“QIAO LIANG WANG XIANGSUI, a cura del Generale Fabio MINI”,”Guerra senza limiti. L’ arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione.”,”””Tutto è questione di numeri””. Seguendo questo pensiero, il filosofo Pitagora incontrò inaspettatamente una serie di misteriosi numeri semplici: 0,618. E alla fine scoprì la regola della sezione aurea, (una formula matematica che indica la derivazione della cifra 0.618). Nei successivi duemilacinquecento anni questa formula è stata considerata dagli artisti come la regola aurea dell’ estetica. Come è stato autorevolmente dimostrato dalla storia dell’ arte, quasi tutte le opere d’ arte considerate come capolavori, sia che fossero state create in maniera casuale o in base a una ricerca intenzionale, sono state tutte vicine o conformi a questa formula nei loro criteri estetici fondamentali. (…) E, naturalmente, la sfera militare non era stata esclusa. (…) L’ ombra dello 0,618 si può individuare in molte forme, dall’ arco della sciabola della cavalleria al vertice della traiettoria di un proiettile, di una granata, di un missile balistico (…) (pag 134-135).”,”QMIx-109″
“QUACK Sibylle”,”Geistig frei und niemandes knecht. Paul Levi – Rosa Luxemburg Politische Arbeit und persönliche Beziehung. Mit 50 unveröffentlichten Briefen.”,”QUACK Sibylle è nta nel 1951, ha studiato scienze politiche, germanistica e filosofia in varie Università tedesche. Ha scritto vari articoli e saggi. Vive a Bonn.”,”LUXS-022″
“QUADRI Santo”,”Dottrine politiche nei teologi del ‘500.”,”Il diritto di resistenza. Mariana. “”Il re riceve l’autorità dallo Stato. Ne possiede e ne può esercitare quanta ne riceve: la possiede e la esercita solo per i fini per i quali gli è stata conferita. Se non avendo autorità (tyrannus tituli), o abusando di quella che ha (tyrannus regiminis) vuole tuttavia imporsi allo Stato, questo ha il diritto di opporsi. I nostri autori al riguardo non fanno che ripetere S. Tommaso con gli opportuni aggiornamenti. Di particolare c’è la posizione di Mariana e qualche battuta polemica di Bellarmino e Suarez (…). Mariana era uno spirito libero: come egli stesso dice vedeva a malincuore sfumare tutte le libertà del popolo davanti all’assolutismo oramai incontrastato dei re. I monarcomachi si erano levati feroci per difendere i diritti del popolo: la questione si fa più delicata coll’introdursi delle polemiche religiose””. (pag 125-126)”,”TEOP-339″
“QUADRI Goffredo”,”Niccolò Machiavelli e la costruzione politica della coscienza morale.”,”QUADRI G. I presupposti della politica: la “”cattiveria”” essenziale e la virtù umana (pag 1)”,”TEOP-423″
“QUADRIO CURZIO Alberto ZOBOLI Roberto a cura”,”Ambiente e dinamica globale. Scienza, economia e tecnologia a confronto.”,”Saggi su: – Scienza, Tecnologia e Ambiente di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Stuart Dobson, Fakhry A. Bazzaz, Enrico Porceddu, Gianfranco Piva, Giancarlo Barbiroli. – Economia e Ambiente di Luigi L. Pasinetti, Massimo Livi Bacci, Emilio Gerelli, Joel Mokyr, Edmond Malinvaud, Siro Lombardini. ————- Curatori, Bibliografia, Mulino ————– Alberto Quadrio Curzio è stato presidente della Società Italiana degli Economisti ed è ordinario di Economia politica e preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università Cattolica di Milano. “”Noi, l’economia e l’Europa”” (1996), “”Il made in Italy oltre il 2000″” (2000) con A. Fortis. Roberto Zoboli è dirigente di ricerca presso l’ Istituto di Ricerca sulla Dinamica dei Sistemi Economici (IDSE) del CNR di Milano e professore a contratto di Economia e politica internazionale dell’ambiente nell’ Univeresità Cattolica di Milano.”,”E2-STA-001″
“QUADRIO-CURZIO Alberto a cura, saggi di Massimo LIVI BACCI Agniewszka BUCHACZ Riccardo CAPPELLIN Alessandro CIGNO Antonio Maria COSTA Paolo GARONNA Lorenzo GUARCELLO Pierluigi MONTALBANO Luigi PAGANETTO Furio Camillo ROSATI Moshe SYRQUIN Umberto TRIULZI”,”La globalizzazione e i rapporti nord-est-sud.”,”Alberto Quadrio Curzio è stato Presidente della Società Italiana degli Economisti ed è ordinario di Rconomia politica e Preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. É Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei e Vicepresidente dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. Massimo Livi Bacci è professore ordinario di Demografia nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Agnieszka Buchacz è stagista presso la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Riccardo Cappellin è professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Alessandro Cigno è professore ordinario di Economia politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Antonio Maria Costa è vice segretario generale dell’ONU e direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC). Paolo Garonna è professore ordinario di Economia applicata nella Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Padova e Deputy Executive Secretary della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Lorenzo Guarcello è titolare di un contratto di ricerca nell’ambito del progetto Understanding Children’s Work (UCW) presso l’Unicef Innocenti Research Centre di Firenze. Pierluigi Montalbano è dottore di ricerca in Analisi economica, matematica e statistica dei fenomeni sociali e coordinatore scientifico dell’Ufficio studi dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni fra l’Italia ed i paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente). Luigi Paganetto è professore ordinario di Economia politica e preside della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Furio Camillo Rosati è professore straordinario di Scienza delle finanze nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Moshe Syrquin è professore ordinario di Economia presso la School of International Studies dell’Università di Miami, USA. Umberto Triulzi è professore straordinario di Politica economica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma e direttore dell’Ipalmo (Istituto per le relazioni fra l’Italia ed i paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente).”,”ECOI-219-FL”
“QUAGLIA Marina”,”La circolazione delle élites in Roma in età Repubblicana secondo Pareto.”,”QUAGLIA Marina “”Nell’indagine sull’inserimento dei liberti nella società, il Pareto, seguendo il Mommsen, afferma che potevano entrare nella classe eletta e precisamente nell’ordine equestre, i discendenti di secondo grado dei liberti, mentre quelli di terzo grado potevano fa parte della nobiltà; ed aggiunge che tale movimento acquista intensità alla fine della repubblica”” (pag 49) “”I rapimenti, diffusi in Asia ed in Siria, le vendite di bambini da parte degli indebitati dalle esazioni nelle province, i prigionieri di guerra, formavano in Roma la massa degli schiavi: da un’affermazione posta in bocca a Scipione l’Emiliano risulta che la plebe urbana era dominata da ex-prigionieri di guerra. In effetti, benché per la legge romana fosse illegale, il commercio degli schiavi era talmente vasto, che nel 104 a.C. un senatoconsulto, dietro richiesta di Nicomede, re di Bitinia, prescriveva ai magistrati romani di liberare le persone indebitamente fatte schiave. Ma come fucina di schiavi, il rapimento non è produttivo come la guerra. Una delle misure repressive contro le città ribelli, consisteva, infatti, nel rendere schiavi i cittadini. Da prigionieri di guerra, generalmente, derivavano gli schiavi occidentali, mentre quelli orientali, erano procurati dai mercanti”” (pag 50-51)”,”STAx-261″
“QUAGLIARIELLO Gaetano a cura; saggi di Gaetano QUAGLIARIELLO Franco DEBENEDETTI Charles POWELL Michel TAUBMANN Trevor PHILLIPS Magdi ALLAM Fiamma NIRENSTEIN”,”Il nuovo spirito di Monaco. L’ Europa e la tentazione di arrendersi.”,”Saggi di Gaetano QUAGLIARIELLO Franco DEBENEDETTI Charles POWELL Michel TAUBMANN Trevor PHILLIPS Magdi ALLAM Fiamma NIRENSTEIN La penetrazione dell’ Islam in Europa. “”La nuova Monaco dell’ Europa, la prospettiva della resa dell’ Europa di fronte al pericolo del terrorismo islamico globalizzato, è un rischio serio. In primo luogo perché sussistono le condizioni concettuali. L’ Europa ha di fatto favorito l’ avvento, l’ affermazione e la diffusione del radicalismo islamico sul proprio suolo attribuendo ai musulmani dei parametri religiosi e mentali che sono propri all’ Occidente ma estranei alla realtà dell’ Islam maggioritario sunnita. Questi parametri sono la comunitarizzazione, la clericalizzazione e la moscheizzazione dell’ Islam. Ed è in questo semplicistico e ingenuo approccio concettuale, dettato dalla necessità di comprendere e catalogare una realtà oggettivamente complessa e inafferabile, che l’ Europa ha finito per consegnare nelle mani degli integralisti e degli estremisti il monopolio dei luoghi di culto islamici e della rappresentazione mediatica e politica delle comunità musulmane””. (pag 68, Magdi Allam)”,”RAIx-185″
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”Gaetano Salvemini.”,”QUAGLIARIELLO G. insegna storia contemporanea nell’Università Luiss di Roma dove ha diretto il dipartimento di studi storici e socio-politici. Si è occupato di ‘De-Gaulle e il gollismo’, della ‘Francia da Chirac a Sarkozy’ e dei rapporti tra Chiesa e politica in Italia.”,”ITAD-104″
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”De Gaulle e il gollismo.”,”Gaetano Quagliariello insegna Teoria e storia dei partiti politici nella Facoltà di Scienze politiche della Luiss ‘Guido Carli’ di Roma. Tra i suoi numerosi lavori: La politica senza partiti, Ostrogorski e l’organizzazione della politica tra Ottocento e Novecento, La legge elettorale del 1953.”,”FRAV-003-FL”
“QUAGLIARIELLO Gaetano”,”La politica senza partiti. Ostrogorski e l’organizzazione della politica tra Ottocento e Novecento.”,”Gaetano Quagliariello (Napoli, 1960) è ricercatore di Storia dei partiti politici e docente incaricato di Storia dell’Europa contemporanea presso l’Università dell’Aquila; insegna Teoria e storia dei partiti politici presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (Luiss) di Roma.”,”TEOP-084-FL”
“QUAGLIONI Diego”,”I limiti della sovranità. Il pensiero politico di Jean Bodin nella cultura politica e giuridica dell’età moderna.”,”‘Jean Bodin (1529-1596) è stato un filosofo, economista e giurista francese, noto per le sue teorie economiche e i principi del “”buon governo””. Nato ad Angers, Bodin studiò legge all’Università di Tolosa e divenne professore di diritto civile 2. La sua opera più celebre, “”I sei libri della Repubblica””, ha avuto una grande influenza sulla teoria politica, introducendo il concetto moderno di sovranità. Bodin fu un sostenitore della tolleranza religiosa e si oppose alla schiavitù. Tuttavia, alcune delle sue idee, come quelle sulla demonologia e l’astrologia, possono sembrare controverse ai lettori odierni 1. Nonostante ciò, il suo contributo alla filosofia politica e al diritto rimane significativo’. (f. copil.)”,”TEOP-045-FMB”
“QUAGLIONI Diego”,”La sovranità.”,”Diego Quaglioni insegna storia del Pensiero giuridico moderno nell’Università di Trento.”,”DIRx-022-FMB”
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”””Già nell’analisi del concetto di merce e dei suoi due fattori (valore d’uso e valore-lavoro), cioè alle soglie del ‘Capitale’, Marx introduce il concetto di “”forza produttiva del lavoro”” (riconducibile al più generale concetto di forze produttive della fondamentale dialettica forze produttive-rapporti di produzione) nei suoi elementi determinanti: “”La ‘grandezza di valore’ di una merce rimarrebbe quindi costante se il tempo richiesto per la sua produzione fosse costante. Ma esso cambia con ogni cambiamento della ‘forza produttiva del lavoro’. La forza produttiva del lavoro è determinata da molteplici circostanze, e, fra le altre, dal grado medio di abilità dell’operaio, dal grado di sviluppo e di applicabilità tecnologica della scienza, dalla combinazione sociale del processo di produzione, dall’entità e dalla capacità operativa dei mezzi di produzione, e da ‘situazioni naturali'”” (‘Il Capitale’, I, 1, p. 52). P. Vilar ha commentato questo passo sottolineando gli inviti ancora attualissimi a un programma di studi che ci riguarda strettamente: “”Sottolineo che Marx ha introdotto con l’ultima indicazione, a proposito delle ‘condizioni naturali’, una serie di suggerimenti, che ha d’altronde rapidamente precisati, sull’osservazione dei ‘mutamenti di produttività nel breve termine’ (nell’ambito delle produttività agricole dominate dalla meteorologia) investendo in tal modo tutto il problema economico-sociale dell'””irregolarità dei raccolti”” nel corso della storia. Investendo anche il problema dell’ineguale produttività delle miniere, sulla quale riposa la storia degli equilibri monetari e del movimento dei prezzi. Ciò infine introduce a un livello più generale, nel programma dello storico, ‘tutta la geografia’ quella delle risorse, quella delle distanze”” (P. Vilar, op. cit., p. 221) (1). Per ‘situazioni naturali’ Marx non intende soltanto clima, le condizioni meteorologiche in rapporto ai raccolti – anche se questo come vedremo più avanti si rivela un elemento di grande rilievo nello studio delle società agrarie precapitalistiche, come anche di recente ha dimostrato W. Kula – o le condizioni naturali della produttività delle miniere, ma, proprio come osserva il Vilar, nel programma scientifico marxiano entro ‘tutta la geografia’, inscindibilmente dalla storia e in particolare dalla storia delle tecniche o della tecnologia. “”La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura”” e in quanto tale non può pensarsi neppure essa come storia speciale, autonomamente dalla geografia e dalla storia del lavoro sociale e dei rapporti di produzione: “”Una ‘storia critica della tecnologia’ dimostrerebbe, in genere, quanto piccola sia la parte di un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del secolo XVIII. Finora tale opera non esiste. Il ‘Darwin’ ha diretto l’interesse sulla storia della tecnologia naturale, cioè sulla formazione degli organi vegetali animali come strumenti di produzione della vita delle piante e degli animali. Non merita uguale attenzione la storia della formazione degli organi riproduttivi dell’uomo sociale, base materiale di ogni organizzazione sociale particolare? E non sarebbe più facile da fare, poiché, come dice il ‘Vico’, la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra? La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono”” (Il Capitale, I, 2, pp. 72-3)”” [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] (pag 66-67) [(1) P. Vilar, Sviluppo economico e analisi storica, Laterza, 1970]”,”MADS-134″
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”[“”Il carteggio fra Marx e Engels mostra con quanto interesse essi seguano i progressi della ricerca scientifica, soprattutto nel corso del trentennio che va dalla metà del XIX secolo agli anni ’80: un periodo nel quale si impone nella biologia, zoologia, geologia e paleontologia, il concetto di evoluzione, nasce la chimica organica e lo sviluppo delle forze produttive diventa sempre più solidale con il progresso delle scienze della natura (chimica agraria, applicazioni industriali dell’elettricità ecc.). Negli anni 50-60 è soprattutto Marx che si occupa di scienze naturali, di fisica, di cosmologia, di geologia, di fisiologia; mentre Engels, che fino ad allora aveva limitato i suoi interessi in questo campo alla fisica e alla matematica, è soprattutto a partire dagli anni ’70, che, anche per incitamento di Marx, si inizia alle questioni di geologia e gradatamente raccoglie i materiali per l”Anti-Dühring’ e ‘La dialettica della natura’: per i saggi teorici in cui il marxismo della II Internazionale riconoscerà i capisaldi della concezione socialista delle scienze naturali (cfr. K. Marx – F. Engels, ‘Lettres sur les sciences de la nature (et les mathématiques’), a.c. di J.P. Lefebvre, Parigi, Ed. Sociales, 1973). Non è qui il caso di seguire in modo analitico l’atteggiamento di Marx e di Engels nei confronti delle scienze naturali e geografiche – non è fra gli scopi che ci proponiamo – ci limitiamo dunque a soffermarci su alcuni dei punti che in modo problematico possono illuminare alcune questioni che nel primo capitolo abbiamo constatato essere ancora aperte, per esempio il problema del determinismo geografico. Sotto questo aspetto è l”Origine delle specie’ di Darwin che, aprendo nuove prospettive, stimola la riflessione di Marx ed Engels. Engels, che legge Darwin a pochi giorni dalla sua pubblicazione, ne riconosce subito l’importanza e lo presenta a Marx come il maggior tentativo finora fatto “”per dimostrare che anche la natura è soggetta a uno sviluppo storico”” (Lettera a Marx dell’11 o 12 dicembre 1859). Marx, a distanza di circa un anno, riconosce che “”malgrado la mancanza tutta inglese di eleganza nell’esposizione, è in questo libro che si trova il fondamento storico-naturale della nostra concezione”” (Lettera a Engels del 19/12/1860)”” [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] (pag 45-46) La chiave storica dell’Oriente. “”Se già a cominciare dai ‘Manoscritti parigini’ (ove troviamo l’utilizzazione delle conoscenze geologiche a fini essenzialmente filosofici) il riferimento e lo studio attento dei naturalisti rimangono una nota costante di tutta l’attività scientifica di Marx e Engels (con propensioni finanche speculative nell’ultimo Engels), è anche vero che i fondatori del materialismo storico si servono spesso, come già avevano fatto gli illuministi e economisti come A. Smith, delle relazioni dei viaggiatori, pur non dimostrando soverchio entusiasmo per questo genere di letteratura geografica: “”in generale – scriveva Marx in una lettera a Engels del 13/2/1866 – io non leggo mai, se non per obbligo professionale descrizioni di viaggi””. Con questa valutazione Marx si riferiva alla possibilità di reperire notizie sul Giappone nel quadro delle sue indagini sulla rendita fondiaria. Ma già nel 1853 Marx ed Engels avevano esaminato e apprezzato la letteratura geografica sull’Asia e si erano scambiati per lettera osservazioni di grande interesse e che sono alla base della ‘teoria del modo di produzione asiatico’. Osservazioni che possiamo ora introdurre come esempio di riformulazione marxista di una “”tipizzazione”” o “”formazione storica”” – il ‘dispotismo asiatico’ – che, avendo già trovato larga diffusione e interessanti sviluppi nel Settecento (oltre che negli illuministi francesi anche nella scuola storico-sociologica scozzese), aveva poi ricevuto una trattazione storica non superficiale nelle hegeliane ‘Lezioni di filosofia della storia’ (soprattutto in riferimento alla Cina), che Marx dimostra di superare solo a partire dal 1853, quando affronta il problema per l’urgere della questione politica dei possedimenti inglesi in India. Lo scambio epistolare di osservazioni sulla storia dell’Asia parte dalla lettura engelsiana di ‘The historical geography of Arabia’ di C. Forster, che offriva interessanti informazioni sulla storia religiosa e sociale di ebrei e arabi. Su di esse Marx ritorna, in una lettera a Engels del 2/6/1853, riprendendo appunti di letture che risalivano al ’51: “”Per quanto riguarda gli ebrei e gli arabi, la tua lettera è stata molto interessante per me. Si può del resto dimostrare: 1) in tutte le popolazioni orientali, da quando esiste una storia, esiste una relazione generale tra il ‘settlement’ (insediamento stabile) di una parte di esse e la permanenza del nomadismo delle altre; 2) ai tempi di Maometto la via commerciale dall’Europa verso l’Asia era notevolmente cambiata, e le città dell’Arabia, che prendevano molta parte al commercio con le Indie ecc., si trovavano commercialmente in decadenza, il che in ogni caso contribuì a dare un impulso; 3) per quanto riguarda la religione, la questione si risolverà in quella generale e perciò più facile a risolversi: perché la storia dell’Oriente ‘appare’ come una storia delle religioni? Sulla formazione delle città orientali non c’è nulla di più brillante, di più chiaro e di più indovinato che il vecchio François Bernier (per nove anni medico di Aureng-zebe): ‘Voyages contenant la description du Grand Mogol’ ecc. (…). Bernier trova a ragione la forma fondamentale di tutti i fenomeni dell’Oriente – lui parla della Turchia, della Persia, dell’Indostan – nel fatto che non vi esisteva ‘nessuna proprietà priva del suolo’. Questa è la vera ‘clef’ anche del cielo orientale””. A sua volta, Engels (che nel frattempo si era messo a studiare il persiano) riprendendo la questione della chiave storica dell’Oriente nel punto in cui l’ha lasciata Marx, avanza un’ipotesi che si rifà nettamente al ‘determinismo geografico’ settecentesco: “”L’assenza della proprietà fondiaria è la chiave per tutto l’Oriente. Qui risiede la storia politica e religiosa. Ma per quale motivo gli orientali non arrivano ad avere una proprietà fondiaria, neanche quella feudale? Io credo che la ragione risieda soprattutto nel clima, assieme con le condizioni del suolo, specialmente con le grandi zone desertiche, che si estendono dal Sahara, attraverso l’Arabia, la Persia, l’India e la Tartaria, fino ai più alti altipiani dell’Asia. L’irrigazione artificiale è qui la prima condizione dell’agricoltura e questa è cosa o dei comuni o delle province o del governo centrale. In Oriente il governo ha sempre avuto soltanto tre ministeri: finanze (saccheggio dell’interno), guerra (saccheggio dell’interno e dell’esterno) e ‘travaux publics’, cura della riproduzione. (…)”””” (pag 49-50) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974] “”Constatiamo, di passata, che il determinismo climatico di Engels non arriva al punto di spiegare la decadenza delle civiltà orientali con presunte variazioni del clima (come ritennero più tardi alcuni geografi ambientalisti americani), ma lascia agli ‘eventi’ della storia umana un largo margine di azione. Nel frattempo Marx comincia a vedere la questione non più soltanto nei suoi termini scientifici ma anche nei termini politici emersi in occasione del dibattito parlamentare sull’amministrazione inglese delle Indie ed arriva alla conclusione che “”l’annientamento dell’industria indigena ad opera dell’Inghilterra”” debba considerarsi un fatto “”rivoluzionario””. Se giunge a questa conclusione è perché, prendendo le distanze dal determinismo climatico di Engels, ritiene che all’origine dello “”stagnante dispotismo asiatico”” non ci siano soltanto le condizioni climatiche e del suolo con i conseguenti grandi lavori pubblici come base del governo centrale e condizione prima dell’agricoltura e del commercio, ma anche un tipo di popolamento rurale disperso in piccoli centri economicamente autosufficienti perché basati sulla combinazione di agricoltura e manifattura di tipo domestico. Ambedue le circostanze – lavori per l’irrigazione assunti dal governo centrale e dispersione della popolazione in villaggi autosufficienti – sono considerate all’origine di “”un ‘sistema sociale’ tutto proprio (…) il cosiddetto sistema di villaggio””. Dunque proprio perché Marx non privilegia astratti fattori ambientali può ritenere che l’annientamento, da parte del commercio inglese, della piccola industria domestica, essenziale al mantenimento dell’equilibrio economico del sistema di villaggio, può significare la dissoluzione dell’intero sistema sociale del dispotismo asiatico””. (pag 51-52) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, 1974]”,”MADS-011-FPA”
“QUAINI Massimo”,”Marxismo e geografia.”,”Dono di Aldo Pressato Contiene i capitoli: – Crisi della geografia – Filosofia e geografia – Materialismo storico e geografia – Dalla critica marxiana della dialettica speculativa alla dialettica scientifica del materialismo storico – Marx, Engels e la geografia Dalle “”società naturali”” alla “”società storica”” – Storia dell’espropriazione dell’uomo rispetto alla natura o storia del dominio dell’uomo sulla natura? – Le “”condizioni naturali”” del lavoro e della produzione .- Le condizioni geografiche della riproduzione e della accumulazione nelle società precapitalistiche – Dalle forme precapitalistiche alla società feudale come forma di transizione al capitalismo (l’accumulazione originaria) – Rivoluzione industriale e genesi della rendita fondiaria capitalistica – Capitalismo e contraddizioni ecologico-territoriali – Bibliografia “”(…) per ora non possiamo ancora ritenere concluso il tema dei rapporti Marx-scienze naturali, Marx-Darwin. Chi conosce gli scritti di Marx sa come questi ami spesso (anche nel ‘Capitale’) confrontare la sua metodologia con quella di Darwin, al punto che non è forse fuori luogo parlare di un’influenza di Darwin su Marx, a patto però di distinguere Darwin dal darwinismo e in particolare dall’ambientalismo positivistico. Per l’aspetto che qui ci interessa maggiormente – il determinismo geografico – si deve infatti riconoscere che Darwin non condivide la ipotesi lamarckiana di un’azione diretta dell’ambiente, osservando che variazioni simili possono interessare individui posti in condizioni differenti e variazioni differenti riguardare individui posti in condizioni simili. Lo stesso discorso vale anche per Morgan: uno dei padri della scienza sociale moderna e tale considerato anche da Marx e Engels. Per Morgan è incontestabile l’influsso di Darwin, ma anche Morgan respinge il determinismo geografico che per l’antropologia è ciò che il lamarckismo è per la zoologia (cfr. E. Terray, ‘Il marxismo e le società primitive’, Roma, Samonà e Savelli, 1969). Se già a cominciare dai ‘Manoscritti parigini’ (ove troviamo l’utilizzazione delle conoscenze geologiche a fini essenzialmente filosofici) il riferimento e lo studio attento dei naturalisti rimangono una nota costante di tutta l’attività scientifica di Marx e Engels (con propensioni finanche speculative nell’ultimo Engels), è anche vero che i fondatori del materialismo storico si servono spesso, come già avevano fatto gli illuministi e economisti come A. Smith, delle relazioni dei viaggiatori, pur non dimostrando soverchio entusiasmo per questo genere di letteratura geografica: “”in generale – scriveva Marx in una lettera a Engels del 13.2.1866 – io non leggo mai, se non per obbligo professionale descrizioni di viaggi”””” (pag 48-49) [Massimo Quaini, Marxismo e geografia, Firenze, 1974]”,”ASGx-045″
“QUAINI Massimo, con un saggio di Carlo BITOSSI”,”Levanto nella storia. III. Dal piccolo al grande mondo: i levantesi fuori da Levanto.”,”””La mobilità degli uomini del Medioevo è stata estrema, sconcertante”” (J. Le Goff) (in apertura) LA STORIA DI LEVANTO (f. Comune di Levanto) Per capire Levanto occorre risalire alle sue origini, partendo dalla profondità storica del paesaggio e ripercorrendo le varie identità che la cittadina ha assunto nei diversi periodi: dall’immagine feudale e agricolo pastorale sulle montagne di Bardellone a quella comunale mercantile-marittima al tempo della Repubblica di Genova fino alla odierna configurazione di polo dotato di notevole attrattiva turistica grazie ad un elevato valore ambientale e paesistico. In epoca romana esisteva un piccolo borgo denominato Ceula situato sulle colline dell’odierna Montale, in prossimità delle quali giungeva il mare; esso costituiva un nodo strategico di grande importanza poichè era ubicato nel punto in cui l’antica via ligure che proveniva dall’interno toccava la costa. Dopo la caduta dell’impero romano di occidente (476 D.C.), Ceula entrò a far parte dell’Impero Bizantino. In epoca carolingia (inizio IX sec.) l’attuale campanile della Chiesa di San Siro fungeva da torre di avvistamento e di difesa contro i pericoli provenienti dal mare. A partire dal XIII secolo l’importanza dell’abitato iniziò a diminuire a vantaggio di Levanto che stava ampliandosi direttamente sul mare. Levanto, diventò prima feudo dei Malaspina, passò successivamente ai Da Passano e nel 1229 alla Repubblica di Genova. Nei secoli medievali la vita economica di Levanto si reggeva soprattutto sulle attività mercantili – marmo “rosso di Levanto”, vino ed olio locali – alimentate tanto dalle vie di comunicazione verso la Pianura Padana (la via Francigena) quanto dalle vie marittime che si aprivano sull’intero Mediterraneo; ciò è dimostrato dalla presenza della Loggia e della Darsena. Dopo il Medioevo, il Borgo antico raccolto attorno alla Chiesa di Sant’Andrea ed al colle di San Giacomo conobbe un notevole sviluppo; una seconda fase di espansione è datata XV secolo, con l’edificazione del Borgo nuovo o Stagno nella piana del Ghiararo dovuta principalmente alle rilevanti funzioni economiche e politiche assegnate a Levanto dalla Repubblica di Genova che rendevano insufficiente il borgo medioevale determinando la nascita del Borgo Nuovo sull’allineamento della Via dei Monti collegante il borgo con la valle; tale insediamento mantiene ancora oggi il suo carattere lineare con interessanti palazzi dei secoli XVII e XVIII che si affacciano ai due lati di Via Garibaldi e di Via Guani, di recente ristrutturati tramite il “Progetto Raffaello” dell’Unione Europea. Un’ulteriore fase dello sviluppo urbano si pone tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo con l’apertura degli attuali Corso Italia e Corso Roma. A partire dal 1950 il borgo si è ulteriormente esteso raggiungendo negli anni ’70 l’attuale configurazione. Levanto deve la sua fama turistica anche alla sua posizione al centro di una suggestiva valle, le sue dorsali che finiscono in mare col promontorio del Mesco e la punta di Levanto, costituiscono uno splendido scenario rivestito del verde di boschi , ulivi e vigne. Al centro di ogni territorio sono situati piccoli borghi che hanno conservato i colori antichi della loro identità, insediamenti minori, mulini, cappelle e piccoli santuari nascosti fra la folta vegetazione. La valenza ambientale del territorio comunale è stata riconosciuta con l’inserimento del Promontorio del Mesco nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e la bellezza dei fondali marini ha reso il tratto di mare antistante il promontorio stesso il cuore della Riserva Marina delle Cinque Terre. Recentemente sono stati realizzati, con l’utilizzo dei fondi europei, grossi interventi di recupero del centro storico, tra cui il restauro dell’ex Convento degli Agostiniani, denominato Ospitalia del Mare, in occasione del Grande Giubileo del 2000. Pagina aggiornata il 26/06/2023″,”LIGU-002-FFS”
“QUARANTA Guido”,”Scoop, querele e qualche schiaffo.”,”QUARANTA Guido nato in privincia di Torino nel 1927 ha lavorato all’Unità, Paese Sera, Panorama e l’Espresso. Ha pubblicato vari libri In Parlamento lo hanno chiamato “”Supposta””; ha conosciuto bene Pertini, Cossiga, D’Alema, ha annunciato la prima discesa in campo di Berlusconi. E’ stato preso a schiaffi e ceffoni da un viceministro, è stato denunciato da Busi. Ha lavorato all’interno del ‘Palazzo’ ma anche fuori, ha seguito avvimenti e personaggi dello sport, grandi processi, giornalisti famosi, attori, scienziati.”,”EDIx-193″
“QUARANTA Giancarlo”,”Governabilità e democrazia diretta. Una ricerca sulle possibili risposte alla crisi italiana. Con interventi di Maurice Godelier e Luigi Sartori.”,”Giancarlo Quaranta, nato nel 1937, è stato direttore della Fondazione Moro e ha diretto il Centro di ricerca e documentazione Febbraio ’74. Ha curato un’antologia di discorsi di Aldo Moro dal titolo ‘L’intelligenza e gli avvenimenti’.”,”TEOP-007-FSD”
“QUARONI Pietro”,”Il mondo di un ambasciatore.”,” Pietro Quaroni è considerato il diplomatico italiano più importante dell’ultimo trentennio in Italia. Nato a Roma nel 1898 da padre italiano e madre tedesca si è laureato in giurisprudenza, è stato ufficiale in Russia durante la rivoluzione. Iniziata la carriera diplomatica nel 1920 viene destinato a Istanbul, poi a Buenos Aires e quindi nominato primo segretario dell’ambasciata italiana a Mosca. Successivamente è a Tirana e nel 1932 a Roma promosso consigliere d’ambasciata. Nel 1935 è a Salonicco come console generale poi ambasciatore in Afghanistan, e di nuovo a Mosca. Nel 1946 fa parte della delegazione italiana alla conferenza di pace. Nel 1947 è ambasciatore a Parigi. Nel 1954 pubblica ‘Ricordi diun ambasciatore’ dove descrive gli inizi della sua carriera. Poi pubblica ‘Carriera diplomatica’ che tratta il mondo della politica internazionale e i suoi personaggi. Nel 1959 esce la sua terza opera ‘Le ore d’Europa’. Nel 1958 è ambasciatore a Bonn. Dal 1961 al 1964 è a Londra. Nello stesso anno diventa presidente della Rai, e mantiene la carica fino al 1969. “”Ogni Paese ha il suo genio proprio, e le cose sue deve farle nella maniera che corrisponde a questo suo genio e non in un altro. Il genio italiano è un insieme di elementi contradditori che coesistono senza fondersi: molto idealismo, molto realismo, molte illusioni, molta confusione; molta tolleranza, forse, figlia di un grande scetticismo, ma comunque profondamente umana e un curioso senso di continuità giuridica. L’unità d’Italia è stata fatta secondo questo genio della nostra gente: è stata fatta per storto, se si vuole, ma è stata fatta. Questa è la grandezza vera del nostro Risorgimento: forse è solo ora che cominciamo realmente a rendercene conto. Davanti ai nostri occhi, affascinante e invidiata, l’immagine dell’unità germanica forgiata sui campi di battaglia, scintillante di vittorie militari. Nella storia d’Italia unita ricorre il sogno non abbastanza soddisfatto della gloria militare: e non sono del tutto sicuro che non ci sia rimasto ancora. Date le sue deficienze di partenza, l’Italia aveva superato brillantemente la sua prima grande prova militare, ma negli anni della guerra qualcosa si era sfasciato: la fabbrica politica e sociale, che bene o male, si era venuta costituendo sulle tracce dell’Unità. Un processo lungo, travagliato che iniziatosi in quegli anni difficili, è in corso ancora oggi: da questo processo sta uscendo l’Italia moderna, moderna sul serio. (…) Siamo forse l’ultimo popolo al mondo che, ritenendosi furbo, cinico, calcolatore ed essendolo anche, in parte, crede, in politica estera, al sentimento e all’ideale, e ne risente, dolorosamente, quando i fatti portano a renderci conto che gli altri ci credono un po’ meno di noi. E’ bello certo, ma ha anche i suoi inconvenienti: chissà, forse, anche questo è un’eredità dei bei sogni del nostro Risorgimento”” (pag 11-13)”,”ITQM-211″
“QUARTA Cosimo”,”Tommaso Moro. Una reinterpretazione dell’ «utopia».”,”Cosimo Quarta lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce. Si è interessato fin dall’inizio del pensiero utopico. Nel corso degli anni ha affrontato problemi di storia dell’ Utopia (Moro, Campanella, Andrea, ‘La città armoniosa’ di Péguy). Marx afferma con estrema chiarezza che «il comunismo tedesco è il più deciso avversario di ogni utopismo» “”Se l”Utopia’ può considerarsi la prima seria analisi provocata dalle inumane condizioni di vita del nascente proletariato moderno, anzi, se è vero ciò che alquanto perentoriamente afferma Kautsky, ossia che More «ha riconosciuto chiaramente il grande principio – che costituisce una delle basi del socialismo moderno – secondo cui l’uomo è un prodotto delle condizioni materiali in cui vive e che una classe d’uomini può essere elevata soltanto attraverso un adeguato mutamento delle condizioni economiche» (195), allora diviene davvero sorprendente, nel pur vasto e complesso panorama della interpretazioni dell’ ‘Utopia’, l’estrema esiguità di contributi alla discussione critica da parte degli autori d’ispirazione marxista. Già negli scritti di Marx, More e l”Utopia’ vengono citati assi di rado: tre volte, e soltanto come fonte storica, nel primo libro del ‘Capitale’, una quarta volta, assai fugacemente, nell’ ‘Ideologia tedesca’, quando sono richiamati i precursori del comunismo (196). Engels, da parte sua, non ha mostrato maggiore interesse; More e l”Utopia’ compaiono, di passaggio, nei suoi scritti solo quattro volte: due in brevi passi polemici contro Grün e Dühring, e due nelle lettere (197). Ora questo disinteresse non è casuale: va valutato, infatti, nell’ambito della profonda e devastante polemica che Marx ed Engels sostengono contro il cosiddetto «socialismo utopistico» (198); cioè proprio contro quel filone che si richiamava allo scritto di More. Polemica che cominciò assai per tempo e, si può dire, quasi all’improvviso, se si pensa che, ancora nel marzo 1845, Marx ed Engels stavano progettando di curare la traduzione tedesca di una sorta di ‘Biblioteca degli utopisti’, in cui si sarebbero dovute entrare «le cose migliori di Fourier, di Owen, dei sansimoniani ecc.»; mentre appena qualche anno dopo, con la pubblicazione della ‘Miseria della filosofia’ prima del ‘Manifesto’ poi , la polemica era già in atto (199). Ora la polemica di Marx ed Engels non poteva colpire soltanto gli utopisti contro i quali essa era immediatamente diretta, cioè Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Owen ecc., ma doveva finire col travolgere l’intero filone utopico. In uno scritto del 1848 Marx afferma infatti con estrema chiarezza che «il comunismo tedesco è il più deciso avversario di ogni utopismo» (200). Ed è ovvio che tale condanna comprendeva anche More e la sua opera. Non meraviglia dunque che anche sull’ ‘Utopia’ sia caduto il peso della consegna di Engels, di «lasciare ai rigattieri della letteratura il compito di andare in giro sofisticando solennemente su queste fantasticherie, che oggi fanno soltanto sorridere»; anche se è stato lo stesso Engels a riconoscere «i germi di idee e di pensieri che affiorano dovunque sotto questo manto di fantastico» (201). Tuttavia, la parte positiva del giudizio di Engels non sfuggì ad uno dei primi convinti assertori del «socialismo scientifico», nonché suo amico e segretario, cioè a Kautsky; il quale è l’autore di quell’acuto e penetrante saggio su More e l”Utopia’ che tanto piacque ad Engels da volerlo far tradurre in francese (202). Ma l’opera di Kautsky è pressoché isolata (203)”” (pag 57-59) [Cosimo Quarta, ‘Tommaso Moro. Una reinterpretazione dell’ «utopia»’, Edizioin Dedalo, Bari, 1991] [(195) K. Kautsky, ‘Thomas More und seine Utopie, Berlin, 1973, p. 220; (196) Cfr., rispettivamente K. Marx, Il Capitale, cit., I, 3, pp. 65, 176-177, 194-195; K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, tr.it., Roma, 1969, p. 454; (197) Cfr. F. Engels, ‘Deutsche Sozialismus in Versen und Prose. Materialen zum “”Anti-Dühring””; lettere a W. Liebknecht del 12 febbraio 1873, e a K. Kautsky del 30 aprile 1891, in K. Marx-F. Engels, Werke (MEW), 39 voll, Berlin, 1961-66, IV, p. 227, XX, p. 588, XXIII, p. 455; XXXVIII, pp. 86-87; (198) Cfr. M. Buber, ‘Sentieri in utopia’, tr. it., Milano, 1967, pp. 9 ss e passim; G. Duveau, ‘Sociologie de l’utopie et autres essais’, Paris, 1961, pp.7 ss, e passim, 190 e passim; J. Grandjonc, ‘L’Utopie en quête de Science. Remarque sur l’utopisme social au XIX siècle’, nel numero speciale dei “”Cahiers d’etudes germanique””, contenente gli “”Actes du 13e Cognres de l’association des germanistes de l’enseignement superieure””, Aix en Provence, 26-28 avril 1980, pp. 93-118. Le ragioni per cui ho definito “”devastante”” tale polemica sono chiarite nel mio saggio ‘Péguy e la tradizione utopica: la sua rottura, la sua ripresa’, in “”Quaderno Filosofico””, 4, Lecce, 1980, pp. 99-128; (199) Si veda rispettivamente, la lettera di Engels a Marx del 17 marzo 1845 K. Marx-F. Engels, Opere Complete, tr.it, Roma 1972, XXXVIII, pp. 25-29; K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, tr. it., Roma, 1969, pp. 44, 60, 107, 144; anche la lettera di Marx ad Annenkov del dicembre 1846, in appendice al testo precedente, pp. 151-162; K. Marx-F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, tr. it., Roma, 1971, pp. 96, 109 e passim.; (200) Si tratta dell’articolo ‘Der “”Debat social”” vom 6. Februar über die Association démocratique’, in “”Deutsche Brüsseler Zeitung””, 13.2.1948, ora in MEW IV, pp.511-513. L’espressione citata è a p. 512: “”Der deutsche Kommunismus der entschiedenste Gegner alles Utopismus ist””; (201) F. Engels, L’evoluzione del sociailsmo dall’utopia alla scienza””, tr. it., Roma, 1970, p. 74]”,”SOCU-008-FMB”
“QUARTARARO Rosaria”,”Roma tra Londra e Berlino. La politica estera fascista dal 1930 al 1940.”,”Rosario QUARTARARO, nata a Torino nel 1949, ha iniziato a lavorare come ricercatrice presso la London School of Economics and Political Science. Svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Roma e ha svolta analoga attività presso l’ Istituto di Storia Moderna della Facoltà di Lettere. “”Sebbene le precedenti ouvertures di Mussolini indicano che egli preferisse un accordo bilaterale che avrebbe sancito la preminente posizione italo-britannica in Europa e nel Mediterraneo, le istruzioni di Vansittart a Drummond, in merito alla possibilità di concordare in futuro un’intesa “”tripartita e multilaterale””, dovettero indurre Roma a ritenere che la Gran Bretagna sarebbe stata più disponibile verso un accordo di questo tipo, specialmente se questo riuscisse a sommare insieme l’ entente a la détente. (…) La proposta del Patto Mediterraneo, come condicio sine qua non della collaborazione anglo-italiana in Europa, venne ripetuta per tutto il corso del ’36-’37, prima e dopo la creazione dell’ Asse, e prima e dopo la conclusione del Gentlemans’s Agreement del gennaio ’37, parallelamente all’ intensificarsi della propaganda e delle attività politiche antibirtanniche in Egitto e in Medio Oriente. In pratica, ininterottamente, fino alla conclusione del Patto di Pasqua dell’ aprile 1938 e, in mutate condizioni politiche, perfino dopo il Patto d’ Acciaio. La politica estera fascista, in questi anni, rivela che il tradizionale “”opportunismo”” non escludeva una coerenza di fondo nel portare avanti linee di espansione multiple e strutturate tutt’altro che in modo rigido, ma che miravano tutte ad assicurare all’ Italia, nel Mediterraneo ed in Europa una posizione di prestigio pari, o addirittura superiore, a quella britannica””. (pag 194)”,”ITAF-210″
“QUARTARARO Rosaria / TEDESCHINI LALLI Mario / SCHRÖDER Josef / FERRETTI Valdo / MILLER James E. / CANNISTRARO Philip V. / CONTI Flavio Giovanni”,”Aspetti e momenti della crisi europea e della seconda guerra mondiale. Inghilterra e Italia. Dal Patto di Pasqua a Monaco (con un’appendice sul «canale segreto» italo-inglese (Quartararo) / La propaganda araba del fascismo e l’Egitto (Tedeschini Lalli) / La Germania e i suoi Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Un contributo sulla politica degli obiettivi bellici di Hitler (Schröder) / La politica estera giapponese e i rapporti con l’Italia e la Germania (1936-1939) (Ferretti) / Carlo Sforza e l’evoluzione della politica americana verso l’Italia, 1940-1943 (Miller) / Gli Italo-Americani di fronte all’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale (Cannistraro) / Il problema politico dei prigionieri di guerra italiani nei rapporti con gli alleati (1943-1945) (Conti).”,”””Fin dalla metà degli anni venti, Hitler perseguiva un «programma» di politica estera indiscutibilmente ben delineato nella sostanza e nell’obiettivo finale. In questo «programma» si manifestava non soltanto la volontà di lotta contro il giudaismo e il bolscevismo, ma anche la necessità di ampliare lo «spazio vitale». Inoltre, dopo il raggiungimento del potere, Hitler era chiaramente intenzionato a dare al continente europeo, sotto la guida di una Germania rinnovata, un nuovo ordinamento razziale. In seguito bisognava condurre il Reich ad una posizione di «potenza mondiale» accanto all’Inghilterra, il Giappone e gli Stati Uniti. Infine Hitler si aspettava – tuttavia soltanto per il periodo seguente la sua morte – una disputa per così dire continentale fra «potenza mondiale» Germania e «potenza mondiale» USA per il «dominio mondiale». Al fine di realizzare la soluzione prospettata nel suo programma – «la Germania o sarà potenza mondiale o non sarà» (‘Mein Kampf’) – nel senso auspicato, Hitler progettò il perfezionamento di un sistema di alleanze mirante tanto ad una apparente definizione delle sfere d’interesse con l’Inghilterra, quanto ad una più stretta collaborazione con l’Italia e il Giappone. I suoi sforzi per giungere, in seguito alla conclusione del patto navale anglo-tedesco, anche ad una globale composizione degli interessi con l’Inghilterra, fallirono. Per contro, il 25 ottobre 1936, ebbe luogo la costituzione dell’«Asse Roma-Berlino». Si trattava non tanto di un’alleanza formale quanto piuttosto di un accordo alquanto vago sul coordinamento e l’adeguamento della politica estera tedesca e italiana. Con il Patto d’acciaio del 22 maggio 1939, tale accordo fu, però, esteso ad una alleanza militare che, in un primo tempo, non era legata ad alcuna riserva. Tuttavia, Mussolini, facendo presente le limitate possibilità del suo paese sul piano militare ed economico, fissò la disponibilità italiana, poco tempo dopo, al periodo successivo al 1942. Di conseguenza, il 2 settembre 1939, giorno seguente all’inizio dell’offensiva tedesca contro la Polonia – e del resto non senza l’accordo di Hitler – l’Italia passò coerentemente alla «non belligeranza». Come con l’Italia, Hitler cercò di stabilire rapporti più stretti anche con il Giappone”” [Josef Schröder, ‘La Germania e i suoi Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Un contributo sulla politica degli obiettivi bellici di Hitler’] (pag 752-753)”,”RAIx-361″
“QUARTARARO Rosaria”,”L’anschluss come problema internazionale. Le responsabilità anglo-francesi.”,”Rosaria Quartararo, allieva di Renzo De Felice, ha svolto una lunga attività di ricercatrice presso la LSE London School of Economics and Political Science e attualmente (2005) svolge attività didattica e di ricerca presso l’Istituto di Studi Storici della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di ROma La Sapienza. Ha pubblicato diversi saggi sui rapporti italo-inglesi negli anni ’30 e in particolare l’opera in due volumi ‘Roma tra Londra e Berlino’. La poltiica estera fascista dal 1930 al 1940′. ‘Contrariamente a quanto si è detto e scritto per decenni sulla responsabilità dell’Italia fascista, e personale di Mussolini, di avere permesso alla Germania nazista di impadronirsi della libero Repubblica austriaca, questo libro sostiene, sulal scorta di una approfondita ricerca su documenti diplomatici internazionali, la responsabilità, non solo di Mussolini, ma anche congiuntamente dei dirigenti politici francesi e soprattutto inglesi, che all’ultimo momento, quando avrebbero dovuto prendere posizione a fianco dell’Italia, si disinteressarono del problema austriaco lasciando quindi via libera a Hitler’ (quarta di copertina) Se colpa ci fu, fu generale. Tutti gli Stati europei ebbero la loro parte di responsabilità e da esse non è esclusa nemmeno le vititma , cioè l’Austria (pag 13, introduzione)”,”RAIx-400″
“QUARTIM João”,”Brasile: dittatura e resistenza.”,”QUARTIM João è nato nel 1941 a Sao Paulo. Laureatosi nell’Università della città, vi ha insegnato filosofia dopo un periodo di studi a Parigi. Membro di Vanguardia Popular Revolucionaria (VPR) una delle principali organizzazioni in lotta contro la dittatura dei militari ne è stato espulso nel 1969 per disaccordi di linea. E’ vissuto poi a Parigi.”,”AMLx-148″
“QUARTIM DE MORAES João a cura, saggi di BATALBA Claudio H.M., MANTEGA Guido, ARANTES Paulo Eduardo, FREDERICO Celso, KAREPOVS Dainis CASTILBO MARQUES NETO José LÖWY Michael, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 2. Os Influxos Teóricos.”,”QUARTIM DE MORAES João”,”MALx-055″
“QUARTIM DE MORAES João a cura, saggi di SAES Décio, COUTINHO Carlos Nelson, DÓRIA Carlos Alberto, NAVARRO DE TOLEDO Caio, FREDERICO Celso, CANELAS RUBIM Antônio Albino, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 3. Teorias, Interpretações.”,”QUARTIM DE MORAES J.”,”MALx-056″
“QUARTIM DE MORAES João DEL ROIO Marcos a cura, saggi di OSÓRIO SILVA Lígia, DA SILVA Angelo José, SERVOLO DE MEDEIROS Leonilde, DÓRIA Carlos Alberto, SANTOS Raimundo, QUARTIM DE MORAES João”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 4. Visões do Brasil.”,”QUARTIM DE MORAES João”,”MALx-057″
“QUARTIROLI Ivo SPINELLI Andrea”,”C/UNIX guida per il programmatore.”,”Ivo Quartiroli è coautore per la CLUP del testo introduttivo UNIX. Collabora con riviste specializzate e svolge attività di consulenza presso software house. Andrea Spinelli è laureando in Scienze dell’informazione presso l’Università di Milano. É autore del progetto ABC per l’automazione delle biblioteche.”,”SCIx-068-FL”
“QUASIMODO Salvatore, a cura di Guido DI-PINO”,”Poesia, prosa, traduzioni.”,”Sandor Petöfi: “”(…) E dominano i venti gli uragani, l’uno mulina in alto su nell’aria, si lancia l’altro in basso con furia sfavillante, e un altro l’investe e li stringe nella lotta e giù scintilla la neve come pietra focaia (…)’ (pag 778) (La Puszta d’Inverno)”,”VARx-021-FGB”
“QUASIMODO Salvatore”,”Poesie.”,”Uno dei suoi libri più importanti è ‘Ed è subito sera’ (1942), Q. diventa un rappresentante dell’ermetismo. Non è particolarmente coinvolto dalal guerra e non prende parte alla Resistenza. Si iscriverà in seguito al Pci, operazione non sgombra da motivazioni di opportunità. (pag 17) “”Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.”” Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”VARx-021-FAP”
“QUATREFAGES René”,”La Revolución Militar Moderna. El Crisol Español.”,”QUATREFAGES R. nato 28 dicembre 1944, Negli allegati i testi di molte ordinanze spagnole.”,”QMIx-058-FSL”
“QUATREFAGES René”,”Los tercios.”,”Nato a Saint Jean du Bruel (Aveytron) 28 dicembre 1944, René Quatrefages è uno storico francese specializzato nella storia della Spagna e in particolare del Tercio. Laureato alla Sorbona con dottorato in lettere. Già membro sezione scientifica dell’Institute for Advance Hispanic and Iberian Studies della Casa de Velàzquez di Madrid. E’ autore di opere di consultazione sul Tercio (1983) e sulla Rivoluzione militare moderna (1996).”,”QMIx-062-FSL”
“QUAZZA Guido con Aldo G. RICCI Silvana PETTENATI Ersilia Perona ALESSANDRONE Luciano BOCCALATTE”,”Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori.”,”Studi di Guido QUAZZA, Aldo G. RICCI, Silvana PETTENATI, Ersilia Perona ALESSANDRONE, Luciano BOCCALATTE. Catalogo, collaboratori, di Carla GOBETTI, Glossario di Patrizia ROSSO, I Restauri di Guido NICOLA. Schede storiche: note sulle fonti di Danilo CAPPELLI. Cortometraggio a cura di Paolo GOBETTI, La mostra, di Leonardo MOSSO e Giancarlo CAVAGLIA’.”,”MITT-005″
“QUAZZA G. MICHEL H. COLLOTTI E. ELLWOOD D.W. FILATOV G. GUILLEN P. SEPIC D. SALA T. SANTARELLI E. VACCARINO G. SCOPPOLA P. DELLAVALLE C. GANAPINI L. GIBELLI A. LEGNANI M. ROSSI-DORIA A. SALVATI M.A. BARUCCI P. FLORES M. scritti di”,”L’ Italia dalla liberazione alla repubblica. Atti del Convegno internazionale organizzato a Firenze il 26-28 marzo 1976 con il concorso della Regione Toscana.”,”Scritti di QUAZZA G. MICHEL H. COLLOTTI E. ELLWOOD D.W. FILATOV G. GUILLEN P. SEPIC D. SALA T. SANTARELLI E. VACCARINO G. SCOPPOLA P. DELLAVALLE C. GANAPINI L. GIBELLI A. LEGNANI M. ROSSI-DORIA A. SALVATI M.A. BARUCCI P. FLORES M.”,”ITAR-016″
“QUAZZA Guido”,”Resistenza e storia d’ Italia. Problemi e ipotesi di ricerca.”,”Guido QUAZZA è nato nel 1922 e attualmente (1976) è professore ordinario di storia moderna a Torino. Condirettore di ‘Rivista di storia contemporanea’ è Presidente dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia. Preside della facoltà di magistero a Torino, si è occupato di problemi della scuola. Comandante partigiano nel 1943-45, e dal 1945 militante politico antifascista. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Il punto-chiave, per i suoi diretti e immediati riflessi sul rapporto di forze, è nel fatto che gli anglo-americani decidono di rinunciare a protrarre l’ offensiva oltre la linea ‘gotica’ (è del 27 ottobre l’ ordine di Alexander alle truppe di fermarsi), abbandonando definitivamente i progetti di Churchill, il quale, inseguendo il s uo disegno di restaurazione del predominio inglese nel Mediterraneo, avrebbe voluto spingere l’ azione fino a Lubiana. Cessato, o almeno assai ridotto l’ interesse militare degli Alleati occidentali al fronte italiano, posposto ad altri fronti, resta in loro prepotente e prioritario il desiderio di rendere il più possibile indolore il trapasso dei poteri al momento dell’ ormai sicura sconfitta dei tedeschi”” (pag 291)”,”ITAR-045″
“QUAZZA Guido, a cura di Anna BRAVO”,”I gruppi dirigenti nell’ Italia moderna. I.”,”Declino. “”Genova, Venezia e Lucca hanno un loro peculiare carattere di repubbliche aristocratiche, nelle quali, pertanto, il dominio oligarchico tradizionale non soffre limitazioni derivanti dal potere dinastico. Soltanto il privilegio ecclesiastico vi viene combattuto, e – tranne a Venezia, ove perdura la tradizione sarpiana – non sempre con costanza ed energia. L’ antico valore progressivo della nobiltà, ch’era stata l’ audacia mercantile o finanziaria, si è ormai spento, sostituito da un’ irrevocabile volontà di conservazione. Il regresso demografico della casta dominante e il suo indebolimento per le divisioni interne fra i primogeniti e i cadetti si legano con la ricerca, ormai quasi esclusiva, del più comodo impiego di capitali nelle grandi proprietà terriere e nei palazzi sontuosi gremiti di costosissimi mobili, quadri e suppellettili. Del resto, i vecchi proventi marittimi sono ormai di molto ridotti: Venezia è scaduta a porto regionale, Genova è battuta da Livorno.”” (pag 48)”,”ITAB-156″
“QUAZZA Guido”,”La decadenza italiana nella storia europea. Saggi sul Sei-Settecento.”,”Guido QUAZZA, nato a Genova nel 1922, ha iniziato a insegnare nell’ Università diPisa nel 1948; e dal 1964 è professore di storia contemporanea nell’ Università di Torino. Tra le sue opere: ‘La lotta sociale nel Risorgimento’ (1950), Le riforme in Piemonte nella prima metà del Settecento’ (1957), ‘L’ equilibrio italiano nella politica europea del Settecento’ (1965), ‘La Resistenza italiana’ (1966). Quazza ha inoltre curato il volume collettivo ‘Fascismo e società italiana’ (1973). “”Parlare di dominio della città sulla campagna è giusto solo in quanto si tenga conto che si tratta d’un dominio il quale capovolge in sede politica il rapporto esistente nella realtà economica: la città detiene la supremazia politica, ma la fonte di questa supremazia è nella campagna, che, nonostante l’ origine mercantile della forza principesca e nobiliare, è ancora la principale sorgente del potere economico. In questo senso, non si saprebbe se affermare che la città prevale sulla campagna o viceversa, in quanto al predominio della prima si potrebbe opporre il gravame, tipico dell’ Italia, della seconda su tutta l’ economia e, con questa, su tutto il sistema dei rapporti sociali e sugli atteggiamenti spirituali e psicologici.”” (pag 189)”,”ITAG-137″
“QUAZZA Guido”,”L’ industria laniera e cotoniera in Piemonte dal 1831 al 1861.”,”””Un apporto di prim’ordine al perfezionamento qualitativo offre al Biellese la limitrofa Valsesia, ma non prima dell’ età cavouriana, poichè fino allora, e da secoli, essa era più un mercato importante di lane gregge che non una sede di elaborazione di filati e tessuti. A Borgosesia-Aranco, crocevia tradizionale nel viaggio delle lane bergamasche, centro-europee e orientali verso il Piemonte, sorge, il 30 gennaio 1850, a fianco delle minuscole tessiture Bader e Marchetti, la ditta Fretalli Antongini e Comp..””. (pag 55)”,”ITAE-154″
“QUAZZA Guido”,”L’ utopia di Quintino Sella. La politica della scienza.”,”QUAZZA Guido è da oltre trent’anni professore ordinario di storia contemporanea nell’ Università. Studioso dei secoli dal ‘600 ad oggi, è preside della Facoltà a Torino. Il viaggio in Germania. L’ esperienza tecnica e sociale nello Harz tedesco. “”Sella è molto interessato a conoscere gli abitanti della regione: come nuovo acquisto di esperienze di vita, ma anche (l’ ho ricordato nel capitolo che registra i primi segni di attenzione al problema della lingua) per il confronto che va istituendo fra il carattere dei popoli europei, e in particolare fra gli italiani e i francesi. A quest’ analisi, partita dai fatti del febbraio ’48 a Parigi, i contatti con i montanari dello Harz non offrono in verità se non impressioni povere e ancora troppo generiche, nonostante l’ aiuto datogli dal direttore delle miniere, messo a sua disposizione dopo la presentazione fattagli dall’ ex ministro sardo Gallina. Le impressioni sono, inoltre, turbate dalle notizie provenienti dai suoi superiori piemontesi, i quali sembrano volergli imporre nuovi imprevisti compiti.”” (pag 179) “”L’ inventiva e lo sforzo di tenersi aggiornato sulle novità della tecnologia sono un’ altra caratteristica di Quintino, che vuole stare sempre all’ erta, curioso di sapere e di saper fare””. (pag 297)”,”ITAB-190″
“QUAZZA Guido”,”La lotta sociale nel Risorgimento. Classi e Governi dalla Restaurazione all’ Unità (1815-1861).”,”La Chiesa cattolica e lo Stato pontificio. Il Vaticano. “”L’ “”anarchia organizzata”” e le forze novatrici. “”Di gran lunga prevalenti numericamente erano, nella struttura della società pontificia del tempo di Gregorio XVI, le classi agricole: circa un terzo della popolazione, cioè un milione di abitanti, contro 250.000 artigiani, 200.000 proprietari, 100.000 commercianti, 53.000 preti, 38.000 magistrati e professionisti vari, 21.000 militari, 21.000 studenti, 360.000 domestici e poveri (secondo le cifre del Demarco (1)). Sulla prevalenza, garantita e perpetuata dall’ arretratezza dei sistemi di lavorazione del terreno, e sull’ ignoranza di queste masse agrarie, facilmente addormentate dalla superstizione e dal feticismo religioso, era fondato, come sul suo miglior sostegno, il dominio dell’ alto clero e della poco numerosa privilegiata nobiltà feudale e mercantile dei Colonna, degli Orsini, dei Torlonia. Mentre i nobili andavano scialacquando e depauperando i patrimoni aviti in una dissipata vita di giochi, di amori, di feste e di orgie, abbandonando ai preti l’ amministrazione pubblica e spesso riducendosi a lottare coi cadetti affamati, la miseria degli altri ceti si faceva sempre più evidente. Il tutto lo Stato grave era il marasma socile e l’ inerzia produttiva””. (pag 119-120) (1) D. Demarco, Il tramonto dello Stato pontificio. Il papato di Gregorio XVI, Torino 1949″,”ITAB-205″
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Aldo ZANARDO Massimo L. SALVADORI Rita DI-LEO Aldo AGOSTI Leo VALIANI Gian Giacomo MIGONE John SAVILLE Amedeo COTTINO L.G. PETTERSON Riccardo LOMBARDI”,”Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea.”,”Contiene il saggio di Aldo Zanardo: ‘Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels’ (pag 3-61) il saggio di Rita Di Leo: ‘Riforme e rivoluzione nella teoria e nella prassi del bolscevismo’ (pag 61-109) il saggio di Aldo Agosti: ‘Riforme e rivoluzione nella III Internazionale comunista fino al VII Congresso’ (pag 129-177) e il saggio di Leo Valiani: ‘Il movimento operaio in Austria e Ungheria: dalla repubblica dei consigli del 1919 alla lotta armata del 1934’ (pag 177-211) “”Troviamo così (in Marx ed Engels ndr) la convinzione che il dominio sociale borghese o feudale-borghese non consente serie modificazioni parziali; e troviamo la convinzione che il proletariato, schiacciato dalla forza del capitale e dalla concorrenza fra gli operai, non riesce fino alla rivoluzione a uscire veramente dalla negatività e a costituire premesse positive e resistenti della transizione. Un dualismo radicale, aggredibile di fatto con la sola rivoluzione, segna la società borghese. Ricordo il manoscritto di Marx sul ‘Salario’ del 1847, dove a proposito di quelle “”riforme”” che sono le associazioni operaie si osserva: “”Costi che esse provocano per gli operai, per lo più maggiori degli aumenti di guadagno che vogliono ottenere. A lungo andare non possono resistere alle leggi della concorrenza””. Ricordo anche la prima sezione del ‘Manifesto’, la quale si conclude presentando il proletario come il lavoratore produttivo che con lo sviluppo delle forze produttive della sua società non può elevarsi e può cadere sempre più in basso e diventare “”il povero””. Ricordo ancora ‘Lavoro salariato e capitale’. Proprio nelle prime pagine, che sono dell’aprile 1849, nel quadro di una interpretazione del fallimento della rivoluzione ispirata alle posizioni che stiamo vedendo, Marx scrive: “”Ogni sollevazione rivoluzionaria, anche se il suo scopo appare molto lontano dalla lotta di classe, fallisce necessariamente fino a che la classe operaia rivoluzionaria non vince; ogni riforma sociale resta una utopia finchè la rivoluzione proletaria e la controrivoluzione feudale non si misurano con le armi in una guerra mondiale””.”” (pag 28-29) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione in Marx e Engels][in Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea, a cura di Guido Quazza, 1977]”,”MOIx-040″
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Aldo ZANARDO Massimo L. SALVADORI Rita DI-LEO Aldo AGOSTI Leo VALIANI Gian Giacomo MIGONE John SAVILLE Amedeo COTTINO L.G. PETTERSON Riccardo LOMBARDI”,”Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea.”,”””Il momento in cui la riflessione di Marx e Engels in questa direzione tocca uno dei livelli più alti è il settembre 1879: a questo mese risale una “”lettera circolare”” che Marx e Engels inviano a Bebel, Liebknecht, Bracke e altri dirigenti della socialdemocrazia. La lettera, in sostanza un documento interno al partito, redatta da Engels e riveduta da Marx, è stata pubblicata per la prima volta nel 1931 in “”Die kommunistische Internationale””. Siamo in un tempo in cui nel movimento tedesco, schiacciato dalla repressione di Bismarck e disorientato dal suo potere e dalle sue iniziative di socialismo di stato, si profilano notevoli slittamenti riformistici. Del 1878 sono le leggi eccezionali che impediscono, salvo che nel parlamento, l’attività politica della socialdemocrazia; leggi che il partito, debole, non ha potuto subire. Oltre che a questa situazione generale Marx e Engels si richiamano però anche a un fatto particolare: il caso del gruppo di Zurigo. Qui, intorno a Karl Höchberg, subito dopo le leggi eccezionali, si costituisce un gruppo di intellettuali socialisti che svolge attività pubblicistica. Nella nuova, difficile, situazione del movimento il gruppo – Marx e Engels si riferiscono, oltre che a Höchberg, a Eduard Bernstein e all’economista Karl August Schramm – si orienta verso una concezione del socialismo a fondazione etica e non classistico-proletaria; ciò nel quadro della considerazione che è necessario conquistare al partito, per farlo avanzare, ampi settori della borghesia. Si obliterano i temi dell’autonomia della classe e della rivoluzione socialista. Marx e Engels scrivono: “”Il Partito socialdemocratico, secondo la veduta di questi signori, deve essere non un unilaterale partito operaio, ma un onnilaterale partito di tutti gli uomini pervasi da vero amore degli uomini””. (…) Marx e Engels ribadiscono che di rivoluzione, di emancipazione della classe operaia, si tratta; e che ciò può avere luogo non attraverso un movimento politico borghese colto e riformistico, ma solo attraverso l’autoemancipazione della classe. I tre zurighesi costituiscano un partito borghese o piccolo-borghese fuori della socialdemocrazia; nel partito operaio essi rappresentano un “”elemento falsante””. “”Per quanto ci riguarda, in base a tutto il nostro passato abbiamo davanti una sola via aperta. Da quasi quarant’anni abbiamo sottolineato che la lotta di classe è la più immediata forza motrice della storia e specialmente che la lotta di classe fra borghesia e proletariato è la grande leva del rovesciamento sociale… La emancipazione della classe operaia deve di necessità essere opera della classe operaia. Non possiamo perciò convenire con gente la quale dice espressamente che gli operai sono troppo incolti per emancipare se stessi, e che devono necessariamente essere emancipati dall’alto, mediante grandi borghesi e piccolo-borghesi filantropi””.”” [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] (pag 43-45) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] “”Ancora più esplicite sulla rivoluzione e sulla possibilità della rivoluzione illegale, violenta, sono alcune lettere collegate a quella sorta di negoziato intercorso fra Engels e la presidenza della socialdemocrazia tedesca al fine di attenuare, nella stampa, il tono rivoluzionario dell’introduzione e collegate poi alla rabbia di Engels per i tagli non autorizzati con cui il testo viene stampato sul “”Vorwärts””. A Richard Fischer nel marzo 1895 Engels scrive: “”Ho tenuto conto delle vostre preoccupazioni per quanto mi è possibile; non posso però comprendere con la migliore buona volontà dove siano almeno per la metà i motivi delle vostre preoccupazioni. Non posso accettare che voi vi obblighiate con il corpo e con l’anima alla legalità assoluta, alla legalità in tutte le circostanze, alla legalità anche rispetto alle leggi violate dai loro artefici, insomma alla politica di porgere la guancia sinistra a chi vi ha schiaffeggiato la destra. Nel “”Vorwärts”” la rivoluzione viene negata almeno con un dispendio di forze pari a quello con cui un tempo veniva predicata. Ma io non posso accettare questo come norma. Sono dell’opinione che non guadagnerete niente predicando la rinuncia assoluta a colpire… La legalità fino a che e fino a dove ci conviene, ma non la legalità a ogni costo, neppure a parole!””. Con Kautsky, nell’aprile 1895, protesta perché l’introduzione censurata lo fa apparire un “”pacifico adoratore della legalità ‘quand même'””. E a Lafargue, sempre in aprile, scrive: “”Liebknecht mi ha giocato un bel tiro. Dalla mia introduzione… ha estratto tutto ciò che poteva servirgli per appoggiare la tattica a ogni costo pacifica e contraria all’uso della violenza che da un po’ di tempo gli piace predicare… Ma io raccomando questa tattica solo per la Germania di oggi e con riserve chiarissime. Questa tattica nel suo complesso non va bene per la Francia, il Belgio, l’Italia, l’Austria; e già domani può essere inapplicabile in Germania””.”” [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977] (pag 36-37) [Aldo Zanardo, Riforme e rivoluzione nell’opera di Marx e Engels] [in Guida Quazza a cura, ‘Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea’, 1977]”,”TEOC-045-FF”
“QUAZZA Guido con Aldo G. RICCI Silvana PETTENATI Ersilia Perona ALESSANDRONE Luciano BOCCALATTE”,”Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori.”,”Studi di Guido QUAZZA, Aldo G. RICCI, Silvana PETTENATI, Ersilia Perona ALESSANDRONE, Luciano BOCCALATTE. Catalogo, collaboratori, di Carla GOBETTI, Glossario di Patrizia ROSSO, I Restauri di Guido NICOLA. Schede storiche: note sulle fonti di Danilo CAPPELLI. Cortometraggio a cura di Paolo GOBETTI, La mostra, di Leonardo MOSSO e Giancarlo CAVAGLIA’.”,”MITS-011-FV”
“QUAZZA Guido”,”Resistenza e storia d’ Italia. Problemi e ipotesi di ricerca.”,”Guido Quazza è nato nel 1922 e attualmente (1976) è professore ordinario di storia moderna a Torino. Condirettore di ‘Rivista di storia contemporanea’ è Presidente dell’ Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia. Preside della facoltà di magistero a Torino, si è occupato di problemi della scuola. Comandante partigiano nel 1943-45, e dal 1945 militante politico antifascista. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina). “”Anche nella strategia delle zone libere, cioè, prevale, anzi domina l’esigenza, analoga a quella delle “”brigate di manovra”” jugoslave, di mantenere il massimo di mobilità, di prontezza di riflessi, di iniziativa, creativa (…)”” (pag 250)”,”ITAR-17-FF”
“QUAZZA Guido a cura; saggi di Valerio CASTRONOVO Giorgio ROCHAT Guido NEPPI MODONA Giovanni MICCOLI Norberto BOBBIO”,”Fascismo e società italiana.”,”Il volume raccoglie le relazioni dell’ottava edizione (1972) del Seminario di Storia contemporanea che si tiene ogni anno ad iniziativa dell’Istituto di Storia dell’Università di Torino, del Centro Studi Piero Gobetti e del Circolo della Resistenza. La crisi del sistema di governo giolittiano. “”Ma il sistema di governo giolittiano era già in procinto di dissolversi e non sarebbe più risuscitato dopo il conflitto [la guerra di Libia, 1911-1912, ndr]. Il convincimento di Giolitti che l’avventura di Tripoli servisse a neutralizzare l’opposizione dei conservatori all’introduzione del suffragio universale e al monopolio statale delle assicurazioni sulla vita, si era rivelato alla distanza un calcolo sbagliato e aveva messo in moto e addestrato lungo la strada quelle stesse forze della destra, la cui convergenza con l’avventurismo mussoliniano sarebbe sfociata nel 1915 nella campagna per l’intervento, nel «colpo di Stato» salandrino. D’altra parte, ancor prima dell’iniziativa coloniale e dell’avvento sulla scena parlamentare dei cattolici, che ritenevano la politica governativa pur sempre troppo avanzata sotto il profilo sociale, il rinvio della riforma tributaria, l’aumento delle spese militari e le misure per la limitazione dei conflitti di lavoro nelle campagne (sia pur in cambio di una relativa tolleranza per gli scioperi nei centri urbani) erano state altrettante tappe del progressivo cedimento a destra della compagine giolittiana. L’andata a Tripoli aveva portato comunque alla ribalta – unitamente a larghi strati di piccola borghesia delusi e stanchi della «mediocrazia» giolittiana – anche alcuni gruppi dominanti dell’alta finanza che l’impresa libica avevano invocato per la salvaguardia di specifici interessi settoriali (come il Banco di Roma) o utilizzato per neutralizzare i progetti governativi di riforma finanziaria (quando, l’introduzione della progressività delle aliquote tendeva in altri paesi, a cominciare dall’Inghilterra, a correggere la distribuzione spontanea del reddito nazionale). Né della politica di riarmo avevano mancato di approfittare i nuclei dell’industria pesante e della grossa meccanica (come l’Ilva, l’Ansaldo, la Terni, le industria metallurgiche torinesi e quelle armatoriali genovesi), per instaurare più intimi rapporti con lo Stato e risolvere sia le strozzature del credito, sia i nuovi problemi posti dall’acuirsi della concorrenza internazionale. Si apriva con la recessione del 1912-1913 una nuova fase, assai più incerta e difficile. E il complesso di forze, cresciuto in parte sotto la tutela di solidi dazi protettivi, tendeva adesso, in virtù della sua maggior capacità di pressione politica, a non accettare più la mediazione giolittiana, a voler andar oltre; laddove la vecchia opposizione era prevalentemente agraria e liberistica. Mancò ai socialisti la percezione che, in queste nuove condizioni, il blocco corporativo tra grande industria e proletariato d’officina, che informava ancora la gestione sociale e amministrativa delle grandi città del Nord, avrebbe avuto come risvolto, per forza di cose, la divisione e l’indebolimento delle organizzazioni operaie. Tanto più che solo una minoranza delle masse era sindacalmente organizzata e che là dove, come a Torino nel 1913, la Fiom era riuscita a concludere una serie di agitazioni per il riconoscimento della rappresentanza collettiva dei lavoratori, si era trattato solo di una vittoria pagata con la scissione dei sindacalisti rivoluzionari e propiziata per di più dall’appoggio del governo giolittiano. Mentre, con il riconoscimento della Fiom e lo spostamento del centro dell’organizzazione operaia dal luogo di lavoro al sindacato, la nuova industria meccanica torinese si era assicurata di fatto ampi margini di «acquiescenza nei confronti dei più recenti meccanismi privati di accumulazione concentrata» e di razionalizzazione dall’alto del ciclo produttivo, mutuati dal taylorismo e dalle strategie di impresa più avanzate dell’industria americana”” [Valerio Castronovo, Capitolo: ‘Il potere economico e il fascismo’] (pag 49-51)”,”ITAF-386″
“QUAZZA Guido”,”La Resistenza italiana. Appunti e documenti.”,”Testo in parte danneggiato da alluvione Problemi di metodo (storiografico) (pag 122) “”Rappresentative si possono considerare, sia quelle zone che rispecchiano situazioni molto diffuse e con tratti simili (per esempio le valli alpine), sia, all’opposto, quelle che offrono caratteri singolari, tali da arricchire con la loro originalità il quadro complessivo del movimento nazionale. Risponde a questo secondo tipo di rappresentatività l’Alto Monferrato, che Anna Bravo ha scelto come specifico terreno d’esplorazione nel suo volume su ‘La repubblica partigiana dell’Alto Monferrato’ (Torino, 1964). Terra ed economia in stragrande prevalenza agraria, a struttura sociale dominata quasi esclusivamente da piccoli proprietari coltivatori, a tradizioni politiche individualistiche e misoneistiche, la zona meridionale dell’Astigiano offrive un ideale campo di prova per uno studio degli atteggiamenti d’una parte ben determinabile e assi importante della classe contadina di fronte a un movimento storico, che coinvolgeva in sé i più marcati problemi del rapporto fra i ceti rurali e lo Stato italiano dai tempi dell’Unità”” (pag 122)”,”ITAR-002-FGB”
“QUAZZA Guido COLLOTTI Enzo LEGNANI Massimo PALLA Marco SANTOMASSIMO Gianpasquale CLEMENTI Ornella ROBERTAZZI Chiara”,”Storiografia e fascismo. Con appendice bibliografica.”,” Analisi del fascismo: la svolta di Togliatti “”Una svolta nell’orientamento degli studi sul regime fascista si può fissare, con qualche approssimazione, al 1969, allorché furono ritrovate e pubblicate da Ernesto Ragionieri le ‘Lezioni sul fascismo di Palmiro Togliatti (1), che avrebbero avuto larga influenza e una fortuna non circoscritta alla sola storiografia di orientamento marxista. …. finire (pag 100-101) (in) Gianpasquale Santomassimo, ‘Classi subalterne e organizzazione del consenso'”,”STOx-005-FP”
“QUAZZA Guido VALIANI Leo VOLTERRA Edoardo, relazioni, interventi di Giorgio AMENDOLA Ugo LA-MALFA Vittorio E. GIUNTELLA Giancarlo PAJETTA Giuseppe BRUSASCA Corrado BONFANTINI Ada GOBETTI Oronzo REALE Emilio SERENI Gianni BARTOLI Giuseppe GROSSO Mario ALLARA Marcello CIRENEI Francesco ALBERTINI Enzo ENRIQUES AGNOLETTI”,”Il governo dei C.L.N. Atti del Convegno dei Comitati di liberazione nazionale, Torino, 9-10 ottobre 1965.”,”””La continuità tra l’antifascismo e i primi comitati delle opposizioni, che si formano nell’autunno del 1942 e nei primi mesi del ’43, e dei quali si sa ancora troppo poco (5), non sembra in alcun modo potersi mettere in dubbio. Si tratta, infatti, in gran parte delle stesse persone che avevano militato nelle file della resistenza al fascismo fin dai tempi dell’Aventino o, in ogni modo, nel corso della dittatura, fossero o no reduci da galere o da persecuzioni o, almeno, da un’impegnativa assenza dalla vita pubblica durante il fascismo. (…) Non ignoravano, gli uomini dei primi comitati sorti nel ’42-’43, che v’era pura stata una «continuità» fra lo Stato liberale, già reso di fatto autoritario dalla guerra, e lo Stato fascista, poiché le possibilità di vittoria del fascismo s’erano tradotte in realtà duratura grazie all’appoggio della corona, dell’esercito, della burocrazia, non senza l’atteggiamento benevolo, se anche diversamente motivato e assai meno vincolato, della Chiesa. E sapevano che le forme esterne di regime di massa adottate dalla dittatura mussoliniana non avevano limitato, bensì accentuato la natura oligarchica dello Stato italiano. Mentre doveva porsi entro questa prospettiva di «lungo periodo», l’azione degli antifascisti doveva calarsi nella tragica realtà della guerra mondiale in corso, che era guerra di potenza e guerra di ideologie condotta all’ultimo sangue. Non meravigliano perciò le esitazioni e i contrasti, non meraviglia, in una situazione ben diversa da quella del pur recente passato, la diversità degli schieramenti e anche la loro evoluzione rispetto a quelli del periodo fra le due guerre. La discriminane prima fra i diversi orientamenti in merito alla condotta da adottarsi per istituire la ricercata alternativa al regime si colloca nell’intricato nodo di un triplice rapporto: fra antifascisti e corona, fra antifascisti e Alleati, fra antifascisti e concorso popolare”” (pag 9-12) [Guido Quazza, ‘Il problema storico’]”,”ITAR-344″
“QUAZZA Guido BARTEL Walter MAYDA Giuseppe PILICHOWSKI Czelaw VALIANI Leo BROMBERGER Barbara LEVI Primo MANZIANA Carlo NOVITCH Miriam MARCHIARO Laura WELLERS George GIUNTELLA Vittorio E. GOLDSTEIN Maurice BRAVO Anna BRUZZONE Anna Maria CEREJA Federico MARTELLI Brunello VASARI Bruno DEVOTO Andrea DI BELGIOJOSO Ludovico B. LANGBEIN Hermann BAZZARELLI Eridano MARSALEK Hans EITINGER Leo MARIS Gianfranco ALBERTINI Francesco TRANFAGLIA Nicola”,”Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale.”,”””Così, quando Hitler scelse come primo bersaglio, dopo l’Austria, che conquistò facilmente, la Cecoslovacchia, al momento cruciale, invece di resistergli con le armi, la Francia e la sua alleata Gran Bretagna, capitolarono e lasciarono che la Cecoslovacchia fosse invasa e sopraffatta dalle truppe naziste. Dopo la Cecoslovacchia, la vittima designata era la Polonia. Allora si verificò un sussulto drammatico, una svolta che dobbiamo sempre ricordare perché da lì si origina la Resistenza europea e la riconquista poi della libertà. La svolta si originò in Polonia, perché i polacchi decisero di non capitolare davanti a Hitler, ma di resistere anche con una guerra, in condizioni disperate, all’aggressione tedesca. I francesi esitarono, perché il pacifismo aveva profonda diffusione in Francia, ed una parte della classe dominante francese preferiva il fascismo, e persino il nazismo, alla alleanza con l’Urss. Di questa alleanza lo Stato stesso disperò e concluse il patto con Hitler. Invece, gli inglesi, che erano in fondo meno interessati dei francesi, che non avevano una alleanza con la Polonia, che avevano voluto, dopo la vittoria del 1918, disinteressarsi delle sorti del continente europeo, affermando il loro isolazionismo, il loro interesse soltanto per le sorti dell’Impero britannico, gli inglesi, sorprendentemente, per un moto di opinione pubblica, quando il governo conservatore in carica voleva ancora un accomodamento con Hitler, costrinsero il governo a decidersi, durante una drammatica seduta alla Camera dei Comuni, all’indomani della aggressione tedesca alla Polonia, ad onorare la garanzia data qualche mese prima un po’ alla leggera e che credeva non dover mai onorare alla Polonia e a dichiarare guerra alla Germania nazista. La Resistenza comincia lì. La Francia, la Polonia, furono sopraffatte dalla strapotenza militare tedesca, ma l’Inghilterra, grazie anche alla situazione marittima ed insulare, poté resistere e diede appoggio, aiuto, stimolo, ai movimenti di Resistenza in tutti i paesi Europei, anzitutto con De Gaulle in Francia, e altresì ai polacchi, ai greci, agli jugoslavi, agli olandesi, ai norvegesi, ed in ultimo, dopo l’armistizio del ’43, anche agli italiani. Lo fece non solo in Europa, anche in Birmania per esempio, un po’ dappertutto nei Paesi contro i quali aggressioni naziste, fasciste o militaristiche giapponesi, avevano luogo. Naturalmente, noi non ci nascondiamo che la guerra fu vinta non dalla resistenza inglese soltanto, ma essa fu il primo atto che determinò la svolta. La guerra fu vinta con la sconfitta dell’aggressione nazista alla Russia sovietica: i 20 milioni di morti della Russia sono il fatto fondamentale della vittoria su Hitler. Senza quei 20 milioni di morti, senza l’eroismo del popolo russo, Hitler non sarebbe stato sconfitto. Poi vi fu l’intervento americano, naturalmente, lo sbarco in Occidente, prima in Italia, poi in Francia. Ebbene, quale conclusione noi possiamo trarre da questa epopea che coinvolge tutti i movimenti di Resistenza, e così quello italiano, ripeto, il francese, il polacco, lo jugoslavo, il greco e tutti gli altri paesi occupati dai nazisti, e non dimenticherei, a parte l’esercito sovietico, la resistenza sovietica dietro alle linee occupate dalle truppe naziste? Non dimenticherei neppure la resistenza tedesca stessa, di cui ci ha parlato il prof. Bartel, che dobbiamo onorare non solo in coloro che egli ha rievocato, ma anche nei suoi congiurati, che cercarono di sbarazzarsi di Hitler, cioè i componenti, il fior fiore dell’esercito tedesco che davanti alle mostruosità dei crimini tedeschi si ribellarono e cercarono di eliminare il despota, il tiranno, e finirono i loro giorni, quegli ufficiali, sul patibolo nel 1944″” (pag 84-85) [Leo Valiani, ‘La lotta al nazismo in Germania e in Europa’ (pag 79-88) (in) AaVv, ‘Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale’, Consiglio Regionale del Piemonte, Torino, 1984] [Leo Valiani, ‘La lotta al nazismo in Germania e in Europa’ (pag 79-88) (in) AaVv, ‘Il dovere di testimoniare. Perché non vada perduta la memoria dei campi di annientamento della criminale dottrina nazista. Atti del Convegno internazionale’, Consiglio Regionale del Piemonte, Torino, 1984]”,”GERN-001-FMB”
“QUENEAU Raymond”,”Les fleurs bleues.”,”””Si conosce il celebre apologo cinese: Chiang-Tseu sogna di essere una farfalla, ma non è che è la farfalla che sogna di essere Chiang-Tseu?”” (premessa) Raymond Queneau è nato ad Havre nel 1903. Dopo gli studi al liceo di Havre dal 1908 al 1920 prepara la laurea in filosofia. Grazie al suo amico e condiscepolo alla Sorbona, Pierre Naville, fa la conoscenza di André Breton e collabora a ‘La Révolution surréaliste’. Nel 1951 è eletto all’Accademia Francese.”,”VARx-016-FSD”
“QUERINI Pietro DE-MICHIELE Nicolò FIORAVANTI Cristofalo, a cura di Paolo NELLI”,”Il naufragio della Querina. Veneziani nel circolo polare artico.”,”Paolo Nelli, scrittore,vive e lavora a Londra, C.J. De Larivière è specialista di storia di Venezia alla fine del Medioevo.”,”ASGx-020-FFS”
“QUESNAY Francois, a cura di Mauro RIDOLFI”,”Il “”Tableau économique”” e altri scritti di economia.”,”Nell’ introduzione note biografiche su F. Quesnay. “”E’ opinione diffusa che Quesnay limiti la rilevazione del ‘produit net’ al settore produttivo (produzione di grano o produzione agricola) in cui esso appare come risultato di una differenza fra grandezze fisiche omogenee (1). A ciò i fisiocratici verrebbero costretti dalla mancanza di una teoria del valore, che potrebbe consentire loro di rilevare e determinare il prodotto netto anche nei settori extra-agricoli. In questi ultimi settori non avrebbe senso infatti supporre quella relativa omogeneità fra ricchezza prodotta e ricchezza consumata, che può immaginarsi in agricoltura.”” (pag XVI) “”In sostanza si ritiene che sia la mancanza di una teoria generale del valore ad indurre Quesnay a porre in rilievo la presenza di un prodotto netto soltanto nel settore i cui questo si presenta in termini fisici relativamente omogenei, cioè nell’ agricoltura e, con maggiore evidenza, nella produzione di grano per mezzo di grano e di lavoro retribuito in grano. (…) Questa interpretazione sembra derivare la sua validità filologica o testuale da Marx. Ma non si avvede di andare oltre Marx (…)””. (pag XVI) “”D’altra parte, come Marx ha posto in luce (Teorie sul plusvalore, ndr), uno degli argomenti considerati probanti da Quesnay per sostenere la dottrina della sterilità delle attività non legate alla terra, consiste nel fatto che in queste attività praticamente non si paga rendita. Ma questo non doveva indurre a ritenere che la dottrina del ‘produit net’ sia basata sulla produttività esclusiva dell’ agricoltura: viene pagata una rendita an che per lo sfruttamento delle cave, delle miniere e delle foreste, e non solo per il suolo coltivabile mediante l’ attività agricola in senso stretto. Segue da queste considerazioni che se per Quesnay il prodotto netto è dovuto alla fertilità naturale del suolo non solo l’ agricoltura, ma tutto il settore che con significato estensivo definiamo “”primario”” dovrebbe presentarsi a Quesnay come produttivo di sovrappiù””. (pag XVIII) Nell’ introduzione note biografiche su F. Quesnay. (1) Ridolfi fa riferimento al saggio di C. Napoleoni ‘I fisiocratici’ in Smith, Ricardo, Marx, Boringhieri, Torino 1970, pag 35-37.”,”ECOT-126″
“QUIDORT-DI-PARIGI Giovanni ROMANO Egidio, a cura di Gianluca BRIGUGLIA”,”Il potere del re e il potere del papa. Due trattai medievali.”,”Egidio Romano teologo ordine degli Eremitiani di Sant’Agostino Giovanni Quidort teologo domenicano Gianluca Briguglia è Fellow presso l’Università di Monaco di Baviera. Ha svolto attività presso la Fondazione Firpo.”,”RELC-013-FMB”
“QUIGGIN A.H.”,”Storia del denaro.”,”QUIGGIN A.H. “”Un indigeno del Borneo quando vuole un pezzo di stoffa si aggira per la jungla in cerca di alveari finché è riuscito a mettere insieme tanta cera che gli basti per ottenere in cambio, la bazar, quello che desidera. Invece un abitante della Nuova Guinea raccoglie sago (fecola estratta dal midollo delle palme) e la scambia con una pentola”” (pag 3)”,”STAx-265″
“QUILICI Folco”,”L’India di Folco Quilici.”,”Folco Quilici nato a Ferrara nel 1930 ha percorso il mondo raccontandolo con film, libri e servizi giornalistici”,”INDx-132″
“QUILIGOTTI Gianfranco”,”Operai e intellettuali dopo i “”fatti del ’60″”. L’esperienza genovese di “”Democrazia diretta””.”,”QUILIGOTTI G Citato Lorenzo Parodi (pag 245) “”Claudio Costantini, Gino Bianco, Edoardo Grendi volevano studiare e scrivere di storia:; “”non è che si pensasse alla carriera accademica (…). Per me ed Edoardo la prospettiva era l’insegnamento nella scuola superiore, Gino invece pensava piuttusto al giornalismo””. Nella seconda metà del 1958 incontrarono Gaetano Perillo (n. 1897): “”a Genova allora, a occuparsi di storia del movimento operaio c’era solo lui: non potevamo non incontrarci, era inevitabile””.”” (pag 233)”,”LIGU-059″
“QUILLIOT Roger”,”La S.F.I.O. et l’exercice du pouvoir, 1944-1958.”,”QUILLIOT R. ha scritto su Albert Camus. E’ stato dirigente della SFIO e ha preso parte alla campagna di Gaston DEFFERRE e poi all’entourage di F. MITTERAND.”,”FRAV-132″
“QUIN Mike”,”The Big Strike. The Story of the great San Francisco general strike of 1934.”,”QUIN Mike”,”MUSx-293″
“QUINE Willard Van Orman”,”Due dogmi dell’ empirismo.”,”””La parola definizione è venuta ad avere un suono pericolosamente rassicurante, dovuto senza dubbio al fatto che essa ricorre frequentemente negli scritti di logica e di matematica. Sarà bene soffermarci quindi un poco a fare rapidamente una valutazione del ruolo della definizione negli scritti formali””. (pag 5)”,”FILx-276″
“QUINE Willard Van Orman”,”La scienza e i dati di senso.”,”Willard Van Orman Quine è professore emerito nell’Università di Harvard e noto come uno dei massimi filosofi contemporanei.”,”FILx-018-FRR”
“QUINE Willard Van Orman”,”Il problema del significato.”,”Willard Van Orman Quine è professore emerito nell’Università di Harvard e noto come uno dei massimi filosofi contemporanei.”,”FILx-019-FRR”
“QUINE Willard Van Orman”,”Manuale di logica.”,”””Deine Zauber bindet wieder / Was die Mode streng getrennt”” (F. Schiller)”,”FILx-066-FRR”
“QUINET Edgar”,”Séries temporelles et décisions économiques.”,”QUINET Edgar è Ingegnere dei Pont et Chaussées, dottore in scienze economiche. Concezione del tempo economico. “”In economia, il passato non è perfettamente conosciuto, la memoria non esiste che in ragione del suo contrario, l’ oblio; e quando si risale il tempo all’ indietro, dopo un periodo di cui abbiamo una coscienza esatta, si entra in una zona in cui la nostra conoscenza è sempre più vaga e decresce poco a poco per scomparire nell’ oblio. Il futuro si presenta in modo simile; l’ avvenire prossimo è quasi certo; poi, si incontra quello che non è che probabile, e in ultimo si entra in ciò che non è più suscettibile di congettura, nell’ incerto. Il tempo economico è dunque in qualche modo un alone che circonda l’ istante presente, e diventa via via più indeterminato nella misura in cui ci si allontana; bisogna aggiungere ancora che questo alone è sovente decentrato, nel senso che il presente non è perfettamente conosciuto ma fa in generale parte del dominio delle ipotesi, la certezza non esiste che per il passato recente, come lo sanno bene coloro che hanno l’ analisi congiunturale””. (pag 224)”,”ECOT-082″
“QUINET Edgar”,”La Repubblica.”,”””Negli anni in cui apparvero questi scritti della “”Repubblica””, la Francia era sospesa fra la monarchia e la repubblica, fra il crollo e la ricostruzione, fra il passato e l’ avvenire: il supplizio dei tratti di corda, diceva Quinet. Oggi (1944 ndr) l’ Italia è sottoposta alla stessa tortura.”” (pag VIII, prefazione) Quinet, “”fra i grandi europei del secolo scorso, è stato quello che più appassionatamente ha ricercato le cause della decadenza dell’ Italia e amato il suo risorgimento””. (pag XII) I marescialli di Napoleone. “”Bisogna riconoscere che i tempi dal 1789 al 1814, che ci diedero le armate vandaliche della Rivoluzione francese, erano tempi ben barbari. Tutti, dal generale al soldato, erano imbevuti dall’ idea che non è lecito ad un esercito e nemmeno a un corpo d’ armata di capitolare in campo aperto. Questo era l’ a b c della scienza militare, per il caporale come per il comandante in capo, e da ciò si vede l’ assoluta, irrimediabile ignoranza degli uomini usciti dalla Rivoluzione. Per tale ignoranza anche nelle situazioni più pericolose, anche circondati dal nemico, come Kleber sul Nilo, Mortier e Massena sul Danubio, Joubert sulle Alpi, Moreau sul Reno, Ney sul Dnieper, non pensarono nemmeno un momento ad arrendersi alle prime intimazioni. No, un’ idea così semplice, così luminosa non venne loro in mente neppure per un momento: tanto lontani erano questi uomini venuti dal nulla, di umili natali, senza titoli, senza cultura, dai progressi della scienza militare! Nutrito di tali pregiudizi Ney, alla testa di seimila uomini si trova circondato da ottantamila Russi davanti a Krasnoe. Che cosa gl’ insegnava la prima regola della scienza militare come la si concepisce oggi, grazie al progresso dei tempi? (…) consegnar subito la spada di maresciallo e far deporre le armi ai suoi sei mila uomini (…). Ma invece di far ciò, quel pazzo di Ney, questo “”ostinato””, quest’ “”arrabiato”” attacca per primo gli ottantamila Russi, fa irruzione contro di essi, li aggira, salva il suo corpo d’ armata, lo riconduce sulla linea della battaglia (…). Solo nel 1809 si trovò un generale francese che riportò a galla i veri principii: il generale Dupont, capitolando a Baylen coi suoi ventimila uomini, la fece finita col pregiudizio, e la scienza militare tedesca, prussiana, austriaca, russa e specialmente inglese applaudirono; solo la Francia si ostinò a protestare.”” (pag 46-48)”,”FRAD-047″
“QUINET Edgar”,”Le rivoluzioni d’ Italia.”,”E. QUINET è nato a Bourg nel 1803 ed è morto a Versailles nel 1875. Ha esordito come filosofo traducendo HERDER. Ha pubblicato nel 1838 Examen de la vie de Jésus in cui sostenne la storicità della figura di Cristo. Nominato nel 1841 al Collegio di Francia. In esilio con l’ avvento di NAPOLEONE III scrisse la sua autobiografia. Con la guerra franco -prussiana si è dedicato ad organizzare la difesa nazionale. Critica Guicciardini. “”Questa città così ardente, così indomita, questa Firenze dove par che siano vissuti tanti popoli ognora giovani, è così ben raggirata, così ingegnosamente avvinta dagli artifizi del fiorentino Guicciardini, vale a dire della sua propria politica, che per tre secoli è stata incapace di muoversi. Questo bello spirito assassina il suo paese col pugnale foggiato per difenderlo, e poi, quando è compiuta l’ opera mortale, lo stesso uomo rinnegato dal governo che ha fondato, si ritira tranquillamente in campagna, sotto il peso delle pubbliche maledizioni. (…) E’ stato detto che Guicciardini vede troppo nero. Il suo merito sta invece nell’ aver colto la verità sotto il linguaggio artificioso del tempo. Avvezzato a vivere nelle tenebre, scorge assai chiaramente e nettamente la menzogna. (…) Grazie a lui i magnifici veli di cui si ammantano la Chiesa e la Monarchia sono strappati da tre secoli. Egli toglie ufficialmente la maschera al loro linguaggio ufficiale. La sua frase aulica ea la sola capace ad esprimere i raggiri di quell’ epoca di frodi. (…)””. (pag 267-268)”,”ITAB-167″
“QUINET Edgar, a cura di Franco CATALANO”,”La rivoluzione religiosa nel secolo XIX.”,”””il Quinet ha sempre sentita viva l’esigenza di un movimento di massa per superare la vecchia religione”” “”adottare forme moderne di cristianesimo che, a differenza del cattolicesimo, non negassero l’aspirazione più profonda dell’uomo del nostro tempo verso la libertà”” (pag 11, prefazione) Comme Montaigne, Pascal ou Rousseau, Edgar Quinet appartient à la famille des écrivains inclassables. Il a été l’un des maîtres de la jeunesse des années 1840, qui allait faire la révolution de 1848 ; il a donné son nom aux rues et aux écoles de la IIIe République ; il est oublié, et on ne le lit plus guère ou plus du tout. Tout aussi dédaigneux de sculpter sa statue pour la postérité que de faire carrière, l’écrivain, le professeur au Collège de France, le député enthousiaste de 1848 refuse de plier et remet tout en cause chaque fois que son indépendance est menacée. « Si je suis quelque chose, écrit-il, je suis un esprit de liberté. » Cela lui vaudra, après le coup d’État de 1851, d’être un proscrit, puis un exilé de l’intérieur dans la postérité romantique. Son patriotisme, son idéalisme républicain ont inspiré l’idéologie de la IIIe République, qui a fini par absorber et déformer l’œuvre entière, idéologie qui l’entraînera dans son discrédit. On commence à mesurer cette injustice. Une plus juste appréciation du romantisme montre quel gigantesque bouleversement politique, philosophique et religieux restait caché derrière une littérature réputée démodée. Quinet est au cœur de ce romantisme-là, où se pose la problématique de la modernité… (Enc. Universalis) Come la Chiesa cattolica ha distrutto il paganesimo La dottrina giuridica (e la pratica) del cattolicesimo contro il paganesimo “”Poche parole saranno sufficienti per mostrare in quale cerchio l’autorità cattolica abbia rinchiuso la religione antica, in modo tale che non era possibile, in alcun modo, per questa salvarsi. La lotta fu ingaggiata su tre punti: l’istituzione in se stessa, le persone, le cose. Ed ecco ora come l’autorità (cattolica) si comportò, con la certezza della vittoria se questi tre punti venivano risolti partendo dallo stesso principio. Per quanto riguarda l’istituzione, essa decise, ben presto, come condursi, e lo si può comprendere leggendo qualche decreto di poche righe; basterà citare i seguenti, poiché tutti si rassomigliano. L’imperatore Costanzo: «Cessi ogni superstizione! La follia del culto pagano sia abolita! Tutti coloro che oseranno disobbedire a quest’ordine e celebrare dei sacrifici, saranno puniti secondo le pene stabilite dalla legge!». Oppure ancora: «Vogliamo che tutti rinuncino ad esercitare il culto pagano. Se taluno disobbedisce, sia colpito dalla spada vendicatrice. “”Ultore gladio sternatur””» (1). Per quanto riguarda le persone, ecco le più importanti disposizioni: 1. Proibizione di avvicinarsi ai templi in tutti i luoghi, in tutte le città (Nemo templia circumeat (2)). 2. Pena di morte per tutti coloro che visitino i templi, accendano il fuoco su un altare, brucino l’incenso, facciano libagioni, ornino di fiori i cardini delle porte. 3. Morte civile per quelli che ritornino all’antica religione. I loro beni siano trasmessi senza testamento ai loro più prossimi parenti. 4. I preti, esiliati dalla metropoli, siano sottomessi alla giurisdizione competente. 5. (Quando le pene furono un po’ attenuate, si ebbe la confisca dei beni e l’esilio). (Bonorum proscriptioni et exilio coerceri (3). 6. I governatori delle provincie, gli ufficiali pubblici, resi direttamente responsabili dell’esecuzione di queste leggi, sotto minaccia della pena capitale e della confisca dei beni. Dopo ciò, rimaneva da regolare le “”cose””, il che si fece nel modo seguente: 1° Ordine di chiudere, distruggere, radere al suolo i templi: ‘sine turba ac tumultu diruantur! (4). Infatti, aggiunge la legge, distruggendo gli edifici, si distrugge la materia stessa della superstizione. 2° Ordine di abbattere, in tutti i luoghi, i simulacri, le statue, le immagini, di demolire, estirpare gli altari. (‘De simulacris et aris evellendis, destruendis’ (5). 3° Distruzione delle scuole pagane, gli edifizi abbattuti (‘Excisis prius aris et scholis’). 4° Soppressione di tutto ciò che noi chiamiamo, oggi, salario del clero, che viene, invece, destinato al mantenimento delle truppe. (‘De annonis templorum ed annonam militarem transferendis’ (6). 5° Trasformazione degli edifici religiosi che non si distruggevano e loro destinazione, una volta divenuti proprietà dello Stato, ad usi civili e pubblici. 6° Tutte le proprietà private, in cui si compirà ancora qualche rito del culto antico, oppure in cui fumerà l’incenso, devolute al fisco. Ecco come la nuova Chiesa si è fatta strada nel mondo. Anche se le vecchie religioni avessero avuto la forza di sopravvivere ancora per parecchi secoli, data l’abitudine, dato il rispetto umano, data l’esteriorità che perdura così a lungo negli animi, anche quando la fede è morta, data la credenza stessa, mi si dica come quei culti avrebbero potuto sfuggire ad una persecuzione così sapientemente preparata? Come le credenze dei padri avrebbero potuto essere trasmesse ai figli, soprattutto ai nipoti, dal momento che nessuno poteva fuggire e portare con sé i suoi dèi nel deserto? Immaginate, anche solo per un istante, che la religione cattolica, che pure ha stabilito questo diritto, vi sia assoggettata, a sua volta, per due generazioni, e ditemi che cosa ne sarebbe di lei dopo una simile prova”” (pag 23-24-25-26) [(1) Sia soppresso dalla spada vendicatrice; (2) Nessuno si aggiri attorno ai templi; (3) Si perseguano i colpevoli con la confisca dei beni e con l’esilio; (4) Si proceda alla demolizione senza concorso di folle né tumulti; (5) Sull’abbattimento e la distruzione delle statue e degli altari; (6) Sul trasferimento dei beni dei templi alla sussistenza miltiare]”,”RELC-361″
“QUINIOU Yvon”,”Marx.”,”QUINIOU Yvon agregé di filosofia, è membro della redazione della rivista Actuel Marx. Nel comunismo la piena realizzazione dell’ individuo in completa armonia con la società. “”Le communistes ne veulent nullement abolir l’ “”homme privé”” au nom de l’ “”homme général””, l’ homme qui se sacrifie””. (Marx, L’ ideologia tedesca, 1845) (pag 99) “”Mais si ce diagnostic est bien à la base de la critique marxienne du capitalisme, et s’il en définit l’ horizon de sens anthropologique, on comprend mieux que la préoccupation de l’ individu accompagne toute l’ oeuvre, directement ou indirectement, et l’ éloigne de tout “”sociologisme”” ou de toute vision “”collectiviste”” de l’ existence, pour laquelle seules compteraient les masses ou le classes. On voit ainsi Marx affirmer, dans une lettre célèbre à Annenkov, que “”l’ histoire sociale des hommes n’est jamais que l’histoire de leur développement individuel, soit qu’ils en aient la conscience; soit qu’ils ne l’aient pas”” (28 décembre 1846). Ou encore soutenir, dans ‘L’Idéologie allemande’, que le prolétaires doivent “”renverser”” l’ Etat bourgeois pour “”réaliser leur personnalité””.”” (pag 101-102)”,”MADS-430″
“QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI”,”Marxismo e informatica.”,”””””Dal momento in cui si esige da ciascuna scienza particolare che essa si renda conto della sua posizione nel nesso complessivo delle cose e della conoscenza delle cose, ogni scienza particolare che abbia per oggetto il nesso complessivo diventa superflua””. E’ così che Engels poneva il problema della scienza nella introduzione che precede l’Antidühring (1). Questa concezione, conseguenza diretta della concezione materialistica della storia e della “”rivelazione del segreto della produzione capitalistica mediante il plusvalore”” situava il livello a cui erano le cose…””nel campo del socialismo teorico e della defunta filosofia, quando il sig. Dühring, non senza un baccano notevole, irruppe sulla scena ed annunciò d’aver compiuto una rivoluzione perfetta e totale della filosofia, dell’economia politica e del socialismo””. Si sa come Engels smascherò il carattere idealista di colui che si proponeva (già) d’attaccare il marxismo da sinistra””. (pag 18) [QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI, Marxismo e informatica, 1972]”,”TEOC-543″
“QUINIOU J.C., a cura di Cesi PEZZOLI e Pier Carlo MAGGIOLINI”,”Marxismo e informatica.”,”””Parallelamente si innalza sempre di più una parete divisoria tra le discipline scientifiche, favorito questo dall’imperativo dell’immediato rendimento, fra specialità sempre meno volte alla ricerca fondamentale. Nello stesso tempo, sotto l’impulso dell’informatica, si fa sentire il “”naturale”” bisogno di cooperazione, tendente a fare della ricerca un’attività sociale collettiva. E’ interessante, a questo stadio d’osservazione, riprendere le considerazioni di Marx e di Engels sulla potenza sociale: “”Il potere sociale, cioè la forza produttiva moltiplicata che ha origine attraverso la cooperazione dei diversi individui, determinata dalla divisione del lavoro, appare a questi individui, poiché la cooperazione stessa non è volontaria, ma naturale, non come il loro proprio potere unificato, ma come una potenza estranea, posta al di fuori di essi, della quale essi non sanno donde viene e dove va, che quindi non possono più dominare”” (K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, 1967, p. 24). L’informatica appare come un rivelatore ed un acceleratore di questa alienazione””. [J.C. Quiniou, Marxismo e informatica, a cura di Cesi Pezzoli e Pier Carlo Maggiolini, 1972] (pag 21-22)”,”TEOC-021-FPA”
“QUINN Tom”,”Tales of the Old Soldiers. Ten Veterans of the First World War Remember Life and Death in the Trenches.”,”QUINN Tom: Laureato in Inglese, inizia a lavorare come giornalista per una rivista. Ha lavorato per Angling e Shooting Times e ha scritto per molti giornali, tra cui il Telegraph, l’Observer, il Times e la rivista Country. Raccolta dei ricordi di 10 soldati inglesi impegnati a combattere nelle trincee della Battaglie della Senna, del Piave, in Belgio e in Germania. “”La Prima guerra mondiale costò circa 10 milioni di vite, causò feriti forse il doppio di quel numero e lasciò migliaia di sopravvissuti con ricordi che sarebbero durati tutta la vita. Questa è una raccolta di alcuni di quei ricordi, raccontati da 10 uomini che hanno combattuto e sono sopravvisuti. Descritti in prima persona sentimenti ed esperienze di quei soldati che hanno sopportato la spaventosa vita di trincea, (…) nelle condizioni atmosferiche più avverse e assistito alla morte di innumerevoli amici e commilitoni. Eppure, nonostante le atrocità (…) i soldati conservarono il senso dell’umorismo e della dignità (…) Illustrato con fotografie dell’epoca in trincea, in foto ricordo (…)”” (dal risvolto di copertina, traduz. d. r.) <> (pag 10, traduz. d. r.) <> (pag 31, traduz. d. r.)”,”QMIP-050-FSL”
“QUINTILIANO Marco Fabio a cura di Simone BETA e Elena D’INCERTI AMADIO”,”Istituzione oratoria. Volume primo libri I-II.”,”Il primo testo completo dell’ Institutio Oratoria fu rinvenuto nell’estate del 1416 in Svizzera nell’abbazia di San Gallo da Poggio BRACCIOLINI che commentò in una lettera all’amico GUARINI: “”Come tu sai, molti sono stati gli autori latini capaci di rendere adorna e raffinata l’arte della parola; ma il più illustre ed eccellente di tutti è stato Marco Fabio Quintiliano””.”,”STAx-014″
“QUINTILIANO Marco Fabio, a cura di Simone BETA Elena D’INCERTI AMADIO”,”Istituzione oratoria. Volume I.”,”Marco Fabio Quintiliano, il più grande maestro di retorica a Roma, nacque a Calagurris (oggi Calahorra) in Spagna intorno al 40 d.C. Arrivò a Roma verso la fine degli anni Cinquanta; probabilmente vi studiò prima con il grammatico Remmio Palemone e vide nella sua scuola alcuni dei difetti contro i quali avrebbe poi combattuto; si sa di certo che divenne amico di Domizio Afro. Nel 68 l’Imperatore Galba lo conduce a Roma. Qui Quintiliano apre una scuola nella quale insegnerà per vent’anni (tra i suoi allievi più celebri si ricordano Plinio il Giovane e, secondo alcune fonti, anche Tacito e Giovenale. Nel 71 per primo beneficia della decisione dell’Imperatore Vespasiano di retribuire con uno stipendio statale di centomila sesterzi all’anno i migliori maestri di retorica. Intanto esercita saltuariamente la professione di avvocato. Prima della morte di Domiziano, avvenuta in autunno del 96, viene pubblicata, su pressione dell’editore Trifone, l’Institutio Oratoria. Questo anno segna probabilmente anche la morte dello stesso Quintiliano, benchè alcune fonti la spostino più avanti, al 100 d.C.”,”STAx-099-FL”
“QUINTILIANO Marco Fabio, a cura di Simone BETA”,”Istituzione oratoria. Volume II.”,”Marco Fabio Quintiliano, il più grande maestro di retorica a Roma, nacque a Calagurris (oggi Calahorra) in Spagna intorno al 40 d.C. Arrivò a Roma verso la fine degli anni Cinquanta; probabilmente vi studiò prima con il grammatico Remmio Palemone e vide nella sua scuola alcuni dei difetti contro i quali avrebbe poi combattuto; si sa di certo che divenne amico di Domizio Afro. Nel 68 l’Imperatore Galba lo conduce a Roma. Qui Quintiliano apre una scuola nella quale insegnerà per vent’anni (tra i suoi allievi più celebri si ricordano Plinio il Giovane e, secondo alcune fonti, anche Tacito e Giovenale. Nel 71 per primo beneficia della decisione dell’Imperatore Vespasiano di retribuire con uno stipendio statale di centomila sesterzi all’anno i migliori maestri di retorica. Intanto esercita saltuariamente la professione di avvocato. Prima della morte di Domiziano, avvenuta in autunno del 96, viene pubblicata, su pressione dell’editore Trifone, l’Institutio Oratoria. Questo anno segna probabilmente anche la morte dello stesso Quintiliano, benchè alcune fonti la spostino più avanti, al 100 d.C.”,”STAx-100-FL”
“QUIRESI Ezio”,”Donne. Il lavoro femminile in Italia nel Dopoguerra in 80 fotografie.”,”QUIRESI Ezio fotografo, ha ricevuto nel 1957 un premio dalla FIAF.”,”DONx-037″
“QUIRICO Domenico”,”Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’ Italia.”,”ANTE1-5 QUIRICO Domenico, giornalista. ha seguito per La Stampa le vicende africane degli ultimi vent’anni. Ha pubblicato ‘Storia delle truppe coloniali italiane’ e ‘Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia’.”,”ITQM-135″
“QUIRICO Domenico”,”Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per La Stampa le più drammatiche vicende africane degli ultimi venti anni, dal Mozambico al Congo, dalla Somalia all’Algeria. Oggi è corrispondente da Parigi. Autore di Storia dell’unificazione europea (Agorà 1998), negli Oscar Mondadori ha pubblicato Squadrone bianco. Storia delle truppe coloniali italiane e Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia. ‘Nella capitale militare d’Italia di cui molti criticarono la posizione periferica, assai distante dal fronte (a Udine proprio per queste ragioni in tempo di pace non era dislocato neppure un comando d’armata), a poco a poco traslocarono le prerogative del governo di Roma. Tutto ormai partiva e arrivava lì: permessi e ordinazioni gigantesche per l’industria, passaporti e inchieste giudiziarie e di polizia. Le penne fini del giornalismo avevano lasciato i corridoi di Montecitorio come una città morta. Il pigia pigia e la mischia degli interessi politici avevano fatto fagotto. Tutta Italia ogni giorno aspettava con il fiato sospeso il bollettino del comando supremo, unica verità declinabile sulle operazioni militari a cui era addetto un ufficio fitto di accorti alchimisti della propaganda. A Udine accorrevano ambasciatori e ministri, uomini di affari e trafficoni, spie e intermediari. Le porte si aprivano ai giornalisti ammessi perché giudicati fedeli al verbo del Capo, in prima fila sempre il direttore del “”Corriere””, Luigi Albertini, che serviva a Cadorna come messo per dettare la linea all’ormai esautorato governo di Roma. Costretto a occuparsi dell’ordinaria amministrazione anche Salandra, uomo rispettabile ma a cui mancava quella forza interiore che ispira la grandezza, aspettava ogni giorno il bollettino per sapere se rallegrarsi o mettersi in gramaglie. Attorno al comando, come avviene nelle appendici di regge e caserme, la città si era trasformata in un’immensa sfrigolante retrovia, in cui orari abitudini e affari erano regolati sulle necessità di quel popolo di ufficiali e attendenti”” (pag 249-250) (capitolo: ‘I vincitori. Un volto scalpellato nel più duro granito del Verbano’)”,”ITQM-016-FL”
“QUIRICO Domenico”,”Squadrone bianco. Storia delle truppe coloniali italiane.”,”Domenico Quirico giornalista inviato per La Stampa in vari paesi del mondo tra cui Mozambico, Congo, Somalia, Algeria, Medio Oriente. Autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (Agorà, 1998). “”La rivolta di Batha Agos è diretta contro questo nuovo ordine. Perché le prime vittime dell’amministrazione italiana saranno proprio le bande. Ereditate dal periodo della prima timida occupazione in cui avevano costituito una stampella indispensabile alle nostre magre forze permettendo di annettere come nostro qualche chilometro di territorio che non eravamo in grado di controllare dati i mezzi risicati, sono uno scandalo in una colonia avviata alla normalizzazione. Pian piano l’Italia si fa i muscoli. Batha Agos è un uomo accorto; intuisce che Baratieri sta procedendo alla smobilitazione di molte guerresche combriccole come la sua, disarmando i guerrieri e arruolando i più presentabili tra gli ascari. Che sono tutt’altra cosa: sottoposti a disciplina, assimilati per quanto possibile nella nuova cultura italiana, soggetti a ufficiali italiani. Batha Agos è e resta sempre un brigante, sa che prima o poi gli arriverà l’ordine di ridurre il suo corteggio di guerrieri e che a poco a poco diventerà un signorotto locale senza potere. Il suo mondo rischia di scomparire, è naturale che decida di far quello che i ras fanno da sempre: cambiare cavallo, allearsi con i suoi nemici di ieri, Mangascià e Menilik, per strappare nuovo potere. Il doppio gioco, il tradimento sono merce comune per i ras, nessuno si sente legato a nulla se non al proprio personale interesse. Batha Agos non è lo zelante baciapile che gli italiani credono, sempre con il fucile da una parte e il rosario da sgranare dall’altra. E’ il brigante senza patria che gli Habab hanno assoldato per difenderli, facendo la fine di un gregge di pecore che mette alla propria guardia un lupo per tutelarli da altri lupi. Ha riavuto la sua terra grazie agli italiani; adesso; grazie ai tigrini e agli etiopi, ne avrà di più. Non va però dimenticato che nella rivolta ebbero una parte, non si sa quanto piccola, i lazzaristi francesi, che all’epoca, in pieno clima crispino e antigallico, vennero accusati a gran voce di essere i veri registi dell’insurrezione”” (pag 116-117)”,”ITQM-226″
“QUIRICO Domenico”,”Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per “”La Stampa”” le vicende africane degli ultimi vent’anni, dal Mozambico al Congo. E’ autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (1998).”,”ITQM-014-FV”
“QUIRICO Domenico”,”Adua. La battaglia che cambiò la storia d’Italia.”,”Domenico Quirico, giornalista, ha seguito per “”La Stampa”” le vicende africane degli ultimi vent’anni, dal Mozambico al Congo. E’ autore di una ‘Storia dell’unificazione europea’ (1998). “”Immaginate l’effetto che doveva avere sulle famiglie dei prigionieri l’arrivo di quelle lettere da un paese che molti credevano abitato da selvaggi nudi e forse anche antropofagi! Qualche animoso parente provava a rispondere”” (pag 358) “”Nessuna battaglia ci assomiglia così tanto nei pregi e nei difetti”” (quarta di copertina)”,”ITQM-245″
“QUIRICO Monica”,”””Collettivismo”” e “”totalitarismo”” nel pensiero di A. von Hayek (1930-1950).”,”Superiorità delle ‘formazioni spontanee’ Critica del concetto di giustizia sociale Critica del Welfare State Affinità tra Hegel e Comte e influenza, secondo Hayek, dei due su Feuerbach Marx Engels Renan, Taine, Durkheim, Mazzini, Croce, Dewey. Sull’opera ‘La via della schiavitù'”,”ECOT-002-FMB”
“QUIRICO Monica RAGONA Gianfranco”,”Socialismo di frontiera. Autorganizzazione e anticapitalismo.”,”Monica Quirico è Honorary research fellow dell’Università di Soderton (Stoccolma) e le sue ricerche vertono principalmente sul movimento operaio svedese. Tra i suoi titoli: ‘Il socialismo davanti alla realtà. Il modello svedese (1990-2006)’, Editori Riuniti, 2007. Gianfranco Ragona insegna Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Si è occupato dei rapporti tra anarchismo ed ebraismo in Germania tra Otto e Novecento e dei dibattiti sul marxismo e socialismo in Europa e negli Stati Uniti. Tra i suoi titoli ‘Anarchismo. Le idee e il movimento’, Laterza, 2013. Teorie sulla democrazia diretta e critica del marxismo e del bolscevismo dei vari esponenti del ‘socialismo di frontiera’ Gustav Landauer Alexandra Kollontaj Paul Mattick Raniero Panzieri Rudolf Meidner Nicos Poulantzas Alain Bihr… Sottolineature di GMB”,”TEOC-018-FMB”
“RABATÉ Jean- Claude, a cura di”,”L’Armée dans la société espagnole, 1808-1939.”,”Alcuni articoli in francese e, per lo più, in spagnolo (in totale 10 articoli) RABATÉ Jean-Claude: ispanista francese. Professore di civiltà spagnola alla Nuova Università della Sorbona – Parigi 3 (2009). Studioso di Miguel de Unamuno y Jugo (1864-1936). (DaIla prefazione di Rabaté J. C. in francese): «Il volume che presentiamo si propone di offrire ai candidati ai diversi concorsi spagnoli (per insegnanti delle scuole pubbliche) e, più in generale, agli studenti interessati alla storia della Spagna contemporanea, spunti di riflessione e conoscenza sui diversi e complessi rapporti tra l’esercito e la società spagnola tra il 1808 e il 1939. (…) Analizzare il ruolo dell’esercito spagnolo in un periodo così lungo richiede scelte drastiche e siamo consapevoli che i dieci articoli di questo volume coprono fin troppo parzialmente un argomento di tale portata. Abbiamo volutamente alternato articoli di sintesi con altri più circostanziati, legati all’evento o alla biografia di un personaggio famoso. Lo studio di Fernando Puell de la Villa invita il lettore ad apprezzare maggiormente le principali caratteristiche dell’istituzione militare spagnola tra il 1808 e il 1939; quello di Pedro Carlos Gonzáles Cuevas documenta la storia dei complessi rapporti tra la destra spagnola e l’esercito; quello di Benoît Pellistrandi colloca in una prospettiva storica la realtà dell’esercito e la sua evoluzione nella Spagna del XIX secolo; Eduardo González Calleja analizza il ruolo svolto dall’esercito nel mantenimento dell’ordine tra il 1875 e il 1936; infine, Mariano Esteban de Vega si concentra sul servizio militare, luogo privilegiato dei rapporti, talvolta conflittuali, tra esercito e società nella Spagna della Restaurazione. (…) quello di Sebastian Balfour studia come, dalla guerra coloniale a quella civile, “”l’africanismo diventi non solo una componente essenziale della Dittatura ma anche la spina dorsale dell’esercito franchista””. Carolyn P. Boyd analizza gli stretti legami tra esercito e politica durante il regno di Alfonso XIII (1902-1931) e le interazioni tra l’istituzione militare e il potere civile. (…) José Gregorio Cayuela Fernández, nel suo articolo, paragona gli eventi del 1923 e del 1936 per evidenziare come la soluzione autoritaria, imposta da alcuni settori dell’esercito, si traduca nella forma di un “”intervento diretto”” nella vita politica spagnola. (…)» (pg 7. Traduz.d.r.)”,”SPAx-025-FSL”
“RABAUT Jean”,”L’ anti-militarisme en France, 1810-1975. Faits et Documents.”,”Nato nel 1912, J. RABAUT ha compiuto gli studi a Neuilly e poi ha studiato storia alla Sorbona. Ha frequentato l’ avanguardia letteraria e politica. Resistente nell’ autunno 1940, ha lasciato nel dopoguerra l’ insegnamento per il giornalismo. E’ stato il principale fondatore e segretario della Societé d’ études jaurésiennes. Ha pubblicato ‘Jaures et son assassin’ (1967) e ‘Jaures’ (1974), ‘Tout est possible. Les gauchistes francais de 1920 à 1944′. “”Resta l’ Italia; non sarà molto generoso parlarne troppo… Diciamo solo che se la guerra gli è favorevole essa avrà l’ unità e un debito enorme. Quale vittoria? Per qualsiasi nazione presa a sé, la guerra trascina dunque qualche catastrofe particolare, qualche ferita – o profonda – o mortale. Quanto ai mali generali inerenti a tutte i conflitti e che peseranno inevitabilmente su tutti i popoli coinvolti, essi saranno ancora aggravati dalla situazione attuale. Gli eserciti permanenti raggiungono milioni di uomini; i debiti nazionali e privati raggiungono una cifra che rende probabile la bancarotta, il sangue e l’ oro delle nazioni coleranno a fiumi, se la lotta si estenderà, sia verso oriente, sia verso occidente. I popoli comprenderanno tutto ciò; essi hanno orrore di questo macello; mai la guerra è stata così impopolare. La Germania è disperata; il soldato prussiano protesta con rabbia; guarda intorno a lui, si sente preso, incatenato, dentro a un ingranaggio; egli marcia per forza e divora la sua collera. Bismarck è odiato, disprezzato, insultato in tutta Europa. Eccetto l’ Italia, le nazioni sono dichiaratamente per la pace; (…)””. (pag 22-23, ‘La Rive gauche, 10 giugno 1866)”,”FRQM-030″
“RABAUT Jean RIOUX Jean-Pierre JENKINS Roy BICHAT Jean-Marcel LEMOINE Georges CHARZAT Michel RICHARD Serge PELIKAN Jiri BIONDI Jean-Pierre”,”Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes et l’exercice du Pouvoir. La justice dans la libertè. [Jean Jaurés, Otto Bauer, Léon Blum, Alexandre Dubcek, Tage Erlander, Léopold Sédar Senghor]”,”””La querelle entre réformistes et révolutionnaires – notons que Jaurés cependant revendiquait ce dernier titre – avait une dimension internationale. En Allemagne, un ancien disciple de Marx, Eduard Bernstein, avait publié un livre où il mettait en question la doctrine du maître, notamment la théorie de la valeur, la marche inéluctable vers la concentration capitaliste, la polarisation de la société en deux classes radicalement antagonistes. Son adversaire principal au sein de la socialdémocratie, Karl Kautsky, défendait l’orthodoxie. Jaurés entre dans le débat, par le moyen d’une conférence prononcée à Paris. Il défend le marxisme contre son détracteur, expliquant que ses thèses centrales: la théorie de la valeur, la conception matérialiste de l’histoire, le processus dialectique, son toujours valables. Il ajoute que “”le marxisme lui-même contient les moyens de compléter le marxisme, là où il faut””. En ce qui concerne la tactique, Jaurès n’est ni du côté de Bernstein, ni du côté de Kautsky. Il estime contre Bernstein que le prolètariat et la bourgeoisie sont radicalement antagonistes; mais il pense comme lui qu’il ne faut pas avoir peur des rencontres et des contacts multiples entre la classe prolétarienne et les autres classes. “”Nous voulons la révolution, mais nous ne voulons pas la haine éternelle””. Le ton du débat entre ministériels et revolutionnaires ne baisse pas pour autant. Les guesdistes lancent un quotidien: ‘Le Petit Sou’, soutenu par un multimillionnaire excentrique, Alfred Edwards, qui, beau-frère de Waldeck Rousseau, cherchait à faire pièce à son existence ministérielle. Le 23 septembre 1900, la salle Wagram héberge 800 délégués au Ve congrès de la IIe Internationale. Ils votent sur la participation ministérielle un texte rédigé par Kautsky, où il était dit que l’entrée d’un socialiste isolé dans un gouvernement bourgeois ne peut être considérée “”comme le commencement normal de la conquête du pouvoir politique, mais seulement comme un expédient forcé, transitoire et exceptionnel. Si dans un cas particulier, la situation politique nécessite cette expérience dangereuse, c’est là une question de tactique et non de principe””. C’était en somme faciliter les choses à Jaurès. Le Congrès des organisations socialistes françaises, qui succède dans la même salle au congrès international, n’en voit pas moins des affrontements violents”” (pag 35) [Jean Rabaut, Jean-Pierre Rioux, ‘Jean Jaurés’] [(in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les Socialistes et l’exercice du Pouvoir. La justice dans la libertè’, Romorantin, 1978]”,”MEOx-116″
“RABB Theodore K.”,”Gentiluomini e mercanti. L’espansione inglese, 1575-1630.”,”Theodore K. Rabb è stato professore associato d Storia all’Università di Princeton.”,”ECOI-414″
“RABEHL Bernd”,”La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia.”,”Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) “”La ricerca marxiana e le acquisizioni teoriche di Rjazanov avevano il segno delle discussioni e delle contese interne alla socialdemocrazia russa. In essa Rjazanov si caratterizzava come “”occidentalista””. Il ruolo degli intellettuali russi nella vita politica del Paese e i problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa furono al centro del suo interesse politico e del suo studio del marxismo, sia prima che dopo il 1905 (10). Lo sviluppo storico della Russa e le ricerche e le osservazioni di Marx sulla situazione russa e sulla politica estera dello zarismo presero il primo posto nelle sue riflessioni quando l’espansione zarista in Asia si scontrò con la Grande Potenza giapponese e la Russia dalle sue sconfitte all’estero sembrò spinta ad una crisi rivoluzionaria interna (11). La formazione di un movimento sindacale in Russia, nel corso della rivoluzione del 1905-1906, attirò il suo interesse sulla concezione marxiana del sindacato. I sindacati erano un’organizzazione di classe autonoma, che recepiva gli immediati interessi economici degli operai, unificava questi ultimi come classe e li metteva in grado di svolgere un’azione politica, o costituivano invece una forma di movimento necessariamente limitato, che doveva essere subordinato al partito operaio? (12). Anche lo studio degli scritti politici di Marx e di Engels e delle loro osservazioni sulla Russia, l’India e la Cina, avvenne sulla base di questo riferimento attuale alle lotte di classe in Russia. Sulla base di questi interessi politici, D.B. Rjazanov si formò come conoscitore e specialista del marxismo, del quale mise a disposizione del movimento operaio importanti ricerche politiche, saggi, lettere, che, dopo averli fatti venire alla luce dagli archivi che li conservavano, collocò nel loro contesto storico-politico. In base a ciò, nel 1920, il Partito comunista russo gli affidò l’organizzazione dell’Istituto Marx-Engels e l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels (13). Le ‘Revelations of the diplomatic history of the 18th century’, che attirarono l’interesse di Rjazanov principalmente per la discutibile interpretazione che egli dava della trasformazione del dispotismo zarista in assolutismo, furono pubblicate dal 16 agosto 1856 fino al 1° aprile 1857 in tredici numeri di “”The Free Press”” di Londra. Gli articoli furono raccolti in volume a Londra, nel 1899, dalla figlia di Marx, Eleanor, col titolo di ‘Secret diplomatic history of the 18th century’. Questo scritto non fu inserito né nella ‘Marx-Engels Gesamtausgabe’ (MEGA), né nelle ‘Marx-Engels-Werk’ (MEW) (14). Del fatto che gli editori di osservanza marxista-leninista abbiano ignorato, o meglio sottratto al dibattito e proibito, questa esposizione marxiana dei fondamenti semiasiatici della storia russa, non si può far carico a D.B. Rjazanov. Egli ha riscoperto e interpretato questi articoli di Marx già nel 1909, nel saggio sulla ‘Origine del predominio della Russia in Europa’. Certo, egli rifiutò la caratterizzazione di Marx della storia russa e in tal modo polemizzò indirettamente anche con Plechanov, Lenin, Trotsky e la Luxemburg, i quali, stimolati dalla rivoluzione del 1905, si occuparono dei residui asiatici nella società e nello Stato; ma comunque egli sottopose alla discussione questa immagine che Marx aveva dato della Russia negli anni Cinquanta del XIX secolo. Nel 1918 apparve una traduzione russa dello scritto di Rjazanov del 1909. Nel 1917 Rjazanov lavorò, insieme a Luise Kautsky, all’edizione degli scritti e articoli di Marx e di Engels pubblicati tra il 1852 e il 1862 che trattavano della situazione in Inghilterra, di Palmerston, della guerra russo-turca, della rivoluzione spagnola, dell’India, della Cina e della Russia (15). Solo negli anni Cinquanta, dopo il XX Congresso del PCUS, gli scritti sulla crisi d’Oriente e sulla guerra di Crimea furono inseriti nelle “”MEW”””” (pag 187-188) [(10) M.N. Pokrovskij, O russkom feodalizme, proizkhozdenije i karaktere absokjutizma v Rossii, in ‘Borba klassov’, n. 2, 1931 pp. 79 e sgg.; (11) Ibidem, p. 82; (12) M.N. Pokrovskij, Istoriceskaja nauka in borba klassov’, Mosca-Leningrado, 1933, p. 287; (13) Ibidem, p. 291; (14) A.M. Pankratova, op.cit., pp. 68 e segg; E. Oberländer, op. cit., pp. 69 e sgg.; (15) M.N. Dubrovskij, K voprosu o susnosti “”asiatkogo”” sposaba proizvodsto feodalizma, krepostnicestva i torgovskogo kapitala, Mosca, 1929, p. 162] [Bernd Rabehl, ‘La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia’] [(in) Karl Marx, Storia diplomatica segreta del XVIII secolo, 1978] Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) “”In Occidente l’analisi critica dello stalinismo si incentrò su tre posizioni fondamentali: K.A. Wittfogel incluse la “”autocrazia stalinista”” tra le forme fenomeniche del “”dispotismo asiatico””, con ciò affermando, o volendo dimostrare, che il rivolgimento sociale che aveva avuto luogo nell’URSS si era realizzato sulla base di una società asiatica, che aveva enormemente rafforzato il dispostismo dello Stato e creato un tipo del tutto nuovo di dominio di classe (…). E. Mandel e H. Marcuse, richiamandosi direttamente o indiriettamente alla tradizione di un marxismo di tipo trotskista o “”austriaco””, videro nella società sovietica, malgrado tutte le deformazioni statalistiche e burocratiche, una base di partenza per l’avvio o per il proseguimento della trasformazione sociale della società. T. Cliff e P. Mattick caratterizzarono questa forma sociale come una variante specifica o come uno stadio determinato della socializzazione capitalistica della produzione, come “”capitalismo di Stato””. Nella seconda e terza di queste posizioni fondamentali non veniva affatto messo in dubbio il fondamento europeo della storia russa.”” (pag 184-185) pag 198 pag 205-206 pag 233 pag 184-185 pag 198 pag 205-206 pag 233″,”RJAx-016″
“RABEHL Bernd”,”Geschichte und Klassenkampf. Einführung in die marxistische Geschichtsbetrachtung der Arbeiterbewegung.”,”RABEHL Bernd: ‘Storia e lotta di classe. Introduzione alla visione marxista della storia del movimento operaio’ Contiene il capitolo: ‘Taktik aund Organisation der I. Internationale’ (pag 88-102) Due capitoli sulla controversia Marx Engels vs Bakunin, e vs Lassalle”,”MGEx-233″
“RABELAIS François, a cura di Mario BONFANTINI”,”Gargantua e Pantagruele. Volume primo.”,”””Il più grande spirito dell’età moderna”” (Balzac) Il trasferimento degli ‘Utopiensi’ da Utopia. (pag 321-322)”,”VARx-013-FV”
“RABELLOTTI Roberta HIRSCH Giovanna MOLINI Vasco”,”L’economia della Corea del Sud. Dal sottosviluppo al club dei “”ricchi””.”,”RABELLOTTI Roberta è professore di economia politica al Dipartimento di Scienze economiche e Metodi quantitativi dell’Università del Piemonte orientale. HIRSCH Giovanna è ricercatrice presso l’AISLO (Associazione italiana incontri e studi sullo sviluppo locale). MOLINI Vasco è assistant professor al Centre for World Food Studies della Vrije Universiteit di Amsterdam.”,”ASIE-022″
“RABELLOTTI Roberta”,”Rapporto Corea del Sud: un modello di industrializzazione tardiva.”,”Roberta Rabellotti, laureata in economia politica all’Universit Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Science all’University of Oxford ed è ricercatrice presso il dipartimento di Scienze economiche dell’Univesità di Padova (1995). Nel testo l’autrice afferma che “”la dominazione giapponese rappresentò un momento importante nel processo di sviluppo economico del paese poiché coincise con l’inizio di una fase di rapida industrializzazione, di modernizzazione dell’agricultura e delle istituzioni pubbliche e di creazione delle infrastrutture di base. Alcune competenze tecnologiche, pur se controllate dai giapponesi, vennero in parte assimilate dalla popolazione locale, rappresentando la base sulla quale successivamente si è innestato il processo di sviluppo”” (pag 2). “”Agli inizi degli anni 1950 (…) la Corea del Sud veniva considerata da molti osservatori un paese estremamente arretrato; senza grandi possibilità di sviluppo: il reddito pro-capite era inferiore a quello dell’India; nel Nord erano rimaste le principali fonti energetiche e la maggior parte delle materie prime; il settore agricolo era poco meccanizzato e l’industria leggera poco più che embrionale; il regime di #Rhee era inoltre noto per l’elevata corruzione e la speculazione diffusa, alimentate dagli ingenti aiuti americani e dalla forte protezione dell’economia”” (pag 3). “”Il tasso medio annuo di crescita del prodotto nazionale lordo (PNL) per il periodo tra il 1954 e il 1962 è (stato) pari al 3,7 per cento, mentre quello pro-capite è (stato) pari all’uno per cento. (pag 9) (…) Dal 1962 in poi l’economia coreana è stata sostanzialmente guidata da piani di sviluppo quinquennali (…) (con una politica economica orientata alla) promozione delle industrie chimiche e pesanti, 1972-1979. (pag 11) (…) In poco più di trent’anni, con un tasso medio di crescita del PNL pari a 8,4 per cento, la Corea del Sud è stato sicuramente uno dei paesi al mondo caratterizzati dalla crescita più rapida ed elevata””‘ (pag 14)'”,”ASIE-028″
“RABELLOTTI Roberta”,”Rapporto Corea del Sud: un modello di industrializzazione tardiva.”,”Roberta Rabellotti, laureata in economia politica all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Science all’University of Oxford ed è ricercatrice presso il dipartimento di Scienze economiche dell’Univesità di Padova (1995).”,”ASIE-004-FV”
“RABIN Leah”,”Una vita insieme. L’appassionante testimonianza della moglie e compagna di Yitzhak Rabin.”,”Leah Schlossberg Rabin di origine tedesca, ha sposato Yitzhak Rabin nel 1948 ed è stata al suo fianco sino al tragico attentato del 4 novembre 1995. “”Il giorno in cui lasciò la carica di capo di stato maggiore, Yitzhak fu l’uomo più felice del mondo. Ricordo che, dopo l’addio ufficiale alle armi, tornò a casa facendo letteralmente i salti di gioia e disse: “”Finalmente non sono più responsabile di vite umane”””” (pag 117)”,”VIOx-195″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”Alexander RABINOWITCH è professore di storia e D del Russian and East European Institute dell’ Indiana University. Ha scritto ‘Prelude to Revolution’ e curato con altri ‘Revolution and Politics in Russia’.”,”RIRx-069″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”RABINOWITCH Alexander è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’ Indiana University. Ha scritto pure ‘Prelude to Revolution’ e curato con altri, Revolution and Politics in Russia’. Controversia nel partito bolscevico sulla questione dell’ insurrezione. “”Si deve anzitutto osservare che, mentre Trotsky, Sokolnikov ed altri membri del Comitato Centrale favorevoli alla risoluzione presa il 10 ottobre stavano adoperandosi per renderla operativa, Kamenev e Zinoviev continuavano ad impegnarsi strenuamente per impedire la possibilità d’ una rivolta armata, nella persuasione che un suo prematuro inizio promosso dal partito si sarebbe concluso con un disastro ancor più grave di quello subito a seguito dell’ insurrezione di luglio, e con la speranza, non ingiustificata, che il loro punto di vista avrebbe ottenuto il consenso di gran parte dei dirigenti bolscevichi delle regioni periferiche””. (pag 249-250) “”Ad ogni modo, è importante osservare che la controversia all’ interno dell’ apparato dirigente bolscevico, venne tacitata dall’ approvazione definitiva della risoluzione presa nell’ incontro del 10 ottobre. Kamenev, dopo aver dichiarato che non poteva assumersi la difesa della linea politica fissata in quel documento e predestinata a risolversi in una disfatta per il partito e per il proletariato, rassegnò le proprie dimissioni da membro del Comitato Centrale. (…) Altri tre moderati – Nogin, Miljutin e Rykov – tentarono inutilmente che “”Rabocij”” pubblicasse un loro appello, del quale non è mai venuto alla luce il contenuto. Invece Kamenev, non riuscendo ad ottenere ospitalità nella stampa bolscevica, si rivolse a “”Novaja zizn””, il giornale diretto da Gorkij, perché rendesse pubbliche le sue argomentazioni contro la rivolta. Quando esse furono riporate da quel quotidiano, Lenin temette sul momento – a quanto risulta da alcune sue lettere – che ogni possibilità di azione immediata fosse compromessa. Quasi fuori di sé per la collera, egli dichiarò adesso guerra aperta a Kamenev e Zinoviev, e fece ogni sforzo perché entrambi venissero espulsi dal partito. Però, nella seduta del 20 ottobre, il Comitato centrale si oppose recisamente a tale richiesta e si limitò ad accettare le dimissioni di Kamenev dall’ apparato dirigente bolscevico e ad ingiungere allo stesso Kamenev e a Zinoviev di non fare più dichiarazioni pubbliche di qualsiasi genere contro le risoluzioni ufficiali del partito.”” (pag 261-262)”,”RIRO-271″
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks in Power. The First Year of Soviet Rule in Petrograd.”,”Foto dei funerali di Uritski (1918) (pag 328) RABINOWITCH Alexander è professore emerito di storia presso l’ Indiana University, Bloomington. Si è occupato della storia russa e della rivoluzione bolscevica. Il suo libro classico è ‘The Bolsheviks Come to Power’ (1917). Ha scritto pure ‘Prelude to Revolution: The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising’ (1968). Giornalista bolscevico Slutskii (pag 35-)”,”RIRO-336″
“RABINOWITCH Alexander”,”I bolscevichi al potere. La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado.”,”Nei mesi successivi al crollo del regime zarista nella Russia dilaniata dalla guerra, l’ultraradicale Partito bolscevico emerse dall’oscurità per rovesciare il Governo provvisorio e stabilire il primo governo comunista del mondo. Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia.”,”RIRO-094-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”Prelude to Revolution. The Petrograd Bolsheviks and the July 1917 Uprising.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. Preface to the Midland Edition, Prologue, Conclusion, Selected Bibliography, Notes, Index, cartina,”,”RIRx-045-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks in Power.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. Preface and Acknowledgments, Abbreviations, Chronology of Key Events, Notes, Selected Bibliography, maps, foto, Index,”,”RIRO-142-FL”
“RABINOWITCH Alexander”,”The Bolsheviks Come to Power. The Revolution of 1917 in Petrograd.”,”Alexander Rabinowitch è professore di storia e direttore del Russian and East European Institute dell’Indiana University. Ha scritto: Prelude to Revolution, e curato, con altri, Revolution and Politics in Russia. List of Illustrations, Acknowledgments, Note on Transliteration, Dates, Introduction, Epilogue, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRx-103-FL”
“RABITO Vincenzo, a cura di Evelina SANTANGELO Luca RICCI”,”Terra matta.”,”RABITO Vincenzo è nato a Chiaramonte Gulfi nel 1899. E’ morto nel 1981. “”E quinte, li acente stavino male, poi perché il coverno Batoglio aveva fatto l’Omnistizia e si aveva reso all’amiricane. E questo Batoglio faceva la querra contra la Cermania, che prima, quanto scoppiò la querra, fu il primo a dichiarare la querra contra l’America, e prima diceva: “”Evviva il fascisimo””, e ora era contra il fascisimo e contra la Cermania, e non si poteva racionare più. Quente, c’era tanto intrallazzo e tanta camurra: un paro di scarppi 13 mila lire, un vestito 20 mila lire, chi poteva robare robava, li carabiniere non comantavino più, e sparte li tempolate dovevino tastare, se parlavino””. (pag 295)”,”BIOx-133″
“RACHMANOWA Alja”,”Studenti, amore ceka e morte.”,”Filone letteratura anti-bolscevica pro ‘bianchi’. “”E invece di fare appunti, scarabocchio sul quaderno le parole che colgo a volo: “”Ha sentito? Ha sentito? Kolciak è stato arrestato dai “”ceki””. – Povero Kolciak! – Lo hanno arrestato a Nishnendinsk, lo hanno insultato e sul finestrino del suo scompartimento hanno issato la bandiera inglese, quella francese e non so qual altra ancora, ma la russa no, quella non può più portarla. – Lo hanno tradito, lo uccideranno! – Per amor di Dio! E gli Alleati? Come permettono una cosa simile? – Gli Alleati hanno abbandonato anche noi. La Russia è morta!””. (pag 347)”,”RIRO-281″
“RACHMANOWA Alessandra”,”Matrimoni nella bufera rossa. Diario di una donna russa.”,”Crisi delle abitazioni e stanze e mancanza di carbone (pag 42-44)”,”RIRO-016-FV”
“RACINARO Roberto”,”La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo.”,”Roberto RACINARO (Reggio Calabria 1948) insegna filosofia teoretica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ di Salerno. Per la sua bibliografia vedi pag 2.”,”TEOC-018″
“RACINARO Roberto”,”Rivoluzione e società civile in Hegel.”,”””Non domandate a chi vi ascolta se concorda assolutamente con voi; domandategli se procede nello stesso senso”” (Goethe) (in apertura) RACINARO Roberto, nato a Reggio Calabria nel 1948, è stato borsista presso l’Istituto italiano di studi storici. Attualmente (1972) è ricercatore presso l’Istituto di Filosofia dell’Università di Salerno. Robespierre. “”L’unica opera della «libertà assoluta», secondo Hegel, è la morte: «una ‘morte’ che non ha alcun interno ambito né riempimento» (175). Il governo rivoluzionario, infatti, si manifesta subito come ‘fazione’; chi lo avversa è immediatamente colpevole e, per essere condannati, basta essere ‘sospetti’: «Il ‘cadere in sospetto’ prende quindi il posto dell”essere colpevole’» (176). Il protagonista delle pagine hegeliane è, a questo punto, il rousseauniano Robespierre. Il suo nome non viene apertamente fatto nella ‘Fenomenologia’, ma, a parte i luoghi analoghi delle ‘Lezioni’ (177), proprio in un aforisma jenense Hegel scrive così: «La risposta, che Robespierre dava a tutto – qui uno aveva pensato questo, fatto quello, voluto questo o detto quello -, era: ‘la mort!’. La sua uniformità è altamente noiosa, ma ‘va bene per tutto’. Volete la giacca: prendetela; anche il panciotto: eccolo; date uno schiaffo: ecco anche l’altra guancia; volete il dito piccolo: strappatelo. ‘Posso dar la morte a tutto, astrarre da tutto’. Così la cocciutaggine è insuperabile (‘unüberwindlich’) e può ‘può superare (‘überwinden’) tutto in se stessa’. Ma la cosa più importante, che sarebbe da superare (‘überwinden’), sarebbe proprio questa libertà, questa morte stessa» (178)”” (pag 84-85) [note: (176) Op. cit, p. 419; (177) ‘Vorlesungen ueber die Philosophie der Weltgeschichte’, cit., p. 929-930); (178) L’aforisma è di Hoffmeister, ‘Dokumente zu hegels Entwicklung’, cit., p. 359; può non essere inutile ricordare un giudizio del giovane Marx: «L’intelletto ‘politico’ è ‘politico’ appunto in quanto pensa ‘entro’ i limiti della politica (…). Il periodo ‘classico’ dell’intelletto politico è la ‘Rivoluzione francese’. (…) Così Robespierre vede nella grande miseria e nella grande ricchezza un ostacolo alla ‘pura democrazia’. Egli desidera perciò stabilire una generale frugalità ‘spartana’. Il principio della politica è la ‘volontà’. Quanto più unilaterale, cioè quanto più compiuto è l’intelletto ‘politico’, tanto più esso crede all”onnipotenza’ della volontà, e tanto più è cieco dinnanzi ai ‘limiti naturali’ e spirituali della volontà, tanto più dunque è incapace di scoprire la fonte delle infermità sociali» (‘Kritische Randglossen zu dem Artikel «Der König von Preussen und die Sozialreform. Von einem Preussen», Werke, Bd 1, Dietz Verlag, Berlin, 1964, p. 402; abbiamo citato secondo la traduzione italiana di R. Panzieri, in ‘La questione ebraica e altri scritti giovanili’, Editori Riuniti, Roma, seconda edizione 1969, pp. 127-28] [Roberto Racinaro, ‘Rivoluzione e società civile in Hegel’, Napoli, 1972]”,”HEGx-035″
“RACINARO Roberto”,”Sul concetto hegeliano di “”astratto”” la “”riconciliazione alla Kotzebue””.”,”””La filosofia kantiana non ha saputo riconoscere il principio più profondo dei nuovi tempi, e con la sua opposizione fra determinante e determinato, fra l’universale da una parte e, dall’altra, i particolari, ha mostrato di essere completamente condizionata dalla realtà del mondo tedesco, estremamente suddiviso, profondamente scisso e, quindi, «infelice»”” (pag 100) “”Come è facile constatare, le analogie con la dialettica hegeliana di “”signoria e servitù”” sono evidenti. L’interesse di Hegel per quel piccolo capolavoro che è il romanzo di Diderot () è più comprensibile”” (pag 104) () ‘Le neveu de Rameau’ [Il nipote di Rameau”” è un dialogo satirico nel quale Diderot discute su questioni di etica ed estetica. I due personaggi che danno vita al dialogo sono designati con i pronomi lui e io, il primo indica Jean-Frainçis Rameau e il secondo lo stesso Diderot. Rameau intrattiene il filosofo raccontando episodi della propria vita: è un musicista fallito, un adulatore di professione, un miserabile di talento; uno scroccone che sopravvive facendo il buffone di corte nei salotti della borghesia parigina. Agli occhi del filosofo, quest’individuo spregevole appare come un misto di delirio e di buonsenso, di abiezione e di onestà. E proprio per questa sua contraddittorietà, il giovane Rameau sconcerta e affascina Diderot, il quale constata, stupefatto e a tratti inorridito, come sia possibile che una stessa persona sia dotata della più profonda sensibilità estetica e del tutto sprovvista del sentimento morale]”,”HEGx-002-FGB”
“RACINARO Roberto”,”Intellettuali e fascismo.”,”Su Croce. “”«(…) In verità non c’è opera storica del Croce che possa intendersi nel suo valore al di fuori di una definita battaglia politica. La pretesa “”neutralità”” pratica dello storico in quanto tale è una delle più sottili operazioni ideologiche del Croce, che ha sempre sostenuto il valore conoscitivo, e non determinante sul piano dell’azione, dell’opera storiografica, ma che ha sempre scritto pagine impegnate fino in fondo in una battaglia in ultima analisi politica». L’osservazione di Garin sulla profonda ‘politicità’ dell’atteggiamento «neutrale» postulato da Croce va fatta valere radicalmente, nel senso che essa non può non coinvolgere tutta la concezione della storia etico-politica, che, secondo l’acutissima notazione gramsciana, «è una ipostasi arbitraria e meccanica del momento dell’egemonia, della direzione politica, del consenso nella vita e nello svolgimento dell’attività dello Stato e della società civile» (A. Gramsci, Materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, cit., p. 187). Errato, dunque, parlare di un Croce «impolitico», là dove il suo discorso mira precisamente alla costruzione di un’egemonia a livello dello Stato”” (pag 187)”,”ITAF-007-FGB”
“RACINARO Roberto”,”Intellettuali e fascismo.”,”Su Croce. “”«(…) In verità non c’è opera storica del Croce che possa intendersi nel suo valore al di fuori di una definita battaglia politica. La pretesa “”neutralità”” pratica dello storico in quanto tale è una delle più sottili operazioni ideologiche del Croce, che ha sempre sostenuto il valore conoscitivo, e non determinante sul piano dell’azione, dell’opera storiografica, ma che ha sempre scritto pagine impegnate fino in fondo in una battaglia in ultima analisi politica». L’osservazione di Garin sulla profonda ‘politicità’ dell’atteggiamento «neutrale» postulato da Croce va fatta valere radicalmente, nel senso che essa non può non coinvolgere tutta la concezione della storia etico-politica, che, secondo l’acutissima notazione gramsciana, «è una ipostasi arbitraria e meccanica del momento dell’egemonia, della direzione politica, del consenso nella vita e nello svolgimento dell’attività dello Stato e della società civile» (A. Gramsci, Materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, cit., p. 187). Errato, dunque, parlare di un Croce «impolitico», là dove il suo discorso mira precisamente alla costruzione di un’egemonia a livello dello Stato”” (pag 187)”,”ITAF-007-FGB”
“RACINE Nicole BODIN Louis; testi di B. SOUVARINE C. RAPPOPORT V. MERIC L.O. FROSSARD A. TREINT M. THOREZ A. FRANCE H. BARBUSSE R. LEFEBVRE P. VAILLANT-COUTURIER M. FOURRIER J. DORIOT GUILLEAU J. RENAUD MONATTE ROSMER DELAGARDE A. MARTY A. DESOBLIN M. CLAMAMUS A FERRAT P. SEMARD M. CACHIN L. ARAGON A. BRETON P. ELUARD B. PERET P. UNIK J. DUCLOS G. DIMITROV G. PERI”,”Le Parti Communiste Francais pendant l’ entre-deux-guerres.”,”Testi di B. SOUVARINE C. RAPPOPORT V. MERIC L.O. FROSSARD A. TREINT M. THOREZ A. FRANCE H. BARBUSSE R. LEFEBVRE P. VAILLANT-COUTURIER M. FOURRIER J. DORIOT GUILLEAU J. RENAUD MONATTE ROSMER DELAGARDE A. MARTY A. DESOBLIN M. CLAMAMUS A FERRAT P. SEMARD M. CACHIN L. ARAGON A. BRETON P. ELUARD B. PERET P. UNIK J. DUCLOS G. DIMITROV G. PERI Nicole RACINE-FURLAUD storica, lavora al Centre d’ etude de la vie politique francais della Fondation nationale des sciences politiques (FNSP). Ha collaborato al Dizionario biografico del Maitron. Louis BODIN è direttore delle Presses de la Fondation nationale des sciences politiques. Ha pubblicato con Jean TOUCHARD ‘Front populair: 1936’ (1972).”,”PCFx-058″
“RACINE Jean-Luc”,”Cachemire. Au péril de la guerre.”,”J.L. RACINE è direttore di ricerca presso il CNRS, al Centre d’etudes de l’Inde et de l’Asie du Sud dell’Ehess, Ecoles des hautes etudes en sciences sociales. Lavora sulle dinamiche dell’India contemporanea, sulla visione dell’ordine mondiale e della geopolitica dell’Asia del sud. RC”,”INDx-097″
“RACINE Nicole; SERGE Victor”,”Victor Serge. Correspondances d’URSS (1920-1936).”,”Mil neuf cent. Revue d’histoire intellectuelle Éditeur : Société d’études soréliennes fonte: persée.fr Nel periodo in studio Serge ha inviato 110 lettere o cartoline postali a Marcel Martinet, 68 lettere o cartoline inviate a Henry Poulaille, e due lettere a Jean-Richard Bloch. La corrispondenza di Serge con Romain Rolland è andata perduta. Serge ha ricevuto 13 lettere da Trotsky, e Serge ne ha inviate 4 a Trotsky. Due lettere sono state indirizzate a Léon Sedov, figlio di Trotsky, una lettera a H. Sneevliet”,”SERx-075″
“RACINE Nicole”,”Le parti socialiste (SFIO) devant le bolchevisme et la Russie soviètique, 1921-1924.”,”Jstor L’autore segue questi anni dalle pagine del giornale di partito ‘Le Populaire’ La critica francese ed europea al bolscevismo (pag 288 ecc) “”Nous ayons choisi comme source principale d’information ‘Le Populaire de Paris’. Ancien journal de Longuet, qui le fonda en 1918 et en fit la tribune des minoritaires de guerre, il devint avant le congrès de Tours l’organe de la tendance dite de la «Reconstruction» (qui voulait reconstruire l’unité internationale avec Moscou et aurati été prête à adhérer avec «réserves» à la Troisième Internationale) dont toute une fraction – avec Longuet et Paul Faure – ne fut exclue du futur Parti communiste que par la volonté de Moscou. Après la scission, il est le quotidien national qui reste au Parti socialiste, ‘L’Humanité’ demourant aux mains des majoritaires de Tours. A partir d’avri 1921 (1), il paraît sous la double direction politique de Léon Blum et de Jean Longuet, c’est-à-dire sous la responsabilité conjointe des deux «tendances» qui vont former le nouveau Parti socialiste: Léon Blum, ancien animateur du groupe des «Résistants» (à l’adhésion à l’Internationale communiste) et que son discours de Tours désigne comme un des futurs chefs du parti; Jean Longuet, l’ancien dirigeant des «Reconstructeurs». Le siège du Parti socialiste (SFIO) sera rue Feydeau, au ‘Populaire’, qui devient ainsi le lien entre tous ceux qui veulent, autour du nouveau secrétaire général, Paul Faure, reconstituer le parti. Il est difficile, pour qui étudie le Parti socialiste au lendemain de 1920, de ne pas avoir présent à l’esprit que c’est alors un parti tràs diminué par la scission (2), qu’il a perdu les trois quarts de ses adhérents, qu’il reste surtout un parti de cadres. Comment oublier, par exemple qu’en 1921 ‘Le Populaire’ a 2.225 abonnés (3)? Ce n’est que progressivement que le Parti socialiste retrouvera ses troupes et son audience pour redevenir au début des années trente la principale force de gauche. Le Parti socialiste, au lendemain de la scission, ne forme pas un bloc monolithique”” (pag 282) [(1) Voir la liste des principaux collaborateurs du journal dans ‘Le Populaire’ du 4 avril 1921. L’absence, pour les années 1921-1926, de comptes rendus sténographiques des congrès nationaux, rend la lecture du ‘Populaire’ d’autant plus indispensable; (2) Voir Prélot (Marcel), ‘L’évolution politique du socialisme français 1789-1934’, Paris, Spes, 1939, 502 p.; pp. 231 à 235; Ligou (Daniel), ‘Histoire du socialisme en France (1871-1961), Paris, Presses Universitaires de France, 1962, VIII 672 p., pp. 331 à 340; Ziebura (Gilbert), ‘Léon Blum et le Parti socialiste, 1872-1934’, Paris, A. Colin, 1967, 407 p., pp. 179 sqq. (Cahiers de la Fondation nationale des sciences politiques, 154); (3) Voir ‘Le Populaire’ des 10 et 12 janvier 1921]”,”FRAP-125″
“RADAR”,”Organizzazione del capitale finanziario italiano.”,”””Perfino gli uomini d’affari che sono certo più smaliziati degli economisti, molte volte non sanno che trattando con una società, che essi credono indipendente, trattano, in realtà, con un gruppo potente che detiene il capitale di comando di questa società, oppure, caso inverso ma reale, non sanno che la società con capitale molto limitato è in realtà la società che detiene il pacchetto di controllo di un potente gruppo. Era perciò sentita da parecchio tempo in Italia una indagine che mettesse a nudo e rendesse pubblica la struttura del capitale finanziario italiano. Il Rienzi, in occasione della prima conferenza C.E.R., ha lanciato la bomba con dati statistici sulla concentrazione del capitale. Sono seguite le pubblicazioni in “”Critica Economica””. Ma la parte, direi viva, fisica, personale, che rende più attraente e dinamico il quadro del nostro capitale finanziario, ancora mancava. Radar con il lavoro che qui ci presenta e che è una prima parte dell’indagine che intende proseguire, descrive questi gruppi finanziari anche nel loro aspetto fisico, che permetterà più avanti di raccogliere tutti i legami personali e trovare quindi i 50 nomi che dirigono la vita economica del Paese.”” (pag 5, A. Pesenti)”,”ECOG-035″
“RADCZUN Günter”,”Es begann an einem Sonntag. Zur Revolution von 1905 bis 1907 in Rußland.”,”””Die zaristische Regierung wurde der Bauernbewegung nicht Herr. Im November 1905 wurden 37 Prozent aller Landkreise des europäischen Rußlands von der Revolution erfaßt. Aber nicht nur das Dorf, sondern auch die Kaserne wurde immer nehr zum Herd der Revolution.”” (pag 48) “”Im Kampf zwischen Revolution und Konterrevolution konnte sich die Armee nicht neutral verhalten. Es gab nur ein Entweder – Oder. “”Die Armee kann und darf nicht neutral sein””, schrieb Lenin (…)””. (pag 49) “”Il governo zarista non è riuscito a domare il movimento dei contadini. Nel novembre 1905, il 37% di tutti i distretti della Russia europea sono stati coinvolti dalla rivoluzione. Ma non solo i villaggi, ma anche le caserme sono diventati sempre più focolai della rivoluzione”” (pag 48) “”Nella battaglia tra rivoluzione e controrivoluzione, l’ esercito non può rimanere neutrale. O va con l’ una o va con l’ altra. (pag 49)”,”RIRx-116″
“RADEK Karl”,”Anarchismus und Räteregierung. Übersetzt und mit einem Vorwort, von Fritz STURM”,”Copia firmata”,”RIRO-127″
“RADEK Karl”,”L’ evoluzione del socialismo dalla scienza all’ azione Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa.”,”contiene firma proprietario”,”RIRO-155″
“RADEK Karl”,”Rosa Luxemburg Karl Liebknecht Leo Jogiches.”,”Reprint nel 50° della morte della Luxemburg, di Liebknecht e di Leo Jogiches.”,”LUXS-016″
“RADEK Karl”,”in der “”Russischen Korrespondenz””. Politische Zeitschrift aus Sowjetrußland (1921-1922). (Ausgewählte Schriften Band 5).”,”Sulla conferenza di Genova viene citato il libro di SAXON HILL J. ‘The Genua Conference. LONDON. 1922.”,”RUST-061″
“RADEK Karl”,”Dittatura proletaria e terrorismo (1921). Reprint.”,”””Il marxismo compendiava l’ esperienza della classe operaia quando la metteva in guardia contro i putsch, contro i colpi di mano. Ma il fatto che anche in paesi come l’ Italia, la Francia, l’ Inghilterra – dove fu minimo l’ influsso del marxismo – non avvennero negli ultimi decenni tentativi insurrezionali, dimostra che fu la coscienza della propria debolezza e non l’ influsso del marxismo a determinare qualsiasi risoluzione. Che, prima della guerra, in nessun paese la classe operaia abbia tentato di impadronirsi del potere, che essa non si sia mai posta praticamente la questione dell’ uso della forza e dei limiti di questa, fu il risultato dei rapporti obiettivi di forza, sviluppatisi dopo il 1871, e ancor più dopo il 1890, nel periodo di consolidamento degli Stati capitalistici e della loro espansione economica. Il marxismo non ebbe mai a trovarsi praticamente di fronte al problema dell’ uso della violenza, e i meriti che il signor Kautsky vuole attribuire a se stesso, come a grande freno, non esistono che nella sua fantasia””. (pag 10)”,”RIRO-255″
“RADEK Karl”,”Rosa Luxemburg Karl Liebknecht Leo Jogiches (1922). Reprint.”,”””Egli aveva un buon occhio per nuovi bisogni, per nuovi movimenti nascenti. Allorché egli entrò nella politica, si manifestavano i primi sintomi dell’ imperialismo, che anche in Germania andava rafforzandosi, dell’ espansione del capitale oltre i “”confini della patria”” in cerca di nuovi terreni per la caccia al profitto. Il Partito intuì i pericoli di guerra che ne derivavano, ma soltanto il Liebknecht li vide in una viva immagine come il Moloch che stende le sue braccia verso milioni di giovani proletari. Così egli fu uno dei pochi, che corsero incontro in aiuto alla gioventù per metterla in guardia contro i nuovi pericoli che la minacciavano. Il Partito proibiva ogni specifica propaganda antimilitarista. Esso dichiarava che l’ educazione della gioventù proletara l’ avrebe di per sé immunizzata contro lo spirito militarista, e che l’ intera lotta del proletariato contro il capitalismo era nello stesso tempo una lotta contro il militarismo. Ma Liebknecht sentiva quanto vi era di falso in queste considerazioni “”di principio””””. (pag 18-19)”,”MGER-056″
“RADEK Karl”,”Les voies de la Révolution russe.”,”RADEK Karl ha giocato un ruolo molto importante nel movimento operaio polacco, tedesco, austriaco e russo acquistando molta notorietà sia prima che dopo il 1917. Membro del CC del partito comunista russo e segretario del comitato esecutivo dell’ Internazionale Comunista, escluso come trotskista, reintegrato, e alla fine condannato nel 1937 è scomparso senza conoscere le circostanze della sua morte per mano dello stalinismo. Dopo che ebbe conoscenza della Rivoluzione di febbraio, RADEK che stava in Svizzera con LENIN, analizzò le forze motrici della rivoluzione russa e i rapporti di classe dimostrando perspicacia. Cinque anni dopo nel ‘Il Corso della rivoluzione russa’ traccia un bilancio in un momento in cui l’ entusiasmo rivoluzionario faceva spazio a un’ insidiosa depressione. Analizza i limiti contro cui si urta la rivoluzione che dovrà essere il preludio della “”rivoluzione proletaria mondiale””. Brest Litovsk. “”Ma la Russia sovietica doveva concludere la pace, non solo perché non aveva assolutamente più di esercito, ma anche perché essa non poteva diventare una realtà che ottenendo un istante di respiro; dal tempo dei negoziati di Brest, la Russia Sovietica non rappresentava che un programma, essa esisteva solo nelle dichiarazioni dei decreti dei commissari del popolo.”” (pag 54) NEP e Kronstadt. “”Qual è il rapporto degli avvenimenti di Kronstadt con la Nuova Politica Economica? Gli avvenimenti di Kronstadt non erano che l’ eco di un profondo processo di effervescenza della massa contadina. Erano l’ eco dei sollevamenti contadini in Ucraina e a Tambov. Ma cosa significavano questi sollevamenti contadini? Mostravano che la guerra imperialista e la guerra civile aveva considerevolmente indebolito l’ economia rurale. Mostravano che la crisi economica russa non aveva solo per origine la disorganizzazione dell’ industria, ma anche la disgregazione della sua agricoltura. Mostravano la necessità di una modificazione rapida e fondamentale della nostra politica; (…)””. (pag 80)”,”RIRO-278″
“RADEK Karl (STRUTHAHN Arnold, pseud.)”,”Die Entwicklung der deutschen Revolution und die Ausgaben der kommunistischen Partei. Herausgeber: Zentrale der K.P.D..”,”Differenze nei tempi della rivoluzione russa e della rivoluzione tedesca. “”Die Unterschiede in dem Tempo der russischen und der deutschen Revolution. “”In Russland dauerte der Kampf um die Eroberung der politischen Macht acht Monate. Wir sind in Deutscland jetzt bald ein jahr in Kampfe, und wenn nicht alle Anzeichen trügen, wird er noch eine Spanne Zeit in Anspruch nehmen.”” “”Le differenze nella velocità della rivoluzione russa e tedesca. “”In Russia la lotta per la conquista del potere politico è durata otto mesi. Siamo adesso quasi a un anno di lotta in Germania, e se non cogliamo i segnali sbagliati, essa prenderà ancora un lasso di tempo.”” (pag 13)”,”MGER-073″
“RADEK Karl”,”In den Reihen der deutschen Revolution, 1909 – 1919. Gesammelte aufsatze und abhandlungen.”,”Si tratta di una raccolta di articoli di RADEK pubblicati su periodici tedeschi (tra cui Neue Zeit)”,”MGER-078″
“RADEK Karl”,”Die Masken sind gefallen. Eine Antwort an Crispien, Dittmann und Hilferding. (Le maschere sono cadute. Una risposta a Crispien, Dittmann e Hilferding)”,”Die Masken sind gefallen. Eine Antwort an Crispien, Dittmann und Hilferding. Le maschere sono cadute. Una risposta a Crispien, Dittmann e Hilferding. “”Rudolf Hilferding, der Chefredakteur der “”Freiheit””, und der einflußreichste, theoretisch gebildetste Berater des Zentralkomitees der Unabhängigen Sozialdemokratie, hat sich nach dem Austritt der Unabhängigen aus der Regierung natürlich nicht mehr offen für die Demokratie erklärt.”” Aber als er sah, daß neue Stürme heranziehen, da war seine erste Arbeit, die Massen von dem entscheidenden Kampfe zurückzuhalten, indem er der Parteileitung eine neue Losung suggerierte; “”Die Verankerung der Räte in der Verfassung””, ein Kompromiß zwischen der Revolution und Noske.”” “”Rudolf Hilferding, il capo redattore di ‘Freiheit’ (Libertà) ed il più influente, teoricamente più coltivato consigliere del comitato centrale della socialdemocrazia indipendente, aveva chiarito la sua posizione dopo l’ uscita degli indipendenti dal governo non più aperto alla democrazia. Ma quando vide che nuove tempeste si addensavano, che il suo principale lavoro era di trattenere le masse dalla lotta cruciale, suggerì una nuova linea del partito: “”L’ incorporazione dei Consigli nella costituzione””, un compromesso tra la rivoluzione e Noske.”” (pag 21)”,”MGER-079″
“RADEK Karl”,”Die Entwicklung des Sozialismus von der Wissenschaft zur Tat. (Lo sviluppo del socialismo dalla scienza al fare)”,”””Die Entwicklung der Revolution und Konterrevolution wird die Frage von der Strategie der sozialistichen Revolution aufwerfen. Die rusische Revolution zeigt, in welcher Richtung sich diese Fragen entwickeln werden.”” Lo sviluppo della rivoluzione e della controrivoluzione porrà in modo crescente la questione della strategia della rivoluzione socialista. La rivoluzione russa mostra in quale direzione questa questione si svilupperà””. (pag 25)”,”RIRO-286″
“RADEK Karl”,”Genua. Die Einheitsfront des Proletariats und die Kommunist Internationale. Rede auf der Konferenz der Moskauer Organisation der Kommunistischen Partei Rußlands am 9. März 1922.”,” “”Was China anbetrifft, den größten Stein des Anstoßes, so haben sie beschlossen, daß es frei und unabhängig sein soll. Sie haben von Japan gefordert, daß s Schantung räumt, und Japan hat die Räumung zugesagt. Aber es sitzt noch heute dort, wie es in Sibirien sitzt, das zu räumen es auch tausendmal versprochen hat. Welche Bedeutung haben die ostasiatischen Fragen für die politische Lage in Europa? Wenn Sie nur die Tatsache berücksichtigen, daß das Viermächte-Abkommen geschlossen worden ist von Japan, England, Frankreich und Amerika, so müssen Sie fragen: Wie kommt Frankreich in diese Gruppe? Wie kommt Saul unter die Propheten?””. (pag 34) “”En ce qui concerne la Chine, alors ils ont décidé la plus grande pierre de l’impact, qu’il doit être libre et indépendant. Ils ont exigé de Japon que le s évacue des Schantung, et l’évacuation ait le Japon assuré. Mais il est assis encore aujourd’hui là, comme il est assis dans la Sibérie que évacuer il a aussi promise à milles. Quelle importance les questions ostasiatischen ont-elles pour la situation politique en Europe ? Si vous ne prenez en considération que le fait que l’accord de pouvoir quatre a été conclu du Japon, d’Angleterre, de France et d’Amérique, alors vous devez demander : Comment vient-elle la France dans ce groupe ? Comme le Saul vient sous les Propheten?”” (traduzione automatica)”,”INTT-216″
“RADEK Carlo”,”Rosa Luxemburg, Carlo Liebknecht, Leo Jogisches.”,”Rapporti Jogiches Plechanov. Russia e Polonia. “”Nello stesso tempo egli (Jogiches, ndr) cercò di creare un collegamento organizzativo coi gruppi che lavoravano in Russia, di continuare il lavoro per il quale Leo Deutsch era stato deportato in Siberia. Da individuo angoloso qual era, egli difficilmente poteva trovarsi a suo agio nel gruppo di Plechanov. Questi aveva nel gruppo una posizione così preminente, che, finché non esisteva un movimento di masse, nessun’altra personalità attiva poteva venir su accanto a lui. E movimento di masse allora non ve n’era in Russia. Bramoso di agire, Jogiches rivolse la sua attenzione vero il movimento operaio polacco (…). Egli entrò in relazioni con Rosa Luxemburg, Giuliano Karski, Adolfo Warski, che rappresentavano all’ estero la appena sorta Socialdemocrazia della Polonia russa, e pubblicavano la”” Sprava Rabotnicza”” (La causa operaia) come organo del loro Partito. (…) In breve tempo Jogiches divenne non solo il capo dell’ organizzazione polacca, ma anche l’ ispiratore delle campagne politiche della socialdemocrazia polacca.”” (pag 65)”,”LUXS-042″
“RADEK C.”,”La situation internationale et la politique extérieure du Pouvoir des Soviets. Discours prononcé de 3 septembre 1918 à la séance commune du Soviet des Délégués des Ouvriers et de l’ Armée rouge de Moscou, des Comités de fabrique et d’usine et des Syndicats ouvriers).”,”””C’est ce que doivent comprendre et c’est ce que comprendront les prolétaires de tous le pays, même si, éloignés de la Russie, ils ne comprennent pas telle ou autre de ses démarches. ‘Notre faiblesse, nos capitulations, tout cela n’est-il pas le résultat de leur faiblesse, de la lenteur d’évolution de la lutte qu’ils soutiennent, et qui nous laisse pour l’instant isolés en Europe?’ Nous ne leur reprochons pas de ne pas avoir encore réussi à venir à bout de leur bourgeoisie; nous savons que la vitesse d’évolution de la lutte des ouvriers dépend des conditions objectives, et non pas de la seule volonté des groupes avancés. Mais ils doivent comprendre que notre politique elle non plus ne dépend pas de notre seule volonté, de notre courage, qui n’ont plus besoin d’être prouvés. Si les Bernstein et les Kautsky, ces extincteurs de l’esprit des masses ont en nous, en leur faisant entendre que nous nous soumettons à l’impérialisme allemand, nous n’éprouvons pour eux qu’un mépris profond: ces cadavres du socialisme n’ont-ils pas attendu une année avant de se décider à hasarder quelques mots piteux contre l’impérialisme allemand? (…)””. (pag 39)”,”RIRO-324″
“RADEK Karl”,”An der Schwelle der Grossen Aufbauarbeit in Sowjetrussland.”,”‘Altri risultati nella costruzione della Russia sovietica’ Dibattito su questione sindacale, Trotsky”,”RIRO-397″
“RADEK Karl”,”Portraits and Pamphlets.”,”In some Karl Bernardovitch Radek is the most remarkable figure in post-revolutionary Russia. In a land where free journalism in the Western sense is impossible he is certainly pre-eminent in his profession. In any country in the world he would establish himself without undue effort as a writer of the first order. What makes him so valuable to the Soviet Union as its foremost propagandist in the Press is the vigour and picturesqueness of his mind and his ability to infuse life into the appalling dreariness of reiterated Soviet slogans. As one of the editors of Izvestia and a leading writer of Pravda-State and Party newspapers with circulations beside which those of popular English dailies are relatively small-he enjoys the special confidence of the Kremlin and unusual liberty in his modes of expression. With an introduction by A.J. Cummings, and notes by Alec Brown, Preface, foto,”,”RIRB-013-FL”
“RADEK Carlo”,”L’evoluzione del Socialismo dalla scienza all’azione. Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa.”,”Radek Marx Engels il marxismo e il comunismo compreso nella sua profondità sono nel periodo della rivoluzione. “”Marx ed Engels mostrarono come l’evoluzione delle forze produttive sotto il dominio del capitalismo doveva sboccare in sempre maggiore anarchia o schiavitù delle massse, come essa, con la ‘concentrazione dell’industria, con la formazione di una forte classe operaia, e coll’invadere la sua mente ed il suo cuore col pensiero di un nuovo ordinamento e con la verrea volontà di raggiungerlo’, doveva contemporaneamente creare anche la ‘base del Socialismo’. Marx ed Engels mostrarono al proletariato internazionale una ‘necessità storica della vittoria’, della vittoria del Socialismo. Essi gli mostrarono anche nel medesimo tempo che questa vittoria non cadrà ‘meccanicamente’ nel seno dei diseredati o degli asserviti ad un determinato grado dell’evoluzione sociale, ma che essi dovevano prepararsi per questa vittoria col sudore della loro fronte, con l’ininterrotta lotta dei loro cervelli, ‘combattendo giorno per giorno contro la borghesia su tutti i campi della vita sociale’, per conseguirla poi nella ‘diretta lotta rivoluzionaria’ di classe contro classe. Questa lotta rivoluzionaria finale che sboccherà nella ferrea ‘Dittatura del proletariato’ su tutte le altre classi, condurrà finalmente la classe operaia nella terra promessa del Socialismo. La dottrina di Marx ed Engels delle condizioni della vittoria del proletariato, la dottrina del Comunismo ci sta oggi dinanzi come un ‘granitico blocco’ non intaccato dal dente del tempo. I 70 anni che ci separano dal giorno in cui i geniali giovani, illuminati dalla luce della rivoluzione che s’appressava, videro chiaramente l’avvenire dell’umanità e che lo mostrarono nell’indimenticabile ‘Manifesto dei Comunisti’, hanno maturato molti cangiamenti nella struttura capitalistica, la cui comprensione fu il problema, non sempre felicemente risolto dai successori di Marx. Ma le linee fondamentali dell’evoluzione non si son cangiate, ‘e solo oggi, nella prima rivoluzione socialistica che il mondo vede noi comprendiamo completamente la dottrina del Comunismo’. Nella prima rivoluzione socialistica, nella sua ferrea necessità, noi vediamo la geniale conferma della profetica forza della mente dei nostri maestri. ‘Il Comunismo è una dottrina della rivoluzione e perciò esso si può comprendere in tutta la sua profondità e vastità solo nel periodo della rivoluzione stessa’”” [Karl Radek, ‘L’evoluzione del Socialismo dalla scienza all’azione. Gli ammaestramenti della Rivoluzione Russa’, Milano, 1920; reprint 1970] (pag 4)”,”RIRB-015-FL”
“RADEK Karl”,”Wege der russischen Revolution.”,” Lenin, Tesi di aprile ecc. (pag 22-23)”,”RIRO-432″
“RADEK Karl”,”Programm des sozialistischen Wirtschaftsaufbaues. [Programma di costruzione economica socialista]”,” – Der Kamps um die Vernichtung des Kapitalismus – La lotta per l’abbattimento del capitalismo – Organisation der Arbeit – Organizzazione del lavoro – Der sozialistische Aufbau – La costruzione del socialismo”,”RIRB-155″
“RADEK Karl”,”In den Reihen der Deutschen Revolution, 1909-1919. Gesammelte aufsatze und Abhandlungen von Karl Radek.”,”In some Karl Bernardovitch Radek is the most remarkable figure in post-revolutionary Russia. In a land where free journalism in the Western sense is impossible he is certainly pre-eminent in his profession. In any country in the world he would establish himself without undue effort as a writer of the first order. What makes him so valuable to the Soviet Union as its foremost propagandist in the Press is the vigour and picturesqueness of his mind and his ability to infuse life into the appalling dreariness of reiterated Soviet slogans. As one of the editors of Izvestia and a leading writer of Pravda-State and Party newspapers with circulations beside which those of popular English dailies are relatively small-he enjoys the special confidence of the Kremlin and unusual liberty in his modes of expression.”,”MGER-008-FL”
“””RADEN”””,”The Origins of the Movement for Workers’ Councils in Germany, 1918-1935.”,”Originariamente pubblicato da Informations Correspondance Ouvrieres 1965, tradotto da M.H. e A.M., 1968 ‘Radencommunism'”,”MGER-106″
“RADICE Lisanne”,”Beatrice and Sidney Webb. Fabian Socialists.”,”Contiene dedica autrice Lisanne Radice è membro del Departmen t of Government alla Brunel University. Ha insegnato al Politecnico of Central London, alla LSE e alla Yale University. L’autrice è membro dell’ International Committee of the Fabian Society. Ha pubblicato: ‘Will Thorne: Constructive Militant’ (assieme a Giles Radice), e altre opere.”,”MUKx-197″
“RADICE Benedetto”,”Nino Bixio a Bronte.”,”Leonardo Sciascia: ‘Sui fatti di Bronte dell’estate 1860, sulla verità dei fatti, gravò la testimonianza della letteratura garibaldina e il complice silenzio di una storiografia che s’avvolgeva nel mito di Garibaldi, dei Mille, del popolo siciliano liberato: finché uno studioso di Bronte, il professor Benedetto Radice, non pubblicò nell’Archivio Storico per la Sicilia Orientale’ (anno VII, fascicolo I, 1910) una monografia intitolata ‘Nino Bixio a Bronte; e già, a dar ragione delle cause remote della rivolta, aveva pubblicato (1906, Archivio Storico Siciliano) il saggio ‘Bronte nella rivoluzione del 1820’. E non è che non si sapesse dell’ingiustizia e della ferocia che contrassegnarono la repressione: ma era come una specie di «scheletro nell’armadio»; tutti sapevano che c’era, solo che non bisognava parlarne: per prudenza, per delicatezza, perché i panni sporchi, non che lavarsi in famiglia, non si lavano addirittura. E non è che il Radice avesse della storia del risorgimento e del garibaldinismo una visione refrattaria della libertà e nazionalità: soltanto era mosso dalla «carità del natio loco», gratuitamente marchiato d’infamia dagli scrittori garibaldini, e dall’umana simpatia e pietà per quell’avvocato Lombardo che Bixio sbrigativamente aveva fatto fucilare come capo della rivolta: ed era stato sì il capo della fazione comunista, ma della rivolta, e specialmente dei sanguinosi eccessi in cui sfociò, non si poteva considerare più responsabile dei suoi avversari della fazione ‘ducale” (pag 15); “Il Radice aveva sei anni nel 1860; Giovanni Verga ne aveva venti: e i suoi ricordi della rivolta di Bronte e del circondario etneo, della repressione garibaldina, del ‘processone’ che poi si tenne a Catania, dovevano essere ben vivi quando, nel 1882, scrisse la novella ‘Libertà’. Non sarebbe per noi una sorpresa, anzi, se dalle sue carte venisse fuori qualche redazione della novella di data più remota; o degli appunti, delle note, che in qualche modo dessero conferma a questo nostro sospetto: che in ‘Libertà’ le ragioni dell’arte, cioè di una superiore mistificazione che è poi superiore verità, abbiano coinciso con le ragioni di una mistificazione risorgimentale cui il Verga, monarchico e crispino, si sentiva tenuto. Tale mistificazione, e addirittura una radicale omertà, consigliava il sentimento della nazione (anche di quella parte della nazione che poteva effettualmente considerarsi ‘vinta’), oltre che il proprio di ‘galantuomo’.(…)”” (pag 17)”,”ITAB-360″
“RADIGUET Raymond”,”Il diavolo in corpo. Romanzo.”,”Raymond Radiguet nacque a Saint-Maur (Seine) nel 1903 e morì a Parigi nel 1923. A soli 15 anni lasciò gli studi per vivere di attività letteraria. Si distinse per eccentricità e disordine nella tumultuosa bohème parigina. E’ morto di tifo.”,”VARx-005-FAP”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Election to the Russian Constituent Assembly of 1917.”,”Oliver Henry Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institute. Acknowledgment, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical, Note, Index, tabelle,”,”RIRx-053-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”Russia Goes to the Polls. The Election to the All-Russian Constituent Assembly, 1917.”,”Oliver H. Radkey is Professor of History, Emeritus, at the University of Texas, Austin. He taught Russian and Central European History at that university over a period of forty years. Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institution, where he spent many years in research at its library, and has also been a Fellow of the Russian Institute of Columbia University. He is the author: The Agrarian Foes of Bolshevism: Promise and Default of the Russian Socialist Revolutionaries, February to October 1917, The Russian Socialist Revolutionaries in the Early Months of Soviet Rule, The Unknown Civil War in Soviet Russia, A Study of the Green Movement in The Tambov Region 1920-1921. With a Foreword by Sheila FITZPATRICK, Preface, Acknowledgments, Explanatory Note, Notes and Abbreviations, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical Note,Tables n.5, Information on What Is Lacking to Complete Certain Districts, Index, Studies in Soviet History and Society,”,”RIRx-063-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Election to the Russian Constituent Assembly of 1917.”,”Oliver Henry Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institute. Acknowledgment, Appendix: Election Returns by Districts, Bibliographical Note, Index, tabelle,”,”RIRx-068-FL”
“RADKEY Oliver Henry”,”The Unknown Civil War in Soviet Russia. A Study of the Green Movement in the Tambov Region 1920-1921.”,”Oliver H. Radkey is Professor of History, Emeritus, at the University of Texas, Austin. He taught Russian and Central European History at that university over a period of forty years. Radkey, Fellow in Slavic Studies Hoover Institution, where he spent many years in research at its library, and has also been a Fellow of the Russian Institute of Columbia University. He is the author: The Agrarian Foes of Bolshevism: Promise and Default of the Russian Socialist Revolutionaries, February to October 1917, The Russian Socialist Revolutionaries in the Early Months of Soviet Rule, The Unknown Civil War in Soviet Russia, A Study of the Green Movement in The Tambov Region 1920-1921. Foreword, Introduction, Conclusion, Glossary, Bibliography, Cartine, Notes, Index,”,”RIRO-194-FL”
“RADO Sandor”,”Nome di battaglia ‘Dora’.”,”Sono le memorie del capo del più importante servizio di informazioni sovietico in Europa. “”I tedeschi ebbero il buon senso di riconoscere che la loro strategia difensiva non serviva a nulla davanti all’ Armata Rossa e che, al contrario, condannava al fallimento i loro piani militari più importanti, ciò che significava accettare la sconfitta. Per questo motivo Hitler e i suoi generali decisero di lanciare sul fronte dell’ Est una nuova grande offensiva, sperando di risolvere in tal modo i sempre pià gravi problemi politici e militari. Nel maggio del 1943, durante una conferenza svoltasi alla Cancelleria del Reich, il maresciallo Keitel, capo dell’ OKW, dichiarò: “”Per ragioni politiche, noi dobbiamo attaccare””. (pag 344)”,”RUST-091″
“RADOSH Ronald HABECK Mary R. SEVOSTIANOV Grigory a cura”,”Spain Betrayed. The Soviet Union in the Spanish Civil War.”,”I sovietici costrinsero a pagare gli spagnoli ad ogni occasione: si fecero pagare i costi di trasporto, i rifornimenti alimentari, il mantenimento dei consiglieri sovietici in Spagna. Giocarono anche sui cambi e sul costo delle armi per prosciugare l’ oro spagnolo e utilizzare questo denaro per altri fini di politica estera. (pag 424). RADOSH è professore emerito di storia alla City University di New York.”,”MSPG-092″
“RADOSH Ronald”,”Il sindacato imperialista. Dipartimento di Stato, CIA e sindacato americano, 1914-1968.”,”””Oltre alla richiesta di una pace basata sul principio “”nessuna annessione, nessuna indennità””, i socialisti russi e alleati creavano un nuovo problema all’amministrazione Wilson. Nel maggio 1917, i soviet, allora sotto il controllo degli elementi moderati, appoggiavano la richiesta di una conferenza socialista internazionale al cui interno i lavoratori europei potessero valutare la loro posizione in rapporto alla guerra. A differenza dalle riunioni più ristrette tenute a Zimmerwald nel 1915 ed a Kienthal nel 1916 dai socialisti, la conferenza non sarebbe stata limitata ai socialisti minoritari della sinistra e delle frazioni centriste. Un ampio incontro dei socialisti europei era reso possibile per la prima volta grazie alla pressione esercitata sul socialismo mondiale dal successo della prima rivoluzione russa. La richiesta di una conferenza a Stoccolma produsse l’opposizione immediata sia da parte dei governi alleati che dei socialisti moderati dell’Europa. Uno dei primi ad opporsi alla proposta fu Arthur Henderson, dirigente del Partito Laburista e membro del ‘War cabinet’ di Lloyd George. Nel corso della sua visita in Russia nel giugno del 1917, egli insieme al socialista francese Albert Thomas e al socialista belga Emil Vandervelde sottoscrisse una dichiarazione che definiva la conferenza di Stoccolma “”inutile e pericolosa”” in quanto non poteva sfociare in un’iniziativa positiva ed “”avrebbe portato a fraintendimenti e condotto le classi operaie e contadine a credere possibile una pace giusta e duratura prima della sconfitta e della distruzione dell’imperialismo aggressivo”” (1). Henderson emerse tra i sostenitori di centro di Wilson nel movimento socialista.”” (pag 98-99) (1) citato in Robert D. Warth, The Allies and the Russian Revolution, Duke Univ. 1954 Radosh, docente al City College di New York. Ha scritto ‘Profets on the Right’ e ‘A New History of Leviathan’.”,”MUSx-267″
“RADOSH Ronald HABECK Mary R. SEVOSTIANOV Grigory”,”Spain Betrayed. The Soviet Union in the Spanish Civil War.”,”Ronald Radosh, professor emeritus of history at the City University of New York, is now senior research associate at the Center for Communitarian Policy Studies, George Washington University. Mary R. Habeck is assistant professor of history and coordinator of the Russian Military Archive Project at Yale University. Grigory Sevostianov, a member of Russia’s Academy of Sciences, is senior researcher at the Institute of Universal History in Moscow and editor-in-chief of Modern and Contemporary History magazine. List of illustrations, Acknowledgnents, Introduction, Historical Background, Note on the Documents, List of Abbreviations and Acronyms, notes, index,”,”MSPG-029-FL”
“RADZINSKIJ Edvard”,”Rasputin. La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero.”,”L’autore è un famoso drammaturgo russo. Ha pubblicato anche la biografia di Nicola II. “”Rasputin era lo strumento tremendo con cui avevano deciso di far cadere lo zarismo. In seguito lo affermò anche Kerenskij: “”Senza Rasputin non ci sarebbe stato Lenin”””” (pag 172) “”Datazione: fino al febbraio 1918 in Russia era in vigore il calendario giuliano (Vecchio Stile), da quel momento, omettendo tredici giorni, è stato adottato il calendario gregoriano (Nuovo Stile). Perciò il 1° febbraio (VS) è diventato il 14 febbraio (NS). Il calendario gregoriano era in usa già da tempo nel resto d’Europa. In questo libro, salvo diversa indicazione, le date si riferiscono al Vecchio Stile”” (pag 2)”,”RUSx-183″
“RADZINSKIJ Edvard”,”Rasputin. La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero.”,”Edvard Radzinskij è uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato L’ultimo zar: vita e morte di Nicola II e una biografia di Stalin.”,”RUSx-106-FL”
“RADZINSKY Edvard (RADZINSKIJ)”,”L’ultimo zar. Vita e morte di Nicola II.”,”Edvard Radzinsky è nato a Mosca nel 1936 e si è lautreato nel 1960 all’Archivio Storico di Stato. Uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato una biografia di Stalin.”,”RUSx-107-FL”
“RADZINSKY Edvard”,”Stalin. The First In-Depth Biography on Explosive New Documents From Russia’s Secret Archives.”,”Edvard Radzinsky è nato a Mosca nel 1936 e si è lautreato nel 1960 all’Archivio Storico di Stato. Uno dei più famosi drammaturghi della Russia, dove è assai noto anche per l’attività televisiva e per i fortunati documentari storici. Ha pubblicato una biografia di Stalin. Note, Preface, Prologue, Introduction: An Enigmatic Story, Afterword, Selected Bibliography, Traslated by H.T. WILLETTS, Foto, Index, About the Author,”,”STAS-037-FL”
“RAE Giovanni”,”Il socialismo contemporaneo. Prima traduzione italiana autorizzata dall’ autore con un cenno sul socialismo in Italia di Angelo Bertolini.”,”Capitoli dedicati a Ferdinand LASSALLE Carlo MARX. “”Più notevole di tutto ciò è, come vedemmo, l’infiltrarsi dell’ idea socialista nelle società operaie e nei nuclei operai. Quest’ idea socialista, quando si voglia dare a tale parola un significato un po’ alto, è, come si dovè comprendere dal nostro cenno sul Partito operaio, più radicata nella Lombardia, chein qualsiasi altra regione. Ivi il socialismo non fa chiasso, ma il lievito socialista è innegabilmente alquanto diffuso. (…) Quando si parli invece di socialismo nella sua forma più clamorosa e più sentimentale, il suo terreno principale, e quasi diremmo prediletto, è la Romagna. Ivi si ebbe la prima elezione politica veramente socialista, quella del Costa. Subito dopo viene la Toscana, specialmente Firenze, Prato e Livorno, ove fiorirono sempre circoli socialisti. Stanno di mezzo le altre regioni dell’ Alta Italia, (…)””. (pag LXXXIX)”,”SOCx-127″
“RAE John”,”Contemporary Socialism.”,”I socialisti belgi. Riforme e non rivoluzione. “”Nel 1887 il loro candidato per Bruxelles prese 1000 voti, mentre il suo avversario che vinse ne prese 3000. Essi presero parte attiva all’ agitazione repubblicana a seguito delle leggi sulla scuola del 1884. Essi avevano leaders capaci e pubblicavano due giornali, che, comunque per questione di fondi, non uscivano con regolarità. (…) Nel complesso al socialismo, a distanza di vent’anni di lavoro, non si apriva la via in Belgio, nonostante il terreno favorevole, perchè il movimento operaio stava scegliendo altre direzioni e forme di organizzazione. I sindacati e le società cooperative si erano fortemente moltiplicati durante questi vent’anni, e nel 1885, era nato un forte partito operaio belga, con 120 sezioni e 100 mila membri, che mirava a realizzare il benessere concreto dei lavoratori per mezzo di una legislazione opportuna – in alcuni casi forse con una rischiosa legislazione ‘socialista di Stato – ma non c’erano proposte per il diritto al pieno prodotto del lavoro operaio, per la nazionalizzazione di tutta l’ industria, o per la rivoluzione sociale.”” (pag 71)”,”SOCx-141″
“RAE John B.”,”The American Automobile Industry.”,”RAE John B. nato a Glasgow (Scozia) nel 1911, è emigrato con i genitori a Providence , Rhode Island nel 1923. Ha studiato alla Brown University e al MIT diventando professore di storia alla Harvey Mudd College nel 1959. Ha condotto ricerche nel campo della storia delle tecnologie, e in particolare nel settore dell’ industria dell’ auto. Ha fatto parte del Research Center for Entrepreneurial History ad Harvard dal 1953 al 1959. Ha scritto varie opere sulla storia dell’ automobile. “”The rise of sales to a new high was undoubtedly very satisfying to the American motor vehicle manufacturers, but there were problems in the situation as well. Import cars now held 15 percent of the passenger car market, and there was no indication that this share would decline, even with the domestic subcompacts doing well. There was a decisive change among the foreign cars too, in that Volkswagen and lost its predominance and the leading sellers were now Japanese””. (pag 148) “”The import surcharge was terminated late in 1972, and the price and wage controls followed soon afterward. The devaluation of the dollar had the greatest impact. It threw the world’s currency exchanges into confusion, only partially remedied when the other major industrial nation agreed to let their currencies float within specified limits. The result was that foreing cars lost much of the price advantage they had had in the American market.”” (pag 149) pag 174 tabella produzione auto mondiale pag 131 rapporti governo americano grandi gruppi automobilistici”,”USAE-064″
“RAEDER Erich”,”La mia vita.”,”RAEDER Erich, fu un grande ammiraglio della marina militare tedesca durante il nazismo e la seconda guerra mondiale.”,”GERQ-039″
“RAEFF Marc”,”La Russia degli zar.”,”Marc RAEFF (1927), nato in Russia, ha condotto i suoi studi in Germania, Francia, Stati Uniti. Attualmente insegna nella Columbia University di New York. Fra le sue opere: – Siberia and the Reforms of 1882 – Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839 – Origins of the Russian intelligentsia”,”RUSx-031 RIRx-062″
“RAEFF Marc”,”Origins of the Russian Intelligentsia. The Eighteenth-Century Nobility.”,”Marc Raeff, Professor of History at Columbia University, is one of the nation’s most distinguished scholars in eighteenth- and nineteenth-century Russian political and intellectual history. He is the author of numerous books in that area of study, including Siberia and the Reformes of 1822 and Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839. Acknowledgments, Introduction, Notes, Index,”,”RUSx-099-FL”
“RAEFF Marc”,”Understanding Imperial Russia. State and Society in the Old Regime.”,”Marc Raeff, Professor of History at Columbia University, is one of the nation’s most distinguished scholars in eighteenth- and nineteenth-century Russian political and intellectual history. He is the author of numerous books in that area of study, including Siberia and the Reformes of 1822 and Michael Speransky: Statesman of Imperial Russia, 1772-1839. Foreword by John Keep, Preface, Important Dates, Bibliographical Introduction, notes, Index,”,”RUSx-151-FL”
“RAETHER Gabriele”,”Kollontaj. Libertà sessuale e libertà comunista.”,”L’autrice è nata nel 1947 a Magdeburgo. Laureata in Germanistica e Biologia, è insegnante di scuola media. Si interessa in particolare di teoria femminista e della storia del movimento delle donne.”,”RIRB-018″
“RAFANELLI Leda”,”Una donna e Mussolini. La corrispondenza amorosa fra Mussolini rivoluzionario e una giovane anarchica in una nuova interpretazione dell’ uomo e del politico.”,”Leda RAFANELLI è nata a Pistoia nel 1880. Straniera in patria, ammalata di esotismo, anelante all’ Africa e all’ Oriente, si convertì all’ islamismo e all’ anarchia dopo un breve soggiorno ad Alessandria d’ Egitto. Autrice di romanzie e pamphlet, giornalista e poetessa è morta a Genova nel 1971. “”Una simpatia non solo personale ma anche ideologica legava Mussolini agli anarchici, come appare da una lunga e positiva recensione delle ricordate ‘Parole di un ribelle’ di Kropotkin e da un entusiastico resoconto delle conferenze di Sébastien Faure a Losanna. Mussolini perà non era anarchico, anche se così, sommariamente e peggiorativamente, lo qualificava talvolta la polizia svizzera. Anzi Mussolini ci teneva a distinguersi o quanto meno a non confondersi con gli anarchici. In una lettera del 15 maggio 1904 al deputato socialista svizzero Adrien Wyss scrive: “”Vi si dirà che sono “”anarchico””. Ebbene, compagno, niente di più falso””. Il rapporto tra il socialismo rivoluzionario di Mussolini e l’anarchismo è assai complesso (…)””. (pag 15) “”La cosa non deve stupire. Mussolini possedeva alcune qualità che conquistavano le folle e affascinavano gli interlocutori. Era un oratore efficace e sintetico, diverso dal tipo domenicale di comiziante socialista. Possedeva in gra parte per istinto ma anche per conoscenze psicologiche una tecnica moderna, capace volta a volta di suscitare emozione, persuasione, esaltazione. Era certamente un demagogo, ma un demagogo di tipo nuovo, in grado quindi di violare le difese degli ascoltatori, ai quali appariva, a fronte dei predecessori, come l’antidemagogo e l’antiretore. Era inoltre un giornalista di prim’ordine (…)””. (pag 19)”,”ITAF-235″
“RAFFAELE Giovanni”,”Democrazia operaia e tematica consiliare, 1919-1920.”,”Gramsci sul problema dei consigli operai Il dibattito sui consigli operai in Italia. Gramsci e Bordiga. “”In Russia (…) Bordiga – e in ciò è suffragato dagli studi di Nicolini apparsi su ‘Comunismo’, la rivista di Serrati, e criticati da Gramsci su ‘L’Ordine Nuovo’, – vede la lampante dimostrazione che dopo la presa del potere i Consigli di fabbrica si sono visti ridimensionare i propri poteri, in favore di organismi centrali a livello locale, regionale, nazionale (43). Su queste basi Bordiga attacca le tesi del Congresso di Bologna del 1919 e ‘L’Ordine Nuovo’, secondo cui « (…) il fatto essenziale della rivoluzione comunista sta appunto nella costituzione dei nuovi organi di rappresentanza proletaria destinati alla gestione diretta della produzione, il cui carattere fondamentale è di aderire strettamente al processo produttivo» (44). Ma siamo sotto il potere borghese; perciò « (…) prima di allora e durante il periodo di transizione dall’economia capitalista a quella comunista, gli aggruppamenti di produttori attraversano un periodo di continue trasformazioni, ed i loro interessi possono venire a cozzare con quelli generali e collettivi del movimento rivoluzionario del proletariato (45), il quale per Bordiga, trova invece il suo vero strumento nel partito: «E’ un errore credere che trasportando nell’ambiente proletario attuale, tra i salariati del capitalismo, le strutture formali che si pensa potranno formarsi per la gestione della produzione comunista, si determinino forze per se stesse e per intrinseca virtù rivoluzionarie» (46). Comunque, Bordiga non si oppone alla costituzione dei Consigli di fabbrica in periodo di dominio borghese, se li chiedono le maestranze stesse e le loro organizzazioni; ne rigetta però ogni formulazione astratta e esprime l’esigenza che in seno ad essi operino veri comunisti, che ne impediscano il deterioramento corporativo. Anche questo tipo di ‘soviet’, può, al limite, essere organo della rivoluzione, «(…) nel senso però che esso può costituire, ad un certo stadio, il terreno adatto per la lotta rivoluzionaria che il partito conduce. E in quel certo stadio il partito tende a formarsi un tale terreno, un tale inquadramento di forze» (47). Però, questo stadio in Italia, pur essendo in prospettiva, non è ancora imminente. «Ed allora noi pensiamo molto più urgente il problema di avere in Italia un vero partito comunista, che quello di creare i soviet (…) appunto perché il Soviet non è, secondo noi, un organo per essenza sua rivoluzionario». L’attività del Partito Comunista deve impostarsi su altra base: sulla lotta per la conquista del potere politico, la quale «(…) può trovare campo opportuno nella creazione di una rappresentanza operaia: ma questa deve consistere nei ‘consigli operai di città o di distretto rurale’ direttamente eletti dalle masse per essere pronti a sostituire i consigli municipali e gli organi locali del potere statale nel momento del tracollo dei forze borghesi» (49)”” [(43) V.N. Bucharin, ‘Dal controllo al governo dell’industria’, in AaVv, ‘Il controllo operaio’, Roma, 1972, p. 33; (44) A. Bordiga, ‘La costituzione dei Consigli operai’, in ‘Soviet’, 1 febbraio 1920; (45) Ibid.; (46) Ibid.; (47) A. Bordiga, ‘La costituzione dei Consigli operai’, in ‘Soviet0, 1 febbraio 1920; (48) Ibid.; (49) A. Bordiga, ‘Per la costituzione dei Consigli operai in Italia’ in ‘Soviet’, 4 gennaio 1920] (pag 184-185) Funzionari revocabili e sostituibili in qualsiasi momento. Dualismo del potere. “”Secondo Gerratana (12), il valore fondamentale che Marx attribuisce a questi nuovi organismi è il fatto che essi sono responsabili non di fronte ad un parlamento di tipo borghese, che non fa altro che codificare ciò che è stato deciso altrove, ma di fronte a tutti i loro elettori, «(…) che quindi devono avere la possibilità di revocarli e di sostituirli in ogni momento» (13). Gramsci comprende bene questa lezione e ne tra le logiche conseguenze. Basta leggere alcuni estratti da ‘Democrazia operaia’: «Lo Stato socialista esiste già potenzialmente negli istituti divita sociale caratteristici della classe lavoratrice sfruttata. Collegare tra di loro questi istituti, coordinarli e subordinarli in una gerarchia di competenze e di poteri, accentrarli fortemente, pur rispettando le necessarie autonomie e articolazioni, significa creare già fin d’ora una vera e propria democrazia operaia, in contrapposizione efficiente ed attiva con lo Stato borghese in tutte le sue funzioni essenziali di gestione e di dominio del patrimonio nazionale» (14). (pag 169) (12) V. Gerratana, ‘L’estinzione dello Stato nella concezione marxiana e la tematica consiliare’, in ‘I consigli operai’, Roma, 1972, pp. 27-28; (13) Ibid., p, 32; (14) A. Gramsci, Democrazia operaia, in “”L’O.N.””, 21 giugno 1919″,”GRAS-143″
“RAFFAELLI Maria, brani antologici di R. VACCA U. ECO A. PECCEI K. CURRY-LINDHALL G. CERONETTI G. NEBBIA L.R. BROWN E.P. ECKHOLM E.K. FËDOROV E. TIBALDI D. PACCINO A. GUNDER FRANK G. CICCOTTI M. CINI M. DE-MARIA G.A. MACCACARO L. CONTI M.R. CUTRUFELLI”,”Il mito dell’apocalisse. Un saggio introduttivo con i confronti antologici.”,”””Fu Karl Marx, circa 100 anni or sono, ad indicare la possibile situazione di pericolo nell’interazione tra la società e la natura. Nella sua lettera ad Engels del 25 marzo 1868 egli faceva la seguente osservazione sul libro di un certo astronomo olandese di nome Faas: “”E’ molto interessante il libro di Faas (1847) ‘Klima und Planzenwelt in der Zeit, eine Geschichte beider’, per la dimostrazione che in epoca storica clima e flora cambiano. Egli è darwinista prima di Darwin e fa sorgere le specie stesse in epoca storica. Ma allo stesso tempo è agronomo. Sostiene che con la coltivazione – e secondo il grado di questa – va perduta l'””umidità”” tanto cara ai contadini (per questa ragione le piante migrano dal sud al nord) e subentra infine la formazione di steppe. I primi effetti della coltivazione sono utili, ma infine devastanti a causa del disboscamento, ecc. Quest’uomo è eruditissimo come filologo e lo è altrettanto come chimico, agronomo, ecc: La conclusione è che la coltivazione, procedendo naturalmente e non dominata consapevolmente (a tanto non arriva naturalmente come borghese), lascia dietro a sé dei deserti. Persia, Mesopotamia, ecc., Grecia. Di nuovo quindi una inconsapevole tendenza socialista!”” (pag 126-127) [tratto da E.K. Fëdorov, Risorse ambiente, popolazione, Editori Riuniti, 1975]”,”SCIx-328″
“RAFFAELLI Guido; SANTARELLI Enzo; RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento operaio nel Trentino dal mutalismo alle prime Camere del Lavoro (1844-1900) (Raffaelli); Storia del movimento operaio e storia nazionale (Santarelli); Recenti studi di storia del movimento operaio nella Repubblica Democratica Tedesca (Ragionieri).”,”In fondo all’articolo di Santarelli ci sono due paginette di Rosario Villari (in cui contribuisce al dibattito Saitta-Santarelli) “”Questione contadina”” nel Risorgimento, Questione meridionale e storia d’Italia”” (pag 300-302) (‘Se non è necessario, e talvolta neanche opportuno e possibile, per inserire la storia del movimento operaio nella storia generale del nostro paese, abbandonare i “”limiti geografici””, necessario è però allargare i limiti di tempo…’) Critiche dei recensori sulla metodologia e la periodizzazione adottata dal Kuczynski (v. articolo di Ragionieri) (pag 310) (storia del movimento operaio germanico)”,”STOx-020-FGB”
“RAFFALOVITCH A.”,”L’ abominable venalité de la presse. D’après les documents des archives russes (1897-1917).”,”RAFFALOVITCH A. è stato consigliere segreto del Ministero delle finanze. L’ editore ringrazia Boris SOUVARINE a cui si deve in gran parte la possibilità di pubblicazione di quest’ opera. Vengono qui pubblicati i documenti concernenti le ‘Sovvenzioni della stampa francese’ trovati negli archivi zaristi e dei quali L’ Humanité ha pubblicato i principali pezzi nel 1923-1924.”,”EDIx-039″
“RAFFONE Paolo”,”La fredda guerra. Iraqi Freedom: geopolitica del nuovo ordine mondiale.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”RAIx-044-FL”
“RAFFONE Paolo”,”La fredda guerra. Iraqi Freedom: geopolitica del nuovo disordine mondiale.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”RAIx-055-FL”
“RAFFONE Paolo”,”Europa. Istruzioni per l’uso. Guida ragionata per elettori accorti.”,”Paolo Raffone si occupa di questioni politiche e strategiche internazionali dal 1986. É stato funzionario dell’ONU per gli affari politici umanitari e di peace keeping tra il 1989 e il 1995. Ha pubblicato numerosi saggi per Limes, Politica Internazionale, Le Monde Diplomatique, Politishe Studien. É autore del libro L’Italie en marche.”,”EURx-092-FL”
“RAGAZZI Giorgio”,”I Signori delle autostrade.”,”RAGAZZI Giorgio Due decenni di costi e ricavi della Società Autostrade (pag 123-125) I pedaggi: imposte o prezzo per un servizio? (pag 159-161) “”Nel caso dei pedaggi autostradali, il principio «paga chi usa» è poi violato per almeno due aspetti. Il primo è che sui pedaggi gravano l’Iva (20%), il canone di concessione (2.4%), il contributo al Fondo centrale di garanzia (oltre il 3%), le imposte sui redditi delle concessionarie, gli obblighi spesso imposti alle concessionarie di finanziare altre opere pubbliche. Tutti oneri fiscali che non esistono nei paesi dove le autostrade sono finanziate dallo stato e gratuite per gli utenti. Quindi, se uno stato decide di finanziare l’opera in concessione piuttosto che con fondi pubblici, nn solo accolla agli utenti l’onoere del finanziamento dell’infrastruttura ma e ricava anche un cosistente gettito fiscale (si può stimare che in Italia oltre un terzo dei pedaggi pagati affluisca alle casse dello stato). Per coprire questo carico fiscale occorre dunque imporre pedaggi assai più elevati di quanto sarebbe altrimenti richiesto, e spesso ciò rende l’investimento impossibile senza rilevanti contributi a fondo perduto da parte dello stato, che appare una perversa partita di giro. (…)”” (pag 161-163-164)”,”ECOG-090″
“RAGAZZINI Dario”,”Società industriale e formazione umana nel pensiero di Gramsci.”,”RAGAZZINI è contrattista presso l’ Istituto di pedagogia della facoltà di Magistero di Firenze.”,”GRAS-024″
“RAGGHIANTI Carlo L.”,”Disegno della Liberazione italiana.”,”Libro dedicato a Benedetto CROCE e Ferruccio PARRI RAGGHIANTI Carlo Ludovico è stato uno dei protagonisti della politica e dell’ azione del CLN, scrisse nel 1950 questo libro lucido e appassionato più volte ristampato e considerato una delle fonti per la conoscenza di quel periodo storico. Piccola borghesia. “”Ma il sistema del liberalismo economico, del commercio e della produzione per il mercato, determinarono una caratterizzazione della “”borghesia”” molto diversa dallo schema elaborato da Marx. Una parte della borghesia si consolidò in forza reazionaria, protezionistica, tendente a sottoporre a sé gli stati mediante regimi appropriati, per esempio i fascismi; ma la stessa complessità della struttura economica e dello sviluppo economico avevano comportato la costituzione di un’altra borghesia vasta e multiforme, intellettuale, tecnica, impiegatizia, amministrativa, artistica ecc.; mentre non si era avverata affatto la profezia marxistica della unificazione delle condizioni economiche, ed era avvenuta, al contrario, una ulteriore diffusione delle attività specializzate e decentrate, ed anche della proprietà individuale socialmente utile e più redditizia. I “”ceti medi”” erano anch’essi forze del lavoro, e non potevano essere confusi con gli interessi e le volontà della borghesia capitalistica.”” (pag 138) Interclassismo. “”Il Partito d’Azione doveva la sua novità al fatto di avere inteso questa identità che si era stabilita fra tutte le forze del lavoro, di qualsiasi origine storica. Respingendo perciò sia l’ astrattezza delle formule schematiche di proletariato e borghesia, sia la strumentalità che tale formula aveva per la costituzione di uno stato totalitario di estensione sovietica, il Partito d’Azione puntava sull’ unità di volontà e di interessi sostanziali di tutte le forze del lavoro, per creare quello stato di libertà e del lavoro che solo avrebbe potuto garantire egualmente giustizia e libertà.”” (pag 138)”,”ITAR-103″
“RAGGI Barbara”,”Baroni di razza. Come l’Università del dopoguerra ha riabilitato gli esecutori delle leggi razziali.”,”RAGGI Barbara vive e lavora a Roma. Ha collaborato alle pagine culturali del Manifesto e di Repubblica. Con Ruggero TARADEL ha scritto ‘La segregazione amichevole. La Civiltà Cattolica e la questione ebraica 1845-1945’, Editori Riuniti, 2000, Con Pasquale CHESSA ha scritto ‘L’ultima lettera di Benito’, Mondadori, 2010. Pasquale CHESSA, giornalista e storico, ha scritto ‘Rosso e Nero, Dalai, 1999 (con Renzo DE-FELICE), ‘Italiani sono sempre gli altri’ (Mondadori, 2007) (con Francesco COSSIGA), ‘Guerra civile’ (Mondadori, 2006), ‘Dux (idem, 2008). Il caso Pende. “”In questo caso si era capaci di cogliere il nesso tra l’opera scientifica di Pende e le sue implicazioni con il razzismo, tuttavia manca il passo successivo, ossia la deduzione delle responsabilità. Le sanzioni proposte sono lievi, la commissione centrale delibera per una sospensione di sei mesi dal servizio con privazione dello stipendio. Alla fine dal 1944 la commissione presieduta da Salvatorelli aveva assolto dalle accuse di antisemitismo due dei firmatari del manifesto, uno dei quali era stato capo dell’ufficio razza del ministero della Cultura popolare e membro del Consiglio superiore per la demografia e la razza””. (pag 91)”,”ITAF-319″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”MGEx-005 MITS-008″
“RAGIONIERI Ernesto”,”La Terza internazionale e il Partito comunista italiano. Saggi e discussioni.”,”RAGIONIERI scomparso non ancora cinquantenne nel 1975 è stato docente di storia del Risorgimento all’Univ di Firenze. Questo libro è una raccolta di suoi scritti.”,”INTT-021 MITC-013″
“RAGIONIERI Ernesto con la collaborazione di Liana E. FUNARO e Mario G. ROSSI; scritti di R. REY H. von TREITSCHKE M. MONNIER P.J. PROUDHON A. FRIKIEN A. HERZEN W. RÜSTOW F. GREGOROVIUS E. ABOUT E. ROTHAN H. D’IDEVILLE W.E. GLADSTONE W.J. STILLMAN E.M. DE-VOGUE’ P.D. FISCHER K. HILLEBRAND F. ENGELS E. DE-LAVELEYE A. VON HAYMERLE F. GREGOROVIUS E. ROTHAN G. VALBERT L.N. TOLSTOI W. SOMBART R. LUXEMBURG G. NOVICOV E. LEMONON L. BONNEFON-CRAPONNE W. KAY WALLACE P.D. FISCHER G. GOYAU H. BOLTON KING T. OKEY P. GHIO F. MEHRING O. OLBERG P. PERNOT W. ROSCOE THAYER P. SABATIER E. LEMONON B. VON BULOW J. DESTREE M. MURET J. BAINVILLE R. PINON J. LUCHAIRE E.J. DILLON L.M. HARTMANN G.M. TREVELYAN D. LLOYD GEORGE J. RENNELL RODD E.A. MOWRER A. DAUZAT P. HAZARD P. PHILLIPS BARON BEYENS M. PERNOT W. ELLENBOGEN K. ZETKIN M. VAUSSARD H. WICKHAM STEED”,”Italia giudicata 1861 – 1945. Ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri. 1. Dall’ unificazione alla crisi di fine secolo, 1861 – 1900. 2. Dall’ età giolittiana al delitto Matteotti, 1901 – 1925.”,”Scritti di R. REY, H. von TREITSCHKE, M. MONNIER, P.J. PROUDHON, A. FRIKIEN, A. HERZEN, W. RÜSTOW, F. GREGOROVIUS, E. ABOUT, E. ROTHAN, H. D’IDEVILLE, W.E. GLADSTONE, W.J. STILLMAN, E.M. DE-VOGUE’, P.D. FISCHER, K. HILLEBRAND, F. ENGELS, E. DE-LAVELEYE, A. VON HAYMERLE, F. GREGOROVIUS, E. ROTHAN, G. VALBERT, L.N. TOLSTOI, W. SOMBART, R. LUXEMBURG, G. NOVICOV, E. LEMONON, L. BONNEFON-CRAPONNE, W. KAY WALLACE, P.D. FISCHER, G. GOYAU, H. BOLTON KING – T. OKEY, P. GHIO, F. MEHRING, O. OLBERG, P. PERNOT, W. ROSCOE THAYER, P. SABATIER, E. LEMONON, B. VON BULOW, J. DESTREE, M. MURET, J. BAINVILLE, R. PINON, J. LUCHAIRE, E.J. DILLON, L.M. HARTMANN, G.M. TREVELYAN, D. LLOYD GEORGE, J. RENNELL RODD, E.A. MOWRER, A. DAUZAT, P. HAZARD, P. PHILLIPS, BARON BEYENS, M. PERNOT, W. ELLENBOGEN, K. ZETKIN, M. VAUSSARD, H. WICKHAM STEED.”,”ITAB-022″
“RAGIONIERI Ernesto”,”La polemica su la Weltgeschichte.”,”””Per il Troeltsch non solo non esiste uno svolgimento unitario della umanità, ma neppure esiste uno svolgimento unitario della civiltà umana. Per il Troeltsch esistono solo alcuni determinati centri di civiltà, completamente separati dagli altri, ognuno indipendente nel proprio svolgimento dagli altri centri di civiltà sconosciuti ed inconoscibili. Lo Zusammenhang, il nesso degli avvenimenti di un singolo periodo di civiltà non può essere detratto, se vuole essere adoperato fecondamente nella comprensione degli avvenimenti, che dalla civiltà alla ricostruzione della quale deve attendere. Così gli europei, nel ricostruire la loro storia universale, pur concedento ospitalità ai popoli cresciuti nel solco della civiltà europea anche se abitanti, dal punto di vista geografico, altri continenti, debbono attenersi saldamente ed esclusivamente alla chiarificazione dello svolgimento del loro progresso civile. (…)””. (pag 95)”,”STOx-102″
“RAGIONIERI Ernesto con la collaborazione di Carlo PINZANI; scritti di H. BOLTON KING N. FINER W. EBENSTEIN H.W. SCHNEIDER G. DOBBERT F. VÖCHTING L. ROSENSTOCK-FRANCK J.C. MARIATEGUI W. CHURCHILL G.B. SHAW F. ADLER A. THALHEIMER A. ROSENBERG H. LAGARDELLE R. ROLLAND L. NAUDEAU HAILE’ SELASSIE’ F. CHARLES-ROUX M.H.H. MACARTNEY P. CREMONA A. FRANCOIS-PONCET G. GAFENCU S. WELLES C. HULL J. GOEBBELS T. MITUNOBU R.E. SHERWOOD H. HOWARD B. DAVIDSON”,”Italia giudicata 1861 – 1945. Ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri. 3. Dalla dittatura fascista alla Liberazione.”,”Scritti di H. BOLTON KING N. FINER W. EBENSTEIN H.W. SCHNEIDER G. DOBBERT F. VÖCHTING L. ROSENSTOCK-FRANCK J.C. MARIATEGUI W. CHURCHILL G.B. SHAW F. ADLER A. THALHEIMER A. ROSENBERG H. LAGARDELLE R. ROLLAND L. NAUDEAU HAILE’ SELASSIE’ F. CHARLES-ROUX M.H.H. MACARTNEY P. CREMONA A. FRANCOIS-PONCET G. GAFENCU S. WELLES C. HULL J. GOEBBELS T. MITUNOBU R.E. SHERWOOD H. HOWARD B. DAVIDSON “”Questi propositi di Mussolini erano nettamente contrari ai voleri di Hitler. Il tedesco voleva dei successi completi e non indietreggiava di fronte a nulla: la guerra era il mezzo più semplice per soddisfare fino in fondo le esigenze totalitarie. L’ italiano voleva successi limitati, i soli che potevano assicurargli la sua parte di profitto. Il combattimento cui esso aspirava doveva svolgersi in seno alle conferenze. Dei due compagni dell’ Asse uno voleva rovesciare l’ equilibrio del mondo a proprio profitto e l’ altro sperava di salvarlo, sempre a proprio profitto. Questo contrasto di interessi e di voleri non poteva durare a lungo; bisognava che il più debole piegasse di fronte alla ragione del più forte”” (pag 774)”,”ITAB-188″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento socialista in Italia (1850-1922).”,”””La prima grande prova dei sindacalisti rivoluzionari fu lo sciopero generale del 1904.”” (pag 77) “”La sinistra socialista, che assumeva dopo Reggio Emilia la direzione di un partito socialista verso il quale venivano rivolgendosi crescenti adesioni nel proletariato delle grandi città industriali, era una formazione politica estremamente composita.”” (pag 80) “”Checché sia stato detto, Mussolini era ben lontano dal rappresentare tutta la sinistra socialista. Mussolini fu soltanto un episodio del socialismo italiano. Tuttavia, la sua improvvisa fortuna, la sua rapida ascesa alla direzione dell’ “”Avanti!”” e la sua comparsa da dominatore al congresso di Ancona (1914), resta forse l’indice più clamoroso della crisi del socialismo italiano, la dimostrazione più sconcertante della gravità della sua condizione. (…) Mussolini cozzava contro le più forti tradizioni reali del socialismo italiano””. (pag 81)”,”MITS-290″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Politica e amministrazione nella storia dell’ Italia unita.”,”Socialismo municipale. “”Donde venivano ai socialisti italiani l’ influenza e gli esempi per parlare del “”socialismo municipale””? Abbiamo visto come le esperienze amministrative dei socialisti francesi avessero avuto una notevole importanza nel determinare i socialisti italiani a prendere una posizione favorevole alla partecipazione alle elezioni amministrative e ad elaborare il loro programma in merito. (…) La palma che Arturo Labriola assegnava alla vita municipale inglese, come quella che più potesse insegnare ai socialisti italiani non era però il primo riconoscimento tributato al “”socialismo inconsapevole”” di alcuni municipi inglesi, fossero o non fossero questi amministrati da socialisti. Fino al 1893 si era cominciato a parlare in Italia dei numerosi municipi che amministravano direttamente il gas, il tram e altri servizi pubblici, e forse non è improbabile supporre la conoscenza da parte di qualche socialista milanese dei Fabian Essays; nel 1895 “”Critica sociale”” dopo la pubblicazione dell’ articolo di Max Albert su Roubaix aveva tradotto dalla “”Fortnightly Review”” un articolo di Garrett Fisher, dedicato a Glasgow “”municipio modello””.”” (pag 258-259)”,”MITS-291″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Problemi di storia del Pci.”,”Mi pare non si faccia cenno al libro di G. Galli.”,”PCIx-268″
“RAGIONIERI Ernesto, a cura di Gianpasquale SANTOMASSIMO”,”Storiografia in cammino.”,”RAGIONIERI Ernesto (1926-1975) dal 1954 fu docente di storia moderna nell’Università di Firenze. Fu membro del CC del Pci. Tra le sue opere più recenti: ‘Politica e amministrazione nella storia dell’Italia unita””. Eugenio GARIN (Rieti, 1909) è professore emerito della Scuola normale superiore di Pisa. Fra le sue opere più recenti: ‘Intellettuali italiani del XX secolo’ (1974). Contiene il saggio: – Il “”vecchio”” Engels e la storicità del marxismo (Nuova rivista internazionale, 1970) (pag 232-239) “”Se seguiamo l’attività di Engels negli anni tra il 1884 e il 1886, osserviamo come egli concentrò i suoi sforzi particolarmente nel senso di fare assimilare al gruppo dirigente della socialdemocrazia tedesca i problemi lasciati irrisolti dalla rivoluzione del 1848. Ciò avvenne in tre modi: 1) attraverso la commemorazione di personalità della socialdemocrazia tedesca che avevano partecipato alla rivoluzione del 1848. In questo senso il necrologio di Johann Philipp Becker come la introduzione alla ‘Schlesische Miliarde’ di Wilhelm Wolff sono significativi in quanto richiamavano alla memoria l’attività militante-rivoluzionaria e riportavano al centro dell’attenzione la situazione dei contadini; 2) con le prefazioni ai volumi ‘Karl Marx von der Kölnern Geschwornen’ e ‘Enthüllungen über das Kölner Prozess gegen die Kommunisten’, per non parlare dei suoi scritti “”Marx und die Neue Rheinische Zeitung’ e ‘Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten’, Engels indirizzò l’attenzione della socialdemocrazia tedesca e, attraverso questa, degli esponenti del movimento operaio europeo, a riflettere quanto strettamente la sconfitta della rivoluzione del 1848 avesse condizionato la storia successiva, come la lotta per la democrazia sia strettamente unita con la lotta per il socialismo e come le linee fondamentali della strategia e della tattica del movimento operaio fossero state fissate da Marx nel corso di questa rivoluzione; 3) conformemente al principio, che egli aveva già affermato nella prefazione alla terza edizione di ‘Der Bauernkrieg in Deutschland’ (1874), secondo il quale la classe operaia sviluppa la sua lotta non solo sul fronte economico e politico, ma anche sul fronte teorico, Engels cercò di integrare la riconquista delle tradizioni democratiche con la presentazione della prima fase teorica del marxismo intesa quale parte integrante di queste tradizioni rivoluzionarie. Lo scritto ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der deutschen klassischen Philosophie’ è, non a caso, il primo articolo scritto da Engels per la rivista ‘Neue Zeit’, cioè per la rivista che, sotto la direzione di Karl Kautsky, portava a stretto contatto col marxismo le nuove generazioni che non sapevano nulla dello sviluppo dallo hegelismo ad una concezione autonoma dei fondatori del materialismo storico e che non avevano senso alcuno della complicata questione della dialettica e della sua applicazione alla pratica sociale””. (pag 235-236)”,”STOx-179″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Recenti studi di storia del movimento operaio nella Repubblica Democratica Tedesca.”,”Jürgen Kuczynski autore di ‘Geschichte der Lage der Arbeiter unter dem Industrienkapitalismus, è figlio di R.R. Kuczynski l’autore della famosa opera sui salari degli operai europei e americani dal 1870 al 1914 utilizzata da Lenin (“”la storia dei salari – ha scritto J.K. con la mesta ironia che gli deriva dal fatto di essere stato per lungo tempo uno studioso isolato – è monopolio in Germania della famiglia Kuczynski; ma ciò è pericoloso come tutti i monopoli””) (pag 307) Cita la rivista Zeitschrift für Geschichtswissenschaft fondata agli inizi del 1953 da Alfred Meusel, Leo Stern, Heinz Kamnitzer (pag 316)”,”MGEx-214″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels.”,”RAGIONIERI Ernesto Cita nelle note: M.A. MANACORDA, Marx ed Engels sul ’48 italiano, in ‘Il 1848. Raccolta di saggi e testimonianze’, Quaderni di Rinascita, 1949 p. 34 “”””Ritengo completamente falsa la politica di Mazzini – scriveva Marx all’amico Weydemeyer l’11 settembre del 1851 -. Egli lavora completamente nell’interesse dell’Austria stimolando l’Italia all’insurrezione di oggi””. “”D’altra parte egli trascura di rivolgersi a quella parte d’Italia che da secoli è oppressa, ai contadini, e con questo prepara nuove risorse alla controrivoluzione. Il signor Mazzini conosce solo le città con la loro nobiltà liberale ed i loro cittadini illuminati. Le necessità materiali del contadiname italiano dissanguato e sistematicamente snervato e istupidito quanto quello irlandese riposano naturalmente sotto il cielo di frasi dei suoi manifesti ideologici cosmopolitici-neocattolici. Ma ‘certamente’ ci vorrebbe del ‘coraggio’ per dichiarare ai borghesi e alla ‘nobiltà’ che il primo passo per rendere indipendente l’Italia è la completa emancipazione dei contadini e la trasformazione del loro sistema di mezzadria in una libera proprietà borghese. Sembra che Mazzini consideri più rivoluzionario un prestito di dieci milioni di franchi che un acquisto di dieci milioni di uomini. Io temo molto che il governo austriaco, in caso di estrema necessità, modificherà perfino lo stato delle proprietà in Italia e lo riformerà nel senso già seguito in Galizia”” (Mega, III, 1, pp. 447-448)”” [Ernesto Ragionieri, Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels, 1951] (pag 613) “”Un giudizio complessivo nei risultati ed i limiti dell’innovazione operatasi col Risorgimento e l’unificazione nazionale italiana si trova in una lettera di Engels a Filippo Turati pubblicata nella ‘Critica sociale’ del 1894: “”La borghesia, che giunse al potere durante e dopo il movimento di indipendenza nazionale, non poté né volle rendere completa la sua vittoria. Essa non ha distrutto né gli avanzi della feudalità né ha riorganizzato la produzione nazionale secondo il moderno modello capitalistico. Incapace di far assicurare al paese i relativi e temporanei vantaggi del sistema capitalistico, essa impose invece tutti i suoi carichi, tutti gli svantaggi del sistema. Non contenta di ciò essa perdette in ignominiosi scandali bancari quel che le restava di credito e fiducia.”” “”Il popolo lavoratore – contadini, artigiani, operai della terra e delle industrie – si trovava in conseguenza di ciò in una pressante situazione; da un lato in conseguenza di antichi abusi, che hanno ereditato non solo dall’epoca feudale, ma perfino da un’epoca più antica (si pensi alla mezzadria, ai latifondi del Sud, dove il bestiame soppianta l’uomo) dall’altro lato in conseguenza del più vorace sistema fiscale, che una politica borghese abbia mai trovato. Anche qui si può dire con Marx: Noi, come tutto il resto dell’Occidente continentale, non solo siamo afflitti dallo sviluppo della produzione capitalistica, ma anche dalla deficienza di sviluppo. Accanto alle tristi necessità moderne tutta una serie di calamità ereditate dal continuare a vegetare di antichi, sopravvissuti sistemi di produzione con la loro conseguenza di anacronistici rapporti sociali e politici. Noi soffriamo non solo di ciò che è vivo, ma anche di ciò che è morto. ‘Le mort saisit le vif'”” (Marx-Engels, Ausgewählte Briefe, cit., pp. 417-418)”” [Ernesto Ragionieri, Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels, 1951] (pag 615-616)”,”MAES-111″
“RAGIONIERI Mario”,”Hitler e Stalin. Il tempo dell’amicizia. Il tempo della guerra. I rapporti, gli intrighi e il conflitto che coinvolsero anche l’Italia.”,”L’autore è al suo terzo libro sul tema. Ha pubblicato ‘8 settembre 1943. La fine di un sogno di gloria’ (2001) e ‘Dalla democrazia al regime, 1919-1929. I primi anni del fascismo’ (2003) Riporta ampi brani di scritti di Mussolini Foto pag. 9 stretta di mano tra Ribbentrop e Stalin dopo la firma del “”Patto di non aggressione”” del 1939 PCF sciolto il 26 settembre con decreto del governo francese. Ma continuava a diffondere il suo materiale di propaganda. Dopo il patto Hitler-Stalin anche il PCF si oppone alla guerra contro la Germania. Criticato per il ritardo nell’appoggiare il patto tedesco-sovietico dell’agosto e condannato per aver votato i crediti di guerra il 2 settembre, il PCF si riallinea con Mosca dopo il patto tedesco sovietico dell’agosto, saluta l’invasione della Polonia da parte dei soldati russi del 17 settembre come la ‘liberazione’ dell’Ucraina e della Russia bianca. Il 1° ottobre, in appoggio alla dichiarazione di Ribbentrop e Molotov che invitava le democrazia occidentali a concludere la pace e addossava loro le responsabilità di una decisione in senso contrario, il gruppo comunista alla Camera indirizzò una lettera al Presidente Herriot, chiedendo che la Camera stessa venisse convocata per definire in una seduta pubblica “”le proposte per la pace che si intendono fare”” (pag 128.-129) Radek pro alleanza militare segreta tra Reichswehr e Armata Rossa (pag 29) Tuchaceviskj e la Germania. “”Gli insegnamenti essenziali, Tuchacevskij li trasse dall’allora capo indiscusso della Reichswehr, Il Generale Seeckt. L’appartenenza a due mondi completamente diversi separava i due uomini, ma avevano anche molte cose in comune. Intanto Tukhascevksi era un grande fautore dell’alleanza con la Germania, che considerava fondamentale per l’Unione Sovietica ed era, sul piano della politica estera, contrario alle scelte di Stalin che si presentavano molto incerte. I contrasti tra i due erano troppi ed era necessaria una iniziativa: a quanto sembre questa fu decisa, ma incertezze e ritardi ne impedirono l’attuazione e Stalin, ormai messo in guardia da rivelazioni, fece arrestare, processare ed ccidere i possibili oppositori. Insieme ai Generali e Marescialli, Stalin fece liquidare durante le sue purghe negli anni 1937-1938, da venticinquemila a trentacinquemila Ufficiali in servizio permanente nell’Armata Rossa; iin questo modo l’esercito russo perse forse le migliori menti militari e non dobbiamo stupirci se poi nel 1941 esso subì perdite incredibili legate proprio al semplice fatto che non c’erano più Ufficiali capaci di guidare l’esercito e di muovere guerra, una guerra di tipo moderno come quella che i tedeschi fecero”” (pag 34-35) “”Insomma prima del 22 giugno 1941 la Germania occupava la Danimarca, la Norvegia, ed era in guerra, la Russia occupava oltre alla Polonia, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, la Bessarabia, faceva la guerra e la vinceva alla Finlandia ma, stranamente non era in guerra con nessuno”” (pag 261)”,”GERN-153″
“RAGIONIERI Ernesto; BADALONI Nicola; FIORITO Riccardo; GRUPPI Luciano; PRESTIPINO Giuseppe”,”Il marxismo nel mondo: Biografie di Marx e di Engels (Ragionieri); Attualità di due testi classici (Badaloni); Il Marx di Korsch (Fiorito); Il marxismo e Hegel (Gruppi); Marx Freud e Saussure (Prestipino); Altri scritti sull’attualità di Marx; Una guida bibliografica della filosofia marxista; Il marxismo di Antonio Labriola”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: Silvano Levrero, La polemica di Serrati fino al Congresso di Livorno (in) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO VII N° 2 MARZO-APRILE 1969 Due biografie di Marx dal mondo anglosassone. “”Due biografie più equilibrate ci vengono invece dall’Inghilterra e presentano la caratteristica comune di contemperare la biografia politica con lo sviluppo intellettuale. Può apparire strano che imprese simili e nell’ambito di volumi di non vastissima mole siano state compiute proprio in un paese che una lunga tradizione voleva meno penetrabile di altri alla penetrazione del pensiero marxista. Ma, in realtà, la geografia tradizionale delle aree culturali ha subito non poche modificazioni dopo la seconda guerra mondiale e non soltanto nel senso di una generale tendenza all’avvicinamento e alla unificazione; e poi la cultura inglese riconferma anche a questo proposito una lunga esperienza nel genere biografico. L’influenza di una lunga consuetudine tradizionale e di mestiere si ritrova principalmente nell’opera di Isaiah Berlin, vecchia ormai di trent’anni, ma che il suo autore ha parzialmente rifatto, modificando alcuni capitoli ed integrandone altri (Isaiah Berlin, Karl Marx, trad. di Paolo Vittorelli, presentazione di Vittorio Frosini, Firenze, La Nuova Italia, 1967: la traduzione italiana si raccomanda anche per una guida bibliografica aggiornata allo studio del marxismo). Berlin è un filosofo della storia che contesta sistematicamente la disciplina che professa: empirista e negatore della presenza e della operosità di ogni tipo di legge nella storia umana, è difficile trovargli un punto di contatto intellettuale o politico con Marx. Eppure, si avverte nel suo libro uno sforzo serio di avvicinare un pensiero diverso ed estraneo e di comprendere con distacco, ma criticamente e razionalmente, una personalità estranea e diversa, ma di cui si riconosce la grandezza. La formazione intellettuale di Marx vi assume un rilievo assai ampio al pari della partecipazione alle lotte rivoluzionarie, mentre una attenzione assai più distratta viene accordata al pensiero maturo di Marx. Da una adesione maggiore al pensiero di Marx è animata l’opera del filosofo marxista inglese J. Lewis (John Lewis, The Life and Teaching of Karl Marx, London, Lawrence & Wishart, 1965). In questo libro, dedicato a “”la vita e l’insegnamento”” di Marx, c’è un maggiore equilibrio tra le diverse parti, una più calibrata distribuzione della materia. L’interpretazione di Lewis si svolge in senso antieconomistico e antidogmatico ed insiste sulla importanza del marxismo come “”metodo””. Fa difetto, però, a questa opera chiara e meritoria, scritta con una semplicità che non concede niente ai semplicismi, una prospettiva che permetta di recuperare in tutta la sua complessità della sua presenza storica la vita e il pensiero di Marx. Non esiste tuttavia in lingua italiana un libro come questo del Lewis che in meno di trecento pagine sia in grado di fornire con uguale correttezza tutti gli elementi fondamentali della vita e del pensiero di Marx nel suo sviluppo storico”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo nel mondo. Biografie di Marx e di Engels] [Critica marxista, Roma, n° 2 marzo-aprile 1969] (pag 143-144)”,”MADS-629″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Presenza di Engels.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1970 “”In un articolo commemorativo del 1905 Franz Mehring ebbe a scrivere di Engels che “”a lui fu concesso di restare giovane fin dentro l’età biblica, e nella vecchiaia si trovò il centro di gravità della sua operosità storica. Ma sarebbe falso concludere che Engels sia stato uno spirito maturato con lentezza (…). Aveva soltanto ventiquattro anni allorché concepì l’opera sulla situazione della classe operaia in Inghilterra. Un ingresso così splendido nella scienza in anni giovanili è sempre un successo molto raro (…). Il vecchio ha soltanto compiuto ciò che il giovane ha promesso”””” (pag 169) [Ernesto Ragionieri, Presenza di Engels] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno VIII n° 4, luglio-agosto 1970]”,”MAES-133″
“RAGIONIERI Ernesto DETTI Tommaso”,”Il nuovo gruppo dirigente e la fusione con i “”terzini””. Segue: Verbali della Commissione italiana al V Congresso dell’Ic.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: BADALONI Nicola, Labriola politico e filosofo. Segue: Dieci lettere inedite di Antonio Labriola ad Alessandro D’Ancona. ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 9 N° 2 MARZO-APRILE 1971″,”MITC-113″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Due ristampe del “”Programma di Erfurt”” di Kautsky.”,”””Al congresso di Erfurt (14-20 ottobre 1891) la socialdemocrazia tedesca si dette un nuovo programma in sostituzione di quello approvato dal congresso di unificazione di Gotha, ormai superato da una esperienza di più di tre lustri di feconda attività politica che aveva confermato la validità delle critiche a suo tempo formulate da Marx, rese note da Engels nel corso del dibattito preparatorio del nuovo programma. Il programma di Erfurt costituì la carta ideologica e politica della socialdemocrazia tedesca per oltre un trentennio, finché al congresso di Heidelberg (1923) non fu sostituito da un nuovo programma che sanciva in modo definitivo la mutata collocazione della socialdemocrazia tedesca dopo la guerra imperialistica, la rivoluzione d’ottobre in Russia e la rivoluzione del novembre 1918 in Germania”” (pag 196) Scritto Engels ‘Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico, 1891’ pubblicato in ‘Critica marxista’ 1963, 3, pp. 118-121 (v. in Archiv)”,”KAUS-017″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””.”,” “”La lettura del carteggio che Kautsky venne intrattenendo cogli effettivi o possibili collaboratori della rivista tra il 1882 e il 1883 mostra che egli non seguì affatto un atteggiamento rigido o esclusivo. Accettò gli articoli di collaboratori tutto-fare, che Liebknecht gli trasmetteva dalla sua esperienza giornalistica di organizzatore di settimanali di partito, quali Louis Haschert, disposto a scrivere di scuole popolari e di rivoluzione francese, di terremoti e di comete (21). Pubblicò al posto d’onore della rivista la demolizione documentata e spietata fatta da Eduard Sack della decadenza del sistema educativo prussiano nell’ultimo mezzo secolo (22), una delle pochissime cose che nei primi fascicoli della ‘Neue Zeit’ piacquero a Engels (23), probabilmente per il piglio radicale col quale prendeva posizione nei confronti di una delle più risonanti leggende della Germania bismarckiana. Ma Kautsky mantenne i contatti e spesso accettò consigli e collaborazione anche da quella parte di giornalisti e scrittori di vario orientamento liberale o democratico coi quali era entrato in rapporto in Austria e Svizzera negli anni del suo noviziato intellettuale, e tra i quali le femministe borghesi (24) figuravano accanto ai narratori di viaggi, i curiosi del problema della quarta dimensione (25) accanto alla folla variopinta e instabile che nei periodi di trapasso storico si muove in quella zona indistinta che sta tra l’avventura intellettuale e il pensiero rivoluzionario”” (pag 134) [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””, Critica marxista, Roma, n° 2 marzo-aprile 1966] [(21) Haschert a Katusky, anni 1883 e sgg., in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D XII 89-98; (22) Cfr. ‘Die Neue Zeit, I (1883), pp. 28-38, 153-165, 297-306; (23) Engels a Kautsky, 18 settembre 1883 in ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky cit., p. 83; (24) Si vedano le lettere a Kautsky di J. Engell-Günther direttrice di ‘Der Funke’, in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D X 222-239; (25) Cfr. J.B. Adler e Ernst Back a Kautsky in I.I.S.G., Kautsky-Nachlass, D I 150-151]”,”KAUS-018″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. II. La battaglia contro il socialismo di Stato.”,”Engels “”Nestore della socialdemocrazia”” (pag 124) Engels editore dei testi propri e di Marx. (pag 125-126) “”Si consideri in primo luogo la sua opera di editore e rieditore di testi propri e di Marx. Negli anni ’80 essa si dispiega con lo stesso ritmo di sincronia con le discussioni nel campo del movimento operaio che già l’opera di Marx come ripubblicatore di propri testi aveva tenuto presente fino al 1869, quando tra tutte le altre opere aveva dato la precedenza al ’18 brumaio di Luigi Napoleone’, tanto attuale ancora non soltanto per la permanenza al potere del protagonista del colpo di Stato del 2 dicembre, ma anche per il diffondersi dei suoi metodi di governo nella Prussia e nella Germania di Bismarck, senza una adeguata consapevolezza da parte del movimento operaio di ispirazione lassalliana. Osserviamo i titoli delle ristampe di scritti propri e di Marx curate da Engels per la Germania e non riuscirà difficile concludere qual è il senso complessivo di questa attività, il perché di certe scelte, i motivi delle osservazioni contenute nelle prefazioni a queste ristampe: da ‘Lo sviluppo del socialismo dall’utopia alla scienza’, edito come opuscolo separato per l’appunto nel 1883 e che in quello stesso anno ebbe tre edizioni per un complesso di 10.000 copie, alla terza edizione tedesca del ‘Manifesto del Partito Comunista’, ristampata nel 1883 in una edizione di 5000 copie (17) su su fino alla prima edizione tedesca della ‘Miseria della filosofia’, sulla quale torneremo in seguito, l’attenzione è costantemente rivolta a definire la natura del socialismo scientifico, a liberare l’immagine del socialismo dalle incrostazioni che volta per volta gli si erano venute attribuendo, a mostrare il cammino che già Marx ed Engels avevano precedentemente percorso in questo senso. Anzi, ciò che deve essere sottolineato con particolare forza è proprio come Engels cercasse di realizzare questo compito in termini di storicità assoluta, non confondendo mai fasi e momenti storici diversi, ma anzi aiutando a distinguere e ad utilizzare queste distinzioni. Alla luce di questa caratteristica vanno viste, infatti, non soltanto le scelte compiute da Engels dei testi da ristampare, ma anche le prefazioni da lui prepostevi. In modo ancora più specifico miravano in questa direzione gli scritti originali destinati da Engels alla socialdemocrazia tedesca e pubblicati in questi anni sul ‘Sozialdemokrat’. Si vedano, ad esempio, “”Karl Marx e la “”Neue Rheinische Zeitung””””, apparso sul ‘Sozialdemokrat’ il 13 marzo 1884 e “”Per la storia della Lega dei Comunisti”” pubblicato in tre puntate sullo stesso settimanale nel novembre 1885″” (18). Engels qui persegue chiaramente il fine di trasmettere alla socialdemocrazia tedesca, impegnata in una battaglia ricca di insidie contro Bismarck, l’esperienza della lotta che era stata sua e di Marx nel 1848-49 e la tradizione della prima grande organizzazione tedesca e internazionale del movimento operaio”” (pag 125-126) [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. II. La battaglia contro il socialismo di Stato, Critica marxista, Roma, n° 3 maggio-giugno 1966] [(17) Notizie importanti e precise per questo aspetto della attività di Engels dopo la morte di Marx in Heinrich Gemkov, Friedrich Engels’ Hilfe, cit., pp. 82 e sgg. Per i limiti della circolazione degli scritti di Marx e di Engels in quegli anni, e della loro conoscenza anche da parte degli studiosi più informati, basterà ricordare il seguente episodio. Il 5 luglio 1884 Franz Mehring si rivolgeva ad Engels per chiedere il suo aiuto nella preparazione di una biografia di Marx che, com’è noto, egli scriverà alcuni decenni più tardi, negli ultimi anni della sua vita. Dall’elenco degli scritti di Marx e di Engels da Mehring posseduti e dall’elenco di quelli da lui ricercati, che è accluso alla lettera (I.I.S.G., Marx-Engels-Nachlass L VII 21) si vede non soltanto come anche a chi ne aveva fatta sistematica ricerca erano rimasti inaccessibili il discorso sul libero scambio, ‘Po und Rhein’, ‘Savoyen’, ‘Nizza und Rhein’, ‘Die preussische Militärfrage und die deutsche Arbeiterfrage’, ma che degli scritti sul ’48 in Francia e in Germania non veniva fatta neppure una esplicita menzione; (18) “”Marx und die “”Neue Rheinische Zeitung”” 1848-49″” in ‘Der Sozialdemokrat’, 13 marzo 1948 e ora in Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Werke’, Berlin, 1962, Bd. 21, pp. 16-24. E’ interessante rilevare che il tema quarantottesco dell’articolo da pubblicarsi nel primo anniversario della morte di Marx era stato suggerito ad Engels da Eduard Bernstein (Bernstein a Engels 14 febbraio 1884 in ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky, cit., p. 99) sia pure con un intento diverso, e cioè quello di difendere Marx dall’accusa di avere danneggiato coi suoi attacchi i democratici dell’Assemblea di Francoforte]”,”KAUS-019″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels.”,”””Proprio nello stesso fascicolo della ‘Neue Zeit’, nel quale compariva l’ultima puntata del saggio di Kautsky, su “”La miseria della filosofia”” e “”Il Capitale””, aveva inizio la pubblicazione, al posto di onore, in apertura, del ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’ di Engels (43). Era il primo contributo che egli scriveva appositamente per la rivista di Kautsky e sotto questo profilo esso viene ad assumere una importanza particolare. Anzi, vorremmo dire che questo saggio di Engels, tanto famoso e così spesso oggetto di accurata attenzione e come documento autobiografico della formazione intellettuale di Marx e di Engels e come esposizione generale della concezione materialistica della storia, aspetta ancora di essere letto per quello che originariamente fu e volle essere, cioè il primo diretto intervento di Engels nella rivista che si veniva affermando come il centro di orientamento teorico degli intellettuali marxisti della socialdemocrazia tedesca e, più in generale, come un punto di riferimento importante per tutto il partito. Per questo aspetto, alla luce dei rapporti che fin qui abbiamo attentamente seguiti tra Engels, Kautsky e le più giovani leve intellettuali che negli anni delle leggi antisocialiste affluivano verso il movimento operaio, il ‘Feuerbach’ di Engels riveste un interesse illuminante: anche se una lettura aderente alle circostanze storiche delle sue origini induce a conclusioni assai diverse o contrastanti rispetto a quelle raggiunte attraverso una lettura in chiave unicamente speculativa. E’ da augurarsi che il compimento della edizione delle opere di Marx e di Engels in lingua tedesca apporti, circa la genesi immediata del ‘Feuerbach’, gli ulteriori chiarimenti che alcune notizie fin d’ora promettono (44)”” [Ernesto Ragionieri, Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno IV, n° 4 luglio-agosto 1966] [(43) Friedrich Engels, “”Ludwig Feuerbach und der Ausgangspunkt der deutschen klassischen Philosophie””, in ‘Die Neue Zeit’, IV (1886), pp. 145-157, 193-209; (44) Si vedano le notizie relative alla biografia e all’attività di Engels in appendice a Marx-Engels, Werke, Bd. 21, p. 645] (pag 91)”,”KAUS-020″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il marxismo e la Prima Internazionale.”,”RAGIONIERI Ernesto pag 111-112 L’ indirizzo inaugurale e gli statuti pag 118 la storia di Eichhoff pag 142-143 ruolo di J.P. Becker L’ indirizzo inaugurale e gli statuti “”Il primo problema che si presenta a chi studia quale posto spetti al marxismo nella storia della Prima Internazionale è quello relativo alla valutazione dei documenti costitutivi dell’Associazione stessa, redatti da Marx, e cioè l”Indirizzo inaugurale’ e gli ‘Statuti provvisori’. Per la verità questi due documenti hanno avuto una fortuna molto diversa. Infatti, mentre gli ‘Statuti provvisori’, e in modo particolare i famosi “”considerando”” del preambolo, segnarono per le discussioni cui dettero luogo o per l’inclusione che se ne fece negli statuti delle associazioni locali, l’intera storia dell’Internazionale, e non solo le vicende dei suoi congressi, tanto da essere generalmente considerati il programma dell’Internazionale, l”Indirizzo inaugurale’ ebbe una diffusione molto più limitata e, complessivamente, più “”letteraria”” che politica; si ricordi ad esempio che le prime traduzioni in Italia e in Francia dell”Indirizzo’ risalgono agli inizi del nostro secolo (8). Ciò può spiegare perché i due testi siano stati assai di rado esaminati insieme e per quali motivi, ove questo sia avvenuto, siano stati considerati, auspici anche talune affermazioni di Marx e di Engels, più come documento della storia del movimento operaio internazionale che come momento essenziale nella formazione storica del marxismo (9). Ora, la conoscenza dei testi preparatori dell’assemblea di St. Martin Hall – e cioè gli indirizzi scambiati fra i rappresentanti degli operai francesi e dagli operai inglesi (10) – consente di misurare il senso preciso e il carattere dell”Indirizzo’ redatto da Marx, e di apprezzare meglio i motivi di taluni passaggi degli ‘Statuti’. Il tratto comune ai due indirizzi è di rispecchiare fedelmente il motivo immediato che aveva dato origine, tra il 1863 e il 1864, alla fitta rete di incontri tra i lavoratori dei due paesi al di là e al di qua della Manica, che culminarono nell’assemblea di St. Martin Hall: la solidarietà con la Polonia, insorta contro l’oppressione zarista (11), la condanna della diplomazia segreta, che consentiva ai governi di coalizzarsi contro le aspirazioni dei popoli, l’affermazione di una solidarietà democratica, capace di superare le frontiere, che permettesse ai lavoratori di far sentire la loro voce sui grandi problemi della politica internazionale. Soltanto in via subordinata a questa istanza si affermava la necessità di una lotta comune e fraterna dei lavoratori di tutti i paesi per alleviare la concorrenza, diminuire lo sfruttamento e migliorare le condizioni di esistenza e di lavoro”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(8) Per la fortuna e la diffusione dell’Indirizzo’ e degli ‘Statuti’, si vedano i tre volumi di bibliografia della Prima Internazionale editi dalla “”Commission Internationale d’Histoire des Mouvements sociaux et des Structures Sociales”” del Comitato internazionale di Scienze Storiche, Parigi, 1958-1963, e ‘La Première Internationale’, Recueil de documents publié sous la direction de Jacques Freymond, Librairie E. Droz, Genève, 1962, 2 vv.; (9) Cfr. ad esempio Isaiah Berlin, Karl Marx, trad. franc., Paris, 1962, p. 295 e sgg. Ma si tratta di un atteggiamento assai largamente diffuso; (10) Si possono leggere ora, in traduzione tedesca, nella raccolta di documenti ‘Karl Marx und die Gründung der I Internationale’, Dokumente und Materialien, Berlin, Dietz Verlag, 1964, pp. 7-16] (pag 111-112) La prima internazionale. Rapporti Marx – Eichhoff. “”Che l’accento immediato e di prospettiva battesse in tal senso, è dimostrato, tra l’altro, anche dalla redazione degli ‘Statuti provvisori’. E’ noto per l’esplicita testimonianza di Marx, il trattamento al quale fu sottoposto lo schema inizialmente preparato da Mazzini come “”dichiarazione di princìpi”” per l’Internazionale: l’inversione delle parti fu l’inizio e il pretesto per un sovvertimento totale. Ma è forse meno noto che oggetto di una battaglia non meno accanita furono anche i progetti di statuto preparati da Mazzini, che tendevano a configurare l’Internazionale come un governo centrale delle classi operaie europee. Ce lo ricorda una preziosa storia dell’Internazionale pubblicata nel 1868 da un giornalista tedesco, Wilhelm Eichhoff, corrispondente del Consiglio generale dell’Internazionale, il quale redasse questo suo lavoro in stretto contatto con Marx, tanto che nel ristamparla si è potuto dire che essa è “”un’esposizione autorizzata da Marx della storia dell’Internazionale”” (19). Ebbene, questa storia sottolinea che gli statuti mazziniani erano redatti “”in forma rigidamente centralizzata, come conviene per le società cospirative segrete, che distruggerebbe fin da principio le condizioni di vita di un’associazione, che non deve creare un movimento, ma deve soltanto unire e collegare il movimento di classe già presente e sparpagliato nei diversi paesi”” (20).”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(19) Così ha definito quest’opera Heinrich Gemkow nell’importante saggio, particolarmente documentato sui rapporti tra Marx ed Eichhoff, posposto alla riproduzione fotostatica di ‘Die Internationale Arbeiterassociation. Ihre Gründung, Organisation, politish-sociale Thätigkeit und Ausbreitung’, curata dall’editore Dietz in occasione del centenario della Prima Internazionale, Berlin, 1964; (20) Wilhelm Eichhoff, op. cit., p. 4. Si veda una testimonianza nello stesso senso nella lettera di Engels a Carlo Cafiero del 28 luglio 1871; cfr. ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895’ a cura di Giuseppe Del Bo, Milano, p.36] (pag 117-118) Il ruolo di J.P. Becker. “”A partire dal 1865 [Marx ed Engels] rivolsero quindi la loro attività in direzione della Germania nel senso di promuovere, con l’aiuto di ex-membri della Lega dei Comunisti o di oppositori della Associazione Generale degli Operai Tedeschi, sezioni dell’Internazionale nelle principali città della Germania. Per quanto le leggi emanate nella Confederazione all’indomani della rivoluzione del 1848-49 vietassero l’associazione di società tedesche ad organismi internazionali, si è potuto dimostrare come il lavoro di Marx e di Engels riuscisse a promuovere sezioni dell’Internazionale in numerosi centri e in quasi tutte le più importanti città della Germania (65). Tanto rilievo prese, ad un certo punto, l’organizzazione dell’Internazionale in Germania, che Marx nel 1866 ne affidò la cura, per conto del Consiglio Generale dell’Associazione, a Johann Philipp Becker, il democratico rivoluzionario, veterano del 1848, che aveva collaborato con Garibaldi nella spedizione dei Mille. La riscoperta della funzione di J. Ph. Becker è stata probabilmente la più importante novità dei nuovi studi sull’Internazionale: la ristampa del ‘Vorbote’, l’organo dell’Internazionale che egli venne pubblicando a Ginevra tra il 1866 e il 1871, e gli studi che intorno a lui sono stati compiuti, hanno messo in evidenza quale importanza egli abbia avuto, tra il 1866 e il 1868, nel sollevare il prestigio dell’Internazionale in Germania (66)”” [Ernesto Ragionieri, Il marxismo e la Prima Internazionale, Roma, 1965 (estratto)] [(65) Si veda per questo aspetto un altro fascicolo speciale dei ‘Beiträge zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’, Sonderheft zum 100. Jahrestag der Gründung der I. Internationale, con rinvio ad una serie di lavori pubblicati negli anni precedenti da H. Gemkow, R. Dublek, e altri; (66) Il fatto più importante è stato costituito dalla riproduzione fotostatica del ‘Vorbote’ (Berlin, Zürich, 1963, 3 voll.), alla quale è stato preposto il saggio di E. Engelberg, ‘Fragen der Demokratie und des Sozialismus’, già citato. Ma numerosi e interessanti anche i saggi e i riferimenti a J. Ph. Becker contenuti nei fascicoli speciali già citati]”,”INTP-068″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Franz Mehring collaboratore della “”Züricher Post”” (1891-1892). (Estratto da ‘Il marxismo e l’internazionale. Studi di storia del marxismo’).”,”””Per Franz Mehring la continua, instancabile attività letteraria e giornalistica non fu soltanto una necessità imposta da un’esistenza trascorsa in mezzo alle lotte e alle polemiche. Fu, in qualche modo, anche un ideale scaturito dall’asprezza della vita quotidiana, che egli coltivò per tutta la vita come un modello di dedizione al lavoro, e di successo in questo lavoro, prima ancora che di combattimento per l’affermazione delle proprie idee. Più volte, infatti, Mehring, tracciando il profilo di uomini da lui per vari aspetti ammirati, aveva parlato della loro forza e della loro capacità di lavoro con un tono che rivelava in modo inconfondibile la confessione di un ideale. “”Sono trascorsi sedici anni da quando apparve il primo volume del ‘Capitale’ – scrisse nell’articolo in morte di Karl Marx – e in questo lungo periodo di tempo il suo autore ha continuato a creare instancabilmente e irrequietamente con una capacità di lavoro e con una gioia nel lavoro, quali sono date solamente agli eletti, ma egli è sceso nella tomba, senza poter dire dal punto di vista scientifico la sua ultima parola”” (1). E tre anni dopo, all’inizio del suo necrologio di Leopold Ranke, scriveva, con una corrispondenza di accenti tanto più significativa proprio in quanto rivolta ad una personalità così diversa: “”Il Nestore della storiografia tedesca se n’è andato non meno gravemente carico di anni che di gloria. La sua vita è stata ricca di onori e di successi: ma il più prezioso dei beni restò per lui in ogni tempo una capacità di lavoro e una gioia nel lavoro quali sono concessi soltanto agli eletti fra i mortali. Soltanto la morte strappò di mano al vecchio novantenne la penna con la quale egli aspirava a finire l’ultima e la più ampia opera della sua vita”” (2). L’accenno ripetuto alla morte che sorprende i lavoratori instancabili ancora intenti alla loro fatica – per quanto strano possa apparire un accostamento fra ‘Das Kapital’ di Marx e la ‘Weltgeschichte’ di Ranke – fa pensare ad una probabile origine romantica di questo ideale ed indica la norma di vita sottesa ad un ritmo di lavoro che si confronta incessantemente col tempo e vi cerca la propria misura (3).”” [Ernesto Ragionieri, ‘Franz Mehring collaboratore della “”Züricher Post”” (1891-1892)’ – (Estratto da ‘Il marxismo e l’internazionale. Studi di storia del marxismo’, 1968] (pag 227-228) [(1) ‘Karl Marx’, in Weser-Zeitung, 22 marzo 1883, ripubblicato in Thomas Höhle, Franz Mehring. Sein Weg zum Marxismus, Zweite verbesserte und erweiterte, Auflage, Berlin, 1960, p. 403; (2) ‘Leopold Ranke’, in Volks-Zeitung, 25 maggio 1886, ripubblicato in Thomas Höhle, op. cit., p. 470; (3) Tutto il suo carteggio con Kautsky negli anni della collaborazione alla ‘Neue Zeit’ (IISG, Kautsky-Nachlass) è estremamente indicativo dell’aspirazione di Mehring a distaccarsi dal lavoro giornalistico per dedicarsi con maggiore tranquillità agli studi e, insieme, dall’attaccamento tenace che vi portava. Su questo importante carteggio tuttora inedito avrò occasione di fermarmi distesamente in una storia della ‘Neue Zeit’, alla quale sto attendendo (E.R.)]”,”MEHx-067″
“RAGIONIERI Ernesto”,”L’Italia e il movimento operaio italiano nella “”Neue Zeit”” (1883-1914). (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’)”,”Estratto dal volume ‘Il marxismo e l’internazionale’ Notevole spazio (pag 188-) viene dedicata alla figura della corrispondente Oda Oldberg (compagna di Giovanni Lerda). In fondo al saggio di Ragionieri (pag 219) la polemica della Olberg contro Mussolini direttore dell’Avanti!. Mehring non entusiasta del socialismo ligure (pag 207) I corrispondenti italiani e il dibattito sul revisionismo in Germania “”Lo sforzo dei collaboratori italiani di spiegare sulle colonne della ‘Neue Zeit’ al pubblico socialista internazionale le trasformazioni economiche e politiche in atto in Italia si prolunga ancora per alcuni anni. Alessandro Schiavi e Romeo Soldi, che sono in questi anni i collaboratori più attivi, dedicano i loro articoli alla campagna elettorale del 1900 o ai termini nuovi della lotta politica in Italia, ma cercano anche di sottolineare la grande estensione che con l’inizio del nuovo secolo ha assunto il movimento operaio italiano, collocandone le premesse oggettive nel rapido sviluppo del capitalismo fra la fine del XIX secolo e l’inizio del nuovo o descrivendo la grande ondata di scioperi degli anni 1990 e 1901. (…) Niente, invece, in tutti questi articoli testimonia di una partecipazione diretta o indiretta dei collaboratori italiani alla polemica internazionale sul revisionismo che proprio in quegli anni si stava svolgendo sulle colonne della ‘Neue Zeit’. Ciò che costituisce una riconferma di quanto è stato più volte osservato, e cioè che il revisionismo in Italia fu fenomeno tutt’altro che sincronizzato con quello tedesco e europeo in generale (38)””. [nota (38) “”A queste conclusioni, alle quali sono pervenuti per diversa via gli studiosi italiani che si sono occupati di questo problema, da Leo Valiani a Pier Carlo Masini ad Enzo Santarelli, corrispondono gli accenni alla polemica sul revisionismo contenuti nelle lettere dei corrispondenti italiani a Karl Kautsky e ad Eduard Bernstein. I più favorevoli a Bernstein appaiono alcuni intellettuali. Napoleone Colajanni, ad esempio, inviando il 17 ottobre 1899 a Bernstein la seconda edizione del suo ‘Socialismo’, aveva cura di sottolineare che la “”intonazione del libro è tutta conforme a quella dei vostri ‘Presupposti'”” (IISG, Bernstein-Nachlass, D 106). A sua volta, Antonio Graziadei, all’indomani del congresso di Hannover della SPD che aveva avuto al centro dei suoi lavori la ‘Bernstein-Debatte’, protestava la sua simpatia al socialdemocratico tedesco ancora esule in Inghilterra, compiacendosi per il fatto che, benché “”en Italie on étudie très peu””, ‘Critica sociale’ avesse assunto verso le teorie di Bernstein una posizione più conciliante che non l”Avanti!’ (Graziadei a Bernstein, 6 dicembre 1899, in IISG, Bernstein.Nachlass, D 221). E’ tuttavia da notare che in questi anni, quando per il socialismo italiano si pone in primo piano il problema della difesa delle libertà costituzionali, l’atteggiamento di Turati è assai riservato. Nel richiedere a Bernstein una prefazione alla traduzione italiana dell”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, egli faceva appello alla sua devozione per Engels perché trovasse il modo di scriverla: “”Vous n’avez jamais rien écrit, d’ailleurs, pour ces pauvres chiens d’italiens, qui vous aiment beaucoup tout de même et qui font des efforts desespérés pour ne pas être engloutis par une réaction gouvernamentale folle – ils méritent donc ce petit sacrifice de votre temps”” (Turati a Bernstein, 9 maggio 1900, in IISG, Bernstein-Nachlass, D 717). E il 18 agosto 1901, pur dichiarandosi favorevole alla traduzione delle ‘Voraussetzungen’ di Bernstein, gli scriveva: “”je n’ai pas la hautesse de juger votre difference avec Kautsky et les marxistes purs, mai je crois que notre parti n’a qu’à gagner à entendre et à faire sujet d’examen les données du débat”” (ibidem, D 720). Probabilmente non si trattava solo del fatto che Turati doveva difendersi dalle critiche trasmessegli da Kautsky per la forma conciliante del giudizio sul congresso di Hannover espresso dalla ‘Critica sociale’ (Turati a Kautsky, 19 gennaio 1900, in IISG, Kautsky-Nachlass, D XXII 244), quanto della necessità più propriamente politica di non spostare in modo preminente sulle teorie revisionistiche il peso del riformismo italiano””] [Ernesto Ragionieri, ‘L’Italia e il movimento operaio italiano nella “”Neue Zeit”” (1883-1914)’ (in) ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968] (pag 186-187)”,”MGEx-232″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Gramsci e il dibattito teorico nel movimento operaio internazionale. (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’)”,”Estratto dal volume ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968 “”Ma una particolare impressione non può non avere provocato in Gramsci la critica formulata da Lenin alla risoluzione sulle strutture organizzative dei partiti comunisti approvata dal III Congresso dell’Internazionale comunista, in quanto “”quasi interamente ispirata alle condizioni russe””; l’invito a “”studiare”” che Lenin ne faceva discendere era ben lontano dall’assumere un significato pedante e libresco: “”Ritengo che per noi tutti, tanto per i compagni russi che per i compagni stranieri, l’essenziale sia questo: dopo cinque anni di rivoluzione russa, dobbiamo studiare. Soltanto adesso abbiamo la possibilità di studiare. Non so per quanto tempo questa possibilità potrà durare (…), ma ogni momento libero dalla lotta, dalla guerra, dobbiamo utilizzarlo per lo studio, e per di più cominciando da principio (…). I compagni stranieri debbono digerire un buon pezzo di esperienza russa (…). Anche noi russi dobbiamo cercare i mezzi di spiegare agli stranieri le basi di questa rivoluzione. Altrimenti essi non saranno assolutamente in grado di applicarla. Sono persuaso che a questo riguardo dobbiamo dire non soltanto ai compagni russi, ma anche ai compagni stranieri che nel prossimo periodo l’essenziale è lo studio. Noi studiamo nel senso generale della parola. Essi invece debbono studiare in un senso particolare, per comprendere veramente l’organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario”” (35). Nel corso del soggiorno di Gramsci nell’Unione Sovietica – e abbreviamo deliberatamente i passaggi per concentrare l’attenzione su ciò che è essenziale per lo sviluppo di questo argomento -, fu reso noto e pubblicato per la prima volta il ‘Rapporto sulla guerra e sulla pace’ che Lenin aveva tenuto nel marzo 1918 al VII Congresso del Partito comunista (b) russo per difendere il significato che la necessaria pace di Brest-Litovsk aveva rivestito per la difesa della rivoluzione russa e, insieme, degli sviluppi della rivoluzione mondiale. Di contro alle critiche dei “”comunisti di sinistra”” Lenin vi aveva delineato le differenti vie di sviluppo della rivoluzione in Russia e della rivoluzione nei paesi progrediti dell’Occidente capitalistico con una chiarezza estrema alla quale l’esperienza degli ultimi cinque anni aveva arrecato una conferma ulteriore: “”Bisogna saper tener conto che la rivoluzione socialista mondiale nei paesi progrediti non può incominciare con la stessa facilità con cui si è incominciata in Russia, paese di Nicola e di Rasputin, dove per un’immensa parte della popolazione era indifferente sapere quali popoli abitassero la periferia e che cosa colà avvenisse. In un paese simile era cosa facile incominciare la rivoluzione, facile come sollevare una piuma. Ma cominciare senza preparazione una rivoluzione in un paese dove il capitalismo si è sviluppato, ha dato una cultura e il senso dell’organizzazione democratica a tutti gli uomini, sino all’ultimo, sarebbe un errore, un’assurdità (36).”””” [Ernesto Ragionieri, Gramsci e il dibattito teorico nel movimento operaio internazionale. (Estratto dal volume: ‘Il marxismo e l’internazionale’, 1968)] (pag 275-276) [(35) V.I. Lenin, L’Internazionale comunista, Roma, 1950, pp. 380-382; (36) ‘Rapporto sulla guerra e sulla pace al VII Congresso del PC(b)R, in V.I. Lenin, Opere scelte, Roma, 1965, pp 1071-1072]”,”GRAS-111″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Palmiro Togliatti.”,”Il volumetto Palmiro Togliatti. Aspetti di una battaglia ideale e politica, che raccoglieva alcuni saggi pubblicati dall’autore tra il 1964 e il 1966, è da tempo esaurito. L’interesse intorno ai problemi storici e politici che in questi saggi erano presi in esame, ci ha indotto a curarne una seconda edizione, integrata con altri scritti sullo stesso tema pubblicati negli anni successivi. Da questo complesso di scritti è possibile ricavare le idee direttive e i criteri che l’autore ha seguito e sta seguendo nella pubblicazione delle Opere di Palmiro Togliatti e per la biografia politica e intellettuale che cerca di delineare nelle introduzioni ai singoli volumi.”,”PCIx-010-FL”
“RAGIONIERI Ernesto / SPRIANO Paolo”,”Lenin e l’Internazionale (Ragionieri) / Lenin e il movimento operaio italiano (Spriano).”,”Lenin e la Socialdemocrazia tedesca (pag 272-273) Lenin: ‘il nostro compito è quello di assimilare ‘tutto’ ciò che di buono hanno i tedeschi’ “”In tutti gli scritti e gli interventi da Lenin dedicati a tale problema [la questione nazionale, ndr] si avverte la consapevolezza della possibilità e della necessità di collegare la questione nazionale con la lotta rivoluzionaria della classe operaia tanto da fare della rivendicazione della indipendenza nazionale un aspetto decisivo del processo di trasformazione della classe operaia in classe dominante. Non per caso Lenin ritornerà così spesso sulla affermazione di Marx «gli operai non hanno patria», per svilupparne tutte le implicazioni circa la posizione della classe operaia nell’età dell’imperialismo (6). In uno studio recente uno storico sovietico, M. Gefter, trattando con notevole acume del rapporto tra Lenin e Plechanov, ha fornito numerosi spunti per una impostazione più generale di questo problema: «Tanto il giovane Lenin quanto il Lenin della maturità restò fedele alla fondamentale idea delle ‘Nostre divergenze’: nessuna specificità storica di un dato paese può esentarlo dalle leggi “”sociologiche”” generali. Ma ciò che che in Plechanov era tutta la verità, in Lenin era soltanto una parte della verità. Se il compito da lui impostato già negli anni ‘novanta’ era l’analisi della “”realtà concreta”” e “”storicamente specifica”” della Russia della riforma, il lavoro intellettuale che procedeva in questa direzione condusse a mutare il compito stesso che in definitiva divenne questo: spiegare, valutare, unificare tutto ciò che la realtà storica specifica apporta alle leggi generali, ivi compresa l’attività degli uomini di scendere in lotta per cambiare la realtà» (7). Comunque, nulla esprime meglio la posizione di Lenin verso la II Internazionale, intesa come teoria politica oltre che come pratica sociale, dell’evolversi del suo atteggiamento verso il suo “”partito-guida””, e cioè la socialdemocrazia tedesca. Le espressioni di ammirazione verso questo partito, addirittura l’indicarlo a modello nel movimento operaio internazionale, traversano ininterrottamente tutti gli scritti di Lenin, dalla formazione del Partito operaio socialdemocratico russo (1898), chiaramente e dichiaratamente esemplato sul programma di Erfurt della SPD (1891), sino ai necrologi dei due presidenti della SPD, Paul Singer (1911) e August Bebel (1912), che hanno il carattere di giudizi storico-politici, relativi ad un lungo periodo della storia del movimento operaio internazionale. Le critiche a determinate correnti politiche e intellettuali della socialdemocrazia tedesca, presenti in Lenin fino dagli anni della ‘Bernstein-Debatte’ ma accentuatesi dopo la posizione opportunistica assunta dalla maggioranza della delegazione tedesca sulla questione della pace e della guerra al Congresso internazionale di Stoccarda (1907), non intaccarono in misura sostanziale, né nelle manifestazioni pubbliche né nelle espressioni private o confidenziali il giudizio di Lenin complessivamente positivo e ammirativo, che guardava al carattere avanzato come formazione organizzata e di massa che la socialdemocrazia tedesca rivestiva nel movimento operaio internazionale. Anche quando, proprio all’immediata vigilia della guerra, le sue critiche, che investivano ormai il “”centrismo”” kautskiano, si intensificarono in ampiezza, quella valutazione poteva persistere, ed essere addirittura sottolineata, indice di tutto quel lavoro di reinterpretazione e di reinvenzione della natura e dei compiti cominciato a compiere col ‘Che fare?’ e che non avrà, in sostanza, soluzione di continuità: «Praticamente i tedeschi hanno ‘due partiti’ – scriveva Lenin nell’aprile 1914 – e se ne deve tener conto senza proteggere affatto gli opportunisti (‘come fanno adesso la ‘Neue Zeit’ e Kautsky’). Dire però che il ‘partito’ tedesco è il più opportunista in Europa non è esatto. Esso è comunque il migliore, e il nostro compito è quello di assimilare ‘tutto’ ciò che di buono hanno i tedeschi (il gran numero di giornali, la massa degli iscritti al partito, e dei membri che militano nei sindacati, gli abbonamenti sistematici ai giornali, il controllo rigoroso sui parlamentari; quest’ultimo è comunque il ‘migliore’ che non presso i francesi e gli italiani, per non parlare dell’Inghilterra, ecc.); di assimilare tutto questo ‘senza’ incoraggiare gli opportunisti» (XLIII, 351) (8). Tratto saliente dell’evolversi del giudizio e dell’atteggiamento di Lenin verso la socialdemocrazia tedesca come “”partito-guida”” della II Internazionale è il suo rapporto con Kautsky. Com’è noto, altissima fu la valutazione data da Lenin di tutti i principali scritti teorici e politici di Kautsky, da ‘La questione agraria’ (1897), definita «dopo il terzo volume del ‘Capitale’ l’avvenimento più notevole nella più recente letteratura economica» (III, 5) all”Antibernstein’ che Lenin recensì con molto calore, su su fino a ‘La via al potere’ (1909), indicata a più riprese come l’opera più matura del Kautsky rivoluzionario. D’altra parte, Lenin non nascose, almeno a partire dal 1904, le sue critiche alla posizione assunta da Kautsky, sostanzialmente filo-menscevica, nelle questioni interne al partito operaio socialdemocratico russo”” [Ernesto Ragionieri, Lenin e l’Internazionale’, (estratto), Critica marxista, Roma, 1970] [(6) Le variazioni di Lenin intorno a questo tema; prima e durante la guerra imperialistica meriterebbero uno studio a parte. Per la questione nazionale nella II Internazionale si veda (…) Carlo Pinzani, ‘Jean Jaures, l’Internazionale e la guerra’, 190; (7) M. Gefter, “”Aspetti della teoria leniniana dell’egemonia proletaria””, in ‘Rassegna sovietica’, XX, ottobre-novembre 1969, p. 39; (8) (…) Sui rapporti tra Lenin e il movimento operaio tedesco, cfr. Arnold Reisberg, ‘Lenins Beziehungen zur deutschen Arbeiterbewegung’, Berlin, 1970]”,”LENS-273″
“RAGIONIERI Ernesto / ALATRI Paolo / MASTROIANNI Giovanni / MASINI Pier Carlo / SANTARELLI Enzo”,”La formazione del programma amministrativo socialista in Italia (Ragionieri) / Le condizioni dell’Italia meridionale in un rapporto di Diomede Pantaleoni a Marco Minghetti (Alatri) / Il movimento operaio in Calabria negli atti dei congressi operai regionali (1896-1913) (Mastroianni) / Echi della morte di Bakunin in Italia (Masini) / Una fonte per la storia del movimento operaio marchigiano: «Il Martello» di Fabriano-Jesi (Santarelli).”,”pag 800 foto gruppo di tranvieri di Catanzaro in sciopero (1908) “”Nel settembre, sempre del 1888, la questione dei Comuni e della partecipazione alle elezioni amministrative era affrontata e discussa al Congresso di Bologna del Partito Operaio Italiano, che la risolveva nel senso auspicato dal Costa: «Senza soverchi entusiasmi né speranze di grandi vittorie – ha scritto nei suo ricordi un congressista – la possibilità della Comune proletaria, che si metteva contro la organizzazione statale capitalista, venne affrontata in tutta la sua integrità. Chi portò il maggior numero di fatti, di esempi, di esperienze, furono i rappresentanti delle leghe dei centri agricoli e agricoli-industriali. Vi furono dei congressisti che protestarono pel modo con cui venivano compilate le liste, altri che sostennero il criterio dell’astensione» (65). L’ordine del giorno votato al termine della discussione affermava che «il Congresso, riconoscendo che l’intervento del Partito Operaio nella questione amministrativa comunale è l’espressione della lotta di classe iniziata nella vita pubblica, approva il programma presentato dal Comitato Centrale non impegnando però l’azione collettiva del partito e lasciando autonome le diverse sezioni di applicarlo secondo i bisogni delle località e del movimento, partecipando come credono alle lotte comunali amministrative». Il programma presentato dal Comitato Centrale comprendeva ventidue punti, ed è interessante riportarlo per intero in quanto è il primo programma amministrativo operaio formulato dopo la riforma della legge comunale e provinciale (…). Grava su questo programma un giudizio assai severo di Antonio Labriola, il quale, proprio nella votazione di quest’ordine del giorno amministrativo al Congresso di Bologna del 1888, vedeva un esempio tipico dell’andazzo di certi congressi operai italiani, dove c’è sempre «chi abbia in tasca una diecina di ordini del giorno da votare» e altri che «pigliano la cosa come una scampagnata, come uno ‘sport’, come un passatempo parlamentare», perché quel congresso «votò in fretta e furia tante e tante cose in un giorno per il concorso alle elezioni comunali, quante mai se ne potevano trovare in tutti i giornali francesi e belgi del tempo» (67). Quanto abbiamo esposto di sopra mostra che il giudizio del Labriola è vero solo per metà, in quanto che tutt’altro che fatti nuovi e improvvisi erano l’interessamento per le questioni comunali e la formulazione di rivendicazioni amministrative da parte di organizzazioni operaie nei confronti del Comune. Certo era però che in questo programma di Bologna comparivano, accanto ad alcune rivendicazioni da tempo avanzate dai socialisti rivoluzionari di Romagna e ad altre tipiche dell’orientamento operaistico-corporativo del Partito Operaio, anche alcune proposte che si ricollegavano direttamente alla concezione del Comune, gestore dei pubblici servizi nell’interesse della comunità, concezione già diffusa in quegli anni in Francia e soprattutto nel mondo anglosassone e che, come avremo modo di vedere, eserciterà una notevole influenza sul socialismo municipale italiano”” (pag 713-715) ancora da inserire, rileggere”,”MITS-440″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald.”,”Scaricato da Jstor (J) ‘L’inizio del conflitto mondiale segnò una nuova interruzione della informazione in Italia sul movimento operaio e rivoluzionario in Russia. Ma, come avremo occasione di precisare, non si trattò soltanto di un difetto per approssimazione dei canali di informazione. Si trattò anche del permanere di un’angolazione di giudizio sul movimento operaio internazionale, che non risultava profondamente modificato dagli anni precedenti la prima guerra mondiale. L’internazionalismo dell’«Avanti!» continuava ad avere gli stessi punti di riferimento storici e geografici nonostante il radicale mutamento della situazione. Quando, il 1° maggio 1916, il quotidiano socialista pubblicò le fotografie dei protagonisti dell’Internazionale, nessun russo apparve tra questi. Si può dire che i nomi di Rakovskij e di Angel furono portati a conoscenza dei lettori dell’«Avanti!» assai più frequentemente di quello di Lenin. L’internazionalismo dell’organo socialista italiano, proprio per il suo collegamento con l’eredità della Seconda Internazionale, continuava a riferirsi alla Francia, e soprattutto alla Germania: l’adesione costante e senza riserve dell’«Avanti!» all’opera di Karl Liebknecht è sì, in primo luogo, il sostegno alla lotta eroica di un rivoluzionario che, proprio per il fatto di combattere nell’altro campo, dimostra la persistente vitalità dell’internazionalismo socialista, ma è da vedersi anche sotto il profilo della continuità con le tradizioni positive dell’internazionalismo della Seconda Internazionale. Ne è ulteriore dimostrazione il fatto che di formazione tedesca (e profondamente legato coi gruppi di sinistra del socialismo tedesco) fosse il giornalista socialista che una maggiore funzione esercitò, coi suoi articoli, nell’informare e nell’orientare sul socialismo internazionale. Una ricerca particolareggiata su Gustavo Sacerdote (‘genosse’), che ancora manca, metterebbe in evidenza il ruolo da lui svolto con la sua azione personale e con le sue corrispondenze da Zurigo, nel continuare a fare gravitare intorno all’orbita tedesca l’internazionalismo del quotidiano socialista italiano (32)’ [(32) Si vedano su Sacerdote le notizie contenute in E. Collotti, ‘I socialisti italiani e la rivoluzione di novembre in Germania’, in “”Studi storici””, a. X, 1969, pp. 587 e sgg.]”,”MITS-463″
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”LABD-004-FV”
“RAGIONIERI Ernesto; PAJETTA Giuliano; SECCHIA Pietro; FRASSATI Filippo; BOLDRINI Arrigo; LEDDA Romano; FUMI Enzo; PEGGIO Eugenio; BOFFA Giuseppe; SEGRE Sergio; MACCIOCCHI Maria Antonietta; GALLUZZI Carlo”,”Dalla “”Grande Alleanza”” alla “”guerra fredda”” (Ragionieri); Da Fulton alla Nato (Pajetta); I patti segreti della Nato (Secchia); La Nato alla ricerca di una strategia (Frassati); Le forze armate e i comandi militari nello Stato italiano e nella Nato (Boldrini); Crisi politica e realtà militare della Nato nella strategia extraeuropea degli Stati Uniti (Ledda); L’economia statunitense e la Nato (Fumi); Spese militari, ineguale sviluppo, crisi monetaria (Peggio); Le contromisure dei paesi socialisti e le proposte di superamento dei blocchi (Boffa); La Germania dell’Ovest e il nuovo revanscismo (Segre); La politica estera di De Gaulle (Macciocchi); Il dibattito sulla Nato tra i progressi della distensione e il peso dell’integrazione militare (Galluzzi).”,” Saggio di Eugenio Peggio: ‘Spese militari, ineguale sviluppo, crisi monetaria’ (pag 170-195) Contiene tabelle: Indice del prodotto nazionale lordo e spesa militare negli Stati Uniti d’America (pag 174) Quota percentuale del prodotto nazionale lordo destinato a spese militari nei paesi della Nato (pag 176) Investimenti privati dirette degli USA in Europa occidentale e nel mondo (pag 179) Bilancia commerciale degli USA e dei paesi CEE (pag 180)”,”RAIx-001-FB”
“RAGIONIERI Ernesto; VIOLI Carlo”,”Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. III. Kautsky ed Engels. (Ragionieri); Rousseau e le origini della democrazia moderna (Violi).”,” Dietz e Kautsky (pag 87-88) ‘Dietz era convinto che la Neue Zeit conferiva prestigio e insieme un orientamento preciso alla sua casa editrice. Era contento di duemilatrecento (2300) abbonati (32) che la rivista aveva raggiunto nel 1885. (…)’ (pag 87) (32) Dietz a Kautsky 5 ottobre 1885, in IISG, Kautsky-Nachlass, D VIII 81 Rousseau e Marx (pag 188) (L’istanza universale dell’egualitarismo …””costituisce il presupposto di quella libertà egualitaria teorizzata da Marx (36) e da Lenin (37)) (pag 188) (36) Cfr. “”Critica del programma di Gotha””, in K. Marx F. Engels ‘Il partito e l’Internazionale’ , Ed. Rinascita, 1948, p. 221-245 (37) “”Stato e rivoluzione””, V. Lenin, in ‘Opere scelte’, v. II, Edizioni in lingue estere, 1949, pp. 156-255″,”KAUS-003-FB”
“RAGIONIERI Ernesto; BADALONI Nicola; FIORITO Riccardo; GRUPPI Luciano PRESTIPINO Giusppe”,”Il marxismo nel mondo: Biografie di Marx e di Engels (Ragionieri); Attualità di due testi classici (Badaloni); Il Marx di Korsch (Fiorito); Il marxismo e Hegel (Gruppi); Marx, Freud e Saussure (Prestipino).”,”La biografia di Nikolaevskij è rivlta a ricostruire vicende ed ambienti del movimento rivoluzionario europeo (pag 137) Secondo Ragionieri, l’ispirazione menscevica di Nikolaevskij non influenza palesemente la sua biografia. Le pagine dedicate ai rapporti tra Marx e il movimento rivoluzionario russo non hanno un peso capitale nel complesso del lavoro, e concernono più le vicende della Prima internazionale che non il dibattito sulle vie di sviluppo del capitalismo e del socialismo in Russia (pag 139)”,”MADS-012-FB”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il movimento socialista in Italia (1850-1922).”,”- Rivoluzione borghese e socialismo – Dall’ internazionale anarchica ai primi gruppi socialisti – Costituzione e affermazione del partito socialista italiano – Il movimento operaio nell’età giolittiana – La lotta delle tendenze e la crisi del partito – Cronologia del movimento operaio italiano (1850-1926)”,”MITS-002-FP”
“RAGIONIERI Ernesto; BERTOLISSI Sergio”,”Il programma dell’Internazionale comunista (Ragionieri); A proposito di alcuni libri sulle rivoluzioni russe del 1917 (Bertolissi).”,”Molti riferimenti alla posizione di Bucharin a proposito del programma IC e alla linea di politica economica in Russia (Nep)”,”INTT-004-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto; BRAVO Gian Mario; ANDREUCCI Franco; DETTI Tommaso”,”Marx e la Comune (Ragionieri); Documenti sulla Lega dei Comunisti (Bravo); L’ideologia della socialdemocrazia tedesca (Andreucci); La pace di Jaurès (Detti).”,”Autore citato in nota: The Paris Commune : An Episode in the History of the Socialist Movement Hardcover, New York, 1930 by Edward S. Mason (ma introvabile) Altro autore citato: J. Rougerie, Karl Marx, l’Etat et la Commune, “”Preuves””, XVIII, n: 212 novembre 1968 “”Anche a questo riguardo la integrazione dell’indirizzo [di Marx, ndr] con la lettura dei due abbozzi preparatori si rivela estremamente preziosa. (…) Molto più estesa risulta infatti, nel primo abbozzo, l’analisi relativa al processo storico con cui si era venuto storicamente formando lo Stato assoluto e centralizzato, in quanto corpo separato rispetto alla società, con una esposizione più dettagliata delle sue singole gasi (monarchia assoluta, Rivoluzione francese, Primo Impero, Monarchia di luglio, Seconda Repubblica e Secondo Impero). Più estese e esplicite erano inoltre, nel primo abbozzo, alcune parti relative al carattere della Comune. La contrapposizione tra Secondo Impero e Comune sfociava in una diretta negazione da parte della Comune delle forma precedente di Stato: «[La Comune] non fu dunque una rivoluzione contro questa o quella forma di potere di Stato legittimista, costituzionale, repubblicano o imperiale. Fu una rivoluzione contro lo ‘Stato’ stesso, questo aborto soprannaturale della società: fu la ripresa da parte del popolo e per il popolo della propria vita sociale. Non fu una rivoluzione fatta per trasferire questo potere da una frazione della classe dominante a un’altra, ma una rivoluzione per spezzare questa stessa orribile macchina del dominio di classe. Non fu una di quelle lotte meschine tra la forma esecutiva e la forma parlamentare del dominio di classe, ma una rivolta contro queste due forme che si confondono l’una con l’altra, nn essendo la forma parlamentare che una appendice ingannatrice dell’Esecutivo. Il Secondo Impero fu la forma conclusiva di questa usurpazione dello Stato. La Comune fu la sua negazione netta e conseguentemente l’inizio della rivoluzione sociale del secolo XIX. (56)”” (pag 685) [Ernesto Ragionieri, ‘Marx e la Comune’, (in) Studi Storici’, Istituto Gramsci, Roma, n. 4. 1971] [(56) K. Marx, F. Engels, ‘On the Paris Commune, Moscow, 1971]”,”MADS-012-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto”,”La Resistenza in Italia e in Europa. Un inedito di Ernesto Ragionieri.”,”Citato nella nota 2: E. Ragionieri, Origini e caratteristiche della seconda guerra mondiale, in ‘Fascismo e antifascismo (1918-1936). Lezioni e testimonianze, Milano, Feltrinelli, 1962, vol. II, p. 409 Foto di partigiani in azioni di combattimento e dell’attività clandestina “”Giorgio Amendola ha posto di recente la questione dei “”limiti storici”” dell’antifascismo italiano…”” (pag 26) “”La Toscana fu la prima regione d’Italia in cui il CLN si rivelò in pieno forza dirigente dell’attività militare e organo di governo provvisorio clandestino”” (pag 33) “”Contro i troppo facili unanimismi sulla Resistenza come moto unicamente fondato sulla spontaneità popolare sarà opportuno ribadire il particolare carattere insieme di movimento di minoranza e di masse che esso assunse e della natura del rapporto tra queste minoranze e queste masse. Già Roberto Battaglia aveva messo in evidenza nella sua ‘Storia della Resistenza italiana’, ma ancor meglio ne ‘La seconda guerra mondiale’, come la guerra di liberazione in Italia avesse costituito il punto di incontro tra i vecchi e più provati quadri dell’antifascismo e le masse che la disastrosa esperienza della guerra fascista aveva risvegliato alla lotta contro il regime”” (pag 35) “”C’è un contenuto di classe nella Resistenza italiana”” (pag 37)”,”ITAR-013-FP”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”Dall’unificazione di Gotha alle leggi antisocialiste, la mediazione svizzera VOLLMAR, KERBS e COSTA fra operaismo e socialismo, vittoria SPD su BISMARCK e influenza su processo formazione PSI Leopold JACOBY, Filippo TURATI, Pasquale MARTIGNETTI, Antonio LABRIOLA e Saverio MERLINO, dibattiti programmatici e l’opera di LABRIOLA per una conoscenza reale dell’IT, Appendice: Werner SOMBART e il mov operaio italiano, articoli inediti di LABRIOLA.”,”MITS-002-FC”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Il marxismo e l’Internazionale. Studi di storia del marxismo.”,”””Il tratto comune ai due indirizzi è di rispecchiare fedelmente il motivo immediato che aveva dato origine, tra il 1863 e il 1864, alla fitta serie di incontri tra i lavoratori dei due paesi al di là e al di qua della Manica, che culminarono nell’assemblea di St. Martin Hall: la solidarietà con la Polonia, insorta contro l’oppressione zarista, la condanna della diplomazia segreta, che consentiva ai governi di coalizzarsi contro le aspirazioni dei popoli, l’affermazione di una solidarietà democratica, capace di superare le frontiere, che permettesse ai lavoratori di far sentire la loro voce sui grandi problemi della politica internazionale. Soltanto in via subordinata a questa istanza si affermava la necessità di una lotta comune e fraterna dei lavoratori di tutto i paesi per alleviare la concorrenza, diminuire lo sfruttamento e migliorare le condizioni di esistenza e di lavoro”” (pag 7-8)”,”KAUS-006-FC”
“RAGIONIERI Ernesto”,”L’Italie dans la Seconde Guerre mondiale. Essai d’historiographie.”,”””Se, in questo quadro (la situazione internazionale dell’Italia e nello specifico le fasi iniziali e finali della guerra fascista, ndr), si sottolineano alcuni saggi di storici russi, particolarmente attenti all’identificazone dei rapporti tra il potenziale economico e militare dell’Italia e le finalità della sua politica estera, perseguite attraverso la sua partecipazione alla guerra, l’opera più importante su questo soggetto è quella di uno storico tedesco, Ferdinand Siebert (2). Siebert ha collocato il suo libro sotto il segno della storia diplomatica. La sua esposizione, dopo una introduzione generale sulle linee della politica estera fascista, ha un carattere analitico e ricostruisce l’azione internazionale dell’Italia, dal patto di Monaco all’ingresso in guerra, grazie a una ricerca condotta con minunzia sui documenti diplomatici italiani, tedeschi e inglesi, e sulle memorie dei principali protagonisti della vita politica dell’epoca. L’opera è molto curata; permette di seguire tutte le oscillazioni della politica estera fascista di questo periodo, dalle tendenze mediatrici al ‘Patto d’Acciaio’, dalla concorrenza con l’imperialismo tedesco nella zona danubio-balcanica alla dichiarazione di non-belligeranza. In particolare, le sfumature dell’atteggiamento italiano, in quello che concerne la strategia tedesca, a partire dall’inizio delle ostilità fino alla decisione di intervenire, sono ricostruite in modo efficace. I limiti dell’opera, conformemente alla sua base esclusivamente diplomatica, e al tipo di fonti utilizzate a questo scopo, consistono, nella forte, e a mio avviso esagerata, accentuazione delle divergenze tra Mullolini e Ciano, Mussolini e i militari, Mussolini e i diplomatici ecc. Una tale interpretazione trova senza alcun dubbio degli elementi di corrispondenza nelle fonti utilizzate, da Diario di Ciano alle memorie dei generali, e, in una certa misura, ai dispacci e ai rapporti di alcuni ambasciatori italiani. Ma fino a qal punto queste fonti corrispondono agli sviluppi effettivi degli avvenimenti?”” (pag 6-7) [(1) Cf. Ivan Bociarov (…); (2) Ferdinand Siebert, ‘Italiens Weg in den zweiten Weltkrieg’, Frankfurt a.M., Bonn, 1962]”,”QMIS-050-FGB”
“RAGIONIERI Ernesto, collaborazione di Liana E. FUNARO Mario G. ROSSI Carlo PINZANI”,”Italia giudicata, 1861-1945, ovvero la storia degli italiani scritta dagli altri.”,”Il criterio adottato da Ragionieri e collaboratori di ricostruire la storia d’Italia attraverso le testimonianze e i giudizi di autori stranieri costituisce in questa stessa direzione un tentativo ancora più radicale di oggettivare la nostra storia, di vederla dall’esterno, con gli occhi degli altri.”,”STOx-085-FL”
“RAGIONIERI Ernesto”,”Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano.”,”””Morto Engels, il Martignetti aveva collocato al centro del suo mondo ideale colui che ne era ritenuto in qualche modo il continuatore come ‘leader’ teorico della socialdemocrazia tedesca: Karl Kautsky. Seguiva con venerazione il settimanale da lui diretto ‘Die Neue Zeit’, leggeva attentamente le opere che veniva via via pubblicando, cercava di procurarsi gli scritti di Marx e di Engels dei quali Kautsky curava la ristampa o, in qualche caso, la postuma pubblicazione. I rapporti personali ed epistolari fra Kautsky e Martignetti non furono mai così stretti ed affettuosi come lo erano stati fra Engels e Martignetti. Kautsky teneva per lo più la sua corrispondenza con gli italiani attraverso la moglie Luise che sapeva leggere e scrivere la nostra lingua; e lo stesso avveniva con Martignetti. Engels era stato per il Martignetti un amico illuminato, di grande saggezza, che non soltanto lo aveva aiutato nelle ore dure, ma gli era stato anche vicino col consiglio affettuoso tutte le volte che gli era stato possibile. Rispecchia bene il carattere dei rapporti intercorsi fra Engels e Martignetti uno scambio di lettere dei primi di gennaio 1891 (2). Il Martignetti, uscito da poco dalle vicende giuriziarie ed ancora privo di lavoro, scriveva a Engels per chiedergli consiglio circa una disgrazia che aveva sconvolto la sua famiglia: “”un miserabile negoziante ha sedotto mia sorella promettendo di sposarla, e poi l’ha abbandonata in cinta. La madre e la sorella piangono continuamente e io, impotente ad aiutarle, perché, come avrà rilevato dalla mia ultima cartolina, sono ancora privo di lavoro e di mezzi, mi sento irresistibilmente spinto ad uccidere quel miserabile seduttore, che ha adoperato tale arte nella seduzione da sfuggire qualsiasi procedimento giudiziario si potesse intentare contro di lui. D’altra parte io ho moglie e due piccoli figli, e mia moglie, che sembra leggermi nel volto tutti i tristi pensieri che mi funestano, mi prega e mi scongiura a non metterla in un altro guaio, ora che appena ne abbiamo scampato uno””. La risposta di Engels giunse sollecita, immediata. Colpiscono in essa, più che le espressioni di comprensione per il dramma familiare del Martignetti, gli accenti di persuasione che Engels sa trovare per convincerlo a non commettere atti di imprudenza che lo perderebbero in modo definitivo. Engels sa parlare al traduttore della sua opera sull’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, si rivolge al Martignetti che ha studiato la formazione delle istituzioni e dei sentimenti perché comprenda il dramma che si svolge intenro a lui e sappia superarlo: “”Io so che in società come quella dell’Italia meridionale, dove si conservano ancora alcuni ricordi dell’età della gens, il fratello è considerato il protettore ed il vendicatore della sorella. Ma il fratello è anche sposato, ha una molgie e dei figli, ha dei doveri nei loro confronti, e nella società attuale questi doveri vanno avanti a tutti gli altri. Secondo la mia opinione, Lei non è in obbligo nei confronti della Sua famigila di commettere un atto che La condannerebbe necessariamente a separarsene per tutta la vita. Ai miei occhi Sua sorella è pura e rispettabiel come prima””. E passava a spiegargli i modi che erano consueti negli altri paesi, in Inghilterra, in Francia, in Germania e in Austria per vendicarsi di offese di tal genere”” (pag 450-451) [Ernesto Ragionieri, ‘Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875 – 1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito Socialista Italiano’, Feltrinelli, Milano, 1961] [(2) Martignetit a Engels 2 gennaio 1891 e Engels a Martignetti 9 gennaio 1891]”,”MGEx-002-FMB”
“RAGO Margareth”,”Tra la storia e la libertà. Luce Fabbri e l’anarchismo contemporaneo.”,”RAGO Margareth è docente del Dipartimento di storia dell’Università Statale di Campinas (Unicamp) San Paolo, Brasile. Fascismo e democrazia. “”””Malatesta mi disse una volta: “”Il fascismo ci fa vedere i valori della democrazia””. Il nemico principale diventò infatti l’assolutismo, il governo totalitario, e la riconquista delle libertà elementari divenne un obiettivo molto importante; per questo, non si diceva più di lottare contro la democrazia””. Questo comunque, sottolineava Luce, non voleva dire adesione””. (pag 123) ‘Come disse Unamuno, noi esseri umani viviamo “”la morte come una suprema ingiustizia””, sentimento che si accentua quando riguarda i nostri cari. E quando all’affetto si somma il valore dell’apporto offerto da queste persone, interrotto dalla morte, il senso di ingiustizia diventa ancora più grande”” (pag 9, In riconoscenza)”,”ANAx-350″
“RAGONA Gianfranco”,”Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo.”,”RUBEL è stato filosofo sociologo filologo storico editore di Marx nella Pleiade. Ha partecipato al dibattito internazionale per un cinquantennio, e a causa delle sue posizioni eterodosse ha subito critiche e polemiche (PCF). Si è soffermato sulla contestazione del socialismo sovietico, ha polemizzato col PCF, è ‘tornato a Marx’ facendo un lavoro instancabile di recupero dei testi, con edizione di inediti, traduzioni in francese, e la loro originale interpretazione. Ostile al marxismo novecentesco (ha raccolto però spunti e riflessioni da Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek, Karl Korsch, Paul Mattick), ha proposto una lettura di Marx che valorizzava il carattere critico ed etico del suo insegnamento. Gianfranco RAGONA, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. “”Secondo Rubel, “”se Marx non (aveva) pubblicato l’ “”Economia”” secondo il piano della Prefazione del 1859 (in sei rubriche)””, era perché, “”invece di redigere delle “”brochures””, era stato costretto a scrivere dei grossi volumi””. A causa di un errore di valutazione, egli non aveva potuto portare a compimento il lavoro, a cui aveva consacrato gran parte della vita, sicché il Capitale del ’67 non rappresentava altro che la prima sezione della prima rubrica dell’ “”Economia””. Rubel concluse: “”Sono evidenti le proporzioni catastrofiche che ha assunto l’ errore di valutazione che Marx temeva; in verità, in ciò sta l’ unico “”cambiamento di piano”” (…): Marx ha eseguito solo una minima parte del suo vasto programma, dandogli un’ estensione imprevista””. (pag 127) [Gianfranco Ragona, Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo, 2003] “”Dando rilievo alla sostanziale comunanza di vedute di Marx e di Engels, lo studioso francese esaminò anche ‘La politica estera degli zar’ di Engels, che richiamò nel saggio del 1951, apparso su “”Preuves””, e analizzò in maniera dettagliata nel 1953 (1). Rubel mise in luce che lo scritto, composto nel 1890, puntava a proseguire il lavoro dell’amico scomparso. Aveva infatti dichiarato Engels (F. Engels, op.cit., p. 39): “”E’ merito di Karl Marx l’aver ripetutamente sottolineato sin dal 1848 come il partito operaio dell’Occidente fosse (…) costretto a intraprendere una guerra implacabile contro lo zarismo. Se intervengo nello stesso senso, anche questa volta non faccio che continuare l’opera del mio amico defunto, supplendo al compito che non gli fu dato di portare a termine”” (F. Engels, La politica estera degli zar, 1978, edizione italiana è a cura di B. Bongiovanni). La nascita, nel 1889, della rivista “”Social-Democrat””, edita a Londra quale organo dell’organizzazione “”Emancipazione del lavoro”” di Plechanov, Vera Zasulic e Axelrod, aveva fornito a Engels l’occasione per il suo intervento, cui egli attribuiva molta importanza, tanto da farlo pubblicare in diverse traduzioni. Rubel riferì della sua diffusione in tedesco, sulla “”Neue Zeit”” nel 1890; in inglese, sul “”Times””, nello stesso anno; in francese, sulla “”Idée Nouvelle”” in traduzione parziale sempre nel 1890. Secondo Engels, l’abbattimento dello zarismo rimaneva l’obiettivo principale del movimento rivoluzionario; spiegava tale asserzione con un’analisi particolareggiata della natura e dei mezzi adottati dalla diplomazia russa per controllare la politica occidentale, puntando parallelamente all’allargamento verso Costantinopoli. Soffermandosi sull’espansionismo russo scrisse (f. Engels, op. cit, p.70): “”Per poter regnare in modo assoluto all’interno lo zarismo doveva essere all’esterno più che invincibile, doveva essere vittorioso in continuazione, in grado di ricompensare l’obbedienza incondizionata con l’ebbrezza sciovinista della vittoria, con sempre nuove conquiste”” (F. Engels, op.cit, p.70). Per Rubel furono frasi come questa che avevano impedito la pubblicazione del testo engelsiano in Russia. In effetti, nel 1934, l’opposizione nel partito bolscevico, capaggiata da Bucharin, volle utilizzare lo scritto per un attacco a Stalin e alla sua direzione. Il massimo dirigente sovietico si oppose, con una lettera indirizzata al ‘politburo’ nello stesso anno, ma resa pubblica solo nel 1941 (M. Rubel, Staline et C.ie, pp.64-65). Secondo Stalin, il modo in cui Engels analizzava la diplomazia russa e lo zarismo era “”inverosimile””, poiché attribuiva a una cricca di avventurieri stranieri (appunto, la diplomazia russa) la capacità di determinare la politica estera dello zarismo con risultati tanto efficaci sulle potenze occidentali, trascurando un approccio storico-materialistico (2). Ma Engels, rilevò Rubel nella sua analisi, non pensava affatto che la natura della diplomazia russa, incaricata di perseguire il sogno zarista della dominazione mondiale, fosse priva di basi concrete. Infatti, riteneva che essa poggiasse su un fondamento costituito dalla peculiarità del territorio sconfinato ma, da un punto di vista militare, facilmente difendibile e dall’impossibilità e incapacità di creare un esercito forte, sia per la corruzione dilagante nella burocrazia statale sia per l’arretratezza dell’apparato industriale e dei trasporti. Forte in difesa ma debole in attacco: su questa specificità dell’autocrazia affondava le radici lo sviluppo della diplomazia russa. Per chiarire ulteriormente le idee engelsiane e ottenere un quadro più completo Rubel ritenne di far riferimento anche a un altro intervento, indirizzato contro il populista Tkacëv (3), nel quale la composizione sociale della Russia, dove prevalevano i contadini poveri, venne individuata quale base materiale dello Stato assolutista (4). Egli affermò con vis polemica che lo studio di Engels “”prendeva di mira e metteva alla gogna la diplomazia zarista, la servitù di Stato e il regime poliziesco instaurati su più di un sesto de nostro globo”” (5)”” [Gianfranco Ragona, Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo, 2003] [Note (1) Cfr. M. Rubel, Staline et C.ie devant le verdict d’Engels, ‘La Revue Socialiste’ nouvelle série, n. 63, gennaio 1953 pp. 64-75. F. Engels, La politica estera degli zar, 1978, edizione italiana curata da B. Bongiovanni; (2) I. Stalin, A proposito dell’articolo di Engels, ‘La politica estera dello zarismo’, lettera indirizzata ai membri dell’Ufficio politico, 19 luglio 1934, in ‘Bolshevik’, n. 9, 1941. Scritto di Stalin letto nella traduzione francese della ‘La Nouvelle Critique’, n. 40, novembre 1952, pp. 47-51); (3) F. Engels, Le condizioni sociali in Russia, cit., passim; (4) Cfr. M. Rubel, Staline et C.ie, cit, p. 69; (5) Ivi, p. 71]”,”TEOC-267″
“RAGONA Gianfranco”,”Gustav Landauer, anarchico ebreo tedesco, 1870-1919.”,”RAGONA Gianfranco (1971-) è ricercatore di storia del pensiero politico presso l’Univ. degli Studi di Torino. Ha condotto studi sull’anarchismo, il socialismo, e il marxismo a Berlino, Parigi, Amsterdam. Ha scritto: ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’ (2003). “”I dissensi nel “”Sozialist”” costituivano l’eco di una crisi ben più generale del movimento rivoluzionario in Germania, che Landauer esaminò tra il 1898 e il 1899, soffermandosi sulle posizioni di Bernstein nella polemica sul revisionismo. Alla base del “”revisionismo”” si collocava la confutazione dell’idea che lo sviluppo economico potesse condurre al socialismo in forza di una legge immanente. In una serie di articoli apparsi sulla “”Neue Zeit”” tra il 1896 e il 1898, poi raccolti nel celebre volume ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bernstein respingeva da un lato la teoria del crollo del capitalismo, abilmente giustificata con la legge della “”caduta tendenziale del saggio di profitto”” esposta da Marx nel primo libro del ‘Capitale’, e dall’altro ripudiava l’idea di una proletarizzazione crescente della società””. (pag 171-172) La prima Repubblica dei consigli di Baviera nasce senza i comunisti il 7 aprile. (pag 422) “”Il 14 novembre fu lo stesso Eisner a volere accanto a sé Landauer, con cui condivideva la medesima idea del socialismo quale “”rigenerazione dello spirito””, non già l’esito scontato delle contraddizioni del capitalismo. Giunto a Monaco il 15 novembre, dopo una leggera malattia, Landauer fu cooptato nel Consiglio rivoluzionario dei lavoratori (Revolutionären Arbeiterrat’, l’istanza suprema del sistema consiliare bavarese) (….)”” (pag 405-406) “”In questo quadro, era significativa la scelta della KPD, in quel momento nelle mani di Eugen Levine (1883-1919), inviato a Monaco dal segretario del partito Paul Levi (1883-1930), di non partecipare al governo, ricononscendo la forza della reazione nel resto del Paese e paventando i rischi di gestire il potere nel momento più critico della crisi economica. Inoltre, una Repubblica consiliarfe imposta con un compromesso tra ceti politici (“”creazione artificiosa di una conventicola di politici””) sarebbe risultata invisa alle masse””. (pag 422)”,”ANAx-335″
“RAGONA Gianfranco”,”Anarchismo. Le idee e il movimento.”,”Gianfranco Ragona insegna Storia del pensiero politico contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino. Ha svolto ricerche sul pensiero socialista e anarchico tra Otto e Novecento. Ha pubblicato una biografia di Gustav Landauer (Editori Riuniti, 2010) e una bibliografia completa (Edizioni Storia e Letteratura, 2011) e una raccolta di scritti politici (Elèuthera, 2012).”,”ANAx-401″
“RAGONA Gianfranco”,”Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo.”,”M. Rubel è stato filosofo sociologo filologo storico editore di Marx nella Pleiade. Ha partecipato al dibattito internazionale per un cinquantennio, e a causa delle sue posizioni eterodosse ha subito critiche e polemiche (PCF). Si è soffermato sulla contestazione del socialismo sovietico, ha polemizzato col PCF, è ‘tornato a Marx’ facendo un lavoro instancabile di recupero dei testi, con edizione di inediti, traduzioni in francese, e la loro originale interpretazione. Ostile al marxismo novecentesco (ha raccolto però spunti e riflessioni da Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek, Karl Korsch, Paul Mattick), ha proposto una lettura di Marx che valorizzava il carattere critico ed etico del suo insegnamento. Gianfranco Ragona, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. “”Il 16 febbraio 1881 Vera Zasulic espresse con chiarezza a Marx la questione che preoccupava i populisti: era necessario passare per tutte le tappe dell’evoluzione sociale attraversate dai paesi avanzati? Scrisse la rivoluzionaria (7): «Negli ultimi tempi sentiamo spesso dire che la comune rurale è una forma arcaica che la storia, il socialismo scientifico, in breve tutto ciò che c’è di più indiscutibile condanna a perire. Coloro che sostengono ciò si dichiarano vostri discepoli per eccellenza: “”marxisti””». La risposta di Marx ha posto degli interrogativi agli storici. David Rjazanov (1870-1938) la trovò nel 1911 tra diversi frammenti conservat da Paul Lafargue, i quali rappresentano diversi tentativi di elaborazione da parte di Marx. La lettera, nella sua versione definitiva, è datata 8 marzo 1881 e alla certezza che fosse proprio questa la versione inviata a Vera Zasulic si giunse solo nel 1923. Interrogati infatti, tra il 1911 e il 1923, i protagonisti della vicenda non ricordavano la risposta di Marx: essa tuttavia emerse dall’archivio di Axelrod nella data indicata e fu pubblicata da Rjazanov nel 1926 (8). Sulla vicenda, Rubel si interrogò: dimenticanza o congiura del silenzio? In prima battuta, ricondusse a un motivo psicologico il silenzio sulla risposta: essa nulla aggiungeva alla teoria generale esposta nel ‘Capitale’. A suffragare l’ipotesi portò il fatto che la stessa Zasulic due anni più tardi, nel 1883, propose un punto di vista «marxista», giudicando preliminare a qualsiasi speranza di emancipazione sociale la rivoluzione in Occidente e aggiungendo che l’ ‘obscina’ era destinata a scomparire (9). Rube, tuttavia, avanzò una seconda ipotesi, quale sviluppo della prima e non alternativa: l’oblio di questa lettera sarebbe stata una conseguenza «psicologicamente» necessaria dell’adesione di Zasulic, Plekhanov e Axelrod a un marxismo interpretato quale concezione «historico-philosophique passe-partout» (10). Essa poteva far a meno della complessità, che emerge solo tra le righe nella risposta ma esplicatamente nei frammenti analizzati da Rubel (11). Egli vi rintracciò «una teoria sociologica dello sviluppo storico della Russia» (12), fondata sul rifiuto di estendere la fatalità storica del processo di separazione del produttore dai mezzi di produzione, che in Inghilterra era cominciato con l’espropriazione dei contadini, anche nei paesi non occidentali (13). Marx, insomma, non voleva che il suo ‘esquisse’ sulla genesi storica del capitalismo fosse considerato uno schema applicabile a ogni paese e a ogni popolo, anche a prescindere dalla circostnnze storiche specifiche. La Russia dell’ ‘obscina’ non aveva attraversato la fase intermedia tra la proprietà collettiva e quella privata capitalistica, pertanto la legge che presiedeva allo sviluppo del capitailsmo in Occidente non poteva essere meccanicamente estesa (14). Le possibilità che infatti si offrivano alla comune contadina erano almeno due. O la rivoluzione in Occidente risultava vincente entro tempi brevi, permettendole così di sopravvivere e di costituire la base di un’organizzazione comunista della società; oppure, senza un sovvertimento a Ovest, la Russia si sarebbe incamminata rapidamente verso lo sviluppo capitalistico, che avrebbe comportato la sua disgregazione e il conseguente assoggettamento del paese alla «legge economica del movimento della società moderna» (15). Secondo Rubel, l’insegnamento di Marx non escludeva, dunque, che la rivoluzione potesse scoppiare a Est. Nella prefazione alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, datata 21 gennaio 1882, Marx ed Engels dichiararono, infatti, che «Se la rivoluzione russa servirà di segnale a una rivoluzione operaia in occidente, in modo che entrambe si completino, allora l’odierna proprietà comune russa potrà servire di punto di partenza per un’evoluzione comunista» (16)”” (pag 41-43) [[Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, Milano, 2003] [(7) Cfr. la versione della lettera edita nell’originale francese da Riazanov in ‘Marx-Engels Archiv’, I, 1926, ristampa anastatica Frankfurt a M., Sauer-Auvermann, 1969, pp. 316-318. Rubel la pubblicò in K. Marx ‘Oeuvres, Economie, II, Paris, Gallimard, Bibliotheque de la Pléiade’, 1968, pp. 1556-1557; (8) Cfr. M. Rubel, ‘Karl Marx et le socialisme populiste russe’, cit., pp. 547-549. La lettera di Marx fu pubblicata da D. Rjazanov, ‘Marx-Engels Archiv’, I, cit., pp. 319-342. La traduzione italiana della risposta di Marx e dei frammenti preparatori è in Karl Marx, Friedrich Engels, ‘India Cina Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1960; pp. 236-244; Il curatore (e traduttore) ricostruisce la vicenda a p. 296, nota 49; (9) Nel 1883, insieme a Plechanov, essa fondò la prima organizzazione marxista russa, «Emancipazione del lavoro» (…): non più il contadino ma l’operaio urbnno sarebbe stato considerato da lì in poi il soggetto rivoluzionario per antonomasia. Su Plechanov, cfr. Pedrag Vranicki, ‘Storia del marxismo’ (197) 3 voll, Roma, Editori Riuniti , 1979, vol. 1, pp. 387-401; Israel Getzler ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’, in ‘Storia del marxismo’, vol. 2, cit., pp. 411-440; (10) M. Rubel, ‘Kal Marx et le socialisme populiste russe’, cit., p 559; (11) Parafrasando S. Kierkegaard, Rubel affermava che la storia abbonda di esempi in cui l’apparizione «di una grande personalità e di un pensiero di grande respiro fa nascere (…) l’ammirazione, atteggiamento di comodo, che si pone agli antipodi dell’imitazione, esigenza etica» (M. Rubel, ‘Karl Marx et le socialisme populiste russe’, cit., p. 559); (12) Ivi. p. 549; (13) Ibidem, Cfr., inoltre K. Marx, ‘Il Capitale’, cit., pp. 883 sgg; (14) Cfr. K. Marx, op. cit., pp. 934-938 (si tratta del celebre paragrafo ‘Tendenza storica dell’accumulazione capitalistica’, sez. VII, cap. XXIV, par. 7); (15) Ivi, p. 6; (16) K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, Torino, Einaudi, 1998, p. 105] (altro brano attinto dalle pagine 53-55 riportato in altro volume stesso titolo con altra collocazione)”,”MADS-005-FMB”
“RAGONA Gianfranco”,”Socialismo e anarchismo nella Germania guglielmina. Il percorso politico e intellettuale di Gustav Landauer.”,”Gianfranco Ragona, laureato in scienze politiche, è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il dipartimento studi politici dell’ Università di Torino. Ha condotto ricerche e studi a Nanterre, Parigi, Berlino e Amsterdam sui problemi del marxismo e anarchismo tedesco tra Otto e Novecento. Janover su trattazione non scientifica concetto rivoluzione in Landauer (pag 135-137)”,”ANAx-009-FMB”
“RAGONA Gianfranco”,”Gustav Landauer, anarchico ebreo tedesco, 1870-1919.”,”””Nell’articolo del 1912, ‘La socialdemocrazia e la guerra’, Landauer intervenne nuovamente nel dibattito interno al socialismo esprimendo un punto di vista antibellicista di carattere etico. Informato delle discussioni avvenute nel congresso internazionalista di Basilea, svoltosi il 24 e 25 novembre in concomitanza con la guerra nei Balcani, sottolineava che, a dispetto delle dichiarazioni «di grande effetto», i partiti socialdemocratici avevano confermato la loro disunione limitandosi a retoriche dichiarazioni di pace o spingendosi a pronunciare altisonanti espressioni di combattività (195). Secondo l’autore, l’incapacità di assumere una posizione coerente derivava dall’ostilità dell’ideologia marxista verso ogni prospettiva etica e dal suo acritico «realismo politico». La sua posizione, invece, esprimeva un’opposizione di principio al conflitto: «Il marxismo è per natura incline a ergersi contro ogni ideologia, contro ogni passione, contro ogni punto di vista etico. Per i marxisti non c’è alcuna ragione di principio contro la guerra, tale da far ricorso all’ideologia, alla passione, all’etica; neppure per i revisionisti. Le due tendenze sono entrambe orientate al realismo politico, che si pone sul terreno degli Stati esistenti, e non riconoscono l’internazionalismo quando si tratti dei «popoli senza storia» e di questioni economiche vitali per gli Stati» (196). L’anarchico notava che, oltre cinquant’anni prima, Marx ed Engels, sulla «Nuova Gazzetta Renana» e poi sull’omonima rivista, avevano addirittura confidato nella guerra quale mezzo per la realizzazione del socialismo. Li criticava sottolineando che le loro posizioni antirusse si basavano sulla convinzione che il socialismo potesse svilupparsi nel breve periodo; ugualmente, a suo avviso, la SPD assumeva un atteggiamento ambiguo verso la guerra perché credeva di non essere lontana dalla conquista del potere. Si trattava, però di un’analisi sbagliata – come la realtà avrebbe presto dimostrato – a cui si associava anche un errore teorico: la fiducia che il socialismo potesse realizzarsi attraverso l’azione del proletariato all’interno dello Stato portava necessariamente all’accettazione delle logiche di guerra, che per l’anarchico erano connaturate a esso (197). Egli reputava, al contrario, che l’etica dovesse guidare i lavoratori nella lotta contro ogni conflitto, un’etica fondata sulla necessità di salvare l’umanità dalla barbarie. Non collocando i loro giudizi nel quadro storico, Landauer non comprendeva che per Marx e per Engels la guerra dell’Europa civile contro la Russia, «ultimo baluardo della reazione», avrebbe scalzato i residui feudali, creando le condizioni per la lotta socialista del proletariato. Da un altro punto di vista però, l’interpretazione risuonava anticipatrice, poiché al momento dell’esplosione del conflitto mondiale il governo tedesco ebbe buon gioco nel far leva sui sentimenti antirussi della socialdemocrazia. Il 1° agosto, infatti, il giorno dell’invasione del Lussemburgo, il governo si premurò di far pervenire la dichiarazione di guerra allo Zar, senza la quale – riteneva la cancelleria – i socialdemocratici non avrebbero votato i crediti nella seduta parlamentare del 4 agosto 1914 (198). L’esplosione del conflitto mondiale sancì anche la fine dell’Alleanza socialista, che formalmente sopravvisse fino a quando il «Sozialist» poté continuare le pubblicazioni (marzo 1915). Il nazionalismo s’insinuò anche tra i militanti, e a nulla valsero gli sforzi di Landauer, che fu tra i pochi a tentare di animare il movimento pacifista in Germania. Il 31 luglio 1914, il giorno dell’assassinio di Jaurès, che pose fine a ogni speranza che il socialismo internazionale assumesse posizioni unitarie contro il conflitto, mentre era in visita alla famiglia a Karlsruhe, l’anarchico scrisse parole colme di disperazione (…)”” (pag 378-379) [(195) Sul congresso di Basilea, cfr. G.D.H. Cole, ‘Storia del pensiero socialista’, cit., vol. III. La Seconda Internazionale, 1889-1914′, parte prima, pp. 108-111, e G. Haupt, ‘Le congrès manqué’, cit., in particolare il cap. 3, ‘Bâle: guerre à la guerre’, pp. 43-53; (196) G. Landauer, ”Die Sozialdemokratie und der Krieg’, cit., p. 181; (197) Ivi, p. 182; (198) Cfr. N. Merker, ‘La Germania’, cit., p. 365; G. Haupt, ‘L’Internazionale socialista dalla Comune a Lenin’, cit., p. 286] Gianfranco Ragona (1971-) è ricercatore di storia del pensiero politico presso l’Università degli Studi di Torino. Ha condotto studi sull’anarchismo, il socialismo, e il marxismo a Berlino, Parigi, Amsterdam. Ha scritto: ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’ (2003). “”I dissensi nel “”Sozialist”” costituivano l’eco di una crisi ben più generale del movimento rivoluzionario in Germania, che Landauer esaminò tra il 1898 e il 1899, soffermandosi sulle posizioni di Bernstein nella polemica sul revisionismo. Alla base del “”revisionismo”” si collocava la confutazione dell’idea che lo sviluppo economico potesse condurre al socialismo in forza di una legge immanente. In una serie di articoli apparsi sulla “”Neue Zeit”” tra il 1896 e il 1898, poi raccolti nel celebre volume ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bernstein respingeva da un lato la teoria del crollo del capitalismo, abilmente giustificata con la legge della “”caduta tendenziale del saggio di profitto”” esposta da Marx nel primo libro del ‘Capitale’, e dall’altro ripudiava l’idea di una proletarizzazione crescente della società””. (pag 171-172) La prima Repubblica dei consigli di Baviera nasce senza i comunisti il 7 aprile. (pag 422) “”Il 14 novembre fu lo stesso Eisner a volere accanto a sé Landauer, con cui condivideva la medesima idea del socialismo quale “”rigenerazione dello spirito””, non già l’esito scontato delle contraddizioni del capitalismo. Giunto a Monaco il 15 novembre, dopo una leggera malattia, Landauer fu cooptato nel Consiglio rivoluzionario dei lavoratori (Revolutionären Arbeiterrat’, l’istanza suprema del sistema consiliare bavarese) (….)”” (pag 405-406) “”In questo quadro, era significativa la scelta della KPD, in quel momento nelle mani di Eugen Levine (1883-1919), inviato a Monaco dal segretario del partito Paul Levi (1883-1930), di non partecipare al governo, ricononscendo la forza della reazione nel resto del Paese e paventando i rischi di gestire il potere nel momento più critico della crisi economica. Inoltre, una Repubblica consiliarfe imposta con un compromesso tra ceti politici (“”creazione artificiosa di una conventicola di politici””) sarebbe risultata invisa alle masse””. (pag 422)”,”BIOx-030-FMB”
“RAGSDALE Hugh”,”The Russian Tragedy. The Burden of History.”,”Hugh Ragsdale is Professor Emeritus, University of Alabama, and is the editor of Imperial Russian Foreign Policy. Studied at the University of North Carolina (A.B.) and University of Virginia (M.A., Ph.D.). A past recipient of awards from Fulbright, the International Research & Exchanges Board, and the American Council of Learned Societies, he has conducted research in the foreign affairs archives of London, Paris, Vienna, Copenhagen, and Stockholm, as well as Moscow. Robert C. Tucker, Princeton, New Jersey. Foreword by Robert C. TUCKER, Preface, Chronology, Conclusion, Notes, Index, About the Author,”,”RUSx-139-FL”
“RAGUSA Andrea a cura; contributi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Saverio BATTENTE Eleonora BELLONI Bruno BONOMO Cosimo CECCUTI Renato GIANNETTI Carlo G. LACAITA Stefano MAGGI Stefano MOROSINI Andrea RAGUSA Gianni SILEI Andrea SILVESTRI Pietro SIRENA”,”Tecnica e spazio pubblico in Italia tra Ottocento e Novecento.”,”Contributi di Maurizio DEGL’INNOCENTI Saverio BATTENTE Eleonora BELLONI Bruno BONOMO Cosimo CECCUTI Renato GIANNETTI Carlo G. LACAITA Stefano MAGGI Stefano MOROSINI Andrea RAGUSA Gianni SILEI Andrea SILVESTRI Pietro SIRENA Andrea Ragusa, Professore Associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Siena, si occupa di storia delle culture politiche e degli intellettuali, di storia della comunicazione politica. “”La fisica tecnologica può dirsi nata a Pisa con la riforma universitaria attuata nel 1839 per il Granduca di Toscana Leopoldo II da Getano Giorgini (…)”” (pag 150) “”Nello stesso anno di Torino, Milano, Roma, Napoli, anche a Genova parte un laboratorio di Elettrotecnica. La Scuola superiore navale, fondata nel 1870 per valorizzare l’importanza del porto e la grande esperienza siderurgico-meccanico-cantieristica di Genova, era stata in particolare voluta dai politici locali ma con il sostegno di personaggi di rilievo nazionale come Francesco Brioschi del Politecnico di Milano, che ne aveva elaborato un progetto, per incarico del Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, sulla base dei più aggiornati modelli europei. L’originalità della Scuola genovese guarda a Milano per la tempestiva autonomia dall’Università anche del bienno preparatorio (…) ma è alla formazione torinese che si rifà la docenza del primo corso elettico: Cesare Garibaldi, figlio di Pietro Maria (professore di Fisica all’Università) si era laureato, prima che a Genova in Matematica, a Torino con Ferraris in ingegneria (…)”” (pag 164) (dal saggio di Andrea Silvestri, Lo sviluppo dell’ elettrotecnica italiana da Antonio Pacinotti a Galileo Ferraris e oltre)”,”ECOS-016″
“RAGUSA Andrea”,”L’Antitaliano. Dell’Azionismo o dell’elite di un’altra Italia.”,”Andrea Ragusa, del Dipartimento di Scienze Storico-Giuridiche, Politiche e Sociali dell’Università di Siena. Autore di saggi sulla storia della cultura e i rapporti tra intellettuali e potere in Italia contemporanea”,”ITAD-002-FSD”
“RAI CHOWDHURI Satyabrata”,”Leftism in India, 1917-1947.”,”RAI CHOWDHURI Satyabrata è professore emerito di scienze politiche nell’Università Grants Commission (University Grants Commission), India, e Senior Research Fellow in International Relations nell’Università di Londra, UK. Ha scritto recentemente ‘Nuclear Politics: Towards a Safer World’. “”One of the principal points on which M.N. Roy laid repeated stress during the early years of the Indian communist movement was that the primary goal of the communists in India should be to form a party of the people, whether a peoples’ party, a party of the masses, a republican party, a national revolutionary party or a workers’ and peasants’ party as a rallying ground for all revolutionary elements. In a letter to Bergarhatta dated 22 October 1924, Roy expressed the opinion that the immediate task of the communists in India was not to preach communism but to organize the national revolutionary party.”” (pag 70)”,”MASx-029″
“RAI Milan”,”Iraq. Dieci ragioni contro la guerra.”,”Milani Rai è nato a Bedul (India) e risiede negli Stati Uniti dal 2001. Ha organizzato molte campagne contro le sanzioni economiche e la guerra in Iraq ed è stato più volte arrestato. Da anni è impegnato contro le guerre nel mondo. Allievo di Chomsky, è tra i fondatori di Arrow, il movimento pacifista e non violento inglese.”,”VIOx-140-FL”
“RAIA Ciro”,”Napoli 1799.”,”Pironti scuola, Le Finestre Collana diretta da Ciro Raia.”,”ITAG-019-FL”
“RAICICH Marino”,”Scuola, cultura e politica da De Sanctis a Gentile.”,”‘Di quanto pesò il problema del Mezzogiorno su questa svolta centralistica e sugli ultimi tentativi di evitarla è spia, fra le tante, un articolo, ‘Insegnamento Protetto’, pubblicato il 13 marzo 1862 sul settimanale ‘Il maestro di scuola’. L’articolo è violentemente polemico contro ogni protezionismo ed esalta nella libera concorrenza «la mina che fa saltare le baracche dei saltimbanchi»; è costruito esponendo in forma di dialogo le ragioni dei protezionisti e smontandole una per una. L’ultima ragione dei protezionisti, la più forte, è questa: «se non fosse stato il Governo, chissà che cosa sarebbe avvenuto delle scuole a Napoli e in Sicilia». La risposta dell’articolista è generosa ma doveva riuscire poco persuasiva: «se l’indomani dopo la rivoluzione il Parlamento avesse proclamato ‘libertà d’insegnamento’ avreste veduto versarsi a onde i maestri sull’Italia meridionale»; tale risposta, se smantella il centralismo burocratico, si affida però a un missionarismo generoso ma certamente inficiato da un notevole complesso di superiorità sul sud analfabeta, da uno spirito che oggi certi studiosi definirebbero di colonialismo culturale (20). Da tutta questa situazione viene anche quell’accento forte che Antonio Labriola poneva nel rifiutare le seducenti tentazioni della libertà accademica tedesca, senza esami speciali, scrivendo nel 1875 a Bertrando Spaventa per ribadire agli illusi o, come egli era più propenso a credere, ad uomini di mala fede, che noi stiamo vivendo «in un paese dove il protezionismo per ora ci sta assai meglio della libertà». Eravamo insomma ancora nella fase in cui il Papuano doveva essere tenuto in servitù e attraverso la servitù educato alla libertà, magari in una prospettiva che non riguardava neanche lui ma i suoi discendenti (21). Tale concetto si sviluppò lentamente e determinò la negazione dell’ideologia liberale originaria; i liberali che avevano operato per la costruzione dello stato verso la metà dell’altro secolo, un Cavour per esempio, auspicavano che ben presto sarebbe giunto il giorno in cui si sarebbe potuto sopprimere il Ministero della Pubblica istruzione, semmai lasciando allo stato un compito di incoraggiamento caso per caso’ (pag 30-32) [(20) Per l’ammonimento capponiano, vedi ‘Lettere di Gino Capponi e di altri a lui’, Firenze, 1884, III, 457 (…); (21) La lettera di Antonio Labriola, datata da Giuseppe Berti fine giugno 1875 in ‘Centoventitré lettere inedite di Antonio Labriola a Bertrando Spaventa’, Rinascita 1954, suppl, 71-72; per la pedagogia della libertà del Papuano secondo Labriola, vedi Benedetto Croce, ‘Conversazioni critiche, serie seconda’, Bari, 1918, 60-61; sono note le obiezioni e le riflessioni in proposito di Antonio Gramsci]”,”GIOx-013-FV”
“RAIMONDI Luciano, scritti di Guido PETTER Giorgio GALLI Arturo PEREGALLI Alberto DEL-PIZZO”,”Luciano Raimondi. Una passione civile.”,”Luciano Raimondi è nato a Milano nel 1916 da famiglia operaia. Laureato in filosofia, entra in contatto col PCI nel 1936. Richiamato in guerra come sergente universitario, dall’8 settembre organizza le prime bande partigiane in Valtellina. Incarcerato a Como riesce ad evadere e a rifugiarsi in Svizzera, poi torna e si aggrega alle unità partigiane in Valdossola. Dopo la guerra organizza prima a Milano e poi in altre nove città i Convitti – Scuola della Rinascita, una esperiernza pedagogica d’avanguardia. Dal 1954 si oppone alla linea morbida del PCI di Togliatti e viene espulso nel 1955. Fondo il gruppo ‘Azione comunista’. Dal 1966 si reca all’estero, come addetto negli Istituti Italiani di Cultura, in Messico, Danimarca e Finlandia. Muore il 26 maggio 1996. Danilo Montaldi scrive sul giornale con alcuni pseudonimi tra cui quello di Luigi Nolli (pag 58)”,”ITAC-129″
“RAIMONDI Ezio, a cura di Andrea BATTISTINI”,”I sentieri del lettore. Volume I. Da Dante a Tasso.”,”Formatosi a Bologna alla scuola erudita di Calcaterra – cui si sono sin dall’inizio affiancati i contatti con la genialità percettiva di Longhi, l’eleganza comparatistica di Lugli e la critica verbale di Contini – dagli anni Quaranta ad oggi Ezio Raimondi ha compiuto un cammino critico che oltrepassa i confini dell’italianistica ed è difficilmente assoggettabile a un’angustadefinizione. Ezio Raimondi insegna Letteratura italiana nell’Università di Bologna.”,”VARx-104-FL”
“RAIMONDI Ezio, a cura di Andrea BATTISTINI”,”I sentieri del lettore. Volume III. Il Novecento: storia e teoria della letteratura.”,”Formatosi a Bologna alla scuola erudita di Calcaterra – cui si sono sin dall’inizio affiancati i contatti con la genialità percettiva di Longhi, l’eleganza comparatistica di Lugli e la critica verbale di Contini – dagli anni Quaranta ad oggi Ezio Raimondi ha compiuto un cammino critico che oltrepassa i confini dell’italianistica ed è difficilmente assoggettabile a un’angustadefinizione. Ezio Raimondi insegna Letteratura italiana nell’Università di Bologna.”,”VARx-105-FL”
“RAIMUND Ferdinand, a cura di Isabella PERSICO CAPPA”,”Fiabe drammatiche.”,”””Esperto di tutto un mondo di inganni e di apparenze e di un intero caleidoscopio di vita passato sulle scene – e rimasto miracolosamente fanciullo’ (pag 29, introduzione)”,”VARx-076-FV”
“RAINELLI Michel”,”L’organisation mondiale du commerce.”,”Michel Rainelli è professore di scienze economiche all’Università Nice-Sophia-Antipolis e direttore del LATAPSES, laboratorio del CNRS e della stessa università.”,”ECOI-359″
“RAINERO Romain”,”Storia della Turchia.”,”RAINERO Romain è Professore di storia dei paesi afro-asiatici e di storia dei trattati e di politica internazionale presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Genova. Ha pubblicato vari volumi sui problemi africani e sulla storia afro-asiatica.”,”TURx-012″
“RAINERO Romain H. a cura; saggi di Nicola TRANFAGLIA Bruno DI-PORTO Romain H. RAINERO Luisa MANGONI Carlo G. LACAITA Marco CUZZI Laura TEI Enzo R. LAFORGIA Stefano B. GALLI Maurizio ANTONIOLI Oreste BOVIO Barbara BRACCO Michela MINESSO Roberto CHIARINI”,”Da Oriani a Corradini. Bilancio critico del primo nazionalismo italiano.”,”Saggi di Nicola TRANFAGLIA Bruno DI-PORTO Romain H. RAINERO Luisa MANGONI Carlo G. LACAITA Marco CUZZI Laura TEI Enzo R. LAFORGIA Stefano B. GALLI Maurizio ANTONIOLI Oreste BOVIO Barbara BRACCO Michela MINESSO Roberto CHIARINI. ‘Anarcogaribaldini’. “”‘Il Libertario’, generalmente meno incline a simili suggestioni, pubblicava un lungo articolo di Alighiero Tanini, in cui – tra le accuse di cinismo dell’ Europa capitalista e alla barbarie turca – si riconosceva la bontà della causa dei paesi balcanici. Tutto ciò significava, di norma, oltrepassare il confine ideale del classico antibellicismo. E’ però vero che, all’ interno del mondo anarchico come del resto di quello socialista, esistevano molteplici filoni e tradizioni culturali a forte ascendente repubblicano-garibaldino, in cui il richiamo dei movimenti di liberazione nazionale – premessa indispensabile della rivoluzione sociale – aveva ancora una propria, seppur spesso sotterranea, vitalità. Era quasi un fiume carsico, solitamente invisibile, ma pronto a tornare all’ occorenza, alla superficie. Come avrebbe scritto Coletti a Gigli: “”Noi vogliamo la guerra non per ambizione nazionalistica, non per ingrandire un regno, ma per la libertà dei popoli, contro il militarismo, contro l’ imperialismo e per aprirci la strada verso la Rivoluzione sociale””””. (pag 196)”,”ITAF-170″
“RAINERO Romain”,”Storia dell’ Algeria.”,”””Sul piano umano, gli anni che succedono a quello del ritorno all’amministrazione militare attuata il 7 luglio 1864 (due mesi dopo la morte di Pélissier) difficoltà alimentari che porterranno nel 1867 ad una terribile carestia che fece 500 mila vittime tra i musulmani e ad una serie di epidemie tifoidee. Queste calamità fecero estendere all’Algeria l’inchiesta agricola che era stata decisa per la Francia. L’inchiesta si tradusse ben presto in una messa in stato d’accusa dell’intero sistema coloniale creato in Algeria ad opera dei militari e queste conclusioni vennero ribadite nel gennaio 1870 da una seconda commissione d’inchiesta che auspicò l’avvento in Algeria di un regime civile. La caduta dell’impero sospese ogni decisione ed il problema algerino passò intero ed aggravato in eredità alla terza repubblica che dal disastro di Sedan vedeva la luce””. (pag 102-103)”,”AFRx-062″
“RAINERO Romain”,”Storia dell’ Algeria.”,”””Sul piano umano, gli anni che succedono a quello del ritorno all’amministrazione militare attuata il 7 luglio 1864 (due mesi dopo la morte di Pélissier) difficoltà alimentari che porterranno nel 1867 ad una terribile carestia che fece 500 mila vittime tra i musulmani e ad una serie di epidemie tifoidee. Queste calamità fecero estendere all’Algeria l’inchiesta agricola che era stata decisa per la Francia. L’inchiesta si tradusse ben presto in una messa in stato d’accusa dell’intero sistema coloniale creato in Algeria ad opera dei militari e queste conclusioni vennero ribadite nel gennaio 1870 da una seconda commissione d’inchiesta che auspicò l’avvento in Algeria di un regime civile. La caduta dell’impero sospese ogni decisione ed il problema algerino passò intero ed aggravato in eredità alla terza repubblica che dal disastro di Sedan vedeva la luce””. (pag 102-103)”,”AFRx-002-FV”
“RAINERO Romain H. BIAGINI Antonello a cura; saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI”,”L’Italia in guerra. Il secondo anno – 1941. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI “”Il 1941, o piuttosto l’inverno 1940-41, è per l’Italia un “”momento della verità”” dopo decenni di autoinganno. Il mancato approfittamento delle occasioni militari dell’estate precedente e il susseguirsi – fra autunno e inverno – di disastri che solo un limitato intervento di forze tedesche riesce a rendere non definitivi, distruggono nel Paese il prestigio del regime fascista con contraccolpi di varia natura. Ai gradini elevati, la destituzione di molti capi ‘militari’ (Badoglio, Cavagnari, Soddu, Visconti Prasca e infine Graziani), oltre a impressionare il pubblico, esaspera le Forze Armate. Ma ciò non tanto per un malinteso “”spirito di casta””. Infatti, la convinzione che in certi casi si tratti di “”siluri”” meritati non manca in molti ambienti militari. Stride però che il “”siluratore”” Mussolini sia altrettanto ed anzi più responsabile dei licenziati. La dissonanza non sfugge al Capo del Governo che, poco propenso a licenziare sé stesso, cerca però di confondere le acque e di distrarre altrimenti la gente. Da ciò forse la “”punizione”” inflitta a quanti fra i gerarchi fascisti si trovavano a far parte del governo in quel momento. Non furono destituiti ma mobilitati e sparsi d’autorità nelle retrovie del fronte albanese: per quanto godessero di scarsa considerazione, erano pur sempre personaggi ufficiali. Nessun contraccolpo si verifica invece nei vertici ‘industriali’ della nazione, quantunque di natura sempre più largamente pubblica a partire dal 1933. Ai gradini inferiori e medi così militari come civili, altra varietà di reazioni. Nelle file dei combattenti, scontata una vasta area di rassegnato grigiore presente del resto in tutti gli eserciti, lo scoramento si alterna a una rinnovata ostinazione in cui possono confluire scatti disperati o istintivo rifiuto del pessimismo. Nei vertici in parte rinnovati delle Forze Armate, il bruciore dell’orgoglio ferito e la convinzione che la partita nel suo insieme potrebbe ancora essere guadagnata, grazie alla Germania, porta qualche soffio innovatore, quasi un’urgenza di “”rifarsi””, una volontà di correggere. Fenomeno tutt’altro che uniforme e di variabile costanza, ma innegabile. Non abbiamo soltanto richieste di armi all’alleato tedesco, che preferisce invece somministrare poche eccellenti unità. Vi è la Marina che imposta – tardivamente fin che si vuole – due portaerei ne che è implicita la persuasione della necessità di collaborare con l’Aeronautica nel quadro, del resto, di una più generale simbiosi che darà qualche risultato già dalla seconda metà del 1941. E ancora Marina e Aviazione si impegnano maggiormente nelle specialità dimostratesi capaci di guadagnare successi: mezzi d’assalto e aerosiluranti. Ed ecco l’Esercito che cerca d’improvvisare quell’attività addestrativa in gran parte mancata prima d’allora (battaglioni d’istruzione) e che acquisisce la capacità di sfruttare sempre meglio in A.S. lo stesso modesto armamento dell’inverno 1940-41. Anche nei ‘rapporti fra industria bellica ed Esercito’, o per lo meno nei settori fin qui potuti esplorare, si constatano fenomeni analoghi. Desiderio di superare ‘impasses’ nelle relazioni coi potentati industriali, ripresa e irrobustimento di tendenze già affacciatesi nel 1939 e sporadicamente ancor prima. Altro è poi che i risultati di questo sforzo siano stati modesti e che lo sforzo stesso abbia subito rallentamenti e deviazioni”” (pag 215-216) [dal saggio di Lucio Ceva, Rapporti fra industria bellica ed esercito]”,”QMIS-253″
“RAINERO Romain H. BIAGINI A. a cura; saggi di Fortunato MINNITI Nicola DELLA-VOLPE Lucio CEVA Andrea CURAMI Pierluigi BERTINARIA Giovanni DE-LORENZO Ezio FERRANTE Pietro PASTORELLI Gianluca ANDRE’ Paola BRUNDU OLLA Luigi GOGLIA Mario M. MONTANARI Ferruccio BOTTI Alberto SANTONI Giorgio GIORGERINI Romain H. RAINERO”,”L’Italia in guerra. Il 1° anno – 1940. Cinquant’anni dopo l’entrata dell’Italia nella 2ª guerra mondiale. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Fortunato MINNITI Nicola DELLA-VOLPE Lucio CEVA Andrea CURAMI Pierluigi BERTINARIA Giovanni DE-LORENZO Ezio FERRANTE Pietro PASTORELLI Gianluca ANDRE’ Paola BRUNDU OLLA Luigi GOGLIA Mario M. MONTANARI Ferruccio BOTTI Alberto SANTONI Giorgio GIORGERINI Romain H. RAINERO La mobilitazione industriale. Commesse statali. ‘Già considerevoli per la Marina e per l’Aeronautica negli anni Venti e primi anni Trenta, divennero importanti anche per l’Esercito, almeno dell’autunno 1938, con il varo dei programmi di artiglieria e col noto anticipo del 15% a fondo perduto sulle commesse in corso (31). Naturalmente la ripetuta tassativa ingiunzione di servirsi della sola industria nazionale per l’allestimento di materiale bellico e di restringere l’importazione in valuta (32), comportava spese eccezionali per lo Stato e margini cospicui per i produttori. Qualcuno ha calcolato per esempio che le navi da battaglia tipo «Littorio», se allestite dall’industria francese, sarebbero costate circa la metà. Ai guadagni delle commesse si aggiungevano quelli dell’esportazione dei manufatti bellici molto incoraggiati, per ragioni valutarie, dopo la fine delle Sanzioni. Né vanno dimenticati i profitti delle guerre d’Etiopia e di Spagna. Specialmente della seconda in quanto la prima era sopravvenuta con rapidità che rese inevitabili importazioni non solo di materie prime ma anche di manufatti industriali dei Paesi non sanzionisti (ad es. materiale automobilistico nordamericano affluito direttamente in Africa orientale). Tale panorama congiunturale favoriva soprattutto monopoli ed oligopoli, soggetti variamente consorziati, e in genere potentati con quote di mercato riservato (vds. oltre). Ed è riconosciuto che, contrariamente a quanto in teoria dovrebbe accadere, le posizioni di monopolio in Italia non favorirono né la ricerca né il rinnovo degli impianti. Dilagò invece la «provincializzazione» del panorama industriale, concordemente riconosciuta dagli studiosi (33). Puntuali riscontri emergono anche nelle finora limitate indagini di settori particolari (34). L’indisponibilità alla guerra dell’industria e della finanza italiane è riflessa nel notissimo Rapporto 5 agosto 1939 di Guarneri a Mussolini (35). Il Ministro per gli Scambi e Valute sintetizzava anzitutto – con dosati miscugli di incenso e di velature critiche – le vicende monetarie, valutarie e della bilancia commerciale dal 1927 in poi. Constatava il pauroso disavanzo conseguito all’aver affrontato «avvenimenti eccezionali di portata storica» sia sul piano ‘internazionale’ (Etiopia, Spagna, Sanzioni, crisi centro-europee del marzo e settembre 1938 e del marzo 1939, Albania) sia su quello ‘nazionale’ (sfavorevoli campagne agricole del 1936, potenziamento dell’Impero, autarchia, riarmo, politica razziale). Proclamava quindi l’urgenza di rimedi così alternativamente indicati: a) abbattimento del fabbisogno valutario contraendo le importazioni e rinunciando apertamente al riarmo; b) svalutazione monetaria mascherata con creazione di un doppio mercato basato su una semilibertà dei cambi che, ancora una volta scoraggiando ulteriormente le importazioni, avrebbe dovuto salvare la residua riserva. Ma a parte le difficoltà del raffigurarsi della soluzione b) in tutti i suoi risvolti tecnici e psicologici, è chiaro che entrambe non avrebbero potuto reggersi senza il taglio delle spese, incominciando da quelle militari (36). Seguì la destituzione di Guarneri nel «cambio della guardia» governativo 31 ottobre 1939. Senonché, già coi primi di settembre 1939, l’attenzione di molti uomini d’affari era subitaneamente attratta, più che dall’inizio di una nuova tragedia mondiale, dalle allettanti, concretissime e insperate prospettive aperte dalla «non belligeranza». Chi ricorda quel tempo può testimoniare che il «duce», alla cui esaltazione perfino la stampa asservita mise qualche momentanea sordina, era invece più che mai apprezzato da taluni personaggi economici. Naturalmente pochi conoscevano i retroscena e pochissimi avrebbero mai immaginato l’avvilimento personale del tiranno cui la realtà presentava i conti per un triennio di politica intessuta di ansie, di angosce, di «sogni farneticanti» (De Felice), di terrore della Germania e di miscugli ideologizzante dal non eccelso profilo (37). Il «partito dei buoni affari» (Castronovo) badava al sodo. Considerando l’esportazione dei soli armamenti, forse mai più larga e incondizionata richiesta straniera aveva fatto riscontro a così infima qualità di prodotti. Gli importatori, effettivi e potenziali, non erano più i Paesi del sottosviluppo su cui aveva dovuto contare nel 1920-1921 l’ultimo sprazzo dell’Ansaldo perroniana. Adesso si trattava della Francia e della Gran Bretagna, oltre a vari Stati scandinavi, balcanici, asiatici ed americani. Né conta stabilire quante di tali richieste obbedivano a necessità militari o di manovra politica, tanto più che raramente i due aspetti erano separabili. E neppure si dimentichi che un simile «decollo» veniva a premiare chi non ne aveva certo pagato i consueti prezzi in termini di ricerca, di affidamento tecnologico e di rinnovo d’impianti. Vi era addirittura ala possibilità che, se il tutto fosse durato, sarebbe stata la progredita tecnologia altrui a rifluire senza spesa nel nostro Paese, secondo un procedere non infrequente nei vortici economici scaturiti dalle urgenze belliche. E’ noto, peraltro, come al di là di un certo numero di affari non fu possibile andare. Primo ma non definitivo inceppo fu il sopravvenuto «veto» di Mussolini alle maggiori esportazioni di materiale, specie aeronautico e terrestre, che la Gran Bretagna condizionava alla fornitura di proprio carbone, in sostituzione di quello tedesco affluente per l’usuale via di Rotterdam (38). Resta comunque che «le più grosse imprese continuarono ognuna, a tirar acqua al proprio mulino senza un minimo di programmazione, sollecitando materie prime e favori doganali e valutari per poi collezionare all’estero una commessa dopo l’altra» (Castronovo). Era il Governo stesso a favorire questo stato di case, stretto dalle necessità valutarie che il riarmo rendeva ancora più acute. Cosicché forniture belliche e non belliche alle «democrazie» durarono, come è noto, ben al di là del gran rifiuto «di facciata» mussoliniano (febbraio 1940) e non s’interruppero si può dire che nelle ore in cui la guerra venne dichiarata (39)’ (pag 40-41-42) [note: (31) Fra i vari contributi: il mio ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovamento delle artiglierie italiane’, in “”Il Risorgimento”” (Milano) 2/1976 pp: 117-172; Andrea Curami, Fulvio Miglia, ‘L’Ansaldo e la produzione bellica’, in AAVV, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza’, Milano, Angeli, 1985, pp. 257-281 e testi ivi cit. nonché L. Ceva, ‘La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943’ (2 voll.), Roma, SME Ufficio Storico, 1989, specie II doc 49/a; (32) Felice Guarneri, ‘Battaglie economiche’, Milano, Garzanti, 1953, 2 voll. V. esemplificativamente II pp. 214 e sgg; (33) R. Romeo, ‘Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961’, Milano, Il Saggiatore, 1988 (prima ed. 1961), pp. 151-152 e passim.; (34) Ancora L. Ceva, A. Curami, ‘La meccanizzazione’ ecc., cit, e per l’Aeronautica, Id.’Air Army and Aeronautical Industry in Italy, 1936-1943′, relazione in corso di pubblicazione al ‘Lubfkriegführung im Zweiten Weltkrieg. Ein Internationaler Vergleich’, Friburgo, 1988. Per l’artiglieria soprattutto A. Curami, F. Miglia, ‘L’Ansaldo’ ecc., cit.; (35) F. Guarnieri, cit., pp. 394-411; (36) Rinvio soprattutto a Salvatore La Francesca, ‘La politica economica del fascismo’, Bari, Laterza, 1972, pp. 104-107. V. anche Luciano Zani, ‘Fascismo, autarchia e commercio estero. Felice Guarneri un tecnocrate al servizio dello «stato nuovo»’, Bologna, Il Mulino, 1988); (37) R. De Felice, ‘Mussolini il duce’ II., Torino, Einaudi, 1981, pp. 85 e sgg., 333, 448, 584 e sgg., 805 e sgg. e passim; (38) Vedi: Macgregor Knox, ‘Mussolini Unleashed Cambridge’, Cambridge University Press, 1982, pp. 69-74 e William Nort Meddlicott, ‘The Economic Blockade’, Londra HMSO (2 voll.), 1 pp. 280-311; (39) V. Castronovo, ‘Giovanni Agnelli’, cit., pp. 556-591 e in particolare 558]”,”QMIS-254″
“RAINERO Romain H. BIAGINI Antonello a cura; saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI”,”L’Italia in guerra. Il secondo anno – 1941. Aspetti e problemi.”,”Saggi di Francesco GUIDA Romain H. RAINERO Danilo VENERUSO Massimo DE-LEONARDIS Fernando FRATTOLILLO Luigi GOGLIA Nicola DELLA-VOLPE Maria Gabriella PASQUALINI Marco CUZZI Aldo Alessandro MOLA Fortunato MINNITI Lucio CEVA Simona COLARIZI Ferruccio BOTTI Pierluigi BERTINARIA Alberto ROVIGHI Filippo STEFANI Jans PETERSEN Giorgio GIORGERINI Alberto SANTONI Mariano GABRIELE Giovanni DI-LORENZO Baldassarre CATALANOTTO e Cesare FALESSI Andrea CURAMI La dottrina logistica e la sua importanza nelle guerre di ieri e di oggi. “”Da un punto di vista teorico, il termine “”logistica”” indica una disciplina tipicamente manageriale (o branca dell’arte militare) in realtà sempre esistita ma nata con autonoma fisionomia solo dopo Napoleone e Clausewitz, il cui padre è Jomini (1837). (…) In sede storica, i pur numerosi accenni all’importanza della logistica hanno spesso assunto un aspetto generico, rituale e obbligato, senza tradursi in una concreta e coerente metodologia. Si è troppo spesso trascurato che accanto a una dottrina strategica e tattica esiste dal 1873 in poi anche una dottrina logistica non scindibile dal contesto strategico, e da studiare e valutare in un quadro globale. Si è quasi sempre omesso – anche nel caso della divisione “”binaria”” del 1937-1938 – di valutare gli organici prima di tutto dal punto di vista logistico, per individuare l’effettivo grado di autonomia e capacità operativa di ciascuna unità e di ciascun Comando. L’ ‘histoire-bataille’, più che tale, è diventata mera ‘histoire des operations’ e ha rinunciato a una chiave interpretativa di prim’ordine per pervenire a un giudizio tendenzialmente oggettivo sull’efficienza dell’organismo militare in un dato momento (che non può essere ristretta a numero e qualità di armi e mezzi ma comprende anche moduli e criteri di funzionamento e alimentazione) e per individuare le matrici primarie di avvenimenti o decisioni strategiche che altrimenti non possono essere esattamente inquadrate nel contesto generale di una Campagna. La logistica è il filtro indispensabile per giudicare la qualità e la concreta praticabilità di una strategia, ma non ci insegna certo ad alimentare un’illusione oggi meritatamente tramontata, che cioè la storia possa essere guidata o determinata dalla scienza. Ciò non toglie che di tutte le discipline militari è la logistica quella che più si avvicina alla scienza e alle scienze esatte e quella che più risente del progresso tecnologico. Al tempo stesso, un approccio logistico alla storia militare fa venire alla luce lo stretto legame intercorrente tra fattori materiali e morali, oltre che tra qualità della logistica e qualità dell’organizzazione militare nel suo complesso. Tutto questo vale per le Forze Armate di ogni tempo, e non solo per quelle di oggi: non corrisponde perciò alla realtà storica l’affermazione che la prima guerra mondiale – o la seconda – dimostrano l’importanza del supporto logistico, importanza già ben viva e presente ad esempio in quel perfetto strumento di guerra che era la Legione romana e nelle “”guerre di Gabinetto”” del secolo XVIII, che in larga parte si risolvevano nell’attacco e nella difesa di magazzini e linee di alimentazione. In questo senso, il salto di qualità indubbiamente avvenuto in campo logistico con la “”guerra industriale”” estende la problematica logistica e ne aumento il peso, ma non accresce più di tanto l’importanza – sempre esistita – dei fattori che la compongono e la natura del loro rapporto con la strategia, o meglio con la capacità effettiva di movimento che della strategia è l’essenza”” (pag 291-293) [Ferruccio Botti, Problemi logistici del secondo anno di guerra – Aspetti interforze]”,”QMIS-037-FV”
“RAINERO Romain”,”La rivendicazione fascista sulla Tunisia.”,”””Le incertezze del governo italiano sul futuro della Tunisia (giugno 1940). Documento n: 31. “”Al momento dell’ingresso dell’Italia in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna (10 giugno 1940) i propositi del governo nei confronti del futuro della Tunisia non erano molto chiari, né li chiarì la relazione finale di una speciale commissione del Ministero degli Affari Esteri dello stesso giugno 1940 della quale riportiamo le parti conclusive: «Le rivendicazioni italiane sulla Tunisia sono ben presenti a tutti gli italiani e la soluzione che più corrisponderebbe alle nostre aspirazioni sarebbe certamente quella di vedere il territorio tunisino passare sotto la sovranità dell’Italia, anche se, di fatto, possa essere consigliabile una certa latitudine, nell’esercizio dei poteri che derivano, per il dovuto rispetto agli interessi della popolazione indigena (abitanti circa 2.600.000 dei quali 2.340.000 musulmani, di fronte a circa 200.000 europei e circa 60.000 ebrei). (….) Tali soluzioni possibili, se pur non consigliabili, in principio, sono: a. La successione dell’Italia alla Francia (…). b. Protettorato italiano da stabilirsi mediante un accordo tra l’Italia e il Bei di Tunisi (…). c. Vicereame di Tunisia, sotto l’alta sovranità dell’Imperatore e Re (…); d. Stato ad indipendenza limitata (analogamente al regime in vigore in Egitto dal 1922 al 1936) (…) (…)”” (pag 515-522) Romain Rainero è stato professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Ha pubblicato vari volumi sulla storia afro-asiatica e sulla storia contemporanea.”,”ITQM-002-FMB”
“RAINERO Romain”,”La rivendicazione fascista sulla Tunisia.”,”Romain Rainero è stato professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano. Ha pubblicato vari volumi sulla storia afro-asiatica e sulla storia contemporanea. Fallimento della politica fascista”,”AFRx-128″
“RAIO Giulio”,”Introduzione a Cassirer.”,”Nasce il 28 luglio 1874 nella città tedesca di BRESLAU nella SLESIA (oggi WROCLAW in POLONIA), in una famiglia di ricchi commercianti ebrei tedeschi. Nella vita di CASSIRER-E, tralasciando solo gli anni dal 1896 (arrivo a MARBURGO) al 1902 (pubblicazione della dissertazione su CARTESIO del 1899 e del LEIBNIZ’ SYSTEM), si possono distinguere 5 periodi, che prendono i nomi dei luoghi della vita e della attività accademica: – PERIODO BERLINESE (1903 – 1919) – PERIODO AMBURGHESE (1919 – 1933) – PERIODO OXONIENESE (1933 – 1935) – PERIODO SVEDESE (1935 – 1941) – PERIODO AMERICANO (1941 – 1945)”,”FILx-110″
“RAJA Elena a cura”,”La vita di Lazzarino di Tormes. Le sue fortune ed avversità.”,”Libro pubblicato anonimo nelle tre edizioni del 1554 inserito nel Catalogo dei libri proibiti.”,”VARx-075-FV”
“RAJAN Raghuram G. ZINGALES Luigi”,”Salvare il capitalismo dai capitalisti.”,”Raghuram G. Rajan (1963) dopo aver insegnato Finanza alla Graduate School of Business dell’Università di Chicago per 12 anni è ora direttore dell’Ufficio studi del Fondo monetario internazionale. Nel 2003 ha vinto il premio Fisher Black per il migliore giovane economista finanziario.. Luigi Zingales (1963) insegna Finanza alla Graduate School of Business dell’Università di Chicago. É membro dello Europea Corporate Governance Institute, del National Bureau of Economic Research e del Center for Economic Policy Research. Nel 2003 ha vinto il premio Bernacer per il miglior giovane econbomista europeo.”,”EURE-035-FL”
“RAJNOV Nikolaj, a cura di Daniela DI-SORA”,”Il diavolo creatore.”,”L’universo come risultato della perenne lotta tra il bene e il male: Satana, superbo genio negativo, considerato il creatore del mondo visibile. Il credo dei ‘bogomili’ – dal popoe Bogomil – si diffonde in Bulgaria durante il regno dello zar Petar (927-969); le masse contadine vengono conquistate dall’affascinante teoria che il mondo non può essere opera che del diavolo, poiché Dio non potrebbe mai aver creato mulla di tanto imperfetto… L’eresia si propaga rapidamente dalle province bizantine alla Russia e alla Serbia che fa da ponte con l’Occidente e qui influenza le eresie medievali. A questa tradizione si ricollega Nikolaj Rajnov quando, nel 1912, pubblica le “”Leggende bogomile””, uno smilzo volumetto di racconti ispirati dagli scritti eretici – qui ne vengono scelti tre – la cui apparizione venne giudicata un avvenimento straordinario. Lo scrittore Rajnov nasce a Sofia, Bulgaria nel 1889 e muore nel maggio 1954. Il suo primo libro appare nel 1912 ‘Le leggende bogomile’. Negli anni seguenti si dedica soprattutto ad opere compilative. Dal 1931 al 1934, rielaborandole pubblica ‘Favole da tutto il mondo’, in 30 volumi.”,”EURC-002-FGB”
“RAJSFUS Maurice”,”La Libération inconnue. À chacun sa Résistance.”,”Maurice Rajsfus è autore tra le molte opere che ha pubblicato di ‘La Police de Vichy, les forces de l’ordre françaises au service de la Gestapo, 1940-1944’ e di ‘De la Victoire à la débacle (1919-1940)’. “”En fait, les forces vives du pays s’étaient tellement déshonorées durant les quatre années écoulées qui’il étati nécessaire de faire un geste en direction des salariés (on disait encore “”les travailleurs’) pour s’assurer de leur civisme envers les institutions nouvelles. L’heure était à la reconstruction du pays, à la production à outrance, clamaient d’une seule voix gaullistes et communistes (33). Dans le même temps, Maurice Thorez exigeait du pouvoir que toute la jeunesse de France soit “”jetée”” dans le combat contre “”le Boche exécré””. Pourquoi la Résistance n’a-t-elle jamais tenté de stopper un train de déportation (Juifs ou politiques)? Pourtant, les actions magnifiées des opérations de déraillement de trains ou de dynamitage d’aiguillages n’ont pas manque. Il en va de même pour la Résistance-rail. Faut-il récapituler les comptes réels de trains de munitions explosés ou de permissionaires allemand stoppés en rase campagne? Une double question ne peut que se poser. La Résistance était-elle moins importante qu’on a bien voulu l’affirmer, d’où cette difficulté à être présente sur ce terrain? Ou bien, tout aussi vraisemblable; de telles actions ne faisaient peut-être pas partie des priorités stratégiques. Dans l’un ou l’autre cas, il serait bon que la lumière soit faire…”” (pag 280) (33) Pendant que Maurice Thorez demandait aux mineurs de produire encore et toujours plus de charbon, Jacques Duclos se livrait à un exercice périlleux en expliquant aux militants communistes: “”La grève c’est l’arme des trusts apatrides”””,”PCFx-106″
“RAKOSI Mátyás”,”Dinanzi al Tribunale speciale.”,”””(…) la fusione affrettata fra i due partiti all’ indomani del 21 marzo, senza preventivi impegni precisi, la riforma agraria condotta infantilmente sul piano della socializzazione e non sulla base realistica della divisione delle terre, alcune debolezze nelle quali si poteva già riconoscere il tradimento insinuatosi nel governo stesso retto da Béla Kun, trovano nelle sue parole un giudice severo.”” (pag 16) “”Dopo l’ arrivo a Budapest delle forze armate nemiche, il Partito ordinò a Rakosi di recarsi nella Unione Sovietica, dove egli rimase quattro anni, lavorando, presso la Segreteria del Comintern, a contatto diretto con Lenin e Stalin. Dall’ organismo internazionale dei lavoratori venne inviato in missione a Londra e in Italia, ma sua costante preoccupazione fu quella di preparare il suo ritorno all’attività in Ungheria, per guidare il suo Partito nella lotta illegale. Nel 1925 era, infatti, di nuovo a Budapest. Ma una delazione provocò il suo arresto e, quindi, i successivi processi””. (pag 18)”,”MUNx-045″
“RAKOVA Alfia A. PARROTT Ray”,”Russian Vocabulary.”,”Alfia A. Rakova, Kandidat of Philology Russian Language Instructor and Translator Translation Laboratory. University of Iowa. ray Parrottt Professor and Chair Department of Russian University of Iowa.”,”RUSx-266-FL”
“RAKOVSKIJ Christian”,”I pericoli professionali del potere e altri scritti (1928-1930).”,”Christian Georgievic Rakovskij è nato il 13/08/1873 a Kobel, in Bulgaria. La proprietà di suo padre, in Dobrugia, passò alla Romania dopo la guerra russo-turca, e la famiglia diventò romena. Nel 1890, Christian, già socialista, si vide chiudere le scuole bulgare. Si recò quindi a Ginevra, dove incontrò Plechanov e militò nel movimento socialdemocratico studentesco. Nel 1893, a vent’anni, rappresentò i socialisti bulgari al congresso della Seconda Internazionale di Zurigo, dove si legò a Rosa Luxemburg. Nel 1894 si recò a Berlino dove conobbe Wilhelm Liebknecht. Espulso dalla Prussia, si trasferisce in Francia dove nel 1897 diventa dottore in medicina, a Montpellier, con una tesi su L’eziologia della criminalità e la degenerazione. Nel 1898 pubblicò anche La Russia e l’oriente in cui, nella tradizione di Marx, denunciava la politica zarista. Nel 1900 pubblicò la Francia moderna, poi Metternich e il suo tempo, nonchè vari articoli (con il nome di Isarov). Rientrato in Bulgaria nel 1905, Rakovskij partecipò alle rivolte contadine culminate nel 1907, anno in cui fu espulso dalla Romania e privato dei diritti civili, che gli furono restituiti soltanto nel 1912. In quell’epoca Trockij tracciò una prima biografia dell’amico, nell’ambito di una cronaca ripresa nel suo libro La guerra dei Balcani. Rakovskij, scriveva Trockij, non è romeno, ma bulgaro, originario di quella parte della Dobrugia ceduta alla Romania con il trattato di Berlino (1879).Nel 1905, dopo il raduno di solidarietà con il popolo russo, Rakovskij fondò il settimanale ‘Romania Muncitoare’ con alcuni operai avanzati e con la collaborazione di Gherea.”,”RIRB-027-FL”
“RAKOVSKIJ Christian Georgevic, a cura di Marco LOMBARDI”,”I pericoli professionali del potere e altri scritti.”,”Christian Georgevic Rakovskij è nato il 13/08/1873 a Kobel, in Bulgaria. La proprietà di suo padre, in Dobrugia, passò alla Romania dopo la guerra russo-turca, e la famiglia diventò romena. Nel 1890, Christian, già socialista, si vide chiudere le scuole bulgare. Si recò quindi a Ginevra, dove incontrò Plechanov e militò nel movimento socialdemocratico studentesco. Nel 1893, a vent’anni, rappresentò i socialisti bulgari al congresso della Seconda Internazionale di Zurigo, dove si legò a Rosa Luxemburg. Nel 1894 si recò a Berlino dove conobbe Wilhelm Liebknecht. Espulso dalla Prussia, si trasferisce in Francia dove nel 1897 diventa dottore in medicina, a Montpellier, con una tesi su L’eziologia della criminalità e la degenerazione. Nel 1898 pubblicò anche La Russia e l’oriente in cui, nella tradizione di Marx, denunciava la politica zarista. Nel 1900 pubblicò la Francia moderna, poi Metternich e il suo tempo, nonchè vari articoli (con il nome di Isarov). Rientrato in Bulgaria nel 1905, Rakovskij partecipò alle rivolte contadine culminate nel 1907, anno in cui fu espulso dalla Romania e privato dei diritti civili, che gli furono restituiti soltanto nel 1912. In quell’epoca Trockij tracciò una prima biografia dell’amico, nell’ambito di una cronaca ripresa nel suo libro La guerra dei Balcani. Rakovskij, scriveva Trockij, non è romeno, ma bulgaro, originario di quella parte della Dobrugia ceduta alla Romania con il trattato di Berlino (1879).Nel 1905, dopo il raduno di solidarietà con il popolo russo, Rakovskij fondò il settimanale ‘Romania Muncitoare’ con alcuni operai avanzati e con la collaborazione di Gherea. E’ morto nel 1941.”,”RIRB-006-FV”
“RAKOVSKY Christian”,”I pericoli professionali del potere. Perché la degenerazione burocratica?”,”L’introduzione contiene note biografiche di RAKOVSKY.”,”RIRO-133″
“RAKOVSKY Christian”,”I pericoli professionali del potere. Perché la degenerazione burocratica? (Lettera al compagno Valentinov, 6 agosto 1928).”,”L’introduzione contiene note biografiche di RAKOVSKY. Egli fu l’ ultimo tra i vecchi compagni di TROTSKY a capitolare. Il presente testo è stato ripreso dal volume ‘Les bolcheviks contre Staline’, IVe INTERNATIONALE, PARIS. Traduzione introduzione e note di Attilio CHITARIN”,”PARx-022″
“RAKOVSKY Christian DUMAS Charles”,”Les socialistes et la guerre. Discussion entre socialistes francais et socialistes roumains (1915).”,”””Io non sono tra quelli che si affliggono nel vedere la Russia al fianco della Francia e dell’ Inghilterra, non più di quanto non mi affligga vedere i realisti francesi combattere per una vittoria che renderà la Repubblica non sradicabile in Francia. La vita cambia il contenuto delle parole: una guerra che getterà a terra due dinastie, che libererà le nazionalità. che abbatterà il militarismo, una tale guerra non è più una guerra, nel senso in cui si intendeva in passato. Bisogna scegliere tra due risultati; e la neutralità, quando vi sono in gioco i destini stessi dell’ umanità, non si può giovare nella storia che del ricordo di Ponzio Pilato””.”,”SOCx-116″
“RAKOVSKY Christian”,”Roumanie et Bessarabie.”,”RAKOVSKY C. era all’ epoca rappresentante diplomatico dell’ URSS a Londra.”,”EURC-068″
“RAKOVSKY Christian, a cura di Gus FAGAN”,”Selected Writings on Opposition in the USSR 1923-30.”,”Gus FAGAN è nato a Newfoundland nel 1942. Dopo essersi laureato in filosofia a Dublino fece ricerche nelle università di Tübingen ed Oxford. Nel 1974 è diventato Lecturer in humanities al Dawson College, Montreal e da allora ha lavorato all’interno dell’ Institute of Soviet and East European Studies della Glasgow University.”,”RIRB-103″
“RALEA Michel”,”L’ idée de Révolution dans les doctrines socialistes. Etudes sur l’ évolution de la tactique révolutionnaire.”,”Dedica al suo maestro C. BOUGLE’ A. Blanqui e le società segrete. (pag 208) “”Fino al 1840, data alla quale il comunismo di Babeuf comincia ad essere rimpiazzato da quello di Cabet, la sua influenza è preponderante. Anche dopo questa data si verificano numeri tentativi di conciliazione tra questi due tipi di comunismo. Ciò che li separa, è prima di tutto la questione della tattica rivoluzionaria. Cabet è per l’ evoluzione e la propaganda pacifica, mentre i discepoli di Babeuf proconizzano la violenza. L’ inflenza del grande rivoluzionario si esercita soprattutto sul partito repubblicano. Se il socialismo rappresentato da Saint-Simon, Fourier o Cabet, resta pacifico e inoffensivo, il repubblicanesimo al contrario è violento, si nutre di idee di cospirazione e d’ insurrezione.”” (pag 208-209) “”Blanqui, qui est à ce point de vue la figure la plus caractéristique, résume en lui, mieux que nul autre, la tactique révolutionnaire des sociétés secrètes””. (pag 209)”,”TEOC-398″
“RALEIGH Donald J. a cura”,”Soviet Historians and Perestroika. The First Phase.”,”Donald J. Raleigh, professor of history at the University of North Carolina at Chapel Hill, has been editor of the translation journal Soviet Studies in History since 1979. He is author of Revolution on the Volga; 1917 in Saratov, and is now at work on a study of the Civil War Saratov Province. Introduction, Index, About the Editor,”,”STOx-045-FL”
“RALEIGH Donald J.”,”Revolution on the Volga. 1917 in Saratov.”,”Donald J. Raleigh, professor of history at the University of North Carolina at Chapel Hill, has been editor of the translation journal Soviet Studies in History since 1979. He is author of Revolution on the Volga; 1917 in Saratov, and is now at work on a study of the Civil War Saratov Province. Preface, Maps, Conclusion, Appendix: Additional Results of Elections to the Constituent Assembly, Selected Bibliography, Table, Notes, Foto, Index, Studies in Soviet History and Society, edited by Joseph S. Berliner, Seweryn Bialer, and Sheila Fitzpatrick,”,”RIRx-092-FL”
“RALEIGH Donald J. a cura, Contributors James T. ANDREWS Delano DUGARM Michael C. HICKEY Elena IARSKAIA-SMIRNOVA Jeffrey W. JONES Roberta T. MANNING Paula A. MICHAELS Douglas T. NORTHROP Irina KOROVUSHKINA PAERT Karl D. QUALLS Pavel ROMANOV David R. SHEARER Mark B. TAUGER Serhy YEKELCHYK”,”Provincial Landscapes. Local Dimensions of Soviet Power, 1917 – 1953.”,”James T. Andrews received his Ph.D., at the University of Chicago and is assistant professor of modern Russian history at Iowa State University. Delano DuGarm received his Ph.D. from Stanford University and is an independent scholar in St. Croix Falls, Wisconsin. Michael C. Hickey is associate professor of history at Bloomsburg University of Pennsylvania. Elena Iarskaia-Smirnova is a doctor of sociology and head of the Department of Social Work and Social Anthropology at Saratov State Tchnical University. Jeffrey W. Jones completed his Ph.D. at the University of North Carolina-Chapel Hill, in 1999, and is visiting assistant professor of history at the University of North Carolina Greensboro. Roberta T. Manning is associate professor of history at Boston College and is the author of numerous books and articles on Russian and soviet history. Paula A. Michaels received her Ph.D. from the University of North Carolina-Chapel Hill and is assistant professor of history at the University of Iowa. Douglas T. Northrop received his Ph.D. at Stanford University and is assistant professor of history at the University of Georgia. Irina Korovushkina Paert received her Ph.D. from the University of Essex and is a Simon Research Fellow at the University of Manchester. Karl D. Qualls received his Ph.D. from Georgetown University and is currently teaching at Dickinson College. Donald J. Raleigh is Pardue Professor at the University of North Carolina Chapel Hill. Pavel Romanov is a doctor of sociologynand professor at Saratov State Technical University, where he heads the Center for Research on Social Policy. David R. Shearer is associate professor of history at the University of Delaware. Mark B. Tauger received his Ph.D. at UCLA and is associate professor of history at West Virginia University. Serhy Yekelchyk received his Candidate’s degree from the Ukrainian Academy of Scieces in Kiev and his Ph.D. from the University of Alberta. Following a postdoctoral fellowship at the University of Michigan, he accepted an appointment as assistant professor of history at the University of Victoria. List of Illustrations and Tables, Acknowledgments, Introduction, Notes, Contributors, Index, Pitt Series in Russian and East European Studies, Jonathan Harris, Editor”,”RUSU-114-FL”
“RALLI Marcello a cura”,”Libertà e giustizia. Foglio settimanale democratico-sociale, organo dell’ associazione omonima, Napoli, 17 agosto – 24 dicembre 1867. Edizione integrale.”,”””Gli Stati Uniti d’ America sembrano ringiovaniti dalla sanguinosa guerra sostenuta a prò dell’ umanità: la classe operaia ha già costituito un forte centro e, la sua attività dirigendo contro la borghesia, che ivi prepondera, ha costretto parecchie legislature ad accettare la legge delle otto ore. In occasione dell’ elezione del futuro presidente i diversi partiti politici si veggono costretti a fare le loro professioni di fede: il partito radicale per bocca di Wade ha riconosciuto la necessità di occuparsi principalissimamente della questione del capitale e del lavoro e si è pronunciato nettamente per la trasformazione del capitale e della proprietà fondiaria. Poiché quivi la classe operaia ha un’ alta forza di organizzazione, così è anche in istato di far valere la propria volontà.”” (pag 67) “”la classe operaia, se vuole proseguire la lotta con unità di veduta e con successo, bisogna che tramuti in internazionali le sue associazioni nazionali. Che tutti gli operai considerassero attentamente questo nuovo stadio della questione (…)”” (pag 68) (dal proclama del Consiglio generale dell’ Associazione operaia internazionale, Londra agosto 1867, segretari corrispondenti: E. Dupont (Francia), C. Marx (Germania) Zabicki (Polonia), A. Jung (Svizzera) I. Fox (America), Besson (Belgio), Carter (Italia), I. La Farque (Spagna), Hanseu (Olanda e Danimarca). G. Odgers (presidente), G. Eccarius (vicepresidente), W. Dell (tesoriere), Shaw (segretario tesoriere), Pietro Fox (segretario generale))”,”EMEx-056″
“RALLO Michele”,”La Grecia, il Panellenismo e il Risorgimento Balcanico, 1814-1918. Un punto di vista italiano.”,”Dono di Sanguineti Michele Rallo è nota per gli studi sull’Europa sud-orientale fra le due guerre mondiali e sul ruolo della diplomazia italiana nella vita politica e sociale dei paesi danubiani e balcanici. E’ autore di ‘L’epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa, 1941-1945’, giunto al quinto tomo. Il sesto volume dell’opera sarà dedicato alla Grecia. Michele Rallo è nato a Trapani nel 1946. Impegnato fin da giovanissimo in politica, è stato consigliere comunale della sua città per tre mandati, poi deputato al Parlamento nazionale per due legislature. Studioso di storia contemporanea, ha pubblicato diversi lavori relativi alle vicende dei paesi dell’Europa Orientale. Collabora a varie riviste del settore. (f. Aracne)”,”GREx-029″
“RALSTON David B.”,”Importing the European Army. The Introduction of European Military Techniques and Institutions into the Extra-European World, 1600-1914.”,”David B. Ralston è Associate Professor of History al Mussachusetts Institute of Technology (Mit), e autore di ‘The Army of the Republic’ (1967) e curatore di ‘Soldiers and States’ (1966). Coeditore di ‘Revolution: A Reader’ (1970).”,”QMIx-127-FSL”
“RAMA Carlos M.”,”Historia del movimiento obrero y social latinoamericano contemporaneo.”,”Alcune note biografiche di RAMA nel risvolto di copertina.”,”MALx-010″
“RAMA Carlos M.”,”Ideologia, regiones y clases sociales en la España contemporanea.”,”RAMA è un noto professore universitario cattedratico di storia e sociologia presso l’ Università di Montevideo, sua città natale. Ha insegnato per vent’anni nell’Università del Cile e dal 1974 insegna all’ Università autonomo di Barcellona.”,”SPAx-034″
“RAMA Carlos M.”,”Las ideas socialistas en el siglo XIX.”,”RAMA Carlos M. professore nel dipartimento di Storia e sociologia dell’ Università di MOntevideo sua città natale, San Juan de Puerto Rico, Parigi, Burdeos, Santiago de Chile, Autonoma de Barcelona. Si è diplomato in diritto e scienze sociali nell’ Università dell’ Uruguay e in Lettere alla Sorbona. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”Uno dei punti di attrito più acuti è il tema dell’ organizzazione interna dell’ AIT, poiché Marx è centralista e cerca dirigere il movimento da Londra, mentre Bakunin è partigiano della completa autonomia delle sezioni nazionali. La guerra franco-prussiana e poi la Comune di Parigi, che sono naturalmente avvenimenti importanti della storia del socialismo di questi anni, aprono una parentesi nello shock che si produrrà nelle conferenze di Londra e dell’ Aja negli anni 1871 e 1872. Marx al momento “”si accapparra la Prima Internazionale, ma la uccide””. In questi congressi, contro i prudhoniani e i bakuninisti, rafforza la tesi dell’ azione politica; centralizza l’ organizzazione contro l’ opinione delle sezioni: tenta di dissolvere la Federazione Jurassiana bakuninista; fa espellere lo stesso Bakunin per mantenere nell’ organizzazione la sua Alleanza per la Democrazia Socialista e alla fine trasferisce la sede del Consiglio da Londra a New York. I gruppi orientati dai balnquisti, prodhoniani e bakuninisti si ritirano in massa; i sindacati inglesi ottengon un’ autonomia speciale che praticamente li svincola, e a questo punto a Marx rimangono solo i tedeschi e i discepoli isolati. Nel 1876, a New York, si dichiara ufficialmente disciolta l’ Internazionale di Marx (…)””. (pag 147)”,”SOCx-136″
“RAMA Carlos M.”,”Historia de America Latina.”,”RAMA Carlos M. ha insegnato nelle università di Montevideo, Cile, Messico, Bordeaux, Parigi, San Juan di Puerto Rico. Ora insegna storia d’ America nell’ Università Autonoma di Barcellona. “”La diffusione del marxismo e del populismo dal 1917. (…) Nel gennaio 1918, i dissidenti del PS argentino fondano il Partido Internacional Socialista, che l’ anno seguente si farà chiamare Comunista. In Uruguay, al contrario, sarà la maggioranza del PS che deciderà di aderire alla Terza Internazionale e cambiare il suo nome in PC. Questi partiti marxisti rivoluzionari avranno l’ adesione di militanti operai formatisi nell’ anarcosindacalismo, e in Brasile si verificherà il caso nel 1921 della fondazione del PC locale sulla base di dirigenti di questa tendenza. Nello stesso anno c’è la trasformazione del vecchio partito socialista dei lavoratori cileni di Luis Emilio Recabarren in Partito Comunista.”” (pag 232)”,”AMLx-080″
“RAMA Carlos M.”,”La crisis española del siglo XX.”,”Le misure della Rivoluzione sociale del 1936. “”En la práctica cada región, y aun cada comarca, adoptó una forma especial de organización. En Cataluña, Aragón y Levante predominó un sistema que creó comunidades agrarias donde se abolieron todas las formas de propriedad privada de los medios de producción y se repartieron los bienes de acuerdo al principio comunista de “”cada uno de acuerdo a sus posibilidades, y a cada uno de acuerdo a sus necesidades””. Los ayuntamientos en numerosos pueblos tomaron a su cargo las explotationes abandonadas por los grandes propietarios, y como toda la población ingresó en la economía colectiva se llegó a la supresión de la moneda, etcétera. En el campo comercial e industrial los efectos revolucionarios no fueron tan señalados, pero en general pasaron a ser propriedad municipal, sindical, o cooperativa un amplio porcentaje de las explotaciones del país. En Cataluña por el decreto del 24 de octubre de 1936, “”Serán obligatoriamente colectivizadas todas las empresas industriales y comerciales que el día 30 de junio de 1936 ocupaban a más de 100 asalariados y asimismo aquelles que, ocupando una cifra inferior de obreros, sus patronos hayan sido declarados facciosos, o hayan abandonado la empresa. No obstante, las empresas de menos de cien obreros podrán ser colectivizadas si se ponen de acuerdo la mayoría de los obreros y el propietario o propietarios, etc.”” (art. 2).”” (pag 232)”,”SPAx-087″
“RAMA Carlos”,”L’Amérique latine et la Première Internationale.”,”C. Rama, Montevideo”,”MOIx-046-P”
“RAMACCIONI Paolo a cura, saggi di Paolo RAMACCIONI Riccardo TACCHINARDI Paolo PASTORI”,”Il socialismo marxiano tra ideologia e istituzione. L’ URSS come potenza ‘capitalistica’?”,”Coercizione nelle campagne. “”””Come farete a conservare lo Stato operaio quando si svilupperà il capitalismo nelle campagne? – chiesero infatti a Lenin nel 1921. Come impedirete all’ “”a solo”” della rivoluzione proletaria (intrapresa senza l’appoggio completo dei contadini) di diventare “”un canto funebre””? La risposta dell’allievo di Plechanov – che, a differenza di Marx, non si era mai sognato di considerare “”il coltivatore come la più grande FP della Russia”” e che, da molto tempo, si batteva per fornire all’azienda contadina individuale “”un aiuto che non consista sol tanto nell’incoraggiamento, ma anche nella coercizione”” – è formulata in termini assai espliciti da Lenin nel marzo del 1921: “”Il contadino deve patire un po’ la fame per evitare che la fabbrica e le città muoiano di fame””… ma siccome il contadino non può capire, “”non si potrà fare a meno della costrizione””…””. (pag 107-108)”,”RUSU-195″
“RAMAT Paolo; ENGELS Friedrich; NASSISI Anna Maria”,”Gli scritti di Engels sulla protostoria dei Germani (Ramat); Sulla protostoria dei germani (Engels); A proposito di alcuni testi di Marx (Nassisi).”,”Note a proposito dello scritto di Engels pubblicato postumo (Berlino, 1952) ‘Zur Urgeschichte der Deutschen’ scritto da Engels nel 1881-1882. In Italia sarà pubblicato nel 1974: ‘Storia e lingua dei germani. Scritti filologici, a cura di Paolo Ramat, Editori Riuniti Engels sulla decadenza dell’ esercito romano. Il latifondo e l”estinzione’ degli italici. “”Erano le ultime forze vitali della morente repubblica, quelle che Cesare aveva impiegato per sottomettere la Gallia. Le legioni fin dall’epoca di Mario fatte di soldati mercenari, ma ancora esclusivamente di italici, morivano letteralmente a poco a poco da Cesare in poi, nella misura in cui gli italici stessi stavano scomparendo a causa dei latifondi che si estendevano ed erano coltivati da schiavi. Si potevano mettere insieme i 150.000 uomini costituenti il nucleo della fanteria delle 25 legioni solo impiegando i mezzi più estremi. La durata di 20 anni del servizio militare non veniva rispettata, i veterani che avevano terminato il servizio venivano costretti a rimanere sotto le insegne per un periodo indeterminato. Questa fu la causa della sommossa delle legioni renane alla morte di Augusto che Tacito dipinge con tanta evidenza e che, colla sua stana mistione di insubordinazione e disciplina, ricorda così vivamente le sommosse dei soldati spagnoli di Filippo II nei Paesi bassi: i due casi testimoniano della solida struttura dell’esercito, verso il quale il principe ha rotto la parola data. Abbiamo visto come Augusto tentò inutilmente dopo la disfatta di Varo di far applicare le vecchie leggi di coscrizione cadute in disuso; come egli dovette ricorrere a soldati che avevano già portato a termine il loro servizio e perfino a liberti – già durante la rivolta pannonica li aveva arruolati. La riserva di figli di liberi coloni italici era scomparsa coi liberi coloni italici medesimi. Ogni nuovo contingente di riserva aggiunto alle legioni peggiorava la qualità dell’esercito. E poiché tuttavia bisognava risparmiare il più possibile queste legioni, il nucleo difficilmente conservabile di tutta la forza militare, vengono in primo piano sempre più le truppe ausiliarie, combattono battaglie in cui le legioni costituiscono ormai solo la riserva, tanto che già all’epoca di Claudio i batavi potevano dire: le province furono conquistate col sangue delle province. Con un simile esercito, sempre più lontano dalla disciplina e dalla saldezza dell’antica Roma e con ciò anche dall’antico modo di combattere romano, sempre più formato di provinciali e infine per lo più addirittura di barbari estranei all’impero, già ora non si poteva condurre più quasi nessuna grossa guerra offensiva, e presto non si sarebbe potuto combattere nemmeno nessuna grossa battaglia offensiva. La degenerazione dell’esercito spinse lo Stato sulla difensiva, che fu condotta dapprima ancora sotto forma di attacco, presto però in modo sempre più passivo, finché il peso dell’assalto, passato interamente ai germani, lungo tutta la linea del Mare del nord fino al Mar nero traboccò irresistibilmente oltre il Reno e il Danubio”” (pag 180-181) [Friedrich Engels,’Sulla protostoria dei germani’] ‘Già all’epoca di Claudio i batavi potevano dire: le province furono conquistate col sangue delle province’ Ramat cita lo studio di Giorgio Dolfini: ‘Engels filologo’ (1965): Giorgio Dolfini, stimatissimo filologo e letterato (1927-1983), è il fondatore dell’Istituto di Germanistica dell’Università degli Studi di Milano, costituitosi il 18 dicembre 1980 come entità autonoma rispetto al vecchio Istituto di Lingue e Letterature Germaniche (Anglistica e Germanistica). L’Istituto di Germanistica si è poi trasformato, nell’anno 2000, nell’attuale Sezione di Germanistica del Dipartimento di Studi Linguistici Letterari e Filologici. A Giorgio Dolfini si deve anche la nascita e lo sviluppo del settore di Lingue e Letterature Scandinave, diretto da Margherita Giordano Lokrantz (1935-2004) fin dal 1973. La produzione di Giorgio Dolfini spazia dalla filologia alla letteratura e comprende studi linguistici, testuali e critici applicati ai vari settori e alle diverse epoche dell’area germanica. http://users.unimi.it SCRITTI DI GIORGIO DOLFINI (questo elenco in ordine cronologico non comprende le recensioni e le collaborazioni apparse su riviste quali Belfagor, il Ponte e Paideia) 1956 György Lukács, Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna, traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Feltrinelli, 1956 – Milano, SE, 2005 Anna Seghers, La via di febbraio, prefazione di Giorgio Dolfini, Firenze, Parenti, 1956 1957 György Lukács, La lotta fra progresso e reazione nella cultura d’oggi, traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Feltrinelli, 1957 1961 Giorgio Dolfini, Il teatro di Georg Büchner, Milano, Feltrinelli, 1961, Studi di filologia moderna / Università degli Studi di Pisa ’Localizzazione’GERMANISTICA: 11L.D06.B010.047 1962 Georg Büchner. Dantons Tod, introduzione e commento di Giorgio Dolfini, Milano e Messina, Principato, 1962 Giorgio Dolfini, Il teatro: limiti e prospettive, “Questo e altro”, Dicembre 1962, n.2, pp. 149-155 1963 Georg Büchner, Opere, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1963 ’Localizzazione’GERMANISTICA: 11L.D06.B009.005 e 11L.D.FGI.B011.003 Alfred Döblin. Berlin Alexanderplatz, introduzione di Giorgio Dolfini, traduzione di A. Spaini, Milano, Rizzoli, 1963 Georg Büchner, Lenz, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1963 e 1996 (Piccola Biblioteca Adelphi 236) 1964 Gli ultimi Minnesänger. Testi per le esercitazioni di filologia germanica, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, La Goliardica, 1964 1965 Giorgio Dolfini, Engels filologo, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Settembre 1965, n. 2, pp. 65-82 Giorgio Dolfini, Considerazioni sulla lingua di Thomas Platter – Sintassi e ordine delle parole, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1965, vol. 99, pp. 221-250 ’Disponibile per il download’Considerazioni sulla lingua di Thomas Platter 1966 Thomas Mann, Altezza reale, a cura di Giorgio Dolfini, traduzione di L. Brusotti, Milano, Mursia, 1966 (GUM 24) Giorgio Dolfini, Lineamenti di grammatica dell’antico alto tedesco, Milano, Mursia, 1966, 1974 Giorgio Dolfini, I meccanismi operativi, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Giugno 1966, n. 4, pp. 307-310 1967 Giorgio Dolfini, Grammatica del medio alto tedesco, Milano, Mursia, 1967, 1976 Giorgio Dolfini, Sulle formule magiche e le benedizioni nella tradizione germanica, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1967, vol. 101, pp. 633-660 ’Disponibile per il download’Sulle formule magiche e le benedizioni nella tradizione germanica Giorgio Dolfini, Sulla dentale nella Regola di Notker, ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1967, vol. 20,1, pp. 51-59 Giorgio Dolfini, ‘chnospinci’, Atti del Sodalizio Glottologico Milanese, Seduta del 29-4-1967, pp. 3-7 1968 La parabola del figliol prodigo nella tradizione germanica. Testi paralleli a cura di Giorgio Dolfini, Milano, La Goliardica, 1968 Giorgio Dolfini, Etimologia popolare e mito, “Il Corpo – Rivista mensile di filosofia”, Giugno 1968, n. 6-7, pp. 498-502 1970 Giorgio Dolfini, Limen: per un’interpretazione della 25a aventiure del Nibelungenlied, Milano, Mursia, 1970 1971 Giorgio Dolfini, Antico alto tedesco “gomman” e la designazione di “marito”, RIL (Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere), 1965, vol. 99, pp. 221-250 1972 Giorgio Dolfini, Appunti sullo studio dell’isola linguistica cimbra, “Studi germanici” nuova serie Anno X, n 1, 1972, pp. 261-269 Iscrizioni runiche antiche, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Cisalpino-Goliardica, 1972 1975 Snorri Sturluson. Edda, a cura di Giorgio Dolfini, Milano, Adelphi, 1975 (Biblioteca Adelphi 61) 1977 Walther von der Vogelweide. Canti, scelta e introduzione di Giorgio Dolfini, traduzione di M. G. Andreotti Saibene, acqueforti e disegni di Karl Plattner, Milano, Verba, 1977 1979 Max Lüthi, La fiaba popolare europea: forma e natura, premessa di Giorgio Dolfini, traduzione di M. Cometta, Milano, Mursia, 1979 Giorgio Dolfini, Sulla universalità della fiaba. ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1979, vol. 32,3, pp. 329-336 1980 Jacob e Wilhelm Grimm. Fiabe: per i fanciulli e la famiglia, introduzione e appendice di Giorgio Dolfini, traduzione di C. Bovero, Milano, Mondadori, 1980 (Oscar narrativa 1221-1223) Giorgio Dolfini, Immagini dal Medio Evo: un buon selvaggio? ACME (Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano), 1980, vol. 33,1-2, pp. 5-14 André Jolles, Forme semplici: leggenda sacra e profana, mito, enigma, sentenza, caso, memorabile, fiaba, scherzo, premessa di Giorgio Dolfini, Milano, Mursia, 1980 1981 Il poema di Laurin, presentazione di Giorgio Dolfini, traduzione di M. Cometta, di acqueforti e disegni di Karl Plattner, Milano, Verba, 1981 1983 Giorgio Dolfini, L’entelechia di Faust, Studi di letteratura francese (Rivista annuale della Sezione Francese dell’Istituto di Lingue e Letterature Neolatine dell’Università di Milano), 1983, vol. 171, 9, pp. 66-102 Johann Wolfgang Goethe, Novella, presentazione e traduzione di Giorgio Dolfini, Milano, Verba, 1983″,”MAES-003-FB”
“RAMAZANOGLU Huseyin a cura; saggi di Huseyin RAMAZANOGLU Caroline RAMAZANOGLU Kutlay EBIRI Fikret SENSES Feroz AHMAD”,”Turkey in the World Capitalist System. A Study of Industrialisation, Power and Class.”,”RAMAZANOGLU Huseyin lavora presso la School of Social and Historical Studies Portsmouth Polytechnic. Saggi di Huseyin RAMAZANOGLU Caroline RAMAZANOGLU Kutlay EBIRI Fikret SENSES Feroz AHMAD.”,”TURx-013″
“RAMBALDI Enrico”,”Le origini della Sinistra hegeliana. H. Heine, D.F. Strauss, L. Feuerbach, B. Bauer.”,”Università degli Studi di Milano, Filarete on Line, Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia Contiene in appendice: VII. Karl Marx ed Heinrich Heine (pag 323-328) “”La soglia che anche allora separerà Marx (come pure il Feuerbach delle ‘Tesi’ e dei ‘Principi’) da Heine, sarà squisitamente filosofica: questi non intese la portata antihegeliana della critica alla predicazione speculativa, non intese il valore né le implicazioni filosofiche del «rovesciamento» – come allora si diceva – della dialettica hegeliana, nonostante avesse, come si è visto, chiara coscienza delle implicazioni politiche (necessità di passare «dalla dottrina all’ azione») ed ateistiche della posizione di ‘hegelismo radicale’ (che tale per lui rimaneva la posizione di Feuerbach e dei comunisti) del 1843-1844, e partecipasse dell’avversione di Marx (ecco un altro chiaro elemento d’influenza culturale di questi sul poeta) per i «liberi» della «critica critica»”” (pag 324) [Karl Marx ed Heinrich Heine]”,”HEGx-045″
“RAMBALDI Enrico”,”La critica antispeculativa di L.A. Feuerbach.”,”Ludovico Andrea Feuerbach Capitolo V: ‘La valutazione di Feuerbach nella sinistra’: F. e Engels; F. e Hess; F. e Ruge; F. e Stirner; F. e Marx (pag 131-187) “”Il più famoso giudizio sul fatto che ‘L’essenza del cristianesimo’ fosse opera che ‘rimetteva sul trono’ il materialismo e gettava via, senza tanti preamboli, l’idealismo hegeliano, risale a F. Engels (1). Ma si tratta di un giudizio espresso nel 1886, e che in verità era lontano dal giudizio che lo stesso Engels storicamente diede all’apparire del libro o immediatamente dopo. Nel suo violento opuscolo su ‘Schelling e la rivelazione’ (2), ad es., Engels considera ‘L’essenza del cristianesimo’ opera per nulla affatto antihegeliana, ed anzi avvicina direttamente Feuerbach agli altri giovani hegeliani (Strauss e Ruge in primo luogo), giudicandolo il più geniale e rivendicando per lui e gli altri il diritto di proclamarsi veri continuatori ed interpreti dell’opera del maestro a tutti comune, Hegel! (…) Engels quindi rimprovera addirittura a Feuerbach, e questo dopo ‘L’essenza del cristianesimo’, di aver criticato la filosofia della religione hegeliana, anziché presentare la propria opera solo come suo sviluppo! (…) Quel che è certo, è che ad un anno di distanza dalla pubblicazione de ‘L’essenza del cristianesimo’, Engels, lungi dal vedere in Feuerbach un restauratore del materialismo, lo considerava un giovane hegeliano sostanzialmente non dissimile dagli altri, e dunque non aveva tenuto in nessun conto le affermazione fatte dallo stesso Feuerbach nel saggio ‘Per il giudizio de «L’essenza del cristianesimo»’. Lo stesso giudizio viene espresso in ‘Alexander Jung’, dove Feuerbach è di nuovo accostato agli altri giovani; ed in particolare, ancora, a Strauss (8). (…) Fu durante la stesura de ‘L’ideologia tedesca’ che i due amici ruppero definitivamente con Feuerbach. Il 19 agosto ’46 Engels scrive a Marx questo ruvido giudizio sul ‘L’essenza della religione’: «Se si prescinde a qualche bell”aperçu’, tutto il malloppo rifrigge la stessa pietanza» (19). In concomitanza con la preparazione della critica de ‘L’ideologia tedesca’, Engels s’era assunto il compito di schedare ‘L’essenza della religione’ (20), schedatura che effettivamente inviò a Marx il 15 ottobre ’46, con una lettera d’accompagnamento. (…) Gli appunti critici di Engels su Feuerbach concordano, sostanzialmente, con le ‘Glosse a Feuerbach’ di Marx, e vennero largamente usati nella stesura del capitolo I de ‘L’Ideologia tedesca’, per quanto Feuerbach vi sia trattato solo marginalmente. In essi (22) Engels accusa Feuerbach di non aver capito nulla della socialità dell’uomo (23) e di aver fatto un’antropologia a carattere esclusivamente religioso, cioè ancora una teologia, seppur rovesciata (24), nonché, soprattutto, di non esser riuscito a render ragione dell’esistenza e della disumanizzazione del proletariato (25). Nell’introduzione al ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, Engels fa riferimento anche a ‘L’ideologia tedesca’, scrivendo che il manoscritto non venne pubblicato ma abbandonato «alla rodente critica dei topi» (26). Il ‘Ludovico Feuerbach’ è certamente ancor oggi il più famoso testo critico sul nostro autore. Nella Germania degli anni ’20-’30, scrive Engels, filosofo veramente rivoluzionario era Hegel con la sua dialettica del mutamento, secondo la quale «nulla esiste all’infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire» (27). Hegel però non sviluppò appieno questo lato rivoluzionario della propria impostazione, fu filosofo sistematico e conservatore, seppur con un metodo dialettico e rivoluzionario. Coloro che svilupparono il metodo rivoluzionario hegeliano, polemizzando contro la conservazione soprattutto in campo religioso, furono Strauss, Bauer e Stirner. (…)”” Enrico Rambaldi, ‘La critica antispeculativa di L.A. Feuerbach’, La Nuova Italia editrice, Firenze, 1966, (pag 131, 132, 133, 135, 136) [Capitolo V: ‘La valutazione di Feuerbach nella sinistra’: F. e Engels; F. e Hess; F. e Ruge; F. e Stirner; F. e Marx’ (pag 131-187)] [(1) F. Engels, L. Feuerbach, ed. cit., pp. 21-22; (2) F. Engels (apparso anonimo), ‘Schelling und die Offenbarung. Kritik des neuesten Reaktionsversuch gegen die freie Philosophie’, Leipzig, 1842, ora in M.E.; (8) F. Engels (sotto lo psuedonimo di Oswald Friedrich), rec. a Alexander Jung, ‘Vorlesungen über die moderne Literatur der Deutschen’, Danzig, 1842; la rec. apparve in “”Annali tedeschi””, nn. 160-162, 7-9 luglio 1842, pp. 640-647; ora in MEGA, I, II, pp: 323-335; cfr. in quest’ultima edizione i riferimenti a Feuerbach e Strauss alle pp. 324, 331, 334; (19) MEGA, III, I, p.14; (20) Ibid., pp. 39-43; lettera del 16 settembre 1846; (22) Questi appunti sono di grandissimo interesse, e a mio giudizio meriterebbero di essere molto più noti; sono riportati in MEGA, I, V, pp. 538-540; (23) Ibid., frammento b; (24) Ibid., frammento c; (25) Ibid., frammento c. Questo frammento è stato riportato quasi letteralmente nel cap. I de ‘L’ideologia tedesca’, ove s’accusa Feuerbach di non aver capito nulla dell’esistenza inumana di milioni d’operai; cfr. K. Marx F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie. Kritik der deutschen Philosophie in ihren Repräsentanten Feuerbach, B. Bauer und Stirner, und des deutschen Sozialismus in seinen verschiedenen Propheten, prima edizione in MEGA, V, pp. 3-528; trad. it., ‘L’ideologia tedesca… (a cura di F. Codino), Roma, 1958, edizione da cui cito. Per l’utilizzazione del citato frammento c, cfr. ivi, p. 39; (26) F. Engels, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., p. 7. Il libretto nacque come recensione al volume di C.N. Starcke, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., rec, pubblicata nel 1886 sui fasc. IV e V di ‘Neue Zeit’. Due anni dopo venne edito autonomamente, con l’aggiunta di una nota preliminare e di un’appendice contenente le ‘Glosse’ di Marx. Engels dichiara ivi di non aver potuto utilizzare il ms. de ‘L’ideologia tedesca’ perché «i riferimenti critici a Feuerbach erano troppo scarsi» (p. 9); (27) Ibid., p. 15]]”,”TEOC-781″
“RAMBAUDI Cesare GRIMALDI Mario”,”Storie di porto. Soprannomi, aneddoti, burle e altro ancora.”,”D. Provino ex Console Compagnia Portuale Pippo Rebagliati di Savona.”,”LIGU-112″
“RAMBOZ Jacques”,”Contribution à l’ histoire de l’ Union Communiste (trotskyste), 1940-1950.”,”Nel 1947 nel secondo numero della rivista La Revolution Proletarienne, Pierre MONATTE caratterizzò il gruppo ‘La Lutte de Classes’ come “”più a sinistra dei trotskisti””. “”(…) il Piano Marshall di ricostruzione dell’ Europa era stato annunciato nel giugno 1947: era allo stesso tempo la creazione di un mercato europeo assolutamente necessario alla produzione americana, e un rilancio dell’ economia europea rovinata- in Francia, il potere d’ acquisto operaio era caduto del 10% in dieci mesi.”” (pag 47)”,”TROS-133″
“RAMBOZ Jacques, edizione francese a cura di Paolo CASCIOLA”,”L’ Union Communiste et les autres groupes trotskystes francais (1943-1947). En annexe: les proces-verbaux des rencontres entre l’ Union Communiste et le Parti Communiste Internationaliste 1945-1947.”,”””L’ esistenza di due organizzazioni – il PCI (partito comunista internazionalista, ndr) e l’ Union Communiste – che si richiamano al trotskismo e alla Quarta Internazionale crea in tutti i casi una certa confusione tra gli elementi d’ avanguardia. Nel mese di dicembre 1946, La Verité pubblica una “”mise en garde”” che riproduce La Lutte de Classes del giorno prima: “”Dei lettori ci scrivono che ricevono un giornale intitolato La Lutte de Classes, organo del Groupe Communiste pour la IV Internationale. Precisiamo che questo gruppo non ha niente in comune, né con la IV Internazionale di cui non fa parte, né con il PCI.”” (pag 9)”,”TROS-139″
“RAMELLA Secondo”,”Vecchio e nuovo sindacalismo. Negli episodi di un vecchio sindacalista socialista (1898-1957).”,”Contiene dedica autografa di RAMELLA a SCUCCHIA”,”MITT-080″
“RAMELLA Pietro”,”La Retirada. L’odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la guerra civile (1939-1945).”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) nel 1932. Laureato in economia e commercio prosso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in pensione nel giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si iscrive alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia dove si laurea nel 1995 discutendo la tesi ‘La Retirada’. Ha curato il diario della guerra Guerra di Spagna pubblicato nel 2002 da Mursia, con il titolo ‘In nome della libertà’ di Aldo Morandi. I libri di storia concludono la Guerra di Spagna il 1° aprile 1939, ma, se le armi tacquero, la tragedia del popolo spagnolo continuò. Francisco Franco mise in atto una repressione tanto feroce da essere ricordato come il più sanguinario dittatore in tempo di pace che l’Europa occidentale abbia conoscito: oltre 150.000 esecuzioni e 110.000 forzati nei battaglioni di lavoro. Non meno drammatico fu il destino di quanti tentarono con la fuga di sottrarsi alla vendetta de vincitori: internati come bestie sulle spiagge del Mediterraneo, obbligati a scegliere tra la Legione Straniera e il rientro in patria, arruolati a forza in compagnie di lavoro, gettati nella battaglia quando la Francia agonizzava, catturati dai tedeschi e deportati in Germania, si riscattorono combattendo nell’esercito e nella Resistenza francese. Traditi alla fine della guerra dagli Alleati che scelsero Franco «baluardo contro il comunismo» e li dimenticarono. Questo libro vuole raccontare le tragiche vicende di questi ‘olvidados de la historia’.”,”MSPG-277″
“RAMELLA Pietro”,”Dalla ‘Despedida’ alla Resistenza. Il ritorno dei volontari antifascisti dalla guerra di Spagna e la loro partecipazione alla lotta di liberazione.”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) il 22 gennaio 1932. Laureato in Economia presso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in quiescenza a fine giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si è iscritto alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, dove si è laureato nel giugno 1995, discutendo una tesi sulla Guerra di Spagna. Collaboratore di riviste d’indirizzo antifascista, ha curato il diario della Guerra di Spagna di Aldo Morandi pubblicato nel 2002 da Mursia con il titolo ‘In nome della Libertà’. Ha inoltre pubblicato ‘La Retirada – Odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la fine della guerra civile (1936-1945), edito da Lampi di Stampa, Milano nel 2003 e ‘Francesco Fausto Nitti – L’uomo che beffò Hitler e Mussolini’, edito da Aracne Editrice, Roma, nel 2007.”,”MSPG-280″
“RAMELLA Pietro”,”Dalla ‘Despedida’ alla Resistenza. Il ritorno dei volontari antifascisti dalla guerra di Spagna e la loro partecipazione alla lotta di liberazione europea.”,”Pietro Ramella è nato a Castellamonte (To) il 22 gennaio 1932. Laureato in Economia presso l’Università di Torino, è stato funzionario di un istituto di credito fio al collocamento in quiescenza a fine giugno 1991. Nell’ottobre dello stesso anno si è iscritto alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, dove si è laureato nel giugno 1995, discutendo una tesi sulla Guerra di Spagna. Collaboratore di riviste d’indirizzo antifascista, ha curato il diario della Guerra di Spagna di Aldo Morandi pubblicato nel 2002 da Mursia con il titolo ‘In nome della Libertà’. Ha inoltre pubblicato ‘La Retirada – Odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la fine della guerra civile (1936-1945), edito da Lampi di Stampa, Milano nel 2003 e ‘Francesco Fausto Nitti – L’uomo che beffò Hitler e Mussolini’, edito da Aracne Editrice, Roma, nel 2007. Capitolo VI. La Resistenza. I resistenti in Italia, in Francia, in Belgio (pag 137-180)”,”MSPG-007-FSD”
“RAMOINO MELILLI Grazia”,”Filosofia e analisi in Gilbert Ryle.”,”Gilbert Ryle (Brighton, 19 agosto 1900 – Whitby, 6 ottobre 1976) è stato un filosofo britannico. Ryle fece parte della generazione di filosofi del linguaggio”,”FILx-012-FB”
“RAMOINO Pier Paolo, Ammiraglio”,”Una storia «Strategica» della Marina Militare Italiana.”,”””Per quanto riguarda la «strategia dei mezzi» il periodo che va dal 1939 al settembre 1943 è caratterizzato da importanti mutamenti della classica linea del pensiero navale nazionale, infatti mentre all’inizio si cerca di mandare avanti i programmi di costruzione impostati prima della guerra e legati a una politica di potenza formale (155), le esperienze quasi tutte negative dei mesi iniziali del conflitto portano a un cambiamento consistente di tali linee di pensiero. Molti e non a torto attribuiscono questo cambiamento a una più razionale e realistica visione da parte dei responsabili navali delle vere possibilità dell’Industria bellica italiana, ma si può anche ritenere che dopo la resa della Francia e la mancata «cattura» di navi della ‘Marine Nationale’, che viene impedita dalle condizioni politiche imposte da Hitler nell’armistizio con Vichy, la direzione della Regia Marina si rende conto di come la guerra navale si stia trasformando in una guerra di logoramento e che quindi vada sovvertito il concetto di «lotta in Mediterraneo con poche impegnative puntate offensive in condizioni di relativa superiorità», impostando invece un nuovo sistema operativo di sostegno agli scacchieri terrestri dell’Africa Settentrionale e dei Balcani attraverso il tradizionale uso dei «convogli». Alla strategia per una guerra di breve corso, in cui logicamente si può usare solamente lo strumento presente in inventario, si sostituisce quindi una strategia di «difesa del traffico», in cui gran parte delle grandi unità non servono a molto. La guerra marittima in Mediterraneo nel 1942 si svolse quindi, nonostante un periodo di alcuni mesi di indiscutibile superiorità dell’Asse, secondo lo schema logorante della protezione dei rifornimenti, che ambedue gli avversari ritengono prioritario su ogni altro tipo di operazione, i combattimenti infatti sono solo occasionali incontri tra le forze di protezione o di intercettazione ai convogli e questo vale anche a dare impulso a una programmazione dei mezzi poco portata all’innovazione”” (pag 126) [(155) Il nostro Capo del Governo era infatti convinto che il numero di Corazzate facessero la «graduatoria delle Nazioni»]”,”QMIS-013-FGB”
“RAMONET Ignacio”,”Il mondo che non vogliamo. Guerre e mercati nell’era globale.”,”Ignacio Ramonet (1943), direttore di Le Monde duplomatique, insegna teoria della comunicazione audiovisiva all’Università Parigi VII. Esperto di geopolitica e strategia internazionale, è uno dei promotori del Forum sociale mondiale di Porto Alegre.”,”ECOI-185-FL”
“RAMOS Jorge Abelardo”,”El Marxismo de Indias.”,”””Il conservatorismo del proletariato inglese”” (pag 214) “”Errori di Marx sulla colonizzazione dell’ India”” (pag 215) “”Engels plaude all’ aggressione yankee in Messico”” (pag 216) “”Le relazioni tra il proletariato inglese e la propria borghesia, nelle condizioni del dominio industriale del mondo della Gran Bretagna meritano i più severi giudizi di Marx ed Engels. In alcun momento considerazioni di “”internazionalismo astratto”” li portarono a perdere di vista la classe operaia concreta dell’ Inghilterra della loro epoca, che per tanti motivi ricorda l’ attuale proletariato nordamericano ed europeo.”” (pag 214) “”Engels, a sua volta, in una lettera a Kautsky non usava giri di parole: “”Tu mi domandi che cosa pensano gli operai inglesi della politica coloniale. Esattamente lo stesso di ciò che pensano della politica in generale: lo stesso che pensa il borghese. Qui non c’è un partito operaio, ci sono solo conservatori e liberal-radicali, e gli operai portano gioiosi le catene del monopolio inglese del mercato mondiale e delle colonie.”””” (pag 214)”,”MALx-028″
“RAMOS José Luis Martín”,”Historia de la UGT. Vol. 2. Entre la revolución y el reformismo, 1914-1931.”,”RAMOS José Luis M. (Barcelona, 1948) è cattedratico di storia contemporanea presso la Universidad Autonoma de Barcelona. Specialista di storia del movimento operaio, è autore di opere come ‘Els origens del partit Socialsita Unificat de Catalunya, 1930-1936′ (1977’, ‘Historia del socialismo español, 1939-1977’ (1989) e ‘Rojos contra Franco. Histoira del PSUC, 1939-1947′ (2002). E’ stato direttore della rivista ‘L’Avenç y Historiar’.”,”MSPx-076″
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’ Italia.”,”Federico RAMPINI (Genova 1956) è stato corrispondente a Parigi e poi vicedirettore del ‘Sole-24 Ore’. Attualmente è capo della redazione milanese di ‘Repubblica’. Ha pubblicato analisi e commenti su ‘Le Figaro’ e ‘L’ Express’. Tra i suoi saggi ‘Il crac delle nostre pensioni’ (1994).”,”EURx-126″
“RAMPINI Federico”,”Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica al mondo.”,”RAMPINI Federico corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Già vicedirettore del Sole 24 Ore, e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista, inviato e corrispondente in varie capitali, ha insegnato nelle università di B erkeley e Shanghai. E’ autori di vari saggi (v: retrocopertina). “”Tra le rivendicazioni degli studenti che occuparono piazza Tienanmen nel 1989 c’era anche quella che il governo realizzasse un “”museo”” della Rivoluzione culturale, per rendere omaggio alle vittime e rivelare al paese gli orrori della dittatura. Naturalmente la richiesta non fu accolta. (…) La ragione prevalente per cui in Cina non cè stata una vera demaoizzazione ufficiale risiede nel fatto che la principale creazione di Mao, il Partito comunista, è tuttora al potere. Dire tutta la verità sul padre fondatore può far vacillare anche l’ unità e la solidità di un principio maoisto tuttora in vigore: quello secondo cui la Cina deve rimanere sotto l’ autorità assoluta del partito unico. Per quanto i suoi successori si siano allontanati dalle idee di Mao nella politica economica, nella politica estera, nella politica culturale e in tanti altri campi, essi non sono affatto disposti a rinunciare al potere e ai privilegi che la dittatura riserva ai membri della nomenklatura.”” (pag 118-119)”,”CINE-009″
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”RAMPINI Federico, corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai. Ritardo produttività agricola. “”E’ rimasta un’ agricoltura all’ antica, senza macchinari, tutta segnata dalla fatica umana. Per sfruttare al massimo quei campicelli in miniatura, si piantano gli alberi vicinissimi, incollati uno all’ altro. (…) La quantità di lavoro consacrata a ogni mela è spaventosa. Per lo stesso raccolto a cui un agricoltore statunitense dedica 200 ore del suo tempo, il cinese fatica 1400 ore. (…) “”Ogni mela viene toccata 17 volte prima di arrivare al mercato”” è il detto cinese (…)””. (pag 192) Pesticidi “”Il governo di Pechino assiste trionfante all’ ascesa di questa nazione come potenza agricola. Ormai un terzo di tutto il commercio mondiale di ortofrutta è made in China. Ma anche le autorità devono ammettere i pericoli per la salute.”” (pag 193) Rischi di epidemie. “”(…) “”In tutto il Guangdong tra galline, anatre e oche il consumo è di un miliardo all’ anno.”” Se questa zona da tempi immemorabili è il laboratorio d’incubazione delle grandi epidemie planetarie, oggi il boom economico ha ingigantito il pericolo. Per sfamare una popolazione sempre più numerosa, accorsa a lavorare nelle metropoli, si è creata una concentrazione senza precedenti di masse umane e animali, un ambiente ideale per lo scambio di malattie fra “”noi”” e “”loro””. Nella storia dell’ umanità non era mai accaduto che così tante persone e così tanti animali vivessero assieme in così poco spazio. All’ epoca dell’ ultima pandemia d’influenza che partì dal Guangdong, nel 1968, la Cina aveva 800 milioni di abitanti. Oggi ne ha mezzo miliardo in più. Allora aveva 5 milioni di maiali, oggi 508 milioni. I polli allevati nel 1968 erano 12,3 milioni, oggi sono 13 miliardi. Aumenta in misura esponenziale la probabilità statistica che in questi grandi numeri nasca il prossimo flagello epidemico, e che dall’ animale passi all’ uomo.”” (pag 199)”,”ASIE-018″
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”RAMPINI Federico corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della ‘Repubblica’ ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per ‘Rinascita’. Già vicedirettore del Sole-24 Ore e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelle, San Francisco ha insegnato nelle Università di Berkeley e Shanghai. Ha scritto vari libri. “”Nell’ India di oggi un membro delle caste inferiori è presidente della Corte Suprema. La nazione moderna e ‘politically correct’ tende a ripudiare le caste e quindi evita di usarle nei suoi censimenti demografici. Effettua però delle indagini parlamentari sul problema, e i risultati sono sconcertanti. L’ indagine del 1955 rivelava l’ esistenza di 2399 caste arretrate, venticinque anni dopo un’altra inchiesta ne contava ben 3743. Purushottam Agrawal, docente alla Nehru University di New Delhi, conclude senza esitazione: “”Nel corso degli anni la coscienza di casta, invece di affievolirsi, ha continuato ad affermarsi””. Mentre una parte dell’ India insegue gli ideali egualitari e meritocratici di Anand e del suo ‘Intoccabile’, resiste con vitalità anche la visione di Coomaraswamy di una società fondata sull’ identità antica e rassicurante delle corporazioni””. (pag 109)”,”INDx-093″
“RAMPINI Federico”,”Il crack delle nostre pensioni.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è vicedirettore del Sole 24 Ore dopo esserne stato corrispondente per 5 anni a Parigi.”,”ITAS-176″
“RAMPINI Federico”,”New Economy. Una rivoluzione in corso.”,”Federico Rampini è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia.”,”ECOI-139-FL”
“RAMPINI Federico”,”Dall’euforia al crollo. La seconda vita della New Economy.”,”Federico Rampini, giornalista editorialista di ‘Repubblica’ e corrispondente dagli Stati Uniti ‘Il ciclo economico – una creazione dell’era industriale – potrebbe diventare un anacronismo””: così scriveva il “”Wall Street Journal”” il 31 dicembre del 1999 nell’euforia ubriacante della New Economy. Mai profezia fu così brutalmente smentita dai fatti. Ora dilaga la tesi opposta: la New Economy è stata fasulla, solo bolla speculativa e niente sostanza. Anche questo è un errore tremendo, che porta a sottovalutare pericolosamente la crisi attuale. Ecco un’altra analogia con il 1929. Anche allora non si capì che quella crisi era più grave perché diversa. Ed era diversa perché era la crisi ciclica di un nuovo modello di capitalismo. Come ha ricordato Michael Mandel (1), proprio gli anni Venti segnarono la nascita di un modello di capitalismo americano che gli europei cominciarono a studiare, ammirare, o contestare: così oggi accade con la New Economy. Nel 1926 il direttore di “”The Economist””, Walter Layton, aveva scritto: «Nessun europeo può visitare l’America senza rendersi conto che al di là dell’Atlantico stanno avvenendo cambiamenti che equivalgono a una rivoluzione economica. Decine di milioni di persone hanno raggiunto livelli di benessere e di cultura molto più alti che in ogni altro paese del mondo di oggi e di gran lunga superiori a quanto sia mai avvenuto nella storia del mondo, mentre il ritmo del progresso materiale è accelerato a folle velocità». Parole familiari? Anche negli anni Venti si era diffusa l’illusione che il ciclo congiunturale fosse morto: il trionfo della grande industria fordista e taylorista sembrava rendere molto più prevedibile l’andamento della produzione e dei consumi rispetto ai tempi passati, in cui boom e recessioni erano legati al clima (nelle economie prevalentemente agricole, alle guerre, o alla conquiste coloniali. Invece il ciclo si sarebbe preso una rivincita crudele. Anche la forza dirompente del processo di innovazione tecnologica, lungi dall’aver stabilizzato la crescita, ha amplificato i ritmi normali dell’intera economia”” (pag 7-8) [(1) Michael Mandel, ‘Internet Depression’, Fazi Editore – Business International, Roma, 2001]”,”USAE-125″
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”Federico Rampini è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”INDE-002-FL”
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’Italia.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”ITAE-090-FL”
“RAMPINI Federico”,”Effetto Euro.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”EURE-058-FL”
“RAMPINI Federico”,”Per adesso. Intervista con Carlo De Benedetti.”,”Carlo De Benedetti nato a Torino nel 1934, nel 1976 amministratore delegato Fiat. Dal 1978 al 1996 amm. del. e presidente Olivetti. E’ presidente Cir e principale azionista del gruppo Espresso-Repubblica.”,”ECOG-116″
“RAMPINI Federico”,”Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica al mondo.”,”””«La Cina è destinata a diventare una superpotenza militare con una proiezione planetaria, per le stesse ragioni per cui lo diventarono la Gran Bretagna nel XIX e gli Stati Uniti nel XX secolo: per assicurarsi, cioè, l’accesso alle vie di approvvigionamento delle materie prime, di cui sta diventando la prima consumatrice del mondo». È la tesi che David Hale, esperto di geoeconomia e presidente di China Online, espone in uno studio pubblicato dalla rivista neoconservatrice americana ‘The National Interest’ e che ha avuto ampio risalto in Asia”” (pag 168)”,”CINE-001-FMP”
“RAMPINI Federico”,”L’ombra di Mao. Sulle tracce del Grande Timoniere per capire il presente di Cina, Tibet, Corea del Nord e il futuro del mondo.”,”””Mao odiava i tecnici, gli specialisti, gli scienziati – anche per un suo evidente complesso d’inferiorità culturale -, mentre Zhou Enlai e Dang Xiaoping li apprezzavano e ritenevano che solo usando pragmaticamente le migliori conoscenze dell’Occidente la Cina sarebbe uscita dal suo sottosviluppo”” (pag 15, introduzione)”,”CINx-002-FMP”
“RAMPINI Federico”,”La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo.”,”Federico Rampini corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della ‘Repubblica’ ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per ‘Rinascita’. Già vicedirettore del Sole-24 Ore e capo della redazione milanese della ‘Repubblica’, editorialista inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelle, San Francisco ha insegnato nelle Università di Berkeley e Shanghai. La carneficina della partizione. Irrilevanza di Gandhi. “”In mezzo a questa ferocia Gandhi per la prima volta da decenni appare quasi irrilevante. Non appena scoppiano i primi disordini nel Bengala, nell’estate del 1946, lui parte subito verso l’epicentro delle violenze. La sua volontà resta indomabile, lo spettacolo del suo pellegrinaggio di pace è commovente. «Quest’uomo di 77 anni» ricorda Ramachandra Guha «cammina su terreni impraticabili, affondando nel fango, per arrivare a consolare gli indù che hanno avuto le perdite più gravi nei disordini. In un ‘tour de force’ di sette settimane percorre 116 miglia, camminando a piedi nudi, e parla a centinaia di assemblee dei villaggi. Poi visita il Bihar dove sono i musulmani ad avere sofferto di più. (…)”” (pag 99)”,”INDx-001-FMP”
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”Federico Rampini, corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai.”,”INDx-002-FMP”
“RAMPINI Federico”,”Germanizzazione. Come cambierà l’ Italia.”,”Federico RAMPINI (Genova 1956) è stato corrispondente a Parigi e poi vicedirettore del ‘Sole-24 Ore’. Attualmente è capo della redazione milanese di ‘Repubblica’. Ha pubblicato analisi e commenti su ‘Le Figaro’ e ‘L’ Express’. Tra i suoi saggi ‘Il crac delle nostre pensioni’ (1994).”,”ITAE-034-FV”
“RAMPINI Federico”,”Le paure dell’America.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai. Economia e guerra (pag 135-) Teorie delle crisi: Krugman (pag 152-)”,”USAS-241″
“RAMPINI Federico”,”L’ impero di Cindia. Cina, India e dintorni: la superpotenza asiatica da tre miliardi e mezzo di persone.”,”Federico Rampini, già corrispondente della ‘Repubblica’ da Pechino, è anche autore de ‘Il secolo cinese’. Ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. E’ stato capo della redazione milanese di Repubblica. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai.”,”ASIx-002-FER”
“RAMPINI Federico”,”Slow Economy. Rinascere con saggezza.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai.”,”ECOI-178-FL”
“RAMPINI Federico”,”Alla mia sinistra. Lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare con me.”,”Dedica ‘In memoria di Bruno Trentin Federico Rampini, corrispondente della ‘Repubblica’ a New York’ ha esordito come giornalista nel 1977 nella stampa del Partito comunista italiano. Già vicedirettore del Sole 24 Ore, e capo della redazione milanese di ‘Repubblica’, editorialista, inviato e corrispondente in varie città del mondo. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shanghai. Da trent’anni è testimone privilegiato della globalizzazione e osservatore dei grandi vertici internazionali: Trilaterale, G8, G20, World Economic Forum di Davos. E’ autore di numerosi saggi.”,”ECOI-001-FSD”
“RAMPINI Federico”,”Dall’euforia al crollo. La seconda vita della New Economy.”,”Federico Rampini (Genova, 1956) è editorialista e inviato di Repubblica per l’Europa. É stato corrispondente a Parigi e vicedirettore del Sole 24 Ore. É autore di numerosi saggi tra cui: Il crack delle nostre pensioni e di libri intervista con Massimo D’Alema, Carlo De Benedetti e Mario Monti. É autore di Germanizzazione. Come cambierà l’Italia. Corrispondente da Pechino e inviato speciale per l’Asia della Repubblica, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per Rinascita. Ha insegnato alle università di Berkeley e Shangai. «Come difesa dalle illusioni e dalle follie finanziarie, la memoria è di gran lunga più efficace della legge» John Kenneth Galbraith. Il grande crollo del 1929.”,”ECOI-198-FL”
“RAMPINI Federico”,”Oriente e Occidente. Massa e individuo.”,”Le radici culturali del binomio Oriente-Occidente. F. Rampiin corrispondente di ‘Repubblica’ a New York.”,”ASIx-005-FFS”
“RAMPOLDI Guido”,”I giacimenti del Potere. A chi appartiene oggi il petrolio.”,”RAMPOLDI Guido, 53 anni, inviato speciale e opinionista di ‘Repubblica’. Ha scritto ‘L’innocenza del male’ (2003).”,”GOPx-013″
“RAMSEY Frank P.”,”I fondamenti della matematica e altri scritti di logica.”,”Frank Plumpton Ramsey nacque il 22 febbraio 1903 e morì il 19 gennaio 1930. Figlio del preside del Magdalene College, passò quasi tutta la vita a Cambridge dove fu successivamente allievo del Trinity College, fellow al King’s College e docente di matematica all’Università. Di lui scrisse Lord Keynes: “” La sua scomparsa è duro colpo per la teoria economica pura, sebbene i suoi interessi predominanti fossero la filosofia e la logica matematica. La sua figura massiccia, johnsoniana, la mirabile efficienza di una macchina di pensiero ci sono state strappate nella pienezza della loro fioritura prima che la messe della sua opera e della sua vita fosse raccolta.”””,”SCIx-249-FL”
“RANCHETTI Fabio MESSORI Marcello COPPINI Romano Paolo NIERI Rolando BERTA Giuseppe BELLINGERI Marco EINAUDI Luigi FIRPO Luigi LANDI Aldo BRUCIOLI Antonio SPIANAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Critica e apologia dell’economia politica classica nella storia del pensiero e del dibattito contemporaneo (Ranchetti); Keynes e Kalecki: un’analisi delle differenze (Messori); Patrimoni familiari e società anonime (1861-1894): il caso toscano (Coppini); L’imposta fondiaria in Italia (1864-1886) (Nieri); Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista (Berta); L’economia del latifondo in Messico. L’hacienda San Antonio Tochatlaco dal 1880 al 1920 (Bellingeri); Il problema della giustizia tributaria (Einaudi, a cura di Luigi FIRPO); Una prolusione torinese di Luigi Einaudi (Firpo); Un opuscolo inedito di Antonio Brucioli in materia di esazioni fiscali (Landi); Modi di fare danari usati da republiche, re, imperadori antichi e moderni cavati da autori greci, latini et ebraici (Brucioli, a cura di Aldo Landi); La biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Contiene il saggio di Giuseppe BERTA ‘Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista’ (pag 253-286) (Dalla fondazione dell’ ASE nel 1851 “”L’ASE (Amalgamated Society of Engineers, fondata nel 1851, ndr) fece mostra di accogliere in partenza la nuova situazione di classe della società che era uscita dalla crisi del ’48: essa non solo accettò la rigida stratificazione di classe esistente, anche e soprattutto entro la massa delle ‘working classes’ ma la utilizzò ai fini della propria crescita. L’ASE pose all’ordine del giorno il programma dell’affermazione dell’interesse professionale dei lavoratori, nettamente separato dal loro interesse di classe, e questo programma ebbe effettivamente valore emblematico per l’ «aristocrazia del lavoro» (5) come gruppo sociale distinto dalla grande massa della forza-lavoro industriale. Fu a questa esemplarità tutta politica del tradeunionismo, in contrapposizione alla recente tradizione classista del cartismo, che si rivolsero gli strali di Marx (6). L’ASE non era per lui che una delle manifestazioni di quel ‘new movement’ – composto, oltre ai tradeunionisti, dagli apologeti della cooperazione e della riforma elettorale – che voleva l’estensione del suffragio solo per rendere più saldo alla base il sistema istituzionale borghese (7). L’equilibrio di potere non avrebbe così subito alterazioni, dal momento che il riconoscimento del diritto di esercitare un’influenza legislativa ai gruppi economicamente e culturalmente più progrediti degli operai avrebbe sortito l’effetto di allargare la base di consenso del sistema rappresentativo. È facile intuire quanto tale progetto – che presto si sarebbe guadagnato l’appoggio di John Stuart Mill – dovesse invece riuscire ostico a quelle frazioni politiche che stavano tentando di far rivivere la prassi politica più intransigente del cartismo. La sinistra cartista, nei giorni in cui fu più stretta e diretta la collaborazione con Marx ed Engels (8), si impegnò in una lotta a fondo contro l’ASE e ciò che in essa era politicamente sottinteso. I temi dell’organizzazione di massa contro l’organizzazione sezionale di mestiere, della milizia di classe contro la mediazione contrattualistica, della parola d’ordine dell’abolizione del lavoro salariato contro quella dell’«equo salario per un’equa giornata lavorativa» – tutte le argomentazioni che Marx avrebbe usato anni più tardi nelle pagine conclusive di ‘Salario, prezzo e profitto’ (9) – si trovano anticipate, con una forzatura settari in più, nella polemica che gli ultimi cartisti svilupparono contro i fautori dell’unionismo. Sebbene il «partito del lavoro» non dovesse nascere dalle prime Trade Unions e la sinistra cartista dovesse in breve dissolversi come formazione politica organizzata, in quella contrapposizione d’origine era già riassunta la scissione storica, in Inghilterra, tra movimento tradeunionistico e agitazione politica marxista”” (pag 254-255) [Giuseppe BERTA ‘Tra unionismo e cartismo: L’«Amalgamated Society of Engineers» e la sinistra cartista’] [(in) ‘Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, n. 9, 1976, stampa 1977] [(5) Sulla ‘labour aristocracy’, cfr. oltre al classico Eric J. Hobsbawm ‘The labour aristocracy in ninettenth-century Britain’, in ‘Labouring men. Studies in the history of labour’, London, 1968, pp. 272-315, John Foster, ‘Class struggle and the Industrial Revolution. Early industrial capitalism in three English towns’, London, 1974, in particolare il cap. VII ‘Liberalization’ e Keith Burgess, op.cit., passim; (6) Cfr. l’accenno all’ASE nella lettera a Engels del febbraio 1852, in: Karl Marx- Friedrich Engels, Carteggio, Roma, 1950-53, II, p. 25; (7) Cfr. la lettera di Marx a Engels del 23 settembre 1852. Ivi, p. 121; (8) Sulla sinistra cartista dopo il 1850, si vedano i materiali raccolti in: British Museum Library, Francia Place Collection, Set 48, VI-VII-VIII-IX; Robert George Gammage, ‘History of the Chartist movement 1837-1854, Newcastle-on-Tyne and Londond, 1894 (prima edizione 1854); pp. 359 segg; J.T. Ward, ‘Chartism’, London, 1973, pp. 221 sgg; David Jones, ‘Chartism and the Chartists’, London, 1975, pp. 169 segg. In particolare si vedano poi John Saville, ‘Ernest Jones. Chartist’, London, 1952; A.R. Schoyen, ‘The Chartist challenge. A portrait of Geroge Julian Harney’, London, 1958; Alfred Plummer, ‘Bronterre. A Political biography of Bronterre O’Brien 1804-1864’, London, 1971. Per il rapporto di Marx ed Engels con la sinistra cartista, si veda il già citato ‘Carteggio’, particolarmente II, passim; (9) Cfr. Karl Marx, ‘Salario, prezzo e profitto’, Roma, 1970, pp. 105 segg]”,”ANNx-009-FP”
“RANCIERE Jacques”,”Critica e critica dell’ economia politica. Dai manoscritti del 1844″” al “”Capitale””.”,”Jacques RANCIERE ha lavorato presso l’ Ecole Normale con il gruppo di Louis ALTHUSSER, collaborando anche a diverse pubblicazioni dell’istituto. Il suo tendenziale distacco teorica da ALTHUSSER si è successivamente manifestato in diversi interventi, anche a carattere politico.”,”MADS-216″
“RANCIÈRE Jacques”,”De Pelloutier à Hitler: syndicaliste et collaboration.”,”””Nel suo numero del 5 giugno 1943, ‘L’Atelier’, ‘hebdomadaire du travail français commenta l’appello di due militanti dell’ex-CGT, Albert Guigui e Georges Buisson che fanno alla radio di Londra per la ricostituzione della CGT clandestina. L’editorialista si interroga sulle ragioni che possono spingere un militante un tempo «onesto» ad opporsi alla «rivoluzione nazionale» del Maresciallo Pétain e all’Europa «socialista» di Adolf Hitler’ (pag 23) “”Se souvenir aussi de celui qui oublie où mène le chemin”” (Héraclite) “”Ricorda anche colui che dimentica dove conduce il cammino”” (Eraclito) “”Bien sûr, cette figuration ne fait pas la réalité d’un héritage. Rares sont ceux qui passent sans transitions de la voie syndicaliste révolutionnaire ou des chemins de traverse anarchistes, aux antichambres de Vichy ou de la Propaganda-Staffel. Sans parler d’un Lagardelle, passé par le détour du socialisme mussolinien, les vieux cégétistes ont eu depuis 1914 le temps et l’occasion de perdre quelques illusions. Ce qui cimente l’unité des syndicalistes qui collaborant au régime de Vichy, c’est, plus que le souvenirs de l’époque héroïque, la pratique réformiste et anti-communiste de l’entre-deux guerres: la conversion à la concertation et à l’economie dirigée, héritées de l’industrie de guerre e de la reconstruction, pour certains la séduction du planisme ou les rencontres à Pontigny avec les patrons éclairés, pour tous la lutte contre la CGTU d’abord, contre les communistes dans la CGT réunifiée ensuite. La plupart étaient, dans les années précédant la guerre, regroupés dans l’aile droite de la CGT, la tendance Syndicats animee par celui dont Pétain allait faire son premier ministre du Travail, René Belin. La nouvelle scission de 1939 et la répression anti-communiste leur rendent les postes que les syndicalistes communistes leur avaient enlevés lors de la réunification de 1936. Reste que s’ils n’ont pas de nostalgie, ils affirment hautement n’avoir rien renié de leur passé comme de celui du mouvement ouvrier. Ils ne manquent jamais au milieur de mars et à la fin de mai de commémorer la naissance glorieuse et la morte héroïque de la Commune et rendent régulièrement hommage aux précurseurs, à Babeuf et à Varlin, comme à Fourier ou Saint-Simon”” (pag 24-25)”,”FRAV-171″
“RANCIÈRE Jacques”,”La nuit des prolétaires. Archives du rêve ouvrier.”,”Professore emerito all’Università Paris VIII, Jacques Rancière ha lavorato sull’emancipazione operaia e ha esplorato i legami tra estetica e politica Movimento operaio come rivoluzione intellettuale, i cammini individuali e collettivi degli operai e i sogni e le utopie per un nuovo modo di lavorare della comunità operaia”,”MFRx-389″
“RANDAL Jonathan C.”,”I curdi.”,”Jonathan C. randal, giornalista del Time, del New York Times e, dal 1969, del Washington Post, ha seguito come corrispondente di guerra tutti i principali conflitti dagli anni ’60 a oggi. Tra i suoi libri: Going All the Way: Christian Warlords, Israeli Adventurers, and the War in Lebanon.”,”VIOx-102-FL”
“RANDAZZO Francesco”,”Alle origini dello Stato Sovietico. Missioni militari e Corpi di spedizione italiani in Russia (1917-1921).”,”Dedicato a Roberto Ridolfi Francesco Randazzo è ricercatore di storia dell’Europa Orientale presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ. di Perugia. Foto pag 238: soldati italiani fotografati dietro patibolo dopo impiccagione di tre bolscevichi Foto pag 252 e 253: foto di Kamenev, Frunze e Tuchacevskij Nella bibliografia si cita il volume curato da A. Quintavalle, ‘La pace di Brest-Litovsk nelle memorie di Ioffe’, AUSSME, Roma. (tradotte dal tedesco da Quintavalle) Trotsky a Brest-Litovsk “”Perciò – per sollevare le masse era necessario portare per quanto possibile alla lunga le trattative e condurle con arte polemica e dialettica. A questo scopo venne messo a capo della Delegazione sovietista L.D. Trockij, e Brest-Litovsk diventò l’arena di quella lotta oratoria a base di finezze e trovate, nella quale – come ebbero a dichiarare in seguito i nostri avversari – “”nessuno di essi poteva nemmeno approssimativamente compararsi a Trockij””: un torneo storico, nel quale lottavano non solo due tendenze diverse, ma anche due mondi diversi, da una parte tutta la borghesia, e dall’altra tutto il proletariato”” (pag 226) [La pace di Brest.-Litovsk nelle memorie di Ioffe]”,”RIRO-406″
“RANGEL Carlos”,”L’occidente e il terzo mondo. Dalla falsa colpevolezza alle responsabilità vere.”,”Carlos Rangel, nato a Caracas nel Venezuela, 1929, ha studiato in Usa e Francia (Sorbona). Professore e diplomatico, si è dedicato al giornalismo. Nel 1976 ha pubblicato con J.F. Revel ‘Dal buon selvaggio al buon rivoluzionario’, sempre presentato da J.F. Revel. Marx e Engels contro l’ideologia terzomondista “”Si trovano, piuttosto, numerosi testi di Marx ed Engels che, in forma chiara e spesso anche esplicita, contraddicono l’ideologia terzomondista. Marx, tuttavia, non è morto che nel 1883 ed Engels nel 1895, e cioè quando si erano ormai pienamente rivelati fenomeni già antichi ai quali Hobson (1902) e Lenin (1916) si ispireranno per «distillare» l’essenza del terzomondismo e deformare, in senso antimarxista, le vere cause della disuguaglianza fra i popoli”” (pag 108) Lenin terzomondista “”A partire dal 1917, l’ideologia comunista teorizzata e attuata da Lenin e dai suoi successori in Russia ha certamente contribuito enormemente al clima intellettuale e politico anticapitalista. Ma questo terreno non deve far perdere di vista il fatto che il terreno era stato preparato dall’Occidente stesso, e in particolar modo dai socialisti britannici, fra i quali ricordiamo John Atkinson Hobson che, nel suo libro ‘L’imperialismo’, gettò fin dal 1902 le basi delle teorie che Lenin avrebbe sviluppato più tardi nel suo ‘L’imperialismo, stadio supremo del capitalismo’, e che dovevano trasformarsi in seguito in quello che abbiamo chiamato terzomondismo”” (pag 114)”,”PVSx-067″
“RANGERI Norma”,”Chi l’ha vista? Tutto il peggio della TV da Berlusconi a Prodi (o viceversa).”,”ANTE1-36 Norma RANGERI ‘ una giornalista e critica televisiva. Nel 1989 ha scritto ‘Pci, la grande svolta’. Autrice di saggi sulla tvscrive sulle pagine culturali del ‘Tirreno’.”,”EDIx-082″
“RANKE Leopold a cura di F. DONADIO F. TESSITORE”,”Lutero e l’ idea di storia universale.”,”In occasione del centenario della morte di Leopold RANKE (1795-1886), nel quadro del radicale ripensamento della storiografia e della concezione della storia rankiana, il volume presenta, nella prima traduzione in lingua non germanica, il frammento della ‘Vita di Lutero’ che il giovane RANKE si riprometteva di scrivere, la quale segna l’inizio della ricerca storiografica del grande storico, specialmente per la parte destinata a confluire nella ‘Storia della Germania nell’ età della Riforma’. Le suggestioni dettate dal lavoro giovanile non compiuto, che impegna le idee di RANKE su filologia e storia, hanno consigliato di aggiungere una scelta di pagine (tratte dalle inedite lezioni universitarie) di valore metodologico e teorico sui grandi temi della storia universale.”,”STOx-049″
“RANSOME Arthur, a cura di Rupert HART-DAVIS”,”The autobiography of Arthur Ransome.”,”””The outlook for the Bolsheviks was extremely grim. They had no troops capable of opposing the Germans. The hope that German soldiers would refuse to move against a country in revolution that had declared for peace and announced that it would not fight had been killed by the news that a new German advance had begun. It had already been decided that, whether or no there was to be peace, the Government would move from Petrograd to lessen the enemy’s pressure on it, or perhaps to lessen the temptation to the enemy to continue his advance. To historically minded Bolsheviks the move to Moscow seemed a retreat from the West, a crushing set-back to revolutionaries whose hearts were set on seeing red flags in Berlin. I met more than one in tears, at the thought of what would happen to ‘our workmen’ who, if Petrograd were to fall, would endure 1905 over again and much worse””. (pag 237) “”Ransome ha passato un decennio in Russia vivendo una vita molto diversa come ‘portavoce della rivoluzione’. Arrivato in Russia nel 1913 come giovane scrittore freelance, diventa amico di importanti liberali russi, e scrive un libro di favole basate sulle leggende popolari russe. Ma quando il paesi finisce nel caos della guerra, Ransome è trascinato nel vortice della rivoluzione. Giudicato da qualcuno influenzabile e desideroso di piacere, Ransome si è guadagnato la fiducia della leadership bolscevica, ed è diventato, per tre anni cruciali, il principale difensore e propagandista della rivoluzione russa in Occidente. Secondo alcuni, i suoi reportage per il “”Guardian”” erano acritici ed insinceri. I servizi segreti “”MI6″” lo consideravano agente di una potenza straniera. Gli ufficiali britannici sostenevano che non si doveva consentirgli di ritornare in Gran Bretagna. Ransome è stato a così stretto contatto con il gruppo dirigente comunista che ha potuto avere l’esclusiva di intervistare più volte Lenin, che tratteggiava come un politico benevolo, semplice, un capo che parlava diretto e chiaro. Ransome si offrì pure di fornire ad elementi dei servizi britannici di intelligence notizie sulla situazione russa””. (da ISC0)”,”RIRB-126″
“RANSOME Arthur”,”Six weeks in Russia 1919.”,”Millions of people in the English-speaking world have heard of Arthur Ransome.”,”RIRO-152-FL”
“RANSOME Arthur”,”Crisis in Russia, 1920.”,”The characteristic of a revolutionary country is that change is a quicker process there than elsewhere.”,”RIRO-153-FL”
“RANSOME Arthur, Edited HART-DAVIS Rupert”,”The Autobiography of Arthur Ransome.”,”Arthur Ransome wrote the bulk of his autobiography between 1949 and 1961, from the age of sixty-five to seventy-seven. For many years after 1917 Ransome planned to write a history of the Russian Revolution and he amassed a large quantity of notes and memoranda, apart from his memories. Prologue and Epilogue by Rupert Hart-Davis, Frontispiece Arthur Ransome foto 1949, Illustrations, Postscript, Check List of Books by Arthur Ransome, Index,”,”BIOx-023-FL”
“RANZATO Gabriele”,”La guerra di Spagna.”,”RANZATO insegna storia contemporanea nell’Univ di Pisa. E’ autore di numerosi studi dedicati al tema della modernizzazione e delle guerre civili. E’ curatore del recente ‘Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea’, TORINO, 1994.”,”MSPG-006″
“RANZATO Gabriele a cura, saggi di Alain CORBIN Manuel DELGADO Paola DI-CORI Mario ISNENGHI Jean-Clement MARTIN Claudio PAVONE Paolo PEZZINO Gabriele RANZATO Alessandro TRIULZI Enric UCELAY-DA-CAL Loretta VALTZ MANNUCCI Paolo VIOLA”,”Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea.”,”Saggi di Alain CORBIN Manuel DELGADO Paola DI-CORI Mario ISNENGHI Jean-Clement MARTIN Claudio PAVONE Paolo PEZZINO Gabriele RANZATO Alessandro TRIULZI Enric UCELAY-DA-CAL Loretta VALTZ MANNUCCI Paolo VIOLA. Immagine esterna di un paese, esportazione di termini politici. “”Nella misura in cui la nozione moderna di “”civiltà europea”” è di fatto consustanziale alla Francia e alla lettura francese dell’ eredità culturale italiana, la Spagna – al pari di molti altri paesi europei (Inghilterra o Germania, per non andare troppo lontano) – è passata da fasi di identificazione con la sua immagine esterna, a fasi di isolamento culturale. La rivalutazione esterna verificatasi in seguito alle campagne contro Napoleone, in particolare a Londra e a Parigi, favorì l’ esportazione di termini politici – quali junta, liberal, pronunciamento – che, senza riguardo al loro significato originario, si sovrapposero a termini come cavalier, picaroon, grandee o inquisition (…), che venivano da epoche precedenti””. (pag 204) Parigi monopolio della violenza. “”Le guerre civili del XIX secolo e le ecatombi che a esse si accompagnano riguardano esclusivamente Parigi. Se si eccettuano i combattimenti di Lione del 1831 e del 1834 e i tafferugli scoppiati in qualche piccola città durante l’ insurrezione del 1851, la provincia francese non registra episodi di messa a morte collettiva tra il 1815 e il 1940.”” (pag 255)”,”TEMx-032″
“RANZATO Gabriele”,”L’ eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini, 1931-1939.”,”RANZATO Gabriele è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Pisa. Per le stesse edizioni ha curato il libro ‘Guerre fratricide’ (1994). Mancanza di quadri militari intermedi. “”La caduta del nord era un duro colpo per la Repubblica. Acqua gelata sugli entusiasmi del governo Negrin che era nato sulla comune fiducia di dare un nuovo corso alla guerra. E i comunisti, che più di tutti avevano scommesso sulla vittoria, vedevano in pericolo tutta la loro politica. Le responsabilità della sconfitta non erano principalmente loro. Le forze armate repubblicane avevano dei gravi limiti che non era possibile superare in pochi mesi. Brunete, forse la prova più significativa di tutta la guerra – e poi Belchite li avevano messi in evidenza. Rojo avrebbe scritto che a Brunete era stata la superiorità aerea dei nazionalisti ad essere decisiva per l’ esito dello scontro; ma sebbene lo squilibrio dei mezzi sia stato quasi costante durante l’ intero corso della guerra, quella fu forse la battaglia in cui esso fu meno rilevante. Più gravi erano state le deficienze dei comandi intermedi, la loro incapacità di condurre gli uomini ai loro ordini sugli obiettivi di lunga gittata loro indicati, anziché lasciarli disperdere su obiettivi secondari. E altrettanto pregiudizievoli erano stati i limiti delle truppe di riserva, assai meno addestrate e ardimentose di quelle di sfondamento e di prima linea. Cosicché “”la strategia di Rojo, professionista senza partito e magnifico artefice di piani, (si dovette scontrare) con l’ inferno dell’ esecuzione ad opera dell’ Ejército Popular povero di quadri intermedi qualificati, con un’ artiglieria e un’ aviazione sempre precarie e, praticamente, senza riserve”” (1).”””,”MSPG-146″
“RANZATO Gabriele”,”Il passato di bronzo. L’eredità della guerra civile nella Spagna democratica.”,”Ranzato insegna storia contemporanea presso la facoltà di lettere dell’Università di Pisa.”,”MSPG-219″
“RANZATO Gabriele”,”Rivoluzione e guerra civile in Spagna 1931-1939.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini.”,”MSPG-027-FL”
“RANZATO Gabriele”,”Il passato di bronzo. L’eredità della guerra civile nella Spagna democratica.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini.”,”SPAx-014-FL”
“RANZATO Gabriele a cura, saggi di CORBIN Alain DELGADO Manuel DI-CORI Paola ISNENGHI Mario MARTIN Jean-Clémente PAVONE Claudio PEZZINO Paolo TRIULZI Alessandro UCELAY DA-CAL Enric VALTZ MANNUCCI Loretta VIOLA Paolo”,”Guerre fratricide. Le guerre civili in età contemporanea.”,”Gabriele Ranzato insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale, storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha pubblicato tra l’altro: Il linciaggio di Carretta, Roma 1944, Violenza politica e ordinaria violenza, L’eclissi della democrazia., La guerra civile spagnola e le sue origini. Paolo Viola è docente di Storia moderna all’Università di Palermo. Jean-Clément Martin è docente di Storia contemporanea all’Università di Nantes. Paolo Pezzino è docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. Manuel Delgado è docente di Etnologia religiosa all’Università di Barcellona. Claudio Pavone è stato docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. Loretta Valtz Mannucci è docente di Storia americana all’Università Statale di Milano. Eric Ucelay Da Cal è docente di Storia contemporanea all’Università Autonoma di Barcellona. Alessandro Triulzi è docente di Storia dell’Africa subsahariana all’Università Orientale di Napoli. Alain Corbin è docente di Storia contemporanea all’Università di Parigi Sorbona. Paola Di Cori è docente di Storia contemporanea all’Università di Urbino e di Metodologia della ricerca storica dell’Università di Torino. Mario Isnenghi è docente di Storia contemporanea all’Università di Venezia.”,”QMIx-033-FL”
“RANZATO Gabriele”,”La grande paura del 1936. Coma la Spagna precipità nella guerra civile.”,”””Nell’agosto del 1936 a un mese dal golpe militare che aveva dato inizio alla guerra civile, nella Madrid repubblicana ancora non sottoposta all’assedio dell’esercito franchista, avvenne un episodio dalla duplice valenza simbolica…”” (premessa) (uccisione del generale Eduardo Lopez Ochoa che aveva comandato il corpo di spedizione che nell’ottobre del 1934 aveva duramente represso la rivoluzione socialista delle Asturie, il cadavere di Ochoa fu decapitato e la sua testa, infilzata nella baionetta di un fucile venne esibita per le strade dal tetto di un’auto…)”,”MSPG-008-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”La liberazione di Roma. Alleati e Resistenza. (8 settembre 1943 – 4 giugno 1944).”,”Gabriele Ranzato ha insegnato Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Si è occupato di clientelismo e comportamento elettorale,storia della violenza, della guerra e delle guerre civili. Ha al suo attivo molte opere. La “”pulizia”” preventiva di possibili oppositori L’attentato di via Rasella e la rappresaglia delle Fosse Ardeatine sono manifestazioni rappresentative di due condotte di guerra che, salvo alcune particolarità, caratterizzano, dove più dove meno, la Seconda guerra mondiale – specialmente nel teatro europeo – dietro i fronti di battaglia veri e propri. L’attentato appartiene pienamente alla sfera della guerra partigiana, della Resistenza come azione armata contro il nemico. Quella rappresaglia è una forma di lotta contro di essa, ma si pone anche in continuità con i metodi di occupazione e controllo di territori adoperati, soprattutto nell’Europa orientale, dall’esercito tedesco mediante una “”pulizia”” preventiva di possibili oppositori e la dissuasione con misure terroristiche di qualsiasi possibile resistenza all’assoggettamento assoluto della popolazione dei paesi invasi”” (pag 391)”,”QMIS-029-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”L’eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini, 1931-1939.”,”Gabriele Ranzato è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Pisa. Per le stesse edizioni ha curato il libro ‘Guerre fratricide’ (1994). ‘Il Lenin spagnolo’ “”Il segretario della FJS, il giovane asturiano Santiago Carrillo di soli diciannove anni, si rivolgeva a Largo Caballero chiamandolo «capo della rivoluzione spagnola che condurrà il proletariato alla vittoria», e il vecchio riformista cominciò veramente a credersi il «Lenin spagnolo», come alcuni presero a definirlo all’interno del partito ormai pervaso da una febbre rivoluzionaria. Quasi non passava giorno senza che «El Socialista» annunciasse prossima la rivoluzione”” (pag 203)”,”MSPG-011-FSD”
“RANZATO Gabriele”,”Rivoluzione e guerra civile in Spagna, 1931-1939.”,” Le condizioni della vittoria nel giudizio di Trockij. “”Le condizioni della vittoria delle masse nella guerra civile contro gli oppressori sono in fondo semplicissime: 1. I combattenti dell’esercito rivoluzionario debbono avere piena coscienza di battersi per la loro completa emancipazione sociale e non per il ristabilimento della vecchia forma (democratica) di sfruttamento. 2. La stessa convinzione la devono avere gli operai e i contadini sia nelle retrovie dell’esercito rivoluzionario che nelle retrovie dell’esercito avversario; 3. La propaganda sul proprio fronte, sul fronte dell’avversario e nelle retrovie dei due eserciti deve essere completamente imbevuta dello spirito della rivoluzione sociale. La parola d’ordine «prima la vittoria, poi le riforme» è la formula di tutti gli oppressori e sfruttatori, a cominciare dai re biblic per finire con Stalin. 4. La vittoria è determinata dalle clessi e dagli strati sociali che partecipano alla lotta. Le masse devono avere un apparato statale che esprima direttamente e immediatamente le loro volontà. Un simile apparato non può essere costituito se non dai Soviet dei deputati operai, contadini e soldati; 5. L’esercito rivoluzionario deve non solo proclamare, ma realizzare immediatamente nelle province conquistate le misure più urgenti della rivoluzione sociale: espropriazione e distribuzione agli indigenti delle riserve di prodotto alimentari, di manufatti ecc., ridistribuzione degli alloggi a vantaggio dei lavoratori e soprattutto delle famiglie dei combattenti, espropriazione della terra e degli attrezzi agricoli a vantaggio dei contadini, instaurazione del controllo operaio sulla produzione e del potere sovietico al posto della vecchia burocrazia; 6. Dall’esercito rivoluzionario devono essere cacciati spietatamente i nemici della rivoluzione socialista, cioè gli sfruttatori e i loro agenti, anche se si coprono con la maschera di «democratici», di «repubblicani», di «socialisti» o di «anarchici»; 7. Alla testa di ogni divisione deve esserci un commissario di una autorità irreprensibile come rivoluzionario e come combattente; 8. In ogni divisione militare; deve esserci un nucleo compatto costitutito dai combattenti più devoti, raccomandati dalle organizzazioni operaie. I membri di questo nucleo hanno un solo privilegio, quello di essere i primi sulla linea del fuoco; 9. Gli organi di comando comprendono necessariamente nei primi momenti molti elementi estranei e poco sicuri. Il loro controllo e la loro selezione devono essere fatti sulla base dell’esperienza militare, delle dichiarazioni fornite dai commissari e dei giudizi dei semplici combattenti. Nello stesso tempo si deve fare il possibile per formare dei comandanti provenienti dalle fiel degli operai rivoluzionari. 10. finire (pag 196-197)”,”MSPG-001-FMB”
“RAO Anna Maria”,”Esuli. L’ emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802).”,”Anna Maria RAO insegna storia moderna nell’ università della Basilicata (Potenza). Ha pubblicato numerosi studi sulle riforme e il pensiero riformatore del ‘700, sul ‘giacobinismo’ italiano e sulla Repubblica napoletana del 1799.”,”ITAB-031″
“RAO Anna Maria a cura,”,”Esercito e società nell’ età rivoluzionaria e napoleonica.”,”Saggi di Stuart WOOLF Franco DELLA-PERUTA Livio ANTONELLI Vincenzo FERRONE John A. DAVIS Giovanni BRANCACCIO Anna Maria RAO Renata DE-LORENZO Luigi MASCILLI MIGLIORINI I saggi di WOOLF e di DAVIS sono in inglese. “”La riorganizzazione della Repubblica Cisalpina dopo i tredici mesi di occupazione austro-russa fu accompagnata dalla riattivazione della Guardia nazionale. Infatti, ancora prima della decisiva vittoria di Napoleone a Marengo, il 16 pratile anno VIII (5 giugno 1800) un ordine del generale Berthier reistituiva questo corpo “”conformemente alle disposizioni adottate prima dell’invasione””, imponendone l’immediata attivazione nei centri di Milano, Pavia, Lodi e Bologna.”” (pag 111) “”A rendere completo lo sfascio delle Guardie nazionali si aggiunse poi il fatto che i cittadini chiamati al turno di servizio gratuito o a pagare per l’esenzione approfittarono del decreto di scioglimento dei corpi scelti per equivocare, e intendere il provvedimento alla stregua della soppressione della intera Guardia nazionale. Come risultato, nessuno più pagava né serviva. Questo era dunque lo stato della Guardia nazionale ereditato dal governo della Repubblica italiana: non c’è dunque da stupirsi che il giudizio che ne veniva dato fosse quello di un corpo totalmente inaffidabile, in gran parte addirittura inesistente, in ogni caso politicamente pericoloso. Certo, se non ci fosse stato l’obbligo di fare propri gli ordinamenti francesi, il vice presidente Melzi non avrebbe esitato un momento a farla definitivamente sparire.”” (pag 125)”,”ITAB-235″
“RAO Raja”,”Sulle gradinate del Gange.”,”L’autore nato a Mysore nel 1909 è considerato uno dei padri della letteratura indiana contemporanea.”,”INDx-007-FC”
“RAO Anna Maria”,”Esuli. L’emigrazione politica italiana in Francia (1792-1802).”,”Anna Maria Rao insegna Storia moderna nell’Università della Basilicata (Potenza).”,”ITAS-082-FL”
“RAO Nicola”,”La fiamma e la celtica.”,”Nicola Rao (Latina, 1962) vive e lavora a Roma come giornalista parlamentare per il Tg2 e si è occupato di terrorismo nazionale e internazionale.”,”TEMx-005-FFS”
“RAPELLI Giuseppe direzione; scritti di BELLONI BERSANI BETTINOTTI BUOZZI CARMAGNOLA CORRIDONI CORSI GRAMSCI GRANDI GUALA LEVI MICHETTI PELLA SARACCO SCOTTI BELLORA DE-FALCO GEUNA GIORDANI LARUSSA LEVI PALLENZONA PAPI PETRILLI PONTREMOLI RAPELLI ROVEDA SARACENO”,”Lettere ai lavoratori. (Fascicolo Anno I N° 4 30 Aprile 1952, Fascicolo N° 12 31 dicembre 1952).”,”scritti di BELLONI BERSANI BETTINOTTI BUOZZI CARMAGNOLA CORRIDONI CORSI GRAMSCI GRANDI GUALA LEVI MICHETTI PELLA SARACCO SCOTTI BELLORA DE-FALCO GEUNA GIORDANI LARUSSA LEVI PALLENZONA PAPI PETRILLI PONTREMOLI RAPELLI ROVEDA SARACENO”,”MITT-089″
“RAPHAËL Max”,”La théorie marxiste de la connaissance. (Zur erkenntnistheorie der konkreten Dialektik)”,”RAPHAËL Max “”Lénine a écrit: “”Ce n’est pas seulement la transition de la matière à la conscience qui est dialectique, mais aussi la transition de la sensation à la pensée”” (Oeuvres philosophiques posthumes)”” (pag 193)”,”TEOC-585″
“RAPHAEL-LEYGUES Jacques BARRE’ Jean-Luc”,”Les mutins de la mer Noire. Avril 1919: des marins francais se revoltent.”,” “”””Abbasso la guerra!”” grida dal 1916 il deputato Liebknecht in Germania. “”Abbasso la guerra!”” riprendono i congressi socialisti di Zimmerwald e Kienthal, a partire dai quali si estende il movimento pacifista, che sbocca in Russia nel trattato di Brest-Litovsk. Il movimento sociale francese degli anni 1971-1918 si appoggia in parte sull’ odio verso questo conflitto che non finisce. Nei ricordi affidati alla ‘Revue de Paris’, nel 1922, il ministro della Guerra Paul Painlevé attribuisce queste agitazioni all’ influenza della rivoluzione russa: “”I molteplici e simili dettagli forniti dai giornali a grande tiratura sulla rivoluzione russa sovraeccitavano gli spiriti stanchi, amareggiati, infuriati dal presente e avidi del nuovo””. Incontestabilmente, per i combattenti dal 1914-1918 la rivoluzione sovietica è stata uno shock che, aggiungendosi alle difficoltà proprie di ciascun paese, ha scatenato nel mondo vive reazioni. Alla fine del 1917, scioperi scoppiano a Barcellona, moti in Finandia nel gennaio 1918. Manifestazioni mobilitano ancora la polizia in Argentina, Inghilterra, Italia e ovviamente la Francia.”” (pag 94-95)”,”MFRx-259″
“RAPONE Leonardo”,”La socialdemocrazia europea tra le due guerre. Dall’ organizzazione della pace alla resistenza al fascismo 1923 – 1936.”,”Leonardo RAPONE è Professore di storia contemporanea nell’ Università di Viterbo. Autore di studi sul movimento operaio internazionale e sull’ antifascismo italiano, ha pubblicato tra l’altro ‘Da Turati a Nenni. Il socialismo italiano negli anni del fascismo’ (MILANO, 1992).”,”EURx-083″
“RAPONE Leonardo”,”Da Turati a Nenni. Il socialismo italiano negli anni del fascismo.”,”Leonardo RAPONE è professore associato di Storia contemporanea all’ Università della Tuscia (Viterbo). E’ autore di studi sulla storia del movimento operaio internazionale e dell’ antifascismo italiano, uno dei quali in particolare è dedicato alla storia del PSI dal 1934 al 1943 (‘L’ età dei fronti popolari e la guerra’, ROMA, 1981).”,”ITAD-014″
“RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe; interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI”,”Rivoluzione e reazione in Europa, 1917 – 1924. Convegno storico internazionale. Perugia, 1978. Volume I.”,”Saggi di RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe, interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI “”Sono sempre più frequenti i richiami a queste forze, ai progressi del movimento in Asia. Se ne parla nei congressi dell’ Internazionale, nella conferenza dei popoli oppressi che si tiene a Baku nel 1920 subito dopo il secondo congresso, e qui emerge allora il vero carattere della “”rivoluzione mondiale”” che corrisponde più direttamente al carattere della rivoluzione russa. La rivoluzione russa che cosa è stata? Le discussioni, che pure oggi si fanno, sul carattere genuinamente socialista o no della rivoluzione russa e delle altre rivoluzioni che le hanno tenuto seguito, perfettamente legittime dal punto di vista politico, danno poco alla storico (…). Basti pensare alla grande discussione che si aprì in Russia nel 1924-25 sul problema della accumulazione originaria socialista, discussione che non per caso ricalcava il modello dell’ accumulazione descritto nel Capitale di Marx, che si riferiva alla nascita del capitalismo moderno.”” (pag 137, Gastone Manacorda)”,”RIRO-291″
“RAPONE Leonardo”,”Gastone Manacorda critico della storiografia.”,”Fonte stampato: http://dspace.unitus.it/bitstream/ Gastone Manacorda critico della storiografia Leonardo Rapone Studi Storici Anno 44, No. 3/4, Gastone Manacorda: Storia e politica (Jul. – Dec., 2003), pp. 593-648 Published by: Fondazione Istituto Gramsci RAPONE Leonardo “”Il titolo con cui vide la luce nel 1968 la sua opera maggiore, ‘Crisi economica e lotta politica in Italia, 1892-1896′, è anche l’enunciazione di un metodo: i processi economici delimitano il perimetro e fissano l’agenda della politica; fare della politica l’oggetto dell’indagine storica per ricostruire, com’egli si era proposto; “”la storia della lotta politica in Italia nel periodo terminale e catastrofico della crisi”” innescata dalla grande depressione, significava interrogarsi su quale fosse stata “”l’influenza della depressione sulla vita politica”” e quale “”l’azione politica al cospetto della crisi””. In primo piano venivano allora “”lo studio della politica economica e finanziaria, dei moti sociali, delle modificazioni che le scelte connesse all’una e agli altri recano negli schieramenti politici””””. (pag 27) “”E’ significativo in proposito che Manacorda si lasciasse sedurre dalle motivazioni ufficiali degli attacchi mossi ‘post mortem’ a Michail Pokrovskij (“”Pokrovski proiettava nel passato i concetti propri alla lotta di classe nell’epoca del capitalismo, ridotto ad astratto schema. Stalin lo criticò nel senso del genuino marxismo, con la dimostrazione che ogni epoca ha i suoi caratteri e le sue particolarità, le sue proprie forze in insviluppo, che non si possono intendere e interpretare con categorie proprie ad altre epoche””), senza rendersi conto che al principio degli anni Trenta la condanna della modellistica e del sociologismo del padre della storiografia marxista russa e sovietica era stata funzionale al disegno staliniano di subordinare gli studi storici a un più rigido conformismo di partito e di piegarli alle esigenze del culto della personalità.”” (pag 48) Treccani: MANACORDA, Gastone Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 68 (2007) di Albertina Vittoria MANACORDA, Gastone. – Nacque a Roma il 10 maggio 1916 da Giuseppe e da Lina Romagnoli, quarto di sei fratelli, con Umberto, Edoardo, Mario Alighiero, Paolo Emilio, Giuliano. Dopo la scomparsa del padre, nel 1920, per febbre spagnola, i fratelli Manacorda studiarono al liceo-ginnasio E.Q. Visconti e furono ospitati nel collegio degli orfani di S. Maria in Aquiro, diretto dai padri somaschi. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, il M. si laureò nel 1938 in filosofia del diritto, con G. Del Vecchio, discutendo una tesi sul “”Concetto di nazione e il principio di nazionalità””. Maturava, intanto, la propria coscienza antifascista, secondo un percorso che fu comune a molti giovani intellettuali della sua generazione. Alla guerra di Etiopia “”ho creduto”” – ricordò nell’intervista di A. Caracciolo, Bilancio di uno storico (1988; poi in G. Manacorda, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, a cura di C. Natoli – L. Rapone – B. Tobia, Milano 1992, p. 257) – “”ho creduto all’impero italiano come legittima contrapposizione all’impero inglese e all’imperialismo delle altre nazioni””. Con la guerra di Spagna, però, le cose cominciarono [(] a cambiare”” anche perché, attraverso il fratello Paolo Emilio, il M. entrò in contatto con alcuni giovani della facoltà di lettere suoi amici – tra i quali M. Alicata, C. Muscetta, C. Salinari, A. Trombadori, G. Briganti -, che vivevano comuni tensioni antifasciste. Grazie a questi rapporti e alla lettura di documenti politici che circolavano clandestinamente, il M. si orientò verso l’antifascismo e quindi verso il partito comunista, intrecciando strettamente tali scelte con lo studio e l’approfondimento storico: egli stesso ha sottolineato quanto fu importante il “”problema politico”” per la sua formazione (ibid., p. 256), e come proprio l’esigenza di capire cosa fosse il fascismo e come si fosse affermato lo portò ad approfondire la storia del Risorgimento e dell’Italia liberale, mentre i nuovi contatti politici lo spinsero a interessarsi del socialismo, del comunismo e dell’Unione sovietica. Un altro incontro avrebbe completato la sua formazione: quello con D. Cantimori, che il M. conobbe nel 1941, e al quale rimase legato da profonda amicizia, di cui è testimonianza il loro denso carteggio. Cantimori – ha ricordato il M. – fu la persona che ebbe “”la maggiore influenza su di me come studioso””: “”è stato l’unico storico che io possa considerare come mio maestro. Il suo rigore filologico, la ricchezza mai ostentata della sua cultura, il richiamo a leggere criticamente, a capire le cose nei loro termini obiettivi, a osservare con l’occhio dello storico anche la realtà del nostro tempo: tutto questo fu per me scuola, senza alcuna formalità scolastica”” (ibid., pp. 263 s.). Vincitore del concorso per la cattedra di storia e filosofia nei licei, dopo il servizio militare a Spoleto, il M. iniziò l’insegnamento a Roma e, successivamente, a Perugia. Nel 1940 aveva sposato Marcella Balboni: dal matrimonio nacquero Giorgio (1941) e Benedetto (1943). Dal 1942 il M. fu comandato presso la Giunta centrale per gli studi storici, per la redazione della Bibliografia storica nazionale, impegno che sarebbe proseguito nel dopoguerra (la curò dall’annata V-VIII, 1943, Roma 1949, all’annata XXVIII, 1966, Bari 1968). Nel corso del 1942 la famiglia fu sconvolta da drammatici lutti: richiamato in guerra, Paolo Emilio morì in Jugoslavia il 25 febbraio. Pochi mesi dopo, scomparve la madre già sofferente di cuore. Anche il M. fu richiamato, e fu inviato in provincia di Bologna e di Ancona, e, nell’ottobre 1942, a Treviso come sottotenente commissario. Dopo l’8 sett. 1943, riuscì a tornare a Roma, dove prese contatto con l’organizzazione del partito comunista e partecipò all’attività clandestina della Resistenza come membro della direzione politico-militare della IV zona. In seguito fu riconosciuto dall’Esercito italiano “”partigiano combattente”” con il grado di capitano e nel 1958 gli fu conferita la croce al merito di guerra. Dopo la guerra il M. si impegnò nell’ambito dell’attività culturale legata al Partito comunista italiano (PCI): collaborò, tra gli altri, a l’Unità e a Rinascita, fu direttore delle Edizioni Rinascita e della rivista dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione sovietica, La Cultura sovietica (1945-46). Dal 1950 assunse la direzione di Società, che dal 1953 al 1956 condivise con C. Muscetta, e della quale sostenne – particolarmente all’interno della commissione culturale del PCI – le caratteristiche di rivista di cultura rispetto ai periodici più strettamente di partito e rivolti all’attualità politica. Collaborò con la casa editrice Einaudi, la Biblioteca G.G. Feltrinelli di Milano e fece parte, dal 1951 al 1954, del comitato di redazione di Movimento operaio. Il M. aveva intanto avviato i suoi studi sulla storia del socialismo, dapprima sul pensiero socialista utopistico, quindi sulle origini del movimento operaio, con la ricerca sul Movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853-1892), apparsa in supplementi mensili di Rinascita (1949-53) e poi raccolta in volume (Roma 1953; nuova ed., ibid. 1963). Con questo lavoro conseguì, nel 1955, la libera docenza in storia del Risorgimento presso l’Università di Roma, nella cui facoltà di lettere iniziò a tenere corsi liberi. Con i suoi studi, il M. contribuì al rinnovamento della storiografia italiana del secondo dopoguerra, fino ad allora limitata alle élites e alle classi dirigenti, aprendo una strada sulla quale si sarebbero incamminati tra gli anni Quaranta e Cinquanta molti giovani storici marxisti. Oltre a partecipare ai congressi di storia del Risorgimento (1958, 1959) e di scienze storiche (1967), il M. svolse la propria attività di studioso anche al di fuori del PCI. Collaborò all’Enciclopedia Italiana (II Appendice) e al Dizionario biografico degli Italiani (voll. V, XV). Partecipò in prima persona fin dagli esordi all’attività della Fondazione (poi Istituto) Gramsci, diretta da A. Donini, entrando nel 1954 nel comitato direttivo come responsabile del settore storico. Anche in questo organismo il M. espresse le proprie convinzioni sul rapporto tra impegno politico e culturale, difendendo l’autonomia della ricerca e delle istituzioni: significativo fu l’episodio che lo vide protagonista nella polemica con A. Colombi, membro della direzione del PCI, autore di una relazione presentata all’Istituto nel dicembre 1954 sulla “”storiografia marxista in Italia””, molto negativa nei confronti dei giovani storici e in particolare del M., che tuttavia ne contestò apertamente il contenuto, poiché “”concepito in funzione di polemica politica”” (“”siamo al livello delle vite dei santi!””: Ricordi e interventi di G. M., pp. 1016 ss.). In questa occasione, P. Togliatti, criticando l’iniziativa, diede ragione alle esigenze degli studiosi e difese l’autonomia delle loro ricerche. L’episodio andò al di là del fatto in sé, coinvolgendo la direzione dell’Istituto Gramsci, che fu affidata ad A. Natta. Il M., sempre responsabile del settore storico e membro della segreteria, aumentò ulteriormente il proprio impegno, parallelamente a quello di condirettore di Società, la cui vita fu caratterizzata da frequenti polemiche. Nel corso del 1956, all’indomani del XX congresso del PCUS (Partito comunista Unione sovietica) e, successivamente, delle rivolte scoppiate in Polonia e in Ungheria, gli intellettuali del PCI furono protagonisti di un vivace dibattito che coinvolse le strutture culturali e molte sezioni del partito e che si fece sempre più critico, fino all’aperto contrasto quando le truppe sovietiche invasero l’Ungheria. Fu nella sede di Società e dell’Istituto Gramsci che venne organizzata la lettera di protesta al Comitato centrale del PCI firmata da 101 intellettuali (29 ott. 1956). Il M. non fu tra i firmatari della lettera, poiché si trovava fuori d’Italia, ma espresse il proprio dissenso in maniera netta particolarmente nel corso di una riunione della commissione culturale (15-16 novembre). Sostenendo che gli avvenimenti polacchi e ungheresi non potevano essere condannati semplicemente come “”controrivoluzione””, definì l’intervento armato sovietico e la dura repressione “”il tragico punto di approdo di una politica sbagliata”” non solo del partito comunista ungherese ma anche dell’Unione sovietica e accusò il PCI – e il suo responsabile culturale, M. Alicata – di “”reticenza”” nel campo della cultura: da questa ora occorreva “”uscire risolutamente””, facendo divenire prevalenti i “”diritti della libertà di ricerca””, poiché la ricerca – come aveva sottolineato in una precedente riunione, richiamandosi ad A. Gramsci – doveva essere un’attività “”disinteressata”” (Ricordi e interventi di G. M., pp. 1026 ss.). Pur rimanendo iscritto al PCI, questa posizione lo portò ai margini delle attività e a non essere inserito né nella nuova serie di Società, né nei rinnovati organismi dell’Istituto Gramsci (anche se continuò a partecipare alle sue iniziative: fu tra i primi, per esempio, in occasione del convegno di Studi gramsciani del 1958, a porre l’esigenza di una nuova edizione dei Quaderni del carcere che ne rispecchiasse l’ordine cronologico di composizione). Quando più avanti cominciò a maturare tra alcuni storici comunisti (E. Ragionieri, G. Procacci, R. Villari, R. Zangheri), insieme con Alicata, il progetto di una nuova rivista di storia, al M. fu chiesto di assumerne la direzione: seppur riluttante, dopo aver avuto garanzie – come scriveva a Cantimori (12 marzo 1958) – “”che la rivista sarebbe stata affidata al gruppo di studiosi che l’avrebbero fatta, e che non vi sarebbero state interferenze di sorta”” (Vittoria, Il Pci, le riviste e l’amicizia(, p. 865), accettò l’incarico. La scelta fu quella di dar vita a una rivista di storia generale, come era indicato fin dal titolo, Studi storici (che riprendeva, come la copertina, su suggerimento del M., la testata diretta da A. Crivellucci, alla quale aveva collaborato suo padre). Il periodico intendeva reagire all'””eccesso di ideologia”” degli anni passati ed essere aperto a diversi contributi, ma, al tempo stesso, aveva un preciso orientamento ideale. Questo veniva richiamato esplicitamente nella sigla Istituto Gramsci editore, con la quale si faceva “”una dichiarazione di non neutralità “”ideologica””, di non accademismo, di non identificazione della scienza storica con la storiografia neutra pura asettica e senza idee””: “”larghezza nell’indirizzo”” e “”intransigenza nella qualità””, dunque, secondo quanto ricordò il M. in occasione dei 25 anni della rivista (in Il movimento reale(, pp. 294 s.). Oltre ai saggi, il M. vi pubblicò numerose recensioni (quella agli Studi di storia di Cantimori, Torino 1959, apparsa sul primo fascicolo fu ritenuta, per il suo impianto metodologico, l’articolo programmatico della rivista), alle quali si era sempre molto dedicato per l’importanza che egli attribuiva agli interventi critici e alla discussione sui temi della storiografia contemporanea. Il M. diresse Studi storici, coadiuvato da un comitato dal 1964, fino alla fine del 1966. Nel 1965 aveva iniziato l’insegnamento universitario a Catania, dapprima di storia del Risorgimento, quindi dal 1968, avendo vinto il concorso di professore ordinario, di storia contemporanea. L’insegnamento e il rapporto con gli allievi saranno da ora al centro della sua esperienza. I suoi studi si erano indirizzati verso la storia dell’Italia liberale e in particolare, sollecitato anche dai dibattiti di quegli anni (R. Romeo e A. Gerschenkron e, precedentemente, i lavori di E. Sereni), sullo sviluppo economico del Paese, che analizzò attraverso le ricerche sulla politica di G. Giolitti, F. Crispi e S. Sonnino nell’ultimo decennio dell’Ottocento: temi che andranno a comporre il volume Crisi economica e lotta politica in Italia. 1892-1896 (Torino 1968; nuova ed. con il titolo Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892-1896, Roma 1993), e che furono di grande importanza per aver individuato nelle conseguenze della crisi bancaria di fine secolo le premesse allo “”sviluppo del capitalismo moderno”” (ed. 1993, p. 184). L’incarico a Catania stimolò l’interesse per la storia siciliana e del Mezzogiorno, mentre la cattedra di storia contemporanea lo spinse ad allargare l’insegnamento oltre la storia nazionale e a organizzare i propri corsi su diversi aspetti della storia europea e del socialismo, essendo convinto – come affermò in un intervento del 1973 – della necessità di superare la tendenza “”a fare della storia contemporanea un periodo separato dai periodi precedenti”” e a “”far centro soltanto sul mondo capitalistico”” (Il movimento reale(, p. 275). Per iniziativa del M. nacque a Catania, nel 1974, l’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea, di cui fu presidente fino al 1977. Fu anche membro del consiglio direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, di cui fu vicepresidente nel 1978-82, e fece parte dei comitati direttivi di Italia contemporanea. Fu inoltre presidente del comitato scientifico della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1976-78). Dopo un anno all’Istituto orientale di Napoli, il M. fu chiamato nel 1978 alla cattedra di storia dei partiti politici della facoltà di lettere dell’Università di Roma “”La Sapienza””, dove si impegnò per l’istituzione, nel 1984, della cattedra di storia contemporanea e per la creazione del dipartimento di studi storici dal Medioevo all’Età contemporanea. Mantenne la sua presenza all’Istituto Gramsci (dal 1961 nel comitato direttivo) e in modo particolare continuò a lavorare per Studi storici, facendo parte dal 1983 del comitato scientifico nell’ambito di un rinnovamento che egli stesso aveva favorito. Dopo lunga malattia, il M. morì a Roma il 27 apr. 2001. Oltre alle opere citate, si ricordano: Il socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica, Bari 1966; Storiografia e socialismo. Saggi e note critiche, Padova 1967; Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi, Roma 1975. Il M. ha curato e tradotto diverse opere, fra cui: F. Buonarroti, Congiura per l’eguaglianza o di Babeuf, Torino 1946 (nuova ed., ibid. 1971); V. Cuoco, Saggio storico sulla rivoluzione a Napoli, I-II, Milano 1951; J. Jaurès, Storia socialista della Rivoluzione francese, I-X, ibid. 1953-54 (nuova ed., I-IV, Roma 1969). In Il movimento reale(, alle pp. 349-371, si trova una bibliografia degli scritti del M., curata da P. Gabrielli. Fonti e Bibl.: A Roma, presso la famiglia, sono conservate le carte del M. e le lettere di D. Cantimori; le lettere del M. sono a Pisa, Scuola normale superiore, Archivio Cantimori. Altri documenti relativi al M. e alla sua attività politico-culturale si trovano a Roma, Fondazione Istituto Gramsci, Archivi, Commissione culturale e Istituto Gramsci. Necr., in data 28 apr. 2001, in La Repubblica (N. Ajello); Corriere della sera (A. Colombo); l’Unità (F. Barbagallo, A. Vittoria); La Sicilia (G. Barone); in data 29 apr. 2001, si v. invece Il Manifesto (G. Santomassimo); e ancora Studi storici, XLII (2001), 1, rispett. pp. 5-7, 9-24 (G. Procacci e A. Vittoria). Il fascicolo monografico di Studi storici (G. M.: storia e politica), XLIV (2003), 3-4, con introd. di F. Barbagallo, contiene: L. Rapone, G. M. critico della storiografia, pp. 593-648; C. Natoli, Il socialismo nella storia d’Italia, pp. 649-744; A. Vittoria, Il PCI, le riviste e l’amicizia. La corrispondenza fra G. M. e D. Cantimori, pp. 745-888; L. Masella, Autonomia della ricerca e direzione politico culturale. G. M. fra “”Società”” e “”Studi storici””, pp. 889-919; G. Mori, Una digressione virtuosa. M. e la storia bancaria di fine Ottocento (un vulcano che esplode e poi si acquieta), pp. 921-926; Ricordi e interventi di G. M., pp. 1007-1047; vedi ancora: N. Ajello, Intellettuali e PCI 1944-1958, Roma-Bari 1979, ad ind.; L. Masella, Passato e presente nel dibattito storiografico. Storici marxisti e mutamenti della società italiana 1955-1970. Antologia critica, Bari 1979, pp. VIII, XVIII, XXXIX, XLV, LVI, 5, 15, 22, 26, 35, 40, 52, 81, 135, 164; Studi storici. Indice 1959-1984, a cura di G. Bruno – A. Vittoria, premessa di F. Barbagallo, prefaz. di G. Manacorda, Roma 1985, passim; F. De Giorgi, La storiografia di tendenza marxista e la storia locale in Italia nel dopoguerra. Cronache, Milano 1989, ad ind.; A. Vittoria, Togliatti e gli intellettuali. Storia dell’Istituto Gramsci negli anni Cinquanta e Sessanta, pref. di F. Barbagallo, Roma 1992, ad ind.; L. Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, Torino 1999, ad ind.; Il “”lavoro culturale””. Franco Ferri direttore della Biblioteca Feltrinelli e dell’Istituto Gramsci, a cura di F. Lussana – A. Vittoria, Roma 2000, ad ind.; E. Ragionieri e la storiografia del dopoguerra, a cura di T. Detti – G. Gozzini, Milano 2001, ad ind.; P. Simoncelli, R. De Felice. La formazione intellettuale, Firenze 2001, ad ind.; L’epistolario di E. Ragionieri. Inventario, a cura di F. Capetta, prefaz. di G. Santomassimo, Firenze 2004, ad ind.; G. Sasso, D. Cantimori. Filosofia e storiografia, Pisa 2005, ad indicem. A. Vittoria”,”STOx-175″
“RAPONE Leonardo”,”Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919).”,”Leonardo Rapone è professore di storia dell’Europa contemporanea all’Università della Tuscia. Studioso dell’antifascismo e delle sinistre europee ha pubblicato altri volumi. I tentativi di un confronto ravvicinato con Marx e la rivoluzione bolscevica “”E’ sullo sfondo di questa condizione di spirito che va posto il singolare articolo ‘La rivoluzione contro “”Il Capitale””‘, scritto all’indomani della presa del potere da parte dei bolscevichi in Russia, (‘Avanti!, 24 dicembre 1917), probabilmente il più conosciuto tra tutti quelli composti da Gramsci dagli anni giovanili fino all’arresto, nel quale la rivoluzione di Lenin, proprio per non aver rispettato la dinamica storica immaginata da Marx, essendo avvenuta in un paese non ancora passato attraverso lo sviluppo capitalistico-borghese, è salutata entusiasticamente come prova di una volontà che non si lascia imbozzolare in un ordinamento prestabilito dalla storia, nemmeno quello del materialismo storico. “”Il ‘Capitale’ di Marx era, in Russia, il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’èra capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale, prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico. I bolscevichi rinnegano Carlo Marx, affermano, e con la testimonianza dell’azione esplicita, delle conquiste realizzate, che i canoni del materialismo storico non sono così ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato””. La tesi ha il gusto di una provocazione intellettuale: non è però frutto di eccitazione dinanzi a un evento imprevisto ed elettrizzante, ma il precipitato, per effetto del reagente rivoluzionario, di pensieri e di dubbi da tempo presenti alla mente. E’ però anche il primo documento di un confronto ravvicinato con Marx e di una riconsiderazione del suo potenziale teorico, sicché, ad onta del titolo e di affermazioni volutamente paradossali che vi s’incontrano, ma che non devono distogliere da uno scavo più a fondo, questo articolo può essere preso come il vero inizio del marxismo di Gramsci: un marxismo che ha il medesimo statuto di quello che egli vede espresso nell’opera dei bolscevichi. Del resto, qualche mese prima, nel primo testo in cui aveva manifestato la sua adesione alle tesi dei “”massimalisti russi””, Gramsci aveva detto di Lenin e dei suoi compagni: “”Sono persuasi che sia possibile in ogni momento realizzare il socialismo. ‘Sono nutriti di pensiero marxista’. Sono rivoluzionari, non evoluzionisti”” (‘I massimalisti russi’, in ‘Il Grido del popolo, 28 luglio 1917, p. 266)”” [Leonardo Rapone, Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo (1914-1919), 2011] (pag 270-271)”,”GRAS-090″
“RAPONE Leonardo”,”Movimenti fascisti e classi sociali nell’analisi di Lev D. Trotskij.”,”””Per inquadrare la posizione politica di Trotsky di fronte a questi processi, bisogna soffermarsi sulla sua ferma convinzione che non vi siano nella crisi delle classi medie elementi che permettano di ritenere inevitabile la loro conquista da parte della reazione”” (pag 271); “”La degenerazione borghese della socialdemocrazia e la degenerazione fascista della piccola borghesia – scrive Trotskij – sono intrecciate come causa ed effetto”” (pag 272); “”Il fascismo si alimenta di un vuoto di egenomia”” (pag 273); “”Ugualmente, anche il tipo di legame che unisce le forze sociali intermedie alla loro espressione politica è descritto da Marx e da Trotskij in forme analoghe. Anche per Marx la frammentazione che caratterizza la collocazione economica dei piccoli contadini li rende “”incapaci di far valere i loro interessi nel loro proprio nome””; “”Per concludere su questo punto, ci sembra che la caratteristica dell’analisi trotskiana sia un concetto del fascismo come intreccio tra due processi: l’uno – la conversione delle classi dominanti all’autoritarismo aperto – determinante per la definizione del quadro generale della fase storica; l’altro – la rivolta delle classi medie – essenziale per definire la configurazione politica specifica assunta da quel potere autoritario”” (pagine 271-280)”,”TROS-257″
“RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorgio RISALITI Renato DE-MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVIC Giuseppe; interventi di Gastone MANACORDA e Giorgio SPINI”,”Rivoluzione e reazione in Europa 1917/1924. Convegno storico internazionale – Perugia 1978. Vol. 1.”,”La storia europea fra il 1917 e il 1924 è un momento chiave della storia non solo degli stati ma del movimento operaio. La guerra e l’ipotesi leninista della sua trasformazione rivoluzionaria; il ‘colpo di mano’ dei bolscevichi e lesue ripercussioni europee; i moti spartachisti; le Repubbliche dei Consigli in Ungheria e Baviera: l’occupazione delle fabbriche in Italia; l’insurrezione del ’21 in Germania. Poi, implacabile e violenta, la reazione fascista in Italia, il governo conservatore di Horthy in Ungheria. Il periodo più denso di avvenimenti rivoluzionari in Europa dopo il 1848. RAPONE Leonardo PETRACCHI Giorglio RISALITI Renato DE MICHELIS Cesare G. VALIANI Leo PITASSIO Armando PIRJEVEC Giuseppe, interventi di MANACORDA Gastone SPINI Giorgio”,”RIRO-115-FL”
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’.”,”TROS-037-FL”
“RAPONE Leonardo”,”Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les different sens de l’expression «nationalbolchevisme» en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), di Louis Dupeux.”,”””Quello di Dupeux appare un grosso lavoro di storia delle idee, un prezioso contributo allo studio delle ideologie politiche tedesche degli anni fra le due guerre, dal quale si possono ricavare elementi utili per inquadrare i fenomeni di sovrapposizione e di intreccio fra le tematiche ideologiche, ricorrenti nei momenti di grande crisi sociale e ideale del nostro secolo”” (pag 575) Il deputato tedesco-nazionale Paul Eltzbacher è il primo profeta del nazionalbolscevismo (pag 575) Persistente legame tra nazionalbolscevichi e ideologia della rivoluzione conservatrice (pag 578) “”Secondo i dottrinari del nazionalpatriottismo, la rivoluzione russa a dispetto del carattere di rottura dell’ideologia alla quale affermava di ispirarsi, aveva come fondamentale contenuto la rivolta contro la civiltà occidentale e il recupero della «Russia di Dostojevskij», cioè dei valori primigeni dell’anima popolare russa. Del pari tratta dai paradigmi della rivoluzione conservatrice è la determinazione dei nazionalbolscevichi di escludere dalle prospettive di un futuro bolscevismo tedesco ogni tensione internazionalista e ogni particolare cura per il conseguimento del benessere materiale della popolazione. La loro volontà di devolvere ogni possibile risorsa alla ricostruzione della potenza nazionale li spinge a concepire un’economia socializzata improntata a una rigorosissima austerità, a una vera e propria «volontà di povertà», così da consentire il mero soddisfacimento dei bisogni di sussistenza. Diversamente dai comunisti, essi guardano all’Urss non come al «paradiso dei lavoratori», ma come al «campo trincerato contro l’Occidente». Questo particolare approccio ideologico al bolscevismo trova un puntuale riscontro, come fa notare Dupeux, nell’atteggiamento dei nazionalbolscevichi nei confronti della Kpd: un atteggiamento caratterizzato sì da una disponibilità unitaria, ma anche dalla cura di puntualizzare la loro distinzione ideale dal comunismo marxista. Nel corso della sua accurata ricostruzione storica del fenomeno nazionalbolscevico, Dupeux, non manca di affrontare i principali noti interpretativi posti dalla questione, confrontandosi con la tesi proposta da Otto-Ernst Schüddekopf, l’unico storico che si sia cimentato prima di lui con questa complessa tematica. Secondo Schüddekopf, che ha eloquentemente intitolato il suo lavoro ‘Linke Leute von rechts’ (Gente di sinistra della destra) (2), i nazionalbolscevichi costituirebbero l’ala sinistra della destra: un’opinione che Dupeux respinge, così come, a maggior ragione, respinge il giudizio che di sé diedero gli stessi nazionalbolscevichi, qualificandosi come «il settore non marxista e non materialista del fronte socialista». La tensione verso una società in cui lo Stato annullerebbe la personalità umana, il rifiuto dell’idea di progresso, dell’umanesimo e dell’internazionalismo, sono elementi che secondo Depeux impediscono di annoverare il nazionalbolscevismo fra le ideologie socialiste; non solo, ma il modo stesso in cui i nazionalbolscevichi si propongono di tradurre nella realtà i principi della rivoluzione conservatrice, il segno che nella loro personalità lascia l’influenza di Ernst Jünger, interprete di una variante brutale e vitalista del dottrinarismo ‘völkisch’, spingono Dupeux a collocare il nazionalbolscevismo fra le filiazioni più totalitarie dell’ideologia della destra”” (pag 578-579)”,”GERG-097″
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’.”,”TROS-008-FV”
“RAPONE Leonardo”,”Trotskij e il fascismo.”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Crisi dello Stato liberale e il bonapartismo in Trotsky (pag 152-)”,”TROS-004-FGB”
“RAPONE Leonardo”,”I fuorusciti antifascisti, la Seconda Guerra Mondiale e la Francia.”,”A partire dal 1937 la prospettiva di un conflitto franco-italiano spinge i fuorusciti antifascisti a cercare collegamenti più stretti con gli immigrati italiani in Francia e a formulare il progetto di un contributo militare dell’emigrazione all’eventuale guerra delle democrazie contro i fascismi. Contrasti insorgono tra i comunisti che, attraverso l’Unione popolare italiana, l’organizzazione di massa degli immigrati da loro promossa, propugnano l’arruolamento nell’esercito francese, e gli altri partiti, fautori di un’autonoma Legione italiana. Nella vicenda s’inseriscono poi ambiguamente i superstiti esponenti dell’interventismo garibaldino nella guerra del ’14. Nell’estate ’39 i partiti paiono prossimi alla costituzione di un’Alleanza antifascista, supporto politico dell’azione militare, ma alla scoppio del conflitto la non belligeranza italiana induce Daladier a frenare l’iniziativa e disorienta il fuoruscitismo, investito da una grave crisi politica.”,”ITAD-002-FGB”
“RAPONE Leonardo”,”La socialdemocrazia europea tra le due guerre. Dall’organizzazione della pace alla resistenza al fascismo (1923-1936).”,”Leonardo Rapone (Roma 1952) svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia moderna dell’Università di Roma. Collabora alla rivista ‘Storia contemporanea’. Autore di studi sul movimento operaio internazionale e sull’antifascismo italiano.”,”MEOx-009-FL”
“RAPONI Nicola”,”Tommaso Gallarati Scotti tra politica e cultura.”,”Tommaso Gallarati Scotti autore della ‘Vita di Antonio Fogazzaro’. I cattolici interventisti, l’interventismo democratico “”Ai primi di maggio del 1915 il Gallarati Scotti era giunto a Roma ospite di Leopoldo Franchetti e con lui e con altri amici dell’Associazione per il Mezzogiorno assistette ansioso a quelle che sembravano allora «radiose giornate» e che, com’egli avrebbe scritto più tardi, «oggi saremo tentati di chiamare tragiche se tragedia significa un intimo conflitto di passioni in cui ciascun attore ha ragione e ciascun ha torto». In quei giorni l’urto fra le due opposte forze, quelle della maggioranza parlamentare fedele a Giolitti (i trecento deputati e senatori che il 9 maggio, al ritorno dell’uomo di Dronero nella capitale, avevano deposto i loro biglietti da visita nella portineria della sua abitazione) e quella che Giustino Fortunato «avrebbe battezzato ‘minoranza lirica’», diventava più acuto e incalzante (5). Certo egli era ben lontano dal consentire spiritualmente alle sopraffazioni di questa «minoranza lirica», a quella «politica dei retori» di cui era artefice ed espressione in quei giorni il D’Annunzio, del quale avrebbe scoperto poi, nelle lunghe conversazioni al Comando supremo, durante la guerra, l’equivoca retorica epico-patriottica e l’egocentrico fanatismo nell’esaltazione della guerra (6); ma non poteva fare a meno di avvertire quel «senso quasi di noia e di sfiducia» verso il Parlamento che aveva invaso molti italiani, quella stanchezza stessa della vita parlamentare che aveva indotto molti «a mormorare contro Montecitorio e a deprimerne i valori» e che avrebbe poi fatto cedere alla tentazione «di trovare nuove soluzioni fuori della tradizione e della prassi delle democrazie» (7). Nel cerchio stesso dei suoi ospiti romani si trovava di fronte ad atteggiamenti contrastanti, fra la fiduciosa attesa e la speranza di alcuni e le gravi perplessità, che si riflettevano nella sua coscienza, di altri”” (pag 114); “”In realtà non è possibile collocare con esattezza l’interventismo del Gallarati Scotti in alcuna delle correnti o dei gruppi che la storiografia recente ha cercato di enucleare e definire con maggior chiarezza; quel che si può sicuramente affermare è che a lui – come pure ad altri suoi amici prevalentemente, ma non esclusivamente lombardi, come Casati, Zanotti Bianco e via dicendo – la partecipazione alla guerra apparve come un imperativo morale, come «un irresistibile richiamo della coscienza patriottica» – non come fine a se stessa – come avvenne per certi retorici esaltatori della guerra «purificatrice» – bensì in una continuità ideale con la tradizione risorgimentale e come compimento del Risorgimento stesso”” (pag 117) [(5) Giustino Fortunato, in ‘Interpretazioni e memorie’, cit., pp. 161-165; (6) T. Gallarati Scotti, ‘Idee e orientamenti politici e religiosi al comando supremo: appunti e ricordi’, in ‘Benedetto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale’, Roma, 1963, pp. 509-515; (7) Dagli appunti dattiloscritti per una conversazione su «La riconquista della libertà in Italia» tenuta dal Gallarati Scotti al Worcester College di Oxford il 19 maggio 1949 per iniziativa dell’«Italian Club»]”,”RELC-384″
“RAPOPORT Vitaly ALEXEEV Yuri, a cura di Vladimir G. TREML e Bruce ADAMS”,”High Treason. Essays on the History of the Red Army, 1918-1938.”,”RAPOPORT V. è un ‘computer engineer’ che ha lavorato nell’ Armata Rossa. Oggi vive a New York City. Yuri ALEXEEV vive in Russia. V. TREML è professore di economia alla Duke University. Bruce ADAMS è Assistente Professore di storia all’ Università di Louisville. Zinoviev e Kamenev, capi locali. “”Nel 1919 l’ onnipotente membro del Politburo Zinoviev era anche capo del comune del nord. Pietrogrado era la sua eparchia (diocesi della Chiesa Orientale, ndr) come Kamenev dominava similmente Mosca. Stalin poteva essere mandato a Pietrogrado come rappresentante del TSK, ma solo Zinoviev poteva dare ordini o manifestare il potere.”” (pag 142) Scontro Stalin-Tukhachevsky. “”Naturalmente Tukhachevsky non bruciava d’ amore per Stalin. Pure lui era un grande stratega e tattico. Tukhachevsky eseguiva un profondo movimento di accerchiamento e colpiva il Grande Leader in un settore indifeso. Era anche possibile che stesse seguendo l’ aforisma popolare: “”La disciplina militare è l’ abilità nel mostrare al capo che tu sei più stupido di lui””. Non solo Stalin credeva questo.”” (pag 212)”,”RUST-110″
“RAPPAPORT Helen”,”Conspirator. Lenin in exile.”,”RAPPAPORT Helen è una storica specialista sulla Russia in età vittoriana e durante la rivoluzione. Ha scritto pure ‘Ekaterinburg: the Last Days of the Romanovs’ e ‘No Place for Ladies: The Untold Story of Women in the Crimean War’. Vive ad Oxford. “”As the delegates prepared to leave, a specially selected ‘conspiratorial commission’ was given responsibility for seeing them on their way back covertly to Russia via Finland. Lenin stayed on in London for a few days, working at his lodgings with the congress’s one and only stenographer, ensuring that an accurate written record of the sessions – and particularly of his own numerous speeches – was produced. He also found time to do some reading at the British Library, in between attending a second congress held by the Latvian Social Democrat contingent in the East End. Then he headed back to Nadya in Finland and the safe house at Kuokkala. Much to her amusement, he arrived sporting a large white straw hat, having clipped his moustache and shaved off his beard in order to evade identification and arrest (57). During his time in London, the British press had paid no particular attention to Lenin, all reports of the congress emphasising the presence of Gorky, as well as that of Plekhanov, Trotsky and Kropotkin. Gorky was the person whom the Western press had wanted to know more about, viewing him as the hero of the Russian working classes and ‘the prophet of revolution’. ‘What Gorki [sic] thinks to-day Russia will do tomorrow’, declared the ‘Daily Mirror’, adding, ‘History is now being made in London’ (58). That much indeed was true, only back in Russia they saw things somewhat differently. Lenin may have successfully maintained a low profile in Britain, but in Russia, where his police file stretched back to the 1880s, he was now public enemy no. I. A warrant had been issued for the arrest of ‘Vladimir Ulyanov, alias Lenin’, a ‘writer on economic subjects’, now regarded as ‘the most dangerous and most capable of all the Revolutionary leaders”” (59). And also the most elusive; for while the story was being syndicated across the world’s newspapers Lenin once more disappeared from sight. The Russia Secret Police were now searching for him all over southern Finland”” (pag 156) [Helen Rappaport, Conspirator. Lenin in exile, 2009] [(57) Krupskaia (Krupskaya), Memories, p. 143; (58) ‘Maxim Gorki at Secret Duma’, Daily Mirror, 15 May 1907; (59) ‘New York Times, 21 May 1907] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-196″
“RAPPOPORT Charles”,”La crise socialiste et sa solution.”,”Riformismo o socialismo, collaborazione di classe e la guerra, partecipazione durante la guerra, concezione socialista della difesa nazionale, difesa nazionale e reazione europea, dovere internazionale, l’ombra tragica di Pierre SCHLEMIHL, crisi socialista e sua soluzione. “”Les classes dominantes eurent un but déterminé en faisant ‘participer’ les socialistes: elle les désarmèrent. Elles les chargèrent de toutes les responsabilités sans leur accorder un pouvoir correspondant. Sembat dut céder la direction des chemins de fer è un technicien militaire. Cela n’empêche que quand Paris eut froid, c’est Sembat qui en mourut – ministériellement. Jules Guesde, militant socialiste remarquable mais sans aucune préparation gouvernamentale – c’est à son honneur! – est passé au ministère, ainsi qu’il l’a dit lui-même, “”comme dans un tunnel””, sans rien y voir. La responsabilité fut écrasante, les avantages minimes. On a laissé en liberté quelques militants en vue, mais toute la classe ouvrière, toute la République, furent ‘enchainèes’, y compris le président du Conseil actuel. Le 4 août 1914, le jour du triomphe de l’Union Sacrée la plus absolue fut celui de la proclamation de l’état de siège pour toute la France. Le peuple vote sa confiance ‘unanime au pouvoir'”” (pag 13) LEGGERE IN: Charles Rappoport, La crise socialiste et sa solution, Les problèmes du socialisme, 1. Octobre 1918] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAP-022″
“RAPPOPORT Charles”,”La philosophie de l’histoire. Comme science de l’evolution.”,”Dello stesso autore: -Jean Jaures, l’homme, le penseur, le socialiste. M. RIVIERE. 1925 pag 400 8° FF 14″,”STOx-020″
“RAPTIS Michel HANSEN Joseph SEDOVA Natalia VAN HEIJENOORT Jean, a cura di Paolo CASCIOLA”,”L’ assassinio di Trotsky.”,”””Dopo di che parlava, e la massa di informazioni che gli era stata fornita veniva organizzata. Ben presto si potevano distinguere i movimenti delle diverse classi e dei vari strati esistenti all’ interno di tali classi; poi, in collegamento con questi movimenti, veniva svelato il ruolo dei partiti, dei gruppi e delle organizzazioni; e poi ancora il posto e l’ attività delle varie figure politiche venivano inserite entro tale quadro tenendo conto persino della loro professione e delle loro caratteristiche personali. Il naturalista francese Cuvier era solito vantarsi della propria capacità di ricostruire un animale intero partendo da un solo osso. Grazie alla sua vasta conoscenza delle realtà sociali e politiche, Trotsky poteva dedicarsi ad un lavoro analogo. Il suo interlocutore restava sempre sbalordito nel constatare quanto egli fosse stato in grado di penetrare la realtà di un determinato problema, e lasciava lo studio di Trotsky avendo una migliore conoscenza del proprio paese””. (pag 49)”,”TROS-115″
“RAPTIS Michel”,”Quel socialisme au chili? Etatisme ou autogestion. Dossier de la participation des travailleurs au processus révolutionnaire du pays.”,”RAPTIS Michel (PABLO) “”La révolution, c’est-à-dire la conclusion victorieuse d’un processus révolutionnaire commencé exige la mobilisation et l’organisation des masses afin d’assurer la plus large participation consciente de celles-ci, à toutes les mesures qui réalisent le contenu de la révolution. Assurer cette partecipation réelle des masses doit être le but de tout gouvernement, parti ou syndicat se réclamant du socialisme”” (pag 200)”,”AMLx-098″
“RASCHKE Joachim, a cura di Antonio BALDASSARRE”,”I partiti dell’Europa Occidentale. Dizionario tematico.”,”I paragrafi ‘Il quadro attuale’ in appendice a ciascun paese sono di Antonio Baldassarre”,”EURx-272″
“RASHID Ahmed”,”Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale.”,”RASHID, pakistano, collabora a ‘Feer’ e altri periodici. Ha seguito il conflitto in Afghanistan ancor prima dell’ invasione sovietica del 1979. E’ stato per lungo tempo l’ unico giornalista accreditato. “”Gli Usa non possono assicurarsi una posizione strategica in Asia centrale senza l’ Uzbekistan, lo stato più grande e potente, l’ unico in grado di opporsi alla Russia. I due paesi iniziano a lanciarsi cauti segnali di avvicinamento. Karimov assume una posizione favorevole ai piani della Nato per la costituzione di un battaglione Nato centroasiatico, una mossa cui la Russia si oppone con vigore. “”Non accettiamo la Nato nel nostro giardino di casa. Gli Usa devono riconoscere che l’ Asia centrale rimarrà nella sfera d’ influenza della Russia”” mi ha detto ad Ashkhabad nel 1997 un diplomatico russo arrabbiato. Le compagnie americane cominciano a interessarsi ai giacimenti minerari dell’ Uzbekistan e il commercio tra Uzbekistan e Usa fiorisce improvvisamente, crescendo di otto volte tra il 1995 e il 1997. Karimov fa il suo primo viaggio a Washington nel giugno 1996. “”Entro la fine del 1995, l’ Occidente, e in particolare gli Usa, avevano chiaramente scelto l’ Uzbekistan come unico possibile contrappeso tanto al rinnovato egemonismo russo quanto all’ influenza iraniana”” ha scritto Shireen Hunter.”” (pag 199)”,”ASIx-073″
“RASHID Ahmed”,”Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale.”,”Ahmed Rashid, pachistano, collabora a Far Eastern Economic Review, Daily Telegraph. Le Monde diplomatique, Cnn e Bbc sui temi relativi all’Asia Centrale. Segue il conflitto in Afghanistan da prima ancora dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato. Nel corso di questi anni ha avuto modo di intervistare tutti gli attori più importanti nell’area del conflitto afghano. Traduzione di Bruno Amato, Giovanna Bettini, Stefano Viviani, prefazione e ringraziamenti, cartine, introduzione: I santi guerrieri dell’Afghanistan, note, Appendice 1) Esempio di decreto talebano sulle donne e su altre questioni culturali dopo la presa di Kabul nel 1996, Appendice 2) Il nuovo Grande Gioco, bibliografia, cronologia, Glossario, Serie Bianca/Feltrinelli.”,”ASIx-005-FL”
“RASHID Ahmed”,”Nel cuore dell’Islam. Geopolitica e movimenti estremisti in Asia Centrale.”,”Ahmed Rashid, pachistano, collabora a Far Eastern Economic Review, Daily Telegraph. Le Monde diplomatique, Cnn e Bbc sui temi relativi all’Asia Centrale. Segue il conflitto in Afghanistan da prima ancora dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato. Nel corso di questi anni ha avuto modo di intervistare tutti gli attori più importanti nell’area del conflitto afgano.”,”ASIx-006-FL”
“RASKOLNIKOV Fyodor Fyodorovich Ilyin”,”Kronstadt and Petrograd in 1917.”,”Fyodor Fyodorovich Ilyin (known to history as ‘Raskolnikov’) was born in 1892 at Bolshaya Okhta, near St Petersburg. He was the illegitimate son of an Orthodox priest. In 1909 he enterend the Economics Department of the Petersburg Polytechnical Institute. It was at the Polytechnical Institute (where Struve was one of his teachers) that Raskolnikov read Plekhanov’s writings, and went on to discover those of Marx and Engels. At the end of 1910 he joined the RSDLP and began to work on the legal Bolshevik paper Zvezda under the guidance of K.S. Yeremeyev, while he was still a student. (V.M. Molotov was one of his comrades in the Bolshevik students’ group at the Polytechnical Institute.) When Pravda began, in 1912, Raskolnikov – Ilyin’s ‘party name’ – was one of its original team, working as editorial secretary. After only one month, though, he was arrested and sentenced to three years’ exile in Archangel province. In January 1918 it was to Raskolnikov that Lenin assigned the task of reading to the Constituent Assembly the announcement that the Bolshevik fraction was withdrawing therefrom. In December 1918 he set off on a destroyer of the Baltic Fleet, on a reconnaissance mission from Kronstadt to Reval (Tallinn). Raskolnikov died in Nice on September 23, 1939.”,”RIRx-070-FL”
“RASKOLNIKOV F.F.”,”Tales of Sub-Liutenant Ilyin.”,”F.F. Raskolnikov, 1892-1939 (biographical note), Translator’s note, Open Letter to Stalin, Glossary of Names, Index, Map, foto, Fyodor Fyodorovich Ilyin (known to history as ‘Raskolnikov’) was born in 1892 at Bolshaya Okhta, near St Petersburg. He was the illegitimate son of an Orthodox priest. In 1909 he enterend the Economics Department of the Petersburg Polytechnical Institute. It was at the Polytechnical Institute (where Struve was one of his teachers) that Raskolnikov read Plekhanov’s writings, and went on to discover those of Marx and Engels. At the end of 1910 he joined the RSDLP and began to work on the legal Bolshevik paper Zvezda under the guidance of K.S. Yeremeyev, while he was still a student. (V.M. Molotov was one of his comrades in the Bolshevik students’ group at the Polytechnical Institute.) When Pravda began, in 1912, Raskolnikov – Ilyin’s ‘party name’ – was one of its original team, working as editorial secretary. After only one month, though, he was arrested and sentenced to three years’ exile in Archangel province. In January 1918 it was to Raskolnikov that Lenin assigned the task of reading to the Constituent Assembly the announcement that the Bolshevik fraction was withdrawing therefrom. In December 1918 he set off on a destroyer of the Baltic Fleet, on a reconnaissance mission from Kronstadt to Reval (Tallinn). Raskolnikov died in Nice on September 23, 1939.”,”RIRB-030-FL”
“RASO Agostino”,”Rivolta fascista o di popolo? I partiti politici di fronte alla rivolta di Reggio e la strage di Gioia Tauro.”,”Il libro segue il dibattito sviluppatosi sulla rivolta di Reggio Calabria tra la base reggina e i vertici della Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa all’interno del governo di centrosinistra, e del Partito Comunista Italiano, partito d’opposizione. Dalla coincidenza tra la richiesta del capoluogo e la tutela degli interessi della città e dalla tensione che scaturisce tra il senso di appartenenza territoriale, ossia “”la regginità””, e l’adesione all’ideologia dei partiti emergono le ragioni del malessere e del dissenso che si levano dalla base reggina sia della DC che del PCI durante la rivolta. Tutto ciò sullo sfondo delle controverse vicende cittadine, che influiscono molto sui giudizi finali che le varie sezioni locali dei due partiti danno sulla rivolta e sui rispettivi gruppi dirigenziali al termine delle vicissitudini. La sottovalutazione del Pci, o la “”via democratica al comunismo””, spiana la strada ad un crogiuolo di eversione nera, neofascismo, ‘ndrangheta e massoneria deviata che s’intrecciano con lo stragismo golpista di Junio Valerio Borghese. Dal territorio delle due sponde che si affacciano sullo Stretto è partita l’idea, e si è portata avanti, di un progetto di “”rivoluzione nera”” e di conquista golpista del Paese. Una mistura massomafiosa e stragista che è al centro di due dei misteri più tragici del Paese: la strage di Gioia Tauro e l’incidente stradale in cui persero la vita i cinque anarchici della Baracca. Agostino Raso ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Storiche. Medioevo, Età Moderna, Età Contemporanea presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza e il Master di II livello ‘Esperto in comunicazione storica: televisione e multimedialità presso l’Università degli studi di Roma Tre. E’ socio dell’Istituto ‘Ugo Arcuri’ per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea in provincia di Reggio Calabria.”,”ITAP-259″
“RASOLO Giuseppe”,”Le grandi battaglie della seconda guerra mondiale. Dal fronte italiano alla Russia, da Pearl Harbor allo sbarco in Normandia, tutti gli scontri decisivi dell’ultimo conflitto.”,”Guderian: capacità di guidare le truppe corazzate e una certa propensione per le telecomunicazioni ‘Heinz Wilhelm Guderian (Kulm 1888 – Schwangau 1954). E’ considerato uno fra i più abili e riconosciuti strateghi e generali della seconda guerra mondiale, soprattutto per la sua capacità di guidare le truppe corazzate, essendo un vero e proprio pioniere dell’attacco coi carri e uno degli artefici del ‘Blitzkrieg’. (…) Nominato tenente nel 1908, fa vita tranquilla nel distretto di Hannover fino allo scoppio della guerra, che lo vede impegnato per quattro anni, durante i quali si distingue per abilità di comando in tutte le campagne condotte dalle truppe tedesche sul fronte occidentale. Trasferito nel 1919 a est, prima in Slesia e poi negli Stati baltici, si mette in luce per il carattere fiero, ai limiti dell’insubordinazione. Diversi gli incarichi fino al 1922: sono anni in cui matura una certa propensione per le telecomunicazioni, che gli tornerà utile nello sviluppo futuro dei suoi reparti. Da quella data comincia ad interessarsi dell’opportunità di creare forze meccanizzate nell’esercito tedesco e l’incarico operativo di rilievo che gli viene affidato nel 1934 è proprio quello del comando delle truppe motorizzate. Nel 1935 guida una divisione panzer a Würzburg e nel 1938 è a capo del 26° corpo d’armata che porta a termine l’Anschluss. Trova anche il tempo di scrivere un trattato sulle tattiche di guerra sostenendo che in futuro non potranno prescindere dall’attacco dei carri armati. Inoltre rifiuta per ben tre volte l’incarico di capo e ispettore delle truppe motorizzate e di cavalleria, poiché intuisce che il comando è ancora basato su una concezione ottocentesca. Un rifiuto che lo porta direttamente a contatto con il Führer, affascinato dal trattato del generale prussiano, che di fatto gli concede l’opportunità di costituire il nucleo delle forze corazzate secondo i nuovi principi. Guderian è presente in tutte le operazioni di successo del Blitzkrieg in Polonia e in Francia: sua è l’intuizione di sbaragliare le truppe francesi sulla Mosa. L”Operazione Barbarossa’ lo vede a capo della Panzergruppe 2 (5 divisioni corazzate, 3 motorizzate e una di cavalleria, con oltre mille carri armati in dotazione). E sempre sue sono le vittorie più importanti in Russia (Smolensk e Kiev); riveste un ruolo attivo anche nella battaglia per la conquista di Mosca, ma la sua opposizione al Führer gli costa il posto: viene destituito il 26 dicembre 1941. Tenuto a riposo fino alla primavera del 1943, torna con il grado di ispettore delle truppe corazzate e, con la collaborazione del ministro Albert Speer, si dedica alla produzione e alla loro riorganizzazione. Entra nuovamente in contrasto con Hitler a causa dell”Operazione Cittadella, da lui reputata un inutile dispendio di risorse. Dopo il fallito attentato al Führer, diventa capo di Stato Maggiore generale dell’Oberkommando. La sua preoccupazione principale è il fronte orientale e quindi non vede di buon occhio l’offensiva nelle Ardenne. Poi l’ennesimo litigio con Hitler, dopo altre innumerevoli dispute sulla conduzione della guerra, porta alla sua definitiva destituzione il 28 marzo 1945. Consegnatosi agli alleati in Tirolo, resta detenuto per tre anni. Rilasciato nel 1948, muore nel 1954″” (pag 142-143-144)]”,”QMIS-223″
“RASSINIER Paul”,”Il dramma degli ebrei europei.”,”””Les amis de Rassinier: Henry Coston On peut sans hésiter qualifier Henry Coston d’antisémite professionnel et ultra-virulent. Pendant plus de 70 ans, jusqu’à sa mort en juillet 2001, il n’a cessé sa propagande de haine. Repreneur, en 1930, avec un autre antisémite hystérique, Jacques Ploncard, du journal de Drumont, La Libre Parole, le Coston d’avant-guerre se faisait remarquer par la distribution de tracts reproduisant au verso un billet de 100 frs et au recto un texte antisémite1. En 1930 il avait créé les « jeunesses anti-juives » dont le programme comportait l’exclusion des Juifs de la communauté française et la spoliation de leurs biens2. Il allait créer également en 1933 un parti politique, « explicitement national-socialiste »3. L’objectif de l’organisation de Coston, le Francisme, mentionne explicitement « la sauvegarde de la race française »3. En 1936, il est candidat à la députation à Oran. Il se présente sous l’étiquette « candidat antisémite »4. A partir de 1934, il fut en relation avec le centre allemand de propagande anti-juive d’Erfurt, la fameuse Weltdienst. En fait Coston était probablement vendu à la Weldienst, l’organisme nazi de propagande antisémite, à visée internationale. Il était perçu à l’époque par les services allemands comme un « authentique idéaliste national-socialiste ». Le colonel Fleichauer, directeur de la Weldienst, écrivait en février à l’idéologue nazi Alfred Rosenberg: « Les royalistes peuvent être éventuellement antijuifs, mais, pour le moment, ils sont réactionnaires et chauvins. Il ne faut pas s’y fier. Les catholiques aussi. Seuls les gens de Coston se sont mis au-dessus de tout cela et pourraient devenir des alliés précieux pour réaliser ce que le Führer propose comme but.5 » Et de fait, La Weldienst verserait de l’argent à Coston pour sa propre propagande antisémite. En 1934 il avait été reçu par le gauleiter de Franconie, l’antisémite fanatique Julius Streicher6. Il édita, entre autres, le trop célèbre faux antisémite tsariste, les Protocoles des sages de Sion7. Le Bulletin d’information anti-maçonnique qu’il publie affirme: « Pour Henry Coston, anti-sémite [sic] et anti-maçon de la première heure, la lutte anti-maçonnique et anti-juive n’est pas un vain mot »8. En 1973, Coston déclarait, à propos de Louis Darquier (auto-proclamé “”de Pellepoix””), qui avait été, pendant la guerre, le deuxième directeur du Commissariat général aux questions juives, le plus virulent et pro-allemand: « Darquier de Pellepoix! Je lui ai appris tout ce qu’il sait. Quand il est venu nous voir après les émeutes de 1934, il n’y connaissait rien à l’antisémitisme. C’est moi qui lui ai fourni les livres et les pamphlets nécessaires9 » L’influence de Coston en l’occurence semble avoir été efficace. Lors de la même interview, Coston déclarait encore: « il [Darquier] exigeait dès 1937 qu’ils [Les Juifs, principalement étrangers et les plus démunis] soient ou expulsés ou exécutés […] Et il fit les deux.10 » Pendant la guerre, Coston fut vice-président de l’association des journalistes anti-juifs11. Il multiplie alors les ouvrages anti-maçonniques et antisémites, relevant de diverses théories du complot — ce serait sa spécialité après-guerre12. Il participait à nombres de publications, comme Au pilori, qui faisait de la haine antisémite leur fond de commerce. Certaines de ces feuilles étaient contrôlées par les nazis. En 1944, Coston était la cheville ouvrière d’une brochure antisémite intitulée Je vous hais, « la publication la plus violemment antisémite de la période de l’occupation »13. Dans cette brochure, Coston faisait l’apologie des camps de concentration14. En août 1944, Coston fuit en Allemagne. Il est arrêté en Autriche en 1946, jugé en 1947, condamné aux travaux forcés à perpétuité, élargi au début des années 1950, gracié en 195215. Après guerre, Coston a repris la même propagande, édulcorée dans la forme, mais identique sur le fond. Il a écrit dans Jeune Nation, Défense de l’Occident (la revue de Bardèche), Carrefour, Europe Action, etc. L’infatigable Coston a été plus récemment chroniqueur à Présent puis à National-Hebdo. En 1954, Rassinier sollicite l’alter-ego de Henry Coston, son épouse Gilberte Coston, pour qu’elle lui commande, via son entreprise de diffusion, le « Club national des lecteurs », des exemplaires de son Mensonge d’Ulysse. L’affaire se fait et on retrouve Rassinier lors d’une réception pour le premier anniversaire du « Club », en compagnie de Henry Coston, Pierre-Antoine Cousteau, Jacques Benoist-Méchin, René Binet, Lucien Rebatet16, la fine fleur du racisme et de l’antisémitisme collaborationniste! Coston et Rassinier allaient nouer de solides liens. Dès 1955, Coston rééditait le Mensonge d’Ulysse. En 1961, il publierait la cinquième édition ainsi que Ulysse trahi par les siens. Coston publia également des articles de Rassinier dans sa revue Lectures françaises, organe paranoïaque qui prétendait répertorier « tous les faits tendant à prouver que la puissance économique et financière est aux mains des Juifs […] que les les États sont peu ou prou, soumis à la volonté d’un lobby pro-sionniste […] »17. Rassinier participa, sous le pseudonyme de J.-P. Bermont, au livre de Coston parue en 1960, Partis Journaux et hommes politiques d’hier et d’aujourd’hui18. Quand Rassinier se piqua d’interprétation économique, il ne fit que piller allègrement, en les reformulant des pamphlets antisémites de Coston19, notamment, Les financiers qui mènent le Monde, publié en 1955. Pour Florent Brayard, c’est à partir de sa rencontre avec Coston que Rassinier « se mit à croire à la réalité d’un complot juif mondial contre la paix »20. Bibliographie Pierre Assouline, « Henri Coston, itinéraire d’un antisémite », L’Histoire, octobre 1991, p. 57. Michaël Lenoire, « Notice biographique de Coston », dans L’Antisémitisme de Plume, 1940-1944 études et documents, sous la direction de Pierre-André Taguieff, Berg International, 1999, p. 370-383 Notes. 1. Paul J. Kingston, Anti-semitism in France during the 1930s, Organisations, Personalities and Propaganda, University of Hull Press, 1983, p. 44 2. Michaël Lenoire, « Notice biographique de Coston », dans L’Antisémitisme de Plume, 1940-1944 études et documents, sous la direction de Pierre-André Taguieff, Berg International, 1999, p. 372 3. Florent Brayard, Comment l’idée vint à M. Rassinier. Naissance du révisionnisme, Fayard, 1996, p. 241 4. Cité par Richard Millman, La question juive entre les deux guerres. Ligues de droite et antisémitisme en France, Armand Colin, 1992, p. 195. 4. Ibid. 5. Ibid. 6. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 373 7. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 375 8. Jean-Yves Camus et René Monzat, Les droites nationales et radicales en France, Presses universitaires de Lyon, 1992, p. 78 9. Frederick Busi, « In the Lair of the Fascist Beast », Midstream, vol. XIX, n°2, février, 1973, p. 22 10. Ibid. 11. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 375 12. Quelques titres: Le Cartel Maçonnique contre la France, La Franc-Maçonnerie, voilà l’ennemi, Algerusalem, Les Juifs contre la France, Les Juifs et leurs crimes, etc. Voir liste dans Florent Brayard, op. cit., p. 242 13. Michaël Lenoire, « Coston… », op. cit., p. 379 14. Florent Brayard, op. cit., p. 242 15. Florent Brayard, op. cit., p. 243 16. Florent Brayard, op. cit., p. 239 17. Camus, Monzat, p. 467 18. Florent Brayard, op. cit., p. 275 19. Nadine Fresco, Fabrication d’un antisémite, Seuil, 1999, p. 551 et suiv. 20. Florent Brayard, op. cit., p. 394 “”. Fonte Gilles Karmasyn 1999 2002″,”GERN-089″
“RASSINIER Paul”,”Les responsables de la seconde guerre mondiale.”,”Paul Rassinier (Bermont, 18 marzo 1906 – Asnières-sur-Seine, 28 luglio 1967) è stato uno scrittore, politico socialista francese. Anti-nazista combattente della resistenza, fu prigioniero nei campi di concentramento di Buchenwald e Mittelbau-Dora. Giornalista ed editore, ha scritto centinaia di articoli su argomenti politici ed economici, ma è ricordato soprattutto per quelli relativi all’ Olocausto, per i quali dai negazionisti stessi è considerato il “”padre del revisionismo”” (i negazionisti chiamano essi stessi revisionisti, in una sorta di tentativo di mimetismo con la corrente storiografica revisionista). (fonte Wikip) Rassinier nacque a Bermont, presso Montbéliard. Insegnò storia e geografia nella scuola media di Faubourg de Montbéliard. Nel 1922, a soli 16 anni, aderì al Partito Comunista, ma, a causa delle sue idee eccessivamente rivoluzionarie, ne venne escluso dieci anni dopo. Decise dunque, con alcuni militanti operai, di dar vita alla Fédération Communiste Indépendante de l’Est con l’intento di riunificare il movimento rivoluzionario sia sul piano politico che sul piano sindacale. Una volta constata tuttavia la velleità del proposito, decise nel 1934 di difendere le proprie posizioni all’interno del Partito Socialista (SFIO). Rassinier rifersice che a seguito dell’invasione tedesca, divenne un resistente della prima ora e fu co-fondatore del movimento Libération-Nord. Nadine Fresco sostiene però che in nessuna opera dedicata al movimento Libération Nord comparirebbe il nome di Rassinier, nome che non sarebbe riportato peraltro neanche nella lista di componenti del primo comitato direttivo del movimento; pertanto secondo la storica francese l’unica e sola “”fonte”” di questo presunto legame tra il revisionista francese e questo movimento resistenziale sarebbe Rassinier stesso [1][2] Fu arrestato dalla Gestapo nell’ottobre del 1943 e torturato per undici giorni, riportando lesioni gravissime (mani schiacciate, mascella fratturata, un rene a pezzi), tanto che alla fine del conflitto fu dichiarato invalido al 105%.[3] È deportato in un primo tempo nel campo di Buchenwald e, successivamente, in quello di Dora. Al termine della guerra è sempre Rassinier a riferire di essere stato insignito della “”medaglia d’argento della Riconoscenza francese”” e della “”Rosetta della Resistenza””, massime decorazioni per coloro che avevano partecipato alla Resistenza[senza fonte], le quali si rifiutava però di esibire[4], onoreficenze che invece secondo la storica francese Nadine Fresco Rassinier non avrebbe mai ricevuto.[5][6] Riprese quindi il suo posto tra le file del SFIO di Belfort, lamentandosi tuttavia di non aver mai incontrato nella Resistenza coloro che allora parlavano a suo nome. Eletto deputato socialista alla seconda costituente, si ritirò presto disilluso dalla vita politica per dedicarsi alle sue ricerche storiche. La pubblicazione della sua opera Le Mensonge d’Ulysse (La menzogna di Ulisse), nella quale metteva in dubbio la veridicità dell’Olocausto, gli valse l’espulsione dal Partito Socialista. Gli furono inoltre rimproverati i contatti amichevoli e di lavoro che intratteneva con alcune personalità della destra radicale francese, tra cui l’ex collaborazionista Maurice Bardèche. Morì il 18 luglio del 1967. Attività storica [modifica] Rassinier descrisse, nelle sue prime opere, le terribili condizioni a cui erano sottoposti i detenuti nei campi di concentramento tedeschi, in cui vi era un alto tasso di mortalità a causa del maltrattamento, della penuria di cibo, della mancanza di medicinali e di numerose malattie endemiche. Riteneva tuttavia che i racconti degli altri detenuti contenessero delle eccessive, nonché popolari, esagerazioni. Cercò quindi di ridimensionare tali racconti, e successivamente di sottoporre a critica il celebre libro di Raul Hilberg Destruction of the European Jews (La distruzione degli Ebrei d’Europa): fu il primo di una lunga serie di attacchi che il movimento negazionista dell’Olocausto dedicò a quest’opera. Rassinier si scagliò soprattutto contro le testimonianze sulle camere a gas omicide, che reputava incomplete, inesatte e, talvolta, falsificate, aggiungendo inoltre che le autorità naziste non avrebbero mai disposto l’ordine per uno sterminio fisico degli ebrei.[7] Va però precisato che nella sua esperienza da internato, Rassinier non ebbe alcun contatto con i campi di sterminio nei quali, secondo la storiografia ufficiale, funzionarono le camere a gas. Rassinier fu anche il primo sostenitore del negazionismo dell’Olocausto a stilare un’analisi, seppur approssimativa, sulla cifra degli ebrei morti nei campi di concentramento, ossia 1.600.000 circa. Egli si occupò in seguito più approfonditamente della tematica delle camere a gas, giungendo alla seguente conclusione: «L’ esistenza [delle camere a gas] non può essere considerata come indiscutibilmente stabilita».[8] Nel 1960 lo storico revisionista della prima guerra mondiale Harry Elmer Barnes notò le opere del francese, ritrovando analogie con le esagerazioni propagandistiche di guerra dei due conflitti mondiali. Barnes si fece quindi carico della traduzione inglese di alcuni libri di Rassinier, incontrando tuttavia il rifiuto per la pubblicazione da parte di numerose case editrici statunitensi. La sua tenacia fu però premiata nel 1978, allorché la Noontide Press, casa editrice californiana di estrema destra,[9] curò l’edizione americana delle quattro opere maggiori di Rassinier: Passage de la Ligne, Le Mensonge d’Ulysse, Ulysse trahi par les siens e Le Drame des Juifs européens. Note [modifica] ^ Nadine Fresco, op. cit., p. 401, 1999. ^ Gilles Karmasyn. 1er mensonge: fondateur de Libération Nord. in Rassinier et sa résistance, Les impostures de Rassinier. Pratique de l’histoire et dévoiements négationnistes (PHDN), 25-11-1999. URL consultato il 27-10-2009. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 196, 1961. ^ Cesare Saletta. Prefazione a La menzogna di Ulisse. settembre 1995. URL consultato il 27-10-2009. ^ Nadine Fresco, op. cit., p. 760, 1999. ^ Gilles Karmasyn. 4ème mensonge: Rassinier « titulaire de la médaille de vermeil de la Reconnaissance française et de la Rosette de la résistance ». in Rassinier et sa résistance, Les impostures de Rassinier. Pratique de l’histoire et dévoiements négationnistes (PHDN), 25-11-1999. URL consultato il 27-10-2009. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 60, 1964. ^ Paul Rassinier, op. cit., p. 72, 1962. ^ La Noontide Press è una casa editrice dell’estrema destra americana. Nel catalogo online sono presenti opere di ispirazione razzista, negazionista e filonazista. Noontide Press. URL consultato il 27-10-2009. Bibliografia [modifica] Paul Rassinier, Passage de la Ligne, (in francese) , 1948. [Opera revisionista] Paul Rassinier, Le Mensonge d’Ulysse , (in francese) , 1950. URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, Le Discours de la dernière chance, (in francese) , 1953. Paul Rassinier, Candasse ou le huitième péché capital, (in francese) , 1955. Paul Rassinier, Le Parlement aux mains des banques , (in francese) , 1955. URL consultato il 27-10-2009. Paul Rassinier, Ulysse trahi par les siens, (in francese) Documents et témoignages, 1961. 125 [Op. rev.] Rassinier, Paul (novembre 1961). L’Equivoque révolutionnaire . Défense de l’Homme 156 (in francese). URL consultato il 27-10-2009. Paul Rassinier, Le véritable procès Eichmann ou les vainqueurs incorrigibles , (in francese) Parigi, la Vieille taupe [1962], 1983. 249 ISBN 2903279055 URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, Le drame des juifs européens , (in francese) Parigi, Les Sept Couleurs, 1964. 221 LCCN 67043977 URL consultato il 27-10-2009. [Op. rev.] Paul Rassinier, L’«Opération Vicaire». Le role de Pie XII devant l’histoire, (in francese) , 1965. 274 [Op. rev.] Paul Rassinier, Les Responsables de la Seconde guerre mondiale, (in francese) Nouvelles Editions Latines, 1967. 288 ISBN 9782723304344 [Op. rev.] Nadine Fresco, Fabrication d’un antisémite, (in francese) Seuil, 1999. 792 ISBN 978-2020215329″,”RAIx-253″
“RATHENAU Walther”,”L’economia nuova.”,”””L’utopia di un “”socialismo del capitale”””””,”ECOT-154″
“RATHENAU Walther, a cura di Roberto RACINARO”,”Lo Stato nuovo (1919) e altri saggi.”,”Roberto Racinaro (1948-2018) è stato filosofo, politico, consigliere regionale sotto la presidenza di Antonio Bassolino, preside della Facoltà di Filosofia…”,”GERG-002-FC”
“RATNER Harry”,”Reluctant Revolutionary. Memoirs of a Trotskyist, 1936-1960.”,”This is an autobiographical account of a Trotskyst militant during the years of 1936 to 1960. Reluctant Revolutionary provides a superbly readable and vivid account of Harry Ratner’s experience in the Trotskyist movement, from when he joined the Militant Group until his departure from the Socialist Labour League. Introduction by Peter FRYER, Preface, Notes, Illustration, Index,”,”TROS-067-FL”
“RATTAZZI Urbano, a cura di Rosanna ROCCIA”,”Epistolario di Urbano Rattazzi. Volume primo, 1846-1861. II Serie: Fonti. Vol. XCIX.”,”Urbano Rattazzi è stato un avvocato e uomo politico italiano nato ad Alessandria il 20 giugno 1808 e morto a Frosinone il 5 giugno 18731. Nel 1848, venne eletto deputato nel primo parlamento subalpino di Carlo Alberto. In seguito, fu Ministro dell’istruzione e dell’agricoltura e commercio nel governo Casati1. Rattazzi fu anche il relatore del progetto di legge per l’annessione della Lombardia e di alcune province venete al Piemonte1. Dopo la caduta del governo all’armistizio di Salasco, divenne il principale leader del centro sinistra, dopo essersi separato dalla estrema, e si battè per la sollecita ripresa della guerra contro l’Austria, appoggiando Cavour, allora nel Parlamento subalpino la guida del centro moderato1. Rattazzi fu guardasigilli nel ministero Gioberti, ma entrò in contrasto con il governo quando fu progettato un intervento militare in Toscana per restaurarvi il granduca1. Nel 1852, con la carica di Presidente della Camera, si avvicinò al centro-destra da quel momento guidato da Cavour. Da questo accordo ebbe l’avvio quell’operazione politica chiamata il ‘grande connubio’ 1. Nel 1853, Rattazzi passò al ministero degli interni che aveva già retto ad interim dal marzo 1854. Questa intensa attività di riforme gli attirò le ire della destra e l’avversità dei moderati, fino a quando nel ’57 Cavour stesso non si vide costretto a invitare Rattazzi a ritirarsi dal Governo1. (f: copil)”,”RISG-092-FSL”
“RATTI Guido”,”Il Corriere Mercantile di Genova dall’ Unità al fascismo, 1861-1925.”,”RATTI Guido si è laureato in lettere presso l’ Università di Genova nel 1968 e si è pecializzato a Torino. Ha collaborato ad un programma di ricerche finanziato dal CNR, sulla classe dirigente subalpina nel Risorgimento. Ha lavorato in Francia sotto la guida del prof. Ambrose JOBERT. Il Mercantile e il colonialismo italiano. “”La campagna africanista fu naturalmente diretta anche contro il fronte interno: venne difatti duramente e sdegnosamente condannata la posizione di un “”avvocato socialista”” e di una “”Rivista socialista milanese”” che avevano osato auspicare una pronta e definitiva disfatta delle armi italiane in Etiopia. Secondo il giornale genovese “”aberrazioni sì mostruose”” come quelle avanzate dal Turati sulla “”Critica Sociale”” dimostravano in modo lampante l’assoluta inconciliabilità fra il “”patriottismo ed il socialismo””! (1)”” (pag 131) (1) ‘L’augurio della sconfitta’ sul CM del 23/24 febbraio 1896″,”LIGU-004″
“RATTI Guido”,”Il Corriere Mercantile di Genova. Dall’unità al fascismo (1861-1925).”,”RATTI Guido si è laureato in lettere presso l’ Università di Genova nel 1968 e si è pecializzato a Torino. Ha collaborato ad un programma di ricerche finanziato dal CNR, sulla classe dirigente subalpina nel Risorgimento. Ha lavorato in Francia sotto la guida del prof. Ambrose JOBERT. Prima guerra mondiale. “”Di fronte all’ineluttabilità dell’intervento italiano, il “”Mercantile”” cercò dunque di proporre quel programma d’unità di azione e pensiero col quale aveva affrontato, in un passato ormai remoto, le guerre del 1859 e del 1866. Ciò non impedì tuttavia al giornale di abbandonarsi a vane speranze “”neutraliste”” ancora pochi giorni prima dell’apertura delle ostilità: il Rembado infatti, in un editoriale del 14 maggio, esultando per le dimissioni di Salandra, accarezzò l’illusione che Giolitti potesse ancora salvare, “”in extremis””, l’Italia dall’intervento. Ma, com’è noto, il dado era stato tratto ormai: ben presto anche dalle colonne del quotidiano genovese prenderà a squillare la diana di guerra (…). Più avanti, polemizzando contro il “”patriottismo da parata”” degli intellettuali e dei più accesi nazionalisti il giornale sentì l’esigenza di giustificare la propria posizione inizialmente favorevole alla neutralità affermando che la guerra, in ogni caso, non era il migliore dei sistemi per risolvere i problemi italiani ed europei: inoltre, in un articolo alquanto rimaneggiato dalla censura comparivano evidenti sintomi di preoccupazione per il modo con cui l’Italia aveva aderito al patto di Londra, censurando quindi, implicitamente, l’operato del re, di Sonnino e di Salandra. Col 1916 però a musica cambiò radicalmente: il “”Mercantile”” fu infatti acquistato dalla Società Editrice Ligure, nella quale confluivano gli interessi dell’Ansaldo e della Federazione degli Armatori liberi, notoriamente interventisti e filo-nazionalisti. La nuova proprietà provvide senza indugi a silurare il Rembado sostituendolo con Giuseppe Baffico e ad imporre al vecchio quotidiano genovese una linea politica ben diversa dalla precedente: ed in effetti il nuovo direttore, attingendo a piene mani dal più trito e verboso repertorio nazionalista, diede immediatamente il via alla campagna contro l’allarmismo. (…) Ma tutto ciò non bastava ancora ai due “”paranoici”” fratelli Perrone, come li aveva causticamente definiti V.E. Orlando, essi vollero anche, ed il Baffico docilmente eseguì, una dura offensiva nei confronti del cosiddetto disfattismo di Giolitti. Un editoriale del 25 agosto ’17, dettato certamente dall’inconfondibile penna del direttore del “”Mercantile””, iniziò il linciaggio morale degli “”austriacanti disfattisti giolittiani””, definiti “”un covo di vipere”” pronto a trar partito dalle difficoltà del paese e specialmente da quelle che influivano negativamente sui consumi popolari: questi erano “”i veri nemici del popolo…i veri e propri sabotatori della guerra”” che bisognava estirpare a qualunque costo e con qualunque mezzo”” (pag 195-199)”,”EDIx-152″
“RATZEL Federico”,”Il mare. Origine della grandezza dei popoli. Studio politico-geografico.”,”””L’ Oceano Atlantico è il primo dei grandi mari, con il quale divennero familiari quei popoli che tessero la loro storia sino ai nostri giorni. Sotto molti rapporti esso è il più accessibile di tutti. L’ Oceano Atlantico presenta una superficie 32 volte maggiore di quella del Mediterraneo e 221 volte più del Baltico. Esso è stretto e lungo, piccolo in paragone delle parti del globo nelle coste orientali ed occidentali, esso facilita cioè abbrevia il loro traffico. I suoi bracci s’ incassano profondamente verso oriente ed occidente fra le terre dell’ antico e nuovo mondo, e le numerose isole rendono più forte sulle due coste “”the blending of the Water with the Land”” che imprime in esso qualche cosa del carattere di una terra interna in contrapposto all’ aperto Oceano Pacifico. Questo è grande, rispetto all’ estensione, ma l’ Atlantico gli è maggiore nelle vicende storiche, e come oceano storico ha preso il posto del Mediterraneo.”” (pag 19)”,”RAIx-188″
“RATZER José”,”Los marxistas argentinos del 90.”,”RATZER José è uno studioso di problemi economici, sociali e politici dell’ Argentina. Ha scritto diversi lavori su pubblicazioni di sinistra. “”Il 26 novembre 1889, in un atto del circolo Vorwärts, realizzato con partecipazione degli operai socialisti e anarchici (tra questi Errico Malatesta), adottò una risoluzione il cui primo punto diceva: “”Gli scioperi, in generale, sono il prodotto dell’ ordine sociale capitalista; in particolare, gli scoperi attuali a Buenos Aires sono il prodotto naturale della situazione miserevole della classe operaia, della situazione creata dalla ingiusta politica finanziaria del governo, dalla speculazione sfrenata della Borsa e dei capitalisti””.”” (pag 64) La seconda internazionale. “”Nel suo congresso iniziale, a Parigi, era rappresentato il club Vorwärts di Buenos Aires, niente meno che dall’insigne socialista tedesco Wilhelm Liebknecht. Nella lista dei delegati al congresso c’era pure un altro rappresentante dei gruppi socialisti d’ Argentina, Alejo Peyret. Ciò indica che, oltre al Vorwärts esisteva nel paese un altro tipo di organizzazione internazionalista.”” (pag 64-65) “”En su congreso inicial, en París, estuvo representado el club Vorwärts de Buenos Aires, nada menos que por el insigne socialista alemán Guillermo Liebknecht””. Internet: (http://www.po.org.ar/edm/edm17/germnav.htm) Germán Avé Lallemant y los orígenes del socialismo argentino Se cumplieron, en 1996, los 100 años de la fundación del Partido Socialista argentino. En la construcción del pensamiento socialista en nuestro país, que no comienza con la simbólica fundación del partido, sino que se remonta a varios años antes, cabe un lugar importante al ingeniero alemán Germán Avé Lallemant. Como parte de la indagación en las ideas germinales del socialismo, creemos que es de interés evaluar el pensamiento de este solitario científico y periodista, que desarrolló una amplia labor en ésta, su patria de adopción, desde su llegada en 1868 hasta 1910, año de su muerte. Germán Avé Lallemant, quien seguramente nació en Lübeck, hacia 1836 o 1837 (1), era miembro de una familia de naturalistas, intelectuales y científicos. Su padre era amigo del sabio alemán Alexander von Humboldt y del naturalista Germán Burmeister, quien trabajó muchos años en la Argentina, y gracias al cual Lallemant vino hacia estas tierras en 1868, ya graduado en agrimensura, minería y metalurgia. Se instaló en San Luis, donde vivió hasta el fin de sus días y donde se casó con Enriqueta Lucio Lucero. Su actividad científica fue muy vasta. Trabajó como ingeniero en minas, agrimensor, meteorólogo y minerólogo. Fue rector del Colegio Nacional de San Luis, trabajó como periodista en los últimos años del siglo y fue contratado como estadígrafo por el gobierno puntano. Hombre del siglo XIX, no se encerró jamás en las ciencias naturales, sino que buscó interiorizarse con el mismo afán en todo lo relativo a la sociedad y a la historia del hombre. En sus artículos periodísticos se observa claramente la distancia enorme que lo separaba del resto de los escritores argentinos de la época: por sus conocimientos, por sus concepciones, por sus lecturas, por la comodidad con que pasa de los temas internacionales a los nacionales, por la facilidad con que maneja estadísticas de Europa, de Estados Unidos y del resto del mundo, sus escritos pueden ser identificados con facilidad, aun cuando no estén firmados o lo estén con seudónimo. Se sabe bastante poco sobre su formación concreta tanto en Europa como en la Argentina. Víctor García Costa sostiene que “”la formación ideológica marxista de Lallemant se había producido en Europa”” (2). Fermín Chávez, por su parte, deduce incluso que participó “”en la lucha que el socialismo alemán entablara con Bismarck””. Pero todo está en el terreno de las conjeturas. Partió de Alemania a los 25 años, cuando el socialismo acababa de ser fundado por Ferdinand de Lasalle. El marxismo en Alemania no existe hasta 1868, y recién adquiere importancia algunos años después. Sí bien es verdad que la Primera Internacional está logrando una importancia descomunal en toda Europa, el marxismo dentro de ella está reducido a unos pocos dirigentes. Aun dentro del terreno de las conjeturas, creemos que si Lallemant se hubiera formado en el marxismo europeo en su juventud, habría dejado constancias de ello: correspondencia temprana con los dirigentes marxistas o huellas de sus ideas antes de 1890. ¿Cómo se entiende una “”formación”” marxista temprana, en un ambiente radicalmente no marxista, y luego una “”hibernación”” de sus ideas durante 30 años? La conjetura alrededor de la temprana formación de Lallemant en el marxismo está al servicio del posterior engrandecimiento de su figura y de sus ideas. Pero preferimos dejar las conjeturas como tales, ya que, como se verá, no pretendemos engrandecer su figura, sino hacer un balance, desde el marxismo, de las luces y sombras de sus propuestas. Lo concreto es que Lallemant participa del Club Vorwärts, en el cual surge el primer núcleo socialista ligado a la socialdemocracia alemana entre los emigrados alemanes antimonárquicos. De este grupo la iniciativa para unificar a otros grupos de colectividades de Buenos Aires y conmemorar, por primera vez, el 1º de Mayo, según resolución del Congreso Socialista de París de 1889. Se conforma entonces un Comité Internacional que resuelve constituir una federación obrera y, como órgano de ésta, un periódico. Surge así El Obrero, en diciembre de 1890, dirigido por uno de los componentes del Club Vorwärts, Germán Avé Lallemant, quien casi con seguridad lo sostiene con su propio dinero. La mayoría de los artículos son escritos por él, y colaboran también Augusto Kühn, Leoncio Bagés y Carlos Mauli. Pero la dirección de Lallemant es muy corta, y debe abandonar Buenos Aires en febrero de 1891. Es decir que permanece al frente del periódico apenas por 5 números. Luego de esto, envía sus artículos desde San Luis. Más adelante, se publicarán colaboraciones suyas en otros periódicos socialistas, como El Socialista, que aparece de marzo a mayo de 1893, o La Vanguardia, que nace en abril de 1894. Una extensa colaboración periodística desarrollará Lallemant en La Agricultura. Este semanario, “”defensor de los intereses rurales e industriales””, nacido del riñón del diario La Nación y que funcionara un tiempo en sus mismas oficinas, fue quizás una de las publicaciones más serias de la época referidas al desarrollo de la economía agraria. En ella colaboró, además de Germán Avé Lallemant, otro socialista: Antonino Piñero. Nuestro científico alemán llegó a actuar casi como “”jefe de redacción””, escribiendo la editorial y hasta dos y tres artículos más de fondo. Los hacendados, lectores de La Agricultura, se quejan más de una vez de la excesiva presencia de las ideas socialistas en una revista que debiera ser coto prohibido a las ideas reformadoras. Es seguramente por este motivo que Lallemant y Piñero se despliegan en una serie de seudónimos que transforman a la publicación en una especie de laberinto de personalidades y estilos, donde el investigador actual fácilmente se pierde. Lallemant colabora en La Agricultura desde su aparición, en 1894, hasta el año 1900. En 1896 se traslada nuevamente a Buenos Aires, convocado por la revista, y actúa durante todo el año como redactor principal de la publicación. Firma con su nombre real y con varios seudónimos: Pirquinero, Puntano, Agrófilo, Isidro Castaño, Julián Jiménez, Marius, Demócrata, etc. Algunos de ellos están atestiguados con mayor seguridad, otros se deducen por citas cruzadas, por el estilo y los conocimientos desplegados. Un tercer grupo de colaboraciones periodísticas que nos interesan se hallan en la revista teórica de la socialdemocracia alemana Die Neue Zeit, dirigida por Karl Kautsky. Lallemant envía colaboraciones desde 1894 hasta su muerte. Una docena de estos interesantes artículos fueron traducidos y publicados por Leonardo Paso, dirigente del Partido Comunista argentino. La actividad política de Lallemant No puede dejar de observarse que la actividad política de Lallemant en el marco del socialismo fue bastante reducida. Si bien participó en el Club Vorwärts, y dentro de éste se destacó entre el grupo de marxistas, no figura en ninguna de las reuniones más importantes de la década. No participa del Comité Internacional de 1890. Figura como director de El Obrero, como dijimos, pero sólo por dos meses. Después parte nuevamente hacia su provincia. No está en la reunión constitutiva de la Agrupación Socialista de Buenos Aires (dicho sea de paso, la verdadera fundación del partido socialista argentino). No figura en la amplia nómina del comité central elegido en abril de 1895. No participa de la convención del partido en octubre de 1895. No figura como delegado en el congreso constitutivo de junio de 1896, siendo que en ese momento vive en Buenos Aires. En cambio sí participa como candidato a diputado en el primer comicio en que se presenta el Partido Socialista, en marzo de 1896. Es el segundo en la lista, después del doctor Juan B. Justo. Su candidatura fue votada en una asamblea plenaria del partido, un mes antes de las elecciones, a propuesta del Club Vorwärts. Evidentemente, el Vorwärts, que tiene otros dirigentes en la cúpula del socialismo, presenta la candidatura de Lallemant como una figura de prestigio para la clase media argentina. Seguramente que Juan B. Justo, ya conocido desde hace varios años como médico y dirigente radical, también es una “”imagen”” aceptable para los sectores no obreros, pero une a ello su militancia decidida en la dirección socialista. Lallemant aparece casi como una candidatura extrapartidaria, como un adherente de gran prestigio en la prensa y en los círculos científicos del país, que por sus ideas, y no por su actividad, coincide con el naciente partido de los obreros. En las elecciones de los siguientes 15 años, Lallemant ya no figurará como candidato del socialismo. En cambio, en su provincia de adopción, San Luis, participa desde 1890 (es decir, antes de su adscripción al socialismo de Buenos Aires) hasta su muerte, en el naciente radicalismo. En diciembre de 1890 está en la Unión Cívica Popular como secretario (cuando la Unión Cívica aún no se había separado de Bartolomé Mitre). Participa en el movimiento que lleva a la gobernación a Teófilo Saá al año siguiente. En 1905, está en la lista de electores de la Unión Provincial, y en 1908 figura en la Mesa Directiva de la Unión Cívica Radical de San Luis. Es decir que mientras era un militante activo del radicalismo de San Luis, era sólo un adherente entusiasta en el socialismo de Buenos Aires. Los defensores de Lallemant, el nacionalista prochino José Ratzer (3) en primer lugar, el nacionalista stalinista Rodolfo Puiggrós (4), el stalinista Leonardo Paso (5), el peronista Fermín Chávez (6), el socialista Víctor García Costa (7), defienden justamente este aspecto de su carrera política. Los argumentos radicarían en la inexistencia del movimiento obrero en San Luis y el atraso de su economía. Pero este aspecto, que podría indicar una mera cuestión “”táctica””, se transforma en algo más importante cuando se insiste en que Lallemant supo ver, en su momento, cuál era la misión de los revolucionarios, apoyando a un sector burgués que luchaba contra el fraude y el unicato. Esta táctica “”no sectaria””, proburguesa y por eso mismo aceptada por el centroizquierda de los años siguientes, tendría sus antecedentes en el mismo Marx, pues éste “”ya”” afirmaba, en el Manifiesto Comunista, que “”los comunistas apoyan por doquier todo movimiento revolucionario contra el estado de cosas social y político existente”” (8). ¿Qué afirma Lallemant acerca de la revolución del 90 y de la Unión Cívica Radical? “”Obedeciendo a la acción civilizadora del capital se alzó la Unión Cívica, levantando la bandera del régimen puro de la sociedad burguesa”” “”Esta era del régimen burgués puro importa sí un gran progreso… y nosotros aclamamos la nueva era con gran satisfacción”” (9). La revolución del 90, entonces, marca el comienzo, a corto o mediano plazo, del régimen capitalista puro, en reemplazo del régimen del caudillaje (10). En esa circunstancia, “”surgió la Unión Cívica, la campeona valiente y desinteresada de la democracia, de las garantías institucionales y de la libertad burguesa”” (11). También, en un informe a Die Neue Zeit, de 1903, exalta el rol del radicalismo: “”Se ha formado ya un poderoso partido de oposición, el número de cuyos afiliados está aumentando rápidamente y cuyo programa radical, dirigido contra la inaudita corrupción y la mala administración, pregona abiertamente la fuerza de las armas como argumento inevitable para la próxima elección”” (12). Más claramente, afirma en La Vanguardia, en 1894: “”El Partido Radical es hoy el elemento revolucionario en la República Argentina, nacido de la crisis económica y encargado de transformar nuestras instituciones políticas en formas estrictamente ajustadas a los intereses capitalistas”” (13). Con esta idea, cierra la defensa “”marxista”” que se hace de Lallemant. Si Marx propone apoyar todo movimiento revolucionario, y Lallemant considera que el radicalismo es el elemento revolucionario en la Argentina, no quedaba otra cosa que hacer que militar en el radicalismo y protagonizar la revolución desde allí. Sin quererlo, se cae entonces en la tesis del italiano Ferri quince años después: el partido socialista, en Argentina, es una flor exótica que no tiene sentido crear o que cumplirá, en cierto modo “”por defecto””, el papel del republicanismo europeo. Pero la realidad es que el socialismo se construyó, tuvo su importancia, se construyeron sindicatos obreros con intereses y programas propios; también surgió el anarquismo, que ganó una enorme importancia en las filas obreras, justamente a partir de que los socialistas se negaban a considerar la cuestión obrera desde un punto de vista revolucionario. Y Juan B. Justo y los fundadores del PS no eran unos delirantes ni unos “”resignados ideológicos””, es decir que, aun pensando que no era su momento, fundaban el partido como una suerte de “”antecedente histórico””. El socialismo y el anarquismo surgieron, crecieron y se nutrieron durante toda la década del 90 de los centenares de radicales desilusionados por la política cobarde de su partido. La izquierda se alejaba del radicalismo justamente porque veía que no era el elemento revolucionario de la Argentina. Y desde ese momento, por 20 años, el radicalismo va a convertirse en un agrupamiento alejado de las masas, más cercano a los militares que a la clase media, supuesta fuente de su fuerza, resumido en un único punto de su ideario: comicios sin fraude. En estos años que van desde el 90 hasta el Centenario de 1910, el eje de la revolución en la Argentina pasa por el auge obrero, su organización y sus luchas. El radicalismo estará mirando para otro lado hasta que la derrota sangrienta que el Estado inflige a la clase obrera en 1910 posibilite pensar en una reforma electoral expresamente hecha para que el partido radical se transforme en un canal para las ilusiones de las masas. Lo que puede ser verdad para un largo período histórico tomado en abstracto, no se condice con la política práctica que debe desarrollarse. Es verdad que la crisis del 90 funda, por así decirlo, el caótico ingreso de la Argentina al moderno capitalismo internacional. También lo es que el radicalismo quiere representar, en general, el régimen político de la democracia burguesa. Pero han pasado 100 años y este régimen no termina de consumarse. Es más, no amenaza con concluirse nunca. Aunque en las ilusiones de las bases del radicalismo del 90 anidara el deseo de constituir una democracia parlamentaria moderna, las malformaciones económicas del país y la coexistencia de formas capitalistas con otras precapitalistas no permitieron nunca que esa democracia se desarrollara según el modelo de los países europeos o de Norteamérica. Una muestra adicional de que la democracia pura era inviable en un país atrasado como el nuestro, la da la propia cortedad de miras del radicalismo, quien apenas atina a plantear otra cosa que el sufragio universal. Un programa más revolucionario que el del radicalismo, desde el punto de vista democrático, tuvo el socialismo argentino. Planteaba la separación de la Iglesia y el Estado, la confiscación de los bienes del clero, la supresión del poder ejecutivo, eliminación del ejército permanente y armamento del pueblo, revocabilidad de los funcionarios públicos, supresión del senado, etc. (14). Finalmente, Marx abogaba por apoyar todo movimiento revolucionario, pero nunca abogó por diluirse dentro de partidos burgueses. San Luis era una provincia atrasada dentro de la Argentina, pero el partido socialista se constituía como un partido nacional, y no de Buenos Aires. La permanencia de Lallemant dentro de la Unión Cívica de su provincia no se justifica entonces por estas cuestiones tácticas, sino que se entronca con su sobredimensionada concepción del radicalismo como abanderado consecuente del capitalismo en la Argentina. También entronca con el rastrerismo proburgués de los stalinistas de todo pelaje. En su ceguera, reivindican tanto la fundación del Partido Socialista como la militancia radical de Lallemant, como si fueran ambas compatibles. Todos los argumentos en favor del apoyo a la UCR de San Luis valen para el apoyo de la UCR nacional: necesidad de desarrollo de la democracia, atraso económico y poca maduración del proletariado. Pero también valen para apoyar hoy al radicalismo, al peronismo o al centroizquierda. Y valen en general para apoyar a cualquier grupo burgués en cualquier lugar de la Tierra. Por donde se ve que los stalinistas son unos defensores estratégicos del apoyo a la burguesía. El latifundio y la industria Mucho escribió Lallemant sobre la economía de la Argentina. En sus artículos en La Agricultura, a pesar de ser una revista para los medianos y grandes propietarios de tierras, se esfuerza por explicar pacientemente la teoría del valor, de la plusvalía, la renta de la tierra, nociones de economía política marxista a partir de las cuales elabora sus concepciones sobre la realidad nacional. Tomaremos algunas de sus ideas para visualizar qué diagnóstico traza de nuestro país y cuál es la vía de solución que propugna. Lallemant plantea que la división internacional del trabajo decidió que fuéramos un país agrícola. Sobreponerse a esto en forma ficticia es tratar de dar vuelta hacia atrás la naturaleza del propio país. Nuestro destino, por el suelo, la escasa población, la historia, es ser un país agrícola y proveer de materias primas al resto del mundo (15). Se pronuncia, claramente, en contra de una gran industria nacional. “”Existen dos fábricas de cerveza, tres o cuatro de fósforo, otras tantas de calzado, una media docena de alcohol, una de tejidos de lana, unas seis de géneros de puntos, que no alcanzan a vender ni la cuarta parte de lo que pueden producir con sus maquinitas (sic), una de papel y otra de… ¡dinamita!”” (16). No hay mercado para una gran industria. Tenemos poca población, con hábitos alimenticios sencillísimos y un clima muy benigno, con lo cual las necesidades de alimentos, abrigo y vivienda son mínimas. Denuncia que desde 1876 se protege a esta pequeña industria, con lo cual se evidencia que esos productos destinados al consumo directo son más caros que los que llegarían del exterior. Está en contra de este minúsculo proteccionismo, que provoca una industria artificial, atrasada y cara para el pueblo. Aboga por las agroindustrias, relacionadas con los productos del suelo y dirigidas directamente al consumo de la población adyacente, es decir, no dirigidas al mercado internacional, ni siquiera al nacional. El gran enemigo de esa pequeña industria nacional sería la gran industria nacional, no la manufactura europea. “”La industria creada artificialmente bajo el sistema del proteccionismo no aumenta el grado de productividad de la nación, lo retarda más bien, porque el proteccionismo es entre nosotros una rémora para el desarrollo de la agricultura, que necesita hoy en día absolutamente de la mayor baratura posible de todos los medios de subsistencia, para poder reducir el precio de costo de sus productos y salir triunfante en la terrible lucha de competencia que tiene que sostener sobre el mercado universal”” (17). Coincidentemente con la denuncia de una industria nacional artificial, aboga contra el proteccionismo y por el librecambio (18). En este aspecto, coincide ampliamente con Juan B. Justo, según demostrara Norberto Malaj en su artículo sobre los orígenes del socialismo argentino (19). Esto explica, entonces, la conocida posición de Lallemant favorable al latifundio. En una serie de artículos de La Agricultura, que generaron una larga polémica, se pronuncia a favor de la capitalización de los latifundios y en contra de la colonización inmigratoria, que genera una masa de arrendatarios, aparceros y proletarios rurales, alrededor y dentro mismo de las grandes extensiones de hacienda dedicadas a la ganadería. “”¡La colonización en su forma actual es un peligro, una desgracia y un oprobio para el país!”” (20). “”La civilización es imposible bajo esta condición de la vida humana”” (21). “”El fomento de la explotación de latifundios es lo que necesitamos. No la propiedad de latifundios en manos sin capital circulante, sino la explotación gran capitalista de vastas tierras en manos de empresarios fuertes, o sociedades anónimas”” (22). Apunta, todavía, respecto del futuro del problema agrario: “”La época de la colonización va desapareciendo, porque el producto del trabajo del colono no es suficiente para poder responder a las exigencias del mercado universal, y por eso la colonización va en decadencia”” (23). Lógicamente, el gran terrateniente es quien puede poseer el capital para adquirir las máquinas más modernas y explotar el campo en forma más racional y eficiente. La pequeña propiedad tendrá siempre una maquinización menor, baja eficiencia, poco desarrollo, sufrirá el agotamiento del suelo, etc. Sin embargo, el latifundista se dedicó siempre a la ganadería, y los arrendatarios y propietarios menores a la agricultura. Lallemant quiere que la gran propiedad del campo se dedique al cultivo, sin arriendos y con inversión de capital “”genuino””. Pero la ganadería ofrece grandes y fáciles ganancias al estanciero, quien no “”comprende”” las razones que le ofrece el ingeniero alemán. A éste no le queda más que lamentarse: “”Lástima que la medalla [la ganadería] tenga un reverso tan feo: el empobrecimiento siempre creciente de las grandes masas de la población, la acumulación de los déficits fiscales, las moratorias y la bancarrota del Estado al fin”” (24). En este tema se observan una serie de contradicciones en las ideas de Lallemant. En principio, no existe manera de que el latifundio se dedique a la agricultura si no es por medio del arrendamiento, la pequeña parcela o la pequeña propiedad, y esto implica ya el surgimiento de una clase campesina opuesta al latifundista, quien oprime al campesino por medio del arriendo, del ahogo financiero o lo explota a través del molino, del crédito, etc. El crecimiento de la agricultura con respecto a la ganadería, al contrario de lo que plantea Lallemant, esconde en realidad la lucha entre la pequeña propiedad y el latifundio. Así, para Lallemant, el desarrollo del capitalismo en la Argentina se dará a través del latifundio, no a través de la industria y tampoco a través de la pequeña propiedad agraria. Lo que existe de estas dos, según Lallemant, está en decadencia, sobrevive con protección o gracias a la autoexplotación desmedida del campesino, es cara e ineficiente. Esto demuestra que la ruta de victoria del capital, para Lallemant, poco tenía que ver con los modelos de Europa y Norteamérica. Allí, el capitalismo de la ciudad necesitó la reforma agraria, la fragmentación de la propiedad fundiaria y la maquinización de la producción del campo. Esto generó primero demanda de máquinas que la ciudad pudo proveer, y además, a través de la multiplicación del trabajo del cultivo, alimentó un mercado interno no sólo reducido a las ciudades. Es decir que el desarrollo de la agricultura acompañó al desarrollo de la industria, y no como pensaba Lallemant, que podía generarse un gran latifundio agricultor y maquinizado, sin ciudades y volcado exclusivamente al mercado externo. El socialismo argentino no tenía una mayor elaboración sobre el problema agrario. El programa de 1896 apenas mencionaba el hecho de que, ya ocupado todo el territorio de la república, se abría paso a la explotación capitalista del campo, lo cual no pasaba de ser una generalidad. Recién en el año 1902, después de una estadía de Juan B. Justo en el pueblo de Junín, el líder socialista elabora unas tesis aprobadas luego en el cuarto congreso del partido socialista, en La Plata, en donde se aprueba incorporar al programa mínimo del partido la abolición de los impuestos que gravan la agricultura, exención impositiva para las viviendas obreras rurales, contribuciones directas y progresivas sobre la renta de la tierra, reglamentación del trabajo agrícola y otros puntos más. Se ubica entonces el programa socialista en la defensa del pequeño propietario, del agricultor y del proletario rural, víctimas todos de la explotación y el ahogo del latifundio, el banco y el impuesto estatal (25). Juan B. Justo desarrollará una elaboración mayor en un artículo de 1914, donde ya realiza una defensa más acentuada del campesino y un ataque al latifundio, notándose los ecos de la protesta de los campesinos del sur de Santa Fe, conocida como Grito de Alcorta. De todas maneras, en su libro Teoría y práctica de la historia, aparecido en 1907, Juan B. Justo desarrolla un concepto opuesto al de Lallemant diez años antes: la propiedad de la tierra, a diferencia de la industria, que tiende a concentrarse, tiende a subdividirse hasta llegar a un punto de equilibrio, en el que el campo es lo suficientemente grande como para realizar grandes inversiones y lo suficientemente pequeño como para poder controlar el trabajo y ahorrar en transporte interno (26). Un gran debate sobre la cuestión agraria se está desarrollando en los años 90 en Europa, en el seno de la Segunda Internacional. El ala derecha de la socialdemocracia alemana, presionada por el pequeño campesino de Bavaria, abogaba por la incorporación al programa socialista de medidas de defensa impositiva del campesino. El centro marxista (Kautsky, Engels, Lafargue) reaccionó contra esta tendencia por considerarla utópica y en todo caso reaccionaria. De este debate surgió el libro de Kautsky La cuestión agraria(27), el cual, sin embargo, tiene muchos puntos de contacto con las ideas de Lallemant. Incluso, éste o Antonino Piñero logran que se publique, durante octubre y noviembre de 1900, una traducción de esa obra, por capítulos, en La Agricultura. Pero no se puede homologar la discusión sobre el problema agrario entre Europa y la Argentina. Las tierras no cultivadas en Europa eran una pequeña minoría, mientras que en Argentina había millones de hectáreas dedicadas simplemente al pastoreo o a la especulación. El socialismo, más que preocuparse por el logro de créditos “”blandos”” y exenciones impositivas, debía exigir la nacionalización de la tierra: que el Estado se haga cargo de la mayor riqueza que tenía el país, para entregarla a todos aquellos que la quisieran trabajar, en beneficio de la nación y no en beneficio de una pequeña oligarquía. Esto traería aparejado el poblamiento del campo, la extensión de la agricultura y la destrucción del poder oligárquico. Lógicamente, sólo el socialismo podía llevar a cabo este programa. La lucha contra el imperialismo La crisis del 90 también fue una crisis desarrollada a partir de la crisis de la deuda externa. Desde 1891, Argentina entró en cesación de pagos, luego pactó una moratoria con el imperialismo inglés en condiciones desventajosas y tardó diez años en recuperarse, por supuesto con la receta eterna del capitalismo: encarecimiento del costo de vida y superexplotación obrera. Se puede leer reiteradas veces la denuncia de la acción del capital internacional en los artículos de Lallemant, razón por la cual sus máximos panegiristas lo ubican en una postura antimperialista decidida, en oposición a Juan B. Justo, propenso a la participación del capital internacional en nuestro país. “”Sin conquistas políticas, sin barcos ni cañones, el capital inglés exprime, pues, de la Argentina, en valor relativo, 17 veces más de lo que extrae a sus súbditos indios”” (28). “”Cinco o seis banqueros de Londres… ordenan al gobierno de Buenos Aires, a través del embajador argentino, qué debe hacer y qué debe dejar de hacer”” (29). “”El país ya no soporta la carga y se hunde bajo el peso del imperialismo británico y de su propia administración irresponsable”” (30). Al analizar la depreciación de nuestra moneda, afirma: “”La soberanía de la Bolsa sobre la Nación queda, pues, bien visible. El billete vale tanto cuanto la Bolsa, representante del capital internacional, quiera dar por él, es decir, tanto como valga el crédito de la Nación ante el capital, y ni un comino más”” (31). Sin embargo, Lallemant no es un opositor a la acción del imperialismo en Sudamérica: “”La bandera estrellada (de Estados Unidos) flameará pronto sobre una parte de este continente; los destinos de estas miserables repúblicas, que son totalmente incapaces de gobernarse a sí mismas, serán entonces determinados por la Casa Blanca en Washington. Cuando antes esto suceda tanto mejor, porque únicamente de esta manera es posible pensar que Sudamérica pueda alguna vez ser abierta a la cultura y a la civilización”” (32). “”El desarrollo liberal burgués de Sudamérica, su liberación del sistema de violencia dominante de las oligarquías que todo lo absorben, será posible únicamente cuando el panamericanismo extienda sus alas en este continente. La oligarquía es un enemigo a muerte del panamericanismo”” (33). Es decir que la denuncia a la acción del imperialismo se realiza desde el punto de vista de la violencia y de la usura que representa, pero a pesar de ello, también representa el capitalismo, la civilización, el progreso, la buena administración. Pero no hacía falta leer el libro de Lenin sobre el imperialismo, que recién aparecería en 1915, para darse cuenta de que el papel del capital internacional en las republiquetas atrasadas de Sudamérica no acarreaba ningún progreso económico real. Al contrario, el capital actuaba como un usurero del Estado e invertía en aquellos factores que nos condenaban económicamente al atraso, manteniendo nuestra estructura agraria latifundista. El panamericanismo es la expresión ideológica del intento norteamericano de dominar todo el continente, concretada en la agresiva política yanqui en Centroamérica, el Caribe, Bolivia, etc. Las oligarquías locales son las más entusiastas socias del panamericanismo, salvo las oligarquías de Argentina y Uruguay, más propicias al imperialismo inglés. La oposición al panamericanismo ya surge por estos años en el seno de la pequeña burguesía latinoamericana. Lallemant, en nombre del progreso y la civilización, se pone a la derecha de este incipiente movimiento. En definitiva, su concepción del imperialismo como factor de progreso en Sudamérica coincide con su idea de que es el latifundio el introductor del capitalismo en el campo. Su pensamiento resalta la línea de triunfo del capital más concentrado y más desarrollado. Pero el marxismo se caracterizó por pensar el desarrollo no sólo del capital, sino también de sus contradicciones. Y las contradicciones del capitalismo no se resumen en la lucha política del proletariado: el capital provoca contradicciones en la reproducción misma de su dominación económica. La crisis y la guerra es donde se expresa la contradicción suprema del capital consigo mismo. Es en el seno de estas contradicciones que el proletariado actúa políticamente y llega a barrer con la dominación de la clase burguesa. Esta idea queda expresada en el siguiente pasaje: “”Tenemos pues que todos los fenómenos económicos en la actualidad tienden a un mismo fin, a saber: acrecentar la pobreza de las grandes masas de la población y disminuir su capacidad de consumo, haciendo más grandes los efectos de la sobreproducción y causando la depresión de los precios, hasta que el capital no dé ya sino un insignificante rédito, y las masas de la población, en su desesperación, concluyan con el orden social vigente y el modo capitalista de la producción”” (34). Es interesante destacar que para Lallemant, la revolución aparece “”por desesperación”” de las masas, pero esta desesperación no puede actuar en forma revolucionaria si no es acumulando una experiencia histórica y política previa, con lo cual la desesperación no pasa de ser un factor marginal. Por otra parte, la revolución no surge como respuesta a la explotación universal y homogénea del proletariado: también se rebelan las colonias contra las metrópolis, las clases medias contra las oligarquías, los campesinos contra los latifundios, los sectores burgueses expropiados contra los que triunfaron en la competencia, etc. Lallemant siempre concibe la línea de triunfo del gran capital, pero en esa constatación desestima la actuación del capital dependiente, ya sea pequeña propiedad agraria o capital nacional, respecto al imperialismo. Lo llamativo es que con estas concepciones haya sido reivindicado por un nacional-marxista como José Ratzer, cuando el pensamiento de Lallemant era, entonces, más antinacional y pro-oligárquico que el de Juan B. Justo. Las críticas al reformismo En más de una oportunidad, Lallemant desliza críticas al socialismo reformista o toma distancia con respecto a éste. A fines de 1896, afirma que el socialismo “”está restringido a los 300 miembros del Club Vorwärts, y de estos mismos, ¿cuántos serán verdaderos socialistas de convicción?”” (35). Del partido socialista recién constituido, afirma que se mezcla a Marx con Spencer, a Lombroso con Ferri, acusándolo de una franca heterogeneidad ideológica. En un artículo para Die Neue Zeit, denuncia la resbaladiza base ideológica del socialismo y ensalza extremadamente la tarea de los alemanes del Vorwärts. Denuncia una casa editorial formada por socialistas que editó una traducción de un libro de Ferri, socialista evolucionista italiano, convertida en “”biblia de los socialistas locales”” (36). “”La misma editorial publicó también la obrita de un estudiante que rebosa de ignorancia y absurdos [se refiere a Qué es el socialismo, de José Ingenieros]… En el Vorwärts, compañeros alemanes han combatido contra este absurdo, dado que La Vanguardia socialista en idioma español no admite discusión sobre este asunto, probablemente para no perjudicar a la editorial. Se incluyen frecuentemente traducciones de artículos de Ferri y de Lorio sin el menor criterio selectivo”” (37). “”Sin los compañeros alemanes, la totalidad de los obreros habría caído en los brazos del anarquismo”” (38). Ya en 1908, la denuncia al reformismo del partido de Juan B. Justo se hace más dura: “”El reducido partido socialista también ha sufrido gravemente, si bien su actuación difícilmente pueda ser más tranquila y cautelosa. Los jefes han pasado casi sin excepción al campo de Turati, tal como se manifestó ya tan llamativamente en el Congreso de Amsterdam. Esto le ha reportado pocas simpatías por parte de los obreros locales… Los elementos propulsores del partido socialista son ideólogos burgueses que no están dispuestos a cruzar un determinado Rubicón… De ahí su turatismo”” (39). Lallemant se está refiriendo a un congreso de la Internacional Socialista en Amsterdam, en 1904 (40), donde el ala izquierda procuró liquidar definitivamente el revisionismo bernsteiniano. El ala derecha se opuso, liderada por el italiano Turati, y a esta fracción dio su apoyo el socialismo argentino. Pero no se pueden tomar estas afirmaciones de Lallemant de un modo directo. Primeramente, que el grupo Vorwärts fuera un homogéneo sector marxista no es más que una leyenda. Hemos demostrado, en un artículo en Prensa Obrera, que el Club Vorwärts estaba animado de un gran eclecticismo, con rasgos de lasalleanismo (41). A raíz de esto es que deformaron el llamamiento del 1º de mayo de 1890 que hiciera el Congreso Socialista de París y lo convocaron como “”fiesta del trabajo””. Más importante que esto: ¿desde dónde critica Lallemant al reformismo socialista? ¿Desde la Mesa Directiva de la Unión Cívica Radical de San Luis? Para aceptar favorablemente esta inquietud, es que José Ratzer o Puiggrós inventaron la existencia de una “”corriente”” dentro del socialismo argentino, dirigida por Lallemant, opuesta desde un primer momento al reformismo proimperialista de Juan B. Justo. “”Lallemant y su grupo””, deliran, habrían actuado como un contrapeso de izquierda con sentido de lo nacional y lo popular, y se los podría considerar el origen larvado, embrionario, de lo que luego fue el socialismo revolucionario, expresado en la fundación del Partido Comunista en 1918. Dejemos estas leyendas de lado, que nos hablan de un grupo que no se reconoce como tal, que expone sus posturas en forma espaciada y en ámbitos ajenos al movimiento obrero local, y que en la mayoría de los aspectos coincide con su supuesto “”enemigo”” reformista. Balance Germán Avé Lallemant se destacó más como científico que como militante socialista. Su actividad política estuvo encuadrada en el radicalismo puntano, mientras que su colaboración con el socialismo local se reduce a la edición del periódico El Obrero por unos pocos meses, su candidatura a diputado en 1896 y los informes a la mejor revista del marxismo internacional, Die Neue Zeit, dirigida por Karl Kautsky. Su actividad periodística fundamental se desarrolla en una publicación burguesa, destinada a fomentar la agricultura en el campo, intención que coincide con el propio pronóstico de Lallemant con respecto a nuestro país. A la vez, combate la industria nacional, glorifica la función del latifundio y exalta la función del imperialismo como factor de civilización en los países sudamericanos. Un aspecto destacable de la obra de Lallemant es que, en buena parte de su producción periodística (incluyendo lo aparecido en publicaciones burguesas), explica detalladamente conceptos básicos de las concepciones económicas de Marx, citando profusamente tanto a este mismo como a Engels, publicando íntegra la obra de Kautsky sobre La cuestión agraria, dando noticias sobre el socialismo europeo, etc. Esta defensa del marxismo es lo que nos lleva a revisar sus ideas y sus aportes al socialismo argentino: porque defendemos el campo en el que se quiso inscribir, y buscamos criticarlo en ese mismo ámbito. De otra forma, no tendría sentido revolver papeles viejos en busca de sus artículos. Esto no quita que sus principales esfuerzos estén destinados a la solución del problema de la plaga de langostas, la descripción geológica y fitozoológica del país, así como otros “”servicios”” que se le brindan al chacarero y al terrateniente argentino. No podemos impugnar la actividad periodística de Lallemant, pero eso no debe impedir un balance objetivo de sus propuestas y de su alcance. No es nuestra intención afirmar que la militancia en el socialismo es condición para una evaluación positiva de su obra. Algunos aspectos de su pensamiento los hemos evaluado en este artículo, y valen independientemente de su conexión con el movimiento obrero argentino. Pero sus críticas al reformismo socialista no se pueden desarrollar desde una posición apartidaria, porque están implicando directamente la concepción de lo que es o deja de ser un partido revolucionario. El conjunto de sus postulados condice en realidad con su militancia radical en San Luis. Lallemant aboga, como hemos dicho, por el triunfo del gran capital, el latifundio, el imperialismo, la gran industria europea. Coincidentemente con esto, considera que con la introducción de la Argentina al ciclo capitalista mundial, se inicia la era del triunfo de la democracia liberal burguesa en estado químicamente puro: sufragio, libertades democráticas, parlamentarismo, etc. La carta de triunfo de esta democracia no es el socialismo, sino el radicalismo. El socialismo es el único que puede tener un diagnóstico científico sobre la realidad, pero su papel político se resume a una tarea de “”mantenimiento”” ideológico hasta que la desesperación de las masas haga sonar la hora de la muerte del capitalismo. Consumada la democracia, recién allí empezará a primar el socialismo entre las masas. La reivindicación que los nacionalistas de todo tipo han hecho de Lallemant se produce a raíz de que es lo mismo que ellos piensan, aún hoy. Latinoamérica todavía tiene que desarrollar su nacionalidad y sus instituciones democráticas, la hora del socialismo aún no ha sonado. ¿Qué hace esta gente militando entonces en el seno de la izquierda? No desesperemos: algunos ya han tomado conciencia de que su lugar verdadero está en las filas de los partidos burgueses. La existencia de un grupo alrededor de Lallemant, que habría conservado subterráneamente un marxismo revolucionario en el seno de un socialismo mayoritariamente reformista, es un puro invento de Puiggrós y Ratzer. No hay tal grupo, no hay tal marxismo revolucionario, no hay tal origen. Sólo que los escritores buscan afirmarse emocionalmente con el “”mito de los orígenes””, el cual demostraría que los “”antepasados”” de sus ideas no eran todos villanos de película. Para reafirmarse en sus críticas a Juan B. Justo, inventaron un Lallemant opuesto, “”injustamente olvidado””. El verdadero marxismo revolucionario descree de los orígenes puros y somete todo al tamiz de la crítica, porque sólo de ella podrá surgir la verdadera comprensión de las condiciones que forjaron la historia del movimiento obrero. Notas 1. Ferrari, Roberto A., Germán Avé Lallemant, ICCED, San Luis, 1993. El artículo de Fermín Chávez “”Un marxista alemán en San Luis””, en Todo Es Historia nº 310, mayo de 1993. 2. García Costa, Víctor O., El Obrero: selección de textos, CEAL, Buenos Aires, 1985. 3. Ratzer, José, Los marxistas argentinos el 90, Pasado y Presente, Córdoba, 1969. Véase también El movimiento socialista en Argentina, Agora, Buenos Aires, 1981. 4. Puiggrós, Rodolfo, Historia crítica de los partidos políticos argentinos, Argumentos, Buenos Aires, 1956, pg. 151. 5. Paso, Leonardo, La clase obrera y el nacimiento del marxismo en la Argentina, Anteo, Buenos Aires, 1974. 6. Chávez, Fermín, ob. cit. 7. García Costa, Víctor, ob. cit. 8. Marx, Carlos y Engels, Federico, Manifiesto del partido comunista, Anteo, Buenos Aires, 1985. 9. García Costa, Víctor., ob. cit., pg. 42. 10. Idem, pg. 46. 11. Idem, pg. 47. 12. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 195. 13. En La Vanguardia, 21 de julio de 1894, citado por Emilio Corbière en el prólogo a Bauer, Alfredo, La Asociación Vorwärts y la lucha democrática en la Argentina, Legasa, Buenos Aires, 1989, pg. 19. 14. Oddone, Jacinto, Historia del Socialismo Argentino, Talleres Gráficos La Vanguardia, Buenos Aires, 1934, 2 tomos. 15. “”La industria nacional””, La Agricultura nº 189, 13-8-96, pg. 600. 16. “”La exposición proyectada. Agricultura e industria. Lo que hace falta””, La Agricultura nº 181, 18-6-96, pg. 464. 17. “”La industria nacional””, La Agricultura nº 189, 13-8-96, pg. 600. 18. “”La exposición proyectada. Agricultura e industria. Lo que hace falta””, La Agricultura nº 181, 18-6-96, pg. 464. 19. Malaj, Norberto, “”Juan B. Justo: ¿Un Lasalle latinoamericano?””, En Defensa del Marxismo nº 12, Buenos Aires, mayo de 1996. 20. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 87. 21. Idem, pg. 89. 22. Idem, pg. 90. 23. “”Colonización o latifundios””, La Agricultura nº 132, 11-7-95, pg. 534. 24. “”Estancias””, La Agricultura nº 157, 2-1-96, pg. 20. 25. Oddone, Jacinto, ob. cit., tomo II, pg. 385. 26. Justo, Juan B., Teoría y práctica de la historia, Líbera, Buenos Aires, 1969, pg. 104. 27. Kautsky, Karl, A questão agrária, Proposta, San Pablo, 1980. 28. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 188. 29. Idem, pg. 189. 30. Idem. 31. “”La depreciación de nuestra moneda””, La Agricultura, pg. 93, firmado con el seudónimo “”Demócrata””. 32. Citado en Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 192. 33. Idem, pg. 179. 34. “”Fenómenos notables en el campo de la evolución económica””, La Agricultura nº 120, 18-4-95, pg. 318. 35. “”La industria nacional y las huelgas””, La Agricultura nº 201, 5-11-96, pg. 796. 36. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 167. 37. Idem. Ver también el interesante artículo de María Rosa Labastié de Reinhardt, “”Una polémica poco conocida. Germán Avé Lallemant – José Ingenieros (1895-1896)””, en Nuestra Historia nº 14, Buenos Aires, abril de 1975, pg. 86, donde se reproduce extensamente la polémica, traduciéndola del Vorwärts. 38. Paso, Leonardo, ob. cit., pg. 167. 39. Idem, pg. 205. 40. Joll, James, La II Internacional. Movimiento obrero 1889-1914, Icaria, Barcelona, 1976. 41. “”El 1º de Mayo de 1890″”, en Prensa Obrera de mayo de 1996.”,”MALx-024″
“RAUCH Georg von”,”Geschichte des Bolschewistischen Russland.”,”Rivoluzione russa, guerra civile, NEP, STALIN al potere e lotta contro l’ opposizione, politica estera anni 1922 – 1932, stalinismo anni ’30 pianificazione, oscillazione pol est staliniana anni 1934 – 1941, la 2° GM grande guerra patriottica, 2° dopoguerra.”,”RIRO-094″
“RAUCH Georg von”,”Storia della Russia sovietica.”,”Georg VON RAUCH è uno dei più eminenti studiosi di problemi russi ed esteuropei su cui ha pubblicato alcuni libri tra l’altro ‘Russland, staatliche Einheit und nationale Vielfalt’, una preziosa opera sulle forze e sulle idee federaliste manifestatesi nella storia della Russia. Già Prof di storia moderna all’Univ di Marburgo, insegna ora in quella di Kiel dove è D dell’Istituto per la storia dell’Europa orientale.”,”RUSU-002″
“RAUCH Georg von”,”A History of Soviet Russia.”,”Georg Von RAUCH è uno dei più eminenti studiosi di problemi russi ed esteuropei su cui ha pubblicato alcuni libri tra l’altro ‘Russland, staatliche Einheit und nationale Vielfalt’, una preziosa opera sulle forze e sulle idee federaliste manifestatesi nella storia della Russia. Già Prof di storia moderna all’Univ di Marburgo, insegna ora in quella di Kiel dove è D dell’Istituto per la storia dell’Europa orientale. La carestia degli anni trenta. “”All’ inizio la “”rivoluzione agraria dall’ alto”” che fu messa in opera dal 1928 al 1930 ebbe conseguenze catastrofiche.Qualche anno dopo furono rivelati i risultati economici. Nel gennaio 1934, lo stesso Stalin diede pochi dati. Nel 1929 la Russia possedeva 34 milioni di cavalli, nel 1933 ne rimanevano solo 16.6 milioni; 30 milioni di capi di bestiame e quasi 100 milioni di pecore e capre furono uccisi. Grandi porzioni di terre rimasero incolte, come durante la guerra civile dieci anni prima. Il risultato fu nuova fame che non rimase confinata alle città ma invase pure le ricche aree acrigole dell’ Ucraina. La decimazione della fornitura di cavalli ebbe un’ altra conseguenza. Una accelerata meccanizzazione dell’ agricoltura ora diventava una questione di vita o di morte.”” (pag 182)”,”RUSU-175″
“RAUPACH Hans”,”Wirtschaft und Gesellschaft Sowjetrußlands, 1917-1977.”,”Produzione di acciaio grezzo 1913 – 1929 (in milioni di tonnellate) Europa (senza URSS), 1913: 38.6 1929: 54.6 America del Nord, 1913: 32.6 1929: 58.8 URSS, 1913: 4.2 (Russia) 1929: 4.7 Giappone, 1913: 0.3 1929: 2.3 Resto mondo, 1913: 0.3 1929 0.7 Totale mondiale, 1913 76.2 1929: 121.1 (pag 45)”,”RUSU-168″
“RAUTY Raffaele a cura; testi di B. CROCE E. DE-MARTINO A. BANFI A. GRAMSCI F. FORTINI C. LUPORINI A.M. CIRESE V. SANTOLI P. TOSCHI V. SANTOLI A. OCCHETTO V. LANTERNARI F. ALBERONI A. ROSSI C. BERMANI G. BOSIO L. LOMBARDI SATRIANI T. SEPPILLI”,”Cultura popolare e marxismo.”,”Raffaele Rauty (Crotone, 1947), laureato a Firenze con una tesi sulla cultura popolare, ha pubblicato ‘Introductory Note to the Prison Revolts in Italy’ (1973).”,”TEOS-011-FSD”
“RAVACHOL Francois C.; presentazione e cura MAITRON Jean”,”Ravachol et les Anarchistes.”,”RAVACHOL pseudonimo di Francois Claudius KOENIGSTEIN”,”ANAx-019″
“RAVAIOLI Carla”,”Un mondo diverso è necessario.”,”RAVAIOLI Carla, autrice di numerosi libri sui problemi delle donne, dell’ambiente, del mutamento sociale è attenta alle contraddizioni dell’attuale modello di sviluppo. ‘In questo libro ho ripreso e liberamente rielaborato alcuni articoli apparsi su Critica marxista, il manifesto, la rivista del manifesto, La Rinascita, Finesecolo. Un ringraziamento particolare va a Fabrizio Battistelli dell’archivio disarmo, Giuseppe Chiarante, Alberto Di Fazio, Fabrizio Giovenale, Vittoria Giuliani, Giuseppe Prestipino, Giorgio Ruffolo.’ (pag 8) Attualità delle considerazioni di Marx Engels su capitalismo. “”Quanto considerato finora parrebbe dunque prospettare l’economia globale come una sorta di mutazione del sistema capitalistico. Ma forse, a ben guardare, al di là delle innegabili spesso spettacolari trasformazioni causate soprattutto dal progresso scientifico e tecnologico, che hanno investito l’organizzazione produttiva e conseguentemente le condizioni di lavoro e di vita di vaste aree sociali, non è difficile riconoscere in tutto ciò le sembianze del capitalismo di sempre. A riprendere in mano i classici si hanno in proposito davvero significative sorprese, addirittura se ne riporta a tratti una sensazione allucinante di attualità. Già nel 1848 nel ‘Manifesto del partito comunista’ Marx e Engels parlavano di “”epidemie di sovrapproduzione””, cui si risponde con “”la conquista di nuovi mercati e più radicale sfruttamento di quelli vecchi””, con abbassamento dei prezzi e una concorrenza sempre più dura, che spinge la borghesia “”su tutta la faccia della terra””, a “”plasmare in senso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi”” (2). E le analogie appaiono ancor più convincenti se – secondo ipotesi da più parti avanzate – si legge la globalizzazione come la risposta a una delle ricorrenti crisi cicliche: crisi di accumulazione, da cui il capitale si difende con le strategie che gli sono proprie, facendo ciò che ha sempre fatto e che attiene alla sua natura, e a questo fine sfruttando tutti gli strumenti disponibili. Dunque spostando la produzione da paesi in cui la valorizzazione riesce sempre più difficile verso paesi che offrano condizioni più favorevoli; accettando, quando convenga, o addirittura sollecitando politiche keynesiane, non importa se in aperta contraddizione con le regole del mercato e con il credo neoliberistico; mettendo in piedi il gran teatro della finanziarizzazione più spinta quando scarseggino altri spazi per investimenti proficui. Forse ha ragione chi parla di capitalismo senza aggettivi, sempre uguale a se stesso”” [Carla Ravaioli, Un mondo diverso è necessario, 2002] [(2) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, Rizzoli, 1998, p. 61] (pag 69)”,”PVSx-056″
“RAVAIOLI Carla”,”Il quanto e il quale. La cultura del mutamento.”,”Carla Ravaioli è nata a Rimini e vive attualmente (1982) a Roma. Giornalista e scrittrice, dal 1979 è giornalista della Sinistra indipendente. Tra i suoi scritti ‘La questione femminile. Intervista col Pci’ (1977).”,”ITAS-253″
“RAVANEL Serge, collaborazione di Jean-Claude RASPIENGEAS”,”L’esprit de Résistance.”,”Serge Ravanel fu un responsabile a livello nazioanle della Resistenza. Qui testimonia della realtà quotidiana, gli anni di lotta e di vita clandestina. MOstra come la popolazione a poco a poco si orienta verso la Resistenza. Colonello FFI a 24 ani, dirigente delle forze militari che hanno combattutio efficacemente per la liberazione della regione di Tolosa descrive la sua vita in questi anni e quella dei suoi compagni senza manicheismo o grandiloquenza. Poi mostra come De Gaulle alla Liberazioen riesce a mettere da parte le forze organizzate della resistenza.”,”FRAV-005-FSD”
“RAVANI Luigi”,”La politica di Senofonte. Studio critico.”,”””come osserva l’ Hegel, “”I principi furono stimati in quanto erano grandi conquistatori e valenti capitani, nei quali predominava l’ individualità che è il distintivo del carattere greco”””” (pag 13) ‘Hegel dice che “”i popoli marittimi tendono alla repubblica, quelli militari alla monarchia””‘ (pag 20)”,”STAx-081″
“RAVANI Luigi”,”La politica di Senofonte. Studio critico.”,”””come osserva l’ Hegel, “”I principi furono stimati in quanto erano grandi conquistatori e valenti capitani, nei quali predominava l’ individualità che è il distintivo del carattere greco”””” (pag 13) ‘Hegel dice che “”i popoli marittimi tendono alla repubblica, quelli militari alla monarchia””‘ (pag 20)”,”STAx-081″
“RAVEGNANI Giorgio”,”I Bizantini in Italia.”,”Giorgio Ravegnani insegna Storia bizantina nell’Università di Venezia. Tra i suoi libri: Castelli e città fortificate nel VI secolo; La corte di Bisanzio, Soldati di Bisanzio in età giustinianea, La corte di Giustiniano, La Storia di Bisanzio.”,”STAx-044-FL”
“RAVEGNANI Giorgio”,”Bisanzio e Venezia.”,”Giorgio Ravegnani insegna Storia bizantina nell’Università di Venezia. Tra i suoi libri: Castelli e città fortificate nel VI secolo; La corte di Bisanzio, Soldati di Bisanzio in età giustinianea, La corte di Giustiniano, La Storia di Bisanzio.”,”STAx-045-FL”
“RAVEGNANI Giorgio”,”Soldati di Bisanzio in età giustinianea.”,”Giorgio Ravegnani è nato a Milano nel 1948 e si è laurato in lettere classiche presso l’Università di Urbino. In seguito è stato segretario dell’Istituto “”Venezia e l’Oriente”” della Fondazione Giorgio Cini di Venezia ed è attualmente professore associato di Storia Bizantina all’Università di Venezia. Ha pubblicato pure ‘La corte di Bisanzio’ (Ravenna, 1984).”,”QMIx-046-FSL”
“RAVERA Camilla, a cura di Rita PALUMBO”,”Camilla Ravera racconta la sua vita.”,”PALUMBO Rita (Napoli, 1955) è giornalista dal 1975. Ha collaborato a giornali quali L’ Unità, Paese sera, L’ Occhio, e a vari periodici. Si è occupata di problemi del lavoro e alla condizione della donna. E’ stata responsabile dell’ Ufficio Stampa della Camera del Lavoro di Napoli. Attualmente (1985) è giornalista de ‘Il Mattino’. “”Poco dopo arrivò J. Humbert Droz, il compagno che rappresentava l’ Internazionale Comunista e che doveva dare spiegazioni su quanto era realmente accaduto a Mosca tra Stalin e Trotsky e sulle decisioni del Comitato Centrale del Partito Sovietico. Appena arrivò, la prima cosa che ci disse fu: “”Che strano modo avete di fare i traslochi. A Genova ho visto buttare dalle finestre i mobili di una casa””. Noi capimmo subito di che si trattava: i fascisti usavano gettare tutto quel che trovavano – libri e anche mobili – dalle finestre delle case degli avversari politici, per devastarle e distruggerle””. (pag 78)”,”PCIx-179″
“RAVERA Lidia”,”Ammazzare il tempo. Romanzo.”,”””Non sei né giovane né vecchio, ma è come se dormissi dopo pranzo, sognando di entrambe queste età…”” W. Shakespeare, Misura per misura”,”VARx-338″
“RAVERA Camilla”,”La donna italiana dal primo al secondo Risorgimento.”,”””Anna Lorenzetti ha raccolto in un interessante fascicolo un elenco di donne giudicate e condannate dal Tribunale Speciale”” (pag 133)”,”DONx-035″
“RAVERA Camilla”,”Una donna sola.”,”Camilla Ravera era nata ad Acqui, in Piemonte, il 18 giugno 1889. Stabilitasi a Torino si decidò all’insegnamento. Giovanissima si orientò verso le idee socialiste schierandosi nella sezione socialista torinese con il gruppo che faceva capo ad Antonio Gramsci e passando nel 1921 al Partito comunista d’Italia. Nell”Ordine Nuovo’ Gramsci le affidò la rubrica ‘Tribuna delle donne’ e nel luglio 1921 la chiamò a far parte della redazione. Delegata al IV Congresso dell’Internazionale comunista, divenne negli anni della clandestinità responsabile del centro interno del partito. (…) ‘Camilla Ravera ci racconta la vita di un paese, dei suoi abitanti umili o protervi, delle sue donne…’ (Pajetta) ‘E’ questa la più diretta dimensione autobiografica che lega il racconto al suo autore…’ (Ruggieri) ‘La storia di Santa è anche una testimonianza che si va a collocare idealmente in quella zona storica della letteratura narrativa italiana più consapevole, tra ‘Fontamara’ e ‘Cristo si è fermato a Eboli’ (Ruggieri)”,”PCIx-486″
“RAVERA Camilla”,”Una donna sola. GIA’ INSERITO IN ARCHIV”,”Camilla Ravera era nata ad Acqui, in Piemonte, il 18 giugno 1889. Stabilitasi a Torino si decidò all’insegnamento. Giovanissima si orientò verso le idee socialiste schierandosi nella sezione socialista torinese con il gruppo che faceva capo ad Antonio Gramsci e passando nel 1921 al Partito comunista d’Italia. Nell”Ordine Nuovo’ Gramsci le affidò la rubrica ‘Tribuna delle donne’ e nel luglio 1921 la chiamò a far parte della redazione. Delegata al IV Congresso dell’Internazionale comunista, divenne negli anni della clandestinità responsabile del centro interno del partito. (…) ‘Camilla Ravera ci racconta la vita di un paese, dei suoi abitanti umili o protervi, delle sue donne…’ (Pajetta) ‘E’ questa la più diretta dimensione autobiografica che lega il racconto al suo autore…’ (Ruggieri) ‘La storia di Santa è anche una testimonianza che si va a collocare idealmente in quella zona storica della letteratura narrativa italiana più consapevole, tra ‘Fontamara’ e ‘Cristo si è fermato a Eboli’ (Ruggieri)”,”PCIx-489″
“RAVIC Nikolaj Aleksandrovic”,”La giovinezza del secolo. Da Mosca al fronte sud-occidentale, dalla Bielorussia all’ Asia centrale e alla Turchia, dal 1916 al 1926.”,”Sone le testimonianze di un decennio rivoluzionario di un giovane borghese, ex-studente di liceo, unitosi ai bolscevichi fin dai primi giorni di ottobre, che percorre una rapida carriera nell’ esercito adempiendo i servizi più disparati in diverse zone di operazione (Odessa, Bielorussia, Polonia ecc. ). A Mosca lavora con DZERZINSKIJ, il conte polacco fondatore della CEKA di cui traccia un ritratto indimenticabile. Ma di ogni personaggio incontrato l’A fornisce una descrizione insolita perché RAVIC era soprattutto interessato al carattere. Parla così della KOLLONTAI e DYBENKO, di RASKOLNIKOV, di Gemal PASCIA. Oltre ai personaggi ci sono le descrizioni della natura.”,”RIRO-221″
“RAVIOLA Blythe Alice VARALLO Franca, a cura”,”L’Infanta. Caterina d’Austria duchessa di Savoia (1567-1597).”,”Caterina Michela di Spagna (in spagnolo Catalina Micaela de Austria; Madrid, 10 ottobre 1567 – Torino, 6 novembre 1597) è stata un’infanta di Spagna per nascita e duchessa di Savoia per matrimonio. Caterina Michela sposò il 18 marzo 1585 a Saragozza Carlo Emanuele I di Savoia. La coppia ebbe dieci figli.”,”BIOx-024-FSD”
“RAVIOLA Blythe Alice ROSSO Claudio VARALLO Franca a cura; saggi di Guido CASTELNUOVO Luisa GENTILE Fabrizio CRIVELLO Giovanni SARONI Laurent RIPART Pierpaolo MERLIN B.A. RAVIOLA C. ROSSO Gian Paolo ROMAGNANI Stéphane GAL Paola BIANCHI Andrea MERLOTTI Paolo COZZO Giovanni BARBERI-SQUAROTTI Annarita COLTURATO Paolo CORNAGLIA Michele ROSBOCH Pierangelo GENTILE Carla Enrica SPANTIGATI”,”Gli spazi sabaudi. Percorsi e prospettive della storiografia.”,”Due saggi sono in francese.”,”STOx-034-FMB”
“RAWICK George P.”,”Lo schiavo americano dal tramonto all’ alba. La formazione della comunità nera durante la schiavitù negli Stati Uniti.”,”RAWICK George P. è professore di sociologia alla Washington University, St. Louis, Missouri. Laureatosi in filosofia all’ Università del Wisconsin, ha studiato sociologia e antropologia alla Cornell University. E’ autore di varie pubblicazioni. Un suo contributo è apparso in ‘Operai e Stato’, Feltrinelli, 1972.”,”CONx-074″
“RAWICK George CLARK Ed, a cura del Centro Giovanni Francovich”,”USA. Dalle strade alle fabbriche. Potere Nero e Lotte Operaie (G. Rawick). Verso una strategia per il Sud (Ed Clark).”,”Il testo di G. RAWICK è inedito, quello di Ed CLARK’ Some Notes on Changing the South’ è stato ciclostilato a cura del SSOC, Southern Student Organizing Commitee nel 1967. ù Libretto dedicato alla memoria di Sam HAMMER, Delano MIDDLETON e Henry SMITH morti per la lotta di liberazione dei neri, Orangeburg, South Carolina, 8 febbraio 1968 RAWICK è docente di sociologia alla Oakland University (Michigan), militante marxista del gruppo ‘Facing Reality’, studioso del potere nero. Il testo di G. RAWICK è inedito, quello di Ed CLARK’ Some Notes on Changing the South’ è stato ciclostilato a cura del SSOC, Southern Student Organizing Commitee nel 1967. ù Libretto dedicato alla memoria di Sam HAMMER, Delano MIDDLETON e Henry SMITH morti per la lotta di liberazione dei neri, Orangeburg, South Carolina, 8 febbraio 1968 RAWICK è docente di sociologia alla Oakland University (Michigan), militante marxista del gruppo ‘Facing Reality’, studioso del potere nero. “”Un’ altra osservazione: le trasformazioni nella composizione della classe operaia negli Stati Uniti hanno il loro riflesso anche nel Sud. Mentre gli economisti marxisti tradizionali non considerano i “”lavoratori dei servizi”” (cioè i lavoratori dei trasporti, comunicazioni, commercio all’ ingrosso e al minuto, impiegati di bassa categoria, dipendenti statali, ecc.) come parte della “”classe operaia””, sulla quale ritengono che un movimento rivoluzionario debba fondarsi, noi in realtà riteniamo che questi lavoratori costituiscano parte integrante della “”classe operaia””. I servizi sono dei beni e i lavoratori dei servizi sono sfruttati allo stesso modo dei lavoratori dell’ industria. Questo è il risultato di un’ economia avanzata di tipo capitalista monopolistico che integra tutti gli aspetti della produzione e della distribuzione ad un livello mai raggiunto””. (pag 39-40)”,”MUSx-203″
“RAWICK George P.”,”Lo schiavo americano dal tramonto all’ alba. La formazione della comunità nera durante la schiavitù negli Stati Uniti.”,”George P. Rawick è professore di sociologia alla Washington University, St. Louis, Missouri. Laureatosi in filosofia all’Università del Wisconsin, ha studiato sociologia e antropologia alla Cornell University. È autore di numerose pubblicazioni. Un suo contributo è apparso nel volume ‘Operai e stato’, Feltrinelli, Milano, 1972.”,”CONx-002-FRR”
“RAWLINGS Helen”,”L’Inquisizione spagnola.”,”RAWLINGS Helen insegna spagnolo nell’Università di Leicester. Ha pubblicato pure ‘Church, Religion and Society in Early Modern Spain’ (Palgrave, 2002). “”Ma per l’Inquisizione la fonte di entrate più remunerativa fu quella che derivò da un accordo stilato con il papa nel 1559, in base al quale le entrate di 54 cattedrali e di 47 chiese canoniche collegiate spagnole dovevano essere riservate agli inquisitori (senza obbligo di residenza). Per i due secoli successivi le confische e quest’ultima forma di guadagno rappresentarono la principale risorsa finanziaria diretta per ogni tribunale: in mancanza di esse l’Inquisizione sarebbe fallita. Ciononostante, lo stato delle finanze della maggior parte dei tribunali locali (che in parte dovevano sostenere il lavoro della ‘Suprema’) rimase precario. (…) Nel 1573 i fitti di terreni e di proprietà provenienti dalle confische rappresentarono fino al 76% degli introiti del tribunale di Granada. Malgrado ciò l’Inquisizione non divenne mai un’istituzione florida come la Chiesa o gli ordini militari. Non si può dunque affermare che essa contribuì al declino economico della Spagna nel XVII secolo, anche se certamente, mediante le sue confische, la prosperità dei ‘conversos’, che erano i gruppi più attivi nella finanza e nell’industria, subì una seria battuta d’arresto”” (pag 52-53)”,”RELC-322″
“RAWLS John, a cura di Barbara HERMAN”,”Lezioni di storia della filosofia morale.”,”John Rawls (1921-2002) è stato il maggior filosofo politico americano del ventesimo secolo. Teorico della giustizia sociale, la sua opera è considerata una pietra miliare del pensiero politico. In questa collana sono pubblicati il suo libro più importante, Una teoria della giustizia e Giustizia come equità. Una riformulazione (2002).”,”FILx-037-FL”
“RAWSKI Thomas G.”,”Can China Sustain Rapid Growth Despite Flawed Institutions?”,”RAWSKI Thomas G. Department of Economics University of Pittsburg Nel testo, assieme a A. Maddison si cita Harry X. Wu (citato anche in bibliografia per un articolo sulla velocità di crescita dell’industria cinese e un saggio fatto assieme a A. Maddison, sulle caratteristiche dello sviluppo economico cinese (2007) vedi voce Wikip: Harry Wu (in cinese Wu Hongda Shanghai, 1937) è un attivista per i diritti umani cinese naturalizzato statunitense. Ora residente e cittadino degli Stati Uniti, Wu ha trascorso 19 anni nei campi di lavoro cinesi, che poi ha fatto conoscere col termine “”laogai””. Proveniente da una famiglia agiata (il padre era banchiere, la madre era una discendente di proprietari terrieri), Wu ricorda la sua infanzia come “”pacifica e gradevole””, ma la sua fortuna cambiò dopo la fine della guerra civile cinese nel 1949: « Durante la mia giovinezza, mio padre perse tutte le sue proprietà. Avevamo problemi economici. Il governo sequestrò tutte le proprietà del paese. Fummo costretti a vendere il mio pianoforte. » (worldnetdaily.com del 5 aprile 2001) Studiò all’Istituto di Geologia di Pechino, dove fu arrestato la prima volta nel 1956 per aver criticato il Partito Comunista Cinese durante la Campagna dei Cento Fiori. Benché mai formalmente incriminato e sottoposto a processo, nel 1960 fu inviato nei “”laogai”” (“”riforma attraverso il lavoro””) con l’accusa di essere un controrivoluzionario. Lì rimase per 19 anni durante i quali fu trasferito in 12 differenti campi e costretto ad estrarre carbone, costruire strade e lavorare la terra. Il racconto di quei 19 anni è raccolto in Bitter Winds (1994), memoria delle sue esperienze nei Laogai (edizione italiana: Contro rivoluzionario. I miei anni nei Gulag Cinesi, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2008). Nel libro, scritto insieme alla giornalista Carolyn Wakeman, Wu narra la storia della sua prigionia e della sua sopravvivenza, gli atti di coraggio e solidarietà dei detenuti, e i particolari più raccapriccianti della prigionia, come le giornate a battere i campi in cerca di rane e serpenti che poi venivano serviti come pasti per i prigionieri. Più di una volta al limite della morte e della pazzia, Wu riesce a sopravvivere grazie alla forza della dignità personale. Il Los Angeles Times ha scritto di Bitter Winds: « merita di essere accostato ad Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzhenitsyn quale insuperabile e personale testimonianza di che cosa accadeva a milioni di uomini e donne innocenti » Quando è uscito negli Stati Uniti, la New York Times Book Review ha nominato Bitter Winds libro dell’anno. Rilasciato nel 1979 durante la liberalizzazione che seguì la morte di Mao Zedong, Wu si è trasferito negli Stati Uniti, dove è diventato professore di Geologia all’Università della California, Berkeley. Lì ha cominciato a scrivere delle sue esperienze nei Laogai e nel 1992 ha abbandonato l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’attivismo e alla denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina. A questo scopo ha creato la Laogai Research Foundation, organizzazione di ricerca e pubblica educazione non-profit sui campi di lavoro cinesi. Wu ha testimoniato di fronte a diversi Congressi negli Stati Uniti, al parlamento del Regno Unito, della Germania, dell’Australia, alle Nazioni Unite e, grazie all’interessamento di Alternativa Sociale, anche al Parlamento Europeo. Nel 1995 Wu, già cittadino statunitense, fu arrestato mentre tentava di rientrare in Cina. Il governo cinese lo trattenne per 66 giorni prima di sottoporlo ad un rapido processo in cui lo accusava di spionaggio, al termine del quale fu condannato a 15 anni di prigione e subito espulso. Wu attribuisce il suo rilascio ad una campagna internazionale in quei giorni in suo favore. Wu ha ricevuto il “”Premio Libertà”” dalla “”Federazione Ungherese Attivisti per la Libertà”” nel 1991. Nel 1994 ha ricevuto il primo “”Premio Martin Ennals per i Diritti Umani”” dalla “”Fondazione Svizzera Martin Ennals””. Nel 1996 è stato insignito della “”Medaglia alla Libertà”” dalla “”Fondazione Tedesca per la Resistenza della Seconda Guerra Mondiale””. Ha anche ricevuto la laurea ad honorem dall’Università di St. Louis e dalla Università Americana di Parigi nel 1996. Wu è attualmente Direttore Esecutivo della “”Laogai Research Foundation”” e del Centro Informazioni sulla Cina. Entrambe le organizzazioni hanno sede nella capitale Washington e sono finanziate principalmente dal Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy). Aggressione a Roma[modifica | modifica sorgente] Il 15 marzo 2006 Harry Wu aveva in programma la presentazione del suo libro Laogai. I Gulag di Mao Zedong presso il Tuma’s book bar di Roma,[1][2] « la presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei Centri sociali, armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria; successivamente alcune persone che volevano assistere al dibattito sono state aggredite selvaggiamente; altri giovani sono stati rincorsi e malmenati per le strade del quartiere e lo stesso Harry Wu a stento si è sottratto al linciaggio » (dalla interrogazione parlamentare presentata alla Seduta n. 39 del 21/9/2006 alla Camera dei deputati da Fabio Rampelli) successivi accertamenti del Ministero degli Interni (retto da Giuliano Amato) hanno accertato che « circa quaranta giovani aderenti al movimento antagonista capitolino del centro sociale di via dei Volsci hanno effettuato senza alcun preavviso un presidio all’ingresso della libreria, inibendone di fatto l’entrata e impedendo lo svolgimento di ogni iniziativa. Uno degli organizzatori dell’evento è stato proditoriamente colpito al viso da un sacchetto di plastica contenente del ghiaccio ed ha riportato un trauma contusivo. » (dalla risposta all’interrogazione presentata nella Seduta n. 132 del 22/3/2007 della Camera dei deputati dal viceministro Marco Minniti) Critiche[modifica | modifica sorgente] Vi sono delle fonti che, per vari motivi, mettono in dubbio l’autorità di Wu come testimone, quale quella dell’uomo d’affari Cino-Americano George Koo[3] e dal presentatore della radio Cantonese di San Francisco Edward Liu ([2]). Anche il governo cinese rifiuta con fermezza di confermare quanto detto da Harry Wu. Mappa dei Laogai[modifica | modifica sorgente] Distribuzione dei Laogai in Cina La seguente mappa è ricavata dal libro Laogai: the Chinese Gulag tradotto in italiano come Laogai. I Gulag di Mao Tze Dong e rappresenta i campi la cui collocazione era nota a Wu. I campi risultano concentrati soprattutto nei pressi di zone industriali come Hong Kong (e tutta la provincia del Guangdong) e Shanghai. Un Laogai: la “”Fattoria Qinghe””[modifica | modifica sorgente] Questo schema della fattoria Qinghe corrisponde alla vista satellitare di Google Maps: in rosso è indicato il complesso, in blu il fiume. Nei suoi libri Laogai: the Chinese Gulag e Contro rivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi (ed. or. Bitter Winds)), Wu descrive un laogai noto come “”Fattoria Qinghe””, fornendo informazioni dettagliate sulla sua ubicazione, la sua storia e la sua attività. Nel libro Contro rivoluzionario sono pubblicate anche delle fotografie della Fattoria Qinghe (e di altri laogai dove lui è stato rinchiuso), da lui scattate durante il viaggio fatto nel 1985. La “”fattoria”” si trova a Tianjin, a 120 km da Pechino e vicino al mare, ed ha dimensioni di circa 20 km x 15 km. In origine, i giapponesi vi costruirono un centro di detenzione che, dopo la loro sconfitta, passò alla Cina. A partire dal 1949, anno di fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao Zedong, cominciò uno sviluppo considerevole, in 4 fasi: 1950-1956 – Nel 1950, decine di migliaia di proprietari terrieri e ufficiali militari nazionalisti furono condannati ai lavori forzati e obbligati a costruire canali, strade, muri e prigioni ed a coltivare la terra per il proprio mantenimento. In meno di 10 anni, la maggior parte di loro trovò la morte. 1957-1965 – Nel 1956 si aggiunsero migliaia di vittime della Campagna dei cento fiori. Nel 1958, in seguito al Grande balzo in avanti, un’altra ondata di prigionieri fu aggiunta per aumentare la produzione. Nel periodo 1959-1961, i risultati disastrosi del Grande Balzo minarono la conservazione del regime, che reagì con la deportazione dei “”controrivoluzionari””: la popolazione superò le 100 000 unità. 1966-1978 – Durante la Rivoluzione Culturale, numerosi prigionieri e guardie furono trasferiti in altri campi. 1978-1988 – Si ebbe un nuovo incremento, che portò la popolazione nuovamente a 100.000 unità. Il complesso è eterogeneo e comprende: Laogai con 20 000 detenuti; Laojiao con 20.000 detenuti; Jiuye con 60 000 fra lavoratori forzati ex-detenuti (25 000), le loro famiglie (15 000) e le guardie con rispettive famiglie (20 000). Sono presenti campi coltivati e industrie per un fatturato annuo di 10 milioni di Euro. I prodotti sono venduti sia sul mercato interno che sul mercato estero (uva, ceramica, maglieria). Ognuna delle 25 sezioni del complesso possiede una prigione circondata da mura con la sommità elettrificata. I detenuti dei Laogai e dei Laojiao vivono in baracche all’interno delle mura e sono scortati dalle guardie all’esterno per lavorare. I lavoratori forzati dei Jiuye vivono all’esterno delle mura in dormitori. Per questi ultimi e per le guardie, sono presenti scuole, negozi, ristoranti, un cinema e un ospedale. Solo le guardie possono uscire all’esterno della “”Fattoria”” Qinghe. Le opere[modifica | modifica sorgente] Troublemaker (1996), resoconto del suo viaggio clandestino in Cina e della sua detenzione nel 1995. Laogai, i Gulag di Mao Tze Dong, ed. L’ancora del Mediterraneo, Napoli-Roma, 2006, traduzione dall’inglese di Laogai. The Chinese Gulag, 1991, ISBN 88-8325-205-5 Controrivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi, ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 2008, ISBN 88-215-6070-8, traduzione dall’inglese di Bitter Winds, 1994, ISBN 987-88-215-6070-5 Laogai. L’orrore cinese, Spirali, 2008, ISBN 978-88-7770-842-7 Note[modifica | modifica sorgente] ^ [1] Laogai. I Gulag di Mao Tze Dong, di Hongda Harry Wu ^ ZENIT Denunciati a Roma i Laogai, i campi di concentramento cinesi ^ George Koo, Direttore della Deloitte & Touche”,”CINE-063″
“RAY Rabindra”,”The Naxalites and their Ideology.”,”RAY Rabindra è Reader in sociologia alla Delhi School of Economics, University of Delhi. “”E’ per via di questa filosofia ufficiale che il movimento Naxalita attaccò il Gandhismo, e simbolicamente ritrasse Gandhi. La dottrina della non-violenza è sfidata sul terreno del suo carattere ipocrita, e assaltata sul terreno della sua falsità. La violenza è vista come dominante e la realtà dominante del mondo sociale””. (pag 220)”,”INDx-056″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. I. 1887-1922. From Militant Nationalism to Communism.”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC”,”MASx-017″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. III. Part I. Against the Current (1928-39).”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC “”Roy’s third article in ‘Inprecor’ was devoted to the first conference of the All-India Workers’ and Peasants’ Party. Roy had for a long time been advising his communist followers in India to organize a Workers’ and Peasants’ Party which would have a mass base and provide a legal cover while it would be controlled by a hightly disciplined illegal Communist Party. The two were not to be identified, the former being largely a creation of the latter. In November 1925 the Labour-Swaraj Party was formed in Bengal; the name was changed to Peasant’s and Workers’ Party of Bengal in 1926. In Bombay similarly the Congress Labour Party (formed in November 1926) was changed into the Workers’ and Peasants’ Party in February 1927. A Manifesto of the Workers’ and Peasants’ Party to the Indian National Congress was published in Bengal in 1927. During 1928 WPPs were formed in Punjab, UP and Delhi. The first All-India Workers’ and Peasants’ Party conference was held from 23 to 25 December, 1928 in Calcutta just prior to the session of the Indian National Congress. That was the occasion for Roy’s article””. (pag 114) “”Roy, it would seem, was less impressed by Rosa’s critique of Lenin’s socalled “”Blanquism”” than by her assessment of nationalist movements. This might have been due, at least partly, to the fact that Rosa’s assessment corresponded with the deep-seated distrust which Roy had felt toward the moderates in the Indian National Congress throughout his own revolutionary nationalist period. Besides, it was more in consonance with the radical spirit of Marx. In any case, he did not take to Karl Radek (1885-1939) when he first met him in Berlin at the communist salon of the film star Erna Morena. Radek who like Rosa was a Polish revolutionary of Jewish parentage and had been working in Germany since 1908, but who had opposed her throughout her political career, was currently the principal exponent of “”Natioal Bolshevism”” which sought an alliance between the German military nationalists and the communists against the Entente. Roy would not meet the leading exponents of “”Left Communism”” till some time later, but in Germany their views already enjoyed the support of a section of the communists who had broken away from the newly founded Communist Party (KPD) and formed in September, 1919 their own separate and more militant organization, Communist Workers’ Party of Germany (Kommunistische Arbeiterpartei Deutschlands or KAPD).”” (pag 117-118)”,”MASx-018″
“RAY Sibnarayan”,”In Freedom’s Quest. A Study of the Life and Works of M.N. Roy. Vol. III. Part I. Against the Current (1928-39).”,”Libro dedicato alla memoria di tre donne che ebbero un ruolo nella vita di Roy: Evelyn TRENT (1892-1970), Louise GEISSLER (1899-1973), Ellen GOTTSCHALK (1904-1960). Foto di Roy al 2° congresso dell’ IC (2° copia, la prima è in Mas-018″,”RIRB-095″
“RAY Biswanath a cura; saggi di Samir Guha ROY Kasturi MITRA Debesh CHAKRABARTY Pranati DUTTA Gopa KUMAR Sudeah NANGIA Surendra Nath BANDYOPADHYAY Amitav CHOUDHURY D. BANDYOPADHYAY M. SANYAL S. RAY S.K. DASGUPTA K. MAJUMDAR P. DE B.N. GHOSH D.N. KONAR P.K. PAL G.P. PAL C. NEOGI R.K. SEN B. RAY B.K. CHAKRAVARTY J.C. DEBNATH A. BHUKTA D. DUTTA D. SARKAR T.S. VASULU B.N. GHOSH A.K. DAS M.K. RAHA P.C. COOMAR S.K. KOLAY”,”Socio-Economic development in India. Vol. I.”,”Si tratta della storia economica, sociale, demografica dell’India condotta attraverso statistiche sulla salute, la fertilità, le migrazioni interne, la condizione delle donne, lo sviluppo, le disparità di genere e il sistema educativo, le riforme, la pianificazione e la diversità linguistica. Attenzione viene anche posta alle risorse messe a disposizione per l’agricoltura. Biswanath Ray (1941-) è un ricercatore dell’ Economic research Unit dell’ Indian Statistical Institute di Calcutta. E’ anche membro della Bengal Economic Association, Calcutta (Associate Member of International Economic Association). Si è occupato anche di studi sulla distribuzione del reddito (distretto del Bengala Occidentale) e di livello dei salari nella piccola industria del paese. Ha pubblicato vari libri e reports.”,”INDE-023″
“RAY Biswanath a cura; saggi di Samir Guha ROY Kasturi MITRA Debesh CHAKRABARTY Pranati DUTTA Gopa KUMAR Sudeah NANGIA Surendra Nath BANDYOPADHYAY Amitav CHOUDHURY D. BANDYOPADHYAY M. SANYAL S. RAY S.K. DASGUPTA K. MAJUMDAR P. DE B.N. GHOSH D.N. KONAR P.K. PAL G.P. PAL C. NEOGI R.K. SEN B. RAY B.K. CHAKRAVARTY J.C. DEBNATH A. BHUKTA D. DUTTA D. SARKAR T.S. VASULU B.N. GHOSH A.K. DAS M.K. RAHA P.C. COOMAR S.K. KOLAY”,”Socio-Economic development in India. Vol. II.”,”Si tratta della storia economica, sociale, demografica dell’India condotta attraverso statistiche sulla salute, la fertilità, le migrazioni interne, la condizione delle donne, lo sviluppo, le disparità di genere e il sistema educativo, le riforme, la pianificazione e la diversità linguistica. Attenzione viene anche posta alle risorse messe a disposizione per l’agricoltura. Biswanath Ray (1941-) è un ricercatore dell’ Economic research Unit dell’ Indian Statistical Institute di Calcutta. E’ anche membro della Bengal Economic Association, Calcutta (Associate Member of International Economic Association). Si è occupato anche di studi sulla distribuzione del reddito (distretto del Bengala Occidentale) e di livello dei salari nella piccola industria del paese. Ha pubblicato vari libri e reports.”,”INDE-024″
“RAYFIELD Donald”,”Stalin e i suoi boia. Una analisi del regime e della psicologia stalinisti.”,”””Almeno Bucharin aveva compreso perché doveva morire: ‘Stalin ha un’ idea politica imponente e audace di una purga generale a) in relazione al periodo prebellico e b) con una transizione alla democrazia. Questa purga coinvolge a) i colpevoli, b) i sospetti, c) i potenziali sospetti. In questo caso non potrei essere escluso. Alcuni vengono disarmati in un modo, altri in un altro, altri ancora in un terzo modo (…) i grandi piani, le grandi idee e i grandi interessi contano più di tutto e sarebbe sciocco sollevare la questione della mia persona dinanzi ai compiti storico-universali che pesano innanzitutto sulle tue (di Stalin) spalle.’ Malgrado ciò, Bucharin sperava ancora nella pietà: “”se vengo condannato a morte (…) invece di fucilarmi fa’ che mi sia dato il veleno nella mia cella (dammi la morfina per addomentarmi e non svegliarmi più) (…) Abbi pietà! Ti scongiuro.”” In altre lettere si offrì di andare nei campi artici per venticinque anni, a fondare università e musei, oppure in America per un periodo indefinito, dove avrebbe “”spaccato la faccia a Trotsky””. L’ ultimo biglietto a Stalin comincia così: “”Koba, perché hai bisogno della mia vita?””. (pag 336) (Nota: le mille pagine di storia, narrativa e poesia politica, come anche le lettere disperate a Stalin composte da Bucharin in prigione, finirono tutte nell’ archivio personale di Stalin. N.I. Bucharin, Tiuremnye tetradi, Sovremennik, Moskva, 1994. Rogovin V. , Partiia rasstreliannykh, Mosca 1997, note pag 519)”,”STAS-049″
“RAYFIELD Donald”,”Stalin e i suoi boia. Una analisi del regime e della psicologia stalinisti.”,”Donald Rayfield è professore di Russo e Georgiano al Queen Mary College dell’Universitò di Londra.”,”STAS-041-FL”
“RAYMOND Allen”,”Que es la tecnocracia?”,”Produzione imprese e biologia umana. “”Il professore Rautenstrauch sostiene che sono state calcolate dai tecnocrati le formule e curve delle imprese economiche e che coincidono notevolmente con indagini simili effettuate per G. Springer, capo della Sezione di Statistica di Bristol, Myers e C.a, così come con l’ equazione di Pearl-Reed per l’ aumento della popolazione. Questi grafici e formule dimostrano certe caratteristiche interessanti della produzione che sono, principalmente, il periodo iniziale di lento sviluppo e di aumento graduale mentre l’ attività mette radici, un secondo periodo di sviluppo più rapido mentre l’ attività si espande, e un terzo periodo quando il grado di produzione declina a misura che il mercato tende alla saturazione. (…) La tecnocrazia, ha detto Rautenstrauch, ha creduto di vedere un importante peculiare significato nella somiglianza sorprendente tra le curve della crescita dell’ industria, come è indicata nel libro di Raymond Pearl, Studi di biologia umana, le curve di accrescimento della popolazione che si trovano nello stesso libro e le curve della produzione delle imprese industriali che sono state tracciate dai tecnocrati.”” (pag 68-69)”,”USAE-039″
“RAYMOND Justinien e altri”,”Maurice Pivert (1895-1958) / Titres de la presse socialiste.”,”Sono riportati i titoli delle riviste e il nome dei fondatori Importante ruolo svolto nel XX secolo da Maurice Pivert nel campo della stampa socialista francese REPERTORIO STAMPA MOVIMENTO OPERAIO SOCIALISTA FRANCESE GIORNALI PERIODICI RIVISTE SECOLO XIX XX LA REVUE SOCIALISTE MALON SFIO PS LA VAGUE BRIZON L’AVENIR SEVERAC LE POPULAIRE LOGUET LA NOUVELLE REVUE SOCIALISTE REVOLTE ETUDES SOCIALISTES LA FEMME SOCIALISTE SAUMONEAU LA VIE SOCIALISTE RENAUDEL ETINCELLE SOCIALISTE COURANT MARXISTRE DI POMMERA E LAURAT LE COMBAT SOCIALISTE LA VERITE’ TENDENZA LENINISTA LA CORRESPONDANCE SOCIALISTE DI FAURE BRACKE ZYROMSKI PIVERT LE POPULAIRE BATAILLE SOCIALISTE LEFRANC LA GAUCHE REVOLUTIONNAIRE LES CAHIERS ROUGES SPARTACUS MASSES LEFEUVRE COMBAT SOCIAL BRACKE LE SOCIALISTE DI M. DEIXONNE LA FEUILLE SOCIALISTE LA VOIX SOCIALISTE SFIO LA REVUE SOCIALISTE E. LABROUSSE E. WEILL-RAYNAL CLARTE’ DI IZARD E TEXCIER GAVROCHE BULLETIN DU PARTI SOCIALISTE LA DOCUMENTATION SOCIALISTE ETUDES SOCIALISTES LA PENSEE SOCIALISTE LA BATTAILLE SOCIALISTE CORRESPONDANCE SOCIALISTE INTERNATIONALE MASSES SOCIALISME ET LIBERTE’ REVUE BANQUE ET BOURSE DI PINEAU L’UNIVERSITE’ SOCIALISTE DEL CERCLES JEAN JAURES LA NATION SOCIALISTE DI RONSAC E ROBIN TRIBUE LIBRE CLAUDE WILLARD MAUROY DEFFERRE CHEVENEMENT QUILLIOT”,”MFRx-377″
“RAZAK ABDEL-KADER A.”,”Israele e il mondo arabo. Ebrei ed arabi di fronte all’ avvenire.”,”Nel 1962 quando appare in Francia questo libro con il titolo ‘Le conflit judéo-arabe, Juifs et Arabes face à l’ avenir’ era detenuto nel carcere Barberousse di Algeri. “”Quei tre giorni che servirono a ridar coraggio ai siriani del regime Kuwatli, dovevano costare 111 morti e feriti ai sudditi di de Gaulle. Una sciocchezza, si dirà, pensando che solo qualche mese più tardi altri compatrioti di de Gaulle organizzeranno in Algeria un’operazione destinata al mantenimento del prestigio coloniale che costerà 45.000 morti al popolo algerino e, un anno più tardi, un’altra operazione con gli stessi scopi costata 90.000 morti al popolo del Madagascar. I francesi, ridotti in Siria allo stato di prigionieri dei loro alleati inglesi, tentavano, mentre proseguivano i negoziati tra Parigi, Londra e Washington, di attaccarsi al Libano, cercando di risuscitare la pretesa “”tradizionale amicizia”” dei cristiani del levante per la Francia. Con la mediazione dei vecchi fantocci dell’amministrazione francese, passi ufficiosi furono compiuti presso il patriarca maronita, capo spirituale dei cristiani libanesi, per indurlo a rilasciare una dichiarazione ufficiale auspicante la permanenza della Francia nel Libano.”” (pag 217)”,”VIOx-151″
Autore: bibliotecastudige
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, P3
“PFABIGAN Alfred”,”Karl Kraus. Una biografia politica.”,”Karl KRAUS (1874-1937). Kraus era uno scrittore che faceva “”partito a sé””: fustigava i costumi dell’ epoca ed è oggi visto come un intellettuale modero. Non apparteneva a nessuna corrente ideologica organizzata, ma se si vuole, a una generale ideologia della classe media. “”Il più importante collaboratore socialista della ‘Fiaccola’ il cui primo articolo suscitò uno scandalo e fece conoscere di colpo la rivista di Kraus ai circoli socialisti internazionali, fu però Wilhelm Liebknecht. Egli affrontò sulla Fiaccola numerosi problemi; i suoi articoli più interessanti si occuparono dell’ affare Dreyfus. (…) Liebknecht considerava Dreyfus colpevole per ragioni che allora suonavano logiche ma che oggi sembrano falsificate e la sua opinione per un socialista era sensazionale. Il motivo politico del suo articolo fu certamente la scusa per l’ astensione inziale del movimento dei lavoratori nella campagna Dreyfus; al tempo stesso si inserì anche nella lotta politica che covava allora in Germania a causa dell’ ingresso in un gabinetto borghese del socialista Alexandre Millerand. Kraus e Liebknecht erano d’accordo sul fatto che la campagna Dreyfus avrebbe potuto rafforzare il militarismo e lo sciovinismo. Liebknecht affrontò anche altri problemi sulla Fiaccola, la sua collaborazione alla rivista terminerà infatti solo con la sua morte. Al congresso di Dresda della socialdemocrazia tedesca, quando Kraus e il partito austriaco erano già in urto, si corcò di minimizzare il fatto che Liebknecht collaborava ad un giornale che si poneva criticamente di fronte alla socialdemocrazia. Victor Adler spiegò che Liebknecht aveva creduto che “”il partito non avesse alcuna obiezione contro la Fiaccola e Karl Kautsky affermò che lo stesso Liebknecht non avrebbe scritto per la rivista se l’ avesse conosciuta bene””””. (pag 47)”,”AUTx-022″
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – The First Day. Civil War America.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-022-FL”
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – The Second Day.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-033-FL”
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – Culp’s Hill And Cemetery Hill.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-034-FL”
“PHAYER Michael”,”La Chiesa cattolica e l’Olocausto. L’evoluzione del pensiero ecclesiastico dall’ascesa di Adolf Hitler alla condanna ufficiale dell’antisemitismo nel 1965.”,”Michael Phayer insegna Storia alla Marquette University. Si occupa dei rapporti tra cattolici ed ebrei prima e dopo la Shoah.”,”RELC-070-FL”
“PHELAN Craig”,”Divided Loyalties. The Public and Private Life of Labor Leader John Mitchell.”,”PHELAN Craig è Assistente Professore di storia al King’s College. E’ autore di ‘William Green: Biography of a Labor Leader’ (SUNY PRESS).”,”MUSx-100″
“PHELAN Craig”,”Grand Master Workman. Terence Powderly and the Knights of Labor.”,”PHELAN Craig è lecturer in American Studies all’ Università del Galles, Swansea. Ha scritto anche una biografia di un leader Labor ‘William Green: Biography of a Labor Leader’ (1989). “”Il governo democratico, il campanilismo geografico, e l’ assenza di controlli burocratici, non il presunto disprezzo di Powderly per le interruzioni del lavoro, precluse la via a una politica di scioperi realizzabile. Nell’ estate del 1884, per esempio, Powderly visitò i minatori in sciopero della Hocking Valley in Ohio e la regione carbonifera di Connellsville, in Pennsylvania, e cercò di assicurare l’ assistenza GEB (General Executive Board, ndr) perfino a quelle lotte che non potevano essere strettamente definite serrate””. (pag 157)”,”MUSx-198″
“PHILIP André”,”Le socialisme trahi.”,”Militante socialista dal 1920, PHILIP, è un ex ministro, membro del Consiglio economico e Presidente internazionale del Movimento socialista per gli Stati Uniti d’Europa.”,”FRAP-034″
“PHILIP André”,”Trade Unionisme et Syndicalisme. Le Trade Unionisme en Grande Bretagne et aux Etats-Unis. Le syndicalisme francais. La CGT et le mouvement syndical.”,”””Dans ces conditions, la Fédération américaine du Travail va présenter une structure analogue à celle des Unions se rapprochant le plus de son esprit, les organisations carctéristiques du Vieil Unionisme anglais de 1850-85. Commes elles, elle groupe surtout des syndicats de métier, les seules Unions industrielles qu’ elle comptait en son sein avant la guerre étant celles de la brasserie (qui devait disparaître avec la prohibition) et des mines.”” (pag 123) “”Questi sindacati di mestiere sono degli organismi nazionali fortemente centralizzati con tutti i poteri nelle mani del presidente, che è pressoché sempre eletto a vita (nei mestieri importanti, il fondatore del Sindacato è rimasto presidente fino alla sua morte, e il suo successore immediato lo è ancora oggi). L’ uso costante del referendum per le decisioni importanti è anche servito a consacrare definitivamente questo predominio dell’ esecutivo””. (pag 123)”,”SIND-078″
“PHILIPOV Dimiter DORBRITZ Jürgen”,”Les conséquences démographiques de la transition économique dans les pays d’ Europe centrale et orientale.”,”Capitolo 1 e 4 di Jürgen DORBRITZ, capitolo 3 di PHILIPOV, capitolo 2 prima parte di PHILIPOV e 2° parte di DORBRITZ. “”E’ possibile comprendere meglio questi aspetti se si esamina la natura della transizione. La transizione è un periodo di rottura, nel quale un regime politico è bruscamente smantellato, se che un nuovo regime sia ancora solidamente installato. Questo periodo di rottura si caratteria per il disordine e l’ assenza di regole. Le norme e i valori di una volta sono rifiutati e manca il tempo éer stabilirne dei nuovi. Il ruolo di orientamento delle norme non è più svolto. Tale sconvolgimento porta ad un’ incertezza generale riguardo all’ avvenire, con un effetto simile a quello dell’ incertezza economica sulla presa di decisioni individuali. E’ tentando di analizzare questa evoluzione come un cambiamento di mentalità ma si tratta in effetti di un fenomeno diverso. Per esempio, il disordine costringe gli individui a essere autonomi ma questa non è una ricerca di autonomia assimilabile all’ ascesa dell’ individualismo osservato all’ Ovest.”” (pag 20-21)”,”DEMx-043″
“PHILIPPONNAT Olivier LIENHARDT Patrick”,”La vita di Irène Némirovsky.”,”””Irène Némirovsky è stata portata alla gendarmeria di Toulon-sur-Arroux’, a una decina di chilometri da Issy. Non è più una romanziera, una madre, una moglie, una donna, una russa, una francese: ormai è soltanto un’ebrea. Michel sa che è destinata a essere portata nel campo di concentramento di Pithiviers, nel Loiret. Gliene hanno anche detto il motivo: «Misura generale contro gli ebrei apolidi dai sedici anni al quarantacinque anni» (…) “” (pag 401) Notizie biografiche di Irène Némirovsky. ‘Irène Némirovsky nacque l’11 febbraio 1903 a Kiev, nell’allora Impero Russo, in una famiglia ebrea benestante. Durante la Rivoluzione Russa del 1917, la sua famiglia fuggì in Francia, dove Némirovsky trascorse gran parte della sua vita e carriera. Studiò alla Sorbona e iniziò a scrivere in francese, diventando una delle più importanti scrittrici del suo tempo. Nel 1926, sposò Michel Epstein, un banchiere, e insieme ebbero due figlie. Némirovsky è nota soprattutto per il suo romanzo incompiuto “”Suite française””, che descrive la vita in Francia durante l’occupazione nazista. Nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939, fu arrestata dai nazisti nel 1942 a causa delle sue origini ebraiche e deportata ad Auschwitz, dove morì il 17 agosto 1942 2. La sua opera è stata riscoperta e pubblicata postuma, guadagnando riconoscimenti e apprezzamenti a livello internazionale.’ (f. copilot)”,”BIOx-001-FMDP”
“PHILLIPS Kevin”,”William McKinley.”,”PHILLIPS Kevin è stato un commentatore politico ed economico per tre decenni. Ha collaborato regolarmente al Los Angeles Times e ad altri Magazines. Ha scritto vari libri tra cui ‘The Emerging Republican Majority’. Arthur M. SCHLESINGER jr è un noto storico politico. Ha preso due premi Pulitzer. Ha pubblicato il primo volume della sua autobiografia ‘A Life in the Twentieth Century’ nel 2000. Tra gli ‘Eminent McKinleyites’: Robert M. LA FOLLETTE (1855-1925), Theodore ROOSEVELT (1858-1919), William Howart TAFT (1857-1930). (pag 163-164) McKINLEY (1843-1901, morto per un attentato di un anarchico) eletto nel 1896 coincise con il ritorno dopo due decenni di una solida maggioranza repubblicana, mettendo il GOP in una posizione di dominio per una generazione. Ad un secolo dalla sua morte la sua figura è oscurata da quella del suo vicepresidente e successore Theodore ROOSEVELT. Ma secondo l’A, McKINLEY fu uno dei principali presidenti americani, appartiene al gruppo dei sedici eletti per due termini (1896, 1900) e al gruppo degli otto presidenti cha hanno guidato il paese in una guerra vittoriosa (contro la Spagna, 1898). Durante la sua amministrazione gli Stati Uniti fanno il loro debutto, diplomatico e militare, come potenza mondiale.”,”USAP-058″
“PHILLIPS Kevin”,”Ricchezza e democrazia. Una storia politica del capitalismo americano. (Tit.orig.: Wealth and Democracy)”,”PHILLIPS Kevin dopo aver studiato ad Edimburgo e Harvard, è da trentanni uno dei commentatori politici più noti. Ha scritto molti libri (v. 4° copertina). Comparazione declino americano con declino inglese. “”Un quesito significativo da porsi all’ inizio del millennio era dunque se la nuova globalizzazione dipendesse ancora da una grande potenza economica mondiale; e in caso affermativo, se le fondamenta dell’ economia americana fossero abbastanza solide. Certo, il crescente affidamento degli Stati Uniti sulla finanza era un fenomeno che i precedenti della Gran Bretagna, dell’ Olanda e anche della Spagna facevano ritenere precario. Eppure, un confronto accurato indica che la traiettoria seguita dagli Stati Uniti come prima potenza economica mondiale all’ inizio del nuovo millennio ricalcava quella percorsa dalla Gran Bretagna tra 1900 e 1914. Le successive fasi critiche dovevano ancora manifestarsi, e c’era di mezzo un’ egemonia mondiale. L’ ascendente incompleto degli Stati Uniti come prima potenza mondiale. Per essere precisi, gli Stati Uniti del 2000 erano distanti dal loro apogeo successivo al 1945 più o meno quanto lo era stata dal suo la Gran Bretagna del periodo 1900-1914. Anche l’ evoluzione della repubblica americana nell’ arco di quel mezzo secolo di predominio mondiale aveva comportato, come quella della Gran Bretagna, il ridimensionamento dei grandi settori industriali – tessile, acciaio, automobili ed elettronica di consumo – e il progressivo spopolamento delle vecchie metropoli industriali: Pittsburgh, Detroit, Cleveland e decine di città più piccole. Le donne entrarono in massa nella forza-lavoro per tenere a galla le loro famiglie (proprio come nella Gran Bretagna del 1900-1914).”” (pag 292-293)”,”USAE-049″
“PHILLIPS Gordon”,”The Rise of the Labour Party, 1893-1931.”,”PHILLIPS Gordon è Senior Lecturer in History nella University of Lancaster. E’ autore pure di ‘The General Strike’ e ‘Casual Labour’. “”Since the end of the 1860s, they had from time to time displayed a wish to secure entry into Parliament for ‘labour’ spokesmen, and set up national bodies for this purpose. The Labour Representation League was founded in 1869, the Labour Electoral Association in 1886, but neither body obtained the substantial and wholehearted baking of the movement. The larger unions, particularly the miners, preferred to adopt their own candidates. But whether acting alone or together, the unions were unwilling to engage in an electoral contest unless they could secure approval of their nominees from a local party association – almost always looking to the Liberals. They were reluctant to assume the entire responsibility for running and maintaining their own chosen candidates, still more those o other trades. As a result of electoral conditions and of their own caution, the unions thus accepted a political dependence on the Liberal party. Karl Marx complained in 1872 that ‘almost every leader of English working men was sold to Gladstone, Morley, Dilke and others’. The number of such ‘Labour’ men who entered the Commons was effectively determined by Liberal wishes: there were only eight so designated at the end of the 1880s. These MPs were expected to give loyal support to Liberal causes and administrations, and were conventionally known as ‘Lib-Labs’. Even so, we should not regard their appearance in the Commons as insignificant. Their present did indicate the desire of the trade unions, clearly expressed if tentatively pursued, to be represented by their own men”” (pag 4-5) [Gordon Phillips, The Rise of the Labour Party, 1893-1931, 1992]”,”MUKx-183″
“PHILLIPS Bernard S.”,”Metodologia della ricerca sociale.”,”Bernard Phillips è nato a New York nel 1931. Dopo aver studiato alla Columbia e alla Washington State University, ha conseguito il Ph. D. in sociologia alla Cornell University, dove ha insegnato psicologia sociale, e poi a Illinois come assistente di sociologia. Dal 1963 è professore di Sociologia a Boston. Ha pubblicato: Technical Material for an interview Survey of Aging e The Aging in a Central Illinois Community.”,”TEOS-008-FV”
“PHILLIPS E.D.”,”L’impero dei Mongoli.”,”E.D. Phillips, nato in Inghilterra nel 1910 ha insegnato lingue classiche in varie università inglesi. Attualmente (1979) è docente di greco alla Queen’s Unviersity di Belfast. E’ membro del ‘Royal Anthropological Institute'”,”ASIx-117″
“PI Y MARGALL Francisco”,”Las nacionalidades.”,”PI Y MARGALL F. è nato a Barcellona nel 1824 e morto nel 1901. Fautore del federalismo, ha scritto pure una ‘Storia generale dell’ America’ e altre opere. L’ Europa, la Russia e la Turchia. “”L’ Europa è circondata di pericoli. Invano ha cercato con vari mezzi un equilibrio che potesse tranquilizzarla. Senza accordo e soprattutto senza regole certe di condotta, non ha mai potuto impedire l’ incessante accrescimento della Russia. Prima di vederla muovere già si agita. E’ facile che rinasca per la centesima volta la questione d’ Oriente, e la Russia trami per scendere fino al Bosforo. Chi potrà contenere un impero che si estenda dall’ Oceano Glaciale al Mediterraneo e domini nel Baltico, nel Mar Nero e nel Caspio? L’ Europa, oh fatalità!, si vede obbligata per contenere gli Zar a difendere la causa dei turchi. Dei turchi, per chi rinunci agli interessi di religione e di razza! Dei turchi, non meno stranieri degli arabi e dei tartari!”” (pag 300)”,”SPAx-057″
“PIACENZA Paolo DI-MOTOLI Paolo a cura; saggi di Luca BRIATORE Paolo DI-MOTOLI e Paolo PIACENZA Bruno BONGIOVANNI”,”Il difficile equilibrio. Breve storia della politica estera italiana.”,”Foto di riunioni con firma di vari trattati tra le fonti E. Anchieri, La diplomazia contemporanea. Raccolta di documenti diplomatici (1815-1956), Cedam, Padova, 1959.”,”ITQM-016-FV”
“PIAGET J. GARCIA R.”,”Esperienza e teoria della causalità.”,”PIAGET è D e GARCIA collaboratore del Centro internazionale di epistemologia genetica.”,”SCIx-020″
“PIAGET Jean”,”Le structuralisme.”,”Lo strutturalismo è stato un indirizzo critico-filosofico sviluppatosi in Francia durante gli anni 1960 che estese alla antropologia, alle scienze umane e ad altri campi della cultra le teorie e i metodi dello strutturalismo linguistico. Tra i principali esponenti: antropologi come C. LEVI-STRAUSS, Psicoanalisti come J. LACAN, filosofi come L. ALTHUSSER e M. FOUCAULT, critici letterari come R. BARTHES ecc.”,”FILx-211″
“PIAGET Jean, a cura di Richard EVANS”,”Cos’è la psicologia. Con l’ autobiografia di Piaget e saggi di Elkind, Ginsburg, Krossner.”,”Il famoso psicologo svizzero Jean PIAGET ha elaborato le sue teorie e compiuto scoperte nell’ arco di 40 di studio sullo sviluppo intelligenza e il funzionamento della mente umana. Nato in Svizzera nel 1896, Piaget ha consiguito il dottorato in scienze e ha lavorato a Zurigo in laboratori di psicologia e nella celebre clinica psichiatrica di Eugen Bleuler. E’ considerato il più grande studioso dei processi cognitivi. Intelligenza e misura del quoziente intellettivo. “”Io penso che debbano essere fatti due rilievi. Primo, ovviamente che i fattori genetici esercitano un ruolo nello sviluppo della intelligenza, ma che essi non possono far niente di più che aprire certe possibilità. Essi cioè non possono fare niente per ciò che riguarda la realizzazione di queste possibilità. Non ci sono nella mente umana strutture innate che semplicemente vengono ad esistere; come ho già puntualizzato durante questa discussione, tutte le nostre strutture mentali debbono essere costruite. Così i fattori genetici e gli aspetti della maturazione non sono sufficienti a spiegare ciò che di fatto ha luogo in ogni stadio. Il mio secondo rilievo è questo: come fa Jensen a misurare l’ intelligenza? L’ intelligenza è misurata solo sulla base di alcune produzioni o si è arrivati alla competenza, alle strutture interne? Ho paura che in studi di questa sorta si siano sempre misurate le produzioni, ed è abbastanza ovvio che le produzioni varieranno a seconda degli ambienti sociali. Da parte mia, non ho fiducia in misurazioni basate sul quoziente intellettivo o comunque sulle produzioni. Così, in generale, la conclusione di Jensen mi pare opinabile.”” (pag 67)”,”SCIx-192″
“PIAGET Jean”,”Psychologie et épistemologie.”,”””Dans la mécanique relativiste, au contraire, la vitesse, même si elle conserve sa forme de rapport, est plus élémentaire que le temps, puisqu’elle comporte un ‘maximum’ et que le temps lui est relatif. A. Einstein a ien voulu nous conseiller un jour d’examiner la question du point de vue psychologique et de chercher s’il existait ou non une intuition de la vitesse indépendante du temps. Il s’ajoute à cette question cet autre aspect intéressant que la physique, même relativiste, s’est toujours résignée à admettre une sorte de cercle vicieux (sur lequel G. Juvet, parmi d’autres, a insisté avec profondeur): on définit la vitesse en utilisant le temps, mais on ne mesure le temps qu’en recourant à des vitesses. (…)””. (pag 102-103)”,”SCIx-262″
“PIAGET Jean”,”Saggezza e illusioni della filosofia.”,”Jean Piaget è nato a Neuchatel nel 1896 ed è morto nel 1980. Ha insegnato nelle università di Ginevra e Losanna. Ed è stato professore di psicologia genetica alla Sorbona.”,”SCIx-434″
“PIAGET Jean”,”L’epistemologia genetica.”,”J. Piaget, nato a Neuchatel nel 1896 è professore di psicologia infantile e psicologia sperimentale all’Università di Ginevra. Ha pubblicato molti studi anche in Italia (sulla rappresentazione del mondo nel fanciullo, il linguaggio e il pensiero del fanciullo, psicologia dell’intelligenza ecc.) “”Col celebre etologo K. Lorenz, l’innatismo delle strutture conoscitive è generalizzato secondo uno stile che egli vorrebbe esplicitamente kantiano: le «categorie» del sapere sarebbero biologicamente preformate a titolo di condizioni preliminari a qualunque esperienza, nello stesso modo in cui gli zoccoli del cavallo e le pinne natatorie dei pesci si sviluppano nell’embriogenesi in virtù di una programmazione ereditaria e molto prima che l’individuo (o il fenotipo) ne possa fare uso”” (pag 65)”,”SCIx-458″
“PIAN Alberto TELLOLI Giancarlo MOSCATO Antonio LAMBERT Serge BROUÉ Pierre SEDRAN Domenico ROSSELLI Carlo”,”Communisme et Oppositions en Italie. Le chemin de Tresso vers l’Opposition de gauche (Pian); Alfonso Leonetti dans le S.I. de l’Opposition de gauche et de la L.C.I. (Telloli); Correspondance Trotsky-Leonetti sur la guerre d’Ethiopie (Moscato); Notes sur l’histoire du trotskysme en Italie: le P.O.C. (Lambert); Le P.C. italien, la guerre et la révolution (Broué); Mémoires d’un prolétaire révolutionnaire (Sedran); Lettre à Trotsky – Rencontre avec Trotsky (Rosselli); Memoria antologica saggi critici e appunti biografici, un ricordo di Camillo Berneri; Moscow and the Italia Communist Party by Joan Barth Urban; Die POUM wänrend des Spanischen Bürgerkriegs by Reiner Tosstorff; Dictionnaire biograhipue du Mouvement ouvrier international de Jean Maitron.”,”Quelle di Pian, Telloli e Lambert sono tesi di laurea. 1944, Foggia, Sud Italia: “”Senza dibattito preliminare approfondito e sembra senza accordo politico preciso, Di Bartolomeo e Mangano decidono nel luglio 1944 di dare vita al Partito Operaio Comunista (POC). Questi pubblica ‘L’ Internazionale’, il cui primo numero esce il 5 agosto 1944 e il giornale viene immediatamente interdetto dagli Alleati (…) La breve storia del POC finisce in un fiasco”” (Note sulla storia del trotskismo in Italia: il POC, Lambert) “”In realtà, nella capacità del PCI di regolare i suoi problemi interni e le opposizioni sulla sua sinistra con altri metodi che le mitragliette o la bastonatura semplice, abbiamo un riflesso accidentale, ma significativo – “”effetto perverso”” dicono gli specialisti – dell’applicazione al PCI della legge di Marx sullo sviluppo ineguale e combinato. Un confronto con il PCF permetterà di illustrare e illustrare questa nozione”” (Pierre Broué, Il PC italiano, la guerra e la rivoluzione, recensione della tesi di Lambert, ‘Tradition révolutionnaire et “”Nouveau Parti’ en Italie (1942-1945), Thése Grenoble, 1985) (pag 76)”,”TROS-361″
“PIANCASTELLI Corrado BRIOSI Sandro PACCHIANO Giovanni BERNABEI Franco ACCAME Vincenzo”,”1945-1970. Aspetti della realtà contemporanea italiana. Narrativa, poesia, cinema, arti figurative, musica.”,”””Le radici del nostro Novecento letterario affondano, come è noto, nel periodo post-risorgimentale, specialmente tra il 1850 e il 1870, in un ventennio durante il quale la letteratura fu sostanzialmente politica, affrettando e rispecchiando, nel suo svolgersi, le speranze, le pene e le gioie, o giudicando gli avvenimenti che condussero all’Unità (…). Il realismo ha costituito la poetica più rappresentativa dell’800 e definiva l’arte come rappresentazione oggettiva della realtà sociale in polemica col soggettivismo dei romantici. (…) Sulla costituzione del realismo ottocentesco hanno agito vari fattori, come il superamento del romanticismo e dei concetti aristocratici e classicisti del ‘700, l’interesse sociale per il popolo e le classi povere (per esempio Manzoni), il superamento dei concetti come crudeltà, malvagità, considerati non più come fenomeni subnormali individuali, ma come realtà la cui causa si fa risalire alla società che opprime”” (pag 1-13), Corrado Piancastelli, Appunti per un retroterra del ‘900’)”,”ITAB-332″
“PIANCIOLA Cesare”,” Il marxismo militante di Raniero Panzieri.”,”In ricordo di Costanza Preve “”L”operaismo di movimento’ – con svolgimenti vari da “”classe operaia”” (1964-67), a ‘Potere Operaio’ (1969-73) all”Autonomia Operaia’ (1973-79) – ha avuto in Toni Negri il teorico principale (“”di tutti gli scrittori della sinistra rivoluzionaria (…) sembra essere insieme il più ferrato nella teoria e il più radicale nella pratica””, scriveva Bobbio in una versione del ‘Profilo ideologico del Novecento’). Nel ‘Frammento sulle macchine’ dei ‘Grundrisse’, Marx affermava che, di fronte all’immane sviluppo del capitale costante, la quantità di tempo di lavoro impiegato diventa una misura del valore del tutto inadeguata e “”il pluslavoro della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale””. Negri ne traeva la conclusione che le determinazioni oggettive del salario, le “”condizioni legate al funzionamento del mercato del lavoro, alla qualità della forza lavoro ecc.””, oggi vengono meno, e resta solamente il comando capitalistico (104); estinguendosi la legge del valore, rimane un rapporto tutto politico, di forza, di violenza del capitale e di violenza operaia, che si esprime in vari modi: “”dal sabotaggio allo sciopero di massa, dallo scontro di piazza alla lotta armata”” (105)”” (pag 38) (104) A. Negri, ‘Partito operaio contro il lavoro’, in S. Bologna P. Carpignano A. Negri, Crisi e organizzazione operaia, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 135 (105) Ivi. p. 128″,”ITAC-137″
“PIANTA Mario a cura; saggi di Bennett HARRISON e Barry BLUESTONE Richard R. NELSON Yoko KITAZAWA Rob STEVEN Elmar ALTVATER e Kurt HÜBNER Mary KALDOR James O’CONNOR”,”L’economia globale. Stati Uniti, Europa e Giappone tra competizione e conflitto.”,”Mario Pianta ha studiato economia a Torino e ha ottenuto il Ph.D. alla London School of Economics. E’ autore pure di ‘Stati Uniti: il declino di un impero tecnologico’ (EL, 1988).”,”ECOI-348″
“PIANTA Mario”,”Stati Uniti: il declino di un impero tecnologico. Nuove tecnologie e potere economico internazionale tra Usa, Europa e Giappone.”,”Mario Pianta ha studiato economia a Torino e ha ottenuto il Ph.D. alla London School of Economics.”,”ECOI-349″
“PIANTA Mario”,”Globalizzazione dal basso. Economia mondiale e movimenti sociali.”,”Mario Pianta è professore di politica economica all’Università di Urbino. Partecipa alle iniziative della società civile sulla globalizzazione e collabora al Manifesto.”,”ECOI-194-FL”
“PIANZOLA Maurice”,”Lénine en Suisse.”,”””… il più terrestre di quelli che vivettero sulla terra””. Maiakovski Bollettino di adesione di Lenin alla Societé de Lecture di Ginevra. (12 dicembre 1904). Lenin sarà membro dal 13 dicembre 1904 e vi resterà fino al 16 dicembre 1908. (pag 47) Scheda compilata da Lenin per aver un prestito librario presso la Bibliothèque de littérature sociale, a Zurigo. Il prestito riguardava la rivista: ‘Linternationale des Jeunes’. (pag 139) Pagina del registro delle iscrizioni (31 maggio 1916) alla Biblioteca pubblica e universitaria di Ginevra. Lenin contrariamente al regolamento non aveva presentato la raccomandazione prevista. (pag 143) “”Il 20 e il 30 novembre Lenin si intrattiene nel caffé ‘Zum Adler’ con dei rappresentanti della sinistra del partito socialista svizzero, sui loro compiti e l’ atteggiamento del loro partito di fronte alla guerra. Il 20 novembre, scrive a Inès Armand, rimasta a Berna, riguardo a questi colloqui e a proposito di queste tesi, una lettera in cui ricorda che egli non pone la questione della difesa nazionale “”in generale”” ma ben nel caso preciso della guerra imperialista che si svolge in Europa: “”Vi ringrazio infinitamente per la traduzione delle tesi. Le invierò a Abramovich e a Guilbeaux. Adattarle per la Francia? Ne vale la pena? La situazione, laggiù, è talmente differente. (…) Quanto alle tesi secondo le quali, in ‘Svizzera’, i socialdemocratici non devono adesso, in alcun caso, votare i crediti militari, cercate briga. Fin dall’ inizio si parla ‘tutto il tempo’ della guerra imperialista. Si tratta unicamente di quella. “”L’ operaio non ha patria””, questo significa: a) che la situazione economica (il salariato) non è nazionale, ma internazionale; b) che il suo nemico di classe è internazionale; c) che le condizioni della sua emancipazione pure lo sono; d) che l’ unità internazionale dei lavoratori è ‘più importante’ dell’ unità nazionale. Questo significa e si ha il diritto di dedurre da ciò che precede ‘che non occorre’ combattere ‘quando si tratta’ di rovesciare il giogo di una nazione straniera? Si o no? La guerra di una colonia per la sua liberazione? – dell’ Irlanda contro l’ Inghilterra? Ma una insurrezione (nazionale) non è la difesa della patria? Vi invierò un mio articolo contro Kievsky su questo soggetto. (…)””. (pag 157-158-159)”,”LENS-172″
“PIATETSKAÏA S.”,”Lire les journaux russes…”,”Introduction, Traduit par O. TATARINOVA, Vocabulaire, Annexe, Corrige des exercices,”,”RUSx-260-FL”
“PIATNITSKY O.”,”Souvenirs d’un bolchévik, 1896-1917.”,”Libro dedicato alla memoria di Paul VOMPE’ (cheminot, Comintern)”,”RIRB-107″
“PIATNITSKY O.”,”Memoirs of a Bolshevik.”,”The Memoirs of Comrade O. Piatnitsky, one of the oldest active members of our Bolshevik Party, cover a long period, from 1896 to 1917, i.e. the whole period of the rise and development of the Bolshevik Party up till the February Revolution, 1917. Comrade Piatnitsky’s Memoirs contain a mass of factual material and thus serve as a valuable contribution to the literature on the history of our Party.”,”RIRB-034-FL”
“PIAZZA Francesco”,”La politica interna di Giolitti e i socialisti.”,”F. PIAZZA è nato nel 1946. Ha conseguito la laurea discutendo una tesi sul pensiero politico di J. LOCKE. Si è dedicato allo studio della storia italiana post unitaria. E’ ordinario di italiano e storia in un istituto superiore di Treviso. “”Ma i fatti di Libia avevano consigliato Giolitti di aspettare alcuni mesi prima di convocare i comizi elettorali; finalmente, nell’ autunno 1913, chiamò i cittadini alle urne per la 24° legislatura. La campagna elettorale impegnò i partiti soprattutto su un tema: la guerra di Libia. Il forte astensionismo- votò circa il 50% degli aventi diritto- favorì gli oppostori di Giolitti: i liberali persero una settantina di seggi, i due partiti socialisti ne conquistarono complessivamente 78, i radicali 73, i cattolici 30, i nazionalisti 6; i repubblicani invece subirono una flessione (da 24 deputati passarono a 17). La maggioranza giolittiana era riuscita, pertanto, per se ridimensionata, a mantenere un margine di vantaggio sulle opposizionoi sufficiente per governare senza troppi patemi. Ma ciò era vero solamente dal punto di vista numerico””. (pag 94)”,”ITAA-069″
“PIAZZA Francesco”,”Sotto la bandiera di Gigione. Luigi Luzzatti a Oderzo: un deputato e il suo collegio elettorale.”,”Luigi Luzzatti (Venezia, 1º marzo 1841 – Roma, 29 marzo 1927) è stato un giurista ed economista italiano, che fu Presidente del Consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911. È stato il fondatore della Banca Popolare di Milano e Presidente dello stesso istituto di credito dal 1865 al 1870, oltre ad esserne stato Presidente Onorario dal 1870 al 1927. Nato in una famiglia ebraica veneziana, dopo aver completato gli studi in giurisprudenza all’Università di Padova attirò su di sé l’attenzione della polizia austriaca a causa delle sue lezioni di economia politica, e fu costretto ad emigrare. Nel 1863 ottenne una cattedra presso l’Istituto Tecnico di Milano. Nello stesso anno, si affiliò alla loggia massonica milanese “”Cisalpina””. Nel 1867 fu nominato professore di diritto costituzionale all’Università di Padova: Luzzatti tenne la cattedra fino al 1896.”,”ITAA-146″
“PIAZZA Roberto”,”La valutazione del rumore.”,”Roberto Piazza è ricercatore capo nell’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino. Libero docente di audiologia nell’Università di Torino. Incaricato di fisica nella Univ. di Torino, Facoltà di Medicina.”,”SCIx-037-FV”
“PIAZZESE Antonino”,”Principi di filosofia. I problemi della conoscenza, della logica, delle scienze, della storia, della morale su basi scientifiche nuove.”,”””La mia generazione, come ben sai, fu colta da Croce all’ uscire di adolescenza (non erano crociani i nostri professori di liceo, né quelli di cui ebbi ad ascoltare alcune lezioni alla Università, ed i cui nomi sono quasi tutti dimenticati). Croce ci foggiò, quali direttamente, attraverso i suoi libri, quali per azione riflessa; non s’ insisterà mai abbastanza su quel ch’è stato Croce per due generazioni d’ italiani. Ciò ch’è stato modellato si trova a suo agio entro il modello; io non avverto alcuna ribellione per quel pensiero; che mi pare ben conciliabile con la mia fede religiosa.”” (pag 10-11, A.C. Jemolo, prefazione)”,”FILx-319″
“PIAZZESI Gianfranco”,”Gelli. La carriera di un eroe di questa Italia.”,”PIAZZESI Gianfranco è stato editorialista per la politica interna a ‘Il Giornale nuovo’ e al ‘Corriere della Sera’. Divenato direttore della ‘Nazione’ nell’ ottobre 1980 ha lasciato l’ incarico nel novembre dell’ anno successivo. Ha scritto ‘Berlinguer e il professore’. Il PCI e lo scandalo P2-Gelli. “”A conclusione non molto dissimili è giunto il senatore Bernardo D’Arezzo, che fa parte della commissione d’inchiesta sulla P2 per conto della DC. Anche D’Arezzo parte dalle vicende pistoiesi, tiene in gran conto l’ informativa del controspionaggio fiorentino e altri documenti di quegli anni, secondo i quali Gelli sarebbe stato addirittura iscritto al PCI e successivamente espulso per indegnità. Il senatore “”non esclude”” che si tratti di una rottura fittizia, “”di un congelamento secondo la metodologia più classica dei servizi segreti dell’ est””. In tal caso saremmo dinanzi a una delle più romanzesche vicende di spionaggio del dopoguerra, non solo in Italia, ma nell’ intero mondo occidentale. Il KGB avrebbe ingaggiato Gelli fino dal 1945, grazie all’ iniziale aiuto dei compagni italiani, per poi utilizzarlo, direttamente o attraverso qualche succursale, come informatore o come destabilizzatore. L’agente del Cominform Licio Gelli si sarebbe inserito nella massoneria e avrebbe assunto il controllo della P2 al solo scopo di stabilire rapporti qualificati con varie personalità dello stato e poi associarle in scandali con effetti destabilizzanti per la nazione. Nessuno più di me concorda su certe premesse. Gelli ha certamente avuto “”rapporti di lavoro”” prima col PCI e poi con i servizi segreti dell’ est europeo, anche per un lugno periodo. Non concordo invece sulle conclusioni (…)””. (pag 208-209)”,”ITAP-128″
“PIAZZESI Mario”,”Diario di uno squadrista toscano. 1919-1922.”,”PIAZZESI Mario nato a Cesena nel 1902, ingegnere, ha ricoperto cariche di federale fascista di Enna, Piacenza e Lucca negli anni 1937-1942, e capo di provincia nella RSI a Lucca, Piacenza e Alessandria dall’ottobre 1943 all’aprile 1945. E’ poi fuggito in Messico dove si è dedicato ad attività economiche. “”Ma che vale questo, che vale bruciare la casa del Popolo del Bandino, quando quei maledetti dopo gli assassini della mattina, an che se ne hanno lasciato uno attraverso quella finestra ed altri due lì nel fosso, dietro la catasta di legna, son riusciti a dileguersi? Ci sembra di esser stati giocati e con questo cruccio si ritorna nella città su questi camion sballonzolanti attraverso il sobborgo deserto. Vien da ridere nel vedere ancora cordoni di truppa alla Camera del Lavoro in via dei Tintori. “”Ma che ci state a fare, a proteggere quelli che vi ammazzano?””. “”Ma gli ordini…””. “”Ma che ordini o non ordini e vi si fa vedere noi come si ordina””. E si fa presto come al solito. Ora Pirro è felice è là nella Camera del Lavoro nel salone solo. Ha fatto una catasta di panche, registri, bandier gli ha dato fuoco e ora si scalda le mani. “”Oh, Pirro e ti bruci le scarpe nuove””. “”Lascia fare, lascia fare, Dio immortale oggi voglio bruciarmi anche queste””. I nostri capi ritornarono gongolanti dalla Prefettura dove son stati mandati a chiamare d’urgenza”” (pag 116)”,”ITAF-277″
“PIAZZESI Gianfranco”,”L’Italia spiegata al popolo.”,”Gianfranco Piazzesi, già giornalista in cronaca e poi in redazione, quindi inviato, infine editorialista.”,”ITAP-226″
“PICAPER Jean-Paul”,”Angela Merkel une Chanceliére à Berlin. La première femme à gouverner l’Allemagne.”,”PICAPER Jean-Paul ex professore di scienze politiche giornalista e scrittore corrispondente da Berlino di ‘Politique Internationale’ ex corrispondente del ‘Figaro’ in Germania. Germania: solo 8 cancellieri dalla nascita della RFT (5 CDU e 3 SPD) (pag 281)”,”GERV-065″
“PICARD Emile”,”La Science Moderne et son état actuel.”,”Principio relatività. (pag 180) “”Così le vecchie nozioni del senso comune sullo spazio e il tempo saranno da rivedere. (…) Niente è intangibile nella scienza; certe nozioni del senso comune alla lunga hanno dovuto essere modificate, e quando le esperienze positive avranno mostrato la necessità di cambiare le nostre idee tradizionali sullo spazio e il tempo, lo si dovrà fare. (…) Ma, del resto, tra le mani di Einstein, il principio della relatività è in via di evoluzione; la velocità della luce non sarà più un invariante assoluto, ma ci sarà però un assoluto al centro di tutto questo relativismo. Ma si tratta di cose più stupefacenti ancora, come la gravità dell’ energia. (…) Così un raggio di luce proveniente da una stella sarà attirato dal sole (…)””. (pag 181-182)”,”SCIx-228″
“PICARDI Roberta”,”Il concetto e la storia. La filosofia della storia di Fichte.”,”Roberta Picardi è assegnista di ricerca nell’Università di Pavia. Ha curato l’edizione del “”Carteggio Croce-Medicus””.”,”STOx-034-FL”
“PICART Bernard”,”Cerimonie e costumi di tutto il mondo nelle incisioni di Bernard Picart.”,”Stampato ad Amsterdam presso J.F. Bernard, fra il 1733 e il 1739 Buth, giovane fanatico che uccide tutti quelli che incontra per ingraziarsi Manipa, idolo o divinità di Lhasa, alla quale si offrono coloro che Buth ha ucciso (pag 196)”,”FOTO-097″
“PICAUDOU Nadine”,”La decennie qui ébranla le moyen-orient, 1914-1923.”,”Agregée d’histoire, Nadine PICAUDOU è stata pensionnaire al Centre d’Etudes et de Recherches sur le Moyen-Orient contemporain a Beirut. Chargée de cours all’Univ di Paris VII-Jussieu come pure all’ Institut National des Langues et Civilisations orientales de Paris, la PICAUDOU è autrice pure di ‘La dechirure libanaise’ per le stesse edizioni Complexe.”,”VIOx-002 UKIx-036″
“PICCIALUTI CAPRIOLI Maura”,”Radio Londra, 1939-1945.”,”Maura Piccialuti Caprioli, nata a Roma nel 1938. E’ dirigente presso l’Archivio centrale dello Stato. Collaboratrice della “”Rassegna degli archivi di Stato”” e del ‘Dizionario biografico degli italiani’.”,”QMIS-192″
“PICCIALUTI CAPRIOLI Maura”,”Radio Londra, 1939-1945.”,”Maura Piccialuti Caprioli, nata a Roma nel 1938. È dirigente presso l’Archivio centrale dello Stato. Collaboratrice della “”Rassegna degli archivi di Stato”” e del ‘Dizionario biografico degli italiani’. Il contributo politico e ideale delle trasmissioni di Radio Londra alla lotta antifascista e partigiana, ma non solo questo. I comunicati e conversazioni di Stevens e Candidus, Ruggero Orlando, Paolo Treves e Umberto Calosso, giorno per giorno ripercorrono la drammatica vicenda della guerra, e le alterne reazioni dell’opinione pubblica, incerta, ansiosa e in cerca di speranza.”,”QMIS-062-FV”
“PICCINNI Gabriella”,”I mille anni del Medioevo.”,”Gabriella Piccinni insegna Storia medievale all’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni: Siena nel Trecento, Assetto urbano e strutture edilizie (con D. Balestracci), ‘Seminare, fruttare, raccogliere’ Mezzadri e salariati sulle terre di Monte Oliveto Maggiore, Strutture famigliari, epidemie e migrazioni nell’Italia medievale (con R. Comba e G. Pinto), Il contratti di mezzadria nella Toscana Medievale, L’evoluzione della rendita fondiaria in Italia, Le donne nella vita economica, sociale e politica dell’Italia medievale (in: Il lavoro delle donne, a cura di Angela Groppi).”,”EURx-038-FL”
“PICCINNI Gabriella”,”””Seminare, fruttare, raccogliere””. Mezzadri e salariati sulle terre di Monte Oliveto Maggiore (1374-1430).”,”Gabriella Piccinni (1951, Siena) insegna Storia della Toscana nel Medioevo presso la Facoltà di Lettere della città.”,”MITT-001-FFS”
“PICCINNO Luisa”,”Economia marittima e operatività portuale. Genova, secc. XVII-XIX.”,”””La regolamentazione dell’ingresso dei bastimenti nel porto di Genova non si esaurisce con le sole prescrizioni sanitarie o con le norme per l’utilizzo del servizio di pilotaggio, ma prevede anche una serie di procedure burocratiche e operazioni complementari che diventano sempre più complesse con il passare dei secoli. Infatti, se il regolamento emanato a tale riguardo dai Conservatori del Mare nel 1692 consiste in soli sei articoli, le Regie Patenti del 1827 ne dedicano allo stesso argomento più di quaranta. Una parte consistente delle disposizioni riguarda la definizione dei criteri di assegnazione dei luoghi di attracco alle navi in arrivo, al fine di limitare gli intasamenti dello specchio acqueo portuale e di agevolare un rapido ed efficiente lavoro di movimentazione dei carichi (…)””. (pag 130)”,”LIGU-008″
“PICCIONI Leone”,”Vita di Ungaretti.”,”PICCIONI Leone ha curato l’edizione completa delle opere di Ungaretti. Ungaretti con Montale ritenuto uno dei maggiori poeti del Novecento 1962: è eletto presidente della Comunità europea degli scrittori. Per un congresso della Comunità si reca in URSS. 1964 tiene un ciclo di lezioni alla Columbia University di New York. 1970. Deluso per la mancata assegnazione del Nobel.”,”ITAB-313″
“PICCO Francesco”,”Molière e il suo teatro.”,”””Crisalo, il padre, “”borghese di buon casato””, com’è definito nell’elenco dei personaggi, è, in verità, una bona pasta d’uomo, un pavido Don Abbondio in panni borghesi, subisce supinamente la dittatura di Filaminta, è puerile, quand’ella è assente, nelle sue collere incomposte, e vile, lei presente, nelle sue accondiscendenze repentine. Si illude di esercitare un’autorità, che non possiede; si rassegna in cuor suo, alla schiavitù domestica, per amor del quieto vivere; e solo si ridesta vivo, tanto che non par più lui, al risorgere, e quasi all’insorgere, contro la sua remissività attuale, dei ricordi giocondi e lontani, dei suoi trascorsi giovanili. Era quello il tempo in cui ancora non gli gravava le spalle il giogo coniugale, e amorose gli sorridevano le fanciulle”” (pag 112)”,”VARx-028-FGB”
“PICCOLI Valentino”,”Vincenzo Gioberti.”,”””La teoria neoguelfa, esposta nel Primato, accetta quella idea federale che, nell’ Italia prequarantottesca sembrava quasi imporsi per la varie condizioni politiche dei popoli italici e per il diffondersi di speranze riposte in più di un governo della penisola. Federale fu in gran parte la Carboneria e fra gli stessi mazziniani non mancavano gli aderenti all’ idea di una confederazione italica. Il Gioberti pensava pertanto possibile la formazione di un forte vincolo federale, che riunisse tutti gli stati italiani- che avrebbero dovuto porsi su la via delle civili riforme ed inspirare la loro attività a un fine, che fosse a un tempo regionale e nazionale”” (pag 53).”,”ITAB-119″
“PICCOLI Paolo VADAGNINI Armando”,”Il movimento cattolico trentino dalle origini alla resistenza, 1844-1945.”,”PICCOLI Paolo (1946, notaio, DC, studioso del partito popolare, ha pubblicato tra l’ altro ‘Lo Stato totalitario, 1927-1940′ in opera collettanea. VADAGNINI Armando (1942, laureato in lettere, insegnante) si è occupato di storia locale. “”(…) gli argomenti affrontati durante questi incontri riguardavano soprattutto il problema della giustizia sociale alla luce dei principi della dottrina sociale della Chiesa. Tra gli oratori erano uomini del popolarismo come Giulio Savorana o giovani come Tullio Odorizzi, Luigi Menapace, don Dallabrida. Senza che ci fosse una voluta presa di posizione contro il fascismo, emergeva così nelle coscienze la consapevolezza di una radicale differenza fra il sistema corporativo, che voleva tutto ordinato dall’ alto, e le proposte del Toniolo che postulavano un’adesione dal basso. Si tennero inoltre concorsi a premio di cultura su temi come i motivi ispiratori del movimento cooperativo o la concezione generale dello stato: venne pubblicato, primo nel suo genere, un libro di canzoni della montagna con musica raccolta e trascritta da Guido Gabrielli e disegni di Livio Benetti. Fino al 1927 venne pubblicato “”Noi Giovani””, che nel 1924, per iniziativa di Guido Peterlongo, divenne mensile e sempre più ricco di spunti di riflessione.”” (pag 229)”,”ITAR-106″
“PICCOLI Valentino”,”Vita di Dante.”,”Vita di Dante: “”Fra il 1303 e il 1306 troviamo una lacuna che non ci è facile colmare”” (pag 113) “”Certo però l’umana e vasta esperienza di Dante doveva trovare fonti in diversi, e forse ignoti viaggi; e forse, quando egli canta di Ulisse, esprime quella che in ogni tempo era stato il suo anèlito a “”divenir del mondo esperto – e delli vizi umani e del valore”””” (pag 139)”,”ITAG-240″
“PICELLI Guido, a cura di William GAMBETTA”,”La mia divisa. Scritti e discorsi politici.”,”inserire in Correna William Gambetta, dottore di ricerca in Storia presso l’Università di Parma e in Scienze umane presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, è ricercatore del Centro studi movimenti. E’ autore di numerosi scritti tra cui ‘Una stagione di fuoco. Fascismo guerra resistenza nel Parmense’ (Bfs, 2021), ‘Memorie d’agosto. Letture delle Barricate antifasciste di Parma del 1922’ (Punto Rosso, 2007) e ‘Nella rete del regime. Gil antifascisti parmensi nelle carte di polizia (1922-1943)’ (Carocci, 2004). Tra gli scritti di Picelli: ‘Il pensiero dei comunisti sul bilancio militare’ e ‘Il pensiero dei comunisti sulla questione militare’ Picelli. “”In quel periodo – anche se i suoi studi erano quelli elementari, rafforzati però dai corsi di formazione per ufficiali – il ruolo di funzionario sindacale gli impose di scrivere lettere e relazioni, attività che, una volta eletto deputato, nel maggio 1921, dopo dieci mesi passati in carcere, intensificò maggiormente (11). Possiamo ipotizzare, con ragionevolezza, che i suoi viaggi a Roma i contatti con alcuni esponenti del Partito socialista (ad esempio con Gaetano Pilati, allora deputato e segretario nazionale della Lega proletaria) o la frequentazione di esponenti dell’ex combattentismo di sinistra (come Giuseppe Mingrino, anch’egli deputato socialista) abbiano influenzato non poco le sue analisi e posizioni, tanto che, alla fine di giugno, iniziò a organizzare a Parma la sezione degli Arditi del popolo. Sempre più critico verso la dirigenza del Psi, dopo il «patto di pacificazione» tra socialisti e fascisti dell’agosto 1921, lasciò il partito e si avvicinò alle posizione del Partito comunista di Amadeo Bordiga, di cui chiese la tessera (12). Nonostante fosse parlamentare, in questi anni Picelli restava un leader di secondo piano nel complesso panorama del movimento operaio parmense. Altre erano le figure di spicco, come i più noti e autorevoli dirigenti del sindacalismo corridoniano o quelli del socialismo massimalista e riformista, da Alceste De Ambris ad Alberto Simonini e Giovanni Faraboli, solo per fare qualche nome. L’animatore degli Arditi del popolo di Parma aveva dunque la necessità di legittimare la propria organizzazione agli occhi dei lavoratori che lo avevano votato pochi mesi prima. È sotto questa luce che si devono leggere i suoi numerosi interventi sulla stampa locale tra l’estate del 1921 e quella del 1922, dove all’urgenza di denunciare la violenza fascista si accompagnava la promozione della strategia unitaria di difesa armata. Presto quei suoi articoli trovarono un’elaborazione più organica in ‘Unità e riscossa proletaria’, stampato nel giugno 1922, nel quale Picelli argomentava la necessità di organizzarsi militarmente per rispondere alla reazione della borghesia (…)”” (pag 13-14) [‘Il percorso politico di Guido Picelli’ di William GAMBETTA, in Guido Picelli, ‘La mia divisa. Scritti e discorsi politici’, BFS, Pisa, 2021] [(11) Oltre gli articoli sui periodici “”sovversivi””, sono di questo periodo molte lettere in risposta a cronache o commenti di quotidiani cittadini, come la “”Gazzetta di Parma”” o “”Il Piccolo””; (12) Non è ancora chiaro l’anno della sua iscrizione al Partito comunista. Senz’altro la richiese una volta uscito dal Psi, nell’autunno del 1921, ma l’Esecutivo comunista gli impose la condizione delle sue dimissioni da deputato, che lui rifiutò. Da allora, e fino alla sua adesione formale nel 1924, fu tuttavia in stretto collegamento con il Pcd’I; cfr. F. Sicuri, ‘Il guerriero della rivoluzione’, cit., p. 147 e segg.]”,”MITC-161″
“PICHETTO Maria Teresa”,”Alle radici dell’odio. Preziosi e Benigni antisemiti.”,”Maria Teresa Pichetto (Torino, 1939) insegna metodologia della ricerca storica presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato l’edizione critica delle opere di C.H. Saint-Simon (Utet, 1975) e ‘La Terra Austraile’ di De-Foigny (Guida, 1978). Antisemitismo politico causa “”esterna”” per Preziosi dei fallimenti italiani (pag 42) Benigni, integralismo cattolico”,”ITAF-004-FMB”
“PICHETTO Maria Teresa”,”Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill.”,”Maria Teresa Pichetto (Torino, 1939) ha insegnato metodologia della ricerca storica presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato l’edizione critica delle opere di C.H. Saint-Simon (Utet, 1975) e ‘La Terra Austraile’ di De-Foigny (Guida, 1978). Ha al suo attivo molti importanti lavori. J.S. Mill scrisse al consiglio generale dell”International Workingmen’s Association’ approvando il discorso di Marx del 23 luglio 1870 sulla guerra franco-prussiana’ “”Nell’ambito del dibattito storiografico se Mill sia da definire un liberale o un socialista, è anche questione di un certo rilievo, e in passato vivacemente dibattuta, se e in quale misura Mill abbia conosciuto il pensiero di Marx e dei suoi seguaci. È vero sicuramente il reciproco, come dimostrano i numerosi riferimenti di Marx alle teoria di Mill nel ‘Capitale’ (73); e non sembrerebbe pensabile che il filosofo inglese, così attento al nascere e all’evolversi del socialismo europeo, non avesse avuto in alcun modo notizia, ad esempio, del ‘Manifesto del Partito comunista’, la cui prima edizione inglese era stata pubblicata nel 1850. In realtà mai Mill nei suoi scritti, e neppure nella corrispondenza, cita esplicitamente Marx o commenta dichiaratamente le sue teorie. E tuttavia una sua lettera scritta da Avignone il 4 marzo 1872 e indirizzata allo storico e critico danese Georg Brandes (74), nel chiarire le sue opinioni sulla prima Internazionale, fondata a Londra nel 1864, sembra offrire non equivoci indizi d’una diretta conoscenza del movimento marxista e delle sue posizioni all’interno del vasto arcipelago del socialismo europeo. «Voi mi domandate», scrive Mill a Brandes, «quale sia la mia opinione sull’Internazionale. Ebbene, io credo che questa associazione metta insieme una folla assai variegata di rappresentanti di tutte le scuole socialiste, dalle moderate alle estremiste. I membri inglesi, e io conosco parecchi fra i loro capi, mi sembrano in generale persone ragionevoli, che guardano soprattutto ai miglioramenti pratici della vita dei lavoratori, consapevoli delle difficoltà,, e non mossi da un odio pregiudiziale nei confronti delle classi di cui vogliono far cessare il predominio. Confesso che nei dibattiti del loro Congresso non ho trovato traccia di buonsenso se non nei delegati inglesi. Il fatto è che i miei compatrioti, per abitudine mentale, affidano la speranza di miglioramenti all’iniziativa individuale, allo spirito associativo dei privati piuttosto che all’intervento dello Stato. L’atteggiamento contrario, che prevale nel Continente, induce i riformatori a credere che basterà impadronirsi delle leve del governo per raggiungere immediatamente il loro scopo; e non soltanto i socialisti francesi, forse più moderati in fondo di tanti altri, ma più ancora i Belgi, i Tedeschi e persino gli Svizzeri, sotto l’influenza di qualche teorico russo, arrivano a pensare che basterà espropriare tutto il mondo, e abbattere tutti i governi esistenti, senza pensare minimamente, almeno per ora, a come sostituirli. Non li calunnio, anzi non faccio che ripetere ciò che ho letto nei loro giornali. Di conseguenza credo che il lato buono di quest’Associazione stia principalmente nei timori che suscita. Essa induce le classi che possiedono i beni del mondo a meditare sulla sorte che forse le attende in futuro se non si risolveranno a modificare le condizioni della società in senso favorevole alle grandi masse. Oggi la paura è ancora cattiva consigliera, come vediamo in Francia. Ma verrà un tempo in cui i problemi sociali saranno studiati con la reale volontà di trovare soluzioni migliori di quelle attuali. È dovere degli uomini illuminati, nell’attesa, preparare per quel tempo gli spiriti e i caratteri». È appunto da questa lettera (qui citata quasi integralmente per la sua importanza), che, seguendo le ipotesi di Feuer, si può dedurre un impatto di Mill con le iniziative marxiste nell’ambito della prima Internazionale. Quei «Tedeschi» membri estremisti dell’Associazione altri non sarebbe se non lo stesso Marx e il suo seguace Eccarius, che rappresentavano nel Consiglio generale i lavoratori della Germania (75); e del resto il famoso indirizzo inaugurale, il preambolo e le norme costitutive dell’Internazionale erano stati scritti da Marx”” (pag 152-153) [Maria Teresa Pichetto, ‘Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill’, Franco Angeli, Milano, 1996] [(73) Marx apprezza il fatto che Mill tenti di armonizzare l’economia politica classica con le richieste dell’emergente classe lavoratrice e apprezza la sua attività politica a favore del proletariato inglese: cfr. L.S. Feuer, ‘John Stuart Mill and Marxian Socialism’, in ‘Journal of the History ideas’, X 1949, n. 2, pp. 297-303 (in particolare p. 299): A. Staniscia (‘J.S. Mill e il socialismo’, cit., p. 287) cita una lettera di Marx del 24 giugno 1865 dalla quale si deduce che avesse interesse a far conoscere le proprie idee a Mill, vivendo nella stessa città e avendo amici comuni; (74) J.S. Milla, Lettera a Georg Brandes, C.W., vol., XVII, pp. 1874-1875. Brandes (1842-1927) aveva anche tradotto in danese ‘The Subjection of Women’, pubblicata nel novembre del 1869; (75) L.S. Feuer, ‘J.S. Mill and Marxian Socialism’, cit., p. 298. Eccarius, grazie all’appoggio di Marx, divenne nel 1866 direttore del giornale dell’Internazionale “”The Workmen’s Advocate””, che prese allora il nome di «Commonwealth» e sul quale, tra il novembre 1866 e il marzo 1867, scrisse una serie di articoli dal titolo ‘A Working Man’s Refutation of Some Points of Political Economy, endorsed and advocated by J.S. Mill’; Mill leggeva questo giornale, come pure “”Bee-Hive””, organo ufficiale della ‘London Trades Council’, diretta da George Potter, sul quale uscirono nel 1867 delle traduzioni delle teorie di Marx. Inoltre Mill aveva scritto al consiglio generale dell’ ‘International Workingmen’s Association’ approvando il discorso di Marx del 23 luglio 1870 sulla guerra franco-prussiana (cfr. la lettera di Mill a H. Fawcett del 26 luglio 1870, C.W., vol. XVII, p. 1753 e H. Collins C. Abramsky, ‘K. Marx and the British Labour Movement’, London, 1965, pp. 178-179); è difficile a questo punto sostenere che Mill non conoscesse il pensiero di Marx] “”Quanto all’atteggiamento di Mill, è evidentemente critico nei confronti delle frange più estremiste dell’Internazionale; e non è certo azzardato supporre che, quando si parla di «espropriare tutto il mondo», di «abbattere tutti i governi esistenti» senza peraltro proporre valide alternative, il suo bersaglio sia «la dittatura del proletariato» teorizzata dai marxisti. E d’altronde già nel 1869, nei ‘Chapters on Socialism’ Mill, modificando la distinzione fatta nei ‘Principi, parlava di due tipi di socialisti (…). È probabile che con il nome di «socialisti rivoluzionari» Mill indicasse gli aderenti all’Internazionale, di cui leggeva i giornali e di cui conosceva i delegati inglesi George Odger (77) e W. Randall Cremer (78), primo segretario del Consiglio generale. (…) Il rifiuto di usare il termine «rivoluzione» per indicare movimenti di riforma politica e sociale è ancora ribadito da Mill nella lettera a Thomas Smith, Segretario della sezione di Notthingham della ‘International Workingmen’s Association’, che gli aveva inviato una copia del programma dell’Associazione dal titolo ‘The Law of the Revolution’. Mill ritiene un errore definire le dottrine dell’Associazione, che pur sono essenziali per instaurare un governo più giusto, come «principi della rivoluzione sociale e politica», perché il termine «rivoluzione» è estraneo alla mentalità inglese, più attenta ai fatti che alle parole; vi è poi il pericolo che se gli uomini «si schierano sotto le bandiere di amici o di nemici della ‘Rivoluzione’, si perda di vista il problema più importante, che è giusto e utile, che i provvedimenti vengano giudicati non per il loro valore, ma per l’analogia che sembrano avere con una astrazione irrilevante» (80). Il diverso significato annesso al termine «rivoluzione» nel linguaggio di Mill e in quello di Marx indica sostanzialmente un diverso atteggiamento teorico: per Mill, che intende per «rivoluzione» un cambiamento di governo conseguito con la forza, occorre evitare l’uso di un linguaggio politico che inciti alla lotta di classe, più emotivo e metafisico che razionalmente concreto; per Marx certi termini, come appunto «rivoluzione», indicano un cambiamento radicale nei rapporti socio-economici e servono ad accrescere lo spirito di classe dei lavoratori, a dare il senso di una loro missione storica (81). L’opposizione di Mill al socialismo rivoluzionario nei suoi aspetti totalitari, l’insistenza sul fatto che si debba procedere attraverso riforme all’interno del tessuto istituzionale della proprietà privata, e d’altro canto il costante sostegno alla causa dell’uguaglianza e della giustizia sociale inseriscono l’atteggiamento di Mill nell’ambito di un socialismo liberale e cooperativistico, più vicino ai primi Fabiani (82) che non al socialismo dei nostri giorni”” (pag 153-156) [Maria Teresa Pichetto, ‘Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill’, Franco Angeli, Milano, 1996] [(77) George Odger fu per dieci anni (1862-1872) segretario della London Trades Council e tra i fondatori dell’International Workingmen’s Association; nel 1871 diede le dimissioni perché contrario all’appoggio dato da Marx alla Comune di Parigi. Mill sostenne la candidatura di Odger in Parlamento come indipendente e gli dimostrò la sua stima: cfr. le lettere di Mill a Odger, C.W., vol. XVII, pp. 1697 e 1816; (78) William Randall Cremer (1838-1908) fu, nel 1865 segretario della sezione inglese dell’ ‘International Workingmen’s Association’, segretario fino alla morte della ‘Workingmen’s Peace Association’ e vincitore nel 1903 del premio Noble per la Pace. La sua adesione alla campagna per l’estensione del suffragio alle classi lavoratrici lo portò ad intrattenere dei rapporti con Mill; (80) J.S. Mill, ‘Lettera a Th. Smith, 4 Oct. 1872, C.W., vol. XVII, pp. 1910-1912 (…). Da questa lettera trae spunto un articolo sul “”Bee-Hive”” in cui l’editorialista esprime disprezzo per i metodi politici e perfino per il linguaggio usati dagli Internazionalisti: «Non conosciamo nulla di simile alla ‘Rivoluzione’, che appartenga al presente e al futuro dell’Inghilterra… I lavoratori d’Inghilterra sanno ciò che vogliono e possono esprimersi in relazione ai loro bisogni nella loro lingua nativa» (L.a., ‘J.S. Mill and the International’, “”Bee-Hive””, 9 Nov., 1872, p. 9, riportato da E. Biagini, ‘Il liberalismo popolare’, cit., pp. 61-62; sulla base di questo e di molti altri articoli Biagini mette in evidenza il fatto che in Inghilterra l’Internazionale aveva incontrato poco successo e la cattiva stampa di cui godeva Marx contrastava con la larga diffusione che si dava alle idee di Mill; (81) Cfr. su questo punto L.S. Feuer, ‘J.S. Mill and Marxian Socialism’, cit., p. 302. Shapiro, nel ‘Comment’ a Feuer, ivi, pp. 303-304, osserva che passando dalla lettura delle pagine di Mill a quello di Marx si nota un cambiamento improvviso del clima intellettuale: «il cambiamento dal liberalismo tollerante e democratico al comunismo intollerante e autoritario»; (82) Cfr. quanto scrive Sidney Webb in ‘Fabian Essays in Socialism’, a cura di G.B. Shaw, London, W. Scott, 1899 e J. West nel ‘Fabian Tract’, n: 168 (London, 1913) che definisce Mill il primo dei Fabiani]”,”TEOP-049-FMB”
“PICHIERRI Angelo a cura; scritti di SERENI E. DANEO C. FERRARESI G. AMENDOLA G. CANDELORO G. PROCACCI G. ROSSI E. GALLINO L. DEL CARRIA R. CELLA G.P. e altri”,”Le classi sociali in Italia, 1870-1970.”,”Scritti di SERENI E. DANEO C. FERRARESI G. AMENDOLA G. CANDELORO G. PROCACCI E. ROSSI L. GALLINO R. DEL CARRIA e altri”,”ITAS-146″
“PICK Daniel”,”Volti della degenerazione. Una sindrome europea 1848 – 1918.”,”PICK insegna storia al Queen Mary and Westfield College dell’Univ di Londra dove è responsabile anche dei programmi di Master in storia delle idee. E’ condirettore di ‘History Workshop Journal’. Ha pubblicato ‘War Machine: The Rationalisation of Slaughter in the Modern Age’ (LONDON, 1993) tradotto in IT (La guerra nella cultura contemporanea).”,”SCIx-098″
“PICK Daniel”,”La guerra nella cultura contemporanea.”,”Daniel Pick studioso di psicologia e storia, dopo aver effettuato i suoi studi alla Cambridge University è stato Research Fellow al Christ’s College. Attualmente (1994) è Lecturer di Storia al Queen Mary and Westfield College della University of Londo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Faces of Degeneration. A European Desorder, c. 1848 – c. 1918’ (1989) probabilmente pubblicato in italiano (1995). Contiene tra l’altro i capitoli: II. La critica della guerra di Cobden III. Clausewitz e l’attrito IV. ‘La guerra e la pace’ di Proudhon V. Engels e la guerra divoratrice del futuro VIII. La biologia della guerra IX. Sulla scia del 1870 XI. 1914: le “”fonti profonde”” XII. La razionalizzazione del massacro “”Mentre Proudhon scriveva il suo ‘La guerre et la paix’, Engels leggeva Clausewitz, e gli piaceva. Come scrisse al principio del 1858 in una ben nota lettera a Marx: «Ora leggo tra l’altro Clausewitz, ‘Vom Kriege’. Strano modo di filosofare, ma quanto alla sostanza ottimo. Alla domanda se si debba dire arte o scienza della guerra, la risposta è che la guerra è simile soprattutto al commercio» (1). La guerra assomiglia al commercio (assomiglia a uno scambio di merci); ha un ethos mercantile, che comporta il calcolo di prezzi e rendimenti. Per dirla in altro modo, la guerra ha a che fare col commercio e non coll’industria perché nel modello del commercio è possibile immaginare due esseri raziocinanti autonomi e sovrani, i quali fanno i loro calcoli usando la guerra come moneta. Di fatto, l’analogia della guerra col commercio è solo una delle molte che troviamo nel ‘Vom Kriege’ di Clausewitz. Il messaggio che “”la guerra è commercio”” sarebbe una caratterizzazione molto parziale della storia raccontata dal ‘Vom Kriege’. Clausewitz scrisse nella prima parte dell’Ottocento; e dopo il 1870 fu riletto come l’apostolo della “”guerra tecnologica moderna”” degli anni Sessanta e successivi. Il suo freddo riconoscimento degli oneri sempre maggiori, e alla fine totalizzanti, che la macchina bellica rischia di imporre allo Stato che l’utilizza fa sì che Clausewitz appaia “”moderno””. Dopo tutto, egli parlò della «guerra moderna assoluta, nella sua energia frantumatrice» (2)”” (pag 72-73) [Daniel Pick, ‘La guerra nella cultura contemporanea’, Laterza, Bari Roma, 1994] [(1) Marx ed Engels, ‘Correspondence’, p. 100 (trad. it. vol. III, p. 149). Qualche mese prima Marx aveva sottolineato l’importanza dell’esercito: «La storia dell”Army’ mette in luce con maggior evidenza di qualsiasi altra cosa l’esattezza della nostra concezione del rapporto esistente tra le forze produttive e le condizioni sociali» (ivi, pp. 98-9 (ivi, p. 94)). Per un correttivo recente dell’idea che Marx ed Engels avessero (in un qualsiasi senso semplice) derivato le loro idee sulla guerra da Clausewitz, vedi Gat, ‘Clausewitz and the Marxists’. Gat vi sostiene che l’apparente affinità proviene non tanto da un’influenza diretta di Clausewitz, quanto dal fatto che tutti questi autori condividevano la medesima tradizione storicistica tedesca; (2) Vedi Clausewitz, ‘On War’, Penguin, 1986, p. 373 (trad. it. pp. 780-1): «Durante il XVIII secolo, all’epoca cioè delle campagne slesiane, la guerra era ancora un affare che interessava il solo governo. La nazione vi partecipava solo come cieco strumento. Al principio del XIX secolo, invece, le nazioni pesarono esse stesse sul piatto della bilancia (…). Per l’appunto le campagne del 1805, 1806, 1809 e quelle che le hanno seguite ci hanno molto agevolato il compito di trarre da esse il concetto del tipo di guerra moderna assoluta, nella sua energia frantumatrice. Vedi anche Howard, ‘The Influence di Clausewitz’] “”Marx condivideva con Cobden l’idea che il militarismo in quanto tale fosse fondamentalmente anacronistico e atavistico. Ma nella nozione stessa di una macchina che aliena l’individuo, teorizzata da lui e da Engels, c’era anche la base di una visione alquanto diversa dell’esercito e della potenza militare; una visione destinata a contare nel mondo di una Prussia rinnovata. Ed Engels avrebbe in effetti esplorato (diversamente da Marx) un moderno futuro tecnologico fatto di guerra e di trincee, di ristagno e di milioni di morti, non più concepibile in termini di scopi politici “”clausewitziani””, o di riflesso di un qualsivoglia “”interesse””. Già negli anni Quaranta e Cinquanta, Marx ed Engels avevano insistito che la disumanizzazione dell’operaio nelle moderne condizioni di fabbrica significava non soltanto alienazione ma una nuova specie d’irreggimentazione, una virtuale militarizzazione delle relazioni economiche (…) (pag 79-80) (pag 84-85)”,”QMIx-310″
“PICKLES Tim”,”New Orleans 1815. Andrew Jackson annienta gli Inglesi.”,”Nota: nell’anno 1815 gli inglesi erano ancora impegnati in due guerre (in Europa vs la Francia, e in America contro gli Stati Uniti) (ndr)”,”USAQ-102″
“PICKSHAUS Klaus RAULF Dieter”,”L’ Inghilterra. Classi, lavoro, sindacati.”,”PICKSHAUS Klaus RAULF Dieter sono due ricercatori del IMSF (Institut für Marxistische Studien und Forschungen) di Francoforte, che in collegamento con i sindacati britannici hanno compiuto questa analisi nel contesto di una serie di studi sui paesi europei. “”Quanto duramente possa essere minacciato il governo laburista dalla lotta politica di massa, è dimostrato dalla campagna contro l’ adesione alla CEE portata avanti dai sindacati e da molte organizzazioni politiche. Una crisi del governo in seguito al rifiuto da parte del parlamento dell’ adesione alla CEE, che avrebbe potuto portare alla caduta dei tories, fu evitata solo grazie all’ aperto tradimento di alcuni deputati laburisti di destra””. (pag 140)”,”MUKx-107″
“PICONE CHIODO Marco”,”…E malediranno l’ora in cui partorirono. L’odissea tedesca negli anni 1944-1949.”,”Marco Picone Chiodo è nato a Milano nel 1955. Si è laureato in Storia Moderna, Italianistica e Germanistica all’università di Monaco di Baviera. Attualmente insegna lingua e cultura italiana nella Repubblica Federale Tedesca.”,”QMIS-002-FL”
“PICOZZA Claudio”,”La moneta. Dagli scambi primitivi alle banche moderne. Chi detta legge e chi specula. I soldi di noi poveri e le finanze dei ricchi.”,”Tabella pag 20-23: Le monete nel mondo (paesi, moneta nazionale, cambio in lire al 1981)”,”ECOI-400″
“PICOZZI Luisa, a cura”,”I conti degli italiani. Rapporto Istat. Edizione 2001.”,”ISTAT Istituto Nazionale di statistica. Roma.”,”STAT-006-FL”
“PICQUART Pierre”,”L’ empire chinois. Mieux comprendre le futur numéro 1 mondial: histoire et actualité de la diaspora chinoise.”,”PICQUART è dottore in geopolitica dell’ Università di Parigi VIII, specialista in Geografia umana, autore di una tesi di dottorato nel 1999 e di numerosi lavori sulla diaspora cinese. E’ stato nel 2001 esperto in Cina per la Commissione Europea. “”Altro gigante con la Repubblica popolare cinese, l’ India con 1.05 miliardi di abitanti nel 2003 rappresenta circa un sesto dell’ umanità. Sembra certo, vista la prossimità geografica della Cina e dell’ India, che i cinesi arrivarono in India in tempi molto antichi. Ma per l’ India, l’ inserimento cinese ufficiale – o leggendario – inizia nel XVIII secolo (…). Ma la maggior parte dei cinesi lasciano queste terre e partono per la grande città di Calcutta che sta diventando il polo di attrazione dei nuovi migranti cinesi””. (pag 133)”,”CINE-010″
“PICQUART Pierre”,”La Chine: une menace militaire?”,”Pierre Picquart è dottore in geopolitica e geografia umana nell’Università di Parigi VIII, specialista della Cina. Ha al suo attivo molte pubblicazioni sulla Cina. “”Après avoir été surtout une armée de masse, l’armée de terre chinoise a entamé une reconversion pour réduire son personnel et se moderniser, avec des unités professionnelles et des armements technologiquement évolués. Grand importateur d’armes et cinquième exportateur d’armement mondial, son complexe militaro-industriel est le plus gros employeur mondial du secteur”” (pag 137)”,”CINx-289″
“PIECK Wilhelm BÖTTCHER Paul STOLZENBURG presidenti”,”Bericht über Verhandlungen des III. (8.) Parteitages der Kommunistischen Partei Deutschlands (Sektion der kommunistischen Internationale). Abgehalten in Leipzig vom 28. Januar bis 1. Februar 1923.”,” Rivoluzione tedesca in Sassonia. “”Die Arbeiterregierung ist jetzt nicht nur eine theoretische Frage. Die Situation, die sich heute in Sachsen ergeben hat, zeigt uns, daß die Frage der Arbeiterregierung ganz konkret vor uns steht.”” (pag 291) Le gouvernement de travailleur n’est pas seulement maintenant une question théorique. La situation qui est ressortie aujourd’hui en Saxe, nous montre que la question du gouvernement de travailleur est tout à fait concrètement avant nous.”,”MGEK-081″
“PIEHL Ernst”,”Multinationale Konzerne und internationale Gewerkschaftsbewegung. Ein Beitrag zur Analyse und zur Strategie der Arbeiterbewegung im international organisierten Kapitalismus insbesondere in Westeuropa.”,”Dalle prime 100 imprese industriali del mondo (1971) si rileva che 56 sono USA, 35 sono europee, 8 giapponesi e 1 australiana.”,”SIND-060″
“PIEMONTESE Giuseppe”,”Il movimento operaio a Trieste dalle origini alla fine della prima guerra mondiale.”,”Si alimenta la divisione tra operai italiani e sloveni. “”In linea generale si può affermare che fra i socialisti di nazionalità italiana e quelli di nazionalità slovena regnava un grande affiatamento, salvo taluni elementi, prevalentemente intellettuali. Nello uno e nell’altro campo c’era sempre chi ad ogni mutar di tempo si sentiva dolere qualche callo nazionalista. Ma il buon senso della massa dei lavoratori di entrambe le nazionalità e soprattutto lo spirito conciliativo di Valentino Pittoni, congiunto al suo grande prestigio, non tardavano a neutralizzare i soliti brontoloni. Quasi nello stesso momento in cui la borghesia nazionalista italiana si accorgeva che per impedire che la massa dei lavoratori (ormai, “”purtroppo””, con diritto di voto) le sfuggisse completamente di mano, bisognava far qualche cosa di concreto, non bastando più la solita invocazione a “”salvare l’italianità in pericolo””, anche la borghesia slovena fece uguale constatazione. E insieme a varie istituzioin di carattere mutualistico, diede vita ad un sindacalismo, “”apolitico””, naturalmente, ma “”nazionale””. E nel 1907 vennero fondate le ‘Narodne delavske organizacije’ (Organizzazioni operaie nazionali).”” (pag 140) “”L’8 agosto 1908 uscì il primo numero di ‘Narodni delavec’ (Lavoratore nazionale) enunciando un programma più che altro di aizzamento all’odio nazionale. “”La classe operaia slovana – si diceva – non può trovare nell’internazionale e nel socialismo la difesa dei suoi interessi””””. (pag 141)”,”MITT-255″
“PIERANTOZZI Libero”,”I cattolici nella storia d’Italia. Volume I.”,”PIERANTOZZI Libero”,”RELC-288″
“PIERANTOZZI Libero”,”I cattolici nella storia d’Italia. Volume II.”,”PIERANTOZZI Libero”,”RELC-289″
“PIERANTOZZI Libero LEONORI Franco BEDESCHI Lorenzo BARDELLI Mario VIVARELLI Umberto AZZONI Giuseppe MERENDI Enzo PAJETTA Gian Carlo”,”Leghe bianche e leghe rosse. L’esperienza unitaria di Guido Miglioli. Atti del convegno tenuto a Cremona, il 17 ottobre 1971. Conclusioni di Gian Carlo Pajetta.”,”Contiene il saggio: ‘La posizione dei comunisti cremonesi verso Guido Miglioli e il movimento delle leghe bianche nelle pagine dell’ ‘Eco dei comunisti’ (1921-1922)’ di Giuseppe Azzoni MIGLIOLI, Guido (trec) Nacque il 18 maggio 1879 a Castelnuovo Gherardi, in provincia di Cremona, da Colombo e da Paolina Villa, agricoltori benestanti. Laureatosi in lettere (1901) e poi in legge (1903) all’Università di Parma fece pratica presso lo studio legale di E. Sacchi, deputato cremonese ed esponente di spicco della Sinistra radicale. Dopo la brusca rottura con il Sacchi e gli ambienti radicali il M. iniziò a militare nel Movimento cattolico, dando vita, il 7 genn. 1905, al settimanale L’Azione, rivolto al proletariato agricolo cremonese, e impegnandosi nella diffusione e nel consolidamento delle leghe contadine d’ispirazione cristiana. In competizione con le leghe «rosse», accusate di voler ridurre i contadini a salariati di Stato, le leghe «bianche», promosse dal M., perseguivano forme di compartecipazione aziendale al fine di rendere più forte e stabile il rapporto dei lavoratori con la terra. Le lotte per i patti colonici del 1907 accrebbero la popolarità del M. che al congresso dell’Unione popolare, svoltosi a Genova nel marzo 1908, emerse come uno degli esponenti di punta dell’ala progressista del Movimento cattolico. Al congresso cattolico di Modena (9-11 ott. 1910) si oppose con successo, insieme con L. Sturzo, alla creazione di unioni sindacali di carattere confessionale aperte sia ai dipendenti sia ai datori di lavoro e riuscì a far passare una linea favorevole all’autonomia programmatica e operativa dei cattolici in campo elettorale. Oppositore di G. Giolitti e contrario alla guerra di Libia, il 26 ott. 1913 fu eletto alla Camera al primo turno, beneficiando più dei suoi avversari nel collegio di Soresina – il radicale A. Pavia e il socialista C. Lazzari – dell’introduzione del suffragio universale maschile. Dopo aver votato, nel marzo 1914, la fiducia al governo Salandra, avendone apprezzato l’attenzione ai problemi dell’agricoltura, il M., interprete dei sentimenti diffusi tra le masse rurali, fu risolutamente contrario all’intervento in guerra, esponendosi ai violenti attacchi degli interventisti cattolici e a minacce e aggressioni da parte dei nazionalisti. Nel 1914 avviò il processo di organizzazione su scala nazionale dei lavoratori della terra cattolici che, nel settembre 1916, portò alla costituzione della Federazione italiana dei lavoratori agricoli (FILA), di cui divenne presidente. Nel dopoguerra fu alla testa del movimento per «la terra ai contadini», slogan che egli, diversamente dai socialisti, intendeva come conquista graduale della proprietà attraverso l’associazione dei lavoratori alla conduzione dell’azienda agricola. Per perseguire tale obiettivo il M. definì una piattaforma di lotta che aveva come punti principali la conquista delle otto ore di lavoro, il controllo delle assunzioni e dei licenziamenti, l’imponibile di manodopera, l’equo canone d’affitto e la suddivisione degli utili. Nei primi mesi del 1919 le leghe bianche condussero insieme con quelle rosse una lotta unitaria per il patto colonico che portò, in maggio, alla conquista delle otto ore. Tale risultato riaccese gli entusiasmi per il raggiungimento degli altri obiettivi, a cominciare dalla partecipazione diretta dei contadini all’azienda e alla cointeressenza, determinando la rottura con i socialisti che insistevano per le rivendicazioni salariali mirando all’abolizione della proprietà privata. Otto giorni di sciopero e l’annuncio di una lotta a oltranza indussero gli agrari a fare le prime concessioni sulla ripartizione degli utili dell’azienda anche per i salariati agricoli. Tali concessioni furono di lì a poco rimesse in discussione, provocando scioperi durissimi, che in varie località del Cremonese diedero luogo a scontri tra socialisti e «migliolini» e a sanguinosi incidenti con la forza pubblica, in uno dei quali, il 12 giugno 1920, fu ucciso il capo-lega G. Paulli, vicino al Miglioli. Con il patto di Parma del 19 giugno gli agrari accettarono il principio della compartecipazione, ma ancora una volta gli accordi furono disattesi. I lavoratori occuparono allora le aziende, che vennero gestite dai «consigli di cascina». La lotta proseguì per diversi mesi e, dopo l’intromissione nelle trattative di R. Farinacci, si concluse il 10 ag. 1920 con il lodo Bianchi, che riconosceva ai salariati la compartecipazione ai capitali e agli utili, il controllo della contabilità e della conduzione dell’azienda stessa e la possibilità di acquistare le attività esistenti in bilancio alla fine del contratto. Fu una vittoria di grande portata, ma destinata a non produrre effetti concreti nella nuova situazione che vedeva il fascismo cremonese farsi strumento sempre più aggressivo della reazione agraria. L’intensa attività sindacale portata avanti nella sua terra non distolse il M. dagli impegni politici sul piano nazionale. L’evoluzione organizzativa e politica del Movimento cattolico non lo convinceva: nel marzo 1918 giudicò la costituzione della Confederazione italiana lavoratori (CIL) un’operazione calata dall’alto e destinata ad approfondire il solco tra lavoratori cattolici e socialisti. Fu anche critico – lui che da tempo si batteva per la nascita di una forza politica dei cattolici – nei confronti del Partito popolare italiano (PPI) che avrebbe voluto si caratterizzasse come partito del proletariato cristiano. Decise tuttavia di aderire al PPI alla vigilia del primo congresso (Bologna, 14-17 giugno 1919), consapevole di rappresentare al suo interno posizioni assai minoritarie. Al congresso di Napoli (8-11 apr. 1920) chiese l’espropriazione delle terre, la loro distribuzione ai contadini e l’alleanza con il Partito socialista italiano (PSI). Al congresso di Venezia (20-23 ott. 1921), sotto l’incalzare dello squadrismo fascista, tornò a perorare l’intesa con i socialisti, tentando, nel marzo 1922, di realizzarla sul piano locale. Sconfessato dai vertici nazionali del PPI e del PSI, si trovò esposto alla reazione violenta dei fascisti di Farinacci che lo aggredirono, devastarono la sua casa e lo misero al bando da Cremona. In ottobre diede vita con F.L. Ferrari al settimanale Il Domani d’Italia, che si batté per l’uscita dei popolari dal governo Mussolini. Non ricandidato alle elezioni del 6 apr. 1924, il M. si pronunciò contro la secessione dell’Aventino e di lì a poco, dopo un incontro con A. Gramsci, G. Di Vittorio e R. Grieco, maturò la convinzione che fosse necessario realizzare l’unità sindacale come primo passo verso l’unità di classe tra operai e contadini. L’11 dic. 1924, in una intervista al giornale comunista L’Unità, esternò questo convincimento affermando che nessuna conquista sindacale poteva considerarsi sicura senza la presa del potere politico da parte dei lavoratori. Tali affermazioni destarono scalpore, provocando, il 24 genn. 1925, la sua espulsione dal PPI. Il M. si avvicinò sempre più al mondo comunista e nell’aprile 1925 fu invitato in Unione Sovietica per partecipare al primo congresso dell’Internazionale contadina (Krestintern), di cui divenne vicepresidente. Protrasse il suo soggiorno per studiare le ripercussioni della rivoluzione russa nelle campagne (ne parlerà nel volume Una storia, un’idea, Torino 1926). Dopo una breve permanenza a Parigi rientrò in Italia tentando di riunire in un’unica organizzazione i lavoratori della terra, ma presto si convinse dell’opportunità di espatriare. La notte del Natale 1926 riparò in Svizzera, dove si stabilì per qualche tempo, prima d’intraprendere una lunga peregrinazione che lo portò in Germania, Belgio, Francia, Spagna, Unione Sovietica, Austria, Cecoslovacchia e Iugoslavia. Con il nome di battaglia di Giuseppe il M. continuò a collaborare con il movimento comunista senza mai aderirvi, per una sua scelta di autonomia e per una certa diffidenza che i dirigenti del Partito comunista italiano (PCI) mantenevano nei suoi confronti. Nel 1937 si stabilì a Parigi e quando, nel giugno 1940, i Tedeschi occuparono la città lanciò un suo programma, «non aderire, non sabotare», prese contatto con le autorità italiane in Francia e con esponenti del governo collaborazionista francese e tentò di favorire un riavvicinamento tra i due paesi. Nonostante ciò, il 15 febbr. 1941 venne arrestato e dalla prigione scrisse a Farinacci una lettera in cui si diceva vittima della plutocrazia ebraico-massonica, esaltava l’asse Roma-Berlino e rinnegava il lodo Bianchi. Grazie probabilmente all’intervento di Farinacci il M. fu trasferito in Italia e il 26 agosto rinchiuso nelle carceri di Bolzano. Il 10 ottobre fu condannato a cinque anni di confino. Fu confinato prima a Lipari e poi in Basilicata, a Lavello e a Pescopagano, da dove il 29 maggio 1943 indirizzò una petizione a B. Mussolini. Liberato dopo la caduta del regime, il 12 agosto, il M. si stabilì per qualche tempo a Roma, dove prese contatto con diversi esponenti del mondo cattolico: dai democristiani G. Spataro e A. De Gasperi, al fondatore del Movimento cristiano-sociale G. Bruni, ai cattolici-comunisti F. Rodano e A. Ossicini. Tornato a Cremona, dopo l’8 sett. 1943 si nascose nell’abitazione di un nipote a Milano, ma il 21 apr. 1944 venne arrestato. Farinacci, intenzionato a speculare sul suo «pentimento», lo fece ricondurre a Cremona dove fu sottoposto a libertà vigilata fino alla Liberazione. Incerto se entrare in una delle formazioni cattoliche di sinistra, promuoverne una nuova o aderire alla Democrazia cristiana (DC), optò per quest’ultima, ma, dopo aver partecipato alla campagna elettorale per le amministrative dell’aprile 1946, si vide rifiutare la tessera del partito. Decise allora di collocarsi definitivamente a sinistra, impegnandosi nelle organizzazioni contadine comuniste. Nel dicembre 1947 promosse, insieme con R. Grieco, la Costituente della terra e, dopo aver tentato di dar vita a un movimento dei lavoratori cristiani, costituì con A. Alessandrini il Movimento cristiano della pace. Aderì quindi al Fronte democratico popolare, nelle cui liste fu candidato alle elezioni del 18 apr. 1948 nella circoscrizione Cremona-Mantova senza risultare eletto. Con la Costituente della terra, fu alla testa dei grandi scioperi del 1948 e del 1949 per la riforma agraria, i consigli di cascina e la giusta causa delle disdette, ma presto maturò severe critiche verso la politica comunista del settore. Per quanto non avesse condiviso la scissione sindacale e la nascita della Confederazione italiana sindacati dei lavoratori (CISL), il M. tentò nuovamente di dar vita a un’organizzazione contadina bianca, cercando di coinvolgere le Associazioni cristiane lavoratori italiani (ACLI) e le Avanguardie cristiane di don P. Mazzolari. Alle elezioni amministrative del 1951 presentò a Castelleone una propria lista, denominata Avanguardia cristiana, per l’unità della massa contadina, che non ebbe successo. Il M. morì a Milano il 2 ott. 1954. Tra i suoi scritti si ricordano: Con Cristo, Milano 1947 (con P. Mazzolari); Un dibattito inedito sul contadino della Valle Padana (con R. Grieco), a cura di A. Zanibelli, Firenze 1957 e la raccolta di Documenti inediti 1940-1945, a cura di C. Bello – A. Zanibelli, Roma 1980. Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; R. Grieco, G. M. assertore dell’unità contadina, Cremona 1954; G. De Rosa, Storia del Partito popolare, Bari 1958, ad ind.; A. Canaletti Gaudenti, G. M. alfiere del quinto stato, Roma 1959; A. Zanibelli, Le «leghe bianche» nel Cremonese (dal 1900 al «lodo Bianchi»), Roma 1961, passim; L. Bedeschi, La sinistra cristiana e il dialogo con i comunisti, Parma 1966, ad ind.; L’Azione, 1905-1922, a cura di C. Bello, Roma 1967, ad ind.; F. Leonori, No guerra, ma terra! G. M. una vita per i contadini, Milano-Roma 1969; Gli Atti dei Congressi del Partito popolare italiano, a cura di F. Malgeri, Brescia 1969, ad ind.; Leghe bianche e leghe rosse: l’esperienza unitaria di G. M., Roma 1972; L’Azione 1918-1922. G. M.: un messaggio del passato per un sindacato di classe, Cremona 1974; L. Bedeschi, Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti, Milano 1974, ad ind.; P.G. Zunino, La questione cattolica nella sinistra italiana (1919-1939), Bologna 1975, ad ind.; M.G. Rossi – F.L. Ferrari, Dalle leghe bianche al Partito popolare, Roma 1977, ad ind.; A. Fappani, G. M. e il movimento contadino, Roma 1978; C. Bellò, Le avanguardie contadine cristiane nella Valle del Po, Roma 1979, passim; C.F. Casula, G. M. Fronte democratico popolare e Costituente della terra, Roma 1981; A. Zanibelli, G. M. e le leghe bianche, Roma 1982; La figura e l’opera di G. M. 1879-1979, a cura di F. Leonori, Roma 1982; A. Alessandrini, G. M. e il Movimento cristiano per la pace, Roma 1982; E. Guccione, La collocazione ideologica di G. M. nel Partito popolare italiano, Cremona 1986; G. Vecchio, Politica e democrazia nelle riviste popolari (1919-1926), Roma 1988, ad ind.; A. Parisella, G. M., in Il Parlamento italiano. Storia parlamentare e politica dell’Italia 1861-1992, XI, 1923-1928. Dalla conquista del potere al regime, Milano 1990, pp. 252-255, 538 s.; M. Felizietti, G. M. testimone di pace. Con una testimonianza di Adriano Ossicini, Roma 1999; C. Baldoli, G. M. Percorsi di un esule cattolico nell’Italia del dopoguerra, in Le rotte dell’io. Itinerari individuali e collettivi nelle svolte della storia d’Italia, Napoli 2008; Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, III, Milano 1976, s.v.; Il Movimento operaio italiano. Dizionario biografico, III, Roma 1977, s.v.; Dizionario storico del Movimento cattolico in Italia 1860-1980, II, I protagonisti, Casale Monferrato 1982, s.v. G. Sircana”,”PCIx-506″
“PIERCE John R.”,”La teoria dell’ informazione. Simboli, codici, messaggi.”,”PIERCE John R. è nato a Des Moines, Iowa, nel 1910. Si è laureato presso il California Institute of Technology. E’ direttore dal 1936 delle ricerche sui principi delle comunicazioni ai Belle Telephone Laboratories.”,”SCIx-119″
“PIERENKEMPER Toni”,”Gewerbe und Industrie. Im 19. und 20. Jahrhundert.”,”PIERENKEMPER Toni è professore ordinario di economia e storia sociale nell’Università di Francoforte aM.”,”GERE-030″
“PIERETTI Antonio a cura; testi di ADORNO ALTHUSSER BADALONI BLOCH DOBB GARAUDY HAVEMANN HELLER KORSCH KOSIK LABRIOLA LEFEBVRE RUBEL SWEEZY VRANICKI”,”Il marxismo contemporaneo tra umanesimo e scienza.”,”Testi di ADORNO, ALTHUSSER, BADALONI, BLOCH, DOBB, GARAUDY, HAVEMANN, HELLER, KORSCH, KOSIK, LABRIOLA, LEFEBVRE, RUBEL, SWEEZY, VRANICKI.”,”TEOC-023″
“PIERI Piero”,”La prima guerra mondiale 1914-18. Problemi di storia militare.”,”Nel retrocopertina si dice che questo volume da tempo esaurito (questa nuova edizione è curata da Giorgio ROCHAT) rappresenta il maggior contributo al dibattito tecnico e politico-strategico sulla guerra italiana. Esemplare è l’ analisi che viene fatta dalla Stafexpedition, della sconfitta di Caporetto e dello sbandamento della 2° Armata, ma ancora più avvincente è il confronto tra l’ interpretazione del generale Krafft von DELLMENSINGEN e quella del Generale BENCIVENGA. Piero PIERI (Sondrio 1893 – Torino 1979) combatté nella Grande Guerra nel battaglione alpino Belluno e fu decorato di medaglia d’ argento. Cadde prigioniero nei giorni di Caporetto. Allievo di SALVEMINI alla Scuola Normale di Pisa, dal 1927 fu docente di storia a Napoli e a Messina, dal 1939 insegnò nella facoltà di Magistero dell’ Università di Torino, di cui ricoprì più volte la carica di preside. E’ stato il maggior studioso italiano di storia militare. Tra le sue opere: – La nostra guerra tra le Tofane (1932 e 1984) – La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare, (1947 e 1986) – La guerra regia nella pianura padana (1954) – Guerra e politica negli scrittori italiani (1955) – Le forze armate nell’ età della Destra (1962) – Storia militare del Risorgimento (1962) – Il Rinascimento e la crisi militare italiana (1952) – L’ Italia nella prima guerra mondiale 1915-1918″,”ITQM-003 QMIP-022″
“PIERI Piero”,”L’ Italia nella prima guerra mondiale, 1915-1918.”,”Nato a Sondrio nel 1893, morto a Torino nel 1979, PIERI è noto per le sue opere di storia militare: ‘Il Rinascimento e la crisi militare italiana’ (1934) e ‘Storia militare del Risorgimento’ (1962).”,”ITQM-051″
“PIERI Piero”,”Il legame tra guerra e politica dal Clausewitz a noi. in Pieri P. (1955).”,”Piero PIERI, Università di Torino. E’ stato discepolo di G. SALVEMINI e quindi portato a studiare il lato politico-sociale dei fenomeni sotrici e del problema militare.”,”QMIx-084″
“PIERI Piero”,”Guerra e politica. L’ evoluzione dell’ arte militare dal Rinascimento alla seconda guerra mondiale.”,”””Sempre nella storia i più profondi e decisivi mutamenti dell’ arte militare si legano alle grandi rivoluzioni politico-sociali. Così l’ arte militare ellenica sorgeva dalla battaglia di Maratona, ossia dal trionfo della folla armata contro le sottili schiere dei tiratori persiani; così l’ arte militare moderna dalla folla armata dei contadini svizzeri, contro le esili formazioni dei cavalieri e dei tiratori borgognoni; così infine la leva in massa dei sanculotti contro i tiratori di mestiere del secolo XVIII. E nel suo sviluppo ogni ciclo tattico può dialetitcamente svolgersi fino a sboccare in forme antitetiche a quelle originarie: dal quadrato svizzero di picche alla sottile linea di tiratori! Così pure la nuova fase, iniziatasi con gli eserciti della Rivoluzione francese come un ritorno alla forma tattica risolutiva e al trionfo dell’ arma bianca, si è mutata in poco più di un secolo e ad onta di tutte le precettistiche ufficiali nella più esasperante forma di azione distruttiva; (…)”” (pag 127)”,”QMIx-123″
“PIERI Piero”,”Guerra e politica negli scrittori italiani.”,”””Secondo la concezione del Montecuccoli, dunque, le picche devono formare il muro impenetrabile dietro cui e tiratori e cavalieri possano riparare; viceversa, l’ impeto offensivo, l’ azione travolgente, resta alla cavalleria. Ne viene che la fanteria di picche è destinata a rimanere al centro, mentre l’ azione offensiva o difensiva – controffensiva dovrà svilupparsi alle ali, salvo particolari condizioni del terreno. Scrive al proposito il nostro, nel Dell’arte militare (del secondo periodo): “”La cura principale del capitano è di assicurare i fianchi, e noi dobbiamo sapere che in tutte le battaglie del nostro tempo in Germania e Fiandra, ha vinto sempre chi per primo respinse un’ ala di cavalleria; poiché tosto che questa cavalleria fu respinta, la fanteria venne avviluppata e non aveva alcun mezzo o volontà più, per difendersi, ma perse l’ animo, gettò via le armi, e si arrese, e di ciò si hanno infiniti esempi.”” Si comprende da tutto questo come il Montecuccoli sia in ordine di tempo il primo teorico della ‘battaglia d’ ala’, così diffusa nei decenni successivi.”” (pag 109-110-111)”,”QMIx-164″
“PIERI Piero”,”Machiavelli e la politica del suo tempo.”,”Si tratta di una dispensa universitaria. “”Dopo Saluzzo, è la volta di Genova, base navale importantissima per chi aspiri a conquistare Napoli. Genova si è data alla Francia nel 1396 – 1411 e nel 1458-61, poi si è ribellata; altre volte s’è data a Milano e s’è in seguito ribellata. Nel 1487 il Moro riesce a riottenere Genova, ma Carlo VIII afferma la sua alta sovranità sulla Suberba; il Moro accetta; al pari di Francesco Sforza la terrà come feudo del re di Francia. E nel 1491 ottiene dal re regolare investitura. Il Moro crede di aver vinto: alla Francia l’ alta sovranità nominale, a lui il vero possesso. Illusione! Non sono più i tempi di Francesco Sforza e d’un Luigi XI, sempre in lotta coi grandi vassalli e impedito d’ occuparsi veramente delle cose d’ Italia!””. (pag 16-17) Battaglia di Fornovo “”L’ insuccesso italiano si dovette specialmente al mancato funzionamento delle riserve; i capitani italiani volevano annientare l’ esercito francese, serrandolo in una morsa, e volevano agire dapprima con tre masse staccate (e una quarta di cavalleria leggere, masse seguite da fanteria e da cavalleria leggere) e con altre tre masse di riserva: un’ azione euritmica di ben sette reparti ed una dozzina almeno di successive schiere. (…)””. (pag 31) Fine della libertà italiana. “”Ma un fatto ha particolare importanza: la doppia rovina di Milano e di Napoli non segna qualche cosa di fortuito, non significa uno dei soliti improvvisi e non duraturi mutamenti della sorte! Ormai gli stranieri sono insediati in Italia e vi rimarranno: lo hanno potuto fare per l’ alleanza o la benevola neutralità o l’ assenteismo di Venezia e del Papa.”” (pag 98)”,”ITAG-153″
“PIERI Piero”,”Il Rinascimento e la crisi militare italiana.”,”Le classi sociali e gli stati italiani. Il Sud. “”La vita delle università rimaneva senza nessun movente ideale, senza alcun vero carattere politico: anche durante la grande insurrezione baronale del 1485-86, le stesse università demaniali si barcamenarono, cercando soprattutto di mantenersi neutrali fra i due contendenti.”” (pag 138) Sul ruolo degli ebrei nella formazione della nuova borghesia. (pag 139) Il quadro non è migliore nelle altre città (oltre alla capitale, Napoli, ndr), dove la plebe è di miseri operai, di contadini, di birri e servi padronali, tutti quanti piùo meno legati dal vincolo della necesittà o della paura ai maggiorenti del posto. E nelle campagne?””. (pag 141) “”In conclusione, le plebi formavano soprattutto una massa amorfa, avvilita, dominata da una cupa rassegnazione. Non costituivano quindi una diretta minaccia, ma non rappresentavano affatto un elemento su cui la Corona potesse contare, un ceto entusiasmabile e capace all’ occorrenza di sacrifici e d’ eroismi. E si trattava, a dir poco, dei nove decimi della popolazione””. (pag 143) “”E che dire infine del clero? (…) Esso rappresentava in alto e in basso un elemento scadente, cupido, avaro: la sua azione educativa sulle plebi era scarsa, e non grande neppure fra i ceti superiori (…)””. (pag 143)”,”ITQM-122″
“PIERI Piero ROCHAT Giorgio”,”Badoglio.”,”PIERI è nato a Sondrio enl 1893. Libero docente di storia medievale e moderna nel 1927 incaricato nel 1929-1935 è stato dal 1935 professore di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina poi a Torino dal 1939 al 1963. E’ stato preside della facoltà sia a Messina che a Torino. Quindi professore emerito a Torino. ROCHAT, nato a Pavia nel 1936 è libero docente di storia contemporanea dal 1969. Incaricato di storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Milano. E’ segretario del Comité international d’histoire de la 2eme guerre mondiale. Per la bibliografia v. risvolto 4° cop.”,”ITQM-146″
“PIERI Piero”,”Il Rinascimento e la crisi militare italiana.”,”PIERI Piero è considerato il maggior studioso italiano di storia militare. Ha scritto la ‘Storia militare del Risorgimento’ e la fortunata sintesi ‘L’Italia nella prima guerra mondiale’. “”Il nostro assunto ci dispensa ora dall’esaminare partitamente la finanza dei minori stati italiani. In alcuni di essi – come Mantova, Ferrara . la particolare posizione consente forti introiti dei dazi doganali di transito; in altri, come Lucca, lo sviluppo industriale e commerciale permette una ricchezza diffusa e un gettito particolarmente forte dalle imposte indirette. Ma in conclusione noi possiamo notare uno straordinario sviluppo dell’imposta indiretta e specialmente sui consumi, e in generale un carico tributario, nei maggiori stati, veramente gravoso. Il popolo italiano risente in ultima analisi i danni del suo indomito particolarismo, del suo frazionamento, di troppe politiche estere regionali, instancabilmente vigili e attive, ma che costano assai e ingoiano e sperperano ricchezze. Come v’è ancora una economia sostanzialmente cittadina, e in parte solo regionale e internazionale, ma non mai nazionale, così v’è una politica cittadina e regionale, a volte internazionale, pressoché mai nazionale. E le finanze italiane si logorano nel sostenere questa politica troppo ristretta e troppo vasta, e presentano dei manifesti segni di stanchezza e di crisi, senza che lo sbocco della lotta politica nella formazione d’un grande organismo statale segni l’attuazione di ciò che avrebbe poputo essere il loro compito (…)”” (pag 127-128)”,”ITAG-241″
“PIERI Piero”,”L’ Italia nella prima guerra mondiale, 1915-1918.”,”‘Nato a Sondrio nel 1893, dal ’35 professore universitario, Piero Pieri è noto soprattutto per le sue opere di storia militare: ‘Il Rinascimento e la crisi militare italiana’ (1934, 3° ed. 1970) e l’importante ‘Storia militare del Risorgimento’ (Torino, 1962). Convinto interventista democratico, combattente e decorato nella guerra ’15-’18, cominciò a scrivere su di essa fin dal 1925 (‘La nostra guerra tra le Tofane’, Napoli, 1932) e poi, su sollecitazione di Adolfo Omodeo, continuò ad occuparsene in numerosi saggi e studi, poi raccolti nel volume ‘La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare’ (Torino, 1947)’. ‘Il nuovo carattere della guerra. Verso la guerra totale””. “”Così terminava il 1916 senza che risultati decisivi si fossero conseguiti ad onta dei sempre maggiori sforzi dell’esercito e della crescente tensione del paese per fronteggiare le ognora più grandi necessità della guerra. Se popoli più ricchi e paesi di più salda compagine politica faticavano grandemente per fronteggiare la nuova situazione, non sarà difficile comprendere con quale difficoltà popolo e governanti dovessero adattarsi a un tipo di guerra che tanto poco era previsto nella sua ampiezza e nella sua dura realtà. Non si trattava infatti di una delle solite guerre del passato, combattuta da piccoli eserciti di soldati di mestiere o dalle lunghe ferme, ma d’una guerra che nella sua forma, nella sua durata, nella varietà degli aspetti e dei problemi, nelle sforzo e nel sacrificio richiesti ed offerti col concorso di tutta la nazione, superava ogni previsione di tecnici e di politici. Infatti, non guerra breve e fulminea, attraverso la manovra strategica, e l’azione tattica il più possibile risolutiva, non guerra combattuta da eserciti numerosi sì, ma pure sempre costituiti dalle classi sotto le armi o da poche classi o frazioni di classi di leva di recente congedate, non ancora del tutto imborghesite, e da uomini non ancora gravati dal peso d’una numerosa famiglia; ma guerra totale, sopportata da tutte le classi tenute all’obbligo formale e teorico del richiamo – e destinate, secondo i competenti, a restare ‘sulla carta’ – e da altre ancora chiamate in anticipo od oltre il limite d’età prestabilito; e per intero ugualmente dalle prime, seconde e terze categorie, mandate indistintamente al fronte, e dagli stessi riveduti, sottoposti a visite sempre più severe.E guerra condotta non da una ristretta classe d’ufficiali, rinforzata da alcuni elementi di complemento, avvezza da anni al governo dei propri uomini e preparata alla soluzione di determinati compiti, ma dai quadri inferiori tratti dalla massa della borghesia, dall’insieme della classe dirigente; e in alto, eliminati in numero crescente i vecchi quadri superiori di professionisti, rivelatisi spesso impari al loro compito, da elementi più giovani, saliti con straordinaria rapidità ai gradi elevati e a funzioni nuove, sia per la necessità di colmare i vuoti prodotti dagli esoneri, sia per il bisogno d’inquadrare le nuove numerose unità. E nuove forme di impiego delle truppe: l’efficacia della difesa passiva e di nuove armi rivelatasi superiore a ogni previsione degli Stati maggiori: il valore del terreno enormemente accresciuto, la guerra anchilosata in una trincea o in un sistema di trincee continuo, senza altri limiti che il mare o il confine di qualche Stato neutrale. Guerra portata e mantenuta fra i ghiacci, fra rocce inaccessibili, ad onta di valanghe, nevi, tormente, oppure nel fango, fra nebbie e piogge desolanti; e senza limite di stagioni, ugualmente d’estate e d’inverno, a qualunque altezza, in qualsivoglia situazione. Questo in terra; per mare poi la rivelazione dell’efficiacia massima dei sommergibili e le conseguenti a volte tragiche difficoltà del traffico marittimo e degli approvvigionamenti; e nell’aria il crescente sviluppo dell’aviazione, con compiti sempre più ardui e importanti, e pure coi bombardamenti delle città e le vittime fra la popolazione civile. La guerra insomma è divenuta sempre più tecnica, più meccanizzata, conformemente anche allo sviluppo industriale e alla cultura dei paesi in lotta, e tale da assorbire tutte le risorse e capacità tecniche ed economiche. Da ciò nuovi ardui problemi: quello gravissimo e fondamentale della trasformazione industriale ai fini della guerra e l’altro ad essa strettamente legato delle materie prime e dell’alimentazione, poi quello finanziario e l’altro dei trasporti. Non solo, ma la guerra di logorio, colle sue battaglie sanguinosissime e l’altissimo numero dei morti e dei feriti, ha creato una serie di nuovi problemi: mentre ha dilatato enormemente i servizi ospitalieri e sanitari in genere, ha creato da un lato il problema del ricupero dei feriti e dall’altro quello dell’assistenza alle famiglie e delle pensioni di guerra. Insomma tutta una serie di problemi creati dall’improvviso e impreveduto passaggio dalla guerra parziale, breve, limitata, alla guerra integrale, totale, assoluta.”” (pag 122-123-124)”,”ITQM-009-FPA”
“PIERI Piero”,”Guerra e politica negli scrittori italiani.”,”Piero Pieri, nato a Sondrio nel 1893, combattente e medaglia d’argento della Grande Guerra, dal 1927 insegna storia medievale e moderna nelle Università di Napoli e Messina poi, dal 1939 è ordinario di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Torino. Autore di fondamentali opere come Il Risorgimento e la crisi militare italiana, Storia militare del Risorgimento, nella sua vasta bibliografia ricordiamo in particolare: La prima Guerra Mondiale. Problemi di storia militare, Le forze armate nell’età della Destra, la prima guerra mondiale, dapprima apparso come capitolo della Storia d’Italia coordinata da Nino Valeri, poi in edizione riveduta, ampliata e più volte ristampata.”,”ITQM-018-FL”
“PIERI Massimo”,”Doikeyt. Noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella Rivoluzione russa.”,”L’autore cita l’articolo di Lenin ‘La posizione del Bund nel partito’ (cit. p. 156) e di Kautsky ‘Il massacro di Kisinev e il problema ebraico’ (cit. p. 157) Nasceva a Vilna nel 1897 l’Unione Generale degli Operai Ebrei di Russia Polonia e Lituania, nota come Bund, il partito operaio rivoluzionario ‘Massimo Pieri, fisico e matematico, è stato un leader del ’68. E’ autore di varie pubblicazioni’ “”Il diritto di autodecisione delle nazioni era stato proclamato dal Partito Operaio Socialdemocratico Russo già nel suo manifesto inaugurale del 1898 che, nel punto 8 dichiarava, fra l’altro: «Il partito riconosce il diritto di ogni nazionalità all’autodecisione» (1) e veniva successivamente ribadito dal II Congresso che, nel punto 9 del programma, prevedeva il diritto di autodecisione per tutte le nazioni che fanno parte dello Stato (2). La spiegazione che Lenin dava di questo diritto era molto chiara. Per lui quel paragrafo del programma, sull’autodecisione delle nazioni, doveva essere interpretato nel senso dell’autodecisione politica, cioè del diritto di separazione e di costituzione di uno Stato indipendente. Tale posizione era coerente con l’analisi marxista sul destino delle nazioni in virtù dello sviluppo capitalistico: «In tutto il mondo, il periodo della vittoria definitiva del capitalismo sul feudalesimo fu connesso con movimenti nazionali. La base economica di questi movimenti sta nel fatto che per la vittoria completa della produzione mercantile è necessaria la conquista del mercato interno da parte della borghesia, l’unificazione politica dei territori la cui popolazione parla la stessa lingua, la soppressione di tutti gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo di questa lingua e il suo fissarsi nella letteratura» (3). La lingua era effettivamente una delle questioni su cui più insistevano i movimenti nazionali; Lenin, analizzando l’importanza di questo fattore dal punto di vista economico, sosteneva che la lingua era il mezzo più importante di comunicazione fra gli uomini e che l’unità della lingua e il suo libero sviluppo costituivano una delle premesse più importanti per una circolazione delle merci, realmente libera e vasta. Da queste esigenze Lenin derivava la spiegazione dello Stato moderno: «Ecco perché ogni movimento nazionale tende a costituire uno Stato nazionale che meglio corrisponda a queste esigenze del capitalismo moderno. Spingono a ciò i fattori economici più profondi: ecco perché in tutta l’Europa occidentale – o meglio in tutto il mondo civile – lo Stato nazionale è lo stato tipico e normale del periodo capitalistico» (4). Lenin riconosceva la nazione come necessità storica di una fase dello sviluppo economico, che rispondeva a determinati criteri; essa, pertanto, non solo non aveva nulla a che vedere con l’idea ebraica di popolo e di comunità, ma era anche diversa dall’idea di nazione, come entità culturale, che pure circolava negli ambienti socialdemocratici. Da questo derivava quella ristretta interpretazione del diritto di autodecisione del programma del POSDR da cui erano esclusi gli ebrei, che non potevano separarsi territorialmente. All’argomento principale usato da quei marxisti per negare agli ebrei i diritti delle nazionalità cioè la mancanza di territorio il Bund rispondeva proponendo l’autonomia nazional-culturale extraterritoriale, che significava il riconoscimento dell’autonomia a un gruppo etnico-culturale, a prescindere dal territorio di residenza dei suoi membri. A questo scopo dovevano essere istituiti alcuni organismi extraterritoriali preposti a rappresentare la nazione all’interno di uno Stato multinazionale e a gestire autonomamente le questioni culturali”” [Massimo Pieri, ‘Doikeyt. Noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella Rivoluzione russa’, Milano, 2017] [(1) Manifesto del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, Ginevra, 1903, in ‘Resolutions and Decisions of the Communist Party of the Soviet Union’, p. 37; (2) 1° Convegno Generale del Partito Operaio Socialdemocratico Russo’, Ginevra, 1904, ibid., p. 41; (3) V.I Lenin, ‘Tesi sulla questione nazionale’ (1925), in Lenin, Opere complete, Roma, vol. XIX, 1967, p. 220; (4) ‘Sul diritto di autodecisione delle nazioni’ (‘Prosvescenie’, nn. 4,5,6, aprile-giugno 1914, in Lenin, Opere Complete, vol. XX, p. 379] (pag 159-160)”,”RIRx-183″
“PIERI Piero”,”Storia militare d’Italia. Dal Risorgimento alla grande guerra. Tomo I.”,”Titolo originale dell’opera: ‘Storia militare del Risorgimento’ Piero Pieri (1893-1979), combattente nella guerra 1915-18 e decorato di medaglia d’argento, fu incaricato di Storia medievale e moderna e poi di Storia del XIX secolo all’Università di Napoli (1927-35). Nel 1935 passò all’Università di Messina come professore di storia e preside della facoltà di Magistero e poi a Torino.”,”ITQM-269″
“PIERI Piero ROCHAT Giorgio”,”Pietro Badoglio.”,”Piero Pieri è nato a Sondrio enl 1893. Libero docente di storia medievale e moderna nel 1927 incaricato nel 1929-1935 è stato dal 1935 professore di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina poi a Torino dal 1939 al 1963.È’ stato preside della facoltà sia a Messina che a Torino. Quindi professore emerito a Torino. Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, è libero docente di storia contemporanea dal 1969. Incaricato di storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Milano. È segretario del Comité international d’histoire de la 2eme guerre mondiale. Per la bibliografia v. risvolto 4° cop. Seconda guerra mondiale: Prunas chiede all’Urss il riconoscimento ufficiale del governo Badoglio. “”In due lunghi incontri l’8 e il 10 gennaio 1944 Prunas (1) chiese a Vishinsky che l’Unione sovietica riconoscesse formalmente il governo Badoglio (….). Con questa proposta Prunas e Badoglio miravano a sottrarsi alla condizione di governo fantoccio degli anglo-americani. Speravano infatti che la rottura dell’isolamento del regno del sud sul piano internazionale e una certa presenza sovietica in Italia avrebbero obbligato gli anglo-americani a rivedere la loro politica italiana, riconoscendo al governo Badoglio un ruolo di maggior rilievo. Temevano giustamente la reazione degli anglo-americani, che non avrebbero certo avuto piacere di vedersi scavalcati e costretti a rivedere la loro linea politica (e perciò chiedevano a Vishinsky di mantenere il segreto sulle trattative fino all’ultimo), ma evidentemente Prunas e Badoglio non vedevano altra possibilità di uscire da una situazione senza futuro. È presumibile che entrambi non si rendessero conto delle implicazioni di una apertura ai sovietici, sia sul piano dei rapporti con gli anglo-americani (probabilmente Badoglio non aveva afferrato la profondità dei contrasti che esistevano sotto la copertura della grande alleanza anglo-russo-americana), sia sul piano della politica interna (la svolta di Salerno avrebbe dimostrato l’estrema fragilità della posizione di Badoglio e del re, non appena si fosse sbloccata la situazione). Ed è sintomatico che in tutto l’arco del suo governo, Badoglio evitasse una simile apertura verso il governo provvisorio di De Gaulle, con il quale avrebbe potuto avviare una unità d’azione più solida che con l’Unione sovietica, a patto di saper denunciare pubblicamente le responsabilità italiane nella «pugnalata alla schiena» del giugno 1940 (una rottura col passato che non poteva non essere autocritica ed era quindi evitata con cura). Certo la versione delle trattative con i russi che Badoglio fornisce nel suo volume di memorie è così piena di reticenze e falsità da svelare tutto l’imbarazzo del maresciallo nell’affrontare retrospettivamente il problema. La decisione del governo sovietico, dopo i colloqui Prunas-Vishinsky, si fece attendere a lungo. Fu solo il 4 marzo che Bogomolov, nuovo rappresentante russo presso la Commissione consultiva, comunicò a Badoglio che l’Unione sovietica era disposta a riallacciare i normali rapporti diplomatici con l’Italia, anche se non a livello di ambasciatori (2). Subito Badoglio preparò una richiesta ufficiale in questo senso al governo sovietico ed il 14 marzo fu annunciata la ripresa delle relazioni diplomatiche tra l’Unione sovietica ed il regno del Sud. Pochi giorni prima, l’8 marzo, Prunas aveva finalmente messo al corrente gli anglo-americani della evoluzione della situazione, auspicando apertamente che l’accresciuta influenza russa nel Mediterraneo li spingesse ad una politica più aperta verso il governo Badoglio”” (pag 843-844) [Piero Pieri Giorgio Rochat, ‘Pietro Badoglio’, Utet, Torino, 1974] [(1) Renato Prunas era segretario generale del ministro degli esteri di Badoglio, ma svolgeva le funzioni di ministro degli esteri nel governo di Brindisi; (2) Secondo una voce degli ambienti diplomatici italiani, abbastanza attendibile da essere riportata dal Toscano, Bogomolov si presentò così improvvisamente che sorprese Badoglio intento alla lettura di un libro giallo nel suo ufficio]”,”BIOx-034-FSD”
“PIERO Pieri MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco BULFERETTI Luigi FONZI Fausto LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice ROMANO Salvatore Francesco CAIZZI Bruno PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo”,”Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell’unità d’Italia. Volume 2.”,”Saggi di BULFERETTI Luigi CAIZZI Bruno LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice PIERI Piero MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco FONZI Fausto ROMANO Salvatore Francesco PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo. Molto ampio il saggio di Adriano Carugo e di Felice Mondella: ‘Lo sviluppo delle scienze e delle tecniche in Italia dalla metà del XIX secolo alla prima guerra mondiale’ (pag 429-510) [Cap. 1- Lo sviluppo delle scienze matematico-fisiche e della chimica – Cap. 2- Lo sviluppo delle scienze biologiche naturali e della medicina – Cap. 3- Lo sviluppo delle tecniche relative alla produzione industriale ed agricola] STORIA GUERRE UNITA’ ITALIANA QUESTIONE MILITARE BIOGRAFIA MAZZINI VITTORIO EMANUELE II PARTITI POLITICI DOPO UNIFICAZIONE POLITICA ESTERA ITALIANA 1861 1918 RAPPORTI INTERNAZIONALI DIPLOMAZIA AFRICA ETIOPIA EUROPA PENSIERO POLITICO UTOPISMO SOCIALE DOTTRINE SOCIALISMO SCIENTIFICO ANARCHISMO RAPPORTI STATO CHIESA CATTOLICA ECONOMIA SCIENZA TECNICA FINO A 1° PRIMA GUERRA MONDIALE SCIENZE SVILUPPO INDUSTRIALE INDUSTRIA CLASSI SOCIALI QUESTIONE MERIDIONALE PARLAMENTARISMO E ANTIPARLAMENTARISMO IDEA NAZIONALE BIBLIOGRAFIA GENERALE RISORGIMENTO COLONIALISMO ETIOPIA MAZZINIANESIMO NAZIONALISMO BUONARROTI CAPPONI CATTANEO CAVOUR CRISPI D’AZEGLIO DE-PRETIS FERRARI GARIBALDI GIOBERTI GIOLITTI MINGHETTI NAPOLEONE III PIO IX RICASOLI SONNINO MEDICINA CHIMICA FISICA PRODUZIONE INDUSTRIALE AGRICOLA MATEMATICA BIOLOGIA”,”STOx-062-FF”
“PIERONI Alfredo”,”Austria infelix. Grandezza e decadenza della dolce Vienna dall’ impero asburgico a Haider.”,”Alfredo PIERONI, giornalista professionista, è stato editorialista politico, corrispondente da Londra e inviato specialde del ‘Corriere della Sera’. Ha diretto 0Il Resto del Carlino’. Tra le sue opere ricordo ‘Chi comanda in Italia’ (1959), ‘Dizionario degli italiani che contano’ (1986), ‘E se USA e URSS si alleassero?’ (1988), ‘I russi’ (1991), ‘Preché le sinistre non vinceranno mai più a meno che…’ (1996).”,”AUTx-013″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Francesco Misiano. Vita di un internazionalista.”,”””Si sa che il Partito comunista d’ Italia ancora bordighiano, era tra i più refrattari ad accettare la parola d’ ordine del fronte unico e in generale dell’ impostazione della Terza Internazionale in questo periodo, improntata alla necessità di una maggiore duttilità nell’ azione politica e di un ampliamento ddel raggio delle alleanze. La corrispondenza tra Terracini e Misiano dimostra chiaramente come quest’ ultimo, sempre coerente a se stesso, si trovasse proprio sulle posizion idell’ Internazionale, là dove il rigorismo e per certi aspetti anche il settarismo di Terracini, se pur giustificati dal bisogno, già messo in rilievo, di mantener saldo il principio della lotta in Italia, restavano tuttavia inficiati dalle posizioni tipiche dell’ estremismo di sinistra””. (pag 173)”,”MITC-069″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Socialismo e questione femminile in Italia, 1892-1922.”,”PIERONI BORTOLOTTI Franca è nata a Firenze nel 1925. ha scritto saggi di storia del movimento femminile democratico e lavori sul primo periodo del Partito Comunista in Italia. Ha collaborato a riviste storiche come Movimento operaio e socialista e Critica storica, Studi storici e altri. Scrive su L’ Unità. “”Sempre più forte e precisa diventava, in questa situazione, la tendenza a creare gruppi femminili collegati tra loro, soprattutto a Torino, dove, nel 1914, i gruppi erano 6 su 32 in campo nazionale, con 2 capigruppo ciascuno, che formavano un Comitato esecutivo femminile cittadino, tanto che il secondo convegno delle donne socialiste, quello di Ancona, stimava opportuno precisare alcune norme intorno a queste che parevano tendenze separatiste. Il Congresso metteva in luce figure nuove, la Mariani Rambelli a Roma, la De Meo Bordiga a Napoli, che lesse al Congresso l’ ordine del giorno Kuliscioff, rilevando il valore dell’ emancipazione di classe “”perché lo spirito democratico del suffragio non si risolva in un inganno e delusione””, la tessile Meroni, ecc.. Più tardi, nella direzione del PSI, convocata alla fine di ottobre del 1916, si precisava: “”In attesa delle decisioni dei Congressi nazionali, la direzione del PSI delibera che le donne socialiste possono organizzarsi anche in gruppi femminili separati dalle Sezioni ufficiali, prelevando le tessere del Partito direttamente dalla segreteria. Sono riconosciuti aderenti al Partito solo quei gruppi femminili che si uniformeranno al prelievo delle tessere per tutte le iscritte””. Ma la direzione restava salda nelle mani del gruppo Malnati-Kuliscioff-Terruzzi; la crisi doveva scoppiare proprio nel suo interno: una polemica Terruzzi-Malnati, in autunno, rivelava che la prima era già su posizioni interventiste e intesiste, al seguito dell’ ex direttore dell’ “”Avanti!””, Mussolini””. (pag 134-135)”,”MITS-282″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Femminismo e partiti politici in Italia, 1919-1926.”,”PIERONI BORTOLOTTI Franca insegna storia dei partiti e dei movimenti politici all’ Università di Siena. Ha pubblicato: ‘Alle origini del movimento femminile in Italia 1848-1892’ (1964), ‘Socialismo e questione femminile in Italia (1892-1922)’ (1976), ‘Francesco Misiano, vita di un internazionalista’ (1972). “”Ma fu proprio il quadro medio, e in parte anche quello dirigente del PSI, anche tra le donne, fu questa gente “”politicizzata”” che non capì la situazione. Se si va a vedere che cosa scrivevano le donne socialiste, ci si accorge che in questo periodo esse pubblicavano, sì, una nuova edizione di ‘La donna e il lavoro’, di Emilia Mariani; ma non trovavano, neppure nel ’22, il coraggio di pubblicare ‘La donna e il voto’. Per sostenere la proposta Modigliani, avrebbero dovuto almeno risalire dagli articoli della Mariani agli opuscoli della Mozzoni, cominciando a ripubblicare quello su ‘I socialisti e l’emancipazione della donna’, del 1892. Dal 1892, l’abitudine a ignorare i problemi di uguaglianza si era fatta strada nel movimento operaio, per esempio con quella Volontieri, assistente sociale, che respingeva perfino l’idea di “”centri di cultura”” per le donne, e che restava ferma alla tutela delle madri; (…)””. (pag 142)”,”MITC-081″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Il Soccorso operaio internazionale nell’azione per l’unità antifascista.”,”””Il Soccorso Operaio Internazionale non va confuso col Soccorso Rosso, l’organizzazione sorta intorno al partito comunista per l’aiuto ai militanti perseguitati, incarcerati o costretti all’esilio…”” (pag 133) “”Una divergenza tra il SOI e il PCd’I doveva rivelarsi sui modi di organizzare l’emigrazione…”” (pag 145) “”Le qualità fondamentali di Misiano, fervido attivismo, viva sensibilità umana, interesse per i casi dei singoli compagni, sono qui testimoniate, messe allo scoperto dalle sue ansiose esortazioni”” (pag 146)”,”INTT-001-FGB”
“PIERONI BORTOLOTTI Franca; VITTORIA Albertina”,”La persecuzione antisemita sotto Salò (Pieroni Bortolotti); Bottai e la cultura fascista (Vittoria).”,” Anche molti ebrei in errore sulla vera natura del fascismo “”Una vena di antisemitismo circolava, per esempio, nel proudhonismo, veniva ereditata ed ingrossata dall’impostazione di Sorel soprattutto a contatto con l’ideologia reazionaria dell’ Action française, ecc. È noto che questi autori esercitarono una qualche influenza, come d’altra parte l’opera di Nietzsche, sulla mentalità del Mussolini fin dalla sua giovinezza, se pure in maniera confusa, e anche se il tentativo di influire sul sionismo per spostarlo a destra, a fianco dei nazionalfascisti, improntò a volte l’azione del primo fascismo, e indusse molti ebrei in errore, come nota a ragione Mayda, sulla vera natura del fascismo, fino a che l’alleanza con la Germania costrinse il «duce» del fascismo alla scelta inequivocabile”” (pag 185) (F. Pieroni Bortolotti) ‘Studio di Bottai come uomo di punta nelle polemiche sul revisionismo….’ (pag 190) (A. Vittoria)”,”ITAF-006-FGB”
“PIEROPAN Gianni”,”1916. Le montagne scottano.”,”Gianni Pieropan vicentino (1914-2000), è stato autore di molti saggi fra cui un ampio studio di questa spedizione austriaca e della controffensiva italiana.”,”QMIP-040-FV”
“PIERRARD Pierre”,”L’ eglise et les ouvriers en France (1840-1940).”,”PIERRARD è professore di storia all’ Institut catholique de Paris e all’ Ecole de journalisme de Lille. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina. Tra i paragrafi: ‘Eugene Sue, grand-prêtre de l’ anticlericalisme populaire’, ‘La prêtrophobie endemique du peuple’.”,”MFRx-178″
“PIERRARD Pierre”,”La vie quotidienne dans le Nord au XIXe siecle. Artois – Flandre – Hainaut – Picardie.”,”Originario di Roubaix, Pierre PIERRARD, è professore di storia contemporanea all’ Institut Catholique de Paris, professore di storia sociale all’ Ecole superieure de journalisme di Lilla. Dopo una tesi di dottorato su “”La vie ouvriere sous le Second Empire”” si è occupato di storia religiosa nella Francia contemporanea e di storia della regione del Nord. La pena degli uomini. Lo sfruttamento degli operai. “”I rapporti del tessitore con il padrone e il caposquadra non sono sempre eccellenti, perché accade che questi ultimi contestono la qualità della pezza fabbricata e riducano allora il salario dell’ operaio. Quanto alla tariffa della settimana a venire – variabile secondo la congiuntura – provocherà talvolta dibattiti difficili, dato che non c’è alcuna legge scritta a regolarla, così che si vedono gli operai dare al padrone pezze di 210 metri e ricevere il salario corrispondente a una pezza di 140 metri””. (pag 141)”,”FRAS-036″
“PIERRO Mariano”,”L’ esperimento Roosevelt e il movimento sociale negli Stati Uniti d’ America.”,”I due provvedimenti (di Roosevelt) fondamentali… furono l’ istituzione di un minimo-base di salario e di un massimo-base di ore lavorative. …Secondo un esplicito avvertimento contenuto nella Legge e riaffermato più volte dal Presidente in posteriori dichiarazioni, i Codici dovevano consacrare l’ obbligo per tutte le aziende di portare con l’ andar del tempo le retribuzioni operaie ad un livello compatibile con il “”concetto americano”” di un tenore di vita decente e in ogni caso superiore alla “”pura e semplice sussistenza””. La durata del lavoro per il lavoratori manuali non qualificati fu abbassata in media alla 40 e anche alle 35 ore settimanali…”,”MUSx-115″
“PIERSON Stanley”,”Leaving Marxism. Studies in the Dissolution of an Ideology.”,”PIERSON Stanley è professore emerito di storia all’ Università dell’ Oregon. E’ autore di ‘Marxist Intellettuals and the Working Class Mentality in Germany, 1887-1912′. Profilo biografico intellettuale di DE-MAN HORKHEIMER KOLAKOWSKI (pag 31-174) “”L’ influenza di Nietzsche sugli intellettuali socialisti francesi prima della prima guerra mondiale fu meno diretta rispetto alla sua influenza sulla Germania o la Gran Bretagna. Lo spazio che sarebbe stato disponibile per un presenza nietzschiana venne occupato da una figura che giocò un ruolo di primo piano nell’ introduzione delle idee del marxismo in Francia – Georges Sorel. , Comunque, quando Sorel tentò di affrontare i problemi posti dal marxismo ortodosso, si rivolse a Nietzsche come ad uno spirito familiare ed alleato.”” (pag 19)”,”TEOC-336″
“PIERSON Marc-Antoine”,”Histoire du Socialisme en Belgique.”,”””Aucune critique ne fut d’ailleurs élévée contre l’entrée au gouvernement, le 18 janvier 1916, d’Emile Vandervelde, bientôt suivi, le 1er janvier 1917, par Emile Brunet, en qualité de ministre sans portefeuille. Le parti ouvrier belge était ainsi amené, le premier en Europe, à prendre sa part des responsabilités gouvernamentales. Au moment où, en 1916, se formait le cabinet, qui mettait, après trente-deux ans, fin au gouvernement des cabinets catholiques, M. de Broqueville annonçait qu’à la rentrée au Pays, son intentio était de proposer la création d’une université flamande et la révision du système électoral, dans le sens du suffrage universel. On trouvera dans l’ouvrage de l’historien suédois, M. Carl-Henrik Höjer, ‘Le Régime Parlamentaire Belge de 1918 à 1940, una analyse de vues du gouvernement belge du Havre sur les problèmes de l’après-guerre, spécialement sur la question flamande et la réforme électorale, et des projets qu’il élabora pour y apporter une solution.”” (pag 128)”,”MHLx-030″
“PIETRANERA Giulio”,”Capitalismo ed economia.”,”PIETRANERA Giulio è nato a Genova. E’ stato libero docente di economia politica e incaricato all’ Università di Messina dal 1949. Tra le varie opere ha scritto un saggio sul pensiero economico di R. HILFERDING come introduzione all’ edizione italiana di ‘Capitale finanziario) (1961).”,”TEOC-211″
“PIETRANERA Giulio, a cura di Nicolò BELLANCA e Gianfranco PALA”,”Il capitalismo monopolistico finanziario. Determinazioni teoriche e storiche. Scritti scelti, 1947-61.”,”PIETRANERA G. (profilo biografico in risvolto 4° copertina) nato a Genova (Genova 1906-Roma 1974) è stato socialista. Negli anni precedenti la 2° guerra mondiale si è interessato alla ricerca sulle teorie del capitale cosa che ha continuato e approfondito dopo la guerra, studi sul capitalismo. Ha condotto una critica alla teoria economica neoclassica. E’ stato libero docente all’Università di Messina e consulente dell’Ufficio studi della BNL. A parte le sue opere, ha scritto importanti prefazioni (Hilferding, Il capitale finanziario, Marx, Per la critica dell’economia politica). Contiene il capitolo 6: Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca (pag 183-233)”,”TEOC-492″
“PIETRANERA Giulio”,”La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith.”,”””‘Dunque’, essere lavoratore produttivo non è una fortuna, ma una disgrazia”” (Karl Marx, Il Capitale, Libro IV) “”Nel c. V del I Libro del ‘Capitale’, Marx aveva scritto: “”Se si considera l’intero processo lavorativo dal punto di vista del suo risultato, mezzo di lavoro e oggetto di lavoro si presentano entrambi come mezzi di produzione, e il lavoro stesso si presenta come ‘lavoro produttivo'”” e aveva aggiunto: “”Questa definizione del lavoro produttivo, come risulta dal punto di vista del processo lavorativo semplice, non è affatto sufficiente per il processo di produzione capitalistico””. Ed infatti, nel c. XIV del I Libro, Marx aveva precisato: “”Il concetto di operaio produttivo non implica dunque affatto soltanto una relazione fra attività ed effetto utile, fra operaio e prodotto del lavoro, ma implica anche un rapporto di produzione specificamente sociale, di origine storica, che imprime all’operaio il marchio di mezzo diretto di valorizzazione del capitale””. Sempre Marx aveva infine racchiuso in una felice ‘boutade’ la più profonda contraddizione dell’economia capitalistica: “”dunque, esser lavoratore produttivo non è una fortuna ma una disgrazia”” (K. Marx, Il Capitale, Libro I, 2, sez V. p. 221)”” [in Giulio Pietranera, ‘La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith’, 1963] (pag 224-225)”,”ECOT-177″
“PIETRANERA Giulio”,”Strategia dello sviluppo economico. L’analisi economica.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: MELIS Antonio, José Carlos Mariátegui primo marxista d’America, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 2 MARZO-APRILE 1967 Riflessioni su libro di G. H. Hildebrand ‘Growth and Structure in the Economy of Modern Italy, (Harvard, 1966) “”Non si deve dimenticare che, durante la guerra, gli alleati d’occidente si guardarono bene – si dice che non riuscissero! – dal distruggere ed anche dal danneggiare ‘seriamente’ il potenziale produttivo dell’industria tedesca; il che, se fatto, avrebbe potuto condurre ad un più rapido fine della guerra, ma con esso, al caos sociale e aprire la via al comunismo. Si veda per una rassegna particolareggiata, senza eguale nella storia economica della guerra, “”The Effects of Strategic Bombing on the German War Economy””, in ‘U.S. Strategic Bombing Survey, 1945; e per un conciso sommario, N. Kaldor, “”The German War Economy””, in ‘The Review of Economic Studies, 1945-1946, pp. 33-52. I dati segreti nazisti caduti nelle mani alleate hanno rivelato che allo scoppio della guerra la Germania nazista disponeva di un ‘surplus’ di capacità produttiva di proporzioni inaspettatamente ampie, soprattutto per la produzione di macchine utensili. I danni successivamente apportati dalle incursioni aeree – dell’ordine del 6,5% .- eliminarono solo una piccolissima parte del successivo ininterrotto aumento di capacità verificatosi durante la guerra: cfr. “”Bombing Survey”” (titolo e argomento veramente attuali!), op. cit., p. 45. Le distruzioni successivamente arrecate dai combattimenti terrestri furono più gravi, ma pur esse non compromisero la capacità industriale tedesca. Le devastazioni dei centri urbani, la perdita di retaggi architettonici di valore inestimabile e la rovina, per gran parte della popolazione, delle basi della vita civile non dovrebbero indurre a sopravvalutare i danni subiti dalle attrezzature industriali e dai macchinari, meno suscettibili di distruzione, e soprattutto meno ricercati come bersaglio. Essi – si disse allora – furono il tributo pagato alle false informazioni economiche e militari e alla confusa strategia dei comandi delle forze aeree che conclamavano successi per ottenere maggiori assegnazioni di materiale bellico. L’opposizione ad ammettere siffatte circostanze sarebbe anzi stata una delle ragioni principali degli abbagli incorsi dal governo militare alleato nell’affrontare il problema tedesco. Tasli osservazioni sostenute dal Bailogh in diverse occasioni non sono per nulla convincenti. E’ possibile un “”errore”” sistematico e prolungato che lasci illeso il 94% circa della attrezzatura potenziale tedesca? E’ molto più facile supporre che gli alleati mirassero soprattutto a distruggere i centri urbani e le vite umane; tutti elementi, questi, più facilmente ricostruibili e tali da “”covare”” in sé il comunismo. Un verace annedoto al proposito: durante i più feroci bombardamenti subìti da Genova, un “”padrone del vapore”” chiedeva ad un operaio come osasse dormire la notte a pochi passi dagli stabilimenti industriali, se non negli stabilimenti stessi. La risposta fu che “”cane non mangia cane”” e che la paura del comunismo supera ogni inimicizia. Così, la retta “”filosofia”” del proletario lo portò indenne alla fine della guerra, mentre il “”capitalista””, che abitava nei quartieri alti, ove non era ombra d’industria, vi rimase sepolto e scontò la “”filosofia”” dei suoi Don Ferrante economisti””. (pag 222-223)”,”ECOS-001″
“PIETRANERA Giulio”,”La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith.”,”””‘Dunque’, essere lavoratore produttivo non è una fortuna, ma una disgrazia”” (Karl Marx, Il Capitale, Libro IV) “”Nel c. V del I Libro del ‘Capitale’, Marx aveva scritto: “”Se si considera l’intero processo lavorativo dal punto di vista del suo risultato, mezzo di lavoro e oggetto di lavoro si presentano entrambi come mezzi di produzione, e il lavoro stesso si presenta come ‘lavoro produttivo'”” e aveva aggiunto: “”Questa definizione del lavoro produttivo, come risulta dal punto di vista del processo lavorativo semplice, non è affatto sufficiente per il processo di produzione capitalistico””. Ed infatti, nel c. XIV del I Libro, Marx aveva precisato: “”Il concetto di operaio produttivo non implica dunque affatto soltanto una relazione fra attività ed effetto utile, fra operaio e prodotto del lavoro, ma implica anche un rapporto di produzione specificamente sociale, di origine storica, che imprime all’operaio il marchio di mezzo diretto di valorizzazione del capitale””. Sempre Marx aveva infine racchiuso in una felice ‘boutade’ la più profonda contraddizione dell’economia capitalistica: “”dunque, esser lavoratore produttivo non è una fortuna ma una disgrazia”” (K. Marx, Il Capitale, Libro I, 2, sez V. p. 221)”” [in Giulio Pietranera, ‘La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith’, 1963] (pag 224-225)”,”ECOT-177″
“PIETRANERA Giulio”,”Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237 Teorie che tentano di spiegare la crisi “”Ho raggruppato (…) le teorie principalissime in cinque gruppi e ne accennerò molto brevemente. Il primo gruppo comprende le cosiddette teorie (meteorologiche) della crisi e cioè teorie naturalistiche che vogliono spiegare l’andamento ciclico dell’economia, facendo perno su elementi esogeni al sistema economico. Così, due economisti inglesi, gli Jevons, padre e figlio, hanno spiegato le crisi partendo dall’influenza delle macchie solari sul sistema economico. Tale dimostrazione, che è divenuta “”classica”” piuttosto come spunto per spassose considerazioni, ha ceduto, a dire il vero, il campo ad altre spiegazioni naturalistiche che si sono presentate in modo più solido; per esempio quella che riconduce il ritmo del ciclo economico al divario di ritmo fra la produzione della materia organico ed inorganica (Sombart). Il secondo gruppo di teorie comprende le cosiddette teorie psicologiche che spiegano l’andamento ciclico dell’economia con corrispondenti movimenti di ottimismo e di pessimismo. E a questo proposito vi ricordo il nome di un economista vivente, notissimo, il Pigou. Il terzo è molto più celebre gruppo di teorie, sul quale dovremo tornare lungamente, comprende le teorie del sottoconsumo che spiegano la presentazione della crisi dando rilievo alla deficienza del reddito consumato rispetto al reddito prodotto ‘in genere’. Un economista che ha dato gran sviluppo a questa teoria (e che tra l’altro ha avuto reali meriti e qualche influenza sugli scritti di Lenin) è Hobson, studioso inglese, che partendo dalla diseguaglianza della distribuzione dei redditi in Inghilterra, deduceva la necessità di ricorrenti crisi in quanto, del reddito prodotto complessivamente da un paese, veniva consumata dalle classi più povere una parte minore di quella che sarebbe stato possibile consumare in astratto. Tale teoria del sottoconsumo, che ritorna spesso nell’economia tecnico-astratta, appare anche in Marx, ma in tutt’altra luce, e ciò vedremo in seguito. Notiamo per il momento che nelle teorie non marxiste del sottoconsumo si parla di redditi consumati rispetto ai redditi prodotti, senza notare che questa deficienza è possibile soltanto in una società divisa in classi in cui la massa dei salari non può acquistare i beni che periodicamente vengono prodotti. In altri termini, nell’economia tradizionale, questa teoria rimane nel generico in quanto, ad esempio, per uscire dal fatto “”critico”” del sottoconsumo non suggerisce sempre il sovraconsumo delle masse, ma spesso un aumento degli investimenti. Quindi il sotto consumo non viene mai interpretato come è stato interpretato da Marx o da qualche altro economista “”sociale”” ed utopista che lo precedette, come il Sismondi (e cioè come sottoconsumo delle masse lavoratrici). Un quarto gruppo di teorie fonda la sua spiegazione sul fatto della sovracapitalizzazione. Esso mette cioè in evidenza lo squilibrio fra la produzione dei beni strumentali e quella dei beni di consumo, squilibrio che sarebbe fatale allo sviluppo dell’economia e che si riprodurrebbe periodicamente. Infine, un quinto e più moderno gruppo di teorie economiche spiega il susseguirsi dei cicli economici e il presentarsi della crisi mettendo in primo piano il rapporto tra risparmio e investimento. Secondo queste teorie (fra le quali primeggia quella di Keynes), la situazione che precede la crisi è sempre una situazione di sovrarisparmio e di sottoinvestimento”” [Giulio Pietranera, Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche, Roma, 1955] (pag 2-3) “”Il rilievo dato da Marx al periodico ritorno delle crisi (che mettono sempre più minacciosamente in forse l’esistenza della società borghese) ci dà il modo di porre in evidenza un’altra caratteristica delle crisi economiche che non viene generalmente considerata dalla teoria tradizionale tecnico-astratta: la crescente gravità delle crisi e il loro collegamento nel lungo ciclo storico del capitalismo. E questo sembra un principio acquisito, ma non è tale in realtà. Notate, per esempio, l’uso dello stesso termine “”grande crisi”” (“”grande depressione””) impiegato tante volte nella storia. Si è così parlato di “”grande crisi”” dopo le guerre napoleoniche; si è detta “”grande crisi”” quella del 1874 (scoppiata in Inghilterra e ricordata “”come quello che è avvenuto quando sono state costruite le ferrovie””); si è parlato poi di “”grande crisi”” soprattutto negli anni 1929-30 e seguenti. Il termine “”grande crisi”” è stato quindi sempre successivamente allargato nel senso che le crisi sono andate via via sviluppandosi in ampiezza e gravità. Se di tale crescente gravità vogliamo cogliere un indice significativo, possiamo riferirci a quello della disoccupazione: nel 1860, la crisi aveva reso disoccupati in Inghilterra il 5% dei lavoratori precedentemente impiegati; nel 1865, i disoccupati sono aumentati all’8%; nel 1882-83, al 12%; dal 1900 al 1920, la percentuale media è scesa aggirandosi sul 10%; ma nel 1921 siamo già al 17% e nel 1929-30 al 22-23%. Per quanto poi riguarda la prospettiva di grandi crisi future, vi leggerò un breve passo di un economista inglese, il Sayers, che considera la possibilità che si presenti una crisi negli Stati Uniti d’America: “”Gli Stati Uniti hanno 140 milioni di abitanti di cui 60 milioni risultano occupati nei mesi più attivi (tre volte la cifra del Regno Unito). Tra i beni prodotti annualmente, abbiamo 90 milioni di tonnellate di acciaio, 600 milioni di tonnellate di carbone, 4 milioni di automobili e 800 mila case. Una depressione paragonabile a quella del 1929 significherebbe un aumento della disoccupazione per 20 milioni di unità, il che equivarrebbe a lasciare senza impiego l’intera popolazione occupata della Gran Bretagna””. In altri termini la percentuale di mano d’opera che resterebbe disoccupata in un’eventuale grande crisi – che viene peraltro prevista in modo piuttosto ottimistico – sarebbe del 33% dell’occupazione complessiva degli Stati Uniti. Notate ora come questo pauroso crescendo, questo concatenamento delle crisi, questo loro progressivo sviluppo ci portano a concludere che non si può parlare – come si fa generalmente – di cicli economici staccati gli uni dagli altri. Per contro dobbiamo abituarci a rappresentarci questi fenomeni di depressione e di espansione come strettamente concatenati. Dobbiamo ormai rappresentarci lo sviluppo ciclico storico dell’intera economia capitalistica che si attua attraverso scossoni sempre più paurosi che vengono denunciati dalla crescente gravità delle crisi”” [Giulio Pietranera, Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche, Roma, 1955] (pag 6-7)”,”ECOT-237-K-1″
“PIETRANERA Giulio”,”Economia politica. XV lezione. La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx.”,”Saggio in ECOT-237 “”Dato così qualche cenno di critica alla legge di Say, di cui sempre si parla quando si studiano le crisi economiche, dobbiamo chiederci quale è la giusta via per seguire le orme di Marx. E dobbiamo allora rispondere che si tratta di sostituire all’astrazione individuale aproristica l’astrazione determinata e storica, il che significa inquadrare in modo esatto il problema della crisi. D’altra parte, Marx stesso, nel III libro del “”Capitale””, ci avverte in che modo possiamo affrontare il nostro problema: “”periodicamente si verifica una produzione di troppi mezzi di produzione e mezzi di sussistenza per permetterli di usarli come mezzi di sfruttamento dei lavoratori ad un certo saggio di profitto… non che si produca troppa ricchezza, ma si ha una periodica sovrapproduzione di ricchezza nella sua forma capitalistica e contraddittoria… il modo capitalista di produzione non può, per questa ragione, superare una certa scala di produzione, che sarebbe inadeguata in altre condizioni. Il sistema pertanto si arresta ad un punto determinato della produzione e realizzazione del profitto e non della soddisfazione dei bisogni sociali””. Si noti come in questo passo Marx chiarisca il suo concetto di ‘produzione relativa’ (cioè non assoluta, o ancora una produzione che è relativa a certe condizioni di classe e ad un certo livello del profitto). Pure, nel II libro del “”Capitale””, Marx scriveva: “”Ricardo concepisce la tradizione capitalistica come una forma assoluta di produzione, di cui le condizioni particolari non dovrebbero mai contraddire, od ostacolare gli scopi generali della produzione: l’abbondanza…””””. (pag 5) [Giulio Pietranera, La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx. Economia politica. XV lezione, Roma, 1955] “”Dovremo in seguito parlare ancora della determinante “”sproporzione”” e soffermarci sulle crisi generali che derivano dal movimento stesso del sistema capitalistico (che è espresso dalla caduta tendenziale del saggio del profitto). Credo tuttavia che, come avvio alle future considerazioni, non si possa far meglio se non leggere un passo della citata “”Introduzione”” di Dobb alla “”Storia delle Dottrine Economiche”” di Marx in cui l’economista inglese prospetta chiaramente i lineamenti generali della ricerca sulle crisi economiche: “”Marx parla delle crisi come manifestazione di tutte le contraddizioni della società borghese. Ciò voleva dire che le crisi sono il prodotto della contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione della società capitalistica, dal momento che è questa la forma più generale delle contraddizioni di tale forma di società; e che ogni movimento in avanti della produzione capitalistica (ch’egli virtualmente identificava con il processo dell’accumulazione e dell’investimento del capitale) tende a far sorgere da questa contraddizione un conflitto che esplode come una crisi generale. Questa perciò si presenta contemporaneamente come il momento culminante e la “”soluzione forzata”” di questa contraddizione. Ma questa contraddizione generale tra le forze produttive in sviluppo e i rapporti sociali di produzione che operano come limite presentava molti aspetti particolari (uno dei quali, per esempio, è quello della contraddizione tra la domanda dei consumatori e la capacità produttiva dei beni di consumo); e ogni crisi ‘particolare’ può presentare una diversa concatenazione delle fasi di sviluppo e può avere una diversa causa immediata della frattura nel processo d’investimento. In ogni singolo caso un “”fattore”” diverso, ovvero un particolare aspetto della contraddizione fondamentale, può apparire il primo elemento determinante: questo è un problema da studiarsi in concreto nel contesto degli avvenimenti reali””. Occorre quindi tener presente la teoria delle crisi come è stata elaborata da Marx, ma cercare di farla vivere e svilupparla nel contrasto degli avvenimenti reali (…)”” [Giulio Pietranera, ‘La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx’, Economia politica. XV lezione, Roma, 1955] pag 7″,”ECOT-237-L-1″
“PIETROBELLI Carlo PUGLIESE Elisabetta”,”L’economia del Brasile. Dal caffè al bioetanolo: modernità e contraddizioni di un gigante.”,”PIETROBELLI Carlo insegna economia politica all’Univ. di Roma ove dirige il CREI Centro di Ricerca sull’Economia delle Istituzioni, PUGLIESE Elisabetta insegna economia politica come professore a contratto nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma Tre dal 1998. “”La verità è che oggi il Brasile è già un paese ricco. E’ una potenza agricola, energetica, mineraria, industriale. Ha una popolazione giovane e un mercato del lavoro con alte competenze specializzate, università eccellenti e grandi capacità imprenditoriali. Vi sono imprese brasiliane leader mondiali nei settori di appartenenza, come la Petrobras, la Embracer (quarto produttore mondiale di aeroplani civili e per uso militare, la compagnia Vale do Rio Doce (seconda maggior impresa siderurgica del mondo) e molte altre.”” (pag 113)”,”AMLx-150″
“PIETROMARCHI Luca”,”Il mondo sovietico.”,”””Lenin non si stancò di ripetere che “”il comunismo, se si prende questo termine nel suo senso più stretto, è il lavoro gratuito a profitto della collettività””. E aggiungeva: “”Noi chiamiamo comunismo un ordine sociale in cui gl’ individui si abituano ad adempiere i loro obblighi sociali indipendentemente da qualsiasi apparato coercitivo e in cui il lavoro gratuito per il bene di tutti è un fenomeno generale””. In conformità a questo principio fu disposta la piena uguaglianza delle paghe indipendentemente dal lavoro prestato”” (pag 304) “”Risulta che il 70 per cento degli ufficiali di grado superiore a colonnello furono giustiziati. 5000 ufficiali furono uccisi sotto l’ accusa di tradimento. Il fatto che l’ esercito si sia lasciato decimare senza ribellarsi e che migliaia di uomini, che avevano sfidato la morte in guerra, si siano lasciati sgozzare come pecore, dimostra la formidabile forza della dittatura”” (pag 656, a proposito del rapporto di Krusciov sul terrore staliniano)”,”RUSU-152″
“PIETROMARCHI Luca”,”Turchia vecchia e nuova.”,”PIETROMARCHI Luca è nato a Roma nel 1895. Frequentò il Liceo classico e la Facoltà di Giurisprudenza. Partecipò alla 1° guerra mondiale. Fu funzionario nella Amministrazione civile della Colonia Eritrea. Nel 1923 entrò nel ruolo diplomatico del Ministero degli Affari Esteri. Dal 1924 al 1930 fu membro del Segretario della Società delle Nazioni. Dal 1950 al 1958 fu ambasciatore ad Ankara. Dal 1958 al 1961 ambasciatore a Mosca. Geopolitica degli Stretti. “”Il punto essenziale da ritenere è che la via d’ acqua degli Stretti costituisce l’ asse centrale di tutto il sistema. E’ questa la direttrice storica della discesa dello slavismo nel Mediterraneo. Per mantenere il saldo controllo di questa insostituibile via di comunicazione tra l’ Europa e l’ Asia, occorre assicurarvi la difesa con una ampia zona di manovra a settentrione, che si estenda fino al Danubio ed alle Alpi. Quanto alla difesa meridionale, il baluardo anatolico non è sufficiente a garantirla, perché facilmente aggirabile da forze che scendano lungo quel piano inclinato che a guisa di corridoio scende dal Caspio fino al Mediterraneo e al Golfo Persico tra la Catena del Tauro ad Occidente e quella del Zagros ad Oriente. Questo piano inclinato è costituito dalla Siria e dall’ Irak e cioè da quell’ unità mesopotamica conosciuta col nome di Mezzaluna fertile, che, pur comprendendo vaste zone irrigabili, è per la massima parte un deserto. Per evitare l’ aggiramento dei due baluardi del Tauro e dello Zagros occorre appoggiare la testata orientale della difesa alle posizioni pakistanesi e cioè all’ Indo. Si è detto che la chiave di volta di questo sistema è la via d’ acqua degli Stretti. Se questa è perduta, l’ Europa è separata dall’ Asia; (…)””. (pag 263-264)”,”TURx-019″
“PIETROPAOLI Stefano”,”Schmitt.”,”Stefano Pietropaoli è ricercatore in Filosofia del diritto all’Università di Salerno. Ha pubblicato vari saggi e articoli sul pensiero schmittiano. Ha curato l’edizione italiana del testo di Carl Schmitt ‘Il concetto discriminatorio di guerra’, Laterza, 2008 Questione guerra ‘discriminatoria’. “”Nel 1938 Schmitt pubblica ‘Il concetto discriminatorio di guerra ‘ (1). Il testo riprende con minime varianti, una relazione presentata il 19 ottobre del 1937 al quarto congresso della Akademie für Deutsches Recht. Pur presentadosi come una semplice ricognizione dei diversi orientamenti sul tema della guerra presenti nella letteratura giuridica inglese e francese degli anni trenta, ‘Il concetto discriminatorio di guerra’ è un’opera dalle implicazioni ben più rilevanti a un testo strettamente tecnico-giuridico. In Schmitt già alla fine degli anni venti sia era radicata la convinzione che una ideologia universalistica escludeva la possibilità di considerare il nemico come uno ‘justus hostis’, come un nemico che può anche avere ragione. In una prospettiva “”ecumenica”” il nemico è sempre un emico ingiusto e di conseguenza la guerra o è una guerra giusta contro i nemici dell’umanità, oppure è un’azione criminale. Questa ideologia universalistica di origine liberal-democratica è interpretata da Schmitt come il fondamento teorico della Società delle Nazioni. Schmitt vede nell’istituzione ginevrina un’organizzazione che, pur essendo composta ancora da Stati, pretendeva di essere nello stesso tempo una “”società univesale”” capace di rappresentare il genere umano. Schmitt aveva individuato il pericolo che si annidava nella politica di prevenzione della guerra messa in atto dalla Società delle Nazioni: chi combatte una guerra ‘in nome’ dell’umanità nn combatte una guerra ‘per’ l’umanità, ma si appropria di un concetto universale al fine di qualificare l’avversario come un essere non-umano oppure come uno “”Stato-canaglia”” (‘Rauberstaat’), contro il quale ogni Stato ha un diritto di “”intervento umanitario”” (‘humaintäre Intervention’) che legittima l’uso di qualsiasi mezzo per “”ristabilire la pace””. In altre parole, secondo Schmitt il pacifismo universalista non soltanto non eliminava la possibilità della guerra, ma creava i presupposti per una guerra illimitata e quindi per la peggiore delle guerre possibili. Come noterà lo stesso Schmitt nell’edizione del 1963 del ‘Concetto di “”politico””‘, nel testo del 1932 mancava ancora «la distinzione chiara ed esplicita fra il concetto classico di guerra (non discriminatorio) e quello rivoluzionario, improntato a giustizia (discriminatori)» (2). In questo senso ‘Il concetto discriminatorio di guerra’ può essere interpretato come un passaggio intermedio tra il saggio sul concetto di politico e ‘Il nomos della terra’, che delle tesi sul politico e la guerra sarà «prosecuzione, approfondimento, modificazione e correzione» (3). Nel 1938 era ormai scardinato l’ordinamento giuridico eurocentrico dello ‘jus publicum europaeum’, per il quale nell’ambito dei conflitti interstatali la guerra non poteva essere misurata col metro della verità e della giustizia. Il concetto di guerra prefigurato dalla nuova dottrina internazionalista francese e anglosassone riproponeva invece il tema della “”guerra giusta””””(pag 119-120) [(1) ‘Die Wendung zum diskriminierenden Kriegsbegriff’, Duncker & Humblot, Monaco-Lipsia, 1938 (trad. it. ‘Il concetto discriminatorio di guerra’, Laterza, Roma-Bari 2008). Sul testo cfr. anche: G. Krauss, ‘Der diskriminierende Kiregsbefgriff’, conferenza tenuta il 18 marzo 1947, ora in P. Tommissen (a cura di), ‘Schmittiana-4′. Beiträge zu Leben und Werk Carl Schmitts’, Duncker & Humblot, Berlino, 1994, pp. 203-226]. Caamaño Martinez, ‘Sobre el concepto schmittiano de guerra discriminatoria’, in Revista española de derecho internacional’, 1, 1948, 2-3, pp. 456-66; (2) Sul punto si legga quanto dice Schmitt stesso nel nuovo ‘Vorwort’ a ‘Der Begriff des Politischen. Text von 1932 mitt einem Vorwort und drei Corollarien’, Duncker & Humblot, Berlino, 1963 (trad. it, ‘Il concetto di “”politico””. Testo del 1932 con una premessa e tre corollari’, in ‘Le categorie del “”politico””‘, Il Mulino, Bologna, 1972, p. 94); (3) Cfr. H. Hofmann, ‘Legitimität gegen Legalität. Der Weg der politischen Philosophie Carl Schmitts’, Luchterhand, Neuwied-Berlino, 1964 (trad. it ‘Legittimità contro legalità. La filosofia politica di Carl Schmitt’, ESI, Napoli, 1999, p. 242] inserire”,”TEOP-520″
“PIETTRE André”,”Marx et marxisme.”,”PIETTRE è Professore alla Facoltà di diritto e di scienze economiche di Parigi.”,”MADS-224″
“PIFFER Tommaso”,”Il banchiere della resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione.”,”””Per la vulgata, Pizzoni non è mai esistito e forse non esisterà mai”” Renzo De Felice PIFFER Tommaso, milanese, si è dedicato come storico alla ricerca sugli anni di piombo della storia recente. Per questo libro ha consultato gli archivi italiani, inglesi e americani.”,”ITAR-164″
“PIFFER Tommaso”,”La Gran Bretagna e la Resistenza partigiana nei Balcani, 1941-1945. Problemi storiografici e interpretativi.”,” Divergenze tra SOE e Foreign Office e la Resistenza in Grecia (pag 41) “”E’ ora, mettete fuoco all’Europa””. Con questa esortazione nel luglio del 1940 Winston Churchill battezzava il nuovo organismo segreto destinato ad operare contro le forze dell’asse, lo Special Operations Executive (Soe), al quale venne affidato il compito di condurre le operazioni clandestine in territorio nemico e sostenere i movimenti partigiani nei paesi occupati. Nel corso degli anni successivi, il Soe operò a fianco dei maggiori movimenti di resistenza europei, infiltrando agenti, inviando armi e materiale e rendendo possibile il coordinamento tra le forze alleate e i partigiani. (…) Non stupisce quindi che la politica inglese verso le formazioni partigiane nei Balcani, dove gli americani avevano accettato di riconoscere alla Gran Bretagna un’influenza preponderante in virtù dei loro interessi nella regione, sia stato oggetto delle maggiori polemiche, storiografiche e non. Qui infatti, a differenza di quanto accadde ad esempio in Italia e in Francia, la frattura tra le formazioni di ispirazione comunista e quelle di orientamento nazionalista degenerò fin dall’inizio in scontri armati che presero la forma di vere e proprie guerre civiil, e che avrebbero condizionato profondamente il quadro politico di entrambi i paesi nel dopoguerra. In Grecia, la guerra civile sarebbe durata a fasi alterne fino al 1949, coinvolgendo direttamente anche le truppe alleate. In Jugoslavia lo sviluppo del movimento partigiano comunista durante il conflitto avrebbe permesso al suo leader; il maresciallo Tito, di prendere il potere nel dopoguerra, instaurando nel paese un regime di stampo socialista. Come noto, nei due paesi gli inglesi seguirono durante il conflitto politiche differenti. In Grecia si adoperarono fino all’ultimo momento per far cooperare tra di loro i due gruppi avversari. Il tentativo funzionò solo in parte, e a momenti di collaborazione si alternarono violenti scontri tra le formazioni e con gli stessi inglesi, scontri che raggiunsero il loro apice nella rivolta di Atene del dicembre del 1944. In Jugoslavia, al contrario, in un primo momento gli inglesi appoggiarono esclusivamente le formazioni nazionaliste di Draza Mihailovic che, nominato nel frattempo ministro delle forze armate del governo jugoslavo in esilio, fu elevato dalla Bbc al ruolo di eroe della resistenza europea contro i nazisti”” (pag 39-40)”,”QMIS-211″
“PIFFER Tommaso”,”Il banchiere della resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione.”,”””Per la vulgata, Pizzoni non è mai esistito e forse non esisterà mai”” Renzo De Felice Tommaso Piffer, milanese, si è dedicato come storico alla ricerca sugli anni di piombo della storia recente. Per questo libro ha consultato gli archivi italiani, inglesi e americani.”,”ITAR-004-FMP”
“PIGA Gustavo, collaborazione di Valerio CRISPOLTI”,”Esercizi di economia politica.”,”Gustavo Piga, che ha conseguito il Ph.D. presso la Columbia University di New York, è ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-130-FL”
“PIGEARD Alain”,”Dictionnaire de la Grande Armée.”,”Alain Pigeard, Docteur en droit, Docteur en histoire en Sorbonne.”,”FRAN-059-FSL”
“PIGEARD Alain”,”La conscription au temps de Napoléon. 1798-1814″,”PIGEARD Alain: nato a Digione il 25 aprile 1948. Storico e avvocato francese specializzato in Napoleone e nell’epoca napoleonica (Consolato e Primo Impero); in particolare nella storia militare. Laureato presso l’Istituto di studi giudiziari, dottore in giurisprudenza(1997). E’ anche storico e dottore in Storia alla Sorbona. <> (Trad. d. r. dal retro di copertina).”,”FRAN-110-FSL”
“PIGEAT Henri PARACUELLOS Jean-Charles, relatori”,”Tendances economiques de la presse quotidienne dans le monde.”,”Il presidente del Gruppo di lavoro sulla stampa scritta è Jacques LEPRETTE, ambasciatore di Francia. “”I giornali hanno compiuto la femminizzazione del loro impiego: le donne occupano adesso il 48% di questo impiego, in luogo del 26% di trent’anni fa”” (pag 63)”,”EDIx-031″
“PIGENET Michel PASTURE Patrick ROBERT Jean-Louis a cura; saggi di Nicolas HATZFELD Giuseppe BERTA Jörg HOFMANN Paul STEWART Laurent FRAJERMAN Michel LEMOSSE André ROBERT Jeffrey TYSSENS Dieter WUNDER Michel DREYFUS Eric NIJHOFF Patrick PASTURE Noel WHITESIDE Conny DEVOLDER Pietro CAUSARANO Richard HYMAN Heribert KOHL Lars BERGGREN Marcel VAN-DER-LINDEN Frank GEORGI Francine BOLLE Claude PENNETIER Jean PUISSANT Susan MILNER René MOURIAUX Michel PIGENET Danielle TARTAKOWSKY Gita DENECKERE Pieter FRANÇOIS Chris WRIGLEY”,”L’apogée des syndicalismes en Europe occidentale 1960-1985.”,”saggi di Nicolas HATZFELD Giuseppe BERTA Jörg HOFMANN Paul STEWART Laurent FRAJERMAN Michel LEMOSSE André ROBERT Jeffrey TYSSENS Dieter WUNDER Michel DREYFUS Eric NIJHOFF Patrick PASTURE Noel WHITESIDE Conny DEVOLDER Pietro CAUSARANO Richard HYMAN Heribert KOHL Lars BERGGREN Marcel VAN-DER-LINDEN Frank GEORGI Francine BOLLE Claude PENNETIER Jean PUISSANT Susan MILNER René MOURIAUX Michel PIGENET Danielle TARTAKOWSKY Gita DENECKERE Pieter FRANÇOIS Chris WRIGLEY”,”SIND-100″
“PIGENET Michel PÉCOUT Gilles a cura; saggi di Jean-Paul BARRIERE Arnd BAUERKÄMPER Jean-Louis BRIQUET Gilbert GARRIER Geneviève GAVIGNAUD Philippe GRATTON Temma KAPLAN Constant LEONARD Guy LEONARD Gilles PECOUT Michel PIGENET Gilles POSTEL-VINAY Jean SAGNES Danielle TARTAKOWSKY”,”Campagnes et sociétés en Europe. France, Allemagne, Espagne, Italie. 1830-1930.”,”Raccolta di articoli della rivista ‘Mouvement social’ Saggi di Jean-Paul BARRIERE Arnd BAUERKÄMPER Jean-Louis BRIQUET Gilbert GARRIER Geneviève GAVIGNAUD Philippe GRATTON Temma KAPLAN Constant LEONARD Guy LEONARD Gilles PECOUT Michel PIGENET Gilles POSTEL-VINAY Jean SAGNES Danielle TARTAKOWSKY”,”STOS-163″
“PIGENET Michel TARTAKOWSKY Danielle a cura; saggi di Eric AGRIKOLIANSKY Claire ANDRIEU Pierre BARRON Emmanuel BELLANGER Fabrice BENSIMON Jean BERARD Sophie BEROUD Marie-Claude BLANC-CHALEARD Anne BORY Thomas BOUCHET Magali BOUMAZA Nicolas BOURGUINAT Damien BUCCO Sébastien CHAUVIN Christian CHEVANDIER Yolande COHEN Michel CORDILLOT Marianne DEBOUZY Laurent DORNEL Sophie DEBUISSON-QUELLIER Jean-Claude FARCY Laurent FRAJERMAN Jacques FREYSSINET Patrick FRIDENSON Ludovic FROBERT Emmanuel FUREIX Jean GARRIGUES Laure GODINEAU Fabien GRANJON Christine GUIONNET Nicolas HATZFELD Abdellali HAJJAT Ingrid HAYES Louis HINCKER Laurent JALABERT François JARRIGE Nicolas JOUNIN Christoph KALTER Michel KOKOREFF Jacqueline LALOUETTE Michel MARGAIRAZ Jean-Philippe MARTIN Lilian MATHIEU Denis MERKIEN Frédéric MORET Sylvie OLLITRAULT Patrick PASTURE Rémy PECH Irène PEREIRA Jean-Marie PERNOT Emmanuel PIERRU Michel PIGENET Antoine PROST Bernard PUDAL Michèle RIOT-SARCEY Jean-Louis ROBERT Vincent ROBERT Jacques ROUGERIE Anne-Marie SOHN Isabelle SOMMIER Danielle TARTAKOWSKY Françoise THEBAUD Bertrand TILLIER Robert TOMS Lucie TOURETTE Frédéric TRISTAM Bruno VILLALBA Claire ZALC”,”Histoire des mouvements sociaux en France. De 1814 à nos jours.”,”Autori: Eric AGRIKOLIANSKY Claire ANDRIEU Pierre BARRON Emmanuel BELLANGER Fabrice BENSIMON Jean BERARD Sophie BEROUD Marie-Claude BLANC-CHALEARD Anne BORY Thomas BOUCHET Magali BOUMAZA Nicolas BOURGUINAT Damien BUCCO Sébastien CHAUVIN Christian CHEVANDIER Yolande COHEN Michel CORDILLOT Marianne DEBOUZY Laurent DORNEL Sophie DEBUISSON-QUELLIER Jean-Claude FARCY Laurent FRAJERMAN Jacques FREYSSINET Patrick FRIDENSON Ludovic FROBERT Emmanuel FUREIX Jean GARRIGUES Laure GODINEAU Fabien GRANJON Christine GUIONNET Nicolas HATZFELD Abdellali HAJJAT Ingrid HAYES Louis HINCKER Laurent JALABERT François JARRIGE Nicolas JOUNIN Christoph KALTER Michel KOKOREFF Jacqueline LALOUETTE Michel MARGAIRAZ Jean-Philippe MARTIN Lilian MATHIEU Denis MERKIEN Frédéric MORET Sylvie OLLITRAULT Patrick PASTURE Rémy PECH Irène PEREIRA Jean-Marie PERNOT Emmanuel PIERRU Michel PIGENET Antoine PROST Bernard PUDAL Michèle RIOT-SARCEY Jean-Louis ROBERT Vincent ROBERT Jacques ROUGERIE Anne-Marie SOHN Isabelle SOMMIER Danielle TARTAKOWSKY Françoise THEBAUD Bertrand TILLIER Robert TOMS Lucie TOURETTE Frédéric TRISTAM Bruno VILLALBA Claire ZALC”,”MFRx-357″
“PIGEOT Jacqueline TSCHUDIN Jean-Jacques”,”La letteratura giapponese.”,”Letteratura proletaria. “”Costantemente esposti alla repressione governativa, sottomessi alle rigide direttive del partito ed intrappolati dal loro stesso terrorismo intellettuale, gli autori delle leghe proletarie faticarono molto ad armonizzare creazione letteraria ed esigenze politiche. Alcuni vi riuscirono; in particolare, Kabayashi Takiji (1903-1933) il cui ‘Kani kôsen’ (“”La nave officina””, 1929) resta un modello di romanzo militante non solo per la sua violenta denuncia delle spaventose condizioni di lavoro in alto mare dei pescatori di granchi, ma anche per i suoi pregi letterari. Notevole per l’abilità con la quale è descritta la natura sotto un’angolatura ostile , selvaggia, inusuale nella letteratura giapponese, e che si riscontra anche nei romanzi che quest’autore dedica alle usanze dei contadini di Hokkaidô. Se Kabayashi resta per il suo martirio – fu torturato a morte dalla polizia nel 1933 – e per il suo talento, la principale figura del movimento proletario, sarebbe ingiusto dimenticare completamente i suoi compagni. In effetti la descrizione che Hayama Yoshiki (1894-1945) fa della vita, a bordo di una nave da carico in ‘Umi ni ikuru hitobito’ (“”Quelli che vivono a mare””, 1926), e la descrizione di un grande sciopero industriale realizzata da Tokunaga Sunao in ‘Taiyô no nai machi’ (“”Il quartiere senza sole””, 1929), così come i racconti anti-militaristi di Kuroshima Denji (1898-1943), basati sulla sua vita di recluta in Siberia, meritano anch’essi un posto nella storia della letteratura di quest’epoca.”” (pag 102-103)”,”JAPx-077″
“PIGNAGNOLI Wilson”,”Reggio: Bandiera Rossa, 1921-1961. Quarant’anni di storia del PCI a Reggio Emilia.”,”””La sostanza dello scandalistico intervento di Waldo Magnani che, dopo la relazione ufficiale come segretario della federazione, aveva preso la parola “”come semplice compagno””, sta tutta nell’ ultima frase di un ordine del giorno che propose al Congresso. Quella frase dice che i comunisti “”pur convinti che i principi della loro dottrina non porteranno ad una aggressione da parte dell’ URSS, essi sono per la difesa del territorio nazionale contro un esercito che, da qualsiasi parte, non essendo attaccata l’ Italia, varcasse la frontiera e invadesse il Paese…””. La dichiarazione personale di Waldo Magnani; dato l’ enorme prestigio che egli si era conquistato presso tutti i compagni di Reggio, lasciò per un momento sconcertati i congressisti, producendo un senso di smarrimento generale. Si levò allora Nello Lusoli di Carpineti il quale, pur senza aver ben capito la posizione ideologica del Magnani, dissentì dalla sua tesi e riaffermò la sua fedeltà allo stalinismo e all’ Unione Sovietica. La discussione, dalla sede congressuale venne portata in federazione, e il giorno seguente furono studiate subito misure drastiche contro il Magnani. *** Waldo Magnani lasciò Reggio Emilia e si recò a Roma. Nella capitale il 23 gennaio 1951 Waldo Magnani si incontrò con la medaglia d’oro al valore militare per meriti conseguiti nella Resistenza, l’ onorevole Aldo Cucchi di Bologna, pure appartenente al PCI, che da tempo si trovava sulle stesse posizioni ideologiche di critica di Waldo Magnani. Insieme, i due parlamentari decisero di dimettersi dal PCI. Ma la direzione del Partito comunista di via delle Botteghe Oscura numero 4, al corrente di tutta la faccenda, stava cercando in tutti i modi di imbrigliare i ribelli e di attutire lo scandalo politico””. (pag 137-138) “”Magnani e Cucchi, che avevano fatto di tutto per evitare di incontrarsi con i caporioni di via Botteghe Oscure, non andarono all’ appuntamento di Secchia, ma alle ore 10 dello stesso venerdì 26 presentarono le dimissioni dalla Camera a Montecitorio. “”Ci recammo””, scrive Aldo Cucchi, “”alla stazione per prendere il treno in partenza per Milano alle 11.30 e fummo fermati sulla banchina dall’ onorevole Ciufoli, abitualmente residente a Praga, e dal Segretario di Secchia, Seniga; ci invitarono ad andare da Secchia e rifiutammo; solo quando la discussione divenne accesa, intervenne Maramotti e gli importuni si allontanarono””””. (pag 138) “”…il comitato federale decide unanimemente di respingere le dimissioni del Magnani e di espellerlo dal partito come volgare traditore””. (pag 140) “”coloro che hanno rassegnato le dimissioni in quel periodo pare non superino i duecento”” (pag 140) Togliatti lo definiva “”un pidocchio nella criniera di quel nobile destriero che è il Partito comunista””. (pag 140)”,”PCIx-146″
“PIGNATARO Luciano”,”Dopo la rivoluzione culturale; la svolta cinese (1976-1980). Per una ricostruzione dei fatti e del dibattito.”,”Questa è la prima ricostruzione sistematica degli avvenimenti accaduti in Cina tra il 1976 ed il 1980, anni che vedono la scomparsa di Mao Zedong, la sconfitta dell’ultrasinistra e la fine della rivoluzione culturale, nonchè l’affermarsi di nuove concezioni politiche ed economiche alla guida del paese dopo la fase intermedia gestita da Hua Guofeng.”,”CINx-005-FL”
“PIGNATELLI Luigi, a cura di Francesca DI-STRONGOLI”,”Il secondo regno. I prigionieri italiani nell’ultimo conflitto.”,”Luigi Pignatelli della Leonessa nacque a Napoli nel luglio 1904. Dopo essersi distinto per la sua collaborazione a importanti quotidiani con articoli di terza pagina, resse la direzione Affari Civili del governo dell’Eritrea dal 1941 al ’42. Aveva già partecipato alla guerra d’Abissinia e prese parte al secondo conflitto mondiale in Eritrea, dove, nel febbraio ’42, cadde nella mani degli inglesi, che lo internarono per tre anni nei campi di concentramento in Sudan e in Egitto. Dopo la guerra fu chiamato al Ministero degli Affari Esteri. Continuò a scrivere, fondò e diresse la rivista ‘Quadrivio’. Ha pubblicato i volumi: ‘Africa mia’, ‘Compagni di viaggio’ e ‘La guerra dei sette mesi’. E’ morto nel 1965 mentre stava completando il presente volume.”,”QMIS-234″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Socialismo y capitalismo comparados. La “”teoria general”” de Keynes.”,”PIGOU Arthur Cecil (1877-1959) fu professore per varie decadi all’ Università di Cambridge.”,”ECOT-050″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Economia del benessere.”,”23″,”ECOT-347″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Economia del benessere.”,”Arthur Cecil Pigou è stato un economista inglese, conosciuto per il suo impegno nell’economia del benessere, di cui è considerato uno dei maggiori esponenti. Nascita 18 novembre 1877, Ryde, Regno Unito. Morte 7 marzo 1959. Istruzione Harrow School King’s College Cambridge.”,”ECOT-236-FL”
“PII Eluggero a cura; saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI”,”I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990.”,”Saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI Contiene il saggio: L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx, di Silvio Suppa (pag 457-479)”,”TEOP-417″
“PII Eluggero a cura; saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI”,”I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990.”,”Saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI Contiene il saggio: L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx, di Silvio Suppa (pag 457-479) ‘Soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e organizzate le sue ‘forces propres’ come forze ‘sociali’… soltanto allora l’emancipazione umana è compiuta’ “”Né pace ed eguaglianza materiale, insomma, come già risulta evidente in Rousseau, vi è nello Stato politico moderno, ma nemmeno possibilità di contratto, di soluzioni oltre l’egoismo semplice della natura, oltre l’eguagliamento fra natura e privatezza. Insomma Marx sembra quasi approdare, all’indomani dell’emancipazione politica, al punto in cui era giunto Rousseau prima di affidare allo Stato politico la sintesi fra convenzione e civiltà. La risorsa roussoniana della politica, diventa per Marx la definitiva scoperta del dramma di una natura non socievole e di una valenza conflittuale dell’integrazione tra spirito libero della politica, e natura egoistica. In questo senso, il passaggio all’organizzazione della società e dello Stato comporta, sia in Rousseau, sia in Marx, un’importante modificazione: nel primo l’emancipazione politica cancella la natura isolata dell’uomo, o la riduce a ricordo culturale, persino a rimpianto. Ad essa si sostituisce un processo, e insieme una volontà di convivenza regolata, in cui il «negativo» degli interessi della società civile non muore, ma è sede dell’obbligo alla vita attraverso il contratto, infine alla vita grazie ad una tolleranza possibile. Diversa è la prospettiva di Marx. Per Marx l’emancipazione politica rinvia ad una pagina successiva, e per lui definitiva: quella dell’emancipazione umana. Egli la definisce come una fase di riconquista da parte dell’uomo, della qualità sociale delle sue «forze proprie». Utilizzando, non a caso, la medesima espressione di Rousseau, Marx rinvia ad un tempo futuro la vera realizzazione dell’uomo e la sua unità morale. Se l’emancipazione politica si risolve in una scissione fra libertà ed egoismo, il disegno dell’emancipazione umana nasce dalla ricerca di una nuova unità. Essere e coscienza vengono ancora una volta convocati alla verifica delle loro possibilità di incontro in una logica in cui il sentirsi dell’uomo, la sua autorappresentazione, la sua forma di coscienza, si organizza a chiave di lettura della sua stessa storia e del suo esito. In questo senso la coscienza del «cittadino» (uomo nello Stato), appare a Marx una autorizzazione alla scissione, mentre la coscienza del sociale, il senso di una appartenenza comune, ma distinta dalla forma statuale rappresentativa, funge da legittimazione alla ricomposizione: «’Ogni’ emancipazione – afferma Marx – è un ‘ricondurre’ il mondo umano, i rapporti umani all’ ‘uomo stesso’. L’emancipazione politica è la riduzione dell’uomo, da un lato, a membro della società civile, all’individuo ‘egoista indipendente’, dall’altro, al ‘cittadino’, alla persona morale. Solo quando il reale uomo, individuale riassume in sé il cittadino astratto, e come uomo individuale nella sua vita empirica, (…) è divenuto ‘ente generico’, soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e organizzato le sue ‘forces propres’ come forze ‘sociali’, e perciò non separa più da sé la forza sociale nella figura della forza ‘politica’, soltanto allora l’emancipazione umana è compiuta» (40).”” (pag 476-477) [dal saggio: ‘L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx’, di Silvio Suppa (pag 457-479); (in) ‘I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990’, a cura di Eluggero Pii, Editore Leo S. Olschki, Firenze, 1992] [(40) K. Marx, ‘Sulla questione ebraica’, cit., p. 182]”,”TEOS-034-FMB”
“PIKE Nelson”,”Mystic Union. An Essay in the Phenomenology of Mysticism.”,”CORREGGERE COLLOCAZIONE ALFANUM SU LIBRO (GIA’ RELC-009-FRR)”,”RELC-010-FRR”
“PIKETTY Thomas”,”Les hauts revenus en France au XX siecle. Inegalité et redistributions, 1901-1998.”,”Nato nel 1971, PIKETTY Thomas è direttore di studi all’ EHESS, Ecole des hautes etudes en sciences sociales di Parigi.”,”FRAE-011″
“PIKETTY Thomas”,”Il capitale nel XXI secolo.”,”Thomas Piketty, professore dell’Ecole des hautes etudes en sciences sociales (EHESS) e dell’Ecole d’economie de Paris, è autore di studi storici e teorici. Ha pubblicato pure: ‘Si può salvare l’Europa?’. L’accento dI Piketty posto nel libro sui patrimoni. “”La prima, urgente domanda è molto semplice: a che cosa serve lo sviluppo dell’industria, a che cosa servono tutte le innovazioni tecniche, tutta quella fatica, tutti quegli esodi, se in capo a mezzo secolo di crescita industriale la situazione delle masse resta sempre così miserabile, e se si è ridotti a proibire il lavoro in fabbrica ai bambini al di sotto degli 8 anni? Il fallimento del sistema economico e politico dominante appare del tutto ovvio. La seconda domanda è altrettanto ovvia: che cosa si può dire dello sviluppo a lungo termine di un tale sistema? Il compito che Marx si propone è appunto quello di dare una risposta. Nel 1848, alla vigilia della Primavera dei popoli, ha già pubblicato il ‘Manifesto del Partito comunista’, testo breve ed efficace che si apre con la famosa frase “”Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”” (6) e termina con la non meno famosa profezia rivoluzionaria: “”Lo sviluppo della grande industria ha tolto da sotto i piedi della borghesia il terreno stesso sul quale essa ha fissato il proprio sistema di produzione e di appropriazione. E’ la borghesia a produrre innanzitutto i suoi stessi becchini. La caduta della borghesia e la vittoria del proletariato sono parimenti inevitabili””. Marx, nei due decenni successivi, si dedicherà alla stesura del voluminoso trattato che dovrà giustificare la conclusione del ‘Manifesto’ e porre le fondamenta dell’analisi scientifica del capitalismo e del suo crollo. L’opera resterà incompiuta: il Libro I del ‘Capitale’ viene pubblicato nel 1867, ma Marx muore nel 1883 senza aver terminato i due volumi successivi, che verranno pubblicati postumi dall’amico Engels, sulla base dei frammenti manoscritti, a tratti oscuri, che Marx ha lasciato. Come Ricardo, Marx intende incentrare il proprio lavoro sull’analisi delle contraddizioni logiche connaturate al sistema capitalista. Aspira così a distinguersi sia dagli economisti borghesi (che vedono nel mercato un sistema autoregolato, ossia capace di equilibrarsi da solo, senza contraccolpi di rilievo, a somiglianza della “”mano invisibile”” di Smith e della “”legge degli sbocchi”” di Say), e dei socialisti utopisti o proudhoniani, i quali, secondo lui, si limitano a denunciare la miseria operaia, senza tuttavia proporre uno studio veramente scientifico dei processi economici in campo (7). Riassumendo, Marx muove dal modello ricardiano del valore del capitale e del principio di rarità, e spinge molto oltre l’analisi della dinamica del capitale stesso, considerando un mondo in cui il capitale è prima di tutto capitale industriale (macchine, attrezzature ecc.) e non terriero, e può dunque, in teoria, accumularsi illimitatamente. Di fatto la sua conclusione di fondo coincide con quello che possiamo chiamare “”principio di accumulazione infinita””, vale a dire la tendenza inevitabile del capitale ad accumularsi e concentrarsi su scala illimitata, senza un termine naturale, da cui discende la soluzione apocalittica prevista da Marx: o si arriva a un calo tendenziale del tasso di profitto del capitale (il che manda in tilt il motore dell’accumulazione e può portare i capitalisti a sbranarsi a vicenda) o la quota di capitale del reddito nazionale si accresce indefinitamente (il che porterà i lavoratori, a più o meno scadenza, a unirsi e a ribellarsi). In ogni caso, non è ipotizzabile alcuno stabile equilibrio socioeconomico o politico. (…)”” [Thomas Piketty, ‘Il capitale nel XXI secolo’, Milano, 2016] [(6) E prosegue poi così: “”Tutte le potenze della vecchia Europa si sono congiunte in una Santa Alleanza per dare la caccia a questo spettro: papa e zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi””. Il talento letterario e polemico di Karl Marx (1818-1883), filosofo ed economista tedesco, spiega sicuramente, almeno in parte, la sua immensa influenza; (7) Marx ha pubblicato nel 1847 ‘Miseria della filosofia’, libro nel quale ironizza sulla ‘Filosofia della miseria’ pubblicata alcuni anni prima da Proudhon] (pag 22-23)”,”ECOT-307″
“PIKETTY Thomas”,”Una breve storia dell’uguaglianza.”,”Thomas Piketty, professore dell’Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales (EHESS) e dell’Ecole d’Economie de Paris, dove è anche codirettore del World Inequality Lab (WIL), è autore di numerosi studi storici e teorici, che gli hanno fatto meritare nel 2013 il premio Y. Janhsson, assegnato dalal European Economic Association. Scrive per Libération e Le Monde. “”Il colonialismo post-schiavitù e la questione del lavoro forzato. Oltre al problema della schiavitù e delle compensazioni finanziarie ai proprietari, resta da affrontare quello dell’insieme dell’eredità coloniale. In generale, in base alla raccolta delle fonti disponibili sulla ripartizione delle ricchezze, risulta che le società schiaviste e coloniali figurano tra le più disegali della storia (cfr. grafico 12). L’apice storico è raggiunto dalle isole degli schiavi come Santo Domingo alla vigilia della Rivoluzione francese. Stando al conteggio delle piantagioni e alle fonti d’archivio di cui disponiamo, i proprietari, i coloni, i meticci e i liberi di coloro (il 10% della popolazione) possedevano circa l’80% della produzione, mentre l’alimentazione e il vestiario forniti agli schiavi (il 90% della popolazione) ne assorbivano appena il 20% (16). In teoria, potremmo immaginare per il futuro società ipertecnologiche capaci di produrre un livello di disuguaglianza ancora più estremo: l’abbondanza materiale contribuisce per principio a ricavi più forti, anche nel caso in cui la classe di tecnomiliardari al potere in queste ipotetiche società del futuro non riesca a sviluppare appieno strumenti adeguati sia in termini di repressione sia in termini di persuasione. Ma, al momento, una situazione del genere non si è ancora materializzata, per cui le isole degli schiavi del 1780-1790 continuano a detenere il primato della disuguaglianza nell’intera storia universale (17)”” (pag 137-139) [(16) Dell’80% della produzione detenuta dai proprietari, coloni, meticci e liberi di colore, l’equivalente del 55% veniva esportato a vantaggio dei proprietari (meno dell’1% della popolazione) per finanziare profitti e consumi nella madrepatria e nelle altre colonie, e il 25% veniva accumulato o consumato sul posto. Cfr. Piketty, ‘Capitale e ideologia’, cit., pp. 254-256; (17) Torna qui in primo piano la distinzione tra ripartizione della proprietà e ripartizione dei redditi (cfr. capitolo 2). La prima può essere molto più estrema, con una quota che arriva al 10% più ricco al quale tocca l’80-90% dei beni, come nella Francia del 1914; la seconda richiede calcoli più complessi (dovuti in parte al vincolo di sussistenza), e comporta un potere di dominio suglia altri ancora più duro]”,”ECOS-030″
“PILBEAM Pamela”,”French Socialists Before Marx. Workers, Women and the Social Question in France.”,”PILBEAM Pamela è professore di storia francese alla French History al Royal Holloway, Università di London. “”Blanqui spese oltre metà della sua vita da adulto in carcere, guadagnandosi il soprannome di “”l’ enfermé””. Fu assorbito completamente dalla sua vita clandestina, e fu costantemente minacciato da spie e agenti del governo. Sempre chiedeva agli amici di distruggere le lettere che mandava loro e tentò di ingerire documenti compromettenti in occasione del suo arresto nel 1836. Si è detto spesso che Blanqui fosse un isolato, ma le sue lettere suggeriscono altro. Può essere stato intransigente e abrasivo, diretto nelle sue violente invettive contro l’ ordine stabilito e assorbito dalla rivoluzione, ma egli non sembra essere stato tanto più isolato di quanto hanno imposto le frequenti condanne alla prigione. Il distacco ideologico ta lui e gli altri socialisti non lo condusse a dibattiti ostili e le sue lettere lo mostrano in grado di cooperare con fourieristi come Charles Dain e anche con Cabet. Ebbe relazioni molto amichevoli con Frederic Desgeorges, l’ editore del Progrès du Pas-de-Calais e sostenitore di Louis Blanc””. (pag 33) “”Louis Blanc fu il solo socialista francese ad entrare nel governo durante il XIX secolo, sebbene egli sia ricordato principalmente come un teorico e pubblicista””. (pag 147)”,”MFRx-209″
“PILI Virginia a cura; Dmitrij Andreevic FURMANOV Lev Semenovic SOSNOVSKIJ Aleksandr Serafimovic SERAFIMOVIC Larisa Michailovna REJSNER”,”I quattro anni che cambiarono il mondo.”,”La prima raccolta italiana dei testi scritti dai corrispondenti di guerra sovietici sul fronte della rivoluzione 1917-1921: dall’insurrezione all’edificazione del primo stato socialista… Profilo biografico degli autori Dmitrij Andreevic FURMANOV Lev Semenovic SOSNOVSKIJ Aleksandr Serafimovic SERAFIMOVIC Larisa Michailovna REJSNER Virginia Pili, nata nel 1980 a Cagliari, vive e lavora a Roma. Cultrice di storia e letteratura sovietica, sta conducendo ricerche sulla rivoluzione russa.”,”RIRO-478″
“PILLEPICH Alain”,”Napoléon et les italiens. République italienne et Royame d’Italie (1802-1814).”,”In apertura: ‘Audite et alteram partem’ (‘Ascoltate anche l’altra parte’, inscrizione sulla facciata del municipio di Gouda, Olanda) Cresciuto in Italia, Inghilterra e Francia, Alain Pillepich ha seguito l’insegnamento di Georges Lefebvre sul periodo rivoluzionario. Dopo una carriera di funzionario internazionale terminato alla corte dell’Aia, si è dedicato, sotto la direzione di Jean Tulard, alal redazione di una tesi di dottorato di Stao su ‘Milan capitale napoléonienne’. Durnte la straordinaria carriera di Napoleone Bonaparte l’Itlia è stata in varie forme e in proporzioni variabili occupata dalle armate francesi.”,”FRAN-004-FSL”
“PILLILINI Giovanni”,”Il giornalismo politico a Venezia nel 1848-49. Serie II, Memorie Vol. LII.”,”Giovanni Pillilini ha insegnato Storia moderna e contemporanea nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Venezia Ca’ Foscari. Ultimo capitolo: ‘L’ultimo governo Manin e il giornalismo ossidionale’ (ossidionale è un aggettivo che si riferisce ad un assedio. Ad esempio, macchine ossidionali si riferisce alle macchine usate per vincere gli ostacoli che si opponevano alla conquista di una fortezza. Questo termine è usato solo in poche locuzioni)”,”RISG-140-FSL”
“PILLITTERI Paolo”,”Anna Kuliscioff. Una biografia politica.”,”PILLITTERI Paolo (Milano, 1940) giornalista, è stato deputato ed è docente di storia del cinema presso l’ Istituto di lingue moderne di Milano. Ha pubblicato altri lavori. Anna KULISCIOFF (Crimea 1854, Milano 1925). “”Anna era certamente dotata d’ una forza, coraggio e volontà straordinari. Tanto è vero che Antonio Labriola scrivendo ad Engels espresse la famosa frase: “”A Milano non c’è che un uomo, che viceversa è una donna, la Kuliscioff””. (…) Anna Kuliscioff, la “”signora del socialismo italiano””, era dunque, socialista e femminista, donna impegnata nella politica, compagna, ispiratrice, collaboratrice del grande Filippo Turati, militante della causa dei più deboli, dei più indifesi che, allora, erano appunto le donne””. (pag 134)”,”MITS-246″
“PILLITTERI Paolo”,”Meglio rossi che morti? Le polemiche interne e esterne alla sinistra italiana (1981-1982).”,”Paolo Pillitteri giornalista scrittore editore uomo politico, consigliere e segretario regionale lombardo del Psi, membro del CC. Ha pubblicato tra l’altro ‘Somalia ’81’ (1981).”,”ITAP-002-FFS”
“PILLON Cesare”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume primo.”,”PCdI. “”Non appena Gramsci ha annunciato la convocazione del terzo Congresso, i “”sinistri”” tirano le fila del loro lavoro sotterraneo ed il 1° giugno 1925 costituiscono un Comitato d’ intesa, nel quale Bordiga ritiene prudente per il momento non figurare, anche se è lui che ha suggerito la manovra. Il Comitato d’ intesa è formato da tre deputati – Onorato Damen, Bruno Fortichiari e Luigi Repossi- dal redattore dell’ Unità Ugo Girone, e infine da Carlo Venegoni, Mario Lanfranchi, Fausto Gullo e Ottorino Perrone””. (pag 246) “”Malgrado la “”nuova carta d’ unità d’ azione”” firmata nel luglio precedente, tra le file socialiste continua a manifestare vivacemente le sue velleità “”autonomiste”” una corrente contraria al fronte unico con il Pcd’I. Più che da Emanuele Modigliani – legato a vecchi schemi riformisti – questa corrente è influenzata da Angelo Tasca, il quale, cittadino francese per naturalizzazione, e redattore di politica estera, con il nome di André Leroux, al Populaire, quotidiano di Leon Blum, è divenuto in seno al socialismo italiano, in virtù della “”doppia tessera””, portavoce della socialdemocrazia francese, cioè della Sfio, di cui ha dovuto, per necessità di cose, farsi membro. La Sfio, infatti, è entrata in contrasto con i comunisti – che pure avevano appoggiato con estremo vigore l’ esperimento del Fronte popolare – sulla questione spagnola: per “”salvare la pace””, i socialdemocratici francesi hanno abbandonato la repubblica spagnola, lasciando che il fascismo internazionale la strangolasse.”” (pag 578)”,”PCIx-174″
“PILLON Cesare”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume secondo.”,”””Poi man mano che le forze angloamericane si avvicinavano alla capitale, il terrore scatenato da tedeschi e fascisti si è abbattuto con terribile violenza sulle organizzazioni clandestine: Il 27 maggio, in viale XXI aprile, è stato assassinato Eugenio Colorni, redattore capo dell’ Avanti!, uno dei migliori dirigenti del Psiup. Un mese prima, nei pressi del Colosseo, erano stati catturati dalla banda di Pietro Koch alcuni tra i più audaci gappisti romani, Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Silvio Serra ed altri, e successivamente Franco Ferri. Il giorno stesso dell’ arresto, con una fuga rocambolesca, Calamandrei era riuscito a svignarsela dalla famigerata pensione Jaccarino, sgattaiolando dalla finestrella del bagno. Salinari, invece, dovette la vita al solo fatto che nessuno dei fascisti s’era accorto di aver messo le mani sul capo dei Gap di Roma.”” (pag 853)”,”PCIx-175″
“PILLON Cesare a cura”,”Pia Carena Leonetti. Una donna del nostro tempo.”,”testi di Alfonso LEONETTI Ignazio SILONE Umberto TERRACINI Battista SANTHIA’ GIovanni GIARDINA Antonio OBERTI Nicola CILLA Camilla RAVERA Elena RAVERA GIovanna COSTANTINI Armida PLATONE Clemente FERRARIO Gastone MANACORDA Oreste MOSCA Valentino GERRATANA Enzo SANTARELLI Jean CHERVALIER Valentine BOIVIN Marie-Thérese GRIMAUD Janine BONAVITA SABENE Paul RAVERA Charles SANTINI Maria CHALENDARD Pierre DE-MONTERA Giuseppe GIANNONI Cesare PILLON Pia CARENA LEONETTI Costanzo COSTANTINI, interventi di Ferruccio PARRI Leonida REPACI GIuseppe ROSSINI Umberto TERRACINI Enzo SANTARELLI”,”PCIx-254″
“PILLON Cesare”,”I Comunisti e il Sindacato.”,”Pillon non è uno storico di professione ma un giornalista (pag IX) Lenin contro la tesi di Trotsky della statizzazione dei sindacati (pag 75-76) Paolo Ravazzoli e il movimento sindacale clandestino durante il fascismo ‘Il nuovo ‘leader’ della Cgl, Paolo Ravazzoli (Lino per il partito, Santini per il sindacato) è uno di quei quadri comunisti che, pur avendo partecipato alla fondazione del Pcd’I, si sono messi in luce come dirigenti solo in un secondo periodo, quandro Gramsci è riuscito a sconfiggere l’egemonia di Bordiga. E’ un tornitore meccanico di 33 anni (è nato a Stradella nel 1894) e possiede una notevole esperienza di lavoro sindacale. A Milano è molto popolare perché è stato uno dei pochi che fin dalla nascita del fascismo abbia cercato di organizzare squadre di proletari armati per opporsi alla violenza squadrista. Proprio per questo, quando nel 1923 Mussolini, arrivato al governo, ha scatenato la polizia alla caccia dei comunisti, è stato costretto a riparare in Francia, ma ne è tornato nel ’24 non appena la situazione glielo ha permesso. L’origine operaia e le avventure di una esistenza movimentata non gli hanno impedito di formarsi una preparazione culturale di insolito rigore e di vasta apertura. (…) I giudici del Tribunale speciale scriveranno infatti di Ravazzoli nell’incartamento del “”processone””: «Individuo intelligente e colto, ha sempre goduto grande ascendente fra i lavoratori, e specialmente in Milano, dove ha svolto tenace opera di propaganda fra gli operai» (36). Ora Ravazzoli è alla direzione del movimento sindacale clandestino, un movimento che per affermarsi deve vincere lo scoramento degli operai traditi dai loro dirigenti, deve trovare un collegamento internazionale per non restare isolato, deve farsi conoscere perché si sappia che i lavoratori italiani non si sono ancora piegati. E tutto questo senza esporre l’organizzazione illegale al pericolo di essere scoperta dalla polizia e distrutta in pochi giorni. E’ un compito estremamente difficile. (…) La Cgl clandestina ha subito durissimi colpi in conseguenza dell’occhiuta attività repressiva della polizia. Tre settimane dopo il convegno del 20 febbraio [1927], il Comitato direttivo milanese della Confederazione è stato arrestato al completo mentre teneva una riunione. Tra i suoi membri, insieme ad un noto organizzatore sindacale comunista, Giovanni Farina, erano due anarco-sindacalisti meridionali molto attivi: Nicola Modugno e Giuseppe Gervasio. Alla riunione dell’Ufficio politico di Parigi, Pietro Tresso (Blasco) ammette che le previsioni erano state troppo ottimistiche: «Al principio si era previsto di arrivare a 80 mila iscritti. Altri compagni avevano previsto 50 mila, il che era esagerato» (43)”” (pag 191-194) [(36) Cfr. Domenico Zucaro, Il processone, Editori Riuniti, Roma, 1961; (43) Dal rapporto di Tresso all’Ufficio politico, Archivo del Pci, citato da Pietro Secchia, ‘L’azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo’, cit.] Biografia. Paolo Ravazzoli (Stradella, 1894 – 27 febbraio 1940) è stato un politico e sindacalista italiano e fu, con Pietro Tresso e Alfonso Leonetti, tra i dissidenti espulsi dal Partito Comunista d’Italia per la loro opposizione alla politica filo-staliniana. Iniziò a lavorare sin da giovane come meccanico e si iscrisse al Partito Socialista Italiano nella corrente di sinistra guidata da Amadeo Bordiga. Quando, da una costola socialista nacque il Partito Comunista d’Italia, Ravazzoli iniziò ad interessarsi di problematiche legate al sindacato entrando a far parte del comitato sindacale del partito. Con l’avvento del fascismo al potere, emigrò prima in Unione Sovietica e successivamente in Francia, a Billancourt; rientrò in Italia nel 1925 e aderì alle posizioni politiche di Antonio Gramsci entrando a far parte l’anno successivo del Comitato centrale e nel Comitato esecutivo del partito. Ravazzoli, il cui nome di battaglia in clandestinità era “”Lino Santini””, fu poi condannato in contumacia e, nonostante fosse attivamente ricercato dalle autorità, non smise di appoggiare l’attività sindacale nelle fabbriche e lavorò con Pietro Tresso, Camilla Ravera, Alfonso Leonetti, Girolamo Li Causi e Ignazio Silone all’organo della Confederazione Generale del Lavoro[1], il foglio clandestino “”Battaglie Sindacali”” che iniziava le sue pubblicazioni clandestine nel 1927. Trasferitosi in Svizzera, criticò, soprattutto dopo l’espulsione dal partito di Angelo Tasca, l’impostazione politica che Palmiro Togliatti stava dando al partito di accentuazione del filo-stalinismo. Nel novembre 1929, dette vita all’acceso dibattito riguardo alla “”svolta”” (la tattica del socialfascismo), le sue critiche ebbero l’appoggio di Pietro Tresso, di Francesco Leonetti, di Teresa Recchia, del Comitato Centrale e Mario Bavassano, tutti espulsi nel giugno 1930. Partecipò alla fondazione della Nuova Opposizione Italiana[2], in contatto con Lev Trotsky,[3] da cui si distaccò nel 1934, per entrare nel Partito Socialista Italiano, con l’intento di favorire un processo di radicalizzazione, nell’ambito della politica unitaria del Fronte popolare. Ma le sue speranze subirono un forte colpo, in seguito al patto tedesco-sovietico. In quegli anni, aveva trovato lavoro presso le officine Renault di Parigi dove, a causa di un infortunio, contrasse un’infezione che ne provocò la morte, il 27 febbraio 1940. (wikip) Bibliografia Franco Andreucci e Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano: dizionario biografico, 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, 1979. Paolo Casciola, Appunti di storia del trotskismo italiano (1930-1945), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Studi e ricerche, n. 1, maggio 1986.”,”SIND-143″
“PILNIAK Boris”,”L’anno nudo. Romanzo.”,”Titolo originale ‘Goly god’, Izd. Grzhebin, Berlin, Peterburg, Moskva, 1922 ‘Pilniak fu accusato dai sovietici di essere un populista, un nazionalista slavofilo, un formalista, e in seguito la sua attività fu paralizzata. Egli resta. però, come pur lo considerava Voronskij – il maggior critico marxista dell’epoca. Lo scrittore più vero e provocante degli anni rivoluzionari. Pilniak dopo il ’30 fece un viaggio a Parigi, New York, Tokio, ma non volle restare all’estero come avava fatto Zamjatin, perché non si sentiva di vivere fuori dalla Russia. Nel 1937 fu arrestato e scomparve misteriosamente senza processo.’ (dai risvolti di copertina) Il traduttore. Pietro Antonio Zveteremich Pietro Antonio Zveteremich (Colonia, 2 aprile 1922 – Roma, 3 ottobre 1992) è stato un critico letterario, docente e traduttore italiano. È stato un letterato fondamentale nella diffusione della letteratura russa, in particolare quella dell’epoca sovietica. Ebbe un ruolo importante nella pubblicazione de Il dottor Živago, poiché ne consegnò il manoscritto alla Feltrinelli, consigliando vivamente di pubblicarlo, avendolo ricevuto dalla Unione sovietica, azione che provocò un caso diplomatico. Pietro Antonio Zveteremich non fu soltanto uno studioso della letteratura russa, ma anche un intellettuale libero e restio a ogni compromesso. Era vicino a Elio Vittorini negli anni del secondo dopoguerra, partecipò alla redazione del Politecnico, fu iscritto al Partito Comunista per molti anni, mantenendo sempre una posizione critica contro ogni presa di posizione puramente ideologica e contro ogni servilismo nei confronti del PCUS sovietico. Furono frequenti le pressioni su di lui esercitate, in Italia e in Unione Sovietica, per farlo desistere da iniziative editoriali scomode agli apparati. Fu traduttore di opere come Guerra e pace, Anna Karenina, le commedie di Cechov. È stato il primo in occidente a pubblicare una raccolta in traduzione (1967) dei versi di Marina Cvetaeva, tra le voci più alte della poesia mondiale del Novecento, ma soprattutto ci ha fatto conoscere quel filone eversivo, del grottesco, del fantastico che negli ultimi decenni dell’era sovietica era diventato di interesse predominante e alternativo alla letteratura di “”partito””. Zvetermich stesso si rese protagonista negli anni ’70 di questo filone, scrivendo Le notti di Mosca, un romanzo di satira pornopolitica, facendolo passare per un’opera arrivata direttamente dall’Unione Sovietica. In un’università americana adottarono il romanzo addirittura come testo per lo studio della lingua russa. Operò molto anche come storico. Il suo libro “”Il Grande Parvus”” (1988) è una vera e propria rivelazione sulla storia del marxismo e della Rivoluzione russa. Parvus, pseudonimo di Alexander Israel Helphand, è una figura chiave del marxismo teorico russo e soprattutto è l’occulto artefice dell’Ottobre rosso, l’uomo che promosse con i vertici del governo tedesco il ritorno di Lenin in Russia. Un uomo dalle risorse di pensiero straordinarie, che la storiografia sovietica aveva volutamente rimosso e quella occidentale dimenticato. Dal 1972 Zveteremich si dedicò anche all’attività di docenza presso l’Università di Messina per vent’anni, fino alla sua morte. Tutta la sua biblioteca personale venne donata, per sua esplicita volontà alla Facoltà di Magistero. È stato direttore delle riviste “”Rassegna della stampa sovietica”” e “”Rassegna sovietica””. (Wikip)”,”RIRO-391″
“PILNIAK Boris”,”Il Volga si getta nel Caspio.”,”Pilniak (1894-1939?) ebbe molta popolarità in Russia prima e durante il periodo della Nep. Durante l’imperare dello stalinismo cadde in disgrazia e venne deportato in Siberia dove è morto.”,”RUSU-268″
“PILO Rosalino, a cura di Gaetano FALZONE”,”Lettere di Rosalino Pilo. II Serie: Fonti. Vol. LXIII.”,”Rosolino Pilo è stato un patriota italiano, nato a Palermo il 15 luglio 1820 1. Fu uno dei promotori della rivolta palermitana che portò alla rivoluzione indipendentista siciliana del 1848 contro il regime borbonico 1. Quando i liberali si impadronirono della città, tenne il comando delle batterie e delle artiglierie palermitane sino al momento in cui la città fu costretta a capitolare 1. Dopo la repressione e il fallimento dei moti nel maggio 1849, Rosolino Pilo partì esule verso Marsiglia, e poi per Genova. Qui frequentò Giuseppe Mazzini e, grazie all’amicizia con la famiglia Orlando, riallacciò i contatti con gli altri esuli siciliani e conobbe e si innamorò di Rosetta Borlasca 1. Rosolino Pilo morì combattendo per la patria il 21 maggio 1860 a San Martino delle Scale 1. (f. copil)”,”RISG-060-FSL”
“PILSUDSKI Joseph”,”Biboula. Souvenirs d’un revolutionnaire.”,”Altre opere di PILSUDSKI tradotte in francese: -L’Année 1920. Edition complete avec le texte de l’ouvrage de M. TUCHACEVSKIJ: ‘La Marche au delà de la Vistule’ et les notes critiques du Bureau Historique Militaire de Varsovie. PARIS, LA RENAISSANCE DU LIVRE, 1929 -Mes premiers combats. Souvenirs rediges dans la forteresse de Magdebourg. GEBETHNER ET WOLFF. PARIS. 1931 -Du Revolutionnaire au Chef d’Etat. En preparation.”,”POLx-004″
“PILUSO Giandomenico”,”L’arte dei banchieri. Moneta e credito a Milano da Napoleone all’ Unità.”,”Indice. 1. Moneta, credito e sviluppo: un’introduzione 1. L’arte dei banchieri privati: l’esperienza milanese; 2. Cultura, istituzioni, riforme: un’analisi neoistituzionalista. 2. Milano, città di banca e commerci 1. L’economia lombarda: tendenze di lungo periodo; 2. Crescita economica e intermediazione: la piazza di Milano. 3. Le parole e le cose 1. Negozianti e banchieri: per una semantica storica; 2. Il numero dei banchieri; 3. La formazione dei banchieri: ritratti;. 4. Il lavoro di banca: contabilità e corrispondenza; 5. Le origini dei banchieri: i nomi. 6. La città dei banchieri. 4. Il mercato dei crediti: Milano e l’Europa 1. Il mercato della seta e i negozianti banchieri; 2.L’evoluzione dell’economia e i banchieri) 5. Il mercato monetario: arretratezza e riforme 1. Un mercato monetario imperfetto; 2. Lo sconto cambiario e le carte pubbliche; 3. Un “”risconto”” tardivo: la Cassa di Risparmio.”,”E1-BAIT-024″
“PIN Jean-Louis”,”L’ouverture économique de la Chine (1978-1999). Au profit de qui?”,”PIN Jean-Louis maître de conférences in scienze politiche all’Università della Savoia. Dit Divisione internazionale del lavoro”,”CINE-058″
“PINARDI Davide”,”Viaggio a Capri. I dieci giorni che sconvolsero Lenin.”,”Davide PINARDI assistente di storia contemporanea all’ Università Statale di Milano e docente nelle carceri di San Vittore, è autore di tre romanzi e di una raccolta. Ha scritto saggi di storia militare e agraria e collabora a La Repubblica. Crisi esistenziale di Lenin nel 1910. Lettera inedita di Inesse Armand del 10 febbraio 1910 a Georgia Richardson giovane suffragetta (lettera ora in archivio della Hoover Foundation di Boston). “”(…) Per dei motivi che gli sono del tutto oscuri, egli si sentirebbe inseguito da qualcosa di sovrumano e metastorico che mi ha definito più o meno come un “”eterno e infinito nulla””. (pag 12) Lenin, note a matita scritte sui bordi delle pagine 118 e 119 della propria copia personale del Von Kriege di Clausewitz. “”Marx – scrive il Nostro – a volte pare dedurre la vittoria del comunismo dalla logica delle cose, dalle leggi oggettive dello sviluppo materiale della società. Ma se così fosse, la vita umana non avrebbe senso perché serva di un arbitrio (1), sia pure di origine apparentemente non divina, che ha già deciso il destino dell’ umanità. Ugualmente, pure se fosse vero il contrario, vale a dire che la società umana di per sé, oggettivamente, non tende ad alcun traguardo o fine, di nuovo che senso vero avrebbe la vita umana? Essa infatti non sarebbe altro che il livello cosciente ma impotente del banale riprodursi biologico. (…)”” (pag 13) Incontro di Nath ROY e di SUN YAT-SEN con LENIN condotti all’ incontro da BOGDANOV. (pag 38-39) ‘Grigia è la teoria, verdi sono gli alberi di Capri…’ (pag 57)”,”LENS-154″
“PINCINI Luigino”,”Tiberio. Solitudine di un imperatore.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luigino Pincini insegna Lettere in un liceo classico milanese.”,”STAx-364″
“PINDARO”,”Tutte le opere. Olimpiche – Pitiche – Nemee – Istmiche – Frammenti.”,”””Siamo di un giorno. Uno, che è? Nessuno, che è? Sogno d’un’ombra è l’uomo. (…)”” (pag 303)”,”VARx-068-FL”
“PINDER J. PRYCE R.”,”L’Europa oltre il Mercato Comune.”,”Fondo Davoli Europa federale a difesa unica (sistema di difesa europeo) come contrappeso alla Russia (pag 131) Moneta unica. “”Un passo cruciale nella sfera monetaria internazionale potrebbe essere la creazione di un’unità di riserva europea che potrebbe essere chiamata l'””Europa””. Essa potrebbe diventare una moneta di riserva con degli interessi fissi, che un’Europa federale potrebbe offrire, se si dimostrasse inadeguata l’emissione dei DSP. Ciò potrebbe accadere se gli americani, registrando dei saldi attivi, bloccassero la emissione di DSP o, più probabilmente, se i detentori di dolalri se ne volessero sbarazzare assorbendo le disponibilità di DSP, sufficienti soltanto a coprire l’incremento annuale degli scambi. Non dovrebbe essere difficile, inoltre, ai detentori di “”Europa””, l’accesso ai mercati europei dei capitali a breve e a lungo termine, compreso il mercato di Londra, nel qual caso vi sarebbe un’alternativa del tutto valida al dollaro”” (pag 97)”,”EURE-089″
“PINFERI Ugo”,”Guida ai luoghi di Marx & Engels. Algeria, Austria, Belgio, Canada, Cecoslovacchia, Cuba, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Irlanda, Italia, Monaco, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Ungheria, Unione Sovietica.”,”””Gand: nel 1847 Marx partecipa ad un’ assemblea di oltre tremila persone per la fondazione di una sezione dell’ Association démocratique””. (pag 5)”,”MAES-059″
“PINGAUD Denis”,”La gauche de la gauche. Contre-enquête.”,”PINGAUD è D dello sviluppo a Medicins sans frontieres.”,”FRAP-042″
“PINGAUD Denis”,”Les taupes et les éléphants. L’ extrême gauche veut-elle faire perdre la gauche?”,”PINGAUD Denis si è imposto come un esperto della sinistra. Ha scritto ‘La Gauche de la gauche’ (2000), ‘La longue marche de José Bové’ (2002) e ‘L’ impossible défaite’ (2002). “”Il PC non ha rinunciato a una strategia di unità con il PS. I mandati elettorali ‘obligent’. L’ affare segue però il suo corso. Qualche tempo dopo, in una pizzeria vicino al Consiglio di Stato, si ritrovano Yves Salesse, Martine Billard, rappresentanti la sinistra dei Verdi, Roger Martelli e Pierre Zarka, che portano la cautela dell’ ala più aperta della direzione del PC. Questa volta, si gettano le basi di un appello pubblico, che non vedrà la luce, tuttavia, che dopo i diversi congressi di formazione della sinistra””. (pag 151)”,”FRAP-083″
“PINI Massimo”,”L’assalto al cielo. Le avventure dell’illusione rivoluzionaria.”,”Massimo Pini è nato nel 1937. Nel 1957 ha fondato la casa editrice SugarCo. Nel 1975-76 e dal 1980 al 1986 è stato consigliere di amministrazione della Rai. Dal 1986 è membro del comimtato di presidenza dell’ Iri. Ha fatto parte dell’Assemblea nazionale del Partito socialista. Ha pubblicato romanzi e pamphlet. E’ autore di una biografia-intervista di Leo Valiani (‘Sessant’anni di avventure e battaglie’).”,”ITAC-147″
“PINI Antonio Ivan”,”La popolazione di Imola e del suo territorio nel XIII e XIV secolo.”,”Città dell’Emilia, nella provincia di Bologna. Posta nella pianura, alla sinistra del Santerno, a 47 m. sul mare, dista 33 km. a ESE. da Bologna. Ha forma rettangolare, con la Via Emilia che la taglia in due parti pressoché uguali e con strade parallele ai lati del rettangolo, sì che ne risultare una rete stradale, regolare. Ai lati della Via Emilia sono sorti i principali monumenti: la rocca, il Duomo e il Palazzo Sforza a S., altri palazzi e chiese a N. Intorno si è venuta a costituire l’Imola nuova: essa si è estesa di più sul lato N., fra la vecchia città e la ferrovia. Il centro cittadino contava 19.581 ab. nel 1931 (15.497 nel 1921). Il comune di Imola (204,94 kmq.) si estende anche sulle prime colline; nel 1931 contava 40.030 ab., dei quali 19.581 nel centro cittadino, gli altri in piccoli agglomerati e (circa il 42% della popolazione totale) in case sparse. Da 14.986 ab., nel 1812, è salito a 27.012 ab. nel 1861; nel 1921 ne contava 37.293. Comune prevalentemente agricolo, ha anche alcune industrie (quelle dei mobili, delle ceramiche, del libro). Imola è stazione della linea ferroviaria Bologna-Rimini; una tramvia a vapore la unisce a Bologna e un’altra a Fontanelice. (treccani) A Imola, città situata nella Regione Emilia-Romagna e appartenente alla Città metropolitana di Bologna, la popolazione residente è di 69.298 abitanti. Di questi, 33.646 sono uomini e 36.290 sono donne, con una densità di 341,12 abitanti per chilometro quadrato. (copil.)”,”DEMx-004-FSD”
“PINI Giorgio”,”Vita di Umberto Cagni.”,”‘Nel momento politico critico, Cagni, si mantenne sereno, attivo, fiducioso nel fascismo e nel suo capo (Mussolini)’ (pag 441) ‘Umberto Cagni, conte di Bu Meliana, nacque ad Asti il 24 febbraio 1863 e morì a Genova il 22 aprile 1932. Fu un ammiraglio, esploratore e senatore del Regno d’Italia 1. Dopo aver studiato alla Scuola di marina di Napoli e all’Accademia navale di Livorno, iniziò la sua carriera militare nella Regia Marina nel 1881. Partecipò a diverse spedizioni, tra cui quella al Polo Nord nel 1899, organizzata dal duca degli Abruzzi, durante la quale raggiunse la latitudine più alta mai toccata fino a quel momento: 86° 41’. Nel 1911, durante la guerra italo-turca, guidò lo sbarco a Tripoli e contribuì alla conquista della città. Durante la Prima guerra mondiale comandò la divisione incrociatori a Brindisi e successivamente la base navale della Spezia 1. Nel 1918 fu nominato comandante delle forze navali destinate a Pola, imponendo la consegna della flotta austro-ungarica. Dopo il congedo nel 1923, ricoprì il ruolo di presidente del Consiglio Superiore di Marina e commissario del porto di Genova. Fu insignito di numerose onorificenze, tra cui la medaglia d’oro al valor militare 3. (f. copil.) Umberto Cagni, noto per la sua carriera militare e le esplorazioni, non è generalmente ricordato come un protagonista politico del fascismo. Tuttavia, secondo la biografia scritta da Giorgio Pini, Cagni mantenne un atteggiamento fiducioso nei confronti del regime e di Mussolini. Pini stesso fu un giornalista e politico molto vicino al fascismo, collaborando direttamente con Mussolini e dirigendo diversi giornali di propaganda 2. (copil.)”,”BIOx-004-FFS”
“PINKARD Terry”,”German Philosophy 1760-1860. The Legacy of Idealism.”,”Terry Pinkard is Professor of Philosophy and German at Northwestern University.”,”FILx-124-FL”
“PINKER Steven”,”Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali.”,”PINKER Steven è docente di psicologia e direttore del Centro di neuroscienza cognitiva al Mit. Ha scritto pure ‘L’istinto del linguaggio’ e ‘Come funziona la mente’. “”Gould non è un dottrinario come Rose e Lewontin, ma anch’egli fa uso del pronome di prima persona plurale come se in qualche modo potesse confutare l’importanza dei geni e dell’evoluzione nelle vicende umane. “”Quale…sceglieremo?… prendiamo questa posizione… Possiamo agire altrimenti””. Anch’egli, inoltre, cita il “”meraviglioso aforisma”” marxiano sugli uomini che fanno la propria storia e ritiene dimostrata da Marx la fondatezza del concetto di libero arbitrio: “”Marx aveva una visione assai più sottile della maggior parte dei suoi contemporanei sulle differenze fra storia umana e storia naturale. Egli comprendeva come l’evoluzione della coscienza, e il conseguente sviluppo dell’organizzazione sociale ed economica, avesse introdotto elementi di differenza e volizione che definiamo in genere “”libero arbitrio””””. (pag 160-161)”,”SCIx-335″
“PINKER Steven”,”The Language Instinct. The New Science of Language and Mind.”,”Steven Pinker è nato a Montreal, Canada. Ha studiato psicologia sperimenale alla McGill University e alla Harvard University. Ha insegnato ad Harverd, Stanford e al Massachusetts Institute of Tecnology (MIT). Attualmente (1994) è Professore presso il Department of Brain and Cognitive Sciences al MIT. “”Darwin himself expressed the key insight: «The formation of different languages and of distinct species, and the proofs that both have been developed through a gradual process, are curiously parallel… We find in distinct languages striking homologies due to community of descent, and analogies due to a similar process of formation… Languages, like organic beings, can be classed in groups under groups, and they can be classed either naturally, according to descent, or artificially by other characters. Dominant languages and dialects spread widely, and lead to the gradual extinction and dialects spread widely, and lead to the gradual extinction of other tongues. A language, like a species, when extinct, never… reappears». That is, English is similar though not identical to German for the same reason that foxes are similar though not identical to wolves: English and German are modifications of a common ancestor language spoken in the past, and foxes and wolves are modifications of a common ancestor species that lived in the past. Indeed, Darwin claimed to have taken some of his ideas about biological evolution from the linguistics of his time, which we will encounter later in this chapter. Differences among languages, like differences among species, are the effects of three processes acting over long spans of time. One process is variation – mutation, in the case of species; linguistic innovation, in the case of languages. The second is heredity, so that descendants resemble their progenitors in these variations – genetic inheritance, in the case of species, the ability to learn, in the case of languages. The third is isolation – by geography, breeding season, or reproductive anatomy, in the case of species; by migration or social barriers, in the case of languages. In both cases, isolated populations accumulate separate sets of variations and hence diverge over time. To understand why there is more than one language, the, we must understand the effects of innovation, learning; and migration”” (pag 241-242) “”Lo stesso Darwin ha espresso l’intuizione chiave: “”La formazione di lingue diverse e di specie distinte, e le prove che entrambe sono state sviluppate attraverso un processo graduale, sono curiosamente parallele … Troviamo in lingue diverse omologie che colpiscono dovute alla comunità di discendenza e analogie dovute a un simile processo di formazione … Le lingue, come gli esseri organici, possono essere classificate in gruppi sotto gruppi, e possono essere classificate in modo naturale, secondo la discendenza, o artificialmente da altri caratteri. Linguaggi dominanti e dialetti largamente diffusi conducono alla progressiva estinzione di altre lingue.Un linguaggio, come una specie, quando è estinto, non riappare mai …. Ecco, l’inglese è simile anche se non identico al Tedesco per la stessa ragione per cui le volpi sono simili anche se non identiche ai lupi: inglese e tedesco sono modifiche di una lingua antenata comune parlata in passato, e volpi e lupi sono modifiche di una specie di antenato comune che ha vissuto nel passato. In effetti, Darwin affermò di aver preso alcune delle sue idee sull’evoluzione biologica dalla linguistica del suo tempo, cosa che incontreremo più avanti in questo capitolo. Le differenze tra le lingue, come le differenze tra le specie, sono gli effetti di tre processi che agiscono su lunghi periodi di tempo. Primo: un processo è variazione – mutazione, nel caso di specie; innovazione linguistica, nel caso delle lingue. Secondo: è l’ereditarietà, in modo che i discendenti assomiglino i loro progenitori in queste variazioni: l’eredità genetica, nel caso delle specie, la capacità di apprendere, nel caso delle lingue. Terzo: è l’isolamento – per geografia, stagione riproduttiva o anatomia riproduttiva, nel caso delle specie; per migrazioni o barriere sociali, nel caso delle lingue. In entrambi i casi, le popolazioni isolate accumulano insiemi separati di variazioni e quindi divergono nel tempo. Per capire perché ci sono più lingue, dobbiamo comprendere gli effetti dell’innovazione, dell’apprendimento; e migrazione “””,”SCIx-476″
“PINKNEY David H.”,”The French Revolution of 1830.”,”PINKNEY David H. Professore di storia all’Università di Washington (1972). “”The crowd in 1830 – like the crowds in the Revolution of 1789 – was not made up of the desperately poor and the dispossessed, nor did the substantial middle class of business, the professions, and public office have more than a small part in it. Among the 211 dead on the surviving list of the Commission des Récompenses nationales and the 1327 wounded and other combatants who received compensations from the commission, fewer than 300 were laborers and servants, and but 85 came from the professions. Fifty-four were shopkeepers. Nearly 1000 were artisans and skilled workers: 126 carpenters, joiners, and cabinetmakers 118 stonemasons, 94 shoemakers, 57 locksmiths, 31 jewelry-makers, 28 printers, and 27 tailors (2). The numerical prominence pf some of these occupations in the crowd merely reflected their large numbers in the population of the city. No occupational census exists for 1830, but a record of the occupations of persons who died in Paris in 1831 and the Chamber of Commerce’s industrial census in 1846 give some clue the occupational structure of the city’s population. The percentage of printers, shoemakers, jewelrymakers, and tailors among the adult combatants is approximately the same in each case as their percentage in the adult, employed, male population”” (pag 251-252-253)”,”FRAD-117″
“PINKNEY David H.”,”La Révolution de 1830 en France.”,”David H.Pinkney, professore di storia all’Università di Washington (1972). “”La folla del 1830 – come quella della Rivoluzione del 1789 – non era composta da persone disperatamente povere e diseredate, né proveniva dalla consistente classe media degli affari, delle professioni e delle cariche pubbliche. Dei 211 morti riportati nell’elenco superstite della Commission des Récompenses nationales e dei 1.327 feriti e altri combattenti che ricevettero risarcimenti dalla commissione, meno di 300 erano operai e servitori, mentre solo 85 provenivano dai liberi professionisti. Cinquantaquattro erano commercianti. Quasi 1000 erano artigiani e lavoratori qualificati: 126 falegnami, falegnami ed ebanisti, 118 scalpellini, 94 calzolai, 57 fabbri, 31 gioiellieri, 28 tipografi e 27 sarti (2). L’importanza numerica di alcune di queste occupazioni rifletteva semplicemente il loro gran numero nella popolazione della città. Non esiste alcun censimento occupazionale per il 1830, ma un registro delle occupazioni delle persone che morirono a Parigi nel 1831 e il censimento industriale della Camera di commercio nel 1846 danno qualche indizio sulla struttura occupazionale della popolazione della città. La percentuale di tipografi, calzolai, gioiellieri e sarti tra i combattenti adulti è in ogni caso approssimativamente la stessa della loro percentuale nella popolazione maschile adulta, occupata””.”,”FRAD-003-FSD”
“PINKUS T. TUCEK M. a cura”,”BI – Bibliographische Information. Arbeiterbewegung Marxismus – Sozialismus Revolutionäre und Befreiungsbewegung Dritte Welt. Zusammengestellt von Dr. M. Tucek, Schweizerisches Sozialarchiv, Zürich, Theodor Pinkus, Zürich.”,”Il N° 4 si occupa delle riviste internazionali.”,”EMEx-038″
“PINNA Anna Grazia”,”Anna Kuliscioff. La politica e il mito.”,”PINNA Anna Grazia è nata a Nuoro nel 1969 e si è laureata in scienze politiche all’ Università degli Studi di Cagliari. Ha scritto articoli sulla condizione femminile nei paesi islamici. Questo lavoro è la sua tesi di laurea in Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici. Fondazione Anna Kuliscioff, fondatore GIulio Polotti, Consiglio amministrazione: Walter GALBUSERA (Presidente), Marina CATTANEO (vicepresidente), Maurizio ANTONIOLI, Furio BIAGINI, Davide CORTESE, Adelmo GRIMALDI, Massimo PINI, Anna SANCHIONI, Carlo TOGNOLI Denuncia l’ opportunismo e l’ incapacità riformista del partito socialista: “”La fiducia della Kuliscioff nella svolta riformista è, tuttavia, di breve durata. Si scontra quasi subito con la strisciante opposizione delle forze liberali in parlamento, che tendono ad annacquare ogni proposta realmente innovativa, e con il comportamento degli stessi socialisti che si adagiano su posizioni di mero opportunismo politico. Nei primi mesi del 1903 attacca duramente i compagni di partito, per non essersi opposti alla deliberazione dei nuovi stanziamenti per l’ esercito, dimostrando così la loro incapacità di opporsi ad una gestione di potere legata a schemi tradizionali.”” (pag 96) Governo Giolitti. “”Quella che fondalmentalmente suggerisce ai suoi compagni, è una strategia di “”grandi riforme”” capace di raccogliere il più ampio consenso possibile a livello di massa, e di introdurre contemporaneamente degli elementi di disgregazione all’ interno dell’ equilibrio di poteri del sistema giolittiano””. (pag 97)”,”MITS-238″
“PINNA Mario”,”La popolazione italiana.”,”””Dell’ afflusso di un gran numero di meridionali verso le aree industriali del Piemonte e della Lombardia abbiamo già fatto cenno nel precedente capitolo. Precisiamo qui che questa immigrazione pur tanto cospicua, non è tuttavia superiore a un terzo della somma complessiva delle varie correnti migratorie che affluiscono nelle zone economicamente più sviluppate dell’ Italia settentrionale. Infatti nelle grandi città, come Milano, Torino e Genova, arrivano numerosi immigrati dalle campagne vicine, dalle aree depresse della stessa regione e dalle regioni della stessa Italia settentrionale: in particolar modo dal Veneto e dal Friuli, zone di tradizionale emigrazione.”” (pag 69-70)”,”DEMx-046″
“PINNA Carla”,”New Age Old System.”,”Carla Pinna (Roma, 1960) è tra i fondatori di Prospettiva Edizioni.”,”TEOS-127-FL”
“PINOTTI Ferruccio, in collaborazione con Giovanni VIAFORA”,”La lobby di Dio. Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere.”,”Pinotti, giornalista e scrittore, ha scritto ‘Poteri forti’ sulla morte di Calvi e ‘Opus dei segreti’ , ‘Fratelli d’Italia’ sulla massoneria, e ‘Colletti sporchi’ su mafia e soldi, ‘L’unto del signore’ sulla fortuna di Berlusconi e gli appoggi del Vaticano.”,”RELC-268″
“PINOTTI Ferruccio, con un saggio di Sergio NOTO”,”Finanza cattolica.”,”Ferruccio Pinotti, giornalista e scrittore, è autore di libri tra i quali ‘Opus Dei segreta’ (Bur, 2006), ‘Fratelli d’Italia’ (inchiesta sulla massoneria) (Bur, 2007), ‘Colletti sporchi’, con Luca Tescaroli, Bur 2008) su mafia e soldi, ‘L’unto del signore’ sulle origini della fortuna di Berlusconi e gli appoggi in Vaticano (con Udo Gümpel, Bur 2009), ‘La lobby di Dio’ (Chiarelettere, 2010) e ‘Wojtyla segreto’ con Giacomo Galeazzi, Chiarelettere 2011).”,”ECOG-053″
“PINTER Harold, a cura di Patricia HERN”,”The Caretaker.”,”Caretaker: il custode, guardiano, bidello, portiere, portinaio”,”VARx-406″
“PINTO Paolo”,”Carlo Alberto, il Savoia amletico.”,”Paolo Pinto è nato nel 1943 a Roma dove vive, giornalista professionista, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano ‘Il Popolo’. Ha pubblicato I giorni del tormento sulla prigionia e la morte di Aldo Moro.”,”ITAB-008-FV”
“PINTO Paolo”,”Carlo Alberto, il Savoia amletico.”,”Paolo Pinto è nato nel 1943 a Roma dove vive, giornalista professionista, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano ‘Il Popolo’. Ha pubblicato I giorni del tormento sulla prigionia e la morte di Aldo Moro. “”Carlo Alberto usciva molto bene dalla guerra di Spagna, e poteva con malcelato orgoglio dire al Favarges: «Spero che questa volta il re sarà contento di me». E i Favarges, nel riferirlo a Torino, aggiungeva di suo «Decisione, coraggio, sangue freddo, bontà, niente gli ha fatto difetto; i soldati, gli ufficiali, i generali, tutti sono d’accordo sulla sua condotta e ne sono entusiasti»”” (pag 134)”,”BIOx-002-FMP”
“PINTO Michelangelo, a cura di Elena VECCHI-PINTO”,”Da Roma a Torino per la Confederazione italiana. II Serie: Fonti. Vol. LXXIII.”,”Michelangelo Pinto Michelangelo Pinto è stato un patriota, letterato e diplomatico italiano nato a Roma il 15 gennaio 1818 1. Di spirito liberale e contrario a Pio IX, fra il 1847 e il 1849 fondò e diresse a Roma, successivamente, l’Italico, l’Epoca e l’umoristico Don Pirlone 2. Poi si rifugiò a Torino, e dal governo sardo ebbe vari incarichi politici in Francia, Svizzera, Germania e Gran Bretagna 2. (copil)”,”RISG-069-FSL”
“PINTOR Luigi”,”Servabo. Memoria di fine secolo.”,”””I libri più utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole””. Voltaire (in apertura) PINTOR Luigi nato nel 1925 a Roma, ma di origine sarda, ha lavorato all’ Unità dal 1946 al 1965. Radiato dal PCI nel 1969, ha dato vita al Manifesto il quotidiano sul quale scrive dal 1971. Deputato del PCI dal 1968 al 1972 è stato rieletto alla Camera nel 1987 come indipendente. “”Scese finalmente un carceriere a dirci di avere appena ucciso per strada un nostro amico e che noi saremmo stati fucilati l’ indomani. La notizia dell’ esecuzione si seppe in città e noi fummo pianti per morti. Una mia sorella pregò per me con un futuro papa. Noi ci sentimmo invece curiosamente sollevati, perché non saremmo finiti in mani tedesche. L’ idea di dover affronare una tortura scientifica ci spaventava più di ogni altra cosa. La morte, a quell’ età, è invece molto difficile da percepire. Non riuscivamo a immaginarci bendati in un cortile di caserma o legati a una sedia in un prato di periferia o colpiti alla nuca in una cava. Per tutta la notte parlammo d’ altro e di nulla.”” (pag 44)”,”PCIx-233″
“PINTOR Giaime, scritti raccolti a cura di Valentino GERRATANA”,”Il sangue d’Europa (1939-1943).”,”Giaime Pintor è morto a 24 anni in uno dei primi episodi di guerra partigiana. Giaime Pintor partecipa ai Littoriali della cultura (Venezia, 1938) presidente della giuria Marinetti (pag 38) Contiene: ‘L’esempio di Pisacane’ prefazione al Saggio sulla Rivoluzione, Torino, Einaudi, 1942 (pag 173-177) “”Alla falsa e pericolosa richiesta di un “”nuovo romanticismo”” Giaime [Pintor] opponeva (…) la necessità di un “”nuovo illuminismo””, in cui “”l’onestà dei propositi”” fosse sorretta dalla “”chiarezza delle idee”” (1), e che fosse in tal modo strumento adeguato delle nuove esigenze rivoluzionarie di liberazione. (Nelle polemiche allora frequenti sul concetto di «libertà» egli si domandava, discutendo con gli amici, se a tale concetto non convenisse sostituire, per evitare gli equivoci delle mistificazioni idealistiche, quello più preciso di «liberazione»). Un orientamento culturale, così preciso, anche se non ancora sostenuto da un particolare rigore ideologico, non poteva non condurre a precise conseguenze nell’analisi dell’esperienza quotidiana, come in ogni campo di ricerca. Così, contemporaneamente alla revisione a cui continua a sottoporre la cultura tedesca, sente ora il bisogno di approfondire le indagini nel campo della storia italiana dell’ultimo secolo per vedere quanto ancora di valido e di utile dovesse riconoscersi nell’eredità della nostra tradizione risorgimentale. E’ in questa ricerca che incontra Carlo Pisacane e lo riscopre per la nostra generazione, cui quel nome non suscitava (come egli notava all’inizio della sua prefazione al ‘Saggio sulla Rivoluzione’), «altro ricordo che quello scolastico e vago dell’impresa di Sapri» (gli studi di Rosselli e di altri non erano conosciuti allora che tra cerchie ristrette di iniziati o di specialisti). Il ‘Saggio sulla Rivoluzione’ di Pisacane fu pubblicato nel 1942 dalla Casa Einaudi, della quale Giaime era diventato, da quando risiedeva a Torino, uno dei più attivi consulenti e collaboratori. In quel periodo, mentre le edizioni Laterza mantenevano la continuità della nostra vecchia tradizione umanistica e liberale, l’esigenza di un allargamento degli orizzonti culturali veniva alimentata, con un netto orientamento di polemica antifascista, dalla coraggiosa e spregiudicata attività editoriale della Casa Einaudi. E sebbene la difesa più efficace della cultura antifascista fosse allora nell’ignoranza generale del regime, pure non mancarono le richieste, da parte degli intellettuali fascisti più intransigenti, di intervento del braccio secolare, richieste che Giaime, cose si è ricordato, contribuì a rintuzzare (2). La pubblicazione del Pisacane fu in quel periodo uno dei più importanti contributi alla cultura antifascista della nostra generazione, che ancora per qualche anno del resto doveva soffrire delle enormi limitazioni e lacune imposte dalle condizioni oggettive. Così ad esempio Marx ed il marxismo erano conosciuti soltanto indirettamente attraverso deformazioni crociane (salvo l’unica e preziosa eccezione delle opere di Antonio Labriola, di cui il Croce stesso curava la ristampa illudendosi di potere in quel modo ammonire i giovani: è inutile che cerchiate per quella strada, con Labriola nacque il marxismo in Italia e con Croce morì). Si deve comunque alle limitazioni del tempo se l’identificazione del materialismo storico con il determinismo economico poteva essere accettata come una proposizione pacifica persino da un giovane coltissimo e attento come Giaime”” (pag 39-40)] [introduzione di Valentino Gerratana, (in) Giaime Pintor, Il sangue d’Europa (1939-1943)’, Torino, 1950] [(1) ‘XVI,’Il nuovo romanticismo’, p. 163; (2) Cfr. la polemica con Coppola, XX, ‘Sul protezionismo della cultura’, pp. 178-180] L’accostamento delle idee di Pisacane a quelle di Marx e Engels “”L’affinità dei motivi svolti nel ‘Saggio sulla Rivoluzione’ e già in alcune pagine di ‘Guerra combattuta’ con i temi fondamentali del marxismo è così evidente che ha procurato a Pisacane il nome di materialista storico e la fama di precursore di Sorel. Tali avvicinamenti possono sorprendere chi è rimasto all’immagine leggermente sfocata dell’eroe di Sapri; tuttavia essi trovano una precisa conferma nel linguaggio politico dello scrittore napoletano. L’affermazione così frequente in Pisacane che le idee derivano dai fatti, e non questi da quelle, corrisponde nella sua sommaria enunciazione al cosiddetto «rovesciamento della dialettica hegeliana» operato da Marx. La subordinazione dei fatti di natura politica a quelli di natura economica, che sarà più tardi il cardine del materialismo storico, ritorna con chiarezza in queste pagine (p. 116: «la ragione economica nella società domina la politica»). Perfino alcuni aspetti strettamente economici del processo storico, come la legge del concentramento dei capitali, sono noti a Pisacane; e il gusto delle formule di battaglia («distruzione di chi usurpa») fa pensare alle formule divulgate più tardi dal marxismo («espropriare gli espropriatori»). Queste affinità di linguaggio hanno indotto gli studiosi a domandarsi se Pisacane avesse letto a Londra il ‘Manifesto dei comunisti’. Dai dati che si posseggono non risulta un contatto diretto fra il nostro esule e il gruppo di emigrati internazionali che faceva capo a Marx e a Engels; comunque quello che preme sottolineare qui non è un problema di scuole, ma il singolare interesse che la polemica sociale di Pisacane ha tuttora nei riguardi del movimento rivoluzionario europeo. A quel movimento egli appartiene per l’intensità e il rigore delle sue convinzioni, ancor più che per lo sviluppo del suo pensiero. Pisacane non fu un grande teorico. I principi che sopra si sono citati e che attraverso il diffondersi del marxismo dovevano diventare la più forte leva rivoluzionaria d’Europa sarebbero rimasti nelle sue opere a uno stadio letterario e probabilmente infecondo. Nelle pagine dei ‘Saggi’ si trovano mescolate a intuizioni felici vecchie e screditate dottrine; e bisogna riconoscere che, se egli aveva raccolto la tradizione del pensiero politico italiano del Settecento, ne aveva anche avuto in eredità costruzioni artificiose e caduche, ora tanto più vuote dopo un secolo di vita”” [Giaime Pintor, ‘Il sangue d’Europa (1939-1943)’, Torino, 1950, scritti raccolti a cura di Valentino Gerratana]”,”ITAR-240″
“PINZANI Carlo”,”Il secolo della paura. Breve storia del Novecento.”,”Carlo PINZANI, a lungo funzionario del Senato della Repubblica e attualmente segretario generale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) ha al suo attivo diversi volumi e saggi di storia contemporanea. Tra i suoi lavori: ‘Da Roosevelt a Gorbaciov. Storia delle relazioni tra Stati Uniti ed URSS nel mondo bipolare’ e il lungo saggio ‘L’Italia nel mondo bipolare’ compreso nella ‘Storia dell’Italia repubblicana’ edita da Einaudi.”,”RAIx-043″
“PINZANI Carlo”,”Il secolo della paura. Breve storia del Novecento.”,”Carlo Pinzani, a lungo funzionario del Senato della Repubblica e attualmente segretario generale del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL), ha al suo attivo diversi volumi e numerosi saggi di storia contemporanea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Da Roosevelt a Gorbaciov. Storia delle relazioni tra Stati Uniti ed Unione Sovietica nel dopoguerra e il lungo saggio L’Italia nel mondo bipolare compreso nella Storia dell’Italia repubblicana edita da Einaudi.”,”RAIx-038-FL”
“PINZANI Carlo”,”Intepretazioni di Yalta e caso polacco.”,”Mito arrendevolezza occidentale (di Roosevelt malato) nei confronti della spregiudicatezza di Stalin (pag 23)”,”RAIx-004-FGB”
“PINZANI Carlo”,”L’8 settembre 1943: Elementi ed ipotesi per un giudizio storico.”,”””La continuità tra l’allontanamento di Mussolini dal potere e la rottura dell’alleanza italo-tedesca fu un elemento di cui i contemporanei più avvertiti ebbero una coscienza abbastanza precisa. Nelle memorie di Bonomi relative a quel periodo è riportato un lucido giudizio di Alcide De Gaperi (11), formulato all’indomani del 25 luglio, in base al quale l’operazione che si era appena compiuta comprendeva un elemento positivo, cioè l’allontanamento del potere di Mussolini e la disgregazione del fascismo come partito, ed uno negativo, consistente nel trarre le conseguenze dell’ormai certa sconfitta militare itailana”” (pag 295-296) [(11) Cfr. I. Bonomi, ‘Diario di un anno (2 giugno 1943 – 10 giugno 1944), Milano, 1974, p. 35] Pericolo rosso. “”Da qui la decisione del re di non servirsi, nella nuova situazone, né dei dissidenti fascisti, che potrebbero radicalizzare la reazione dell’antifascismo democratico né degli antifascisti moderati, che potrebbero ripetere le debolezze del periodo 1919-1921 a vantaggio del pericolo rosso (16). È anche verosimile che la corona ed i suoi consiglieri abbiano visto rafforzata la loro idea di un’Italia nuovamente sull’orlo della rivoluzione dal rapidissimo e indolore dissolvimento del partito fascista”” (pag 298) [(16) La sola eccezione nella scelta del personale di governo fu rappresentata dai commissari governativi alle corporazioni dell’industria Grandi, Buozzi e Roveda: la scelta di questi, che dette luogo a vivi contrasti tra i dirigenti, fu fatta dal governo come male necessario, conseguente alle agitazioni operaie dell’agosto ’43, che non si potevano contenere soltanto con gli strumenti repressivi. Cfr. ‘L’Italia dei 45 giorni’, cit. pp. 139 sgg.] Il ventre mollo dell’Europa “”(…) Il 17 agosto gli americani ottennero un «accordo scritto che soddisfaceva largamente la loro richiesta di garanzie per l”Overlord’ (lo sbarco oltre Manica). Non ottennero una assoluta priorità per l’opeazione attraverso la Maica ma ricevettero assicurazioni che lo scacchiere mediterraneo sarebbe stato subordinato e che si sarebbero preparate soltanto operazioni limitate… Ma, nonostante la forza delle sue argomentazioni, il generale Marshall non ottenne per il Mediterraneo una formula che servisse ad eliminare il suo maggior timore: l’assorbimento di risorse in uno scacchiere secondario» (37). Quest’ultima riserva era, in definitiva, l’espressione di un compromesso tra la strategia churchilliana di attaccare la ‘Festung Europas’ attraverso il «molle basso ventre» e le vedute di Marshall che ritenefva impossibile una sconfitta tedesca senza passare per i tradizionali campi di battaglia della Francia settentrionale e delle Fiandre. Chi de compromesso risentiva in modo decisivo era Eisenhower, il quale veniva a trovarsi in una situazione assai difficile per il contrasto tra gli obiettivi strategici ceh gli venivano posti e la limitazione dei mezzi che aveva a disposizione per raggiungerli. Questo della relativa scarsità delle forze anglo-americane nello scacchiere mediterraneo è un elemento che deve essere sottolineato, in quanto di esso non tennero adeguato conto, né prima né dopo l’armistizio, i dirigenti italiani e neppure molti tra coloro che hanno scritto sull’argomento: eppure, è decisivo per comprendere il comportamento alleato”” (pag 306) [(37) ‘Sicily and the Surrender of Italy’, ‘United States Army in World War II, The Mediterranean Theater of Operations’, a cura di A.N. Garland, M. Mac Gaw Smyth e M. Blumenson, Washington, 1965, p. 439]”,”ITQM-004-FGB”
“PIOVANI Pietro”,”La teodicea sociale di Rosmini.”,”PIOVANI Pietro (Napoli 1922-1980) allievo di Giuseppe CAPOGRASSI è un importante filosofo italiano della seconda metà del ‘900. Ha insegnato filosofia morale all’Università di Napoli. Medioevo. “”(…) Rosmini non fa sua l’idealizzazione del Medio Evo, abituale al pensiero politico cattolico, specie nell’Ottocento. Quella idealizzazione gli è interdetta da un deciso giudizio: “”L’errore comune dei governi del Medio Evo era la mancanza d’economia””: l’idillico “”corporativismo medievale””, vagheggiato dalla maggior parte delle teorie sociali cattoliche in polemica con i principi economici liberali, viene implicitamente condannato da questa osservazione, che contiene anche il rifiuto delle teorie che non sappiano supplice a quella mancanza approfittando dei mezzi moderni messi a disposizione dall’economia politica.”” (pag 67)”,”RELC-301″
“PIOVANI Pietro”,”Giusnaturalismo ed etica moderna.”,”Pietro Piovani, nato a Napoli nel 1922, è autore di molti studi di filosofia del diritto, della morale, di storia delle idee. Ha insegnato all’Università di Trieste e dal 1954 all’Università di Firenze dove è diventato professore ordinario di Filosofia del diritto.”,”DIRx-002-FMB”
“PIOVENE Guido”,”De America.”,”Guido PIOVENE è nato a Vicenza nel 1907. Si è laureato in filosofia a Milano e poi ha alternato l’attività letteraria a quella giornalistica.”,”USAS-173″
“PIOVENE Guido”,”Europa semilibera.”,”PIOVENE Guido Gli articoli scritti durante il lungo viaggio e pubblicati dalla Stampa sono stati aggiornati, rimpastati, arricchiti, rielaborati. Del taglio giornalistico rimane solo poco. Guido Piovene è nato a Vicenza nel 1907. Dopo essersi laureato in filosofia all’Università di Milano alternò l’attività letteraria a quella giornalistica. La sua opera saggistica è diffusa in una gran numero di giornali e riviste. Nel secondo dopoguerra Piovene si dedicò soprattutto ai viaggi. Su questo materiale, che ha scritto e raccolto, ha pubblicato grossi libri: ‘De America’ (1953), ‘Viaggio in Italia’ (1957). ‘Shakespeare è un immenso campo di energia magnetica dove ogni tempo può mettere ciò che gli preme, le questioni del suo presente, perché vi prendano ogni volta risalto, impeto, furore. Ogni periodo della storia inglese vi torna, e sempre con successo, per guardarvisi dentro. Oggi vi porta dentro, vi esalta e vi contempla lo sgomento, il dubbio, il disgusto, la crisi, la violenza, la crudeltà; interpretare, recitare ed ascoltare Shakespeare resta sempre, anzitutto, un fare i conti con se stessi ed un atto di verità il cui valore pubblico non accenna a finire. Un professore, a Cambridge, ha confermato un mio vecchio pensiero. «L’Inghilterra» mi ha detto «è un popolo d’attori»; (e lo mostra di più dopo che ha perso la potenza); «l’intellettuale all’antica sta uscendo dalla scena». Prendo dunque come personaggio tipico non un «grande intellettuale», ma un giornalista noto con qualità d’attore e il dono del prestigio televisivo, cosa importante dappertutto, ma qui ancora più che da noi. Gli uomini che dominavano sugli schermi televisivi, essendo interamente liberi, hanno avuto una parte decisiva nella squalifica dell’Inghilterra ancora imperiale prebellica, servendosi specialmente dell’irrisione e facendo spettacolo. Quello che ho scelto, Malcom Muggeridge, definisce se stesso «straniero in uno strano mondo», e oggi, secondo molti, è stato riassorbito dall”establishment’, come del resto quasi tutti i rivoluzionari o semirivoluzionari di qualche anno fa. La parabola in lui sembrerebbe dunque completa. (…) La sua storia prebellica registra lunghi soggiorni in India ed a Mosca, simpatie comuniste tramontate anche per disprezzo del contegno condiscendente di alcuni «grandi intellettuali» d’allora. Dopo la guerra è parso soprattutto un canzonatore d’idoli o istituzioni come la monarchia. Ha scritto, e lo conferma con le parole: «Non ho mai potuto prendere interamente sul serio, e perciò credere valida e permanente, nessuna forma d’autorità». (…) Dice più tardi che nessuno dei grandi problemi del mondo si presenta solubile e accetta soluzioni. Nessun principio d’unità esiste infatti, in nessun caso, tra le parti in contrasto. Ognuna di esse percorre una sua strada separata ed è costretta alla violenza. Sono un principio d’unità le religioni? No, almeno in Inghilterra; se mai, di rivolta. Il comunismo? In Inghilterra è debole ed equivoco. E il patriottismo, l’orgoglio nazionale? Meno che meno. Esso non esiste più. «Il problema» dice «è vedere se il passo del progresso tecnico e il miglioramento del tenore di vita possono conciliarsi, a tempo indefinito, con una certa quantità d’anarchia: due cavalli in pariglia, che devono trottare insieme». «Pensa che l’Inghilterra sia cambiata radicalmente? Molti dicono che è il Paese più rivoluzionario d’Europa, sebbene in una forma più drammatica che ideologica, e che vi è accaduta una vera rivoluzione clandestina». «Non è cambiata molto, ed è ridicolo parlare di rivoluzione»”” (pag 79-84)”,”EURx-334″
“PIPES Richard”,”La rivoluzione russa. Dall’agonia dell’ancien regime al terrore rosso.”,”PIPES insegna storia alla Harvard Univ dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio di sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa.”,”RIRO-129″
“PIPES Richard”,”Il regime bolscevico. Dal terrore rosso alla morte di Lenin.”,”PIPES, polacco di nascita, dal 1950 insegna storia all’Univ di Harvard. nel 1981-1982 ha diretto il dipartimento per gli affari sovietici ed est-europei nel consiglio nazionale di sicurezza americano.”,”RIRO-136″
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Left, 1870-1905.”,”PIPES è Professore di storia e Direttore del Russian Research Center, Harvard University.”,”RIRB-045″
“PIPES Richard”,”La Russia. Potere e società dal Medioevo alla dissoluzione dell’ ancien regime.”,”Richard PIPES è professore ordinario di storia russa all’ Harvard University. Qui è stato per cinque anni direttore del Russian Research Center.”,”RUSx-076″
“PIPES Daniel”,”Greater Syria. The History of an Ambition.”,”Daniel PIPES è direttore del Foreign Policy Research Institute. Ha scritto altri libri tra cui ‘Damascus Courts the West’ (1991) e ‘Friendly Tyrants: An America Dilemma’ (1991). “”Per le potenze dell’ Asse, la Grande Siria offriva una via virtualmente senza costi per suscitare disordini contro i Britannici e i Francesi in Medio Oriente e nello stesso tempo per trovare nuovi amici. Gli italiani distribuirono opuscoli a favore della “”Grande Palestina”” . Il 30 giugno 1940, proprio dopo la caduta della Francia, essi annunciarono su Radio Bari la loro visione circa la formazione di un ‘Grande Stato siriano'””. (pag 96)”,”VIOx-093″
“PIPES Richard”,”Comunismo, una storia.”,”””Marx meditava questo: ‘Nella società comunista, in cui nessuno ha una sfera di attività esclusiva (…), la società regola la produzione generale e fa sì che io possa fare una cosa un giorno e un’ altra il giorno successivo, cacciare al mattino, pescare al pomeriggio, allevare il bestiame la sera, scrivere una critica dopo cena, come mi va, senza diventare cacciatore, pescatore, pastore o critico’. (pag 33) “”La Terza internazionale, o Comintern, che Trotsky chiamò “”lo stato maggiore della rivoluzione mondiale””, fu fondata a Mosca nel marzo del 1919 ma prese forma solo un anno dopo, nell’ estate del 1920, quando la guerra civile era di fatto finita e i comunisti poterono concentrarsi sulla politica estera””. (pag 132)”,”SOCx-115″
“PIPES Richard / KOWAL Lubomyr M.”,”La teoria dello sviluppo capitalistico in P. B. Struve / L’analisi dello sviluppo capitalistico in M. I. Tugan-Baranovskij.”,”Il tentativo di Tugan-Baranovskij di ‘andare oltre Marx, attraverso Marx’ “”Allo scopo di mostrare che cosa intendesse per produzione proporzionale, che fosse immune da ogni problema di sottoconsumo, Tugan usava gli “”schemi di riproduzione”” di Marx, dal secondo libro del ‘Capitale’. Ma, mentre Marx e Voroncov sostenevano la necessità del consumo e il bisogno di un mercato interno o estero, Tugan mise in secondo piano il consumo. La domanda di beni, nel sistema capitalistico, è in un certo senso indipendente dal consumo. Riferendosi specificamente alla teoria del mercato di Marx-Voroncov, Tugan scrive: “”Il processo di produzione crea il suo mercato e non ha bisogno di altri mercati. Se la produzione può essere aumentata e ciò è reso possibile dalle forze produttive, allora anche la domanda può essere allargata, perché, con una distribuzione appropriata delle risorse produttive, ogni nuova produzione crea un nuovo potere di acquisto per l’acquisto di altre merci”” (58). Naturalmente la domanda di beni non si limita ai beni di consumo. In vero la “”domanda di beni di consumo può diminuire mentre la domanda globale di prodotti può aumentare”” (59). Cioè, l’accumulazione di capitale può condurre a una diminuzione della domanda di beni di consumo e a un aumento nella domanda totale di beni. La ragione sta nel fatto, dice Tugan, che la produzione capitalistica non è regolata direttamente dal consumo. Il suo scopo non è il consumo, ma il massimo profitto. Nel modello di Tugan non compare il sottoconsumo, anche se il risparmio da parte dei capitalisti è tanto che la domanda di beni di consumo diminuisce (60). Tugan non sostiene che le cose stiano proprio così, ma respinge completamente e decisamente le tesi di Marx sull'””immiserimento””. Egli afferma, “”Tutta questa teoria senza speranza (la teoria di Marx dell’immiserimento) del deterioramento della maggior parte del genere umano, è una fantasia e una menzogna, respinta dalla realtà di un indiscutibile miglioramento delle condizioni economiche, morali e intellettuali della classe operaia nei tempi moderni. […] La vita rivendica i suoi diritti. Gli economisti borghesi hanno dimostrato per primi l’erroneità di questo dogma, poi sono venuti i socialisti. L’aspettativa di un futuro senza speranza per le classi lavoratrici nel sistema economico capitalistico ora non è più condivisa da nessuno”” (61). Tuttavia Tugan ci ricorda che una sovrapproduzione generale nel sistema capitalistico è “”inevitabile”” a causa delle due seguenti contraddizioni fondamentali del capitalismo: 1) la contraddizione fra la produzione come un ‘mezzo’ per soddisfare i bisogni umani e la produzione come un ‘fine’ in se stessa; 2) la contraddizione tra un lavoro organizzato entro ogni singola impresa e una produzione nazionale disorganizzata nell’insieme. Secondo lui è soprattutto quest’ultima “”contraddizione”” che rende possibile una sovrapproduzione generale (62). Cioè, secondo Tugan, sotto il capitalismo le crisi industriali sono inevitabili finché il capitalismo manca di qualsiasi meccanismo per una distribuzione proporzionale delle produzione”” [Lubomyr M. Kowal, L’analisi dello sviluppo capitalistico in M. I. Tugan-Baranovskij, ‘Annali’ Feltrinelli anno 1973, Milano 1974] (pag 508-509) [(58) Citato da A. Nove, M.I. Tugan-Baranovskij, cit., p. 249; cfr. anxche ‘Osnovy, III ed., pp. 554-55. Infatti, secondo Paul Sweezy (‘The Theory of Capitalist Development’, cit., pp. 159-60) “”Tugan-Baranovskij fu il primo a usare in questo senso gli schemi di riproduzione””. Inoltre dice Sweezy, “”la teoria della sproporzionalità, sviluppata in rapporto agli schemi di riproduzione, può essere considerata una teoria propria di Marx anzichè di Tugan. La sua vera origine fu trascurata e ignorata””. Tugan-Baranovskij sviluppò una versione più elaborata degli schemi di quel che non si trovi in Marx, col proposito di rifiutare piuttosto che presentare la teoria di Marx del sottoconsumo. Gli schemi di riproduzione di Tugan sono dati in termini numerici, e le condizioni di equilibrio sono descritte anziché espresse in forma di equazione. I suoi schemi sono presentati da Kowal nella sua dissertazione (cit., pp. 309-20) come si trovano nell’originale, praticamente parola per parola. Una versione più sintetica e in forma algebrica più generale di essi si trova in Sweezy (ivi, pp. 162-69), dove le condizioni di equilibrio sono espresse in forma di equazione; (59) ‘Promyslennye krizisy’, cit., p. 22; (60) Cfr. A. Nove, M.I. Tugan-Baranovskij, cit, p. 249; (61) Ocerki, 1903, p. 147; M.I. Tugan-Baranovskij, ‘Modern Socialism in its Historical Development’, cit., pp. 74-75; (62) ‘Promyslennye krizisy’, cit., p. 24-26] Vasily Vorontsov From Wikipedia, the free encyclopedia Voroncov, Vasilij Pavlovich.jpg Vasilii Pavlovich Vorontsov (Pseudonym: V.V., 1847-1918) was an influential Russian narodnik economist and sociologist, one of the principal protagonists in the controversy between narodnik and Marxist economists (like G.V. Plehkanov and P.B. Struve) in the 1880s and ’90s. Life[edit] V.P. Vorontsov came from a distinguished aristocratic family. In the 1860s and ’70s he became involved in the populist (narodnik) movement. Although he had contacts with illegal narodnik circles, he was not himself involved in significant revolutionary activity. Instead, he was associated with the ‘Legal Populists’ who advocated political and economic reform from above. In particular, Vorontsov advocated measures to protect the repartitional peasant land commune which still survived in Russia. Vorontsov was one of the first Russian economists to study the works of Karl Marx and was strongly influenced by Marx’ historical materialism. However, unlike other early Russian students of Marx (e.g., N.I. Ziber, N.F. Danielson or G.V. Plekhanov), Vorontsov did not think the development of industrial capitalism was possible in Russia. His argument was that Russia did not have access to sufficient markets to fuel capitalist industrialisation: foreign markets were largely dominated by older, established capitalist powers, and Russia’s domestic demand was too weak. As the 1890s wore on, Vorontsov had to admit that capitalism had made some inroads in Russia, but he attributed this to misguided government policies, such as protective tariffs on foreign manufactured goods, subsidies and low-interest loans to Russian industrialists and an ambitious infrastructure programme (e.g., railway building), together with agrarian policies designed to undermine communal land tenure. By contrast, Danielson thought that industrial capitalism had already taken root in Russia and that industrialisation was not necessarily bad, but that Russia, owing to its belated development, did not have to reproduce all the forms of capitalist relations of production under which industrialisation had occurred in the West, but could proceed to a more humane non-capitalist form of modernisation. Nevertheless, Vorontsov and Danielson are usually grouped together as major exponents of narodnik economics (much to Danielson’s dismay). The thesis that Russia did not have to undergo a period of capitalist development was sharply attacked by Russian Marxist economists. One of the earliest Russian Marxists, the economics professor N.I. Ziber (who was not a revolutionary), interpreted Marx to mean that a prolonged period of capitalism was a necessary ‘historical stage’ any society must undergo. While capitalism might already be in a state of crisis in Western Europe, in Russia, its development had just begun. The prospect for the foreseeable future — which Ziber welcomed — would therefore be a period of capitalist modernisation lasting several decades at least. Plekhanov, Struve and the young V.I. Lenin, who were associated with the revolutionary movement and with the founding of Russian Social-Democracy (RSDRP), looked for a quicker transition to socialism (although in the 1890s they insisted that Russia’s coming revolution would be ‘bourgeois-democratic’). Pace Vorontsov, they argued that the development of capitalism in Russia was not only inevitable but had already progressed sufficiently far to make its future breakdown visible on the horizon. They also disputed Vorontsov’s argument that lack of markets made capitalism ‘impossible’ in Russia. The controversy between narodnik and Marxist economists in the 1880s and ’90s was crucial in the formulation of Russian “”orthodox”” Marxism, and hence in the ideology that subsequently influenced the ideologies of Menshevism and Bolshevism and its derivatives. In January of 1894, at an underground meeting in the City of St Petersburg, V.P. Vorontsov faced off against V.I. Lenin in a debate which attracted the attention of spies. (See: V.I. Lenin) Vorontsov sympathised with the February Revolution of 1917 but opposed the October Revolution. Nevertheless he remained in Russia. He died in 1918. Works[edit] Sud’by kapitalizma v Rossii. St. Petersburg, 1882. Ocherki kustarnoi promyshlennosti v Rossii. St. Petersburg, 1886. “Krest’ianskaia obshchina.” In Itogi ekonomicheskikh issledovanii Rossii po dannym zemskoi statistiki, vol. 1. Moscow, 1892. Artel’nye nachinaniia russkogo obshchestva. St. Petersburg, 1895. Sud’ba kapitalisticheskoi Rossii. St. Petersburg, 1907. Ot semidesiatykh godov k deviatisotym. St. Petersburg, 1907. References[edit] Howard, M.C., and J.E. King, A History of Marxian Economics, Vol. 1: 1883-1929. Princeton, N.J., 1989. Barnett, V., A history of Russian economic thought. New York, 2005. Pipes, R., “”Narodnichestvo: A Semantic Inquiry.”” Slavic Review Vol. 23, No. 3 (Sep., 1964), pp. 441-458. The Great Soviet Encyclopedia. Moscow, 1979. Lenin, V. I. “Ekonomicheskoe soderzhanie narodnichestva i kritika ego v knige G. Struve.” Poln. sobr. soch., 5th ed., vol. 1. Lenin, V. I. “K kharakteristike ekonomicheskogo romantizma.” Ibid., vol. 2. Plekhanov, G. V. Obosnovanie narodnichestva v trudakh Vorontsova (V. V.). St. Petersburg, 1896. Istoriia russkoi ekonomicheskoi mysli, vol. 2, part 2. Moscow, 1960.”,”TEOC-649″
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Left, 1870-1905.”,”Abbreviations, Acknowledgments, Illustrations, Bibliography, Index, foto,”,”MRSx-004-FL”
“PIPES Richard con la collaborazione di David BRANDENBERGER”,”The Unknown Lenin. From the Secret Archive.”,”Richard Pipes is Baird Research Professor of History at Harvard University. A former director of East European and Soviet affairs for the National Security Council, he is the author of numerous books and essays of Russia. Basic translation of Russian documents by Catherine A. FITZPATRICK, List of Illustrations, Acknowledgments, Acknowledgments by Yury A. BURANOV, Works Frequently Cited, Political and Governmental Organizations, Note on the Documents, Introduction, Appendix: 1A. Memo from Marchlewski 26 October 1919, 2A. Telegram from Frunze 24 August 1920, 3A. Telegram from Artuzov November 1920, 4A. Telegrams from Trotsky 4 October 1921, 5A. Message from Chicherin 30 January 1922, 6A. Chicherin’s First Telegram 15 April 1922, 7A. Chicherin’s Second Telegram 15 April 1922, 8A. Resolution Aboution Lenin 18 December 1922, 9A. Instructions After Lenin’s Death 22 January 1924, List of Document and Illustration Credits, Index, Annals of Communism Series,”,”LENS-039-FL”
“PIPES Richard, a cura di DALLA FONTANA Luisa Agnese”,”La Rivoluzione Russa. Dall’agonia dell’ancien régime al terrore rosso. Vol. I.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-103-FL”
“PIPES Richard, a cura di DALLA FONTANA Luisa Agnese”,”La Rivoluzione Russa. Dall’agonia dell’ancien régime al terrore rosso. Vol. II.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-104-FL”
“PIPES Richard”,”Russian Conservatism and its Critics. A Study in Political Culture.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. List of Abbreviations, Introduction, Conclusions, Notes, Index,”,”RUSx-082-FL”
“PIPES Richard”,”Il Regime Bolscevico. Dal terrore rosso alla morte di Lenin.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Giudizio di Pipes su Trotsky sulla questione militare: non fu lui a prendere la decisione idi creare un grande esercito, l’Armata Rossa. Non aveva alcuna esperienza militare e il suo senso strategico lasciava a desiderare. Secondo Volkogonov (ex militare e poi storico) in materia militare Trotsky era un dilettante. Ma tuttavia svolse mansioni importanti e riusciva a elettrizzare truppe spesso democralizzate: in questo senso era un “”persuasore in capo””. Applicò una disciplina ferrea. Governò le forze armate con il ‘terrore’. Si giustificava così: “”Non si può costruire un esercito senza repressione. Non si possono condurre masse umane alla morte, se il comando non dispone nel suo arsenale della pena di morte. (…) il comando di questi eserciti dovrà porre i soldati di fronte all’alternativa tra una morte probabile al fronte e una morta sicura nelle retrovie”” (Trotsky, Moja zizn’, vol: 2, p. 141, (trad. it. p.385, La mia vita, Milano, 1976) (pag 65-66)”,”RIRO-119-FL”
“PIPES Richard”,”Social Democracy and the St. Petersburg Labor Movement, 1885-1897.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Preface, Illustrations, Abbreviations used in Notes and Bibliography, Conclusion, Appendix: I. Editorial from Rabochaia mysl’, II. Biographical Sketches, Bibliography, Index, Russian Research Center Studies n.46,”,”MRSx-011-FL”
“PIPES Richard”,”The Degaev Affair. Terror and Treason in Tsarist Russia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. List of Illustrations, Preface, List of Abbreviations, Epilogue, Appendix, Notes, Index,”,”RUSx-120-FL”
“PIPES Richard”,”Three “”Whys”” of the Russian Revolution.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-147-FL”
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Right, 1905-1944.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Preface, Acknowledgments, Illustrations, Note on Dating and Abbreviations, A Chronology of Struve’s Life, Bibliography, Index, Russian Research Center Studies n. 64,”,”RUSx-126-FL”
“PIPES Richard”,”Comunismo, una storia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”SOCx-010-FL”
“PIPES Richard a cura, saggi di David BURG Boris ELKIN Leopold H. HAIMSON Max HAYWARD David JORAVSKY Leopold LABEDZ Martin MALIA Julián MARIAS Leonard SCHAPIRO Benjamin I. SCHWARTZ Gustav A. WETTER”,”The Russian Intelligentsia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Perchè è avvenuta la caduta dello zarismo? Perchè triofarono i bolscevichi? Perchè Stalin succedette a lenin? Sono questi i tre “”perchè”” a cui questo libro di Pipes dà risposta. David Burg, a research student working on Russian literature at King’s College, Cambridge, was born in Moscow and was a university student in Russia. Boris Elkin was a member of the St. Petersburg bar and served on the editorial board of the weekly law review Pravo. Leopold H. Haimson is Professor of Russian History at the University of Chicago and director of a project on the Moscow from 1947 to 1949. Max Hayward is a fellow of St. Antony’s College at Oxford University. He was attached to the British Embassy in Moscow from 1947 to 1949. David Joravsky is Professor of history at Brown University. Leopold Labedz is engaged in research on Soviet ideology and social structure at the London School of Economics. Martin Malia is Professor of Russian History at the University of California, Berkeley. Julián Marias was, with Ortega y Gasset, a cofounder of the Instituto de Humanidades. He has taught widely throughout the United States, and most recently was research professor at the University of Puerto Rico. Leonard Schapiro spent his chilhood in Russia. He is a reader in Russian government and politcs at the London School of Economics and Political Science. Benjamin I. Schwartz is Professor of History and Government in the area of East Asian studies at Harvard University. Gustav A. Wetter, S.J., is Professor of the History of Russian Philosophy at the Pontificio Istituto Orientale at Rome. Foreword, Documents, Selective Glossary, Notes on Authors, Index,”,”RUSx-133-FL”
“PIPES Richard”,”Tre “”perchè”” della rivoluzione russa.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Perchè è avvenuta la caduta dello zarismo? Perchè triofarono i bolscevichi? Perchè Stalin succedette a lenin? Sono questi i tre “”perchè”” a cui questo libro di Pipes dà risposta. Pipes!!!: “”Credo che Stalin si considerasse sinceramente come un discepolo di Lenin, un uomo destinato a portare la sua agenda ad un esito positivo. Con un’eccezione, l’uccisione di compagni comunisti – un crimine che Lenin non commise – egli realizzò fedelmente i programmi di Lenin all’interno e all’estero”” (pag 94)”,”RIRO-161-FL”
“PIPES Richard”,”A Concise History of the Russian Revolution.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Illustrations, Introduction, Glossary, Chronology References, Suggestions for Further Reading, Maps, Index,”,”RIRx-094-FL”
“PIPINO Andrea a cura, con Daniele CASSANDRO”,”In cerca di fortuna. L’emigrazione italiana dall’ottocento a oggi sulla stampa di tutto il mondo.”,”Il giornalismo ha sempre raccontato le migrazioni e continua a farlo anche adesso.. In che modo i giornali stranieri hanno raccontato dall’Ottocento ad oggi l’emigrazione italiana?”,”CONx-277″
“PIPPIDI Denis M.”,”I Greci nel basso Danubio. Dall’età arcaica alla conquista romana.”,”PIPPIDI Denis M. è professore di storia antica all’Università di Bucarest. “”La premura di negoziare la pace ogni qual volta era possibile si spiega con l’inferiorità militare di una città [Histria] che, in casi di emergenza, poteva sí organizzare un esercito in grado di resistere al nemico, ma non poteva certo vivere in uno stato di guerra permanente né basarsi esclusivamente su truppe di arcieri mercenari, sufficienti solo a difenderla dalle “”bande”” di predoni che abbiamo già ricordate. In tali condizioni risulta chiaro che gli Histriani dovevano rassegnarsi a versare somme in denaro per potere badare tranquillamente al laovro della terra e a concludere accordi durevoli, specialmente con i nemici più pericolosi, per evitare spiacevoli sorprese”” (pag 106)”,”STAx-257″
“PIPPIN Robert B.”,”Idealism as Modernism. Hegelian Variations.”,”Robert B. Pippin is Professor of Social Thought and Philosophy at the University of Chicago.”,”HEGx-042-FL”
“PIRACCI Marco; in appendice articoli di Friedrich ENGELS”,”Le persone prima dei profitti. Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra.”,”5 opere di Cervetto citate nella bibliografia (pag 138) Engels sulla lotta salariale. “”Abbiamo parlato della battaglia dell’operaio contro il capitale. Questa battaglia esiste, nonostante quello che sostengono gli apologeti del capitale. E continuerà ad esistere finché la riduzione dei salari rimarrà il più sicuro e rapido strumento per accrescere i profitti; anzi, finché esisterà il sistema salariale stesso. La stessa esistenza dei sindacati è una prova sufficiente di questo fatto; se non sono fatti per combattere contro l’usurpazione del capitale, che vengono istituiti a fare? Non servono smancerie. Nessuna parola dolce può nascondere lo spiacevole fatto che la presente società è divisa principalmente in due grandi classi antagoniste – in capitalisti, detentori di tutti i mezzi per l’impiego del lavoro, da un lato; e in operai, detentori di nient’altro che della loro forza-lavoro, dall’altro. Il prodotto del lavoro di questi ultimi dev’essere diviso tra entrambe le classi, ed è su questa divisione che si sviluppa costantemente il conflitto. Ogni classe tenta di ottenere la quota più grande possibile; e l’aspetto più curioso di tale battaglia è che la classe operaia, lottando per ottenere una quota di ciò che essa stessa ha prodotto, è spesso accusata di voler derubare i capitalisti! Ma una battaglia tra due grandi classi sociali diviene necessariamente una battaglia politica. Così è stato per la lunga battaglia tra la classe media, o capitalista, e l’aristocrazia terriera; così è anche per la lotta tra la classe operaia e questi stessi capitalisti. In ogni lotta di classe contro classe, l’obiettivo finale per cui si combatte è il potere politico; la classe dominante difende la propria supremazia politica (…)”” (pag 93) F. Engels, Sindacati, seconda parte, articolo pubblicato il 4 giugno 1881 sul ‘Labour Standard’] [in Marco Piracci, ‘Le persone prima dei profitti. Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra’, 2009]”,”MUKx-172″
“PIRANDELLO Luigi”,”Il giuoco delle parti (1918), commentato da Antonio Gramsci.”,”””Insomma, via, la salute è qui: trovare un perno, caro, il perno d’ un concetto per fissarsi”” (pag 17)”,”VARx-075″
“PIRANDELLO Luigi”,”Sei personaggi in cerca d’ autore.”,”””E’ certo però che nel Pirandello ci sono punti di vista che possono riallacciarsi genericamente a una concezione del mondo, che all’ ingrosso può essere identificata con quella soggettivistica”” (Gramsci, pag VI) “”A me pare che Pirandello sia artista proprio quando è “”dialettale”” e Liolà mi pare il suo capolavoro (…) (pag VIII) “”Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre ‘qualcuno’. Mentre un uomo – non dico lei, adesso – un uomo così in genere, può non essere ‘nessuno’.”” (pag 98)”,”VARx-086″
“PIRANDELLO Luigi”,”Maschere nude. Tutto per bene (1920) – Come prima meglio di prima (1920).”,”ANTE3-2″,”VARx-304″
“PIRANI Simon”,”The Russian Revolution in Retreat, 1920-24. Soviet workers and the new communist elite.”,”Cheka PIRANI S. ha studiato russo nell’University of London. E’ Senior research fellow presso l’Oxford Institute for Energy Studies.”,”RIRO-355″
“PIRELLI Alberto”,”Dopoguerra 1919-1932. Note ed esperienze.”,”Qualità del personale politico. “”Il Guicciardini attribuisce al duca Ludovico Sforza il detto: “”che una medesima regola serve a far conoscere e i Principi e le balestre. Se la balestra è buona si conosce dalle freccie che tira; così il valore dei Principi si conosce dalla qualità degli uomini che mandano fuori””. Questo detto vale tuttora se lo si riferisce, anziché al Principe, al Paese nel suo insieme, oggi chiamato a partecipare largamente alla vita internazionale attraverso i suoi esponenti, oltreché diplomatici, anche politici, economici e finanziari””- (pag 27) “”Ritorniamo al tema delle Riparazioni, per il quale eravamo rimasti al 1924, quando la Conferenza di Londra aveva approvato l’ applicazione del Piano Dawes. Il progresso che tale Piano rappresentava per l’ adempimento degli obblighi di Riparazioni, insieme con la distensione politica cui diede luogo, permise che seguisse un quinquennio circa di pace e di sviluppo economico in tutto il mondo. La Germania riusciva a trasferire in conto Riparazioni quasi 10 miliardi di marchi-oro, la sua moneta rimaneva stabile, la sua economia rifioriva. Tuttavia il bilancio statale, dopo essersi assestato, cominciò ben presto a dar luogo a nuove chiusure deficitarie. Inoltre la saldezza della moneta e l’ aumento delle riserve auree, nonostante il pagamento delle Riparazioni, erano in gran parte dovute all’ afflusso di investimenti e di prestiti esteri. L’ inflazione del periodo precedente aveva distrutto la liquidità del mercato finanziario e la contropartita in moneta locale del denaro estero era stata adoperata soprattutto per aumentare gli investimenti in beni strumentali, cosicché si ricorse al credito per aumentare la liquidità. L’ eccezionale afflusso di prestiti e investimenti dall’ estero, per un totale che venne calcolato in 15 miliardi di dollari, resero facile il trasferimento delle annualità Dawes, ma al debito politico così assolto si sostituivano debiti privati in parte anche a breve scadenza ed i nodi non potevano che venire al pettine. Provenivano tali prestiti soprattutto dagli Stati Uniti, animati da una larga fiducia nella capacità di recupero della Germania e nello sviluppo della sua forza industriale e delle sue esportazioni. L’ esperienza non fu felice come già non lo era stata quella di Paesi della vecchia Europa che in fatto di prestiti e investimenti all’ estero avevano in passato subito non pochi “”déboires””.”” (pag 137-138)”,”RAIx-221″
“PIRELLI Alberto, a cura di Donato BARBONE”,”Taccuini, 1922-1943.”,”Alberto PIRELLI nasce a Milano nel 1882 dieci anni dopo la nascita della G.B. Pirelli prima azienda italiana per la fabbricazione di articoli in gomma. Si laureò in giurisprudenza enel 1904 condivise con il padre e il fratello Piero la responsabilità della gestione dell’ azienda. Ma si è sempre confrontato con la questione culturale, con i grandi tempi della situazione politica sociale economica tecnologica del suo tempo. Partecipa alla conferenza di pace di Versailles all’ interno della delegazione italiana. Conferenza che abbandonerà poi nel giugno insieme con Keynes. E’ negoziatore dell’ Italia nelle trattative sulle riparazioni e i debiti di guerra. Avrà poi altri incarichi e presiderà l’ istituto nazionale per l’ esportazione (poi commercio estero). Dalla fondazione fino al 1967 è stato presidente dell’ Istituto per gli studi di politica internazionale’. E’ morto nel 1971. Ha scritto tre libri: ‘Economia e guerra’ (1940), ‘La Pirelli. Vita di un’ azienda industriale’ (1946), ‘Dopoguerra 1919-1932. Note ed esperienze’ (1961). “”Discorso di Blum sui generali russi… che non ci sono più. Al Quai d’Orsay dicono che sostituendo Tuchacevskij (1) fu sostituito un competente con un incompetente (“”Meglio la fedeltà che la competenza, diceva quel sultano che creò gran visir il suo lustrascarpe””) e per di più una sicura spia tedesca (del tempo di Kerensky) a uno sospettato”” (pag 204) Nota (1). (Nel giugno del 1937 il maresciallo Michail Nikolaevic Tuchacevskij fu giudicato colpevole di tradimento e fucilato. Gli subentrò nella carica di vice commissario alla Difesa il maresciallo Aleksandr Egorov (anche lui fucilato l’anno seguente). Mussolini. Politica estera. Accordi con Inghilterra riusciranno. C’è volontà da entrambe le parti. Chamberlain gioca non solo la sua fortuna personale, ma anche quella del partito conservatore. Certe by-elections e lo sbandamento nei recenti voti di quasi cento deputati (?) sono significativi. Ma in queti ultimi giorni Chamberlain è passato al contrattacco ed ha osato parlar chiaro sulla SdN ecc. conquistando approvazioni. “”Le assemblee sono come le donne e bisogna, come diceva Nietzsche, avvicinarle con una rosa in una mano, ma con la frusta nell’altra”” (!). L’ Inghilterra ha bisogno dell’accordo mediterraneo. La sua sola vera forza ivi è Malta, ma più di 300 aerei non ci stanno a Malta e navi portaerei non osa mandarne nel Mediterraneo. D’altronde se riesce un certo tipo di sottomarino d’assalto lo potremo fare in serie e nel Mediterraneo domineremo””. (pag 204-205)”,”ITAF-234″
“PIRELLI Giovanni a cura”,”Lettere della Resistenza europea.”,”Rudolf Seiffert, Walter Fillak, Tone Tomsic ecc. Rudolf Seiffert, idraulico tedesco, partecipa, sin da ragazzo, alle lotte degli operai di Berlino. Alla vigilia del 1° maggio 1929, durante uno scontro tra operai e polizia (1), un poliziotto gli spara a bruciapelo un colpo in una gamba, che deve essergli amputata. Seiffert, allora, ha 21 anni. Dieci anni più tardi lo ritroviamo capo di uno dei quattro gruppi che stampano e diffondono all’interno della Siemens (2) materiale contro il nazismo e la guerra. Nell’ultimo anno del conflitto il suo gruppo confluisce in una vasta organizzazione con diramazioni in numerosi centri della Germania e collegamenti con l’estero (3). Nell’estate del 1944 la polizia riesce a mettere le mani sull’intera organizzazione. Circa quattrocento membri del gruppo vengono assassinati laddove vengono sorpresi, oppure processati e giustiziati. Tra quest’ultimi c’è il trentaseienne Rudolf Seiffert. [Lettera trovata con altra, dopo la sua morte, nascosta nella sua gamba artificiale: “”Cara Hilla, cari bambini, si affacciano tempi grandiosi. Una nuova èra della storia sta per irrompere sull’Europa. La conseguenza della guerra, che porta a una nuova ripartizione del mondo, è il socialismo. La Germania vuole difendersi da una necessità storica. Più tardi, quando un tratto di questa via, penso, sarà stato percorso, dì ai nostri figli che il loro padre è stato giustiziato per questo. Da un sistema brutale che si oppone al progresso con tutte le sue forze. Da un sistema che non stimava la vita umana, ma solo le leggi del profitto. Quando i nostri figli saranno grandi e in grado di pensare da soli, capiranno che il mio sacrificio non è stato vano. Quando le bandiere del proletariato vittorioso sventoleranno sulla Germania, allora il passo verso il socialismo sarà una realtà. E il passo non è più lontano. I nostri figli potranno poi costruire un mondo quale il loro padre aveva immaginato nella lotta. E anche questa sarà una lotta dura, dalla dittatura del proletariato all’ordinamento socialista della società. E’ il più grande compito che mai si sia posto all’umanità. Che cos’è la vita di un uomo di fronte al raggiungimento di un fine così grandioso? Così mi avvio alla ghigliottina diritto e sereno. Il vostro padre””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, 15 gennaio 1945]; “”Nella cella della morte. Giorno e note sono ammanettato, le mani l’una sull’altra, libere solo nell’ora dei pasti. Attraverso la finestra a un solo vetro soffia l’aria gelida dell’inverno. Il termosifone della cella funziona solo per qualche ora. Durante il giorno la temperatura è al massimo 10°. Il corpo si ribella al freddo con tutte le sue forze, ma inutilmente, manca calore interno, la fame rode gli intestini. Sempre fame, sempre freddo. Di notte, con una coperta sul pagliericcio, è peggio ancora. Ti arricci come un embrione, la coperta sulla testa, e cerchi di procurarti un po’ di calore con il tuo fiato. Quando al mattino ti alzi congelato e speri di poterti riscaldare con un po’ di caffé, generalmente di accorgi che è freddo. La crosta di pane secco basta giusto per la cavità del dente, cena e pranzo sono assolutamente insufficienti. La fame aumenta di giorno in giorno. Per i tuoi bisogni c’è un minuscolo vasetto. Questa è la civiltà nel Terzo Reich. Così un giorno dopo l’altro. Stai qui e aspetti, settimana dopo settimana, che vengano a prelevarti per ammazzarti. Non hai nessuna notizia se la tua domanda di grazia sia stata respinta, quando sarà l’esecuzione. Niente, niente. Tu aspetti e aspetti come il bestiame sul luogo del macello. Il macello degli uomini avviene così. Un giorno, in genere il lunedì, la porta della cella si apre, il tuo nome viene chiamato. L’impiegato domanda: «Avete fatto il vostro testamento?». E poco dopo non sei più vivo. Così, come pratiche d’ufficio, si trattano le vite umane. E’ questa forse civiltà? E così un lunedì dopo l’altro, una settimana dopo l’altra, un meso dopo l’altro, 25 pezzi ogni lunedì, sì, pezzi! Questo è il linguaggio ufficiale per designare le vite umane. Un lotto di duecento condannati a morte riempe qui il penitenziario di Brandeburgo. Un continuo arrivare e partire verso il nulla. Ma tutti, l’uno come l’altro, sono diritti e decisi e così vanno al patibolo perché sanno che il loro sacrificio non è stato vano. S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo. Sì, cara Hilla, così anch’io attendo che venga chiamato il mio nome; diritto e deciso… State dunque tutti bene, voi che mi foste cari. Rudolf””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, gennaio 1945] [(1) In quella ricorrenza trentatre lavoratori berlinesi furono uccisi dalla polizia. E non era ancora la polizia di Hitler, era la polizia di un governo che si definiva democratico!; (2) Grande gruppo industriale per la produzione di apparecchiature e impianti elettrici; (3) Il gruppo Saefkow-Jaboc-Bästlein. Sue attività erano: raccogliere e nascondere armi, sabotare la produzione bellica, preparare falsi documenti per i resistenti e i perseguitati politici, diffondere materiale di propaganda anche tra i lavoratori e prigionieri di altri paesi] (pag 84-86) T. Tomsic fucilato dalle truppe italiane comandate dal generale Roatta (pag 108-109)”,”GERR-001-FB”
“PIRENNE Henri”,”Storia d’ Europa dalle invasioni al XVI secolo.”,”-Storia d’Europa. Dalle invasioni al XVI secolo. SANSONI. FIRENZE. 1984 pag 452 8° PIRENNE è nato a Verviers nel 1862 e ha studiato all’Univ di Liegi orientandosi verso gli studi sul Medioevo. Ha studiato a Parigi, Berlino e Lipsia. Prof incaricato all’Univ di Liegi nel 1885 a soli 23 anni, vi insegnò fino al 1930 storia del Medioevo e storia del Belgio. Nella 1° GM fu assertore della resistenza passiva del popolo belga agli invasori tedeschi. Arrestato nel 1916, fu deportato in GERM sino alla fine della guerra. In prigionia trovò il modo di scrivere senza archivi e basandosi solo sulla sua prodigiosa memoria questa ‘Storia d’Europa’. Con la fine della guerra la stesura di questo libro fu interrotta. La monumentale ‘Histoire de Belgique’ iniziata nel 1899 doveva essere portata a termine. Nel 1932 uscì il 7° e e ultimo volume. Tre anni dopo PIRENNE moriva. Nel 1937 uscì ‘Maometto e Carlomagno’ opera che assieme a ‘Les villes du Moyen Age’ rapprensenta il più fecondo contributo alla storia economica e sociale del Medioevo.”,”EURx-009 EURx-009 bis”
“PIRENNE Henri”,”Storia economica e sociale del Medioevo.”,”Il saggio fondamentale di uno dei grandi maestri della storiografia contemporanea. Henri PIRENNE (1862-1935) storico belga, professore all’ Università di Gand dal 1886 al 1930, membro dell’ accademia reale del Belgio è noto per i suoi studi sul medioevo.”,”STOS-073″
“PIRENNE Henri”,”Maometto e Carlomagno.”,”””Nella celebre “”tesi Pirenne”” sulle origini del Medioevo occidentale, Maometto e Carlomagno sono gli emblemi delle grandi forze storiche- le invasioni islamiche, i regni romani-germanici, la Chiesa di Roma, che presiedono alla crisi definitiva del mondo antico e stabiliscono le linee maestre della storia moderna d’ Europa: la frattura tra Oriente e Occidente, lo spostamento dei centri vitali della civiltà europea verso Nord, dove nascono nuove forme di produzione, i nuovi istituti giuridici: il feudalesimo”” “”Il Germano si romanizza nel momento che entra nella Romania; il Romano invece si arabizza nel momento che è conquistato dall’ Islam”” “”Con l’ Islam un nuovo mondo entra nel bacino del Mediterraneo, dove Roma aveva diffuso il sincretismo della sua civiltà. Ha inizio una lacerazione, che durerà fino ai giorni nostri”” (pag 142)”,”EURx-128″
“PIRENNE Jacques, prima edizione italiana a cura di M. ROMOLI”,”Storia universale. Vol. III. Dall’ età dell’ illuminismo alle rivoluzioni del 1830. (Tit. orig.: Les grands courants de l’ histoire universelle)”,”La Storia Universale è l’ opera principale di Jacques PIRENNE, inseigne storico già docente nelle Università di Grenoble e di Ginevra, e poi nell’ Università di Bruxelles. A quest’opera monumentale l’A ha dedicato lunghi anni. Gli stati occidentali si orientano verso il liberalismo, le potenze continentali si basano sull’ autoritarismo. (pag 195) Napoleone tenta di imporre all’ Europa un impero autoritario. (pag 429) Impero mediterraneo. “”Impadronendosi del potere, Bonaparte non limitava le sue mire a una restaurazione interna della Francia; mirava alla costituzione di un vasto impero mediterraneo, orientato economicamente verso l’ oriente e verso i mari.”” (pag 429)”,”STOU-065″
“PIRENNE Jacques, prima edizione italiana a cura di M. ROMOLI”,”Storia universale. Vol. IV. Dal 1815 alla prima guerra mondiale. (Tit. orig.: Les grands courants de l’ histoire universelle)”,”La Storia Universale è l’ opera principale di Jacques PIRENNE, inseigne storico già docente nelle Università di Grenoble e di Ginevra, e poi nell’ Università di Bruxelles. A quest’opera monumentale l’A ha dedicato lunghi anni. L’ opera si compone di 4 volumi. Tre egemonie. Il mondo si divide in tre egemonie, dell’ Inghilterra sui mari, della Germania sull’ Europa e degli Stati Uniti sull’ America. (pag 359) “”La Prussia realizza l’ unità della Germania sulle rovine del Secondo Impero francese””. (pag 359) Bismarck e il libero-scambio. “”Arrogandosi il diritto di agire come rappresentante dello Zollverein, egli (Bismarck) firmò in suo nome – nonostante l’ opposizione della Baviera e del Württemberg – un trattato di commercio con la Francia (1862). Questo trattato libero-scambista, che allargava il mercato internazionale per l’ industria tedesca, legò alla sua politica la borghesia industriale e paralizzò d’un sol colpo l’ opposizione che le tendenze liberali avrebbero potuto provocare alla politica autoritaria della Prussia””. (pag 359)”,”STOU-066″
“PIRENNE Henri”,”Las ciudades de la Edad Media.”,”””Il Mediterraneo non perde la sua importanza durante il periodo delle invasioni. Mantiene per i germani come era prima del loro arrivo: il centro stesso dell’ Europa, il mare nostrum.”” (pag 11) “”Le città, allo stesso tempo che residenze episcopali erano pure fortezze. Durante gli ultimi tempi dell’ Impero Romano fu necessario circondarle di mura per porle al riparo dai barbari. Queste muraglie c’erano quasi da tutte le parti e i vescovi si occupavano di mantenerle o restaurarle con tanto più zelo quanto più le incursioni dei saraceni e dei normanni dimostrarono, durante il secolo IX, ogni volta in maniera più sconfortante, la necessità di protezione. Il vecchio recinto romano continuò, allora, a proteggere le citta contro i nuovi pericoli.”” (pag 47) PIRENNE Henri (1862-1935) fu un grande rinnovatore degli studi sul medioevo europeo.”,”STOS-128″
“PIRENNE Henri”,”Storia economica e sociale del Medioevo.”,”Henri Pirenne (1862-1935) storico belga, professore all’Università di Gand dal 1886 al 1930, membro dell’Accademia reale del Belgio. Nella bibliografia generale cita il lavoro di G. Arias, ‘Il sistema della costituzione economica e sociale italiana nell’età dei comuni, Torino-Roma, 1905 (pag 11)”,”EURE-004-FV”
“PIRENNE Henri”,”Le città del Medioevo.”,”‘L’autorità pubblica prese nello stesso tempo il mercante sotto la propria protezione. I principi territoriali, che nelle loro contee dovevano custodire la pace e l’ordine pubblico, e ai quali spettava inoltre la vigilanza sulle strade e la salvaguardia dei viaggiatori, estesero la loro tutela ai mercanti. Così facendo, non facevano che continuare la tradizione dello Stato di cui avevano usurpato i poteri. Già nel suo Impero agricolo, Carlo Magno si era preoccupato di mantenere la libertà di circolazione. Aveva emanato misure in favore dei pellegrini e dei commercianti ebrei o cristiani, e i capitolari dei suoi successori attestano la loro fedeltà a questa politica. Gli imperatori della Casa di Sassonia non agirono diversamente in Germania, e i re di Francia, non appena ne ebbero il potere, fecero lo stesso. Del resto, i principi avevano tutto l’interesse ad attirare i mercanti verso il loro paese, dove questi introducevano una rinnovata attività e incrementavano i proventi del teloneo. Assai presto si vedono i conti prendere energiche misure contro i saccheggiatori, vigilare sul buon ordine delle fiere e sulla sicurezza delle vie di comunicazione. Nell’XI secolo grandi progressi sono stati compiuti, e gli autori di cronache constatano che vi sono regioni in cui si può viaggiare con una borsa d’oro senza rischiare di essere depredati. Dal canto suo, la Chiesa colpisce con la scomunica i rapinatori delle strade maestre, e le tregue di Dio avviate alla fine del X secolo proteggono in modo particolare i mercanti. Ma non basta che i mercanti siano posti sotto la salvaguardia e la giurisdizione dei poteri pubblici. La novità della loro professione esige anche che il diritto, fatto per una civiltà fondata sull’agricoltura, diventi più flessibile e si presti alle necessità fondamentali che questa nuova professione gli impone. La procedura giudiziaria, con il suo formalismo rigido e tradizionale, con le sue lentezze, con strumenti di prova primitivi come il duello, con il suo abuso del giuramento assolutorio, con le sue «ordalie» che rimettono al caso l’esito di un processo, per i commercianti è un continuo fastidio. Hanno bisogno di un diritto più semplice, più agile e più equo. (…) Il mercante si rivela così, non soltanto un uomo libero, ma anche un privilegiato. Come il chierico e il nobile, gode di un diritto eccezionale. Sfugge come loro al potere dominicale e al potere signorile che continuano a gravare sui contadini’ (pag 91-92)”,”STOS-224″
“PIRENNE Henri”,”Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo.”,”Tesi Pirenne: il passaggio dall’età antica a quella medievale dovuto più agli arabi che agli occidentali. “”Il mutamento profondo (…) avviene nell’VIII secolo, allorché nel Mediterraneo, sembrano quasi non trovarsi più naviganti, le importazioni di merci dall’Oriente verso il regno franco, appaiono interrotte, cessa la circolazione della moneta occidentale, non si incrementano i commerci che anzi si spengono, non si scorgono quasi mercanti provenienti dalle regioni bizantine, siriane o persiane. A provocare tale frattura non riscontrabile nei precedenti duecentocinquanta-trecento anni, a generare la sparizione della tradizione antica non sono stati i Vandali, non i Goti o i Longobardi ma i Musulmani. A porre per la prima volta l’accento su questo evento, lo storico è indotto proprio nella ricerca che ora presentiamo, ove la questione viene enunciata in linee ancor generali; infatti le condizioni eccezionali in cui essa vide la luce hanno fuor di dubbio impedito all’autore di addurre dati precisi e conseguenti, per comprovare la sua tesi. L’intuizione, però, è lucidamente avvertita e, fra l’altro, consente allo storico di conferire un ampio spessore ai problemi legati al mare e specialmente al Mediterraneo, secondo la teorica perenniana una sorta di chiave di volta attraverso la quale si passa dall’età antica alla medievale il cui avvento, in certa misura, può ascriversis più agli Arabi che agli Occidentali”” (pag 11)”,”STOS-004-FC”
“PIRENNE Henri”,”Le città del Medioevo.”,”””Ma se si ammette – come è ormai chiaro che si deve ammettere (49) – che la spinta iniziale alla ripresa economica al rinnovarsi delle strutture economiche e sociali dell’Europa occidentale si produsse nel secolo IX, cade, oltre che una tesi fondamentale di ‘Maometto e Carlomagno’ (Pirenne, ndr), anche la principale, o almeno una delle principali, delle ‘Villes du Moyen Age’. Non c’entra più la questione delle fasi diverse delle concezioni storiografiche dello stesso Pirenne o la saltuarietà dell’elaborazione delle sue teoria. C’è soltanto e massimamente da rilevare che Pirenne ha scambiato per «origine» di un fenomeno la macroscopicità del fenomeno stesso (perché appare fuor di dubbio che, per questo aspetto, differenze ci furono tra IX-X e XI-XII secolo) ed ha proiettato, in maniera alquanto meccanica, all’indietro tutta una serie di deduzioni non sufficientemente documentate. Che cosa lo ha spinto a fare ciò? Un’adesione ad una visione dialettica, storico-materialistica della storia, risponde il Dhondt, che egli avrebbe accolto, «sans avoir lu une ligne de Marx» (50). Ma il punto è proprio questo: se è vero che nel saggio ‘les périodes de l’histoire sociale du capitalisme’, che è del 1914 (51), egli il successivo nascere e tramontare di diversi tipi di capitalismo, ognuno dei quali soccombe per far luogo ad un altro, ci sembra sia altrettanto vero che questo non basta a definire la concezione del «capitalismo» che ha il Pirenne come una concezione dialettica marxista o para-marxista. La dialettica in questo caso si risolve in mera successione (52). Pensiamo, piuttosto, che l’ingegno di Pirenne, negli anni giustamente indicati dal Dhondt come compresi tra il 1890 circa e il 1905, particolarmente sensibile ai problemi storico-economici abbia intravvisto nell’adozione schematica e indiretta di elementi storico materialistici ‘filtrati attraverso una cultura generale sensibilizzata a certe impostazioni filosofiche’ – cui lo storico rimane sostanzialmente estraneo, per quel che concerne una vera e propria ‘Weltanschauung’ – una possibilità unica di razionalizzare la storia e quindi la storiografia. Ma basta. Il Dhondt avrebbe forse potuto ricordare che, in quegli stessi anni, in Italia, un grande medievista, G. Volpe, studioso geniale del fenomeno economico comunale, appariva, ben più dello stesso Pirenne, vivamente influenzato dal materialismo storico”” (pag XXXVII-XXXVIII) [Ovidio Capitani, introduzione, (in) Henri Pirenne, ‘Le città del Medioevo’, Laterza, Roma Bari, 1993] [(49) Cfr. J. Dhondt, ‘Henri Pirenne: historien des istitutions urbaine’, in ‘Annali della Fondazione italiana per la Storia amministrativa’, III, 1, 1966, p. 122; (50) Ivi, p. 127; (51) Ivi, pp. 103-4 e n 38 a p. 103; (52) Su questa elementare, ma fondamentale differenza, tra dialettica e successione cronologica, a proposito di Sombart e di Marx, rimandiamo ancora all’ ‘Introduzione’ di A. Cavalli a ‘Il capitalismo moderno’, Torino, 1967, pp. 25-6]”,”STMED-001-FMDP”
“PIRETTO Gian Piero”,”Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche.”,”Gian Piero Piretto (1952) insegna Letteratura russa contemporanea all’Università statale di Milano.”,”RUSS-087-FL”
“PIRETTO Gian Piero”,”Gli occhi di Stalin. La cultura visuale sovietica nell’era staliniana.”,”Gian Piero Piretto insegna Cultura russa e Metodologia della cultura visuale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato diversi saggi sulla letteratura russa dell’Ottocento e del Novecento e specificamente sul tema della città in letteratura. Da alcuni anni si occupa di studi culturali in particolare dell’aspetto visuale della cultura russa in epoca sovietica. “”Mosca doveva essere-apparire splendida, monumentale, attraente, efficiente. Ricalcando, anche se mai fu apertamente dichiarato, le orme che l’antagonista Pietroburgo aveva tracciato all’inizio della propria esistenza: stupire, incantare… magari superandola in grandezza. Non solo per la maestosità delle sue proporzioni e l’originalità delle sue prospettive, come era stato per la capitale del Nord, ma, in perfetto stile staliniano, anche per la straordinaria funzionalità della tecnica e delle strutture che stavano alla base di ogni iniziativa e di ogni realizzazione (8). Estetica e tecnologia dovevano marciare di pari passo verso la conquista del comunismo, dopo che a metà degli anni Trenta era stata solennemente annunciata la realizzazione del socialismo. Come nel caso dell’urbanistica haussmanniana, stigmatizzata da Benjamin, “”nobilitare necessità tecniche con finalità artistiche”” (9)”” (pag 128-129) [(8) E’ scontato rimandare all’esempio più eclatante di questo stato di cose, la metropolitana di Mosca. Vedi J. Bouvard, “”La città del futuro: la metropolitana di Mosca””, in A. De Magistris (a cura), ‘URSS anni ’30-’50. Paesaggi dell’utopia staliniana’, tr. it. Mazzotta, Milano, 1977, pp. 47-61 (…). Meno ovvio è citare il canale Mosca-Volga (vedi il capitolo 3 in questo volume), prontamente battezzato Canale “”Mosca”” (antropomorfizzazione della città e sua trasformazione in elemento umano, vivo e attivo; vedi V. Papernyj, ‘Kul’tura dva’, Ardis, Ann Arbor, 1996, p. 188) che, a differenza del suo omologo del Mar Bianco, fu concepito, su base architettonica e non solo tecnica, “”come insieme unico che aveva inizio sulla Volga, con le gigantesche statue di Lenin e Stalin, e terminava a Mosca, con l’elegante edificio della stazione fluviale, opera dell’architetto Ruchljadev. Le chiuse e le stazioni di pompaggio furono decorate nello stile dell’architettura russa fine XVIII secolo-inizio XIX e lussuosamente abbellite con statue, bassorilievi, sopraelevazioni e simboli ideologici”” (D. Chmel’nickij, ‘Architektura Stalina. Psichologija i stil’, Progress Tradicija, Moskva, 2007, p. 213; (9) W. Benjamin, ‘Parigi capitale del XIX secolo. I “”passages”” di Parigi’, tr. it., Einaudi, Torino, 1986, p. 182]”,”RUSS-262″
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni.”,”L’A insegna storia dell’ Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. Nel 1993 ha pubblicato con la Nuova Eri ‘Il giorno di San Vito’ una ampia monografia sulla storia della Jugoslavia.”,”EURC-052″
“PIRJEVEC Joze”,”Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992. Storia di una tragedia.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è certamente tra i pochissimi, autentici esperti italiani dell’imbrogliata matassa dei balcani.. Dopo studi alle Università di Trieste e Pisa e attività scientifica e di ricerca a Vienna e Lubiana, dal 1971 in segna Storia dell’Europa Orientale, di cui è attualmente professore ordinario presso la Facoltà di Scienze politiche di Padova. É autore di numerose pubblicazioni. Tra i libri ricordiamo: Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia, Storia della Russia dal 1800 al 1917, Il gran rifiuto. Questo libro è un’opera completa per capire il dramma Jugoslavo e muoversi, senza perdersi, dentro il groviglio dei Balcani.”,”EURC-011-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, Croati, Sloveni. Storia di tre nazioni.”,”Joze Pirjevec insegna Storia dell’Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Tra le sue opere: Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992 e Le guerre jugoslave 1991-1999.”,”EURC-048-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è certamente tra i pochissimi, autentici esperti italiani dell’imbrogliata matassa dei balcani.. Dopo studi alle Università di Trieste e Pisa e attività scientifica e di ricerca a Vienna e Lubiana, dal 1971 in segna Storia dell’Europa Orientale, di cui è attualmente professore ordinario presso la Facoltà di Scienze politiche di Padova. É autore di numerose pubblicazioni. Tra i libri ricordiamo: Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia, Storia della Russia dal 1800 al 1917, Il gran rifiuto. Questo libro è un’opera completa per capire il dramma Jugoslavo e muoversi, senza perdersi, dentro il groviglio dei Balcani.”,”EURC-067-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, Croati, Sloveni. Storie di tre nazioni.”,”Joze Pirjevec insegna Storia dell’Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Tra le sue opere: Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992 e Le guerre jugoslave 1991-1999.”,”EURC-084-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è docente di Storia all’Università del Litorale, Koper / Capodistria e membro dell’Accademia slovena delle Scienze e delle Arti. Per Einaudi ha pubblicato ‘Foibe’ (2009) e ‘Tito e i suoi compagni’ (2015). Con ‘Le guerre jugoslave’ ha vinto il Premio Acqui Storia 2002.”,”QMIx-001-FER”
“PIRJEVIC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”PIRJEVIC Joze è docente di storia dei Paesi slavi all’università di Trieste. Ha scritto e pubblicato altri libri tra dcui ‘Serbi, Croati, Sloveni. Storia di tre nazioni’ (1995).”,”EURC-105″
“PIRO Franco”,”Il denaro. La libertà. La paura. L’avventura secolare della finanza europea.”,”Franco PIRO (Cosenza 1948) insegna storia economica contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ. di Bologna. “”Il credito a lungo termine diventava la base dei rapporti tra banche e industria. Il 1870 rappresenta nella storia tedesca un anno di svolta. I successi politici e militari erano orami legati al nuovo spirito d’iniziativa economica, tanto che è difficile dire quale fosse il motore della macchina. La macchina, ormai, andava. Il tramonto della giornata del 3 luglio 1866 segnava l’alba di una nuova potenza che si affacciava sullo scenario europeo. Le truppe austriache erano battute a Sadowa. Mezzo milione di soldati aveva combattuto. Uno su quattro era morto. Fu Bismarck a evitare che i suoi soldati raggiungessero Vienna. I suoi pensieri erano altrove.”” (pag 169)”,”EURE-085″
“PIRO Francesco”,”Universo linguistico e giustizia in Pascal e Leibniz.”,”Leibniz: l’ordine come sistema (1666-1686) (cap: II) “”Il punto di crisi, che la fisica fa emergere, nel rapporto tra ordine e tempo non è dunque un momento isolato nella formulazione del sistema maturo”” (pag 85)”,”FILx-018-FMB1″
“PIROLA Giuseppe”,”Religione e utopia concreta in Ernest Bloch.”,”L’A è un gesuita e filosofo (nato nel 1930).”,”TEOC-033″
“PIROLA Giuseppe”,”Religione e utopia concreta in Ernst Bloch.”,”Giuseppe Pirola, gesuita, nato nel 1930 laureato in Lettere e filosofia, docente di filosofia della religione presso l’Aloisianum di Gallarate e l’Istituto Teologico del PIME di Monza. Collabora a ‘Rassegna di Teologia’ L’ analisi blochiana della religione (pag 65-)”,”RELx-029-FF”
“PIROU Gaëtan”,”Les doctrines économiques en France depuis 1870.”,”PIROU Gaëtan professeru à la Faculté de Droit de Paris. Ha scritto ‘Proudhonisme et Syndicalisme révolutionnaire’ (1910), La Crise du capitalisme (1934), Georges Sorel (1927), Leon Duguit et l’Economie politique’ (1933).”,”MFRx-326″
“PIROZKÒVA Antonìna Nikolàevna, a cura di Gianlorenzo PACINI”,”Al suo fianco. Gli ultimi anni di Isaàk Bàbel’.”,”Antonìna Nikolàevna Pirozkòva è nata nel 1909 in Siberia e ha avuto una brillante carriera com ingegnere edile, lavorando per anni alla realizzazione della metropolitana di Mosca. Nel 1996 lascia la Russia e si trasferisce con la figlia Lìdija e il nipote Andrej Malaev-Bàbel’.”,”BIOx-051-FL”
“PIRRO Ugo”,”Mio figlio non sa leggere.”,”‘Una riscoperta scandalosa dell’amore paterno in un’epoca in cui padri e figli si ignorano o si cercano senza trovarsi’.”,”VARx-095-FV”
“PIRZIO-BIROLI Detalmo”,”Rivoluzione culturale africana.”,”Libro dedicato a Léopold Sédar Senghor. D. Pirzio-Biroli è nato in Friuli nel 1916. Dopo aver svolto attività presso il Consiglio d’Europa, l’Ueo e l’Eni, è diventato funzionario della Commissione delle Comunità Europee a Bruxelles, dove ha fatto parte della Direzione generale dello sviluppo. Ha pubblicato ”Africa nera’ (1978).”,”AFRx-006-FFS”
“PISACANE Carlo a cura di Giacomo CANTONI”,”Saggio sulla rivoluzione.”,”PISACANE, uomo politico (Napoli 1818-Sanza, Salerno, 1857). Ufficiale borbonico di famiglia aristocratica e di idee liberali, nel febbraio 1847 fuggì da Napoli a Parigi con Enrichetta di Lorenzo, moglie di tale D. Lazzari. Dopo una breve parentesi nella Legione straniera in Algeria, nel 1848 accorse in Lombardia e combatté valorosamente sul Garda. Accostatosi intanto a Cattaneo e a Mazzini, partecipò alla difesa di Roma dove fu l’anima della commissione di guerra e dimostrò grandi capacità di comando. Caduta la Repubblica, riparò all’estero e poi a Genova (1850) dove, allontanatosi da Mazzini, precisò il suo orientamento ideologico in senso nettamente socialista e proudhoniano. Frutto di tale maturazione fu la sua storia della Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49 (1851) in cui, attraverso l’analisi delle vicende”,”ITAB-006″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume primo.”,”””Coloro i quali, senza rimontare alle cause, si fermano alle prime impressioni, giudicano i Napoletani non buoni soldati; altri, per contrastare quest’ idea, cercano di richiamare alla memoria le antiche gesta dei nostri antenati ricorrendo ad epoche assai remote. Ma parmi che tanto gli uni come gli altri cadano in errore: il valore, come tutte le altre virtù spirituali, non è certo ereditario, ma è figlio dell’ educazione: e perciò, secondo i tempi, vediamo le nazioni ora fiorenti, ora cadere nell’ ignominia.”” (pag 110)”,”ITAB-176″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume secondo.”,”””Anche negli eserciti regolari, ma nuovi alla guerra, è difficile trovare un subalterno capace di condurre a fine un’ operazione isolata; è quindi impossibile sperarlo inun esercito ove manca ordine, disciplina e confidenza scambievole fra capi e soldati. Con tali eserciti si può sperare qualche successo, tenendoli sempre agglomerati quanto più è possibile; ma guai se una parte comincia a staccarsene!”” (pag 77)”,”ITAB-177″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Epistolario.”,”””Se un esercito di Italiani combattesse eziandio contro le falangi del francese socialismo, non faremmo voti ardenti per una sua vittoria””. (pag 198) “”Io so la vostra risposta, noi corromperemo l’ esercito, tenteremo una rivoluzione militare. Credo difficile, o signori, che l’ esercito si lasci ingannare da voi. L’ esercito Napoletano, non è l’ esercito del 1815, il Murat non ha in esso alcun prestigio, esso è l’ esercito nato il 1830; e, quando non sarà più di Ferdinando II, sarà del paese, non già Murat. L’ esercito ha discernimento abbastanza per comprendere che un nuvolo di favoriti e di stranieri verrebbe ad occupare i gradi i più eminenti: e, diventato lo Stato un’ appendice di Francia, sarebbe inviato ad essere distrutto dalla peste in lontane regioni per soddisfare i capricci d’un uomo. L’ esercito che ora sente il peso della tirannide di cui fecesi sostegno, comprende che non è il maestro di cappella che bisogna cangiare, ma la musica. E’ questa una frase venuta da Napoli, in risposta ad un murattiano, che leggendola se ne rammenterà””. (pag 199, Lettera di Pisacane al Direttore di Italia e Popolo, Genova, 23 maggio 1855)”,”ITAB-182″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Cenno storico d’ Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume primo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura)”,”ITAG-166″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Cenno storico d’ Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume primo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura) “”Fu notato che la guerra lascia risentimenti assai meno profondi nel cuore dei popoli vinti, che non le offese recate all’ ombra della pace. La necessità è la prima legge a cui noi abbiamo appreso inchinarci: e la vittoria, la conquista, grandi sviluppi della forza umana, ci fanno riconoscere l’ imperio della necessità. Neppur questa consolazione ebbero gl’ Italiani nel loro assoggettamento aglI Alemanni, attesoché riconobbero Ottone per sovrano, trascinati dall’ imprudenza de’ capi e dalla riconoscenza delle popolazioin: non combatterono, non furono vint, e tutto ad un tratto s’accorsero che la loro patria era diventata un’ appendice della corona germanica, senza che quelli che dicevasi loro padroni avessero alcun titolo al mondo per giustificare l’ usurpazione, neppur quella della conquista””. (pag 70)”,”ITAG-167″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Dell’ arte bellica in Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume secondo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura) Riflessioni sull’ ordine concavo e la battaglia di Canne (pag 197) “”Se dai particolari combattimenti ci faremo a considerare l’ intero campo di battaglia, non vedremo più, come presso gli antichi, le schiere sempre disposte in ordine continuo, breve, regolare, e che svelava allo sguardo dell’ avversario i disegni del generale; ma il campo dei moderni è vasto e raramente si può signoreggiare con lo sguardo. Sovente burroni, boschi, villaggi, poggi, lo dividono, lo frastagliano, nascondono le schiere, o appena le lasciano scorgere dall’ incerto luccicar delle armi. Qualche volta gli ostacoli di maggior rilievo separano le due ali, o una di essa, dal centro; ma tutte le mosse che costituiscono il concetto della battaglia, divise in apparenza, sono collegate nella mente del generale; e quelli attacchi separati e lontani cospirano al medesimo fine, alla vittoria su quel punto dal quale dipende il possesso di tutto il terreno occupato. In questi campi, in queste battaglie, tanto dalle antiche differenti, l’ evoluzioni prendono norma da quel principio medesimo che formava la base dell’ antica tattica: operare il masso sforzo sulla chiave delle nemiche difese. Da questo principio ne derivano tutti gli altri (…)””. (pag 196-197)”,”ITAG-168″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”La rivoluzione. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume terzo.”,”””La libertà, e non già la forza, potrà unificare l’ Italia”” (pag 81) “”Nei rivolgimenti popolari, egli è vero, che accanto agli eroi si veggono codardi ed impostori, ed il disordine spesso accompagna le grandi imprese, ma non perciò vien turbato il rapido corso degli avvenimenti. Le rivoluzioni son come le onde d’un rapido torrente che, quantunque torbide della mota sollevata dal fondo, non s’arrestano perciò, nè cessano di sgombrare con fremito gli ostacoli che contrastano al loro corso. Appena un principe, o un potere qualunque sorge a reggere il movimento, e dice: farò io, immediatamente ogni cittadino diviene d’attore spettatore, l’ impeto della rivoluzione s’ammorza.”” (pag 92) “”Finalmente, se la sola guerra di popolo, e guerra affatto rivoluzionaria, può solo riscattare l’ Italia dal suo servaggio, non v’è luogo più a dubbi, se debbasi o pur no lasciar campo alla monarchia di mischiarvisi.”” (pag 95) “”La prima verità che non può disconoscersi, senza negare l’ evidenza, senza negare quaranta secoli di storia, è, che la ragione economica, nella società, domina la politica; quindi senza riformar quella, riesce inutile riformar questa””. (pag 114, Carlo Pisacane, La rivoluzione)”,”ITAG-169″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Ordinamento dell’ esercito italiano. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume quarto.”,”Comando dell’ esercito. “”Gli antichi, la cui natura era meno che la nostra depravata dal costume, non usarono chiedere l’ avviso di molti pei loro disegni di guerra, ma il concetto e l’ esecuzione di esso reano pienamente affidati al generale; fra i moderni si riscontrano due esempi, il comitato di salute pubblica ed il consiglio aulico: nel primo era militare il solo Carnot, e suoi furono i progetti, sovente riprovevoli; le prove, poi, fatte da secondo, bastano a discreditare un tal metodo, e (fanno) conchiudere che un solo debba assumere la responsabilità di ideare un disegno di guerra.”” (pag 20) “”La guerra può definirsi l’ azione nell’ azione, e quindi richiede la massima energia, e la massima rapidità, e questa e quella non possono conseguirsi che dall’ autorità d’ un solo. Incertezza e perdita di tempo sono conseguenze inevitabili della discussione; mentre si discute niun parere è adottato, e di tutti i stati questo è il peggiore.”” (pag 21) “”Il modo di schierarsi a battaglia di un esercito romano era quasi invariabile, mentre oggi “”su due leghe quadrate di terreno, dice Federico II, si possono prendere qualche volta diciotto posture. Un buon generale al primo sguardo saprà scegliere la più vantaggiosa””. Quale campo non sarebbe questo d’ interminabile discussione?”” (pag 22)”,”ITAG-170″
“PISACANE Carlo”,”Ordinamento e costituzione delle milizie italiane ossia Come ordinare la Nazione Armata.”,”””John Brown è più grande di Washington e Pisacane è più grande di Garibaldi”” (V. Hugo) (in apertura)”,”ITQM-150″
“PISACANE Carlo”,”Eguaglianza.”,”Carlo PISACANE (1818-1857) è la figura più radicale del risorgimento italiano sostenitore e protagonista della via rivoluzionaria. Ha partecipato alla Repubblica romana e per la spedizione e il tentaivo di rivolta con lo sbarco a Ponza represso nel sangue dai contadini oppressi che voleva liberare. Mario Pagano. Citato da Pisacane assieme a Beccaria nella parte finale dello scritto ‘Eguaglianza’, contro il diritto di proprietà (pag 45) a sostegno della tesi dell’abolizione della proprietà: “”Il frutto del proprio lavoro garentito; tutt’altra proprietà non solo abolita, ma dalle leggi fulminata come il furto, dovrà essere la chiave del nuovo edifizio sociale. E’ ormai tempo di porre ad esecuzione la solenne sentenza che la Natura ha pronunciato per la bocca di Mario Pagano: ‘la distruzione di chi usurpa’”” (pag 47-48) Bibliografia (da Nello Rosselli, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano) Nota bibliografica La nota bibliografica vuol essere completa per quanto riguarda gli scritti di Pisacane a noi fin qui noti; pressoché completa (con omissione cioè soltanto di pochi opuscoli o articoli di scarsa o nessuna importanza) per quanto riguarda gli scritti su Pisacane o su Sapri; per tutto il resto non offre invece che una scelta delle sole pubblicazioni piú utili o piú direttamente riferentisi a Pisacane. Si omettono le citazioni della sterminata bibliografia mazziniana, la cui conoscenza è naturalmente indispensabile per la ricostruzione della vita di pensiero e d’azione di Pisacane. Particolarmente importante è la consultazione dell’epistolario mazziniano per gli anni dal 1849 al 1857: gli accenni a Pisacane vi sono assai frequenti. Non sono citate le opere d’informazione generale sul Risorgimento italiano, ancorché dedichino pagine e pagine a Pisacane e alla sua spedizione. a) Scritti di P. e loro principali edizioni (in ordine cronologico). b) Scritti su P. — Onoranze postume a P. c) Scritti sulla spedizione di Sapri. d) Scritti principali da consultarsi sui tempi e gli amici di P. e) Scelta di opere pubblicate in Piemonte fra il 1849 e il 1855 intorno alla questione sociale. a) 1. Sul momentaneo ordinamento dell’esercito Lombardo in aprile 1848 (pubblicato postumo da C. CATTANEO ne Il Politecnico, Milano, II serie, 1860, pp. 270 sg.). 2. Piano di Guerra presentato al Comitato di Guerra di Brescia, da Tremosine, 26 maggio 1848 (pubblicato postumo da G. FALCO, op. cit., pp. 246-47). 3. Bollettino del Corpo di Operazione (pubblicato ne Il Monitore Romano, Roma, 25 maggio 1849, a firma ROSSELLI e PISACANE). 4. Cenni sui fatti del 26 e del 27 (pubblicati ne Il Monitore Romano, Roma, 27 giugno 1849). 5. Ordini del Giorno, Relazioni, Sentenze, Ordinanze, ecc. vergate da P. a Roma nel 1849, nella sua qualità di Membro della Commissione di Guerra, di Presidente del Consiglio di Guerra, di Sostituto del Ministro della Guerra, di Capo di Stato Maggiore, ecc. (pubblicate ne Il Monitore Romano e nel Bollettino delle Leggi e Regolamenti della Repubblica Romana). 6. Rapido cenno sugli ultimi avvenimenti di Roma dalla salita della breccia al dí 15 luglio 1849, per C. P. capo di S. M. generale dell’esercito della Repubblica Romana, Losanna, Soc. Ed. L’Unione, 1849, in 8°, pp. 4-32 (ristampato nella Biblioteca democratica educativa, Roma, 1892, in 16°, pp. 32). 7. Lettre du Chef de l’état major de l’armée de la Republique Romaine au general en chef de l’armée Française en Italie, Lausanne, L’Union, 1849, in 8°, pp. 14 (traduzione italiana: Torino, Fontana, 1849). 8. La Guerra Italiana (pubblicato ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. I, sett. 1849, pp. 29-42). 9. Rapido cenno sugli avvenimenti di Roma (breve estratto del n. VI; pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 107-13). 10. Sulla scienza della Guerra. Pensieri (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 181-89; n. III, ott. 1849, pp. 277-301). 11. Poche parole sulla relazione della campagna nel 1849 in Sicilia, pubblicata da S. J., aiutante di campo del gen. Mieroslawski (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 207-12). 12. Relazione storica delle operazioni militari eseguite dalla Repubblica Romana (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. V, dic. 1849, pp. 676-91; n. VI, dic. 1849, pp. 858-69). 13. Qualche osservazione sulla relazione scritta dal Gen. Bava della campagna di Lombardia nel 1848 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. VII, gennaio 1850, PP. 33-47). 14. Poche parole sulla campagna di Bade del 1849 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. VIII, genn. 1850, pp. 179-86). 15. La neutralità della Svizzera (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. IX, febbr. 1850, pp, 318-23). 16. Pensieri sugli eserciti permanenti (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, marzo 1850, pp. 735-45). 17. Programma del libro di imminente pubblicazione La Guerra Combattuta, a firma P. (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 6 luglio 1851). 18. Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49. Narrazione di C. P., Genova, Pavesi, 1851 (tip. Moretti), in 16°, pp. 372 (ristampato nella Biblioteca storica del Risorgimento, Roma, 1906, in 16°, pp. 340, a cura di L. MAINO; tradotto in tedesco da A. CLOTZMANN. Chur, Hitz, 1852, pp. 28-370: presenta, rispetto all’originale, leggere varianti, opera di P. stesso). 19. Dichiarazione a firma C. P. (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 22 agosto 1850 a proposito della Guerra combattuta). 20. Recensione di C. P. al volume di P. ROSELLI, Memorie relative alla spedizione e combattimento di Velletri (pubbl. ne La Voce della Libertà, Torino, sett. 1853, nn. 260, 261, 262). 21. Viva il Trattato (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 21 febbraio 1855). 22. Altri articoli ispirati alla guerra d’oriente pubbl. sullo stesso giornale, ma di non certa attribuzione. Si vedano i nn. 18 febbr.; 14, 15, 17 marzo; 27 marzo; 30 marzo; 4 aprile 1855. 23. I Muratisti (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, n. 199, 20 luglio 1855). 24. Il partito Muratiano e la questione Italiana (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 22 sett. 1855). 25. Articoli vari pubbl. ne La Libera Parola, Genova, agosto 1856, aprile 1857 (l’articolo Murat e i Borboni, ivi compreso, venne ristampato ne L’Italia e Popolo, Genova, n. 263, 1856; e poi, con la firma di P., in Pensiero e Azione, Londra, 1° gennaio 1859. Un altro, Italia e Murat, venne ristampato ne Il Diritto, Torino, n. 225, 1856, ed è comunemente attribuito a P. Sicuramente di P. è finalmente un terzo articolo dedicato ad Agesilao Milano, che L’Italia e Popolo, Genova, ristampò l’11 gennaio 1857). 26. Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 25 ott., 4, 10, 26 nov. 1856: sono alcuni paragrafi di argomento militare tratti dall’opera, inedita allora, di cui al n. 32). 27. Recensione di C. P. a Una lettera di V. G. Orsini all’anonimo autore delle memorie Storico-Critiche della Rivoluzione avvenuta in Sicilia nel 1848 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Genova, 7 marzo 1857, n. 15). 28. Abbozzo di Proclama spedito al Comitato rivoluzionario di Napoli, 1° giugno 1857 (pubbl. da DE MONTE, op. cit., nella redazione originale; da PALAMENGHI CRISPI, op. cit., con le correzioni addottevi da MAZZINI). 29. Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia, 4 voll., Genova, Stab. Tip. Naz. – Milano, Agnelli, 1858-1860, in 8°, pp. XX-102, 168, 178, 187. (Non ha mai avuto ristampe integrali. Il 1° saggio, Cenno storico d’Italia, è stato ripubbl. dall’Ist. Ed. Ital., Milano, 1917, Breviari intellettuali, n. 83. Il 3°, Sulla Rivoluzione, è stato ripubbl. a Bologna, Virano, 1894, pp. IX-269, come I vol. della Biblioteca socialista, con avvertenza di MALAGODI, OLIVETTI, GRAZIADEI, e pref. di COLAJANNI; in appendice il Testamento Politico e qualche estratto degli altri saggi. Successivamente lo stesso 3° saggio, in edizione molto purgata, è stato ripubbl. da Sonzogno, Milano, 1905, Biblioteca universale, n. 339. Il 4° saggio, Ordinamento e Costituzione delle Milizie Italiane, è stato ripubbl. da Sandron, Palermo, 1901, con pref. di G. RENSI, col titolo Come ordinare la Nazione armata, n. 4 della Biblioteca rara; e in parte dall’Ist. Ed. Ital., 1919, Breviari intellettuali, n. 176, col titolo Pensieri sulla strategia). Una edizione critica dei saggi è, sembra, in preparazione a Roma. 30. Testamento Politico (pubbl. nel Journal des Débats, Parigi, luglio 1857 e poi su parecchi giornali politici italiani e stranieri. Venne successivamente ristampato piú volte: in appendice all’edizione originale dei Saggi, come opuscolo a sé, su giornali e riviste. È certamente il piú noto fra gli scritti di P.). 31. Dichiarazione sul libro di bordo del Cagliari, 25 giugno 1857 (pubbl. sui giornali del luglio 1857 e poi piú volte ristampata). 32. Proclama letto a Torraca il 29 giugno 1857 (come sopra). Lettere di Pisacane. Se ne trovano stampate nelle opere piú oltre cit. di DE MONTE, MARIO J., SAFFIOTTI, CORRIDORE, NEGRI, PALAMENGHI-CRISPI, PESCI, ROMANO, FALCO, LOEVINSON, OLIVIERI; in ROSI, G. Mazzini e le critiche di un emigrato (Rivista d’Italia, giugno 1905); nella Rivista di Roma, 23 gennaio 1902, pp. 51-53; nell’Epistolario di Cattaneo, Firenze, Barbera, 1901; in VALZANIA, Ai Ministri Nicotera e Mancini. Memoria, Cesena, 1876; in CONSIGLIO, Un amore di G. P. (Italia letteraria, Roma, 26 giugno 1932). Una lettera inedita, al Masi, da Roma, 6 maggio 1849, trovasi nell’autografoteca Campori, a Modena (ma di nessun interesse); molte, dello stesso periodo e d’interesse puramente militare, trovansi nella Biblioteca Naz. Vitt. Em. in Roma (Il Catalogo della mostra storica del Risorgimento Italiano, ivi ordinata nel 1895, ne numera cinque dell’aprile e giugno 1849, nonché una, a Dall’Ongaro, da Genova, 28 sett. 1852). Nel testo, in fronte a p. 216, ho pubbl. la fotografia di una lettera sin qui inedita a Cosenz; e a p. 257 ho dato notizia di un’altra lettera inedita custodita nel Museo del Risorgimento in Milano, Cartella Pisacane. Ciò nonostante può dirsi che l’epistolario di P. sia andato in grandissima parte perduto; a meno che gelosi depositari non ci riservino gradite sorprese. Un breve autografo di P. trovasi riprodotto ne Il Risorgimento Italiano, 1914, p. 125; d’un altro ha dato notizia il FALCO, op. cit. P. 258: trattasi di due righe scritte da P. nell’Album di Pateras, il 24 gennaio 1851. [Le Opere complete di Pisacane sono state curate da A. Romano per le Edizioni «Avanti!», Milano 1957-64 (Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia…, 4 voll., 1957; Guerra combattuta in Italia…, 1961; Scritti vari, inediti o rari, 3 voll., 1964). Le lettere di Pisacane sono state raccolte da A. Romano nell’Epistolario, Milano-Genova 1937. Per gli studi su Pisacane, si veda la Nota bibliografica di F. Della Peruta in C. PISACANE, La rivoluzione, Einaudi, Torino 1976]. b) La letteratura su P. è estremamente misera. BELLONI G. A., Bibliografia di C. P., in Rassegna storica del Risorgimento, 1929, fasc. I, pp. 253-59. CAVALLI A., P., in La rivoluzione liberale, Torino, 31 maggio 1925. Cenni sulla vita di C. P., premessi al I vol. dei Saggi, ed. originale, pp. v-xx. CONVERTI N., Brevi cenni su P., in La questione sociale, Paterson, 1895-1896. CORRIDORE F., Autografi di C. P., Torino, 1911. C. S., Articolo su P. nel Giornale delle associazioni operaie, Genova, 3 luglio 1864. DA CIMBRO, C. P., in Pagine critiche, 1926, p. 171 sg. DEL RE, C. P. e le sue opere postume, in Rivista contemporanea, Torino, marzo 1859, pp. II-VIII. FABBRI L., C. P. La vita, le opere, l’azione rivoluzionaria. Cenni storici, Roma-Firenze, 1904, pp. 32. FALCO G., Note e documenti intorno a P., in Rivista storica italiana, Torino, luglio 1927, pp. 241-302. GHISALBERTI A. M., Il capo di S. M. della Repubblica Romana del 49, in Rassegna storica del Risorgimento, Roma, 1925, pp. 681-687. Grido (il). Numero unico dedicato a P. nel I centenario della nascita. Napoli, 22 agosto 1918. MACCHI M., C. P., in Almanacco nazionale per il 1858, Torino, 1858, pp. 26-41. – C. P., in La Ragione, Torino, 25 luglio 1857. MALON B., C. P., in Revue socialiste, Paris, nov. 1888. MAZZINI G., Ricordi su C. P., in Italia del Popolo, Genova, 2, 4, 5, 7 maggio 1858. Poi in opuscolo e nelle raccolte dei suoi Scritti. MERLINO F. S., C. P., Milano, 1878. MONTICELLI C., Da C. P. alle bande di Benevento, ne L’Avanti!, Milano, 2 luglio 1911. N(EGRI) E., L’idea politico-sociale di C. P., in La rivendicazione, Forlí, n. 45, 27 agosto 1887. (All’articolo segue una lunga scelta di passi dei Saggi, brevemente commentati: si vedano i nn. 46-52, 55, 57, 61-62 del sett. dic.; nel n. 51, 8 ott., compare un ritratto di P. NEGRI L., C. P. e la campagna del 1848-49, in Rassegna storica del Risorgimento, Roma, 1924, pp. 874-85. NERI A., Una lettera di Cattaneo a P., in Il Risorgimento italiano, Torino, 1908, pp. 306-8. NOI (COLAJANNI N.), Gli avvenimenti e gli uomini: C. P., in Rivista popolare di politica lettere e scienze sociali, Roma, 1904, 15 luglio, pp. 337-39. Con ritratto di P. ORANO P., I patriarchi del socialismo. Pisacane. Roma, 1904, pp. 130-136 e 214-15. PALAMENGHI-CRISPI T., All’eroe di Sapri precursore di Garibaldi. Documenti inediti, in Il giornale d’Italia, Roma, 3 luglio 1904. – Fabrizi, P., Pilo, in Il Risorgimento italiano, 1914, pp. 323-409. – R. Pilo e C. P., ivi, p. 533. PISACANE (c.). Numero unico. Napoli, 2 luglio 1884, pp. 4. Pisacane in L’Avanti della domenica, 1907, n. 32. – in Humanitas, Napoli, 2 luglio 1887. P. e i Mazziniani, in La questione sociale, Firenze, 29 dic. 1883. PISELLI G., Articoli commemorativi di P., in La rivendicazione, Forlí, 7 luglio 1888, 6 luglio 1889, 12 luglio 1890. PUGLIONISI C., P., in La rivoluzione liberale, Torino, 31 maggio 1925. RENSI G., I profeti dell’idea socialista: C. P., in La critica sociale, Milano, 1-15 aprile 1901. ROMANO A., Contributo alla biografia di C. P., in La civiltà moderna, Firenze, 15 giugno 1931. SAFFIOTTI U., Un periodo sconosciuto della vita di C. P., in La nuova antologia, 16 marzo 1913, p. 227 sg. SAVELLI A., P., Firenze, 1925, pp. 116. SPADONI D., Una voce della tomba, in La Critica sociale, Milano, 16 apr. 1897. TRUSIANI M., Considerazione sopra un articolo del colonnello P., in La voce della libertà, Torino, 1853, n. 306; 1854, nn. 3, 8, 14, 21, VAIRO F., C. P. e la nazione armata, in Nuova riv. di fanteria, Roma, 15 maggio 1910, p. 429 sg. VENOSTA F., C. P. e compagni martiri a Sanza, Milano, 1863 (in appendice un articolo di P. PICCARDI, di critica ai principî socialisti di P.). – C. P., A. Milano ed altre vittime napoletane. Notizie storiche, Milano, 1864. – C. P. e C. Nicotera. Notizie storiche, Milano, 1876. Vittime (le) del fanatismo. C. P., Firenze, Nerbini, s. d., pp. 12. ZUCCARINI E., P. e il socialismo moderno, Napoli, 1887. Articoli vari in morte di P. comparvero ne L’Indipendente, Torino, 13, 21 luglio 1857; nel Diritto, Torino, 21 luglio 1857; ne L’Italia del Popolo, luglio 1857 (cit. nel testo); ne L’Armonia, Torino, 17 luglio 1857; in vari giornali inglesi ecc. Articoli biografici su P. si trovano nelle opere di CARPI, Il Risorgimento italiano, Milano, 1884, vol. III; di BONOLA, I patrioti italiani, Milano, 1871; di D’AYALA, Vite degli italiani benemeriti della libertà e della patria, Firenze, 1868, vol. I, pp. 328-31. Notevoli accenni a P. si trovano nelle seguenti opere: ANGIOLINI A., Cinquant’anni di socialismo in Italia. Firenze, 1919, pp. 23-43. DE CESARE R., La fine di un regno, Città di Castello, 1900. DEL CERRO E., Fra le quinte della storia. Torino, 1903, pp. 199-215. DOMANICO, L’Internazionale, vol. I. Firenze, 1911, pp. XVIII-XXVIII. FALDELLA G., Dai fratelli Bandiera alla dissidenza. Torino, 1883. FERRARI A., I precursori del movimento socialista in Italia, in Nuova rivista storica, 1926. LUCARELLI A., La Puglia nel sec. XIX. Bari, 1927. LUZIO A., Carlo Alberto e Mazzini. Torino, 1923, pp. 416-34. MALON B., Histoire du socialisme, vol. IV. Paris, 1884. MARIO J., Opere piú volte cit. MICHELS R., Storia critica del movimento socialista in Italia. Firenze, 1927. MORANDO F. E., Mazziniani e Garibaldini. Genova, 1931. NETTLAU M., E. Malatesta. New York, 1922. NITTI F. S., Gli eroi della rivoluzione, in La vita italiana nel Risorgimento, serie IV, vol. I, p. 59 sg. ORIANI A., La lotta politica in Italia. Bologna, 1925, vol. II, pp. 406-413. Onoranze postume a Pisacane: Monumenti ecc. A Salerno, nei giardini pubblici, venne nel 1864 inaugurato un monumento a P. [A questa cerimonia si riferisce probabilmente La rivendicazione, Forlí, 6 luglio 1889, quando afferma che nel 1875 fu inaugurato in Salerno un monumento a P., oratore il Bovio e che il socialista Covelli non venne lasciato parlare.] (V. ASPRONI G., Il simulacro di C. P. inaugurato in Salerno addí 2 luglio 1864. Napoli, 1864. Nel Museo del Risorgimento in Milano, cartella P., trovasi una scheda di sottoscrizione per questo monumento, intestata Associazione dei Comitati di provvedimento preside Garibaldi. Comitato centrale Genova; s. d.). A Napoli, nel cimitero di Poggioreale, venne eretto nel 1872, a cura di Nicotera, un altro monumento a P. [Presso al quale nel 1890, veniva sepolta Silvia, ricordata in una bellissima epigrafe di G. Bovio (v. BILOTTI, op. cit., p. 437). Il monumento sorge in uno speciale recinto dedicato agli uomini illustri. Quanti amici di P. sepolti lí presso! Conforti, Mezzacapo, D’Ayala, Dall’Ongaro, Boldoni,Cosenz…] (v. ORANO, op. cit., p. 133). In Sapri la spedizione non venne ricordata che da una concisa epigrafe; similmente a Ponza. Il 2 luglio 1903 venne posta, a Sanza, la prima pietra di un cippo ai caduti (v. il giornale Masuccio, di Salerno, 2 luglio 1903, numero unico dedicato alle onoranze a Pisacane, con articoli di Morvillo, Natoli ecc. Il 3 luglio 1904 il cippo venne solennemente inaugurato, presenti un nipote di P. e i fratelli di Falcone. Parlarono per l’occasione i deputati Camera e De Marinis (v. La cronaca di Salerno, 6 luglio 1904; La rivista popolare, 15 luglio 1904; Il giornale d’Italia, 3 luglio 1904). Nel 1906 venne deliberata l’apposizione di una lapide commemorativa al Fortino di Cervara (BILOTTI, 20). In Napoli Pisacane non è ricordato che dal nome di una modesta strada (come in molte altre città italiane). Nel 1911 venne inaugurata a Tatti (Massa marittima) una targa di marmo a P. precursore di Garibaldi e primo banditore del socialismo in Italia (e nella stessa occasione ristampato in opuscolo il suo Testamento politico. Grosseto, 1911). A Genova P. è ricordato da una lapide murata sulla facciata di casa Benettini, nella via a porta degli Archi. Varie. Fin dall’ottobre 1857 Mazzini pensò a fare coniare una medaglia in onore di P., raccogliendo contributi fissi di 50 cent. in Italia e all’estero; ma l’iniziativa, s’è detto, non ebbe attuazione. Nel 1860 Garibaldi dittatore assegnò una pensione vitalizia a Silvia, figlia di P. (v. MARIO J., In memoria di Nicotera, 48 sg.; A. Bertani e i suoi tempi, I, 245). Una proposta di legge per «lo assegnamento di una pensione vitalizia ai superstiti della spedizione P. nel 1857» venne presentata alla Camera nel 1877 da Cairoli, Garibaldi, Sprovieri, Fabrizi, Bertani ecc. La discussione ebbe luogo il 29-30 gennaio, oratori principali il Cairoli (in favore), Sella (contro). Il progetto venne preso in considerazione, ma restò poi sempre allo stato di progetto (v. MARIO, In memoria, p. 117 e i giornali del tempo, ad es. Il Dovere, Roma, 1° febbraio 1877. Il discorso Cairoli venne anche pubbl. a parte: Roma, 1877, pp. 10). Gruppi socialisti ed anarchici intitolati a P. vennero fondati qua e là in Italia dopo il 1880: ad es. a Forlí nel 1886, a Cervia e a Villa Savio nel 1888. Le date anniversarie di P. vennero frequentemente commemorate dai socialisti, la prima volta, credo, dalla Federazione socialista forlivese, il 2 luglio 1882. Tre numeri unici di giornali vennero, per quanto mi consta, dedicati a P.: il 2 luglio 1884, il 2 luglio 1903 e il 22 agosto 1918 (già cit.). Nell’ottobre 1887 Antonio Fratti, mazziniano, tenne a Forlí una conferenza in gran parte dedicata a P. (v. La rivendicazione, Forlí, 15 ott. 1887) [Fratti rivendicò il sostanziale accordo di pensiero tra Mazzini e P., ma venne vivacemente rimbeccato dalla stampa socialista]. Il nome di P. echeggiò spesso alla Camera italiana: ad es. l’1 luglio 1861 (Crispi); il 29-30 gennaio 1877 (Cairoli, Sella); il 17 giugno 1882 (Cavallotti); il 13 giugno 1891 (Imbriani); il 13 giugno 1894 (idem); il 10 aprile 1897 (Bissolati); l’11 aprile 1897 (Imbriani) [Bissolati esaltò «l’atto dell’eroe di Sapri, che, socialista, si immolava per creare l’Italia borghese, perché sapeva che lo sviluppo della borghesia e la costituzione della nazionalità sono preparazione necessaria della società comunista». Imbriani ribatté che «P., sbarcando a Sapri, non aveva che un pensiero: l’unità italiana sotto la bandiera della repubblica».] c) ALBINI D., La S. di S. e la provincia di Basilicata. Roma, 1891, pp. 24. AMABILE A., La genesi storica e il contrib. ideale della S. di S. Nocera, 1899. Ansie (le) del governo borbonico nel 1857. In Il Ris. ital., 1920, p. 399 sg. BILOTTI P. E., La S. di S. Da Genova a Sanza. Salerno, 1907. C.(ASANOVA) E.(UGENIO), Sulla preparazione di S., in Rass. stor. del Ris., 1924, p. 511 sg. DE LEO A., Commemorazione della S. di S. Salerno, 1885. DE MONTE L., Cronaca del Comitato segreto di Napoli su la S. di S. Napoli, 1877. FABRIZI N., La S. di S. e il Comitato di Napoli. Napoli, 1864. FISCHETTI G., Cenno storico dell’invasione dei liberali in Sapri nel 1857. Napoli, 1877. GIANGIACOMI P., Anconitani precursori e soldati dei Mille. Ancona, 1910. LABATE V., R. Pilo e la S. di S., in Rivista d’Italia, gennaio 1908, pp. 145-64. LACAVA M., Nuova luce sulla S. di S., in Atti dell’Accad. Pontaniana, vol. XXII. MAZZIOTTI M., Documenti relativi alla S. di S., in Rass. stor. del Ris., 1916, p. 765 sg. MESSAGGI G., Della sommossa di Genova, dei fatti di Livorno e dello sbarco dei rivoltosi in Sicilia nel 1857. Milano, 1857. PAOLUCCI G., Rosolino Pilo. Memorie e documenti dal 1857 al 1860, in Archivio stor. sicil., 1899, pp. 210-84. POGGI F., Sapri (sped. di), in Dizionario del Ris. nazionale, Milano, 1931, pp. 949-54. RACCIOPPI G., La S. di Carlo Pis. a S., con nuovi doc. inediti. Napoli, 1863. – Gli echi di Sapri. 1897. RONDINI D., La S. di S., in Il Ris. Ital., 1911, pp. 160-88. SAFFI A., Cenni biografici e storici a proemio dal testo, in Scritti ed inediti di G. MAZZINI, vol.. IX, pp. CXXX-CLIV. ZAGARIA R., La parte del Mazzini nella spedizione di Sapri, in Rass. stor. del Risorg., aprile-giugno 1927. (Si vedano in TABARRINI, Vita di Lenza; MINGHETTI, Miei ricordi; PASOLINI, Memorie raccolte da suo figlio, le impressioni destate su Pio IX, allora in viaggio nelle Legazioni, dalle notizie della Spedizione di Sapri). La spedizione di Sapri dette luogo a numerosi componimenti poetici, quasi tutti assai scadenti, seppure calorosi e ispirati. Vanno citati, in ordine di tempo: MERCANTINI L., La spigolatrice di Sapri, stampata la prima volta nel Movimento, Genova, 3 agosto 1857; RICCIARDI C., Novissima verba. Carme ai caduti di Sapri, in La Gazzetta del Popolo, Torino, 29 luglio 1857: VECCHI C. A., Canto funebre, ivi, 17 agosto 1857; CURZIO F., L’eroe di Sapri (4 sonetti), 1858, ristampati in Poesie edite ed inedite di F. C., Milano, 1883. LOMBARDI E., La spedizione di Sapri, letta la prima volta nel 1865 e poi stampata nella Biblioteca universale del Sonzogno; QUARTA A., La spedizione di Sapri. Versi, Roma, 1877; versi di TERZI R., e di CAPASSO G. si leggono sul giornale Masuccio, Salerno, 2 luglio 1903. Fra gli stranieri che cantarono la spedizione si veggano SWINBORNE, Song of Italy; HARRIET HAMILTON-KING, The disciples, London, 1873 (v. il brutto poemetto Nicotera). CARDUCCI dedica due versi a Pisacane in una delle sue odi barbare (Scoglio di Quarto). È noto che anche VICTOR HUGO tessé l’apologia di P., dicendolo piú grande di Garibaldi nello stesso modo che Brown era da considerarsi piú grande di Washington. d) Sugli amici di Pisacane: CARRANO F., Ricordanze stor. del Ris. ital., 1822-1870. Torino, 1885. CASONI F., G. Cadolini, in Rass. stor. del Ris., 1922, p. 45 sg., 315 sg. (anche: CADOLINI, Memorie, Milano, 1911). CATTANEO C., Opere ed epistolario, varie edizioni. COLLETTI A., A. Franchi e i suoi tempi. Torino, 1925. DE GUBERNATIS A., F. Dall’Ongaro e il suo epistolario scelto. Firenze, 1875. (FANELLI, intorno a): CHIARELLI G., Un patriota martinese: G. F., in Il Mondo, Roma, 12 aprile 1925. TEOFILATO C., G. F. dalla Giovine Italia alla Intern., in Vita e pensiero, Roma, 1° agosto 1925, pp. 205-8. MALATESTA E., G. F. Ricordi personali, in Vita e pensiero, Roma, 16 sett. 1925, pp. 252-54. LUCARELLI A., La Puglia nel sec. XIX, cit., p. 223 sg. FERRARELLI G., L. Mezzacapo e i suoi tempi. Roma, 1885. FRANCHI A., A G. Mazzini. Torino, 1857. GROPPA B., B. Falcone: discorso. Corigliano cal., 1911. GUARDIONE F., Il generale E. Cosenz. Palermo, 1900. HERZEN A., My past and thoughts. The memoirs of. London, 1924. ITALICUS, L. Orlando e i suoi fratelli. Roma, 1898. MACCHI M., La conciliazione dei partiti. Genova, 1856. MARIO J., A. Bertani e i suoi tempi. Firenze, 1888. – In memoria di G. Nicotera. Firenze, 1894. NERI A., Un episodio inedito della vita di N. Bixio. Genova, 1912. OLIVIERI G., I Plutino nel Risorg. nazionale. Campobasso, 1907. PESCI U., Il gen. C. Mezzacapo e il suo tempo. Bologna, 1908. PUPINO CARBONELLI C., G. Mignogna nella storia dell’unità d’Italia. Napoli, 1889. ROMANO N., G. B. Falcone, Città di Castello, 1888. SAFFIOTTI U., Lettere ined. di C. Cattaneo a M. Macchi, in Rass. stor. del Ris., ott.-dic. 1925, pp. 721-800. VISALLI V., C. De Lieto. Roma, 1919. Sui tempi di Pisacane: (Sulla vita militare nelle Due Sicilie borboniche) D’AYALA M., Memorie di M. D’Ayala e del suo tempo. Torino, 1886; FERRARELLI G., Memorie militari del Mezzogiorno d’Italia. Bari, 1911. (Sulle condizioni civili delle Due Sicilie borboniche) DE CESARE, op. cit.; MAZZIOTTI M., La reazione borbonica nel regno di Napoli. Milano, 1912. (Sulla Legione straniera) MOREL, La Légion étrangère. Paris, 1912; GRISOT et COULOMBON, Historique de la L. E. de 1831 à 1887. Paris, 1888. (Sulle campagne di guerra del 1848-49 le citazioni sarebbero innumerevoli, perciò si omettono; le op. seguenti vengono notate solo perché hanno riferimenti diretti a Pisacane) DE HOFSTETTER G., Giornale delle cose di Roma nel 1849. Torino, 1851; LOEVINSON E., G. Garibaldi e la sua legione nello Stato romano 1848-49. Roma, 1902-907; ROSELLI P., Memorie relative alla spedizione e combattimento di Velletri. Torino, 1853; GABUSSI G., Memorie per servire alla storia della rivoluzione degli Stati romani. Genova, 1850. (Sulla emigrazione politica in Isvizzera e in Piemonte) CADOLINI G., Memorie del Ris. dal 1848 al 1862. Milano, 1911; LOERO A., Gli emigrati politici in Genova nell’epoca del Ris., Bologna, 1911; CASANOVA E., L’emigrazione siciliana dal 1849 al 1851, in Rass. stor. del Ris., XI, 1924; POGGI F., Emigrazione politica italiana nel Regno di Sardegna, in Dizion. del Ris. Naz., cit., vol. I, pp. 964-972. (Sulla emigrazione politica in Inghilterra) CALMAN A. R., Ledru-Rollin après 1848 et les proscrits français en Angleterre. Paris, 1921; WHITAKER T., Sicily and England. London, 1907. (Sul dissidentismo nel movimento repubblicano) La bibliografia è molto vasta; si vedano, per una prima informazione, LAVELLI E., PEREGO P., I misteri repubblicani e la ditta Brofferio, Cattaneo, Cernuschi e Ferrari. Torino, 1851; ROSI M., Mazzini e la critica di un emigrato, in Riv. d’Italia, 1905. (Sul murattismo) L’opera piú recente è GAVOTTI M. V., Il movimento murattiano dal 1850 al 1860. Roma, 1927. (Su La libera parola) CASONI F., La Libera parola. Sua diffus. e influenza, in Rass. stor. del Ris., 1928, p. 362 sg.; MICHEL E., Un giornale rivoluzionario: La Libera Parola, in Riv. d’Italia, 30 giugno 1915, PP. 942-48; ITALICUS, op. cit.; ROSI M., I Cairoli. Torino, 1908. (Sui movimenti di Genova e di Livorno, 1857) MICHEL E., L’ultimo moto mazziniano. Livorno, 1903; PARETO-MAGLIANO B., Lettere e ricordi di Mazzini. Torino, 1924; scritti vari di J. MARIO, cit., e specialmente il seguente: La spedizione di C. Pisacane e i fatti di Genova del 1857, in La Riv. popolare a G. Mazzini nel 100° anniversario della nascita; Processo di Genova, 1858, in La gazzetta dei tribunali, febbraio 1858. (Sul processo di Salerno, 1858) Atto di accusa proposto dal Proc. del Re… contro G. Nicotera ed altri imputati… e decisione emessa dal G. C. su di essa. Salerno, 1857; Atto di accusa per i fatti di Ponza e di Sapri. Salerno, 1859. (Sulle polemiche determinate dall’insuccesso della spedizione di Sapri) Oltre alle opere già citate sulla spedizione: Resoconto del processo di diffamazione promosso da S. E. il Min. dell’Interno G. Nicotera contro S. Visconti, gerente della Gazzetta d’Italia. Firenze, 1877; FOSCHINI L. D., Processo Nicotera – Gazzetta d’Italia. Resoconto stor. aneddotico. Milano, 1876; PALLESCHI F. G., G. Nicotera ed i fatti di Sapri, Firenze, 1876; DE BELLIS F., L’eroe di Sapri. Napoli, 1877; ed altri scritti sul processo di Firenze di CARRARA F., CERLENIZZA L., CORSI T., MARI A. (Sulla questione del Cagliari) Voluminose memorie ufficiali dei governi napoletano ed inglese si trovano a stampa; intorno ad esse si ebbe una vasta fioritura di opuscoli; molto materiale trovasi ancora inedito negli Archivi di Napoli, Torino e Londra. Si veda BIANCHI N., Storia della diplomazia europea in Italia, VII, pp. 408-24. e) ACERBI C., Progetto di miglioramento morale e materiale, a uso delle classi operaie. Casale, 1851. BIANCHI-GIOVINI A., Prediche domenicali. Torino, 1856. Biblioteca democratica settimanale. Genova, 1850-51. BOCCARDO G., Trattato teorico pratico di economia politica. Torino, 1853. CAPELLO G., Pensieri sul miglioramento morale e materiale della classe degli operai. Torino, 1849. CARPI L., Del credito agrario e fondiario. Torino, 1854. C. G. A. R., Timori e speranze per la Chiesa dalle ultime vicende di Roma. Genova, 1850. CORVAJA G., La bancocrazia. Torino, 1853. – La lega industriale, ossia la panacea generale per guarire la società di tutti i mali del monopolio. Torino, 1853. Demagogia (la) italiana ed il papa-re. Torino, 1849. F. T., Cenni sull’attuale politica europea, ossia il nuovo sistema di. Genova, 1850. GIUDICE L. M., Elementi di economia politica e industriale. Torino, 1855. GIULIO C. I., Della tassa del pane. Torino, 1853. MACCHI M., Dell’importanza sociale acquistata dalle moltitudini. Valenza, 1856. MASSINO-TURINA P. G., La beneficenza ordinata a sistema, ossia ricerca delle cause della miseria e dei modi pratici di fermarne il corso. Torino, 1850. MENEGHINI A., Elementi di economia sociale ad uso del popolo. Torino, 1851. MONTANELLI G., Introduzione ad alcuni appunti storici sulla rivoluzione d’Italia. Torino, 1851. MORELLI G., Enosetnismo. 1855. QUAGLIA L. Z., Sulle società di operai formatesi in Piemonte dopo lo Statuto. Torino, 1854. Repubblica (la) italiana del 49. Suo processo. Torino, 1850. ROSMINI A., Comunismo e Socialismo. Ragionamento. Genova, 1849. RUSCONI C., Prolegomeni di economia politica. Torino, 1852. Saggio intorno al socialismo e alle dottrine e tendenze socialiste. Torino, 1851. SCIALOIA A., I principii della economia sociale. Torino, 1849. – Carestia e governo. Torino, 1853. (TAPARELLI D’AZEGLIO P. L.) Sette libere parole di un italiano sulla Italia. 2a ed., Torino, 1849. TRINCHERA F., Corso di economia politica. Torino, 1854. TURCOTTI A., Dei diritti dell’uomo su la produzione del lavoro nell’interesse delle classi operaie. Varallo, 1853. TUVERI G. B., Specifici contro il codinismo. Cagliari, 1849. – Del diritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi. Cagliari,1851.”,”SOCU-175″
“PISACANE Carlo a cura di LEPRE Aurelio”,”La rivoluzione in Italia.”,”L’illusione del salto rivoluzionario in Pisacane, saltando la fase della rivoluzione borghese, ha radice nel ripensamento degli avvenimenti del 1848. Si tratta della fine del concetto di rivoluzione europea… (pag 25, introduzione) Pisacane rivendica il “”primato”” italiano per affermare la possibilità di una rivoluzione socialista là dove non c’è ancora stata una rivoluzione democratico-borghese (pag 27 introduzione) PISACANE Carlo a cura di LEPRE Aurelio, La rivoluzione in Italia. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1968 pag 225 8° prefazione di Aurelio LEPRE (pag 7-28). [‘Il Mazzini, per mantenersi su queste posizioni, è costretto a rompere con i settori più avanzati della democrazia. Nel 1851, che è l’anno più importante per il processo di chiarificazione e di riassestamento nelle file della democrazia, egli precisa energicamente il suo atteggiamento contrario al socialismo. Nello stesso tempo invece, il Pisacane guarda al fallimento del 1848 in modo spregiudicato, disposto ad accogliere qualsiasi teoria che possa meglio chiarirgli i termini del conflitto in corso. Aiutato dalla lettura assidua di testi socialisti, egli vede, sotto lo schermo della guerra d’indipendenza, svolgersi, contemporaneamente, la lotta di classe. Il suo distacco da Mazzini, di conseguenza, non avviene soltanto sul piano del rifiuto delle «declamazioni da ispirato», ma anche su quello della questione sociale: «Il dire più eque le condizioni fra contadino e proprietario, fra capitalisti e operai – scrive al Dall’Ongaro – non ammette che due casi: o P. [Pippo] crede possibile risolvere il problema sociale senza abolire la proprietà; ed allora non ha studiato a fondo la società presente, o P. parla così per non intimidire i proprietari; e allora simula; ciò non è rivoluzionario… Ho studiato con assiduità (e non ho ancora terminato) tutti gli economisti e i socialisti e ti assicuro che per ottenere ciò che vuole P. non si è mezzo termine; gli strumenti del lavoro debbono essere in comune. Perché temere di parlar chiaro, perché non fare tra le masse una propaganda di questo genere, l a quale è facilissima? (1)». In realtà, una propaganda del genere non è affatto facile, e Pisacane se ne accorgerà presto. Con questa questione siamo però giunti ad una tappa estremamente importante dello svolgimento del pensiero pisacaniano. La propaganda tra le masse investe infatti i problemi della direzione e dell’organizzazione rivoluzionaria. Il modo come Pisacane li affronta ha molti punti di contatto con le teorie di Herzen. E’ nota la concezione di Herzen, espressa nell’affermazione delle necessità di creare dei rivoluzionari che, come ha scritto il Venturi, «spezzino individualmente il legame con il mondo circostante» (cioè con la loro classe) per «dedicarsi al popolo e penetrare in esso» (2). Analoga, a questo proposito, è la posizione che il Pisacane esprime nella ‘Guerra combattuta’ quando scrive che i «pensatori» dovrebbero «svolgere, elaborare, discutere, formulare» il germe di malcontento che esiste nelle classi più povere, così da «renderlo popolare e farne la bandiera di un partito». La questione, indipendentemente dallo studio del Pisacane, ma in relazione ai gruppi mazziniani a cui il Pisacane era vicino, è stata analizzata da Gramsci, che ne ha sottolineata tutta la validità ed importanza, osservando che «il collegamento delle diverse classi rurali che si realizzava in un blocco reazionario attraverso i diversi ceti intellettuali legittimisti-clericali poteva essere dissolto per addivenire ad una nuova formazione liberale-nazionale solo se si faceva forza in due direzioni: sui contadini di base (…) e sugli intellettuali degli strati medi e inferiori, concentrandoli e insistendo sui motivi che più li potevano interessare (…). Si può dire però che, data la dispersione e l’isolamento della popolazione rurale e la difficoltà quindi di concentrarla in solide organizzazioni, conviene iniziare il movimento dai gruppi intellettuali» (3). Che il Pisacane abbia preso in considerazione questa opportunità mostra la stretta aderenza del suo pensiero alla situazione che faceva oggetto della sua indagine. Aderenza che appare ancora più rilevante se si considera che il Pisacane non poneva la questione in astratto, ma in relazione al ceto intellettuale italiano, che non era certo su posizioni rivoluzionarie. Ed è questa constatazione («Ma disgraziatamente l’Italia non conta gli apostoli del suo avvenire» fatta nella ‘Guerra combattuta’, a spingerlo più tardi, nei ‘Saggi’, a delineare meglio le sue idee a tale proposito: «Ognuno diventi un Socrate, in piazza, ne’ trivii, al deschetto del ciabattino, al pancone del falegname, si faccia ad interrogare quelle rozze menti, e le conduca passo per passo alla scoverta della verità. Io sono simile a mia madre, diceva Socrate, figlio di una levatrice, non creo nulla, ma aiuto gli altri a produrre. E’ questo il solo mezzo di rischiarare, in parte, la mente del popolo, di educarlo, e non già tenendolo a forza nelle scuole, o stampando libri che esso non legge. E questo mezzo di propaganda volgare, ed adatto alla sua intelligenza, e che trae argomento dai suoi più pressanti bisogni, neppur è bastante a conseguire lo scopo desiderato. La plebe non si lascia convincere che da’ fatti, ma la propaganda di cui discorremmo elabora fra un numero significativo di giovani la conoscenza de’ diritti che ad ogni uomo accorda la Natura; e cotesti giovani, appena il popolo, sotto la sferza del dolore, si precipita nel moto, e dubbioso non sa ove dirigere gli attacchi e come colorire i desideri, facendosi tutti oratori di circostanza dureranno pochissima fatica a far loro comprendere quello che in un secolo di calma ed in mille volumi non avrebbero mai appreso dai dottrinari» (4). In questo passo vi è tutta la concezione insurrezionale del Pisacane, concretatasi poi nell’organizzazione della spedizione di Sapri’ (pag 12-13-14) [Aurelio Lepre, Prefazione] [(1) Citata da N. Rosselli, in ‘Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano’, Milano, 1958, p,. 198; (2) F. Venturi, Il populismo russo, Torino, 1952, vol. I, p. 63; (3) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, cit., pp. 81-82; (4) C. Pisacane, ‘Saggi storici-politici-militari sull’Italia’, a cura di A. Romano, Milano-Roma, 1957, vol. III, p. 201] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QUAR-090″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume primo.”,”””Coloro i quali, senza rimontare alle cause, si fermano alle prime impressioni, giudicano i Napoletani non buoni soldati; altri, per contrastare quest’ idea, cercano di richiamare alla memoria le antiche gesta dei nostri antenati ricorrendo ad epoche assai remote. Ma parmi che tanto gli uni come gli altri cadano in errore: il valore, come tutte le altre virtù spirituali, non è certo ereditario, ma è figlio dell’ educazione: e perciò, secondo i tempi, vediamo le nazioni ora fiorenti, ora cadere nell’ ignominia.”” (pag 110)”,”ITAB-041-FF”
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume secondo.”,”””Anche negli eserciti regolari, ma nuovi alla guerra, è difficile trovare un subalterno capace di condurre a fine un’ operazione isolata; è quindi impossibile sperarlo inun esercito ove manca ordine, disciplina e confidenza scambievole fra capi e soldati. Con tali eserciti si può sperare qualche successo, tenendoli sempre agglomerati quanto più è possibile; ma guai se una parte comincia a staccarsene!”” (pag 77)”,”ITAB-042-FF”
“PISACANE Carlo, a cura di Giacomo CANTONI”,”Saggio sulla rivoluzione.”,”Carlo Pisacane, uomo politico (Napoli 1818-Sanza, Salerno, 1857). Ufficiale borbonico di famiglia aristocratica e di idee liberali, nel febbraio 1847 fuggì da Napoli a Parigi con Enrichetta di Lorenzo, moglie di tale D. Lazzari. Dopo una breve parentesi nella Legione straniera in Algeria, nel 1848 accorse in Lombardia e combatté valorosamente sul Garda. Accostatosi intanto a Cattaneo e a Mazzini, partecipò alla difesa di Roma dove fu l’anima della commissione di guerra e dimostrò grandi capacità di comando. Caduta la Repubblica, riparò all’estero e poi a Genova (1850) dove, allontanatosi da Mazzini, precisò il suo orientamento ideologico in senso nettamente socialista e proudhoniano. Frutto di tale maturazione fu la sua storia della ‘Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49’ (1851) (…)”,”SOCU-001-FER”
“PISANO Rossano a cura; saggi di Patrizia AUDENINO Gabriella BONACCHI Michela DE-GIORGIO Fiamma LUSSANA Andrea PANACCIONE Rossano PISANO Stefano PIVATO Maurizio RIDOLFI; scritti di Giacomo STERN Gino ALFANI J.L. JOYNES Giuseppe OGGERO Luigi BERTRAND Eugenio CIACCHI Isidoro LEVEQUE Giorgio PLECHANOV Dott. BIEL Andrea COSTA Emilia MARIANI Aroldo NORLENGHI Giorgio RENARD Eodardo COSTANZI Alfredo NOVARO Gustavo ROUANET Giovanni BONAGIUSO”,”Educazione e propaganda nel primo socialismo. La ‘Libreria’ della ‘Lotta di classe’ 1892-1898.”,”saggi di Patrizia AUDENINO Gabriella BONACCHI Michela DE-GIORGIO Fiamma LUSSANA Andrea PANACCIONE Rossano PISANO Stefano PIVATO Maurizio RIDOLFI; scritti di Giacomo STERN Gino ALFANI J.L. JOYNES Giuseppe OGGERO Luigi BERTRAND Eugenio CIACCHI Isidoro LEVEQUE Giorgio PLECHANOV Dott. BIEL Andrea COSTA Emilia MARIANI Aroldo NORLENGHI Giorgio RENARD Eodardo COSTANZI Alfredo NOVARO Gustavo ROUANET Giovanni BONAGIUSO”,”MITS-128″
“PISANTI Tommaso”,”Storia della letteratura americana.”,”Tommaso Pisanti insegna letteratura nordamericana nell’Università di Salerno. Crito e saggista, è autore di varie opere tra cui ‘Poesia del Novecento americano’ (1978) “”Nato in California, avido lettore, con studi irregolari (studiò biologia a Stanford, senza però laurearsi) e varie esperienze, John Steinbeck (1902-1968) si volse a rappresentare figure e situazioni di quel suo angolo di California americana-messicana, intorno a Monterey, ancora tipica e pittoresca «piccola città». Un fusione socio-folklorica, che affascina il primo Steinbeck (‘Cup of Gold’, La coppa d’oro, 1929, che riporta alle leggende di pirati e bucanieri; e ‘The Pastures of Heaven’, I pascoli del cielo, 1932). Elementi di una vaga ma pregnante «mistica della terra» animano ‘To a God Unknown’ (A un Dio ignoto, 1933). Ma è con ‘Tortilla Flat’ (Pian della Tortilla, 1935), con le picaresche vicende dei ‘paisanos’ della Valle di Monterey che Steinbeck dà precisa focalizzazione a tale tematica californiana; cui tornerà in ‘Cannery Row’ (1945). Ma l’estensione e la gravità della «grande crisi» acuivano l’attenzione verso il «sociale». Sembrava che stesse per verificarsi la profezia marxiana sul «crollo» del capitalismo. In ‘Dubious Battle’ (La battaglia, 1936) è il ‘report’ di un lungo sciopero di braccianti contro i frutticoltori. Ma, come su uno sfondo, pur sempre, di saga cavalleresca e di contrapposizione antinomica (tra Mac, il sindacalista «duro», d’acciaio, e Doc «umanitario»). Del resto, anche Steinbeck, come Doc, «non crede tanto nella causa, quanto negli uomini», ed elementi umorosi-liricizzanti s’intrecciano quindi con quelli epico-sociali, senza che vi sia, spesso, però, adeguata fusione. Anche in ‘The Grapes of Wrath’ (Furore, 1939) – romanzo di enorme risonanza (John Ford ne trarrà l’altrettanto famoso film) – il drammatico viaggio della famiglia Joad, su un camion sgangherato, verso il miraggio dei frutteti della California, si snoda tra plastica asprezza realistica e ricalco di avventurosi itinerari western”” (pag 68) L’estensione e la gravità della «grande crisi» acuivano l’attenzione degli scrittori verso il «sociale»”,”VARx-619″
“PISCHEL Giuliano”,”Marx giovane (1818-1849).”,”””Il giudizio che della Neue rheinische Zeitung ha dato Franz Mehring, lo storico della socialdemocrazia tedesca, rimane il più vero: “”Essa associava una profonda intelligenza del nesso storico delle cose – intendimento che non degenerò mai in oziosa contemplazione – con un’ ardita smania di operare, che non si perdette mai in illusioni. Essa non adulava il paese, come non si sognava di adulare i despoti. Flagellava a sangue tutto ciò che ancora v’ era di filisteo e di servile nei tedeschi, ma alimentava ogni favilla rivoluzionaria che promettesse di divampare come fuoco purificatore…Per la stolta placidità dietro cui il piccolo borghese tedesco nascondeva la sua sonnolenza essa non aveva che scherno e beffe.”” (pag 349) “”E Marx poneva risolutamente il problema: “”L’ abisso profondo che si apre ai nostri occhi deve ingannare noi democratici, deve farci pensare che la lotta per le forme statali sia illusoria, non porti a nulla? Soltanto gli spiriti deboli, poltroni, possono fare questa domanda. Dai conflitti che nascono dalle condizioni stesse della società borghese e che non potrebbero essere appianati da sogni chimerici, bisogna trionfare con la lotta””. (pag 357)”,”MADS-335″
“PISCITELLI Enzo”,”Da Parri a De Gasperi. Storia del dopoguerra 1945-1948.”,”PISCITELLI Enzo è libero docente presso l’ Università di Roma e insegna Storia moderna nell’ Istituto universitario pareggiato di Cassino. Ha pubblicato: ‘Stato e Chiesa sotto la Monarchia di luglio’; Pio VI e gli scrittori economici romani’, ‘Storia della resistenza romana’.”,”ITAP-024″
“PISCITELLI Enzo”,”Storia della Resistenza romana.”,”””Le azioni compiute sono, tuttavia, ancora sporadiche, a carattere individuale, senza peso determinante. Occorre rafforzare l’ organizzazione clandestina e creare gli strumenti adatti alla lotta. Vi provvedono i partiti di sinistra: il PSIUP, il partito d’ azione, il Movimento comunista d’ Italia e il PCI. Del tutto assente ed estraneo a questo tipo di lotta, per i motivi già spiegati, è il FCMR. Ma il PSIUP, benché conti circa 2500 aderenti cittadini, poco può fare: purtroppo, il 15 ottobre, con l’ arresto di Giuseppe Saragat e, soprattutto, di Sandro Pertini, ha subito un colpo che ne ha scompaginato le file direttive. Il partito d’ azione, formato preminentemente da intellettuali, stenta a mettersi in moto in questo particolare settore. D’altra parte, in un momento cruciale per la sua organizzazione e per la lotta, tra il 19 e il 20 novembre, molti suoi valorosi dirigenti come Leone Ginzburg, Manlio Rossi-Doria, Carlo Muscetta, Giuseppe Martini e Giuseppe Orlando, cadono in un trabocchetto e nelle mani della polizia fascista (…). Il Movimento comunista d’ Italia, per il suo carattere accentuatamente popolare e alquanto disorganizzato, agisce soprattutto in periferia e nelle borgate. Pertanto, l’ organizzazione dell’ attività armata nel centro della città è opera principalmente del PCI.”” (pag 227-228)”,”ITAR-072″
“PISIER-KOUCHNER Evelyne a cura, saggi di B. BARRET-KRIEGEL J. BROYELLE D. COLAS L. FERRY G. LAVAU M. LOWY T. MACLET L. MARCOU O. MONGIN N. RACINE P. RAYNAUD A. RENAUT P. THIBAUD J.M. VINCENT H. WEBER”,”Les interprétations du stalinisme.”,”Saggi di B. BARRET-KRIEGEL J. BROYELLE D. COLAS L. FERRY G. LAVAU M. LOWY T. MACLET L. MARCOU O. MONGIN N. RACINE P. RAYNAUD A. RENAUT P. THIBAUD J.M. VINCENT H. WEBER”,”TEOC-510″
“PISKUNOV Nikolaj S.”,”Calcolo differenziale e integrale Volume I.”,”Nikolaj Piskunov appartine alla nuova scuola di matematici sovietici. É conosciuto per le sue ricerche nel campo della matematica teorica e applicata; ha pubblicato oltre quaranta opere sulle equazioni differenziali, sulla fisica matematica e sull’idrodinamica.”,”SCIx-187-FL”
“PISKUNOV Nikolaj S.”,”Calcolo differenziale e integrale. Volume II.”,”Nikolaj Piskunov appartine alla nuova scuola di matematici sovietici. É conosciuto per le sue ricerche nel campo della matematica teorica e applicata; ha pubblicato oltre quaranta opere sulle equazioni differenziali, sulla fisica matematica e sull’idrodinamica.”,”SCIx-188-FL”
“PISTARINO Geo”,”I barbari nell’impero d’occidente.”,”Prof. PISTARINO Geo pag 79: ‘Evoluzione concetto di sovranità’ presso i re vandali”,”STAx-241″
“PISTARINO Geo”,”Pagine sul Medioevo a Genova e in Liguria.”,”Geo Pistarino, nato ad Alessandria nel 1917, professore ordinario di Storia medievale nell’Università di Genova. Ha fondato l’Istituto di Medievistica della Facoltà di lettere e ne è stato il direttore.”,”LIGU-008-FFS”
“PISTILLO Michele”,”Pagine di storia del Partito Comunista Italiano tra revisione e revisionismo storiografico.”,”PISTILLO Michele (S. Severo, Foggia, 1926), biografo di Di-Vittorio, si occupa da anni della vita di Antonio Gramsci e più in generale della storia del PCI. Ha scritto tra l’altro ‘Gramsci in carcere’ (2002). Rivalutazione di Serrati. “”La testimonianza di Greco non è stata mai presa in considerazione, in questi cinquant’anni, dagli storici che si sono occupati dal PCI e della scissione di Livorno. Un ponte era stato gettato da Serrati per giungere ugualmente all’accettazione dei 21 punti dell’Internazionale comunista, senza dover procedere alla espulsione di uomini come Turati, Treves, Modigliani. Ma, come nota lo stesso Natta, nel suo libro su Serrati, per questi era più facile intendersi con Lenin (“”più duttile ed esperto””) che con Bordiga e Gramsci, decisi a compiere l’atto liberatorio dai massimalisti considerati, in fondo, l’ostacolo principale alla formazione di un partito “”autenticamente rivoluzionario””. Solo dopo la sua morte, Gramsci riconoscerà il significato vero della personalità di Serrati e della linea da lui seguita al Congresso di Livorno. Scriverà Gramsci: “”Ora, il tratto essenziale della personalità di Serrati, come uomo di partito, era dato (…) dal sentimento dell’unità, che rappresentava decine e decine di anni di sacrifici e di lotta, che significava persecuzioni insieme sopportate, anni di galera insieme scontati””.”” (pag 43)”,”PCIx-262″
“PISTILLO Michele”,”Vita di Ruggero Grieco.”,”””E’ impossibile non ricordare, con gratitudine e commozione l’aiuto che ci ha dato Lila Okhocinskaja (Valentina), dal 1930 compagna della sua vita. Lila aveva conservato non soltanto la memoria di fatti e di avvenimenti, ma aveva voluto scrivere, nonostante le sue già precarie condizioni di salute, alcune testimonianze che abbiamo inserito direttamente nel testo, soprattutto per i periodi per i quali mancava una qualsiasi documentazione”” (pag 6, introduzione) “”Il primo agosto del 1914 Ruggero Grieco e Ines Garbarini si sposano. Fra i testimoni, al loro matrimonio, c’è Amadeo Bordiga”” (pag 36) “”Per solidarietà con Bordiga, per esaltarne l’opera mentre è rinchiuso in carcere; per rispondere, in un certo modo, alla campagna in corso contro di lui, Grieco scrive un articolo dal titolo ‘Bordiga’, sul ‘Lavoratore’ di Trieste, il 7 marzo, non firmato. E’ un articolo che non sarà condiviso da Gramsci, per le affermazioni in esso contenute e che direttamente lo riguardano…”” (pag 54) Distacco da Bordiga. Superamento del bordighismo e avvicinamento a Gramsci (specie sulla tattica agraria dell’IC) (pag 67)”,”PCIx-451″
“PISTOI Paolo”,”Una comunità sotto controllo. Operazioni contro-insurrezionali delle forze di sicurezza britanniche nel quartiere cattolico di Ballymurphy, Belfast.”,”Paolo Pistoi, nato a Torino nel 1948, si è laureato in sociologia alle Università di Londra e Torino, specializzato all’Univ. di Essex e completato il dottorato di ricerca all’Università di Oxford. Vive in Gran Bretagna e si è specializzato nello studio dei fenomeni di conflittualità sociale. Sottolineature (GMB) in capitolo-paragrafo 1.4 ‘Il Regno Unito e l’Home Rule'”,”IRLx-002-FMB”
“PISTONE Sergio”,”La Germania e l’unità europea.”,”PISTONE (nato nel 1938 a Valenza Po) è docente di storia del pensiero pol contemporaneo nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino. Ha scritto, oltre a diversi saggi sulla teoria della ragion di Stato, sulla teoria dell’ imperialismo, sulla teoria delle relazioni internazionali e sulla storia dell’idea di unità europea e del processo di unificazione europea, una vasta monografia su ‘F. Meinecke e la crisi dello Stato nazionale tedesco’ (Torino, 1969) e la prima monografia dedicata a Ludwig DEHIO (1977). Ha curato ‘Politica di potenza e imperialismo. L’analisi dell’ imperialismo alla luce della dottrina della ragione di Stato’ (Milano, 1973) e ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”GERV-022″
“PISTONE Sergio a cura; contributi di AGNELLI Arduino BOBBIO Norberto COFRANCESCO Dino LEVI Lucio LIPGENS Walter MONTELEONE Renato ROSSOLILLO Francesco”,”L’idea dell’Unificazione Europea. Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Relazioni tenute al convegno di studi svoltosi presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 25-26 ottobre 1974).”,”Contiene il saggio di Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’ (pag 77-96) E.J. Hobsbawm, La diffusione del marxismo (1890-1905), “”Studi storici””, XV, 1974, p. 249 La questione nazionale “”Le idee di “”nazione””, “”nazionalità””, “”federazione””, hanno radici profonde nell’elaborazione teorica del socialismo. (…) Con Marx ed Engels quelle idee furono riprese e dibattute sul terreno di un internazionalismo “”scientifico””, in connessione alla dialettica della lotta di classe e all’obiettivo della rivoluzione proletaria. (…) E’ noto però che Marx ed Engels nel corso della loro lunga riflessione sulla “”questione nazionale””, tra i moti quarantotteschi e gli anni ’80, evitarono scrupolosamente di fissarne la soluzione in una formula codificata. Come nel caso della guerra, anche per la questione nazionale essi adattarono di volta in volta i loro giudizi alle circostanze particolari e a un’attenta analisi delle forze che erano in gioco e dei fini che si proponevano. Comunque, nella variabilità delle loro valutazioni è possibile cogliere una costante irrinunciabile, e cioè che in ogni caso i movimenti di liberazione nazionale vanno subordinati e commisurati in funzione del progresso sociale e della rivoluzione europea. Questa costante è per molti versi legata alla preoccupazione principale con cui Marx ed Engels affrontarono l’argomento, ovvero al ruolo che essi attribuivano agli Stati plurinazionali come l’Austria-Ungheria, l’Impero ottomano e soprattutto la Russia zarista, definita come “”la più grande riserva della reazione europea”” e perciò massimo ostacolo alla vittoria della rivoluzione proletaria nel continente”” [ Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’] [in ‘L’idea dell’Unificazione Europea. Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Relazioni tenute al convegno di studi svoltosi presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 25-26 ottobre 1974)’, a cura di Sergio Pistone, 1975] (pag 77-78). Hilferding sull’idea della “”banca centrale unica”” (pag 79) Kautsky sugli “”Stati Uniti d’Europa”” (pag 80) “”La parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa fu formalmente accolta nel manifesto del CC del POSDR pubblicato nel “”Sozialdemokrat”” del 1° novembre 1914, ma con la precisazione che doveva intendersi come “”parola d’ordine ‘politica’””, rigorosamente connessa all’abbattimento rivoluzionario delle Monarchie tedesca, austriaca e russa. Lenin da principio mantenne un certo riserbo sulla questione. (…) Ciò che più impensieriva Lenin era che la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa potesse generare equivoci sulla possibilità della vittoria del socialismo in un paes solo e sui rapporti di questo paese con gli altri. Egli temeva, cioè, che la prospettiva dell’unificazione europea potesse paralizzare le forze rivoluzionarie in uno stato di attesa o comunque alimentare l’illusione “”pacifista”” sulla attuabilità di questa unificazione su basi capitalistiche. Perciò sfoderò contro Trotsky quella stessa ‘teoria dello sviluppo ineguale’ che usava per confutare l’ipotesi kautskyana dell’ultraimperialismo, e su tale base concluse che la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa era sbagliata. In una nota redazionale apparsa alla fine di agosto sul “”Sozialdemokrat”” riassunse in questo modo il suo pensiero: “”[La parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa] o è ‘una rivendicazione irrealizzabile’, perché presuppone uno sviluppo armonico dell’economia mondiael mentre le colonie, le sfere d’influenza ecc. sono divise fra i diversi paesi. O ‘è una parola d’ordine reazionaria’, che significa un’alleanza temporanea delle grandi potenze d’Europa per una più efficace oppressione delle colonie e per la rapina del Giappone e dell’America che si sviluppano rapidamente”” (V.I. Lenin, Opere, Roma , 1966 vol XXI, p. 315). Alle critiche di Lenin Trotsky rispose subito con un articolo su “”Nashe Slovo”” che poi fece confluire nel ‘Programma di pace’ pubblicato nel 1917. Naturalmente Trotsky ammise senza difficoltà il carattere utopistico di una “”Europa realizzata dall’alto sulla base di intese tra governi capitalisti”” (7). L’unificazione europea era un compito rivoluzionario del proletariato occidentale, della sua lotta contro l’imperialismo. Trotsky riconobbe anche che la ‘teoria dello sviluppo ineguale’ era la sola obiezione concreta e fondata che fosse stata fatta contro l’idea degli Stati Uniti d’Europa, però faceva al riguardo questa importante precisazione: “”Ma questa ineguaglianza è essa stessa molto ineguale. Il livello capitalistico dell’Inghilterra, dell’Austria, della Germania o della Francia non è lo stesso. Ma, rispetto all’Africa o all’Asia, tutti questi paesi rappresentano un'””Europa”” capitalistica matura per la rivoluzione sociale. Ché nessun paese debba “”attendere”” gli altri nella sua lotta, è un’idea elementare che è utile e necessario ripetere, affinché all’idea di un’azione internazionale parallela non si sostituisca l’idea dell’attesa passiva internazionale. Senza attendere gli altri noi cominciamo e continuiamo la lotta sul terreno nazionale, pienamente sicuri che la nostra iniziativa stimolerà la lotta negli altri paesi; ma se ciò non avviene è assurdo pensare (…) che, per esempio la Russia rivoluzionaria possa far fronte a un’Europa conservatrice, o che la Germania socialista possa sussistere isolata nel mondo capitalista.”” In questo passo c’è già tutta la sostanza della teoria trotskista dello ‘sviluppo ineguale e combinato’, nei suoi due più tipici postulati: 1) che la rivoluzione proletaria non è simultanea e può essere avviata anche in un paese arretrato, 2) che però il socialismo non potrà essere costruito in un paese solo se non nel quadro di interdipendenza dei vari paesi e delle loro economie. Bisogna dire che queste precisazioni di Trotsky (echeggianti, tra l’altro, spunti di provenienza luxemburghiana) servivano poco a dissipare i sospetti di Lenin e a conciliarlo con la tesi dell’unificazione europea. Al contrario Lenin in quel momento era già arrivato a mettere a punto l’analisi dell’imperialismo e in correlazione alle sue risultanze aveva definito anche tutta una serie di questioni teoriche che lo portavano a divergere più che mai dalla linea di Trotsky. Per cominciare, la diffidenza di Lenin per la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa cresceva nella misura stessa in cui se ne appropriavano i rappresentanti della II Internazionale e quando nel 1916 la socialdemocrazia l’accolse nel suo programma di pace, egli non esitò a gridare all’inganno e all’ipocrisia borghese”” (pag 83-84)”,”EURx-290″
“PISTONE Sergio, a cura; scritti di Carlo CATTANEO Luigi EINAUDI Giovanni AGNELLI e Attilio CABIATI Filippo TURATI Carlo ROSSELLI Altiero SPINELLI Luigi EINAUDI Eugenio COLORNI Giorgio PEYRONEL Ignazio SILONE Ferruccio PARRI Alcide DE-GASPERI Ugo LA-MALFA Mario ZAGARI Mario ALBERTINI Giuseppe PETRILLI Francesco ROSSOLILLO Dario VELO Giorgio AMENDOLA Giorgio BENVENUTO Emanuele GAZZO Guido MONTANI”,”L’Italia e l’unità europea. Dalle premesse storiche all’elezione del parlamento europeo.”,”Sergio Pistone, nato a Valenza nel 1938, è stato professore straordinario di storia del pensiero politico contemporaneo nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro: ‘F. Meinecke e la crisi dello Stato nazionale tedesco’ (Torino, 1969), ‘Politica di potenza e imperialismo’ (1973), ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1975), ‘La Germania e l’unità europea’ (1978). Dal risorgimento al periodo tra le due guerre la resistenza e l’unità europea l’avvio dell’unificazione economica europea l’integrazione economica “”negativa”” crisi della comunità europea e crisi dell’Italia”,”EURx-349″
“PISTONE Sergio”,”Ludwig Dehio.”,”Sergio Pistone docente di Storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di Scienze poltiche dell’Univeristà di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Politica di potenza e imperialismo.L’analisi dell’imperialismo alla luce della dottrina della ragion di Stato’ (Milano, 1973) e ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1973). ‘L’importanza e il valore dell’opera storiografica di Ludwig Dehio, e, quindi , la ragione per cui egli trova legittimamente posto in questa collana sono legate fondamentalmente a due libri, ‘Equilibrio e egemonia’ (1) e ‘La Germania e la politica mondiale del XX secolo’ (2), e a una serie di saggi, tutti scritti e pubblicati dopo la Seconda guerra mondiale e cioè nell’ultimo periodo della sua vita”” (pag 5, introduzione)”” [(1) ‘Equilibrio o egemonia. Considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna’, Brescia, 1954 (indicata con sigla E.); (2) L. Dehio, ‘Deutschland und die Weltpolitik in 20 Jahrhundert, München, 1955, trad. it., di A. Cavalli, Milano, 1962, ‘La Germania e la politica mondiale del XX secolo’ (indicata con sigla G.]; “”Naturalmente il crollo della Repubblica di Weimar e la vittoria dell’alternativa fascista hanno le loro cause prossime nella grande crisi del 1929. Questa, d’altra parte, non può essere considerata come un fenomeno isolato o casuale rispetto ai fattori di crisi del sistema europeo che danno un’impronta determinante al processo storico postbellico, ma è al contrario a essi strettamente connessa. La crisi ebbe infatti, secondo Dehio, la sua radice principale nella contraddizione fra lo sviluppo della civilizzazione economica, che rendeva sempre più interdipendente il mondo intero e spingeva all’unificazione su scala continentale e, in prospettiva, mondiale, e l’organizzazione politica del mondo fondata su Stati sovrani e quindi priva di strutture politiche in grado di gestire adeguatamente l’interdipendenza crescente e, concretamente, di imporre una linea comune di fronte alla crisi (59). Questa contraddizione, che era ormai in fase acuta in Europa, cominciava a manifestarsi anche sul piano mondiale e produsse appunto, con la grande crisi, la tendenza da parte di ogni Stato a chiudersi ancor più in se stesso di fronte alle accentuate difficoltà economiche e portò, di conseguenza, a un crollo del mercato mondiale che per le già asfittiche economie europee ebbe effetti catastrofici (60). In sostanza, con la crisi del ’29 il problema generale della decadenza degli Stati nazionali europei entrò in una fase cruciale e si presentò in termini più acuti e drammatici in Germania a causa della sua più accentuata dipendenza dal commercio estero e della ristrettezza del suo territorio in confronto con le esigenze del suo sviluppo economico”” (pag 129-130) [Sergio Pistone, ‘Ludiwig Dehio’, Guida Editori, Napoli, 1977] [(59) E., p. 279. A un’interpretazione analoga, ma elaborata in modo più approfondito e con l’ausilio di rigorosi strumenti scientifici di analisi economica, della crisi del 1929 erano giunti negli anni successivi alla crisi e nel corso della Seconda guerra mondiale i più lucidi sostenitori dell’esigenza dell’unificazione federale europea. Cfr. in particolare L. Robbins ‘L’economia pianificata e l’ordine internazionale’, 1938, trad. it., Milano, 1948 e L. Einaudi, ‘I problemi economici della Federazione Europea’, Lugano, 1944, raccolto in ‘La guerra e l’unità europea’, Milano, 1948. Per un inquadramento generale cfr. S. PIstone, ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit.; (60) In ‘Versailles’, pp. 103-109, Dehio osserva che la Società delle Nazioni avrebbe potuto funzionare validamente come strumento per gestire la crescente interdipendenza a livello mondiale soltanto alla condizione che vi avesse partecipato l’America esercitandovi una forte ‘leadership’]”,”STOx-026-FMB”
“PISU Renata”,”Alle radici del sole. I mille volti del Giappone: incontri luoghi riti e follie.”,”Renata PISU ha frequentato i corsi di lingua cinese e di storia della Cina moderna all’ Università di Pechino fino agli inizi della Rivoluzione Culturale. Da allora svolge la professione di giornalista con particolare attenzione ai problemi dell’ Asia Orientale. E’ stata corrispondente per ‘La Stampa’ negli anni 1980 e di ‘Repubblica’ dal 1990. Ha scritto vari libri (vedi retrocopertina).”,”JAPx-036″
“PISU Renata”,”Cina: il Drago rampante.”,”PISU Renata conoscitrice e studiosa profonda della Cina, ha frequentato i corsi di lingua cinese e di storia della Cina moderna all’ Università di Pechino fino agli inizi della Rivoluzione Culturale. Da allora svolge la professione di giornalista con particolare attenzione ai problemi dell’ Asia Orientale. E’ stata corrispondente per ‘La Stampa’ negli anni 1980 e di ‘Repubblica’ dal 1990. Scrive per l’Espresso. Ha condotto per la Rai trasmissioni radiofoniche.”,”CINx-264″
“PITCHER Harvey”,”Witnesses of the Russian Revolution.”,”Harvey Pitcher has made a special study of the Briand American communities in Russia before 1917. His books on the subject include When Miss Emmie was in Russia and The Smiths of Moscow. He is also a leading Chekhov scholar. He lives in Norfolk. Illustrations, Foreword, Map, Acknowledgements, Sources and Bibliography, Notes and References, Index,”,”RIRB-026-FL”
“PITOCCO Francesco a cura; scritti di Lucien FEBVRE Fernand BRAUDEL Jacques LE-GOFF Jean DELUMEAU Philippe ARIES MIchel VOVELLE Robert MANDROU Emmanuel LE ROY LADURIE Edward P. THOMPSON Witold KULA Georges LEFEBVRE”,”Storia delle mentalità.”,”Scritti di Lucien FEBVRE Fernand BRAUDEL Jacques LE-GOFF Jean DELUMEAU Philippe ARIES MIchel VOVELLE Robert MANDROU Emmanuel LE ROY LADURIE Edward P. THOMPSON Witold KULA Georges LEFEBVRE. “”Gli uomini fanno la storia, ma non sanno di farla”” (Marx) (cit da C. LEVI-STRAUSS) (pag 65) “”Il genio di Marx, il segreto del fascino da lui a lungo esercitato, consiste nel fatto che è stato il primo a costruire dei veri modelli sociali e questo a partire dalla lunga durata storica. Questi modelli sono stati irrigiditi nella loro semplicità conferendo loro valore di legge, di spiegazione preliminare, automatica, applicabile in tutti i luoghi, a tutte le società…In tal modo è stato limitato il potere creativo della più possente analisi sociale del secolo scorso, che potrebbe ritrovare forza e giovinezza solo rituffandosi nella lunga durata”” (pag 78, F. BRAUDEL).”,”STOS-080″
“PITTO Andrea”,”Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli. Eresia, misticismo, energia, nazismo.”,”PITTO Andrea laurea in medicina, diploma quadriennale in Agopuntura e Tecniche affini, laurea in filosofia. E’ ricercatore indipendente negli ambiti: filosofia della mente, psicologia, morale, medicina della complessità, e rapporto mente-corpo. Vive e lavora a Genova: Contiene il paragrafo: ‘Volontà di potenza e socialismo: Alfred Adler’ (pag 167-168)”,”TEOS-229″
“PITTO Andrea”,”Wilhelm Reich e il Freudo-Marxismo. Psicoanalisi e politica.”,”Andrea Pitto, laurea in filosofia con indirizzo epistemologico e cognitivo, laurea in medicina e chirurgia, diploma quadriennale in Agopuntura e Tecniche affini. E’ ricercatore indipendente negli ambiti: filosofia della mente, psicologia, morale, medicina della complessità, e rapporto mente-corpo, rapporti tra personalità e strutture socaili. Vive e lavora a Genova. Volume omaggio dell’autore. Ringraziamenti all’Istituto a pag 20 Engels. “”Engels specifica il ruolo della soggettività umana nella storia nel suo ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ (1886), in cui esprime in due passi lo stesso concetto ma declinandolo diversamente quasi contraddicendosi, anche se in realtà il secondo brano prende in considerazione un fattore trascurato nel primo. Dapprima scrive che l’evoluzione della natura si differenzia dalla storia della società, poiché nulla di ciò che accade in essa è prodotto come finalità consapevole e voluta; i fattori determinanti sono assolutamente ‘ciechi e incoscienti’, quindi al di fuori del dominio della volontà e della consapevolezza. Nella storia invece gli elementi attivi sono solamente gli uomini con la loro coscienza, le loro emozioni e la capacità di riflettere sulla realtà, ponendosi fini da raggiungere. Poi aggiunge che nulla accade ‘senza intenzione cosciente, senza uno scopo voluto’ (F. Engels, 1886, pp. 1136-7). In un secondo brano precisa che le motivazioni che muovono gli uomini ad agire sulla scena della storia sono assai spesso incoscienti, anzi queste sono i motivi ultimi, specie quando mettono in moto grandi masse, popoli o intere classi. Queste azioni motivate incoscientemente sono di lunga durata e mettono capo a grandi trasformazioni storiche. Engels, che intuisce l’importanza degli stati non coscienti della mente, afferma che valutare nel giusto modo come tali cause determinanti e inconsce si riflettano, divenendo coscienti, nella psicologia delle masse e in quella dei loro capi è l’unica possibilità che permetta la comprensione delle leggi della storia in generale e anche quella dei singoli paesi o di determinati periodi storici. Poi Engels aggiunge: «Ciò che mette in movimento gli uomini deve passare per il loro cervello; ma la forma che esso assume nel loro cervello dipende molto dalle circostanze» (ivi, p. 1139). Engels in sostanza giunge alla considerazione che vi sono dei fattori inconsci nello sviluppo della storia e tanto più nel divenire della natura, come del resto aveva già fatto notare Arthur Schopenhauer (1788-1860) col suo concetto di ‘volontà’, modalità dinamica e involontaria e impersonale della natura nel suo continuo processo di trasformazione. Questi fattori inconsci, riflette Engels, debbono, in qualche maniera condizionare o interagire coi fattori coscienti, con la volontà che emerge negli uomini sia nel loro essere elementi di una massa, sia quando assumano ruolo di ‘capi’, i cosiddetti ‘grandi uomini’. A questo ragionamento si riferisce Plechanov che, come vedremo, pone direttamente il problema del ruolo della personalità nella storia. Dunque non soltanto la coscienza o l’autocoscienza, hanno diritto d’asilo nella ricerca storica, ma si inizia a pensare che se il fattore soggettivo è implicato nei mutamenti della società – come potrebbe non esserlo – esso non è composto soltanto di istanze immediatamente coscienti”” [Andrea Pitto, ‘Wilhelm Reich e il Freudo-Marxismo. Psicoanalisi e politica’, Milano, 2017] (pag 191-193)”,”TEOS-263″
“PITTO Andrea”,”Il mondo come ribellione e reazione. Homo Pandemicus e teorie della cospirazione nel tardocapitalismo.”,”Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020. A proposito della guerra. ‘Lenin nel 1917 diceva: “”vallo a cercare il colpevole! Il colpevole è mezzo secolo di sviluppo capitalista e la sola via d’uscita è il rovesciamento del dominio capitalista e la rivoluzione operaia””‘ (pag 41) “”Dispiace ricordare a questo proposito il libello di Lenin ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’ (1920), perché in esso leggiamo una critica eccessiva e spesso non giustificata a tutte le componenti rivoluzionarie russe da parte del bolscevismo, ‘statu nascendi’ della dittatura sovietica, nonostante ciò vi sono, con le dovute proporzioni, delle analogie che riguardano proprio il narciribelle e l’attività manifestazionaria’”,”TEOS-342″
“PITTO Andrea”,”Fenomenologia del tardocapitalismo. Homo custoditus, sorveglianza, cospirazione, guerra.”,”Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020. Citato brevemente A. Cervetto riguardo alla teoria dell’ imperialismo unitario e Lotta comunista (pag 36)”,”TEOS-343″
“PITTO Andrea”,”Jung l’eretico. Misticismo, esoterismo, meccanica quantistica, nazismo.”,”‘Nel febbraio 1934 la rivista ‘Neue Zurcher Zeitung’ pubblica un articolo dello psichiatra svizzero Gustav Bally che, con toni ironici e incalzanti, chiede ragione a Jung della sua alleanza con le istituzioni naziste e, a proposito della distinzione da lui fatta fra psicologia ebraica e tedesca, Bally scrive: «Cosa intende Jung con questo? Vuole che a proposito di un lavoro scientifico, noi ci domandiamo: è germanico o ebraico? E come vuoi distinguere la psicologia germanica da quella ebraica? Quale valore avrebbe per la ricerca in scienze umane il fatto di considerare “”altrimenti”” le opere dell’ebreo Husserl e quelle di Meinong e Dilthey, di applicare il criterio razziale al lavoro degli psicologi della Gestalt tra i quali si trovano dei germanici come Von Ehrenfels, Wolfgang Kohler, ma anche ebrei come Koffa e Wertheimer (…). Perché dunque (Jung) non si obbliga prima di tutto a dire chiaramente in cosa consiste (…) questa così importante distinzione senza giudizio di valore tra Ebrei e germani, distinzione da cui egli si aspetta la salvezza della futura psicoterapia? (307)». Jung si impegna immediatamente a dare le risposte che il collega svizzero richiede con tanta urgenza. Innanzitutto Jung è convinto che vi sia la necessità assoluta di mantenere i contatti con gli psicoterapeuti tedeschi, considerando che, con l’avvento del nazismo, la psicoterapia potrebbe essere eliminata completamente. Egli vuole offrire il suo contributo affinché ciò non avvenga e dichiara che farebbe la medesima cosa se questa necessità emergesse a Mosca o a Pietroburgo. Porre l’attenzione sulla questione ebraica, anche sotto il profilo psicologico, non deve essere inteso in senso razzistico e denigratorio, ma come fenomeno da studiare alla stregua di qualsiasi altro e per farlo è necessario essere presenti in Germania altrimenti ogni canale di comunicazione tra certe idee e quelle naziste verrebbero meno. Jung, con la fama che si porta appresso, è l’uomo giusto per ottenere quel poco che è possibile nella situazione drammatica e minacciosa presente in Germania dopo l’avvento di Hitler al potere. Nella sua replica a Bally, Jung si sofferma molto sulla questione delle differenze. In effetti, sostiene, cominciando il suo ragionamento, che la necessità di uniformità non nasce in Germania, ma nasce almeno in ambito europeo, dalle pretese totalitarie della Chiesa che al tempo non usava filo spinato, ma ‘faceva un largo consumo di legna da ardere’. Niente di nuovo dunque se in Germania la popolazione era costretta a esprimere segni di fedeltà con giuramenti sui principi del nazionalsocialismo’ (pag 185-186) [dal cap. XII, ‘L’antisemitismo e Jung’ (pag 175-204)] [(307) ‘Jung e l’ebraismo’, 2001, p.46-47] [ISC Newsletter N° 96]”,”TEOS-344″
“PITTO Andrea”,”Wilhelm Reich libertario? Autorità e autonomia, fascismo, controllo e rivolta.”,”Critica dell’autore a Lenin riguardo alla sua considerazione sulla idiosincrasia degli anarchici contro il potere e la subordinazione. Per l’autore la teoria anarchica ha affrontato questo tema, ad es. Bakunin in ‘Dio e lo Stato’ (sconosciuto a Lenin, o dimenticato, ipotizza l’autore, sic!) (pag 134) Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020.”,”TEOS-345″
“PIVA Francesco TATTARA Giuseppe a cura; saggi di Valerio BELOTTI Maurizio CARBOGNIN Paolo FELTRIN Pietro MANTOVAN Francesco PIVA Fabio RAVANNE Giuseppe TATTARA”,”I primi operai di Marghera. Mercato, reclutamento, occupazione 1917-1940.”,”Saggi di Valerio BELOTTI Maurizio CARBOGNIN Paolo FELTRIN Pietro MANTOVAN Francesco PIVA Fabio RAVANNE Giuseppe TATTARA “”Ben raramente, invece, è stata presa in considerazione la distribuzione del tempo di lavoro nel lungo periodo. Thompson, nel suo famoso saggio su ‘Tempo, disciplina del lavoro e capitalismo industriale’ (1), accenna a una discontiuità negli schemi di lavoro giornalieri, settimanali e annui e alla loro trasformazione con l’ affermarsi del capitalismo industriale, ma il suo problema di ricerca riguarda il rapporto tra disciplina del lavoro e modificarsi della misurazione interiore del tempo””. (pag 168-169) (1) E.P. Thompson, Società patrizia, cultura plebea, Torino 1981 “”In proposito, risulta significativa la critica di Pollard, riferita alla Gran Bretagna, alla “”tesi convenzionale che l’ industrializzazione aumentò il tasso di partecipazione di tutti i tipi di lavoratori trasformando il lavoro a tempo parziale in lavoro a tempo pieno, creando nuove specializzazioni all’ interno dei singoli settori industriali e spostando i lavoratori da una condizione di disoccupazione nascosta in agricoltura verso la piena occupazione”””” (2). (pag 169) (2) S. Pollard, La forza lavoro in Gran Bretagna., in Storia economica di Cambridge, Torino, 1978″,”MITT-208″
“PIVANO Fernanda a cura,collaborazione di Ted WILENTZ”,”Poesia degli ultimi americani.”,”PIVANO nata a Genova, scuole a Torino, allieva di Cesare PAVESE, ha tradotto e introdotto molte opere tra cui ‘Antologia di Spoon River’ (1943). BREMSER CORSO CREELEY DI-PRIMA DORN DUNCAN FERLINGHTTI GINSBERG JONES KAUFMAN KELLY KEROUAC KOCH LAMANTIA LEVERTOV LOEWINSOHN McCLURE MAILER O’HARA OISON OPPENHEIMER ORLOVSKY SANDERS SNYDER SORREIS WHALEN WELCH WIENERS WILLIAMS “”Chi mai potrà conoscere il mondo prima che se ne vada?”” (Jack Kerouac) (pag 169)”,”VARx-084″
“PIVANO Fernanda”,”L’altra America negli anni Sessanta. Vol. 5. Il quinto potere – Neri Rossi Gialli Bianchi – Profezie della realtà.”,”PIVANO Fernanda Ultimo volume del viaggio della Pivano nell’America anti-establishment.”,”USAS-179″
“PIVANO Fernanda”,”America rossa e nera.”,”PIVANO Fernanda nata a Genova nel 1917 ha studiato letteratura americana sotto la guida di Cesare Pavese incominciando a tradurre e a scrivere saggi critici. Curatrice dell’opera omnia di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, si è interessata anche agli scrittori ‘beatnik’ e ai poeti d’avanguardia americani. “”Un giovane ‘beat’ non compierà mai un gesto di violenza, a meno che sia in stato di ubriachezza molesta, come può accadere anche a un professore universitario o a un magistrato. I vandalismi dei giovani delinquenti lo inorridiscono, la loro smania di pubblicità lo fa sorridere. L’anarchia del giovane ‘beat’ è infinitamente più profonda, più intelligente e più pericolosa di quella di un ragazzetto che diventerebbe il più conformista di conformisti se la società gliene offrisse i mezzi. E’ molto improbabile invece che il giovane ‘beat’ possa rientrare nella corrente. Non c’è nulla che la società possa dargli; il suo è un caso di sfiducia verso il ‘potere’ della società, non verso i ‘mezzI’ per procurarsi quel potere”” (pag 303)”,”USAS-195″
“PIVANO Fernanda”,”America rossa e nera.”,”PIVANO Fernanda nata a Genova nel 1917 ha studiato letteratura americana sotto la guida di Cesare Pavese incominciando a tradurre e a scrivere saggi critici. Curatrice dell’opera omnia di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, si è interessata anche agli scrittori ‘beatnik’ e ai poeti d’avanguardia americani. “”Mentre i magnati rifornivano di grano e petrolio tutto il mondo, le loro mogli colmarono le case di argenteria e mobili quasi raffinati; per la felicità dei loro bambini uscì nel 1885 ‘Huckleberry Finn’ di Mark Twain e l’anno dopo il ‘Little Lord Fauntleroy’ con le illustrazioni di Reginald Birch, portavoce e insieme creatore della moda infantile del tempo. Pochi si occupavano degli scioperi di Chicago, che finirono nel 1886 con otto impiccati; pochi badarono in quello stesso anno alla resa definitiva di Geronimo e al suo esilio dalla terra degli Apaches. L’interesse pubblico era attratto piuttosto dalla prima linotype e dai primi clichés a retino, dall’addizionatrice inventata dal padre di William Burroughs e dalla macchina per battere la cartolina oraria degli operai inventata da Willard Bundy, dalla prima Kodak messa in commercio da Eastman e dal primo alluminio prodotto da Charles Hal. Soprattutto era attratto dalla novità della sedia elettrica, usata per la prima volta a New York nel 1888. L’ultimo ventennio del secolo, a parte gli indiani spodestati e i negri traditi, a parte un po’ di incendi e un po’ di alluvioni, a parte un po’ di impiccagioni di scioperanti, si poteva dunque dire molto soddisfatto e poteva sentirsi orgoglioso e sicuro di sé.”” (pag 47) (da inserire)”,”VARx-020-FV”
“PIVATO Stefano, in collaborazione con Amoreno MARTELLINI”,”Bella ciao. Canto e politica nella storia d’ Italia. Con una scelta di testi.”,”PIVATO Stefano è docente di storia contemporanea presso l’ Università Carlo Bo di Urbino. Si occupa del rapporto tra cultura popolare e cultura politica. Ha scritto ‘La storia leggera’ (2002). La Marsigliese di Rouget de Lisle. “”Con la Restaurazione del 1815 e il ritorno dei regimi dispotici ‘La Marsigliese’ viene bandita da tutti i governi che diffindano delle idee democratiche, ma il suo canto riaffiora in occasione delle ventate liberali che percorrono l’Europa nel corso dell’Ottocento; nel 1830, nel 1870, infine sulle barricate della Comune parigina. Anzi, dalla Comune in poi La Marsigliese assume un ruolo che va ben oltre quello puramente patriottico, per divenire il canto della rivoluzione universale contro i suoi nemici. Essa rappresenta forse l’unico caso di un inno nazionale che ha avuto larga fortuna fuori dai confini nazionali, fino a divenire nel XIX e nel XX secolo l’inno di tutti i movimenti rivoluzionari, prima di essere soppiantato in questo ruolo dall’ ‘Internazionale’. (pag 51-52) (La Marseillaise è stata composta da Claude Joseph Rouget de Lisle a Strasburgo nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1792, in seguito alla dichiarazione di guerra della Francia all’Austria. Il nome originale era Chant de guerre pour l’armée du Rhin (Canto di guerra per l’armata del Reno) ed era stata dedicata al maresciallo Nicolas Luckner, un ufficiale franco-bavarese nato a Cham. L’inno divenne la chiamata alle armi della Rivoluzione francese e in questo contesto assunse il nome di Marsigliese perché cantata per le strade dai volontari (fédérés) provenienti da Marsiglia al loro arrivo a Parigi. Il sindaco di Strasburgo, il barone di Dietrich, domandò a Rouget de Lisle, in visita alla città, di scrivere un canto di guerra. Quando Rouget de Lisle tornò a casa alla sera, in rue de la Mèsange, compose L’inno di guerra dedicato al maresciallo Luckner. In effetti ai tempi era il bavarese Nicolas Luckner che comandava l’Armata del Reno. Ironia della sorte: il futuro inno nazionale fu dedicato a un bavarese che sarà ghigliottinato meno di due anni più tardi. L’indomani Rouget cantò a casa del barone Dietrich per la prima volta quello che sarebbe diventato l’inno nazionale francese. Questa scena è immortalata nel quadro di Isidore Pils, esposto al museo di Belle Arti di Strasburgo. Il canto venne in seguito pubblicato ed esposto davanti al municipio di Strasburgo. Il testo è fortemente ispirato ad alcuni volantini di propaganda diffusi a quell’epoca. L’origine della musica è più discussa, poiché essa non è stata scritta (contrariamente alle altre composizioni di Rouget de Lisle). Tuttavia, la somiglianza con la linea melodica dell’allegro maestoso del concerto per piano n° 25 (datato 1786) di Wolfgang Amadeus Mozart è da segnalare.) (Wikip)”,”ITAS-123″
“PIVATO Stefano, in collaborazione con Amoreno MARTELLINI”,”Bella ciao. Canto e politica nella storia d’ Italia. Con una scelta di testi.”,” Stefano Pivato è docente di storia contemporanea presso l’ Università Carlo Bo di Urbino. Si occupa del rapporto tra cultura popolare e cultura politica. Ha scritto ‘La storia leggera’ (2002). Capitolo XXIII. Da Lenin e Lennon (a “”Forza Italia””). Il tramonto degli inni politici (pag 308-317)”,”ITAS-002-FC”
“PIVATO Stefano”,”La storia leggera. L’uso pubblico della storia nella canzone italiana.”,”Stefano Pivato insegna Storia contemporanea nella facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Urbino. Ha pubblicato ‘Clericalismo e laicismo nella cultura popolare italiana’, Angeli, 1996.”,”ITAS-010-FSD”
“PIVERT-DE-SENANCOUR Etienne”,”Oberman.”,”PIVERT-DE-SENANCOUR Etienne era avverso alla Rivoluzione francese e ostile a Napoleone.”,”VARx-321″
“PIZZI Claudio a cura; saggi di A.N. PRIOR R.A. BULL Krister SEGERBERG e altri”,”La logica del tempo.”,”Claudio Pizzi nato a Milano nel 1944 si è laureato nel 1969 all’Università statale di Milano con una tesi sulle modalità fisiche. Si è occupato anche di logica modale.”,”SCIx-220-FRR”
“PIZZINELLI Corrado”,”Siamo tutti in guerra. Le inutili stragi nel Vietnam.”,”Franco ESCOFFIER sul Gazzettino di Venezia parlando dell’ ironia di PIZZINELLI la definiva “”assai vicina a certe ironie dietro le quali Hemingway (con lo stesso secco stiel, lo stesso ritmo, per giunta) nascondeva la propria solidarietà con la pena dei suoi personaggi””. (…) Certamente BURDICK e LEDERER nel ‘Buon Americano’ (Longanesi) avevano già indicato una via d’ accusa e di rivelazioni dove personaggi da romanzo hanno una stretta correlazione con la realtà. E poi, a proposito della brutalità di ogni guerra e soprattutto di quella del Vietnam, è stato pubblicato il libro del filosofo Bertrand RUSSELL ‘Crimini di guerra nel Vietnam’ (Longanesi). “”Case spaventose piene di bambini, di fango, di merda, di radioline, di odor di cipolle fritte, di ragazze con le trecce infiocchettate di rosso, di vecchie che orinavano in mezzo alla stanza in piedi e fumando, di diciottenni con i capelli a frangetta sulla fronte, calzoni a tubo, sandali e occhi molli, di pederasti, di cozze nere, di rimasugli di plastica galleggianti su acqua lurida, di paioli, di rigovernatura, di verdura in decomposizione, di vecchi sordi e ciechi, di gridi, di incenso, di fumo, di bougainvillee. Dentro quei lunghi budelli di orrore e di miseria avevo scoperto i venditori d’ oppio, di bambine e di morfina, i trafficanti di dollari e i venditori di salvacondotti per le zone infestate dai vietcong. Si vendeva di tutto a Saigon, perché non vendere anche quelli?””. (pag 53)”,”VARx-154″
“PIZZINELLI Corrado”,”Siamo tutti in guerra. Le inutili stragi nel Vietnam.”,”Franco ESCOFFIER sul Gazzettino di Venezia parlando dell’ ironia di PIZZINELLI la definiva “”assai vicina a certe ironie dietro le quali Hemingway (con lo stesso secco stiel, lo stesso ritmo, per giunta) nascondeva la propria solidarietà con la pena dei suoi personaggi””. (…) Certamente BURDICK e LEDERER nel ‘Buon Americano’ (Longanesi) avevano già indicato una via d’ accusa e di rivelazioni dove personaggi da romanzo hanno una stretta correlazione con la realtà. E poi, a proposito della brutalità di ogni guerra e soprattutto di quella del Vietnam, è stato pubblicato il libro del filosofo Bertrand RUSSELL ‘Crimini di guerra nel Vietnam’ (Longanesi). “”Case spaventose piene di bambini, di fango, di merda, di radioline, di odor di cipolle fritte, di ragazze con le trecce infiocchettate di rosso, di vecchie che orinavano in mezzo alla stanza in piedi e fumando, di diciottenni con i capelli a frangetta sulla fronte, calzoni a tubo, sandali e occhi molli, di pederasti, di cozze nere, di rimasugli di plastica galleggianti su acqua lurida, di paioli, di rigovernatura, di verdura in decomposizione, di vecchi sordi e ciechi, di gridi, di incenso, di fumo, di bougainvillee. Dentro quei lunghi budelli di orrore e di miseria avevo scoperto i venditori d’ oppio, di bambine e di morfina, i trafficanti di dollari e i venditori di salvacondotti per le zone infestate dai vietcong. Si vendeva di tutto a Saigon, perché non vendere anche quelli?””. (pag 53)”,”QMIx-006-FV”
“PIZZONI Alfredo”,”Alla guida del CLNAI. Memorie per i figli.”,”””Gli elementi essenziali della partecipazione di Pizzoni alle vicende dei quarantacinque giorni, durante i quali egli fu uno dei principali animatori del comitato milanese dei partiti antifascisti, poi trasformatosi nel CLN milanese, e, su proposta di Verratti, il suo presidente e a quelle successive della Resistenza li troverà in questo volume”” (pag XX)”,”ITAR-011-FSD”
“PIZZORUSSO Arnaldo”,”Ai margini dell’autobiografia. Studi francesi.”,”PIZZORUSSO Arnaldo è Professore di Letteratura francese nell’Università di Firenze .”,”STOx-208″
“PIZZORUSSO Alessandro”,”Che cos’è l’eguaglianza. Il principio etico e la norma giuridica nella vita reale.”,”Alessando Pizzorusso (Bagni di Lucca, 1931) è stato professore di diritto costituzionale comparato nell’Università di Firenze. Ha scritto saggi e volumi di teoria e storia del diritto fra cui ‘L’ordinamento giudiziario’ (1974), ‘Lezioni di diritto costituzionale’ (1978), ‘Lo Stato, il cittadino, le formazioni sociali’ (1980).”,”DIRx-053″
“PIZZUTI Domenico”,”Mezzogiorno industriale ed operaio.”,”Padre PIZZUTI Domenico La crisi produttiva all’ Alfa-Sud. “”Per quanto attiene all’ ‘assenteismo’ (intendendo con questo termine le sole assenze per malattia), le sue dimensioni non sarebbero così gravi come si vorrebbe far credere, se si tiene conto delle percentuali che si verificano all’ Alfa-Nord di Milano ed allo stesso stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco, e le sue “”distruttive”” conseguenze sull’ attività produttiva sarebbero tutte da verificare. La stessa “”erraticità”” dell’ assenteismo nei vari reparti dello stabilimento, addotta dall’ azienda, non può costituire una valida argomentazione, perché non risulta che i lavoratori programmino a turno le loro assenze. Né si deve dimenticare a questo proposito che l’ azienda ha potuto usufruire di un accordo sindacale che ha permesso trasferimenti definitivi di manodopera per un riequilibrio degli organici.”” (pag 87) La questione della ‘microconflittualità’. (pag 87)”,”MITT-227″
“PIZZUTI Domenico”,”Mezzogiorno industriale e operaio.”,”Padre Domenico Pizzuti”,”ITAS-039-FL”
“PJATNITZKI O. BENNET REMMELE e altri”,”Protokoll sechster weltkongress der kommunistishen internationale, Moskau, 17.Juli – 1. september 1928. Revolutionäre Bewegung in den Kolonien. Lage in der Sowjetunion. A. Wirtschaftliche Lage. B. Lage in der KPdSU. Berichte der Kommissionen Wahlen. Protokoll sechster weltkongress der kommunistische internationale, Moskau, 17. Juli – 1. September 1928. Thesen – Resolutionen – Programm – Statuten.”,”Contiene: – Beschluß zur Appellation von Trotzki, Sapronow u.a. (1 september 1928) – Beschluß zur Appellation von Maslow, Ruth Fischer (1. september 1928) – Beschluß zur Appellation von Suzanne Girault u.a. (idem) – Beschluß zur Appellation der Wynkoop-Gruppe) (idem) (pag 210 213 della 2° parte) (Decisione sulla Richiesta d’ appello di Trotsky, Sapronov e altri (1 settembre 1928) Decisione sull’ Appello di Maslov, Ruth Fischer (idem) Decisione sull’ Appello del gruppo Wynkoop)”,”INTT-191″
“PLAMENATZ John”,”Karl Marx’s Philosophy of man.”,”Stato come forma di vita alienata (pag 277) Populismo. I borghesi ridotti a nullità politiche. “”In seguito in questa stessa opera (Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, ndr), Marx individua che l’ idea di libertà e democrazia, che i borghesi proclamano, può essere usata contro di loro. (…) Marx poi conclude che il governo parlamentare è un lusso che il borghese non possono permettersi oltre. Per mantenere intatto il loro potere sociale essi hanno bisono di un altro tipo di governo che riduca la loro classe a ciò che chiama “”nullità politica””. Il governo che Marx ha in mente qui è il tipo di autocrazia popolare realizzato da Luigi Bonaparte, che fece uno zero di parlamento e che ridusse quelle che Marx chiama “”le libertà borghesi”” molto più drasticamente di quanto fece la Costituzione del 1848. Questo governo, dato che ha ridotto il borghese a “”nullità politica””, è stato presumibilmente non un organo o uno strumento del loro dominio di classe, eppure, come abbiamo visto, esso ha mantenuto l’ ordine sociale su cui loro predominano, il loro status superiore, e la loro abilità a sfruttare è rimasta.”” (pag 300)”,”MADS-387″
“PLAMENATZ John”,”The Revolutionary Movement in France, 1815-71.”,”PLAMENATZ John, Fellow of Nufflield College, Oxford”,”MFRx-324″
“PLAMENATZ John”,”Man and Society. Political and Social Theories from Machiavelli to Marx. Volume three. Hegel, Marx and Engels, and the Idea of Progress.”,”PLAMENATZ John M.E. Plamenatz è la vedova di John Plamentatz. E’ stata coinvolta nella preparazione di tutte le fasi dell’opera originale. John Plamenatz (1912-1975) nato in Montenegro e dopo aver studiato in Inghilterra qui è divenuto Fellow of the British Academy e Chichele Professor of Social and Political Theory ad Oxford. Man and Society è la sua opera fondamentale. “”In an argument which has found admirers, Hegel contends that, whereas the slave is progressive, the master is not. This is so, he thinks, partly because the master is in an ‘impasse’, being unable to get real satisfaction from his recognition by the slave, whom he cannot recognize without forfeiting his mastery, which he will not do voluntarily; and partly because the slave is a worker, and through his work attains understanding of, and power over, both nature and himself, as the master does not.”” (pag 66-67)”,”HEGx-025″
“PLANA Manuel”,”Pancho Villa e la rivoluzione messicana.”,”Manuel PLANA è docente di storia dei paesi latinoamericani presso l’Univ di Firenze. E’ autore del volume ‘Il regno del cotone in Messico. La struttura agraria de La Laguna, 1855-1910’ (F. ANGELI, 1984) e con Angelo TRENTO, di ‘L’ America latina nel XX secolo. Economia e società. Istituzioni e politica’ (PONTE ALLE GRAZIE, 1992).”,”AMLx-017″
“PLANCHAIS Jean”,”Un homme du Monde.”,”L’A racconta la sua esperienza a ‘Le Monde’ che è cominciata nel lontano 1945. Non disegna soltanto il ritratto dei direttori successivi da Hubert BEUVE-MARY (le ‘père’) a André FONTAINE passando per Jacques FAUVET, André LAURENS e Claude JULIEN. Si sofferma pure su Olivier MERLIN, Pierre VIANSSON-PONTE’, Raymond BARRILLON, Bertrand POIROT-DELPECH, Jacqueline PIATIER, Yvonne BABY, Claude SARRAUTE. Grande reporter, ha visto l’Ungheria del 1949, la Spagna di Franco, ecc. Esce fuori la storia di questo piccolo giornale austero che si installa nel 1944 nei locali del ‘Temps’ per divenire, a poco a poco, una istituzione. PLANCHAIS ha tenuto per vent’anni la rubrica sulla Q della difesa a ‘Le Monde’ prima di divenire un uomo di ‘apparato’: capo del servizi informazioni generali poi consigliere della direzione e redattore capo aggiunto fino al 1987. Ha pubblicato in collaborazione con Jacques FAUVET, ‘La fronde des generaux’ e con Jacques NOBLECOURT, ‘Une histoire politique de l’armée’.”,”FRAE-010″
“PLANCHE Fernand”,”La vie ardente et intrépide de Louise Michel. Avec des documents inédits et de nombreux portraits.”,”La Librairie Internationaliste a Altfortville à publié, en 1905, un premier livre d’Oeuvres posthumes. Dans ce volume elle annonce la parution de deux autres: ‘Prométhée’ drame puissant qui fut joué à Londres, et un deuxième livre d’oeuvres posthumes”” (pag 211)”,”MFRC-172″
“PLANCK Max”,”Max Planck. Fisica e filosofia. I grandi della scienza.”,”PLANCK Max “”La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile”” (paradosso esposto da Einstein) (introduzione) Planck durante il nazismo gira la Germania e i territori occupati per tenere conferenze sul valore culturale della scienza e sul rapporto di complementarità con la religione. (pag 49) Alla fine del 1944, il figlio di Planck, Erwin, viene accusato di complicità nel tentativo di assassinare Hitler. Nonostante Planck abbia messo in moto “”cielo e inferno”” per ottenere la commutazione della pena di morte e nonostante le garanzie che aveva ottenuto, senza alcun preavviso il figlio fu impiccato”” (pag 51)”,”SCIx-370″
“PLANTEY Alain”,”De la politique entre les Etats. Principes de diplomatie.”,”ANTE3-38 Alan PLANTEY è membro dell’Academie des Sciences morales et politiques. E’ stato nell’entourage di De-Gaulle quand’era alla presidenza della Repubblica, in qualità di capo di missione diplomatica, delegato alle nazioni unite, alto funzionario europeo, negoziatore a diverse conferenze internazionali”,”RAIx-240″
“PLATINA Bartolomeo, a cura di Emilio FACCIOLI”,”Il piacere onesto e la buona salute.”,”‘Il piacere onesto’ propone nuove istituzioni del gusto facendo convergere nel costume della “”continenza del vitto”” l’appagamento di quel “”piacewre che nasce dalle azioni oneste», e che «conduce alla felicità, così come la medicina restituisce la salute all’ammalato». Il che è strettamente connesso non soltanto alle concezioni del Platina, ai suoi tentativi di sincretismo fra tradizione cristiana e pensiero stoico ed epicureo, ma anche alla destinazione del suo trattato, il quale è rivolto a fruitori socialismente classificabili nel ceto medio-alto, a una élite borghese intellettualmente e moralmente preparata a recepire il suo discorso e a renderlo operativo nella pratica quotidiana”” (dall’introduzione)”,”VARx-017-FSD”
“PLATONE a cura di Elmo TOTTI”,”Gli ultimi giorni di Socrate.”,”PLATONE (427-347 aC) filosofo tra i massimi d’ ogni tempo, nasce ad Atene e incontra SOCRATE a vent’anni. Nel 387 fonda l’ Accademia, scuola filosofica e sodalizio religioso. Ciò che resta oggi della sua dottrina consiste in un corpus di 36 titoli formato da 35 dialoghi e 13 lettere. SOCRATE non ha lasciato nulla di scritto.”,”FILx-234″
“PLATONE”,”Il Critone.”,”””Socrate reagisce contro questo principio che, sebbene imperi nella coscienza giuridica del suo popolo, è privo di fondamento morale. Egli pensa che la reazione, quando, uscendo dai limiti della necessaria difesa, viene a configurarsi come una ritorsione, è , come l’ ingiustizia iniziale, una forma d’ ingiustizia”” (dalla introduzione, pag XIX) “”Il principio greco che la legge è un contratto, una convenzione che definisce il giusto e impegna ad osservarlo così com’è stato definito, insorgerebbe a condannar la condotta di Socrate, se egli fuggisse”” (pag XXIII)”,”STAx-101″
“PLATONE”,”Simposio.”,”””Purtroppo però, commenta Socrate, la vista del pensiero comincia a vedere acutamente solo quando quella degli occhi tende a scemare e da questo Albidiade è ancora lontano. Legato ai beni apparenti del corpo, Alcibiade, per sua stessa ammissione, è incapace di mutare vita, di compiere quella conversione di cui Socrate tenta di indurlo””. (pag XXXVIII) “”Ma, benedetto amico, l’ occhio dell’ intelligenza viene acquistando la vista acuta, quando quello del corpo comincia a declinare; e tu sei ancora lontano da questo momento””. (pag 109)”,”FILx-280″
“PLATONE, a cura dI Giuseppe LOZZA”,”La repubblica.”,”””Infatti è onesto chi ha un animo onesto. Al contrario, l’ uomo furbo e pronto a sospettare il male, colui che ha commesso molte disonestà e si crede scaltro e sapiente, quando s’ imbatte in persone come lui dà prova di superiore chiaroveggenza, perché si basa sul modello che porta dentro di sé. Quando invece incontra persone oneste e più anziane, si rivela un incapace, perché diffida a torto e ignora l’ onestà, di cui non possiede in se stesso il modello. Ma dato che s’ imbatte in gente malvagia più spesso che in gente onesta, dà l’ impressione agli altri e a se stesso di essere non un ignorante bensì un sapiente.”” (pag 251-253) “”La scienza riguarda l’ essere, ossia conosce ciò che è?”” “”Si.”” “”L’ opinione, diciamo noi, coglie le apparenze?”” “”Si.”” “”Conosce il medesimo oggetto della scienza? La medesima cosa sarà conoscibile e insieme opinabile? Oppure ciò è impossibile?””. “”Impossibile”” rispose “”in base alle nostre premesse. (…)””. (pag 445) “”Platone, come Socrate, è invece convinto che la politica sia una scienza, e come tale si possa imparare: cfr. Protagora 319a-320d.”” (nota 7, pag 467) Omero e i poeti. “”Ma tu, Glaucone, credi che Omero, se veramente fosse stato capace di educare gli uomini e di renderli migliori per una reale conoscenza anziché per imitazione, non si sarebbe fatto molti seguaci e non sarebbe stato da loro apprezzato e amato? Eppure Protagora di Abdera e Prodico di Ceo e moltissimi altri riescono a persuadere i loro seguaci, grazie alle conversazioni private, che saranno in grado di governare la propria casa e la propria città soltanto se si sottoporranno alla loro direzione pedagogica. E per questa sapienza sono tanto amati da essere quasi portati sulle teste dei loro seguaci. (…) “”Possiamo dunque affermare che tutti i poeti, e Omero per primo, riguardo alla virtù e a qualsiasi altro tema sono imitatori d’ immagini e non raggiungono la verità; (…)””. (pag 781)”,”TEOP-187″
“PLATONE”,”Processo e morte di Socrate. Pagine scelte dal Convito, Fedro, Eutifrone, Apologia Critone, Fedone.”,”””Quel continuo girovagare e interrogare, scrutare, criticare (che Anito chiamava maldicenza””), quel distruggere con implacabile ironia le convinzioni, le idee tradizionali, i pregiudizi, di cui è pur gelosa la gente comune, ed infine quel distogliere i giovani, con la passione del discorrere messa loro addosso, dalle normali occupazioni della vita, abituandoli ad aggirarsi, invece, quasi da sfaccendati per le vie della città e rendendoli temerari al punto di ardire di fermare le persone più autorevoli per convincerle d’ ignoranza, doveva apparire naturalmente uno spettacolo del tutto sconcertante anche agli occhi di chi in fondo non era interamente avverso allo strano uomo””. (pag XVI)”,”STAx-129″
“PLATONE”,”Apologia de Socrates. Criton o el deber del ciudadano.”,”Socrate. “”Non mi suona strano che sia stato condannato, ateniesi. Lo speravo: (…). Quello che mi sorprende è il numero di voti dati pro o contro. Non credevo che mi si condannasse per così pochi voti, ma con una grande maggioranza. Da quello che si vede, con trenta voti di più in mio favore sarei stato assolto””. (pag 75)”,”STAx-141″
“PLATONE”,”Dialoghi. III. Critone.”,”Le calunnie. “”Oh, si può essere più infamato, che quando la gente crede che tu fai più conto de’ danari che dell’ amico?”” (pag 30) “”E poi, non vedi? come si vendono a buon patto cotesti calunniatori, e che non c’è bisogno di molto denaro per turar loro la bocca?”” (pag 34) “”Socrate, Adunque non si dee rendere a nessuno ingiustizia per ingiustizia, male per male, qual ch’ella sia la ingiuria che abbia ricevuto””. (pag 50)”,”FILx-354″
“PLATONE”,”Opere complete. Volume 3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro.”,”Nota: Per ‘Autenticità e cronologia degli scritti di Platone’ e per la ‘Vita di Platone’ di Diogene Laerzio si rinvia al volime primo delle Opere complete. Per l’ indice degli argomenti, dei nomi e l’ indice generale, al volume 9. “”Ma l’ infinità delle cose, l’ infinita molteplicità che è in ciascune di esse, in ogni caso ti fa incapace di pensare con acutezza e impedisce che tu sia uomo illustre e di valore riconosciuto, qualora appunto non sia mai riuscito a scorgere in nessuna cosa nessuna determinazione quantitativa””. (pag 83, Platone, Filebo) Sulla vita saggia e temperata. “”PROT. Ma capisco ciò che tu vuoi dire, e vedo che v’è una grande differenza. Infatti i saggi e temperanti, direi, in ogni occasione li trattiene anche la massima che ordina “”nulla di troppo””, massima cui obbediscono; ma per quanto riguarda gli stolti e gli intemperanti quel violento piacere che li domina fino alla follia li rende universalmente oggetto di cattiva fama. SOCR. Bene. E se le cose sanno così, è chiaro che i più grandi piaceri sorgono in una certa condizione di vizio dell’ anima e del corpo e non nella virtù, e così pure è dei più grandi dolori.”” (pag 118-119) “”- Se prima è fermo e poi si muove e poi si ferma, tutto ciò non potrà avvenire per l’ uno senza un mutamento. – E come potrebbe, infatti? – Non c’è nessun tempo in cui sia possibile che qualche cosa né si muova né stia ferma. – Non c’è. – Ma neppure muta senza mutare.- Non è verosimile. – E quando muta? Non quando è fermo, non quando è in moto, non quando è nel tempo. – No, infatti. – Ma dunque ci sarà queasta cosa assurda in cui esso è allorquando muta? – Che cosa? – L’ istante. Pare che ‘istante’ significhi qualche cosa di simile: ciò da cui qualche cosa muov verso l’una o l’ altra delle due condizioni opposte. Non vi è un mutamento infatti che si inizi dalla quiete ancora immobile né dal movimento ancora in moto (…)”” (pag 54) problema divenire mutamento cambiamento pag 53-54″,”FILx-372″
“PLATONE, a cura di Giovanni REALE”,”Tutti gli scritti.”,”Fondo R. Casella Lo scontro fra i Greci favorisce le mire dei Cartaginesi (pag 1830) Bisogna che legge e misura divengano sovrane. L’invito rivolto al partito dei tiranni L’invito rivolto al partito democratico. (pag 1830-1831) “”Ora, assunta la veste di consigliere di un tiranno, gli farei la proposta di rifiutare sia il nome che l’esercizio della tirannide, e di modificarla, appena possibile, in una forma di monarchia. E questa possibilità esiste, come ha dimostrato quell’uomo sapiente e virtuoso di nome Licurgo. Costui, in effetti, osservando che i suoi parenti d’Argo e Messene si erano trasformati da re in tiranni, e in ambedue i casi s’erano rovinati con le proprie mani, trascinando nella caduta le rispettive città, per timore che la medesima sorte toccasse alla sua stessa stirpe e città, trovò la soluzione di porre, a fianco del tiranno, l’assemblea degli anziani e pure gli efori che ne limitassero il potere. Fu così che l’istituto monarchico poté salvarsi e queste dinastie si perpetuarono mantenendo alta la propria fama: e in effetti ciò avvenne perché fu la legge ad avere sovrana autorità sugli uomini e non gli uomini sulla legge. (…) Raccomando piuttosto di fare ogni sforzo per trasformare la tirannide in una forma di monarchia in cui domini la legge, e che serbino per sé solo quelle onorificenze che sono conformi alle leggi e alla libera volontà degli uomini. (…) A chi, invece, si pone come ideale la libertà dei costumi e fugge come fosse un male il giogo della servitù faccio questa raccomandazione. Si guardi dall’inesauribile desiderio di una libertà insensata, se vuole evitare di incorrere nella medesima malattia che afflisse i suoi antenati, quando per un esagerato rifiuto dell’autorità, ebbero a patire le conseguenze del loro eccessivo amore per la libertà”” (pag 1830-1831)”,”FILx-488″
“PLATONE”,”Cratilo.”,”Il “”Cratilo”” di Platone è la più antica opera relativa ai problemi del linguaggio. “”Di lui (Cratilo) sappiamo abbastanza poco, disponendo della testimonianza platonica nel nostro dialogo e di quella aristotelica in due passi della ‘Metafisica’ e in un passo, più breve e meno significativo, della ‘Retorica’ (Metaph. 987a 29 sgg; 1010a 7 sgg; Rhet. 1417b 1-2); le altre fonti, Diogene Laerzio, Ammonio e Proclo, decisamente più tarde, non hanno rilevanza, poiché dipendono palesemente da Platone e Aristotele. Dal testo di Platone risulta che Cratilo, quando era in giovane ètà, sosteneva: a) che i nomi hanno una loro correttezza per natura, universale, che è la stessa per i Greci e per i barbari; b) che non è possibile dire il falso poiché dire il falso è «non dire ciò che è» (1) (…). Dal testo di Aristotele (Metaph. 987a 29 sgg); 1010a 7 sgg) risulta: a1) che Platone da giovane fu in dimestichezza con Cratilo e con le teorie eraclitee. b1) che secondo Cratilo non è possibile conoscere le cose poiché esse sono in continuo «scorrimento». c1) che secondo Cratilo non è possibile dire il vero poché tutto muta: perciò egli arrivò a ritenere di non dover dire più nulla e si limitava a far cenni con un dito. d1) che Cratilo, riprendendo un detto eracliteo in base al quale «non è possibile entrare due volte nello stesso fiume», lo correggeva dicendo che ciò non è possibile neppure una volta sola. Dalle due autorevoli fonti ci provengono notizie che a prima vista è difficile far combaciare. Secondo Aristotele Cratilo avrebbe esasperato certi presupposti eraclitei, assumendo un atteggiamento critico nei confronti di Eraclito. Da Platone, invece, il legame con Eraclito non viene in alcun modo esplicitato, anzi l’assunto b) riprende piuttosto un motivo di matrice eleatica”” (pag 6-7) [introduzione di Caterina Licciardi all’opera di Platone, ‘Cratilo’, Milano, 1989] (1) L’espressione non va confusa con quella di Soph. 260c 3 (…): («dire ciò che non è») come avviene nella maggior parte delle traduzioni, compresa quella del Martini: “”Concludendo dunque, Cratilo, può darsi che sia così e può darsi che non sia. Ad ogni modo, bisogna indagare bravamente e bene, e non ammettere facilmente, ché sei ancora giovane e in età; e quando ci abbia meditato, ove ti riesca di trovare, farne partecipe me pure””. Dal testo: (Cratilo): “”Ma lo farò. Tuttavia sappi, Socrate, che anche ora non sono senza averci meditato; però quando ci medito e me ne occupo, mi pare assai più credibile che le cose stieno come dice Eraclito””. (Socrate): “”Sta bene; me lo insegnerai un’altra volta, al tuo ritorno, amico mio. Per ora, come eri sulle mosse di fare, vattene in villa; e t’accompagnerà anche il nostro Ermogene””. (Cratilo): “”Sarà fato, Socrate; ma anche tu ingegnati ancora di comprenderla questa dottrina”” [Platone, Cratilo, Milano, 1989]”,”FILx-507″
“PLATONE, a cura di Augusto GUZZO”,”Apologia di Socrate.”,”Platone non “”difende”” Socrate ma contrattacca gli accusatori (pag 4)”,”STAx-014-FV”
“PLATONE, a cura di Raffaele CESARI”,”Eutifrone.”,”””La santità è la scienza di domandare e di donare agli dèi, cioè di domandare ciò di cui noi abbisognano essi”” (pag 9, introduzione)”,”FILx-031-FV”
“PLATONE, a cura di Giuseppe LOZZA Paolo SCAGLIETTI Marco DORATI”,”Platone. Volume II.”,”Platone nasce ad Atene nel 427 mese di Targelione (maggio-giugno) da ricca e nobile famiglia: il padre, Aristone, discende da Codro, mitico re di Atene; la madre, Perictione, da Solone ed è nipote di Crizia, che diverrà più tardi uno dei cosiddetti Trenta Tiranni. Fratelli di Platone sono Glaucone e Adimanto. La sorella Potone sarà madre di Speusippo, colui che succederà allo zio nella direzione dell’Accademia. Nel 407 Platone entra nella cerchia dei discepoli di Socrate. Nel 399 processo e morte di Socrate. Platone si reca a Megara da Euclide. Poi ritorna ad Atene, ma intraprende subito un viaggio a Cirene e in Egitto. Dopo tale viaggio comincia la sua attività di scrittore. Nel 388/7 visita la Sicilia, e a Siracusa conosce Dione, cognato di Dionigi I. Di ritorno ad Atene Platone fonda una scuola, l’Accademia, nei giardini dedicati all’eroe Academo. Nel 348/7 Platone muore ad Atene, senza aver potuto dare l’ultima revisione al suo ultimo e più ampio dialogo, ancora una volta d’argomento politico, Le leggi.”,”FILx-115-FL”
“PLATONE, a cura di Carlo CARENA, versione di Francesco ACRI”,”Platone. Volume I.”,”Platone nasce ad Atene nel 427 mese di Targelione (maggio-giugno) da ricca e nobile famiglia: il padre, Aristone, discende da Codro, mitico re di Atene; la madre, Perictione, da Solone ed è nipote di Crizia, che diverrà più tardi uno dei cosiddetti Trenta Tiranni. Fratelli di Platone sono Glaucone e Adimanto. La sorella Potone sarà madre di Speusippo, colui che succederà allo zio nella direzione dell’Accademia. Nel 407 Platone entra nella cerchia dei discepoli di Socrate. Nel 399 processo e morte di Socrate. Platone si reca a Megara da Euclide. Poi ritorna ad Atene, ma intraprende subito un viaggio a Cirene e in Egitto. Dopo tale viaggio comincia la sua attività di scrittore. Nel 388/7 visita la Sicilia, e a Siracusa conosce Dione, cognato di Dionigi I. Di ritorno ad Atene Platone fonda una scuola, l’Accademia, nei giardini dedicati all’eroe Academo. Nel 348/7 Platone muore ad Atene, senza aver potuto dare l’ultima revisione al suo ultimo e più ampio dialogo, ancora una volta d’argomento politico, Le leggi.”,”FILx-116-FL”
“PLATONE, a cura di Michele Federico SCIACCA”,”Timeo.”,”””Un interesse filosofico presenta, invece, l’altra questione del perché il ‘Timeo’ incominci con un riepilogo delle principali conclusioni a cui Platone era pervenuto intorno al problema dello Stato, nella ‘Repubblica’. (…) Da questo punto di vista la “”summa”” del ‘Timeo’ è una continuazione e un complemento di quella della ‘Repubblica’”” (pag 3, introduzione)”,”FILx-019-FGB”
“PLATONOV Sergei Feodorovich, a cura di John T. ALEXANDER”,”The Time of Troubles. A Historical Study of the Internal Crisis and Social Struggle in Sixteenth-and Seventeenth-Century Muscovy.”,”Sergei Feodorovich Platonov’s Time of Troubles is a classic study of the years 1598-1613, a turbulent and decisive period in Russian history. Available for the first time in English, this work will be a valuble tool for students of the medieval as well as modern periods. Platonov, himself a tragic victim of the regimentation imposed on Soviet cultural life in the 1920’s, was born in 1860 and attained immense public and professional recognition in Russia as a leading historian. John T. Alexander is a member of the history department at the University of Kansas. Translator’s Introduction, Author’s Preface, Translator’s Appendices: Genealogical Chart, Chronological Table, Glossary of Terms, For Further Reading, Bibliographical Update, Index,”,”RUSx-135-FL”
“PLAUTO Tito Maccio, a cura di Giovanni LA-MAGNA”,”Il soldato vanaglorioso (Miles Gloriosus).”,”PLAUTO (250-184 aC) visse a Roma, autore di molte commedie (si parla di 21 ma c’è chi arrivava ad attribuirgliene 130). La sua spontaneità, vivacità e vigore di linguaggio con cui ha rappresentato una varietà di caratteri appartenenti alla natura umana, ha ispirato SHAKEASPEARE che ha adattato un suo lavoro nella Commedia degli errori, MOLIERO in L’ Avaro e altri autori di teatro. “”Non vedi che il nemico ti è vicino e sta pensando un assedio alle spalle? Metti in azione tutti gli aiuti del caso; bisogna agire presto, non con tutto il nostro comodo. Previeni il nemico da qualche parte, conduci i tuoi soldati a preparare qualche imboscata; stringi d’ assedio gli avversari, e per i nostri prepara una difesa; taglia ai nemici le vettovaglie, e per te fortifica una via, per cui possano giungere al sicuro, a te e ai tuoi, cibi e rifornimenti. A questo devi pensare; questa è la cosa urgente. Trova, inventa, dammi subito una trovata calda calda, perché quel ch’è stato fatto non sia stato fatto, e quel ch’è stato visto non sia stato visto. Se tu dici di addossarti sulle spalle questa impresa, io ho fiducia che sconfiggeremo il nemico””. (pag 46-47)”,”VARx-159″
“PLAUTO Tito Maccio”,”Commedie. Volume primo.”,”Sulla vita di Plauto, che interessò un arco di tempo di circa settant’anni, le notizie delle fonti antiche sono scarse, numerose le congetture dei moderni. Cicerone (in De senectute 50) lo considera nato prima del 250 a.C., seguendo inderettamente anche il parere di Varrone, la cui attendibilità è però discutibile. Secondo la tradizione era originario di Sarsina, una piccola cittadina sull’Appennino, oggi in Romagna ma nell’antichità in Umbria.”,”STAx-106-FL”
“PLAUTO Tito Maccio”,”Commedie. Volume secondo.”,”Sulla vita di Plauto, che interessò un arco di tempo di circa settant’anni, le notizie delle fonti antiche sono scarse, numerose le congetture dei moderni. Cicerone (in De senectute 50) lo considera nato prima del 250 a.C., seguendo inderettamente anche il parere di Varrone, la cui attendibilità è però discutibile. Secondo la tradizione era originario di Sarsina, una piccola cittadina sull’Appennino, oggi in Romagna ma nell’antichità in Umbria.”,”STAx-107-FL”
“PLEBE Armando”,”Che cosa ha veramente detto Marx.”,”PLEBE Armando filosofo italiano è attualmente professore ordinario di storia della Filosofia nella Facoltà di lettere dell’Università di Palermo. Nato ad Alessandria nel 1927 ha studiato a Torino prima e Innsbruck poi. Ha insegnato nell’Università di Perugia e poi in quella di Roma. Studioso della filosofia del diritto di Hegel e dell’etica ed estetica di Aristotele a lui si devono alcuni commenti critici ed edizioni delle opere italiane di Hegel e di Aristotele. Si è occupato anche di sociologia dell’arte. “”La fame – ebbe a scrivere Marx – è la fame, ma la fame che si soddisfa con carne cotta, mangiata con coltello e forchetta, è una fame diversa da quella che divora carne cruda, aiutandosi con mani, unghie e denti”” (in apertura, prefazione) “”””Mentre la borghesia di ciascuna nazione conserva ancora interessi nazionali particolari, la grande industria creò una classe che ha il medesimo interesse in tutte le nazioni e per la quale la nazionalità è già annullata, una classe che è realmente liberata da tutto il vecchio mondo e in pari tempo si oppone ad esso””. Ormai, rileva Marx, le questioni sorgenti dai rapporti tra nazione e nazione diventano irrilevanti rispetto ai problemi effettivamente decisivi per la nostra società. Il problema oggi fondamentale per i rapporti sociali è il fatto che le forze produttive si sono ormai staccate dagli individui e appaiono ormai completamente indipendenti ad essi: la lotta è ormai volta esclusivamente all’appropriazione di tali forze. Mentre sinora tutte le appropriazioni rivoluzionarie erano state limitate, ora si tratta invece che l’intera massa dei sistemi di produzione deve venire in possesso dei proletari e la loro totalità deve appropriarsi della totalità dei mezzi di produzione””. (pag 47) [Armando Plebe, Che cosa ha veramente detto Marx, 1967]”,”MADS-621″
“PLEBE Armando”,”Il quinto libro del Capitale. Marx contro i marxisti.”,”Armando Plebe (Alessandria, 1927) è autore di vari volumi di storia della filosofia, di politica e di estetica. Ha pubblicato ‘Breve storia della retorica antica’, e ‘Quel che nonn ha capito Carlo Marx’ (1972), ‘Dimenticare Marx’ (1993) ‘Dieci lezioni di politica’ (1994). E’ stato ordinario di Storia della filosofia nell’Università di Palermo. Senatore della Repubblica per due legislature e parlamentare europeo. “”Le pagine che seguono non vanno tuttavia confuse con quelle critiche serrate di quegli studiosi di Cambridge che, basandosi sull’edizione francese riveduta del Capitale (uscì tra il 1872 e il 1875), pubblicarono nel 1885 i “”Commenti sull’uso dei ‘Blue Books’ da parte di Karl Marx nel capitolo XV del Capitale”” (i ‘Blue Books’, ovvero le relazioni degli atti del Parlamento. Tali commenti verificarono le citazioni di Marx e trovarono numerose discrepanze ed errori probabilmente voluti: la differenza tra quanto si leggeva in questi documenti e quello che riportava Marx “”rivelava sintomi di una tendenza alla distorsione”””” (pag 13) (introduzione di Armando Torno)”,”TEOC-664″
“PLECHANOV Georges”,”Histoire de la pensée sociale russe.”,”Il volume termina con la VI parte che affronta l’ultimo quarto di secolo XIX: la reazione degli anni 1880, il liberalismo, l’ intelligentsia rivoluzionaria, il populismo legale, il marxismo nella letteratura russa, la nascita dei primi circoli della socialdemocrazia, la lotta del marxismo per la sua esistenza teorica.”,”PLED-012″
“PLECHANOV G.”,”Le materialisme militant.”,”‘Materialismus militans’ è un brillante modello di polemica.”,”PLED-025″
“PLECHANOV Georges”,”Essais sur l’ histoire du materialisme. D’ Holbach, Helvetius, Marx.”,”HOLBACH filosofo francese di origine tedesca (1723-1789), sviluppò in senso materialista e ateo le premesse della filosofia dell’ illuminismo. Sostenne l’ arbitrarietà di ogni potere statale privo di consenso. Scrisse ‘Sistema della natura’ (1770) e ‘La morale universale’ 1776). HELVETIUS (1715-1771) filosofo francese illuminista, legato a VOLTAIRE e a MONTESQUIEU, sensista sostenne un utilitarismo e un egualitarismo radicali. Scrisse ‘Dello spirito’ (1758), e ‘Dell’ uomo’ (1772). (Eug)”,”PLED-026″
“PLECHANOV Georges”,”Introduction a l’ histoire sociale de la Russie.”,”Il caso della Repubblica di Novgorod. Comparazione della sua storia con quella delle repubbliche italiane contemporanee. (pag 15) Opinione di Soloviev sul ruolo in Occidente della conquista dei barbari e su quello dell’ ambiente geografico nella storia russa. (pag 20) L’ invasione dei nomadi causa un ritardo generale della Russia. Trasferimento del suo centro di gravità a Nord-Est. Causa sociale dell’ antagonismo tra questo e il Sud-Ovest. (pag 56) I contadini della Russia del Nord-Est. I loro rapporti con lo Stato. Parallelo con le monarchie dispotiche d’ Oriente. (pag 80) L’ allargamento della europeizzazione sotto la spinta del progresso economico. (pag 145)”,”PLED-028″
“PLECHANOV G.V.”,”Les questions fondamentales du marxisme.”,”Necessità, libertà, Marx Engels. “”Tutto il problema è nella questione di sapere ciò che bisogna intendere precisamente per necessità. Aristotele aveva già indicato che il concetto di necessità ha molte sfumature: è necessario prendere il medicamento per guarire; è necessario respirare per vivere; è necessario fare un viaggio a Egine per recuperare una somma di denaro. E’ una necessità, per così dire condizionale: occorre che noi respiriamo, se vogliamo vivere; occorre che prendiamo medicine, se vogliamo guarire dalla malattia, e così via. L’ uomo ha costantemente a che fare con delle necessità di questo genere nel processo della sua azione sulla natura esterna (…). Non è tutto. (…) Noi tocchiamo qui il punto che può essere il più importante nella dottrina della libertà, un punto che non è stato menzionato da Engels, per la sola ragione evidentemente che questo punto era comprensibile, senza altre spiegazioni, a chiunque aveva seguito la scuola di Hegel. Nella sua filosofia della religione, Hegel, dice: “”Die Freiheit ist dies: nichts zu wollen als sich””, ovvero “”La libertà consiste nel non voler altro che sé””. E questa osservazione getta una luce chiarificatrice su tutta la questione della libertà, nella misura in cui essa concerne la psicologia sociale (…). (pag 78-79)”,”PLED-030″
“PLECHANOV Georges”,”Oeuvres philosophiques. Tome II.”,”””Nel mio articolo della Neue Zeit “”Bernstein e il materialismo””, ho mostrato la stupefacente magrezza del bagaglio filosofico di quest’ uomo e a qual punto egli si faceva del materialismo in generale un’ idea aberrante. Nell’ articolo che sto scrivendo, sempre per la Neue Zeit, farò vedere come egli non ha compreso la concezione materialista della storia. Per adesso, vi pregherei solamente di osservare in qualche sconvolgente misura egli ha poco compreso la teoria delle catastrofi che ha moluto sottomettere al fuoco della sua “”critica””.”” (pag 387)”,”PLED-032″
“PLECHANOV Giorgio (Plekhanoff)”,”Intorno al sindacalismo e ai sindacalisti.”,”Contiene dedica al Prof. Loria da parte di Angelica Balabanoff. E’ una puntuale critica alle opere di Arturo LABRIOLA ‘Riforme e rivoluzione sociale’, Enrico LEONE ‘Il sindacalismo’ e Ivanoe BONOMI ‘Le vie nuove del socialismo’. “”Nel capitolo VII del suo libro questo meraviglioso “”teorico”” si studia di dimostrare con una serie di argomenti veramente comici che Marx, uno degli autori del Manifesto del partito comuista, in fondo non sia mai stato comunista. A codesti argomenti ridicoli di Arturo Labriola ha sufficientemente risposto un certo sig. Lunacharskij, autore della postilla alla traduzione russa del libro di Labriola, citando un brano dell’ opuscolo di Marx “”Guerra civile in Francia”” che contiene fra le altre le seguenti righe: “”Se la produzione cooperativa non deve rimanere un miraggio, un tranello, se essa deve sostituire la produzione capitalista, se le società cooperative devono subordinare tutta la produzione nazionale ad un piano solo, assumendone il controllo e mettendo fine alla continua anarchia e ai sussulti periodici che sono le conseguenze inevitabili della produzione capitalistica, allora, signori miei, che cos’è il cooperativismo se non il comunismo?””””. (pag 33) “”E’ vero che il “”prelevamento gratuito dal lavoro dell’ operaio”” sia oggi maggiore che “”quarant’anni addietro?”” E’ una verità inoppugnabile. Più un paese è “”economicamente evoluto”” maggiore è in esso il grado di sfruttamento del lavoro da parte del capitale. W. Sombart nel suo libro “”Perché non vi è il socialismo negli Stati Uniti?”” osserva giustamente che in nessun luogo del mondo l’ operaio salariato viene sfruttato dal capitalismo come negli Stati Uniti””. (pag 40-41)”,”PLED-033″
“PLECHANOV (PLEJANOV) Jorge”,”La concepcion materialista de la historia – El arte y la vida social.”,”Flaubert diceva: “”L’art c’est la recherche de l’ inutile”” (pag 150) “”‘La storia delle ideologie si spiega in gran parte con la formazione, modificazione e distruzione di associazioni di idee sotto l’ influenza della formazione, modificazione e distruzione di determinate combinazioni di forze sociali’. Labriola non ha prestata a questo aspetto del problema tutta l’ attenzione che merita.”” (pag 61) ‘ in corsivo nel testo”,”PLED-036″
“PLECHANOV George (PLEKHANOV); a cura di Subrata MUKHERJEE e Sushila RAMASWAMY”,”George Plekhanov. His Thoughts and Works.”,”Opera dedicata a Jurgen Habermas Il professor Subrata MUKHERJEE ha ottenuto il PhD. presso l’Indiana University (USA) e la professoressa Sushila RAMASWAMY nell’Università di Delhi. Entrambi sono specialisti in teoria politica.”,”PLED-039″
“PLECHANOV Georgij V.”,”Scritti di estetica.”,”Gianlorenzo PACINI (1930) si è occupato di letteratura russa.”,”PLED-043″
“PLECHANOV Georgij V.”,”Scritti di estetica.”,”””Knut Hamsun possiede un grande talento. Ma nessun talento è in grado di trasformare in verità ciò che della verità costituisce la diretta contraddizione. Gl’immensi difetti del dramma ‘Alle porte del regno’ sono la naturale conseguenza dell’assoluta inconsistenza dell’idea che ne sta a fondamento. E l’inconsistenza di tale idea è determinata dall’incapacità dell’autore di comprendere il senso della lotta tra le classi nella società attuale, lotta di cui il suo stesso dramma costituisce un’eco. Knut Hamsun non è francese, ma questo non cambia niente alla sostanza delle cose. Già il ‘Manifesto del Partito comunista’ ha dimostrato molto giustamente che nei paesi civili, grazie allo sviluppo del capitalismo, “”la limitatezza e l’unilateralità nazionale diventano ora sempre più inattuabili, e dalle molte letterature nazionali e locali si viene ormai formando una letteratura mondiale””.”” (pag 206) (Georgij V. Plechanov, Scritti di estetica, 1972)”,”PLED-044″
“PLECHANOV Giorgio (Plekhanoff)”,”Intorno al sindacalismo e ai sindacalisti.”,” “”In tutto quello che Arturo Labriola dice di Marx, non vi è di giusto che una cosa sola, che cioè i riformisti hanno errato del tutto proclamando il marxismo teoria pacifica per eccellenza. Ma pure là, dove a chi sappia ragionare sembrerebbe molto difficile sbagliarsi, il nostro teorico del sindacalismo si circonda delle più dense tenebre. Eccone un esempio. A pagina 156 egli scrive: “”Nel ‘Capitale’ egli (cioè Marx, G.P.) dice che fra due diritti giudica la forza””. Tale concetto è difatti stato espresso da Marx e prima ancora di lui da Hegel. Ma guardate come esso viene commentato da Labriola. Marx fa questa osservazione nel capitolo che tratta della giornata del lavoro. Il capitalista aspira a protrarre la giornata del lavoro, l’operaio a diminuirla. L’uno ha ragione come ‘compratore’ della forza-lavoro – l’altro come ‘venditore’ di essa. Ciascuno ha ragione a modo suo e tra due diritti uguali decide soltanto la forza. A questo proposito Labriola scrive: “”Questo passo del ‘Capitale’ è molto importante per determinare la funzione della violenza nel sistema marxista. Noi abbiamo una posizione iniziale: una determinata giornata di lavoro. Esiste un movimento antitetico diretto da un lato a protrarre, dall’altro a ridurre il limite esistente della giornata di lavoro. A che si deve il risultato? Alla forza preponderante. Di qui una nuova posizione economica, che per effetto della consuetudine vien rispettata come legge. La legge economica è dunque – come la legge politica – il risultato d’una coazione vittoriosa. ‘La violenza condizionata genera le posizioni iniziali dell’economia’. Questo è il marxismo””. E’ diftti un passo molto importante tanto dal punto di vista economico quanto dal punto di vista storico, ma è stato esso giustamente compreso da Labriola? Mercè quale “”forza”” viene decisa la contesa fra il capitalista e l’operaio per la durata della giornata di lavoro? Evidentemente essa viene decisa mercè quelle forze ‘economiche’ delle classi in lotta, il cui grado viene determinato dal carattere generale dei rapporti di produzione capitalistica e dal grado del loro sviluppo, in quel dato momento e in quella data società: ora si tratta di sapere se mai i revisionisti o i riformisti abbiano affermato che le contese fra operai e capitalisti ‘non dovranno essere decise mercè le forze economiche’. Essi non l’hanno mai affermato. E’ quindi fuori di posto adittar loro quel brano del “”Capitale”” come argomento contrario al loro metodo. Ma la contesa circa la giornata di lavoro può essere risolta anche mercè l’intervento dello Stato. Certo, lo stesso intervento dello Stato non è altro che il risultato dei rapporti reciproci delle forze di ogni data società. Però neanch’esso intervento dello Stato ha nulla di comune col “”metodo rivoluzionario””, cosa che dovrebbe essere nota al nostro sindacalista rivoluzionario che si scaglia contro il riformismo. Quindi neanche questo è un argomento da additarsi per difendere il “”metodo rivoluzionario””. Infine bisogna ammettere che in certi casi eccezionali la contesa circa la durata della giornata di lavoro può essere risolta mercè questo semplicissimo fatto: che cioè il proprietario della fabbrica tema una “”sommossa”” da parte dei suoi operai: la rottura delle macchine, il guasto degli edifizi. Ma fatti simili succedono soltanto nei primi stadi dello sviluppo capitalista, quando la coscienza della classe lavoratrice si trova anche ai suoi primordi ed è evidente che Marx, parlando della ‘forza’ che decide la contesa circa la durata della giornata di lavoro, intendeva non le sommosse, né le rotture delle macchine, né il guasto degli edifizi. Come mai allora Arturo Labriola ha potuto citare ‘questo’ brano del “”Capitale”” per dimostrare – il concetto in sè stesso è giusto – che Marx non era nient’affatto fautore esclusivo dello sviluppo pacifico? La cosa si spiega in un modo semplicissimo. La parola ‘forza’ (‘Gewalt’) (1) Arturo Labriola l’ha tradotta colla parola ‘violenza’. Così egli è giunto alla conclusione che la contesa si risolve in una una rissa tra il proletariato della fabbrica e i suoi operai. E se così fosse, se cioè Marx avesse pensato che perfin dei conflitti come la contesa circa la durata della giornata di lavoro si risolvono mercè le risse, ne risulterebbe senz’altro che ‘tutta la storia dello sviluppo capitalistico’ è una perenne rivoluzione e che Marx, conoscitore profondo dello sviluppo della società capitalistica, non poteva non apprezzare il compito importantissimo della violenza nella storia dell’umanità. Appunto, ‘se così fosse’; ma il pensiero di Marx non era nient’affatto tale e le conclusioni del sig. Labriola sono molto “”precipitate”””” ((pag 84-87) (ancora da inserire)”,”PLED-001-FL”
“PLECHANOV Georges”,”Introduction a l’histoire sociale de la Russie.”,”Il ruolo dei principi come difensori dei contadini russi. “”Nous avons vu que les attaques plusieurs fois séculaires des nomades ont entravé la croissance des forces productives dont disposait la population sédentaire de la Russie, et que ce retard, à son tour, a retardé la formation d’une classe puissante de détenteurs de terres et l’établissement de formes déterminées de la vie politique. Il faut maintenant ajouter que ces mêmes attaques des nomades, qui, par leurs conséquences économiques, devaient affaiblir la force des boïars et par là favoriser l’accroissement de la puissance des princes, contribuèrent encore d’une autre manière au progrès de cette puissance. Engels a justement remarqué qu’à la base d’une domination politique, il y a toujours eu l’exercice d’une fonction sociale, et que cette domination ne se maintient longtemps que lorsqu’elle s’acquitte d’une fonction importante pour la vie de la societé (1). Or, le prince avec sa ‘droujina’ avait charge de défendre la principauté contre les attaques de l’ennemi. Le prince était le ‘gardien militaire de la terre’, selon l’expression de Klioutchevski, ce qui ne signifie pas qu’il s’acquittât toujours avec soin et succès de sa fonction, et ne sacrifiât pas parfois les intérêts du pays aux siens propres. Il s’en faut de beaucoup que tous les princes aient eu l’intelligence et l’énergie de Vladimir Monomaque, et tous avaient pour règle le proverbe russe “”c’est ta propre chemise qui est le plus près de ton corps (2)””. Cependant, aux yeux de la population, le prince était précisément et avant tout le gardien armé de la terre; plus le besoin de ce gardie était sensible, plus augmentaient son importance et sa puissance”” [Georges Plékhanov, Introduction a l’histoire sociale de la Russie, 1926] (pag 56-57) [(1) ‘Anti-Dühring, p. 149 de la traduction russe (éd. V.I. Iskovenko); (2) Lorsque leurs intérêts étaient en jeu, les princes introduisaient eux-mêmes les “”païens”” dans la terre russe et ne se souciaient guère du mal que ceux-ci faisaient aux paysans]”,”PLED-002-FL”
“PLECHANOV G.V., a cura di Dante LEPORE”,”Il materialismo militante. Risposte al signor Bogdanov e altri scritti su Karl Marx, F. Engels e sul materialismo.”,” “”Ne ‘Il Mercante di Venezia’ di Shakespeare, Bassanio dice di Gratiano: “”I suoi ragionamenti sono esattamente come due chicchi di grano nascosti in due misure di paglia. Per trovarli, bisogna cercare tutta la giornata, e se li trovi, ti accorgi che non valeva la pena cercarli”” (pag 66) Plechanov, Engels e la letteratura materialista francese del XVIII secolo (pag 21-22) “”Nell’articolo “”Programm der blankistischen Kommune-Flücht-linge”” (Programma dei rifugiati blanquisti della Comune), pubblicato inizialmente nel n. 73 del giornale “”Volkstaat”” nel 1874 e incluso successivamente nella raccolta ‘Internationales aus dem “”Volkstaat”’ Engels, indicando con soddisfazione che gli operai socialdemocratici tedeschi ‘sind mit Gott einfach fertig’ (l’hanno semplicemente smessa con Dio) e che essi vivono e pensano come dei materialisti, nota a p. 44 di questa raccolta, che probabilmente in Francia è la stessa cosa. “”Altrimenti, ammette, quale cosa più semplice che diffondere tra gli operai l’eccellente letteratura materialista del secolo scorso [vale a dire del XVIII secolo, signor Bodganov – G.V.P.], letteratura che resta fino ad oggi, tanto per la forma che per il contenuto, un capolavoro dello spirito francese, e che – tenuto conto del livello della scienza dell’epoca – è sempre infinitamente elevata quanto al contenuto (‘dern Inhalt nach auch heute noch unendlich hoch steht’) e di una perfezione incomparabile quanto alla forma””. Come vedete, signor Bogdanov, Engels non solo non temeva di diffondere nel proletariato questa “”filosofia della natura”” che vi piace chiamare la filosofia dei “”più puri ideologi della borghesia””, ma raccomandava la diffusione massiccia delle sue idee fra gli operai francesi nel caso in cui questi operai non fossero ancora diventati dei materialisti. Noi, discepoli russi di Marx ed Engels, riteniamo utile diffondere queste idee, fra le altre, fra i proletari russi, i cui rappresentanti coscienti sono purtroppo ancora lungi dall’aver adottato il punto di vista materialista. Considerando l’utilità di questa diffusione, mi proponevo d’intraprendere, due anni or sono, l’edizione in lingua russa di una biblioteca materialista in cui il primo posto sarebbe stato occupato da traduzioni delle opere dei materialisti francesi del XVIII secolo, incomparabili in effetti per la forma e ancora oggi estremamente istruttivi per il loro contenuto. Questo proponimento non è andato avanti. Da noi è infinitamente più facile scrivere le opere di queste numerose scuole della filosofia contemporanea che Engels designava con disprezzo mediante l’appellativo generale di “”povera zuppa eclettica”” (1) che non le opere che, in un modo o nell’altro, sono dedicate al materialismo. Un esempio che stupisce: l’opera di Engels, ‘Ludwig Feuerbach’, che ho tradotto in lingua russa e che è sotto ogni aspetto notevole, si vende malissimo. Il nostro pubblico di lettori è oggi indifferente al materialismo. Ma aspettate prima di rallegrarvene, signor Bogdanov. E’ un cattivo segno; ciò indica che questo stesso pubblico di lettori continua a portare una lunga treccia conservatrice anche quando sembra preoccupato di “”ricerche”” teoriche le più intrepide e più “”avanzate””. La sfortuna storica del povero pensiero russo consiste in ciò, che, anche nei periodi del più grande slancio rivoluzionario, solo raramente esso perviene a liberarsi dall’influenza del pensiero borghese occidentale, pensiero che non può non essere conservatore nelle attuali condizioni sociali nell’Occidente”” [G.V. Plechanov, ‘Il materialismo militante. Risposte al signor Bogdanov e altri scritti su Karl Marx, F. Engels e sul materialismo’, ‘Prima lettera’, Torino, 2010] [(1) ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie’, Stuttgart, 1888. La tr. it., Roma, 1950] (pag 21-22-23)”,”PLED-050″
“PLECHANOV Georgij V.”,”La funzione della personalità nella storia.”,”Intorno alla metà degli anni settanta Plechanov (1856.1918) aderì al movimento rivoluzionario russo, lavorò nelle organizzazioni populistiche e nei loro organi di stampa e, dopo il fallimento dell’azione populistica, emigrò all’estero. Nel 1903 Plechanov si affiancò ai menscevichi, nel 1905 fu contrario all’insurrezione e nel 1917 cadde su posizioni di nazionalismo retorico, che lo estraniarono completamente dalla grande rivoluzione di ottobre. Morì in Finlandia nel 1918. Fu sepolto a Pietrogrado, accanto alla tomba di Belinskij. In questo opuscolo del 1898 Plechanov delinea, in serrata polemica con le concezioni soggettivistiche del populismo soprattutto russo, la propria interpretazione marxista del rapporto tra determinismo e libertà, tra necessità e casualità, tra individuo e masse nel processo storico.”,”PLED-003-FL”
“PLECHANOV Georgij Valentinov (PLEHANOV, PLEKHANOFF)”,”Anarchisme et socialisme. (Éd. 1896)”,”””E’ solo con Marx che il socialismo si colloca sul terreno della lotta di classe. I socialisti utopisti non avevano alcuna nozione così precisa. In questo erano in ritardo sui teorici della borghesia, loro contemporanei, che comprendevano bene il significato storico della lotta del Terzo Stato contro la nobiltà”” (pag 10)”,”PLED-054″
“PLECHANOV Georgij V. a cura di Mario DE-STEFANIS”,”La concezione materialistica della storia.”,”Le due tendenze del marxismo: Lenin e Plechanov Il materialismo storico Il materialismo dialettico”,”PLED-001-FC”
“PLECHANOV Georgij V., a cura di Paolo FLORES D’ARCAIS”,”La concezione materialistica della storia e altri scritti. Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel – La concezione materialistica della storia – La funzione della personalità nella storia.”,”Con il 1905 inizia la inesorabile parabola discendente di Plechanov e il suo ruolo nel movimento socialdemocratico russo diviene via via più modesto e irrilevante. Il credito di cui continuerà a godere negli ambienti della “”provinciale”” Seconda internazionale andrà di pari passo con il discredito di questa organizzazione. (…) L’occidentalismo di Plechanov era solo l’anticamera del socialsciovinismo, un civettare con il marxismo deformato e impoverito, spogliato della sua forza di teoria rivoluzionaria, quale si configurava nella Seconda Internazionale. Negli anni della rivoluzione il suo nome sarebbe stato dimenticato (pag 23-24, presentazione) Concetto di necessità e di libertà in Schelling (pag 69-70) “”(…) [N]ei fenomeni storici, ad agire non sono ‘delle cose inanimate’, ma degli uomini e gli uomini sono datati di coscienza e di volontà. Ci si può dunque domandare con piena legittimità se il concetto di ‘necessità’ – senza di cui non esiste concezione ‘scientifica’ – dei fenomeni, nella storia come nella scienza della natura, non escluda quello della ‘libertà umana’. Formulato in altri termini il problema si pone così: ‘Vi è modo di conciliare la libera azione degli uomini con la necessità della storia?’. Di primo acchito sembra di no, sembra che la necessità escluda la libertà e viceversa. Ma risulta così solo a colui il cui sguardo si arresta alla superficie delle cose, alla scorza dei fenomeni. In realtà, questa famosa contraddizione, questa pretesa antinomia, non esiste. Lungi dall’escludere la libertà, la necessità ne è la condizione e il fondamento. Appunto questo Schelling si provava a dimostrare in uno dei capitoli del suo ‘Sistema dell’idealismo trascendentale’. Secondo Schelling, la libertà è impossibile senza la necessità. Se agendo, non posso contare che sulla libertà degli altri uomini, mi è impossibile ‘prevedere le conseguenze delle mie azioni’, poiché ad ogni istante il mio calcolo anche più perfetto potrebbe essere completamente vanificato dalla libertà altrui e di conseguenza dalle nostre azioni potrebbe risultare tutt’altra cosa rispetto alla mia previsione. La mia libertà sarebbe dunque nulla e la mia vita sarebbe sottoposta al caso. Io non potrei essere sicuro delle conseguenze delle mie azioni che nel caso in cui potessi prevedere le azioni del mio prossimo, e perché io le possa prevedere bisogna che sia soggette a leggi, cioè bisogna che siano determinate, che siano ‘necessarie’. La necessità delle azioni degli altri è dunque la prima condizione della libertà delle mie azioni. Ma, dall’altro lato, agendo in modo ‘necessario’, gli uomini possono al tempo stesso conservare la piena libertà delle proprie azioni. Cos’è un’azione ‘necessaria’? È un’azione che è impossibile che un individuo non compia in circostanze date. E di dove viene l’impossibilità a non compiere tale azione? Deriva dalla ‘natura’ di questo uomo plasmata dalla sua eredità e dalla sua anteriore evoluzione. La natura di quest’uomo è tale che non può agire in un modo dato in circostanze date. Chiaro, non è vero? Ebbene! aggiungeteci che la natura di quest’uomo è tale che non può non formulare determinate volontà, e avrete conciliato il concetto di ‘libertà’ con quello di ‘necessità’. Io sono ‘libero’ quando posso agire ‘come voglio’. E la mia libera azione è al tempo stesso ‘necessaria’ perché il mio ‘atto di volontà’ è determinato dalla mia struttura e dalle circostanze date. La necessità non esclude dunque la libertà. La necessità è la libertà stessa, ma considerata solamente da un altro lato o da un altro punto di vista. (…) La filosofia di Hegel, come quella di Schelling, era una filosofia ‘idealistica’. (…)”” (pag 69-70); “”In conclusione, per idealista che fosse, Hegel, come gli storici di cui abbiamo fatto prima cenno, si richiama alle ‘condizioni sociali’ come alla base più profonda della vita dei popoli. In questo, non è stato in ritardo sul suo tempo, ma non l’ha nemmeno anticipato. Egli resta impotente a spiegare ‘le origini delle condizioni sociali’ poiché non significa spiegare nulla dire, come dice, che in una epoca data, le condizioni sociali di un popolo dipendono, come le sue condizioni politiche, religiose, estetiche, morali, intellettuali, dallo ‘spirito del tempo’. In quanto idealista, Hegel si richiama allo spirito come ultima molla del movimento storico. Quando un popolo passa da un grado della sua evoluzione ad un altro, significa che ‘lo Spirito Assoluto’ (o universale) di cui questo popolo è solo l’agente, si innalza ad una fase superiore del suo sviluppo. Poiché spiegazioni di tal fatta non spiegano nulla, Hegel si è trovato nello stesso circolo vizioso degli storici e dei sociologi francesi: essi spiegavano le condizioni sociali con le idee e le idee dell’epoca con le condizioni sociali. Vediamo dunque che da ogni lato, dal lato della filosofia come dal lato della storia propriamente detta e della letteratura l’evoluzione della scienza sociale nelle sue diverse branche conduceva al medesimo problema: ‘spiegare le origini delle condizioni sociali’. (…) La concezione marxista della storia. Marx, elaborando la sua concezione ‘materialistica’, ha perseguito proprio la soluzione di questo problema. Nella prefazione ad una delle sue opere: ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx stesso racconta come i suoi studi lo condussero a questa concezione: «La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di “”società civile””» (21). Come vedete si tratta dello stesso risultato cui abbiamo visto pervenire gli storici, i sociologi e i critici francesi, così come i filosofi idealisti tedeschi. Ma Marx procede oltre. Si domanda quali sono le cause che determinano la società civile e risponde che è ‘nell’economia politica che va ricercata l’anatomia della società civile’. È dunque la condizione economica di un popolo che determina la sua condizione sociale e la condizione sociale di un popolo determina a sua volta i suoi caratteri politici, religiosi e così via. Ma, domanderete, la condizione economica non ha alcuna causa? Senza dubbio, come tutte le cose di questa terra, ha la sua causa e questa causa, ‘causa fondamentale di tutta l’evoluzione sociale e che sostiene l’insieme del movimento storico’ è la lotta che l’uomo conduce con la natura per la propria esistenza’”” (pag 71-73) [G.V. Plechanov, La concezione materialistica della storia e altri scritti. Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel – La concezione materialistica della storia – La funzione della personalità nella storia’, Samonà Savelli, Roma, 1970, a cura di Paolo Flores d’Arcais] [(21) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 4]”,”PLED-001-FGB”
“PLECHANOV G.V. (PLEKHANOV)”,”Contributi alla storia del materialismo.”,”””I filosofi francesi avevano solo ‘disprezzo’ o, piuttosto, ‘odio’ per il ‘Medioevo’. Ad Helvétius il feudalesimo appare come un «capolavoro dell’assurdo». Hegel, per quanto ben lontano dall’idealizzazione romantica dei costumi e delle istituzioni del Medioevo, considera quest’epoca come un elemento necessario nello sviluppo dell’umanità. ‘Ancor più’, già vede che sono state le contraddizioni immanenti nella vita sociale del Medioevo a produrre la società moderna. I filosofi francesi, nella religione vedevano solo un mucchio di superstizioni, dovute alla stupidità umana e alla furfanteria di preti e profeti. La religione sapevano solo ‘combatterla’. Utile al suo tempo, questo lavoro non stimolava però in nessun modo lo studio scientifico delle religioni. L’idealismo dialettico prepara questo studio. Basta solo paragonare ‘La vita di Gesù’ di Strauss con la ‘Storia critica di Gesù Cristo’ di Holbach per comprendere l’enorme passo compiuto dalla filosofia della religione sotto il benefico influsso del metodo dialettico di Hegel”” (pag 134-135)”,”PLED-002-FC”
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”El papel del individuo en la historia.”,”Auto-sviluppo dei concetti. Il pericolo della logica delle contraddizioni. “”Non avvertendo questo pericolo, Marx e Engels non presero precauzioni contro di esso e per questo, più di una volta, furono condotti a deviazioni provocate dal proprio metodo. Così, per esempio, nel Manifesto del Partito Comunista Marx ed Engels dichiarano che in Germania la rivoluzione borghese può essere un prologo della rivoluzione operaia. Perché si sbagliarono Marx ed Engels? Perche applicarono qui la dialettica. Per lo meno, così dice il signor Bernstein.”” (pag 93)”,”PLED-031″
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”Materialismo militante.”,”Traduzione in spagnolo di Rodolfo Garcia HIGUERA dell’ edizione tedesca della rivista Vorwaerts, Berlin, 1907 Solipsismo morale. Psicologia sociale della borghesia. “”La causa dell’ odio borghese contro il materialismo, che ho indicato, si completa con un altro elemento che ha molte delle sue radici nella psicologia della borghesia come classe dominante nella nostra società capitalista. Tutta la classe legata al potere tende naturalmente alla ‘soddisfazione di sé’. E la borghesia, che domina in una società basata sulla competizione feroce dei produttori di merci, pecca, naturalmente, di questa soddisfazione di se stessa, sprovvista del minimo altruismo. L’ importante io di ciascun degno rappresentante della borghesia colma interamente tutti i propri desideri, tutti i suoi pensieri.”” (pag 45)”,”PLED-034″
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”Sindicalismo y marxismo.”,”Arturo Labriola, Riformismo e sindacalismo, prefazione dell’ A per l’ edizione russa, posfazione di A. Lunacharski, San Pietroburgo, 1907 N. Kritskaya N. Lebedev, Historia del movimiento sindacalista en Francia, Prologo de E. Pouget, Moscù, 1908 Polemica con Arturo Labriola. “”Nell’ articolo ‘Il riformismo e il sindacalismo in Italia’, Arturo Labriola si era inserito nel solco idealista; nel libro ‘Riformismo e sindacalismo’ tenta di inserirsi nel solco materialista di Carlo Marx, e per il colmo si proclama unico fedele interprete della sua dottrina. Ma, per interpretare con certezza una dottrina qualsiasi è necessario, prima di tutto, comprenderla. Questo non è il caso di Labriola, il quale non ha la minima idea di Marx. “”Uno degli aspetti teorici più difficili del materialismo storico – dice – è precisamente la combinazione tra gli sforzi di volontà individuali e collettivi, da una parte, e le leggi immanenti di un sistema sociale determinato, dall’ altra”” (pagina 145). La difficoltà a cui si riferisce Labriola esisteva, effettivamente, in un altro tempo per la letteratura sociale e storica. Ma fu superata dalla filosofia idealista tedesca della prima metà del secolo XIX. Utilizzando l’ eredità filosofica della filosofia tedesca, il materialismo storico non poteva avere nessuna difficoltà in un problema già risolto””. (pag 59)”,”PLED-035″
“PLEKHANOFF G. (PLECHANOV)”,”La conception matérialiste de l’histoire.”,”””La philosophie historique de Voltaire est un ‘essai d’interprétation scientifique de l’histoire'”” (pag 13) “”Comme Thierry, Mignet est le représentant convaincu de la classe moyenne. Tant qu’il s’agit de juger l’action politique de cette classe, Mignet va jusqu’à préconiser les moyens violents: “”On n’obtient le droit que par la force””. Chez Guizot nous retrouvons les mêmes tendances, les mêmes sympathies et le mêmes point de vue”” (pag 26) Hegel. “”Selon ce grand penseur, ‘l’histoire n’est que le développement de l’Esprit universel dans le temps'”” (pag 31) Marx. “”C’est la solution de ce probléme qu’a poursuivie Marx en élaborant sa conception ‘matérialiste’. Dans la préface d’une de ses oeuvres: ‘Critique de l’Economie Politique’, Marx raconte lui-même comment ses études l’amenèrent à cette conception: “”Mes recherches aboutirent à ce résultat: que les rapports juridiques, ainsi que les formes de l’Etat, ne peuvent s’expliquer ni par eux-mêmes, ni par la soi-disant évolution génerale de l’esprit humain; qu’ils prennent leurs racines plutôt dans les conditions d’existence matérielles que Hegel, à l’exemple des Anglais et des Français du XVIIIe siècle, comprenait sous le nom de “”société civile”””” (1). Comme vous le voyez c’est le même résultat auquel nous avons vu aboutir les historiens, les sociologues et les critiques français de même que les philosophes idéalistes allemands. Mais Marx va plus loin. Il demande quelles sont les causes déterminantes de la société civile,et il répond que c’est dans ‘l’économie politique qu’il faut chercher l’anatomie de la société civile’. Ainsi c’est l’état économique d’un peuple qui détermine son état social, et l’état social d’un peuple détermine a son tour son état politique, religieux et ainsi de suite. Mais, demandez-vous, l’état économique n’est pas sans cause non plus? Sans doute, comme toutes choses ici-bas, il a sa cause à lui, et cette cause, ‘cause fondamentale de toute l’évolution sociale et partant de tout mouvement historique, c’est la lutte que l’homme mène avec la nature pour son existence'”” [G. Plechanov, La conception matérialiste de l’histoire, Paris, 1946] [(1) ‘Contribution à la Critique de l’Economie politique’, par Karl Marx, traduction française par Laura Lafargue, p. 4]”,”PLED-051″
“PLEKHANOV G.V.”,”History of Russian Social Thought.”,”Michail Vasil’evic Lomonosov (19 novembre 1711 – San Pietroburgo, 15 aprile 1765) è stato uno scienziato e linguista russo. Per il contributo che ha dato alla cultura e alla scienza russa, per la spinta verso una modernizzazione della sua patria e per il ruolo che ha avuto anche a livello mondiale, viene spesso considerato il Leonardo da Vinci russo. Fu scienziato, naturalista, poeta. Fu inoltre pittore, storico, promotore di uno sviluppo nazionale dell’istruzione, delle scienze e dell’economia, e contribuì alla formulazione di una teoria cinetica del calore, di una teoria cinetica dei gas, di un principio di conservazione della materia e di una ipotesi ondulatoria della luce[1]. A lui sono intitolate numerose istituzioni culturali e università russe, nonché monumenti, stazioni della metropolitana e alcune località. La questione linguistica [modifica] Creò le basi della lingua letteraria russa moderna, mettendo a punto il sistema di versificazione tonico-sillabico, ancor oggi prevalente in Russia. Intervenne in ottica classicista all’interno del dibattito sulla “”questione della lingua”” (quale lingua fosse opportuno usare e in quale genere letterario: lo slavo ecclesiastico più ricco di termini astratti, o il russo parlato, più diffuso e molto diretto). Suggerisce che ai tre stili (alto-sublime, medio, umile) corrispondano tre usi della lingua: lo slavo ecclesiastico per i componimenti più solenni, una commistione delle due per i generi medi, ed una prevalenza del russo corrente per le opere di stile “”basso””. Antioch Dmitrievic Kantemir Costantinopoli, 10 settembre 1708 – Parigi, 31 marzo 1744) è stato uno scrittore, poeta e traduttore russo, di origine moldava. La sua fama è strettamente legata all’importanza delle sue nove satire, che risultarono fondamentali per lo sviluppo della letteratura classicista russa”,”PLED-040″
“PLEKHANOV Gheorghi V. (PLECHANOV)”,”La funzione della personalità nella storia.”,”Cofanetto, opera n° 48″,”SOCx-214″
“PLÉKHANOV (PLECHANOV) Georges, a cura di Antonio D’AMBROSIO”,”Le questioni fondamentali del marxismo.”,”Giorgio Plekhanov è stato il protagonista della prima manifestzione politica pubblica in Russia ed il fondatore del primo gruppo marxista russo. A nostro parere le “”questioni fondamentali”” realizzano quanto diceva Federico Engels del metodo del materialismo storico: “”Ciò di cui abbiamo bisogno non sono tanto i risultati, quanto lo studio; i risultati sono nulla senza l’evoluzione che conduce ad essi”””,”PLED-007-FL”
“PLENER Ulla a cura; saggi di Werner BRAMKE Marcel BOIS e Reiner TOSSTORFF Hartmut HENICKE e Mario HESSELBARTH Ottokar LUBAN Ulla PLENER Ingo MATERNA Lennart LÜPKE e Nadine KRUPPA Judith PAKH Silvio REISINGER Helmut SCHWARZBACH Günter WEHNER Ralf HOFFROGGE Gerhard ENGEL Florian WILDE Eckhard MÜLLER Mirjam SACHSE Wolfgang BEUTIN Hartmut HENICKE Peter SCHERER Werner BRAMKE”,”Die Novemberrevolution 1918/1919 in Deutschland. Für bürgerliche und sozialistische Demokratie. Allgemeine, regionale und biographische Aspekte. Beiträge zum 90. Jahrestag der Revolution.”,”Saggi di Werner BRAMKE Marcel BOIS e Reiner TOSSTORFF Hartmut HENICKE e Mario HESSELBARTH Ottokar LUBAN Ulla PLENER Ingo MATERNA Lennart LÜPKE e Nadine KRUPPA Judith PAKH Silvio REISINGER Helmut SCHWARZBACH Günter WEHNER Ralf HOFFROGGE Gerhard ENGEL Florian WILDE Eckhard MÜLLER Mirjam SACHSE Wolfgang BEUTIN Hartmut HENICKE Peter SCHERER Werner BRAMKE”,”MGER-108″
“PLENER Ulla”,”Rosa Luxemburg und Lenin: Gemeinsamkeiten und Kontroversen. Gegen ihre dogmatische Entgegenstellung.”,”(Rosa Luxembourg e Lenin: Analogie e polemiche. Contro le loro antitesi dogmatiche) Contiene l’estratto di Paul Avrich dal libro ‘Kronstadt 1921 (pag 235-290): ‘Memorandum über die Organisation eines Aufstandes in Kronstadt, Februar 1921. Streng geheim’ (pag 285-290)”,”LUXS-046″
“PLESHAKOV Constantine”,”Stalin’s Folly. The tragic first ten days of World War II on the Eastern Front.”,”Constantine Pleshakov, a visiting professor at Mount Holyoke College, is the author of The Tsar’s Last Armada, Inside the Kremlin’s Cold War, and The Flight of the Romanovs.”,”QMIS-012-FL”
“PLESHAKOV Constantine”,”Il silenzio di Stalin. I primi tragici giorni dell’Operazione Barbarossa.”,”Constantine Pleshakov, a visiting professor at Mount Holyoke College, is the author of The Tsar’s Last Armada, Inside the Kremlin’s Cold War, and The Flight of the Romanovs. Giugno 1941. Vigilia dell’invasione. I russi colgono un movimento di truppe tedesche lungo la frontiera e altri segnali. Giovedì 19 giugno, Stalin venne meno ancora una volta al suo orario d’ufficio (117). Era lontano dalla sua scrivania da ventitré ore, ma tornò finalmente al Cremlino poco prima delle venti di venerdì 20 giugno. Qui ricevette un altro avvertimento. Il vecchio collega Mikojan, responsabile del commercio estero, lo informò che all’improvviso un gruppo di venticinque vascelli tedeschi aveva lasciato il porto di Riga senza aver completato le operazioni di carico e scarico delle merci (118). Stalin disse che erano liberi di fare quello che volevano, ma intuiva che c’era sotto qualcosa. Chiamò il generale Ivan Tjulenev, capo della difesa aerea del distretto militare di Mosca, e gli disse: «La situazione si è fatta incerta. Aumentate la prontezza della difesa aerea al 75%» (119). Comunque, non convocò Timoscenco né Zukov. Non voleva provocare i tedeschi mettendo le sue truppe in allerta precombattimento (120). Il giorno successivo, sabato 21 giugno, comprese di dover fare qualcosa di più. L’istinto gli diceva che l’inerzia sarebbe stata pericolosa. Il giorno successivo, sabato 21 giugno, comprese di dover fare qualcosa di più. L’istinto gli diceva che l’inerzia sarebbe stata pericolosa. La prima misura che prese fu largamente simbolica: fece portare alcuni popolari poeti alla sede della Radio con l’ordine di comporre canzoni bellicose e antinaziste (121). Il secondo passo era invece concreto: istruì i diplomatici sovietici a Berlino di far visita immediatamente a Ribbentrop, al ministero degli Esteri, onde domandargli spiegazioni per la concentrazione di truppe tedesche lungo il confine (122). Il ministro degli Esteri tedesco rispose che Ribbentrop era fuori città. Tutte le richieste inoltrate quel giorno ricevettero lo stesso responso. Senza essere allarmato seriamente, Stalin convocò un incontro urgente”” (pag 116-117) [(117) Vypiska, 2, p. 300; (118) Mikojan, citato in Kumanev, p. 24; (119) Tjulenev, p. 140; (120) Vypiska, 2, p. 300; (121) Simonov, 100 sutok vojny, p. 5; (122) VBerezkov, p. 55; Erickson, pp. 103-104] [Constantine Pleshakov, ‘Il silenzio di Stalin. I primi tragici giorni dell’Operazione Barbarossa’, Corbaccio, Milano, 2007]”,”QMIS-052-FSD”
“PLESSIS Alain”,”Histoires de la Banque de France.”,”Alain Plessis è professore di storia contemporanea all’Università di Paris X Nanterre. Nato nel 1932 è morto nel 2010.”,”FRAE-060″
“PLOTINO, a cura di Vincenzo CILENTO”,”Enneadi. Prima versione integra e commentario critico di Vincenzo Cilento. Volume I.”,”Trecc: Plotino (lat. Plotinus). – Filosofo greco (n. Licopoli, Egitto, 203-206 – m. in Campania 269-270), massimo rappresentante del neoplatonismo antico. P. è autore delle Enneadi, cioè di sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. P. riprende le formulazioni più tarde del pensiero platonico e sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Vita Fonte principale per la sua biografia è la Vita che di lui scrisse il suo scolaro Porfirio; altri elementi forniscono Eunapio, nelle sue Vitae sophistarum, e il lessico di Suida. A ventotto anni si dedicò agli studi filosofici, e divenne dopo qualche tempo scolaro di Ammonio Sacca, che la tradizione designa come iniziatore del neoplatonismo classico e che certo ebbe influenza decisiva sulla formazione speculativa di Plotino. Nel 242, nell’intento di prendere conoscenza della filosofia persiana, prese parte alla spedizione dell’imperatore Gordiano contro la Persia ma, per l’insuccesso della spedizione, dovette riparare ad Antiochia. Si recò allora a Roma dove, quarantenne, iniziò la sua attività didattica, divenendo famoso non solo tra coloro a cui più direttamente si dirigeva il suo insegnamento, ma anche tra il popolo, che vedeva in lui un esempio di superiore serenità e saggezza e ricorreva a lui per consiglio e per la risoluzione di controversie: non pochi, morendo, gli affidarono persino la tutela dei figli. Dopo ventisei anni d’insegnamento P. si ritirò, malato, da Roma nella villa di un suo scolaro in Campania, e vi morì. Opere e pensiero L’interesse che il suo insegnamento destava nell’alta società romana richiamò d’altronde su P. il favore dell’imperatore Gallieno e dell’imperatrice Salonina; e fu per tale protezione imperiale che P. poté concepire, senza peraltro poter realizzare, il progetto di uno stato ideale secondo l’ultima e più matura forma che gli aveva data Platone. Sul modello delle Leggi doveva infatti essere fondata, o richiamata in vita, e costituzionalmente organizzata una città, che avrebbe assunto il nome di Platonopoli e in cui si sarebbe naturalmente trasferito P. con i suoi seguaci. L’opera di P. è costituita dalle Enneadi, cioè da sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. Il neoplatonismo plotiniano, che del pensiero platonico riprende specialmente le formulazioni più tarde, sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Tale discesa si configura per P. come una emanazione, cioè come un processo onde ogni realtà molteplice dell’universo discende dall’assoluta unità di Dio, senza peraltro che questa deroghi in nulla dalla sua purissima trascendenza e sia in alcuna misura diminuita da tale derivazione. Secondo l’immagine a cui spesso ricorre P., il principio divino è come la realtà luminosa, da cui la luce si diffonde incessante senza che per ciò a quella realtà venga meno neppure la minima parte della sua sostanza: donde il nome di «effulgurazione», che viene usato talvolta per fornire all’idea dell’emanazione una maggior evidenza intuitiva. L’incondizionata perfezione e trascendenza del principio divino è concepita, nel modo più rigoroso, come quel puro ente eleatico, il cui carattere di assoluta unità era stato messo in primo piano dallo scolaro di Parmenide, Zenone. Escludendo da sé ogni molteplicità, il supremo principio dell’Uno è immune anche dalla primordiale dualità che nel Dio aristotelico, «pensiero del pensiero», pone a fronte e identifica la consapevolezza divina e il suo stesso contenuto; essa, per tale suo carattere di elementarissima geminazione dell’unità originaria, deve anzi apparire quale primo momento derivato, nel processo dell’emanazione. Dalla suprema trascendente e ineffabile Unità discende così l’intelletto (????) in cui essa si sdoppia nella duplicità del pensante e del pensato, concetto in cui confluisce la visione aristotelica di Dio sopra ricordata e quella platonica del «mondo intelligibile» (?????? ??????). Tale mondo intelligibile si rispecchia a sua volta nell’anima (????), terza e ultima ipostasi nel processo emanativo, realtà intermedia tra la mortalità del corporeo e l’immortalità dell’intelligibile, concepita da P. anche nel senso stoico come universale vitalità informante mediante le idee (chiamate, in riferimento a tale funzione, ????? ???????????, rationes seminales) il mondo materiale. L’Uno, l’Intelletto e l’Anima universale sono dunque le tre «ipostasi» (??????????, e cioè, anche etimologicamente, substantiae, realtà sussistenti in sé come ideale fondamento di tutte le altre), che nel neoplatonismo plotiniano, conciliante nella sua sintesi le più importanti concezioni della metafisica e della gnoseologia precedenti, manifestano il processo di discesa dal principio supremo fino ai limiti del sensibile. Oltre tali ipostasi è solo la materia, indeterminata e indefinibile, puro non essere e tenebra, in quanto privazione di luce. Il concetto dell’emanazione, per cui il supremo principio, pur permanendo chiuso nella sua trascendente perfezione, si moltiplica dando luogo alle realtà inferiori, si presenta, nella formulazione plotiniana, come un originale compromesso tra la teologia ellenica e la teologia cristiana che afferma l’azione di Dio nel mondo, operante come volontà creatrice, donde il vasto influsso di P. sulla stessa patristica greca e sul pensiero cristiano in generale. In campo etico, riprendendo le concezioni platoniche e aristoteliche, P. afferma la superiorità della teoria sulla prassi e indica nella contemplazione il modo di attuazione di quella assimilazione al divino che costituisce il fine ultimo dell’umano operare, mentre nell’intuizione del primo principio culmina l’ascesa etica che, progredendo dalle virtù etiche a quelle dianoetiche, si attua come ritorno all’Uno di ciò che dall’Uno ha tratto origine. Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere una conoscenza razionale (alla quale è necessariamente connessa la pluralità nella distinzione di soggetto e oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore e completa dedizione, nell’uscita dell’individuo da sé stesso.”,”FILx-275-FF”
“PLOTINO, a cura di Vincenzo CILENTO”,”Enneadi. Prima versione integra e commentario critico di Vincenzo Cilento. Volume II.”,”Trecc: Plotino (lat. Plotinus). – Filosofo greco (n. Licopoli, Egitto, 203-206 – m. in Campania 269-270), massimo rappresentante del neoplatonismo antico. P. è autore delle Enneadi, cioè di sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. P. riprende le formulazioni più tarde del pensiero platonico e sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Vita Fonte principale per la sua biografia è la Vita che di lui scrisse il suo scolaro Porfirio; altri elementi forniscono Eunapio, nelle sue Vitae sophistarum, e il lessico di Suida. A ventotto anni si dedicò agli studi filosofici, e divenne dopo qualche tempo scolaro di Ammonio Sacca, che la tradizione designa come iniziatore del neoplatonismo classico e che certo ebbe influenza decisiva sulla formazione speculativa di Plotino. Nel 242, nell’intento di prendere conoscenza della filosofia persiana, prese parte alla spedizione dell’imperatore Gordiano contro la Persia ma, per l’insuccesso della spedizione, dovette riparare ad Antiochia. Si recò allora a Roma dove, quarantenne, iniziò la sua attività didattica, divenendo famoso non solo tra coloro a cui più direttamente si dirigeva il suo insegnamento, ma anche tra il popolo, che vedeva in lui un esempio di superiore serenità e saggezza e ricorreva a lui per consiglio e per la risoluzione di controversie: non pochi, morendo, gli affidarono persino la tutela dei figli. Dopo ventisei anni d’insegnamento P. si ritirò, malato, da Roma nella villa di un suo scolaro in Campania, e vi morì. Opere e pensiero L’interesse che il suo insegnamento destava nell’alta società romana richiamò d’altronde su P. il favore dell’imperatore Gallieno e dell’imperatrice Salonina; e fu per tale protezione imperiale che P. poté concepire, senza peraltro poter realizzare, il progetto di uno stato ideale secondo l’ultima e più matura forma che gli aveva data Platone. Sul modello delle Leggi doveva infatti essere fondata, o richiamata in vita, e costituzionalmente organizzata una città, che avrebbe assunto il nome di Platonopoli e in cui si sarebbe naturalmente trasferito P. con i suoi seguaci. L’opera di P. è costituita dalle Enneadi, cioè da sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. Il neoplatonismo plotiniano, che del pensiero platonico riprende specialmente le formulazioni più tarde, sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Tale discesa si configura per P. come una emanazione, cioè come un processo onde ogni realtà molteplice dell’universo discende dall’assoluta unità di Dio, senza peraltro che questa deroghi in nulla dalla sua purissima trascendenza e sia in alcuna misura diminuita da tale derivazione. Secondo l’immagine a cui spesso ricorre P., il principio divino è come la realtà luminosa, da cui la luce si diffonde incessante senza che per ciò a quella realtà venga meno neppure la minima parte della sua sostanza: donde il nome di «effulgurazione», che viene usato talvolta per fornire all’idea dell’emanazione una maggior evidenza intuitiva. L’incondizionata perfezione e trascendenza del principio divino è concepita, nel modo più rigoroso, come quel puro ente eleatico, il cui carattere di assoluta unità era stato messo in primo piano dallo scolaro di Parmenide, Zenone. Escludendo da sé ogni molteplicità, il supremo principio dell’Uno è immune anche dalla primordiale dualità che nel Dio aristotelico, «pensiero del pensiero», pone a fronte e identifica la consapevolezza divina e il suo stesso contenuto; essa, per tale suo carattere di elementarissima geminazione dell’unità originaria, deve anzi apparire quale primo momento derivato, nel processo dell’emanazione. Dalla suprema trascendente e ineffabile Unità discende così l’intelletto (????) in cui essa si sdoppia nella duplicità del pensante e del pensato, concetto in cui confluisce la visione aristotelica di Dio sopra ricordata e quella platonica del «mondo intelligibile» (?????? ??????). Tale mondo intelligibile si rispecchia a sua volta nell’anima (????), terza e ultima ipostasi nel processo emanativo, realtà intermedia tra la mortalità del corporeo e l’immortalità dell’intelligibile, concepita da P. anche nel senso stoico come universale vitalità informante mediante le idee (chiamate, in riferimento a tale funzione, ????? ???????????, rationes seminales) il mondo materiale. L’Uno, l’Intelletto e l’Anima universale sono dunque le tre «ipostasi» (??????????, e cioè, anche etimologicamente, substantiae, realtà sussistenti in sé come ideale fondamento di tutte le altre), che nel neoplatonismo plotiniano, conciliante nella sua sintesi le più importanti concezioni della metafisica e della gnoseologia precedenti, manifestano il processo di discesa dal principio supremo fino ai limiti del sensibile. Oltre tali ipostasi è solo la materia, indeterminata e indefinibile, puro non essere e tenebra, in quanto privazione di luce. Il concetto dell’emanazione, per cui il supremo principio, pur permanendo chiuso nella sua trascendente perfezione, si moltiplica dando luogo alle realtà inferiori, si presenta, nella formulazione plotiniana, come un originale compromesso tra la teologia ellenica e la teologia cristiana che afferma l’azione di Dio nel mondo, operante come volontà creatrice, donde il vasto influsso di P. sulla stessa patristica greca e sul pensiero cristiano in generale. In campo etico, riprendendo le concezioni platoniche e aristoteliche, P. afferma la superiorità della teoria sulla prassi e indica nella contemplazione il modo di attuazione di quella assimilazione al divino che costituisce il fine ultimo dell’umano operare, mentre nell’intuizione del primo principio culmina l’ascesa etica che, progredendo dalle virtù etiche a quelle dianoetiche, si attua come ritorno all’Uno di ciò che dall’Uno ha tratto origine. Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere una conoscenza razionale (alla quale è necessariamente connessa la pluralità nella distinzione di soggetto e oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore e completa dedizione, nell’uscita dell’individuo da sé stesso.”,”FILx-275-B-FF”
“PLOUFFE David”,”The Audacity to Win. The Inside Story and Lessons of Barack Obama’s Historic Victory.”,”PLOUFFE David è un esperto nella gestione delle campagne elettorali (Senato e Congresso) per il partito democratico)”,”USAS-196″
“PLUM Werner”,”Working Men’s Reports on the Beginnings of the World of Industrial Labour.”,”””E’ anche degno di nota che in tutti quegli scritti ci sono pochi riferimenti agli esponenti tedeschi del socialismo (…). Saint Simon, Fourier, Considerant, anche Owen sono ben conosciuti, e la discussione spesso si incentra sulle loro vedute. Riguardo agli esponenti tedeschi di quelle vedute, solo Weitling è occasionalmente citato. Agli altri ci si riferisce raramente. Il libro di Friedrich Engels sulla condizione della classe operaia in Inghilterra qualche volta è citato con approvazione, mentre i nomi di Rodbertus e Karl Marx sono virtualmente assenti da questa letteratura, perfino all’ inizio degli anni 1850″” (Paul Mombert, ‘Aus der Literatur über die soziale Frage und über die Arbeiterbewegung in Deutschland in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts, Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung, ed. by Carl Grundberg, vol 9, Leipzig, 1921 pag 222) (pag 88)”,”CONx-101″
“PLUM Werner a cura; testi di Robert VON-MOHL Karl MARLO Friedrich ENGELS Bruno HILDEBRAND Johann Heinrich VON-THÜNEN Adam SMITH Thomas Robert MALTHUS Charles Robert DARWIN Karl MARX”,”Le débat sur la misère de masse aux débuts de l’industrialisation.”,”Marx : Più è grande l’esercito industriale di riserva dei lavoratori e più è alto il pauperismo ufficiale “”L’armée de réserve industrielle est ‘d’autant plus grande que la richesse sociale’, le capital en fonction, l’étendue et l’énergie de son accroissement’ et par suite la grandeur absolue du prolétariat et la force productive de son travail’ sont plus considérables. Les causes qui développent la ‘force expansive du capital’ développent également la force de ‘travail disponible’. La grandeur relative de l’armée de réserve industrielle croît donc avec les puissances de la richesse. Mais plus cette armée de réserve est nombreuse par rapporto à l’armée active des travailleurs, et plus est grande la surpopulation ‘consolidée’, dont la misère est en raison inverse de son travail. Enfin, plus est grande la classe des malheureux de la classe ouvrière et l’armée de réserve industrielle, et plus est considérable le paupérisme officiel”” (Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie; Le Capital. Critique de l’économie politique, livre 1: Le procès de la production du capital, Chapitre 23. Formes diverses de l’existence de la surpopulation relative’, Oeuvres complètes, tome 4, ed. A. Costes, Paris, 1924) [Werner Plum, a cura, ‘Le débat sur la misère de masse aux débuts de l’industrialisation’, F. Ebert Institute, Bonn, 1977]”,”TEOC-794″
“PLUM Werner”,”Récits d’ouvriers sur les débuts du monde moderne du travail.”,”Dono Davoli”,”CONx-278″
“PLUM Werner”,”Les sciences de la nature et la technique sur la voie de la «révolution industrielle».”,”Dono Davoli Engels e le scienze della natura “”Avec la catégorie des scientifiques apparait une force d’un type nouveau qui agit sur le développement des techniques par le biais de l’invention d’une idée neuve venant compléter ou remplacer des conceptions antérieures. Sans doute les hasards de l’inspiration et les conditions environnantes plus ou moins favorables n’ont-elles pas été non plus sans influencer l’evolution des sciences de la nature. Ce qui est – et reste – propre au scientifique, c’est la ‘remise en question’ à laquelle il procède, de résultats, connaissances et expériences antérieurement acquis. Si sur ce point nous citons encore une fois Friedrich Engels, c’est d’abord parce qu’il a été l’un des seuls parmi ses contemporains à voir une relation étroit entre les sciences de la nature et les sciences sociales; mais aussi parce que, à une époque où on considérait généralement le développement de la physique «classique» come achevè, il remettait déjà en question cet achèvement: «La forme de développement de la science de la nature, dans la mesure où celle-ci pense, est l’ ‘hypothèse’. L’observation révèle un fait nouveau qui rend impossible le mode d’explication antérieur des faits appartenant au même groupe. Dès cet instant naît le besoin de nouveaux modes d’explication fondés d’abord sur un nombre seulement limité de faits et d’observation. Le matériel d’expérience qui vient s’y ajouter épure ces hypothèses, élimine les unes, corrige les autres jusqu’à ce que la loi soit enfin établie sous sa forme pure. Si l’on voulait attendre jusqu’à ce que les matériaux nécessaires à la loi soient ‘purs’, cela signifierait suspendre jusque-là les investigations de la pensée, et ce serait une raison suffisante pour que la loi ne soit jamais mise sur pied. Le nombre et la varieté des hypothèses qui s’éliminent l’une l’autre, – étant donné le manque de formation logique et dialectique des savants, – donnent alors facilement naissance à l’idée que nous ne pouvons connaître l’ ‘essence’ des choses. (…) Prise historiquement, la chose aurait un certain sens: nous ne pouvons connaître que dans les conditions de notre époque et ‘dans les limites de celles-ci’» (Friedrich Engels, Dialectique de la nature, Editions Sociales, Paris, 1952, p. 242 sq] (pag 22-23) [Werner Plum, Les sciences de la nature et la technique sur la voie de la «révolution industrielle»’, Friedrich Ebert Stiftung, Bonn, 1976] [“”Con la categoria degli scienziati appare una forza di nuovo tipo che agisce sullo sviluppo delle tecniche mediante l’invenzione di una nuova idea per integrare o sostituire concezioni precedenti. Senza dubbio le possibilità di ispirazione e le condizioni circostanti, più o meno favorevoli, non hanno mancato di influenzare l’evoluzione delle scienze naturali. Ciò che è – e rimane – specifico dello scienziato è la “”rimessa in discussione”” a cui egli procede dei risultati, conoscenze ed esperienze precedentemente acquisite. Se su questo punto citiamo ancora una volta Friedrich Engels, è innanzitutto perché fu uno dei pochi contemporanei a vedere uno stretto rapporto tra scienze naturali e scienze sociali, ma anche perché, in un momento in cui lo sviluppo della fisica “”classica”” si considerava generalmente come completato, egli stava già mettendo in discussione questo completamento: “”La forma dello sviluppo della scienza della natura, nella misura in cui essa pensa, è l'””ipotesi””. L’osservazione rivela un fatto nuovo che rende impossibile la precedente modalità di spiegazione dei fatti appartenenti allo stesso gruppo. Da questo momento nasce la necessità di nuove modalità di spiegazione basate inizialmente solo su un numero limitato di fatti e osservazioni. Il materiale dell’esperienza che vi si aggiunge purifica queste ipotesi, ne elimina alcune, corregge le altre fino a che la legge non sia finalmente stabilita nella sua forma pura. Se si aspettasse che i materiali necessari per la legge fossero “”puri””, ciò significherebbe sospendere fino a quel momento le indagini del pensiero, e questo sarebbe motivo sufficiente per non stabilire mai la legge. Il numero e la varietà delle ipotesi che si eliminano a vicenda – data la mancanza di formazione logica e dialettica degli studiosi – danno poi facilmente origine all’idea che non si possa conoscere l'””essenza”” cose. (…) Storicamente, la cosa avrebbe un certo significato: possiamo conoscere solo nelle condizioni del nostro tempo e ‘entro i limiti di queste qui'”” [Friedrich Engels, Dialectique de la nature, Editions Sociales, Paris , 1952, p. 242 sq] (pag 22-23) [Werner Plum, Natural Sciences and Technology on the Road to the “”Industrial Revolution””, Friedrich Ebert Stiftung, Bonn, 1976]”,”SCIx-538″
“PLUM Werner”,”Les utopies anglaises, modèles de coopération sociale et technologique.”,”Dono Davoli”,”SOCU-231″
“PLUTARCO, a cura di Giuliano PISANI”,”Come trarre vantaggio dai nemici.”,”La politica ha scritto André MALRAUX, “”non si fa con la morale, ma non si può fare nemmeno senza””. (pag 33) “”Tali uscite gettano discredito su chi le fa più su chi le ascolta, e inotre creano confusione nella vita pubblica e turbano i Consigli e le assemblee. Fece dunque benissimo Focione a interrompere la sua esposizione e a cedere il posto a un tale che inveiva contro di lui; poi, quando finalmente quello ebbe finito, riguadagnò la tribuna e proseguì dicendo: “”Sui cavalieri e gli opliti mi avete già ascoltato: dunque mi rimane da trattare della fanteria leggera e dei peltasti””. In queste situazioni, però, molti faticano a mantenere il controllo e reagiscono, riuscendo spesso a che a tappare la bocca a chi inveiva contro di loro, ma in questi casi è essenziale che la replica sia secca e non lasci trasparire collera o astio, ma una pacatezza che, in tono spiritoso amabile, riesca in qualche modo a mordere””. (pag 38) “”Dato però che, come dice Simonide, ‘ogni allodola deve avere il suo ciuffo’, e ogni natura umana è portata alla rivalità, alla gelosia e all’ invidia, ‘compagna degli uomini fatui’, come dice Pindaro, si potrebbe ricavare un non modesto profitto facendo spurgare queste passioni sui nostri nemici e deviandole, come fossero scoli di fogna, il più lontano possibile da amici e familiari.”” (pag 80-81)”,”STAx-136″
“PLUTARCO, a cura di Alessandro DE-LAZZER”,”Anziani e politica.”,”””A un giovane che le rinfacciava i danni fisici della sua vecchiaia, un’ arguta donna anziana replicava: “”Hai ragione, figlio: che Iddio ti scansi da questa malattia””. (risvolto di copertina) “”La scusa che declina aperta lizza / getta virtù nel baratro del buio.”” (versi di Pindaro, pag 9) “”Quando, ad esempio, Agamennone, il re dei re, pregava gli dei con queste parole: ‘Dieci consiglieri achei di tal fatta potessi avere,’ intendendo co ciò riferirsi a uomini della tempra di Nestore, ebbene nessuno degli “”Achei bellicosi”” e “”spiranti di collera”” aveva qualcosa da ridire; anzi tutti ammettevano che il vecchio tanto in politica quanto in battaglia possiede grande energia. ‘Un solo saggio consigli può vincere molte mani,’ così come un solo parere, purché assennato e convincente, può compiere in politica opere splendide e grandiose””. (pag 30)”,”STAx-137″
“PLUTARCO, a cura di Giuliano PISANI”,”L’ arte di ascoltare.”,”””Non è difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da un altro, anzi è quanto mai facile; ben più faticoso, invece, è contrapporne uno migliore.”” (retrocop.) “”Le pulsioni verso il piacere e le diffidenze verso la fatica sono sorgenti per così dire native – e non esterne o fatte affluire in noi dalle parole – di infinite passioni e malattie (…)”” (pag 54) “”Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla, nell’ uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto. I parti e i travagli “”di vento”” delle galline si dice diano origine a gusci imperfetti e privi di vita: così realmente “”di vento”” è il discorso che esce da giovani incapaci di ascoltare e disabituati a trarre profitto attraverso l’ udito, e ‘oscuro ed ignoto, si disperde sotto le nubi’.”” (pag 55) “”(…) se i denigratori e gli arroganti ricavano da chi parla un profitto minore, gli entusiasti e gli ingenui ne ricevano danni maggiori e non smentiscono il detto eracliteo: “”Lo stupido, suole stupirsi a ogni parola””. Bisogna essere generosi nell’ elogiare chi parla ma cauti nel prestare fede alle sue parole; si deve essere spettatori bendisposti e no prevenuti dello stile e della dizione di chi dibatte, ma critici attenti e severi dell’ utilità e della veridicità di ciò che dice (…)””. (pag 61) “”Non è difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da un altro, anzi è quanto mai facile; ben più faticoso, invece, è contrapporne uno migliore””. (pag 60)”,”STOx-105″
“PLUTARCO, a cura di Pasquale MARTINO”,”Sertorio.”,”””Da un punto di vista strettamente interno al sistema politico romano la guerra di Sertorio fu l’ epilogo di cinquant’anni di lotta di classe e di fazione, combattuta spesso con le armi, e conclusa con la reazione oligarchica di Silla (82 aC). Vasti movimenti vi si erano intrecciati, tutti miranti, per motivi diversi e con varia intensità, a rovesciare il potere dell’ oligarchia senatoria: gli ottimati, una élite fortemente esclusiva composta dai grandi proprietari di mezzi di produzione che erano, insieme, ceto politico a tempo pieno. Coloro che propugnavano la redistribuzione del potere fra altre classi si erano andati raggruppando nella composita tendenza dei populares, nella quale convivevano diverse rivedicazioni: la riforma agraria (progettata dai fratelli Gracchi), che doveva intaccare il latifondo e rafforzare i contadini romano-italici; l’ estensione della cittadinanza e dei diritti politici alle comunità italiche; l’ accesso del ceto mercantile dei cavalieri ai vertici del potere; l’ ampliamento dei sussidi al sottoproletariato dell’ Urbe.”” (pag 65) “”L’ ideologia romana pura, invece, era fondata su una brutale etica della forza; Plutarco lo dice espressamente nella prosecuzione del passo già citato del Coriolano (…): “”Non c’è dubbio che a quel tempo Roma celebrava come virtù tutto ciò che aveva a che fare con azioni belliche e militari; ne è prova il fatto che i Romani definiscono la virtù (areté) solo col nome della forza (andrèia, latino virtus) e che il sostantivo di significato comune e generale è lo stesso con cui il latino chiama la forza””””. (pag 79)”,”STAx-139″
“PLUTARCO”,”Consigli politici.”,”Plutarco autore delle celebri ‘Vite parallele’, ha al suo attivo oltre 80 scritti che accanto a temi filosofico-etici, toccano ogni aspetto del sapere antico, raccolti sotto il titolo complessivo di ‘Moralia’. Da questo corpus è stat selezionata un’antologia di scritti politici. Plutarco non dà consigli su come conquistare il governo ma su come gestirlo nell’interesse della collettività. Prioritaria è la formazione culturale e morale dell’uomo di Stato, che dev’essere politicamente esperto, tecnicamente preparato ad assolvere i propri compiti e soprattutto di altissima integrità: “”perché non è possibile che chi è ignorante insegni, che chi non è equilibrato possa dare equilibrio, né governare chi non ha in sé governo”” (risvolto di copertina) “”Si addice a un comportamento democratico sopportare l’insulto e l’ira di colui che governa, ricordando sommessamente il detto di Diomede: «A questo poi seguirà la gloria» (Hom, Iliade, IV, v. 415) o quello di Demostene, cioè che, non è al presente Demostene solo, ma anche un legislatore, o un corega, o un portatore di corona. (113). Bisogna dunque rimandare la propria difesa nel tempo, perché o ci muoveremo contro di lui quando è uscito dalla carica, o avremo il vantaggio, col prendere tempo, di esserci liberati dalla collera”” (pag 99) (113) Il passo intende fare distinzione fra offesa fatta a pubblico ufficiale come in questo caso, ove si tratta di offesa pubblica”,”STAx-304″
“PLUTARCO”,”Biografie parallele. 1. Alessandro e Cesare. 2. Demostene e Cicerone.”,”””Demostene diresse tutta l’intelligenza, che la natura gli diede, e l’esercizio, cui si sottopose, all’arte oratoria, riuscendo a superare per chiarezza e veemenza tutti quelli che si cimentavano con lui nelle assemblee o nei processi, per ampiezza e magnificenza gli oratori, per abilità dialettica i sofisti; Cicerone invece, uomo di vasta e varia cultura, che gli derivava dalla profonda applicazione agli studi, lasciò non pochi libri di filosofia scritti secondo la maniera accademica, e anche nei suoi discorsi giudiziari è facile notare il costante desiderio di far mostra di cultura letteraria. Ma nei discorsi di entrambi questi oratori emerge qualche aspetto della loro personalità. Lo stile di Demostene, molto accurato, senza ornamenti e senza celle, non odorava affatto di lucerna, come gli disse con acrimonia Pitea: aveva limpidezza, acutezza di pensiero ed era ispirato a grande serietà. Cicerone invece fu spesso portato alla scurrilità dalla mania di apparir caustico; ironizzava, nei processi, su cose serie, con il riso e lo scherno, senza disporre del necessario senso di opportunità. Nella difesa di Cecilio, infatti, afferma che il suo protetto non aveva agito male abbandonandosi agli eccessi, dal momento che possedeva tante ricchezze; anzi, aggiunse, sarebbe da sciocchi non servirsene quando si può, giacché molti filosofi, anche celebri, ripongono la felicità nel piacere. … finire (pag 87-88)”,”STAx-017-FV”
“PLUTARCO”,”Vite parallele. Volume primo.”,”””Il valore di questi scritti è molto vario: si va dalla pura compilazione all’esposizione di dottrine filosofiche e a tratti più originali.”,”STAx-003-FC”
“PLUTARCO”,”Le contraddizioni degli stoici.”,”””La dottrina crisippea della vita del cosmo è carente anche nell’aspetto per cui, conseguendo alla dichiarata autosufficienza del cosmo la non-autosufficienza degli dei (= degli astri), e quindi l’impossibilità che essi siano beati, questa conclusione contrasta con la comune opinione sugli dei, che Crisippo approva e per la quale essi sono esseri felici”” (pag 396)”,”FILx-005-FMP”
“POCHHAMMER Hans”,”L’ultima crociera dell’Ammiraglio Spee (Coronel e Falkland).”,”Hans Pochhammer, Capitano di fregata “”Sulle colline di Valparaiso alcuni emigranti tedeschi del Cile hanno eretto un piccolo monumento in memoria della squadra asiatica degli incrociatori tedeschi. Malinconico ricordo per i pochi superstiti che avevano là sostato dopo la vittoriosa battaglia di Coronel. La sorta della squadra tedesca venne decisa alle isole Falkland all’estremità sud della Terra del Fuoco – nel basso Atlantico che permetteva di immaginare laggià fra cielo e mare la loro patria. Sparivano fra i gorghi i 2100 marinai dei quattro incrociatori con oltre 100 ufficiali ed il magnifico Ammiraglio von Spee. Falkland passa alla storia per il loro eroismo, e concella dagli oceani lontani l’ultimo segno della flotta tedesca d’alto mare. Ma s’inzia da quel giorno la guerra sottomarina (…)”” (M. Pfützer, Milano, 1932)”,”QMIP-022-FV”
“POCOCK John G.A.”,”Il momento machiavelliano. Il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone. II. La “”repubblica”” nel pensiero politico anglosassone.”,”POCOCK John G.A. è professore di storia alla John Hopkins University. Ha scritto vari libri (v. 4° cop).”,”TEOP-359″
“POCOCK Rowland F.”,”The early British radio industry.”,”Contiene schede di appunti manoscritte in allegato: ‘L’industria della radio è stata fondata da un gruppo di scienziati che non erano ingegneri telegrafici….'”,”EDIx-216″
“PODBIELSKI Gisele”,”Storia dell’ economia italiana 1945-1974.”,”PODBIELSKI Gisele ha studiato all’ università di Ginevra e alla London School of Economics. Si è specializzata a Cambridge ed è stata fra l’ altro per molti anni Economic Affairs Officer presso la Commissione economica per l’ Europa delle Nazioni Unite, diretta da Gunnar MYRDAL. Vive a Roma.”,”ITAE-042″
“PODDA Luigi”,”Dell’ ergastolo.”,”””Si aggiunga a tutto ciò il fatto che la Sardegna era diventata luogo di punizione per tutti quei funzionari amministrativi e di polizia che avessero in qualche modo demiritato nell’ esercizio delle loro funzioni, per incapacità o altro. Si trattava insomma di una regione “”coloniale”” a tutti gli effetti, nella quale i rapporti con la popolazione erano regolati attraverso quei metodi coercitivi sempre usati nelle colonie””. (pag 102)”,”ITAV-012″
“PODDA Stefania”,”Marie Curie.”,”Stefania Podda è una giornalista e autrice televisiva. Ha scritto una biografia di Margherita Cagol, il primo capo delle Br. Barbara Biscotti ha curato per il ‘Corriere’ la collana I grandi processi della storia (2019). E’ una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. Marie Curie: due premi nobel: il primo per la fisica vinto assieme a Pierre, il secondo per la chimica vinto da sola “”La vita non è facile per nessuno, e allora?'”,”SCIx-532″
“PODDA Stefania”,”Golda Meir.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Stefania Podda è una giornalista e autrice televisiva. Ha scritto una biografia di Margherita Cagol, il primo capo delle Br, ed una su ‘Marie Curie’.”,”VIOx-231″
“PODVOISKI Nikolai Ilic”,”Memorie di un rivoluzionario. Aprile – Ottobre 1917.”,”PODVOISKI Nikolai Ilic era il “”borghese sottile e barbuto che fu lo stratega dell’ insurrezione””: questa è la sommaria descrizione che ne fa John REED nei suoi ‘Dieci giorni’. Membro del partito dal 1901 svolse lavoro clandestino in Ucraina, a Pietrogrado e in altre località. E’ fra i dirigenti dello sciopero politico degli operai del 1905 e fra gli organizzatori del Soviet del centro tessile di Ivanovo-Voznesensk. Più volte arrestato emigra nel 1906 per rientrare clandestinamente a Pietroburgo. Nel 1912-14 con altri crea l’ organizzazione per pubblicare i giornali bolscevichi Zvezda e Pravda. Partecipa alla rivoluzione di febbraio 1917 e dal febbraio all’ ottobre è membro del POSDR(b) di Pietrogrado. Dirige l’ organizzazione militare del partito. Muore nel 1948.”,”RIRx-086″
“POERIO Ilaria”,”A scuola di dissenso. Storia di resistenza al confino di polizia (1926-43).”,”Ilaria Poerio è dottore di ricerca in Italian Studies presso l’Università di Reading (Uk). Si interessa alla storia d’Italia e dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato: ‘Vento del Sud. Gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna’ (con Vania Sapere), U. Arcuri, 2007.”,”ITAR-332″
“POGGI Gianfranco”,”Calvinismo e spirito del capitalismo. Contesti della « tesi di Weber ».”,”POGGI Gianfranco nato a Modena nel 1934 ha studiato giurisprudenza a Padova e ha conseguito il dottorato in sociologia a Berkeley. Dal 1964 insegna a Edimburgo, dove occupa la cattedra di sociologia. Ha pubblicato pure: ‘Immagini della società: saggi sulle teorie di Tocqueville, Marx e Durkheim’ (1973) e ‘La vicenda dello stato moderno’ (1978)”,”WEBx-026″
“POGGI Fabrizio, a cura; scritti di Konstantin KHUDOLEEV, Andrej LAZUTIKIN Viktor SAULKIN, Jaroslav BUTAKOV, Ivan EGOROV e Vladimir MAKAROV, Vladimir RUZANSKIJ, Aleksej NECAEV, Konstantin KHOLMSKIJ, Vladimir MOZEGOV, Petr MUL’TATULI, Andrej R., F. ALEKSANDER, Oleg AJRAPETOV, Vladislav SVED, Igor SISKIN”,”Falsi storici. Chi ha scatenato la Seconda guerra mondiale?”,”‘Nel 75° della vittoria sul nazismo, gli ex “”alleati”” cercano di far proprio un trionfo costato all’Unione Sovietica 27 milioni di morti; è così che stravolgono figure, eventi, date. Una nuova traduzione di “”Falsificatori della storia””, pubblicato nel 1948 dal Informbjuro dell’URSS e una rassegna della recente pubblicista russa sugli stessi temi offrono gli strumenti per contrastare le falsità occidentali sulla Seconda guerra mondiale’ ‘Nel 2020 gli ex “”alleati”” celebrano il 75° anniversario della fine del nazismo, costata venticinque milioni di morti all?Unione Sovietica, appropriandosi di una vittoria alla quale avevano contribuito in misura del tutto marginale e accusando l’Unione Sovietica di essere stata corresponsabile, insieme alla Germania, dello scoppio della guerra. E tutto questo mentre il Parlamento europeo, con la risoluzione ‘Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa’, vieta ‘le ideologie comuniste e naziste’. Anche per rispondere a questo attacco, questo libro che, tra l’altro, riporta (per la prima volta in italiano) l’opuscolo ‘Fal’sifikatory istorii. Istoriceskaja spravka’ (Falsificatori della storia. Informazione storica), pubblicato nel 1948 dal Informbjuro del Governo sovietico, per smentire le affermazioni anglo-americane su ‘connubio Berlino-Mosca’ ai danni delle democrazie occidentali, e sul ‘patto segreto tra URSS e Germania nazista per spartirsi tutta l’Europa orientale’. (Russia-press) Temi trattati: ‘Collaborazione della Polonia con Hitler’, ‘Perché odiano così tanto il Patto Molotov-Ribbentrop’, ‘””Integrazione”” polacco-germanica contro l’Urss’, Come Stalin vinse Churchill sulla Polonia’, ‘Falsificatori della storia e Terza guerra mondiale’, ‘Agenti segreti del Terzo Reich’, ‘Chi ha scatenato davvero la Seconda guerra mondiale?’, ‘La crisi isterica polacca per la visione russa della storia’, ‘Il Sejm contro manipolazioni e menzogne sulla storia da parte dei politici della Federazione Russa’, ‘Sul ruolo della Polonia nello scatenamento della Seconda guerra mondiale’, ‘La difesa di Berlino: SS francesi e militari olandesi’, ‘Come la “”generosa”” America spennò l’Urss con il Lend-Lease’, ‘Fine agosto 1939. Vittorie diplomatiche e militari dell’Urss’, ‘Il patto Molotov-Ribbentrop determinò la disfatta di Hitler’, ‘Il trionfo della diplomazia di Stalin’ ‘Non è possibile capire che l’attuale contrapposizione tra potenze mondiali minaccia di trasformarsi in una Terza guerra mondiale a tutti gli effetti. Quale sarà il detonatore e dove scoppierà – nella penisola coreana, in Iran, in Medio Oriente o in Ucraina – si può solo supporre, scriveva Viktor Saulkin nel giugno 2019’ (pag 175)”,”QMIS-339″
“POGGI Giuseppe, a cura di Fiorenzo TOSO”,”Ginn-a de Sampedaenn-a. Romanzo.”,”Pubblicato per la prima volta nel 1883 e poi nel 1891 e 1901, su ‘O Balilla’ questo romanzo è un esempio di narrativa genovese tra ‘800 e ‘900. Vicende sentimentali e avventure con sullo sfondo l’America delle speranze…”,”LIGU-020-FFS”
“POGGIALI Vieri”,”I grandi banchieri.”,”POGGIALI Vieri”,”ECOI-308″
“POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e rivoluzione in Russia. L’ Obscina.”,”Pier Paolo POGGIO è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Vive ad Ovada. Ha partecipato all’attività di ‘Classe operaia’ (1963-64), del ‘Circolo Rosa Luxemburg’ (1966-68) e della ‘Lega operai-studenti’ (1968-1969) di Genova. E’ stato tra i promotori del ‘Ludd’ (1969-1970). Dal 1971 è legato all’elaborazione teorica di ‘Invariance’. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando, in tempi diversi, con l’ Istituto di storia moderna (ISM) e il Centro Ligure di Storia Sociale (CLSS) di Genova (Campetto), l’ Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”MRSx-015″
“POGGIO Pier Paolo”,”Nazismo e revisionismo storico.”,”POGGIO Pier Paolo ha collaborato alla creazione e allo sviluppo della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia per la quale ha curato numerose pubblicazioni tra cui ‘La Repubblica Sociale Italiana 1943-45, Brescia, 1986, ‘Il Sessantotto: l’ evento e la storia’, Brescia 1990, ‘Comune contadina e rivoluzione in Russia’ (1978), con A. BONOMI ha curato ‘Ethnos e Demos. Dal leghismo al populismo’ (1995). Il razzismo nazista. “”Nella concezione nazista gli ebrei non sono una razza inferiore, che possa essere semplicemente schiavizzata e utilizzata economicamente, essi sono l’ incarnazione della assoluta alterità: non sono una razza dal punto di vista genetico, ma un’ antirazza, una razza mentale, un principio spirituale irriducibile che non può essere sottomesso ma solo distrutto. “”Per i fascisti gli ebrei – scrivono Adorno e Horkheimer – sono l’ incarnazione del principio negativo come tale; la felicità del mondo intero dipende dalla loro distruzione. Il razzismo nazista consente lo sfruttamento ma mira all’ annientamento degli ebrei e di altri gruppi etnici o sociali e politici (non si può quindi neppure ridurre unicamente ad una forma estrema di antisemitismo)””. (pag 103)”,”STOx-107″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. Volume I. Europa 1900-1945.”,”Testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”TEOC-569″
“POGGIO Pier Paolo”,”Aspetti della teoria sociale in Russia. L’ideologia comunitaria slavofila.”,”””Tra le figure principali del movimento rivoluzionario russo P.N. Tkacev fu il primo autentico (e coerente) esponente del “”materialismo economico””; egli riconduceva tutti gli elementi di ogni sistema culturale-ideologico alla base economica. La sua determinazione assoluta dei processi evolutivi secondo i principi economici dominanti nelle varie fasi storiche, fa di Tkacev un interprete particolarmente rigido della teoria della successione dei modi di produzione (cisì come è delineata nella Prefazione (1859) a ‘Per la critica dell’economia politica’). Il suo giacobinismo rappresenta uno sviluppo peculiare ma non contradditorio di tale concezione. Secondo Tkacev la Russia si trovava in un momento eccezionalmente favorevole dato che il sistema borghese non s’era ancora instaurato e il vecchio “”principio economico”” aveva ormai esaurito le sue potenzialità, era il momento in cui l’azione decisa di un gruppo di rivoluzionari avrebbe potuto far imboccare alla Russia un cammino diverso da quello già percorso dall’Occidente. Se si lasciava cadere tale occasione si sarebbe dovuto aspettare che la formazione sociale capitalistica avesse compiuto l’intero suo ciclo storico”” (pag 9) “”Nei populisti e in Marx c’è già il superamento delle posizioni eurocentriche della socialdemocrazia europea e della II Internazionale; per questo motivo i populisti dovevano essere posti al di fuori dello schieramento “”internazionalista”” e le affermazioni di Marx restare lettera morta ovvero anche essere nascoste o mistificate (1) . Solo con il dibattito di Baku (1920) si avrà una riaffermazione del carattere internazionalista della rivoluzione, una conferma della necessità di rifiutare l’Occidente capitalistico e la sua “”civiltà””, di non seguirne la strada sanguinosa e mortale (2).”” (pag 23-24) (1) Una conclusione diversa sembrerebbe emergere sulla base dello studio di A. Kimball, The First International and the Russia Obshchina’ (Slavic Review, 1973) (…) (2) J. Camatte, Comunità e comunismo in Russia, Milano 1975 Stanislaw Andrzej Walicki (nato nel 1930 a Varsavia ) è uno storico e filosofo polacco. E’ stato professore presso l’Università di Notre Dame (USA) e membro dell’Accademia polacca delle Scienze e autore di numerose opere di filosofia”,”MRSx-053″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. Volume I. Europa 1900-1945.”,”2° copia “”Mentre i surrealisti aderivano alla rivista di Bataille “”Contrattacco””, che invitava all’azione armata degli intellettuali a fianco di operai e contadini per abbattere l’autorità capitalista, in Spagna scoppiò la guerra civile e l’unico surrealista a trasformare la teoria in prassi fu Benjamin Peret, unico ad aver creato una poesia che dimostrava di aver bisogno della rivoluzione sociale per rivelare a tutti la sua banale naturalezza. Sulle barricate della Barcellona del 1936, a chiudere il cerchio della storia raccontata finora ritroviamo un altro dei suoi protagonisti: Carl Einstein, già espressionista, dadaista e spartachista. Dopo aver conosciuto Durruti nel 1932 a Bruxelles, appena scoppiò la rivoluzione anche Einstein abbandonò la brillante attività di critico dell’arte per arruolarsi nella Colonna Durruti. Nel senso della scelta di Peret e di Einstein è segnato il culmine ma anche la fine del progetto di fondere arte, vita e rivoluzione nel tumulto della storia del XX secolo, nel momento in cui in Spagna il confine tra rivoluzione e controrivoluzione emerse in tutta la sua drammatica chiarezza: “”Noi – riassume bene il senso di tutto ciò Breton – potevamo applaudire, senza riserve, indistintamente le vittorie della FAI e del POUM, calcolare quotidianamente le loro possibilità di compiere una rivoluzione che fosse la terza delle grandi rivoluzioni dei tempi moderni e che fosse – chissà – la prima a non conoscere un Termidoro. E’ abbastanza noto che cosa abbia potuto fare di queste illusioni, di tutte queste speranze l’intervento staliniano. L’iconografia dei primi giorni della rivoluzione spagnola ci conserva l’imagine di Benjamin Peret che, seduto dinanzi a una porta di Barcellona con un fucile in mano, carezzava un gatto sulle sue ginocchia”” (A. Breton, Storia del surrealismo, Schwarz, Milano, 1960, p. 161)”” (pag 111) Testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”SOCx-233″
“POGGIO Pier Paolo”,”Marx, Engels e la rivoluzione russa.”,”Cit pag 132-133 “”La comune agricola pur rientrando nella formazione primaria si distingue da tutti i tipi arcaici perché a differenza di questi non è basata su rapporti immediati (naturali) di consanguineità. Essa rappresentò “”il primo raggruppamento sociale di uomini liberi, non vincolati strettamente dai legami di sangue”” (K, Marx, Terzo abbozzo, cit., p. 274, lettera di K. Marx a V. Zasulic 8.3.1881, in ‘Sulle società precapitalistiche’, 1970). Nella comune agricola la casa e la corte rustica appartengono già in privato al coltivatore. La terra coltivabile invece è proprietà inalienabile e comune, viene però periodicamente divisa in modo tale che ognuno sfrutta in proprio i campi a lui assegnati e si appropria dei prodotti. Rispetto alle forme più primitive si ha quindi un certo sviluppo del sistema del lavoro e dell’appropriazione privata. Per cui si può classificare la comune agricola come l’ultimo tipo della formazione arcaica, e momento di transizione alla formazione secondaria. Ma questo sviluppo non è obbligatorio, l’elemento collettivo può anche imporsi su quello privato, tutto dipende dall’ambiente storico in cui la comune è collocata (K. Marx, Ibidem, p. 276). Questo è il punto fondamentale da tener presente affrontando il problema del destino della comune russa. Altre generalizzazioni non sono lecite né possibili dato lo stadio delle ricerche: “”La storia della decadenza delle comunità primitive (…) non è ancora stata fatta. Fino ad oggi sono stati fatti scarni abbozzi. In ogni modo l’esplorazione è abbastanza avanti per poter affermare: 1. che la vitalità delle comunità primitive era incomparabilmente più grande di quella delle società semitiche, greche, romane, ecc., e quindi di quella delle moderne società capitalistiche; 2. che le cause della loro decadenza derivano da fattori economici che impedivano loro di superare un certo grado di sviluppo, in ambienti storici per nulla analoghi all’ambiente storico dell’attuale comune russa”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit, p. 257 n.). Secondo Marx, dal punto di vista dell’evoluzione storica, c’è un solo argomento serio che si possa avanzare a favore della tesi della ‘fatale dissoluzione’ della proprietà comunale in Russia. “”La proprietà comunale è esistita ovunque nell’Europa occidentale, ovunque è scomparsa con l’avanzare del progresso sociale (…), in che modo potrebbe sfuggire allo stesso destino in Russia?”” (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 269). Lo sforzo di Marx va quindi innanzi tutto nel senso di spiegare i motivi che lo inducono a limitare la validità di un tale argomento alle esperienze europee (K. Marx, Terzo abbozzo, cit, p. 273). Si tratta perciò di affrontare direttamente il problema delle peculiarità della situazione russa. Un primo dato balza evidente: “”La Russia è il ‘solo paese europeo’ in cui la “”comune agricola”” si sia mantenuta fino ad oggi su scala nazionale…come forma quasi predominante della vita popolare, diffusa su un immenso Impero… non già in residui sparsi”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit, pp. 260-61). Questo mentre in Europa occidentale la morte della proprietà comunale e la nascita della produzione capitalistica sono separate l’una dall’altra da un intervallo immenso che comprende tutta una serie di evoluzioni e di rivoluzioni economiche che solo in ultimo hanno condotto alla produzione capitalistica (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 269). Ora, “”se la Russia si trovasse isolata dal resto del mondo essa dovrebbe elaborare da sola le conquiste economiche, acquisite dall’Europa occidentale soltanto dopo un lungo percorso e una lunga serie di evoluzioni a partire dall’esistenza primitiva fino ai nostri giorni. Non vi sarebbe allora, almeno ai miei occhi, nessun dubbio che tali comunità sarebbero fatalmente condannate a perire con lo sviluppo della società russa. Ma la situazione della comune russa è assolutamente diversa da quelle delle comunità primitive dell’Occidente (Ibidem, pp. 269-70). La Russia non è isolata dal resto del mondo e può approfittare della contemporaneità della produzione capitalistica, dominante il mercato mondiale, appropriandosene le acquisizioni positive “”senza passare sotto le sue forche caudine”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit., p. 260). Da questo punto di vista il modo di produzione capitalistico costituisce la premessa necessaria di una formazione superiore ma solo in un senso ristretto e delimitato: il capitalismo crea la base materiale necessaria portando il livello tecnologico al punto in cui è possibile un libero sviluppo delle forze produttive organizzate su base collettiva (Cfr. K. Marx Il Capitale, Libro I, cit, pp. 111 e 551). A coloro che negavano la possibilità di utilizzare le acquisizioni positive elaborate dal modo di produzione capitalistico senza spezzare la struttura sociale costituita dalla comune rurale e passando quindi direttamente ad una forma superiore, Marx fa osservare che anche il capitalismo si imponeva in Russia saltando tutta una serie di tappe e presentandosi ‘formalmente’ al livello più alto del suo sviluppo. “”Se i sostenitori del sistema capitalistico in Russia negano la possibilità di una tale combinazione, dimostrino pure che la Russia, per sfruttare le macchine, è stata costretta a passare per un periodo di incubazione della produzione meccanica! Che mi spieghino in che modo sono riusciti ad introdurre nel loro paese, in qualche giorno per così dire, i meccanismi dello scambio (banche, società di credito, ecc.) la cui elaborazione è costata secoli all’Occidente”” (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 270)”” [Pier Paolo Poggio, Marx, Engels e la rivoluzione russa, Quaderni di Movimento Operaio e Socialista, N° 1, luglio 1974] (pag 142-144)”,”MAES-119″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Luisa PASSERINI Aldo MARCHETTI Paul GINSBORG Nicola GALLERANO Danielle TARTAKOWSKY Bruno CARTOSIO Johannes AGNOLI Nicole JANIGRO Pier Paolo POGGIO Marcello FLORES Alessandro PORTELLI Peppino ORTOLEVA Riccardo BELLOFIORE Gaetano FORNI Leopoldina FORTUNATI Laura BALBO Santina MOBIGLIA Attilio MANGANO Marco REVELLI Alberto DE-BERNARDI Emilio FRANZINA, Roberto BARTOLOZZI Andrea POLCRI Gianni QUILICI Maria SALVATORI Anna Maria SICCARDI, Franco e Monica MANNI Cesare BERMANI Piero BARBAINI”,”Il Sessantotto: l’evento e la storia.”,”Saggi di Luisa PASSERINI Aldo MARCHETTI Paul GINSBORG Nicola GALLERANO Danielle TARTAKOWSKY Bruno CARTOSIO Johannes AGNOLI Nicole JANIGRO Pier Paolo POGGIO Marcello FLORES Alessandro PORTELLI Peppino ORTOLEVA Riccardo BELLOFIORE Gaetano FORNI Leopoldina FORTUNATI Laura BALBO Santina MOBIGLIA Attilio MANGANO Marco REVELLI Alberto DE-BERNARDI Emilio FRANZINA, Roberto BARTOLOZZI Andrea POLCRI Gianni QUILICI Maria SALVATORI Anna Maria SICCARDI, Franco e Monica MANNI Cesare BERMANI Piero BARBAINI “”L’abolizione della lezione cattedratica, degli esami di profitto e di laurea, delle tradizionali figure dei docenti e la creazione di strutture alternative di formazione politico-culturale si delinearono, nel clima caldo delle occupazioni, come il tentativo, ingenuo e ambizioso, di trasformare l’università in una struttura tutta politica, legata alle esigenze di estensione e di radicamento del movimento, strappandola al suo ruolo istituzionale di strumento formativo funzionale all’organizzazione capitalistica del lavoro e alla riproduzione della società borghese. (…) Questa strategia ben presto, però, si arena: da un lato si andò traducendo, infatti, in una serie di micro conquiste, in parte rese possibili dall’adesione alla lotta studentesca di un gruppo di docenti democratici (i filosofi Dal Pra e Paci, il geografo Lucio Gambi, gli storici Della Peruta e Berengo, la storica dell’arte Marta Luisa Brizio, per non citare che i più impegnati), private però di ogni carattere organicamente alternativo; dall’altro, si scontrò con l’assenza di ogni spazio e di ogni struttura di mediazione politiica che consentissero alle lotte di sfuggire alla spirale deformante e perversa fatta di repressione e di radicalizzazione”” [Alberto De Bernardi, Le componenti sociali e politiche del Sessantotto a Milano] (pag 284)”,”ANNx-030″
“POGGIO Pier Paolo MICHELETTI Bruna a cura, saggi di KNOX MacGregor ROCHAT Giorgio DEAKIN Frederick William SALA Teodoro SCHREIBER Gerhard FERRARI Dorello CURAMI Andrea FERENC Tone MALEV Tatjana Crisman CEVA Lucio VACCARINO Giorgio FERRANTE Ezio SCIALUGA Ugo BENDOTTI Angelo BERTACCHI Giuliana PELLICCIOLI Mario VALTULINA Eugenia BERTUZZI Gian Carlo LEGNANI Massimo BATTILOSSI Stefano MANTELLI Brunello BERMANI Cesare BALDISSARA Luca MARTELLINI Amoreno FONTANA Sandro CAVAZZOLI Luigi PORTA Gianfranco CORSINI Paolo RAPONE Leonardo COLARIZI Simona TRANIELLO Francesco PETERSEN Jens MIGNEMI Adolfo IACCIO Pasquale CAVALLO Pietro TURI Gabriele SANTOMASSIMO Giampasquale CAGNETTA Mariella MONTUORO Rodolfo CHERCHI Placido DE LUNA Giovanni GAGLIANI Dianella STEFANUTTO Daniela LAGORIO Francesca BISTARELLI Agostino DI GIOVANNI Marco ABSALOM Roger”,”L’Italia in guerra 1940-43.”,”POGGIO Pier Paolo MICHELETTI Bruna a cura, saggi di KNOX MacGregor ROCHAT Giorgio DEAKIN Frederick William SALA Teodoro SCHREIBER Gerhard FERRARI Dorello CURAMI Andrea FERENC Tone MALEV Tatjana Crisman CEVA Lucio VACCARINO Giorgio FERRANTE Ezio SCIALUGA Ugo BENDOTTI Angelo BERTACCHI Giuliana PELLICCIOLI Mario VALTULINA Eugenia BERTUZZI Gian Carlo LEGNANI Massimo BATTILOSSI Stefano MANTELLI Brunello BERMANI Cesare BALDISSARA Luca MARTELLINI Amoreno FONTANA Sandro CAVAZZOLI Luigi PORTA Gianfranco CORSINI Paolo RAPONE Leonardo COLARIZI Simona TRANIELLO Francesco PETERSEN Jens MIGNEMI Adolfo IACCIO Pasquale CAVALLO Pietro TURI Gabriele SANTOMASSIMO Giampasquale CAGNETTA Mariella MONTUORO Rodolfo CHERCHI Placido DE LUNA Giovanni GAGLIANI Dianella STEFANUTTO Daniela LAGORIO Francesca BISTARELLI Agostino DI GIOVANNI Marco ABSALOM Roger Contiene il saggio di Cesare Bermani, I lavoratori italiani nel Terzo Reich. Per una migliore comprensione dei loro comportamenti di lotta, pag 425-461, in cui si parla dello sciopero del 7 aprile 1942 alla Krupp di Essen (astensione dal lavoro di 600 operai italiani). (pag 448) Antonio Gibelli è lo storico che per primo in Italia si è occupato del flusso migratorio degli operai italiani in Germania (pag 428) La stima dei lavoratori italiani in Germania oscilla da 250 a 300 mila”,”ANNx-031″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. (Europa: 1900-1945). L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume I.”,”Saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI Nel suoi saggio Poggio cita brani di Lenin (1905) in cui parla di ‘sterminio’: “”In determinate condizioni la lotta di classe sfocia in forme di lotta armata e di guerra civile; vi sono momenti in cui gli interessi del proletariato esigono lo spietato sterminio dei nemici in combattimenti aperti”” (V.I. Lenin, Gli insegnamenti della Comune’, Op. comp. vol XIII pp. 450-451) (pag 10) “”I critici successivi del leninismo non hanno aggiunto molto di sostanziale alle argomentazioni sviluppate da Akselrod nel 1906-7. Con molta acutezza egli scorgeva il pericolo principale nella tendenza del «partito leninista» a negare l’autonomia del proletariato facendosene l’unico interprete e portavoce autorizzato. Con lo scoppio del conflitto mondiale Lenin vede nella guerra un’occasione per l’innesco del processo rivoluzionario. Di qui la parola d’ordine del disfattismo e della trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile, rovesciando la guerra contro coloro che l’hanno voluta. Del resto trasformare la guerra in guerra civile significa metterne in luce la vera natura. Il mezzo più efficace per combattere la guerra è la rivoluzione e «la rivoluzione in tempo di guerra è guerra civile» (10). Sullo sfondo della Prima guerra mondiale Lenin sviluppa e radicalizza la sua teorizzazione della guerra civile, reagendo con rapidità e audacia all’impotenza del socialismo internazionale. L’incisività e nettezza delle sue posizioni non debbono far dimenticare che in Russia la guerra civile scoppiò ‘dopo la rivoluzione’ e si sviluppò ben oltre la fine della Guerra mondiale. Nel 1915 nell’intervento dal titolo ‘Alcune tesi’, apparso sul «Social Demokrat», Lenin traccia un possibile scenario nel caso di una vittoria della rivoluzione in Russia. La parola d’ordine dovrebbe essere pace per tutti e libertà per le colonie. Gli Stati borghesi non l’accetterebbero, di qui la necessità di condurre una guerra rivoluzionaria, basata sull’insurrezione dei popoli oppressi (guerre di liberazione nazionale) e del proletariato (rivoluzione sociale). La Guerra mondiale ha enormemente accelerato le tappe della rivoluzione socialista, su questo sfondo è possibile pensare a una trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile su scala mondiale condotta dal proletariato contro la borghesia. La trasformazione della guerra tra Stati nazionali in guerra civile in quanto forma estrema della lotta di classe era già rintracciabile negli scritti di Marx sulla Comune e Lenin, a partire dalla rivoluzione russa del 1905, si era collegato a tale esperienza proponendo di unire lo sciopero politico di massa all’insurrezione armata. Negli scritti degli anni della guerra è esplicito il riferimento a Clausewitz; Lenin non si stanca di ripetere che «sarebbe un grave errore dimenticare che ogni guerra è solo la continuazione della politica con altri mezzi». Ma in Clausewitz la guerra è il banco di prova dell’unità tra Stato e popolo. Nel caso russo invece la guerra rivelerà – secondo Lenin – la totale separazione del popolo dello Stato, divenendo un’arma formidabile in mano al partito dell’insurrezione. La guerra è l’esito ultimo e inevitabile della struttura classista della società: «Essa è lo scoppio delle contraddizioni storiche, acuitesi in modo tale da non poter essere risolte con nessun altro mezzo» (11). In base alla teoria marxista e realistica della guerra, non ha senso introdurvi considerazioni di diritto o di morale, e sono secondarie le distinzioni tra guerre difensive e offensive, primario è l’interesse del proletariato e l’analisi classista dei conflitti. Utilizzando Clausewitz, Lenin si ricollega a Marx e a Engels; questa continuità è innegabile, ma non esaurisce il problema data l’intensità con cui Lenin aveva recepito la connessione clausewitziana tra guerra e politica, al punto che la distinzione rischiava di scomparire. E’ quel che argomenta Carl Schmitt, secondo cui Lenin ha spostato all’interno del conflitto politico il concetto di nemico che era proprio della guerra, operando una doppia radicalizzazione, in base alla quale la politica passava sotto il segno del conflitto bellico, in concreto della guerra civile, e l’avversario politico, ovvero il nemico di classe, diventava un nemico assoluto, mentre la guerra non aveva più limiti caricandosi di una totale ostilità ideologica. Fondendo politica e guerra, sotto la spinta dell’ideologia della violenza, Lenin porta la lotta armata dentro la politica: «La teoria militare di un rivoluzionario di professione quale Lenin distrusse ciecamente tutte le delimitazioni tradizionali della guerra, quest’ultima diventò guerra assoluta contro un nemico assoluto». Con Lenin ha inizio una nuova era, quella della guerra civile mondiale. Nell’interpretazione di Schmitt il bolscevismo rappresenta una novità sconvolgente perché ha operato un’inversione della formula di Clausewitz facendo della politica una continuazione della guerra. Ma l’affermazione che la guerra, cioè l’uccisione fisica del nemico, sia il presupposto, il contenuto e lo scopo della politica, esprime ciò che Schmitt attribuisce a Lenin, non la concezione leniniana del rapporto tra politica e guerra. In Lenin la violenza e i nemici politici non sono mai degli «assoluti» ma lo strumento e gli obiettivi di una concezione rivoluzionaria e spregiudicatamente realistica della politica. Lenin attraverso Marx, è d’accordo con Clausewitz nel collocare al primo posto la politica, rispetto a cui la guerra, compresa la guerra civile, è uno strumento da valutare caso per caso. Schmitt imputa invece a Lenin la riduzione della politica a guerra, a lotta mortale contro il nemico (lo straniero). Dice esplicitamente che il presupposto della politica è la guerra, assolutizzando quello che in Lenin è contingente e sempre subordinato agli obiettivi dell’azione politica del partito. Schmitt proietta Lenin nel contesto della scena politica novecentesca e ne fa l’iniziatore della guerra civile mondiale, in cui si riassume ai suoi occhi il concetto di comunismo”” (pag 11-12) [Pier Paolo Poggio, ‘La rivoluzione russa, il bolscevismo e lo stalinismo’] [(in) Pier Paolo Poggio, a cura, ‘L’età del comunismo sovietico (Europa: 1900-1945), ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume 1′, Milano, 2010] [(10) V.I. Lenin, ‘La guerra imperialista’, Roma, 1972, p. 27; (11) Cit. da C. Ancona, ‘L’influenza del “”Vom Kriege”” di Clausewitz sul pensiero marxista di Marx e Lenin’, Rivista storica del socialismo, 1964, nn. 25-26, p.142]”,”TEOC-691″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Stanley ARONOWITZ Davide ARTICO Daniele BALICCO Giorgio BARBERIS Alessandro BELLAN Cesare BERMANI Mauro BERTANI Daniel BLANCHARD Sergio BOLOGNA Massimo CAPPITTI Delfo CECCHI Placido CHERCHI Fabio CIARAMELLI Pietro CLEMENTE Marco CLEMENTI Cristina CORRADI Vincenzo COSTA Michele DE-GREGORIO Pino FERRARIS Gianfranco FIAMENI Gian Andrea FRANCHI Chiara GIORGI Paolo GODANI Françoise GOLLAIN Peter KAMMERER Martin KLIMKE Eugenia LAMEDICA Sergio LANDUCCI Gianfranco MARELLI Marco MAURIZI Giancarlo MONINA Samantha NOVELLO Andrea PANACCIONE Luisa PASSERINI Vincenza PETYX Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Fabio RAIMONDI Sergio REPETTI Massimiliano TOMBA Franco TOSCANI Patrick TROUDE-CHASTENET Xavier VIGNA Michelle ZANCARINI-FOURNEL”,”Il sistema e i movimenti. (Europa: 1945-1989). ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume II.”,”Testi di Stanley ARONOWITZ Davide ARTICO Daniele BALICCO Giorgio BARBERIS Alessandro BELLAN Cesare BERMANI Mauro BERTANI Daniel BLANCHARD Sergio BOLOGNA Massimo CAPPITTI Delfo CECCHI Placido CHERCHI Fabio CIARAMELLI Pietro CLEMENTE Marco CLEMENTI Cristina CORRADI Vincenzo COSTA Michele DE-GREGORIO Pino FERRARIS Gianfranco FIAMENI Gian Andrea FRANCHI Chiara GIORGI Paolo GODANI Françoise GOLLAIN Peter KAMMERER Martin KLIMKE Eugenia LAMEDICA Sergio LANDUCCI Gianfranco MARELLI Marco MAURIZI Giancarlo MONINA Samantha NOVELLO Andrea PANACCIONE Luisa PASSERINI Vincenza PETYX Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Fabio RAIMONDI Sergio REPETTI Massimiliano TOMBA Franco TOSCANI Patrick TROUDE-CHASTENET Xavier VIGNA Michelle ZANCARINI-FOURNEL Marxismo, etica e scienza. “”Il problema della scientificità del marxismo era stato al centro di vivaci dibattiti nel passato. Già alla fine dell’Ottocento Eduard Bernstein -alfiere del revisionismo – aveva posto la questione nei seguenti termini: se il marxismo era classificabile come una scienza, esso avrebbe dovuto rinunciare a essere l’espressione teorica d’interessi specifici d’una classe – il proletariato – ed essere accolto da tutti coloro che fossero disponibili a comprendere il carattere progressivo e necessario dello sviluppo storico. Tale prospettiva, contrastata da Bernstein, si era affermata nella socialdemocrazia tedesca, dacché con il congresso di Erfurt (1891) il Partito aveva indicato il marxismo quale supporto del suo programma, fornendone un’interpretazione alquanto semplificata ma politicamente efficace. Il marxismo coincideva con il socialismo scientifico, era anti-utopista e non concedeva nulla all’etica, giacché la società futura sarebbe stata l’esito necessario della crescita delle forze produttive del capitalismo. La dottrina assunse in questo modo le sembianze di una filosofia della storia, con gli uomini e le classi chiamati a comprendere il senso dello sviluppo. Era del tutto coerente, in questo contesto, privilegiare il lato scientifico della dottrina, o al limite ricondurre la soggettività e l’etica sotto il manto protettiva della scienza. [Maximilien] Rubel riconobbe sempre il carattere scientifico della riflessione marxiana, con particolare riferimento al materialismo storico, ma era persuaso che da esso non si potesse dedurre alcuna prassi sociale e politica, non importava se rivoluzionaria o riformista, cui la classe lavoratrice dovesse piegarsi. L’azione, le speranze, le scelte del proletariato e delle sue organizzazioni erano ancorate all’aspirazione etica dell’affrancamento di classe, tappa preliminare dell’emancipazione umana. Ciò nonostante, egli non intendeva offrire una nuova interpretazione di Marx tra le molte esistenti, inducendo a credere che nel pensatore l’etica si fosse presentata quale sfera autonoma e separata dalla altre: intendeva piuttosto riconoscere al tedesco il grande merito di aver fornito una solida base scientifica all’etica socialista mutuata dai pensatori precedenti. Concedeva che l’autore del ‘Capitale’ aveva sempre respinto l’idea di morale, ma sottolineava come egli avesse parimenti nutrito l’esigenza di dare un senso alla vita individuale e collettiva. In ciò individuava un’etica – in un’accezione che si conciliava perfettamente con il rifiuto d’istituire un sistema di morale astratto o trascendente, separato e autonomo – le cui norme dovevano essere derivate dall’ideale che gli uomini razionalmente prospettavano e desideravano: il suo ancoraggio, infatti, non era nel passato, ma nell’utopia socialista del futuro, autentico criterio d’orientamento per l’azione. Rubel riteneva che in Marx etica e scienza fossero sempre coesistite: da una parte era comparsa l’analisi scientifica della società capitalistica, condotta «con la partecipazione delle scienze naturali» (6); da un’altra parte si era presentata la concezione dell’uomo, con i suoi valori, le sue credenze, agente della storia e non da essa dominato. Di fronte alle contraddizioni della società capitalistica, che sembravano preannunciare l’avvento del socialismo, Marx era stato consapevole che, se il proletariato non avesse preso coscienza della propria missione storica, la trasformazione non sarebbe stata possibile: «Al ‘determinismo casuale’ che regge i fenomeni storici del passato corrisponde, nella sfera dei valori etici, la ‘scelta’ dei ‘mezzi’ immediati impiegati in vista di un ‘fine’ lontano, fine e mezzi dovendo ‘psicologicamente’ coincidere nella ‘pratica rivoluzionaria’, che implica la metamorfosi simultanea del mondo e degli uomini» (7). Nel Marx di Rubel, pertanto, all’analisi scientifica competeva l’individuazione di leggi e tendenze storiche; apparteneva invece a una dimensione di diversa natura la prefigurazione del mondo da costruire, imperniata sui risultati che l’osservazione scientifica della realtà sociale metteva a disposizione, ma afferente a un percorso spirituale, che faceva riferimento all’attività rivoluzionaria orientata all’emancipazione dell’umanità intera: «La predizione del socialismo non è in quanto tale una verità scientifica, ma un giudizio di valore sostenuto da una convinzione e un atteggiamento etici, che trovano alimento nella conoscenza oggettiva dei dati materiali, economici e storici, capaci di condurre a una rivoluzione totale della società attuale e alla nascita dell’«umanità sociale» (X tesi su Feuerbach). In una parola, la tesi dell’ineluttabilità del socialismo appartiene al campo di quelle verità che per divenire «oggettive» necessitano di una ‘partecipazione’ attiva, di un ‘impegno etico’» (8). Tutta l’originalità di Marx albergava nella fusione di scienza e etica, nell’articolazione tra elemento scientifico e elemento normativo (9), come a Rubel sembrava evidente sia nel ‘Manifesto comunista’ sia nel ‘Capitale’. Leggendo il testo del 1848, per esempio, egli si era soffermato sulla concezione della storia quale storia di «lotte di classi», che, secondo Marx, dovevano concludersi sempre «o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta» (10), un’alternativa che più tardi Rosa Luxemburg avrebbe efficacemente espresso nella formula «socialismo o barbarie» (11). Agli occhi di Rubel, ciò significava che il socialismo non era destinato a realizzarsi per la natura stessa delle cose: la scienza marxiana poneva un dilemma oggettivo, o l’emancipazione umana o la crisi di civiltà, ma la soluzione d’esso competeva alla soggettività rivoluzionaria, all’organizzazione e all’azione politica, cui gli autori del ‘Manifesto’ sollecitarono instancabilmente il proletariato, affinché il socialismo si affermasse contro la barbarie”” [Gianfranco Ragona, ‘Il socialismo tra etica e scienza: la «marxologia» di Maximilien Rubel’] [(in) ‘Il sistema e i movimenti. (Europa: 1945-1989). ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume II’, Milano, 2011, a cura di Pier Paolo Poggio] [(6) K. Marx, ‘Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica”, in K. Marx, F. Engels, Opere scelte (1966), Roma, 1976, p. 747; (7) Cfr. M. Rubel, ‘Introduction à l’éthique marxienne’, in K. Marx, ‘Pages choisies pour une éthique socialiste’, Marcel Riviere, Paris, 1948, pp. VI-L, Seconda edizione in due volumi, a cui faccio riferimento, Payot, Paris, 1970, vol. I., pp. 7-53: la citazione è alle pp. 24-25; (8) M. Rubel, ‘Introduction à l’éthique marxienne’, cit., p. 30; (9) «Laddove scienza ed etica si compenetrano, là c’è tutta l’originalità di Marx»: M. Rubel, ‘Mise au point non dielectique’, ‘Les Temps Modernes’, XIII, n. 142, dicembre 1957, p. 1139; (10) K. Marx, F. Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’ (1848), Torino, 1998, p. 7; (11) R. Luxemburg, ‘La crisi della socialdemocrazia’ (1916), in L. Basso (a cura di), ‘Scritti politici’, Roma, 1970, pp. 447-448: si tratta dello scritto noto quale ‘Junius-broschure’] pag 319-320-321)”,”TEOC-692″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Piero ADAMO Marco ARMIERO Daniele BALICCO Riccardo BELLOFIORE Bruna BIANCHI Pietro BIANCHI Elisabetta BINI Alexander BLOOM Giovanni BORGOGNONE Paul BUHLE Rosa M. CALCATERRA Massimo CAPPITTI Dorothy Sue COBBLE Lorenzo COSTAGUTA Dimitri DELLA-FAILLE Irene DIONISIO Jim FOREST Marc-André GAGNON Ferruccio GAMBINO Maria Susanna GARRONI Alessandra LORINI Erik S. McDUFFIE Franco MELI Giorgio NEBBIA Immanuel NESS Bryan D. PALMER Sandro PORTELLI Raffaele RAUTY Francesco REGALZI Salvatore SALERNO Mariuccia SALVATI Karl Ludwig SCHIBEL Nadia VENTURINI Valter ZANIN Jacob ZUMOFF”,”Il capitalismo americano e i suoi critici. ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume III.”,”Alla redazione ha collaborato Moreno PAULON testi di Piero ADAMO Marco ARMIERO Daniele BALICCO Riccardo BELLOFIORE Bruna BIANCHI Pietro BIANCHI Elisabetta BINI Alexander BLOOM Giovanni BORGOGNONE Paul BUHLE Rosa M. CALCATERRA Massimo CAPPITTI Dorothy Sue COBBLE Lorenzo COSTAGUTA Dimitri DELLA-FAILLE Irene DIONISIO Jim FOREST Marc-André GAGNON Ferruccio GAMBINO Maria Susanna GARRONI Alessandra LORINI Erik S. McDUFFIE Franco MELI Giorgio NEBBIA Immanuel NESS Bryan D. PALMER Sandro PORTELLI Raffaele RAUTY Francesco REGALZI Salvatore SALERNO Mariuccia SALVATI Karl Ludwig SCHIBEL Nadia VENTURINI Valter ZANIN Jacob ZUMOFF De Leon e l’assimilazione delle opere di Marx e Engels (pag 376, 378, 379) “”Fondato nel 1877 con il nome di Working’s Men Party sotto l’egida di Friedrich Adolph Sorge e Otto Weydemeyer (figlio di Joseph, amico fraterno di Marx ed Engels emigrato negli USA nel 1852), il Socialist Labor Party (SLP) era il risultato di un movimento nato intorno all’Associazione internazionale dei lavoratori (la Prima internazionale), che Karl Marx aveva deciso di spostare a New York nel 1872 e di affidare proprio a Sorge (2). Data questa importante filiazione, il primo gruppo dirigente del partito aveva goduto a lungo di una fortissima legittimazione. Schieratosi con il Greenback Party nelle presidenziali del 1880 e a sostegno della candidatura di Henry George a sindaco di New York nel 1886, il SLP a fine anni Ottanta stava affrontando un periodo di forte crisi: gli iscritti erano 1500 (di cui solo il 10% di nazionalità americana) e il numero delle sezioni era ormai ridotto all’osso”” (3). L’ingresso di De Leon nel partito mutò radicalmente questa situazione. Nel giro di un paio di anni egli ne divenne il leader indiscusso grazie alla sua nomina a ‘editor’ di «The People» nel 1891, carica che tenne fino al 1913. Una posizione chiave, in termini politici, per un partito di piccole dimensioni e sparso su un vastissimo territorio. Contestualmente all’ascesa di De Leon, il SLP crebbe con regolarità fino al 1898, giungendo ad avere sezioni in 22 Stati e rafforzando significativamente la sua presenza soprattutto tra gli operai americani. Daniel De Leon spiccava in termini intellettuali rispetto a tutti gli altri leader. Conosceva cinque lingue (l’inglese, il tedesco, lo spagnolo, il francese e l’olandese), aveva una solida formazione umanistica ed era un profondo conoscitore del diritto internazionale e costituzionale americano. Il suo ‘background’ culturale e personale era vasto e frutto di una formazione insolita, su cui vale la pena di soffermarsi”” (pag 376)”,”TEOC-693″
” POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e Rivoluzione in Russia. L’obscina.”,”Pier Paolo Poggio è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando in tempi diversi, con l’Istituto di Storia Moderna e il Centro Ligure di Storia Sociale di Genova, l’Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”RIRx-036-FL”
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Gerardo ABOY CARLES Claudio ALBERTANI Daniele BENZI Luigi BIONDI Cristina BRAMBILLA Maura BRIGHENTI Peter BURKE Yves CARRIER Elvira CONCHEIRO BORQUEZ Gustavo Roberto CRUX Massimo DE-GIUSEPPE Arnaldo DE-VIDI Arturo ESCOBAR Gustavo ESTEVA Hugo ESTRELLA Carlo FORMENTI Ana Maria GONZALEZ LUNA François HOUTART Yvon LE-BOT Filippo LENZI-GRILLINI Michael LÖWY Pablo MAMANI RAMIREZ Silvia Maria MANFREDI Miguel MELLINO Julian MELO Antonio MOSCATO Tania PACHECO Massimiliano PICCOLO Joao QUARTIM DE MORAES Roberto REGALADO ALVAREZ Pedro Pablo RODRIGUEZ Maria Rosaria STABILI Stefano TEDESCHI Edilene TOLEDO Luciano VASAPOLLO Francesco VIGLIAROLO Aldo ZANCHETTA Raul ZIBECHI”,”Rivoluzione e sviluppo in America Latina. ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume IV.”,”Redazione e impaginazione Fondazione Luigi Micheletti, Brescia Saggi di Gerardo ABOY CARLES Claudio ALBERTANI Daniele BENZI Luigi BIONDI Cristina BRAMBILLA Maura BRIGHENTI Peter BURKE Yves CARRIER Elvira CONCHEIRO BORQUEZ Gustavo Roberto CRUX Massimo DE-GIUSEPPE Arnaldo DE-VIDI Arturo ESCOBAR Gustavo ESTEVA Hugo ESTRELLA Carlo FORMENTI Ana Maria GONZALEZ LUNA François HOUTART Yvon LE-BOT Filippo LENZI-GRILLINI Michael LÖWY Pablo MAMANI RAMIREZ Silvia Maria MANFREDI Miguel MELLINO Julian MELO Antonio MOSCATO Tania PACHECO Massimiliano PICCOLO Joao QUARTIM DE MORAES Roberto REGALADO ALVAREZ Pedro Pablo RODRIGUEZ Maria Rosaria STABILI Stefano TEDESCHI Edilene TOLEDO Luciano VASAPOLLO Francesco VIGLIAROLO Aldo ZANCHETTA Raul ZIBECHI”,”AMLx-166″
“POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e rivoluzione in Russia. L’ Obscina.”,”«Mi sembra che in Russia l’isolamento imposto all’origine dalla vasta estensione territoriale sarà facilmente eliminabile non appena verranno eliminati gli impedimenti governativi» (136). A Marx non sfuggiva però che la data la natura dell’autocrazia zarista ciò sarebbe stato possibile solo con un sollevamento generale. Per cui in definitiva: «L’isolamento della ‘comune rurale’, la mancanza di legami tra la vita di una comune con quella di tutte le altre, in una parola il suo ‘microcosmo localizzato’ che gli impedisce (…) l’iniziativa storica, può essere spezzato soltanto in seno a un sollevamento generale della società russa» (137). Nel caso che ciò non avvenga, lo «sviluppo naturale» della comune rurale sulla sua base ristretta, porterà inevitabilmente ad una rapida disgregazione. Il dualismo interno, sotto la pressione dei negativi influssi esterni, opererà come solvente dei legami comunitari. (…) Marx ribadisce che ciò non vuole affatto dire che il carattere storico della comune agricola fatalmente dovrà sfociare in questa direzione: «Il suo dualismo fondamentale permette una alternativa, o il suo elemento di proprietà privata prevarrà sul suo elemento collettivo, oppure quest’ultimo prevarrà sull’altro. Tutto dipende dall’ambiente storico in cui essa si trova» (139). «Ciò che minaccia la vita della comune russa, non è né una fatalità storica, né una fatalità teorica: è l’oppressione da parte dello Stato e da parte degli interessi capitalistici resi potenti a spese dello Stato» (140). Fin dalla cosiddetta emancipazione dei contadini, la comune russa venne costretta dallo Stato in condizioni economiche anormali e dal quel tempo non ha cessato di assillarla con le forze sociali concentrate nelle sue mani. Spossata dalle esazioni fiscali presto divenne una materia inerte, facile preda dello sfruttamento da parte dei traffici, della proprietà fondiaria e dell’usura. Questa oppressione che veniva dell’esterno ha scatenato in seno alla comunità stesso il conflitto di interessi già presente e sviluppato rapidamente i germi della sua dissoluzione. Ma questo non è tutto. Lo Stato, a spese dei contadini, ha sviluppato come in una serra calda le branche del sistema capitalistico di facile acclimatazione quali, la borsa, la speculazione, le banche, le società per azioni, le ferrovie, ecc. «Lo Stato ha così cooperato all’arricchimento di una nuova feccia capitalistica che succhia il sangue già mancante della ‘comune rurale’». «L’azione di queste influenze distruttrici, a meno che non venga spezzata da una potente reazione, sfocierà naturalmente nella morte della comune rurale» (141)’ (pag 159-161) [(136) K. Marx, ‘Secondo abbozzo’, cit. (), p. 271; (137) K. Marx, ‘Terzo abbozzo’, cit, pp. 276-277; ‘Primo abbozzo’, cit., p. 262; (138) K. Marx, ‘Terzo abbozzo, cit., p. 275; (139) Idem, p. 276; (140) Idem, p. 272; (141) K. Marx, ‘Primo abbozzo, cit., pp. 264-265] [() K. Marx, dagli ‘Abbozzi preliminari’ della lettera alla Zasulic dell’8 marzo 1881, in ‘India, Cina, Russa, cit.,]”,”RUSx-006-FF”
“POGGIO Pier Paolo ZANE Marcello a cura; scritti di Emilio CHIRONE Valerio CASTRONOVO Carlo G. LACAITA Giovanni PAOLONI Paolo BAGNOLI Michela MINESSO Giovanni BATTIMELLI Luigi PEPE Vittorio MARCHIS Andrea SILVESTRI Stefano MOROSINI Nicoletta NICOLINI Marcello ZANE Fabrizio TRISOGLIO Giorgio DE-VECCHI”,”Scienza, tecnica e industria durante la Grande Guerra.”,”POGGIO Pier Paolo ZANE Marcello a cura; scritti di Emilio CHIRONE Valerio CASTRONOVO Carlo G. LACAITA Giovanni PAOLONI Paolo BAGNOLI Michela MINESSO Giovanni BATTIMELLI Luigi PEPE Vittorio MARCHIS Andrea SILVESTRI Stefano MOROSINI Nicoletta NICOLINI Marcello ZANE Fabrizio TRISOGLIO Giorgio DE-VECCHI “”Se la Grande Guerra fu il conflitto più devastante fino allora conosciuto dall’umanità, fu anche perché i mezzi messi a disposizione delle forze belligeranti ebbero una potenza mai prima raggiunta. E ciò per il nesso sempre più stretto che si era andato creando fra scienza, tecnica e industria. Negli oltre quattro anni del conflitto gli ambienti tecnico-scientifici furono ampiamente mobilitati nei diversi Paesi, con esiti di vario ordine. Il caso italiano, da questo punto di vista, non fu affatto secondario, comportando conseguenze che si svilupparono nel lungo periodo, al di là delle traumatiche conseguenze politiche, concretizzatesi nell’instaurazione del fascismo. Un’attenzione particolare e contributi analitici sono dedicati al Politecnico di Milano e di Torino, alle industrie gravitanti sulla capitale lombarda e su Brescia, epicentri della produzione bellica durante la Grande guerra””. Tra i molti contributi, c’è quello di Luigi Pepe, ‘I matematici italiani e l’artiglieria nella Prima guerra mondiale’ (pag 83-104)”,”QMIP-281″
“POGIOLI Franco”,”Una vita in tuta blu. Memorie di un metalmeccanico.”,”A pag 56 cita i vari gruppi davanti ai cancelli del Cantiere (tra cui Lc).”,”LIGU-121″
“POGLIANO Claudio”,”Piero Gobetti e l’ideologia dell’assenza.”,”””Nasce anche da queste note gobettiane la futura immagine critica di un Salvemini che annacqua la robustezza del suo impegno politico passando «da Marx e da Cattaneo alla democrazia» e che non oppone al rivoluzionarismo verbale ed inconcludente dei massimalisti nessuna linea realisticamente rivoluzionaria”” (pag 177) Claudio Pogliano, nato a Torino nel 1953, ha studiato filosofia a Firenze, dove si è laureato con Eugenio Garin. Ha poi svolto lavoro di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa occupandosi del rapporto tra cultura e socialismo in Italia nella seconda metà dell’Ottocento.”,”ITAD-003-FMB”
“POGORELSKIN Alexis”,”Kamenev and the peasant question: the turn to opposition, 1924-1925.”,”Alexis Pogorelskin, Deluth, MN, USA “”Unlike Zinoviev, who oversaw the most industrialized urban center in the Soviet Union, Kamenev maintained his power base within the Moscow party organization where he belonged to the Moscow party committee ‘buro’ and chaired the Moscow Soviet”” (pag 382)”,”RIRB-171″
“POHL Otto J.”,”Ethnic Cleansing in the USSR, 1937-1949.”,”POHL Otto J. (1970-) è un giornalista freelance e uno storico. E’ autore di ‘Stalinist Penal System: A Statistical History of Soviet Repression and Terror, 1930-53’ (1997).”,”RUSS-114″
“POHL Walter”,”Le origini etniche dell’ Europa. Barbari e romani tra antichità e medioevo.”,”POHL Walter è direttore dell’ Unità di ricerca di storia medievale all’ Accademia Austriaca delle Scienze e insegna storia medievale all’ Università di Vienna. Ha pubblicato numerosi saggi e libri sui popoli dell’ alto medioevo, tra i quali ‘Die Awaren’ (1988), ‘Die Germanen’ (2000). Attualmente sta studiando i Longobardi. “”nessuno dei popoli europei moderni può affermare di essere erede diretto di una gens altomedievale”” “”il numero di gentes è cresciuto molto di più di quello delle lingue”” (Agostino) Contiene il capitolo: ‘L’ esercito romano e i Longobardi: strategie militari e politiche’ Sullo scontento dei Romani contro l’ amministrazione Bizantina: “”Lo stesso Gregorio ebbe a lamentarsi dell’ esarca di Roma: “”La sua malvagità nei nostri confronti supera la violenza dei Longobardi, cosicché i nemici che ci uccidono paiono benefattori, rispetto al modo in cui ci distruggono gli ufficiali pubblici con la loro perfidia, le loro rapine e i loro inganni”””,”EURx-131″
“POIDEVIN Raymond”,”Finances et relations internationales 1887-1914.”,”POIDEVIN è docente della facoltà di lettere a scienze umane di Metz.”,”RAIx-038″
“POIDEVIN Raymond SCHIRMANN Sylvain”,”Storia della Germania dal Medioevo alla caduta del Muro.”,”POIDEVIN, già autore di molti libri sulla storia della Germania, è Prof di storia presso l’Univ Robert Schuman di Strasburgo. SCHIRMANN, prof aggregato di storia, insegna presso il liceo Jean Rostand di Strasburgo.”,”GERx-047″
“POIDEVIN Raymond”,”L’ Allemagne de Guillaume II a Hindenburg 1900 – 1933.”,”POIDEVIN è Prof all’ Università di Metz. La collana ‘L’univers contemporain’ è diretta da Jean-Baptiste DUROSELLE e pubblicata in ragione del suo carattere scientifico e culturale con il concorso eccezionale dell’ Imprimerie Nationale.”,”GERG-022″
“POIDEVIN Raymond BARIETY Jacques”,”Les relations franco-allemandes 1815-1975.”,”POIDEVIN è professore di storia contemporanea all’ Università di Metz in cui dirige il Dipartimento di storia e il Centre de Recherches ‘Relations internationales’. Ha scritto molte opere (v. risvolto copertina). BARIETY dirige l’ Institut d’ histoire contemporaine all’ Université des sciences humaines de Strasbourg. Ha pubblicato la tesi ‘les relations franco-allemandes aprés la premiere guerre mondiale’.”,”RAIx-104″
“POINCARE’ H.”,”La Science et l’ Hypothèse.”,”POINCARE’ H., membro dell’ Institut, Professore alla Sorbona. “”La teoria di Maxwell. E’, si sa, Maxwell che ha riunito in un legame stretto due parti della fisica, fino ad allora completamente straniere l’ una all’ altra, l’ ottica e l’ elettricità. Fondando così in un insieme più vasto, in un’ armonia superiore, l’ ottica di Fresnel non ha cessato di essere viva. (…) La prima volta che un lettore francese apre il libro di Maxwell, una sensazione di malessere, e sovente anche di sfiducia si mescola subito all’ ammirazione per lui. E’ solo con un lavoro prolungato e a prezzo di molti sforzi, che questa sensazione si dissipa. “” (pag 247)”,”SCIx-216″
“POINCARE’ Raymond”,”Au service de la France. Neuf années de souvenirs. IX. L’année trouble, 1917.”,”POINCARE’ Raymond de l’Académie Francaise. Biografia. (fonte Sapere.it) Poincaré, Raymond uomo politico francese (Bar-le-Duc 1860-Parigi 1934), cugino di Jules-Henri. Avvocato, si avviò alla politica militando nell’Unione delle sinistre, ma coltivando nel contempo la professione forense: il che lo costrinse, per qualche tempo, a limitare la sua partecipazione al governo, al quale era naturalmente portato (nel quadro politico del momento) dalle sue doti personali e dalla collocazione politica sostanzialmente moderata. Deputato dal 1887 al 1903, tra il 1893 e il 1895 fu ministro alla Pubblica Istruzione e alle Finanze. Senatore (1903-13), nel 1906 riprese il portafoglio delle Finanze nel governo Sarrien. Sei anni dopo (1912) divenne presidente del Consiglio, a capo di un governo di centro. Era un momento estremamente delicato: la crisi dell’Europa stava divenendo drammatica e Poincaré era convinto che una delle cause principali fosse la politica militarista della Germania e che occorreva “prepararsi”. Rafforzò l’esercito, la marina, cercò di rinsaldare (anche con aiuti finanziari) i legami con gli Alleati dell’Intesa (primo viaggio in Russia, 1912). Nel gennaio 1913 fu eletto alla presidenza della Repubblica. Era di nuovo in Russia con Viviani (16-23 luglio 1914) quando l’Austria lanciò il fatale ultimatum alla Serbia che doveva dare l’avvio alla I guerra mondiale. Rientrato in Francia, Poincaré si dedicò interamente alla lotta contro la Germania. E, nonostante antichi dissapori, non esitò a chiamare al governo (1917) Clemenceau come il solo uomo capace di vincere la guerra, appoggiandone le direttive e le scelte. Protestò tuttavia all’atto dell’armistizio che gli sembrò prematuro: avrebbe voluto che le armate francesi occupassero, prima, la Renania. Scaduto il mandato, fu a capo della Commissione per le riparazioni di guerra (1920) ma se ne allontanò reputandola troppo condiscendente verso i Tedeschi per i quali reclamava una linea intransigente. Fece cadere Briand, troppo “morbido”, e riprese il governo (1922) tenendosi anche il portafoglio degli Esteri. Sempre diffidente nei confronti dei Tedeschi, non esitò a occupare la Ruhr (gennaio 1923) tentando anche di dare spazio alle locali tendenze separatiste. Erano anni difficili e in Francia apparivano i sintomi di una grave crisi finanziaria: la sua politica risoluta e dura non trovò l’appoggio degli Alleati e sotto la duplice spinta delle pressioni diplomatiche e della congiuntura economica Poincaré fu costretto ad accettare il piano Dawes per il risanamento delle finanze tedesche e a far votare nuove imposte proprio alla vigilia delle elezioni. Il cartello delle sinistre vinse largamente e Poincaré diede le dimissioni (giugno 1924). Ma il precipitare della crisi determinò nell’opinione pubblica e nel Parlamento un largo schieramento a suo favore e Poincaré (luglio 1926) ritornò al governo a capo di un gabinetto di Unione nazionale. Ottenuti i pieni poteri, avviò una serie di provvedimenti che in breve riportarono la situazione alla normalità (1928). Il ritiro dei radicali dalla maggioranza lo portò a formare un nuovo governo appoggiato dai conservatori (novembre 1928): poco dopo una grave infermità (luglio 1929) lo costrinse a dimettersi. Si ritirò a vita privata dedicandosi alle proprie memorie: Au service de la France (10 vol., 1926 e seguenti).”,”FRAV-078″
“POINCARÉ Jules Henri”,”Il valore della scienza.”,”POINCARÉ Jules Henri (1854-1912) matematico e fisico matematico, insegnò alla Sorbona dal 1885 alla morte, occupando le cattedre di meccanica fisica e sperimentale, fisica meccanica e meccanica celeste, partecipando attivamente al dibattito filosofico ed epistemologico sull’interpretazione delle nuove teorie scientifiche e sui fondamenti delle scienze, e dando profondo impulso alle ricerche nel campo della topologia con i suoi fondamentali studi sulle “”varietà”” e sugli spazi a ‘n’ dimensioni, insieme a Klein, Moebius e Riemann. Spazio visivo e spazio motorio. “”Ma lo spazio visivo è solo una parte dello spazio e nella nozione stessa di spazio c’è qualcosa di artificiale, come ho spiegato all’inizio. Lo spazio autentico è lo spazio motorio e noi lo esamineremo nel capitolo seguente.”” (pag 79)”,”SCIx-378″
“POIRIER Lucien”,”Les voix de la stratégie. Généalogie de la stratégie militaire. Guibert, Jomini.”,”Citazione di Eraclito, in apertura. “”On ne peut pas descendre deux fois dans le même flueve, ni toucher deux fois une substance périssable dans le même état, car, par la promptitude et la rapidité de sa transformation, elle se disperse et se réunit à nouveau, ou plutôt, ni à nouveau, ni après, c’est en même temps qu’elle se rassemble et qu’elle se retire, qu’elle survient et s’en va.”” (Heraclite, Fragment, 91) Specialista internazionale, il generale Lucien POIRIER è direttore di studi presso la Fondation pour les Etudes de Defense nationale. Ha contribuito su diverse riviste a dibattiti sulla polemologia, la strategia, la politica di difesa francese. E’ autore di alcune opere (v. 4° copertina). “”Questi fatti d’ invarianza permettono dunque di definire ogni sistema militare come una ‘struttura funzionale’. Tuttavia, la genealogia dice anche che questa struttura è evoluta secondo una doppia legge di sviluppo specifico: una prima legge di differenziazione funzionale crescente, (…). Correlata alla precedente, la seconda legge, detta di coordinamento o d’ integrazione funzionale, procede da questa osservazione: più le parti di un sistema sono differenziate e specializzate – prima legge – e più il loro coordinamento diventa necessario per assicurare la loro sinergia.”” (pag 96-97) Guibert. “”La ‘Défense’ (dI Guibert, ndr) toglie dunque un primo equivoco: la forza armata ha per obiettivo primo quello di mantenere la pace. Non che ritorni sull’ ineluttabilità delle guerre ammessa nell’ ‘Essai’; ma pone, senza ambiguità questa volta, che occorre diminuire la probabilità e moderare gli eccessi naturali. La pace tende troppo a diventare “”essa stessa un prolungamento dello stato di guerra””. Valorizzando la pace, si rende possibile grazie a un equilibrio delle potenze militari evitando che i perturbatori rischino avventure troppo onerose (…)””. (pag 295) “”Ecco dunque formulato chiaramente, per la prima volta nella storia e partendo dal concetto di stabilità politica, la nozione di strategia militare d’ interdizione che prende la forma di dissuasione ed anche di dissuasione multilaterale””. (pag 295-296)”,”QMIx-170″
“POKROVSKI M.N.”,”Pages d’ histoire. La méthode du matérialisme historique appliquée à quelques problèmes historiques concrets.”,”POKROVSKI M.N. Presidente dell’ Accademia comunista dell’ Unione Sovietica “”La necessità di raggruppare sul terreno scientifico il numero già assai grande dei compagni comunisti che insegnano la storia nelle nostre scuole superiori, mano a mano che i quadri sempre più larghi degli storici borghesi si avvicinano a noi e accettando il marxismo, è sentita da lungo tempo. Durante gli anni di studio, questa necessità è soddistatta dai seminari storici dell’ Istituto dei professori rossi, ma, una volta terminati gli studi, il legame scientifico si rompe, i collaboratori di ieri si trasformano in ricercatori isolati, ovvero subendo una degradazione evidente. Quanto agli storici borghesi simpatizzanti essi sono interamente privati di ogni possibilità di fare qualsiasi lavoro collettivo””. (pag 13, 1925) “”Lenin scrive di questi profeti: “”Si chiamano sempre marxisti, ma comprendono il marxismo come incurabili pedanti quali sono. Essi non hanno compreso niente del marxismo né della sua dialettica rivoluzionaria””. Termina il suo articolo con queste parole: “”Non c’è che dire, un manuale scritto da Kautsky era a suo tempo una cosa molto utile. Ma, il momento è venuto di rinunciare all’ idea che questo manuale abbia potuto prevedere tutte le forme di evoluzione della storia mondiale futura. Quelli che pensassero così dovrebbero semplicemente essere considerati come degli imbecilli””. (pag 25)”,”RUSx-107″
“POKROVSKI M.”,”La revolution rusa. Historia de sus causas economicas.”,”””Ho ricordato già più di una volta che, a partire dal gennaio 1905, gli scioperi non cessarono per un istante in tutto il paese. Per dare un’ idea concreta delle proporzioni del movimento di scioperi nell’ anno menzionato, riproduciamo alcune cifre. Qui, in primo luogo, in migliaia il numero di scioperanti in Russia nel 1905, e il numero massimo, sempre in migliaia, degli operai che sono scesi in sciopero negli altri paesi durante i quandi anni compresi tra il 1894 e il 1908: Russia (1905) 2863 Stati Uniti 660 Germania 527 Francia 438 In nessuno di questi paesi e in nessun anno il numero di scioperanti è giunto alla quarta parte degli operai russi in sciopero. E dato che numericamente il proletariato del nostro paese era inferiore, naturalmente, a quello nordamericano, al tedesco e anche al francese, si può trarre da questa comparazione che durante l’ anno menzionato ciascun operaio russo è sceso in sciopero più di una volta. E, in effetti, se facciamo 100 il numero totale di operai russi nel 1905, il numero di scioperanti sarà 164.”” (pag 186)”,”RIRx-134″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 1 Band: 14. Januar bis 15 März 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-312″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 2 Band: 14. März bis 15. Mai 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-313″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 3 Band: 15. Mai bis 27 Juni 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-314″
“POKROVSKIJ Michail N.”,”Storia della Russia.”,”‘La ‘Storia della Russai’ di Michail Nikolaevic POKROVSKIJ (1868-1932) rappresenta la prima espressione di autocoscienza storica della rivoluzione di ottobre rispetto alla storia del paese nel quale aveva condotto alla vittoria la classe operaia. Salutata al suo primo apparire (1920) da LENIN come un soccesso e da lui ritenuta degna di essere tradotta in numerose lingue europee, l’ opera di P. ebbe negli anni 1920 grande importanza nella formazione dei nuovi quadri della società….'”,”RUSx-044″
“POKROVSKIJ Michail N.”,”Storia della Russia.”,”‘Tesi generale di Pokrovskij (che riprende positivamente Plechanov del 1885 contro i populisti (‘Le nostre divergenze’): – Che lo sviluppo capitalistico russo è uguale a quello occidentale, solo è più arretrato, questione di grado, di quantità, non di qualità. – Ma, da cosa dipende questa maggiore arretratezza? Chiedo io? Solo da combinazioni, circostanze storiche’ (pag 1, nota manoscritta) Penultimo capitolo: ‘La rivoluzione del 1905 nelle regioni periferiche’ (pag 492-513) “”È molto difficile, e in un compendio persino impossibile, isolare l’Ucraina dal resto del movimento. L’insurrezione ucraina di quei giorni si intrecciò quasi inscidibilmente con il movimento russo generale. Il primo congresso del Partito operaio socialdemocratico di Russia venne convocato per iniziativa dell’Ucraina kieviana di lotta per l’emancipazione della classe operaia. Le prime ‘manifestazioni’, le prime azioni del movimento rivoluzionario, ebbero luogo a Charkov nel 1901. Le prime grandi ‘agitazioni contadine’ si svolsero nei governatorati di Poltava e di Charkov nella primavera del 1902. Teatro del primo ‘sciopero generale’, nell’estate del 1903, fu il sud della Russia, cioè di nuovo l’Ucraina. La prima grande ‘insurrezione nelle forze armate’, la vicenda della ‘Potëmkin’, fu legata a Odessa, ecc., ecc.. Ma di tutti questi fatti bisogna parlare come di momenti della rivoluzione del 1905, come momenti della rivoluzione russa generale. Se a ciò si aggiunge che le parole d’ordine nazionali non ebbero alcuna funzione nel movimento ucraino del 1905 (in quanto si rivendicò soltanto l’introduzione della lingua ucraina nella scuola e nei tribunali, cioè l’autonomia «culturale nazionale», perché la rivendicazione dell’indipendenza politica emerse soltanto nel 1917), il lettore converrà che è difficile dedicare in un compendio una sezione a sé stante al movimento ucraino del 1905. Sarebbe forse più opportuno presentare la storia della prima rivoluzione russa dal punto di vista di un ucraino, ma questo lavoro può spettare soltanto a uno storico ucraino. Del tutto diversa è la situazione relativa alla Polonia e alla Finlandia”” (pag 494 ) “”Il movimento rivoluzionario finlandese ebbe in comune con quello polacco la netta prevalenza delle parole d’ordine ‘nazionali’, e la piccola borghesia finlandese (1) (più numerosa e più forte di quella polacca) lottò anzitutto contro l’autocrazia per conquistare l”indipendenza nazionale’. Per i finlandesi era più facile che per i polacchi questa lotta, in quanto essi conservavano alcune ‘vestigia’ di quella indipendenza”” (pag 498) [(1) Bisogna usare questo termine, perché i finnici non vivono nella sola Finlandia e perché la Finlandia, oltre che dai finnici, è abitata dagli svedesi nelle zone meridionali e occidentali e dai lapponi nella zona settentrionale (n.d.a.)]”,”RUSx-005-FC”
“POKROWSKI M.N. (POKROVSKI)”,”Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925′ (in) Historische Aufsätze. Ein sammelband.”,”2° copia Contiene: ‘Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925’ (‘I compiti dello storico sociale marxista. Discorso alla sessione di apertura della società il 1 ° Giugno 1925 ‘ “”Nichtsdestoweniger ergoß sich der historische Materialismus in einem machtvollen Strom, sprengte nich nur den Rahmen der revolutionären Arbeiterzirkel, sondern ging selbst über den des Proletariats überhaupt weit hinaus. Meine Zuhörer werden sich nur schwerlich vorstellen können, daß die Front des “”ökonomischen Materialismus”” (es gab damals einen solchen Terminus – ich werde darauf noch zurückkommen) von Plechanow und Lenin auf dem linken Flügel bis zu Maxim Kowaleski und Miljukow (!) auf der äußersten Rechten reichte. Manche alten Leute, die sich an diese Zeit noch erinnern können, halten heute noch Maxim Kowalewski für einen der Begründer des historischen Materialismus in Rußland. Was Wunder also, wenn auch in jenen Tagen in den Spalten der großen Journale, sogar in den Schriften des deutschen Privatdozenten Weisengrün, historischer Materialismus “”entdeckt”” wurde, und das zu einer Zeit, wo es bereits – zum Teil sogar in russischer Uebersetzung – den ganzen Marx, den ganzen Engels, die besten Arbeiten des jungen Kautsky sowie die Schriften Mehrings gab, und in russischer Sprache, zudem noch in einem sehr guten Russisch, Plechanow existierte, die früheren Arbeiten von Tschernyschewski und Tkatschow schon gar nicht mitgerechnet. Nichts wirkt neuer als etwas, was man gründlich vergessen hat.”” (pag 14) [‘Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925] [in M.N. Pokrowski, Historische Aufsätze. Ein sammelband, 1928]”,”MRSx-049″
“POLANSKY David”,”L’ impero che non c’è. Geopolitica degli Stati Uniti d’ America.”,”David POLANSKY è nato nel 1981 a Baltimora e collabora con la rivista italiana di geopolitica Limes. “”E, infine, ci fu la guerra coreana. Commentando l’ attacco nord-coreano alla Corea del Sud, il presidente Truman affermò: “”Questa è la Grecia dell’ Estremo Oriente””. Sarebbe davvero difficile pensare a una dichiarazione meno geopolitica di questa, che mette a confronto nazioni con una storia e una cultura diverse e chiamate a far fronte a minacce differenti. Più semplicemente, il presidente americano intendeva dire che l’ appoggio ai governi di Grecia e Turchia, in accordo alla dottrina Truman, valeva anche per la Corea del Sud, un paese che in precedenza non aveva mai attirato gli interessi o l’ attenzione dell’ America. A essere in gioco, tuttavia, non era l’ importanza particolare della Corea del Sud, ma il contenimento dell’ aggressione per motivi di principio””. (pag 126)”,”USAP-073″
“POLANSKY David”,”L’Impero che non c’è. Geopolitica degli Stati Uniti d’America.”,”David Polansky è nato nel 1981 a Baltimora e collabora con la rivista italiana di geopolitica Limes.”,”USAP-008-FL”
“POLANYI Karl”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”L’A (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University.”,”STOS-032″
“POLANYI Karl a cura, collaborazione di Conrad M. ARENSBERG e Harry W. PEARSON; saggi di Harry W. PEARSON Karl POLANYI A.L. OPPENHEIM Robert B. REVERE Conrad M. ARENSBERG Anne M. CHAPMAN Rosemary ARNOLD Francisco BENET Walter C. NEALE Terence K. HOPKINS Daniel B. FUSFELD”,”Traffici e mercati negli antichi imperi. Le economie nella storia e nella teoria.”,”Karl POLANYI (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest, dove fu tra i fondatori del Circolo Galilei, centro d’ incontro tra studenti e intellettuali progressisti. Redattore a Vienna di ‘Der Osterreichische Volkswirt”” tra il 1924 e il 1933, emigrò in Inghilterra dove tenne conferenze. Fu borsista al Bennington College a Boston tra il 1940 e il 1943, e qui scrisse ‘La grande trasformazione’. Nel 1947 tornò negli Stati Uniti come Visiting Professor di economia alla Columbia University, incarico che tenne fino al 1953. Saggi di Harry W. PEARSON Karl POLANYI A.L. OPPENHEIM Robert B. REVERE Conrad M. ARENSBERG Anne M. CHAPMAN Rosemary ARNOLD Francisco BENET Walter C. NEALE Terence K. HOPKINS Daniel B. FUSFELD “”Le attività dei mercanti sono molteplici: procurarsi il rame, raccoglierlo e trasportarlo; raffinarlo, immagazzinarlo e pagarlo. Toccava al mercante stimolare l’ industria estrattiva degli indigeni facendo degli anticipi e, forse, degli investimenti a lungo termine, fino a diversi anni di durata, e assicurare la consegna e il deposito del rame presso gli uffici della gilda a Kanish”” (pag 27)”,”STOS-086″
“POLANYI Karl, a cura di Alfredo SALSANO”,”La libertà in una società complessa.”,”POLANYI Karl (1886-1964) nacque a Vienna e studiò diritto e filosofia a Budapest. Nel 1919 emigrò a Vienna, poi, nel 1933 in Gran Bretagna. Borsista negli USA dal 1940 al 1943, vi tornò nel 1947 come Visiting Professor di economia alla Columbia University incarico che ricopriì fino al 1953. Ha scritto varie opere tra cui ‘La grande trasformazione’. “”Si può dire che due teorie della comunità siano d’accordo col vitalismo. La prima è basata sul principio di “”inimicizia”” di Karl Schmitt: secondo lui la politica è una categoria basata sul fenomeno dell’ inimicizia. Poiché lo Stato è la principale istituzione di tipo politico, suo prerequisito è la riconosciuta necessità della distruzione del nemico. Lo Stato è pertanto sinonimo di uno strumento di lotta armata. Esiste solo in quanto questo è il suo compito ipotetico. Uno Stato mondiale è una contraddizione in termini, poiché un simile Stato non potrebbe essere in guerra per mancanza di un nemico. Alternative etiche o economiche alla guerra sono concettualmente escluse dalla politica. La teoria della politica di Schmitt conviene perfettamente al tribalismo insito nell’ approccio sociale del vitalista. E’ un tipico prodotto di quella ‘morale close’ che, come ha mostrato Bergson, è l’ espressione della istintiva morale tribale della paura. L’ opposto è la ‘morale ouverte’ del cristianesimo.”” (pag 106) crisi economica mondiale (pag 74)”,”TEOP-218″
“POLANYI Michael”,”The Magic of Marxism and The Next Stage of History.”,”””L’ universo artificiale rivestito in un gergo ufficiale è sempre stato supplementato dai sentimenti umani naturali espressi nel linguaggio normale, e periodicamente grandi quantità di questo venivano reintrodotte. Questo accadde negli anni 1930 quando il Cremlino decise di restaurare il sentimento nazionale e i suoi tradizionali eroi nella coscienza storica russa, abbandonando perciò la dottrina di M.N. Pokrovsky (1868-1932) precedentemente indiscussa che aveva piegato la storiografia in una analisi sociologica astratta su linee marxiste. Un’ altra occasione, quando, nel 1950, Stalin ripudiò l’ assurda dottrina di N.Y. Marr (1864-1934) secondo cui tutti i linguaggi erano linguaggi di classe, il dittatore diede un vivido quadro di come questa ortodossia aveva in precedenza calpestato la linguistica sovietica (…)””. (pag 18)”,”TEOC-392″
“POLANYI Karl, a cura di Alfredo SALSANO”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”L’A (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University.”,”TEOS-030-FRR”
“POLANYI Michael”,”La conoscenza inespressa.”,”””Il perfezionismo accetta ciecamente come giustificazione scientifica di questa convinzione il marxismo, che infatti incorpora le illimitate aspirazioni morali dell’uomo moderno entro una teoria che pone gli ideali dell’uomo al riparo del dubbio scettico negando l’eistenza delle motivazioni morali nella vita pubblica. La forza del marxismo consiste nel ricomporre il conflitto fra le due forze contradditorie dello spirito moderno nell’unità di una particolare dottrina politica. È venuta così a originarsi un’idea che abbraccia il mondo nella sua totalità e in cui il dubbio morale è esasperato dalla violenza morale a sua volta armata dal nichilismo scientifico. Il circolo si è chiuso perfettamente nella primavera del 1935 quando Bucharin espresse placidamente l’opinione che in futuro sotto il socialismo la verità scientifica non sarebbe stata più perseguita per se stessa. Incorporato in un po tere politico coronato da sanzione scientifica, il perfezionismo morale non aveva lasciato alcun posto per la verità. Lo stesso Bucharin ebbe modo di confermare ciò tre anni dopo allorché, affrontando la morte, recò falsa testimonianza contro se stesso. Dire la verità, infatti, sarebbe stato come condannare la rivoluzione, il che era inconcepibile”” (pag 75-76)”,”SCIx-344-FRR”
“POLANYI Karl”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”Karl Polanyi(1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University. ‘Il sistema Speenhamland, noto anche come Berkshire Bread Act, fu un metodo di assistenza sociale introdotto in Inghilterra alla fine del XVIII secolo per alleviare la povertà rurale. Questo sistema prende il nome da un incontro tenutosi il 6 maggio 1795 al Pelican Inn di Speenhamland, nel Berkshire, dove i magistrati locali idearono un sistema di sussidi salariali per mitigare gli effetti dell’alto prezzo dei cereali 1. Il sistema prevedeva che le famiglie ricevessero un’integrazione salariale per raggiungere un livello di reddito stabilito in base al numero di figli e al prezzo del pane. Ad esempio, se il prezzo del pane era di 14 penny a pagnotta, i salari di una famiglia con due figli venivano integrati fino a 102 pence1. Questo sistema fu particolarmente popolare nel sud dell’Inghilterra durante le guerre napoleoniche. Tuttavia, il sistema Speenhamland fu criticato per aver creato una dipendenza dai sussidi e per aver ostacolato lo sviluppo di un mercato del lavoro competitivo. Fu abolito nel 1834 con il Poor Law Amendment Act, che introdusse un approccio più restrittivo all’assistenza ai poveri 1. (f. copil.) La natura del fascismo negli anni del primo dopoguerra. Poi si presenterà come soluzione alternativa al problema di una società industriale “”Soltanto per caso, come vediamo, il fascismo europeo si legava negli anni venti alle tendenze nazionali e controrivoluzionarie. Si trattava di un caso di simbiosi tra movimenti di origine indipendente che si rafforzavano l’un l’altro e creavano l’impressione di una sostanziale somiglianza, mentre erano di fatto privi di rapporto. La parte svolta dal fascismo fu determinata in realtà da un fattore: la situazione del sistema di mercato. Durante il periodo 1917-23 i governi ricercarono talvolta l’aiuto fascista per ristabilire la legge e l’ordine: questo bastava per mettere in moto il sistema di mercato. Il fascismo ancora non si sviluppava. Nel periodo 1924-29, quando la restaurazione del sistema di mercato apparve assicurata, il fascismo svanì completamente come forza politica. Dopo il 1930 l’economia di mercato era in una crisi generale. In pochi anni il fascismo diventò una forza mondiale. Il primo periodo 1917-23 produsse poco più del nome del fascismo. In diversi paesi europei come Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Romania, Bulgaria, Grecia ed Ungheria avevano avuto luogo delle rivoluzioni agrarie o socialiste, mentre in altri, tra i quali l’Italia, la Germania e l’Austria, la classe operaia industriale aveva acquistato influenza politica. Le controrivoluzioni finivano col ristabilire l’equilibrio del potere interno. Nella maggior parte dei paesi, i contadini si rivoltarono contro i lavoratori urbani; in alcuni paesi ufficiali e proprietari terrieri guidavano i contadini in movimenti fascisti, in altri come l’Italia i disoccupati e la piccola borghesia costituirono la truppa fascista. Da nessuna parte fu sollevata altra questione che quella della legge e dell’ordine e nessun problema di riforme radicali venne presentato. In altre parole non apparve alcun segno di rivoluzione fascista. Questi movimenti erano fascisti soltanto nella forma, cioè soltanto nella misura in cui delle bande di civili, cosiddetti elementi irresponsabili, facevano uso della forrza e della violenza con la connivenza delle persone al potere. La filosofia antidemocratica del fascismo era già nata ma non era ancora un fattore politico. Trotsky presentò una voluminosa relazione sulla situazione in Italia alla vigilia del secondo congresso del Komintern nel 1920 ma non accennò neanche al fascismo per quanto i fasci esistessero già da qualche tempo. Furono necessari altri dieci anni o più prima che il fascismo italiano da tempo installato al governo del paese sviluppasse qualcosa del tipo di un sistema sociale particolare. (…) Fu nel terzo periodo, dopo il 1929, che il vero significato del fascismo divenne evidente. Il punto morto del sistema di mercato era chiaro. Fino ad allora il fascismo era stato poco più che una caratteristica del governo autoritario in Italia, il quale sarebbe stato altrimenti soltanto di poco diverso da quelli di tipo più tradizionale. Ora esso si presentava come soluzione alternativa al problema di una società industriale. La Germania prese una posizione di guida in una rivoluzione di portata europea e lo schieramento fascista fornì alla sua lotta per il potere una dinamica che presto abbracciò cinque continenti. La storia era nel meccanismo del mutamento sociale”” (pag 303-304-305) [Karl Polanyi, ‘La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca’, Einaudi, Torino, 1974]”,”STOx-002-FMDP”
“POLEGGI Ennio BOSSAGLIA Rossana”,”L’immagine Ansaldo: architettura, grafica e pubblicità.”,”POLEGGI Ennio “”””Se nel 1877 parte, con tutte le cautele del caso, l’urbanizzazione dei sei comuni del Bisagno, annessi alla città tre anni prima, a Ponente e in Polcevera i principali comuni di Sampierdarena, Cornigliano, Sestri e Rivarolo dovranno attendere quasi un ventennio prima di potersi dotare – in una situazione che appare subito drammatica – di quei discutibili strumenti di governo che sono i Piani Regolatori”” (pag 19)”,”LIGU-088″
“POLEGGI Ennio e Fiorella, a cura”,”Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818.”,”Brevi notizie sul ghetto degli ebrei a pagina 236″,”LIGU-113″
“POLESE REMAGGI Luca”,”””Il Ponte”” di Calamandrei, 1945-1956.”,”‘Il Ponte’ rivista mensile diretta da Piero Calamandrei. “”Avremo modo di sottolineare che l’ importanza dell’ asse Firenze-Torino nella vita materiale e spirituale della rivista non deve essere esagerata, dal momento che le fonti di sostentamento e di ispirazione furono anche altre”” (pag 238)”,”ITAP-037″
“POLESE REMAGGI Luca”,”Ferruccio Parri. Il pensiero dei padri costituenti.”,”POLESE REMAGGI Luca “”Il disprezzo di Parri per le masse operaie e socialiste non costituisce soltanto l’eco di frequentazioni orianesche, dirette o indirette che fossero. Sia pure con sfumature ed obiettivi politici diversi, tutta la cultura contraria a Giolitti aveva denunciato il “”protezionismo”” operaio, facendo di questa denuncia uno dei momenti più qualificanti della propria battaglia. L’immagine dei “”bandieroni-protesta”” dei socialisti .- seguiti “”dall’ignoranza, dall’avidità, dalla ‘fourberie’ di quella nostra plebe che col suo enorme peso bruto imporrà la politica della sua pancia”” – fa peraltro pensare che Parri avesse assorbito soltanto i tratti esteriori della lezione salveminiana”” (pag 32) “”Il ritorno dal confino alla fine del 1932 aprì una stagione nuova nella vita di Parri e della sua famiglia. Finalmente, si profilò all’orizzonte un periodo di stabilità economica, soprattutto quando alla fine del 1934 Parri fu impiegato stabilmente nell’Ufficio studi della Edison.”” (pag 127) “”Pisacane fu l’eroe che campeggiò al centro delle riflessioni storiche di Parri nel corso degli anni Trenta. Lo sbarco nella Sapri fascista, che Parri aveva tentato insieme a Rosselli e a Bauer era fallito non già perché l’azione fosse prematura, come già era stato per Pisacane di fronte ai contadini analfabeti, ma per il motivo esattamente opposto: la rivoluzione antifascista arrivava troppo tardi nella misura in cui continuava a riposare su premesse inadeguate in un ambito storico radicalmente trasformato. Infatti, con buona pace dei democratici del Risorgimento, le masse novecentesche si erano ribellate alle strutture di tutela e di dominio tradizionali in una direzione ben diversa da quella auspicata, aprendo la strada ai regimi totalitari di massa”” (pag 129)”,”ITAP-191″
“POLESE-REMAGGI Luca”,”Il nemico tra di noi. La sinistra internazionale di fronte alle repressioni sovietiche (1918-1957).”,” Lavoro forzato sovietico secondo Dallin (pag 295) L’errore di Aron (pag 252) Da catalogo: Molto tempo prima che giungesse in Occidente la grande letteratura concentrazionaria sovietica, donne e uomini di sinistra (esuli russi compresi) iniziarono a raccogliere testimonianze e documenti su arresti, deportazioni e lavoro forzato realizzati dallo stato sovietico. Tra le due guerre, a Praga e a Berlino, a Parigi e a Londra fino a Città del Messico e a New York, una rete transnazionale lavorò a un immaginario primo ‘libro nero’ del comunismo sovietico. I protagonisti di questo grande impegno morale e intellettuale vissero vicende alterne: spesso si trovarono ad essere una forza minoritaria, perché le ragioni commerciali, politiche e ideologiche si dimostrarono in Occidente più forti della difesa dei diritti umani. In altri casi essi riuscirono invece a collegarsi alle strategie geopolitiche dei governi statunitense e britannico e al processo di formazione di norme giuridiche a livello internazionale. L’aver insistito per decenni che un mondo migliore si costruisce espandendo i diritti degli individui, e non proteggendo la sicurezza dello stato rivoluzionario, ha forse salvato le ragioni della sinistra come forza globale nel XXI secolo. Luca Polese Remaggi insegna Storia contemporanea all’Università di Salerno. Ha studiato la storia dell’antifascismo italiano e della sinistra internazionale di fronte ai regimi di tipo sovietico. Tra i suoi libri: ‘Il “”Ponte”” di Calamandrei, 1945-1956’ (Olschki, 2001), ‘La nazione perduta. Ferruccio Parri nel Novecento italiano (Mulino, 2004), ‘La democrazia divisa. Cultura e politica della sinistra democratica dal dopoguerra alle origini del centro-sinistra’ (Unicopli, 2011). Indice. Abbreviazioni Fonti archivistiche Introduzione 1. Di fronte a uno stato di tipo nuovo (1918-1928) 1. Introduzione 2. Eredità del passato. Dalle prigioni zariste alle speranze del 1917 3. «Terrore rosso» e guerra civile: documentare la nascita di uno stato militare 4. Testimonianze sulle prigioni e sui primi campi 5. «Lettere dalle prigioni russe». La solidarietà internazionale al tempo della NEP 6. Intuizioni di fine decennio. Il carattere regressivo del bolscevismo al potere 2. Una «conquista in stile assiro» (1929-1938) 1. Introduzione 2. Il «grande balzo in avanti» di Stalin trova i suoi critici a sinistra 3. Moralità, potere e diritto. La prima grande mobilitazione internazionale contro il lavoro forzato sovietico 4. Gli imbarazzi antifascisti e la carestia come ultimo grande racconto prima del silenzio internazionale 5. Regressione civile e sterminio. Formazione di un paradigma interpretativo alla metà degli anni Trenta 6. A fari spenti nella nebbia: l’URSS di Stalin dietro una cortina di ferro 3. La «scoperta» dei campi sovietici (1939-1949) 1. Introduzione 2. Guerra: totalitarismo e rivoluzione documentaria 3. Verso la guerra fredda: l’allineamento di moralità, potere e diritto 4. Il dibattito intorno ai campi sovietici. Il contributo degli intellettuali 5. La macchina della guerra fredda culturale a pieni giri. Inchiesta alle Nazioni Unite e processo Kravcenko 4. Il lavoro forzato sovietico in un mondo in trasformazione (1950-1957) 1. Introduzione 2. David Rousset e il contesto internazionale della sua iniziativa contro i campi sovietici 3. La conoscenza del nemico, la decostruzione del suo fascino 4. Progressismo su scala globale. Il primo Comitato ad hoc contro il lavoro forzato 5. La difficile strada verso la nuova convenzione contro il lavoro forzato (1957) Indice dei nomi”,”RUSS-272″
“POLI Emanuela”,”Forza Italia. Strutture, leadership e radicamento territoriale.”,”La POLI ha conseguito il dottorato di ricerca in European Politics presso il St. Antony’s College dell’ Università di Oxford.”,”ITAP-031″
“POLI Flavio”,”Non di solo pane. Il movimento cooperativo di consumo in Ticino dalle origini al 1920.”,”POLI Flavio”,”MEOx-099″
“POLI Marco, collaborazione di Giorgio GOLINELLI”,”Giuseppe Massarenti. Una vita per i più deboli.”,”POLI Marco (Bologna, 1946) laureato in lettere classiche è stato amministratore del Comune di Bologna e direttore generale di una Fondazione bancaria. Collabora al ‘Resto del Carlino’. Ha pubblicato nel 1980: ‘La ricostruzione del PSIUP a Bologna’ e nel 2006 assieme a Armando Antonelli: ‘Il Palazzo dei Bentivoglio’. Giuseppe Massarenti (1867-1950) è stato uno dei protagonisti del socialismo riformista che in Emilia Romagna e nella pianura padana si sono battuti per gli interessi immediati dei lavoratori della terra. Era convinto della necessità di un sindacato forte, una cooperazione diffusa e l’amministrazione socialista dei comuni. Fra il 1890 e il 1921 fece di Molinella un modello unico di “”Repubblica socialista””. Venne spedito al confino dal fascismo e perfino in manicomio. Nel 1922 aderì al PSU di Turati, Treves e Prampolini, il cui segretario era Giacomo Matteotti.”,”MITS-413″
“POLI Roberto”,”Ontologia formale.”,”Roberto Poli (1955) è ricercatore confermato presso la Facoltà di Sociologia di Trento. É segretario del Centro Studi per la Filosofia Mitteleuropea, coordinatore dei lavori delle International Summer Schools in Philosophy and Artificial Intelligence di Bolzano, editor della Nijhoff International Philosophy Series del gruppo Kluwer Academic Publishers, nonchè direttore di ‘Axiomathes’. Da alcuni anni studia il pensiero di Brentano e dei suoi principali allievi, dedicando particolare attenzion alla scuola anto-logica polacca. Tema primario delle attuali ricerche è l’ontologia formale, sia nella accezione inizialmente proposta da Husserl, sia nella contemporanea accezione analitica. Ha pubblicato: Osservazioni di logica deontica, Topics in Philosophy and Artificial Intelligence, Kazimiers Ajdukiewicz: lingua e linguaggi, The Polish Scientific Philosophy, ha tradotto Sul metodo in filosofia di Castaneda.”,”FILx-067-FL”
“POLIAKOV Leon”,”Il nazismo e lo sterminio degli ebrei.”,”Leon POLIAKOV, nato a Leningrado nel 1910, vive in Francia dal 1920. Laureato in giurisprudenza, è stato giornalista fino alla guerra, durante la quale ha combattuto nelle file della Resistenza. Dopo la liberazione si dedica al ‘Centro di documentazione ebraica contemporanea’ di cui è stato uno dei fondatori. Oltre a questo volume ha pubblicato ‘La condition des Juifs sous l’ occupation italienne’, ‘L’ etoile jaune’, ‘Du Christ aux Juifs de Cour’, ‘De Mahomet aux marranes’.”,”GERN-008″
“POLIAKOV Leon”,”I Banchieri ebrei e la Santa Sede dal XIII al XVII secolo.”,”Leon POLIAKOV è nato nel 1910. Ha vissuto in Francia dal 1920. Ha compiuto studi di diritto e si è dedicato al giornalismo e alla ricerca storica. Nel 1943 partecipa alla creazione del “”Centro di documentazione ebraica contemporanea””. Ha condotto una vasta ricerca sull’ antisemitismo. “”Ma sai bene come il popolo di Edom (per estensione i cristiani, ndr) ha amato da sempre il rosso (il colore dell’ oro è di un giallo tendende al rossastro, ndr); corre dietro l’ oro e l’ argento, e la sua voracità è insaziabile. Come chiudere le gole di orsi e leoni se non grazie a questi due splendori che sono d’ aiuto nella sventura? Questi due astri brillano giorno e notte, distogliendo le cattive azioni e sventando i complotti, per cui la mucca e l’ orso possono pascolare insieme e i loro piccoli dormire uno a fianco all’ altro. Già il re Salomone ha detto che “”l’ argento tutela ogni cosa”” (…). E adesso, osserva attentamente quella corte di Roma alla quale tutti i Cristiani sono sottomessi e il cui dominio si estende da un oceano all’altro e “”nel suo tempio, il Signore che cercate”” (il papa): tutti sono avidi di guadagni e sguinzagliano i loro collettori per estorcere al popolo: “”Il loro rubacchiare frutta più della nostra vendemmia””. In verità, così stabiliscono la loro autorità, impongono quanto decidono, conducono a buon fine i loro disegni, realizzano i loro progetti sventando quelli degli avversari, distruggono case e costruiscono fortezze! Come mettono su gli eserciti per i grandi massacrie vasti attacchi? Come depongono i re dai troni mettendo altri al loro posto? Come combinano le alleanze e imparentano dinastie? Come arrangiano matrimoni tra i principi? Come umiliano gli avversari e li riducono alla loro mercé…Tutto ciò non opera dei preti che vengono da ogni parte per estendere i decreti (del papa) e inchinarsi davanti a lui? (…) (Dalla lettera di Jacob Ben Elie, pag 253)”,”EBRx-020″
“POLIAKOV Leon SABILLE Jacques”,”Gli ebrei sotto l’ occupazione italiana.”,”””a) Gli italiani non solo non applicano alcuna restrizione agli Ebrei, ma al contrario, nella loro zona, essi proteggono gli Ebrei di tutte le nazionalità e proibiscono al governo francese di mettere in atto misure restrittive anche contro gli Ebrei di nazionalità francese. b) Il Maresciallo Petain si opporrà certamente in maniera categorica all’ internamento e alla deportazione di Ebrei di nazionalità francese. 4) L’ atteggiamento del Maresciallo Petain diviene chiaro quando si osserva che la polizia francese e personalmente lo stesso Capo della Polizia francese, Bousquet, fanno tutto il possibile per ostacolare la deportazione di Ebrei francesi. Ecco un esempio. Gli Ebrei di nazionalità francese che vengono arrestati perché non portano la stella gialla o per altre infrazioni alla legge dovrebbero essere deportati. Bousquet disse che essi possono essere deportati, ma che la polizia francese non si presterà a queste misure. Quando noi rispondemmo che ci avrebbero pensato i Tedeschi, la polizia francese replicò organizzando una retata durante la quale vennero arrestati 1300 Ebrei di nazionalità straniera. Questi furono consegnati alla polizia tedesca, con la richiesta di deportarli in sostituzione di Ebrei di nazionalità francese. E’ evidente che in questo caso entrambe le categorie di Ebrei saranno deportate.”” (pag 52-53) (Documento 10, 12 febbraio 1943, firmato Dr. Knochen, SS Standartenfueherer)”,”ITAF-207″
“POLIAKOV Leon”,”Il nazismo e lo sterminio degli ebrei.”,”Leon POLIAKOV, nato a Leningrado nel 1910, vive in Francia dal 1920. Laureato in giurisprudenza, è stato giornalista fino alla guerra, durante la quale ha combattuto nelle file della Resistenza. Dopo la liberazione si dedica al ‘Centro di documentazione ebraica contemporanea’ di cui è stato uno dei fondatori. Oltre a questo volume ha pubblicato ‘La condition des Juifs sous l’ occupation italienne’, ‘L’ etoile jaune’, ‘Du Christ aux Juifs de Cour’, ‘De Mahomet aux marranes’. “”Adolf Eichmann, capo supremo dell’ apparato delle deportazioni, estende la sua rete attraverso tutta l’ Europa. La Polonia, “”camera di smistamento dell’ Europa””, secondo la terminologia hitleriana, è il paese dove avvengono le esecuzioni, dove vengono perfezionate le camere a gas e costruiti i grandi crematori. A Belzec, il commissiario Christian Wirth, già da tempo specializzato nell’ eutanasia, ha messo in perfetta efficienza i suoi mezzi tecnici; ad Auschwitz, Rudolf Hoess, favorito di Hitler, perfeziona i metodi e supera in breve il suo maestro. L’ ossido di carbonio cede il posto al “”Cyclone B””, insetticida a base di acido prussico.”” (pag 158-159) “”Qualche settimana dopo, Hitler dà a Himmler l’ ordine di far accelerare il progrmama di sterminio con estrema energia e domanda un rapporto statistico sullo svolgimento progressivo dell’ azione; potrà così avere la soddisfazione di sapere che “”il numero degli Ebrei in Europa si è ridotto di circa la metà dal 1933, cioè durante i primi dieci anni del nazionalsocialismo.”” Da allora più nulla influirà sul ritmo progressivo del genocidio, tranne fattori puramente tecnici (…)””. (pag 159)”,”GERN-123″
“POLIAKOV Léon”,”De l’antisionisme à l’antisemitisme.”,”Antisemitismo di sinistra o antisemitismo di Stato? “”Gli ebrei sovietici, il cui numero era vicino ai cinque milioni nel 1940-1941, non erano più di due o tre milioni (le statistiche esatte mancano) all’indomani della guerra”” (pag 63) Le grandi purghe operate dallo stalinismo (del 1936-37, ndr). “”Ces purges eurent-elles un relent antisémite? C’est ce qu’affimait Trotsky, dès 1937″” (segue citazione di Trotsky di parte dell’ intervista al giornale ‘Der Weg’, Messico, 18 gennaio 1937) (pag 51)”,”EBRx-072″
“POLIAKOV Léon DELACAMPAGNE Christian GIRARD Patrick”,”Le racisme. Mythes et sciences.”,”Léon Poliakov è nato a Leningrado nel 1910. Emigrato in Francia compie qui la sua educazione. Tra il 1940 e il 1944 le sue origini ‘razziali’ lo costringono ad una esistenza difficile e ad assumere una falsa identità. Da qui il suo interesse al problema del razzismo. Dal 1973 è direttore di ricerca al CNRS e anima un gruppo di studio sul razzismo. Accuse a Marx e Proudhon di antisemitismo (sic) (pag 83) Rivoluzione russa diretta da leaders bolscevichi (ma anche menscevichi) di origini ebraiche. La rivoluzione russa viene vista in occidente come un complotto giudeo-boscevico-tedesco, anche per il caso del ‘vagone piombato’ con cui Lenin attraversa la Germania col consenso dei tedeschi (pag 88)”,”TEOS-321″
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. I. Da Cristo agli Ebrei di corte.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante. “”L’ebraismo non si è conservato malgrado la storia, bensì per mezzo della storia.”” K. Marx E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che «Herr von»! F. Engels I nemici dei lavoratori non sono gli ebrei. I nemici dei lavoratori sono i capitalisti di tutti i paesi. V.I. Lenin”,”EBRx-004-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. II. Da Maometto ai Marrani.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-005-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. III. Da Voltaire a Wagner.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-006-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. IV. L’Europa suicida, 1870-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-007-FV”
“POLIAKOV Léon, Saggi di Klaus VON MÜNCHHAUSEN Rudolf PFISTERER Philo BREGSTEIN Christian DELACAMPAGNE Evelyne KENIG Paul ZAWADZKI Laurent MARAWIEC e Robert GREENBERG Lucienne SAADA Rivka YADLIN Adriana GOLDSTAUB”,”Storia dell’antisemitismo, 1945-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-008-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. I. Da Cristo agli Ebrei di corte.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante. “”L’ebraismo non si è conservato malgrado la storia, bensì per mezzo della storia.”” K. Marx E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che «Herr von»! F. Engels I nemici dei lavoratori non sono gli ebrei. I nemici dei lavoratori sono i capitalisti di tutti i paesi. V.I. Lenin”,”EBRx-032-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. II. Da Maometto ai Marrani.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-033-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. III. Da Voltaire a Wagner.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-034-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. IV. L’Europa suicida, 1870-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-035-FL”
“POLIAKOV Léon, Saggi di Klaus VON MÜNCHHAUSEN Rudolf PFISTERER Philo BREGSTEIN Christian DELACAMPAGNE Evelyne KENIG Paul ZAWADZKI Laurent MARAWIEC e Robert GREENBERG Lucienne SAADA Rivka YADLIN Adriana GOLDSTAUB”,”Storia dell’antisemitismo, 1945-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-036-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Dall’antisionismo all’antisemitismo.”,”Le discussioni sul Medio Oriente riguardano per lo più i rapporti tra ebrei e stato di Israele. Benché molti ebrei parteggini per gli arabi e l’opinione pubblica sia in complesso filo-israeliana, l’ebraismo nel suo complesso è accusato di essere sionista. Come stabilire la distinzione tra antisionismo e antisemitismo? Questo piccolo libro propone elementi per una risposta tracciando in particolare la storia del “”complotto sionista”” mito fabbricato a Praga nel 1952. Poliakov autore della monumentale ‘Storia dell’antisemitismo’ utilizza il metodo della critica storica. E’ importante constatare come il regime sovietico ispirato da Lenin abbia saputo conciliare il suo antisionismo di principio con una lotta implacabile contro ogni forma di antisemitismo, almeno fino alle ‘grandi purghe’ di Stalin. Dopo. anche per effetto di una certa osmosi hitleriana, si stabiiì il clima delle persecuzioni antisemite del 1948-53. (dalla quarta di copertina) “”Negli anni eroici della rivoluzione, le tendenze centrifughe delle minoranze allogene (separatismo ucraino, ribellioni georgiane, ecc.) complicavano particolarmente il consolidamento del regime bolscevico. I grandi russi non s’erano sbarazzati da un giorno all’altro della vecchia abitudine imperialista. Ascoltiamo Lenin, alla fine del 1922: «Noi ci rendiamo quasi sempre colpevoli, lungo la nostra storia di un’infinità di violenze; non solo, ma commettiamo un’infinità di ingiustizie e prevaricazioni senza accorgercene (…). I polacchi, i tartari, gli ucraini, i georgiani e gli altri allogeni del Caucaso si sentono chiamare rispettivamente solo con soprannomi peggiorativi come: ‘poliatchichka’, ‘kniaz’, ‘khokhol’, ‘kavkazki’, ‘celovek’» (7) (bisogna essere russi per afferrare le sfumature di questo umorismo popolare, grossolano e bonaccione, ma che non si trova già più nell’infamante ‘jud’). Molti luogotenenti di Lenin si comportavano allora come russificatori abusivi. Ascoltiamolo ancora: ogni parola, ogni avvertimenti vale qui tanto oro quanto pesa: «Abbiamo preso con cura sufficiente misure per difendere effettivamente gli allogeni contro il tipico aguzzino russo? Io penso che non abbiamo preso queste misure, sebbene avessimo potuto e dovuto farlo. Penso che un ruolo fatale abbia qui avuto la fretta di Stalin e il suo amore per l’amministrazione. Temo anche che il compagno Dzerjinskij… si sia distinto in modo straordinario per il suo animo russo al 100% (si sa che gli allogeni russificati hanno tendenza a strafare)» (8). La realtà dell’antica «prigione delle nazioni» zarista, inasprita qua e là dalla natura d’aguzzini di certi Stalin in erba, fecero adottare al partito bolscevico la formula e la costituzione federale che resta quella dell’Unione Sovietica attuale (per Lenin che sperava nella rivoluzione mondiale, a breve scadenza, senza dubbio non si trattava che d’un espediente più o meno provvisorio; tanto più notevole appare quindi l’attenzione ch’egli dedicò al problema). Sotto la dittatura del proletariato ci fu un’epoca nel corso della quale il governo sovietico vegliava con assoluta serietà a rendere la stessa giustizia così agli ebrei come ai georgiani e ai baschiri e a questi come ai grandi russi, e questo periodo durò in pratica fino alle grandi purghe. «La maggioranza degli ebrei sono operai, lavoratori. Sono nostri fratelli, oppressi come noi dal capitale. Sono nostri compagni (…). Gli ebrei ricchi, come i russi ricchi, come i ricconi di ogni paese, uniti gli uni agli altri, opprimono, derubano gli operai e seminano la zizzania tra loro» (9)”” (pag 20-21) [(7) Lenin, ‘Questions de la politique nationale et de l’internationalisme prolétarien’, Editions du Progrès, Moscou, 1968, p. 241; (8) Ibidem, p. 239; (9) Lenin, ‘Sulla persecuzione e i pogrom degli ebrei’ (proclama del 31 marzo 1919)] [Léon Poliakov, ‘Dall’antisionismo all’antisemitismo’, La Nuova Italia, Firenze, 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] inserire in sito M.”,”EBRx-088″ “POLIAKOVLéon”,”Il mito ariano. Saggio sulle origini del nazismo e dei nazionalismi.”,”Léon Poliakov, nato nel 1910 a San Pietroburgo e trasferitosi in Francia nel 1920, si volse alla ricerca storica dopo studi di diritto. Fondatore nel 1944 del Centro di documentazione ebraica, in seguito si dedicò principalmente alla monumentale ‘Storia dell’antisemitismo’. Tra le sue opere: ‘Il nazismo e lo sterminio degli ebrei’. Il capitolo 4° è dedicato al razzismo di Gobineau (‘Gobineau e i suoi contemporanei’), e non senza gravi forzature, introduce tra i suoi contemporanei anche Hegel (giudizio sui negri, neri) e Marx Engels (razza bianca portatrice di progresso). A questo proposito cita la ‘Dialettica della natura’ e l’apprezzamento di Marx per il libro di Trémaux sull’inflenza dell’ambiente e del suolo sull’uomo (lettere a Engels) (pag 274-280) ‘Il decano della scuola antropologica francese, Armand de Quatrefages, condivideva la convinzione generale sull’origine ariana degli Europei (19). Durante l’assedio di Parigi egli fu il testimone del bombardamento della popolazione civile e delle istituzioni scientifiche da parte dell’esercito prussiano. Cercò ben presto di spiegare come antropologo una condotta indegna di un popolo civile. Una simile barbarie, scriveva fin dal 1871 (20), non poteva dipendere che da quegli abitanti primitivi del Nord-Est europeo, anteriori agli Ariani, di cui i dotti svedesi avevano appena postulato l’esistenza. Lungi dall’essere degli autentici Germani, i Prussiani erano, dal punto di vista antropologico, dei ‘Finnici’, o degli Slavo-Finnici’, cioè «degli uomini anteriori a ogni storia», contemporanei dell’epoca in cui «vivevano in Europa il rinoceronte e l’elefante, la renna e il bue muschiato». Essi avevano conservato da questo passato «un tratto realmente nazionale». “”Il finnico non perdona mai un’offesa vera o supposta, si vendica alla prima occasione e non è esigente riguardo alla scelta dei mezzi. Si spiega così la frequenza degli assassinii in Finlandia fra i contadini che appartengono a questa razza””. Così tutto diventava chiaro: «Non contenta di subordinare i Germani agli Slavo-Finnici, la Germania ha fatto propri gli odi e servito gli istinti di coloro che ha messo al suo comando». Così si spiegavano particolarmente il bombardamento del Museo di Parigi e l’incendio della biblioteca di Strasburgo: «In nessuna parte l’oscuro rancore dei Finnici, l’odio geloso del semibarbaro per una civiltà superiore si accusano più nettamente». Di conseguenza l’Europa poteva aspettarsi un oscuro domani: «Le razze slavo-finniche vorranno forse regnare al contempo sui Germani e sui Latini? E il mondo così diviso si sottometterà in silenzio?». Dopo la guerra la tesi di Quatrefages conobbe in Francia un certo successo. Un manuale illustrato, ‘Les races humaines’ di Louis Figuier, ne era testimone nel 1872. Per questo autore, che continuava a porre al vertice della razza bianca «la famiglia teutonica», Quatrefages aveva «scientificamente dimostrato» che i Prussiani non ne facevano parte: «Questi Finnici o abitanti primitivi delle rive del Baltico hanno come caratteri propri l’astuzia e la violenza, unite a una considerevole tenacia. I Prussiani moderni fanno rivivere tutti questi difetti dei loro antenati» (21). Al di là del Reno la «tesi finnica» suscitò naturalmente l’indignazione’ (pag 296-297) [(19) Cfr. Il corso tenuto da Quatrefages nel 1868: «Io mi occuperò innanzitutto degli Europei che hanno per antenati gli Ariani…» (“”Revue des cours scientifiques de la France et de l’étranger””, V, 1868, p. 727); (20) A. de Quatrefages, ‘La race prussiene’, Paris, 1871 (questo lavoro fu dapprima pubblicato in una versione più succinta, nella “”Revue des Deux Mondes”” del 15 febbraio 1871, pp. 687 e seguenti); L. Figuier, ‘Tableau de la nature. Les races humaines’, Paris, 1872, p. 59]”,”TEOS-245″ “POLIBIO”,”Storie.”,”””Chi infatti può essere tanto stolto o pigro da non sentire il desiderio di sapere come e sotto quale forma di governo i Romani, in meno di 53 anni (dal 221 al 168 a.C., ndr) – fatto senza precedenti nella storia – abbiano conquistato quasi tutta la terra abitata, o chi ancora potrebbe essere tanto appassionato ad altra forma di studio o spettacolo, da considerarlo preferibile alla ricerca storica?”” (pag 3, Libro I) POLIBIO (c 203-121 aC) è l’ ultimo scrittore della Grecia libera e lo storico della conquista romana. Studioso degli ordinamenti giuridici e militari, e soprattutto della struttura politica economica del nuovo impero, ebbe modo di considerarne i vari aspetti in una luce critica tra le più severe ed obbiettive della storia. Tale interpretazione, che egli stesso definì “”pragmatica””, appare in lui nutrita quanto più possibile di dati tecnici, geografici, d’ arte militare. Inquadra il processo evolutivo di un popolo e perviene a spiegarne storicamente le ragioni del trionfo, attraverso fonti accertabili e nulla concendendo alla fantasia o al mito. Ha scritto Benedetto CROCE: “”In Polibio la vigilanza critica, l’ austerità scientifica, l’ anelito verso l’ alta e severa storia, giungono a sì alto segno che si sarebbe inclini a trattare lo storico di Megalopoli come uno di quei grandi pagani che l’ immaginazione medievale ammise nel Paradiso, o almeno nel Purgatorio: degni di aver conosciuto per vie straordinarie, e in premio della intensa loro coscienza morale, il vero Dio””. (retrocopertina)”,”STAx-121″ “POLIBIO, a cura di Roberto NICOLAI”,”Storie. Libri X-XXI.”,”Polibio (200-118 aC) uomo politico e storico ellenistico, fu ipparco della Lega achea dal 170 al 169. Nel 168 fu deportato a Roma con altri mille aderenti alla Lega, con l’accusa di aver favorito i Macedoni. Qui strinse amicizia con Scipione Emiliano che seguì nell’assedio di Cartagine (146) e forse in quello di Numanzia (133). Morì in patria in seguito a una rovinosa caduta da cavallo a 82 anni. Roberto NICOLAI insegna Letteratura greca all’Università di Sassari.”,”STAx-302″ “POLIBIO, a cura di Roberto NICOLAI”,”Storie. Libri XXII-XXXIX. Frammenti.”,”Polibio (200-118 aC) uomo politico e storico ellenistico, fu ipparco della Lega achea dal 170 al 169. Nel 168 fu deportato a Roma con altri mille aderenti alla Lega, con l’accusa di aver favorito i Macedoni. Qui strinse amicizia con Scipione Emiliano che seguì nell’assedio di Cartagine (146) e forse in quello di Numanzia (133). Morì in patria in seguito a una rovinosa caduta da cavallo a 82 anni. Roberto NICOLAI insegna Letteratura greca all’Università di Sassari. Scipione l’Emiliano piange sulle rovine di Cartagine temendo che un giorno una sorte simile possa toccare a Roma (pag 26)”,”STAx-303″ “POLILLO Arrigo”,”Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana.”,”Con 102 fotografie Arrigo POLILLO (1919) si occupa attivamente del jazz da oltre trent’anni ed è molto noto nel mondo del jazz internazionale.”,”VARx-290″ “POLIMENI Bruna AMICO Valentina, a cura; ricerca e riproduzione fotografica, CAVALIERI Silvio, sviluppo e stampa, MARCHINI Claudio allestimento”,”1870/1945. Scrivere libero fuori d’Italia. 400 immagini di stampa italiana all’estero.”,”Contiene foto delle testate e riproduzioni fotografiche di alcuni articoli Attenzione: mancante: danneggiato in modo irreparabile da caduta acqua dal tetto Isc3 (dicembre 2022)”,”MITS-432″ “POLITKOVSKAJA Anna, a cura di Claudia ZONGHETTI”,”Diario russo, 2003-2005.”,”Anna Politkovskaja (1958-2006), inviato speciale del quotidiano moscovita ‘Novaja gazeta’, dal 1999 è diventata uno dei giornalisti più noti in Russia e all’estero per le sue corrispondenze dal fronte di guerra del Caucaso. . I suoi libri non sono mai usciti in Russia. Diario russo è il testamento morale di Anna Politkovskaja, ma anche la spiegazione implicita del suo assassinio, avvenuto il 7 ottobre 2006 e rimasto impunito.”,”RUSx-112-FL” “POLITKOVSKAJA Anna”,”La Russia di Putin.”,”Anna Politkovskaja, corrispondente speciale del giornale moscovita Novaja gazeta, nel 2000 ha vinto il Golden Pen Award dell’Associazione dei giornalisti russi per le sue cronache dal fronte del conflitto ceceno, a cui ha dedicato anche un libro uscito nel 2003: Cecenia. Il disonore russo. Nell’ottobre del 2002 ha coraggiosamente accettato di negoziare per la liberazione degli ostaggi prigionieri nel teatro Dubrovka di Mosca.”,”RUSx-188-FL” “POLITO Ennio”,”La strage infinita. Indonesia: dal grande “”pogrom”” anticomunista al genocidio di Timor Est.”,”POLITO Ennio (1927) entrato giovanissimo nella redazione de l’ Unità, si è dedicato alla politica internazionale divenendo capo servizio esteri di quel giornale. Inviato in Medio Oriente, in Africa e in America Latina, è autore di vari libri. Collabora a ‘Liberazione’.”,”ASIx-047″ “POLITO Domenico”,”Giustizia allegra. La giustizia d’oggi vista da un avvocato.”,”Domenico Polito, avvocato, giornalista e scrittore”,”DIRx-059″ “POLITZER Georges”,”Le bergsonisme. Une mystification philosophique.”,”Henry BERGSON (1859-1941) filosofo francese premio Nobel 1928 per la letteratura. Nel ‘Saggio sui dati immediati della coscienza’ (1889) si distaccò dal positivismo, rilevando come l’ idea di tempo non ammetta una caratterizzazione fisico-matematica: la scienza spazializza il tempo riducendolo a successione di intervalli, ma non ne coglie l’ essenza, che è la durata del flusso continuo degli stati di coscienza. In ‘Materia e memoria’ (1896) definì la memoria come fenomeno caratteristico della vita spirituale e contrapposta alla materia come pura istantaneità. Nell’ Evoluzione creatrice (1907) delineò una visione globale della realtà, raggiungibile solo attraverso l’ intuizione. (EUG)”,”FILx-190″ “POLITZER Georges”,”Revolution et contre-revolution au XXe siecle. Reponse a “”or et sang”” de M. Rosenberg.”,”Questo opuscolo è stato pubblicato originariamente nel gennaio-febbraio 1941 dal PCF e secondo quanto dice J.K. nell’ avvertenza, essendo stato pubblicato prima dell’ entrata in guerra dell’ URSS, testimonierebbe che fin dall’ inizio dell’ occupazione il PCF era il solo (lo dice anche POLITZER nella sua prefazione) a combattere contro l’ invasore nazista. POLITZER si rifece alla rivoluzione francese per combattere i ROSENBERG tedeschi e vichysti. ROSENBERG dice che nel XX c’è stata la grande lotta mondiale tra l’ oro e il sangue, iniziata con la prima guerra mondiale e continuata con la seconda. Il sangue sarebbe la Germania, l’ oro gli avversari della Germania. La vittoria della Germania porterà alla pace duratura e a un “”nuovo ordine europeo””. POLITZER su questo punto cita l’ analisi di LENIN sugli ‘Stati Uniti d’ Europa’ in regime capitalista (1915). Alfred ROSENBERG (1893-1946) politico tedesco, nazista, teorico del razzismo, ministro dei territori occupati dell’ Europa Orientale (1941-45), responsabile degli stermini di massa. Processato a Norimberga e impiccato. Ha scritto ‘Il mito del XX secolo’ (1930).”,”GERN-076″ “POLITZER Georges BESSE Guy CAVEING Maurice”,”Principes fondamentaux de philosophie.”,”””…un caso di “”trasformazione della quantità in qualità””: realizzata tanto pienamente e tanto metodicamente come è possibile concepirla, la democrazia, da borghese, diviene proletaria”” (Lenin) (pag 462)”,”TEOC-229″ “POLITZER Georges”,”Principi elementari di filosofia.”,”Georges Politzer, filosofo, militante del PCF, giornalista dell’Humanité, resistente, arrestato dalla Gestapo nel 1942, torturato e infine fucilato assieme a J. Solomon. Illustra e commenta le quattro leggi della dialettica: 1. Il mutamento dialettico, 2. l’ azione reciproca, 3. la contraddizione, 4. la trasformazione della quantità in qualità (pag 127-170) “”Adesso vediamo la conoscenza. Può esservi una conoscenza al cento per cento? No. Si ignora sempre qualcosa. Lenin dice: “”L’oggetto della conoscenza è inesauribile””; il che significa che vi è sempre da imparare. ‘Non vi è conoscenza assoluta’. Ogni sapere, ogni conoscenza contengono una parte d’ignoranza (5). Esistono nella realtà un’ignoranza e una conoscenza ‘relative’, un miscuglio di conoscenza e d’ignoranza. Non è dunque la ‘trasformazione’ delle cose nei loro contrari che constatiamo in questo esempio, ma è, ‘nella stessa cosa’, l’esistenza di contrari o ”unità dei contrari’. Potremmo riprendere gli esempi già esaminati: la vita e la morte, la verità e l’errore, e constateremmo che nell’uno e nell’altro caso, come in tutte le cose; esiste una unità dei contrari, cioè che ogni cosa contiene nello stesso tempo se stessa e il suo contrario. Perciò Engels dirà: “”Se però nelle ricerche si parte continuamente da questo modo di vedere, allora finisce una volta per sempre la esigenza di soluzioni e di verità definitive; si è sempre coscienti che ogni conoscenza acquisita è necessariamente limitata, è dipendente dalle circostanze in cui la si è acquistata; ugualmente non ci lascia più condizionare dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomie che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno un valore relativo, che ciò che oggi viene riconosciuto come vero ha il suo lato falso, oggi nascosto ma che verrà alla luce più tardi, così come ciò che oggi è riconosciuto come falso, ha il suo lato vero, grazie al quale prima poteva essere considerato vero”” (6). Questo testo di Engels ci mostra chiaramente come occorre comprendere la dialettica e il vero senso dell’unità dei contrari”” (pag 164-165) [Georges Politzer, Principi elementari di filosofia, 1977] [(5) “”La storia delle scienze è la storia dell’eliminazione progressiva dell’errore, cioè della sua sostituzione con un errore nuovo, ma sempre meno assurdo”” (Engels); (6) F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit., p. 59]”,”MAES-143″ “POLKINGHORNE John”,”Quantum Theory. A Very Short Introduction.”,”John Polkinghorne was Professor of Mathematical Physics in the University of Cambridge from 1968 to 1979, and later president of Queens’ College. He is a Fellow of the Royal Society, and was knightede in 1997. Ackledgements, Preface, List of illustrations, Further reading, Glossary, Mathematical appendix, Index, A Very Short Introduction 67,”,”SCIx-195-FL” “POLLACK Robert”,”I segni della vita. Il linguaggio e il significato del DNA.”,”Robert Pollack è stato a lungo collaboratore di James Watson nelle ricerche sul DNA, e ha insegnato per molti anni alla Columbia University. Divulgatore di successo, è vincitore di una Guggenheim Writing Fellowship.”,”SCIx-161-FL” “POLLARD Sidney”,”Labour History and the Labour Movement in Britain.”,”””L’ industrializzazione in Gran Bretagna fu un lento, continuo processo, e ci furono pochi grandi balzi in avanti. Uno delle più significative nuove partenze fu il ‘water-powered cotton mill””, e il grande passo fu preso con la prima fabbrica di Richard Arkwright costruita a Cromford nel 1771. Lì egli trovò soluzioni a numerosi problemi di base, e, come è stato spesso rimarcato, nel suo progetto e organizzazione, la fabbrica rimase il prototipo di tutta l’ industria tessile per almeno sessant’anni in Inghilterra, in USA e altrove””. (pag 51) “”Come sempre, la questione della caduta dei salari reali, espressa in questo caso dall’ aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, è al centro della rivolta della classe operaia. Gli otto comitati nominati per indagare sull “”industrial unrest”” del giugno – luglio 1917 giunsero con stupefacente unanimità alla stessa conclusione per ogni zona della Gran Bretagna: la causa principale era l’ aumento del prezzo dei generi alimentari””. (pag 206)”,”MUKx-118″ “POLLARD Sidney”,”L’ economia internazionale dal 1945 ad oggi.”,”POLLARD Sidney (1925-1998) già Senior Honorary Fellow presso l’ Università di Sheffield è stato tra i maggiori storici economici del mondo. aggiungere: tabelle Tabella Fig. 1.1 Pnl a prezzi costanti nel 1950 in alcuni paesi (1938 = 100) USA 179 Svezia 148 Svizzera 131 URSS 128 Olanda 127 Belgio 124 Francia 121 Gran Bretagna 114 Italia 104 Giappone 72 Germania 64 “”La figura 1.1. mostra che negli Stati Uniti, dove negli anni ’30 l’ occupazione era largamente al di sotto del pieno impiego e quindi vi era grande disponibilità di manodopera, la crescita è stata notevole. Anche la Svezia e la Svizzera, neutrali durante la guerra, hanno migliorato la loro posizione con ampi margini. Fra i paesi che avevano partecipato al conflitto, i vincitori hanno raggiunto livelli molto superiori a quelli prebellici. Invece, fra i paesi dell’ Asse sconfitti dalla guerra, l’ Italia si è ripresa con più successo della Germania o del Giappone.”” (pag 9)”,”ECOI-218″ “POLLARD Sidney”,”Il sogno di Robert Owen: mito e realtà. Le origini della cooperazione in Gran Bretagna. Dagli inizi del cooperavismo al 1834. La seconda fase del movimento cooperativo, dal 1834 in poi.”,”‘La presente edizione esce in formato ridotto rispetto al volume come originariamente proposto dalla Fondazione Basso-Issoco all’ Editore La Pietra per la collana storica ‘Il filo rosso del movimento operaio’, collana fondata da Lelio BASSO che si cessò di pubblicare nel 1982. Ringraziamo Franco ZANNINO e Ferdinando CORDOVA’ “”Considerato che l’esercizio del lavoro mentale è svolto, forse inevitabilmente, con più piacere del lavoro fisico o muscolare; considerato che la forza superiore o l’abilità rendono senza dubbio più leggero e piacevole il lavoro in cui si è impegnati; e che tutti sono ugualmente soggetti dalla nascita e vita natural durante a deficienze organiche, a precetti errati nell’educazione o a incidenti; a causa di tutto ciò noi siamo per quella giustizia (che è solo una variante della magnanimità, o uno dei mezzi per metterne in pratica le aspirazioni) la quale, considerando la felicità come obiettivo finale, esige che tutti i diversi tipi di produttori, lavoratori e cooperatori per il bene comune, che esercitino ugualmente, o che siano ugualmente desiderosi di esercitare le loro varie facoltà, debbano esser ricompensati, per quanto è nelle nostre capacità, con una uguale felicità. Questo particolarmente quando verifichiamo che il frutto tendenziale di tale uguale distribuzione è una produzione assai più abbondante rispetto a qualsiasi altro modo di produzione ineguale che sia mai stato direttamente o indirettamente acquisito, realizzato o inventato; infatti, in quanto distribuzione uguale, non solo permette, ‘ma fa sì che sia nell’interesse generale che le facoltà di tutti siano sviluppate al massimo grado e rese produttive, cosicché la parte spettante a ciascuno risulti aumentata. (…)”” (Dal Documento n° 1.23. William Thompson su uguaglianza e comunismo) (pag 106)”,”MUKx-152″ “POLLARD Sidney a cura”,”Storia economica del Novecento.”,”Alla stesura dell’opera, nell’edizione originale, hanno partecipato come consulenti Carlo M. CIPOLLA e David LANDES e in qualità di collaboratori Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH. POLLARD Sidney insegna storia economica nell’Università di Sheffield. La sua opera più nota è ‘La conquista pacifica. L’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970’ (Il Mulino 1989). In italiano è stato tradotto pure ‘Il sogno di Robert Owen’ (Bulzoni, 1992).”,”ECOI-262″ “POLLARD Sidney a cura; consulenza di Carlo M. CIPOLLA e David LANDES collaborazione di Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH”,”Storia economica del Novecento.”,”Alla stesura dell’opera hanno partecipato come consulenti Carlo M. CIPOLLA e David LANDES e come collaboratori Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH Grafico pag 63: flussi internazionali di capitali POLLARD S. (1925-1998) ha insegnato storia economica nell’Università di Sheffield. Ha scritto ‘La conquista pacifica. L’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970’. In italiano è stato tradotto pure: ‘Il sogno di Robert Owen’.”,”ECOI-268″ “POLLARD Sidney”,”The Idea of Progress. History and Society.”,”Sidney Pollard è stato Professore di Storia economica all’Università di Sheffield. I suoi principali interessi sono stati l’economia moderna e la ‘labour history’.”,”STOx-007-FSD” “POLLARD Sidney”,”L’economia internazionale dal 1945 a oggi.”,”Sidney Pollard (Vienna 1925-Sheffield 1998) si laureò presso la London School of Economics e dal 1950 al 1980 lavorò ininterrottamente all’Università di Sheffield, successivamente, fino al 1990, anno in cui si ritirò dall’insegnamento attivo, presso l’Università tedesca di Bielefeld. Per i suoi meriti di speecialista in storia economica e sociale fu nominato socio corrispondente della British Academy nel 1998 e l’Università di Sheffield gli conferì la laurea ad honorem nel 1992.”,”ECOI-199-FL” “POLLARD Sidney”,”Storia economica del Novecento.”,”Sidney Pollard (Vienna 1925-Sheffield 1998) si laureò presso la London School of Economics e dal 1950 al 1980 lavorò ininterrottamente all’Università di Sheffield, successivamente, fino al 1990, anno in cui si ritirò dall’insegnamento attivo, presso l’Università tedesca di Bielefeld. Per i suoi meriti di speecialista in storia economica e sociale fu nominato socio corrispondente della British Academy nel 1998 e l’Università di Sheffield gli conferì la laurea ad honorem nel 1992.”,”ECOI-218-FL” “POLLINI Leo”,”La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853.”,”‘Nelle Rivoluzioni ogni errore è gradino alla verità’ Wikip ecc. Vediamo come prese posizione Marx, attento osservatore dei fatti italiani. In un articolo, apparso l’ 8.3.1853 sul New York Daily Tribune, dal titolo “I moti a Milano”, scrive: “L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa …” “Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. E’ da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione …” “Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.” “ ’La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale”. La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853 Risorgimento, rivoluzione e terrorismo Domenica 6 febbraio 1853, alle ore 16,45 scoppia a Milano un’insurrezione popolare anti-austriaca. Il giorno fu scelto, dal Comitato Rivoluzionario organizzatore (Piolti, capo civile; Brizi, capo militare; Fronti, logistica; Vigorelli, cassiere), perché era l’ultima domenica di carnevale e gli insorti contavano, di conseguenza, che i soldati austriaci in libera uscita si spargessero per le osterie. Armati soltanto di coltelli e pugnali, dato che la mancata collaborazione del comitato militare di Genova (del partito mazziniano) e degli esuli repubblicani in Svizzera, non avevano permesso di far loro arrivare i fucili, un migliaio circa di artigiani e di operai, sul fare della sera, danno audacemente l’assalto alle caserme, ai posti di guardia austriaci, ad ufficiali di passaggio e posti di polizia, confidando anche sulla promessa diserzione delle truppe ungheresi (che non ci fu). Mancò anche l’intervento concordato dal Brizi con un ingegnere del municipio, che aveva ai suoi ordini un centinaio di operai per la manutenzione delle vie, che avrebbero dovuto intervenire – al momento opportuno – coi loro attrezzi a dar man forte nel costruire barricate, dove si era deciso di costruirle, e per tagliare le tubazioni del gas e lasciare la città al buio. Stampa d’epoca mostrante una barricata eretta per bloccare una strada e i rivoltosi in armi a suo presidio ——————————— Le barricate furono erette al Cordusio (Gaetano Vigorelli, Luigi e Giuseppe Baglia, Leopoldo Negri, ecc.), a Porta Tosa (ora dal Verziere al corso di Porta Vittoria), Piazza del Verzaro (ora di S.Stefano), Via della Signora, Via dell’Ospedale, Porta Ticinese, Porta Vicentina, al principio della Corsia (via Torino). L’azione più incisiva e prolungata fu quella di Porta Tosa (Giuseppe Varisco, il pettinaio Saporiti, il Ferri, il pettinaio Carlo Galli, Biffi, Colla, l’ortolano Crespi, il calzolaio Galimberti, e altri). Viene poi presa d’assalto la Gran Guardia al Palazzo Reale: al comando del Ferri, si battono i fratelli Piazza (Camillo e Luigi), Giuseppe Moiraghi, Modesto Diotti, Antonio Cavallotti, Alessandro Silva, Pietro Varisco, Luigi Brigatti, Giuseppe Forlivesi, Antonio Marozzi, e altri. I rivoltosi si impossessano, ma solo per poco tempo, delle armi (fucili). Gli scontri proseguono in via Rastrelli, Larga, del Pesce (oggi Paolo da Cannobbio), piazza Borromeo, San Bernardino delle Monache, Palazzo Litta, contrada della Lupa. Gli scontri più violenti avvengono in Corso di Porta Romana (un soldato ucciso); al Carrobbio (il cappellaio Opizzi, lo scalpellino Rivolta, ecc.: un insorto ci rimise il braccio, troncato di netto); nel borgo di Porta Ticinese, vicino al Ponte sul Naviglio; Corso di Porta Vercellina, presso Palazzo Litta (l’acquavitaio Antonio Cavallotti guida l’azione, ma viene arrestato); da via San Vincenzino sino all’arco di San Giovanni Sul Muro (Francesco Segalini, già combattente del ‘48, appoggiato da due dei suoi figli, fu ferito gravemente e morirà il 2 marzo di dissanguamento per essersi strappato le fasciature, onde schivare la forca); nella stessa Piazza Duomo e in Mercanti; Piazza Fontana, contrada dei Borromei; Via Orefici. Negli scontri, tra gli insorti rimasero uccisi (oltre al Segalini), Giuseppe Conti e Moiraghi. Tra i soldati austriaci si contarono 10 morti e 47 feriti. Viene assalito, senza successo, il Circondario di Polizia in Piazza Mercanti. Ma gli attacchi non sono coordinati, le energie vengono disperse in mille rivoli. Manca una direzione unitaria, centralizzata, risultando così inefficaci. Si contava, in origine, sull’apporto di almeno 5.000 insorti. Ma i mazziniani borghesi rimangono chiusi nelle loro case, e il restante ceto popolare, pur appoggiando in tutti i modi la rivolta (incitando i combattenti, aiutandoli nelle barricate, gettando oggetti dalle finestre sui soldati, esultando quando venivano feriti, ecc.), non si lascia trascinare in massa dal moto. Reparti austriaci prontamente accorsi da fuori Milano riescono perciò subito a circoscrivere la rivolta e a spegnerla prima dell’alba del giorno successivo. Seguono 420 arresti (in tutto saranno 895), sei impiccagioni e una fucilazione immediate. Il 10 altri quattro furono impiccati; il 14 due e il 17 gli ultimi tre. In totale 16 giustiziati (1). Il piano originario prevedeva, profittando di un ballo cui doveva partecipare tutta l’alta ufficialità austriaca il 31 gennaio a palazzo Marino, di avvelenarli tutti e di sbarazzarsene in una sola volta. La guarnigione di Milano sarebbe stata facilmente in balìa degli eventi e la rivolta vittoriosa. Ma il piano fu lasciato cadere. Qualcuno aveva proposto anche di assassinare tre personaggi dell’aristocrazia milanese, particolarmente ligi all’imperatore austriaco, ma non se ne fece nulla. L’Orsini, nelle sue Memorie, disse che si mancò “alla prima legge della cospirazione, la quale vuole, che dove mancano armi, dove sono proibiti i bastoni, egli è lecito ricorrere ad ogni mezzo che valga a distruggere il nemico”. Ogni tanto, un ripasso di storia non fa male, può schiarire le idee a chi si riempie la bocca di, o si fa confondere dalla, “lotta al terrorismo”, senza chiarire, o avere chiaro prima di chi, contro chi e per che cosa. Oppure, dovremmo definire seguaci di Bin Laden, ante-litteram, Mazzini, Saffi, Orsini, ecc.? E, con loro, terrorismo buona parte del Risorgimento italiano, e dei suoi martiri. Un’Italia unita, figlia del terrorismo? che orrore! Vediamo come prese posizione Marx, attento osservatore dei fatti italiani. In un articolo, apparso l’ 8.3.1853 sul New York Daily Tribune, dal titolo “I moti a Milano”, scrive: “L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa …” “Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. E’ da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione …” “Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.” “ ’La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale”. ——– Fonti: – Bontempelli, Bruni: Storia e coscienza storica. Vol.3. – L.Pollini: La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853. Ceschina, Milano 1953, pp.337. – K.Marx: L’insurrezione italiana, 11.2.1853, New York Daily Tribune. – K.Marx: I moti a Milano, 8.3.1853, ibidem. – F.Engels-K.Marx, Lettera 11.2.1853. ———————————————- (1) I giustiziati proletari dell’8 febbraio: – Antonio Cavallotti (anni 31, falegname di pianoforti, celibe); – Cesare Faccioli (anni 42, garzone di caffè, celibe); – Pietro Canevari (anni 23, facchino, celibe); – Luigi Piazza (anni 29, falegname, celibe); – Camillo Piazza (suo fratello, anni 26, stampatore di caratteri, celibe); – Alessandro Silva (anni 32, cappellaio, coniugato); – Bonaventura Broggini (anni 57, garzone di macellaio, celibe); – Eligio Brigatti (anni 26, falegname di pianoforti) (2). Quelli del 10 febbraio: – Alessandro Scannini (anni 56, maestro ginnasiale privato); – Benedetto Biotti (anni 40, garzone falegname); – Giuseppe Monti (anni 36, garzone falegname). Quelli del 14 febbraio: – Gaetano o Girolamo Saporiti (anni 26, lavorante in pettini); – Siro Taddei (anni 27, lattaio). E i tre del 17 febbraio: – Angelo Galimberti (calzolaio); – Angelo Bissi (facchino); – Pietro Colla (fabbro). Degli arrestati e processati, 20 furono condannati alla pena di morte per impiccagione (poi commutata dall’Imperatore d’Austria in 20 anni di carcere); 44 da 20 anni “”di fortezza ai ferri”” o ai “”lavori forzati con ferri pesanti”” a 10 anni “”con ferri leggeri”” (alcune commutate fino a 2 anni). Prosciolti: 185. Seguirono altri processi e altre condanne. (2) “Era di Curno della provincia milanese, egli fu condannato per aver eretto le barricate. Dalla sentenza non risulta l’impiego di armi ma solo di un paio di stiletti e l’unico che riuscì a ferire un soldato austriaco fu il Piazza, la sentenza non specifica quale” dei due fratelli (da una mail del 6.7.2005 di un discendente del Brigatti, Luca). s.b. Fonte web: Agire per capire, capire per agire: La rivolta del 6.2.1853″,”ITAB-297″ “POLLINI Gabriele SCIDA’ Giuseppe”,”Sociologia delle migrazioni.”,”Marx e Lenin sui fenomeni migratori. (pag 31-32) “”In particolare Marx non analizza tanto il fenomeno migratorio nel suo complesso, quanto piuttosto il fenomeno emigratorio e di quest’ultimo il suo carattere espulsivo e forzato (la cosiddetta “”emigrazione forzata””) (Marx, 1853). Egli distingue innanzitutto tra un’emigrazione forzata tipica delle società antiche ed un’emigrazione forzata tipica delle società moderne e della Gran Bretagna in particolare. Mentre l’emigrazione forzata antica costituiva l’unico rimedio alla forte pressione della popolazione, via via che essa aumentava di numero, sulle forze produttive, in modo tale che la popolazione eccedente era costretta ad emigrare altrove, l’emigrazione forzata nell’epoca della società industriale ha cause del tutto opposte. Non è qui in gioco, infatti, la pressione della popolazione sulle forze produttive insufficienti ed inadeguate, bensì sono le forze produttive stesse che premono sulla popolazione, richiedendo una diminuzione di quest’ultima ed espellendo l’eccedenza “”con la fame o con l’emigrazione””. In particolare in Gran Bretagna ove, secondo Marx, lo svolgimento di questo processo è trasparente al massimo grado, è l’applicazione della scienza moderna alla produzione a causare lo spopolamento delle campagne e la concentrazione della popolazione nei centri industriali. Mentre la popolazione rurale va scomparendo, si rafforza numericamente il proletariato industriale che si trova concentrato in centri enormi intorno ai luoghi in cui operano le forze produttive. Quello descritto da Marx, oltre che essere un tipico processo di emigrazione forzata, è anche un tipico processo di ‘migrazione interna’ dalle località rurali alle località urbano-industriali (movimenti che innescano il tipico processo di urbanizzazione). La causa di tale migrazione forzata interna è individuata nella sfera economica dell’organizzazione sociale capitalista che nella sua dinamica produce progressivamente impoverimento e disoccupazione della forza-lavoro e relega ampie quote di quest’ultima a costituire ‘esercito industriale di riserva disponibile o sovrappopolazione relativa’. Con queste locuzioni, da Marx usate come sinonimi, egli intende riferirsi ai lavoratori espulsi dalla produzione, generalmente a seguito della meccanizzazione, sempre pronti però ad essere richiamati fra gli attivi con l’effetto di contenere gli eventuali aumenti salariali (Marx, 1973: vol. I, 3 tomo, pp. 78-79). «Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario della accumulazione ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalista, questa sovrappopolazione diventa, viceversa, la leva dell’accumulazione capitalista e addirittura ‘una delle condizioni d’esistenza del modo di produzione capitalistico’» (p. 82, corsivo nell’originale). La versione di ‘esercito industriale di riserva’ offerta da Lenin (nel suo ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’) non si discosta molto da quella di Karl Marx mostrandoci come l’espansione imperialista delle economie capitaliste le spinga al primo esordio dell’industrializzazione e in seguito, nei periodi di crisi economica, ad alleggerirsi del proprio surplus di forza lavoro per poi chiamarne altra dalle colonie nelle fasi di espansione. I migranti internazionali quali “”esercito industriale di riserva”” svolgerebbero la loro funzione di ammortizzatori delle tensioni del sistema capitalistico operando in direzione della stabilizzazione, a breve termine, sia del mercato del lavoro dei Paesi di esodo che di quelli di arrivo con l’effetto di consolidare la posizione politica ed economica della dominante classe borghese. Nel lungo periodo, ciò non di meno, i movimenti migratori, per Lenin, non risolverebbero le ineguaglianze economiche internazionali favorendo al contrario la destabilizzazione di tutti i sistemi di produzione capitalista”” (pag 31-32)”,”DEMx-068″ “POLLIO-SALIMBENI Antonio”,”Il grande mercato. Realtà e miti della globalizzazione. Con i testi di: Kobrin, Stiglitz, Squire, Rodrik, Laïdi.”,”Antonio Pollio Salimbeni, esperto di economia internazionale, giornalista, inviato de l’Unità, segue da anni i principali eventi economici e monetari europei e mondiali.”,”ECOT-216-FL” “POLLOCK Friedrich”,”Automazione. Dati per la valutazione delle conseguenze economiche e sociali. (Tit.orig.: Automation. Materialien zur Beurteilung der ökonomischen und sozialen Folgen)”,”Minaccia disoccupazione tecnologica (pag 94) Tavola 7 Albero genealogico della famiglia dei calcolatori “”Nel suo libro sulla “”liberazione”” dei lavoratori ad opera delle macchine, pubblicato nel 1933, Kähler giunge alla conclusione che, a partire da un certo livello, il progresso tecnico pone dei compiti che forse non possono essere risolti dalla libera economia. Nel suo studio parimenti edito dall’ Ufficio internazionale del lavoro, Woytinsky rileva che nell’ estate del 1929, epoca della massima occupazione dopo la guerra, in molti paesi c’erano più disoccupati e sotto-occupati che prima della prima guerra mondiale anche in anni di crisi, e che forse la crisi degli anni ’30 non avrebbe assunto proporzioni così minacciose “”…se il sistema sociale del mondo già da tempo non fosse stato scosso da una disoccupazione che si era sviluppata nel bel mezzo del boom congiunturale””””. (pag 73) “”Non è necessario riportare qui gli argomenti pro e contro una politica della piena occupazione, che da vent’anni hanno largo posto nei dibattiti sulla scienza economica. Basterà osservare che i lavori pubblici possono costituire un efficace contrappeso alla disoccupazione tecnologica di massa, solo se vengono attuati in una misura conforme allo scopo e per un periodo abbastanza lungo. In questo caso essi avrebbero probabilmente per conseguenza un ulteriore sviluppo verso il capitalismo di stato””. (pag 97)”,”USAE-054″ “POLLOCK Friedrich, a cura di Giacomo MARRAMAO”,”Teoria e prassi dell’economia di piano. Antologia degli scritti, 1928-1941.”,”””””Ogni scienza – è scritto nel ‘Capitale’ – sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica strettamente coincidessero””. Ogni qualvolta è in discussione una teoria di Marx e lo sforzo teso a comprenderla offre motivi di riflessione sui presupposti del pensiero marxiano, è necessario che si chiarisca in tutta la sua portata questa distinzione tra essenza e fenomeno, poiché è appunto essa che dà alla critica dell’economia politica la sua impronta caratterizzante rispetto ai sistemi dell'””economia volgare””. Se la caratteristica dell’economia volgare è di limitarsi a sistematizzare le “”forme fenomeniche””, occorre allora chiarire e, ove si tratti di Marx, stabilire sempre quale tema dell’economia politica venga da lui posto in discussione con il concetto di “”essenza””.”” [Friedrich Pollock, “”””Ogni scienza – è scritto nel ‘Capitale’ – sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica strettamente coincidessero””. Ogni qualvolta è in discussione una teoria di Marx e lo sforzo teso a comprenderla offre motivi di riflessione sui presupposti del pensiero marxiano, è necessario che si chiarisca in tutta la sua portata questa distinzione tra essenza e fenomeno, poiché è appunto essa che dà alla critica dell’economia politica la sua impronta caratterizzante rispetto ai sistemi dell'””economia volgare””. Se la caratteristica dell’economia volgare è di limitarsi a sistematizzare le “”forme fenomeniche””, occorre allora chiarire e, ove si tratti di Marx, stabilire sempre quale tema dell’economia politica venga da lui posto in discussione con il concetto di “”essenza””.”” (pag 61) [Friedrich Pollock, Teoria e prassi dell’economia di piano. Antologia degli scritti, 1928-1941, 1973] Analogia tra crollo di Borsa di New York del 1929 e del crac a Vienna nel 1873 (pag 137)”,”TEOC-547″ “POLLOCK Friedrich”,”Automazione. Conseguenze economiche e sociali.”,”Friedrich Pollock è nato a Friburgo nel 1894. Ha studiato economia e scienza della politica nelle università di Monaco, Friburgo e Francoforte, dove si è laureato nel 1923, iniziando pochi anni dopo l’insegnamento di economia politica. Fondatore con Adorno, Horkheimer e altri del famoso Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, ha diviso con questi l’esilio dopo il 1936, assumendo la direzione operativa dell’ Institute of Social Research di New York che raggruppava in quegli anni la maggior parte degli studiosi tedeschi ostili al nazismo. E’ autore di opere sui primi periodi di pianificazione sovietica (1929) e sui mutamenti strutturali nell’economia americana (1940). A partire dal 1950, ripreso l’insegnamento e la collaborazione al risorto Institut für Sozialforschung, si è occupato soprattutto di studi sulle conseguenze sociali dell’automazione. “”E’ chiaro che nel passaggio ai nuovi metodi di produzione non si tratta di problemi teorici nuovi. Se il processo dell’automazione avesse, anche solo approssimativamente, il carattere esplosivo della prima rivoluzione industriale, sussisterebbe senza dubbio il pericolo di una grande disoccupazione tecnologica. … finire (pag 183-185)”,”TEOS-016-FV” “POLNITZ Gotz Von”,”I Fugger.”,”Famiglia di banchieri tedeschi, originaria della Svevia e insediatasi dal 1367 ad Augusta. I primi esponenti esercitavano l’arte della tessitura. Fu Jakob I il Vecchio (1412-1469) a sviluppare l’attività commerciale, i cui proventi gli permisero di concedere ingenti prestiti al papa. I figli, specialmente Ulrich (1441-1510) e Jakob II, avviarono un proficuo sfruttamento minerario (argento, rame, ferro) in Tirolo, Boemia, Slesia, Spagna e Ungheria, e il commercio con l’America e l’Asia. Con Anton si ebbero i primi segni di crisi. La casata ebbe ancora illustri rappresentanti fino al sec. XIX, elevati ad alte cariche nell’impero. Cultori dell’arte, i F. lasciarono splendidi monumenti ad Augusta e una collezione di ca. 140 ritratti.”,”GERE-002″ “POLO Max”,”La seconda guerra mondiale. Prigionieri e deportati.”,”””Capitalismo e proletariato nei campi. Sì. Rubavano i comandanti, rubavano le funzionarie, le aiuto-funzionarie, le guardiane, le kapò… Perché non dovevano rubare anche le prigioniere? Non rubare, ma “”organizzare””. Il termine è trovato: “”organizzare””, sinonimo di rubare. “”Sai in quella baracca hanno organizzato questa notte un chilo di patate”” (…) (pag 109).”,”QMIS-063″ “POLO Max”,”Storia delle polizie segrete in URSS.”,”””L’ assassinio di Trotsky è stato il grande capolavoro di Beria”””,”RUSS-135″ “POLO Max, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. La conquista dell’ Italia.”,”””La trovata era geniale. L’ impiego degli elefanti ricorda l’ apparizione dei primi tanks. Ma non c’è arma nuova d’ offesa che immediatamente non ne richiami un’altra altrettanto nuova di difesa. Per i mezzi corazzati sarà l’ artiglieria anticarro. Per gli elefanti, un po’ più semplice. Non molto tempo dopo la battaglia di Eraclea, i Romani non tarderanno a scoprire l’ antidoto: il rumore e il fuoco””. (pag 173) “”Ascoli dunque è una battaglia senza vinti e senza vincitori. Benché ferito, benché derubato, resta sempre un mistero la “”ritirata”” di Pirro. Come pure rimane un mistero il mancato inseguimento dei Romani, ammesso che costoro si sentissero vincitori. E’ da preseumere che le due parti fossero talmente stremate da ritenere conveniente sospendere i combattimenti. Ad Ascoli i due eserciti si affrontarono e si annientarono a vicenda. Risultato: la fine delle ostilità. La guerra che uccide se stessa””. (pag 187)”,”STAx-108″ “POLO Max, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. I grandi antagonisti.”,”””Riferiamo – per dare alcuni tratti del suo carattere – un episodio che avverrà più tardi, quando sarà già un generale affermato. Un certo Caio Lusio, suo nipote, che ricopriva nell’ esercito un posto di comando, si era perdutamente innamorato di un suo soldato, di nome Trebonio. Fattolo chiamare di notte nella sua tenda, gli si era avventato sopra tentando di usargli violenza. Il soldato aveva reagito, e lo aveva ucciso. Portato davanti a un tribunale militare e processato per direttissima nel campo, Trebonio aveva cercato invano di giustificarsi, dicendo che era stato aggredito. Quando già il processo stava per mettersi male, ecco Mario alzarsi e comandare che fosse portata la corona che tradizionalmente si attribuiva per un atto di valore, e con le sue stesse mani incoronò Trebonio, dicendo che aveva fatto benissimo, che il suo gesto era onorevole e oppoprtuno in un momento in cui l’ esercito aveva bisogno di uomini e non di pederasti””. (pag 97)”,”STAx-110″ “POLO Marco, a cura di Ettore CAMESASCA”,”Il Milione.”,”Islam e Maometto. “”Mosul si è un gran reame, ov’hae molte generazioni di gente, le quali vi conteremo incontanente; e v’ha una gente che si chiamano arabi, che adorano Malcometto. Un’ altra gente v’ha che tengono la legge cristiana, ma non come comanda la Chiesa di Roma, ma fallono in più cose. Egli sono chiamati nestorini e iacopini. Egli hanno un patriarca (…). L’ altre parti sono saracini, che adorano Malcometto; e sono mala gente, e rubano volentieri i mercatanti.”” (pag 44)”,”VARx-163″ “POLO Marco, a cura di Fabrizio CLERICI”,”Il Milione.”,”Il Milione di Marco Polo, mercante, viaggiatore e scrittore nato a Venezia nel 1254 e che si recò in Asia, col padre Niccolò e lo zio Matteo, nel settimo decennio del Duecento. Il Milione è il racconto di un lungo viaggio attraverso terre e popoli lontani che Marco Polo scopre e rivela all’Occidente. É l’apertura di un grande varco tra civiltà con diversi sviluppi economici e culturali, un varco che ha contato assai per la crescità della civiltà umana. É un grande libro dell’incontro e del diaologo, del rapporto e della conoscenza tra Europa e Asia nel XIII Secolo.”,”VARx-024-FL” “POLO Max”,”L’occupazione nazista in Europa. L’occupazione nazista in Italia e in Francia. Volume I.”,”La Storia dell’occupazione nazista in Europa significa rievocare il più grande dramma umano dell’età moderrna.”,”GERN-015-FL” “POLO Gabriele SABATTINI Claudio”,”Restaurazione italiana. Fiat, la sconfitta operaia dell’autunno 1980: alle origini della controrivoluzione liberista.”,”La ricostruzione dei 35 giorni è stata fatta utilizzando la letteratura in materia (citata nella bibliografia), i giornali di allora, le fonti d’archivio (sindacali e imprenditoriali), ma soprattutto la memoria dei protagonisti. Ringraziamenti vanni a Sandro Bianchi, Silvio Canapè, Marco Giatti, Fulvio Perini, Luciano Pregnolato, Marco Revelli, Tiziano Rinaldini e tutti i compagni del Coordinamento cassintegrati Fiat.”,”MITT-425″ “POLO Gabriele”,”Assalto a San Lorenzo. La prima strage del fascismo al potere.”,”l 30 ottobre 1922, mentre le ultime colonne della marcia su Roma entrano in città e Mussolini presenta al re la lista dei ministri del suo primo governo, un centinaio di fascisti armati fa irruzione nel quartiere di San Lorenzo e apre il fuoco contro passanti e abitanti. E un attacco del tutto gratuito, politicamente inutile ai fini della conquista ormai avvenuta del potere, privo di qualsiasi logica, se non quella della vendetta. Gli squadristi hanno come unico obiettivo quello di punire gli abitanti di una zona della capitale in cui non sono mai riusciti a entrare e dove, quando hanno provato a farlo, sono stati sempre respinti. Ne nasce un lungo conflitto a fuoco tra camicie nere, esercito e militanti dei partiti di sinistra che lascerà sul terreno un numero imprecisato di vittime, tutte tra gli abitanti del quartiere. Il generale Pugliese darà subito ordine di trasportare i corpi al cimitero del Verano, per seppellirli «senza cerimonia funebre, per evitare nuovi disordini». In questo modo, di quei morti e della loro storia si perderà traccia e memoria. A poco più di cento anni di distanza, Gabriele Polo ricostruisce la genesi e la cronaca di quella giornata, restituendo un volto e una voce a chi ne rimase vittima e allo stesso tempo riportando alla luce, con una narrazione quasi in presa diretta, le tensioni che attraversarono quei momenti davvero fatali. Nel libro, la strage di San Lorenzo, immediatamente oscurata e rimossa, assume le caratteristiche di un episodio emblematico, nel quale è possibile ritrovare gli elementi che, da quel momento in poi, caratterizzeranno l’era fascista: la violenza, l’eversione, l’impunità e la propaganda, che trasformerà gli atti criminali di quei giorni nel mito della rivoluzione del duce. Gabriele Polo, giornalista, dal 2003 al 2009 è stato direttore del quotidiano «il manifesto». E autore di numerosi libri, tra i quali ricordiamo: ‘Lavorare manca. La crisi vista dal basso’ (con G. Boursier, Einaudi, 2014); ‘Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari’ (Marsilio, 2015); ‘Il sindacalista. Claudio Sabattini, una vita in movimento’ (Castelvecchi, 2022).”,”ITAR-362″ “POLO-FRIZ Luigi”,”1866. Una missione segreta di Lodovico Frapolli a Berlino. L’emigrazione ungherese. II Serie: Fonti. Vol. XCV.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil)”,”RISG-089-FSL” “POLO-FRIZ Luigi”,”Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento. Volume I. La vita. II Serie: Fonti. Vol. CV.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil) Il primo volume di Luigi Polo Friz ‘Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento’ (Roma, 2014) riporta il paragrafo: ‘1871. La Comune di Parigi e quella di Marsiglia’ (pag 251-258) Vosgi. Rilievo montuoso della Francia orientale, che, con direzione SO-NE, si estende per circa 250 km tra il Colle di Saverne a N e il Passo di Belfort a S, l’altopiano triassico lorenese e le colline argillose dei Faucilles a O, e infine la pianura alsaziana a levante.”,”RISG-096-FSL” “POLO-FRIZ Luigi”,”Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento. Volume II. II carteggio. II Serie: Fonti. Vol. CVI.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil) Il primo volume di Luigi Polo Friz ‘Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento’ (Roma, 2014) riporta il paragrafo: ‘1871. La Comune di Parigi e quella di Marsiglia’ (pag 251-258)”,”RISG-097-FSL” “POLSBY Nelson W. WILDAVSKY Aaron”,”Les elections presidentielles aux Etats-Unis. (Tit.orig.: Presidential Elections. Strategies of American Electoral Politics. Sixth Edition)”,”””Les habitudes de l’électorat américain, encore que sujet à des sautes d’humeur ,sont des plus stables dans l’ensemble. Depuis 1860, les deux mêmes vieux partis se partagent l’essentiel des charges publiques. De temps en temps, mais c’est très rare (dans les années 1860, 1890 et 1930 par exemple), il se produit, pour une raison ou pour une autre, un glissement de terrain, avec apparition de nouvelles frontières politiques sous l’égide des deux partis. Les clivages se redéfinissent en profondeur, et l’on voit émerger de nouvelles majorités et minorités plus ou moins durables, une nouvelle version du consensus idéologique, des hommes politiques nouveaux, ou une combination des trois phénomènes.”” (pag 222-223)”,”USAS-157″ “POLSI Alessandro”,”Storia dell’ Onu.”,”Alessandro Polsi, insegna Storia delle istituzioni politiche e Storia delle istituzioni internazionali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi in libri e riviste italiane ed estere. E’ autore, tra l’altro di ‘Alle origini del capitalismo italiano’ (Torino, 1993) e ‘Stato e banca centrale in Italia. Il governo della moneta e del sistema bancario in Italia dall’Unità a oggi’.”,”RAIx-373″ “POLSI Alessandro”,”Stato e Banca Centrale in Italia. Il governo della moneta e del sistema bancario dall’Ottocento a oggi.”,”Alessandro Polsi (Trieste, 1955) è ricercatore di Storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e docente di Storia dell’Amministrazione all’Università di Trieste. Si è occupato di storia del sistema creditizio.”,”ITAE-082-FL” “POLYA George”,”Come risolvere i problemi di matematica. Logica ed euristica nel metodo matematico.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-275-FL” “POLYA George”,”La scoperta matematica. Volume primo. Capire, imparare e insegnare a risolvere i problemi.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-276-FL” “POLYA George”,”La scoperta matematica. Volume secondo. Capire, imparare e insegnare a risolvere i problemi.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-292-FL” “POMBENI Paolo PIRO Franco a cura; saggi di Hans MOMMSEN Aldo AGOSTI Dieter GROH Frank DEPPE Madeleine REBERIOUX David MARQUAND Robert SKIDELSKY Leo MOULIN Renato MONTELEONE Fulvio Giovanni CAMMARANO Antonio CARATTONI”,”Movimento operaio e società industriale in Europa, 1870 – 1970.”,”Storia movimento operaio questione governo economia, gruppi dirigenti sezioni Terza Internazionale 3°, Q partito politico, formazione classe operaia GERM, FR, UK, Belgio, AU, UNGH, G. BOSIO e la 1° fase del ‘movimento operaio’, organizzazioni operaie IT industria pubblica, ruolo movimento operaio in aree marginali.”,”PARx-006″ “POMBENI Paolo”,”La politica nell’ Europa del ‘900.”,”Paolo POMBENI (Bolzano 1948) è Prof ordinario di storia comparata dei sistemi politici europei presso la facoltà di Scienze politiche di Bologna. Fra le sue pubblicazioni: – Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea. MULINO. 1994 – La Costituente. Un problema storico-politico. IDEM. 1995 – Lo Stato e la politica. IDEM. 1997. Dirige la rivista ‘Ricerche di storia politica’.”,”EUVx-006″ “POMBENI Paolo”,”Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”POMBENI Paolo è professore ordinario di storia dei partiti politici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Bologna. Ha scritto ‘Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana’ (1979), ‘All’ origine della forma-partito contemporanea’ (1984), ‘Demagogia e tirannide. Uno studio sulla forma-partito del fascismo’ (1984). “”Nel 1883 fu creato il primo partito strettamente socialista e di incerta ispirazione marxista, la Social Democratic Federation che tuttavia non ebbe grande importanza. Ben più significativo fu invece l’ Independent Labour Party (ILP, ndr) non tanto per il fatto che il suo leader, Keir Hardie, riuscì ad essere parlamentare per un breve periodo (1892-1895; il partito era stato ufficialmente fondato nel 1893) quanto perché dalle sua fila provenirono molti dei più sperimentati capi del futuro partito laburista. Altrettanta importanza è attribuibile alla Fabian Society, una organizzazione di studi e di azione politica che deve il suo curioso nome al riferimento al condottiero romano Fabio Massimo il Temporeggiatore come richiamo ad una tattica di trasformazione attraverso una lotta costante ma graduale. Essa fu fondata nel 1884 ed “”allevò”” i quadri intellettuali che teorizzarono la trasformazione “”socialista”” inglese con grande rigore e con un notevole sforzo di studi (da essi fra l’ altro partì l’ inizativa per la fondazione nel 1895 della famosa London School of Economics and Political Sciences) (LSE, ndr)””. (pag 274-275).”,”PARx-031″ “POMBENI Paolo”,”La ragione e la passione. Le forme della politica nell’Europa contemporanea.”,”Dedica dell’autore, Pombeni, ‘ai miei Maestri’: Giuseppe Alberigo, Roberto Ruffilli, Paolo Prodi Welfare state (pag 485-486) “”Il tema della redistribuzione e della gestione dello «sviluppo» rimase dominante e canonico nei sistemi politici europei almeno fino alla prima crisi petrolifera del 1973. E’ chiaro che esso poneva problemi non semplicemente di «giustizia sociale» o di «welfare», benché già questi temi da soli avessero una rilevanza capitale. Accanto a essi si collocavano tutte le questioni relative alla trasformazione dei costumi, della geografia politica, dell’equilibrio fra i diversi settori economici coi relativi poteri che vi erano connessi (…). Erano tutti fenomeni che richiedevano canalizzazione del consenso, disciplinamento sociale, governo delle angosce popolari (perché ogni trasformazione genera angoscia), azione equilibratrice fra le diverse componenti a tutela dell’equilibrio esistente. Nessuna società europea aveva dimenticato quanto la sottovalutazione di questi aspetti, come appunto era avvenuto negli anni Venti e Trenta, potesse essere pagata a caro prezzo. Non è certo un caso che un potente strumento di affermazione delle prime forme di «Comunità Europea» sia stata la sua politica agricola, formidabile caso di «ammortizzatore sociale», come si amerebbe dire oggi. Quel fenomeno di omogeneizzazione verso il centro della scala sociale dell’intero spettro della cittadinanza, che ha fatto parlare alcuni osservatori di una via paradossale alla realizzazione della società «senza classi» profetizzata da Marx, non sarebbe immaginabile senza l’attiva presenza della forma partito moderna, con le sue caratteristiche di «partito pigliatutto» (catch-all-party), di partito società e partito ghetto, orientato però a garantire ai suoi membri la fruizione non tanto della «giustizia sociale» (come in fondo era stato nell’Ottocento), ma del benessere individuale. Questo era però raggiungibile solo con un incremento della produzione economica e del reddito nazionale, tale da poter essere ridistribuito: questa era la «pianificazione economica» che tutti accettavano, ma che era qualcosa di ben diverso da quella immaginata da Hayek come via alla schiavitù. Non si trattava più infatti di decidere in termini prescrittivi «cosa» produrre e a quali costi, come si era fatto nelle economie belliche. Adesso, e qui stava la rivoluzione keynesiana, si trattava di coordinare gli strumenti del governo del ciclo economico in modo che questo fosse in grado non solo di produrre, ma di far circolare la ricchezza: cosa produrre era relativamente indifferente, purché si trovasse modo di inserire quella produzione nel circuito virtuoso che generava consumo e attraverso questo nuova ricchezza (33)”” (pag 485-486) [(33) Per i riferimenti bibliografici e gli ampliamenti di questo tema rinvio al mio, ‘La legittimazione del benessere’, cit.]”,”TEOP-518″ “POMBENI Paolo”,”Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea (1830-1968).”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”EURx-060-FL” “POMBENI Paolo a cura, con la collaborazione di Barbara COVILI”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”STOx-080-FL” “POMELLA Andrea”,”La guerra come forma e come metafisica. Tesi di dottorato.”,”Emmerich De-Vattel, La guerre en forme”,”QMIx-008-FGB” “POMERANZ Kenneth”,”La grande divergenza. La Cina, l’ Europa e la nascita dell’ economia mondiale moderna.”,”POMERANZ Kenneth insegna storia nell’ Università della California a Irvine. Ha pubblicato pure ‘The Making of a Hinterland: State, Society and Economy in Inland North China, 1853-1937’ (1993) e ‘The World that Trade Created. Society, Culture and the World Economy, 1400-the Present’ (con S. TOPIK, 1999). L’ agricoltura in Inghilterra. “”(…) sembra che la produttività agricola inglese non sia cambiata di molto fra il 1750 e il 1850″”. (pag 332) “”Le ricerche di Mauro Ambrosoli mostrano che sebbene gli inglesi studiassero le pratiche continentali, i manuali classici di agricoltura, e sperimentassero alacremente, gran parte di quello che impararono circa il modo migliore di mantenere la fertilità dei suoli pur aumentando le rese non trovò pratica applicazione in Gran Bretagna, perché implicava il ricorso a tecniche labour-intensive e gli agricoltori capitalisti inglesi (al contrario dei contadini del continente, suggerisce Ambrosoli) miravano a contenere al massimo il costo del lavoro e a massimizzare i profitti. I metodi adottati dagli agricoltori inglesi, elevando la produttività del lavoro, rappresentarono una rottura decisiva rispetto a gran parte della letteratura agronomica e in molti casi misero a repentaglio la fertilità del suolo. Fu in parte a causa di queste scelte strategiche che durante il XIX secolo dovettero essere importate quantità crescenti di fosfati e di nitrati, anche solo per impedire una diminuzione delle rese. In altre parole, senza i nuovi input provenienti dall’ industria, l’ Inghilterra avrebbe avuto difficoltà anche a mantenere invariato il livello delle rese agricole senza destinare all’ agricoltura una maggiore quantità di lavoro. Come vedremo, molte altre aree si avviarono sulla strada di un’ agricoltura labour-intensive che non condusse all’ industrializzazione””. (pag 332-333)”,”CINE-014″ “POMEROY Sarah B.”,”Donne in Atene e Roma.”,”L’A è docente alla City University di New York. “”Le donne delle famiglie influenti furono onorate anche con l’ erezione di statue ed edifici. Durante la tarda Repubblica e l’ Impero furono erette statue a molte donne, nonostante che Catone si fosse pronunciato aspramente contro questa abitudine, e che l’ imperatore Tiberio ordinasse di contenere gli onori ufficiali tributati alle donne.”” (pag 194) Odi e antagonismi ricadevano sugli uomini. “”Fulvia fu la prima moglie di Antonio, ma era già stata sposata due volte a mariti di illustre condizione e brillante carriera politica. Era la figlia di Sempronia, ma quantunque non avesse ereditato il fascino della madre, attrasse tre mariti con la propria ricchezza. (…) La sua “”virilità”” consisteva nell’ intromettersi in sfere riservate agli uomini. I suoi intrighi politici a favore dei vari mariti avevano lo scopo di favorirli, ma le sue ambizioni le attirarono odi personali. L’ antagonismo che suscitò dà la misura dell’ effettivo potere politico che le donne come lei esercitavano, sia attraverso la ricchezza che attraverso la loro influenza. Questo risultava anche dall’ odio che si addensava sugli uomini a cui esse erano legate; (…)””. (pag 195-196)”,”STAx-128″ “POMFRET David M.”,”‘Child Slavery’ in British and French Far-Eastern Colonies 1880-1945.”,”POMFRET David M. dell’Università di Hong Kong”,”CONx-162″ “POMIAN Krzysztof”,”L’Europa e le sue nazioni.”,”POMIAN è nato a Varsavia nel 1934. Espulso dal POUP nel 1966, due anni dopo viene estromesso dall’Università dove insegnava Storia della filosofia. Nel 1969-71 lavora al dipartimento manoscritti della Biblioteca nazionale di Varsavia. Dal 1973 risiede a Parigi dove è D di ricerca al CNRS. Si è occupato di storia socio-culturale della FR, della Polonia e dell’Italia. Autore di varie opere storiografiche e filosofiche, per i tipi del Saggiatore ha pubblicato: -Collezionisti, amatori e curiosi. 1989″,”EURx-063″ “POMIAN Krzysztof a cura, saggi di AMSTERDAMSKI Stefan, ATLAN Henri, DANCHIN Antoine, EKELAND Ivar, LARGEAULT Jean, MORIN Edgar, PETITOT Jean, PRIGOGINE Ilya, RUELLE David, STENGERS Isabelle, THOM Renè”,”Sul determinismo. La filosofia della scienza oggi.”,”Ordine e disordine, caso e necessità, informazione e rumore, singolarità e regolarità, la casualità, la previsione, i suoi fondamenti e i suoi limiti: sono queste le grandi questioni e i principali concetti, emergenti nella controversia sul determinismo, che la scienza e l’epistemologia contemporanee stanno sollevando.”,”FILx-040-FL” “POMIAN Krzysztof”,”L’ordine del tempo.”,”K. Pomian (Varsavia 1934) è stato direttore di ricerca al CNR di Parigi. È stato consulente al progetto dell’ ‘Enciclopedia Einaudi’, per cui ha scritto diverse voci sul tema del tempo e della periodizzazione. Fra le sue opere tradotte in Italia ‘Collezionisti, amatori e curiosi’ (Milano, 1989). Avvenimenti, Ripetizioni, Epoche, Strutture, Tempo. Contiene, tra i molti, i paragrafi: – I cicli e le crisi: Marx (pag 66-70) – Cicli lunghi, cicli brevi: Schumpeter (pag 70-74) – Filosofia della storia e idea di progresso: Hegel (pag 140-148) – Filosofia della storia: frattura tra presente e futuro: Marx (pag 149-155) I cicli del capitale e la tendenza a crisi economiche su scala sempre maggiore. “”Marx è l’unico che, nel secolo XIX, tenti una spiegazione, sulla base delle stesse forze interne, sia delle fluttuazioni periodiche sia del movimento lineare dell’economia capitalistica. Invece che accidenti causati da fattori esogeni, le crisi sono, per Marx, «sempre e solo delle temporanee e violente soluzioni delle contraddizioni esistenti, violente eruzioni che ristabiliscono momentaneamente l’equilibrio turbato» (23). D’altra parte, le crisi non sono fenomeni di circolazione; l’equilibrio che ristabiliscono non è tra domanda e offerta, né tra produzione e consumo. Si tratta invece di un equilibrio nei rapporti tra capitale, considerato complessivamente, e popolazione operaia, la forza lavoro, considerata anch’essa complessivamente; equilibrio soggetto a perturbazioni sempre maggiori nella misura in cui l’economia capitalistica si sviluppa, tanto che le crisi, sempre più acute, si succedono a intervalli sempre più brevi: «Fino ad oggi la durata periodica dei cicli è di dieci-undici anni, ma non c’è nessuna ragione per considerare costante questa cifra. Al contrario si deve inferire dalle leggi della produzione capitalistica (…) che è variabile e che il periodo dei cicli si ridurrà gradualmente» (24). Infatti, le leggi che regolano l’economia capitalistica le consentono «di superare questi limiti immanenti» ma unicamente «con mezzi che la pongono di fronte agli stessi limiti su scala rinnovata e più alta» (25)”” (pag 66-67) [Krzysztof Pomian, L’ordine del tempo, Einaudi, Torino, 1992] [(23) Karl Marx, ‘Das Kapital’, Hamburg 1894, libro III, sez. 3, cap. XV, II, trad. it. ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica’, Torino, 1975, pp. 349-50]; (24) Ibid., Libro I, cap. XXV, III; (25) Ibid., libro III, sez. 3, cap. XV, III, trad. it. cit., pp. 350-51] “”Filosofia della storia: frattura tra presente e futuro. Marx. (pag 149-155) “”In una lettera – spedita nel novembre 1877 – alla redazione degli «Otecestvennye Zapiski», Marx accusa un critico russo del ‘Capitale’ di trasformare il suo «schizzo storico della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una storia storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a ‘tutti’ i popoli, in qualunque situazione storica essi si trovino, per giungere infine alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo del lavoro sociale, assicura il più integrale sviluppo dell’uomo» (99). Si può sorvolare sul problema teorico e politico che sta all’origine di questa lettera: lo sviluppo capitalistico in Russia. Interessa soltanto l’opposizione che Marx stabilisce tra il proprio procedimento e quello che era costitutivo di una filosofia della storia di tipo hegeliano, se non di tutta la filosofia concepibile della storia. Lo studio di un fenomeno circoscritto e localizzato, la cui gestazione era già arrivata al termine, sta in opposizione con una generalizzazione a pretesa validità universale, che determina, una volta per tutte, la traiettoria che ogni popolo deve inevitabilmente percorrere. Non è obbligatorio accettare in pieno le opinioni di Marx sulla sua opera: ciò non toglie che le si debba conoscere. Il rifiuto della filosofia della storia, soprattutto ma non soltanto nella sua forma hegeliana, è costante nell’opera di Marx. «Là dove cessa la speculazione, – si legge nell’ ‘Ideologia tedesca’, – nella vita reale, comincia dunque la scienza reale e positiva, la rappresentazione dell’attività pratica, del processo pratico di sviluppo degli uomini. Cadono le frasi sulla coscienza e al loro posto deve subentrare il sapere reale. Con la rappresentazione della realtà la filosofia autonoma perde i suoi mezzi d’esistenza. Al suo posto può tutt’al più subentrare una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dell’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto, come la filosofia, una ricetta o uno schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (100). In quest’opera giovanile, la «scienza», l’ «analisi», lo «studio», il «sapere» sono opposti alla «speculazione», alla «filosofia». Il ruolo delle «astrazioni» è ridotto a quello di strumenti che possono facilitare un lavoro di classificazione dei fatti, assimilato, senza che la parola sia pronunziata, a una periodizzazione dalla quale sarebbe peraltro assente ogni idea di necessità supposta come determinante, una volta per tutte, la successione delle epoche. Un lungo passo di cui la parte citata costituisce la conclusione mostra come Marx ed Engels concepiscono una tale periodizzazione. Essa riguarda «le forme della proprietà» che rappresentano altrettanti stadi di sviluppo della divisione del lavoro, i quali manifestano a loro volta il grado di sviluppo raggiunto dalle forze produttive”” (pag 149-150) [Krzysztof Pomian, L’ordine del tempo, Einaudi, Torino, 1992] [(99) K. Marx, Lettera del novembre alla redazione degli “”Otecetstvennye Zapiski””, in “”Vestnik Narodnoj Volij””, maggio 1884 [trad. it. in B. Maffi (a cura di), ‘India, Cina, Russia’, Milano, 1970 (II ediz), pp. 300-3; (100) K. Marx e F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie’, in ‘Historische-kritische Gesamtausgabe’, Frankfurt am Main, Berlin, Moskva, 1932 [trad. it., ‘L’ideologia tedesca’, Roma, 1967 (II ediz), p. 14]”,”TEOS-010-FSD” “POMPEJANO Daniele RAFFAELE Giovanni”,”Nel vento del Sud… La Federazione messinese del PCI nella crisi e nel dibattito del 1943-1945. Storia e documenti.”,”Le posizioni delle sinistre prima del Congresso di Bari (pag 56-57) (posizione su Governo Badoglio e il re, la questione della partecipazione del PCI al governo Badoglio) “”E’ noto infatti che le forze moderate, Croce e De Nicola in primo luogo, premevano perché dal Congresso uscisse una posizione di rifiuto della collaborazione alle condizioni correnti con il governo Badoglio; tale rigidità copriva in realtà il progetto luogotenziale che esi meditavano di realizzare iproprio in forza di quella posizione di intransigenza e di rifiuto. Le sinistre, dunque, andavano a BNari su posizioni di netta intransigenza circa la presenza del monarca. Per il PSI O. Lizzadri raggiungeva Napoli alla vigilia del Congresso ed era latore di un documento redatto dallo stesso Nenni, e di uno del CCLN. (…) Il PCI dal canto suo si incontrava ufficialmente con Badoglio il 20 gennaio 1944. Ai suoi interlocutori, V. Spano ed E. Reale, il Maresciallo propose di partecipare alla formazione di un nuovo gabinetto dal momento che “”soltanto la presenza attiva dei rappresentanti i partiti di massa poteva dare al governo l’autorità necessaria a una partecipazione alla guerra ed a una ripresa della vita nazionale”” (25). Il PCI dovette opporre rifiuto alla richiesta di Badoglio dal momento che “”la permanenza sul trono del re fascista universalmente disprezzato [avrebbe vanificato] sin dall’inizio ogni tentativo patriottico di un qualsiasi governo il quale avrebbe perduto, per il fatto stesso di collaborare con Vittorio Emanuele, ogni sua autorità”” (pag 56-57-58)”,”PCIx-421″ “POMPEO FARACOVI Ornella”,”Il marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura, (1945-1968).”,”POMPEO FARACOVI Ornella si è laureata in filosofia all’Università di Firenze con una tesi (finanziarta dal CNR) di cui il presente volume costituisce lo sviluppo. Ha scritto pure un saggio su Sartre. Godelier (pag 257-258) Le due contraddizioni fondamentali secondo Godelier “”Godelier distingue nel ‘Capitale’ due diverse nozioni di contraddizione: “”abbiamo contraddizioni interne ad un sistema e contraddizioni fra questo ed altri sistemi”” (30). La contraddizione, cioè, fra classe capitalistica e classe operaia, è interna, specifica, ai rapporti di produzione capitalistici; essa “”caratterizza il sistema ‘fin dalla sua origine’, ed è continuamente riprodotta dal funzionamento del sistema stesso”” (31). Ma non è questa la contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico, bensì l’altra, che si instaura non all’interno di una struttura, ma fra due strutture diverse: la contraddizione fra lo sviluppo delle forze produttive, e i rapporti di produzione, nella forma della proprietà privata dei mezzi di produzione. Si tratta di una contraddizione che non è specifica del sistema, in quanto esiste in esso non dalla sua origine, bensì si produce a un certo stadio della sua evoluzione. “”La contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalista è nata dallo sviluppo di questo modo di produzione, ma essa non è lo sviluppo di una contraddizione presente ‘fin dall’origine’ nel sistema. Questa contraddizione appare senza che nessuno abbia voluto farla apparire. Questa contraddizione è dunque inintenzionale”” (32). La superiorità del modo di produzione socialista sta nel fatto che “”la struttura dei rapporti di produzione, nel socialismo, ‘corrisponde’ funzionalmente alle nuove condizioni di sviluppo delle forze produttive”” (33). Il socialismo risolve dunque la contraddizione del capitalismo senza che tra l’uno e l’altro sia configurabile un rapporto dialettico di evoluzione; la contraddizione fondamentale non è infatti interna ai rapporti di produzione del capitalismo, e la contraddizione interna, quella tra capitalisti e operai, “”non contiene al proprio interno l’insieme delle contraddizioni indispensabili per la propria soluzione”” (34)”” [Ornella Pompeo Faracovi, Il marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura, (1945-1968), 1972] [(30) Maurice Godelier, Razionalità e irrazionalità nell’economia, 1970, p. 184; (312) Ivi, p. 185; (32) Ivi, p. 187 (33) Ivi, p. 188; (34) Ivi, p. 193 (in corsivo nel testo)]”,”TEOC-611″ “POMPER Philip”,”Lenin, Trotsky and Stalin. The Intelligentsia and Power.”,”Philip POMPER è professore di storia alla Wesleyan University. E’ autore di numerosi libri, incluso ‘The Structure of the Minde in History’ e ‘Trotsky’s Notebooks, 1933-35’ entrambi pubblicati dalla Columbia University Press. In questo libro ‘Lenin Trotsky e Stalin’ POMPER esamina la psicologia e l’ interazione politica dei tre uomini che giocarono un ruolo centrale nell’ instaurazione del potere bolscevico. POMPER studia dapprima l’ ascesa personale e politica di LENIN come leader del movimento socialdemocratico. Poi introduce TROTSKY e STALIN, attinge documenti dagli archivi di Max EASTMAN, e dagli scritti di emigrati e dissidenti. “”Sia la Krupskaia che Valentinov attestano del suo esaurimento psicologico e fisico – quest’ultimo legato probabilmente alla depressione. Dopo un anno di vana lotta contro i menscevichi “”disorganizzatori””, le defezioni dai suoi comitati bolscevichi, e l’ insuccesso nel giungere a un nuovo congresso di partito, egli fece ricorso alla terapia dell’ isolamento. Abituato in passato a toniche vacanze estive in campagna, ritornò a questo metodo alla fine di luglio 1904. Lenin e la Krupskaia riempirono gli zaini e passarono le successive poche settimane in escursioni in montagna. Con i nervi tonificati, Lenin cominciò a reclutare collaboratori letterari per il nuovo organo della frazione bolscevica col suo usuale zelo””. (pag 79)”,”RIRx-100″ “POMPER Philip”,”Lenin’s brother. The origins of the October Revolution.”,”POMPER Philip è William F. Armstrong Professor of History alla Wesleyan University. E’ autore pure di ‘The Russian Revolutionary Intelligentsia’. “”Lenin believed in Engels’s dictum that the goddess of History, whose dialectic presumably guarantees progress, is nonetheless the cruelest of them all”” (pag 217) Sasha legge le opere di Marx (Annali franco-tedeschi, critica della filosofia di Hegel) e di Plechanov ma non si converte al marxismo (pag 98)”,”RIRB-132″ “POMPER Philip”,”Peter Lavrov and the Russian Revolutionary Movement.”,”Peter Lavrov (1823-1900) has possibly been the most neglected of all major figures in the history of the Russian revolutionary movement. In the U.S.S.R. he was posthumously ‘purged’ under Stalin, and he has not been totally ‘rehabilitated’ since then. Indeed, Philip Pomper’s biographical and analytical work is the first comprehensive book-length study of this important figure in any language. Professor Pomper, using a wide range of sources, including archival materials, traces the history of Lavrov’s revolutionary pursuits from his role as a prophet of the preparationist strategy of the early 1870s through his involvement in the strategic debates and innovations between the mid 1870s and 1900. Of central importance are Lavrov’s concessions to Bakuninism and his eventual acceptance of terrorism as an instrument of revolution. Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University. He is the author of The Russian Revolutionary Intelligentsia.”,”MRSx-003-FL” “POMPER Philip”,”The Russian Revolutionary Intelligentsia.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Preface, Bibliographical Essay, Index,”,”RIRx-051-FL” “POMPER Philip”,”Sergei Nechaev.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Sergei Nechaev (1847-1882) was a firebrand, would-be revolutionary, a conspirator who murdered one of his own comrades, a self.styled avenger bent on ridding mid-nineteenth-century Russia of the Tsar and all his instruments of oppression. His effect on the older émigré revolutionaries, Bakunin and Ogarev, was considerable, and because of the force of his personality and his singular skills at manipulanting people-from fellow students to his own prison guards his influence and notoriety far exceeded his effectiveness as an agent of revolution. Preface, Introduction, Abbreviations Used in the Notes, Notes, Bibliography, Index,”,”ANAx-017-FL” “POMPER Philip”,”Lenin, Trotsky, and Stalin. The Intelligentsia and Power.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Preface, Acknowledgments, A Note on Dates and Transliterations, Notes, Index,”,”RIRx-060-FL” “POMPILI Giulia”,”Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l’Asia.”,”Giulia Pompili è giornalista del “”Foglio”” dal 2010, dove segue le notizie dell’Asia orientale, tra Giappone, Cina, le due Coree e Taiwan. Corea del Sud come nuovo Giappone (pag 211)”,”ASIx-127″ “POMPILIO Giordano”,”La Camera del Lavoro di Alessandria dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Libro pionieristico sullo stesso tema di Roberto BOTTA oggi direttore dell’ Istituto per la storia della resistenza e dela società contemporanea. (ROBERTO BOTTA, Le origini della Camera del Lavoro di Alessandria, Alessandria, Edizioni dell´Orso, 1985, pp. 104, L. 16.000. Esaurito) Giordano POMPILIO è nato ad Alessandria nel 1973. Si è laureato presso la facoltà di scienze politiche dell’ Univeristà del Piemonte Orientale con una tesi dedicata alla storia del movimento operaio alessandrino di inizio secolo della quale questo lavoro costituisce una rielaborazione. “”Al termine del suo secondo anno da segretario, Casorati era riuscito a riportare il numero dei soci organizzati sui livelli del 1901-1902: gli operai in possesso della tessera camerale al 31 dicembre 1906 arrivarono a 2.939, con un balzo in avanti di quasi 700 iscrizioni in più rispetto al passato 1905. Molte leghe avevano notevolmente ingrossato le proprie fila: “”notiamo la Sezione femminile dei Cappellai che da 420 è salita a 600 (…), la sezione Contadini che da 54 è salita a 174, le Lega Muratori che da 26 è arrivata a 122.”” Il notevole calo di presenze registrato tra i ferrovieri (scesi in dodici mesi da 472 a 370 circa) passava in secondo piano (…)””. (pag 71)”,”MITT-225″ “POMPILIO Giordano”,”La Camera del Lavoro di Alessandria dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Giordano POMPILIO è nato ad Alessandria nel 1973. Si è laureato presso la facoltà di scienze politiche dell’ Univeristà del Piemonte Orientale con una tesi dedicata alla storia del movimento operaio alessandrino di inizio secolo della quale questo lavoro costituisce una rielaborazione.”,”MITT-001-FSD” “PONCE Anibal”,”Educazione e lotta di classe. Una ricostruzione marxista della storia dell’ educazione.”,”Anibal Norberto PONCE, scrittore e saggista (Baires 1898-Città del Messico 1938) è il più noto intellettuale marxista argentino.”,”STOS-024″ “POND Hugh”,”Salerno!”,”Libro scritto dal Maggiore Hugh Pond, sposato a un’italiana. L’autore non risparmia nulla e nessuno. L’operazione «Avalanche», ossia valanga, passò alla storia come «una valanga di errori», perché le truppe scaraventate nella zona di Salerno, dopo aver subito perdite immense, rischiarono di essere ricacciate in mare dai poderosi soldati del Feldmaresciallo Kesserling. Di certi eventi della battaglia scrissero, ma brevemente, il generale Mark Clark, americano, e il maresciallo Alexander; ma la storia completa e brutale di quei nove giorni è rimasta sconosciuta sino all’apparire di questo libro. Dalla prefazione: “”Il termine militare «giorno D» è strettamente connesso nella mente del pubblico con il 6 giugno 1944 e con l’apertura del secondo fronte in Europa. nella seconda guerra mondiale vi furono però centinaia di altri «giorni D» per operazioni piccole e grandi, che sono altrettanto importanti per le migliaia di soldati che vi presero parte, dalla Norvegia alla Nuova Guinea e da Arnheim a Guadalcanal. Il 9 settembre 1943 fu un «giorno D» particolarmente significativo per le numerose truppe anglo-americane che formavano la quinta armata che seguì il primo sbarco contrastato su grande scala nel continente europeo. Da quest’operazione e da quelle che la seguirono, come ad esempio Anzio, furono tratte molte lezioni preziose, che furono poi messe in pratica in «Overlord». Lo sbarco di Salerno fu chiamato «Avalanche» e fu descritto da alcuni come una «valanga di errori». Ma quantunque nei primi giorni l’operazione minacciasse di essere disastrosa per gli alleati, essa fu alla fine coronata di successo e formò il preludio della lunga e costosa campagna d’Italia. (…) Confusione, caos e talvolta quasi un senso di catastrofe risulterebbero dalle mie discussioni con gli uomini che rpesero parte a questa battaglia, ma la conclusione finale è una storia di bravura e di tenacia non soltanto degli alleati, ma anche dei tedeschi. (…) Quando l’ammiraglio Lord Cunningham di Hyndhope scrisse i suoi dispacci, giunse alla conclusione che la marina era stata il fattore decisivo. Alexander non fu d’accordo con questo punto di vista e la pubblicazione di dispacci fu ritardata di parecchi mesi; l’edizione finale non conteneva che una versione molto diluita degli avvenimenti, che non rende veramente giustizia all’attività svolta dalla marina anglo-americana. In questa battaglia i tedeschi diedero prova di grande valore, specialmente la sedicesima divisione corazzata la quale, di fronte alle soverchianti forze alleate, inflisse perdite gravi alla quinta armata e riuscì quasi a spazzarla via dalla piccola testa di ponte. È quindi tanto più deplorevole che gli scrittori di recenti storie militari tedesche abbiano ritenuto opportuno inserirvi senza alcuna necessità delle semi verità per scusare la sconfitta. La storia della sedicesima divisione corazzata, pubblicata nel 1958, asserisce che il «giorno D» gli alleati avevano a Salerno sei divisioni complete. Ciò è assolutamente falso, dato che furono sbarcate solo tre divisioni alleate. (…) I rinforzi tedeschi giunsero sul campo di battaglia per via di terra molto più presto di quelli alleati, e a un certo momento furono i tedeschi ad avere un forte vantaggio numerico. Si ha la sgradevole sensazione che gli storici tedeschi stiano riscrivendo la storia, nascondendo gli errori commessi, per essere certi di presentare alla gioventù germanica di oggi il «giusto punto di vista». Il generale Mark Clark appare come una figura alquanto discutibile, e il suo comportamento è estremamente interessante, soprattutto se prendiamo in considerazione le successive operazioni ad Anzio e a Cassino”” (pag 14-16)”,”QMIS-033-FGB” “POND Hugh”,”Sicilia!”,”‘Uno storico inglese spiega gli errori compiuti dagli alleati e gli eroismi inutili degli italiani durante lo sbarco in Sicilia’ (in copertina) ‘Molti libri sono stati scritti sull’invasione della Sicilia da parte degli alleati, ma questo rivela per la prima volta con l’esattezza e lo scrupolo che hano già portato al successo ‘Salerno!’, i retroscena e i contrasti degli stati maggiori, l’incompetenza di Montgomery, l’incoscienza del generale Eisenhower, i litigi tra Monty, Eisenhower e Alexander, i sospetti tra italiani e tedeschi, le dispute strategiche tra il generale Guzzoni che quasi era riuscito a rigettare in mare gli americani e il Feldmaresciallo Kesselring che nel tentativo di ricostruire tutte le difese dell’isola venne sorpreso con le sue forze sparse durante il giorno dell’invasione. Il maggiore Pond, con la sua solita imparzialità, mostra gli errori e le confusioni in cui caddero la marina e l’aviazione oltreché le forze da sbarco alleate, e che consentirono ai tedeschi, numericamente inferiori da uno a dieci, quasi una vittoria”” (quarta di copertina)”,”QMIS-004-FFS” “PONIATOWSKI Michel”,”Storia del Direttorio da Talleyrand a Napoleone. La fine della Rivoluzione Francese.”,”PONIATOWSKI è nato nel 1922. Discendente da una nobile famiglia polacca, si è laureato a Parigi e a Cambridge. Diplomatico, esperto di alta finanza, più volte ministro, è stato negli anni 1970 tra i principali collaboratori di Giscard D’ESTAING. Presidente onorario del Partito Repubblicano, è anche membro del Parlamento europeo.”,”FRAN-036″ “PONOMAREV B.N. ZAGLADIN V.V. e altri, a cura; comitato editoriale A.A. GALKIN L.I. GINTSBERG N.A. KOVALSKY N.F. KUZMIN T.T. TIMOFEYEV”,”The International Working Class Movement. Problems of History and Theory. Volume II. The Working Class Movement in the period of transition to imperialism (1871-1904).”,”Opera in sette volumi Comitato editoriale A.A. GALKIN L.I. GINTSBERG N.A. KOVALSKY N.F. KUZMIN T.T. TIMOFEYEV”,”MOIx-009-E” “PONOMAREV B.N. ZAGLADIN V.V. e altri, a cura, comitato editoriale S.S. KHROMOV, B.I. KOVAL, I.M. KRIVOGUZ, P.A. RODIONOV, R.Y. YEVZEROV”,”The International Working Class Movement. Problems of History and Theory. Volume III. Revolutionary Battles of the Early 20th Century.”,”Opera in sette volumi Comitato editoriale S.S. KHROMOV, B.I. KOVAL, I.M. KRIVOGUZ, P.A. RODIONOV, R.Y. YEVZEROV”,”MOIx-009-F” “PONOMARIOV B.N. VOLKOV I.M. VOLIN M.S. ZAITSEV V.S. KUCKIN A.P. MINTS I.I. SLEPOV L.A. SOBOLEV A.A. TIMOFEIEVSKI A.A. KHVOSTOV V.M. SCIATAGHIN N.I. a cura”,”Storia del partito comunista dell’ Unione Sovietica.”,”””Ogni mese di questo periodo, – affermava Lenin, – dal punto di vista dell’ insegnamento degli elementi fondamentali della scienza politica, alle masse e ai capi, alle classi e ai partiti, equivale a un anno di sviluppo “”pacifico””, “”costituzionale””””. (Lenin, L’ internazionale comunista, Edizioni Rinascita). (pag 127)”,”RIRx-096″ “PONOMARIOV B.N. VOLKOV I.M. VOLIN M.S. ZAITSEV V.S. KUCKIN A.P. MINTS I.I. SLEPOV L.A. SOBOLEV A.A. TIMOFEIEVSKI A.A. KHVOSTOV V.M. SCIATAGHIN N.I. a cura”,”Storia del partito comunista dell’ Unione Sovietica.”,”””…il socialismo – diceva V.I. Lenin – è la società che nasce direttamente dal capitalismo… Il comunismo è invece una specie superiore, e può svilupparsi soltanto quando il socialismo si è pienamente consolidato””. (Opere, vol XXX, pag 260) (pag 121)”,”RIRx-097″ “PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”Russia in the Age of Wars 1914-1945.”,”saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”RUST-060″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura; collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume primo. A-L.”,”Collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”EURC-102″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura; collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume secondo M-Z.”,”””In un manuale del Comintern sulle rivolte armate, Tuchacevskij trattò dei combattimenti in città. Egli non esitò a riprendere queste idee nei tardi anni Venti, quando ormai l’Urss intratteneva relazioni diplomatiche con la maggior parte dei paesi europei. Dal 1925, come capo di Stato maggiore dell’Armata Rossa, Tuchacevskij iniziò a studiare le probabili caratteristiche dei conflitti futuri. Nel maggio 1928, in un volume intitolato ‘Guerra futura’ pose l’accento sullo sviluppo industriale come precondizione dell’artiglieria pesante, delle armi chimiche e di altri mezzi bellici. L’Armata Rossa avrebbe avuto bisogno di unità mobili, di autoblindo, di carri armati e di una grande aviazione – tutti fattori non disponibili negli anni Venti. L’intento di superare l’arretratezza tecnica dell’esercito saldò gli obiettivi delle forze armate e dell’industria allorché, verso la fine degli anni Venti, ebbe inizio l’èra dei piani””. (pag 494) (Lehnart Samuelson) Collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”EURC-102-B” “PONS Silvio”,”La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale, 1917-1991.”,”PONS Silvio insegna storia dell’Europa orientale all’Università di Roma Tor Vergata. “”Nel luglio 1930 i dirigenti russi chiesero ai comunisti tedeschi di battersi energicamente contro i nazionalsocialisti. Un anno più tardi, però, il Comintern ispirò la decisione dei comunisti di appoggiare un referendum promosso dai nazionalsocialisti contro il governo socialidemocratico in Prussia. In realtà, come era accaduto nel decennio precedente, la condotta dei comunisti tedeschi non fu interamente determinata dalle direttive centrali. Svariati episodi di unità antifascista si verificarono a livello locale. Ma il conflitto con la socialdemocrazia finì per prevalere sulla resistenza all’ascesa impetuosa della destra radicale, perché il rifiuto verso Weimar era più forte della volontà di arginare il nazionalismo e perché si credeva che il collasso dei precari equilibri della repubblica avrebbe potuto aprire una nuova stagione rivoluzionaria. I comunisti tedeschi furono dei pionieri nell’applicare l’assioma che quanto più le cose andavano male, tanto più la situazione sarebbe stata favorevole. Essi bollarono come “”fascisti”” i governi di Weimar sin dal 1930, offuscando così la vera minaccia costituita dal nazionalsocialismo. Anche questa volta, il “”nazionalbolscevismo”” immaginato da Radek anni prima non trovò uno sbocco concreto e rimase subordinato al discorso classista. Ma la frattura tra comunisti e socialdemocratici fu sufficiente per aggravare irreparabilmente la divisione del movimento operaio tedesco, destinata a favorire Hitler. A differenza che nel 1923, però, i comunisti tedeschi non giocarono neppure la carta dell’insurrezione. Malgrado la retorica rivoluzionaria cominternista, una simile scelta era esclusa dall’interesse dell’Urss di evitare una guerra nell’Europa centrale, come Manuilskij affermò esplicitamente all’XI Plenum dell’Ikki, nel marzo 1931. L’apparato paramilitare della Kpd approntò i suoi piani per aiutare l’Urss in caso di guerra, ma non per tentare di prendere il potere. Nessun autentico ripensamento della teoria del “”socialfascismo”” si profilò a Mosca come a Berlino neppure al momento dell’avvento di Hitler al potere, nel marzo 1933. I comunisti tedeschi si distinsero per essere tra le prime vittime del regime nazista. I sovietici assistettero alla rovina del principale partito comunista europeo senza cambiare una virgola delle proprie asserzioni. Nel dicembre 1933, il XIII Plenum dell’Ikki indicò una volta di più tanto nel fascismo quanto nella socialdemocrazia i nemici da combattere e annunciò nuove crisi rivoluzionarie. La voce di Trotsky si levò con ragione dall’esilio per denunciare la cecità della teoria del “”socialfascismo”””” (pag 96-97)”,”RUST-150″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume primo A-L.”,”Pons Silvio, universitàTor Vergata, Roma. Service Robert, Oxford University, regno Unito.”,”RUST-010-FL” “PONS Silvio SERVICE Robert a cura”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume secondo M-Z,”,”Pons Silvio, universitàTor Vergata, Roma. Service Robert, Oxford University, regno Unito.”,”RUST-011-FL” “PONS Silvio ROCCUCCI Adriano ROMERO Federico a cura; saggi di Federico ROMERO Silvio PONS Sergio FABBRINI Valerio CASTRONOVO Carlo FUMIAN Roberto ARTONI Guido M. REY Guido FABIANI Saverio LUZZI Antonio VARSORI Luca RICCARDI Luciano TOSI Massimo BUCARELLI Giovanni Mario CECI Laura CIGLIONI Daniela PREDA Marinella NERI GUALDESI Franco BOTTA Matteo GERLINI Paolo BORRUSO Marco IMPAGLIAZZO Danilo RAPONI Gabriele D’OTTAVIO”,”L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. Volume I. Fine della Guerra fredda e globalizzazione.”,”Saggi di Federico ROMERO Silvio PONS Sergio FABBRINI Valerio CASTRONOVO Carlo FUMIAN Roberto ARTONI Guido M. REY Guido FABIANI Saverio LUZZI Antonio VARSORI Luca RICCARDI Luciano TOSI Massimo BUCARELLI Giovanni Mario CECI Laura CIGLIONI Daniela PREDA Marinella NERI GUALDESI Franco BOTTA Matteo GERLINI Paolo BORRUSO Marco IMPAGLIAZZO Danilo RAPONI Gabriele D’OTTAVIO”,”ITAV-017″ “PONS Silvio”,”In the Aftermath of the Age of Wars: the Impact of World War II on Soviet Security Policy. Estratto da: ‘Russia in the Age of Wars 1914-1945′.”,”Silvio Pons insegna storia russa all’Università di Bologna e storia contemporanea all’Università di Bari. E’ direttore della Fondazione Istituto Gramsci (2000). E’ autore tra l’altro di ‘Stalin e la guerra inevitabile, 1936-41′ (1995) “”In July 1940 Stalin revealed to Cripps the main principle underlying his strategy, declaring that the USSR rejected any policy which involved defending the “”old older”” in Europe (6). The same “”revisionist”” principle underlay the instructions which Stalin sent to Molotov in November 1940 just before the Berlin meetings. These instructions focused exclusively on the carving out of “”spheres of influence”” (especially in Central and South East Europe) as the means for ensuring Soviet security. Stalin’s instruction provide us with a detailed overview of the geostrategic thinking of Soviet leaders in the first phase of the Second Word War (7). The objective of completing the allocation of German and Soviet zones of influence which had been started in August and September 1939 was explicitly stated. Stalin’s planes covered the whole theatre of Eastern and South-Eastern Europe, with the obvious exception of Poland and the Baltic stated”” (pag 278) Volume: PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS, Russia in the Age of Wars 1914-1945. ANNALI FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI. MILANO. 2000 pag XXV 322 8° presentazione introduzione di PONS e ROMANO abbreviazioni note notizie sui collaboratori indice nomi. saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”QMIS-221″ “PONS Silvio”,”Berlinguer e la fine del comunismo.”,”Silvio Pons è nato a Firenze nel 1955. E’ docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Roma ‘Tor Vergata’ e direttore della Fondazione Istituto Gramsci.”,”PCIx-003-FC” “PONS Silvio”,”I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento.”,”Manca la bibliografia Silvio Pons insegna Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È presidente della Fondazione Gramsci. Tra le sue pubblicazioni (Einaudi) ‘Berlinguer e la fine del comunismo’ (2000), ‘La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale, 1917-1991’ (2012) e la cura (con Robert Service) del ‘Dizionario del comunismo nel XX secolo’ (2006-2007). “”Le critiche di esponenti del Comintern ai comunisti italiani si estesero soprattutto all’analisi del fascismo. In particolare, Giulio Aquila (Gyula Sas), comunista ungherese inviato in Italia, insisteva sul carattere di massa non effimero del fascismo, capace di suscitare un consenso popolare tramite la combinazione sincretica di socialismo e nazionalismo e persino di autonomizzarsi dalle élite capitalistiche (45). La nozione del carattere di massa del fascismo, in realtà, non era ignota all’ex gruppo ordinovista. Ne è testimonianza un rapporto di Palmiro Togliatti che non era giunto in tempo a Mosca per il Congresso del Comintern e che delineava un’interpretazione incentrata sulle debolezze dello Stato liberale italiano e sui tratti di originalità del fenomeno fascista, diversa da quella rigidamente classista di Bordiga (46). Tuttavia i nessi tra l’analisi e la linea politica stentavano a comporre un quadro coerente. Gramsci a Mosca svolse un ruolo di mediazione, scontando la debolezza di un partito decimato dagli arresti di polizia e mancante di una forte base di militanti. Accusò Rákosi di adottare metodi sbrigativi e sprezzanti delle capacità organizzative dei comunisti italiani, ma riconobbe che la linea del Comintern non poteva non mirare a conquistare la massa dei partiti socialisti europei (47). Poco dopo però Zinoviev censurò duramente i dirigenti italiani e criticò Gramsci per aver fatto vaghe promesse di sostenere la linea della fusione, che non aveva mantenuto (48). Gramsci annotò che la tattica del fronte unico non aveva trovato «in nessun paese partito e uomini che sapessero concretarla (…). Evidentemente tutto ciò non può essere casuale. C’è qualche cosa che non funziona in tutto il campo internazionale e c’è una debolezza e una deficienza di direzione» (49). Dopo il primo anno a Mosca egli giunse così alla conclusione che l’intera revisione strategica operata dopo il fallimento della rivoluzione europea nei primi due anni del dopoguerra fosse un’esperienza frustrante e poco convincente, anche per una responsabilità del gruppo dirigente russo. A Mosca il campo visuale che si aprì a Gramsci era molto più ampio di quanto non suggeriscano le dinamiche cominterniste tra centro e periferia. Entrando in contatto diretto con i bolscevichi e con l’ambiente cosmopolita del comunismo internazionale, Gramsci si mise alle spalle il generico internazionalismo dei rivoluzionari europei del dopoguerra. I suo contatti con Trotsky, Bucharin e altri esponenti del gruppo dirigente del Comintern furono significativi. Egli fu testimone partecipe della riconversione del bolscevismo al potere dopo la guerra civile. Proprio nel novembre 1922, Lenin e Trotsky dilatarono il tempo storico della rivoluzione mondiale, immaginata originariamente come un evento immediato e travolgente, senza mancare di rivendicare il 1917 come modello. In parallelo, Lenin presentò la Nep (Novaja Ekonomiceskaja Politika, Nuova Politica Economica) come un’opzione strategica, anche se il suo giudizio oscillava tra l’idea di una «ritirata» e una visione di più lungo periodo. I bolscevichi seguivano la logica del consolidamento del loro potere statale, che li portava a privilegiare la ripresa economica e la stabilità interna. La loro revisione dopo il «comunismo di guerra» era molto più empirica che concettuale. Il duplice compromesso costituito dalla Nep in Russia e dal «fronte unico» nel movimento comunista si prestava a interpretazioni diverse e assunse un evidente aspetto asimmetrico, perché il tema dell’«alleanza» con il mondo contadino appariva a molti più persuasivo e necessario di quello del rapporto con il mondo socialdemocratico. In ogni caso, l’adeguamento a un tempo e uno spazio della rivoluzione diversi da come erano stati pensati nel 1917 era il tema all’ordine del giorno nella Mosca del 1922. L’incontro di Gramsci con Lenin, il 25 ottobre 1922, fu probabilmente importante a questo proposito. È facile ritenere che il dialogo con Lenin indusse una riflessione sul fallimento dell’occupazione delle fabbriche di due anni prima, come avvenne poco dopo nel caso di Tasca (50). Di fatto si pose allora il problema del passaggio dalla «guerra di movimento» alla «guerra di posizione», destinato a lasciare una lunga traccia nel pensiero di Gramsci, fino a sovrapporre un decennio più tardi la memoria del IV Congresso del Comintern, depurata dai suoi aspetti contingenti, e l’elaborazione teorica retrospettiva compiuta in prigione (51)”” (pag 20-21-22) [Silvio Pons, I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento’, Einaudi, Torino, 2021] [note: (45) G. Sas ‘Der Faschismus in Italien, C.Hoym, Hamburg 1923; e D. Renton, Fascism. Theory and Practice, Pluto Press, London, 1999, pp. 58-60 (…); (46) Palmiro Togliatti. La politica nel pensiero e nell’azione. Scritti e discorsi 1917-1964, a cura di M. Ciliberto e G. Vacca, Bompiani, Milano, 2014, pp. 43-67; (47) Rgaspi, f: 513, op. 1, d. 1871, II, 14-17; e ivi d. 166, II, 6-11; (48) Riunione della Commissione italiana del 21 giugno 1923, in FG, Pcd’I, scatola Ic 1922-1925; (49) Gramsci, La costruzione del partito comunista, cit-, pp. 456-57; (50) A. Tasca, I primi dieci anni del Pci, Laterza, Roma Bari, 1973 , p. 115; (G. Vacca, Modernità alternative. Il Novecento di Antonio Gramsci’, Einaudi, Torino, 2017, pp. 63-65]”,”PCIx-483″ “PONS Silvio a cura; saggi di Francesco GIASI Leonardo Pompeo D’ALESSANDRO Alessio GAGLIARDI Alexander HÖBEL Anna TONELLI Tommaso BARIS Carlo SPAGNOLO Molly TAMBOR Andrea GUISO Patrizia DOGLIANI Marco FINCARDI Giulio AZZOLINI Daniela SARESELLA Ermanno TAVIANI Marco DI-MAGGIO e Gabriele SIRACUSANO Teresa MALICE Maria Luisa RIGHI Massimo ASTA Bruno SETTIS Luca BALDISSARA Michele COLUCCI Valentina CASINI Guido PANVINI Chiara GIORGI e Ilaria PAVAN Vanessa ROGHI Maud Anne BRACKE Grazia PAGNOTTA Gianluca FIOCCO Sandro GUERRIERI Paolo CAPUZZO Michele DI-DONATO Gregorio SORGONA’ Silvio PONS”,”Il comunismo italiano nella storia del Novecento.”,”saggi di Francesco GIASI Leonardo Pompeo D’ALESSANDRO Alessio GAGLIARDI Alexander HÖBEL Anna TONELLI Tommaso BARIS Carlo SPAGNOLO Molly TAMBOR Andrea GUISO Patrizia DOGLIANI Marco FINCARDI Giulio AZZOLINI Daniela SARESELLA Ermanno TAVIANI Marco DI-MAGGIO e Gabriele SIRACUSANO Teresa MALICE Maria Luisa RIGHI Massimo ASTA Bruno SETTIS Luca BALDISSARA Michele COLUCCI Valentina CASINI Guido PANVINI Chiara GIORGI e Ilaria PAVAN Vanessa ROGHI Maud Anne BRACKE Grazia PAGNOTTA Gianluca FIOCCO Sandro GUERRIERI Paolo CAPUZZO Michele DI-DONATO Gregorio SORGONA’ Silvio PONS Rottura del gruppo dirigente del Pcdi (pag 89) (Bordiga, Fortichiari ecc.) Le origini della Fgcdi (FGCD’I) (1921-1949) (nasce nel 1921..) (pag 210)”,”PCIx-495″ “PONSI Alberto”,”Partito unico e democrazia in URSS. La costituzione sovietica del 1936.”,”””In tal modo, non solo è stato portato a termine il processo di “”espropriazione degli espropriatori”” (liquidazione del nepman e dello speculatore commerciale, liquidazione dei kulaki come classe), ma è anche storicamente scomparsa “”la porcheria della proprietà della terra”” di cui parlava Marx, che riteneva la sua liquidazione una necessaria “”riforma dell’agricoltura””, “”alfa e omega della futura rivoluzione””, ‘senza’ la quale la società si sarebbe trovata in uno stato di sottoalimentazione, “”e padre Malthus si sarebbe trovato nel giusto””. (intervento di Bucharin, 1936) (pag 171) Alberto PONSI è nato a Viareggio nel 1951.Laureato in Storia moderna all’università di Firenze. Attualmente è borsista presso la Fondazione Feltrinelli.”,”RUSU-221″ “PONSI Alberto”,”Partito unico e democrazia in URSS. La costituzione sovietica del 1936.”,”Alberto Ponsi è nato a Viareggio nel 1951. Laureato in storia moderna all’università di Firenze, attualmente è borsista presso la Fondazione Feltrinelli.”,”RUSU-115-FL” “PONSO Marzia”,”Cosmopoliti e patrioti. Trasformazioni dell’ideologia nazionale tedesca tra Kant e Hegel (1795-1815).”,”Marzia Ponso ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso l’Università di Torino, dove attualmente è assegnista del Dipartimento di Studi Politici e dell’Istituto di Studi storici Gaetano Salvemini. Vi svolge ricerche sulla storia delle dottrine politiche nella Germania moderna e contemporanea.”,”GERx-033-FL” “PONSOT Pierre”,”Les grèves de 1870 et la Commune de 1871 au Creusot.”,”Le Creusot, petit ville du département de Saône-et-Loire, arrondissement d’Autun, a son nom inscrit dans l’histoire de l’industrie française et dans l’histoire des luttes ouvrières. Sa renommée a été portée dans le monde entier sur les canons ou les ponts métalliques sorti de ses usines, quelquefois aussi par la nouvelle d’une flambée de révolte ouvrière; et le nom de Schneider est devenu en France le symbole du grand capitalisme industriel”” (pag 7)”,”MFRx-346″ “PONTAROLLO Enzo”,”Il salvataggio industriale nell’Europa della crisi.”,”Enzo Pontarollo è nato a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, nel 1946. Ha svolto i suoi studi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed il Ruskin College di Oxford. Attualmente (1976) insegna Economia del lavoro nell’Università di Trento ed è membro della Commissione nazionale per l’industria tessile.”,”EURE-121″ “PONTECORVO Bruno, a cura di Sergio AMADESI”,”Fermi e la fisica moderna.”,”FERMI lavorò a Los Alamos alla costruzione della bomba atomica e prese parte agli esperimenti sul primo prototipo.”,”SCIx-122″ “PONTEIL Felix”,”L’Eveil des nationalites et le mouvement liberal 1815 – 1848.”,”Felix PONTEIL è corrispondente dell’ Institut, Prof onorario alla Facoltà di Lettere e Scienze umane di Strasburgo, rettore dell’ Accademia di Besancon.”,”RAIx-054″ “PONTEIL Félix LUZZATTO Gino DUROSELLE Jean-Baptiste GOLLWITRZER Heinz WOODWARD Llewellyn BOURGIN Georges PORTAL Roger HANTSCH Hugo PERTICONE Giacomo VICENS VIVES Jaimes FREYMOND Jacques SCHNABEL Franz DROZ Jacques MEDLICOTT W.N.”,”L’Europe du XIXe et du XXe siécle (1870-1914). Problèmes et interprétations historiques. Volume I.”,”Centinaia di autori citati nel testo, l’indice dei nomi è alla fine del secondo volume Saggio di Jean Baptiste Duroselle: ‘L’évolution culturelle’ (pag 77-134) (contiene tra l’altro: ‘Il tempo e lo spazio. Il tempo e la dialettica marxista, il rapporto tra Marx e Bergson, Darwin e Bergson. Il movimento storico e la nascita dell’erudizione tedesca (…) I marxisti. Lenin e l’idea di Stato) Saggio di Jacques Freymond, ‘Nationalité – Equilibre’ (pag 431-462) (contiene tra l’altro: nazionalità e rottura dell’ equilibrio: il dibattito sulle cause della guerra)”,”STOx-288″ “PONZANI Michela”,”Processo alla Resistenza. L’eredità della guerra partigiana nella Repubblica, 1945-2022.”,”Michela Ponzani (Roma, 1978) insegna Storia contemporanea all’Università degli studi di Roma ‘Tor Vergata’. Autrice e onduttrice tv per Rai Storia è stata borsista della Fondazione Luigi Einaudi di Torino e consulente dell’Archivio Storico del Senato della Repubblica. Ha pubblicato: ‘Figli del nemico. Le relazioni d’amore in tempo di guerra, 1943-1948’ (Laterza, 2015), e con Massimiliano Griner, ‘Donne di Roma. La lunga strada dell’emancipazione femminile nella città eterna’ (Rizzoli; 2017). Con Einaudi: ‘Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, “”amanti del nemico””, 1940-45′, (2021) con Rosario Bentivegna. (…) Questo saggio della Ponzani è dedicato al difficile tema dell’ eredità della Resistenza nella Repubblica, cioè al modo in cui lo Stato, dopo la tragedia della dittatura e della guerra, ha affrontato la stagione della ricostruzione di uno spirito unitario, di una convivenza tra italiani. (…) Permane la sensazione che nella nostra storia nazionale si sia troppo in fretta rimosso il carattere drammatico del conflitto tra libertà e autoritarismo, tra democrazia e dittatura che ha segnato buona parte del nostro Novecento. Quella che Claudio Pavone ha coraggiosamente definito una «guerra civile» è stata superata troppo rapidamente, rimossa e quindi continua a permanere, sotto traccia, nella coscienza della nazione. (….) Chi ebbe la responsabilità di assicurare la transizione dalla dittatura alla democrazia, chi dovette affrontare la dura condizione dello sconfitto e ricostruire un sistema di relazioni internazionali che aiutasse il Paese a risollevarsi, chi doveva essere partecipe di un nuovo conflitto politico che si delineava in un mondo che scopriva nuove faglie, lungo la linea della libertà, persino tra le file dei vincitori; insomma, chi governava l’ Italia del dopoguerra aveva la necessità di chiudere la stagione precedente, di superarla. De Gasperi, il 10 giugno del 1946, esclamò davanti ai Paesi vincitori queste parole dolenti: «Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato». (…) Lo stesso Togliatti, con l’amnistia che tante critiche sollevò, si proponeva un obiettivo analogo e consentì l’uscita dal carcere di più di diecimila fascisti (chissà cosa ne direbbero oggi sui social), compresi agenti dei servizi e responsabili di fatti gravi. Il libro di Ponzani documenta una casistica dettagliata delle aberrazioni interpretative che la magistratura fece di un testo legislativo già abbastanza generoso. Vale quello che scrisse, come esempio, Piero Calamandrei a Dante Livio Bianco. «L’appartenente alle brigate nere che ha saccheggiato la casa di un antifascista e che magari tiene ancora presso di sé la mobilia rubata, non potrebbe essere individualmente condannato al risarcimento dei danni o alle restituzioni perché il suo delitto sarebbe coperto dal fatto di guerra». Molti esponenti della Resistenza furono processati perché «fu anzitutto la mancata equiparazione dei partigiani ai membri effettivi delle forze armate, ad aprire le porte a un giudizio di irregolarità per le azioni di resistenza, valutate come episodi di criminalità comune». Aggiunge l’autrice: «E mentre ex fascisti e collaborazionisti della Rsi, autori di stragi e crimini contro civili, sarebbero stati assolti, riabilitati e persino graziati per aver “”obbedito ad ordini militari superiori”” o semplicemente per la loro natura «di buoni padri di famiglia», i partigiani sarebbero stati giudicati come responsabili (sia pure in via indiretta) per le rappresaglie scatenate dai nazifascisti, per non essersi consegnati al nemico». E il caso delle Fosse Ardeatine. Di quella strage assurda, in cui furono uccisi anche ragazzini innocenti, si discute da anni non per la ferocia dei nazisti o la collaborazione dei fascisti che compilarono le liste, ma per mettere in discussione la liceità di un’azione partigiana che rientrava nella guerra all’occupante straniero. Scrisse la Cassazione nel 1954, a proposito dei partigiani gappisti chiamati sul banco degli accusati, come fosse «inconcepibile che potesse qualificarsi illecito quel che ormai era legittimamente considerato atto di guerra e anzi, come tale, meritevole di speciale menzione» e aggiunse, per evitare un capovolgimento dei ruoli di responsabilità: «Non rei, da una parte, ma combattenti; non semplici vittime di un’azione dannosa dall’altra ma caduti per la Patria».”,”ITAR-358″ “PONZIO Augusto”,”Responsabilità e alterità in Emmanuel Lévinas.”,”Emmanuel Lévinas (Kaunas, Lituania 1906) è certamente una figura fondamentale della filosofia europea di questo secolo. Augusto Ponzio (1942) è professore ordinario di Filosofia del linguaggio e direttore dell’Istituto di filosofia e Scienza del linguaggio nell’Università di Bari. Ha fondato e dirige la rivesta Athanor. Arte letteratura semiotica filosofia.”,”FILx-106-FL” “PONZIO Augusto”,”Persona umana, linguaggio e conoscenza in Adam Schaff.”,”””«L’essere umano non è un’astrazione immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l’insieme dei rapporti sociali». In questa enunciazione di Marx, contenuta nelle ‘Tesi su Feuerbach’, Schaff individua la specificità dell’impostazione marxista del problema dell’individuo che la pone in netto contrasto sia con l’esistenzialismo e il personalismo (1) – per la loro visione astratta della persona umana quale individuo isolato – sia con le interpretazioni in senso naturalistico, biologistico del rapporto sociale, cioè come mero rapporto fra rappresentanti della stessa specie (2). La concezione marxiana dell’individuo, quale risulta già nella VI delle ‘Tesi su Feuerbach’, costituisce altresì la confutazione dell’interpretazione in senso esistenzialista del giovane Marx sostenuta da parte di alcuni «marxisti» che, deformando il pensiero degli scritti giovanili di Marx e in contrasto con la realtà storica, contrappongono il giovane Marx al Marx dell’età matura e Marx ad Engels. Schaff non è contrario allo studio del giovane Marx che si proponga di ricercare una risposta alle questioni umane e ai problemi dell’individuo che soprattutto l’esistenzialismo ha il merito di aver direttamente affrontato; ciò che respinge è invece l’interpretazione esistenzialistica del giovane Marx connessa con l’accettazione – tanto più criticabile quando avviene in ambienti marxisti (3) – della concezione esistenzialistica o personalistica dell’individuo. In Marx, secondo Schaff, non solo i problemi dell’individuo sono adeguatamente impostati, ma è possibile trovare anche – e proprio nel giovane Marx – la critica all’impostazione esistenzialista di quei problemi”” (pag 35-36) [Augusto Ponzio, ‘Persona umana, linguaggio e conoscenza in Adam Schaff’, Dedalo, Bari, 1974] [(1) La critica dell’esistenzialismo è rivolta da Schaff in ‘La filosofia dell’uomo’ (1961) (…); (2) Cfr. A. Schaff, ‘La filosofia dell’uomo, cit., pp. 26-27; (3) Schaff si riferisce nella ‘Filosofia dell’uomo’, direttamente a L. Kolakowski: v. p. 32. A questo proposito v. A. Martini, ‘Una polemica polacca (L. Kolakowski e A. Schaff)’, in ‘Rivista di filosofia’, 1963, pp. 209-218]”,”TEOC-007-FRR” “POOL James POOL Suzanne”,”Who Financed Hitler. The Secret Funding of Hitler’s Rise to Power 1919-1933.”,”””If money go before, all ways do lie open.”” Shakespeare Foto pag 265, Henry Ford riceve la Gran Croce dell’ Aquila Germanica dai rappresentanti di Hitler. Tra i più famosi contributori esteri al partito di HITLER vi erano l’ americano Henry FORD, Benito MUSSOLINI, il magnate del petrolio anglo-olandese Henri DETERDING. Poi i nazisti cavavano fino all’ ultimo penny dalle tasche degli iscritti. Tutto questo suggerisce l’idea che ciò dovrebbe essere classificato come un culto o una setta, non come un partito. “”Sebbene avesse simpatizzato con quasi ogni cosa detta da Hitler, Kirdorf non si unì immediatamente al partito nazional-socialista. Le differenze di classe separavano in modo troppo forte la grande figura industriale dal movimento nazista piccolo piccolo borghese. Fu solo attraverso una “”rispettabile”” introduzione che Hitler e Kirdorf alla fine ebbero un incontro personale in cui il vecchio tycoon del carbone fu completamente convinto alla causa nazista. Questa introduzione fu procurata da Frau Elsa Bruckmann, che era sempre stata un sollecito supporto per Hitler nell’ alta società. Ella scrisse a Kirdorf nell’ estate del 1927 dicendogli che “”come una entusiastica seguace del Führer, essa avrebbe avuto la missione di far incontrare lui (Hitler) con l’ uomo guida dell’ industria””. In seguito spiegò che un amico comune, il Principe Karl zu Loewenstein (anch’egli simpatizzante nazista), disse a lei che Kirdorf sarebbe stato interessato al Partito nazista. L’ incontro tra Hitler e Kirdorf avvenne il 4 luglio del 1927 in casa della Bruckmann a Monaco.”” (pag 141) “”E’ un fatto ben noto che Hitler cercò di ottenere l’ appoggio della comunità d’ affari dopo la depressione che distrusse la fiducia di molti industriali nella Repubblica di Weimar.”” (pag 142)”,”GERN-129″ “POORE Carol J.”,”German-American Socialist Literature, 1865-1900.”,”””This situation increased competition among different groups, made it easier for employers to play off one against other, contributed to the strengthening of a secure “”labor aristocracy”” within the AFL, and accordingly made union and socialist organizing more difficult”” (pag 70) L’attenzione di Engels per il movimento socialista americano. “”The American labor movement, along with the German SPD (which continued to increase its share of the electorate in spite of the Anti Socialist Laws), was regarded by many as the most advanced in the world. The comments of the French newspaper ‘Le Socialiste’ in May of 1886 on the Haymarket bombing were typical: “”The social revolution announces itself in the United States… and is the tocsin for the social revolution in England, France, Germany, in a word, in all the civilized world”” (179). And Friedrich Engels, in his preface to the American edition (1887) of ‘The Condition of the Working Class in England’, stated with great enthusiasm that “”during these ten months, a revolution has been accomplished in American society such us, in any other country, would have taken at least ten years. In February 1885, American public opinion was almost unanimous on this one point; that there was no working class, in the European sense of the word, in America; that consequently no class struggle between workmen and capitalists, such as tore European society to pieces, was possible in the American Republic; and that, therefore, socialism was a thing of foreign importation which could never take root on American soil. And yet, at the moment, the coming class struggle was casting its gigantic shadow before it in the strikes of the Pennsylvania coal miners, and of many other trades, and especially in the preparations, all over the country, for the great eight hours’ movement which was to come off and did come off in the May following. … No one could then foresee that in such a short time the movement would burst out with irresistible force, would spread with the rapidity of a prairie fire, would shake American society to its very foundations. (…)”” [Carol J. Poore, German-American Socialist Literature, 1865-1900, 1982] (pag 69) [(179) Quoted in R.L. Moore, European Socialists and the American Promised Land, 1970, p. 71]”,”MUSx-291″ “POPE Stephen”,”Dictionary of Napoleonic Wars.”,”POPE Stephen è un ex-studioso di Storia moderna ad Oxford. E’ coautore di altri dizionari (2° guerra mondiale, prima guerra mondiale ecc.). Napoleone vs Scharnhorst: “”Dopo che Tilsit ebbe ridotto l’ esercito prussiano ad una forza scheletrica di 42 mila uomini, egli fu promosso general-maggiore ed ebbe il compito di procedere alla riforma come Direttore del Dipartimento della Guerra. Il periodo di Scharnhorst nel suo ufficio dal 1808 al 1810, quando le pressioni di Napoleone lo forzano alle dimissioni, è considerato come cruciale per il successivo rinascimento militare e per lo sviluppo di un nazionalismo popolare tedesco. In concerto con politici riformatori come Stein e Hardenberg, e aiutato da Gneisenau, egli modernizzò l’ organizzazione dell’ esercito …””. (pag 440) Strategia offensiva di Napoleone e contro-strategie difensive degli avversari. “”(…) Napoleone sviluppava con successo metodi alternativi di attacco strategico. (…) Quando si trovava in una posizione di forza, dovendo fronteggiare forze più numerose o forze disorganizzate, lanciava il grosso del suo esercito in una posizione dietro a quella nemica che poteva essere ignorata solo correndo enormi rischi, mirando a sviluppare confusione nell’ avversario che doveva volgersi indietro per proteggere le sue linee di comunicazione. Affidandosi sugli effetti psicologici della sorpresa e del potenziale isolamento, questo metodo sperimentato con successo a Ceva e Lodi nel 1796, fu impiegato due dozzine di volte nei successivi vent’anni. Quando Napoleone era fronteggiato da forze superiori, usualmente cercava di dividere il nemico, entrando a cuneo tra le sue parti, e affidandosi ad un rapido trasferimento di riserve batteva le singole frazioni dello schieramento avversario. La sua prima offensiva come Comandante in Capo, a Saorgio nell’ aprile 1796, è un modello di questa strategia, ed è fondamentale per la sua pianificazione per le campagne del 1814 e 1815. Napoleone non aveva il monopolio del successo strategico. La strategia peninsulare di base di Wellington consisteva in un’ esca per le forze francesi che venivano distrutte per mezzo di avanzate in posizioni che non potevano essere ignorate e difese dagli attacchi che seguivano, sia con attenti dispiegamenti difensivi sia con ritirate per far spezzare gli inseguitori esausti contro difese preparate. Sebbene forzata dalle circostanze, la strategia dell’ esercito russo di ritirata permanente applicata nel 1812, e la strategia della Sesta Coalizione durante le campagne del 1813-1814 furono altri esempi di successo negativo, il piano Trachenberg sosteneva la ritirata ovunque lo stesso Napoleone fosse al comando sul campo di battaglia e l’ avanzata sono contro i suoi subordinati intimiditi.”” (pag 463)”,”QMIx-135″ “POPE Dudley”,”Life in Nelson’s Navy.”,”POPE Dudley Bernard Egerton: (29 dicembre 1925 – 25 aprile 1997) britannico (nato ad Ashford, nel Kent) autore di narrativa nautica e saggistica. Storico navale specializzato nell’età di Orazio Nelson. All’età di sedici anni si unì alla marina mercantile come cadetto. La sua nave fu silurata l’anno successivo (1942). Trascorse due settimane su una scialuppa di salvataggio con pochi altri sopravvissuti. Nel 1944 divenne corrispondente della marina e della difesa a Londra all’Evening News. Da lì si dedicò alla lettura e alla scrittura di storia navale. Dal 1953 cominciò a vivere sulle barche, dove scrisse buona parte di suoi saggi. Riproduzione e caratteristiche della HMS Victory. «Questo libro insolito è un resoconto altamente fruibile della vita navale a terra e in mare alla fine del XVIII secolo. Sebbene la Royal Navy ai tempi di Nelson sia un argomento avvincente, l’unico modo in cui il lettore moderno, fino ad ora, è stato in grado di scoprire molto al riguardo è stato leggere faticosamente i giornali di bordo originali delle navi, i verbali delle corti marziali, i documenti delle navi stampati privatamente e i manuali. Ora, Pope, ci ha fornito una vivida descrizione della vita in mare nella Marina di Nelson. Ecco una giornata tipo a bordo di una nave da guerra. (…) Racconta come funzionavano realmente le press gangs [ndr: volgarizzazione di impressment arruolamento per costrizione] e come veniva costruita una nave da guerra. Attraverso una ricchezza di dettagli affascinanti, spiega che per ottenere il legname necessario per costruire una nave di linea da 74 cannoni, si dovettero abbattere 50 acri di querce.» (dal risvolto di copertina; traduz. d. r.) «La vita in mare ai tempi di Nelson è un argomento che fin dall’epoca vittoriana è stato grossolanamente distorto, in particolare dagli scrittori romantici. Ad esempio, si dà molta importanza alla “”press gang”” (…) (ma si scorda che) durante la seconda guerra mondiale in Gran Bretagna vigeva la coscrizione obbligatoria. È stato detto che i marinai feriti nella guerra contro Napoleone furono abbandonati con le loro disabilità. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, ogni uomo che riceveva una pensione britannica per invalidità pari o inferiore al 45%, compreso io stesso, vide la sospensione della pensione. Ciò è stato fatto da un governo socialista (…)» (pag VII, prefazione dell’autore; traduz. d. r.)”,”QMIN-110-FSL” “POPEL Nikolaj”,”I carri avanzano all’ Ovest. La controffensiva sovietica dopo Stalingrado.”,”Tattica russa di inserimento tra i mezzi corazzati e la fanteria. “”Il sergente Tretjakov, commissario politico di una compagnia del mio battaglione, ha assunto il comando quanto tutti gli ufficiali erano caduti, ed è stato il primo a portare all’ attacco la sua compagnia. Sono andati a finire tra i carri armati e i fanti tedeschi. Senza l’ appoggio della fanteria, i carri devono fermarsi, e Tretjakov ha bloccato la fanteria. Ha preso possesso di alcune trincee, e i tedeschi non riescono a snidarli. Noi cerchiamo di aiutare Tretjakov con qualche colpo, ogni tanto; ma lui non può tornare indietro. E’ l’ una e mezza: Tretjakov e i suoi stanno combattendo da dodici ore (…). (pag 148) “”Nei combattimenti di Kursk ho imparato ad apprezzare soprattutto la saldezza di nervi, la capacità di controllarsi anche nei momenti disperati: di afferrare cioè la situazione, sviscerarla, prendere e attuare le decisioni più importanti. Il sette luglio fu una sequenza di momenti disperati””. (pag 151-152)”,”QMIS-090″ “POPEREN Jean”,”La gauche francaise. Le nouvel âge, 1958-1965.”,”POPEREN è stato uno dei fondatori del PSU. 47 anni (nel 1972) è maitre-assistant d’ histoire alla Sorbona e membro dell’ Ufficio esecutivo nazionale del partito socialista. E’ autore di varie opere. “”Spinta dalle circostanze, più che dalle critiche, a procedere a qualche ritocco, la direzione del PCF non tratta sulla questione delle “”alleanze””. Il PCF, e questa indicazione è ricca d’ insegnamenti per tutto il periodo a venire, si tiene, dopo il referendum come prima, al suo schema classico: non c’è un altro partner serio che la socialdemocrazia. Nell’ immediato, la dialettica della tattica del Fronte Unico esige una lotta accresciuta contro i dirigenti SFIO, assieme a un rafforzamento dell’ azione per il “”fronte unico alla base””. “”Occorre dunque parlare, dimostrare, spiegare in un linguaggio convincente per questi milioni di “”si”” e non prenderli contropelo””. Una lettera del Comitato centrale “”ai lavoratori socialisti”” critica il ruolo della SFIO nel maggio 1958; accusa G. Mollet d’ essere stato un “”briseur de grève””, poi conclude, all’ indirizzo dei destinatari: “”L’ essenziale dipende da voi. Vi chiediamo di finirla con l’ anticomunismo prima che sia troppo tardi.”” Thorez si scatena contro quelli che suggeriscono di rompere con la tattica del fronte unico””. (pag 113)”,”FRAP-086″ “POPHAM Hugh”,”A Damned Cunning Fellow. The Eventful Life of Rear-Admiral Sir Home Popham, 1762-1820.”,”Da Wikipedia, l’enciclopedia libera Sir Home Riggs Popham Il contrammiraglio Sir Home Riggs Popham , KCB , KCH (12 ottobre 1762 – 20 settembre 1820), era un comandante della Royal Navy che prestò servizio contro i francesi durante le guerre rivoluzionarie e napoleoniche . È ricordato per i suoi successi scientifici, in particolare per lo sviluppo di un codice di segnale adottato dalla Royal Navy nel 1803. Primi anni di vita Infanzia Home Popham nacque a Gibilterra il 12 ottobre 1762, quindicesimo figlio di Joseph Popham, console britannico a Tétouan in Marocco , e della sua prima moglie Mary, nata Riggs. È probabile che il nome del bambino sia stato scelto per onorare l’ex governatore di Gibilterra William Home . Mary Popham morì un’ora dopo la nascita di Home, per complicazioni associate al parto. Nove mesi dopo Joseph sposò Catherine Lamb, che divenne responsabile della crescita di Home e dei suoi fratelli. La coppia ebbe anche altri sei figli. [1] Nel 1769 Joseph Popham fu costretto a dimettersi dalla carica di console dopo una disputa personale con l’imperatore marocchino riguardo alla pirateria contro i mercantili inglesi. Il governo britannico successivamente incolpò Joseph Popham per il disaccordo, con il governatore di Gibilterra Edward Cornwallis che lo descrisse come un “”uomo onesto e ben intenzionato”” che aveva avuto “”scarso successo”” e da quel momento in poi era “”una persona inappropriata per servire Sua Maestà [come console]. “” [1] La famiglia Popham tornò in Inghilterra, stabilendosi prima a Chichester e poi a Guernsey. Joseph cercò ulteriori incarichi diplomatici, ma riuscì solo ad assicurarsi una pensione governativa annuale di £ 200, che non era sufficiente a coprire i debiti contratti durante il suo consolato marocchino.Stephen Popham che allora era un avvocato di successo. Nel 1772 Home fu mandato alla Westminster School di Londra, dove rimase per tre anni. Suo padre Joseph morì a Guernsey nel 1774. [1] Il 3 gennaio 1776 Home fu ammesso a proseguire gli studi al Trinity College di Cambridge . [2] La sua educazione potrebbe essere stata pagata da suo fratello Stephen o dal capitano Edward Thompson , un amico di famiglia. Non c’è traccia di Home che risieda effettivamente a Cambridge o che partecipi a lezioni. Nell’aprile 1778 abbandonò gli studi e si arruolò nella Royal Navy come abile marinaio a bordo della fregata HMS Hyaena di recente costruzione di Thompson . [1] I primi viaggi Popham prestò servizio sotto la bandiera dell’ammiraglio George Rodney fino alla fine della guerra d’indipendenza americana . Nel 1781 era a bordo della HMS Shelanagig quando i francesi del conte di Grasse la catturarono vicino a Santa Lucia . Popham fu scambiato e rimesso in servizio. Nel 1783 fu promosso tenente e per un certo periodo fu impegnato in servizio di ricognizione sulla costa africana . [3] Tra il 1787 e il 1793 fu impegnato in una serie di imprese commerciali nel Mare Orientale, navigando prima per la Compagnia Imperiale di Ostenda, e poi sull’Etrusco, nave che acquistò e in parte caricò lui stesso. [3] Durante questo periodo effettuò diversi rilievi e rese alcuni servizi alla Compagnia britannica delle Indie Orientali , che furono ufficialmente riconosciuti. Nel 1793, tuttavia, la sua nave fu sequestrata, in parte perché trasportava contrabbando, e in parte perché stava violando il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali. Il valore della sua perdita è stato stimato a £ 70.000 ed è stato coinvolto in un contenzioso. Nel 1805 ottenne un risarcimento per un importo di £ 25.000. Il caso era difficile, perché senza dubbio stava navigando con la consapevolezza dei funzionari in India . [3] Servizio nelle guerre con la Francia Mentre questa disputa era in corso, Popham aveva ripreso la sua carriera di ufficiale di marina. Prestò servizio nell’esercito del Duca di York nelle Fiandre come “”sovrintendente della navigazione interna”” e si conquistò la sua fiducia. La protezione del duca fu esercitata con così tanto effetto che Popham fu promosso comandante nel 1794 e capitano di posta nel 1795. Fu quindi impegnato per diversi anni a cooperare a livello navale con le truppe della Gran Bretagna e dei suoi alleati. [3] I suoi conti per la riparazione della sua nave a Calcutta furono la scusa per un attacco contro di lui e per addebitargli l’importo. Era proprio il momento della riforma generale dei cantieri navali, e c’era molta diffidenza nell’aria. Era anche vero che a Lord St. Vincent Popham non piaceva, e che Benjamin Tucker (1762–1829), segretario dell’Ammiragliato, che era stato segretario dell’ammiraglio, era la sua creatura e adulatore. Tuttavia, Popham non era l’uomo da eliminare senza uno sforzo. Portò il suo caso davanti al Parlamento e poté dimostrare che c’era stata, se non deliberata disonestà, almeno la più grossolana negligenza da parte dei suoi aggressori. [3] Nella primavera del 1798 l’Ammiragliato creò i Sea Fencibles , una forza di milizia costiera, seguendo un piano di Popham. [4] L’8 maggio 1798 Home Popham guidò una spedizione a Ostenda per distruggere le chiuse del canale di Bruge. La spedizione sbarcò un contingente di 1.300 soldati dell’esercito britannico sotto il comando del maggiore generale Coote . Le truppe hanno bruciato alcune navi nel porto prima di far saltare in aria chiuse e cancelli del canale. Le sue forze allora circondate dovettero arrendersi poiché i venti avversi ne impedirono il reimbarco. [5]Fu durante questo periodo, forse in cattività, prima di tornare a casa, che Popham iniziò a lavorare su un manuale di istruzioni standard per i segnali per la Royal Navy. La comunicazione da nave a nave era molto casuale: un sistema di flotta che proteggesse le fregate vulnerabili in stazione era essenziale per risparmiare tempo e materiale. Il carattere globale della marina richiedeva il collegamento a formazioni di flotte più grandi. Durante il servizio sulla HMS Romney nella battaglia di CopenaghenPopham testò la sua attrezzatura telegrafica. Ha agito come ufficiale di collegamento con la corte danese fuori dalla stazione di Elsinore. Popham era sotto la direzione dell’ammiraglio Archibald Dickson quando ideò l’alzabandiera a due o tre bandiere, in cui ogni segno era un numero e ogni combinazione un diverso stato di preparazione. Il vocabolario era limitato e totalmente nautico, adeguato a un comando diretto. A Copenaghen le barche potevano essere mandate a terra, ma non era necessario utilizzare solo i segnali di bandiera. Popham fu profondamente incoraggiato da Lord Spencer, primo Lord dell’Ammiragliato, che consigliò la pubblicazione dei libri di segnalazione. [6] I nuovi segnali furono immensamente utili a Nelson a Trafalgar per sviluppare in segreto le tattiche della marina. Popham dimostrò che McArthur, il suo critico e rivale, si sbagliava; I libri di Popham furono stampati più volte dopo la battaglia.[7] Spedizione nel Mar Rosso All’inizio del 1801 Popham portò diversi reggimenti al Capo di Buona Speranza. Quindi imbarcò il 22esimo e il 61esimo reggimento di fanteria e la guarnigione sui suoi trasporti e avrebbe dovuto partire il 28 febbraio per una spedizione segreta. All’epoca si pensava che sarebbe salpato per attaccare le colonie spagnole nel Río de la Plata . [8] Invece, Popham salpò per il Mar Rosso per sostenere la spedizione del generale Baird in Egitto per aiutare il generale Ralph Abercromby a espellere i francesi da lì. Il 23 maggio 1801 prelevò dalla tesoreria di Cuvera 6.000 dollari spagnoli per le navi di Sua Maestà durante la spedizione mentre lei si trovava sulle strade di Judda . [9] Il 14 giugno 1802 il trasporto Calcutta naufragò sulla costa egiziana nel Mar Rosso. Trasportava 331 uomini dell’80 ° reggimento di fanteria e 79 seguaci indiani nativi. Romney arrivò il giorno successivo, così come due trasporti. Solo Romney è riuscita a far uscire le sue barche, ma sono riuscite a salvare e portare a riva tutti gli uomini tranne sette che erano morti nel tentativo di raggiungere la riva. Popham, a Romney , lasciò la HMS Duchess of York per recuperare tutto ciò che poteva essere recuperato e poi salpò per Suez da dove inviò la HMS Wilhelmina a raccogliere le truppe il 15 e riportarle in India. [10] Spedizione nel Río de la Plata Incaricato dal primo ministro Pitt nel 1805 di studiare i piani militari proposti dal rivoluzionario venezuelano Francisco de Miranda al governo britannico, Popham convinse poi le autorità che, poiché le colonie spagnole erano scontente, sarebbe stato facile promuovere una rivolta a Buenos Aires. . [4] Dopo aver collaborato con Sir David Baird nel recupero della stazione del Capo di Buona Speranza dagli olandesi nel gennaio 1806, [11] guidò l’ invasione britannica del Río de la Platasu Buenos Aires dalla brigata di 1500 uomini del generale Beresford con il suo squadrone. Oltre 100 uomini morirono di malattia lasciando 1400 soldati indeboliti al loro arrivo; ma i coloni spagnoli, sebbene scontenti, non erano disposti ad accettare il dominio britannico. Insorsero contro i soldati sbarcati e li fecero prigionieri. Le navi di Popham bombardarono la cittadella presa, ma fu richiamato e censurato da una corte marziale per aver lasciato la sua stazione. [12] Nonostante il suo imbarazzo, la City di Londra gli conferì una spada d’onore per i suoi sforzi volti ad “”aprire nuovi mercati””, e la sentenza gli fece un danno limitato. [3] Dalla Spagna alla stazione del Nord America Nel 1806 Popham fu nominato stalliere di camera del duca di Gloucester. Con un collaboratore, John Goodhew, pubblicò un codice generale dei segnali per l’uso della marina di Sua Maestà , in cui c’erano solo dodici bandiere raddoppiate per far sì che fossero usate ventiquattro bandiere e nessun numero. La variazione è stata fornita da un ciondolo e sono state apportate modifiche alla chiave per mantenere la segretezza. Ma il sistema originale di Popham offriva all’Ammiragliato un’enorme varietà di segnali da inviare interpolati da tabelle con segnati i luoghi di tutto il mondo. Quello di Popham era complesso e sofisticato per l’epoca, ma limitato da un alfabeto biforcato. [13] Nel 1807 Lord Gambier lo nominò capitano della flotta per la seconda spedizione di Copenaghen . [4] Nel 1809 passò al comando della HMS Venerable , che continuò a comandare con successo contro i francesi in Spagna. [14] Le istruzioni di Popham erano di uso generale nel 1812 in tutta la Royal Navy. Ma c’erano dei dubbiosi, come un grande ammiraglio scettico, Sir George Berkeley, che si rifiutò di usare i segnali e non riuscì a capirne il punto. [15] Nel 1812 e nel 1813 fu di stanza sulla costa settentrionale della Spagna dove lavorò con i guerriglieri spagnoli per tormentare con successo le truppe francesi e assaltare le fortezze francesi sui Paesi Baschi .costa mentre Wellington avanzava attraverso la Spagna. [4] Fu promosso contrammiraglio nel 1814 e nominato Cavaliere Comandante dell’Ordine del Bagno nel 1815. [16] Ciò fu coronato da un dono personale del Principe Reggente al Cavaliere Comandante dell’Ordine Reale Guelfo nel 1818. [4] Servì come comandante in capo della stazione Jamaica dal 1817 al 1820. [17] Parlamento Popham fu membro del Parlamento (MP) per Yarmouth dal 1804 al 1806, per Shaftesbury dal 1806 al 1807 e per Ipswich dal 1807 al 1812. Morte ed eredità Morì a Cheltenham l’11 settembre 1820 all’età di 57 anni, lasciando una famiglia numerosa. Fu sepolto il 16 settembre nel cimitero di St Michael and All Angels a Sunninghill, Berkshire , vicino a casa sua, Titness Park . Sua moglie morì a Bath nel 1866 all’età di 94 anni . Popham era uno dei marinai più scientifici del suo tempo. Svolse un lavoro di rilevamento molto utile e fu l’autore del codice che utilizzava le bandiere di segnalazione adottate dall’Ammiragliato nel 1803 e utilizzate per molti anni. [3] Questi erano usati soprattutto per il segnale “” L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere “”. Una notevole opposizione all’adozione del codice da parte dell’Ammiragliato fu presentata dagli ammiragli Hood e St Vincent. Al Primo Lord Sir John Laughton sono bastate solo 29 parole per respingere quel codice adottato dall’ammiraglio Nelson. Fu solo nel 1816 che i pregiudizi contro la precedente corte marziale di Popham furono messi da parte e la brillantezza del sistema fu pienamente riconosciuta. [19]”,”QMIN-090-FSL” “POPKIN Richard H.”,”Storia dello scetticismo. (Tit.orig.: History of the Skepticism)”,”Richard H. POPKIN considerato uno dei massimi studiosi americani di filosofia moderna è professore emerito presso la Washington University a St. Louis e professore aggiunto di storia e filosofia presso l’UCLA. E’ direttore fondatore dell’International Archives of the History of Idea e presidente del Journal of the History of Philosophy. Per le opere v. 4° cop.”,”FILx-416″ “POPKIN Jeremy D.”,”Haiti. Storia di una rivoluzione.”,”Jeremy Popkin illustra con chiarezza i concitati eventi della Rivoluzione haitiana dalla rivolta degli schiavi nella colonia francese di Saint-Domingue nel 1791, con l’affermazione del leader Toussaint Louverture, alla Dichiarazione di indipendenza nel 1804 al suo consolidamento nei successivi decenni. Jeremy D. Popkin insegna Storia alla University of Kentucky e ha scritto ‘Facing Racial Revolution. Eyewitness Accounts of the Haitian Insurrection’ (2007), ‘You Are All Free. The Haitian Revolution and the Abolition of Slavery’ (2010), ‘A New World Begins. The History of the French Revolution’ (2019). “”La lunga lotta cominciata con la doppia insurrezione degli schiavi e dei liberi di colore dell’agosto 1791 era infine culminata nella creazione di uno stato indipendente guidato da neri. Ma nel 1805 il futuro di Haiti restava sospeso nell’incertezza”” (pag 184) “”Toussaint Louverture era in un certo senso destinato a diventare la figura più importante di Saint-Domingue, ma le insurrezioni rivoluzionarie del periodo 1791-93 fecero emergere anche degli altri leader influenti. Pierre Pinchinat, leader libero di colore che era stato protagonista delle trattative sui concordati con i monarchci bianchi del 1791-92, passò dalla parte dei repubblicani alla fine del 1792 e continuò a esercitare una forte influenza tra i membri di tale gruppo. A partire dal 1792 fu tuttavia messo in ombra da André Rigaud, comandante dell’esercito libero di colore della Provincia sud. Operando in maniera autonoma dal generale Laveaux, che si trovava nel Nord, Rigaud riuscì a impedire alle forze britanniche a Port-au-Prince di riunirsi con quelle di stanza nella Grand’Anse, all’estremità occidentale della penisola meridionale. (…)”” (pag 98-99)”,”AMLx-195″ “POPPER Karl R.”,”La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti. Volume 2.”,”POPPER (Vienna 1902, Kenley 1994) è considerato il maggior filosofo della scienza del XX secolo.”,”TEOC-124″ “POPPER Karl R.”,”La società aperta e i suoi nemici. Platone totalitario. Volume 1.”,”POPPER (Vienna 1902, Kenley 1994) è considerato il maggior filosofo della scienza del XX secolo.”,”TEOC-128″ “POPPER Karl R.”,”Contro Marx.”,”””Le simpatie marxiste del giovane Popper. In più di una delle sue opere, POPPER ha affermato di essere stato, sia pur per pochi mesi e durante la sua giovinezza, un convinto comunista.”” (dall’ introduzione) POPPER (Vienna 1902- Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. “”Non aveva forse Marx stesso messo in ridicolo un seguace di Comte che lo aveva criticato nella ‘Revue Positiviste’ perché non si preoccupava di programmi pratici? “”La ‘Revue Positiviste’, aveva sprezzantemente replicato Marx, mi rimprovera, da una parte, di aver trattato metafisicamente l’economia, dall’altra parte – indovinate un po’ – di essermi limitato a una scomposizione puramente critica del dato, invece di prescrivere ricette (comtiane?) per l’osteria del futuro”””” [Karl R. Popper, Contro Marx, 2000] (pag 93)”,”TEOC-155″ “POPPER Karl R.”,”Un universo di propensioni. (Tit.orig.: A World of Propensities)”,”POPPER Karl R. è nato a Vienna nel 1902 dove ha vissuto e studiato fino al periodo dell’ occupazione nazista. Dopo aver insegnato per anni in una università della Nuova Zelanda, è tornato in Europa alla fine della seconda guerra mondiale come professore di logica e metodologia scientifica alla LSE London School of Economics dove è rimasto fino al 1969. Tra le sue opere ‘Un argomento per l’ indeterminismo’ (1982), ‘Logica della scoperta scientifica’ (1935). “”Il futuro è aperto. Ed è particolarmente ovvio che nel caso dell’ evoluzione della vita il futuro fu sempre aperto. E’ chiaro che nell’ evoluzione della vita ci furono possibilità quasi infinite. Ma esse furono possibilità largamente esclusive: così la maggior parte dei passi evolutivi erano scelte esclusive che distruggevano molte possibilità. Di conseguenza, solo relativamente poche propensioni poterono realizzarsi. Nondimeno la varietà di quelle realizzatesi è stupefacente. Io credo che si sia trattato di un processo in cui si sono fusi sia accidenti che preferenze, preferenze degli organismi per certe possibilità: gli organismi erano in cerca di un mondo migliore. E le possibilità preferite erano, in verità attraenti.”” (pag 33)”,”SCIx-204″ “POPPER Karl R.”,”Dopo ‘La società aperta’.”,”””E in che modo questi nemici (Storicismo -il mito del destino, collettivismo, antirazionalismo, ndr) sono collegati con i nomi di Platone, di Hegel e di Marx? In che modo questi tre uomini possono essere definiti come “”falsi profeti?””, la cui influenza è pericolosa? Nel mio libro ho cercato di dimostrare dettagliatamente che le idee del fascismo derivano tutte da Hegel. Nessuno dei miei critici ha risposto a questa accusa. Ma se Hegel è condannato, deve crollare anche una parte considerevole del marxismo: non la sua accusa dell’ingiustizia della società, né la sua insistenza sulla nostra responsabilità per i mali e le sofferenze sociali, ma il suo lato profetico e la sua pretesa di essere scientifico.”” (pag 277)”,”TEOS-215″ “POPPER Karl R.”,”Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica.”,”POPPER Karl R. nato a Vienna nel 1902 e morto in Inghilterra nel 1994, professore emerito alla London School of Economics and Political Science LSE, membro della Royal Society, dell’Institut de France, dell’Accademia italiana dei Lincei.”,”TEOP-282″ “POPPER Karl R.”,”Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica.”,”POPPER Karl R. nato a Vienna nel 1902 e morto in Inghilterra nel 1994, professore emerito alla London School of Economics and Political Science LSE, membro della Royal Society, dell’Institut de France, dell’Accademia italiana dei Lincei.”,”TEOP-283″ “POPPER Karl R.”,”Il mito della cornice. Difesa della razionalità e della scienza.”,”Karl R. Popper (Vienna 1902 – Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. Nelle nostre edizioni sono apparse numerose sue opere tra cui ricordiamo. Conoscenza oggettiva, La società aperta e i suoi nemici, La ricerca non ha fine, L’io e il suo cervello, Alla ricerca di un mondo migliore, Verso una teoria evoluzionistica della conoscenza, Tre saggi sulla mente umana, Lo scopo della scienza, La scienza e i suoi nemici. Popper ha affermato di essere stato, nella primavera del 1919, un convinto marxista. Questo durò pochissimo, a diciassette anni – ha scritto popper – ero diventato antimarxista. Mi ero reso conto del carattere dogmatico del credo e della sua incredibile arroganza intellettuale.”,”SCIx-182-FL” “POPPER Karl R., a cura di Arne F. PETERSEN Jorgen MEJER, edizione italiana a cura di Fabio MINAZZI”,”Il mondo di Parmenide. Alla scoperta della filosofia presocratica.”,”Karl R. Popper (Vienna 1902 – Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. Nelle nostre edizioni sono apparse numerose sue opere tra cui ricordiamo. Conoscenza oggettiva, La società aperta e i suoi nemici, La ricerca non ha fine, L’io e il suo cervello, Alla ricerca di un mondo migliore, Verso una teoria evoluzionistica della conoscenza, Tre saggi sulla mente umana, Lo scopo della scienza, La scienza e i suoi nemici. Popper ha affermato di essere stato, nella primavera del 1919, un convinto marxista. Questo durò pochissimo, a diciassette anni – ha scritto popper – ero diventato antimarxista. Mi ero reso conto del carattere dogmatico del credo e della sua incredibile arroganza intellettuale. Arne F. Petersen, che ha raccolto e curato i saggi qui pubblicati, è docente nell’Università di Copenhagen. Fabio Minazzi, traduttore, curatore e prefatore dell’edizione italiana, è autore di una importante monografia su Popper.”,”FILx-109-FL” “POPPER Karl R.”,”Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica.”,”La dialettica dopo Hegel. Queste osservazioni valgono in modo particolare per il “”materialismo dialettico”” sviluppato da Marx (pag 563-573)”,”SCIx-180-FRR” “POPPINO Rollie E.”,”International Communism in Latin America. A History of the Movement, 1917-1963.”,”All’interno del capitolo II, ‘The Role of the Communist Parties’ si fa un po’ di storia delle origini dei vari partiti comunisti del continente sudamericano (da pag 55-95 Rollie E. Poppino è professore di storia latino-americana nell’Università di California (Davis). Ha svolto incarichi governativi come ‘Intelligence Research Specialist’ presso il dipartimento di stato americano (1954-1961).”,”MALx-062″ “PORCARI Luigi”,”Così si resisteva.”,”PORCARI Luigi nato a Parma nel 1905, iscritto nel 1924 alla Federazione giovanile comunista, conobbe GRAMSCI, nel 1927 venne arrestato e condannato tra tribunale speciale a 12 anni. Dopo dieci anni di carcere riprese l’ attività politica e più tardi svolse attività di organizzazione nella resistenza.”,”ITAR-026″ “PORCARO Mimmo”,”I difficili inizi di Karl Marx. Contro chi e per che cosa leggere “”Il Capitale”” oggi.”,”Mimmo PORCARO è nato a Napoli nel 1953. Laureato in filosofia vive e lavora a Torino dove è impegnato in una riflessione sui temi del marxismo, leninismo, movimento operaio. E’ membro del ‘Centro studi di Materialismo Storico’. Sta preparando un lavoro sul pensiero di Althusser (1986).”,”TEOC-511″ “PORCELLI Vito a cura; testo di Claude DELMAS e confronti antologici da K. CLAUSEWITZ P. MARAVIGNA J.S. HUXLEY V. MATHIEU R. MONDOLFO R. DAHRENDORF K. MARX F. ENGELS N. LENIN R. LUXEMBURG E. BERNSTEIN M. PELLICANI L. MAGRI H. MARCUSE V. TITONE M. DUVERGER H. ARENDT E.V. WALTER U. SPIRITO A. GRAMSCI J. CHESNEAUX E. COLLOTTI PISCHEL R. TABER G. LUKACS K. JASPERS S. MALDINI F. FORNARI A. GORZ L. BASSO”,”La guerra rivoluzionaria.”,”confronti antologici da K. CLAUSEWITZ P. MARAVIGNA J.S. HUXLEY V. MATHIEU R. MONDOLFO R. DAHRENDORF K. MARX F. ENGELS N. LENIN R. LUXEMBURG E. BERNSTEIN M. PELLICANI L. MAGRI H. MARCUSE V. TITONE M. DUVERGER H. ARENDT E.V. WALTER U. SPIRITO A. GRAMSCI J. CHESNEAUX E. COLLOTTI PISCHEL R. TABER G. LUKACS K. JASPERS S. MALDINI F. FORNARI A. GORZ L. BASSO”,”TEMx-011″ “PORCELLI Vito a cura; testo di BOURGIN Georges RIMBERT Pierre; confronti antologici da R. MONDOLFO V. PARETO Arturo LABRIOLA E. PACI E. DURKHEIM A. LANZILLO A. GRAMSCI W. SOMBART J. PROUDHON K. MARX F. ENGELS E. BERNSTEIN R. MARRIS”,”Il socialismo.”,”””(…) L’uomo può trovare significato nella vita, per breve e pericolosa che sia, soltanto dedicandosi alla società”” (pag 11) [Einstein in ‘Perché il socialismo’ (1949)] Si tratta di un volumetto della serie francese ‘Que sais-je?’ della PUF. Marx dalla ‘Miseria della filosofia’ “”(…) La borghesia inizia con un proletariato che è un resto del proletariato dei tempi feudali. Nel corso del suo sviluppo storico, la borghesia svolge necessariamente il suo carattere antagonistico, che all’inizio si trova ad essere più o meno dissimulato, non esistendo che allo stato latente. A misura che la borghesia si sviluppa, si sviluppa anche nel suo seno un nuovo proletariato moderno; si sviluppa una lotta fra la classe proletaria e la classe borghese, lotta che, prima di essere sentita dalle due parti, individuata, valutata, compresa, ammessa e proclamata ad alta voce, non si manifesta all’inizio che attraverso conflitti parziali e momentanei, attraverso episodi di sovversivismo. D’altra parte, se tutti i membri della moderna borghesia hanno i medesimi interessi in quanto formano una classe contrapposta a un’altra, hanno però interessi opposti, antagonistici, in tanto in quanto si trovino gli uni di fronte agli altri. Questa opposizione di interessi deriva dalle condizioni economiche della loro vita borghese. Di giorno in giorno diventa dunque più chiaro che i rapporti di produzione, entro i quali si muove la borghesia, non hanno un carattere unico, semplice, bensì una carattere duplice; che negli stessi rapporti entro i quali si produce la ricchezza, si produce altresì la miseria; che entro gli stessi rapporti nei quali si ha sviluppo di forze produttive, si sviluppa anche una forza produttiva di repressione; che questi rapporti producono la ‘ricchezza borghese’, ossia la ricchezza della classe borghese, solo a patto di annientare continuamente la ricchezza dei membri che integrano questa classe, e a patto di dar vita a un proletariato ancora crescente. Più il carattere antagonistico viene messo in luce, più gli economisti, i rappresentanti scientifici della produzione borghese, si imbrogliano con le loro stesse teorie; e nascono diverse scuole. Abbiamo così gli economisti ‘fatalisti’, che nella loro teoria sono indifferenti a ciò che essi chiamano gli inconvenienti della produzione borghese, esattamente nella stessa misura in cui lo sono, nella pratica, i borghesi, quando si trovano di fronte alle sofferenze dei proletari, che pur li aiutano ad acquistar le loro ricchezze. In questa scuola fatalista vi sono i classici e i romantici. I classici, come Adam Smith e Ricardo, rappresentano una borghesia che, lottando contro i resti della società feudale, non opera che per epurare i rapporti economici dai residui feudali, per aumentare le forze produttive e dare un nuovo respiro all’industria e al commercio. Il proletariato che partecipa a questa lotta, assorbito in questo lavoro febbrile, non ha che le sofferenze accidentali, passeggere, che esso stesso considera come tali. Gli economisti come Adam Smith e Ricardo, che sono gli storici di quest’epoca, non hanno altra missione se non quella di dimostrare come la ricchezza si acquisti entro i rapporti di produzione borghesi, di formulare in secondo luogo questi rapporti in categorie e in leggi, di dimostrare infine quanto questo leggi, queste categorie, siano, per la produzione delle ricchezze, superiori alle leggi e alle categorie della società feudale. La miseria, ai loro occhi, non è che il dolore che accompagna ogni parto, nella natura come nell’industria”” [K. Marx, ‘La miseria della filosofia. Risposta alla «Filosofia della miseria» del signor Proudhon’, Edizioni Rinascita, Roma, 1949, pp. 98-99] [(in) ‘Il socialismo’, a cura di Vito Porcelli’, Messina-Firenze, 1974] (pag 168-169-170)”,”SOCx-264″ “PORCHNEV Boris”,”La science leniniste de la revolution et la psychologie sociale.”,”Lenin e la controrivoluzione. “”La vittoria sarà degli sfruttati, scrive Lenin poco dopo l’ Ottobre, perché essi hanno per loro la via, la forza del numero, la forza della massa, le fonti inesauribili dell’ abnegazione, dell’ ideale, dell’ onestà di quello che si chiama ‘popolo semplice’, degli operai e dei contadini che si alzano, che si svegliano per edificare un mondo nuovo e le cui riserve di energia e di talento sono gigantesche. La vittoria è a loro””. (…) “”per quanto grandi siano in certi ambienti l’ indignazione e la rivolta, si sviluppa in seno alle masse popolari un processo di creazione e di accumulazione di energia, di disciplina, che ci darà la forza di resistere a tutti questi colpi””. (pag 73)”,”LENS-148″ “PORCHNEV Boris F.”,”Lotte contadine e urbane nel grand siècle. (Tit.orig.: Les soulèvements populaires en France au XVIIe siècle)”,”Boris Federovic PORCHNEV nato nel 1905 iniziò la sua attività scientifica e l’insegnamento nel 1929 a Rostov sul Don. Nel 1941 ottenne il dottorato in scienze storiche. Nel 1943 passò all’ Università di Mosca. Ha ottenuto una laurea honoris causa nel 1957 in Francia (Clermont-Ferrand). Ha partecipato all’ attività dell’ Accademia delle Scienze dell’ URSS. Le origini agrarie della Fronda. “”Lo studio dei movimenti contadini alla vigilia della Fronda ci spiega la base reale e profonda sulla quale era montato l’ intero edificio della lotta politica, reso complicato dalla presenza di partiti, gruppi, corporazioni e istituzioni. Ci restano da chiarire le origini specifiche delle relazioni tra le masse contadine e la nobiltà durante la Fronda. Abbiamo già assistito a fenomeni isolati, in cui i nobili incoraggiavano la lotta antifiscale dei contadini o si facevano interpreti delle loro richieste presso l’ autorità locale””. (pag 132) Intepretazione scientifica della Fronda. “”Sappiamo già che le sollevazioni popolari avevano un carattere di spontaneismo, e che il loro successo dipendeva dai dirigenti. Se la borghesia si fosse messa alla testa di questo enorme moto sul piano nazionale, ci troveremmo di fronte ad una enorme rivoluzione borghese.”” (pag 317) Lettere di Marx ed Engels a Nicolas (Daniels) ed. russa, 1908, pag 65 (pag 51)”,”FRAA-062″ “PORCHNEV Boris Fëdorovic”,”Lotte contadine e urbane nel “”Grand Siècle””.”,”Boris Fëdorovic Porchnev. Si è occupato attivamente della storia moderna dei paesi dell’Europa occidentale, affermandosi come specialista del XVII secolo. Oltre all’opera che qui rieditiamo ha pubblicato vari altri lavori, tra i quali: Sollevamenti contadini in Francia ai tempi di Colbert, La repubblica inglese, la Fronda francese e la pace di Westfalia, Gustavo-Adolfo e la preparazione della guerra di Smolensk, La seconda Fronda e la repubblica inglese, e la sua relazione all’XI Congresso Internazionale di Scienze Storiche sui Rapporti tra Europa occidentale ed orientale all’epoca della guerra dei trent’anni, Si è interessato anche alla storia delle idee solcialiste e ha esaminato alcuni aspetti storici dell’opera marxiana, Si è poi dedicato in modo particolare a ricerche di carattere metodologico e ha sviluppato lo studio del ruolo e della funzione delle masse e della lotta delle classi nello svolgimento storico.”,”STOS-011-FL” “PORCHNEV Boris Fëdorovic”,”Lotte contadine e urbane nel “”Grand Siècle””.”,”Boris Fëdorovic Porchnev. Si è occupato attivamente della storia moderna dei paesi dell’Europa occidentale, affermandosi come specialista del XVII secolo. Oltre all’opera che qui rieditiamo ha pubblicato vari altri lavori, tra i quali: Sollevamenti contadini in Francia ai tempi di Colbert, La repubblica inglese, la Fronda francese e la pace di Westfalia, Gustavo-Adolfo e la preparazione della guerra di Smolensk, La seconda Fronda e la repubblica inglese, e la sua relazione all’XI Congresso Internazionale di Scienze Storiche sui Rapporti tra Europa occidentale ed orientale all’epoca della guerra dei trent’anni, Si è interessato anche alla storia delle idee solcialiste e ha esaminato alcuni aspetti storici dell’opera marxiana, Si è poi dedicato in modo particolare a ricerche di carattere metodologico e ha sviluppato lo studio del ruolo e della funzione delle masse e della lotta delle classi nello svolgimento storico. “”La tattica delle sollevazioni plebee fu abbastanza varia: talvolta erano le campane a stormo a dare il segnale. In generale si cominciava col fare giustizia degli agenti del fisco e degli odiosi «gabellieri». In seguito si saccheggiavano gli uffici del fisco e si distruggevano tutte le carte, le liste delle imposte e tutti i beni mobili. Parimenti si saccheggiavano le case private degli ufficiali fiscali, degli impiegati del municipio e dei magistrati, talvolta anche quelle dei borghesi agiati. Ma le fonti ufficiali non indicano mai né furti né brigantaggio, mentre le fonti private, come la cronaca di Malebesse a Agen e altre, insistono sull’usurpazione di beni privati e sulle minacce di saccheggio. … finire (pag 270-271)”,”FOLx-001-FV” “PORCIANI Angela TAMBURINI Francesco”,”Il Fondo Pietro Gori. Opere, libri e cimeli.”,”””E’ per questo motivo che venne organizzata a Roma, con un grande sforzo diplomatico, dal 24 novembre al 21 dicembre 1898, la ‘Conferenza Internazionale per la Difesa Sociale contro gli Anarchici’, a cui parteciparono venti Paesi europei rappresentati da Ministri plenipotenziari, Capi di polizia, giuristi al fine di combattere l’anarchismo in tutte le sue manifestazioin attraverso un sistema di difesa comune. La Conferenza non passò inosservata presso l’opinione pubblica, sebbene si svolgesse a porte chiuse e nel più grande segreto. Anche Pietro Gori, in quel periodo a Buenos Aires dove vi aveva fondato la rivista scientifica “”Criminologia Moderna”” avrà modo di occuparsene, proprio dalle pagine di questa rivista.”” (pag 5)”,”ANAx-268″ “PORCIANI Ilaria RAPHAEL Lutz a cura; collaborazione di Robert D. ANDERSON Alexandr V. ANTOSHCHENKO Olaf BLASCHKE Stefano BOTTONI Ulf BRUNNBAUER Javier CASTRO-IBASETA Jerzy CENTKOWSKI Gabriele B. CLEMENS Synne CORELL Charles DALLI Valentina DUKA Ferdan ERGUT Mariano ESTEBAN DE VEGA Gudrun EXNER Joana GASPAR DE FREITAS Ewald FRIE Hakan GUNNERIUSSON Pertti HAAPALA G. HALDANARSON I. HERRMANN A. HUDEK M. KAARNINEN Nicola LABANCA Renata LATANA Mauro MORETTI Serge NOIRET Francesca SOFIA Marcello VERGA e altri”,”Atlas of European Historiography. The Making of a Profession, 1800-2005.”,”Collaborazione di Robert D. ANDERSON Alexandr V. ANTOSHCHENKO Olaf BLASCHKE Stefano BOTTONI Ulf BRUNNBAUER Javier CASTRO-IBASETA Jerzy CENTKOWSKI Gabriele B. CLEMENS Synne CORELL Charles DALLI Valentina DUKA Ferdan ERGUT Mariano ESTEBAN DE VEGA Gudrun EXNER Joana GASPAR DE FREITAS Ewald FRIE Hakan GUNNERIUSSON Pertti HAAPALA G. HALDANARSON I. HERRMANN A. HUDEK M. KAARNINEN Nicola LABANCA Renata LATANA Mauro MORETTI Serge NOIRET Francesca SOFIA Marcello VERGA e altri Pag 50: Europa Ovest e Est: gli anni del boom della storiografia e del numero degli storici (1928-2005): 1928 (Accademie delle scienze, istituti di ricerca, università college ecc.) (176+322+21+816= 1355) ; 2005 (1670+5732+823+11456=18711 ) Nella cronologia si cita l’anno di nascita dei vari istituti”,”STOx-145″ “PORCIATTI Anna Maria”,”Dall’ Impero Ottomano alla nuova Turchia. Cronache e storia.”,”PORCIATTI Anna Maria laureata in scienze matematiche poi in architettura e quindi in scienze politiche è docente presso la Facoltà di Architettura dell’ Ateneo fiorentino. “”Come è già stato osservato, le Potenze dell’ Intesa, sicure della vittoria, facevano i loro piani di spartizione dell’ Impero Ottomano mentre la guerra era ancora in corso; col trattato del 1916, la Russia aveva ottenuto la promessa di poter prendere possesso di tutta l’ Armenia orientale, lasciando alla Francia tre vilayet dell’ Armenia occidentale e tutta la Cilicia. Dopo l’ armistizio di Mudros, l’ Armenia aveva subito proclamato la propria indipendenza (…). I Turchi non potevano certamente essere d’ accordo ed argomentavano che gli Armeni vivevano sparsi sul loro territorio e non costituivano un’ entità etnica definita (…)””. (pag 158)”,”TURx-020″ “PORCÙ Stefano”,”Nonno chi erano i partigiani? (“”Nino””: balilla, avanguardista, partigiano).”,”Stefano Porcù, nato a Genova il 29 marzo 1925, partigiano combattente.”,”ITAR-321″ “PORETSKI Elisabeth K.”,”I nostri. Vita e morte di un agente sovietico. Con uno scritto di Lev Trotsky.”,”Il 17 luglio 1937 Ignacij S. PORETSKI (alias Ignace REISS o Ludwig), membro di spicco dei servizi di informazione sovietici da oltre dieci anni, indirizzò al CC del Partito Comunista dell’URSS una lettera in cui denunciava i crimini di STALIN e proclamava la sua ferma intenzione di rompere con lo stalinismo a favore del socialismo autentico, leninista e internazionalista. Un mese dopo veniva assassinato vicino a Losanna da agenti del NKVD. In questo libro, la compagna di PORETSKI (1898-1978) rievoca i suoi ricordi facendo rivivere intorno a Ludwig i compagni e gli amici più stretti, originari come lui di una piccola cittadina galiziana e che, al pari di Ludwig, caddero vittime dello stalinismo.”,”RUSS-004″ “PORISINI Giorgio a cura, scritti di Attilio CABIATI Riccardo BACHI Luigi EINAUDI Pietro GRIFONE Alberto CARACCIOLO Renzo PACI”,”Il capitalismo italiano nella prima guerra mondiale.”,”””La supremazia della banca sull’ industria si afferma definitivamente. Nel 1914 la situazione delle principali Banche non è brillante; il crollo di Borsa le colpisce rudemente; i loro portafogli si sgonfiano. Lo Stato le aiuta con la moratoria, ma le perdite su titoli sono insanabili. Il Banco di Roma deve più che dimezzare il capitale (da 200 a 75). Alla fine del 1914 per alleggerire la loro posizione lo Stato crea il Consorzio Sovvenzioni su Valori Industriali (CSVI) con 22 milioni di capitale, sottoscritto, more solito, dalla Banca d’ Italia, dal Banco di Napoli e di Sicilia, dalla Cassa di Risparmio di Milano, dal Monte dei Paschi e dall’ Istituto San Paolo di Torino, che intraprendono così anch’essi, tramite lo Stato, la funzione di sostenitori dell’ Alta Banca. Il CSVI accorda sovvenzioni prendendo in pegno titoli; i mezzi glieli dà la Banca d’ Italia (risconto), la quale è spinta perciò ad allargare la circolazione. L’ inflazione bellica ha la sua data di nascita in questa azione di salvataggio operata dal CSVI, progenitore del famoso Istituto di Liquidazione, ora IRI. Piccolo inizio di grandi cose.”” (pag 112, Pietro Grifone).”,”ITAE-087″ “PORRO Nicola a cura”,”Foglio finanziario. Istruzioni per l’uso.”,”Nicola Porro (Roma 27/09/1969) è un giornalista, saggista e autore televisivo italiano, vicedirettore del il Giornale e conduttore di programmi televisivi.”,”ECOT-265-FL” “PORTA Pier Luigi a cura; saggi di Angelo MOIOLI Daniela PARISI Pier Luigi PORTA Claudia ROTONDI Marianna CAVAZZA ROSSI Pier Angelo TONINELLI Luigi TREZZI Claudio PAVESE Giandomenico PILUSOI”,”Milano e la cultura economica nel XX secolo. I. Gli anni 1890-1920.”,”Saggi di Angelo MOIOLI Daniela PARISI Pier Luigi PORTA Claudia ROTONDI Marianna CAVAZZA ROSSI Pier Angelo TONINELLI Luigi TREZZI Claudio PAVESE Giandomenico PILUSO “”Tali concetti si ritrovano nella descrizione dell’andamento di un ciclo produttivo, su cui si innesta la «teoria del tempo di rigiro» di Marx (…)”” (pag 243) (Marx anche a pag 244, 251n, 289)”,”ITAS-219″ “PORTA Carlo, a cura di Carla GUARISCO”,”Le poesie. Volume primo.”,”Carlo Porta (1775-1821) visse in un periodo particolarmente travagliato della storia milanese, fra Rivoluzione, dominazione napoleonica, Restaurazione e primi sintomi di una rivolta nazionale. Impegnato nella battaglia per un nuova letteratura, egli può conisderarsi il maestro e l’iniziatore del romanticismo realista in Italia.”,”VARx-003-FSD” “PORTA Carlo, a cura di Carla GUARISCO”,”Le poesie. Volume secondo.”,”Carlo Porta (1775-1821) visse in un periodo particolarmente travagliato della storia milanese, fra Rivoluzione, dominazione napoleonica, Restaurazione e primi sintomi di una rivolta nazionale. Impegnato nella battaglia per un nuova letteratura, egli può conisderarsi il maestro e l’iniziatore del romanticismo realista in Italia.”,”VARx-004-FSD” “PORTA Carlo, a cura di Dante ISELLA”,”Le lettere di Carlo Porta e degli amici della cameretta.”,”Carlo Porta (1775-1821) è considerato il più importante poeta del dialetto milanese. Ecco alcuni dettagli sulla sua vita: Origini e Formazione: Nato a Milano il 15 giugno 1775, da una famiglia borghese. Studiò al Seminario di Milano, ma poi intraprese la carriera impiegatizia su richiesta del padre, cassiere generale della Tesoreria. Opere e Impegno Politico: Nel 1804-1805, curò una traduzione in milanese della Divina Commedia di Dante Alighieri. Nel 1810, pubblicò il ‘Brindes de Meneghin all’Ostaria’ scritto per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa d’Austria. Le sue opere si suddividono in tre filoni: contro le superstizioni religiose, ritratti di popolani milanesi e sonetti politici. Morte e Eredità: Morì a Milano a causa di un attacco di gotta nel 1821. La sua produzione poetica continua a essere apprezzata per la sua ricchezza di immaginazione e il suo impegno sociale (f. copilot)”,”BIOx-045-FSD” “PORTAL Roger”,”Gli slavi. Popoli e nazioni dall’VIII al XX secolo.”,”L’autore, professore alla Sorbona, allarga in questo volume, lo sguardo dela storiografia tradizionale ad una storia di lunga durata delle civiltà slave che è insieme una storia della civiltà materiale, storia sociale, storia politica e storia delle opere culturali.”,”EURC-001-FC” “PORTE Remy”,”La mobilisation industrielle “”premier front”” de la Grande Guerre?”,”Il tenente colonnello PORTE ha compiuto una prima parte della sua carriera nell’arma delle Trasmissioni, entrando nel 1998 nel corpo degli ufficiali esperti. E’ titolare di un diploma di scienze politiche, di un DEA di diritto pubblico, ed è dottore in storia. Lavora (direttore di ricerca) presso il dipartimento dell’esercito Service historique de la Defense. Ha scritto varie opere sulla prima guerra mondiale. “”Adest Alaricus Trepidam Romam obsidet, turbat, irrumpit.”””,”QMIP-062″ “PORTELLI Alessandro”,”Canzone politica e cultura popolare in America. Il mito di Woody Guthrie.”,”PORTELLI Alessandro (Roma 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’ Università La Sapienza di Roma. E’ autore di saggi sulla cultura popolare e la letteratura americana. Dirige la rivista di studi americani ‘Acòma’. Le divisioni nella classe operaia americana. Il proletariato nero. “”Il caso dei lavoratori afro-americani è lampante. Fino dal tempo della schiavitù, essi servivano non solo per quello che producevano, a anche per tenere costantemente basso il costo della forza-lavoro bianca. I bianchi poveri “”white trash””, non trovavano lavoro in piantagioni già fornite di schiavi. Gli artigiani e gli operai erano sottoposti alla concorrenza di schiavi il cui lavoro costaa evidentemente molto meno, e il cui salario finiva spesso tutto intero nelle tasche dei padroni. Tra le cause del razzismo diffuso tra gli strati popolari del Sud non va sottovalutata questa tradizionale concorrenza per salari e posti di lavoro che la borghesia amministrava in modo da contrapporre fra loro i diversi settori di forza-lavoro.”” (pag 100)”,”MUSx-181″ “PORTELLI Alessandro”,”Canzone politica e cultura popolare in America. Il mito di Woody Guthrie.”,”PORTELLI Alessandro (Roma, 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’ Università La Sapienza di Roma. E’ autore di numerosi saggi su cultura popolare e letteratura americana, pubblicati presso diversi editori. Dirige la rivista di studi americani ‘Acòma’. “”Un altro grande sciopero tessile diretto dall’ IWW avvenne a Paterson, in New Jersey nel 1913. A 15 miglia da New York, Paterson era il centro dell’ anarchismo italiano negli Stati Uniti, la città da cui era partito Gaetano Bresci per andare a uccidere Umberto I. Lo sciopero coinvolse praticamente l’ intera città, in cui 73.000 abitanti su 123.000 lavoravano nelle fabbriche tessili. La lotta partì in risposta a un aumento dei ritmi di lavoro, che portava da due a quattro il numero dei telai affidati a ciascun operaio. La mancanza di fondi per sostenere lo sciopero e la violenta repressione accompagnata da intimidazioni e arresti di massa impedirono di ripetere a Paterson il successo di Lawrence. Tuttavia, questa lotta produsse un importante esperimento di cultura operaia e di comunicazione di classe, con la messa in scena del Paterson Pageant, una rappresentazione di teatro di massa in cui gli scioperanti stessi cercarono di informare New York della loro lotta. Organizzato da John Reed, un giornalista rivoluzionario che avrebbe poi scritto una popolare storia della Rivoluzione sovietica, il Paterson Pageant fece rivivere sulla scena la vita di fabbrica, l’ inizio della lotta, l’ evacuazione dei bambini (ancora più massiccia che a Lawrence), le assemblee, le manifestazioni. Circa mille operai rappresentarono la morte e i funerali dei loro compagni uccisi dalla polizia, le aggressioni della Guardia nazionale, la fame e le sofferenze che accompagnavano lo sciopero. Elizabeth Gurley Flynn, Big Bill Haywood presero la parola per spiegarne le ragioni e gli obiettivi e per collegarlo allo scontro di classe in atto in tutto il paese.”” (pag 130)”,”MUSx-182″ “PORTELLI Alessandro”,”Biografia di una città. Storia e racconto: Terni, 1830-1985.”,”Alessandro Portelli, nato a Roma nel 1942, insegna letteratura anglo-americana presso l’Università di Roma. Si occupa di cultura popolare e dirige la rivista ‘I giorni cantati’ (1985). Ha pubblicato tra l’altro: ‘La canzone popolare in America’ (1975), ‘Bianchi e neri nella letteratura americana’ (1977), ‘Il re nascosto. Saggio su Washington Irving (1979) e in collaborazione con Renato Oliva, ‘Conrad: l’imperialismo imperfetto’ (1973)”,”ITAS-005-FP” “PORTELLI Hugues”,”Gramsci e la questione religiosa.”,”””La formula della religione “”affare privato”” è di origine liberale e non propria della filosofia della praxis”” (Gramsci, Quaderni del Carcere) (in apertura) Gramsci: marxismo volgare e marxismo puro (critica a Bucharin). “”Il risultato di questa combinazione è la comparsa nel seno del marxismo, di un «marxismo volgare» che assume nelle masse un carattere deterministico e superstizioso e che ha col marxismo «puro» gli stessi rapporti che il cattolicesimo popolare ha con la teologia: «È certo che dalla filosofia della prassi si è formata una corrente deteriore, che può essere considerata in rapporto alla concezione dei fondatori della dottrina come il cattolicesimo popolare in rapporto quello teologico o degli intellettuali: come il cattolicesimo popolare può essere tradotto nei termini del paganesimo, o di religioni inferiori al cattolicesimo per le superstizioni e le stregonerie da cui erano o sono dominate, così la filosofia della prassi deteriore può essere tradotta in termini “”teologici”” o trascendentali» (37). Questo sviluppo era prevedibile ed in un primo tempo presenta anche un carattere positivo: la concorrenza con la religione cattolica all’interno delle classi subalterne (e ciò che del resto la Chiesa ha ben compreso quando ha basato fin dall’inizio la sua strategia sulla lotta contro la penetrazione socialista fra le masse cattoliche) (38). Ma questa fase ora deve finire e il marxismo popolare deve avvicinarsi a quello di Marx. È per questo motivo che Gramsci nei ‘Quaderni’ attacca violentemente il «Manuale popolare di sociologia marxista» di Boukharin (39). Un libro di questo genere, ritiene, tende a perpetuare il marxismo volgare perché non si pone la questione della critica del senso comune. Ma soprattutto, ripetendo gli errori meccanicisti della socialdemocrazia, esso dimostra la permanenza di questa concezione all’interno del partiti comunisti (…)”” (pag 209) [Hugues Portelli, Gramsci e la questione religiosa, G. Mazzotta editore, Milano, 1976] [(37) Q II, pp. 1291-1292; (38) Secondo Gramsci questo pericolo è destinato ad accrescersi con lo sviluppo dell’alleanza fra il proletariato e le masse contadine cattoliche. Tutta la strategia rivoluzionaria predicata da Gramsci si fonda del resto su questa ipotesi; (39) N. Bucharin, ‘La teoria del materialismo storico. Manuale popolare di sociologia marxista’]”,”GRAS-163″ “PORTER Bernard”,”Empire and superempire. Britain, America and the World.”,” PORTER Bernard è professore emerito di storia, University of Newcastle upon Tyne. Ha scritto ‘The Lion’s Share (1975) e ‘The Absent-Minded Imperialists’ (2004).”,”RAIx-218″ “PORTER Cathy”,”Larissa Reisner.”,”PORTER Cathy (1947) ha scritto pure ‘Fathers and Daughters: Russian Women in the Revolution’, ‘Alexandra Kollontai: A Biography’. Larissa Reisner (1894-1926) ha scritto i libri: ‘Afghanistan’, ‘Hamburg at the Barricades’, ‘The Front. Late summer’, ‘Coal, Iron and Living People’. Scriverà articoli per ‘Izvestiya’ e ‘Red Paper'”,”RIRB-111″ “PORTER Andrew, contributi di Susan BAYLY Peter BURROUGHS P.J. CAIN Raewyn DALZIEL Donald DENOON David FITZPATRICK E.H.H. GREEN Marjory HARPER Gad HEUMAN Alan KNIGHT Robert KUBICEK Martin LYNN T.C. MCCASKIE Jhon M. MACKENZIE Ged MARTIN Robin J. MOORE Colin NEWBURY David NORTHRUP Avner OFFER Jürgen OSTERHAMMEL Christopher SAUNDERS Afaf Lutfi AL-SAYYID-MARSOT Iain R. SMITH Robert STAFFORD A.J. STOCKWELL B.R. TOMLINSON D.A. WASHBROOK Marivic WYNDHAM”,”The Nineteenth Century. Vol. III.”,”Susan Bayly is Fellow, Tutor, and College Lecturer, Christ’s College, Cambridge University. Peter Burroughs is former Professor of History at Dalhousie University. P.J. Cain is Research Professor at Sheffield Hallam University. Raewin Dalziel is Professor of New Zealand History at the University of Auckland. Donald Denoon was formerly Professor of History at the University of Papua New Guinea and is Professor at the Australian National University. David Fitzpatrick is Fellow of Magdalen, Oxford. Marjory Harper is Lecturer in History at the University of Aberdeen. Gad Heuman is Reader in the Department of History at the University of Warwick. Alan Knight FRA is Professor of the History of Latin America University of Oxford and Fellow of St Antony’s College. Robert Kubicek is Professor of History at the University of British Columbia. Martin Lynn is Senior Lecturer in Modern History at the Queen’s University, Belfast. T.C. McCaskie is Reader in Asante History at the Centre of West African Studies, University of Birmingham. John M. MacKenzie is Professor of Imperial History at Lancaster University and Series Editor of Studies in Imperialism. Ged martin is Professor of Canadian Studies at the University of Edinburgh. Robin J. Moore FAHA, is Professor of History at the Flinders University of South Australia. Colin Newbury is former Lecturer in Commonwealth History, University of Oxford, and Vice-Principal of Linacre College. David Northrup is Professor of History at Boston College. Avner Offer is Reader in Recent Social and Economic History at the University of Oxford and a Professorial Fellow of Nuffield College. Jürgen Osterhammel a former Research Fellow at the German Historical Institute in London, is Professor at the University of Konstanz. Andrew Porter is Rhodes Professor of Imperial History at King’s College, London. Christopher Saunders is Associate professor of History at the University of Cape Town. Afaf Lutfi Al-Sayyid-Marsot is Professor of History at the University of California, Los Angeles. Iain R. Smith is Senior Lecturer in History at the University of Warwick. Robert Stafford is an Honorary Fellow History and Philosophy of Science Department, University of Melbourne, Australia. A.J. Stockwell is Professor of Imperial and Commonwealth History at Royal Holloway College, University of London. B.R. Tomilinson is Professor of Economic History at the Unifersity of Strathclyde. D.A. Washbrook is Reader in Modern South Asian History and Fellow of St Antony’s College, Oxford. Marvic Wyndham is a Visiting Fellow in the Research School of Pacific and Asian Studies, Australian National University, and teaches Australian cultural history. Foreword, Preface, Introduction, List of Maps, List of Figures, List of Tables, List of Contributors, Abbreviations and Location of Manuscript Sources, Cronology, Notes, Index, The Oxford History of the British Empire,”,”UKIx-020-FL” “PORTES Jacques”,”Gli Stati Uniti padroni del mondo?”,”PORTES è professore di storia del Nord America, responsabile del dottorato di storia all’Università Paris VIII Vincennes Saint-Denis. Gli investimenti diretti americani. I capitali americani vengono investiti in tutto il mondo, e anche quando il valore assoluto a cui ammontano è basso, in zone poco sviluppate come l’ Oceania o l’ Africa tali somme possono avere un’ influenza notevole. Gli agenti di Wall Street e le imprese, tuttavia, che non investono il proprio denaro animati da principi filantropici, privilegiano le zone in cui si prevedono maggiori rendimenti, vale a dire le regioni più ricche come il Canada o l’ Europa, dove confluisce più della metà degli investimenti diretti statunitensi. Il recente incremento degli investimenti in America Latina è la conseguenza della prospettiva di creazione di una zona di libero scambio continentale, mentre i capitali diretti nella zona asiatica riflettono il potenziale di crescita di questa regione.”” Percentuale degli investimenti statunitensi diretti all’ estero (cifre in miliardi di dollari (1999)): in Europa (51.5%; 582) in America Latina (19.7%; 223) in Asia (13%; 146) in Canada (10%; 112) in Oceania (3.5%; 40) in Africa (1.3%; 15) in Medio Oriente (1%; 11) (pag 92-93)”,”USAP-062″ “PORTINARO Pier Paolo”,”Il realismo politico.”,”Pier Paolo PORTINARO (Torino, 1953) ha insegnato nelle Università di Freiburg i. B. e Mainz. Attualmente insegna filosofia politica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Torino. Il libro è dedicato ‘a Norberto Bobbio maestro di ‘realismo dal volto umano’, nel novantesimo compleanno’. La collana Politica è diretta da Massimo L. SALVADORI e Francesco TUCCARI.”,”TEOP-105″ “PORTINARO Pier Paolo”,”Il labirinto delle istituzioni nella storia europea.”,”Pier Paolo Portinaro ha insegnato nelle Università di Freiburg i.B., Mainz, Pisa ed è attualmente professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Torino. É stato borsista della Alexander-von-Humboldt Stiftung ed è socio dell’Accademia delle Scienze di Torino. Tra i suoi libri: Il realismo politico e Il principio disperazione.”,”EURx-086-FL” “PORTINARO Pier Paolo”,”Stato.”,”Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha pubblicato ‘Il terzo. Una figura della politica’ (1986) e ‘Interesse nazionale e interesse globale’ (1996) (Angeli). “”Nella dottrina costituzionale che si origina dalle rivoluzioni – per la quale la costituzione è un che di fatto, non di cresciuto nella storia per progressivi mutamenti evolutivi – si manifesta l’altra matrice assolutistica del costituzionalismo moderno. Senza la teoria della sovranità, il pensiero moderno non sarebbe potuto accedere neppure alla nozione di potere costituente: lo prova con evidenza che non si potrebbe desiderare maggiore il laboratorio della Rivoluzione francese”” (pag 109)”,”TEOP-013-FMB” “PORTINARO Pier Paolo, collaborazione di Marzia PONSO; testi di MACHIAVELLI BODIN RICHELIEU HOBBES LOCKE ROUSSEAU KANT ROBESPIERRE FICHTE MÜLLER HEGEL MARX STEIN SPENCER TREITSCHKE WEBER KELSEN SCHMITT GENTILE HELLER GRASMCI OAKESHOTT ARENDT FOUCAULT”,”Stato.”,”PORTINARO Pier Paolo, collaborazione di Marzia PONSO; testi di MACHIAVELLI BODIN RICHELIEU HOBBES LOCKE ROUSSEAU KANT ROBESPIERRE FICHTE MÜLLER HEGEL MARX STEIN SPENCER TREITSCHKE WEBER KELSEN SCHMITT GENTILE HELLER GRASMCI OAKESHOTT ARENDT FOUCAULT Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino. Ha pubblicato ‘Il realismo politico’ (1999). “”Nella sua opera Marx prende le mosse dalla critica del sistema giuridico-politico hegeliano per approdare, attraverso la concezione materialistica della storia, alla critica dell’economia politica. nello scritto ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (1843) egli radicalizza l’opposizione di società civile e Stato, smaschera la classe particolare dietro la finzione della classe generale, la realtà del potere dietro la forma ideologica del diritto. La mistificazione operata da Hegel a fini politici consiste nel far derivare istituzioni e fatti concreti da categorie e universali astratti, entificati a soggetti generali della storia. Lo Stato, ridotto a «sviluppo dell’idea», perde la propria realtà determinata e, come prodotto logico-necessario della Ragione, viene assolutizzato: anziché dedurre da principi generali la forma ideale di Stato, Hegel legittima a livello teorico una realtà empirica concreta come lo Stato prussiano. In polemica con il teologo Bruno Bauer, Marx argomenta, nel saggio ‘La questione ebraica’ (1843), come la domanda di ‘emancipazione civile e politica’ degli ebrei ponga non solo il problema generale del rapporto tra religione e Stato, in quanto lo Stato che presuppone un’identità religiosa non è ancora uno Stato vero, cioè uno Stato emancipato, ma anche il problema del rapporto tra emancipazione politica ed emancipazione umana, che rimanda alla fondamentale ‘scissione tra Stato politico e società civile’. Marx, in aperta polemica con il liberalismo classico, riconosce che l’emancipazione politica è un progresso solo parziale, in quanto, limitandosi a sancire un’eguaglianza giuridico-formale, prescinde dall’esistenza di strutture sociali sostanzialmente ingiuste. L’emancipazione umana presuppone al contrario il superamento del conflitto tra interesse generale e interesse privato, perché dietro all’universalismo dell’eguaglianza giuridica si nasconde il particolarismo della società civile, con il suo egoistico ‘bellum omnium contra omnes’. Con la scissione dell’uomo in ‘bourgeois’ e ‘citoyen’ l’emancipazione politica è giunta al suo compimento nel senso che non può dare altri frutti; per l’emancipazione umana occorre rivoluzionare i rapporti sociali di produzione. Sviluppando la critica dell’intellettualismo di matrice hegeliana, Marx (in collaborazione con l’amico Friedrich Engels) elabora a partire dalla ‘Ideologia tedesca’ (1846) la ‘concezione materialistica della storia’, per la quale idee, teorie e forme giuridiche sono un «prodotto sociale», derivante dalle «condizioni materiali di vita». Conseguentemente , lo Stato è ‘sovrastruttura’, armatura giuridico-politica di un certo assetto dei rapporti di produzione. Per questa ragione la dinamica della transizione dal modo di produzione capitalistico a quello socialistico porta, oltre che all’abolizione delle classi e della proprietà privata, anche all’estinzione dello Stato. Lo Stato, come ordinamento coercitivo, è necessario solo alla conservazione dello sfruttamento capitalistico e quindi è destinato a scomparire con l’instaurazione del socialismo”” (pag 83-84) [Karl Löwith, a cura, ‘La sinistra hegeliana’, Laterza, 1966, pp. 406-7 (‘La questione ebraica’), (in) Pier Paolo Portinaro, ‘Stato’, Laterza, Roma Bari, 2004]”,”TEOP-041-FMB” “PORTIS Larry, collaborazione di René PASSEVANT”,”IWW. Le syndicalisme révolutionnaire aux Etats-Unis.”,”‘One Big Union of All the Workers’ Libro dedicato alla memoria di René LEFEUVRE “”I successi riportati dalle lotte per la libertà di parola attirarono verso gli IWW una gran parte della manodopera migrante di solito sottomessa e sfruttata dai proprietari e dai padroni. Il pericolo di questa tattica esemplare di lotta e d’ informazione non sfuggì alla classe capitalista. L’ ampiezza del movimento sindacalista, che aveva rapidamente trascinato tutti gli scontenti, appariva come l’ istigatore di una solidariatà di classe tra questi lavoratori isolati e facili a manipolare in ragione delle loro condizioni di lavoro””. (pag 102)”,”MUSx-173″ “PORTIS Larry, collaborazione di René PASSEVANT”,”IWW. Le syndicalisme révolutionnaire aux Etats-Unis.”,”‘One Big Union of All the Workers’ Libro dedicato alla memoria di René LEFEUVRE Preambolo Costituzione IWW 1908 Chicago “”La missione storica della classe operaia è di sopprimere il capitalismo. L’ esercito dei produttori deve essere organizzato non solo per la lotta quotidiana contro i capitalisti, ma anche per prendere in mano la produzione quando il capitalismo sarà stato rovesciato. Organizzandoci attraverso le industrie, formiamo la struttura della nuova società all’ interno stesso dell’ antica.”” (4° di copertina)”,”MOIx-024″ “PORZIO Domenico a cura; scritti di S. KIERKEGAARD F. HEBBEL R. WAGNER I.S. TURGENEV W. WHITMAN C. BAUDELAIRE F.M. DOSTOEVSKIJ J.E. RENAN C. DE-COSTER H. IBSEN L.N. TOLSTOI E. DICKINSON G. GEZELLE G. CARDUCCI T. HARDY E. ZOLA A. FOGAZZARO A. FRANCE G.M. HOPKINS F. W. NIETZSCHE P. VERLAINE L. BLOY E. DE-AMICIS H. SIENKIEWICZ J.P. JACOBSEN A. GRAF J.A. STRINDBERG E. DE-MARCHI A. ORIANI V.S. SOLOVIEV A. RIMBAUD O. WILDE G. PASCOLI G.B. SHAW H. SUDERMANN C.E. DE FOUCAULD S. LAGERLOF F. THOMPSON A.P. CECHOV W. VON POLENZ G. HAUPTMANN G. D’ANNUNZIO A. PANZINI A.D. SERTILLANGES VIVEKANANDA M. DE UNAMUNO R. HUCH R. KIPLING W.B. YEATS B. CROCE V.I. IVANOV L. PIRANDELLO R. DARIO P. CLAUDEL S. GEORGE M. GORKIJ F. JAMMES E. DE-CASTRO M.K. GANDHI A. GIDE G. DELEDDA V.J. BRJUSOV C. PEGUY G. KEITH H. VON HOFMANNSTHAL A. MACHADO A. GATTI H. GHEON T. MANN R.M. RILKE K. ADAM M. JACOB G. VON LE-FORT H. HESSE H. CAROSSA A. DOBLIN A. MIEGEL G. MIRO’ A. BELYJ A.A. BLOK R. MUSIL G. PAPINI P. THEILHARD-DE-CHARDIN E. ZOLLI I. ZOLLER J. JOYCE J. MARITAIN S. UNDSET G. GOZZANO F. KAFKA LOU-TSEN-TSIANG A. SIKELIANOS T. VARUJAN R. GUARDINI N. KAZANTZAKIS C. REBORA F. MAURIAC K. BARTH E. BLOCH”,”Incontri e scontri col Cristo. I.”,”Scritti di S. KIERKEGAARD F. HEBBEL R. WAGNER I.S. TURGENEV W. WHITMAN C. BAUDELAIRE F.M. DOSTOEVSKIJ J.E. RENAN C. DE-COSTER H. IBSEN L.N. TOLSTOI E. DICKINSON G. GEZELLE G. CARDUCCI T. HARDY E. ZOLA A. FOGAZZARO A. FRANCE G.M. HOPKINS F. W. NIETZSCHE P. VERLAINE L. BLOY E. DE-AMICIS H. SIENKIEWICZ J.P. JACOBSEN A. GRAF J.A. STRINDBERG E. DE-MARCHI A. ORIANI V.S. SOLOVIEV A. RIMBAUD O. WILDE G. PASCOLI G.B. SHAW H. SUDERMANN C.E. DE FOUCAULD S. LAGERLOF F. THOMPSON A.P. CECHOV W. VON POLENZ G. HAUPTMANN G. D’ANNUNZIO A. PANZINI A.D. SERTILLANGES VIVEKANANDA M. DE UNAMUNO R. HUCH R. KIPLING W.B. YEATS B. CROCE V.I. IVANOV L. PIRANDELLO R. DARIO P. CLAUDEL S. GEORGE M. GORKIJ F. JAMMES E. DE-CASTRO M.K. GANDHI A. GIDE G. DELEDDA V.J. BRJUSOV C. PEGUY G. KEITH H. VON HOFMANNSTHAL A. MACHADO A. GATTI H. GHEON T. MANN R.M. RILKE K. ADAM M. JACOB G. VON LE-FORT H. HESSE H. CAROSSA A. DOBLIN A. MIEGEL G. MIRO’ A. BELYJ A.A. BLOK R. MUSIL G. PAPINI P. THEILHARD-DE-CHARDIN E. ZOLLI I. ZOLLER J. JOYCE J. MARITAIN S. UNDSET G. GOZZANO F. KAFKA LOU-TSEN-TSIANG A. SIKELIANOS T. VARUJAN R. GUARDINI N. KAZANTZAKIS C. REBORA F. MAURIAC K. BARTH E. BLOCH”,”RELC-212″ “PORZIO Domenico a cura; scritti di C. ANGELINI B. CENDRARS G. TRAKL A. ACHMATOVA G. BERNANOS G. BORSI T. S. ELIOT R. GOMEZ DE LA SERNA T.E. LAWRENCE K. MANSFIELD E. O’NEILL F. PESSOA G. UNGARETTI G. MISTRAL P. MAZZOLARI B.L. PASTERNAK G. RICCIOTTI F. WERFEL R. BACCHELLI M. BULGAKOV P. LAGERKVIST L. PAN-NUNG N. SACHS W. BERGENGRUEN A. STORNI I. BABEL A. HUXLEY J. TURWIM S. ESENIN E. JUNGER G.B. ANGIOLETTI A.J. CRONIN E. MONTALE B. BRECHT M. DE-GHELDERODE E. HEMINGWAY C. BETOCCHI J.L. BORGES E. LANGGÄSSER B. MARSHALL M. ACHARD J. GREEN S. QUASIMODO H. DANIEL-ROPS P.H. SIMON G. GREENE C.A. PUGET P. BOST S. ANDRES S. BECKETT D. BONHOFFER D. BUZZATI D. DE-ROUGEMONT L.S. SENGHOR W.H. AUDEN G. PIOVENE E. VITTORINI M. WALTARI H. CAMARA S. WEIL D. FABBRI C. BO P. DI-DONATO M. FRISCH A. CAMUS G. CESBRON R. GARAUDY V. SERENI D. THOMAS G. BERTO T. MERTON G. SAVIANE D.M. TUROLDO Y. NAGAYO L. SANTUCCI A.J. SOLZENICYN A. PERRINI J.D. SALINGER R. BRADBURY A. ROMANO’ W. BORCHERT F. DÜRRENMATT C. MONTEROSSO M. QUOIST E. BALDUCCI J. KEROUAC P.P. PASOLINI B. BEHAN I. DREWITZ L. MILANI F. PASQUALINO A. SALA G. TESTORI E. FABIANI J. CAU G. CRISTINI A. SCHWARZ-BART T. GUNN ANONIMO TEDESCO C. TORRES V. VIELSKI A. BEVILACQUA R. CROVI J. STEFANOV”,”Incontri e scontri col Cristo. II.”,”pag 507 Scritti di C. ANGELINI B. CENDRARS G. TRAKL A. ACHMATOVA G. BERNANOS G. BORSI T. S. ELIOT R. GOMEZ DE LA SERNA T.E. LAWRENCE K. MANSFIELD E. O’NEILL F. PESSOA G. UNGARETTI G. MISTRAL P. MAZZOLARI B.L. PASTERNAK G. RICCIOTTI F. WERFEL R. BACCHELLI M. BULGAKOV P. LAGERKVIST L. PAN-NUNG N. SACHS W. BERGENGRUEN A. STORNI I. BABEL A. HUXLEY J. TURWIM S. ESENIN E. JUNGER G.B. ANGIOLETTI A.J. CRONIN E. MONTALE B. BRECHT M. DE-GHELDERODE E. HEMINGWAY C. BETOCCHI J.L. BORGES E. LANGGÄSSER B. MARSHALL M. ACHARD J. GREEN S. QUASIMODO H. DANIEL-ROPS P.H. SIMON G. GREENE C.A. PUGET P. BOST S. ANDRES S. BECKETT D. BONHOFFER D. BUZZATI D. DE-ROUGEMONT L.S. SENGHOR W.H. AUDEN G. PIOVENE E. VITTORINI M. WALTARI H. CAMARA S. WEIL D. FABBRI C. BO P. DI-DONATO M. FRISCH A. CAMUS G. CESBRON R. GARAUDY V. SERENI D. THOMAS G. BERTO T. MERTON G. SAVIANE D.M. TUROLDO Y. NAGAYO L. SANTUCCI A.J. SOLZENICYN A. PERRINI J.D. SALINGER R. BRADBURY A. ROMANO’ W. BORCHERT F. DÜRRENMATT C. MONTEROSSO M. QUOIST E. BALDUCCI J. KEROUAC P.P. PASOLINI B. BEHAN I. DREWITZ L. MILANI F. PASQUALINO A. SALA G. TESTORI E. FABIANI J. CAU G. CRISTINI A. SCHWARZ-BART T. GUNN ANONIMO TEDESCO C. TORRES V. VIELSKI A. BEVILACQUA R. CROVI J. STEFANOV”,”RELC-213″ “PORZIO Domenico”,”Primi Piani.”,”Omaggio di Tino Albertocchi Nato a Taranto (1921) da famiglia napoletana, D. Porzio si è laureato in medicina a Milano e qui ha iniziato il suo apprendistato giornalistico e letterario. Ha diretto da giovane riviste e case editrici con Oreste del Buono e Marco Valsecchi (Edizioni di Uomo). E’ stato redattore e inviato di settimanali e critico letterario.”,”BIOx-302″ “PORZIO Domenico a cura, scritti di ADORNO ANABATTISTI BONHÖFFER BRECHT BRUNO BÜCHNER CAMPANELLA CHAMFORT DARWIN MARX ENGELS LENIN TROTSKY FANON ERASMO GALILEI GANDHI GESU’ GRAMSCI LESSING MACHIAVELLI MANN MARCUSE MARTIN LUTERO MONTESQUIEU MORE MORO ORWELL PROUDHON ROUSSEAU SAINT-JUST SARTRE SAVONAROLA SOCRATE STIRNER SWIFT TACITO VOLTAIRE ZOLA WRIGHT”,”La provocazione.”,”«La provocazione, ovvero ogni rivoluzione», afferma Camus «per essere creatrice non può fare a meno di una norma morale e metafisica che equilibri il delirio storico; ed è pura follia estendere il giusto disprezzo che essa prova per la morale mistificatrice presente nella società che contesta, verso ogni rivendicazione morale» (dalla prefazione) I grandi interpreti del dissenso “”I pionieri della libertà umana culturale, scientifica e religiosa sono sempre stati non-conformisti. In ogni causa che riguardi il progresso dell’ umanità, concedete sempre la vostra fiducia ai non-conformisti”” (Martin Luther King) (in apertura)”,”TEOS-141-FF” “PORZIO Mario a cura, contributi di Vittorio SANTORO Marilena RISPOLI FARINA Andrea PISANI MASSAMORMILE Massimo Saverio GIANNINI”,”La legge bancaria. Note e documenti sulla sua «storia segreta»”,”Mario Porzio, ordinario di Diritto e legislazione bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli, si dedica da molti anni allo studio dei problemi del credito. Andrea Pisani Massamormile, assistente ordinario di Diritto commerciale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli, è autore di studi in materia di società finanziarie. Vittorio Santoro, incaricato di Legislazione su banche, borsa e risparmi nell’Università della Calabria, ha pubblicato lavori in materia di riforma della S.p.A. di cooperative e di consorzi bancari. Marilena Rispoli Farina contrattista di Diritto commerciale presso la Facoltà di Economia e commercio di Napoli. Massimo Saverio Giannini, dopo aver insegnato diritto amministrativo nelle Università di Sassari, Perugia e Pisa, dal 1959 è docente della stessa materia nell’Università di Roma.”,”ITAE-154-FL” “POSADAS J.”,”Gli insegnamenti della Polonia per il progresso socialista dell’ umanità. Selezione di articoli 1970-1981.”,”POSADAS nacque in Argentina nel 1912 ed è morto in Europa nel 1981. Dirigente politico trotskista ha scritto varie opere. Ha lasciato la IV Internazionale per far nascere la IV Internazionale posadista’.”,”POLx-018″ “POSITANO-DE-VINCENTIIS Fiammetta”,”Incrociatori per il Sol Levante. Un ingegnere italiano da Genova a Tokyo durante la guerra russo-giapponese.”,”Fiammetta P.D.V. è nata a Milano nel 1921 e ha viaggiato per 126 paesi.”,”QMIx-001-FFS” “POSNER Michael V. WOOLF Stuart.J.”,”L’impresa pubblica nell’esperienza italiana.”,”Michael Posner è nato a Londra nel 1931 e si è laureato in economia ad Oxford, professore di economia al Pembroke College di Cambridge. Stuart Woolf è nato a Londra nel 1936 e si è laureato in storia a Oxford. Ha insegnato Storia moderna al Pembroke College di Cambridge dal 1961 al 1965 e in seguito professore di Storia italiana all’ Università di Reading.”,”ITAE-002-FAP” “POSPIELOV P. EVGRAFOV V. ZEVIN V. ILICEV L. KONSTANTINOV F. KOSULNIKOV A. LIOVINA Z. OBICKIN G. FEDOSIEIEV P. a cura”,”Vladimir Ilic Lenin.”,”Gruppo Sapronov. “”Dal 29 marzo al 5 aprile 1920 si tenne il IX Congresso del partito. Nel rapporto di attività del Comitato centrale Lenin richiamò l’ attenzione dei delegati sui problemi di ordine economico. Egli criticò a fondo il gruppo antipartito del “”centralismo democratico”” di Sapronov, Osinski e altri, che aveva attaccato la linea del Comitato centrale e respinto la decisione del governo di introdurre il principio dell’ unità di comando nella produzione. Egli dimostrò che questo gruppo, pur definendosi demagogicamente gruppo del “”centralismo democratico””, in realtà non dava un’intepretazione marxista, bolscevica dei principi del centralismo democratico. Il congresso respinse la mozione dei “”centralisti democratici”” e nella risoluzione sui ‘Compiti urgenti dell’ edificazione economica’ sancì le tesi leniniste sulle forme e sui metodi di direzione dell’ economia””. (pag 498)”,”LENS-173″ “POSSENTI Vittorio FORNARI Giuseppe POLKINGHORNE John BORRMANS Maurice FORTE Bruno LARAS Giuseppe ALICI Luigi CAMPODONICO Angelo RICONDA Giuseppe RUGGENINI Mario DAVINI Simonella KIERKEGAARD Soren”,”Il monoteismo.”,”Contiene una intervista a Joseph Ratzinger e un testo di Kierkegaard”,”RELx-074″ “POSTAN Michael M.”,”Storia economica d’Europa, 1945-1964.”,”Mutamento nel campo dell’industria e nel commercio ma pure nel campo della forza-lavoro, del mondo del lavoro: occupazione aumenta meno del reddito nazionale, formazione di una ‘nuova classe operaia’, processo di imborghesimento dei lavoratori ecc. (pag 329-) capitolo: ‘I dipendenti'”,”EURE-003-FV” “POSTAN Michael M.”,”Storia e scienze sociali. Scritti di metodo.”,”M.M. Postan nato nel 1899 ha insegnato Storia economica a Cambridge, alla Sorbona e in alcune università americane.”,”ECOS-034″ “POSTEL-VINAY Karoline”,”Corée au coeur de la nouvelle Asie.”,”POSTEL-VINAY Karoline è ricercatrice presso il CERII – Fondation nationale des Sciences politiques, specialista dell’ Asia centrale e delle relazioni internazionali.”,”ASIx-048″ “POSTEL-VINAY Karoline”,”Le Japon et la nouvelle Asie.”,”POSTEL-VINAY Karoline è dottore in scienze politiche e laureata dell’ INALCO. Ha pubblicato ‘La révolution silencieuse du Japon’, Calmann-Levy, 1994. Si occupa di Giappone e Asia del Nord Est.”,”JAPx-083″ “POSTGATE R.W.”,”The Workers’ International.”,”POSTGATE R.W. Le conferenze di Zimmerwald e Kienthal, 1915-1916. “”These parties and groups at last arranged an unofficial conference in Switzerland, at Zimmerwald, in the September of 1915. From this Zimmerwald Congress arose, eventually, the Third International. (…) The Zimmerwald Conference reassembled (with more or less the same personnel) at Kienthal, in April, 1916 (British Delegates were not able to attend either Conference). By this time the movement was growing in strength. There seemed no reason that the war should ever stop. And with the growth of anti-war feeling, the latent divisions in the anti-war camp began to show themselves. The hand of Lenin begins to be visible. He had failed to turn Zimmerwald into anything but a Pacifist congress. But there is an undercurrent of Bolshevism in the resolutions of Kienthal: in the light of after events we can see clear indications of the coming of the Third International. I cannot do better than quote R. Palme Dutt (‘The Two Internationals, Allen und Unwin, page 8)”” (pag 6-7)”,”INTx-052″ “POSTGATE Raymond W.”,”Karl Marx.”,”ex libris di Bernard Lewis. POSTGATE Raymond W. (nato nel 1896, Cambridge, figlio di un Tory, professore a Cambridge. Ha scritto come primo libro più importante ‘Bolshevik Theory’ (1920) raccomandato da Lenin. Ha lavorato al Daily Herald. Ed è stato direttore dell’organo ufficiale comunista della Grande Bretagna. Ha dato le dimissioni dal Communist Party nel 1923. Ha lavorato nello staff dell’Enciclopedia Britannica’. “”The value of labour-power itself is not fixed: it changes with the prices of necessities, with variations in the cost of training, and with physiological differences. Its relations to surplus value extracted also vary. When other factors (hours, intensity of labour) are constant and productiveness varies, the surplus value and labour-power vary in opposite directions. The value of labour-power goes down and surplus value goes up when productiveness increases. When the intensity of labour varies, the value of labour-power increases as it is used up more quickly in a given time. When the length of the working day is varied, the value of labour falls relatively to the surplus value produced. And so on. The formula for discovering surplus value given in the older economists is thus incorrect. Marx’s formula briefly expressed is: the excess of Unpaid over Paid Labour. Capital is thus essentially the command of unpaid labour. (…) The laws of time wages, as has already been suggested, correspond to the laws governing the relative value of labour-power and of surplus value. There are, however, certain peculiarities to be noted: for example, when a man is paid by very short time intervals he may never even produce his own subsistence. If he is employed by the hour, for instance, he may be employed in the total so few hours that he never can produce his own necessities, though surplus value has been extracted from him”” (pag 69-70) [Raymond W. Postgate, Karl Marx, 1933]”,”MADS-653″ “POSTGATE R.W.”,”The Bolshevik Theory.”,”R.W. Postgate, sometime scholar of St John’s College, Oxford In appendice: – Il manifesto del 1° primo congresso della Terza Internazionale firmato da Lenin Zinoviev Trotsky Rakovsky Platten (marzo 1919) (da pag 175) – Le 22 tesi di Lenin presentate al primo congresso della Terza IC – La Terza Internazionale e gli IWW (scritto di Zinoviev, appello del Comitato esecutivo della Terza Internazionale di Mosca), gennaio 1920″,”INTT-319″ “POSTIGLIONE Anacleto”,”La schiavitù nella società e nella cultura antica. Attraverso le testimonianze degli scrittori greci e latini.”,”Anacleto POSTIGLIONE, ordinario di lingue e letterature classiche, ha pubblicato, oltre a varie raccolte di autori latini (1976), Pagani e cristiani, Romani e barbari nella crisi del mondo antico da Cicerone a Senaca (1990). Agostino: La schiavitù è conseguenza del peccato. (La città di Dio, XIX, 15) “”E’ evidente, infatti, che la condizione della schiavitù è stata imposta giustamente al peccatore. Perciò in nessun luogo delle Sacre Scritture leggiamo la parola “”schiavo””, prima che il giusto Noè con tale appellativo punisse il peccato del figlio. Questo nome, pertanto, lo meritò la colpa non la natura””. (pag 229)”,”CONx-117″ “POTEL Jean-Yves a cura”,”Gdansk, la mémoire ouvrière, 1970-1980.”,”POTEL è collaboratore della rivista L’ Alternative. Dello stesso autore: ‘Scènes de grèves en Pologne’, Stock, 1981, e in collaborazione con Alain BROSSAT, ‘Antimilitarisme et Révolution’, 2 voll UGE 10/18, 1976 e 1977. “”Mundek Hulz reprend le porte-voix: – Nous organisons un comité de grève. Il aura son siège à la maison de la culture de Dalmor, rue Polska. Dans votre entreprise, choisissez des délégués qui feront partie du comité. Après avoir délibéré, le comité décidera de la marche à suivre. Soudain, des cris montent de l’ entrée de la place: “”L’ armée, voilà l’ armée!””. De là où je suis monté, je vois une unité de la marine bloquer la rue qui mène à Dalmor. C’est la consternation générale. Le Barbu du chantier tente d’imposer le calme. Quelqu’un s’exclame:”” L’ armée est avec nous!””, mais dans l’ ensemble les manifestants son énervés par la présence des militaires. Nous avancons, après avoir appelè les ouvriers du chantier Commune de Paris à s’y rendre avec nous. – Eh Tadek, crois-tu qu’ils vont nous laisser passer?, me demande Biernacki, un copain de l’ atelier M. – Ils ne tireront pas. D’ailleurs, regarde combien il sont. Trop peu nombreux, à mon avis, pour nous arrêter. Et puis le sentiment de notre force nous donne de l’ assurance. Oui, je sais. C’est difficile de l’ expliquer aujourd’hui, mais nous étions calmes, sûrs de nous.”” (pag 75-76)”,”MEOx-074″ “POTEL Jean-Yves”,”Scènes de grèves en Pologne.”,”Nato in Francia, nel 1948, Potel è specialista dell’Europa centrale, giornalista e scrittore. Ha insegnato all’Università Paris VIII.”,”MEOx-086″ “POTIER Jean-Pierre”,”Lectures italiennes de Marx. Les conflits d’interprétation chez les économistes et les philosophes, 1883-1983.”,”POTIER Jean-Pierre nato nel 1949 (Rhône), è docteur d’Etat en Sciences Economiques et de gestion’ nell’Università di Lione II. Fa parte dell’ Institut des Etudes Economiques de Lyon. Gramsci critico di Bucharin sul terreno del materialismo storico. (pag 235-237) “”Un troisième représentant du déterminisme mécanique est Nicolas Boukharine, dont l’approche générale du marxisme a déjà fait l’objet de remarques caustiques. Sur le terrain du “”matérialisme historique”” comme science, les ‘Cahiers de prison’ [Gramsci, ndr] contiennent là encore des allusions critiques sur le livre du théoricien russe. Pour les apprécier, il convient de rappeler quelque peu les thèses développées dans la ‘Théorie du matérialisme historique’ (1921). D’après l’auteur, toute société en tant que “”système”” entretient des rapports avec son “”milieu extérieur””, la nature. L’évolution de ce “”système”” dépend des changements dans les rapports avec le “”milieu”” qui concernent le travail humain, et donc le processus de la reproduction sociale. Il déclare: “”L’indice matériel précis des rapports entre la societé et la nature est donné par le système des moyens sociaux de travail, c’est-à-dire par la technique d’une société déterminée. Dans cette technique s’expriment les forces productives matérielles de la société et la productivité du travail social”” (84). La “”technique sociale”” représente l’indice de l’équilibre nécessairement “”instable””, “”‘externe'””, qui s’instaure entre la nature et la société. En effet, dans le cadre de la “”reproduction élargie””, l’équilibre va se rompre pour se rétablir ensuite à un niveau supérieur. La “”technique sociale”” ou “”système des instruments de travail””, identifiée chez Boukharine aux “”forces productives matérielles””, détermine la “”base”” ou la “”structure économique”” de la société, formée par l’ensemble des rapports de production, et donc des rapports entre les classes sociales. Il existe entre la “”technique sociale”” et la “”structure économique”” un “”équilibre instable””, “”‘interne'””, cette fois, remis en cause par une relation de conflit décisive, puisqu’elle aboutira à la révolution. Parallèlement, un autre équilibre instable et “”interne”” s’instaure entre la “”structure économique”” et les superstructures, et propose une analyse originale. De même que dans la société toute entière, on trouve dans cette sphère trois éléments: les “”choses””, les “”hommes””, les “”idées”” (85). En effet, on peut dégager trois niveaux: – des objets matériels, des “”techniques””, des instruments de travail. Pour l’appareil d’Etat, il s’agit des canons, des bureaux…; pour la science, il s’agit des instruments de laboratoire, des livres…; enfin, pour les arts, on peut mentionner les instruments de musique. – des “”organisations””, des “”rapports entre les hommes””. On trouve ici l’appareil d’Etat, les partis politiques, les syndicats, mais aussi les organisations scientifiques, artistiques, et religieuses. – des “”combinaisons d’idées””. Elles peuvent être non systématisées ou systématisées. Non systématisées; confuses, elles représentent la “”psychologie sociale”” ou les idées dites “”courantes””. Systématisées, elles forment la “”structure idéologique””, composée d’une part de “”système d’idées”” et d’autre part de règles de conduites (morale). Les “”idéologies”” peuvent être baptisées “”cristallisations de psychologie sociale””: la philosophie, l’art, la religion, la science et même le langage. Toutefois, Boukharine tente de faire coïncider, au moins partiellement, cette conception de l'””idéologie”” avec le premier sens de Marx, entendu comme “”conscience fausse”” (86). Il va introduire dans ce but des développements sur le “”mode de répresentation”” comme reflet du “”mode de production”” dominant au sein de la “”structure économique””, en se référant notamment à la théorie du fétichisme des marchandises proposée au Livre 1er du ‘Capital’ (87). Dans son analyse la “”technique sociale”” détermine la “”structure économique””, mais aussi la “”technique des superstructures””. La “”structure économique””, quant à elle, détermine les “”organisations”” et les “”combinaisons d’ideés””. Cependant, l’auteur admet l'””influence en retour”” des superstructures sur la “”structure””, et d’une manière générale l’interaction des causes et des effets. Il entend se démarquer de tout fatalisme et rejette la “”théorie des facteurs”” selon laquelle “”il n’existe que l’économie””, et tout le reste n’est que futilités”” (pag 235-238) [Jean-Pierre Potier, Lectures italiennes de Marx. Les conflits d’interprétation chez les économistes et les philosophes, 1883-1983, 1986] [(85) ‘La théorie du matérialisme historique, 1971, p. 136-137, 159, 219-220. Voir aussi le Supplément “”Brèves remarques sur le problème de la théorie du matérialisme historique”” (1923), op.cit., p. 346; Notamment pp. 238-240; (87) Op. cit, pp. 250-255 et “”Brèves remarques””, pp. 347-348]”,”TEOC-629″ “POTIER Jean-Pierre”,”Piero Sraffa. Biografia.”,”Jean-Pierre Potier (1949) è docente alla facoltà di scienze economiche dell’Università di Lione.”,”BIOx-018-FL” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di S. BAKHRUSCIN E. KOSMINSKI V. SERGHEIEV S. SKAZKIN”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo.”,”””E’ ben noto al’ attaccamento di Teodorico alle forme politiche romane. Questo barbaro che non sapeva nemmeno scrivere il proprio nome si circondò di dotti e statisti romani, affidò ai romani tutta l’ amministrazione e la diplomazia. La situazione internazionale del regno ostrogoto era difficile””. (pag 126)”,”RAIx-143″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. EFIMOV V. KHVOSTOV A. NAROCNITSKI E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo.”,”””Nonostante le allettanti promesse di Slydel, l’ imperatore negò l’ immediato riconoscimento della Confederazione e si limitò a promettere un aiuto segreto per la costruzione di navi da guerra. Il colloquio ebbe così termine. Ma, verso la metà di luglio 1862, in un periodo in cui i nordisti subivano gravi sconfitte al fronte, Napoleone III inviò all’ ambasciatore Thouvenel un telegramma del seguente tenore: “”Chiedete al governo inglese se non ritenga che sia venuto il momento di riconoscere il sud.”” Senonché alla Camera dei comuni la proposta venne respinta per l’ opposizione di Palmerston. Il governo inglese attendeva l’ esito finale delle ostilità, aiutando nel frattempo i confederati. Il 29 luglio 1862, l’ incrociatore sudista Alabama, costruito in un cantiere di Liverpool, salpò dall’ Inghilterra, nonostante le proteste dell’ ambasciatore americano e col consenso del governo inglese””. (pag 256)”,”RAIx-144″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di V. KHVOSTOV I. MINTS”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume terzo.”,”””Nei primi giorni del conflitto, gli Stati Uniti, seguendo l’ esempio inglese, avevamo appoggiato il Giappone. Il governo americano aveva avvertito la Francia e la Germania che, se si fossero schierate a fianco della Russia, gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra al fianco del Giappone. Roosevelt riteneva che una guerra di lunga durata avrebbe esaurito i due belligeranti e sperava che, anche dopo il conflitto, in Estremo Oriente l’ antagonismo fra i due paesi sarebbe continuato. Il suo appoggio al Giappone era determinato appunto da questa prospettiva che, a suo avviso, era nell’ interesse degli Stati Uniti. Ma un eccessivo rafforzamento del Giappone non rientrava nei calcoli del presidente americano””. (pag 301)”,”RAIx-145″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di N. KOLCIANOVSKI I. MINTS A. PANKRATOVA E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto.”,”””Noi abbiamo dichiarato fin dall’ inizio- scriveva Lenin – che approvavamo Genova e ne accettavamo l’ idea; abbiamo perfettamente compreso, e non lo abbiamo nascosto, che ci recavamo alla conferenza come commercianti, perché ci è assolutamente necessario il commercio con i paesi capitalistici… e perché volevamo discutere in modo più equo e vantaggioso le condizioni politiche di questo commercio. Tutto qui””. (pag 251)”,”RAIx-146″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. PANKRATOVA”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quinto.”,”””Da parte sua anche il governo turco cercava di assicurarsi l’ appoggio britannico contro la crescente minaccia dell’ aggressione italiana. Non a caso Mussolini avvertiva che “”i suoi sguardi erano rivolti verso oriente””. L’ Italia si armava febbrilmente.”” (pag 244)”,”RAIx-147″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di S. BAKHRUSCIN E. KOSMINSKI V. SERGHEIEV S. SKAZKIN”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo.”,”‘La forza viene rappresentata come fondamento del diritto’ “”Già nel secolo XV la necessità dell’unificazione statale diviene così evidente che la “”ragion di stato”” incomincia a considerarsi come criterio supremo della politica. Questa “”ragion di Stato”” rappresenta in ultima analisi l’interesse della classe dominante nel suo insieme. Ma essa viene eretta a “”bene pubblico””, che deve essere assicurato dallo Stato, se necessario, anche con la violenza. Tutti i mezzi sono leciti per assicurare il “”bene pubblico””. La religione cessa di assolvere una funzione importante e la politica stessa si rende ormai sempre più autonoma dalla morale. “”…A partire da Machiavelli, Hobbes, Spinoza, Bodin, ecc., ecc., dice Marx nell”Ideologia tedesca’ – nell’epoca moderna, per non parlare degli autori più antichi, la forza viene rappresentata come fondamento del diritto; per tal modo l’analisi teorica della politica viene emancipata dalla morale…””. Machiavelli per primo, e forse con maggior coerenza, enunciò queste nuove concezioni relative allo Stato e alla politica”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo, 1956] (pag 243-244) pag 243-244 (già in marx-karl, mettere in chiaro in Archiv)”,”TEOP-006-FV” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. EFIMOV V. KHVOSTOV A. NAROCNITSKI E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo.”,”””A partire dalla metà di novembre del 1830 il governo inglese fu presieduto da Grey, lord Palmerston ebbe la direzione degli affari esteri. Da allora sino alla sua morte avvenuta nel 1865 Palmerston, ora come “”segretario di Stato”” per gli affari esteri, ora come primo ministro, ora come segretario di Stato per gli affari interni, o infine come esponente dell’opposizione esercitò una profonda influenza sulla politica estera dell’Inghilterra. Karl Marx ha così definito Palmerston: “”‘Tory’ di origine, egli seppe tuttavia introdurre nella direzione degli affari esteri tutto quel groviglio di menzogne che costituisce la quintessenza della politica dei ‘whigs’. Egli sa magnificamente combinare la fraseologia democratica con le concezioni oligarchiche, sa dissimulare bene la pacifica politica mercantile della borghesia dietro il fiero linguaggio dell’aristocratico inglese del vecchio regime; egli sa fingere l’attacco, quando in realtà acconsente, e la difensiva, quando in realtà tradisce; sa astutamente risparmiare un nemico apparente e condurre alla disperazione l’alleato di oggi; nel momento decisivo di un conflitto sa schierarsi con il più forte contro il più debole e possiede l’arte di lanciare frasi audaci, altisonanti mentre fugge davanti al nemico. Alcuni lo accusano di essere venduto alla Russia, altri sospettano di lui un “”carbonaro”” (1). Marx seguì attentamente l’attività di Palmerston. Egli non credeva alla sincerità dell’atteggiamento ostile di Palmerston verso la Russia di Nicola e per un certo periodo considerò con serietà le affermazioni di un pubblicista esaltato Urquhart, secondo il quale Palmerston era venduto alla Russia”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo, 1956] (pag 188-189) [(1) K. Marx, Lord Palmerston, in K. Marx F. Engels, Opere complete, op.cit., v. IX, pp. 488-489] Pag 188-189 (già in marx-karl, mettere in chiaro in Archiv)”,”TEOP-007-FV” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di N. KOLCIANOVSKI I. MINTS A. PANKRATOVA E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto.”,”””Gli storici della democrazia hanno qualche volta paragonato la Conferenza di Versailles al Congresso di Vienna. E in effetti molte somiglianze esteriori esistono tra i due congressi. Anzitutto per la loro durata. Anche a Versailles, come a Vienna, si ballò molto e si lavorò poco. Le sedute furono spesso interrotte dall’annuncio di nuove esplosioni rivoluzionarie in Europa. Gli scopi stessi della Società delle nazioni erano affini a quelli della Santa Alleanza: si riducevano, in sostanza, a proteggere dalla rivoluzione il nuovo sistema di relazioni internazionali. Ma, in effetti, la pace di Versailles ricordava piuttosto la pace di Francoforte. Per Versailles sono pienamente valide le parole pronunciate da Marx a proposito di Francoforte: “”E’ il mezzo più sicuro per trasformare … la guerra in una ‘istituzione europea’… E’ il mezzo infallibile per trasformare la futura pace in un semplice armistizio…”” (1). La pace di Versailles non faceva che inasprire per molto tempo i contrasti tra vincitori e vinti. Essa provocava una immensa trasmigrazione di popolazioni, di fronte a cui sarebbero impallidite le più grandi migrazioni di popoli del passato. La Romania espelleva oltre 300.000 persone dalla Bessarabia. Più di 500.000 lasciavano la Macedonia e la Dobrugia. I tedeschi evacuavano l’Alta Slesia. Centinaia di migliaia di ungheresi venivano cacciati dai territori assegnati alla Romania, alla Jugoslavia e alla Cecoslovacchia. 7.500.000 ucraini venivano suddivisi tra la Polonia, la Romania e la Cecoslovacchia.”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto, 1956] [(1) K. Marx e F. Engels, Opere, v. XXVI p. 68, ed. russa] (pag 87-88) (già in Marx mettere in Archiv)”,”TEOP-009-FV” “POTOK Chaim”,”Io sono l’argilla.”,”Chaim Potok, scrittore di origini ebraiche, è nato a New York nel 1929. Nomitato rabbino, ha servito come cappellano miitare durante la guerra di Corea.”,”VARx-056-FRR” “POTTER George Richard a cura, saggi di Denys HAY H.C. DARBY H. BARON R. AUBENAS R. WEISS R. WITTKOWER L.D. ETTLINGER E. FRANKFORT H.W. LAWTON R.G.D. LAFFAN C.A.J. ARMSTRONG J.R. HALE R. DOUCET J.M. BATISTA I ROCA Cecilia M. ADY C.A. MACARTNEY V.J. PARRY H.V. LIVERMORE E.E. RICH”,”Storia del mondo moderno. Volume I. Il Rinascimento (1493-1520).”,”saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”STOU-001-FMP” “POTTHOFF Heinrich MILLER Susanne”,”Kleine Geschichte der SPD, 1848-2002.”,”Saggi di POTTHOFF Heinrich (1938-) MILLER Susanne (1915-)”,”GERV-064″ “POTTIER Claude a cura; saggi, comunicazioni, interventi di Matteo STERI Eleonora FIORANI Eros BARONE Ferdinando VIDONI Claude POTTIER Giuseppe AMATA Renata ABBIATI Domenico SAVIO Franco MOLFESE Aldo SERAFINI”,”Friedrich Engels (1820-1895). Un esempio da seguire, un pensiero da usare. Atti del convegno nazionale di studi. Gallarate, 13 maggio 1995.”,”Saggi, comunicazioni, interventi di Matteo STERI Eleonora FIORANI Eros BARONE Ferdinando VIDONI Claude POTTIER Giuseppe AMATA Renata ABBIATI Domenico SAVIO Franco MOLFESE Aldo SERAFINI Eros BARONE è presidente del CISE “”Tu sai che: 1) a tutto io arrivo con ritardo e che: 2) io seguo sempre le tue orme””. (Lettera di Marx ad Engels, 4 luglio 1864) “”Suppongo … a giudicare … dal tuo carattere, che tu insisterai di più sulle premesse che sulle conseguenze””. (Lettera di Engels a Marx, 17 marzo 1845) “”Insomma, visto che ormai quasi non si può parlare della prospettiva storica prescindendo dal linguaggio della teoria dell’evoluzione, Engels sceglie di far riferimento “”per comodità di argomentazione”” alla categoria della lotta per l’esistenza, ma in un modo che anziché, mettere in ombra la lotta di classe, vi si connetta dialetticamente. (…)”” (pag 63) “”Conclude perciò Engels, sempre in questa lettera a Lavrov: ‘La lotta per la vita non può allora consistere che in questo: che la classe produttrice (cioè quella dei lavoratori) sottragga la direzione della produzione e della ripartizione dei beni dalle mani della classe a cui era affidata fino al presente ma che ne è diventata incapace; e ciò è precisamente la rivoluzione socialista””””. (pag 64)”,”MAES-076″ “POTTINGER SAAB Ann”,”The Origins of the Crimean Alliance.”,”Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RAIx-032-FL” “POTUT Georges”,”La Banque de France du franc de Germinal au Crédit contrôlé.”,” La Banca di Francia negli anni della crisi del 1929 e della grande depressione. “”Les effets de la crise mondiale se sont fait sentire plus tardivement en France. Ils n’en ont pas été finalement moins sensible mais dissimulés par l’importance de notre encaisse qui continue de grossir et permet à notre Banque centrale d’observer les règles de la solidarité internationale et de fournir des crédits de réescompte à diverses banques d’émission étrangeres, soit directement, soit par l’entremise de la jeune Banque des Réglements internationaux. La Grande-Bretagne reçoit notamment de notre part une aide importante pour remédier aux difficultés éprouvées par la livre sterling. La Reichsbank, elle aussi, bénéficie de notre concours tandis que l’Institut d’émission, instruit par les enseignements de la crise, s’efforce de liquider ses avoirs en devises. Il se libère des ses actifs en sterling en le cédant à l’Etat pour le remboursement d’un emprunt contracté sur le marché de Londres. Le sens des courants de capitaux s’inverse durant l’année 1933 et notre balance des comptes devient déficitaire. le ciel, peu à peu, se couvre. Les nations ont tendance à se replier sur elles-mêmes. La France s’efforce d’assainir ses finances par une discipline rigoureuse de déflation fort mal accueillie par les Français qui, à toute éventualité, ont tendance maintenant à se livrer à la thésaurisation et à transformer leur épargne en or ou même en devises plutôt que de l’investir”” (pag 174)”,”FRAE-052″ “POUCHEPADASS Jacques”,”L’ Inde au XX siecle.”,”POUCHEPADASS Jacques ha soggiornato a lungo in India ed è vicino a questo paese per tradizione familiare e per avervi soggiornato a lungo. Ha insegnato storia dell’ India moderna all’ Università Paris VII e ha condotto ricerche di storia rurale indiana presso il Centre d’ Etudes de l’ Inde et de l’ Asie du Sud dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes (VI Section). La percentuale della popolazione urbana dell’ India era pari al 10% nel 1901 e al 13% nel 1941, una delle più basse del mondo. Nella prima parte del secolo XX la grande maggioranza della popolazione vive ancora nei 730 mila villaggi (dato del 1901). L’ impero delle Indie nel 1901 aveva 285 milioni di abitanti che nel 1941 diventarono 389 con un incremento del 33.6%!”,”INDx-042″ “POUCHKINE A.S. (PUSKIN), a cura di Hubert JUIN”,”Pouchkine. (Puskin)”,”Aleksandr Sergeevic Puskin (Mosca, 6 giugno 1799 – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837), è stato un poeta, scrittore e drammaturgo russo. In filologia egli è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori espressioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti, russi e non. (wikip)”,”RUSx-153″ “POUGET Emile PATAUD Emile a cura”,”Comment nous ferons la Revolution. Roman d’ anticipation sociale publié en 1909.”,”Gli autori, POUGET e PATAUD, erano due dirigenti molto noti della CGT. Il romanzo pubblicato nel 1909 racconta lo scoppio della rivoluzione. Il leader della sinistra all’ Assemblea, che somiglia a Jean JAURES, saluta gli scioperanti e riconosce che il potere passa ormai dal parlamento nelle mani del Comitato di sciopero. La produzione è riorganizzata, la vita cambia…”,”MFRx-189″ “POUGET Emile, a cura di Roger LANGLAIS”,”Le père peinard.”,”Emile POUGET (1860-1931), autore di pamphlets, è reso celebre da ‘Le Père peinard’ che, alla fine del XIX secolo, trovò un’ ampia udienza. Combattente infaticabile, pioniere del sindacalismo rivoluzionario e figura significativa del movimento anarchico francese, sarà, dal 1901 al 1908, Segretario Aggiunto della CGT, rappresentante della tendenza anarco-sindacalista e redattore capo della ‘La Voix du Peuple’. Venne costretto alle dimissioni dopo la presa del potere della Confederazione da parte dei riformisti contro i quali non cesserà di lottare. Roger LANGLAIS ha realizzato l’ edizione critica di questo libro che vuole collegare al pensiero libertario e alla sua evoluzione attuale. Ha partecipato alle attività del gruppo ‘Pour une critique révolutionnaire”” che ha pubblicato tra l’altro ‘Fin de l’ ère chrètienne’.”,”MFRx-202″ “POUGET Emile”,”La Confederation Generale du Travail (1910). Suivi de Le Parti du Travail.”,”Il partito e lo Stato. “”Si può pensare che la condanna di Lenin delle tesi dell’ Opposizione operaia derivasse dallo stesso presupposto ideologico che esigeva che lo Stato detto proletario, ovvero, in applicazione del principio di sostituzione, l’ apparato economico centrale seduto a Mosca, organizzasse la produzione; questa presa in mano da parte dello Stato, può essere che pensasse Lenin, era la condizione sine qua non della sua futura sparizione – mentre la proposta di Scliapnikov e Kollontai riprendeva uno dei principi dell’ anarcosindacalismo. Anche dopo il suo primo attacco, quando ritorna agli affari negli ultimi mesi del 1922, Lenin non rimette in discussione la sua visione politica, benché cominci a rendersi conto “”con stupore del progresso dell’ arbitrio burocratico, in particolare nell’ affare della Georgia, di cui Stalin era responsabile”” (nota: fonte J. Julliard, op.cit). (pag 116) Il primato dell’ intellettuale. “”Esiste quindi una filiazione tra le posizioni di Marx, quelle di Kautsky e il partito “”sostituzionista”” di Lenin. I comunisti di Marx non rivendicano, “”sul resto del proletariato, il vantaggio di una intelligenza chiara delle condizioni della marcia e dei fini generali del movimento proletario”” e, tra essi, non c’è questa categoria di intellettuali borghesi che “”a forza di lavoro si sono elevati fino all’ intelligenza teorica dell’ insieme del movimento storico””? (fonte Michel Collinet, La Tragedie du marxisme, le citazioni di Marx sono tratte dal Manifesto).”” (pag 117)”,”MFRx-255″ “POUGET Emile, a cura di G. CHAMAYOU e M. TRICLOT”,”Le sabotage.”,”””Se essi si rifiutano anche di discutere le nostre richieste, ebbene, possiamo mettere in pratica il ‘Go Canny’ – la tattica di ‘travaillons à la douce’, attendendo che ci si ascolti. Ecco chiaramente definito il Go Canny, il sabotaggio: “”A cattivo salario, cattivo lavoro””.”” (pag 22) “”E’ il caso del cittadino Jaures che, per condannare il sabotaggio, ha plausa quest’ etica, creata ad uso dei capitalisti. In una discussione aperta in Parlamento sul sindacalismo, l’ 11 maggio 1907, dichiarava: ‘Ah! Se si tratta di propaganda sistematica, metodica di sabotaggio, al rischio di essere tacciati da voi di ottimismo (…) non credo che essa andrà molto lontano. Essa ripugna ad ogni essere, a tutte le tendenze dell’ operaio (…)””. (pag 42) “”L’ ostruzionismo. L’ ostruzionismo è un procedimento di sabotaggio a rovescio che consiste nell’ applicare con meticolosità i regolamenti (…)””. (pag 77) Vita di Emile Pouget. (pag 107-108)”,”MFRx-273″ “POUILLE Jordan”,”Le tigre et le moucheron. Sur les traces de Chinois indociles.”,”[‘Il Leone e il Moscerino’, favola di Esopo è stato poi ripresa da Jean de La Fontaine] Contiene il capitolo: 10. ‘Les petites mains d’Apple’ sulle condizioni di vita e lavoro dei giovani operai e operaie di Foxconn (periferia di Shenzhen), dalla vita robotizzata (pag 161-175) Jean Pouille, journaliste francais, a ouvert le Bureau de la vie à Pékin, en 2008, peu après les jeux Olympiques. Egalement correspondant de Médiapart, du ‘Soir’ et du ‘Temps’, il a été finaliste du prix Albert-Londres 2014. “”Lei et moi avons donc pris le train pour Pixian, dans la banlieue de Chengdu, province du Sichaun. Danone y met en bouteilles son eau Robust. Intel y fabrique ses processeurs de PC. Et Foxconn y assemble douze millions d’iPads par trimestre, soit les deux tiers de sa production totale, répartis entre huit ateliers et cinquante lignes de production superposées sur un périmètre de 4 kilomètres carrés. Ici, ni bordels tapageurs ni karaokés clinquants, encore moins de réclames lumineuses, d’atelier de téléphones contrefaits ou d’églises évangélistes. les ouvriers évoluent en silence dans ue ville-usine aseptisée. Des routes rectilignes relient les ateliers massifs A, B et C aux portes des dortoirs 1, 2 ou 3. Dans cette cité radieuse, construite en soixante-quinze jours à la place de quatorze villages démolis pour la circonstance, seuls circulent les camions de marchandises et les bus à ouvriers, surveillés par d’innombrables radars automatiques. les nouveaux ateliers n’ont rien de révolutionnaires. D’austères bâtisses blanches percées de petites fenêtres teintées qui s’étalent le long de deux avenues rectilignes aux noms évocateurs: Tian Shen lu, «Ciel Victoire», et Tian Run lu, «Ciel Profit». Pas de filet anti-suicide à l’horizon. Du moins, pas encore. Les cent vingt mille fabricants d’iPads dorment dans la Résidence de la Jeunesse joyeuse. Des dortoirs de dix-huit étages, cernés de caméras et barbelés, avec cantines, supermarchés sans bières ni alcools, cybercafés, distributeurs de billets de toutes banques, tables de ping-pong et terrains de badminton [volant, ndr]. Chaque chambrée héberge six à huit personnes – pour un loyer mensuel par lit de 110 yuans – et dispose d’une salle d’eau avec toilettes et cabine de douche. Pour économiser du temps et de l’énergie aux travailleurs, leur linge est récupéré par une entreprise de nettoyage. Chaque cybercafé est identique et offre une décoration soignée, l’air conditionné, de larges fauteuils. Les ordinateurs affichent le logo Foxconn en fond d’écran. Le prix de la connexion double au-delà d’une heure afin que les ouvriers ne s’y attardent pas”” (pag 173-174)”,”MCIx-029″ “POULAIN Martine a cura; saggi di Pascal ORY Graham Keith BARNETT Therese KLEINDIENST Alban DAUMAS Francois CHAPON Laure LEVEILLE’ Bruno DELMAS Viviane EZRATTY Marie KUHLMANN Daniel LINDENBERG Bertrand CALENGE Yves ALIX e Michel P. SCHMITT Helene RICHARD Marguerite-Marie BURGER Pierre-Yves DUCHEMIN Denis PALLIER Arlette BOULOGNE Daniel RENOULT Jacqueline GASCUEL Guy SAEZ Jean-Michel SALAUN Anne-Marie CHARTIER Michel MELOT Hervé LE-CROSNIER Bernadette SEIBEL Brigitte GUYOT Anne-Marie BERTRAND Bertrand CALENGE Francoise CHAPRON Alain GLEYZE Pierre-Yves DUCHEMIN Gerald GRUNBERG Maurice B. LINE Henri-Jean MARTIN e altri”,”Histoire des bibliotheques francaises. Les bibliotheques au XXe siecle, 1914-1990.”,”Saggi di Pascal ORY, Graham Keith BARNETT, Therese KLEINDIENST, Alban DAUMAS, Francois CHAPON, Laure LEVEILLE’, Bruno DELMAS, Viviane EZRATTY, Marie KUHLMANN, Daniel LINDENBERG, Bertrand CALENGE, Yves ALIX e Michel P. SCHMITT, Helene RICHARD, Marguerite-Marie BURGER, Pierre-Yves DUCHEMIN, Denis PALLIER, Arlette BOULOGNE, Daniel RENOULT, Jacqueline GASCUEL, Guy SAEZ, Jean-Michel SALAUN, Anne-Marie CHARTIER, Michel MELOT, Hervé LE-CROSNIER, Bernadette SEIBEL, Brigitte GUYOT, Anne-Marie BERTRAND, Bertrand CALENGE, Francoise CHAPRON, Alain GLEYZE, Pierre-Yves DUCHEMIN, Gerald GRUNBERG, Maurice B. LINE, Henri-Jean MARTIN e altri. POULAIN è Conservateur des bibliotheques, Redattice in capo del ‘Bulletin des bibliotheques de France'”,”ARCx-004″ “POULANTZAS Nicos a cura; collaborazione di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Jacques SALLOIS Jean-Marie VINCENT”,”La crise de l’ Etat.”,”Collaborazione di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Jacques SALLOIS Jean-Marie VINCENT. Contiene in particolare i saggi di Jean-Pierre DELILEZ ‘Les rapports de la crise de l’ Etat et de l’ internationalisation: un revelateur’ e di Alain JOXE ‘Atlantisme et crise de l’ Etat europeen: la crisi militaire’.”,”TEOP-039″ “POULANTZAS Nicos”,”Les classes sociales dans le capitalisme aujourd’hui.”,”Nicos POULANTZAS è nato ad Atene nel 1936 e si è installato in Francia dal 1960. E’ stato maitres de conference di sociologia all’Università di Paris VIII e incaricato d’insegnamento all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”TEOS-066″ “POULANTZAS Nicos a cura; saggi di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Nicos POULANTZAS Jacques SALLOIS Jean Marie VINCENT”,”La crise de l’ Etat.”,”Saggi di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Nicos POULANTZAS Jacques SALLOIS Jean Marie VINCENT. Contiene il saggio di Alain JOXE ‘Atlantisme et crise de l’ Etat europeen: la crisi militaire”””,”TEOC-184″ “POULANTZAS Nicos”,”La crise des dictatures. Portugal, Grèce, Espagne.”,”Associazioni industriali per la trattativa. “”Questa differenza nella politica della borghesia interna è dovuta, tuttavia, al fatto che, concentrata nel settore industriale e non disponendo delle possibilità che hanno le società multinazionali di delocalizzare rapidamente il peso della produzione da un paese all’ altro, è colpita in pieno dall’ agitazione selvaggia severa in questo settore. Di fronte all’ impotenza dei regimi dittatoriali a contenere con la repressione questa agitazione, la borghesia interna si è sempre più spostata verso il riconoscimento del fatto sindacale, alfine di disporre di “”interlocutori validi”” e rappresentativi in un processo di soluzioni negoziate e concertate dei suoi conflitti con la classe operaia. La dimostrazione patente è stata fatta in Spagna con l’ atteggiamento di una parte del padronato spagnolo di fronte all’ esperienza delle commissioni operaie in Spagna; con l’ atteggiamento dell’ Unione degli industriali greci a favore di un progetto di “”democratizzazione”” dei sindacati ufficiali del regime; con l’ atteggiamento di una parte del padronato portoghese (…)””. (pag 57)”,”EURx-186″ “POULANTZAS Nicos”,”Pouvoir politique et classes sociales.”,”””A partire da queste considerazioni, si può tentare di proporre un concetto di potere: si designerà per potere ‘la capacità di una classe sociale di realizzare i suoi interessi obiettivi specifici’. Questo concetto non procede senza difficoltà, nella misura, più particolarmente, in cui si introduce il concetto di “”interessi””: si sa però l’ importanza di questo concetto in Marx e Lenin, la concezione marxista delle classi e del potere essendo legata a quella degli “”interessi di classe””. Importa tuttavia situare molto brevemente questa definizione del potere in rapporto a qualche altra, che ha avuto una ripercussione importante nella teoria politica: 1. Essa si distingue dalla definizione di Lasswell (…). 2. La definizione del potere che propongo si distingue da quella di M. Weber (…) 3. La definizione proposta si distingue da quella di T. Parsons, (…).”””,”TEOC-406″ “POULANTZAS Nicos”,”Poder politico y clases sociales en el estado capitalista.”,”POULANTZAS è un ricercatore del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS). Concetto di blocco di potere, egemonia e periodizzazione di una formazione: le analisi politiche di Marx. “”Questo concetto di blocco di potere, che non è usato espressamente da Marx o Engels, ‘indica così l’ unità contradditoria particolare delle classi o frazioni di classe dominanti, nella loro legazione con una forma particolare di Stato capitalista.”” (pag 302-303) Questione tempi dominio della borghesia. Nota 9. “”Engels nos describe las consecuencias concretas de esa situación en los términos siguientes: “”Parece que sea una ley del desenvolvimiento histórico, que la burguesía no pueda, en ningún país de Europa, apoderarse del poter político – al menos durante un tiempo bastante prolongado – de la misma manera exclusiva que la aristocracia feudal en la Edad Media “” (Socialismo utópico y socialismo científico, prefacio de la edición inglesa, 1892) (…).”” Poulantzas prosegue la nota citando un altro brano di Engels (prefazione alla Guerra dei contadini) sullo stesso tenore. (pag 302)”,”TEOP-313″ “POULANTZAS Nicos”,”Potere politico e classi sociali.”,”POULANTZAS Nicos “”(…) Marx distingue chiaramente la lotta economica – che appare essa stessa scissa in due livelli – dalla lotta politica di classe e sembra ammettere l’esistenza delle classi pienamente costituite solo a livello della lotta politica. Per ciò che concerne la lotta economica tra gli agenti della produzione, tra capitalisti e operai, Marx dice che non si tratta, in questo caso, di lotta di classe e, per ciò che concerne la lotta economica sindacale, parla di “”classe in sé””; egli sembra riservare lo statuto di classe per sé, di classe “”in quanto tale””, solo alla lotta politica. Il primo punto, concernente la lotta economica, degli “”individui”” agenti della produzione, può essere facilmente chiarito. Solo nelle opere politiche anteriori al ‘Capitale’ – particolarmente nella ‘Miseria della filosofia’ e nel ‘Manifesto del partito comunista’ – Marx considera la loro lotta come non derivante da rapporti di classe. Si tratta quindi di un periodo in cui Marx non aveva ancora elaborato interamente la sua problematica originale e in cui le conseguenze dell’antropologia economica del periodo giovanile si facevano ancora sentire. Ora, sappiamo con sicurezza dal ‘Capitale’, più particolarmente dal terzo libro, che i rapporti tra individui-agenti della produzione, ossia tra capitalista e operaio salariato così come appaiono nel primo libro o nelle opere politiche in questione, sono fin d’ora rapporti di classe: gli agenti della produzione sono supporti di strutture. Il problema è però più difficile per ciò che concerne la distinzione tra la lotta economica sindacale e la lotta politica. La distinzione, stabilita da Marx con una terminologia hegeliana nella ‘Miseria della filosofia’ del 1847, tra la “”classe in sé”” e la “”classe per sé””, resta un problema ‘costante’ nelle sue opere politiche. Perché Marx sembra ammettere costantemente l’esistenza di una classe “”in quanto tale”” solo sul piano politico, come è evidente nelle sue ‘ulteriori’ analisi politiche sul proletariato, che esiste come classe solo se è organizzato in un partito autonomo (1), e nelle sue analisi sui contadini parcellari? Ecco quello che bisogna spiegare. Se non si dimentica che questi testi politici, che arrivano fino al 1881, sono anche una riflessione sulle classi in un modo di produzione “”puro””, si vede che i diversi livelli di analisi dei rapporti sociali, dati da Marx come momenti della genesi storica, devono essere considerati ‘qui’ come un ‘processo teorico’ di costruzione del ‘concetto’ di classe”” (pag 85-86) [Nicos Poulantzas, Potere politico e classi sociali, 1971] [(1) Fra i tanti esempi che si possono portare, citiamo il primo paragrafo dell’articolo 7a degli statuti provvisori della I Internazionale, redatti da Marx nel 1866: “”Nella sua lotta contro il potere unificato delle classi possidenti il proletariato può agire come classe solo organizzandosi in partito politico autonomo (…)”” (Marx-Engels, Opere scelte, p. 766); e il seguente passo della lettera a Bolte del 29 novembre 1871: “”Ma d’altra parte ogni movimento in cui la classe operaia si oppone come ‘classe’ [cors. di Marx] alle classi dominanti (…) è un ‘political movement'”” (Ibidem, p. 943). Possiamo chiarire in questo contesto l’ambiguità della formulazione più volte ripetuta da Marx, secondo la quale ogni lotta di classe – delle classi in quanto tali – è una lotta politica]”,”TEOC-635″ “POULANTZAS Nicos”,”Fascismo y dictadura. La Tercera Internacional frente al fascismo.”,”POULANTZAS Nicos Posizione di Trotsky. Errore comune di analisi del Comintern e di Trotsky. “”Significativa a este respecto es por lo demás la posición de Trotski (9). A la vez que criticaba de manera pertinente las posiciones del V Congreso del Komintern, que pasaban por alto la etapa de estabilización diagnosticando una etapa ofensiva del proletariado, repite por su cuenta el error del IV Congreso, identificando etapa de estabilización y etapa de defensiva del movimiento obrero. En cuanto a la caracterización del período que sigue, marcado por los comienzos del proceso de fascistización, y para el cual precisamente este diagnóstico es exacto, comete Trotski los mismos errores que el Komintern: el cierre del periodo de “”estabilización-defensiva reflujo del movimiento obrero”” significaría una exacta inversión de las cosas, y así una ofensiva de la classe obrera. También para Trotski, que en esto va con el Komintern, el fascismo “”es una respuesta de la burguesia en el momento en que un peligro immediato amenaza las bases de su régimen… el fascismo es un estado de guerra civil contra el proletariado que se insurrecciona””. Esta ‘afinidad’ entre Trotski y el Komintern se debe, así como se habia sugerido, a su economismo común”” (10). (pag 83) (9) ‘L’Internationale communiste après Lénine’, pp. 178-220 (10) Se trata aqui de una sugerencia, y no de una ‘demostración’: el problema es demasiado importante para que pueda ser aqui objeto de un análisis profundo. (…)”,”INTT-290″ “POULANTZAS Nicos, a cura di Pier Aldo ROVATTI”,”Classi sociali e capitalismo oggi.”,” Capitolo 2. Lavoro produttivo e lavoro non produttivo: nuova piccola borghesia e classe operaia (pag 181-) “”In Marx la determinazione del lavoro produttivo nella sua distinzione con il lavoro improduttivo è una questione particolarmente difficile: egli progettava d’affrontarla nel IV volume del ‘Capitale’ e non l’ha mai esposta in modo sistematico. Nel ‘Capitale’ si trovano analisi sparse, ma esse sono soprattutto sviluppate in testi che lo stesso Marx non ha pubblicato, principalmente nelle ‘Teorie sul plusvalore’, nei ‘Fondamenti della critica dell’economia politica’ (Grundrisse) e nel ‘Capitolo VI inedito’ del ‘Capitale’. E’ evidente che per ricostruire una coerenza di tutte queste analisi occorre situarle nel contesto complessivo dell’opera di Marx e delle sue tappe: molti studiosi vi si sono già dedicati anche se la ricerca e la discussione in proposito restano ancora aperte. Da parte mia, mi limiterò solo a indicare alcune linee generali delle analisi di Marx (2). (…) In un dato modo di produzione è dunque produttivo il lavoro che determina ‘il rapporto di sfruttamento dominante in questo modo di produzione’: quello che per un modo di produzione è produttivo può non esserlo per un altro. Di conseguenza, nel modo di produzione capitalistico, produttivo è il lavoro che produce direttamente plusvalore, che valorizza il capitale e si scambia con esso: «Il risultato del processo di produzione capitalistico non è né un semplice prodotto (valore d’uso) né merce, cioè valore d’uso che ha un determinato valore di scambio. Il suo risultato, il suo prodotto, è la creazione del plusvalore per il capitale (…) poiché ciò che vuole produrre il capitale in quanto capitale (quindi il capitalista in quanto capitalista) non è né valore d’uso destinato immediatamente al consumo personale, né merce destinata ad essere prima trasformata in denaro e successivamente in valore d’uso. Il suo scopo è l’arricchimento, la valorizzazione del valore, l’accrescimento di questo, dunque la conservazione del valore esistente e la creazione di plusvalore. E questo prodotto specifico del processo di produzione capitalistico il capitale lo ottiene solo nello scambio col lavoro, il quale si chiama per questo lavoro produttivo» (5). Vedremo subito come in Marx questa definizione di lavoro produttivo (capitalistico) non sia la sola, il che solleva importanti problemi: ‘per il momento diciamo solamente che essa basta a Marx per tracciare le frontiere essenziali della classe operaia’. Così, ad esempio, non è il lavoro che dipende dalla sfera di ‘circolazione’ del capitale o che contribuisce alla ‘realizzazione’ del plusvalore: i salariati del settore commerciale, della pubblicità, del ‘marketing’, della contabilità, i bancari, gli assicuratori, ecc. non producono plusvalore e non fanno parte della classe operaia (lavoro produttivo). Solo ‘il capitale produttivo’ produce plusvalore. In particolare: «il capitale commerciale non è altro se non il capitale che funziona nella sfera di circolazione. Il processo di circolazione è una fase del processo di riproduzione. Ma nel processo di circolazione non viene creato alcun valore, quindi alcun plusvalore». Così: «Il commerciante, come semplice agente di circolazione, non producendo né valore né plusvalore (…) neppure i lavoratori commerciali da lui occupati nelle medesime funzioni possono produrre per lui del plusvalore immediato» (6). Per il capitalista individuale questi lavoratori salariati sono fonte di profitto. Ma dal punto di vista del ‘capitale sociale’ e della sua riproduzione, il profitto del capitale commerciale e bancario non è la risultante di un processo che crea valore, ma di un ‘trasferimento del plusvalore’ creato dal capitale produttivo: questi lavoratori salariati si limitano a contribuire alla ripartizione della massa del plusvalore tra le frazioni del capitale, in conformità ai saggi medi di profitto. Naturalmente, essi sono a loro volta degli ‘sfruttati’, il loro salario corrisponde alla riproduzione della loro forza lavoro: «contribuiscono a ridurre i costi di realizzazione del plusvalore, compiendo una parte di lavoro non retribuito» e si vedono dunque estorcere del pluslavoro, ma non sono direttamente sfruttati sotto il rapporto di sfruttamento capitalistico dominante, quello della formazione del plusvalore. Il loro lavoro si scambia con il capitale variabile solo per il capitalista individuale, mentre, dal punto di vista del ciclo complessivo del capitale sociale e della sua riproduzione, la loro retribuzione rappresenta una spesa improduttiva del capitale, e fa parte dei ‘faux frais’ [spese accessorie, ndr] della produzione capitalistica”” (pag 182-183) [(2) Sullo stesso tema segnalo anche il notevole articolo di E. Terray, «Prolétaire, salarié, travailleur productif», in ‘Contradictions’, n. 2, luglio-settembre 1972; M. Freyssenet, ‘Les rapports de production: travail improductif’, maggio 1971, ciclostilato del Centre de sociologie urbaine; il n. 10 (Travail et Emploi) di ‘Critiques d’économie politique’, in particolare gli articoli di P. Salama e C. Colliot-Thélène; M. Mauke, ‘Die Klassentheorie von Marx und Engels, 1970 (trad. it., Jaca Book, Milano, 1971); M. Tronti, ‘Operai e capitale’, 1972; (5) ‘Il Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1968, vol. I, pp. 555 e 558; (5) Il Capitale, cit., vol. I, pp. 555 e 558); (6) Il Capitale, cit., vol. III, pp. 336 e 352; vol. II, p. 117; (7) Il Capitale, cit., vol. III, p. 353 e sgg.]”,”TEOS-001-FGB” “POULANTZAS Nicos”,”Fascisme et dictature. La troisième internationale face au fascisme.”,”‘- Nicos Poulantzas (1936–1979) è stato un influente sociologo e filosofo politico greco, naturalizzato francese, noto per i suoi contributi alla teoria marxista dello Stato e alla riflessione sul potere nelle società capitaliste. – Profilo e formazione Nato ad Atene nel 1936, studiò legge in Grecia prima di trasferirsi in Francia nel 1960. Completò un dottorato in filosofia del diritto con una tesi sulla rinascita del diritto naturale in Germania. Fu docente di sociologia all’Università di Parigi VIII dal 1968 fino alla sua morte. – Opere principali Potere politico e classi sociali (1968): analisi strutturalista del ruolo dello Stato nelle società capitaliste. Le classi nel capitalismo attuale (1975): esplorazione della stratificazione sociale contemporanea. Fascismo e dittatura (1970): studio storico-politico dei regimi autoritari europei. Lo Stato, il potere, il socialismo (1978): riflessione sulla transizione verso il socialismo democratico. – Idee chiave Criticò l’idea marxista strumentalista dello Stato come semplice strumento della classe dominante. Propose il concetto di ‘autonomia relativa dello Stato’, che pur favorendo il capitalismo, non è completamente controllato dalla classe capitalista. Influenzato da Althusser e Gramsci, sottolineò il ruolo del consenso e dell’egemonia culturale nella stabilità del sistema capitalistico2. -Vita personale e morte Sposato con la scrittrice Annie Leclerc, ebbe una figlia. Morì tragicamente nel 1979 a Parigi, suicidandosi all’età di 43 anni. Poulantzas rimane una figura centrale nel pensiero politico contemporaneo, soprattutto per chi studia le dinamiche tra Stato, potere e classi sociali.’ (fonte Copilot)”,”INTT-002-FPB” “POUNDS Norman J.G., a cura Berardo CORI”,”Manuale di geografia politica. Volume secondo. Geografia dei rapporti internazionali.”,”POUNDS è nato in Inghilterra nel 1912 e ha studiato alle Università di Cambridge e Londra. E’ studioso di geografia storica e politica.”,”ASGx-021″ “POURSIN Jean-Marie DUPUY Gabriel”,”Malthus.”,”Jean-marie Poursin è nato nel 1926. Ha studiato Diritto, Scienze politiche, e Demografia all’Università di Parigi. Ha collaborato con Geoges Bataille. Gabriel Dupuy è nato nel 1942.- Dopo aver frequentato l’Ecole Centrale, ha studiato Scienze economiche e Sociologia. 1766 13 febbraio: nascita di Thomas Robert Malthus (familiarmente chiamato Robert) nella casa di famiglia The Rookery, vicino a Dorking, nel Surrey, sesto figlio, secondo dei maschi di Daniel e Henriette Malthus. 1776-1782 Don Robert come il suo maestro ama chiamarlo, diviene allievo di Richard Graves, parroco di Claverton vicino a Bath. 1793 giugno, a 27 anni è nominato Fellow del Jesus College. 1834 29 dicembre un attacco improvviso lo porta alla morte. Malthus è sepolto nell’Abbazia di Bath.”,”BIOx-063-FL” “POUTHAS Charles H.”,”Democraties et capitalisme (1848-1860).”,”POUTHAS ha insegnato presso la Facoltà di Lettere a Parigi.”,”RAIx-117″ “POWER Eileen”,”Vita nel Medioevo. Il contadino il viaggiatore la badessa la donna di casa il mercante il fabbricante di panno.”,”Eileen POWER (1899-1940) formatasi ad Oxford e Cambridge, insegnò storia economica all’ Università di Londra. Autrice di numerosi studi di storia medievale, ebbe una parte di primo piano nella redazione della monumentale Cambridge Economic History of Europe.”,”STOS-072″ “POWER Samantha”,”Voci dall’inferno. L’america e l’era del genocidio.”,”Direttore esecutivo del Carr Center for Human Rights Policy all’Università di Harvard, saggista e attivista per i diritti umani, Samantha Power ha vinto con questo libro il National Book Critics Circe e il premio Pulitzer.”,”TEMx-073″ “POWER Eileen”,”Vita nel Medioevo. Il contadino, il viaggiatore, la badessa, la donna di casa, il mercante, il fabbricante di panno.”,”Eileen Power (1899-1940) formatasi ad Oxford e Cambridge, insegnò storia economica all’Università di Londra. Autrice di numerosi studi di storia medievale, ebbe una parte di primo piano nella redazione della monumentale Cambridge Economic History of Europe.”,”STMED-002-FGB” “POWERS Thomas”,”La guerra di Heisenberg. La storia segreta dell’atomica nazista.”,”Thomas Powers (New York 1940, giornalista esperto di intelligence, ha lavorato a Roma come corrispondente prima per il ‘Daily American’ e poi per UPI. Ha scritto su varie testate giornalistiche e ha pubblicato il volume ‘The Man Who Kept the Secrets. Richard Helmes and the Cia’. Stefania Maurizi giornalista e scrittrice scrive per il Fatto Quotidiano La bomba americana e la ‘macchina a uranio’ tedesca. “”Ci furono molti altri commenti dello stesso tenore prima che lo shock si smorzasse, ma per Goudsmit l’ultima goccia deve essere stata un’osservazione di von Weizsäcker, dopo una mattinata trascorsa a divorare i primi articoli comparsi sui giornali a proposito di Hiroshima e la bomba. Von Weizsäcker disse a Max von Laue di essere certo che ci sarebbe voluto molto tempo, secondo il riassunto di Rittner, prima di «poter chiarire la loro posizione agli occhi dei compatrioti». Ma alla fine, stando a von Weizsäcker , le cose avrebbero poutto apparire assai diverse. Da ciò che leggeva sui giornali, von Weizsäcker concluse che gli Alleati non erano ancora riuscita a costruire un reattore funzionante, proprio là dove i tedeschi avevano compiuto i loro massimi progressi. Allora, von Weizsäcker si dilungò sull’Interpretazione degli eventi già proposta da Wirtz. «Nella storia resterà scritto che gli americani e gli inglesi hanno creato la bomba e che, nello stesso tempo, i tedeschi, sotto il regime di Hitler, hanno prodotto una macchina funzionante. In altre parole, lo sviluppo pacifico della macchina a uranio è avvenuto in Germania sotto il regime di Hitler, mentre gli americani e gli inglesi creavano questa spaventosa arma da guerra» (43). Ma, ovviamente, la storia non ha registrato nulla del genere. Von Weizsäcker sbagliava sulla mancata costruzione da parte degli Alleati, ma quanto al resto aveva assolutamente ragione: dopo il giugno 1942, gli scienzati tedeschi lavorarono alla ‘Uranmaschine’, mentre gli Alleati produssero la bomba usata per uccidere parecchie centinaia di migliaia di giapponesi …. finire (pag 566-567)”,”QMIS-364″ “POZZANI Silvio a cura, scritti di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Aldo ANIASI Riccardo BAUER Alberto BELLA Enzo BELLI NICOLETTI Adriano BUZZATI TRAVERSO Arturo COLOMBO Eugenio FAIELLA e Giuseppe TAROZZI Giorgio GALLI Guido MONFREDI Luigi RODELLI Bruno SEGRE e Raffaele MAZZOLETTI Enzo SPALTRO”,”Il paese come se.”,”La meglio società “”Non va dimenticato che Croce ebbe il suo grande momento durante il ventennio fascista, quando la cultura italiana, per mancanza di libertà, era entrata in quella fase di involuzione, che non è ancora conclusa, e quello rimane il suo merito più grande; ciò non toglie, tuttavia, rilievo al fatto che si è trattato di una difesa di posizioni già raggiunte, e non di una esplorazione di nuove. Il fascismo obbligò al conformismo, e il malanno invece che spazzato dal vento della libertà riconquistata pare continui a dare le sue manifestazioni più cospicue. In un modo certamente impreveduto e impensato dai più, cioè non soltanto con atti esteriori, ma anche con un adeguamento interiore tale da influenzare un libero e autonomo svolgimento del pensiero. Ci è accaduto di leggere su una rivista straniera di cultura il passo che segue: «Viviamo in un’epoca scientifica e antimetafisica in cui i dogmi, le immagini e i precetti religiosi hanno perduto gran parte del loro potere». Si badi che non è un’impostazione polemica, ma una constatazione di fatto sugli aspetti della nostra epoca, quali appaiono da un osservatore inglese. Ebbene, su una rivista italiana la stessa constatazione sarebbe per prima cosa esposta in forma contorta e accompagnata da riserve e sottintesi. Ma il punto non è questo, giacché, affinché una cultura fiorisca, bisogna che affondi le radici nella sua epoca e non si illuda di succhiare l”humus’ di tempi trascorsi. Quel che manca alla nostra cultura nell’epoca attuale è proprio il riconoscimento dell’esigenza di una cultura scientifica e antimetafisica coerente ai grandi sviluppi della civiltà con la corrispondente concentrazione per quel verso dei maggiori interessi e delle più impegnative ricerche, al di fuori della finzione di una sopravvivenza di valori da tutti ritenuti fittizi. E’ questa mancanza di coraggio e di impegno che conferisce alla cultura italiana un colore grigio e che nasconde e umilia uomini e istituti. Ed è in questo colore grigio che si affermano le attenzioni conformistiche di due opposti poli teolocizzanti, quello cattolico e quello comunista (Pci, ndr). Alla superficie tutti vogliono avere le carte in regola dell’accademismo, giacché tutti fanno mostra di scientificismo (ciò che nella pagina vuol dire che le note occupano una parte maggiore del testo) ma pochi sono coloro che dipanano con fedeltà e con efficacia il filo del pensiero. Non ci sono poi riscontri per gli anticonformismi tipici, per l’antiaccademismo di un Croce, di un Rensi, di un Tilgher, di un Gobetti. Tutta gente, adesso, a modo, tutta degna, come cantava Trilussa, di frequentare «la più meglio società»”” [Silvio Pozzani, ‘Il paese come se’, Lerici, Milano, 1961′ (pag 16-17)] notizie biografiche su Silvio Pozzani “”In qualità di consulente, specie quando Francesco Forte accresce i propri impegni universitari o se ne va negli Stati Uniti, viene in redazione Silvio Pozzani, che ho già conosciuto come direttore ed editore del “”Mercurio””, amico di Pietra, antifascista (era in Giustizia e Libertà, poi socialista), buon conoscitore di cose economiche, inserito nel giro classicamente riformista di Milano, fra l’Umanitaria di Riccardo Bauer e le efficienti aziende municipalizzate (di cui Pozzani è o sarà amministratore). E’ un veronese grande e grosso, laico inveterato, ogni tanto gli scappa l’imprecazione: “”dio canòto””, curiosissima. A quegli stessi ambienti appartengono altri collaboratori, come l’economista agrario Aldo Pagani, docente a Milano, alla Statale, romagnolo di Alfonsine (…)”” [Vittorio Emiliani, ‘Orfani e bastardi: Milano e l’Italia viste dal “”Giorno””‘, Donzelli editore, Roma, 2009 pag 321 Sul libro di Emiliani: [Tra le principali fucine culturali che hanno segnato la storia del Novecento italiano, un posto d’onore spetta senz’altro al quotidiano milanese che a metà degli anni cinquanta ha segnato una svolta nel giornalismo nazionale: “”Il Giorno””. Fondato a Milano nel 1956, il quotidiano voluto da Enrico Mattei, presidente dell’Eni, si presentò sin da subito come “”rivoluzionario”” tanto nella grafica che nei contenuti. Il successo e la capacità di penetrazione dell’opinione pubblica furono immediati, specie fra le giovani generazioni. E tra i giornalisti più rappresentativi del “”Giorno””, si formò e poi affermò Vittorio Emiliani, che dopo più di trent’anni ne ripercorre in queste pagine la storia ricca di retroscena e di personaggi romanzeschi; dapprima l’ascesa, con Gaetano Baldacci, poi con Italo Pietra, in parallelo con il primo “”miracolo italiano””, con la svolta di centro-sinistra e con il ruolo strategico dell’industria di Stato. E poi la storia amarissima dello stravolgimento e del declino della testata a partire dal 1972, con la direzione di Gaetano Afeltra; sono gli anni della lotta tenace, prolungata, dei redattori per salvare qualità e originalità del quotidiano, lasciato impoverire da un’impresa pubblica sempre più soggetta ai partiti di governo e sempre meno innovativa, e sono anche gli anni della diaspora di firme e talenti. Ne viene fuori una sorta di romanzo storico di un ventennio, lo spaccato conflittuale di un’Italia allora ricca di slancio, di speranza] [Vittorio Emiliani, entrato nel giornalismo negli anni cinquanta con «Il Mondo» di Pannunzio e «L’Espresso» di Benedetti, ha lavorato al «Giorno» dal 1960 al 1974 e in seguito al «Messaggero», di cui è stato direttore tra il 1979 e il 1987. Autore di inchieste, editorialista, consigliere della Rai, ha pubblicato numerosi libri di denuncia, memoria e politica]”,”ITAS-198″ “POZZANI Silvio”,”Giovanni Agnelli, primo industriale dell’automobile.”,”””In una parte di questo volume si parla del mito di Torino costruito nei primi anni venti da ‘La Stampa’ di Frassati e dalla ‘Rivoluzione Liberale’ di Gobetti: una città dove la lotta per la libertà e per la dignità dell’individuo si combatteva anche esprimendo nuoe forme di produzioe e nuovi rapporti sociali. Era un mito animato da tanti eroii: da Giolitti come da Frassati, da Gobetti come da Gramsci, dalla Fiat come dalla Alleanza Cooperativa, da Agnelli come da Gualino, dagli operai della Fiat come dai gruppi intellettuali di ‘francisants’. Eravamo giovani allora e c’era gran bisogno d’agganciare agli esempi una voltà disperata di anticonformismo e di attivismo. Poi, portato a Torino dagli eventi della vita, l’Autore ha potuto avere prova dalla propria esperienza di quanto poderose fossero le energie che nutrirono quel mito, di quanto profondo fosse il segno lasciato da esperienze tanto contrastanti: per questo la Resistenza a Torino ebbe aspetti e valori singolari. (…) Questo detto, suonerebbe retorico dedicare la presente fatica agli eroi della Resistenza piemontese: umano l’Autore spera, invece, che suoni voler ricordare coloro fra di essi con cui ebbe più intima dimestichezza: le care e indimenticabili figure di Fred Florio, Duccio Galimberti, Livio Pittau”” (S.P.) [in ‘Dedica’ che apre il libro di Silvio Pozzani, ‘Giovanni Agnelli, primo industriale dell’automobile’, Casa editrice Nuova Mercurio, Milano, 1962] (pag 7-8) La crisi del 1907 fu superata dalla Fiat con un’operazione finanziaria gravosa che coinvolse gli azionisti. L’operazione trovò l’appoggio della Comit, la Banca commerciale italiana che in quel tempo aveva i caratteri della banca mista, banca di credito ordinario e di credito mobiliare (pag 84) “”Di nuovo, di vero c’era in Italia questa fabbrica che per prima adottava i mezzi moderni di organizzazione e di produzione come una legge ineluttabile di sopravvivenza in un mondo che a quella si andava adeguando. Abbiamo, del resto, già constatato nei precedenti capitoli che un diverso sistema di produzione, ossia ancora prevalentemente basato sull’opera dell’uomo, con le capacità professionali singole di lavorazione della materia (l’eccellente tornitore al posto del tornio automatico) non consentiva che risultati di prevalente carattere artigianale, contrastava con le esigenze della produzione in serie, e con ciò, in un ambito internazionale, metteva lo stabilimento che ancora praticava quei metodi nei viottoli marginali. Perciò l’importanza dell’opera dell’Agnelli e dei suoi collaboratori – tra i quali già emergeva Vittorio Valletta – era di essere arrivati, in quei sistemi e soprattutto a quegli impegni di produzione. Ed era la vecchia mentalità italiana a parlare per bocca di Giovanni Ansaldo (che pur aveva nel sangue l’eredità di uno dei primi capitani d’industria dell’Italia cavouriana) di «deserto della grande industria e della grande città» e a richiamarsi alle abitudini precapitalistiche e cattoliche. Invece il dilemma storico era di una stupefacente semplicità: o si entrava nel «deserto della grande industria» e si accettavano le dimensioni della grande città, e si poteva speraer e contare di vivere degnametne in una esperienza di uomini moderni, oppure ci si abbandonava alla pigrizia delle abitudini pre-capitalistiche e cattoliche, e si rimaneva in una condizione di precapitailsmo, non più possibile, non più consentita dallo sviluppo che si era verificato nella dimensione delle città e nella struttura dei bisogni delle masse. Abbiamo più sopra accennato alla relativa facilità di critica delle impostazioni del Gobetti e del Gramsci, e questo perché essi teorizzavano su una esperienza di natura capitalistica e di moderna organizzazione per la produzione di massa. Allora, a proposito di codesti sviluppi, si poteva giustificatamente, come fece il Gobetti, parlare di americanismo; in seguito si è trattato di modi e di forme di produzione che si sono diffusi ovunque, nella stessa Russia sovietica. E forse uno dei paradossi più grossi di codesto sviluppo è che una fabrica taylorizzata o americana sia stata introdotta ed organizzata in Russia dagli uomini dell’Agnelli, quando hanno costruito ed organizzato una fabbrica di cuscinetti a sfere sull’esempio della RIV, creatura di Agnelli”” (pag 127-129) controllare e inserire”,”ECOG-074″ “POZZANI Silvio”,”L’economia italiana: situazioni e problemi.”,”””C’è un brano del ‘Manifesto del partito comunista’ di Carlo Marx e Federico Engels – ed è opportuno ricordare che è del 1848 – che descrive, con singolare efficacia quella serie di modificazioni nel loro globale contesto economico e sociale. «La società moderna borghese, nata sulle rovine di quella feudale, non ha tolto di mezzo gli attriti di classe; creò nuove classi, nuove condizioni di oppressione e nuove forme di lotta in luogo delle antiche. L’epoca nostra, che è epoca di borghesia, si distingue tuttavia per una semplificazione nella lotta di classe. Tutta la società si scinde sempre più in due vasti campi nemici, in due classi ostili l’una all’altra: la Borghesia e il Proletariato. I servi del medioevo si mutarono in abitatori dei primi borghi, e dai borghigiani presero sviluppo i primi elementi della borghesia. La scoperta dell’America e la circumnavigazione dell’Africa offrirono un nuovo campo d’azione all’adolescente borghesia. Il mercato delle Indie orientali e della China, la colonizzazione dell’America, i traffici delle colonie, l’aumento dei mezzi di scambio e soprattutto delle merci, diedero un impulso sin allora sconosciuto ai commerci, alla navigazione, all’industria, favorendo, nella cadente società feudale il rapido sviluppo di elementi rivoluzionari. Infatti, il sistema produttivo dell’industria feudale o corporativa ormai non bastava più ai crescenti bisogni dei mercati nuovi. Sorse la manifattura. Sorse un ceto medio industriale che rovesciò le maestranze; la divisione del lavoro per corporazioni scomparve davanti alla divisione del lavoro nelle singole officine. Intanto i mercati continuavano ad ingrandire e i bisogni a crescere. Tant’è che presto anche la manifattura non bastava più. D’un tratto il vapore e le macchine rivoluzionarono la produzione industriale. Alla manifattura succedette la grande industria moderna; al ceto medio industriale succedettero i borghesi milionari, capitani di eserciti industriali. La grande industria aperse il mercato mondiale, già preparato dalla scoperta dell’America. Il mercato mondiale diede al commercio, alla navigazione e alla viabilità continentale un immenso sviluppo, il quale a sua volta provocò l’espandersi dell’industria; la borghesia, sviluppandosi proporzionalmente colle industrie, coi commerci, colla navigazione e colle ferrovie crebbe, aumentando i suoi capitali e lasciando nel retroscena le classi sopravvissute al medioevo» (2). In altri termini si può dire che lo sviluppo economico dell’epoca moderna è stato realizzato attraverso quel particolare ordinamento o quella particolare forma dell’economia che ha determinato l’affermazione della classe imprenditoriale borghese e il prevalere del capitale. Spiegava sul finire dell”800 Antonio Labriola: «La società borghese è sorta dalla società corporativa e feudale, e ne è sorta lottando, e rivoluzionando ciò che aveva dinanzi a sé, per impossessarsi degli strumenti e dei mezzi della produzione, i quali tutti poi culminano nella formazione, nell’allargamento, e nella riproduzione e moltiplicazione del capitale» (3). (…) In questa struttura economica composita come si presentano le unità economiche operative? «La borghesia», scriveva Marx, «tende sempre più a farla finita con lo sparpagliamento dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, accentrando in poche mani la proprietà e i mezzi di produzione». La forma è indubbiamente efficace, ma l’esperienza medesima della Russia sovietica e delle democrazie popolari non sta ad insegnare che l’agglomeramento della popolazione e l’accentramento dei mezzi di produzione sono il risultato del progresso tecnico, ossia per dirla ancora con Marx, «di una serie di sconvolgimenti nei modi di produzione e di scambio»?”” [Silvio Pozzani, ‘L’economia italiana: situazioni e problemi’, Milano, 1961] [(2) Carlo Marx e Federico Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’, in ‘Politica ed economia’, vol. XII della Nuova Collana di Economisti, Utet, Torino, 1934, pag. 58; (3) Antonio Labriola, ‘In memoria del manifesto dei comunisti’, in ‘Politica ed economia’, cit., pag. 14] (pag 6-7, 13) Gli effetti economici e sociali «di una serie di sconvolgimenti nei modi di produzione e di scambio»”,”ITAE-366″ “POZZANI Silvio”,”L’economia italiana: situazioni e problemi.”,”‘Assai probabilmente accanto alle infrastrutture materiali bisognerebbe creare quelle spirituali e morali, allargare la prospettiva mentale di quello popolazioni (Mezzogiorno, ndr), guarirle dall’innegabile complesso di inferiorità di cui soffrono, togliere la cappa dei molti pregiudizi, impedire che siano i più volonterosi e i più capaci ad andarsene. Ma anche per queste cose ci si trova sempre di fronte ai soliti circoli viziosi. Manca l’occasione economica e perciò è scarso lo spirito di iniziativa, e perciò sfugge l’occasione economica. Per mutamenti più profondi Marx parlò di «un rovesciamento della prassi», di certo un rovesciamento di abitudini e di concezioni appare essenziale anche in queste regioni in cui i vincoli del passato e quelli della miseria hanno più che tenaci resistenze. Tuttavia, assurdo sarebbe chiedere che ciò avvenga attraverso la preventiva persuasione, c’è bisogno di fatti concreti per sviluppare la molla della azione. I fatti concreti dovevano e potevano essere la creazione delle infrastrutture, ma pare che non basti. Allora bisogna andare più a fondo, e ciò potrebbe essere fatto mediante una collegata e razionale azione degli organi locali con un accertamento alla base delle esistenti risorse materiali e con una prima catalogazione di quelle umane; occorrerà spingere la nascita di fattori altrove spontanei, ossia l’associazione, il rischio, e così via’ (pag 483) [cap. ‘Gli squilibri regionali’]”,”ITAE-041-FP” “POZZAR Vittorio”,”La corrente sindacale cristiana (1944-1948).”,”La CISL Confederazione italiana sindacati dei lavoratori nasce nel 1950. Fondo RC “”Il PCI, da sempre e particolarmente in quel periodo (soprattutto dopo l’ arrivo in Italia di Togliatti), ricercava a tutti i costi intese unitarie su tutti i piani con le altre correnti politiche o ideologiche, nella convinzione di poter così meglio pervenire alla conquista del potere, approfittando della maggiore intraprendenza dell’ attivismo disciplinato dei propri militanti. In questo quadro l’ unità sindacale acquistava per i comunisti un rilievo di primaria importanza.”” (pag 53) Dichiarazione della corrente sindacale democratica-cristiana. (1944) “”(…) Viene tuttavia prevista la via dei tentativi arbitrali “”ledendo lo sciopero inevitabilmente interessi collettivi o di terzi”” ed il referendum obbligatorio tra gli iscritti.”” (pag 46-47)”,”MITT-238″ “POZZATO Maria Pia a cura; saggi di BIANCHI Cinzia CAVICCHIOLI Sandra LACALLE ZALDUENDO Maria R. LOZANO MIRALLES Helena MIRANDA Claudia POZZATO Maria Pia PSAKI Regina”,”L’idea deforme. Interpretazioni esoteriche di Dante.”,”Contiene il capitolo 2: Maria R. Lacalle Zalduendo, Il Dante eretico, rivoluzionario e socialista di Eugène Aroux (pag 79-106)”,”STMED-040-FSD” “POZZI Regina”,”Hippolyte Taine. Scienze umane e politica nell’ Ottocento.”,”POZZI Regina è docente di storia moderna all’ Università di Pisa. Si è dedicata in prevalenza alla storia francese dell’ Ottocento, approfondendo i temi della storia delle idee e dei gruppi intellettuali. Autrice di numerosi saggi in riviste italiane e straniere, ha pubblicato vari volumi (vedi retrocopertina). H. TAINE (1828-1893)”,”FRAD-027″ “POZZI Regina”,”Gli intellettuali e il potere. Aspetti della cultura francese dell’Ottocento.”,”Regina Pozzi (1940) insegna storia moderna nelal facoltà di lettere dell’Università di Pisa. Autrice del volume ‘Scuola e società nel dibattito sull’istruzione pubblica in Francia, 1830-1850’ (Firenze, 1969) ha curato la prima edizione italiana della ‘Storia della civiltà in Francia’ di F. Guizot (Torino, 1974).”,”FRAD-088″ “POZZI-CAVALLO Lorenza”,”Luigi Cavallo. Dalla Stella Rossa alla rivolta operaia di Berlino.”,”‘La vraie passion du XXe siècle, c’est la servitude’, Albert Camus, ‘L’homme révolté, (II, 637) (in apertura) ‘Luigi Cavallo avrebbe dedicato questo libro ai compagni d’infanzia e di lotta Giorgio Diena e Silvia Pons scomparsi prematuramente, a Giorgio Latis, fucilato dai nazifascisti a Reaglie alla Liberazione di Torino, a Iska Joffe, partigiano comunista deceduto in un Gulag sovietico nel 1950; al compagno di partito e amico Amedeo Ugolini, rappresentante del Pci nel Cln regionale piemontese’ (in apertura) Lorenza Pozzi Cavallo nata nel 1940, ha conseguito i suoi studi in GranBretagna e in Francia. Competente in problemi di politica internazionale, ha redatto per organismi internazionali numerose relazioni di analisi comparativa di documentazione e fonti con particolare riguardo al blocco ex sovietico. Dal 1974 ha affiancato Luigi Cavallo nelle ricerche e negli studi collaborando all’Ueo, Ocde, CoCom e ad Istituti di difesa. Dal ‘Capitolo 12. Stella Rossa e il professor Luraghi’. “”Dalla fusione delle Edizioni di Cultura sociale, dirette da Roberto Bonchio, e dalle Edizioni Rinascita, volute da Togliatti nel 1946, a cui Valentino Gerratana fu uno di principali collaboratori, nel 1953 nacquero le Editori Riuniti che, nel 1954, commissionarono a Raimondo Luraghi, giovane professore di storia nei Licei – poi docente all’Università di Genova e di Storia americana alla Luiss di Roma – il libro ‘Il Movimento operaio torinese durante la Resistenza’. Alle mie osservazioni (lettera del 29 marzo 2010) in merito alle pagine dedicate a Stella Rossa, Luraghi replicava: “”sarà forse bene che io le delinei sommariamente la “”storia”” di tale libro. Esso mi fu commissionato dagli Editori Riuniti, la casa editrice del Partito Comunista italiano; ed io, nella mia ingenuità di ragazzo, credetti che essi, rivolgendosi a me, volessero una seria, imparziale e scientifica analisi storica dei fatti, in ogni caso, tale era il metodo di lavoro, congeniale con quella vocazione di storico che fu mia sin dalla prima giovinezza. Mi ingannavo gravemente: ciò che essi volevano era un libello politico inteso ad accreditare la “”verità”” ufficiale del partito. Veniamo invece alla prima parte che mi riguarda direttamente in quanto consiste in realtà in quella che a me sembra un’aspra requisitoria contro lacune o tesi ritenute errate, da lei riscontrate nel mio libro ‘Il movimento operaio torinese durante la Resistenza’ (nelle pagine dedicate a Stella Rossa). Devo anzitutto precisare che al tempo della pubblicazione di tale opera la mia firma non era per nulla “”autorevole””: io ero poco più che un ragazzo che stava muovendo i primi incerti passi sul difficile cammino della professione di storico. Ed a tale proposito ritengo che il Suo approccio a tale mio libro parta da premesse che a me appaiono errate: (…) che ella lo affronti come se si trattasse di un “”pamphlet”” politico: mentre esso ha voluto essere – ed è stato – un primo tentativo di analisi storica spassionata e critica, di un cruciale periodo della nostra vicenda. Come tale, esso è stato ed un’opera pionieristica; ha inteso cioè aprire una strada all’analisi scientifica dei fatti (…)”” (pag 385)”,”MITC-156″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Michael BUCKMILLER, Oskar NEGT, Gian Enrico RUSCONI, Michael WOLFF, Heinz BRÜGGEMANN, Paul MATTICK, Giacomo MARRAMAO”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 1. Über Karl Korsch. Außerdem: Anarchismus-Bibliographie Stichwort ‘Stamokap’ Rezensionen Hinweise.”,”saggi di Michael BUCKMILLER, Oskar NEGT, Gian Enrico RUSCONI, Michael WOLFF, Heinz BRÜGGEMANN, Paul MATTICK, Giacomo MARRAMAO”,”TEOC-145″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Sven PAPCKE Jürgen HENTZE Luigi CORTESI Tony CLIFF”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 2. Marxistische Revolutionstheorien.”,”saggi di Sven PAPCKE Jürgen HENTZE Luigi CORTESI Tony CLIFF Michael BUCKMILLER G. LANGKAU Cajo BRENDEL”,”TEOC-146″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Georges HAUPT Enzo COLLOTTI Annette JOST Hans Manfred BOCK Sven PAPCKE Peter KÜHNE Helmut DAHMER Enzo MODUGNO e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 3. Die Linke in der Sozialdemokratie. Außerdem: Diskussionen, Archiv, Aufsätze, Bibliographie, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Georges HAUPT Enzo COLLOTTI Annette JOST Hans Manfred BOCK Sven PAPCKE Peter KÜHNE Helmut DAHMER Enzo MODUGNO”,”TEOC-147″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Ursula SCHMIEDERER Volkhard BRANDES Annette LEPPERT-FÖGEN Helmut DAHMER Christian RIECHERS Gabriella M. BONACCHI Paul FRÖLICH Alexander SCHAPIRO Jaap KLOOSTERMAN Sven PAPCKE Paul MATTICK Friedrich EBERLE Helmut REINICKE Moishe POSTONE”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 4. Faschismus und Kapitalismus. Außerdem: Archiv, Dokumente, Aufsätze, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Ursula SCHMIEDERER Volkhard BRANDES Annette LEPPERT-FÖGEN Helmut DAHMER Christian RIECHERS Gabriella M. BONACCHI Paul FRÖLICH Alexander SCHAPIRO Jaap KLOOSTERMAN Sven PAPCKE Paul MATTICK Friedrich EBERLE Helmut REINICKE Moishe POSTONE”,”TEOC-148″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Rainer ROTERMUNDT Ursula SCHMIEDERER Helmut BEKER-PANITZ Ludolfo PARAMIO Ulysses SANTAMARIA Alain MANVILLE Annette JOST Sven PAPCKE Christian RIECHERS Hans Manfred BOCK Dieter SCHULZ Theo PINKUS e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 5. Kritik des Leninismus. Außerdem: Diskussion, Archiv, Dokumente, Bibliographien, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Rainer ROTERMUNDT Ursula SCHMIEDERER Helmut BEKER-PANITZ Ludolfo PARAMIO Ulysses SANTAMARIA Alain MANVILLE Annette JOST Sven PAPCKE Christian RIECHERS Hans Manfred BOCK Dieter SCHULZ Theo PINKUS e altri”,”TEOC-149″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Ursula SCHMIEDERER Doris NOLLE Wolfgang STROHMEYER Elizabeth JONES Paul MATTICK Wolfgang RIELAND Theo PINKUS Karl-Heinz SAHMEL e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 6. Grenzen gewerkschaftlicher Politik. Außerdem: Dokumente, Ausäftze, Bibliographien, Literaturberichte, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Ursula SCHMIEDERER Doris NOLLE Wolfgang STROHMEYER Elizabeth JONES Paul MATTICK Wolfgang RIELAND Theo PINKUS Karl-Heinz SAHMEL e altri”,”TEOC-150″ “POZZOLI Claudio a cura; scritti di COGOY Mario DEUTSCHMAN Cristoph HERMANIN Federico MARRAMAO Giacomo POZZOLI Claudio SWEEZY Paul M.”,”Il comunismo difficile. I comunisti dei consigli e la teoria marxiana dell’accumulazione e delle crisi.”,”libro dedicato a Paul Mattick “”Una grande epoca storica non muore mai tanto rapidamente quanto i suoi tendono a sperare e forse anche devono sperare per poterla colpire con il dovuto vigore””. Franz Mehring “”Entro l’ambito definito nei suoi termini fondamentali dalla teoria della crisi Korsch distingueva tra due ‘atteggiamenti’, corrispondenti a due diversi modi di considerare la meccanica catastrofica dello sviluppo: l’atteggiamento ‘soggettivistico’, corrispondente alla versione socialdemocratica ufficiale (“”die offizielle sozialdemokratische Krisentheorie””, come Korsch la chiama), proprio di teorici come Hilferding, Bernstein, Lederer, Tarnow e Naphtali; l’atteggiamento ‘oggettivistico’, rappresentato dalla ‘Zusammenbruchstheorie’ “”classica”” di Rosa Luxemburg, Fritz Sternberg e Henryk Grossmann. L’atteggiamento soggettivistico ritiene di poter superare la crisi nell’ambito del sistema capitalistico, con l’ausilio di un “”cartello generale”” (il ‘Generalkartell’ di Hilferding) e con una regolamentazione del rapporto capitale lavoro salariato. A questa teoria di Hilferding si rifanno per Korsch non solo i socialdemocratici ma anche – in quanto anch’essi teorici soggettivistici della crisi – i programmatori e pianificatori economici operanti nell’Unione Sovietica o bolscevichi in genere””. (pag 69)”,”TEOC-483″ “POZZOLINI Alberto a cura; scritti di F. CHABOD G. PROCACCI R. ROMEO G. CANDELORO C. PISACANE A. COSTA S.F. ROMANO G. MANACORDA A. SOBOUL A. CARACCIOLO R. DEL-CARRIA A. ROMANO E. RAGIONIERI F. ENGELS S. SERENI P. SPRIANO R. MORANDI S. MERLI P. ALATRI F. DELLA PERUTA N. ROSSELLI L. CORTESI E.J. HOBSBAWM”,”Le origini del movimento operaio e contadino in Italia.”,”Scritti di F. CHABOD G. PROCACCI R. ROMEO G. CANDELORO C. PISACANE A. COSTA S.F. ROMANO G. MANACORDA A. SOBOUL A. CARACCIOLO R. DEL-CARRIA A. ROMANO E. RAGIONIERI F. ENGELS S. SERENI P. SPRIANO R. MORANDI S. MERLI P. ALATRI F. DELLA PERUTA N. ROSSELLI L. CORTESI E.J. HOBSBAWM. Alberto POZZOLINI vive a Milano dove insegna italiano nelle scuole superiori. E’ studioso del movimento operaio. “”Mazzini chiama Marx uomo d’ ingegno… dissolvente, di tempra dominatrice ecc. forse perché Marx ha saputo molto ben dissolvere la cabala ordita da Mazzini a danno dell’ Internazionale, dominando talmente la mal dissimulata libidine di autorità del vecchio cospiratore, si di (sic) renderlo per sempre innocuo all’ Associazione.”” (pag 106, Engels, Sulla partecipazione di Mazzini alla fondazione dell’ Internazionale, 1871)”,”MITS-227″ “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha veramente detto Gramsci.”,”‘Se negli anni della guerra Gramsci ha iniziato il discorso politico fondamentale della sua vita ed ha delineato il contrasto storico tra la classe borghese e quella proletaria, è negli anni immediatamente successivi, sulle colonne dell”Avanti!’ e soprattutto de ‘L’Ordine Nuovo’, che egli continuerà la ricerca con ben altra lucidità e incisività. La borghesia italiana, egli scriverà, ha realizzato, sviluppandosi, il principio dell’unità nazionale, ma è anche responsabile di aver scatenato quella guerra civile che depreca tanto, a parole. «Perché guerra civile significa appunto urto tra due poteri che si disputano a mano armata il governo dello Stato, urto che si verifica, non in campo aperto tra due eserciti ben distinti, schierati regolarmente, ma nel seno stesso della società». Prima del 1859 era la classe borghese ad avere interessi unitari dal punto di vista economico e politico. Sessanta anni dopo, l’Italia è ancora nelle condizioni psicologiche che precedettero il ’59: ma non è più la classe borghese a guidare e a volere la lotta per l’unità. «Oggi la classe ‘nazionale’ è il proletariato, è la moltitudine degli operai e contadini, dei lavoratori italiani, che non possono permettere il disgregamento della nazione, perché la unità dello Stato è la forma dell’organizzazione di produzione e di scambio costruito sul lavoro italiano, è il patrimonio di ricchezza sociale che i proletari vogliono portare nell’Internazionale comunista. Solo lo Stato proletario, la dittatura proletaria, può oggi arrestare il processo di dissoluzione dell’unità nazionale, perché è l’unico potere reale che possa costringere i borghesi faziosi a non turbare l’ordine pubblico, imponendo loro di lavorare, se vogliono mangiare». In questo caso, ogni distinzione tra dittatura e democrazia diviene puramente teorica: ogni regime borghese è caratterizzato, se è per questo, dall’equilibrio tra due grandi forze politiche, anzi tra i due partiti parlamentari che le rappresentano, quello conservatore (che rappresenta i proprietari terrieri) e quello democratico (che rappresenta il capitale industriale). Ma la distinzione è troppo sottile perché, sia nel caso che lo Stato italiano sia uno Stato poliziesco, sia nel caso opposto, di una repubblica liberale democratica, «la classe operaia avrebbe ed ha un solo dovere nei suoi confronti: rovesciarlo». Gramsci mette in guardia il proletariato da un pericolo, quello della presenza della piccola borghesia nel suo seno, proprio come accade per la classe borghese. La vanità, l’ambizione internazionale, il non saper capire esattamente quali siano le forze storiche che dominano la vita del mondo, il non saper vedere quale debba essere il proprio posto e la propria funzione: tutto questo fa sì che molti proletari diventino piccolo borghesi ed indeboliscano oggettivamente il proletariato nella sua lotta. E lo indeboliscono proprio nel momento culminante della lotta: la borghesia, nel dopoguerra, «è diventata più feroce e patriottica ora che ha messo in salvo la sua pelle e i suoi quattrini»’ (pag 50-51)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GRAS-127″ “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha veramente detto Gramsci.”,”Alberto Pozzolini si è laureato presso l’Università di Pisa con una tesi sul teatro egiziano antico e insegna, oggi (1970) a Milano. “”Gramsci è consapevole delle forze ideologiche schierate normalmente a favore della borghesia e sa quanto sia difficile rompere, per il dirigente socialista o comunista, la crosta dei luoghi comuni che la classe borghese ha saputo stendere, da sempre, in forma egemonica, sulla scuola, sulla cultura, sul pensiero di tutto lo Stato, per far credere che i propri ideali siano rivestiti di valori assoluti e non legati, da ragioni storiche e di classe, alla conservazione dei propri privilegi e del proprio potere. «Bisogna educare il proletariato», è il ritornello dei suoi scritti giovanili. Ma non basta. Per la conquista del potere, perché la classe operaia sia veramente preparata, occorre anche che «le sirene della perdizione» vengano imbavagliate, vengano messe in condizione di non parlare, di non nuocere: «Fino a quando il proletariato non comprenda tutto il popolo, e non sia immunizzato, bisogna che esso almeno pensi a gettare sulla società borghese la rete del proprio controllo, per imprigionarla». D’altra parte, la conquista del potere può passare per vie infinite, imprevedibili, non preventivabili. Lo aveva già affermato, con tutta la forza del suo linguaggio paradossale, quando la rivoluzione bolscevica era stata osannata come una rivoluzione compiuta contro Marx e contro le sue teorie. La conquista del potere può avvenire in modi che il ‘marxista filologo’ non riesce nemmeno a comprendere e far propri, tanto meno a prevedere. Perché «la storia reale non accetta ipotesi di svolgimento degli avvenimenti, altro che come indizi che possono servire per dare un indirizzo possibilmente sicuro all’azione pratica: e i rivoluzionari osservano la storia reale, non il gioco dei partiti, osservano la dialettica delle forze reali economiche, non i pii desideri e le trepidazioni delle mosche cocchiere». Bisogna infrangere gli schemi precostituiti e adeguarsi alla mutevole e complessa vita reale”” (pag 82-83) [Alberto Pozzolini, ‘Che cosa ha veramente detto Gramsci’, Roma, 1968] (pag 82-83)”,”GRAS-128″ “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Togliatti.”,”Alberto Pozzolini si è laureato presso l’Università di Pisa con una tesi sul teatro egiziano antico e insegna, oggi (1970) a Milano.”,”PCIx-465″ “PRADELLA Lucia”,”L’attualità del ‘Capitale’. Accumulazione e impoverimento nel capitalismo globale.”,”PRADELLA Lucia ha studiato filosofia e scienze sociali a Venezia, Berlino, Londra. E’ dottoranda in Scienze filosofiche all’Università di Napoli Federico II e a Paris X Nanterre. Ha contribuito all’edizione storico-critica delle opere di Marx e Engels, Mega, e svolge una ricerca su Marx e la mondializzazione sulla base di questa edizione. La stratificazione del proletariato. “”All’epoca, l’opinione corrente era che, se le comunicazioni con l’Irlanda fossero state potenziate quanto quelle all’interno dell’Inghilterra, si sarebbe imposta un’equiparazione delle condizioni dei lavoratori dei due paesi (Collinson Black R.D., Economic Thought and the Irish Question, 1976). Secondo Marx, le conseguenze più gravi di questi processi non erano tanto quelle di carattere “”materiale””, ma consistevano nella divisione che la borghesia cercava di creare nel proletariato, fomentando tra i lavoratori inglesi sentimenti di paura, ostilità e razzismo contro quelli immigrati. Questi sentimenti trovavano terreno nella competizione al ribasso che si trovavano involontariamente a esercitare i lavoratori irlandesi, i quali, d’altra parte, vedevano in quelli inglesi i complici del dominio coloniale sul proprio paese. L’operaio inglese, “”rispetto all’operaio irlandese, si sente membro della nazione dominante e si trasforma così in un suo strumento che gli aristocratici e i capitalisti del suo paese usano contro l’Irlanda, rafforzando in questo modo il dominio nei suoi stessi confronti. Egli si culla nei pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro il lavoratore irlandese. Il suo atteggiamento è molto simile a quello dei bianchi poveri nei confronti dei negri nei vecchi stati schiavistici degli Stati Uniti. L’irlandese gli restituisce tutto ciò con gli interessi. Egli vede infatti nel lavoratore inglese sia il complice che lo strumento stupiido del dominio inglese in Irlanda. Questo antagonismo è artificialmente mantenuto dalla stampa, dai pulpiti e dai fumetti; in breve da tutti gli strumenti di cui dispongono le classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese malgrado la sua organizzazione. E’ il segreto che permette ai capitalisti di mantenere il potere. E questi ultimi lo sanno molto bene”” (Lettera di Marx a Sigfrid Meyer e August Vogt del 9 aprile 1870, in Marx Engels, Sull’Irlanda, cit, p. 358)”” [Lucia Pradella, L’attualità del ‘Capitale’. Accumulazione e impoverimento nel capitalismo globale,. 2010] (pag 246-247)”,”MADS-605″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale. 2. L’ Internationale dans la guerre (1940-1946).”,”””Le but de l’ imperialisme americain, ce n’est pas seulement de briser le mouvement revolutionnaire mondial, c’est, par les methodes de la penetration economique, de la pression diplomatique et politique, de restaurer en URSS la domination du capitalisme. La liquidation du mouvement ouvrier dans le monde prepare pour lui la liquidation de l’ Etat ouvrier russe. En brisant le mouvement communiste international, Staline ouvre la voie à la liquidation de l’ economie collectiviste en URSS par le capitalisme.”” (pag 150)”,”TROS-085″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale (manifestes, theses, resolutions). 3. Bouleversements et crises de l’ après-guerre (1946-1950).”,”””I gruppi dirigenti dei partiti staliniani in Germania (SED all’ Est, KPD all’ Ovest) non sono altro che gli strumenti della burocrazia sovietica. (…) Tuttavia, essendo dato che il KPD è il solo partito che si oppone in maggior misura alle potenze occidentali d’ occupazione e alla borghesia tedesca, esso cristallizza, in una certa misura, la combattività delle masse. Allo stesso tempo, gode ancora del prestigio della sua politica di lotta di classe dei tempi passati. Ma il suo gruppo dirigente, come quello della SED, obbedisce esclusivamente agli ordini del Cremlino. Per i dirigenti del KPD, appoggiare o no le rivendicazioni operaie è unicamente una questione di tattica politica di cui gli interessi della burocrazia sovietica sono il solo fattore determinante””. (pag 320-321)”,”TROS-103″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale (manifestes, theses, resolutions). 4. Menace de la troisieme guerre mondiale et tournant politique (1950-1952).”,”””Non tracciamo una croce sulla rivoluzione jugoslava. Lo stato operaio sussiste ancora. La tradizione delle lotte dei partigiani vive ancora nella coscienza delle masse, le misure progressive prese dopo il 1948 possono avere una loro propria logica con la quale i dirigenti jugoslavi possono ancora avere a che fare.”” (pag 277)”,”TROS-104″ “PRAGER Rodolphe”,”Quelques regards sur l’ histoire du mouvement trotskyste.”,”””Liberato dalla prigione in seguito a un bombardamento della Luftwaffe e rientrato a Parigi alla metà di luglio, Prager si dedica a riannodare i contatti con i militanti dispersi che stanno ritornando, poco a poco, e vi perviene, principalmente grazie all’ aiuto di Jeanne Martin, che non aveva voluto lasciare la capitale, e a Jacques Birgeras (detto Bruno). Una nuova direzione si mette in opera, in agosto, con Rodolfo Prager, Roger Foirier (Rolando), Jacques Grinblat (Privas) e Henri Molinier (Testu), il solo fuggito dei dirigenti “”storici””. La notizia ci mette un po’ di tempo ad arrivare nel Midi, e a maggior ragione a Londra ove si era in ansia per le sorti dei numerosi compagni mobilitati. Per tentare di migliorare i collegamenti, il gruppo di Londra decide, da ottobre, l’ invio di Raymond Molinier in Portogallo.”” (pag 31)”,”TROS-161″ “PRAHALAD C,K.”,”La fortuna alla base della piramide. Sconfiggere la povertà e realizzare profitti.”,”28″,”ECOT-354″ “PRANDI Alfonso a cura, scritti di Federico CHABOD Jean DELUMEAU Hans BARON Viktor LAZAREV Delio CANTIMORI Ernest F. JACOB Denys HAY Paul O. KRISTELLER Garret MATTINGLY Earl ROSENTHAL Wallace K. FERGUSON Harcourt BROWN”,”Interpretazioni del Rinascimento.”,”Scritti di Federico CHABOD Jean DELUMEAU Hans BARON Viktor LAZAREV Delio CANTIMORI Ernest F. JACOB Denys HAY Paul O. KRISTELLER Garret MATTINGLY Earl ROSENTHAL Wallace K. FERGUSON Harcourt BROWN. “”E come letterati e artisti del Rinascimento hanno, essi stessi, pienamente avvertito lo stacco fra il loro mondo e quello precedente, così anche il Machiavelli ha piena coscienza della sua sostanziale, formidabile “”novità””: lo dice con estrema chiarezza, in quel cap. 15 del Principe dove – fu giustamente osservato – si ha veramente la sensazione di entrare in un mondo nuovo.”” (pag 53)”,”STOx-082″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione. Organizzazione storia e futuri sviluppi del movimento cooperativo.”,”PRANDINI Onelio (Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue. “”Ecco dunque il ruolo dei poteri pubblici e dei partiti. Se si riconosce il movimento cooperativo come forza di trasformazione della soceità e dell’ economia in senso democratico, e più precisamente come centro di diffusione della capacità dei lavoratori, dei consumatori, dei cittadini di mettersi insieme per risolvere in modo autonomo ed efficiente i loro problemi, (…). Anche da parte del sindacato e dei partiti più vicini al movimento operaio, per la verità, l’impegno a favore dello sviluppo cooperativo non è stato finora particolarmente intenso. Si è preferito il più delle volte puntare sullo scontro o sul dialogo con la proprietà pubblica o privata delle aziende (…)””. (pag 108-109)”,”ITAE-153″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione. A che serve, come si crea, come si organizza una cooperativa. Dall’Ottocento ai futuri sviluppi.”,”PRANDINI Onelio (Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue.”,”ECOS-003″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione.”,”Onelio Prandini (Castelnuovo di Rangone, Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue.”,”ITAS-076-FL” “PRANZETTI Luisa a cura”,”L’America violata. Antologia della Conquista.”,”Luisa Pranzetti, assistente di Letteratura ispano-americana presso l’Università di Roma. “”Oggi, Padre, entra con me in questa casa. Ti mostrerò le lettere, il tormento del mio popolo, e del perseguitato. Ti mostrerò le antiche sofferenze”” (P. Neruda, Canto general, trad. di D. Puccini, Milano, 1970) (in apertura)”,”AMLx-001-FFS” “PRASCA Maria Teresa”,”Tendenze alla ricomposizione di un mercato unico mondiale.”,”””(…) Lenin fin dai primi anni di esistenza dello Stato sovietico, poneva la questione dello sviluppo dei rapporti economici e commerciali con il mondo capitalistico partendo dall’ipotesi che il mercato mondiale sarebbe rimasto unico fino a quando lo Stato sovietico non fosse uscito dal suo accerchiamento-isolamento, nonché dalla consapevolezza, come attesta l’elaborazione in ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ e in altri scritti, che con la rivoluzione d’Ottobre si era aperto un processo inarrestabile di mutamenti che avrebbe messo sempre più in crisi l’egemonia dell’imperialismo nel mondo. «Oggi due campi avversi, pienamente consapevoli, stanno l’uno di fronte all’altro nel mondo intero» (1), scriveva Lenin, il quale rilevava anche la circostanza che «noi esistiamo nella catena degli Stati capitalistici, come un anello dell’economia mondiale» (2)”” (pag 64) [(1) V.I. Lenin, ‘Opere Complete’, v. 30, Editori Riuniti, 1967, p. 407; (2) V.I. Lenin, ‘Opere’ (in russo), Mosca, 1936, v. XXVI, p. 461] [Maria Teresa Prasca, ‘Tendenze alla ricomposizione di un mercato unico mondiale’, Critica marxista, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1972; pag 64-77] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ECOI-005-FGB”
“PRASHAD Vijay”,”Fat Cats & Running Dogs. The Enron Stage of Capitalism.”,”L’autore è Professore associato e Direttore di studi internazionali presso l’Università Trinity College.”,”USAE-002-FP”
“PRAT José”,”La burguesía y el proletariado (apuntes sobre la lucha sindical).”,” I rapporti tra sindacalismo rivoluzionario, socialismo, anarchismo. “”Los sindicalistos franceses sostienen que “”el Sindicalismo se basta a sí mismo””. Juan Grave les objeta, viendo el peligro que señala Malatesta y dada la escasa consciencia de clase de la masa obrera, que para que así sea “”es necesario que el Sindicato se vaya poniendo a la altura de las ideas que deben desarrollarse, que se transforme a medida que se modifique la mentalidad de los que lo componen””. El consejo es excelente. (…) Luis Fabbri aconseja a los obreros socialistas-legalitarios y a los socialistas-anarquistas que tomen una parte activa en el movimiento sindicalista y lo apoyen con su acción de los partidos socialistas y con sus criticas lo orienten. Cree que presentemente los partidos socialistas no pueden desaparecer, porque responden a una necesidad del momento. En cambio, el sindicalista Enrique Leone ve un peligro para el Sindicalismo en el unilateralismo de los partidos socialista de Estado y socialista-anarquista, y cree que el Sindicalismo está destinado a absorber la doctrina y la acción de estos partidos ‘unificándolos’, y a reivindicar el título de Sindicalismo socialista. Si así fuere, cosa que dudamos, el peligro entrevisto por Grave y malatesta tal vez desapareciere; pero sucederá asi? El tiempo ha de decirlo”” (pag 152-153)”,”MSPx-072″
“PRATI Massimo”,”Rivoluzione inglese. Paradigma della modernità.”,”””In una rivoluzione, quando l’incessante accumulo dei secoli esplode in una eruzione vulcanica, le fiamme meteoriche e le lingue di fuoco che si formano al di sopra sono un caos privo di significato e si prestano a capricci infiniti, ed a romanticismi, a meno che l’osservatore non le veda come proiezioni del sottosuolo dal quale provengono”” (C.L.R. James, ‘The Black Jacobins’) (in apertura) Massimo Prati si è laurato all’Università di Genova in ‘Comunicazione interculturale’. Ha proseguito gli studi in Linguistica nella stessa università, nell’ambito del DEA in English Literature al St Claire’s College-Oxford. È inotlre formatore e insegnante nel College Aiglon. E’ autore di altre opere. “”Molti storici concordano nel ritenere i ‘Levellers’ il primo partito politico della storia moderna. Si tratta di un’organizzazione con un programma politico, un gruppo dirigente, un organo di stampa e una rete di militanti e simpatizzanti (10.000 circa), dotato persino di gadget (ribbons) e colori sociali (seagreen). Nel gruppo dirigente le figure di spicco erano almeno tre: Richard Overton, William Walwyn, John Lilburne. Per quanto riguarda il primo, della fase di vita precedente alla Rivoluzione inglese si sa poco, o meglio si sa che visse a lungo nella comunità di rifugiati inglesi di Amsterdam. Richard Overton comunque puà essere considerato uno dei teorici del partito. Un suo libro del 1643, intitolato ‘Man’s Mortality’, avanzava dubbi sull’immortalità dell’anima, e scandalizzò i suoi contemporanei non meno di quanto avessero fatto i pamphlet di Milton sul divorzio. (…) Ma il teorico probabilmente più importante fu William Walwyn. Egli fu un uomo di formazione umanista (le sue lettura andavano da Seneca e Plutarco a Montaigne) che si propose di sconfiggere le concezioni dogmatiche dei movimenti religiosi più intolleranti (in particolare l’idea calvinista della predestinazione alla dannazione) e che, oltre ad essere un leader popolare, aveva anche doti di gran polemista. (…) Dei tre suddetti dirigenti, l’uomo d’azione era sicuramente John Lilburne, soprannominato “”‘Freeborn’ John”” dai suoi sostenitori londinesi. Già prima dello scoppio della rivoluzione, nel 1637, era stato arrestato per avere partecipato alla pubblicazione di testi critici nei confronti dei vescovi e delle istituzioni. Egli partecipò alla guerra civile, con il grado di Capitano, schierandosi con l’esercito repubblicano, e rinunciò, in ragione del suo idealismo, a promettenti proposte di carriera. (…) La petizione di favore di Lilburne raccolse 10.000 firme, e portò alla sua liberazione ottenuta il 2 agosto 1648. (…) Un altro gruppo interessante, questo numericamente minoritario fu quello dei ‘Diggers’. Ma, a mio parere, l’esiguità del loro numero non giustifica il fatto che quasi sempre siano stati liquidati in modo sbrigativo dagli studiosi in materia. (…) Il gruppo dei Diggers era stato fondato da William Everard, che aveva servito nel ‘New Model Army’ ed era stato congedato per il suo radicalismo (5). Ma il leader passato alla storia è Gerrard Winstanley, teorico di levatura, caratterizzato da un forte pensiero radicale, che sviluppa una critica al commercio e alla proprietà privata come fonti di conflitti e sfruttamento, e propone un progetto di società alternativa, con caratteristiche che anticipano l’idea di comunismo così come si è venuta configurandosi nella storia del pensiero moderno: «La pratica della compra e vendita pertanto suscitò ed ancora oggi suscita malcontento e guerre, che hanno tormentato a sufficienza l’umanità. E le nazioni del mondo non impareranno mai a trasformare le loro spade in vomeri e le loro lance in falcetti, e non smetteranno di farsi la guerra finché quest’espediente truffaldino di comprare e vendere non sarà gettato tra i rifiuti del potere regale (…) nessuno uomo può arricchirsi, se non grazie al so lavoro o di lavoro di altri uomini che lo aiutano» (6). E nella parte finale dello stesso libro aggiunge: «Ci saranno magazzini dappertutto, sia in campagna che in città: lì saranno portati i prodotti della terra e i prodotti degli artigiani, e dal magazzino saranno consegnati alle singole famiglie e a ciascuno per il proprio uso e secondo i bisogni» (7). Winstanley fu autore di numerosi pamphlet. (…) La vicenda dei ‘Diggers è dunque interessante per due ordini di motivi. Da un punto di vista pratico, le loro esperienze di comunità autogestite nel periodo della Rivoluzione inglese, quantunque rare e isolate, prefigurano fenomeni che, su più vasta scala, si presenteranno in processi storici successivi (penso alle collettività agricole nella Spagna del 1936). Il secondo aspetto interessante è che tale esperienza pratica si accompagna all’elaborazione teorica di Winstanley, con tratti di forte originalità nel caso della critica al sistema allora vigente, e con interessanti formulazioni dei concetti di proprietà privata e di religione che saranno sviluppate più organicamente e sistematicamente da Rousseau, da Proudhon e da Marx nei secoli seguenti”” (pag 161-169) Massimo Prati, ‘Rivoluzione inglese. Paradigma della modernità’, Mimesis edizioni, Milano, 2020 Sull’identità di William Everard ci sono versioni contrastanti. La più accreditata e diffusa è quella che fa di Everard un soldato in congedo, ma per altri storici si tratterebbe di un religioso. È possibile anche che sia stato l’uno e l’altro in periodi diversi della sua vita; (6) G. Winstanley, ‘Il Piano della Legge della Libertà’ a cura di D. Bianchi, Claudiana, Torino, 1992, p. 106-107; (7) Ibid. p. 207]”,”UKIR-055″
“PRATO Ledo”,”Sviluppo del capitale ed emigrazione in Europa. La Francia.”,”PRADO, nato a San Severo (Foggia, 1948) ha collaborato per 2 anni all’ ISSOCO, svolgendo ricerche sulla Q dell’ immigrazione e sulla struttura del mercato del lavoro. Svolge attività sindacale e collabora a varie riviste.”,”FRAS-013″
“PRATO Giuseppe”,”Gli italiani in Inghilterra. Uno sguardo al passato.”,”””La legislazione locale non è del tutto estranea a questo fenomeno [all’azione assimilatrice degli immigrati nella nuova patria, ndr], per noi assai deplorevole. Solo dal 1870-72 data infatti la riforma liberale per cui lo straniero residente in Inghilterra fu parificato al cittadino nell’esercizio di tutti i diritti civili. Prima d’allora egli soffriva di molte limitazioni, principalissimo il divieto di acquistare proprietà immobiliari; e di tale esclusione perdurano tuttora a danno nostro le conseguenze nel fatto che ben pochi fra gli italiani i quali godettero posizione agiata prima della riforma legislativa, poterono conservare la nazionalità d’origine. L’agevolezza grandissima introdotta poi all’acquisto della naturalità inglese, la quale, specialmente per l’esenzione dal servizio militare,offre all’emigrante un immediato e positivo vantaggio, continua ed aumenta di anno in anno la tendenza a mutar cittadinanza e rende sempre più esiguo il numero dei figli di italiani agiati che, giunti all’età maggiore, optino per la patria d’origine, come loro concede la legge”” (pag 21-22)”,”UKIx-001-FB”
“PRATOLINI Vasco”,”Il quartiere.”,”PRATOLINI Vasco”,”VARx-432″
“PRATOLINI Vasco”,”Metello. Una storia italiana. I.”,”Metello Salani, orfano di madre e con il padre morto in un incidente di lavoro, viene affidato a una famiglia di contadini a Rincine, nei pressi di Firenze. La sua infanzia è relativamente felice fino a quando la famiglia di contadini è costretta ad emigrare in Belgio. Metello, un muratore socialista, vive esperienze umane, amorose e politiche dal 1875 al 1902. Il romanzo esplora temi come l’educazione dei sentimenti, la lotta per la vita, l’amicizia, l’amore, il lavoro e la solidarietà (copil.) Vasco Pratolini nacque il 19 ottobre 1913 a Firenze, nel quartiere popolare di via de’ Magazzini, da una famiglia operaia. I suoi genitori erano Ugo Pratolini, commesso nel negozio di colori e articoli da disegno, e Nella Casati, sarta. Durante la sua vita, Pratolini lavorò in vari mestieri, tra cui garzone di bottega, venditore ambulante e barista. La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Nel mondo letterario, fu influenzato dalla rivista Solaria e dai movimenti cattolici francesizzanti. Grazie all’amicizia con il pittore Ottone Rosai, Pratolini entrò nel mondo della letteratura. È considerato uno dei principali esponenti del neorealismo italiano e fu nominato tre volte per il Premio Nobel per la Letteratura123. (copil.) La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Vicino alle posizioni della sinistra e del PCI, partecipò alla Resistenza negli anni più duri per l’Italia. Vasco Pratolini morì a Roma il 12 gennaio 1991 all’età di 77 anni”,”VARx-061-FSD”
“PRATOLINI Vasco”,”Cronache di poveri amanti.”,”Cronache di poveri amanti, scritto da Vasco Pratolini, è un romanzo corale ambientato nella Firenze del 1925 e 1926. Le vicende ruotano attorno agli abitanti di via del Corno, una zona popolare tra Palazzo Vecchio e Santa Croce. Questi ‘cornacchiai’ vivono in condizioni umilissime e affrontano gli sconvolgimenti causati dall’affermazione del fascismo. Nel romanzo, si intrecciano storie d’amore, politica e povertà, creando un quadro vivido della vita quotidiana in quel periodo (copil.) Vasco Pratolini nacque il 19 ottobre 1913 a Firenze, nel quartiere popolare di via de’ Magazzini, da una famiglia operaia. I suoi genitori erano Ugo Pratolini, commesso nel negozio di colori e articoli da disegno, e Nella Casati, sarta. Durante la sua vita, Pratolini lavorò in vari mestieri, tra cui garzone di bottega, venditore ambulante e barista. La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Nel mondo letterario, fu influenzato dalla rivista Solaria e dai movimenti cattolici francesizzanti. Grazie all’amicizia con il pittore Ottone Rosai, Pratolini entrò nel mondo della letteratura. È considerato uno dei principali esponenti del neorealismo italiano e fu nominato tre volte per il Premio Nobel per la Letteratura123. (copil.) La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Vicino alle posizioni della sinistra e del PCI, partecipò alla Resistenza negli anni più duri per l’Italia. Vasco Pratolini morì a Roma il 12 gennaio 1991 all’età di 77 anni”,”VARx-062-FSD”
“PRATOLONGO Giorgio”,”«Noi conosciamo i sistemi di Hitler». Il ghetto di Varsavia e l’insurrezione del 1943: voci e volti di una rivolta antifascista.”,”Giorgio Pratolongo, nato a Genova nel 1976, ha frequentato l’Accademia ‘Ligustica’ di Belle Arti. Lavora principalmente con la penna biro. Ha esposto il suoi lavori in una mostra a Clermont-Ferrand “”Noi conosciamo i sistemi di Hitler: omicidio, persecuzioni e rapine”” (da un documento del movimento giovanile ebraico Hashomer Hatzair, 1942) Marek Edelman: militante del Bund, viene nominato comandante in seconda della Zob. Insieme a Mordechaj Anielewicz fu uno degli organizzatori della rivolta nonché l’unico comandante che sopravvisse alal guerra. Decide di rimanere in Polonia, il paese in cui era nato nel 1919 e dove, fino alla sua morte, 2 ottobre 2009, continuò a lottare contro ogni forma di fascismo (pag 66)”,”POLx-060″
“PRATT Fletcher”,”Storia della guerra nel Pacifico. La flotta USA contro il Giappone.”,”Libro dedicato all’Ammiraglio Chester W. Nimitz. Nimitz. “”Il lavoro che aveva avuto inizio negli oscuri ultimi giorni del 1941 era ormai praticamente compiuto. La flotta era ricostruita. Il progresso materiale della Marina degli Stati Uniti durante la guerra è stato reso noto più volte, con dati statistici e grafici illustrativi. Quello che invece è generalmente sfuggito all’attenzione è il miglioramento morale e tecnico, di non minore portata, verificatosi dai giorni in cui un ufficiale, guardando alle notizie pubblicate su Pearl Harbor, osservava: «Una cosa simile non avrebbe mai potuto accadere alla Flotta dell’Atlantico!», e un giornale argentino poteva scrivere: «La Marina inglese sa far bene il suo dovere, la tedesca è piena di decisione e di slancio, e quella americana… è fotogenica». Di questo cambiamento, per quanto riguarda la Flotta del Pacifico, si deve far merito a Chester W. Nimitz, così come sarebbe stato lui il responsabile se il cambiamento non fosse avvenuto. (…) Ma, quel che più importa, è mutato nell’Ammiraglio il modo di trattare e di comportarsi. …. finire (pag 55-58)”,”QMIS-021-FGB”
“PRATTICO Franco”,”Nel Corno d’Africa. Eritrea ed Etiopia tra cronaca e storia.”,”Franco Prattico è stato redattore e inviato speciale di quotidiani e settimanali (Unità, Vie Nuove, Paese Sera, Panorama, Repubblica). Attualmente si occupa di scienza e società nelle pagine culturali di Repubblica.”,”AFRx-114″
“PRAUSSELLO Franco”,”Le vicende monetarie internazionali, 1944-1977. Il punto e le interpretazioni la bibliografia.”,”1. Il sistema dei pagamenti internazionali. Il fondo monetario internazionale, FMI e gli accordi di Bretton Woods. La crisi del gold-exchange standard. I pagamenti internazionali negli anni 1970. 2. La moneta europea. Il Mercato comune e la crisi economica e monetaria internazionale. Caratteri e presupposti dell’unione monetaria. Il piano Werner e la riduzione dei margini di oscillazione fra le monete comunitarie. Per un rilancio dell’unione economica e monetaria. Saggio bibliografico. A. Aspetti economici e di potere del sistema dei pagamenti internazionali (PI). 1. introduzione alla problematica del P.I. B. SÖDERSTEN, E. SCHNEIDER, G. BASEVI. 2. i regimi monetari e i sistemi dei tassi di cambio. R. ZANELETTI, A. JOVANE. 3. Moneta e potere nel contesto”,”ECOI-001″
“PRAWER S.S.”,”Karl Marx and World Literature.”,”PRAWER S.S. Lavoro produttivo improduttivo (pag 310) citazione: “”How this may apply to literature Marx explains in a passage which transfers the ‘silk-worm’ image from Goethe’s ‘Torquato Tasso’ (see above, p. 160) to an episode from the life of John Milton: ‘The same sort of work can be ‘productive’ or ‘unproductive. Milton, for instance, ‘who did the ‘Paradise Lost’ for £ 5′, was un ‘unproductive’ worker. The writer, however, who turns out factory hack-work for his book-seller, is a ‘productive worker’. Milton produced ‘Paradise Lost’ for the same reason as that which makes the silk-worm produce silk. It was an activity wholly natural to him. He later sold the product for £ 5. But the cultural proletarian in Leipzig who churns out books (such as compendia of economics, for instance) under the direction of his book-dealer, is a ‘productive worker’; for his product is from the first subordinated to capital and intended only to utilize capital. A singer who sells her singing on her own initiative, is an ‘unproductive worker’. But if the same singer is engaged by an entrepreneur who lets her sing to make money for him, then she is a ‘productive worker’: for then she produces capital.”” (TM I-MEW XXVI (i), 377). This is the logic of Adam Smith’s definition of ‘productive’ and ‘unproductive’, which Marx links with Hegel’s ‘cunning of reason’ (how ubiquitous Hegel in in Marx’s work right up to the end!) and wittily extends even to ‘crime’: ‘A philosopher produces ideas, a poet poems, a parson sermons, a professor compendia, etc. A criminal produces crime… The criminal produces…art too, ‘belles-lettres’, novels, and even tragedies: witness not only Müllner’s ‘Guilt’ [Die Schuld] and Schiller’s ‘The Robbers’, but also ‘Oedipus’ and ‘Richard III’…”” (TM I – MEW XXVI (i), 363-4).”” [S.S. Prawer, Karl Marx and World Literature, 1978] (pag 310)”,”MADS-577″
“PRAWER Siegbert S.”,”La biblioteca di Marx. Le presenze vive e reali della letteratura nelle pagine di Marx: dalle Mille e una notte a Cervantes, dal conte Ugolino a Shylock, da Robinson Crusoe a Balzac, a Dickens.”,”Siegbert Salomon Prawer, MA PhD LittD DLitt FBA (born 15 February 1925 in Cologne, Germany; died 5 April 2012 in Oxford, England) was Taylor Professor of the German Language and Literature at the University of Oxford. 1976: Karl Marx and World Literature. Oxford: Clarendon Press”,”MADS-030-FF”
“PRAWER Siegbert S.”,”La biblioteca di Marx. Le presenze vive e reali della letteratura nelle pagine di Marx: dalle Mille e una notte a Cervantes, dal conte Ugolino a Shylock, da Robinson Crusoe a Balzac, a Dickens.”,”””Sono cittadino del mondo”” (Marx a Paul Lafargue) (in apertura) “”In un brano sulla filosofia di Kant [dell’Ideologia tedesca, ndr], Marx e Engels mettono alla prova vari termini collegati al concetto di «rispecchiare» e «corrispondere»: «La situazione in Germania alla fine del secolo passato si rispecchia completamente [spiegelt sich vollständig ab] nella ‘Critica della ragion pratica’ di Kant… Questa buona volontà di Kant corrisponde completamente [entspricht vollständig] all’impotenza, all’oppressione e alla miseria dei borghesi tedeschi…» (2). Lo stesso brano prosegue definendo Kant «encomiastico portavoce» [beschönigender Wortführer] della borghesia tedesca, denuncia la sua presunta ignoranza del modo in cui le idee sono condizionate e determinate [bedingt, bestimmt] dai rapporti materiali di produzione, e parla della «espressione [Ausdruck] teorica degli interessi reali» (i quali ultimi sono economici e determinati dalla classe dominante). Non sorprende che ‘L’ideologia tedesca’ tratti non soltanto dei «completi riflessi» del genere ora illustrato, ma anche delle distorsioni che tali riflessi possono comportare. Le ideologie sono definite «riflessi diffusi» ed «echi» del «processo reale di vita». Nelle ideologie, gli uomini e le condizioni della loro vita «appaiono capovolti, come in una camera oscura». Tali distorsioni e capovolgimenti possono essere spiegati con il riferimento al «processo storico della vita» degli uomini aus ihrem historischen Lebensprozess. È stato osservato, tuttavia, che le immagini di «rispecchiamento» e «riflesso» che hanno una parte così importante nella teoria marxista successiva non sono applicate ‘direttamente’ alla letteratura in nessuna opera in cui Marx avesse una parte rilevante (4). È sempre nell”Ideologia tedesca’ che Marx e Engels rivelano per la prima volta il loro celebrato modello della «base» e della «sovrastruttura». È qui che parlano dell’«organizzazione sociale sviluppantesi immediatamente dalla produzione e dagli scambi, la quale forma in tutti i tempi la base [die Basis] dello Stato e di ogni altra sovrastruttura [Superstruktur] idealistica», e deplorano lo sviluppo del capitalismo che risolve tutto in puri rapporti monetari e distrugge così «per i proletari tutti i rapporti naturali e tradizionali, per esempio i rapporti familiari e politici, insieme con tutta la loro sovrastruttura [Uberbau] ideologica» (5)”” (pag 113-114) [S.S. Prawer, ‘La biblioteca di Marx’, Garzanti, Milano, 1978] [(2) Mew III, 176-177 (OC V, 187-188; (3) MEW III, 26-27 (OC V, 22-23); (4) Cfr. V. Karusicky, ‘Widerspiegelungstheorie und Strukturalismus. Zur Entstehunggeschichte und Kritik der marxistisch-leninistischen Aestetik’, München, 1973; (4) MEW III, 36, 356 (OC V, 75, 383)]”,”MADS-018-FGB”
“PRECLIN Edmond RENOUVIN Pierre a cura”,”Textes et documents d’histoire. IV. L’époque contemporaine (1871-1914).”,”E. Preclin professore alla Facoltà di lettere dell’Università di Besançon. Pierre Renouvin, professore alla Sorbona di Parigi. Nella bibliografia sulla Rivoluzione russa del 1905 si cita il volume: ‘Histoire du Mouvement Révolutionnaire en Russie 1790-1894’ di Bienstock, J.W., Edité par Payot & Cie Paris (1920)”,”RAIx-360″
“PREDA Daniela LEVI Guido a cura; saggi di Bianca MONTALE Danilo VENERUSO Adele MAIELLO Piero GRAGLIA Cinzia ROGNONI VERCELLI Guido LEVI Daniela PREDA Giovanni B. VARNIER Giorgio GRIMALDI Lara PICCARDO; testimonianze di Renzo BACCINO Antonio CELLE Amedeo MORTARA Raimondo RICCI Carlo RUSSO Lorenzo VIALE Enrico BERIO Franco BORACHIA Renzo BRUNETTI Giacomo CROCE Carlo DA-MOLO Duccio GRASSI Sandro CAPITANIO Franco PRAUSSELLO Giuliano CARLINI Antonio LONGO”,”L’ europeismo in Liguria. Dal Risorgimento alla nascita dell’ Europa comunitaria.”,”Collana ‘Storia del federalismo e dell’ integrazione europea’ del Centro di ricerca sull’ integrazione europea diretta da Giulio GUDERZO. Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Ariane LANDUYT Lucio LEVI Luigi V. MAJOCCHI Sergio PISTONE Xenio TOSCANI Antonio VARSORI Danilo VENERUSO Giovanni VIGO Luigi ZANZI. Daniela PREDA ha curato la prima parte del volume (pag 7-237) e Guido LEVI la seconda parte (pag 239-473). Saggi di Bianca MONTALE Danilo VENERUSO Adele MAIELLO Piero GRAGLIA Cinzia ROGNONI VERCELLI Guido LEVI Daniela PREDA Giovanni B. VARNIER Giorgio GRIMALDI Lara PICCARDO Testimonianze di Renzo BACCINO Antonio CELLE Amedeo MORTARA Raimondo RICCI Carlo RUSSO Lorenzo VIALE Enrico BERIO Franco BORACHIA Renzo BRUNETTI Giacomo CROCE Carlo DA-MOLO Duccio GRASSI Sandro CAPITANIO Franco PRAUSSELLO Giuliano CARLINI Antonio LONGO Daniela PREDA è docente di storia e politica dell’ integrazione europea e Cattedra europea Jean Monnet presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Genova. Tra le sue pubblicazioni ‘Storia di una speranza. La battaglia per la CED e la federazione europea (1950-1952)’ (1990), ‘Sulla soglia dell’ Unione. La vicende della Comunità politica europea (1952-54)’ (1994) e altro (v. 4° copertina). Guido LEVI , dottore di ricerca in ‘Storia del federalismo e dell’ unità europea’ è attualmente assegnista di ricerca presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Genova. Ha scritto ‘L’ origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’ Europa, 1943-1950′ (2000).”,”ITAB-173″
“PREDA Daniela ROGNONI VERCELLI Cinzia a cura; saggi di Guido BERSELLINI Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Antonella BRAGA M. Elisabetta TONIZZI Guido LEVI Danilo VENERUSO Andrea RAGUSA Cinzia ROGNONI VERCELLI Fabio ZUCCA Arturo COLOMBO, testimonianze di Lucia BOLIS Raimondo RICCI Umberto SERAFINI Luigi SANTUCCI Giacomo CROCE BERMONDI Alberto CABELLA Paolo VITTORELLI Enzo GUIZZI Alessandro CORTESE DE-BOSIS”,”Dalla Resistenza all’ Europa. Il mondo di Luciano Bolis.”,”Saggi di Guido BERSELLINI Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Antonella BRAGA M. Elisabetta TONIZZI Guido LEVI Danilo VENERUSO Andrea RAGUSA Cinzia ROGNONI VERCELLI Fabio ZUCCA Arturo COLOMBO, testimonianze di Lucia BOLIS Raimondo RICCI Umberto SERAFINI Luigi SANTUCCI Giacomo CROCE BERMONDI Alberto CABELLA Paolo VITTORELLI Enzo GUIZZI Alessandro CORTESE DE-BOSIS “”Sin dagli inizi, il suo europeismo si coniugò saldamente con l’ atlantismo, pur evitando qualsiasi sovrapposizione delle due componenti, e ricevette alimento da un’ articolata disanima storica. Accanto alle influenze cattoliche, non ultima quella di Maritain, dai suoi scritti di quel periodo, in cui sono frequenti i richiami alla necessità di superare il “”dogma”” dello Stato sovrano assoluto così come una lettura della seconda guerra in termini di tentativo di unificazione continentale sotto l’ egemonia tedesca, sembra di evincere – ma si tratta di ipotesi ancora da verificare – un’ influenza diretta e non trascurabile del pensiero di Einaudi””. (pag 179-180) Esiste una Fondazione Europea Luciano Bolis (v. 4° copertina)”,”ITAR-074″
“PREDA Daniela”,”Storia di una speranza. La battaglia per la CED e la Federazione Europea nelle carte della Delegazione italiana (1950-1952).”,”Daniela Preda è nata a Pavia nel 1960. Laureata in Lettere, è borsista del Dottorato di ricerca in Storia del federalismo e dell’unità europea organizzato dalle università di Pavia, Torino, Firenze e Genova.”,”EURx-131-FL”
“PRÉDAL René”,”Cinema: cent’anni di storia.”,”René Prèdal è docente di storia del cinema all’Università di Caen (Francia). È autore del monumentale ‘Le Cinéma français depuis 1945’, Nathan, 1991 e di numerosi saggi.”,”VARx-157-FV”
“PREIS Art”,”Labor’s Giant Step. The First Twenty Years of the CIO: 1936-1955.”,”PREIS Art (nato nel 1911) è stato per lungo tempo giornalista del settimanale socialista the ‘Militant’. Come legader della Lucas County Unemployed League ha parteipato nel 1934 al Toledo Auto-Lite strike. Ha aiutato l’ ascesa del CIO. Come membro dell’ American Workers Party guidato da A.J. MUSTE, ha partecipato nel 1934 alla fusione con la Communist League of America, predecessore del Socialist Workers Party. E più tardi ha lavorato per anni nel National Committee della SWP. Ha scritto altri due libri (v. notizie sull’ autore). “”That function was defined at the dawn of the modern trade union movement by Friedrich Engels, Karl Marx’s colleague and co-thinker. In a letter he wrote in March 1875, Engels spole forcefully of the need for “”the organization of the working class as a class by means of the trade unions. And that is a very essential point, for this is the real class organization of the proletariat, in which it carries on its daily struggle with capital…””. Elsewhere Engels wrote: “”The very existence of Trades Unions is proof sufficient of the fact: if they are not made to fight against the encroachments of capital, what are they made for?…””.”” (pag 13) “”I principali capi della Cio erano collaborazionisti di classe fino al midollo. Cercavano la “”coesistenza pacifica”” tra capitale predatore e lavoro sfruttato – tra ladri e derubati.”” (pag 79)”,”MUSx-200″
“PREIS Art”,”Labor’s Giant Step. The First Twenty Years of the CIO: 1936-1955.”,”Art Preis, born in 1911, was a longtime staff writer for the socialist newsweekly, the Militant. In 1933 he helped found the Lucas County Unemployed League in Toledo, Ohio. As a leader of that organization he took part in the 1934 Toledo Auto-Lite strike, which together with strikes that year by truck drives in Minneapolis and longshoremen in San Francisco, helped pave the way for the rise of the Congress of Industrial Organizations (CIO). Preis was an active participant in dozens of labor battles during the 1930s. As a member of the American Workers Party led by A.J. Muste, Preis participated in its 1934 fusion with the Communist League of America, predecessor of the Socialist Workers Party, and later served many years on the National Committee of the SWP. He was also a contributor to the International Socialist Review and the author of Jobs for All! A Fighting Program for Labor and America’s Permanent Depression: The Truth about Unemployment. Art Preis’s death in December 1964. Preface, About the author, A note on sources and acknowledgments, Index,”,”MUSx-014-FL”
“PREISWERK Roy PERROT Dominique”,”Ethnocentrisme et Histoire. L’Afrique, l’Amérique indienne et l’Asie dans les manuels occidentaux.”,”Dominique Perrot e Roy Preswerk hanno lavorato insieme dal 1971 su uno dei problemi dell’etnocentrismo nell’insegnamento. Hanno collaborato all’inchiesta IRFED-UNESCO-FAO.”,”TEOS-002-FFS”
“PRELOT Marcel”,”L’évolution politique du socialisme français, 1789-1934.”,”PRELOT Marcel Professore dell’Università di Strasburgo Libro dedicato alla memoria di Adéodat Boissard e Marius Gonin fondatori delle settimane sociali in Francia. Matthieu Basile, dettto Jules Guesde (pag 81) “”Matthieu Basile, dit Jules Guesde, ne dominera jamais tout le socialisme français, mais il aura, en plusieurs occasions décisives, l’âpre satisfaction de lui imposer ses vues et ses voies”” (pag 81) Les considérants (pag 92-94) “”A l’oeuvre commune, Karl Marx fournit les ‘considérants’. Engels les déclare dans une lettre à Bernstein, “”un chef d’oeuvre d’argumentation saisissante, explicable aux masses en peu de mots et d’une concision qui l’étonne lui-même (1)””. Par contre, le programme électoral proprement dit est établi par Guesde, l’auteur du ‘Capital’ ayant déclaré que les Français, portant la responsabilité de l’action, devaient avoir aussi celle de la rédaction. Les ‘considérants’ valent encore d’être intégralement reproduits. Ils déclarent: “”Que l’émancipation de la classe productive est celle de tous les être humains sans distinction de sexe ni de race; “”Que le producteurs ne sauraient être libres qu’autant qu’ils seront en possession des moyens de production (terre, usines, navires, banques, crédits, etc); “”Qu’il n’y a que deux formes sous lesquelles les moyens de production peuvent leur appartenir: “”1° la forme individuelle qui n’a jamais existé à l’état de fait général et qui est éliminée de plus en plus par le progrès industriel, “”2° la forme collective dont les éléments matériels et intellectuels sont constitués par le développement même de la classe capitaliste; “”Que cette appropriation collective ne peut sortir que de l’action révolutionnaire de la classe productive – ou prolétariat – organisée en parti politique distinct; “”Qu’une pareille organisation doit être poursuivie par tous les moyens dont dispose le prolétariat, y compris le suffrage universel, transformé ainsi d’instrument du duperie qu’il a été jusqu’ici, en instrument d’émancipation””. Quant au programme électoral, il comporte des revendications politiques et économiques. Les premières sont formulées en quatre articles: 1° abolition des restrictions aux libertés de press, de réunion, d’association de travail; 2° suppression du budget des Cultes et retour à la nation des biens des corporations religieuses; 3° armement général du peuple; 4° autonomie administrative de la commune. Les reformes économiques sont énumérées en dix articles: 1° repos hebdomadaire et journée de huit heures, interdiction du travail des enfants, journée de six heures de 14-18 ans; 2° et 3° salaire minimum et égal pour les deux sexes 4° et 5° mise à la charge de la societé des enfants à instruire scientifiquement et techniquement, des vieillards et des invalides du travail; 6° gestion exclusivement ouvrière des caisses de secours mutuel et de prévoyance; 7° responsabilité patronale en cas d’accidents; 8° collaboration au règlement d’atelier, interdiction des pénalités pécuniaires; 9° revision des contrats ayant aliéné la propriété publique (banques, chemins de fer, mines, etc.), gestion par les travailleurs des ateliers de l’Etat: 10° abolition des impôts indirects, impôt progressif sur les revenus au-dessus de 3.000 francs, suppression de l’héritage en ligne collatérale, limitation à 20.000 francs de l’héritage en ligne directe (2). Approuvé d’abord à Paris en juillet, par l”Union du Centre’, le texte londonien devient au Havre, en novembre 1880, la charte doctrinale du ‘Parti ouvrier français’. Comme le prolétariat allemand, à Gotha, quelques années plus tôt, les travailleurs français semblent avoir définitivement trouvé le cadre et le programme de leur action politique”” [Marcel Prelot, L’évolution politique du socialisme français, 1789-1934, 1939] [(1) Lettres inédites de Frédéric Engels (Mouvement socialiste, 1er novembre 1900); (2) Les revendications concernant les vieillards et les invalides du travail, ainsi que la suppression de l’héritage, ont été ajoutées au Congrès du Centre, Guesde s’était opposé en vain à la seconde adjonction, qu’il estimait “”peu scientifique””] (pag 92-94)”,”MFRx-353″
“PRENANT Marcel”,”Darwin.”,”PRENANT Marcel è stato professore alla Sorbona.”,”SCIx-123″
“PREOBRAJENSKY Eugène”,”Dalla NEP al socialismo.”,”Eugène Preobrajensky è uno dei quattro o cinque teorici di rilievo che la rivoluzione socialista russa dell’Ottobre 1917 ha prodotto. Come lui, Lenin, Trotsky, Bukharin, si sono trovati a dover affrontare una situazione completamente nuova nella storia economica e sociale. Preobrajensky, nato nel 1886, è stato giustiziato senza processo nel corso degli anni 1936 o 1937. Egli era stato segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista russo e membro dell’Accademia Comunista. La sua opera principale, ‘La Nuova Economica’, elaborava una teoria della dinamica economica socialista nel momento in cui la NEP produceva i suoi pieni effetti e cominciava a lasciar intravedere le sue contraddizioni.”,”RIRO-135-FL”
“PREOBRAZENSKIJ Eugenj (PREOBRAJENSKY)”,”La nuova Economica.”,”””Bucharin e Prebrajensky, che, nel 1919, avevano compilato il testo classico degli anni venti l”Abc del comunismo’ (nel quale, tra l’altro, si sosteneva l”economia del comunismo di guerra’), si trovano oggi, a sette anni di distanza, ferocemente in contrasto. Il 1927, anno della pubblicazione della ‘Nuova economica’, vede l’enorme influenza di Bucharin nel passaggio da Lenin a Stalin; egli riempe il vuoto (1924-1928) tra la fine del primo e l’ascesa del secondo. Precisandosi sempre più la sua posizione, definita da Stalin come “”deviazionismo di destra”” (Bucharin, Rykov, Tomsky e i filosofi meccanicisti), il 1928 sarà l’anno per lui fatale: Stalin lancia il suo attacco all”ala destra’ ed espelle Bucharin; dieci anni dopo lo manderà a morte. Prebrajensky, assimilato alla cosiddetta “”deviazione di sinistra””, farà la stessa fine. Ma più che la loro triste storia personale ci interessa qui vedere l’effettiva differenza delle loro impostazioni. Preobrajensky, la sinistra, propendeva per un’industrializzazione accelerata e per una intensa accumulazione; Bucharin era per uno sviluppo più equilibrato. Bucharin parlava di “”dittatura democratica del proletariato e dei contadini””, voleva una specie di compromesso o di alleanza con le enormi masse contadine; voleva che l’offerta industriale fosse adeguata alla domanda agricola. Prebrajensky, che vede l’aumento (favorito dalla Nep) dei piccoli proprietari terrieri in una paese a maggioranza contadina (nel quale si tenta una rapida industrializzazione) parla invece di “”tributo”” da prelevare ai contadini per l’industrializzazione: egli identifica, a questo scopo, il settore socialista con l’industria e il settore mercantile e capitalista con l’agricoltura””. (pag 7, nota di edizione) “”Cominciano dalla nozione di rendita assoluta. La fonte della rendita assoluta è la parte del plusvalore creato dagli operai salariati nell’agricoltura capitalistica che è legata nella sua origine a una più bassa composizione organica del capitale agricolo e non partecipa al processo di livellamento del tasso di profitto di tutta la produzione capitalistica. Questa parte del plusvalore è ‘sequestrata’, secondo l’espressione di Marx, dai possessori dei terreni, col che non resta ai fittavoli capitalisti che il profitto medio abituale del capitale investito nel lavoro della terra. E’ perfettamente evidente che, indipendentemente anche dalla nazionalizzazione della terra, non può esistere rendita assoluta là dove non esiste agricoltura capitalistica, perché in questo caso i rapporti di produzione e di distribuzione, solo in presenza dei quali la rendita fondiaria assoluta può in generale esistere, mancano. Da questo punto di vista, come anche per la comprensione corretta della categoria della rendita differenziale, il seguente brano, tratto dalle note preliminari di Marx all’analisi della rendita fondiaria è molto importante: “”Così, partiamo dall’ipotesi che l’agricoltura, come l’industria manifatturiera sia soggetta al modo capitalistico di produzione, vale a dire che essa sia praticata da capitalisti che non si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti se non per il settore in cui sono impiegati il loro capitale e il lavoro salariato da questo messo in movimento. Dal nostro punto di vista il fittavolo produce grano, ecc., come il fabbricante produce filati o macchine. L’ipotesi secondo cui il modo capitalistico di produzione ha invaso l’agricoltura, sottintende che esso domina tutte le sfere della produzione e della società borghese e di conseguenza esistono anche, nel loro pieno sviluppo, le condizioni di questo modo di produzione e cioè: la libera concorrenza dei capitali, la possibilità di trasferirli da una sfera di produzione all’altra, un livello unico del profitto medio, ecc.”” (‘Il Capitale’, Libro III, seconda parte, p.154, trad. Stepanov). E’ evidente che da noi si trovano a fatica queste premesse di cui parla Marx e in particolare quella per cui il modo capitalistico di produzione domina “”tutte le sfere della produzione””. Questo brano di Marx è completamente applicabile anche alla categoria della rendita differenziale, che Marx spiega sempre come rendita fondiaria ‘capitalistica’. Se l’origine della rendita assoluta è il plusvalore supplementare dell’agricoltura capitalistica, la fonte della rendita differenziale, come di ogni profitto supplementare nell’industria, è il fondo generale di plusvalore di tutta la società capitalistica nel suo insieme: ma la ‘distribuzione’ di questa rendita, ‘i titoli che danno diritto ad essa’, dipendono dalla proprietà privata di terre di ‘fertilità diversa’. Ciò significa che la rendita differenziale non trae la propria origine dalla terra, cosa che Marx ripete costantemente, ma dalla fonte generale di ogni plusvalore; tra la sua origine dalla terra solo il diritto del proprietario di questo o quel terreno a fertilità diversa, a una data parte di questo plusvalore””. [E. Preobrajensky, La nuova Economica, 1971] (pag 240-241)”,”RUSU-230″
“PREOBRAZENSKIJ Eugenj (PREOBRAJENSKY)”,”La nuova Economica.”,”””Cominciano dalla nozione di rendita assoluta. La fonte della rendita assoluta è la parte del plusvalore creato dagli operai salariati nell’agricoltura capitalistica che è legata nella sua origine a una più bassa composizione organica del capitale agricolo e non partecipa al processo di livellamento del tasso di profitto di tutta la produzione capitalistica. Questa parte del plusvalore è ‘sequestrata’, secondo l’espressione di Marx, dai possessori dei terreni, col che non resta ai fittavoli capitalisti che il profitto medio abituale del capitale investito nel lavoro della terra. E’ perfettamente evidente che, indipendentemente anche dalla nazionalizzazione della terra, non può esistere rendita assoluta là dove non esiste agricoltura capitalistica, perché in questo caso i rapporti di produzione e di distribuzione, solo in presenza dei quali la rendita fondiaria assoluta può in generale esistere, mancano. Da questo punto di vista, come anche per la comprensione corretta della categoria della rendita differenziale, il seguente brano, tratto dalle note preliminari di Marx all’analisi della rendita fondiaria è molto importante: “”Così, partiamo dall’ipotesi che l’agricoltura, come l’industria manifatturiera sia soggetta al modo capitalistico di produzione, vale a dire che essa sia praticata da capitalisti che non si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti se non per il settore in cui sono impiegati il loro capitale e il lavoro salariato da questo messo in movimento. Dal nostro punto di vista il fittavolo produce grano, ecc., come il fabbricante produce filati o macchine. L’ipotesi secondo cui il modo capitalistico di produzione ha invaso l’agricoltura, sottintende che esso domina tutte le sfere della produzione e della società borghese e di conseguenza esistono anche, nel loro pieno sviluppo, le condizioni di questo modo di produzione e cioè: la libera concorrenza dei capitali, la possibilità di trasferirli da una sfera di produzione all’altra, un livello unico del profitto medio, ecc.”” (‘Il Capitale’, Libro III, seconda parte, p.154, trad. Stepanov). E’ evidente che da noi si trovano a fatica queste premesse di cui parla Marx e in particolare quella per cui il modo capitalistico di produzione domina “”tutte le sfere della produzione””. Questo brano di Marx è completamente applicabile anche alla categoria della rendita differenziale, che Marx spiega sempre come rendita fondiaria ‘capitalistica’. Se l’origine della rendita assoluta è il plusvalore supplementare dell’agricoltura capitalistica, la fonte della rendita differenziale, come di ogni profitto supplementare nell’industria, è il fondo generale di plusvalore di tutta la società capitalistica nel suo insieme: ma la ‘distribuzione’ di questa rendita, ‘i titoli che danno diritto ad essa’, dipendono dalla proprietà privata di terre di ‘fertilità diversa’. Ciò significa che la rendita differenziale non trae la propria origine dalla terra, cosa che Marx ripete costantemente, ma dalla fonte generale di ogni plusvalore; tra la sua origine dalla terra solo il diritto del proprietario di questo o quel terreno a fertilità diversa, a una data parte di questo plusvalore””. [E. Preobrajensky, La nuova Economica, 1971] (pag 240-241)”,”TEOC-011-FPA”
“PREOBRAZHENSKY E.A., a cura di Donald A. FILTZER”,”The Crisis of Soviet Industrialization. Selected Essays.”,”Libro dedicato alla memoria di Isaac Deutscher”,”RIRO-349″
“PREOBRAZHENSKY E.A.; a cura di Richard B. DAY e Mikhail M. GORINOV”,”The Preobrazhensky Papers. Archival Documents and Materials. Volume I: 1886-1920.”,”Contiene alcune pagine di memorie di Ya. M. Sverdlov (pag 13-22 e pag 263-265) Yakov Sverdlov Yakov Mikhailovich Sverdlov (Russian 3 June 1885 -– 16 March 1919) known by pseudonyms “”Andrei””, “”Mikhalych””, “”Max””, “”Smirnov””, “”Permyakov””; was a Bolshevik party administrator and chairman of the All-Russian Central Executive Committee. (vedi wikip nome russo)”,”RIRB-159″
“PREOBRAZHENSKY Evgenii Alekseevich, a cura di Donald A. FILTZER”,”The Crisis of Soviet Industrialization. Selected Essays.”,”Evgeny A. Preobrazhensky (1886-1937) was the son of a priest and one of the leading political and intellectual figures to emerge from the Bolshevik Revolution. He was Trotsky’s economic adviser and one of the major Soviet economists. This book brings together key contributions of Preobrazhensky in three fields – the nature of capitalist crisis, an economic analysis of the USSR, and the more general question of the nature of socialism. Preobrazhensky has provided a consistent theory of disproportionality as an explanation of crisis which is unrivalled both in its logic and the depth of the analysis. No Marxist debate can now leave out of account this seminal contribution to the theory of crisis. Donald A. Filtzer, the editor, is Honorary Research Fellow at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. After graduating from Wesleyan University, Connecticut, in history and economics, he worked for a number of years in the natural sciences. In 1973 he went to the Institute of Soviet and European Studies, University of Glasgow, where he obtained a Ph.D. for his work on Preobrazhensky. Acknowledgments, Introduction by Donald A. FILTZER, Editor’s Notes, About the Editor, Economic Notes, A Select Bibliography of Preobrazhensky’s Works,”,”RUSU-085-FL”
“PREPARATA Franco YEH Raymond T.”,”Introduzione alle strutture discrete.”,”Franco Preparata si è laureato in ingegneria all’Università di Roma nel 1959 e dal 1965 è professore di ingegneria elettrotecnica all’Università dell’Illinois. Raymond T. Yeh ha conseguito il dottorato di ricerca in scienza dei calcolatori all’Università dell’Illinois nel 1966 e dal 1969 è professore associato all’Università del Texas.”,”SCIx-271-FL”
“PREPOSIET Jean”,”Storia dell’ anarchismo.”,”L’A ringrazia il gruppo libertario di Besancon che ha messo a disposizione la propria biblioteca. PREPOSIET Jean è storico della filosofia e studioso del pensiero di Spinoza. Ha pubblicato ‘La profanation du monde. Destin de l’ Occident’ (Kimé, 2000) Pëtr Nikitic Tkacëv (1844-1886). (Tkachev) “”Come figura di teorico della rivoluzione, nel concerto rivoluzionario degli anni ’70 dell’ Ottocento, un posto particolare spetta a Tkacëv. Oppositore dei populisti, fu lui a diffondere la conoscenza di Marx in Russia. Nel 1875-1876, pubblicò all’ estero la rivista “”Nabat”” (“”Campana a stormo””). Come Blanqui, non essendo democratico, egli confidava più sull’ attività avanguardista di alcune minoranze attive che sul popolo. Analogamente,Tkacëv giudicava un errore il principio anarchico della distruzione dello Stato dopo la rivoluzione: su questo tema, il suo punto di vista coincideva con quello dei marxisti. Dal momento che, nelle società contemporanee, e specialmente in Russia, il potere dello Stato concentra nelle proprie mani tutta la forza materiale, una rivoluzione effettiva potrà compiersi soltanto a una condizione, ovvero la conquista del potere statale da parte dei rivoluzionari. La rivoluzione consiste perciò nell’ impadronirsi del potere per trasformare “”lo Stato conservatore in uno Stato rivoluzionario””. Nel 1878, scrive che i rivoluzionari devono abbandonare “”al più presto ogni utopia federativa, tornando alla vecchia organizzazione centralizzata, più volte provata. In essa è la forza, in essa sta la salvezza””. Nell’ inverno 1868-1869, Tkacëv, insieme a Necaev, redasse un “”Programma di azioni rivoluzionarie”” per il comitato di San Pietroburgo. E’ autore di un manifesto intitolato “”Alla società”” e ha forse ispirato il ‘Catechismo del rivoluzionario’. Alla fine del 1873, Tkacëv abbandonò la Russia per andare a vivere a Parigi, dove morì nel 1886, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita in manicomio””. (pag 389)”,”ANAx-256″
“PRESCOTT William H.”,”La conquista del Messico. La distruzione del grande impero di Montezuma e la crudele epopea dei Conquistadores spagnoli.”,”William Hickling PRESCOTT nacque a Salem nel 1796. Discendente di illustri casati inglesi già impegnati nelle imprese d’America, minacciato di completa cecità fin dagli anni degli studi universitari, fu costretta ad abbandonare l’idea di vita avventurosa dei suoi avi per dedicarsi completamente alla ricostruzione documentaria di vasti affreschi storici. Morì a Boston nel 1859.”,”AMLx-007″
“PRESCOTT William H.”,”La conquista del Perù. La storia del grandioso impero degli Incas e del suo drammatico tramonto sotto le armi di Pizarro.”,”Dall’introduzione: “”La cecità era un male assoluto? (per l’A ndr) I poeti, da Omero a Milton, non avevano dimostrato che l’esser privi della vista giovava all’invenzione letteraria? La cecità acuiva la sensibilità, l’indagine minuziosa, la perfezione della ricerca. “”Fece fare agli orecchi il lavoro degli occhi””; si addestrò a fissare nella memoria frasi, paragrafi, capitoli interi, prima di scrivere una sola parola.”””,”AMLx-008″
“PRESCOTT William H.”,”History of the Conquest of Peru.”,”Dall’introduzione: “”La cecità era un male assoluto? (per l’A ndr) I poeti, da Omero a Milton, non avevano dimostrato che l’esser privi della vista giovava all’invenzione letteraria? La cecità acuiva la sensibilità, l’indagine minuziosa, la perfezione della ricerca. “”Fece fare agli orecchi il lavoro degli occhi””; si addestrò a fissare nella memoria frasi, paragrafi, capitoli interi, prima di scrivere una sola parola.”””,”AMLx-001-FSD”
“PRESSAT Roland”,”Population.”,”PRESSAT Roland è un matematico che ha studiato per vent’anni i fenomeni demografici. Ha lavorato all’Istituto di studi demografici di Parigi”,”DEMx-059″
“PRESSER Jacob”,”La notte dei Girondini.”,”Homo homini homo L’autore ritiene importante chiarire che alcune cose in questo racconto sono state prese dalla realtà (pag 18) “”Uno degli aspetti più terrificanti nella macchina infernale dei campi di concentramento nazisti è stato senz’altro l’utilizzazione e lo sfruttamento per fini distruttivi di un certo ‘odio di sé’ ebraico, di cui già nell’Ottocento dà testimonianza tutta una serie di pubblicazioni entiebree ad opera di ebrei”” (risvolto di copertina) ‘…per salvarsi dalla persecuzione il giovane protagonista ebreo, professore, decide di farsi internare anche lui a Westerbork ma in una posizione di comando che lo obblica all’orrendo compito di amministrare le vittime…’ ‘la ‘tortura per mezzo della speranza’ è il più beffardo e atroce trucco dei nazisti per mantenere l’ordine nei campi’ (risvolto di copertina)”,”EBRx-067″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”La revisione speculativa del marxismo e le ultime ricerche sul Croce.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: Ernesto RAGIONIERI, Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels, KAUS-…; ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO IV N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1966 “”Si apre, con gli studi del Croce, sul materialismo storico, la lunga serie delle rielaborazioni del sistema crociano, nel corso delle quali la categoria dell’economico, tende a differenziarsi sempre pià dal ‘significato’ che ha in Marx, e nondimento sembra che essa, viceversa, si avvii progressivamente ad occupare una ‘posizione’ relativa (nel complesso delle attività umane) in qualche maniera paragonabile a quella che occupa in Marx”” (!!!) (pag 299)”,”CROx-031″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Sulle origini dello Stato in Engels.”,”””Riferendosi alla formula con la quale Engels, nell’Antidühring, preconizza che il “”governo sulle persone”” sarà alfine sostituito dalla “”amministrazione delle cose””, Kelsen (1) crede di poter obiettare che, poiché le “”cose”” saranno sempre amministrate da “”persone””, la direzione dei processi produttivi, peraltro destinati a divenire sempre più complessi, non potrà prescindere dal governo sulle persone. L’obiezione ha un valore apparente e capzioso. Essa non tiene conto che, per Marx, già nella formazione economico-sociale capitalistica non sussistono più, a rigor di termini, “”rapporti di dipendenza personale”” (ossia forme di governo sulle persone), essendo subentrata “”l’indipendenza personale fondata sulla dipendenza relativamente alle cose””: dove le “”cose”” sono insieme cose e generalizzati rapporti sociali di produzione. Ed ecco la risposta che vanifica l’obiezione di Kelsen conferendole, nel contempo, il solo senso plausibile: il governo sulle cose sarà il governo che gli uomini potranno finalmente esercitare sui loro ‘rapporti sociali di produzione'”” (pag 71) [Giuseppe Prestipino, Sulle origini dello Stato in Engels, (in) ‘Critica marxista’, n° 6, novembre-dicembre 1970] [(1) H. Kelsen, La teoria comunista del diritto, tr. it 1956 p. 75. Una critica al Kelsen da un punto di vista marxista si trova in U. Cerroni, Marx e il diritto moderno, 1962, pp. 121 e segg., e in V. Gerratana ‘Democrazia e Stato di diritto’, in ‘Società’, n. 6, 1961]”,”MAES-129″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’.”,”Divisione del lavoro tra Marx ed Engels (pag 78-79) “”Più equanime è certamente S. Timpanaro quando, accennando alla “”divisione del lavoro”” tra i due fondatori del socialismo scientifico, osserva: “”Toccò ad Engels, in un certo senso, la parte più ingrata, perché egli dovette – come più tardi Lenin in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ – occuparsi di argomenti in cui non era specialista, e, dopo la morte di Marx, poté farlo solo nei ritagli di tempo lasciatigli dall’immane lavoro di riordinamento e pubblicazione del ‘Capitale’ e dai compiti politici e organizzativi sempre più vasti”” (34). L’osservazione trova riscontro, in effetti, nelle lettere dello stesso Engels a Laura Marx, non solo in quella del 17 dicembre 1894, nella quale si fa cenno al sovraccarico di lavoro che su di lui pesava, specie a causa del riordinamento delle parti incompiute del ‘Capitale’ (35), ma soprattutto in quella del 13 giugno 1891, nella quale, riferendosi alla quarte edizione de ‘L’origine della famiglia’, licenziata in quei giorni, Engels scrive di aver dovuto “”leggere tutta la letteratura relativa all’argomento”” (cosa che, “”entre nous””, confessa di non aver fatto quando scrisse il libro, dato alle stampe per la prima volta nel 1884). Ho constatato nondimeno, egli aggiunge, di avere “”indovinato con sufficiente esattezza il contenuto di tutti i libri che non avevo letto; ho avuto più fortuna di quanta ne meritassi”” (36). Quanto alle fonti, ben più serie di quelle che Kelsen ricerca nel giusnaturalismo, possiamo considerare quelle che scaturiscono dalle concezioni darwinistiche; particolarmente in questa opera, esse conferiscono alla concezione engelsiana della dialettica una dimensione più integrale, dalla quale non potrebbe in nessun caso essere esclusa la natura, intesa come “”processo di adattamento biologico”” (37). Resta, in ogni caso, dunque, l’attualità de ‘L’origine della famiglia’, proprio alla luce delle più recenti e più avanzate teorizzazioni etnologiche che oggi conducono un ricercatore come Lévi-Strauss a porsi esplicitamente il problema ‘filosofico’ di una dialettica tra natura e cultura, tra natura e società (36)”” [Giuseppe Prestipino, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’] [(in) Critica marxista, anno 8, n° 5 settembre-ottobre 1970] [‘(34) S. Timpanaro, “”Engels, materialismo, “”libero arbitrio””, (in) Quaderni piacentini, n° 39 nov. 1969, p. 92; (35) F. Engels, Paul e Laura Lafargue, Correspondance, v. III, 1891-1895, Editions Sociales, 1959, p. 376; (36) Ivi, p. 63; (37) Cfr. N. Badaloni, Scienza e filosofia in Engels e Lenin’, (in) ‘Lenin teorico e dirigente rivoluzionario’, cit.. Sull’influenza che Engels, da un lato e il darwinismo, dall’altro, esercitarono sul marxismo teorico della Seconda Internazionale, cfr. E. Ragionieri, Il marxismo e l’Internazionale, Studi di storia del marxismo, Roma, Editori Riuniti, 1968 e S. Morawski, ‘Le riflessioni estetiche di Karl Kautsky’, in ‘Rivista di estetica, n. 3, 1968’] (pag 78-79) Questione scienza come forza produttiva. “”Non è vero che Marx identifichi la scienza con la logica del capitale, né che identifichi la scienza con le “”macchine”” di cui il capitale si serve. Nel linguaggio di Marx, solo “”l’impiego (‘Anwendung’) tecnologico della scienza”” (81) ricade interamente entro il piano della dinamica delle forze produttive e diviene quindi, a un certo punto, appannaggio esclusivo del capitale. Altrove Marx parla di “”applicazione (‘Anwendung’) tecnologica delle scienze naturali”” (82), e di “”applicazione della scienza alla produzione”” (83), mentre l'””invenzione””, e non la ‘scoperta’, egli tratta alla stregua di una “”attività economica”” (84). Ma c’è di più: per Marx, l'””‘accumulazione’ della scienza e dell’abilità… ‘si presenta (erscheint) ‘perciò come’ proprietà del capitale”” (85) e la stessa scienza “”‘si presenta’, nelle macchine, come una scienza altrui, esterna all’operaio”” (86). E ancora: “”la trasformazione del processo lavorativo semplice in un processo scientifico che sottomette le forze naturali… si presenta come carattere proprio del ‘capitale fisso’ di fronte al lavoro vivo…”” (87); e così via. Che le stesse macchine (e, a maggior ragione, la scienza) non si identifichino col capitale è detto peraltro esplicitamente in questi termini: “”Ma se il capitale giunge a darsi la sua figura adeguata come valore d’uso all’interno del processo di produzione soltanto nelle macchine…, ciò non significa affatto che questo valore d’uso – le macchine in se stesse – sia capitale, o che il loro esistere come macchine si identifichi col loro esistere come capitale…Le macchine non perderebbero il loro valore d’uso quando cessassero di essere capitale”” (88). Se queste cautele di Marx hanno un significato e un valore più generali, allora, anche quando Marx tratta della scienza come di una “”forza immediatamente produttiva””, è necessario intendere questa, ed altre consimili, come espressioni ellittiche nelle quali è sempre sottinteso che l”applicazione’ della scienza diviene una “”forza immediatamente produttiva”” e che, per effetto di quella applicazione, la stessa scienza ‘si presenta come’ una “”forza immediatamente produttiva””: una precisazione, questa, non priva di implicazioni pratiche (ad es. nel campo politico-sociale), se è vero che dal concetto di una scienza come “”forza immediatamente produttiva”” talvolta si fa discendere il corollario di una condizione operaia acquisita incondizionatamente, ormai, dai lavoratori della scienza: non solo dai tecnici, ma dai ricercatori e dagli stessi studenti”” [Giuseppe Prestipino, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’] [(in) Critica marxista, anno 8, n° 5 settembre-ottobre 1970] [(82) ‘Lineamenti fondamentali’, v. II, p. 394; (83) Ivi, p. 399: quasi a precisare il precedente e più generico “”tutte le scienze sono catturate al servizio del capitale”” (ibidem); (84) Ibidem (nell’orignale tedesco cit., p. 519 “”Die Erfindung wird dann ein Geschäft””); (85) Ivi p. 392; (86) Ivi p. 393; (87) Ivi p. 395; (88) Ivi, p. 394. E K. Marx, Il Capitale: Libro I capitolo VI inedito cit, p. 57 (sulla “”applicazione”” della scienza); p. 89: la scienza “”come prodotto intellettuale generale dell’evoluzione sociale ‘appare’ essa stessa come direttamente incorporata al capitale (e la sua ‘applicazione’ in quanto scienza al processo di produzione materiale ‘appare’ come distinta dal sapere e dalle capacità del singolo operaio)”” (il corsivo è nostro). E cfr. a p. 91 (le forze naturali e la scienza “”‘appaiono’ – dovunque entrino nel processo lavorativo – come ‘incorporate’ al capitale. … La scienza realizzata appare di fronte agli opera come ‘capitale’. In realtà, al cospetto del lavoro tutta questa applicazione – fondata sul ‘lavoro associato’ – della scienza, delle forze della natura e dei prodotti del lavoro in grandi masse non appare se non come ‘mezzo di sfruttamento del lavoro’, come mezzo per appropriarsi pluslavoro, e quindi come ‘forza’ appartenente in sé al capitale””)] ( pag 97-98)”,”MAES-130″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Per una antropologia filosofica. Proposte di metodo e di lessico.”,”Giuseppe Prestipino insegna Filosofia della storia nell’Università di Siena ed è autore di numerosi saggi composti lungo l’arco di un trentennio. Lavoro e conoscenza nell’arte, Natura e società, La controversia estetica nel marxismo, Da Gramsci a Marx – Il blocco logico-storico. “”Nelle ‘Theorien’, Marx attribuisce all’operaio un ragionamento immaginario, rivolto all’imprenditore capitalista: i tuoi fusi sarebbero condannati ad arrugginire se io non li mettessi in azione; dunque anche il «lavoro» dei tuoi fusi è ricompreso nel mio lavoro e solo il mio lavoro è creatore di valore (23). Potrebbe quell’operaio ripetere lo stesso discorso dopo aver osservato le prestazioni di un automatismo «illuminato», tra i molti che la scienza mette oggi a disposizione dell’industria? Il Marx dei ‘Grundrisse’ è, forse piò di quello del ‘Capitale’, disponibile alla comprensione della portata innovativa delle nuove tecnologie. Non la caduta del saggio di profitto per l’incremento relativo della parte costante del capitale, ma la crescita del plusvalore corrispondente al plusprodotto del nuovo tecnolavoro getta in crisi il sistema di produzione basato sul valore di scambio, e quindi la legge marxiana del valore-lavoro (del valore prodotto da lavoro manuale semplice e astratto). La scienza, in quanto scienza incorporata nell’industria (cioè in quanto tecnologia), è la nuova forza produttiva fondamentale. Essa tende a subordinare e, al limite, a sostituire tutte le altre forze produttive che, nella storica concretezza del nuovo modo di produzione, sono eredità o sopravvivenza dei modi di produzione precedenti. Nella polarità interna anzidetta, il plustecnovalore è il valore aggiunto specificamente prodotto dalla tecnologia scientifica; più propriamente, esso è dato dal prevedibile ammontare dei risultati reiterabili anche in futuro mediante quella data tecnologia scientifica, o per i suoi ulteriori impieghi ‘possibili’, in considerazione del fatto che un apparato scientifico-tecnologico ideale è (assai più dei nostri personali «talenti» umani) portatore di informazioni trasmissibili e rinnovabili con un basso consumo energetico: ossia è un «operatore di alta qualifica» ingaggiato (come lo schiavo meccanico di Aristotele) in una sola vota e per tutta la sua vita. Per contro, il valore di produttività generale (cui spetta, nell’opposizione interna, l’implicazione preminente) è il valore dei beni prodotti quale risulta dai ‘costi reali’ che la produzione tecnologica degli stessi beni ha complessivamente richiesto alla collettività in senso lato (come suoi oneri passati e presenti, soprattutto, ma anche come vincoli riversati sul suo futuro). Per la diversa proiezione del plustecnovalore (verso il producibile, in futuro) e del valore di produttività generale (sul già prodotto e sul suo costo accertato, specie nel tempo trascorso), questa opposizione interna ha una configurazione paragonabile a quella che abbiamo osservato nell’opposizione interna al precedente modo di produzione delle forze del lavoro diviso, tra plusvalore di scambio e valore di scambio. Una differenza sta in ciò: nel nuovo concetto di costi reali (sociali), il lavoro manuale non è la «voce» principale e anzi tende verso dimensioni trascurabili. E’ vero che, per gli ultimi sviluppi della rivoluzione tecnologica, le macchine non comportano più, necessariamente (come riteneva Marx), costi crescenti con la crescita delle tecnologie e con l’avanzare delle innovazioni, e anzi (sul modello delle apparecchiature microelettroniche) lasciano prevedere un loro costo decrescente (24): cosicché – nella prima fase che stiamo attraversando – sembra che ce il costo del lavoro torni a figurare come il più oneroso per l’impresa. Ma il costo del lavoro manuale residuo è sempre di più sopraffatto, in prospettiva, da altre «voci», computabili all’interno e all’esterno dei luoghi di produzione in senso stretto e derivanti dai complessi coinvolgimenti, che la produzione tecnologica suole provocare, di altre attività umane (scienza, istruzione, ecc.) e di altre risorse umane (salute, ambiente, ecc.) (pag 120-121-122) [Giuseppe Prestipino, ‘Per una antropologia filosofica. Proposte di metodo e di lessico’, Napoli, 1984][(23) Cfr. K. Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, v. I., Roma, 1974, p. 272; (24) Cfr. V. Comito, “”Nuove tecnologie, struttura sociale e occupazione””, in ‘Critica marxista’, 1982, n. 5, p. 17] TEOC-067-FL”,”TEOC-067-FL”
“PRESTIPINO Giuseppe”,”La dialettica materialistica e le categorie della prassi.”,”Ex libris Mario Dal Pra “”Il marxismo identifica storicamente la divisione del lavoro con la divisione della società in classi e gruppi antagonistici. L’identificazione è giusta perché la divisione del lavoro ha la sua radice nella stessa contrapposizione tra lavoro materiale e lavoro intellettuale: la prima articolazione e specificazione che l’elaborazione scientifica introduce nelle attività produttive umane è precisamente quella tra chi produce e chi “”elabora”” la produzione, ossia tra i lavoratori e la loro direzione tecnica la quale deriva la propria funzione dirigente precisamente dal fatto che sa ciò che i lavoratori non sanno e che li dirige e ammaestra nel loro fare. Se le cose si fermassero a questo punto, non ci sarebbe antagonismo, non ci sarebbe vero conflitto di classe. Senonché abbiamo visto che nel lavoro intellettuale, sin dal suo iniziale distacco dalla produzione, è insita una vocazione di fuga per la tangente, ossia di isolamento e di conseguente chiusura aristocratica, che equivale ad un rifiuto del necessario ricambio materiale e sostanziale con la realtà del lavoro, che si configura, nell’artista ancora legato comunque alla ricerca, come gioco inventivo, come raffinamento artigianale ecc., ma si configura, nel suo corrispettivo sociale e nel suo significato di classe, come ben altro: come ‘ozio’, come non già elaborazione ma soltanto ‘godimento’ dei prodotti di ‘lusso’ e quindi come sfruttamento e oppressione sociale. Le forze materiali della società fanno periodicamente giustizia di questa alienazione sociale mediante la rescissione ‘rivoluzionaria’ delle sopravvivenze parassitarie di una antecedente funzione dirigente trasformatasi in ‘proprietà’ inerte e incalzano incessantemente le formazioni aristocratiche allo scopo di reintegrare nel circolo del processo produttivo il solo lavoro intellettuale economicamente e socialmente valido e, nello stesso tempo, allo scopo di elevare al godimento dei beni più pregiati e raffinati tutta la massa dei produttori. Si realizza così, nella lotta sociale, la progressiva integrazione tra il lavoro materiale e il lavoro intellettuale, nella misura in cui il primo partecipa sempre di più delle prerogative che originariamente si ritenevano esclusive del secondo, le assorbe e le assimila”” [Giuseppe Prestipino, La dialettica materialistica e le categorie della prassi, Messina-Firenze, 1957] (pag 70-71)”,”FILx-502″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Realismo e Utopia. In memoria di Lukács e Bloch.”,”Giuseppe Prestipino insegna Filosofia della storia nell’Università di Siena ed è autore di numerosi saggi composti lungo l’arco di un trentennio. Lavoro e conoscenza nell’arte, Natura e società, La controversia estetica nel marxismo, Da Gramsci a Marx – Il blocco logico-storico. Presidente del Centro per la Filosofia italiana.”,”TEOC-094-FL”
“PRESTIPINO Giuseppe; ALBERGAMO Francesco; SPORTELLI Silvano; GERRATANA Valentino”,”Il marxismo nella «Storia» di Geymonat (Prestipino; La «Storia del pensiero filosofico e scientifico» di Ludovico Geymonat (Albergamo); Marx ed Engels sul feudalesimo (Sportelli); Per una corretta lettura di Labriola (Gerratana).”,”A proposito del monoteismo del popolo ebraico (vol. I, p. 21) l’affermazione del Geymonat va inetgrata conun accenno al primitivo politeismo degli ebrei (v. pure Donini, Lineamenti di storia delle religioni (Il giudaismo preromano)) (Albergamo, pag 212) A proposito dell’ evoluzione del pensiero di Marx ed Engels sul feudalesimo v. (S. Sportelli, p. 217) Una lettura corretta di Antonio Labriola deve privilegiare come fonte principale i suoi scritti teorici, a cominciare dai saggi sulla concezione materialistica della storia (Gerratana, p. 252)”,”MAES-002-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; SANTARELLI Enzo”,”La revisione speculativa del marxismo e le ultime ricerche del Croce (Prestipino); L’interpretazione del fascismo nell’Italia postfascista (Santarelli).”,” Gramsci aveva notato che “”la dipendenza intellettuale del Sorel dal Croce è stata più grande di cià che prima potesse pensarsi”” (A. Gramsci, op. cit., p. 176) (Il materialismo storico e la filosofia di B. Croce, Einaudi, 1948, 1966) (pag 301) Bibliografia: citato nel saggio di Prestipino: – UN INTELLETTUALE FRA LENIN E CROCE (a proposito di Gramsci) Giampiero Carocci Belfagor Vol. 3, No. 4 (31 LUGLIO 1948), pp. 435-445 (11 pages) Published by: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.”,”STOx-003-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; LA-GRASSA Gianfranco; CALABI Lorenzo; AFANASIEV Vladlen; MARX Karl”,”Concetto logico e concetto storico di «formazione economico-sociale» (Prestipino); Modo di produzione, rapporti di produzione e formazione economico-sociale (La-Grassa); In margine al «problema della trasformazione»: il metodo storico-logico in Smith e Marx (Calabi); Ricardo e l’economia borghese contemporanea (Afanas’ev); Un manoscritto inedito di Marx contro List (Marx).”,”Prestipino: Engels ha frainteso Marx )a proposito del dibattito sulla ‘formazione economico-sociale’)? (pag 54) “”Dopo la pubblicazione del terzo Libro del ‘Capitale’, però, la “”scuola di Marx”” si trova di nuovo sollecitata ad intervenire nella discussione. Essa interviene, questa volta, con Engels, più correttivamente che polemicamente: ilproblema che le si pone sembra essere, infatti, soprattutto quello di integrare il testo di Marx, perché gli interlocutori diretti meritevoli di considerazione sono Werner Sombart e Conrad Schmidt – “”l’illustre Loria mi è servito qui solo come esemplare divertente di economista volgare”” (36) -; e quanto a Sombart “”è la prima volta cone un professore d’università tedesco riesce a vedere, negli scritti di Marx, più o meno quello che Marx ha effettivamente detto, fino a dichiarare che la critica del sistema marxista non può consistere in una confutazione- ‘della quale si incarichi pure l’attivista politico’ – ma in un ulteriore sviluppo del sistema stesso”” (37)”” [da ‘In margine al «problema della trasformazione»: il metodo storico-logico in Smith e Marx’ (Calabi)] [(36) F. Engels “”Considerazioni supplementari al terzo Libro del Capitale””, cit., p. 34; (37) Ivi, p. 33] Marx: … il signor List distingue l’economia politica tradizionale secondo lui cosmopolitica, dalla sua, nazionale e politica, per il fatto che l’una poggia sui valori di scambio e l’altra sulle forze produttive… (pag 198)”,”MADS-009-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; BADALONI Nicola”,”Il marxismo militante di Emilio Sereni (Prestipino); Sulla dialettica materialistica della «liberazione» (Badaloni).”,”‘Si addice a Sereni, al suo concetto di libertà, quel che Engels scriveva di Marx in una lettera del 1884 a Lafargue: egli rifiuterebbe d’esser elogiato come assertore ed apostolo di un «ideale». Il concetto della libertà non è l’«ideale» della libertà (…)’ (pag XII)”,”TEOC-019-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe GEYMONAT Ludovico TAGLIAGAMBE Silvano PETRUCCIOLI Sandro TARSITANI Carlo CERMIGNANI Bruno SELLERI Franco BELLONE Enrico GIORELLO Giulio GIACOMINI Ugo SOMENZI Vittorio GRAZIOSI Franco DI-SIENA Giuseppe VENTURINI Riccardo, scritti di”,”Sul marxismo e le scienze.”,”Documenti. Dai “”manoscritti matematici”” di K. Marx. Presentazione di Lucio LOMBARDO RADICE; K. Marx ‘Sul concetto di funzione derivata’ (pag 273-286) “”Si tratta (…) di una questione relativa ai ‘fondamenti’ del calcolo differenziale, considerato nel suo sviluppo storico, «cominciando dal metodo mistico di Newton e Leibniz, passando poi al metodo razionalistico di d’Alembert e di Eulero e concludendo con il metodo rigorosamente algebrico del Lagrange (che purtuttavia parte dalla medesima originaria concezione fondamentale di Newton-Leibniz)». Abbiamo citato un altro passo della lettera di Marx ad Engels del 22 novembre 1882; passo che oggi ci viene ben chiarito dalla pubblicazione nel volume dei ‘Manoscritti matematici’, di ampie note di Marx sul «corso dello sviluppo storico» del calcolo infinitesimale (op. cit. p. 164, sgg.). Non intendiamo qui appesantire il commento illustrando le varie fasi elencate da Marx nella lettera ad Engels. Ci limiteremo alle prime righe dello scritto, dalle quali risulta chiaramente perché Marx parla, a proposito di Newton-Leibniz (senza fare, come sua Engels, differenza tra i due a favore del dialettico Leibniz contro l’empirista Newton), di «calcolo differenziale mistico» (…) Marx rovescia la fondazione: derivate e differenziali non sono entità («sostanze» di tipo metafisico) di per sè esistenti, bensì ‘simboli di operazioni’, e pertanto vengono definiti ‘operatoriamente’. Non c’è dubbio che la impostazione di Marx si colloca su di una grande via di pensiero moderna (Albert Einstein, Norbert Wiener) che è quella della ‘definizione operativa’; che, in particolare, nel caso di una funzione polinomiale il “”metodo algebrico”” di Marx apre la via a sviluppi matematici importanti (ai quali certo Marx non poteva pensare, per quel che concerne i loro contenuti), cioè a una definizione operativo-formale della derivata di una funzione polinomiale a coefficienti in un campo qualunque, definizione del tutto indipendente dalle considerazioni di continuità e di limite che caratterizzano le funzioni di variabile reale. Non c’è dubbio, più in generale, che Marx dedica tanta attenzione e tanto sforzo di pensiero negli ultimi anni della sua vita alla fondazione del calcolo infinitesimale, perché trova in esso un argomento decisivo contro una interpretazione metafisico-mistica della legge dialettica della negazione della negazione. (…) Un’ultima considerazione, di carattere più generale. I ‘Manoscritti matematici di Marx ci danno un’indicazione metodologica validissima sul rapporto scienza-filosofia. Marx certo non “”giocava”” colla matematica; nelle lettere sui differenziali, ci sono anche la questione egiziana o problemi di economia politica. Egli riteneva essenziale andare in profondità, nella questione della ‘fondazione’ del calcolo differenziale, perché intuiva che quella era la via per chiarire la legge (generalissima) della “”negazione della negazione””, per “”pensare meglio”” non solo localmente ma globalmente”” (pag 275-277) [presentazione di Lucio Lombardo Radice ‘Dai “”manoscritti matematici”” di K. Marx’, ‘Documenti’; (in) ‘Sul marxismo e le scienze’, Critica marxista, quaderni, n. 6, supplemento al n. 4, 1972]”,”TEOC-193-FF”
“PRESTIPINO Giuseppe; ALBERGAMO Francesco; SPORTELLI Silvano; GERRATANA Valentino”,”Il marxismo nella «Storia» di Geymonat (Prestipino); La «Storia del pensiero filosofico e scientifico» di Ludovico Geymonat (Albergamo); Marx ed Engels sul feudalesimo (Sportelli); Per una corretta lettura di Labriola. (Precisazioni e rettifiche).”,”Marx ed Engels sul feudalesimo. “”[Nel modo di produzione feudale, ndr] [il] valore d’uso prevale quindi sul valore di scambio (78). Lo sviluppo del commercio e della circolazione monetaria costituisce infatti il «solvente» del sistema feudale, a partire dal momento in cui quest’ultimo entra in crisi a causa delle sue contraddizioni interne. Il feudalesimo è dunque visto da Marx, conformemente alla concezione materialistica della storia, non tanto o non semplicemente come una istituzione politica, ma come una formazione economica-sociale basata su un ben determinato modo di produzione: il servaggio. E questo intende dire Marx quando scrive: «La specifica forma economica, in cui il pluslavoro non pagato è succhiato ai produttori diretti, determina il rapporto di signoria e servitù, come esso è originato dalla produzione stessa e da parte sua reagisce su di essa in modo determinante. Ma su ciò si fonda l’intera configurazione della comunità economica che sorge dai rapporti di produzione stessi, e con ciò insieme la sua specifica forma politica» (79). L’elemento centrale del feudalesimo, ciò che lo definisce, non è dunque il rapporto giuridico tra vassallo e signore, o un qualunque altro elemento sovrastrutturale, ma, per esprimerci con Dobb, il «rapporto tra il produttore diretto (artigiano in una bottega o contadino nelle campagne) e il suo superiore immediato o il suo signore, e [il] contenuto economico-sociale dell’obbligazione che lega l’uno all’altro» (80). Con ciò si viene a stabilire una equivalenza tra feudalesimo e servaggio, – peraltro esplicitamente dichiarata da Dobb (81), – che può presentare qualche difficoltà. E questo è uno dei punti problematici della concezione marxista del feudalesimo. Sweezy, in occasione di una famosa polemica, considerò la posizione di Dobb «insufficiente» in quanto il servaggio non identifica un ‘sistema’ di produzione cioè una formazione economico-sociale nella sua totalità, e «troppo generale» in quanto «’qualche’ servaggio può esistere in sistemi che sono chiaramente non feudali». «Anche come relazione dominante di produzione – aggiunge Sweezy – il servaggio è stato associato in tempi differenti e in differenti regioni con differenti forme di organizzazione economica» (82). Il discorso di Sweezy è avvalorato da una nota lettera di Engels a Marx del 22 dicembre 1882. Scrive Engels: «Mi fa piacere constatare che per quanto riguarda la storia del servaggio “”concordiamo””, come si dice con stile affaristico. Certamente il servaggio e il regime di prestazioni non sono una forma specificamente medioevale e feudale, l’abbiamo ovunque o quasi laddove i conquistatori fanno coltivare la terra a loro profitto dagli antichi abitanti – nella Tessaglia, per esempio, molto presto. Ciò ha disorientato perfino me e molti altri nelle indagini sul servaggio medioevale; era troppo bello fondarlo semplicemente sulla conquista, ciò rendeva la cosa tanto facile e semplice. Vedi fra gli altri Thierry» (83). Sembra che ciò sia in contraddizione col principio marxista della corrispondenza tra la base economica e istituzioni sovrastrutturali (…). Ma la posizione di Marx è in realtà molto più articolata e meno schematica di quanto talvolta si vuol far credere. È vero che, nello stesso capitolo 47° del Libro III del ‘Capitale’, egli afferma il principio della corrispondenza, scrivendo «È sempre il rapporto diretto tra i proprietari delle condizioni di produzione e i produttori diretti – un rapporto la cui forma ogni volta corrisponde sempre naturalmente ad un grado di sviluppo determinato dei modi in cui si attua il lavoro e quindi della sua forza produttiva sociale – in cui noi troviamo l’intimo arcano, il fondamento nascosto di tutta la costruzione sociale e quindi anche della forma politica del rapporto di sovranità e dipendenza, in breve della forma specifica dello Stato in quel momento». Ma, ben consapevole della complessità della questione, subito dopo aggiunge: «Ciò non impedisce che la medesima base economica – medesima per ciò che riguarda le condizioni principali – possa manifestarsi in infinite variazioni e gradazioni, dovute a numerose e diverse circostanze empiriche, condizioni naturali, rapporti di razza, influenze storiche che agiscono dall’esterno, ecc.: variazioni e gradazioni che possono essere comprese soltanto mediante un’analisi di queste circostanze empiriche date» (85)”” (pag 237-239) [Silvano Sportelli, ‘Marx ed Engels sul feudalesimo’, (in) Critica marxista, Roma, n. 5, settembre-ottobre 1973] [(78) Non si deve pensare a un’assenza completa di transazioni monetari. Ma, come osserva P. Sweezy (‘The Transition from Feudalism to Capitalism’, cit., pp. 2-3), i mercati sono per la maggior parte locali e il commercio a lunga distanza è troppo debole per potere «giocare un ruolo determinante negli scopi e nei metodi di produzione»; (79) K. Marx, ‘Il Capitale’, vol. III, cit., pp. 902-903; (80) M. Dobb, ‘Problemi di storia del capitalismo’, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 53; (81) «Pertanto, feudalesimo equivarrà virtualmente a ciò che si intende in genere per ‘servaggio’ (Ivi, p. 53); (82) P. Sweezy, op. cit., p. 1; (83) Carteggio Marx-Engels, cit., vol. VI, p. 418; (85) K. Marx, ‘Il capitale’, vol. III, cit., p. 903]”,”TEOC-016-FGB”
“PRESTIPINO Giuseppe; MASSARI Oreste”,”Un libro su Engels (Prestipino); L’uomo e i miti della tecnica (Massari)”,”‘L’autrice, allieva di Geymonat, unisce una informazione esauriente, anche sotto l’aspetto bibliografico, ad una vivace carica polemica contro i detrattori occidentali di Engels’ (pag 197) ‘Ma nel marxismo “”occidentale”” si insinuano altre deformazioni per l’opposta tendenza a caratterizzare il materialismo storico in relazione al solo ‘metodo’, un metodo universalmente valido…’ (idem) ‘Per ciò che concerne il metodo del ‘Capitale’ e, quello della scienza in genere, l’autrice si schiera con coloro che privilegiano il procedimento “”dall’astratto al concreto”” (p. 63) e la funzione dell’ idea-ipotesi (considerando con Engels, l’attitudine contraria come illusoria infatuazione empiristica: p. 181)’ (idem) Il filosofo russo Evald Ilenkov (ILENKOV) conosciuto in Italia per ‘La dialettica dell’astratto e del concreto nel Capitale di Marx’ (Feltrinelli), pubblica un altro volume a cura di I. Ambrogio, Editori Riuniti, 1971: ‘L’uomo e i miti della tecnica’ (sul tema della rivoluzione tecnica-scientifica, e sul rapporto dell’uomo con la tecnica) (pag 200) (rec di Oreste Massari) Milanotoday (21.3.2021) E’morta a Milano la filosofa Eleonora Fiorani. Aveva 78 anni. La notizia della sua morte, a funerali avvenuti lo scorso 12 marzo, è stata divulgata dal sito Artslife. Fiorani, nata a Milano nel 1942, ha insegnato per più di trent’anni innovazione dei linguaggi e sociologia dell’innovazione alla scuola di arti visive dello Ied di Milano ed è stata anche docente alla Scuola del design del Politecnico. Laureata in filosofia con Ludovico Geymonat nel 1968, ha contribuito a fondare la rivista “”Che fare”” con il marito Francesco Leonetti, ma anche Enzo Mari e Arnaldo Pomodoro. Nei primi lavori ha approfondito la figura di Engels. E’ stata responsabile scientifico per il settore moda della Triennale di Milano curando varie esposizioni tra il 2015 e il 018, come “”Textile vivant. Nuovo vocabolario della moda italiana”” e “”Rick Owens. Subhuman Inhuman Superhuman””. Negli anni ’70 ha diretto la casa editrice Lavoro Liberato col marito, poi è stata animatrice della casa editrice Lupetti con la quale ha pubblicato numerosi titoli, da “”Il mondo degli oggetti”” (2001) a “”Grammatica della comunicazione”” (2006), da “”La pelle del design”” (2010) a “”Geografie dell’abitare”” (2012). Tra i suoi ultimi lavori sul territorio milanese, la mostra diffusa “”Fantasmi del Novecento””, curata assieme a Maria Fratelli e Mariella Brenna, che nel 2019 ha coinvolto numerose realtà culturali milanesi, tra cui il Casva e la Casa Museo Boschi di Stefano.”,”MAES-009-FGB”
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Il nuovo contesto mondiale e le riforme in un solo paese.”,”Prestipino: – Disinganno teoria marxista, Marx Engels, previsione errata passaggio in ‘tempi brevi’ da rivoluzione borghese a quella proletaria – Centralità operaia in declino Cita libro di Richard N. Hunt ‘The Political Ideas of Marx and Engels’, I e II. 1975 (I. Marxism and Totalitarian Democracy, 1818-1850′, II. ‘Classical Marxism, 1850-1895’)”,”TEOC-033-FGB”
“PRESTON Paul a cura di Saverio TUTINO; saggi di saggi di Herbert Rutledge SOUTHWORTH M.G. GARCIA Norman COOPER Joan ESTEBAN Eduardo SEVILLA-GUZMAN Paul PRESTON Sheelagh ELLWOOD Salvador GINER John Llewelyn HOLLYMAN Norman L. JONES”,”Le basi autoritarie della Spagna democratica.”,”Saggi di Herbert Rutledge SOUTHWORTH, M.G. GARCIA, Norman COOPER, Joan ESTEBAN, Eduardo SEVILLA-GUZMAN, Paul PRESTON, Sheelagh ELLWOOD (La classe operaia sotto il regime di FRANCO), Salvador GINER, John Llewelyn HOLLYMAN, Norman L. JONES.”,”SPAx-008″
“PRESTON Paul”,”Francisco Franco. La lunga vita del Caudillo.”,”Paul PRESTON (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics (LSE). Dal 1975 al 1991 è stato lettore all’Univ di Reading e poi Prof al Queen Mary College dell’Univ di Londra. Noto sia in UK che in SP come commentatore alla radio e TV di vicende spagnole, è autore di articoli di argomento storico, politico e musicale per quotidiani e periodici dei due paesi. Trla le sue opere tradotte in molte lingue, ricordo: -The Coming of the Spanish Civil War, 1978 -The Triumph of Democracy in Spain, 1986 -The Spanish Civil War 1936-1939, 1986 -The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th Century Spain, 1990.”,”SPAx-001″
“PRESTON Paul”,”La guerra civile spagnola 1936 – 1939.”,”Paul PRESTON (Liverpool 1946) insegna Storia internazionale alla London School of Economics (LSE). Esperto di vicende spagnole è molto noto, in Inghilterra e in Spagna, come commentatore politico alla radio e alla TV e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Tra le sue opere: -The Coming of the Spanish Civil War (1978) -The Triumph of Democracy in Spain (1986) -The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th Century Spain (1990) -Francisco Franco, 1995″,”MSPG-047″
“PRESTON Paul”,”Le tre Spagne del ’36. La guerra civile spagnola attraverso i suoi protagonisti.”,”PRESTON è uno dei massimi esperti di storia della Spagna contemporanea e in particolare della guerra civile spagnola. Insegna presso la LSE storia contemporanea. “”La repressione del PSOE e della UGT seguita alla sconfitta della sinistra nelle Asturie fu feroce: Largo Caballero ne dedusse che era necessario adottare una linea più “”bolscevica””, mentre al contrario Prieto consolidò l’ idea che la sinistra dovesse cercare di riacquistare il potere con la legalità. Di conseguenza, per tutto il corso del 1935 Prieto metterà la considerevole influenza e autorità che aveva all’ interno del movimento socialista al servizio degli sforzi di Azaña di ricostruire la coalizione elettorale della sinistra del 1931″”. (pag 284)”,”MSPG-109″
“PRESTON Julia DILLON Samuel”,”Opening Mexico. The Making of a Democracy.”,”PRESTON Julia e DILLON Samuel sono stati corrispondenti dal Messico per il New York Times dal 1995 al 2000. Hanno fatto parte del team che ha vinto il Premio Pulitzer 1998 per le corrispondenze internazionali. “”Per consolidare la sua leadership, Salinas fece varie mosse ardite all’ inizio del suo mandato. La più sorprendente fu l’ arresto, nel gennaio 1989, di Joaquin Hernandez Galicia, il boss del sindacato dei lavoratori del petrolio, che era conosciuto come La Quina. La Quina era un saldatore che era cresciuto dentro il sindacato di 200 mila iscritti che rappresentava i lavoratori della Petróleos Mexicanos, il monopolio petrolifero di stato conosciuto come Pemex. Nel 1988, dopo ventiquattro anni di leadership sindacale, tenne solo una posizione formale nella gerarchia (capo del comitato lavori sociali), ma ognuno sapeva che egli era l’ uomo più importante. Era chiamato il “”leader morale”” del sindacato, un termine fortemente improprio, dato che la moralità non era sicuramente un elemento del suo stile manageriale””. (pag 191)”,”AMLx-055″
“PRESTON Paul”,”Franco, “”caudillo de España””.”,”PRESTON Paul (Liverpool 1946) ha studiato all’ Università di Oxford ed ora è professore universitaro di storia internazionale presso la LSE (London School of Economics). E’ un esperto di storia contemporanea spagnola, autore di un volume di storia della guerra civile ‘La guerra civile spagnola’. “”All’ inizio dell’ estate del 1940, l’ entrata in guerra della Spagna si considerava con più entusiasmo a Madrid che a Berlino. Era evidente che Franco, Serrano Suñer e pure Beigbeder aspiravano a partecipare una volta terminata la parte peggiore del conflitto, ma prima della ripartizione del bottino. Senza difficoltà, i tedeschi avevano disdegnato semplicemente le sue offerte. A settembre, sicuro di una imminente vittoria tedesca sull’ Inghilterra, Franco si affrettò ad inviare Serrano Suñer a Berlino per stabilire le condizioni in cui la Spagna sarebbe stata rappresentanta al tavolo della conferenza finale.”” (pag 469)”,”SPAx-064″
“PRESTON Paul”,”La destrucción de la democracia en España. Reacción, Reforma y Revolución en la Segunda República.”,”PRESTON Paul (1946, a Liverpool) studia storia moderna ad Oxford. La sua tesi di laurea fornisce la base a questo libro. Attualmente (1978) è professore al Queen mary College, Università di Londra. La 2° repubblica. Largo Caballero al ministero del lavoro. Besteiro, i socialisti e gli anarchici. “”Los resultados de las elecciones supusieron una amarga decepción para los socialistas, que sólo obutvieron 58 escaños. Diversos factores contribuyeron a la derrota. No puede subestimarse la eficacia de la campaña de propaganda de las derechas. (…) Sin embargo, las dos razones principales de los pobres resultados obtenidos por la izquierda fueron la fragmentación electoral y la oposición de los anarquistas. Puesto que los socialistas se negaron a aliarse con los republicanos, fue necesario el doble de votos socialistas para conseguir un diputato que de votos de derechas. (…) En 1931, a pesar del apoliticismo de la CNT, muchos anarquistas habían votado por los candidatos republicanos. Ahora, o votaron por los radicales o se abstuvieron. El porcentaje nacional de abstenciones fue de 32 por 100; en las zonas de influencia anarquista fue mucho más alto. En Barcelona, Zaragoza, Huesca y Tarragona fue alrededor del 40 por 100, y en Sevilla, Cádiz y Málaga, más del 45 por 100.”” (pag 155-156)”,”SPAx-090″
“PRESTON Richard A. WISE Sydney F.”,”Storia sociale della guerra.”,”Volume dedicato dagli autori alla memoria del loro collaboratore Herman O. Werner morto nel 1966 (già dell’Accademia navale degli Stati Uniti, e insegnante e studioso) “”La rivoluzione industriale incise non solo sulla tattica ma anche sulla strategia, principalmente attraverso il perfezionamento dei trasporti.”” (pag 297) Prima guerra mondiale “”Nel 1914 Schlieffen era morto e il controllo della macchina militare tedesca era stato affidato a un nipote del grande von Moltke, che aveva sostituito una rigida pianificazione a una strategia fatta di invenzioni. Moltke, temendo che un’invasione francese in Lorena potesse tagliare le sue comunicazioni e che le ferrovie potessero non sostenere adeguatamente il suo attacco nel settore destro, rafforzò il suo centro. La rapida avanzata delle grandi armate tedesche provocò una confusione e una perdita di collegamenti che lo stato maggiore non era in grado di prevedere e di superare; un’offensiva russa venuta molto tempo prima del previsto costrinse inoltre von Moltke a ritirare divisioni dal fronte occidentale per usarle contro i russi. L’intenzione tedesca di ripetere Canne sul fronte occidentale non andò perciò a buon fine, l’invasione tedesca fu arrestata nella battaglia della Marna nel settembre 1914 e gli invasori si ritirarono sull’Aisne dove si trincerarono per combattere una lunga guerra. L’insuccesso del piano Schlieffen modificato fu la causa immediata di una grande situazione di stasi, destinata a durare più di quattro anni, sul fronte occidentale; ma la causa vera del ristagno fu il fatto che gli sviluppi tecnici avevano condotto a un predominio della difesa e non erano ancora stati adattati all’offensiva. Questo fatto fu evidente soprattutto sul fronte occidentale, dove entrambe le parti poterono concentrare il loro massimo sforzo e dove una sconfitta sarebbe stata decisiva. La grande rete ferroviaria che copriva quest’area industriale fittamente popolata, e che era stata costruita con un occhio al commercio e uno a esigenze della strategia, consentiva di ammassare rapidamente grandi eserciti alla frontiera a poche ore di distanza dalla mobilitazione generale. Una nuova invenzione, il motore a benzina, rese possibile il trasporto di rifornimenti di munizioni e viveri dalle stazioni ferroviarie all’esteso schieramento di truppe dalla Svizzera al Mare del Nord. (…) La tattica sul fronte occidentale si ridusse ad assalti suicidi di fanteria in formazioni che, se teoricamente erano in ordine sparso, erano talvolta così fitte da identificarsi quasi con le linee a stretto contatto del Settencento, anche se prive della rigidità proveniente dall’addestramento”” (pag 324-325)”,”QMIx-015-FL”
“PRESTON Paul”,”La guerra civile spagnola. Reazione, rivoluzione, vendetta.”,”Paul Preston (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics. Esperto di vicende spagnole è molto noto, in inghilterra e in Spagna, come commentatore politico e musicale alla radio, alla televisione e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Nel 1986 è stato nominato Commendador de la Orden de Mérito Civil da re Juan Carlos per il suo contributo alla cultura spagnola. Fra le sue opere ricordiamo: The Coming of the Spanish Civil War, The Triumph of Democracy in Spain, The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th-Century Spain, biografia di Francisco Franco e Colombe di guerra. Traduzione di Carla Lazzari, prefazione, introduzione: La guerra civile settant’anni dopo, epilogo, i protagonisti della guerra civile spagnola, elenco delle abbreviazioni, glossario, bibliografia, indice dei nomi, cartina, Oscar Storia Mondadori.”,”MSPG-019-FL”
“PRESTON Paul”,”Francisco Franco. La lunga vita del Caudillo.”,”Paul Preston (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics. Esperto di vicende spagnole è molto noto, in inghilterra e in Spagna, come commentatore politico e musicale alla radio, alla televisione e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Nel 1986 è stato nominato Commendador de la Orden de Mérito Civil da re Juan Carlos per il suo contributo alla cultura spagnola. Fra le sue opere ricordiamo: The Coming of the Spanish Civil War, The Triumph of Democracy in Spain, The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th-Century Spain, biografia di Francisco Franco e Colombe di guerra.”,”SPAx-011-FL”
“PRESTON Paul”,”The Spanish Holocaust. Inquisition and Extermination in Twentieth-Century Spain.”,”Paul Preston storico esperto della Spagna del XX secolo, autore di biografie (Franco) e di opere di storia della guerra civile spagnola, è professore emerito alla London School of Economics di Londra. Repressione franchista nel dopoguerra: capitolo 13: ‘No Reconciliation: Trials, Executions, Prisons (pag 474-517) “”Families were violently separated and those who protested were beaten or shot. The women and children were transferred to Alicante, where they were kept for a month packed into a cinema with little food and without facilities for washing or changing their babies. The men – including boys from the age of twelve – were taken either to the bullring in Alicante or to a large field outside the town, the Campo de los Almendros, so called because it was an orchard of almond trees (34). As the prisoners were marched to the improvised concentration camp, they passed substantial numbers of corpses of men who had benne shot ‘while trying to escape’. One commented, ‘Soon, we’ll envy the dead’. They were stripped of valuables and their jackets and coats by the Francoist troops (35). …. finire (pag 480-481)”,”MSPG-284″
“PRESTON Richard A., WISE Sydney F., WERNER Herman O.”,”Men in Arms. A History of Warfare and Its Interrelationships with Western Society.”,”PRESTON R.: ha insegnato Storia all’Università di Toronto e allo University College di Cardiff nel Galles, prima della Seconda guerra mondiale, quando prestò servizio nella RAF. Nel 1948 fu nominato professore di Storia presso il Royal Military College del Canada, dove istituì il corso sul quale si basa questo libro. Autore di testi di scienza e storia militare. WISE S.: prestò servizio nella RCAF (“”RAF”” canadese) durante la Seconda guerra mondiale. Insegnò Storia al Royal Military College. Specializzato negli aspetti militari e politici della Rivoluzione americana. WERNER H.: professore di Storia presso l’Accademia navale degli Stati Uniti. Comandante della riserva navale degli Stati Uniti. Specializzato in Storia navale. <> [Traduz. d. r. pag 1-2-3 dell’Introduzione degli Autori].”,”QMIx-204-FSL”
“PRESTON Richard A. WISE Sydney F.”,”Storia sociale della guerra.”,”«(…) ma lo studio della storia militare è stato troppo spesso condotto come se la guerra avesse avuto sempre un’esistenza indipendente. La grandissima maggioranza di coloro che si sono occupati dello studio della guerra sono stati guidati da un interesse professionale; (…) l’attenzione sul racconto di campagne militari (…). ma lo studio (…) richiede conoscenze di fondo che includono non solo la storia dello sviluppo degli armamenti e dell’organizzazione degli eserciti, ma anche la storia politica, economica e sociale. (…) ricerche sui mutamenti sociali e tecnici che hanno influito (sulla guerra)» (pag 11, 12) «(…) Gli eventi del 1848-1849 dimostrarono in modo conclusivo che gli effettivi militari esistenti erano in grado di soffocare i rozzi sforzi militari di entusiasti dilettanti, ma subito dopo la metà del secolo una serie di guerre rivelò che il vecchio ordine stava dileguando rapidamente. (…) Dopo l’energica repressione delle rivolte del 1848, (…) se taluni operai ordirono in segreto complotti tendenti alla sovversione, la maggior parte di essi cercarono infine una soluzione alle loro richieste nei sindacati industriali. Un graduale aumento della prosperità generale smussò gli spigoli più acuti del conflitto di classe. (…) I primi conflitti tra grandi potenze che infransero la lunga pace ottocentesca, (…) furono principalmente guerre limitate di tipo pre= rivoluzionario. La prima di queste guerre, quella combattuta in Crimea contro la Russia dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Turchia e dal Piemonte, fu causata dalla disintegrazione dell’Impero ottomano, che aveva lasciato un vuoto di potere nel Vicino Oriente. Essa fu talvolta definita una “”guerra non necessaria”” perchè il pretesto all’intervento anglo-francese, l’invasione russa dei Balcani, era stato rimosso prima dell’inizio dei combattimenti. La guerra continuò perché l’opinione pubblica in Inghilterra e in Francia era stata infiammata e non si sarebbe placata senza spargimenti di sangue.» (pag 254).”,”QMIx-228-FSL”
“PRESTWICH Michael”,”Armies and Warfare in the Middle Ages. The English Experience.”,”Michael Prestwich storico inglese nato il 30 gennaio 1943 specialista nella storia dell’Inghilterra medievale, con attenzione al regno di Edoardo I d’Inghilterra. Ex professore di storia alla Durham University e capo del dipartimentodi storia fino al 2007. Storia degli eserciti militari medievali differenti da quelli moderni per l’assenza dei reggimenti e per l’ inesistenza della carriera per gli ufficiali e ferma non permanente. Presenza però di strategia ed intelligenza militare.”,”QMIx-053-FSL”
“PRETEROSSI Geminello a cura; saggi di Remo BODEI Carlo GALLI Francesco REMOTTI Vincenzo FERRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Tullio DE-MAURO Claudio MAGRIS Pietro SCOPPOLA Andrea RICCARDI Khaled Fouad ALLAM Anna FOA Ida DOMINIJANNI Umberto VERONESI”,”Le ragioni dei laici.”,”Geminello Preterossi insegna Diritti dell’uomo e Filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno. È autore, tra l’altro, di “”I luoghi della politica. Figure istituzionali della Filosofia del diritto hegeliana’ (Milano, 1992), ‘Autorità’ (Bologna, 2002) e per i tipi Laterza ‘Carl Schmitt e la tradizione moderna’ (1996) e ‘L’occidente contro se stesso’ (2004). ‘La legittimità del pensiero laico, la sua fisionomia culturale, l’autonomia e l’esistenza stessa delle ragioni dei laici sono ridiventate oggetto di contesa e terreno di scontro. In questo libro, le idee e i principi con cui l’uomo moderno ha costruito la sua libertà’ Secolarizzazione e religioni nel XXI secolo “”Un mese dopo gli attentati dell’11 settembre, in un discorso su fede e ragione alla Fiera del Libro di Francoforte (1), Jurgen Habermas individuò nell’esplosione in forme diverse dal passato della tensione tra società secolare e religione l’effetto più dirompente del crollo delle Torri gemelle”” (pag 165, Ida Dominijanni) [(1) J. Habermas, ‘Fede e ragione’, in ‘Micromega’, 5, 2001]”,”TEOS-001-FSD”
“PRETEROSSI Geminello”,”Carl Schmitt e la tradizione moderna.”,”””C’è sempre regolarmente una fede, una visione del mondo, un’idea, insomma una volontà, e compito della ragione è di discuterla, di dimostrarla”” (Thomas Mann, ‘La montagna incantata’) (in apertura) Geminello Preterossi (Grosseto, 1966) si è perfezionato negli studi filosofici-politici alla Scuola Normale di Pisa. Si è occupato di idealismo e dottrina dello Stato tedesca tra Ottocento e Novecento pubblicando il volume ‘I luoghi della politica. Figure istituzionali della Filosofia del diritto hegeliana’ (Milano, 1992). Svolge attività di ricerca per l’ Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Napoli e la Fondazione Basso di Roma. Il primato della politica estera (da pag 85-) Schmitt e Kelsen. Primato dell’ordinamento statale vs pluralismo paritario, visione cosmopolitica volta a giuridizzare le relazioni internazionali, diritti umani e istituzioni sovranazionali “”Kelsen si sforza di tradurre in logica giuridica quei principi cosmopolitici propri dell’Illuminismo, rispetto a cui il modo di costruire giuspubblicisticamente la relazione tra gli Stati era, per ragioni intrinseche, costitutive, estremamente refrattario. Infatti, Kelsen deve proporsi l’arduo e veramente innovativo compito di sciogliere il dogma della sovranità impenetrabile degli Stati, del pluralismo paritario delle fonti ultime del diritto, in nome di un sistema complessivo e monistico di coordinazione di principi; esso legherebbe senza soluzione di continuità quanto veniva unificato nel centro di imputazione fittiziamente inteso come «Stato-persona» ad una comunità più ampia, universale, configurata in un’ordinamento giuridico che autorizza ‘limitandole’ le competenze statali. Schmitt, in fondo nel suo ‘Begriff’, è come se si limitasse a riproporre, seppure in un quadro abilmente originale dal punto di vista della proposta epistemologica, quella tradizione del «primato dell’ordinamento statale» che Kelsen si era ripromesso di sovvertire con la propria opera”” (pag 98-99)”,”DIRx-060″
“PRETI Domenico”,”Economia e istituzioni nello Stato fascista.”,”PRETI Domenico è nato a Firenze dove vie e lavora, nel 1943. Insegna storia economica nella facoltà di economia dell’ Università di Modena. E’ autore di saggi che coprono un arco temporale dal ‘700 al periodo fascista.”,”ITAF-098″
“PRETI Giulio”,”Storia del pensiero scientifico.”,”Nato a Pavia nel 1911, PRETI si è laureato in filosofia seguendo i corsi di Antonio BANFI a Milano. Collaborò a ‘Studi filosofici’, insegnò all’ Universià pavese e poi a Fireze. E’ morto a Djerba in Tunisia nel 1972. “”In Leonardo da Vinci (1452-1519) troviamo una prima confusa intuizione del concetto moderno di scienza. Egli, che fu il primo ingegnere dell’ Età moderna (e, a quanto pare, il primo a portare ufficialmente e legalmente questo titolo), è in generale (ma non sempre) mosso da esigenze tecniche all’ indagine di svariatissimi problemi di scienza della natura. In quest’ opera utilizza molto materiale che gli proviene dal basso Medioevo. Conosce e annota, per esempio, i testi di Buridano, di Alberto di Sassonia, della scuola de ponderibus: ma – e qui sta la differenza tra i pensatori medievali e quello rinascimentale – egli non muove più dal generico empirismo dei terministi scolastici, bensì da un deciso orientamento sperimentalistico, per il quale la “”sperienzia”” è divenuta ricerca attiva ed operativa, un progettare e lavorare con macchine e strumetni per produrre gli effetti previsti e correggere le previsioni mediante gli effetti realmente conseguiti. Secondo la sua concezione, la scienza si basa su due fondamenti, entrambi essenziali ed ineliminabili: l’ esperienza e la ragione. “”Sapienzia è discepola della sperienzia””; “”intendi ragione e non ti bisogna sperienzia””.”” (pag 135)”,”FILx-348″
“PRETI Luigi”,”Giovinezza, giovinezza.”,”Storia della generazione del GUF nel decennio che va dalla guerra etiopica alla fine della guerra mondiale. “”A un mese di distanza dall’ armistizio Giulio e Giordano dovettero riconoscere di aver sbagliato. Ormai era chiaro che gli alleati non avevano fretta di risalire la penisola, nonostante la loro schiacciante superiorità militare. Era inutile affaticarsi il cervello per penetrare le ragioni di questa esasperante strategia: occorreva piuttosto adeguarsi alla nuova situazione. I fascisti, intanto, avevano ripreso fiato. Il ventisette settembre aveva parlato alla radio italiana Rodolfo Graziani, comandante in capo delle nuove forze armate. (…)””. (pag 279)”,”ITAR-101″
“PRETI Luigi”,”I miti dell’ impero e della razza nell’ Italia degli anni ’30.”,”””Che il manifesto della razza non fosse un’idea partorita dal cervello dei cosiddetti scienziati era sin troppo evidente in un’ Italia dove nulla si faceva senza autorizzazione superiore. Ma si volle far seguire la pubblicazione di questo documento da una manifestazione pubblica, che può considerarsi come inaugurale del razzismo fascista. Alla manifestazione del 26 luglio 1938 partecipò il segretario del partito, Achille Starace, il quale passò poi ai giornali un comunicato, uscito certamente dalla penna di Mussolini (tanto più che Starace era senz’altro incapace di scrivere una qualsiasi cosa un po’ impegnativa). Dice il comunicato: “”Alla riunione il segretario del partito, mentre ha elogiato la precisione e la concisione delle tesi, ha ricordato che il fascismo fa da 16 anni praticamente una politica razzista, che consiste – attraverso l’ azione delle istituzioin del regime – nel realizzare un continuo miglioramento quantitativo e qualitativo della razza. Il segretario del partito ha soggiunto che il duce parecchie volte – nei suoi scritti e discorsi – ha accennato alla “”razza”” italiana, quale appartenente al gruppo cosiddetto degli indoeuropei””. “”Dopo aver detto delle leggi razziali nei territori dell’impero, il comunicato conclude: “”Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni dovunque e anche in Italia come una “”razza”” diversa e superiore alle altre; ed è notorio che malgrado la politica tollerante del regime gli ebrei hanno in ogni nazione costituito – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’ antifascismo.”””” (pag 61-62)”,”ITAF-227″
“PRETI Luigi”,”Giovinezza, giovinezza.”,”Luigi Preti nato a Ferrara il 23/10/1914, frequentò gli studi classici e si laureò nel 1936 in giurisprudenza all’università della città natale. Successivamente conseguì anche la laurea in lettere presso l’università di Bologna. nel periodo degli studi universitari partecipò con impegno all’attività dei GUF (Gruppi universitari fascisti), che egli poi avrebbe descritto nelle pagine del romanzo che qui presentiamo. Tra la fine del 1938 e l’inizio del 1939, ribellatosi alla politica razziale di Mussolini e all’occupazione nazista della Cecoslovacchia, Luigi Preti maturò la sua crisi politico-spirituale e passò all’antifascismo. Dopo l’8 settembre partecipò all’attività clandestina. Immediatamente dopo la liberazione di Ferrara fu nominato segretario provinciale del PSI. Il 2 giugno fu eletto deputato alla Costituente per il PSI.”,”ITAF-018-FL”
“PRETI Luigi”,”Impero fascista, africani ed ebrei.”,”Gli ebrei in Italia: 9800 famiglie negli elenchi per cognome (pag 167) L’atteggiamento della Chiesa di fronte al razzismo italiano (pag 123-126) “”Anche nella curia vaticana, dove lo stesso Farinacci aveva qualche fidato amico e informatore, v’erano prelati, che non avrebbero avuto difficoltà a dare il proprio consenso a una politica antisemita in Italia, purché non fosse fondata sul razzismo biologico e purché non toccasse gli ebrei convertitisi al cattolicesimo. In questo senso appariva orientata la rivista dei padri gesuiti, «La Civiltà cattolica». Questo periodico giustificava l’antisemitismo, partendo dalla considerazione che «gli ebrei medesimi anno richiamato in ogni tempo e richiamano tuttora su di sé le giuste avversioni dei popoli coi loro soprusi troppo frequenti e con l’odio verso Cristo medesimo, la sua religione e la sua Chiesa». «La Civiltà cattolica» fiancheggiò talmente, fin dal 1937, la campagna antisemita, che Farinacci le riconobbe pubblicamente (28 agosto 1938) il merito di «aver saputo impostare fascisticamente il problema della razza avanti lettera». Non molto diverso – già nell’estate 1938 – era l’atteggiamento della rivista «Vita e pensiero» dell’Università Cattolica di Milano. Il rettore dell’Università e ispiratore della rivista, padre Agostino Gemelli, appoggiò tutte le fasi della campagna antisemita di Mussolini; e il 9 maggio 1939 arriverà a dichiarare in una conferenza che è giunto il momento in cui si attua «quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé e per la quale va ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una patria, mentre le conseguenze dell’orribile delitto lo perseguitano ovunque e in ogni tempo». Non riteniamo che ci sia bisogno di altre citazioni per dimostrare che alla vigilia della seconda guerra mondiale una certa parte del mondo ecclesiastico vedeva di buon grado il ritorno a quelle non dure ma inique discriminazioni antiebraiche, che l’Europa aveva conosciuto fino all’inizio del secolo XIX, e che la rivoluzione liberale aveva spazzato via. Appena si ebbe la convinzione che Mussolini ripudiava il razzismo biologico di marca tedesca, ma si orientava verso l’antisemitismo vecchio stile, il padre gesuita Brucculeri, interpretando il pensiero degli ambienti cattolici retrivi, scrisse su «L’Avvenire d’Italia» del 17 luglio 1938: «Come in altri problemi, anche in questo della razza il genio italiano dimostra il suo innato equilibrio, il senso dell’oggettività, la cristiana intuizione del vero rifuggente da ogni compromesso con l’irrazionalismo, che si spaccia sotto le denominazioni vaporose di mito e mistica». Egli aggiungeva trionfalmente che il razzismo italiano aveva il grande merito di non «batter la strada dell’alemanno che aveva come caposcuola il Rosenberg». finire (pag 124-126)”,”ITAF-361″
“PRETI Luigi”,”Un ebreo nel fascismo. Romanzo.”,”‘E’ la seconda volta dopo ‘Giovinezza-Giovinezza’ che l’autore si propone di scrivere storia attraverso un romanzo, nella convinzione che questa forma di narrazione può integrarsi con quella storiografica’ (dalla prefazione) Luigi Preti (Ferrara, 1914-2009) laureato in giurisprudenza e lettere, avvocato e politico, deputato (PSDI) e più volte ministro, scrittore, storico.”,”ITAF-360″
“PRETI Giulio”,”Saggi filosofici. Volume I. Empirismo logico, epistemologia e logica.”,”Contiene tra gli altri i capitoli: – XIII – Materialismo storico e teoria dell’evoluzione (pag 377-) – XV – Scienza e tecnica (pag 437-) -XVI – «La crisi delle scienze europee» di Husserl (pag 449-) “”La tecnica costituisce il momento della ‘verità fattuale’ della scienza. Già Galileo, teorizzando il metodo scientifico, aveva messo in evidenza come il metodo ‘compositivo’ costituisse un momento essenziale nel processo della verificazione scientifica. Il metodo compositivo è appunto quello che verifica le ipotesi scientifiche mediante esperimenti (…)”” (pag 441)”,”FILx-268-FF”
“PRETI Giulio”,”Saggi filosofici. Volume II. Storia della logica e storiografia filosofica.”,”””Abbandoniamo i residui di platonismo in Hegel, accogliamo le istanze empiristiche, ed avremo il ‘materialismo storico’ di Marx: dico di Marx, ma dovrei dire di molti filosofi contemporanei (…)”” (pag 239)”,”FILx-268-B-FF”
“PRETI Domenico”,”Uno stato sociale senza riforme. Previdenza, fisco e sanità nell’Italia repubblicana.”,”- Una diga per il contenimento del movimento operaio “”L’esigenza politica di allargare e consolidare la fascia dei ceti medi attraverso un processo di terziarizzazione fortemente orientato verso la crescita del lavoro autonomo e della burocrazia statale e parastatale si è peraltro sposata, a partire grosso modo dalla metà degli anni sessanta, con una politica economica tendente a liberare reddito privato per indirizzare la domanda, che era stata in Italia sempre bassa, verso il comparto più moderno e trainante dell’industria italiana, quello che produceva beni di consumo durevoli per i mercati esteri più ricchi. Da questa politica di incoraggiamento alla “”distorsione dei consumi””, tale settore seppe trarre indubbi vantaggi, sia negli anni del boom economico che in quelli successivi, quando incominciarono a presentarsi i problemi connessi alle fluttuazioni cicliche della domanda internazionale (1). Questa politica “”della terziarizzazione degradata, adoperata per modificare la dinamica tra le classi e per consolidare il blocco dominante”” (2), che ha funzionato anche come ammortizzatore sociale per superare le crisi e le ristrutturazioni industriali degli anni settanta e ottanta (3, ha probabilmente rappresentato uno dei condizionamenti più gravi che hanno impedito all’Italia di muovere con un passo ragionevolmente spedito sulla strada della modernizzazione. Va inoltre sottolineato che, a partire dal 1964, la fine del boom economico apre nel paese una crisi dell’accumulazione capitalistica che da quel momento in poi diventerà il grande problema dell’economia italiana”” (pag 12) [(1) Sulla questione si rimanda alle osservazioni tuttora valide di Augusto Graziani, in ‘L’economia italiana, 1945-1970’, Bologna, Il Mulino, 1972; (2) Giuseppe Tamburrano, ‘L’iceberg democristiano’, Milano, Sugar, 1974, p. 52; (3) A questo riguardo basterà ricordare che dal 1981 al 1987 l’industria ha espulso 1.050.000 addetti, realizzando un incremento della produttività del 23 per cento circa e un altrettanto forte aumento dei profitti. Cfr. Gianni Corbi, ‘Quando lo stato chiude gli occhi’, La Repubblica, 24 giugno 1987]”,”ITAS-224″
“PRETI Alberto a cura; scritti di Guido QUAZZA Giorgio AMENDOLA Palmiro TOGLIATTI Giampiero CAROCCI Sergio COTTA Enzo COLLOTTI Winston CHURCHILL Claudio PAVONE Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Frederick W. DEAKIN Valerio CASTRONOVO Massimo ILARDI Antonio GIBELLI Francesco RENDA Aldo AGOSTI Paride RUGAFIORI Renato ROMAGNOLI Massimo LEGNANI, testimonianza di Teresa CIRIO”,”Italia, 1943-1945. La resistenza.”,”Guido QUAZZA Giorgio AMENDOLA Palmiro TOGLIATTI Giampiero CAROCCI Sergio COTTA Enzo COLLOTTI Winston CHURCHILL Claudio PAVONE Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Frederick W. DEAKIN Valerio CASTRONOVO Massimo ILARDI Antonio GIBELLI Francesco RENDA Aldo AGOSTI Paride RUGAFIORI Renato ROMAGNOLI Massimo LEGNANI Tra i vari saggi si possono segnalare – Sergio Cotta, Miti e storiografia della Resistenza – Enzo Collotti, I caratteri della Resistenza europea e i rapporti con gli Alleati – Antonio Gibelli, Le lotte operaie dell’inverno 1943-44: la questione dell’autonomia – Paride Rugafiori, Comitati di liberazione aziendali e Consigli di gestione a Genova nell’immediato dopoguerra – Renato Romagnoli, Guerriglia in città: la vita del gappista Secondo E. Collotti in Germania c’è stato un movimento di fronda e non di resistenza. “”Quando noi parliamo di Resistenza in Europa e intediamo generalmente il fenomeno di massa che sfocia nella Resistenza armata, dobbiamo escludere da questo tipo di considerazione la Germania. Dobbiamo escludere la Germania perché la situazione tedesca dopo il 1933 si profila in termini notevolmente diversi da quello che sarà il processo generale comune al resto d’Europa. Intanto bisogna tener conto che nel 1933 il movimento operaio tedesco subisce una sconfitta totale, in seguito alla quale è letteralmente decimato dalla persecuzione. Sono decine di migliaia i caduti del movimento operaio tedesco. Il regime terroristico in Germania è qualcosa di molto più serio del regime terroristico in Italia, non lascia spazio né di carattere politico né di carattere personale alla rinascita o alla nascita di un forte movimento clandestino. Se teniamo poi conto che il 1933 arriva al termine di una autentica guerra civile all’interno del movimento operaio tedesco, non possiamo parlare in Germania dell’esistenza delle premesse della Resistenza come movimento di massa. Ciò, anche per le conseguenze della guerra, dato che il richiamo patriottico agitato dal regime nazista per coprire le sue mire imperialistiche fece indubbiamente presa sul popolo tedesco e fu un freno possente contro lo sviluppo di movimenti o di elementi di Resistenza. Comunque l’unico simbolo della Resistenza tedesca che viene in genere celebrato, cioè l’attentato anti-hitleriano del 20 luglio 1944, evidentemente rimane al di fuori della considerazione dei movimenti di Reistenza così come noi li intendiamo per il resto d’Europa, perché va considerato piuttosto come un momento, se volete il momento culminante, della fronda all’interno dello stesso regime nazista. Cioè è l’estremo tentativo dell’opposizione conservatrice a vari livelli, a livello militare, a livello dell’amministrazione, a livello diplomatico, di salvare il salvabile di fronte all’imminente sconfitta militare del Terzo Reich e quindi di liquidare gli aspetti più esteriormente terroristici del regime nazista, di liquidare Hitler senza smantellare sostanzialmente quelle che erano le strutture portanti dell’imperialismo nazista. Di qui il tentativo di arrivare a una pace separata con gli occidentali per continuare la resistenza a oltranza sul fronte orientale. Mi pare che questo elemento di carattere internazionale sia più che sufficiente per qualificare in maniera precisa anche rispetto agli altri movimenti di Resistenza in Europa quella che è la collocazione del movimento di fronda in Germania’ (pag 97-98 ) [Enzo Collotti, I caratteri della Resistenza europea e i rapporti con gli Alleati]”,”ITAR-338″
“PRÉVAN Guy”,”Péret Benjamin révolutionnaire permanent.”,”PRÉVAN Guy, poeta, polemista a tempo parziale e refrattario a tempo pieno, già militante trotskista e più tardi curatore dei tre ultimi tomi delle ‘Oeuvres completes’ di Péret. In Brasile. “”À Rio de Janeiro, la résultante de ces affrontements, de ces luttes internes et externes sera d’abord, début 1930, la formation du Groupe communiste Lénine (GCL), lequel s’organise autour d’une cellule d’ouvriers du Livre du journal ‘O Paiz’. Le 8 mai 1930, premier numéro de ‘A Luta de classes’, publication du GCL. Bientôt ce groupuscule va s’agrandir du fait que le rejoignent de jeunes militants de São Paulo ayant fait l’économie d’un passage par le PCB. Un tel apport donne une impulsion et suffisamment confiance au GCL pour qu’il décide de se constituer en Ligue communiste (opposition). C’est le 21 janvier 1931 (sept ans jour pour jour après la mort de Lénine) que le GCL choisissait d’adopter ce nouveau nom et, dans le même temps, de s’affilier a l’Opposition de gauche internationale, issue de la conférence du 6 avril précédent, à Paris. Parmi les fondateurs de cette Ligue: Aristides Lobo, Joao Matheus, Manuel Medeiros, Mario Pedrosa, Benjamin Péret, Salvador Pintandes et Livio Xavier”” (pag 26-27) Il 29 agosto 1934, dopo vive discussioni i trotskisti avevano deciso di aderire alla SFIO: essi vi costituirono il Gruppo bolscevico-leninista e molto presto presero il controllo delle ‘Jeunesses socialistes de la Seine’. Un anno più tardi 26 di loro, giovani e meno giovani vengono buttati fuori. (pag 39-40) Peret aderisce al POI (pag 40) Nel 1948 Peret (Gruppo spagnolo del Messico) firma due documenti contro la direzione della Quarta Internazionale assieme a Natalia Sedova-Trotsky, G. Munis. (pag 72) Al Gruppo spagnolo si unisce la tendenza Pennetier-Gallienne (PCI e POC italiani) diretta da Romano Mangano. (pag 72) 1952. Grave crisi nella 4° Internazionale in Francia (tendenza Lambert, maggioritaria vs tendenza Pierre Frank sostenuta dal segretariato internazionale diretto da Michel Raptis detto Pablo, preconizzante l’ entrismo nel PCF (pag 74) 1959 Poco prima di morire Peret stava prendendo accordi per la traduzione e pubblicazione del libro di Munis (Jalones de derrota) in Francia. (pag 89)”,”TROS-254″
“PREVE Costanzo”,”Commemorare Marx. Un’analisi della congiuntura teorica presente attraverso gli scritti italiani su centenario marxiano, 1883-1993.”,”Altro saggio della rivista: -Gianfranco LA-GRASSA, Alcune ipotesi di sviluppo del marxismo”,”MADS-136″
“PREVE Costanzo”,”Storia critica del marxismo. Dalla nascita di Karl Marx alla dissoluzione del comunismo storico novecentesco.”,”PREVE Costanzo (1943) a studiato scienze politiche filosofia e neoellenistica nelle università di Torino, Parigi e Atene. E’ autore di numerosi volumi e saggi di argomento filosofico, pubblicati in Italia e all’ estero. Ha scritto la Introduzione alla nuova edizione dei due volumi di G. ANDERS ‘L’uomo antiquato’ ed il saggio ‘Marx inattuale’. “”Negli ultimi anni di vita Marx cominciò ad interessarsi attivamente di antropologia e di etnologia. Certo continuò a studiare le tabelle statistiche dell’ agricoltura russa e turca, ma alcuni segnali biografici ci fanno pensare che la sua testa fosse ormai altrove. Non si tratta di lutti familiari o delle declinanti condizioni di salute. Ci deve essere certamente qualcosa d’ altro. Lawrence Krader, che ha studiato analiticamente gli interessi etnologici dell’ultimo Marx, li ricollega direttamente alla sua giovanile teoria dell’ alienazione sia alla sua lettura e interpretazione di Darwin e del darwinismo. Marx legge Morgan, Maine e Kovalevskij, classici dell’ etnologia del suo tempo, perché sente il bisogno di inserire la sua teoria dello sfruttamento e della possibile emancipazione in un quadro storico più ampio e appunto meno “”economicistico””. (…) Era questo un lavoro impossibile per un uomo malato, che sarebbe morto a soli sessantacinque anni di età. L’arte è lunga e la vita è breve. Il destino “”economico”” di Marx era stato tracciato. Nella ‘Critica al Programma di Gotha’ del 1875, vero e proprio testamento teorico scritto di Marx, egli mette in guardia dalle interpretazioni economicistiche e lavoristiche del suo pensiero maniacalmente centrate sulla teoria del valore, ma si vede che non crede neppure lui nel buon esito di questa messa in guardia, perché si congeda per sempre dal suo lettore con un motto latino, e cioè ‘Dixi et salvavi animam meam””. Ho detto e mi sono salvato (almeno) l’anima. (…)”” [Costanzo Preve, Storia critica del marxismo. Dalla nascita di Karl Marx alla dissoluzione del comunismo storico novecentesco, Edizioni La Città del Sole, Napoli, 2007] (pag 125)”,”TEOC-401″
“PREVE Costanzo”,”Un elogio della filosofia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), autore di numerosi saggi e libri sulla filosofia, sul marxismo, sulla storia del movimento operaio e comunista. Presso le Edizioni Punto Rosso, oltre a saggi apparsi in libri collettanei, sono stati pubblicati due opuscoli in collaborazione con Gianfranco La-Grassa: Il teatro dell’assurdo e Una teoria nuova per una diversa strategia politica.”,”TEOC-051-FL”
“PREVE Costanzo”,”Ideologia italiana. Saggio sulla storia delle idee marxiste in Italia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOC-052-FL”
“PREVE Costanzo”,”Ripensare Marx. Filosofia, Idealismo, Materialismo.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”MADS-022-FL”
“PREVE Costanzo”,”La passione durevole.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984).”,”TEOC-056-FL”
“PREVE Costanzo”,”Elogio del comunitarismo.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), autore di numerosi saggi e libri sulla filosofia, sul marxismo, sulla storia del movimento operaio e comunista. Presso le Edizioni Punto Rosso, oltre a saggi apparsi in libri collettanei, sono stati pubblicati due opuscoli in collaborazione con Gianfranco La-Grassa: Il teatro dell’assurdo e Una teoria nuova per una diversa strategia politica.”,”TEOS-029-FL”
“PREVE Costanzo”,”Il popolo al potere. Il problema della democrazia nei suoi aspetti storici e filosofici.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOP-042-FL”
“PREVE Marco SANSA Ferruccio”,”Il partito del cemento.”,”Marco Preve vive a Genova dove lavora alla redazione di ‘Repubblica’ e si occupa di cronaca giudiziaria. F. Sansa vive a Genova e ha collaborato a ‘Repubblica’. Dal 2007 è inviato del Secolo XIX.”,”LIGU-118″
“PREVE Costanzo”,”Il tempo della ricerca, saggio sul moderno il post-moderno e la fine della storia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOC-083-FL”
“PREVE Costanzo”,”L’ideocrazia imperiale americana. Una resistenza possibile.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984).”,”USAP-017-FL”
“PREVELAKIS Georges”,”I Balcani.”,”PREVELAKIS insegna alla Sorbona e all’ Institut d’etudes politiques di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: -Geopolitique de la Grece. 1997″,”EURC-008″
“PRÉVÉLAKIS Georges”,”I Balcani.”,”Georges Prévélakis insegna alla Sorbona e all’Institut d’études politiques di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Géopolitique de la Grèce.”,”EURC-038-FL”
“PREVERT Jacques, a cura di Gian Domenico GIAGNI”,”Poesie.”,”””La poesia di Prévert è sempre partita da un appiglio polemico. Una lotta ad oltranza al conformismo più deleterio””. (pag XII) “”La ‘rivolta’ prevertiana cade spesso in una formula di anarchia che fa gridare allo scandalo. L’ anarchia di Prévert non ha limiti: sconfina imperturbabilmente nel regno della bestemmia e dell’ ingiuria, dell’ accusa spietata e dell’ insofferenza. E’ la voce del cittadino che protesta, non nel senso qualunquistico, filtrata attraverso l’intelligenza e la cultura””. (pag XV) “”Ora la guerra è finita e il vecchio generale è morto è morto nel suo letto morto della sua bella morte ed io son vivo e questo è quel che conta / buonasera buonanotte buon appetito mio generale.”” (pag 13) Scena familiare (guerra) (pag 37) (…) “”Lo sforzo umano porta un cinto erniario / e le cicatrici delle lotte intraprese dalla classe operaia contro un mondo assurdo e senza leggi / Lo sforzo umano non possiede una vera casa / esso ha l’ odore del proprio lavoro ed è intaccato ai polmoni il suo salario è magro e così i suoi figli lavora come un negro e il negro lavora come lui Lo sforzo umano non ha il savoir-vivre / Lo sforzo umano non ha l’ età della ragione / Lo sforzo umano ha l’ età delle caserme / l’ età dei bagni penali e delle prigioni / (…) (pag 39) “”Questo amore così violento così fragile così tenero così disperato (…) (pag 45) “”Ora la guerra è finita e il vecchio generale è morto è morto nel suo letto morto della sua bella morte ed io son vivo e questo è quel che conta / buonasera buonanotte buon appetito mio generale.”” (pag 13) Scena familiare (guerra) (pag 37) (…) “”Lo sforzo umano porta un cinto erniario / e le cicatrici delle lotte intraprese dalla classe operaia contro un mondo assurdo e senza leggi / Lo sforzo umano non possiede una vera casa / esso ha l’ odore del proprio lavoro ed è intaccato ai polmoni il suo salario è magro e così i suoi figli lavora come un negro e il negro lavora come lui Lo sforzo umano non ha il savoir-vivre / Lo sforzo umano non ha l’ età della ragione / Lo sforzo umano ha l’ età delle caserme / l’ età dei bagni penali e delle prigioni / (…) (pag 39) “”Questo amore così violento così fragile così tenero così disperato (…) (pag 45)”,”VARx-215″
“PREVOST Anton Francesco, a cura di Marisa ZINI”,”Manon Lescaut.”,”Scrittore francese dallo spirito psicologo e moralista, Antoine-Francois PREVOST (1697-1763) scrisse più di 100 libri, di erudizione e di narrativa. “”Il problema della responsabilità umana è visto qui alla maniera giansenistica, come negazione di ogni libertà dei propri atti””. (pag 15, introduzione) “”Ma nel frattempo il nostro cattivo genio lavorava alla nostra perdita”” (pag 165) “”Perché non siamo nati l’ uno e l’ altro colle qualità conformi alla nostra miseria? Abbiamo avuto in dono ingegno, gusto, sensibilità. Ahimè, che triste uso ne facciamo? mentre tante anime basse e degne della nostra sorte godono di tutti i favori della fortuna.”” (pag 171)”,”VARx-144″
“PREVOST André”,”L’ utopie de Thomas More. Présentation texte original, apparat critique exégèse traduction et notes.”,”PREVOST André Docteur en lettres, en théologie, professeur à la Faculté libre des Lettres et Sciences humaine de Lille. A Thomas More per i cinquecento anni dalla nascita. Abolizione del denaro. “”Une analyse plus pénetrante de la nature du développement de la société utopienne révèle en outre que l’ auteur des institutions n’a pas craint de rompre avec les lois traditionnelles de l’ économie: les Utopiens récusent l’ aspect financier des échanges. C’est au prix de ce renoncement et de cette gageure que leur économie franchit un palier, bouleverse les données classiques du problème et fait naître une ‘micro-société’ où le don gratuit et le partage remplacent, dans la distribution des biens, les signes monétaires. C’est pour avoir franchi ce seuil que la société utopienne entre dfans une atmosphère de ferveur affective, qui stimule les énergies et l’ activité productrice de tous: personne ne se refuse au travail même si la loi l’ en exempte. La productivité est telle que six heures de labeur suffisent et que les excédents permettent des distributions gratuites aux pauvres des pays voisins. Le développent cependant ne se limite pas au domaine des biens utiles. Grâce à l’approt d’ importants ouvrages de l’ Antiquité, l’élite intellectuelle utopienne réussit à assimiler en quelques années l’ essentiel de la philosophie grecque.”” (pag LXXXV)”,”SOCU-145″
“PREZIOSI Ernesto”,”Piccola storia di una grande associazione. L’ Azione Cattolica in Italia.”,”In collaborazione con l’ Istituto per la storia dell’ Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia ‘Paolo VI’. ‘Afascismo’ di AC. “”L’avvenuta conciliazione non elimina le difficoltà esistenti tra AC e regime; l’intolleranza del regime per ciò che è fuori dalla sua trama organizzativa si sviluppa gradualmente: dopo i partiti e i sindacati (Partito Popolare e sindacati bianchi compresi), la cancellazione tocca alle opere economiche e anche a quelle giovanili per l’educazione sportiva: l’Azione Cattolica con i suoi circoli e le sue associazioni rimane l’unica realtà extraregime con riconosciuta autonomia. Nella primavera del ’31 viene scatenata una campagna di stampa contro l’Azione Cattolica: i pretesti sono offerti dalla nascita delle “”sezioni professionali”” quali sezioni di categoria delle organizzazioni di AC (che il regime definisce “”sindacati mascherati””), dal discorso di Pio XI in cui si annuncia l’enciclica Quadragesimo anno, a quarant’anni dalla Rerum novarum e dalla convocazione dell’Assemblea Generale dell’Associazione Cattolica, i cui risultati vengono presentait dalla stampa fascista come “”proclami di guerra””.”” (pag 99)”,”RELC-223″
“PREZIOSI Anna Maria”,”Borghesia e fascismo in Friuli negli anni 1920-1922.”,”PREZIOSI Anna Maria “”Le violenze non furono il frutto di un piano preciso, bensì il riflesso di una serie di episodi violenti verificatisi anzitutto a Trieste e Monfalcone”” (pag 68)”,”ITAF-285″
“PREZIOSO Stéfanie, a cura; antologia di scritti di Karl LIEBKNECHT LENIN ROSMER TROTSKY SERGE (RETIF) PANNEKOEK JAURES BOURNE DEMARTIAL KOLLONTAI LUXEMBURG EASTMAN GRAMSCI DEBS GOLDMAN MEHRING REED TREVES SASSOON BRION ZETKIN PANKHURST HAMILTON ADELMI MAURICIUS CONNOLLY DU-BOIS GRIMKE’ LI-DAZHAO WIEGER M.N. ROY SAFAROV BABA DIARRA (SENGHOR) ROULE MAGON TZARA KRAUS DEBS ORFANOS (POULIOPOULOS)”,”Contre la guerre 14-18. Résistances mondiales et révolution sociale.”,”Altre opere curate da S. Prezioso: – L’Heure des brasiers. Violence et révolution au XXe siècle, a cura di S.P. e David Chevrolet, Editions d’En Bas, Lausanne, 2011 .- Marc Toussaint, La Lingotière. La longue marche d’un compagnon dans une France en crise (1929-1945), Editions du Bout de la rue, Vanves, 2010 – Tant pis si la lutte est creuelle. Volontaires internationaux contre Franco, a cura di S.P., Jean Batou, Ami-Jacques Rapin, Syllepse, Paris, 2008 Contiene tra l’altro un articolo di G.I. Safarov (1891-1942) “”L’orient et la révolution!’, Bulletin communiste, n. 17, 28 aprile 1921 Scritti di KARL LIEBKNECHT LENIN ROSMER TROTSKY SERGE (RETIF) PANNEKOEK JAURES BOURNE DEMARTIAL KOLLONTAI LUXEMBURG EASTMAN GRAMSCI DEBS GOLDMAN MEHRING REED TREVES SASSOON BRION ZETKIN PANKHURST HAMILTON ADELMI MAURICIUS CONNOLLY DU-BOIS GRIMKE’ LI-DAZHAO WIEGER M.N. ROY SAFAROV BABA DIARRA (SENGHOR) ROULE MAGON TZARA KRAUS DEBS ORFANOS (POULIOPOULOS)”,”INTT-355″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Quattro scoperte. Croce. Papini. Mussolini. Amendola.”,”Gli scritti risalgono rispettivamente al 1909, 1915 e 1924, 1927, 1925. PREZZOLINI scrisse il pezzo su AMENDOLA per sfida quando l’ editore FormigginI gli propose di scrivere un profilo su MUSSOLINI per i suoi ‘Medaglioni’. Egli accettò a patto che Formiggini ne pubblicasse anche uno su AMENDOLA, allora capo dell’ opposizione costituzionale antifascista. “”Croce era un aristocratico della cultura (…). Ciò che detestava in Mussolini era il maestro elementare che sfogliava i libri (…). (…) per me Croce fu sempre antidemocratico, anche se fece concessioni al momento politico”” (pag 54) “”Mussolini potrebbe appartenere o aver appartenuto ad altri partiti. (…) Dove non lo si può concepire è nel partito liberale. La sua mentalità politica è intransigente ed attiva, interventista e illiberale sempre. Potrebbe adottare altri credi, mai le norme liberali, che esigono una certa corrosione della coltura sul carattere, una specie di docile riconoscimento delle correnti e delle forze sociali, un’ accettazione del diritto altrui a tentare le proprie esperienze”” (…) (pag 170)”,”ITAD-033″
“PREZZOLINI Giuseppe a cura”,”Gobetti & La Voce.”,”Come la ‘Storia di un’ amicizia’ raccolse il carteggio tra PAPINI e PREZZOLINI, questo volume può chiamarsi ‘Storia di un’ amicizia’, ma stavolta tra GOBETTI e PREZZOLINI dal loro incontro in Firenze nel 1919 fino alla morte del primo a Parigi nel 1926. GOBETTI aveva letto con simpatia ‘La Voce’ (la rivista fiorentina forse più significativa dei primi due decenni del secolo XX), anzi cercò di continuarne la tradizione con le sue tre riviste ‘Energie nuove’, ‘La Rivoluzione liberale’, ‘Il Baretti’. Ma cresciuto politicamente si trovò in contrasto con PREZZOLINI che era diventato suo collaboratore. Il volume raccoglie tutto quello che fu pubblicato dai due amici e poi avversari riguardo al loro rapporto (anche epistolari) e alla loro polemica. “”Caro Prezzolini, Poiché Gramsci è molto occupato ho pensato che potrei raccogliere io in un volumetto per la “”Voce”” i suoi articoli più importanti sui Consigli di fabbrica””. Se vuoi vi apporrò anche una prefazione-presentazione. Già ne ho parlato a lui: acconsente. Scrivemene dunque. Tuo affez. Piero Gobetti”” (14 maggio 1921) (pag 42)”,”ITAD-043″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino.”,”””Gli uomini non si distinguono in bianchi, in neri e in gialli, in pellirose, in pellidoro, in mulatti, in ariani, in mongolici, in tedeschi, in francesi, in papuasi, in indocinesi, in taitiani, non si classificano in pescecani e in poeti, in gente di fede e in gente di spirito, in mangiatori e in mangiati, in cattedratici e in bancari, in furbi e in fessi come nel mio Codice della vita italiana, o in ricchi e poveri, …, o in vincitori ed in vinti…; ma in cinque categorie, più kantiane di quelle del filosofo tedesco: e cioè gli uomini che ridono in ah, in uomini che ridono in eh, in uomini che ridono in ho, in uomini che ridono in uh, ed in uomini che ridono come Nicolò Machiavelli. Il nostro Nicolò apparteneva alla razza degli uomini che ridono in ih. Il suo riso era facciale e non ventrale. Era un riso di testa, d’ ingegno, di spirito, d’ idea.”” (pag 5) “”Gl’ Italiani dirigevano la politica, e pagavano altri per fare la guerra. Erano troppo intelligenti per picchiarsi tra loro. Con i commerci acquistavan denari, con i denari compravano i capitani, con i capitani avevano i soldati, e con questi conducevano guerre, assedi, devastazioni. Ma siccome anche i capitani erano intelligenti, avevano presto imparato che più lunga era la guerra, più lunga era la condotta. Come della cause dagli avvocati, così delle guerre si poteva dire dai capitani: “”Finché la pende, la rende””.”” (pag 54) Palle e posti. “”Nell’ Italia di cui parliamo, cambiar politica voleva dire cambiare posti, governo rosso voleva dir posti a’ rossi, e governo nero posti à’ neri. Salivano su i Panciatichi, e tutti gli impiegati s’ impanciatichiavano fino al donzello portalettere; succedevano i Cancellieri, e tutta la città s’ incancellieriva fino alla guardia del dazio.”” (pag 126)”,”BIOx-074″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Diario, 1942-1968.”,”‘Vita intima’ testo del 1903, opera prima di Giuseppe PREZZOLINI (nato nel 1882) era un diario. Per lui il diario è una forma privilegiata del suo lavoro di scrittore. Il 1° volume dei diari (Diario 1900-1941) è stato pubblicato nel 1978. Lo scenario ideale del 2° volume è New York dove Prezzolini ha vissuto e ha lavorato da esule. A fine diario lo ritroviamo esule a Lugano. Prezzolini ‘anarchico’ singolare ha studiato l’ Italia da lontano. “”16 luglio 1951. Ieri sera condussi i Bosco – simpatici tutti e due– al ballo dei negri (detto Savoy!) in Harlem. Unica novità che trovai: donne bianche che ballavano con negri. O forse ero in ritardo. Scritto una lunga lettera a mia moglie e le ho spiegato che sono pazzo. Secondo gli psichiatri, molte malattie mentali non altro sono che “”rifugi”” che alcuni si fanno quando sono stati inibiti, oppure non sono riusciti: vittime dunque di una sconfitta, o di una prigionia. E le ho detto che in fondo sono un collezionista di fallimenti: come editore, come autore, come professore, come italiano, come americano, come giornalista… Mi misi a scrivere un elenco di tutti i miei fallimenti; finivo con quello fatto con Dio e con il Diavolo. Nemmeno il Diavolo mi ha voluto. 25 luglio 1951 Forse divento folle, perché mi permetto di sognare a occhi aperti e faccio i conti di quello che sarebbe necessario che io avessi per vivere liberamente. La ricchezza è libertà. Per esempio che cosa farei se avessi un reddito di $ 100.000. Ma il buffo incomincia quando, guardando bene, la cifra, per quanto astronomica, non basterebbe mai. (…)””. (pag 174)”,”ITAB-162″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino.”,”””Gli uomini non si distinguono in bianchi, in neri e in gialli, in pellirose, in pellidoro, in mulatti, in ariani, in mongolici, in tedeschi, in francesi, in papuasi, in indocinesi, in taitiani, non si classificano in pescecani e in poeti, in gente di fede e in gente di spirito, in mangiatori e in mangiati, in cattedratici e in bancari, in furbi e in fessi come nel mio Codice della vita italiana, o in ricchi e poveri, …, o in vincitori ed in vinti…; ma in cinque categorie, più kantiane di quelle del filosofo tedesco: e cioè gli uomini che ridono in ah, in uomini che ridono in eh, in uomini che ridono in ho, in uomini che ridono in uh, ed in uomini che ridono come Nicolò Machiavelli. Il nostro Nicolò apparteneva alla razza degli uomini che ridono in ih. Il suo riso era facciale e non ventrale. Era un riso di testa, d’ ingegno, di spirito, d’ idea.”” (pag 5) “”Gl’ Italiani dirigevano la politica, e pagavano altri per fare la guerra. Erano troppo intelligenti per picchiarsi tra loro. Con i commerci acquistavan denari, con i denari compravano i capitani, con i capitani avevano i soldati, e con questi conducevano guerre, assedi, devastazioni. Ma siccome anche i capitani erano intelligenti, avevano presto imparato che più lunga era la guerra, più lunga era la condotta. Come della cause dagli avvocati, così delle guerre si poteva dire dai capitani: “”Finché la pende, la rende””.”” (pag 54) Palle e posti. “”Nell’ Italia di cui parliamo, cambiar politica voleva dire cambiare posti, governo rosso voleva dir posti a’ rossi, e governo nero posti à’ neri. Salivano su i Panciatichi, e tutti gli impiegati s’ impanciatichiavano fino al donzello portalettere; succedevano i Cancellieri, e tutta la città s’ incancellieriva fino alla guardia del dazio.”” (pag 126)”,”TEOP-001-FER”
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Diario, 1900-1941.”,”””Giuseppe Prezzolini è nato a Perugia il 27 gennaio 1882 da genitori sensi. Frequentò la scuola pubblica, ma se ne stancò alle soglie della licenza liceale. La biblioteca paterna fu la sua università, assieme all’amicizia fiorentina di Giovanni Papini. Aperto a tutti i campi della cultura, alle novità, alle scoperte, è un autodidatta: diventò capitano di fanteria durante la guerra senza essere prima soldato, professore d’Univerità (nella Columbia University di New York) senza diplomi scolastici, cap di un ufficio della Società delle Nazioni in Parigi senza aver mai fatto l’impiegato. Dopo l’ultima guerra mondiale fu promosso da professore a corrispondente di quotidiani italiani, pur non essendo mai passato per una redazione. Nella storia della letteratura italiana ha innanzitutto un posto per aver fondato «La Voce» alla fine del 1908. Vi fece collaborare quasi tutti i migliori ingegni d’allora. Ha pubblicato più di settanta libri, insegnando la chiarezza e il rifiuto di qualsi sclerosi mentale. (…)”” (dal risvolto di copertina) “”Conosciuta ben a fondo e continuamente sentendo la vanità e la miseria della vita e la mala natura degli uomini, non volendo o non sapendo o non avendo coraggio, o anche col coraggio non avendo la forza di disperarsene, e di venire agli estremi contro la necessità e contro se stesso, e contro gli altri che sarebbe sempre ugualmente incorreggibili: volendo o dovendo pur vivere e rassegnarsi e cedere alla natura delle cose; continuare in una vita che si disprezza, convivere e conversar con uomini che si conoscono per tristi e da nulla: il più savio partito è quello di ridere indistintamente e abitualmente d’ogni cosa e d’ognuno incominciando da sé medesimo”” (dal ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani’) (in apertura) ‘Amor di conoscenza’ (in apertura) Alcuni commenti di Prezzolini a proposito della Seconda guerra mondiale. “”9 febbraio 1941. Notizia bombardamento Genova che sarebbe incredibile se altre cose incredibili non fossero accadute. Passaron per tutto il Tirreno sotto il naso della flotta e dell’aviazione italiane. Nel ‘Mare nostrum!'”” (pag 660) “”30 marzo 1941. Passato un mese aspettando, con notizie sempre peggiori dell’Italia. Roosevelt cerca di farsi dichiarare la guerra, e ci riescirà in un modo o nell’altro”” (pag 663) “”9 aprile 1941. Meravigliosa vittoria dei Tedeschi in Grecia ed in Cirenaica. Ci volevano loro. La figura dell’Italia diventa peggiore per il confronto. Giornalisti americani espulsi dall’Italia raccontano cose, pur troppo credibili, del disordine, della leggerezza, della impreparazione dei capi italiani. Anche il fascismo è una burletta. Sempre la stessa storia di Caporetto. La classe dirigente italiana non ha imparato nulla”” (pag 663) “”24 aprile 1941. La vittoria (dei Tedeschi) esalta gl’Italiani (almeno dalle notizie che arrivano). Capisco la gioia, ma le rodomontate son pericolose e ridicole. Se l’Italia fosse stata anche mediocremente preparata, si capisce che avrebbe potuto arrivar in Egitto. Non è colpa proprio del fascismo perché ci son i precedenti di Lissa, di Adua, di Custoza, di Caporetto, dovuti sempre alle stesse ragioni. La vittoria non guadagnata è più pericolosa di quelle guadagnate”” (pag 663) “”28 maggio 1941. (…) Se dentro quest’estate l’Inghilterra non è vinta, la guerra durerà ancora degli anni (…)”” (pag 666) “”19 giugno. 1941. (…) Il popolo italiano è un popolo martire, ma non un popolo eroico. Soffre, patisce, cioè, come schiavo. Grandissimo nella capacità di soffrire. Padroni di caa e di fuori lo calpestano. Non ha l’iniziativa delle proprie pene. Mi diverto a leggere i comunicati italiani, dove l’aviazione ‘colpisce’, e quelli tedeschi dove l’aviazione tedesca ‘affonda’”” (pag 667) “”25 giugno 1941. Impensata guerra di Hitler alla Russia e confusione degli animi qui. Ora la Finlandia, che combatté la Russia, è una nemica… Se Hitler vince la Russia, riesce a fare l’Europa. Generalmente si crede che la Russia sarà sconfitta presto. Per me significa intanto prolungamento della lotta. Più s’allarga e più dura. Che abisso sarà il mondo dopo questa guerra. Se vince Hitler che schiavitù di popoli. Avrà avuto ragione Mussolini appiccicandosi a Hitler?”” (pag 668) “”24 agosto 1941. (…) La Germania anche se vince in Russia, non può toccare l’America. Ma anche l’America, se la Germania vince in Russia ed organizza l’Europa, non potrà toccar la Germania. Tutto dipende dalla possibilità che la Germnia riesca a formare un continente europeo-asiatico. I programmi dei dittatori totalitari e democratici son ugualmente messianici, assoluti, giocan tutto per tutto, senza possibilità di compromessi e quindi conducono a una guerra lunga, forse paludosa, un imputridire delle condizioni”” (pag 670) “”30 settembre 1941. Si chiude il mese senza nulla di decisivo. Non si sa dove inclini la bilancia della guerra. Terribile effetto mi fan le notizie del razionamento del pane in Italia. La razione del soldato è di 700 grammi e il falciatore era solito averne un chilo. Il popolo in Italia spesso non ha che pane. Come dureranno? E, se non resistono, da chi avranno il pane?”” (pag 672) “”16 ottobre 1941. I miei sentimenti sono liberali, il mio giudizio fascista e la mia azione neutra. Resultato: disgusto di me stesso. Calma stagnante. (pag 673) “”8 novembre 1941. Se vincon gli Americani non torno in Italia perché considerato fascista; se vince la Germania non ci torno perché diventato cittadino americano. Ho chiuso in garage morto l’automobile. Ho serntito dire: i Russi non sanno vivere ma sanno morire, gl’Italiani sanno vivere ma non morire. Mosca è sempre in possesso dei Russi, che bisogna ammirare”” (pag 673) “”7 dicembre 1941. La radio interruppe la ‘Lucia di Lammermoor’ per dar notizia dell’attacco aereo dei Giapponesi. Par fatto apposta per fornire al presidente l’unanimità degil Americani. Potrebbe anche esser un trucco. Con Roosevelt non si sa mai. Se i Giapponesi l’han fatto davvero, debbon sentirsi più sicuri di quello che io credo che siano; perché dubito che sian capaci di far guerra da quattro parti: Cina, Russia, Inghilterra, America, e per mare e per terra. Vedremo. (…)”” (pag 674)”,”BIOx-398″
“PRIBRAM Karl”,”Storia del pensiero economico. Volume primo. Nascita di una disciplina, 1200-1800.”,”PRIBRAM Karl nacque a Praga nel 1877. Laureatosi in giurisprudenza, approfondì gli studi economici a Berlino e a Vienna. Nel 1933 lasciò l’ Europa per gli Stati Uniti dove alternò periodi di studio e insegnamenti in commissioni ed enti statali. Morì a Washington nel 1973. Locke e la teoria del valore. “”La tradizione era abbastanza forte da impedire alla maggioranza dei mercantilisti di scartare del tutto quell’ idea. Nei ‘Due trattati sul governo (1690) John Locke vi fece esplicitamente riferimento, affermando “”il valore intrinseco delle cose (…) dipende soltanto dalla loro utilità per la vita dell’ uomo””. Egli si servì di quel concetto per spiegare le condizioni dello “”stato di natura”” che si supponeva fosse esistito prima della società civile. Ma, influenzato forse dalla distinzione tracciata dalla tarda Scolastica fra valore intrisneco e valore di scambio dei beni, egli affermò che, dopo l’ introduzione della moneta come mezzo generale di scambio, il valore intrinseco di un bene aveva cessato di essere determinato, come per l’ innanzi, dall’ utilità della classe alla quale essa apparteneva. Stando all’ “”esperienza””, affermò Locke, il valore dei beni era evidentemente condizionato dalla quantità di lavoro impiegato nella loro produzione. Pertanto egli collegò una qualità misurabile dei beni a un processo appartenente alla loro storia passata e affermò che novantanove centesimi del valore delle cose utili sono nella maggiorparte dei casi dovuti interamente al lavoro””. (pag 143-144)”,”ECOT-118″
“PRICE John”,”Il movimento sindacale in Inghilterra.”,”Alla fine del 1944 in Inghilterra c’erano 946 Trade Unions con un totale di 8 milioni di organizzati, oltre un milione dei quali facevano parte della TGWU (Transport and General Workers’ Union). Altre vaste organizzazioni erano la AEU (Amalgamated Engineering Union) (800 mila), la NUGM (National Union of General and Municipal Workers (650), la NUM (National Union of Mineworkers) (600), la NUR (National Union of Railwaymen) (400) ecc. Titolo originale ‘Trade Unions'”,”MUKx-049″
“PRICE Morgan Philips, a cura di Tania ROSE”,”Dispatches from the Weimar Republic. Versailles and German Fascism.”,”PRICE, era un inviato del Guardian, ma lavorò anche per il Daily Herald e il New York Herald Tribune. Scrisse una decina di libri tra cui ‘Dispatches from the Revolution: Russia 1916-18’ pubblicato da Pluto Press nel 1997. Tania ROSE è la figlia che si è dedicata alla ricerca storica. Gli scritti di questo volume risalgono agli anni 1919-1923.”,”GERG-040″
“PRICE Willard”,”Japan and the Son of Heaven.”,”””Ma la grande difficoltà è che i giapponesi sono essenzialmente un popolo non religioso, senza gusto per la metafisica e la filosofia di ogni sorta. Essi non hanno mai prodotto un grande filosofo. Essi hanno indiscriminatamente attinto al pensiero di Confucio, Mencius (1), Buddha, Gesù, Herbert Spencer, Nietzche, e Karl Marx. E questo prestito è stato superficiale. I concetti profondi di questi pensatori sono stati lasciati intoccati””. (pag 50)”,”JAPx-055″
“PRICE Simon”,”Le religioni dei greci.”,”PRICE è fellow e tutor al Lady Margaret Hall di Oxford. Ha pubblicato ‘Rituals of Power. The Roman Imperial Cult in Asia Minor’ (1984) e con altri i due volumi di ‘Religions of Rome’ (1998). Opinione. “”Platone si servì della legge ateniese (che riguardava sia le azioni che le opinioni) come modello per formulare la sua legge sull’empietà, che aveva una portata assai più ampia e si fondava sul pressupposto che le offese contro gli dei fossero la conseguenza di false opinioni su di essi: “”Nessuno che, in sintonia con la legge, creda all’esistenza degli dei potrà mai in coscienza compiere un’azione empia o pronunciare una frase irrispettosa. E se pure ciò dovesse avvenire, certo capiterebbe a seguito di una di queste tre circostanze: o perché non si lascia convincere da quello che ho detto; o, in secondo luogo, perché pur ammettendo l’esistenza degli dei, li considera come non interessati agli uomini; oppure, come terza ipotesi, perché è convinto che con qualche offerta e preghiera non sia poi così difficile placarli e tenerseli buoni (10.885b).”” La conseguente legge contro l’empietà fa di Platone il primo pensatore politico a sostenere che le questioni di opinione possono costituire dei crimini””. (pag 172)”,”STAx-187″
“PRICE Richard”,”Rassegna delle principali questioni della morale. Testo inglese a fronte.”,”Dalla cronologia: – 1770. I suoi studi su questioni demografiche e attuariali dimostrano l’insostenibilità finanziaria degli schemi di previdenza sociale allora sviluppati, dovuta all’inesattezza delle statistiche di mortalità su cui si fondavano. Diviene consigliere tecnico della ‘Society for Equitable Assurances, fondata nel 1762 una delle primissime società di mutuo soccorso britanniche. – 1772. Collabora a definire una proposta di legge per l’introduzione di un sistema pensionistico nazionale esteso all’intera popolazione, approvata dalla Camera dei Comuni, la legge viene però bocciata dai Lords”,”TEOP-260″
“PRICE M. Philips”,”Russia Through the Centuries. The Historical Background of the U.S.S.R.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia.”,”RUSx-011-FL”
“PRICE M. Philips”,”Germany in Transition.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Indice. Parte I. La rivoluzione tedesca. – Le cause storiche della disfatta tedesca; – Il ruolo della Socialdemocrazia nella Rivoluzione di Novembre; – Il periodo “”Noske”” della rivoluzione tedesca; – La costituzione di Weimar, valori e limiti. (…) Parte IV. Il socialismo tedesco e le interpretazioni di Marx. – Prime fasi della Socialdemocrazia tedesca e l’ascesa del revisionismo; – Rosa Luxemburg e i “”centristi””; – Il movimento comunista in Germania”,”MGER-007-FL”
“PRICE M. Philips”,”Through the Iron-Laced Curtain. A Record of a Journey through the Balkans in 1946.”,”The refusal of Marshal Tito to accept the ‘party line’ from Moscow is the most significat event that has taken place in recent times behind the Iron Curtain. It shows that the Curtain is not so solid as was supposed. How big then are the holes in it? Have the Balkan Slavs got an outlook of their own, separate from that of the Eastern Slavs? These questions are dealt with by the Author in this book which describes a journey he made through the Balkans after the war. The author has had long experience of Eastern Europe, extending over 35 years and knows enough of the languages there to dispense with an interpreter and form his own conclusions. In these pages he discusses how far we can expect to be able to work with the Balkan Slavs in the reconstruction of Europe and what are the limitations to co-operation with them.”,”EURC-014-FL”
“PRICE M. Philips”,”Russia, Red or White. A Record of a visit to Russia after Twenty-Seven Years.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries.”,”RUSU-016-FL”
“PRICE M. Philips”,”My Reminiscences of the Russian Revolution.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Preface, Appendix: Declaration of the Rights of the Working and Exploited Peoples, Map of Russia showing agrarian conditions before Revolution, Diagram of Soviet System, Index,”,”RIRO-086-FL”
“PRICE M. Philips”,”The Diplomatic History of the War. Including a Diary of Negotiations and Events in the Different Capitals, the Texts of the Official Documents of the Various Governments, the Public Speeches in the European Parliaments, an Account of the Military Preparations of the Countries Concerned and Original Matter.”,”M. Philips Price, M. A. Trinity College, Cambridge. Introductory Narrative of Events, Table of Contents of Correspondence laid before Parliament, List of Principal Persons mentioned in the Correspondence, showing their official positions, Appendices, Preface to Second Edition,”,”QMIP-027-FL”
“PRICE M. Philips”,”War & Revolution in Asiatic Russia.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia.”,”RIRO-131-FL”
“PRICE M. Philips”,”Siberia.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Preface, Listo of Illustrations, List of Maps, Index, A Selection of Books Published by Methuen and Co. LTD., London da pag 1 a pag 30,”,”RUSx-110-FL”
“PRICE M. Philips”,”The Economic Problems of Europe. Pre-War and After.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Foreword by The Right Hon. Sidney Webb, Author’s Preface, tabelle, Index,”,”EURE-031-FL”
“PRICE M. Philips”,”America after Sixty Years. The Travel Diaries of Two Generations of Englishmen.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Preface, Foto the Authors, Contiene dedica autore”,”BIOx-014-FL”
“PRICE M. Philips”,”A History of Turkey. From Empire to Republic.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Preface, Introduction, Illustrations, Map of Turkey, Index,”,”TURx-008-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”Dispatches From the Weimar Republic. Versailles and German Fascism.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Acknowledgements, List of Illustrations, Chronology, Note, Introduction, Epitaph, Biographical Notes, Notes, Bibliography, Maps, Index,”,”GERG-006-FL”
“PRICE Morgan Philips, a cura di Tania ROSE”,”Dispatches From the Revolution. Russia 1915-1918.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Acknowledgements, Foreword by Eric HOBSBAWM, Introduction, Notes on Russian Political Parties, Epilogue, Biographical Notes, Notes and References, Bibliography, map, Index,”,”RIRx-106-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”My Three Revolutions. Russia Germany Britain, 1917-1969.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Preface, Illustrations, Maps, Notes, Index,”,”BIOx-022-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”Russia Forty Years On. An account of a visit to Russia and Germany in the autumn of 1959.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Preface, Illustrations, Appendix, Index,”,”RUSU-129-FL”
“PRICE John”,”Il movimento sindacale in Inghilterra.”,”””Nella loro “”History of Trade Unionism””, i Webbs definiscono una Trade Unions (T.U.) come «una associazione permanente di salariati avente lo scopo di migliorare le condizioni della vita lavorativa»; ma, come abbiamo visto, le ‘Trade Unions’ non si interessano più solamente delle condizioni di lavoro dei propri iscritti, bensì anche delle loro condizioni di vita in genere. I delegati alle riunioni annuali del Congresso rappresentano direttamente più di 6 milioni di lavoratori dell’industria e dell’agricoltura, appartenenti alle varie Unions affiliate”” (pag 51) “”Il diritto di sciopero fu riconosciuto dal Parlamento nel 1875, benché fossero state imposte numerose restrizioni circa il modo in cui lo si poteva esercitare. Già in base ad una precedente legge del 1871, «uno sciopero è legale, ma qualsiasi azione commessa in conseguenza dello sciopero è criminale». La legge del 1875 sancì la legittimità piena delle Trade Unions, completandola col riconoscimento legale dei loro metodi. Il ‘Trade Disputes Act’ del 1896 permise espressamente ilmetodo del ‘picketing’ e della persuasione pacifica allo sciopero. Il ‘Trade Disputes and Trade Unions Act’ del 1927, che fu approvato dopo lo sciopero generale del 1926, limitò gli scioperi di solidarietà (“”Sympathetic strikes””) e pose delle restrizioni per il ‘picketing’ e per le persuasioni, ma non abolì il diritto di sciopero. Tale legge, però, fu revocata da un successivo ‘Trade Disputes and Trade Unions Act del 1946″” (pag 14)”,”MUKx-002-FGB”
“PRICE Huw”,”Time’s Arrow & Archimedes’ Point. New Directions for the Physics of Time.”,”””Times flies lile an arrow; fruit flies like a banana””, Marx (in apertura)”,”SCIx-065-FRR”
“PRIEST Graham”,”Logic. A Very Short Introduction.”,”Graham Priest is Professor of Philosophy at the University of Queensland. He has also held positions at the University of Western Australia. Preface, List of Illustrations, A Little History and Some Further reading, Glossary, Problems, Bibliography, General index, Index of Names, A Very Short Introduction 29,”,”FILx-100-FL”
“PRIETO Fernando”,”Apuntes historicos del movimiento obrero español.”,” Il movimento degli scioperi in Catalogna e Andalusia. “”Nel febbraio 1912 ci fu uno sciopero generale a Barcellona per solidarietà con i metallurgici, che erano scesi in sciopero per rivendicare la giornata di nove ore. Lo sciopero paralizzò la città e si estese a Sans, Sabadell, Tarrasa, Tarragona e Reus. Si dichiarò lo stato di guerra e le truppe attaccarono gli scioperanti, generando violenti scontri: 40 morti e più di 200 feriti. Il PSOE non volle appoggiare lo sciopero e impedì che questo si estendesse a Madrid, nelle Asturie e Vizcaya. Questo atteggiamento meritò gravi rimproveri da parte di alcuni leaders stranieri della Seconda Internazionale: quando ci sono operai in sciopero e operai morti a causa della forza pubblica – dicevano -, un socialista deve stare con loro di tutto cuore. Sembra che la ragione di fondo dell’ astensione socialista fu che lo sciopero catalano era diretto dagli anarchici.”” (pag 56-57)”,”MSPx-058″
“PRIETO Indalecio”,”De Mi Vida. Recuedos, estampas, siluetas, sombras.”,”Wikip: Indalecio Prieto Tuero (Oviedo, 30 aprile 1883 – Città del Messico, 11 febbraio 1962) è stato un politico spagnolo, figura di punta del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) prima e durante la Seconda repubblica spagnola. Biografia [modifica] Indalecio perse il padre quando aveva sei anni; sua madre lo trasferì a Bilbao nel 1891. Iniziò a guadagnare dei soldi vendendo giornali in strada; ottenne quindi un lavoro come stenografo al quotidiano La Voz de Vizcaya. In seguito divenne redattore e poi giornalista presso il quotidiano rivale, El Liberal, dove compì l’intera carriera fino a diventarne direttore e proprietario. Nel 1899 si iscrisse al PSOE. La sua professione di giornalista lo portò a essere una delle figure di spicco del socialismo nei Paesi Baschi nel primo decennio del Novecento. La neutralità della Spagna durante la Prima guerra mondiale giovò molto all’industria e al commercio spagnoli, senza che però ne beneficiassero i salari dei lavoratori. Questo comportò un periodo di instabilità sociale, culminato il 13 agosto 1917 in uno sciopero generale a carattere rivoluzionario. Per timore che in Spagna si ripetesse quanto successo poco prima in Russia (dove si era tra la rivoluzione di febbraio e quella d’Ottobre), i militari repressero duramente lo sciopero e i membri del comitato di sciopero furono arrestati a Madrid. Coinvolto egli stesso nell’organizzazione dello sciopero, Prieto si rifugiò in Francia per evitare l’arresto; tornò in patria nell’aprile del 1918, dopo essere stato eletto deputato. Molto critico verso il governo e l’esercito durante la Guerra del Rif (1919-1926), si batté con forza al Parlamento dopo la disfatta di Annual del 1921, e denunciò il probabile, ma non provato, coinvolgimento del re nell’imprudente azione militare del generale Fernández Silvestre che portò alla disfatta. Si oppose alla linea sostenuta da Francisco Largo Caballero di parziale collaborazione con la dittatura di Miguel Primo de Rivera; ebbe aspri scontri con entrambi. Nell’agosto del 1930 partecipò di propria iniziativa, nonostante l’opposizione del segretario del PSOE Julian Besteiro, al Patto di San Sebastián, che dava vita a una vasta coalizione di partiti repubblicani desiderosi di porre fine alla monarchia spagnola. In questa occasione fu appoggiato dalla corrente di Largo Caballero, che pensava che la caduta della monarchia fosse necessaria perché il socialismo potesse raggiungere il potere. Il 14 aprile 1931 fu proclamata la Seconda Repubblica Spagnola; Prieto fu nominato ministro delle Finanze nel governo provvisorio presieduto da Niceto Alcalá-Zamora. Fu in seguito ministro dei lavori pubblici nel governo di Manuel Azaña, tra il 1931 e il 1933; in questo ruolo continuò e ampliò la politica di costruzione di centrali idroelettriche iniziata sotto la dittatura di Primo de Rivera, oltre a sostenere un ambizioso piano di infrastrutture a Madrid, come la nuova stazione ferroviaria di Chamartin e il tunnel sotto Madrid che la collega alla stazione di Atocha; la maggior parte di queste opere furono portate a termine solo dopo la guerra civile. Al contrario di Largo Caballero, si oppose allo sciopero generale e al tentativo di insurrezione nelle Asturie nell’ottobre 1934; nonostante ciò si rifugiò nuovamente in Francia per evitare possibili noie giudiziarie. Globalmente, si può dire che fino all’instaurazione della repubblica Prieto avev mantenuto una linea più “”dura”” di quella di Largo Caballero, ma da questo momento in poi fu considerato come l’esponente principale dell’ala in qualche modo moderata, contrapposta all’ala massimalista di Largo Caballero. All’inizio della guerra civile nel settembre 1936, dopo la caduta di Talavera de la Reina, Largo Caballero divenne capo del governo e Prieto ministro della Marina e dell’Aviazione. Dopo gli eventi di Barcellona tra il 3 e l’8 maggio 1937, quando i comunisti e le forze governative cercarono di prendere il controllo del POUM trotzkista e del sindacato anarchico CNT, al governo di Largo Caballero succedette quello di Juan Negrín, in cui Prieto era ministro della Difesa, sebbene egli stesso in privato riconosceva che la guerra non poteva essere vinta poiché i repubblicani non erano riusciti ad ottenere l’appoggio delle democrazie come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Durante la sua permanenza al ministero, gli aiuti sovietici per via marittima rimasero praticamente bloccati a causa degli attacchi dei sottomarini italiani, e la frontiera con la Francia rimase chiusa. Dopo le sconfitte sul fronte nord nell’ottobre 1937, presentò le dimissioni che furono però respinte. Lasciò il governo nel marzo 1938, dopo la sconfitta sul fronte di Aragona, in seguito a un sempre più forte attrito con i comunisti. Si ritirò dalla politica attiva per il resto della guerra, andando in esilio volontario in Messico. Nel 1945, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, partecipò al tentativo di formare un governo repubblicano in esilio, sperando di raggiungere un accordo con l’opposizione monarchica a Franco, a capo della Spagna dalla fine della guerra civile, per riportare la democrazia. Il fallimento di questo tentativo lo portò al ritiro definitivo dalla scena politica. In Messico scrisse diversi libri, tra i quali: Palabras al viento (Parole al vento, 1942), Discursos en América (Discorsi in America, 1944) e alla fine della sua vita Cartas a un escultor: pequeños detalles de grandes sucesos (Lettere a uno scultore: piccoli dettagli per grandi eventi 1962).”,”MSPx-103″
“PRIMAKOV Evghenij KIRPICENKO Vadim a cura; saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV”,”KGB. La vera storia dei servizi segreti russi. 1. Dalle origini alla Rivoluzione di Ottobre. Titolo originale: ‘Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio'”,”Saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV. “”La sottovalutazione del Giappone fu un errore gravido di conseguenze negative. Già negli anni Novanta del XIX secolo cominciò un brusco taglio delle spese per lo spionaggio, e le già scarse somme che erano stanziate per le necessità dei servizi furono disperse tra le regioni militari; anche la scelta della Turchia come obiettivo principale si rivelò errata. La stanchezza con cui si succedevano le interminabili guerre russo-turche nel corso del XIX secolo impedì di trarre conclusioni corrette e tempestive sulla situazione strategica realmente delineatasi ai confini dell’ impero. Dell’ amministrazione dei servizi in Estremo Oriente (Cina, Corea, Giappone) si occupava il sesto ufficio del settimo dipartimento dello stato maggiore. Non si può dire che qui fosse riservata poca attenzione al Giappone; ma le caratteristiche di questo paese presentavano grosse difficoltà per l’ organizzazione del lavoro di spionaggio. Gli ufficiali dello stato giapponese, fanaticamente fedeli al “”divino mikado””, si rifiutavano di prestarsi a una qualsiasi forma di collaborazionismo con i rappresentanti dei servizi speciali esteri. Mancando fonti segrete affidabili d’ informazioni, bisognava affidarsi alle notizie frammentarie della stampa e di altre fonti ufficiali. Anche qui l’ insuccesso era in agguato: la maggioranza delle pubblicazioni periodiche in Giappone conteneva disinformazione abilmente selezionata per indurre in errore il lettore. Per di più, gli agenti segreti russi assegnati al Giappone non padroneggiavano la lingua, e i traduttori locali con cui avevano a che fare erano sovente informatori del controspionaggio giapponese””. (pag 265)”,”RUST-099″
“PRIMAKOV Evgueni”,”Au Coeur du pouvoir. Mémoires politiques.”,”PRIMAKOV E. Dono di Tino Albertocchi “”Vladimir Poutin avait occupé une série de postes relativement modestes, notamment au sein du Service de renseignements extérieurs (SVR), que je dirigeai sans jamais le rencontrer, ni entendre parler de lui. Plus tard, il travailla quelques années à la mairie de Saint-Pétersbourg, puis au sein de l’administration du Kremlin, avant de devenir directeur du FSB et d’entamer sa fulgurante ascension jusqu’aux postes de chef du gouvernement et, enfin, de Président. Rien dans ses états de service ne permettait ‘a priori’ de le considerer comme un homme politique”” (pag 15) “”Etait-il cependant capable de s’affranchir du milieu auquel il devait son ascension? Je refusais de croire aux insinuations de certains médias, selon lesquels Poutine était dépendant des oligarques, et je ne doutais pas que ce fût un homme honnête. Son honnêteté même ne l’obligerait-elle pas à tenir ses promesses, à supposer qu’il en ait fait, face à ceux qui avaient soutenu sa candidature? Peu à peu, mes craintes se dissipèrent. Les médias russes s’abîmèrent en conjectures, cherchant à deviner si Poutine s’appuirerait sur ses anciens collègues de la mairie de Saint-Pétersbourg, ou sur les service secrets. Mais nul, pas même se déctracteurs, n’osa affirmer qu’il s’appuyait sur la “”Famille””.”” (pag 16-17)”,”RUSx-173″
“PRIMAKOV Evghenij KIRPICENKO Vadim a cura; saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV”,”KGB. La vera storia dei servizi segreti russi. 1. Dalle origini alla Rivoluzione di Ottobre.”,”Saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV. Titolo originale: ‘Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio'”,”RUSx-001-FMP”
“PRIMICERJ Giulio”,”1918. Cronaca di una disfatta. Testi e documenti austriaci sul crollo militare dell’Impero asburgico.”,”PRIMICERJ Giulio nato a Tripoli (1925) sottotenente nel 1945, percorre la carriera militare al comando di reparti alpini e in incarichi di stato maggiore. Dopo aver frequentato la scuola di guerra della Bundeswehr, dal 1969 diviene addetto militare alle ambasciate di Bonn e dell’Aja. Lasciato il servizio attivo col grado di generale di diviione e stabiitosi a Trieste si dedica allo studio dei testi austriaci e tedeschi sulle due guerre mondiali. Ha tradotto il ‘Diario di guerra del Comando supremo della Wehrmacht 1939-41’ e l’opera di Berendt sulle attività informative dell’Africa Korps. Contiene il paragrafo: ‘La rivoluzione in Ungheria’ (pag 214- Gli ammutinamenti. “”Fra le 18 e le 18,45 il Comando supremo invia al ministero della guerra e ai ministeri della difesa austriaco e ungherese una relazione molto particolareggiata, scrivendo fra l’altro: “”…Siamo veramente prossimi al crollo dell’esercito… L’agitazione si è estesa a tutti i gruppi nazionali. Le truppe ungheresi sono concordi nel voler combattere esclusivamente per la propria patria e si richiamano in proposito ai diescorsi dei rappresentanti del governo e del popolo riportati dai giornali. Gli slavi, nella maggior parte dei casi, vogliono un loro stato indipendente e non hanno alcun interesse a combattere sul fronte balcanico per la difesa dell’Ungheria. Risulta che a tutt’oggi si siano ammutinate le seguenti unità: (…)””. (pag 194) “”L’impero è in frantumi. Da Budapest arrivano nelle retrovie del gruppo di armate Kövess e nelle zone dove operano unità del gruppo di armate Mackensen schiere di “”congedati”” da Béla Linder, completamente ubriachi e ancora armati, che cominciano a saccheggiare depositi, convogli ferroviari e i carriaggi, insultano e percuotono singoli ufficiali e si mescolano ai reparti ancora efficienti. In qualche località si riesce ancora a disperdere queste bande, ma il loro esempio non tarda a essere seguito.”” (pag 231)”,”QMIP-117″
“PRINI Pietro”,”La filosofia cattolica italiana del Novecento.”,”Giovanni Papini nato a Firenze il 9/1/1881 morto nella stessa città l’8/7/1956. Ha fondato e diretto insieme con Ardengo Soffici, ‘Lacerba’ che ha segnato la sua adesione al futurismo. Le altre opere: Il pragmatismo, Sant’Agostino, Il diavolo, Spia del mondo, La felicità dell’infelice, Dante vivo, è stato professore all’università di Bologna dove insegnerà per un anno. Nel 1937 pubblicò una Storia della letteratura italiana. Ernesto Buonaiuti nacque a Roma il 24/6/1881 e vi morì il 20/4/1946. Sacerdote, insegnante di Storia della Chiesa nella facoltà teologica del Pontificio Seminario Romano. Agostino Gemelli, francescano è nato a Milano il 18/1/1878 ed ivi morì il 15/7/1959. Discepolo a Pavia di Camillo Golgi, si laureò in medicina. Fu tra i fondadori della Rivista della filosofia neoscolastica nel 1909 e poi con L. Necchi e F. Olgiati della rivista Vita e pensiero, e dell’università Cattolica Sacro Cuore a Milano nel 1919, della quale riconosciuta dallo Stato nel 1924, fu rettore fino alla morte. Francesco Olgiati è nato a Busto Arsizio (Varese) il 1/1/1886 ed è morto a Milano il 21/5/1962, sacerdote, fondò con Gemelli e Vito l’Università cattolica del Sacro Cuore, insegnandovi diverse discipline filosofiche, tra le quali le Istituzioni di filosofia del diritto. Gustavo Bontadini è nato a Milano il 27/3/1903 e ivi morto nell’aprile 1990. Nel 1949 vince la cattedra di Filosofia teoretica dell’Università di Pavia, da dove passa a quella dell’Università cattolica di Milano nel 1951. Vincenzo La-Via nato a Nicosia (Enna) il 28/1/1895 è morto a S.Gregorio (Catania) il 31/7/1982. Allievo di Varisco e di Gentile, fu professore ordinario di Filosofia teoretica nell’Università di Messina, dove fondò e diresse la rivista Teoresi. Carlo Mazzantini, nato a Reconquista (Argentina) il 25/11/1895, è morto a Torino il 10/8/1971. É stato ordinario di Storia della filosofia dal 1949 nell’Università di Genova e dal 1959 in quella di Torino, le sue opere: Spinoza e il teismo tradizionale, Eraclito, Marco Aurelio, L’etica di Kant e l’etica di Schopenhauer, La filosofia nel filosofare umano, Storia del pensiero antico. Luigi Stefanini è nato a Treviso il 3/11/1891 ed è morto a Padova il 16/1/1956. Nel 1936 conseguì la cattedra di Filosofia teoretica nell’Università di messina, dove insegnò pedagogia. Fu tra i fondadori del Centro di studi filosofici di Gallarate. Michele Federico Sciacca è nato a Giarre (Catania) il 18/7/1908 e morto a Genova il 24/2/1975. Laureatosi in filosofia sotto la guida dell’Aliotta con una tesi su Tommaso Reid, fu chiamato all’Università di Pavia nel 1938 a coprirvi la cattedra di Storia della filosofia, succedendo ad Adolfo Levi, dimesso per ragioni razziali. Dal 1947 terrà la cattedra di filosofia nella Università di Genova. Fu condirettore per qualche anno della rivista ‘Logos’ fondata dall’Aliotta. Nel 1946 fondò a Genova il Giornale di Metafisica. Giuseppe Capograssi, nato a Sulmona (L’Aquila) il 21/3/1889 morto a Roma 23/4/1956. Tenne la cattedra di Filosofia del diritto successivamente nelle Università di Sassari, Macerata, Padova, Napoli e Roma. La sua opera più vasta ed organica: Il problema della scienza del diritto. Pietro Prini è professore emerito di Storia della filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, dove ha fondato la Scuola di perfezionamento in filosofia. Tra le sue opere ricordiamo: Gabriel Marcel e la metodologia dell’inverificabile. Storia dell’esistenzialismo fa Kierkegaard a oggi, L’ambiguità dell’essere, Il cristiano e il potere.”,”RELC-018-FL”
“PRINZ ZU LÖWENSTEIN Hubertus”,”Breve historia del imperialismo rojo. (Tit.orig.: Der Rote Imperialismus)”,”L’A Principe di LOWENSTEIN nato nel 1906 vicino a Kufstein, divenne dottore in diritto nel 1931. Scrisse su Berliner Tageblatt e Vossische Zeitung articoli contro l’ ascesa del nazionalismo e del comunismo sovietico. In molte conferenze denunciò le intenzioni antitedesche del Piano Morgenthau. Nel 1946 ritornò in Germania dove organizzò la sezione tedesca della Unione Caritas. Venne eletto nel 1953 al Bundestag ove si occupò di questioni di politica estera. “”L’ ‘impero’ sovietico, che oggi si estende dai fiumi Elba e Weser fino al mar del Giappone, sorse dal Principato di Mosca, fondato intorno al 1300, ovvero, in un’ epoca in cui l’ apogeo del Sacro Romano Impero Germanico – che riuniva la cristianità in Occidente – era già rimasto indietro. La data che segnala la fine dell’ Impero Romano d’ Oriente è l’ anno 1453; la sua resistenza secolare contro l’ avanzata dei turchi fu spezzata con la caduta di Costantinopoli. Il grande principe di Mosca, Ivan III, contrasse matrimonio con Zoe, nipote di Costantino XI, ultimo imperatore d’ Oriente. Da questo momento il fiorente Principato di Mosca si considerò erede dell’ Impero Romano d’ Oriente, tanto sul terreno politico come su quello religioso. Ivan III si costituì come “”zar di tutte le Russie”” e la sua capitale, Mosca, nella “”terza Roma””. (pag 15) KPD e nazismo. “”Fino al 1933 vigeva in Germania un patto tra i comunisti e i nazionalsocialisti, spinto dal mutuo terrore. Questo patto si evidenziava ogni volta che i radicali di destra o sinistra si univano contro il governo o contro qualche progetto dei governativi. Si ebbero pure degli scioperi in comune, tra cui il più celebre fu quello dei trasporti berlinesi, nel 1932 e il “”plebiscito”” del 9 agosto 1931 contro il governo democratico prussiano. Il trionfo di questo plebiscito non avrebbe portato ai comunisti il potere, ma a Hitler, però esso fu pianificato. Dimitri Manuilski, allora specialista dei problemi tedeschi dentro al Comintern (…)””. (pag 23)”,”RUST-114″
“PRIPSTEIN POSUSNEY Marsha”,”Labor and the State in Egypt. Workers, Unions, and Economic Restructuring.”,”PRIPSTEIN POSUSNEY M. è professore assistente di politica al Bryant College. “”L’ interferenza del governo nel processo di selezione della leadership sindacale continuò, e di fatto prese forme nuove e più estese. Nel luglio 1963, nel corso della preparazione delle elezioni sindacali del 1963-64, fu emanata una legge che richiedeva che tutti i candidati per la carica di funzionari del sindacato dovevano essere membri della ASU (1). Questa legge dava ai funzionari ASU il potere di tener fuori dalle funzioni sindacali coloro che non gradivano negando loro l’ iscrizione alla ASU.”” (pag 76) (1) Arab Socialist Union”,”MVOx-004″
“PRITTIE Terence”,”Des Allemands contre Hitler.”,”Ulbricht esecutore senza scrupoli dei piani staliniani. (pag 233) Gruppo Rote Kapelle (pag 236) (Orchestra Rossa) (pag 239)”,”GERR-030″
“PRIVITERA Francesco”,”La transizione continua. L’Europa Centro-Orientale tra rinnovamento e conservazione (1989-1994).”,”La transizione dal comunismo al post-comunismo che ha coinvolto i paesi dell’Est – e im maniera differente anche quelli occidentali – si sta rivelando come una delle grandi ‘virate’ della Storia e influenzerà a lungo i destini dell’Umanità. Francesco Privitera, dell’Università di Bologna e del Network Internazionale Europe and the Balkans, è coautore del volume L’Europa orientale e la rinascita dei nazionalismi. Ha pubblicato diversi saggi di storia della Jugoslavia e sull’URSS nella Seconda Guerra Mondiale.”,”EURC-047-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Il mondo arabo e l’ aggressione italiana all’ Etiopia. (in)”,”Altri ‘Studi e documenti’: -Alfredo SALSANO, Politica ed economia nell’ Encyclopedie -Giuseppe PALETTA Giorgio PEREGO, Organizzazione operaia e innovazioni tecnologiche. La Lega gasisti di Milano, 1900-1915 -Luigi TOMASSINI, Intervento dello Stato e politica salariale durante la 1° GM -Fabio BETTANIN, La formazione dei processi decisionali nel PCUS -Karel KAPLAN, La crisi cecoslovacca, 1953-1956 -Giulio SAPELLI, Per la storia comparata delle imprese industriali e bancarie. Ipotesi di lavoro -Francesco BENVENUTI, La circolare di Antonov-Ovseenko del dicembre 1923 -Gianni ISOLA, Bibliografia degli scritti di Giuseppe Berti con un saggio introduttivo ‘Giuseppe Berti fra memoria e storia’.”,”ANNx-022″
“PROCACCI Giuliano”,”Le Internazionali e l’ aggressione fascista all’ Etiopia. (in)”,”Altri documenti: -Lettres et documents d’Ersilio Ambrogi (1922-1936), par Anne METTEWIE-MORELLI”,”ANNx-018″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia degli italiani.”,”PROCACCI ha ricoperto la carica di storia moderna e poi di storia contemporanea nelle Univ di Cagliari e Firenze. Attualmente insegna storia contemporanea all’Univ La Sapienza di Roma. Tra le sue opere: -Studi sulla fortuna di Machiavelli. ISTITUTO STORICO ITALIANO. 1965 -La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX. EDITORI RIUNITI. 1970 -Il partito comunista in Unione sovietica. LATERZA. 1974 -Il socialismo internazionale e la guerra d’Etiopia. ER. 1978 -Dalla parte dell’ Etiopia. L’aggressione italiana all’Etiopia vista dai movimenti colonialisti in Asia, Africa, America. FELTRINELLI. 1984 – Premi Nobel della pace e guerre mondiali. FELTRINELLI. 1988″,”ITAG-0070″
“PROCACCI Giuliano”,”Il socialismo internazionale e la guerra d’ Etiopia.”,”L’ aggressione fascista all’ Europa può essere considerata come l’ inizio di quella reazione a catena che si concluse con lo scoppio della 2° GM. Su questa iniziativa militare italiana e sulle sue possibili conseguenze (sanzioni) furono diverse le posizioni assunte dai vari partiti aderenti all’ Internazionale socialista e soprattutto dal partito laburista inglese e dal partito socialista francese. La vicenda fu anche il primo banco di prova della politica del fronte popolare e antifascista lanciata dal VII Congresso del Comintern. Giuliano PROCACCI (1926) insegna all’ Università di Firenze. Tra le sue opere: ‘Studi sulla fortuna di Machiavelli’ (1965), ‘Storia degli italiani’ (1973). Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’ età contemporanea ha dedicato ‘La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX’ (1970) e ‘Il partito nell’ Unione Sovietica, 1917-1945′ (1974).”,”ITAF-071″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia del XX secolo.”,”Giuliano PROCACCI è professore di storia contemporanea presso l’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: – Classi sociali e monarchia assoluta in Francia (EINAUDI, 1956) – La lotta di classe in Italia agli inizi del XX secolo (EDITORI RIUNITI, 1970) – Premi Nobel della pace e guerre mondiali (FELTRINELLI, 1989) – Machiavelli nella cultura europea dell’ età moderna (LATERZA, 1995).”,”RAIx-076″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia degli italiani.”,”PROCACCI è nato ad Assisi nel 1926, ha partecipato alla resistenza nel Bellunese e ha studiato all’ Università di Firenze con Carlo MORANDI e all’ Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico CHABOD. Ha iniziato la sua attività di ricercatore a Parigi presso il Centre National de la recherche scientifique e l’ha proseguita a Milano presso l’ Istituto Feltrinelli e, dal 1958 al 1965, a Roma presso l’ Istituto Storico italiano. Attualmente è ordinario di storia moderna all’ Università di Firenze. Ha scritto ‘Studi sulla fortuna di Machiavelli’ (ISTITUTO STORICO ITALIANO. 1965).”,”ITAG-041″
“PROCACCI Giuliano”,”Il partito nell’ Unione Sovietica 1917-1945.”,”Giuliano PROCACCI (1926) ha studiato all’ Università di Firenze con Carlo MORANDI e all’ Istituto per gli Studi Storici di Napoli con Federico CHABOD. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre nationale de la recherche scientifique, a Milano per l’ Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’ Istituto storico italiano a Roma.”,”PARx-023″
“PROCACCI Giuliano a cura, testi di L. TROTSKY N. BUCHARIN G. ZINOVIEV J. STALIN”,”Staline contre Trotsky. 1924: la révolution permanente et le socialisme en un seul pays.”,”E’ la traduzione dell’ opera italiana (Editori Riuniti 1963) ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo’. Il libro riporta i testi del grande dibattito all’ interno del partito bolscevico seguito alla morte di Lenin (1924). Da questa data al XIV Congresso del partito (1926) Stalin rafforzerà definitivamente le sue posizioni. Le due questioni centrali dibattute sono quelle affrontate in questo volume. “”In Lenin, non c’è niente, o quasi niente, che non possa essere “”estratto”” dal marxismo. E’ in questo senso che Lenin si è molte volte mostrato l’ allievo di Marx. Non c’è Lenin senza Marx. Tuttavia, adesso non possiamo più parlare di marxismo senza Lenin. Le prime “”parti integranti”” del marxismo sono personificate principalmente da Marx, allo stesso modo che le nuove “”parti integranti”” complementari sono personificate soprattutto da Lenin. Senza Lenin, oggi non si ha più marxismo, come non c’è più senza lo stesso Marx. Marx senza Lenin non è più Marx nella totalità; Marx più Lenin questo è adesso la totalità del marxismo””. (pag 120, Zinoviev)”,”RIRO-265″
“PROCACCI Giuliano”,”Classi sociali e monarchia assoluta nella Francia della prima metà del secolo XVI.”,”””Nel complesso della Guienna, da Saintes a Nérac, ad Agen, a Sainte Foy, le classi sociali più umili, delle città e delle campagne, gli artigiani, i contadini, la popolazione delle isole ci è apparsa dunque largamente e profondamente influenzata dalle nuove idee. E’ certo che nelle parole dei predicatori come lo Hamelin, il Ramasseur e altri, essi avvertivano una religiosità più sollecita delle miserie del povero, vedevano schiudersi la speranza di uno Stato migliore, di una società più equa, di un rinnovamento. Rinnovamento che, in tutte le eresie medievali, si configurava come il ritorno a un tempo passato e felice, a una Chiesa originaria senza decimatori e prelati nutriti di lavoro contadino, a un villaggio di eguali senza la protervia del ricco, dell’ accaparratore di terre, del feudatario, a una “”commune”” senza consoli corrotti, senza ufficiali rapaci, senza angherie e senza fiscalismo. Che la predicazione protestante trovasse larga udienza tra le masse del “”peuple menu”” delle città e delle campagne non significa peraltro che la Riforma in Guienna abbia carattere esclusivamente popolare (…)””. (pag 199-200)”,”FRAA-060″
“PROCACCI Giuliano”,”Dalla parte dell’ Etiopia. L’ aggressione italiana vista dai movimenti anticolonialisti d’ Asia, d’ Africa, d’ America.”,”Jean Ralaimongo e il giornale ‘L’ Opinion’. “”Una rubrica fissa del giornale è dedicata a stigmatizzare il “”regime hitlérien”” di cui erano vittime i prigionieri politici nell’ isola e il nome di Ralaimongo veniva spesso associato a quello di Thälmann. Antifascista nel Madagascar, “”L’ Opinion”” lo era però anche in Francia (…). Gli accordi Laval-Mussolini del gennaio chiamavano però in causa le responsabilità della Francia e a questo argomento era dedicato un lungo editoriale di Ravoahangy. La tesi in esso sostenuta era che la Francia si era umiliata inviando il suo ministro degli Esteri a “”mendicare le grazie dell’ Italia fascista””, quando invece sarebbe spettato all’ Italia di ringraziare Parigi per l’ aiuto fornitole durante la prima guerra mondiale che aveva “”salvato l’ Italia dall’ invasione””.”” (pag 178-180) Posizione sinistra europea ed extraeuropea su guerra etiopia (pag 252)”,”ITAF-230″
“PROCACCI Giuliano”,”Le elezioni del 1874 e l’opposizione meridionale.”,”PROCACCI G. Contiene il capitolo: ‘I cattolici e le urne’ (pag 110-121) “”Non è nostro compito in questa sede, dove ci occupiamo principalmente di un episodio di lotta politica, occuparci in maniera particolare del problema del carattere e della natura dello Stato italiano. Tanto più che, soprattutto per quanto concerne il rapporto tra tale Stato e il Mezzogiorno, si tratta di temi e di problemi che la grande corrente liberale di studi meridionali che si riassume nel nome di Giustino Fortunato prima, e, più recentemente e con nuova consapevolezza, il pensiero marxista (dalla celebre lettera di Engels (1) a Turati, a Labriola, a Gramsci) hanno reso largamente familiari e dibattuti.”” [(1) La lettera di Engels a Turati del 26 gennaio 1894 è stata pubblicata in ‘Lenin, Sul Movimento Operaio italiano’, Roma, 1949, pp. 195-97] [Giuliano Procacci, Le elezioni del 1874 e l’opposizione meridionale, 1956] (pag 46) “”Il Ferrara – come è noto – militava anch’egli nell’opposizione; liberista ad oltranza egli aveva recentemente disapprovato la legge Finali-Minghetti sull’unificazione del diritto di emissione. Nel Congresso delle Camere di commercio del 1869 tenutosi a Genova egli aveva sostenuto la necessità di una politica fiscale più blanda; lo Stato, anche in questo settore, doveva limitare il suo intervento e lasciar fare alla iniziativa dei produttori. Esso stesso, alla lunga, ne avrebbe beneficiato. A veder più a fondo in questo suo antiministerialismo e liberismo ad oltranza ci aiuta la lettura di un opuscolo che egli pubblicò nel 1871 sulla questione del macinato””. (pag 64)”,”ITAA-138″
“PROCACCI Giuliano TROTSKY Leone BUCHARIN Nicolai ZINOVIEV Grigori”,”El gran debate (1924-1926). I. La revolucion permanente.”,”””Todo esto, naturalmente, a título de ilustración, de ejemplo de cómo en los momentos actuales no se puede ser fiel al marxismo, a la revolución, ‘sin considerar la insurrección como un arte'”” (Lenin, vol XIV-2, p. 140) (pag 68) Lenin tratta della questione agraria e dei contadini a livello mondiale (Zinoviev, p. 153) Gran parte del saggio di Zinoviev ‘Il leninismo’ verte sulla critica della Teoria della rivoluzione permanente di Parvus Trotsky (ne ‘Il leninismo’ (pag 156-) Dove fu esposta in modo preciso la teoria della rivoluzione permanente? Nella prefazione di Parvus all’opuscolo di Trotsky ‘Antes del 9 enero’ (Prima del 9 gennaio) (1905), e in una serie di articoli del ‘Nachalo’ (1905), in alcuni articoli di Trotsky raccolti in ‘1905’. E in alcune passaggi del libro di Parvus (Russia e la Rivoluzione, Il socialismo e la rivoluzione sociale, La socialdemocrazia e il parlamentarismo, La carta dei sindacati e della socialdemocrazia nella rivoluzione sociale, ecc’). Ma il più importante è la prefazione di Parvus all’opuscolo di Trotsky del 1905. Zinoviev afferma che Trotsky parla di Parvus riconoscendolo come proprio maestro (pag 161). La teoria della rivoluzione permamente appartiene in gran parte a Parvus come riconosce lo stesso Trotsky (pag 162). La corrente Trotsky-Parvus non comprende come necessaria la questione della nazione oppressa. Non comprende la trasformazione della rivoluzione democratico borghese in rivoluzione socialista. (pag 175) “”No hay duda, pues, que la teoría de la revolución permanente pertenece en gran parte a Parvus, como afirma el propio Trotski. Antes de analizar el mencionado pasaje de Parvus, conviene recordar lo que dijimos acerca de la “”revolución permanente”” de Marx. La misma es la generalización de la experiencia de varias revoluciones en Occidente y la indicación de la línea general ascendente de la revolución proletaria en el curso de decenas de años. La misma contiene, en germen, la teoría de la transformación de la revolución democrático-burguesa en revolución socialista, teoría ulteriormente desarrollada por Lenin. En Parvus y Trotski, como veremos, se trata de otra cosa: se trata de una valoración de las fuerzas motrices de la revolución en Rusia, valoración, por otra parte, profundamente errónea. ‘En vez de basarse en un análisis exacto para evaluar de un modo concreto las fuerzas de clase de un país, Parvus y Trotski hacen un análisis que ellos cubren con la fórmula de Marx, la cual tiene un significado histórico-filosófico general”” [Grigori Zinoviev, El leninismo] [in Giuliano Procacci, Leon Trotsky, Nicolai Bucharin, G. Zinoviev, ‘El gran debate (1924-1926). I. La revolucion permanente’, 1975] (pag 161-162) (pag 145-146)”,”TROS-225″
“PROCACCI Giovanna TOMASSINI Luigi a cura, saggi di J.L. ROBERT J.M. WINTER J. HORNE M.H. GEYER B. UNFRIED G. MELE B. BIANCHI L. TOMASSINI L. VENTURINI N. LABANCA”,”Studi recenti sulla prima guerra mondiale.”,”Saggi di J.L. ROBERT J.M. WINTER J. HORNE M.H. GEYER B. UNFRIED G. MELE B. BIANCHI L. TOMASSINI L. VENTURINI N. LABANCA Contiene il saggio: di Giannarita MELE, Prima guerra mondiale e classe operaia in Russia. Alcune tendenze della storiografia contemporanea (pag 679-692) “”Sul nesso tematico guerra-classe operaia – rivoluzione (…) la produzione russa e sovietica degli anni Venti rappresenta una vera e propria miniera, ponendosi alcune domande cui ancora oggi la ricerca storica tenta di dare delle risposte. Basterebbe anche soltanto scorrere i titoli pubblicati in queli anni – alla metà del decennio, o in occasione del decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre – (opere di storici, di leader politici non solo bolscevichi ma anche socialisti rivoluzionari e menscevichi, interventi e memorie di operai), per avere la netta percezione del pluralismo presente anche nella storiografia degli anni della Nep (…). Sempre in quegli anni vengono pubblicate raccolte di lettere di soldati dal fronte, note di vita nelle trincee, memorie di ufficiali, appunti di corrispondenti di guerra, relazioni della Croce rossa sui prigionieri, persino diari dei disertori. Ne esce un’immagine viva d’una Russia a dominanza rurale che per la prima volta si muove, si mischia, soffre e viene piano piano trasformata dalla “”quotidianità”” della vita al fronte, diventando pacifista più per necessità che per convinzione politica. E dietro i pensieri dei combattenti si insinua man mano il germe della rivolta. Come esempio citiamo la raccolta introdotta da una prefazione dello storico M.N. Pokrovskij, che si intitola ‘Soldatskie pis’ma 1917 goda’ (Lettere di Soldati, 1917), Mosca-Leningrado 1927. Tutto ciò potrebbe costituire una fonte ricchissima per una storia della mentalità e dell’opinione dei combattenti. Come tutto il resto della produzione culturale, anche questi filoni di ricerca storica vengono disseccati con l’affermazione dello stalinismo (…)”” pag 691 [Giannarita Mele, Prima guerra mondiale e classe operaia in Russia. Alcune tendenze della storiografia contemporanea]”,”QMIP-099″
“PROCACCI Giovanna a cura; saggi di Maria Luisa PESANTE Giovanna PROCACCI Paola CARUCCI Luigi TOMASSINI Bruno BEZZA Luciano SEGRETO Bruna BIANCHI Alessandro CAMARDA Adriana LAY Simonetta ORTAGGI Santo PELI Paride RUGAFIORI Duccio BIGAZZI Renato COVINO Giampaolo GALLO Vittorio FOA Renato MONTELEONE Patrizia DOGLIANI”,”Stato e classe operaia in Italia durante la Prima guerra mondiale.”,”Libro frutto del convegno ‘Stato e classe operaia in Italia durante la Prima guerra mondiale’ svoltosi a Rimini nell’autunno 1982. Collaborazione di due Istituti storici della resistenza. Operai civili, donne e operai militari. “”Fino al 1917 infatti i ritmi di incremento per gli operai civili risultano essere nettamente più sostenuti rispetto a quelli degli operai militari. La situazione si modifica con i primi del 1917. Infatti in primo luogo si cominciano ad assumere le donne, la cui presenza si triplicherà nel corso di un anno e mezzo. In secondo luogo la crescita degli operai militari diverrà più sostenuta. Questa crescita impetuosa delle donne e più moderata, ma pur sempre significativa, degli operai militari e la diminuzione relativa degli operai civili sono spiegabili, per un verso, con la continua richiesta di manodopera da parte dell’industria degli armamenti, di fronte ad un mercato lavoro sempre più rigido, dall’altro dallo svolgimento e dagli esiti delle vicende belliche. Negli anni 1917-18 si concentra infatti il 41% dei licenziamenti degli operai borghesi contro il 14% del 1915-16; sempre negli anni finali vengono effettuati il 75% dei licenziamenti per servizio militare che riguardano soprattutto gli operai delle classi comprese tra il 1892 e il 1900. Per altro verso invece l’80.3% degli operai militari nel 1917 ha più di 30 anni, quota destinata a crescere nel 1918 raggiungendo l’82.3%. In altri termini gli operai più giovani vengono mandati al fronte, nel mercato locale non si trovano sufficienti rimpiazzi e quindi vengono sostituiti da operai di classi d’età più anziane e ormai inabili alle fatiche di guerra, oppure da manodopera femminile. Non è casuale infatti che l’età media degli straordinari passi dai 25 anni del 1915 ai 28 del 1918. Ugualmente cresce l’età media dei militari: dai 25 anni degli ammessi nel 1915, ai 35 di quelli del 1917, ai 36 di quelli del 1918. I militari fra i 20 e i 30 anni calano dal 70.1% del 1915, al 59.2% del 1916 fino al 17.7% del 1918. Per quanto riguarda le donne, se l’età media passa dai 27 anni del 1917 ai 33 del 1918 – a causa dell’aumento delle classi d’età sopra i 35 anni il cui peso subisce nel biennio un incremento del 4.7% – tuttavia nel 1918 il 51.3% della forza lavoro ha meno di 25 anni”” (pag 296-297) (saggio di Renato Covino e di Giampaolo Gallo, La forza lavoro della fabbrica d’armi di Terni durante la prima guerra mondiale)”,”QMIP-188″
“PROCACCI Giovanna”,”Dalla rassegnazione alla rivolta. Mentalità e comportamenti popolari nella grande guerra.”,”In ricordo di Simonetta Ortaggi Giovanna Procacci insegna storia contemporanea all’Università di Modena. E’ studiosa di storia sociale, politica e delle mentalità. Sulla prima guerra mondiale ha curato il volume ‘Stato e classe operaia in Italia durante la prima guerra mondiale’ (1983). Ha pubblicato numerosi saggi tra cui ‘Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra. Con una raccolta di lettere inedite’ (1993) e ‘L’Italia nella Grande guerra’, in ‘Storia d’Italia, 4. Guerre e fascismo, a cura di G. Sabbatucci e V. Vidotto, Laterza, 1997. Fa parte del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre, Péronne, Somme. Crisi politica inverno 1916 1917 e interventismo di sinistra (pag 255) “”Diversi come origini ideologiche e come percorso politico, ma trovatisi affiancati durante la campagna per l’entrata in guerra, gli interventisti di sinistra – sia “”democratici”” (essenzialmente socialriformisti e repubblicani) – erano venuti costituendo durante il conflitto un movimento unitario, caratterizzato da posizioni comuni riguardo alla politica interna e all’ordine pubblico: posizioni che si riassumevano nella richiesta di una limitazione delle libertà costituzionali al fine di arginare il dissenso (2). Il cemento ideologico che teneva fra loro unite tali correnti era essenzialmente l’antisocialismo – sotto l’aspetto della difesa della guerra contro il “”tradimento”” dei “”nemici interni”” – e si esprimeva attraverso un richiamo costante all’esperienza del maggio 1915 e all’unità fra tutti i gruppi che avevano intensamente voluto la guerra. La polemica contro il governo e i “”nemici interni””, era infatti iniziata nei giorni dell’intervento ed era stata stimolata dagli esiti incerti del conflitto e dall’accrescersi dell’opposizione politica e popolare. Era poi proseguita in un continuo crescendo, diventando particolarmente accesa nei momenti in cui il parlamento riapriva i battenti. Da atteggiamenti di parossismo antisocialista non furono immuni neppure gli interventisti democratici (3)”” (pag 255) (2) Sull’argomento, cfr., tra gli altri, L. Salvatorelli, Nazionalfascismo, Torino, 1977, pp. 22, 25-26; V.E. Orlando, Memorie, 1915-1919, a cura di R. Mosca, Milano, 1960, pp, 14, 49 (3) Nel dicembre 1916 Bissolati, che già nel discorso di Cremona dell’ottobre aveva attaccato violentemente i socialisti e aveva reclamato provvedimenti di polizia contro di essi, dicharava a Malagodi: “”L'””Avanti!”” avrebbe dovuto essere soppresso ai primi giorni, ma Salandra non lo fece, sempre per la sua illusione della guerra rapidamente vittoriosa; oggi, la soppressione sarebbe una faccenda più clamorosa”” (O. Malagodi, Conversazioni della guerra, 1914-1919, a cura di B. Vigezzi, Milano-Napoli, 1960, p. 96). Per le posizioni della stampa democratica alla fine del 1916, v. ad es. E. Ciccotti, in ‘Il messaggero’, 25 dic. 1916; ‘Appello alla Direzione del Partito Socialista Riformista. Ai compagni on. Bissolati, Bonomi e Canepa membri del Governo. “”Per la Vittoria””, in “”Il popolo d’Italia””, 8 gennaio 1917; ‘I difensori di Orlando e la politica interna’, in “”L’iniziativa’, 13 gennaio 1917; ‘L’unità’, ‘I deputati e la guerra’, in ‘L’unità’, 26 gennaio 1917. L’articolo de ‘L’unità’ – nel quale si leggeva che “”il problema concreto e vitale del momento attuale non è il ritorno alla retta tradizione parlamentare: è vincere e fare una buona pace. Primum vivere deinde… tornare a Cavour”” – era in risposta polemica a un articolo di A. Frassati su ‘La stampa’ del 20-21 gennaio (‘Torniamo a Cavour’), nel quale il direttore del giornale giolittiano aveva denunciato esplicitamente per la prima volta la campagna intervistista contro il Parlamento, e aveva riconosciuto nei socialisti i principali tutori della carta costituzionale. Sulla polemica v. anche “”L’u.””, ‘Solaro, Frassati, Crispolti’, in ‘L’unità’, 16 marzo 1917″” (pag 255-256) Wikip: Il Partito Socialista Riformista Italiano si formò dopo l’espulsione di iscritti al Partito Socialista Italiano. Il partito nasce nel 1912 su iniziativa di Leonida Bissolati, che diventerà ministro nel 1916. Tra i fondatori si trova Gino Piva, per il quale «il Socialismo non è rivoluzionario né riformista; è quello che il suo tempo lo fa (…) Il Socialismo (pertanto) non può avere apriorismi: esso deve operare come può nell’ambiente in cui vive». Prima dell’entrata in guerra dell’Italia il partito osteggia l’atteggiamento interventista, mentre poi, con la dichiarazione di guerra, seppur critico con l’intervento, lo appoggia per senso patriottico. Alle elezioni del 1913 prese il 3,9% dei voti; alle elezioni del 1919 l’1,5%. Quel che restava del partito fu riorganizzato da Ivanoe Bonomi e aggregato con democratici autonomi e demosociali dissidenti il 10 febbraio 1924 nella Lega Democratica Nazionale, ma senza particolari fortune[1], considerato anche il consolidarsi, contemporaneamente, del regime fascista, scosso solo temporaneamente dagli effetti del delitto Matteotti. I Congresso nazionale – Roma, 15-17 dicembre 1912 II Congresso nazionale – Roma, 15-16 aprile 1917 Politici ed iscritti Nicola Badaloni, Agostino Berenini, Alfredo Bertesi, Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini, Leone Caetani, Giuseppe Canepa, Pompeo Ciotti, Giuseppe De Felice Giuffrida, Arnaldo Dello Sbarba, Aurelio Drago, Giuseppe Giulietti, Arturo Labriola, Luigi Musini, Quirino Nofri, Francesco Paoloni, Gino Piva, Guido Podrecca, Giuseppe Romualdi, Attilio Susi, Achille Tiraboschi, Virgilio Vercelloni, Carlo Visconti Venosta, Adolfo Zerboglio.”,”QMIP-199″
“PROCACCI Giovanna”,”Governare la povertà. La società liberale e la nascita della questione sociale.”,” Giovanna Procacci è ricercatrice di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Milano, dove insegna Storia del pensiero sociologico.”,”TEOS-028-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca.”,”Al centro della prima parte del saggio di Procacci c’è la critica storiografica all’opera del Cole (G.D.H. Cole, The Second International, Macmillan, 1956, vol I) “”La tendenza a ravvisare nel revisionismo il “”nocciolo”” ideologico della Socialdemocrazia tedesca si accompagna nell’opera del Cole ad una abbastanza evidente sottovalutazione degli altri orientamenti ideali ed indirizzi di pensiero operanti in seno ad essa nel periodo della II Internazionale”” (pag 113) Tesi Procacci su influenza di Engels su Bernstein (e il revisionismo)! (pag 129-130) Critiche a Gay e apprezzamenti per il lavoro di Schorske (pag 131-132) Studio del concetto di centrismo (Kautsky, Ledebour): Erich Matthias e E. Schorske (pag 133-134) “”Gli è che la considerazione del revisionismo come un ‘sistema’ impedisce al Gay di misurarne la più vera qualità di fenomeno politico e gli fa vedere astratte distinzioni, là dove invece vi sono pratiche convergenze. Malgrado però questa sua errata impostazione (…) il Gay ha tuttavia in una certa misura avvertito che il revisionismo era qualcosa di più di una dottrina politica. Egli si è perciò posto, sia pure in forma alquanto marginale, il problema del suo rilievo politico e della sua fondazione oggettiva. A questa esigenza vorrebbe supplire in particolare l’elenco delle ragioni storiche per cui – come suona il titolo del capitolo – “”se non ci fosse stato un Bernstein, sarebbe occorso inventarlo””. Tali ragioni sono però indicate in modo sommario e generico richiamando l’attenzione del lettore sulla particolare congiuntura economica degli anni che videro l’affermarsi del revisionismo, sul carattere di organizzazione di massa (con conseguenti modificazioni della sua composizione sociale) assunto dal Partito Socialdemocratico dopo l’abrogazione delle leggi eccezionali e sulle nuove e più grandi dimensioni del movimento sindacale (44). Si tratta però, come si è detto, di indicazioni assai generiche, né del resto molto nuove. Osservazioni assai più acute ed un’analisi più dettagliata in questo senso noi troviamo invece nello studio dello Schorke. Difatti questo lavoro, in ragione appunto del suo carattere più generale e della sua maggiore articolazione storica, finisce per affermarsi una consapevolezza assai più chiara del ruolo e della posizione che nel complesso della Socialdemocrazia tedesca ebbero le correnti revisioniste come fenomeno politico. Ché anzi, per lo Schorske, la storia della SPD dal 1905 in poi è, per una parte notevole, contrassegnata dalla progressiva affermazione di dette correnti nel Partito: dopo il periodo rivoluzionario del 1905-1907 e la sconfitta elettorale del 1907, si apre un periodo, identificabile negli anni 1906-1909, nel corso del quale la destra viene sempre più consolidando le proprie posizioni all’interno del Partito. La pratica liquidazione del movimento giovanile con il suo antimilitarismo e la sempre maggiore influenza acquistata dai Sindacati (aspetti entrambi cui lo Schorske dedica pagine assai documentate ed interessanti) vanno di pari passo con il processo di formazione e di rafforzamento di un quadro dirigente e di una burocrazia di partito tendenzialmente revisionista. Anche la successiva crisi rivoluzionaria del 1909-1910, il cui principale episodio fu la battaglia per la democratizzazione del suffragio in Prussia, si chiuse con una sostanziale vittoria dell’ala moderata. Il Congresso di Magdeburgo del 1910 fu – come osserva lo Schorske – “”l’ultimo in cui la difesa contro il revisionismo fu il punto principale all’ordine del giorno””. D’ora in poi “”le divergenze teoriche tra centristi e revisionisti saranno superate dalla comune difesa di una pratica gradualista contro la pressione dei radicali di sinistra”” (45)”” [(44) Peter Gay, ‘The Dilemma of Democratic Socialism. Eduard Bernstein’s Challenge to Marx, NY, Columbia Univ. Press, 1955, p. 99-119; (45) C.E. Schorske, Germa Social Democracy, 1905-1917. The Development of the Great Schism’, Harvard Univ. Press, Cambridge, 1955, p.195] [Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, saggio in Annali Feltrinelli, Milano, 1958] Lenin (pag 139-140) “”Sorgono a questo punto problemi di grande complessità: in che misura, ad esempio, i socialisti tedeschi giunsero alla coscienza dei reali termini in cui si poneva in Germania la questione del rapporto tra fase democratico-borghese e fase socialista della rivoluzione? In che misura la chiarificazione teorica e pratica di questo rapporto permise o non permise una politica nei confronti delle masse contadine e, in particolare, dei lavoratori agricoli ad est dell’Elba? E in che misura il movimento operaio e sindacale tedesco seppe comprendere in tempo le profonde modificazioni che lo sviluppo economico-industriale del paese aveva determinato nella composizione organica della classe operaia, nei rapporti di questa con il resto della popolazione laboriosa ed adeguarsi a questa situazione nuova? E infine in che misura il movimento operaio e socialista in Germania seppe superare l’iniziale fase economico -corporativa per divenire un movimento a carattere nazionale? Sono questi problemi cui una risposta può esser data soltanto partendo dall’esame della situazione oggettiva e commisurando a questa il giudizio sull’azione politica della Socialdemocrazia tedesca nelle sue varie correnti. E’ questo un problema ed un’esigenza che non data da ieri. Già negli scritti di Lenin attorno al 1915 si accenna al problema della necessità di compiere una ricerca “”dell’origine storica, delle condizioni, del significato e della forza della tendenza socialsciovinista”” (67). Sarebbe interessante approfondire in che misura Lenin abbia portato avanti egli stesso questo lavoro di ricerca della ‘origine storica’ e delle ‘condizioni’ che resero possibile il 4 agosto. La nostra impressione è che in Lenin il problema rimanga più accennato che svolto: le indicazioni vanno accolte come tali e non va prestato ad esse un valore di assiomi che Lenin stesso era ben lungi dal dar loro. Spesso dei giudizi relativi alla storia della Socialdemocrazia tedesca che oggi siamo indotti ad attribuire a Lenin, sono invece il frutto di una sistemazione e di una interpretazione successive. Un posto importante in questo lavoro di sistemazione dei giudizi leninisti sulla storia della Socialdemocrazia tedesca nel periodo della II Internazionale spetta certamente al lavoro di Zinoviev del 1924, ‘Der Krieg und die Krise des Sozialismus’, nel quale, per la prima volta, viene affrontato in forma sistematica il problema della ‘crisi’ del socialismo internazionale venuta alla luce clamorosamente il 4 agosto. L’opera era concepita e svolta in uno spirito e secondo un metodo notevolmente diverso da quello di Lenin: là dove questi, come si è visto, parlava di ‘origini’ e di ‘condizioni’, Zinoviev invece parlava di ‘cause’ (68) ed alla ricerca delle ‘cause’ dedicava il grosso della sua fatica. Al posto di una ricostruzione storica di un determinato processo in tutti i suoi aspetti e lungo tutto il suo svolgimento, si aveva così una enumerazione sociologica di varie ‘cause’. La crisi del socialismo risultava la combinazione di vari fattori, dalla burocratizzazione dell’apparato politico e sindacale al peso che i ‘compagni di strada’ piccolo-borghesi (Mitlaüfer) avevano acquistato nella determinazione della politica di partito, all’esistenza ed alla rilevanza politica dell”aristocrazia operaia’. E’ interessante notare come nella individuazione e nella descrizione di questi fattori (ed in particolare del concetto di aristocrazia operaia) lo Zinoviev combinasse indicazioni e spunti già presenti in Lenin con argomentazioni ed analisi a carattere sociologico. Vengono ampiamente utilizzati i lavori del Michels sulla struttura organizzativa e la sociologia dei partiti socialisti e, in particolare, della Socialdemocrazia tedesca. La stessa teoria dell”aristocrazia operaia’ quale ce la presenta lo Zinoviev, risulta una combinazione di indicazioni tratte da Lenin con argomentazioni e ‘prove’ a carattere sociologico tratte prevalentemente dal Michels (69)’ (pag 139-140) [Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, saggio in Annali Feltrinelli, Milano, 1958] [(67) Lenin, La guerra imperialista, Roma, Rinascita, 1950, p. 92; (68) G. Zinoviev (Sinowjew), ‘Der Krieg und die Krise des Sozialismus’, Wien, 1924, p. 528; (69) Ibid., p. 523 e sgg.]”,”INTS-051″
“PROCACCI Giuliano a cura”,”L’Internazionale comunista dal I al VII Congresso, 1919-1935.”,”Bibliografia. Le riviste della Terza Internazionale tra il 1919 e il 1920 (pag 288) e anni seguenti con date di inizio e fine pubblicazione”,”INTT-294″
“PROCACCI Giuliano”,”La memoria controversa. Revisionismi, nazionalismi e fondamentalismi nei manuali di storia.”,”[‘A giudizio di Erik Hobsbawm i movimenti nazionalisti che si svilupparono in Europa a partire dalla data approssimativa del 1880 si differenziano da quello che egli definisce come «nazionalismo dell’epoca liberale» per alcuni tratti distintivi. In primo luogo per l’abbandono di quello che lo stesso Hobsbawm definisce come il «principio della taglia minima», in base al quale l’accesso alla sovranità e all’indipendenza era considerato legittimo e auspicabile solo per quei paesi quali l’Italia, la Germania nei quali esso si realizzasse mediante l’unificazione di stati regionali preesistenti ed affini per lingua e tradizioni o come la Polonia e l’Ungheria che possedessero un’adeguata estensione territoriale e un comune e ricco retaggio culturale, insomma una propria identità storica accertata (1). Era questo il criterio cui si attenne il principale teorico del nazionalismo liberale, Giuseppe Mazzini, il quale, come rileva Hobsbawm, non annoverava l’Irlanda tra le nazioni candidate all’indipendenza della sua Giovane Europa per non parlare di altre «nazionalità» che non raggiungevano la «soglia minima» (2) e di quelle che Engels definirà «geschichtlose Nationen». Un secondo tratto distintivo del nazionalismo degli ultimi decenni del secolo XIX consiste, sempre a giudizio di Hobsbawm, nel fatto che il concetto herderiano di nazione come comunità basata sulla lingua e sull’etnia viene gradualmente prevalendo su quello di nazione come cittadinanza fondata su valori condivisi proprio della tradizione rivoluzionaria francese, della nazione come «plebiscito di tutti i giorni» (3). Ciò comportava tra l’altro il graduale abbandono del criterio della soglia minima. E fu appunto su questa base etnica e linguistica, peraltro in alcuni casi approssimativa, che, come è noto, al termine della prima guerra mondiale si costituì in Europa una serie di nuovi stati ed è su questa base che dopo la seconda guerra mondiale il principio dell’autodeterminazione così inteso trovò applicazione, anche se in maniera ancor più approssimativa, nel mondo coloniale e nel caso per molti aspetti eccezionale dello stato di Israele. Ed è ancora su questa stessa base etnica e linguistica che dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e lo smembramento della Jugoslavia sono nati sul territorio dell’Eurasia una ventina di nuovi stati, ciascuno dei quali alla ricerca della propria identità e della propria storia. E’ evidente che il problema della costruzione, se non dell’invenzione, di una identità nazionale si pone in termini di particolare acutezza ed urgenza quanto più labile ne sia il contenuto e quanto più recente è l’acquisizione dell’indipendenza o anche la rivendicazione della medesima. In certi casi tale processo segue anzi e non precede l’acquisizione dell’indipendenza e della dimensione statuale’ (pag 17-18)] [(1) E.J. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi dal 1780. Programma, mito, realtà’, Torino, 1991, p. 120; (2) Ivi, p. 36; (3) Ivi, p. 120]”,”STOx-254″
“PROCACCI Giovanna; MANACORDA Gastone”,”Gli interventisti di sinistra, la rivoluzione di febbraio e la politica interna italiana nel 1917 (Studi e documenti) (Giovanna Procacci); Il movimento operaio italiano tra biografia e storia (Rassegna bibliografica) (Gastone Manacorda).”,”Manacorda dice a proposito della bibliografia dei volumi dell’opera Dizionario del movimento operaio italiano di Detti e Andreucci: “”E’ da lodare l’immane fatica cui si è sottoposto Gianni Isola redigendo la “”Bibliografia generale””, utilissima appendice al ‘Dizionario’ che elenca tutte le opere citate nei testi e nelle bibliografie particolari, correggendo anche qualche perdonabile svista”” (pag 115)”,”MITS-443″
“PROCACCI Giuliano, a cura; lettere di Antonio LABRIOLA”,”Antonio Labriola e la revisione del marxismo attraverso l’epistolario con Bernstein e con Kautsky (1895-1904).”,”””L’amicizia epistolare tra il Labriola e il Bernstein superò, per così dire, la prova del fuoco in occasione dell’attacco assai aspro del quale il Bernstein stesso fu oggetto sulle colonne della ‘Neue Zeit’ per parte di Plechanov. Il Labriola solidarizzò pienamente con il suo corrispondente ed espresse la sua disapprovazione nei confronti dell’articolo del Plechanov scrivendone sia a Kautsky, direttore della ‘Neue Zeit’, sia al Bernstein. L’argomentazione sulla quale egli basò tale sua presa di posizione ideale, è interessante. (…) Si presti attenzione alla data dell’ultima lettera al Bernstein qui citata: nel novembre 1898 il Congresso di Stoccarda, nel corso del quale le tesi del Bernstein erano state respinte dal partito socialdemocratico tedesco, era già avvenuto e anzi ad esso ed alla “”sconfessione”” del Bernstein il Labriola fa esplicito riferimento. Ancora a questa data dunque il Labriola mostrava di considerare con simpatia la posizione del Bernstein e di comprendere la validità della sua istanza critica. Gli è che – come precisava al Croce in una lettera di pochi giorni successiva a quella del Bernstein testé citata – egli riteneva che altra cosa fosse il revisionismo del Masaryk, degli Andler, di Sorel e del Croce stesso, di coloro insomma “”che stanno fuori della cosa””, che discutevano del marxismo con il distacco del “”letterato”” ed altra cosa “”più seria, ossia reale”” quello di Bernstein, il vecchio “”compagno””, allievo di Engels e già direttore del ‘Sozialdemokrat’. Nella stessa lettera il Labriola annunciava al Croce la prossima pubblicazione per parte di Bernstein di “”un libro su ciò che ora è ‘valido’ nel marxismo”” (7). Ma fu proprio questo libro, che il Labriola mostrava di attendere con ansia, a determinare l’incrinatura e, in definitiva, la rottura di un’amicizia intellettuale che si era venuta sempre più intensificando, negli ultimi anni. Dal carteggio con Kautsky e con Bernstein risulta infatti con ogni evidenza che la pubblicazione delle ‘Voraussetzungen’ () e la reclamizzazione, se ci è lecito il termine, che di esse fu fatta in Francia pe opera del Sorel (con il quale il Labriola avava già rotto in precedenza) e del Merlino in Italia a determinare un nuovo corso nei rapporti tra il Labriola e il Bernstein. A poco a poco il contrasto manifestatosi tra i due nei primi giorni del 1899 si fa sempre più acuto sino a divenire una rottura pressoché definitiva, quale ci attesta la importante lettera del Labriola al Bernstein in data del 20 maggio 1899, che è del resto pressoché contemporanea alla recensione che il Labriola pubblicò alle ‘Voraussetzungen’ sul ‘Mouvement Socialiste’ del Lagardelle (8). Sia in forma privata che in forma pubblica il Labriola esprimeva il suo aperto dissenso da colui la cui azione – come scriveva a Kautsky in data 5 aprile 1899 – sino a pochi mesi prima aveva giudicata utile e feconda. L’impressione – e non certo infondata – è quella di un brusco ‘revirement’, più simile a una reazione passionale che a un meditato ripensamento. La passione del “”rivoluzionario”” avrebbe preso il sopravvento sul “”critico”” e sul “”filosofo””. Né mancano gli elementi a convalidare questa tesi. Nell’epistolario con Kautsky il lettore troverà riprodotti, talvolta con espressioni identiche dal punto di vista letterale, quegli accenni a un “”complotto internazionale”” dal quale la polemica sulla “”crisi del marxismo”” avrebbe preso origine ed i cui principali responsabili sarebbero stati il Sorel e il Merlino, che già conosceva dagli estratti di lettere pubblicati dal Croce; accenni che testimoniano più nel senso di una reazione passionale e personale che in quello di un ragionato dissenso di idee”” (pag 267-268) [(7) ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (B. Croce) p. 304; (8) La traduzione italiana di tale lettera trovasi in A. Labriola, ‘Democrazia e socialismo in Italia’, a cura di L. Cafagna, Milano, 1954, pp. 85 sgg.; () E. Bernstein, ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bari, 1974, ndr] “”Il criticismo di Labriola veniva dunque accentuandosi”” (1898) (pag 267) “”La pezza d’appoggio più importante per dimostrare la inconsistenza della affermazione fatta dal Croce circa l'””abbandono”” pratico del marxismo da parte del Labriola dopo il 1900 è costituita però da cosiddetto quarto saggio”” (pag 274)”,”LABD-108″
“PROCACCI Giuliano”,”Il Partito nell’Unione Sovietica 1917-1945.”,”Giuliano Procacci (1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX.”,”RUST-051-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Storia del XX secolo.”,”Giuliano Procacci (1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX.”,”STOx-064-FL”
“PROCACCI Giovanna”,”Governare la povertà. La società liberale e la nascita della questione sociale.”,”Giovanna Procacci è ricercatrice di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Milano, dove insegna Storia del pensiero sociologico. Contiene: L’ interpretazione della miseria (Il ‘tableau’ della miseria, Povertà e pauperismo, Diseguaglianze o differenze) (Buret, Marbeu, Cherbuliez) (pag 161-182)”,”ECOS-015″
“PROCACCI Giuliano (relatore), candidato …”,”La sinistra comunista dai Fronti popolari alla Resistenza.”,”In bibliografia: – Aldo Agosti (a cura di) La stagione dei fronti popolari Cappelli, Bologna 1989 Indice Aldo Agosti, Introduzione Marek Waldenberg, I fronti popolari nel quadro delle concezioni marxiste della politica Enzo Collotti, Il dibattito sull’unità d’azione e sul fronte popolare nell’Internazionale Operaia Socialista Aldo Agosti, La linea “Dimitrov” nell’Internazionale Comunista 1934-39 Giuliano Procacci, Congressi della pace e guerra di Spagna Il caso francese Serge Wolikow, Le forme politiche del fronte popolare francese Giorgio Caredda, La politica economica e sociale del governo Blum Danielle Tartakowsky, Il fronte popolare e la vita quotidiana dei francesi: una rivoluzione culturale? Patrizia Dogliani, Informazione di massa e fotogiornalismo del fronte popolare francese: una lettura delle riviste: “Vu” e “Regards” Il caso spagnolo Marta Bizcarrondo, La struttura del fronte popolare in Spagna 1934-36 Santos Juliá, Strategia comune e lotta per l’egemonia: forza e debolezza del fronte popolare durante la guerra civile Antonio Elorza, Le strategie rivoluzionarie e il fronte popolare durante la guerra civile spagnola Ricard Vinyes, “Frontepopulismo” o fronte popolare? La repressione del 1934 e i movimenti sociali in Catalogna Esperienze internazionali Miloš Hájek e Hana Mejdrová, I tentativi di fronte popolare in Cecoslovacchia (1934-1938) Radzislawa Gortat, Un’occasione non sfruttata? Sulle cause del fallimento del fronte popolare in Polonia negli anni trenta Janos Jemnitz, Aspetti del dibattito politico sul fronte popolare in Ungheria e in altri paesi dell’Europa orientale Claudio Natoli, I comunisti italiani negli anni trenta: dalla “svolta” ai fronti popolari Luciano Marrocu, I laburisti inglesi e il fronte popolare Malcom Sylvers, Roosevelt, i sindacati e il Partito Comunista: un fronte popolare americano? Maria Rosaria Stabili, Il fronte popolare in Cile: partecipazione democratica o rifondazione oligarchica? Manuel Plana, Un’esperienza atipica: riforme e politica di massa in Messico durante il governo di Lázaro Cárdenas (1934-1940) Elenco delle abbreviazioni Scheda Il volume rappresenta il primo quadro d’insieme complessivo di fronti popolari degli anni ’30 che venga pubblicato in Italia. Frutto del convegno internazionale di studi promosso nel maggio 1988 a Parma dall’Istituto Gramsci emiliano, i saggi qui pubblicati uniscono all’informazione essenziale sugli avvenimenti un’attenzione critica per i problemi politici e teorici, in un confronto ora diretto ora implicito con la storiografia. La loro caratteristica comune è di intendere i fronti popolari non solo come un fenomeno politico, ma come la risultante di un clima sociale e culturale, che viene indagato nei suoi vari aspetti. I fronti popolari vengono così a costituire una “stagione” della lotta politica che dura più a lungo di quanto normalmente si pensi, e che fa sentire la sua influenza in una molteplicità di direzioni e di dimensioni, anche fuori Europa.”,”MITC-146″
“PROCACCI Giuliano”,”Appunti sugli statuti del Pci dopo la Liberazione.”,”‘Nel suo scritto sul centralismo democratico pubblicato dal Mulino (maggio-giugno 1978), Salvatore Sechi osserva che “”bisognerebbe studiare analiticamente i mutamenti avvuti dopo il 1945 nello statuto del Pci e determinare le ragioni per cui si sentì il bisogno di farlo”” (p.449)’ (pag 69)”,”PCIx-007-FGB”
“PROCACCI Giuliano”,”Machiavelli nella cultura europea dell’età moderna.”,”Giuliano Procacci (Assisi, 1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX. Insegna Storia contemporanea nell’Università La Sapienza di Roma.”,”TEOP-104-FL”
“PROCACCI Giovanna”,”Soldati e prigionieri italiani nella Grande guerra. Con una raccolta di lettere inedite.”,”Giovanna Procacci insegna Storia sociale contemporanea presso l’Università di Modena. É autrice di studi di storia sulla classe operaia e di storia della mentalità.”,”QMIP-039-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Niccolò Machiavelli.”,”””Il problema della milizia rinvia dunque al problema dello Stato. Ma noi sappiamo già che il Machiavelli non si pone problemi astratti e che, quando egli affronta il problema dello «Stato», è alla realtà italiana che il suo pensiero è essenzialmente rivolto. Non deve perciò sorprenderci se nella chiusa dell’ ‘Arte della guerra’, egli, come già nel ‘Principe’, torni a concentrare la propria attenzione alle cose italiane. È possibile che quell’occasione, che non si è presentata a Fabrizio Colonna, si presenti a lui o ad altri per l’avvenire? Si può legittimamente sperare che si realizzino nella penisola, o in una parte di essa, quelle condizioni politiche che costituiscono il presupposto dell’auspicata riforma militare? La risposta che Fabrizio Colonna dà nella conclusione del dialogo a questi interrogativi volge alla negazione. In Italia – egli argomenta – non tratta di «saper governare un esercito fatto» ma di «farlo». Con i mercenari ciò non è possibile perché in siffatta «materia» (ancora la terminologia del ‘Principe’) non si può «imprimere alcuna buona forma». Ma non lo si può neppure con gli italiani perché, come soldati, essi sono divenuti il «vituperio del mondo». Di ciò «i populi non ne hanno colpa, ma si bene i prìncipi loro», con la loro «ignavia» (…)”” (pag 31) [Giuliano Procacci, ‘Niccolò Machiavelli’, Utet, Torino, 1969] [nota: “”(….) La sosta di Fabrizio a Firenze, nel settembre 1516 (il capitano tornava a Roma dopo la conclusione della guerra franco-spagnola in Lombardia), e una sua visita agli Orti Oricellari, allora già frequentati da M., danno spunto alla scelta di fare del condottiero il protagonista dei dialoghi sull’Arte della guerra e il portavoce del pensiero militare dell’ex Segretario. Qui la figura del C. storico emerge solo in controluce, per accenni indiretti, ma in luoghi ‘rilevanti’ del trattato: è Cosimo Rucellai a rivolgerglisi osservando come «nella guerra, la quale è l’arte vostra e in quella che voi siete giudicato eccellente, non si vede che voi abbiate usato alcuno termine antico, o che a quegli alcuna similitudine renda» (I 36); il C. machiavelliano risponde dapprima negando di avere esercitato la guerra come professione (il che contraddice la realtà storica, ma è qui funzionale all’argomentazione a favore di un esercito ‘civile’): ‘E perché voi allegasti me, io voglio essemplificare sopra di me; e dico non aver mai usata la guerra per arte, perché l’arte mia è governare i miei sudditi e defendergli e, per potergli defendere, amare la pace e saper fare la guerra. E il mio re non tanto mi premia e stima per intendermi io della guerra, quanto per sapere io ancora consigliarlo nella pace (I 108-09)’. Più storicamente fondata la risposta che giunge nell’ultimo libro, laddove il condottiero evidenzia l’impossibilità per lui, nelle sue condizioni di subalternità e scarso potere personale, di tentare di attuare un simile trasferimento al presente degli antichi ordini. (…)”” [f. Treccani, ‘Colonna, Fabrizio’, Bibliografia: F. Petrucci, Colonna Fabrizio, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, 28° vol., Roma 1982]”,”TEOP-020-FMB”
“PROCHASSON Christophe”,”Les intellectuels le socialisme et la guerre,”,”L’A è nato nel 1959. Agregé d’histoire, è Maitre de conferences all’Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales (EHESS). “”””C’est une chose étrange, constatait Génold, que tous ces aristocrates de la Pensée aient consenti à quitter leurs tours d’ivoire pour se mêler à la “”plèbe immonde et forcenée’ et réchauffer le sentiment national de leurs lyriques déclamations ou de leur spécieuse argumentation””. Un peu partout, en Europe et aux Etats-Unis, fleurirent, dans la plus pure tradition dreyfusienne, des manifestes d’intellectuels. Les Allemands furent les premiers à s’engager sur le front de cette guerre culturelle. En octobre 1914, ils furent 93 à publier un long manifeste baptisé “”Appel aux nations civilisées”” et perfidement reproduit dans ‘La Guerre sociale’. L’outrance et le nationalisme, qui en trahissaient la nutre profondément politique, provoquèrent des ripostes de la même encre en France et à l’étranger. (…) En France, l’intelligentsia socialiste n’eut pas seule l’initiative d’une réplique sous forme de pétition. Les réseaux (revues, institutions post- et parascolaires, groupes d’étudiants, etc.) démantelés durant les premiers mois de guerre et donc incapables d’assurer la logistique nécessaire à son lancement, il fallut attendre quelques mois. Ainsi, quand plusieurs artistes, proches du mouvement socialiste, acceptèrent de signer le “”Mémoire des Cent””, intitulé ‘Les Allemands destructeurs de Cathétrales et de Trésors du Passé’, celui-ci fut diffusé en 1915 par la maison Hachette. Ces cent intellectuels étaient bien loin de constituer un tout homogène. (…) Le Manifeste des 93 suscita surtout, dans la presse socialiste, maintes réactions individuelles, parfois féroces. (…) Marcel Cachin, qui détenait depuis 1912 une place clé dans ‘L’Humanité’, fut le porte-parole des socialistes auprès des 93 intellectuels allemands: “”Mais ce qui est le dernier scandale et peut-être le plus grand, c’est le factum signé récemment par le savants et les intellectuels d’outre-Rhin, pour tenter de justifier leur gouvernement, leur diplomatie et leur état-major. Économistes, juristes, physiciens, chimistes, philosophes, artistes les plus éminents et hier encore les plus respectés, les Wundt, les Haeckel, les Hauptmann, les Ostwald, les Roentgen, les Liebermann, tous ces hommes ont singé sans rougir un papier qu’on leur a présenté et où s’étaient les mensonges les plus évidents et les plus grossiers. (…)””. (…) Gustave Hervé, dans ‘La Guerre sociale’, et Georges Pioch, dans ‘Les Hommes du Jour’, furent encore plus clairs. Les premier établissait un parallèle entre l’attitude des intellectuels français au cours de l’affaire Dreyfus et celle des intellectuels allemands après le viol de la neutralité blege et le bombardement de Louvain. Georges Pioch s’engagea dans des comparaisons plus prosaïques: “”Bêtes, ils le sont plus même que les très sales mais très saints cochons, qui, eux, au moins, grognent, mordent et mangent mais ne commentent point leurs fonctions. (…)”””” (pag 114-115-116)”,”MFRx-049″
“PROCHASSON Christophe”,”Saint Simon ou l’ anti-Marx.”,”PROCHASSON Christophe è professore all’ EHESS (Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales). Ha pubblicato ‘Les intellectues, le socialisme et la guerre 1900-1938’ (SEUIL) e ‘Les intellectuels et le socialisme’ (PLON). “”La scienza prima di tutto, dappertutto e sempre. Saint-Simon si interessa di scienza.”” (pag 99) “”L’ importazione della legge di Newton nel dominio delle scienze umane è uno dei cammini che caratterizza al meglio il ricorso alla scienza nell’ opera di Saint-Simon. Il suo uso è fondamentalmente metaforico e analogico, alla maniera di altri pensatori del suo tempo affascinati dalla legge sulla gravitazione universale (…)””. (pag 100) “”La cultura scientifica di Saint-Simon fu soprattutto orale.”” (pag 100) “”Saint-Simon non accorda meno spazio nei suoi scritti alla scienza e agli scienziati dell’ organizzazione sociale del futuro. In un testo tardivo (1820), proclama altamente e nettamente: “”Oggi, le decisioni scientifiche sono le sole che abbiano il potere di produrre una credenza universale”” (pag 101)”,”SOCU-135″
“PRODI Giorgio”,”La storia naturale della logica.”,”PRODI Giorgio dirige attualmente l’Istituto di Cancerologia dell’Università di Bologna, ricoprendo la cattedra di oncologia sperimentale. Collabora a varie riviste (Il Mulino, ecc.) e coltiva interessi letterari. Ha pubblicato ‘La scienza, il potere, la critica’ (Il Mulino, 1974), ‘Basi materiali della significazione’ (Bompiani, 1977).”,”SCIx-299″
“PRODI Romano, a cura di Carlo e Norberto VALENTINI.”,”Prodi. La mia Italia. Il nuovo leader parla di sé e propone le «medicine» per guarire il Paese.”,”””In Emilia, corre un detto: “”Reggian testa quadra””. Sull’interpretazione da dare a quel “”quadra”” ci sono due ‘scuole di pensiero’: la prima gli attribuiva un significato dispregiativo, testa dura, senza fantasia, ottusa; la seconda, invece, un senso positivo, di cervello quadrato, che non perde mai di vista la realtà e punta dritto al sodo”” (pag 9)”,”ITAP-231″
“PRODI Romano”,”Un’idea dell’Europa.”,”Romano Prodi ha insegnato per venticinque anni Economia e politica industriale all’Università di Bologna. Ministro dell’Industria, per due volte presidente dell’IRI, è stato Presidente del consiglio dei ministri dal maggio 1996 all’ottobre 1998. Nel 1995 ha pubblicato con il Mulino Il capitalismo ben temperato e con Donzelli L’Italia che vogliamo.”,”EURx-048-FL”
“PRODI Paolo”,”Settimo non rubare. Furto e mercato nella storia dell’Occidente.”,”Paolo Prodi è professore emerito dell’Università di Bologna e presidente della Giunta centrale per gli studi storici.”,”ECOS-002-FSD”
“PRODI Paolo”,”Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto.”,”Paolo Prodi insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell’Occidente’ (1992).”,”DIRx-002-FSD”
“PRODI Giovanni”,”Analisi matematica.”,”Giovanni Prodi (Scandiano 28/07/1925 – Pisa 29/01/2010) è stato un matematico italiano, noto, oltre che per i suoi risultati sulle equazioni differenziali alle derivate parziali e in analisi non lineare, anche per le sue nmolteplici attività riguardanti la didattica della matematica.”,”SCIx-311-FL”
“PRODI Paolo”,”Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto.”,”Paolo Prodi insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell’Occidente’ (1992). ‘L’etica protestante. Il problema del rapporto tra diritto e morale non poteva non coinvolgere in profondità anche tutte le Chiese e tutti i movimenti nati dalla Riforma’ (pag 350)”,”DIRx-062″
“PROKOPOVIC Sergej N.”,”Storia economica dell’ URSS.”,”Già prima della rivoluzione del 1917 PROKOPOVIC si era affermato come uno dei più stimati economisti russi e aveva dato ai suoi studi di statistica un chiaro orientamento sociale. Combatté l’aristocrazia zarista che riteneva responsabile dell’arretratezza sociale e politica militando nei movimenti socialisti ‘Narodnaja Volja’ e ‘Libertà del lavoro’. Finì in carcere e compromise la sua carriera scientifica. Nel 1917 partecipò alla rivoluzione e fu ministro dell’industria e commercio nel governo provvisorio. Venne poi in contrasto con i bolscevichi e LENIN polemizzò con lui nei suoi scritti. Lasciò la Russia e prima a Berlino poi a Praga e a Ginevra si dedicò allo studio dell’economia sovietica. Raccolse per anni documenti e giudice imparziale degli avvenimenti.”,”RUSU-014″
“PROLES Charles”,”Raoul Rigault. La préfecture de police sous la Commune. Les otages.”,”Opinione di Blanqui. (pag 15-20) “”””In Raoul Rigault, disse Blanqui gravemente, l’ uomo non è che un ragazzino; ma il commissario è un uomo con un naso prezioso. Tutto è luce in questo ragazzo””. Disse ancora: “”Rigault è una vocazione; è nato prefetto di polizia””.”” (pag 18) “”Certo, occorre rammaricarsi della procedura imperialista seguida contro i giornali da Raoul Rigault, ma occorre anche constatare che Versailles non tollerava assolutamente giornali comunardi (communalistes, ndr). Perché Parigi avrebbe dovuto tollerare che Versailles arrivasse a cospirare sotto la maschera del giornalista.”” (pag 55)”,”MFRC-097″
“PRONTERA Angelo a cura; scritti di G.A. ROGGERONE E. POULAT L. LE-GUILLOU P. BYRNE J. VIARD W. RABI A. PRONTERA J. CHABOT J. BASTAIRE J.M. ALBERTINI J.F. DURAND”,”Per un’idea di popolo e di democrazia.”,”Contiene il testo di J. M. Albertini: Emile Ollivier, un difensore della classe operaia”,”TEOS-004-FMB”
“PROPP Vladimir Ja.”,”I canti popolari russi.”,”””Tutta la vita del soldato è accompagnata dal canto. Durante il reclutamento gli addii erano accompagnati da nenie di lamento, che non sono da includere fra le canzoni soldatesche vere e proprie, perché la recluta non le cantava mai, né lo poteva. Per pesante che fosse il servizio, la recluta capiva la necessità della coscrizione. A cantare il lamento erano le donne: la madre, la sorella, la moglie, la fidanzata. Lamenti nati da un’amara esperienza , che non si limitavano ad esprimere afflizione ma descrivevano la vita del soldato: il peso del servizio, il crudo trattamento, gli orrori della battaglia; tutte cose che le donne apprendevano dai soldati stessi. Tali descrizioni costituiscono un materiale prezioso. Si ricordano le parole di Lenin: «Che cosa splendida! Quale ricchezza di materiale sulle torture degli zar, specialmente Nicola I, permettevano venissero inflitte ai soldati E quelle torture, in qual possente maniera si sono riflesse nei racconti e nelle canzoni popolari» (1). Lenin sottolineava in particolare il profondo significato storico delle canzoni; ma ne apprezzava anche la forma poetica, come si vede dalle memorie di Dem’jan Bednyj. Anche se il contenuto dei lamenti non corrispondeva più alla realtà, la loro forma popolare poteva essere utilizzata per creare canzoni adatte ai nuovi tempi. Scrive Dem’jan Bednyj: «Bisognava vedere quale vivo interesse Vladimir Il’ic manifestò per il libro di Barsov (2). Me l’aveva preso in prestito, e non me lo restituiva. Una volta che c’incontrammo mi disse. “”Quello stato d’animo lacrimoso, abulico, antibellico può e deve secondo me, essere superato: alla vecchia canzoni bisogna contrapporne una nuova. Un nuovo contenuto va immesso nella consueta forma popolare””»”” (pag 44-45) [Vlamir Ja. Propp, ‘I canti popolari russi’, Einaudi, Torino, 1976] [( 1) S.M. Budënnyj, Boec-grazdanin (Il soldato-cittadino), Moskva, 1933, p. 16; (2) Si tratta del libro di E.V. Barsov, Pricitanija severnogo Kraja (I lamenti nelle regioni settentrionali), 3 voll. Moskva, 1872-78. Il secondo volume costituisce i lamenti delle reclute] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”RUSx-004-FSD”
“PROSPERI Adriano VIOLA Paolo”,”Dalla Rivoluzione inglese alla rivoluzione francese. Storia moderna e contemporanea. Volume secondo.”,”Adriano PROSPERI (Cerredo Guidi Firenze 1939) insegna Storia moderna all’ Università di Pisa. Tra le sue opere nel catalogo Einaudi ‘Tribunali della coscienza. Inquisitori confessori missionari’ (1996). Paolo VIOLA (Roma, 1948) insegna storia moderna alla Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Palermo.”,”STOU-028″
“PROSPERI Adriano”,”Il seme dell’intolleranza. Ebrei, eretici, selvaggi: Granada 1492.”,”Alla memoria di Armando Saitta PROSPERI Adriano studioso della cultura e della vita religiosa della prima età moderna, insegna storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ‘Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari’ (Torino, 1996). “”Come abbiamo detto, il caso spagnolo è particolarmente significativo perché mostra la tendenza a trasformare la differenza ebraica da religiosa in naturale appena l’ebreo si battezzava e diventava cristiano. All’editto reale spagnolo del 1492 si dovette il tentativo più radicale di risolvere il problema: con l’imposizione del battesimo la barriera della differenza religiosa veniva cancellata, l’ebreo diventava cristiano. Ebbene, come abbiamo visto, da quel tentativo di dare una soluzione definitiva al problema doveva risultare un esito del tutto imprevisto: la barriera rimase ma subì una metamorfosi, diventando collettiva ed ereditaria da religiosa e individuale e passando dalla cultura alla natura. E da lì doveva nascere un incrudimento della persecuzione. Gli stessi ingredienti dell’antisemitismo iberico dovevano ripresentarsi in Europa a partire dalla fine del Settecento: l’idea del complotto ebraico come congiura di un nemico interno attecchì in una società nella guale era stata chiusa l’epoca dei ghetti e gli ebrei erano stati liberati – “”emancipati”” – da tutte le limitazioni dei diritti individuali fino ad allora imposti. Se in Spagna si era cancellata la differenza ebraica imponendo il battesimo, nell’Europa della Rivoluzione francese si apriva la porta alla cancellazione di goni differenza tra gli uomini con l’affermazione del principio di uguaglianza, fondato sulla comune appartenenza alla stessa specie umana. Ma proprio da lì doveva partire un’evoluzione dell’antisemitismo che si basò su ingredienti molto simili a quelli antichi: l’idea del complotto contro la società e l’affermazione della incancellabile differenza di sangue della razza ebraica”” (pag 123)”,”EBRx-051″
“PROSPERI Adriano”,”Lutero. Gli anni della fede e della libertà.”,”Adriano Prosperi (1939) è professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha al suo attivo numerose opere tra cui ‘Il concilio di Trento: una introduzione storica’ (2001) e ‘La vocazione’ (2016). » ‘Alla critica di Karl Marx – Lutero che sostituisce all’obbedienza per devozione l’obbedienza per convinzione – ha fatto seguito la denunzia degli esiti diseducativi e spoliticizzanti del luteranesimo nella storia e nella cultura tedesca: un ‘topos’ che ha conosciuto testimonianze non obliabili. Non ultima la celebre accusa di Theodor Mommsen alla Germania come Paese dove non esiste il cittadino ma il suddito: «un Paese dove il singolo … non trascende il servizio nei ranghi e il feticismo politico»’ (pag 5, premessa); Erasmo e Lutero. ‘Ma proprio mentre da più parti si cominciava a costituire un fronte antiscolastico e antiromano che riconosceva come capi ideali Erasmo e Lutero e si sforzava di favorirne l’alleanza, Erasmo sembrava deciso a ritrarsi in tutti i modi dalla battaglia. Le ragioni della sua ritrosia sono state esplorate da una sterminata letteratura storica, saggistica e biografica. Segno che una certa idea della Riforma guardando con favore a tutto quanto sembrava muoversi sotto il segno della libertà e dell’autodeterminazione dell’uomo, ha trovato incomprensibile che non ci fosse subito un’aperta alleanza tra i due uomini simbolo come Lutero ed Erasmo. E, con un occhio attento a quello che sarebbe accaduto in seguito con il divorzio fra i due, si è affacciata l’idea di una differenza sostanziale tra i loro percorsi: da un lato l’assunzione delle fonti cristiane come documenti e monumenti di una moralità non dissimile da quella delle vette del pensiero pagano, dall’altro la ricerca di una risposta al terrore del giudizio del Dio biblico; la prima via parlava al cuore dell’élite umanistica, la seconda – ha scritto Marx – sostituiva alla servitù fondata sulla devozione la servitù fondata sulla convinzione (14). E si possono rintracciare ragioni di dissidio anche in un’insuperabile divergenza di carattere e di stile, oltre che di convinzioni e di consapevoli strategie personali’ (pag 290); ‘Quanto a Lutero, i giudizi dei posteri hanno variamente interpretato quegli anni e quei suoi scritti. Con la nascita della concezione della storia come lotta di classe, un celebre scritto di Friedrich Engels che ha aperto la via a un’intera tradizione, lesse quegli eventi come la scissione tra una Riforma borghese e una variante popolare e contadina pronta a coglierne l’idea di libertà evangelica come impulso a sciogliere le sue catene’ (pag 523)] [(14) «Lutero, in verità, vinse la servitù per ‘devozione’ mettendo al suo posto la servitù per ‘convinzione’» (‘Per la critica alla filosofia del diritto di Hegel. Introduzione’, trad.it. in Karl Marx e Friedrich Engels, ‘Opere’, Roma, Editori Riuniti, 1972-1991, vol. 3, p. 198)]”,”RELP-065″
“PROSPERI Adriano”,”Il Concilio di Trento: una introduzione storica.”,”Adriano Prosperi è docente di Storia moderna all’Università di Pisa.”,”RELC-073-FL”
“PROSPERO Michele”,”I sistemi politici europei.”,”Michele Prospero è ricercatore nella facoltà di sociologia dell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato: La politica postclassica, Il nuovo inizio, Nostalgia della grande politica, La democrazia mediata, Sistemi politici e storia, Politica e vita buona, Sinistra e cambiamento istituzionale, In questa collana ha pubblicato Il pensiero politico della destra.”,”EURx-024-FL”
“PROSPERO Michele”,”Ottobre 1917. La rivoluzione pacifista di Lenin.”,” Michele Prospero insegna filosofia politica e Scienza politica nella Facoltà di scienze politiche, sociologia e comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza. Dirige la rivista Democrazia e diritto. E’ editorialista del Manifesto. Ha pubblicato: ‘Il partito politico (2012), ‘Hans Kelsen’ (2013), ‘La scienza politica di Gramsci’ (2016). “”Non si spiega l’Ottobre senza il disordine rappresentato dalla guerra. Con la banale violenza di massa per risolvere le sue contraddizioni economiche, «il sano capitalismo ha portato nei paesi più liberi al massacro mondiale» (29). E’ Lenin stesso a ricondurre il trionfo rosso alla «speciale congiuntura internazionale». Le potenze imperiali in guerra tra loro «non avevano tempo di occuparsi di noi» (30). E per questo collega il suo successo bolscevico «al fatto che si era momentaneamente inceppata la macchina destinata a muoversi contro di noi come il treno muove contro una carriola e la fa in pezzi» (31). La carriola fu in grado di resistere all’urto del treno per un irripetibile intreccio di contingenze, che consentirono un tempestivo colpo di mano in una periferia della vecchia Europa. Con la guerra, come effetto della crisi della prima età della globalizzazione dei mercati, si spezza il nesso tra le lotte per le riforme e consolidamento degli istituti liberali. Cambia la fase storico-politica, e dinanzi al fenomeno nuovo dell’imperialismo o «politica coloniale mondiale» per Lenin sono «obbligatorie le forme illegali di agitazione e di organizzazione nei periodi di crisi» (32). Trasformare la guerra tra Stati per la spartizione delle risorse in una guerra tra classi contro i ceti dominanti di ciascun paese diventa la ricetta di Lenin per scardinare la rete internazionale di dipendenza dal capitale”” (pag 15) “”Miracolo di organizzazione proletaria”” (pag 17) Nelle sue «Lettere da lontano» Lenin guarda con disincanto gli eventi, vi coglie «combinazioni inattese e originali» sul piano politico, ma ritiene impossibile che il governo provvisorio risponda alle questioni più urgenti («il grosso grumo di sangue» della guerra, anzitutto). La guerra, questo è lo scoglio che spinge ad andare oltre il riformismo di febbraio, conservatore nella politica estera e incapace di arrestare l’anarchia nei territori e la radicalizzazione della ribellione spontanea. La trincea infrange il «fugace umore di ottimismo e unità nazionale» (37) seguito alla ondata di liberalizzazione del potere. Anche Lenin ritiene che «la Russia è ora il paese più libero, più avanzato del mondo» (38). Ma, per impedire che la componente operaia della rivolta risulti subalterna e omologata alle esigenze del repubblicanesimo borghese, propone di combattere il «politicantismo» guerrafondaio di Kerenski che, con la sua retorica costituzionale, «funge da balalaica per ingannare gli operai» (39). Per conservare l’autonomia politica operaia, Lenin scavalca la questione istituzionale e fa della terra, della guerra e della pace il discrimine principale. Perciò denuncia le velleità di Kerenski (ministro e poi capo di governo a luglio) di edificare una «monarchia bonapartista plebiscitaria» per sorreggere la volontà del governo di proseguire la guerra al servizio del capitale. Con un «miracolo di organizzazione proletaria» è possibile spingere la rivoluzione verso una seconda tappa che archivi la stagione effimera del liberalismo e delle fughe deteriori verso un ribellismo distruttivo”” (pag 16-17); “”Un assioma della politica è per Lenin che «la questione principale di ogni rivoluzione è la questione del potere» (101). Non è possibile lasciare postazioni vuote. La considerazione dei rapporti di forza è il solo metro con il quale Lenin è disposto a risolvere le sue incertezze teoriche”” (pag 32) Note: (28) Lenin, v. XXXIII, p. 40; (29) Lenin, v. XXIX, p. 19; (30) Lenin, v. XXVII, p. 57; (31) Ivi, p. 58; (32) Lenin, v. XXI, p. 24; (37) S.A. Smith, ‘The Russian Revolution’, Oxford, 2002, p. 14; (38) Lenin, v. XXXVI, p. 319; (39) Lenin, v. XXIII, p. 305; (101) Lenin, v. XXVI, p. 348; (263) Lenin, v. XXVI, p. 341 Lenin realista e teorico una volta al potere (pag 51) “”Non le persone ma i partiti fanno la rivoluzione “”, scrive Lenin (263) (pag 67) inserire”,”LENS-309″
“PROSPERO Michele”,”Il pensiero politico della destra.”,”Michele Prospero è studioso di scienza e politica e autore delle seguenti opere: La politica postclassica, Il nuovo inizio, Nostalgia della grande politica, La democrazia mediata, Sistemi politici e storia.”,”TEOP-075-FL”
“PROST Antoine”,”Histoire de l’ enseignement en France, 1800-1967.”,”””La monarchie de Juillet apparaît alors comme une premiére apogée de l’ Université. Ses adversaires ont été mis en déroute en 1830; le nouveau pouvoir, libéral, fait confiance au corps enseignant, et le roi Louis-Philippe avait mis ses fils au lycée Henri IV.”” (pag 27) “”In una prima fase, il motore essenziale del progresso della scolarizzazione è la fondazione di nuove scuole. (…)””. (pag 97) Ineguaglianze geografiche della scolarizzazione (pag 104) La rivoluzione dei metodi di insegnamento (scrittura, lettura, calcolo e altre materie) (pag 119)”,”FRAV-107″
“PROST Antoine”,”Autour du Front Populaire. Aspects du mouvement social au XXe siécle..”,”PROST Antoine è professore emerito di storia contemporanea all’Università Paris I Panthéon Sorbonne. E’ autore di molte opere tra cui ‘Penser la Grande Guerre’ in collaborazione con Jay WINTER. Appendice: Tabelle iscritti sindacali CGT 1918-1938 (pag 319) “”Les communistes, en plein essor disposent de jeunes militants prêts à s’investire dans le travail syndical, et qu’ils forment, tandis que la relève, chez les ex-confédérés, est difficile. Les communistes ont d’autre part conservé leur hebdomadaire syndical. ‘La vie ouvriere’, qui répond aux attentes des syndiqués mieux que la presse confédérale un peu désuète. Alors que le quotidien de la CGT, ‘Le Peuple’, qui ne s’est pas renouvelé, compte 18000 abonnés en juin 1938, ‘La Vie ouvrière’, qui tirait à 16000 exemplaires avant juin 1936, tire à 260000 en juin 1937. Quant a ‘Syndicats’, son anticommunisme résolu le fait apparaître pour ce qu’il est: l’ organe d’une tendance. Les tentatives de la direction confédérale pour substituer à ces deux périodiques un unique hebdomadaire de la CGT, ‘Messidor’, se heurtent au refus de ‘La Vie ouvrière’, et son lancement retardé plusierus fois intervient trop tard (mars 1938) pour porter des fruits””. (pag 166)”,”MFRx-284″
“PROTO Mario”,”I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano.”,”PROTO Mario insegna storia delle dottrine politiche e sociologia generale nell’Università di Lecce. Ha pubblicato numerosi volumi di interesse storico politico e sociologico. Ha curato l’edizione critica di vari testi (Montesquieu, Rousseau, Doria, Turati, Engels, Durkheim ecc.). Il capitolo ‘Violenza ed economia nella Bismarckzeit teoria della violenza’ è dedicato ad Engels (Teoria della violenza nell’Antiduhring e al saggio ‘Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco’ (pag 49-65) Engels (pag 51-54) “”Presumibilmente nell’inverno di circa dieci anni dopo [la stesura dell’Antidühring, ndr], Engels si dedicò alla stesura di un saggio che avrebbe voluto pubblicare come aggiunta ad un’edizione separata dei tre capitoli della “”Teoria della violenza”” . Ma, pervaso dall’urgenza di portare a compimento il lavoro di riordino del III volume del Capitale, non fece in tempo a terminare questo suo saggio. Esso apparve per la prima volta solo nel febbraio-marzo 1896, sulla rivista socialdemocratica tedesca “”Die Neue Zeit”” curato da E. Bernstein, il quale lo ripartì in cinque paragrafi e gli dette il titolo che porta attualmente: “”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco””. Nel periodo in cui Engels si dedicava alla stesura del presente saggio, la Germania aveva da pochi anni attuato la propria unificazione. La costituzione del Reich tedesco, avvenuta nel 1871 a seguito della vittoria della Prussia sulla Francia, aveva premiato l’abilità politica di Bismarck. Il cancelliere tedesco aveva tenuto fede al suo progetto – annunciato già un decennio prima dinanzi alla commissione del bilancio del Parlamento prussiano – di voler risolvere i problemi della Confederazione “”non con discorsi né con voti di maggioranza (…) bensì col ferro e col fuoco””. Subito dopo si era apprestato a consolidare la propria supremazia all’interno del nuovo stato unito non facendo segreto delle proprie simpatie, né esitando a palesare ostilità verso ogni focolaio reazionario che minasse l’autorità acquisita. Da un lato Bismarck mantenne infatti inalterati per la sua stessa appartenenza a quella classe, i privilegi degli Junker prussiani; dall’altra attuò una serie di misure repressive volte a scoraggiare l’iniziativa dei partiti non conformi alla sua linea politica. Tra il 1872 e il 1875 Bismarck si fece promotore del Kulturkampf, una serie di misure anticattoliche volte a scoraggiare l’attività politica del clero, le quali, col tempo, furono messe da parte per fronteggiare le nuove insidiose iniziative dei socialdemocratici, che nel 1875 avevano dato vita al Partito Socialdemocratico Tedesco. “”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco”” nasce esattamente in questo clima di persecuzioni al partito di cui Engels stesso faceva parte; le leggi antisocialiste erano solo la punta di un iceberg gigantesco che rappresentava la violenta linea politica seguita dal cancelliere tedesco e che raggiunse l’apice della brutalità con la vittoria sulla Francia del 1871″” [Mario Proto, I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano, 2005] (pag 51-52) “”Inoltre il pericolo di una guerra mondiale aleggiava in Europa: le manovre politiche di Bismarck avevano irrimediabilmente aizzato sospetti e diffidenze tra gli Stati. In quel periodo Engels pubblicò una serie di articoli sul “”Vorwärts””, dal titolo “”Può l’Europa disarmare?””, che comparvero nel febbraio e nel marzo del 1893, mentre il Parlamento tedesco discuteva il bilancio delle forze armate. La sua era una posizione assolutamente controcorrente e rivoluzionaria. Nell’opera propone una graduale riduzione del periodo di ferma, sino alla totale estinzione dell’esercito regolare, sostituito dalle milizie popolari, i cui soldati avrebbero ricevuto un’educazione militare già nelle scuole, in tenera età. Inoltre, poichè la Prussia aveva cominciato la corsa agli armamenti sarebbe stato opportuno che l’iniziativa per il disarmo fosse presa dalla Germania. Si legge nella Prefazione alla prima edizione [dell’Antidühring]: “”(…) c’è voluto un anno per potermi decidere, trascurando altri lavori, e prendere questa gatta da pelare. Era proprio una faccenda che, una volta affrontata, doveva essere portata fino in fondo. E non era solo molto spiacevole, ma anche molto grossa. La nuova teoria socialista si presentava l’ultimo frutto pratico di un nuovo sistema filosofico. Si trattava quindi di esaminarla in connessione con questo sistema e, di conseguenza, di esaminare il sistema stesso: si trattava di seguire Dühring in quel vasto campo in cui egli trattava di tutte le cose possibili e di altre ancora””. Engels non aveva ancora idea di quali rilevanti conseguenze sarebbero sopraggiunte dopo la pubblicazione di quell’opera. L’Antidühring aveva convertito tutta la socialdemocrazia dell’Europa continentale al marxismo. (Cfr. Gustav Mayer, Friedrich Engels, La vita e l’opera, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1969, pag. 238). Già nella seconda edizione (1885), Engels manifesta il suo stupore dinanzi al successo della sua opera (“”Non mi aspettavo che il seguente scritto dovesse uscire in una nuova edizione””). E, nella terza (1894) si dirà: “”pienamente soddisfatto della diffusione che, dal tempo dell’edizione precedente, hanno avuto le idee rappresentate in questo libro nella pubblica coscienza degli studiosi e della classe operaia e, invero, in tutti i paesi civili del mondo””.”” (pag 53-54) [Mario Proto, I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano, 2005]”,”QMIx-216″
“PROTTI Daniele”,”Cronache di “”nuova sinistra””. Dal Psiup a Democrazia Proletaria.”,”Daniele PROTTI, mantovano di nascita ma fiorentino d’ adozione, ha partecipato al movimento studentesco dell’ Università Cattolica di Milano nel 1967-1968, e quindi alle lotte della Comunità dell’ Isolotto di Firenze. Militante della sinistra Psiup è stato tra i fondatori del Partito di Unità Proletaria e successivamente del Pdup per il comunismo. Direttore della rivista Unità Proletaria, per due anni ha diretto il Quotidiano dei Lavoratori, al quale attualmente collabora come inviato.”,”ITAC-046″
“PROTTI Daniele BIDUSSA David JESURUM Stefano BEDINI Carlo GORRESIO Vittorio CANCOGNI Manlio BOCCA Giorgio MONICELLI Mino FEJTO François BIAGI Enzo MIELI Renato TRIONFERA Renzo MONTESI Libero NICHOLS Peter BERTI Paolo FINI Massimo ONGARO Alberto GEROSA Guido INCERTI Corrado OTTOLENGHI Sandro GIGLIO Tommaso SANTINI Aldo VENE’ Gian Franco BERTI Paolo LAZZARO Claudio MAZZINI Giancarlo VOLTERRA Mauro VALENTINI Giovanni PETRUCCI Pietro RINALDI Claudio FLORES D’ARCAIS Paolo NIRENSTEIN Fiamma PALOMBELLI Barbara SANTILLI Luciano NONNO Pasquale ANDREOTTI GiuliO MARCENARO Andrea PROTTI Daniele MANCONI Luigi VERTONE Saverio PERNA Giancarlo FASSINO Piero ZINCONE Giuliano ZURLO Stefano IRDI Luigi”,”Il fattore K. I comunisti italiani da Togliatti a D’Alema.”,”‘Quando il Migliore vendette alla Cia i segreti del comunismo. Per mezzo miliardo consegnò il rapporto Krusciov agli americani’ (pag 79-81) (articolo di Corrado Incerti)”,”PCIx-500″
“PROUDHON P.J.”,”La Pornocrazia.”,”Nell’introduzione Francesco VALORI (traduttore) sottolinea che se pure la dottrina di PROUDHON sia antifemminista ha tuttavia il merito di aver fissato alcuni punti fermi necessari al buon ordine della famiglia e della società.”,”PROD-001″
“PROUDHON P.G.”,”La guerra e la pace. Pagine scelte con una introduzione. A cura di Piero Jahier.”,”Secondo il curatore, PROUDHON (1809-1865) come storico esaltò la guerra madre di civiltà, come profeta dell’umanità unificata retrocesse la guerra alla barbarie.”,”PROD-005″
“PROUDHON P.G. a cura di Giulio PIERANGELI”,”La capacità politica delle classi operaie.”,”Nella dedica di P. egli parla di protesta elettorale con la scheda bianca.”,”PROD-006″
“PROUDHON Pierre Joseph”,”Commentaires sur les memoires de Fouché. Suivis du parallele entre Napoleon et Wellington. Manuscrits inedits publies par Clement Rochel.”,”Nel settembre 1824, le cosiddette ‘Memoires de Joseph Fouché’ ministro della Police Generale (LE-ROUGE. PARIS. 1824, 2 volumi in 8°) furono pubblicate a Parigi. Dopo QUERARD e BARBIER, queste memorie furono redatte da A. de BEAUCHAMP con l’aiuto delle note fornite da Louis-Pascal JULLIAN. Sia BEAUCHAMP che JULLIAN erano agenti di FOUCHE’ e quindi ben informati. L’introduzione fornisce dei due un profilo biografico. PROUDHON studiando quest’opera si rese conto della sua importanza anche se capì che esse non erano vere ma verosimili.”,”PROD-008″
“PROUDHON P.J.”,”La Pornocrazia o le donne nei tempi moderni.”,”PROUDHON, nasce a Besancon nel 1809. Dapprima tipografo, quindi titolare di una pensione accademica che gli consente di studiare a Parigi, viene eletto deputato all’Assemblea nazionale nel 1848. Condannato due volte alla reclusione, esule dal 1858 al 1862 in Belgio, morirà a Parigi nel 1865.”,”PROD-010″
“PROUDHON Pierre Joseph”,”Lettres choisies et annotées par Daniel Halevy et Louis Guilloux. Avec une preface de Sainte-Beuve.”,”Contiene lettera a MICHELET sulla ‘Storia della rivoluzione francese’.”,”PROD-015″
“PROUDHON P.J.”,”Oeuvres completes de P.J. Proudhon. Nouvelle editions publiée avec des Notes et Documents inedits.”,”Contiene: -Philosophie du Progres. Introduction et Notes par T.H. RUYSSEN -La Justice poursuivie par l’Eglise. Introduction de Jules L. PUECH”,”PROD-021″
“PROUDHON P.J.”,”Oeuvres completes de P.J. Proudhon. Nouvelle editions publiée avec des Notes et Documents inedits. Sous la direction de MM. C. BOUGLE’ et H. MOYSSET”,”Contiene: -Les Confessions d’un Revolutionnaire pour servir à l’Histoire de la Revolution de Fevrier. Introduction Appendices et Notes de Daniel HALEVY. L’ appendice contiene uno scambio di lettere tra PROUDHON e MARX (1846) (in particolare sull’ organizzazione di una corrispondenza socialista tra operai tedeschi, francesi e inglesi che superi i limiti della nazionalità)”,”PROD-022″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”La questione sociale.”,”PROUDHON (Besancon 1809- Paris 1865) erudito autodidatta, pensatore e polemista, scrittore brillante viene considerato in questo volume come il maggiore scrittore politico dell’ Ottocento francese, il vero padre del socialismo d’oltr’alpe.”,”PROD-025″
“PROUDHON P.J.”,”La guerre et la paix. Recherches sur le principe et la constitution du droit des gens. Tome premier.”,”””Il generale Jomini, dopo aver raccontato con l’ ammirazione di un soldato la campagna d’ Italia del 1796-1797, riportato alla realtà dallo stato di cose in presenza del quale egli scriveva, si lascia scappare questa rivelazione: “”La cause generali decidono del destino degli imperi, e danno alle vittorie dei risultati più o meno importanti”” “”. (pag 374)”,”PROD-034″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura Umberto CERRONI”,”Che cos’è la proprietà? O ricerche sul principio del diritto e del governo. Prima memoria (1840).”,”””Non nasconderò che, al di fuori della proprietà e della comunità, nessuno ha mai concepito un’altra possibile forma di società: è a questo deplorevole errore che si deve la sopravvivenza della proprietà. Gli inconvenienti della comunità sono talmente evidenti chei critici non hanno mai dovuto impiegare molta eloquenza per disgustarne gli uomini. L’ irreparabilità delle sue ingiustizie, la violenza ch’essa fa alle simpatie e alle antipatie, il gioco di ferro che impone alla volontà, la tortura morale in cui mantiene la coscienza, l’ atonia in cui fa cadere la società, e per dire tutto, infine, l’ uniformità beata e stupida con la quale incatena la personalità libera, attiva, ragionatrice, ribelle dell’ uomo, hanno fatto insorgere il buon senso generale e condannato irrevocabilmente la comunità””. (pag 266)”,”PROD-037″
“PROUDHON P.J.”,”De la capacité politique des classes ouvrieres; Du principe fèdératif et de la nécessité de reconstituer le parti de la révolution.”,”””M. Berryer è partigiano della monarchia costituzionale: non ci sono dubbi. Solo che, mentre Thiers dichiara di non tenere per una dinastia piuttosto che per un’altra, e di subordinare il suo allineamento all’ adozione della sua massima favorita: “”Il re regna ma non governa””, M. Berryer considera la legittimità dinastica essenziale alla Costituzione, cosa che porta a una massima diametralmente opposta a quella di Thiers: “”Il re regna e governa””””. (pag 258)”,”PROD-038″
“PROUDHON P.G.”,”Scritti sulla rivoluzione italiana. Scelta, traduzione e prefazione di Agostino Lanzillo.”,”Contro Garibaldi: “”Tuttavia esisteva nel Medio-Evo, io non saprei in questo momento dire a quale epoca, una specie di reame ligure, che andava dalla Spagna alla Francia, fino alle vicinanze dell’ Italia e la di cui capitale era Montpellier. Era un ultimo sforzo della nazionalità ligure. Ma poiché i liguri sono stati da due secoli radiati dalla carta degli Stati, ne consegue che gli uomini di questa razza abbiano il diritto di fare e disfare i reami, di parlare in nome di nazionalità straniere, di cancellare arbitrariamente queste, dare l’ impero a quelle, resistere al progresso naturale della civiltà, sovvertire la politica e la storia?”” (pag 102) Sui rapporti Italia-Francia: “”In politica, i nostri nemici, sono i nostri vicini; questo assioma è tanto sicuro che neppure uno di Machiavelli”” (pag 40)”,”PROD-039″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura di Günther HILLMANN”,”Bekenntnisse eines Revolutionärs um zur Geschichtsschereibung der Februarrevolution beizutragen.”,”””Was eine Gesellschaft ohne eine politische Verfassung bestehen? Was wollen wir and die Stelle einer politischen Verfassung setzen? Diese Fragen nehme ich mir vor zu lösen; (…)”” (pag 129, Die Verfassung) (Può esistere una società senza una costituzione politica? Che cosa vogliamo noi mettere in una costituzione politica? Queste questioni mi propongo di risolvere) (appr.)”,”PROD-040″
“PROUDHON P.J.”,”Du principe fédératif. Et de la nécessité de reconstituer le parti de la révolution. Si les traités de 1815 on cessé d’ exister. Actes du futur congrés.”,”””La Chiesa, indipendentemente dal suo dogma, è madre di tutta l’ autorità e unità. E’ per questa unità che essa è divenuta, per così dire, la capitale del misticismo””. (pag 120) “”La federazione, al contrario, è libertà per eccellenza, pluralità, divisione, governo di sé per sé. La sua massima è il diritto, non certo dato dalla Chiesa, interprete del cielo, o definito dal principe, rappresentante della Divinità e braccio del santo-padre; ma determinato per libero contratto””. (pag 121)”,”PROD-041″
“PROUDHON P.J., a cura di Carlos DIAZ”,”Propiedad y federacion.”,”Forza-lavoro collettiva. “”Il capitalista, si dice, ha pagato le ‘giornate’ ai suoi operai. Per parlare con esattezza, si deve dire che il capitalista ha pagato tante giornate quanti operai ha impiegato giornalmente, che non è la stessa cosa. Perché questa forza immensa che risulta dalla convergenza e dalla simultaneità degli sforzi dei lavoratori non l’ ha pagata. Duecento operai hanno posto in qualche ora l’ obelisco di Luqsor sulla sua base. Si può immaginare che lo avrebbe fatto un solo uomo in duecento giorni?””. (pag 79)”,”PROD-042″
“PROUDHON P.G.”,”Che cos’è la proprietà? Critica della teoria di Proudhon. Sulla proprietà.”,”””Qualunque sia dunque la capacità di un uomo, quando questa capacità è creata, egli non si appartiene più: simile alla materia che una mano industriosa foggia, egli aveva la facoltà di divenire, la società l’ha fatto essere.”” (pag 41)”,”PROD-043″
“PROUDHON P.G.”,”Psicologia della Rivoluzione.”,”Mandato imperativo. “”Che le nostre giovani reclute se lo mettano bene in testa: il socialismo è l’ opposto del governalismo. Questo è una cosa vecchia quanto il proverbio: “”tra padrone e servitore nessuna società””. Noi vogliamo al lato del suffragio universale, come conseguenza di questo suffragio, l’ applicazione del mandato imperativo. Questo ripugna agli occhi degli uomini politici: ciò vuol dire che ai loro occhi il popolo, quando rielegge dei rappresentanti, non si procura dei mandatari, ma si spoglia di tutta la sua sovranità!… Sicuramente quello lì non è socialismo, né democrazia.”” (pag 41)”,”PROD-044″
“PROUDHON P.J.”,”Les confessions d’un révolutionnaire pour servir a l’ histoire de la révolution de février.”,” “”Louis Blanc aveva avuto l’ onore della reazione del 17 marzo; Ledru-Rollin ebbe l’ onore della reazione del 16 aprile. Tanto il primo era stato deciso nell’ opporsi alla dittatura vera o presunta di Blanqui, tanto il secondo lo era stato nella sua opposizione alla dittatura di Louis Blanc. Il 16 aprile, Ledru-Rollin non era né socialista né comunista; egli faceva beffe delle teorie dei suoi colleghi. Delegato del popolo al ministero dell’ interno, responsabile dell’ ordine e della libertà davanti al paese, incaricato di difendere tutti gli interessi, non poteva vedere nella manifestazione del 16 aprile che un tentativo di usurpazione: egli resistette. Chi oserebbe condannarlo? A colpo sicuro non Louis Blanc. Il 16 aprila, come il 17 marzo, fu nondimeno uno scacco per la Rivoluzione; perché ogni attacco al potere allo scopo di servirsene per violentare gli istinti di un paese, che questo attacco sia o non sia seguito da successo, è uno scacco al progresso, una caduta. Louis Blanc aveva la speranza di far trionfare, attraverso il colpo di Stato e l’ autorità dittatoriale, un sistema di riforme economiche (…)””. (pag 83-84)”,”PROD-046″
“PROUDHON P.J.”,”Manuel du spéculateur a la bourse.”,” La Borsa. “”‘Le temps est de l’ argent’, dicono gli inglesi. La durata di una commandita non è per così dire, che una forma di apprezzamento del suo valore. Una società si costituisce con il capitale di … e per una durata di …, ecco l’ affare. La cifra del capitale, aggiunta a quella della durata, costituisce il valore reale dell’ impresa. Una volta stabilita, essa tenderà a ciò che sarà necessario, o che giudicherà utile ai suoi interessi: la fissazione di un termine, ordinato dalla legge, non significa altre cose. La divisione del lavoro, il cui effetto più notevole e il meno previsto è stato di far fare causa comune alle industrie; la moltiplicità delle imprese, notamente per quello che concerne i lavori pubblici; lo sviluppo della meccanica, che riduce quasi a niente la produzione individuale, e l’ immensa circolazione che ne è stata il seguito: tutte queste cause hanno fatto subire alla proprietà, al consumo, allo stato dei cittadini, delle modificazioni tanto profonde quanto variate, di cui la Borsa è diventata l’ espressione e l’ eco. Sotto l’ azione di cause irresistibili, un capitalista esperto non investe più i suoi capitali, con un atto speciale, individuale, nominativo, e per un lungo tempo, tra le mani di un prestatore unico. Sa che, per la creazione incessante di valore nuovo, per la proporzionalità variabile dei prodotti, per le oscillazioni della politica, la sua fortuna è sottomessa alle chances perpetue degli alti e bassi; e nella previsione di questa eventualità, si mette, per quanto è possibile, ad impegnare i suoi capitali, ovvero muoverli, distribuirli, e all’ occorrenza realizzare, secondo la convenienza dei suoi interessi””. (pag 71)”,”PROD-048″
“PROUDHON P.J.”,”La proprietà.”,”””La grande proprietà, infatti, richiedendo per il suo funzionamento, personale direttamente dipendente e salariato, oppure il sistema dell’ affitto – due surrogati del servaggio feudale – costa di più e produce di meno. Dunque, impartite l’ educazione alle masse, istruite i contadini, ispirate a tutti il senso della loro dignità, insegnate loro a rendersi conto del loro potere e dei loro diritti: ben presto vedrete diminuire i lavoratori domestici e i salariati, trasformarsi le condizioni d’ affitto e gradatamente le proprietà ridursi all’ estensione media, che può essere sfruttata da una famiglia di contadini forte per braccia, intelligenza e coesione.”” (pag 121)”,”PROD-049″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura di Bernard VOYENNE”,”Mémoires sur ma vie.”,”Ex giornalista poi professore al Centre de formation et de perfectionnement des journalistes e all’ Institut francais de presse dell’ Université de Paris, autore di una dozzina di opere, B. VOYENNE è attualmente (1983) professore incaricato all’ Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales. Scheda sul rapporto Marx e Proudhon. (pag 61) “”Il credito era dunque gratuito! Il principio realizzato, le conseguenze si svolgevano all’ infinito.”” (pag 88) “”La Banca del popolo, dando l’ esempio di iniziativa popolare, sia per il governo che per l’ economia pubblica, ormai identificata in una stessa sintesi, diveniva dunque allo stesso tempo, per il proletariato, principio e strumento di emancipazione: essa creava la liberà politica e industriale. E come ogni filosofia, ogni religione è l’ espressione metafisica o simbolica dell’ economia sociale, la Banca del popolo, cambiando la base materiale della società, preludeva alla rivoluzione filosofica e religiosa: è così almeno che l’ avevevano concepita i fondatori. (…)”” (pag 89) “”La donna è stata data all’ uomo per servirgli d’ ausiliario: Faciamus ei adjuntorium simile sibi, dice la Genesi.”” (pag 104) “”A forza di preoccupazioni politiche abbiamo perso di vista l’ economia sociale”” (pag 109)”,”PROD-050″
“PROUDHON P.J., a cura di Giuseppe SANTONASTASO”,”La schiavitù dell’ uomo.”,”Il diritto di occupazione al posto del diritto di proprietà. “”Viene così annullata la definizione romana della proprietà. Il ‘diritto d’ usare e d’ abusare’, immoralità nata dalla violenza, la più mostruosa pretesa che le leggi civili abbiano mai sanzionato. L’ uomo riceve il suo usufrutto dalle mani della società, che sola possiede in via permanente: l’ individuo passa, la società non muore mai. Che profondo disgusto vince il mio animo, a dover discutere verità così banali! Son queste, dunque, le cose di cui noi oggi dubitiamo? Bisognerà ancora una volta armarsi per farle trionfare, e solo la forza, in mancanza della ragione, potrà introdurle nelle nostre leggi?””. (pag 66)”,”PROD-052″
“PROUDHON Giambattista Vittore a cura di Giuseppe CIOTTI”,”Opere di Proudhon. Vol. I. Trattato del Dominio di Proprietà. Della distinzione dei beni in relazione al dominio privato. Edizione aumentata nel Belgio del confronto dell’ opera coi trattati dei signori Hennequin, Chavot, Duranton, Toullier, Merlin, Rolland de Villargers, Demante, Boileux, Zacharia, Deleurie, Fed. Taulier, Championniere e Rigaud, Favard de Langlade, O. Leclercq, Petit, ecc. ecc.”,”PROUDHON Giambattista Vittore nasce a Chanans cantone di Vercelli (Francia) nel 1758, decano della facoltàdi diritto di Digione membro corrispondente dell’ Istituto reale di Francia e dell’ Accademia delle scienze e arti e belle lettere di Digione e Besanzone. Dell’occupazione che ha luogo altrimenti che pel fatto di guerra. “”Così, per attenersi ai principi del dritto naturale, la prima regola che governa questa materia, si è, che la cosa che non appartiene ancora ad alcuno, debbe restare acquistata di tutta proprietà al primo individuo che viene a prenderla o ad impadronirsene per rendersene possessore, e padrone.”” (339. pag 290)”,”DIRx-012″
“PROUDHON P.J.”,”Idée génerale de la révolution au XIX° siècle. (Choix d’études sur la pratique révolutionnaire et industrielle)”,”Voul l’avez dit: ‘La République est au-dessus du suffrage universel’. Si vous comprenez la formule, vous ne désavouerez pas le commentaire: ‘La Révolution est au-dessus de la République’. (in chiusura) Contro Louis Blanc. “”A cet égard, une grave responsabilité pèsera dans l’histoire sur Louis Blanc. C’est lui qui, au Luxembourg, avec son logogriphe ‘Egalité – Fraternité – Liberté’, avec ses abraxas ‘De chacun… A chacun…’ a commencé cette opposition misérable de l’ideologie aux idees et soulevé contre le socialisme le sens commun. Il s’est cru l’abeille de la révolution, in n’en a été que la cigale. Puisse-t-il enfin, après avoir empoisonné les ouvriers de ses formules absurdes, apporter à la cause du prolétariat, tombee un jour d’erreur en ses debiles mains, l’obole de son abstention et de son silence!””. (pag 101)”,”PROD-056″
“PROUDHON P.J.”,”General Idea of the Revolution in the Nineteenth Century.”,”Proudhon, 1809-1865 Assorbimento del Governo da parte degli organismi economici (pag 240)”,”PROD-058″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”La révolution sociale démontrée par le coup d’état du 2 décembre.”,”pag 136 illeggibile, mancanze nel testo”,”PROD-069″
“PROUDHON P.J.”,”Les femmelins. Les grandes figures romantiques. J.J. Rousseau – Béranger – Lamartine – Madame Roland – Madame De Stael – Madame Necker de Saussure – George Sand.”,”PROUDHON P.J. “”Proudhon, résumant ces idées où se manifeste le caractère éminemment social de la littérature, écrivait notamment: “”Celui qui écrit pour les autres, de même qu’il est tenu de parler leur propre langue et de la leur parler mieux qu’ils ne feraient eux-mêmes, doit aussi leur révéler leurs idées, leurs sentiments, leurs passions, leurs moeurs, tout ce qu’ils sentent dans la confusion de leur pensée et qu’ils sont incapables d’exprimer et de définir”” (La Justice dans la Révolution et dans l’Eglise’, t. III, p. 347, Edition Flammarion)”” (introduzione) (pag 6)”,”PROD-077″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”Contro l’Unità d’Italia. Articoli scelti.”,”Titoli originali ‘La fédération et l’unité en Italie’, ‘Mazzini et l’unité italienne’, Garibaldi et l’unité italienne’, ‘Nouvelles observations sur l’unité italienne’ “”Se l’internazionalismo è caratteristica fondamentale del socialismo scientifico del XIX secolo, la “”federazione”” rappresenta invece per Proudhon la conclusione della teorizzazione di un nuovo ordine economico-sociale: è il termine ultimo del processo di spontanea organizzazione e integrazione dei gruppi sociali minori in forme più articolate e federative. Lo Stato che ha la sua ragion d’essere nella centralizzazione deve essere sostituito da una organizzazione federale, costituita dalle città che hanno comuni interessi e che su queste basi stipulano un contratto di associazione federativa. All’Europa degli Stati, di «Re e Imperatori», Proudhon opponeva l’Europa di «Comuni e città». Sebbene Proudhon fosse convinto che la borghesia avesse esaurito la propria funzione storica, non mancò tuttavia di richiamare l’attenzione degli operai sul fatto che una vera riforma della società è possibile solamente mediante una forma di collaborazione, fra la media borghesia – pur sempre con capacità imprenditoriale – e il proletariato”” (pag 16-17) (introduzione) L’introduzione è di due storici esperti del Risorgimento. Antonello Biagini è professore ordinario di Storia dell’Europa Orientale e prorettore per la Cooperazione e i Rapporti Internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza. Consulente dal 1971 dell’Ufficio Storico dell’Esercito, ha curato la pubblicazione di numerosi documenti dello Stato Maggiore Esercito. Componente della Commissione Nazionale di Storia Militare, è stato presidente della Società Italiana di Storia Militare.”,”PROD-082″
“PROUDHON P.J.”,”La fédération et l’unité en Italie.”,”””Non ho mai creduto all’unità d’Italia; dal punto di vista dei principi, come da quello della pratica e delle transizioni, l’ho sempre rifiutato. Potrei citare a sostegno della mia opinione gli uomini più onorevoli e intelligenti d’Italia: il rimpianto Montanelli, che ho avuto l’onore di conoscere; Ferrari, il dotto storico, e l’ottimo generale Ulloa, entrambi annoverati tra i miei amici. Tali nomi basterebbero a proteggermi dal rimprovero dell’originalità. Ma non ho nemmeno bisogno di queste alte garanzie: la stragrande maggioranza degli italiani, se ben informato, sono federalisti, e non hanno mai visto nell’unità altro che una macchina rivoluzionaria. Dopo il Trattato di Villafranca, sono rimasto convinto che la stampa democratica, insistendo sulla riunificazione di tutta l’Italia nelle mani di Vittorio Emanuele, fosse sulla strada sbagliata; che il vantaggio che ci si era promessi da questa manovra non avrebbe compensato gli inconvenienti, che si trattava di ignorare il principio delle rivoluzioni moderne e di mettersi, per raffinatezza della politica, fuori dalla politica reale, ostacolare il progresso distorcendo l’idea di nazionalità, compromettere la pace dell’Europa senza giovare alla libertà dei popoli, e fomentare tra Italia e Francia un pericoloso antagonismo, utile solo ai terzi stranieri. Tuttavia, iniziato il movimento di unificazione, ho sentito la necessità di tacere, limitandomi a esprimere di volta in volta, nei libri, i miei dubbi sulla buona riuscita dell’impresa. I popoli, come gli individui, sono soggetti all’infatuazione da cui possono essere curati solo dalle mortificazioni dell’esperienza””; “”Je n’ai jamais cru à l’unité de l’Italie; au point de vue des principes, comme à celui de la pratique et des transitions, je l’ai toujours repoussée. Je pourrais citer à l’appui de mon opinion les hommes les plus honorables et les plus intelligents de l’Italie: le tant regretté Montanelli, que j’ai eu l’honneur de connaitre; Ferrari, le savant historien, et l’excellent général Ulloa, que je compte tous deux au nombre de mes amis. De tels noms suffiraient pour me mettre à l’abri du reproche d’originalité. Mais je n’ai pas même besoin de ces hautes garanties: l’immense majorité des Italiens, si je sui bien renseigné, est fédéraliste, et n’a jamais vu dans l’unité qu’une machine révolutionnaire. Après le traité de Villafranca, je sui demeuré convaincu que la presse démocratique, en insistant pour la réunion de l’Italie tout entière aux mains de Victor-Emmanuel, faisait fausse route; que l’avantage qu’on se promettait de cette manoeuvre n’en compenserait pas les inconvénients, que c’était méconnaître le principe des révolutions modernes et se placer, par raffinement de politique, hors la vraie politique, entraver le progrès en dénaturant l’idée de nationalité, compromettre la paix de l’Europe sans profit pour la liberté des peuples, et soulever entre l’Italie et la France un antagonisme dangereux, utile seulement aux tiers étrangers. Toutefois, le mouvement d’unification commencé, je crus devoir garder le silence, me bornant à exprimer de loin en loin, dans les livres, mes doutes sur le succès de l’entreprise. Les peuples, comme les individus, sont sujets à des engouements dont il ne guérissent que par les mortifications de l’experience. (…)”” (pag 5-6)”,”PROD-083″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”Contro l’Unità d’Italia. Articoli scelti.”,”Titoli originali ‘La fédération et l’unité en Italie’, ‘Mazzini et l’unité italienne’, Garibaldi et l’unité italienne’, ‘Nouvelles observations sur l’unité italienne’ Dono di Mario Caprini”,”PROD-002-FGB”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. I”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-108-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. II.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-109-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. III.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-110-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. IV.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-111-FL”
“PROVERA Emanuela”,”Dentro l’Opus Dei. Come funziona la milizia di Dio.”,”Emanuela Provera, cattolica, vive a Milano. Dal 1986 al 2000 numeraria dell’Opera, ha collaborato con Ferruccio Pinotti al libro ‘Opus Dei Segreta’ (Bur, Rizzoli, 2006), offrendo la sua testimonianza personale. ‘Il libro verità degli ex numerari italiani’ “”Ben prima di chiedere l'””ammissione”” il candidato “”pita””, nel senso che entra lentamente in una relazione di forte dipendenza con i luoghi e le persone della Prelatura, al punto da ricevere indicazioni sul tempo da dedicare allo studio, sull’ora alla quale deve puntare la sveglia al mattino, su cosa raccontare o non raccontare ai propri genitori, su quali persone frequentare e quali invece lasciar perdere, su quali capi di abbigliamento, oggetti personali, materiali di studio o di lavoro da acquistare”” (pag 73)”,”RELC-410″
“PROVVEDI Anna”,”Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1901-1914.”,”””Nella storiografia internazionale sul movimento operaio lo studio del contributo teorico offerto da Herma Gorter è legato quasi esclusivamente al dibattito che nel corso degli anni Venti lo vede scontrarsi con Lenin, a fianco della Kommunistische Arbeiter-Partei Deutschlands (KAPD, ndr), sui problemi dell’organizzazione e della tattica del proletariato rivoluzionario (1). … finire (pag 301-302)”,”TEOC-017-FGB”
“PRÜFER Guntram”,”Historia de las comunicaciones.”,”Marzo 1935 primo programma televisivo in Germania. “”Il fisico Karolus costruì nel 1928 un apparecchio che presentò nel 1930. L’ immagine era però molto confusa. Il 22 marzo 1935 si trasmise in Germania il primo programma di televisione. Senza dubbio, la tecnica non era però perfetta. Nel 1938 si abbandonò il disco di Nipkow per adottare il tubo di Braun, che il russo Zworykin aveva cercato di utilizzare in America per un apparecchio già apprezzabile””. (pag 361)”,”EDIx-044″
“PRUZZO Piero”,”La Sivori una sala storica a Genova. Da tempio della musica a centro polifunzionale.”,”Piero Pruzzo (Genova, 1927) giornalista e critico cinematografico, ha lavorato per Il Lavoro e il Secolo XIX.”,”LIGU-006-FER”
“PRYOR Frederic L.”,”The Red and the Green. The Rise and Fall of Collectivized Agriculture in Marxist Regimes.”,”Frederic L. Pryor is Professor of Economics at Swarthmore College. Among his many works is Public Expenditures in Communist and Capitalist Nations. List of Maps, Tables, and Diagrams, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Appendixes, Research Notes: A. Classification of Marxist Regimes, B. Tests of the Marxist Theory of Agricultural Development, C. The Vertical Structure of Agriculture in Market Economies, D. Managerial Decision-Making on State and Collective Farms, E. The Terms of Trade between Agriculture and Other Sectors, F. Four Short Case Studies of Agricultural Reform, G. Labor Supply and Compensation on Collective Farms; A Model, Statistical Notes: A.B.C.D.E.F. Data Sources for Tables in Chapter 1,3,4,5,7,8, G. Data Sources for Tables in Research Note B, Bibliography, Name Index, Country and Subject Index,”,”RUSU-108-FL”
“PUCKOV Pavel”,”Le religioni nel mondo d’ oggi.”,”””Nella Cina vera e propria sono diffuse attualmente tre religioni principali: il confucianesimo, il taoismo e il buddismo. Un fenomeno specifico, tipico della Cina, è il policonfessionalismo, il fatto cioè che una medesima persona possa seguire i culti di due o anche di tre religioni, E’ naturale che in tali circostanze, e per di più in mancanza di una classificazione religiosa nell’ ambito del censimento della popolazione, sia molto difficile stabilire la consistenza numerica dei seguaci delle varie religioni. In maniera molto approssimativa il numero dei fedeli delle tre principali religioni della Cina si può valutare come segue (nell’ intero territorio cinese): 350 milioni di confuciani, oltre 100 milioni di buddisti e 50 milioni di taoisti. Il confucianesimo e il taoismo sono diffusi quasi esclusivamente fra i cinesi, mentre il buddismo è praticato anche da una parte dei coreani (che seguono la tendenza mahayana), da molti popoli di lingua tibetana e mongola (lamaismo), dai thai e da varie altre popolazioni della Cina meridionale (theravada).”” (pag 133-134)”,”RELx-039″
“PUDDINGTON Arch”,”Lane Kirkland. Champion of American labor.”,”PUDDINGTON Arch Vice Presidente per la Ricerca alla Freedom House, ha scritto su questioni politiche per vari giornali (Washington Post, Wall Street Journal, Commentary). E’ autore di un paio di libri. Vive a New York. Gli operai non vogliono votare per i candidati alle elezioni politiche sponsorizzati dai sindacati. “”He recalled the ALF-CIO’s campaign to thwart George Wallace in his effort to win over blue-collar workers as a heroic chapter in labor’s political history. The anti-Wallace drive had been organized in a few weeks; in 1982, Kirkland had two years to marshal his forces against Ronald Reagan. Kirkland was also influenced by his experiences during the 1980 election, when as the newly elected AFL-CIO president he had engaged in some plant-gate campaigning for President Carter. At a factory in Washington state, a worker told Kirkland, who had just handed him a Carter leaflet, that he “”wouldn’t vote for that SOB if he was the last man on earth””. “”Put that brother down as undecided””, Kirkland quipped. In fact, Kirkland was disturbed to find that many local union officials wouldn’t support AFL-CIO-endorsed candidates out of fear that their plant-floor credibility would suffer. The lesson, for Kirkland, was that it mattered little if labor had the most technically sophisticated political machine if the rank and file simply rejected labor’s candidates. He was determined that in 1984 there would be no repeat of the Carter experience”” (pag 137)”,”MUSx-303″
“PUDER Martin CASTORIADIS Cornelius RITTERSPORN Gabor T. BONGIOVANNI Bruno BERTI Nico GUERIN Daniel SCHWARZ Arturo AVRICH Paul CARCHIA Gianni, saggi di”,”Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia).”,”‘Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia)’ Nei vari saggi si critica ll’autoritarismo di Marx ed Engels e si mettono in cattiva luce le loro posizioni nello scontro marxismo – anarchismo dell’epoca della prima internazionale Guerin riporta un brano di Marx-Engels in cui dopo l’esito negativo della rivoluzione del 1848 e l’esperienza del 1793 parlano di ‘terrorismo rivoluzionario’ (pag 265)”,”ANAx-372″
“PUDER Martin CASTORIADIS Cornelius RITTERSPORN Gabor T. BONGIOVANNI Bruno BERTI Nico GUERIN Daniel SCHWARZ Arturo AVRICH Paul CARCHIA Gianni, saggi di”,”Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia).”,”Collettivo redazionale: Domenco R. Carosso, Piero Flecchia, Arturo Schwarz”,”TEOC-710″
“PUECH Henri-Charles a cura”,”Storia delle religioni. Vol 5. Slavi, Balti, Germani e Celti. 7. Il cristianesimo delle origini. 9. L’ Islam. 13. Religione vedica e induismo. 14. Buddhismo indiano e jainismo. 15. Tibet e Sud-Est asiatico. 16. La Cina e la Corea. 17. Il Giappone. VII. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Altri volumi disponibili: 5. Slavi, Balti, Germani e Celti. 7. Il cristianesimo delle origini. 9. L’ Islam. 13. Religione vedica e induismo. 14. Buddhismo indiano e jainismo. 15. Tibet e Sud-Est asiatico. 16. La Cina e la Corea. 17. Il Giappone. VII. Colonialismo e neocolonialismo.”,”RELx-006″
“PUECH Henri-Charles a cura saggi di Weston LA-BARRE, Roger BASTIDE, Egon SCHADEN, Justus M. VAN-DER-KROEF, O.L. BURRIDGE, Claude WAUTIER, George BALANDIER Michel MESLIN”,”Storia delle religioni. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Henri-Charles PUECH è nato a Montpellier nel 1902. Si è formato alla Sorbona, dove ha svolto anche attività didattica. Professore di storia delle religioni al College de France, membro dell’ Academie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha ricoperto per 15 anni, fino al 1965, la carica di VP della International Association for Study of History of Religions. Tra le sue opere: -Le treité contre les Bogomiles de Cosmas le Pretre -Le Manicheisme: son fondateur, sa doctrine”,”RELP-029″
“PUECH Henri Charles, collaborazione di André BAREAU Anne-Marie BLONDEAU Colette CAILLAT Anne-Marie ESNOUL Pierre-Bernard LAFONT Nguyen TRAN HUAN Jean VARENNE”,”Storia delle religioni. IV. India Tibet e Sud-Est Asiatico.”,”Collaborazione di André BAREAU Anne-Marie BLONDEAU Colette CAILLAT Anne-Marie ESNOUL Pierre-Bernard LAFONT Nguyen TRAN HUAN Jean VARENNE”,”RELx-027″
“PUECH Henri Charles; collaborazione di Jean DORESSE Toufic FAHD Kurt RUDOLPH”,”Storia delle religioni. II. Giudaismo cristianesimo e islam. Tomo secondo”,”Collaborazione di Jean DORESSE Toufic FAHD Kurt RUDOLPH.”,”RELx-028″
“PUECH Henri Charles; collaborazione di Olivier CLEMENT Antoine FAIVRE René GUENNOU Serge HUTIN Jacques LE GOFF Jules LEROY André ROUX Jean SEGUY Richard STAUFFER René TAVENEAUX”,”Storia delle religioni. III. Il cristianesimo da Costantino a Giovanni XXIII.”,”Collaborazione di Olivier CLEMENT Antoine FAIVRE René GUENNOU Serge HUTIN Jacques LE GOFF Jules LEROY André ROUX Jean SEGUY Richard STAUFFER René TAVENEAUX.”,”RELx-029″
“PUECH Henri-Charles a cura saggi di Weston LA-BARRE, Roger BASTIDE, Egon SCHADEN, Justus M. VAN-DER-KROEF, O.L. BURRIDGE, Claude WAUTIER, George BALANDIER Michel MESLIN”,”Storia delle religioni. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Henri-Charles PUECH è nato a Montpellier nel 1902. Si è formato alla Sorbona, dove ha svolto anche attività didattica. Professore di storia delle religioni al College de France, membro dell’ Academie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha ricoperto per 15 anni, fino al 1965, la carica di VP della International Association for Study of History of Religions. Tra le sue opere: -Le treité contre les Bogomiles de Cosmas le Pretre -Le Manicheisme: son fondateur, sa doctrine “”Una serie di movimenti religiosi tennero dietro, in modo drammatico e assolutamente puntuale, allo spostamento sempre più ad ovest della frontiera del “”Destino Evidente””. (Queste due parole sono state usate per la prima volta da un giornalista, O’Sullivan, nel 1845, in un articolo che profetizzava “”il compiersi del nostro destino evidente, di occupare l’intero continente assegnatoci dalla Provvidenza, per il libero sviluppo di milioni di nostri concittadini, il cui numero aumenta ogni anno””. Gli espansionisti americani degli anni Quaranta se ne impadronirono per legittimare la propria aspirazione ad estendere le frontiere degli Stati Uniti fino al Pacifico).”” (pag 4)”,”RELx-042″
“PUECH Henri-Charles a cura; saggi di Toufic FAHD Alessandro BAUSANI”,”Storia dell’ islamismo. (Tit.orig.: Histoire des Religions. Vol II)”,”””La fiaccola del sunnismo passò successivamente agli Ayyubidi, che proseguirono la politica di raggruppamento, pur contrastando l’ avanzata del hanbalismo, che, malgrado il grande favore di cui godeva presso gli ultimi califfi abbasidi, non riuscì a soppiantare l’ ash’arismo. La presa di Bagdad da parte dei Mongoli nel 1258 inferse un duro colpo alla preminenza del hanbalismo nel centro politico dell’ isla e determinç la creazione di altri grandi centri intellettuali in cui l’ ash’arismo, grazie allo shafi’ismo e a volte al malikismo e grazie anche all’ alleanza con il maturidismo, i cui seguaci si reclutavano tra i hanafiti, è riuscito ad affermarsi e poi a diventare dottrina ufficiale, dai Mamelucchi fino agli Ottomani. Grandi teologi ash’ariti di questo periodo hanno contribuito efficacemente a formulare la dottrina insegnata dal sunnismo fino ai nostri giorni. Vanno citati, in particolare, i nomi di al-Igi (m. 1355), autore di una professione di fede e di un trattato di teologia dogmatica che godono di grande prestigio fino al giorno d’oggi, i Subki, soprattutto Taqi ad-Din (m. 1355), che si rese celebre per la polemica contro il neo-hanbalita Ibn Taymiyya e il figlio Tag ad-Din (m. 1370), che scrisse la storia dello shafiismo e dell’ asharismo nei suoi Tabaqat ash Shafiiyya; Ibn Khaldun (m. 1406), la cui opera è profondamente segnata dalla sua formazione di giurista e di teologo; al-Maqrizi (m. 1442) (…) e infine, as-Suyuti (m. 1505), la cui abbondante produzione, volta alla volgarizzazione delle conoscenze religiose e storiche sull’ islam, ha notevolmente contribuito al diffondersi delle teologia dogmatica.”” (pag 112-113)”,”RELx-045″
“PUFENDORF Samuel, Baron de”,”Les devoirs de l’ homme et du citoien, tels qu’ils lui font prescrits par la loi naturelle.”,”Samuel PUFENDORD (1632-94) storico e giurista tedesco, professore a Heidelberg e a Lund, consigliere di re Federico Guglielmo di Prussia, autore tra l’ altro di ‘De jure naturali et gentium’, fu uno dei maggiori esponenti del giusnaturalismo. Doveri dell’ uomo e del cittadino. In particolare, doveri degli schiavi e dei servitori. “”La persona stessa di questi Schiavi fatti per diritto di Guerra, come anche di quelli che si acquistano, è considerata, secondo l’ uso e le idee ricevute, appartenente in proprio al Padrone in maniera tale che egli può alienarli in favore di chi a lui sembra buono, e considerandoli alla stessa stregua degli altri beni. I diritti sacri dell’ Umanità spingono tuttavia un Padrone a non dimenticare mai che il suo Schiavo è Uomo come lui; e di conseguenza a non usare a suo riguardo come si fa disponendo degli altri beni, ch’egli consuma e distrugge a suo piacere. Anche se vuole vendere uno Schiavo, o disfarsene in qualche altra maniera; non deve farlo, con la gaiezza nel cuore o senza che l’ abbia meritato, farlo passare sotto il potere di qualche Padrone, se si ha ragione di credere che sarà trattato in modo inumano””. (pag 315-316) Anche i figli di padre schiavo e madre schiava si trovano in condizioni di schiavitù. (La madre non ha niente di proprio e i suoi figli non possono essere nutriti e mantenuti che attraverso i beni del Padrone…) (pag 317)”,”TEOP-198″
“PUGGELLI Sergio”,”Militanza di base. La metamorfosi della sinistra tra anfitrioni e camaleonti.”,”Sergio Puggelli psicologo, psicoterapeuta, è stato per due legislature consigliere comunale DS a Prato.”,”PCIx-467″
“PUGH O’MARA Margaret”,”Cities of Knowledge. Cold War Science and the Search for the Next Silicon Valley.”,”PUGH O’MARA Margaret insegna storia alla Stanford University. Forte impatto della Seconda guerra mondiale sulla regione di San Francisco. Una regione incrementa il suo reddito e la sua popolazione grazie alla guerra. (pag 103) “”The Second World War had a profound and lasting impact on the San Francisco region. Always a military hub, the Bay Area became a center of wartime production. War workers poured into San Francisco, Oakland, and the surrounding counties. Richmond, an industrial suburb of the East Bay, became known as the hometown of “”Rosie the Riveter””, the iconic figure representing the millions of women who came to work in the factories. Between 1940 and 1947, the nine-county region surrounding the San Francisco Bay become home to 676,000 more people, 330,000 more jobs, and $ 2.5 billion more in annual income (18). The per capita wealth of the region reached the highest level in the nation. Between 1940 and 1945, individual incomes increased by 66 percent (19). As in other parts of California, rapid residential suburbanization accompanied the population boom”” (pag 103)”,”USAE-097″
“PUGLIELLI Edoardo”,”La formazione integrale in Karl Marx.”,”Eduardo Puglielli è ricercatore tdB di Storia della Pedagogia presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. “”Gli individui devono appropriarsi la totalità delle forze produttive esistenti”” (Marx Engels, L’ideologia tedesca, 1845-46) (in apertura) “”Ogni cosa oggi sembra portare in se stessa la sua contraddizione. Macchine dotate del meraviglioso potere di ridurre e potenziare il lavoro umano, fanno morire l’uomo di fame e lo ammazzano di lavoro… finire (Karl Marx, Discorso per l’anniversario di ‘The People’s Paper’ (1856) (in apertura) Proposta di Marx fatta propria dalla Prima Internazionale: “” Marx (…) delinea in modo più esplicito la sua concezione dell’istruzione: “”Per istruzione noi intendiamo tre cose: Prima: istruzione intellettuale (geistige Erziehung – Bildungs). Seconda: educazione fisica (körperliche Erzieung – Ausbildung), quale viene impartita nelle scuole di ginnastica attraverso gli esercizi militari). Terza: formazione politecnica (politechnische Ausbildung – Erziehung), che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. Con la suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo d’istruzione spirituale, ginnica e politecnica (…). L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spiritual, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia al di sopra delle classi superiori e medie (202)””. Questa proposta di Marx viene fatta propria dalla Prima internazionale, e rappresenta quindi il primo documento ufficiale del proletariato moderno sull’istruzione. Pe la sua sostanza, essa è rapportabile al ‘Manifesto’, del quale rende più espliciti gli elementi socialisti: abolizione della forma odierna del lavoro di fabbrica dei fanciulli e unione di istruzione e lavoro produttivo. Quanto ai tre momenti in cui Marx articola l’istruzione – intellettuale, fisica, politecnica – si può osservare che istruzione intellettuale e formazione politecnica sono considerate come due cose diverse: la formazione politecnica non assorbe, non sostituisce l’istruzione intellettuale. La formazione politecnica, inoltre, prevede un suo aspetto teorico (non sostitutivo di ogni formazione intellettuale) ed uno pratico, «l’uno e l’altro volti ad abbracciare, ‘onnilateralmente’, i fondamenti scientifici di tutti i processi di produzione e gli aspetti pratici di tutti i mestieri» (203). La preoccupazione di Engels del 1847 di far seguire ai giovani l’intero sistema della produzione è così ripresa e collocata in un programma politico più generale di lotta allo sfruttamento capitalistico e ai fini di un potenziamento dei saperi e delle competenze dei lavoratori in vista dell’autodeterminazione politica e produttiva”” [pag 102-3] [Edoardo Puglielli, ‘La formazione integrale in Karl Marx’, Edizioni Ets, Pisa, 2023] [(202) K. Marx, ‘Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni’ (1866), in M.A. Manacorda, Marx e l’educazione’, p. 112; (203) M.A. Manacorda, ‘Marx e l’educazione’, cit., p. 198]”,”MADS-820″
“PUGLIELLI Edoardo, scritti di Luigi META”,”Luigi Meta. Vita di un rivoluzionario. Con raccolta di scritti, 1939-1942.”,”Edoardo Puglielli è ricercatore di Storia della Pedagogia e dell’educazione presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. Per la Collana di Studi Storici dell’Istituto Abruzzese per la Storia della Resistneza e dell’Italia contemporanea ha pubblicato una vita di Umberto Postiglione (2019). Luigi Meta (Italia 1883-Boston 1943) è stato per mezzo secolo dirigente del movimento socialista, sindacale , anarchico e antifascista in Italia, Francia, Stati Uniti. Punto di riferimento durante il Biennio Rosso e poi nella cospirazione antifascista clandestina, sul finire degli anni Trenta ripara a Parigi dove fa parte dell’Associazione ex-combattenti pacifisti, si avvicina al Movimento Giustizia e Libertà (GL ), ha contatti con il ‘Nuovo Avanti’ e frequenta il Comitato anarchico Pro-Spagna di Parigi, e poi va negli Usa dove diventa segretario politico della sezione di Boston della Mazzini Society e collabora con le redazioni di ‘Il Martello’, ‘Il risveglio’, ‘L’Adunata dei Refrattari’, ‘La Controcorrente’, ‘Nazioni Unite’. Indice In direzione ostinata e contraria: un antifascista irregolare tra l’Abruzzo e l’America di Enzo Fimiani Introduzione all’edizione di Gaetano Arfé Luigi Meta Vita di un rivoluzionario Capitolo I Radici, emigrazione, guerra Capitolo II Biennio rosso Capitolo III Le organizzazioni proletarie e rivoluzionarie attive a Pratola Peligna Capitolo IV Lo sciopero antifascista dell’agosto 1922 Capitolo V L’opposizione clandestina Capitolo VI L’esilio: Francia e Stati Uniti d’America Il bacio che non ti diedi di Ego Spartaco Meta Luigi Meta Raccolta di scritti 1939-1942 Raccolta di scritti 1939-1942 Bibliografia Indice dei nomi”,”ANAx-479″
“PUGLIESE Stanislao G.”,”Carlo Rosselli. Socialismo eretico ed esule antifascista, 1899-1937.”,”PUGLIESE Stanislao G. è professore di storia alla Hofsra University (Hempstead, NY). Si occupa di storia intellettuale e culturale dell’ Europa moderna. Il libro contiene il paragrafo ‘L’ incontro con Trotsky’ (pag 160) dove si parla del tentativo di ROSSELLI (1933) di formare un’ alleanza con TROTSKY tentando di convincere quest’ultimo a collaborare con i “”Quaderni di Giustizia e Libertà’. Il PCI stalinista prese spunto da ciò per accusare durante il corso degli anni 1930 ROSSELLI e compagni di essere ‘trotskisti’. ROSSELLI scrisse a T. a fine 1933, T. rispose dichiarandosi disposto a incontrare R. (maggio 1934) (R. ricordò a T. che Rivoluzione Liberale di GOBETTI aveva appoggiato la rivoluzione russa). T. manifestò riserve su GL una volta abbattuto il fascismo.”,”ITAD-032″
“PUGLIESE Daniele PUGLIESE Orazio a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. IV. 1964-1975.”,”””Noi pensiamo che esistono le condizioni per lottare con successo contro la politica di Nenni, contro l’ unificazione socialdemocratica, contro gli obiettivi che essa si propone e i pericoli che essa comporta. Forze importanti all’ interno dello stesso PSI respingono questa prospettiva, come dimostra la ferma battaglia della nuova sinistra, del gruppo lombardiano, della Federazione giovanile socialista, e come dimostrano il disagio e le reazioni di una parte della stessa maggioranza autonista, nonché i tanti militanti e lavoratori di orientamento socialista. La socialdemocratizzazione di una parte del partito socialista si inquadra in processi più vasti. Non si può infatti negare che lo sviluppo monopolistico e l’ attuale blocco di potere abbiano i mezzi per legare e integrare gruppi di lavoratori e di ceto medio, facendo anche leva sulle forme nuove di organizzazione della produzione e del lavoro e su fenomeni di sfiducia e di demoralizzazione politica. Tali processi devono essere, da noi, attentamente studiati e controllati, e adeguatamente combattuti.”” (pag 42, L. Longo)”,”PCIx-190″
“PUGLIESE Daniele PUGLIESE Orazio a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. V. 1976-1984.”,”””Un’altra locuzione a cui si ricorre troppo spesso a proposito è quella di “”società civile””. Un compagno è giunto a scrivere che bisogna occuparsi più attentamente non solo della società civile , ma delle fabbriche. Ma sa, questo compagno, che Marx per società civile intendeva anche e proprio il complesso delle relazioni sociali che hanno la loro base nel modo di produzione? Un altro esempio: si stia attenti a spiegare bene che cosa intendiamo noi quando giustamente poniamo l’ obiettivo del superamento dello “”stato assistenziale””, giacché se ci si limita ad adoperare questa formula genericamente, c’è il rischio che si pensi che noi proponiamo di abolire le pensioni in tanti paesi del Mezzogiorno. Siamo dunque di fronte a linguaggi politici che rivelano difetti lacune di formazione culturale e anche distorsioni nell’ indirizzo politico, e che possono portare a un distacco dalla realtà e a far perdere il rapporto vivo con le grandi masse popolari. Ecco perché parlavo di astrattezza, che è la negazione di ciò che per Lenin era l’ essenza stessa del metodo del marxismo: “”l’ analisi concreta delle situazioni concrete””. Sentite cosa scriveva Marx nel suo noto saggio polemico Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon (come vedete anche noi ci occupiamo di Proudhon): “”Nello stesso modo in cui, a forza di astrazione, abbiamo trasformato ogni cosa in categoria logica, così è sufficiente fare astrazione da ogni carattere distintivo dei differenti movimenti per arrivare al movimento allo stato astratto, al movimento puramente formale, alla formula puramente logica del movimento””. Così, nota ancora Marx, si comportano i metafisici “”i quali, facendo queste astrazioni, si immaginano di fare dell’ analisi, e che a misura che si staccano sempre più dagli oggetti, s’ immagina di avvicinarsi a loro fino al punto di penetrarli””.”” (pag 73) (Berlinguer)”,”PCIx-191″
“PUGLIESE Enrico”,”L’ Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne.”,”PUGLIESE Enrico docente di sociologia del lavoro nell’ Università di Napoli è attualmente direttore dell’ Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR. Ha scritto ‘Sociologia della disoccupazione’ (1993). Jus soli e jus sanguinis. “”Due sono i modi principali per l’ ottenimetno della cittadinanza giuridica (nazionalità): lo ‘jus soli’ e lo ‘jus sanguinis’. Il primo, il diritto di suolo, implica che si ha la cittadinanza giuridica di un determinato paese per essere nati nel suo territorio; il secondo, il diritto di sangue, significa che si è titolari del diritto di cittadinanza per nascita, per essere figli o discendenti dei cittadini di un determinato paese. Alla base di questi orientamenti stanno, oltre che fattori di ordine culturale e politico, anche motivazioni di ordine democrafico. Così la Francia, cronicamente sottopopolata già nel secolo scorso, ha fatto massiccio ricorso alla mano d’opera straniera, alla quale ha riconosciuto la possibilità di accesso alla cittadinanza giuridica con notevole facilità. E a questa disponibilità a concedere la cittadinanza (con i vantaggi e gli obblighi connessi) ha corrisposto fino a tempi molto recenti una politica migratoria molto aperta e tendente a favorire la stabilizzazione degli immigrati. La Germania per converso, paese di emigrazione fino agli ultimi decenni dell’Ottocento, è diventta definitivamente paese di immigrazione solo nel corso degli ultimi anni Cinquanta per effetto del grande sviluppo economico postbellico. Ma la politica migratoria di questo paese, come abbiamo visto, si è sempre fondata sull’ assunto che -ove possibile- l’immigrazione di stranieri dovesse essere temporanea e che gli immigrati dovessero trattenersi per un periodo amche molto prolungato, ma nella prospettiva di un ritorno al paese di provenienza. Per quel che riguarda l’ Italia, il modello di accesso alla cittadinanza giuridica è sempre stato quello tedesco dello ‘jus sanguinis’, corretto naturalmente per alcune eccezioni. Solo la legislazione più recente ha posto in essere delle possibilità di accesso di tipo diverso, soprattutto legate alla lunghezza della permanenza nel paese.”” (pag 96-97)”,”ITAS-125″
“PULETTI Ruggero”,”Giuseppe Romita e la democrazia socialista (1900-1945).”,”Ruggero PULETTI è nato in Umbria nel 1924 e lavora a Perugia. Laureato in filosofia, insegna storia della letteratura italiana al Corso Superiore dell’Università italiana per stranieri. Ha pubblicato varie opere. “”Nur der sic Freiheit wie das Leben, Der täglich sie erobern muss””. W. Goethe. “”Giuseppe Romita rievoca così quei momenti drammatici: “”Alla fine del luglio 1921 Mosca concretò espressamente la sua richiesta di espulsione dei riformisti; solo la pronta accettazione dell’ultimatum costituiva la premessa indispensabile per l’accettazione del partito in seno alla Terza Internazionale. Lazzari, Maffi, Riboldi, “”i pellegrini di Mosca””, partirono per la capitale della Russia allo scopo di sostenervi le ragioni del partito socialista; ma il 3° Congresso respinse il ricorso e, confermando la necessità dell’espulsione dei riformisti, invitò i socialisti italiani a fondersi con i comunisti””. (pag 149) Capitolo quarto: La marcia su Roma. Romita a Mosca e i rapporti con l’Internazionale. Dal delitto Matteotti all’inizio della dittatura (pag 153) “”Il gruppo dirigente russo giudica severamente la linea Bordiga e alimenta così la prima frattura nel gruppo dirigente del partito comunista. Il 9 novembre viene nominata una commissione ristretta con l’incarico preciso di tenere i contatti con la delegazione del PSI: ne fanno parte Zinoviev, Trotsky, Radek, Clara Zetkin e il bulgaro Katatkceff. Trotsky ha una preminente importanza in seno alla commissione, accanto a Zinoviev e a Bucharin. Ma i rapporti tra i due gruppi italiani sono così deteriorati che le due delegazioni a Mosca mancano di qualsiasi contatto””. (pag 166)”,”MITS-382″
“PULITANO’ Francesca SIGNORINI Roberto”,”Cicerone. L’ultimo difensore della Repubblica.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Francesca Pulitanò è professoressa di Diritto romano presso l’Università Statale di Milano Roberto Signorini è dottore di ricerca in Diritto romano e diritti dell’antichità. “”L’uccisione di Cicerone ha le caratteristiche di un delitto di Stato, compiuto nella cornice “”legale”” delle liste di proscrizione. Le motivazioni profonde sono politiche, strategiche, ma anche personali. In tale contesto Antonio è colpevole, in senso lato (…)”” (pag 141)”,”STAx-362″
“PULLARA Giovanni”,”Un socialista di nome Benito.”,”Paragrafo: Il governo arma i fascisti? (pag 99-102) La non belligeranza italiana del ’39-40 (pag 181-185) La dichiarazione di guerra del 1940 (pag 185-188) “”Lo stesso giorno dell’inizio della guerra bombe francesi furono sganciate sull’importante nodo ferroviario di Rho e su altre località dell’Italia. Si trattava più che altro di un gesto dimostrativo. Poi sembrò subentrare una vera e propria pace di fatto su tutta la penisola. Parecchi mesi più tardi le ostilità in Africa Orientale incominciarono a ricordare agli italiani che il Paese era pur sempre in stato di guerra. Non tardò molto a farsi pericolosa per gli Italiani dell’Africa Orientale la situazione militare e con relativa e rapidità e facilità si giunse alla perdita della Etiopia, che tanti entusiasmi aveva desatato all’epoca della conquista dell’imper negussita. L’ulteriore peggioramento della situazione portò la guerra ai confini della Libia. La caduta di Bardia fece una enorme impressione in tutti gli strati della popolazione italiana, una impressione di gran lunga maggiore di quella suscitata dallo sbarco anglo-americano a Gela. Era un mito che crollava: il mito della nostra potenza militare. La perdita dell’Etiopioa era facile spiegarla con l’impossibilità di rifornire i difensori dell’Impero. Altrettanto non si poteva fare con la caduta di Bardia. Le vittorie e le sconfitte incominciarono a segnare la vita italiana del tempo con una alternanza spasmodica. L’occupazione della Jugoslavia e la conseguente proclamazione del Regno di Croazia, la cui corona fu idealmente cinta da un principe sabaudo del ramo Savoia-Aosta, Aimone, sotto il nome di Tomislao, non convinse nessuno e meno di ognuno l’interessato neo-re. L’impresa contro la Grecia – voluta ed organizzata da Ciano, che pensava di risoverla con una passeggiata militare, per gli accordi già intervenuti con lo stato maggiore ellenico, con dolorosa sorpresa di Mussolini, che visse in quell’occasione momenti terribili, e diede, con il suo viaggio al fronte greco-albanese, la misura di qualità non comuni, rese necessario l’aiuto tedesco ed il conseguente fatale differimento dell’inizio delle operazioni militari tedesche contro la Russia – fu di preludio alla svolta fatale degli anni susseguenti. L’infelice conclusione delle operazioni militari al fronte russo diedero un colpo duro alla fiduciosa attesa degli italiani, che ancora speravano nella conclusione positiva del conflitto. I bombardamenti aerei, gli infelici scontri navali, le perdite dure di naviglio mercantile ed infine la sfortunata conclusione della guerra in Africa settentrionale portarono il morale delle truppe e della popolazione civile a quote tanto basse da potersi chiamare ormai rassegnazione alla sconfitta. Tra il regime e la popolazione c’era ormai un vuoto incolmabile, dato dalla piena sfiducia della generalità dei cittadini in ordine alla conclusione della guerra”” (pag 185-187) Giovanni Pullara, giornalista, collaboratore per oltre cinquant’anni di giornali e riviste di ispirazione cattolica. Militante attivo nelle file del Partito Popolare italiano sin dal 1921, ha partecipato alle iniziative dei cattolici antifascisti di Milano. Giovanni Gronchi, Giuseppe Brusasca, Achille Grand,Stefano Jacini lo ebbero al fianco nella redazione del programma della Democrazia Cristiana nel 1942, dopo essere stato, nel 1926, nel Comitato Centrale dell’ Associazione per il Controllo Democratico con Filippo Turati, Giovanni Amendola, Carlo Sforza, Meuccio Ruini, ecc.”,”ITAF-381″
“PULVIRENTI Chiara Maria”,”L’Europa e l’isola. Genesi del manifesto di Ventotene.”,”Chiara Maria Pulvirenti è nata a Catania enl 1984. È dottoranda in Storia contemporanea presso il Dipartimento Analisi dei Processi Politici, Sociali e Istituzionali della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. È laureata in Storia contemporanea e diplomata alla Scuola Superiore di Catania per la formazione di eccellenza. Avventura intellettuale e politica di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, un percorso intellettuale, politico, esistenziale che condusse alla stesura del Manifesto di Ventotene. La complessità del pensiero federalista e la vicenda umana che portò alla sua elaborazione in chiave europeista negli anni dei totalitarismi e della nuova “”guerra civile europea””.”,”ITAD-008-FSD”
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”PUN NGAI è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. THOMPSON a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. “”I dormitori di fabbrica furono introdotti per la prima volta in Cina su scala limitata all’inizio del secolo scorso. In una ricerca sui lavoratori del cotone e della seta in Tianjin dal 1900 agli anni ’40, Geil Hershatter osserva che i dormitori furono introdotti dalle compagnie di proprietà straniera per ridurre i costi della forza-lavoro attraverso la sua femminilizzazione e l’uso di lavoratrici provenienti dalle aree rurali (Hershatter, 1986, pp. 165-166); uno studio analogo condotto da Emily Honig (1986, p. 106) slle lavoratrici del cotone a Shanghai negli anni ’30 del secolo scorso sottolinea inoltre che gli imprenditori assumevano dei criminali per sorvegliare i dormitori e scortare le operaie. A partire dal 1978 una caratteristica degli impianti industriali a capitale straniero in Cina è stata l’alloggiamento dei lavoratori migranti in dormitori annessi o vicini al recinto della fabbrica, in modo che i quadri di queste compagnie potessero esercitare un controllo eccezionale sulla forza-lavoro. In un regime di lavoro basato sui dormitori i giorni lavoratori possono estendersi per assecondare le esigenze della produzione, il che permette un utilizzo flessibile e un prolungamento del tempo di lavoro, nonché una maggiore ampiezza del controllo sulla giornata lavorativa e anche sul tempo di non lavoro degli operai. Nei dormitori gli operai – già uniti tra loro secondo linee che riguardano il genere, la provenienza, la parentela e l’etnica – si trovano collegati a una rete più vasta, tanto interna quanto esterna all’ambiente di lavoro. Per sfuggire al controllo disciplinare dei dormitori forniti dalla fabbrica alcuni tra gli operai meglio pagati prendono in affitto delle sistemazioni temporanee nelle comunità vicine alle loro fabbriche (…)”” [Chris King-Chi Chan e Pun Ngai, La formazione di una nuova classe operaia? Una ricerca sulla conflittualità dei lavoratori migranti] (pag 26-27)”,”MCIx-050″
“PUN Ngai”,”Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace.”,”””Dagongmei, the working daughter, is a newly embodied social identity emerging in contemporary China, produced to meet the changing socio-economic relations fo the country and the needs of capital”” (pag 109) Pun Ngai è professore assistente nella ‘Division of Social Science ‘ alla Hong Kong University of Science and Technology. Essa ha scritto (assieme ad altro autore) il saggio ‘Remaking Citizenship’ per il volume collettaneo ‘Hong Kong: Community, Nation, and the Global City’.”,”MCIx-061″
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”Pun Ngai è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. Thompson a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. “”La crisi finanziaria del 2008 ha condotto l’economia mondiale a un nuovo stadio. Mentre i paesi dell’occidente capitalistico ne hanno sofferto gravemente, sembra invece che la Cina ne esca come uno dei pochi paesi in grado di resistere allo tsunami economico. E’ convinzione generale che questa capacità provenga dalla forza dello stato, il quale ha rimodellato il ruolo della Cina nella divisione internazionale del lavoro, mostrando nel contempo di saper riprendere lo sviluppo economico sul versante interno. Tuttavia il nostro studio sulle politiche del lavoro e sulle lotte dei lavoratori contesta una simile convinzione”” (pag 101) (‘Il ruolo dello Stato, le politiche lavorative e le lotte operaie’, di Pun Ngai, Chris King-Chi Chan e Jenny Chan)”,”CINE-003-FV”
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”PUN NGAI è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. THOMPSON a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. L’assenza dello stato nella difesa dei diritti dei lavoratori in lotta. (pag 116)”,”MCIx-005-FV”
“PUNCUH Dino a cura; saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico.”,”Saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”LIGU-025″
“PUNCUH Dino a cura, saggi di Vito PIERGIOVANNI Roberta BRACCIA Maura FORTUNATI Riccardo FERRANTE Carlo BITOSSI Calogero FARINELLA Bianca MONTALE Giuseppe FELLONI Valeria POLONIO Adele MAIELLO Fausta FRANCHINI GUELFI Mirella PASINI”,”Storia della cultura ligure. 1.”,” All’interno del saggio di Adele Maiello: – Dalla solidarietà di mestiere o di luogo alla solidarietà di classe – Mutalismo, resistenza, cooperazione: la creazione di un “”modello associativo riformista ligure – I lavoratori del porto di Genova (pag 388) – I lavoratori metallurgici (pag 391) – Forme di solidarietà di classe (pag 392)”,”LIGU-155″
“PUNCUH Dino, a cura; scritti di Antonino MASTRUZZO Luisa ZAGNI Maria Franca BARONI Danilo VENERUSO Mario AMELOTTI Laura BALLETTO Ottavio BANTI Giorgio BARBARIA Fausta FRANCHINI GUELFI Elana BELLOMO Carlo BITOSSI Marco BOLOGNA Marta CALLERI Maria CANNATARO Mario CAPASSO Fulvio CERVINI Riccardo DELLEPIANE Paolo GIACOMONE PIANA Armando DI-RAIMONDO Corinna DRAGO Giuseppe FELLONI Gian Giacomo FISSORE Maria Rosa FORMENTIN Donatella FRIOLI Silvano GAVIGLIO Ada GROSSI Sandra MACHIAVELLO Rodolfo SAVELLI Dino PUNCUH”,”Studi in memoria di Giorgio Costamagna. I.”,”scritti di Dino PUNCUH Antonino MASTRUZZO Luisa ZAGNI Maria Franca BARONI Danilo VENERUSO Mario AMELOTTI Laura BALLETTO Ottavio BANTI Giorgio BARBARIA Fausta FRANCHINI GUELFI Elana BELLOMO Carlo BITOSSI Marco BOLOGNA Marta CALLERI Maria CANNATARO Mario CAPASSO Fulvio CERVINI Riccardo DELLEPIANE Paolo GIACOMONE PIANA Armando DI-RAIMONDO Corinna DRAGO Giuseppe FELLONI Gian Giacomo FISSORE Maria Rosa FORMENTIN Donatella FRIOLI Silvano GAVIGLIO Ada GROSSI Sandra MACHIAVELLO Rodolfo SAVELLI Dino PUNCUH”,”LIGU-004-FSD”
“PUNCUH Dino, a cura; scritti di Roberto MORESCO Maria Rosa MORETTI Giovanni MUTO Giovana NICOLAJ Angelo NICOLINI Antonio OLIVIERI Giuseppe ORESTE Giovanni PETTI BALBI Vito PIERGIOVANNI Marco POZZA Ausilia ROCCATAGLIATA Annalisa ROSSI Antonella ROVERE Eleonora SALOMONE Anna SALONE Lorenzo SINISI Giovanni Battista VERNIER Luisa ZAGNI Stefano ZAMPONI”,”Studi in memoria di Giorgio Costamagna. II.”,”scritti di Roberto MORESCO Maria Rosa MORETTI Giovanni MUTO Giovana NICOLAJ Angelo NICOLINI Antonio OLIVIERI Giuseppe ORESTE Giovanni PETTI BALBI Vito PIERGIOVANNI Marco POZZA Ausilia ROCCATAGLIATA Annalisa ROSSI Antonella ROVERE Eleonora SALOMONE Anna SALONE Lorenzo SINISI Giovanni Battista VERNIER Luisa ZAGNI Stefano ZAMPONI”,”LIGU-005-FSD”
“PUNCUH Dino a cura; saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico.”,”Saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”LIGU-010-FSD”
“PUNNETT R.M.; BERTA Giuseppe”,”Il governo ombra di Sua Maestà: evoluzione e ruolo attuale (Punnett); La socialdemocrazia imperfetta (Berta).”,”L’articolo di Punnett è tratto da V. Herman – J.E. Alt, Cabinet Studies: a reader’, London, 1975 Dall’articolo di Berta: Cancellazione della matrice operaia. “”Il 1959 costituì per il Labour l’anno della svolta mancata, di una Bad Godesberg tentata e non riuscita. Anche Gaitskell, al pari dei socialdemocratici tedeschi, aveva in mente di fare del dibattito sul programma un “”punto di non ritorno”” nella storia del partito, trasformando definitivamente il Labour Party in un partito di governo che aderiva totalmente al sistema istituzionale e al regime di economia mista. Più specificamente ancora, intendeva cancellare la matrice operaia del laburismo, convertendolo in un partito progressista, esclusivamente parlamentare”””,”UKIx-002-FGB”
“PUN-NGAI CHAN Jenny SELDEN Mark, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO”,”Morire per un iPhone. La Apple, la Foxconn e la lotta degli operai cinesi.”,”””Condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione. La più impressionante catena di suicidi e di auto-annientamento in fabbrica nella storia del capitalismo post-bellico. Negli scorsi 25 anni, più di 150 milioni di giovani migranti si sono mossi dalle campagne verso le periferie industriali della Cina. Per dimensioni e rapidità, una migrazione senza precedenti. Su imposizione dei giganti dell’industria globale, ossia dei committenti che hanno stretto accordi con fornitori cinesi, i lavoratori affrontano orari, ritmi di lavoro e condizioni di vita che non concedono respiro. Sono in particolare i grandi marchi dell’elettronica che attingono al lavoro vivo di queste persone, con l’obiettivo di lanciare sul mercato nuovi prodotti a getto continuo. Qui si mette a fuoco il caso più eclatante: il legame della committente statunitense Apple con la cinese Foxconn. Entrambe hanno fondato le proprie fortune sul regime di fabbrica-dormitorio, destinato a lasciare tracce profonde nella società cinese e nel resto del mondo. Questo libro è il risultato di ricerche sulle vite e sulle aspirazioni dei migranti cinesi inurbati che lavorano per la Foxconn, e ancor più per la Apple, sulle lotte di giovani diventati adulti in fretta che raccontano in prima persona la loro situazione, cercando di rompere il loro isolamento sociale. Una corsa all’industria che non risparmia la durezza della catena di montaggio neppure a molti studenti tirocinanti degli istituti tecnici”” (retrocopertina)”,”CONx-269″
“PUNTERVOLD Michele STANG Emilio”,”Testimonianze sullo sviluppo della Rivoluzione russa.”,”Il libretto riporta sei corrispondenze apparse nella Frankfurter Zeitung (18 e 25 maggio, 5 e 15 e 22 giugno, 5 luglio) riassumenti da Stoccolma i risultati delle osservazioni fatte direttamente in Russia (su programmi, decreti, leggi, resoconti dei Congressi, scritti e discorsi di uomini che guidano la rivoluzione). Gli autori sono due norvegesi: PUNTERVOLD e STANG, il primo socialista riformista, il secondo VP del partito socialista norvegese appartiene alla maggioranza della sinistra. Ambedue si trattennero in Russia per cinque settimane.”,”RIRO-142″
“PUNTERVOLD Michele STANG Emilio”,”Testimonianze sullo sviluppo della Rivoluzione russa.”,”Il libretto riporta sei corrispondenze apparse nella Frankfurter Zeitung (18 e 25 maggio, 5 e 15 e 22 giugno, 5 luglio) riassumenti da Stoccolma i risultati delle osservazioni fatte direttamente in Russia (su programmi, decreti, leggi, resoconti dei Congressi, scritti e discorsi di uomini che guidano la rivoluzione). Gli autori sono due norvegesi: PUNTERVOLD e STANG, il primo socialista riformista, il secondo VP del partito socialista norvegese appartiene alla maggioranza della sinistra. Ambedue si trattennero in Russia per cinque settimane.”,”RIRO-205″
“PUNZO Maurizio”,”Socialisti e radicali a Milano. Cinque anni di amministrazione democratica (1899-1904).”,”Con le elezioni comunali del 1899, Milano rispose alla sanguinosa repressione del maggio 1898 dando la maggioranza alla lista dell’ Unione dei partiti popolari, formata da socialisti, radicali e repubblicani. Per TURATI e il suo gruppo raccolto intorno alla ‘Critica Sociale’ l’ accordo con la democrazia radicale e repubblicana non rappresentava un fatto episodico, ma era l’ elemento centrale della nuova strategia del partito socialista, che si sarebbe imposta a livello nazionale nelle elezioni politiche del giugno1900 e sarebbe stata sanzionata dal Congresso socialista di Roma nel settembre 1900.”,”MITS-198″
“PUNZO Luigi a cura; saggi di Stefano POGGI Gabriele GIANNANTONI Filippo MAGNINI Giuseppe LISSA Maria DONZELLI Antonello GIUGLIANO Mario AGRIMI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Alessandro SAVORELLI Beatrice CENTI Edoardo MASSIMILLA Rossella BONITO OLIVA Maurizio MARTIRANO Nicola SICILIANI DE CUMIS Luigi PUNZO Corrado OCONE Dino FIOROT Paolo BONETTI Gian Mario BRAVO Franco SBARBERI”,”Antonio Labriola filosofo e politico.”,”Saggi di Stefano POGGI Gabriele GIANNANTONI Filippo MAGNINI Giuseppe LISSA Maria DONZELLI Antonello GIUGLIANO Mario AGRIMI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Alessandro SAVORELLI Beatrice CENTI Edoardo MASSIMILLA Rossella BONITO OLIVA Maurizio MARTIRANO Nicola SICILIANI DE CUMIS Luigi PUNZO Corrado OCONE Dino FIOROT Paolo BONETTI Gian Mario BRAVO Franco SBARBERI”,”LABD-071″
“PUNZO Maurizio”,”L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo.”,”Maurizio Punzo insegna storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Si è dedicato in particolare allo studio del pensiero e dell’opera di Filippo Turati. Rapporti Turati-Cavallotti. La scomparsa di Cavallotti ucciso in duello il 6 marzo 1898 priva l’estrema sinistra del suo capo (pag 91) Molte citazioni e manca la bibliografia”,”MITS-419″
“PUNZO Maurizio”,”La politica delle cose. Filippo Turati e il socialismo milanese, 1883-1914.”,”Comitato scientifico: Maurizio PUNZO, Leopoldo NUTI, Alain BELTRAN, Patrizia LANDI Mario Punzo ha indirizzato i propri studi alla storia del socialismo italiano e soprattutto all’esperienza riformista di Emilio Caldara e di Filippo Turati, di cui ha pubblicato una parte significativa dei Carteggi. Fra le sue opere più recenti: ‘L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo (2011), Engels e i socialisti italiani (pag 68-69-70) “”E mentre svolgevano il proprio compito di promotori della lotta di classe, i socialisti erano chiamati altresì ad assumere un ruolo di supplenza nei confronti della Democrazia, che aveva abdicato dai propri ideali e dalla propria specifica funzione politica, ed erigersi a difensori delle libertà statutarie conculcate dal governo. Il giudizio negativo nei confronti dell’Estrema Sinistra, lungi dall’attenuarsi diveniva ancora più netto: «Intanto tutti i partiti borghesi, che già furono popolari, e parvero baluardo al dispotismo, si stanno liquidando con velocità accelerata. L’Estrema Sinistra che, in altri tempi, di fronte agli eccessi attuali, avrebbe mandato in Sicilia i suoi migliori, si limita ora a giostrare di timide proteste e di innocenti interpellanze. Cavallotti, già arcangelo pellegrino contro il colera, ora non si muove; quest’altra pestilenza non lo tange. Colajanni fa salamelecchi al Lavriano e collabora seco; da Crispi, cui conferma la sua tenace fiducia, supplica la scarcerazione di alcuni amici personali, socialisti contemplativi, e un arbitrio e un dispotismo soltanto un po’ meno feroci» (26). Ma questo giudizio lapidario sull’Estrema Sinistra era tutt’altro che privo di dubbi e di contraddizioni, se si considera che sul numero successivo della «Critica Sociale» apparve, con un’introduzione di Turati e della Kuliscioff (27), la lettera con cui Federico Engels consigliava ai socialisti di appoggiare, pur mantenendo la propria autonomia, la rivoluzione antifeudale e potenzialmente repubblicana che si intravedeva all’orizzonte come risposta della borghesia più avanzata alla reazione crispina (28). Il parere di Engels era stato sollecitato direttamente dalla Kuliscioff che, senza attenuare minimamente il giudizio negativo sulla Democrazia, aveva prospettato al più illustre rappresentante del socialismo internazionale l’alternativa tra due possibili scelte politiche: seguendo la prima, prospettata dai «dottrinari» e dagli «immobilisti», i socialisti sarebbero stati alla finestra, senza prendere parte agli eventi, mentre adottando la seconda avrebbero dovuto aderire alle agitazioni in corso, che avrebbero forse portato anche alla proclamazione della repubblica. Quest’ultima soluzione, implicitamente suggerita a Engels, era da lui completamente condivisa: nella sua risposta considerava infatti possibile un rivolgimento politico, o addirittura rivoluzionario, ad opera della piccola e media borghesia esasperata, appoggiata dai contadini. Si sarebbe potuto quindi costituire un governo di repubblicani «convertiti», che avrebbe consentito di ottenere il suffragio universale e altre importanti riforme, e persino la repubblica, un obiettivo che però – bisognava non scordarlo – non rappresentava per i socialisti la loro ultima meta. Vi era tuttavia nella lettera di Engels un passaggio che Turati e la Kuliscioff, palesemente soddisfatti della risposta ricevuta, evitavano di considerare, pur essendo tutt’altro che secondario: per Engels i repubblicani «convertiti», erano evidentemente i radicali, indicati del resto come «i Cavallotti e compagnia» ed i socialisti avrebbero commesso «il più grande degli errori» se di fronte ai partiti «affini» si fossero limitati «a una critica puramente negativa». E concludeva scrivendo «Potrà arrivare il momento nel quale fosse dover nostre di cooperare con essi in modo positivo. Quando sarà questo momento?» (29)”” [Maurizio Punzo, ‘La politica delle cose. Filippo Turati e il socialismo milanese, 1883-1914’, Milano, 2017] [(26) F. Turati, ‘La borghesia abdica’, ‘Critica sociale’, n. IV, n. 2, 16 gennaio 1894, pp. 20-21; (27) Noi, ‘La nostra tattica’, vi, n. 3, 1° febbraio 1894, pp. 34-35. Il testo originario della lettera di Engels, in francese, si trova in ‘Filippo Turati e i corrispondenti stranieri. Lettere 1883-1932’, a cura di D. Rava, Piero Lacaita, Manduria, 1995, pp. 86-90. Ivi la lettera della Kuliscioff, con la postilla di Turati, di cui quella di Engels costituiva la risposta (pp. 84-86); (28) F. Engels, ‘La futura rivoluzione italiana e il partito socialista’, Londra, 26 gennaio 1894, in “”Critica Sociale””, a. IV, n. 3, 1° febbraio 1894, pp. 35-36; (29) Ibid.] (pag 68-70)”,”MITS-456″
“PUNZO Maurizio”,”Un Barbarossa a Palazzo Marino. Emilio Caldara e la giunta socialista (1914-1920).”,”Maurizio Punzo insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di socialismo itaiano e soprattutto del pensiero e l’opera di Filippo Turati. Ha pubblicato ‘L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo’ (2011) e con Carlo Tognoli ‘Parlando di socialismo’ (2013). Sentimento patriottico di Caldara e dei suoi assessori manifestatosi pienamente all’indomani della rotta di Caporetto. Turati giudicava tremendamente reale il rischio di Milano invasa dall’esercito austro-tedesco. Se l’invasione – scriveva alla Kuliscioff – si fosse estesa o completata nel Trentino, minacciando Milano, egli sarebbe ripartito subito da Roma: “”Qui prevale l’idea che i deputati debbano stare nei loro luoghi”” (pag 255)”,”MITT-407″
“PUNZO Luigi, a cura; saggi di Giuseppe CAMBIANO Nicola SICILIANI-DE-CUMIS Carla DE-PASCALE Fortunato Maria CACCIATORE Pasquale GUARAGNELLA Rita MEDICI Alberto NAVER Marzio ZANANTONI Luigi PUNZO”,”Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume I. Parte I. L’opera di Labriola.”,”Alla memoria di Antonio Santucci “”Scrivendo a Friedrich Engels da Roma già il 28 ottobre 1892, Labriola sosteneva che in Italia «Il radicalismo è quasi del tutto esautorato. Non ci sono più partiti, e tutto s’inchina al governo esistente o a quello che verrà. In uno e medesimo collegio ci sono due, tre candidati ministeriali. Le influenze, le raccomandazioni, i voti si negoziano sfacciatamente. Oltre il governo e suoi agenti, oltre le banche, le ferrovie e le società di navigazione, oltre le camorre e la Massoneria, ci sono i proconsoli (P.E. Crispi, Zanardelli, ecc.) sussidiatori o sussidiati di tutte quelle altre belle cose». Il dato più scandaloso, secondo Labriola, è che non vi sia «in tutto ciò nulla di ipocrita o di misterioso. Tutto si sa e tutto si confessa sfacciatamente». Era, infatti, noto a tutti che l’appoggio di Crispi al ministero era condizionato al rinnovo della convenzione con la società generale di navigazione Florio, situata a Palermo, che ricambiava Crispi con quella che oggi si chiamerebbe una tangente di 50.000 Lire all’anno, distribuita fra una cinquantina di deputati. Continua Labriola: «Tutto il mondo sa che la Banca Romana è un ammasso di cambiali inesigibili e di conti correnti che non corrono. In questo morbo universale di corruzione rimangono travolti repubblicani e socialisti (…)». Un Labriola amareggiato per la connotazione negativa assunta dalla parola ‘socialista’ precisa, infine, che «in tutte queste cose i proletari non entrano per la semplice ragione che essi non sono in ballo e non ne sanno nulla. Ma tutte queste cose risapute da tutti, gettano il discredito sul socialismo, rendono sospetto il nome di socialista ed aumentano il sentimento di disgusto e di scetticismo» (6)”” (pag 126-127) [Pasquale Guaragnella, ‘Politica e umorismo. In margine alle lettere di Antonio Labriola a Engels] [(in) Luigi Punzo, a cura, ‘Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume I. Parte I. L’opera di Labriola’, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2006] [(6) A. Labriola, ‘Carteggio’, III, 1890-1895, S. Miccolis [cur.], Napoli 2003, nr. 1247, 268-271]”,”LABD-122″
“PUNZO Luigi, a cura; saggi di Giuseppe LISSA Giovanni MASTROIANNI Gian Mario BRAVO Luigi CORTESI Michele MAGGI Guido LIGUORI Paolo FAVILLI Gian Piero ORSELLO”,”Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume II. Parte II. La fortuna di Labriola: la politica.”,” In particolare due saggi: Gian Mario Bravo, ‘Labriola e i dirigenti del socialismo europeo’ (pag 317-338) Luigi Cortesi ‘Antonio Labriola politico. Il ’98, il ritorno all’Italia e la ‘questione coloniale’ (pag 339-380 Richiamando il concetto di avanguardia, (Labriola) aggiunse: “”Ritengo imprescindibili due cose: che il proletariato deve essere diretto da chi capisce, e che capire bisogna aver preso coscienza delle forze politiche della storia”” (13)”””,”LABD-123″
“PUNZO Mario”,”Dalla Liberazione a Palazzo Barberini. Storia del Partito Socialista Italiano dalla ricostruzione alla scissione del 1947.”,”‘Ha quindi torto Valdo Magnani quando afferma (4) che il nuovo patto (di unità d’azione Psip Pci settembre 1946, ndr) era strutturato in modo da affidare al Pci una sorta di diritto di veto, dato che prevedeva il deferimento alla Giunta centrale di tutte le questioni controverse’ (pag 297) (4) Oreste Lizzadri, Il socialismo italiano dal frontismo al centro sinistra, op.cit”,”ITAP-254″
“PUOTI Basilio”,”Lettere a Raffaele Masi 1841-1846.”,”Basilio Puoti (1782-1849) letterato e filologo, sostenitore della dottrina del purismo, scrisse tra l’altro ‘Le regole elementari della lingua italiana’ (1833) e ‘Lezioni di eloquenza e letteratura’ (1836).”,”ITAB-011-FMB”
“PUPO Raoul”,”Trieste ’45.”,”PUPO Raoul insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Si occupa di storia della politica estera italiana, del confine orientale italiano, delle occupazioni italiane nei Balcani e degli spostamenti forzati di popolazioni in Europa nel Novecento. “”Nel corso dell’autunno e dell’inverno il Pci ha applicato puntualmente gli accordi Togliatti-Kardelj dell’ottobre 1944. Si è industriato a favorire l’occupazione della Venezia Giulia da parte delle truppe jugoslave vuoi attraverso il comportamento dei comunisti italinai nelle province di confine, vuoi con l’intensa propaganda compiuta sulla stampa italiana, vuoi – non da ultimo – collaborando attivamente alla criminalizzazione del Cln di Trieste. Anche gli jugoslavi hanno fatto la loro parte, considerando gli italiani come una minoranza nazionale legittima e non, come i tedeschi, una comunità globalmente da espellere: di conseguenza, hanno inserito i comunisti italiani negli organi dirigenti dell’OF (Fronte di liberazione sloveno, ndr), lo stesso faranno con i poteri popolari.”” (pag 189)”,”ITQM-171″
“PUPO Spartaco”,”Il vero Camus è realista e mediterraneo.”,”””Nel 1950 interviene pubblicamente nel dibattito tra Palmiro Togliatti e Ignazio Silone, di cui è amico, in merito alla rottura dello scrittore italiano col Pci in nome delle ragioni della libertà. Nel 1951, infine, esce il suo saggio filosofico ‘L’uomo in rivolta’ che segna la rottura tra lui e Jean-Paul Sartre. “”Fu – ha raccontato sua figlia – un vero scandalo, fu accusato di essere di fatto un alleato della destra. Molti si allontanarono da lui. Solo alcuni amici gli rimasero vicini, come Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone””. Il primo gli restò vicino fino alla fine e lo fece collaborare sin dal 1956 alla rivista ‘Tempo Presente’, in nome della comune avversione per il pensiero ideologico: “”La cultura non è il terreno – diceva – della verità, ma della disputa intorno alla verità…””. Nel 1953, alla notizia della rivolta anticomunista di Berlino, Camus prende posizione a favore delle ragioni degli insorti. Tra il 1955 e il 1956 Camus collabora poi al settimanale L’Express con una lunga serie di articoli sulla guerra civile algerina scoppiata nel 1954″” (pag 18)”,”VARx-523″
“PUPO Raoul”,”Adriatico amarissimo. Una lunga storia di violenza.”,”””L’Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”” (Predrag Matvejevic) (in apertura) Raoul Pupo ha insegnato a lungo Storia contemporanea presso l’Università di Trieste. Si occupa di storia della politica estera italiana, della frontiera adriatica, delle occupazioni italiane nei Balcani e degli spostamenti forzati di popolazioni in Europa nel Novecento. La strage di Lipa (Seconda seconda guerra mondiale (pag 147-148) “”L’elenco di rastrellamenti, razzie, incendi di paesi, fucilazioni di massa, esecuzioni di ostaggi, impiccagioni “”esemplari”” con esibizione delle vittime, stupri e torture è troppo lungo da percorrere, e non vi è quasi comunità locale, fra le tante della regione, che non abbia nella sua memoria una ferita da lamentare. Alcuni episodi però hanno avuto e mantengono tuttora un’eco più larga, per le loro dimensioni e la loro efferatezza. Il triste primato spetta al villaggio di Lipa, in provincia di Fiume, nei pressi della rotabile Trieste-Fiume e della linea ferroviaria Fiume-Postumia, oggetto entrambe di frequenti attacchi partigiani. Alla fine di aprile del 1944 i nazisti decidono di fare piazza pulita nella zona con un’operazione su vasta scala condotta da reparti germanici e italiani. Nell’occasione, il 30 aprile scoppia una scaramuccia nella località di Rupa, in cui cadono alcuni militari tedeschi. Subito dopo parte la rappresaglia, che si concentra sul vicino paese di Lipa: una colonna tedesca accompagnata da un paio di ufficiali italiani occupa l’abitato uccidendo tutte le persone incontrate per la strada. I superstiti – come al solito, donne, vecchi e bambini, perché gli uomini stanno con i partigiani – vengono incolonnati, apparentemente per venir condotti alla deportazione; arrivati però all’ultima casa del villaggio, vengono ammassati all’interno e poi trucidati tutti con bombe a mano e baionette. L’edificio viene poi dato alle fiamme, seguito dal resto del paese. Le vittime sono 280, fra cui tre bambine di meno di un anno (34). Lipa è un posto sperduto e le dimensioni dell’eccidio si percepiscono bene solo a guerra finita, anche perché i tedeschi hanno cercato di coprire le tracce e i tesitmoni sono solo un paio. Completamente di versa è la situazione di Trieste, dove i nazisti adottano entrambe le strategie, quella dell’esibizione della morte e quella del suo nascondimento. La politica del terrore è la scelta compiuta per tentare di controbilanciare l’effetto di alcuni attentati così clamorosi, da mettere pubblicamente in discussione l’efficacia del controllo del territrio da parte delle autorità occupanti”” (pag 147-148)”,”EURC-145″
“PURKAYASTHA Probir KOSHY Ninan BHADRAKUMAR M.K.”,”Uncle Sam’s Nuclear Cabin.”,”Euro 15.0 pag 85 membri CSTO (Collective Security Treaty Organization) pag 82 83 Shanghai Cooperation Organizazion (SCO) NSG Nuclear Supply Group (pag 64) NMD (National Missile Defence)”,”INDx-096″
“PUSCHNERAT Tânia”,”Clara Zetkin: Bürgerlichkeit und Marxismus. Eine Biographie.”,”Clara ZETKIN socialdemocratica e poi comunista (1857-1933) “”April 1921: Zetkins zweiter Disziplinbruch. Nach der vernichtenden “”Märzaktion”” der KPD 1921 ging Zetkin in einem Brief an Lenin erneut auf das Problem der Bildung kommunistischer Parteinen ein.”” (pag 256) Aprile 1921: la seconda rottura della disciplina da parte della Zetkin. Dopo la fallita “”azione di Marzo”” del KPD, nel 1921, la Zetkin ha nuovamente sollevato il problema della formazione dei comunisti in una lettera a Lenin””. (pag 256) “”Zetkin hielt Lenin für neutral und (irrtümlicherweise) für nicht involviert in die Märzaktion. Sie erwartete von ihm eine Bereinigung der deutschen Parteiprobleme. Ihr Vertrauen auf die Autorität des großen Führers in Moscau rührte auch aus der Tatsache, dass Lenin mit der Exekutive formal nichts zu tun hatte.”” (pag 257) “”La Zetkin considerava Lenin come neutrale e (erroneamente) non coinvolto nell’ Azione di Marzo. Ella si aspettava da parte sua un chiarimento del problema del partito tedesco. La sua fiducia nell’ autorità del grande capo di Mosca venne scossa per il fatto che Lenin nell’ Esecutivo non fece nulla di esplicito””. (pag 257)”,”RIRB-077″
“PUSCKIN Alessandro (PUSKIN), a cura della Duchessa D’ANDRIA”,”Boris Godunov e altri racconti.”,”””Nel 1820 per alcuni suoi scritti politici e specialmente licenziosi rischiò di essere mandato in Siberia, ma il castigo si limitò a un esilio nelle province del Sud, esilio benefico per il suo genio, perché l’ allontanamento da Pietroburgo e la tranquilla vita provinciale trasformarono il giovane scrittore, e il suo ozio fu fecondo di una vena schietta e magnifica poesia. Sono degli anni fra il 20 e il 24 il Prigioniero del Caucaso, gli Zingari, la Fontana di Bakcissarai e i primi canti di Eugenio Onieghin.”” (pag 8, introduzione) “”Nell’ esilio di Mikhailovskoe, Pusckin s’immerse nella lettura di Shakespeare. Lontano dalla capitale, gli giunse l’ eco della tragedia dei Decembristi, molti dei quali erano suoi parenti o amici, e questa catastrofe influì sul suo spirito e contribuì a maturarlo. Fu allora che concepì il Boris Godunov, innamoratosi delle vecchie leggende russe, sentendo tutto il fascino di quella poesia primitiva che è come il profumo della steppa.”” (pag 9) “”(…) nella sua breve vita, si dissetò a tutte le fonti e avrebbe potuto dire con verità: ‘Humani nihil a me alienum puto’.”” (pag 14) “”Si, stagli a credere! Quando mai i principi si affaticano! E qual’è la sua fatica? Cacciar la volpe e la lepre, banchettare, dar noia ai vicini, e chiacchierar con voi altre, povere sciocche. Si! proprio s’affatica! bisogna compatirlo!”” (pag 198-199)”,”VARx-211″
“PUSKIN Aleksandr S.”,”Poesie.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Eridano Bazzarelli, docente per lungo tempo all’Università Statale di Milano, è uno dei maggiori slavisti italiani. Ha curato per BUR, con traduzioni e introduzioni, innumerevoli opere dei massimi autori russi: Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Esenin, Puskin, Blok, Cechov, Gogol’, Lermontov, Afanas’ev.”,”RUSx-058-FL”
“PUSKIN Aleksandr S.”,”Romanzi e racconti.”,”All’interno del volume: – In negro di Pietro il Grande – La figlia del capitano – Storia della rivolta di Pugacev e altro…”,”RUSx-009-FV”
“PUSKIN S. Aleksandr, a cura di Pia PERA”,”Evgenij Onegin. Romanzo in versi.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Pia Pera ha tradotto l’Arciprete Avvakum, nadezda Durova, Herzen, le fiabe russe proibite raccolte da Afanas’ev, Dobycin, Lermontov e la corrispondenza fra Ivan il Terribile e il Principe Kurbskij. É autrice di La bellezza dell’asino e Diario di Lo.”,”RUSx-214-FL”
“PUSKIN Aleksandr S., a cura di Eridano BAZZARELLI”,”Poesie.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Eridano Bazzarelli, docente per lungo tempo all’Università Statale di Milano, è uno dei maggiori slavisti italiani. Ha curato per BUR, con traduzioni e introduzioni, innumerevoli opere dei massimi autori russi: Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Esenin, Puskin, Blok, Cechov, Gogol’, Lermontov, Afanas’ev.”,”RUSx-224-FL”
“PUSKIN Aleksandr A., a cura di Clara STRADA JANOVIC”,”Boris Godunov.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Clara strada janovic ha tradotto opere di propp, Bachtin, Cechov. É autore di studi critici sui Dodici di Blok, sulla teoria del folclore di Propp, sul Giardino dei ciliegi di Cechov. Vittorio Strada è autore di vari libri sulla storia della cultura e della letteratura russa. É fondatore e direttore della rivista internazionale Rossija/Russia.”,”RUSx-225-FL”
“PUSKIN Aleksandr S., a cura di Pia PERA”,”Evgenij Onegin. Romanzo in versi.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Pia Pera ha tradotto l’Arciprete Avvakum, nadezda Durova, Herzen, le fiabe russe proibite raccolte da Afanas’ev, Dobycin, Lermontov e la corrispondenza fra Ivan il Terribile e il Principe Kurbskij. É autrice di La bellezza dell’asino e Diario di Lo.”,”RUSx-226-FL”
“PUSKIN Aleksandr Sergeevic, a cura di Paolo NORI”,”Umili prose. I racconti di Belkin. La donna di picche. Kirdzali. La figlia del capitano.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Considerato uno dei massimi poeti della Russia del XIX secolo e il padre della moderna letteratura russa, fu autore di liriche, poemi, favole, romanzi, racconti, drammi e saggi. Nato a Mosca nel 1799 da una povera famiglia aristocratica. Puskin morì per difendere l’onore della moglie in un duello con il barone francese Georges D’Anthès, a Pitroburgo nel 1837. Paolo Nori è nato nel 1963.”,”RUSx-242-FL”
“PUSKIN Aleksandr Sergeevic, a cura di Eridano BAZZARELLI Giovanna SPENDEL”,”Opere.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Considerato uno dei massimi poeti della Russia del XIX secolo e il padre della moderna letteratura russa, fu autore di liriche, poemi, favole, romanzi, racconti, drammi e saggi. Nato a Mosca nel 1799 da una povera famiglia aristocratica. Puskin morì per difendere l’onore della moglie in un duello con il barone francese Georges D’Anthès, a Pitroburgo nel 1837.”,”VARx-176-FL”
“PUSKIN Alessandro S.”,”La figlia del capitano.”,”Proverbio ‘Voce di popolo / Onda del mare’ (pag 181) Proverbio: ‘Serba l’onore sin dalla giovinezza’ (pag 9) Puskin dapprima poeta e più tardi scrittore in prosa. “”Nato nel 1799, Puskin ebbe una vita movimentata perché il suo carattere irrequieto lo mise più volte in contrasto con le autorità governative che, a varie riprese, lo relegarono in diverse località. Letterariamente questo gli giovò: paesaggi e vicende storiche dei luoghi dove si recava arricchirono il suo bagaglio artistico. Fu verso l’anno 1830 che cominciò a scrivere di prosa, (…) Quando nel gennaio 1837 Alessandro Puskin morì in seguito a una ferita ricevuta in duello, anche la produzione in prosa era più che sufficiente per indicare in Puskin il primo grande scrittore russo. (…) Il Puskin nel 1832 si era dedicato a una storia di Pietro il Grande su fonti d’archivio: l’opera non fu realizzata, ma la sua preparazione ebbe come frutti una ‘Storia della rivolta di Pugacjov’ e il romanzo qui tradotto, ambientato nei luoghi e nei tempi di quella rivolta (…)”” (pag 6-7) (introduzione)”,”VARx-073-FGB”
“PUTNAM Hilary, edizione italiana a cura di Salvatore VECA”,”Ragione, verità e storia.”,”Filosofo e matematico, professore a Harvard, Hilary PUTNAM (Chicago, 1926) ha dato contributi fondamentali a molte correnti del pensiero contemporaneo (scienza cognitiva, percezione, ragionamento, linguaggio ecc.). Il suo principale apporto al linguaggio è la cosiddetta teoria del riferimento diretto, strettamente intrecciata alla tesi filosofica del realismo “”metafisico”” secondo cui “”il mondo consiste in una totalità determinata di oggetti indipendenti dalla mente””. Con questo libro (Ragione, verità e storia) PUTNAM ha abbandonato questa posizione a favore di un realismo interno secondo il quale ogni domanda sul mondo ha senso solo all’interno di una teoria. Altre opere: ‘La sfida del realismo’ (1991), ‘Il pragmatismo: una questione aperta’ (1992), ‘Filosofia della logica’ (1975), ‘Verità e etica’ (1982), Mente, linguaggio e realtà (1987). “”In opposizione a tutto quanto abbiamo finora osservato, Karl Popper ha ripetutamente sostenuto che c’è un metodo scientifico distintivo, che lo si può asserire e che ci si dovrebbe fidare soltanto di esso per scoprire la natura del mondo. Popper ritiene, tuttavia, che vi siano nozioni di razionalità che sono più ampie della razionalità scientifica e che esse si applichino alle decisioni etiche. Secondo la concezione di Popper, illustrata nel suo influente libro Logica della scoperta scientifica (Logik der Forschung) e in opere successive, il metodo scientifico consisterebbe nell’ avanzare teorie “”altamente falsificabili””, cioè teorie che implicano predizioni rischiose. Procediamo poi a sottoporre tutte queste teorie a prove, sino a che ne sopravviva soltanto una. Quest’ ultima viene quindi provvisoriamente accettata, mentre si ripete l’ intera procedura. Poiché l’ eliminazione progressiva di tutte le teorie tranne una si effettua su basi deduttive – una teoria, infatti, viene abbandonata quando si scopre che da essa deriva una predizione che è definitivamente falsificata – Popper sostiene che non è affatto necessario ricorrere al teoria di Bayes, né all’ esame dei gradi di sostegno. Un problema con la teoria di Popper è che è assolutamente impossibile sottoporre a prova tutte le teorie strettamente falsificabili.”” (pag 211)”,”FILx-278″
“PUTNAM Hilary”,”Rappresentazione e realtà.”,”Hilary Putnam (Chicago 1926) è dal 1956 docente di Filosofia alla Harvard University e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica.”,”FILx-119-FL”
“PUTNAM Hilary, edizione italiana a cura di Salvatore VECA”,”Ragione, verità e storia.”,”H. Putnam è dal 1965 professore di filosofia a Harvard e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica. Il Saggiatore ha già pubblicato ‘Verità e etica’.”,”FILx-290-FRR”
“PUTNAM Hilary”,”Mente, corpo, mondo.”,”Hilary Putnam (Chicago 1926) è dal 1956 docente di Filosofia alla Harvard University e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica.”,”FILx-146-FL”
“PUTNAM Robert D. BAYNE Nicholas”,”Sovrani ma interdipendenti. I vertici dei sette principali paesi industrializzati.”,”Robert D. Putnam è direttore del Dipartimento di Government dell’Università di Harvard e membro del Center of International Affairs della stessa Università. Nicholas Bayne, membro del corpo diplomatico britannico, è attualmente rappresentante per il Regno Unito nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).”,”ECOI-176-FL”
“PYATNIZKAYA Julia, a cura di Victor ZASLAVSKY”,”Diario della moglie di un bolscevico.”,”Moglie di Osip PIATNIZKI, Julia Sokolova Pyatnizkaya proveniva da una famiglia di piccola nobiltà della provincia russa. Aderì giovanissima al partito bolscevico e poco più che ventenne sposò uno dei massimi dirigenti da cui ebbe due figli. Dopo l’ arresto del marito per opera della NKVD nel 1938 sarà pure lei internata in un gulag dove morirà nel 1940. (pag 23 128) “”Il rancore verso Pyatnizky è forte. Si è sempre lesinato tutto e ha dato i suoi figli in pasto a quella gente che si è rubata i soldi e tutto il resto, ma che gente è, In mano a chi siamo? Che terribile arbitrio, e tutti hanno paura. Sto impazzendo di nuovo: ma che dico, che dico?”” (pag 23) “”Non avevamo mai preso niente di altri, vivevamo in modo molto modesto. Pyatnizky scriveva, io lavoravo, lui lavorava… Non penso che la moglie del giovane collaboratore del Nkvd lavori, né che lui sia in grado di scrivere. Da dove hanno preso tutta questa roba? Pensavo prima che tutta la roba confiscata finisse allo stato e invece, una buona parte, le cose di maggior valore, vanno ai collaboratori del Nkvd. Che cosa c’è di nuovo in queste persone, in questi tempi?…”” (pag 128)”,”RUSS-149″
“PYATNIZKAYA Julia, a cura di Victor ZASLAVSKY”,”Diario della moglie di un bolscevico.”,”Julia Sokolova Pyatnizkaya nacque alla fine dell’Ottocento in una famiglia della piccola nobiltà della provincia russa. Aderì giovanissima al partito bolscevico, e poco più che ventenne, ne sposò uno dei massimi dirigenti, Osip PYATNIZKY, da cui ebbe due figli. Dopo l’arresto del marito da parte del Nkvd, nel 1938 sarà a sua volta internata nel lager di Karaganda, in Kazakistan, dove morirà nel novembre del 1940. Vctor Zaslavsky, studioso di storia del comunismo e dell’ex URSS, è docente di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato in diverse università in Russia, Canada e Stati Uniti. Tra i suoi libri in italiano: Storia del sistema sovietico, L’ascesa, la stabilità, il crollo; Togliatti e Stalin, il Pci e la politica estera staliniana negli archivi di mosca, Il massacro di Katyn, Il crimine e la menzogna. Il diario di Julia Pyatnizkaya è una delle rarissime testimonianze dirette di quel periodo della storia sovietica chiamato il ‘Grande Terrore’, al culmine del quale, tra l’agosto 1937 e il novembre 1938, furono fucilate, sulla base delle sentenze dei tribunali, e cioè nella piena legalità staliniana, circa settecentomila persone, mentre almeno altre trecentomila morirono per le torture durante gli interrogatori.”,”RIRB-014-FL”
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, P2
“PEAN Pierre”,”Carnages. Les guerres secrètes des grandes puissances en Afrique.”,”PEAN Pierre è scrittore e giornalista d’inchiesta. Si è occupato anche del ‘Monde’ (La Face cachée du Monde, 2003) “”Grande gioco africano”””,”AFRx-075″
“PEARCE Brian”,”How Haig Saved Lenin.”,”PEARCE B. è stato giornalista al Daily Worker e a Newsletter. Ha tradotto varie cose tra cui Trotsky ‘How the Revolution Armed’.”,”RIRO-343″
“PEARCE Brian WOODHOUSE Michael”,”A History of Communism in Britain.”,”Introduction, Note, Publishers’ Note, Index,”,”MUKx-004-FL”
“PEARSON Michael”,”Il treno piombato.”,”In inserto fotografico: ‘Lenin parla alla folla alla stazione di Finlandia (al quadro è stata aggiunta abusivamente la figura di Stalin alle spalle di Lenin) “”Esistono chiare prove tra i documenti tedeschi che Parvus era in regolare contatto con il ministero degli Esteri a Berlino e persino con lo stesso Zimmermann. Ed è un dato di fatto che Parvus aveva stretti legami con Jacob Fürstenberg, il quale, anche qui senza alcun dubbio, era in comunicazione con Lenin e con Kozlovskij. Ancora più significativa è l’ammissione dello storico socialista tedesco Gustav Mayer (nel suo libro ‘Erinnerungen’) di avere servito da tramite in Svezia tra Jacob Fürstenberg e Karl Radek da una parte (li incontrava generalmente nella loro villa al mare a Neglinge) e le autorità tedesche dall’altra. Inoltre, Mayer faceva rapporto direttamente a Berlino, personalmente a Diego von Bergen, il funzionario di grado più eleato incaricato della sovversione politica in Russia (2)”” (pag 213) [(2) M. Futrell, ‘The Northern Underground’, 222] MAYER Gustav, Erinerrungen. Vom Journalisten zum Historiker der deutschen Arbeiterbewegung. Mit Erlauterungen und Erganzungen, einem Nach-wort und einem Personenregister von Gottfried Niedhart. GEORGE OLMS VERLAG. HILDESHEIM. ZURICH NY. 1993 ediz orig 1949 pag 424″,”RIRO-026-FV”
“PEARSON Hesketh”,”The Hero of Delhi. A Life of John Nicholson, Saviour of India, and a History of his Wars.”,”John Nicholson, nato il 11 dicembre 1822 a Dublino, Irlanda, è stato un ufficiale anglo-irlandese dell’esercito britannico che si è distinto durante la sua carriera in India britannica 1. Giunto nel subcontinente indiano in giovane età, Nicholson ottenne una commissione nella Compagnia delle Indie Orientali, dove trascorse gran parte della sua vita contribuendo all’espansione del dominio della Compagnia in numerosi conflitti, tra cui la Prima guerra anglo-afghana e la Prima e la Seconda guerra anglo-sikh 1. Nicholson creò una leggenda di sé stesso come funzionario politico sotto Henry Lawrence nelle province di confine dell’India britannica, soprattutto nel Punjab, e fu determinante nell’istituzione della Frontiera del Nord-Ovest 2. Il momento più significativo della sua carriera militare fu il suo ruolo cruciale nella soppressione della Rivolta indiana del 1857, un conflitto in cui perse la vita. Carismatico e autoritario, Nicholson ha lasciato un’eredità controversa: alcune descrizioni contemporanee lo presentano come l’uomo cruciale nella repressione della rivolta, mentre resoconti storici più recenti lo hanno descritto come un ‘psicopatico imperiale’ e una figura violenta e maniacale. La sua imponente presenza fisica e i suoi atti di valore e violenza gli hanno conferito uno status quasi mitico e persino un culto religioso tra le numerose tribù della Frontiera del Nord-Ovest che Nicholson portò nell’Impero britannico. Nicholson morì il 23 settembre 1857 a Delhi, Mughal Empire, e fu sepolto nel Nicholson Cemetery di Nuova Delhi (f. copil.)”,”INDx-009-FSD”
“PEARTON Maurice”,”The Knowledgeable State. Diplomacy War and Technology since 1830.”,”Cambiamenti nella tecnica e industria, guerra marina, terrestre, ferrovie e strategia 1859 – 1866 – 1870, nuova razionalizzazione della guerra, strategia nazionale, piani militari, TIRPITZ e SCHLIEFFEN, critica di BLOCH, nazionalismo Balcani, guerra industriale, nuove tecnologie alla guerra, 1° GM, arma aerea, linea Maginot, arruolamento della scienza pura e Q bellica, guerra nucleare, Stato come ricercatore, produttore e consumatore delle armi.”,”QMIx-021″
“PECCEI Aurelio”,”Cento pagine per l’ avvenire.”,”PECCEI Aurelio, già alto dirigente industriale, è presidente del Club di Roma. Nato a Torino nel 1908, laureato in scienze economiche, dopo un soggiorno in Cina come dirigente FIAT, partecipa alla Resistenza nelle file di Giustizia e Libertà. Si occupa in seguito del Terzo Mondo e dell’ America Latina. Fonda e presiede per 20 anni la Fiat Concord la maggiore azienda industriale argentina. Nel 1968 fonda il Club di Roma.”,”PVSx-009″
“PECCHIOLI Renzo a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. I. 1921-1943.”,”Partito Comunista d’ Italia (PcdI). 1° Conferenza nazionale. La formazione del nuovo gruppo dirigente. Como, maggio 1924. (pag 169) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi sulla tattica e sulla situazione interna del PCI presentato dalla maggioranza (firme di Egidio GENNARI Alfonso LEONETTI Camilla RAVERA Mauro SCOCCIMARRO e Palmiro TOGLIATTI (Ercoli). (pag 171) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi sull’ indirizzo ed il compito del PCI in Italia presentato dalla “”sinistra”” (firme di Amadeo BORDIGA Bruno FORTICHIARI Ruggero GRIECO Luigi REPOSSI) (pag 190) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi della “”minoranza”” (di destra) (firme di Giuseppe BERTI Aladino BIBOLOTTI Dante CAPPELLI Giorgio CARRETTO Nicola CILLA Carlo FARINI Cesare MASSINI Gustavo MERSU’ Ottavio PASTORE Mario PICCABLOTTO Giovanni ROVEDA Angelo TASCA Giuseppe VOTA) (pag 196) PCI Partito comunista italiano III Congresso nazionale. Le Tesi di Lione, 20-26 gennaio 1926. (pag 257)”,”PCIx-187″
“PÊCHEUX Michel FICHANT Michel”,”Sulla storia delle scienze.”,”I materiali che costituiscono questo libro derivano dall’ormai celebre Cours de Philosophie pour Scientifiques tenuto nell’inverno-primavera 1967-’68 sotto la guida di Althusser all’Ecole Normale Supérieure di Parigi. Si tratta del corso, cui parteciparono oltre agli autori lo stesso Althusser, Regnault, Badiou, Macherey e Balibar, che venne interrotto dallo scoppio del Maggio francese.”,”SCIx-243-FL”
“PECORA Gaetano”,”Il liberalismo anomalo di Friedrich August von Hayek.”,”Gaetano PECORA è professore associato di “”Storia delle dottrine politiche”” nell’ Università del Sannio ed è docente di “”Dottrina dello Stato”” alla LUISS di ROma. Ha scritto “”Uomini della democrazia”” (1986) (prefazione di Norberto BOBBIO), “”Democrazia e valori morali”” (Napoli, 1988), ‘La democrazia di Hans Kelsen”” (1992), ‘I pensatori politici: Kelsen’ (1995), ‘La libertàò dei moderni’ (1997). “”Le norme giuridiche – scrive Hayek – sono “”qualcosa che esiste indipendentemente da una qualche particolare volontà umana””; esse “”vengono ‘scoperte’ (perché) sono semplicemente la formulazione di modi di agire già osservati in pratica””. Come si vede, siamo ancora lì: il diritto non è seguente ma precedente l’ autorità; non è posto dal legislatore ma al legislatore è imposto dai modi di pensare e di operare che definiscono il genio di una collettività. E’ l’ idea di sempre, dunque, che ciondola monotona nelle pagine di Hayek””. (pag 41)”,”TEOP-186″
“PECORA Gaetano”,”La democrazia di Hans Kelsen. Una analisi critica.”,”PECORA Gaetano insegna diritto costituzionale nell’Università di Benevento ed è docente di storia delle istituzioni e delle dottrine politiche presso la scuola di giornalismo della Luiss (Roma). H. Kelsen. Nato a Praga nel 1881 morto nel 1973, professore di diritto pubblico, filosofia del diritto e diritto internazionale nelle Università di Vienna (1911-1930), Colonia (1930-33), Ginevra (1933-1940), Praga (1936-38), Harvard (1941-1942) e Wellesley College (1942). Ha poi insegnato nel 2° dopoguerra scienza politica nell’Univ. della California a Berkeley. Fondatore ed esponente principale della ‘scuola viennese’ del diritto, è stato uno dei maggiori giuristi di questo secolo. (Da archiv) La critica di Kelsen alla concezione marxista dello Stato “”Con questo cosa si vuol dimostrare? Si vuol dimostrare che se è vero che possono esistere Stati il cui unico scopo è quello di “”tenere con la forza la classe sfruttata nelle condizioni di oppressione”” (Engels), è altrettanto vero che possono esistere, e di fatto esistono, Stati che si pongono esattamente l’obiettivo contrario, l’eliminazione dello sfruttamento; e comunque se realmente lo sfruttamento attecchisce soprattutto nella sfera “”a-statale””, è ovvio che solo lo Stato, soltanto un tale ordinamento costrittivo, è in grado di por fine a questa condizione di vessazione. D’altronde, la dittatura del proletariato non è forse etichettata come uno Stato da Marx ed Engels? E qual è il fine che a questo meccanismo coercitivo essi assegnano se non quello dell’abolizione di ogni forma di oppressione? Non è pertanto contraddittorio definire lo Stato come un meccanismo coercitivo per il mantenimento dello sfruttamento e al tempo stesso profetizzare l’avvento di un apparato costrittivo che si varrà della sua forza per sradicare insieme con lo sfruttamento tutte le brutture del mondo capitalistico? Come si vede, la stessa dottrina marxista, per l’uso che fa del concetto di Stato “”mostra che l’ordinamento coercitivo chiamato Stato può servire scopi molto diversi ed opposti tra loro. Se è così, vuol dire che lo scopo non deve essere incluso in una definizione scientifica di questo fenomeno”” (1); definizione scientifica – è questa la conclusione kelseniana – che, “”con l’unica eccezione del momento costrittivo, deve fare astrazione da ogni configurazione contenutistica dell’ordinamento coercitivo”” (2). Le norme giuridiche, cioè, possono ispirare il loro contenuto al liberalismo, al socialismo e a qualsiasi altro sistema di idee; quel che in esse non potrà mai mancare è il collegamento della sanzione all’illecito. Insomma: variabile è il contenuto, invariabile è invece la struttura, la “”forma”” delle regole giuridiche. E’ ben per questo che solo quest’ultima può costituire l’oggetto di una indagine scientifica del diritto e dello Stato. Il bello è che per i marxisti la struttura della norma giuridica non è affatto immutabile. L’elemento sanzionatorio, questo tratto qualificante della regola di diritto, non è per essi destinato a durare in eterno: ha ragione di esistere fin quando la società è divisa in classi e si fonda sullo sfruttamento del proletariato. A loro avviso, infatti, “”la causa sociale fondamentale degli eccessi, che consistono nel violare le regole della vita, è lo sfruttamento delle masse, il loro bisogno e la loro miseria”” (3). Le violazioni dell’ordinamento giuridico, i turbamenti che giustificano la predisposizione di sanzioni per la punizione del reo, sono causati unicamente da un determinato assetto economico. Una volta che la perfetta società comunista avrà abolito con la proprietà privata la matrice di tutte le perversioni, non vi sarà più bisogno di comminare atti coercitivi: tutti obbediranno spontaneamente e con entusiasmo all’ordinamento di questa comunità. L’apparato costrittivo, lo Stato, potrà finalmente essere relegato nel posto che da quel momento gli spetta, “”cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all’ascia di bronzo”” (4). La critica di Kelsen su questo punto è quanto di più lucido si possa immaginare. Egli contesta che lo Stato possa un giorno estinguersi””. (pag 45-46-47) [Gaetano Pecora, La democrazia di Hans Kelsen. Una analisi critica, 2006] [(1) H. Kelsen, La teoria politica del bolscevismo e altri saggi, cit., p. 55; (2) H. Kelsen, Socialismo e Stato, cit., p. 21; (3) V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, 1972, p. 100; (4) F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, 1976, p. 204]”,”TEOP-278″
“PECORA Gaetano”,”Il pensiero politico di Kelsen.”,”Hans Kelsen nacque a Praga l’11/10/1881. Frequentò le università di Heidelberg, Berlino e Vienna. Proprio a Vienna, prima di conseguire il Doktortiel (1906), pubblicò il suo primo lavoro, Die Staatsslehre des Dante Alighieri (1905), che è rielaborazione della tesi di laurea, ‘una esercitazione scolastica scarsamente originale’ come Kelsen ebbe a giudicarla più tardi ma che, pure, diffuse il suo nome al di fuori della cerchia degli specialisti e tra gli studiosi di Dante in particolare. Sempre nell’Università di Vienna e fino al 1930 insegnò diritto pubblico e filosofia del diritto. Furono anni di straordinaria operosità, politica non meno che scientifica: a tale periodo, risalgono gli Haupt-probleme der Staatsrechtslehre entwickelt aus der Lehre vom Rechtssatz (1911) e l’Allgemeine Staatslehre (1925) nonchè gli scritti sulla democrazia e il socialismo – Vom Wesen und Wert der Demokratie è del 1920 come del 1920 è Sozialismus und Staat, in questo giro di tempo, Kelsen divenne Consigliere legale del governo austriaco e, incaricato dal cancelliere socialdemocratico Karl Renner, elaborò il progetto di una nuova costituzione federale che venne presentato nel 1920. Dal 1920 fu membro e consigliere permanente della Suprema Corte Costituzionale Austriaca, carica che conservò fino al 1929. Abbandonata l’Austria, nel 1930 Kelsen si trasferì in Germania dove fu docente di filosofia del diritto e di diritto internazionale nell’Università di Colonia fino al 1933.Con l’avvento del nazismo fu costretto a riparare a Ginevra dove insegnò diritto internazionale fino al 1940. Per alcuni anni, e precisamente per il biennio 1936-38, egli accettò di dividere l’insegnamento di Ginevra con quello di filosofia del diritto nell’Università di Praga.Nel 1941 Kelsen abbandonò l’Europa per gli Stati Uniti e qui nel 1945 ottenne la cittadinanza americana. Fin dal 1942 prese a insegnare filosofia del diritto e diritto internazionale nell’Università di California (Berkeley). Segni inequivoci di questa sua vocazione ‘internazionalistica’ furono prima la raccolta Law and Peace in International Relations e il saggio Peace through Law. Inoltre: General Theory of Law and State, The Communist Theory of Law in Foundations of Democracy, Derogation, Recht und Logik, Allgemeine Theorie der Normen. Kelsen morì a Berkeley il 19/04/1973.”,”TEOP-055-FL”
“PECORA Gaetano”,”Democrazia e religione nel pensiero di Tocqueville.”,”””Che la fede sia libera; che la libertà sia pia”” (François Guizot) (in apertura) Anti-illuminismo di Tocqueville”,”TEOP-519″
“PECORARI Paolo”,”Giuseppe Toniolo e il socialismo. Saggio sulla cultura cattolica tra ‘800 e ‘900.”,”PECORARI Paolo è nato a Bari il 9 febbraio 1943. Professore incaricato di storia contemporanea all’ Università di Padova. Ha scritto vari lavori (v. 4° copertina). “”Ma il tempo forte dell’ interesse di Giuseppe Toniolo per il socialismo si ha, come già ho detto, dal 1899 al 1902. (…) E’ il momento in cui si aggrava la crisi democratico cristiana in seno all’ Opera dei congressi mentre il Toniolo persegue con tenacia lo sforzo di mediazione tra le diverse tendenze dei cattolici organizzati in tema di dottrina sociale: in nome della unanimitas “”vecchi”” e “”giovani”” dovrebbero operare concordi per la “”restauratio”” sociale, e concordi combattere contro il comune nemico rappresentato dal binomio liberalismo-socialismo. La meta ideale resta sempre la collaborazione tra le classi: proprio ciò che i giovani democratici cristiani, da Valente a Murri, finiscono col ritenere impossibile, sia per il fallimento dell’ opera di patronato dei ceti “”superiori”” sugli “”inferiori””, sia perché si rendono conto a poco a poco, e in modo differenziato, del carattere rivoluzionario assunto dall’ industrialismo moderno e dall’ accumulo del capitale in un’ economia in espansione.”” (pag 74)”,”BIOx-101″
“PECORARO Mario a cura; interventi di Gaetano ARFÈ Giuseppe NUARA Giuliano BARBOLINI Mario Pio SILVESTRI Lanfranco TURCI Mario DEL-MONTE, relazioni di Aldo BERSELLI Giuliano MUZZIOLI Maurizio DEGL’INNOCENTI Tommaso DETTI, comunicazioni di Maria Pia BIGARAN Patrizia DOGLIANI Pietro ALBONETTI Mario PECORARO Alessandro ROVERI Alberto PRETI Domenico PRETI Katia TAVONI Ennio RESCA Mario G. ROSSI Michele LUNGONELLI Carlo VALLAURI Mario CATTINI Salvatore ADORNO e Maria Pia BIGARAN”,”Gregorio Agnini e la società modenese.”,”Mario Pecoraro svolge da anni attività di ricerca e collabora a periodici. E’ autore di ‘Il socialismo carpigiano nelle pagine di “”Luce””. Mezzo secolo di storia di una gloriosa testata’ (1983). Quando si tratta di proclamare i Soviet egli «è d’accordo in linea di massima”” (…) ma (…) “”la rivoluzione è un problema di forze. Bisogna rendersi capaci di vincere”” (pag 78) Nell’ottobre del 1922, con Ferri, Musatti ed altri suoi compagni di lotta, partecipò al congresso dei socialdemocratici, e diede poi l’adesione al Partito socialista unitario, condividendo la linea politica di ferma e intransigente opposizione al fascismo seguita e pratica da Giacomo Matteotti”” (pag 78-79) (saggio di Aldo Berselli, ‘Gregorio Agnini nella storia del socialismo italiano’ (pag 49-80)”,”BIOx-005-FP”
“PECOUT Gilles, edizione italiana a cura di Roberto BALZANI”,”Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922).”,”PECOUT Gilles è maitre de conference al’Ecole Normale Superieure (ULM) e ricercatore associato all’Institut d’histoire moderne et contemporaine del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Già allievo dell’Ecole normale superieure, membro dell’Ecole francaise de Rome e docteur dell’Institut d’etudes politiques de Paris. E’ specialista di storia italiana contemporanea.”,”ITAB-284″
“PÉCOUT Gilles, edizione italina a cura di Roberto BALZANI”,”Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922).”,”Gilles Pécout è maitre de conférence all’École normale supérieure (ULM) e ricercatore associato all’Institut d’histoire moderne et contemporaine del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Allievo di vecchia data dell’École normale supérieure, aggregato di storia, membro dell’École française di Roma nonchè docteur dell’Institut d’études politiques di Parigi, è specialista di storia italiana contemporanea. Partendo dall’espressione attribuita erroneamente a Massimo D’Azeglio ‘L’Italia è fatta ora van fatti gli italiani’, celebre formula sulla storia della penisola, Gilles Pécout ripercorre il lento processo di costruzione nazionale dell’Italia a cominciare dalla fine del Settecento.”,”ITAB-007-FL”
“PECQUEUR C. MALARMET J.”,”Le Salut du Peuple. Journal. De la Science Sociale. 1849 – 1850.”,”Comunismo come teoria dell’equilibrio sociale, del bilanciamento delle individualità umane, senza leggi coercitive… Il vero comunismo contiene implicitamente la ‘comunione’… (pag 14-15) Alcuni articoli di critica al pensiero di Proudhon.”,”SOCU-206″
“PEDACI Marcello”,”Flessibilità del lavoro ed equilibri precari. La transizione al post-fordismo nelle storie di lavoratori parasubordinati.”,”PEDACI Marcello dottore di ricerca in Sociologia economica e processi della nuova economia, collabora con l’ IRES e l’Univ di Torino”,”CONx-198″
“PEDEMONTE Enrico”,”Morte e resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà.”,”PEDEMONTE Enrico era amico di Tagliasco. Insieme hanno scritto nel 2006 ‘Genova per chi’ (Frilli) con l’obiettivo di creare un ‘case study’ sul futuro di una città nell’era della globalizzazione (pag 224). Pedemonte (Genova, 1950) laureato in fisica ha lavorato al Secolo XIX e all’Espresso come caporedattore e corrispondente da New York. Poi a “”Repubblica””. E’ esperto di giornalismo. Gli studenti di Tagliasco. (pag 116-119): mutazioni antropologiche dei suoi studenti per effetto della tecnologia.”,”EDIx-121″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume II: 1902-1917.”,”””(…) Rigola affrontò la questione dello sciopero generale, dichiarandosi scettico sull’ efficiena di questo mezzo di lotta, principalmente per l’ impossibilità di un’ adesione totale di tutte le categorie (come dimostrava il fatto che di tutti gli scioperi generali che si erano succeduti, soltanto quello di Genova del 1900 effettuato senza alcuna preparazione in difesa del diritto di organizzazione, aveva dato un esito favorevole). Lo sciopero generale sarebbe stato ammmissibile soltanto in casi estremi come quando la classe dominante avesse tentato, per creare un diversivo alla avanzata del socialismo, di gettare il proletariato in una guerra da esso non voluta. Naturalmente non bisognava confondere lo sciopero generale nazionale con quello locale (…).”” (pag 98)”,”MITS-249″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume V: 1942-1955.”,”Basso segretario del partito. “”Basso illustrò poi il compito che spettava al Partito nelle future lotte per la pace e per la libertà, insistendo sulla necessità di una organizzazione adeguata e di una dottrina omogenea. Non si poteva infatti dissociare la politica dall’ organizzazione e non si poteva perciò fare una politica di classe senza obbedire alle esigenze di un partito di classe. Quanto alla dottrina, non si poteva guidare un partito quando si parlavano linguaggi completamente diversi, quando alcuni guardavano alla socialdemocrazia come al principale avversario da combattere e altri pensavano di unificare il Partito con la stessa socialdemocrazia. Dottrina omogenea non voleva dire “”grigia uniformità di pensiero e nemmeno obbligo per tutti gli iscritti di fare professione di marxismo””””. (pag 271)”,”MITS-250″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume III: 1917 – 1926.”,”””Nella seduta antimeridiana del 16 gennaio, presieduta da Roberto, dopo una breve dichiarazione epr fatto personale di Graziadei, prese la parola quale rappresentante del Comitato Esecutivo della III Internazionale il bulgaro Kabaktceff (il cui discorso pronunciato in francese venne gradatamente tradotto da Misiano). (…) Serrati – proseguì Kabaktceff – negando che in Italia esista una situazione rivoluzionaria, attribuisce all’ occupazione delle fabbriche il carattere di un semplice movimento sindacale ed all’ occupazione delle terre da parte dei contadini un carattere pacifico, ponendosi così sulle posizioni dei riformisti di Reggio Emilia dei quali accetta le basi teoriche e opportunistiche. A questo punto Serrati, prima assente, entrò nel teatro accolto dagli appausi dei comunisti unitari che occupavano il centro della sala e dai fischi dei comunisti puri schierati nei palchi mentre, nella parte destra i concentrazionisti rimanevano silenziosi””. (pag 130-131)”,”MITS-266″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. I. 1892-1914.”,”Fondo Dott: Carluccio BIANCHERI Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera”,”MITS-320″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. II. 1917-1937.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera XX Congresso nazionale. “”Nella seduta pomeridiana del 17 aprile, pure presieduta da Abilaille Zanetta, dopo un intervento per fatto personale di Lucci, presa la parola Buffoni che, dopo essersi compiaciuto per il fatto che, durante la discussione, la frazione di difesa socialista aveva eliminato le punte più estreme, affermò tuttavia che gli unitari avrebbero esaminato la mozione da essa presentata, basandosi non su questo o su quel discorso ma su tutto il complesso dell’azione dalla frazione svolta: Egli disse di ravvisare un’inesattezza nella prima parte della mozione, sottolineando che i riformisti erano stati espulsi, non soltanto per la loro tattica collaborazionista, ma anche in seguito alle raccomandazioni della III Internazionale. La mozione era comunque peggiore di quelle di Livorno e di Milano, dove i 21 punti erano stati respinti soltanto in relazione a quello concernente l’espulsione dei centristi e dei destri. Dopo che questa questione era stata superata a Roma, alcuni avevano avanzato nuove riserve che potevano essere soltanto di principio. L’oratore smentì poi che il programma dell’Internazionale fosse dogmatico come quello di una chiesa ed assicurò che esso teneva conto della realtà e delle condizioni di ogni singolo paese. Le riserve della frazione di difesa socialista significavano che essa non voleva accettare la disciplina internazionale.”” (pag 308-309)”,”MITS-321″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. III. 1942-1955.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera. La ricostituzione del partito socialista. “”Nello stesso periodo, a Milano, per iniziativa di Lelio Basso, Lucio Luzzatto, Corrado Bonfantini, Domenico Viotto e del vecchio deputato socialista Umberto Recalcati, morto poi nel campo di concentramento di Mauthausen, sorgeva, pure nella clandestinità, un altro gruppo che il 10 gennaio 1943, nel corso di una riunione svoltasi in casa di Leone Beltramini, assumeva il nome di Movimento di unità proletaria per la Repubblica socialista (MUP). Muovendo da basi marxiste, i promotori di questo nuovo raggruppamento dichiaravano di credere “”all’attualità della lotta per il socialismo””; alla disfatta del fascismo dovevano quindi tendere unitariamente tutte le forze impegnate alla creazione di una società con strutture socialiste. (…) Legato ideologicamente a questo raggruppamento era a Roma un gruppo di giovani tra i quali Tullio Vecchietti, Achille Corona, Mario Zagari, Giuliano Vassalli, Mario Fioretti e Vezio Crisafulli.”” (pag 6)”,”MITS-322″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. IV. 1957-1966.”,”Fondo Dott: Carluccio BIANCHERI Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera”,”MITS-323″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. V. 1966-1984.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera. La strategia della tensione. “”Finocchiaro rilevò come il bilancio dello Stato per il 1973 dimostrasse la tendenza a congelare le differenze drammatiche esistenti nel Paese; il 25% del reddito nazionale era infatti concentrato nelle tre province di Milano, Roma e Torino; il reddito pro-capite era di 1.424.000 lire a Milano rispetto alle 384.000 di Avellino; 14 regioni italiane, ivi comprese tutte quelle meridionali, erano agli ultimi quattordici posti nelle 98 “”regioni di base “” della Comunità europea.”” (pag 252)”,”MITS-324″
“PEDONE Franco”,”Storia della Resistenza in date.”,”Franco PEDONE è uno studioso del movimento socialista. Curatore del carteggio Turati-Kuliscioff, ha tra le sue opere: ‘Novant’anni di storia del pensiero e dell’ azione socialista attraverso i congressi del PSI’ e ‘Dal governo Facta al governo Mussolini’; ‘Cento anni del Partito socialista italiano’. Ossola. “”22 ottobre: Superate le ultime resistenze le colonne nazifasciste rioccupano Domodossola, precedute dall’azione di mitragliamento e di spezzonamento degli aerei tedeschi che atterrano in quel campo di aviazione che i partigiani avevano apprestato nella vana attesa dell’arrivo di apparecchi alleati di soccorso. I superstiti varcano il confino svizzero dove sono internati. Con in partigiani e con la Giunta cerca scampo nella Repubblica elvetica anche la stragrande maggioranza della popolazione (valutata a 5.000 persone) che aveva preso parte in vari modo alle vicende della “”zona libera”” o aveva congiunti tra i partigiani o fuggiva per timore di rappresaglie fasciste. Gli ossolani sono portati in salvo da numerosi treni speciali delle due ferrovie internazionali (la ferrovia del Sempione diretta a Briga, e la linea secondaria delle Centovalli che raggiunge Locarno. I nazifascisti trovano quindi una città deserta e devono così rinunciare alle consuete rappresaglie.”” (pag 142) Dati ufficiali complessivi sulla lotta partigiana (pag 244)”,”ITAR-115″
“PEDONE Franco”,”Cento anni del Partito Socialista Italiano.”,”Franco PEDONE è studioso di storia del movimento socialista. Ha curato il carteggio TURATI-KULISCIOFF .”,”MITS-353″
“PEDONE Franco”,”Cento anni del Partito Socialista Italiano.”,”Franco Pedone, studioso di storia del movimento socialista. Curatore del carteggio Turati-Kuliscioff. É autore dei sei volumi Novat’anni di storia del pensiero e dell’azione socialista attraverso i congressi del PSI. Tra le sue opere anche lo studio Dal governo Facta al governo Mussolini.”,”MITS-013-FL”
“PEDONE Antonio”,”Elementi di Scienza delle Finanze.”,”Antonio Pedone professore ordinario di Scienza delle finanze presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza. É vicepresidente della Società italiana degli economisti.”,”TEOC-121-FL”
“PEDROLI Guido”,”Il socialismo nella Svizzera italiana, 1880-1922.”,”””Col 1902 quale portavoce della Curia il vecchio ‘Credente Cattolico’, di estrema destra, era stato sostituito dalla ‘Patria’. “”Organo della democrazia cristiana””. Essi si ricollegava agli insegnamenti di Leone XIII e si proponeva un duplice compito: “”la lotta contro le idee e le dottrine errate del socialismo e dei partiti affini; e l’ affermazione delle idee sane e giuste della democrazia cristiana””. Poco dopo scendeva in campo lo stesso Vescovo mons. Vincenzo Molo con una pastorale interamente dedicata alla “”questione sociale”” e violentemente antisocialista. Il socialismo, diceva “”è una setta immorale, irreligiosa eed antisociale, ripullulata sui ruderi delle antiche sette, che funestavano specialmente il primo, il secondo, il terzo, il quinto, indi altri posterori secoli della Chiesa. Gli Ebioniti, gli Gnostici, i Manichei, i Pelagiani furono veri eretici socialisti, imitati più tardi dai Valdesi, dai Catari (sic), dai Patarini, dagli Albigesi, dai Vicleffiti, dagli Ussiti e da altre sette congeneri professanti tutte comunione dei beni, abolizione della proprietà, del matrimonio, della famiglia, e legittimanti ogni più sconcia scostumatezza””. Dava l’ allarme contro la presenza di “”esotici mestatori””, contro gli scioperi, contro “”l’ empio giornale””, contro la rappresentanza socialista “”perfino in pubbliche amministrazioni””.”” (pag 72)”,”MEOx-071″
“PEDRONCINI Guy”,”Les mutineries de 1917.”,”PEDRONCINI, docente anziano della Facoltà di lettere di Mans, è Prof alla Sorbona e dirige il Centre d’Histoire militaire et de Defense dell’Univ di Paris I Pantheon-Sorbonne. Ha legami stretti con i Servizi Storici dell’esercito francese. E’ redattore capo della ‘Revue d’Histoire de la Deuxieme guerre mondiale et des Conflits contemporains’ e membro del Conseil de Perfectionnement de l’Ecole de Saint-Cry-Coëtquidan. E’ stato ora nominato D dell’Institut d’Histoire des Conflicts contemporains. Il 16 aprile 1917 il generale NIVELLE non riesce a rompere il fronte tedesco. Da questa immensa disillusione nasce la crisi degli ammutinamenti: i rifiuti collettivi di attaccare si moltiplicano. Il nuovo generale in capo PETAIN, contadino e fantaccino cambia direzione e vara ‘l’industrializzazione della guerra’.”,”FRQM-053″
“PEDRONCINI Guy”,”Les négociations secrètes pendant la grande guerre.”,”Le ripercussioni della nota papale. La diplomazia pontificia. Pacelli e Gasparri. “”Il tentativo di mediazione di Benedetto XV non costituisce propriamente un negoziato segreto, poiché la nota del Papa è stata pubblicata il 16 agosto 1917 sull’ Osservatore Romano. Ma è certo che essa sia stata preceduta da sondaggi segreti e seguita da ripercussioni poco rivelatrici delle divergenze degli alleati.”” (pag 78) “”Tutto è stato detto sulle insufficienze, i silenzi e le lacune calcolate della nota di Benedetto XV. Occorre essenzialmente sottolineare che essa fu una sorpresa per gli Alleati che ne avevano ignorato la genesi e credevano a torto che il Papa si fosse concertato con le Potenze centrali. Rimane il fatto che la nota di Benedetto XV incontra una accoglienza assai favorevole in Germania e in Austria, ma trascina curiose ripercussioni presso gli Alleati. Il Papa aveva preso una posizione netta sulla questione belga, ma era rimasto nel vago per ciò che concerneva l’ Alsazia-Lorena e il Trentino. Non sorprende che il governo inglese sia stato sensibile a questa differenza: per lui, la questione belga è in effetti essenziale.”” (pag 79-80)”,”RAIx-208″
“PEDRONCINI GUY”,”Les négociations secrètes pendant la grande guerre.”,”PEDRONCINI Guy: (Parigi 17 maggio 1924 – 11 luglio 2006) storico, accademico e militare francese specializzato nella Prima guerra mondiale; noto come biografo di PÉTAIN Philippe e per il suo lavoro sugli ammutinamenti dell’esercito francese del 1917. La sua tesi sugli ammutinamenti francesi venne pubblicata nel 1967 e costituì la prima analisi statistica dettagliata di oltre 600 corti marziali: fino ad allora l’accesso agli archivi della giustizia militare francese erano senza precedenti. «D’altra parte, alcuni segreti di Stato sono solo temporanei, a causa delle circostanze. Non appena cessa di esistere la situazione che impone il segreto, i motivi del silenzio scompaiono più o meno rapidamente. È a questo tipo che sono legate le trattative segrete durante una guerra. O che siano coinvolte personalità di alto rango, o che sia importante non interrompere lo slancio dei combattenti e l’accordo degli alleati, o che sia necessario ricercare un effetto sorpresa soprattutto per l’entrata in guerra di un nuovo belligerante: generalmente è richiesto il silenzio totale. Ma la sua durata dipende dagli obiettivi proposti dal negoziato perché, durante una guerra, i belligeranti ricorrono ai negoziati segreti in due circostanze principali, sia per ottenere l’alleanza di nuovi paesi e il loro intervento nel conflitto, sia per sondare le intenzioni degli avversari in vista di una pace separata o generale.» (pag 13, Trad,d,r,)”,”QMIP-062-FSL”
“PEDULLÀ Gabriele a cura; testi di Anna SEGHERS VERCORS (Jean BRULLER) Julius FUCIK Der NISTER Albert CAMUS Antoine de SAINT-EXUPÉRY Józef CZAPSKI Friedrich DÜRRENMATT Louis ARAGON Hans FALLADA Romain GARY Ksawery PRUSZYNSKI Jan DRDA Louis Paul BOON Tadeusz BOROWSKI Mesa SELIMOVIC Antonis SAMARAKIS Slawomir MROZEK André MALRAUX Boris PAHOR Branko COPIC Kazimierz BRANDYS Vasilj GROSSMAN Adolf RUDNICKI John STEINBECK Stepan HEYM Aleksandar TISMA Marguerite DURAS Hanna KRALL Maurice BLANCHOT”,”Racconti della Resistenza europea.”,”Gabriele Pedullà (Roma, 1972) insegna Letteratura italiana presso l’Università di Roma Tre e scrive per il ‘Sole 24 Ore’. E’ autore di diversi libri di saggistica, tra cui ‘On Niccolò Machiavelli: The Bonds of Politics’ (Columbia Univ., 2023), in corso di traduzione per Einaudi. Con Sergio Luzzatto ha curato l”Atlante della letteratura italiana’ (Einaudi, 2010-12). Il sopravvissuto. (pag 284-285)”,”GERR-060″
“PEELER Robert the (pseudonimo di un politico inglese)”,”L’ Europa verso il suicidio? La verità sul disarmo. Lettere a John Bull, a Marianna e ad altri.”,”Lettera a Berlino. “”La stessa tendenza si vede in opera ovunque. La sua ultima manifestazione è stata la creazione della Società delle Nazioni. Perché? Perché il mondo si è rimpicciolito. I territori riservati alla caccia si vanno sempre più restringendo. L’ isolamento completo è difficile, anzi impossibile. Il processo di reciproco sterminio non giova più ad alcuno: come il tuo grande filosofo, Kant ha detto, il destino ci spinge, anche contro la nostra volontà, entro un recinto internazionale. Noi non abbiamo scelta.”” (pag 121)”,”RAIx-018″
“PEEV Yordan”,”Le monde arabe et l’ imperialisme.”,”La pressione esercitata sulla Siria è una delle manifestazioni più caratteristiche della dottrina Eisenhower. L’ autunno 1957 è segnato dal pericolo di una aggressione comune contro questo paese, il ruolo di force de frappe essendo riservato alla Turchia. (pag 38)”,”VIOx-094″
“PEFFER Nathaniel”,”L’Estremo Oriente. Storia del mondo moderno.”,”Nathaniel Peffer è professore di diritto internazionale alla California University. La sua profonda conoscenza degli affari dell’Estremo Oriente è testimoniata da molte notevoli pubblicazioni e da incarichi espletati in Asia orientale per conto del Dipartimento di Stato degli Usa. La strategia di Lenin sul problema delle colonie in Oriente, i movimenti di indipendenza dei popoli coloniali e la rivoluzione sociale in Asia. (pag 320-321)”,”ASIx-001-FFS”
“PEGG H.E., con un capitolo addizionale di W. TALBOT EVANS”,”Southern Africa. A History.”,”””Livingstone tornò in Africa ancora nel 1865 con l’ intenzione di esplorare il bacino idrico del Nilo, lo Zambesi e il Congo, e cercare le sorgenti del Nilo. Entrò in Africa attraverso il Rovuma River, girando intorno al Lago Nyasa e esplorando il paese tra i Laghi Tanganyika, Mweru e Bangweolu. Soffrì molto in questo viaggio per via delle malattie e della fame (…). Per molto tempo non si seppe più nulla di lui e furono organizzate delle spedizioni per trovarlo. Una di queste fu organizzata da un giornale americano e guidata da H.M. Stanley, che in seguito diventò pure lui un famoso esploratore dell’ Africa.”” (pag 99)”,”AFRx-049″
“PEGGIO Eugenio”,”La crisi economica italiana.”,”PEGGIO Eugenio Italia paese già fortemente indebitato. “”Una linea di politica economica che faccia affidamento come nel passato su un’ulteriore massiccia dilatazione dell’ammontare dei debiti dell’Italia verso l’estero non è più possibile e sarebbe assai pericolosa. Non deve sfuggire il peso complessivo dei vincoli che l’acquisizione di nuovi prestiti comporta””. (pag 59)”,”ITAE-289″
“PEGGIO Eugenio”,”Capitalismo italiano anni ’70.”,”Fondo Davoli Eugenio Peggio è nato ad Adria nel 1929 ed è laureato in scienze politiche. Nel 1945 prese parte alla resistenza e all’insurrezione di Venezia. Entrato nel PCI nel 1950 ha svolto attività politica tra gli studenti delle università di Padova e Roma. E’ stato collaboratore politico della Sezione economica della Direzione del PCI dal 1951 al 1957. Quindi redattore capo della rivista Politica ed Economia. Poi responsabile della Commissione economica nazionale del PCI nel 1961. Infine segretario del CESPE (Centro studi di pol. ec. del PCI). Membro del CC del PCI dal 1962 collabora all’Unità, Rinascita e Critica marxista. Danno all’agricoltura italiana per la politica agraria (protezionistica) della Comunità economica europea: “”L’onere che l’economia italiana nel suo complesso ha dovuto subire in seguito al protezionismo della CEE può essere dedotto da alcune valutazioni della Banca d’Italia (Relazione annuale 1968, paragrafo ‘I redditi degli agricoltori e i prezzi’) (pag 116)”,”ITAE-317″
“PEGRARI Maurizio ASTORE Marianna BINDA Veronica PERUGINI Mario AMATORI Franco ORLANDI Angela BATTILANI P. BERTAGNONI G. COSTANTINI Vera ECCHIA Stefania FAVERO G. TONINELLI Pier Angelo ALBERTI Manfredi GIULIANELLI Roberto MELLINATO Giulio PAGNOTTA Grazie STEMPERINI G. TRAVAGLINI G.M. CELLA Riccardo ALFANI Guido DI-TULLIO Matteo AMMANATI Francesco MANETTI D. SUFFIA Ilaria BESANA C. D’ERRICO R. GUIDI BRUSCOLI Francesco POETTINGER Amedeo, saggi di”,”Innovare nella storia economica: temi, metodi, fonti. Roma, Università di Roma Tre, 10-11 ottobre 2014.”,”Tra i molti saggi quelli di Franco Amatori ‘L’impresa dopo Chandler (1970-2014)’ (pag 99-116) e di Monika Poettinger ‘Tra storia ed economica: Otto Neurath’ (pag 591-614) (biografia intellettuale di Neurath) “”Dal fermento intellettuale della Vienna di inizio secolo, dalla lezione epistemologica di Ernst Mach, dal tramonto del positivismo nasce l’esperienza umana e scientifica di Otto Neurath, figura trainante del primo circolo viennese. Non a caso definito, poi, il Nietzsche del circolo di Vienna (1), Neurath fu un intellettuale che seppe però andare molto al di là delle posizioni pur già ritenute rivoluzionarie dei suoi contemporanei, fino ad anticipare Kuhn e Feyerabend’ (pag 591) (1) F. Fistetti, ‘Neurath contro Popper. Otto Neurath riscoperto’, Bari, 1985, p. 127″,”STOx-002-FGB”
“PEILLARD Leonce”,”La battaglia dell’ Atlantico.”,”PELLARD, originario di Tolone, figlio di marinaio e lui stesso marinaio, ha navigato tutti i mari fino a quando ha iniziato a occuparsi di editoria e letteratura. Direttore di ‘Livres de France’ (LDF) e ‘Biblio’ ha esordito come scrittore di narrativa prima di dedicarsi alla ricerche di storia navale.”,”QMIS-028″
“PEINADO SANTAELLA Rafael Gerardo”,”Guerra santa, cruzada y yihad en AndalucÍa y el reino de Granada (siglos XIII-XV).”,”PEINADO SANTAELLA Rafael Gerardo: (nato a MontefrÍo nel 1951). Professore emerito dal 2022 di Storia Medievale presso l’Università di Granada, presidente del Centro di studi storici di Granada e del suo regno. «Il testo riunisce una raccolta di eccezionali lavori di ricerca. (…) incentrata sull’analisi dell’antico confine dell’Andalusia con l’emirato Nasride di Granada [ultima dinastia musulmana in Spagna, resse il Sultanato di Granada, governando parte dell’attuale Andalusia dal 1237 al 1492. NdR] durante il tardo medioevo castigliano (…). Una società (…) periferica, come quella dell’Andalusia e di Granada, ai margini della frontiera. Una società marginale, sempre bifronte dal punto di vista religioso, senza possibilità di conciliazione o assimilazione e, naturalmente, organizzata per la guerra, nel contesto generale del Regno di Castiglia.» (Retro di copertina; trad.d.r.)”,”SPAx-028-FSL”
“PEIRATS José”,”Los anarquistas en la crisis politica española.”,”Contiene dedica di PEIRATS allo storico H.R. SOUTHWORTH (1965) autori di saggi sulla guerra civile spagnola.”,”MSPG-067″
“PEIRATS José”,”What is the C.N.T.?”,”La CNT era il sindacato anarco-sindacalista, il sindacato ‘ortodosso’ era la UGT (Unione generale dei lavoratori) creata più tardi. Diversamente da altri paesi europei, fu l’ organizzazione socialdemocratica UGT a costituirsi attraverso una scissione. Rafforzò le sue posizioni all’ interno della società spagnola e i politici socialisti e i dirigenti UGT entrarono nei governi della monarchia e della repubblica quando ciò gli era consentito (persino durante la dittatura di PRIMO-DE-RIVERA). Questo fattore rese difficile la riunificazione durante la guerra civile. (dalla nota del traduttore).”,”MSPG-068″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume primo. Dalla Prima Internazionale al 1936.”,”PEIRATS, nato nel 1908 comincia a lavorare a 8 anni e a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia negli anni ’30 a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattore di alcuni periodici, tra i quali il quotidiano Solidaridad Obrera. La fine della guerra civile lo trova al fronte nella 26° divisione (già colonna Durruti). Poi l’ esilio, prima nei campi di concentramento francesi poi in America Latina poi ancora in Francia. Rientra più volte clandestinamente in Spagna; viene eletto due volte segretario della CNT in esilio e viene ripetutamente arrestato dalla ‘giustizia’ francese. Ha scritto vari libri. Questo libro è una sorta di ‘biografia della CNT’ scritta da un ‘cenetista’. CNT, UGT e la terza centrale. “”I fatti che improntavano la vita della social-democrazia tedesca e austriaca influirono molto sull’ atteggiamento adottato da Largo Caballero. Le prime sfilate (…) dell’ incipiente falangismo (…) ne ispirarono i discorsi incendiari e i comunisti cominciarono a lusingarlo mediante l’ appellativo di “”Lenin spagnolo””. I suoi appelli all’ unità proletaria, più che gli incitamenti alla presa del potere e alla dittatura di classe, iniziarono a far breccia tra le refrattarie masse confederali, specialmente nella regione asturiana e nel Centro. Le energie dei cenetisti asturiani, sebbene traboccanti, si mantenevano intatte. I tre moti portati a termine dalla C.N.T. dall’ inizio del 1932 alla fine del 1933 non ebbero ripercussioni in Asturia. Il fatto contingente che fosse radicato lì il principale centro socialista degno di tal nome, e la situazione di minoranza cenetista nei confronti della U.G.T. influivano sulla mentalità dei confederati. Non bisogna neanche dimenticare la classica posizione di alleanza degli anarcosindacalisti asturiani. Già nel Congresso de la Comedia si erano dichiarati insistentemente per la fusione senza riserva delle due grandi centrali sindacali del paese. Nella regione del Centro, una delle punte dell’ alleanzismo, fu proprio Orobòn Fernàndez, che era uno storico, a pubblicare in quei giorni nel quotidiano madrileno “”La Tierra”” il seguente articolo: “”(…) Nello stesso momento in cui la cordialità è moneta corrente nei rapporti di quella che loro chiamano la “”base””, i capi e le pubblicazioni comuniste si accaniscono contro la perseguitata C.N.T. e approfittano senza scrupolo di una situazione eccezionale, fanno il “”fronte unico”” a loro modo, adoperandosi per mettere in piedi una terza centrale sindacale… (opera in cui li aiuta pietosamente “”l’organo del fronte unico””). Accusano di “”putsch”” uno dei più formidabili movimenti di massa che la storia sociale di Spagna abbia mai registrato. Questo movimento ha avuto indubbiamente dei difetti e forse gravi, ma non merita il facile appellativo di “”putsch”” né le insinuazioni equivoche di cui fu oggetto nell’ ultimo editoriale di “”M.O.”” (Mundo Obrero). (…).”””” (pag 117-121)”,”MSPG-138″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume terzo. La rivoluzione pugnalata alla schiena. Iniziano le grandi sconfitte militari.”,”PEIRATS José, nato nel 1908, comincia a lavorare a 8 anni ed a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattori di periodici tra cui ‘Solidaridad Obrera’. La CNT sulle persecuzioni contro il POUM e Nin. “”Un Plenum di locali e comarcali della C.N.T. della Catalogna, tenutosi in quei giorni a Barcellona, elaborò una dichiarazione nella quale si esaminavano le conseguenze dell’ ultima crisi della Generalidad, e nella quale si dichiarava che la C.N.T. non rinunciava al diritto di partecipare direttamente alle funzioni di governo, sempreché potesse farlo a un livello dignitoso. Sappiamo che uno dei decreti del ministro Irujo correggeva sostanzialmente quello del precedente ministro di Giustizia a proposito della creazione di Tribunali popolari. A questi tribunali non avrebbero potuto partecipare quelle organizzazioni o partiti che non fossero stati legalizzati prima del 16 febbraio 1936. La misura concerneva direttamente la F.A.I.. Il decreto sulla creazione di Tribunali speciali ufficialmente si diceva destinato alla repressione dei crimini di spionaggio e di alto tradimento. Le sedute di questo tribunale si sarebbero tenute a porte chiuse e tutti i reati contro il governo costituito venivano compresi nel decreto. I Tribunali sembravano destinati soprattutto al processo portato avanti contro il P.O.U.M. Mariano R. Vazquez, nel discorso che aveva pronunciato al Teatro Apolo di Valencia (…) aveva dichiarato: “”Vediamo, per esempio che con questa persecuzione viene arrestato e fatto scomparire, poiché subito lo si nasconde bene afficnhé non venga rintracciato, un uomo come Nin. Con noi non ha e non ha avuto nulla a che fare. Molti anni fa era con noi. Ci abbandonò ritenendo che altre fossero le teoria a lui più consone, altri i cammini, e non quelli degli ideali libertari, che doveva seguire. E passò ad un’altra organizzazione. Ah! Ma quello che nessuno può capire, quello che non può comprendere il popolo è la ragione per cui Nin venga messo in relazione con Franco e la voce che Nin sia un fascista. E questo deve essere argomento per tribunali e dev’ essere dimostrato al popolo, perché Nin, per il popolo, è un rivoluzionario””. (pag 124-125)”,”MSPG-140″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume quarto. Il terrore stalinista, la caduta di Barcellona, la disfatta finale.”,”PEIRATS José, nato nel 1908, comincia a lavorare a 8 anni ed a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattori di periodici tra cui ‘Solidaridad Obrera’. Le imprese degli stalinisti nell’ esercito. “”Una delle “”imprese”” più esaltate dalla propaganda del Partito Comunista, specialista nella difficile arte di trasformare le sconfitte in atti eroici, fu quella della 43° divisione, più conosciuta all’ epoca come “”quella della favola””, nomignolo canzonatorio immediatamente affibiatole dalla voce popolare. Questa divisione, nella prima fase del disastro di Aragona, perse i contatti con il grosso dell’ esercito repubblicano e, per maggior sua sicurezza, ritenne opportuno accantonarsi in una zona prossima al Valle de Arán; con una tale decisione lasciò completamente sguarnito il fianco del dispositivo di difesa. Il nemico fu così in condizione di infiltrarsi e di occupare senza quasi colpo ferire il massiccio pirenaico, cosa che gli permise poi d’ impadronirsi delle riserve idroelettriche della Catalogna; di quelle centrali e dighe di Pobla di Segur, Tremp, Camarasa, ecc., cioè, la cui importanza economica e strategica era fondamentale. (…) Abbiamo già avuto modo di spiegare quale funzione decisiva avranno questi sbarramenti, e come il nemico li saprà abilmente sfruttare per provocare un aumento della portata dei fiumi durante l’ offensiva dell’ Ebro e del Segre (…). Dunque, la 43° divisione non si distinse in nessuno fatto d’ armi; si limitò piuttosto a cedere sempre più terreno (…). I pochi contrattacchi operati da questa divisione furono dettati da motivi puramente politici e vennero imposti a forze a comandi non comunisti in circostanze che, come avremo occasione di vedere, avevano del criminale. La 43° divisione era composta da tre brigate: la 72°, la 130° e la 102°. In quest’ ultima, che sarà quella poi sacrificata, uno spirito unitario eccezionale animava i suoi eterogenei elementi; vi facevano infatti parte affiliati al Partito Socialista, alla C.N.T., ai partiti repubblicani, e persino al Partito Comunista. (…) E’ evidente che per poter sfruttare a fondo la stupefacente “”odissea”” attribuitale, bisognava presentare la 43° divisione come un’ unità comunista al cento per cento, e dal momento che la eterogenità di alcuni reparti disturbava i piani del “”Partito”” si procedette ad una vera e propria “”comunistizzazione”” dei soldati.”” (pag 123-125)”,”MSPG-141″
“PEIRATS José”,”Figuras del movimiento libertario español.”,”Operaio a Barcellona (ind. mattoni), nato a Vall d’ Uxo nel 1908, comincia la sua vita come militante durante gli anni della clandestinità sotto la dittatura di Primo de Rivera. Pubblica i suoi primi articoli su ‘Tierra y Libertad y Solidarida Obrera’ di Barcellona. Più tardi entra nella redazione di questo giornale. Partecipa alle attività di Juventudes Libertarias. Esiliato nel 1939, vive per un po’ in America, durante tale periodo scrive ‘Estampas de exilio en America’. In Francia in due momenti svolge l’ incarico di segretario generale della CNT in esilio, fu direttore del settimanale CNT (Toulouse). E’ autore tra l’ altro di libri fondamentali sul movimento libertario spagnolo: ‘Los anarquistas en la crisis politica española’, ‘La CNT en la revolucion española’ (3 volumi), Examen critico-constructivo del movimento libertario español. Profili biografici di ANSELMO LORENZO FELIPE ALAIZ EUSEBIO C. CARBO’ PEDRO MASSONI ANGEL PESTAÑA ELEUTERIO QUINTANILLA MANUEL BUENACASA SALVADOR SEGUI VALERIANO OROBON FERNANDEZ JUAN PEIRO’ JOSE’ VIADIU DURRUTI ASCASO ELIAS GARCIA FRANCISCO SABATE’ VICENTE RODRIGUEZ GARCIA AMADOR FRANCO LUIS BLANCO PEDRO LORA EL VIEJO MARI “”En el órgano del PSOE en Francia, correspondiente al 15 de los corrientes (agosto de 1954), Andrés Saborit, en el VIII artículo de sus “”Recuerdos del tiempo joven””, se ocupa de la creación de la Tercera Internacional y de la sugestión que rapresentó aquélla en los medios obreros de la Europa occidental.”” (pag 96) “”Tampoco es exacta la afirmación de que el congreso confederal de 1919 decidió incorporarse lisa y llanamente a la Tercera Internacional. Saborit ignora posiblemente que esta adhesión fue ‘provisional’ y no sin reticencias como las que, por ejemplo, expuso en el congreso de la Comedia el delegado por la regional asturiana, Eleuterio Quintanilla. Pero en el mismo congreso a que se refiere Saborit la CNT se dio una declaración de principios por la que se prometía ir a la completa, total y absoluta liberación de la humanidad (…)””. (pag 97) “”Más inexacto es Saborit cuando se refiere más abajo al viaje de Pestaña a Rusia””. (pag 97)”,”ANAx-257″
“PEIRATS José”,”Los Anarquistas en la Guerra Civil Española.”,”””Il PSUC condizionava la soluzione della crisi all’ eliminazione politica del POUM. Era il primo passo per la eliminazione fisica dei suoi dirigenti e pure il primo alzo di tiro contro la CNT e la FAI. Internazionalmente era in corso la purga “”antitrotskista”” all’ interno dei partiti comunisti, persecuzione aperta nel 1924 con l’ “”assassinio”” di Kirov. L’ ostilità stalinista contro il POUM, oltre ad un problema di esclusivismo politico, poneva una questione di egemonia sindacale. Il POUM aveva una grande influenza nella UGT catalana, a cui aveva dato vita con molto anticipo rispetto alla creazione del PSUC.”” (pag 217) “”Después del 19 de julio de 1936 sacaron a la UGT catalana de su anonimato todos los partidos que estaban enfrente de la CNT. La UGT se nutriría principalmente de todos los elementos de la pequeña burguesía. Interesaba a los stalinistas deshacerse de un temido rival dentro de los sindicatos ugetistas. Por tanto, urgía la eliminación política del POUM. La crisis de la Generalidad se planteó con este propósito.”” (pag 217) PEIRATS José Valls è un vecchio militante sindacalista e un intellettuale del movimento libertario spagnolo. Esiliato con il franchismo, ha risieduto in Francia e in vari paesi del sudamerica. Dirige il seminario CNT e collabora con riviste libertarie.”,”MSPG-198″
“PEIRATS José”,”Breve storia del sindacalismo libertario spagnolo.”,”Alla memoria di Giovanna Berneri “”A partire dal giorno seguente la lotta si trasferì nelle strade. I combattenti si trovarono divisi in due blocchi. Dalla parte della forza pubblica si schierarono il PSUC, l’ UGT e gli estremisti catalani di ‘Estat Català’; mentre a difendere la rivoluzione erano rimasti la CNT, la FAI, la Gioventù Libertaria e il POUM (1). La reazione dei militanti libertari, di base, fu immediata e spontanea. I ‘Comitati Superiori’ della CNT-FAI erano per la pacificazione.”” (pag 114) (1) Tra le forze rivoluzionarie c’erano anche le ‘Pattuglie di Controllo’ d’emanazione CNT-POUM. Settimana di Barcellona: 500 morti e mille feriti secondo i dati ufficiali. “”Da parte governativa vi erano due specie di prigionieri: quelli detenuti nelle carceri ufficiali e quelli rinchiusi nele prigioni segrete della GPU staliniana. Molti di essi furono fucilati dopo aver subito varie torture.”” (pag 120) Esercito: “”E’ difficile precisare tutte le grandi unità comandate da comunisti, giacché questi si mascheravano, a volte, sotto la denominazione di socialisti e repubblicani”” (pag 194) I capi stalinisti nell’esercito lasciavano agli anarchici il compito di attaccare il nemico (e logorandosi). Essi rimanenevano con le proprie truppe sulla difensiva beneficiando dell’eventuale successo anarchico (pag 200-201)”,”MSPG-088″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume secondo. Le collettivizzazioni, la militarizzazione, la controrivoluzione in marcia.”,”””Le armi di cui la Catalogna disponeva, e che erano state tolte ai militari ribelli, erano in numero insufficiente: gran parte di esse erano in mano alle milizie o al popolo armato delle retroguardie. L’ordine “”tutte le armi al fronte””, quand’anche fosse stato osservato, non avrebbe risolto il problema. I suoi più fervidi sostenitori erano i comunisti che, d’altro canto, propugnavano il mantenimento di corpi armati di retroguardia sempre più numerosi; ed erano i primi a non voler rinunciare al proprio arsenale. L’ordine tendeva in effetti a disarmare il popolo e i miliziani di osservanza non comunista. Nel frattempo, il Comitato delle milizie e lo stesso governo della ‘Generalidad’ cominciarono a risentire della politica economica di Madrid che, come abbiamo visto, significava il blocco interno della valuta; il che impediva alla Catalogna di soddisfare le proprie esigenze per quanto riguardava l’armamento. Da qui la stasi sul fronte aragonese, che i comunisti utilizzavano per interesse di partito. Quando cominciarono ad arrivare le prime spedizioni di armi russe, le navi che le trasportavano, non toccavano di propria iniziativa o per ordine del governo centrale, i porti catalani. Quest’atteggiamento – aggiunge Santillán (op. cit) (1) – c’indignava al massimo. Anche quando ci veniva promesso che tale o tal’altro carico era destinato a noi, non ci giungeva assolutamente niente. Ci fu offerto del materiale, ma avremmo dovuto pagarlo, e così eravamo sempre impotenti per non avere valuta disponibile» (2). Il maggior ostacolo a tali aiuti in armi o in valuta era rappresentato dal predominio degli anarchici sui fronti e nella retroguardia, in particolare nella zona orientale. La situazione stazionaria nel fronte aragonese non era dovuta a mancanza di uomini disposti ad avanzare in direzione dell’obiettivo chiave rappresentato da Zaragoza, ma era dovuta alla mancanza di armamento. Sin dai primissimi giorni si erano arruolati più di 150.000 volontari, la maggior parte dei quali dovette essere rimandata indietro per penuria di armi; e tale situazione durò parecchi mesi. La paralisi del fronte aragonese permise ai rivoltosi di rafforzare in quella zona le proprie posizioni e di operare con più libertà sugli altri fronti, specialmente quelli del nord e del centro. La presa di Zaragoza nella prima fase avrebbe potuto essere seguita dalla caduta di Teruel e Huesca, col che tutti i piani del nemico sarebbero risultati sconvolti: ma l’incomprensione del governo centrale, la sua diffidenza circa i buoni e sinceri propositi della corrente predominante in Catalogna, finì con l’annullare la potenzialità militare ed industriale della regione, la qual cosa ebbe una determinante influenza sui successivi sviluppi della guerra”” (pag 274-275) [(1) ‘Por qué perdimos la guerra’, Barcelona, 1970, pag. 112; (2) Si riferisce alle offerte dei trafficanti internazionali] [Diego Abad de Santillán: ‘¿Por qué perdimos la guerra?’ Por qué perdimos la guerra””No estamos seguros de haber obrado bien al desoír durante semanas las exhortaciones de Calvo Sotelo para una reunión con nosotros, no sabemos, aunque presumimos, con qué propósitos ; y todavía seguimos pensando que hicimos mal en mayo de 1937 en haber paralizado el fuego en Barcelona en lugar de dejar que la intervención de nuestros amigos del frente de Aragón hubiese puesto fin a una guerra que teníamos perdida, porque así le convenía a Stalin (…)”” (p.18). Lo peor es que Santillán no alude en el libro a Calvo Sotelo sino al mismo José Antonio, con la notita de 1939 de que: “”¡Cuánto hubiera cambiado el destino de España si un acuerdo entre nosotros hubiera sido tácticamente posible, según los deseos de Primo de Rivera ! “”(p.35). De hecho, ya en Santillán asoma el enfoque histórico del destino social de España en antagonismo a las manipulaciones soviéticas durante 1936-1939. Las disquisiones sobre los eventos político-militares ocupan la mayoría de las páginas, desplazando con creces las pocas dedicadas a las realizaciones autogestionarias de la CNT y de los trabajadores de España. En cuanto a mayo de 37, Santillán escribe que expuso su oposición a la táctica de la CNT a los notables cenetistas (vocabulario de Peirats) después del fin de los combates, si bien él era uno de ellos. “”Pero la entrega total de la burocracia de la CNT al gobierno Negrín y a las consignas comunistas hizo que la rebelión que habría debido estallar cuando era hora de obtener algún resultado, se produjese en el Centro y en Levante cuando la guerra estaba totalmente liquidada”” (p.177). Así queda claro lo que adujo en su prólogo de 1975 : un pacto, una alianza del movimiento libertario con Franco era preferible a seguir siendo manipulados por los comunistas. Puesto que la hipótesis aparece a las claras, es obligado discutirla. Creerse en aquella época que el plan castrense sistemático de masacre de la flor y nata de la izquierda iba a perdonar a los anarcosindicalistas era una ingenuidad aberrante ; o suponía autocastrarse para amoldarse al franquismo. Fue lo que hicieron en 1939-41 renegados como Fornells, Melís, sin que cambiase nada a nivel social, excepto que se convirtieron en perfectos ayudantes del verticalismo.] [https://www.portaloaca.com/historia/ii-republica-y-guerra-civil/1804-diego-abad-de-santillan-ipor-que-perdimos-la-guerra-libro-completo.html] Texto: Frank Mintz libro disponibile in: http://www.somnisllibertaris.com/libro/porqueperdimoslaguerra/index04.htm”,”MSPG-139″
“PEIRCE Guglielmo”,”Pietà per i nostri carnefici.”,”‘Pietà per i nostri carnefici’ è il libro di un intellettuale italiano che ha abbandonato il PCI. Abbraccia il periodo che va dal 1928 al 1950 e racchiude la drammatica confessione di un uomo che dopo aver partecipato coraggiosamente alle lotte per il comunismo e dopo aver vissuto a contatto con i più alti esponenti del partito perde la fede nelle idee comuniste e soprattutto negli uomini che le incarnano. Nel libro si parla di TOGLIATTI, LONGO, SECCHIA, PICASSO descritti nella vita di ogni giorno. Si parla dello stato maggiore del PCI e dei giovani ambiziosi che frequentano gli uffici del partito. “”Restammo in silenzio. Per portare la discussione su un terreno scherzoso, dissi: “”Nel ’93 Engels, nella prefazione all’edizione italiana del ‘Manifesto Comunista’, ha scritto che l’Italia potrebbe dare il nuovo Dante dell’èra proletaria. Animo, dunque, datevi da fare miei carissimi. L’infermo già lo conosciamo qual è. Le fiamme ce le sappiamo procurare chimicamente (è vero, Poeta?). Non ci resta che appurare dove si trova il paradiso e andarci a stabilire lì””. (pag 132) “”Quando Mussolini parlò dei “”colli fatali di Roma””, io dissi: “”Marx nelle sue opere filosofiche sostiene che l’umanità si separa comicamente dal suo passato. L’ultima fase di una forma storica è la sua commedia. Ritorna l’impero sui colli fatali di Roma, ma ritorna di cartone, come in un’operetta. Marx dice che gli dèi della Grecia, una prima volta feriti a morte nel ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo, dovettero subire una seconda morte comica nei ‘Dialoghi’ di Luciano. Quale fine umoristica farà il nostro impero?””””. (pag 133)”,”PCIx-237″
“PEIRCE Charles Sanders, a cura di Charles HARTSHORNE e Paul WEISS,”,”Scritti di logica.”,”Charles Sanders Peirce (Cambridge, 10 settembre 1839 – Milford, 19 aprile 1914) è stato un matematico, filosofo, semiologo, logico, scienziato e accademico … “”Una ‘relazione’ è un fatto concernente un certo numero di cose. Così il fatto che una locomotiva emetta vapore, costituisce una relazione o più esattamente struttura relazionale (…) tra la locomotiva e il vapore”” (pag 221)”,”FILx-015-FRR”
“PEIS-CONCAS Iride”,”Montevecchio.”,”Foto della manifestazione dei minatori nel 1961 a Guspini”,”CONx-003-FMP”
“PELAGALLI Sergio; MINNITI Fortunato”,”L’attività politico-militare italiana in Albania tra il 1927 e il 1933 nelle carte del generale Alberto Pariani (Pelagalli); Il problema dell’arretratezza militare dell’Italia unita. Note su (e da) un libro recente (Minniti).”,”Recensione e commento di Minniti al libro di John Gooch ‘Army, State and Society in Italy, 1870.-1915’, New York, 1989 pp. XIV 219″,”ITQM-196″
“PELAGGI Stefano”,”L’isola sospesa. Taiwan e gli equilibri del mondo.”,”Stefano Pelaggi insegna presso il Dipartimento Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma “”La Sapienza””. Negli ultimi anni ha svolto attività di insegnamento presso università in Myanmar, Argentina e Taiwan, dove ha vissuto a lungo. Autore di saggi e articoli accademici. Ha pubblicato diversi libri sul colonialismo popolare, sui flussi migratori nella costruzione della politica estera e sul nazionalismo. Ricercatore presso il Centro Studi Geopolitica.info e presso il Taiwan Center for International Strategic Studies (TCISS) si occupa di Taiwan, del mondo sinofono e della regione Asia-Pacifico da una prospettiva storica. La TSMC. L’intuizione di Chang (il fondatore della Taiwan Semiconductor Manufacturing Co) (pag 143) “”Oggi Tsmc è la più grande fonderia di semiconduttori al mondo, tutti i principali player tecnologici, da Apple a Qualcomm, passando per Nvidia fino a Huawei sono clienti dell’azienda taiwanese. La maggior parte dei suoi ricavi proviene dal mercato statunitense (61 per cento), seguito dalla Cina (17 per cento) e da Taiwan (8 per cento), un equilibrio globale che oggi è messo a rischio dalle crescenti tensioni tra Pechino e Washington”” (pag 143)”,”CINE-102″
“PELEGRÍN José Garcia”,”La rose blanche. Les étudiants qui se sont soulevés contre Hitler avec la seule arme de la parole.”,”José Garcia Pelegrin (Madrid, 1958) è dottore in filosofia e lettere (specialità storia) dell’Università di Colonia. Traduttore specializzato in arte e giornalista indipendente è redattore della rivista ‘Movie. Kino. Kultur’ e critico cinematografico. “”C’est par l’intermédiaire d’un des participants aux soirées culturelles, Josef Furtmeier – fonctionnaire de justice qui connaît bien l’histoire et les auteurs chrétiens – que Hans Scholl fait connaissance avec l’architecte Manfred Eickemeyer (1903-1978): depuis 1940, ce dernier travaille au Gouvernement Général créé par les Nazis en Pologne et passe la plus grande partie de son temps à Cracovie, n’étant à Munich que de manière occasionelle. Il y possède cependant un atelier de sculpture, situé dans la Leopoldstrasse, qu’il laisse à la disposition de Hans [Scholl] et Alex [Schmorell]. C’est là qu’ils réalisent leur travail de rédaction et de reproduction, donnant ainsi naissance aux Tracts de la Rose Blanche. Eickemeyer serà jugé lor su troisième procès de la Rose Blanche, le 13 juillet 1943, mais relaxé faute de preuves. Selon Dumbach et Newborn, Hans et Alex écrivaient chacun un texte qu’ils échangeaient ensuite; c’est Hans qui décidait de la rédaction définitive, même si Jürgen Wittenstein, un autre “”initié””, les aidait pour des correction de style. Cependant, le texte du premier Tract est rédigé presque uniquement par Hans. Ce Tract fait son apparition à Munich dans la deuxième quinzaine du mois de juin (en tout cas avant le 27) et commence par ces mots: “”Rien n’est plus indigne d’un peuple civilisé que de se laissser “”gouverner”” sans résister par une clique d’irresponsables guidés par les instincts le plus vils””. L’opposition au régime illégitime est justifiée par un recours à la notion d'””humanité”” – défendue par les auteurs classiques allemands, Goethe et Schiller, qui ont fait entendre leur voix pour défendre la liberté – et de “”culture occidentale et chrétienne”” (…)”” (pag 48-49)”,”GERR-042″
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome premier.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-004-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome second.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-005-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome troisième.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-006-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome quatrième.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-007-FSD”
“PELGER Hans Friedrich-Ebert-Stiftung a cura; scritti di: BERT A. BOTTIGELLI E. BRAVO G.M. CORNU A. FABIAN W. GEMKOW H. GOLDBERGER N. HAHLWEG W. HAHN E. HARSTICK H.P. HENDERSON W.O. HUNECKE V. JAN R. KALWEIT W. KERNIG C.D. KOSSEV K. KUCZYNSKI J. LIDTKE V.L. MALYSCH A. MOMMSEN H. PASKALEVA V. RAGIONIERI E. SAGVARI A. SCHMIDT A. SOLLE Z. STEINBERG H.J. ULLRICH H. TARTAKOWSKI B.G. TIMOFEJEW T. WALLACH J.L. WASSIN V.”,”Friedrich Engels 1820-1970. Referate Diskussionen Dokumente.”,”Atti della ‘Internationale wissenschaftliche Konferenz’ in Wuppertal vom 25-29 Mai 1970″,”MAES-010″
“PELGER Hans a cura, saggi di Walter GRAß Franz-Josef SCHUH Georges HAUPT Hans MOMMSEN Hans-Josef STEINBERG”,”Studien zu Jakobinismus und Sozialismus.”,”Contiene la biografia di Franz Hebenstreit, giacobinismo e comunismo (1747-1795) (pag 103-188) di Franz-Josef Schuh Marx, Engels e gli insegnamenti della Comune di Parigi. “”Der Hauptgegner bleibt Bakunin, der in der Kommune seine idee verwirklicht sah und sie als ein Gegengift betrachtete, das die Bewegung vor der Infektion mit dem “”autoritären”” Virus bewahren sollte. Dies brachte ihm einen scharfen Angriff von Engels ein: “”Ich kenne nichts Autoritäreres als eine Revolution… Es war der Mangel an Zentralisation und an Autorität, der die Pariser Kommune das Leben gekostet hat”” (25). Marx’ Ansichten wurden von Engels auf der Londoner Konferenz der Ersten Internationale im September 1871 folgendermaßen präzisiert: “”Namentlich nach der Kommune von Paris, die die politische Aktion des Proletariats auf die Tagesordnung gesetzt hat, ist politische Abstention ganz und gar unmöglich””. Ein Jahr später wird diese Konzeption durch die Annahme des Artikels 7 a auf der Konferenz von Den Haag sanktioniert: Die Eroberung der Staatsmacht wird zur vornehmlichen Pflicht des Proletariats; das Proletariat kann nur als Klasse handeln, wenn es sich selbst als eigenständige, politische Partei konstituiert. Daraus entwickelt sich nun eine ganz neue Problematik: die Rolle der Partei beziehungsweise der Organization, welche die Basis der modernen Arbeiterbewegung bildet. Aber die Bedeutung der Wende wird auch in vielen Bereichen außerhalb des institutionellen Rahmens spürbar (26). Das kann man an allen folgenden theoretischen Diskussionen und Urteilen über ihre Taktik beobachten. War die Kommune zunächst Verkünderin der Revolution. Daraus erklärt sich der “”Umschwung””;der sich nach 1871 in der geistigen Auseinandersetzung des Sozialismus vollzieht. Hier wird ein dritter Punkt angeschnitten: die Veränderungen in der Auswahl und Reflexion von Problemen der Kommune, ein Prozeß, der einige Jahre nach den Ereignissen in Paris einsetzt”” [Georges Haput, Die Kommune als Symbol und als Beispiel] [(in) Studien zu Jakobinismus und Sozialismus, a cura di Hans Pelger, 1974] [(25) Brief Engels an C. Terzaghi, 14, Januar 1872, MEW, Bd. 33, S. 374; (26) Vergleiche zu diesem Thema: M. Molnar, Le déclin de la Première Internationale. La Conférence de Londres de 1871, Genf 1963; Deutsche Übersetzung in: Archiv für Sozialgeschichte, Bd IV, 1964, S. 283-445] (pag 206-207) Franz Hebenstreit Franz Hebenstreit von Streitenfeld, (* 26. November 1747 in Prag; † 8. Januar 1795 in Wien); „wegen Hoch- und Landesverrat durch den Strang hingerichtet.“ Er war einer der Köpfe der Wiener Demokraten, die allgemein als Wiener Jakobiner bezeichnet werden. War Sozialutopist mit Anlehnung an Jean-Jacques Rousseau, Étienne Gabriel Morelly, Jean Meslier und Gabriel Bonnot de Mably. Sein Freund und Mitstreiter Andreas Riedel nannte ihn kurzerhand einen Kommunisten, wodurch im deutschsprachigen Raum wohl das erste Mal dieser Begriff fiel. Inhaltsverzeichnis Hebenstreit war Sohn eines Philosophieprofessors der Prager Karls-Universität. Nachdem er selbst Philosophie und Rechtswissenschaften studiert hatte, trat er der österreichischen Armee bei, zuerst den Ulanen. Als Bürgerlicher fühlte er sich den Adeligen gegenüber diskriminiert und desertierte 1773. Sein Plan war, nach Amerika zu fliehen, um in der dortigen Revolution zu kämpfen. Doch fingen ihn die Preußen und steckten ihn in ihre Armee. Nach fünf Jahren konnte er fliehen und kam wieder in die österreichische Armee. Nach einer eher langsamen Karriere fand er sich 1791 in Wien als Platzoberleutnant wieder. Er fing wieder zu studieren an und wurde Freimaurer. Mit viel Sympathie für die Französische Revolution fand er sich bald im Kreis Gleichgesinnter um Andreas Riedel wieder. Bis zum Tod von Kaiser Leopold II. hatten er und Riedels Gruppe nicht viel zu befürchten, da der Kaiser selbst Anhänger der konstitutionellen Monarchie war. Andreas Riedel, der Hebenstreit immer mehr förderte, gehörte zum engeren Beraterkreis des Kaisers und verfasste sogar den Entwurf für eine Verfassung. Leopolds II. Sohn Kaiser Franz II. hatte jedoch andere Ziele, als er 1792 den Thron bestieg. Andreas Riedel wurde in Frühpension geschickt und jede Aussicht auf Reform und quasi Revolution von oben war dahin. Trotzdem trafen sich noch die Freunde, diskutierten über Politik, Utopie und Maximilien de Robespierre. Hebenstreit verfasste in dieser Zeit sein in lateinischen Hexametern verfasstes Gedicht „Homo Hominibus“ („Mensch unter Menschen“) mit über 500 Versen, in dem er den Gegensatz zwischen Armen und Reichen thematisierte. Bei den Wienern wurde sein „Eipeldauerlied“ bekannt, das man durchaus als Revolutionslied ansehen kann. Als die Repressionen immer schlimmer und die Konservativen immer mächtiger wurden, dachte vor allem Hebenstreit laut über Revolution und Umsturz nach. Er baute sogar ein Modell eines Streitwagens. Selbst ehemaliger Kavallerist, wollte er dem französischen Revolutionsheer und den polnischen Aufständischen eine effektive Waffe gegen die schwer besiegbaren österreichischen und russischen Reitereien liefern. Pläne der Kriegsmaschine wurden nach Paris geschmuggelt. Kurz danach, am 24. Juni 1794, begannen in Wien die Verhaftungen. Wieweit die erhobenen Vorwürfe in den folgenden Schauprozessen auf Realität, den Behauptungen der Spitzel, vor allem des Buchdruckers und späteren ersten Leiter der K.k. Hof- und Staatsdruckerei Joseph Vincenz von Degen oder auf dem Wunsch des Polizeichefs von Wien, Graf Johann Anton Pergen, und dessen Ermittler, Franz Josef Graf Saurau, basierten, die Gruppe gefährlicher ausschauen zu lassen, als sie tatsächlich war, sei dahingestellt. Hebenstreit wurde wegen Hochverrats verurteilt („nicht Rechtsprechung, sondern Politjustiz“[1]) und durch den Strang hingerichtet, andere wie der Magistratsbeamte Martin Joseph Prandstätter nahmen sich im Gefängnis das Leben. Einige, wie z.B. Riedel, wurden erst durch die Truppen Napoleons befreit. Hebenstreits Kopf ist derzeit Schauobjekt im Wiener Kriminalmuseum. Nach ihm ist das Café Hebenstreit benannt, das Ende der achtziger Jahre neben dem Republikanischen Club – Neues Österreich eröffnet wurde. Das Café befindet sich am Schottentor unweit des Hinrichtungsortes von Hebenstreit. Einzelnachweise [Bearbeiten] Hubert Christian Ehalt, zitiert in Rehabilitation eines Demokraten, in: Wien.at aktuell, Magazin für Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter der Stadt Wien, Nr. 6 / 2010, S. 14 Literatur [Bearbeiten] Alfred Körner: Franz Hebenstreit (1747 – 1795). Biographie und Versuch einer Deutung. In: Jahrbuch des Vereines für Geschichte der Stadt Wien, Bd. 30/31 (1974/75), S. 39-62. Leslie Bodi, Tauwetter in Wien, Wien, 1995. Alfred Körner: Die Wiener Jakobiner. Stuttgart, 1972. Franz Hebenstreit 1747-1795. Mensch unter Menschen. Seine Schriften ediert, übersetzt und kommentiert nebst einer Einleitung von Franz Schuh. Trier 1974 (Schriften aus dem Karl-Marx-Haus Heft 11) Helmut Reinalter(Hg.), Jakobiner in Mitteleuropa, Innsbruck, 1977. Edith Rosenstrauch-Königsberg, Zirkel und Zentren. Aufsätze zur Aufklärung in Österreich am Ende des 18. Jahrhunderts, Wien, 1991. Ernst Wangermann, Von Joseph II. zu den Jakobinerprozessen, Wien, 1966. Alexander Emanuely: Ausgang: Franz Hebenstreit (1747-1795). Schattenrisse der Wiener Demokratinnen. 1794 Enzyklopädie des Wiener Wissens, Porträts, Band II , Wien, 2010″,”SOCx-240″ “PELI Santo”,”La Resistenza in Italia. Storia e critica.”,”PELI Santo insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. Tra i suoi libri ‘L’ altro esercito. La classe operaia durante la prima guerra mondiale’ (co-autore Alessandro CAMARDA) Milano 1980, ‘La resistenza difficile’ (Milano, 1999). “”In concreto, però, le scelte degli Alleati nei confronti della Resistenza nella sua fase conclusiva sono notevolmente diverse, perché ai militari direttamente sul campo le preoccupazioni più strettamente politiche, che condizionavano le direttive di Sacmed, non interessano molto; certo meno della possibilità di impiegare militarmente la Resistenza, possibilità che li spinge a potenziarne l’ armamento decisamente oltre il livello stabilito dalle direttive del 4 febbraio. Anzi, “”molto probabilmente la resistenza italiana ricevette nei primi quattro mesi del 1945 più rifornimenti di quanti in totale ne aveva ricevuti nel ’43 e ’44, e ciò grazie alle divergenza di impostazione tra comando supremo alleato del Mediterraneo, più attento alle esigenze politiche, più pessimista sulle possibilità di disordini e convinto che il metodo migliore per controllare la Resistenza fosse di limitarle i rifornimenti, e il XV gruppo armate che dava priorità alle necessità militari”” (1)””. (pag 147)”,”ITAR-063″ “PELI Santo”,”Storie di Gap. Terrorismo urbano e resistenza.”,”PELI Santo ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Padova. Per la Einaudi ha pubblicato ‘La Resistenza in Italia. Storia e critica’ (2004) e ‘Storia della Resistenza in Italia’ (2006) Sap (Squadre di azione patriottica). (pag 114-115) “”Nella storia della Resistenza la nascita delle Sap costituisce un passaggio decisivo, destinato in pochi mesi a modificare in profondità anche il ruolo dei Gap nella strategia comunista, fino a limitare gli investimenti e aspettative del Partito nei loro confronti””. (…) Il primo ideatore delle Sap, il trentenne Italo Busetto, non è un “”rivoluzionario di professione””: al Partito comunista è iscritto dall’agosto 1943, dispone di una buona cultura, ha una laurea in Giurisprudenza ed esercita la professione di funzionario di banca. Nonostante la recentissima iscrizione al Partito viene subito inserito nel Comitato federale milanese, e questo gli consente di dialogare direttamente con i più autorevoli dirigenti comunisti. Le esperienze dello sciopero del marzo a Milano, della repressione e della mancata opposizione alle deportazioni, trovano in lui un acuto osservatore, pronto a trarre delle conclusioni operative: invitato a formalizzarle, sottopone a Luigi Longo, comandante delle brigate Garibaldi, una relazione che ne incontra l’immediata approvazione. (…) Una tra le principali noivtà delle proposte di Busetto è che, a differenza dei Gap, le Sap devono essere aperte alla partecipazione di operai e patrioti di qualunque orientamento, e ciò comporta un duplice effetto. Da una parte consente di avere un bacino di reclutamento sufficientemente vasto; dall’altra, l’interpretazione “”unitaria”” e “”di massa”” della guerra di Liberazione da parte comunista, accentuata, e anzi sollecitata con particolare forza e decisione dalla “”svolta di Salerno””, sembra trovare nella nascita delle Sap un’ulteriore realizzazione”” (pag 114-115-116)”,”ITAR-228″ “PELI Santo”,”La Resistenza difficile.”,”Santo Peli (Gardone Val Trompia, 1949) vive e lavora a Padova dove ha insegnato Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche. Ha pubblicato pure: ‘L’altro esercito. La classe operaia durante la Grande guerra’ (Feltrinelli, 1980), ‘La Resistenza in Italia. Storia e critica’ (Einaudi, 2000), ‘Storia della Resistenza in Italia’ (Einaudi, 2006), ‘Storie di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza’ (Einaudi, 2014). “”Opporsi al revisionismo liquidatorio è possibile solo attraverso una maggior consapevolezza delle contraddizioni e delle lacerazioni vissute dai resistenti, attraverso l’analisi delle difficoltà, soggettive e oggettive, del resistere, per poterne apprezzare fino in fondo, perché no, anche l’epicità. Ripubblicato a distanza di anni dalla prima edizione, il volume contribuisce a valorizzare i momenti alti, senza però espellere le ambiguità, le debolezze i coni d’ombra, le fratture interne che segnano il percorso della Resistenza. (…)’ (quarta di copertina) “”Marc Bloch, constatando la gioia di vivere che pervadeva i combattenti all’indomani dei terribili massacri che caratterizzarono la grande guerra, commentava: «Si indigni chi vuole di tale egoistica contentezza. Simili sentimenti sono tanto più solidamente radicati nell’animo quanto più di solito restano in parte sotto il livello della coscienza» (1)”” (pag 33) (1) M. Bloch, ‘La guerra e le false notizie’, 1994″,”ITAR-301″ “PELI Santo”,”Storia della resistenza in Italia.”,”Santo Peli ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Padova. Per Einaudi ha pubblicato anche ‘La Resistenza in Italia’ e ‘Storia di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza’.”,”ITAR-349″ “PELI Santo”,”La necessità, il caso, l’utopia. Saggi sulla guerra partigiana e dintorni.”,”inserire in Correna La BFS è gestita in collaborazione con l’Associazione amici della Biblioteca F. Serantini. La BFS edizioni ha pubblicato più di 200 volumi La BFS ISSORECO fa parte della rete nazionale degli Istituti Storici della Resistenza. Sandro Peli (Gardone Val Trompia 1949) vive e lavora a Padova dove ha insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche. Molti i sui lavori (v. quarta di copertina) Capitolo 7. Le stagioni del dibattito storiografico sulla Resistenza. Prima fase: gli storici-protagonisti; Seconda fase: dalle memorie ai documenti (Guido Quazza); Terza fase (Claudio Pavone)”,”ITAR-366″ “PELIKAN Jiri”,”Il fuoco di Praga. Per un socialismo diverso.”,”In apertura breve citazione di R. Luxemburg Jiri Pelikan membro del Pc cecoslovacco dal 1939, dal 1953 ha ricoperto varie cariche politiche. Nel 1963 viene nominato direttore generale della Tv del paese e quindi eletto deputato. Durante la primavera di Praga è presidente della Commissione per gli affari esteri del parlamento. Espulso dal PCC dopo l’intervento sovietico e costretto all’esilio.”,”EURC-132″ “PELLEGRINI Alessandro a cura; studi, testimonianze e documenti di Cesare ANGELINI Antonio BANFI Alfonso CASATI Fausto FONZI Piero GADDA CONTI Filippo JACINI Arturo C. JEMOLO Raffaele MATTIOLI Alberto MONTICONE Alessandro PELLEGRINI Nicola RAPONI Filippo SACCHI”,”Tre cattolici liberali. Alessandro Casati, Tommaso Gallarati Scotti Stefano Jacini.”,”Studi, testimonianze e documenti di Cesare ANGELINI Antonio BANFI Alfonso CASATI Fausto FONZI Piero GADDA CONTI Filippo JACINI Arturo C. JEMOLO Raffaele MATTIOLI Alberto MONTICONE Alessandro PELLEGRINI Nicola RAPONI Filippo SACCHI I tre amici lombardi GALLARATI SCOTTI CASATI e JACINI nel 1907 si riunirono per dare vita al “”Rinnovamento”” la rivista che segnò il punto più alto del Modernismo italiano e una svolta nel pensiero religioso. “”Il volume sul “”quacchero”” Guicciardini (il conte Piero Guicciardini 1808-1940, ndr) rappresenta la più alta, ma anche l’ ultima consistente manifestazione dell’ interesse di Jacini per la storia religiosa, l’ opera con la quale doveva confermare la propria fedeltà ad una giovanile autentica vocazione. Dopo il 1940 egli sarebbe stato riconquistato dall’ interesse e dalla passione per la politica, cosicché, anche nelle successive opere storiografiche, l’ aspetto politico avrebe fatto la parte del leone escludendo o confinando ai margini gli aspetti religiosi e culturali””. (pag 251)”,”ITAA-085″ “PELLERO Franco”,”Operazione Balilla. Storia documentata dei grandi rastrellamenti subiti dalla “”IV Brigata Garibaldi””.”,”Casa Allegri punto di riferimento dei partigiani della zona. Allegri già appartenente al Partito popolare ritiratosi a vivere a Bormida divenne presidente del Comitato di Liberazione della zona e ritesse nel savonese le file del partito popolare ribattezzato nel frattempo Democrazia cristiana. Un suo amico, l’avvocato Renato Willermin fu arrestato e fucilato dai nazifascisti presso il forte di Madonna degli Angeli di Savona nel dicembre 1943. Il figlio di Allegri, allora ragazzino, diventato l’Avv. Andrea Allegri consegnò documenti all’autore riguardanti il presidio militare di Mallare relativi al rastrellamento del 21. 2. 1945 mirante a annientare la IV Brigata Garibaldi. (pag 6) Nel rastrellamento bruciata la casa del Dott. Piana (medico antifascista di Bormida) (29-30 novembre 1944) Il parroco di Bormida, Camillo Salvatico, tentava la mediazione tra i partigiani e i repubblichini (pag 215)”,”ITAR-232″ “PELLETAN Eugène”,”Histoire des trois journées de Février 1848.”,”Ecco una sintesi delle tre giornate della rivoluzione di febbraio del 1848 a Parigi: Le cause: La rivoluzione scoppiò a Parigi il 22 febbraio 1848, scaturita da una generale insoddisfazione sociale per l’opera della monarchia borghese di Luigi Filippo. Una politica estera debole, un suffragio censitario molto ristretto e palesi privilegi concessi alle categorie dei possidenti e della borghesia finanziaria furono alcune delle cause che portarono alla rivolta123. Lo svolgimento: Il 22 febbraio venne fissato a Parigi un banchetto dei partigiani della Riforma parlamentare. Le autorità però proibirono il banchetto, e questo suscitò grande sdegno nelle masse. La mattina del 22 febbraio regnava per le strade di Parigi l’agitazione. La rivolta si diffuse rapidamente e il 24 febbraio Luigi Filippo abdicò. Il governo provvisorio rivoluzionario, rifiutando l’ascesa di Luigi Filippo II, proclamò pacificamente la Seconda Repubblica il 4 maggio 184834. Le conseguenze: La rivoluzione di febbraio ebbe ripercussioni in tutta Europa, ispirando movimenti nazionali e liberali. In Francia, la Seconda Repubblica portò alla creazione di una costituzione democratica e all’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi. Tuttavia, la repubblica fu di breve durata, e nel 1851 fu instaurato il Secondo Impero sotto Napoleone III. (f: cop.)”,”QUAR-001-FSD” “PELLETIER Philippe”,”La Japonésie. Géopolitique et géographie historique de la surinsularité au Japon.”,”Philippe PELLETIER è maitre de conferences in geografia all Università Lumiere-Lyon e membro dell’ Institut d’ Asie orientale. “”La risposta a questa questione passa per l’ analisi del geografo Shiga Shigetaka che può essere considerato come il precursore di una scuola giapponese di geopolitica che non porta ancora questo nome. Tutte le sue teorie e le sue posizioni ideologiche condividono in effetti i presupposti dei pionieri della Geopolitik germanica, come Friedrich Ratzel (1844-1904) e Rudolph Kjellén (1846-1922): peso specifico attribuito allo spazio (…), determinismo largamente mischiato di volontarismo (…), razzismo e vitalismo (…), organicismo statale (..), naturalismo culturale (…), assenza totale di antagonismi tra le classi sociali””. (pag 200) Autolimitazione contemporanea del territorio marino: “”Per queste ragioni, lungi dal difendere una politica di estensione delle acque territoriali, lo Stato giapponese ha per lungo tempo sostenuto una posizione inversa. Dal 1870, accetta una delimitazione internazionale minimalista di 3 miglia nautiche per le acque territoriali, ossia intorno ai 5 chilometri””. (pag 208) Questione petrolio tra Cina e Giappone: “”E’ dunque senza sorpresa, in occasione della firma di questo trattato, che i rappresentanti di Cina e Giappone evitano volontariamente di evocare la questione del contenzioso delle isole e che nel settembre 1979 si ascolta il vice-Primo ministro cinese Gu Mu dichiarare: “”Le isole Diaoyu e altre hanno sempre fatto parte del territorio cinese. Nell’ interesse di uno sfruttamento comune del petrolio, il problema della sovranità deve essere lasciato da parte per essere risolto dalle generazioni future. E’ un vantaggio per le due parti che si intraprenda adesso uno sfruttamento comune delle risorse petrolifere””. (pag 263)”,”JAPx-037″ “PELLETIER Philippe”,”Japon. Crise d’ une autre modernité.”,”PELLETIER Philippe ex pensionnaire della Maison franco-japonaise, ha vissuto più di sette anni in Giappone. E’ professore di geografia politica all’ Università Lumière Lyon 2. Autore della parte ‘Japon’ del volume 5 della ‘Geografia universale’ (1994) e di ‘Japon’ (1997). La sua ‘Japonésie’ (1997) ha ottenuto le Prix Shibusawa-Claudel (1998). “”Il saggista Takeuchi Yoshimi (1910-1977) propone una spiegazione luminosa di questi cambiamenti di situazione e di posizione nelle stesse persone. Secondo lui, questa attitudine non fa che riflettere una delle caratteristiche principali della cultura giapponese, ovvero il culto della novità, e la sua eccellenza. In Europa, se un’ idea entra in disaccordo con la realtà, si crea un movimento per superare questa contraddizione, allargando il campo e cercando di trovare un nuovo accordo. In Giappone, al contrario, “”ci si sbarazza del principio fondatore e si ricomincia da capo, partendo in cerca di un nuovo principio. Le idee sono lasciate per calcolo, i principi abbandonati””. A che pro, lamentarsi su un sisma o un incendio, è sufficiente ricostruire la casa. A che pro, dopo aver perduto la guerra, perseguire i criminali, occorre semplicemente trovare una nuova politica””. (pag 175)”,”JAPx-053″ “PELLI Mattia”,”Gianni Bosio e “”Movimento operaio””: la ricerca storica ai tempi della guerra fredda. (in)”,”PELLI Mattia Articolo basato sulla tesi di laurea dell’autore. (1998-1999 Univ. di Bologna)”,”MITS-400″ “PELLICANI Michele”,”La tragedia della classe operaia (Radiografia del Comunismo).”,”PELLICANI Michele, deputato e membro della direzione del PSDI, è nato a Ruvo di Puglia nel 1915. Figlio di braccianti, lavoratore meridionale, militante d’ avanguardia del movimento antifascista, fu arrestato e confinato nel 1937. Redattore capo del quotidiano ‘La Voce’ e condirettore del settimanale ‘Vie nuove’ PELLICANI lasciò il PCI nel 1953 per passare nell’anno della rivoluzione ungherese nelle file del socialismo democratico. Gli scritti di PELLICANI sono stati attinti da ‘La Giustizia’, ‘Critica d’ oggi’, ‘Corrispondenza socialista’.”,”PCIx-082″ “PELLICANI Luciano”,”Jihad: le radici. Una analisi originale sulle cause del fondamentalismo islamico tra orgoglio e frustrazione. Sulle tracce di una ipotesi illuminante avanzata sei secoli fa dallo storico arabo Ibn Khaldun.”,”Rivoluzione permanente. “”Non a caso, Marx ha definito il capitalismo una “”rivoluzione in permanenza”” (1). E, in effetti, ovunque il capitalismo è penetrato, ha prodotto cataclismatici mutamenti che non hanno risparmiato nulla e nessuno. A motivo della sua “”distruttiva creatività”” e del suo irrefrenabile dinamismo autopropulsivo, tutti i popoli della Terra sono stati forzosamente inglobati in un unico destino storico””. (pag 57)”,”VIOx-127″ “PELLICANI Luciano”,”Rivoluzione e totalitarismo.”,”PELLICANI Luciano è titolare della cattedra di sociologia politica presso la Facoltà di scienze politiche della LUISS di Roma e direttore di Mondoperaio. “”Non sorprende, pertanto, che Lenin, conquistato il potere con quel fortunato golpe passato alla storia con il nome di Rivoluzione d’ Ottobre, abbia identificato la costruzione della società comunista con “”la distruzione di tutto ciò che è vecchio, l’ annientamento implacabile di tutte le forme di capitalismo””; e che, in aggiunta, abbia assegnato al Partito bolscevico la funzione catartica di “”ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo””, scatenando il terrore di massa contro i borghesi, i kulaki, i socialisti riformisti e persino “”gli operai profondamente corrotti dal capitalismo””. C’è di più: Lenin nel 1922 – quando ormai la guerra civile era stata vinta dal Partito bolscevico e nulla poteva ormai contrastare il suo dominio totale – chiese al commissiario della Giustizia Kurskij che nel novo codice penale fosse introdotto il “”principio del terrore”” e inviò una lettera a Stalin nella quale si leggono queste agghiaccianti parole: “”Noi purificheremo la Russia per molto tempo. Ciò sarà fatto sul campo””. (pag VIII)”,”TEMx-033″ “PELLICANI Luciano”,”Gramsci e la questione comunista.”,”PELLICANI Luciano è libero docente di sociologia politica presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Napoli. Ha pubblicato ‘Rivoluzionari di professione’. “”Il che spiega perché Gramsci non ha esitato a scrivere che “”ogni comunista deve sentire dei essere sempre subordinato alla volontà del suo Partito, e deve giudicare tutto dal punto di vista del Partito, cioè deve essere settario nel senso migliore che questa parola può avere”” (1). Come si vede , Gramsci accoglie senza riserva alcuna il principio leninista della ‘partiticità’ e del ‘settarismo’ e accoglie altresì il principio della subordinazione totale e assoluta del militante rivoluzionario alla volontà collettiva del Partito. Il rivoluzionario, secondo questa ottica, ha un solo dovere: accettare, quale che sia, la volontà del Partito e “”subordinare ad essa ogni cosa””, esattamente come un sacerdote della Compagnia di Gesù: ‘Perinde ac cadaver’ (2)””. (pag 62-63) (1) A. Gramsci, La costruzione del Partito Comunista (2) Legato come un corpo morto, [Docile] come un cadavere, massima coniata da Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, il quale pretendeva dai suoi seguaci un’obbedienza militaresca: cieca, pronta e assoluta. (internet) http://66.102.9.104/search?q=cache:m9OyYq6LO8EJ:perindeaccadaver.blogspot.com/+Perinde+ac+cadaver&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it&lr=lang_it”,”GRAS-062″ “PELLICANI Luciano”,”Il centauro comunista. Il PCI e la società italiana.”,”PELLICANI Luciano nato a Ruvo di Puglia (1939) isnegna sociologia politica nell’Università di Napoli (1979). Ha scritto ‘I rivoluzionari di professione’ e ‘Gramsci e la questione comunista’ (Vallecchi). Contro il togliattismo. “”piaccia o meno, la legittimazione del Pci passa attraverso la rottura con Mosca e la soppressione del piano della surrealtà ideologica; passa cioè, attraverso il superamento della “”doppiezza”” togliattiana e lo scioglimento di quei nodi, cruciali per l’ulteriore sviluppo della democrazia italiana, che Togliatti tenne accuratamente aggrovigliati”” (pag 129)”,”PCIx-366″ “PELLICANI Luciano”,”Introduzione a Marx.”,”Luigi Luciano PELLICANI, nato a Ruvo di Puglia nel 1939 ha studiato a Parigi, Londra e Santander e si è laureato in scienze politiche nell’Università di Roma. Ha pubblicato una raccolta di saggi (‘Marxismo e leninismo’, 1966) e collabora con riviste e quotidiani. Pellicani va alla ricerca della radice della ‘vocazione totalitaria del marxismo’ (pag 227) Marx profeta intollerante (pag 228)”,”TEOC-634″ “PELLICANI Luciano a cura, saggi di Luciano PELLICANI Ludovico MARTELLO Gaetano PECORA Giampietro BERTI Pierpaolo DONATI Domenico SETTEMBRINI Lorenzo INFANTINO Antimo NEGRI Dario ANTISERI Sebastiano MAFFETTONE Walter MINELLA”,”Dimensioni della Modernità.”,”Luciano PELLICANI è titolare della cattedra di Sociologia politica presso la LUISS di Roma e direttore della rivista del centro Gino Germani, “”Modernizzazione e sviluppo””. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La società dei giusti’ (1995) Contiene il saggio di Giampietro Berti ‘L’uguaglianza’ (Tocqueville, Marx, Bakunin) (pag 139-164) capoverso: ‘Marx: l’uguaglianza come liberazione dal bisogno. “”La critica di Marx è la critica comunista alla laicità della libertà liberale che la società borghese ha posto in essere, una libertà fittiziamente universale, in quanto il particolare non coincide con il generale, il singolo non ha alcun rapporto armonico con la vita sociale. L’inevitabile conflitto tra privato e pubblico disegna una libertà di segno non positivo, ma negativo. Essa si definisce come “”Il diritto di fare ed esercitare tutto ciò che non nuoce ad altri. Il confine entro il quale ciascuno può muoversi senza nocumento altrui, è stabilito per mezzo della legge, come il limite tra due campi per mezzo di un cippo. Si tratta della libertà dell’uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa””. Insomma il diritto alla libertà scaturita dall’89 “”Si basa non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sull’isolamento dell’uomo dall’uomo. Esso è il diritto a tale isolamento, il diritto dell’individuo limitato, limitato a se stesso”” (39). Poiché questo diritto dell’uomo alla libertà non ha una conferma sociale, non è generato dalla collettività – data la divisione fra società civile e Stato, fra politica ed economia, fra pubblico e privato -, esso si risolve, nei suoi effetti pratici, nella diseguaglianza reale, nell’utilizzazione dell’uomo “”della proprietà privata””, ovvero nel “”diritto di godere a proprio arbitrio (‘a son grè’), senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa””, in una parola nel “”diritto all’egoismo”” (40). La libertà liberale non emancipa l’uomo dalle sue determinazioni storiche concrete, che in sé riassumono la sua alienazione rispetto alla totalità sociale scissa fra universale e particolare, ma soltanto libera l’accesso ad esse, all’alienazione. Non è una libertà radicale, una libertà dall’oppressione; piuttosto è una libertà di opprimere o di farsi opprimere: “”L’uomo non venne perciò liberato dalla religione, egli ricevette la libertà religiosa. Egli non venne perciò liberato dalla proprietà. Ricevette la libertà della proprietà. Egli non venne liberato dall’egoismo del mestiere, ricevette la libertà del mestiere”” (41). L’uomo pertanto si riconcilierà con se stesso solo abolendo la proprietà privata perché questa genera una libertà unilaterale, quella “”dell’uomo egoista (…) dell’individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato”” (42)”” [Giampietro Berti ‘L’uguaglianza’] [(in) ‘Dimensioni della Modernità’, a cura di Luciano Pellicani, Roma, 1999] [(39) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 176; (40) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 176-177; (41) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 181; (42) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 178. Di qui “”l’antagonismo fra il comunismo e il diritto, sia politico e privato, sia nella sua forma più generale, come diritto dell’uomo””. K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca, in Marx-Engels, Opere, V, 1845-1846, Roma, 1972, p. 202] (pag 152-153-154)”,”TEOS-226″ “PELLICANI Antonio / ANGLANI Bartolo”,”Materialismo storico e filosofia della storia (A proposito del carteggio tra Croce e Gentile) / Marxismo e produzione letteraria.”,”””Riguardo alla questione del materialismo storico, ci restano due lettere da analizzare e confrontare: una del 6 maggio e l’altra del 6 ottobre 1899. Il problema che vogliamo impostare emerge dal confronto tra quelli che sono, a nostro parere, i brani più salienti delle due lettere. Nella prima Croce scrive: “”Quanto al punto di dissenso tra di noi, dopo ciò che mi diceste quando veniste a Napoli e lo studio speciale da voi fattovi, io non voglio negare che pel Marx il materialismo storico fosse ‘in un certo periodo’ una filosofia. Ma dico che nella forma in cui è enunciato nel ‘Capitale’, nella prefazione a ‘Zur Kritik’, nelle applicazioni storiche, ecc. esso è esposto in modo (con tali limitazioni) che logicamente non si può interpretarlo se non come un canone empirico. Ossia, a me pare che nella sua produzione più matura il Marx abbia negato, o almeno accantonato, i suoi presupposti filosofici. La mia punta è rivolta contro il Labriola, che vuole rimettere a nuovo quel Marx di prima del 1848″”. L’altra lettera va – se vogliamo – ancora più in là nella concessione di legittimità allo studio del Gentile, ed è con essa ce ci sorgono le perplessità maggiori non tanto per il contenuto in sé, quanto per la maniera conciliatoria con la quale viene, da parte di Croce, impacchettata e sigillata la polemica sulla filosofia di Marx: “”Senza che voi me ne scrivete, e prima assai di ricevere la vostra lettera, risposi al Sorel che il vostro merito consisteva nell’esservi appoggiato ad un documento direttamente marxistico quali sono i frammenti in opposizione al Feuerbach, e di averlo sviscerato in modo da ricostruire con esso la filosofia di Marx””. “”Una storia di tutte le variazioni del pensiero del Marx e quello dell’Engels, non potevate farla perché vi mancava il materiale necessario; e perciò non fu nelle vostre intenzioni”””” (pag 969) [Antonio Pellicani, ‘Materialismo storico e filosofia della storia (A proposito del carteggio tra Croce e Gentile)’, ‘Problemi’, Roma, luglio-ottobre 1979]”,”TEOC-673″ “PELLICANI Luciano”,”Gulag o utopia? Interpretazioni del comunismo.”,”Luciano Pellicani è libero docente di Sociologia Politica presso l’Università di napoli, notista politico dell’Europeo è autore di numerosi saggi sulla teoria della prassi apparsi su ‘Critica Sociale’ e ‘Mondoperaio’. Già autore dei seguenti volumi: Introduzione a Marx, I rivoluzionari di professione, Gramsci e la questione comunista, Dinamica delle rivoluzioni.”,”RUSS-054-FL” “PELLICANI Antonio”,”Il papa di tutti. La Chiesa cattolica, il fascismo e il razzismo, 1929-1945.”,”‘1931: l’antifascismo dei cattolici’ “”Il 29 giugno Pio XI emanava l’enciclica “”Non abbiamo bisogno””, che i cattolici di oggi ritengono “”senz’altro il più alto documento antifascista di tutta la cosiddetta ‘era fascista’””. Il Pontefice denunciava i “”sistematici attentati contro le più sane e preziose libertà della religione e delle coscienze… le durezze e le violenze fino alle percosse ed al sangue, l’irriverenza della stampa, di parole e di fatti, contro le cose e le persone, non esclusa la Nostra””. (…) Con tutto questo, aggiungeva, quasi a mitigazione, che “”Noi non abbiamo voluto condannare il partito e il regime come tali””. Quindi nessuna condanna del fascismo “”come tale””, ma soltanto “”riprovazione di questa o quella iniziativa, di questa o quella tendenza o dottrina particolare sostenuta dai fascisti””. Malgrado i toni ovattati dell’enciclica, le parole di Pio XI portavano il dissidio al culmine. E’ sufficiente scorrere i titoli dei giornali fascisti. (…) Il 9 luglio arrivavano i primi provvedimenti “”ufficiali””: il segretario del PNF inviava ai segretari federali le seguente circolare: “”Presi gli ordini dal Capo del Governo e Duce del Fascismo, è revocata la compatibilità fra l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista e l’iscrizione alle organizzazioni dipendenti dall’Azione Cattolica””. Alcuni giorni dopo, il direttorio del PNF votava una risoluzione in rapporto all’enciclica (…). A questo punto era lecito attendersi, da parte del Vaticano, un’aperta dichiarazione di “”guerra al fascismo””: soprattutto i gruppi di opposizione al regime vedevano nel conflitto un segno di crisi del regime stesso, e almeno sul piano organizzativo e propagandistico, mostravano chiari sintomi di ripresa. Invece il Papa il 25 agosto, parlando ai giovani cattolici napoletani, si mostrava stranamente conciliante: “”E’ necessario avere grande fiducia. E’ questione di pazienza, di saper aspettare, di aver la pazienza di aspettare. Le cose certo si risolveranno in bene; in un tempo breve o lungo non sappiamo, ma sicuro””. Un accenno alla soluzione del conflitto era nel discorso tenuto da Mussolini a Ravenna il 1° agosto: “”Il Governo fascista, il Regime fascista, i fascisti vogliono la pace. La vogliono con tutti gli Stati, con quelli vicini, con quelli vicinissimi””. E così, come un fulmine a ciel sereno, il 2 settembre si aveva la notizia che un accordo era stato raggiunto. L’antifascismo dei cattolici era durato lo spazio di un mattino. Il giorno successivo, commentando il testo concordato, il quotidiano della Santa Sede ricordava: “”Non fa bisogno di aggiungere che in forza del seguito accordo viene ristabilita la compatibilità dell’appartenenza all’Azione Cattolica Italiana e al Partito Nazionale Fascista”””” (pag 56-62)”,”RELC-374″ “PELLICANI Luciano”,”Il leninismo.”,”””Il passaggio dal capitalismo al comunismo non può non produrre una enorme abbondanza di forme politiche, ma la sostanza sarà inevitabilmente una sola: la dittatura del proletariato”” (Lenin) (in apertura) La questione della forza (pag 57-59) Luciano Pellicani è nato a Ruvo di Puglia nel 1939 e ha compiuto gli studi universitari a Roma “”Lo Stato, dunque, secondo Lenin, è ‘forza’ e, si badi bene, nient’altro che forza (111). Più precisamente esso è l’organizzazione della forza per opprimere le masse lavoratrici. ‘Sic rebus stantibus’, è chiaro che l’unico modo possibile per il proletariato di conquistare lo Stato consiste nel ricorrere all’azione rivoluzionaria: esso deve organizzarsi, come un esercito e rovesciare, tramite la violenza, il dominio di classe della borghesia. Lo abbiamo già visto: secondo il marxismo-leninismo la legge dominante della società moderna – «la legge delle leggi», la definì enfaticamente Trotsky – è la ‘Klassenkampf’, cioè la sorda, spietata, disumana guerra civile che le classi conducono fra loro per conquistare e tenere saldamente in pugno il Potere. Per questo Lenin era fermamente convinto che «i grandi problemi della vita dei popoli vengono risolti ‘esclusivamente’ dalla forza» (112). Cioè: i rapporti sociali sono necessariamente basati sulla forza: se la forza della classe dominante è superiore a quella delle classi subalterne, i gruppo sociali convivono fra di loro più o meno pacificamente, ma se le forze in campo sono in equilibrio, allora lo scontro frontale è inevitabile e il ricorso alla violenza imperativo. In altre parole, il rapporto fra le classi, secondo Lenin, era di tal natura che l’uso della forza, della violenza, al limite del terrore, si ponevano come imperativi politici ineludibili. O schiacciare il nemico di classe, o essere schiacciati: questa la legge spietata della società moderna. Tutto questo non è nuovo. Marx aveva insegnato che la convivenza umana era una cronica guerra civile, che la violenza era la reale protagonista della storia e che le rivoluzioni erano i veicoli sui quali avanzava il progresso umano. Donde la sua insistenza sulla necessità di educare il proletariato all’idea della lotta frontale contro la borghesia, della violenza e della dittatura rivoluzionaria. Lenin, in effetti, non fece che tornare al genuino spirito rivoluzionario del marxismo che i teorici della Seconda Internazionale avevano lentamente obliato (113)”” e riaffermò la necessità di preparare il Partito e le masse operaia alla ‘rivoluzione violenta’ e alla ‘dittatura’. L’edificazione del socialismo è letteralmente una guerra che deve essere condotta con gli unici metodi appropriati: una organizzazione militare, una disciplina ferrea, uno spirito aggressivo e implacabile. Tutto questo, naturalmente, viene concepito in funzione dello scontro finale, della lotta frontale fra l’esercito borghese (lo Stato) e l’esercito proletario (il Partito comunista)”” [Luciano Pellicani, ‘Il leninismo’, UIPC, Roma, 1970] (pag 57-58-59) [(111) Il limite insuperabile della teoria marxista – leninista dello Stato è che essa riduce lo Stato alla forza ed elimina ogni distinzione fra i vari regimi politici, tutti considerati nella loro essenza dittature di classe. Come ha osservato R. McIver in ‘The Web of Government’, che lo Stato nasca e si sostenga esclusivamente con la forza è una di quelle verità parziali che generano i più grossi errori. È vero che è la forza che permette allo Stato di governare, ma questa forza scaturisce quasi sempre dal ‘consenso’ più o meno spontaneo dei governati senza il quale ogni regime politico sarebbe precario. Per quanto la cosa possa irritare la mentalità radicale, si deve riconoscere che il dominio di una classe su un’altra è spesso dominio consensuale, accettazione dell’ordine costituito – cosa, del resto, che lo stesso Lenin riconosceva quando insisteva sull’importanza della lotta ideologica intesa come attività tendente a strappare alla borghesia il consenso delle classi subalterne; (112) ‘Un passo avanti, due passi indietro’, VII, pp. 417-418; (113) Cfr. S. Hook, ‘Pour comprendre Karl Marx’, Parigi, 1936, p. 50, B. Moore, ‘Il dilemma del potere’, Milano, 1953, p. 104, J. Monnerot, ‘Sociologie du communisme’, cit., p. 50, H. Arvon, ‘Le marxisme’, Parigi, 1960, p. 177]”,”LENS-325″ “PELLICANI Luciano”,”Scienza e profezia in Marx.”,”Riferimento al volume di Giuseppe Bedeschi ‘Introduzione a Marx’, Laterza, 1981 Lo «spirito di scissione» del proletariato necessario per lotta contro il dominio del Capitale ‘Hegel aveva polemicamente contrapposto alla scienza positiva dell’intelletto una scienza di ordine superiore, che egli concepiva come l’ autocoscienza che l’Assoluto aveva di sé stesso. E per fondare le smisurate pretese cognitive della scienza dialettica non aveva esitato a costruire sulle macerie della disprezzata logica formale una logica più elevata, basata sul rifiuto del principio di (non) contraddizione, la quale era sostanzialmente una metafisica a carattere gnostico centrata sullo schema “”unitàoriginaria – separazione – ricostituzione dell’unità a un livello superiore. La storia dell’umanità poteva così essere descritta come una drammatica (ma tuttavia edificante) odissea dell’Idea verso lo Spirito assoluto attraverso l’alienazione )o mondo della Natura). In tal modo le conseguenze moralmente e psicologicamente catastrofiche della “”morte di Dio”” furono, agli occhi di Hegel e degli hegeliani, azzerate proprio perché la dialettica era in grado di dimostrare la natura divina della storia. Ebbene, come documenta con ineccepibile puntiglio filosofico Bedeschi (1), Marx accolse, senza modificarla nella sostanza, la visione dialettica della realtà poiché essa gli permetteva di pensare come «scientifico» il Fine ultimo della storia. È vero che Marx accusò ripetutamente il metodo hegeliano di misticismo e contrappose alla spiegazione idealistica dei processisociali una spiegazione materialistica basata su concetti schiettamente economico-sociologici, quali modo di produzione, classe, ideologia, ecc. Pure, conservò inalterato lo schema provvidenzialistico della storia e, anzi, lo caricò di elementi profetico-messianici per stimolare lo «spirito di scissione» del proletariato e indurlo a scendere in guerra contro il regno del Capitale (2)’ (pag 130) [Luciano Pellicani, ‘Scienza e profezia in Marx’, Mondo Operaio, n: 4, aprile 1981] [(1) Giuseppe Bedeschi, Introduzione a Marx, Laterza, 1981; (2) ‘(…) il processo storico deve mettere capo a un valore (al capitalismo deve subentrare una società superiore, la società comunista, al regno della necessità il Regno della Libertà”] (pag 130)]”,”MADS-024-FGB” “PELLICANI Luciano”,”Attualità di Bernstein.”,”‘Continuatore del revisionismo dell’ultimo Engels (sic), Bernstein ha cercato di dare al riformismo socialdemocratico una filosofia politica più congrua…’ (pag 87) “”Infine Bernstein invocò un «Kant del socialismo» che chiamasse di fronte al tribunale della ragione lo scolasticismo di partito e la retorica insincera che si erano incrostate sul corpo del movimento operaio e che inpedivano ai militanti socialisti di vedere che alla base della contestazione socialista dell’ordine capitalistico – borghese c’era un’esigenza squisitamente morale, un principo etico di solidarietà universale: fare in modo che tutti gli uomini fossero kantianamente trattati come fini e mai come mezzi per fini ad essi estranei (1)”” (pag 91) (1) Le radici kantiane della morale socialista sono state indicate efficacemente da Ramsey McDonald “”Il socialismo – egli ha scritto – è il credo di quanti riconoscono che la collettività si organizza per lo sviluppo dell’individuo e la conservazione della sua personalità (…) (Socialdemocrazia e razionalismo critico, Milano, 1981) (pag 91) [Una edizione di Razionalismo critico e socialdemocrazia (1981) Razionalismo critico e socialdemocrazia di Georg Lührs 1981 Editore Vita e pensiero Lingua italiano Pagine 584 Rationalism, Socialism Note dell’edizione Translation of: Kritischer Rationalismus und Sozialdemokratie. Pubblicazioni della Università cattolica del Sacro Cuore. “”Pubblicazioni della Università cattolica del Sacro Cuore.”” pag xxvi, 584 ]”,”BERN-003-FGB” “PELLICANI Luciano; BOBBIO Norberto”,”Liberare Marx da Marx (Pellicani); Marx, lo Stato e i classici (Bobbio).”,”Lettera di Engels a Paul Lafargue dell’11 agosto 1884 (pag 92) Marx tra Hegel e Ricardo Sulle orme di Leibniz Il fascino della dialettica Il peso della tradizione gnostica Marxismo ‘scienza nuova’ Alienazione e mercificazione Una sintesi impossibile Un patrimonio scientifico da recuperare “”In una lettera a Paul Lafargue, scritta da Engels l’11 agosto 1884, si legge: «Marx protesterebbe contro l’ideale politico, sociale ed economico che voi gli attribuite. Quando si è uomini di scienza, non si hanno ideali, si elaborano risultati scientifici, e quando si è, inoltre, uomini di partito si combatte per metterli in pratica. Ma quando si ha un ideale, non si può essere uomini di scienza poiché si ha un partito preso in anticipo». Da questo brano risulta limpidamente, che secondo Engels, Marx concepiva la scienza della società – dunque la sociologia – a immagine e somiglianza della scienza della natura e che riteneva essenziale la distinzione, tipicamente positivistica, fra proposizioni descrittive e proposizioni normative. Senza tale distinzione, la ricerca scientifica sarebbe viziata alla radice poiché, invece di enucleare le leggi oggettive della realtà, si farebbe deviare da pregiudizi etico-politici. Ciò è confermato da numerosi luoghi in cui Marx afferma in modo inequivocabile ce la scienza storico-sociale deve essere libera da giudizi di valore. Nel ‘Capitale’ egli parla di «’leggi e tendenze’ operanti ed effettuantesi con bronzea necessità» e dichiara di concepire «lo sviluppo della formazione economica della società come un processo di storia naturale» (1). Nell’ ‘Ideologia tedesca’ afferma che «il comunismo non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ‘ideale’ al quale la realtà dovrà conformarsi. Il comunismo (è) il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente (2). Infine nel ‘Manifesto’ si legge che «le posizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto sopra idee, sopra principi che siano stati inventati o scoperti da questo o quel rinnovatore del mondo. Esse sono soltanto espressioni generali di rapporti effettivi di una lotta di classe già esistente, di un movimento storico (in svolgimento)» (3). Di qui la nota tesi marxiana, secondo cui «la classe operaia non ha da realizzare ideali» (4). La sua meta – la distruzione dell’ordine esistente e la costruzione della società comunista – è dettata dalle leggi oggettive del processo storico. Conseguentemente, ogni «dover essere» è bandito come «descrizione fantastica (di una) nuova Gerusalemme» (5) e «ricetta per le cucine dell’avvenire». Da tutto ciò risulta che Marx si considerava lo scopritore delle leggi oggettive della società capitalistica, l’autore di un’opera scientifica analoga a quella di Darwin (al quale, non a caso, avrebbe dedicato il ‘Capitale’). Risulta altresì che ciò che egli chiamava «socialismo scientifico» non intendeva essere un programma etico – politico, bensì la descrizione ‘wertfrei’ (a) di un processo storico oggettivo”” (pag 92-93) [Luciano Pellicani, ‘Liberare Marx da Marx’, Mondo Operaio, Roma, n. 12, dicembre 1983] [(1) K. Marx, ‘Il capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1957, vol. I, 1, p. 18; (2) K. Marx F. Engels, ‘L’Ideologia tedesca’, in ‘Opere complete’, Editori Riuniti, Roma, 1970, e ss., vol. V, p. 34; (3) K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, in ‘Opere complete’, cit., vol. VI, pp. 498-499; (4) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, in ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1969, p: 913; (5) K. Marx ‘Manifesto’, cit., pp. 515-516] [(a) senza pregiudizi, ndr] Relazione di Bobbio al Convegno internazionale su Marx promosso dall’Istituto Gramsci a Roma 14-17 novembe 1983,”,”MADS-026-FGB” “PELLICANI Luciano”,”Lukács, il gesuita della rivoluzione.”,”a pag 115 foto di Lenin che parla con il Commissario del popolo Tiber Szamely nella manifestazione del maggio 1919 “”Dopo la lettura del ‘Diario’ lukacciano, la tesi formulata da Lucien Goldmann in ‘Introduzione a Kant’ (Sugar, Milano, 1972) e ‘Lukacs e Heidegger’ (Bertani, Verona, 1976) secondo cui ‘Essere e tempo’ può essere interpretato come una risposta, magari inconsapevole, a ‘Storia e coscienza di classe’, risulta assai meno ‘romanesque’ di quello che taluno ha pensato. Al contrario, si può senz’altro affermare che Lukacs e Heidegger furono dominati dalla stessa ‘Stimmung’ – l’orrore metafisico di fronte alla vita e alla morte – e che vissero tragicamente la condizione esistenziale dell’uomo della città secolare condannato a vivere senza Dio. Ciò a mio giudizio spiega perché entrambi furono affascinati dalla “”sirena totalitaria”” – Lukacs vide in Lenin il Salvatore e Heidegger scorse in Hitler il Superuomo nicciano – e si abbandonarono al culto mistico dello Stato-Partito, in cui evidentemente trovarono l’equivalente funzionale della Chiesa”” (nota 15 a pagina 112) Libro citato nel testo: M. Lowy, ‘Pe una sociologia degli intellettuali rivoluzionari’, La Salamandra, Milano, 1978 p: 324; (in appendice c’è un testo di G. Lukacs ‘Il bolscevismo come problema mondiale’) (vedi retro acquisto) Da rimbosare AMAZON 2.11.2023 (Euro 18.50) Conto 1013 Postepay (riporstare su Posta.fil, Corn.) 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Riepilogo Ordine Articoli: 15,00 € Costi di spedizione: 3,50 € Totale ordine: 18,50 € Come vengono calcolate le spese di”,”TEOC-038-FGB” “PELLICCIARI Angela”,”I panni sporchi dei Mille. L’invasione del Regno delle Due Sicilie nelle testimonianze di Giuseppe La Farina, Carlo Pellion di Persano e Pier Carlo Boggio.”,”PELLICCIARI Angela è uno studiosa di storia del Risorgimento e del conflitto Stato – Chiesa.”,”ITAB-249″ “PELLICO Silvio”,”Le mie prigioni. Memorie.”,”‘Acerbissima cosa, dopo aver già detto addio a tanti oggetti, quando non si è più che in due amici egualmente sventurati, ah si! acerbissima cosa è il dividersi! Maroncelli, nel lasciarmi, vedevami inferno, e compiangeva in me un uomo ch’ei probabilmente non vedrebbe mai più; io compiangeva in lui un fiore splendido di salute, rapito, forse per sempre, alla luce vitale del sole. E quel fiore, infatti, come appassi! Rivide un giorno la luce, ma oh, in quale stato! Allorché mi trovai solo in quell’orrido antro, e intesi serrarsi i catenacci, e distinsi al barlume che discendeva da un alto finestruolo il nudo pancone datomi per letto ed una enorme catena, mi assisi fremente su quel letto, e presa quella catena ne misurai la lunghezza, pensando fosse destinata per me”” (pag 135)”,”ITAB-017-FV” “PELLICONI Marco”,”Andrea Costa: dall’ anarchia al socialismo. Il contributo del socialismo imolese e romagnolo alla fondazione del Partito Socialista Italiano, 1879-1893.”,”Al centro dell’indagine la città di Imola la quale alla fine dell’Ottocento fu crogiolo di importanti esperienze locali ma che generò frutti anche oltre i confini romagnoli: produsse dirigenti politici di livello nazionale tra i quali emersero Andrea Costa e Luigi Sassi”,”MITS-481″ “PELLING Henry”,”The British Communist Party. A Historical Profile.”,”Tabella dati iscritti (pag 192) “”Alla fine del 1931 fu persino evidente a Mosca che la politica “”classe contro classe”” significava, non il consolidamento del controllo comunista sulla classe operaia europea, ma piuttosto l’ alienazione dei partiti da qualsiasi influenza generale che fosse. In Germania il principale beneficato dell’ ostilità tra Socialdemocratici e Comunisti fu il partito nazional-socialista; ed in Francia il Partito Comunista fu ridotto a una piccola frazione dei suoi iscritti degli anni 1920″”. (pag 65-66)”,”MUKx-131″ “PELLING Henry”,”The Origins of the Labour Party 1880-1900.”,”PELLING Henry Joseph Burgess. “”Meanwhile Burgess, now editor of the weekly ‘Workman’s Times’ which he had directed on an independent policy since early in 1891, had already launched what was to prove a successful campaign for a national organization to be called the Independent Labour Party. On 30 April 1892 he invited all readers who wished to join to send him their names and addresses. The names, he promised, would be sorted by constituencies, and local sympathizers would be put in touch with one another with a view to the formation of branches. By the middle of September over 2,000 names had been sent in, and the process of forming local branches was well advanced. The ideal of forming a labour party in this simple way was not a new one. Champion’s ‘Labour Elector’ had tried much the same procedure in 1889, and so had the London ‘Labor Leader’ two years later. But the ‘Workman’s Times’ was a bigger paper, and the movement was more mature than before. Moreover, Burgess was, even to excess, a man of dogged perseverance. He hammered away continually at his scheme of building up local branches and then forming a national I.L.P., until in the end success crowned his efforts.”” (pag 109-110) Joseph Burgess From Wikipedia, the free encyclopedia Joseph Burgess ca. 1895 Joseph Burgess (1853–1934) was a British journalist and Labour politician. He was born on 3 July 1853 in Failsworth, Lancashire, the third of six children of handloom weavers, and educated at a print works school in Failsworth. He started work in a card-cutting room at the age of six and worked as a cotton operative until he was 28. He married three times, having six children and died January 1934. Career[edit] He was active in the creation of the Independent Labour Party (ILP) and the Labour Party. He unsuccessfully ran as an ILP parliamentary candidate for Leicester in 1894 and 1895 before taking a role of organising secretary for the ILP between 1897 and 1902. He was a member of the Glasgow City Council between 1902-5 and unsuccessfully ran as an ILP candidate for Glasgow Camlachie in 1906, and Montrose in 1908 and 1910. He resigned from the ILP in 1915. Throughout his career he was involved in newspapers: 1881: correspondent for a local newspaper 1884: started his own short-lived paper, the Oldham Operative 1885–89: sub-editor of the Cotton Factory Times 1889–91: manager of the Yorkshire Factory Times 1891–93: editor of Workman’s Times 1914: editor of the Bradford Pioneer 1919: editorial staff for the London Evening Standard and the Pall Mall Gazette Publications[edit] John Burns: the rise and progress of the right honourable (1911) Homeland or Empire (1915) British agriculture versus foreign tributes (1925) Will Lloyd George replace Ramsay MacDonald (1926) Further reading[edit] A. T. Lane, Biographical Dictionary of European Labor Leaders, 1995. p 164–5 ISBN 0-313-29900-5 unpublished typescript ‘Nineteenth Century Lancashire Textile Operatives Tribulations, 1800–95 held in the Labour Party Archives, London A Potential Poet? His Autobiography and Verse (1927) J. Burnett, D. Vincent, and D. Mayalls, eds., The Autobiography of the Working Class, vol 1. Kevin McPhillips, Joseph Burgess (1853–1934) and the Founding of the Independent Labour Party, 2005.”,”MUKx-184″ “PELLITTERI Antonino”,”Introduzione allo studio della storia contemporanea del Mondo arabo.”,”PELLITTERI Antonino è ordinario di Storia dei Paesi islamici presso l’Università di Palermo. Si occupa di storia e storiografia moderna e contemporanea del mondo arabo-islamco.”,”STOx-243″ “PELLIZZA DA VOLPEDO Giuseppe, a cura di Aurora SCOTTI”,”Il Quarto Stato.”,”Contiene manifesti e giornali per il 1° maggio. “”Nello stesso 1906 era stato ancora un giornale popolare genovese, “”Il lavoro””, a rinnovare l’omaggio a Pellizza ‘Pittore del Quarto Stato’, in un articolo di Fausto Costa. E a livello popolare il fascino dell’immagine del quadro pellizziano sovravvisse anche al fascismo.”” (pag 58) “”Ma se è vero che di artisti moderni completamente ignoranti non ve ne sono è pur vero che la media della cultura fra noi non è molto elevata. Ciò peraltro è spiegabile: il problema della tecnica ha predominato e predomina ancora attualmente nei più: tanto da illuderti che nella copia esatta di un pezzo qualunque di vero consista l’arte tutta quanta””. (pag 146, Pellizza, 8 ottobre 1898)”,”MITS-327″ “PELLIZZA-DA-VOLPEDO Giuseppe, a cura di Aurora SCOTTI”,”Il Quarto Stato.”,”Giuseppe Pellizza da Volpedo è stato un pittore italiano noto per il suo capolavoro ‘Il quarto stato’, realizzato nel 1901. Questo dipinto a olio su tela celebra l’affermazione di una nuova classe sociale: il proletariato. L’opera documenta le rivendicazioni sociali dei lavoratori dell’epoca e rappresenta la speranza rivoluzionaria di un’epoca di cambiamento12. Nel quadro, tre figure si ergono davanti a una folla di operai in protesta nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria. La scena è vista dall’alto, e le figure sono distribuite su linee ortogonali, ‘Il quarto stato’ esprime la lotta per i diritti e la dignità del lavoro, diventando un’icona del socialismo italiano e un simbolo delle battaglie politico-sociali dei lavoratori 34. L’opera è attualmente conservata nella Galleria d’Arte Moderna di Milano3. La sua potente rappresentazione e il significato simbolico continuano a ispirare e riflettere sulla condizione umana e sociale. (f. copil.)”,”MITS-003-FSD” “PELLOUTIER Fernand”,”Histoire des Bourses du Travail. Origine-Institutions-Avenir.”,”Opera postuma di F. PELLOUTIER, segr gen delle Borse del Lavoro di Francia, prefaz Georges SOREL. Ediz originale Alfred Costes, Parigi, 1946.”,”MFRx-059″ “PELLOUTIER Fernand”,”Storia delle Borse del Lavoro. Alle origini del sindacalismo.”,”Il nome di PELLOUTIER è più di ogni altro legato all’esistenza e alla storia delle famose ‘Bourses du travail’ di cui fu segretario dal 1895 al 1901. Le Borse del Lavoro, oltre al fondamentale servizio di collocamento degli operai, erano fornite di una biblioteca, corsi professionali, tenevano conferenze economiche, scientifiche e tecniche, servizi di assistenza per compagni di passaggio, erano un momento di coordinazione delle rivendicazioni dei vari sindacati.”,”MFRx-130″ “PELLOUX Luigi, a cura di Gastone MANACORDA”,”Quelques souvenirs de ma vie. II Serie: Fonti. Vol. LVI.”,”Luigi Gerolamo Pelloux (La Roche-sur-Foron, 1º marzo 1839 – Bordighera, 26 ottobre 1924) è stato un generale e politico italiano. Pelloux è stato presidente del Consiglio dei ministri italiano dal 29 giugno 1898 al 24 giugno 1900 1. Ha anche ricoperto la carica di Ministro dell’Interno e Ministro della Guerra 1. Pelloux ha servito nell’esercito italiano per 48 anni, partecipando alle guerre d’indipendenza italiane e alla presa di Roma 1. Nel 1880, è stato nominato segretario generale del Ministero della Guerra 2. Pelloux è stato anche un deputato del Regno d’Italia per il collegio uninominale di Livorno II 2.”,”RISG-053-FSL” “PELLS Richard H.”,”Radical Visions and American Dreams. Culture and Social Thought in the Depression Years.”,”Richard Pells was born in Kansas City, Missouri. He completed his undergraduate work at Rutgers and was graduated Phi Beta Kappa. From there he went to Harvard, on a Woodrow Wilson Fellowship, and was a lecturer in History for three years. He is now Assistant Professor of History at the University pf Texas. This is his first book. Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”USAS-010-FL” “PELOSO Flavio con Chiara MOLINO Renato ZACCARIA Pio ERLICHER Franco PERADOTTO Renato MARCHETTI Velia GALATI TESSIORE PONGIGLIONE Franco FRANCESCHETTI Alberto BERETTA ANGUISSOLA Fabiano FABIANI Paolo GONNELLI Jader JACOBELLI Emilio ROSSI Giovanni SALVI Clelia RUFFINENGO Corrado RESTAGNO Corrado AVAGNINA Anna Maria MASSIMINO Luisa e Giovanni CAMANDONA Bianca SALVI Itala RICALDONE Luisa TRAVAGLINI Loris Francesco CAPOVILLA”,”Filiberto Guala. L’imprenditore di Dio. Testimonianze e documenti.”,”Scritti di Flavio PELOSO Chiara MOLINO Renato ZACCARIA Pio ERLICHER Franco PERADOTTO Renato MARCHETTI Velia GALATI TESSIORE PONGIGLIONE Frnaco FRANCESCHETTI Alberto BERETTA ANGUISSOLA Fabiano FABIANI Paolo GONNELLI Jader JACOBELLI Emilio ROSSI Giovanni SALVI Clelia RUFFINENGO Corrado RESTAGNO Corrado AVAGNINA Anna Maria MASSIMINO Luisa e Giovanni CAMANDONA Bianca SALVI Itala RICALDONE Luisa TRAVAGLINI Loris Francesco CAPOVILLA”,”RELC-264″ “PELUFFO Paolo con GIACCHE’ Vladimiro”,”Storia del Mediocredito Centrale.”,”La storia del Mediocredito Centrale è un capitolo importante dell’avventura della piccola e media impresa (Pmi) e dello sviluippo della industria italiana nel mondo. Ma è anche un pezzo della storia politica e parlamentare e delle sue interrelazioni con l’economia reale. Nelle pagine di questo volume si incontrano personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese, come Luigi STURZO, Ferruccio PARRI e Guido CARLI. Il filo conduttore di questo libro e dell’azione dei suoi protagonisti è costituito dal sostegno all’accumulazione del capitale: come e perchè divenne una scelta strategica. L’opera evidenzia i modelli di sviluppo alla base delle scelte operative di un istituto al crocevia delle decisioni di politica economica del dopoguerra. PELUFFO Paolo (1963), allievo della Scuola Normale Superiore, giornalista, portavoce del Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993 – 1994, è capo della segreteria tecnica del Ministro del Tesoro e del Bilancio. Coautore delle memorie di Guido Carli”,”E1-BAIT-018″ “PELZ William A.”,”Against Capitalism. The European Left on the March.”,”Euro 30″,”MEOx-082″ “PELZ William A.”,”Un autre Luxemburgisme est possibile: réflexions sur Rosa et le projet socialiste radicale (by William A. Pelz); La lente “”réception”” de Rosa Luxemburg en France (by Aavv).”,”Contiene la recensione del libro di D. Muhlmann su Rosa Luxemburg. (pag 9-10) e un articolo di Claude Lefort sulle derive burocaritche (Socialisme ou Barbarie, 1958)”,”LUXS-054″ “PELZ William”,”The Eugene V. Debs Reader: Socialism and the Class Struggle.”,”Trade Unionist, Socialist, Presidential Candidate, Jailed Anti-War Activist: Eugene Victor Debs was all of these and more. His career spanned two centuries, from the Gilded Age into the roaring 1920s. Debs’ radical presence was uniquely American. More than half a century after this voice of the voiceless fell silent, the former railroad worker still has much to offer. Preface, Acknowledgments, Introduction by Howard ZINN,”,”MUSx-040-FL” “PENCH Lucio Renzo”,”Il socialismo fabiano: un collettivismo non marxista.”,”PENCH Lucio Renzo (Milano, 1957) si è laureato e si è perfezionato in discipline storico-politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento di Pisa. Ha conseguito un master in relazioni internazionali presso la Fletcher School of Law and Diplomacy (Tafts University). E’ autore di articoli apparsi su ‘Tempo presente’, ‘Il pensiero politico’ e ‘Mondoperaio’. “”Anche a non voler prestare totalmente fede alla ricostruzione che qualche tempo più tardi (1892) G.B. Shaw avrebbe dato agli esordi della Fabian Society, quando, a suo dire, l’ idea fondamentale che egli e i suoi compagni – come tutti i nuovi adepti del rinascente credo socialista – si facevano della propria attività era quella di “”promuovere uno sconvolgimento tremendo della società esistente, come immediato antecedente dell’ instaurazione del socialismo””, è assodato che non erano allora infrequenti i fenomeni di “”interscambio e sovrapposizione”” – per usare le parole del più autorevole storico del socialismo fabiano (1) – con le altre organizzazioni germogliate nel clima del ‘Socialist Revival’, come la Social Democratic Federation del “”marxista”” H.M. Hyndman, l’ aspirante ‘leader’ rivoluzionario protagonista delle agitazioni londinesi del 1886-87, e la Socialist League di William Morris, l’ artigiano geniale e ispirato scrittore, la cui condanna della società capitalistica in nome di valori morali ed estetici prima che di ragioni economiche e politiche avrebbe esercitato un perdurante influsso su tutta una corrente non trascurabile del socialismo britannico a dispetto, o per meglio dire, a causa del suo irriducibile utopismo””. (pag 77-78) (1) A. MacBriar (o McBriar)”,”MUKx-137″ “PENCH Lucio Renzo”,”Il socialismo fabiano: un collettivismo non marxista.”,”PENCH Lucio Renzo (Milano, 1957) si è laureato e si è perfezionato in discipline storico-politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento di Pisa. Ha conseguito un master in relazioni internazionali presso la Fletcher School of Law and Diplomacy (Tafts University). E’ autore di articoli apparsi su ‘Tempo presente’, ‘Il pensiero politico’ e ‘Mondoperaio’. “”L’apprezzamento per l’apparato statale ‘già’ operante nella società capitalistica è uno dei tratti più caratteristici del fabianismo maturo, destinato anzi ad accentuarsi cogli anni, in corrispondenza con l’emergere della coppia Webb come la più qualificata e autorevole rappresentante del punto di vista fabiano (47). Questa posizione nei confronti dello Stato, che distingue i fabiani dall’orientamento ideologico complessivo storicamente prevalente nel movimento socialista, benché non manchi a sua volta di una consistente tradizione alle sue spalle, contribuisce indubbiamente a fondare la tattica politica nell’insinuazione nelle strutture esistenti così a lungo associata al fabianismo, che abbiamo già menzionato e sulla quale avremo occasione di tornare. Essa fornisce altresì la chiave di comprensione più persuasiva di episodi successivi della storia della Fabian Society, che Margaret Cole, sintetizzando efficacemente il giudizio del movimento socialista contemporaneo, chiama «aberrazioni fabiane»: l’appoggio espresso, nel 1900, alla guerra imperialistica contro i Boeri e le successive simpatie dimostrate per la politica protezionistica propagandata, a partire dal 1903, da Joseph Chamberlain (48). Questa posizione è già evidente negli ‘Essays’, dove assume la forma prevalente di un’ostentata fiducia, ripetutamente espressa, nella capacità dello stato, articolato in una struttura non dissimile, in sostanza, da quella già in funzione, di assumere e di esercitare efficacemente i crescenti poteri derivanti dalla progressiva collettivizzazione dell’economia: «Si renda indispensabile, per entrare nell’amministrazione pubblica, il superamento di un esame adeguato; si renda responsabile l’amministrazione nei confronti del governo, e il governo nei confronti del popolo; l’apparato statale sarà così dotato di tutti i requisiti d’integrità e di efficienza che i privati in esclusiva ricerca del lucro ritengono di essere i soli in grado di offrire» (49). La transizione al socialismo, così come l’intendono gli autori degli ‘Essays’, si presenta, insomma, come un processo graduale, a tratti persino impercettibile, da chi non sia in grado di misurarsi coi tempi lunghi dell’evoluzione sociale, ma tale che non si possano nutrire dubbi su suo procedere e su suo esito. (..) In altre parole, i fabiani sono convinti che la forza del numero, cui in democrazia spetta l’ultima parola, sia destinata a fare inevitabilmente prevalere il socialismo come il sistema ritenuto maggiormente in grado di elevare il tenore di vita dei più, e che in questo senso si possa parlare del regime democratico, come dell’affossatore del capitalismo”” (pag 93-95) [(47) Beatrice Potter conobbe Sidney Webb nel 1890, avendo già alle spalle una solida esperienza di ricercatrice sociale (cfr. n. 10 supra), che l’aveva indotta a rivedere sostanzialmente l’opinione, indiscussa nell’ambiente sociale ‘upper class’ in cui era cresciuta (cfr. B. Webb, ‘My Apprenticeship’, cit., chap. I), circa la fondamentale validità del sistema capitalistico. L’incontro con Sidney Webb (che la recente pubblicazione degli ‘Essays’ aveva reso noto anche al di fuori dei circoli radicali e socialisti della capitale) coincide approssimativamente con la conversione definitiva al socialismo (cfr. ‘My Apprenticeship’, cit. pp. 401-8). …. finire (pag 93)”,”MUKx-001-FC” “PENCHIENATI Carlo”,”I giustiziati accusano. Brigate internazionali in Spagna.”,”Volontario a 17 anni nella guerra 14-18, terminando la campagna come ufficiale effettivo due volte ferito e decorato, PENCHIENATI lasciato l’ esercito si è trasferito in Francia rimanendovi fino al 1937 per poi spostarsi in Spagna dove combattevano formazioni di volontari italiani come la ‘Colonna Giustizia e Libertà’ costituita da Carlo ROSSELLI e ‘Il Battaglione Garibaldi’ comandato da R. PACCIARDI. AL so arrivo alla Base delle Brigate Internazionali di Albacete, gli fu affidato il comando della Compagna italiana del battaglione Dimitrov in formazione. Dopo la battaglia di Jarama (febbraio 1937) fu promosso capitano per meriti di guerra e nominato comandante del ‘Dimitrov’ della Brigata Lincoln in sostituzione del bulgaro GREBENAROFF caduto in azione. Nell’ aprile si trasferisce alla Brigata Garibaldi in formazione costituendo il 3° Battaglione e assumendone il comando. Nel luglio 1937 ottiene la promozione a maggiore. Nello stesso mese prende il posto di PACCIARDI al comando della brigata. Nell’ ottobre 1937 passa ad altri incarichi. Lascia Barcellona il 25 gennaio 1939 il giorno prima dell’ arrivo dei franchisti. Fu il solo e unico non iscritto al alcun partito ad avere incarichi di comandante di brigata. La Base delle Brigate fu posta ad Albacete e tutti gli elementi dirigenti, salvo qualche rara eccezione, erano comunisti; il Commissariato Politico Generale, senza eccezione, era in mano a tutti i comunisti reduci dalla Russia. Queste unità internazionali di indubbio valore e di grande rendimento, erano impiegate come truppe di “”choc”” e già avevano pagato un largo tributo di sangue. Le diversità delle lingue in esse parlate facesa sì, però, che durante il loro impiego sorgessero difficoltà enormi nella trasmissione degli ordini, per cui era necessaria una pleiade di interpreti, che non sempre traducevano in modo esatto, e quindi ritardo nell’ esecuzione, false interpretazioni, sbagli a non finire, errori che in definitiva si pagavano con sangue versato inutilmente.”” (pag 33) “”André Marty e Luigi Longo, furono i due più autorevoli capi politici delle Brigate internazionali””. (pag 67) I delitti della Ceka nella Brigata Garibaldi. “”Il 9 ottobre 1937, verso le 11 di sera fu arrestato nei pressi di Caspe il tenente Guadagnini socialista, che giunto in Spagna nel mese di maggio, era stato assegnato da Pacciardi al 3° battaglione che allora io comandavo, ottenendo che gli fosse affidata la seconda compagnia. Egli aveva il difetto di chiacchierare un po’ troppo e criticare i capi e i metodi comunisti; si era attirato già delle seccature e dei richiami in quel tempo, e io lo avevo consigliato ad essere più prudente. Portato davanti a Raimondi e Richard Ruegger (allora solo commissario aggiunto di brigata e aiutante di Barontini), a Luigi Eugenio Grassi commissario del 2° battaglione e a 2 agenti della “”Ceka””, gli fu mossa l’ accusa di essere un provocatore inviato in Spagna dall’ OVRA. Trovatagli la fotografia di una donna di Caspe con la quale aveva una relazione sentimentale, e che si diceva fosse una spia dei franchisti, si giudicò essere questa una prova di più per la sua condanna. Fu invitato a fare quattro passi in aperta campagna. Ad un certo punto, il commissario Grassi gli tirò una revolverata alla nuca, ma avendo l’ arma fatto cilecca, lo scatto a vuoto diede la sveglia al Guadagnini che, accorgendosi delle intenzioni dei suoi “”compagni””, senza perdere la calma si voltò verso di loro esclamando: “”Anche di questo siete capaci!!””. Furono le sue ultime parole, dopo le quali cadde crivellato di pallottole””. (pag 137-138)”,”MSPG-166″ “PENDERGRAST Mark”,”La vera storia della Coca-Cola. Il segreto della bibita che ha colonizzato il mondo.”,”””Come è potuto accadere che una banalissima bevanda, contenente più del 99% di acqua zuccherata, sia diventata “”l’ essenza dell’ sublimata”” dell’ America e di tutta la sua cultura?”” “”L’ intellettuale francese Raymond Aron prevedeva la distruzione della cultura del suo paese, con “”la Coca-Cola al posto del più nobile prodotto della terra (parlo, naturalmente, del vino””. Incoraggiato, il deputato comunista Gérard Duprat guidò per sette ore un ostruzionismo spontaneo nell’ Assemblea Francese, irrompendo con la sua passionale oratoria, agitando le mani e denigrando guerrafondai e Coca-Cola. La massa cominciò a rovesciare gli autocarri della Coca-Cola, rompendo e calpestando le bottiglie; un torrente scuro ed effervescente si riversava nelle strade.”” (pag 321)”,”USAE-035″ “PENDLE George”,”A History of Latin America.”,”George Pendle nato a Londra nel 1906 ha visitato l’America latina per affari e ha pubblicato il suo primo libro ‘Much Sky: Impressions of South America’. Dal ’42 al ’44 è stato rappresentante diplomatico per la Gran Bretagna in Paraguay.”,”AMLx-022-FSD” “PENELOPE Nunzia”,”Soldi rubati. Corruzione, criminalità, truffe, crac, evasione fiscale sottraggono ai cittadini centinaia di miliardi ogni anno e possibilità di vivere in un Paese migliore. La prima inchiesta completa sui devastanti costi dell’illegalità in Italia.”,”PENELOPE Nunzia giornalista, scrive di economia per varie testate tra cui Il Foglio e Il Mondo. Tra le sue pubblicazioni ha raccontato il fenomeno del ‘Cinese’ Sergio Cofferati. “”Ma anche il cemento legale fa danni. In 10 anni, tra il 1998 e il 2006, sono stati costruiti in Italia oltre mezzo milione di nuovi edifici residenziali e 230.000 capannoni industriali. Una superficie grande quanto l’Umbria. Il Centro di ricerca sui consumi di suolo afferma che dal 1950 a oggi l’Italia ha perso il 40 per cento della superficie libera, e alcune regioni, come la Liguria, si sono ridotte alla metà. In estrema sintesi, dal 1990 al 2005 si sono superati i 2 milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento. La cementificazione del territorio ha un costo molto preciso, e lo si scopre in occasione di ogni stagione di pioggia insistente. Frane, alluvioni, inondazioni, sono sempre più spesso causate da campagne abbandonate e palazzi costruiti in terreni che impediscono il regolare deflusso delle acque. Il risultato sono danni miliardari in termini economici in vite umane perdute. Negli ultimi 50 anni, dicono i dati dell’Associazione nazionale delle bonifiche, ci sono state 470.000 frane e alluvioni, che hanno causato 3500 vittime (6 morti al mese), che salgono a 12.000 se si leggono i dati del CNR sulle tragedie degli ultimi 100 anni”” (pag 124)”,”ITAS-177″ “PENG SHUZHI, a cura di Claude CADART e CHENG Yingxiang”,”L’Envol du communisme en Chine. Mémoires de Peng Shuzhi.”,”CADART Claude Peng Shuzhi uno dei fondatori del Partito comunista cinese. Il teorico-stratega della Seconda Rivoluzione cinese. Ispiratore della ribellione antistalinana dei comunisti cinesi. Ecco la prima parte delle sue memorie scritte sotto il suo controllo da parte di due specialisti francesi della Cina contemporanea. Peng esponente della nuova intellighenzia del Movimento 4 maggio 1919, passa in meno di cinque anni dal liberalismo all’anarchismo e dall’anarchismo al comunismo. Inviato all’inizio del 1921 in Russia sovietica diviene responsabile del gruppo dei comunisti cinesi di Mosca. Rientrato in Cina dopo il 5° congresso del Comintern (estate 1924) opera per fare del PCC l’avanguardia del movimento operaio e per fare la Seconda rivoluzione cinese. Chen Duxiu mette in piedi il gruppo comunista di Shanghai e di Canton (pag 166 e 222) “”Le Groupe communiste de Shanghai ne nous aide en rien à vivre, financièrement parlant. Il est beaucoup trop pauvre pour ça. Il reçoit; certes; du Comintern, ‘via’ Wu Tingkang/Voitinsky, des subsides qui lui permettent de boucher les trous que creusent très régulièrement dans ses caisses imprimeurs et transporteurs de ses publications. Et sans doute est-ce également le Comintern qui, en versant à Yang Mingzhai et au Coréen Pouk une petite pension, nous assure la gratuité de l’enseignement que nous dispense l’Ecole des langues étrangères”” (pag 168-169)”,”MCIx-057″ “PENKOVSKIJ Oleg, a cura di Frank GIBNEY”,”La spia Penkovskij.”,”L’autore era un colonnello dell’esercito sovietico più volte decorato al valore militare, ufficiale dei servizi segreti del suo paese, esperto in relazioni internazionali. Era però anche una spia a favore dei paesi occidenali. Lavorò in contatto con i servizi segreti anglo-americani finché nel 1963 venne arrestato processato e condannato a morte. Successivamente in Inghilterra furono pubblicati i diari di Penkovskij con implicazioni politiche e militari. Il caso assunse dimensioni mondiali.”,”RUST-005-FV” “PENNAC Daniel”,”Au bonheur des ogres.”,”””Les méchants ont sans doute compris quelque chose qe les bons ignorent”” (Woody Allen) (I cattivi probabilmente hanno scoperto qualcosa che i buoni non capiscono) (in apertura)”,”VARx-009-FSD” “PENNAC Daniel”,”La fée carabine.”,”Scrittore francese (n. Casablanca 1944). Pennac è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti… (trec)”,”VARx-030-FSD” “PENNACCHI Antonio”,”Canale Mussolini. Romanzo.”,”PENNACCHI Antonio operaio di fabbrica finoa a cinquant’anni à nato a Latina dove vive nel 1950.”,”ITAF-323″ “PENNETIER Claude”,”Le socialisme dans le Cher 1851 – 1921.”,”L’A ha collaborato con MAITRON per il Dizionario Biografico del Mov op francese.”,”MFRx-090″ “PENNETIER Claude”,”Elus et militants à l’ epoque du Front populaire.”,”PENNETIER Claude è ricercatore al CNRS e direttore del dizionario ‘Maitron’.”,”MFRx-164″ “PENNETIER Claude PUDAL Bernard, saggi di Mauro BOARELLI Josette BOUVARD Veronique GARROS Bruno GROPPO Marie-Claire LAVABRE Jean-Jacques MARIE Anne MARIJNEN Francoise MAYER Julian MISCHI Claude PENNETIER Bernard PUDAL Berthold UNFRIED”,”Autobiographies, autocriques, aveux dans le monde communiste.”,”Saggi di Mauro BOARELLI Josette BOUVARD Veronique GARROS Bruno GROPPO Marie-Claire LAVABRE Jean-Jacques MARIE Anne MARIJNEN Francoise MAYER Julian MISCHI Claude PENNETIER Bernard PUDAL Berthold UNFRIED. Dal questionario degli anni 1950. “”L’ importanza del peso degli artigiani e commercianti tra i partecipanti al questionario (9%) sottolinea l’ aspetto strategico di questa categoria sociale nell’ impianto rurale del PCF. Gli artigiani rurali, sovente provenienti da famiglie di contadini, sono i quadri intermedi del PCF nelle campagne; essi giocano lo stesso ruolo di animatori politici degli insegnanti di origine operaia nel mondo urbano. Se le cellule sono composte in maggioranza da contadini, esse sono anche sovente dirette da marescialli-ferrai, droghieri, tabaccai, garagisti e baristi.”””,”PCFx-028″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome I. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY … Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): ADAM, AGERON, AGOSTINELLI, AGULHON ALBA, ALBERT, ALEXANDRE, ALLEGRE ALLEMAND, ALTHUSSER, ANDRE’, ANDRIEU, ARMAND, AUBERT, AUBRY, AUGEARD, AURIOL, AUZANNEAU, AVRIL, AZEMA, BADIA, BAILLET, BAILLEUL, BALLANGER, BAPTISTE, BARRAT, BARREAU, BARRIERE BARTHELEMY, BASTIDE, BAUDIN, BAUER, BECK, BECKER.”,”MFRx-264″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome 2. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968. Bel à Bz.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN…. e altri Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): Emile BOTTIGELLI (vedi voce pag 267), Pierre BROUE’ (pag 390), BETTELHEIM, BOTHEREAU, BOUVIER, BRASSENS, BOURDET, BOURDIEU, BROSSOLETTE”,”MFRx-290″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome 3. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968. Ca-Cor.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN, Pascale QUNCY-LEFEBVRE, Michele RAULT, Jean RISACHER, Gilbert RYON, Gisele SAPIRO, Madeleine SINGER, Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU, Pierre SCHILL, Leon STRAUSS, Nadia TENINE-MICHEL, Francoise TETARD, Patricia TOUCAS, Gilles VERGNON, Julien VEYRET, Jean VIGREUX, Claude WILLARD, Serge WOLIKOW. Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): CABANEL CACHIN CAILLE’ CAMUS CARRIERE CASANOVA CASTORIADIS CHESNEAUX CHEVALLIER CONTE CORDILLOT CORBIN CORNU”,”MFRx-291″ “PENNETIER Claude a cura, collaborazione di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE; partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN. Pascale QUINCY-LEFEBVRE Nicole RACINE Michèle RAULT Bertrand REAU Jean REYNAUD Michel ROSIER Francois ROUX Gilbert RYON Jean SAGNES Gisèle SAPIRO Pierre SCHILL Nathalie SEVILLA André SIMON Madeleine SINGER Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Rémi SKOUTELSKY Charles SOWERWINE André STRAUS Léon STRAUSS Abderrahim TALEB-BENDIAB Pierre TALLEUX Thibault TELLIER Nadia TENINE-MICHEL Francoise TETARD Pascal TORRE Patricia TOUCAS Yvon TRANVOUEZ Jacques UNGERER Marie-Paule VALENTINI Gilels VERGNON Yves VERNEUIL Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX Pierre VINCENT Claude WILLARD Xavier ZUNIGO”,”Dictionnaire biographique du Mouvement Ouvrier Mouvement Social Tome 2. Période 1940-1968. De la seconde guerre modiale à mai 1968. Bel à Bz.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN. Pascale QUINCY-LEFEBVRE Nicole RACINE Michèle RAULT Bertrand REAU Jean REYNAUD Michel ROSIER Francois ROUX Gilbert RYON Jean SAGNES Gisèle SAPIRO Pierre SCHILL Nathalie SEVILLA André SIMON Madeleine SINGER Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Rémi SKOUTELSKY Charles SOWERWINE André STRAUS Léon STRAUSS Abderrahim TALEB-BENDIAB Pierre TALLEUX Thibault TELLIER Nadia TENINE-MICHEL Francoise TETARD Pascal TORRE Patricia TOUCAS Yvon TRANVOUEZ Jacques UNGERER Marie-Paule VALENTINI Gilels VERGNON Yves VERNEUIL Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX Pierre VINCENT Claude WILLARD Xavier ZUNIGO”,”MFRx-330″ “PENNETIER Claude AGOSTI Aldo BROUÉ Pierre DREYFUS Michel GOTOVITCH José HUBER Peter LEMARQUIS René NARINSKI Mikhaïl PANTELEIEV Mikhaïl STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge, a cura, collaborazione di Natacha ARMAND Bernhard BAYERLEIN Delphine BLONDEL Roger BOURDERON Jacques GIRAULT Bruno GROPPO Anne MANIGAUD Maurice MOISSONNIER Denis PESCHANSKI Nicole RACINE Nathalie RAOUX Jean-Pierre RAVERY Rémi SKOUTELSKY Marina SMOLINA Léon STRAUSS Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX, presentazione storica di Serge WOLIKOW”,”Komintern: l’Histoire et les Hommes. Dictionnaire biographique de l’Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et à Moscou (1919-1943).”,”Cet ouvrage s’inscrit dans la collection du Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier international créée en 1971 par Georges Haupt et Jean Maitron puis dirigée par ce dernier après la mort de Haupt en 1978. Aldo Agosti, professeur à l’Université de Turin, auteur de nombreux ouvrages sur le communisme international et italien, notammen Togliatti. Pierre Broué, professeur émérite de l’Istitut d’études politiques de Grenoble, auteur de nombreux ouvrages sur le communisme et le trotskysme dont: Histoire de l’Internationale communiste 1919-1943. Michel Dreyfus, directeur de recherche au CNRS, Centre d’histoire sociale du XX siècle Université Paris I, auteur de PCF: crises et dissidences de 1920 à nos jours. José Gotovitch, professeur à l’Université libre de Bruxelles, directeur du Centre d’histoire et de sociologie des Gauches, co-auteur de L’Europe des communistes. Peter Huber, chercheur, auteur de Stalins Schatten in die Schweiz. René Lemarquis, historien, auteur du Maitron, Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier français. Mikhaïl Narinski, professeur à l?institut d’État des relations internationales (MGIMO, Université du ministère des Affaires étrangères) à Moscou. Mikhaïl Panteleiev, enseignant à Moscou, auteur d’articles sur le Komintern dont: Les purges staliniennes au sein du Komintern 1937-1938. Claude Pennetier, chercheur CNRS, directeur du Maitron français et international, co-directeur du Siècle des communismes. Brigitte Studer, professeur à l’Université de Berne; auteur de: Un parti sous influence, Le Parti communiste suisse, une section du Komintern 1931 à 1939, Henri Wehenkel, professeur, Luxembourg, auteur de nombreux travaux sur le mouvement ouvrier et le communisme au Luxembourg. Serge Wolikow, professeur à l’Université de Dijon, auteur de Le Front populaire en France. Les auteurs, Présentation, Remerciements, Avertissement au Lecteur, Avant-propos, Dictionnaire Biographique du Mouvement Ouvrier International. Ouvrage publié avec le concours du Centre national du livre, Avec la coopération du RGASPI de Moscou et le soutien du Centre d’histoire et de sociologie des Gauches (Université libre de Bruxelles) et du Centre d’histoire sociale du XX siècle (Université de Paris I), Collection Jean Maitron, Dirigée par Claude PENNETIER, foto”,”INTT-026-FL” “PENNISI Giuseppe”,”L’Europa e il sud del mondo. Anatomia di una non-politica.”,”Giuseppe Pennisi si occupa di problemi economici e politici dei paesi in via di sviluppo Research fellow presso il Bologna Center della johns Hopkins University, è socio fondatore dell’Istituto per la cooperazione economica con i paesi in via di sviluppo (Iceps) e collaboratore del quotidiano economico Il Sole 24 ore.”,”PVSx-035-FL” “PENROSE Roger”,”La strada che porta alla realtà. Le leggi fondamentali dell’universo.”,”Roger Penrose (Colchester 1931), professore emerito all’Università di Oxford, nel 1988 ha ricevuto insieme a Stephen Hawking il Wolf Prize per la fisica.”,”SCIx-307-FL” “PENZO Giorgio”,”Max Stirner.”,”Camus: Stirner precursore del nichilismo di Nietzsche (pag 152) pag 9″,”ANAx-295″ “PENZO Giorgio”,”Invito al pensiero di Stirner.”,”PENZO G. è ordinario di storia della filosofia all’Università di Padova. Ha scritto vari libri in particolare su Heidegger, Nietzsche e Stirner di cui ha curato gli ‘Scritti minori’.”,”TEOC-499″ “PENZO Giorgio a cura, testi di A. CAMUS M. HEIDEGGER K. JASPERS F. NIETZSCHE J.P. SARTRE M. STIRNER”,”Il Nichilismo da Nietzsche a Sartre.”,”PENZO Giorgio è professore ordinario di storia della filosofia contemporanea presso l’Università di Padova. Si è occupato della filosofia e del pensiero di Heidegger, di Nietzsche, Max Stirner, Jaspers. ‘Particolarmente rilevante è stato l’influsso del “”nichilismo”” nel campo della teologia della morte di Dio”” (quarta di copertina)”,”FILx-471″ “PENZO Giorgio”,”Il superamento di Zarathustra. Nietzsche e il nazionalsocialismo.”,”Giorgio Penzo è ordinario di Storia della filosofia all’Università di Padova. Tra le sue opere: L’Unità del pensiero in M. Heidegger, Pensare heideggeriano e problematica teologica, Max Stirner. La rivolta esistenziale, Dialettica e fede in K. Jaspers F. Nietzsche. Il divino come popolarità, Nietzsche nell’interpretazione heideggeriana, F. Gogarten. Il problema di Dio tra storicismo ed esistenzialismo, Il nichilismo da Nietzsche a Sartre, Jaspers. Esistenza e trascendenza, Il comprendere in Jaspers e il problema dell’ermeneutica.”,”GERN-032-FL” “PEPE Adolfo”,”Il sindacato nell’ Italia del ‘900.”,”PEPE insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici e storia del movimento sindacale nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Teramo. E’ Presidente dell’ IRES-Abruzzo, nonché segretario generale della Fondazione ‘Di Vittorio’ di Roma. Dirige la collana di storia del sindacato della Fondazione Di Vittorio.”,”MITT-026″ “PEPE Gabriele”,”Il medio evo barbarico d’ Italia.”,”PEPE è stato Professore di storia medievale e moderna all’ Università di Bari e P dell’ Associazione per la Difesa della scuola nazionale. E’ nato a Monopoli (Bari) nel 1899. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”ITAG-033″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali.”,”MITT-054″ “PEPE Adolfo”,”Lotta di classe e crisi industriale in Italia. La svolta del 1913.”,”Adolfo PEPE è nato a Roma nel 1946. Dal 1973 insegna storia del movimento sindacale nella facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Bari. E’ autori di numerosi saggi (v. retrocopertina).”,”MITT-074″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla guerra di Libia all’ intervento 1911-1915.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali. (pag 255) (pag 264-265)”,”MITT-075″ “PEPE Gabriele”,”Gli scritti storici di Luigi Blanch.”,”””L’ opera migliore del Blanch, di più vasto respiro e impegno, è ‘Il Regno di Napoli dal 1801 al 1806′. Egli non voleva fare solo della storia, ma anche della politica (…)””. (pag 9) “”Al contrario, esalta Federico II di Prussia perché il “”sentimento di dignità nazionale”” da lui creato in Prussia fu “”una forza morale””. Forze morali mancarono, invece, insieme a forze militari e politiche, per giunta, all’ impresa muratiana (…)””. (pag 10) “”Comprendeva che gli eserciti si modellano su tutta la società e non viceversa; affermava perciò che non innovazioni tecniche ma sociali aveva mutato la tecnica bellica, per la quale l’ offensiva era diventata superiore alla difensiva””. (pag 15)”,”ITQM-084″ “PEPE Gabriele”,”Da Cola di Rienzo a Pisacane. Saggi e glosse.”,”Cavour europeo. “” (…) il Cavour uomo di affari, agricoltore, giocatore di borsa non è uomo della vecchia nobiltà o della nuova borghesia piemontese: è già un uomo europeo svezzatosi dal patriarcalismo del piccolo regno sabaudo.”” (pag 280, Appunti sul Cavour di Omodeo) “”L’ ultimo capitolo è una bella dimostrazione della dialettica della storia, della vera dialettica. Mazzini e Cavour non sono due elementi contrastanti, uno dei quali supera l’ altro, ma due forze vive che si influenzano sempre reciprocamente senza distruggersi: la somma e non l’ astratta sintesi del loro contrasto è il Risorgimento d’ Italia. L’ analisi della psicologia del Mazzini è propria di chi è adusato alle indagini della vita religiosa: l’ escatologia del Mazzini, la sua intolleranza profetica, il suo automatismo nell’ azione sono sentiti come i limiti del profeta, del santo, ma insieme è sentita di questo santo la singolare efficacia pedagogica. Contrapponendo il costituzionale illiberalismo del Mazzini (II, 191) alla prassi liberale del Cavour appare cosa sia vermente la dialettica delle storia, non la scolastica dialettica di enti ideali o materiali astratti, ma la viva opposizione di ideali, di metodi, di coscienze, di forze morali che creano imprevedute soluzioni””. (pag 281-282, idem) Il socialismo di Pisacane. “”Ma, in realtà, che razza di socialista e di comunista è questo pensatore che ritiene che la fatalità della rivoluzione sociale vada ricercata non nella dialettica di forze analizzata da Marx ma nel pauperismo (329 e Testamento)? Che socialista è questi per cui patria, religione, libertà, diritti dell’ uomo non sono ideologie delle classi dominanti di ogni tempo ma, ad eccezione della religione, crede in loro come nelle idealità migliori del genere umano? Al trinomi “”autorità tradizione forza”” questo socialista sostituisce “”libertà nazionalità diritto”” (89). Non parliamo poi del suo disprezzo per i dotti “”ai quali è patria il mondo”” (99), della sua fiducia romantica nel coraggio, nell’ eroismo, nella libertà. La sua affermazione che “”la ragione economica domina nella società la politica”” è ben lontana dal materialismo storico che afferma non un dominio solo politico, ma una creatività totale della Economia; quella del Pisacane è affermazione settecentesca, da Bisogno pariniano, l’ affermazione, cioè, che prima di parlare di problemi politici al popolo bisogna alleviarne la fame. Potrei dire a conclusione della radicale opposizione che c’è tra il sentimentalismo romantico di Pisacane e il realismo spregiudicato e corrosivo di Marx che quest’ ultimo non avrebbe certo capito come Pisacane potesse esaltarsi per il liberalismo di molti preti italiani (144). Né avrebbe certo ammirato le belle pagine pisacaniane contro la dittatura, ispirate dall’ amore alla Patria libera e indipendente.”” (pag 290-291)”,”ITAB-155″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali. “”Sembrava che di nuovo il riformismo politico di Turati e di Modigliani e quello della Confederazione tornassero a collimare a danno delle posizioni di destra, su una piattaforma avanzata di riforme strutturali convalidata dall’ impossibilità di ogni altra alternativa riformista.”” (pag 356) “”Nel 1910, in novembre, a Firenze, si svolgeva pure il Congresso della FIOM, la quale, uscita pressoché distrutta dalle durissime lotte industriali del biennio precedente, sotto il fuoco concentrico della controffensiva padronale e dell’ assalto sindacalisa, proprio ora si stava riorganizzando sotto la nuova sagace guida del segretario B. Buozzi. Anch’essa orientava la ripresa organizzativa e politica sulle linee tracciate dal riformismo confederale.”” (pag 377) 2° copia di FM”,”SIND-070″ “PEPE Adolfo a cura”,”Movimento operaio e lotte sindacali (1880-1922).”,” Bordiga, Per la costituzione dei consigli operai in Italia, pag 266-267″,”MITT-346″ “PEPE Gabriele”,”Il Medioevo barbarico in Europa.”,”Gabriele Pepe è nato a Monopoli (Bari) nel 1899. Laureato in lettere nel 1921, iniziò nel 1930 l’attività di pubblicista che poi sarebbe diventata intensa dopo la caduta del fascismo. Ha condotto campagne in difesa della scuola di stato e ha diretto vari periodici. Ha insegnato storia medievale presso l’Università di Bari. Ha pubblicato vari libri. Storia ecclesiastica: Beda la storia concepita come maestra di vita. “”Il venerabile Beda è senza dubbio il più grande storico dei tutto il medioevo, l’unico storico della vita spirituale che abbia avuto l’Europa sino ai tempi moderni, filologo e critico insieme (13). Nato nel 672-673 e morto il 26 maggio 735, dopo una vita dedita tutta agli studi, quest’Anglosassone che si spense dettando appunti ai suoi discepoli fu anche un grande maestro. Scrittore limpido, riposante per chi vi si accosti dagli ‘hisperica famina’ o dalla stessa prosa di Aldelmo, ci lasciò una breve nota autobiografica, ma, come in tutti i grandi storici, le sue opere sono sempre autobiografiche, nel senso che egli interpreta eventi e persone con un impegno che mette in mostra tutta la sua personalità morale. Beda filologo si preparò alla composizione della ‘Historia’ ecclesiastica con una cultura ricca non solo di teologia ma di conoscenza degli storici latini e della lingua graca, e con una documentazione ricercata attraverso un’organizazione razionale del lavoro, che gli permise di citare il ‘Liber pontificalis’ per primo nel medioevo, lui, sperduto in un monastero d’Inghilterra. (….) Tutte queste opere ci hanno presentato un uomo colto, interessato a molteplici studi, equilibrato, sano, schivo di superstizioni, un temperamento di studioso, un dotto claustrale, medievale insomma. Non questo è il grande Beda, che è invece nella narrazione della storia religiosa del suo popolo. (…) Beda non ama lo spettacoloso né l’enfatico, ma narra con viva partecipazione ai fatti e con profonda simpatia per le grandi personalità morali. Gli aneddoti gli servono a lumeggiare meglio la spiritualità dei protagonisti della storia”” (pag 85-86, 90, 95)”,”EURx-309″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla guerra di Libia all’intervento 1911-1915.”,”Questa Storia della C.G.d.L. dal 1911 al 1915, condotta sulla base della stampa periodica dell’epoca, di documenti sindacali, deliberazioni congressuali e materiali d’archivio, copre – dal particolare angolo visuale dell’organizzazione e della lotta sindacale – uno dei periodi più decisivi della storia italiana; quello che va dall’imoresa di Libia all’intervento italiano nel primo conflitto mondiale. Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo De-Felice. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali.”,”SIND-003-FL” “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’Università di Roma nel 1969, con una tesi discussaq da Renzo De Felice. Collabora a Storia contemporanea e ad alcune riviste sindacali. Nel mezzo del primo decennio del XX Secolo cade la costituzione della Confederazione Generale del Lavoro, in un momento di rapida trasformazione delle strutture industriali del paese e di conseguenti profonde tensioni sociali.”,”SIND-004-FL” “PEPE Adolfo IUSO Pasquale LORETO Fabrizio a cura”,”La CGIL e il Novecento italiano. Un secolo di lotte, di passioni, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro.”,”Collaborazione di Odino ARTIOLI e Ornella BIANCHI”,”SIND-145″ “PEPE Gabriele PRATOLINI Vasco BIANCHI BANDINELLI e CHIARETTI Tommaso BARBARO Umberto PROCACCI Giuliano BANTI Anna DELLA VOLPE Galvano e BADALONI Nicola LOMBARDO RADICE Lucio GUTTUSO Renato LEVI Carlo DORIA Gino SALINARI Carlo MORAVIA Alberto e CHIARETTI Tommaso LUPORINI Cesare e DAL SASSO Rino SPELLANZON Cesare CORTESE Nino ALICATA Mario”,”I grandi italiani. I profili dei grandi uomini, che furono eccezionali personalità della loro epoca, nel pensiero e nell’azione, ricostruiti dai nostri maggiori scrittori e studiosi.”,”‘I profili dei grandi uomini, che furono eccezionali personalità della loro epoca, nel pensiero e nell’azione, ricostruiti dai nostri maggiori scrittori e studiosi’ “”Hanno questo di proprio le opere di genio, che ad un’anima grande raccendono l’entusiasmo e rendono la vita che aveva perduta”” (Giacomo Leopardi) Biografie di BIOGRAFIE DI FEDERICO II DI SVEVIA FRANCO SACCHETTI LORENZO IL MAGNIFICO CRISTOFORO COLOMBO NICCOLO’ MACHIAVELLI CATERINA DE’ MEDICI GIORDANO BRUNO GALILEO GALILEI MICHELANGELO MERISI DA CARAVAGGIO LAZZARO SPALLANZANI ELEONORA FONSECA PIMENTEL UGO FOSCOLO GIUSEPPE GIOVACCHINO BELLI GIACOMO LEOPARDI CARLO PISACANE ANTONIO GRAMSCI illustrate rispettivamente di PEPE Gabriele PRATOLINI Vasco BIANCHI BANDINELLI e CHIARETTI Tommaso BARBARO Umberto PROCACCI Giuliano BANTI Anna DELLA VOLPE Galvano e BADALONI Nicola LOMBARDO RADICE Lucio GUTTUSO Renato LEVI Carlo DORIA Gino SALINARI Carlo MORAVIA Alberto e CHIARETTI Tommaso LUPORINI Cesare e DAL SASSO Rino SPELLANZON Cesare CORTESE Nino ALICATA Mario “”In una piccola nota di ‘Passato e Presente’ che, insieme a ‘Le lettere dal carcere’ è il libro di Gramsci più indispensabile per chiunque voglia ricostruirne, soprattutto nei suoi aspetti più interiori, la biografia, troviamo riportato, senza commento, un brano di Eugenio D’Ors (ricavato dalla ‘Vita di Goya’) la cui trascrizione da parte di Gramsci non può non apparirci estremamente significativa: «Il y a deux façons de ‘tuer’: l’une, que l’on désigne franchement par le verbe ‘tuer’; l’autre, celle qui reste sans-entendue d’habitude derriére cet euphémisme delicat: ‘rendre la vie impossible’. C’est le mode d’assassinat lente et obscure, qui consomme une foule d’invisiblies complices». Un terzo della vita di Gramsci, da quella mattina dell’8 novembre 1926 in cui egli fu arrestato a Roma in via G.B. Morgagni 25, nella casa dei signori Panarge dai quali egli aveva preso in affitto, dopo la sua elezione a deputato nel 1924, una camera mobiliata, a quell’alba del 27 aprile 1937, in cui egli muore nella clinica «Quisisana» di Roma all’età di 46 anni, tre giorni dopo lo spirare «legale» della sua pena, è appunto la storia di quello che, nelle intenzioni di Mussolini e dei suoi complici, altro non doveva essere che un «assassinio lento e oscuro». (…) [Un] elemento essenziale della grandezza intellettuale e morale di Gramsci (…) consiste proprio nel fatto ch’egli non si limitò a subire, senza tentennamenti, il supplizio inflittogli, ma oppose ad esso, fino all’ultimo, una resistenza lucida, concreta, operosa, trasformando quello che avrebbe dovuto essere, appunto un «assassinio lento e oscuro» in un duello eroico da lui combattuto contro i suoi carnefici, e gli anni nei quali si voleva «impedire a questo cervello di funzionare» negli anni della sua più alta e feconda vita intellettuale. A nessun costo, insomma, e in nessun caso, Gramsci volle «fermarsi e morire», ma se mai, secondo «un motto degli Zulù» da lui trascritto, da una rivista inglese, in un’altra nota di ‘Passato e presente’, «avanzare e morire»”” [da ‘Antonio Gramsci’, di Mario Alicata]”,”BIOx-335″ “PEPE Adolfo”,”Movimento operaio e lotte sindacali (1880-1922).”,”Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’Università di Roma nel 1969, con una tesi discussaq da Renzo De Felice. Collabora a Storia contemporanea e ad alcune riviste sindacali. Nel mezzo del primo decennio del XX Secolo cade la costituzione della Confederazione Generale del Lavoro, in un momento di rapida trasformazione delle strutture industriali del paese e di conseguenti profonde tensioni sociali.”,”SIND-009-FL” “PEPE Adolfo GUERRA Gino”,”Riformismo e riforme nell’esperienza sindacale italiana. I. Il riformismo dei primordi del movimento sindacale socialista e cattolico (Pepe); La linea delle riforme nell’esperienza della CGIL (Guerra).”,”Adolfo Pepe, autore del primo saggio, è docente di storia contemporanea all’Università di Bari e ha già pubblicato volumi sulla storia della CGdL. Gino Guerra, autore del secondo saggio, è segretario confederale della CGIL”,”SIND-001-FB” “PEPE Adolfo PARLATO Giuseppe SABA Vincenzo KOLEGA Alexandra CAGIANO Paola e GERARDI Elvira NEGLIE Pietro CAMERINI Ivo CAVALLINI Arturo CORRIDORI Teresa UNGARO Paolo FANELLO Gabriella CANNELLI Barbara OSBAT Luciano SIRCANA Giuseppe CIAMPANI Andrea CAMPOSANO Luigi DIODATI Soledad RIGHI Maria Luisa LONGO Anna Rita MAROGNA Maria Ludovica SERINALDI Enrica, interventi di”,”Fonti per la storia del movimento sindacale in Italia. Atti del convegno, Roma, 16-17 marzo 1995.”,”””Negli anni Cinquanta – Sessanta il sindacato conserva le caratteristiche di centro di resistenza operaia (è il caso della Cgil) o luogo di armonizzazione delle politiche di sviluppo favorite dal capitalismo italiano (è il caso della Cisl). La sua azione rivendicativa; di conseguenza, non segue un autonomo progetto di sviluppo e di ciò la ricerca ha finora dato debitamente conto”” (pag 59, intervento di Pietro Neglie, Il sindacato nel dopoguerra: autonomia, conflitto e partecipazione)”,”SIND-178″ “PEPE Adolfo IUSO Pasquale LORETO Fabrizio”,”La CGIL e il Novecento italiano. Un secolo di lotte, di passioni, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro.”,”Il libro, agile e chiaro, curato da Adolfo Pepe, Pasquale Iuso e Fabrizio Loreto, offre una lettura organica e approfondita dei cento anni di storia della CGIL.”,”SIND-028-FV” “PEPE Gabriele”,”Da Versailles a Hiroshima (1919-1945). Sommario di storia contermporanea narrata ai giovani.”,”La Resistenza (pag 136-137) “”Il vanto della prima guerra popolare, insurrezionale spetta alla Polonia e, specialmente, a Varsavia: «Nella tragica notte del 25-26 settembre 1939, le bombe incendiarie trasformarono Varsavia in un immenso rogo. Mentre le bombe cadono sulla città e la radio polacca fa risuonare alte e gravi le note della caduta di Varsavia di Chopin [ecco che per la Polonia del 1939 la guerra anti-nazista è sentita come il prolungamento della guerra ottocentesca], mentre echegiano nelle strade della capitale i colpi degli uomini della Resistenza, nasce la nuova Polonia popolare (…). Dove la guerra partigiana fu combattuta da un vero e proprio esercito fu in Ucraina, dove si calcola fosse ucciso un mezzo milione di tedeschi: la resistenza ucraina è legata al nome glorioso della «Giovane Guardia» costituita di soli giovani, che catturati dopo alcune difficili operazioni belliche furono scannati dai tedeschi. La guerra dei «binari» distrusse numerosi tratti della rete ferroviaria nel territorio invaso dai tedeschi. Ad opera dei partigiani russi si ebbe il singolare fenomeno realizzato anche dai partigiani italiani, dei «territori partigiani» zone, nel territorio occupato dai nazisti, liberate dai partigiani”” (pag 136-137) La resistenza francese (pag 137)”,”RAIx-393″ “PERA Marcello”,”Induzione e metodo scientifico.”,”Newton definì “”la più singolare se non la più considerevole scoperta che sia mai stata fatta nel campo delle operazioni della natura””: la scoperta che la luce solare è composta di raggi di diverso indice di rifrazione (pag 47)”,”FILx-002-FB” “PERA Marcello, a cura; saggi di Evandro AGAZZI Dario ANTISERI Girolamo COLOMBO Giulio GIORELLO Vittorio MATHIEU Antimo NEGRI Luciano PELLICANI Marcello PERA Sergio RICOSSA Italo SCARDOVI Domenico SETTEMBRINI”,”Il mondo incerto.”,”””La caduta delle certezze è una caratteristica del nostro tempo alle soglie del Terzo Millennio…”” Marcello Pera insegna Filosofia della scienza all’Università di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ‘Apologia del metodo’, ‘Hume, Kant e l’induzione’. “”La sovranità del pensiero si realizza in una serie di uomini che pensano in modo assolutamente privo di sovranità”” (F. Engels) (pag 141)”,”TEOS-002-FB” “PERCEVAL Louis”,”Avec les paysans pour une agriculture non capitaliste.”,”Le tesi sulla questione agraria del Congresso di Marsiglia del Partio comunista francese (dicembre 1921). “”(…) Lenin ha apprezzato con favore queste tesi ma ha formulato qualche critica importante. Approva l’ esistenza di questo programma di transizione nella prima fase successiva alla rivoluzione socialista, in particolare il passaggio volontario dei contadini verso la socializzazione della produzione. La valutazione iniziale delle tesi, sulla concentrazione della proprietà che non si è prodotta con regolarità “”come annunciato dai teorici del marxismo”” non gli sembra giusto. Marx, spiega, non aveva vedute così rigide sul processo di concentrazione nell’ agricoltura. Nel suo articolo, ancora malauguratamente poco conosciuto, “”Il Capitalismo in agricoltura””, Lenin aveva allora mostrato, dal 1899, come la teoria di Marx ed Engels permetteva una analisi approfondita e sfumata della questione agraria nei paesi capitalistici, in Francia in particolare. Questo articolo, che spingiamo i nostri lettori ad apprezzare, conserva una attualità rimarchevole. Si tratta comunque di un riassunto dell’ opera di Kautsky, La Questione agraria, apparsa alla fine del secolo scorso e che Lenin approva nella sua interezza in polemica con i suoi detrattori. (Quale che siano gli errori e i tradimenti commessi in seguito da Kautsky – quest’ opera appare come uno sviluppo autentico del marxismo e, a questo titolo, meriterebbe di essere meglio conosciuta in Francia.).”,”PCFx-033″ “PEREGALLI Arturo”,”Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”Dello stesso autore: ‘Introduzione alla storia della Cina’, ‘Il comunismo di sinistra e Gramsci'”,”RUST-013″ “PEREGALLI Arturo”,”Il comunismo di sinistra e Gramsci.”,”PEREGALLI è nato a Rogolo (Sondrio) nel 1948. E’ impiegato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Il libro contiene testi di Amadeo BORDIGA, Virgilio VERDARO, Piero TRESSO, Onorato DAMEN, Armando PARLATO, Gennaro FABBROCINO, Bruno FORTICHIARI.”,”GRAS-009 BORD-030″ “PEREGALLI Arturo”,”Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime.”,”PEREGALLI si occupa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano ed ha redatto varie voci per l”Enciclopedia dell’ antifascismo e della Resistenza’. Ha pubblicato: -Introduzione alla storia della Cina (1976) -Il comunismo di sinistra e Gramsci (1978) -Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia (1990) -L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943-45 (1991) Fa parte della direzione di ‘Laboratorio storico’.”,”RUSS-001″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo”,”L’URSS e i teorici del capitalismo di Stato.”,”PEREGALLI è morto per malattia nel giugno 2001.”,”RUSU-023″ “PEREGALLI Arturo”,”L’altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943 – 1945.”,”CGL, Frazione di sinistra dei comunisti e socialisti italiani, Centro marxista d’Italia e Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, Partito Operaio Comunista, PCI e l’estremismo al Sud, L’ Unione Spartaco, Il Partito Italiano del Lavoro, La dissidenza socialista: dal Movimento di Unità Proletaria al Fronte Proletario Rivoluzionario, il Movimento Comunista d’Italia ‘Bandiera Rossa’, Il Partito Comunista Integrale ‘Stella Rossa, Il Partito Comunista Indipendente e ‘Riscossa proletaria’, ‘Il Lavoratore’, Il Partito Comunista Internazionalista’.”,”ITAR-003 ITAC-017″ “PEREGALLI Arturo SAGGIORO Sandro a cura”,”Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia.”,”Precisazioni sull’impostazione del lavoro, Bibliografia di Amadeo Bordiga, Libri contenenti scritti di Bordiga, Libri articoli e studi su Amadeo Bordiga o contenenti riferimenti alla sua figura e alla sua attività (cita le opere di CERVETTO) (pag 210)”,”BORD-031″ “PEREGALLI Arturo e altri”,”Il sessantotto. La stagione dei movimenti, 1960 – 1979″,”Gruppi politici movimenti intellettuali anni sessanta donne studenti classe operaia partiti spontaneità 1968. La voce ”Lotta comunista” è di PEREGALLI”,”ITAC-041″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Come i fratelli Venegoni, anche Fortichiari e Repossi – pensando ad una ripresa del processo rivoluzionario – decidono di inoltrare domanda di iscrizione al PCI. A differenza dei legnanesi, però, essi non nutrono alcuna illusione a proposito della nuova natura del partito di Togliatti e di Secchia. La loro decisione è puramente “”entrista”” – i due desiderano essere riammessi soltanto per riuscire a smuovere e portare su posizioni classiste gli operai che sono nel partito e che scalpitano per la direzione politica che essi considerano moderata””. (pag 216)”,”ITAC-059″ “PEREGALLI Arturo”,”Il partito comunista internazionalista, 1942-1945.”,”””L’ accusa che Prometeo avanza al movimento partigiano nel suo complesso è di essere praticamente subalterno ad uno schieramento militare nella lotta contro un altro, di condurre la lotta al tedesco e di non distinguere tra nazismo e proletariato tedesco. ‘Il nostro atteggiamento di fronte al fenomeno del partigianesimo – ribadisce il giornale della sinistra – è dettato da precise ragioni di classe. Nate dallo sfacelo dell’ esercito, le bande armate sono, obiettivamente e nelle intenzioni dei loro animatori, degli strumenti del meccanismo della guerra inglese, e i partiti democratici le sfruttano col doppio intento di ricostruire sul territorio occupato un potenziale di guerra e di sviare dalla lotta di classe una minacciosa massa proletaria, gettandola nella fornace del conflitto’. (…) Contrariamente a quanto afferma Secchia però Prometeo non prende una posizione “”astensionista””, condannando in blocco i lavoratori che hanno dovuto guadagnare le montagne. Le masse che salgono sui monti non sono certamente formate esclusivamente da operai. Basti pensare, anche senza svolgere una indagine sociologica, che gli operai sono spesso esentati dal servizio di leva per le necessità della produzione bellica, mentre la maggior parte delle bande partigiane sono composte da renitenti alle leve fasciste.”” (pag 17)”,”ITAC-060″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Fortichiari, che nel corso del 1944 (sicuramente prima della svolta di Salerno) aveva perso i contatti con Il Lavoratore, dopo aver inoltrato domanda e dopo aver ricevuto in risposta soltanto silenzi, in luglio chiede nuovamente di poter rientrare nel partito. Negli incontri con Elio Vittorini, rappresentante del Centro comunista, egli manifesta ripetutamente le proprie intenzioni. Da una lettera di Pietro Secchia alla federazione di Milano si apprende che Fortichiari ha di nuovo chiesto per iscritto di essere riammesso, pur accennando di “”non condividere tutte le direttive del partito””. La direzione – afferma Secchia – non ha tuttavia alcuna intenzione di prendere in esame la sua richiesta: bisogna fargli sapere oralmente che non deve illudersi di poter rientrare senza “”aver fatto uno aperta e sincera autocritica delle sue posizioni politiche passate, senza aver sconfessato il sinistrismo e condannata l’ attività disgregatrice condotta in Italia nei confronti del movimento comunista””. Secchia aggiunge subito che molto probabilmente si tratta di una manovra entrista. Bruno Fortichiari dovrà attendere la fine della guerra per vedere esaudito ilsuo desiderio di rientrare nel PCI, nel quale però gli verranno affidate cariche marginali se confrontate con il suop passato di dirigente. Repossi, invece, non attende la fine della guerra: “”davanti alle tergiversazioni dei dirigenti, ansiosi di agire””, si iscrive al partito socialista””. (pag 217)”,”ITAC-062″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Molti – soprattutto i comunisti ufficiali – hanno descritto Bandiera Rossa come un’ organizzazione paratrotskista. In realtà, analogamente a Stella Rossa di Torino, si tratta essenzialmente di un gruppo che si richiama allo stalinismo e crede ancora di vedere nell’ URSS la rivoluzione d’ Ottobre. Anzi, l’ Unione Sovietica viene vista da questo movimento come la grande “”protettrice”” della rivoluzione mondiale. “”Il compito dell’ URSS – si legge nel primo numero del giornale – non può considerarsi concluso con la sconfitta nazista. Mentre sul proletariato europeo incombe il compito del superamento dello stato classista, all’ URSS incombe l’ obbligo della difesa del proletariato mondiale al tavolo della pace.”” E trotskista Bandiera Rossa non può assolutamente essere considerata perché essa non solo conosce e respinge fermamente le critiche rivolte all’ URSS da sinistra, ma le giudica addirittura come un modo “”infantile di concepire la politica””. (pag 147) “”Nello stesso numero di Bandiera Rossa, mentre si dà il benvenuto in Italia a Vishinsky (e riproducendo anche un suo discorso), si intravvede che cosa questo raggruppamento intenda per “”esperienze”” sovietiche. Il rappresentante russo viene presentato enfaticamente come “”il procuratore generale dell’ URSS al processo del centro terrorista trotskista-zinovievista””. (pag 147)”,”ITAC-063″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””La posizione che Bandiera Rossa adotta nei confronti del Partito d’ Azione è interessante poiché differisce notevolmente da quella degli altri partiti di sinistra. Basso vede nell’ intransigenza antimonarchica di questa nuova organizzazione dei ceti medi il tentativo di separare la responsabilità degli strati che essa rappresenta – e che costituiscono la base di massa del fascismo – dal fascismo stesso. Il Pd’A vuole scindere la colpa dell’ avvento del totalitarismo e scaricarla soltanto sulle spalle della borghesia, e non invece contro la borghesia nel suo complesso: Questo insistere del Partito d’ Azione sui motivi dell’ antifascismo, questo tentativo di polarizzare intorno all’ antifascismo tutte le forze vive e rivoluzionarie del paese (…), quel moralismo intransigente verso gli uomini del regime sono quindi in ultima analisi pretta demagogia (…)””. (pag 124)”,”ITAC-065″ “PEREGALLI Arturo”,”Antonio Gramsci, idealismo, produttivismo e nazione.”,”””Anche Onorato Damen, un militante della sinistra comunista ed ex parlamentare che aveva avuto modo di conoscere e di scontrarsi con Gramsci negli anni venti, non appena venne pubblicato nel 1948 il quaderno gramsciano su Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, sentì la necessità di intervenire nel dibattito per sottolineare come il pensiero di Gramsci andasse inserito nella tradizione idealistica premarxista. Secondo Damen la matrice della cultura filosofica di Gramsci “”non si trova nella affermazione della dialettica rivoluzionaria di Marx-Engels, ma in quelle correnti anti intellettualistiche e di reazione allo scientismo positivista che pur essendo sorte dopo Marx si riannodano per mille capi all’ idealismo pre marxista”” (pag 2-3) “”3. Con la fondazione del PCd’I (1921) Gramsci si allinea formalmente con le direttive marxiste rivoluzionarie, ma al fondo del suo pensiero persistono gli elementi del suo “”marxismo”” idealistico. Egli subisce, pur essendo d’accordo, la scissione di Livorno dai socialisti come un trauma. Bruno Fortichiari, membro del primo esecutivo del PCd’I, ha ricordato come, a Livorno, il dirigente sardo fosse “”perplesso””, e come egli partecipasse “”ad una conclusione che non combaciava in tutto con le sue particolari concezioni relative a quella fase del movimento proletario italiano””. Due anni dopo la fondazione del PCd’I Gramsci affermerà che la separazione dei socialisti era da considerarsi “”senza dubbio il più grande trionfo della reazione””. Come ha scritto Danilo Montaldi, “”egli crede nel PSI, non nel PCd’I (…)””””. (pag 7)”,”GRAS-040″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Con l’ anno nuovo, la Frazione presenta un’ attività più intensa e diffusa. Sezioni vengono aperte un po’ dappertutto al sud. Si sente anche la necessità di raccogliere in un opuscolo, intitolato Per la costituzione del vero partito comunista, le vedute generali del movimento. Lo scritto viene redatto da Renato Matteo Pistone e da Libero Villone, con il contributo da Amadeo Bordiga.”” (pag 58)”,”ITAC-066″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Caruso analizza infine la tattica utilizzata da Lenin durante il governo Kerensky, traendone la conclusione che il proletariato deve lottare per la democrazia solo quando essa ancora non esiste e non quando essa è gia stata instaurata: ‘Noi abbiamo il sacrosanto dovere di non collaborare con i partiti borghesi nei Comitati di Liberazione, perché in tal caso noi non faremmo che il loro gioco; faremmo servire le masse da piedistallo ai loro sfruttatori””. (pag 76)”,”ITAC-067″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Il problema dell’ epurazione, molto sentito dalla base, è un argomento di discussione vivace al Congresso. Già sul primo numero del giornale un gruppo di operai della Navalmeccanica dava il senso delle aspettative dei lavoratori: Diciamo a tutti: se l’ epurazione deve assumere il ruolo di una farsa, noi la trasformeremo in una tragedia””. (pag 14)”,”ITAC-068″ “PEREGALLI Arturo”,”Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933).”,”””Nell’ ottobre del 1933, in un celebre scritto che intendeva essere una risposta ad alcuni esponenti della sinistra antistalinista, Trotsky non perse l’ occasione per biasimare anche la Weil: “”Caduta nella disperazione per gli ‘infelici’ esperimenti della dittatura del proletariato, Simone Weil ha trovato conforto in una vecchia formula del liberalismo rinverdita da un’ esaltazione anarcoide a buon mercato! (…) E’ abbastanza logico che le sue nuove vedute abbiano trovato rifugio nel giornale che porta il titolo manifestamente ironico de La Revolution proletarienne””.”” (pag 13) “”Indubbiamente l’ elaborazione teorica di Simone Weil era stata accelerata dalle forti tensioni presenti nell’ ambiente sindacalista rivoluzionario, nel quale aveva iniziato a muovere i primi passi politici, e dall’ esistenza di un milieu di estrema sinistra che si era delimitato dal trotskismo. Nel 1933 la sua attenzione incominciò a rivolgersi sempre più verso La Critique Sociale di Souvarine, senza tuttavia abbandonare la collaborazione con La Revolution proletarienne. (pag 15) “”A questo riguardo il pensiero di Simone Weil fu senz’altro influenzato dalle tesi di Boris Souvarine e di Lucien Laurat. L’ idea che la burocrazia russa, in forza della proprietà statale, si fosse trasformata in una nuova classe dominante, era già stata avanzata dal primo nel 1927 sulle pagine della rivista da lui diretta, il Bulletin Communiste. Nell’ illustrare questa asserzione, Souvarine aveva sostenuto che lo strato burocratico viveva e si riproduceva appropriandosi di una parte del pluvalore prodotto dalla classe operaia nel processo industriale statale””. (pag 17)”,”FRAP-070″ “PEREGALLI Arturo SAGGIORO Sandro”,”Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945). Con appendice documentaria.”,”””E’ proprio a Trotsky che, nel 1929, un altro illustre “”oppositore”” come Souvarine, sollecitato a legarsi attivamente all’ opposizione, aveva risposto che sarebbe sato “”già molto assicurare la continuità del nostro pensiero, delle nostre tradizioni, della nostra cultura, e passare ai giovani la fiaccola trasmessaci dai nostri maggiori””. Qualche anno più tardi, nel 1936, anche Bordiga avrebbe mostrato di condividere più o meno le stesse idee: “”bisogna appartarsi ed attendere… Attendere non per questa generazione, ma per quelle future””. In questo periodo emerge abbastanza lineare il concetto di partito che Bordiga aveva e che richiama direttamente quello di Marx: il partito non può esistere in un periodo controrivoluzionario. Per Bordiga l’ esistenza del partito dipende profondamente dal movimento reale, in quanto tramonta e muore con il movimento stesso. Sono le situazioni che portano alla formazione dell’ organizzazione rivoluzionaria. Per cui occorre aspettare che i tempi diano la possibilità della sua creazione.”” (pag 37)”,”BORD-059″ “PEREGALLI Arturo MINGARDO Mirella”,”Togliatti guardasigilli, 1945-1946.”,”””La funzione equilibratrice svolta dai comunisti nei confronti dell spinte proletarie, sarà rivendicata da Togliatti in sede di Assemblea Costituente, in un discorso di poco successivo al viaggio di De-Gasperi negli Stati Uniti. Il leader del PCI sottolineava, non senza ragioni, l’ importante ruolo d’ ordine svolto dal suo partito e dal sindacato fino a quel momento: “”(…) Ho fatto in proposito una ricerca: noi siamo il paese dove le organizzazioni operaie hanno firmato una tregua salariale, cioè un patto che è unico nella storia del movimento operaio, perché non si fissa un minimo ma un massimo di salario. (…)””.”” (pag 85)”,”PCIx-170″ “PEREGALLI Arturo”,”Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese.”,”””Dopo la ristrutturazione l’ esercito viene maggiormente impegnato nella rivoluzione culturale per “”ristabilire l’ ordine””. (…) In pratica Mao vuol dire che eliminati nell’ esercito gli ultimi elementi della linea nera questo può senz’altro intervenire nelle lotte senza pericoli di rotture interne che potrebbero rendere meno incisiva la repressione. L’ esercito interviene duramente ad Harbin, città operaia, il 23 gennaio e nello stesso giorno l’ intervento dell’ esercito è confermato in due documenti uno dei quali del CC che dichiara che i militari devono prendere in mano la situazione dove i proletari non avessero la forza di farlo. Dal 26 gennaio ai militari è affidato il controllo degli aeroporti e di tutta l’ aviazione. A Pechino per ristabilire la calma nelle fabbriche si giunge a farle occupare dall’ esercito. A Shanghai 250 drappelli occupano le fabbriche più importanti. Il 13 gennaio l’ esercito era già intervenuto nei sobborghi operai di Shanghai. Radio Beijing aveva annunciato l’ esistenza di violenti scontri per la conquista di alcuni edifici occupati da “”operai borghesi””. A Tientsin le fabbriche occupate dai militari sono circa duecento. “”Decine di morti, 500 dispersi il 26 gennaio a Shihhotze, dove un reggimento autonomo di artiglieria si serve di armi pesanti e di bombe a mano.”””” (pag 146-147)”,”CINx-203″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo, antologia critica a cura di; scritti di A. ROSENBERG S. WEIL GIKH A. CILIGA R.L. WORRALL R. DUNAYEVSKAYA G. MUNIS A. BORDIGA T. CLIFF C. CASTORIADIS D. NORMAN”,”L’URSS e la teoria del capitalismo di stato. Un dibattito dimenticato e rimosso (1932-1955).”,”‘In ricordo affettuoso e riconoscente di Arturo Peregalli (1948-2001) vero ideatore e promotore sostanziale di questa ricerca’ (in apertura) Cervetto (pag 10) tesi del 1957 e la restaurazione del concetto leninista di ‘sviluppo imperialistico’ che ingloba ma trascende lo sviluppo capitalistico-statale della Russia. Tra i vari ringraziamenti quelli a Emilio GIANNI, Luigi PISANI Sandro SAGGIORO Paolo CASCIOLA”,”ELCx-142″ “[PEREGALLI A.]”,”Scienza e politica in Amadeo Bordiga. Relazione per il Convegno di Milano del 24-25 Ottobre 2002.”,”Nota: Saggioro in ‘Quaderni Pietro Tresso’ 64,2008, ha scritto un testo con lo stesso titolo ‘Scienza e politica in Amadeo Bordiga’”,”BORD-106″ “PEREGALLI Arturo”,”Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”2° copia La fine ‘nazionalista’ del Comintern, i partiti comunisti nella bufera “”Sono circa 570 i comunisti e gli antifascisti tedeschi e austriaci emigrati in URSS, che Stalin consegna ai tedeschi a febbraio del 1940. Ma per valutare appieno l’importanza del numero, bisogna tener presente che la maggior parte dei quadri comunisti tedeschi era già stata eliminata in URSS all’epoca delle grandi purghe. Tra i prigionieri consegna si trovano i nomi di Hans Kiepenberger, un tempo responsabile dell’organizzazione militare; Friz Korichoner, uno dei fondatori del Partito comunista tedesco; Pfeiffer; ex-segretario del Partito a Berlino; Alexandre Weissberg; la moglie di Heinz Neumann, Margarethe Buber; l’austriaco Franz Koritschoner, fino ad allora detenuti in URSS””. (pag 83-84) Dopo la firma del patto Stalin fa ritirare dal biblioteche e librerie le opere antinaziste e antifasciste. Idem per i film e spettacoli teatrali. Lo stesso Trotsky non verrà più chiamato ‘spia nazista’ come avveniva fino al 1939 ma ‘spia internazionale e assassino’. (pag 86)”,”INTT-260″ “PEREGALLI Arturo”,”Il partito comunista internazionalista, 1942-1945.”,”La natura della guerra. “”Mentre gli altri gruppi della sinsitra come ‘Stella Rossa’, il ‘Lavoratore’ e ‘Bandiera Rossa’ di Lelio Basso propendono per la distinzione della lotta in corso tra una prima fase (antifascista) ed una seconda (anticapitalista), i comunisti internazionalisti sostengono la necessità della lotta contemporaneamente sui due fronti. O meglio, la difesa dai due fronti, visto che il proletariato si trova per il momento in condizioni di estrema inferiorità rispetto a questi due schieramenti”” (pag 5)”,”ITAC-127″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo”,”L’URSS e i teorici del capitalismo di stato.”,”Arturo Peregalli si interessa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano. Ha pubblicato Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia. Riccardo Tacchinardi si è occupato e si occupa di letteratura. Ha pubblicato Per una lettura storica dell’Ettore Fieramosca, Solaria, Il Baretti, La ronda, Il convegno: schermaglie intellettuali e letterarie tra riviste degli anni ’20, Per una storia degli intellettuali rivoluzionari in Italia, Carlo Bini e il Manoscritto di un prigioniero, Piccola borghesia, intellettuali italiani e politica culturale del PCd’I, Si sta occupando di storia dell’editoria milanese dell’800. Il libro ripercorre le tappe dell’analisi della natura sociale russa postrivoluzionaria e cerca di individuare gli elementi di fondo che determinano e spiegano anche la sua evoluzione successiva. Sapronov (Sopronov) pag 38″,”TROS-004-FL” “PEREGALLI Arturo”,”Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime.”,”Arturo Peregalli si occupa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano ed ha redatto varie voci per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza. Ha pubblicato: Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia. L’URSS e i teorici del capitalismo di stato (con R. Tacchinardi). L’altra Resistenza, Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Il declino dell’URSS (con P. Giussani). Fa parte della direzione di ‘Laboratorio storico’.”,”RUSS-008-FL” “PEREGALLI Arturo e altri”,”[Bibliografia degli scritti di Arturo Peregalli e e Raccolta di scritti in suo ricordo]”,” Arturo Peregalli nato il primo febbraio 1948 a Rogolo, in provincia di Sondrio, da genitori operai. Trasferitosi nel ’66 con la famiglia a Milano, studente nelle scuole serali per lavoratori, inizia la sua attività nella Federazione giovanile comunista e quindi nelle piccole formazioni della sinistra comunista di ispirazione bordighista. Diplomatosi ragioniere alle scuole serali è assunto alla Biblioteca nazionale braidense, dove lavorerà per trent’anni. L’interesse per la storia delle dissidenze comuniste lo porta allo studio di aspetti mai indagati e sepolti nelle “”vulgate”” delle interpretazioni vincenti. Nel ’76 pubblica Introduzione allo studio della Cina (Ceidem, Pistoia). La valutazione della natura borghese del maoismo e della Repubblica popolare cinese lo pone in totale controtendenza rispetto ad ogni “”vulgate”” presente nella sinistra, storica e nuova. Eguale l’anticonformismo del suo secondo lavoro Il comunismo di sinistra e Gramsci (Bari, Dedalo, 1978), in cui, attraverso scritti dei comunisti di sinistra (soprattutto Bordiga) viene ridimensionato il ruolo di Gramsci, considerato portatore di una concezione idealista nella politica e nel pensiero marxista. Seguono altri lavori, sul patto Hitler-Stalin nel ’39, sul capitalismo di stato in URSS, ma il suo interesse si concentra prevalentemente sulla figura di Amadeo Bordiga, sulla sinistra che a lui, anche se in modo contraddittorio e con numerose divisioni, fa capo. Per la Graphos di Genova pubblica nel ’91 un testo che gli dà una certa notorietà L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943-1945, studio sulle eresie di sinistra sconosciute nella loro evoluzione e nel ’93 Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime. Da allora, la partecipazione a convegni e a lavori collettivi su questi temi, l’attento impegno per la ricostruzione, difficilissima, della bibliografia del rivoluzionario napoletano, numerosi testi, sempre per case editrici, “”di nicchia””, il maggiore dei quali è senza dubbio Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri. 1926-1945, primo tassello della prevista ricostruzione dell’intera storia della sinistra internazionalista (bordighista), possibile anche per la nascita della Fondazione Bordiga e per l’utilizzo dell ‘archivio, da decenni inutilizzato, esistente presso la villa di Formia, non più abitata dopo la morte della vedova, Antonietta, del comunista napoletano. Dal 1998 un tumore colpisce Peregalli e limita il suo lavoro che però continua, con fasi alterne, sino alla morte, nel giugno 2001. indice del volume Presentazione Capitolo quinto – Grecia: Aghis Stinas e l’Unione Comunista Internazionalista Gli anni Trenta Il patto Hitler-Stalin La guerra tra Grecia e Italia I dibattiti ad Acronafplia Ostaggi e tedeschi Evasione e ricostruzione del gruppo Dalla ripresa delle lotte spontanee alla resistenza organizzata L’UCI e la resistenza Le speranze dell’autunno 1943 Dicembre 1944 La strage dei rivoluzionari Dopo Varkiza L’UCI e la IV Internazionale Appendice In memoria di Arturo Bibliografia di Arturo Peregalli (1970-2001)”,”ITAC-148″ “PEREGALLI Arturo; BALLERONI Aldo”,”L’Opposition de Gauche en Italie pendant la période de la Résistance (Peregalli); Le trotskysme en Italie pendant la guerre (Balleroni).”,”Il Pci staliniano in tempo di guerra non contava più di 5000 militanti e ranghi poco omogenei (pag 62) Sigle: Partito comunista integrale meglio conosciuto come Stella Rossa, Gruppo Lavoratore, Movimento comunista d’Italia, Centro Marxista d’Italia, Noi Nuova Opposizione Italiana, CNP, Partito Operaio Comunista POC”,”MITC-142″ “PEREGALLI Arturo”,”L’altra resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-45.”,”””Non mostrarci la mèta senza la via Ché mezzi e fini sulla terra sono così frammisti, Che a mutarne uno si cambia anche l’altro; Ogni sentiero diverso fa intravedere altre mète”” F. Lassalle, Franz von Sickingen (in apertura) Arturo Peregalli è nato a Rogolo (Sondrio) nel 1948. È impiegato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Ha pubblicato nel 1976 il volume Introduzione alla storia della Cina (Ed. Ceidem). Ha svolto una ricerca sui movimenti nella Resistenza. All’interno del capitolo dedicato a ‘Il partito comunista internazionalista – ‘Prometeo’ (pag 155-) si ricordano i militanti e/o le vittime (Mario Acquaviva, Vasco Rivolti, Attilio Formenti, Voltolina, Mauro Stefanini, Gigi Danielis, Tullio Lecci, Quinto Perona, operaio di Torino morto a Mathausen, Mantovani, Giuseppe Biscuola, ucciso a Genova dai fascisti nelle fucilazioni del febbraio 1945, Cappellini, Bergomi, Porta, lavoratori della Breda e della Falck, Sparaco Ferradini fucilato a Genova dai fascisti il 24 aprile 1945, Angelo Garotta, Antonio Graziano, Gilodi ecc. ‘E’ impossibile sapere se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla 1° o 2° guerra imperialista’ “”L’insegnamento di Lenin del 1914, al quale gli internazionalisti riferiscono sempre la loro posizione, preconizzava la trasformazione della guerra mondiale in guerra civile e prevedeva l’unità del proletariato mondiale contro, in primo luogo, la borghesia del proprio paese. Il richiamo è dunque direttamente al dirigente russo il quale durante la prima guerra aveva gettato paradossalmente le fondamenta strategiche anche per il conflitto successivo se il primo non si fosse risolto con una rivoluzione. «E’ impossibile sapere – aveva infatti scritto Lenin nell’agosto del 1915 in un testo che era stato ristampato in opuscolo dal PCI nel 1931, ma sul quale i dirigenti comunisti avevano ben presto steso l’oblio – se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla prima o alla seconda guerra imperialista fra le grandi potenze, durante o dopo di essa, ma in ogni caso è nostro preciso dovere lavorare sistematicamente e con perseveranza proprio in questa direzione» (42). La fraternizzazione dei lavoratori al di sopra di tutte le frontiere che deriva da questa impostazione non è da considerarsi un avvenimento al di fuori di qualsiasi possibilità. I grandi scioperi degli operai italiani iniziati nel marzo 1943, e continuati per tutto il conflitto, hanno dimostrato sufficientemente quale carica contro la guerra fosse presente tra le masse della nostra penisola. Ma anche fra i proletari tedeschi era senz’altro possibile un’azione di fraternizzazione. Bisogna innanzitutto considerare che a causa delle necessità belliche del nazismo la percentuale di classe operaia sotto le armi era molto maggiore in Germania che in qualsiasi altro paese. Quindi vi sarebbe stata una maggiore possibilità di agire all’interno della Wehrmacht in funzione della fraternizzazione e del disfattismo. Invece la politica seguita dai partiti di sinistra propendeva, fondamentalmente, per la “”caccia al tedesco””, senza distinguere la classe sociale a cui questo “”tedesco”” apparteneva. Le continue diserzioni dei militari tedeschi dopo l’8 settembre sono ormai note, e per comprendere con quale “”entusiasmo”” la classe operaia tedesca combatteva la guerra nazista basti pensare al fatto che dopo il 25 luglio 1943 «quando, pochi giorno dopo il colpo di stato, si sparse la notizia che Hitler si era ucciso, vi furono impressionanti manifestazioni di gioia da parte dei militari tedeschi che in diverse città fraternizzarono con i nostri soldati. Subito dopo cominciò l’afflusso in Italia di SS e di reparti speciali per ‘rafforzare il morale delle truppe’» (43)”” [(42) Lenin, ‘Il socialismo e la guerra’, Bruxelles, Edizioni di Cultura sociale, 1932, reprint Savelli, 1971, p. 27. L’opuscolo di Lenin è stato scritto nel 1915; (43) Giaime Pintor, ‘Il colpo di stato del 25 luglio’, in ‘Il sangue d’Europa’, Torino, Einaudi, 1965, p. 165] (pag 165-166) Bibliografia scritti di A. Peregalli: 1. SCRITTI DI ARTURO PEREGALLI (1970-2001) http://www.left-dis.nl/f/biblartu.htm 1. H. Leman, “”Introduzione”” a Karl Marx, Scorpione e Felice, La Piramide, Milano 1970, pp. 11-21 2. Articoli apparsi su Iniziativa comunista-Livorno ’21: – A.P., “”Crisi o non Crisi?””, n. 3, luglio 1972 – A.P., “”Il centro sinistra e l’opposizione””, n. 4, settembre 1972 – Leman, “”La pace nel Vietnam””, n. 8, febbraio 1973 – Leman, “”Gruppi: Il Manifesto””, n. 9, aprile 1973 – Leman, “”Stalinismo duro a morire””, n. 10, giugno 1973 – A.P., “”Lenin – Teoria e revisionismo (1)””, ivi – A.P., “”Lenin – Teoria e prassi (2)””, n. 11, luglio-agosto 1973 – A.P., “”Cina. Il fascino discreto della borghesia””, n. 14, dicembre 1973 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 20, ottobre 1974 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 22, gennaio 1975 – Leman, “”La fine della guerra d’Indocina””, n. 25, giugno 1975 – Leman, “”La natura della seconda guerra mondiale””, ivi – Leman, “”L’arretramento dell’imperialismo russo””, n. 27, settembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (1)””, n. 28, ottobre-novembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (2)””, n. 29, dicembre1975 – Leman, “”Dove va la Cina (3)””, n. 30, gennaio-febbraio 1976 – Leman, “”Vietnam: un anno dopo””, n. 32, maggio 1976 – Leman, “”L’eurocomunismo””, n. 34, luglio-agosto 1976 – A.P., “”URSS: capitalismo o collettivismo burocratico?””, n. 36, novembre-dicembre 1976 – A.P., “”Libri: Montaldi, Saggio sulla politica comunista””, n. 38, marzo 1977 [recensione] – A.P:, “”La seconda morte di A. Gramsci””, n. 39, aprile-maggio 1977 – Leman, “”Il PCI e la critica all’URSS””, n. 41, agosto 1977 – a.p., “”L’avanguardia politica contro il terrorismo””, n. 47, aprile-maggio 1978 – a.p., “”Archivio del movimento operaio””, n. 56, giugno 1981 3. Arturo Peregalli, Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese, Ceidem, Roma 1976 4. Arturo Peregalli (a cura di), “”Introduzione”” a AA.VV., Il comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, Bari 1978, pp. 5-31 5. Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, Una passione civile, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di ‘Azione Comunista’. Un giornale rivoluzionario nell’Italia del boom economico””, L’Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999] 6. Arturo Peregalli, L’altra Resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <7>, sotto il titolo L’altra Resistenza] 7. Arturo Peregalli, Il PCI e le opposizioni di sinistra nel Mezzogiorno 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <6>, sotto il titolo L’altra Resistenza] 8. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Paul Lafargue, Origine ed evoluzione della proprietà, Unicopli, Milano 1983, pp. 27-40 9. Dino Erba-Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Alberto Giasanti (a cura di), Rivoluzione e reazione. Lo stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista, Giuffrè, Milano 1983, pp. 1-29 10. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. IV, La Pietra-Walk Over, Milano 1984: – Neruda, Pablo (p. 105) – Nixon, Richard Milhous (pp. 132-133) – NKVD (pp. 135-139) – Nobile, Umberto (pp, 139-140) – Occupazione delle terre (pp. 198-200) – Orwell, Gorge (pp. 300-301) – Pakistan (pp. 362-365) – Pankhurst, Estelle Sylvia (pp. 387-388) – Pannekoek, Anton (pp. 389-390) – Pappalardi, Michelangelo (p. 401) – Perrone, Ottorino (p. 517) – POUM (p. 741) – Problemi del lavoro, I [rivista] (pp. 771-772) – Processi di Mosca (pp. 784-785) – Prometeo (1928-1938) [rivista] (pp. 797-798) – Prometeo (1943-1945) [rivista] (pp. 798-799) Nota bene: le tre voci non firmate – Orwell, Gorge; POUM; Processi di Mosca – sono attribuite ad Arturo Peregalli dall’””Indice generale dei collaboratori e delle voci da ciascuno firmate”” inserito in appendice al VI volume dell’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, La Pietra-Walk Over, Milano 1989, p. 698. 11. Arturo Peregalli, “”Storia della sinistra Comunista. Dal II al III Congresso dell’Internazionale Comunista. Settembre 1920-giugno 1921, vol. III”” [recensione], Studi e Documenti, n. 4, agosto 1986, pp. 100-101 12. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Il socialismo di sinistra a Milano tra pace e guerra: 1912-1917″”, Storia in Lombardia, n. 2, 1986, pp. 69-93 [ripubblicato in Laboratorio Storico, n. 1, maggio-agosto 1992, pp. 81-102] 13. Arturo Peregalli, “”L’altra Resistenza. La dissidenza di sinistra durante la RSI””, Studi Bresciani, n. 1, 1986, pp. 31-38 14. MCd’I – Bandiera Rossa, Immagini del Presente, Roma, maggio 1986 [edizione in opuscolo ciclostilato di un capitolo tratto dalla stesura originaria de L’altra Resistenza] 15. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L’URSS e i teorici del capitalismo di stato, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1986 [successivamente riveduto e ripubblicato in volume ] 16. Arturo Peregalli, La natura della guerra mondiale e dissidenza di sinistra, Relazione presentata al Convegno L’””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica, Sala Le Leopoldine, Piazza Tasso, Firenze, 15 marzo 1987 [dattiloscritto inedito] 17. Arturo Peregalli, L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia 1943-1945, pubblicazione in fascicoli: – Fascicolo 1: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 2, giugno 1987, pp. 1-36 – Fascicolo 2: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 4, settembre 1987, pp. 37-72 – Fascicolo 3: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 5, novembre 1987, pp. 73-108 – Fascicolo 4: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 8, ottobre 1988, pp. 109-144 – Fascicolo 5: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 10, dicembre 1988, pp. 145-180 – Fascicolo 6: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 16, giugno 1989, pp. 181-216 – Fascicolo 7: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 21, aprile 1991, pp. 217-240 + I-VIII 18. Arturo Peregalli, «???????: ??????????, ?????????????? ??? ?????», ????????, n. 17-18, estate-autunno 1987, pp. 51-62 [versione italiana riveduta e corretta: Antonio Gramsci. Idealismo, produttivismo e nazione, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 7, agosto 1988] 19. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. V, La Pietra-Walk Over, Milano 1987: – Radek, Karl Bernhardovic (p. 5) – Repossi, Luigi (pp. 90-91) – Rizzi, Bruno (pp. 204-205) – Senise, Carmine (pp. 474-475) – Serrata (pp. 481-482) – Siberia (pp. 512-513) – Sionismo (pp. 542-544) – Sorel, Georges (pp. 596) – Il Soviet [giornale] (pp. 598-599) – Statuto albertino (pp. 692-693) – Stella Rossa, Movimento (pp. 698-699) – Suffragio universale (p. 730) 20. Arturo Peregalli, “”L’URSS nella crisi: alle radici della perestrojka””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 63-68 21. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Accumulazione e crisi nel ciclo postbellico””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 18-44 22. Voci redatte – sotto la firma A.P. – per Il Sessantotto. La stagione dei movimenti (1960-1979) [a cura della redazione di Materiali per una Nuova Sinistra], Edizioni Associate, Roma 1988: – Corrente Comunista Internazionale (pp. 175-176) – Lotta Comunista (pp. 210-212) – Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (pp. 245-247) – Partito Comunista Internazionalista (Programma Comunista) (pp. 247-249) – Partito Comunista Internazionalista (Rivoluzione Comunista) (p. 249) 23. Arturo Peregalli, Il Patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia, Erre Emme, Roma 1989 24. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. VI, La Pietra-Walk Over, Milano 1989: – Tarsia, Ludovico (pp. 24-25) – Taylorismo (pp. 32-33) – Trotzkij Leone (pp. 167-170) – Trotzkismo (pp. 170-172) – Trust (pp. 173-174) – Tuntar, Giuseppe (pp. 177-178) – Utopia [rivista] (p. 263) – Zdanov, Andrei Aleksandrovic (p. 452) – Zimmerwald, Conferenza di (pp. 457-458) 25. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L’URSS e i teorici del capitalismo di stato, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1990 [già pubblicato in forma leggermente diversa in un volumi riprodotto xerograficamente ] 26. Arturo Peregalli, Il Partito Comunista Internazionalista 1942-1945, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 17, febbraio 1990 [si tratta del capitolo conclusivo dell’edizione in fascicoli de L’altra Resistenza ] 27. L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Graphos, Genova 1991 [già pubblicato in forma diversa in due volumi riprodotti xerograficamente e successivamente in fascicoli ] 28. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Karl Marx-Friedrich Engels, Romanzi e poesie, Erre Emme, Roma 1991, pp. 7-27 [versione ampliata di <1>] 29. Arturo Peregalli, “”Dal PCI alla quercia””, Meditime, n. 20, 30 maggio 1991 30. Paolo Giussani-Arturo Peregalli, Il declino dell’URSS. Saggi sul collasso economico sovietico, Graphos, Genova 1991 31. Arturo Peregalli, relazione presentata al Dibattito su Danilo Montaldi, Convegno organizzato presso il Centro Sociale Scaldasole, Milano, 1° febbraio 1992 [dattiloscritto inedito] 32. Arturo Peregalli, Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime, Graphos, Genova 1993 33. Arturo Peregalli, “”Prefazione”” a Christian Riechers, Gramsci e le ideologie del suo tempo, Graphos, Genova 1993, pp. 7-9 34. Arturo Peregalli, “”La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza””, in AA.VV., Conoscere la Resistenza, Unicopli, Milano 1994, pp. 61-76 35. Arturo Peregalli, “”The Left Wing Opposition in Italy During the Period of Resistance””, Revolutionary History, vol. 5, n. 4, primavera 1995, pp. 123-158 [traduzione francese non integrale: “”L’opposition de gauche en Italie pendant la période de la Résistance””, Cahiers Léon Trotsky, n. 64, novembre 1998, pp. 61-100] 36. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro (a cura di), Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia, Colibrì, Paderno Dugnano 1995 37. Arturo Peregalli, Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 37, novembre 1995 38. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945), Quaderni Pietro Tresso, n. 3, gennaio 1997 [ripubblicato in forma riassuntiva a firma del solo A. Peregalli in Luigi Cortesi (a cura di), Amadeo Bordiga nella storia del comunismo, ESI, Napoli 1999, pp. 247-280] 39. Arturo Peregalli, “”Il silenzio e la complicità dei nemici del Reich””, Giano, n. 24, settembre-dicembre 1996, pp. 101-106 [versione non integrale dell’articolo di A. Peregalli, “”Tragicamente soli! La questione ebraica nella seconda guerra mondiale””] 40. Arturo Peregalli, “”L’URSS, puniti i contadini””, L’Indipendente, 28 gennaio 1998 41. Arturo Peregalli, “”Stalin, spietato epuratore della rivoluzione sovietica””, L’Indipendente, 18 febbraio 1998 42. Arturo Peregalli-Mirella Mingardo, Togliatti guardasigilli 1945-1946, Colibrì, Paderno Dugnano 1998 43. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Colibrì, Paderno Dugnano 1998 44. Arturo Peregalli, PCI 1946-1970 Donna, famiglia, morale sessuale, Quaderni Pietro Tresso, n. 27, gennaio-febbraio 2001 2. SCRITTI DI ARTURO PEREGALLI (1970-2001) http://www.pugliantagonista.it/ARTURO%20PEREGALLI.htm 1. H. Leman, “”Introduzione”” a Karl Marx, Scorpione e Felice, La Piramide, Milano 1970, pp. 11-21 2. Articoli apparsi su Iniziativa comunista-Livorno ´21: – A.P., “”Crisi o non Crisi?””, n. 3, luglio 1972 – A.P., “”Il centro sinistra e l´opposizione””, n. 4, settembre 1972 – Leman, “”La pace nel Vietnam””, n. 8, febbraio 1973 – Leman, “”Gruppi: Il Manifesto””, n. 9, aprile 1973 – Leman, “”Stalinismo duro a morire””, n. 10, giugno 1973 – A.P., “”Lenin – Teoria e revisionismo (1)””, ivi – A.P., “”Lenin – Teoria e prassi (2)””, n. 11, luglio-agosto 1973 – A.P., “”Cina. Il fascino discreto della borghesia””, n. 14, dicembre 1973 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 20, ottobre 1974 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 22, gennaio 1975 – Leman, “”La fine della guerra d´Indocina””, n. 25, giugno 1975 – Leman, “”La natura della seconda guerra mondiale””, ivi – Leman, “”L´arretramento dell´imperialismo russo””, n. 27, settembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (1)””, n. 28, ottobre-novembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (2)””, n. 29, dicembre1975 – Leman, “”Dove va la Cina (3)””, n. 30, gennaio-febbraio 1976 – Leman, “”Vietnam: un anno dopo””, n. 32, maggio 1976 – Leman, “”L´eurocomunismo””, n. 34, luglio-agosto 1976 – A.P., “”URSS: capitalismo o collettivismo burocratico?””, n. 36, novembre-dicembre 1976 – A.P., “”Libri: Montaldi, Saggio sulla politica comunista””, n. 38, marzo 1977 [recensione] – A.P:, “”La seconda morte di A. Gramsci””, n. 39, aprile-maggio 1977 – Leman, “”Il PCI e la critica all´URSS””, n. 41, agosto 1977 – a.p., “”L´avanguardia politica contro il terrorismo””, n. 47, aprile-maggio 1978 – a.p., “”Archivio del movimento operaio””, n. 56, giugno 1981 3. Arturo Peregalli, Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese, Ceidem, Roma 1976 4. Arturo Peregalli (a cura di), “”Introduzione”” a AA.VV., Il comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, Bari 1978, pp. 5-31 5. Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, Una passione civile, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di `Azione Comunista´. Un giornale rivoluzionario nell´Italia del boom economico””, L´Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999] 6. Arturo Peregalli, L´altra Resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <7>, sotto il titolo L´altra Resistenza] 7. Arturo Peregalli, Il PCI e le opposizioni di sinistra nel Mezzogiorno 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <6>, sotto il titolo L´altra Resistenza] 8. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Paul Lafargue, Origine ed evoluzione della proprietà, Unicopli, Milano 1983, pp. 27-40 9. Dino Erba-Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Alberto Giasanti (a cura di), Rivoluzione e reazione. Lo stato tardo-capitalistico nell´analisi della sinistra comunista, Giuffrè, Milano 1983, pp. 1-29 10. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. IV, La Pietra-Walk Over, Milano 1984: – Neruda, Pablo (p. 105) – Nixon, Richard Milhous (pp. 132-133) – NKVD (pp. 135-139) – Nobile, Umberto (pp, 139-140) – Occupazione delle terre (pp. 198-200) – Orwell, Gorge (pp. 300-301) – Pakistan (pp. 362-365) – Pankhurst, Estelle Sylvia (pp. 387-388) – Pannekoek, Anton (pp. 389-390) – Pappalardi, Michelangelo (p. 401) – Perrone, Ottorino (p. 517) – POUM (p. 741) – Problemi del lavoro, I [rivista] (pp. 771-772) – Processi di Mosca (pp. 784-785) – Prometeo (1928-1938) [rivista] (pp. 797-798) – Prometeo (1943-1945) [rivista] (pp. 798-799) Nota bene: le tre voci non firmate – Orwell, Gorge; POUM; Processi di Mosca – sono attribuite ad Arturo Peregalli dall´””Indice generale dei collaboratori e delle voci da ciascuno firmate”” inserito in appendice al VI volume dell´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, La Pietra-Walk Over, Milano 1989, p. 698. 11. Arturo Peregalli, “”Storia della sinistra Comunista. Dal II al III Congresso dell´Internazionale Comunista. Settembre 1920-giugno 1921, vol. III”” [recensione], Studi e Documenti, n. 4, agosto 1986, pp. 100-101 12. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Il socialismo di sinistra a Milano tra pace e guerra: 1912-1917″”, Storia in Lombardia, n. 2, 1986, pp. 69-93 [ripubblicato in Laboratorio Storico, n. 1, maggio-agosto 1992, pp. 81-102] 13. Arturo Peregalli, “”L´altra Resistenza. La dissidenza di sinistra durante la RSI””, Studi Bresciani, n. 1, 1986, pp. 31-38 14. MCd´I – Bandiera Rossa, Immagini del Presente, Roma, maggio 1986 [edizione in opuscolo ciclostilato di un capitolo tratto dalla stesura originaria de L´altra Resistenza] 15. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L´URSS e i teorici del capitalismo di stato, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1986 [successivamente riveduto e ripubblicato in volume ] 16. Arturo Peregalli, La natura della guerra mondiale e dissidenza di sinistra, Relazione presentata al Convegno L´””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica, Sala Le Leopoldine, Piazza Tasso, Firenze, 15 marzo 1987 [dattiloscritto inedito] 17. Arturo Peregalli, L´altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia 1943-1945, pubblicazione in fascicoli: – Fascicolo 1: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 2, giugno 1987, pp. 1-36 – Fascicolo 2: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 4, settembre 1987, pp. 37-72 – Fascicolo 3: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 5, novembre 1987, pp. 73-108 – Fascicolo 4: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 8, ottobre 1988, pp. 109-144 – Fascicolo 5: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 10, dicembre 1988, pp. 145-180 – Fascicolo 6: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 16, giugno 1989, pp. 181-216 – Fascicolo 7: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 21, aprile 1991, pp. 217-240 + I-VIII 18. Arturo Peregalli, «???????: ??????????, ?????????????? ??? ?????», ????????, n. 17-18, estate-autunno 1987, pp. 51-62 [versione italiana riveduta e corretta: Antonio Gramsci. Idealismo, produttivismo e nazione, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 7, agosto 1988] 19. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. V, La Pietra-Walk Over, Milano 1987: – Radek, Karl Bernhardovic (p. 5) – Repossi, Luigi (pp. 90-91) – Rizzi, Bruno (pp. 204-205) – Senise, Carmine (pp. 474-475) – Serrata (pp. 481-482) – Siberia (pp. 512-513) – Sionismo (pp. 542-544) – Sorel, Georges (pp. 596) – Il Soviet [giornale] (pp. 598-599) – Statuto albertino (pp. 692-693) – Stella Rossa, Movimento (pp. 698-699) – Suffragio universale (p. 730) 20. Arturo Peregalli, “”L´URSS nella crisi: alle radici della perestrojka””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 63-68 21. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Accumulazione e crisi nel ciclo postbellico””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 18-44 22. Voci redatte – sotto la firma A.P. – per Il Sessantotto. La stagione dei movimenti (1960-1979) [a cura della redazione di Materiali per una Nuova Sinistra], Edizioni Associate, Roma 1988: – Corrente Comunista Internazionale (pp. 175-176) – Lotta Comunista (pp. 210-212) – Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (pp. 245-247) – Partito Comunista Internazionalista (Programma Comunista) (pp. 247-249) – Partito Comunista Internazionalista (Rivoluzione Comunista) (p. 249) 23. Arturo Peregalli, Il Patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia, Erre Emme, Roma 1989 24. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. VI, La Pietra-Walk Over, Milano 1989: – Tarsia, Ludovico (pp. 24-25) – Taylorismo (pp. 32-33) – Trotzkij Leone (pp. 167-170) – Trotzkismo (pp. 170-172) – Trust (pp. 173-174) – Tuntar, Giuseppe (pp. 177-178) – Utopia [rivista] (p. 263) – Zdanov, Andrei Aleksandrovic (p. 452) – Zimmerwald, Conferenza di (pp. 457-458) 25. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L´URSS e i teorici del capitalismo di stato, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1990 [già pubblicato in forma leggermente diversa in un volumi riprodotto xerograficamente ] 26. Arturo Peregalli, Il Partito Comunista Internazionalista 1942-1945, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 17, febbraio 1990 [si tratta del capitolo conclusivo dell´edizione in fascicoli de L´altra Resistenza ] 27. L´altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Graphos, Genova 1991 [già pubblicato in forma diversa in due volumi riprodotti xerograficamente e successivamente in fascicoli ] 28. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Karl Marx-Friedrich Engels, Romanzi e poesie, Erre Emme, Roma 1991, pp. 7-27 [versione ampliata di <1>] 29. Arturo Peregalli, “”Dal PCI alla quercia””, Meditime, n. 20, 30 maggio 1991 30. Paolo Giussani-Arturo Peregalli, Il declino dell´URSS. Saggi sul collasso economico sovietico, Graphos, Genova 1991 31. Arturo Peregalli, relazione presentata al Dibattito su Danilo Montaldi, Convegno organizzato presso il Centro Sociale Scaldasole, Milano, 1° febbraio 1992 [dattiloscritto inedito] 32. Arturo Peregalli, Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime, Graphos, Genova 1993 33. Arturo Peregalli, “”Prefazione”” a Christian Riechers, Gramsci e le ideologie del suo tempo, Graphos, Genova 1993, pp. 7-9 34. Arturo Peregalli, “”La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza””, in AA.VV., Conoscere la Resistenza, Unicopli, Milano 1994, pp. 61-76 35. Arturo Peregalli, “”The Left Wing Opposition in Italy During the Period of Resistance””, Revolutionary History, vol. 5, n. 4, primavera 1995, pp. 123-158 [traduzione francese non integrale: “”L´opposition de gauche en Italie pendant la période de la Résistance””, Cahiers Léon Trotsky, n. 64, novembre 1998, pp. 61-100] 36. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro (a cura di), Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia, Colibrì, Paderno Dugnano 1995 37. Arturo Peregalli, Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 37, novembre 1995 38. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945), Quaderni Pietro Tresso, n. 3, gennaio 1997 [ripubblicato in forma riassuntiva a firma del solo A. Peregalli in Luigi Cortesi (a cura di), Amadeo Bordiga nella storia del comunismo, ESI, Napoli 1999, pp. 247-280] 39. Arturo Peregalli, “”Il silenzio e la complicità dei nemici del Reich””, Giano, n. 24, settembre-dicembre 1996, pp. 101-106 [versione non integrale dell´articolo di A. Peregalli, “”Tragicamente soli! La questione ebraica nella seconda guerra mondiale””] 40. Arturo Peregalli, “”L´URSS, puniti i contadini””, L´Indipendente, 28 gennaio 1998 41. Arturo Peregalli, “”Stalin, spietato epuratore della rivoluzione sovietica””, L´Indipendente, 18 febbraio 1998 42. Arturo Peregalli-Mirella Mingardo, Togliatti guardasigilli 1945-1946, Colibrì, Paderno Dugnano 1998 43. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Colibrì, Paderno Dugnano 1998 44. Arturo Peregalli, PCI 1946-1970 Donna, famiglia, morale sessuale, Quaderni Pietro Tresso, n. 27, gennaio-febbraio 2001″,”ITAR-284″ “PEREGALLI Arturo”,”La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra (1987).”,”””Il lavoro inedito che pubblichiamo è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al Convegno su ‘L'””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica’, svoltosi a Firenze, nella sala “”Le Leopoldine””, in Piazza T. Tasso, il 15 marzo 1987. Il dattiloscritto originale conservato in fotocopia negli archivi di Paolo Casciola consta di 15 pagine, non è firmato né datato, e reca il titolo ‘La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra’. Notizie biografiche su Arturo Peregalli (1948-2011) si possono trovare nello scritto: ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’, a cura di Paolo Casciola e Sandro Saggioro, Quaderni Pietro Tresso, n. 31 settembre-ottobre 2001 “”A mio avviso, per giudicare la natura della guerra e delle azioni politiche conseguenti, occorre prima di tutto riallacciarsi a quanto aveva affermato Lenin nel 1915, e cioè al fatto che, dal 1871 in poi, le guerre sul continente europeo non avevano alcunché di progressivo. Esse non erano altro che degli scontri armati per la difesa degli interessi del capitale dei vari gruppi concorrenti per la conquista, o per la difesa, dei mercati. La Germania degli anni Trenta, grazie anche alla forte iniezione di capitali statunitensi, aveva conosciuto una ripresa del processo produttivo, e, di conseguenza, la conquista di nuovi mercati le era di necessità vitale. Hitler era molto lucido quando, nel febbraio 1939, lanciò il famoso grido di guerra: «La Germania deve esportare o morire!». Ma i mercati a cui mirava la Germania erano già sotto l’influenza di altri Stati capitalisti e l’espansione in quelle aree appariva estremamente difficoltosa. L’adozione della teoria dello «spazio vitale» non faceva che riflettere tale situazione. Questo, ovviamente, è soltanto l’aspetto empirico, superficiale, che si percepisce immediatamente e sul quale molti storici e politici possono anche concordare: la Germania attuò una politica espansionista e, quindi, scatenò la Seconda guerra mondiale. La responsabilità del conflitto ricadrebbe dunque sulla Germania e sulla classe dominante tedesca di quel periodo, e in particolar modo sui nazisti, che quella classe rappresentavano. Tuttavia, secondo me, è sbagliato fermarsi al primo livello di analisi. Occorre invece scendere più in profondità e analizzare la struttura del capitalismo tedesco. Allora vediamo che le cose si complicano e non sono così semplici come possono sembrare di primo acchito. Allora vediamo che la problematica dell’analisi del capitale si fa più complessa e scopriamo che è difficile affermare che soltanto il «nazionalismo tedesco» e lo «sciovinismo» nazista sono la causa diretta della guerra. In realtà il capitale, che ha la necessità di valorizzarsi continuamente, quando si trova di fronte delle barriere che ostacolano la sua valorizzazione cerca di infrangere per massimizzare tale valorizzazione. Possiamo comunque affermare che, nel caso tedesco, il capitale presente in Germania trovò nei nazisti degli ottimi esponenti. Non è un caso che io abbia utilizzato l’espressione «il capitale presente in Germania», perché, se analizziamo la struttura proprietaria del capitale tedesco nel periodo nazista, ci troviamo di fronte delle sorprese. Vediamo, allora di fornire alcuni elementi. Negli anni Trenta, accanto al processo di compenetrazione Stato / capitale che caratterizzava le economie europea e statunitense, si verificò anche, parallelamente, un processo di osmosi e di internazionalizzazione del capitalismo mondiale. Da questa analisi appare più che evidente che il nazismo non era il risultato della «brutalità» e della «barbarie» del solo «popolo» tedesco o di una presunta anima bellicista insita nella tradizione germanica. Nel 1939 la macchina bellica nazista era forse il congegno economico meno «nazionale» che si potesse trovare sull’arena degli Stati che avevano partecipato alla Prima Guerra mondiale. L’economista Charles Bettelheim ha scritto che «si può dire che settori vitali dell’economia tedesca erano controllati (…), almeno parzialmente, dal capitale internazionale» (4). La compenetrazione tra il capitale tedesco e il capitale cosiddetto «democratico» occidentale in Germania aveva raggiunto nel 1939, quando scoppiò la guerra, una fase molto avanzata. Nel 1938 l’industria automobilistica – essenziale per un’economia di guerra moderna – presentava la seguente situazione: delle quattro maggiori case produttrici presenti in Germania (Daimler, Auto Union, Ford e Opel), la Ford (filiale della Ford statunitense) e la Opel (di proprietà dal 1929 dell’americana General Motors) producevano ben il 52% delle vendite in Germania (5). Nel 1935, su richiesta dello Stato Maggiore nazista, la direzione della Opel, con sede a Brandeburgo, aveva realizzato un camion pesante che avrebbe dovuto essere «meno vulnerabile agli attacchi degli aerei nemici». Così, a partire dal 1937, l”Opel Blitz’, prodotto a ritmi accelerati, equipaggiò l’esercito tedesco. Due anni dopo anche la statunitense Ford aprì, alla periferia di Berlino, una fabbrica di montaggio per automezzi destinati alla Wehrmacht. Gli affari andarono talmente bene che nel 1941, in piena guerra, Ford decise di aumentare il capitale della sua filiale tedesca, che lavorava per i nazisti, portandolo da 20 a 32 milioni di marchi. Agli inizi del 1939 la General Motors adibì gli stabilimenti Opel di Rüsselsheim alla fabbricazione di aerei militari. Dal 1939 al 1945 quegli stabilimenti produssero, da soli, il 50% di tutti i sistemi di propulsione destinati allo ‘Junkers 88’, considerato come il miglior bombardiere della Luftwaffe. Per l’esercito di terra, le filiali tedesche della General Motors e della Ford costruirono il 90% dei camion leggeri (i cosiddetti «Muli») e il 70% di tutti i camion pesanti e di medie dimensioni. Secondo i servizi segreti britannici, tali veicoli costituivano «la spina dorsale del sistema di trasporto dell’esercito tedesco» (6). In piena guerra, i trasferimenti e gli scambi di materiali continuarono tranquillamente tra il quartier generale di Detroit della General Motors, le varie filiali dislocate nei paesi alleati e quelle insediate nei territori dell’Asse. I registri contabili della Opel avrebbero in seguito rivelato che, dal 1942 al 1945, la fabbrica di Rüsselsheim aveva elaborato le proprie direttive di produzione e di vendita in stretto rapporto con gli stabilimenti della General Motors di tutto il mondo (Brasile, Olanda, Uruguay, Giappone, Hong Kong e Shanghai), nonché, ovviamente, con la sede centrale negli Stati Uniti. Nel 1943, mentre gli stabilimenti statunitensi di quella multinazionale rifornivano l’aviazione USA, il gruppo tedesco costruiva i motori del ‘Messerschmitt 262’, uno dei primi caccia a reazione del mondo. Dopo la guerra, sia la Ford che la General Motors riuscirono ad avere il risarcimento dei danni di guerra subiti dalle loro fabbriche situate nei territori controllati dall’Asse, dovuti ai bombardamenti alleati: nel 1967 la General Motors avrebbe infatti ottenuto dal governo statunitense ben 33 milioni di dollari, contro un solo milione ricevuto dalla Ford. Un altro esempio ci viene fornito dal caso della International Business Machines Corporation, la celebre IBM statunitense, che era proprietaria di molte fabbriche in Germania e nel resto d’Europa, i cui stabilimenti venivano addirittura considerati come un importante elemento dello sforzo bellico tedesco. Detentrice del 94% delle azioni della Munitions Manufacturing Corporation, essa fabbricava per gli Alleati bombardieri, cannoni e parti di motore per aerei. Questo sforzo a favore del «mondo libero» gli avrebbe fruttato un guadagno di oltre 200 milioni di dollari. Nel frattempo la ‘holding’ svizzera della IBM continuò, per tutta la guerra, a ricevere i profitti delle fabbriche del gruppo dislocate in Germania, mentre quelle situate vicino a Parigi, a Corbeil-Essonnes, sarebbero state amministrate fino alla Liberazione da un capitano delle SS (7). L’esempio della IBM ci chiarisce anche perché molte fabbriche tedesche non venivano bombardate, mentre invece si radevano al suolo interi quartieri operai””] [note: (4) Charles Bettelheim, ‘L’économie allemande sous le nazisme. [Un aspect de la décadence du capitalisme], vol. 1, Maspero, Paris, 1979, p. 95 (Questo lavoro di Bettelheim era stato originariamente pubblicato nel 1946 dalla Librairie Marcel Riviere et Cie. di Parigi. Di esso esiste una traduzione italiana: ‘L’economia della Germania nazista’, Mazzotta, Milano, 1973, nella quale la citazione qui riportata figura a p. 87, ndr); (5) La maggior parte dei dati qui forniti sono ripresi da J. J(osef) Lador-Lederer, ‘Capitalismo mondale e cartelli tedeschi tra le due guerre’, Einaudi, Torino, 1959, nonché da Charles-Levinson, ‘Vodka-Cola’, Vallecchi, Firenze, 1978; (6) Citato in C. Levinson, op. cit., p. 217; (7) Ibidem, p. 214] (pag 3-4-5)”,”QMIS-218″ “PEREGALLI Arturo MINGARDO Mirella”,”Togliatti Guardasigilli 1945-1946. In appendice: circolari e documenti.”,”Arturo Peregalli si interessa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano. Ha pubblicato Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”PCIx-026-FL” “PEREGALLI Arturo”,”Contro venti e maree. La Seconda Guerra Mondiale e gli internazionalisti del «Terzo Fronte». Capitolo sesto. Grecia: Aghis Stinas e l’Unione Comunista Internazionale.”,”””Nelle condizioni difficili dell’occupazione il disfattismo rivoluzionario incontrava ovviamente grandi ostacoli, mai visti prima. Ma le difficoltà, per qunato enormi, non potevano cambiare i compiti dei comunisti. Nel giugno del 1940 Stinas sosteneva: «Da quando è scoppiata la guerra ho sostenuto, inuna lettera alla nostra organizzazione all’estero, che le divergenze con l’ OCI Unificata sulla valutazione della situazione politica del Paese e la caratterizzazione del regime (…) hanno ormai solo un significato storico. La guerra alla quale presto o tardi la Grecia parteciperò, creerà una nuova situazione. Le scadenze si avvicinano. La caduta del regime del nostro Paese coinciderà con la caduta di tutti i regimi politici e sociali dell’Europa sotto la tempesta rivoluzionaria sollevata dalla guerra. Il compito concreto dei rivoluzionari greci è lo stesso di quello dei rivoluzionari di tutto il mondo: trasformare la guerra in guerra civile. Tutti gli altri compiti sono subordinati a questo compito fondamentale. Le differenze di regime politico tra i Paesi totalitari e quelli democratici sono scomparse. In tutti i paesi è stata instaurata la dittatura più brutale e la legge marziale è applicata dappertutto con la stessa ferocia. Le differenze sui compiti imposti dai differenti regimi politici hanno perso ogni senso. E nel nostro Paese, nel caso in cui, a nostro avviso piuttosto improbabile, le necessità militari degli Alleati e della borghesia greca imponessero la sostituzione di Metaxas, la situazione non sarebbe in alcun modo cambiata e i nostri compiti sarebbero gli stessi. Oggi non possiamo prospettare il fronte unico contro la dittatura. Se i partiti parlamentari borghesi o operai non si riuniranno attorno a Metaxas (…), ma tenteranno di formare un fronte comune per roversciarlo, ciò si farà in nome dell’unità e dell’unione di tutto il popolo, o per salvare e servire la patria. Il risultato sarà il tradimento delle nostre idee. Nella guarra noi resteremo i soli difensori, senza alcuna concessione, dei veri interessi della classe operaia e della civiltà. La nostra lotta contro Metaxas, o contro qualunque governo, deve essere assolutamente sottomessa a questo compito fondamentale: trasformare la guerra imperialista in guerra contro la nostra borghesia. Questo compito deve riunire le nostre forze» (24)”” (pag 42-43) [(24) Nos divergences avec l’Ocr Unifiée’, giugno 1940, in A. Stinas, ‘Memoires. Un révolutionnaire dans la Grèce du XXe siècle’, La Brèche, Paris, 1990, p. 327]”,”TROS-012-FGB” “PEREGALLI Arturo”,”Danilo Montaldi nella storia del movimento operaio (Gennaio 1992).”,”Questo documento – il titolo qui proposto è redazionale – è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al ‘Dibattito su Danilo Montaldi’ organizzato dal Centro di Iniziativa Luca Rossi, svoltosi a Milano, presso il Centro Sociale Scaldasole, nel pomeriggio di sabato 1° febbraio 1992. Oltrea Peregalli vi intervennero Cesare Bermani, Sergio Bologna, Primo Moroni, Antonio Paraglione e Ughetta Usberti. È proprio grazie all’influenza di Socialisme ou Barbarie che Montaldi inizia a riflettere sul problema del partito, o meglio, come si diceva allora, sull’organizzazione di classe (pag 5) Citato il volume di Philippe Gottraux, ‘Socialisme ou Barbarie. Un engagement politique et intellectuel dans la France de l’après-guerre’, Lausanne, 1997 Dibattito sul ‘leninismo’: ‘partito-processo o partito-piano’ Il primo tentativo di amalgama avvenne a cavallo tra il 1956 e il 1957 con il coinvolgimento nell’operazione dei trotskisti, del PCint (il troncone di Battaglia Comunista) e dei Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (GAAP) (pag 8) Collaborazione di Montaldi al giornale Azione Comunista nel 1958 con articoli di vario genere Si è allontanato per il prevalere nel movimento della corrente leninista”,”MITC-149″ “PEREGALLI Arturo”,”La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra (marzo 1987).”,”””Il lavoro inedito che pubblichiamo è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al Convegno su ‘L'””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica’, svoltosi a Firenze, nella sala “”Le Leopoldine””, in Piazza T. Tasso, il 15 marzo 1987. Il dattiloscritto originale conservato in fotocopia negli archivi di Paolo Casciola consta di 15 pagine, non è firmato né datato, e reca il titolo ‘La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra’. Notizie biografiche su Arturo Peregalli (1948-2011) si possono trovare nello scritto: ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’, a cura di Paolo Casciola e Sandro Saggioro, Quaderni Pietro Tresso, n. 31 settembre-ottobre 2001 testo completo della relazione di Arturo Peregalli in Extra-Test”,”MITC-002-FER” “PEREGALLI Arturo e altri”,”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965) (Peregalli); Vita e idee di Bruno Fortichiari (I quaderni internazionalisti di Prometeo).”,”fonte del primo articolo: Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, ‘Una passione civile’, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di ‘Azione Comunista’. Un giornale rivoluzionario nell’Italia del boom economico””, L’Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999]”,”MITC-151″ “PEREGALLI Arturo”,”Danilo Montaldi nella storia del movimento operaio (Gennaio 1992).”,”Questo documento – il titolo qui proposto è redazionale – è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al ‘Dibattito su Danilo Montaldi’ organizzato dal Centro di Iniziativa Luca Rossi, svoltosi a Milano, presso il Centro Sociale Scaldasole, nel pomeriggio di sabato 1° febbraio 1992. Oltre a Peregalli vi intervennero Cesare Bermani, Sergio Bologna, Primo Moroni, Antonio Paraglione e Ughetta Usberti. Il testo è stato precedentemente pubblicato nel sito di Sandro Saggioro: ‘avantibarbari.com’. Sull’esperienza dei Gaap oltre ai volumi curati da Franco Bertolucci, si ricorda il libro di Guido Barroero ‘I Figli dell’Officina. I Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (1949-1957)’, 2013″,”MITC-009-FGB” “PEREGALLI Arturo”,”Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese.”,”””Dopo la ristrutturazione l’ esercito viene maggiormente impegnato nella rivoluzione culturale per “”ristabilire l’ ordine””. (…) In pratica Mao vuol dire che eliminati nell’ esercito gli ultimi elementi della linea nera questo può senz’altro intervenire nelle lotte senza pericoli di rotture interne che potrebbero rendere meno incisiva la repressione. L’ esercito interviene duramente ad Harbin, città operaia, il 23 gennaio e nello stesso giorno l’ intervento dell’ esercito è confermato in due documenti uno dei quali del CC che dichiara che i militari devono prendere in mano la situazione dove i proletari non avessero la forza di farlo. Dal 26 gennaio ai militari è affidato il controllo degli aeroporti e di tutta l’ aviazione. A Pechino per ristabilire la calma nelle fabbriche si giunge a farle occupare dall’ esercito. A Shanghai 250 drappelli occupano le fabbriche più importanti. Il 13 gennaio l’ esercito era già intervenuto nei sobborghi operai di Shanghai. Radio Beijing aveva annunciato l’ esistenza di violenti scontri per la conquista di alcuni edifici occupati da “”operai borghesi””. A Tientsin le fabbriche occupate dai militari sono circa duecento. “”Decine di morti, 500 dispersi il 26 gennaio a Shihhotze, dove un reggimento autonomo di artiglieria si serve di armi pesanti e di bombe a mano.”””” (pag 146-147)”,”CINx-015-FC” “PEREGO Angelo”,”Idee crisi finanze delle botteghe oscure.”,”PEREGO Angelo Nella nota bibliografica cita: Nieddu Ubaldo, Gli intellettuali italiani che servirono il dittatore, in La Discussione, 1 aprile 1956″,”PCIx-296″ “PERELLI Luciano”,”I gracchi.”,”Veto. “”L’ aristocrazia senatoria, se non poteva contestare la legalità di una proposta di legge presentata all’ assemblea della plebe senza la preventiva auctoritas del Senato, aveva però in mano un’ arma legale per impedire la votazione di una legge popolare: convincere almeno uno dei dieci tribuni a porre il veto alla legge. Cicerone, volendo dimostrare che il tribunato non è uno strumento rivoluzionario pericoloso, afferma che nel collegio di dieci tribuni non è difficile per gli ottimati trovarne almeno uno “”di mente sana””, capace di sedare il pericoloso incendio anche del collegio tribunizio più “”disperato””, cioè capace di paralizzare col suo veto le iniziative dei colleghi che tocchino gli interessi della classe dirigente e minaccino la stabilità sociale””. (pag 98)”,”STAx-127″ “PEREZ Joseph”,”Histoire de l’Espagne.”,”Titoli capitoli: La Spagna musulmana e la conquista araba alla fine del Califfato. La Spagna riconquistata. La fine del Medio Evo (lo sviluppo dell’economia, la vita politica). L’antisemitismo nella Spagna medievale. I re cattolici. CARLO V. FILIPPO II. Gli ultimi Asburgo. La monarchia ispanica. Economia e società nella Spagna imperiale. La Spagna della Inquisizione. La SP e l’ Europa. Il secolo dell’ Illuminismo. La fine dell’ Antico Regime. La vittoria del liberalismo. La Restaurazione (1875-1917). La SP invertebrata. La 2° Repubblica. La guerra civile. La Spagna di FRANCO. La SP democratica. L’A è Prof di civilizzazione SP e America Latina all’Univ di Bordeaux III. Fondatore e primo D della Maison des pays iberiques, ex D della Case de Velazquez, è autore di molte opere sulla SP (1).”,”SPAx-005″ “PEREZ GALDOS Benito”,”Trafalgar.”,”PEREZ GALDOS Benito nacque alle isole Canarie nel 1843 e si trasferì giovanissimo a Madrid ove visse fino alla morte nel 1920.”,”VARx-333″ “PEREZ-BUSTAMANTE C.”,”Compendio de historia de España.”,”PEREZ-BUSTAMANTE C. appartenente alla Real Academia de la Historia, cattedra all’ Università di Madrid, rettore dell’ Università Internazionale Menendez Pelayo.”,”SPAx-049″ “PÉREZ-DIAZ Víctor”,”La lezione spagnola. Società civile, politica e legalità.”,”Victor Perez-Diaz insegna Sociologia nell’Università Complutense di Madrid. Sociologo, filosofo politico, storico, è un intellettuale liberale impegnato nella discussione pubblica.”,”SPAx-022-FSD” “PÉREZ-REVERTE Arturo”,”La sombra del águila.”,”Storia basata su un fatto reale: durante la campagna di Russia del 1812 in un combattimento in cui le truppe francesi si trovano in difficoltà, un battaglione composto da ex-prigionieri spagnoli arruolati a forza nell’esercito francese, tenterà di disertare, passando dalla parte dei russi. L’imperatore interpreterà questo movimento come un atto di eroismo e ordinerà a loro sostegno una carica di cavalleria che avrà conseguenze impreviste.”,”FRAN-001-FSD” “PERFETTI Francesco”,”Il movimento nazionalista in Italia (1903-1914).”,”PERFETTI Francesco insegna storia contemporanea all’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma. Per le opere vedere risvolto di copertina.”,”ITAA-053″ “PERFETTI Francesco”,”Fiumanesimo, sindacalismo e fascismo.”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nella Università di Genova e nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma. Ha al suo attivo varie pubblicazioni (v. retrocopertina). A partire dal gennaio 1920, da quando cioè Alceste DE-AMBRIS diventò capo di gabinetto di Gabriele D’ANNUNZIO, si ebbe una importante svolta dell’ impresa di Fiume: allontanatisi gli elementi moderati e conservatori acquistarono importanza gli uomini provenienti dal sindacalismo rivoluzionario, che portarono avanti il progetto di spingere il fiumanesimo verso una prospettiva di impegno rivoluzionario e di rinnovamento sociale. La svolta della politica fiumana contribuì ad alienare le simpatie di MUSSOLINI.”,”ITAF-146″ “PERFETTI Francesco”,”Il dibattito sul fascismo.”,”PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale delle Scienze sociali di Roma. Fra le sue pubblicazioni ‘L’ Italia fra le due guerre’, nella ‘Storia dell’ Italia contemporanea’ diretta da Renzo DE-FELICE., ‘Nazionalismo integrale’ (1984), ‘Studi sul nazionalismo italiano’ (1984), ‘Il movimento nazionalista in Italia (1903-1914)’. Ha curato il volume di scritti di Angelo Oliviero Olivetti ‘Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo’ (1984). “”Ed infatti, attraverso la critica dell’ eredità risorgimentale, Gobetti incontra Mazzini e Marx, che divengono esponenti di un “”liberalismo”” tonificato: ‘Mazzini e Marx (…) pongono in due ambienti diversi le premesse rivoluzionarie della nuova società e, attraverso i concetti di missione nazionale e di lotta di classe, affermano un principio volontaristico che riconduce la funzione dello Stato alle libere attività popolari risultanti da un processo di individuale differenziazione. In questo senso Mazzini e Marx sono liberali. Tuttavia Marx parla al popolo un linguaggio che può essere inteso perché si fonda sulle esigenze prime che caratterizzano la vita sociale; Mazzini resta in un apostolato generico e retorico, sospeso nel vuoto dell’ ideologia…'”””,”ITAF-154″ “PERFETTI Francesco”,”Il dibattito sul fascismo.”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale delle Scienze Sociali di Roma. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina)”,”STOx-143″ “PERFETTI Francesco”,”Il sindacalismo fascista. I. Dalle origini alla vigilia dello Stato corporativo (1919-1930).”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma (Luiss). Ha scritto varie opere tra cui ‘Il movimento nazionalista in Italia, 1903-1914’, ‘Fiumanesimo, sinacalismo e fascismo’. Scritti di PANUNZIO, MARSICH, GRANDI, VIANA, ROSSONI, OLIVETTI, SUCKERT, COSTAMAGNA, MICELI, MARCHETTI, ORANO, Benito e Arnaldo MUSSOLINI, NASTI, COSTAMAGNA, PASSARETTI, BARNI, Augusto TURATI e altri. “”Il salvataggio di grossi colossi in crisi – le operazioni di salvataggio dell’ Ansaldo e del Banco di Roma sembrano peraltro al La Francesca assumere il carattere “”prima che di operazioni finanziarie, di veri e propri pagamenti di cambiali politiche alla famiglia Perrone e ai gruppi cattolici moderati”” (1) – nonché la promozione di interventi determinanti nella vita economica del paese sono elementi, che, con il loro combinarsi, servono ad accreditare la tesi di un liberismo spurio e “”di passaggio””, il quale, a prescindere dagli indiscutibili successi registrati tanto in campo fiscale con i conseguenti riflessi sulla finanza pubblica (…) quanto nella politica di contenimento delle spinte inflazionistiche, (…)””. (pag 65)”,”ITAF-175″ “PERFETTI Francesco”,”Assassinio di un filosofo. Anatomia di un omicidio politico.”,”PERFETTI Francesco è professore ordinario di storia contemporanea presso la Luiss Guido Carli di Roma dove insegna anche storia delle relazioni internazionali e storia e istituzioni dell’America del Nord. Ha curato i discorsi parlamentari di Giovanni Gentile. E’ direttore di ‘Nuova storia contemporanea’.”,”ITAR-181″ “PERFETTI Francesco a cura, saggi di Luigi VALLI Paolo ARCARI Enrico CORRADINI Alfredo ROCCO Luigi FEDERZONI, Maurizio MARAVIGLIA Ruggero FAURO Scipio SIGHELE Gaetano Nino SERVENTI Francesco COPPOLA”,”Il Nazionalismo Italiano.”,” Scipio Sighele: “”Il nazionalismo vuol essere, oltre che affermazione di principii, scuola di sincerità. Per questo non ama le dottrine ambigue dei patriotti-pacifisti. Il nazionalismo crede con Anatole France che la guerra sia altrice di virtù, e di virtù tali che la pace non potrà mai dare. La pace ne feconda certamente altre, e preziose.Ma non bisogna confondere queste con quelle, in un connubio che le snatura tutte, e che può avere sull’educazione il pericoloso effetto di rendere dubbiosi inattivi o vigliacchi. Il nazionalismo crede che nella coscienza del cittadino le virtù della guerra debbano tenere il primo posto, e quelle della pace il secondo, perché la guerra è la condizione di vita della nazione; e il vangelo nazionalista dice: “”prima la nazione e poi l’umanità”” (pag 197-198) Luigi Federzoni sulla Prima guerra mondiale (discorso del 1919): “”I nazionalisti furono i facili profeti della guerra, quando nessuno pensava alla guerra: meno di ogni altro, l’on. Giolitti che nell’estate del 1913 ne aveva pur ricevuto personalmente il segreto preannunzio dalla stessa cancelleria imperiale di Vienna. Facili e importuni profeti, in momenti nei quali il Governo e i partiti tutti si abbandonavano, dimentichi di ogni evento esteriore, alle gare interne degli interessi e degli appetiti delle categorie e dei gruppi e alla dispersione inconsiderata della prosperità raggiunta dallo Stato mediante la lunga abnegazione dei produttori e dei contribuenti. Dopo l’impresa libica era invalsa l’abitudine pigra e vile di credere o lasciar credere che quella fosse stata, per l’avvenire dell’Italia fuori dei suoi confini, la prova suprema e ultima, compiuta la quale non restasse all’Italia che adagiarsi tranquillamente nella beatitudine della pace perpetua e degli esperimenti rivoluzionari. Non ci voleva molta intelligenza per comprendere che l’impresa libica non era se non uno dei primi episodi dell’iniziato sommovimento dell’equilibrio europeo e mondiale; ci voleva solamente un certo coraggio a dirlo; e tale coraggio i nazionalisti ebbero, mentre una strana emulazione popolaresca determinava da tutte le parti la predicazione della riduzione dell’apparecchio militare e principalmente impediva che questo fosse, non che portato a un’efficienza proporzionale a quella raggiunta da altri maggiori eserciti europei, ricostituito nelle forze e nei mezzi ch’esso aveva avuti innanzi la conquista della Libia”” (pag 206)”,”ITAA-147″ “PERFETTI Francesco”,”Alcune osservazioni in margine ad un recente studio sulle destre tedesche e il fascismo prima dell’andata al potere di Hitler.”,”Klaus-Peter Hoepke, ‘Die deutsche Rechte und der italienische Faschismus’, Düsseldorf, 1968, tradotto e presentato da Danilo Veneruso Interpretazione di Hoepke: ‘concezione del fascismo come fenomeno epocale’ (pag 550)”,”STOx-295″ “PERGOLIZZI Emanuela”,”La politica estera AKP. Una sintesi ‘neo’ o ‘post’ ottomana?”,”PERGOLIZZI Emanuela ha vissuto l’infanzia a Istanbul. Dopo la laurea in Studi internazionali presso l’Università di Bologna sta completando i suoi studi. Segue le vicende politiche della Turchia. “”Anche nelle relazioni con l’America la Turchia equilibrista dell’AKP sembra aver trovato un compromesso, più o meno fragile, tra cooperazione e indipendenza, toccando alcuni forti punti di crisi per poi indietreggiare, pur senza mai mettere realmente in discussione l’alleanza con il partner d’oltre oceano, a cui è legata da accordi economici e prestiti finanziari”” (pag 47-48)”,”TURx-036″ “PERI Illuminato”,”Michele Amari.”,”Illuminato Peri è professore ordinario di Storia moderna e Preside della Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo.”,”STOx-089-FL” “PERILLO Gaetano BIANCO Gino”,”I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra.”,”Il libro è diviso in due parti: la prima (I partiti socialisti) è scritta da Gaetano PERILLO (pag 9-145), la seconda scritta da Gino BIANCO (Anarchici e sindacalisti rivoluzionari) (pag 149-162). Gaetano PERILLO, pubblicista, è nato a Genova il 1° febbraio 1897. Simpatizzante alle idee socialiste sin dalla vigilia della 1° GM, aderì al PSI alla fine del 1920 e con il congresso di Livorno del 1921 passò al Partito Comunista, di cui fu segretario regionale per la Liguria dal 1924 al 1926. Entrate in vigore le leggi eccezionali, fu sottoposto ai vincoli dell’ ammonizione per due anni; e poi una seconda volta nel 1929 per altri due anni; subì poi numerosi arresti e nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, fu per qualche tempo internato periodo nel quale contrasse una grave malattia. Durante l’occupazione tedesca sovlse attività clandestina. Dopo la Liberazione ha coperto posti di responsabilità nell’organizzazione ligure del PCI e ha collaborato a ‘L’ Unità’ e alle riviste ‘Nord e Sud’, ‘Nuova Terra’ e ‘Rinascita’. Nel 1955″,”MITT-038″ “PERILLO Gaetano”,”I comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22.”,”Assalto fascista, difesa dei lavoratori e distruzione camera lavoro Sestri ponente 4 luglio 1921 (pag 269) “”Per rispondere all’offensiva degli armatori, la Federazione marittima chiese ed ottenne la solidarietà dei lavoratori portuali genovesi, i quali, nei primi giorni del 1922, rifiutarono di procedere allo scarico di alcuni piroscafi. L’azione suscitò l’ira non soltanto degli armatori, ma di tutto il padronato, rappresentato dalla Federazione degli industriali e dalla Camera di Commercio, che ritenne giunto il momento di sferrare l’attacco contro le organizzazioni della gente di mare e dei lavoratori portuali per infliggere loro un colpo decisivo. I “”popolari””, impazienti di penetrare nel porto, ove mai erano riusciti a metter piede, soffiavano nel fuoco, manovrando un’organizzazione di avventizi costituita di recente, con la quale si proponevano di portare la disgregazione nel movimento classista. (…) e poiché il padronato manifestò l’intenzione di far procedere allo scarico dagli iscritti all’organizzazione controllata dai “”popolari””, le organizzazioni classiste fecero intendere che ciò avrebbe provocato un più vasto movimento. Infatti, in un convegno indetto a Roma proprio in quei giorni dalla Confederazione Generale del Lavoro, venne deliberato di costituire un fronte solidale fra lavoratori del mare, lavoratori dei porti, ferrovieri e postelegrafonici, e la Camera del Lavoro di Genova, a sua volta, annunciò che avrebbe proclamato lo sciopero generale qualora fosse stato esercitato il crumiraggio nei confronti dei marittimi e dei portuali””. (pag 193-194)”,”MITC-084″ “PERILLO Gaetano PAOLETTI Raffaello (Nello)”,”Resistenza antifascista. Memorie e testimonianze di personaggi e protagonisti della lunga lotta antifascista. Contributo alla conoscenza del patrimonio ideale e civile del popolo italiano.”,”Gaetano Perillo (v. foto 4° copertina) è nato a Genvoa nel 1897 e morto nel 1975. E’ una delle figure più interessanti del movimento operaio e della cultura genovese. Iscritto al Partito comunista d’Italia dalla fondazione svolge attività di direzione politica e organizzativa sino ad essere nominato nella Segreteria regionale del PCd’I il 5 ottobre 1925. Perseguitato dal fascismo, più volte arrestato dal 1927 al 1940, Perillo nel 1942 fu sollecitato a riorganizzare il PCI in Genova Centro e levante. Arrestato di nuovo dopo il 25 luglio e poi liberato visse clandestinamente fino alla liberazione. Dopo la guerra inizia un’attività di ricerca sul movimento operaio e della storia sociale di Genova e dell Liguria. Scrive per l’Unità e fonda il Centro Ligure di Storia Sociale e la rivesta ‘Movimento operaio e contadino in Liguria’. Questa rivista che prenderà poi il nome di ‘Movimento operaio e socialista in Liguria’ e poi dal 1961 ‘Movimento operaio e socialista’ diventa un punto di riferimento e un patrimonio culturale. Raffaello PAOLETTI (Nello) Nato a Subbiano (Arezzo) (1910) viene a Genova nel 1917. Prende qui parte alle lotte del movimento operaio. Nel 1932 entra a far parte del PCI e viene arrestato. Liberato dopo la caduta del regime, partecipa alla Resistenza. Attualmente è segretario provinciale ANPPIA di Genova. Documento Questura su operazione arresto studenti universitari (30 marzo 1943) (tra cui Buranello e Fillak)”,”ITAR-044″ “PERILLO Gaetano BIANCO Gino”,”I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra. I partiti socialisti (Perrillo); Anarchici e sindacalisti rivoluzionari (Bianco).”,”Il libro è diviso in due parti: la prima (I partiti socialisti) è scritta da Gaetano PERILLO (pag 9-145), la seconda scritta da Gino BIANCO (Anarchici e sindacalisti rivoluzionari) (pag 149-162). Gaetano PERILLO, pubblicista, è nato a Genova il 1° febbraio 1897. Simpatizzante alle idee socialiste sin dalla vigilia della Grande guerra, aderì al PSI alla fine del 1920 e con il congresso di Livorno del 1921 passò al Partito Comunista, di cui fu segretario regionale per la Liguria dal 1924 al 1926. Entrate in vigore le leggi eccezionali, fu sottoposto ai vincoli dell’ ammonizione per due anni; e poi una seconda volta nel 1929 per altri due anni; subì poi numerosi arresti e nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, fu per qualche tempo internato periodo nel quale contrasse una grave malattia. Durante l’occupazione tedesca sovlse attività clandestina. Dopo la Liberazione ha coperto posti di responsabilità nell’organizzazione ligure del PCI e ha collaborato a ‘L’ Unità’ e alle riviste ‘Nord e Sud’, ‘Nuova Terra’ e ‘Rinascita’. Nel 1955 Gino BIANCO è nato a Torino nel 1932. Ha curato un’antologia critica dei socialisti inglesi pre-marxisti per le edizioni Einaudi e ha pubblicato una serie di saggi sulla storia del movimento operaio e socialista italiano. Attualmente (1965) sta svolgendo una ricerca sulle opposizioni al fascismo. E’ capo redattore di ‘Critica Sociale’ e responsabile della sezione storica el CESES. Collabora a ‘Tempo presente’, Avanti!, Movimento operaio e socialista.”,”MITT-018-FV” “PERILLO Gaetano (SPARTACUS); ANTOLINI Franco”,”Il settimanale “”La Giovine Italia”” e l’Internazionale (Spartacus);I documenti della polemica fra la Consociazione Operaia Genovese e gli internazionalisti romani (G.P.); Il 2° Congresso Socialista Ligure: Genova 5 febbraio 1895; Il 3° Congresso Socialista Ligure: Oneglia 22 settembre 1895; ‘Concezioni fondamentali nella teoria politica di Antonio Gramsci’ (di C.I. Ottino).”,”Vedi retro: Anna Marsilii Gaetano Perillo e la rivista ‘Il Movimento Operaio e Socialista’ Il bollettino ‘Il Movimento Operaio e Contadino in Liguria’”,”LIGU-161″ “PERILLO Gaetano”,”I comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22. II.”,”La prima parte di questa ricerca è stata pubblicata nel n. 3-4 luglio-dicembre 1962 Gravi fatti di Sestri Ponente (9 luglio 1922): assalto fascista alla Camera del Lavoro e reazioni socialiste “”Nel pomeriggio del 9 luglio, nuovi gravi fatti avvengono a Sestri Ponente. I fascisti tentano di dare l’assalto alla Camera del Lavoro, dove si trovano radunati molti operai, e nel corso del tentativo uno squadrista rimane ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato da un soldato del picchetto che da tempo fa servizio di guardia ai locali, sopravvenuta la polizia, questa penetra nella sede dell’organizzazione operaia e procede all’arresto di 62 lavoratori, attribuendo loro la responsabilità dell’accaduto. I fascisti intanto danno la caccia ai «sovversivi» per le vie di Sestri, invadono il palazzo del Comune, ricacciati dal quale si abbandonano alla vandalica devastazione di una società di mutuo soccorso e del pastificio di una cooperativa. In seguito a questi fatti, il sindaco socialista ingegner Carlo Canepa e la maggioranza dei consiglieri comunali rassegnano le dimissioni considerando impossibile esplicare le loro funzioni nel clima di violenza instauratosi nel luogo (227); seguono anche varie riunioni di dirigenti politici, di deputati e sindaci socialisti e di organizzatori operai per esaminare la situazione. Infine, il 12 luglio, i rappresentanti dei partiti politici proletari e delle organizzazioni sindacali della Liguria, considerata l’azione fascista tendente «col consenso delle autorità a ridurre in schiavitù i lavoratori liguri ed a spezzare le organizzazioni proletarie della regione», deliberano di chiedere alle autorità in forma ultimativa il rifiuto delle dimissioni dell’amministrazione comunale di Sestri Ponente, precise garanzie per il libero funzionamento dell’amministrazione stessa, l’immediata restituzione dei locali della Camera del Lavoro di Sestri e la scarcerazione dei lavoratori arrestati; delibera inoltre, per il caso che le richieste non siano accettate – come infatti avvenne -, la costituzione di un comitato d’azione con pieni poteri per far fronte alla situazione con tutti i mezzi necessari (228)”” (pag 223-224); “”La Liguria fu, con la Lombardia e il Piemonte, tra le ultime regioni italiane piegate dalla reazione, e la sua conquista avvenne nell’agosto per la generale avanzata del fascismo, non per l’azione dei fascisti liguri. Il fascismo non era molto sviluppato nella regione e, sebbene avesse compiuto molte gesta di violenza, non si sentì mai di affrontare, con le sole sue forze, il movimento operaio. L’attacco contro Sarzana nel 1921 era partito dalla Toscana, e dalla Toscana principalmente, oltre che dalla Lombardia e dal Piemonte, giunsero in Liguria ai primi d’agosto del 1922 le formazioni squadristiche che resero possibile l’assalto al Palazzo San Giorgio e alle organizzazione operaie della regione, determinando la sconfitta del proletariato”” (pag 239); “”Il cosiddetto «moto insurrezionale» fascista, della cui preparazione s’era avuto sentore da tempo, si svolse senza trovare opposizione né da parte del proletariato, né da parte delle forze «democratiche» della borghesia. Le velleità di resistenza manifestate da alcuni uomini della classe dirigente caddero dinanzi alla scelta della monarchia. Sia la Confederazione Generale del Lavoro e sia i due partiti socialisti, appena usciti dalla scissione di Roma ed impegnati in un lavoro difficile di riassetto interno, assistettero impotenti all’evento; né meno impotente si manifestò in quel momento il Partito comunista, la cui proposta di azione unitaria – inviata la mattina del 28 ottobre dal Comitato sindacale alle organizzazioni operaie – apparve subito al di fuori di ogni possibilità di attuazione e fu superata dalla rapidità stessa con cui la crisi venne risolta”” (pag 244)”,”LIGU-175″ “PERILLO Gaetano”,”L’America Latina al VI Congresso dell’Internazionale Comunista.”,”Documenti: 1. ‘Sulla rivoluzione in America. Appello del C.E. dell’I.C. alla classe operaia delle due americhe (novembre 1920, estratti); 2. Relazione di Jules Humbert-Droz al VI Congresso dell’I.C. sui paesi dell’America Latina; 3. Tesi sul movimento rivoluzionario nelle colonie e semi-colonie approvate dal VI Congresso dell’IC”,”INTT-342″ “PERINI Giada”,”Marx e il marxismo.”,”opere Marx pag 13 Giada PERINI si è formata all’Università di Pisa con ricerche sul rapporto ta etica, linguaggio e psicologia nell’opera di Wittgenstein e ha approfondito lo studo della lingua italiana attraverso un master presso l’ateneo pisano. A proposito del ‘Quarto’ volume del Capitale (v. citato nelle opere Marx pag 13): “”Il primo libro del Capitale venne pubblicato da Marx nel 1867 ad Amburgo. Il piano iniziale era quello di pubblicarlo come secondo fascicolo di ”Per la critica dell’economia politica’, sulla “”Tribune””, ma la collaborazione al giornale era stata sospesa. Il secondo e il terzo volume furono pubblicati da Engels. Il quarto volume, che sotto il titolo Teorie del plusvalore comprende un resoconto storico delle dottrine dell’economia politica borghese da Hobbes a Ricardo, venne dapprima pubblicato da Kautsky e poi, in un’edizione più accurata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca dopo il 1920.”” (www.homolaicus.com/teorici/marx/premessa.htm )”,”MADS-498″ “PERINI Leandro PLANA Manuel, saggi di Franco FRANCESCHI Leandro PERINI Gigliola PAGANO DE DIVITIIS Marcello CARMAGNANI Carlo A. CORSINI Manuel PLANA Antonio MELIS Ruggiero ROMANO”,”Una giornata con Ruggiero Romano. 25 ottobre 2000.”,”””Per Romano, dunque, che avrebbe ripreso con maggiore ampiezza, nel suo saggio sulla storia economica scritto per il volume II della ‘Storia d’Italia’ Einaudi (11), l’intera gamma dei temi affrontati, l’Italia presentava un destino peculiare all’interno del panorama europeo. A differenza di quanto era avvenuto in regioni quali l’Inghilterra, la Francia e le Fiandre, dove la crisi del Trecento era stata “”in buona parte liberatrice e (…), nell’accumulare i caratteri negativi””, non aveva mancato «di segnare le premesse di positive evoluzioni» (12) (come venivano mostrando, per esempio, gli studi sulle campagne condotti in quegli anni da Georges Duby (13)), nella Penisola la crisi non era stata una febbre di crescita, foriera di nuovi e più avanzati sviluppi. La valutazione della fisionomia economica del secolo XV restava per Romano, almeno relativamente all’Italia, decisamente negativa. Qui, secondo lui, le trasformazioni erano state minime, cosicché la successiva vicenda economica si era snodata all’insegna della stagnazione, del regresso e, dopo la breve ripresa del Cinquecento, del tracollo. Non che, soprattutto nell’Italia centro-settentrionale, non vi fossero, in città come in campagna, «taluni lieviti, taluni elementi apparentemente liberatori»; come ogni «rottura di sviluppo», infatti, la crisi del XIV secolo (e così quella del XVII) costituiva l’occasione per «introdurre un cambiamento di sviluppo», ma questo non avvenne ed essa rimase un’occasione mancata (14). Le tesi di Romano, diversamente da quelle di altri eminenti specialisti di storia economica italiana – penso innanzitutto ad Armando Sapori e al suo fiero avversario, ‘ottimista’ Federigo Melis (15) – non erano costruite a partire dall’analisi precipua di un unico settore o di un’unica area geografica (fossero pure la Toscana e l’estesissimo ‘network’ economico al centro del quale si trovava situata Firenze), né sulla base di soli parametri economici o demografico-economici, ma scaturivano dall’osservazione dell’evoluzione di un’intera società. A cominciare dalle sue fondamenta rurali (…)”” (pag 16-17) [Franco Franceschi, ‘La crisi del XIV secolo e l’Italia’] [(11) R. Romano, ‘La storia economica. Dal secolo XIV al Settecento’, in ‘Storia d’Italia, II.2. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII’, Torino, Einaudi, 1974; (12) R. Romano, ‘Tra due crisi’, cit., p. 13; (13) G. Duby, ‘L’economia rurale nell’Europa medievale. Francia, Inghilterra, Impero (secoli IX-XV), Bari, Laterza, 1966, parte IV; (14) R. Romano, ‘La storia economica’, cit., pp. 1847 e 1931; (15) Cfr. in particolare F. Melis, ‘A proposito di un nuovo volume: ‘Il mercante di prato’, “”Economia e storia””, VI, 1959, pp. 737-763]”,”STOx-002-FP” “PERISSICH Riccardo a cura”,”Gli eurocrati tra realtà e mitologia. Rapporto sulla Commissione Rey.”,”””Il “”maggio francese”” ha avuto un ruolo determinante nella rottura dell’ equilibrio monetario tra i sei paesi. Non tanto per le conseguenze, certo pesanti, degli scioperi, delle occupazioni e del marasma sociale che ha bloccato gran parte dell’ economia francese nella primavera del 1968; qunato perché questa esplosione di dissenso ha rivelato il fallimento della politica economica condotta dal generale De Gaulle e dai suoi governi dal 1960 in poi”” (pag 73)”,”EURx-154″ “PERISSICH Riccardo”,”L’Unione Europea. Una storia non ufficiale.”,”PERISSICH Riccardo (Milano, 1942) negli anni Sessanta è stato responsabile degli studi sulle Comunità europee dell’Istituto affari internazionali di Roma, di cui successivamente è diventato vicedirettore. Nel 1970 è passato ad operare a Bruxelles nella Commissione europea. Attualmente esercita attività di consulenza per imprese multinazionali (2008). “”Il progetto di unione monetaria fu accolto negli Stati Uniti con un misto di scetticismo e di ostilità che non si era mai visto in precedenza in occasione di altri progressi importanti dell’integrazione. In Europa, la necessità di accrescere il consenso di opinioni pubbliche in alcuni casi incerte e riluttanti ha indotto alcuni Governi a enfatizzare il valore dell’euro come strumento di indipendenza monetaria, se non addirittura di contrapposizione al dollaro. L’evoluzione recente dei mercati dimostra invece che la strada per eliminare le asimmetrie economiche è ancora lunga, almeno finché l’Europa non avrà completato l’integrazione dei suoi sistemi finanziari e affrontato altri importanti nodi strutturali. Resta il fatto che, malgrado le turbolenze attuali, il grado di volatilità del rapporto fra euro e dollaro si è dimostrato più ridotto di quello che aveva caratterizzato il rapporto tra dollaro e marco nel periodo precedente. Il dibattito sulla condotta della politica economica è diventato in alcuni casi altrettanto acrimonioso. Da un lato si accusano gli Stati Uniti di irresponsabilità finanziaria e di far pagare cinicamente al resto del mondo i propri squiilibri interni. Dall’altro si rimprovera all’Europa la sua rigidità che rappresenta un freno all’espansione dell’economia mondiale. Entrambe le critiche sono in parte fondate, ma anche in questo caso emerge la solita asimmetria; mentre il sistema politico americano è sostanzialmente impermeabile alle esternazioni degli stranieri, l’America è largamente presente nel dibattito in atto nei principali paesi del continente sulle cosiddette riforme strutturali”” (pag 240)”,”EURx-295″ “PERISSICH Riccardo”,”L’Unione Europea. Una storia non ufficiale.”,”PERISSICH Riccardo (Milano, 1942) negli anni Sessanta è stato responsabile degli studi sulle Comunità europee dell’Istituto affari internazionali di Roma, di cui successivamente è diventato vicedirettore. Nel 1970 è passato ad operare a Bruxelles nella Commissione europea. Attualmente esercita attività di consulenza per imprese multinazionali (2008). “”Il progetto di unione monetaria fu accolto negli Stati Uniti con un misto di scetticismo e di ostilità che non si era mai visto in precedenza in occasione di altri progressi importanti dell’integrazione. In Europa, la necessità di accrescere il consenso di opinioni pubbliche in alcuni casi incerte e riluttanti ha indotto alcuni Governi a enfatizzare il valore dell’euro come strumento di indipendenza monetaria, se non addirittura di contrapposizione al dollaro. L’evoluzione recente dei mercati dimostra invece che la strada per eliminare le asimmetrie economiche è ancora lunga, almeno finché l’Europa non avrà completato l’integrazione dei suoi sistemi finanziari e affrontato altri importanti nodi strutturali. Resta il fatto che, malgrado le turbolenze attuali, il grado di volatilità del rapporto fra euro e dollaro si è dimostrato più ridotto di quello che aveva caratterizzato il rapporto tra dollaro e marco nel periodo precedente. Il dibattito sulla condotta della politica economica è diventato in alcuni casi altrettanto acrimonioso. Da un lato si accusano gli Stati Uniti di irresponsabilità finanziaria e di far pagare cinicamente al resto del mondo i propri squiilibri interni. Dall’altro si rimprovera all’Europa la sua rigidità che rappresenta un freno all’espansione dell’economia mondiale. Entrambe le critiche sono in parte fondate, ma anche in questo caso emerge la solita asimmetria; mentre il sistema politico americano è sostanzialmente impermeabile alle esternazioni degli stranieri, l’America è largamente presente nel dibattito in atto nei principali paesi del continente sulle cosiddette riforme strutturali”” (pag 240)”,”EURx-022-FV” “PERISSINOTTO Luigi”,”Wittgenstein. Una guida.”,”La guida si divide in due grandi capitoli. Il primo è dedicato al “”Tractatus logico-philosophicus””, la prima opera di WITTGENSTEIN-L e l’unica che egli ritenne pronta per la pubblicazione. Il tema del secondo è la filosofia successiva al “”Tractatus””, ossia quel vasto e variegato complesso di manoscritti e dattiloscritti che WITTGENSTEIN-L produsse a partire dal 1929, nel tentativo di scrivere un libro che non terminò mai di comporre. PERISSINOTTO-L (Meolo, Venezia, 1953) è ricercatore di filosofia e insegna Filosofia del linguaggio presso l’ UNIVERSITA’ di VENEZIA A WITTGENSTEIN-L ha già dedicato due volumi: – “”Wittgenstein. Linguaggio, soggetto, mondo””. FRANCISCI, 1985. – “”Logica e immagine del mondo””. GUERINI, 1991.”,”FILx-101″ “PERLMAN Fredy”,”Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica.”,”Fredy Perlman è un giovane studioso marxista americano (1972), estraneo all’ambiente accademico. Collaboratore della rivista ‘Telos’ di Buffalo, ha tradotto in inglese i ‘Saggi sulla teoria del valore di Marx’ di I.I. Rubin, di cui questo studio può essere considerato un’ampia introduzione. Perlman vive e lavora a Detroit. Notizie da wikip: Fredy Perlman è stato uno scrittore, editore e attivista anarchico cecoslovacco naturalizzato statunitense. Wikipedia Nascita: 20 agosto 1934, Brno, Repubblica Ceca Decesso: 26 luglio 1985, Detroit, Michigan, Stati Uniti Istruzione: Columbia University, Università della California, Los Angeles I.I. Rubin è autore di ‘Saggi sulla teoria del valore in Marx’, Mosca 1928 Alienazione (pag 28-29) “”In ogni caso, indipendentemente da quello che pensa «la maggior parte degli scienziati sociali», nell’opera di Marx l’alienazione è connessa alla struttura della società e non all’esperienza personale dell’operaio. E’ proprio la natura del lavoro salariato, il rapporto fondamentale della società capitalista, che fornisce la spiegazione della alienazione: «Nel ‘lavoro industriale’ c’è: 1) l’estraneità e la casualità del lavoro rispetto al soggetto che lavora; 2) l’estraneità e la casualità del lavoro rispetto all’oggetto stesso del lavoro; 3) la determinazione del lavoratore da parte dei bisogni sociali, che sono un obbligo estraneo a lui, a cui egli si assoggetta per bisogno individuale, che significano quindi per lui solo una fonte di soddisfacimento delle sue necessità, sino al punto che egli diventa uno schiavo dei bisogni esistenti; 4) che al lavoratore la conservazione della sua individuale esistenza appare come ‘scopo’ della sua attività e la sua reale attività gli appare come semplice ‘mezzo’; che egli insomma ‘vive’ solo per guadagnare da vivere» (21). In effetti, Marx ha esplicitamente collocato l’alienazione alla radice stessa della società capitalista: «E’ dunque tutta una cosa: se l”uomo’ è estraniato a se stesso, la ‘società’ di questo uomo estraniato è la caricatura della sua ‘reale comunità’, della sua vita generica; e dunque la sua attività appare a lui come tormento, la sua propria creazione come potenza estranea, la sua ricchezza come miseria; il ‘vincolo sostanziale’ (Wesenband) che lo lega all’altro uomo appare a lui come un vincolo casuale (unwesentliches Band) e invece la separazione dall’altro come la sua vera esistenza». E Marx aggiunge che questa società capitalista, questa caricatura della società umana, è la sola forma di società che gli economisti borghesi sono in grado di immaginare: «La ‘società’ – dice Adam Smith – è una ‘società commerciale’. Ciascuno dei suoi membri è un commerciante. Si vede qui come l’economia ‘fissa’ la ‘forma estraniata’ delle relazioni sociali come la forma ‘naturale’ (wesentliche) e ‘originaria’ e corrispondente alla destinazione umana» (22). Nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, Marx applica il concetto feuerbachiano della alienazione religiosa alla alienazione dell’uomo nel prodotto del suo lavoro. Il passo seguente giunge assai vicino alla descrizione del mondo delle merci nei termini di un mondo dominato da feticci che regolano e dominano la vita umana: «…quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo, oggettivo, ch’egli si crea di fronte, e tanto più povero diventa egli stesso, il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede. Come nella religione. Più l’uomo mette in Dio e meno serba in se stesso. L’operaio mette nell’oggetto la sua vita, e questa non appartiene più a lui, bensì all’oggetto. Più è grande questa sua facoltà e più l’operaio diventa senza oggetto… L”espropriazione’ dell’operaio nel suo prodotto non ha solo il significato che il suo lavoro diventa un oggetto, un”esterna’ esistenza, bensì che esso esiste ‘fuori di lui’, indipendente, estraneo a lui, come una potenza indipendente di fronte a lui, e che la vita, da lui data all’oggetto, lo confronta estranea e nemica» (23)”” [Fredy Perlman, ‘Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica’, Milano, 1972] [(21) Marx, ‘Note di lettura 1844-1845’, in K. Marx, ‘Scritti inediti di Economia Politica’, a cura di M. Tronti, Roma, 1963, p. 19; (22) Ibid., pp. 14-15; (23) Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ in K. Marx, ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. it. di G. Della Volpe, Editori Riunit, Roma, 1969, p. 195]”,”MADS-730″ “PERLMAN Fredy”,”Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica.”,”Fredy Perlman studioso marxista americano (1972), estraneo all’ambiente accademico. Collabora con la rivista ‘Telos’ di Buffalo. Ha tradotto in inglese i ‘Saggi sulla teoria del valore di Marx’ di I.I. Rubin, di cui questo studio può essere considerato un’ampia introduzione. Perlman vive e lavora a Detroit.”,”TEOC-003-FRR” “PERLMAN Selig TAFT Philip (COMMONS John R.)”,”History of Labor in the United States. Volume IV. Labor Movements.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-006-FGB” “PERLMAN Fredy”,”Against his-story, Against Leviathan!”,”Fredy Perlman nato a Brno Cechia il 20.08.1934 morto a Detroit, Michigan il 25.07.1985. Scrittore, editore e attivista anarchico ceco naturalizzato statunitense. la sua opera più famosa, il libro contro la Storia contro il Lieviatano, tratta dell’ascesa del dominio dello Stato con una rivisitazione della storia attraverso la metafora hobbesiana del Leviatano.”,”STOx-095-FL” “PERNA Valerio”,”Storia della Polonia tra le due guerre.”,”PERNA è nato a Piombino nel 1949, ha poi frequentato l’Univ di Firenze conseguendo nel 1975 la laurea in Scienze politiche con una tesi di storia dell’Europa Orientale e nel 1979 la laure in Lettere. Si è più volte recato per ricerche storiche, sia in Polonia che in Cecoslovacchia, con borse di studio ministeriali e inviti ufficiali. Insegna nelle scuole superiori e collabora con l’Istituto di storia dell’Europa Orientale all’Univ di Firenze.”,”POLx-008″ “PERNA Corrado”,”Breve storia del sindacato. Dalle Società di mutuo soccorso al sindacato dei Consigli.”,”Corrado PERNA (1938) già segretario nazionale del Sindacato petrolieri e poi della Federazione chimica della CGIL è poi diventato segretario della FIPAC-CGIL e della FULAT. Ha collaborato ad altre pubblicazioni.”,”MITT-069″ “PERNA Raffaele”,”Vincenzo Cuoco.”,”””Vincenzo Cuoco, con le sue opere dense di profondo pensiero, è sull’ orma di Giambattista Vico”” (pag 14) “”L’ opera di Napoleone è stata un po’ il sogno di Cuoco”” (pag 34) “”Parallelo maggiore tra Genovesi e Cuoco si può porre allora che il primo parla della necessità di liberare l’ agricoltura da ogni vincolo per promuoverla nella sue forze vive”” (pag 41)”,”ITAB-123″ “PERNA Corrado; AGOSTI Aldo e MARUCCO Dora”,”Cenni storici sul sindacato in Italia (1870-1950) (Perna); Appunti sull’idea di unità nella storia del movimento sindacale italiano (Agosti e Marucco).”,”Corrado Perna è un giovane dirigente sindacale nazionale di categoria della CGIL (1974); Aldo Agosti insegna storia del movimento operaio all’Università di Torino ed ha già pubblicato un volume su Rodolfo Morandi e un’antologia sulle internazionali operaie. Dora Marucco insegna storia del movimento sindacale a Torino e ha pubblicato un volume su Arturo Labriola. “”La decisione dello scioglimento della CGdL fu condannata da numerose organizzazioni ad essa aderenti e soprattutto dai sindacalisti di orientamento comunista che dopo la costituzione del Partito avvenuta nel 1921 erano rimasti all’interno della Confederazione e avevano assunto, specie in alcune categorie, una notevole influenza anche a motivo della loro netta opposizione alla condotta dei dirigenti riformisti di fronte al fascismo. Un Convegno clandestino svoltosi a Milano nel febbraio 1927 e al quale presero parte rappresentanti di numerose organizzazioni che non accettavano la decisione di scioglimento, decise la continuazione dell’attività della Confederazione nella clandestinità. Nel frattempo uno dei maggiori dirigenti socialisti della Confederazione, Bruno Buozzi, insieme con altri dirigenti con lui espatriati in Francia, qualche tempo prima della riunione del Consiglio direttivo, aveva dichiarato ricostituita all’estero la Confederazione e funzionanti i propri organi direttivi. Le due organizzazioni, entrambe con la stessa denominazione della vecchia Confederazione del lavoro rappresentavano, pur in condizioni rese obiettivamente difficili dal contesto generale in cui si inseriva la loro azione clandestina, la continuazione del movimento sindacale libero in Italia nei primi anni della dittatura fascista. Anche la confederazione “”bianca””, nello stesso periodo veniva sciolta con una decisione del suo Consiglio nazionale a seguito di un Convegno (Milano, febbraio 1926) indetto dall’Azione cattolica (…)”” (pag 23) [Corrado Perna]”,”MITT-360″ “PERNICONE Nunzio”,”Carlo Tresca. Portrait of a Rebel.”,”PERNICONE Nunzio (1940-) è Associate Professor fo History , Drexel University. E’ Autore di ‘Italian Anarchism, 1864-1892 e curatore de ‘The Autobiography of Carlo Tresca’ PERNICONE Nunzio (1940-) è Associate Professor of History, Drexel University. E’ Autore di ‘Italian Anarchism, 1864-1892 e curatore de ‘The Autobiography of Carlo Tresca’ “”As Tresca was known to disagree with the IWW’s policy of passive resistance in the face of police brutality, “”blood calls for blood”” speech caused a furor in Paterson, and several local newspapers urged that he be driven out of town.”” (pag 71) “”Pochi giorni dopo, Tresca, Flynn e Quinlan furono imputati dal Grand Jury per riunione illegale e procurate lesioni personali, accuse relative a precedenti manifestazioni e scontri con la polizia. Mentre in cella aspettava la libertà provvisoria su cauzione, Tresca ebbe il primo incontro con John Reed, che fu piazzato nella stessa sporca cella.”” (pag 71) Vidali v. indice nomi “”Il pilastro del sostegno clericale a Mussolini e al fascismo, comunque, non fu la gerarchia della Chiesa, che includeva pochi italo-americani in quel periodo, ma i parroci ed altri preti che officiavano nelle parrocchie degli immigrati italiani nelle varie ‘colonie italiane’. Ben prima del Concordato del 1929, la grande maggioranza dei sacerdoti erano fedeli supporters di Mussolini e del fascismo (…)””. (pag 132)”,”MUSx-199″ “PERNICONE Nunzio”,”Il caso Greco-Carrillo. Un episodio della lotta tra fascismo e antifascismo negli Stati Uniti.”,”PERNICONE Nunzio “”Il caso Greco-Carrillo fu un disastro per il fascismo americano”” (pag 640) “”Mettendo a confronto la campagna di difesa, l’analisi di Tresca dei problemi era particolarmente penetrante. Tresca dichiarò che il complotto che aveva condannato Sacco e Vanzetti ora si era messo in azione contro Greco e Carrillo. I plutocrati americani che avevano macchinato contro Sacco e Vanzetti ora erano alleati col governo Mussolini per frantumare il movimento antifascista. Tuttavia, il dilemma che era di fronte a Greco e Carrillo in qualche modo era anche peggio. I “”martiri del Massachusetts’ erano stati condannati perché erano anarchici e italiani. Di conseguenza, molti italiani esterni al movimento radicale, ostili o indifferenti alla politica degli accusati si erano identificati con Sacco e Vanzetti come vittime del pregiudizio razziale. Ma Greco e Carrillo erano perseguitati non in quanto italiani, bensì in quanto antifascisti. La larga massa di immigrati apolitici, quindi, era improbabile fosse interessata al loro destino, mentre gli elementi fascisti e filo-fascisti erano certamente schierati con loro. Così gli antifascisti avrebbero dovuto combattere da soli questa battaglia”” (pag 627-628)”,”MUSx-305″ “PERNIOLA Mario”,”I situazionisti. Il movimento che ha profetizzato la “”Società dello spettacolo””.”,”PERNIOLA Mario (Asti 1941) docente di estetica all’Università degli Studi di Roma Torvergata è autore di vari volumi tra cui ‘Contro la comunicazione’ (2004)”,”FRAP-103″ “PERNOUD Regine”,”Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all’ età moderna.”,”R. PERNOUD ha compiuto gli studi superiori a Aix-en-Provence e a Parigi. E’ entrata in contatto con il Medioevo, i suoi documenti e personaggi. E’ conservatrice al Museo della Storia di Francia agli Archivi Nazionali. “”In altre parole: il mercante era una persona sospetta; e se chi risiedeve in città accettava di ospitarne uno in casa propria, doveva farsi lui garante di tutti i suoi atti. Non c’è niente che sia più illuminante dei giudizi espressi al suo riguardo dalla Chiesa: nella Chiesa infatti s’ identificava l’ umanità intera a quell’ epoca. Oggi, quando si dice Chiesa, c’è la tendenza a intendere come tale il clero, la gerarchia. Ma nel Medio Evo tutti facevano parte della Chiesa; neppure gli eretici; generalmente, avevano l’ ardire di separarsene. (…) La Chiesa medievale, come ancor oggi, del resto, vietava al clero qualsiasi attività commerciale””. (pag 103)”,”FRAS-029″ “PERNOUD Régine”,”Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all’età moderna.”,”Con gli studi superiori a Aix-en-Provence e a Parigi (l’Ecole des Chartes e del Louvre) entra a contatto con il medioevo, i suoi documenti e le sue figure: Conservatrice del Museo di Reims, quindi del Museo della Storia di Francia agli Archivi Nazionali, può offrire una storia documentata di uomini e di idee medievali. Le opere: Les Croises, La Reine Blanche, Les Templiers, Pour en finir avec le Moyen.Age, La donna al tempo delle cattedrali, Eleonora d’Aquitania ed Eloisa e Abelardo.”,”FRAS-005-FL” “PERNOUD Régine”,”La donna al tempo delle cattedrali.”,”Régine Pernoud studiosa del Medioevo, conservatore degli Archivi nazionali di Parigi. Ha pubblicato pure ‘I santi nel Medioevo’, 1986 Tra l’altro si occupa di Ermangarda, delle due Matilde, Caterina da Siena, Ildegarda e Giovanna D’Arco.”,”DONx-065″ “PÉRO R. (Adalbert Gottlieb)”,”Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge.”,”Lenin quando apprende della vittoria dell’Ottobre 1917 non sa dire che una cosa ‘Es schwindelt”” (si hanno le vertigini) (pag 20) Trotsky: contro Dan che parla di complotto bolscevico risponde “”Ciò che si è prodotto, è un’insurrezione, non un complotto. L’insurrezione delle masse popolari non ha bisogno di essere giustificata”” (pag 20) Brest-Litovsk: Lenin è per la pace ad ogni costo, Bucharin è per la guerra rivoluzionaria, Trotsky dice “”né guerra né pace”” (stato di pace con la Germania senza firmare trattati di pace) (in sostanza non belligeranza) (pag 22) “”L’absence de Trotsky aux funérailles de Lénine sera jugée par les ouvriers comme un acte d’hostilité envers la mémoire de Lénine. Même le fils de Trotsky ne comprend pas et ne peut réprimer un reproche envers son père. Quelques jours plus tard, Trotsky reçoit la lettre suivante de Nadeshda Konstantinovna Kroupskaïa, la veuve de Lénine: “”Cher Lev Davidovitch, Je vous écris pour vous raconter qu’environ un mois avant sa mort, parcourant votre livre, Vladimir Iliitch s’arrêta au passage où vous donnez une caractéristique de Marx et de Lénine, et me pria de lui relire encore une fois ces lignes, et les écouta très attentivement, et ensuite voulut les revoir encore une fois de ses yeux. Et voici ce que je veux encore vous dire: les sentiments que Vladimir Iliitch a conçus pour vous lorsque vous êtes venu chez nous à Londres, arrivant de Sibérie, n’ont pas changé jusqu’à sa mort. Je vous souhaite, Lev Davidovitch, de garder vos forces et votre santé et je vous embrasse bien fort. N. Kroupskaïa”””” [R. Péro, Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge, NRC, n° 1] “”Comment Staline a pu réussir d’abattre un titan comme Trotsky? Trotsky a, lui-même, donné une réponse. “”On m’a demandé plus d’une fois, on me demande encore, écrit-il: Comment avez-vous pu perdre le pouvoir? Le plus souvent, cette question montre que l’interlocuteur se représente assez naïvement le pouvoir comme un objet matériel qu’on aurait laissé tomber, comme une montre ou un carnet qu’on aurait perdu. En réalité, lorsque des révolutionnaires qui ont dirigé la conquête du pouvoir arrivent à le perdre “”sans combat”” ou par catastrophe à une certaine étape, cela signifie que l’influence de certaines idées et de certains états d’âme est décroissante dans la sphère dirigeante de la révolution. Ou bien que la décadence de l’esprit révolutionnaire a lieu dans les masses mêmes, ou bien enfin que l’un et l’autre milieu sont à leur déclin””. Quelque part ailleurs il dit, en parlant de sa lutte contre le stalinisme: “”Car il ne s’agit pas de Staline lui-même, mais des forces que Staline exprime sans les comprendre””. En effet; in ne s’agissait pas seulement de la personne de Staline ou de Trotsky, mais des forces qu’ils représentent. Cette lutte entre le nationalisme et l’internationalisme, la lutte entre la contre-révolution qui lève la tête et la révolution qui faiblit. Marx et Engels avaient prévu que la révolution éclaterait d’abord dans les pays économiquement avancés et hautement industrialisés. Leur raisonnement était juste. Si la révolution triompha en Russie avant de triompher dans le pays d’Occident, c’est parce que sous la formidable pression de la guerre dévastatrice la chaîne de l’économie capitaliste mondiale se rompit è son chaînon le plus faible: la Russie, économiquement arriérée. La Russie n’était nullement préparée par le développement d’un régime socialiste. La révolution russe ne pouvait survivre, tel que, sans l’aide de la révolution internationale. Sans cette aide elle était condamnée à périr ou à dégénérer. Lénine comprit cela très bien et exprima cette pensée chaque fois qu’il vint à parler de l’avenir de la révolution russe. Pas un instant ne lui vint l’idée d’admettre la possibilité du socialisme dans un seul pays. Pour lui, la revolution russe n’était que le modeste prologue de l’imminente révolution mondiale”” [R. Péro, Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge, NRC, n° 1] (pag 27)”,”TROS-227″ “PERONCINI Gianfranco”,”Il sillogismo imperfetto. La guerra d’Algeria e il “”Piano Pouget”” un’alternativa dimenticata.”,”Gianfranco Peroncini nato a Milano nel 1955, giornalista professionista e fotografo, è laureato in Scienze Politiche e Geografia. Inviato speciale ai quattro angoli del mondo, è autore di saggi storici, guide geografiche e volumi illustrati. Il Piano Pouget prende il nome dal maggiore dei paracadutisti che lo propose concretamente sul piano storico.”,”FRQM-001-FL” “PEROTTI Berto”,”L’anno zero della Germania rossa.”,”PEROTTI Berto è un esperto germanista e diretto testimone di tanta parte della storia tedesca di questo secolo. Ha pubblicato raccolte di liriche, testimonianze di prigionia, saggi storici, un dramma sul pogrom antisemita del novembre 1938 in Germania, il volume ‘Una profezia di Heine e altri scritti’. La Germania Est è stato il primo paese del blocco sovietico ad entrare in crisi nella tormenta dell’89 Canfora: sugli “”E’ facile oggi brandire, per deriderne la fallacia, il catalogo dei peana intonati dalla cultura di sinistra alle realizzazioni del “”campo socialista””, i libri di Carlo Levi (‘Il futuro ha un cuore antico’) o di Tommaso Fiore (‘I corvi scherzano nel cielo di Varsavia’), o ironizzare su coloro che possono aver costruito sul “”Berliner Ensemble”” e sul suo fondatore fortune accademiche qui da noi. Si trascura di ricordare quanta parte abbia avuto, nella considerazione positiva dell’Est, ‘anche’ l’informazione non comunista o comunque ben lontana dalla propaganda comunista: non solo i libri di Emanuelli sull’Urss, ma anche i reportages della grande stampa: pezzi ferventi come quello di Ronchey per il volo di Gagarin (“”La Stampa”” del 13 aprile 1961, ‘Ora per ora una giornata indimenticabile’) ne uscivano ancora negli anni Settanta e Ottanta, incentrati sul concetto “”funzionano, ma non sono più comunisti””. “”A Dresda tornata dall’inferno””, raccontava Alfredo Venturi su “”La Stampa”” di Torino il 27 aprile ’85, appena quattro anni prima della caduta del muro.”” (pag 8) “”La parabola (della Ddr) è ben rappresentata dai tre film di Andrzei Wajda; ‘L’uomo di marmo’ (1976), che ancora lascia sperare, ‘L’uomo di ferro’ (1981), oggettiva e angosciante cronca della repressione di Danzica del dicembre ’70, e ‘Danton’ (1982) forse il più profetico testo (con sette anni di anticipo) sul possibile crollo del “”Socialismo reale””.”” (pag 10) Morin sugli stupri di donne tedesche da parte dei soldati russi (in ‘L’an zéro de l’Allemagne’) racconta di casi di donne tedesche non molto dispiaciute del fatto che i russi entrassero nelle loro case… le donne avevano fame e i russi portavano di tutto: prosciutto, burro ecc. e venivano ricevuti “”sempre bene”” (pag 57)”,”GERV-066″ “PEROTTINO Serge”,”Garaudy. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”””Il personale contributo di Garaudy allo sviluppo della ricerca marxista sulla religione è duplice: innanzitutto si è sforzato di capire quale ruolo copra la fede religiosa in questa seconda metà del secolo ventesimo, tempo di crisi e di decadenza del capitalismo, come Marx ed Engels avevano fatto per i periodi di crisi del regime schiavista e feudale; in secondo luogo, partendo dallo studio delle condizioni specifiche del nostro tempo, ha cercato di capire quali elementi la critica della teologia contemporanea avrebbe potuto apportare alla soluzione del problema per lui centrale: l’ elaborazione di una teoria della soggettività non soggettivista e di una teoria della trascendenza non alienata”” (pag 60)”,”TEOC-238″ “PEROZ Francis”,”De Jaurès à Pétain. Itinéraires de L.-O. Frossard.”,”PEROZ Francis “”Après le congrès de Tours, Ludovic-Oscar Frossard devient le secrétaire général du nouveau parti et il dirige un comité directeur de 24 membres. Du 4 janvier 1921 au 3 janvier 1923, cette institution se réunit à 109 reprises. Et Ludovic-Oscar Frossard n’est absent qu’à six reprises, les 18 et 24 janvier 1921, les 6, 20 et 27 septembre 1921 ainsi que du 23 mai au 20 juin 1922, période au cours de laquelle il partecipe aux travaux du comité exécutif de l’Internationale communiste. La lecture des comptes rendus pour cette période montre une assemblée dans une position ambivalente par rapport au communisme international. (…) Cette approche modérée et pragmatique du communisme, celle de L.O. Frossard, va rapidement se heurter et s’affronter à la vision plus orthodoxe de Boris Souvarine. Frossard supporte difficilement cet ami de Trotsky, fort agissant à Moscou”” (pag 84-85)”,”FRAP-108″ “PERRAUDEAU Michel”,”Éloge des libertaires. Les 100 mots du liberalisme.”,”Michel Perraudeau è saggista e universitario. Ha scritto opere di psico-pedagogia tra cui una biografia di Jean Piaget, e una biografia dell’anarchico francese Anselme Bellegarrigue. Manca l’ indice dei nomi, nessun riferimento a Fontenis. Opera più incentrata sulle idee, il pensiero che sui protagonisti L’ individualismo libertario è celebrato nel corso del tempo da Bellagarrigue e Dejacque, da Zo d’Axa e Tailhade, da Fénélon e Descaves, da Ryner e Arru. (pag 237)”,”ANAx-413″ “PERRAULT Gilles”,”Un homme a part. Qui etait Henri Curiel? Tome I.”,”Henri CURIEL è stato ucciso nel 1978 da due sicari non identificati. Aveva dei rapporti con reti terroristiche al soldo del KGB? Era un agente dei servizi segreti israeliani? O era un agente francese dei servizi segreti?”,”FRAV-081″ “PERRAULT Gilles”,”Un homme a part. Qui était Henri Curiel? Tome II.”,”Gilles PERRAULT è il celebre autore di ‘L’ Orchestre rouge’ . “”La théorie des cercles sera utilisée par les détracteurs de Curiel pour décrire le fonctionnement de Solidarité. Au centre, le premier cercle des initiés: Henri (Curiel) et ses intimes. Ils détiennent tous les secrets (…)”” (pag 151) “”Sa composition varie au fil des ans. Trosi composantes: le communistes, les protestants; les catholiques. Voici deux pasteurs, un prêtre, deux dirigeants d’associations, un ancien membre du comité centrale du PCF, un ancien secrétaire fédéral de la CGT. Les majorités se forment parfois bizarrement. Il est des circonstances où les divergences entre catholiques et protestants sont plus fortes qu’entre chrétiens et communistes. Les plus sovent, le vote reflète une position personnelle, non une réactin de groupe. Tout les sépare: foi, idéologie, allégeance politique. Une prise de position sur une affaire européenne quelconque ferait voler en éclats le comité directuer. Une discussion sur l’intervention soviétique en Tchécoslovaquie déclencherait la tempête. La politique gaulliste a des partisans et des adversaires ègalement farouches.”” (pag 152)”,”FRAP-092″ “PERRAULT Gilles”,”Un Homme a Part.”,”””Membre du PCF en 1947, il a vacillé au moment de l’intervention en Hongrie et rompu sur l’Algérie. Engagé à fond dans le réseau de soutien au FLN, il a participé aux besognes ordinaires – filières de passage, finances, ‘Vérités Pour’ – mais a fait bénéficier de ses compétences certains secteurs particuliers: formation des Algériens à la clandestinité, préparation des évasions”” (pag 450)”,”BIOx-285″ “PERRAULT Gilles”,”L’ orchestra rossa.”,”Questo libro è dedicato ai servizi d’informazione creati dai sovietici sul territorio del Terzo Reich e dei paesi occidentali occupati. Utilizzando una tecnica di racconto a metà tra il romanzo e il documentario (vicina a quella resa celebre da Truman Capote) Perrault ci racconta la nascita e la m orte di quel movimento che gli uffici del controspionaggio tedesco avevano soprannominato l’ Orchestra Rossa. Essa tesseva la tela nel cuore dell’impero nazista: decine dei suoi membri furono decapitati, fucilati o impiccati ma l’Orchestra Rossa continuava ad arrecare i suoi colpi mortali al nemico. Nell’ombra, la figura del gran capo, un personaggio che supera le creazioni dell’immaginazione poliziesca, ma che gli specialisti hanno riconosciuto come uno dei personaggi chiave della storia dello spionaggio. Perrault è andato alla ricerca dei protagonisti sopravvissuti e a quelli della Gestapo, attraverso l’Europa: comunisti clandestini, agenti del Comintern, resistenti di ogni tendenza, professionisti dello spionaggio, ufficiali dell’ Abwehr ecc. ‘Il capo della rete spionistica sovietica in Germania durante la seconda guerra mondiale chiamata Orchestra Rossa era Leopold Trepper, agente polacco e sovietico. Dopo la guerra è stato arrestato e torturato dal regime stalinista. Alla fine è emigrato in Israele. Dovrebbe essere morto nel 1982′ (fonte b)”,”QMIS-055-FGB” “PERRI Giuseppe”,”Crescita della conoscenza e complessità. Il costruttivismo in Piaget, nell’epistemologia francese e nella nuova scienza.”,”Giuseppe Perri (Locri, 1961) è studioso di filosofia della scienza e di metodologia delle scienze umane. Il caso e la necessità. A. Cournot grande teorico del probabilismo e del ruolo ontologico e gnoseologico del caso (pag 92-93) “”L’ordito del reale non à il determinismo universale di Laplace, ma la relazione complessa fra necessità e novita”” (pag 96)”,”FILx-004-FB” “PERRI Paolo”,”Lenin in Irlanda. Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel Soviet di Limerick.”,”””Allo scoppio della prima guerra mondiale Connolly aderì al piano dell’Irish Republican Brotherhood e dei semiclandestino SInn Féin, per organizzare una rivolta antibritannica. Ai cospiratori feniani si unirono subito i militanti dell’Iran Citizen Army (Ica) – la milizia operaia che aveva protetto gli scioperanti durante i lunghi mesi della serrata (11) – e alcuni militanti dell’ Itgwu. L’organizzazione stessa della rivolta rappresentava il fine ultimo delle aspirazioni politiche di Connolly: gettare le basi per l’agognata indipendenza dell’Irlanda mantenendo fede, allo stesso tempo, a quella politica della “”guerra alla guerra”” ribadita più volte dall’Internazionale socialista. I delegati irlandesi, in realtà, nei congressi di Copenaghen e Basilea, avevano ricevuto numerose critiche da alcuni importanti esponenti del socialismo europeo proprio per le loro peculiari posizioni indipendentiste (12). È interessante sottolineare però come alcuni dei maggiori critici del “”modello irlandese”” avessero poi sposato la causa bellica, entrando a far parte dei diversi governi di unità nazionale allo scoppio del conflitto. Gli irlandesi, invece, erano rimasti fedeli alle posizioni internazionaliste, sposando le tesi difese da Lenin nella conferenza di Kienthal del 1916, che vedevano nello sciopero generale e nell’insurrezione armata gli unici mezzi per fermare il conflitto (13). Per Connolly, quindi, l’idea di una rivolta antimperialista in Irlanda si sposava perfettamente con le sue convinzioni ideologiche e la sua fede socialista. La celebre Rivolta di Pasqua cominciò ufficialmente a mezzogiorno del 24 aprile 1916, quando gli insorti s’impadronirono di alcuni punti chiave di Dublino. Dal palazzo delle poste i leader dell’insurrezione proclamarono la nascita della repubblica, proprio mentre a Kienthal iniziava la conferenza internazionale indetta da bolscevichi. Alla provocazione irlandese Londra rispose inviando l’esercito, e gli insorti, isolati e privi di sostegno, furono rapidamente sconfitti. La “”repubblica irlandese”” aveva resistito appena una settimana, ma la condanna alla pena capitale di venticinque ribelli, tra cui Connolly e il vice comandante dell’Ica Michael Mallin, e l’arresto di 3.500 sospetti contribuirono a delegittimare l’autorità imperiale sull’isola. Il sostegno al nazionalismo moderato dell’Ipp crollò di colpo e nelle elezioni del 1918 il Sinn Féin ottenne la maggioranza assoluta dei seggi (73 su 105) (14). La corrente socialista, ormai priva dei suoi più autorevoli esponenti, fu però gradualmente marginalizzata all’interno del movimento nazionalista, preoccupato di presentarsi come una forza interclassista capace di difendere gli interessi di tutto il popolo irlandese. Sarà l’eco classista capace di difendere gli interessi di tutto il popolo irlandese. Sarà l’eco della rivoluzione dell’ottobre 1917 a dare nuovo vigore alla sinistra repubblicana e a rilanciarne l’azione politica. A partire dalla fine della serrata di Dublino, del resto, i socialisti di Connolly avevano prestato particolare attenzione alle posizioni di Lenin sul diritto all’autodeterminazione nazionale, dando ampia diffusione a testi come ‘Osservazioni critiche sulla questione nazionale’ (1913) e ‘Sul diritto di autodecisione delle nazioni’ (1914). Lo stesso Lenin aveva espresso un sincero interesse per il coinvolgimento dei socialisti nella Rivolta di Pasqua, scagliandosi contro i critici delle lotte per l’autodeterminazione nazionale che per il leader dei bolscevichi facevano parte a pieno titolo della lotta generale contro il capitalismo (15). Proprio le tesi leniniste sulla legittimità dei movimenti di liberazione delle nazioni oppresse fornirono nuova linfa al socialismo gaelico. Una nuova ondata di scioperi stava per attraversare l’Irlanda e alla testa di queste mobilitazioni troveremo ancora una volta una peculiare commissione di socialisti e nazionalisti radicali. Un soviet nel cuore dell’Irlanda. Ad animare il variegato universo della sinistra irlandese era stata, ancora una volta, l’attività sindacale. Tra l’estate del 1917 e la primavera del 1918 l’Itgwu aveva visto triplicare gli iscritti, adesso più di 60.000, in maggioranza braccianti e lavoratori portuali (16)”” (pag 82-83) [Paolo Pierri, ‘Lenin in Irlanda. Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel Soviet di Limerick’, ‘Storie in movimento.org’, 2018] [(11) L’organizzazione fu creata da James Connolly, James Larkin e Jack White per difendere gli operai dalla brutalità della polizia. L’Ica, oltre a un comandante generale, contava su uno stato maggiore composto di ufficiali eletti dai soldati e su un comitato di direzione formato da un eguale numero di ufficiali e soldati. Cfr. Rayner O’Connor Lysaght, ‘The Irish Citizen Army 1913-1916: White, Larkin and Connolly’, ‘History Ireland’, n. 2, 2006; (12) International Institute of Social History, Archives of the Second International, Internationaler Sozialistischer Kongress Copenhagen 1910, Drucksache n. 11, Doc, n. 460, ‘Le militarisme et le conflits international (texte en français, anglais et allemand), S.I. (1910), Imprimé, 1 pièce /3ex; (13) Cfr. George D.H. Cole, ‘Storia del pensiero socialista’, Laterza, IV, I, 1967, p. 42; (14) Cfr. Cornelius O’Leary, ‘Irish elections, 1918-1977. Parties, voters and proportional representation’, Gill & MacMillan, 1979, p. 22; (15) Cfr. Vladimir I. Lenin, ‘The Irish Rebellion of 1916′, in Collected Works, vol. 11, Progress, 1964, pp. 353-358; (16) Cfr. Liam Cahill, Forgotten revolution: Limerick Soviet 1919’, O’Brien Press, 1990, p. 16] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-004-FGB”
“PERRI Stefano”,”Prodotto netto e sovrappiù. Da Smith al marxismo analitico e alla new interpretation.”,”Stefano Perri è docente di Microeconomia presso il corso di laurea in Economia bancaria dell’Università di Macerata.”,”ECOT-233-FL”
“PERRIE Maureen”,”The agrarian policy of the Russian Socialist-Revolutionary Party from its origins through the revolution of 1905-1907.”,”PERRIE Maureen, Lecturer in Modern History Centre for Russian and East Europea Studies University fo Birmingham.”,”RIRx-173″
“PERRIE Maureen a cura; saggi di BOGATYREV Sergei CRUMMEY Robert O. DAVIES Brian DIMNIK Martin FLIER Michael S. FRANKLIN Simon HELLIE Richard HUGHES Lindsey IANIN V.L. KHODARKOVSKY Michael SHIELDS KOLLMANN Nancy MARTIN Janet MILLER David B. OSTROWSKI Donald PAVLOV A.P. POE Marshall SHAW Denis J.B. SHEPARD Jonathan, contributors”,”The Cambridge History of Russia. From Early Rus’ to 1689. Volume I.”,”Maureen Perrie is Emeritus Professor of Russian History at the University of Birmingham and the author of Pretenders and Popular Monarchism in Early Modern Russia: The False Tsars of the Time of Troubles and, with Andrei Pavlov, Ivan the Terrible. Sergei Bogatyrev is Lecturer in Early Russian History in the School of Slavonic and East European Studies (University College London) and Docent of Early Russian Culture at the University of Helsinki. He is the author of The Sovereign and His Counsellors: Ritualised Consultations in Muscovite Political Culture, 135os-157os (2000), and the editor and co-author of Russia Takes Shape, Patterns of Integration from the Middle Ages to the Present. Robert O. Crummey is Emeritus Professor of History at the University of California, Davis, and author of The Old Believers and the World of Antichrist; The Vyg Community and the Russian State, 1694-1855, Aristocrats and Servitors; The Boyar Elite in Russia, 1613-1689 and The Formation of Muscovy, 1304-1613. Brian Davies is Associate Professor of History at the University of Texas at San Antonio and the author of State Power and Community in Early Modern Russia; The Case of Kozlov, 1635-1649. Martin Dimnik is Senior Fellow and President Emeritus, Pontifical Institute of Mediaeval Studies, Toronto, and Professor of Medieval History, University of Toronto. He is the author of Mikhail. Prince of Chernigov and Grand Prince of Kiev, 1224-1246, The Dynasty of Chernigov, 1054-1146, and The Dynasty of Chernigov, 1146-1246. Michael S. Flier is Oleksandr Potebnja Professor of Ukrainian Philology at Harvard University. He is co-editor with Henrik Birnbaum of Medieval Russian Culture; with Daniel Rowland of Medieval Russian Culture; and with Henning Andersen of Francis J. Whitfield’s Old Church Slavic reader. Simon Franklin is Professor of Slavonic Studies at the University of Cambridge and author of The Emergence of Rus 750-1200 (with Jonathan Shepard, 1996) and Writing, Society and Culture in Early Rus c. 950-1300. Richard Hellie is Thomas E. Donnelly Professor of Russian History, The University of Chicago, and the author of Enserfment and Military Change in Muscovy, Slavery in Russia 1450-1725 and The Economy and Material Culture of Russia 1600-1725. Lindsey Hughes is Professor of Russian History in the School of Slavonic and East European Studies, University College London, and the author of Sophia Regent of Russia 1657-1704, Russia in the Age of Peter the Great and Peter the Great, A Biography. V.L. Ianin is an Academician of Russian Academy of Sciences, and the author of Novgorod i Litva, Pogranichnye situatsii XIII.XV vekov (Novgorod and Lithuania, Frontier Situations in the 13th-15th centuries), Uistokov novgorodskoi gosudarstvennosti (The origins of Novgorod’s Statehood) and Novgorodskie posadniki (The Governors of Novgorod) (2nd edn, 2003). Michael Khodarkovsky is a Professor of History at Loyola University, Chicago. He is the author of Where Two Worlds Met; The Russian State and the Kalmyk Nomads, 1600-1771 and of Russia’s Steppe Frontier, The Making of a Colonial Empire, 1500-1800; and author, with Robert Geraci, of Of Religion and Empire, Missions, Conversion, and Tolerance in Tsarist Russia. Nancy Shields Kollmann is William H. Bonsall Professor in History at Stanford University and the author of Kinship and Politics. The Making of the Muscovite Political System, 1345-1547 and By Honor Bound, State and Society in Early Modern Russia. Janet Martin is Professor of History at the University of Miami and author of Treasure of the Land of Darkness, The Fur Trade and its Significance for Medieval Russia and Medieval Russia 980-1584. David B. Miller is Emeritus Professor of Russian History at Roosevelt University, Chicago, and the author of The Velikie Minei Chetti and the Stepennaia Kniga of Metropolitan Makarii and the Origins of Russian National Consciousness and numerous articles on the history of Muscovite and Kievan Russia. Donald ostrowski is Research Adviser in the Social Sciences and Lecturer in Extension Studies at Harvard University. He is the author of Muscovy and the Mongols, Cross-Cultural Influences on the Steppe Frontier, 1304-1589 and the editot and compiler of The Povest’ vremennykh let; an Interlinear Collation and Paradosis. A.P. Pavlov is Senior Research Fellow in the Institute of History of the Russian Academy of Sciences, St Petersburg, and the author of Gosudarev dvor i politicheskaia bor’ba pri Borise Godunove (1584-1605 gg.) (The Sovereign’s Court and Political Conflict under Boris Godunov, 1584-1605) and, with Maureen Perrie, Ivan the Terrible. Marshall Poe writes for The Atlantic Monthly. He is the author of ‘A People Born to Slavery’; Russia in Early Modern European Ethnography, 1476-1748, The Russian Moment in World History, and The Russian Elite in the Seventeenth Century. Denis J.B. Shaw is reader in Russian Geography at the University of Birmingham. He is the author of Russia in the Modern World, of Landscape and Settlement in Romanov Russia, 1613-1917 (with Judith Pallot) and of articles and chapters on the historical geography of early modern Russia. Jionathan Shepard was formerly University Lecturer in Russian History at the University of Cambridge and is co-author (with Simon Franklin) of The Emergence of Rus 750-1200, and editor of The Cambridge History of the Byzantine Empire. List of plates, List of maps, List of figures, List of genealogical tables, Notes on contributors, Acknowledgements, Note on dates and transliteration, Chronology, List of abbreviations, Introduction, bibliography, Index,”,”RUSx-030-FL”
“PERRIER Edmond”,”La terre avant l’ histoire. Les origines de la vie et de l’ homme.”,”””Presso tutti questi animali, non potendo il piede più avere alcun movimento di rotazione in rapporto alla gamba, i muscoli che si attaccano al perone e che determinano questi movimenti di rotazione non sono più usati; essi si atrofizzano, come prevede la dottrina di Lamarck, e causano l’ atrofizzazione graduale del perone al quale si fissano””. (pag 369)”,”SCIx-223″
“PERRIER Hubert CORDILLOT Michel”,”Les origines du Premier Mai: les événements de 1886 à Chicago et leurs répercussions internationales.”,”Hubert Perrier (Université de Grenoble III); Michel Cordillot (Besançon) Il movimento sociale americano era ormai in prima linea del movimento globale del lavoro “”Dès lors qu’elles furent connues en Europe, les luttes du 1er mai 1886 contribuèrent à démythifier partiellement «l’image de marque» de la démocratie américaine. Comme l’écrivait alors Jules Guesde dans un éditorial publié le 9 mai par le ‘Cri du Peuple’ de Jules Valles: «le prolétariat [américain] est debout, organisé, posant par ses grèves monstres la question sociale dans les mêmes termes où elle se pose en France et en Allemagne, en Belgique et en Angleterre» (50). Un an et demi plus tard, l’assassinat délibéré des dirigeants de l’IWPA (International Working People’s Association) révélait la volonté répressive du capitalisme américain, «en mettant de nouveau en évidence l’état de classe dans sa nudité et en détruisant toutes les illusions» (51). Il est vrai qu’alors, les idées étaient loin d’être claires en Europe au sujet de la nature de l’Etat américain. Ceci s’expliquait d’abord par la fascination exercée par ce pays sur tous ceux qui aspiraient à une vie meilleure, fascination qui se concrétisa par le départ de plus de 8 millions d’Européens en direction du Nouveau Monde entre 1871 et 1890 (52); mais aussi par l’attitude des organisations ouvrières, dont certaines prises de position n’avaient pas été exemptes d’ambiguïté. On sait que le prolétariat anglais s’était massivement mobilisé à l’appel de ses organisations pour soutenir la cause Unioniste – qui était aussi celle des chevaliers d’industrie – durant la guerre de Sécession (1861-65), ou encore que l’une des premières manifestations publiques de l’AIT avait été, dès novembre 1864, de féliciter le peuple américain d’avoir réélu Abraham Linconln à la Maison Banche (53). Parallèlement; la décision arrêteé au congrès de La Haye en 1872 de transférer le Conseil général de l’AIT à New York, avait pu laisser croire aux militants, qui en ignoraient les arrière-pensées, que le Nouveau Monde était désormais à la pointe du mouvement social international. Et même si les principaux dirigeants ouvriers européens avaient ultérieurement adopté une attitude à la fois plus critique et plus réaliste – en particulier à l’occasion des grandes grèves de 1877 -, certains, et non des moindres, gardaient encore l’espoir d’un triomphe rapide de la “”Sociale”” outre-Atlantique: Karl Marx lui-même était apparemment de ceux-là en 1877, et, dix années plus tard, Friedrich Engels laissait à son tour entendre, dans la préface de la réédition de ‘La situation de la classe laborieuse en Angleterre’ (texte qui connut alors une très large diffusion dans la presse ouvrière européenne), que le mouvement social américain était désormais à l’avant-garde du mouvement ouvrier mondial (54)”” [Hubert Perrier, Michel Cordillot, ‘Les origines du Premier Mai: les événements de 1886 à Chicago et leurs répercussions internationales’] [(in) Cahiers d’Histoire de l’Institut de Recherches Marxistes, Paris, n. 33, 1988] [(50) ‘Le Cri du Peuple’ , 9 mai 1886, «La Révolution en Amérique». Cette étude s’appuie sur la documentation rassemblée par un groupe de travail composé de Catherine Collomp, Michel Cordillot, Marianne Debouzy et Hubert Perrier, avec l’aide d’amis et de collègues de divers pays d’Europe; (51) August Bebel à Friedrich Engels, 12 novembre 1887; (52) Denise Artaud et André Kaspi, ‘Histoire des Etats-Unis, Paris, A. Colin, 1977, p. 384; (53) Voir Philip S. Foner, British Labor and the Civil War’, New York, 1981; Documents of the First International 1864-66, Moscou, Ed. du Progrès, 1962, p. 51 sq.; (54) Helmut Hirsch, ‘Denker und Kämpfer’, Franckfurt: Europaïsche Verlagsanstalt, 1955, p. 138; Paul et Laura Lafargue, Friedrich Engels, ‘Correspondance’, tome I, Paris: Ed. Sociales, 1956, p.358] Michel CORDILLOT – Professeur des universités depuis 1995 (domaine de recherche : histoire des Etats-Unis, XIXe siècle) – Maître de conférences, Université PARIS VIII-Saint-Denis, 1990-1995 – Agrégation d’Anglais, 1977. – Professeur d’anglais dans le Second degré à Pont-de-Roide, puis Montbéliard, puis Besançon (Doubs), 1975-89 et chargé de cours à l’Université de Franche-Comté, Besançon, 1985 à 1988 – Doctorat d’État d’histoire et civilisation américaine, 1984. *** – Récipiendaire de deux bourses « Fullbright » pour effectuer des recherches aux États-Unis (1981 et 1986). – Lauréat du prix de la SENA (Société d’études nord-américaine) 1990 pour l’ouvrage Des Hommes libres dans une société esclavagistes. – Lauréat 2005 du Willi Paul Adams Award / Organization of American Historians for best book on American History in a foreign language avec La Sociale en Amérique. Dictionnaire biographique du mouvement social francophone aux Etats-Unis, 1848-1922. Ce même ouvrage a par ailleurs obtenu le label « Grand Œuvre » du CNL. Principales publications – Des Hommes libres dans une société esclavagiste : les Ouvriers du Sud des Etats-Unis, 1830-1861, Besançon/Paris, Les Belles Lettres, 1990, X, 253 p. (avec une préface de F. PITAVY, président de l’AFEA). – La Sociale en Amérique. Dictionnaire biographique du mouvement social francophone aux Etats-Unis, 1848-1922. Paris , Éditions de l’Atelier, 2002. In-8, 431 p. – « Les Ouvriers du Sud des États-Unis et l’esclavage, 1830-1865 », in Frits van Holthoon et Marcel van der Linden (eds), Internationalism in the Labour Movement (introduction de Eric Hobsbawm), Leiden, E.J. Brill, 1988, vol. 1, p. 19-41. – « Les réactions européennes aux événements de Haymarket », in Marianne Debouzy (dir.), A l’ombre de la Statue de la Liberté. Immigrants et ouvriers dans la République américaine, 1880-1920, Paris, Presses Universitaires de Vincennes, 1988, p. 181-190. – (avec Hubert Perrier), « The Origins of May Day : The American Connection », in Gianni C. Donno (a cura di), Storie e Immagini del 1° Maggio. Problemi della storiografia italiana ed internazionale, Università degli studi di Lecce, Lecce, 1990, p. 415-447. Également paru in Marianne Debouzy (ed.), In the Shadow of the Statue of Liberty. Immigrants, Workers, and Citizens in the American Republic, 1880-1920, Urbana, University of Illinois Press, 1992, p. 157-187. – (avec Hubert Perrier), « Cenni su un storia a parte : il 1° Maggio negli Stati Uniti », in Andrea Pannacione (a cura di), Il 1° Maggio tra passato e futuro. Convegno per il centenario del 1° Maggio promosso dal Comune di Milano, Manduria, Piero Lacaita editore, 1992, p. 267-274. – « La Proscription communaliste aux États-Unis (1871-1880) », in Ronald Creagh (dir.), Les Français aux États-Unis, d’hier à aujourd’hui. Montpellier, Éditions espace 34/Université Montpellier III, 1995, p. 333-352 (contribution présentée au colloque international « Les Français des États-Unis », Montpellier, 5-6 janvier 1989). – « Les socialistes franco-américains : particularismes nationaux, pluri-ethnisme, internationalisme (1848-1914) », in Serge Wolikow et Michel Cordillot (dir.), Prolétaires de tous les pays, unissez-vous ? Les difficiles chemins de l’Internationalisme, 1848-1956, Dijon, Éditions Universitaires de Dijon, 1993,. p. 19-26 (Contribution au colloque international « L’Internationalisme à l’épreuve », Dijon, 22-23 mai 1992). – « L’Utopie en Amérique, Réunion, Texas », in Michèle Riot-Sarcey (dir.), L’Utopie en questions, Paris, PUV, 2001, p. 225-242. – « Zéphirin Camélinat, de Mailly-la-Ville à l’exil outre-Manche », Contribution au colloque « Zéphirin Camélinat, l’homme, le militant, le symbole », Auxerre, 11 octobre 2003. In Michel CORDILLOT (dir.), Zéphirin Camélinat (1840-1932). Une vie pour la Sociale, Auxerre, ADIAMOS-89 et SSHNY, 2004, p. 13-54. – « Aux Origines du socialisme dans le Sud des États-Unis : les immigrés allemands dans les états esclavagistes, 1848-1865 », Le Mouvement social, n°139 (avril 1987), p. 51-75. – « Les Immigrants irlandais aux États-Unis et l’adaptation au travail industriel : le cas du Sud esclavagiste, 1830-1860 », Les Cahiers d’Encrages, vol. 1, n°4 (mai 1988), p. 7-15. – « Un Journal ouvrier dans le Sud esclavagiste : le Workingmen’s National Advocate de Washington D.C. (avril-juin 1853) », Encrages, n°21 (1990), p. 128-137. – « A Forgotten Document about Early Railroad Unionization : The 1855 Baltimore Convention and its Aftermath », Maryland Historical Magazine, vol 86, n°4 (winter 1991), p. 444-456. – « L’histoire revisitée du PCUSA », La Pensée, n°307, juillet-septembre 1996, p. 81-85. – « Le Parti communiste des États-Unis. Notes sur l’état des recherches », The International Newsletter of Historical Studies on Comintern, Communism, and Stalinism, n° 9-13, 1999, p. 122-127. – (avec Hubert Perrier, Catherine Collomp et Marianne Debouzy) « The ’Social Revolution’ in America ? European Reactions to the ’Great Upheaval’ and to the Haymarket Affair », International Labor and Working Class History (University of Illinois), n°29, 1986 (special Haymarket issue), p. 38-52. – (avec Hubert Perrier), « Aux origines du 1er Mai : les événements de Chicago de 1886 et leurs répercussions internationales », Cahiers d’histoire de l’IRM n°33 (1988), p. 85-116. – « Les Derniers fouriéristes français aux États-Unis. Notes et documents », LUVAH-Revue littéraire, n°16 (février 1989), numéro spécial « Charles Fourier », p. 103-116. – « Les Blanquistes à New York, 1871-1880 », 1848, Révolutions et mutations au XIXe siècle, n° 6 (1990), p. 77-92. – « Le socialisme francophone néo-fouriériste après Réunion : Charles Caron et la section 15 de l’Internationale à La Nouvelle-Orléans », Cahiers Charles Fourier n°4 (1993), p. 129-142. – « L’apport des recherches sur les militants franco-américains au débat sur les migrations transatlantiques », communication présentée au colloque international du CNRS « Les dictionnaires biographiques du mouvement ouvrier : lecture, exploitation, apports à l’historiographie », Paris, 22-24 novembre 1993. Publié in Bulletin du Regroupement des chercheurs-chercheures en histoire des travailleurs et travailleuses du Québec (Montréal), n°57 (automne 1993), p. 5-9 ; et dans Matériaux, pour l’histoire de notre temps, Paris, BDIC, n°34 (janvier-juin 1994), p. 3-5. – « Les Socialistes franco-américains et les Canadiens », Bulletin d’histoire politique (Montréal), vol. 3, n°2 (hiver 1995), p. 83-101. – « French-speaking Radicals in the USA, 1848-1922 : The Possible Usages of Prosopography », Labor/Le Travail (Toronto, Canada), n°45 (Spring 2000), p. 243-247 (in « Symposium Honoring Marianne Debouzy »). – « Les socialistes franco-américains et la Première Guerre mondiale (août-décembre 1914) », conférence donnée lors de la journée d’étude du CENA « Les émigrants français aux Amériques et la Première Guerre mondiale » (EHESS, le 29 mai 2006). Traductions – Bernard H. Moss, The Origins of the French Labor Movement, paru sous le titre Aux Origines du mouvement ouvrier français, Besançon et Paris, Les Belles Lettres, 1985. – Christopher A. Bayly, The Birth of the Modern World, 1780-1914, Londres Blackwells, 2004. Paru en français sous le titre La Naissance du monde moderne (1780-1914), Paris Éditions de l’Atelier/Le Monde diplomatique, 2006, 606 p. DEPA Université Paris 8, 2 rue de la liberté 93526 SAINT-DENIS CEDEX”,”MPMx-043″
“PERRIN Linda”,”Coming to America. Immigrants from the Far East.”,”La storia dell’ immigrazione asiatica nel paese delle opportunità fu una lotta contro il razzismo e la discriminazione. Le differenze culturali resero difficile l’ assimilazione delle minoranze asiatiche. L’ ostilità nacque anche dal fatto che la forza-lavoro asiatica a buon mercato strappò posti di lavoro agli americani e ciò suscitò inimicizia nei sindacati. Durante la 2° seconda guerra mondiale i giapponesi furono rinchiusi in campi appositi”,”CONx-098″
“PERRIN Joseph M.”,”L’ ora dei laici.”,”Lavoro di squadra. “”””Formare una équipe””, è una di quelle formule magiche che paiono capaci di eliminare tutte le difficoltà e di risolvere tutti i problemi. “”Diritto alla équipe””, “”decisione della équipe””, sono diventati sinonimi di decisioni dello Spirito Santo, mentre “”senso della équipe”” dovrebbe equivalere a “”senso cristiano””. Con tutto ciò, questa espressione ha la forza di ogni immagine. Chi non ha visto dei lavoratori applicati e dediti allo stesso compito, che uniscono i loro sforzi e decuplicano in tal modo le loro forze e le loro capacità di lavoro? L’ idea di lavorare in comune ridesta il coraggio e mantiene l’ entusiasmo. Può darsi che vi si veda un mezzo per limitare l’ autorità e per non obbedire che a sé stessi sotto la veste d’altri. In un buon numero di casi, non si tratta di un’ esca?”” (pag 243-244) “”(…) l’ équipe rende di più se esige di più.”” (pag 244)”,”RELC-154″
“PERRONE Ottorino”,”La tattica del Comintern 1926 – 1940.”,”Il testo di PERRONE (pseudonimo VERCESI) è apparso a puntate nella rivista del Partito Comunista Internazionalista ‘Prometeo’ tra l’ agosto del 1946 e il novembre del 1947. Ottorino PERRONE è nato a L’ Aquila nel maggio 1897. Dal Congresso di Livorno del Partito Comunista d’ Italia (1921) fu convinto ed entusiasta assertore della linea politica rivoluzionaria propugnata dalla Sinistra. Riparato all’ estero, per sfuggire alla polizia fascista, difese tenacemente le posizioni della Sinistra Comunista sui periodici ‘Prometeo’ e ‘Bilan’. Militante del Partito Comunista Internazionalista (Internazionale dal 1965), morì sessantenne a Bruxelles nell’ ottobre del 1957.”,”RUST-050″
“PERRONE Nico”,”Enrico Mattei.”,”PERRONE insegna storia dell’America nel’Università di Bari. Ha lavorato nello staff centrale dell’Eni di Mattei. Ha pubblicato ‘Il truglio’ (2000), ‘De Gasperi e l’America’ (1995), ‘Obiettivo Mattei’ (1995).”,”ITAE-246″
“PERRONE Nico a cura; saggi di DRINNON Richard EDWARDS Richard C. GREEN David MATTICK Paul PERRONE Nico ZINN Howard”,”Due secoli di capitalismo Usa.”,”Saggio conclusivo: – Howard ZINN, La recente storiografia americana sugli Usa (pag 263-309) “”Secondo le stime della Brookings Institution, “”negli anni del ‘boom’ del 1929, il 78 per cento delle famiglie americane aveva un reddito inferiore a 3.000 dollari, ed il 40 per cento aveva un reddito familiare inferiore a 1.500 dollari. Solo il 2,3 per cento della popolazione godeva di un reddito di oltre 10.000 dollari. Sessanta famiglie americane, appartenenti alla categoria dal reddito più alto, avevano risparmi che ammontavano al totale di quelli di 25 milioni di famiglie della categoria dal reddito inferiore (1)””. (pag 228) (1) Cit. da R. Goldston, The Great Depression, 1968″,”USAE-080″
“PERRONE Ottorino”,”La tattica del Comintern dal 1926 al 1940.”,”L’autore – nato a l’Aquila nel maggio 1897 – dal Congresso di Livorno del Partito Comunista d’Italia, 1921, fu convinto ed entusiasta assertore della linea politica rivoluzionaria propugnata dalla Sinistra. Riparato all’estero, per sfuggire alla polizia fascista, difese tenacemente le posizioni della Sinistra Comunista sui periodici Prometeo e Bilan. Militante del Partito Comunista Internazionalista, morì sessantenne, a Bruxelles, nell’ottobre del 1957.”,”INTT-053-FL”
“PERRONE Nico”,”La Loggia della Philantropia. Un religioso danese a Napoli prima della rivoluzione. Con la corrispondenza massonica e altri documentiò”,”Nico Perrone dal 1990 insegna storia in tre università danesi come professore ospite e ha pubblicato con questa casa editrice ‘De Gasperi e l’America’ (1995) e ‘Il truglio’ (2000). In questo libro ricostruisce la storia del religioso e archeologo danese Münter che venne segretamente a Napoli e a Palermo nel Settecento per prendere contatti e unificare le fila della locale massoneria. E sostenere i disegni più illuminati di quei liberi muratori e giacobini che saranno i protagonisti delle congiure anti-borboniche e repubblicane da Gaetano Filangieri a Mario Pagano, a Melchiorre Delfico a Giuseppe Albanese. Una missione speciale sconosciuta che svela aspetti inesplorati della rivoluzione napoletana del 1799 e da porre agli inizi del Risorgimento.”,”RISG-001-FSD”
“PERROT Michelle”,”Jeunesse de la grève. France 1871 – 1890.”,”Collezione ‘L’univers historique’ diretta da Jacques JULLIARD e Michel WINOCK”,”MFRx-058″
“PERROT Jean-Claude PERROT Michelle REBERIOUX Madeleine MAITRON Jean, documenti riuniti e presentati da”,”La Sorbonne par elle-même. Mai-Juin 1968.”,”””Soprattutto non si potrà scrivere un giorno la storia della Sorbona in maggio senza raccogliere le testimonianze di quelli che vi vissero, vi lavorarono: dal comitato d’ occupazione al servizio d’ ordine, dai militanti sindacali agli animatori politici. Questa raccolta, indispensabile, non è ancora cominciata.”” (pag 7)”,”FRAP-076″
“PERROUX Francois”,”Le capitalisme.”,”PERROUX Francois è stato professore al College de France e D dell’ Institut de Science Economique Appliquée.”,”ECOI-064″
“PERROUX Francois”,”L’ economia del XX secolo.”,”PERROUX, professore all’ Università di Parigi e membro del Conseil Economique et Social ha fondato l’ Institut de science economique appliquée di cui è direttore. Tra le sue opere ‘L’ economie des jeunes nations’. “”Gli oneri globali del riarmo, assai variabili da paese a paese, non sono certo inferiori, nell’ insieme, a circa 40 miliardi di dollari, ossia al 10% della somma dei redditi nazionali””. (pag 355)”,”ECOT-070″
“PERRY Elizabeth J.”,”Shanghai on Strike. The Politics of Chinese Labor.”,”L’A è Professor of Political Science all’Univ di California, Berkeley.”,”MCIx-001″
“PERSICO Pasquale VINCI Salvatore”,”Principi di Econometria.”,”Pasquale Persico è professore incaricato stabilizzato di Economia Politica alla Facoltà di Giurisprudenza di Salerno, ha insegnato Econometria presso la Facoltà di Economia e Commercio di Bari e quella di scienze Economiche e Sociali di Cosenza. Salvatore Vinci è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma. Ha vinto nel 1975 il concorso alla cattedra di Econometria dell’Università della Calabria (Rende), successivamente ha insegnato Econometria nell’Università di Napoli.”,”ECOT-214-FL”
“PERSIL Raoul”,”Alexandre Millerand.”,”Millerand e Cicerin. “”Diceva, il 28 marzo: “”Desidero incontrare soprattutto a Genova, M. Lloyd George che ha mostrato ripetutamente che è un po’ realista… Ancora una volta , non mi aspetto un’ intesa politica che è impossibile tra degli Stati borghesi e una Repubblica sovietica.”” Ma Cicerin era più categorico: “”Le industrie europee ci forniranno del materiale per il nostro esercito. I popoli d’ Europa vanno a disarmare; in seguito saranno la preda dell’ armata rossa. La stupidità e lo spirito di lucro dei nostri nemici ci favoriranno. Quando Krasin propone a tutti degli accordi commerciali, fa una politica generale, perché essa sfrutta la stupidità e la cupidigia umane. Noi otterremo dall’ Europa dei crediti che non rimborseremo mai; così possiamo generosamente accordare il 20% di commissione agli intermediari.”” Quale giustificazione, in retrospettiva, della chiaroveggenza di Millerand quando allertava Briand a Londra e soprattutto a Cannes!”” (pag 146)”,”FRAV-101″
“PERSIO – GIOVENALE, a cura di Luca CANALI e Giovanni VIANSINO”,”Satire.”,”Aulo Persio Flacco nacque a Volaterrae (odierna Volterra) il 4 dicembre del 34 d.C. da famiglia ricca di rango equestre, molto vicina, sia per contatti frequenti sia per qualche legame di parentela, alla nobilitas di tradizioni e sentimenti repubblicani. Nel 46 si trasferì a Roma per proseguire i suoi studi di grammatica, retorica e filosofia sotto la guida, rispettivamente, di Remmio Palemone, Virginio Flavo e Anneo Cornuto. Entrò in contatto e familiarità con i poeti Cesio Basso e Lucano, con personaggi politici di primo piano, quali Seneca e Trasea Peto e, più in generale, con l’ambiente culturale stoico di aperta opposizione al regime di Nerone. Decimo Giunio Giovenale, Il più grande poeta satirico latino, unico fra i poeti che hanno scelto questo genere letterario, utile per difendere Roma in qualche momento storico minacciata nelle sua identità ideologica, è stato avarissimo di notizie che lo riguardassero. É verosimile che abbia posseduto una casa a Roma, frequentò un podere a Tivoli e la cittadina di Aquino a cento chilometri a sud-est Roma: anzi, parte della critica la crede suo luogo d’origine, ed in effetti tratti laziali ed un attaccamento viscerale alla campagna sono elementi non secondari della sua poesia.”,”VARx-147-FL”
“PERSONENI Giuseppe”,”La guerra vista da un idiota.”,”Notaio Giuseppe PERSONENI “”Ah!: la grana! è difficile dare una definizione di questa parola, che non significa nulla ed è tutto, è la rotaia su cui scorre la vita di un Ufficiale del R. Esercito. E’ lue epidemica, è la paura che ha l’impiegato di rispondere di una propria azione davanti al suo superiore; è una spada di Damocle sospesa sulla testa di un inferiore e che si deve cercare di evitare ad ogni costo; è una palla che capita nella schiena. E’ un guinzaglio messo al collo dell’Ufficiale di qualunque grado, che lo spinge il più delle volte a non fare quello che starebbe ben fatto, quello che egli stesso sente che sarebbe fatto bene, e che non fa per evitare la grana. La grana è la trincea, entro la quale si nasconde il pusillanime per coprire la propria responsabilità, è un reticolato che impedisce di fare un passo avanti, è una preoccupazione continua e costante di non fare, di ricorrere ai brutti ripieghi purché sian salve le apparenze; è lo studio di darla a intendere, è la negazione del proprio io, per subordinarlo alla volontà degli altri (…)”” (pag 34) “”Gli ufficiali erano nauseati perché sentivano come uno schiaffo lo scherno continuo, tacito e palese, di quelli che li chiamavano fessi: i soldati erano esasperati perché sapevano che dietro a loro v’era un esercito di imboscati, di giovanotti che diventavano grassi e paffuti alle mense dei comandi, che diventavano viziosi facendo l’ordinanza; che diventavano insopportabili, oziando negli uffici e che non avevano altra preoccupazione che quella di stringersi le mollettiere alle gambine secche e di farsi la scriminatura, ed assumere delle arie da Rodolfo di fronte a tutte le prodighe Mimi. I nostri alti comandi di fronte a questi fatti avevano le fette di salame sugli occhi (…)”” (pag 131)”,”QMIP-095″
“PERTICONE Giacomo”,”Lezioni di storia e teoria del diritto internazionale.”,”PERTICONE era Professore ordinario nell’ Università di Pisa. Le lezioni non sono state rivedute dal professore.”,”RAIx-102″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica italiana dal primo al secondo dopoguerra. Saggio storico-politico.”,”””In tutto questo groviglio, punto fermo è il Patto d’acciaio. Mussolini con la firma del Patto di acciaio, secondo Attolico, si comportava come colui il quale, invitato a scendere in strada dal pianterreno, insisteva invece per buttarsi dall’ ultimo piano””. (pag 383) “”Costretto a dichiarare la neutralità italiana, definita “”non-belligeranza””, Mussolini sembrava ancora tentato di non rompere con l’ Inghilterra, per via del carbone. Non può negare che l’ opinione pubblica sia contraria all’ intervento, ma c’è il “”Patto d’ acciaio”” e la convinzione in lui, se non in tutto il suo entourage, che i nazisti vinceranno””. (pag 448)”,”ITQM-085″
“PERTICONE Giacomo”,”La torre di Babele. Italia 1949.”,”””””Democrazia per noi significa attività delle masse, attività del popolo, attività della classe operaia, attività di quegli elementi di avanguardia i quali si sono organizzati nel Partito di avanguardia della classe operaia e del popolo””. Se ciò è democrazia, l’ accusa di totalitarismo non dovrebbe turbarlo. Invece Togliatti parla di “”accusa infamante di totalitarismo, cioè di fascismo. Ed ha torto, perché non c’è nulla d’ infamante nel totalitarismo, che è un prodotto storico come il frazionismo, l’ individualismo, e cose simili. Ed ha anche torto nella identificazione di totalitarismo e fascismo, che è una tesi, semmai, della polemica anticomunista: il fascismo era anzitutto violenza e tirannia, Governo di fazione, non Governo della “”stragrande maggioranza””””. (pag 113)”,”ITAP-093″
“PERTICONE Giacomo”,”La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea.”,”””Mentre il revisionismo si annunciava in Germania con Bernstein e in Francia con Sorel, un contributo assai notevole allo svolgimento critico del marxismo, non solo in Italia, è dato dagli scritti di Antonio Labriola, dalle discussioni di cui fu animatore e centro nell’ultimo quinquennio del secolo. In questo periodo il Labriola ripiegava sul terreno degli studi, dopo una scoraggiante esperienza di vita pubblica, ma dopo una intensa preparazione teorica. “”In Italia – egli scriveva nel maggio ’95 – siamo ancora al punto che il socialismo scientifico (che non è altro se non la nuova concezione della storia) bisogna ancora rivelarlo””.”” (Giacomo Perticone, La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea, 1954) (pag 94) “”Molto tempo prima della crisi libica, che rese acuta questa questione, il Labriola sentì ed affermò la profonda solidarietà delle classi sul piano nazionale e la comune esigenza di libertà, di indipendenza, di autosufficienza. Il che riproponeva un problema, dallo stesso Labriola dato per risolto, il problema dello stato e del rapporto tra lo stato e il partito socialista, come rappresentante della classe operaia. (…) L’eterodossia socialista, come critica del marxismo, si viene accentuando da Labriola a S. Merlino, ad A. Graziadei, ai quali si devono alcuni scritti notevoli e non abbastanza notati””. (pag 95)”,”ITAP-160″
“PERTICONE Giacomo”,”L’Italia contemporanea dal 1871 al 1948.”,”Posizione di Salvemini sulla Triplice. “”La nuova Triplice non poteva dunque avere, nelle intenzioni della Germania e dell’Austria, se non un programma antinglese- oltre che antirusso e antifrancese. In questo sistema di forze, secondo Salvemini, l’Italia veniva a rappresentare non il punto di equilibrio, ma il punto di rottura; in altri termini, l’adesione dell’Italia alla Tricplice Alleanza non era una garanzia per la pace, ma un incitamento alla guerra tedesca; era espressione della solidarietà dell’Italia a una politica pericolosissima per la pace del mondo, e incoraggiava Germania e Austria verso una politica di provocazioni temerarie””. (pag 413)”,”ITAB-267″
“PERTICONE Giacomo”,”Scritti di storia e politica del Post-Risorgimento.”,”PERTICONE Giacomo Un capitolo è in francese (La storiografia italiana dopo il Risorgimento) “”Questa concezione egli porta nel giudicare, da un punto di vista politico e insieme tecnico-militare, la campagna del ’48-49, e specialmente le ragioni della caduta della Repubblica romana. “”Tutti i moti iniziati in Italia dopo il quindici – egli scrive – caddero tutti dappoiché essi attaccavano la forma del dispostismo e non il dispotismo medesimo.”” Non fu guerra di popolo, né guerra di ideee. Ora, “”scegliere il generale, organizzare l’esercito sono cose inutili se manca la rivoluzione delle idee. (‘La guerra combattuta in italia negli anni 1848-49’). E questa rivoluzione delle idee, è un effetto, non causa. La concezione teorica del Pisacane è nettamente deterministica: la rivoluzione sarà, non tanto perché è giusto che sia, e neppure perchè le masse lotteranno per imporla, ma, come osserva il Rosselli (‘Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano’, Torino, 1923), perché è inevitabile che sia, come risultato immancabile d’un contrasto di forze sfuggenti al controllo degli uomini. “”Le sorti dei popoli – afferma il Pisacane – dipendono pochissimo dalle istituzioni politiche: sono le leggi economiche-sociali che tutto assorbono, che tutto travolgono nei loro vortici””. E altrove: “”la via più dritta per mutare i costumi di una stirpe di uomini è quella di riformare il loro stato economico; dopo ciò, viene il rimedio dell’educazione””.”” (pag 21)”,”STOx-190″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica italiana nell’ultimo trentennio. I. La crisi della democrazia e la lotta dei partiti (1915-1920).”,”Il volume II è in Fondi FR “”La guerra, ritiene Orlando – e lo dichiara rivolgendosi alle Sinistre – “”ha distrutto l’imperialismo!”” …”” (pag 206)”,”ITAA-141″
“PERTICONE Giacomo”,”Linee di storia del comunismo.”,”Seconda edizione, la prima edizione (1942) è in SOC-064 Solidarietà proletaria internazionale nei confronti della Comune di Parigi. “”La guerra franco-prussiana impedì il Congresso di Parigi [della Prima Internazionale, ndr]. Ma definì la dottrina dell”Internazionale’ intorno alla guerra e diede luogo ad alcune manifestazioni, sia pure platoniche, di solidarietà proletaria. Sulla guerra l’opinione dei delegati dei lavoratori è ferma e irrevocabile: la guerra non scioglie i problemi che vorrebbe risolvere e ne propone di sempre più gravi. In tema di solidarietà internazionale: solidarietà prima nella pace e per la pace, e poi nella rivoluzione. Il 17 luglio [1870], una grande assemblea composta di circa 65 mila operai tenuta a Chemnitz (Sassonia) prendeva la risoluzione seguente: “”In nome della democrazia tedesca e specialmente in nome degli operai tedeschi, noi dichiariamo la guerra attuale puramente dinastica, stendiamo fraternamente la mano ai nostri fratelli di Francia, dichiariamo che la più stretta solidarietà li unisce a tutti gli operai del mondo, ed avvertiamo che a Lipsia, ed in altre città della Germania, assemblee popolari saranno convocate per prendere le stesse risoluzioni””. Un altro manifesto diceva: “”Se le classi operaie della Germania permettono alla guerra attuale di perdere il suo carattere strettamente difensivo e di degenerare in guerra offensiva contro il popolo francese, una vittoria od una disfatta saranno egualmente disastrose: tutte le miserie che desolarono la Germania dopo la guerra per l’indipendenza si ravviveranno con intensità accumulata””. Dal loro canto gli affiliati tedeschi dell”Internazionale’ rispondevano, in occasione della rivoluzione del 4 settembre: “”Sinché le armi di Napoleone minacciavano la Germania, era nostro dovere cooperare alla guerra di difesa, alla guerra in nome della patria indipendenza. Ma ora, il governo democratico attuale (di Parigi) sarà penetrato dal sentimento che il popolo francese e il popolo tedesco sono fratelli, ch’essi hanno gli stessi interessi, lo stesso dovere d’unirsi nello spirito dei tempi moderni per non essere rivali che nelle arti gloriose della pace. E’ interesse della Germania di concludere una pace onorevole colla Francia, perchè una pace vergognosa sarebbe una tregua che durerebbe sino al giorno in cui la Francia si sentisse abbastanza forte per scuotere quest’onta…””. A Zurigo, il 4 giugno, una riunione di membri dell”Internazionale’ dichiara all’unanimità che “”la lotta sostenuta dalla ‘Commune’ di Parigi è giusta, è degna, è in armonia con le idee d’un tempo migliore avvenire, e che tutti gli uomini che riflettono devono combattere con essa””. A Bruxelles, la sezione belga dell”Internazionale’, nella sua riunione del 5 giugno, dichiarava di “”acclamare solennemente la ‘Commune’ di Parigi, vinta momentaneamente, e di riconoscere ch’essa aveva bene meritato dall’umanità, ed avere coloro che han combattuto con essa diritto al rispetto ed alla simpatia di tutti gli uomini di cuore””. Le sezioni di Ginevra votavano pure all’unanimità un indirizzo alla ‘Commune’, dichiarando che essa “”esprimeva le aspirazioni economiche delle classi operaie””. I giornali dell”Internazionale’ facevano eco alle deliberazioni prese dalle assemblee delle sezioni. L”Egalité’, parlando degli incendi di Parigi, diceva: “”Quanto a noi non abbiamo che un voto: che questo fuoco possa illuminare il popolo delle provincie, che esso ravvivi la vendetta nel suo cuore””. E nel numero del 10 giugno: “”Noi sapevamo ciò che la ‘Commune’ ci recava, noi l’avevamo già detto e lo ripeteremo ancora e sempre sino al trionfo definitivo della rivoluzione internazionale dei lavoratori””. Liebknecht e Bebel dicevano: “”Noi siamo e ci dichiariamo solidali della ‘Commune’ di Parigi, e siamo pronti a sostenere i suoi atti ora e sempre e contro chiunque”””” [Giacomo Perticone, Linee di storia del comunismo, 1944] (pag 200-201)”,”SOCU-200″
“PERTICONE S. PREZIOSI G. BARIE’ G.E. PISTONI Goffredo”,”Il razzismo italiano e l’attacco a Spinoza. Con il testo di Sossio Giametta. Il duello di Schopehauer con Spinoza sul problema del male.”,”‘Dopo le leggi razziali emanate in Italia nel 1938, uno dei bersagli della cultura del regime fascista fu Spinoza, filosofo di origine ebraica. A Milano scoppiò una polemica proprio intorno all’opera di Spinoza, che venne riportata da ‘La Vita Italiana’, la vera rivista razzista allora circolante, e ora, per la prima volta, quella parte riguardante il pensatore viene pubblicata con le tesi pro e contro l’opera del pensatore’ (Armando Torno) “”Ma io voglio dedicare al prof. Barié quanto si legge nel libro del Padre Gesuita Paolo Siwek professore nell’Università Pontificia Gregoriana: ‘Spinoza et le Panthéisme Religieux’ (Desclée De Brouwer, 1937). Nelle pagine di chiusa di quel libro sono così prospettate e documentate le relazioni fra i più distruttivi movimenti politico-economici moderni e il pensiero spinoziano: «Si sente dire sovente che lo Spinozismo ha portato un concorso assai rilevante al ‘socialismo’, di andamento fondamentalmente materialista, quello che caratterizza le teorie di Marx, di Engels, di Lassalle. La asserzione non è senza fondamento. Infatti questi tre autori citano sovente nei loro lavori Fichte, Schelling, Hegel, e soprattutto Feuerbach, i quali, come si sa, devono molto a Spinoza (1). Così non ci si meraviglierà che Spinoza «goda della più grande venerazione presso i Marxisti russi» del giorno d’oggi (2); e ciò – come spiegava A. Deborin al Congresso Internazionale dell’Aia – non solo «perché egli , per primo nei tempi moderni ha alzato la bandiera del libero pensiero e dell’ateismo», ma anche – e soprattutto – perché egli ha dato le sue basi filosofiche al Marxismo: «il Marxismo proviene dallo Spinozismo!» (3). Da lui esso ha ereditato il suo appassionatao amore per la “”libertà”” (assenza di ostacoli), la sua nozione «materialista della Morale», la sua concezione «naturalista dello Stato», «la negazione dei principi morali e religiosi», «la guerra contro ogni superstizione e ogni pregiudizio religioso» (4). Perciò, a prestar fede ad A. Deborin, Spinoza sarebbe il padre del bolscevismo”” (pag 20-22) [G. Preziosi, La difesa dell’ebreo Spinoza all’Università di Milano]”,”ITAF-370″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica estera italiana dal 1861 al 1914.”,”Giacomo Perticone, professore di Storia contemporanea alla università di Roma.”,”ITQM-019-FL”
“PERTICONE Giacomo”,”La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea.”,”Il primo dopoguerra in Italia. “”In questi anni 1919-21 si ripresentano tutti i problemi del Risorgimento, negli stessi termini di mezzo secolo avanti. E si ripresentano nelle stesse condizioni, vale a dire senza che il paese possa attingere a una sua riserva di forze morali, capaci di trasformare la quotidiana lotta per la vita e la rissa dei partiti, in un serio impegno, in un compito storico, che sia suo, il compito storico dell’Italia nel mondo contemporaneo. (…) Il primo Dopoguerra annunciò bruscamente la gravità e l’urgenza di problemi sociali che erano stati abbandonati al trattamento di una serie di temporeggiatori. Ora non si poteva più restare inerti e aspettare che le questioni si assestassero e si risolvessero da sé; ora bisognava decidersi e governare, cioè bisognava comandare e obbedire e assumersi tutta la responsabilità storica di una trasformazione sociale. (…) Le vecchie ‘élites’ del 1915 si fecero avanti dopo il 1918, ciascuna con la sua formula. Vi era una ‘soluzione giolittiana’ per il compromesso parlamentare, sulla base di un indebitamento delle classi uscite dalla guerra con grandi ambizioni, da una parte le organizzazioni operaie irrompenti sul piano politico, dall’altra le falangi di smobilitati della media e piccola borghesia ansiosa di comando. Vi era poi la ‘soluzione nittiana’ della grande rinuncia, della limitazione dei consumi e degli sperperi, dell’accrescimento della produzione, in cui tutte le classi si sarebbero sentite solidali come se tutte ne potessero sentire ed apprezzare i vantaggi. Vi era la ‘soluzione nazionalista’, che puntava sui diritti inalienabili della vittoria, e sugli immancabili riconoscimenti che se ne sarebbero dovuti imporre, non si sa bene con quali mezzi, agli alleati ed associati. Il metodo paternalistico, che era soltanto sottinteso delle due prime soluzioni, in quanto i demo-liberali delle varie scuole tenevano in conto gli istituti rappresentativi, nella terza soluzione, diventava preminente ed unico, poiché solo l’onnipotenza dell’esecutivo poteva rimuovere gli ostacoli che sorgevano sulla sua strada. L’insufficienza di queste soluzioni è rivelatrice dell’insufficienza della «classe politica» e dei suoi gruppi dirigenti, che continuavano a ragionare o comunque a parlare nel Dopoguerra nei termini di quietismo, compatibili con la situazione dell’Italia, avanti il 1914. (…) I quadri della nuova classe politica venivano dalla guerra: organizzatori e propagandisti che vengono dalla trincea. Era la retorica, l’eterna retorica esibizionistica dell’intellettualoide italiano di tutti i tempi. Ma alla retorica seguiva ora l’azione diretta: cioè l’attacco a uomini, partiti, istituzioni e simboli del pacifismo e del neutralismo, come difesa armata delle classi che la rivoluzione socialista colpiva a fondo e che la rivoluzione cattolica non mancava di minacciare. Agli agitatori, in cerca di fortune politiche, si dovevano aggiungere i difensori del privilegio economico, anche questi in nome di un ‘superiore interesse’, l’interesse della produzione e della potenza del popolo italiano. Ed il circolo era chiuso. Attorno ad esso potevano gravitare i relitti della classe spodestata, ansiosi di inserirsi nel nuovo sistema”” (pag 140-141)”,”TEOP-004-FGB”
“PERTINI Sandro”,”Interventi.”,”Allegato fascicolo ‘Morte di Salvador Allende’ “”Con Gamal Abdel Nasser è scomparso un prestigioso leader del mondo arabo, un uomo indubbiamente di fede e gli uomini di fede suscitano sempre ammirazione anche in chi la loro fede non condivide. (…). Sospendo la seduta in segno di lutto””. (pag 75-77)”,”ITAP-129″
“PERTINI Sandro, a cua di Vico FAGGI”,”Sei condanne due evasioni.”,”””Un giorno Antonio Gramsci, conversando con me, ebbe ad esprimere un giudizio su Turati e su Treves, a mio avviso offensivo. Io reagii con molta fermezza. Gramsci, che con me manteneva rapporti più che amichevoli – il mattino dopo sentì il bisogno di una leale spiegazione, dicendomi che con il giudizio politico espresso il giorno prima non voleva minimamente offendere Turati e Treves. Soggiunse che apprezzava la mia reazione in difesa dei miei due compagni in esilio”” (pag 190) Vico Faggi, nato a Pavullo, Modena, nel 1922, ha scritto due drammi storico-politici: ‘Il processo di Savona’ e ‘Cinque giorni al porto’, il secondo in collaborazione con L. Squarzina, e altre opere teatrali. Nel 1969 ha pubblicato ‘Quaderno partigiano’, premiato nel 1965 e 1969.”,”ITAR-272″
“PERUCCHIETTI Enrica”,”False Flag. Sotto falsa bandiera. Strategia della tensione e terrorismo di stato.”,”Enrica Perucchietti laureata in filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Pearl Harbor. “”La dinamica degli eventi (…) fin da subito insospettì molti, sia militari che civili. Sorsero così numerose polemiche e perplessità sullo svolgimento dei fatti e sulle responsabilità politiche e militari dell’accaduto. La Commissione Roberts (la prima delle otto che nel corso degli anni si sono occupate dei fatti di Pearl Harbor) ritenne gravemetne negligenti e colpevoli di scarsa preparazione soprattutto gli ammiragli Stark e Kimmel e il generale Short, che vennero sostituiti. Nel 1946 il Congresso istituì una commissione di inchiesta che tenne una serie di approfondite sedute dalle quali emerse la conferma delle responsabilità militari dei comandanti sul posto, ma anche la responsabilità dei dirigenti a Washington – in particolare di Knox, Stark, Marshall e dello stesso Roosevelt – colpevoli di aver sottovalutato la minaccia. Un’altra corrente di pensiero ritenne molto dubbio l’andamento della vicenda e non accettò la versione ufficiale; si diffuse cioè il sospetto che il disastro fosse da attribuire a fattori più gravi della confusione e dell’incapacità dei servizi segreti americani. Fin da subito alcuni ricercatori sospettarono che Roosevelt avesse pianificato il disastro di Pearl Harbor per spingere il Paese a entrare in guerra. Il contrammiraglio Robert Alfred Theobald puntò il dito contro Roosevelt, reo, a suo dire, di aver favorito l’attacco nemico non riferendo nulla in merito- pur essendo informato dettagliatamente dei progetti giapponesi tramite il sistema ‘Magic’ – all’ammiraglio Kimmel. Tale tesi sembrò in parte confermata dalla politica intransigente verso il Giappone portata avanti da Roosevelt e Hull, e dall’atteggiamento di calma serenità del presidente alla notizia dell’attacco. La tesi cospirazionista del contrammiraglio Theobald venne però respinta negli anni Sessanta da vari studiosi, che confermarono piuttosto le conclusioni della commissione congressuale e ritornarono alla teoria della mancanza di vigilanza e dell’eccessivo ottimismo degli statunitesi. Costoro avrebbero cioè sottovalutato il pericolo e, in seguito all’attacco, sfruttato il pretesto per farlo divenire un ‘casus belli'”” (pag 45-46) [Bauer, Eddy, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. III. De Agostini, Milano; 1968]”,”QMIx-045-FV”
“PESANTE Vincenzo”,”Il problema Oriani. Il pensiero storico-politico, le interpretazioni storiografiche.”,”Vincenzo Pesante (S. Maria di Leuca 1960) è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche. Si è occupato di storia del pensiero politico dell’ Ottocento in particolare francese e italiano.”,”STOx-020-FMB”
“PESCARINI Angelo”,”Sistemi formali e dialettica reale.”,”Angelo Pescarini insegna matematiche complementari all’Università di Ferrara. Fin dagli anni cinquanta ha partecipato attivamente al movimento internazionale per il rinnovamento dell’insegnamento matematico. Ricercato attento ha pubblicato: La riforma possibile e Un progetto per la matematica nella scuola elementare, Natura Ragione Lingua, Dal discorso sul metodo alla pratica dialettica, e ha curato la pubblicazione in Italia di: Choquet, Dienes, Dieudonné, Papy. Già membro della CIIM, assessore all’istruzione e cultura della regione Emilia-Romagna dal ’70 al ’77, ha in questa veste promosso la creazione dell’Istituto regionale di psicopedagogia dell’apprendimento (IRPA).”,”SCIx-062-FL”
“PESCE Osvaldo”,”Rapporto al Congresso di ricostruzione del Partito Unificato della classe operaia. Presentato dal compagno Osvaldo Pesce il 6 maggio e approvato l’8 maggio 1977.”,”Esponenti presenti sul palco (dalla foto): Pesce, Pelone, Semero, Hermann, Nappini, Losurdo, Martelli, Saltini In allegato aggiunto al fascicolo originale: ‘Note su Domenico Losurdo’, ‘Il Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista), la linea nera e la linea rossa’ di Roberto Niccolai'”,”ITAC-136″
“PESCE Domenico”,”Il pensiero filosofico e scientifico. Antologia per il triennio delle scuole superiori. Volume I.”,”””Ma allora, per Zeus, proseguii, c’è forse qualche vantaggio nel possedere tutti gli altri beni, senza il sapere? Sarebbe forse utile ad un uomo possedere e fare molte cose senza avere intelligenza, o gli converrebbe piuttosto possedere poco e poco operare, ma con intelligenza?”” (pag 15) Platone: dall’ “”Eutidemo”” “”Il sole è giovane ogni giorno”” (Eraclito) (pag 7) (secondo Eraclito il sole si consuma di giorno e si reintegra di notte) “”La natura ama nascondersi”” (pag 5)”,”FILx-490″
“PESCE Domenico”,”Il pensiero filosofico e scientifico. Antologia per il triennio delle scuole superiori. Volume II.”,”””Le prime cause del movimento non sono nella materia: ella riceve il movimento e lo comunica, ma non lo produce (9). Più osservo l’azione e la reazione delle forze della natura agenti le une sulle altre, più io trovo che, di effetti in effetti, si deve sempre risalire a qualche volontà come prima causa: infatti ammettere un regresso di cause all’infinito equivale a non ammettere nulla. In una parola ogni movimento che non è prodotto da un altro non può venire che da un atto spontaneo, volontario; i corpi inanimati non agiscono che per il movimento e non esistono delle vere azioni senza volontà. Ecco il mio primo principio: io credo dunque che una volontà muove l’universo e anima la natura. Ecco il mio primo dogma o il mio primo articolo di fede (10)”” (pag 98) Rousseau, L’Emilio; (9) Rousseau polemizza contro coloro che pensavano la materia dotata di movimento spontaneo e di una embrionale sensibilità. Rappresentanti di questa concezione materialistica furono D’Holbach (1723-1789) e La Mettrie (1709-1751): quest’ultimo pubblicò nel 1748 un libro che ebbe un notevole successo editoriale intitolato ‘L’homme machine’. In esso si affermava che il mondo, l’uomo, gli animali, ecc. sono macchine che hanno in sé il principio del loro movimento e della loro vita: in questo modo si pensava di eliminare e l’esigenza dell’anima e quella di Dio. Rousseau invece ribadisce la necessità di un principio spirituale attivo contrapposto alla materia intesa come assoluta passività. In questo modo Rousseau ribadisce un rigido dualismo tra spirito e materia; (10) La prova di Rousseau si fonda su due affermazioni: a) la materia può ricevere e comunicare (trasmettere) il movimento, ma non può produrlo; b) non è possibile affermare che la comunicazione del movimento sia infinita, perché, in questo caso, il movimento non avrebbe una causa. Da queste premesse segue la conclusione: che la causa del movimento non può che essere spirituale e identificarsi con la volontà”””,”FILx-491″
“PESCE Domenico POZZI Lorenzo SERVI FISCHER Gisèle”,”Introduzione alla logica.”,”Gli Autori, Istituto di Filosofia dell’Università di Parma.”,”SCIx-133-FL”
“PESCE Giovanni”,”Il giorno della bomba. Racconti.”,”In questi stralci di vita rivissuta con la penna che ha riempito un quaderno dopo l’altro c’è l’emigrazione in Francia con madre e fratelli, il padre perseguitato dalla disoccupazione e dal regime, la casa accanto alla miniera, il primo lavoro a undici anni, la guerra di Spagna nelle Brigate internazionali, il carcere e il confino accanto agli uomini più prestigiosi dell’antifascismo, la resistenza combattuta in prima persona nelle formazioni GAP, il secondo dopoguerra… “”I GAP erano piccole formazioni: squadre di tre persone, la maggior parte giovanissime. Nessun componente di un gruppo conosceva gli appartenenti ad altri gruppi. Soltanto un membro di ogni gruppo conosceva il comandante del distaccamento. E solo il comandante del distaccamento conosceva il comandante della brigata. Quando si parla di distaccamenti o di brigate non si deve pensare a grosse formazioni: la brigata, nel caso dei gappisti, era composta da due, tre, quattro distaccamenti, e un distaccamento era formato magari da una sola squadra. Quindi i tre-quattro distaccamenti che formavano una brigata potevano contare da otto a dieci combattenti. Questo non significa però che le azioni fossero proporzionali al numero dei gappisti. Anzi, semmai erano inversamente proporzionali. Infatti, nei periodi in cui il numero dei combattenti era minimo (due o tre per un’intera città), si verificava un moltiplicarsi dell’impegno, al punto che le azioni contro i fascisti e i tedeschi – per quanto sembri incredibile – aumentavano in numero e in difficoltà”” (pag 92)”,”ITAR-001-FGB”
“PESCE Boris”,”Gli impiegati della Fiat dal 1955 al 1999. Un percorso nella memoria.”,”Boris Pesce si occupa di ricerca nella storia del lavoro e nella storia d’impresa e dell’organizzazione di laboratori didattici nell’ambito della storia contemporanea. Ha svolto ricerche presso l’Istoreto, la Fondazione Gramsci, la Fondazione Nocentini di Torino, l’Archivio storico Fiat. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Colletti bianchi a Torino. Il ceto medio e l’industria privata 1900-1945’ (Neos 2010).”,”MITT-001-FC”
“PESCETTI Paolo SCALPELLI Adolfo a cura, scritti antologici di Luigi ARBIZZANI Sergio BELLONE Arrigo BENEDETTI Silvio BERTOLDI Norberto BOBBIO Arrigo BOLDRINI Ivanoe BONOMI Mario BONFANTINI Anna BRAVO Franco CALAMANDREI Italo CALVINO Franco CATALANI Alcide CERVI Enzo COLLETTI Giorgio COLORNI Benedetto CROCE Eugenio CURIEL Luigi EINAUDI Franco FORTINI Nicola GALLERANO Alfonso GATTO Giorgio GIMELLI Mario GIOVANA Mario GUARNASCHELLI Davide LAJOLO Nino LAMPREDI Giovanni Battista LAZAGNA Oreste LIZZADRI Luigi LONGO Raimondo LURAGHI Concetto MARCHESI Vincenzo MOSCATELLI Mario PACOR Giampaolo PANSA Giovanni PESCE Giaime PINTOR Alfredo PIZZONI Salvatore QUASIMODO Ernesto RAGIONIERI Pietro SECCHIA Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI Antonello TROMBADORI Leo VALIANI Elio VITTORINI Ruggero ZANGRANDI e altri”,”La Resistenza racconta. Fatti e figure della guerra di Liberazione.”,”scritti antologici di Luigi ARBIZZANI Sergio BELLONE Arrigo BENEDETTI Silvio BERTOLDI Norberto BOBBIO Arrigo BOLDRINI Ivanoe BONOMI Mario BONFANTINI Anna BRAVO Franco CALAMANDREI Italo CALVINO Franco CATALANI Alcide CERVI Enzo COLLETTI Giorgio COLORNI Benedetto CROCE Eugenio CURIEL Luigi EINAUDI Franco FORTINI Nicola GALLERANO Alfonso GATTO Giorgio GIMELLI Mario GIOVANA Mario GUARNASCHELLI Davide LAJOLO Nino LAMPREDI Giovanni Battista LAZAGNA Oreste LIZZADRI Luigi LONGO Raimondo LURAGHI Concetto MARCHESI Vincenzo MOSCATELLI Mario PACOR Giampaolo PANSA Giovanni PESCE Giaime PINTOR Alfredo PIZZONI Salvatore QUASIMODO Ernesto RAGIONIERI Pietro SECCHIA Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI Antonello TROMBADORI Leo VALIANI Elio VITTORINI Ruggero ZANGRANDI e altri”,”ITAR-001-FAP”
“PESCH Edgar”,”Le marxisme.”,”PESCH Edgar è professore di psicologia. “”La classe ouvrière ne doit pas s’exagérer le but final des luttes de tous les jours. Les travailleurs ne doivent pas oublier qu’ils combattent les effets, non les causes. Au lieu de la devise conservatrice: “”Un salaire normal pour une journée normale de travail””, ils doivent inscrire sur leur banniere le mot d’ordre révolutionnaire: “”Abolition du salariat””. (Karl Marx: Salaires, Prix et Profits””) (pag 46, nota 1) “”A. Koestler rimprovera al marxismo di voler trasformare l’ uomo dall’ “”esterno”” e non dall’ “”interno”” (nel senso di un perfezionamento morale e spirituale). Questo autore fa deviare senza soste i problemi politici e psicologici verso una metafisica mitologica pseudo-freudiana che è l’eco del suo pensiero appannato, del suo smarrimento intellettuale, allo stesso tempo che un tentativo di giustificare il proprio voltafaccia politico (…)””. (pag 57)”,”TEOC-430″
“PESCHANSKI Denis GRUMBERG Zoé ATAMIAN Astrig BORDENAVE Yves MONDOT Jean-François LEFEBVRE Michel COLLIN Claude DENOYELLE Françoise REMY Cathy STROOBANTS Jean-Pierre HIVERT Anne-Françoise RAFENBERG Marina ENDERLIN Serge WIEDER Thomas BIENVENU Hélène”,”Résistants. Missak Manouchan et sa compagnie mélinée entrent au Panthéon – Historiens et descendants racontent l’engagement des combattants étrangers.”,”Tra i vari articoli: – Raphaële Balu, ‘Les Alliés ont-ils armé trop peu et trop tard les maqui? (pag 82-84) [Dopo la guerra, numerosi studi hanno assegnato a Londra e Washington un ruolo nefasto, in quanto avrebbero sacrificato i partigiani (maquisards) alla loro sorte. Gli archivi britannici e americani, mostrano, al contrario, il lavoro titanico svolto dai servizi segreti di informazione (intelligence) alleati per integrare la Resistenza francese nei loro piani di guerra] – Jean-Charles Szurek, Le réseau de résistants inconnu dqui communiuqit avec Moscou, pag 82-83) [Dopo aver combattuto nelle Brigate internazionali in Spagna, Gabriel Ersler, medico ebreo polacco emigrato in Francia ha creato una rete di resistenza e di informazione (renseignement) sovietica nel corso dell’occupazione. Una storia incredibile e inedita] (riportare qui anche testo della scheda bibliografica Isco)”,”FRAV-185″
“PESCHIERA Marco BAIARDO Enrico”,”Lanterna rossa. I comunisti a Genova (1943-1991).”,”Marco Peschiera è un giornalista dal 1980. Enrico Baiardo è stato dirigente del CI e consigliere comunale a Genova. Aldo Agosti è professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Torino. Tabella sugli iscritti Pci federazione genovese (pag 101) Lotta comunista (pag 223; 226)”,”PCIx-444″
“PESCHIERA Filippo a cura; saggi di AGLIETA Roberto CASTELVETRI Laura IZAR Angelo Vincenzo PESCHIERA Filippo RAIMONDI Grazia TAMBURRI Gianni TORTI Maria Teresa TRAVERSO Vittorio”,”Sindacato industria e Stato nel dopoguerra. Storia delle relazioni industriali in Italia dal 1943 al 1948.”,”””Le difficoltà di De Gasperi furono accresciute dai risultati del secondo turno delle elezioni amministrative che si svolsero nel novembre del ’46 e che interessarono i comuni di Genova, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. La DC subì una dura sconfitta, con un forte arretramento rispetto alle elezioni per la Costituente (11). Un tracollo che puniva la DC per la sua «convivenza» con i partiti di sinistra. Ma a questa flessione contribuì anche l’alta percentuale di astensioni: è da notare infatti che in assoluto i voti del PCI e del PSI diminuiscono in parecchi comuni, mentre in altri si registra un aumento modesto. Il risultato però dava la vittoria alle sinistre giacché rendeva possibili maggioranze socialcomuniste nei comuni di Genova, Torino, Firenze; e perché d’altronde dimostrava la diversa qualità dell’elettorato socialcomunista, la sua fedeltà e la sua combattività che lo portava puntualmente alle urne in ogni tornata elettorale”” (pag 141) (11) A Torino il partito cattolico passa da 112.500 voti a 57.600; a Genova da 102.300 a 65 mila; a Firenze da 66.000 a 45.000; a Roma da 218.400 a 102.800; a Napoli da 89.850 a 28.650; a Palermo da 43.400 a 11.200″,”ITAE-003-FER”
“PESCOSOLIDO Guido; GRASSI Fabio”,”Il dibattito coloniale nella stampa italiana e la battaglia di Adua (Pescosolido); L’industria tessile e l’imperialismo italiano in Somalia (1896-1911) (Grassi).”,”‘Colonialismo, decolonizzazione e realtà dei paesi in via di sviluppo’. [‘L’unico serio tentativo di trattazione sistematica del problema coloniale e di rifiuto aprioristico di tale politica rimaneva il libro di Colajanni ‘Politica Coloniale’, ma evidentemente ci voleva ben altro per fermare l’impegno italiano in A.O.: mancava ancora una volta da parte del fronte anticolonialista quell’impegno, unitario e deciso, a tutti i livelli che solo, facendo leva sugli ultimi avvenimenti, poteva forse reciderne le linee di sviluppo. (…) L’opposizione, in parte assorbita dalle lotte sociali interne in parte sedotta dal miraggio di possibili vantaggi economici che la colonia poteva dare, si riduceva in pratica a ben poca cosa fino al brusco risveglio di Adua. La sconfitta dell’Amba Alagi giungeva del tutto inaspettata sia per i colonialisti che per gli anticolonialisti, richiamando l’attenzione generale sulla realtà di un possedimento che non sarebbe stato facile mantenere se non a prezzo di dure lotte. Il fatto di trovarsi impegnati contro un nemico forte ed agguerrito, aveva l’effetto di semplificare provvisoriamente l’insieme dei temi dibattuti facendo convergere l’interesse quasi esclusivamente sugli sviluppi dell’azione militare. Per i colonialisti in genere, e per la stampa crispina in particolare, l’obiettivo preliminare consisteva nell’ottenere una vittoria finale decisiva. Essi invitavano non solo a mettere da parte le polemiche fra i colonialisti, ma gli stessi anticolonialisti avrebbero dovuto sospendere ogni critica una volta entrati in gioco l’onore e gli interessi supremi della patria. E anche se l’appello, specie per ciò che riguardava la polemica specificatamente anticrispina, non veniva accolto dalla stampa d’opposizione, il fatto che in Africa si stesse andando verso lo scontro decisivo e quindi verso una chiarificazione che si presumeva definitiva, determinava anche in una parte della stampa anticolonialista un certo attendismo. (…) Le perplessità degli ambienti milanesi nei confronti della guerra erano di notevole entità, e venivano avanzate con grande decisione anche dopo [l’episodio di] Makallé (…). L’opposizione de «Il Corriere della Sera» alla politica coloniale si faceva sempre più intransigente, decisa, demistificante, e non a caso il foglio milanese era uno dei pochissimi che consigliava di accettare le proposte di pace del Negus. Sul problema coloniale chi non aveva esitazione alcuna, almeno per il momento, erano i socialisti. La loro stampa, fedele all’impostazione che al problema aveva dato il Costa, non manifestava alcun cedimento o condiscendenza. Dopo Amba Alagi, Andrea Costa pronunciava alla Camera un discorso che ripeteva quasi frase per frase quello tenuto nel 1887 alla stessa Assemblea e «L’Intransigente» di Bologna usciva il 14 dicembre 1895 con un editoriale che definiva molto chiaramente l’atteggiamento socialista di fronte alla guerra africana (…). Con maggiore veemenza «Il Grido del Popolo» di Torino esprimeva la sua condanna per la politica coloniale mettendola in stretto rapporto con lo sfruttamento e la miseria all’interno, e denotando quindi di aver raggiunto un notevole livello di lucidità nell’analisi di classe: le stragi africane e le repressioni di Lunigiana erano causate da uno stesso nemico: il Capitalismo. Con queste premesse la sconfitta di Adua non poteva essere accolta che con un grido: «Via dall’Africa»”” (pag 682-683; 694-697) (Guido Pescosolido)”,”ITAA-151″
“PESCOSOLIDO Guido”,”Rosario Romeo.”,”Guido Pescosolido (Casalvieri, 1947) è professore ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’università di Napoli e docente di Storia economica contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche della Luiss di Roma. È stato allievo di Rosario Romeo. Tra le sue opere ‘Agricoltura e industria nell’Italia unita’ (Firenze, 1983). Ha collaborato all’edizione italiana della ‘Storia economica e sociale del mondo’ diretta da P. Léon (1979-1981) e al III volume di ‘La storiografia italiana degli ultimi venti anni’ a cura di L. De Rosa (1989). “”Una produzione [storiografica di Rosario Romeo, ndr] che, oltre ad alcuni lavori sulla Restaurazione e sulla rivoluzione del 1848-49 nel Regno delle Due Sicilie (23), accanto ad un breve saggio sugli illuministi meridionale di fortissima influenza crociana, persino nello stile, ma di minore rilievo storiografico (24), annovera al proprio attivo i saggi raccolti nel volume ‘Risorgimento e capitalismo’, che costituiscono uno dei momenti di più alta originalità interpretativa di Romeo e di più accentuata capacità di stimolo non solo per la storiografia, ma per l’intera cultura nazionale (25). L’importanza che quegli scritti hanno avuto ed hanno tuttora nella storiografia italiana non ha certo bisogno di particolari sottolineature. Lo hanno rilevato indistintamente tutti coloro che, da Galasso a Spriano, da Salvadori e Giarrizzo, da De Felice a Tranfaglia, da Gallerano ad Arnaldi, da Alatri a Spadolini, sono intervenuti all’indomani della morte di Romeo sui maggiori quotidiani nazionali. Dal 1956-58 in poi gli studi sul Risorgimento e sull’età liberale hanno subito, grazie ad essi, una svolta ed un impulso che non è esagerato definire di portata storica. A prescindere da qualunque discorso sulla valenza ideologica e politica delle tesi esposte in quei saggi, si deve proprio ad essi se le più aggiornate teorie dello sviluppo cominciarono ad essere sistematicamente applicate anche in Italia e se gli studi e le ricerche di storia economica, anche le più specialistiche e settoriali, poterono disporre di griglie concettuali entro cui collocarsi ed assumere una valenza di carattere sociale e politico in precedenza pressoché sconosciuta. Ha sottolineato di recente Rosari Villari che la stessa teoria gramsciana, pur venendovi radicalmente e sistematicamente confutata, trovò nei saggi di Romeo il riconoscimento di un vigore e di una dignità scientifica che il resto della storiografia idealistica aveva sino ad allora stentato da ammettere. Dall’autunno 1956 i nomi di Kuznets, Nurkse, Lewis assunsero per la storiografia italiana un significato ben preciso e specifico, e gli stessi studi di Gerschenkron, grazie agli scritti di Romeo, conobbero anche in Italia una diffusione che autonomamente non erano ancora riusciti a conseguire”” (pag 30-31) [(23) Id., ‘I liberali napoletani e la rivoluzione siciliana del 1849-49’, in ‘Archivio storico per le province napoletane’, n.s., a. XXXI (1947-49) e Id., ‘Momenti e problemi della Restaurazione nel Regno delle Due Sicilie (1815-1820)’, in ‘Rivista storica italiana’, a. LVIII (1955), ora entrambi in Id., ‘Mezzogiorno e Sicilia nel Risorgimento’, Napoli, 1963; (24) Id. ‘Illuministi meridionali’, in W. Binni (a cura), ‘Illuminismo italiano’, Torino, 1956, ora in Id. ‘Mezzogiorno e Sicilia’, cit.; (25) 1ª ed., Bari, 1959, ora in Id., L’Italia liberale, cit.]”,”STOx-344″
“PESENTI Antonio VITELLO Vincenzo TRENTIN Bruno AMENDOLA Giorgio, relazioni”,”Tendenze del capitalismo italiano. Atti del Convegno di Roma, 23-25 marzo 1962. I. Le relazioni e il dibattito.”,”Relazioni di Antonio PESENTI e Vincenzo VITELLO, Bruno TRENTIN Giorgio AMENDOLA interventi di Filippo di PASQUANTONIO Vittorio FOA Eugenio PEGGIO Ruggero COMINOTTI Ercole GHIOZZI Valentino PARLATO Adalberto MINUCCI Ruggero SPESSO Gerardo CHIAROMONTE Luciano BARCA Camillo DANEO Lucio MAGRI Franco BERLANDA Rodolfo BANFI Lucio LIBERTINI Duccio TABET Livio MAITAN Emilio SERENI Virgilio FAILLA Vincenzo VITELLO Silvano LEVRERO conclusioni di AMENDOLA, TRENTIN e PESENTI. “”La nostra posizione, politicamente responsabile, di critica del MEC fu accompagnata, perciò, da una erronea sopravvalutazione delle difficoltà economiche che sarebbero state provocate dalla entrata in vigore del MEC e da una sottovalutazione delle possibilità nuove offerte dalla iniziale formazione di un mercato europeo all’ espansione economica italiana.”” (pag 202, Giorgio Amendola).”,”ITAE-082″
“PESENTI Antonio”,”La cattedra e il bugliolo.”,”Antonio PESENTI è nato a Verona il 15 ottobre 1910 da una famiglia di tradizioni patriottiche e radicali. Il padre era impiegato statale. Laureato in legge nel luglio 1931, vinse borse di perfezionamento che gli permisero di studiare a Londra, Vienna, Berna, Parigi e di conseguire la libera docenza in Scienza delle finanze e Diritto finanziario nel dicembre del 1934. Da allora, salvo l’interruzione dovuta all’ arresto e condanna, insegnò nelle università, come incaricato a Sassari e, dal 1948 come professore di ruolo a Parma, Pisa, Roma (1972). Iniziò la lotta antifascista fin da ragazzo, dichiarandosi inizialmente repubblicano. Dal 1930, a Pavia fu attivo nei gruppi di Giustizia e Libertà. Nel 1933, passato al ‘marxismo’, si unì al gruppo sorto a Milano intorno a Rodolfo MORANDI. Nell’ ottobre del 1935 partecipò al congresso antifascista di Bruxelles. Poco dopo il rientro in Italia venne arrestato, portato davanti al tribunale speciale e condannato a 24 anni di reclusione. In carcere aderì al PCI. Liberato con la caduta del fascismo, fu sottosegretario alla finanze nel secondo governo Badoglio (22.4.1944-18.6.1944) e nel primo governo Bonomi (18.6.1944-19.6.1945). Parlamentare dal 1948 al 1968, dal 1945 ha fatto parte del CC del PCI. E’ autore di vari saggi tra cui ‘La politica finanziaria e monetaria dell’ Inghilterra’ (CEDAM, 1934). Sulla questione del giuramento di fedeltà al fascismo (lettera di Einaudi del giugno 1945) (pag 281) Scriveva Einaudi: “””,”PCIx-134″
“PESENTI Antonio”,”Manuale di economia politica. I. Principi generali. Economia monetaria.”,”A. PESENTI (1910) si è laureato a Pavia (1931) e perfezionato all’ estero. Libero docente nel 1934 è incaricatodi scienza della finanze alL’ Università di Sassari (1935). Condannato nel 1935 a 14 annoi di carcere dal Tribunale speciale viene liberato nel settembre 1943. E’ stato VP IRI e membro del CC del PCI. LA-GRASSA (Conegliano, Treviso, 1935) si è diplomato nel 1954 e laureato nel 1964. Ha lavorato nell’ industria. “”In tale impostazione è insita anche l’ affermazione che non è possibile giungere a leggi di lungo periodo, cioè del sistema, e quindi a leggi dinamiche del sistema. Secondo tale impostazione filosofica, criterio di verità del nesso fra i concetti generali, tra le categorie economiche, risulta la verosimiglianza sensibile e immedita o la correttezza logica formale, il ripetersi di relazioni statisticamente accertate. Il ricercatore da una simile base ideologica viene orientato verso l’ empirismo e l’ agnosticismo. Al fondo di essa, come già Lenin ebbe a rilevare nell’ Empiriocriticismo, rimane una concezione idealistica, che riaffiora nel permanere del soggettivismo economico, inserito in tale empirismo””. (pag 13)”,”ECOT-092″
“PESENTI Antonio”,”Manuale di economia politica. II. L’ odierno capitalismo monopolistico o imperialismo.”,”A. PESENTI (1910) si è laureato a Pavia (1931) e perfezionato all’ estero. Libero docente nel 1934 è incaricatodi scienza della finanze alL’ Università di Sassari (1935). Condannato nel 1935 a 14 annoi di carcere dal Tribunale speciale viene liberato nel settembre 1943. E’ stato VP IRI e membro del CC del PCI. Carlo CASAROSA è nato a Pisa nel 1942. Ha completato gli studi, dopo la Scuola Normale di Pisa, alla LSE. Alessandro LIPPI (Viareggio, 1943) si è laureato in giurisprudenza nel 1967 all’ Università di Pisa. Dibattito su imperialismo e metodo di Lenin. “”Il Marshall nella sua classica opera Industria e commercio, apparsa nella prima edizione nel 1919, ma certo iniziata prima della guerra mondiale, attuava una più completa analisi della situazione creata dallo sviluppo delle varie formazioni monopolistiche, senza però trarre conclusioni generali sul sistema. Eccezione nota e ricordata, che anticipava una interpretazione generale delle trasformazioni avvenute, rimane l’ Hobson le cui opere The Evolution of Modern Capitalism, apparsa per la prima volta nel 1894 e Imperialism, a study del 1902, saranno criticamente apprezzate da Lenin, ma si tratta di un economista, che pur accademico professionalmente, è, sotto molti aspetti, eterodosso. Altra eccezione si può considerare il Veblen negli Stati Uniti, che però non approfondisce l’ analisi economica. (…) In conclusione, salvo l’ eccezione dell’ Hobson, già eterodosso sostenitore delle tesi del sottoconsumo e socialista fabiano, che con la sua opera Imperialism avrà la fortuna, grazie a Lenin, di dare il nome alla nuova fase del capitalismo, le spiegazioni d’ insieme dei mutamenti intervenuti nel capitalismo sono da ricondurre a scrittori che si richiamano al marxismo e ne seguono il metodo di indagine.”” (pag 14-15)”,”ECOT-093″
“PESENTI Antonio VITELLO Vincenzo”,”Tendenze del capitalismo italiano.”,”L’ ER ringrazia l’ Istituto Gramsci per aver permesso la pubblicazione del volume presente che comprende la relazione presentata al convegno sulle Tendenze del capitalismo italiano (Roma, Istituto Gramsci, 23-25 marzo 1962). Fondo Pegoraro “”La produzione lorda vendibile dal 1951 al 1960 ha avuto un incremento (valutato a prezzi costanti) dell’11,4 per cento nel Mezzogiorno e del 34.4 per cento nel Centro-Nord. Nell’agricoltura gli incrementi sono stati per il Mezzogiorno del 23,9 per cento e per il Centro-Nord del 38,1 per cento nella produzione lorda, del 22,6 e del 30,3 per cento rispettivamente nel prodotto netto””. (pag 74)”,”ITAE-207″
“PESENTI Antonio”,”Lezioni di economia politica. La moneta.”,”PESENTI Antonio dell’Università di Pisa Aggiungere parte tra parentesi nel testo (anche in sito) Il contributo di Marx (pag 291) “”Ricordiamo però che il contributo che presenta maggior chiarezza e profondità nella comprensione dei problemi monetari era già stato dato dal Marx. Il Marx, pur scrivendo in un’epoca molto precedente agli scrittori che abbiamo ricordato, presenta una grande modernità di pensiero. Il Marx nel discutere la riproduzione allargata (…) espone i termini dei due settori in cui è divisa la produzione nazionale (settore primo per i mezzi di produzione e settore secondo per i beni di consumo), le sue conclusioni circa il processo di circolazione delle merci e di accumulazione del capitale. Per chiarezza si ricordano alcuni punti essenziali. Nel respingere la legge degli sbocchi del Say, Marx aveva precisato che: “”se nessuno può vendere senza che un altro acquisti, è pur sempre vero che chi vende non ha subito bisogno di comprare”” (Il Capitale, v. II, cap. 21). Pertanto la circolazione della merce che avviene attraverso il circolo D-M-D, può trovarsi interrotta in più punti, mediante vendite senza acquisto (accumulazione di moneta, cioè risparmio), con correlativo acquisto senza vendite (investimenti, cioè accumulazione di mezzi di produzione). Infatti ogni scambista realizza mezzo circuito in collegamento con un altro, che effettua l’altra metà. Es.: se Tizio è compratore nei confronti di Caio, allora Tizio realizza il tratto D-M (cede denaro contro merce) e Caio il tratto M-D (cede merce contro denaro). Perché il ciclo per ciascuno di essi si chiuda, Tizio deve vendere, deve cioè compiere con un altro operatore, il tratto M-D, per ritornare in possesso del capitale monetario e Caio deve realizzare il tratto D-M ancora con un altro operatore e così via. Se non si completasse il circuito, per Tizio sarebbe investimento e per Caio sarebbe accumulazione monetaria (risparmio). Tornando al nostro punto di partenza vedremo fino a che punto è possibile usare lo schema dei due settori di produzione come strumento analitico nel campo della teoria monetaria. Il Marx esamina preliminarmente i fenomeni di accumulazione all’interno del settore I. Sia A il venditore (e può stare in luogo di più venditori) e si ponga che A venda la merce a B per il valore di 600: questo valore sarà composto per esempio di 400c + 100v + 100pv. Allora A può integrare il costo della produzione, cioè 500 e tesaurizzare 100; questa somma di 100 è denaro che viene sottratto dalla circolazione: che questo denaro venga custodito direttamente o versato in banca non ha rilievo in questa fase. B intanto è entrato in possesso di mezzi di produzione che ha trattenuto e frutteranno in seguito, per ora ha effettuato un investimento. Si pone però la domanda: dove ha preso il denaro occorrente? E non basta dire che in precedenza aveva accumulato mezzi di pagamento operando come A. Tale risposta è che gli A e i B del settore I si scambiano alternativamente i mezzi monetari attraverso i tipi di scambi interrotti e ciò è reso possibile per una massa monetaria preesistente, che viene sempre a svilupparsi di pari passo con l’allargamento della produzione ed è alimentato oltre che dall’aumento della circolazione anche “”dall’intero meccanismo del credito””, che è “”costantemente all’opera per ridurre ad un minimo relativamente sempre decrescente la circolazione reale del metallo, con ogni sorta di operazioni, metodi, istituzioni tecniche””. Poi viene esaminata l’accumulazione nel settore II. A del settore I monetizza il suo plusprodotto I pv, vendendo a B del settore II, quindi A I vende mezzi di produzione a B II, ma non compra da questi mezzi di consumo. A, sequestrando la corrispondente quota di mezzi di pagamento, ha reso invendibile una parte di uguale valore della produzione di B II e quindi sottoconsumo e relativa superproduzione in B II. Il capitale monetario è stato reso eccedente nel settore I e deficiente nel settore II (p. 165 del II 2). E qui il Marx pone una semplice osservazione (e forse se questa parte non fosse rimasta sotto forma di appunti, sarebbe stata sviluppata) che compendia il meglio di tutte le moderne discussioni sul risparmio e l’investimento. Viene premesso che una parte del plusvalore viene speso come reddito e il resto trasformato in capitale. (Partire dal plusvalore o se si vuole dalla massa dei profitti, non è esagerato oggi che il risparmio al di fuori delle imprese, comprendendo in queste anche gli istituti assicurativi, casse di previdenza ecc., può considerarsi irrisorio). Dunque il risparmio da destinarsi all’investimento (accumulazione) è dato dai profitti, diminuito delle spese fatte dai percettori di profitti. Lo scopo della produzione è dato dall’accumulazione. Ecco il passo di Marx (ibidem): “”In realtà una parte del plusvalore viene spesa come reddito, un’altra parte trasformata in capitale. L’accumulazione reale si svolga soltanto con questo presupposto. Che l’accumulazione si compia a spese del consumo, è di per sé in un senso così generale, una illusione che è in contrasto con l’essenza della produzione capitalistica, poiché presuppone che lo scopo e il motivo conduttore di essa siano il consumo e non già l’appropriazione di plusvalore e la sua capitalizzazione, cioè l’accumulazione”” (…)””. (pag 291-293) [Antonio Pesenti, Lezioni di economia politica. La moneta, 1962]”,”ECOT-199″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze e diritto finanziario.”,”PESENTI Antonio”,”ITAE-308″
“PESENTI Antonio”,”Autobiografia. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Pesenti approva il patto Hitler-Stalin del 1939 (pag 148-149) : ‘pur provandone dispiacere ero perfettamente convinto che la ragione stava dalla parte dell’URSS’ (pag 149=) Elogio a Togliatti (carattere, stile, rapporto con gli uomini ecc.) (pag 201) Secondo Pesenti non vi sarebbe stata ‘svolta a Salerno’: Togliatti è arrivato quanto la situazione era già orientata in quel senso (pag 185-186) “”La difficoltà di uscire dal pericolo ‘impasse’ risulta chiaramente da un comunicato della Segreteria del partito meridionale, dopo un incontro avvenuto il 20 gennaio 1944 con Badoglio, nel corso del quale Badoglio stesso aveva proposto di formare, con la partecipazione dei comunisti, un governo di coalizione. Il comunicato diceva: “”Conscio dell’estrema gravità della situazione, mosso da un ardente amore per il popolo italiano e per il nostro Paese, il Partito comunista dichiara solennemente che se un governo costituito sotto il regno di Vittorio Emanuele avesse oggi una sola probabilità di servire effettivamente l’Italia, i comunisti supererebbero ogni loro legittima ripugnanza e accetterebbero persino di collaborare con Vittorio Emanuele. Ma la permanenza sul trono del re fascista, universalmente disprezzato dal popolo, frusterebbe fin dall’inizio ogni tentativo patriottico di un qualsiasi governo, il quale avrebbe così perduto, per il fatto stesso di collaborare con Vittorio Emanuele, ogni autorità””. Accettare l’offerta di Badoglio in quel momento, proprio mentre era imminente il Congresso di Bari, dal quale molto ci si aspettava, avrebbe significato la rottura del fronte antifascista. Allorché, dopo il Congresso di Bari, ci si rese conto di essere entrati in un vicolo cieco, perché il re non mollava e gli Alleati – con la scusa di non creare intralci allo sforzo bellico – appoggiavano il governo Badoglio, si ebbe un primo tentativo di azione di massa per forzare la situazione, tentativo sul quale non tutti fummo d’accordo. Fallito questo per la decisa reazione delle forze alleate, fu chiaro a tutti che, oramai, non rimaneva altro che trovare un compromesso. Ricordo perfettamente come Spano si esprimesse in tal senso con me nel marzo del 1944, specialmente dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche ufficiali con l’URSS che, per prima, aveva riconosciuto come Stato pienamente sovrano l’Italia, quindi il governo Badoglio (14 marzo). Ma non si trattava solo di Spano. L’intero partito richiedeva fin dai primi di marzo una soluzione. Non per nulla al comizio tenuto a Bari il 19 marzo fu affermato che la necessità fondamentale del momento era quella di “”dare al Paese il miglior governo che fosse possibile realizzare concretamente subito””, e non il miglior governo in astratto. E proprio per decidere questo era stato convocato per il 29 marzo, prima dell’arrivo di Togliatti, il Consiglio nazionale del Partito. (…) Insomma Togliatti trovò al suo arrivo una situazione già nuova e matura, e le condizioni per tagliare il nodo. La sua autorità e la sua capacità politica gli permisero di operare con successo, senza spezzare l’unità antifascista. Ma parlare di una “”svolta””, come se da quel momento avesse avuto inizio una politica completamente diversa e tale da sconfessare quella precedente, non mi pare il caso. Ciò spiega anche perché la soluzione pubblicamente proposta da Togliatti fosse subito accolta dalla grande maggioranza dei comunisti, e non solo da essi, con vero sollievo””. (pag 185-186) [Antonio Pesenti, Autobiografia, 2013]”,”PCIx-368″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. I lezione. Oggetto e metodo dell’economia politica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-X”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. II lezione. Oggetto e metodo dell’economia politica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. II lezione. Il mercato e i prezzi.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. III lezione. La teoria del valore.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Z”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. IV lezione. La merce e il denaro.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per effetto della concorrenza e dell’anarchia che regna nella produzione, la ripartizione del lavoro e dei mezzi di produzione fra le varie branche e lo sviluppo delle forze produttive nell’economia mercantile vengono ottenuti a prezzo di forti perdite del lavoro sociale e conducono a un inasprimento sempre maggiore delle contraddizioni di questa economia. Nell’ambito della produzione di merci, fondata sulla proprietà privata, l’azione della legge del valore conduce ‘alla nascita e allo sviluppo dei rapporti capitalistici’. Le oscillazioni spontanee dei prezzi di mercato attorno al valore, lo scarto dell’erogazione individuale di lavoro rispetto al lavoro socialmente necessario che determina la grandezza del valore della merce, accentuano l’ineguaglianza economica e la lotta fra i produttori di merci. La lotta di concorrenza ha come risultato che alcuni produttori di merci ‘vanno in rovina’ e crollano, altri ‘si arricchiscono’. L’azione della legge del valore provoca, in questo modo, una differenziazione fra i produttori di merci. “”La piccola produzione ‘genera’ incessantemente il capitalismo e la borghesia, ogni giorno, ogni ora, in modo spontaneo e in vaste proporzioni”” (1)”” [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. IV lezione. La teoria del valore’, Roma, 1955] [(1) Lenin: ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, in ‘L’Internazionale Comunista’, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, p. 126]”,”ECOT-237-A-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. V lezione. Le leggi economiche del capitalismo di prevalente concorrenza.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-B-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VI lezione. Variazioni della domanda e dell’offerta.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per quanto riguarda il fenomeno concreto dei prezzi reali che esistono nel mercato, nella misura in cui tale fenomeno interessa, esso è facilmente spiegabile dopo le premesse svolte e il marxismo non ha trascurato neanche questo aspetto del problema economico, anche se esso aveva meno importanza ai fini del movimento proletario e interessava invece di più il produttore capitalista. Marx diceva comunque giustamente che “”senza aver compreso la natura del valore, non si possono comprendere né il prezzo di mercato, né tanto meno le fluttuazioni nel prezzo delle merci”” (1). Il valore o il costo di produzione, come abbiamo visto, non è il prezzo concreto e neanche il livello medio dei prezzi, è un centro di attrazione, un punto di equilibrio attorno al quale oscillano i prezzi del mercato. Nella variazione storica dei prezzi noi dobbiamo pertanto distinguere la variazione che si ricollega alla variazione del valore, o del costo di produzione, da tutto ciò che è dovuto a variazioni occasionali che in genere si elidono a vicenda e che in ogni caso non provocano mutamenti duraturi. E’ noto che le scoperte del genio umano offrono nuovi mezzi che aumentano la produttività del lavoro, e riducono per ciò stesso il tempo di lavoro necessario per produrre una determinata merce e quindi il costo di produzione. E’ noto anche che queste variazioni fondamentali non avvengono contemporaneamente nella stessa misura e quindi si verificano delle variazioni nei valori relativi. Una merce prima più costosa di un’altra diviene, grazie ad un nuovo processo produttivo, più a buon mercato. Queste variazioni sono facilmente riconducibili al rapporto fondamentale che è stato descritto. Avviene, però, che nell’economia politica che viene esposta nei manuali, si possa essere suggestionati dall’affermazione che la “”domanda”” sia capace di determinare ‘essa’ durature variazioni nel livello dei prezzi e addirittura determinare ‘essa’ lo sviluppo economico. Tale affermazione è priva di fondamento”” (pag 1-2) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. VI lezione. Variazioni della domanda e dell’offerta’, Roma, 1955] [(1) Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche, Einaudi, Torino, 1954, pag. 160] “”La stessa teoria dell’ utilità marginale, se pur è stata originata in primo luogo da motivi politici di conservazione sociale da parte della classe capitalistica dominante, ha avuto an che come base l’esigenza di studiare meglio la domanda di merci”” (pag 4)”,”ECOT-237-C-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VII lezione. La critica della teoria marginalista.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-D-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VIII lezione. Le categorie economiche: il salario.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-E-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. IX lezione. Il lavoro nella produzione capitalistica.”,”Saggio in ECOT-237 “”La prima distinzione del capitale nel processo produttivo deve perciò essere quella tra capitale costante e capitale variabile. Dice Marx: “”la parte del capitale che si converte in mezzi di produzione, cioè in materie prime, in materie ausiliarie e in mezzi di lavoro non cambia la propria grandezza di valore nel corso del processo produttivo. Chiamo dunque questa parte, parte costante del capitale o semplicemente capitale costante. Invece la parte del capitale convertita in forza lavoro cambia valore nel processo di produzione. Essa, riproduce il suo proprio equivalente, e inoltre produce una eccedenza, il plusvalore che a sua volta può variare, può esser più o meno grande. Questa parte del capitale si trasforma contemporaneamente da grandezza costante in grandezza variabile. Quindi la chiamo parte variabile del capitale o in breve, capitale variabile”” (1). Questa è la distinzione fondamentale. Il capitale costante viene poi distinto per alcune sue caratteristiche tecniche in capitale fisso e capitale circolante. Capitale fisso è il capitale che non si consuma in un solo processo produttivo, ma in più processi produttivi. E’ chiaro che trasmette nel valore prodotto solo la parte consumata; così gli edifici, così le macchine. Capitale circolante è quello che invece viene consumato nel processo produttivo e quindi entra tutto nel nuovo prodotto: così la materia prima, alcune materie ausiliarie (carbone, etc.). La distinzione ha valore secondario, di fronte alla prima essenziale”” (pag 4-5) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. IX lezione. Il lavoro nella produzione capitalistica’, Roma, 1955] [(1) Marx: Il Capitale’, Ed: Rinascita, Roma, vol. I, Tomo I, cap. IV, pag 228]”,”ECOT-237-F-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XI lezione. Il profitto commerciale e il profitto bancario. L’interesse.”,”Saggio in ECOT-237 “”Sul terzo punto da noi posto, anche i classici avevano notato la tendenza del saggio di interesse a diminuire. E’ facile per noi collegare questa tendenza a quella analoga del profitto, non essendo per noi l’interesse che una parte del profitto. Si può osservare che nei paesi meno sviluppati capitalisticamente il saggio di interesse è superiore al saggio che noi troviamo nei paesi capitalisticamente più sviluppati e ciò si spiega perché colà pià elevato è il saggio del profitto. Questa impostazione del problema da lungo tempo negata e distorta è nella sostanza tornata in auge nella moderna teoria keynesiana. Il Keynes lega direttamente il saggio di interesse al saggio del profitto e dai rapporti tra i due fa nascere lo stimolo (o incentivo) all’investimento.”” (pag 8)”,”ECOT-237-H-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XII lezione.La rendita.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il riconoscimento di questa categoria significava, ricordo ancora una volta, anche nei classici, il riconoscimento di leggi oggettive (in senso razionale) valide per tutti coloro che erano proprietari di terra. Seconda osservazione da fare: questo concetto di rendita è rimasto, nella economia borghese, quello che era originariamente? No, se noi leggiamo i classici e particolarmente Ricardo che è quello che ha illustrato in modo rigoroso le leggi di questa categoria in polemica anche con altri economisti del suo tempo (in particolare con Malthus), noi vediamo che il concetto di rendita è molto chiaro ed è definito come quel reddito particolare che andava al proprietario terriero. Per i moderni economisti invece e soprattutto per i soggettivisti, la rendita diventa una categoria vastissima, impalpabile porché si confondo la rendita con qualsiasi guadagno differenziale, quando soprattutto questo guadagno derivi da una causa o fattore non moltiplicabile e riproducibile a volontà”” (pag 1)”,”ECOT-237-I-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XIII lezione.Le leggi dinamiche del sistema e le crisi economiche.”,”Saggio in ECOT-237 “”Riassumendo dunque, abbiamo individuato le condizioni più generali che rendono possibili le crisi economiche nel sistema capitalistico di produzione, quale sistema basato sulla divisione del lavoro e sullo scambio libero, in questi punti fondamentali (1): 1. Nella impossibilità di coincidenza tra i piani individuali di produzione e la realtà oggettivo-sociale, risultante dal mercato ed espressa nei prezzi e contemporaneamente nelle quantità vendute ed acquistate dal mercato a quei prezzi. 2. Nella dissociazione tra la vendita e l’acquisto, nel fatto cioè che il produttore non è nello stesso tempo consumatore e quindi il processo produttivo deve terminare nella vendita del prodotto, nella realizzazione di un capitale monetario finale, che sia superiore a quello iniziale anticipato. 3. Nella dissociazione temporale tra l’inizio e la fine del processo produttivo e nelle variazioni temporali del valore della moneta. Vi è ora da chiedere, queste possibilità di crisi così generali come si trasformano in condizioni inevitabili cioè necessarie di crisi? Esiste cioè nella legge di sviluppo del sistema capitalistico qualche cosa di particolare che renda inevitabile il ripetersi di crisi economiche? Il sommarsi, invece che l’elidersi a vicenda, di singoli squilibri? Il marxismo risponde affermativamente e nella ricerca della causa specifica parte dalle cause più generali per poi giungere a quella particolare, specifica. Dall’analisi dello squilibrio generale tra produzione e consumo e tra investimento e consumo, trae la causa specifica della crisi. Ciò vedremo nelle lezioni che seguono (2)”” [Antonio Pesenti, Economia politica. XIII lezione.Le leggi dinamiche del sistema e le crisi economiche, Roma, 1955] [(1) vedi Marx: ‘Storia delle dottrine economiche’, vol. II, Einaudi, pag 518 e seg., (2) In modo brillante Marx riassume il processo capitalistico nel III vol. del ‘Capitale’, pag. 172 ed. tedesca, Dietz, Berlin, 1953]”,”ECOT-237-J-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXI lezione. Il moderno capitalismo dei monopoli. Il passaggio all’imperialismo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il capitalismo cessa così di essere nella sua fase di capitalismo di concorrenza per entrare nella fase di capitalismo di monopolio. La concorrenza nel suo sviluppo arriva con un processo dialettico a negare se stessa; infatti è attraverso la concorrenza più spietata, che non rifugge da nessu mezzo, compresa la corruzione e il delitto, che sorge e si sviluppa il monopolio. Leggete, vi ripeto, in proposito non solo i romanzi gialli della vita economica, come ‘La guerra per il petrolio’, ‘I baroni ladri’, o simili, ma testi noti per la serietà e l’obiettività come ‘Industria e commercio’ del Marshall. Il monopolio assume diverse forme. Nella lotta per la concorrenza arriva il punto in cui i più grandi produttori capitalisti rimasti hanno la convenienza di accordarsi e per continuare la guerra contro gli indipendenti, coloro cioè che sono rimasti fuori del loro blocco, e per rendere minori i danni della guerra reciproca. Si tratta proprio di accordi come avvengono tra potenze nemiche”” (pag 6)”,”ECOT-237-O-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXII lezione. L’imperialismo. Caratteristiche generali.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXIII lezione. L’oligarchia finanziaria e lo Stato.”,”Saggio in ECOT-237 “”La guerra commerciale coimporta la più ampia guerra per la influenza economica. Si scontrano colossi (…). Su questi accordi e trusts internazionali esistono parecchie pubblicazioni (v. per es.: Lewinson: ‘Trusts et Cartels dans l’économie mondiale’, Librairie de Medices, Paris, 1950; Plummer: ‘International combines in Modern Industry’, New York, 1948; Watckins e Stockings: ‘Cartels in action’; U.N.O. Dep. of Economic Affairs: ‘International cartels’, New York, 1947). Risulta da queste pubblicazioni che oltre il 50% della produzione mondiale è cartellizzata internazionalmente. Si crea inoltre una internazionale del capitale. I maggiori gruppi sono fra di loro collegati. La Du Pont americana, la ICI inglese era strettamente collegata con la I.G. Farben tedesca; le case Morgan, Rotschild hanno legami ovunque. Questi legami non cessano di agire neanche durante la guerra. Ciò è stato rilevato nella prima guerra mondiale e in questa seconda (si legga Reimann: ‘Patents for Hitler’, London, Gollancz, 1946). (…) Questi accordi si scontrano però con un’altra legge che il marxismo – in particolare Lenin – ha rilevata, e cioè lo sviluppo ineguale e a salti del capitalismo, sia per settori industriali che per paesi. Questo diverso ritmo di sviluppo altera i rapporti di forza e spinge a nuove periodiche ripartizioni nei contingenti assegnati, nei prezzi, nei mercati e nella influenza politica. La legge dello ‘sviluppo disuguale del capitalismo’ [che] ha notevole importanza per lo sviluppo economico e la storia dell’umanità, (…) si riscontra nel capitalismo in tutti i campi. (…) Vi sono stati degli scrittori borghesi, tra i quali è da ricordare il Robbins nella sua opera ‘Le cause economiche della guerra’ tradotto anche in italiano e pubblicato da Einaudi, che hanno cercato di confutare la tesi di Lenin, ma chi legge il libro (scritto nel 1940) e pensa agli avvenimenti successivi, si accorge che la confutazione è tanto debole che si traduce in una conferma. La stesso autore ha infatti ripudiato il libro. La storia è del resto la conferma più sicura. (…) Oggi nessun testo di storia attribuisce la prima guerra mondiale all’attentato di Sarajevo anziché alla rivalità del capitlaismo anglo-tedesco o la seconda a Danzica. Ciò che forse non è pienamente compreso è la “”necessità”” della guerra per il capitalismo giunto allo stadio dell’imperialismo. (…) La guerra comporta enormi distruzioni ed enormi sofferenze. Essa accelera lo sviluppo di un altro fenomeno espressione e causa nello stesso tempo dell’imperialismo: l’impoverimento della classe operaia (…). Questo fenomeno trova la sua spiegazione nelle leggi di sviluppo del capitalismo, sicché era stato chiaramente previsto da Marx con la tesi erroneamente detta della “”miserie crescente”” e appare con piena evidenza nell’epoca dell’imperialismo. Marx ed Engels avevano con poderosa sintesi tracciato le linee di sviluppo del sistema capitalistico già nel ‘Manifesto dei Comunisti’ e già allora previsto il costituirsi di una disoccupazione permanente. Nel ‘Capitale’ Marx ha scientificamente dimostrato tale sviluppo necessario, legandolo all’aumento della composizione organica e alla conseguente caduta del saggio del profitto (Il capitale, v. in particolare vol. I, tomo I, pag. 300 e seg.). La storia ha confermato le previsioni marxiste. Mentre all’inizio del 1900 le teorie revisioniste di Bernstein ed altri riformisti oggi dimenticati, avevano cercato di confutare l’affermazione marxista, oggi non vi è scrittore borghese il quale non ammetta e provi con dati statistici: a) la relativa diminuzione della quota di reddito attribuita al lavoro nel complesso del reddito nazionale; b) che l’aumento della produttività del lavoro è sempre stato superiore all’aumento dei salari reali; c) l’esistenza di una disoccupazione permanente; d) il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori in senso assoluto dal 1914 in poi”” (pag 5-6-7)”,”ECOT-237-R-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXIV lezione. L’organizzazione del capitale finanziario italiano.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-S-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXV lezione. La crisi generale del capitalismo (I).”,”Saggio in ECOT-237 Qui l’autore cita più volte Stalin “”L’intervento dello Stato nella economia era già stato previsto da Engels (‘L’evoluzione del socialismo dalla utopia alla scienza’ (…) (pag 80 e segg.) quale diretta conseguenza della concentrazione capitalistica e della formazione dei trusts, e indicato da Lenin come caratteristica dell’imperialismo. Ma nel periodo della disgregazione del capitalismo e della sua crisi generale, tale intervento diventa una necessità per la vita stessa del capitalismo ed assume forma coordinata. Il processo di sviluppo economico non può attuarsi che con l’investimento capitalistico, cioè con la crescente applicazione di capitali alla produzione. Ma dal punto di vista economico questo processo può attuarsi fino a che il processo produttivo assicura profitti tali da stimolare gli investimenti e renderli possibili mediante una forte accumulazione. Questa possibilità si restringe sempre di più per la legge della caduta tendenziale del saggio del profitto (…). Strumento principale dell’intervento dello Stato è la manovra monetaria, basata sostanzialmente su di una lenta inflazione permanente. (Vedi Pesenti: ‘La moneta manovrata’, ‘Critica economica’, 1946, n. 4; ‘Il Piano Marshall’, 1948, n. 1; ‘La via della servitù’, 1949, n. 3, e Eaton: ‘Marx against Keynes’, Wishart, 1951″” (pag 3) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. XXV lezione. La crisi generale del capitalismo (I)’, Roma, 1955]”,”ECOT-237-T-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXV bis lezione. La crisi generale del capitalismo (II).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-U-1″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. I Lezione. Introduzione. L’impostazione scientifica dello studio della attività finanziaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. II Lezione. Lo stato soggetto dell’attività finanziaria (seguito).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-B”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. III Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. I.”,”Saggio in ECOT-237 “”Coerentemente però a tutta l’impostazione oggettiva della economia classica, su di un punto fondamentale i primi scrittori di economia erano d’accordo: sull’aspetto materiale del prodotto nazionale, sul fatto cioè che il reddito nazionale non poteva essere altro che il ‘flusso di nuove merci’, cioè di beni materiali prodotti entro l’anno. Così lo Smith (Cap. II), così il Ricardo (Cap. XXVI e XXXII), così il Marx che completa e corregge il Ricardo, soprattutto per quanto riguarda il concetto di reddito netto. Il Marx dà in molti punti del ‘Capitale’ ed in altri scritti la definizione di reddito nazionale. Una delle tante definizioni è la seguente: “”Il reddito lordo o prodotto lordo è tutto il capitale prodotto. Il valore del reddito lordo o prodotto lordo è uguale al valore del capitale anticipato e consumato nella produzione – capitale costante e capitale variabile – più il plusvalore che si decompone in profitto e rendita… oppure…è uguale agli elementi materiali che costituiscono il capitale costante più il capitale variabile, più gli elementi materiali del plusvalore nei quali si trovano rappresentati il profitto e la rendita… Il reddito netto è al contrario il plusvalore…”” (Il Capitale, vol. III, cap. 48). Non vi è dubbio che questo concetto oggettivo è da accettare, anche perchè esso impedisce gli errori di duplicazione in cui si incorre facilmente con l’impostazione soggettivistica. Rimane quindi definito il concetto di reddito nazionale, come il prodotto totale espresso in merci – o il suo valore – di una determinata società in un anno. Ma questo è il reddito ‘lordo’ cioè compreso in esso il capitale anticipato e consumato. Interessa conoscere anche il ‘reddito netto’. E noi accettiamo la definizione di Marx. Reddito netto è cioè “”l’eccedenza del prodotto e del suo valore sulla parte che reintegra il capitale anticipato costante o variabile””. Dal punto di vista sociale nel capitalismo tale eccedenza costituisce il plusvalore, che sostanzialmente esprime le categorie economiche della rendita e del profitto. Che cos’è invece la ‘ricchezza’? La ricchezza è costituita dell’insieme di merci o di valori esistenti nella società e che possono essere frutto anche di processi di produzione svoltisi in anni precedenti. In genere tali merci hanno già un impiego economico. Spesso rappresentano beni durevolmente investiti, che non possono essere spostati da un impiego all’altro, senza una perdita di valore. Altre volte sono allo stato “”liquido””, o in merci con usi alternativi, che possono essere cioè impiegate in modo diverso senza perdite di valori, riserve o altro che attendono un impiego produttivo. Questa parte di merci è quindi facilmente mobilitabile e su di essa può agevolmente esercitarsi l’attività finanziaria”” (pag 2-3) [Antonio Pesenti, Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. III Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. I, Roma, 1955]”,”ECOT-237-J-3-C”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. IV Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. II.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-D”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. V Lezione. Limiti degli studi sulla storia della finanza in Italia.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-E”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. X lezione. Il profitto.”,”Saggio in ECOT-237 “”L’altra categoria del sistema capitalistico è il profitto. Nei testi più recenti di economia politica questa categoria è sostanzialmente ignorata o comunque intesa in modo molto differente da come la intendevano i classici. Oggi si parla dei vari “”fattori della produzione”” e il profitto viene inteso prevalentemente come salario di direzione. Contro questa tesi Marx aveva già svolto la sua critica. In genere i classici, però, concepivano (e questo pensiero riappare anche se non chiaro, pure nei neoclassici) il profitto come un qualche cosa di più che nasce dal processo produttivo; essi però non davano la spiegazione dell’origine di questo di più. Questa spiegazione è stata data soltanto da Marx.”” (pag 1) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. X lezione. Il profitto’, Roma, 1955]”,”ECOT-237-G-1″
“PESENTI Antonio PEGGIO Eugenio COLAJANNI Napoleone”,”Capitalismo monopolistico e impresa pubblica (Pesenti) / Le imprese pubbliche nella economia italiana (Peggio) / Problemi della democrazia e sistemi istituzionali delle partecipazioni statali. Imprese pubbliche e programmazione democratica. Atti del Convegno indetto dal Cespe e dall’Istituto Gramsci, Roma 8-9-10 gennaio 1973.”,”La malattia ha impedito a Antonio Pesenti di prendere parte al Convegno, il testo pubblicato risulta dal manoscritto originale non rivisto dall’autore, deceduto poi nel febbraio 1973. Pesenti: ‘Lo Stato “”capitalista collettivo ideale””‘ (pag 30) “”E’ vero che dalle formule risulta confermata l’affermazione di Marx che non è la “”produttività”” marginale del capitale che conta … ma la produttività totale, ossia il prodotto in più ottenuto riferito a tutto il capitale investito il quale deriva dalla produttività media…”” (pag 33-34) E. Peggio: storia dalle origini dell’impresa pubblica italiana a cominciare dalle prime operazioni di salvataggio (dal 1907 ferrovie, poi la Bis e l’ Ansaldo ecc., l’ Imi, l’ Iri ecc. Paragrafo: Ritrasferimento ai privati (La Sezione smobilizzi industriali dell’Iri) (pag 49)”,”ITAE-362″
“PESENTI Antonio”,”Lezioni di economia politica. I. Parte generale.”,”Antonio PESENTI dell’Università di Pisa. Capitolo XIII. Il ciclo economico e la crisi. (La legge degli sbocchi, la tesi del Malthus e del Sismondi, la teoria marxista della crisi, cause generiche e possibilità di crisi, inevitabilità delle crisi, periodicità dello svilppo ciclico, principio di accelerazione, teoria sulle crisi) (pag 217-234) “”[Il metodo di analisi del pensiero marxista] è basato sul principio dell’interdipendenza dialettica dei vari fenomeni e non intende mortificare la ricchezza fenomenica del reale in una causalità unica od estremamente semplicistica, ma vuole trovare nella grande varietà delle manifestazioni, ciò che è veramente tipico e caratteristico di ogni forma sociale, la legge ultima del movimento. Ecco perché il fenomeno della crisi nell’analisi marxista è affrontato nei due gradi logici con la distinzione fra: ‘possibilità di crisi’ e ‘necessità’ delle crisi economiche nel capitalismo. Le possibilità di crisi, che vengono analizzate dal Marx indicano cause della crisi non puramente ipotetiche, ma reali che possono essere cioè effettivamente anche il punto di partenza occasionale della crisi e spiegano la grande varietà anche del decorso dei singoli cicli critici, esprimono la ricchezza della realtà che non si piò ridurre in schemi troppo semplicistici e l’interdipendenza che esiste tra i vari fenomeni. In essi possono confluire anche i fatti occasionali che servono da catalizzatore, per così dire del processo di sviluppo e fanno precipitare una situazione già matura. (…)”” (pag 222)”,”ECOT-199-B”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze e diritto finanziario.”,”La ‘nuova’ teoria di Keynes. Il rovesciamento della legge degli sbocchi. [“”Punto di partenza della nuova teoria è il riconoscimento di un permanente squilibrio esistente nel sistema economico capitalistico odierno, per cui le leggi elaborate dagli economisti rimangono valide (secondo il Keynes e in genere i keynesiani) in caso di piena occupazione di tutti i fattori produttivi e non lo sono più nel caso che tale occupazione non si verifichi e piuttosto che un ritorno spontaneo all’equilibrio si determina un sovrapporsi di più fattori di squilibrio. E’, come è ricordato, il capovolgimento della tesi del Say e del Ricardo nota come legge degli sbocchi. E’ bene richiamare la sostanza del pensiero keynesiano che tanta importanza ha nella stessa pratica della attività finanziaria e che tanto è stato elaborato, successivamente, da altri autori sulla base della impostazione keynesiana. Il Keynes, pur non accettando per nulla la spiegazione marxista basata sulla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, come a volte affermano superficialmente i keynesiani di sinistra, constata che specie nelle società capitalistiche avanzate (e tale era l’Inghilterra) diminuiscono l”inducement to invest’ (lo stimolo all’investimento) e relativamente (come si è visto nelle lezioni di economia politica), la ‘propensity to consume’ (propensione al consumo) sicché si determina una riduzione della domanda globale ed una mancata occupazione di tutti i fattori produttivi (1). Un intervento statale perciò, secondo il Keynes, può correggere la situazione di squilibrio, far funzionare il sistema capitalistico in modo da raggiungere il massimo di occupazione e rendere così effettivamente valida la teoria classica (2) (nel senso keynesiano, quella anteriore a lui). Il mezzo di ricondurre e mantenere l’equilibrio è costituito dall’intervento dello Stato nei vari termini del processo economico. Cioè lo Stato può, secondo il Keynes, mantenere la spesa ed investimento al livello di equilibrio agendo sull’investimento, sia controllando i saggi di interesse, con una adeguata politica monetaria e creditizia, sia esercitando un controllo non ben specificato sui tipi di investimento, sia investendo egli stesso in lavori pubblici o altre opere e intervenire sulla ‘propensity to consume’, aumentando il potere di acquisto dei ceti più poveri con pensioni e con una tassazione che favorisca i redditi minimi che non risparmiano. Come abbiamo già ricordato nelle lezioni di economia, il Keynes ripropone con altri termini il problema ricardiano del sostegno del saggio del profitto (che in sostanza rappresenta l’ ‘inducement to invest’) in un’epoca in cui, per i motivi previsti dal Marx, il saggio del profitto è diminuito e ha raggiunto un basso livello. E appunto per questo il Keynes risolve anche il classico antagonismo profitto-salari in favore dei profitti contro i salari, con il nuovo strumento della manovra monetaria, con la nota distinzione tra salari nominali e salari reali e il consiglio di decurtare i salari reali attraverso la manovra monetaria (‘General Theory’, p. 8)”” (pag 70-71-72)]”,”ECOT-002-FB”
“PESOLE Dino”,”l debiti degli italiani. Quello che ognuno deve sapere sui nostri conti pubblici.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”ITAE-055-FL”
“PESOLE Dino”,”La vertigine del debito. Ciò che ognuno deve sapere sul disastro dei conti pubblici.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”ITAE-103-FL”
“PESOLE Dino”,”I conti in regola. L’Italia alla prova della moneta unica.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”EURE-072-FL”
“PESOTTA Rose, a cura by John Nicholas BEFFEL”,”Bread Upon the Waters.”,”The author of Bread upon the Waters was an anarchist, a Jewish feminist, and one of America’s outstanding labor organizers. From 1934 to 1944, she was the only woman vice president of the International Ladies’ Garment Workers’ Union. Born in Russia, Rose Pesotta immigrated to the United States as a teenager in 1913 and found work sewing in the sweatshops of the New York garment industry. She attended night school and later several of the pioneer labor colleges. In 1933 she became a general organizer for the ILGWU, inspiring workers across the country, in Canada, and Puerto Rico with her passion and her political leader. Pesotta chose to return to the production line, where she worked until shortly before her death in 1965. With a new introduction by Ann SCHOFIELD, Acknowledgments, Foreword, Appendix, Notes, foto, Bibliography, Index, ILR Industrial and Labor Relations,”,”MUSx-005-FL”
“PESSA Piero”,”Gli orari di lavoro nell’industria.”,”””La riduzione dell’orario di lavoro era considerata come elemento concreto per limitare la fatica del lavoro e riequilibrare i tempi della vita, quindi anche come forma di emancipazione dei lavoratori. In Italia, all’inizio di questo secolo, la giornata lavorativa nell’industria era mediamente di dieci ore per sei giorni la settimana: complessivamente i lavoratori erano impegnati per almeno 3.000 ore all’anno, considerando anche il fatto che non esistevano le ferie. Alla fine di questo secolo l’orario di lavoro si è ridotto a circa la metà, ma ha anche assunto caratteristiche molto diverse rispetto al passato. A Torino la giornata lavorativa di otto ore fu conquistata con il concordato (come allora veniva chiamato l’accordo sindacale) del 19 giugno 1919, stipulato tra la FIOM (Federazione italiana operai metallurgici) e il Consorzio fabbriche automobili. In precedenza, il 20 febbraio, un analogo accordo pilota era stato sottoscritto a livello nazionale, portando l’orario a 48 ore settimanali; mentre nell’anno successivo (1920) fu conquistata la prima settimana di ferie. Le sconfitte successive e l’avvento del fascismo non cancellarono quelle conquiste, che furono recepite in una legge (il regio decreto legislativo n. 692 del 1923 riportato nell’Appendice legislativa) e successivamente riportate nel primo contratto nazionale di lavoro dei lavoratori metalmeccanici del 1928″” (pag 28)”,”SIND-127″
“PESSA Piero”,”Gli orari di lavoro nell’industria.”,”Piero Pessa è responsabile della Formazione per la Fiom Piemonte; Enrico Ceccotti è responsabile dell’Ufficio sindacale della Fiom Cgil nazionale; Cesare Damiano è segretario nazionale della Fiom e responsabile delle Politiche contrattuali.”,”SIND-020-FV”
“PESTALOZZA Uberto”,”Nuovi saggi di religione mediterranea.”,”Contiene il capitolo: ‘Appunti sulla vita di Mani’ (pag 478-523) (origine iranica, inviato di dio, inviato della luce ecc.)”,”RELx-001-FR”
“PESTALOZZA Luigi a cura”,”Il cittadino. Commento alla Costituzione italiana.”,”Luigi Pestalozza è nato a Milano il 20 febbraio 1928. Ha partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Dopo la Liberazione è entrato nelal redazione de ‘L’Italia Libera’. E’ stato poi redattore de ‘Il Settimanale’ organo dell’ANPI. Nel 1947 ha poi collaborato con ‘l’Avanti!’ di cui è divenuto critico musicale nel 1951. Si è poi occupato di questa materia negli anni seguenti. Al pubblicismo giuridico limitato essenzialmente al diritto pubblico s’è rivolto negli ultimi anni. Ha pubblicato presso Feltrinellli ‘Il processo alla Muti’ e presso le Edizioni Avanti! ‘Il diritto di non tremolare’.”,”DIRx-048″
“PESTAÑA Angelo”,”Lo que aprendi ne la vida.”,”Angelo PESTANA (1886-1937) dirigente anarcosindacalista spagnolo, segretario della CNT si oppose all’ uso della forma di lotta del terrorismo da parte dei lavoratori e del sindacato. Oppositore della FAI firmò il Manifesto dei Trenta (1931) e fu espulso dalla CNT. Nel 1933 fondò il Partito Sindacalista e nel 1936 ritornò nella CNT.”,”MSPx-019″
“PESTELLI Gino”,”Quando Liebknecht non era solo.”,”PESTELLI G. La socialdemocrazia tedesca: quattro milioni di elettori, 88 milioni di marchi di patrimonio, 1200 cooperative con un milione e mezzo di soci, 120 segretariati, 90 giornali quotidiani di partito con un milione e mezzo di abbonati e 2.750.000 copie di organi settimanali dei sindacati e delle leghe. (pag 45)”,”MGEx-211″
“PETACCO Arrigo”,”Il comunista in camicia nera. Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini.”,”PETACCO è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ stato D di ‘Storia illustrata’ e della ‘Nazione’. Ha scritto in prevalenza della biografie (PETROSINO, PAVOLINI ecc.)”,”ITAF-052″
“PETACCO Arrigo”,”Storia bugiarda.”,”Arrigo PETACCO (Castenuovo Magra, La Spezia 1929) giornalista, autore di fortunati programmi televisivi, è stato D editoriale di ‘Storia illustrata’. Ha pubblicato diverse opere di storia contemporanea fra cui: -Il prefetto di ferro (1975) -Riservato per il Duce (1979) -Dear Benito, Caro Winston (1985) -I ragazzi del ’44 (1987).”,”ITAR-011″
“PETACCO Arrigo”,”Il cristo dell’ Amiata. La storia di David Lazzaretti.”,”PETACCO Arrigo è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). Giornalista, inviato speciale, autore di programmi TV ha pubblicato molte opere tra cui ‘L’anarchico che venne dall’ America’ (1969). (v. retrocopertina).”,”ITAB-083″
“PETACCO Arrigo”,”Il prefetto di ferro.”,”PETACCO Arrigo è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). Giornalista, inviato speciale, ha pubblicato diversi libri (v. 4° cop) Il prefetto Mori fu subito rimosso da Mussolini dopo aver preso i pesci piccoli e mentre si stava apprestando a colpire anche in alto rivelando la complicità tra mafia e potere politico. Pensiero segreto di Mori (in appendice): “”L’ uomo che voglia essere veramente tale, deve avere degli altri uomini quanta disistima è necessaria e sufficiente a non prenderne alcuno sul serio””. Discredito su Mori. “”L’ ‘alta mafia’ non solo continua a regnare nell’ ombra, ma prepara cautamente una rivincita. Il principale obiettivo è, naturalmente, il poco accomodante prefetto Mori. E’ un’ operazione sottile e molto intelligente. Poiché in questo momento parlare male di Mori sarebbe come parlare male di Garibaldi, i nemici del prefetto lo attaccano obliquamente. Sono di quei giorni le prime lettere anonime che il segretario del duce, Chiavolini, protocolla e archivia meticolosamente. Le missive non contengono mai lunghi scritti, ma più frequentemente fotografie di Mori, ora a cavallo, ora mentre passa sotto l’ arco di trionfo, ora mentre ammira una scritta tipo ‘Ave Cesare’; oppure ritagli di giornali che esaltano esageratamente il famoso prefetto. Ai ritagli o alle foto sono uniti brevi commenti relativi alle ambizioni di Mori che si riterrebbe “”più importante del duce””.”” (pag 130) “”Negli ambienti fascisti, Cesare Mori non ha molti estimatori. I gruppi che fanno capo a Grandi, Arpinati, Farinacci e Balbo non hanno mai visto di buon occhio il ritorno in auge del ‘Prefettissimo’ di Bologna””. (pag 131)”,”ITAF-224″
“PETACCO Arrigo”,”Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civile spagnola, 1936-39.”,”PETACCO Arrigo è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia, e vive a Portovenere. Giornalista, inviato speciale, è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’.”,”MSPG-222″
“PETACCO Arrigo”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”PETACCO Arrigo (Castelnuovo Magra, 1929) giornalista e inviato speciale ha scritto la biografia di Joe Petrosino e con Sergio Zavoli, ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’. “”Bresci: ‘Ebbene ripeterò che fu dopo gil stati d’assedio di Sicilia e di Milano, illegalmente stabiliti con decreto reale, che io decisi di uccidere il re per vendicare le vittime pallide e sanguinanti”” (…) “”Oltre a vendicare le vittime, volevo vendicare anche me, costretto, dopo una vita durissima, a emigrare. Quando a Paterson lessi dei fatti di Milano dove si adoperò anche il cannone, piansi di rabbia e mi preparai alla vendetta. Pensai al re che premiava coloro che avevano compiuto le stragi e mi convinsi che meritava la morte. Non subii la suggestione di nessuno per far questo. Non ebbi complici. Anzi, sei mesi prima della partenza mi ritirai da ogni associazione politica per sentirmi più libero.”” (pag 91-92)”,”ANAx-351″
“PETACCO Arrigo”,”La nostra guerra, 1940-1945. L’avventura bellica tra bugie e verità.”,” Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia (1929), e vive tra Roma e Portovenere. Giornalista, inviato speciale, scrittore è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’. 25 luglio 1943: “”Mussolini voleva essere tradito”” (pag 144-145)”,”QMIS-185″
“PETACCO Arrigo”,”La nostra guerra, 1940-1945. L’avventura bellica tra bugie e verità.”,”Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia (1929), e vive tra Roma e Portovenere. Giornalista, inviato speciale, scrittore è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’. 1943: l’anno della svolta (pag 120). Gli italiani percepiscono il regime fascista come unico responsabile della crisi “”Gli italiani ormai consideravano il fascismo come l’unico responsabile della guerra e della palese impreparazione con la quale il conflitto era stato affrontato. La sensazione che all’inizio di quel 1943 tutti gli italiani avevano era di completo scoramento”” (pag 120)”,”ITQM-001-FB”
“PETACCO Arrigo”,”La strana guerra. 1939-1940: quando Hitler e Stalin erano alleati e Mussolini stava a guardare.”,”Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra (La Spezia), giornalista e inviato speciale. E’ stato direttore de ‘La Nazione’ e ‘Storia illustrata’. L’incontro di Mussolini con Sumner Welles (pag 160-161) (non modificò l’opinione che Mussolini nutriva nei confronti degli Stati Uniti: “”Con gli americani è impossibile qualsiasi intesa”” disse a Ciano)”,”QMIS-198″
“PETACCO Arrigo”,”Le battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale.”,”Angelo Petacco è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ morto nel 2018. Giornalista, inviato speciale, responsabile dei servizi speciali del TG1, saggista, storico e divulgatore, ha pubblicato diverse opere tra cui ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’ (con Sergio Zavoli) (1974) Il bombardamento di Genova. ‘La Luftwaffe estese (…) la sua attività su tutto il Mediterraneo orientale attaccando i convogli e minacciando il Canale di Suez col lancio di speciali mine acustiche che sfuggivano al dragaggio ed esplodevano improvvisamente sotto i piroscafi. Queste mine provocarono l’ostruzione del canale. (…) Per reagire a questi fatti nuovi che minacciavano di risollevare il già infiacchito morale degli italiani (sul decadimento del quale gli inglesi contavano nella speranza di poter indurre il governo di Roma a una pace separata), il Gabinetto di guerra britannico progettò un’ardita operazione navale con obiettivi essenzialmente psicologici. La flotta sarebbe andata a colpire al cuore l’Italia per dare una dimostrazione clamorosa della propria superiorità. Il bombardamento di Genova fu deciso proprio per questo motivo (1). L’«Operazione Genova», affidata all’ammiraglio Somerville, comandante della Forza H, presentava ovviamente enormi difficoltà e anche poche probabilità di successo. Si trattava di spingere una grossa forza navale per oltre 700 miglia in un mare ristretto, fino a sfiorare le coste nazionali dell’Italia. Era dunque una sfida audacissima che poteva concludersi con un disastro. Gli inglesi la tentarono ugualmente. Le corazzate ‘Renown’ e ‘Malaya’, la portaerei ‘Ark Royal’, l’incrociatore ‘Sheffield’ e 10 cacciatorpediniere lasciarono Gibilterra il 6 febbraio. Ordinando rapide inversioni di rotta, dividendo in gruppi la squadra e fingendo di avere altri obiettivi, Somerville riuscì a confondere completamente il nostro servizio di informazioni. Supermarina, pur avendo notizia della squadra in mare, sbagliò a interpretare le sue intenzioni. Si pensò che scortasse un convoglio, oppure che si accingesse a eseguire il solito lancio di aerei per Malta, e ancora che intendesse attaccare il bacino di Tirso in Sardegna. A nessuno venne in mente che la Forza H potesse dirigersi verso l’Alto Tirreno. Per questa serie di errori, mentre le navi già si trovavano a nord delle Baleari, nessun velivolo e nessun sommergibile sorvegliavano quelle acque. Anche la nostra flotta fu inspiegabilmente trattenuta nei porti. Soltanto il giorno 8 la ‘Vittorio Veneto’, la ‘Giulio Cesare’ e la ‘Doria’ salparono dalla Spezia dirigendo verso la Sardegna. La convinzione errata che non esistesse alcuna minaccia per il territorio nazionale, indusse i nostri comandi a non predisporre la ricognizione aerea sull’Alto Tirreno neppure per il giorno 9. Così, praticamente di sorpresa, le navi inglesi giunsero davanti a Genova alle 8.15 di domenica 9 febbraio 1941 e vi si trattennero sino alle 9.45 sparando contro la città, il porto e gli stabilimenti industriali. A questo punto era comunque logico attendersi una decisa reazione da parte italiana. La flotta nemica aveva fin troppo clamorosamente denunciato la propria presenza e ora doveva navigare per centinaia di miglia in una zona di mare a essa decisamente sfavorevole. Si trattava dunque di attaccarla a fondo per farle pagar cara la sua audacia. Invece non accadde nulla di tutto questo. Gli equivoci e gli errori si susseguirono per tutta la giornata in maniera tuttora inspiegabile. La flotta di mare, al comando dell’ammiraglio Iachino, risentì enormemente di questa confusione. Girò a vuoto seguendo ordini e segnalazioni errate. Soltanto verso le 15, la notizia che era stata avvistata la forza navale nemica indusse il nostro comandante in mare a prepararsi per il combattimento decisivo. Ma si trattava ancora di un errore: dopo un lungo inseguimento, si scoprì che la «flotta nemica» era in realtà un modesto convoglio di piccole navi francesi diretto in Algeria. Intanto l’ammiraglio Somerville navigava indisturbato al largo delle Baleari puntando su Gibilterra, dove giunse la mattina dell’11 febbraio’ (pag 68-71); ‘Le navi e gli uomini che non tornarono. Perdite subite nel Mediterraneo dalla marina italiana dal 10 giugno 1940 al 6 settembre 1943: – Naviglio da guerra 290.000 tonnellate – Marinai caduti 28.937 – Naviglio mercantile 2.916.000 tonnellate – Marittimi caduti 3.520. Nota. I dati a disposizione non ci permettono di fare un raffronto completo con le perdite subite dagli inglesi nello stesso periodo di tempo. Il solo elemento noto è questo: le navi da guerra britanniche affondate nel Mediterraneo ammontano a 412.000 tonnellate, ossia 122.000 tonnellate in più del naviglio italiano colato a picco. Per quanto riguarda le perdite subite dalla nostra marina mercantile, il bilancio fu disastroso. Due milioni e 916.000 tonnellate di navi perdute significa infatti l’83 per cento della flotta mercantile preesistente, ossia 672 piroscafi affondati su 786’ (pag 239)] [(1) Gli inglesi ritenevano dapprima che a Genova si trovassero in riparazione le corazzate ‘Littorio’ e ‘Giulio Cesare’. Tuttavia eseguirono l’azione navale anche quando fu accertato che le due unità si trovavano altrove]”,”QMIS-202″
“PETACCO Arrigo”,”Le battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale.”,”Angelo Petacco è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ morto nel 2018. Giornalista, inviato speciale, responsabile dei servizi speciali del TG1, saggista, storico e divulgatore, ha pubblicato diverse opere tra cui ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’ (con Sergio Zavoli) (1974). La fine delle corazzate italiane. “”Alle ore 8.30 del 10 settembre, le nostre forze navali si incontrarono al largo di Malta con la formazione inglese comprendente le corazzate Warspite e Valiant, ossia due delle più temibili avversarie della nostra flotta. Silenziosamente, le due formazioni si affiancarono dirigendosi insieme verso il porto della Valletta dove già erano giunte la Doria, la Duilio e le altre unità dislocate a Taranto e dove sarebbe giunta il giorno seguente la corazzata Giulio Cesare proveniente da Pola, dopo aver fatto tappa a Taranto. Per la marina italiana, la guerra si era praticamente conclusa. Nei successivi avvenimenti bellici, molte delle nostre unità leggere collaborarono con le forze alleate distinguendosi in molte imprese. Ma le nostre grandi corazzate, la Vittorio Veneto e l’Italia, quasi fossero oggetti inservibili, furono relegate nei Laghi Amari come simbolo della nostra sconfitta. La Giulio Cesare, la Doria e la Duilio furono poi trasferite a Taranto. Successivamente, nel novembre 1943, benché le clausole dell’armistizio non lo prevedessero, Stalin pretese alla conferenza di Teheran la spartizione della flotta italiana. La sua richiesta fu rinviata alla fine della guerra e infine resa esecutiva col diktat del 1946. In quell’occasione, la Giulio Cesare e altre unità, compreso lo spendido veliero nave-scuola Colombo, cambiarono nome e sostituirono il tricolore con la bandiera sovietica. Gli anglo-americani, meno esigenti, si accontentarono di far segare i cannoni alla VittorioVeneto e all’Italia. Le due moderne corazzate, ormai inservibili, furono successivametne vendute come ferrovecchio e quind demolite nei cantieri della Spezia. L’Italia fu pagata 200 milioni di lire. La Vittorio Veneto poco più di 400″” (pag 234-235) Bibliografia volumi recenti: La nostra guerra 1940-1945. L’Italia al fronte tra bugie e verità, Novara, UTET, 2016 La guerra dei mille anni. Dieci secoli di conflitto fra Oriente e Occidente, Novara, UTET, 2017″,”ITQM-019-FV”
“PETACCO Arrigo, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”PETACCO Arrigo (Castelnuovo Magra, 1929) giornalista e inviato speciale ha scritto la biografia di Joe Petrosino e con Sergio Zavoli, ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’. “”Bresci: ‘Ebbene ripeterò che fu dopo gil stati d’assedio di Sicilia e di Milano, illegalmente stabiliti con decreto reale, che io decisi di uccidere il re per vendicare le vittime pallide e sanguinanti”” (…) “”Oltre a vendicare le vittime, volevo vendicare anche me, costretto, dopo una vita durissima, a emigrare. Quando a Paterson lessi dei fatti di Milano dove si adoperò anche il cannone, piansi di rabbia e mi preparai alla vendetta. Pensai al re che premiava coloro che avevano compiuto le stragi e mi convinsi che meritava la morte. Non subii la suggestione di nessuno per far questo. Non ebbi complici. Anzi, sei mesi prima della partenza mi ritirai da ogni associazione politica per sentirmi più libero.”” (pag 91-92)”,”ANAx-021-FV”
“PETACCO Arrigo, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”Joe Petrosino.”,”La sera del 12 marzo 1909 il nemico numero uno della Mano Nera di New York è assassinato a Palermo. Da chi? Come? Perché?”,”BIOx-060-FV”
“PETACCO Arrigo”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”‘La prima e unica ricostruzione dell’attentato che costò la vita di Umberto I’ (quarta di copertina)”,”BIOx-004-FER”
“PETACCO Arrigo”,”La storia ci ha mentito. Dai misteri della borsa scomparsa di Mussolini alle «armi segrete» di Hitler, le grandi menzogne del Novecento.”,”Arrigo Petacco, Castelnuovo Magra, La Spezia, 1929. Giornalista, inviato speciale, direttore della ‘Nazione’, autore di libri di divulgazione storica.”,”STOx-002-FER”
“PETERMANN Simon”,”Marx, Engels et les conflits nationaux.”,”Contiene il capitolo: ‘I popoli senza storia’ (pag 33-43) Si cita l’articolo di Engels ‘Le panslavisme démocratique’ pubblicato nel giornale ‘Neue Rheinische Zeitung’ del 15-16 febbraio 1849, traduzione francese Parigi 1971, tome III, p. 67 L’autore afferma che Marx ed Engels distinguono tra ‘nazioni storiche’ e ‘nazioni senza storia’ tra le prime figurano i grandi Stati da tempo costituiti come Inghilterra Francia e Russia), tra i secondi gli scandinavi, i gallesi, i bretoni i baschi e soprattutto gli slavi del Sud. Solo i polacchi e gli ungheresi meriterebbero it titolo di poplo o di nazione storica. I popoli storici sono necessariamente rivoluzionari (vedi rivoluzione 1848-49) mentre gli altri sarebbero necessariamente e irrimediabilmente controrivoluzionari (pag 35-36) L’articolo di Engels ‘Le panslavisme démocratique’ del febbraio 1849 è in risposta all”Appel aux Slaves’ lanciato qualche mese prima da Bakunin (pag 37)”,”MAES-178″
“PETERS Thomas J. WATERMAN Robert H. jr”,”Alla ricerca dell’ eccellenza. Lezioni delle aziende meglio gestite.”,”Thomas J. PETERS è nato a Baltimora. Ha conseguito il dottorato in ingegneria civile alla Cornell University e il Ph.D. in economia aziendale alla Stanford. E’ docente presso la Stanford Business University e titolare di una società di consulenza aziendale. WATERMAN è D della McKinsey.”,”ECOA-002″
“PETERS H.F.”,”Jenny la rouge. Madame Karl Marx, née baronne von Westphalen. (Tit. orig.: Die rote Jenny: ein Leben mit Karl Marx).”,”H.F. PETERS è autore di due altri libri tradotti in francese uno dei quali è su NIETZSCHE. Il Congresso dell’ Aja e gli Stati Uniti. “”Se Marx lascia il Consiglio Generale, la sede di questo deve rimanere a Londra, o è meglio trasferirla in un’ altra città? I quasi 60 delegati riuniti a l’ Aja appartengono quasi tutti a sezioni europee, sembra loro verosimile che, se si deve optare per trasferirla, si scelga un’altra città europea. Ma Marx ed Engels avevano deciso – prima di imbarcarsi per l’ Aja – di stabilire il Consiglio Generale a New York al fine di sottrarlo all’ influenza di Bakunin, ancora forte in diverse sezioni europee. “”Molti, tra i nostri amici, sembrano essere stupefatti da questa decisione. Dimenticano dunque che l’ America diviene, per eccellenza, il continente dei lavoratori?””, spiega Marx, come giustificazione.”” (pag 293)”,”MADS-353″
“PETERS Heinz Frederick”,”Jenny la rossa. Una vita con Karl Marx.”,”La «Neue Rheinische Zeitung» era l’altoparlante della rivoluzione tedesca del 1848 “”Già il 13 settembre ebbe luogo sul Frankenplatz di Colonia un’assemblea organizzata dalla «Neue Rheinische Zeitung», alla quale parteciparono 6.000 persone. Wilhelm Wolff, il primo oratore, propose la formazione di una commissione di tutela per quella parte della cittadinanza che era priva di una rappresentanza negli organismi pubblici della città. La proposta fu accolta da un uragano di applausi. Il secondo oratore, Engels, invitò l’assemblea a inviare un appello all’Assemblea popolare di Berlino per sottolineare in particolare che né il governo prussiano, né il re potevano avere il diritto di sciogliere le rappresentanze del popolo. Se si fosse arrivati a questo tentativo, allora l’assemblea avrebbe avuto il dovere di difendere la sua posizione anche con la forza delle baionette. Anche questa proposta fu accolta unanimemente. Quattro giorni dopo ebbe luogo un’altra assemblea di massa. Nei prati lungo il Reno nei pressi di Worrigen, tra Düssendorf e Bonn, si riunirono 10.000 persone che, alla domanda del presidente, Karl Schapper, quasi unanimemente si pronunciarono per una repubblica democratica, sociale e rossa. E di nuovo su proposta di Engels fu inviato alla Dieta nazionale di Francoforte un appello così concepito: «I cittadini dell’impero tedesco qui riuniti dichiarano che, in caso di opposizione del governo prussiano alle conclusioni dell’Assemblea nazionale e nel caso in cui il potere centrale dovesse innescare un conflitto tra la Prussia e la Germania, essi, a costo della vita, si schiererebbero dalla parte della Gerrmania» (9). Anche questo appello fu accolto con applausi. Dal suo posto accanto alla tribuna Jenny seguiva gli avvenimenti con intenso interesse. Conosceva quasi tutti gli oratori; il giovane focoso rappresentante degli operai di Düsseldorf, Ferdinand Lassalle, l’aveva conosciuto di recente. (…) Come risposta agli avvenimenti rivoluzionari in Renania venne dichiarato lo stato di emergenza in varie città, un fatto che suscitò l’ira popolare e provocò il 18 settembre a Francoforte gravi scontri, nel corso dei quali due odiati rappresentanti reazionari furono linciati della folla. Il 25 settembre furono spiccati i mandati d’arresto a carico degli oratori principali delle assemblee di massa: Engels, Schapper, Wolff, Moll e Dronke. Schapper venne arrestato; Engels e gli altri riuscirono a fuggire. Gli operai volevano erigere delle barricate nel mercato vecchio di Colonia; Marx li esortò a non lasciarsi provocare e ad evitare una lotta impari contro i militari armati. Essi seguirono il suo consiglio e alla città fu risparmiato lo spargimento di sangue. Invece, per ordine del comandante militare, che aveva dichiarato lo stato d’assedio il 26 settembre, tutti i giornali di Colonia dovettero sospendere le pubblicazioni. Il divieto di stampa si protrasse per due settimane. Per Karl e Jenny furono settimane di estrema frustrazione. La «Neue Rheinische Zeitung» era l’altoparlante della rivoluzione tedesca, e la sua voce era particolarmente importante proprio adesso che si trattava di controbattere con coraggio gli aperti sforzi della reazione di annientare le conquiste delle giornate di marzo”” (pag 90-91) [Heinz Frederick Peters, Jenny la rossa. Una vita con Karl Marx’, Mursia, Milano, 1989] [(9) ‘Der Bund der Kommunisten, Dokumenten und Materialien’, vol. I, Berlino, 1970, p. 849]”,”MADS-010-FC”
“PETERSON A.D.C.”,”L’ extrême-orient. Géographie sociale. Inde et Pakistan. Chine. Birmanie et Ceylan. Siam et Indochine. Malaisie et Indonesie. Philippines. Japon. Corée, Mandchourie et extrême-orient russe.”,”PETERSON A.D.C. è stato direttore del “”Psychological Warfare S.E. Asia, Command”” 1943-1946. Il carattere giapponese. “”La vecchia concezione che rappresenta i giapponesi come semplici imitatori, incapaci di creare, è, al fondo, radicalmente falsa, nessun popolo possiede una civilizzazione che sia più originale. L’ errore che le ha dato nascita, viene dal fatto che le altre nazioni hanno sviluppato la loro civiltà attraverso scambi costanti tra loro, mentre le influenze straniere non si sono manifestate in Giappone che in una o due grandi ondate, ed i suoi abitanti hanno dovuto allora assimilare in qualche anno quello che gli altri popoli avevano messo secoli ad acquisire””. (pag 238)”,”ASIx-075″
“PETERSON Mendel”,”La flotta dell’oro.”,”PETERSON Mendel è professore incaricato di Archeologia storica e direttore di programma presso la Smithsonian Institution. Si è dedicato all’archeologia subacquea nei Caraibi. Notizie sulle armi di cui erano fornite le navi del periodo (armi leggere, cannoni, proiettili ecc.) (pag 259)”,”AMLx-149″
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Spread of the Russian Revolution. Essays on 1917.”,”PETHYBRIDGE Roger è stato capo del Centre of Russian and East European Studies at University College, Swansea. Ha scritto pure: ‘A Key to Soviet Politics: The Crisis of the Anti-Party Group'”,”RIRx-177″
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Social Prelude to Stalinism.”,”PETHYBRIDGE Roger è direttore del Centre of Russia ansd East European Studies nell’University College di Swansea. Ha scritto: ‘A Key to Soviet Politics: The Crisis of the Anti-Party Group’ e ‘A History of Post War Russia’, infine ‘The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917’. Forte crescita del grado di alfabetizzazione durante l’epoca zarista. “”Literacy rates rose from one-fifth in 1870 to two-fifths in the mid-1890s and to two-thirds in 1913. [Year – Percentage: 1880 22%; 1885 27; 1890 32; 1895 39 (estimated); 1900 49; 1905 56; 1910 65; 1913 68]. Standards were far higher than the national overall rate, but it must be remembered that we are dealing here with able-bodied men only, thus excluding all women and unfit males. Nevertheless some element of mystery still surrounds the apparent discrepancy between these figures and the much less optimistic scattered evidence from other sources. Also it is often said that the Tsarist army was a great elementary educator of the peasantry, but this should be qualified in the light of these rate, which prove the relatively high literacy rate of recruits just ‘before’ they submitted to military service”” (pag 160-161)”,”RUSU-241″
“PETHYBRIDGE Roger”,”One Step Backwards two Steps Forward. Soviet Society and Politics in the New Economic Policy.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Acknowledgements, Notes, Chronology, Map, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RIRO-116-FL”
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Spread of the Russian Revolution. Essays on 1917.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Preface, Acknowledgements, Bibliography, Notes, Index,”,”RIRO-121-FL”
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Social Prelude to Stalinism.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Conclusion: The Social Ingredients of Stalinism, Bibliography, Index,”,”RIRO-126-FL”
“PETINO Antonio a cura; scritti di Giorgio MORI Antonio PETINO Onofrio NICASTRO Antonello SCIBILIA Jean VIAL Claude FOHLEN Giovanni VIGO”,”Le radici intellettuali del progresso economico moderno.”,”Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia “”Terremo conto, naturalmente, delle distanze che separano le nazioni più avanzate d’Europa: Inghilterra e Olanda da una parte, Francia dall’altra; così come di ciò che le differenzia dallo stato degli altri paesi del continente. Ci sforzeremo in ogni caso di cogliere, assieme alle disuguaglianze, eventuali affinità di sviluppo. Anche le idee e ‘les moeurs’ vanno esaminate con una continua attenzione ai tempi diversi in cui i vari settori dell’attività umana si vanno realizzando, alla loro diversa dinamica; nonché alla relazione ai differenti strati sociali. « (…) i singoli capitalisti danno la caccia, ognuno per se stesso, al maggiore profitto. L’economia borghese scopre che questa caccia di ogni singolo al maggiore profitto ha come risultato l”uguale’ saggio generale di profitto, il saggio di profitto approssimativamente uguale per ognuno. Ma né i capitalisti né gli economisti borghesi sono consapevoli del fatto che la vera meta di questa caccia è l’eguale divisione percentuale del plusvalore complessivo per il capitale complessivo. Ma come si è svolto in realtà il processo di livellamento? È questo un punto assai interessante, su cui lo stesso Marx non dice molto. Ma l’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine. Qui c’è dunque da fare una parte di lavoro che Marx in questo primo abbozzo non ha egli stesso elaborato. A questo proposito abbiamo innanzi tutto le indicazioni alle pp. 153-156, III, I, che sono importanti anche per la Sua esposizione della teoria del valore e dimostrano che essa ha o aveva più realtà di quanta Lei gliene attribuisca. All’inizio dello scambio, allorquando i prodotti si stavano man mano trasformando in merci, si facevano degli scambi approssimativamente ‘in rapporto al valore’. Il lavoro applicato a due oggetti era appunto l’unico criterio del loro confronto quantitativo. Quindi il valore aveva a quel tempo ‘un’esistenza reale immediata’. Che questa immediata realizzazione del valore nello scambio è cessata, che ora non esiste più, lo sappiamo. Ed io credo che non Le sarà troppo difficile mostrare, per lo meno nel complesso, gli anelli intermedi che da quel valore immediatamente reale conducono al valore della forma di produzione capitalistica, che è così profondamente occultato che i nostri economisti possono tranquillamente negarne l’esistenza. Una vera esposizione storica di questo processo, che a dire il vero richiede molto studio ma che promette anche risultati che lo ricompenserebbero ampiamente, sarebbe un completamento molto prezioso del «Capitale»”” (Friedrich Engels a Werner Sombart). Che con le succitate indicazioni lo Engels interpretasse puntualmente il pensiero di Marx, è un problema che non possiamo affrontare in questa sede. Si tratta della vecchia questione dei rapporti tra Marx ed Engels. È un esame che va affrontato in primo luogo sul terreno filologico, con i testi da riscontrare puntualmente; in secondo luogo, con riferimento al contesto in cui Engels – dal 1883, anno della morte di Marx, al 1895, l’anno della sua scomparsa – si trovò ad amministrare l’eredità del suo compagno di lotta, e ad agire, in un quadro diversamente condizionante, divergenze di mentalità a parte. Ci troviamo di fronte, insomma, l’ultimo Engels, su cui va fatta ulteriore luce (13). Bisogna poi tener presente che Marx è un pensatore estremamente indipendente. Ciò spiega certe sue insofferenze e intemperanze nei confronti di esponenti della cultura accademica del tempo”” (pag 159-160) [Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia] [(in) ‘Le radici intellettuali del progresso economico moderno’, a cura di Antonio Petino, Franco Angeli, Milano, 1986] [(13) La lettera di Engels a Sombart è dell’11 marzo 1895. Traduzione italiana nel vol. L delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels, pp. 460-462 (…)] ‘L’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine’ “”Terremo conto, naturalmente, delle distanze che separano le nazioni più avanzate d’Europa: Inghilterra e Olanda da una parte, Francia dall’altra; così come di ciò che le differenzia dallo stato degli altri paesi del continente. Ci sforzeremo in ogni caso di cogliere, assieme alle disuguaglianze, eventuali affinità di sviluppo. Anche le idee e ‘les moeurs’ vanno esaminate con una continua attenzione ai tempi diversi in cui i vari settori dell’attività umana si vanno realizzando, alla loro diversa dinamica; nonché alla relazione ai differenti strati sociali. «(…) i singoli capitalisti danno la caccia, ognuno per se stesso, al maggiore profitto. L’economia borghese scopre che questa caccia di ogni singolo al maggiore profitto ha come risultato l”uguale’ saggio generale di profitto, il saggio di profitto approssimativamente uguale per ognuno. Ma né i capitalisti né gli economisti borghesi sono consapevoli del fatto che la vera meta di questa caccia è l’eguale divisione percentuale del plusvalore complessivo per il capitale complessivo. Ma come si è svolto in realtà il processo di livellamento? È questo un punto assai interessante, su cui lo stesso Marx non dice molto. Ma l’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine. Qui c’è dunque da fare una parte di lavoro che Marx in questo primo abbozzo non ha egli stesso elaborato. A questo proposito abbiamo innanzi tutto le indicazioni alle pp. 153-156, III, I, che sono importanti anche per la Sua esposizione della teoria del valore e dimostrano che essa ha o aveva più realtà di quanta Lei gliene attribuisca. All’inizio dello scambio, allorquando i prodotti si stavano man mano trasformando in merci, si facevano degli scambi approssimativamente ‘in rapporto al valore’. Il lavoro applicato a due oggetti era appunto l’unico criterio del loro confronto quantitativo. Quindi il valore aveva a quel tempo ‘un’esistenza reale immediata’. Che questa immediata realizzazione del valore nello scambio è cessata, che ora non esiste più, lo sappiamo. Ed io credo che non Le sarà troppo difficile mostrare, per lo meno nel complesso, gli anelli intermedi che da quel valore immediatamente reale conducono al valore della forma di produzione capitalistica, che è così profondamente occultato che i nostri economisti possono tranquillamente negarne l’esistenza. Una vera esposizione storica di questo processo, che a dire il vero richiede molto studio ma che promette anche risultati che lo ricompenserebbero ampiamente, sarebbe un completamento molto prezioso del «Capitale»”” (Friedrich Engels a Werner Sombart). Che con le succitate indicazioni lo Engels interpretasse puntualmente il pensiero di Marx, è un problema che non possiamo affrontare in questa sede. Si tratta della vecchia questione dei rapporti tra Marx ed Engels. È un esame che va affrontato in primo luogo sul terreno filologico, con i testi da riscontrare puntualmente; in secondo luogo, con riferimento al contesto in cui Engels – dal 1883, anno della morte di Marx, al 1895, l’anno della sua scomparsa – si trovò ad amministrare l’eredità del suo compagno di lotta, e ad agire, in un quadro diversamente condizionante, divergenze di mentalità a parte. Ci troviamo di fronte, insomma, l’ultimo Engels, su cui va fatta ulteriore luce (13). Bisogna poi tener presente che Marx è un pensatore estremamente indipendente. Ciò spiega certe sue insofferenze e intemperanze nei confronti di esponenti della cultura accademica del tempo”” (pag 159-160) [Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia] [(in) ‘Le radici intellettuali del progresso economico moderno’, a cura di Antonio Petino, Franco Angeli, Milano, 1986] [(13) La lettera di Engels a Sombart è dell’11 marzo 1895. Traduzione italiana nel vol. L delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels, pp. 460-462 (…)] MARX ENGELS MARXISMO TEORIA VALORE LAVORO OPERA IL CAPITALE METODO ANALISI MUTAMENTO CAPITALISMO”,”EURE-007-FP”
“PETITEAU Natalie”,”Napoléon de la Mythologie à l’Histoire.”,”Nalalie Petiteau, nata nel 1963, agrégée dell’Università, docteur en histoire, è Maitre de Conferences all’Université d’Avignon, dopo aver sostenuto la tesi ‘Elites et Molibités: la noblesse d’Empire au XIXe siècle’.”,”FRAN-085-FSL”
“PETITEVILLE Franck”,”Les organisations internationales.”,”Franck Petiteville è professore di scienze politiche all’ Institut d’études politiques di Grenoble, e ricercatore presso il laboratorio Pacte (Università di Grenoble Alpes) La genesi delle organizzazioni internazionali. “”(…) Questo doppio movimento di trasformazione della diplomazia di conferenza e di istituzionalizzazione della cooperazione tecnica si amplifica nel XIX secolo. Da un lato, la diplomazia multilaterale prende nuove forme, più durature: Concerto europeo, istitutito dopo il 1815 per garantire lo statu quo territoriale e dinastico, che organizza incontri regolari al vertice tra le principali potenze europee (Inghilterra, Austria-Ungheria, Francia, Prussia, Russia), conferenze di pace dell’Aia (1899 e 1907), ormai aperte al resto del mondo, che spingono gli Stati, per la prima volta, a negoziare su dei giochi di prevenzioni e di attenuazione delle guerre (disarmo, regolamento pacifico delle differenze, arbitraggio, “”leggi e costumi”” della guerra). Dall’altro lato, nel contesto della rivoluzione industriale in Europa e nelle Americhe, i governi moltiplicano la crezioni di “”unioni”” internazionali destinate a regolare le loro crescenti interdipendenze: Unione telegrafica internazionale (1865)- antenata dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni -, Unione postale universale (1878), ecc. Questo doppio movimento porta alla creazione della Società delle nazioni (SDN) all’indomani della prima guerra mondiale)”” (pag 9-10) Tra le organizzazioni citate: OIT ASEAN BIRD CECA CAEM CICR CSCE AO FMI GAFA GATT GIEC HCR INTERPOL MERCOSUR OACI OCDE OECE OIT OMC ONG ONU PAC PAM SDN TPIR UE UNESCO UNICEF WWF NATO FAO OMI OIM ecc.”,”RAIx-386″
“PETITFILS Jean-Christian”,”La vie quotidienne des communautés utopistes au XIXe siècle.”,”PETITFILS Jean-Christian nato nel 1944, è dottore in scienze politiche, diplomato di Science-Po, laureato in diritto e in storia e geografia (‘La droite en France, Le gaullisme, Les socialismes utopiques’, La vie quotidienne à la Bastille de 1789 à nos jours’. “”Per Frances Wright, al contrario, il matrimonio monogamico era una delle peggiori istituzioni umane. Esso faceva della donna un essere inferiore, schiavo dell’ uomo. E’ precisamente per emancipare i Neri e le donne che aveva creato nel 1825 la comunità di Nashoba, nel Tennessee. Là, la libertà sessuale era apertamente proclamata come pure il meticciato. Nel Sud, le donne nere vivevano sovente in concubinaggio con un Bianco, ma in segreto. A Nashoba, si rifiutava questa ipocrisia. Nell’ America del 1825, puritana e schiavista, era uno scandalo mostruoso sapere per esempio che “”mamsell’ Joséphine””, una bella negra emancipata (in tutti i sensi del termine), viveva liberamente con il suo amico bianco James Richardson… Qualche anno più tardi, Frances Wright, in contraddizione con le sue teorie, sposerà in Francia un militante oweniano, Phiquepal d’ Arusmont, che aveva in passato diretto una delle scuole di New Harmony. Un bel giorno, questa donna incostante ma sempre impetuosa abbandonerà marito e figli per ritornare a vivere in America.”” (pag 206)”,”SOCU-122″
“PETITFRÈRE Claude, a cura”,”La Vendée et les Vendéens.”,”Claude Petitfrère è nato nel 1936. È stato professore all’Università di Tours e specialista di storia sociale del XVIII secolo e della Rivoluzione. Ha pubblicato nel 1977 la tesi ‘Blancs et Bleus d’Anjou (1789-1793).”,”FRAR-008-FSD”
“PETITTI-DI-RORETO Carlo Ilarione, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere scelte. Volume I.”,”3 417132 SBN CLOUD”,”ITAE-012-FMB”
“PETRACCHI Giorgio”,”La Russia rivoluzionaria nella politica italiana, 1917-25. Le relazioni italo-sovietiche.”,”PETRACCHI (Iglesias, 1940) insegna storia dell’Europa orientale all’Univ di Firenze. Oltre a numerosi saggi ha pubblicato ‘Diplomazia di guerra e rivoluzione’ (BOLOGNA, 1974).”,”ITAD-002″
“PETRACCHI Giorgio”,”Russofilia e russofobia: mito e antimito dell’URSS in Italia, 1943-1948.”,”PETRACCHI Giorgio “”Nelle pagine conclusive della ‘Storia d’Europa’, Croce aveva accennato al rapporto fra comunismo e la sua pretesa attuazione in Russia, che egli escludeva fermamente. In un saggio pubblicato su “”La Critica”” del 1943, ritornò sull’argomento, per negare ancora che il comunismo fosse il soggetto della nuova storia russa. Al comunismo, tutt’al più, era disposto a concedere d’aver portato qualche progresso materiale, come nel campo dell’educazione elementare di un popolo precedentemente analfabeta. Ma insisté nell’affermare che esso non aveva prodotto alcun pensiero originale (34). Più tardi, dirà che Lenin e Stalin potevano essere considerati grandi uomini d’azione, ma non filosofi, e farà dell’ironia sui comunisti italiani, che divulgavano i loro infantilismi ideologici (35). (…) In un’epoca in cui vi era bisogno di certezze l’area progressista coltivò il sogno laico ed armonico della cultura della ragione, del dubbio e del distinguo, per ‘habitus’ mentale rifuggì dalla tentazione di demonizzare l’avversario. Ma neanche sul terreno del sapere essa fu in grado di scuotere la subcultura del dogmatismo e del conformismo: le mancavano in primo luogo gli strumenti della conoscenza, dell’esperienza diretta e dell’indagine critica dell’URSS. Palmiro Togliatti e Giuseppe Berti – il quale ultimo, in particolare, affrontò il tema dell’immagine della Russia nella cultura italiana – ebbero buon gioco a rinfacciarglielo. Entrambi scaricarono su Croce la responsabilità della mancata conoscenza della storia e della cultura russa. In questo modo, proseguiva Berti, la conoscenza del mondo e della cultura russa era passata in mano a specialisti (termine usato in senso spregiativo), studiosi di un mondo che percepivao lontano, non europeo (37). Questo rilievo non poteva valere per gli intellettuali raccolti attorno a “”Critica sociale””, Ignazio Silone, J.J. Schreider ed altri. Essi conoscevano la Russia, ma si trovavano nella falsa posizione di dover difendere il marxismo, senza ripetere l’esperienza bolscevica. Eppoi, fino alla scissione di palazzo Barberini, furono come frenati nelle loro prese di posizione”” (pag 241-242) (34) B. Croce, ‘Per la storia del comunismo in quanto realtà politica’, in ‘La Critica’, 20 marzo 1943, ripubblicato come opuscolo (in appendice “”La terza via””), Laterza, Bari, 1944. Si tratta dell’edizione a cui mi riferisco, nel testo a pp. 24-26; (35) B. Croce, ‘L’immaginario passaggio del comunismo marxistico dall’utopia alla scienza’, in ‘Quaderni della Critica’, III, Quaderno IX, Laterza, Bari, 1947, pp. 17-18; (37) G. Berti, ‘Sulel relazioni culturali con l’Unione Sovietica’, in ‘Rinascita’, ottobre 1946, pp. 280-83″,”PCIx-384″
“PETRACCHI Giorgio / SOMAI Giovanni / TOBIA Bruno; scritto inedito di Giacinto Menotti SERRATI, scritto e lettere di Amadeo BORDIGA”,”L’avvento del fascismo in un inedito per l’Italia di Giacinto Menotti Serrati (Petracchi) / La formazione del gruppo dirigente di “”centro”” e il ruolo di Bordiga. Carteggio 1923 (Somai) / Politica estera socialista e problema del fascismo durante l’epoca di Locarno (Tobia).”,”Contiene: Il Manifesto di Bordiga a tutti i compagni del Partito Comunista d’Italia (1923) (su divergenze PcdI con Internazionale e crisi italiana con avvento fascismo, questione tattica, ffusionismo e massimalismo) (testo firmato ‘Gli iniziatori’) (pag 672-678)”,”MITC-122″
“PETRACCHI Giorgio”,”1915. L’Italia entra in guerra.”,”Giorgio Petracchi, professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali, è autore di ‘La Russia rivoluzionaria nella politica italiana, 1917-1925’ (Laterza), ‘Da San Pietroburgo a Mosca: la diplomazia italiana in Russia: 1861-1941’ (Bonacci), ‘Al tempo che Berta filava. Una storia italiana, 1943-1948’ (Mursia) L’interventismo rivoluzionario. “”Le inquietudini e i disorientamenti del partito socialista attraversarono anche l’organizzazione sindacale della Cgdl, nata a Milano nel 1906. Al proprio interno, la Cgdl aveva una frazione di sindacalisti rivoluzionari che, pochi mesi dopo, prese il nome di Comitato d’azione diretta, la cui sede fu fissata a Bologna. Le due anime della Cgdl, quella maggioritaria riformista, l’altra rivoluzionaria, convissero fino a quando, nel congresso di Modena del 1912, Alceste De Ambris fondò l’USI (Unione Sindacale Italiana) con sede a Parma, e ‘L’Internazionale’ come organo di stampa. De Ambris avrebbe voluto fare dell’USI un punto di aggregazione di tutti i rivoluzionari (socialisti, sindacalisti, repubblicani, anarchici), sostenitori dell’azione diretta e di un interventismo rivoluzionario ‘ante litteram’, “”vissuto quasi come un mito soreliano, come strumento capace di preservare almeno la carica rivoluzionaria innescata durante la Settimana rossa, come mezzo di rinnovamento etico”” (111). Nel luglio del 1914, l’ USI si dichiarò inizialmente per la neutralità. I grandiosi avvenimenti dell’agosto 1914 interpellarono alcuni sindacalisti rivoluzionari ad una revisione integrale delle categorie d’identificazione del nemico principale della rivoluzione. Dopo i tentennamenti iniziali, Alceste De Ambris li individuò nel kaiserismo, nel pangermanesimo degli Imperi centrali, nella conversione patriottica del proletariato tedesco e austriaco, in sostanza di tutto il popolo tedesco, socialdemocratici compresi. Egli espose le linee del suo pensiero per la prima volta nel comizio indetto il 18 agosto dall’USI sul tema ‘I sindacalisti e la Guerra’. Con gli occhi rivolti al passato ammise che non tutte le guerre avevano una potenzialità pedagogica e rivoluzionaria, meno che mai la guerra coloniale. Ma scrutando l’avvenire che la guerra in corso prefigurava, egli si chiese: “”Chi ci salverebbe dalla statolatria prussiana, dall’ordine prussiano, dal caporalismo prussiao e, ahimé! – dal socialismo prussiano? (112). Una vittoria antitedesca, al contraio, oltre ad assicurare vantaggi materiali, avrebbe liberato tutte le forze di progresso dell’umanità. E propiziato: “”forse la rivoluzione dei popoli tedeschi liberati, nell’umiliazione della sconfitta, dalla superstizione mistica che li fa convinti d’essere il popolo eletto; il socialismo sollevato dall’ossessione pan germanica e diventato veramente internazionale; il sindacalismo autonomista e libertario al posto del centralismo autoritario”” (113). Una parte dei sindacalisti rivoluzionari, tra gli altri Filippo Corridoni, Tullio Masotti, Maria Rygier seguirono De Ambris. Ripudiarono il neutralismo e si dichiararono a favore dell’interventismo, senza, però, essere seguiti dalla maggioranza dell’USI. De Ambris dovette dimettersi e, lasciando il posto ad Armando Borghi e al gruppo degli anarchici antimilitaristi, ricreò il Comitato sindacale milanese. Ad esso aderì l’Unione sindacale milanese di Filippo Corridoni, che allo scoppio della guerra si trovava in carcere dove lo aveva condotto la sua propaganda di agitatore. Entrambi, De Ambris e Corridoni fecero di Milano il centro dell’interventismo rivoluzionario non solo contro il socialismo ufficiale, ma contro lo stesso comitato centrale dell’USI”” (pag 115-116-117) [(111) F. Perfetti, Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo. Angelo Oliviero Olivetti’, pref. De Felice, Roma, Bonacci Editore, 1984, p. 46; (112) “”L’Internazionale””, 22 agosto 1914, Riprodotto in ‘Chiarimenti’, ibidem, 5 settembre 1914; (113) Ivi] (pag 115-116)”,”ITQM-203″
“PETRACCONE Claudia”,”Le città italiane dal 1860 a oggi.”,”Claudia Petraccone è nata a Napoli nel 1949. E’ ricercatrice presso l’Istittuo di Storia contemporanea dell’Università di Napoli e insegna Storia del Risorgimento. (1979)”,”ITAS-004-FMB”
“PETRAEUS David ROBERTS Andrew”,”L’arte della guerra contemporanea. Dalla caduta del nazismo al conflitto in Ucraina.”,”David Petraeus, ex generale dell’esercito americano ed ex direttore della Cia, ha guidato le forze statunitensi in Iraq e Afghanistan. Esperto di scienza bellica ha ricoperto numerosi incarichi accademici e oggi è Senior Fellow e Lecturer a Yale. Andrew Roberts è uno storico e giornalista, autore di documentari e pubblicazioni di successo, per le sue opere ha vinto vari premi. In Italia ha pubblicat per la Utet ‘Napoleone il Grande’ (2015) e ‘Churchill. La biografia’ (2020).”,”QMIx-336″
“PETRARCA Francesco, a cura di Alberto CHIARI”,”Canzoniere.”,”Cronologia. “”1367. Assiste a Milano alle nozze del suo figlioccio Marco Visconti. Durante un viaggio fluviale da Venezia a Pavia compone il ‘De sui ipsius et multorum ignorantia’, vivace trattatello polemico dedicato a Daonato degli Albanzani, concepito contro 4 filosofi averroisti veneziani che lo avevano tacciato di ignoranza.”” (pag 42) “”Cercato ò sempre solitaria vita (le rive il sanno et le campagne e i boschi) per fuggir questi ingegni sordi et loschi, che la strada del Cielo ànno smarrita; (…) Ma mia fortuna, a me sempre nemica, mi risospigne al loco ov’io mi sdegno veder nel fango il bel tesoro mio. (…)”” (pag 393)”,”VARx-243″
“PETRELLA Marco”,”La Borgogna sulle carte. Geografia e politiche territoriali d’Ancien Régime.”,”Marco Petrella ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia d’Europa presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato saggi di storia della geografia e della cartografia e sull’uso delle nuove tecnologie in campo geo-cartografico. E’ docente a contratto di Geografia presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi del Molise.”,”FRAS-002-FSD”
“PETRETTO Alessandro, con la collaborazione di Lisa GRAZZINI e Sara MELE”,”Economia pubblica e Unione Europea.”,”Alessandro Petretto è professore ordinario di Economia pubblica nell’Università di Firenze ed è stato presidente della Commissione tecnica per la spesa pubblica del ministero del Tesoro. Ha pubblicato: Mercato, organizzazione industriale e intervento pubblico, ha curato Economia della sanità.”,”EURE-034-FL”
“PETRI Fabio”,”Teorie del valore e della distribuzione. Un confronto tra classici e neoclassici.”,”Fabio Petri è docente di Economia politica nella Facoltà di scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Lo sfruttamento nel capitalismo e nel socialismo’ in B. Jossa, a cura, Teoria dei sistemi economici, Utet, 1989.”,”ECOT-313″
“PETRI Rolf”,”Storia economica d’Italia. Dalla Grande guerra al miracolo economico (1918-1963).”,”Rolf Petri insegna Storia economica e contemporanea alla Martin Luther Universität di Halle Wittenberg, in Germania.”,”ITAE-104-FL”
“PETRICCIONE Sandro”,”Sulla teoria economica del socialismo. Economia collettivista e libertà dei consumatori.”,”PETRICCIONE Sandro, militante del movimento operaio e socialista italiano e internazionale, insegna presso la facoltà di ingegneria dell’ Università di Napoli ed è membro del Collegio nazionale dei provibiri del PSI. Lo scritto qui pubblicato è apparso su Mondo Operaio nel 1962.”,”TEOC-166″
“PETRICCIONE Sandro”,”L’industrializzazione tradita. Memorie e commenti di un amministratore pubblico (1968-1979).”,”Sandro Petriccione [ nato a Napoli nel 1928. Ha per molti anni svolto funzioni di amministratore pubblico nei principali organismi finanziari del Mezzogiorno. Consigliere economico del Mi nistero del bilancio nei primi anni del centro/sinistra ha ricoperto importanti incarichi operativi nel consiglio di amministrazione della Cassa del mezzogiorno nel periodo della industrializzazione forzata, alla quale non ha risparmiato critiche. Ha insegnato economia dei trasporti presso la Facolt’ di economia marittima di Napoli. Attualmente fa parte del Comitato di Presidenza dello IRI.”,”ITAE-066-FL”
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’ era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”PETRIGNANI Rinaldo già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore di ‘ Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’ Italia dopo l’ Unità’ (1987). Ha pubblicato anche ‘In diretta con l’ America’ (Rusconi, 1996). La coalizione reaganiana. “”La vittoria di Reagan confermava, in effetti, l’ emergere di una nuova coalizione repubblicana, che era sostanzialmente la continuazione della “”maggioranza silenziosa”” di Nixon del 1972, e che, come quest’ ultima, rappresentava politicamente e culturalmente, la reazione dell’ elettorato americano alla “”rivoluzione”” degli anni sessanta. Una coalizione, tuttavia, che non rappresentava, come ho già rilevato, un singolo e coerente movimento, ma bensì una problematica e fragile alleanza fra gruppi eterogenei, che Reagan con la sua avvincente personalità e con la sua abilità politica era riuscito a coalizzare, ma che sarebbero rimasti divisi e, sotto certi aspetti, in continuo contrasto fra di loro. I gruppi erano in realtà non pochi: il nucleo del repubblicanesimo storico ante- 1929 identificantesi con gli interessi capitalistici del business (e il cui candidato preferito era stato inizialmente Conally, e non Reagan); un piccolo, ma influente gruppo di intellettuali “”neoconservatori”” (ex liberali ed ex socialisti come Irving Kristol, Norman Podhoretz, Kevin Phillips e lo stesso David Stockman) che si erano staccati dal partito democratico per timore del radicalismo “”post-Vietnam”” che minacciava di indebolire il fronte anticomunista; la new right, rappresentativa di un repubblicanesimo populista originario dell’ Ovest e profondamente diffidente dell’ eastern establishment simboleggiato dal Council on Foreign Relations, dalla Trilaterale e dalla famiglia Rockefeller; gli eredi della tax revolt; e infine la “”destra religiosa”” di Jerry Falwell e di Pat Robertson, forte nel Sud, e ossessivamente legata al problema dell’ aborto.”” (pag 301-302)”,”USAS-122″
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’ era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”PETRIGNANI Rinaldo già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore di ‘ Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’ Italia dopo l’ Unità’ (1987). Ha pubblicato anche ‘In diretta con l’ America’ (Rusconi, 1996).”,”RAIx-263″
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”Rinaldo Petrignani già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore con il Mulino di Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’Italia dopo l’Unità.”,”USAP-014-FL”
“PETRILLI Giuseppe”,”La politica estera ed europea di De Gasperi.”,”””Parlando al Senato il 15 maggio di quell’anno, il Presidente del Consiglio aveva difeso fermamente gli aspetti sovranazionali delle istituzioni della CECA, richiamandosi all’ art. 11 della nostra Costituzione, il quale “”mentre autorizza le limitazioni reciproche di sovranità, autorizza anche le organizzazioni internazionali che sono necessarie per garantire il corretto funzionamento delle limitazioni stesse. (…) Non era del resto la prima volta che egli rimproverava le sinistre, fattesi sostenitrici ad oltranza della sovranità nazionale, di avere tradito la loro originaria ispirazione internazionalista.”” (pag 76)”,”ITAP-092″
“PETRILLO Gianfranco a cura”,”K1 B45 lombardi e ticinesi per la libertà in Spagna.”,”K1 B45 è la sigla della categoria d’archivio che raggoglieva centinaia di fascicoli personali. Ma l’Ovra scopriva poi che in realtà la maggior parte di quei nomi era già schedata tra i “”sovversivi””. I volontari antifascisti in Spagna sono stati infatit una rappresentanza cospicua dell’antifascismo militante dell’emigrazione italiana all’estero e della gioventù in lotta contro il fascismo in Italia. In questo volume si sono elencati anche gil svizzeri del Canton Ticino legati da vincoli di solidarietà all’antifascismo italiano. Questo volume segue quello, sempre nella collana dell’Istituto milanese: Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia’ (Vangelista), 1975. L’Istituto per la storia della Resistenza è sorto nel 1973 a Sesto San Giovanni. Il consiglio direttivo è composo da Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vicepresidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi Marco De-Guio, Franco Della-Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi, consiglieri.”,”MSPG-286″
“PETRILLO Gianfranco SCALPELLI Adolfo coordinamento; BONVINI Gabriella redazione; BURNACCI Patrizia CASATI Franco CIMMINIELLO Lidia COSTA Maria CRISTOFOLI Cristina PETRILLO Gianfranco RIVA Licia SCACCABAROZZI Lorenzo TASCA Annamaria TORCELLAN Nanda VERCESI Aldo VIGNATI Giuseppe cronologia”,”Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia, marzo 1943 – maggio 1945.”,”Il Consiglio direttivo dell’ Istituto milanese è composto da : Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vice presidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi, Marco De Guio, Franco Della Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi”,”ITAR-314″
“PETRILLO Gianfranco a cura”,”K1 B45 lombardi e ticinesi per la libertà in Spagna.”,”Questo volume segue quello, sempre nella collana dell’Istituto milanese: Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia’ (Vangelista), 1975. L’Istituto per la storia della Resistenza è sorto nel 1973 a Sesto San Giovanni. Il consiglio direttivo è composo da Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vicepresidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi Marco De-Guio, Franco Della-Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi, consiglieri.”,”MSPG-007-FV”
“PETRINI Pier Paolo”,”José Carlos Mariategui e il socialismo moderno.”,”Collana ‘Il Tutto e la Parte’, collana di storia delle idee politiche e sociali diretta da Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO e Maria Antonietta FALCHI PELLEGRINI. Pier Paolo PETRINI (Fano 1937) ha lungamente viaggiato in Francia, Inghilterra, Arabia Saudita, Svizzera, Caraibi, Centro e Sud America, Algeria. Nel 1981 si è laureato in sociologia presso l’ Università di Urbino, discutendo una tesi sull’ opera di José ORTEGA Y GASSET.”,”MALx-008″
“PETRINI Roberto”,”L’ economia della pigrizia. Inchiesta su un vizio italiano.”,”Roberto PETRINI è giornalista di ‘Repubblica’. Ha scritto 3 libri ‘denuncia’ sulpaese: ‘Il grande bluff’ (2002), ‘Il declino dell’ Italia’ (2004), ‘L’imbroglio fiscale’ (2005). Ha curato i volumi di Paolo SYLOS LABINI, ‘Ahi serva Italia’ e ‘Un paese a civiltà limitata’. Euro 14.0 Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “”Non nel mio cortile””) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. L’atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale. (Wikip)”,”ITAS-127″
“PETROCCHI Giorgio”,”Vita di Dante.”,”””Le continue peregrinazioni del ‘legno sanza vela e sanza governo’ non rallentano mai l’ attività letteraria di Dante””. (pag 111) invettive di Ciacco: “”La tua città, ch’è piena d’ invidia sì che già trabocca il sacco, seco mi tenne in la vita serena… superbia , invidia e avarizia sono le tre faville c’hanno i cuori accesi””. (pag 125-126)”,”BIOx-085″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 1. La civiltà del comune.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-052″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 2. La civiltà della corte.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-053″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 3. La civiltà dell’ assolutismo e della controriforma.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-054″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 4. Dalla civiltà aristocratica alla civiltà borghese.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-055″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 5. Dalla civiltà borghese alla civiltà di massa.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-056″
“PETRONIO ARBITRO”,”Satiricon.”,”Il personaggio Trimalcione. “”Su tutti e su tutto Trimalcione, la cui entrata è un colpo di scena, la cui permanenza è un gaio incubo, le cui uscite sono disgrazie e riposi, i cui ritorni sono calamità desiderate. Trimalcione dalla lingua che non tace mai, stuzzica, provoca, punisce e premia, trincia giudizi, è la maggior prova a cui l’ autore abbia sottoposto se stesso. C’erano altre scene di questa forza nel romanzo integro? Presumibilmente; ma questa è tale che non ne fa rimpiangere la perdita. Nemmeno Rabelais, col suo Gargantua e col suo Pantagruele, arriva alle altezze e alle bassezze del Satiricon; né altri autori comici moderni o antichi; con la sola eccezione di Aristofane; e qua e là di Plauto: il Miles gloriosus, il soldato fanfarone, potrebbe infatti essere ospite di Trimalcione.”” (pag VIII-IX) Petronio Arbitro (m. 66) scrittore latino, forse identificabile con Gaio Petronio, arbitro del buon gusto (arbiter elegantiarum) che, inviso a Tigellino e coinvolto nella congiura anti-neroniana di Pisone, prevenne la condanna suicidandosi. Autore del Satyricon, racconto in prosa e versi, parodia del romanzo d’ amore contemporaneo, interpolata con favole milesie. Celebre la parte sulla cena di Trimalcione, satira dell’ ambiente dei liberti arricchiti (EUG).”,”STAx-124″
“PETRONIO Giuseppe a cura; scritti di Girolamo TIRABOSCHI Friedrich SCHLEGEL Paolo EMILIANI-GIUDICI Francesco DE-SANCTIS Gustave LANSON Benedetto CROCE Jurij TYNIANOV Wlater BENJAMIN Werner KRAUSS Rolando BARTHES Hans Robert JAUSS Amedeo QUONDAM Claudia DELFINO Arcangelo LEONE DE CASTRIS Jan O. FISCHER”,”Teorie e realtà della storiografia letteraria. Guida storica e critica.”,”Scritti di Girolamo TIRABOSCHI Friedrich SCHLEGEL Paolo EMILIANI-GIUDICI Francesco DE-SANCTIS Gustave LANSON Benedetto CROCE Jurij TYNIANOV Wlater BENJAMIN Werner KRAUSS Rolando BARTHES Hans Robert JAUSS Amedeo QUONDAM Claudia DELFINO Arcangelo LEONE DE CASTRIS Jan O. FISCHER”,”VARx-340″
“PETRONIO Giuseppe PALADINI MUSITELLI Marina a cura; saggi di Donald SASSOON Fabio FROSINI Guido LIGUORI Wolfgang Fritz HAUG Roberto FINELLI Aldo TORTORELLA Andrea CATONE Giorgio GILIBERT Jacques TEXIER Francisco F. BUEY Giuseppe PETRONIO Marina PALADINI MUSCITELLI”,”Marx e Gramsci. Memoria e attualità.”,”Saggi di Donald SASSOON Fabio FROSINI Guido LIGUORI Wolfgang Fritz HAUG Roberto FINELLI Aldo TORTORELLA Andrea CATONE Giorgio GILIBERT Jacques TEXIER Francisco F. BUEY Giuseppe PETRONIO Marina PALADINI MUSCITELLI Gramsci e le ‘Tesi su Feuerbach’ di Marx. “”Sono note le vicende editoriali di questo breve testo: redatto nella primavera del 1845, fu da Marx lasciato inedito e pubblicato per la prima volta dopo la sua morte da Engels nel 1888, in appendice al suo “”Ludwig Feuerbach und der Ausgang der deutschen klassischen Philosophie””, in un’edizione sostanzialmente corretta, ma che presentava tuttavia delle lievi varianti rispetto al manoscritto originale (come più avanti si vedrà). In edizione critica le ‘Tesi’ uscirono poi, a cura di David Rjazanov, nel 1925, insieme all’Ideologia tedesca. Le ‘Tesi’ furono tradotte in italiano per la prima volta nel 1899 da Giovanni Gentile (sulla base, ovviamente , del testo edito da Engels) e poste al centro di una fortunata e molto discussa interpretazione della “”filosofia di Marx”” (Giovanni Gentile, La filosofia di Marx, Spoerri, Pisa, 1899) che Gramsci sicuramente conosceva. Eppure, lungo tutto l’arco degli scritti precedenti i ‘Quaderni’ non compare, nonostante la grande insistenza sull”agire’ e sull”atto’, un solo riferimento a questo testo. Una riflessione sulle ‘Tesi’ si trova solo nei ‘Quaderni’, ma qui è davvero approfondita: Gramsci non solo traduce in italiano, ma le pone anche, come si è iniziato a vedere, al centro della propria personale ricostruzione del materialismo storico, insieme a pochi altri testi di Marx: la ‘Miseria della filosofia’, la ‘Prefazione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ – altro testo che traduce in italiano – alcuni passi della ‘Sacra famiglia’, del ‘Capitale’ (in particolare il ‘Libro I’) e della ‘Introduzione’ alla ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (nota: ‘Sebbene fosse in line di principio possibile, Gramsci non ebbe mai l’edizione critica delle ‘Tesi’ (né, quindi, conobbe ‘L’ideologia tedesca’). Il testo tedesco che utilizza per la traduzione è infatti contenuto in un volumetto a cura di Ernst Drahn uscito nel 1919, ed è quindi quello engelsiano (…)’)”” [Fabio Frosini, Il ‘ritorno a Marx’ nei Quaderni del carcere (1930)’] [in ‘Marx e Gramsci. Memoria e attualità’ a cura di Giuseppe Petronio e Marina Paladini Musitelli, 2001] (pag 38-39)”,”GRAS-087″
“PETRONIO Giuseppe”,”Racconto del Novecento letterario in Italia 1890-1940. Volume I.”,”Giuseppe Petronio è nato a Marano (NA) nel 1909. É stato docente di Letteratura italiana all’Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’Università di Trieste. É presidente dell’Istituto Gramsci per il Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro Internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e ha curato la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere: L’attività letteraria in Italia, i cinque volumi di La letteratura italiana, Il piacere di leggere, Viaggio nel paese di Poesia e numerosi studi su autori, opere e periodi letterari.”,”ITAB-004-FL”
“PETRONIO Giuseppe”,”Racconto del Novecento letterario in Italia 1940-1990. Volume II.”,”Giuseppe Petronio è nato a Marano (NA) nel 1909. É stato docente di Letteratura italiana all’Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’Università di Trieste. É presidente dell’Istituto Gramsci per il Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro Internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e ha curato la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere: L’attività letteraria in Italia, i cinque volumi di La letteratura italiana, Il piacere di leggere, Viaggio nel paese di Poesia e numerosi studi su autori, opere e periodi letterari.”,”ITAB-005-FL”
“PETRONIO Giuseppe PALADINI MUSITELLI Marina a cura, saggi di SASSOON Donald FROSINI Fabio LIGUORI Guido HAUG Wolfgang Fritz FINELLI Roberto TORTORELLA Aldo CATONE Andrea GILIBERT Giorgio TEXIER Jacques BUEY Francisco F.”,”Marx e Gramsci. Memoria e attualità.”,”Il presente volume raccoglie le relazioni presentate al Convegno Internazionale di studi Marx e Gramsci tenutosi a Trieste nel marzo 1999.”,”GRAS-002-FL”
“PETRONIO ARBITRO”,”Satiricon.”,”Il personaggio Trimalcione. “”Su tutti e su tutto Trimalcione, la cui entrata è un colpo di scena, la cui permanenza è un gaio incubo, le cui uscite sono disgrazie e riposi, i cui ritorni sono calamità desiderate. Trimalcione dalla lingua che non tace mai, stuzzica, provoca, punisce e premia, trincia giudizi, è la maggior prova a cui l’ autore abbia sottoposto se stesso. C’erano altre scene di questa forza nel romanzo integro? Presumibilmente; ma questa è tale che non ne fa rimpiangere la perdita. Nemmeno Rabelais, col suo Gargantua e col suo Pantagruele, arriva alle altezze e alle bassezze del Satiricon; né altri autori comici moderni o antichi; con la sola eccezione di Aristofane; e qua e là di Plauto: il Miles gloriosus, il soldato fanfarone, potrebbe infatti essere ospite di Trimalcione.”” (pag VIII-IX) Petronio Arbitro (m. 66) scrittore latino, forse identificabile con Gaio Petronio, arbitro del buon gusto (arbiter elegantiarum) che, inviso a Tigellino e coinvolto nella congiura anti-neroniana di Pisone, prevenne la condanna suicidandosi. Autore del Satyricon, racconto in prosa e versi, parodia del romanzo d’ amore contemporaneo, interpolata con favole milesie. Celebre la parte sulla cena di Trimalcione, satira dell’ ambiente dei liberti arricchiti (EUG).”,”STAx-023-FV”
“PETRONIO”,”Satiricon.”,”Gli antichi non ci hanno trmandato alcuna notizia intorno all’autore del Satiricon. Anzi, per trovare qualcuno che parli dell’opera e faccia il nome del suo autore, bisogna aspettare Terenziano Mauro, un metricologo del II o del III secolo. Per costui, come poi per tutti coloro che dopo di lui lo ricordano, il nome dell’autore del Satiricon è C. Petronius Arbiter.”,”VARx-149-FL”
“PETRONIO”,”Il satyricon.”,”‘Allora volli consultare quel dotto circa l’età dei quadri e su altri argomenti che mi riuscivano oscuri, e nel tempo stesso discutere con lui le ragioni dell’attuale inerzia, vale a dire sul perché le belle arti andassero decadendo, in special modo la pittura la quale non dava, si può dire, quasi più segno di vita. E lui mi rispose: «La sola causa di tutto è l’avidità del guadagno. Nei tempi passati, quando si teneva in onore anche la sola virtù, le arti nobili erano fiorentissime e gli uomini facevano a gara per giungere a conoscere quanto poteva giovare nell’avvenire. Per questo Democrito distillò i succhi di tutte le erbe e di tutte le pietre affinché le loro virtù non rimanessero nascoste e passò la vita a fare esperiementi. Eudosso invecchiò sulla cima di un monte altissimo per apprendere il movimento degli astri e dei cieli; Crisippo, per giungere a nuove scoperte, si purificò tre volte con l’eleboro (…)’ (pag 23-24) Petronio: il Satyricon come labirinto del racconto. (trecc) Il contributo è tratto da Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, edizione in 75 ebook Al nome di Petronio è legata una delle opere più sorprendenti dell’Antichità, il Satyricon. Caratterizzato da elementi di incertezza – l’identità dell’autore, la cronologia ed altri aspetti della tradizione del testo – sfugge anche ad una rigida classificazione di genere. Con il Satyricon ci troviamo di fronte a un frammento di narrazione nel quale, come in un labirinto, si moltiplicano i registri e le forme del racconto: il tutto in un gioco letterario condotto da Petronio con formidabile ironia. GLI ENIGMI DEL SATYRICON Il Satyricon, tra le opere della letteratura latina, colpisce il lettore moderno per una pluralità di aspetti: la rappresentazione straordinariamente realistica di un mondo pieno di aberrazioni e bassezze, la presenza costante di un eros tutt’altro che idealizzato, un turbine di personaggi e situazioni a dir poco grottesche. Un’opera “irregolare”, che l’antichità ci ha consegnato non soltanto in modo frammentario – non ci resta che una parte molto limitata rispetto all’estensione originaria –, ma anche circondata da numerosi tratti di incertezza e problemi irrisolti. Il primo “enigma” del Satyricon è l’identità stessa dell’autore: la critica oggi tende a sovrapporre storicamente il Petronius Arbiter indicato dai codici al Gaio Petronio di cui parla Tacito nel XV libro degli Annales. L’elegantiae arbiter della corte neroniana è ritratto come un personaggio culturalmente influente, raffinato, anticonformista; fuori dagli schemi, tanto nello stile di vita, quanto nel modo dissacrante di affrontare il suicidio impostogli da Nerone, sembra davvero il candidato ideale per l’identificazione con l’autore del Satyricon: uno scrittore colto che gioca con gli aspetti più bassi e sordidi della vita, ma sempre con un mirabile, elegante distacco. Enigmatico anche il titolo dell’opera, tramandato nei codici in forme diverse che si ricollegano sia alla satira, sia ai licenziosi satiri della mitologia greca. Problematico è poi tentare di definire il genere letterario: si parla del Satyricon come di “romanzo”, usando però un termine moderno, che non ha un vero corrispettivo nella letteratura antica. L’elemento romanzesco del Satyricon, fatto di avventure e peripezie, costituisce una grande cornice narrativa, all’interno della quale c’è però spazio per molto altro. Più che un genere unitario è possibile individuare un intreccio di modelli: vi è il filone delle novelle a tema erotico o grottesco, che riprendono la tradizione della fabula milesia; abbiamo l’inserimento di parti in versi nella narrazione in prosa, tipico della satira menippea; ma soprattutto si impone il gioco della ripresa parodica di generi seri come l’epica e il romanzo ellenistico. RICCHEZZA E FRAMMENTARIETÀ Ambientato inizialmente in una città greca dell’Italia meridionale, il frammento superstite racconta le avventure del giovane Encolpio, che è anche il narratore, e di altri personaggi a lui legati in diversi modi: tra questi l’efebo Gitone, oggetto da parte di Encolpio di un desiderio erotico perennemente frustrato, spesso a causa della presenza di un “terzo incomodo”, rappresentato prima da Ascilto, in seguito dall’anziano poeta Eumolpo. La coppia Encolpio-Gitone sembra parodiare il modello del romanzo ellenistico, proponendone un radicale rovesciamento dei contenuti: non un giovane e una giovane innamorati, che affrontano infinite peripezie prima di ricongiungersi e di unirsi in matrimonio, ma una coppia omosessuale, la cui relazione si basa su dinamiche antitetiche rispetto ai valori di fedeltà e castità incarnati dai personaggi dei romanzi greci. Ancor più espliciti i riferimenti all’Odissea, con riprese parodiche di singoli episodi, ma soprattutto per la struttura narrativa di base che ha il suo motore nel viaggio: i personaggi si spostano, talvolta senza una meta, fuggono, si smarriscono, incappano in tempeste, strani incontri e disavventure di ogni tipo. E se Odisseo è perseguitato dall’ira di Poseidone, Encolpio, per un qualche atto sacrilego compiuto in precedenza, è punito dal dio Priapo nell’ambito che più compete a questa divinità, quello sessuale. Tra le peregrinazioni di Encolpio e della sua compagnia nei labirinti dei bassifondi cittadini c’è spazio anche per un singolare invito a cena: l’episodio noto come la cena di Trimalcione, dal nome del bizzarro ospite, occupa la parte più cospicua del testo conservato. Molti elementi rendono memorabile questa sezione del Satyricon, tanto da farne quasi un’opera a sé stante: la caratterizzazione del padrone di casa, un liberto arricchito che nell’ostentazione di uno sfarzo senza limiti rivela la propria natura rozza e volgare; la spettacolarità delle portate, un misto di eccesso, artificio, teatralità e scenografico cattivo gusto; le conversazioni tra i convitati, anch’essi liberti, che riecheggiano in un grottesco rovesciamento i dialoghi filosofici del Simposio platonico. Nella riproduzione mimetica della lingua quotidiana dei convitati di Trimalcione Petronio realizza un capolavoro di realismo unico nell’antichità. Il Satyricon è un’opera estremamente ricca pur nella sua frammentarietà. L’elemento unificante risiede principalmente nel gusto del narrare: con fluidità e naturalezza, senza giudizi morali, ma con lo sguardo di chi conosce bene il mondo che racconta e può permettersi di trattarlo con disincantata ironia.”,”VARx-169-FV”
“PETROSINO Daniele, Con testi di: LAYZER David MILES Robert GOLDBERG David Th. WILSON Carter A. WIEVIORKA M.”,”Razzismi.”,”Daniele Petrosino è ricercatore confermato in Sociologia presso il corso di laurea in Scienze politiche dell’Università di Bari e docente di Sociologia presso il corso di Diploma universitario in Servizio sociale e di Metodi e tecniche della ricerca sociale presso il corso di laurea in Scienze dell’educazione.”,”STOS-035-FL”
“PETROVIC Gajo”,”Marxismo contra stalinismo. Marx en la primera mitad del siglo XX. (Tit.orig.: Filozofija i marksizam)”,” PETROVIC Gajo è nato a Karlovac in Jugoslavia nel 1927. E’ stato professore aggiunto all’ Università di Zagabria. “”En la Critica del Programa de Gotha, Marx se refiere a las dos fases del comunismo, si bien no la denomina “”socialismo”” y “”comunismo””. Asimismo, en esta misma ob ra, se menciona “”el período de transformación revolucionaria que media entre la sociedad capitalista y la sociedad comunista””, como una etapa que difiere tanto dal capitalismo come del comunismo, come un tercer período al que “”corresponde… también un período político de transición, (…)””. (pag 185) “”Su ciò che abbiamo esposto della Critica del Programma di Gotha di Marx, possiamo trarre la conclusione che la distinzione delle due tappe avviene in base al principio determinante della distribuzione, ovvero che la prima tappa sarebbe determinata dal principio della distribuzione secondo il lavoro, e la seconda, dal principio della distribuzione secondo le necessità””. (pag 187)”,”TEOC-399″
“PETROVIC Gajo, a cura di Gabriella FUSI”,”Socialismo e filosofia.”,”Gajo Petrovic è stato uno dei maggiori animatori del gruppo della rivista jugoslava “”Praxis””. Partendo da una radicale critica allo stalinismo, questo gruppo di marxisti critici è riuscito ad ottenere a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, un’eco internazionale grazie anche agli annuali convegni tenuti all’Isola di Korcula.”,”SOCx-011-FL”
“PETRUCCIANI Stefano TRINCIA Francesco Saverio; saggi di Stefano PETRUCCIANI George G. BRENKERT Allen E. BUCHANAN John E. ROEMER Gerry A. COHEN Jon ELSTER Francesco Saverio TRINCIA”,”Marx in America. Individui etica scelte razionali.”,”Saggi di Stefano PETRUCCIANI George G. BRENKERT Allen E. BUCHANAN John E. ROEMER Gerry A. COHEN Jon ELSTER Francesco Saverio TRINCIA Biografie PETRUCCIANI e TRINCIA in risvolto 4° copertina. “”E.P. Thompson scrive che nell’ Inghilterra preindustriale hanno avuto luogo delle rivolte ricorrenti che, anche se di solito non hanno avuto successo nel raggiungimento dei loro obiettivi immediati, hanno ottenuto un successo sul lungo periodo, facendo sì che le classi dei proprietari si comportassero più moderatamente di quanto non avrebbero fatto altrimenti. Thompson sembra, inoltre, concludere che il successo sul lungo periodo fornisce una spiegazione (intenzionale o funzionale) delle rivolte. Questo è, in ogni caso, il modo in cui io interpreto la sua domanda retorica, se le rivolte “”sarebbero continuate per così tanto tempo, in effetti per centinaia di anni, se avessero costantemente fallito nel raggiungere i propri obiettivi””. Se è funzionale, la spiegazione cade per motivi che ormai ci sono familiari. Se è intenzionale, cade per dei motivi che sono connnessi ad una differenza cruciale esistente fra le azioni individuali e le azioni collettive.”” (pag 188, Jon Elster)”,”TEOC-383″
“PETRUCCIANI Stefano”,”Marx.”,”Stefano Petrucciani insegna filosofia politica nella Facoltà di filosofia della Sapienza Università di Roma. E’ autore di ‘Marx al tramonto del secolo’ e ‘Introduzione a Habermas’, ‘Introduzione a Adorno’.”,”MADS-505″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Stefano PETRUCCIANI Nicolao MERKER Marcello MUSTE’ Guido CARPI Giorgio CESARALE Guido LIGUORI”,”Storia del marxismo. I. Socialdemocrazia, revisionismo, rivoluzione (1848-1945).”,”Saggi di Stefano PETRUCCIANI Nicolao MERKER Marcello MUSTE’ Guido CARPI Giorgio CESARALE Guido LIGUORI Engels, il vero fondatore del marxismo? (pag 23) (saggio di Petrucciani, ‘Da Marx al marxismo attraverso Engels’) Il saggio di Merker ‘Ortodossia e revisionismo nella socialdemocrazia’ è dedicato in parte a Karl Kautsky “”Kausky tentò di opporre alle unilateralità polemiche qualche punto di vista oggettivo. Ricordò che Marx ed Engels, pur se speravano nelle crisi, non perciò avevano ancorato le loro analisi economiche al millenarismo fideistico del grande crollo, e nemmeno (le due cose essendo connesse) all’altrettanto apodittica teoria dell’immiserimento crescente delle masse. Contestò anche, nel suo primo intervento contro i ‘Presupposti’ bernsteiniani, che la politica socialdemocratica fosse incentrata sul “”crollo””: «Con una simile tattica, che farebbe dipendere il successo del nostro movimento da una crisi mondiale o una guerra mondiale o un’altra catastrofe mondiale imminente, per un partito socialista non si arriva a niente né in Germania né altrove» (Kautsky, 1899c, p. 1). La legge della crisi in quanto tale, proprio perché circoscritta in Marx alla dinamica delle crisi del capitalismo classico, non era potenziabile a modello assoluto. Era aperta a modifiche come ogni altra legge scientifica, non diversamente da quella del pauperismo crescente che, pur definita da Marx una «’legge assoluta, generale dell’accumulazione capitalistica’», ebbe anche l’immediata correzione limitativa che «come tutte le altre leggi essa è modificata nel corso della propria attuazione da molteplici circostanze» (Marx, 1867, trad.it, p. 705). Le “”circostanze”” furono, nella Germania de 1870-1900, un aumento costante dei salari e un decrescere della giornata lavorativa dalle dodici ore del 1870 alle dieci e mezza del 1900. Perciò Bernstein ricordava a Kautsky in una lettera del 25 giugno 1891 che «noi facciamo un uso veramente eccessivo della parola “”miseria”” e ci esponiamo al pericolo di esser confutati dalla storia» (IISG, p. 163). Furono insomma i nuovi dati di fatto a imporre una revisione del vecchio concetto di immiserimento. Ad esso Kautsky – insieme a Cunow (1898, p. 402) – aggiunse adesso la nozione più ampia di «immiserimento sociale». Il fenomeno globale nuovo è che la classe operaia «rimane esclusa in misura crescente dai progressi della cultura ch’essa stessa produce, il tenore di vita della borghesia sale più rapidamente di quello del proletariato, e quel che aumenta è il loro contrasto sociale» (Kautsky, 1899a, p. 118). Il significato profondo della dinamica degli “”immiserimenti”” restò però fuori dall’ottica della Seconda Internazionale. La dinamica era infatti quella dell'””alienazione””, ovvero l’esistenza estraneata vissuta dalle classi lavoratrici nelle forme più molteplici, a cominciare dall’onnipervasiva insicurezza che ne domina la vita. Su ciò però non si poteva sapere neanche quel che ne aveva detto il giovane Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici’ del 1844 (poiché vedranno la stampa solo nel 1932)”” (pag 46) [Nicolao Merker, ‘Ortodossia e revisionismo nella socialdemocrazia’] [(in) Stefano Petrucciani, ‘Storia del marxismo. I. Socialdemocrazia, revisionismo, rivoluzione (1848-1945)’, Roma, 2015] Il saggio ‘Marxismo teorico in Italia: Labriola, Croce, Gentile’ è di Marcello Musté Il saggio ‘Filosofia e marxismo tra Seconda e Terza Internazionale’ di Giorgio Cesarale inizia con ‘Gli esordi: Friedrich Engels’ (paag 169)”,”MADS-711″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Cristina CORRADI Manlio IOFRIDA Stefano PETRUCCIANI e Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE Guido SAMARANI José Paulo NETTO Alex CALLINICOS”,”Storia del marxismo. II. Comunismi e teorie critiche nel secondo Novecento.”,”Saggi di Cristina CORRADI Manlio IOFRIDA Stefano PETRUCCIANI e Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE Guido SAMARANI José Paulo NETTO Alex CALLINICOS Il primo saggio è di Cristina Corradi ‘Forme teoriche del marxismo italiano (1945-79)’ (pag 11-42) (paragrafi: ‘Togliatti interprete di Gramsci: marxismo come storicismo’; ‘L’oscuramento di Bordiga e della scienza economica marxista’; ‘ll dellavolpismo: dal metodo dell’astrazione determinata alla critica delle astrazioni reali’; ‘Sociologia critica e neomarxismo: l’altra linea di Panzieri e Fortini; ‘L’operaismo tra Tronti e Negri: dall’operaio massa all’operaio sociale'”,”MADS-712″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Riccardo BELLOFIORE, Stefano PETRUCCIANI Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE, Giulio AZZOLINI, Luca BASSO, Cinzia ARRUZZA, Stefano VELOTTI”,”Storia del marxismo. III. Economia, politica, cultura: Marx oggi.”,”Saggi di Riccardo BELLOFIORE, Stefano PETRUCCIANI Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE, Giulio AZZOLINI, Luca BASSO, Cinzia ARRUZZA, Stefano VELOTTI Contiene il saggio: Riccardo BELLOFIORE, ‘Capitale, teoria del valore e teoria della crisi’, all’interno del quale c’è il paragrafo ‘Teoria della crisi’ (pag 40-48) Altro saggio: Petrucciani, Piromalli, Cesarale, ‘Teorie dello stato e della democrazia’”,”MADS-713″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Mario CINGOLI Enrico DONAGGIO Luca BASSO Roberto FINESCHI e Tommaso REDOLFI-RIVA Vittorio MORFINO Mario ESPINOZA-PINO e Sandro MEZZADRA Marcello MUSTO Giorgio CESARALE Stefano PETRUCCIANI Antonella PALUMBO Giovanni SGRO'”,”Il pensiero di Karl Marx. Filosofia, politica, economia.”,”In bibliografia (cap. 4) . (pag 142) G. Sgrò, ‘Crisi e critica in Karl marx. Dialettica, economia politica e storia, Arcoiris, Salerno, 2016 [Giovanni Sgro’ (a cura di), Crisi e critica in Karl Marx. Dialettica, economia politica e storia, «Pagine inattuali. Rivista di filosofia e letteratura», n. 5 (2016), 350 pp] Stefano Petrucciani è professore ordinario di Filosofia politica all’Università di Roma Sapienza e presidente della Società italiana di filosofia politica.”,”MADS-810″
“PETRUCCIANI Alberto”,”La finzione e la persuasione. L’utopia come genere letterario.”,”””La contraddizione dei sistemi utopistici era chiara già ad Engels: «quanto più [essi] erano elaborati nei loro particolari, tanto più dovevano andare a finire nella pura fantasia» (306bis)”” (pag 201) [(306bis) Engels 1878, p. 247]”,”SOCU-002-FMB”
“PETRUCCIANI Stefano”,”A lezione da Marx. Nuove interpretazioni.”,”Stefano Petrucciani insegna Filosofia politica nell’Università di Roma La Sapienza. L’ultimo capitolo è ‘Marx uno e bino. L’interpretazione di Roberto Finelli’ (pag 165-171) La teoria della metastruttura di Bidet Marx (pag 121-122) società comunista “”A dispetto del rifiuto marxiano di enunciare in generale criteri di giustizia, sembra invece che si trovi nella sua elaborazione un assunto suscettibile di essere piegato in questa direzione, fino al punto di dar luogo, al limite, a una sorta di teoria della giustizia marxiana. Si tratta del principio “”da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni””, che si trova enunciato nella ‘Critica del programma di Gotha’ e che si può leggere ponendolo a riscontro con un brano dell’ ‘Ideologia tedesca’ di cui non è del tutto chiara la paternità, ma che certamente Marx condivideva. Come si evince chiaramente da entrambi i passi, Marx ritiene che da un punto di vista “”comunista”” non sia conforme a giustizia premiare i talenti e le capacità, e che l’ottimale distribuzione della ricchezza sociale sia quella che ripartisce in base ai bisogni. Si legga per esempio il passo dell’ ‘Ideologia tedesca’: «Ma uno dei principi più essenziali del comunismo in virtù del quale esso si distingue da qualsiasi socialismo reazionario, consiste nella considerazione empirica che le differenze di testa e di capacità intellettuali non determinano in genere alcuna differenza di stomaco e di bisogni fisici; che di conseguenza il falso principio ‘a ciascuno secondo le sue capacità’, fintanto che si riferisce al godimento in senso stretto, deve essere trasformato nel principio: A ciascuno secondo il suo bisogno, che, in altri termini, la differenza nell’attività, nei lavori, non determina l’ineguaglianza né il privilegio nel possesso e nel godimento » (44). Ma perché dev’essere così, ovvero perché su questo punto il comunismo si distingue dal socialismo? Mi pare che una risposta si potrebbe cercare in questi termini: se i disporre di certi talenti e di certa capacità è una qualità che l’individuo ha senza proprio merito, allora non si vede perché essa dovrebbe venir remunerata. Come si deve abolire il privilegio di classe, che deriva dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, così si deve abolire anche quel privilegio che deriva dal disporre di maggiori talenti naturali. Cosa che non accade ancora nel socialismo ovvero nella prima fase della società comunista, perché questa, pur avendo abolito le distinzione di classe, “”riconosce ancora tacitamente la ineguale attitudine individuale, e quindi la capacità di rendimento, come privilegi naturali”” (45). L’argomento di Marx è quindi il seguente: una distribuzione della ricchezza sociale basata sul principio “”socialista”” “”a ciascuno secondo il suo lavoro”” è imperfetta perché riconosce ancora agli individui dei privilegi non meritati. Essa, si potrebbe dire, è ancora naturalistica, perché premia l’individuo per qualcosa che egli si trova casualmente a possedere, come per esempio una maggiore attitudine a svolgere un certo lavoro e quindi una maggiore produttività. Si potrebbe dire quindi che Marx ritiene che una distribuzione in base al lavoro sia moralmente meno perfetta di una in base ai bisogni. Vi è un punto però che Marx in questa critica lascia completamente da parte, e cioè il fatto che il maggior contributo di lavoro non necessariamente deriva da maggiori capacità, ma può derivare anche da una maggiore disponibilità a impegnarsi, a sobbarcarsi impegni gravosi ecc. In altre parole: non è illegittimo considerare come identici le capacità e i meriti, come Marx sembra fare? È razionale affermare che non si dovrebbero premiare le capacità. perché di esse gli individui non hanno merito. Ma perché non si dovrebbero premiare i meriti?”” (pag 121-123) [Stefano Petrucciani, ‘A lezione da Marx. Nuove interpretazioni’, Manifestolibri, Roma, 2012] [(44) Marx-Engels, L’Ideologia tedesca, cit., p. 572; (45) Marx, ‘Critica del programma di Gotha’, cit., p. 961; e si veda a questo proposito la sottile analisi di J. Texier, ‘Marx, penseur égalitaire?’, in ‘Actuel-Marx’, n. 8. 1990, pp. 45-66]”,”MADS-837″
“PETRUSEWICZ Marta”,”Come il Meridione divenne una Questione. Rappresentazione del Sud prima e dopo il Quarantotto.”,”L’A vuole rivalutare l’ autonomia culturale e la capacità progettuale dell’ intellighentia meridionale nel periodo pre-quarantottesco. E vuole riproporre la centralità dell’ anno rivoluzionario 1848 come una spartiacque politico e culturale nella storia delle Due Sicilie. Infine sfida il luogo comune dell’ intellighentia meridionale come ricettore passivo di idee costruite al Nord. Marta PETRUSEWICZ è docente di storia europea moderna e contemporanea alla City University of New York. Costretta all’ esilio dalla sua nativa Polonia nel 1969 ha studiato in Italia e in USA. Il suo ‘Latifondo: economia morale e vita materiale in una periferia dell’ Ottocento’ è stato tradotto in diverse lingue. Nel 1857 la discordia scoppiò sulla valutazione della spedizione di Sapri conclusasi con il massacro dei ‘trecento’, la morte di Carlo Pisacane e l’ arresto del Nicotera ed altri. Concorde fu il giudizio politico: fu un disastro. Il dissidio verteva sulla responsabilità morale e politica dei maitres à penser e sul giudizio umano e la solidarietà nei confronti dei giovani insorti. Dalla sua cella a Santo Stefano, Settembrini tuonò: “”maledico quegli scellerati che sotto specie di libertà, standosi da lontano, mandano giovani generosi a morire, anzi ad essere macellati”” (pag 132).”,”ITAS-067″
“PETRY Franz”,”Il contenuto sociale della teoria del valore in Marx.”,”Ricordato da SWEEZY nel suo libro ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’ (1970) questo libro colpisce, scrive la BIANCHI nella prefazione, per l’ acutezza e l’ originalità con cui vengono ridiscusse alcune tesi fondamentali di MARX. E’ l’ unica opera dell’A morto giovanissimo (a 25 anni) durante la 1° GM. PETRY nato a Francoforte nel 1899 studiò diritto ed economia politica a Francoforte, Berlino e Friburgo dove probabilmente stese questo libro. Conseguì il dottorato (equivalente alla libera docenza). Nel 1914 morì sul fronte russo. Il libro uscì a Friburgo nel 1915.”,”MADS-235″
“PETTA Paolo”,”Ideologie costituzionali della sinistra italiana (1892-1974).”,”PETTA Paolo, funzionario parlamentare, ha pubblicato saggi di diritto costituzionale su riviste specializzate, occupandosi in particolare della disciplina giuridica delle associazioni “”sovversive””. Ha militato nel PSI da cui è uscito nel 1966 e nel Manifesto. Marx, suffragio universale e rivoluzione del 1848 “”Quanto al suffragio universale, il Marx maturo ha un atteggiamento estremamente realistico: e se nel ’50 scrive che esso “”non era la bacchetta magica miracolosa che pensavano i galantuomini repubblicani””, aggiunge subito che esso possiede “”il merito incomparabilmente più grande di scatenare la lotta di classe””, e che costituisce una scuola per il popolo; così nel ’52, vedrà il suffragio universale un pericolo – in determinate circostanze – per il potere della borghesia, che non esita, in tal caso, a disfarsene. Ideologicamente, in ogni caso, Marx non ha alcuna venerazione per esso: anzi, vede il senso della democrazia borghese nella presentazione mistificata del “”dominio borghese come emanazione e risultato del suffragio universale, come espressione della volontà popolare sovrana”” (6). Attento è soprattutto Marx alla realtà dell’organizzazione statuale: “”la vecchia organizzazione dell’amministrazione, dei comuni, dei tribunali, dell’armata, rimase intatta”” commenta a proposito della Seconda Repubblica: e in ciò riconosce la causa prima di debolezza della democrazia del ’48. E tutta la sua analisi dello Stato francese è imperniata sullo strapotere della burocrazia – accresciuto dalla rivoluzione, che ha distrutto i “”contropoteri”” feudali – che ha come strumenti l’apparato repressivo da un lato, la Banca di Parigi dall’altro”” [Paolo Petta, Ideologie costituzionali della sinistra italiana (1892-1974), 1975] [(6) K. Marx, Le lotte di classe in Francia, dal 1848 al 1850, Roma, 1962]”,”ITAC-124″
“PETTY William”,”Scritti. Nascita delle scienze sociali.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, PETTY (1623-1687), il padre dell’ “”aritmetica politica”” può essere considerato il “”fondatore dell’economia politica moderna”” come scrisse MARX ed è stato considerato da SCHUMPETER “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomeni di massa che possono considerarsi ‘leggi’, benché i singoli elementi siano fortuiti””. Quest’edizione raccoglie i più noti e importanti tra i suoi scritti: -Trattato delle imposte e dei tributi (1662) -Anatomia politica dell’Irlanda (1672) -Quantulumcumque sulla moneta (1682) (opera della piena maturità che MARX giudicò “”un’opera veramente completa, dalla costruzione unitaria e armonica””.”,”UKIx-031″
“PETTY William”,”Scritti. Nascita delle scienze sociali.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, William Petty (1623-1687), il padre dell’aritmetica politica, puà essere a ragione considerato il fondadore della teoria e dell’analisi economica e sociale. esaltato dagli economisti, sia marxisti, sia borghesi, definito da Marx il “”fondatore dell’economia politica moderna”” e da Schumpeter “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomani di massa che possono considerarsi leggi, benchè i singoli elementi siano fortuiti””.”,”ECOT-177-FL”
“PETTY William, a cura di Eugenio ZAGARI”,”Aritmetica Politica.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, William Petty è nato a Romsey nell’Hampshire (1623-1687), il padre dell’aritmetica politica, può essere a ragione considerato il fondadore della teoria e dell’analisi economica e sociale. esaltato dagli economisti, sia marxisti, sia borghesi, definito da Marx il “”fondatore dell’economia politica moderna”” e da Schumpeter “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomani di massa che possono considerarsi leggi, benchè i singoli elementi siano fortuiti””. Eugenio Zagari insegna Storia dell’analisi economica nella Facoltà di Economia e Commercio di Napoli.”,”ECOT-178-FL”
“PETYX Vincenza”,”I selvaggi in Europa. La Francia rivoluzionaria di Maistre e Bonald.”,”V. Petyx lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino. I suoi studi si sono orientati verso il pensiero filosofico politico della Restaurazione. Firma a matita di G.M. Bravo e sottolineature a matita del testo dell’introduzione Ringraziamenti dell’autrice a ai Prof. Luigi Marino, Massimo Mori, Pietro Rossi, Carlo Augusto Viano Rapporto de Maistre – Bonald. ‘Joseph de Maistre e Louis de Bonald sono due figure centrali del pensiero controrivoluzionario francese, noti per le loro critiche alla Rivoluzione francese e per la loro difesa della monarchia e della religione cattolica. Similarità. Entrambi condivisero una visione profondamente conservatrice e tradizionalista. De Maistre e Bonald credevano che l’ordine sociale dovesse essere basato su principi religiosi e monarchici, opponendosi alle idee illuministe di progresso e razionalismo. Le loro opere spesso si sovrappongono in termini di contenuti e obiettivi, con de Maistre che scrisse opere come “”Considerazioni sulla Francia”” e “”Le serate di San Pietroburgo””, mentre Bonald è noto per “”Teoria del potere politico e religioso nella società civile””. Differenze. Nonostante le loro somiglianze, vi erano anche differenze significative. De Maistre era più incline a una visione mistica e provvidenziale della storia, vedendo gli eventi come manifestazioni della volontà divina. Bonald, invece, adottava un approccio più sistematico e razionale, cercando di dimostrare la necessità di un ordine sociale gerarchico attraverso argomentazioni logiche e storiche. Collaborazione e Influenza. I due pensatori si influenzarono reciprocamente e spesso collaborarono, frequentando gli stessi circoli intellettuali e politici. La loro collaborazione contribuì a formare una base teorica solida per il movimento controrivoluzionario, influenzando profondamente il pensiero conservatore europeo del XIX secolo’ (f. copilot)”,”FRAD-001-FMB”
“PEUKERT Detlev J.K.”,”La repubblica di Weimar.”,”La repubblica di Weimar nella continuità della storia tedesca. Gli anni delle grandi scelte (1918-23). La aree di tensione della modernizzazione sociale. La stabilizzazione illusoria, 1924-29. PEUKERT (1950-1990) ha diretto l’Ufficio di ricerche sulla storia del nazionalsocialismo di Amburgo ed è stato Professore di storia contemporanea all’Univ di Essen, in Germania.”,”GERG-006″
“PEUKERT Detlev”,”Storia sociale del Terzo Reich. (Tit.orig.: ‘Volksgenossen und Gemeinschaftsfremde’)”,”PEUKERT Detlev (1950) docente di filosofia all’ Università di Essen, è autore di saggi su fascismo, resistenza, storia del movimento operiao e dei movimenti giovanili del Novecento. La classe operaia tedesca subisce la pressione all’ adattamento e alla produzione sotto il controllo della polizia. “”Fino a che punto il sistema punitivo poliziesco fosse entrata nella vita quotidiana dei lavoratori, è documentato da una statistica della ditta Krupp di Essen, in base alla quale, dalla fine di settembre del 1939 alla fine del 1944, furono inviate alla Gestapo 5426 comunicazioni riguardanti casi di “”negligenza sul lavoro”” (il numero delle ammonizioni che si risolsero all’ interno della fabbrica o di semplice minaccia di denuncia alla Gestapo deve essere stato notevolmente superiore). Di questi 5426 dipendenti denunciati, 224 furono rilasciati, 105 furono arruolati nella Wehrmacht, 584 ricevettero un’ ammonizione, 553 una pena amministrativa (in generale pecuniaria), 204 erano minorenni e furono inviati in una casa di rieducazione, 23 ricevettero un’ “”ammonizione da parte dell’ autorità””, 224 furono condannati in giudizio, 132 subirono l’ arresto per ragioni di sicurezza, 313 furono inviati in un campo di educazione al lavoro e 6 in campo di concentramento””. (pag 223)”,”GERN-121″
“PEVSNER Nikolaus”,”Le accademie d’arte.”,”Nato in Germania nel 1902, Psvsner ha studiato nelle Università di Lipsia, Monaco, Berlino e Francoforte. Trasferitosi in Inghilterra ha insegnato a Cambridge e a Londra.”,”VARx-006-FFS”
“PEYER Hans Conrad”,”Viaggiare nel Medioevo. Dall’ospitalità alla locanda.”,”Hans Conrad Peyer (Schaffhausen, 1922-1994), laureatosi all’Università di Zurigo, ha poi completato la sua formazione di storico all’Università di Vienna. Ha insegnato Storia medievale a Berna (1963-1966) e poi, a Zurigo, Storia ed economia medievale (1967-1988). Tra le sue opere: Von Handel und Bank im alten Zürich (Zurigo 1968), Könige, Stadt und Kapital (Zurigo 1982). “”Il Medioevo è un’età di grandi viaggi, di cui l’ospitalità è il presupposto fondamentale. Dai pellegrini in cammino verso Gerusalemme o verso Santiago de Compostela, dai mercanti in viaggio per le fiere francesi, fiamminghe e italiane, dai sovrani e dai potenti laici ed ecclesiastici itineranti per amministrare il potere e la giustizia sino alle folle di diseredati in cerca di fortuna per le strade d’Europa, ognuno poteva trovare una sistemazione e un pasto conforme al proprio rango, nel palazzo sontuoso o nella stalla sovraffollata e maleodorante. Grazie al costante collegamento con gli aspetti fondamentali dell’economia, della stratificazione sociale, del potere, dell’amministrazione, della religiosità e della mentalità medievale, questa storia del viaggio nel Medioevo finisce col coincidere con la storia stessa della società medievale”” (dalla quarta di copertina).”,”STMED-104-FSD”
“PEYREFITTE Alain”,”Quando la Cina si sveglierà… il mondo tremerà.”,”Quando la Cina si sveglierà… il mondo tremerà. (Napoleone Bonaparte) PEYREFITTE Alain, normalista dell’ ‘Enarque’, ricercatore presso il CNRS, professore incaricato all’ ENA, antropologo di formazione, diplomatico di carriera, ha soggiornato a lungo di vari paesi ‘socialisti’ dell’ Est. Deputato, ministro del generale DE-GAULLE a 36 anni per oltre sei anni, sindaco, consigliere generale, ha avuto una vasta esperienza. Presidente della Commissione degli affari culturali e sociali dell’ Assemblea nazionale, segretario generale dell’ UDR, è considerato un leader gollista. “”I cinesi non sanno ancora concimare la terra. Il Giappone, insieme ad una meccanizzazione molto più avanzata, utilizza dieci volte di più concime chimico per ogni ettaro coltivato. Le soluzioni di ripiego sono più pittoresche che efficaci (…). In pratica, la Cina non ha ancora saputo darsi l’ industria chimica di cui l’ agricoltura ha il più urgente bisogno e che sola può permetterle di superare la soglia della prosperità””. (pag 410)”,”CINE-007″
“PEYREFITTE Roger”,”Cavalieri di Malta. Un omaggio a Pio XII. I nomi, le date, i fatti, le scene, i testi sono autentici. Saggio di Roger Peyrefitte.”,”””«Nella sua ultima opera Peyrefitte conserva tutti i suoi doni magistrali» afferma Pierre Descaves dai microfoni di Radiodiffusion Française; e Lucien Rebatet scrive su Dimanche-Matin “”Balzac e Stendhal sarebbero stati affascinati da questo complotto di sottane mutlicolori”””” (risvolto di copertina) “”I cavalieri di Malta”” di Roger Peyrefitte è un romanzo storico pubblicato nel 1957. Il libro racconta la storia dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, un’antica e prestigiosa istituzione militare e religiosa. Peyrefitte esplora le vicende storiche e le battaglie dell’Ordine, mettendo in luce i conflitti interni e le lotte di potere che hanno caratterizzato la sua storia. Il romanzo si concentra in particolare sulla “”battaglia”” tra l’Ordine e un settore del Vaticano, guidato dal cardinale Canali, che cercava di controllare l’istituzione per farne una sua creatura. Peyrefitte offre una narrazione dettagliata e avvincente, arricchita da personaggi storici e da un’accurata ricostruzione degli eventi’ (f. copilot) ‘La storia dei Cavalieri di Malta, ufficialmente conosciuti come Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, è affascinante e complessa. L’Ordine fu fondato intorno al 1048 a Gerusalemme da un gruppo di mercanti amalfitani che costruirono un ospedale per assistere i pellegrini cristiani. Durante le Crociate, l’Ordine si trasformò in una forza militare per proteggere i pellegrini e difendere la Terra Santa. Dopo la caduta di Gerusalemme, i Cavalieri si stabilirono prima a Cipro, poi a Rodi, e infine a Malta nel 1530. Qui, l’Ordine divenne noto come Cavalieri di Malta. Uno degli eventi più significativi della loro storia fu il Grande Assedio di Malta del 1565, quando i Cavalieri, con l’aiuto della flotta spagnola, respinsero un massiccio attacco ottomano. Questo evento consolidò la loro reputazione come difensori della cristianità. Nel 1798, Napoleone Bonaparte espulse i Cavalieri da Malta, ma l’Ordine continuò a esistere come entità sovrana senza territorio. Oggi, l’Ordine di Malta è un’organizzazione umanitaria internazionale con missioni in tutto il mondo’ (f. copilot)”,”RELC-005-FMB”
“PEYRELEVADE Jean”,”Capitalismo totale. Perché la finanza minaccia la democrazia.”,”PEYRELEVADE Jean è stato presidente e amministratore delegato di Crédit Lyonnais, UAP e Compagnie financière de Suez, consigliere del governo di Pierre MAUROY (1981-83). ha pubblicato con Deni JEAMBAR ‘La République silencieuse’ e ‘Pour un capitalisme intelligent’. Il capitalismo finanziario è una minaccia per la democrazia mondiale. L’A spiega i meccanismi di una tirannia che rende inutile la politica e ininfluente l’ opinione degli elettori. Il 2 per mille della popolazione controlla la capitalizzazione borsistica del pianeta, mentre un nuovo muro si è alzato tra ricchi e poveri; tra grandi azionisti e resto del mondo. Nell’ era della finanza onnipotente, il capitalismo è diventato “”totale””, modello unico dell’ organizzazione della vita economica, padrone dei governi nazionali e delle economie reali. E’ inutile secondo l’A sperare in un’ autoregolamentazione del sistema. Per P. ci vuole una politica economica sovranazionale basata sull’ idea del Welfare globale. Altrimenti il mondo si infileraà in un vicolo cieco. Le raccomandazioni sul ‘dualismo di potere’ all’ interno dell’ azienda ovvero che nessuno disponga di una capacità decisionale illimitata sono state rapidamente adottate: “”a oggi, il 90 per cento delle 1500 maggiori società quotate ha separato le funzioni di presidente del consiglio e di CEO, e le altre hanno designato un leader all’ interno del numeroso gruppo di amministratori indipendenti.”” (pag 48) I fondi pensione. “”Il capitalismo moderno è costituito, quindi, come una gigantesca società per azioni, una temibile piramide di strutture anch’esse anonime. 300 milioni di proprietari ne costituiscono la base. Cittadini ordinari di paesi ricchi, sicuri della loro legittimità politica e sociale, preparano la loro pensione capitalizzando i propri risparmi. Una buona metà di questi è affidata a poche decine di migliaia di gestori di fondi, professionisti il cui mestiere consiste nel far prosperare le economie che sono loro affidate. Forti delle munizioni raccolte nelle loro mani per questa via (15 mila miliardi di dollari), impongono le loro idee ai dirigenti di alcune migliaia di imprese quotate in borsa che non sono altro che i servitori devoti di un meccanismo irresistibile, e censurano i ribelli. In poco tempo, i principi della ‘corportate governance’ avranno trionfato ovunque.”” (pag 65)”,”ECOI-223″
“PEZEU-MASSABUAU J.”,”Geographie du Japon.”,”PEZEU-MASSABUAU J. è Attaché de Recherche al CNRS.”,”JAPx-044″
“PEZZICA Lorenzo”,”Le magnifiche ribelli, 1917-1921.”,”Lorenzo Pezzica (1965) archivista e storico, vive e lavora a Milano. Narratore di storie, collabora con il Centro Studi Libertari – Archivio G. Pinelli e insegna “”memoria e archivi digitali”” presso il Master in Public History dell’Università di Modena e Reggio Emilia. “”L’attentato a Lenin (della Kaplan, ndr) è l’ultimo in ordine di tempo, e il più significativo, di una serie di attentati a esponenti di spicco del Partito comunista compiuto da esponenti socialisti rivoluzionari. Il 20 giugno viene ucciso il commissario del popolo per la stampa, la propaganda e l’agitazione di Pietrogrado Vladimi Volodarskij, mentre quello stesso 30 agosto a Pietrogrado viene ucciso anche Moisej Urickij, capo bolscevico della Ceka locale, per mano del socialista rivoluzionario Leonid Kannegiser. Ancora oggi la storiografia non ha chiarito fino in fondo la dinamica dei tre attentati, specie quello contro Lenin”” (pag 72-75)”,”ANAx-443″
“PEZZICA Lorenzo”,”Anarchiche. Donne ribelli del Novecento.”,”Lorenzo Pezzica (1965) archivista e storico, vive e lavora a Milano. Narratore di storie, collabora con il Centro Studi Libertari – Archivio G. Pinelli e insegna “”memoria e archivi digitali”” presso il Master in Public History dell’Università di Modena e Reggio Emilia.”,”ANAx-444″
“PEZZIMENTI Rocco”,”Il marxismo asiatico. Teoria e pratica nella lotta per il potere in Urss e Cina.”,”Rocco Pezzimenti è ricercatore confermato presso la cattedra di Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze Politiche della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) di Roma.”,”CINx-033-FL”
“PEZZINO Paolo”,”La mafie.”,”Paolo Pezzino insegna Storia contemporanea all’Università di Pisa. Ha pubblicato pure ‘La congiura dei pugnalatori. Un caso politico-giudiziario alle origini della mafia’ (1992) e ‘La mafia: industria della violenza’ (1995). L’intreccio politico-affaristico-mafioso. “”La mafia non è mai stata un fenomeno residuale, o tradizionale: del resto, abbiamo visto che essa nell’Ottocento era stata attiva sia nei latifondi della Sicilia interna che nelle aree di agricoltura ricca attorno a Palermo, e aveva sempre occupato spazi interstiziali, di mediazione, fra città e campagna, tra agricoltura e commercio. Non c’è da meravigliarsi, quindi, della sua capacità di adattarsi ai cambiamenti in corso in quegli anni: da un lato essa estese il suo controllo nelle campagne; dall’altro seppe inserirsi nei flussi di denaro e di popolazione che andavano a ingrossare le città. Infine seppe ben utilizzare la trasformazione della principale forza di governo, la Democrazia cristiana, da partito di notabili in macchina politica che trovava alimento nel controllo delle risorse economiche pubbliche. Essa perciò non si limitò a recuperare e consolidare il suo intervento nelle elezioni a favore dei politici amici, ma dimostrò una notevole capacità di inserirsi in relazioni affaristiche con amministratori pubblici e funzionari degli enti locali, traendo enormi vantaggi dalle opportunità che le offriva lo sviluppo dell’economia, in Sicilia prevalentemente legato ai finanziamenti dello Stato e degli enti locali”” (pag 56)”,”ITAS-184″
“PEZZINO Paolo; DOHNANY Johannes von”,”Le stragi naziste e la giustizia. Sui mancati processi in Italia ai criminali di guerra tedeschi.”,”Il nazista S. Engel condannato all’ergastolo in Italia per crimini commessi a Genova, ma libero in Germania in un quartiere residenziale di Amburgo. Von Dohnany è corrispondente per l’Unione Europea della ‘Weltwoche’ di Zurigo”,”ITAR-288″
“PEZZUOLI Giovanna”,”Prigioniera in utopia. La condizione della donna nel pensiero degli utopisti.”,”””In accordo con la concezione del grandissimo allievo di Socrate, ma non esattamente nello stesso senso, le donne erano in comune come del resto anche gli uomini: ognuno poteva cioè disporre in tutta libertà della propria persona, mentre veniva bandita ogni forma di violenza. A questo scopo erano stati presi precisi provvedimenti: uomini e donne abitavano in isole diverse. La dimora destinata a donne e bambini era l’isola di Nasso, splendida fra tutte le isole, denominata dagli antichi “”piccola Sicilia”” per la sua fertilità e bellezza: il suo vino e i suoi frutti sono i migliori di tutta la terra. (…) i figli appartenevano interamente allo stato, né consideravano la morte come il peggiore dei mali. Riuscimmo così a superare tutti gli ostacoli incontrati nella sua costituzione da Aristotele e, ancor prima, da Aristofane nella sua assemblea delle donne””. (pag 158-159) (Wilhelm Heinse, Ardinghello und die Glückselisen Inseln, 1785)”,”DONx-048″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, P1
“PABLO Michel, a cura, scritti di Leon TROTSKY, Leon TROTSKY e G. ZINOVIEV, Christian RAKOVSKY”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928.”,”Contiene l’annesso III in ‘Cours Nouveau’ di Trotsky: Sur la liaison entre la ville et la campagne (…Et sur des bruits mensongers)’ (Pravda, 6 dicembre 1923) (pag 75-81)”,”TROS-013-FGB”
“PACCES F.M.”,”Nostro tempo della rivoluzione industriale.”,”Una sorta di ‘Just in Time’: riduzione del magazzino. “”Se diamo il nome di ‘stock attivo’ ai semilavorati immagazzinati a tale scopo (per distinguerli dagli ‘stocks inattivi’ costituiti dai semilavorati che si immagazzinano forzatamente quando si segue lo schema di lavorazione ordinario o discontinuo) diremo che ‘lo schema di lavorazione a sequenza continua elimina gli stocks inattivi e conserva i soli stocks attivi dei prodotti in corso di lavorazione’. Si è così ottenuto il risultato richiesto, di diminuire il capitale circolante necessario, senza necessariamente aumentare il capitale fisso”” (pag 199) “”La reazione socialista, e specie dei socialisti tedeschi nei confronti dei principi tayloriani, pur pretendendo di stabilire un “”sistema Taylor capovolto”” (das umgekehrte Taylorsystem) pecca di logica là dove, ad esempio, in luogo di porsi la questione di conoscere «quali sono gli uomini più adatti a compiere dei processi lavorativi rigorosamente determinati» pretenderebbe porre la questione inversa: «quali sono le forme di organizzazione, i mestieri, i processi lavorativi meglio adatti a utilizzare le forze e le capacità umane tali quali esse sono» (1). (pag 140) (1) Neurath, ‘Die ungekehrte Taylorsystem’, in ‘Durch Kriegswirtschafts zur Naturalwirtschaft’, Münich, 1919, pag. 206″,”ECOA-025″
“PACCHI Arrigo a cura”,”Materialisti dell’ Ottocento.”,”Arrigo PACCHI, nato a Milano nel 1933, è attualmente (1978) professore universitario di storia della filosofia all’ Università di Milano. Dopo un esercizio medievista, legato a studi sull’ averroismo latino, ha concentrato prevalentemente il suo interesse su temi che si ricollegano al pensiero inglese del ‘600 e alla problematica materialistica. Tra le sue opere citiamo: ‘Convenzione e ipotesi nella formazione della filosofia naturale di Thomas Hobbes’ (1965), ‘Introduzione a Hobbes’ (1971), ‘Cartesio in Inghilterra’ (1973), ‘La materia’ (1976).”,”FILx-192″
“PACCHI Arrigo a cura; scritti di Arthur SCHOPENHAUER Ludwig FEUERBACH Jakob MOLESCHOTT Karl VOGT Ludwig BÜCHNER Ernst HAECKEL Henry Thomas BUCKLE Hippolyte Adolphe TAINE Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Materialisti dell’Ottocento.”,”Arrigo Pacchi, nato a Milano nel 1933, è attualmente (1978) professore universitario di storia della filosofia all’ Università di Milano. Dopo un esercizio medievista, legato a studi sull’ averroismo latino, ha concentrato prevalentemente il suo interesse su temi che si ricollegano al pensiero inglese del ‘600 e alla problematica materialistica. Tra le sue opere citiamo: ‘Convenzione e ipotesi nella formazione della filosofia naturale di Thomas Hobbes’ (1965), ‘Introduzione a Hobbes’ (1971), ‘Cartesio in Inghilterra’ (1973), ‘La materia’ (1976). E’ morto nel 1989. Contiene le seguenti parti: – Materialismo filosofico – Materialismo scientistico – Materialismo evoluzionistico – Storiografia positivista di tendenza materialista – Materialismo storico-dialettico (pag 322-358) L’ultima parte ‘Materialismo storico-dialettico’ contiene gli scritti di Marx Engels: – I fattori determinanti del divenire storico, di Marx Engels – Frammento su Büchner, di Engels – Ridimensionamento critico di Feuerbach e del materialismo classico, di Engels”,”FILx-002-FP”
“PACCHIONI Gianfranco”,”Quanto è piccolo il mondo. Sorprese e speranze dalla nanotecnologie.”,”PACCHIONI Gianfranco è direttore del dipartimento di scienza dei materiali dell’Università di Milano, Bicocca.”,”SCIx-304″
“PACCINO Dario”,”L’imbroglio ecologico. L’ ideologia della natura.”,”PACCINO nato ad Albenga nel 1918 ha militato nella Resistenza a Torino, collaborando alla redazione dell’Avanti! clandestino. Responsabile del periodico ‘Natura società’ dal 1967 vive a Roma.”,”TEOP-021″
“PACCINO Dario, contributi di Giorgio FERRARI e Sirio PACCINO”,”I senzapatria. Resistenza ieri e oggi.”,”Dario Paccino (1918-2005) giornalista e scrittore ha partecipato alla resistenza nelle fila delle Brigate Matteotti. Redattore dell’Avanti! clandestino ha collaborato con Rodolfo Morandi fino alla sua fuoriuscita dal Psi nel 1954. Tra le sue opere ‘Arrivano i nostri!’ (1956) dedicato agli indiani d’America e ‘L’imbroglio ecologico’ (1972). “”Di “”vergogna e terrore del mondo”” fu tacciato il nazismo per aver compiuto massacri come Guernica e Auschwitz, mentre l’imperialismo democratico statunitense è stato sempre considerato un liberatore dell’umanità. Eppure dopo l’incenerimento di Dresda, Amburgo e quello odierno di Falluja per mano degli Stati Uniti, fanno parte della medesima strategia di terrore e dominio che ha dato vita all’imperialismo atomico con la distruzione di Hiroshima e Nagasaki: da allora la minaccia di distruzione nucleare incombe sull’intero pianeta e gli Stati Uniti, unica potenza egemone sono pronti a colpire chiunque osi sfidarli. (…)”” (retrocopertina) E’ questa l’ultima opera di Dario Paccino prima della sua scomparsa”,”USAQ-107″
“PACCINO Dario”,”L’imbroglio ecologico. L’ ideologia della natura.”,”Dario Paccino nato ad Albenga nel 1918 ha militato nella Resistenza a Torino, collaborando alla redazione dell’Avanti! clandestino. Responsabile del periodico ‘Natura società’ dal 1967 vive a Roma.”,”TEOP-027-FV”
“PACE Enzo GUOLO Renzo”,”I fondamentalismi.”,”Enzo Pace insegna Sociologia nell’Università di Trieste e Sociologia delle religioni presso l’Università di Padova. Renzo Guolo insegna presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste.”,”TEMx-012-FL”
“PACE Enzo GUOLO Renzo”,”I fondamentalismi.”,”Enzo Pace insegna Sociologia nell’Università di Trieste e Sociologia delle religioni presso l’Università di Padova. Renzo Guolo insegna presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste.”,”RELx-001-FMDP”
“PACELLI Mario”,”INPDAP. I primi cinque anni.”,”PACELLI Mario è docente di istituzioni di diritto pubblico. Autore di numerose pubblicazioni storiche e giuridiche, è coordinatore editoriale della rivista ‘Inpdap’.”,”ITAS-047″
“PACHECO-PARDO Ramon”,”Da gambero a balena. Corea del Sud, dalla guerra dimenticata al K-pop.”,”Ramon Pacheco Pardo è professore di Relazioni internazionali al King’s College di Londra, oltre ad altri importanti incarichi. Eva Allione traduce dall’inglese. Si è laureata in Lingue e civiltà dell’Asia e dell’Africa. Tra i titoli tradotti ‘La casa della fame’ di D. Mareschera, e con Piernicola D’Ortona ‘All’ombra del dragone’ di Sebastiano Strangio (add editore).”,”ASIE-039″
“PACI Massimo”,”La struttura sociale italiana. Costanti storiche e trasformazioni recenti.”,”Massimo PACI è D dell’ Istituto di Studi Storici e Sociologicid della Facoltà di Economia di Ancona (1982) e dirige la rivista ‘Stato e Mercato’ edita dal Mulino. Presso il Mulino è uscito anche ‘Mercato del lavoro e classi sociali in Italia’ (1973).”,”ITAS-031″
“PACI Massimo GERMANI Gino SYLOS-LABINI Paolo GALLINO Luciano BECCALLI Bianca ACCORNERO Aris”,”Mutamento e classi sociali in Italia.”,”Lavoro nero. “”Quindi, oggi in Italia decine di migliaia di piccole imprese al disotto dei 15 dipendenti, livello a cui scatta una certa normativa giuridica, contrattuale ecc., sono impegnate nel tentativo di evitare di svilupparsi, evitando così di contribuire a diminuire la disoccupazione. Dalla costatazione che una parte notevole del lavoro occulto è stato prodotto dal mod in cui sono stati utilizzati certi strumenti di politica dell’ occupazione, derivano certe conclusioni (…)””. (pag 31)”,”ITAS-113″
“PACI Massimo”,”Istruzione e mercato capitalistico del lavoro.”,”Dello stesso autore: ‘Le contraddizioni (o le condizioni) del mercato del lavoro’ in ‘Inchiesta’, 1972 N. 6, pp. 9-19 “”Pur assumendo (…) come ipotesi generale quella della tendenziale contraddittorietà della scolarizzazione rispetto alle esigenze del sistema economico, è chiaro che nell’esaminare il fenomeno nel suo atteggiarsi concreto, con riferimento a specifici livelli di scolarità, come ad esempio, nell’analisi dello sviluppo della scuola secondaria di massa, bisogna essere consapevoli della sua doppia virtualità: di strumento di integrazione delle classi subordinate entro il sistema economico e sociale e di fattore di contraddizione e superamento del mercato del lavoro. E’ questa, del resto l’indicazione che ci viene da Marx, del quale, a questo punto, non è inutile, forse, rileggere il noto passo del ‘Capitale’, dedicato ai rapporti tra istruzione e sviluppo della grande industria: «(…) la grande industria con le sue stesse catastrofi impone come una questione di vita o di morte la necessità di riconoscere il cambiamento dei lavori e quindi la più grande versatilità dell’operaio quale legge universale della produzione, nonché la necessità di riconoscere l’adattamento delle circostanze alla normale esecuzione di tale legge. Essa fa sì che sia una questione di vita o di morte rimpiazzare l’obbrobriosa, universale popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per le varie necessità dello sfruttamento del capitale, con l’assoluta disponibilità dell’uomo per le varie esigenze di lavoro; rimpiazzare l’individuo parziale, semplice esecutore di una funzione di dettaglio, con l’individuo integralmente sviluppato, per il quale differenti funzioni sociali sono modi di attività che si scambiano liberamente. Un momento di questo processo di sconvolgimento sviluppatosi in maniera spontanea sulla base della grande industria sono gli istituti politecnici e di agronomia, un altro sono le «écoles d’enseignement professionel», nelle quali i figli degli operai ricevono i primi rudimenti in tecnologia e nell’uso pratico dei vari strumenti della produzione. Se la legislazione sulle fabbriche, prima concessione strappata dopo grandi lotte al capitale, non unisce al lavoro di fabbrica che l’istruzione elementare, l’inevitabile conquista del potere politico da parte della classe operaia riuscirà senz’altro a introdurre nelle scuole degli operai l’istruzione tecnologica teoria e pratica. Ed è altrettanto certo che la forma ‘capitalistica’ della produzione e le corrispondenti condizioni economiche degli operai siano in netta opposizione a tali fermenti rivoluzionari e al loro fine: ‘la soppressione dell’antica divisione del lavoro’. Ma lo sviluppo delle contraddizioni di una forma storica della produzione è l’unico mezzo che offra la storia per la sua dissoluzione e trasformazione» (8). Appare chiaro, in questo passo, che per Marx la diffusione di massa dell’istruzione superiore («tecnologica teorica e pratica» è nello stesso tempo un’esigenza della grande industria (per la quale «è questione di vita o di morte» disporre di una forza lavoro «versatile» e «integralmente sviluppata») e una contraddizione del sistema, un «fermento rivoluzionario», destinato in prospettiva a far dissolvere, insieme all’antica divisione del lavoro, la stessa forma storica capitalistica della produzione. Da un lato, dunque, Marx descrive la diffusione dell’istruzione all’interno di un quadro di iniziativa riformistica guidata dalla grande industria, che giunge – per questa via – ad eliminare la «obbrobriosa, universale popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per le varie necessità di sfruttamento del capitale». (L’istruzione, infatti, permette di forgiare una forza lavoro talmente mobile e versatile da rendere superato, ‘almeno in parte’ – come vedremo più oltre -, il meccanismo di fluidificazione dell’offerta di lavoro fondato sulla permanenza di un «esercito industriale di riserva»). Dall’altro lato, tuttavia, la diffusione dell’istruzione a quote via via crescenti di popolazione crea le premesse per una inevitabile rottura della divisione capitalistica del lavoro: sebbene Marx non approfondisca questa indicazione, sembra possibile ritenere che ciò avvenga tramite l”eccesso’ di popolazione istruita che si genera a seguito della crescita «su se stessa» della scolarizzazione. Assisteremo, cioè, al formarsi di una «sovrappopolazione istruita relativa», che, se in un primo periodo risulta funzionale alle esigenze della grande industria, cresce in seguito fino a divenire un elemento di squilibrio e di rottura dell’organizzazione capitalistica del lavoro. L’indicazione che ci viene da Marx, quindi, è che per comprendere fino a che punto il processo di scolarizzazione risponde ad un’esigenza di sviluppo del capitalismo e fino a che punto, invece, entra con esso in contraddizione, occorre analizzare storicamente il rapporto in cui tale processo si situa con i mutamenti osservabili nella entità e nel tipo della «sovrappopolazione relativa». Occorre, dunque, approfondire l’analisi in questa direzione. A questo scopo, è possibile proseguire «la rilettura» di Marx, introducendo una schematizzazione di comodo della evoluzione del mercato capitalistico del lavoro in tre fasi”” [Massimo Paci, ‘Istruzione e mercato capitalistico del lavoro’, ‘Quaderni storici’, Ancona, 1. 1973] [(8) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, Quarta sezione, cap. XIII: “”Macchinario e grande industria””, ed. Avanzini e Torraca, Roma, 1965, pp. 168-169] Nuove forme di lavoro a domicilio “”Il capitalismo italiano, dunque, tenta – sia pure in ritardo – di realizzare, sul piano della struttura dell’occupazione, una operazione politica, quasi analoga a quella riuscita al capitalismo americano. Vengono messi in moto importanti meccanismi di divisione della classe operaia, una parte della quale viene emarginata dal settore produttivo principale, verso i settori e le aree periferiche, meno stabili e remunerative. Questo momento dell’intera operazione ottiene un certo successo: nonostante l’assenza, nella situazione italiana, di un proletariato di colore, i processi di emarginazione vengono appoggiati sui criteri altrettanto «naturali» o «oggettivi» dell’età, del sesso e, non ultimo del livello di istruzione posseduto dalla forza lavoro. L’incremento della sovrappopolazione stagnante (…) fornisce la base materiale per la ripresa dello sfruttamento operaio nei settori e nelle aree periferiche; questo avviene spesso ‘in forme nuove’, che meriterebbero di essere indagate, ma sulle quali non si dispone, effettivamente, di sufficienti elementi di conoscenza (37)””. [Massimo Paci, ‘Istruzione e mercato capitalistico del lavoro’, ‘Quaderni storici’, Ancona, 1. 1973] [(37) Vedi, ad esempio, la ripresa del fenomeno del lavoro a domicilio in Lombardia, quale risulta dalla indagine condotta da L. Frey, ‘Il lavoro a domicilio in Lombardia’, in “”Relazioni Sociali””, n. 10-11, 1971. E’ interessante ricordare, a questo proposito, quanto osserva Marx, quando tratta della ricostituzione del lavoro a domicilio nello sviluppo capitalistico: «Questa cosiddetta industria domestica moderna non ha niente a che vedere con quella antica, con cui ha in comune soltanto il nome, giacché quest’ultima presuppone un artigianato urbano indipendente, un’agricoltura autonoma e in special modo una ‘casa della famiglia operaia’. Oggi l’industria domestica è divenuta un ‘reparto esterno della fabbrica, della manifattura o del magazzino di merci’. Il capitale, insieme agli operai delle fabbriche e delle manifatture e agli artigiani che conglomera in masse enormi in un certo luogo su cui esercita il suo diretto imperio, lega a sé un altro esercito sparso nelle grandi città e nelle campagne, quello degli operai a domicilio». In K. Marx, Op. cit., [Il Capitale, Libro I, Quarta sezione, cap. XIII ‘Macchinario e grande industria””] p. 133. (Le sottolineature sono di Marx)”” (pag 188)”,”GIOx-104″
“PACI Paolo”,”Svizzera.”,”Ma oltre ai problemi per l’ambiente, è anche notevole la modificazione del paesaggio sulle Alpi: i laghi artificiali sono ovunque, con i loro larghi muri di cemento, come quello di Grande-Dixence, nel Vallese, che con i suoi 285 m. di altezza detiene il primato europeo. L’emergenza ecologica in territorio elvetico è tanto più presente quanto più delicato è l’ambiente alpino e prealpino. Canalizzazioni, cementificazioni delle sponde dei laghi e fiumi, bonifiche e lottizzazioni edilizie: dal 1850 è stato prosciugato il 90% delle zone paludose e negli ultimi 200 anni sono scomparse per il 95% le torbiere. L’allarme è mitigato peraltro da leggi severe ed efficaci: la legge del 1971 sui corsi d’acqua, ad esempio, ha raggiunto l’obiettivo di restituire alla vita laghi, anche di grandi dimensioni, come il lago dei Quattro Cantoni, che erano dati per morti dai ricercatori. Altro grosso problema che la Svizzera condivide in parte – con l’Italia: il boom delle residenze secondarie. Negli ultimi 25 anni le seconde case si sono triplicate, in particolare sull’arco alpino (ma molto spesso sono proprietà di stranieri). L’aumento sconsiderato dei prezzi immobiliari nelle città ha condizionato la fuga dai centri urbani e l’esplosione degli hinterland. Il fenomeno del pendolarismo è sempre più diffuso. Ma dal 1980, una legge sull’uso razionale del suolo ha potuto ridurre notevolmente lo sfruttamento incontrollato. Cosa che purtroppo non possiamo dire della nostra legge Galasso. Altro non secondario aspetto della modificazione del paesaggio svizzero è stato l’abbandono dell’agricoltura: negli ultimi 35 anni il settore si è dimezzato e oggi solo il 4.6% della popolazione attiva lavora in questo campo, contro la media europea del 7.8%. L’agricoltura è in realtà un’attività difficile su un territorio alpino e collinoso, il che giustifica forse i prezzi elevati di prodotti che in Svizzera sono considerati tradizionali, come il latte, il formaggio, la carne. Anche i prezzi sopra la media non riescono a sanare l’economia agricola, che vive in buona parte di sovvenzioni statali: negli ultimi anni si è arrivati a 7 miliardi di franchi all’anno, su un budget statale di 30 miliardi.”,”EURx-337″
“PACI Massimo”,”Mercato del lavoro e classi sociali in Italia. Ricerche sulla composizione del proletariato.”,”Massimo Paci è nato a Napoli nel 1936. Si è laureato in giurisprudenza a Roma. Ha studiato sociologia presso l’Università di Parigi e della California. Dal 2001 al gennaio 2009 è stato professore ordinario di Sociologia del Lavoro presso la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto molti saggi e libri.”,”CONx-003-FC”
“PACI Massimo”,”Mercato del lavoro e classi sociali in Italia. Ricerche sulla composizione del proletariato.”,”Massimo Paci è nato a Napoli nel 1936. Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Roma, ha studiato Sociologia presso l’Università di Parigi e l’Università della California (Berkeley). Libero docente di Sociologia del lavoro. E’ autore di numerosi saggi e articoli.”,”CONx-011-FV”
“PACI Enzo, a cura; estratti dalle opere di Federico NIETZSCHE”,”Federico Nietzsche.”,”””Lo scopo non è l’umanità, ma è il ‘superuomo’. «Come l’uom s’eterna» Inferno, XV, 85 (XVI, 359) (Dante Alighieri) (pag 230)”,”FILx-424-FRR”
“PACIFICI Vincenzo G.”,”Francesco Crispi (1861-1867). Il problema del consenso allo stato liberale.”,”PACIFICI è nato a Tivoli ed è laureato in lettere e giurisprudenza. E’ ricercatore di storia del risorgimento presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato vari volumi (v. 4° cop).”,”ITAB-268″
“PACINI Gianlorenzo a cura”,”Cecoslovacchia: cinque anni dopo.”,”””L’Unione Sovietica si presenta oggi tuttora come una società che rientra per molti aspetti – secondo la nota tesi di Wittfogel – nel modo di produzione asiatico descritto da Marx, cioè in quel tipo di società che lo stesso Wittfogel ha descritto e variamente ribattezzato con i nomi di “”idrauliche””, “”agro-burocratiche””, ecc. Anche Trotsky si dimostra sostanzialmente conscio dell’affinità dell’Unione Sovietica con un tale tipo di società, e pertanto appare strano che egli possa – nel passo accennato – pretendere di ridurre un processo di tale portata nel quadro di una rivoluzione politica. Tra l’altra, una tale tesi appare antimarxista, in quanto affiderebbe a un fattore sovrastrutturale la realizzazione di un rivolgimento le cui profonde implicazioni sociali e strutturali sono anche troppo evidenti”” (pag 34-35) (G. Pacini, saggio introduttivo)”,”EURC-114″
“PACINI Marcello BARONI Ernesto”,”Europa anno zero?”,”Fondo Davoli La libera circolazione dei lavoratori (pag 76-77) [‘Insieme alla libera circolazione delle merci, la libera circolazione dei lavoratori e dei capitali dovevano essere i due pilastri principali su cui fondare l’unione economica. Ed erano, nel contesto del trattato, le due libertà che dovevano garantire il meccanismo di riadattamento spontaneo del Mercato Comune al massimo livello di produttività, una volta instaurato un regime di piena e leale concorrenza. In particolare, molto si sperava dalla libera circolazione dei lavoratori. Questa doveva sostituire la tradizionale emigrazione, specie quella transoceanica, con movimenti all’interno di un ordinamento comunitario che, abolendo ogni trattamento discriminante, garantiva la piena parità di condizioni con il lavoratore originario. Inoltre, ed era l’aspetto più importante, si sperava di ottenere una migliore ripartizione delle forze lavorative, che doveva permettere agli stati che presentavano carenza di mano d’opera di sfruttare i lavoratori esuberanti in altri paesi. Al vantaggio che ne avrebbero ricavato gli stati maggiormente industrializzati si aggiungeva quello dei paesi con regioni economicamente depresse: la mobilità geografica dei lavoratori veniva intesa come mezzo per risolvere il problema dell’occupazione in quelle «regioni della Comunità nelle quali… neppure lo sforzo umanamente più gigantesco…» avrebbe mai permesso di «occuparvi tutta la mano d’opera che vi si trova… concentrata» (7). Lo stesso R. Marjolin, alla conferenza sulle Economie regionali del 1961, precisava: «non potrà esservi una comunità prospera e dinamica se non sarà garantito un alto grado di mobilità dei lavoratori»; con ciò dimostrava chiaramente che alla mobilità geografica dei lavoratori veniva affidato il grave compito di fattore di riequilibrio del sistema comunitario, e, parlando più specificatamente dell’Italia, aggiungeva: «E’ incontestabile, tra l’altro, che il problema costituito per l’Italia dal sottosviluppo di talune sue regioni meridionali, non potrà essere risolto senza forti movimenti di lavoratori italiani all’interno del loro paese e verso gli altri paesi della Comunità… Questi trasferimenti di mano d’opera sono necessari ed infatti avvengono anche in altri paesi della Comunità». Questo nel rapporto introduttivo, mentre nelle considerazioni finali, per quietare le preoccupazioni, avanzate da molti partecipanti ai lavori, sulle conseguenze sociali di una massiccia migrazione, R. Marjolin precisava ulteriormente che aveva inteso parlare di «mobilità del lavoro» e non di migrazione. «Fra questi due termini vi è una differenza essenziale: è necessario che all’interno di una medesima regione, o in ogni caso in una zona geograficamente limitata, i lavoratori possano passare facilmente da un’impresa all’altra, da un ramo industriale all’altro, sia secondo esigenze economiche sia secondo i loro desideri» (8). La mobilità del lavoro si realizza pertanto in un quadro geografico «limitato» mentre «le migrazioni da regione a regione e da paese a paese… che sono state e sono ancora, necessarie… sono accompagnate da fenomeni sociologici, politici e umani sfavorevoli». (…) I movimenti migratori intra-comunitari hanno comunque sostituito la tradizionale emigrazione transoceanica, modificando il carattere dell’emigrazione da definitiva in temporanea, o comunque permettendo un più agevole ritorno al paese d’origine. Gli organi della Commissione hanno, in tale specifico settore, più volte deliberato provvedendo a curare che il fenomeno migratorio avvenisse nelle migliori condizioni di sicurezza sociale. Purtroppo l’augurio di R. Marjolin, «l’industria deve andare verso il lavoratore mentre il lavoratore deve andare verso l’industria solo in circostanze eccezionali», non si è realizzato, o non si è realizzato a sufficienza; e la migrazione è continuata nel nome di una parità giuridica ma in una sostanziale traumatica esperienza d’inferiorità di fatto, che qualche volta è stata anche rivelata da manifestazioni, per fortuna sporadiche, di intolleranza da parte degli abitanti degli stati d’immigrazione’] (pag 76-80) [(7) R. Marjolin, ”Rapporto introduttivo’ alla Conferenza sulle economie regionali’, Bruxelles, 6-8 dicembre 1961, Atti, vol. I, p. 27; (8) Ibidem, vol. II, p. 61]”,”EURE-113″
“PACINI Marcello”,”Una cronaca culturale. Le attività della Fondazione Giovanni Agnelli dal 1976 al 1999.”,”Marcello Pacini è direttore della Fondazione Giovanni Agnelli (1999)”,”EDIx-235″
“PACINI Marcello ZOLBERG Aristide R. GOLINI Antonio BONIFAZI Corrado ALBERTI Luca BLANGIARDO Gian Carlo DI-COMITE Luigi TRIFA Chedli TAPINOS Georges, scritti”,”Abitare il pianeta. Futuro demografico, migrazioni e tensioni etniche. Volume 1. Il mondo arabo, l’Italia e l’Europa.”,”Contiene i saggi: – Georges Tapinos, ‘Il caso francese: l’immigrazione straniera nella Francia contemporanea’ – Gian Carlo Blangiardo, ‘L’Italia in un contesto di trasformazione demografica e le politiche possibili'”,”CONx-015-FV”
“PACIOLI Luca, edizione critica a cura di Annalisi CONTERIO”,”Trattato di partita doppia. Venezia 1494.”,”Luca Pacioli (1445-1517) frate francescano amico di Piero della Francesca e di Leonardo da Vinci è il noto matematico italiano del suo tempo. Le sue opere principali sono la Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalità (1494) e la ‘De divina proportione’ (1509). Quando Jacob Burckhardt, lo storico svizzero del Rinascimento italiano, volle dimostrare la superiorità dell’Italia nella matematica e nelle scienze naturali, verso la fine del XV secolo citò tre persone: Paolo Toscanelli, Luca Pacioli e Leonardo da Vinci (risvolto di copertina)”,”SCIx-024-FSD”
“PACKARD Vance”,”Il sesso selvaggio. I rapporti sessuali oggi.”,”Mutamenti comportamenti sessuali giovani rapporti pre-matrimoniali problemi matrimonio libertà sessuale e parità tra i sessi.”,”USAS-036″
“PACKARD Vance”,”Las formas ocultas de la propaganda.”,”Studio in profondità operato da propagandisti professionali, agenti esperti di marketing, per influenzare l’ elettorato oscillante con le tecniche della persuasione pubblicitaria.”,”FOLx-017″
“PACKARD Vance”,”La società nuda.”,”PACKARD Vance è nato in Pennsilvanya nel 1914. Laureato in giornalismo alla Columbia University, ha collaborato alle principali riviste americane, tra cui ‘Look’, ‘New York Times’, ‘The American’, specializzandosi nello studio del comportamento umano. Vive nel Connecticut. Ha scritto vari libri tra cui ‘I persuasori occulti’, ‘I cacciatori di prestigio’, ‘Gli arrampicatori aziendali’ ecc. Privacy. “”Finalmente la cosa più importante che ogni americano deve fare per proteggere la sua eredità al diritto all’intimità è di farla, prima di tutto, osservare in casa sua. Ciò significa che i genitori devono bussare e chiedere il permessoprima di entrare nella stanza di un figlio che abbia chiuso la porta. Questa è semplice educazione. Goethe, ricordiamocelo, dice che l’ingegno si sviluppa nell’intimità. Le sue parole esatte sono “”Es bildet ein Talentsich in der Stille”” che può anche essere liberamente tradotto: “”Il talento si sviluppa in una tranquilla solitudine””. Che si tratti di intimità o solitudine è anche vero che i sogni ed i progetti ed il senso di ispirare fiducia, come il talento, fioriscono in un clima simile. Un bambino allevato in un ambiente dove la sua individualità è rispettata, quando sarà un adulto avrà maggiori risorse interne da dare al mondo””. (pag 278)”,”USAS-156″
“PACKARD Vance”,”I persuasori occulti.”,”Vance Packard, membro dell’American Sociological Society, è nato in Pennsylvania nel 1914. Laureatosi in giornalismo alla Columbia University, ha collaborato con le più importanti riviste americane. Ha al suo attivo anche altre opere importanti tra cui ‘I cacciatori di prestigio’, ‘Gli arrampicatori aziendali’, ‘La società nuda’.”,”TEOS-003-FFS”
“PACKER George”,”L’ultima speranza. Ascesa e declino dell’America.”,”‘Nella sua ferma condanna di Trump e dell’assalto al Campidoglio, Packer vuole andare alle radici della lacerazione politica degli Stati Uniti, capirne le cause reali’ George Packer è giornalista di ‘The Atlantic’ e autore di diversi saggi tra cui ‘I frantumi dell’America’ (Mondadori 2014), vincitore del National Book Award e ‘La fine del secolo americano’ (Mondadori, 2020) finalista al premio Pulitzer.”,”USAS-249″
“PACKWOOD Allen”,”How Churchill Waged War. The Most Challenging Decisions of The Second World War.”,”Il rebus di aiutare la Francia in lotta con la Germania consegnando aerei britannici ai francesi o tenerli per la difesa dell’isola “”It was clearly in the British interest to help keep the French fighting for as long as possible. The battle was destroying German troops and equipment, and was keeping Hitler’ focus on the other side of the Channel. It was the view of the British Chiefs of Staff that Germany would seek to finish France before turning on Britain, and thus the continuation of hostilities in France bought time for Britain, and thus the continuation of hostilities in France bought time for Britain to re-equip her evacuated army, pull professional troops back from overseas, receive reinforcements from the Dominions and strengthen her defences. Yet, at the same time, it was no longer in the British interest to pump troops and aircraft into France, where they would take heavy casualties, when they might subsequently be needed to fight in Britain. The best hope now was to do enough to sustain hostilities in France for a few months, in the hope that Germans might become overstretched, of that the Americans would become more involved, and to build up British forces at home before contemplating a return in strength to the continent. The dilemma was the tightrope that Churchill was now walking, and it was magnified by the contradictions inherent within his own character. Churchill the politician, with four decades of experience, and fuelled by his insatiable appetite for maps and statistics, could see that the emphasis had shifted. Britain needed to prioritise her own defence. Churchill the man of destiny, the historian, the Francophile, did not want to remembered as the new British leader who abandoned France in her hour of need. Nor was it in his nature not to fight. (…) It was clear that the final battle in France was about to begin. The view of the French government was that this would be decisive, non just for France but for Britain as well, and their politicians and military leaders united in bombarding London with requests for troops and planes. The requests went beyond anything that had been asked for before. General Vuillemin, the commander of the French air forces, was now requesting that 320 British aircraft to be based in France. The War Cabinet addressed the issue in the knowledge that, ‘to decline to respond might mean collapse to French resistance, if Paris fell they might conclude a separate peace’. Churchill was bullish and keen to offer as much support as was practicable. On 2 June, there was discussion on the advantages to French morale of the despatch of further fighter squadrons to France. The Prime Minister was clearly in favour, and Churchill’s colleagues sought to contain him by referring the matter to the Chiefs of Staff, buying time to prepare their defences against the move. On 3 June, when Churchill noted that there were now fewer British fighters in France than at the beginning of the campaign, he was strongly opposed by the Chief of the Air Staff, and most significantly by Air Chief Marshal Dowding, attending for this item, who argued that, ‘our fighter operations must be regulated by the rate of output in such a manner as to ensure that we were not squandering the capital of our fighter aircraft’. Churchill seemed to accept this, but only with the proviso that the matter could be reconsidered in ten days, and not without observing that to the French ‘it looked as though we had some 500 fighters of incomparable quality which we would be withholding at a moment when they would be making a supreme effort on land’ (31). But his colleagues thought that was the end of the matter, they must have been sorely disappointed the following morning. The Prime Minister, having delayed communicating any decision to Reynaud, was still unhappy that Britain now had fewer squadrons operating in France than in early May, noting that production had increased the number of squadrons in the United Kingdom, from twenty-nine to forty-five. It took the combined efforts of Sinclair, Eden and Halifax, marshalling an impressive array of arguments to convince him to hold the pre-agreed line (52). Ten days later the issue was largely academic. For, having defeated the Allied armies in the north, the Germans could now pivot southwards. They reached Rouen on 8 June, crossed the river Seine on the 10 June, and entered Paris on the 14June.”” (pag 32-33-34)”,”QMIS-355″
“PACOMIO Luciano OCCHIPINTI Giuseppe a cura; scritti di Liliana ALBERTAZZI Angela ALES-BELLO Herbert ALPHONSO Giovanni ANCONA Matias AUGE’ Graham BELL Maciej BIELAWSKI Massimiliano BISCUSO Aquinata BOCKMANN Cornelius BOHL Sergio Paolo BONANNI Francesca BRIZZI Alvaro CACCIOTTI Calogero CALTAGIRONE Maria CAMPATELLI Monica CAPUZZI Michele CASSESE Jesus CASTELLANO CERVERA Stefano CAVALLOTTO Rosario CHIARAZZO Ivan CHOMA Nello CIPRIANI Francesca COCCHINI Patrizia CONFORTI Filippo Santi CUCINOTTA Giuseppe D’ACUNTO Enrico DAL COVOLO Anna D’ALESSANDRO Bernardino DE-ARMELLADA Carlo D’OSSO Giuseppina DE-SIMONE Pietro DE-VITIIS Angelo DI-BERARDINO Carmelo DOTOLO Mychajko DYMYD Giuseppe FERRARO Rino FISICHELLA Paolo FONTANA Francesco FRANCO Marianna FURNARI GENSABELLA Innocenzo GARGANO Lidia GIANCOLA Fabio GIOVANNINI Pasquale GIUSTINIANI Karl GOLSER Giovanni GONNER Vittorino GROSSI Pier Davide GUENZI Claudio GUERRIERI Giovanni IAMMARRONE Daniela IANNOTTA Dariusz KASPRZAK France KEJZAR Stjepan KRASIC Sergio LANZA Leonhard LEHMANN Luicia Olga LIZZINI Carlo LONGO Sabatino MAJORANO Gianni MANZONE Paolo MARTINELLI Chiara MERCURI Leonardo MESSINESE Aldo MODA Dalmazio MONGILLO Patrizia MORELLI Gaspare MURA Leandro NAVARRA Paolo NEPI Giuseppe OCCHIPINTI Luigi PADOVESE Giancarlo PANI Mladen PARLOV Giorgio PENZO Anna Maria PEZZELLA Giannino PIANA Francesco Orazio PIAZZA Emanuela PRINZIVALLI, Salvatore PRIVITERA, Eva Carlota RAVA, Maria L. RIGATO, Jorge RODRIGUEZ, Teodora ROSSI, Marko I. RUPNIK, Elmar SALMANN, Marco SALVATI Marcello SANCHEZ SORONDO, Mario SANCIPRIANO Ignazio SANNA Silverio SAULLE Chrisostomos SAVVATOS Domenico SCARAMUZZI Anna M. SCIACCA Paolo SELVADAGI Marcello SEMERARO Yannis SPITERIS Antonio STAGLIANO’ Tommaso STANCATI Jan STEFANEC Marina STREMFELJ Basil STUDER Michelina TENACE Tomislav TENSEK ZDENKO Andrzej TOMKIEL Guido TRAVERSA Waldemar TUREK Benedict VADAKKEKARA Gian Maria VIAN Manuela VIEZZOLI Sergio ZINCONE Elena ZOCCA Pio ZUPPA”,”Lexicon. Dizionario dei Teologi.”,”Elenco autori (nel volume si riportano pure gli incarichi): Liliana ALBERTAZZI, Angela ALES-BELLO, Herbert ALPHONSO, Giovanni ANCONA, Matias AUGE’, Graham BELL, Maciej BIELAWSKI, Massimiliano BISCUSO, Aquinata BOCKMANN, Cornelius BOHL, Sergio Paolo BONANNI, Francesca BRIZZI, Alvaro CACCIOTTI, Calogero CALTAGIRONE, Maria CAMPATELLI, Monica CAPUZZI, Michele CASSESE, Jesus CASTELLANO CERVERA, Stefano CAVALLOTTO, Rosario CHIARAZZO, Ivan CHOMA, Nello CIPRIANI, Francesca COCCHINI, Patrizia CONFORTI, Filippo Santi CUCINOTTA, Giuseppe D’ACUNTO, Enrico DAL COVOLO, Anna D’ALESSANDRO, Bernardino DE-ARMELLADA. Carlo D’OSSO, Giuseppina DE-SIMONE, Pietro DE-VITIIS, Angelo DI-BERARDINO, Carmelo DOTOLO, Mychajko DYMYD, Giuseppe FERRARO, Rino FISICHELLA, Paolo FONTANA, Francesco FRANCO, Marianna FURNARI GENSABELLA, Innocenzo GARGANO, Lidia GIANCOLA, Fabio GIOVANNINI, Pasquale GIUSTINIANI, Karl GOLSER, Giovanni GONNER, Vittorino GROSSI, Pier Davide GUENZI, Claudio GUERRIERI, Giovanni IAMMARRONE, Daniela IANNOTTA, Dariusz KASPRZAK, France KEJZAR, Stjepan KRASIC, Sergio LANZA, Leonhard LEHMANN, Luicia Olga LIZZINI, Carlo LONGO, Sabatino MAJORANO, Gianni MANZONE, Paolo MARTINELLI, Chiara MERCURI, Leonardo MESSINESE, Aldo MODA, Dalmazio MONGILLO, Patrizia MORELLI, Gaspare MURA, Leandro NAVARRA, Paolo NEPI, Giuseppe OCCHIPINTI, Luigi PADOVESE, Giancarlo PANI, Mladen PARLOV, Giorgio PENZO, Anna Maria PEZZELLA, Giannino PIANA, Francesco Orazio PIAZZA, Emanuela PRINZIVALLI, Salvatore PRIVITERA, Eva Carlota RAVA, Maria L. RIGATO, Jorge RODRIGUEZ, Teodora ROSSI, Marko I. RUPNIK, Elmar SALMANN, Marco SALVATI, Marcello SANCHEZ SORONDO, Mario SANCIPRIANO, Ignazio SANNA, Silverio SAULLE, Chrisostomos SAVVATOS, Domenico SCARAMUZZI, Anna M. SCIACCA, Paolo SELVADAGI, Marcello SEMERARO, Yannis SPITERIS, Antonio STAGLIANO’, Tommaso STANCATI, Jan STEFANEC, Marina STREMFELJ, Basil STUDER, Michelina TENACE, Tomislav TENSEK ZDENKO, Andrzej TOMKIEL, Guido TRAVERSA, Waldemar TUREK, Benedict VADAKKEKARA, Gian Maria VIAN, Manuela VIEZZOLI, Sergio ZINCONE, Elena ZOCCA, Pio ZUPPA.”,”RELP-026″
“PADELLARO Nazareno”,”Pio XII.”,”PADELLARO Nazareno Concordato con la Baviera. “”In Nunzio ha un preciso compito: concludere anzitutto un concordato con la Baviera. Monsignor Pacelli sapeva quanto quel patto stesse a cuore al Papa. Occorsero circa cinque anni prima di raggiungere l’accordo. L’impresa, irta di difficoltà, fu condotta a termine il 25 marzo 1924. Ma passò circa un anno prima che il concordato fosse solennemente ratificato: il che avvenne il 24 gennaio del 1925. Nella storia della diplomazia vaticana il concordato con la Baviera viene considerato un vero capolavoro di paziente arte diplomatica e uno strumento giuridico perfettissimo. Quei 16 articoli di cui consta il documento, sono così limpidi, che a nessuno verrà in mente di guastarli, rovistandoli, e per così dire, perquisendoli con interpretazioni e chiose. E’ risaputo, infatti, che la mala volontà con le lacune, le oscurità, forma il suo alveare”” (pag 86)”,”RELC-320″
“PADELLARO Antonio”,”Il Fatto Personale. Giornali, rimorsi, vendette.”,”Frase di McLuhan: “”L’indignazione morale è una tecnica utilizzata per dotare l’idiota di dignità”” (pag 159)”,”EDIx-171″
“PADFIELD Peter”,”Battleship.”,”Acknowledgements, introduction to the Revised Edition, appendix, glossary, references, notes and bibliography, index, index of Ships’ Names.”,”QMIx-213″
“PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”La forza lavoro femminile.”,”La PADOA-SCHIOPPA è nata a Roma nel 1945. Si è laureata in Economia e Commercio all’Univ Bocconi di Milano e si è specializzata neli USA conseguendo il Master of Science alla Graduate School of Economics del Massachusettes Institute of Technology (MIT). Attualmente (1977) è Prof incarcato di Economia bancaria alla Facoltà di Scienze statistiche demografiche attuariali dell’Univ di Roma. Ha pubblicato: ‘Scuola e classi sociali in Italia’ (MULINO, 1974).”,”DONx-002″
“PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”L’economia sotto tutela. Problemi strutturali dell’intervento pubblico in Italia.”,”Fiorella Padoa Schioppa ha la cattedra di Economia politica nell’Università di Roma ‘La Sapienza’ e insegna Politica economica alla Luiss. Per il Mulino ha pubblicato: Scuola e classi sociali in Italia, La forza lavoro femminile. In questo libro, che si propone come un’autentica ‘controrelazione’ sulla politica economica del nostro Paese, l’autrice presenta un quadro completo della realtà italiana, dominata dalla rincorsa di un impossibile consenso politico, formulando una serie coerente di ipotesi per restituire dinamismo di lungo periodo al mercato del lavoro, al mondo della produzione, al settore dei servizi, a quella società italiana che sembra avere contratto un maligno patto di cittadinanza basato sullo scambio inefficiente e sull’irresponsabilità collettiva.”,”ITAE-033-FL”
“PADOAN Gianni”,”Da Pearl Harbor a Midway.”,”””L’8 dicembre (1941) la Gran Bretagna dichiarò guerra all’Impero del Sol Levante. Nella stessa giornata l’esempio inglese venne seguito dal Canada dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, dal Sud Africa, dalla Francia, dall’Olanda e dalla Jugoslavia.l’Honduras, il San Salvador, il San Domingo, il Guatemala e Haiti dichararono guerra, oltre che a noi, anche alla Germania. A Berlino, il ministro degli Esteri, Von Ribbentrop, ordinò che gli ambasciatori sudamericani fossero ricevuti da funzionari dei gradi inferiori, i quali avevano avuto precise disposizioni di stracciare le note ufficiali davanti ai loro occhi. Gli Stati Uniti, invece, non avevano ancora dichiarato ufficialmente guerra. Roosevelt doveva fare i conti con il Congresso e – mentre nel paese era giòà in corso la mobilitazione generale e in tutto il Pacifico si combatteva aspramente .- gli uomini politici americani continuavano a discutere. Naturalmente, dopo Pearl Harbor, non esistevano più dubbi per quanto riguardava il Giappone, ma molti esitavano di fronte all’eventualità di estendere la dichiarazione di guerra anche alla Germania e all’Italia. Però Churchill non aveva alcun dubbio sull’esito del dibattito segreto iniziato al Congresso, tanto che la sera del giorno successivo convocò ancora una volta il consiglio di Guerra, per tracciare nuov piani in base al calcolo che adesso poteva fare sull’apporto americano non soltanto nel Pacifico, ma anche e soprattutto in Europa”” (pag 89)”,”QMIS-164″
“PADOAN Piercarlo direttore, ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”L’Italia nella politica internazionale (1981-1982). Anno Decimo.”,”ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”STAT-482″
“PADOAN Piercarlo direttore, ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”L’Italia nella politica internazionale (1982-1983). Anno Undicesimo.”,”ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”STAT-483″
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso GRAUBARD Stephen R. a cura, scritti di Carlo Azeglio CIAMPI Romano PRODI Filippo ANDREATTA Luigi Federico SIGNORINI Fabrizio BARCA Fiorella KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Edmondo BERSELLI Renato BRUNETTA Ilvo DIAMANTI Luciano VIOLANTE Costanzo RANCI Alessando OVI Alessandro CAVALLI Massimo LIVI-BACCI Letizia PAOLI Tommaso PADOA-SCHIOPPA”,”Il caso italiano 2. Dove sta andando il nostro paese?”,”Contiene il capitolo di Alessandro CAVALLI ‘Cultura politica, cultura civica e carattere nazionale’ (pag 417-) (dibattito su ‘familismo amorale, spirito civico’ ecc.) Tendenza alla convergenza tra il carattere degli italiani e quello degli europei Carattere nazionale (pag 423-424) “”Il carattere nazionale degli italiani non è stato oggetto di ricerche specifiche, non è stato al centro degli interessi degli scienziati sociali, e neppure degli storici – con le significative eccezioni di Giulio Bollati (1983) e Carlo Tullio Altan (1986) e, più recentemente, di Ernesto Galli della Loggia (1998), Ruggero Romano (1997) e Aldo Schiavone (1998). Sono stati, e sono, piuttosto, letterati, moralisti, critici del costume e giornalisti a occuparsi dei tratti culturali del carattere degli italiani. La natura del concetto è contrastiva e differenziale, ci si chiede che cosa rende gli italiani diversi dagli altri, con intenti il più delle volte polemici. E’ stato recentemente ripubblicato, per esempio, il ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani’ che Leopardi scrisse nel 1824, un breve scritto sul quale avrò modo di ritornare. Ebbene, già allora era posto chiaramente il problema di che cosa distinguesse la nazione italiana, poiché – scrive Leopardi – “”essa è di costumi notabilmente diversa dagli altri popoli civili”” e “”il poco o niuno amor nazionale che vive tra noi è certo minore che non negli altri paesi””. Circa trent’anni fa è stato Luigi Barzini, in un libro che ha avuto più lettori all’estero che non in Italia, a descrivere con indubbia acutezza (e anche molta benevolenza) i tratti del carattere degli italiani.”” (pag 424)”,”ITAS-169″
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso GRAUBARD Stephen R. a cura, Saggi di Carlo Azeglio CIAMPI Romano PRODI Filippo ANDREATTA Luigi Federico SIGNORINI Fabrizio BARCA Fiorella KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Edmondo BERSELLI Renato BRUNETTA Ilvo DIAMANTI Luciano VIOLANTE Costanzo RANCI Suzanne BERGER Richard M. LOCKE Alessandro OVI Alessandro CAVALLI Massimo LIVI-BACCI Letizia PAOLI”,”Il caso italiano 2. Dove sta andando il nostro paese?.”,”Stephen R. Graubard è direttore editoriale di Daedalus. Carlo Azeglio Ciampi è presidente della Repubblica Italiana. Romano Prodi è presidente della Commissione Europea ed è stato presidente del Consiglio. Tommaso Padoa-Schioppa è membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea. Filippo Andreatta è professore aggiunto di relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche, Università di Bologna, Forlì. Luigi Federico Signorini è direttore del Servizio Studi della Banca d’Italia. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia presso il dipartimento di economia dell’Università La Sapienza di Roma, e Presidente dell’ISAE – Istituto di Studi e Analisi Economica. Edmondo Berselli è editorialista dell’Espresso e membro del Comitato di direzione della rivista Il Mulino. Renato Brunetta è profesore di economia del lavoro presso la II Università di Roma Tor Vergata ed è membro del Comitato di presidenza di Forza Italia. É parlamentare europeo all’interno del gruppo cristiano-democratico. Ilvo Diamanti insegna scienza politica e sociologia politica all’Università di Urbino ed è direttore scientifico della Fondazione Nord Est. Luciano Violante è professore ordinario di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino. É membro della Camera dei Deputati, dove è capogruppo dei Democratici di Sinistra. Costanzo Ranci è professore di sociologia al Politecnico di Milano. Suzanne Berger è Raphael Dorman-Helen Strabuck professor di scienze politiche al MIT. Richard M. Locke è Alvin J. Siteman Associate Professor di impresa e scienze politiche presso la Sloane School of Management, MIT. Alessandro Ovi è consulente per la new economy e l’innovazione presso la Presidenza della Commissione Europea. Alessandro Cavalli è professore di sociologia all’Università di Pavia. Massimo Livi-Bacci è professore di demografia presso la facoltà di scienze politiche all’Università di Firenze. Letizia Paoli è ricercatrice presso il dipartimento di criminologia del Max Planck Institute per il diritto internazionale a Friburgo, RFT.”,”ITAE-070-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”La lunga via per l’Euro.”,”Tommaso Padoa-Schioppa lavora a Francoforte alla Banca centrale europea, Tra le sue pubblicazioni: Efficienza, stabilità ed equità, Il governo dell’economia, Europa, forza gentile, Dodici settembre.”,”EURE-059-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”L’Europa verso l’unione monetaria. Dallo Sme al trattato di Maastricht.”,”Tommaso Padoa-Schioppa (1940) si è laureato all’Università Bocconi di Milano e al Massachusetts Institute of Technology. É stato, quale alto funzionario della Commissione della CEE e della Banca d’Italia, tra coloro che hanno più direttamente contribuito, nel campo intellettuale e in quello dell’azione, agli sviluppi monetari europei che hanno portato dall’avvio del Sistema monetario europeo (19799 alla firma del Trattato di Maastricht (1991).”,”EURE-075-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Antonio”,”Storia del diritto in Europa. Dal medioevo all’età contemporanea.”,”Antonio Padoa-Schioppa ha insegnato Storia del diritto medievale e moderno presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano, della quale è stato a lungo preside. Con il Mulino ha pubblicato ‘Italia e Europa nella storia del diritto’ (2003).”,”DIRx-003-FSD”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”Dodici settembre. Il mondo non è al punto zero.”,”Tommaso Padoa-Schioppa (1940) si è laureato all’Università Bocconi di Milano e al Massachusetts Institute of Technology. É stato, quale alto funzionario della Commissione della CEE e della Banca d’Italia, tra coloro che hanno più direttamente contribuito, nel campo intellettuale e in quello dell’azione, agli sviluppi monetari europei che hanno portato dall’avvio del Sistema monetario europeo (19799 alla firma del Trattato di Maastricht (1991).”,”RAIx-069-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso a cura, Saggi di Giorgio BASEVI Gianluigi MENGARELLI Giuseppe TULLIO Alberto GIOVANNINI Fabrizio ONIDA Franco BRUNI Mario MONTI Francesco GIAVAZZI Rainer S: MASERA Stefano MICOSSI”,”Il sistema dei cambi, oggi.”,”Tommaso Padoa-Schioppa lavora a Francoforte alla Banca centrale europea, Tra le sue pubblicazioni: Efficienza, stabilità ed equità, Il governo dell’economia, Europa, forza gentile, Dodici settembre. Basevi Giorgio professore ordinario di Economia internazionale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Bologna. Bruni Franco professore associato di Teoria e Politica monetaria internazionale, Università Luigi Bocconi, Milano. Giavazzi Francesco professore associato di Economia monetaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Venezia. Giovannini Alberto Assistant Professor alla Graduate School of Business, Columbia University, New York. Masera Rainer S. direttore centrale per la ricerca economica della Banca d’Italia. Mengarelli Gianluigi professore associato di Economia internazionale nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Venezia. Micossi Stefano responsabile del Settore internazionale del Servizio Studi della Banca d’Italia. Monti Mario professore ordinario di Economia politica Università Luigi Bocconi, Milano. Onida Fabrizio professore ordinario di economia internazionale Università Luigi Bocconi Milano. Tullio Giuseppe Consigliere presso la Direzione Generale degli Affari Monetari della Commissione della CEE.”,”ECOI-216-FL”
“PADOVANO Aldo”,”Storia insolita di Genvoa. Dalle origini a oggi.”,”PADOVANO Aldo è nato a Genova ed è autore di trasmissioni televisive.”,”LIGU-026″
“PAGALLO Ugo”,”La cattedra socialista. Diritto ed economia alle origini dello stato sociale in Italia.”,”Ugo Pagallo procuratore legale, dottorando in Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, collabora al ‘Bollettino filosofico’. “”Le divergenze che vennero a sussistere fra le concezioni ‘politico-ideali’ delle due scuole, del ‘Kathedersozialismus’ tedesco e del socialismo della cattedra italiano, oltre a rinviare a motivi d’ordine teorico e culturale, dipendevano in sostanza proprio dalla concreta situazione socio-economica in cui si trovava l’Italia del secondo decennio post’unitario. L’industrializzazione, in questi anni Settanta, cominciava appena a muovere i suoi primi, decisi, passi e di questione sociale si poteva discorrere solo all’interno del lento e faticoso disgregarsi di quel «piccolo mondo antico» pre-capitalistico (68). L’intuizione del socialismo della cattedra può esser colta, allora, come tentativo di definire, sulle basi di un’aggiornata metodologia scientifica, di stampo realista e positivo, non solo il ruolo e la figura dello ‘stato sociale’ in una società di tipo capitalistico ma, altresì, il senso stesso di uno sviluppo industriale in una società arretrata quale era quella italiana. Sviluppo che, proprio in virtù delle riforme che venivano richieste, non avrebbe però dovuto conoscere quelle terribili lacerazioni che si potevano invece riscontrare nei paesi maggiormente industrializzati, vale a dire l’Inghilterra, la Francia, la stessa Germania. In questo modo lo stato sociale diventava, nel pensiero socialcattedratico, non solo lo strumento con cui pervenire razionalmente a quelle «armonie» preconizzate dai pensatori liberisti ma anche il modo con cui prevenire, in definitiva, l’incontrollato esplodere di una ‘quistione sociale’ italiana. Prima ancora che potesse venir recepito in Italia con «coscienza di classe» l’insegnamento ‘scientifico-rivoluzionario’ di Karl Marx (69), i socialisti della cattedra si prefiggevano il compito di formulare, tra comunismo e liberismo, una autonoma soluzione ‘scientifico-riformista’ degli incombenti problemi sociali sollevati dalla industrializzazione capitalistica. D’altra parte, era proprio questo aspetto ambivalente del progetto social-cattedratico (teso, come vedremo, a ‘riformar conservando’) che finiva per sfuggire ad Antonio Labriola, nella conclusiva lettura avanzata ai suoi tempi dal teorico marxista. Se, in effetti, il programma del socialismo della cattedra era diventato ai suoi occhi «l’utopia burocratica e fiscale, ossia l’utopia dei cretini» (70), e come tale veniva sbrigativamente liquidato, tuttavia, ancora nel 1891, era lo stesso Labriola a dover constatare, in una lettera all’amico Engels, come ancora in quegli anni non si potesse parlare, purtroppo, di una vera e propria classe operaia italiana (71)”” (pag 30-31) [(68) Non è il caso, certamente, di ripercorrere in questa sede le tappe della polemiche che seguì alla pubblicazione del saggio di Rosario Romeo “”Problemi dello sviluppo capitalistico in Italia dal 1861 al 1887″” (…); (69) Furono d’altra parte proprio i socialisti della cattedra tra i primi a studiare ed a render noti in Italia gli scritti di Karl Marx (sia pure col precipuo intento di confutare e respingere le sue tesi) (…); (70) A. Labriola, ‘In memoria del manifesto dei comunisti’ (1895), in ‘La concezione materialistica della storia’, Bari, 1965, p. 51. Ma cfr anche A. Caminati, ‘Vecchia e giovane scuola storica’, cit., p. 164; (71) Cit. in G. Manacorda, ‘Il movimento operaio attraverso i suoi congressi’, cit., p. 16]”,”TEOS-134″
“PAGANETTO Luigi a cura, Saggi di Michele BAGELLA Mario BALDASSARRI Paolo BARATTA Piero BARUCCI Renato BRUNETTA Riccardo CAPPELLIN Riccardo FAINI Antonio Manuel FIGUEIREDO Adriano GIANNOLA Rainer MASERA, Luca MELDOLESI Stefano MICOSSI Giovanni PALMERIO Cristiano RAMINELLA Maria Teresa SALVEMINI Mario SARCINELLI Pasquale Lucio SCANDIZZO Rosario SOLIMA Antonio VASQUEZ BARQUERO Salvatore VINCI Ronald WANIEK”,”Mezzogiorno e Mezzogiorni d’Europa.”,”Michele Bagella è nato a Sassari nel 1939. É docente di Economia monetaria e creditizia presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Mario Baldassarri, nato a Macerata nel 1946, è docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università La Sapienza di Roma. Paolo Baratta è nato a Milano nel 1939. Al momento del Forum Ministro deo Lavori pubblici e dell’ambiente, attualmente è presidente del Centro Beneduce, Roma. Piero Barucci è nato a Firenze nel 1933. Docente di Economia politica e Storia delle dottrine economiche presso l’Università di Firenze è stato Ministro del Tesoro e della Funzione pubblica del Governo Amato e Ministro del Tesoro nel Governo Ciampi; attualmente è Presidente della Aloisio Foglia Ventura SIM e Consigliere di Amministrazione dell’IRI. Renato Brunetta, veneziano nato nel 1950, è docente di Economia del lavoro presso la Facoltà di economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Riccardo Cappellin è nato a Padova nel 1947. É docente di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Riccardo Faini, nato a Losanna nel 1951, è docente di Economia e Politica industriale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Brescia. Antonio Manuel Figueiredo è docente presso la Facoltà di Economia dell’Università di Oporto. Adriano Giannola è nato a Fano (Pesaro) nel 1943. É docente di Economia bancaria presso la Facoltà di Economia dell’Università Federico II di Napoli. Rainer Masera, nato a Como nel 1944, è docente di Mercati finanziari presso la Luiss Guido Carli di Roma e Direttore Generale dell’Istituto Mobiliare Italiano SpA; già Capo del Servizio studi ed in seguito Direttore centrale per la ricerca economica in Banca d’Italia, dal gennaio 1995 al gennaio 1996 ha ricoperto la caqrica di Ministro del Bilancio delle Politiche europee. Luca Meldolesi è docente di Politica economica presso l’Università Federico II di Napoli. Stefano Micossi è nato a Bologna nel 1947. É Direttore Generale DGIII Industria della Commissione Europea. Luigi Paganetto è nato a Genova nel 1940. É docente di Economia politica Preside della Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma e Presidente del CEIS-Tor Vergata. Giovanni Palmero, nato a Guardiagrele (Chieti) nel 1941 è docente di Economia politica presso la Facoltà di Economia della Luiss Guido Carli e Presidente dell’ISCO. Cristiano Raminella romano è nato nel 1942. Nel 1984 entra nella Kuwait Petroleum International, a Londra, come Planning & Supply Manager per l’Europa, l’Africa e l’America. Nel 1985 è Presidente e Amministratore delegato della consociata italiana. Attualmente riveste la carica di Marketing Director della Kuwait Petroleum International a Londra. maria Teresa Salvemini, nata a Molfetta nel 1936, è docente di Politica economica e finanziaria presso la Facoltà di Scienze statistiche dell’Università La Sapienza di Roma; è stata recentemente nominata Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti. Mario Sarcinelli è nato a Foggia nel 1934. É presidente della Banca Nazionale del Lavoro. Pasquale Lucio Scandizzo è nato a Salerno nel 1942. É docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Rosario solima è nato a Napoli nel 1930. Ha ricoperto incarichi presso la Ceca e, dal 1966, presso la Commissione della Cee ove, nel 1955, è stato Direttore del Fondo europeo di sviluppo regionale; attualmente è membro della Cabina di Regia nazionale presso il Ministero del bilancio, Roma. Antonio Vasquez Barquero, è docente presso la Università Autonoma di Madrid. Salvatore Vinci è docente di Politica economica e finanziaria presso l’Istituto di Studi economici della Facoltà di Economia dei trasporti e del commercio internazionale dell’Istituto Universitario Navale di Napoli. Ronald Wanier è economista presso l’Istituto per la Ricerca Industriale di Essen.”,”ITAS-090-FL”
“PAGANI Osvaldo”,”L’ orgasmo del regime. Le memorie della tenutaria del “”circolo privato”” del duce e dei gerarchi del fascismo.”,”PAGANI Osvaldo è nato a Milano nel 1919. E’ giornalista ivniato speciale di settimanali vari tra cui Panorama. “”Balbo non faceva mistero delle sue convinzioni, tanto che poco prima dell’ entrata in guerra, un giorno, a Tripoli, si diffuse la voce che era stato arrestato sotto l’ accusa di congiura contro Mussolini. Niente di vero: però c’era tutta l’ aria che cominciasse una campagna contro di lui. “”Fatto sta””, mi raccontò Bottai, “”che Balbo ha sempre fatto il “”bastian contrario””. Mussolini gli aveva fatto fare un viaggio in Germania, per mettersi d’accordo con quei capi, e lui si era inimicato sia Hitler, sia Goering. Quando poi c’è stata la questione antisemitica, il “”Gran Consiglio del fascismo, riunito per approvare le leggi del duce che ricalcavano quelle tedesche, Balbo si è messo a protestare. “”Non posso pensare””, gridava, “”che l’ avvocato Ravenna non sia più mio amico solo perché ebreo. Io lo conosco da quando eravamo bambini!””. Cercarono di farlo tacere, ma Mussolini gli fece cenno di continuare. Lui sbraitò per mezz’ora. Se nelle leggi razziali italiane ci fu qualche via di salvezza per gli ebrei, lo si deve a quel discorso di Balbo””. (pag 132)”,”ITAF-216″
“PAGANO Giancarlo”,”Luigi Einaudi e il socialismo.”,”PAGANO Giancarlo svolte attività presso la cattedra di diritto costituzionale dell’ Università di Benevento. Ha pubblicato per la Pironti ,’La burocrazia in URSS’ (Napoli, 1989) e il saggio ‘Luigi Einaudi e la critica al collettivismo’ (Fondazione L. Einaudi, 1991). Collabora a ‘Nord Sud’ ‘Tempo presente’ ‘Mondoperaio’ ‘Mondo economico’. “”Come nei reportages sugli scioperi nel Biellese, anche negli articoli sullo Sciopero di Genova – apparsi fra il 21 dicembre 1900 ed il 25 gennaio 1901 – Einaudi mostrò di essere dalla parte degli operai. A Genova però, a differenza che nel Biellese, l’ agitazione era stata provocata da una decisione della pubblica autorità: quella del prefetto Camillo Garroni di sciogliere la Camera del lavoro, che già aveva subito stessa sorte nel 1896 ad opera del suo predecessore Davide Silvagni ed era stata immediatamente ricostituita dai lavoratori con i medesimi componenti, in gran parte socialisti””. (pag 111) “”In pimo luogo – osserva Einaudi nello scritto Le ferrovie ai ferrovieri -: “”non posso dimenticare che la storia del XIX è seminata di cadaveri di cooperative di produzione. Salvo casi isolati, in cui il successo si può spiegare con circostanze eccezionali, le imprese industriali cooperative hanno incontrato un insuccesso colossale””. (pag 125) “”Scrive Einaudi: “”Nell’ industria privata la selezione dei dirigenti si fa per decisione autoritaria dell’ imprenditore e dà risultati magnifici; nelle aziende di stato la selezione avviene per concorsi e per anzianità e dà risultati di gran lunga inferiori; nei corpi elettivi, dove gli amministrati eleggono gli amministratori, si può affermare avvengano scelte ancor più cattive. Così – conclude l’ attento critico liberale – nella futura cooperativa dei ferrovieri vi sarà gran probabilità che i dirigenti assomiglino più al tipo del deputato lusingatore di folle che all’ altro del tecnico scelto unicamente per la sua abilità specializzata. E sarà una scelta feconda di disastrosi risultati economici””. (pag 126)”,”MITS-243″
“PAGANO DE DIVITIIS Gigliola; FERRONE Vincenzo”,”Il Mediterraneo nel XVII secolo: l’espansione commerciale inglese e l’Italia (Pagano de Divitiis); Il problema dei selvaggi nell’illuminismo italiano (Ferrone).”,”L’ingresso degli Inglesi nel Mediterraneo… Il saggio contiene molti riferimenti alle opere di Braudel “”La struttura degli scambi Nord-Sud subì una modificazione a partire dalla fine del XV secolo, quando emerse Anversa quale centro vitale di questi rapporti. Una serie di fattori favorirono la concentrazione sulle rive dello Scheldt di merci e mercanti, fra i quali l’insediamento dell’agente commerciale del re del Portogallo in cerca di metalli, che in cambio portava le spezie e gli zuccheri giunti a Lisbona dall’Oriente e dal Brasile, e la scelta del porto fiammingo come sede degli agenti del papa per la vendita dell’ allume nell’ Europa settentrionale”” (pag 110) “”L’Italia era certamente un paese ricco se consumava il 97.5% del caviale esportato dalla Russia”” (pag 121) Le due Italie. “”«Parlare d’Italia – ha scritto Braudel – (…) significa usare un pericoloso singolare» (in Braudel, ‘L’Italia fuori d’Italia’, in ‘Storia d’Italia’, Einaudi,Torino, 1974, vol. II, t. 2, p. 2101)”,”STOS-207″
“PAGANO Alessandra”,”Il confino politico a Lipari, 1926-1933.”,”Alessandra Pagano nata a Napoli nel 1972, si è laureata in Storia contemporanea presso l’Università di Firenze. Ha studiato l’antifascismo pre-resistenziale.”,”ITAD-004-FSD”
“PAGANO Francesco Mario, a cura di Luigi FIRPO e Laura SALVETTI FIRPO”,”Saggi politici. De’ principii, progressi e decadenza della società. Edizione seconda, corretta ed accresciuta (1791-1792).”,”””Molti vocaboli che caddero rinasceranno; e cadranno quelli che ora sono in pregio”” (Orazio, De arte poetica’, 70-71) “”Né perisce, credetemi, cosa alcuna nel mondo intero, ma si muta e rinnova il suo aspetto e lo chiamiamo nascere”” (Ovidio, Metamorfosi, XV, 254-255) (in apertura) Contiene dedica manoscritta a GM Bravo ‘Francesco Mario Pagano (Brienza, 8 dicembre 1748 – Napoli, 29 ottobre 1799) è stato un giurista, filosofo, politico e drammaturgo italiano, considerato uno dei maggiori esponenti dell’Illuminismo italiano¹². Nato in una famiglia di notai, si trasferì a Napoli dopo la morte del padre e completò gli studi sotto la guida di Gerardo De Angelis. Pagano è noto per il suo contributo alla filosofia del diritto e per essere stato un precursore del positivismo. Ha insegnato etica e diritto criminale all’Università di Napoli e ha difeso i congiurati anti-borbonici della Società Patriottica Napoletana². Le sue opere principali includono le “”Considerazioni sul processo criminale”” e i “”Saggi politici””. Fu un personaggio di spicco della Repubblica Napoletana del 1799 e, dopo la restaurazione borbonica, fu condannato a morte. La sua eredità intellettuale ha influenzato profondamente il pensiero giuridico e politico italiano’. (wikip.)”,”FILx-003-FMB”
“PAGANUZZI Quirino”,”Pro papa Pio. L’ opera di pace di Pio XII durante la seconda guerra mondiale nella testimonianza di uno dei suoi collaboratori.”,”Contiene: I papi delle Inscriptiones Latinae di Amleto TONDINI Don Quirino PAGANUZZI non fu una figura di grande rilievo gerarchico nei quadri della Santa Sede. Ma fu un testimone privilegiato e in un caso un protagonista d’eccezione.”,”RELC-070″
“PAGDEN Anthony”,”Peoples and Empires. Europeans and the Rest of the World, from Antiquity to the Present.”,”PAGDEN Anthony ha studiato a Santiago del Cile, Londra, Barcellona ed Oxford. E’ stato editore a Parigi e traduttore a Roma. E’ stato Reader in Storia intellettuale a Cambridge, e Fellow del Kings College, ecc. Collabora regolarmente a TLS, New Republic e New York Times. Anthony Padgen ha studiato a Santiago del Cile, Londra, Barcellona ed Oxford. E’ stato editore a Parigi e traduttore a Roma, Reader in Storia intellettuale a Cambridge e Fellow del Kings College. Collabora regolarmente al Times Literary Supplement, New Republic e New York Times (2002). [‘Dalla guerra della Lega di Schmalkalden (un’alleanza di principi protestanti e città) nel 1546-7 fino al Trattato di Westfalia nel 1648, che pose termine alla guerra dei Trent’anni, una o l’altra regione d’Europa era stata coinvolta nelle più feroci e sanguinose lotte ideologiche e civili della sua storia precedente alla scoppio della Seconda guerra mondiale. Il trattato di Westfalia cambiò tutto questo – o almeno sembrò ai contemporanei. Fu il primo trattato veramente moderno. (Molti in precedenza erano stati poco più che degli accordi per la cessazione delle ostilità). Esso creò ciò che venne chiamata l’Europa delle nazioni. Stabilì, seppure in modo vago, la concezione di una comunità internazionale e ratificò l’esistenza di due nuovi stati, entrambi repubbliche: le Province Unite olandesi e la Confederazione svizzera’ (pag 89)]”,”EURx-198″
“PAGDEN Anthony”,”Signori del mondo. Ideologie dell’impero in Spagna, Gran Bretagna e Francia, 1500-1800.”,”Anthony PAGDEN insegna storia e scienza politica nella University of California a Los Angeles. Ha scritto pure: ‘Spanish Imperialism and the Political Imagination’ (1990), ‘European Encounters with the New World’ (2001) (La caduta dell’uomo naturale, in italiano, 1989) “”Il perseguire estese conquiste territoriali è necessariamente la rovina di ogni governo libero; e del governo perfetto più presto che non dell’imperfetto, proprio a causa dei vantaggi che il primo ha sul secondo”” (David Hume, Idea di una perfetta comunità) (pag 114 libro di Padgen) “”Le monarchie non sono diverse dagli esseri viventi e dai vegetali. Allo stesso modo nascono, vivono e muoiono senza un’età che duri stabilmente. E sono naturali anche le loro cadute. Nel loro crescere, decrescono (Diego Saavreda Fajardo, Idea de un principe politico-cristiano) (ibid) “”Noi, che abbiamo per patria il mondo, come i pesci hanno le acque…”” (Dante, De vulgari eloquentia, I, 6, 3) “”Avete stabilito pene per i crimini; avete stabiliti premi per la virtù; e non temete per la durata dei vostri imperi che lo scorrere del tempo.”” (Denis Diderot, Salon de 1767)”,”TEOP-358″
“PAGDEN Anthony, edizione italiana a cura di Vincenzo LAVENIA”,”Signori del mondo. Ideologie dell’impero in Spagna, Gran Bretagna e Francia, 1500-1800.”,”Anthony PAGDEN insegna storia e scienza politica nella University of California a Los Angeles. Ha scritto pure: ‘Spanish Imperialism and the Political Imagination’ (1990), ‘European Encounters with the New World’ (2001) (La caduta dell’uomo naturale, in italiano, 1989)”,”EURx-005-FV”
“PAGE Martin”,”La tribù aziendale. Leggi e costumi della giungla dei manager.”,”PAGE Martin è nato a Londra nel 1938. Ha lavorato per grandi aziende negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia, e ha studiato antropologia a Cambridge. Ha viaggiato e vissuto a lungo in Africa, in Asia e in Oceania. “”Spirito tribale. Forza per cui i membri di una tribù appaiono agli estranei come terribilmente simili tra loro per modo di vestirsi, condotta, atteggiamenti, eccetera. (…) Tabù. Proibizione rituale usata come prova di fedeltà e appartenenza. Una tribù può avere un tabù che vieta di toccare il capo o di mangiare carne di canguro. Una ditta può avere un tabù che vieta di portare calzini bianchi o di avere i capelli lunghi””. (pag 15)”,”ECOA-003″
“PAGE’ Jean-Pierre BOULARD Jean-Claude”,”Profil economique de la France. Structures et tendances.”,”Collaborazione di Michel ASTORG Henri BARONE René BONNANS Jacques BRAVO Francoise EUVRARD Ariel FRANCAIS Jean-Pierre GERARD Jean-Loup MARTIN André-Ennemond NIVOLLET Régis PARANQUE Jean-Pierre PATAT Gilles PELTIER Jean-Pierre PUIG Georges VAN-DEN-PLAS Bernard VIAL Roland VOUETTE”,”FRAE-033″
“PAGE ARNOT Robin”,”The Impact of the Russian Revolution in Britain.”,”PAGE ARNOT R. Contiene il testo ‘Zimmerwald e l’Independent Labour Party, ILP’ (pag 60-63) (Appendice) (i delegati ILP vorrebbero partecipare ma gli viene rifiutato il passaporto). e il paragrafo: ‘Scioperi e ammutinamenti contro l’intervento inglese, 1918’ (pag 140-141)”,”MUKx-185″
“PAGE Stanley W.”,”Lenin and World Revolution.”,”PAGE Stanley W. Lenin e l’Oriente. “”In June, 1920, Fusse, a Japanese journalist, interviewed Lenin. “”Where””, he asked, “”does communism have the best chances for success – in the West or in the East?””. “”Genuine communism””, Lenin answered, “”can thus far succeed only in the West. However, the West lives on account of the East. European imperialist powers support themselves mainly from Eastern colonies. But at the same time they are arming their colonials and teaching them to fight. Thereby the West is digging its grave in the East”” (1)”” (pag 153) [Stanley W. Page, Lenin and World Revolution, 1959] [(1) M. Rafail, “”God bez Lenina na Vostoke””, ‘Lenin i Vostok’, Sbornik Statei (2d ed.; Moscow, 1925), p. 7] Rafail (B. B. Farbman) Fonte: Lenin i vostok : sbornik statei M. Rafaila, M. Pavlovicha, N. Narimanova i A. Khodorova Editore: Moskva : Nauchnaia assotsiatsiia vostokovedeniia soiuza SSR, 1925. Edizione/Formato: Libro Microforma : Microfilm : Russian : 2. dop. izdVedi tutte le edizioni e i formati Banca dati: WorldCat Voto: (non ancora votato) 0 con commenti – Diventa il primo. Soggetti Lenin, Vladimir Il?ich, — 1870-1924. East Asia. Altri come questo Documenti simili Chiedi in prestito / ottieni una copia Toggle expanding/contracting information section Trova una copia in biblioteca Inserisci la tua posizione: o seleziona una sede: Visualizzazione delle biblioteche: 1-2 su 2 per tutte le 3 edizioni Mostra il posseduto delle biblioteche solo questa edizione o restringere i risultati per formato Biblioteca Formati posseduti Distanza 1. Harvard University Harvard College Library Cambridge, MA 02139 United States Microform Microform 11300 km MAPPARE Info Biblioteca Aggiungi ai preferiti 2. Stanford University Hoover Institution Library Stanford, CA 94305 United States Microform Microform + 1 altri formati 14600 km MAPPARE Info Biblioteca Aggiungi ai preferiti Toggle expanding/contracting information section Dettagli Persona incaricata: Vladimir Il?ich Lenin; Vladimir Il?ich Lenin Tipo documento: Book Numero OCLC: 123223117 Note di riproduzione: Microfilm. Stanford, CA. : Hoover Institution, 1989. 1 microfilm reel ; 35 mm. Descrizione: 79 p., [1] leaf of plates : ill. ; 27 cm. Contenuti: God bez Lenina / M. Rafail — Lenin i narody Vostok / M. Pavlovich — Lenin i Vostok / N. Narimanov — Lenin i natsional?nyi vopros / A. Khodorov — Beseda V.I. Lenina s iaponskim korrespondentom — Otkliki na smert? Lenina na Vostoke. http://www.worldcat.org/title/lenin-i-vostok-sbornik-statei-m-rafaila-m-pavlovicha-n-narimanova-i-a-khodorova/oclc/123223117″,”LENS-256″
“PAGE ARNOT Robin”,”The Impact of the Russian Revolution in Britain.”,”The revolutionary events in Russia in 1917 had an immediate and lasting effect in Britain. At the fiftieth anniversary of the October Revolution, Robin Page Arnot describes what happened here at the time-the varied reactions of the Press, the wild speculations when the Revolution started and the no less wild lies when it became clear it had won; the reactions in Parliament and in the Political parties of the Establishment; and the reactions in the Labour Movement. Preface, Appendices, Notes, Index of Names,”,”MUKx-017-FL”
“PAGEL Walter”,”Le idee biologiche di Harvey. Aspetti scelti e sfondo storico.”,”William HARVEY è lo scopritore della circolazione del sangue, uno dei massimi scienziati sperimentali di tutti i tempi. Si rifiutò di accettare opinioni di predecessori anche autorevoli che non trovassero riscontro nell’ osservazione della natura. Non risparmiò critiche a GALENO e a ARISTOTELE.”,”SCIx-157″
“PAGELS Elaine”,”Il vangelo segreto di Tommaso. Indagine sul libro più scandaloso del cristianesimo delle origini.”,”Elaine Pagels, nata in California nel 1943, si è laureata a Stanford nel 1965 e ha ottenuto il dottorato ad Harvard nel 1970. In questo periodo ha iniziato a studiare e tradurre i papiri ritrovati a Nag Hammadi nel 1945, studio che è confluito nel suo best-seller I vangeli gnostici, acclamatissimo dalla critica e premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui il National Book Award, il National Book Critics Circle Award e la nomina a uno dei 100 migliori libri del Novecento.”,”RELx-010-FL”
“PAGELS Elaine”,”I vangeli gnostici.”,”Elaine Pagels, nata in California nel 1943, si è laureata a Stanford nel 1965 e ha ottenuto il dottorato ad Harvard nel 1970. In questo periodo ha iniziato a studiare e tradurre i papiri ritrovati a Nag Hammadi (Alto Egitto) nel 1945, studio che è confluito nel suo best-seller I vangeli gnostici, acclamatissimo dalla critica e premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui il National Book Award, il National Book Critics Circle Award e la nomina a uno dei 100 migliori libri del Novecento.”,”RELx-011-FL”
“PAGES Georges”,”La guerra dei trent’anni.”,”La Germania e l’ Europa prima della crisi, la rivolta della Boemia, la guerra tedesca, WALLENSTEIN, RICHELIEU, GUSTAVO ADOLFO, il tradimento di WALLENSTEIN e la disfatta svedese, RICHELIEU, OLIVARES e OXENSTIERNA, MAZARINO e i Congressi, la pace di Westfalia.”,”EURx-022″
“PAGES Pelai”,”El movimiento trotskista en España (1930-1935). La izquierda comunista de España y las disidencias comunistas durante la segunda republica.”,”Trotsky critica Nin (pag 148) Rottura ICE con Trotsky e unificazione con il BOC (pag 282) Nato nel 1949 a Sant Pere Pescador, Pelai PAGES è uno degli storici catalani più obiettivi. Laureatosi in storia generale (1972) e ottenuto il dottorato sempre in storia generale (1975) è attualmente (1977) professore aggiunto presso il Dipartimento di storia contemporanea dell’ Università di Barcellona. Tra le sue opere pubblicate ‘Andreu Nin: su evolucion politica, 1911-1937’ (1975) una ‘Historia del Partido Comunista de Espana’ dalla sua fondazione fino alla fine della dittatura di PRIMO DE RIVERA. Ha scritto anche la prefazione alle opere di NIN.”,”TROS-145″
“PAGÈS Pelai”,”El Movimiento Trotskista en España (1930-1935). La IzquierdaComunista de España y las Desidencias Comunistas durante la Seconda República.”,”Nacido en 1949 en Sant Pere Pescador (Alt Empordà), Pelai Pagès es uno des los más destacados historiadores catalanes de su promoción. Licenciado en Historia General (1972) y dectorado, con premio extraordinario, también en Historia General (1975), es en la actualidad profesor adjunto interino en el Departamento de Historia Contemporánea de la Universidad de Barcelona.”,”TROS-095-FL”
“PAGÉS I BLANC Pelai GUTIÉRREZ-ALVAREZ Pepe a cura; scritti di Wilebaldo SOLANO Chris EALHAM Josep Antoni POZO GONZALEZ Reiner TOSSTORFF Marta BRANCAS Pelai PAGÉS-I-BLANC Pepe GUTIÉRREZ-ALVAREZ Javier MAESTRO Miquel BERGA Alfonso CLAVERÍA Andy DURGAN Miguel ROMERO Jordi TORRENT BESTIT”,”El POUM y el Caso Nin: Una historia abierta.”,”Volume dedicato a Wilebaldo Solano Alonso (1918-2010) che dedicò la sua vita al POUM. ‘Questo libro include diversi lavori, molti inediti, che ci aiutano a comprendere la situazione del POUM nel campo specifico della storia e del tempo presente. La maggior parte degli autori sono noti per i loro lavori precedenti, studiosi o storici che hanno ricercato e pubblicato sulla guerra civile spagnola, sul POUM o sugli aspetti collaterali. Hanno aggiornato le conoscenze o i problemi attorno alle questioni che stavano studiando e il risultato è una revisione esauriente della politica sviluppata dal POUM nelle fasi della sua storia, durante la guerra civile, senza ignorare aspetti della politica che hanno sviluppato e possono considerarsi conflittuali, senza dimenticare gli eventi del maggio 1937 o i rapporti da essi intratteniti con altre organizzazioni politiche o sindacali, in particolare con la CNT. Abbiamo affrontato temi poco noti, si è aggiornato il quadro intorno all’omicidio di Nin, senza dimenticare il suo compagno e amico: un Joaquín Maurín spesso dimenticato come militante, come leader e come teorico. Senza tralasciare la campagna che lo stalinismo ha condotto contro il “”trotskismo”” dagli anni Venti fino alla fine della guerra civile. O lo scrittore inglese Orwell la cui militanza nel POUM durante la guerra non solo ha cambiato la sua vita, ma ha anche condizionato la sua successiva produzione letteraria. Abbiamo introdotto aspetti attuali: la ripercussione internazionale che ha avuto il film di Ken Loach, e il ritorno delle ceneri del compagno di Nin nel paese dove è nato e ha iniziato la sua militanza. Senza dimenticare le critiche ai revisionisti di sinistra che continuano a maltrattare il POUM con argomentazioni chiaramente neostaliniste. O la battaglia teorica del POUM attraverso la sua stampa. E per parlare del POUM abbiamo inserito un articolo di Wibaldo Solano, che è stato per anni, praticamente per tutta la sua vita, militante, leader giovanile e infine segretario generale del partito.’ Pepe Gutiérrez-Álvarez, membro della redazione di ‘Viento Sur’ in cui ha appena diretto un collettaneo dedicato al rapporto tra marxismo e anarchismo, vicepresidente della Fondazione Andreu Nin in Catalogna, autore di articoli e conferenze su cinema e storia sociale , è stato collaboratore regolare di riviste di storia. Autore di opere come Poumist Portraits, The Orwell Question, Trotsky’s Ghost (Spagna, 1916-1940), nonché Memorie di un bolscevico andaluso in cui racconta il suo rapporto con il POUM a Parigi (1968-1971). È autore di varie opere biografiche su personaggi come Jack London, Lev Tolstói, Trotsky, John Reed, Panait Istrati, ecc. Pelai Pagès i Blanch, laureato in Storia e professore di Storia contemporanea all’Università di Barcellona, si è specializzato in studi sul movimento operaio, la Seconda Repubblica, la guerra civile, il regime franchista e la transizione. Nel 1972 ha presentato la sua tesi di laurea su Andreu Nin, pubblicata nel 1975 e ampliata nelle successive edizioni in catalano (2009) e in spagnolo (2011). I suoi ultimi libri includono ‘El Sueno egalitarian entre los campesinos de Huesca’ (2013) e ‘Guerra e rivoluzione in Catalogna (1936-1939)’ (2013), traduzione inglese di un libro pubblicato nel 2007. Ha diretto numerosi libri collettanei e coordinato il ‘Diccionari biogràfic del movimento operaio dei Paesi catalani’. È direttore di Ebre38, la rivista internazionale sulla guerra civile, e nel 2011 è stato curatore della mostra nel 75° anniversario della fondazione del POUM.”,”MSPG-292″
“PAGET Henry BUHLE Paul a cura, contributi di Paget HENRY Paul BUHLE Selwyn CUDJOE Stuart HALL George LAMMING Neil LAZARUS Walton LOOK LAI Kent WORCESTER Sylvia WYNTER”,”C.L.R. James’s Caribbean.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Paget Henry is Associate Professor in the Department of Sociology, Brown University. Paul Buhle teaches at the Rhode Island School of Design and is the Dire ctor of the Oral History of the American Left program, Tamiment Library, New York University. Selwyn Cudjoe, a Trinidadian native, is Director of Black Studies at Wellesley College. Stuart Hall, a native Jamaican, is a former editor of New Left Review, and is currently Professor of Sociology at the Open University. George Lamming, the distinguished senior novelist of the English-speaking Caribbean, lives in his native Barbados and speaks widely on literary and political subjects in the region, the United States and the United Kingdom. Neil Lazarus is Associate Professor in English and Media at Brown University. Walton Look Lai is a specialist in Latin American and Caribbean Studies. Kent Worcester, a frequent reviewer of James-related works in the British press, has a Ph.D. in Political Science from Columbia University. Sylvia Wynter, a native of Jamaica, is professor of Afro-American Studies and Spanish at Stanford University. Preface, Appendix: Excerpts from The Life of Captain Cipriani, Chronology, Glossary, Notes, Index, Contributors,”,”BIOx-030-FL”
“PAGET George Charles Henry Victor 7° marchese di Anglesey”,”One-Leg. The Life and Letters of Henry William Paget. First Marquess of Anglesey K.G. (1768 – 1854).”,”Autore: PAGET George Charles (8/10/1922 – 13/7/2013), 7° marchese di Anglesey, Pronipote del 1° marchese di Anglesey PAGET Henry William che combattè a Waterloo e di cui ne riporta la biografia e le lettere. Fu Ufficiale dell’esercito inglese e combattè nella Seconda guerra mondiale. Vicepresidente della Society for Army Historical Research e membro del Consiglio del National Army Museum. Vasto apparato di immagini e disegni dell’epoca sulla vita del protagonista: es. ferimento della gamba nella battaglia di Waterloo e amputazione Biografia e lettere di: PAGET Henry William (Londra, 17 maggio 1768 – Burlington Gardens (UK), 29 aprile 1854). Primo marchese di Anglesey, militare e politico britannico. Membro del parlamento per la circoscrizione di Carnarvon e in seguito per la circoscrizione di Milborne Port, partecipò alla Campagna delle Fiandre. Comandò la cavalleria nell’armata di sir MOORE John in Spagna durante la Guerra peninsulare contro la Grande Armée di BONAPARTE Napoleone. Comandò la cavalleria nella Battaglia di Benavente dove sconfisse i corazzieri francesi. Durante i Cento giorni guidò la cavalleria pesante contro la colonna del conte di Erlon nella Battaglia di Waterloo (1815); qui perse parte della gamba destra per una cannonata e gli venne amputata. <<-Sant’Elena, 2 dicembre 1815- Avrai sentito dire che l’ex imperatore dei francesi è mio ospite in questo momento. Sapendo quanto sei affezionato a quel nobile compagno, il conte di Uxbridge (ora marchese di Angleseay), ripeterò ciò che Napoleone dice di lui nella battaglia di Waterloo. Parla del conte come di un ufficiale molto valoroso e dice che se non fosse stato ferito, lui (Napoleone) sarebbe stato certamente fatto prigioniero da lui. -W. Balcombe al tenente Williams.>> (traduz. d. r. pag 145 del testo).”,”QMIx-198-FSL”
“PAGGI Mario Lorenzo, a cura; relazioni di Alberto DE-BERNARDI Giovanni GOZZINI Francesco GERMINARIO Simone NERI SERNERI Federico ROMERO Giuliano MUZZIOLI Chiara OTTAVIANO Nadia BAIESI”,”Lettura critica di alcune rilevanze del ‘900. Atti del Corso di aggiornamento per docenti di storia dell’ anno scolastico 1998-1999.”,”Corso tenuto all’ Itis G. Ferraris di Savona e presso la Scuola Media Statale ‘Dante Alighieri di Albenga. Discorso di Lenin: costruire il comunismo con mani non comuniste. “”A questo proposito vorrei leggervi un testo poco conosciuto di Lenin e che è forse l’ultimo suo testo importante. E’ il rapporto svolto all’ 11° congresso del partito nel marzo ’22. Lenin di lì a poco si ammalerà e sostanzialmente i suoi scritti sono ridotti a pochi appunti tra i quali è compreso il cosiddetto testamento, in cui si sconsiglia il gruppo dirigente sovietico di assegnare il potere assoluto a Stalin per il suo carattere troppo rozzo. Questo rapporto del 1922 si colloca all’ origine della Nuova politica economica e quindi in una parziale marcia indietro rispetto ai propositi di modernizzazione più accelerata e forzata della società sovietica. In questo rapporto Lenin dice: “”L’ idea di costruire la Società comunista con le mani dei comunisti è puerile, i comunisti sono una goccia d’acqua nel mare, una goccia d’acqua nel mare del popolo””. Quindi vedete come anche da parte di Lenin il carattere minoritario del colpo di stato della rivoluzione realizzato nell’ottobre ’17 è estremamente chiaro e lucido. “”Potremo dirigere l’ economia soltanto se i comunisti sapranno costruire questa economia con le mani altrui e nello stesso tempo impareranno dalla borghesia e le faranno seguire il cammino da loro voluto, da loro, cioè dai comunisti. Rendere innoquo lo sfruttamento, dargli un colpo sulle mani, ridurlo al lumicino è l’ aspetto meno importante del lavoro, però bisogna farlo e la nostra Gpu, i nostri tribunali devono farlo (…)””. (pag 48-49) Bibliografia sul sistema bipolare (F. Romero) (pag 176-181)”,”STOx-124″
“PAGGI Leonardo”,”Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926.”,”PAGGI Leonardo insegna storia contemporanea alla facoltà di economia e commercio dell’Università di Modena. Ha pubblicato pure ‘Gramsci e il moderno principe. Nella crisi del socialismo italiano’ relativo agli anni 1916-1922. “”Il marxismo “”è la teoria di azione, la teorizzazione del fare umano, la praxis”” si legge ancora nell’articolo ricordato del 1924. Ma questo “”fare umano”” non è altro che lo scontro delle forze antagonistiche operanti in una situazione data, che a seconda della loro coesione, del loro grado di consapevolezza, rende attuale un esito che è all’inizio solo oggettivamente possibile. Il riassorbimento del materialismo storico nei limiti di un canone diviene impossibile per Gramsci a partire dal momento in cui si dimostra come, per usare le parole di Croce, dalle preposizioni di scienza si possano dedurre i programmi politici, facendo delle volontà collettive le espressioni di un’oggettività della contraddizione indagabile scientificamente. Questi concetti si trovano espressi molto chiaramente nel secco rifiuto della tesi engelsiana che il contributo scientifico di Marx possa essere individuato nel materialismo storico e nella teoria del plusvalore. Il punto fondamentale, ribatte nel 1926 Gramsci ad Arturo Labriola, che si è fatto interprete di questo luogo comune di tutta la preesistente tradizione marxista, è la “”dimostrazione della necessità storica della dittatura del proletariato””. Né tragga in inganno l’uso della formula politica, che sta appunto a significare la volontà di rompere con la considerazione del marxismo come teoria astrattamente oggettiva. “”Già nelle glosse su Feuerbach del 1844 (sic) Marx afferma che il compito attuale non è quello di spiegare il mondo, ma quello di trasformarlo. Mettere in vista del marxismo solo la parte che spiega il mondo e nascondere le parti ben più importanti, secondo lo stesso Marx, che mirano ad organizzare le forze sociali rivoluzionarie, il proletariato, che devono necessariamente trasformare il mondo significa ridurre il marxismo al ruolo di una qualsiasi teologia.”” (Gramsci, ‘La costruzione del partito comunista (1923-1926’, 1971). Se non si riesce a vedere nel marxismo “”un indirizzo politico della classe operaia tendente all’instaurazione della dittatura proletaria””, esso si riduce – dice ancora Gramsci in una replica ad Arturo Labriola – “”un fatto puramente speculativo”” (ibd)”” [Leonardo Paggi, ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, 1984] (pag 446) “”In un testo giovanile, del resto assai celebre, Marx aveva affermato che la storia della filosofia mostra come nei momenti di crisi e di dissoluzione dei grandi sforzi sistematici, quando la riflessione è spinta a volgere di nuovo gli occhi verso il mondo reale, sorgono sempre timidi tentativi di conciliazione tra le vecchie abitudini con i bisogni nuovi che urgono nel presente: “”Le mezze animule appaiono, in simili tempi, tutto il contrario dei condottieri integri. Esse credono di poter riparare il danno diminuendo le loro forze combattive, frastagliandole, concludendo un trattato di pace con le reali necessità, mentre Temistocle, quando Atene fu minacciata di distruzione, persuase gli Ateniesi ad abbandonarla completamente, fondando sul mare, su un altro elemento, una nuova Atene”” (K. Marx, Scritti politici giovanili, 1950)”” [Leonardo Paggi, ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, 1984] (pag 440)”,”GRAS-080″
“PAGGI Leonardo a cura, saggi di Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Sivano PRESA”,”Americanismo e Riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta.”,”PAGGI Leonardo Il fattore disponibilità illimitata di manodopera “”Bisogna del resto aggiungere, come ulteriore complicazione del quadro, che tutte le principalio interpretazioni dello sviluppo economico europeo di questo dopoguerra hanno teso a sottolineare – in una varietà assai pronunciata di prospettive – il ruolo essenziale che svolgono i fattori connessi alla storia dei singoli paesi. L’analisi che Kindleberger (1968) propone nella seconda metà degli anni ’60 sulla base del modello di Lewis (quando la fase di massima espansione ha già toccato ilsuo apice e il problema è ormai quello di una spiegazione della brusca caduta dei tassi di sviluppo) vuole significare essenzialmente che le potenzialità implicite nel diffondersi di un tipo di economia ‘export-led’ – conseguente all’inserimento dei paesi europei nel nuovo ordine internazionale a guida americana – possono essere realmente colte solo nella misura in cui si dispone di un’offerta illimitata di manodopera. In questo quadro interpretativo i tassi di sviluppo si pongono in un rapporto inversamente proporzionale al livello delle retribuzioni del lavoro. Man mano che l’offerta di lavoro comincia a diminuire, tende anche a rallentare il circolo virtuoso rappresentato da alti profitti, alti investimenti, crescenti livelli tecnologici, aumento di competitività sul piano internazionale. In altri termini, l’offerta illimitata di lavoro fa sentire principalmente i suoi effetti positivi sullo sviluppo nella misura in cui alimenta una debolezza contrattuale del movimento operaio organizzato. Questa consente, a sua volta, un contenimento dei salari e dei prezzi entro livelli sufficientemente bassi da non scoraggiare il reinvestimento dei profitti e il mantenimento della competitività dei prodotti. Sulla base di queste ipotesi Kindleberger giungeva a una netta distinzione tra due gruppi di paesi europei, in ragione dei valori assai diseguali dei rispettivi tassi di sviluppo. Da un lato Germania, Italia, Svizzera e Olanda, che per ragioni diverse (permanenza di un settore agricolo arretrato, emigrazioni interne e internazionali) avevano goduto delel condizioni previste dal modello di Lewis. Dall’altro lato Inghilterra, Belgio e paesi scandinavi, che avevano pagato l’assenza di questa situazione di privilegio con tassi di sviluppo spesso sensibilmente inferiori. Fanno eccezione a questo modello interpretativo i casi della Francia e dell’Austria; e per la spiegazione di queste situazioni caratterizzate da alti tassi di sviluppo, pur in assenza di offerta illimitata di manodopera, Kindleberger faceva riferimento a quel ruolo eccezionalmente propulsivo della mano pubblica, che rappresentava invece l’asse interpretativo del ‘Modern Capitalism’ di A. Shonfield, pubblicato due anni prima”” (pag 12-13)”,”EURE-093″
“PAGGI Mario Lorenzo coordinamento editoriale, collaborazione di Serafino BRIANO Mario Lorenzo PAGGI Giovanni CERISOLA Pietro BALLINI Giampiero MINETTI Rodolfo BADARELLO Alssandro BERTA Simona COSSO Francesco GARDELLA Gian Franco BARCELLA Ferdinando MOLTENI Simona MORANDO Franco Dante TIGLIO Maria Antonietta MAROTTA Anna VENTURINI G.B. BESIO Franco ASTENGO Mario LAVAGNINO”,”Savona nel Novecento. Note e appunti di storia e cultura.”,”Contiene il saggio di Rodoflo BADARELLO ‘Note per una storia di Savona e del movimento operaio savonese (Dalla fondazione all’Impero alla Liberazione) (pag 71-121) Contiene foto manifestazione 1° maggio 1945 a Savona (p. 117) e Primo maggio 1890 (p. 124) Altro saggio di Simona COSSO e Francesco GARDELLA ‘Appunti per una storia delle Organizzazioni sindacali savonesi (1922-1970) (pag 123-137)”,”LIGU-117″
“PAGGI Leonardo D’ANGELILLO Massimo”,”I comunisti italiani e il riformismo. Un confronto con le socialdemocrazie europee.”,”Leonardo Paggi insegna storia contemporanea alla facoltà di Economia dell’Università di Modena. E’ autore di una biografia politica di Antonio Gramsci. Massimo D’Angelillo si è laureato nel 1980 presso la facoltà di Economia dell’Università di Modena. Capitolo III: “”Il modello trasformista””; Trasformismo, esclusione, violenza; Trasformismo e liberismo. Luigi Einaudi”,”PCIx-416″
“PAGGI Leonardo a cura; saggi di Leonardo PAGGI Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Silvano PRESA”,”Americanismo e riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta.”,”L’analisi di Kindleberger. PAGGI Leonardo a cura; saggi di Leonardo PAGGI Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Silvano PRESA, Americanismo e riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta. GIULIO EINAUDI. TORINO. 1989 pag 434 16° prefazione di Leonardo PAGGI, note appendice I. ‘Il parlamento austriaco. Risultati elettorali a partire dal 1919 (numeri di seggi)’; appendice II: ‘Il peso del settore pubblico nella struttura proprietaria dell’economia austriaca’, tabelle, bibliografia; Collana Nuovo Politecnico. [‘L’analisi che Kindleberger (1968) propone nella seconda metà degli anni ’60 sulla base del modello di Lewis (quando la fase di massima espansione ha già toccato il suo apice e il problema è ormai quello di una spiegazione della brusca caduta dei tassi di sviluppo) vuole significare essenzialmente che le potenzialità implicite nel diffondersi di un tipo di economia ‘export-led’ – conseguente all’inserimento dei paesi europei nel nuovo ordine internazionale a guida americana – possono essere realmente colte solo nella misura in cui si dispone di un’offerta illimitata di manodopera. In questo quadro interpretativo i tassi di sviluppo si pongono in un rapporto inversamente proporzionale al livello delle retribuzioni del lavoro. Man mano che l’offerta di lavoro comincia a diminuire, tende anche a rallentare il circolo virtuoso rappresentato da alti profitti, alti investimenti, crescenti livelli tecnologici, aumento della competitività sul piano internazionale. In altri termini, l’offerta illimitata di lavoro fa sentire principalmente i suoi effetti positivi sullo sviluppo nella misura in cui alimenta una debolezza contrattuale del movimento operaio organizzato. Questa consente, a sua volta, un contenimento dei salari e dei prezzi entro livelli sufficientemente bassi da non scoraggiare il reinvestimento dei profitti e il mantenimento della competitività dei prodotti. Sulla base di questa ipotesi Kindleberger giungeva a una netta distinzione tra due gruppi di paesi europei, in ragione dei valori assai diseguali dei rispettivi tassi di sviluppo. Da un lato Germania, Italia, Svizzera e Olanda, che per ragioni diverse (permanenza di un settore agricolo arretrato, emigrazioni interne e internazionali) avevano goduto delle condizioni previste dal modello di Lewis. Dall’altro lato Inghilterra, Belgio e paesi scandinavi, che avevano pagato l’assenza di questa situazione di privilegio con tassi di sviluppo spesso sensibilmente inferiori. Fanno eccezione a questo modello interpretativo i casi della Francia e dell’Austria; e per la spiegazione di queste situazioni caratterizzate da alti tassi di sviluppo, pur in assenza di offerta illimitata di manodopera, Kindleberger faceva riferimento a quel ruolo eccezionalmente propulsivo della mano pubblica, che rappresentava invece l’asse interpretativo del ‘Modern Capitalism’ di A. Shonfield, pubblicato due anni prima’ (pag 12-13)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Riformismo di guerra (pag 80-)”,”ECOS-008″
“PAGGI Leonardo D’ANGELILLO Massimo”,”I comunisti italiani e il riformismo. Un confronto con le socialdemocrazie europee.”,”Leonardo Paggi insegna storia contemporanea alla facoltà di Economia dell’Università di Modena. É autore di una biografia politica di Gramsci e di importanti lavori sul pensiero socialista europeo del Novecento. É stato per molti anni collaboratore di Rinascita, per la quale, tra l’altro, ha commentato le vicende economiche e politiche europee e americane. Massimo D’Angelillo, laureatosi nel 1980 presso la facoltà di Economia dell’Università di Modena, è autore di diverse pubblicazioni sui temi della politica industriale e territoriale, tra cui il volume sulla Job creation in Europa.”,”PCIx-027-FL”
“PAGGIARO Luigi”,”Breve storia della pedagogia.”,”””Giovanni Locke (1632-1704), segna, in campo pedagogico, il punto di equilibrio in cui si incontrarono e si rappacificarono tutte le istanze della pedagogia secentesca, che furono istanze di ragione e di naturalezza, di pensiero e di esperienza; non per niente egli fu il filosofo dell’ empirismo, il politico del liberalismo e, in pedagogia, non poteva non essere che il formulatore di un criterio fondato sulla ragionevolezza dell’ ideale educativo.”” (pag 60) “”Chi non è stato abituato da giovane a subordinare la propria volontà alla ragione altrui, difficilmente accetterà di sottomettersi alla ragione propria”” (Pensieri sulla educazione, II, 36) (pag 61)”,”TEOS-109″
“PAGLIARO Antonino BAUSANI Alessandro”,”La letteratura persiana.”,”PAGLIARO è docente di glottologia e di filosofia del linguaggio nonché di storia comparata delle lingue classiche all’ ateneo romano e accademico dei Lincei. BAUSANI, dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli e dell’ Accademia dei Lincei, è libero docente in lingua e letteratura persiana e in storia delle religioni. “”Sarebbe però, lo precisiamo ancora, erroneo predere Ferdousi per un umanista o un realista come talvolta si fa in Iran. I critici persiani attribuiscono a Ferdousi soprattutto due meriti, quello di aver creato una lingua persiana pura, vigorosa, libera da eccessivo influsso arabo, e quello di aver salvato col verso le antiche glorie nazionali, di aver mantenuta viva la Persia.”” (pag381)”,”VARx-083″
“PAGLIARONE Antonio”,”Paul Mattick. Un operaio teorico del marxismo. Con 300 ritratti fotografici.”,”Mattick viene considerato come uno degli ultimi esponenti della corrente “”consiliarista””, vista la sua partecipazione al movimento dei Consigli in Germania. Giovanissimo aveva aderito al KAPD, nato da una scissione di sinistra del KPD, nell’ottobre 1919. Quando emigrò negli Usa tenne delle conferenze, pur continuando a mantenere dei rapporti con i radicali tedeschi in America e con i comunisti dei consigli olandesi che pubblicavano ‘Rätekorrespondenz’. Antonio Pagliarone (Milano, 1951) è autore di vari lavori legati ai temi di questo libro.”,”MOIx-048″
“PAGNI Carlo”,”A proposito di un tentativo di teoria pura del corporativismo.”,”Nel suo insieme il corporativismo foveliano non si distacca molto da altri schemi di “”economia del benessere””: appare anzi una diretta derivazione dell’opera di Pigou. Dal punto di vista strettamente scientifico non aggiunge dunque molto di nuovo alle nostre conoscenze, se pure ci fornisce un elegante sviluppo di principi sociali già entrati a far parte del patrimonio morale della società contemporanea. In ogni modo, il lavoro del Fovel rappresenta un lodevole tentativo di sistemare l’aspetto economico di una materia intorno alla quale si accumula, in quantità In allegato dattiloscritto esterno dedicato a Carlo Pagni e l’autarchia finanziaria dell’industria (internet) compulsare v. tr. [dal lat. tardo compulsare “”spingere con forza””, sul modello del fr. compulser], non com. – [sottoporre ad attento esame: c. manoscritti, documenti] consultare, esaminare. (Trecc.)”,”TEOC-758″
“PAHL Walther”,”La lotta mondiale per le materie prime.”,”Rame metallo rosso degli armamenti (pag 107) Stati Uniti, petrolio e guerra civile messicana. Lotta del Messico per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera. (pag 56-67) “”Nel 1914, con l’aiuto degli americani, Carranza potè abbattere Huerta. Però, anche Carranza venne presto in conflitto con la potenza che lo proteggeva: gli Stati Uniti. La corrente del movimento sociale lo obbligò ad emanare un vasto programma di riforme sociali. Con la Costituzione del 1917, egli iniziò la nuova fase della guerra del petrolio. L’articolo 27 gettò le basi per la lotta del Messico per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera”” (pag 60)”,”ECOI-396″
“PAINE Thomas a cura di Tito MAGRI”,”I diritti dell’ uomo.”,”””la colpa dei governi del vecchio mondo è che ‘governano troppo’””. PAINE “”L’innata moderazione di Luigi XVI non contribuì minimamente a modificare il dispotismo ereditario della monarchia. Tutte le sopraffazioni perpretate sotto quel dispotismo durante i regni precedenti erano ancora suscettibili di essere rinnovate per opera di un successore. La Francia, divenuta ormai illuminata, non si sarebbe accontentata della tregua di un regno. Un’occasionale interruzione nella ‘pratica’ del dispotismo non è una sospensione dei suoi ‘principi’; la prima dipende dalla virtù dell’individuo in diretto possesso del potere, la seconda dalla virtù e dalla forza della nazione.”” (pag 126-127)”,”TEOP-028″
“PAINE Tom presentazione John DOS-PASSOS”,”Scritti scelti.”,”DOS-PASSOS ha scelto il pensiero di PAINE dagli scritti: ‘Common Sense’, ‘The American Crisis’, ‘Rights of Man’, ‘Agrarian Justice’, ‘Letters to ‘The National Intelligencer’. Saggista e uomo politico USA di origine inglese (Thetford, Gran Bretagna, 1737-New York 1809). Di famiglia quacchera, abbandonò la scuola a 13 anni, praticando in seguito i più diversi mestieri. Grazie alla presentazione di B. FRANKLIN, emigrò in America nel 1774, stabilendosi a Filadelfia. Dedicatosi al giornalismo, cominciò a collaborare al Pennsylvania Magazine, acquistando notorietà per i suoi scritti radicali, antinglesi e saturi dello spirito illuministico più progressista. Nel 1776, P. pubblicò anonimo il suo scritto più celebre, ‘Common Sense’, che vendette 120 mila copie nei primi tre mesi. Opponendosi con decisione a ogni compromesso di tipo frankliniano, P. sosteneva la necessità e l’inevitabilità di un totale e definitivo distacco delle colonie americane dalla madrepatria e attaccava l’istituto monarchico: a esso le colonie dovevano contrapporre una salda”,”USAG-015″
“PAINE Thomas, a cura di Tito MAGRI”,”I diritti dell’uomo e altri scritti politici.”,”In queste pagine si cercherà di rivendicare una dimensione di pensiero politico agli scritti del rivoluzionario, philosophe e libellista Thomas Paine. Paine (Thomas), scrittore e uomo politico americano, d’origine inglese (Thetford, Norfolk, Gran Bretagna, 1737 – New York 1809). Pastore quacchero, legato da viva amicizia a B. Franklin, nel 1774 si recò in America, a Filadelfia, per prendere parte alla lotta degli insorti. Interprete sensibile e lucido dello spirito di indipendenza americano, nel 1776 pubblicò un opuscolo che ebbe larghissima diffusione, ‘Common Sense’ in cui affermava la necessità che le colonie americane si separassero dalla madrepatria. Finita la guerra, cui aveva partecipato come volontario, svolse importanti incarichi amministrativi in Pennsylvania. Rientrato in Inghilterra (1787), dopo aver sostenuto una vivace polemica contro la politica bellicistica del Pitt, pubblicò in risposta alle Riflessioni del Burke un’apologia della Rivoluzione francese (‘I diritti dell’uomo’, 1791-1792), che lo fece incriminare per istigazione alla sedizione. Fu costretto a riparare in Francia (1792) …”,”TEOP-094-FL”
“PAIS Abraham”,”Einstein. “”Sottile è il signore…”” la scienza e la vita di Albert Einstein.”,”Abraham Pais (1918-2000) studio con Bohr a Copenaghen nel 1946 e conobbe Einstein nello stesso anno. Fisico eminente, professore all’Institute for Advanced Study di Princeton e alla Rockfeller University di New York, fu insignito nel 1979 del premio Oppenheimer. È anche autore di Einstein è vissuto qui e ll danese tranquillo: Niels Bohr, un fisico e il suo tempo. Nella piu completa biografia scientifica di Einstein, Abraham Pais, amico e allievo del grande scienziato, ne ripercorre la vita e l’opera attingendo a un vastissimo fondo di documenti, lettere e saggi scientifici. Uintera esistenza di Einstein ruotò intorno alla scienza e dunque solo lo studio attento e minuzioso del suo contributo scientifico consente di illuminare le vicende personali, le prese di posizione, le convinzioni filosofiche, religiose e politiche. Il percorso che condusse il grande scienziato alle sue rivoluzionarie teorie, e che comprende anche le false piste e gli errori, le reazioni alle critiche di altri fisici illustri e i momenti di crisi, è ricostruito nei particolari affinché il lettore possa seguire tutte le fasi del processo mentale. Sullo sfondo di questo racconto dalla cadenza epica la vicenda umana di Albert Einstein: una storia parallela, perfettamente accessibile anche ai non iniziati grazie ai suggerimenti per la lettura forniti dall’autore. Poincarè ed Einstein. “”Alexander Moszkowski inizia le sua biografia di Einstein ricordando che il 13 ottobre 1910 Poincaré aveva tenuto una conferenza (in tedesco) al Berliner Wissenschaftliche Verein sulla “”nuova meccanica””: “”In questa conferenza sentimmo nominare per la prima volta Albert Einstein””. Poincaré aveva parlato “”della nascita di una corrente di pensiero che, confessò, aveva turbato l’ equilibrio delle sue precedenti concezioni””. Ma, ahimé, non ci viene detto in quali termini l’ oratore si riferisse ad Einstein. Einstein e Poincaré si incontrarono (per la prima e ultima volta, credo) al primo Congresso Solvay, tenuto a Bruxelles nell’ ottobre 1911. Einstein raccontò l’ incontro a un amico in questi termini: “”Poincaré era in generale del tutto ostile (alla teoria della relatività) e, nonostante la sua acutezza, dimostrava scarsa comprensione della situazione””. E’ evidente, ancora una volta, che Poincaré o non comprese mai la teoria della relatività ristretta, o non l’ accettò mai.”” (pag 186) Giudizio di Poincaré su Einstein. (pag 187) Einstein: “”L’importante è non smettere di interrogarsi. La curiosità ha una precisa ragione per l’ esistenza.”” (4° di copertina)”,”SCIx-243″
“PAIS Abraham”,”Einstein è vissuto qui.”,”Albert Einstein nacque di venerdì, il 14 marzo 1879, nella casa dei genitori, Bahnhofstrasse B 135, a Ulm, nel Land del Württemberg. Era figlio di Hermann Einstein, un piccolo uomo d’affari, che non ebbe mai grande fortuna, e di Pauline Koch. Nel 1880 la famiglia si trasferì a Monaco di Baviera, dove, il 18 novembre 1881, vide la luce la sorella di Albert, Maria (che fu sempre chiamata Maja). Nel 1894, gli Einstein partivano per Milano, tutti, tranne Albert che doveva trattenersi per terminare la scuola. Si stabilirono infine a Pavia prendendo alloggio nell’abitazione che fu del poeta Ugo Foscolo. La cronaca dell’estate 1895 riporta un particolare curioso: un’escursione a piedi da Pavia fino a Genova. Nel 1908 viene nominato ‘Privatdozent’ all’Università di Berna e nell’ottobre del 1909 si trasferisce a Zurigo, avendo ottenuto la sua prima cattedra, come professore associato di fisica teorica. Nel luglio dello stesso anno ottiene il conferimento di una laurea honoris causa da parte dell’Università di Ginevra. E l’anno successivo il giovane professore viene per la prima volta proposto per il Nobel. Abraham Pais, nato nel 1918 ad Amsterdam, studiò con Bohr a Copenaghen nel 1946 e conobbe Einstein nello stesso anno. Fisico eminente, professore a Princeton e alla Rockefeller University, fu insignito nel 1979 del premio Oppenheimer. “”Chiunque abbia a cuore il futuro dell’umanità non può che essere profondamente scosso per la tragica morte di Gandhi…”” (Einstein) (pag 105)”,”SCIx-083-FL”
“PAIS Abraham”,”Niels Bohr’s Times, in Physics, Philosophy, and Polity.”,”””He utters his opinions like one perpetually groping and nevger like one who believes he is in possession of definite truth”” (Albert Einstein on Niels Bohr) (in apertura) “”Egli esprime le sue opinioni come uno che brancola perennemente e mai come uno che crede di essere in possesso di una verità definita”” Albert Einstein su Niels Bohr) Natura facit saltum La natura fa dei salti Abrahm Pais, già biografo di Albert Einstein, in questa nuova biografia di Niels Bohr mostra il progresso dello scienziato a partire dalla Danimarca del tardo XIX secolo fino a porsi al centro della scena politica mondiale del XX secolo e in particolare durante la Seconda guerra mondiale. Nel libro si ricostruisce la vita e il pensiero scientifico e filosofico di Bohr, Il ruolo di Bohr nel programma di armamenti (pag 496-497) Bohr, Churchill, Roosevelt, e la bomba atomica (pag 497-508) La ‘gladnost’ di Bohr. ‘The information about the Manhattan project which Bohr had first received upon his arrival in London had come as a revelation to him. The more he saw for himself the more he admired the energy and efficiency devoted to its development. ‘He had no trouble, then or later, with the wartime effort and its wartime purpose’ (106). Remember that Bohr and others were still greatly troubled by the possibility of German atomic weapons. From the very start Bohr’s thoughts were less concerned with the current war effort, however, than with the enormous changes the new weapons would create in the post-war world. He foresaw that the unparalleled new threats to the security of nations caused by atomic bombs might lead to terrifying new arms races unless unparalleled new efforts were made to create trust and confidence between the West and the Soviet Union. Otherwise their alliance would not endure after the war – already then turning clearly in favor of the Allies – was over. Bohr became increasingly convinced that the only way to maintain world stability was to engage at once, and at he highest level, in consultations with the Russians, to inform them of the Western military preparations without initially divulging technical detail, and offer them full future cooperation in scientific progress and industrial exploitation. In a world, Bohr’s aim was glasnost. Every possible threat to security should be openly – though not necessarily publicly – discussed by all concerned. Bohr realized that nothing could be lost but very much could be gained by such an initiative”” (pag 497-498) “”Le informazioni sul progetto Manhattan che Bohr aveva ricevuto per la prima volta al suo arrivo a Londra erano state per lui una rivelazione. Più vedeva di persona, più ammirava l’energia e l’efficienza dedicate al suo sviluppo. “”Non ebbe problemi, né allora né in seguito, con lo sforzo bellico e il suo scopo bellico”” (106). Ricordiamo che Bohr e altri erano ancora molto turbati dalla possibilità di armi atomiche tedesche. Fin dall’inizio, tuttavia, i pensieri di Bohr erano meno preoccupati per l’attuale sforzo bellico, che per gli enormi cambiamenti che le nuove armi avrebbero creato nel mondo del dopoguerra. Prevedeva che le nuove minacce senza precedenti alla sicurezza delle nazioni causate dalle bombe atomiche avrebbero potuto portare a nuove e terrificanti corse agli armamenti a meno che non fossero stati compiuti nuovi sforzi senza precedenti per creare fiducia e fiducia tra l’Occidente e l’Unione Sovietica. Altrimenti la loro alleanza non sarebbe durata dopo la fine della guerra, che già allora volgeva nettamente a favore degli Alleati. Bohr divenne sempre più convinto che l’unico modo per mantenere la stabilità mondiale fosse impegnarsi immediatamente, e al più alto livello, in consultazioni con i russi, per informarli dei preparativi militari occidentali senza divulgare inizialmente i dettagli tecnici, e offrire loro piena cooperazione futura. nel progresso scientifico e nello sfruttamento industriale. In un mondo, l’obiettivo di Bohr era glasnost. Ogni possibile minaccia alla sicurezza dovrebbe essere discussa apertamente, anche se non necessariamente pubblicamente, da tutti gli interessati. Bohr si rese conto che nulla poteva essere perso ma molto poteva essere guadagnato da una tale iniziativa”””,”SCIx-552″
“PAITA Almo”,”Pio IX. L’ultimo Papa Re divenuto beato.”,”L’autore ha lavorato a lungo alla Rai dove si è occupato di sceneggiati storici televisivi.”,”RELC-360″
“PAITA Almo”,”La vita quotidiana a Roma ai tempi di Gian Lorenzo Bernini.”,”Almo Paita ha lavorato a lungo alla Rai come programmista di sceneggiati storici. Ha pubblicato una biografia di Pio IX e in questa stessa collana ‘La vita quotidiana a Roma negli anni santi’. ‘Se le Opere pie, nonostante il loro lodevole attivismo, non riuscivano a dare un’istruzione di base ai ragazzi di Roma, molto meno poteva fare la scuola pubblica. Occorre tener presente infatti che il numero dei ragazzi sotto i 14-16 anni oscillava tra i 17-18.000 all’inizio e i 30-32.000 alla fine del Seicento. La scuola pubblica; che era rappresentata dai «maestri regionari», aveva ormai una lunga storia, anche se nn ne conosciamo le origini’ (pag 160)”,”STOS-220″
“PAJETTA Gian Carlo”,”Le crisi che ho vissuto. Budapest. Praga. Varsavia.”,”””Molti mi chiamavano ancora Nullo, che era stato il mio nome di battaglia fin dal 1931. Stava per compiersi il decimo anniversario della caduta di Mussolini e della mia uscita dal carcere. Da alcuni anni ormai vivevo a Roma, in una grande casa, dietro piazza del Popolo, che era stata di Federzoni, presidente del senato fino alla fine del fascismo e che, subito dopo la Liberazione, era stata assegnata dal commissariato agli alloggi a Togliatti. Molti mobili – certi imponenti armadi scuri – portavano ancora all’interno grandi strisce stampate che ne testimoniavanop la precedente appartenenza al Senato del Regno, a riprova del fatto che il peculato per distrazione era stata una non troppo nascosta abitudine per i gerarchi del regime fascista. Lì, in quella casa, ricevetti una sera una telefonata dall’Unità con la quale mi avvertivano che a Mosca erano stati improvvisametne liberati i medici ebrei arrestati, nei mesi precedenti la morte di Stalin, sotto l’accusa di aver già ucciso Zdanov e di star preparando l’assassinio dello stesso onnipotente segretario del Pcus. Eravamo in aprile. I medici erano stati arrestati in gennaio. Stalin era morto ai primi di marzo. Era stato, quello dei medici, l’ultimo “”grande complotto”” moscovita. Avevamo riportato nell’Unità le accuse rese note a Mosca, le notizie che di là venivano date ufficialmente. Ricordo il titolo di un articolo dell’Unità, in prima pagina, a firma di Paolo Robotti: ‘Assassini in camice bianco’. Era il tono della stampa sovietica che in parte (ma solo in parte) facevamo ancora nostro. Cominciava ad aprirsi qualche crepa tra il linguaggio e le convinzioni”” (pag 12)”,”PCIx-397″
“PAJETTA Gian Carlo”,”Le crisi che ho vissuto. Budapest. Praga. Varsavia.”,”””Molti mi chiamavano ancora Nullo, che era stato il mio nome di battaglia fin dal 1931. Stava per compiersi il decimo anniversario della caduta di Mussolini e della mia uscita dal carcere. Da alcuni anni ormai vivevo a Roma, in una grande casa, dietro piazza del Popolo, che era stata di Federzoni, presidente del senato fino alla fine del fascismo e che, subito dopo la Liberazione, era stata assegnata dal commissariato agli alloggi a Togliatti. Molti mobili – certi imponenti armadi scuri – portavano ancora all’interno grandi strisce stampate che ne testimoniavanop la precedente appartenenza al Senato del Regno, a riprova del fatto che il peculato per distrazione era stata una non troppo nascosta abitudine per i gerarchi del regime fascista. Lì, in quella casa, ricevetti una sera una telefonata dall’Unità con la quale mi avvertivano che a Mosca erano stati improvvisametne liberati i medici ebrei arrestati, nei mesi precedenti la morte di Stalin, sotto l’accusa di aver già ucciso Zdanov e di star preparando l’assassinio dello stesso onnipotente segretario del Pcus. Eravamo in aprile. I medici erano stati arrestati in gennaio. Stalin era morto ai primi di marzo. Era stato, quello dei medici, l’ultimo “”grande complotto”” moscovita. Avevamo riportato nell’Unità le accuse rese note a Mosca, le notizie che di là venivano date ufficialmente. Ricordo il titolo di un articolo dell’Unità, in prima pagina, a firma di Paolo Robotti: ‘Assassini in camice bianco’. Era il tono della stampa sovietica che in parte (ma solo in parte) facevamo ancora nostro. Cominciava ad aprirsi qualche crepa tra il linguaggio e le convinzioni”” (pag 12)”,”PCIx-051-FV”
“PAJETTA Giancarlo”,”Il ragazzo rosso.”,”Dono di Mario Caprini Giudizio di Pajetta sulla ficura di Eugenio Reale “”Reale mi fece allora un’impressione molto positiva: un uomo intellettualmente forte, dotato di un sano realismo meridionale che, intaccato dalla sfiducia, doveva tanti anni più tardi sboccare nel cinismo e farne un nemico del Partito, quasi non potesse perdonarsi le illusioni della giovinezza. Pieno di vitalità, possedeva una conoscenza più vasta di ogni altro di ambienti che in altre città quasi non toccavamo ancora. Al tempo stesso era capace di lavorare con gli operai. Da me chiedeva di essere sicuro che il Partito che rappresentavo, e al quale si era avvicinato (dopo una conoscenza, per quello che mi ricordo non molto approfondita, e senza vincoli organizzativi, con Amendola e con gli altri) fosse proprio il Partito di Stalin, il Partito della Russia sovietica. Voleva la garanzia che noi non avessimo niente a che fare con quel Trockij, del quale non so quanto conoscesse, ma che non gli andava proprio a genio. Trovai la cosa interessante e gli diedi le garanzie dovute; ritenni che in quella sua domanda ci fosse anche una garanzia per noi. ll fatto che poi egli se ne andasse, che – per dirla alla napoletana – si comportasse come uno «scostumato» scrivendo cose indegne contro il Partito, che finisse in modo anche umanamente miserevole, non toglie che Eugenio Reale fu, allora e per molti anni, un compagno serio, un organizzatore, un uomo capace di far politica. Allora i tempi stringevano e anche Reale, per fretta nostra e sua, passò presto per il carcere che sopportò con animo sereno e forse con meno impazienza e meno illusioni di quelle che dimostrò dopo la Liberazione”” (pag 122-123) (inserire in sito isc)”,”PCIx-510″
“PAKENHAM Thomas”,”The Year of Liberty. The Great Irish Rebellion of 1798.”,”Nel maggio 1798 centinaia di migliaia di contadini insorsero contro il governo britannico in Irlanda. La rivolta fece 30 mila vittime.”,”IRLx-004″
“PAKENHAM Thomas”,”The Boer War.”,”T. Pakenham è nato nel 1933 e ha studiato ad Oxford. Negli ultimi anni ha vissuto in Irlanda. Ha condotto ricerche sulla guerra boera passando molti mesi in Sudafrica consultando fonti originali olandesi e Afrikans. ‘Durante la guerra anglo-boera (1899-1902), gli Boeri (i coloni di origine olandese e afrikaans) erano guidati da un gruppo di leader militari abili e determinati. Alcuni dei comandanti chiave dell’esercito boero durante quella guerra furono: Louis Botha Louis Botha: Botha fu uno dei principali leader boeri. Era un abile stratega e avrebbe poi servito come primo primo ministro del Sudafrica dopo l’indipendenza. Christiaan de Wet Christiaan de Wet: De Wet era noto per le sue tattiche di guerriglia e la sua abilità nel condurre operazioni mobili contro le forze britanniche. Early life of Jan Smuts Jan Smuts: Smuts era un altro leader militare di spicco. Aveva una vasta conoscenza delle tattiche di guerra e avrebbe avuto un ruolo significativo nella politica sudafricana successiva. Koos de la Rey Koos de la Rey: De la Rey era un comandante rispettato e valoroso. Ha guidato le forze boere in diverse battaglie cruciali. Questi leader hanno contribuito a rendere gli Boeri una forza formidabile, nonostante fossero numericamente inferiori alle forze britanniche. La loro abilità e determinazione hanno giocato un ruolo importante nella storia della guerra anglo-boera’ (f. copil.) BOTHA DE-WET DE-LA-REY”,”QMIx-010-FSD”
“PAL Gour BROUÉ Pierre STANLEY Sherman TROTSKY Léon RUPSINGH MORERJI Suren TIKAL K. MAHADEVAN H.”,”Communisme, trotskysme en Inde. Questions sur l’histoire du Mouvement trotskyste en Inde (Pal); Le Martyrologe du revolutionary Communist Party (Pal); Notes sur l’histoire des oppositions et du mouvement trotskystes en Inde dans la première moitié du XXe siècle (Broué); Rapport sur l’Inde (12 mars 1939) (Stanley); Lettre ouverte aux travailleurs de l’Inde (25 juillet 1939) (Trotsky); Les Classes en Inde et leurs rôle politique (fin 1941); Manifeste aux Ouvriers et Paysans de l’Inde (26 septembre 1942) (IV Int.); Le Combat d’août 1942 (Rupsing); Le «Programme constructif»: stratégie de sabotage (1945) (Morerji); Le Plan Wavell et le Congrés (2 juillet 1945); Rapport sur les fusillades policières de Calcutta (13 février 1946); Le Mahatma Gandhi, père du capitalisme indien (mars 1948) (Mahadevan).”,”Contiene due pagine di profilo biografico di Alfonso Leonetti per la commemorazione della sua morte (1895-1984) (pag 122-124). Viene riportato il Testamento di Leonetti”,”TROS-356″
“PALA Antonio”,”Anna Kuliscioff.”,”””Arengo di tutte le discussioni, polemiche e risoluzioni, è la rivista ‘Critica sociale’, fondata da Filippo Turati, che Anna ama non meno del suo fondatore. In essa profonde i tesori dei suoi studi, della sua esperienza, della sua equilibrata ponderatezza unita all’ ardore battagliero. Gli articoli sono firmati ‘Noi’, oppure ‘t.k’ (Turati-Kuliscioff), ma sono sempre ispirati da lei””. (pag 88)”,”MITS-199″
“PALA Gianfranco”,”‘Delle fasi dell’imperialismo. Cent’anni del loro divenire nel XX secolo’ – ‘Glosse su “”Imperialismo””. Note a margine per ‘transnazionalità’ e ‘neocorporativismo’.”,”Su Bucharin, su Lenin, Hobson, il parassitismo (rentiers) e sul serbatoio della Cina, su Grossmann…”,”TEOC-782″
“PALA Gianfranco”,”Glosse su “”imperialismo””. Note a margine per ‘transnazionalità’ e ‘neocorporativismo’.”,”Una serie di note a margine alla maniera della ‘Logica di Hegel’ per evocare le ricerche connesse al concetto e al termine ‘imperialismo’”,”TEOC-010-FGB”
“PALA Gianfranco”,”Il lavoro e le sue forme economiche. Prodotto, merce e valore; denaro, capitale e prezzo. Materiali per lo studio della teoria del valore e dei prezzi.”,”Gianfranco Pala (Roma, 1940), insegna Economia politica e Economia matematica all’Università di Roma.”,”ECOT-225-FL”
“PALA Lucio”,”I cattolici francesi e la guerra di Spagna.”,” La dura protesta di Victor Serge contro le calunnie apparse sulla rivista ‘Esprit’ riguardo ai fatti di Barcellona del maggio 1937 “”Assai più duro era il giudizio di Hambresin sui trotzkisti: non soltanto veniva loro attribuita la totale responsabilità del putch di Barcellona del maggio 1937, in cui gli anarchici sarebbero stati sfruttati come massa di manovra, ma il POUM, era accusato non già ipoteticamente, ma sulla base di documentazione precise, di essere un’organizzazione al servizio di Franco (113). Essendo queste affermazioni di Hambresin coincidenti con la versione ufficiale fornita dal Partito comunista spagnolo sui fatti di Barcellona, il collaboratore belga di «Esprit», quasi a prevenire le inevitabili obiezioni, si affrettava a precisare che queste pesanti accuse non erano affatto monopolio esclusivo dei comunisti, ma erano riconosciute valide da tutti nella Spagna repubblicana”” (114). (…) Il giudizio di Hambresin sugli anarchici e sui trotskisti, assai più severo di quello espresso precedentemente da Bergamin, che aveva provocato la protesta di Victor Serge (115), vedeva insorgere nuovamente il Serge, al quale si aggiungeva Simone Weil: il 1° aprile 1938 «Esprit» dava notizia di due lettere pervenute alla redazione della rivista e ne pubblicava i passi più salienti. Victor Serge contestava la tesi di Hambresin (116) e sosteneva che le accuse al POUM erano la conseguenza di una campagna denigratoria architettata da Mosca che aveva come scopo finale la liquidazione fisica dei trotzkisti e successivamente degli anarchici (117)”” [Lucio Pala, ‘I cattolici francesi e la guerra di Spagna’, Argalìa editore, Urbino, 1974]”,”MSPG-002-FMB”
“PALA Lucio”,”Un lettore giacobino di Rousseau: Saint-Just.”,”Lucio Pala insegna Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Urbino. Abita a Urbino e Roma. Nel 1852 Saint-Beuve definiva l’odiato capo montagnardo un «écolier de Rousseau» (pag 5-6)”,”FRAR-010-FMB”
“PALADINI Aldo”,”L’ingiustizia in aula. Indagine sullo stato dei rapporti tra i cittadini e il terzo potere.”,”PALADINI Aldo”,”DIRx-022″
“PALAU Mercedes, coordinamento generale Blanca SAIZ Aranzazu ZABALA”,”La spedizione Malaspina in America e Oceania, 1789-1794.”,”Il viaggio di Alessandro Malaspina chiude, alla fine del secolo XVIII, l’era delle grandi spedizioni transoceaniche. Passerà inosservato senza lasciare traccia nella stora, anche se per organizzazione, durata, e risultati concreti non fu da meno dei precedenti. Fu lo stesso governo spagnolo a far di tutto pe lasciar cadere nell’oblio le tracce di quella magnifica esperienza, qaundo apparì chiaro che le conclusioni a cui era giunto il Malaspina nelle sue riflessioni politiche rappresentavano una minaccia per l’ordine costituito. (…) Certo è molto significativo il fatto che quando Alessandro von Humboldt venne casualmente a conoscenza, durante il suo celebre ‘Viaggio equinoziale’ (1799-1804), di alcuni rilevamenti eseguiti dalla Spedizione Malaspina, si meravigliò che non fossero stati divulgati in Europa, come a suo parere avrebbero meritato. Erano passati solo pochi anni dalla conclusione del viaggio e Alessandro Malaspina si trovava ancora rinchiuso in prigione, senza comprendere bene lui stesso il perché dell’improvvisa condanna che l’aveva colpito. (pag 20-21) Alessandro Malaspina (Mulazzo, 5 novembre 1754 – Pontremoli, 9 aprile 1810 è stato un esploratore e navigatore italiano al servizio della Spagna, dove è più noto come Alejandro Malaspina. La situazione politica in Europa al rientro della spedizione era profondamente mutata. Nel corso dei cinque anni precedenti il trono spagnolo era passato nelle mani del debole Carlo IV e la politica era affidata al giovane Manuel Godoy, primo ministro ambizioso e spregiudicato, nonché favorito del re e della potente regina Maria Luisa. L’amministrazione dello stato era appesantita da personalismi, corruzione e dalla ripulsa verso qualsiasi genere di riforma, invariabilmente avvertita in chiave antimonarchica. Oltre i Pirenei, infatti, la Rivoluzione francese aveva spazzato via il ramo principale dei Borbone; la Spagna aveva aderito alla Prima coalizione e i due stati erano entrati in guerra nel 1793. Malaspina appariva profondamente turbato dalla situazione in cui aveva ritrovato la Spagna e in particolare la corte di Madrid, dove era stato chiamato nel novembre 1794 a presentare i risultati della spedizione e dove aveva cominciato ad affrontare il gravoso compito di riordinare tutti i materiali raccolti per la pubblicazione. Nel settembre 1795 inviò i suoi scritti al governo spagnolo, ma quest’ultimo giudicò la loro pubblicazione inopportuna nella situazione politica allora esistente. Disincantato, Malaspina condusse sulla stampa madrilena una polemica filosofico-letteraria sul significato della bellezza in natura[8], e allo stesso tempo prese parte a una cospirazione segreta per rovesciare il primo ministro Manuel Godoy[9]. Il paese gli appariva in chiaro declino, la sua potenza offuscata da debolezze, intrighi e giochi di potere; la corruzione dei costumi e il disinteresse verso il bene dello Stato e del popolo erano evidenti, il dissesto dell’erario sempre più profondo; la guerra si prospettava moralmente nefasta e militarmente rischiosa, visto il misero stato delle truppe. (wikp)”,”ASGx-067″
“PALAZZI F. SPAVENTA FILIPPI S.”,”Il libro dei mille savi. Massime, pensieri, aforismi, paradossi di tutti i tempi accompagnati dal testo originale e dalla citazione delle fonti.”,”‘Diplomazia: la via più lunga tra due punti ‘, A. Decourcelle (pag 215) “”Armatevi prima di fatti, e poi sfigurateli a piacere”” Mark Twain (pag 217) Rapidità. “”Spesso un’ impresa che sarebbe sicura se fatta in fretta, diventa temeraria nell’ indugio”” Tito Livio, Storia (pag 364) Osservazione della realtà. “”Vi fu sempre più nel mondo di quanto gli uomini potessero vedere, per quanto andassero lenti; non lo vedranno meglio andando veloci””. Ruskin, Modern Painters (pag 364)”,”REFx-086″
“PALAZZOLO Claudio”,”Tra Inghilterra e Italia. Incroci di storia del pensiero politico contemporaneo.”,”PALAZZOLO Claudio è professore ordinario di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche di Pisa. Ha scrittto: ‘Introduzione al pensiero politico di Coleridge’ (1988) e ‘Dal fabianesimo al neofabianesimo. Itinerario di storia della cultura socialista britannica’ (1999) e più recentemente ‘Riforma e genesi del capitalismo’ (2004). “”Nel caso di Engels, l’occasione del confronto è, proprio negli anni del soggiorno inglese, la pubblicazione di ‘Past and Present’ (1843), e, al suo seguito, solo al suo seguito, la rilettura del più noto saggio carlyliano sul cartismo, destinato a divenire fonte primaria di analisi e di testimonianza nell’indagine sulla condizione operaia. Sono numerose le tracce della presenza di Carlyle nell’opera del giovane Engels, tracce spesso di facile identificazione anche là dove a Carlyle non si fa cenno, ma di Carlyle vengono “”rubati”” argomenti ed immagini utili a interpretare la parte di una critica umanistica alle ragioni e alle categorie stesse dell’economia politica: proprio Carlyle, la sua applicazione del mito di Mida all’Inghilterra, a esempio, dietro la polemica engelsiana contro l’espressione “”ricchezza nazionale”” celebrata dagli economisti liberali. “”La “”ricchezza nazionale”” degli inglesi è molto grande, eppure essi sono il più povero dei popoli sotto il sole”” (F. Engels, Lineamenti di una critica dell’ecoomia politica, p. 458). Per la stessa via ma ben oltre quelle tracce, si dipana il percorso della lunga nota critica che Engels dedica all’analisi specifica di ‘Past and Present’; più che le citazioni e le comparazioni, peraltro degno qui di memoria l”incipit’ del saggio engelsiano. “”Di tutti i grossi libri e gli opuscoli sottili che l’anno scorso sono apparsi in Inghilterra per allietare o per edificare il “”mondo colto””, l’opera sopra menzionata è l’unica che meriti di essere letta”” (F. Engels, La situazione dell’Inghilterra. “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London, 1843, cit p. 482). Ed è degna la memoria di questo ‘incipit’, nella misura in cui proprio il confronto con il “”mondo colto”” dell’isola è conferma della logica che ispira la riflessione di Engels, proprio esso a fare la differenza, tanto in positivo quanto in negativo, del giudizio su Carlyle. In positivo, perché Carlyle è il solo che si elevi al di sopra di quel mondo, della sua ipocrisia e delle sue menzogne, il solo capace di rappresentare “”relazioni umane”” e sviluppare “”una traccia di concezione umana””, insomma “”il solo della classe “”rispettabile””, [che] ha tenuto gli occhi aperti almeno sui fatti, ha compreso correttamente almeno l’immediato presente, e questo per un inglese “”colto”” è davvero straordinario”” (ibid.). In negativo, perché dal contesto di cultura di quel “”mondo colto”” nemmeno Carlyle ha potuto emanciparsi del tutto, proprio questo residuo vincolo culturale che impedisce alla pur lucida critica carlyliana dell’individualismo, del commercialismo, del mammonismo e d un’altra infinità di cattivi “”ismi”” di approdare alla teoria della democrazia e del socialismo, invece di vagheggiare un futuro costruito a misura del passato, di nuovi eroi capaci di restituire agli uomini l’anima, e con essa il culto dei valori, che gli uomini, la moltitudine avrebbero perso. “”Se egli avesse compreso in tutta la sua infinità l’uomo in quanto uomo, non gli sarebbe mai venuto in mente di dividere l’umanità ancora una volta in due gruppi: pecore e montoni, governanti e governati, aristocratici e canaglia, signori e balordi; non avrebbe visto la giusta destinazione sociale del talento nel governo coercitivo, ma nell’arte di stimolare e precorrere”” (F. Engels, La situazione dell’Inghilterra. “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London, 1843)”” [Claudio Palazzolo, Tra Inghilterra e Italia. Incroci di storia del pensiero politico contemporaneo, 2009]”,”MUKx-169″
“PALAZZOLO Claudio”,”Idealismo e liberalismo. La filosofia pratica di Th. Hill Green.”,”‘Thomas Hill Green è stato un filosofo britannico del XIX secolo, noto per il suo contributo all’idealismo inglese e alla filosofia morale 2. La sua filosofia pratica si concentra sull’etica e sulla teoria politica, opponendosi al naturalismo e all’edonismo, che riducono l’agire umano al semplice meccanismo delle passioni. Green sosteneva che il progresso umano fosse guidato da una coscienza assoluta, un principio universale che garantisce la continuità e il miglioramento della società. In ambito politico, criticava il contrattualismo e il liberalismo economico, proponendo invece una teoria dello Stato basata sul bene comune. Le sue idee hanno influenzato il socialismo inglese e il pensiero liberale riformista.’ (f. copil.)”,”FILx-023-FMB”
“PALENI Bruno”,”Italie 1919-1920. Les deux années rouges. Fascisme ou révolution?”,”PALENI Bruno”,”MITT-323″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar durante la Grande Guerra. I.”,”‘Proeterit huius mundi figura’ ‘La figura di questo mondo passa.’ (San Paolo, Cor. I) PALEOLOGUE Maurizio, ambasciatore di Francia Giovedì, 20 agosto 1914. “”Sasonoff viene a far colazione da me, en tête-à-tête! Ci mettiamo a ragionare accademicamente sui risultati che dovremo cercare di ottenere al momento della pace e che otterremo soltanto per virtù delle armi. Non crediamo assolutamente, infatti, che la Germania voglia piegarsi alle nostre esigenze finché non sarà posta fuori di combattimento. La guerra attuale non è di quelle che terminano con un trattato politico dopo una battaglia di Solferino o di Sadowa: è una guerra a morte nella quale ciascun gruppo di belligeranti giuoca la propria esistenza nazionale. – La mia formula – dice Sasonoff – è semplice. Noi dobbiamo distruggere l’ imperialismo germanico. Non riusciremo a questo se non per mezzo di una serie di vittorie militari, e quindi abbiamo davanti a noi una guerra lunga e molto dura. L’ Imperatore non si fa alcuna illusione a questo proposito… Ma affinchè il Kaisertum non risorga dalle sue rovine, perché gli Hohenzollern non possano mai più avere delle pretese alla monarchia universale, saranno assolutamente necessari dei grandi cambiamenti politici. Oltre la restituzione dell’ Alsazia-Lorena alla Francia, bisognerà ricostituire la Polonia, i ngrandire il Belgio, ricostituire l’ Hannover, rendere lo Sleswig alla Danimarca, far libera la Boemia, dividere tra la Francia, l’ Inghilterra e il Belgio tutte le colonie tedesche, eccetera. – E’ un programma gigantesco. Ma credo, come voi, che i nostri sforzi dovranno essere spinti fino a tanto, se vogliamo fare opera duratura. Poi calcoliamo le forze rispettive dei belligeranti, le loro riserve d’uomini, le loro risorse finanziarie, industriali, agricole, ecc.; esaminiamo quindi le probabilità favorevoli che possono derivarci dai dissensi interni dell’ Austria e dell’ Ungheria; ciò che mi fa dire: – C’è am che un altro fattore che non può essere trascurato, e cioè che l’ opinione delle masse popolari in Germania. Ha molta importanza per noi sapere bene che cosa avviene in quel paese. Dovreste organizzare un servizio d’ informazioni nei grandi focolai del socialismo più vicini al vostro territorio: Berlino, Dresda, Lipsia, Chemnitz, Breslavia… – E’ molto difficile… – Sì, ma è una cosa indispensabile. Pensate che dopo una disfatta delle loro truppe, saranno senza dubbio i socialisti germanici quelli che obbligheranno la casta dei gentiluomini di campagna a far la pace. E se possiamo contribuirci anche noi,… – Sasonoff ha un sussulto; con voce tronca e secca mi dice: – NO, questo no, mai! la rivoluzione non sarà mai uno dei nostri mezzi! – Siate sicuro però che i nostri nemici non hanno questi scrupoli! … (…)””. (pag 84-85)”,”RUSx-113″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar durante la Grande Guerra. II.”,”PALEOLOGUE Maurizio, ambasciatore di Francia Il lavoro procede lento alla Conferenza: “”We are wasting time”” (pag 302 e oltre) Fraternizzazioni esercito con insorti (pag 340 e seguito) Carattere Lenin pag 401 “”Per ciò che si riferisce alla Russia – dico io – il tempo non lavora più in nostro favore. Non c’è più interessamento per la guerra. Tutte le molle del governo, tutti gl’ ingranaggi dell’ amministrazione vanno guastandosi uno dopo l’ altro. Le menti più elette sono convinte che la Russia corre alla rovina. E’ necessario che facciamo presto.”” (pag 303, Lunedi 29 gennaio 1917) Rivoluzione russa. “”I capi dei partiti liberali e perfino quelli del partito operaio son o vivamente sorpresi della defezione così rapida e così completa dell’ esercito. Questo fatto pone davanti ai deputati moderati che tentano di dirigere il movimento popolare (Rodzianko, Miliukoff, Scingarieff, Maklakoff, ecc.) il problema di sapere se il regime dinastico possa essere ancora salvato. Problema grave, perché l’ idea repubblicana, che gode il favore degli ambienti operai di Mosca e Pietrogrado, è estranea alla mentalità generale del paese nè è possibile prevedere come si regoleranno le truppe che sono alla fronte quando sapranno ciò che è avvenuto alla capitale””. (pag 344) Saccheggio da parte degli insorti del palazzo della ballerina Kscescinskaia. I simboli dei privilegi del regime. “”Una rivoluzione è sempre, più o meno, una somma e una sanzione””. (pag 349) Messaggio del Presidente Wilson al Congresso sull’ entrata in guerra degli Stati Uniti contro il “”nemico naturale della pace e della libertà”” (7 aprile 1917) (pag 402) Note biografiche e giudizi su Lenin. “”(…) Lenin mette a servizio dei suoi sogni messianici una volontà audace e fredda, una logica stringente, una straordinaria potenza di proselitismo e di comando””. (pag 416) “”Secondo il concetto che me ne son fatto io, c’è in lui qualche cosa del Savonarola e del Marat, del Blanqui e del Bakunin.”” (pag 416)”,”RUSx-114″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Talleyrand Metternich Chateaubriand.”,”PALEOLOGUE Maurice era membro dell’ Academie Francaise. Mutamento del quadro politico europeo. Metternich. “”Durante questa missione di fiducia presso la giovane imperatrice, Metternich trae ancora qualche osservazione preziosa. Vede il popolo francese sazio di gloria, che non desiderava altro che riposo e pace; vede anche i marescialli e i grandi dignitari affaticati da perpetue avventure, in ansia per l’ avvenire, che avevano ridotto ormai ogni loro ambizione a godere delle ricchezze acquisite; infine, messo sull’ avviso da Talleyrand, nota i primi sintomi dell’ antagonismo che andrà ben presto a porre uno contro l’ altro i due alleati di Tilsitt, e annuncia al suo superiore che “”la guerra scoppierà nel nord, all’ inizio dell’ anno 1812″”. La ritirata di Mosca e il disastro della Berezina sorprendono Metternich, che non si aspettava che “”la logica invincibile dei fatti”” prendesse una velocità così rapida: egli si aspettava una permanenza invernale della Grande Armée in Russia e una seconda campagna, decisiva questa sì, nella primavera del 1813. Ma ci si riprende sempre da una sorpresa felice. Realizzando con un colpo d’ occhio la situazione completamente nuova, il ministro di Francesco I comprende che l’ ora è infine venuta per l’ Austria di rialzare la testa, di strappare l’ Europa alla supremazia francese e di imporsi a Napoleone come l’ arbitro della pace generale””. (pag 74-74)”,”RAIx-202″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Un grand tournant de la politique mondiale, 1904-1906.”,”Per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti sembrano interessarsi agli affari d’ Europa. “”Il presidente Roosevelt, che decisamente si erige ad arbitro mondiale, offre alla Russia e al Giappone i suoi buoni uffici per mettere fine alle ostilità. A San Pietroburgo, come a Tokyo, i suoi consigli, formulati con una rudezza tutta americana, hanno prodotto un’ impressione così forte che i due governi hanno accetato di nominare dei plenipotenziari per esaminare le basi possibili per una pace.”” (pag 369) “”Parole fatidiche di Delcassé: “”Più che mai, credo che la politica del Kaiser ci porti ad una guerra europea””””. (pag 384)”,”RAIx-213″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Cavour. Un grand réaliste.”,”PALEOLOGUE Maurice ambasciatore di Francia Comprensione dei grandi problemi economici. La questione delle ferrovie conduce Cavour all’ idea dell’ unità italiana. “”E’ solo nel mese di novembre 1845 che un sindacato di finanzieri è autorizzato a costruire, tra Genova e Torino, la prima strada ferrata che solcherà il territorio piemontese. Cavour manifesta naturalmente il più vivo interesse; è quindi uno dei principali azionisti della società. Ma soprattutto la sua immaginazione luminosa scopre, nell’ opera che sta sbocciando, un’ infinità di conseguenze lontane e trascendenti. Superando lo sguardo le strette frontiere del regno cisalpino, concepisce una vasta rete ferroviaria che si sarebbe ramificata a poco a poco fino all’ estremo limite della Penisola, da qui la necessità di subordinare la struttura e il tracciato di ciascuna linea a un piano generale, in vista di collegamenti ulteriori. Questo non è ancora sufficiente: occorre preparare l’ Italia futura una partecipazione attiva nel traffico europeo; occorre dunque prevedere, da adesso, l’ attraversamento delle Alpi in più punti e, d’ urgenza, un tunnel sotto il Moncenisio.”” (pag 47) “”L’ idea dell’ indipendenza italiana si è a poco a poco cristalizzata in lui. Certo, non l’ aveva inventata; essa non gli apparteneva in esclusiva. Molti suoi compatrioti, tra cui D’Azeglio, Gioberti, Balbo e Mazzini, la professavano da lungo tempo; ma nessuno di loro la concepiva ancora in una forma così netta, così obiettiva, con una intuizione tanto chiara delle contingenze future e delle necessità pratiche””. (pag 49) Nella gerarchia superiore degli uomini di Stato. “”(…) l’ audacia e la prudenza, la flessibilità e la tenacia, l’ energia impetuosa e la grazia persuasiva, il calcolo metodico e l’ anticipazione divinatrice, l’ intelligenza acuta e il soffio potente, l’ immaginazione più viva e la ragione più fredda, una eguale attitudine a comprendere le idee generali e i fatti positivi, gli ineressi materiali e le passioni pubbliche.”” (pag 318)”,”ITAB-220″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. I. 20 Juillet-2 Juin 1915.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia ‘L’anarchico Lenin’. “”Uno dei miei informatori, B…, che ha delle entrature negli ambienti avanzati, mi relazione che si discute attualmente, con molta animazione, una tesi strana, il cui autore è l’ anarchico Lenin, rifugiato in Svizzera. Discepolo fervente di Karl Marx, capo dei “”socialdemocratici massimalisti””, Lenin proclama che la disfatta militare della Russia è il preludio necessario della rivoluzione russa e la condizione stessa del suo successo. Esorta dunque il proletariato russo a facilitare, con tutti i mezzi, la vittoria dei tedeschi. B. mi dice che questa dottrina assurda non incontra alcun favore tra gli operai, salvo tra i forsennati dell’ anarchismo; che essa è violentemente combattuta dai “”socialisti rivoluzionari”” del tipo di Skobélew e Kérensky; che, nell’ insieme, lo spirito delle masse è soddisfacente.”” Sabato 17 ottobre 1914. (pag 174) Il soldato russo (da pag 221)”,”RUSx-124″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. II. 3 Juin 1915 – 8 Août 1916.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia “”Uno dei caratteri morali, che osservo correntemente tra i Russi, è la loro prontezza alla rassegnazione, la loro docilità ad inchinarsi davanti alla sfortuna.”” (pag 112) Colloquio con Putilov. Carattere dei russi. “”Il grande metallurgico e finanziere, Putilov, con cui parlo di queste questioni mi dice: – Ma allora, la guerra può durare ancora degli anni? – Ahimé! si. – E credete alla nostra vittoria? – Vi credo assolutamente. Dopo una lunga riflessione, in cui i suoi occhi taglienti brillano di uno strano splendore, riprende con tristezza: – Tutti i vostri ragionamenti, signor ambasciatore si riassumono nell’ idea che il tempo lavori a nostro favore… Ebbene! Non contateci troppo, almeno per la Russia. Conosco i miei compatrioti: si stancano velocemente; questa guerra li esaspera, non sopporteranno per molto tempo. – Voi non sperate che noi si riveda il miracolo del 1812? – Ma la campagna del 1812 è stata molto corta. Sei mesi al più!… Per quanto mi ricordi, il 25 giugno i francesi passarono il Niemen. Il 25 novembre, ripassarono la Berezina, e, qualche settimana dopo, erano tutti fuori dalla Russia. Nel proseguo della guerra, non abbiamo dovuto far altro che raccogliere i frutti della nostra vittoria. E’ facile essere perseveranti quando si è vittoriosi. Se, oggi, le nostre truppe si battessero sull’ Elba o anche sull’ Oder, invece di resistere, con grande pena, sulla Dvina o sullo Styr ammetterei senza inquietudine che la guerra possa durare anni ancora!…”” (26.11.1915) (pag 108-109)”,”RUSx-125″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. III. 19 Août – 17 Mai 1917.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia Sulle origini guerra russo giapponese (da pag 199) Paradossi carattere russo: sottomissione e rivolta (da pag 199) Rivoluzione di febbraio 1917: l’ esercito fraternizza con gli insorti, debolezza del governo provvisorio nei confronti dei Soviet (da pag 219) Stati Uniti dichiarazione guerra a Germania (da pag 290) Arrivo Lenin a Pietrogrado, prestigio crescente di Lenin (da pag 290) “”L’ autorità di Lenin sembra al contrario essersi molto accresciuta in questi ultimi giorni””. (pag 307) “”Il personaggio è tanto più pericoloso perché si dice che sia casto, sobrio, ascetico. Come me lo rappresento, c’è in lui del Savonarola e del Marat, del Blanqui e del Bakunin.”” (pag 308) Lenin. “”Le personnage est d’autant plus dangereux qu’on le dit chaste, sobre, ascétique. Tel que je me le représente, il y a en lui du Savonarole et du Marat, du Blanqui et du Bakounine””. (pag 308)”,”RUSx-126″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”Alessandro I. Il romantico antagonista di Napoleone, 1800-1825.”,”””Il 5 luglio, l’esercito austriaco è disfatto a Wagram. Brillante vittoria per Napoleone, ma che gli costa perdite enormi e lascia l’Austria ancora temibile. Nel 1805 Francesco I aveva dovuto firmare la pace ventiquattro giorni dopo Austerlitz. Nel 1809, non acconsentirà a firmare che cento giorni dopo Wagram. Agli occhi di tutta l’Europa, il trattato di Vienna, firmato il 14 ottobre, appare come uno scacco per la supremazia francese. Non ostante i sacrifici territoriali che gli sono stati imposti in Galizia, nella regione di Salisburgo e nelle provincie illiriche, la monarchia degli Absburgo ha ormai il senso che l’impero napoleonico, per la diffusione smodata della sua grandezza, non posso più esistere e debba, da un giorno all’altro, crollare “”in un’improvvisa rovina””. Per prezzo della sua cooperazione fittizia, la Russia s’è vista attribuire da questo trattato una mancia modica, vale a dire 400.000 anime, “”esattamento quello che l’imperatrice Caterina dava a ciascuno dei soi favoriti come premio di consolazione quando ne prendeva un altro””. A Pietroburgo si pensa soprattutto che questa guerra ha messo principalmente in evidenza la fragilità dell’edificio napoleonico. E Giuseppe de Maistre s’ispira all’opinione generale quando scrive: “”Tutto calcolato, l’Austria è in piedi, la Russia è in piedi, l’Inghilterra è in piedi, la Spagna non è conquistata…””””. (pag 141)”,”BIOx-125″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Les précurseurs de Lénine.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francais, ambassadeur de France “”Usque adéo res humanas vis abdita quoedam Obterit!.. “” (Tant il est vrai qu’une certaine force occulte broie les destinées humaines!…) (in apertura)”,”RIRx-149″
“PALÉOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar. Durante la Grande Guerra. Vol. I.”,”PALÉOLOGUE Maurizio Ambasciatore di Francia”,”RUSx-003-FV\”
“PALÉOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar. Durante la Grande Guerra. Vol. II.”,”PALÉOLOGUE Maurizio Ambasciatore di Francia”,”RUSx-004-FV”
“PALEOLOGUE Maurice”,”Talleyrand Metternich Chateaubriand.”,”PALEOLOGUE Maurice Paleologue, già membro dell’ Academie Francaise. “”Au lendemain d’Austerlitz, Talleyrand a le courage de reprendre son thème: «Il nous serait facile de détruire la monarchie des Habsbourg; fortifions-la, au contraire, et même, sous le couvert d’une alliance, faisons-lui une large place dans le système français: ‘car l’Autriche est indispensable au salut futur des nations civilisées’». Mais Napoléon reste sourd à ce judicieux conseil, qui semble résumer plusieurs siècles d’expérience diplomatique. Et le traité de Presbourg, comme ceux de Lunéville et d’Amiens, n’est manifestement qu’un armistice. Après Tilsitt, Talleyrand ne conserve plus d’illusion sur la stabilité de l’édifice impérial. C’est la funèbre bataille d’Eylau qui a éveillé ses premières inquiétudes. Ce jour-là, il a eu comme la prévision de 1812; toutes les conséquences possibles d’un désastre lui sont apparues, et il s’est demandé: «Si l’Empereur avait été tué, qu’aurions-nous fait? … Que ferions-nous, s’il était tué demain?». D’ailleurs, il n’approuve plus rien de la politique napoléonienne. Tout son tempérament classique, toute sa raison claire et positive répugnent à la conception hyperbolique du césarisme carlovingien. La deuxième phase de sa carrière napoléonienne, la phase de trahison, va commencer”” (pag 14-15) [All’indomani di Austerlitz, Talleyrand ebbe il coraggio di riprendere il suo argomento: “”Sarebbe facile per noi distruggere la monarchia asburgica; fortifichiamola, al contrario, e inoltre, sotto la copertura di un’alleanza, diamole un grande spazio all’interno del sistema francese: ‘perché l’Austria è indispensabile per la salvezza futura delle nazioni civili'””. Ma Napoleone restò sordo a questo consiglio giudizioso, che sembrava riassumere vari secoli di esperienza diplomatica. E il trattato di Pressburg, come quelli di Luneville e di Amiens, furono chiaramente solo un armistizio. Dopo Tilsitt, Talleyrand non ebbe più illusioni sulla stabilità dell’edificio imperiale. Fu la lugubre battaglia di Eylau a suscitare le sue prime preoccupazioni. Quel giorno egli ebbe come la prefigurazione del 1812; gli apparvero tutte le possibili conseguenze di un disastro e si chiese: “”Se l’Imperatore fosse stato ucciso, cosa avremmo fatto? … cosa faremmo se fosse ucciso domani?””. Inoltre, non approvava più la politica napoleonica. Tutto il suo temperamento classico, tutta la sua ragione chiara e positiva, lo portavano a ripugnare la concezione iperbolica del cesarismo carolingiano. La seconda fase della sua carriera napoleonica, la fase del tradimento, comincerà da qui]”,”RAIx-010-FV”
“PALERMO Francesco WOELK Jens”,”Germania.”,”PALERMO Francesco insegna diritto pubblico comparato nell’ Università di Verona ed è direttore dell’ Istituto per lo Studio del Federalismo e de Regionalismo presso l’ Accademia Europea di Bolzano. WOELK Jens insegna diritto costituzionale comparato nell’ Università di Trento ed è Senior Researcher dell’ Istituto per lo Studio del Federalismo (idem come sopra). “”Non esiste, dunque, alcun filo diretto tra Federazione e comuni. Quanto all’organizzazione territoriale, vi è una sorta di simmetria nel quadro di un sistema di governo a tre livelli: la Federazione è competente per la modifica territoriale dei ‘Länder’ al pari di quanto i ‘Länder’ lo sono nei confronti delle modifiche territoriali riguardanti comuni ed enti locali intermedi. Inoltre, sia i poteri federali nei confronti del ‘Länder’, si quelli regionali nei confronti di comuni e altri enti locali sottostanno a una serie di limitazioni che, di fatto, impediscono modifiche unilaterali e autoritative da parte del livello maggiore nei confronti degli enti minori. La competenza esclusiva dei ‘Länder’ nei confronti dei comuni significa, anche, che non sono possibili interventi sostitutivi diretti della Federazione qualora un comune violi le competenze federali o ne ostacoli l’esercizio, ma in questi casi il rispetto della legge deve essere assicurato dal ‘Land’ competente, se necessario in attuazione del già menzionato principio della lealtà federale. Vi sono stati, per esempio, diversi casi di comuni che cercavano di ostacolare l’installazione di basi militari sul proprio territorio, senza che il ‘Land’ intervenisse. Il sistema federale, basato sul principio di leale collaborazione, ha consentito alla Federazione di obbligare il ‘Land’ a rimuovere gli ostacoli all’attuazione della decisione federale””. (pag 87)”,”GERx-111″
“PALERMO Carlo”,”Il Papa nel mirino. Gli attentati al pontefice nel nome di Fatima.”,”PALERMO Carlo è un magistrato che ha condotto inchieste importanti negli anni 1980.”,”RELC-277″
“PALERMO Giulio”,”Baroni e portaborse. I rapporti di potere nell’università.”,”PALERMO Giulio ricercatore di economia politica presso l’università di Brescia a seguito di un ricorso al Tar. Si occupa di teoria marxista, di concezioni del potere e di rapporti tra ideologia ed economia. Ha pubblicato: ‘Il mito del mercato globale’ e ‘L’università dei baroni’. “”Più in generale, secondo Marx, lo sfruttamento di una classe su di un’altra non è causato dal particolare prezzo non concorrenziale della forza lavoro, ma dall’esistenza stessa del mercato del lavoro, dal fatto cioè che, nel capitalismo, la forza lavoro sia una merce e, come tale, abbia un prezzo. Come per ogni merce, le variazioni di prezzo modificano il potere di agire di acquirenti e venditori. Ma la vera costrizione del lavoratore sta nel ‘dover’ vendere la forza lavoro ad un determinato prezzo, poco importa se imposto da soggetti dotati di potere di monopolio o se regolato interamente dal meccanismo impersonale della concorrenza. Per questo, Marx critica duramente i teorici, solo apparentemente radicali, che cercano in un particolare prezzo della forza lavoro le cause dei rapporti di dominazione e sfruttamento e che, sul piano politico, rivendicano il diritto del lavoratore ad un prezzo “”equo”” della forza lavoro: questo, replica Marx, equivale a “”richiedere la libertà sulla base di un sistema schiavistico”” (Marx, 1865, cap.7). Anzi, prosegue, il vero problema è proprio che, sotto la spinta della concorrenza, la forza lavoro si scambia effettivamente al suo valore di mercato “”corretto””, quello determinato dal costo della sua riproduzione, che coincide con la sussistenza del lavoratore. Indipendentemente dal volere dei singoli individui, la concorrenza impone al capitalista la ricerca del massimo profitto, come condizione per restare sul mercato, e al lavoratore l’accettazione del minimo salario, come condizione per trovare un impiego. Non si tratta ovviamente di rigidi vincoli che annullano la libertà di scelta individuale (…). Marx analizza lo sviluppo della concorrenza come un processo storico intrinsecamente legato all’estendersi della proprietà privata e all’intensificarsi dei rapporti di mercato. Scrive Engels: “”Abbiamo visto come, finché sussista la proprietà privata, tutto finisca col confluire nella libera concorrenza (…). Poiché la proprietà privata isola ciascuno nella propria bruta singolarità e poiché ciascuno ha tuttavia il medesimo interesse del suo vicino, un proprietario fondiario si oppone all’altro, un capitalista all’altro, un lavoratore all’altro. In questo processo in cui eguali interessi divengono reciprocamente ostili proprio a causa della loro identità giunge a perfezione l’immoralità della presente condizione dell’umanità. Questa perfezione è la concorrenza (Engels, 1844)”” (pag 189-191) [Giulio Palermo, Baroni e portaborse. I rapporti di potere nell’università, 2012]”,”GIOx-079″
“PALERMO Francesco WOELK Jens”,”Germania.”,”Francesco Palermo insegna Diritto pubblico comparato nell’Università di Verona ed è direttore dell’Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo presso l’Accademia Europea di Bolzano. Jens Woelk insegna Diritto costituzionale comparato nell’Università di Trento ed è Senior Researcher dell’Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo presso L’Accademia Europea di Bolzano.”,”GERV-012-FL”
“PALERMO Natalino a cura, VIRGILIO LIVIO CICERONE SALLUSTIO”,”Roma: ideali e lotte politiche. Antologia delle opere di Virgilio – Livio – Cicerone – Sallustio.”,”Per la prima classe del Liceo Classico.”,”STAx-269″
“PALIN CRISANAZ Maria Pia”,”Favola e mito nella poesia di Sergej Esenin.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”VARx-163-FL”
“PALIOTTI Vittorio”,”Napoli sconosciuta. Fatti, personaggi e luoghi di una città ancora tutta da scoprire.”,”Giornalista, scrittore e commediografo Vittorio PALIOTTI ha pubblicato cinque romanzi. E’ stato inviato dei maggiori quotidiani italini e conduttore di rubriche alla Rai. Scrive per il Mattino. Incontro di Paliotti con Bordiga. “”(Bordiga) cominciò a mettersi in mostra già nel 1911 battendosi contro la guerra di Libia e per il rinnovamento dei vertici del partito. (…) Bordiga fondò, nel 1912, mese di aprile, il circolo Carlo Marx: nasceva, con esso, la sinistra socialista rivoluzionaria, appunto, e contraria alle elezioni. Paragonabile, in un certo senso, a quella sinistra che in Germania si riconosceva in Rosa Luxemburg. “”Senza la battaglia di Mussolini al congresso del PS di Reggio Emilia del 1912, forse il Partito Comunista non sarebbe mai nato: infatti io feci mie le tesi rivoluzionarie di colui che doveva diventare capo del fascismo e le sostenni nelle varie sedi del PS. Perciò Mussolini può essere considerato il vero fondatore del PCI””: furono queste le prime parole che Amadeo Bordiga mi disse, nel settembre 1953 quando, dopo lunghe trattative telefoniche, mi ricevette nel suo studio di corso Garibaldi, Palazzo Salsi, poco discosto dalla stazione della ferrovia circumvesuviana. (…)”” (pag 126)”,”ITAB-189″
“PALITTA Gianni, testi a cura di”,”Storia italiana del Novecento. Il secolo più controverso e significativo ripercorso attraverso gli eventi che hanno caratterizzato la storia d’Italia.”,”Foto 1904: manifestazione operaia a Cerignola (pag 17) Cronologia della Prima guerra mondiale (pag 34-47)”,”STOU-118″
“PALITTA Gianni MELDI Diego”,”Cronologia universale. La storia del mondo dalle origini ai giorni nostri.”,”Gianni Palitta, docente di Lettere, è attivo nel campo della divulgazione e della didattica. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e alla stesura di testi per CD-ROM (tra cui Mille anni di storia), pubblicando inoltre un dizionario per bambini (Il mio primo dizionario) e varie monografie. Diego Meldi si interessa di filosofia, storia, linguistica, esoterismo e in particolare del Rinascimento. Ha pubblicato, con vari pseudonimi, numerose opere tra cui I Tarocchi, Conoscere il gatto, Il libro completo del sesso, Dizionario degli errori e dei dubbi grammaticali.Dagli albori della civiltà fino all’era tecnologica, la ‘Cronologia universale’ scandisce le tappe fondamentali della storia e della cultura mondiali. In particolare per ventidue secoli -dal 300 a.C. fino ai giorni nostri – sono riportate anno per anno, senza alcun vuoto temporale, tutte le notizie più importanti sulla evoluzione dell’umanità. Anni 1985-86 a pag 860-861-862″,”STOU-026-FL”
“PALLA Marco”,”Mussolini e il fascismo.”,”Nato a Pietrasanta (Lucca) nel 1949, Marco Palla è docente presso il Dipartimento di storia dell’Università di Trieste. É autore di Firenze nel regime fascista 1929-1934 e di Fascismo e Stato corporativo.”,”ITAF-024-FL”
“PALLA Marco”,”Fascismo e Stato corporativo. Un’inchiesta della diplomazia britannica.”,”Marco Palla (Pietrasanta, 1949) è ricercatore presso il Dipartimento di storia dell’Università di Firenze. Fa parte della direzione di ‘Passato e presente’. Ha al suo attivo numerosi volumi tra cui ‘Storia d’Italia’ (Bompiani, 1989). ‘The Economist’, ndr] derivava, secondo noi, da credo liberoscambista e dalla difesa del patrimonio dottrinario dell’economia classica più che da una consapevole e coerente scelta di battaglia politica, occorre rilevare che un atteggiamento critico fu mantenuto, pur fra oscillazioni e incertezze, non certo a scapito di un’informazione notevole per qualità e quantità. Già prima della frisi economica mondiale, il giudizio sul sistema corporativo («uno dei più notevoli esperimenti politici della storia») si era saldato con una precisa individuazione dei caratteri repressivi della dittatura fascista: “”Il nuovo sistema opera a pieno ritmo. Esso rappresenta l’asservimento finale e completo dell’intera vita lavorativa della nazione italiana e di ogni singolo individuo al controllo dell’organizzazione fascista. I sindacati e le corporazioni sono controllati da fascisti e chiunque sia per qualsiasi ragione ‘persona non grata’ (in italiano nel testo) al fascismo non è solo messo in condizione di non poter ottenere voce in capitolo nel controllo degli affari, ma può essere privato dell’opportunità stessa di guadagnarsi da vivere (…). Ci sono state altre tirannie e altre oligarchie ma nessuna ha mai fortificato i propri sistemi di controllo ad una grado così compiuto e comprensivo di organizzazione moderna””. L’articolo concludeva con un nota di grave perplessità, ricordando che i sentimenti di amicizia per l’Italia e il riconoscimento per l’opera ideale di Mussolini si mescolavano ormai, tra gli inglesi, ad interrogativi inquietanti: “”Nessuno studioso di storia contemporanea, e nessuno che operi per la stabilità e la sicurezza del mondo, può liberare la mente da cattivi presentimenti quando osservi l’evoluzione di un meccanismo che nessuna nazione civile ha fino ad oggi subito”” (15). Le preoccupazione per la soppressione della libertà in Italia – ribadite in occasione delle prime conseguenze della crisi americana, considerate fra l’altro come del tutto sfavorevoli per tentare nuovi esperimenti corporativi (16) – tradivano tuttavia un’intima solidarietà con la classe imprenditoriale italiana e le sue remore ad accogliere una più massiccia pressione interventista dello Stato (17)’ (pag 66-67) [(15) ‘The Corporative State in Italy’, The Economist, 23.6.1928 (…); (16) ‘Industrial Developments in Italy’, ivi, 4.1.1930, sosteneva che “”la situazione economica attuale non è davvero favorevole a nuovi esperimenti. Le ripercussioni della crisi americana sono serie e le condizioni dei mercati del Sud America, del Levante, della Cina e dell’India non sono promettenti. Il numero dei disoccupati alla fine di ottobre, 297.382, non una grossa cifra, è tuttavia più alto di quello della fine di ottobre 1928, che era di 282.379. Sembra che circolino voci di scontento fra le masse lavoratrici””; (17) ‘Economics of Fascism’, ivi, 17.5.1930, osservava con preoccupazione la “”subordinazione dell’individuo al presunto bene della comunità”” e affermava che “”è impossibile non simpatizzare coi datori di lavoro italiani per le loro ansie riguardo al futuro (…)”””,”ITAF-010-FP”
“PALLENBERG Corrado”,”Le finanze del Vaticano.”,”PALLENBERG Corrado nato a Roma nel 1912 da Franz PALLENBERG noto pittore tedesco residente in italia e da madre italiana, si è laureato in legge senza esercitare. Trasferitosi dopo gli studi a Londra è entrato nel giornalismo come corrispondente del Resto del Carlino e del Corriere della Sera. Rientrato in Italia allo scoppio della guerra dopo l’ 8 settembre ha partecipato alla Resistenza nel partito democratico clandestino del lavoro. Ha poi ripreso l’ attività giornalistica come corrispondente da Roma per i ‘Telegraph’ di Londra. Il suo primo libro sulla Chiesa è stato ‘I segreti del Vaticano’ (Palazzi, 1959), poi una biografia di Paolo VI. Germania. “”A parte la tassa “”per la chiesa”” e gli altri tributi menzionati, lo Stato, le Regioni e i Comuni versano altri 250 milioni di marchi l’ anno alle due Chiese per costruzioni, insegnamento, beneficenza, eccetera. Tutto sommato circa il 90% delle entrate delle due Chiese proviene dalle autorità civili, e alla fin fine dai contribuenti. Questo, pensiamo giustifica l’ affermazione da noi fatta all’ inizio del presente capitolo, e cioè che nella Germania Occidentale la Chiesa Cattolica gode di una posizione privilegiata. Il 90% delle sue notevolissime entrate è garantito, esatto, e automaticamente versato alla Chiesa, dalle autorità civili: una felice combinazione che nessun’altra comunità del mondo può vantare. Il Spagna il Governo copre circa il 50% del fabbisogno della Chiesa Cattolica, ma non esiste una tassa “”per la chiesa””, e i contributi sono volontari.”” (pag 195)”,”RELC-220″
“PALLENBERG Corrado”,”Le finanze del Vaticano.”,”Corrado Pallenberg è nato a Roma nel 1912 da Franz Pallenberg pittore tedesco residente in Italia. Si è trasferito per studi a Londra poi è diventato corrispondente del Resto del Carlino e del Corsera. E’ stato corrispondente da Roma per giornali stranieri. Ha scritto pure ‘I segreti del Vaticano’. “”Una volta fu chiesto a Papa Giovanni: “”Santo Padre, quante persone lavorano in Vaticano?”” ed egli rispose senza batter ciglio: “”Circa la metà””. Sebbene l’atmosfera della Città del Vaticano sia indubbiamente serena e tranquilla, sebbene molti uffici siano in realtà sinecure, e sebbene si noti una tendenza generale al classico ‘mañana’, non siamo interamente d’accordo con l’arguta battuta di Papa Roncalli. Considerando i contatti personali da noi avuti con gli ambienti vaticani durante i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, diremmo piuttosto che un quarto delle persone che lavorano in Vaticano se la prendono con calma, due quarti lavorano normalmente, e il residuo quarto – compresi il Papa e i funzionari della Segreteria di Stato – lavorano più duramente e per più ore di qualsiasi dirigente di Detroit, di Francoforte, di Milano, di Manchester e di Osaka.”” (pag 89)”,”RELC-290″
“PALLOIX Christian”,”L’ economie mondiale capitaliste et les firmes multinationales. Tome 1.”,”Contiene i capitoli ‘Marx e la teoria del commercio estero’ e ‘Lenin e la questione del marcato estero’. “”Marx ha spiegato che l’ abbassamento del prezzo del pane, tanto vantata dai libero-scambisti, significherebbe necessariamente una diminuzione dei salari, l’ abbassamento del prezzo della merce ‘lavoro’ (o più esattamente: forza lavoro)”” (Lenin, ‘Per caratterizzare il romanticismo economico’). “”Nella misura in cui il commercio estero fa abbassare i prezzi sia degli elementi del capitale costante, sia delle sussistenze in cui si converte il capitale variabile, si ha per effetto di aumentare il tasso di profitto elevando il tasso del plusvalore e abbassando il valore del capitale costante”” (Marx, Il Capitale).”,”ECOI-094″
“PALLOIX Christian”,”L’ economie mondiale capitaliste et les firmes multinationales. Tome 2.”,”Contiene un paragrafo dedicato ai vari aspetti del processo di internazionalizzazione (‘Quelques hyphotes de recherche sur le processus d’ internationalisation’ (pag 155).”,”ECOI-095″
“PALLOT Judith a cura; saggi di BUTTINO Marco CHULOS Chris J. HOFFMANN David L. HUGHES James KOTSONIS Yanni MACEY David A. J. McREYNOLDS Louise SIEGELBAUM Lewis H. STANZIANI Alessandro STAUTER-HALSTED Keely STEBELSKY Ihor WEHNER Markus”,”Transforming Peasants. Society, State and the Peasantry, 1861-1930.”,”Judith Pallot is Official Student of Christ Church and Lecturer at the University of Oxford, She is a historical geographer of Russia and has published on the pre-revolutionary Russian peasantry, She is the author of Landscape and Settlement in Romanov Russia with D.B.J. Shaw. Her forthcoming book. Stolypin’s Peasants, will be published in 1998. Marco Buttino teaches the history of Eastern Europe at the University of Turin. Chris J. Chulos is a research Fellow at the Renvall Instirute of History at the University of Helsinki. David L. Hoffmann is Associate Professor of History at Ohio State University and Associate Editor of Russian Review. James Hughes is lecturer in Russian politics at the London School of Economics and Political Science. Yanni Kotsonis is Assistant Professor of History at New York University, where he teaches Russian and comparative history. David A. J. Macey is Professor of History and C.V. Starr Professor of Russian Studies at Middlebury College and Director of both International Studies and Russian and East European programmes. Louise McReynolds is Associate Professor of History at the University of Hawaii. Lewis H. Siegelbaum is Professor of History at Michigan State University. Alessandro Stanziani is Assistant Professor of economic history at the University of Naples. Keely Stauter-Halsted is Assistant Professor of East European History at Michigan State University. Ihor Stebelsky is professor and Head of Geography at the University of Windsor, Ontario, Markus Wehner currently works for Frankfurter Allegemeine Zeitung. List of Tables, List of Figures, General Editor’s Introduction, Acknowledgements, Notes on the Contributors, Index,”,”RUSU-025-FL”
“PALLOT Judith”,”Land Reform in Russia 1906-1917. Peasant Responses to Stolypin’s Project pf Rural Trasformation.”,”Judith Pallot is Official Student of Christ Church and Lecturer at the University of Oxford, She is a historical geographer of Russia and has published on the pre-revolutionary Russian peasantry, She is the author of Landscape and Settlement in Romanov Russia with D.B.J. Shaw. Her forthcoming book. Stolypin’s Peasants, will be published in 1998. Acknowledgements, List of Plates, List of Figures, List of Tables, A Note on Archives, Glossary of Terms, Conclusion, Index,”,”RUSx-051-FL”
“PALLOTTA Gino”,”Il qualunquismo e l’ avventura di Guglielmo Giannini.”,”Il movimento di GIANNINI alle elezioni del 1946 ottiene un clamoroso successo e in quello del 1948 scompare di scena. Commentatore e notista politico, Gino PALLOTTA è nato a Roma nel 1923. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Dizionario della politica italiana’ e ‘Le parole del Potere’.”,”ITAP-020″
“PALLOTTA Gino”,”Parlamento e popolo in Italia dal Risorgimento all’imperialismo.”,”PALLOTTA Gino è natgo a Roma nel 1923. Giornalista per vari quotidiani e periodici, redattore parlamentare.”,”ITAB-269″
“PALMADE Guy a cura, collaborazione di DAVIET Jean Pierre VERLEY Patrick a cura”,”Storia universale Feltrinelli. Vol. 27. L’ Età della borghesia.”,”””Dopo Sadova: la creazione del Norddeutscher Bund. La pace di Praga aveva lasciato mano libera a Bismarck per la riorganizzazione della Germania. Innanzitutto la Prussia si annetté, senza ricorrere a plebisciti, lo Schleswig, lo Holstein e taluni Stati vinti: Hannover, Assia-Kassel, Nassau e la città di Francoforte. Il regno di Prussia formava ormai un insieme territoriale compatto, senza discontinuità da Aquisgrana fino a Königsbert; esso comprendeva più di metà della Germania. La Confederazione del 1815 era morta. Un congresso dei delegati dei 22 Stati della Germania settentrionale si riunì a Berlino e adottò il piano di Lothar Bucher, che esponeva le idee di Bismarck. Soerse così la Confederazione della Germania settentrionale (Norddeutscher Bund, 11 luglio 1867). Era un altro passo avanti verso la creazione di uno Stato tedesco. In effetti, nonostante l’ espressione Bund (Confederazione), si trattava di un vero Stato federativo (Bundestaat), che possedeva un potere federale superiore agli Stati particolari e disponeva di una forza di coercizione””. (pag 310)”,”STOU-070″
“PALME DUTT R.”,”Das Moderne Indien.”,”Marx sulla rivoluzione sociale in India. (pag35) Il Congresso e le masse. “”Aus dem oben Gesagten wird klar, daß das Zentralproblem der nationalen Bewegung ihr Verhältins zu den Massen ist. Der Kongreß ist und war bisher der einzige erfolgreiche Versuch einer sich über ganz Indien erstreckenden Massenorganisation. Doch der Kongreß selbst hat hinsichtlich seiner Anhängerschaft sehr große Schwankungen durchgemacht. Vor dem Kriege kaum einige tausend Anhänger umfassend, wuchs er auf dem Höhepunkt der Non Cooperation-Agitation zu ungeheuer Größe an, seine Organisation erstreckte sich über das ganze Land, seine Mitgliederzahl errichte 10 Millionen.”” (pag 75) “”Diviene chiaro che il problema centrale del movimento nazionale è quello delle masse. Il Congresso era ed è fino a qui il solo tentativo riuscito di una organizzazione di massa che si è allargata a tutta l’ India. Ma il Congresso stesso ha subito fluttuazioni molto grandi per ciò che concerne le sue capacità di trascinamento. Prima della guerra mobilitava qualche migliaio di persone, e crescendo nel pieno della fase di ‘Non Cooperation-Agitation’, la sua organizzazione si estesa troppo sull’ intero paese, raggiungendo i 10 milioni di membri.”””,”INDx-087″
“PALME DUTT R.”,”The Internationale.”,”In apertura citazione di Engels “”President Hoover proclaimed in 1928, on the very eve of the crash of 1929, that “”the outlook for the world today is for the greatest era of expansion in history”” (speech on July 27, 1928), and again that “”unemployment in the sense of distress is finally disappearing; we in America today are nearer to the final triumph over poverty than ever before in the history of any land (speech on August 11, 1928 accepting Republican renomination for President).”” (pag 189)”,”INTx-041″
“PALMER R.R.”,”L’ era delle rivoluzioni democratiche.”,”Tesi: processo storico unitario da Riv americana a Riv francese”,”BORx-001″
“PALMER Alan”,”Dictionary of Twentieth-Century History.”,”La V° edizione contiene 70 nuove voci e ne sono state riviste 240. Fornisce informazioni su personalità chiave e questioni politiche, diplomatiche, militari, economiche, sociali, religiose. Alan PALMER è nato nel 1926 ed ha studiato alla Bancroft School in Essex e all’ Oriel College, di Oxford. Per sedici anni è stato Senior History Master alla Highgate School di London. Ha scritto molte biografie e altri libri (sull’ Europa di Napoleone, su Napoleone in Russia, sulle relazioni internazionali, sul declino e caduto dell’ Impero Ottomano).”,”REFx-019″
“PALMER Alan”,”Bismarck.”,”Alan PALMER, inglese, ha studiato ad Oxford. Dal 1953 al 1969 ha diretto il Dipartimento di storia alla Highgate School che ha lasciato per dedicarsi completamente allo scrivere. Tra le sue opere ‘Dictionary of Modern History’, ‘Napoleon in Russia’, ‘The Land Between’, ‘Metternich’, ‘Councillor of Europe’, ‘Alexander I: Tsar of War and Peace’.”,”GERx-059″
“PALMER Alan”,”Francesco Giuseppe. Il lungo crepuscolo degli Asburgo.”,”FRANCESCO GIUSEPPE (1830-1916) imperatore d’ Austria e re d’ Ungheria, represse nel 1848-49 i moti rivoluzionari nelle province dell’ Impero. Dopo la perdita dei domini italiani e l’ esclusione degli Asburgo dalla politica tedesca (guerre del 1859 e del 1866) riformò la struttura imperiale sulla base del dualismo austro-ungarico (Ausgleich, 1867). Alleatosi alla Germania (1879) e all’ Italia (triplice alleanza, 1882), annetté la Bosnia-Erzegovina (1905) e diede inizio alla prima guerra mondiale dopo l’ assassinio del nipote ed erede FRANCESCO FERDINANDO. Fu colpito da gravi disgrazie familiari: la fuciliazione del fratello MASSIMILIANO in Messico (1867), il suicidio del figlio Rodolfo a Mayerling (1889), l’ assassinio della moglie Elisabetta a Ginevra (1898). (Fonte Eug) Alan PALMER (1926) scrittore e storico, ha insegnato storia all’ Highgate School di Londra. Ha scritto una biografia di Metternich e una storia del declino e caduta dell’ Impero Ottomano. La guerra austro-prussiana del 1866. “”La guerra incominciò poco dopo: il 14 giugno BIsmarck rinnegò l’ autorità della Confederazione tedesca, e due giorni dopo le truppe prussiane varcarono le frontiere dei piccoli stati tedeschi. Sebbene Napoleone III pensasse a una lunga guerra, che alla fine la Francia avrebbe concluso con una mediazione armata, a Parigi e a Londra , come a Vienna, gli esperti militari prevedevano una vittoria austriaca prima dell’ autunno. William Howard Russell, il decano dei cronisti di guerra, impressionato dalla cavalleria di Bendek, la definì “”sotto molti aspetti la migliore che io abbia mai visto””. Tutti erano sicuri dell’ abilità dell’ arciduca Albrecht, e a ragione. Dopo poco più di una settimana telegrafò all’ imperatore per informarlo che l’ armata meridionale aveva sconfitto gli italiani a Custoza, il paese fra Verona e Mantova dove diciotto anni prima Radetzky aveva ottenuto la vittoria finale. Erano le notizie che Francesco Giuseppe desiderava sentire, e tutta Vienna con lui. La scarsezza di informazioni da parte di Benedeck e dell’ armata settentrionale era più preoccupante””. (pag 172)”,”AUTx-024″
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla nascita dell’Europa alla Rivoluzione francese.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-018-FL”
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla Rivoluzione francese alla prima guerra mondiale.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-019-FL”
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla prima guerra mondiale a oggi.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-020-FL”
“PALMER Bryan D.”,”James P. Cannon and the Origins of the American Revolutionary Left, 1890-1928.”,”Bryan D. Palmer is the Canada Research Chair at Trent University. He edits Labour/Le Travail, a journal of Canadian labor studies, and is the author of ten previous books, including Descent into Discourse and Cultures of Darkness. Acknowledgments, Introduction, Notes, Conclusion, Index, Illustrations follow page 284, The Working Class in American History,”,”MUSx-056-FL”
“PALMIER Jean-Michel”,”Lenine, l’ art et la revolution. Essai sur la formation de l’ estethique sovietique. Volume 1.”,”””Les fondaments de l’ imperialisme: La bourgeoisie ne peut plus, le proletariat ne peut pas encore.”” (Lenin, Plan de la Conference sur la Commune de Paris (fev.mars 1905) ‘Lenin ha sempre manifestato la più profonda stima per Nekrassov che considera come uno dei più grandi portavoce della sofferenza del popolo russo. Nei suoi ‘Ricordi’, N.K. Krupskaia insiste ancora sull’ importanza delle opere di Nekrassov per comprendere l’ epoca che quella della giovinezza di Lenin’ (pag 173)”,”RIRx-098″
“PALMISANO Stefania”,”Uguali e diverse? Due banche a confronto.”,”Stefania Palmisano è dottore di Ricerca sociale comparata e insegna Sociologia dell’organizzazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.”,”ITAE-123-FL”
“PALOSCIA Annibale”,”Al tempo di Tambroni. Genova 1960: la Costituzione salvata dai ragazzi in maglietta a strisce.”,”PALOSCIA Annibale nato a Bari nel 1935, è stato capocronista e capo della redazione cultura dell’Ansa, e quindi vicedirettore del settimanale ‘Avvenimenti’. Dal 1990 si è dedicato a ricerche archivistiche sulla storia dell’ordine pubblico in Italia. Ha pubblicato un paio di libri. Esultanza del Pci dopo la vicenda di Genova (pag 197) Nenni cauto. “”Il segretario del PSI è guardingo, attento alle manovre che si fanno a Roma per dare uno sbocco alla situazione creata dai fatti di Genova, preoccupato che le lotte di piazza del PCI impediscano di condurre iniziative unitarie di tutto lo schieramento antifascista contro il governo Tambroni. Sono cose che Nenni lascia trasparire dalle note che scrive nei ‘Diari’ tra il 1° e il 3 luglio (2). Sui fatti di Genova giustifica la “”collera popolare”” contro l’offesa alla Resistenza: “”Bisogna credere che ministri, prefetti, questori, siano degli imbecilli se hanno creduto che, nelle circostanze presenti, Genova potesse subire in silenzio la provocazione dei fascisti che si atteggiano a partito di governo””. Riconosce i meriti di Sandro Pertini “”che si è comportato benissimo””, ma, poi, frena gli entusiasmi, vede ombre e insidie. (…) Anche sul cosa fare Nenni è incerto. Tambroni è stato sconfitto e dovrebbe essere il momento di “”attaccare a fondo””. “”Ma come?””. Inifne, il problema dei rapporti con il PCI, fonte principale delle inquietudini di Nenni: “”(…) La vittoria antifascista di Genova, della quale siamo stati i principali autori, viene usata dai comunisti in termini di frontismo, di ginnastica rivoluzionaria, di vittoria della piazza, tutto il bagaglio estremista che pagammo caro nel 1919″”. La vittoria della coscienza antifascista dovrebbe favorire la svolta a sinistra, ma “”(…) è proprio quello che i comunisti non vogliono”””” (pag 197-198)”,”LIGU-104″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Lenin.”,”‘Non le sembra che la Russia sia in preda all’ anarchia?’ ‘Si dice che in Russia ci sia l’ anarchia: essa è comunque il frutto di quattro anni di guerra, e non del regime bolscevico’ (‘Lenin intervistato ‘Folkets Dagblad Politiken’, svedese, 1918) ‘Quali sono i vostri piani in Asia?’ ‘Sono gli stessi che in Europa: coesistenza pacifica con tutti i popoli, con gli operai e i contadini di tutte le nazioni che si svegliano a nuova vita – una vita senza sfruttatori, senza proprietari terrieri, senza capitalisti, senza mercanti”” (‘New York Evening Journal’, 21.2.1920) (Lenin intervistato dai giornalisti stranieri) (pag 148) “”Trasportati dall’ ondata dell’ entusiasmo e avendo risvegliato l’ entusiasmo popolare, prima genericamente politico e poi militare, noi contavamo di adempiere direttamente, sulla base di questo entusiasmo, anche ai compiti economici, non meno grandi di quelli politici e di quelli militari. La vita ci ha rivelato il nostro errore. Occorreva una serie di fasi transitorie: il capitalismo di Stato e il socialismo, per preparare – con un lavoro di una lunga serie d’ anni – il passaggio al comunismo”” (Lenin sulla ‘Pravda’, 18.10.1921) (pag 148-49).”,”LENS-131″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Pro e contro Stalin.”,”””Nel 1936, Noij Zordanija, ex-leader dei menscevichi georgiani in esilio a Parigi, raccontò che nel 1898 si vide capitare nella redazione del “”Solco”” un giovanotto, zazzera nera e viso butterato dal vaiolo. Era il futuro Stalin che veniva ad offrire i suoi servigi. Zordanija era prontissimo ad accoglierlo, ma volle prima sondarne la preparazione; e scoprì che le sue nozioni in fatto di storia, sociologia ed economia politica erano superficiali e attinte unicamente agli articoli del “”Solco””. “”Difficile utilizzarlo in quelle condizioni”” racconta Zordanija. “”I nostri operai erano curiosi e avidi di imparare. Se si fossero resi conto dell’ ignoranza del propagandista, avrebbero rifiutato di ascoltarlo””. Consigliò perciò a Stalin di stare ancora un anno in seminario, approfondendo le sue cognizioni e non lo vide più””. (pag 12-13) Stalin è stato una spia zarista? Nei misteriosi mesi del 1899 in cui si eclissò, Josif Dzugasvili sarebbe stato reclutato dalla polizia come agente segreto e avrebbe frequentato corsi di addestramento per spie, onde poi lavorare per l’ Ochrana dall’ interno delle organizzazioni rivoluzionarie. Dopodiché fino alla rivoluzione, Stalin sarebbe stato un traditore, un bolscevico che lavorava per la polizia. L’ ipotesi è ventilata da più parti, in particolare da Boris Souvarine fin dal 1935 (Stalin, aperçu du bolchevisme), da Isaac Don Levine (Stalin?s great secret), nel 1956, da Alexander Orlov, da Edward Ellis Smith””. (pag 14-15) “”Generalmente i “”grandi uomini”” arrivano tardi alle riunioni, in modo da creare un’ atmosfera di attesa; qualche minuto prima della loro entrata, c’è sempre qualcuno che sussurra: “”Silenzio! Sta arrivando!””. Una cerimonia non superflua perché fa impressione, ispira rispetto. Ma con gran delusione appresi che Lenin era arrivato prima di tutti i delegati e che, seduto in un angolo, stava parlando in tutta semplicità con le persone di minor conto. Non nego che tutto questo, allora, mi sembrava una violazione di regole fondamentali…””. (Stalin, Opere complete) (pag 26) “”La crisi delle “”forbici”” (brano di J.J. Marie, Stalin, 1967, Samonà 1969) (pag 74) Lenin: “”E’ vile e stupido disprezzare gli altrui sentimenti””. 30 dicembre 1922. Lenin sulla questione giorgiana: “”Ritengo che la brutalità, la sommarietà amministrativa, l’ intemperanza di Stalin e il disprezzo in cui tiene il patriottismo delle minoranze abbiano avuto delle conseguenze disastrose. Il disprezzo degli altrui sentimenti è sempre un vile e stupido consigliere”” (citato da Trotsky nella biografia staliniana). (pag 76)”,”STAS-043″
“PALTRINIERI Marisa RIZZONI Gianni BARBAGLIA Emilio BODINO Maristella, redazione a cura di”,”Hirohito.”,”””L’ imperatore””, scrive John Toland (L’ eclisse del Sol Levante), “”s’ interessava vivamente e personalmente alle operazioni militari, contrariamente a una convinzione molto diffusa””. L’ autore ricorda che nel 1943, quando fu decisa la ritirata da Guadalcanal sotto l’ incalzare delle truppe alleate, Hirohito si rivolse a Nagano (capo di Stato Maggiore della Marina) osservando che “”a quanto pareva, gli Stati Uniti avevano conquistato il dominio del cielo””. E ancora, nel giugno del ’44, mentre il nemico investiva la Nuova Georgia, nelle Salomone, il primo ministro Tojo, dopo un’ udienza imperiale, riferì ad un proprio collaboratore queste parole di Hirohito: “”Lei continua a ripetere che l’ Esercito imperiale è invulnerabile, eppure ogni volta che il nemico sbarca perdete la battaglia. Non siete mai stati capaci di respingere un attacco nemico. Come andrà a finire questa guerra?”” (pag 99) Yoshida. Il processo di assestamento politico del Giappone postbellico è graduale. “”Il succedersi dei primi ministri”” spiega P. Beonio-Brocchieri (I movimenti politici del Giappone, cit.) “”scandisce abbastanza chiaramente le fasi essenziali della vita politica internazionale ed interna. Possiamo così distinguere innanzitutto una fase tra il 1945 e il 1948, caratterizzata dal succedersi al potere di diverse persone tutte impegnate in tentativi un po’ convulsi di ritrovare un nuovo equilibrio politico interno. La seconda fase si riassume nel nome di Yoshida e dura sino al 1953. Yoshida, un vecchio diplomatico inviso ai militari, che era stato chiamato alla testa del partito liberale al momento dell’ epurazione del leader Hatoyama, ha volto una funzione politica che è stata per acuni versi paragonata a quella di De Gasperi e di Adenauer. Certo è che quest’ uomo, giunto quasi casualmente al vertice del potere, ha lasciato una impronta moto profonda nela vita del paese, avviandone la ricostruzione su linee conservatirci e fiolo-americane. (…) Protagonista di questa battaglia fu soprattutto Hatoyama che dal 1954 al 1956 fu primo ministro. mentre gli anni sino al 1949 avevano visto avvicendarsi sulla scena politica molti effimeri movimenti e avevano registrato un notevole successo elettorale prima dei socialisti e poi dei comunisti, la fase di Yoshida registrò un graduale confluire delle forze negli schieramenti maggiori: ma fu sotto Hatoyama che, nel 1955, questo processo si concluse con una duplice fusione che ridusse praticamente a due i partiti del Parlamento””. (pag 138-139)”,”BIOx-251″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Trotsky. Pro e contro.”,”Il problema degli specialisti militari. “”Ora soltanto Lenin comprese la ampiezza del problema e dovette ammettere che, in confronto al numero degli ufficiali in servizio, i casi di tradimetno erano minimi. Convenne infine che era impossibile congedare gli ufficiali, e parlò pubblicamente con ammirazione dell’ originalità con cui Trotsky “”costruiva il comunismo”” coi mattoni avanzati al demolito edificio del vecchio ordine”” (Deutscher, op. cit.).”” (pag 93) “”Trotsky fu il primo – e, allora, il solo – a cercare di mettere in guardia i lavoratori tedeschi e il Comintern contro Hitler, invitandoli a formare in tempo un fronte con i socialisti per difendersi. Parole al vento. (Fu detto “”il profeta disarmato””). A quel tempo nessuno aveva previsto che Hitler avrebbe instaurato un regime totalitario: tutti pensavano che non fosse altro che un ambizioso che mirava a crearsi intorno un partito reazionario qualunque. Stalin disse che “”il fascismo e la socialdemocrazia sono fratelli gemelli””. E Trotsky: “”Lavoratori tedeschi, se Hitler andrà al potere per voi non ci sarà più speranza.”” E previde tutto, tutto quello che ne seguì…”” (Joseph Gorgerinski, “”Historia””, febbraio ’62) pag 142 ‘guardatevi da Hitler'”,”TROS-171″
“PALTRINIERI Marisa RIZZONI Gianni BARBAGLIA Emilio BODINO Maristella, redazione”,”Pro e contro Fidel Castro.”,”””””Molto si è scritto sulla rivoluzione cubana, sulle sue origini e sui suoi obiettivi. Jean Paul Sartre e C. Wright Mills, che visitarono Cuba nel 1959-60, ebbero a dichiarare che si trattava di una rivolta contadina, causata dalle intollerabili condizioni di miseria e di desolazione in cui languiva un paese spaventosamente arretrato. In realtà, come avevano sottolineato osservatori più scrupolosi come Theodore Draper e Hugh Thomas, la situazione di Cuba non era tanto disperata. Il paese rappresentava anzi la prova migliore della teoria di Eisenhower secondo cui, senza gli impacci di un controllo dall’ alto, gli investimenti privati avrebero condotto l’ America Latina sulla strada della salvezza (…)”” (A.M. Schlesinger Jr, I mille giorni di J.F. Kennedy, Rizzoli 1966).”” (pag 19)”,”AMLx-078″
“PALTRINIERI Marisa e altri”,”John Milton.”,”Il volume contiene il brano antologico: ‘Ho dato il meglio di me alla mia patria e al mondo’ (pag 5) [da ‘Seconda difesa del popolo inglese: Lettera in latino ai Diodati, 1637; La ragione del governo della chiesa; Seconda difesa: id.; Difesa di se stesso’]; “”L’esecuzione di Carlo I d’Inghilterra. La vita pubblica di Milton gravita intorno al regicidio, di cui è convinto assertore. Eppure ancora oggi Carlo I trova difensori del calibro di Winston Churchill”” (pag 6) [Da ‘Libertà e Stato sovrano’, 2° volume della ‘Storia dei popoli di lingua inglese’, di W.S. Churchill, Libro 5°, cap. 8°, ed. Mondadori]; ‘L’eccidio dei Valdesi. Quello che più impressionò il poeta puritano, tra i tanti drammi del suo tempo, fu forse l’eccidio dei Valdesi, ordinato dal duca di Savoia il 24 aprile 1653’. «Vendica, o Signore, i Tuoi Santi massacrati, e le gelide ossa loro, disperse sulle montagne; custodivano la Tua verità, quando ancora i nostri padri adoravano ceppi e pietre. Non dimenticare. Nel Tuo libro registra i loro gemiti, di agnelli scannati nel vecchio ovile dal Piemontese sanguinario, che madri e bambini scaraventò giù dai dirupi». Così scrisse John Milton nel suo sonetto ‘Sul recente massacro in Piemonte’. E protestò anche ufficialmente a nome di Cromwell, presso il duca di Savoia, scrivendo nel contempo lettere di stato a Danimarca, Svezia, Olanda, Svizzera e Francia perché si unissero nella protesta. In questa pagina, alcune stampe del Seicento illustranti i supplizi subiti dai Valdesi. Nella strage del 1653 furono trucidate 1712 persone (pag 24); ‘L’affermazione dei diritti della coscienza individuale, le difese della libertà di stampa e del divorzio costituiscono gli aspetti più attuali del pensiero miltoniano’ (pag 132)”,”BIOx-002-FGB”
“PALUMBERI Franco”,”La democrazia imperialista in America. Come gli Stati Uniti eleggono il Presidente.”,”I due primi articoli sono a firma di Arrigo Cervetto. “”Quando nel 1861 iniziò la Guerra Civile, il Texas, con 604 mila abitanti, aveva solo l’1,9% dei 31,4 milioni di abitanti degli USA e si classificava al 23° posto. Oggi, con 20,8 milioni di abitanti, ha superato lo Stato di New York, e, con il 7,3% della popolazione americana (281 milioni), si colloca al secondo posto dietro la California. Nel 1932, quando Roosevelt inserì gli Stati del Sud nella politica nazionale, il NOrd, da New York a Chicago, aveva il 66,4% degli addetti all’industria manifatturiera degli USA, rispetto al 18,5% del Sud e al 15,1% dell’Ovest. Oggi il Nord è sceso al 41,2%, il Sud è salito al 33,2 e Ovest al 25,5.”” (pag 174-175)”,”ELCx-116″
“PALUMBERI Franco”,”La democrazia imperialista in America. Come gli Stati Uniti eleggono il Presidente.”,”I due primi articoli sono a firma di Arrigo Cervetto.”,”USAS-174″
“PALUMBERI Franco”,”Gli imperi dei mass media in America.”,”Articoli di LC da marzo 1985 a aprile 2009″,”ELCx-188″
“[PALUMBERI Franco, a cura]”,”Battaglia aerospaziale (1980-1981) e bibliografia.”,”Volume ad esclusivo uso interno, disponibile solo per consultazione, non per fotocopie Fascicolo di schede anno 1981 in allegato. Fondo Palumberi”,”ARCx-053″
“PALUMBERI Franco”,”L’automobile e la sfida elettrica. Guerre, crisi e battaglie dell’auto nel nuovo secolo.”,”Contiene tra l’altro: -Capitolo secondo. La Volkswagen e l'””auto del popolo”” del regime nazista. All’interno del capitolo: ‘Camion americani per l’esercito nazista’ (pag 147-151); L'””auto del popolo”” per il trasporto truppe (pag 152-156); ‘General Motors tratta con il regime nazista’ (pag 157-160); ‘Daimler-Benz tra armi e “”auto del popolo””‘ (pag 161-164); ‘Fordismo di guerra in Daimler-Benz’ (pag 165-169); ‘Volkswagen nella produzione bellica’ (pag 170-174) Campi di lavoro “”fordisti”” (pag 168-169) (vedi) – Capitolo terzo. Automobile e guerra. Auto e sviluppo ineguale dei trasporti – Motori in guerra – Guerra e motori (pag 175-192)”,”ELCx-305″
“PANACCIONE Andrea”,”Un giorno perché. Cent’anni di storia internazionale del 1° Maggio. Contributi per una storia sociale.”,”PANACCIONE è autore di vari studi sulla storia del movimento operaio tra i quali ‘Kautsky e l’ideologia socialista’ (MILANO, 1987). E’ responsabile scientifico del progetto di ricerca sul 1° maggio della Fondazione Brodolini.”,”MPMx-014 INTS-016″
“PANACCIONE Andrea SALVADORI Massimo L. GEARY Richard J. GUSTAFSSON Bo ANGEL Pierre LIDTKE Vernon L., saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume primo. Kautsky e Bernstein.”,”Saggfi di PANACCIONE Andrea SALVADORI Massimo L. GEARY Richard J. GUSTAFSSON Bo ANGEL Pierre LIDTKE Vernon L.”,”MADS-281″
“PANACCIONE Andrea”,”Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946).”,”PANACCIONE Andrea è direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano per la quale ha coordinato il progetto internazionale di ricerca sulla storia del Primo Maggio e curato numerose pubblicazioni, tra cui ‘La memoria del Primo Maggio’ (1988). Il libro contiene i capitoli: – L’ immagine dell’ URSS nell’ emigrazione menscevica: Fedor I. Dan. -I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura.”,”INTx-014″
“PANACCIONE Andrea a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Angelo ROBBIATI Gianni DONNO Andrea PANACCIONE Giovanna GINEX Paola SCARNATI Fabriozio DOLCI”,”Sappi che oggi è la tua festa… Per la storia del 1° maggio.”,”Saggi di Maurizio ANTONIOLI Angelo ROBBIATI Gianni DONNO Andrea PANACCIONE Giovanna GINEX Paola SCARNATI Fabriozio DOLCI Andrea PANACCIONE è autore di vari saggi sulla storia del marxismo e del movimento operaio apparsi sulla ‘Rivista storica del socialismo’ ‘Annali’ e i ‘Quaderni’ della Fondazione Feltrinelli. Ha curato l’ edizione italiana de ‘La via al potere’ di Kautsky (1969) e sta preparando (1986) il volume ‘Kautsky e l’ ideologia socialista’. E’ responsabile del progetto Primo Maggio della Fondazione Brodolini. “”Ma forse, per la collocazione del 1° maggio nello spirito del tempo, la testimonianza migliore è quella di un abate alsaziano, nemico mortale delle dottrine socialiste, come egli stesso si definiva, ma appassionato della questione sociale: Landelin Winterer. Nella sua opera su ‘Le socialisme contemporain’ l’ ottimo religioso – serio studioso,comunque, del socialismo del suo tempo (…) ha saputo schizzare con semplicità, ma con grande efficacia, il prima e il poi, la percezione comune, il carico di presagi legato all’ apparizione del 1° maggio: “”Nel momento in cui la risoluzione del congresso di Parigi fu votata, né Parigi, né il mondo capitalistico, né i governi ne furono colpiti. Fu diverso quando cominciò l’ agitazione che doveva preparare le manifestazioni. Molti governi ebbero allora paura e organizzarono misure di difesa. Sembravano credere a un movimento rivoluzionario violento. Gli atti di violenza furono relativamente pochi e così i disordini. Tutto si svolse in generale con calma, conformemente alla parola d’ordine dei capi. Le manifestazioni ebbero luogo nelle principali città industriali e in quasi tutte le capitali (…). Le manifestazioni furono in generale così corrette cheuna gran parte della stampa borghese, ripresasi dalla paura, fece grandi lodi dei manifestanti. Furono complimentati dall’ alto della tribuna parlamentare. La stessa polizia fece pervenire le proprie felicitazioni a coloro che avevano diretto le manifestazioni (…). Il carattere del tutto eccezionale delle manifestazioni, tuttavia, avrebbe dovuto colpire i testimoni di questo strano spettacolo. Non si era mai visto ciò nel mondo sociale; il fatto era unico nei fasti del lavoro, e questa circostanza da sola gli dava già un’immensa gravità. Si dimenticò poi che gli eserciti più disciplinati sono i più temibili; si dimenticò che le manifestazioni del 1° maggio dovevano essere e furono infatti un’affermazione imponente della solidarietà internazionale del proletariato operaio dei due Mondi; si dimenticò infine che questa affermazione unica era opera del socialismo internazionale. I battaglioni operai marciarono nell’ uno e nell’ altro paese, quale che fosse la forma del governo; ed essi marciarono nel negno del congresso socialista marxista di Parigi””. (pag 92-93)”,”MPMx-027″
“PANACCIONE Andrea”,”L’analisi del capitalismo in Kautsky.”,”PANACCIONE Andrea “”E’ a partire dal dibattito sul revisionismo, in effetti, che Kautsky è costretto a misurarsi con i nuovi problemi posti dallo sviluppo capitalistico. La ‘Anticritica’ che egli contrappone a Bernstein (13) è in parte una replica e un insieme di rettifiche sull’interpretazione che Bernstein ha dato della teoria di Marx (l’abbandono del metodo marxista, l’attribuzione a Marx e ad Engels di una “”teoria del crollo”” e di una “”teoria dell’impoverimento””, intesa come aumento della miseria fisica del proletariato, la cui paternità dice Kautsky, spetta invece a Bernstein stesso e agli avversari del marxismo), ma è anche un confronto sui contenuti, sui fatti in base ai quali Bernstein ha proposto la sua revisione del marxismo. (…) Nella risposta alle obiezioni avanzate da Bernstein riguardo alle previsioni di Marx e di Engels sul processo di concentrazione del capitale, Kautsky prima di tutto confuta la significatività dei dati statistici su cui si fondano le conclusioni di Bernstein sull’aumento delle piccole aziende e chiarisce l’impossibilità di assumere come indice del processo di concentrazione semplicemente la concentrazione tecnica delle imprese, riportata dalle statistiche, quando questa è solo una delle forme attraverso cui si realizza la concentrazione economica: in tal modo rimangono fuori del quadro proprio quei fenomeni, i cartelli e i trust, che rappresentano gli aspetti più significativi del processo di concentrazione capitalistico”” (pag 8); […] “”E’ chiaro che in questo modo Kautsky riesce facilmente ad avere ragione del rozzo empirismo di Bernstein, della incapacità di quest’ultimo ad andare oltre la pura e semplice registrazione di alcuni dati statistici”” (pag 10); […] “”Se il tema dominante della ‘Questione agraria’, come della critica a Bernstein e degli scritti sul colonialismo, è quello dell’espansione e dello sviluppo del modo di produzione capitalistico, le ‘Krisentheorien’ (29), lunga recensione e confutazione, pubblicata sulla ‘Neue Zeit’, della teoria delle crisi di Tugan-Baranovskij, hanno invece un segno diverso: qui il fine principale è per Kautsky quello di dimostrare i limiti, le inevitabili barriere economiche di questo stesso sviluppo. (…) Il centro della polemica di Kautsky contro Tugan-Baranovskij non era tanto la questione dell’inevitabilità o meno delle crisi nel sistema capitalistico; ciò che Kautsky soprattutto combatteva nella posizione di Tugan era il fatto che cercare esclusivamente, come faceva quest’ultimo, nella mancanza di un piano, nell’anarchia della produzione capitalistica che impedisce la proporzionalità tra i vari settori della produzione, il fondamento delle crisi, significava non vederlo invece nell’accumulazione capitalistica stessa, in quanto continua espansione della produzione che avviene sulla base del rapporto di sfruttamento tra capitale e classe operaia, dell’appropriazione e conversione in nuovo valore di lavoro non retribuito. Il sottoconsumo, che appare come un fenomeno della sfera della distribuzione e manifesta i suoi effetti nella periodica impossibilità di realizzare completamente il plusvalore, costituisce per Kautsky il ‘fondamento ultimo’ delle crisi proprio perché esso non è altro che la conseguenza inevitabile del rapporto di sfruttamento, che è la base e la contraddizione essenziale della produzione capitalistica. Il sottoconsumo, dice Kautsky, esisteva anche prima dell’affermarsi dei rapporti di produzione capitalistici, ma allora esso era un fatto casuale: “”Col proletariato, invece, è sorta una classe il cui sottoconsumo era un risultato necessario delle sue condizioni sociali”” (31)”” (pag 16); […] “”Le crisi quindi, in quanto sono un prodotto dell’accumulazione capitalistica stessa, sono destinate a crescere sempre più di intensità col crescere dell’accumulazione; l’accumulazione del capitale e l’espansione della grande industria, d’altra parte, progrediscono continuamente con il progredire dello sviluppo economico. Quanto più procede questo sviluppo, – questa è la conclusione di tutta l’argomentazione di Kautsky – quanto più la produzione capitalistica da una parte si concentra e dall’altra si estende, assorbendo progressivamente le sfere non capitalistiche, riducendo lo spazio economico dell’agricoltura rispetto a quello dell’industria come quello della piccola azienda rispetto a quello della grande, facendo aumentare il numero delle nazioni industriali rispetto a quelle agricole e dilatando quindi a livello mondiale la capacità di produzione della grande industria capitalistica, tanto più si avvicina il momento della fine per la produzione capitalistica (…)”” (pag 17); […] “”Quella che ne risulta è una prospettiva di crollo del sistema capitalistico sulla base del suo stesso sviluppo. Non si tratta di una teoria del crollo economico in senso stretto, che Kautsky respinge già nella polemica contro Bernstein e che contro Tugan-Baranovskij, in ‘Verelendung und Zusammenbruch’, definisce “”una ridicola invenzione del revisionismo”” rilevando l’assurdità di attribuire a Marx la concezione che il sistema capitalistico possa morire di morte naturale, senza l’intervento degli uomini”” (pag 18) [Andrea Panaccione, L’analisi del capitalismo in Kautsky, 1974] [(13) Karl Kautsky, Bernstein und das sozialdemokratische Programm, Stuttgart, 1899; (29) Karl Kautsky, Krisentheorien, in Die Neue Zeit (1901-02), a. 20, pp. 37-47, 76-81, 110-18, 133-43; (31) Krisentheorie, p. 78] “”E’ a partire dal dibattito sul revisionismo, in effetti, che Kautsky è costretto a misurarsi con i nuovi problemi posti dallo sviluppo capitalistico. La ‘Anticritica’ che egli contrappone a Bernstein (13) è in parte una replica e un insieme di rettifiche sull’interpretazione che Bernstein ha dato della teoria di Marx (l’abbandono del metodo marxista, l’attribuzione a Marx e ad Engels di una “”teoria del crollo”” e di una “”teoria dell’impoverimento””, intesa come aumento della miseria fisica del proletariato, la cui paternità dice Kautsky, spetta invece a Bernstein stesso e agli avversari del marxismo), ma è anche un confronto sui contenuti, sui fatti in base ai quali Bernstein ha proposto la sua revisione del marxismo. (…) Nella risposta alle obiezioni avanzate da Bernstein riguardo alle previsioni di Marx e di Engels sul processo di concentrazione del capitale, Kautsky prima di tutto confuta la significatività dei dati statistici su cui si fondano le conclusioni di Bernstein sull’aumento delle piccole aziende e chiarisce l’impossibilità di assumere come indice del processo di concentrazione semplicemente la concentrazione tecnica delle imprese, riportata dalle statistiche, quando questa è solo una delle forme attraverso cui si realizza la concentrazione economica: in tal modo rimangono fuori del quadro proprio quei fenomeni, i cartelli e i trust, che rappresentano gli aspetti più significativi del processo di concentrazione capitalistico””. (pag 8). “”E’ chiaro che in questo modo Kautsky riesce facilmente ad avere ragione del rozzo empirismo di Bernstein, della incapacità di quest’ultimo ad andare oltre la pura e semplice registrazione di alcuni dati statistici”” (pag 10) “”Se il tema dominante della ‘Questione agraria’, come della critica a Bernstein e degli scritti sul colonialismo, è quello dell’espansione e dello sviluppo del modo di produzione capitalistico, le ‘Krisentheorien’ (29), lunga recensione e confutazione, pubblicata sulla ‘Neue Zeit’, della teoria delle crisi di Tugan-Baranovskij, hanno invece un segno diverso: qui il fine principale è per Kautsky quello di dimostrare i limiti, le inevitabili barriere economiche di questo stesso sviluppo. (…) Il centro della polemica di Kautsky contro Tugan-Baranovskij non era tanto la questione dell’inevitabilità o meno delle crisi nel sistema capitalistico; ciò che Kautsky soprattutto combatteva nella posizione di Tugan era il fatto che cercare esclusivamente, come faceva quest’ultimo, nella mancanza di un piano, nell’anarchia della produzione capitalistica che impedisce la proporzionalità tra i vari settori della produzione, il fondamento delle crisi, significava non vederlo invece nell’accumulazione capitalistica stessa, in quanto continua espansione della produzione che avviene sulla base del rapporto di sfruttamento tra capitale e classe operaia, dell’appropriazione e conversione in nuovo valore di lavoro non retribuito. Il sottoconsumo, che appare come un fenomeno della sfera della distribuzione e manifesta i suoi effetti nella periodica impossibilità di realizzare completamente il plusvalore, costituisce per Kautsky il ‘fondamento ultimo’ delle crisi proprio perché esso non è altro che la conseguenza inevitabile del rapporto di sfruttamento, che è la base e la contraddizione essenziale della produzione capitalistica. Il sottoconsumo, dice Kautsky, esisteva anche prima dell’affermarsi dei rapporti di produzione capitalistici, ma allora esso era un fatto casuale: “”Col proletariato, invece, è sorta una classe il cui sottoconsumo era un risultato necessario delle sue condizioni sociali”” (31)”” (pag 16) “”Le crisi quindi, in quanto sono un prodotto dell’accumulazione capitalistica stessa, sono destinate a crescere sempre più di intensità col crescere dell’accumulazione; l’accumulazione del capitale e l’espansione della grande industria, d’altra parte, progrediscono continuamente con il progredire dello sviluppo economico. Quanto più procede questo sviluppo, – questa è la conclusione di tutta l’argomentazione di Kautsky – quanto più la produzione capitalistica da una parte si concentra e dall’altra si estende, assorbendo progressivamente le sfere non capitalistiche, riducendo lo spazio economico dell’agricoltura rispetto a quello dell’industria come quello della piccola azienda rispetto a quello della grande, facendo aumentare il numero delle nazioni industriali rispetto a quelle agricole e dilatando quindi a livello mondiale la capacità di produzione della grande industria capitalistica; tanto più si avvicina il momento della fine per la produzione capitalistica (…)”” (pag 17) “”Quella che ne risulta è una prospettiva di crollo del sistema capitalistico sulla base del suo stesso sviluppo. Non si tratta di una teoria del crollo economico in senso stretto, che Kautsky respinge già nella polemica contro Bernstein e che contro Tugan-Baranovskij, in ‘Verelendung und Zusammenbruch’, definisce “”una ridicola invenzione del revisionismo”” rilevando l’assurdità di attribuire a Marx la concezione che il sistema capitalistico possa morire di morte naturale, senza l’intervento degli uomini”” (pag 18) [Andrea Panaccione, L’analisi del capitalismo in Kautsky, 1974] [(13) Karl Kautsky, Bernstein und das sozialdemokratische Programm, Stuttgart, 1899; (29) Karl Kautsky, Krisentheorien, in Die Neue Zeit (1901-02), a. 20, pp. 37-47, 76-81, 110-18, 133-43; (31) Krisentheorie, p. 78]”,”KAUS-021″
“PANACCIONE Andrea”,”Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946).”,” Andrea Panaccione direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano, per la quale ha coordinato il progetto internazionale di ricerca sulla storia del Primo Maggio. Contiene il capitolo: ‘I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura’ (pag 220-231) Kautsky. “”La lunga e faticosa esposizione di ‘Sozialisten und Krieg’ paga certamente tutti i prezzi dovuti al principio di metodo, costantemente affermato dal suo autore e ribadito anche in questa occasione, che di ogni fenomeno “”si può avere una piena comprensione solo se si conosce il processo del suo divenire”” (10). Ma soprattutto la lettura del rapporto guerra-socialismo nel lungo periodo, che Kautsky intraprende in quest’opera – a partire dal conflitto tra tendenze pacifiste e tendenze guerresche nel comunismo religioso dell’epoca della Riforma, col quale si apre la prima sezione del volume, ‘I socialisti nell’epoca delle guerre rivoluzionarie’ – è guidata dall’idea di poter far emergere da circa mezzo millennio di storia il filo conduttore del progressivo venir meno, nel movimento socialista, di un qualsiasi interesse o aspettativa legati al verificarsi del fenomeno della guerra; e del suo definitivo schierarsi senza riserve nel campo delle forze della pace. Nella lunga storia del pensiero socialista, che Kautsky ricostruisce da questo angolo visuale, un ruolo centrale è rappresentato dalle considerazioni sulla guerra dell’ultimo Engels, che costituiscono un elemento nuovo anche rispetto all’atteggiamento precedentemente assunto sia da Marx che da Engels – e analizzato da Kautsky nella seconda sezione dell’opera, ‘I socialisti nell’epoca delle guerre nazionali’ – rispetto al problema della guerra, vista come uno strumento che in determinati casi (le guerre per l’indipendenza nazionale o quelle contro il predominio e l’espansione dell’impero russo in Europa) poteva e doveva essere utilizzato dalle forze della democrazia europea e favoriva la stessa lotta di emancipazione del proletariato. Con il capitolo intitolato a ‘Engels contro la guerra’ si apre la terza sezione dell’opera, ‘I socialisti nell’epoca dell’imperialismo’: la convinzione espressa negli ultimi scritti di Engels, secondo la quale la guerra era diventata “”un mezzo completamente insensato per risolvere le questioni politiche o economiche”” (11), è considerata da Kautsky come la concezione che prevale anche nella Seconda Internazionale, i dibattiti della quale sul problema della guerra vengono appunto analizzati nella terza sezione di ‘Sozialisten und Krieg’. La storia di questi dibattiti è però ancora caratterizzata dalla compresenza irrisolta nel movimento socialista di due principi strategici: quello che assume come compito prioritario la difesa della pace e l’adozione, già nella società esistente, di tutti quegli strumenti che possono impedire lo scatenamento di un conflitto armato tra gli Stati; e quello che considera la rivoluzione socialista come l’unica vera alternativa alla permanente minaccia di guerra e non può quindi escludere che il raggiungimento dell’obiettivo prioritario dell’abbattimento del capitalismo, che è determinante anche per l’eliminazione del pericolo di guerra, possa passare per gli sconvolgimenti sociali prodotti da un conflitto internazionale (12). La terza sezione di ‘Sozialisten und Krieg’ appare quindi come la rievocazione di un’epoca nella quale era ancora possibile per il socialismo internazionale pensare nei termini di un nesso tra guerra e rivoluzione socialista, anche se in realtà proprio la questione di come scongiurare la guerra si era posta come la questione politica centrale nell’attività dell’Internazionale, aveva sempre più caratterizzato anche la grande manifestazione socialista del 1° maggio, e, nel congresso straordinario di Basilea del 1912, aveva mostrato al mondo intero la verità pratica della formula, coniata già al congresso di Bruxelles del 1891, che definiva l’Internazionale come il partito della pace. Il nesso tra guerra e rivoluzione rimaneva essenzialmente come una pressione psicologica sulle classi dominanti, come una particolare forma di dissuasione, una minaccia imprecisata, dalla quale ci si riprometteva l’isolamento dei settori pià aggressivi e irresponsabili delle stesse classi dominanti. Nella logica della rivoluzione come strumento di dissuasione, lo sbocco rivoluzionario in caso di guerra era presentato del resto con tinte tutt’altro che positive per gli stessi socialisti e all’inizio del 1914 Kautsky aveva ammesso esplicitamente che di una tale rivoluzione il movimento socialista avrebbe fatto volentieri a meno, anche a costo di prolungare per un certo periodo la sopravvivenza del sistema esistente: “”L’avvento della guerra è oggi in gran parte una questione che dipende dalla forza della socialdemocrazia. Ma poichè oggi la guerra significa la rivoluzione, ci troviamo nella situazione paradossale che il rapido rafforzarsi del partito rivoluzionario fa rinviare più di ogni altra cosa la rivoluzione. Naturalmente così può essere impedita soltanto una forma di rivoluzione, quella che noi desideriamo di meno: la nostra vittoria sulle rovine; una vittoria che ci imporrebbe come primo compito, invece che il trasferimento della ricchezza privata del capitalismo nel possesso della comunità e con ciò l’incremento della produzione sociale, la cura del corpo sociale sanguinante da migliaia di ferite di guerra. Preferiamo rinviare di alcuni anni la nostra vittoria che aspettarcela a tali condizioni e a tal prezzo”” (13)”” [A. Panaccione, ‘I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura] [(in) Andrea Panaccione, ‘Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946)’, Milano, 2000] [(10) ‘Sozialisten und Krieg’, cit., p. 2; (11) Ivi, p. 280; (12) Sulla compresenza nella seconda Internazionale di una strategia di tipo “”preventivo”” e di una di tipo “”curativo”” riguardo al problema della guerra cfr. in particolare le opere di A. Kriegel, ‘Aux origines du Communisme français, 1914-1920’, cit.; di M. Grass, ‘Friedensaktivitat und Neutralität. Die skandinavische Sozialdemokratie und die neutrale Zusammenarbeit im Krieg’, Bonn, Bad Godesberg, 1975; di F. Boll, ‘Frieden ohne Revolution? Friedensstrategien der deutschen Sozialdemokratie von Erfurter Programm 1891 bis zur Revolution 1918, Bonn, 1980; (13) K. Kautsky, ‘Der politische Massenstreik’, Berlin, 1914, pp. 212-213] (pag 222-225) (TEOC-058-FL, FL)”,”TEOC-058-FL”
“PANACCIONE Andrea”,”Il 1956. Una svolta nella storia del secolo.”,”Andrea Panaccione è docente di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano. Ha pubblicato ‘Kautsky e l’ideologia socialista’, Milano, 1987; ‘Un giorno perché. Cent’anni di storia internazionale del 1° maggio’, Roma 1990; ‘Socialisti europei’, Milano, 2000. Ha curato e scritto la postfazione al volume di Z.e R. Medvedev, ‘Stalin sconosciuto’.”,”MUNx-069″
” PANACCIONE Andrea, saggi di VENTURI Franco TASCA Angelo, PANZIERI Raniero”,”Il 1956. Una svolta nella storia del secolo.”,”Andrea Panaccione è docente di storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia. Direttore scietifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano.”,”UNGx-001-FL”
“PANACCIONE Andrea”,”Kautsky e l’ ideologia socialista.”,”Ultra-imperialismo “”(…) [La] tendenza, costante in tutta la produzione di Kautsky, alla interpretazione storicizzante delle diverse forme di capitale (commerciale, industriale, bancario/finanziario), ciascuna assunta come dominante in una particolare fase storica (75), tendenza questa riconducibile alla sua visione originaria del marxismo come scienza della storia e/o storicizzazione delle categorie economiche; il riversamento, infine, nella discussione sull’imperialismo di tutta la problematica sul crollo del capitalismo, per cui il rifiuto della teoria del crollo viene a coincidere con la possibilità di una ulteriore fase di sviluppo delle forze produttive e della maturazione oggettiva del socialismo (76). Nell’ipotesi dell’ultraimperialismo concorrono questi diversi motivi, rilevazioni di dati di fatto, presupposti e lasciti dottrinari, senza che essa però assuma mai compiutamente il carattere di una organica elaborazione teorica. Anche il suo contributo più noto all’analisi dell’imperialismo, dedicato alla spiegazione degli essenziali meccanismi economici che ne stanno alla base (il rapporto tra accumulazione del capitale e imperialismo) (77) – nel quale [Kautsky afferma che «non è affatto escluso che il capitalismo viva una nuova fase, una fase nella quale la politica dei cartelli si trasferisce alla politica estera, una fase di ultraimperialismo, che naturalmente noi dovremo combattere con altrettanta energia con cui combattiamo l’imperialismo, ma i cui pericoli starebbero altrove, non nella corsa agli armamenti e nella minaccia alla pace mondiale» (78)], e quello che Karl Radek due anni prima aveva indicato come l’ideale utopistico dei «pacifisti borghesi», «un’organizzazione di tutti gli Stati capitalistici per il più rapido sfruttamento e oppressione dei paesi arretrati» (79), diviene adesso la possibilità reale di «una santa alleanza degli imperialisti» (80) – era stato concepito solo come un’introduzione al dibattito sull’imperialismo all’ordine del giorno del congresso internazionale di Vienna (81). …. finire (pag 122-125) [(75) Cfr. H.H. Paul, ‘Marx, Engels und die Imperialismustheorie der II. Internationale’, Hamburg, 1978, p. 12. Allo stesso tipo di interpretazione storicizzante Kautsky ricorre anche nell’analisi della colonizzazione e delle sue forme (ivi, p. 102). Anche nell’interpretazione dell’intreccio (‘Verschmelzung’) tra capitale industriale e finanziario, l’assunzione della confluenza di interessi originariamente diversi, perché riferentisi a forme diverse del capitale, lascia aperta la possibilità che a un temporaneo equilibrio faccia seguito nuovamente il prevalere di una forma sull’altra; (76) … finire altre note (77) ‘Der Imperialismus’, “”Die Neue Zeit””, a. XXXII, vol. 2, trad. it. in: K. Kautsky, ‘L’imperialismo’, cit., pp. 9-31; (78) Ivi, p. 30; (79) K. Radek, …. finire] [Karl Kautsky, a cura di Luca Meldolesi, ‘L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista’, Laterza, Roma Bari 1980] Alternativa tra democrazia e dittatura assume il valore di una contrapposizione globale tra maturità e immaturità del socialismo (pag 134) ‘utilizzazione degli istinti più incontrollati delle masse per l’affermazione di un dispotismo di partito o di setta (pag 134)”,”KAUS-002-FC”
“PANACCIONE Andrea a cura; saggi di Renata AMERUSO e Gabriella SPIGARELLI, Vjaceslav KOLOMIEZ Giuseppe GIACOIA Chris WRIGLEY Andrea PANACCIONE”,”I luoghi e i soggetti del 1° maggio.”,”Engels assiste alla manifestazione del 4 maggio che giudica ‘sconvolgente’ in una lettera a Bebel (pag 152) Contiene una bibliografia ‘ragionata’ sul 1° maggio (Note bibliografiche) (pag 173-185)”,”MPMx-045″
“PANACCIONE Andrea”,”Giuliano Procacci: la storia del movimento operaio.”,”‘La passione della storia. Scritti in onore di Giuliano Procacci, a cura di F. Benvenuti S. Bertolissi, R. Gualtieri, Carocci, Roma, 2006 (contiene tra gli altri il saggio di G. Vacca ‘””Les Liasisons dangereuses””. Gli studi di storia del marxismo)”,”INTx-068″
“PANCALDI Giuliano”,”Darwin in Italia. Impresa scientifica e frontiere culturali.”,”Giuliano PANCALDI è docente di storia del pensiero scientifico nell’ Univ di Bologna. E’ autore di studi sulle teorie biologiche del Settecento e dell’ Ottocento, nei quli è prestata particolare attenzione ai contemporanei sviluppi del pensiero scientifico e filosofico.”,”ITAB-013″
“PANCALDI Augusto”,”I giorni della quinta repubblica.”,”””Se i francesi sono contenti di essere diretti monarchicamente e a bacchetta, perché contrariarli?”” (Stendhal) (in apertura) Scontro Eliseo Matignon. “”Schematicamente c’è un capitalismo nazionale, protezionista e corporativo che appoggia Chirac nella sua operazione e pensa di recuperare attraverso una riedizione del gollismo intransigente e nazionalista quegli strati popolari e centrali che il pompidouismo e il giscardismo hanno progressivamente perduto. E c’è un capitalismo internazionale, solidamente impiantato nelle multinazionali, nelle banche d’affari, nell’alta finanza che non è ostile ad una socialdemocratizzazione della società, all’integrazione di certi settori del movimento operaio attraverso un compromesso tra Giscard d’Estaing ed i socialisti e che è disposto a pagarne il prezzo, purché questa società sia più produttiva, più dinamica, più concorrenziale. La grande borghesia insomma è divisa tra una Francia autoritaria e per certi aspetti autatchica, un po’ salazariana, e una Francia social-liberale di cui Giscard d’Estaing rappresenterebbe la garanzia istituzionale e Mitterand la pace sociale. Tutto ciò, ripetiamolo, è certamente schematico per un paese infinitamente più sfumato, per una borghesia il cui tessuto si estende per gradazioni di colore e di tendenze da destra a sinistra, dalle campagne alle città, dal conservatorismo più ottuso ad un frondismo che ondeggia tra qualunquismo e rivolta, tra controriforma e riforma: ma non vedere nella crisi tra l’Eliseo e il Matignon che una tattica, perfino concordata, di divisione dei compiti vuol dire privarsi della possibilità reale di operare in profondità in questa crisi di identità per trarne tutti i possibili vantaggi. Allo stesso modo, del resto, il PCF ha già ragionato (e ragionerà in seguito) esaminando i contrasti permanenti in seno al partito socialista tra la maggioranza mitterandiana e la minoranza di sinistra del CERES, non ravvisando in questi contrasti che una divisione di compiti tra un mitterandismo rassicurante per la piccola e media borghesia, ch’esso vuole strappare ai centristi e ai gollisti, e un CERES concepito come alibi o copertura di sinistra per strappare voti al PCF. Comunque, dopo aver perduto l’Eliseo nel 1974, i gollisti hanno volontariamente rinunciato nel 1976 al Matignon e anche questo deve far riflettere. A parte che i fondi speciali del Matignon sono serviti per lunghi anni a finanziare il partito gollista (9), assieme alle sovvenzioni del padronato, è possibile che i gollisti, dopo aver avuto nelle mani per sedici anni tutte le leve del potere effettivo – presidenza della repubblica e presidenza del consiglio dei ministri, amministrazione a tutti i livelli, informazione radio-televisiva, economia e finanza – si rassegnino oggi a diventare delle semplici pedine nel gioco di Giscard d’Estaing?”” (pag 482-483) (9) André Campana, L’argent secret, Paris, Artaud, 1977 Augusto Pancaldi è nato a Bologna nel 1923. Giornalista, ha fatto parte della redazione dell’Unità dal 1947. Corrispondente da Parigi durante gli ultimi anni della quarta repubblica, fu dichiarato “”persona non grata”” dal primo governo De-Gaulle nel 1958, espulso dalla Francia e interdetto di soggiorno. Sei anni corrispondente a Mosca, poi inviato speciale in varie capitali europee . Nuovamente corrispondente a Parigi dal gennaio 1968 dove risiede. Autore di inchieste e saggi, ha ottenuto due volte il premio St. Vincent per il giornalismo.”,”FRAV-158″
“PANCALDI Augusto a cura”,”Manifesti della rivolta di Maggio.”,”‘I manifesti dell’Atelier populaire’ rimarranno come una delle invenzioni più felici della “”rivoluzione di maggio””. Dal punto di vista grafico, l’immediatezza e la semplicità del disegno, la concisi=one degli slogan, riescono quasi sempre a tradurre una violenta idea polemica in una manifesto di straordinaria efficacia. In due mesi di lotta l’Atelier populaire ha ideato, stampato e diffuso circa 250 manifesti di cui pubblichiamo qui la parte più consistente e significativa sia sul piano della lotta politica che su quello dell’arte grafica’ (pag 21, Nota del curatore)”,”FRAP-003-FSD”
“PANCARI Salvatore”,”La banca scende in piazza. Nuove relazioni, nuovi soggetti.”,”Salvatore Pancari è nato a Catanzaro nel 1944. Si è laureato all’Università di Pisa. Ha curato e pubblicato, nel 1977, insieme a Giuseppe Ponzini per i tipi dell’ETS di Pisa, Per un’identità dell’assistente sociale. Ha trascorso tutto il suo ciclo lavorativo nella filiale livornese del Banco di Napoli.”,”ITAE-131-FL”
“PANCINO Claudia”,”Il bambino e l’acqua sporca. Storia dell’assistenza al parto dalle mammane alle ostetriche (secoli XVI-XIX).”,”Claudia Pancino (Venezia, 1950) lavora presso il dipartimento di teoria, storia e ricerca sociale dell’Università di Trento (1984). Da anni si occupa di questo argomento. ‘Le donne, la cui vita era fatalmente scandita da gravidanze, parti e allattamenti, trovavano nelle mammane l’aiuto e il conforto che né la scienza assente e tanto meno l’impossibile conoscenza del proprio corpo potevano dar loro. Necessariamente la conoscenza pratica del corpo della donna, l’attività sanitaria e terapeutica delle mammane si dissolvevano in un contesto di normalità quotidiana. Ed in questa quotidianità l’evento biologico della maternità aveva molto spesso il sapore della natura: al tempo stesso di vita e di morte. Rudimentali e incerti mezzi di controllo delle nascite, seppur da sempre esistiti, non hanno probabilmente avuto effetti significativi soprattutto a livello delle masse contadine della penisola. Sia perché tali metodi non erano propri del normale contesto familiare, sia perché anche nell’ipotesi che lo fossero, incerta era la loro efficacia. Il metodo più sicuro per controllare la fecondità rimase fino a tutto l’Ottocento quello dell’allattamento prolungato. La relativa sterilità provocata dall’allattamento, unita a misere condizioni di vita e ad una scarsa alimentazione, rendevano con buone probabilità questo periodo completamente infecondo. La povertà e il lavoro faticoso come pure i parti difficili, erano a volte anche causa di amenorrea prolungata o di sterilità, temuta e combattuta con l’arte delle mammane e con il ricorso a speciali pratiche religiose. La gravidanza non distoglieva le donne dai lavori abituali nella casa e nei campi ed era regolata più da tabù che da attenzioni particolare. Con la medicalizzazione emergeranno delle indicazioni di comportamento per la cura della gravidanza, che si limiteranno però ad essere prescrizioni in negativo, tendenti ad evitare possibilità di aborto. Passerà molto tempo prima che la cura della gravidanza diventi un interesse specifico per il maggior benessere della donna incita e per un miglior esito del parto (45). E di parto si moriva. I quozienti di mortalità femminile in Italia nei secoli diciassettesimo e diciottesimo sono, nella fascia d’età compresa tra i 25 e il 35 anni, superiori a quelli della mortalità maschile’ (pag 39) [(45) Si veda A. Parma, La lunga noja della gravidanza’, ‘Dwf, 17, 1981, pp. 90-102]”,”STOS-209″
“PANEBIANCO Angelo”,”Guerrieri democratici. Le democrazie e la politica di potenza.”,”Angelo PANEBIANCO è professore di scienza della politica all’Università di Bologna. E’ autore di ‘Modelli di partito’ (1982) ‘Le relazioni internazionali’ (1992), ‘L’analisi della politica’ (a cura) (1989). E’ coautore di ‘Manuale di scienza della politica’ (1986). Cita autori come WOLFERS WIGHT ARON WALTZ MACHIAVELLI HERZ JERVIS J. GRIECO KISSINGER GILPIN DAHL DOYLE HOFFMANN HOLM HUNTINGTON KEGLEY KENNEDY KEOHANE KINDLEBERGER KRASNER KRATOCHWIL LASSWELL LIPPMANN MILNER MORGENTHAU NYE OLSON PANEBIANCO PISTONE PORTINARO RAY S. ROMANO RUGGIE RUSSETT SARTORI SMITH SMELSER WALKER ZAKARIA ZIMMERMANN e altri “”Distinguendo fra sfera degli “”interessi”” e sfera della “”ideologia”” Schurmann assume che all’alba della guerra fredda la partita si giochi fra tre tendenze, le prime due espressioin di interessi e la terza dell’ideologia. La prima tendenza è quella isolazionista/nazionalista. Nel ’45 essa ha i suoi punti di forza economici nel Middle West e nel West. (…). Le seconda tendenza è quella internazionalista. E’, prima di tutto, espressione dell’internazionalismo dell”establishment’ finanziario e industriale dell’East Coast. E’ il legame con l’Europa occidentale la sua priorità assoluta. (…) La terza corrente è quella “”imperialista””. L’imperialismo per Schurmann, è un prodotto della ideologia e ha il suo centro propulsore nella Presidenza di Roosevelt. E’ frutto di una visione politica che vuole proiettare nell’arena internazionale le idee del ‘New Deal’.””. (pag 164-165)”,”RAIx-228″
“PANEBIANCO Angelo”,”Relazioni internazionali.”,”Angelo Panebianco è professore ordinario di Scienza della Politica all’Università di Bologna. É autore di numerosi saggi di teoria politica e di analisi dei sistemi politici contemporanei. Autore di Modelli di partito, è coautore del Manuale di scienza politica. Recentemente ha curato e introdotto una raccolta di scritti del filosofo e sociologo Raymond Aron. Fa parte del comitato di direzione della rivista Il Mulino. É editorialista del Corriere della Sera.”,”RAIx-043-FL”
“PANEBIANCO Angelo”,”Il potere, lo stato, la libertà. La gracile costituzione della società libera.”,”Angelo Panebianco è professore di Relazioni internazionali all’Università di Bologna. E’ editorialista del Corriere della Sera. “”Il progetto della «democrazia cosmopolitica» è ispirato, ma solo in parte, alle idee kantiane sulla pace perpetua (cfr. Habermas 1996, trad. it., 1998, 177-215). I suoi proponenti assumono che lo stato sia ormai fortemente indebolito a casa della globalizzazione e che, per le stesse ragioni, anche la democrazia rappresentativa, là dove esiste, sia attanagliata da crescenti difficoltà. La proposta è di sfruttare la pressione dell’opinione pubblica mondiale (data per esistente, almeno allo stato embrionale) per avviluppare gli stati entro una rete di organizzazioni sovranazionali e transnazionali a carattere elettivo-rappresentativo. Si tratta di porre in essere un sistema rappresentativo, o una rete di sistemi rappresentativi, che creino ‘constituences’ democratiche, o una grande ‘costituency’ democratica, «attraverso» i tradizionali confini degli stati. In prospettiva, la democrazia cosmopolitica dovrebbe arrivare ad abbracciare tutti i gruppi umani esistenti. Nelle parole del suo più prolifico alfiere: «E’ possibile concepire differenti tipi di impegno politico in un continuum che va dal locale al globale, con il locale contrassegnato da processi di democrazia diretta e partecipativa mentre gli ambiti più ampi e più popolari vengono progressivamente mediati da meccanismi rappresentativi»”” (Held 2003, 175). Ancorché in veste «democratica», la democrazia cosmopolitica rinnova l’antico sogno dello stato mondiale (80). Si scontra, pertanto, proprio con le obiezioni che all’idea dello stato mondiale rivolgeva Kant. Per il quale, persino lo stato di guerra dovuto alla «separazione» di molti stati vicini e indipendenti «val sempre meglio, secondo l’idea della ragione, che la fusione di tutti questi Stati per opera di una potenza che si sovrapponga alle altre e si trasformi in una monarchia universale, poiché le leggi, a misura che la mole del governo aumenta, perdono di forza, e un dispotismo senz’anima, dopo aver sradicato i germi del bene, degenera da ultimo nell’anarchia» [1795 , trad. it. 1965, 313]. L’obiezione ha tanto più peso per il fatto che i proponenti della democrazia cosmopolitica sembrano preoccuparsi più della «democrazia» che della «libertà», sembrano più interessati a dare rappresentanza politica ai «popoli» (sic) del mondo che a limitare il potere di governo della (immaginata) democrazia cosmopolitica. Peraltro, della democrazia cosmopolitica si danno due versioni. In una prima versione, essa può nascere solo coinvolgendo stati che siano ‘già’ liberaldemocratici [Held 1993]. Osservo che in questo caso l’apporto della democrazia cosmopolitica alla causa della pace e del superamento dell’anarchia internazionale sarebbe modesto. Come si è visto, gli stati liberaldemocratici hanno già formato fra loro un’Unione pacifica, una comunità pluralistica di sicurezza, ma questo non ha eliminato lo stato di guerra, la condizione anarchica, che caratterizza i rapporti fra gli stati restanti, nonché fra l’Unione pacifica occidentale e il resto del mondo (81). In una seconda versione, la democrazia cosmopolitica dovrebbe coinvolgere anche gli stati autoritari. Si ipotizza, ad esempio, come primo passo, una riforma «democratica» delle Nazioni Unite, la formazione di un’assemblea mondiale i cui rappresentanti siano direttamente scelti dai «cittadini» di tutti gli stati, quale che sia il loro regime politico interno [Archibugi 1993; Held 2003]. Il problema è che negli stati autoritari non esistono «cittadini» ma sudditi”” (pag 289-291)”,”TEOP-551″
“PANELLA Carlo”,”Piccolo atlante del Jihad. Le radici del fondamentalismo islamico.”,”PANELLA Carlo è stato inviato speciale dal 1975 al 2000. Attualmente è commentatore parlamentare per le reti Mediaset e collabora al quotidiano ‘Il Foglio’. Ha pubblicato alcuni libri.”,”VIOx-083″
“PANELLA Carlo”,”Saddam. Ascesa, intrighi e crimini del peggior amico dell’ Occidente.”,”PANELLA Carlo, giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora al ‘Foglio’. “”Parigi ha raccolto in pieno il messaggio esplicito che l’ uomo forte di Bagdad le ha inviato non nazionalizzando nel 1972 la quota francese dell’ Iraq Petroleum Company. Chirac si reca così a Baghdad per consacrare formalmente il successo della nuova politica estera irachena che ha ormai inserito un formidabile cuneo tra Washington e l’ Europa. La visita di Stato di Chirac segna l’ inizio di una vera e propria alleanza politico-militare della Francia (e di molti governi europei, Italia inclusa) con il regime di Saddam Hussein.”” (pag 153-154)”,”VIOx-113″
“PANELLA Carlo”,”Saddam. Ascesa, intrighi e crimini del peggior amico dell’Occidente.”,”Carlo Panella, giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora con il quotidiano Il Foglio. Tra i libri pubblicati ricordiamo il saggio Piccolo atlante del Jihad: le radici del fondamentalismo islamico.”,”VIOx-081-FL”
“PANELLA Carlo”,”Il libro nero dei Regimi islamici. 1914-2006: oppressione, fondamentalismo, terrore.”,”Carlo Panella, è nato a Genova nel 1948. Giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora con il quotidiano Il Foglio. Tra i libri pubblicati ricordiamo il saggio Piccolo atlante del Jihad: le radici del fondamentalismo islamico.”,”VIOx-082-FL”
“PANERAI Paolo DE LUCA Maurizio”,”Il crack. Sindona, la DC. il Vaticano e gli altri amici.”,”La storia di Michele Sindona, legato agli ambienti dell’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, finanziere di fiducia del Vaticano, padrone di banche in Europa e in America, per anni dominatore della Borsa, che con una semplice telefonata riusciva a muovere decine di miliardi e che nell’ottobre 1974 si è trasformato in un bancarottiere latitante (4° di copertina)”,”ECOG-036″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 4. 1995-1996. Gemina & Olivetti, il crepuscolo degli dei.”,”Volume 4″,”ITAE-391″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 6. 1999-2000. Gli anni del record e dei guri di ari@ fritt@.”,”Volume 6″,”ITAE-392″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 7. 2001-2002. L’11 settembre e le altre guerre (vere e false).”,”Volume 7″,”ITAE-393″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 8. 2003-2004. Il dopo Agnelli e la stagione dei crack.”,”Volume 8″,”ITAE-394″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 9. 2005-2006. L’Italia dei furbetti (e dei furboni).”,”Volume 9″,”ITAE-395″
“PANERAI Paolo SAVONA Paolo”,”Il Trattato di Maastricht. Quando a Carli tremò la mano. Perché firmò, se sapeva che l’Italia era impreparata? In memoria del grande italiano nel venticinquennale della morte.”,”Il Trattato di Maastricht, o Trattato dell’Unione europea (TUE), è un trattato che è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi Paolo Panerai, direttore ed editore di MF – Milano Finanza; Paolo Savona professore emerito di Politica economica e autore di numerosi scritti di economia monetaria, finanziaria e reale. E’ stato Ministro dell’Industria e ha una vasta esperienza professionale a elevato livello nel settore pubblico e privato. E’ stato Consigliere Scientifico dell’Associazione Guido Carli. ‘Carli giovanissimo si spostò da Brescia a Roma con in tasca la lettera di raccomandazioni di “”un sacerdote che avrebbe fatto molta carriera”” (era il futuro Paolo VI)’. (4° di copertina) La sfiducia di Carli nei gruppi dirigenti italiani “”L’idea che prevalse tra i Capi di Stato europei firmatari del Trattato era quella di forzare l’aggiustamento dei dualismi e non correggerli con politiche adeguate. Carli aderì alla scelta perché aveva perso fiducia nella possibilità che i gruppi dirigenti italiani, della politica come dell’imprenditoria, potessero guidare l’Italia fuori dalla crisi e la collocassero correttamente nella dinamica geopolitica e geoeconomica in atto dopo il crollo de regime sovietico. Due esperienze contarono in particolare: la delusione provata in Confindustria, che respinse lo Stato dell’impresa come Statuto del libero mercato e la tormentata esperienza da Ministro del Tesoro nel Governo Andreotti. In particolare, egli riteneva che fosse necessario bloccare il rapporto di cambio all’interno del mercato unico europeo, sottraendo al Paese la possibilità di svalutare la lira alla quale aveva fatto tutto sommato parco ricorso. Se però non aveva fiducia nei gruppi dirigenti italiani, non si capisce come potesse pensare che un vincolo più stretto di quello che egli stesso aveva propiziato nel dopoguerra negoziando l’adesione dell’Italia all’Accordo di Bretton Woods in qualità di direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale avrebbe supplito a questa carenza di capitale fiduciario. Forse sperava in un diverso comportamento da parte dei Paesi con cui l’Italia si associava e, pertanto, sottovalutò la rigidità che si sarebbe palesata a seguito dell’influenza che la Germania unita (Carli aveva vissuto da giovane la Germania più romantica) e l’asse franco-tedesco avrebbero esercitato sulla gestione del Trattato; infatti il dettato dell’accordo non solo fu congelato, ma di esso è stata data un’interpretazione restrittiva fuori dagli scopi dell’Unione espressi nell’art. 3 dell’accordo; negli ultimi tempi, sotto la spinta del malfunzionamento, si è anche tentato di rafforzarlo con il fiscal compact. A nulla valsero quindi gli avvertimenti di Baffi, ancor meno lo furono gli inviti di Savona a preparare il Paese ad aderire all’euro invocando la clausolo dell’opting out, chiesta, ottenuta e applicata dal Regno Unito. Carli fu irremovibile”” (pag 27-28)”,”ITAE-398″
“PANI Mario ANGELI BERTINELLI M. Gabriella CRIFO’ Giuliano DESIDERI Paolo FORABOSCHI Daniele GALLO Luigi GIUFFRIDA MANMANA Claudia GNOLI Gherardo JOSSA Giorgio LOTITO Gianfranco MAZZA Mario MICHELOTTO Pier Giuseppe PUCCI Giuseppe PUGLISI Gaetano ROMANO Francesco”,”Storia della società italiana. Parte prima. Vol. III. La crisi del principato e la società imperiale.”,”ANGELI BERTINELLI M. Gabriella CRIFO’ Giuliano DESIDERI Paolo FORABOSCHI Daniele GALLO Luigi GIUFFRIDA MANMANA Claudia GNOLI Gherardo JOSSA Giorgio LOTITO Gianfranco MAZZA Mario MICHELOTTO Pier Giuseppe PANI Mario PUCCI Giuseppe PUGLISI Gaetano ROMANO Francesco”,”ITAS-141″
“PANIAGUA Javier”,”La transición democrática. De la dictatura a la democrácia en España (1973-1986).”,”PANIAGUA Javier, insegnante, e deputato alle Cortes dal 1986 al 2000. Oggi è professore di storia sociale e pensiero politico della UNED.”,”SPAx-121″
“PANICCIA Arduino, collaborazione di Edward LUTTWAK”,”I nuovi condottieri. Vincere nel XXI secolo.”,”Arduino Paniccia è docente di Diritto internazionale dell’economia presso la facoltà di Scienze diplomatiche dell’Università di Trieste. É stato presidente e amministratore delegato di società aeronautiche ed elicotteristiche. Ufficiale di coperta nella marina mercantile inglese e USA, ha prestato servizio in aree interessate da conflitti: Vietnam, Indonesia, Suez. Edward Luttwak è uno dei principali esperti mondiali di strategia e politica internazionale. Specializzato in problemi militari, ha poi esteso l’applicazione della strategia ai fenomeni economici e sociali. É consulente del Pentagono e della Presidenza degli Stati Uniti. Andrea Castelli ha frequentato il Collegio navale Morosini di Venezia, vive e lavora negli Stati Uniti.”,”ECOI-175-FL”
“PANIKKAR Kavalam M.”,”Storia della dominazione europea in Asia. Dal Cinquecento ai giorni nostri.”,”Il libro è il risultato di ricerche condotte in Asia e in EU per oltre trent’anni. PANNIKAR, nato nel 1895, compì i suoi studi a Madras, Oxford e Londra, e insegnò nell’Univ di Aligarh. Nel 1925 ha fondato lo ‘Hindustan Times’ a Delhi e qualche anno dopo è entrato nella vita politica ricoprendo cariche di ministro e di primo ministro negli stati indiani di Patiala e di Bikaner. Membro dell’Assemblea Costituente indiana, rappresentò l’India in congressi e conferenze internazionali. Nel 1947 fu deleato all’assemblea ONU. Ambasciatore in Cina negli anni precedenti la vittoria di MAO, contribuì a orientare la poliitca di NEHRU in favore del governo rivoluzionario prima che scoppiasse il conflitto sino-indiano. Svolse attività diplomatica al Cairo e a Parigi e fece parte della commissione incaricata di definire le frontiere tra gli Stati indiani in base alle differenze linguistiche. Fu VD dell’Univ di Srinagar e quindi dell’Univ di Mysore, incarico che conservò fino alla morte avvenuta nel 1963. VP della Royal India Society di Londra è autore di molte pubblicazioni tra cui: -Indian States and the Government of India -Hinduism and the Modern World -Caste and Democracy -India and the Indian Ocean -In two Chinas -Hindu Society at the Crossroads -Survey of Indian History -Geographical Facotrs in Indian History -The foundations of New India.”,”ASIx-006″
“PANIKKAR K.M.”,”Histoire de l’ Inde.”,”PANIKKAR K.M. membro dell’ Accademia indiana delle lettere presidente dell’ Accademia di lettere dello Stato Kerala. “”La Compagnia Inglese delle Indie Orientali fu fondata nel 1603, poi, dopo un lungo intervallo, anche i Francesi fecero la loro apparizione. L’ Inghilterra cominciò ad interessarsi principalmente alle isole dell’ Arcipelago Indonesiano; ma dopo il massacro d’ Amboyna (1623), la Compagnia si rivolse ai mercati commerciali dell’ India, le cui basi principali si trovavano a Sourat e Masoulipatam. E’ a questo punto che l’ Oceano Indiano diventò il teatro di una rivalità navale che rifletteva fedelmente la situazione in Europa. I Portoghesi passarono in seconda fila, e il primo episodio della lotta oppose gli Olandesi agli Inglesi fino al momento in cui la potenza navale degli Olandesi venne distrutta in Europa, a seguito dell’ attacco di Luigi XIV. E’ con Colbert che la Francia entrò in lizza””. (pag 276)”,”INDx-068″
“PANIKKAR Kavalam Madhava”,”Storia della dominazione europea in Asia. Dal Cinquecento ai nostri giorni.”,”Kavalam Madhava Panikkar, nato nel 1895, compì i suoi studi a Madras, Oxford e Londra e insegnò nell’Università di Aligarh. Nel 1925 ha fondato lo “”Hindustan Times””, a Delhi, e qualche anno dopo è entrato nella vita politica ricoprendo cariche di ministro e di primo ministro negli stati indiani di Patiala e di Bikaner. Membro dell’Assemblea costituente indiana, rappresentò l’India in congressi e coferenze internazionali. Nel 1947 fu delegato all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Ambasciatore in Cina negli anni immediatamente precedenti la vittoria di Mao contribuì ad orientare la politica di Nehru in favore del governo rivoluzionario prima che scoppiasse il conflitto cino-indiano. Fu vicedirettore dell’Università di Srinagar e quindi dell’Università di Mysore, incarico che conservò fino alla morte avvenuta l’11 dicembre 1963.”,”EURx-105-FL”
“PANIZZI Antonio, a cura di William SPAGGIARI”,”La catena di seta. Lettere a Giuseppe Levi Minzi (1822-1873). II Serie: Fonti. Vol. LXXXV.”,”William Spaggiari insegna Letteratura italiana all’Università di Parma.È’ autore di volume di saggi e studi storico-letterari (v. risvolto quarta copertina) Treccani: Antonio Panizzi. Bibliotecario e patriota (Brescello 1797 – Londra 1879). Affiliato alla carboneria, fu esule a Lugano e Londra, dove fu assistente e direttore della biblioteca del British Museum. Negli stessi anni perorò la causa dell’unità d’Italia presso il governo britannico. Senatore del Regno d’Italia, ebbe poi (1869) il titolo di Sir. Vita e opere: Laureatosi in giurisprudenza a Parma (1818), per poco tempo esercitò l’avvocatura nel suo paese nativo poiché, affiliato alla carboneria, nel 1821 fu costretto a esulare e stampò a Lugano (con la falsa indicazione di Madrid) la severa requisitoria Dei processi e delle sentenze degli imputati di lesa maestà e di aderenza alle sette proscritte negli stati di Modena (1823). Trasferitosi in Inghilterra, dove ebbe buona accoglienza da parte degli esuli piemontesi e lombardi del 1821, ma specialmente da U. Foscolo, che più tardi lo invitò a collaborare ai suoi studi danteschi e dove lo raggiunse la notizia della propria condanna a morte in contumacia. Consigliato da W. Roscoe, lo storico di Lorenzo il Magnifico, proseguì poco dopo per Liverpool dove attese all’insegnamento privato, dando inoltre (1825) conferenze sulla letteratura italiana e pubblicando articoli su periodici inglesi. Nel 1828 tornò a Londra, dove insegnò lingua e letteratura italiana all’University College di Londra; operò per l’Italia, anche facendone conoscere la letteratura con edizioni dell’Orlando Furioso, dell’Orlando innamorato, dei Sonetti e canzoni di Boiardo (Londra 1835; edizione questa rarissima), e pubblicando Le prime vittime di Francesco IV Duca di Modena (opera ristampata da Carducci nel 1897). Nel 1831, nominato assistente nella biblioteca del British Museum, iniziò la fortunata carriera che lo portò nel 1856, lui straniero, alla direzione di quel grande istituto cui diede organizzazione esemplare, creando anche, su suo disegno del 1852, la nuova grande sala di lettura di forma circolare, capace di accogliere centinaia di lettori, inaugurata nel 1857; abbandonò il servizio nel 1866. In corrispondenza con Cavour, d’Azeglio, Mazzini, Garibaldi e altri illustri patrioti italiani, si adoperò a rendere il governo inglese favorevole alle aspirazioni italiane. Senatore del Regno d’Italia dal 5 maggio 1868, ebbe nel 1869 in Inghilterra il titolo di Sir. (f. Treccani)”,”RISG-080-FSL”
“PANKHURST Richard K.P.”,”William Thompson (1775-1833). Pioneer Socialist.”,”PANKHURST Richard (1927) è il figlio di Sylvia PANKHURST. Ha studiato alla LSE (London School of Economics) dove ha svolto la sua tesi di dottorato su William Thompson. Insegna nell’ università d Addis Ababa. £ 10.0 Dieta vegetariana di Thompson (pag 5) Marx (pag 153-158)”,”MUKx-156″
“PANKRATOVA Anna M.”,”I consigli di fabbrica nella Russia del 1917. Il primo tentativo di gestione della produzione da parte della classe operaia.”,”Anna Michailovna PANKRATOVA nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’ università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro di partito in Ucraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’ Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, MOSCA 1928, Il movimento operaio in Russia nel XIX secolo, raccolta di articoli e documenti, MOSCA 1950-52. Scrisse manuali di storia dell’ URSS e nel 1940 divenne membro dell’ Accademia delle Scienze della Bielorussia. Entrò nel CC del PCUS e deputato del Soviet supremo. Morì nel 1957.”,”RIRx-072″
“PANKRATOVA M. SMIRNOVA A. STELLIFEROVSKAIA E. OSTROOUKHOVA K.”,”V. Lenine. Essai biographique.”,”””Sotto la direzione di Lenin, A. Badaev, G. Petrovski, M. Muranov, F. Samoilov, N. Chagov conducevano un grande lavoro di propaganda in seno alle masse, prendevano la parola nelle fabbriche e officine, fondavano delle nuove organizzazioni del Partito, collaboravano alla Pravda, organizzavano il soccorso agli scioperanti e svolgevano le missioni affidate loro dal Comitato Centrale. Essi tenevano ben alta la bandiera del partito operaio nella Duma dominata dai Cento-neri. Come scriveva Lenin, i deputati bolscevichi “”si facevano notare non per la loro parlantina o per via del loro ingresso nei salotti borghesi o intellettuali…, ma per il loro legame con le masse operaie, la loro attività fatta con abnegazione tra le masse, l’ esecuzione di funzioni modeste, anonime, dure, ingrate, particolarmente pericolose del propagandista e dell’ organizzatore clandestino””. Vladimir Ilitch segnala a più riprese la portata immensa dell’ esperienza di attività bolscevica “”parlamentare”” alla Duma per l’ insieme del movimento comunista internazionale””. (pag 59)”,”LENS-141″
“PANKRATOVA Anna Michailovna, unter der Redaktion von N.M. POKROVSKIJ”,”Fabrikräte in Rußland. Der Kampf um die sozialistische Fabrik.”,”Lo studio della Anna Michailovna Pankratova sul sistema di fabbrica in Russia è apparso nel 1923 a Mosca.”,”RIRO-382″
“PANKRATOVA Anna M.”,”I Comitati di fabbrica in Russia all’epoca della rivoluzione (1917-1918).”,”Anna Michailovna Pankratova nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro del partito in Ukraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, Mosca 1928; Il movimento operaio in Russia nel secolo XIX, raccolta di articoli e documenti, Mosca 1950-52. Lavorò come redattrice e coautrice di manuali sulla storia dell’URSS per gli Istituti pedagogici e le scuole secondarie. Nel 1940 divenne membro attivo dell’Accademia delle scienze della Repubblica socialista di Bielorussia, poi professoressa nell’Università statale di Mosca e all’Accademia delle scienze sociali presso il Comitato centrale del PCUS. Morì il 25 maggio 1957.”,”RIRO-168-FL”
“PANKRATOVA Anna M.”,”I consigli di fabbrica nella Russia del 1917. Il primo tentativo di gestione della produzione da parte della classe operaia.”,”Anna Michailovna Pankratova nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’ università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro di partito in Ucraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’ Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, Mosca 1928, Il movimento operaio in Russia nel XIX secolo, raccolta di articoli e documenti, Mosca 1950-52. Scrisse manuali di storia dell’ URSS e nel 1940 divenne membro dell’ Accademia delle Scienze della Bielorussia. Entrò nel CC del PCUS e deputato del Soviet supremo. Morì nel 1957. Fondo T. Parlanti”,”RIRB-001-FSD”
“PANNE’ Jean-Louis”,”Boris Souvarine. Le premier desenchanté du communisme.”,”SOUVARINE è lo pseudonimo di Boris LIFSCHITZ”,”FRAP-027″
“PANNEKOEK Anton”,”Lenin filosofo. Critica ai fondamenti filosofici del leninismo.”,”PANNEKOEK (1873-1960), il più famoso esponente della sinistra olandese, contro la quale LENIN scrisse ‘L’ estremismo malattia infantile del comunismo’, volle dimostrare che il bolscevismo e la rivoluzione russa, pur essendo una tappa importante nello sviluppo del movimento operaio, tendevano solo verso un sistema di produzione che poteva essere definito indifferentemente socialismo di Stato o capitalismo di Stato.”,”LENS-053″
“PANNEKOEK Anton GORTER Herman; a cura di Hans M. BOCK”,”Organisation und Taktik der Proletarischen Revolution.”,”Introduzione: Sulla storia e la teoria della scuola marxista olandese.”,”MHLx-007″
“PANNEKOEK Anton”,”Organizzazione rivoluzionaria e consigli operai. L’opera più attuale del teorico comunista olandese avversario di Lenin.”,”E’ il più famoso esponente della sinistra olandese contro la quale LENIN scrisse ‘L’ estremismo’. Nato il 2.1.1873 nella cittadina olandese di Vaassen, si laureò in scienze naturali e in matematica all’Univ di Leida, svolgendo pure attività politica tra le file del Partito socialdemocratico olandese. Dal 1906 insegnò alla scuola di Partito della SPD a Berlino collaborando a riviste e giornali politici e in particolar modo alla ‘Bremer Burgerzeitung’ con articoli con cui polemizzò spesso anche con noti esponenti socialisti tra cui KAUTSKY. Continuò la sua attività pol e teorica in Olanda anche nel 2° dopoguerra dove morì nel 1960.”,”MHLx-010″
“PANNEKOEK Anton RÜHLE Otto GORTER Hermann MEIJER Henk Canne, testi di”,”Linkskommunismus. La sinistra comunista tedesco-olandese.”,”H. Gorter. “”I paesi propri della rivoluzione proletaria sono la Germania e l’ Inghilterra, e una parte della fascia orientale degli Stati Uniti. Questi paesi sono veramente proletari. Ma la storia ha anche permesso che la rivoluzione scoppiasse, come precedentemente nella Comune di Parigi (1), in un altro paese: la Russia. (…). La rivoluzione russa, proprio per il suo doppio carattere – l’ uno proletario, l’ altro democratico capitalista – è diventata un’ immensa nuova fonte di luce per il proletariato mondiale. (…) “”La rivoluzione russa, nel centro anche geografico fra America orientale ed Europa Occidentale, da una parte, e Asia dall’altra, illumina della sua luce entrambi i lati. Verso l’ occidente mostra al proletariato, su una piccola, ma importantissima zona, come la rivoluzione proletaria deve essere fatta, verso l’ oriente indica alle popolazioni agricole, che insorgono, si liberano e vogliono passare al capitalismo, in che modo potrebbero farlo valendosi dell’ aiuto degli operai e ingannandoli, come potrebbero attuare la loro rivoluzione borghese o contadino capitalista con l’ aiuto e l’ inganno del loro proletariato (2). (1) All’ epoca della Comune di Parigi Marx pensava che fosse l’ Inghilterra il paese della rivoluzione, per il suo maggior sviluppo capitalistico ed i successi organizzativi del movimento operaio (2) Uno strano ruolo quello di Lenin e compagni. Da una parte indicano al proletariato mondiale la via del comunismo, dall’ altro mantengono in piedi il capitale mondiale in Russia, in Asia (per tacere del restante mondo contadino). Noi, da parte nostra, preferiamo attenerci al vero comunismo degli operai inglesi, tedeschi e nord americani””. (pag 97-98)”,”MGEK-069″
“PANNEKOEK Anton”,”Los consejos obreros.”,”””Con l’ inizio della guerra Pannekoek tornerà in Olanda. Prima della guerra, aveva svolto la sua attività a Brema, con Radek, Paul Frolich e Johann Knief. Questo gruppo radicale di comunisti internazionali si fuse in seguito con lo Spartakus-Bund, ponendo le basi del Partito Comunista tedesco.”” (pag 15) “”Pannekoek riconobbe in questo movimento dei Consigli l’ inizio di un nuovo movimento operaio rivoluzionario e, allo stesso tempo, il principio di una riorganizzazione socialista della società. Questo movimento non potrà nascere e mantenersi che in opposizione alle forme tradizionali””. (pag 17) Ascesa della Cina “”Questa situazione si mantenne fino al 1941, due anni dopo l’ inizio della guerra in Europa, quando scoppiò la guerra, che tutto il mondo aspettava da molto tempo, tra gli Stati Uniti e il Giappone, in risposta a un ultimatum nordamericano che esigeva da quest’ ultimo l’ abbandono della Cina. La guerra in Cina si convertì dunque in una parte della guerra mondiale. Questa guerra mondiale porterà come conseguenza l’ ascesa della Cina al rango di nuova potenza capitalistica mondiale””. (pag 331)”,”TEOC-319″
“PANNEKOEK Anton GORTER Herman; SMART D.A. a cura”,”Pannekoek and Gorter’s Marxism.”,” “”Economic collapse is the most powerful spur to revolution. Germany and Austria are already completely shattered and pauperised economically, Italy and France are in inexorable decline. England has suffered so badly that it is doubtful whether its government’s vigorous attempts at reconstruction can avert collapse, and in America the first threatening signs of crisis are appearing. And in each country, more or less in this same order, unrest is growing in the masses; they are struggling against impoverishment in great strike-movements which hit the economy even harder; these struggles are gradually developgin into a conscious revolutionary struggle, and, without being communists by conviction, the masses are more and more following the path which communism shows them, for practical necessity is driving them in that direction””. (pag 94-95) Nel saggio introduttivo si segue la vita e l’ attività politica di Pannekoek e Gorter. Nel 1909 pubblica Marxismo e Darwinismo (pag 17) Gorter scrive la sua ‘Lettera aperta al compagno Lenin’ (pag 38) pag 23 pag 37 £ 3.0″,”TEOC-458″
“PANNEKOEK Anton”,”Zusammenbruchstheorie – Blanquismus – Der Kampf der Arbeiterklasse.”,”PANNEKOEK Anton “”Grossmann brüstet sich damit, daß er hier zum ersten Male die Theorie von Marx wieder richtig gestellt hat gegenüber den Entstehungen der Sozialdemokraten. “”Eine dieser neu gewonnenen Erkenntnisse””, sagt er stolz im Anfang der Einleitung, “”ist die nach folgende Zusammenbruchstheorie, die tragende Säule im ökonomischen Gedankensystem von Karl Marx.”” Wie wenig dasjenige, was er als Zusammenbruchstheorie ansieht, mit Marx zu tun hat, haben wir gesehen.”” (pag 21) [Anton Pannekoek, Zusammenbruchstheorie – Blanquismus – Der Kampf der Arbeiterklasse, Osnabrück, sd]”,”TEOC-560″
“PANNEKOEK Anton”,”Critica del “”Partito rivoluzionario””.”,”La copertina riporta un lavoro di KORSCH Karl la crisi del marxismo “”In questo quadro, la forma d’organizzazione in sindacato e in partito, originaria del periodo del capitalismo ascendente, non presenta più la minima utilità. Quelle forme hanno infatti subito una metamorfosi, trasformandosi in strumenti al servizio di capi che non possono, né vogliono impegnarsi nella battaglia rivoluzionaria””. (pag 23)”,”PARx-039″
“PANNEKOEK Anton KORSCH Karl MATTICK Paul”,”Crítica del bolchevismo.”,”traduzione Capitale in Russia (pag 120) Contiene il saggio di Karl Korsch: ‘La ideologia marxista in Rusia’ (pag 115-123)”,”TEOC-572″
“PANNEKOEK Anton, a cura di TORT Patrick”,”Darwinisme et Marxisme.”,”Anton Pannekoek (1873-1960) astronomo e rivoluzionario, teorico della “”sinistra comunista germano-olandese”” e dei Consigli operai, ruppe con Lenin e combatté Stalin in nome del marxismo. Patrick Tort, teorico e storico delle scienze, ricercatore al Muséum, è Direttore dell’Institut Charles Darwin International e ha curato le opere complete di Darwin (ed. Slatkine). Nel centenario della nascita di Darwin (1909) Pannekoek pubblica un opuscolo intitolato ‘Darwinismo e Marxismo’ in cui tenta, dopo Marx, Engels e Kautsky, di rivalutare il legame tra materialismo naturalistico e materialisto storico, e di riflettere sulla questione dell’articolazione tra evoluzione biologica e affermazione da parte degli uomini associati del potere di governare il loro destino dominando la natura. “”Le darwinisme a été une ‘arme de la bourgeoisie’ dans sa lutte contre les classe féodales, contre la noblesse, le clergé et les princes. C’était une lutte entièrement différente de celle du prolétariat”” (pag 69)”,”TEOC-618″
“PANNEKOEK Anton”,”Il sindacalismo (1936). Sul partito comunista (J.H.) (1936).”,”‘Impotenza del sindacalismo’ (pag 17) “”Il partito comunista non ha fatto niente per accrescere le forze della classe operaia’ (J.H.) (pag 28)”,”SIND-167″
“PANOFSKY Erwin, a cura di Guido D. NERI con una nota di Marisa DALAI”,”La prospettiva come “”forma simbolica””, e altri scritti”,”Il saggio di Panofsky sulla prospettiva, uscito nel 1927 tra i ‘Vorträge’ dell’Istituto di Warburg, ha sollevato, nelle letteratura artistica, una problematica che è rimasta vivissima anche ai giorni nostri. Per P. l’antichità classica ha realizzato una rappresentazione dello spazio che può dirsi “”prospettica””, ma che segue leggi diverse da quelle rinascimentali. Queste diversa resa prospettica corrisponde a una diversa concezione generale dello spazio, i cui fondamenti sono espressi in vario modo nelle opere degli scienziati e dei filosofi antichi. La tradizione storico-artistica della scuola di Viena, le tesi di Ernst Cassirer sul significato simbolico delle diverse forme spaziali, le ricerche compiute nel quadro dell’Istituto Warburg, sono confluite in questo lavoro ricchissimo di spunti e di idee.”,”VARx-629″
“PANOVA Vera”,”L’officina sull’Ural.”,”L’Ural conosciuto come Jaik prima del 1775, è un fiume della Russia sud-orientale. Scorre (nell’ordine) nella Repubblica autonoma del Baskortostan, nell’Oblast’ di Celjabinsk (Siberia occidentale), nell’Oblast’ di Orenburg e nel Kazakistan (Regione del Kazakistan Occidentale e Regione di Atyrau). Insieme ai Monti Urali, al Mar Caspio, alla Depressione del Kuma-Manyc, al Mar Nero e allo stretto del Bosforo e dei Dardanelli, segna il confine comunemente accettato tra Europa e Asia. ‘L’Officina sull’Ural’ pubblicato nel 1947 ha ricevuto il premio Stalin.”,”RUSS-017-FV”
“PANSA Giampaolo”,”Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria.”,”””Si era appena conclusa l’ “”offensiva di pace”” fascista, quando, il 3 giugno, le avanguardie alleate entrarono in Roma. Tre giorni dopo, con il grande sbarco in Normandia, gli anglo-americani aprirono il tanto atteso secondo fronte europeo. Nella Resistenza, la ripercussione di questi avvenimenti fu immensa. La marcia degli Alleati verso il Nord, verso il cuore della Germania, sembrava ormai facile e sicura: dopo lunghi anni di lutti, la guerra sarebbe presto giunta al suo epilogo. Un soffio di entusiasmo e di speranza percorse tutta l’ Italia occupata. Anche gli incerti e i dubbiosi ritennero giunto il momento di agire. Migliaia di giovani raggiunsero alla macchia i vecchi “”ribelli””. Con una rapidità che sorprese gli stessi organizzatori del movimento, dai ventitremila partigiani del febbraio-marzo 1944 si paasò in poche settimane ad ottantamila, cifra denunciata dagli stessi fascisti nel mese di giugno. La Resistenza e la lotta partigiana, da fenomeno di minoranze, si avviavano a diventare esperienza popolare””. (pag 137)”,”ITAR-041″
“PANSA Giampaolo”,”Il sangue dei vinti. Quello che accedde in Italia dopo il 25 aprile.”,”I gulag di Genova (pag 161). “”Perché a Genova, come lei ricorderà, quelli giustiziati furono un numero altissimo: ben 456, ai quali ne vanno aggiunti 13, individuati dopo il censimento. Immagino che molti di loro pensassero di non avere nessuna colpa, se non quella di possedere la tessera del Pfr o di essere parenti o amici di fascisti. Certo, per tanti di questi vale quello che abbiamo detto per le ultime ruote del carro brigatista: avrebbero potuto salvarsi fuggendo da Genova. Ma nella maggior parte dei casi erano persone semplici, spesso senza grandi mezzi, che non avrebbero saputo dove nascondersi. E soprattutto non si rendevano conto che la ferocia della guerra civile avrebbe finito per entrare anche nella loro vita, come un fiume in piena che esca dagli argini e invada l’ intero territorio circostante””. (pag 176)”,”ITAR-054″
“PANSA Giampaolo”,”Ottobre addio. Viaggio tra i comunisti italiani.”,”Giampaolo PANSA è nato a Casale Monferato nel 1935. E’ stato inviato speciale per vari quotidiani nazionali e vice direttore di ‘Repubblica’. Ha scritto molti libri (v. 4° di copertina). “”Questa presenza ossessiva acquista un connotato politico preciso durante il boom del compromesso storico. Da convinto cattolico comunista, Tatò è organico anche esistenzialmente a questa linea. La ritiene rivoluzionaria. Ci crede nel profondo. L’ alimenta. Fa da ponte fra la teoria (Rodano) e la politica (Berlinguer). Si oppone con astio crescente ai compagni di partito che rifiutano il verbo berlingueriano. E non lo fa di nascosto, bensì li bolla a viso aperto, con la durezza del fedele inorridito di fronte a chi pecca. Ed ecco Tonino prendersela con Napolitano, con Pajetta, con Chiaromonte, con Bufalini. Quanto al nuovo nemico storico, Craxi, verrà presto definito un avventuriero, pronto a regalare all’ Italia un nuovo fascismo. E’ una china pericolosa, sulla quale nessun altro segretario del segretario aveva prima d’ora osato mettersi. Non Massimo Caprara. E neppure il mitico Luigi Amadesi, l’ altro collaboratore di Togliatti. Dall’ interno del vertici Pci parte la prima, più grave accusa contro Tatò: fa politica, il suo spazio è diventato enorme, influisce su Berlinguer, si arroga un potere anomalo e non condificato, una cosa mai vista alle Botteghe Oscure, che crea fastidio ed equivoci. La seconda accusa è altrettanto pesante: Tonino sequestra Berlinguer, è l’ unico filtro fra re Enrico e il resto del mondo, è un padre guardiano dalla soffocante maternità, è un gendarme di ferro che ha stabilito con l’ uomo da proteggere un rapporto insensato e inquietante. Nasce di qui l’ atroce bigliettino da visita che Alberto Ronchey conia per lui: “”Suor Pasqualina””, l’ occhiuta governante di papa Pio XII””. (pag 173-174)”,”PCIx-161″
“PANSA Giampaolo”,”Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrarto nel 1935. Lavora come giornalista da 25 anni (1986). Oggi è VD di ‘Repubblica’. Pci e i Media. “”Fra il 1974 e il 1975, in alcuni giornali, i compagni di strada del Pci diventano battaglioni. E diventano anche egemoni; di un’ egemonia scoperta. Con l’ esempio professionale, impongono una regola: non disturbare il Pci nella sua corsa verso il sorpasso della Dc. Non disturbarlo significa darsi una linea semplice, maun po’ avvilente e rinunciataria: non raccontare il Pci come si raccontano gli altri partiti, non descrivere i comunisti per quello che sono, nel bene e nel male, ma per come essi vogliono apparire. Sì il Pci va dipinto con rispetto. Va tutelato. Va affiancato. In ogni redazione, formiche operose si mettono al lavoro.”” (pag 157)”,”EDIx-057″
“PANSA Giampaolo”,”Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni ’70.”,”Contiene dedica Pansa a Rosellina. (1977) “”Sentiamo la prima generazione: Angelo Rizzoli senior, il fondatore dell’ azienda. E’ il marzo 1970 e lo intervista per l’ Europeo una squadra di tre giornalisti, Guido Gerosa, Libero Montesi e Franco Pierini: “”Un giornale quotidiano rappresenta il coronamento dell’ opera di un editore che abbia avuto successo, come modestamente l’ho avuto io (…). E’ vero: fare un giornale quotidiano sarebbe la mia ultima e più grande soddisfazione. Ho tutto pronto: avevo assunto perfino i direttori. Il quotidiano che pensavo io doveva vendersi contemporaneamente a Milano, a Roma, a Trieste e a Palermo. Ero pronto a stampare fino a un milione di copie. Lanciato attraverso i settimanali, in tre anni avrebbe potuto arrivarci. Eravamo quasi pronti a partire quando cominciò a discutersi la questione del ‘Giorno’. C’erano delle polemiche nel governo e fuori se era giusto che l’ Eni avesse un suo giornale. Io non entravo in queste polemiche, erano loro che ne discutevano. Ma queste vicende in un modo o nell’ altro attraversarono la strada del mio giornale che, come si sa, aveva già un titolo, Oggi. Fu Enrico Mattei a propormi l’ acquisto del Giorno. Ma l’ accordo non si fece perché lui voleva la maggioranza e invece la maggiornaza la volevo io. Poi stavamo quasi per accordarci, quando Mattei morì. Le trattative andarono avanti con il successore e dopo un anno si arrivò a una intesa di massima che doveva essere approvata dal governo. Ma il governo non l’ approvò mai: sembra che a Roma abbiano subito le pressioni di alcuni grossi quotidiani per accantonare la cosa (…). Tutta questa storia è andata avanti per più di due anni e nel frattempo erano nate altre iniziative editoriali nella nostra azienda che sconsigliavano di buttarsi in un grande impegno come quello di un quotidiano.”” (pag 205)”,”EDIx-077″
“PANSA Giampaolo”,”Il malloppo. Finanzieri, tangentisti, onestuomini, furboni, e altre storia di un’ Italia ossessionata dal denaro.”,”PANSA è nato a Casale Monferrato nel 1935. Ha lavorato alla ‘Stampa’ ‘Giorno’ ‘Messaggero’ ‘Corriere della Sera’. Oggi (1989) è vicedirettore di ‘Repubblica’ e scrive per ‘Panorama’. Cuccia. La battaglia Montedison. “”Quel giorno, uno dei giorni di ferro e di fuoco della battaglia di Montedison, Gianni Varasi se ne stava seduto davanti a Cuccia. E Cuccia tentava un’altra volta di “”fargli passare il guado””, ossia di convincerlo a mollare Schimberni al suo destino per schierarsi con Mediobanca. Dai e dai, le parole divennero roventi. Varasi, chissà come, trovò la forza per dire al vecchio santone verità che a nessuno piace sentire. Allora, con la mano destra, Cuccia gli artigliò un ginocchio e cominciò a stringere. Era una stretta d’acciaio, d’un vigore sorprendente per quell’omino sugli ottanta. E mentre stringeva, Cuccia ringhiava: “”Ragazzo, questo non devi dirlo. No, non dirlo, ragazzo…””. Così, dopo l’Avvocato, l’Ingegnere, il Dottore (Romiti) e il Contadino (Gardini), assurgeva ai fasti della finanza italiana anche il Ragazzo, vale a dire il Varasi vicepresidente di Montedison e presidente di Federchimica. Il quale Varasi ragazzo non era, ma avendo soltanto anni quarantaquattro poteva esser giudicato tale in base alle tabelle anagrafiche dei vip nostrani””. (pag 114)”,”ITAE-200″
“PANSA Giampaolo”,”I gendarmi della memoria. Chi imprigiona la verità sulla guerra civile.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Scontro storiografico. “”Tuttavia, pur avendo alle spalle una foltissima bibliografia, Tranfaglia è rimasto famoso per due articoli scritti contro De-Felice più di un trentennio fa. E pubblicati sul “”Giorno”” del 6 e 23 luglio 1975, quando il quotidiano dell’Eni era diretto da Gaetano Afeltra. Quei due articoli lo perseguitano come spettri maligni che non vogliono dissolversi. Ma forse sbaglio nell’uso del verbo perseguitare. Infatti, come vedremo, non pare che Nicola si sia pentito di averli scritti. Anzi, mi sembra proprio il contrario: che ne vada orgoglioso. Il primo articolo aveva un titolo all’arma bianca: “”La pugnalata dello storico””. Ed era dedicato all'””Intervista sul fascismo””, concesso da De Felice a uno studioso americano, Michael A. Ledeen, pubblicata nel giugno 1975 da Laterza, nei Saggi tascabili. Un libro smilzo, di 125 pagine, ma destinato a restare celebre nella bibliografia sul fascismo. E a scatenare contro De-Felice l’intera truppa del sinistrismo storiografico. Tranfaglia fu il secondo a occuparsene, dopo Leo Valiani che ne aveva scritto sul “”Corriere della Sera””. E lo fece con un’asprezza difficile da dimenticare.”” (pag 356) Vendette trasversali. “”Spesso i legami di parentela erano la causa di omicidi, a volte anche doppi o tripli. A Mercenasco, vicino a Strambino, il 20 aprile 1944 i partigiani uccisero Emma Glarey in Berlinghieri, colpevole di essere sorella di un dirigente del Pfr di Aosta. Anche il suo corpo non venne mai ritrovato. A Pont Canavese il 24 luglio 1944 furono assassinate madre e figlia: Candida Crosasso, 57 anni, e Olga Crosasso, 27 anni, abitanti a Ingria, in val Soana. Arrestate dai partigiani, le due donne non avevano voluto rivelare dove stava nascosto il nipote e cugino Arduino Crosasso, un ufficiale fascista, forse della Gnr.”” (pag 218) “”Una strage fu quella della famiglia Sito, di Pinerolo. Uno dei fratelli di Sito, Francesco, classe 1923, era iscritto al Pfr della città e milite della Brigata Nera. Lui verrà soppresso il 29 aprile 1945, a San Germano Chisone. Ma ben prima, il 18 dicembre 1944, furono uccise le sue tre sorelle: Elisabetta, Giovanna e Teresa. Le tre ragazze vennero fucilate nel cimitero di Rivasecca, una frazione vicina a Pinerolo, dopo essere state stuprate. In tutto, morirono quattro tra fratelli e sorelle, più la Rosa Chiale.”” (pag 219) “”Si poteva essere uccise soltanto perché un figlio stava con la Repubblica sociale. Maria Deffar in Delfino, 55 anni, nata a Fiume, eera la madre di un marinaio della X Mas. Il figlio si chiamava Carlo Giulio Delfino, era anche lui fiumano e aveva compiuto da qualche mese i vent’anni.”” (pag 219-220) (pag 124)”,”ITAR-120″
“PANSA Giampaolo”,”La notte dei fuochi.”,”””L’episodio narrato nel prologo è ispirato a un fatto realmente accaduto a Pavia, il 20 aprile 1921: l’aggressione al deputato comunista Fabrizio Maffi, medico illustre. Tutto il resto è la ricostruzione puntigliosa, e spero senza errori, di com’è nato il fascismo in una zona cruciale della pianura Padana: la Lomellina.”” (pag IX)”,”ITAF-041″
“PANSA Giampaolo”,”L’ Intrigo.”,”L’intrigo è stato pubblicato nel 1990. All’epoca Pansa era condirettore dell’Espresso e giornalista di Repubblica.”,”ITAP-156″
“PANSA Giampaolo”,”La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile.”,” “”Nella campagna elettorale per il voto dell’aprile 2008 “”Repubblica”” rivelò tutta la sua forza e, insieme, il proprio lato debole. Era un grande giornale che mostrava un eccesso di sicurezza. Non aveva dubbi e non ammetteva che qualcuno dei suoi opinionisti ne avesse. Il quotitdiano di Mauro trasudava arroganza. Un vizio fatale che accresceva il rischio di commettere più di un errore. (…) Non fu soltanto la sconfitta di Ezio (Mauro, ndr), fu anche il flop delle previsioni di Scalfari. La domenica 30 marzo, il Fondatore aveva concluso così la sua predica settimanale su “”Repubblica””: “”Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l’avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci””. In tanti anni di lavoro accanto a Eugenio mi era già capitato di vederlo sbagliare un pronostico. Succede sempre anche ai grandi della carta stampata, Nessun direttore, per sagace che sia, ha una sfera di cristallo che gli consente di leggere il futuro. Però in quel caso mi domandai come fosse possibile una profezia tanto granitica, ma anche tanto errata””. (pag 320) “”””Repubblica”” era incappata in una trappola costruita da se stessa, incapace di evitare un peccato fatale: quello di abbandonarsi all’ hybris. La tracotanza orgogliosa che nell’antica Grecia gli dei punivano”””,”EDIx-137″
“PANSA Giampaolo”,”I vinti non dimenticano.”,”G. Pansa nato a Casale Monferato nel 1935 scrive per ‘Libero’ e ‘Il riformista’ (ora non più in edicola) Forte presenza del PCI nelle formazioni partigiane liguri. “”Dei 9 membri del comando di zona, 7 sono iscritti al partito. Nel comando della 3° Divisione Garibaldi Cichero, i comunisti sono 7 su 8. L’unico non comunista è il comandante, Aldo Gastaldi, il leggendario Bisagno. E’ un cattolico che, verso la fine della guerra civile, dopo una lunga serie di contrasti, chiederà al comando generale del Corpo dei volontari della libertà l’abolizione dei commissari politici. E morirà in un incidente molto dubbio, un mese dopo la Liberazione”” (pag 18) (…) “”Nell’ottobre 1944, prima dei grandi rastrellamenti invernali, nella 58° Brigata Oreste il comandante Aurelio Ferrando, chiamato Scrivia e amico di Bisagno, non è comunista. Ma dei suoi 300 partigiani ben 120 hanno la tessera del Pci. Sono raccolti in una cellula di brigata, diretta da un comitato di partito formato da 9 membri. E suddivisa in nuclei presenti in tutti i distaccamenti. Sempre nell’autunno 1944, sui 1200 partigiani della Divisione Cichero ben 539 sono iscritti al Pci, vale a dire il 44, 9 per cento. Nei reparti dipendenti in modo diretto dal comando della Sesta zona la percentuale sale ancora: su 89 particiani, 84, ossia il 94.4 per cento, sono militanti comunisti. Bisagno voleva un partigianato apolitico, che avesse come unico obiettivo la sconfitta dei tedeschi e dei fascisti. Ripeteva ai suoi uomini, tutti ragazzi sui vent’anni, di non aderire a nessun partito. E di rimandare la scelta a dopo la fine della guerra. Gastaldi era un comandante giovane, classe 1921, tra i primi a salire in montagna nell’autunno 1943. Aveva un ascendente fortissimo sui propri partigiani. Ma poteva ben poco di fronte al ruollo compressore dell’apparato comunista. Ed è facile immaginare come avranno reagito i tanti quadri del Pci all’interno della sua divisione leggendo una circolare inviata da Bisagno a tutti i comandi della Cichero. Diceva: “”E’ assolutamente proibito ai commissari politici fare propaganda di partito”” (pag 19)”,”ITAR-211″
“PANSA Giampaolo”,”Tipi sinistri. I gironi infernali della casta rossa.”,”G. Pansa, giornalista e scrittore, nato a Casale Monferrato nel 1935.”,”PCIx-401″
“PANSA Giampaolo”,”La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista e scrittore ha collaborato con quotidiani e periodi italiani. Il caso Acquaviva: omicidio (pag 204-216)”,”ITAR-236″
“PANSA Giampaolo”,”L’utopia armata. Come è nato il terrorismo in Italia. Dal delitto Calabresi all’omicidio Tobagi.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista e scrittore ha collaborato con quotidiani e periodi italiani.”,”TEMx-072″
“PANSA Giampaolo”,”Controstoria d’Italia. VI. Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri.”,”‘Il sogno sanguinario di Bela Kun’ (pag 294) (anche Lenin suggerì a Kun di muoversi con maggiore prudenza… Consigli gli vennero dati anche da Oddino Morgari arrivato a Budapest il 20 maggio 1919 su incarico del Psi ma Kun non ascoltò nessuno)”,”ITAV-015″
“PANSA Giampaolo”,”Romanzo di un ingenuo.”,”Contiene il capitolo:: ‘Il sogno di Bela Kun’, sulla breve vicenda rella rivoluzione ungherese e della controrivoluzione di Miklos Horthy (pag 51-63)”,”ITAS-188″
“PANSA Giampaolo”,”Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrarto nel 1935. Lavora come giornalista da 25 anni (1986). L’esemplare EDIx-057 preso in prestito non è stato restituito “”Si può condividere ciò che ha scritto Ajello nelle sue ‘Lezioni di giornalismo’: «Di rado un “”emergente”” della vita finanziaria del paese si esime dall’esercitare un suo potere, spesso per tramiti molto indiretti, sulle redazioni: le sue azioni (magari poche di numero, ma adeguatamente ramificate) lo legittimano. Man mano che il Gotha economico s’infoltisce, i consigli d’amministrazione dei giornali si dilatano… Le proprietà diventano vivai di managers e tycoons. Non si fa tempo ad aggiornare il loro elenco che risulta già vecchio». Il risultato è descritto, in un’intervista a «Prima comunicazione», da Marco Borsa, giornalista economico incaricato di gettar le basi di un nuovo quotidiano economico-finanziario, «Italiaoggi»: «Tutti i grandi quotidiani, senza eccezione, sono in mano ai venditori di titoli azionari. Non ce n’è uno che non sia, in qualche misura, controllato da venditori di titoli, da chi vende titoli sul mercato finanziario. Non c’è una sola testata che sia, istituzionalmente, dalla parte dei compratori». Questa presenza dilagante di editori «impuri» moltiplica le difficoltà dei giornalisti. Anche di quelli politici, naturalmente, poiché ogni gruppo industriale, ogni finanziere, ha i suoi problemi di alleanza o di non belligeranza con quei semafori dei grandi affari che sono i partiti e i loro leader. Ma la difficoltà più pesante grava sulle spalle del giornalismo economico. Prima ancora del problema «inquinamento» o «corruzione», emerge, anzi, è già emerso un problema strutturale. Questo: gli oggetti dell’informazione-informazione economica sono ormai diventati i proprietari dell’informazione-informazione, ossia di tutta l’informazione. E il protagonista di una notizia o di un’inchiesta è sempre più spesso il datore o uno dei datori di lavoro del giornalista che ha l’incarico di scriverla, il padrone o uno dei padroni del giornale che (forse) la pubblicherà. Possono non approfittarne, gli editori «impuri»? Possono far finta di niente, anche quando la notizia da stampare, l’informazione (magari spiacevole) da pubblicare riguarda da vicino, o riguarda i loro soci, i loro alleati? Credo proprio di no”” (pag 127-128)”,”EDIx-233″
“PANSA Giampaolo”,”L’ Intrigo.”,”L’intrigo è stato pubblicato nel 1990. All’epoca Pansa era condirettore dell’Espresso e giornalista di Repubblica.”,”EDIx-017-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I bugiardi. Prima parte.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista, ha lavorato alla Stampa, al Giorno, il Messaggero, il Corriere della Sera, Repubblica, l’Espresso.”,”ITAP-034-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I bugiardi. Seconda parte.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista, ha lavorato alla Stampa, al Giorno, il Messaggero, il Corriere della Sera, Repubblica, l’Espresso.”,”ITAP-035-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I figli dell’Aquila.”,”Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, già condirettore dell’Espresso, giornalista di Repubblica.”,”ITAF-001-FMP”
“PANSA Giampaolo”,”Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni ’70.”,”(eventi dal 1971 al 1977) Indice. Aspettando Cefis – Il ‘Corriere nuovo’ – Eni e Fiat editori – Fanfani ci prova – La guerra lampo di Cefis – Prima e dopo il 12 maggio – Il ‘Corriere’ a Rizzoli – La DC e i giornali ‘cattivi’ – Ritorno alla prudenza – Il grande crack – Fine dell’illusione”,”EDIx-035-FV”
“PANSA Giampaolo”,”Il revisionista.”,”Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, ha scritto per ‘Il Riformista’ e pubblicato molti saggi e romanzi tra cui ‘Il sangue dei vinti’, ‘La grande bugia’, ‘I gendarmi della memoria’, ‘I tre inverni della paura’. In questo libro il giornalista Pansa racconta la sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna Caterian Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico imposto dalla povertà. Giampaolo aveva otto anni durante la guerra civile e ha visto partigiani fucilati e fascisti ammazzati, ma anche episodi di colore durante i festini dei tedeschi e le baldorie degli americani. Il destino si compie dopo le mille pagine della tesi sulla guerra partigiana tra Genova e il Po, quando viene assunto alla “”Stampa””. Per decenni lavora per i grandi giornali, incontra politici e direttori famosi che l’autore narra nei loro lati nascosti: Giulio De Benedetti, Italo Pietra, Alberto Ronchey, Piero Ottone, Eugenio Scalfari e Claudio Rinaldi. Pansa inviso alla sinistra ottosa per i suoi libri sulla guerra civile e amato da chi ha infranto il silenzio imposto dai vincitori. Linciaggio di Calabresi descritto da Michele Brambilla nel suo libro ‘L’eskimo in redazione’ (pag 214) Appello a favore di Lotta continua (militanti disposti a iniziare la lotta armata) controfirmato da molti noti intellettuali (pag 215) “”A proposito di Lotta Continua e del fascino che esercitava anche su ambienti che avrebbero dovuto restare lontani dalle sue follie, Brambilla rievoca quel che accadde a Torino nell’ottobre 1971. La procura della Repubblica aveva denunciato per istigazione a delinquere dei militanti di Lotta Continua. Insorsero in loro difesa dei militanti di Lotta Continua. Insorsero in loro difesa cinquanta vip, disposti persino a controfirmare l’impegno di quegli attivisti a iniziare la lotta armata. Infatti le ultime righe della lettera aperta dicevano: «Quando essi si impegnano a ‘combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dalla sfruttamento’, ci impegniamo con loro””. I nomi dei firmatari stanno nel libro di Brambilla (L’eskimo in redazione’, ndr). Mi sono domandato se dovevo trascrivere qualcuno. Poi mi sono risposto di no. Molti di costoro sono ancora in campo. E forse si saranno vergognati di aver avallato quella voglia di terrorismo che, a partire dall’anno successivo, cominciò ad angosciare l’Italia. Ma tra un istante qualche nome lo farò. Infatti la parata firmaiola più spettacolare, di bene ottocento eccellenti, fu quella che dilagò sulle pagine dell'””Espresso””, per tre settimane, a partire dal 13 giugno 1971. Era il documento che avrei dovuto firmare anch’io, contro Calabresi “”commissario torturatore”” e “”responsabile della fine di Pinelli””. Nella parata sfilavano tanti vip della cultura di sinistra. Dai filosofi ai registi, dai pittori agli editori, dagli storici agli scienziati, dagli architetti agli scrittori, dai politici ai sindacalisti, sino a un buon numero di giornalisti. Anche in questo caso i nomi li troverete nel libro di Brambilla. E oggi anche in calce all’ultimo lavoro di Adriano Sofri, ‘La notte che Pinelli’, pubblicato da Sellerio nel gennaio 2009. Qualche firmaiolo stavolta lo cito: Norberto Bobbio, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Vito Laterza, Giulio Einaudi, Inge Feltrinelli, Gae Aulenti, Paolo Portoghesi, Alberto Moravio, Toni Negri, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Paolo Spriano, Lucio Villari, Margherita Hack, Dario Fo, Giorgio Benvenuto, Pierre Carniti, Ugo Gregoretti, Paolo e Vittorio Taviani, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Furio Colombo, Carlo Rognoni, Morando Morandini, Nello Ajello, Enzo Golino, Giuseppe Turani. Ho riletto quell’elenco sterminato reagendo in due modi. Il primo è lo stupore per le tante intelligenze che gettavano alle ortiche la loro sapienza. E si accodavano a una barbara caccia all’uomo. Il secondo è la cattiveria divertita. Perché tra gli ottocento non pochi maestroni autoritari che, in questi ultimi anno, mi hanno dato burbanzose piattonate in testa per i libri revisionisti. Penso a Scalfari e al suo aristocratico fastidio per i miei lavori. Penso a Bocca e alla ingiurie che mi ha riservato. Penso a Furio Colombo, quando dirigeva “”l’Unità””. Penso a Lucio Villari, ma di lui racconterò in seguito”” (pag 215-216)”,”STOx-001-FER”
“PANSA Giampaolo”,”Lo Sfascio.”,”Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. E’ stato giornalista e scrittore. Questo libro è stato pubblicato nel 1987.”,”ITAP-052-FV”
“PANSA Giampaolo”,”L’esercito di Salò. La storia segreta dell’ultima battaglia di Mussolini.”,”Il libro si basa sulle cronache compilate giorno per giorno, fra novembre 1943 e aprile 1945, dagli ufficiali fascisti del comando generale della GNR (rapporti redatti sulla base delle relazioni e dei frammi dei comandi inferiori sparsi in tutta Italia).”,”ITAF-009-FSD”
“PANTALEONE Michele FERRARA Giuseppe”,”Il sasso in bocca. Mafia e Cosa nostra.”,”La mafia e il fascismo. “”Per la mafia il problema del controllo dall’esterno della prigione è il problema stesso del controllo e della conquista dell’immunità: un detenuto che “”canta”” può mandare in galera diecine di boss. Il controllo dei detenuti, inoltre, offre la possibilità di conoscere tutti i segreti dei delinquenti, mentre il continuo legame con i picciotti entro il carcere può anche servire a ricattare ricchi borghesi e uomini politici con la minaccia della chiamata in correo. Ne hanno fatto triste esperienza alcuni uomini politici del primo periodo fascista i quali, diventati gerarchi – e come tali convinti di essere esenti dagli obblighi di solidarietà – sono finiti in galera imputati di associazione a delinquere per chiamata di correo da parte di delinquenti rivelatisi strumenti manovrati dai boss della mafia. Per tutti basta ricordare l’arresto dell’on. prof. Alfredo Cucco, noto oculista palermitano, imputato di essere il capo dell’associazione a delinquere delle Madonie durante gli anni 1919-1923, tenuto in carcere per ben 7 mesi, prosciolto per insufficienza di prove.”” (pag 54)”,”ITAS-122″
“PANTALEONI Maffeo”,”Bolcevismo italiano.”,”Maffeo PANTALEONI, economista e uomo politico italiano (Frascati 1857-Milano 1924). Iniziò la carriera politica come deputato radicale, convertendosi in seguito al nazionalismo tanto da fondare (1917) il ‘Fascio parlamentare di difesa nazionale’. Partecipò all’ impresa di Fiume con D’Annunzio e nel 1923 fu eletto senatore. Brillante economista, cercò di conciliare la tradizione ricardiana con il marginalismo walrasiano e, pur non pervenendo alla costruzione di un proprio sistema dottrinale, fu ricco di intuizioni ampiamente sviluppate dall’analisi successiva. I suoi studi, sorretti da una solida base empirica, spaziarono dalla teoria dei prezzi a quella della tassazione, dalla teoria dei sindacati industriali a quella dei cicli economici, dalla storia delle dottrine economiche alla stima della ricchezza nazionale. Oltre al suo capolavoro Principi di economia pura (1889), scrisse in particolare: Teoria della traslazione dei tributi (1882) ed Erotemi di economia (postumo, 1925). Fu anche autore di diverse opere di carattere politico, in gran parte autobiografiche.”,”MITS-074″
“PANTSOV Alexander”,”The Bosheviks and the Chinese Revolution, 1919-1927.”,”””Le tesi dell’ Opposizione durante il Plenum ricevettero sorprendente conferma nel materiale fattuale e nelle conclusioni contenute in una lettera di quattro membri dello staff dell’ Ufficio Estremo Oriente dell’ ECCI, sostenitori della maggioranza stalinista – T.G. Mandalyan, N.M. Nasonov, N.A. Fokin, e A. Ye. Albrekht. Spedita da Shanghai il 17 marzo, la lettera raggiunse Mosca alla metà di aprile. Gli autori della lettera, scritta tre settimane prima del colpo, protestavano per il fatto che i rappresentanti del Comintern in Cina – Voitinsky e Borodin – avevano impedito lo sviluppo di una politica comunista in quel paese e non avevano dato al PCC una chance per destare le masse e trascinarle nell’ azione. Esprimendo profondo allarme su questi fatti, i quattro, completamente indipendenti dalla Opposizione, insistettero affinche la rivoluzione cinese fosse maggiormente appoggiata. Questa lettera non fu portata all’ attenzione dei membri del Plenum del Comitato Centrale e neppure all’ attenzione del Comitato Esecutivo del Comintern, ma rapidamente fu conosciuta sia da Trotsky che da Zinoviev, che la usarono infinite volte come prova dei loro argomenti.”” (pag 139)”,”MCIx-015″
“PANTSOV Alexander”,”The Bolsheviks and the Chinese Revolution, 1919-1927.”,”The author incorporates these new materials into a fascinating study that explores the essence of the Russian Bolshevik strategy and tactics carried out in China from 1919 to 1927. The book also analyzes the influence Russian thinking had on the Chinese Communist Party and the resulting actions of various Chinese Communist Party members. Acknowledgements, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography Primary Sources, Secondary Sources, Selected Biographical List, Photo, Index,”,”MCIx-006-FL”
“PANTSOV A.V.; KOZLOV V. PLIMAK M.; STARTSEV V.I.; KAN Alexander; THATCHER Ian D.; SMILGA Tatiana; BROUE’ Pierre; DANILOV V.P.; VASSETSKY N.A.; PANTSOV A.V.; PODCHTCHEKOLDINE M.A.; EFFENBERGER V.; TROTSKY Natalia”,”Les historiens sovietiques devant Trotsky. Lev Davidovitch Trotsky (Pantsov); Le Thermidor soviétique (Kozlov e Plimak); Lénine et Trotsky 1922-1923 (Startsev); Trotsky et les petites nations (Kan); Ivar Smilga, mon père (Smilga); Trotsky en Urss aujourd’hui. Le Retour (Tournant de l’histoire en URSS) (Broué); Nous commençons à connaître Trotsky (Danilov); Trotsky commissaire du peuple aux affaires étrangères (Vassetsky); La nouvelle école de falsification (Pantsov); Sur la voie du “”pouvoir exorbitant”” ou les débuts du stalinisme (Podchtchékoldine); Les larmes de Trotsky (Effenberg); Lettre au général Lázaro Cárdenas (Natalia T.).”,” Due numeri della rivista insieme dai titoli: – Les historiens sovietiques devant Trotsky – Trotsky en Urss aujourd’hui. In ‘Souvenirs’ (pag 5-23) ‘Ivar Smilga, mon père'”,”TROS-333″
“PANVINI Guido”,”Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, 1966-1975.”,”PANVINI Guido è dottore di ricerca presso l’Università della Tuscia (Vt). Svolge attività di ricerca pressol’Università degli studi di Macerata.”,”TEMx-052″
“PANZIERI Raniero, a cura di Dario LANZARDO e Giovanni PIRELLI”,”La crisi del movimento operaio. Scritti interventi lettere, 1956-1960.”,”R. PANZIERI è nato a Roma nel 1921. Membro del CC e della Direzione del PSI, ha diretto la rivista ideologica del partito Mondo Operaio dal 1957 al 1958. Nel 1960 ha dato vita al gruppo ‘Quaderni Rossi’ e alla fondazione dell’omonima rivista. E’ morto a Torino nel 1964.”,”ITAC-113″
“PANZIERI Raniero, a cura di Stefano MERLI e Lucia DOTTI”,”Lettere, 1940-1964.”,”PANZIERI è militante e dirigente del PSI dal 1944 al 1960. Ha insegnato filosofia nell’Univ. di Messina dal 1948 al 1951. Dal 1957 al 1958 ha diretto ‘Mondo Operaio’, successivamente ha lavorato da Einaudi. Nel 1961 ha fondato ‘Quaderni Rossi’. Stefano MERLI insegna nell’Univ. di Venezia. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo italiano’ Lucia DOTTI è bibliotecaria presso la Soprintendenza per i beni artistici e storici di Milano. Ha fatto ricerche bibliografiche sul movimento sindacale. “”A Luciano Foà, Roma, 29 ottobre 1958 Caro Foà, delle lettere di Rosa Luxemburg abbiamo potuto ritrovare l’indicazione soltanto del volume che contiene quelle ai Kautsky. L’indicazione esatta è: ‘Briefe Rosa Luxemburgs an Karl und Luise Kautsky’, E. Lausche Verlagsbuchhandlung, Berlin, 1923. Viceversa non siamo riusciti a trovare il riferimento dell’originale delle ‘Lettere dal carcere a Sonja Liebknecht, la cui traduzione di Berta Bertel-Ziliotto è allegata al dattiloscritto della signora Irene Jacchia. Poiché penso che possa essere difficile ritrovare il volume tedesco delle lettere ai Kautsky, ti ripeto l’indirizzo, che forse non hai, della traduttrice, che potrebbe inviarti subito il volume (…)””. (pag 179)”,”ITAC-114″
“PANZIERI Raniero, a cura di Dario LANZARDO”,”La ripresa del marxismo leninismo in Italia.”,”PANZIERI Raniero nasce a Roma da genitori ebrei nel 1921.”,”ITAC-115″
“PANZIERI Raniero”,”Sull’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo. (in)”,”Citazione Marx pag 67 “”Finalmente ci si dovrà svelare l’arcano della fattura del plusvalore. La sfera della circolazione, ossia dello scambio di merci, entro i cui limiti si muovono la compera e la vendita della forza-lavoro, era in realtà un vero Eden dei diritti innati dell’uomo. Quivi regnano soltanto Libertà, Eguaglianza, Proprietà e Bentham. Libertà! Poiché compratore e venditore d’una merce, per esempio della forza-lavoro, sono determinati solo dalla loro libera volontà. Stipulano il loro contratto come libere persone,giuridicamente pari. Il contratto è il risultato finale nel quale le loro volontà si danno una espressione giuridica comune. Eguaglianza! Poiché essi entrano in rapporto reciproco soltanto come possessori di merci, e scambiano equivalente per equivalente. Proprietà! Poiché ognuno dispone soltanto del proprio. Bentham! Poiché ognuno dei due ha a che fare solo con se stesso. L’unico potere che li mette l’uno accanto all’altro e che li mette in rapporto è quello del proprio utile, del loro vantaggio particolare, dei loro interessi privati. E appunto perché così ognuno si muove solo per sé e nessuno si muove per l’altro, tutti portano a compimento, per una armonia prestabilita delle cose, o sotto gli auspici d’una provvidenza onniscaltra, solo l’opera del loro reciproco vantaggio, dell’utile comune, dell’interesse generale. Nel separarci da questa sfera della circolazione semplice, ossia dello scambio di merci, donde il liberoscambista vulgaris prende a prestito concezioni, concetti e norme per il suo giudizio sulla società del capitale e del lavoro salariato, la fisionomia delle nostre dramatis personae sembra già cambiarsi in qualche cosa. L’antico possessore del denaro va avanti come capitalista, il possessore di forza-lavoro lo segue come suo lavoratore; l’uno sorridente con aria d’importanza e tutto affaccendato, l’altro timido, restio, come qualcuno che abbia portato al mercato la propria pelle e non abbia ormai da aspettarsi altro che la…conciatura.”” (IL CAPITALE LIBRO I SEZIONE II LA TRASFORMAZIONE DEL DENARO IN CAPITALE CAPITOLO 4 TRASFORMAZIONE DEL DENARO IN CAPITALE) «un vero Eden dei diritti innati dell’uomo»”,”TEOC-024-FPA”
“PANZIERI Raniero, a cura di Stefano MERLI”,”Spontaneità e organizzazione. Gli anni dei «Quaderni rossi», 1959-1964. Scritti scelti a cura di Stefano Merli.”,”Cronologia della vita di Panzieri (pag XVII-L) Crisi di Panzieri con il Psi (pag XI) “”Certamente più vicino a Castoriadis e al gruppo di “”Socialisme ou Barbarie”” (con la mediazione di Danilo Montaldi), ne condivide la critica ai partiti tradizionali, il “”ritorno a Marx””, l’analisi della razionalizzazione e del neocapitalismo; ma a differenza di Castoriadis (e di Claude Lefort), altra testa pensante del gruppo) non è pronto a fare il passo che questi faranno di lì a poco (la loro svolta data dal 1965, a un anno dalla scomparsa di Panzieri). Così Panzieri arriva a rinnovare violentemente il marxismo con la verifica sociologica e politica, con l’inchiesta, a metterlo (ancora però timidamente) alla prova sulle società che si accreditano in suo nome; ma non perviene a separare il socialismo da Marx, il movimento reale dalle ideologie (…)”” (Stefano Merli, pag XIV)”,”ITAC-142″
“PANZINI Alfredo”,”La vera istoria dei Tre Colori.”,”Fine XIX secolo. “”La gran lotta contro la Germania è annunciata ai popoli come la riscossa per la pace e per la giustizia, contro il popolo più materialista della terra. «Germania materialista – dissero gli anglosassoni – tu non hai gli elementi morali per dominare l’Europa», «Germania, atea e luterana – dissero i Francesi – tu sei priva di spiritualità. È vero Santo Padre? Che poteva rispondere il Santo Padre a questi signori? Da quali pulpiti viene la predica! «Anche i miei preti – avrà Detto fra sè il Papa Pio decimo – si fanno adesso modernisti, che è come dire razionalisti!»”” (pag 252-253)”,”ITAB-018-FV”
“PAOLETTI Paolo”,”Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria (1943-1945). La storia dimenticata della prima organizzazione militare clandestina nell’Italia occupata.”,”Paolo Paoletti da molti anni ricercatore negli archivi militari italiani ed esteri. Ha scritto numerosi saggi sulla Seconda guerra mondiale con argomento principale i crimi di guerra tedeschi. Casa dello Studente di Genova (pag 101, 133)”,”ITAR-040-FV”
“PAOLETTI Paolo”,”Il delitto Gentile, esecutori e mandanti. Novità, mistificazioni e luoghi comuni.”,”Paolo Paoletti, già docente di lingua inglese e tedesca, da oltre 20 anni svolge ricerche negli archivi italiani ed esteri e raccoglie testimonianze sulla Seconda guerra mondiale. Si è spento a Firenze il 21/12/2024 all’età di 79 anni. La sua carriera come pubblicista è iniziata con la collaborazione a Storia Illustrata e alla Terza pagina de La Nazione.”,”ITAR-026-FL”
“PAOLI Ugo Enrico”,”Vita romana. Usi, costumi, istituzioni, tradizioni.”,”Ugo Enrico Paoli (1884-1963) è stato Ordinario di Letteratura latina; insignito di numerose onorificenze per i suoi meriti culturali, è stato membro di accademie italiane ed estere. Articoli: Studi di diritto attico, Studi sul processo attico, Livio e Plutarco, storici di Roma, Sciver latino, Orazio, I carmi, Uomini e cose del mondo antico, La donna greca nell’antichità.”,”STAx-076-FL”
“PAOLINI Michele”,”Breve storia dell’ impero del petrolio.”,”Michele PAOLINI (1962) studioso di problemi internazionali è redattore capo del quadrimestrale ‘Giano’ e redattore di ‘Guerre e Pace’ Ha cominciato a occuparsi dei rapporti tra l’ industria del petrolio e il sistema internazionale nel 1996, in Nigeria, dove ha vissuto fino al 1998. Collabora anche con ‘Altraeconomia’ e con ‘Global’. I produttori. “”I paesi dell’ Opec sono undici. Algeria, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Indonesia, Iran, Irak, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar e Venezuela. Essi coprono il 40 per cento circa del mercato mondiale””. (pag 77) “”In altri termini, l’ Arabia Saudita possiede i mezzi per stabilire un’ egemonia sugli altri produttori. Se teniamo come riferimento le intese raggiunte al vertice Opec di Vienna del 17 gennaio 2001, la produzione saudita è più di dieci volte superiore a quella di Qatar e Algeria, più di sei volte superiore a quella di Indonesia e Libia, circa il quadruplo di Kuwait, Nigeria ed Emirati Arabi Uniti, il triplo del Venezuela e più del doppio dell’ Iran””. (pag 78) I consumatori. “”Gli Stati Uniti sono i più grandi produttori al mondo di energia, i più grandi consumatori e i più grandi importatori. (…) D’altro canto, il loro primato nei consumi è assoluto: 17 milioni di barili al giorno nel 1998, più del triplo rispetto al Giappone, secondo con 5 milioni; più del quadruplo rispetto alla Cina, terza con 4 milioni circa. (…) I maggiori fornitori degli Stati Uniti nel 1999 sono stati il Canada (1.67 milioni di barili al giorno), l’ Arabia Saudita (1.46 milioni), il Venezuela (1.45 milioni) e il Messico (1.30). (pag 79)”,”ECOI-146″
“PAOLINI Federico”,”Storia del Sindacato ferrovieri italiani, 1943-1958.”,”Federico Paolini, nato nel 1972, si è laureato in storia presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Firenze discutendo una tesi in storia del movimento sindacale. Attualmente si occupa di studi sul movimento operaio italiano. “”La categoria dei ferrovieri ha sempre raprresentato l’avanguardia del movimento operaio e internazionale, contraddistinguendosi per il radicalismo delle proprie piattaforme sindacali e politiche”” (4° di copertina) Il problema dell’epurazione. La richiesta di una completa defascistizzazione delle Ferrovie (pag 71)”,”SIND-163″
“PAOLINO Antonietta Gilda”,”Ingrao e gli ‘ingraiani’ nel PCI da Budapest a Praga (1956-1968).”,”Antonietta G. Paolino ha conseguito la laurea in Scienze Economiche e Sociali presso l’Università degli Studi del Molise nel 1998 e dal 2011 è dottore di ricerca in ‘Storia della società italiana (XIV-XX secolo). Ha tra l’altro pubblicato un saggio ‘Eva Kühn Amendola’ in ‘La famiglia Amendola’ a cura di Giovanni Cerchia. Nasceva in quel frangente una nuova sinistra comunista italiana, sviluppatasi intorno alla riflessione di Pietro Ingrao, soprattutto nel periodo che andava dai fatti d’Ungheria e dall’VIII Congresso nazionale alle vicende di Praga del 1968….”,”PCIx-471″
“PAOLOZZI Ernesto”,”Il liberalismo democratico e la questione meridionale. Croce, Fortunato, Dorso.”,”PAOLOZZI è stato borsista presso l’ Istituto italiano per gli Studi storici fondato da Benedetto CROCE e presso l’ Istituto italiano per gli Studi filosofi. E’ autore di vari volumi.”,”ITAS-018″
“PAONE Gianni”,”Ad ovest di Iqbal. Il lavoro minorile nell’ Europa globale.”,”PAONE Gianni esperto in prevenzione della marginalià giovanile, lavora all’ Inca nazionale. Ha pubblicato per Ediesse con Anna TESELLI il volume ‘Lavoro e lavori minorili’ (2000). “”In diversi paesi del mondo, con differenti storie e culture, il lavoro minorile è stato parte della vita economica (Basu, 1998). Oggi l’ interesse per il lavoro minorile, in particolare nelle società industrializzate, è aumentato anche attraverso il processo di globalizzazione che ha portato ad avere maggiori informazioni sulle condizioni di lavoro nelle varie regioni, ma anche sui beni prodotti dai minori e disponibili per i consumatori dei paesi ricchi. Questo aumentato livello di sensibilizzazione sulle condizioni dell’ infanzia e dell’ adolescenza in relazione al lavoro, (…), ha una duplice chiave di lettura: quella dei paesi industrializzati o ricchi e quella dei paesi in via di sviluppo e poveri. I primi, (…) focalizzano la loro attenzione sulla condanna del lavoro minorile, controllando in particolare le importazioni dai paesi in via di sviluppo. (…)””. (pag 98)”,”CONx-124″
“PAONE Mario”,”Amadeo Bordiga, l’Ajace del comunismo italiano; Il libro bianco del bordighismo.”,”Preso dal sito Avanti barbari, 2009″,”BORD-109″
“PAPA Emilio R.”,”Storia della Svizzera. Dall’ antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”PAPA, storico e giurista, è Prof ordinario di storia moderna e contemporanea presso l’Univ di Bergamo della quale è prorettore. Tra i suoi scritti: -Origine delle società operaie in Piemonte -Magistratura e politica -Fascismo e cultura -Il prefascismo -Per una biografia intellettuale di F.S. Merlino -Giustizia e sociologia criminale -Ritorno alla politica -Problemi del socialismo e della democrazia. E’ autore di ricerche sul positivismo europeo di fine Ottocento.”,”EURx-074″
“PAPA Domenico”,”Il parlamento sindacale.”,”contiene dedica dell’ autore”,”ITAA-027″
“PAPA Emilio Raffaele”,”Origini delle società operaie. Libertà di associazione e organizzazioni operaie di mutuo soccorso in Piemonte nei primi anni dopo lo Statuto 1848-1861.”,”Emilio Raffaele PAPA, nato in Romagna, si è laureato in giurisprudenza a Bologna, nel 1957. E’ stato assistente presso la cattedra di storia moderna della Facoltà di Lettere e filosofia della Università di Bologna (in questo periodo ha scritto ‘Storia di due manifesti- Il fascismo e la cultura italiana’, FELTRINELLI, 1958). Trasferitosi a Torino, ha rivolto i propri interessi alla storia del movimento operaio europeo.”,”SIND-028″
“PAPA Franca”,”L’ altra Germania. Saggio sulla Bernstein-Debatte.”,”PAPA Franca si è laureata in Filosofia presso l’ Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume ‘Logica e Stato in Hegel’ (BARI, 1973), ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’.”,”BERN-012″
“PAPA Emilio R.”,”Per una biografia intellettuale di F.S. Merlino. Giustizia e sociologia criminale. Dal “”socialismo anarchico”” al “”riformismo rivoluzionario”” (1878-1930).”,”Alla memoria di Emilio ZACCHERINI PAPA Emilio R. insegna storia dei partiti e dei movimenti politici nell’ Università di Torino. Tra le sue opere (v. 4° cop) ‘Origini delle società operaie in Piemonte’. “”‘L’Italie telle qu’elle est’: “”una protesta umana senza prospettiva storica””. Con questo titolo apparve nell'””Avanti!”” il 31 ottobre 1953 uno scritto di Stefano Merli, storico autorevole e rigoroso, in occasione della prima traduzione italiana dell’opera oggi più nota di Merlino. Tradotta finalmente in italiano, col titolo ‘Questa è l’Italia’, dopo sessantatre anni dall’edizione parigina, l’opera apparve senz’altro deludente per chi da essa attendeva un contributo importante sul piano dell’interpretazione storica a livello monografico. In effetti, il genere del ‘pamphlet’ storico-politico è tanto poco confacente alla tradizione culturale italiana (…) che questo piccolo libro (…) non ebbe grande fortuna. Per la tendenza a non volerla considerare per ciò che fu e che volle essere: una requisitoria, schiaffeggiante, libellistica appunto, contro la classe dirigente italiana postunitaria. Nel filo, è pur vero, di una interpretazione storica spesso riduttiva – volta a rilevare un criterio di continuità, di unità, nell’azione politica di tal classe dirigente – e non aperta – ha ragione Merli – verso prospettive di organica proposta. (…) Per certo, si tratta di un’opera che non voleva essere storica ma storia. Vi son libri – soleva dire Tocqueville – che son ‘atti politici’. O aspirano ad esserlo.”” (pag 69-70)”,”MITS-328″
“PAPA Emilio R.”,”Storia dell’unificazione europea. Dall’idea di Europa al Trattato per una nuova Costituzione europea.”,”Emilio R. Papa, ordinario di Storia contemporanea, ha insegnato nelle Università di Bologna, Torino e Bergamo (di quest’ultima è stato pro-Rettore, ed è docente onorario). Ha inoltre tenuto corsi accademici di Storia delle costituzioni europee, di Storia del diritto medievale e moderno, di Metodologia storica. Tra le sue opere: Magistratura e politica, Fascismo e cultura, Origini delle società operaie, F.S. Merlino, Giustizia e sociologia criminale, Ritorno alla politica, Socialismo e democrazia, Bottai e l’arte, un fascismo diverso, Discorso sul federalismo, Rileggendo Carlo Rosselli, Dal socialismo liberale al federalismo europeo. Ha pubblicato numerosi saggi sul positivismo europeo, Positivismo e antropologia, Il positivismo nella cultura italiana con prefazione di Norberto Bobbio, La cultura giuridica italiana dopo la Rivoluzione francese. Per Bompiani, sempre nella collana Storia Paperback, Storia della Svizzera.”,”EURx-029-FL”
“PAPA Franca”,”L’altra Germania. Saggio sulla Bernstein-Debatte.”,”Franca Papa si è laureata in Filosofia presso l’Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume Logica e Stato in Hegel, ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’. Forme politiche. (pag 54-56)”,”MGEx-036-FL”
“PAPA Franca”,”Logica e Stato in Hegel.”,”Franca Papa, nata a Bari nel 1947, si è laureata in Filosofia presso l’Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume Logica e Stato in Hegel, ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’.”,”HEGx-013-FL”
“PAPA Antonio”,”Storia politica della radio in Italia. Volume I. Dalle origini agli anni della crisi economica, 1924-1934.”,”Antonio Papa è incaricato di storia dei partiti politici nell’Università di Salerno. Ha pubblicato ‘Classe politica e intervento pubblico nell’età giolittiana’ (Napoli, 1973)”,”EDIx-228″
“PAPA Antonio”,”Storia politica della radio in Italia. Volume II. Dalla guerra d’Etiopia al crollo del fascismo, 1935-1943.”,”Antonio Papa è incaricato di storia dei partiti politici nell’Università di Salerno. Ha pubblicato ‘Classe politica e intervento pubblico nell’età giolittiana’ (Napoli, 1973) “”(…) il vero protagonista e simbo dei ‘Commenti ai fatti del giorno’ fu Mario Appelius”” (pag 94)”,”EDIx-229″
“PAPA Emilio R.”,”Storia della Svizzera. Dall’ antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”Emilio Raffaele Papa, storico e giurista, è Professore ordinario di storia moderna e contemporanea presso l’Università di Bergamo. Il mito svizzero: ovvero la separatezza (pag 7)”,”EURx-017-FV”
“PAPA Franca; NASSISI Anna Maria”,”Henryk Grossmann: la teoria delle crisi tra il 1873 e il 1929 (Papa); Note su Sismondi come teorico del capitalismo (Nassisi).”,” Nel primo saggio (F. Papa) si cita in nota il saggio di G. Marramao, “”Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell’estremismo storico””, in ‘Problemi del socialismo’, n. 3, pp. 53 sgg., 1976 luglio-settembre “”Spesso Grossmann riflette sulla connessione organica di crisi e sviluppo: «Il nostro compito consiste nel mostrare come il processo di riproduzione capitalistico, in virtù di cause che scaturiscono dal ciclo economico stesso, si muova necessariamente in senso ciclico, dunque in movimenti di ascesa e di discesa che si ripetono periodicamente, e porti infine al crollo del sistema capitalistico» (23). Quindi … finire (pag 209-210) (F. Papa) (23) H. Grossmann, ‘Il crollo del capitalismo’, cit., pp. 90-91 Note di Grossmann su Sismondi (Nassisi): “”In conclusione, rileva Grossmann, «contrariamente a quanto si è scritto, Sismondi entra in contrasto con i suoi avversari anzitutto per una diversa concezione teorica del regime economico dei suoi tempi e non per direttive di politica pratica» (8). Da tali brevi considerazioni emergono almeno tre problemi che saranno oggetto di una successiva e più attenta analisi: a) ruolo di Sismondi rispetto a Marx, frettolosamente archiviato sulla scorta di alcune valutazioni critiche presenti nelle opere marxiane; b) importanza del Sismondi «critico del capitalismo» nel successivo dibattito sulla teoria della crisi che trova in Lenin e in R. Luxemburg due termini storicamente e scientificamente rappresentativi; c) fortuna di Sismondi nell’ambito della storia del pensiero economico. Vediamo in che cosa consiste questa nuova «teoria» di Sismondi. Scrive Marx: « finire (pag 215-216)”,”TEOC-011-FGB”
“PAPA Emilio Raffaele”,”Storia della Svizzera. Dall’antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”Emilio R. Papa, ordinario di Storia contemporanea, ha insegnato nelle Università di Bologna, Torino e Bergamo (di quest’ultima è stato pro-Rettore, ed è docente onorario). Ha inoltre tenuto corsi accademici di Storia delle costituzioni europee, di Storia del diritto medievale e moderno, di Metodologia storica. Tra le sue opere: Magistratura e politica, Fascismo e cultura, Origini delle società operaie, F.S. Merlino, Giustizia e sociologia criminale, Ritorno alla politica, Socialismo e democrazia, Bottai e l’arte, un fascismo diverso, Discorso sul federalismo, Rileggendo Carlo Rosselli, Dal socialismo liberale al federalismo europeo. Ha pubblicato numerosi saggi sul positivismo europeo, Positivismo e antropologia, Il positivismo nella cultura italiana con prefazione di Norberto Bobbio, La cultura giuridica italiana dopo la Rivoluzione francese. Per Bompiani, sempre nella collana Storia Paperback, Storia della Svizzera.”,”EURx-115-FL”
“PAPA Emilio R. a cura; saggi di Guido NEPPI-MODONA Mirella LARIZZ-LOLLI Giorgio SOLA Luigi BULFERETTI Filippo BARBANO Patrizia AUDENINO Luciano GALLINO Enrico ARTIFONI Nunzio DELL’ERBA Riccardo FAUCCI Denis GIVA Remo FORNACA Giancarlo BERGAMI Giuseppe ZACCARIA Renato TREVES Morris L. GHEZZI Nella GRIDELLI-VELICOGNA Mario PORTIGLIATTI-BARBOS Riccardo VIALE Claudio POGLIANO Emilio R. PAPA”,”Il positivismo e la cultura italiana.”,”saggi di Guido NEPPI-MODONA Mirella LARIZZ-LOLLI Giorgio SOLA Luigi BULFERETTI Filippo BARBANO Patrizia AUDENINO Luciano GALLINO Enrico ARTIFONI Nunzio DELL’ERBA Riccardo FAUCCI Denis GIVA Remo FORNACA Giancarlo BERGAMI Giuseppe ZACCARIA Renato TREVES Morris L. GHEZZI Nella GRIDELLI-VELICOGNA Mario PORTIGLIATTI-BARBOS Riccardo VIALE Claudio POGLIANO Emilio R. PAPA Tra i molti saggi: ‘Divulgazione del positivismo sulla stampa socialista (Audenino), ‘La questione penale nella “”Critica sociale”” (Ghezzi) Contiene dedica autore a GM Bravo”,”DIRx-012-FMB”
“PAPA Franca”,”Tre studi su Kant.”,”Franca Papa è attualmente (1984) docente di dottrine politiche presso la facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche di Bari. Ha già pubblicato ‘Logica e Stato in Hegel’ (1973) e diversi saggi sul pensiero marxista tra cui il volume ‘L’altra Germania. Saggio sulla Bernstein-debatte’ (Bari, 1981). Riporta in appendice: ‘Note sul tema della guerra’ a cui interno al punto 3 c’è il testo ‘K. Marx: l’impossibilità dell’armonia’ (pag 170-175) “”Nell’analisi dello ‘Sviluppo delle contraddizioni intrinseche della legge’ della «caduta tendenziale del saggio di profitto» Marx si trova dinanzi al problema della rottura dell’equilibrio di crescita del processo di produzione capitalistico e, quindi, assai vicino all’analisi delle condizioni strutturali della guerra, nella fase più avanzata dello sviluppo del mercato moderno. La tesi che Marx sostiene in questa sezione del III volume del ‘Capitale’ è ampiamente nota ed è stata più volte discussa. La richiamo solo per il versante che ritengo utile per il mio discorso. I limiti – secondo Marx – entro i quali può essere ritenuto possibile lo sviluppo del sistema economico capitalistico sono quelli dati dalla remunerabilità dell’investimento di denaro. Nella fase in cui lo sviluppo delle tecnologie necessarie a rendere la produzione competitiva e concorrenziale sul mercato internazionale si traduce in un aumento crescente dell’investimento rispetto alla quota di remunerabilità percentuale, che viene ricavata dall’investimento stesso, il capitale si immette in un ciclo di crisi rispetto al quale si possono attivare controtendenze provvisorie e precarie. La legge – che Marx considera valida solo come indicatore di tendenza – individua, come effetto certo, una divaricazione tra due teleologie che per una lunga fase marciano unite nella storia del moderno: quella del processo di lavoro e quella del processo di accumulazione. Il capitalismo ha messo a punto un sistema produttivo capace di moltiplicare vertiginosamente la ricchezza complessiva di un sistema sociale. Ha prodotto lo sviluppo tecnologico e produttivo, che ha moltiplicato i beni disponibili per il consumo, li ha trascinati per il mondo universalizzando la struttura del mercato, ha costituito le condizioni della emancipazione di intere aree del mondo dalla fame e dalla malattia. Ha sviluppato saperi che sono ormai in grado di ridurre il tempo di lavoro necessario ad una intera società per produrre la propria riproduzione vitale. La crisi apre una forbice improvvisa tra questo processo e l’accumulazione del denaro. Il capitale diventa improvvisamente indifferente al progresso delle condizioni di vita, si contrappone sempre più rigidamente ad esso. Si fa ostacolo alla propria espansione. Scrive Marx: «Si manifesta qui nuovamente il limite specifico contro cui urta la produzione capitalistica e si dimostra chiaramente come essa non solo non rappresenti la forma assoluta per lo sviluppo delle forze produttive e della produzione della ricchezza, ma debba necessariamente, ad un certo punto, trovarsi in conflitto con questo sviluppo» (19). Il paradosso sta proprio in questo carattere della crisi: è lo sviluppo della produzione della ricchezza che distrugge la soggettività (il capitale) che ha storicamente capovolto le condizioni di miseria del mondo. È difficile immaginare un antagonismo così radicale e un conflitto tanto evidente”” (pag 170-175) [Franca Papa, ‘Tre studi su Kant’, Lacaita editore, Manduria, 1984] [(19) K. Marx, ‘Il Capitale’, III, trad. M.L. Boggieri, Editori Riuniti, Roma, 1965, p. 318. I passaggi che prendo in esame sono stati al centro di un ampio dibattito sulla crisi del Capitalismo tra anni Venti e anni Trenta. Per una ricostruzione di questo dibattito si vedano le pagina di G. Marramao, ‘Il politico e le trasformazioni’, De Donato, Bari, 1979, che contiene anche tutta la bibliografia indispensabile per la conoscenza di questa fase della storia del marxismo. Su alcuni aspetti del problema vedi anche i miei due saggi: ‘Henryk Grossmann: La teoria delle crisi tra il 1873 e il 1929’, in ‘Critica marxista’, n. 4-5, e ‘L’altra Germania: saggio sulla Berrnstein-debatte’, Dedalo, Bari, 1981]”,”FILx-019-FMB”
“PAPADIA Francesco SANTINI Carlo”,”La Banca centrale europea. L’istituzione che governa l’euro.”,”La Banca centrale europea. Nata nel 1998, dopo un lungo lavoro di preparazione e sancita formalmente nel Trattato di Maastricht, la Banca centrale europea è un organo indipendente e sovranazionale che ha lo straordinario potere di creare moneta e stabilire il tasso al quale questa viene data e presa in prestito nei dodici paesi dell’Unione che hanno adottato l’euro. Francesco Papadia è direttore generale per le operazioni di mercato della Banca centrale europea. Carlo Santini già direttore generale dell’Ufficio italiano dei Cambi, è stato anche direttore centrale della ricerca economica in Banca d’Italia. É attualmente impegnato nel settore finanziario privato.”,”EURE-030-FL”
“PAPADIA Francesco SANTINI Carlo”,”La Banca centrale europea.”,”Francesco Papadia è il vice-capo del Servizio rapporti con l’estero della Banca d’Italia. Carlo Santini è il direttore centrale per la Ricerca economica della Banca d’Italia ed è stato sostituto del Governatore nel Consiglio dell’IME.”,”EURE-042-FL”
“PAPADIA Elena”,”Nel nome della nazione. L’Associazione Nazionalista Italiana in età giolittiana. Serie II, Memorie Vol. LIII.”,”Elena Papadia (Roma, 1972) è professoressa associata di Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma. I suoi studi vertono per lo più sull’Italia liberale, con particolare attenzione alle forme della mobilitazione politica giovanile, al rapporto tra le generazioni, al ruolo delle emozioni e della letteratura nel generare appartenenze e identità politiche. Ha riflettuto anche sulla storia dei consumi, concentrandosi soprattutto sull’evoluzione dei luoghi e delle forme della distribuzione commerciale tra ‘800 e ‘900. Tra i suoi lavori: La Rinascente, il Mulino 2005; Nel nome della nazione. L’Associazione nazionalista italiana in età giolittiana, Archivio Guido Izzi, 2006; Di padre in figlio. La generazione del 1915, il Mulino, 2013; La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia (1870-1900), il Mulino, 2019. Fa parte della redazione di «Dimensioni e problemi della ricerca storica» e da novembre 2020 di «Passato e presente».”,”RISG-141-FSL”
“PAPADIA Elena”,”La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia, 1870-1900.”,”Elena Papadia insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Con il Mulino ha pubblicato “”La Rinascente”” (2005) e ‘Di padre in figlio. La generazione del 2015’ (2013)”,”ANAx-471″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”La metamorfosi del marxismo.”,”Kostas PAPAIOANNOU è nato a Volos in Grecia nel 1925 e ha partecipato alla Resistenza greca. Dopo gli studi di diritto all’Univ di Atene, si è trasferito a Parigi dove vive dal 1946. Chargé de recherche al CNRS, insegna filosofia alla facoltà di lettere di Nanterre e sociologia all’ EPHE Ecole pratique des Hautes Etudes. Ha scritto molte opere. La lotta sul terreno organizzativo. Blanquismo e marxismo. “”Spunti di una concezione siffatta si può a rigore trovarli presso i blanquisti, ma è precisamente su questo punto che il marxismo si è opposto con il massimo vigore al blanquismo. In Blanqui, diceva Engels nel 1874, “”non si tratta affatto di dittatura di tutta la classe rivoluzionaria, del proletariato, ma della dittatura della minoranza che ha fatto il colpo di mano e che già in precedenza si è organizzata sotto la dittatura o sotto la dominazione di un solo o di alcuni”” (XVIII, 529). Ma per Engels queste idee “”sono già da parecchio tempo invecchiate”” e possono trovare eco soltanto “”presso gli operai poco maturi e impazienti””. Egli si rallegrava anche del fatto che vedeva gli emigrati blanquisti “”trasformarsi in una frazione operaia socialista”” e accettare “”le idee del socialismo scientifico tedesco sulla necessità dell’azione politica del proletariato e della sua dittatura in quanto fase transitoria per giungere all’abolizione delle classi e dello Stato”” (XVIII, 266). (…) Per questi “”bohémiens di origine proletaria””, nota Marx nel 1850, “”la sola condizione della rivoluzione è una buona organizzazione della loro cospirazione. Sono gli alchimisti della rivoluzione e condividono il disordine mentale, la ristrettezza di spirito e le idee fisse degli alchimisti di un tempo”” (VII, 273). Nello stesso spirito egli fece interdire nel 1871 i gruppi segreti in seno all’Internazionale anche nei paesi nei quali non esisteva il diritto di associazione: “”questo tipo di organizzazione – egli affermò – contraddice allo sviluppo del movimento proletario, perché queste società, invece di educare gli operai, li assoggettano a leggi autoritarie e mistiche che ostacolano la loro indipendenza e orientano la loro coscienza in una direzione falsa”” (XVII, 655). Non è difficile comprendere quale fosse “”il tipo di organizzazione”” che incontrava il favore di Marx e di Engels. “”Quando entrammo per la prima volta nella società segreta dei comunisti – scriveva quest’ultimo a W. Bloss il 10 novembre 1877 – lo facemmo a condizione che dallo statuto fosse eliminato tutto ciò che poteva favorire la fede nell’autorità””. Quando, sette anni dopo, Engels traccia la storia della Lega dei comunisti, insiste con forza sul fatto che “”l’organizzazione della Lega era integralmente democratica con quadri eletti e revocabili: bastava questo – egli conclude – a rendere impossibile l’appetito della cospirazione e della dittatura che essa impone”” (XXI, 215). (…) Non è qui il caso di ricordare nei dettagli la lotta costantemente condotta da Marx ed Engels contro le insorgenze del “”culto dell’autorità”” nella “”setta lassalliana””, contro la mistica bakuniniana dell’élite e, last but not least, nel movimento marxista stesso.”” (pag 21-22) [Kostas Papaioannou, La metamorfosi del marxismo, 1972]”,”RUSS-065″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”Hegel. La vita, il pensiero, i testi esemplari.”,”””Filosofia e Rivoluzione avevano per Hegel lo stesso significato. La filosofia, egli diceva, è “”un tentativo di camminare sulla testa”””” (pag 111) “”Dal 1805 in avanti, periodo nel quale trionfavano le “”armonie economiche””, Hegel, che ha letto Adam Smith e Stewart, descrive con sorprendente perspicacia le contraddizioni che lacerano il mondo dell’ industrialismo nascente. Se la sua filosofia del lavoro e della tecnica fonda e prefigura quella di Saint-Simon, Proudhon e Marx, le sue riflessioni sulla divisione del lavoro, l’ accumulazione delle ricchezze, il pauperismo, il denaro e l’ alienazione del mondo delle merci, descritto nel migliore stile marxiano come “”ein sich in sich bewegendes Leben des Toten”” (la vita muoventesi in se stessa della materia morta), annunciano per più aspetti la problematica del socialismo, prefigurando anche il primato che Hegel accorderà più tardi allo Stato burocratico””. (pag115)”,”FILx-243″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”De Marx et du marxisme.”,”Trotsky, “”patriarca dei burocrati””. “”Trotsky non ha mai nascosto la sfiducia che provava riguardo ad ogni forma di gestione operaia. Il sistema delle amministrazioni elette, diceva già nel marzo 1918… ‘è la reazione completamente naturale di una classe giovane, rivoluzionaria, oppressa fino ad ieri, che ripudia l’ autorità personale dei suoi padroni di ieri e li rimpiazza ovunque con i suoi rappresentanti eletti. E’ una reazione rivoluzionaria assolutamente naturale e sana, all’ inizio. Ma non è l’ ultima parola dell’ edificazione economica dello Stato proletario'””. (pag 322) Ultimo capitolo: Marx e la politica internazionale (pag 509-543)”,”TEOC-315″
“PAPAÏOANNOU Kostas”,”L’Idéologie froide. Essai sur le dépérissement du marxisme (1967).”,”PAPAÏOANNOU K. “”Tel était aussi l’avis de Kamenev, vieux bolchévik, président du Soviet de Moscou (assassiné par Staline en 1936), lorsque, au XIV° Congrès du parti (fin 1925), il dénonça l’autocratie qui s’instaurait dans le parti, et c’est alors que les congressistes triés sur le volet, écumants de rage et insultant l’orateur, donnèrent le premier échantillon de la frénésie qui allait désormais s’emparer des disciples “”orthodoxes”” de Marx et d’Engels. Le compte rendu sténographique du Congrès (Moscou, 1926, pp.274-275) nous offre une image assez évocatrice de ce nouvel avatar du “”marxisme””: Kamenev: …Nous sommes contre la création d’une théorie du “”Chef”” [le terme “”Chef””, Vojd, avait encore un sens péjoratif], nous sommes contre l’érection d’un “”Chef””…Nous ne pouvons considérer comme normale et estimons nuisible au Parti la prolungation d’une situation où le Secrétariat réunit la politique et l’organisation, et, de fait, prédétermine la politique. (Bruit)…J’en suis venu à la conviction que le Camarade Staline ne peut remplir le rôle d’unificateur de l’état-major bolchévik…(Bruit) (….) Le président: Silence, s’il vous plaît, camarades. La camarade Kamenev doit finir son discours. Kamenev: …J’ai commencé mon discours avec le mots: Nous sommes contre la théorie de la primauté d’un individu, nous sommes contre la création d’un “”Chef””. C’est avec le mêmes mots que je le finirai. (Applaudissements de la délégation de Léningrad)”” (pag 62)”,”TEOC-561″
“PAPANDREU Andreas”,”Il capitalismo paternalistico.”,”””Se il capitalismo contemporaneo non è una società di bottegai in libera concorrenza, che cos’è? Da quando sono apparsi i lavori di James Burnham su ‘La rivoluzione manageriale’ e di A.A. Berle e G.C. Menas su ‘Società per azioni e proprietà privata’ sono stati fatti molti tentativi per proporre una visione alternativa più realistica del capitalismo contemporaneo. La prima, quella neomarxista, è sostenuta da Paul Baran e Paul Sweezy nel ‘Capitalismo monopolistico’ (1). La seconda è di J.K. Galbraith nel ‘Nuovo stato industriale’ (2). E’ chiaro che nessun discorso significativo sul capitalismo contemporaneo può essere sostenuto senza rifarsi a queste due interpretazioni strettamente connesse”” (pag 43) (1) Modern Reader Paperback, New York, 1966, trad. it., ‘Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968; (2) Hamish Hamilton, Londra, 1967 (…); trad. it., ‘Il nuovo stato industriale’, Einaudi, Torino, 1968 Andreas Papandreu è figlio di Georgios Papandreu, ultimo Presidente del consiglio greco prima dei colonnelli.”,”ECOT-309″
“PAPARAZZO Amelia a cura, scritti di PAPARAZZO Amelia MASSARA Katia BENCIVENNI Marcella GRECO Oscar BRUNO Emilia”,”Calabresi sovversivi nel mondo. L’ esodo, l’ impegno politico, le lotte degli emigranti in terra straniera (1880-1940).”,”Amelia PAPARAZZO è professore associato di storia contemporanea presso il Dipartimento di storia dell’ Università della Calabria. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina) “”Su 665 “”sovversivi”” calabresi schedati come comunisti, 333 (pari al 50%) emigrano all’ estero. Sono soprattutto contadini, agricoltori, braccianti, manovali e muratori, ai quali si aggiunge una quota consistente di artigiani (in gran parte calzolai, sarti, falegnami ed ebanisti); pochi i commercianti, gli impiegati e i liberi professionisti. La categoria di lavoratori più rappresentata, tra i comunisti calabresi rimasti in patria, è invece quella dei ferrovieri. Per quanto riguarda i flussi migratori, 224 persone scelgono il continente americano e in particolare 69 si stabiliscono negli Stati Uniti (di cui 22 a New York), 5 in Canada e 150 in America Latina (la nazione che accoglie più calabresi è l’ Argentina: 107, con una punta di 82 comunisti a Buenos Aires)””. (pag 47)”,”CONx-143″
“PAPI Fulvio direzione opera; redazione: Silvana BORUTTI Claudio BONVECCHIO Giulio M. CHIODI Gian Paolo IORIATTI; collaborazione di Sergio AIROLDI Etienne BALIBAR C.L. BEHAR Luisa BONESIO Carla CASAGRANDE Ugo FABIETTI Cesare LUPORINI Pierre MACHEREY Maria Carla MAGGI Lorenzo MAGNANI Claude MEILLASSOUX Alfredo MOROSETTI Filippo POGLIANI Paolo RAMAT Peter SCHÖTTLER Mario VEGETTI Giovanna VOGLINO”,”Dizionario Marx Engels.”,”Redazione: Silvana BORUTTI, Claudio BONVECCHIO, Giulio M. CHIODI, Gian Paolo IORIATTI. Collaboratori: Sergio AIROLDI, Etienne BALIBAR, C.L. BEHAR, Luisa BONESIO, Carla CASAGRANDE, Ugo FABIETTI, Cesare LUPORINI, Pierre MACHEREY, Maria Carla MAGGI, Lorenzo MAGNANI, Claude MEILLASSOUX, Alfredo MOROSETTI, Filippo POGLIANI, Paolo RAMAT, Peter SCHÖTTLER, Mario VEGETTI, Giovanna VOGLINO”,”MADS-114″
“PAPI Giuseppe Ugo”,”L’inflazione.”,”Quattro ‘sorgenti’ di inflazione: 1. Deprezzamento biglietto banca per eccessiva emissione 2. Fissazione prezzi superiori a costo produzione da parte di imprese oligopolistiche 3. Aumento salari maggiore dell’aumento medio produttività 4. Condotta del governo poco ispirata a criteri economici Non si parla del ruolo della Banca centrale”,”ECOT-281″
“PAPI Fulvio a cura, Testi di Adam FERGUSON John MILLAR Adam SMITH Jeremy BENTHAM Robert OWEN Thomas Robert MALTHUS Thomas CHALMERS Thomas HODGSKIN Andrew URE Thomas CARLYLE”,”Ideologie nella rivoluzione industriale.”,”Fulvio Papi, nato a Trieste nel 1930, professore ordinario du fulosofia teoretica e direttore della scuola di perfezionamento in filosofia dell’Università di Pavia, editore dell’annuario Materiali filosofici. Allievo di Banfi: marxismo occidentale, neokantismo, fenomenologia sono state le radici filosofiche. Con la sua prima opera nel 1961 ebbe il premio Pozzale per la critica.”,”UKIE-009-FL”
“PAPI Fulvio”,”Episteme e ideologia nella “”Concezione materialistica della storia””.”,”Rapporto Marx Grun “”Leggiamo un passo di un articolo di Grun e il commento che ne segue: «Quando si nomina Feuerbach, si è nominato tutto il lavoro della filosofia da Bacone di Verulanio fino ad oggi, si è detto in pari tempo che ciò che in ultima istanza la filosofia vuole e significa, si ha l’uomo come risultato ultimo della storia universale. In tal modo ci si mette all’opera con un metodo più sicuro, perché più profondo, di quando si mette su tappeto il salario, la concorrenza, la manchevolezza delle costituzioni e degli ordinamenti… Abbiamo acquistato l’uomo, l’uomo che si è spogliato della religione, delle idee morte, di ogni essenza a lui estranea insieme con tutte le loro trasposizioni nella pratica, il puro, il verace uomo». Ed ecco il commento di Marx-Engels: «Basta questa frase per chiarire appieno la specie di «sicurezza» e di «profondità» che ci si possono aspettare dal signor Grun. Egli trascura le questioni piccole. Fornito di una fede imperscrutabile nei risultati della filosofia tedesca, così come sono custoditi da Feuerbach, ossia che l”uomo’, il ‘puro’, il ‘verace uomo’, è il fine ultimo della storia universale, che la religione è l’essenza umana estraniata, che l’essenza umana è l’essenza umana e la misura di tutte le cose; fornito delle altre verità del socialismo tedesco (vedi sopra): ossia che anche il denaro, il lavoro salariato ecc. sono estraniazioni dell’essenza umana…» (pp. 513-14). Proprio attraverso la critica della filosofia di Feuerbach sedimentata nella critica dei «veri socialisti», Marx-Engels mostrano (a noi che leggiamo ora) che essi erano da un’altra parte rispetto alla critica «umanistica» dell’economia politica che era stata – due anni avanti lo spontaneo risultato del marxismo derivato dal trapianto dell’economia politica , sapere astratto e ideologia feuerbachiana. Nel 1846 i ‘Manoscritti economico-filosofici’ sono molto lontani: l’apparato concettuale di Feuerbach è consumato almeno per quanto riguarda la possibilità che un concetto filosofico come quello di essenza dell’uomo possa costituire uno strumento per condurre un qualsiasi «dato» comunque reperito – dall’esperienza, dalla pratica politica, dal sapere – alla forma scientifica della sua pensabilità. Tant’é che nella ‘Ideologia tedesca’ non vi è per nulla una «critica dell’economia politica» proprio perché sono venute meno le «evidenti condizioni teoriche che l’avevano consentita nei ‘Manoscritti’, mentre viene usata positivamente la generica ideologia materialistico-antropologica che accompagna l’economia politica classica, e i concetti economici servono per una ricostruzione materiale del processo storico. Infine: Engels nella ‘Ideologia tedesca’ si sforza di mostrare come gli scritti di Marx apparsi nei ‘Deutsch-Französische Jahrbucher’ godessero già di una autonomia teorica rispetto a Feuerbach: «Avendo Feuerbach presentato il mondo religioso come l’illusione del mondo terreno, il quale in Feuerbach stesso appare semplicemente come ‘frase’, si presentò naturalmente anche per la teoria tedesca la domanda alla quale egli non aveva risposto, come è accaduto che gli uomini ‘si mettono in testa’ queste illusioni? Questa domanda apriva per gli stessi teorici tedeschi la strada della concezione materialistica del mondo, che ‘non è priva di presupposti’ ma osserva i presupposti materiali reali ed è perciò, essa sola, la concezione del mondo ‘realmente’ critica. Questo passaggio era già indicato nei ‘Deutsch-Französische’Jahrbucher, negli scritti ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’ e ‘Sulla questione ebraica’. Poiché ciò fu fatto usando ancora la fraseologia filosofica, le espressioni filosofiche tradizionali sfuggite in quegli scritti, come ‘essenza umana, specie’ ecc., offrirono ai teorici tedeschi l’occasione desiderata di fraintendere il corso reale delle idee e di credere che in essi si trattasse soltanto di dare una nuova piega, ancora una volta, alle loro consunte vesti teoriche…» (pp. 231-32)”” (pag 36-39) [Fulvio Papi, ‘Episteme e ideologia nella “”Concezione materialistica della storia””‘, Quaderni di Studio dell’Istituto di Filosofia dell’Università di Pavia, Pavia, 1974] Karl Grün Da ricerca in internet: Karl Grun: The Confrontation with Marx, 1844-1848 J. Strassmaier Published 1969 Philosophy, History, Political Science Notizie su Karl Grun e il “”vero socialismo”” Karl Grün (1817-1887) è stato un filosofo e scrittore tedesco, noto per il suo contributo al movimento del “”vero socialismo””. Questo movimento, sviluppatosi in Germania negli anni ’40 del XIX secolo, cercava di combinare le idee del socialismo con un’interpretazione umanistica e idealistica della società. Il “”vero socialismo”” si opponeva al comunismo rivoluzionario di Marx ed Engels, proponendo invece un cambiamento sociale attraverso la moralità e la giustizia. Grün sosteneva che la trasformazione della società dovesse avvenire attraverso l’educazione e la persuasione, piuttosto che tramite la rivoluzione violenta2. (copil)”,”MADS-001-FMB”
“PAPINI Giovanni”,”Lettere agli uomini di Papa Celestino VI. Per la prima volta tradotte e pubblicate.”,”PAPINI Giovanni (Firenze 1881-1956) scrittore, fondò ‘Leonardo’ (1903) con Prezzolini e ‘Lacerba’ (1913). Collaborò alla Voce. Fu nazionalista e interventista, scettico e poi apologeta del cristianesimo.”,”RELC-110″
“PAPINI Giovanni”,”Eresie letterarie (1905-1928).”,”PAPINI G.”,”VARx-431″
“PAPINI Giovanni”,”Gog.”,”Visita a Lenin: presunte e malcomprese dichiarazioni di Lenin malato a Gog ricevuto in un villaggio vicino a Mosca. (pag 147-“,”VARx-434”
“PAPINI Carlo”,”Origine e sviluppo del potere temporale dei papi (650-850). Un’epoca di flasi abilmente costruiti, che hanno inciso sul corso della storia: Il ‘Constitutum Constantini’ (Roma, 752-753), il ‘Pactum seu Promissio Pippini’ (Roma, 816) e le ‘Decretali dello Pseudo-Isirodo’ (Reims, 850 ca).”,”PAPINI Carlo si è laureato in giurisprudenza all’Università di Genova nel 1957. Nel 2002 la Facoltà valdese di Teologia di Roma gli ha conferito la laurea honoris causa in teologia. Dal 1965 al 1998 ha diretto la casa editrice Claudiana di Torino. Collabora al ‘Bollettino della Società di Studi valdesi’ (Torre Pellice). “”Costantino II si affrettò a scrivere a re Pipino anche per dimostrare ai suoi avversari interni ch’egli rimaneva fedele alla politica filo-franca dei suoi predecessori. Nella sua lettera dava naturalmente una versione addomesticata degli avvenimenti che avevano portato alla sua elezione “”da parte del popolo di Roma””. (…) Ma Pipino non rispose: non sappiamo se fossero giunte al suo orecchio delle voci tali da indurlo alla prudenza. Quando Costantino II, ad agosto, ricevette la sinodale del patriarca di Gerusalemme Teodoro, che difendeva il culto delle immagini, la fece leggere pubblicamente e ne approfittò per scrivere una seconda volta al re dei Franchi. Questa volta però usò un tono diverso: riconobbe di essere stato imposto contro la sua stessa volontà dalla violenza popolare, ma sostenne di avere delle attenuanti, data la difficile situazione e che, nonostante la sua indegnità, si era rimesso al decreto della divina Provvidenza. Continuava però a sperare che il re dei Franchi gli avrebbe accordato la sua protezione. Ma neppure questa volta Pipino rispose””. (pag 143)”,”RELC-305″
“PAPINI Giovanni”,”Dante vivo.”,”Libro mancante della parte finale”,”VARx-034-FV”
“PAPINI Giovanni”,”Storia di Cristo.”,”””Due soli esseri al mondo hanno saputo il segreto di Giuda: Cristo e il Traditore”” (pag 365) “”Altri ha detto che la ragione vera va cercata nella perdita della fede. Giuda aveva creduto fermamente in Gesù ed ora non poteva più credere.”” (pag 367)”,”RELC-001-FMP”
“PAPINI Giovanni”,”Stroncature (1904-1931).”,”Papini: ‘S’ha un bel dire che Shakespeare è moderno ed eterno e che la sua inquitudine è la nostra inquitudine e la sua paura la nostra paura. Noi stiamo cambiando e più cambieremo gli uomini in seguito. (…) Noi ci allontaniamo da Shakespeare’ (sic) (pag 188)”,”VARx-168-FV”
“PAPP Julien”,”De l’Autriche-Hongrie en guerre à la République hongroise des Conseils (1914-1920).”,”Julien Papp è nato in Ungheria nel 1940, vive in Francia dal 1965. Storico, ha pubblicato numerose opere sulla storia contemporanea, sulla seconda guerra mondiale e l’Ungheria. La rivoluzione ungherese, il fattore esterno e quello interno. “”Bien qu’elle accordât une très grande importance au développement de la révolution en Europe, l’analyse de Lénine laissa le facteur extérieur en dehors des conditions objectives. Or, dans de cas de la Hongrie, la question des interventions étrangères fut peut être décisive. Telle est du mois l’opinion de Mátyás Rákosi, protagoniste de premier plan de la République des Conseils, en tant que commissaire du peuple d’abord, puis comme commandant dans l’Armée rouge hongroise (…). Rákosi conteste cependant la thèse professée après coup par les sociaux-démocrates hongrois, à savoir que la République des conseils étati condamnée à l’avance: Clausewitz n’avait-il pas énoncé que «le danger va avec la guerre», dit Rákosi en évoquant Lénine qui illustrait ce propos guerrier en citant le proverbe russe: «Celui qui a peur du loup ne doit pas aller dans la forêt». En tout cas, la primauté du facteur externe, où intervient aussi la dépendance économique, fut également affirmée après l’avortement de la révolution en Autriche par des leaders sociaux-démocrates comme Otto Bauer et Friedrich Adler. A’ l’opposé, pour Lénine, Liebknecht, Luxembourg, Trotsky, ou Radek, le facteur externe n’était pas décisif «’au moment où la situation était mûre pour la révolution’». En Russie, effectivement, une situation exceptionnelle s’était créée après l’abdication du tsar en mars 1917: le gouvernement provisoire poursuivait la guerre et réfusait de sanctionner l’expropriation des terres par le paysans, maíls il ne pouvait imposer sa volonté; des circonstances exceptionnelles donc, dont les bolcheviks ne furent pas le artisans mais qu’ils surent expoiter à fond. L’Allemagne, l’Autriche, la Hongrie et l’Italie connurent elles aussi plusieurs moments entre 1918 et 1923 où les conditions objectives d’une situation révolutionnaire étaient réunies, mais partout le combat du prolétairat finit par des échecs. La comparaison avec l’action des bolcheviks est d’autant plus légitime qu’à un moment ou à un autre tous ces pays en effervescence la prenait pour exemple, posant ainsi la question des conditions subjectives de la révolution. Pour les dirigeants socialistes et communistes de l’époque, plusieurs facteurs devaient être, là aussi, pris en considération. D’abord, le soutien de la classe tout entière ou du moins la neutralité bienveillante des travailleurs et des opprimés vis-à-vis de l’avant-garde du prolètariat. Selon Lénine, «’pour que vraiment la classe tout entière, pour que vraiment les grandes masses de travailleurs et d’opprimés du capital en arrivent à une telle position, la propagande seule, l’agitation seule ne suffisent pas. Pour cela il faut que ces masses fassent leur propre expérience politique» (23). Ce processus devait être étroitement lié à l’existence d’une organisation d’avant-garde, deuxième condition subjective de la révolution; du moins pour les bolcheviks car, pour d’autres courants historiques de la pensée révolutionnaire, cela n’allait pas de soi. Il s’agissait en réalité, pour le leader du parti bolchevik, d’agir au bon moment, en fonction de l’état d’esprit et de l’attente des masses. C’est en ce sens et en se fondant sur l’expérience des révolutions russes que Trotsky expliquera: «[La] qualité fondamentale la plus précieuse [du Parti bolchevik] est son aptitude sans égale à s’orienter rapidement, à changer tactique, à renouveler son armement et à appliquer de nouvelle méthodes, en un mot à opérer des brusques virages. Les conditions historiques orageuses ont rendu cette tactique nécessaire. Le génie de Lénine lui a donné une forme supérieure. [La] force [du parti] s’est manifestée en ce que le traditionalisme, la routine étaient réduits au maximum par une initiative tactique clairvoyante, profondément révolutionnaire, à la fois hardie et réaliste» (24). Or en Europe centrale, si en Hongrie le pouvoir est tombé entre les mains des communistes comme un fruit mûr, en Allemagne et en Autriche les organisations révolutionnaires ont le plus souvent agi à contre-temps: soit que la révolution allât plus vite que les révolutionnaires, soit que l’action putschiste ou l’irrésoltuion de ces derniers se heurtât à la détermination des dirigeantes sociaux-démocrates, sûrs de leurs objectifs et possédant, en vertu del l’implantation antérieure des appareils réformistes, une influence prépondérante sur l’encadrament de la classe ouvrière; qui plus est, en Allemagne, les leaders socialiste Scheidemann et Ebert étaient liés à l’état-major d’uine armée vivier des corps francs qui écraseront deàs janvier 1919 l’insurrection spartakiste. Mais en Autriche l’armée est socialiste, «qui, junqu’en 1921, chante l”Internationale’ et défile avec un drapeau rouge; c’est donc une armée qui est une force prolétarienne considérable», sauf que pour le PSD l’unité du parti passe avant tout et, «même petite, la droite du parti freine le mouvement». En outre, le «leader théorique» Otto Bauer voit surtout «tout ce qui gêne», apeuré face à toute une série d’obstacles hypothétiques (25)”” (pag 223-225)] [(23) Cité par A.L. Donneur, op. cit., p. 82; (24) Léon Trotsky, ‘De la Révolution’, Paris, 1963, p. 59; (25) A.L. Donneur, op. cit., p. 185-187] [Julien Papp, ‘De l’Autriche-Hongrie en guerre à la République hongroise des Conseils (1914-1920)’, Pantin, 2015]”,”MAUx-047″
“PAPPALARDO Giancarlo PEZZOLI Raffaele”,”Il petrolio e l’ Europa: strategie di approvvigionamento.”,”””Per contro una tale evoluzione non ha in nulla contribuito ad aumentare il grado di sicurezza degli approvvigionamenti europei. Ciò può essere affermato principalmente per due ordini di considerazioni. Anzitutto il fatto di avere concentrato su un’ unico paese (Libia, ndr) la cosiddetta diversificazione dal Golfo Persico risulta palesemente antitetico allo stesso principio della diversificazione geografica come strumento di sicurezza. (…)”” (pag 44)”,”EURE-044″
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini. SS e Kapo svela gli orrori dei campi di sterminio nazisti.”,”Vincenzo e Luigi PAPPALETTERA sono padre e figlio, il primo nato nel 1919 e il secondo nel 1940. Vincenzo fu partigiano durante la guerra e deportato a Mauthausen. Sovravvissuto alle atrocità del Lager si è dedicato, coadiuvato dal figlio, laureato in scienze politiche, a studiare il fenomeno dei campi di concentramento nazisti. Di Vincenzo PAPPALETTERA la Mursia ha pubblicato: -Tu passerai per il camino: vita e morte a Mauthausen (premio Bancarella, 1966) -Ritorno alla vita. I sopravvissuti dei Lager nel dopoguerra italiano -Nei lager c’ero anch’io”,”GERN-054″
“PAPPALETTERA Vincenzo”,”Tu passerai per il camino. Vita e morte a Mauthausen.”,”Tu passerai per il camino era la minaccia che gli aguzzini di Mauthausen lanciavano di continuo ai detenuti del lager maledetto. Giovane antifascista e partigiano, l’autore fu deportato a Mauthausen dove conobbe l’intiero processo di degradazione riservato ai ‘subumani’ là rinchiusi, e dei quali Kapos e SS altro uso non sapevano immaginare se non di farli servire a quella ‘fabbrica della morte’. Oltre settemila furono i deportati italiani che trovarono la morte a Mauthausen.”,”QMIS-011-FL”
“PAPPALETTERA Vincenzo”,”Nazismo e olocausto. Dalla democrazia alla dittatura.”,”Vincenzo Pappalettera, partigiano durante l’ultima guerra; fu deportato a Mauthausen. Sopravvissuto alle atrocità del lager, ne ha lasciato una indimenticabile testimonianza in ‘Tu passerai per il camino’, pubblicato da Mursia. “”L’inaugurazione ufficiale di un lager. Il 20 maggio 1933 il presidente della polizia di Monaco, Heinrich Himmler, convoca una conferenza stampa nel corso della quale informa che è stato aperto un lager nei pressi di Dachau, capace di ospitare 5.000 persone. Tutti i giornali tedeschi, ma anche alcuni stranieri, come l’inglese “”Manchester Guardian””, riportano la notizia il giorno successivo. Così i tedeschi e il mondo intero sono ufficialmente informati che cinquanta giorni dopo l’ascesa al potere dei nazisti è stato ufficialmente aperto un lager (il comunicato di Himmler è riportato in ‘Appendice’ come ‘Documento n. 6). Dachau è il primo lager ufficiale, ma già ne funzionavano altri, messi in piedi da Gauleiter di altre regioni o dalla polizia o da ufficiali delle SS o delle SA. I molti perché delle deportazioni. In base alla legge sulla protezione del popolo e dello stato, chiunque può essere arrestato e deportato per ragioni di sicurezza e per un periodo illimitato; nelle carceri e nei lager, accanto ai dirigenti dei partiti marxisti, parlamentari o no, arrestati il giorno successivo all’incendio del Reichstag, genericamente e collettivamente accusati di aver tentato un colpo di stato, e ai dirigenti dei tre sindacati, ci sono anche intellettuali, pacifisti, giornalisti e magistrati che nulla hanno a che fare coi marxisti, ma che sono contrari al nazismo o sospettati di esserlo. Tra i deportati ci sono anche molte vittime di vendette personali o di ricatti dei Gauleiter, delle SS o delle SA, despoti nei loro villaggi o nei quartieri delle città; ci sono persone colpevoli di essersi presentate al lavoro ubriache, o di aver salutato un conoscente con un “”Heil”” non seguito da “”Hitler””, o di aver raccontato barzellette sul Führer o sui gerarchi nazisti alla persona sbagliata; c’è persino un iscritto al partito nazista sorpreso mentre stava leggendo un giornale clandestino comunista. Ci sono infine migliaia di persone colpevoli di aver votato “”rosso””, ma poiché non è possibile internare 12.000.000 di tedeschi, per la gran parte i “”rossi”” resteranno liberi, ma saranno oggetto della stretta sorveglianza della Gestapo e, terrorizzati dalle notizie che i nazisti lasciano filtrare sui lager perché fungano da deterrente paralizzante, rinunceranno in gran parte alla lotta politica”” (pag 79-80)”,”GERN-191″
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini.”,”Vincenzo e Luigi Pappalettera sono padre e figlio, il primo nato nel 1919 e il secondo nel 1940. Vincenzo fu partigiano durante la guerra e deportato a Mauthausen. Sovravvissuto alle atrocità del Lager si è dedicato, coadiuvato dal figlio, laureato in scienze politiche, a studiare il fenomeno dei campi di concentramento nazisti. Di Vincenzo Pappalettera Mursia ha pubblicato: -Tu passerai per il camino: vita e morte a Mauthausen (premio Bancarella, 1966); -Ritorno alla vita. I sopravvissuti dei Lager nel dopoguerra italiano; -Nei lager c’ero anch’io. “”Al processo di Colonia il caporale SS Erich Walter Kruger, in un primo tempo sentinella a Mauthausen, poi impiegato nell’Ufficio politico, ammise che i motivi delle morti erano falsificati: “”Kruger: Quando una SS voleva uccidere un detenuto senza dare nell’occhio, gli gettava il berretto sul filo spinato e gli ordinava di andarselo a riprendere. Dalle garitte le sentinelle sparavano a chiunque si avvicinasse. Nel registro dei morti si scriveva: «Ucciso durante un tentativo di fuga»”” (pag 76)”,”TEMx-001-FER”
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini.”,”Vincenzo e Luigi Pappalettera, padre e figlio, sono nati rispettivamente nel 1919 e 1940. Vincenzo Pappalettera è stato partigiano e deportato a Mauthausen. Sopravvissuto al Lager si è dedicato con il figlio, laureato in scienze politiche, a studi e ricerche sul fenomeno concentrazionario nazista. Ha scritto Tu passerai per il camino, Premio Bancarella 1966.”,”GERN-034-FL”
“PAPUZZI Alberto”,”Quando torni. Una vita operaia.”,”PAPUZZI Alberto giornalista alla ‘Stampa’.”,”MITT-320″
“PAPUZZI Alberto MAGONE Annalisa”,”Gidibì. Giulio De Benedetti. Il potere e il fascino del giornalismo.”,”PAPUZZI Alberto giornalista alla “”Stampa”” ne ha diretto le pagine di cultura. Ha pubblicato libri sul giornalismo. MAGONE Annalisa, giornalista, si occupa di comunicazione. Autoritario, narcisista, impietoso, indipendente, dotato di un fiuto finissimo per la notizia, dal 1948 al 1968 direttore della “”Stampa””, Giulio De Benedetti realizza il quotidiano che, anche secondo il ‘Times’, ha meglio di altri saputo raccontare l’Italia del dopoguerra, del miracolo e della modernità. Vicenda intervista a Hitler del 1923 giudizi sul personaggio.”,”EDIx-141″
“PAQUET Philippe”,”Madame Chiang Kai-Shek. Un siècle d’histoire de la Chine.”,”PAQUET Philippe è giornalista e sinologo, studente a Pechino dal 1982 al 1984, laureato in storia, insegna nell’Université libre de Bruxelles e copre l’attualità cinese e americana per il quotidiano La Libre Belgique.”,”CINx-250″
“PARAIN Charles”,”Augusto. Nascita di un potere personale.”,”PARAIN è una figura atipica nella storiografia contemporanea. La molteplicità degli interessi, i costanti riferimenti teorici del suo lavoro di storico, l’impegno politico animato da un temperamento polemico e da una forte tensione morale, gli hanno conferito, in quasi cinquant’anni di attività, un ruolo originale anche sempre non comodo.”,”STAx-017″
“PARAIN Charles”,”Marco Aurelio.”,”PARAIN (1893-1984) è stato uno dei maggiori studiosi francesi nel campo storiografico ed etnografico. Fra le sue opere più note ricordiamo ‘La Mediterranée. Les hommes et leurs travaux’ (1936), ‘Jules Cesar’ (1959).”,”STAx-018″
“PARAIN Charles”,”Augusto. Nascita di un potere personale.”,”Charles Parain è una figura atipica nella storiografia contemporanea. La molteplicità degli interessi, i costanti riferimenti teorici del suo lavoro di storico, l’impegno politico animato da un temperamento polemico e da una forte tensione morale, gli hanno conferito, in quasi cinquant’anni di attività, un ruolo originale anche sempre non comodo.”,”STAx-054-FF”
“PARAIN Charles”,”Marco Aurelio.”,”Charles Parain (1893-1984) è stato uno dei maggiori studiosi francesi nel campo storiografico ed etnografico. Fra le sue opere più note ricordiamo ‘La Mediterranée. Les hommes et leurs travaux’ (1936), ‘Jules Cesar’ (1959). In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni. La rinuncia al progresso tecnico. “”Per contro, continuano a svilupparsi altre antiche città, che segnano l’accesso a province fiorenti: Cartagine e Alessandria, che si disputano il secondo posto dopo Roma, e Antiochia in Siria. Nell’estremo nord-est dell’Italia, vicino a Trieste, secondo quanto attestato da Erodiano, Aquileia è in un certo senso diventata il mercato d’Italia, e intrattiene con tutti i popoli dell’Illiria un commercio di importazione ed esportazione che va ingrandendosi. Vende principalmente vino: la pianura che la circonda è coperta di file di alberi sormontati dal verde fogliame delle viti «che si affacciano l’un l’altra a pergolato come per i preparativi di una festa». L’inizio del declino economico dell’Italia e la deliberata rinuncia al progresso tecnico in agricoltura non potevano non esercitare un’influenza sui pensieri e le idee dei contemporanei. Certamente Plinio il Vecchio è ancora animato, sostanzialmente, dallo spirito del vero scienziato. Egli si propone di riunire fin nei minimi dettagli, di coordinare e rendere più accessibili le conoscenze accumulate fin dai tempi più antichi. Animato da un’esauribile curiosità, abbraccia orizzonti più vasti della maggioranza dei suoi predecessori. Per lui non esistono dati talmente umili da non meritare d’essere raccolti: tutte le piante, anche le più comuni, sono degne di interesse; bisogna spingersi oltre Virgilio, che nomina soltanto quindici specie di vitigni e tre di olivi. In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni. Tuttavia non si tratta già più dello scienziato nel pieno senso della parola, lo scienziato intrepido che senza incertezze esercita costantemente il proprio spirito critico, che confida nelle illimitate possibilità della scienza. Egli constata con tristezza che malgrado la quiete ovunque ristabilita, malgrado la crescente facilità delle comunicazioni, che avrebbe dovuto favorire la diffusione delle conoscenze, i suoi contemporanei non manifestano che uno scarsissimo interesse per la scienza. A partire dal II secolo, in effetti, anche i più colti si invischiano in curiosità formali, in un’erudizione senza nerbo. Sulla cause della decadenza intellettuale Plinio si interroga: ma soffre di miopia, a meno che non si accechi con le sue stesse mani. Come Sallustio quando cercava di spiegarsi i sommovimenti sociali e le guerre civili che avrebbero portato al crollo del regime repubblicano, così Plinio non sa o non vuole andare al di là dei luoghi comuni di natura morale, e mette sotto accusa il culto del denaro, la corsa priva di scrupoli al denaro, il predominio del denaro fin nella politica”” (pag 47-48)”,”STAx-030-FV”
“PARAVICINI BAGLIANI Agostino”,”Il trono di Pietro. L’universalità del papato da Alessandro III a Bonifacio VIII.”,”Agostino Paravicini Bagliani insegna Storia moderna all’Università di Losanna.”,”RELC-001-FSD”
“PARBONI Riccardo”,”Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”PARBONI Riccardo insegna economia politica nell’ Università di Modena. E’ autore di “”Finanza e crisi internazionale”” (Milano, 1980) e di “”Economia monetaria internazionale”” (Torino, 1982). “”Non è questa l’ occasione per tentare una valutazione completa dell’ efficacia della politica antinflazionistica negli Stati Uniti e in Gran Bretagna ispirata alle dottrine monetarie: nell’ insieme il successo riportato contro l’ inflazione non è stato accompagnato da un aumento disastroso della disoccupazione quale profetizzato dai keynesiani”” (pag 222)”,”ECOT-069″
“PARBONI Riccardo a cura, Saggi di ARMINGEON Klaus BIAGIOLI Mario CORNWALL John DELL’ARINGA Carlo HAGER Wolfgang LIPIETZ Alain MAGNUSSON Leif MISTRAL Jacques OHLIN Göran OMICCIOLI Massimo PERONNET François SEERS Dudley SING Ajit STOFFAËS Christian WARD Terry”,”L’Europa nella crisi economica mondiale.”,”Klaus Armingeon, ricercatore presso l’Università di Mannheim nel Dipartimento di Sociologia. Ha prodotto numerose pubblicazioni sui sindacati, sul neo-corporativismo e sui partiti politici in una prospettiva di comparazione. Mario Biagioli, ha conseguito il M. litt. presso l’Università di Oxford. É ricercatore nell’Università di Modena. É coautore dei libri: inflazione, struttura delle retribuzioni e contrattazione, Advances in Economic Theory. John Cornwall, professore di economia presso la Dalhousie University di Halifax, oltre a numerosi saggi ed articoli sulla teoria della crescita, è autore di: Growth and Stability in a Mature Economy, Modern Capitalism: its Growth and Transformation, The Condition for Economic Recovery: A Post-Keynesian Analysis. Carlo Dell’Aringa, è professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di economia e commercio dell’Università Cattolica di Milano. É autore di Prezzi e redditi. Wolfgang Hager, è docente presso l’Istituto Universitario Europeo. Alain Lipietz, ricercatore presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica, collaboratore al CEPREMAP. É autore di: Le capital et son espace, Crise ed inflation: pourquoi?, Le monde enchante. De la valeur à l’envol inflationniste, La Découverte. Leif Magnusson, è attualmente a capo di un gruppo di ricerca composto da 40 economisti presso l’Ufficio Nazionale dell’Industria in Svezia. Jacques Mistral, è professore presso l’Università di Parigi e presso l’ENSAE. É autore con R. Boyer di Accumulation Inflation Crises, Presses Universitaires de France. Göran Ohlin, professore di economia presso la facoltà di Uppsala, è consulente di varie organizzazioni internazionali. É stato membro della Commissione Pearson nel 1968-69 ed è segretario esecutivo della Commissione Brandt. Massimo Omiccioli, si è laureato presso la Facoltà di economia e commercio di Modena discutendo una tesi sui problemi dell’indebitamento dei paesi in via di sviluppo. Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman. François Peronnet, è capo dell’Ufficio occupazione e salari della Direction de la Prévision del Ministero francese dell’economia e delle finanze. Dudley Seers, ha dedicato la vita allo studio dei problemi del sottosviluppo ricoprendo vari incarichi al servizio di governi ed istituzioni internazionali. É stato tra i fondatori e successivamente direttore, dell’Institute of Development Studies nell’Università del Sussex. É scomparso nel marzo del 1983. Ajit Sing, consulente presso l’Organizzazione Internazionale del lavoro, l’Unctad e l’Unido. Ricercatore presso l’Università di Cambridge.. Christian Stoffaës, Capo del Centro di Studi e di Previsioni del Ministero francese della ricerca e dell’industria. Professore di Politica industriale presso l’Istituto di Studi Politici di Parigi. Autore di La Grande Menace Industrielle, Le livre de Poche, The Political Economy of the United States. Terry Ward, è ricercatore presso il Dipartimento di economia applicata dell’Università di Cambridge e membro del Gruppo di politica economica di Cambridge. É coautore con Begg e Cripps, di The European Community, Problems and Prospect, con K. George di The Structure of Industry in the EEC, con R. neild di The Measurement and Reform of Budgetary Policy.”,”EURE-025-FL”
“PARBONI Riccardo WALLERSTEIN Immanuel a cura, Saggi di AMIN Samir ANDERSON Perry ARRIGHI Giovanni BEAUD Michel FOUQUIN Michel FRANK Gunder A. FRÖBEL Folker GRAZIANI Giovanni HOPKINS Terence KRASNOV Gennadi KREYE Otto PATEL Surendra J. RICHONNIER Michel”,”L’Europa e l’economia politica del sistema-mondo.”,”Questo volume raccoglie le relazioni ed alcuni degli interventi dell’VIII° Colloquio internazionale sull’economia – mondo svoltosi a Modena nel giugno del 1986, avente come tema ‘L’Europa occidentale e l’economia-mondo: relazioni con il Terzo mondo e il Comecon’. Amin Samir, Forum du Tiers Monde, Dakar (Senegal). Anderson Perry, New School for Social Research, New York. Arrighi Giovanni, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York. Beaud Michel, Université de paris VIII. Fouquin Michel, CEPII, Paris. Frank Andre Gunder, Ismog, University of Amsterdam, Amsterdam. Fröbel Folker, Starnberger Institut, Starnberg. Graziosi Giovanni, Università di Padova. Hopkins Terence, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York. Krasnov Gennadi, Unctad, Ginevra. Kreye Otto, Starnberger Institut Starberg. Parboni Riccardo, Università di Modena. Patel J. Surendra, Institute of Development Studies, University of Sussex. Richonnier Michel, Commission européenne, Bruxelles. Wallerstein Immanuel, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York.”,”EURE-026-FL”
“PARBONI Riccardo”,”Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”ECOT-213-FL”
“PARBONI Riccardo”,”Il conflitto economico mondiale. Finanza e crisi internazionale.”,”Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”ECOI-217-FL”
“PARCA Gabriella”,”L’ avventurosa storia del femminismo.”,”””In Francia, l’ avvento di Napoleone portò all’ affermarsi delle idee antifemministe, che si concretizzarono nel codice napoleonico del 1805, importato più tardi anche in Italia. L’ inferiorità della donna veniva istituzionalizzata, attraverso la sua esclusione dai diritti politici e dalle funzioni pubbliche, mentre dal punto di vista civile, sociale ed economico, se ne faceva un’ eterna minorenne, che doveva dipendere in tutto dall’ uomo, padre o marito. Come tutti i dittatori, anche Bonaparte vedeva la donna soprattutto come una “”riproduttrice””, con il compito di dare figli, cioè soldati, alla patria. Perciò egli la voleva più ignorante possibile, ritenendo che la cultura potesse guastarla. “”Allevateci delle credenti e non delle ragionatrici”” soleva ripetere. Infatti se una donna era in grado di ragionare con la propria testa, con tutta probabilità era contro di lui, come quella famosa Madame de Stael, che divenne la sua peggiore nemica proprio sul piano delle idee.”” (pag 39) Victor Hugo femminista (pag 41) PARCA Gabriella ha esordito nel giornalismo poi si è dedicata alla narrativa per ragazzi. Quindi si è occupata di questione femminile e della condizione delle donne. Ha scritto ‘Le italiane si confessano’ (1959), poi ha pubblicato ‘I sultani’, ‘I separati’, ‘Voci dal carcere femminile’, ‘L’ albero della solitudine’.”,”DONx-023″
“PARDINI Giuseppe”,”Mussolini e il “”grande impero””. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa (1940-1942).”,”Giuseppe Pardini, professore associato di Storia contemporanea e di Storia dei movimenti e partiti politici presso i corsi di laurea in Scienze politiche dell’Università degli Studi del Molise, a pubblicato pure ‘Curzio Malaparte. Biografia politica’ (1998), ‘Roberto Farinacci ovvero della rivoluzione fascista’ (2007). ‘Fascisti in democrazia. Uomini, idee, giornali 1946-1958’ (2009). Il problema del canale di Suez (pag 196-198) “”Rimaneva infine, anche per gli Esteri, da affrontare e risolvere il caso del vitale Canale di Suez. L’orientamento prevalente, fornito dal Consiglio nazionale delle ricerche in data 31 agosto 1940, non spingeva all’assunzione diretta del controllo: tuttavia Suez rappresentava ormai un obbiettivo, un mito nello sforzo bellico dell’Italia, e doveva essere perseguito nella sua soluzione massima, perché «circa 700 milioni di persone ne mantenevano le loro relazioni col mondo occidentale per mezzo del canale» (7). La situazione giuridica del canale era del resto complessa, ma di fatto, almeno dal 1936, il suo controllo era tenuto saldamente dall’Inghilterra, in base a una convenzione con l’Egitto (che avrebbe avuto durata sino al 1968), sì che essa poteva tenere nella zona del Sinai ben 10.000 soldati e controllare di fatto militarmente la zona. Vero era che il traffico navale britannico raggiungeva per tonnellaggio la metà del traffico totale in transito dal canale, ma dal 1935 il traffico italiano era notevolmente aumentato (ovviamente in seguito alla guerra d’Etiopia) e nel 1938 si era consolidato al secondo posto per tonnellaggio in transito, distanziando di gran lunga quelli della Germania, dell’Olanda e, infine, della Francia (queste le percentuali sul traffico totale: Inghilterra 50.1%, Italia 13.4%, Germania 9.0%, Olanda 8.8% e Francia 5.0%). Tuttavia anche nel transito di navi e materiale bellico, nonché del commercio e della navigazione libera, i dati stavano sensibilmente mutando, a favore dell’Italia, considerando che il traffico della marina commerciale battente bandiera italiana avrebbe potuto aumentare anche del 50% nel giro di pochi anni (…). Il problema, per il Ministero degli Affari Esteri, era però quello di trovare «il modo di come l’Italia potesse assumere nel Canale una posizione predominante». E cioè se si dovesse optare a) per la sovranità dell’Italia; b) per la sovranità dell’Egitto con gestione comune italo-egiziana; c) per la sovranità dell’Egitto con gestione egiziana, ma con tecnici italiani, come nelle altre amministrazioni egiziane. Si trattava, in questo caso, di un problema politico di difficile risoluzione, perché fino alla scadenza delle concessioni (come detto il 1968), la Compagnia che gestiva il canale aveva tutti i diritti, in quanto la concessione, derivata dal governo egiziano, si fondava sul diritto egiziano, e, restando l’Egitto estraneo alla guerra, il trattato di pace non avrebbe potuto contenere disposizioni che comportassero un mutamento di tale situazione giuridica. (…) Di fatto il problema aveva una difficile soluzione, perché dal punto di vista del diritto internazionale il Canale era affidato a una compagnia privata, e quindi la risoluzione a vantaggio di Roma era molto difficile da conseguire, forse persino a dispetto del successo delle armi. Occorreva, insomma, “”tagliare la testa al toro””, e ricordare che la questione aveva un carattere politico-strategico per l’impero, e che allora la «soluzione doveva non tener troppo conto della punta di diritto» (…)”” (pag 196-198) [Giuseppe Pardini, ‘Mussolini e il “”grande impero””. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa (1940-1942)’, Edizioni Dell’Orso, Alessandria, 2016] [(7) Relazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma 31 agosto 1940, in ASMAE, Affari politici, Italia, 1940, b. 70, fasc. ‘Canale di Suez’]”,”QMIS-369″
“PARENTE Luigi a cura; saggi di Luigi CORTESI Luigi PARENTE Cesare BERMANI”,”Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno; Napoli 16 Dicembre 1996.”,”Danilo MONTALDI (Cremona, 1929 – confine italiano-francese 1975) era un comunista libertario. Figlio di un anarco-comunista legato al primo PCI, quello del 1921, perseguitato dal fascismo e poi espulso dal PCI nel 1945, Danilo giovanissimo aveva lavorato nel Fronte della Gioventù e nel partito. Ma lasciò anche lui il PCI avvicinandosi al bordighista PC internazionalista diretto da Onorato DAMEN. Negli anni seguenti collaborò con ‘Battaglia comunista’ ‘Prometeo’ e con i GAAP di Arrigo CERVETTO (pag 17). A Parigi stabilì contatti con il gruppo ‘Socialisme ou Barbarie’. Poi ci sono i contatti con Franco FORTINI, Alessandro PIZZORNO, Armando GUIDUCCI e la costituzione di un ‘Gruppo di unità proletaria’. Quindi collaborerà con ‘Azione Comunista’ e la ‘Rivista storica del socialismo’ di Stefano MERLI. Condurrà pure ricerche presso la Biblioteca Feltrinelli di Milano e di questo lavoro ne fu testimone Luigi CORTESI. Nel 1966 a Cremona fonderà il ‘Gruppo Karl Marx’ con la partecipazione di ferrovieri, insegnanti e studenti. Ha frequentato per breve tempo Quaderni Rossi. Bibliografia di MONTALDI: – Franco ALASIA Danilo MONTALDI, Milano Corea. Inchiesta sugli immigrati. FELTRINELLI. 1960 – Danilo MONTALDI, Autobiografia della leggera, EINAUDI, 1961 – Danilo MONTALDI, Militanti politici di base, EINAUDI, 1971 – Danilo MONTALDI, Korsch e i comunisti italiani. Contro un facile spirito di assimilazione. SAMONA’ E SAVELLI. 1975 – Danilo MONTALDI, Saggio sulla politica comunista in Italia, 1919-1970. EDIZIONI QUADERNI PIACENTINI. 1976 – Danilo MONTALDI, Bisogna sognare 1952-1975. ASSOCIAZIONE CULTURALE CENTRO D’ INIZIATIVA LUCA ROSSI. COOPERATIVA COLIBRI, 1994″,”MITC-024″
“PARENTE Luigi a cura; scritti di Luigi CORTESI Cesare BERMANI”,”Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno Napoli, 16 Dicembre 1996.”,”Danilo Montaldi (Cremona 1/7/1929 – confine italo-francese 27/4/1975) è stato infatti un protagonista interessante quanto originale della cultura e della lotta politica della sinistra italiana nell’arco di tempo cge dagli anni Cinquanta attraversoil Sessantotto arriva finoalla metà degli anni Settanta. A questo personaggio, così poco studiato e ancor più frainteso, la Cattedra di Storia de movimenti e dei partiti politici – Facoltà di Lettere e Filosofia – dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli ha voluto dedicare, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e l’Istituto Ernesto de Martino. la giornata di studio del 16 dicembre 1996 per tentare con gli interventi specifici di studiosi e analisti di diverse discipline scientifiche una prima sistemazione storica dell’opera dell’intellettuale cremonese.”,”ITAC-013-FL”
“PARENTE Fausto”,”Ernesto Buonaiuti.”,”Il Buonaiuti nacque a Roma il 25 giugno 1881 (non il 24 come di solito viene indicato). Il padre, Leopoldo, di famiglia fiorentina, nato nel 1845, aveva sposato in seconde nozze Luisa Costa e da essa ebbe 7 figli di cui Ernesto era il quarto. Leopoldo Buonaiuti, o Buonajuti, com’egli stesso scrive in un foglio di quattro pagine dal quale sono tratte queste notizie, gestiva una tabaccheria in via Ripetta ed abitava in un appartamento del palazzo Valdambrini, sito a numero 102 della stessa via. Nel 1903 concluse gli studi teologici e il 19 dicembre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinal Pietro Respighi, vicario di Roma, lo ordinò sacerdote. Il suo interesse primario è sempre stato la storia del cristianesimo.”,”BIOx-046-FL”
“PARES Bernard”,”The Fall of the Russian Monarchy.”,”Sir Bernard Pares (1867-1949) was for thirty years Professor of Russian History first at Liverpool University and then at London. He knew the country intimately, was attached to the Russian Army in the First World War and to the British Ambassador in Petrograd in 1917. Introduction, Epilogue, Appendix: The Manifesto, October 17TH/30TH, 1905, Index, cartine, Table of the principal References,”,”RUSx-072-FL”
“PARES Bernard”,”A History of Russia.”,”Sir Bernard Pares (1867-1949) was for thirty years Professor of Russian History first at Liverpool University and then at London. He knew the country intimately, was attached to the Russian Army in the First World War and to the British Ambassador in Petrograd in 1917. Introduction, With Ten Maps, Bibliography, Index,”,”RUSx-155-FL”
“PARESCE Gabriele”,”Russia e Cina. Quattro secoli tra guerra e pace.”,”Gabriele Paresce, che fu ambasciatore d’Italia a Seul e ora insegna Storia dei Trattati all’Istituto Orientale di Napoli, conoscitore dal vivo di cose cinesi, cerca di indagare a fondo in quattro secoli di rapporti tormentati, e giuge a dare della crisi attuale una spiegazione razionale e meditata, che spesso contrasta con quelle giornalistiche offerte da molta frettolosa letteratura.”,”CINx-047-FL”
“PARET Peter, a cura; saggi di M. ALEXANDER B. BOND M. CARVER T. W. COLLIER G. A. CRAIG PH. A. CROWL L. FREEDMAN F. GILBERT M. HOWARD D. MACLSAAC P. PARET G. E. ROTHENBERG J. SHY”,”Guerra e strategia nell’età contemporanea.”,”edizione originale: «Makers of Modern Strategy», Princeton University Press. 1986. PARET Peter (13/4/1924 – 11/9/2020). Storico americano, nato a Berlino. «Dalla fase formativa del pensiero militare moderno spiccano tre nomi: Napoleone, Clausewitz e Jomini. Napoleone e Clausewitz sono nomi conosciuti anche ai profani di storia, Jomini invece risulta familiare solo agli specialisti militari sebbene la sua influenza sulla teoria militare e sulla concezione popolare della guerra sia stata enorme. (…) Come i suoi contemporanei, Napoleone e Clausewitz, Antoine Henry Jomini fu un prodotto della grande Rivoluzione che scosse la Francia e l’intero mondo occidentale dal 1789 in poi. Nacque in Svizzera nel 1779. (…) Per rendere “”scientifica”” la guerra, egli concentrò il proprio studio sulla “”strategia”” elaborando un insieme di tecniche prescrittive per l’analisi e la pianificazione militare che ha continuato a dominare la riflessione sul tema, e lo ha fatto rompendo gli ovvi legami tra Napoleone e la Rivoluzione francese.» (pag 61) «(…) Il “”predominio marittimo della Gran Bretagna””, il massimo esempio di potere marittimo in azione, è quindi l’argomento delle due opere principali di Mahan. Il loro tema centrale è semplice: in ogni fase della lunga contesa tra la Francia e l’Inghilterra, dal 1688 alla caduta di Napoleone, il comando del mare per mezzo del dominio navale o la sua assenza ha determinato il risultato.» (pag 161) «Il secondo conflitto mondiale portò con sé (oltre al drammatico coinvolgimento della popolazione civile, proprio di una guerra totale) un’ampia mobilitazione degli intellettuali. (…) La mobilitazione scientifica per la guerra non era una novità. Già nel 1914, ad esempio, era accaduto a due sociologi come M. Weber e E. Durkheim di battersi da opposte trincee, per scopi di guerra opposti. Un quarto di secolo più tardi, invece, non solo singole figure di intellettuali, ma intere leve di intellettuali ed intere discipline furono gettate nella fucina di una guerra totale.» (pag 11) «Nel luglio del 1945 fu sperimentata nel New Mexico la prima bomba atomica. Il mese successivo, la seconda e la terza bomba uscite dalla catena di produzione furono lanciate sul Giappone. (…)» (pag 283)”,”QMIx-238-FSL”
“PARETO Vilfredo”,”Trasformazioni della democrazia.”,”PARETO Vilfredo nacque a Parigi nel 1848 dal padre Raffaele, patrizio genovese ed esule mazziniano e dalla madre francese. Fece i suoi studi a Torino e nel 1869 si laureò al Politecnico. Per vent’anni esercitò la professione a Firenze e dopo un attento studio dell’ ‘Economia pura’ di Maffeo PANTALEONI si dedicò agli studi economici collaborando al Giornale degli economisti, occupandosi degli studi di economia matematica e seguendo l’ indirizzo del celebre WALRAS al quale successe nella cattedra dell’ Università di Losanna. Nel 1906 abbandonò l’ insegnamento e si ritirò presso Ginevra dedicandosi agli studi di sociologia. “”I socialisti tedeschi, eredi di Marx, le votarono quasi unanimi, e i precetto del maestro “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!”” si trovò implicitamente trasformato nell’ altro: “”Proletari di tutti i paesi uccidetevi!”” (pag 44) “”Spesso vi è non solo separazione ma anche opposizione tra l’ attitudine a valersi della forza, e quella di ottenere il consenso. Individui eccezionali possono possederle entrambe, il maggior numero dei governanti ne ha una che è molto maggiore dell’ altra; e poiché vi è una circolazione tra le varie classi sociali, questa è strettamente congiunta alle oscillazioni dell’ ordinamento sociale””. Ognuno dei tipi sociali ha in sé i germi della prosperità prima, e della decadenza poi, simile in ciò agli esseri viventi; e le grandi oscillazioni corrispondono a tali periodi.”” (pag 95)”,”TEOS-072″
“PARETO Vilfredo, a cura di Giuseppe PALOMBA”,”Corso di economia politica.”,”PARETO Vilfredo,”,”TEOS-200″
“PARETO Vilfredo”,”I sistemi socialisti.”,”””Bisogna inoltre rettificare l’errore degli antichi comunisti inglesi e di Marx, e non confondere il capitalista con l’imprenditore”” (pag 512) “”In Inghilterra e agli Stati Uniti d’America gli industriali hanno approfittato della lezione che loro davano i sindacati operai. Un articolo della ‘North American Rewiev (agosto 1901) fa rilevare che il grande sciopero dei meccanici, nel 1897, in Inghilterra, ha obbligato i padroni a fondare anch’essi un’Unione, per resistere alle pretese delle Unioni operaie. Agli Stati Uniti d’America, per lo stesso fine, si ricorse a parecchie forme di associazione, l’altro, ai ‘Trusts’, di cui tuttavia quello non è lo scopo principale””. (pag 552)”,”TEOS-211″
“PARETO Vilfredo a cura di Giuseppe PALOMBA”,”Corso di economia politica.”,”14″,”ECOT-336″
“PAREYSON Luigi, a cura di Marco RAVERA”,”Estetica dell’Idealismo tedesco. III. Goethe e Schelling.”,”Gli anni in cui avviene l’elaborazione di questi studi sono cruciali per Pareyson. Dopo la tesi di laurea dedicata a Jaspers, e pubblicata nel 1939, e gli studi sull’esistenzialismo del 1943, egli, che aveva assunti dal 1946 l’incarico di Estetica presso l’Universitò di Torino, sta ormai ponendo le basi sroriografiche e teoriche della sua filosofia. Manoscritto steso da Pareyson come prolusione al convegno su Goethe e la filosofia della natura, tenutosi a Palermo fra il 15 e il 17 ottobre 1987, nelle sue parti principali curato per la stampa da Francesco Tomatis nel 1993 sull’Annuario Filosofico e quindi riedito nel volume 19 della presente edizione.”,”GERx-032-FL”
“PAREYSON Luigi, a cura di Ugo PERONE”,”Estetica dell’Idealismo tedesco. I. Kant e Schiller. Vol. 7.”,”Gli anni in cui avviene l’elaborazione di questi studi sono cruciali per Pareyson. Dopo la tesi di laurea dedicata a Jaspers, e pubblicata nel 1939, e gli studi sull’esistenzialismo del 1943, egli, che aveva assunti dal 1946 l’incarico di Estetica presso l’Universitò di Torino, sta ormai ponendo le basi sroriografiche e teoriche della sua filosofia.”,”FILx-111-FL”
“PARIGOT Hippolyte”,”Emile Augier.”,”Emile AUGIER (1820-1889) drammaturgo francese, autore di opere ‘a tesi’: ‘Il genero di M. Poirier’ (1854), ‘Gli sfrontati’ (1861). Impose nel teatro francese la commedia di costume e di spirito borghese. Volle anche denunciare la corruzione dell’ ambiente borghese e del costume della società del tempo sotto LUIGI FILIPPO e NAPOLEONE III.”,”FRAD-037″
“PARINETTO Luciano”,”La rivolta del diavolo. Muntzer, Lutero e la rivolta dei contadini in Germania e altri saggi.”,”PARINETTO Luciano è titolare della III cattedra di filosofia morale all’ Università degli studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto autori classici della letteratura. (V. 4° copertina). “”La tragedia di Müntzer (mutatis mutandis) è sovrapponibile a quella della Comune: in ambedue i casi i tempi erano immaturi, ma le condizioni diversissime. Se Sickingen “”naufragò perché si ribellò (…) contro la nuova forma della realtà esistente”” (che era poi la società borghese in fieri) (Marx a Lassalle 19 IV 1589), Müntzer “”fece naufragio”” (è interessante che Marx usi un ‘ espressione tanto simile!) “”contro la teologia”” e in una situazione in cui la nuova forma dela realtà esistente prevedeva solo in un lontanissimo futuro il proprio toglimento nella forma presagita ideologicamente (chiliasmo) da Müntzer. Dunque un naufragio contro la teologia è la cifra della sconfitta di Müntzer e dei suoi contadini: nella teologia, cioè, Marx non vede uno stimolo alla rivolta, ma, anzi un formidabile ostacolo!”” (pag 46)”,”RELP-037″
“PARINETTO Luciano”,”Faust e Marx. Metafore alchemiche e critica dell’economia politica. Satura inconclusiva non scientifica.”,”In risvolto di 4° copertina profilo biografico di Luciano Parinetto. Ha scritto su varie riviste (Utopia, Acme, L’erba voglio, Telos, ecc.). Ha scritto varie opere (tra cui ‘Karl Marx: sulla religione’)”,”TEOC-501″
“PARINETTO Luciano”,”La rivolta del diavolo. Lutero, Müntzer e la rivolta dei contadini in Germania. E altri saggi.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)» Marx (pag 182-183)”,”GERx-029-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Né dio né capitale. Marx marxismo religione.”,”Un capitolo del libro si occupa di Ernst Bloch (il caso Bloch: ‘Ernst Bloch: un teologo?’) ecc.) Altri capitoli sul rapporto Marx – Moses Hess, la forma religione in Marx e l’ateismo di Marx ecc.”,”TEOC-171-FF”
“PARINETTO Luciano”,”Nè dio nè capitale. Marx marxismo religione.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”TEOC-099-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Corpo e rivoluzione in Marx. Morte diavolo analità.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”TEOC-100-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Gettare Heidegger. In appendice: Martin Heidegger, Il sito dell’abbandono (1944-1945).”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”FILx-179-FL”
“PARINI Giuseppe”,”Odi.”,”Il mattino. “”Sorge il mattino in compagnia dell’ alba Innanzi al sol, che di poi grande appare Sull’ estremo orizzonte a render lieti Gli animali e le piante e i campi e l’onde. Allora il buon villan sorge da caro Letto cui la fedel sposa e i minori Suoi figlioletti intiepidir la notte; Poi, sul collo recando i sacri arnesi Che prima ritrovar Cerere e Pale, Va, col bue lento innanzi, al campo, e scuote (…) Allora sorge il fabbrio, e la sonante Officina riapre, e all’ opre torna (…) Ma che? tu inorridisci, e mostri in capo, Qual istrice pungente, irti i capegli Al suon di mie parole? Ah! non è questo, Signore, il tuo mattin. (…)”” (pag 8) Il Giorno è un componimento del poeta Giuseppe Parini scritto in endecasillabi sciolti. Esso mira a rappresentare in modo satirico l’aristocrazia di quel tempo, e con esso inizia di fatto il tempo della letteratura civile italiana. Il poemetto era inizialmente diviso in tre parti : Mattino, Mezzogiorno e Sera. L’ultima sezione venne in seguito divisa in due parti incomplete: il Vespro e la Notte. Ecco come Parini suddivideva la giornata ideale del suo pupillo, “”il giovin signore””, appartenente alla nobiltà milanese. Wikip: Il Giovin Signore si sveglia sul tardi, in quanto la sera prima è stato sommerso dai suoi onerosi impegni mondani; Una volta alzato deve scegliere tra il caffè (se tende ad ingrassare) o la cioccolata (se ha”,”VARx-208″
“PARIS Robert”,”Le origini del fascismo.”,”Robert PARIS, nato a Marsiglia nel 1937, è Chargé de recherches d’ histoire presso l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Specialista di storia del movimento operaio, si è occupato in particolare di Antonio GRAMSCI. Ha collaborato alle riviste ‘Quaderni Piacentini’ e ‘Rivista Storica del Socialismo’.”,”ITAF-068″
“PARIS Lorenzo ROTTA Lorenzo”,”La formazione partigiana “”Ruitor”” di La Thuile nella lotta di liberazione (1944-45).”,”””I rapporti tra i partigiani italiani e le autorità francesi non furono sempre amichevoli e cordiali e variarono secondo le circostanze. I Francesi non avevano ancora dimenticato che nel 1940, l’Italia di Mussolini aveva loro dichiarato guerra quando la Francia era ormai in ginocchio, battuta dalle armate tedesche. Alcuni soldati italiani avevano anche partecipato all’occupazione di territori francesi dell’altaTarentaise ed ora si ritrovavano a chiedere ospitalità in qualità di fuoriusciti. La quasi totalità dei partigiani italiani veniva internata in campi di concentramento, predisposti a Grenoble simili a quelli destinati ai prigionieri tedeschi o fascisti. Anche la formazione partigiana Ruitor aveva rischiato di essere inviata a Grenoble nel novembre del 1944 (…)”” (pag 72-73)”,”ITAR-210″
“PARISE Goffredo”,”Cara Cina.”,”””La Cina deve imparare dall’Occidente l’analisi e la sintesi: cioè la libertà. L’Occidente dalla Cina lo stile di vita e l’aiuto reciproco: cioè l’amore”” (sottotitolo copertina) “”Insomma, visti così, per la durata di un viaggio, dalle distanze che si sono dette e valendosi dell’intuito, i cinesi sono un popolo che possiede ‘naturalmente’ quella qualità che si può conquistare, e con grande spreco di energie, soltanto ‘storicamente’. Questa qualità è lo stile. (…) Tutto ciò vale a dimostrare quanto sia rara, sempre più rara questa qualità in Occidente: così’ rara che quasi sempre coincide con la fine. Lo stile in Cina non soltanto non è raro ma è di tutto il popolo cinese. Perché dico popolo cinese? Dico popolo cinese per distinguerlo dalla massa dei burocrati di partito, che sono molti e in molti casi hanno perduto lo stile, cioè l’anima cinese. Come mai? Non sta a me chiarirlo ora, ma sarei tentato di attribuire la colpa non tanto all’ideologia, quanto all’amministrazione di questa ideologia che, come ogni amministrazione quando giunge ai massimi poteri, cioè alla dittatura, perde le caratteristiche dell’umanità (tra cui, massima, è ancora e sempre lo stile) e assume quelle dell’automatismo. Dire automatismo è come dire noia, ma l’automatismo e la noia di molti burocrati cinesi possono portare il nostro malcapitato viaggiatore occidentale alla disperazione e alla follia”” (pag 228-229)”,”CINx-278″
“PARISE Goffredo”,”Guerre politiche. Vietnam, Biafra, Laos, Cile.”,”Dal 1967 al 1973 Goffredo Parise ha viaggiato come inviato speciale in Briafra, Vietnam, Laos e Cile. I profughi, la fame, i morti (bambini) (pag 93-) (Repubblica del Biafra)”,”QMIx-005-FV”
“PARISE Nicola”,”La nascita della moneta. Segni premonetari e forme arcaiche dello scambio.”,”Nicola Parise è nato a Serra d’Ajello (Cosenza) nel 1939 Insegna Numismatica antic all’Università di Roma La Sapienza ed è redattore dell’Enciclopedia Italiana.”,”ECOT-271-FL”
“PARISET Francesco; GUEZE Raoul”,”L’esperienza parlamentare di Gabriele D’Annunzio (Pariset); La partecipazione della Romania al primo conflitto mondiale (parte seconda) (Gueze).”,”Il poeta D’Annunzio parlamentare eletto con la Destra farà in seguito il ‘salto della siepe’ passando all’estrema sinistra (1898-1900) (pag 17-18) D’Annunzio militò sotto l’egida dell’Unione dei partiti popolari come indipendente senza aderire ad un determinato partito (pag 28) L’esercito romeno, entrato in guerra secondo la definizione di Iorga «… con un armamento degno di uno stato africano che vuol sfidare una potenza europea…», (era) ridotto nel gennaio 1917 a circa 70 mila uomini di prima linea quasi senza armi… (pag 39) Ripercussioni della campagna moldava del 1917 sul fronte italiano (pag 47)”,”ITAA-007-FV”
“PARISI Achille ZAPPA Goffredo a cura; saggi di Alberto BENZONI Giuseppe DE-RITA Goffredo ZAPPA Guido DE’-ROSSI Enzo SCOTTI Salvatore CAFIERO Pietro LONGO Giovanni DI-PEIO Domenico MANNA Giovanni MARONGIU Leone IRACI-FEDELI Achille PARISI”,”Mezzogiorno e politica di piano.”,”Contiene il saggio di Salvatore Cafiero. ‘Le migrazioni nel Mezzogiorno’ (pag 197-217) “”(…) al contrario di quanto comunemente si afferma nei discorsi correnti in tema di emigrazione, non sono le zone in cui i livelli di reddito e di occupazione sono minori a presentare i coefficienti maggiori di mobilità territoriale. Non è vero che l’emigrazione sia maggiore nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord. E’ vero, anzi, il contrario: nel 1960 per esempio, il 3.2% dei cittadini italiani abitanti nell’Italia settentrionale e centrale ha cambiato residenza; nell’Italia meridionale e insulare, invece la percentuale delle cancellazioni anagrafiche sul totale della popolazione residente raggiunge appena il 2.7%. In effetti, la differenza nei livelli di reddito e di occupazione non è la sola variabile che incide sull’entità dei flussi migratori. Certo, ovunque vi sia insoddisfazione per la propria condizione di vita, ovunque a questa insoddisfazione si accompagni la consapevolezza dell’impossibilità di superarla restando, vi è una spinta a partire, ad emigrare. Ora, una cosa è certa, e non mette conto soffermarvisi: in tutte le comunità del Mezzogiorno povero – in buona parte, cioè, del Mezzogiorno nel suo complesso – v’è quella insoddisfazione e questa impossibilità. Se ad esse non corrisponde ancora, in certi casi, l’emigrazione effettiva, ciò significa che al desiderio di emigrare non corrisponde ancora la concreta possibilità di emigrare. Ma da che cosa dipende, allora, tale possibilità? La letteratura sulle migrazioni ha molto insistito su di una variabile, che, come si vedrà, sembra assai pertinente al caso delle migrazioni meridionali: la distanza tra luoghi di emigrazione e luoghi di immigrazione (2). In qualche caso, la ricerca empirica ha anche cercato di misurare l’importanza di tale variabile ed è giunta alla conclusione che il numero degli spostamenti decresce più che proporzionalmente, spesso molto più che proporzionalmente, al crescere della distanza tra i luoghi di emigrazione e immigrazione. La geografia dell’Italia non può, ovviamente, non esaltare gli effetti negativi della distanza sulle migrazioni meridionali. (…) I fattori che agiscono sull’ampiezza dei flussi migratori sono infatti molteplici e fra essi alcuni possono essere addirittura di natura contingente o casuale; è, cioè, praticamente impossibile isolare quello – nel nostro caso, la distanza – di cui occorrerebbe misurare l’influenza. Del resto, nel caso dell’emigrazione meridionale, è anche assai difficile delimitare le zone di immigrazione, che possono essere diverse tra provincia e provincia e che certamente, come si è già avuto modo di accennare, non si esauriscono nei distretti a intensa industrializzazione dell’Italia nord-occidentale. Ad ogni modo, l’opinione che il reddito non sia l’unica variabile importante in relazione all’entità dei flussi migratori e che a determinare questi ultimi intervenga anche un’altra variabile, che può sostanzialmente esprimersi in termini di distanza dai luoghi di immigrazione, è un’opinione che può trovare elementi di conferma dall’osservazione dei dati sui livelli di reddito procapite e sui quozienti migratori delle varie province meridionali. Come risulta chiaramente dalle cifre, la correlazione tra livelli di reddito e quoziente migratorio è avvertibile solo molto grossolanamente; le cifre ci consentono soltanto di dire che, a partire da un certo livello di reddito, aumenta la frequenza delle province con un quoziente migratorio meno elevato. Tuttavia il numero delle province, che, pur presentando livelli relativamente alti di reddito pro-capite, presentano quozienti migratori altissimi, più alti, cioè, degli analoghi quozienti di molte delle province più povere, è abbastanza considerevole per potere escludere che tali scostamenti siano puramente casuali. E che intervenga un altro fattore, quello relativo alla distanza, è di nuovo suggerito dalla considerazione che tra le province con un reddito pro-capite superiore a L. 140.000, siano proprio le più settentrionali, le più vicine, cioè, ai luoghi di possibile immigrazione, a presentare i più alti quozienti migratori: Campobasso, Foggia, Chieti, Teramo, L’Aquila. Naturalmente, la possibilità di verificare la correlazione che si vorrebbe istituire tra livelli di reddito, distanza ed entità dei flussi migratori è turbata dall’intervento di numerosi altri fattori, non ultimo dei quali è quello relativo al diverso grado di urbanizzazione delle varie province. Le migrazioni italiane, e quelle meridionali in particolare, possono in gran parte considerarsi come correnti di esodo rurale e, reciprocamente, di urbanesimo. E’, ora, evidente che nelle province che, per motivi inerenti alla struttura economica e alla natura degli insediamenti, presentano caratteristiche urbane più marcate, una quota corrispondentemente maggiore di spostamenti si esaurisce nei confini delle stesse province, generalmente dagli altri comuni verso il capoluogo, e quindi non compare nelle cifre, già citate, relative all’emigrazione netta. Per neutralizzare in parte questo fattore di disturbo, si sono riportati anche i dati sull’emigrazione netta delle varie province, escluso il capoluogo. Questi dati mostrano un’attenuazione ancora maggiore della correlazione, già modesta per le province nel loro complesso, tra emigrazione netta e reddito pro-capite”” (pag 201-207) [dal saggio di Salvatore Cafiero. ‘Le migrazioni nel Mezzogiorno’] [(2) L’importanza di tale variabile fu posta in luce dal Ravenstein già nella seconda metà del secolo scorso (cfr. E.G. Ravenstein, ‘The laws of migrations’, in “”Journal of Royal Statistical Society””, giugno 1885 e giugno 1889). Gli studi più recenti sui rapporti di interazione demografica nell’ambito di un territorio – fondati sull’ipotesi di un’analogia con le scienze fisiche – descrivono tali rapporti come funzione della dimensione demografica e della distanza. Tali studi istituiscono tra spostamenti e distanza un rapporto esprimibile con una funzione logaritmica. Una chiara, sintetica e ragionata esposizione dei principali risultati cui tali studi sono pervenuti, insieme alla discussione di alcuni problemi di metodo relativi allo studio empirico delle migrazioni e ad un’ampia bibliografia, può trovarsi in W. Isard, Methods of regional analysis, N.Y., 1960, specialmente nei capitali III e XI]”,”ITAS-201″
“PARISI Daniela”,”Introduzione storica all’economia politica.”,”Daniela Parisi insegna Storia del pensiero economico nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Fa parte del comitato direttivo della rivista “”Storia del pensiero economico””. Ha pubblicato: “”Il pensiero economico classico in Italia, 1750-1860″” (1984). La natura delle crisi capitalistiche (pag 104-105-106-107): “”In realtà, per Marx, il sistema economico capitalistico, le cui caratteristiche strutturali egli analizza, non si sviluppa secondo un ‘trend’ continuo, bensì a sbalzi, attraverso il susseguirsi di «fluttuazioni cicliche»: i cicli, caratterizzati da «crisi» periodiche di rottura del processo capitalistico, conducono alla «crisi generale» del sistema. Le crisi non sono quindi nel sistema marxiano analizzate come fenomeni casuali, ma come manifestazioni del procedere contraddittorio del modo di produzione borghese; il sistema si sviluppa tendenzialmente secondo la legge storica di caduta tendenziale del saggio di profitto, ma questo trend non è lineare e si manifesta in forma ciclica. Pur non svolgendo un’analisi compiuta del fenomeno delle fluttuazioni e delle crisi, Marx ne indica nel corso del ‘Capitale’ alcune forme e cause laddove egli tratta dell’introduzione discontinua di progressi tecnici e delle conseguenze dell’abbassamento del saggio di profitto. Un segno evidente del procedere del sistema in forma ciclica è indicato nell’espansione e nella contrazione dell’«armata di riserva»; questo fenomeno è da Marx considerato il riflesso dell’introduzione di innovazioni tecnologiche che a sua volta è la conseguenza della volontà di contrarre i salari per aumentare l’accumulazione: ciò – si è visto – provoca una diminuzione del saggio di profitto, cioè quel calo degli investimenti che genera la crisi. Questa stessa interruzione del processo provoca però anche il licenziamento di parte dei lavoratori, la riduzione dei salari degli occupati, il conseguente aumento del plusvalore, cioè la «ripresa» del sistema (16). Il fenomeno delle crisi è considerato da Marx anche come la diretta conseguenza del comportamento naturale del capitalista, il quale ha come obiettivo principale della propria intrapresa la realizzazione del profitto e, qualora necessario, è pronto anche ad astenersi momentaneamente dall’investire (trattenendo capitale in forma monetaria) se le prospettive non si rivelano profittevoli: in ciò consiste la «metamorfosi» della merce stessa, la separazione tra acquisto e vendita, fra denaro e merce. In questo secondo caso le crisi si configurano non come effetti del processo di accumulazione, bensì come interruzioni del processo di circolazione destinate ad accentuarsi e ad intensificarsi via via che nel sistema diminuisce il saggio di profitto (17). Queste intuizioni di Marx in tema di cicli vengono espresse in anni in cui gli sconvolgimenti all’interno del sistema bancario inglese (1847-1857) richiamano l’interesse degli economisti attorno ai fenomeni delle crisi e delle loro cause. In particolare, è il francese Clément Juglar (1819-1905) ad inserire per primo l’analisi delle crisi all’interno della nozione di ciclo, passando dal concetto «patologico» della crisi a quello «fisiologico» del ciclo ed a individuare la durata media di questo in otto anni scanditi dal verificarsi di brevi e violente crisi commerciali, le quali influenzano – in misure e con modalità diverse – l’intera vita economica del mercato mondiale. Secondo il profilo da lui tracciato, ad ogni periodo di prosperità (che è caratterizzato da un aumento dei prezzi e da un progressivo abuso del credito) segue la crisi (con una caduta improvvisa di «fiducia» e dei prezzi), a questa «liquidazione» delle imprese più deboli e così, nuovamente, la prosperità. Nel Novecento questi temi occuperanno parte consistente della letteratura economica sia nell’ambito della teoria marginalista, sia – attraverso le «novità» di Kalecki (1899-1970) e di Keynes – nei modelli di Harrod (1900-1978), di Hicks e dei loro allievi (18). Nell’ambito della tradizione marxista, è stato Paul Marlor Sweezy (n. 1910), esponente dell’ala statunitense contemporanea, ad analizzare questo aspetto del complesso sviluppo del sistema capitalistico. Egli pone l’accento sulla necessità di distinguere tra: a) crisi che nascono dal processo di accumulazione, cioè legate al fenomeno della caduta tendenziale del saggio di profitto; b) crisi «di realizzo», che nascono nel processo di circolazione, dovute o alla «sproporzione» trai vari settori della produzione o, c) al sottoconsumo delle masse (19). Per quanto riguarda il primo tipo di crisi, l’economista tedesco Rudolf Hilferding teorizza la loro persistenza all’interno dell’economia borghese anche dopo la sua trasformazione in capitalismo finanziario (20). In questo nuovo tipo di società retta da un «cartello» generale e dalla banca centrale che decidono sulla distribuzione del prodotto, infatti, si verifica (così come nella fase precedente) quel costante aumento della composizione organica che porta alla caduta del saggio di profitto (21). All’analisi delle crisi derivanti da sproporzione tra i diversi settori della produzione è legato il nome dell’economista russo Michael Tugan-Baranowsky (1865-1919), per il quale è l’anarchia tipica della natura del sistema capitalistico a condurre alle crisi, le quali deriverebbero dalla sproporzione con cui vengono effettuati gli investimenti nel settore dei beni capitali e in quello dei beni di consumo. Ma questo contrasto di interessi può essere composto regolamentando il processo produttivo; ciò significa che, in sostanza, lo sviluppo può avvenire qualunque sia la quota del consumo rispetto all’intera produzione e che la realizzazione del socialismo non dipende dall’ineluttabilità del sistema economico contraddittorio, bensì è il risultato di uno sforzo, è una conquista; il capitalismo, in sostanza, «non morirà mai di morte naturale»: esso può ricevere il colpo mortale solo dal pensiero e dalla volontà umana. Per quanto riguarda, infine, le crisi derivanti da «sottoconsumo», la teoria che ne sostiene il fondamento si basa sull’idea che il consumo è l’obiettivo del processo di produzione, ma che ciò contrasta con il fine del capitalismo di aumentare la produzione. Di questa possibilità hanno dato spiegazioni diverse, tra gli altri, l’inglese John Hobson (1858-1940), l’autriaco Karl Kautsky (1854-1938), l’americano Louis Boudin (‘The Theoretical System of Karl Marx in the Light of Recent Criticism’, 1907), la polacca Rosa Luxemburg (1870-1919) e il sovietico Vladimir Lenin (1870-1924)”” (pag 104-105-106-107) [Daniela Parisi, ‘Introduzione storica all’economia politica’, Bologna, 1986] [(16) Gli storici parlano a questo proposito di fluttuazioni di «tipo schumpeteriano» (si veda ‘infra’ cap. VII, par. 3); (17) In questo caso si parla di fluttuazioni di tipo «milliano» (si veda ‘infra’ cap. V, par. 2); (18) C. Juglar, ‘Les crises commerciales et leur retour périodique en France, en Angleterre, et aux Etats-Unis’, Paris, 1862. Sulla sua teoria dei cicli, si veda G. Miconi, ‘C. Juglar, W.C. Mitchell, E. Wagemann’, in AA.VV, ‘I maestri dell’economia moderna’, Milano, Angeli, 1970; P. Guerrieri, ‘Fluttuazioni’, in ‘Economia e Storia’, a cura di M. Carmagnani e A. Vercelli, Firenze, La Nuova Italia, 1978. Dei cicli si tratta in modo più esteso nel cap. VI, par. 4; (19) P. Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo’, cit.; (20) R. Hilferding, ‘Das Finanzkapital’, 1910; trad. it. ‘Il capitale finanziario’, Milano, Feltrinelli, 1961; (21) M. Tugan-Baranowsky, ‘Theoetische Grundlagen des Marxismus’, Leipzig, Duncker & Humblot, 1905] Il dibattito sul “”crollo”” del capitalismo (pag 110-111) “”Il dibattito sul crollo [del capitalismo] si attesta insomma attorno a tre posizioni teoriche principali: quella «socialdemocratica» o riformista che esclude la possibilità del crollo (Hilferding, Kautsky); quella «bolscevica» che guarda alla fine del capitalismo come conseguenza di guerre tra ‘trusts’; e, infine l’unica che, sull’eredità del pensiero di Rosa Luxemburg, sostiene la tesi del crollo. La novità all’interno di questo dibattito è data dalla posizione di Henryk Grossmann (1881-1950). Economista polacco, docente presso l’Istituto di ricerca sociale di Francoforte, egli teorizza il crollo facendolo dipendere da «carenza di plusvalore», in conseguenza dell’aumento progressivo e incessante della quota di capitale necessaria nel sistema per i reinvestimenti a detrimento di quella per il consumo dei capitalisti (29). Questi ultimi – vedendo diminuire la parte del prodotto di cui possono disporre – non sono più orientati ad investire nel settore produttivo ed indirizzano i propri capitali verso la speculazione, causando così da un lato disoccupazione e dall’altro un effimero innalzamento del valore dei titoli e delle rendite. Grossmann pone questi fenomeni alla base della necessità del crollo e ciò lo conferma nella convinzione del fondamentale merito scientifico di Marx consistito nell’aver «esattamente dimostrato per primo le insolubili contraddizioni» e dunque anche la «impossibilità della regolamentazione della produzione sulla base dell’ordinamento sociale esistente» (30). In questo modo egli, trasferendo il problema dalla fase di circolazione a quella a monte della produzione rappresenta sia il superamento delle posizioni ortodosse sul «crollo» sia la critica dello sviluppo dell’analisi marxista. Questa, come si è visto, dopo gli anni Venti, si trova a dover affrontare la spiegazione del perché dell’insuccesso delle previsioni che erano state formulate tanto da chi aveva sostenuto la necessità del crollo quanto da chi aveva ipotizzato modificazioni strutturali del capitalismo”” (pag 111-112) [Daniela Parisi, ‘Introduzione storica all’economia politica’, Bologna, 1986] [(29) H. Grossmann, ‘Das Akkumulation und Zusammenbruchgesetz des Kapitalistischen Systems’, Leipzig, 1929; trad. it., ‘Il crollo del capitalismo’, Milano, Jaca Book, 1977; H. Grossmann, ‘Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica’ (1969), Bari, Laterza, 1971; (30) Ibidem, p. 574]”,”ECOT-363″
“PARISI Domenico CASTELFRANCHI Cristiano”,”La macchina e il linguaggio.”,”Domenico Parisi è direttore dell’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma. Dal 1972 al 1985 è stato professore di Psicolinguistica presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel biennio 1983-84 ha coordinato un programma interdisciplinare di scienza cognitiva del CNR e attualmente coordina il Progetto strategico del CNR sull’interazione tra uomo e calcolatore. Presso l’Istituto di Psicologia del CNR dirige un gruppo di ricerca sulla costruzione, e applicazione mediante calcolatore, di un sistema automatico del linguaggio naturale. Cristiano Castelfranchi è ricercatore presso l’Istituto di Psicologia del CNR, dove è responsabile del reparto di Psicologia sociale.”,”SCIx-126-FL”
“PARISINI Roberto”,”Dal regime corporativo alla repubblica sociale. Agricoltura e fascismo a Ferrara, 1928-1945.”,”Roberto Parisini lavora presso il dipartimento discipline storiche dell’Università di Bologna e insegna Didattica della storia presso l’Università di Ferrara. E’ membro della redazione della rivista online ‘Storia e futuro’.”,”ITAF-003-FP”
“PARKER Geoffrey”,”Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna.”,”G. PARKER è professore di storia militare e navale alla Yale University. Tra i suoi volumi: -The Army of Flanders and the Spanish Road 1567-1659 (1972) -The Dutch Revolt (1977)”,”SPAx-018″
“PARKER Geoffrey SMITH Lesley M. a cura saggi di G. PARKER, L.M. SMITH, N. STEENSGAARD, I. SCHÖFFER, J. ELLIOT, A. LLOYD MOOTE, R. ROMANO, J.A. EDDY”,”La crisi generale del XVII secolo.”,”Si tratta di saggi già pubblicati in riviste o volumi tra il 1962 e il 1978, riprodotti se non alla lettera nella sostanza. La casa editrice Routledge & Kegan Paul che già aveva presentato il volume ‘Crisis in Europe: 1560-1660’ riedizione della famosa raccolta sulla ‘General Crisis theory’ apparsa, a cura di T.S. ASTON su ‘Past and Present’ nel 1965 ha voluto, a più di un ventennio di distanza, riprendere i contributi più significativi di quel volume, chiedendo ai loro autori di ripresentare ‘ex-novo’ le precedenti tematiche. Il saggio di Ruggiero ROMANO è ritradotto dall’ inglese anche se una parte non indifferente di esso era già apparsa nella ‘Rivista storica italiana’ fina dal 1962′. Ma nella nuova edizione inglese si è unito al saggio originario un altro lavoro del Romano ‘A Florence, au XVIIe siecle…’ (Annales 1952). E l’assemblaggio dei due lavori è stato condotto dall’A con l’assistenza di B. GEREMEK.”,”EURx-086″
“PARKER R.A.C.”,”Storia Universale Feltrinelli. Vol 34. Il XX secolo. I. Europa 1918-1945.”,”””Negli anni Venti la Francia stava bene economicamente. Dato che questo successo economico fu dovuto in gran parte a un processo che tutti desideravano evitare, il declino del valore del franco, la cosa non fu avvertita in tutta la sua portata. La storia economica della Francia tra la fine della guerra e l’ inizio della crisi mondiale contrasta notevolmente sotto questo aspetto con quella dell’ Inghilterra, dove gli uomini politici riuscirono a imporre la loro volontà. In Inghilterra le persone che avevano un reddito fisso prosperarono, mentre i lavoratori e i produttori furono gravemente danneggiati dalla decisione di riportare la sterlina alla parità prebellica e dalle misure adottate per mantenerla a tale livello. In Francia chi viveva di rendita e le persone con redditi fissi furono rovinati o gravemente danneggiati quando l’ inflazione fece scendere il franco che finì per stabilizzarsi su un valore pari a un quinto di quello prebellico, mentre i lavoratori e i produttori beneficiarono di un concreto aumento delle loro entrate.”” (pag 172)”,”EURx-163″
“PARKER Geoffrey”,”Europa en crisis, 1598-1648.”,”PARKER Geoffrey è nato a Nottingham in Inghilterra nel 1943. Si è laureato a Cambridge e insegnato in questa università dal 1968 al 1972. Da quell’ anno è diventato professore dell’ Università di Saint Andrews (Scozia). E’ membro della Royal Historic Society di Londra. Ha scritto ‘Guide to Archives of the Spanish Netherlands’ (1971), ‘El ejército de Flandes y el camino espanol, 1567-1659’ (1976), ‘Introduction to the sources of European Economic History, 1500-1800’ (1976). Il ducato di Friedland (Boemia). Assolutismo locale. “”Il governo di Wallenstein veniva realizzato completamente in tedesco (“”si deve tenere un funzionario tedesco nella cancelleria, dato che non desidero che nulla venga trattato in ceco””) e il 99 per 100 delle sue carte erano scritte quindi in tedesco. Era aiutato, ai vertici del suo potere, da un apparato di 899 persone (…) che costava 20000 talleri al mese (più di 4000 lire sterline) in salari, vestiti e alimenti. La maggior parte di questi servitori e il loro sostentamento proveniva dalle proprietà di Wallerstein. (…) en 1628 ordinò la pubblicazione di un ‘Sistema economico’ di ventun punti in cui spiegava come dovevano essere sfruttate le sue terre. Chi non partecipava al suo sistema veniva punito dal proprio apparato giudiziario di Wallerstein, rispetto al quale, per decreto imperiale, non era possibile alcun appello a partire dal 1627. Così gli abitanti potevano essere obbligati a bere soltanto la birra fabbricata negli impianti ducali. (…) Ma la birra doveva essere di buona qualità. (…) Questo assolutismo a livello locale non si limitava alle questioni economiche””. (pag 218-219)”,”EURx-229″
“PARKER R.A.C.”,”Chamberlain and Appeasement. British Policy and the Coming of the Second World War.”,”PARKER R.A.C. è Fellow of Queen’s College, Oxford e ha precedentemente insegnato storia moderna all’ università di Manchester. Ha studiato la politica estera britannica prima della seconda guerra mondiale e ha pubblicato ‘Europe 1919-1945’ (1969), ‘Coke of Norfolk’ (1975) e ‘Struggle for Survival: the History of the Second World War’ (1989). La questione militare negli anni 1930. “”A defensive strategy lay behind these armament priorities. When he became Prime Minister, Chamberlain pushed matters further. He shifted Duff Cooper, who too readily responded to the generals’ pressure for a large, balanced, army, and substituded Hore-Belisha at the War Office. Hore-Belisha, an ambitious minister, who aroused the contempt of his military staff by his love of publicity and his instinct for ‘photo opportunities’, kept in touch with the latest theories of war. In particular, he was much influenced by Liddell Hart, another ‘bête-noire’ of the generals. Basil Liddell Hart, a fluent self-confident writer; eventually encapsulated his views in his ‘Defence of Britain’, published in 1939, which Chamberlain’s diary shows him to have read. Liddell Hart’s pre-war views were not at all what he, later, after the war, made them out to have been.”” (pag 279-280)”,”UKIx-101″
“PARKER Selwyn”,”The Great Crash. How the Stock Market Crash of 1929. Plunged the World into Depression.”,”PARKER Selwyn Il grande ‘crash’ del 1929 è stato un vero cataclisma. Ha distrutto la ricchezza di migliaia di persone e i magri risparmi di milioni. Ha accelerato il declino della sterlina, e segnato la fine del gold standard che era la spina dorsale dello sviluppo economico del secolo precedente. Il crash ha cambiato anche il quadro politico e ha portato all’ascesa del nazismo in Germania. Attraverso molte testimonianze personali, l’autore illustra il devastante impatto della crisi del 1929 sulla gente comune in vari paesi del mondo, e come sono state colpite le aspettative di vita, la situazione politica, sociale, culturale, finanziaria. L’autore esamina pure il parallelo tra la crisi del 1929 e l’instabile clima economico di oggi.”,”ECOI-357″
“PARKER David a cura; scritti di R. PALME DUTT Christopher HILL e Brian PEARCE Victor KIERNAN Rodney HILTON Maurice DOBB Stephen MASON G. de N. CLARK Roy PASCAL Mervyn JAMES”,”Ideology Absolutism and the English Revolution. Debates of the British Communist Historians, 1940-1956.”,”David Parker, Emerito professore di Storia moderna all’Università di Leeds. Si è occupato di assolutismo francese e di ancien regime francese. Scritti di R. PALME DUTT Christopher HILL e Brian PEARCE Victor KIERNAN Rodney HILTON Maurice DOBB Stephen MASON G. de N. CLARK Roy PASCAL Mervyn JAMES La controversia Pokrovsky (pag 79-82) Pokrovsky individua il feudalesimo come un regime in cui predomina l’economia ‘naturale’, l’auto-consumo, con un insignificante sviluppo dello scambio e dell’uso della moneta. Capitalismo gli appare identificato come fabbrica e proletariato industriale. Come gli storici borghesi, e diversamente da Marx e Lenin, egli non analizza il feudalesimo o il capitalismo come ‘modo di produzione’ ma studia gli indicatori che gli mostrano l’esistena più o meno del mercato, delle transazioni mercantili, della presenza di ricchi mercanti ecc. (pag 80)”,”UKIR-049″
“PARKER R.A.C.”,”Il XX secolo. I. Europa, 1918-1945. Storia Universale Feltrinelli. Vol 34.”,”””Negli anni Venti la Francia stava bene economicamente. Dato che questo successo economico fu dovuto in gran parte a un processo che tutti desideravano evitare, il declino del valore del franco, la cosa non fu avvertita in tutta la sua portata. La storia economica della Francia tra la fine della guerra e l’ inizio della crisi mondiale contrasta notevolmente sotto questo aspetto con quella dell’ Inghilterra, dove gli uomini politici riuscirono a imporre la loro volontà. In Inghilterra le persone che avevano un reddito fisso prosperarono, mentre i lavoratori e i produttori furono gravemente danneggiati dalla decisione di riportare la sterlina alla parità prebellica e dalle misure adottate per mantenerla a tale livello. In Francia chi viveva di rendita e le persone con redditi fissi furono rovinati o gravemente danneggiati quando l’ inflazione fece scendere il franco che finì per stabilizzarsi su un valore pari a un quinto di quello prebellico, mentre i lavoratori e i produttori beneficiarono di un concreto aumento delle loro entrate.”” (pag 172)”,”EURx-018-FV”
“PARKER Geoffrey”,”La rivoluzione militare. Le innovazioni militari e il sorgere dell’Occidente.”,”Goeffrey Parker insegna Storia nella Ohio State University. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra dei Trent’anni’ (1994) e ‘La grande strategia di Filippo II’ (2005).”,”QMIx-113-FSL”
“PARKER Geoffrey”,”La rivoluzione militare. Le innovazioni militari e il sorgere dell’Occidente.”,”Goeffrey Parker insegna Storia nella Ohio State University. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra dei Trent’anni’ (1994) e ‘La grande strategia di Filippo II’ (2005).”,”QMIx-124-FSL”
“PARKER Geoffrey”,”The Grand Strategy of Philip II.”,”Geoffrey Parker, professore di Storia all’Ohio State University. Autore di ‘The Army of Flanders and the Spanish Road, 1567-1659’, ‘The Dutch Revolt’ e di una biografia di Filippo II. La flotta (130 navi con circa 30.000 uomini e più di 2000 pezzi di artiglieria) allestita da Filippo II di Spagna per rendere possibile lo sbarco in Inghilterra del corpo di spedizione riunito nelle Fiandre da A. Farnese. Scopo dell’azione era abbattere la potenza navale inglese, responsabile degli attacchi di pirateria alle navi spagnole e alle coste dell’America Latina, e mettere fine agli appoggi che quella monarchia forniva ai Paesi Bassi in rivolta. Partita da Lisbona nel 1588, l’I., comandata da Alonso Pérez de Guzmán, fu più volte attaccata e danneggiata dagli Inglesi, con a capo Francis Drake e lord Charles Howard. L’esaurirsi delle munizioni inglesi e il favorevole mutare del vento consentirono agli Spagnoli di sottrarsi allo scontro ma, durante il viaggio di ritorno in Spagna, il maltempo e le malattie flagellarono l’I., causando la grave perdita di uomini e navi. La distruzione della flotta manifestò la decadenza della monarchia spagnola, determinando il crollo definitivo della potenza marittima della Spagna e la nascita del primato navale e commerciale inglese.”,”QMIx-144-FSL”
“PARKER Geoffrey, HANSON Victor D., BACHRACH Bernard, ALLMAND Christopher, SEED Patricia, LYNN John, a cura di”,”Cambridge Illustrated History of Warfare. The Triumph of the West.”,”PARKER Geoffrey professore di Storia militare e navale alla Yale University, In precedenza c/o University di St Andrews, Britisch Columbia e Illinois. Membro British Academy e Royal Spanish Academy of History. Consapevole che il sottotitolo possa attirare critiche di eurocentrismo: ma sarebbe imperdonabile sfiorare tradizioni militari e navali di Africa, Asia e delle Americhe; inoltre negli ultimi 2 secoli si è imposto modo di fare la guerra occidentale. Excursus militare dalla storia antica al 900. 3 413889 SBN”,”QMIx-178-FSL”
“PARKIN Frank”,”Classi sociali e Stato. Un’ analisi neo-weberiana.”,”Frank PARKIN ha studiato alla London School of Economics (LSE) e insegna oggi (1988) al Magdalen College di Oxford. E’ autore di numerosi studi sociologici fra cui ‘Middle Class Radicalism’ (1968) e ‘Diseguaglianze di classe e ordinamento politico’ (Einaudi, 1976).”,”TEOC-109″
“PARKIN Frank”,”Max Weber.”,”PARKIN Frank è dal 1975 assistente di scienza della politica nell’ Università di Oxford e Fellow del Magdalen College. Ha scritto varie opere (v. 4° cop.) “”Chiunque sia dotato di autorità, come dice Weber, mitizza la propria superiorità e la propria idoneità naturale a governare. Questi miti o giustificazioni soggettive sono necessarie ad alimentare nei governanti la fiducia in se stessi e il sentimento della propria validità politica. Le legittimazioni sono il vocabolario morale di coloro che parlano con la voce dell’ autorità. Tuttavia, esiste un’ importante differenza tra legittimazione e legittimità: le legittimazioni sono le pretese che i gruppi dominanti avanzano a proprio vantaggio, pretese che essi naturalmente vorrebbero fossero accettate da tutti gli altri; la legittimità, invece, si riferisce alla condizione in cui queste pretese sono state in effetti accettate e approvate dai gruppi subordinati. I motivi per i quali si pretende obbedienza vengono, cioè, accettati come validi da coloro che devono obbedire. Le legittimazioni emanano dall’ alto mentre la legittimità proviene dal basso.”” (pag 91)”,”WEBx-018″
“PARKINSON Roger”,”Clausewitz. A Biography.”,”Clausewitz sosteneva la centralizzazione dei servizi di intelligence politica-militare, che avrebbero dovuto fornire dei reports ‘up-to-the-minute’, aggiornatissimi, sulla evoluzione della situazione militare. Ma non ebbe successo con i suoi suggerimenti. (pag 322) “”The authority acquired by those who are at head of, and best acquainted with, this branch of military service, gives them a sort of general dominion over people’s minds, beginning with the General himself, and from this then springs a routine of ideas which causes an undue bias of the mind””. (pag 228, Della guerra)”,”GERQ-050″
“PARKINSON Roger”,”The Fox of the North. The Life of Kutuzov, General of ‘War and Peace’.”,”PARKINSON Roger ha ottenuto il B.A. in War Studies al King’s College di Londra e il M.A. in Strategic Studies nella stessa università. E’ stato corrispondente di guerra in Vietnam, Biafra, Aden e Borneo, poi è dedicato alla scrittura a tempo pieno. Ha scritto biografie di Clausewitz, Zapata, Blücher. Molto citato Clausewitz, non viene citato Jomini Non è la battaglia il nucleo centrale della campagna militare “”Beyond Kutuzov’s talent as a commander lay another: the highly sophisticated attitute displayed towards battle itself. Kutuzov saw far further than lesser commanders who considered the battle to be the core of a campaign; he realized that this core centred upon the army. The army must be allowed to continue functioning even at the expense of apparently running away, even at the cost of losing Vienna or Moscow; the army which remained intact was undefeated – and ready for the last, decisive battle. The latter might not even be needed. By remaining as commander of a viable army, Kutuzov revealed that he could exert a psychological advantage over his enemy which might be sufficient to bring victory. So it proved in 1812; so it proved in 1811-12 against the Turks; similar success might easily have resulted in 1805, if Kutuzov had been given his way. In this respect Kutuzov’s principles provided valuable material for Clausewitz (…)”” (pag 235)”,”RUST-152″
“PARKMAN Francis”,”La pista dell’ Oregon.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-056″
“PARKS Tim”,”Un’educazione italiana.”,”Tim Parks è nato a Manchester nel 1954. Autore di romanzi in lingua inglese, dal 1981 vive in Italia. Ha tradotto Alberto Moravia, Antonio Tabucchi, Italo Calvino e Roberto Calasso. Nel 1995 ha pubblicato ‘Italiani’ salutato dalla critica e dal pubblica per l’intelligenza e umorismo. Questo volume ne è il seguito.”,”ITAS-195″
“PARLATO Giuseppe”,”La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato.”,”Giuseppe PARLATO è ricercatore nell’ Università di Roma ‘La Sapienza’ e insegna alla Libera Università ‘San Pio V’ di Roma. Tra le sue pubblicazioni ‘Dizionario dei Piemontesi compromessi nei moti del 1821’ (2 voll. TORINO, 1982-1986), ‘Il sindacalismo fascista’ II. Dalla ‘grande crisi’ alla caduta del regime’ (ROMA,1989), ‘Riccardo Del Giudice dal sindacato al governo’ (ROMA, 1992). Per Il Mulino ha curato le memorie di Vincenzo COSTA ‘L’ ultimo federale. Memorie della guerra civile 1943-1945′ (BOLOGNA. 1997).”,”ITAF-074″
“PARLATO Giuseppe”,”Il sindacalismo fascista. II. Dalla “”grande crisi”” alla caduta del regime (1930-1943).”,”PARLATO Giuseppe (Milano 1952) è ricercatore presso il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ITAF-256″
“PARLATO Giuseppe”,”Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948.”,” Togliatti e l’ amnistia ai fascisti (da pag 179) e il reclutamento degli ex fascisti di sinistra. (pag 187) “”In sostanza, si può dire che la strategia comunista nei confronti degli ex-fascisti di sinistra si mosse su due piani: quello politico, che da un lato mirava ad evitare che si costituisse un movimento neofascista, inevitabilmente collocato a destra, e che dall’altro puntava al recupero delle individualità più valide per utilizzarle all’interno del Pci, giungendo anche a sorvolare sul passato in cambio di un impegno anticapitalista e antiatlantico; e quello sindacale, che, oltre ai due precedenti obiettivi, consentiva alla Cgil di recuperare la struttura organizzativa del sindacato fascista, certamente più radicata sul territorio di quanto lo potesse essere la Cgil clandestina”” (pag 187) G. Parlato insegna storia contemporanea nella Libera Università ‘San Pio V’ di Roma.”,”ITAP-184″
“PARMEGGIANI Irene”,”Storia del mutualismo ligure tra passato e futuro.”,”Irene Parmeggiani si è laureata in Scienze internazionali e diplomatiche. Dal 2006 lavora presso la Wilhelmsen Ships Service, società norvegese del comparto marittimo, con sede a Genova. Ha partecipato a ricerche per la FOCL, Federazione Operaia Cattolica Ligure”,”LIGU-013-FV”
“PARMENIDE di ELEA”,”Della Natura.”,”””E’ necessità, allora, che tu compia indagini su tutto, sia riguardo al sereno cuore, perfettamente circolare, della Palese Realtà, sia sulle opinioni di mortali, nelle quali non c’è prova manifesta. Ma tuttavia anche ciò conoscerai: in qual modo occorra che le cose che appaiono siano messe alla prova e sperimentate in tutti i modi””. (Parmenide di Elea, Della natura) (pag 25) “”Possediamo poi l’interessantissimo frammento 16 Diels-Kranz, nel quale Parmenide si inserisce all’interno della polemica, tipica del mondo greco e di quello mediterraneo in generale, sulla sede specifica del pensiero – individuata variamente, nel cuore, nel fegato, nel sangue, nel cervello, ecc.. In questa polemica Parmenide interviene con una posizione specifica ed estremamente originale: è ‘il corpo intero dell’uomo che pensa’, non un suo organo particolare. Posizione, tra l’altro rigidamente ‘materialista’: è quella specifica disposizione corporea che fa sì che l’uomo, a differenza di altri viventi, possa sviluppare, come tratto specifico (“”prevalente””) il pensiero””. (pag 17)”,”FILx-397″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia.”,”[‘Ad accelerare il ritmo della storia intervengono le contese interimperialistiche prodotte dall’espansione del capitalismo. Ma il pregiudizio anti-marxista ripropone il ritardo della storia sulla teoria, come nel caso di Arno Mayer con la tesi della “”persistenza”” dell’Ancien Régime fino alle soglie della prima guerra mondiale. Ossia lo stesso conflitto verrebbe inteso come estremo tentativo di garantire ancora quella sovrastruttura politica. Onde ne deriva che l’ideologia riformista applicata alla storia riconosce nella Grande Guerra l’evento genetico della “”modernità”” capitalistica, ma non la natura fisiologicamente capitalistica dell’imperialismo unitario, che ha aperto l’epoca delle guerre mondiali (cfr. Arno J. Mayer, “”Il potere dell’Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale””, Laterza, 1983). La stessa specificità dell’evento come prima guerra di massa industrializzata, imposta prevalentemente ai fanti-contadini, avrebbe connotato la guerra in guerra civile, in una moderna guerra dei Trent’anni. Ciò porterebbe a concludere che, per trasformare il mondo contadino, a incominciare dal suo “”mondo mentale””, ci sono volute due guerre mondiali. Nel XVIII secolo – ricorda Alan Milward nella sua opera sulla seconda guerra mondiale – la teoria del diritto naturale faceva discendere la pace dalle leggi materiali preposte al funzionamento dell’universo, fino a ritenere la guerra una anormalità. Con la frequenza assunta dalle guerre a partire dall’800, tale concetto sopravvive solo per demonizzare gli imperialismi perdenti. Dopo la pace di Versailles, Franceso S. Nitti riassume la moral-politique internazionale nella formula “”chi perde ha torto””. I tedeschi hanno perso due volte, e due volte sono stati demonizzati. Ciò spiega la fortuna culturale della tesi di Arno Mayer, con l’Ancien Régime a roccaforte tedesca, rispetto a quella di Gerd Hardach, che muove dalla cesura nella storia economica mondiale facente capo al 1914 (cfr. “”La prima guerra mondiale, 1914-1918″”, Etas Libri, 1982)’ (A. Parodi, ‘L’immaginario riformista’, Lotta Comunista, n. 248, aprile 1991, p. 5)]”,”ELCx-008″
“PARODI Lorenzo”,”Cronache operaie. Corrispondenze di fabbrica degli anni ’50.”,”””A Genova esiste una tradizione libertaria e anarco-sindacalista che risale al processo di formazione del movimento operaio, alle peculiarità della prima Internazionale in Italia, alle reazioni spontanee provocate dal marciume della seconda Internazionale, quindi alle caratteristiche del primo dopoguerra rosso quando una Camera del Lavoro importante come quella di Sestri Ponente era a direzione anarco-sindacalista. La scelta individuale, contornata da aspirazioni e da atteggiamenti ideali propri dell’età giovanile, si conforma ad una scelta collettiva, legata certamente a quella tradizione, ma soprattutto come affermazione del rifiuto dell’opportunismo togliattiano. Si esprime come esigenza e modo ancora confuso di salvare il salvabile di fronte all’ondata opportunistica che finirà per bloccare e sommergere il movimento di classe scaturito dalla lotta contro il fascismo. Quando inizieranno queste “”cronache operaie”” il processo di formazione individuale si sarà già innestato in un processo collettivo indirizzato alla ricostituzione del partito di classe. Ovviamente, come testimoniano forme e contenuti di queste stesse cronache, tale processo risentirà per un certo periodo dell’iniziale collocazione ideologica. Ma già vi è la coscienza dell’organizzazione e del rapporto avanguardia-classe. Il responsabile di queste “”cronache”” era dunque partito con l’idea di far tesoro di tutte le esperienze positive del movimento operaio nelle sue varie componenti e, strada facendo, si è accorto che il primo tesoro da conquistare è l’omogeneità teorica come scienza della rivoluzione. Si è accorto che se Marx aveva impiegato vent’anni per scrivere il “”Capitale””, non tanti di meno ne occorrono per assimilarlo e comprenderlo appieno. Infine, nel processo collettivo di formazione, ha potuto appurare che se Lenin aveva dovuto impiegare le energie di una intera generazione di rivoluzionari per liberare il marxismo dalla mistificazione socialdemocratica, lo stesso problema e lo stesso impiego di energie si sarebbe posto a più generazioni per liberare il leninismo dalle mistificazioni dello stalinismo””. [Lorenzo Parodi, ‘Capitale e lotte operaie negli anni ’50’, introduzione, (in) ‘Cronache operaie. Corrispondenze di fabbrica degli anni ’50’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1974] (pag 8)”,”ELCx-015″
“PARODI Giovanni SANTHIA’ Battista BIANCO Vincenzo”,”Settembre 1920: l’ occupazione delle fabbriche. Tre testimonianze. La FIAT Centro in mano agli operai. La lotta contro i riformisti in una fabbrica occupata. L’ organizzazione militare rivoluzionaria durante l’ occupazione.”,”””Mancavano quattro giorni al momento fissato per la riconsegna delle fabbriche agli industriali, ed il numero dei difensori scemava gradatamente, talché nelle ultime notti solo una cinquantina di uomini su 13.000 presiedettero le officine! Il Consiglio d’ Officina, malgrado l’ assenteismo della grande massa, rimase sino all’ ultimo al suo posto, giorno e notte, contrastando il terreno palmo a palmo perché agli operai fosse reso l’ ultimo simulacro di giustizia, inquadrando i pochi superstiti, che ormai si contavano sulle dita, ultima gloriosa falange di tanta balda forza, oramai divisa e soggiogata dal tradimento e dall’ inganno””. (pag 24)”,”MITT-154″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova. Con due scritti di Domenico Peretti Griva e Giorgio Amendola.”,”””Il presidente dell’ ANPI, l’ ex comandante partigiano “”Gregori”” Giorgio Gimelli, a bordo di un’ auto sulla quale viaggia anche un funzionario di polizia, raggiunge la zona degli scontri. Dall’ alto della stessa automobile “”Gregori”” parla ai dimostranti. E’ sufficiente la sua voce, la voce di un comandante partigiano, l’ impegno che le forze di polizia saranno ritirate, per avviare a normalità la situazione””. (pag 104)”,”PCIx-218″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia. Volume secondo.”,”””Ritorniamo a Bretton Woods. La Norvegia presenta la risoluzione di liquidare la BRI e attivare una commissione d’ inchiesta sul suo operato. Trova l’ appoggio della delegazione americana e del segretario al Tesoro Henry Morgenthau, ma non quello del segretario di Stato Dean Acheson, che si oppone alla liquidazione, unitamente alla delegazione inglese e a Keynes. Ciò consente a McKittrick di sopravvivere e salvare la Banca, di cui rivendica la neutralità nonostante l’ affare dell’ oro riclicato. Le discussioni sull’ applicazione della risoluzione di Bretton Woods continuano per alcuni anni. Nel 1947 la Federal Reserve di New York auspica il mantenimento della BRI come luogo d’ incontro delle banche centrali, fino al compromesso ipocrita del maggio 1948: la storiella che, nell’ acquisto dell’oro della Reichsbank, la BRI era inconsapevole dell’ origine furtiva. La Banca cede alla Banca d’ Inghilterra 3.7 tonnellate d’ oro, contro rinuncia ad ogni altra pretesa da parte degli alleati. Tale oro confluisce nel pool costituito dagli Alleati – Francia, Regno Unito e Stati Uniti – insieme all’ oro monetario da loro ritrovato nella Germania sconfitta, per una redistribuzione pro quota ai paesi spogliati. Dopodiché la BRI sopravvive come club dei banchieri centrali.”” (pag 220)”,”ELCx-091″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia. Volume terzo.”,”Alcuni materiali sono inediti.”,”ELCx-133″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova.”,”La Casa dello Studente (pag 85-86) 2° copia”,”ITAR-140″
“PARODI Lorenzo”,”Grandi famiglie del capitale.”,”””In una corrispondenza da Londra al ‘Neue Oder-Zeitung’ del 6 ottobre 1855, Marx riferisce che l’opinione pubblica londinese “”continua a occuparsi delle truffe e del probabile futuro del Crédit Foncier e del Crédit Mobilier e di altre creazioni bonapartiste di banche e bancherotte””. Ricorda “”che Émile Péreire e altri capi di questi istituti sono di per sé ‘sansimoniani’. Questi signori si attendono sempre che la salvezza del mondo venga dalle ‘banche’ o magari dalla ‘bancarotta’. Sta di fatto che vi hanno trovato la ‘propria’ salvezza ‘economica’”” (K. Marx, “”La relazione finanziaria ufficiale’, in ‘Opere’ di Marx-Engels, vol. XIV, 1982, pp. 552-553). Marx è facile profeta: la “”bancarotta”” avverrà nel 1867.”” [Lorenzo Parodi, Grandi famiglie del capitale, Edizioni Lotta Comunista, 2010] (pag 177-178)”,”ELCx-148″
“PARODI Lorenzo”,”Le prospettive del tradeunionismo.”,”2° copia firmata da R.Casella Contiene delle correzioni a matita al testo”,”SIND-095″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova.”,”La Casa dello Studente (pag 85-86) 2° copia”,”LIGU-010-FV”
“PARRA-PEREZ C.”,”Bolivar. Contributo allo studio delle sue idee politiche.”,”Contiene dedica (1930) dell’autore a Francesco Maria Taliani (SEGRETARIO DI LEGAZIONE CHE SERVì PRESSO L’AMBASCIATA D’ITALIA IN RUSSIA NEGLI ANNI 1917 E 1918) autore di ‘Pietrogrado 1917’. (http://www.storiain.net/arret/num40/artic5.htm) Le guerre dell’eroe venezuelano (XVIII sec.) contro i dominatori spagnoli portarono ai Paesi latinoamericani l’indipendenza ma non le libertà democratiche SIMON BOLIVAR IL VINCITORE DIMEZZATO di MARIA BELÈN GARCIA Simon Bolívar, il condottiero che guidò i sudamericani alla conquista delle libertà Nel 1782 un trattato mise fine alla guerra tra la Gran Bretagna e le sue colonie della costa atlantica nordamericana. Nasceva così una repubblica indipendente popolata da europei nel nuovo mondo strappato agli indigeni. Si sarebbero separate dai loro dominatori anche le colonie americane della Spagna e del Portogallo? Nei vicereami iberici niente sembrava presagire tale separazione. Durante il XVIII secolo, i tentativi di modernizzare l’amministrazione e, soprattutto, di sfruttare le risorse economiche, avevano peggiorato il contrasto tra gli europei nati in America, i creoli, e la minoranza di spagnoli e portoghesi. Ma i compromessi tra le elite dominanti erano sempre possibili, soprattutto in società basate sullo sfruttamento, dove si temevano in modo particolare, le rivolte razziali. Tuttavia, le colonie spagnole e portoghesi si resero indipendenti, agli inizi del XIX secolo, approfittando dello scenario politico internazionale. A causa della fine della monarchia spagnola, dopo l’occupazione francese della penisola nel 1807-1808, i creoli assunsero l’autogoverno che desideravano. Nel 1814, tuttavia, con il ritorno in Spagna di Ferdinando VII, si produsse una riconquista legittimista che obblighò i ribelli a fare ricorso a eserciti di professionisti per sconfiggere i realisti. Brasile e Messico avrebbero ottenuto l’indipendenza senza violenza, attraverso un patto con i colonizzatori, e avrebbero conservato un’istituzione monarchica. In questo contesto si inserisce il venezuelano Simon Bolivar, che dedicò la sua vita alla causa dell’indipendenza, e seppe sfruttare le risorse politiche ed economiche che gli permisero di raggiungerla. Non riuscì, comunque, ad imporre nè i suoi modelli costituzionali nè i suoi piani di confederazione. La sua personalità, ricca e complessa, ha ricevuto ogni tipo d’interpretazione, ed è una delle figure chiave nel processo di formazione delle nazioni americane. Nacque a Caracas, capitale del Venezuela, da una ricca famiglia spagnola, il 24 luglio 1783. Aveva appena 9 anni quanto perse sua madre, morta di tubercolosi, malattia che tragicamente lui ereditò, e che lo portò ad una morte precoce. I suoi nonni, nonostante i titoli e i soldi, non appartenevano alla nobiltà, nè erano spagnoli puri come il vicerè, e quindi venivano esclusi da molte attività, soprattutto, dall’occupare posti pubblici. A 19 anni, Bolivar sposò Maria Teresa de Toro, giovane appartenente alla nobiltà venezuela, che però morì pochi mesi dopo per colpa di una malattia tropicale. Bolivar restò, così, completamente solo e giurò di non sposarsi mai più. Simon Bolivar era, anzitutto, uno spirito romantico. Era stato educato secondo le idee dell’Illuminismo, aveva vissuto in Spagna, visitato gli Stati Uniti, percorso Francia, Italia e conosciuto da vicino la Rivoluzione francese e l’ascesa di Napoleone. Bolívar riuniva in sè il pragmatismo dei ricchi creoli di Caracas e il patriottismo idealista e lo sforzo illuministico, al fine di conoscere la realtà americana e progettare un futuro politico indipendente. Durante un lungo viaggio in Europa, a Parigi, incontrò lo scienziato tedesco Alexander von Humboldt, che era appena tornato da un viaggio in America. Dalla loro conversazione emerse in Bolivar la consapevolezza che le colonie americane potevano e dovevano essere libere. I tempi erano maturi e Bolivar cominciava a vedere chiaramente nella sua anima lo scopo della sua vita: impiantare in America le nuove idee, mettere in prattica quelle di Rousseau e Washington, lottare per l’indipendenza e la libertà. Così, a 20 anni, sotto la guida di Rousseau, Napoleone e Humboldt, Bolivar cominciò a incamminarsi verso la gloria. Continuando il suo viaggio in Europa, Bolivar arrivò a Roma in compagnia del suo maestro e amico, Simon Rodriguez. Un giorno salirono insieme al Monte Aventino, dove il giovane giurò “” per il Dio dei miei genitori, giuro per loro; giuro per il mio onore e giuro per la Patria, che non darò pace al mio braccio, nè riposo alla mia anima, finchè non avrò spezzato le catene che ci opprimono!”” Bolivar trasse ispirazione, per la costruzione del suo modello, anche dalla nuova repubblica americana, gli Stati Uniti. I fatti di Filadelfia del 1776 furono imitati a Caracas una generazione dopo, addirittura con somiglianze nel testo dell’Atto di Costituzione. Tuttavia, c’erano differenze fondamentali tra le due regioni. Le colonie inglese avevano strappato il potere ai bianchi per passarlo agli stessi bianchi. In Sudamerica, invece, la minoranza bianca cercava l’indipendenza senza l’appoggio della gente di colore e degli indios, che formavano la grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, fu un successo d’origine europea ad accendere la miccia della ribellione. Nel luglio del 1808, Napoleone invase la Spagna, deponendo il re Ferdinando VII e mettendo sul trono suo fratello, Giuseppe Bonaparte. In tutte le provincie non occupate della penisola si formarono Giunte Autonome di Governo, e lo stesso accadde nelle colonie americane. Caracas fu la prima città a ricevere le notizie. Il 19 aprile 1810 una riunione del Comune depose il capitano generale Vicente Emparán, ed elesse una Giunta, che rifiutò l’autorità del Consiglio di Reggenza, e, sotto la maschera del riconoscimento di Ferdinando VII, adottò misure radicali come la riduzione della pressione fiscale, l’apertura commerciale e la tolleranza razziale. Non riuscì, tuttavia, a trasmettere la rivoluzione ad altre città della capitanía. Nel giugno del 1811 si riunì a Caracas un Congresso di Notabili che, il 5 luglio, proclamò l’indipendenza e in dicembre adottò una Costituzione federalista, basata su quella americana, che manteneva l’egemonia politica e i privilegi dell’oligarchia, anche se con certe pretese liberali. L’esperienza rivoluzionaria di Caracas non ebbe supporto regionale. Nei Llanos, regione di endemiche agitazioni, contrapposta all’oligarchia di Caracas, si ribellarono i gruppi di llaneros di José Tomás Boves, che appoggiarono la contraoffensiva o riconquista delle truppe realiste del generale Monteverde. Questi ottenne, nel 1812, la capitolazione di Puerto Cabello, difesa da Bolívar, e poi la resa di Miranda, indipendentista che fu consegnato alle autorità spagnole. Così finì la prima esperienza repubblicana del Venezuela. Bolívar si diresse a Cartagena per mettersi al servizio della Giunta e della rivoluzione di quella città. Scoprì in sè un soldato. Sapeva già che con piccoli eserciti in America, senza strade, attraverso pianure e montagne, l’arte militare non poteva essere imparata dai libri, dal momento che non è una scienza, ma un complesso di audacia e previsione. La sua tenacia e capacità di imparare dai suoi errori riempirono in quegli anni il vuoto della sua scarsa preparazione militare e politica. Con la caduta di Napoleone e il ritorno di Ferdinando VII in Spagna, cominciarono le campagne di riconquista spagnola. Bolivar si diresse a liberare Caracas dalla Nueva Granada (attuale Colombia). Nel gennaio 1813, Santiago Mariño, indipendentista che aveva trovato rifugio nell’isola britannica di Trinidad, invase la zona orientale del Venezuela. In agosto Bolívar arrivò a Caracas, dove abbandonò la prima Costituzione venezuelana, fondò una nuova repubblica con un forte potere esecutivo, e assunse poteri dittatoriali. Ma questa esperienza durò appena un anno, perchè le truppe di Boves sconfissero Bolívar e Mariño alla battaglia della Puerta, nel giugno 1814. Il filosofo Jean Jacques Rousseau: Bolívar si ispirò al suo pensiero Bolívar decise di abbandonare la resistenza e si imbarcò verso Cartagena delle Indie, dove, dopo un tentativo fallito di liberare le città di Santa Marta e Maracaibo, si ritirò ancora, questa volta con destinazione le Antille inglesi. Il principale porto di Nueva Granada, Cartagena, cadde in mani spagnole il 6 dicembre 1815; in giugno 1816, tutta la Nueva Granada era stata riconquistata. Bolívar aveva trovato rifugio in Giamaica, dove potè riflettere sugli errori delle esperienze rivoluzionarie precedenti. La Carta di Giamaica, che lì scrisse, è un modello di programma politico. Fa un salto di un secolo sulle questioni del Venezuela, circoscritte nel tempo e nello spazio, e concepisce una Società delle Nazioni, come cento anni dopo Woodrow Wilson cercherà di creare. Di lì passò ad Haiti, dove ricevette l’appoggio del presidente Pétion, al quale aveva promesso che la libertà degli schiavi sarebbe stata parte del programma indipendentista. Dopo avere stabilito contatti con i guerriglieri all’interno del paese, quelli delle Guyane (Piar) e quelli dei Llanos (Páez), Bolívar tentò uno sbarco a Ocumare, nel maggio 1816, che fallì, e un altro alla fine di quell’anno, a Nueva Barcelona, che finalmente riuscì. Istallò il suo quartiere generale, e l’embrione del nuovo stato, nella città di Angostura, sull’Orinoco. Quasi tutto il territorio era sotto il controllo degli spagnoli. I ribelli, uniti o separati, mantenevano appena una guerriglia. L’anno 1817 fu favorevole alle armate del re, mentre Bolívar continuava ad arruolare uomini per le sue truppe, compresi molte mercenari. In Angostura gli sforzi si dedicarono alla preparazione delle campagne militari e alla creazione della nazione. Un Congresso, nel 1819, proclamò la Terza Repubblica, un’adattamento delle istituzioni democratiche al caso americano, evitando le velleità federaliste della prima esperienza, accentuando i tratti conservatori, creando un esecutivo con grandi poteri, un senato ereditario, e un quarto potere o “”potere morale””. Bolívar propose, inoltre, una grande nazione che unisse i territori dell’antico vicereame di Nueva Granada (Venezuela, Colombia ed Ecuador), chiamata Gran Colombia, e un sistema parlamentare avanzato, e accettò di diventare il suo presidente provvisorio fino al termine delle guerre d’indipendenza. Nel 1819 iniziò un’altra campagna attraverso le Ande, ma questa volta in senso opposto, cioè, dal Venezuela verso la Colombia. Sconfisse gli spagnoli nella battaglia di Boyacá, il 7 agosto, spianandosi la strada verso Bogotá e la successiva liberazione della Nueva Granada. A Santa Fé de Bogotá fu proclamato Libertador, e, pochi giorni dopo, fondò il nuovo Stato di Colombia. L’applicazione delle riforme liberali del 1820 obbligò il generale spagnolo Morillo, in Venezuela, a iniziare delle trattative con Bolívar. In novembre entrambi firmarono un armisitizio che, sebbene fosse durato solo pochi mesi, riconoscendo i ribelli come belligeranti, dava loro di fatto un trattamento di uguaglianza. I patrioti sapevano che l’occasione era propizia per tentare il colpo finale e, il 24 giugno 1821, la vittoria nella battaglia di Carabobo, al sud di Valencia, consentì di occupare Caracas. Il Venezuela era libero. Da lì, Bolívar si avviò di nuovo verso ovest per prendere alcune città ancora realiste della Nueva Granada, e poi si diresse verso Quito. Antonio José de Sucre, generale di Bolívar, arrivò per primo a Guayaquil, liberata nel 1820, e cercò di incorporarla alla nuova repubblica, e poi proseguì verso Quito: furono le sue truppe a sconfiggere gli spagnoli nella battaglia di Pichincha, nel maggio del 1822, e a liberare l’antica capitale degli Inca. Ottenuta l’indipendenza di Quito e Lima (liberata da San Martín, il generale argentino che liberò anche Cile e Argentina), restava comunque il bastione realista dell’Alto Perù (l’attuale Bolivia) e la zona andina peruviana. San Martín, che non riuscì a trovare appoggio tra la borghesia peruviana, si rivolse a Bolívar in cerca di aiuto, e i due si trovarono a Guayaquil, nel luglio del 1822, per coordinare i loro sforzi. Tuttavia, dopo l’incontro, del quale non esistono testimoni affidabili, San Martín abbandonò le campagne indipendentiste e si esiliò volontariamente in Europa. Anche Argentina e Cile abbandonarono l’impresa, che dovette essere conclusa da Bolívar e dalle sue truppe venezuelane e neogranadine. Per preparare la vittoria definitiva, e porre fine alla presenza spagnola in America, Bolívar pose il suo quartier generale sulla costa peruviana, dove assunse anche tutti i poteri con carattere dittatoriale, con l’approvazione del Congresso. Nel maggio del 1824 iniziò l’avanzata verso sud, che fu accompagnata dalle vittorie di Junín (6 agosto) e Ayacucho (9 dicembre), quest’ultima ottenuta dal generale Sucre, che, agli inizi del 1825, eliminò gli ultimi nuclei di resistenza in Charcas. A quel punto si dovette dare statuto giuridico all’Alto Perú, un territorio che era stato prima soggetto al vicereame del Perú, e poi a quello del Río de la Plata, e che ora si presentava come repubblica indipendente, per la quale l’Assemblea di Chuquisaca propose il nome di Bolívar (cambiato poi in Bolivia). Simón Bolívar elaborò personalmente la Costituzione della repubblica che avrebbe portato il suo nome, un curioso regime presidenzialista, aristocratico e conservatore. Istituì un complesso potere legislativo formato di tre Camere: tribuni, senatori e censori, e un presidente vitalizio che nominava il suo successore. Questa stessa Costituzione fu adottata più tardi dal Perú, senza molto entusiasmo e con scarsi risultati. Simón Bolívar aveva sognato, sin dalle prime sconfitte, la possibilità che i paesi appena resi indipendenti coordinassero i loro sforzi e costituissero una vera forza nel panorama politico internazionale. Al suo progetto di formare la nazione chiamata “”Gran Colombia”” nella parte settentrionale del Sudamerica, aggiungerà poi quello di formare una Confederazione delle Ande, composta da Colombia, Bolivia e Perú. Un altro suo progetto era quello di riunire nell’istmo di Panama tutti i neonati paesi ispanici, di fare un “”Congreso Anfictiónico””, i cui punti principali comprendessero la neutralità perpetua, l’inclusione del diritto internazionale nella legislazione di ogni paese, l’abolizione della schiavitù, un’organizazzione democratica interna, sanzioni contro i violatori di questi principi, e la creazione di Una famiglia di Indios all’ingresso della propria capanna un esercito e di un flotta federali. Furono invitati anche rappresentanti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna che, però, non arrivarono in tempo. Il Congresso si riunì, in effetti, a giugno e luglio del 1826, ma non fu stabilito alcun tipo di cooperazione. Queste iniziative, così moderne e attuali (si pensi alla Società delle Nazioni, citata in precedenza, e all’evoluzione che ha portato all’attuale Comunità Europea), non erano in sintonia con gli interessi e le aspirazioni delle nuove repubbliche. Come poteva sorgere una unione economica, politica e sociale tra nazioni, in cui permaneva un rigido sistema di caste, che nessuno, nell’elite di governo voleva cambiare? Infatti, l’indipendenza non fu una vera rivoluzione sociale, bensì il passaggio di consegne dai peninsulari ai creoli. Nel 1830, si poteva leggere su un muro nella Piazza Grande di Quito una scritta che recitava: “”Ultimo día del despotismo y primero de lo mismo”” (Ultimo giorno del dispotismo, e primo giorno della stessa cosa). Bolívar, dunque, era un eroe romantico, un idealista che lottò non solo per la libertà, ma anche per modernizzare e sviluppare la politica sociale dell’America Latina. Intanto continuava a peggiorare la situazione della Gran Colombia: le oligarchie locali non vedevano i vantaggi della cooperazione delle tre unità regionali, con pochi legami comuni, e non accettavano neanche il nuovo ruolo sociale e politico degli ufficiali degli eserciti vincitori. Nel dicembre del 1829, Juan Antonio Páez, che comandava il movimento secessionista in Venezuela, ritirò definitivamente il suo paese dalla Gran Colombia. Juan José Flores fece lo stesso con l’Ecuador. Il nome “”Colombia”” lo conservò la Nueva Granada, con capitale a Bogotá. In questo paese Bolívar perse popolarità. A gennaio di 1830 confessava ai suoi concittadini: “”Mi vergogno a dirlo, ma l’indipendenza è l’unico bene che abbiamo ottenuto a spese degli altri.”” A marzo di quell’anno, il Libertador, malato, si dimise e si ritirò verso la costa con l’intenzione di imbarcarsi verso l’Europa. Tuttavia, morì in breve tempo, nel dicembre del 1830, nell’isola di Santa Marta, tormentato anche dalla depressione nel vedere resi vani tutti i suoi sforzi. In una delle sue ultime lettere scrisse: “”Ho governato per venti anni e in questi non ho ottenuto che pochi risultati certi; primo, l’America è ingovernabile per noi (nativi); secondo, colui che serve una rivoluzione sta arando nel mare; terzo, l’unica cosa che si può fare in America è emigrare; quarto, questo paese cadrà inevitabilmente nelle mani della folla scatenata, per passare poi a quelle di tiranni quasi impercettibili, di tutti i colori e razze…”” La lettura di qualunque testo di storia Latinoamericana del XX secolo può dare l’idea di quanto fossero profetiche le parole di Bolívar…”,”AMLx-107″
“PARRI F. COTTINO G. BIANCHI D’ESPINOSA L. VIANO C.A. ACCORNERO A. GALLI G. SYLOS LABINI P. TRONTI M. PESENTI A. VITALE A. ALLUM P.A. L. VALTZ MANNUCCI M.L. SALVADORI E. COLLETTI”,”Società e potere in Italia e nel mondo. Corso di lezioni su esercito, magistratura scuola sindacati partiti potere politico e potere economico in Italia Inghilterra Stati Uniti Unione Sovietica e le due Germanie.”,”””Nascondere alle masse – diceva – il fatto che attirare gli specialisti borghesi con retribuzioni eccezionalmente elevate è una deviazione dai principi della Comune, significherebbe cadere al livello dei politicanti borghesi e ingannare le masse. Spiegare apertamente come e perché abbiamo fatto un passo indietro e discutere poi pubblicamente i mezzi che ci possono far riguadagnare il tempo perduto, significa educare le masse e imparare insieme con loro, sulla base dell’ esperienza, a costruire il socialismo (V.I. Lenin, I compiti immediati del potere sovietico, cit, p. 222) (pag 250)”,”ITAP-068″
“PARRI Ferruccio, a cura di Enzo COLLOTTI Giorgio ROCHAT Gabriella SOLARO PELAZZA Paolo SPEZIALE”,”Scritti 1915-1975.”,”PARRI Ferruccio nato a Pinerolo nel 1890, interventista e pluridecorato nella prima guerra mondiale fu uno dei maggiori leader dell’ antifascismo democratico e poi della guerra partigiana e del CLN alta italia. Presidente del Consiglio dal giugno al novembre 1945, quindi senatore, studioso di economia politica e uomo politico impegnato su posizioni di sinistra democratica. “”Il comunismo nostrano afferma la sua fedeltà alla Costituzione, e ne va preso certamente atto: ma non ripudia i metodi di Praga e di Budapest.”” (pag 237) La concezione liberista di Parri di fronte alla politica di Mattei. “”Mi si lasci ricordare che c’è stato un momento nel 1945, subito dopo la liberazione, in cui gli impianti e le attrezzature che si trovavano nell’ Italia settentrionale per le esplorazioni e le ricerche, per decisione degli organi romani, avrebbero dovuto essere liquidati, e venduti a privati. Sarebbe stato un grosso errore a cui si oppose, e gliene rendo grande merito, l’ onorevole Mattei. E non è il solo suo merito; il secondo è quello di avere tenacemente imposto ed ottenuto la riorganizzazione dell’ AGIP stessa. Capisco che un uomo nelle sue condizioni difenda la sua creatura anche con quello spirito imperialistico che egli vi pone. Mi si lasci aggiungere, quando ricordo questo merito dell’ onorevole Mattei, che chi l’ ha sostenuto a Roma e l’ ha aiutato, sulal base delle indicazioni che erano venute allora sui primi fortunati ritrovamenti di Lodi, sono stato io, allora presidente del Consiglio.”” (pag 331, Parri, 1950) Il volume contiene ritaglio di giornale d’epoca.”,”ITAP-106″
“PARRI Mauro, a cura”,”Volontariato anarchico e socialista ai tempi del colera.”,”‘Malatesta e quel gruppo rifiutarono l’attestazione ufficiale di benemerenza rilasciata dalle autorità. In fondo erano le stesse autorità che, qualche mese dopo, con l’accusa di cospirazione contro lo Stato, condanneranno lui e gli altri a parecchi anni di galera; erano gli stessi apparati dello Stato responsabili di quella catastrofica “”condizione sociale””. Da qui il manitesto redatto a conclusione di quell’esperienza secondo cui “”la vera causa del colera è la miseria, l’unico rimedio la rivoluzione sociale”” (quarta di copertina)”,”ELCx-307″
“PARRINGTON Vernon Louis”,”Storia della cultura americana.”,”1. Il pensiero coloniale 2. La rivoluzione romantica 1800-1860 3. L’avvento del realismo critico, 1860-1920 L’A è morto prima di terminare il terzo volume (morto in Inghilterra il 16 giugno 1929). Era nato ad Aurora nell’Illinois nel 1871, aveva studiato ad Harvard e al College di Emporia (Kansas). Dal 1908 alla sua morte insegnò all’Univ dello stato di Washington a Seattle. Appartenne sempre, socialmente e intellettualmente al Middle West, l’area privilegiata della cultura americana degli anni Venti. Con quest’opera vinse il premio Pulitzer. Il 3° volume è stato pubblicato postumo nel 1930.”,”USAG-010″
“PARRINI Paolo”,”Filosofia e scienza nell’ Italia del Novecento. Figure, correnti, battaglie.”,”””Nel primo decennio si ha una rigogliosa fioritura di studi logico-fondazionali ed epistemologici, condotti con uno stile di pensiero analogo a quello dei paesi all’ avanguardia in tali campi. Appartengono a questo periodo l’ opera di Giuseppe Peano e degli altri matematici a lui più o meno vicini (Alessandro Padoa, Mario Pieri, Cesare Burali-Forti ecc.), il pensiero di Giovanni Vailati e Mario Calderoni, i quali elaborano in modo originale la prospettiva pragmatista muovendo proprio dalle acquisizioni logiche peaniane, e infine la multiforme attività del matematico Federigo Enriques, che cerca di mettere a punto una ‘filosofia scientifica’ analoga nello spirito, anche se non nei contenuti, a quella prospettata più o meno negli stessi anni da molti pensatori statunitensi ed europei, in particolare dagli esponenti dei Circoli di Vienna e di Berlino. Nei due decenni successivi, invece, dopo gli attacchi condotti in maniera non sempre ortodossa da Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Guido De Ruggiero contro Enriques, accusato di dilettantismo e incompetenza filosofica, si assiste, invece, all’ emarginazione delle filosofie scientificamente orientate e alla progressiva affermazione di concezioni idealistiche e storicistiche (…)””. (pag 247)”,”FILx-347″
“PARRINI Paolo”,”Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia positiva.”,”Paolo Parrini (1943) insegna filosofia teoretica nell’Università di Firenze. Tra i suoi saggi ‘Linguaggio e teoria’ (Firenze 1976)”,”FILx-211-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Una filosofia senza dogmi. Materiali per un bilancio dell’empirismo contemporaneo.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979).”,”FILx-213-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Filosofia e scienza nell’ Italia del Novecento. Figure, correnti, battaglie.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979).”,”FILx-214-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Empirismo logico e convenzionalismo.”,”Paolo Parrini è nato a Castell’Azzara (Grosseto) nel 1943. Ha insegnato presso le Università di Firenze e di Venezia. Attualmente è professore straordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Fisica e geometria dall’Ottocento a oggi’, Loescher, Torino, 1979.”,”FILx-223-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Sapere e interpretare. Per una filosofia e un’oggettività senza fondamenti.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979). “”Non bisogna quindi dare ascolto a coloro che consigliano di porre mente, essendo uomini, a cose umane ed essendo mortali a cose mortali; bisogna invece per quanto è possibile rendersi immortali e far di tutto per vivere secondo quella parte che in noi è la più alta; sebbene infatti sia piccola per mole, sopravanza tutte le altre per potenza e dignità”” (Aristotele)”,”FILx-463-FRR”
“PARRISH Michael E.”,”L’età dell’ansia. Gli Stati Uniti dal 1920 al 1941.”,”M.E. Parrish insegna Storia americana contemporanea nella University of California, San Diergo. E’ autore di ‘Securities Regulation and the New Deal’ (1970) e ‘Felix Frankfurter and His Times: The Reform Years’ (1982).”,”USAS-001-FMDP”
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di ENNIO VIRGILIO OVIDIO LUCANO Valerio FLACCO STAZIO CLAUDIANO ORAZIO PAUTO TERENZIO SENECA CATULLO”,”Roma antica. Volume 11. Dall’epica di Virgilio alla lirica di Catullo. Antologia di testi poetici commentati. Libro 1.”,”- Lucrezio e la concezione epicurea dell’universo (pag 172-) “”Ancora un elogio di Epicuro, liberatore dai veri mostri che affliggono l’umanità (non quelli inutilmente sconfitti da Ercole), inaugura il V libro (De Rerum Natura’ di Lucrezio, opera in sei libri, ndr), che si apre con una visione sconsolata del mondo, destinato come l’uomo e tutte le creature, a perire. Credere che esso sia stato creato dagli dei eterno e a beneficio degli uomini è pura follia (165: desiperest). Se così fosse infatti l’uomo non dovrebbe lottare fin dalla nascita con una natura ostile; che insidia di continuo la sua vita con pericoli e malattie. Il mondo è frutto di una casuale aggregazione di atomi, che si disposero in base al loro peso e alla loro qualità: al centro si addensarono gli elementi più pesanti, i più leggeri si levarono verso l’etere. Dopo aver parlato delle possibili cause dei moti degli astri e di altri fenomeni naturali, il discorso si accentra sulla comparsa dell’uomo sulla terra e sulla lunga e faticosa storia della sua emancipazione dallo stato ferino. La scoperta dei vantaggi del vivere associato, del fuoco, del linguaggio furono le prime tappe di questa lenta evoluzione, che ebbe però amare contropartite: la guerra, la corsa al denaro, al potere, a tutto ciò che minaccia la serenità dell’animo. A turbare gli uomini intervenne poi la ‘religio’ con i suoi riti nefandi. La vera ‘pietas’ a cui deve ispirarsi il ‘sapiens’ non consiste dunque nel frequentare i templi nei giorni festivi ma nel poter guardare tutto con mente serena (1203: ‘pacata posse omnia mente tueri’). Nell’ultima parte si torna sugli effetti negativi della civilizzazione, che induce l’uomo a consumare l’esistenza in inutili travagli (1431: ‘semper … in curis consumit inanibus aevum’), e si riafferma il valore della vera ‘ratio’, unico strumento capace di innalzarci alle soglie della luce (1455: ‘ratio … in luminis erigit oras’)”” (pag 174-175) [‘La poesia didascalica. Il poema cosmologico-filosofico. Lucrezio e la concezione epicurea dell’universo]”,”STAx-341″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di ENNIO VIRGILIO OVIDIO LUCANO VALERIO FLACCO CLAUDIANO PLAUTO TERENZIO SENECA CATULLO STAZIO TIBULLO PROPERZIO AUSONIO RUTILIO NAMAZIANO MASSIMIANO CALPURNIO SICULO LUCILIO PERSIO GIOVENALE MARZIALE FEDRO”,”Roma antica. Volume 12. Dall’elegia di Tibullo alla favola di Fedro. Antologia di testi poetici commentati. Libro 2.”,”La satira indignata di Giovenale (pag 686-703)”,”STAx-342″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di CESARE SALLUSTIO TITO LIVIO VELLEIO PATERCOLO VALERIO MASSIMO CURZIO RUFO TACITO AMMIANO MARCELLINO NEPOTE SVETONIO LAMPRIDIO CICERONE SENECA IL VECCHIO QUINTILIANO”,”Roma antica. Volume 13. Dalla storiografia di Cesare alla filosofia di Seneca. Antologia di testi in prosa commentati. Libro 1.”,”Eloquenza e educazione in Quintiliano: La formazione dell’ oratore (pag 297-301)”,”STAx-343″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di PETRONIO SENECA CICERONE PLINIO IL GIOVANE SIMMACO VITRUVIO FRONTINO FRONTONE CELSO MARZIANO CAPELLA CASSIODORO APICIO MELA MACROBIO GELLIO VARRONE CATONE COLUMELLA”,”Roma antica. Volume 14. Dal romanzo di Petronio al sapere enciclopedico di Plinio. Antologia di testi in prosa commentati. Libro 2.”,”La descrizione del mondo (Mela, L’Egitto; Plinio, L’isola di Ceylon) (pag 704-722)”,”STAx-345″
“PARROT André”,”Gli Assiri.”,”André Parrot, nato nel 1901 e morto nel 1980 è stato conservatore capo dei Musées Nationaux (Antichità Orientali e Arti Islamiche) e segretario generale della Commissione des Fouilles et Missions archéologiques, professore all’Ecole du Louvre, dottore in teologia, professore di lingua e letteratura ebraica e di storia delle religioni presso la facoltà di Teologia protestate di Parigi.”,”STAx-005-FSD”
“PARRY Jonathan P. BREMAN Jan KAPADIA Karin a cura; saggi di Jan BREMAN Dilip SIMEON Christopher PINNEY Jonathan P. PARRY Douglas E. HAYNES Chitra JOSHI Rajnarayan CHANDAVARKAR Samita SEN Arjan DE HAAN Peter KNORRINGA Karin KAPADIA Miranda ENGELSHOVEN Geert DE NEVE Jan BREMAN”,”The Worlds of Indian Industrial Labour.”,”Saggi di Jan BREMAN Dilip SIMEON Christopher PINNEY Jonathan P. PARRY Douglas E. HAYNES Chitra JOSHI Rajnarayan CHANDAVARKAR Samita SEN Arjan DE HAAN Peter KNORRINGA Karin KAPADIA Miranda ENGELSHOVEN Geert DE NEVE Jan BREMAN.”,”MASx-007″
“PARRY Jonathan P. BREMAN Jan KAPADIA Karin a cura”,”The worlds of Indian industrial labour.”,”PARRY è professore di antropologia alla London School of Economics and Political Science (LSE). BREMAN è professore di sociologia comparata all’ Università di Amsterdam. KAPADIA è uno studioso della World Bank. “”The locus classicus of the labour commitment thesis is the collection edited by Moore and Feldman (1960) – also the product of an SSRC- sponsored conference.”” (pag XIX)”,”MASx-008″
“PARRY Geraint”,”Le élites politiche.”,”Probabilmente Fondo Davoli “”L’elemento centrale della dottrina elitistica è che in qualsiasi sistema politico è una minoranza della popolazione a prendere le decisioni fondamentali nella società”” (pag 35, La tesi elitistica classica) (Elitisti classici: Mosca e Pareto) Burnham: una prospettiva economicistica (pag 63-) Marxismo e elitismo “”All’interpretazione marxiana della storia in termini di conflitto delle classi economiche, gli elitisti contrapponevano delle interpretazioni politiche; per loro infatti, ad eccezione di Burnham, la politica non è un semplice riflesso della struttura economica di classe. Per Mosca e Pareto la struttura del potere di qualsiasi società è determinata dalla natura e dalle capacità della sua leadership politica; è l’abilità politica, o la mancanza di questa, che determina chi governerà e in che modo il potere possa cambiare di mani. Secondo Marx, invece, il leader politico da qualunque classe provenga non è altro che il «rappresentante» della classe economica dominante; soltanto laddove esiste un equilibrio fra le classi, può un’élite politica avere una certa indipendenza d’azione. L’elitista non nega che i fattori economici siano importanti, ma insiste nell’affermare che mediante mezzi politici un’élite può controllare, conciliare o perfino neutralizzare le forze economiche. Per Marx le tensioni sociali significative si presentano fra la classe che possiede gli strumenti di produzione, e quindi esercita il suo dominio sulla società, e la classe o le classi soggette, la cui condizione economica le spinge ad organizzarsi in antagonismo con la classe dominante. Secondo la tesi elitistica, invece, la tensione è fra l’élite politica dominante e ogni altra élite rivale che sorge a contrastarne il potere; la massa della popolazione è disorganizzata e diventa politicamente rilevante soltanto quando è unificata da un’élite. Un effetto primario della teoria marxiana fu perciò quello di stimolare una dottrina opposta che tentava di svincolare la politica e la leadership politica dalla posizione subordinata in cui Marx le aveva relegate. Gli elitisti perciò attaccarono il marxismo a tre livelli distinti. In primo luogo, ebbero l’intento polemico di denunciare la teoria di Marx come un’ideologia, legata ai tempi, della classe operaia anziché la scienza della società che pretendeva di essere. In secondo luogo, respinsero la predizione marxiana di una futura società senza classi, egualitaria, non trovando nessuna giustificazione per la convinzione di Marx che la struttura gerarchica della società non fosse inevitabile. Infine, si opposero alla concezione che l’economia e non la politica fosse la forza storica determinante e il legame che tiene insieme la società. Nonostante la radicale differenza fra elitismo e marxismo, negli ultimi anni sono stati fatti tentativi, specialmente da parte di James Burnham e in una certa misua di C. Wright Mills, di realizzare una sintesi di Marx, Mosca e Pareto”” [Geraint Parry, ‘Le élites politiche’, Bologna, 1972] (pag 32-33)”,”TEOP-509″
“PARSI Vittorio Emanuele a cura, saggi di Luigi BONANATE Robert GILPIN G. John IKENBERRY Matthew EVANGELISTA Joseph M. GRIECO”,”Che differenza può fare un giorno. Guerra, pace e sicurezza dopo l’11 settembre.”,”Luigi Bonanate, professore ordinario di Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Universitò di Torino. É stato Presidente della Società Italiana di Scienza Politica (SISP) e Direttore del Centro Studi di Scienza Politica ‘Paolo Farneti’. É attualmente membro dell’International Advisory Board della rivista ‘European Journal of International Relations’. Matthew Evangelista, professor of Government presso la Cornell University dove è direttore del Peace Studies Program. Si è occupato di politica estera comparata, riservando grande attenzione alle questioni relative alla Russia, prima e dopo la caduta del comunismo. É attualmente membro del comitato editoriale di ‘International Organization’. Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences. Joseph M. Grieco, professor of Political Science alla Duke University, presso lo stesso ateneo è co-direttore del ‘Duke Program in International Law and Institutions’. G. John Ikenberry, Peter F. Krogh professor of Geopolitics and Global Justice alla Georgetown University. Precedentemente ha insegnato alla Princeton University e all’University of Pennsylvania, ed è stato Senior Research Adviser per la ‘Commissione sul futuro’ del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Vittorio Emanuele Parsi, professore associato di Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Presso l’ASERI è direttore del Master in Mercati e Istituzioni del Sistema globale. Membro del Comitato di redazione della rivista ‘Teoria politica’.”,”TEMx-007-FL”
“PARSI Vittorio Emanuele”,”L’alleanza inevitabile. Europa e Stati Uniti oltre l’Iraq.”,”Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”RAIx-367″
” PARSI Vittorio Emanuele”,”L’alleanza inevitabile. Europa e Stati Uniti oltre l’Iraq.”,”Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”RAIx-031-FL”
“PARSI Vittorio Emanuele”,”Democrazia e mercato. Elementi di analisi del sistema internazionale.”,”Un problema sociale: gli esclusi (pag 66-67) All’interno dei sistemi democratici ci sono gli ‘esclusi’ individui e gruppi cui la democrazia è ‘effettivamente’ preclusa (Ornaghi e Parsi, 1994, pp. 179-188) (pag 66) Vittorio Emanuele Parsi (1961-) è professore ordinario di Relazioni internazionali nell’Università Cattolica di Milano e, dal 2002, professore nella Facoltà di Economia dell’Università della Svizzera Italiana. È direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) ed editorialista di «Avvenire» e «Panorama». Tra le sue pubblicazioni ricordiamo «La fine dell’uguaglianza» (Mondadori, 2012) e «Relazioni internazionali» (con altri autori; Il Mulino, 2012). Con Lorenzo Ornaghi ha pubblicato il volume ‘La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia’, Il Mulino, Bologna.”,”TEOS-142″
” PARSI Vittorio Emanuele”,”Democrazia e mercato. Elementi di analisi del sistema internazionale.”,”Vittorio Emanuele Parsi (nato nel 1961) insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”ECOI-192-FL”
“PARSONS Talcott SMELSER Neil J.”,”Economia e società. Uno studio sull’ integrazione della teoria economica e sociale.”,”””Ma, in relazione all’ aspettativa di redditi futuri Keynes pose l’ accento sul termine “”aspettativa””; le aspettative si possono orientare ad una analisi realistica della produttività economica, ma vi è anche un elemento speculativo nel processo di investimento, in virtù del quale il compratore si orienta a prospettive di guadagno di breve termine sul mercato. Keynes incorporò quindi questa discontinuità nella sua teoria in modo più completo di quanto non fecero i classici. “”Keynes definì “”psicologici”” i fattori responsabili delle principali fluttuazioni nella efficienza marginale del capitale e questo costituisce un miglioramento rispetto alle formulazioni classiche, che attribuirono solo scarsa rilevanza ai fattori. Ma, come speriamo di mostrare più innanzi, questa etichetta sta a significare comunemente solo che l’ andamento di questi fattori si considera lineare, riducendo quindi il loro effetto ad una minore o maggiore intensità di una sola variabile. (pag 290) “”Nel 1932 apparve uno degli studi più significativi della letteratura sulle istituzioni economiche americane, The Modern Corporation and Private Property, di A.A. Berle, jr e Gardner Means. E’ questa una estesa analisi del “”governo”” di quel tipo di grande azienda che a quell’ epoca occupava già una posizione strategica nel mondo economico americano e che da allora ha accresciuto nel suo complesso la sua importanza relativa. La tesi fondamentale di Berle e Means è sintetizzata nella frase: “”separazione delle funzioni di proprietà e di controllo””. (pag 329)”,”ECOT-077″
“PARSONS Howard L.”,”Humanism and Marx’s Thought.”,”PARSONS Howard L. Professor and Chairman Philosophy Department University of Bridgeport, Connecticut. “”Il concetto etico chiave in Marx è “”sviluppo”” (1). L’ uomo ha una precisa struttura, una vita di specie (“”species-life””), un carattere che definisce la sua umanità come sviluppo creativo; il problema dell’ uomo è di recuperare questo. C. Wright Mills esagera la “”specificità storica”” di Marx ed è in errore quando dice che “”la natura umana, secondo Marx, non è un immutabile, inevitabile punto d’ ancoraggio per ogni esistenza o istituzione possibile””. (pag 158) (1) nota in Ideologia tedesca, Capitale, Manoscritti economico-filosofici, Critica del Programma di Gotha,”,”TEOC-365″
“PARSONS Albert SPIES August”,”Haymarket. Pour l’ exemple.”,”In appendice contiene la storia dei settantanni dei Cahiers Spartacus, notizie biografiche di René LEFEUVRE, il catalogo cronologico delle pubblicazioni. “”Ainsi l’ homme est fait de bassesse, de l’ usage et de la coutume il a fait ses nourrices”” (Goethe) (pag 57) “”Es erben sich Gesetz und Rechte, Wie eine ew’ge Krankheit fort, “” etc. (Goethe, Faust) (Le leggi e i privilegi di classe sono trasmessi come una malattia ereditaria) (pag 73) “”Il professore Wilcox: ‘non pensate che l’ introduzione del socialismo distruggerà ogni individualità?’ – Come si può distruggere qualcosa che non esiste? Nell’ epoca nostra non c’è alcuna individualità; essa non può che svilupparsi che sotto il socialismo, quando l’ umanità sarà indipendente economicamente. (…)”” (pag 79, A. Spies)”,”MUSx-189″
“PARTNER Peter”,”Il Dio degli eserciti. Islam e Cristianesimo: le guerre sante.”,”Peter Partner ha lavorato per molti anni come giornalista scrivendo per l’Observer e l’Economist e occupandosi per la BBC di servizi sulla politica del Medio Oriente. Ha pubblicato ‘I Templari’ e ‘Duemila anni di Cristianesimo’.”,”QMIx-114-FSL”
“PARTNER Peter”,”Duemila anni di Cristianesimo.”,”Peter Partner è uno storico e giornalista. Ha pubblicato presso Einaudi ‘I Templari (1991) e ‘Il Dio degli eserciti. Islam e Cristianesimo: le guerre sante’ (1997). Ha lavorato a lungo come giornalista, si è laureato ad Oxford.”,”RELC-017-FSD”
“PARVUS”,”Die Verstaatlichung der Banken und der Sozialismus. Erste Ausgabe. (La nazionalizzazione delle banche ed il socialismo)”,”Copia firmata: Besitzvermerk di Arkadij GURLAND”,”TEOC-323″
“PARVUS (Alexander HELPHAND)”,”[Raccolta di articoli apparsi su “”Die Neue Zeit”” dal 10 ottobre 1894 al 18 dicembre 1908]”,”La maggior parte degli articoli sono del 1896, del 1901 e del 1908. Contiene tra l’altro: – Né un uomo né un soldo! – Mercato mondiale e crisi agraria – Colpo di stato e sciopero politico di massa – Nobiltà e proprietà terriera russa – Politica commerciale e la teoria – Dazi industriali e mercato mondiale – Russia e Francia – L’ opportunismo nella prassi – La morte di L. Auer – Karl Marx e il suo punto di vista politico – Osservazione della politifca coloniale – Precedenti storici nei Balcani – La crisi del Reich e la socialdemocrazia tedesca”,”TEOC-001-FC”
“PASCAL Pierre”,”Mon Journal de Russie 1916-1918. 1. Mon journal de Russie 1916-1918. 2. En Communisme 1918-1921. 3. Mon etat d’ame 1922-1926. 4. Russie, 1927″,”Il periodo totale preso in considerazone va dal 1916 al 1927″,”RIRO-067″
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL è Professore nella Scuola di Lingue Orientali.”,”RUSx-047″
“PASCAL Roy”,”The Growth of Modern Germany.”,”Il Prof. PASCAL ha studiato a Cambridge storia e cultura tedesca e quindi a Monaco e a Berlino. Dopo aver insegnato al Pembroke College e all’ Università di Cambridge, è stato professore di tedesco nell’ Università di Birmingham. Ha scritto articoli e saggi sul pensiero e la società tedesca. Tra le sue opere ‘Shakespeare in Germany’, ‘Karl Marx’, ‘Karl Marx Political Foundations’.”,”GERx-072″
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL era professore nella scuola di Lingue Orientali. “”Pietro è un grande lavoratore, di una energia selvaggia, di una curiosità quasi universale, di una dedizione totale ai suoi doveri di principe: per lui lo Stato è tutto. Il suo piano era di ricostruire la Russia sul modello degli Stati occidentali, per assicurarne la potenza”” (pag 58)”,”RUSx-081″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”””La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un mestiere: invece ne dispone il caso. L’ abitudine crea muratori, soldati, carpentieri. “”E’ un carpentiere eccellente”” si dice; e, parlando di soldati: “”Sono proprio pazzi””, si dice; e gli altri al contrario: “”Non vi è niente di grande all’ infuori della guerra; gli altri uomini sono dei cialtroni””. A forza di sentir lodare durante l’ infanzia questi mestieri, e disprezzare tutti gli altri, si fa una scelta; perché naturalmente si ama la verità e si odia la follia; quelle parole ci colpiscono. Si sbaglia solo nell’ applicazione. Tanto è grande la forza dell’ abitudine, che di coloro che la natura ha fatto soltanto degli uomini si fanno tutte le condizioni degli uomini: infatti vi sono paesi interi di muratori, altri di soldati, ecc. Senza dubbio la natura non è così uniforme. E’ dunque l’ abitudine che provoca tutto questo, perché essa contrasta la natura. Ma qualche volta la natura la supera, e trattiene l’uomo nel suo istinto, magrado qualsiasi abitudine, buona o cattiva.”” (pag 43) “”La prevenzione che induce in errore. E’ una cosa deplorevole vedere tutti gli uomini decidere soltanto per quanto riguarda i mezzi e mai per il fine. Ciascuno medita sul come assolverà i propri compiti; ma, quanto alla scelta dei compit e della patria, la sorte decide. E’ una cosa penosa vedere tanti turchi, eretici, infedeli, seguire la strada dei loro padri, per la sola ragione che ciascuno di loro è prevenuto sul fatto che sia la migliore. Ed è quella che determina ciascuno a scegliere la propria condizione, di fabbro, soldato, ecc.”” (pag 44)”,”FILx-388″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”Sulla lunga durata del popolo ebraico (ebrei) (pag 223-224) Ateismo (atei) (pag 94-95) “”Ateismo, indizio di forza intellettuale, ma fino a un certo grado soltanto”” (pag 95) “”Gli atei devono dire delle cose perfettamente chiare; ora non è affatto perfettamente chiaro che l’anima sia materiale”” (pag 94)”,”RELC-368″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”””Temere la morte fuori del pericolo, e non nel pericolo: perché si deve essere uomini”” (pag 93) “”Milton (22) vede bene che la natura è corrotta, e che gli uomini sono contrari all’onesto; ma non sa perché non possono volare più alto”” (pag 168) (22) Milton è uno dei libertini con cui Pascal era stato in conatto nel periodo della sua “”vita mondana””: dei tre costantemente ricordati, è il più scontento e pessimista (pag 351)”,”FILx-021-FV”
“PASCAL Pierre”,”Pages d’amitié, 1921-1928.”,”Nicolas Lazarevitch est né le 17 aout 1895 à Jupille, bourg minier près de Liège. Ses parents étaient des Ukrainiens qui avaient appartenu au groupe révolutionnaire terroriste “”La Volonté du Peuple””. A short biography of Russo-Belgian anarchist, co-writer of The Platform and husband of Ida Mett, Nicholas Lazarevitch. Born in Belgium 17 August 1895 near Liege, Nicholas Lazarevitch was the son of Russian revolutionary émigrés. After working in a number of factories and mines in French-speaking Belgium he became an anarcho-syndicalist shortly before world war one. He worked in the mines of Germany’s Ruhr in 1916, but in 1917 escaped to Holland. There he joined up with interned Russian POW’s who had also escaped from Germany, and helped to set up a soviet to press for their repatriation to Russia. In February 1919 he returned to Russia with these internees, and joined the Red Army. He was sent to South Russia to make propaganda in the French army ranks. He was arrested, and only saved from execution by the Red Army’s recapture of Odessa. At this point Lazarevitch was very close to the Bolsheviks “”whom he believed to be only a political tendency very close to the anarchists but better organised””. He fled the denikinist capture of Odessa and entered Rumania where he was interned. He then made his way illegally into Yugoslavia and thence to Italy where he was in contact with the anarchists, and took part in street fighting against the fascists. He returned to Russia in March 1921, where he worked as a part-time translator for the Comintern refusing to become a full-time official. He requested factory work and spent 1921-24 in various jobs in Russian factories. He was in touch with Boris Souvarine and Pierre Pascal. “”In his view the solution to the conflict with the Party and the tame trade unions lay in the creation of workers’ groups, the future nuclei of independent trade union organisations capable of standing up to the Party and any restoration of capitalism””. Driven underground by these activities, Lazarevitch was arrested by the GPU in the autumn of 1924. He refused to recognise the court and was held without trial until 1926, spending his time reading and learning several languages. He was freed after a campaign mounted by Anarcho-syndicalists and La Revolution Proletarienne. He was expelled from the USSR in 1926, after which he settled in Paris and became a building worker. He helped to draft the Platform. In 1926 he also started to campaign, to publicise working class reality in the USSR to French workers. He organized about fifty meetings in France, Belgium, Switzerland and Germany, often clashing with local communists. The French authorities expelled him in 1928, after which he worked as a miner in Belgium, until he returned illegally to France, to work in construction. In 1931 Lazarevitch and Ida Mett (his wife) traveled around Spain. He was already a good friend of Ascaso and Durruti, whom he had known as exiles in Belgium. He resumed to Paris, and then Belgium, in 1932, but continued to monitor events in Spain for La Revolution Proletarienne. Back in Belgium, he was active in a series of anarcho-syndicalist led strikes, as well as an active supporter of anti-militarists. He campaigned on behalf of Victor Serge and Francesco Ghezzi in the USSR and on behalf of foreign anarchists expelled from Belgium. He was jailed for a year in 1935 for anti-militarist and trade union activity. In 1936 he re-entered France illegally to find work with the help of the Proof-readers Union. He was actively involved in gathering the documentation that was to form the basis of Ida Mett’s “”The Kronstadt Commune”” published in 1938. Arrested in 1940 as an illegal alien he was interned in Vernet camp. He pretended to consent to repatriation to Belgium but escaped en route. He worked for a while as a farm labourer in Les Landes, before rejoining his wife and children in the Var department in 1942. He returned to Paris in 1946 to work as a proof-reader. In the 1950’s Lazarevich published a review based on extract gleaned from official soviet publications. He taught Russian and used his student’s contacts to try and gain information about the Russian situation. May 1968 saw him taking part in the open assemblies at the Sorbonne. He died in Paris on the 24th of December 1975. From the Kate Sharpley Library https://libcom.org/history/articles/1895-1975-nicholas-lazarevitch”,”BIOx-013-FL”
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL è Professore nella Scuola di Lingue Orientali.”,”RUSx-138-FL”
“PASCAL Pierre”,”En Communisme. Mon Journal de Russie, 1918-1921.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore (1977) “”Spectateur attentif de ce processus depuis la révolution d’octobre, je ne cachais pas mon opinion à la Mission militaire, où la plupart avec indulgence, certains avec colère, me qualifiaient de bolchevik. Tous étaient obligés de reconnaître que le gouvernement bolchevik était le premier depuis la révolution, et même le premier en Russie dont les ordres fussent exécutés. J’applaudis à la nationalisation des banques, je me réjouis de la publication des traités secrets, je trouvai légitime la dissolution de la Constituante, dont Lounatcharski avait expliqué les raisons dans un meeting du Cirque Moderne. Désormais, la révolution sociale, celle que je voulais, était sauvée, elle était en marche, le danger du parlementarisme odieux était écarté. Et j’étais encore une fois en communion avec tout le peuple russe: quoi de plus ridicule que la pseudo-manifestation de quelques centaines de fonctionnaires saboteurs contre la dissolution de la Constituante? Je sus seulement plus tard que le sabotage des institutions était entretenu financièrement par les banques de l’Entente, avec un succès compréhensible, puisque les fonctionnaires étaient payés précisement pour ne pas travailler. Mais j’avais déjà entendu le colonel Langlois, chef d’Etat-Major du général Niessel, recommander au capitaine Faux-Pas-Bidet, chargè du service d’espionnage, de semer la zizanie, par tous les moyens, entre les soldats et les ouvriers. J’applaudis, au grand scandale des spécialistes pleins d’expérience, au contrôle ouvrier sur des usines. Dès lors, j’étais instruit du programme intérieur des bolcheviks. [‘Spettatore attento di questo processo dalla Rivoluzione d’Ottobre, non ha nascosto il mio parere alla Missione militare, dove la maggior parte con indulgenza, alcuni con collera, mi consideravano bolscevico. Tutti sono stati obbligati a riconoscere che il governo bolscevico era il primo dopo la rivoluzione, e anche il primo in Russia i cui ordini fossero esecutivi. Applaudivo alla nazionalizzazione delle banche, accolsi con favore la pubblicazione dei trattati segreti, ho trovato legittimo lo scioglimento dell’Assemblea costituente, che Lunacarskij ha spiegato in un incontro al Circo Moderno. Ormai, la rivoluzione sociale, quella che volevo, era salva, era in marcia, il pericolo di un parlamentarismo odioso era evitato, ed io ero ancora una volta in comunione con tutto il popolo russo: che cosa c’è di più ridicolo della pseudo-dimostrazione di poche centinaia di funzionari sabotatori contro lo scioglimento dell’Assemblea Costituente? Seppi solamente in seguito che il sabotaggio delle istituzioni era stato sostenuto finanziariamente dalle banche dell’Intesa, con un successo comprensibile, dal momento che i funzionari erano pagati proprio per non lavorare. Ma avevo già sentito il colonnello Langlois, Capo di Stato Maggiore del Generale Niessel, raccomandare al capitano Faux-Pas-Bidet, responsabile del servizio di intelligence, di seminare zizzania, con tutti i mezzi, tra i soldati e i lavoratori. Ho applaudito, con grande scandalo degli specialisti pieni di esperienza, al controllo operaio sulle fabbriche. Da quel momento in poi, fui messo a conoscenza del programma interno dei bolscevichi’] (pag 167-168)”,”RIRB-160″
“PASCAL Pierre”,”Russie 1927. Mon Journal de Russie. Tome quatrième: 1927. Vol. IV.”,”Avis au Lecteur, Quelgues abbréviations courantes, Note, Index des noms propres, Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic,”,”RIRO-187-FL”
“PASCAL Pierre”,”Mon État D’ame. Mon Journal de Russie. Tome troisième 1922-1926. Vol. III.”,”Pierre Pascal poursuit la publication de ses carnets de notes, compte rendu scrupuleux de sa vie quotidienne en Russie soviétiste. Après Mon journal de Russie et En communisme, Mon état d’ame porte sur les années 1921 à 1926, c’est à dire depuis l’instauration de la Nouvelle Politique Économique jusqu’à la lutte sévère pour le pouvoir et au commencement de l’élimination del l’Opposition. Avis au Lecteur, Quelgues abbréviations courantes, Note, Index des noms propres, Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic, avviso al lettore abbreviazioni ntoe indice nomi; Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic,”,”RIRO-188-FL”
“PASCAL Pierre”,”En Communisme. Mon Journal de Russie 1918-1921.”,”En communisme est le deuxième volume du Journal de Russie de Pierre Pascal, publié chez le même éditeur en 1975. Avant-propos, Chez Sadoul, Annexes: I. Victor-Serge, II. La garde des maisons, foto, illustrazioni, Index, Collection Slavica – Histoire et Temoignages,”,”RIRO-213-FL”
“PASCAL Pierre”,”Mon Journal de Russie. A la mission militaire française 1916-1918.”,”Cette grève du peuple russe, nul ne l’avait jamais décrite comme le fait Pierre Pascal. Preface de Jean LALOY, note, Pieces Jointes, Index des principaux noms propres et de quelques matières, Collection Slavica – Histoire et Temoignages,”,”RIRO-214-FL”
“PASCAL Blaise”,”I pensieri. Con la vita di Pascal scritta da Gilberte Périer.”,”””A ventitré anni, conosciuta l’esperienza di Torricelli, inventò e portò a compimento l’altra che vien chiamata ‘esperienza del vuoto’, la quale dimostra abbastanza chiaramente che tutti i fenomeni fino allora attribuiti al vuoto sono invece causati dalla pesantezza dell’aria. Questa esperienza fu l’ultima con cui la sua mente si applicò alle scienze umane; e, sebbene abbia inventato i teoremi della cicloide, questo non è in contraddizione con quello che ho detto, perché li scoprì senza pensarci e in un modo che fa credere che non vi si era applicato, come dirò in seguito”” (pag 34-35) (Gilberte Périer)”,”VARx-074-FGB”
“PASCALE Silvia MATERASSI Orlando”,”Il lavoro forzato nel Terzo Reich.”,”I prigionieri di guerra presi in Italia, in Francia, nella ex Jugoslavia e in Grecia furono oltre un milione, concentrati prima in campi provvisori e poi trasferiti lentamente verso i lager in Germania, in Austria, in Polonia. Lì venivano schedati e fotografati, veniva assegnato loro un numero e da quel momento perdevano la propria identità di esseri umani per trasformarsi in meri ‘pezzi di ricambio’ per aziende e fabbriche. Negli anni del nazismo più di 2000 imprese tedesche hanno beneficiato del lavoro forzato, nessuna città faceva eccezione, con buona parte della manodopera costretta al lavoro attraverso minacce e ricatti. Oltre 650.000 internati militari italiani (IMI) furono deportati, dopo l’8 settembre 1943, per diventare schiavi di Hitler e oltre 50.000 morirono di fame, freddo e violenze, sfruttati come lavoratori forzati. “”Secondo una statistica dell’agosto 1944, la maggioranza degli internati fu destinata al lavoro per l’industria bellica (199.143 uomini). Gli altri furono distribuiti all’industria mineraria (43.684), all’industria alimentare e agricola (41.111), all’industria pesante (36.145), all’edilizia (54.554) e alle ferrovie (22.264). Circa altri 23.000 furono assegnati alle poste, alle squadre di carico e scarico e anche a richiedenti civili. L’orario di lavoro variava tra le 50 e le 65 ore settimanali, con un solo intervallo, in genere di mezz’ora, per il pasto. Nelle fabbriche, nelle miniere e nell’edilizia non vi era praticamente alcuna attenzione alla sicurezza, e anhe i servizi medici erano rudimentali o addirittura completamente assenti. L’alimentazione era assolutamente insufficiente e molti riuscirono a sopravvivere soltanto grazie ai pacchi viveri che provenivano da casa. Con il progredire della guerra e il peggioramento delle condizioni in tutta la Germania, le razioni già scarse diminuirono ulteriormente. (…) Le condizioni più dure erano sicuramente quelle dei lavoratori costretti nelle miniere di carbone della Renania e della Slesia. (…) In generale le pessime condizioni degli IMI erano dovute alla politica nazifascista, punitiva nei confronti dei soldati italiani definiti “”traditori””. Anche Hitler decise di occuparsi direttamente del problema, soprattutto per quanto riguardava la resistenza al lavoro coatto che si concretizzava nella scarsa produttività. Il comando supremo della Wehrmacht stabilì di mettere in ginocchio, con sistemi durIssimi, tutti coloro che non avessero lavorato in maniera proficua e che venivano definiti “”fannulloni””. Alla fine del febbraio 1944 pertanto si diede ordine di correlare l’alimentazione degli internati militari con il rendimento e, nel caso di poca resa, di ridurre il pasto a tutta la squadra di lavoro, non solo al singolo uomo. Ovviamente il senso della punizione collettiva secondo il pensiero nazista avrebbe dovuto creare delle divisioni: la speranza era quella che fossero gli stessi compagni a costringere gli altri a essere produttivi. Il principio dell’alimentazione proporzionata al rendimento era sicuramente disumano, ma anche controproducente, elemento già evidenziato anche da esperimenti effettuati in un centro medico a Dortmund nell’estate del 1944. (…) Secondo gli archivi storici interni della Daimler-Benz di Mannheim, gli IMI, oramai stremati e in condizioni fisiche di estrema debolezza morivano sistematicamente dopo breve tempo per il sopraggiungere di banali malattie infettive. (…) Una relazione interna alla fabbrica Krupp a Rheinhausen comunica sempre nello stesso periodo l’insorgere di perdite di peso fino a 22 chili, con la comparsa anche di malattie aggravate da turbe mentali. (…)”” (pag 25-26) Silvia Pascale è docente di Lettere all’IC4 Stefanini di Treviso. Dal 2011 si occupa di storia contemporaneo, in particolare delle questioni legate al genocidio armeno, ai campi di concentramento e alla vicenda degli Internati Militari Italiani (IMI) soprattutto dopo la scoprta di legami familiari con quelle vicende storiche. È presidente della sezione ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager Nazisti) di Treviso. Ha pubblicato tra l’altro ‘Internati Militari italiani. Una scelta antifascista’ (2022) sempre in collaborazione con Orlando Materassi. Orlando Materassi (vive nel comune di Pontassieve), già presidente nazionale dell’ANEI, è stato consigliere provinciale e assessore.”,”GERN-208″
“PASCOLI Giovanni”,”Nuovi poemetti.”,”Pietole pag 128 pag 134 I poemetti sono la seconda raccolta di poesia di Giovanni PASCOLI (1855-1912). Apparsa nel 1897 si sdoppiò poi in due volumi distinti; Primi poemetti (1904) e Nuovi poemetti (1909) ma per l’ omogeneità della materia formano un tutto unico.”,”ITAB-186″
“PASCOLI Giovanni”,”Poemi del Risorgimento. Inno a Roma – Inno a Torino.”,”Inno a Torino. “”Te la dea Roma disegnò quadrata, qual esa fu, premendo il solco a fondo, col grande aratro dalla prua ferrata, con cui fendé fecondatrice il mondo. Come legione ferrea che si schiera, con pari file, dritte e quadre, invade il vasto campo; così tu, guerriera, con le tue case e con le tue contrade. In te milizia è tutto; anche l’austere voci e parole e l’anime dei tuoi; che, se squilli la tromba del dovere, corrono a morte, umili ed altri eroi”” (pag 129-130)”,”VARx-475″
“PASCOLI Giovanni, a cura di Maurizio PERUGI”,”Opere. Tomo I, Tomo II.”,”8″,”TEOP-451″
“PASCUCCI Margherita”,”La potenza della povertà. Marx legge Spinoza.”,”PASCUCCI Margherita ha conseguito il Master in Lingua e Letteratura yiddish presso la Columbia University (NY) e un dottorato in Letteratura comparata presso la New York University. Ha Pubblicato ‘Il pensiero di Walter Benjamin. Un’introduzione’ (2002). Dunamei: termine usato da Marx in alcuni passaggi per definire il movimento della storia, o meglio, la sua ricezione. Il concetto implica qullo di virtualità, di potenza e di prassi rivoluzionaria (glossario, introduzione) (pag 13) “”‘(…) per questo la moneta è detta in greco ‘nomisma’ (cosa legale), perché sorge non per natura ma per legge (‘nomos’) e sta in nostro potere mutarla e il renderla fuori uso’ (Aristotele, Etica Nicomachea, v.5)”” (pag 28) Marx su Aristotele, legge valore e denaro “”Sappiamo che la spiegazione che Marx dà del valore deriva da un passo dell”Etica Nicomachea’ [libro V, capitolo sulla Giustizia]: “”Le due particolarità sopra trattate della forma di equivalente diventano ancora più tangibili se ci rifacciamo al grande indagatore che per primo ha analizzato la forma di valore, come tante forme, forme di società e forme di natura, cioè Aristotele. Innanzitutto Aristotele esprime chiaramente che la forma di denaro della merce è solo la figura ulteriormente sviluppata della forma semplice di valore, cioè ‘della espressione del valore di una merce in una qualsiasi altra merce’ (1) (‘ivi’, p. 68). “”Non può esistere lo scambio ‘senza l’uguaglianza’ e ‘non’ può esistere l’uguaglianza ‘senza la commensurabilità”” (out isotes me ouses summetrias). Ma qui si ferma e abbandona l’ulteriore analisi della forma valore. “”Ma è ‘veramente impossibile (te men oun aleteia adunaton) che cose tanto diverse siano commensurabili””, ossia ‘qualitativamente uguali’. Questa comparazione può essere solo qualcosa di estraneo alla reale natura delle cose e perciò solo un “”espediente per il bisogno pratico”” (ivi, p. 69). Secondo Marx la difficoltà per cui l’analisi di Aristotele si bloccò è dovuta alla mancanza di un ‘concetto di valore’ in quanto forma di lavoro di uguale qualità. La sostanza comune (2), che permette nell’equivalenza di esprimere il valore di una cosa attraverso un’altra, è il ‘lavoro umano’. A causa della struttura della società greca, Aristotele non poteva vedere che “”attribuire valore alle merci è puramente un modo di esprimere tutti i lavori come lavoro umano uguale e conseguentemente come lavoro di uguale qualità””; ma il genio di Aristotele viene riconosciuto per il fatto che egli, “”nell’espressione del valore della merce, ha scoperto un rapporto di uguaglianza”” (ibidem) (3). Questo rapporto di uguaglianza è espressione di qualcosa che è stato reso comparabile; è espressione del bisogno di essere parificati. Esso mostra la formazione del ‘comune’ (‘koinonia’), che costituisce la società. Il mezzo per questa formazione è il denaro – come “”unico standard universale della misurabilità”” (…)”” [Margherita Pascucci, La potenza della povertà. Marx legge Spinoza, 2006] [(1) Giacché afferma: “”5 letti = 1 casa”” (‘klinai pente anti oikias’), non differisce da 5 letti = tanto di denaro (‘klinai pente anti…osou ai pente klinai’). Egli ammette inoltre che il rapporto di valore cui si riferisce l’espressione di valore implica a sua volta che la casa sia posta come qualitativamente uguale al letto, e ammette che queste cose, diverse per ciò che riguarda i sensi, non sarebbero riferibili tra di loro come grandezze commensurabili se nella loro essenza non partecipassero di tale uguaglianza”” (Karl Marx, Il capitale, cit., p. 68); (2) Che la sostanza sia il comune è già stato reso chiaro da Spinoza. L’importanza del concetto spinoziano d’immanenza e del suo intero sistema si trova qui. Nel valore, che dal VII secolo a.C. è stato coniato come denaro, questo comune è stato prodotto come forma astrazione e ha dato alla merce il suo ‘carattere trascendente’. Il cuore dell’etica e della politica spinoziana sta nell’affermazione che questo comune non solo è già dato, in quanto ‘noi siamo il comune’, ma che esso può essere giustamente conosciuto soltanto come forma concreta e come prassi; (3) Per questo passo, vedi anche Michael DeGolyer, ‘The Greek Accent of the Marxian Matrix’, cit., p. 112] (pag 30-31) “”Berlino 1841. Marx legge Spinoza e annota alcuni passaggi dal ‘Tractatus Theologico-Politicus’ e dalle ‘Lettere’. (…) Nel capitolo XVI, oltre al concetto di natura, abbiamo il concetto di collettivo e di utilità; il concetto di libertà e di causa di sé. “”[69] ‘E poiché è legge suprema di natura’ che ciascuna cosa ‘si sforzi di persistere per quanto può nel’ proprio stato”” (Quaderno Spinoza, p. 101). Collettivo, Utilità (collective, utilitas). “”[71] Vedremo chiaramente che gli uomini per vivere in sicurezza e nel miglior modo, dovettero necessariamente unirsi e far sì ‘da avere collettivamente il diritto che ciascuno per natura aveva su tutte le cose e che questo fosse determinato, non più dalla forza e dall’istinto di ciascuno, ma dal potere e dalla volontà di tutti (ibidem)'””. “”[73] Questo diritto della società si chiama “”democrazia””, la quale si definisce perciò come l’unione di tutti gli uomini che ha collegialmente pieno diritto a tutto ciò che è in suo potere”” (ivi, p. 103). Libertà, causa di sé (libertas, causa sui): “”[75] e […] libero è soltanto colui che vive integralmente secondo il solo dettame della ragione […] e, libera in sommo grado è quella repubblica che ha le sue leggi fondate sulla retta ragione, giacché in essa ciascuno può, se vuole, essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione…mi pare (cioè il governo democratico) il più naturale e conforme alla libertà e che la natura consente a ciascuno”” (ivi, pp. 103-105). Nel capitolo VII, i concetti che ci interessano sono l’uso della lingua, la scrittura, la storia (linguae usu, Scriptura, historia) (…)”” [Margherita Pascucci, La potenza della povertà. Marx legge Spinoza, 2006] (pag 50-51-52-53)”,”MADS-610″
“PASETTI Matteo a cura; saggi di Alberto DE-BERNARDI Pietro PINNA Alvaro GARRIDO Maria Luiza TUCCI CARNEIRO Marica TOLOMELLI Nuno ROSMANINHO Fernando TAVARES PIMENTA Maria DAS GRAÇAS ATAIDE DE ALMEIDA Luis REIS TORGAL Noémia MALVA NOVAIS Heloisa PAULO Rodrigo ARCHANGELO Maria Francesca PIREDDA”,”Tra due crisi. Urbanizzazione, mutamenti sociali e cultura di massa tra gli anni Trenta e gli anni Settanta.”,”Saggi in portoghese e italiano Rielaborazione relazioni presentate a un convegno internazionale svoltosi presso l’Università di Bologna il 27-28 maggio 2010 con la partecipazione di storici italiani portoghesi e brasiliani Contadino europeo. “”La riproduzione e la tutela del proprio patrimonio domestico hanno costituito la bussola che ha guidato per secoli la razionalità economica delal comunità familiare contadina, orientandone le scelte colturali e tecnologiche, le strategie commerciali, l’impiego delle risorse nel sistema delle pluriattività, le politiche demografiche e matrimoniali. Un economista agrario russo antistalinista, fucilato nel 1939, Alexander V., Chayanov, più di ogni altro ha saputo penetrare e ricostruire, in una serie di scritti, universalmente riconosciuti come un caposaldo fondamentale per lo studio delle società rurali preindustriali, gli obbiettivi e i parametri di riferimento di questa “”razionalità”” Chayanov 1966 e 1990. Essi possono essere sintetizzati in questi termini: invece del massimo incremento dell’accumulazione, proprio delle economie di mercato capitaliste, l’economia contadina punta a una crescita che trova il suo equilibrio nel rapporto tra i bisogni della famiglia e lo sforzo per soddisfarli. Dato che l’utilità marginale decresce – questo è il ragionamento di Chayanov – nella misura in cui cresce la somma totale dei valori disponibili, per il conduttore dell’azienda, a un certo punto della crescita del reddito di lavoro, la disutilità delle unità di lavoro marginali erogate eguaglierà l’apprezzamento soggettivo dell’utilità marginale della somma dei valori ottenuti dal lavoro. La produzione del lavoratore dell’azienda contadina familiare si fisserà a questo punto di equilibrio naturale, dato che ogni dispendio supplementare di lavoro sarà soggettivamente svantaggioso [Chayanov 1990, 88]. In sostanza il centro attorno a cui ha ruotato per secoli queto sistema economico è rappresentato dall’equilibrio tra “”bocche”” e “”braccia””, a cui sono state subordinate le altre variabili, rappresentate dai capitali a disposizione, dalla terra posseduta e dalla forza-lavoro utilizzabile. Da questo punto di vista risulta esemplare il nesso tra le pluriattività extragricole – dalle lavorazioni tessili, alle economie di raccolta, fino all’impiego nelle filande – e l’utilizzazione del lavoro femminile e infantile, che ha punteggiato tutte le economie contadine europee, finalizzato all’ottimizzazione delle risorse umane all’interno delle strategie di autosufficienza. Il contadino europeo, dunque, non produceva per il mercato e non aveva per fine il profitto; al contrario puntava a realizzare condizioni che mantenessero stabile il livello e la qualità della vita della famiglia, rimanendo il più lontano possibile dallo scambio monetario e cercando di uscire il meno possibile da uno spazio econ omico delimitato dall’autosufficienza e dall’autoconsumo”” (pag 40-41) [Alberto De Bernardi, La scomparsa della società rurale e la modernizzazione nei paesi dell’Europa meridionale]”,”EURE-100″
“PASIMENI Carmelo”,”Lotta al fascismo all’ombra di Stalin. La militanza di Vincenzo Antonio Gigante.”,”Il saggio affronta un tema complesso col rigore di una documentazione inedita e segue la via di studiosi come Lussana – guardare al Pci attraverso la vicenda dei militanti – ma non è solo «biografia». Partito dalla vicenda di Gigante, Pasimeni giunge, infatti, allo scontro nell’ antifascismo che lotta «all’ombra di Stalin». Egli fa così luce sul rapporto tra gruppo dirigente del Pci ormai stalinista, di cui Togliatti è figura paradigmatica, e i «quadri intermedi», alla «svolta» degli anni ’30. La vicenda è emblematica. Quando il gruppo dirigente decide di tornare in Italia e il giovane quadro si oppone, lo scontro tra Togliatti, che «vede» il paese con gli occhi di Mosca, e Gigante che parte «dalla conoscenza diretta della realtà» e dei compagni «rassegnati» a una «vita di miseria e di stenti» è scontro da due concezioni del Partito (p. 52). Altri hanno scritto di questo comunista ucciso dalle torture nella Risiera di San Sabba. Hanno ricordato le «grandi doti umane» e il «senso della solidarietà» (p. 10), tacendo sui rapporti col Partito e sul ruolo delicato di partigiano e dirigente che sul confine orientale «all’interno dell’antifascismo o, meglio, degli antifascismi in conflitto» (p. 14) prova a costruire una linea di autonomia, che il partito abbandonerà mentre i tedeschi lo uccidono. Pasimeni rompe il silenzio su questi temi e fa della biografia lo strumento «per leggere momenti importanti della storia del Pci e, più in generale, […] d’Italia» (pp. 10-11). L’umiliante «processo» al Gigante, accusato di «opportunismo» da Togliatti, consente all’autore di fermarsi sulle «pressioni ideologiche dello stalinismo sul partito e sui suoi militanti», sul dibattito che si apre sull’identificazione del movimento operaio con l’Urss, sul socialismo in un solo paese e sulla categoria del «socialfascismo» e sull’opportunismo. E non c’è dubbio: la decimazione del gruppo dirigente fu devastante. Pasimeni sa inserire la vicenda di Gigante nel dibattito sull’attualità della storia del Pci e ne coglie un paradosso: partito da una «linea politica imposta», che sacrifica la democrazia, il Pci è protagonista «del processo storico cha ha portato la democrazia nel nostro paese» (p. 18). Non si ferma, non può, su quanto il «paradosso» abbia pesato sui ritardi della sinistra, ma la ricostruzione dello scontro con Togliatti è esemplare. Gigante, che lavora tra la gente, ricorda al leader «le opposizioni dei compagni di base alle direttive del partito» (p. 75), Togliatti è astratto e ideologico: Gigante non ha «le qualità di un bolscevico» (p. 100-101). Tanto basta per emarginarlo e umiliarlo e Pasimeni ha ragione: «vittime dello stalinismo non furono soltanto quei numerosi comunisti emigrati a Mosca». Pagarono tanti altri, solo «per aver espresso divergenze sulla linea politica o sul gruppo dirigente» (p. 105). Il saggio si chiude sul militante che per tutta la vita prova a conciliare «i principi del socialismo e della democrazia». Il punto è che la prova non riesce e Togliatti apre la via che conduce al 1956. Pasimeni non lo dice, Arfè lo scrisse: all’«occasione perduta» per la quale i costi si sono poi pagati in moneta contante (Giuseppe Aragno) La ricerca di Carmelo Pasimeni si propone di portare alla luce la tragica esperienza di Vincenzo Antonio Gigante, un militante comunista finito nella Risiera di San Sabba, per mano dei nazisti, alla fine del Secondo conflitto mondiale. Il risultato va però ben oltre il recupero di un pur generoso profilo biografico: sullo sfondo si staglia infatti, in tutta la sua drammaticità, lo scenario nel quale si conduceva, non solo in Italia, la lotta contro il fascismo, una lotta che, all’interno del PCdI, si snodava le logiche dettate dalla politica staliniana.”,”PCIx-508″
“PASINI Giuseppe, abate”,”Vocabolario italiano latino compitato dall’abate Giuseppe Pasini ad uso delle regie scuole di Torino nel quale si contengono i modi di dire ed i proverbj più eleganti e difficili dell’una e dell’altra lingua. Ed inoltre un copioso numero di voci aggiunte non che le favole de’ poeti, ed i nomi delle città, castella, mari, ec. che si leggono negli ottimi latini autori. Tom 1.”,”Frustamattoni: si dice di colui, che giornalmente va in una casa, o bottega, e non vi spende mai un soldo, o non vi porta utile alcuno Lavoratore: oggi propriamente contadino Lavoratrice: che lavora, operaria”,”VARx-420″
“PASINI Giuseppe, abate”,”Vocabula latina et italica a Josepho Pasinio jamdiu digesta in usum Regii Augustæ Taurinorum Gymnasii cui insertæ sunt elegantiores et difficiliores utriusque sermonis locutiones proverbia et dictiones ad scientias pertinentes accedunt poetarum fabulæ, atque urbium, oppidorum, marium, etc. nomina quaæ in optimis latinis auctoribus passim occurrunt. Editio emendatior. Tomus II.”,” Liberalis: ingenuo, non servile, libero, franco, liberale, splendido, onorato, civile, discreto, vantaggioso, cortese, largo, bello Liberalitas, ingenuità, bontà, spendidezza, liberalità, larghezza, cortesia, munificenza ecc.”,”VARx-421″
“PASINI Mirella, a cura; saggi di Daniela BIANCHI Gilbert VINCENT Paola DE-CUZZANI Daniele ROLANDO Gro ROSTADBOTTEN Mirella PASINI”,”Profeti ed eroi. Le retoriche della violenza.”,”Mirella Pasini ha insegnato Storia della filosofia, Filosofia morale ed Etica sociale presso l’Università di Genova. Attualmente è professore associato di Etica della comunicazione. Ha pubblicato pure ‘La mente e il cuore. David Chiossone e l’etica sociale dell’Italia unita’ (Name, 2007).”,”TEOS-024-FMB”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Le ceneri di Gramsci. Poemetti.”,”Il fratello di Pasolini, Guido dopo un anno di lotta partigiana nelle file della ‘Osoppo’ è caduto sui monti della Venezia Giulia nel febbraio del 1945. “”Quanta gioia in questa furia di capire!”” (pag 31) “”(…) Ma troppo fonda è, in voi, l’ impronta della lotta compiuta, nel grande e breve decennio: vi siete assuefatti, voi, servi della giustizia, leve della speranza, ai necessari atti che umiliano il cuore e la coscienza. Al voluto tacere, al calcolato parlare, al denigrare senza odio, all’ esaltare senza amore; alla brutalità della prudenza e all’ ipocrisia del clamore. Avete, accecati dal fare, servito il popolo non nel suo cuore ma nella sua bandiera: dimentichi che deve in ogni istituzione sanguinare, perchè non torni mito, continuo il dolore della creazione. Come altri compagni di strada, il mistico rigore d’un’azione sempre pari all’ idea, non vi chiedo: si paga, anche questo, con l’ aridità. (…)””. (pag 125)”,”VARx-173″
“PASOLINI Pier Paolo, a cura di Gian Carlo FERRETTI”,”Le belle bandiere.”,”La crisi letteraria. “”Questa crisi ha origini semplicemente letteraria o culturali? O, se alla sua base c’è una crisi economico-sociale, come sempre, di che tipo di crisi si tratta? È una classica crisi di restaurazione? O di modificazione (centro-sinistra) di certe situazioni che parevano irremovibili? Io credo che si tratti di una crisi che non ha riscontri nel nostro passato, né immediato né lontano. Siamo in un momento di «zero» storico (momento ideale, si capisce) (e allora le avanguardie sono, è vero, nella posizione giusta: ma mentre esse la credono liberamente scelta, essa è in realtà coatta, il momento zero è subito)”” (pag 238) [n. 49, a. XIX, 3 dicembre 1964]”,”EDIx-001-FMP”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Il caos.”,”Articolo ‘E’ tutto all’aperto’ (sono caduti i muri delle case… tutto è all’aperto senza intimità…) (pag 171-172) (Volumetto prestato a Patrizia S. il 2.9.2020)”,”ITAS-006-FMP”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Petrolio.”,”””Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “”summa”” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie”” (Pasolini, 10 gennaio 1975) Appunti 20-30. Storia del problema del petrolio e retroscena (pag 117-118)”,”VARx-014-FSD”
“PASQUARELLI Gianni”,”La società per azioni. Il bilancio. Gli impieghi del risparmio. La borsa.”,”””Taluni osservano infatti che la speculazione in Borsa non sempre si svolge come si descrive sui libri o su i trattati di economia; talvolta essa rovescia, anziché anticipare, la piega del mercato, facendo subire ai titoli variazioni di prezzo che non hanno nulla a che vedere con le vicende produttive e finanziarie delle aziende. (…) E’ accaduto questo. Nel 1967 – e lo stesso discorso vale per il 1968 – l’indice che misura l’andamento della produzione industriale aumentò dell’8,2 percento circa. Quello che invece misura l’andamento delle azioni in Borsa calò dell’8 per cento. Ciò significa che il valore dei titoli azionari fu del tutto sganciato dai risultati produttivi delle singole aziende. E questo è un assurdo perché il valore delle azioni dipende (o dovrebbe dipendere) dall’andamento delle società: ossia dal loro fatturato, dai loro profitti, dai loro progressi tecnici, e via di seguito. Vi è stato insomma una specie di divorzio fra il valore delle azioni e i risultati delle singole industrie, segno che qualcosa non ha funzionato, segno che la Borsa non è stata lo specchio fedele della buona o della cattiva salute della società.”” (pag 113-114)”,”ECOG-021″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome I. Des origines a 1825.”,”””La prosperità economica degli Stati Uniti nei primi anni del XIX secolo, in un’ epoca in cui i prodotti americani dominavano in Europa e in cui, grazie alle guerre europee, le navi americane si erano impadronite del commercio mondiale, rallentò l’ emigrazione verso l’ Ovest”” (pag 347)”,”USAG-044″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome II a. De 1825 a nos jours.”,”Guerra totale: “”Al quale, la vigilia di Natale, Sherman risponde: “”Questa guerra differisce dalle guerre europee per il fatto che noi combattiamo non solo un’ esercito nemico, ma un popolo nemico, e che dobbiamo far fortemente pesare il pugno della guerra tanto sui giovani e gli anziani, sui ricchi e sui poveri, che sulle truppe organizzate”” (pag 670)”,”USAG-045″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome II b. De 1825 a nos jours.”,”””La crisi alla fine del 1907 fu il risultato di una prosperità senza precedenti. Lungi dall’ essere toccati da una crisi monetaria, gli Stati Uniti erano entrati in possesso di una massa enorme d’ oro, per la scoperta di nuovi giacimenti; (…) Nello stesso momento, il Sudafrica entrò in scena. Così l’ oro abbondò: la questione dell’ argento scomparve.”” (pag 835)”,”USAG-046″
“PASQUI Gabriele”,”La scrittura delle scienze sociali.”,”Gabriele Pasqui, nato a Milano nel 1965, si è laureato dapprima in discipline economiche e sociali, poi in filosofia teoretica. Ha svolto attività di ricerca presso il Dipartimento di Economia Politica dell’Università L. Bocconi e attualmente sta completando un dottorato in politiche pubbliche del territorio presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Collabora inoltre alla cattedra di Urbanistica del Politecnico di Milano.”,”TEOS-090-FL”
“PASQUINELLI Carla a cura, saggi di ANGIONI Giulio ASSAD Talal AUGÉ Marc BERNARDI Bernardo BROMBERGER Christian CIRESE Alberto M. GALLINI Clara SIGNORELLI Amalia SOLINAS Pier Giorgio”,”Potere senza Stato.”,”Questo volume raccoglie gli atti del convegno ‘Potere senza Stato’, organizzato dall’Istituto di discipline socio-antropologiche della facoltà di magistero della Università di Cagliari, nei giorni 10 e 11 maggio 1984.”,”RELC-020-FL”
“PASQUINI Emilio”,”Dante e le figure del vero. La fabbrica della Commedia.”,”Emilio Pasquini insegna Letteratura italiana all’Università di Bologna. Fra i maggiori studiosi di Dante, della cui Commedia ha curato insieme ad A.E. Quaglio un notissimo commento, si è occupato di aspetti rilevanti della cultura tre-quattrocentesca, fornendo importanti contributi filologici, tra cui l’edizione delle Rime del Saviozzo e Le botteghe della poesia.”,”VARx-260-FL”
“PASQUINO Gianfranco”,”Crisi dei partiti e governabilità.”,”PASQUINO è ordinario di scienza della politica nell’ Università di Bologna.”,”ITAP-050″
“PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di BLANK Stephen LAPALOMBARA Joseph LAMBORN Alan BONANTE L. BUENO DE MESQUITA Bruce CAPORASO J.A. DI NOLFO E. PAPISCA A. ORGANSKI A.F.K.”,”Teoria e prassi delle relazioni internazionali.”,”Gianfranco Pasquino è ordinario di Scienza della politica nell’Università di Bologna e Direttore della rivista Il Mulino. Specializzatosi negli Stati Uniti alla School of Advanced International Studies di Washington D.C., svolge un’intensa attività di ricerca che è culminata nelle seguenti pubblicazioni: Modernizzazione e sviluppo politico, Militari e potere in America latina, Crisi dei partiti e governabilità. É codirettore della seconda edizione del Dizionario di Politica e autore di numerose voci.”,”RAIx-021-FL”
“PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Oreste MASSARI Antonio MISSIROLI Gianfranco PASQUINO”,”Opposizione, governo ombra, alternativa.”,”Oreste Massari è ricercatore di Scienza politica nel Dipartimento di Sociologia dell’Università di Roma. Ha studiato il Partito laburista inglese. Antonio Missiroli, specializzato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente ricercatore presso la Sezione Europea del Centro per Riforma dello Stato. Pasquino è professore ordinario di Sociologia della politica nell’Università di Bologna. Declino del partito antisistema. “”La possibilità che per via democratica si arrivi teoricametne a un mutamento del sistema economico è ammessa sia da Kelsen (1970, p: 259), che da Schumpeter (1977, p,. 286); e sul piano della Costituzione italiana si veda Lavagna (1977)”” (pag 65) (saggio di O. Massari)”,”TEOP-495″
“PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Domenico FISICHELLA Giorgio SOLA Giuseppe DI-PALMA Adriano PAPPALARDO Giacomo SANI Gianfranco PASQUINO Stefano PASSIGLI Angelo PANEBIANCO Oreste MASSARI”,”La scienza politica di Giovanni Sartori.”,”Gianfranco Pasquino, laureatosi in Scienza politica con Norberto Bobbio e specializzatosi in Politica comparata con Giovanni Sartori, è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna. Insegna anche al Bologna Center della Johns Hopkins University (2005). “”Furono quelli, tra il 1992 e il 1994, anni in cui un sistema in crisi, ma al tempo stesso allo ‘statu nascenti’, avrebbe potuto essere ristrutturato in maniera da garantire una virtuosa democrazia dell’alternanza. Se Mario Segni, indiscusso leader del movimento referendario, si fosse pronunciato per il maggioritario a doppio turno anziché restare fermo a una generica indicazione per il maggioritario, la vittoria referendaria tradottasi a fine del 1993 nella pessima legge Mattarella – causa dell’ulteriore frammentazione partitica registratasi negli anni seguenti – avrebbe invece segnato una svolta decisiva per la ristrutturazione del nostro sistema partitico. Il punto – sfuggito alla quasi totalità dei leaders politici di allora, attardati nell’ottica proporzionalistica della Prima Repubblica o acriticamente fiduciosi nelle qualità taumaturgiche del maggioritario – è prontamente colto da Sartori che individua subito nella legge elettorale la chiave di volta per la riforma del sistema, e nel «Mattarellum», e in specie nella sua quota maggioritaria a turno unico, l’elemento negativo che anziché risolvere il problema della governabilità, aumentando il frazionismo partitico e quindi l’eterogeneità delle coalizioni di governo, lo aggrava. L’analisi di Sartori è pienamente coerente con le sue precedenti affermazioni teoriche: un buon sistema elettorale deve avere non solo la funzione di tradurre i voti in seggi evitando eccessive distorsioni, ma anche quella di consentire la formazione di governi stabili ed efficaci. Le leggi elettorali devono assolvere, insomma, non solo a una funzione di rappresentanza, ma anche a quella di determinare le modalità di selezione dell’Esecutivo”” (pag 221-223) [Stefano Passigli, ‘Un politologo militante’]”,”TEOP-496″
“PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di Aris ACCORNERO Ada BECCHI Vito Marino CAFERRA Raimondo CATANZARO Maurizio COTTA Carlo D’ADDA Donatella DELLA PORTA Roberto DELLA SETA Giovanni DE LUNA Anna DI LELLIO Sergio FABBRINI Giuseppe G. FLORIDA Piero IGNAZI Virgilio ILARI Giuseppe MAMMARELLA Marco MARAFFI Carlo A. MARLETTI Oreste MASSARI Stefano MERLINI Luisa PASSERINI Luca RICOLFI Sergio ROMANO Vincenzo ROPPO Giovanni SABBATUCCI Bruno SALITURO Pietro SCOPPOLA Sandro SETTA Nicola TRANFAGLIA Salvatore VASSALLO”,”La politica italiana. Dizionario critico 1945-95.”,”Gianfranco Pasquino è ordinario di Scienza della politica nell’Università di Bologna e Direttore della rivista Il Mulino. Specializzatosi negli Stati Uniti alla School of Advanced International Studies di Washington D.C., svolge un’intensa attività di ricerca che è culminata nelle seguenti pubblicazioni: Modernizzazione e sviluppo politico, Militari e potere in America latina, Crisi dei partiti e governabilità. É codirettore della seconda edizione del Dizionario di Politica e autore di numerose voci. Aris Accornero insegna Sociologia industriale nell’università di Roma La Sapienza. Ha diretto per anni la rivista teorica della Cgil e poi la sezione Ricerche sociali del Cespe. Ada Becchi insegna Economia urbana e regionale all’Istituto universitario di architettura di Venezia. Vito Marino Caferra è consigliere della Corte d’Appello di Bari e insegna Istituzioni di diritto privato all’Università di Bari. Raimondo Catanzaro insegna Sociologia del mutamento dell’Università di Trento. Maurizio Cotta insegna Scienza della politica e Politica comparata nell’Università di Siena. Carlo D’Adda insegna Economia politica nell’Università di Bologna. É tra i fondatori di Prometeia, associazione per le previsioni econometriche. Donatella Della Porta insegna Governo locale nell’Università di Firenze. Roberto Della Seta, giornalista, cura attualmente l’ufficio stampa e le iniziative editoriali della Legambiente. Giovanni De Luna insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Torino. Anna Di Lellio, sociologa, ha insegnato Teoria e politica sociale alla Columbia University e Sociologia politica e urbana al Sarah Lawrence College di New York. Sergio Fabbrini insegna Relazioni internazionali nell’Istituto universitario orientale di Napoli e Sistemi politici comparati nell’Università di Trento. Giuseppe G. Florida insegna Diritto costituzionale italiano e comparato nell’Università di Teramo. Piero Ignazi è ricercatore di Politica comparata nell’Università di Bologna. Virgilio Ilari insegna Storia delle istituzioni militari nell’Università di Milano. Giuseppe Mammarella ha insegnato all’Università di Firenze ed è attualmente Associated Professor presso la Stanford University di Palo Alto. Marco Maraffi insegna Sociologia politica nell’Università di Milano. Carlo A. Marletti insegna Sociologia nell’Università di Torino. Oreste Massari è ricercatore di Scienza della politica nell’Università di oma La Sapienza. Stefaqno Merlini insegna Diritto costituzionale nell’Università di Firenze. Luisa Passerini insegna Storia del XX secolo all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Luca Ricolfi insegna Tecniche di analisi dei dati nell’Università di Torino. Sergio Romano, già ambasciatore alla Nato e a Mosca, come storico si è occupato principalmente di storia italiana e francese tra Otto e Novecento. Vincenzo Roppo insegna Istituzioni di diritto privato nell’Università di Genova. Giovanni Sabbatucci insegna Storia contemporanea nell’Università di Macerata. Bruno Salituro insegna Economia politica e Economia e politica internazionale nell’Università di Bologna. Pietro Scoppola insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma La Sapienza. Sandro Setta insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma La Sapienza. Nicola Tranfaglia insegna Storia contemporanea nell’Università di Torino. Salvatore Vassallo è dottorando in Scienza della politica nell’Università di Firenze.”,”ITAP-025-FL”
“PASQUINO Gianfranco a cura, Saggi di Enrico MELCHIONDA Giovanni SARTORI Giacomo SANI Guido LEGNANTE Mauro BARISONE Renato MANNHEIMER Adriano PAPPALARDO Orazio LANZA Gianni PIAZZA Donatella CAMPUS”,”Dall’Ulivo al Governo Berlusconi. Le elezioni del 13 maggio 2001 e il sistema politico italiano.”,”Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna e al Johns Hopkins Center di Bologna. Condirettore della Rivista italiana di scienza politica.”,”ITAP-064-FL”
“PASQUINO Gianfranco”,”Corso di scienza politica.”,”Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica all’Università di Bologna e nel Bologna Center della Johns Hopkins University.”,”TEOP-002-FMDP”
“PASQUINUCCI Daniele a cura”,”Società e politica a Siena nella transizione verso il fascismo (1918-1926).”,”Daniele Pasquinucci è dottorando in Storia presso l’Università degli Studi di Pavia. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea presso la Facoltà di Giurisprudenza – corso di laurea in Scienze politiche – dell’Università di Siena. Ha pubblicato saggi su Italia contemporanea, Spagna contemporanea, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale e Studi Senesi.”,”ITAS-017-FL”
“PASSANITI Paolo”,”Filippo Turati giuslavorista. Il socialismo nelle origini del diritto del lavoro.”,”PASSANITI Paolo è ricercatore in Storia del diritto medievale e moderno presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Siena. ha pubblicato nel 2006 ‘Storia del diritto de lavoro in Italia, I. La questione del contratto di lavoro nell’Italia liberale (1865-1920).”,”MITT-296″
“PASSARELLI Alberto introduzione”,”Il processo D’Onofrio e la Verità. “”Miracolosamente ritornati dalla steppa terribile, pochi eroici sfortunati italiani raccontano…””.”,”Riproduzione della pagina 16 del numero unico ‘Russia’: ‘80.000 martiri dei campi di concentramento russi 8.000 scampati accusano e denunciano: D’Onofrio – Robotti Gottardi (Rizzoli) – Ossola Fiammenghi – Cocchi Torre (una femmina) Roncato Italiani! Questi rinnegati, postisi al servizio della polizia sovietica e diretti da TOGLIATTI, furono i commissari politici, gli aguzzini nostri nei campi di concentramento sovietici. Evitiamo che essi diventino i commissari politici, gli aguzzini nel grande campo di concentramento che diverrebbe l’ ITALIA. I reduci di Russia’ (pag 187) Chi è il senatore Edoardo D’Onofrio. (pag 179) “”D’Onofrio: – Io ho ravvisato negli articoli offesa alla mia persona, come comunista e come italiano. Ciò perché ho sempre difeso gli interessi del mio paese: in Italia come in Russia. Presidente: – E’ vero che lei procedeva ad interrogatori nel modo come hanno detto gli imputati? D’Onofrio: – Non ho mai tentato di convincere altri alle mie idee usando imposizioni e minacce. Il senatore comunista accennando alla polemica avuta nel febbraio 1948 conil giornale romano “”Risorgimento Liberale”” che pubblicò articoli contro la sua attività antitaliana in Russia, ha detto che in quell’occasione non si querelò, perché il direttore del giornale pubblicò regolarmente tutte le lettere di risposta, per cui la questione rimase negli stretti limiti della polemica politico giornalistica. D’Onofrio: – Ma durante la campagna elettorale viene fuori quel libello (si riferisce al numero unico “”Russia””) nel quale ricorrono chiaramente gli estremi dell’oltraggio. L’accusa fattami, di violenze o minacce, è assolutamente falsa, in quanto non si possono infodere con quei mezzi idee politiche, ma soltanto con una assidua opera di persuasione. Il fatto è che al fondo di tutta questa storia c’è una ragione politica. Perciò sono lieto di poter esporre al Tribunale quegli episodi che, pur essendo ormai di dominio pubblico, vanno posti nella loro vera luce. Dopo questa premessa il sen. D’Onofrio è entrato nel vivo della questione cominciando con l’affermare che la cifra di 80 mila prigionieri in Russia è esagerata. Dalle dichiarazioni degli stessi prigionieri essi sarebbero stati non più di 10 o 12 mila. Secondo studi effettuati dagli Stati Maggiori, l’Armir avrebbe perduto 84 mila uomini e in questa cifra vanno compresi naturalmente oltre quelli catturati dai russi, i morti e i feriti. Ora, giacché l’URSS ha restituito all’Italia 12 o 13 mila prigionieri, va da sé che la differenza che manca è data dal numero dei caduti. La responsabilità di un così elevato numero di morti, secondo D’Onofrio, è tutta dei capi che non furono capaci di organizzare una rese che avrebbe salvato tante vite.”” (pag 32-33) Segue la questione delle eventuali morti dei soldati nei campi di concentramento.”,”PCIx-317″
“PASSATORE Franco”,”Animazione dopo. Le esperienze di animazione dal teatro alla scuola, dalla scuola al sociale.”,”Franco Passatore appartiene a coloro che si sono rivoltati contro il prodotto artistico, contro la professione di mercato, a favore di una spontaneità di azione e di una fuga dalla competitività. Ambito di una ricerca e di un orientamento muoventisi fuori dalla legge del mercato e della specializzazione.”,”GIOx-012-FL”
“PASSERIN Ettore”,”La rivoluzione francese.”,”D. “”Perché gli opportunisti che succedono a Robespierre erano chiamati “”termidoriani””? R. “”(…) Metterei però subito in guardia anche contro un uso troppo dispregiativo di quel nome: per quanto dicendo termidoriani si sappia che si tratta di un gruppo in cui prevalgono gli opportunisti, è bene fare qualche distinzione di grado: lo stesso Carnot era fra questi opportunisti; (…)””.”,”FRAR-274″
“PASSERIN Ettore e altri, saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA”,”Movimento operaio e sviluppo economico in Piemonte negli ultimi cinquant’ anni.”,”Saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA. “”Queste posizioni non sono nuove se Maurice Dobb nell’ analizzare, nell’ intervallo tra le due guerre, le più importanti teorie in materia salariale, scriveva che da parte di alcuni “”… non si contesta che i salari possano esser mantenuti permanentemente a questo più alto livello se viene impiegata abbastanza forza. Si sostiene invece che ciò non può avvenire senza provocare una notevole contrazione nella domanda di lavoro nel lungo periodo, in modo da causare attraverso la disoccupazione una perdita di guadagni da lavoro maggiore del vantaggio ottenuto attraverso i più alti salari, e da suscitare una pressione (sotto la forma dell’ esercito di disoccupati che concorre alla ricerca di una lavoro) per ridurre nuovamente i salari, per esempio per ridurli, se non nei settori “”protetti””, nei settori non organizzati sindacalmente e non protetti da un salario minimo””. Una sorta di vendetta del sistema (…)””. (pag 139, Melchiorre Maina, Differenziali e struttura del salario in alcuni settori…)”,”MITT-211″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore REPGEN Konrad a cura; relazioni di Fausto FONZI Erwin ISERLOH Rudolf LILL Pietro SCOPPOLA Francesco TRANIELLO Adam WANDRUSZKA Christoph WEBER Sergio ZANINELLI, interventi di Camillo BREZZI Maurilio GUASCO”,”Il cattolicesimo politico e sociale in Italia e Germania dal 1870 al 1914.”,”relazioni di Fausto FONZI Erwin ISERLOH Rudolf LILL Pietro SCOPPOLA Francesco TRANIELLO Adam WANDRUSZKA Christoph WEBER Sergio ZANINELLI, interventi di Camillo BREZZI Maurilio GUASCO “”Il movimento associativo che aveva raggiunto la sua massima espressione nei decenni dopo il 1880 era, come abbiamo ricordato, diversificato in sé; la vasta panoramica che ne fa il dizionario ecclesiastico (Kirchenlexicon) contemporaneo registra, accanto alle associazioni devozionali o ecclesiastiche in senso stretto, altre cinque categorie: associazioni caritative, di ceto e professionali, per la promozione delle scienze e delle arti, associazioni politiche ed a scopo ricreativo. Le molteplici ramificazioni di questo movimento non sono ancora state sufficientemente studiate. Mancando una presentazione globale criticamente valida, le opere di Ritter e Buchheim rimangono un’ indispensabile fonte d’ informazione; bisognerebbe inoltre citare anche le opere (gli otto volumi di K. Bachem, Vorgeschichte, Geschichte und Politik der deuschen Zentrumspartei’, Koln, 1927-32, ndr) che illustrano la storia del partito di centro. Quello che qui possiamo fare è solo tentare di fare un giro d’ orizzonte. Sarà innanzitutto necessario illustrare a grandi linee il rapporto del movimento associativo con la Chiesa ufficiale e con il cattolicesimo politico. Mentre il partito di centro, guidato in ciò soprattutto da Windthorst e Lieber, rivendicava la sua indipendenza politica dalla gerarchia, il movimento associativo fu per lungo tempo, specialmente nei primi due decenni dopo il 1848, una componente importante della corrente ultramontanista; esso si schierò a favore del centralismo autoritario inaugurato da Pio IX e si sviluppò in strettissima dipendenza dal papa e dai vescovi a lui più sottomessi.”” (pag 77-78)”,”RELC-204″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore SOFRI Gianni”,”Gli ultimi quarant’anni. Profilo storico ad uso delle scuole.”,”Libro dedicato a Walter Maturi”,”STOU-099″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore e altri, saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA”,”Movimento operaio e sviluppo economico in Piemonte negli ultimi cinquant’anni.”,”Saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA. Contiene il saggio: “”Sviluppo economico e movimento operaio in Piemonte negli ultimi cinquant’anni. Note sugli studi apparsi nel II dopoguerra”” di Dora Marucco”,”MITT-001-FP”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-001-FMB”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Saggi di storia del pensiero politico. Dal medioevo alla società contemporanea.”,”L’autore (1902-1985) aostiano, professore nell’Ateneo torinese, e docente in università anglossassoni (Yale Oxford) giovanissimo fu collaboratore di ‘Rivoluzione Liberale’ e amico di Gobetti (che gli pubblicò il primo libro su Hegel), allievo di Gioele Solari e vicino a Francesco Ruffini e Luigi Einaudi nella Torino degli anni ’20 e ’30. Successivamente lunga amicizia con Norberto Bobbio.”,”TEOP-031-FMB”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”””Di nessuna idea si sa così universalmente, che è indeterminata, polisensa, e capace e perciò realmente soggetta ai maggiori equivoci, come della idea della libertà. Poiché lo spirito libero è lo spirito reale, i malintesi intorno ad esso hanno conseguenze pratiche tanto più mostruose, in quanto, allorché gli individui e i popoli hanno accolto una volta nella loro mente il concetto astratto della libertà per se stante, nient’altro ha una forza così indomabile, appunto perché la libertà è l’essenza propria dello spirito, e cioè, è la sua realtà stessa…”” (Hegel, Encicl. § 482) (in apertura) (Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel, Passerin d’Entreves) “”La critica dei principii astrattistici sembra condurre a risultati puramente negativi; in realtà, se i risultati dell’emancipazione politica devon essere rigettati, sarebbe stolto, proclaman concordi Marx ed Engels, non riconoscere che appunto per essa sono poste le condizioni perché il nuovo ideale di libertà vera ed effettiva possa sorgere e precisarsi (47). Intanto dice Engels, non fosse che dalla stessa necessità delle cose sorgerebbe il rimedio, come dal travaglio del presente sorge e si costruisce l’avvenire. L’emancipazione politica ha messo in libertà forze oscure e brute; ha scatenato, rompendo le antiche dighe, l’anarchia della produzione: Engels dice, il regno della necessità. Ma, dice Engels, dopo Hegel il problema del rapporto fra libertà e necessità può dirsi risolto. «Hegel fu il primo che rappresentò giustamente la relazione fra libertà e necessità. Per lui la libertà è l’esperienza della necessità. Cieca è la necessità solo in quanto non viene intesa. La libertà non sta dunque nell’immaginaria indipendenza dalle leggi naturali, ma nel riconoscimento di queste leggi e nella possibilità di poterle far servire dietro un piano determinato, a determinati scopi» (48). Forte di questo insegnamento hegeliano, Engels crede di scorgere, coll’appoggio della visione materialistica della storia, nell’evoluzione dell’umanità, il progressivo riconoscimento e conseguente dominio delle necessità naturali, e quindi un innalzamento graduale verso la libertà (40). Il giorno che. vinte da tempo le forze elementari della natura, pure le finora cieche violente demolitrici forze sociali saranno conosciute e comprese nella loro attività, nella loro direzione, nei loro effetti, potranno dall’uomo esser sottoposte alla sua volontà. A questo fine, perché sia soppresso il disordine nella produzione sociale, perché le forze che fino a qui dominarono la storia passino sotto il controllo degli stessi uomini, è necessario, secondo Engels, che la società s’impossessi dei mezzi di produzione. Questo è il compito sociale del moderno proletariato: per la prima volta faranno gli uomini la loro storia con piena coscienza di loro stessi, cesserà veramente, dice Marx (50), la preistoria del genere umano, avverrà, proclama Engels, il passaggio dell’umanità dal regno della necessità a quello della libertà (51). Sulla soglia della società futura sta dunque scritta la parola organizzazione”” (pag 112-113) [‘Appendice: L’influenza della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’, (in) Alessandro Passerin-d’Entrèves, ‘Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel’, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2012] [(47) Mondolfo, il M.S. in Engels, p. 228-229; (48) Engels, Antidühring, cap. 11, p. 110; (49) ivi, loc. cit.; (50) Marx, prefaz. alla Crit. dell’econ. pol.; (51) per tutta questa teoria v. Engels, Antid., p. 228-229; p. 296; p. 301-302] Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-051″
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-052″
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Ettore, a cura; saggi di Hubert DESVAGES D.W. ELLWOOD Jean-Pierre VIALLET Gianni PERONA Michel CHANAL”,”Guerra e resistenza nelle regioni alpine occidentali: 1940-1945.”,”M. Chanal, agrégé d’histoire (Univ. de Sciences sociales di Grenoble). H. Desvages maître-assistant di storia contemporanea all’Univ. de Sciences sociales di Grenoble. D.W. Ellwood, incaricato rpesso la Facoltà di lettere dell’Univ. di Bologna e collaboratore dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, autore di ‘L’alleato nemico. La politica dell’occupazione anglo-americana in Italia, 1943-1946’, Feltrinelli, 1977. G. Perona, incaricato di storia contemporanea alla Facoltà di magistero dell’Univ. di Torino. J.P. Viallet, maître-assistant di storia contemporanea all’Univ. de Sciences sociale di Grenoble. “”Le implicazioni militari e politiche dei complessi fatti connessi al II conflitto mondiale nell’area alpina occidentale: dal ‘coup de poignard dans le dos”” di Mussolini alla Francia nel 1940, all’occupazione militare italiana di alcune zone di questo paese, alla nascita e allo sviluppo della Resistenza contro l’occupante (e, in particolare, al ruolo che in essa ebbe il Partito comunista francese), ai problemi particolari delle vallate abitate da minoranze religiose o linguistiche (le valli valdesi e la Valle d’Aosta), sino alla delicata, e scarsamente nota al di fuori di una cerchia di specialisti, situazione creatasi verso la fine della guerra, e in particolare negli ultimi giorni del conflitto e nel periodo immediatamente successivo, nelle zone di confine tentate dell’idea “”annessionista””. Questi i temi affrontati da storici francesi, inglesi e italiani in questo volume, che ha il pregio non solo di ricostruire in modo minuzioso gli avvenimenti di questo periodo critico ma anche di esplorare adeguatamente, negli antefatti, il formarsi di correnti, o di gruppi d’avanguardia, che ha portato alle più vivaci, talora tragiche, esperienze della Resistenza: esperienze non di rado vissute in comune da uomini che furono costretti a schierarsi formalmente in campi opposti”” (quarta di copertina)”,”ITAR-004-FMB”
“PASSERIN-D’ENTREVES Alessandro”,”La dottrina dello Stato. Elementi di analisi e di interpretazione,”,”””Am Ende hängen wie doch ab Von Kreaturen, die wir machten”” (‘Faust’, Goethe) “”Alla fine, dipendiamo da Delle creature che abbiamo creato”” La presenza dello Stato ‘è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con sé stessa’ “”Per uno strano paradosso, i «valori» sui quali è chiaramente fondato il giudizio che il marxismo reca intorno all’esperienza politica sono derivati proprio da quell’interpretazione dialettica che Marx mutuava da Hegel, applicandola a quella realtà sociale in cui già Hegel e con lui tutta la filosofia politica dell’età romantica avevano additato, contro l’individualismo dell’età precedente, il sostrato concreto dello Stato. «Capovolta», la dialettica hegeliana diventa, com’è noto, per Marx la legge immanente, il ritmo stesso della realtà; ed offre quindi la spiegazione delle «contraddizioni», ossia dei conflitti inesorabili attraverso i quali si afferma il predominio dell’uomo sull’uomo. Lo «Stato» non è altro che il risultato della «lotta di classe». «La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotta di classi». In senso proprio, il potere politico è il potere di una classe organizzata per opprimerne un’altra». «Il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese». Così si legge nel ‘Manifesto dei Comunisti’ del 1848; ma già in uno scritto di pochi anni anteriore, Marx ed Engels avevano affermato che «lo Stato… non è altro che la forma di organizzazione che i borghesi si danno per necessità; tanto verso l’esterno che verso l’interno, al fine di garantire reciprocamente la loro proprietà e i loro interessi… Poiché lo Stato è la forma in cui gli individui di una classe dominante fanno valere i loro interessi comuni». (…) Tale interpretazione e tale predizione sono già contenute nel ‘Manifesto’; esse saranno riprese e svolte nelle opere che espongono la dottrina marxista nella sua forma più matura. Lo Stato, scrive Engels, è un prodotto storico, «della società giunta ad un determinato stadio di sviluppo»; ma è anche ad un tempo l’indicazione della dialettica immanente nella storia, in quanto «è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con sé stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare».. La risoluzione di tale contraddizione è nella conquista del potere da parte del proletariato e nella trasformazione di tutti i mezzi di produzione in proprietà dello Stato. Con tale conquista e con tale trasformazione soltanto potranno essere cancellate le differenze e risolti gli antagonismi di classe – e di conseguenza verrà meno anche «lo Stato come Stato». Lo Stato non sarà «abolito»: scomparirà, con tutto il suo apparato di oppressione e di repressione. Per la prima volta nella storia gli uomini saranno pienamente padroni del loro destino, e si effettuerà «il passaggio dell’umanità dal regno della necessità in quello della libertà». Qui esce propriamente dal campo della descrizione per entrare in quello della valutazione: la diagnosi cede il posto a una terapia, e questa all’annuncio di una totale rigenerazione. Alla previsione che l’avvento della società senza classi è il risultato ineluttabile della dialettica storica si sovrappone l’imperativo di realizzarla: «compiere questo atto di redenzione del mondo: ecco il compito sociale del moderno proletariato». Invero, il valore di fine attribuito al raggiungimento della libertà dà a questo imperativo un significato assoluto, categorico. Ma ciò non toglie che il regno della libertà è lontano, ed i rapporti sociali, oggi come oggi, sono determinati da altre e diverse leggi, da altri e diversi imperativi. Il regno della necessità è il regno della forza”” (pag 79-81) [Alessandro Passerin d’Entreves, ‘La dottrina dello Stato. Elementi di analisi e di interpretazione’, Giappichelli editore, Torino, 1962]”,”DIRx-021-FMB”
“PASSIGLI Stefano”,”Emigrazione e comportamento politico.”,”Stefano PASSIGLI è nato a Firenze nel 1938. Laureatosi presso la Facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’, è dal 1967 professore incaricato di scienza della politica nell’ Università di Padova ove insegna anche dal 1964 Scienza dell’ Amministrazione. Ha insegnato pure oltreoceano. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina) e ha collaborato a varie riviste. Nelle note si cita il libro di M. LIVI BACCI, ‘L’ immigrazione e l’ assimilazione degli italiani negli Stati Uniti’, GIUFFRE’ 1961″,”CONx-068″
“PASTERNAK Boris Leonidovic”,”Poesie. Con un saggio di Cesare G. De Michelis.”,”Il Pasternak di Ripellino che questo volume ripropone, completato dal testo russo a fronte, è ormai un classico delle traduzioni d’autore novecentesche. Boris Pasternak (1890-1960) è stato una delle voci più alte della poesia del Novecento. Premio Nobel 1958. L’edizione completa dell sue opere è stata pubblicata a Mosca solo nel 1990. Di Pasternak sono uscite presso Einaudi anche le Lettere agli amici georgiani. Angelo Maria Ripellino (1923-1978) ha contribuito in misura determinante alla conoscenza delle letterature slave in Italia con numerose opere di saggistica e traduzioni, soprattutto dal russo e dal ceco.”,”RUSx-066-FL”
“PASTERNAK Boris, a cura di Bruno MERIGGI”,”Fraternità delle cose.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Bruno Meriggi è stato uno dei più preparati e sensibili slavisti italiani della nuova generazione, titolare di cattedra all’Università di Milano.”,”RUSx-229-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Poesie.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Angelo Maria Ripellino (1923-1978) ha contribuito in misura determinante alla conoscenza delle letterarure slave in Italia con numerose opere di saggistica e con traduzioni, soprattutto dal russo e dal ceco (Majakovskij, Belyj, Cechov, Holan, Halas).”,”RUSx-230-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Il salvacondotto.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-231-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Poesie d’amore.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-232-FL”
“PASTERNAK Boris, a cura di Dasa Silhankova DI SIMPLICIO”,”Il soffio della vita. Corrispondenza con Evgenija (1921-1931).”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Evgenij Pasternak, figlio di Boris e di Evgenija, ha raccolto e trascritto il materiale confluito nel presente epistolario, traendo dal suo archivio privato a Mosca. Dasa Silhankova Di Simplicio, studiosa di lingua russa, ha curato la selezione delle lettere qui raccolte.”,”RUSx-233-FL”
“PASTERNAK Boris CVETAEVA Marina RILKE Rainer Maria, a cura di Konstantin AZADOVSKIJ, Elena e Evgenij PASTERNAK, edizione italiana a cura di Serena VITALE”,”Il settimo sogno. Lettere 1926.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Marina Ivanovna Cvetaeva, nata a Mosca nel 1892, nel 1922 seguì il marito nell’emigrazione. Tornata in URSS nel 1939, si suicidò due anni dopo. Oltre a numerose raccolte di liriche, poemi e drammi, ha lasciato un folto gruppo di prose critico-memorialistiche. Rainer Maria Rilke nacque a Praga nel 1875. Autore di raccolte poetiche e diaristiche, ebbe un rapporto privilegiato con la realtà e la cultura della Russia, che visitò ripetutamente. Morì, di anemia, nel 1926.”,”RUSx-234-FL”
“PASTERNAK Boris Leonidovic; a cura di Cesare G. DE-MICHELIS”,”La reazione di Wassermann.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-241-FL”
“PASTERNAK Boris Leonidovic”,”Autobiografia.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”BIOx-052-FL”
“PASTEUR Paul”,”Pratiques politiques et militantes de la social-democratie autrichienne, 1888-1934.”,”PASTEUR Paul è dottore in studi germanici, dottore in storia contemporanea, maitre de conferences all’ Università di Rouen, coredattore in capo della rivista Austriaca. E’ autore di ‘L’ Autriche. De la Libération à l’ integration europeenne’ (Documentation fr.) e altro. “”Tra tutte le biografie dei militanti operai, quella di Josef Buttinger ‘Ortswechsel’, apparsa nel 1979, porta degli elementi molto istruttivi per chi si interessa alla vita quotidiana dei membri permanenti del Partito socialdemocratico e delle sue organizzazioni di massa. Ciò è dovuto all’ esilio? Josef Buttinger è rimasto negli Stati Uniti dopo la guerra. Ciò è dovuto al fatto di vivere con una psicanalista, Muriel Gardiner? E’ dovuto anche al sentimento di aver fatto il necessario tra il 1934 e il 1938 per la sopravvivenza del movimento socialista? Rimane il fatto che Josef Buttinger non passa sotto silenzio i dettagli della vita quotidiana e della vita di organizzazione che altri sembrano aver dimenticato. E’ evidente che è meno compromettente per un ex quadro abitante nel New Jersey rivelare i propri errori (…).””. (pag 205)”,”MAUx-026″
“PASTI Daniela”,”I comunisti e l’amore.”,”Dono di Mario Caprini Daniela Pasti, giornalista, ha collaborato dal ’70 al ’76 a ‘Il mondo’ e a ‘L’Espresso’, successivamente è entrata nello staff redazionale de ‘La Repubblica’. Le donne nella resistenza (e Il moralismo degli anni ’50). “”«Calzoni corti, fazzoletti rossi, petti villosi; a me non la danno a bere: la resistenza fu buchesimo»: così usava esclamare Carlo Emilio Gadda, con gradne risentimenti di chi la Resitenza l’aveva fatta per davvero. In realtà quello che Gadda con il suo paradosso dissacrava non era tanto il mito militare della Resistenza, quanto l’aspetto di vigoria anche sessuale (ma nel senso etero…) che alla Resistenza si accompagnò, almeno nei racconti e nei romanzi che da quel periodo sono nati. Vicende d’amore tenero e appassionato fra belle staffette e rudi comandanti partigiani fanno da sfondo a più di un racconto su quel periodo della storia nazionale e, almeno nell’immaginazione popolare, la pertacipazione di tante donne al movimento viene in qualche modo accomunata ad un certo alone di permissività sessuale. Le donne della Resistenza furono molte veramente: Longo le enumera nel suo discorso del ’65: «70 mila donne appartenenti ai gruppi di difesa della donna, 35 mila partigiane combattenti, 623 donne fucilate, 2.750 donne deportate nei campi di concentramento nazisti, 512 donne commissiarie di formazioni partigiane, 16 donne insignite della medaglia d’oro, 17 insignite della medaglia d’argento» (1). I Gruppi di difesa della donna nascono nel novembre del 1943 con lo scopo di «organizzare le donne per la conquista dei propri diritti, come donne e come italiane, nel quadro della lotta che tutto il popolo conduce per la liberazione della patria» (2). A loro volta i «gruppi» danno vita alle formazioni delle Volontarie della libertà: esse assumono compiti di resistenza ttiva, prendendo parte ad azioni armate. Da loro si richiedono intraprendenza, coraggio, spirito di iniziativa: tutte doti tradizionalmente maschili. In virtù di questo tipo di partecipazione la Resistenza per le donne ha un significato ancora più profondo che per gli uomini (…)”” (pag 109-110) [(1) Discorso tenuto a Roma alla IV Conferenzza delle donne comuniste, 29 giugno 1965; (2) Da una relazione del Comitato nazionale dei gruppi di difesa della donna al Comitato di liberazione nazionale dell’alta Italia]”,”PCIx-515″
“PASTORE Giulio”,”Achille Grandi e il movimento sindacale italiano nel primo dopoguerra.”,”””Inoltre una serie di fatti stanno a provare a Grandi ed agli altri dirigenti della CIL (Confederazione italiana dei lavoratori, la confederazione bianca, nata nel 1918, nrd) la progressiva freddezza della massima organizzazione cattolica per il sindacalismo cristiano. All’ inizio del 1924, avendo Grandi preso la decisione di riconfermare la posizione dottrinale della CIL con un convegno che si terrà poi a Milano, invano si rivolge per la relazione fondamentale da tenere al Convegno stesso a persone dalla cui autorevolezza egli intende ricevere un appoggio: Padre Balduzzi prima, Don Olgiati poi rifiutano ed a Grandi non resta che ripiegare su una figura meno nota, Don Boni di Brescia””. (pag 111-112)”,”MITT-214″
“PASTORE Annibale”,”La filosofia di Lenin.”,”””Questo programma era già tutto implicito nella germinale vitalità del marxismo, che fra l’ altro implica una nuova e vera dottrina dell’ evoluzione (1); basti pensare all’ undecima e alla terza glossa di Marx su Feuerbach. Ma solo il programma che ormai si potrebbe dire del neo-marxismo di Lenin, perché con Lenin alza per la prima volta il capo arditamente, viene a esplicare la ricca potenzialità operativa del pensiero marxista, trasformando la teoria della prassi nella prassi della teoria. Invero la teoria marxista, mantenuta nei limiti comuni della storiografia rimane contemplatività, prospettiva spettacolare, descrittivo grafismo. Per contro con l’ apporto di Lenin il marxismo riesce ad assolvere il compito dinamico dell’ offensiva. In modo che è quasi esatto concludere che Marx caricò, Lenin foece esplodere la bomba della rivoluzione (2).”” (pag 103-104) (1) L’ importante rilievo è dovuto a Cornu (…) (2) Il concetto fondamentale della rivoluzione comunista trascende la forma immorale della violenza (…) ma si esplica in forme superiori insurrezionali per la conquista concreta del potere (…) E’ un “”critico”” del leninismo.”,”LEND-591″
“PASTORE Federico”,”Crisi della borghesia, marxismo occidentale e marxismo sovietico nel pensiero filosofico di G. Lukacs.”,”””Il massimo risultato raggiunto da questo tipo di romanzo è, secondo Lukacs, il goethiano ‘Wilhelm Meister’, in cui l’ equilibrio è ottenuto attraverso il rifiuto di assumere le strutture della vita sociale come immagini di un mondo trascendentale o come ordine articolato da una parte, e dall’ altra come una massa amorfa, ma attraverso la creazione di una gerarchia arbitraria di tali strutture, secondo la loro possibilità di essere poste in relazione con il soggetto.”” (pag 48) “”Ma anche se seguendo questa strada Goethe ha saputo sfuggire, almeno parzialmente, al pericolo di una romantizzazione della realtà così esasperata da raggiungere una sfera aproblematica e metaproblematica del tutto estranea alle possibilità delle “”forme strutturali”” del romanzo; tuttavia questa tendenza a scivolare nell’ epopea è implicita nella forma del romanzo della disillusione, anche se resta circoscritta all’ ambito della vita sociale, come tensione verso un “”ideale utopico-immanente delle forme e delle strutture sociali”” (…)””. (pag 49) “”Molto bene ha colto Korsch nell’ ‘Anticritik’, riferendosi a Lenin, il significato di questa inversione dei termini in cui era posta la dialettica in Hegel: (…). E’ evidente che in queste interpretazioni del marxismo agiscono anche, accanto ad una carenza di conoscenza e di comprensione dell’ opera di Marx e del suo metodo dialettico, sia quel “”bisogno scolastico di compiutezza””, com’ebbe a dire Gramsci riferendosi a ‘Theorie des historischen Materialismus’ di Bucharin, sia il desiderio, soprattutto da parte di Lenin; di fornire una “”‘Weltanschauung’ proletaria””, che si opponesse ad una “”‘Weltanschauung’ borghese”” che indubbiamente esisteva ed operava, (in) un paese che non era passato attraverso la fase della rivoluzione borghese, anche se non si comprende come un simile rovesciamento della dialettica hegeliana e una teoria gnoseologica addirittura pretrascendentale qual è quella del “”rispecchiamento”” potessero servire allo scopo”” (22). (pag 115) (22) M. Merleau-Ponty, Umanesimo e terrore’ e ‘Le avventure della dialettica’ cit. p. 269. Riesce, anche di difficile comprensione come Lenin abbia potuto attuare quel ritorno a Hegel di cui sente al necessità quando invita i collaboratori e i redattori di “”Sotto la bandiera del marxismo”” a formare “”una specie di società degli amici materialisti della dialettica hegeliana”” (V. Lenin, Opere complete (1967) XXXIII pag 211) senza superare la rudimentale gnoseologia di ‘Materialismo e empiriocriticismo’. (…) Segue nota 22: teoria rispecchiamento, secondo l’A rifiutata da Marx, con Engels e poi Lenin che avrebbero invece imbrogliato le carte (pag 116)”,”TEOC-433″
“PASTORE Ferruccio”,”Dobbiamo temere le migrazioni?”,”Ferruccio Pastore è vicedirettore del Centro studi di politica internazionale (CeSPI) di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulle migrazioni internazionali e sulle politiche migratorie, in Italia e all’estero. Svolge attività di consulenza per istituzioni nazionali e organizzazioni internazionali.”,”DEMx-001-FL”
“PASTORE Ferruccio”,”Dobbiamo temere le migrazioni?”,”Ferruccio Pastore è vicedirettore del Centro studi di politica internazionale (CeSPI) di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulle migrazioni internazionali e sulle politiche migratorie, in Italia e all’estero. Svolge attività di consulenza per istituzioni nazionali e organizzazioni internazionali. “”i 100.000 professionisti informatici indiani assorbiti ogni anno dal mercato del lavoro statunitense (con visti temporanei (…)) rappresentano, per il paese di origine, una perdita economica complessiva di 2 miliardi di dollari”” (pag 43″,”DEMx-076″
“PASTORI Paolo”,”Rivoluzione e continuità in Proudhon e Sorel.”,”Contiene dedica dell’ autore a Sergio Cotta Lit 35.000″,”PROD-057″
“PASTORINO Renato”,”Il compito inedito.”,”””Osserva acutamente Lenin (1916) che se la guerra è la continuazione della politica delle potenze belligeranti, la pace altro non è se non “”la continuazione della medesima politica, tenuto conto dei cambiamenti avvenuti in seguito alle operazioni militari, nei rapporti delle forze avverse””. Occorre quindi utilizzare lo stato d’ animo per la pace “”per spiegare alel masse che i benefici che esse si aspettano dalla pace sono impossibili senza una serie di rivoluzioni””. (pag 66-67)”,”ELCx-088″
“PASTORINO Renato”,”Il compito inedito.”,” “”Prevalse in un primo tempo l’ esigenza di tentare di raggruppare quel movimento attorno alla Sinistra Comunista, iniziativa nata dalla convergenza delle correnti antistaliniste storiche, di provenienza comunista libertaria, bordighista, trotskista, con correnti della dissidenza del PCI. Queste avevano dato vita nel giugno 1956 al giornale Azione Comunista. Tra gli animatori Bruno Fortichiari, uno dei fondatori del PCd’I nel 1921, ma anche transfughi dello stalinismo come Giulio Seniga, già collaboratore di Palmiro Togliatti. Nell’ aprile 1957 L’ Impulso cesserà la pubblicazione e la sua redazione confluirà in quella di Azione Comunista””. (pag 50-51)”,”PARx-033″
“PASTORINO Renato”,”La tâche inédite.”,”Nel 1964, Arrigo Cervetto pubblica nel giornale Azione Comunista una serie di articoli che saranno raccolti in volume nel 1966, con il titolo “”Lotte di classe e partito rivoluzionario””. Questo testo ha un grande merito storico: quello di aver reintrodotto nel movimento operaio l’ essenza scientifica della concezione leninista del partito. In altri termini, ha il merito di aver rimesso a posto ciò che gli spetta di diritto, nel corso concreto della lotta delle classi degli anni sessanta, l’ essenza del Che fare? L’ elaborazione di Lenin sul partito costituisce ancora oggi il punto più elevato della coscienza e della conoscenza a cui il movimento reale sia pervenuto””. (pag 130)”,”ELCx-090″
“PASTORINO Renato”,”The Unprecedented Task.”,”‘Teoria, organizzazione e passione rivoluzionaria’”,”ELCx-223″
“PASTORINO Renato”,”La loro politica e la nostra. Una nuova generazione comunista in Europa.”,”Raccoglie gli articoli già pubblicati su ‘Lotta Comunista? da gennaio 2007 a Maggio 2020 In particolare l’articolo: ‘I compiti dei leninisti nella crisi della pandemia secolare’ (pag 212-222)”,”ELCx-268″
“PASTRELLO Gabriele MAZZETTI Giovanni”,”Attualità di Keynes. Dossier di Progetto Lavoro.”,”Contiene l’articolo di Giovanni MAZZETTI ‘Per non banalizzare le forme dei conflitti di classe, Marx e Keynes’ (pag 56-59) Cita opera Luciano LAMA, ‘Sul programma del PCI’ (pag 57) “”Ora, che per soddisfare bisogni occorra sempre ‘un’attività produttiva’ è cosa ovvia e indiscutibile. Ma il sostenere che l’unica attività produttiva immaginabile sia quella del lavoro salariato testimonia solo dell’incapacità di prendere atto del nuovo nel quale, nei paesi sviluppati, siamo immersi. Qui è dove ci vengono in aiuto le tesi critiche sia di Marx che di Keynes: il lavoro salariato è ‘stato’ un rapporto produttivo, cioè favorevole allo sviluppo delle capacità umane solo fintanto che ha dominato la penuria. Non appena la società ha cominciato a godere di una condizione materiale di relativa abbondanza, quel rapporto è diventato contraddittorio e ‘non può più espandersi senza determinare effetti distruttivi’. Quando Marx nei ‘Grundrisse’ sostiene che, al sopravvivere dell’abbondanza, “”la produzione basata sul valore di scambio ‘crolla’”” si riferisce proprio ad una situazione nella quale lo sviluppo delle capacità umane ha raggiunto un livello talmente elevato, da sfociare nella “”scomparsa delle ‘differenze di classe'”” (‘Il manifesto’).”” (pag 57) [Giovanni Mazzetti, ‘Per non banalizzare le forme dei conflitti di classe, Marx e Keynes’, 2012] Giovanni Mazzetti Professore Associato di Economia Politica Dipartimento di Economia e Statistica Università della Calabria I-87036 Arcavacata di Rende (CS) – Italia. Risiede a Roma. Professor Gabriele Pastrello, docente di storia del pensiero economico all’Università di Trieste.”,”ECOT-262″
“PASUKANIS E.B.”,”La Theorie generale du droit et le marxisme.”,”I metodi di costruzione del concreto nelle scienze astratte, ideologia e diritto, rapporto e norma, merce e soggetto, diritto e Stato, diritto e morale, diritto e violazione del diritto. L’A bolscevico del 1912, eminente giurista sovietico della generazione rivoluzionaria e teorico influente del deperimento dello Stato, è eliminato dallo stalinismo nel 1937.”,”TEOC-066″
“PASUKANIS Evgenij Bronislavovic, Saggio di Umberto CERRONI”,”La teoria generale del diritto e il marxismo.”,”Evgenij Bronislavovic Pasukanis nacque a Starica (oggi Kalinin) nel 1891. Dopo la rivoluzione, fu vicepresidente dell’Accademia comunista e direttore dell’Istituto della costruzione sovietica e del diritto. Nel 1936 fu nominato vice-commissario del popolo alla Giustizia dell’URSS, e poi rimosso nel 1937. Scomparve, probabilmente fucilato, lo stesso anno nel corso delle epurazioni staliniane.”,”DIRx-001-FL”
“PATAT Jean-Pierre”,”Histoire de l’ Europe monétaire.”,”PATAT Jean-Pierre è stato direttore generale degli studi e delle relazioni internazionali della Banca di Francia. “”La costruzione del Sistema europeo delle banche centrali. E’ un compito fondamentale dell’ Istituto monetario europeo quello di mettere a punto una banca centrale “”chiavi in mano””, atta ad esercitare le sue prerogative dal 1° gennaio 1999. Un enorme compito fu compiuto nel quadro di istanze di lavoro che comprendono l’ Istituto monetario europeo (IME) e le banche centrali nazionali, e trattando tutti i problemi afferenti: politica monetaria, politica di cambio, sistemi di pagamento, statistica, biglietti, compatibilità, sistema di informazione, questioni giuridiche…””. (pag 80)”,”EURE-051″
“PATEL Kiran Klaus”,”Il New Deal. Una storia globale.”,”Kiran Klaus Patel insegna Storia europea e globale all’Università di Maastricht. Tra i suoi libri: ‘Soldiers of Labor. Labor Service in Nazi Germany and New Deal America, 1933-1945’ L’ordine mondiale americano. (capitolo quinto). Lo stato del New Deal in guerra 2° Seconda guerra mondiale. (Complesso militare industriale, esportazione dei principi del New Deal, programma Lend-Lease (Prestito-Affitto), internamento degli americani di origine giapponese, ingegneria sociale) (pag 343-48, 360-65, 344 375 378) La guerra (…) consolidò le interconnessioni globali americane in forme inedite rispetto agli anni del New Deal. La produzione di armi non era destinata solo alle forze armate statunitensi. Durante i primi sei mesi della Seconda guerra mondiale i produttori americani consegnarono a Gran Bretagna e Francia un numero di aerei quattro volte maggiore rispetto a quelli prodotti per gli Stati Uniti (5). A partire dal 1941 l’America iniziò a rifornire anche l’Unione Sovietica, la Cina e gli altri alleati nel quadro del programma Leand-Lease, «Prestito-affitto», ovvero il più grande piano di aiuti stranieri mai attuato in tempo di guerra. Nel complesso il 16 per cento della spesa bellica statunitense fu inviato all’estero (6). A differenza della politica emisferica degli anni del New Deal, gli Stati Uniti rafforzarono i collegamenti transatlantici e le connessioni del Nord del pianeta. Dopo Pearl Harbor si unirono alla guerra, e secondo alcuni studiosi furono addirittura l’unico paese a combattere un conflitto globale nel vero senso della parola, in quanto dispiegarono forze e risorse consistenti in tutti i teatri di guerra dell’epoca (7). Le imprese contribuirono in maniera sostanziale a questa svolta globale e al boom interno che ne conseguì. Sotto l’egida del trentottenne Clay P. Badford, la Kaiser Industries costruì un gigantesco cantiere navale a Richmond, in California. Questo progetto trasformò una cittadina sonnecchiante in una vivace città industriale di 150.000 abitanti nell’arco di soli tre anni (8). Altre città simili a Richmond spuntarono come funghi in tutti gli Stati Uniti. Ne scaturì un processo di riqualificazione dell’Ovest del paese che non aveva precedenti nella storia americana moderna. In passato questa regione era stata caratterizzata da un’economia coloniale basata sull’estrazione di materie prime; in seguito la crisi economica e ambientale degli anni Trenta l’aveva trasformata in una «zona di preoccupazione nazionale». La guerra, invece, proiettò l’Ovest in un’economia diversificata dalle forti componenti industriali e tecnologiche (9). Nello stesso tempo venne meno il predominio economico del Nord-Est, a dimostrazione di quanto fosse profondo il cambiamento in atto (10). Gli anni della guerra videro altresì entrare in scena i lavoratori: il numero di adesioni ai sindacati quasi raddoppiò, passando da 6,6 milioni nel 1939 a 12,6 milioni nel 1945. Ciononostante, i lavoratori non riuscirono a far fronte al nuovo ruolo dell’impresa, che ebbe spesso la meglio (11)”” (pag 344-345) [(5) Klein, ‘A Call to Arms, p. 66; (6) Erlandson, ‘Lend-Lease’; (7) Showalter, ‘Global Yet Not Total’. Sulla Seconda guerra mondiale come guerra globale cfr. Weinberg, ‘A World at Arms’; (8) Heiner, ‘Henry J. Kaiser, American Empire Builder’, pp. 119-23; (9) Dorman, ‘Hell of a Vision’, p. 76; (10) Nash, ‘The American West Transformed’; (11) Troy, ‘Trade Union Membership’, p. 1] “”L’economia americana restò concentrata sull’impresa bellica molto meno delle economie della maggior parte degli altri paesi in guerra, e le risorse materiali e fisiche del paese non arrivarono mai a un punto di rottura. Insomma, durante gli anni della guerra gli americani nel loro paese si sacrificarono e soffrirono ben poco, a differenza della maggior parte delle altre potenze”” (pag 352)”,”USAE-126″
“PATENAUDE Bertrand M.”,”Trotsky. Downfall of a Revolutionary.”,”PATENAUDE Bertrand M. è lecturer alla Stanford University dove è research fellow alla Hoover Institution Library and Archives. E’ autore pure di ‘The Big Show in Bololand: The American Relief Expedition to Soviet Russia in the Famine of 1921’. Kamenev (brother-in-law) 9,16,91 ecc.”,”TROS-205″
“PATENAUDE Bertrand M.”,”The Big Show in Bololand. The American Relief Expedition to Soviet Russia in the Famine of 1921.”,”Bertrand M. Patenaude is Lecture in History at Stanford University and a Research Fellow at the Hoover Institution. He is the editor or co-editor of four books on modern Russian history. Illustrations, Preface, Prologue, Epilogue, Appendix: Riga Agreement, Notes, Bibliography, Index, Acknowledgments, Frontispiece, Maps, Photographs,”,”RIRO-205-FL”
“PATRIARCA Silvana”,”Italianità. La costruzione del carattere nazionale.”,”PATRIARCA Silvana insegna Storia europea contemporanea alla Fordham University di New York “”La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: ‘Ho famiglia’”” (Leo Longanesi, 1947) (pag 208) “”Gramsci non era un marxista convenzionale. Il suomo di pensare era fortemente influenzato da Georges Sorel e dalla tradizione culturale italiana, e aveva ereditato da De Sanctis e dai “”vociani”” (7) una certa sensibilità per la questione delle abitudini degli italiani e la tematica della “”riforma intellettuale e morale”” della vita del paese. Al contrario del più ortodosso Bordiga e di altri fondatori del Partito comunista, Gramsci credeva che il marxismo dovesse portare in Italia un cambiamento non soltanto economico ma anche etico. Nonostante nei suoi ‘Quaderni del carcere’ esprimesse una certa insofferenza per coloro che definiva intellettuali di tipo “”‘moralista’ o moralizzatore”” alla stregua di Prezzolini (8), ne condivideva specialmente negli anni giovanili – alcuni atteggiamenti e criticava piuttosto di frequntare le abitudini e il carattere nazionali. Questo carattere non offriva un bello spettacolo: oltre all’ipocrisia, “”una delle facce più appariscenti e vistose del carattere italiano””, Gramsci vi leggela la “”sfiducia reciproca””, che era conseguenza dell’educazione gesuitica, di governi polizieschi e dell’esperienza della vita di tutti i giorni (9)”” (pag 176-177) (7) (…) Anche Walter Adamson ha sottolineato il fatto che Gramsci fece propria la “”struttura del vocabolario della ‘Voce’ (…) (8) A. Gramsci, Quederni del carcere, a cura di V. Gerratana, vol. 3, Einaudi, p. 2204 (9) Id., Caratteri italiani, in Id., Scritti giovanili, cit., pp. 93-94″,”ITAS-165”
“PATRICELLI Marco”,”Morire per Danzica. La Polonia tra Hitler e Stalin.”,”Nato nel 1963, giornalista, docente universitario di Storia contemporanea, autore di programmi culturali per la Rai-Tv e Mediaset, Marco Patricelli è uno storico e divulgatore.Ha pubblicato tra l’altro: ‘I banditi della libertà’, ‘Settembre 1943: i giorni della vergogna’, ‘L’Italia sotto le bombe’. ‘Berlino prova ad accorciare i tempi, indicando martedì 22 o al massimo il 23: è Hitler stesso, domenica 20, a rivolgersi direttamente a Stalin per abbreviare i tempi. Il 21, con un telegramma a Hitler, Stalin accetta. (…)”” (pag 142); “”Il Führer era così riuscito ad accogliere la direttiva del suo Stato maggiore di dare inizio alla guerra entro il 1° settembre (oltre quella data le precipitazioni atmosferiche avrebbero neutralizzato i piani di guerra lampo studiati dai vertici militari), evitando di trovarsi esposto a un doppio fronte. Infatti l’ordine d’attacco alla Polonia sarà diramato solo dopo la firma del patto Ribbentrop-Molotov: il 26 agosto’ (pag 143); ‘Il significato, sul piano del diritto internazionale e su quello politico, è che il patto tedesco-sovietico non solo non rientra negli schemi degli accordi fino ad allora conclusi, ma costituisce un nuovo tipo di patto di non aggressione. Il “”Ribbentrop-Molotov””, così com’è strutturato, favorisce una guerra di aggressione, e la miccia per la deflagrazione delle Seconda guerra mondiale l’ha materialmente accesa Stalin autorizzando la firma del suo ministro degli Esteri. Molotov tenterà in seguito di giustificare il carattere implicitamente aggressivo dell’accordo (329), ma sarà come arrampicarsi sui vetri. Col patto Ribbentrop-Molotov, di fatto, Stalin scioglie le mani a Hitler in Polonia, e il Führer si impegna a riservargliene una ricca porzione. Questo accordo è chiaramente un mezzo tattico per dividersi l’Europa (330). Il protocollo segreto in quattro paragrafi stabilisce con esattezza la sfera di influenza di Germania e URSS, dalla foce del Danubio alla Finlandia (331). All’Unione Sovietica vanno la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia e il territorio polacco a est della linea segnata dal corso dei fiumi Narew, Vistola e San; al Terzo Reich i territori polacchi ad ovest di tale linea e la Lituania. I due governi si dicono inoltre convinti a esaminare di comune accordo la questione dell’utilità di mantenere o meno uno ‘Stato polacco indipendente’ e a studiare in che modo si dovesse delimitarne i confini ‘ma solo nel corso di ulteriori sviluppi politici’. Come ai tempi dei re prussiani e degli zar, tedeschi e russi si erano seduti a tavolino per spartirsi la Polonia per la quarta volta. Il Reich, come auspicato e voluto di Stalin, si disinteressava esplicitamente dell’Europa sudorientale e della Bessarabia, che sarebbero state inghiottite in un boccone dai sovietici. Il protocollo segreto è dinamite pura, esplicito attentato alla pace. La sua portata verrà rivelata al mondo durante il processo di Norimberga, nel 1946, ma l’URSS, che cercherà in ogni modo di impedire la testimonianza del capo della sezione giuridica del ministero degli Esteri Friedrich Gaus, che aveva materialmente esteso il testo del patto e del protocollo supplementare (332), ne negherà addirittura l’esistenza (333) non riconoscendo alcun valore di prova ai microfilm che riproducevano la versione tedesca del trattato. Solo nel 1989, grazie alla ‘glasnost’ dell’ultimo segretario del Pcus e dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbacëv, il Cremlino ammetterà ufficialmente la veridicità del protocollo segreto, che non era più segreto per nessuno’ (pag 153-154); ‘La Polonia, nel complesso, si rivela militarmente un gigante di cartapesta, martoriato dalle divisioni corazzate del generale Heinz Guderian che manovrano secondo uno schema che il mondo ancora non conosce e di cui non immagina la portata dirompente: la “”guerra lampo””‘ (pag 203)]”,”POLx-051″
“PATRICELLI Marco”,”I banditi della libertà. La straordinaria storia della Brigata Maiella partigiani senza partito e soldati senza stellette.”,”Marco Patricelli (Pescara, 1963) giornalista del ‘Tempo’ e storico. E’ autore di altre opere tra cui ‘Liberate il Duce. Gran Sasso 1943’ (2001) e ‘La Stalingrado d’Italia’ (2002), ‘Le lance di cartone’ (2004). “”Due giorni prima, il 4 agosto (1944, ndr), sir Harold Alexander ha deciso di scardinare la Linea Gotica (Gotenstellung o Grüne Linie, linea verde, come la chiamano i tedeschi): 320 chilometri di fortificazioni e capisaldi (più di 2000 nidi di mitragliatrici, circa 500 postazioni di artiglieria, 3600 trincee, più di 117.000 chilometri di filo spinato, circa 100.000 mine) lungo cui Kesserling ha posizionato 14 divisioni tedesche che presidiano l’Italia settentrionale dal Tirreno all’Adriatico con circa 339.000 uomini (1). Gli effettivi della Wehrmacht sono sottodimensionati di un terzo rispetto alle equivalenti unità alleate; quanto poi ad artiglieria, corazzati e aeronautica, la partita non si pone neppure, perché è schiacciante il predominio angloamericano: Alexander ha ai suoi ordini 900.000 effettivi, schiere di cannoni e di carri armati, centinaia di caccia e cacciabombardieri, nonché il poderoso appoggio dell’artiglieria navale che agisce indisturbata (2)”” (pag 199) [(1) Il Gruppo di Armate C. di Kesserling (poi sostituito da Vietinghoff) annovera due armate (…); (2) Anche Alexander ha a disposizione due armate, ma a ranghi assai più elevati rispetto ai tedeschi, e soprattutto perfettamente equipaggiati (…)]”,”ITAR-007-FER”
“PATRONI GRIFFI Filena”,”Napoli aragonese.”,”Filena Patroni Griffi è redattrice della rivista Napoli nobilissima. Ha pubblicato: Il banco di pegni di Cava dei Tirreni del 1495, Banchieri e gioielli alla corte aragonese di Napoli. Ha curato l’edizione aggiornata di N. Ferorelli, Gli ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII e la raccolta degli scritti di Giovanni Falcone, Interventi e proposte. 1982-1992.”,”ITAG-015-FL”
“PATTA Gian Paolo”,”Crisi? Per chi? Il lavoro dimenticato.”,”Gian Paolo Patta, segretario confederale della CGIL dal 1996 al 2006 è sottosegretario di Stato al Ministero della Salute nel secondo Governo Prodi.”,”ITAE-147-FL”
“PATTERSON Thomas C.”,”Karl Marx, anthropologist.”,”PATTERSON Thomas C. è DIstinguished Professor adn Chair of Anthropology (Univ. di California, Riverside). Ha scritto pure ‘Marx’s Ghost: Conversation with Archaeologists’ (2003) e ‘A Social History of Anthropology in the United States’ (2001).”,”MADS-463″
“PATTERSON Charles”,”Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto.”,”Volume in memoria di Isaac Bashevis Singer (1904-1991) Charles Patterson ha studiato alla Columbia University alla International School for Holocaust Studies a Gerusalemme. E’ stato collaboratore della rivista ‘Martyrdom and Resistance’ he ha svolto attività di revisore per diversi libri e film sull’Olocausto. Tra i suoi libri: ‘Anti-Semitism: The Road to the Holocaust and Beyond’ (1982), ‘The Civil Rights Movement’ (1995). L’eugenetica in Germania e negli Stati Uniti. I rapporti amichevoli tra eugenetisti americani e tedeschi negli anni Venti ‘Gli scienziati tedeschi restarono impressionati dai progressi compiuti dall’eugenetica americana. Nel 1912, di ritorno dal Primo congresso internazionale di eugenetica di Londra, Alfred Ploetz, fondatore dell’eugenetica tedesca, aveva dichiarato al ‘Berliner Tageblatt’, uno dei principali quotidiani tedeschi, che gli Stati Uniti erano i leader mondiali indiscussi nel campo dell’eugenetica. L’anno seguente, un altro importante eugenetista tedesco elogiò il «deciso e risoluto» popolo americano: «Dopo aver riconosciuto l’importanza dell’ereditarietà nel determinare i tratti mentali e fisici dell’intera popolazione, non esita a passare dalla riflessione teorica a un’energica azione pratica e a mettere in atto una legislazione che porterà al miglioramento della razza» (27). Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, l’eugenetica si radicò profondamente nei circoli medici e scientifici tedeschi, dove divenne nota con il nome di «igiene razziale». Nel 1920, due rispettati professori universitari – Karl Binding, professore di diritto con numerose pubblicazioni al suo attivo, e Alfred Hoche, professore di psichiatria con una specializzazione in neuropatologia – pubblicarono ‘Die Freigabe der Vernichtung lebensunwurten Lebens’ (Autorizzazione alla distruzione della vita che non merita di essere vissuta). Affrontand la questione dei pazienti ricoverati i due studiosi sostenevano che la legge tedesca avrebbe dovuto permettere l’eliminazione pietosa dei pazienti ‘lebensunwert’ («non meritevoli di vita»), di quei soggetti cioè che soffrivano di «demenza incurabile», le cui vite «senza scopo» costituivano un peso per i loro parenti e per la società (38). I termini utilizzati per descrivere tali soggetti («zavorra umana», «semiumani», «umanità difettosa», «mentalmente morti» e «gusci di esseri umani») divennero in seguito parte della terminologia nazista (29). Hoche non accettava il principio tradizionale secondo il quale i medici non devono nuocere, tanto da respingere il giuramento di Ippocrate, considerato un «giuramento per medici d’altri tempi». Egli esaltava il valore didattico dell’eliminazione dei pazienti con handicap mentali, perché i loro cadaveri avrebbero offerto nuove opportunità alla ricerca scientifica, specialmente a quella sul cervello. Dopo la prima guerra mondiale, che vide americani e tedeschi su fronti opposti, Charles Davenport guidò il tentativo di riportare gli eugenetisti tedeschi all’interno del movimento eugenetico internazionale. I rapporti tra eugenetisti americani e tedeschi tornarono a svilupparsi su un piano amichevole nel 1925, quando la Germania rientrò a far parte del movimento eugenetico internazionale (30). Le riviste eugenetiche tedesche riportavano regolarmente gli sviluppi dell’eugenetica negli Stati Uniti, specialmente i progressi che gli americani stavano facendo nel tradurre le teorie razziali in leggi a supporto della sterilizzazione, della segregazione razziale e delle restrizioni all’immigrazione. Fritz Lenz spiegò, quasi a volersi giustificare, che la Germania era rimasta indietro rispetto agli Stati Uniti in termini di legislazione eugenetica, in quanto «i tedeschi sono più portati alla ricerca scientifica che alle attività pratiche di governo». A partire dagli anni Venti, le fondazioni americane fornirono un consistente supporto finanziario alla ricerca eugenetica in Germania. La Rockefeller Foundation, di gran lunga la principale fonte di finanziamento, sostenne la ricerca dei maggiori eugenetisti tedeschi e fondò e finanziò l’Istituto di psichiatria Kaiser Wilhelm, l’Istituto di antropologia, eugenetica ed ereditarietà umana Kaiser Wilhelm e altre importanti istituzioni scientifiche tedesche. Durante la Repubblica di Weimar, gli eugenetisti tedeschi espressero la loro ammirazione per i risultati raggiunti dall’eugenetica americana e misero in guardia sul rischio che, se i tedeschi non avessero fatto progressi, l’America sarebbe diventata l’indiscusso leader mondiale in campo razziale’ (pag 96-97) [(27) Stefan Kühl, ‘The Nazi Connection Eugenics, American Racism and German National Socialism’, New York, Oxford University Press, 1994, p. 13; (28) Henry Friedlander, Origins, cit, pag 14-16, trad. it. ‘Le origini del genocidio nazista’, Roma, Editori Riuniti, 1997; i29) Eugen Kogon, Hermann Langhbein, Adalbert Ruckerl (a cura), ‘Nazi Mass Murder. A Documentary History of the USe of Poison Gas’, New Haven, Yale University Press, 1993, p. 13]; (30) Kühl, Nazi Connection, cit., p. 19. Per ulteriori notizie sul movimento eugenetico americano dopo la prima guerra mondiale, vedi Barry Mehler, “”A History of American Eugenics Movement, 1921-1940′, tesi di dottorato, University Illinois, 1988]”,”SCIx-541″
“PATTIEU Sylvain”,”Les camarades des frères. Trotskistes et libertaires dans la guerre d’ Algerie.”,”E’ la storia di chi si è schierato con il FLN algerino dal 1 novembre 1954, data dell’ insurrezione algerina. Questa storia è anche quella delle correnti trotskiste e libertarie negli anni 1950. Dopo l’ indipendenza, alcuni militanti continueranno l’ avventura in Algeria nella speranza che la guerra si trasformi in una rivoluzione socialista. Saranno i ‘pieds-rouges’ (piedi-rossi) del nuovo regime di BEN-BELLA fino al colpo di stato di BOUMEDIENE che li rispedirà nel 1965 in Francia. pag 95 capitolo 5: SFIO e PCF: i ‘traditori’.”,”TROS-102″
“PATTONI Maria Pia”,”Prometeo. Il dono del fuoco.”,”Maria Pia Pattoni che ha compiuto i suoi studi universitari alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente Professore ordinario di Letteratura greca presso la sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha lavorato ad una edizione commentata del ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo per la collana dei Classici greci e latini dell’Accademia Nazionale dei Lincei. [“”Ingegnoso e ribelle, il Titano che “”pensa prima di agire”” è incatenato a una rupe per aver donato il fuoco all’umanità. Così il mito ce lo ha consegnato. Cosa lo condannò a tale supplizio? L’ira di Zeus sa essere impietosa e un’azione scellerata come quella di Prometeo, che preferì l’uomo alla divinità, merita una punizione esemplare: legato a una roccia, tormentato da un’aquila intenta a dilaniargli il fegato quotidianamente rigenerato. Un tormento che ci ricorda i futuri martirii (…). Un personaggio mitico che si fa storia e con tutte le sue azioni, attraverso le parole di chi l’ha narrato – da Eschilo a Shelley, fino a Leopardi, Kafka e oltre -, accompagna anche noi oggi”” (dalla quarta di copertina); “”Alla fine della narrazione ovidiana del diluvio vengono presentati Deucalione (figlio di Prometeo, ndr) e Pirra, gli unici esseri umani a essere sopravvissuti grazie alle loro virtù, che sono rispettivamente il senso di giustizia e la devozione nei confronti degli dei. Quanto alla loro discendenza, Deucalione era figlio di Prometeo e Pirra era figlia di Epimeteo. Ai due sposi la terra si presenta vuota e desolata, come doveva apparire prima della creazione dell’uomo; di qui il desiderio di Deucalione di possedere le arti paterne di creare gli esseri umani. I due sposi si rivolgono allora a Temi, alla quale sono devoti (nel ‘Prometeo Incatenato’ essa era addirittura la madre di Prometeo). La dea risponde loro con il seguente vaticinio: «Uscite dal tempio con il capo velato e slacciate le vesti: poi gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre». Pirra, figlia del meno intelligente Epimeteo, non capisce, e crede di dover profanare la tomba di sua madre per disperderne le ossa; ma Deucalione, figlio dell’intelligente Prometeo, comprende il senso dell’oracolo: la grande madre è la terra e per ossa si intendono le sue pietre. Il processo si conclude con la separazione dei generi: «le pietre scagliate da Deucalione presero aspetto d uomini, da quelle lanciate da Pirra rinacque la donna». Anche la ri-creazione dell’umanità avviene dunque sotto il Segno del Titano. Il passaggio dalla materia informe ai corpi umani è narrato da Ovidio come una sorta di processo artistico (…)”” (pag 78-79) “”I Greci antichi agganciavano a questo mito la spiegazione etimologica dell’analogia tra i due termini indicanti rispettivamente “”popolo”” (laòs) e “”pietra”” (lâas). Diversa è la morale che Ovidio trae dall’origine “”petrosa”” del genere umano, e che sente la necessità di spiegare esplicitamente al lettore: «Per questo siamo una razza dura e avvezza alle fatiche, / e diamo testimonianza dell’origine da cui siamo nati». La stessa spiegazione era presente già in Virgilio: «(…) nel tempo in cui per la prima volta / nel mondo vuoto Deucalione gettò pietre, dalle quali siamo nati noi uomini, dura razza»”” (pag 80) Inno di Goethe: «Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forze esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui mondi! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la fiamma tu mi porti invidia. (…) Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto? Ha mai calmato le lacrime di me ch’era in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l’eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini A mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me» (J.W. Goethe, ‘Inni’, trad. di G. Baioni, Einaudi, Torino, 1967) (pag 136-138) “”Lo scrittore [Brecht, ndr] tenta di far convergere il dato del’uso negativo del fuoco con l’interpretazione positiva che Marx [ha] dato del Titano filantropo, «primo martire dell’umanità», rimasta a lungo dominante in area socialista: i responsabili della distruzione operata dal fuoco sulla Terra diventano così gli dèi, e non Prometeo (o gli uomini stessi)”” (pag 152)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GREx-027″
“PATZIG Günther”,”Linguaggio e logica.”,”A questi interrogativi dà una chiara risposta il filosofo e linguista Günter Patzig. Corso di lezioni, tenuto a Gottinga nell’anno 1963-64 sul tema “”Logica, linguaggio e realtà”””,”FILx-143-FL”
“PAUL Hans-Holger”,”Marx, Engels und die imperialismus-theorie der II. Internationale.”,”Imperialismo e le leggi di movimento del capitale, riproduzione e crisi, Engels e la teoria dell’ imperialismo, teoria imperialismo come teoria del crollo generale.”,”MADS-106″
“PAUL-BONCOUR J.”,”Fra due guerre. Ricordi della III Repubblica.”,”””Sulla mia formazione non hanno influito né Marx né il materialismo storico (…)”” (pag 41) “”Quel che più mi attirava di quei socialisti francesi era l’azione, a cui essi invitavano, molto più delle teorie economiche già superate dagli avvenimenti. Ma quante altre, a cominciare dal marxismo, che sembravano più solide, sono state ugualmente sorpassate! “”Ogni teoria non è che polvere””, ha detto Goethe, “”ed è un albero verdeggiante quello che porta i frutti della vita””. Io non ho letto nulla e non voglio legger nulla di alcune pagine dove Blanqui ha tracciato le grandi linee di un assai povero sindacalismo. Ma la vita di Blanqui, i suoi processi, la parte ch’egli ebbe durante l’assedio di Parigi, i numeri de ‘La patria in pericolo’, destano tuttora in me una rinnovata ammirazione. Che bel romanzo dell’energia rivoluzionaria! Esso riallaccia coi fili ininterrotti delle sue cospirazioni, dei colpi di mano, delle battaglie, delle sofferenze e delle prigionie, come col fervore dei suoi pargiani sopravvissuto alla sua morte, un buon mezzo secco di storia politica francese, tutto acceso dalla intensa fiamma di quel piccolo fragile uomo. Comprendo come il vecchio Ranc lavorasse sempre sotto il segno di questa immagine di Blanqui, che ora possiedo anch’io. Le stava accanto quella di Gambetta; la morte e la storia hanno di queste conciliazioni: l’uno spingeva innanzi e seminava per l’avvenire, dove l’altro rassodava e piantava bene in fondo.”” (pag 41-42) “”Precorrendo l’offensiva ad oltranza, il colonnello de Grand-maison, che poi pagò coraggiosamente con la vita le teorie che insegnava, aveva usato questa frase sconcertante (la cito a memoria, ma mi aveva colpito troppo, perché io possa sbagliare): “”Riassumerò il mio pensiero in una formula che all’apparenza può sembrare paradossale, dicendo che, in materia di offensiva, ‘l’imprudenza è la miglior sicurezza’””. Il generale Michel, probabile generalissimo, che stava per una dottrina più prudente e aveva intravisto con molta chiaroveggenza il passaggio dei Tedeschi attraverso il Belgio, si mostrò molto scosso da quella frase; e in segno di protesta abbandonò la sala””. (pag 104-105)”,”FRQM-044″
“PAULESU-QUERCIOLI Mimma”,”L’erba non cresceva ad Auschwitz.”,”Mimma Paulesu Quercioli è nata a Ghilarza (Oristano) e vive a Milano, dove ha insegnato per quasi trent’anni. Dopo la pubblicazione di ‘Gramsci vivo’ (Milano, 1977), ha curato due raccolte di favole dello stesso Gramsci. Al privato di Gramsci ha dedicato altri volumi.”,”GERN-002-FMB”
“PAULHAC Francois”,”Les accords de Munich et les origines de la guerre de 1939.”,”Si riconosce oggi la necessità degli accordi di Monaco nello stato di impreparazione militare della Francia e della Gran Bretagna nel settembre 1938. Ma Monaco potrebbe essere stata anche l’ ultima chance per l’ Europa prima che il fanatismo hitleriano non avesse trovato un pretesto all’ irreversibile nel gesto di un giovane ebreo che assassinò il 7 novembre 1938 il diplomatico tedesco Von RATH. (…) (4° copertina) “”La conferenza di Locarno si tenne dal 5 al 16 ottobre 1925. Vi parteciparono la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, l’ Italia e il Belgio. Gli accordi firmati consistettero in una garanzia mutua e generale delle frontiere tedesche ad Ovest. La Germania, a Locarno, riconobbe solennemente che l’ Alsazia e la Lorena era e dovevano restare francesi. Per contro, da quest’ epoca, ben prima di Hitler, la Germania aveva rifiutato di considerare immutabili le frontiere orientali.”” (pag 25)”,”RAIx-186″
“PAULUS Friedrich, a cura di Walter GÖRLITZ”,”Stalingrado.”,”””Davanti alle truppe e ai comandanti della 6° armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.”” (pag 280) “”Nota preliminare del feldmaresciallo generale Paulus. Alla fine di luglio del 1940… Hitler rese noto allo stato maggiore dell’ OKW, come anche ai comandanti in capo delle tre armi della Wehrmacht, che non era esclusa una campagna contro l’ Unione Sovietica e li incaricò di compiere in proposito studi preliminari. Mentre dunque la guerra sul fronte occidentale non era ancora conclusa e il suo esito appariva ancora incerto, Hitler voleva abbandonare volontariamente il grande vantaggio costituito dalla guerra su un fronte solo per assumere il rischio di una guerra su due fronti. Ciò è però significativo per il modo in cui egli considerava le cose militari. Inoltre, sul piano morale, una decisione del genere rappresentava la rottura di un patto decenale appena concluso, il quale gli procurava oltre tutto notevoli vantaggi economici e importanti mezzi per la prosecuzione della guerra. Lo stato maggiore dell’ esercito accolse il piano offensivo di Hitler con perplessità. Esso infatti paventava la creazione di un secondo fronte e riteneva d’ altra parte certo l’ ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Quest’ ultima circostanza avrebbe mutato il rapporto di forze e lo stato maggiore era convinto che la Germania avrebbe potuto resistere soltanto sconfiggendo rapidamente la Russia (1). Ma la forza della Russia era la grande incognita. Si supponeva che le operazioni potessero essere svolte soltanto nella buona stagione che però è troppo breve.”” (pag 122) (1) ndr: da collegare a questione ritardo avvio offensiva a causa della disastrosa campagna di Mussolini in Grecia (Mussolini ha salvato Mosca) v: CARTIER Raymond, Hitler et ses généraux. Les secrets de la guerre.”,”QMIS-009-FV”
“PAUWELS Jacques R.”,”Le mythe de la bonne guerre. Les États-Unis et la Deuxième Guerre mondiale.”,”Jacques R. Pauwels , nato a Gand, Belgio, nel 1946, vive da 35 anni in Canada. Laureato in scienze politiche e in sotria insegna all’Università di Toronto. (2005) La legge “”Cash and Carry”” (pag 62-63) Fronte interno. Mutamento della situazione interna degli Stati Uniti: boom economico e un movimento operaio americano sceso in lotta (pag 85-91)”,”QMIS-278″
“PAVAN Robert J.”,”Strutture e strategie delle imprese italiane.”,”PAVAN Robert J. (1929, New York) da genitori di origine italiana ha studiato al Rensselaer Polytecnicn Institute e alla Harvard Business School. E’ autore di varie opere. Divisione e diversificazione. “”Delle 20 società straniere considerate, 18 hanno adottato una struttura multidivisionale. Delle 2 dche non l’ hanno fatto, 1 non si è diversificata, se non geograficamente, mentre l’ altra è una joint-venture al 50%-50%. Spesso il cambiamento nella struttura è stato preceduto da un cambiamento nella leadership manageriale oppure da un declino nei profitti o da entrambi i fattori. (…) Si deve notare che l’ IRI, azienda di Stato, e la più grande azienda industriale italiana, ha adottato la struttura multidivisionale. Anche Chandler nel suo studio sulle imprese americane ha identificato nei settori chimico, elettrico ed elettronico una più rapida diversificazione ed una più ampia accettazione della struttura multidivisionale.”” (pag 231-232)”,”ITAE-137″
“PAVAN Pietro”,”L’ascesa del lavoro. Il movimento sindacale. Aspetto storico-sistematico.”,”Nulla osta del Sac. Gioachino Scattolon.”,”SIND-088″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario, collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXIII volume: Giovanni ASSERETO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Luciano SEGRETO Ernesto SESTAN Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 33. D’Asaro-De Foresta.”,”tra i collaboratori del XXXIII volume: Giovanni ASSERETO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Luciano SEGRETO Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”REFx-R-033″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXIV volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Mario CARAVALE Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Giuseppe DE-LUTIIS Domenico DEMARCO Michele FATICA Aldo GRASSO GIorgio ISRAEL Guido MELIS Franco MONTELEONE Adolfo PEPE Andrea RICCARDI Giorgio ROCHAT Arcangelo ROSSI Luciano SEGRETO L. AGNELLO P. CRAVERI F.M. BISCIONE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 34. Primo supplemento, A-C.”,”tra i collaboratori del XXXIV volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Mario CARAVALE Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Giuseppe DE-LUTIIS Domenico DEMARCO Michele FATICA Aldo GRASSO GIorgio ISRAEL Guido MELIS Franco MONTELEONE Adolfo PEPE Andrea RICCARDI Giorgio ROCHAT Arcangelo ROSSI Luciano SEGRETO L. AGNELLO P. CRAVERI F.M. BISCIONE Biografia di Amadeo Bordiga, di L. Agnello (pag 487-) e di Lelio Basso di P. Craveri (pag 298-), di A. Balabanoff (pag 224)”,”REFx-R-034″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentaseiesimo volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Nicola DE-IANNI Riccardo FAUCCI Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 36. De Fornari-Della Fonte.”,”Tra i collaboratori del XXXVI volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Nicola DE-IANNI Riccardo FAUCCI Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-036″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentasettisimo volume: Francesco M. BISCIONE Mario CARAVALE Paolo CHERUBINI Rodolfo SAVELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 37. Della Fratta – Della Volpaia.”,”Tra i collaboratori del XXXVII volume: Francesco M. BISCIONE Mario CARAVALE Paolo CHERUBINI Rodolfo SAVELLI e altri”,”REFx-R-037″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentottesimo volume: Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Gabriele DE-ROSA Vittorio FROSINI Vittorio LANTERNARI Nicolao MERKER Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Sandro SETTA Fulvio TESSITORE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 38. Della Volpe – Denza.”,”Tra i collaboratori del XXXVIII volume: Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Gabriele DE-ROSA Vittorio FROSINI Vittorio LANTERNARI Nicolao MERKER Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Sandro SETTA Fulvio TESSITORE”,”REFx-R-038″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentanovesimo volume: Giovanni ASSERETO Franco BARBIERI Antonio CARDINI Pietro CORSI GIovanni CORSI Renzo DE-FELICE Paolo DELOGU Riccardo FAUCCI Nicola LABANCA Carlo MUSCETTA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Enzo SANTARELLI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 39. Deodato – Di Falco.”,”Tra i collaboratori del XXXIX volume: Giovanni ASSERETO Franco BARBIERI Antonio CARDINI Pietro CORSI GIovanni CORSI Renzo DE-FELICE Paolo DELOGU Riccardo FAUCCI Nicola LABANCA Carlo MUSCETTA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Enzo SANTARELLI”,”REFx-R-039″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantesimo volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Giovanni MICCOLI Anna Maria OSTI-GUERRAZZI Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Albertina VITTORIA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 40. Di Fausto -Donadoni.”,”Tra i collaboratori del XL volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Giovanni MICCOLI Anna Maria OSTI-GUERRAZZI Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Albertina VITTORIA”,”REFx-R-040″
“PAVAN Massimiliano direttore, direzione di BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Emilia A. TALAMO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantunesimo volume: Franco AMATORI Elisabetta BIIANCHI TONIZZI Vittorio CAPRARA Vera FALKENHAUSEN Edoardo GRENDI Concetta LO-IACONO Marco POZZA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Paolo TIRELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 41. Donaggio – Dugnani.”,”Tra i collaboratori del XLI volume: Franco AMATORI Elisabetta BIIANCHI TONIZZI Vittorio CAPRARA Vera FALKENHAUSEN Edoardo GRENDI Concetta LO-IACONO Marco POZZA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Paolo TIRELLI e altri”,”REFx-R-041″
“PAVAN Robert J.”,”Strutture e strategie delle imprese italiane.”,”Robert J. Pavan (1929, New York) da genitori di origine italiana ha studiato al Rensselaer Polytecnicn Institute e alla Harvard Business School. Ha pubblicato altre opere.”,”ITAE-044-FV”
“PAVANELLO Mariano”,”Sistemi umani. Profilo di antropologia economica e di ecologia culturale.”,”””I marxisti pur accettando la definizione sostanziale di economia, non concordano affatto su alcuni punti fondamentali del pensiero di Polanyi e dei suoi allievi”” (pag 42-43) (L’antropologia economica marxista) Marx Engels e il concetto di ‘modo di produzione asiatico’. “”Marx stesso, in altre parti della sua opera, si era posto il problema delle formazioni economiche precapitalistiche… ‘La lettura di ‘Ancient Society’ di Morgan apparve come la conferma empirica delle idee di base del materialismo dialettico’ “”Marx stesso, in altre parti della sua opera, si era posto il problema delle formazioni economiche precapitalistiche. ll concetto di formazione economico-sociale ha appunto la funzione di definire le concrete realtà storiche caratterizzate da specifici modi di produzione. Lo sviluppo del pensiero marxista è stato determinato da alcune formulazioni di Marx e di Engels relativamente ai modi di produzione non capitalisti. Di questi, quello asiatico aveva lo scopo di identificare specifiche realtà socioeconomiche non capitaliste e al di fuori dell’area di sviluppo del mondo occidentale, dominate da particolari rapporti tra le forze produttive caratterizzati dal dispotismo politico-religioso nei grandi imperi dell’Oriente antico. Tuttavia il concetto di ‘modo di produzione asiatico’ ebbe poca fortuna nei successivi sviluppi del marxismo e ciò si è riflettuto sulla scarsa attenzione che l’ortodossia marxista ha riservato, fino alla metà di questo secolo, al problema delle culture cosiddette primitive. L’incontro di Marx e di Engels con l’antropologia fu determinato dalla lettura di ‘Ancient Society’ di Morgan che apparve immediatamente come la conferma empirica delle idee di base del materialismo dialettico. Fu Engels, dopo la morte di Marx, a scrivere quella che può essere considerata una rilettura in chiave marxista dell’opera di Morgan: ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ contiene infatti la tesi evoluzionista della cultura esposta a partire dalla nascita e dello sviluppo delle idee di famiglia, proprietà e stato in relazione alle diverse modalità di produzione della sussistenza umana. Ciò che aveva maggiormente attratto Engels era la possibilità di interpretare le tappe evolutive dell’umanità attraverso la ricognizione delle basi materiali, economiche di ogni specifica formazione sociale in quanto determinanti la forma dei rapporti sociali. Fu però solo in Francia, alla fine degli anni ’50, con Suret-Canale (1964), che si aprì la possibilità di una riflessione meno vincolata agli schemi dell’ortodossia marxista, rappresentata fino ad allora dalle tesi ufficiali del comunismo sovietico. Possibilità che fu largamente favorita dall’influenza esercitata dall’elaborazione filosofica di Althusser (Althusser e Balibar, 1968); gli sviluppi del pensiero marxista, liberato da vecchie e dogmatiche ipoteche, furono notevoli negli anni successivi sia in Francia (Godelier, 1969, 1977; Maillassoux, 1960, 1964, 1975; Terray, 1975; Testart, 1985) che nei paesi di cultura anglosassone (v. AaVv, 1985; Bloch, 1983; Hindess e Hirst, 1975). In pratica la ripresa, da parte di Suret-Canale, del concetto di ‘modo di produzione asiatico’ apriva la strada ad un dibattito sulla specificità di modi produttivi non riconducibili agli schemi marxiani e gli studi etnologici sulle popolazioni africane offrivano un materiale straordinariamente importante per l’elaborazione teorica”” (pag 44-45) [Mariano Pavanello, Sistemi umani. ‘Profilo di antropologia economica e di ecologia culturale’, Cisu, Roma. 1992]”,”TEOS-022-FFS”
“PAVANINI Giulio”,”Hegel. La politica e la storia.”,”Giulio Pavanini (Venezia 1949), laureato in Filosofia, si è specializzato presso la Scuola di perfezionamento in Filosofia dell’Università di Padova a cui attualmente collabora all’interno del gruppo di ricerca dedicato alla teoria politica. ha pubblicato vari articoli su riviste come: Verifiche e Trimestre, nonchè il saggio Hegel e il Beamtenstand nella Prussia tra riforma e restaurazione nel volume collettaneo Per una storia del moderno concetto di politica. Ha inoltre scritto la voce Cameralismo tedesco per il secondo volume dell’antologia di testi curata da Mario Tronti su Il Politico.”,”HEGx-012-FL”
“PAVESE Cesare LOMBARDO-RADICE Lucio CALOGERO Guido COLORNI Eugenio CURIEL Eugenio PESENTI Antonio SPINELLI Altiero AMENDOLA Pietro e Giorgio FOA Vittorio GINZBURG Leone MILA Massimo SECCHIA Pietro NEGARVILLE Osvaldo e altri, lettere di”,”Lettere di antifascisti dal carcere e dal confino.”,”Lettere di PAVESE Cesare LOMBARDO-RADICE Lucio CALOGERO Guido COLORNI Eugenio CURIEL Eugenio PESENTI Antonio SPINELLI Altiero AMENDOLA Pietro e Giorgio FOA Vittorio GINZBURG Leone MILA Massimo SECCHIA Pietro NEGARVILLE Osvaldo e altri”,”ITAR-018-B”
“PAVESE Cesare, a cura di Mariarosa MASOERO”,”Lotte di giovani e altri racconti (1925-1930).”,”””- E adesso non fai forse questa vita, sempre chiuso in una biblioteca? – Ma questo lo faccio per imparare a scrivere e per scuotermi, allargarmi le idee. – No, caro. Leggendo non fai che riempirti di idee altrui. Senti: io avrò anche soltanto due o tre idee, ma so che sono mie, che le ho pensate io; tu ne avrai magari cinquanta, cento, raffazzonate di qua e di là, e tutte insieme esse non ti dànno certo il merito che mi dà una sola delle mie. – Già, allora i libri non servono più a nulla. Perché scriverli? – Che cosa ne so io? Mi convinco sempre più che leggere è rubare, involontariamente se vuoi, ma sempre rubare idee già pensate, morte.”” (pag 7) Nel 1925 un Pavese diciassettenne aveva progettato e iniziato un romanzo a cui affidaa “”le gioie e i dolori della sua vita””. L’ aveva intitolato Lotte di giovani ed era una storia adolescenziale di titaniche accensioni e grandi sogni di gloria alternati a lugubri scoramenti e a precoci idee di suicidio. Sia Lotte di giovani sia i racconti costituiscono materiale inedito (…)”,”VARx-169″
“PAVESE Cesare, a cura di Marziano GUGLIELMINETTI e Laura NAY”,”Il mestiere di vivere, 1935-1950.”,”PAVESE Cesare nasce a S. Stefano Belbo nel 1908 e muore nel 1950. Scrittore e poeta, è morto suicida. Sulla prima pagina dei “”Dialoghi con Leucò’ che fu trovata sul tavolino della stanza dell’ albergo dove si uccise aveva scritto: “”Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”” “”Un discorso di comizio ha la natura del rito religioso. Si ascolta per sentire ciò che già si pensava, per esaltarsi nella comune fede e confessione””. (pag 334) “”Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi””. (pag 335) Pavese, 1936. “”Quando un uomo è nel mio stato non gli resta che fare l’esame di coscienza. Non ho motivo di rifiutare la mia idea fissa che quanto accade a un uomo è condizionato da tutto il suo passato; insomma, è meritato. Evidentemente, le ho fatte grosse per trovarmi a questo punto. Anzitutto, ‘leggerezza morale’. Mi sono mai posto davvero il problema di che debbo fare secondo coscienza? Ho sempre seguito impulsi sentimentali, edonistici: Su questo non c’è dubbio. Persino il mio misoginismo (1930-1934) era un principio voluttuario: non volevo seccature e mi compiacevo della posa. Quanto poi questa posa fosse invertebrata si è visto poi. E anche nella questione del lavoro, sono mai stato altro che un edonista? Mi compiacevo del lavoro febbrile a scatti, sotto l’estro dell’ambizione, ma avevo paura, paura, di legarmi. Non ho mai lavorato davvero e infatti non so nessun mestiere. E si vede chiara anche un’altra magagna. Non sono mai stato il semplice incosciente, che gode le sue soddisfazioni e se ne infischia. Sono troppo vile per questo. Mi sono sempre carezzato con l’illusione di sentire la vita morale, passando attimi deliziosi – è la parola giusta – a farmi dei casi di coscienza, senza risoluzione di risolverli nell’azione.”” (pag 31)”,”VARx-264″
“PAVESE Cesare”,”Tutti i romanzi. Prima che il gallo canti. Il carcere. La casa in collina. La luna e i falò. Volume Due.”,”Cesare Pavese compie cent’anni (1908-2008). In questa circostanza La Stampa offre ai molti che lo hanno amato la possibilità di rileggerlo.”,”VARx-044-FL”
“PAVESE Cesare”,”Tutti i romanzi. Altri racconti. L’Eremita. Volume Sei.”,”Cesare Pavese compie cent’anni (1908-2008). In questa circostanza La Stampa offre ai molti che lo hanno amato la possibilità di rileggerlo.”,”VARx-045-FL”
“PAVESE Cesare”,”La casa in collina. E altri racconti.”,”‘La casa in collina’ (…) fu pubblicato nel ’49: ma il primo spunto del racconto venne a Pavese nel ’43, durante lo sfollamento a Serralunga di Crea, mentre infuriava la guerra. ‘La casa in collina’ è lo specchio di quegli anni. E insieme è il libro in cui Pavese ha riflesso più compiutamente se stesso. Ha scritto Davide Lajolo: «Il Corrado della Casa in collina è forse il personaggio nel quale Pavese ha immesso più di se stesso, senza infingimenti e senza preoccupazioni». Corrado è professore in una scuola di Torino e, come tanti nel periodo dei bombardamenti, cerca di notte la salvezza sulle colline che circondano la città. È solo, scontroso, pago dei suoi libri e di girare per i boschi di Belbo, il cane delle sue padrone di casa, l’una delle quali, Elvira, tenta inutilmente di fagli capire che si sente legata a lui da qualcosa di più forte che una semplice amicizia. In uno dei suoi vagabondaggi Corrado si imbatte in un gruppo di sfollati: sono operai, lavoratori, gente semplice che è arrivata al nocciolo delle cose, a stabilire le ragioni e i torti, senza troppe sottigliezze. Corrado incontra Cate, una ragazza madre, con il suo bambino: Cate è per Corrado un ricordo ormai sbiadito, legato a un tempo di giovinezza incosciente e avventurosa (….). La cospirazione clandestina cui Cate partecipa con il suo gruppo di amici, i bombardamenti di Torino, il 25 luglio, l’8 settembre, l’occupazione tedesca, la lotta delle bande armate sulle montagne, sono le vicende cui Corrado è chiamato a testimone. (…) ‘La casa in collina’, non è un racconto semplice, denso com’è Di fatti pubblici e privati, delle vicende e delle angosce che segnarono crudelmente la vita italiana di quegli anni (…)’ (pag 11-12, prefazione)”,”VARx-015-FGB”
“PAVESE Cesare”,”Poesie. Lavorare stanca – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.”,”‘Una delle voci più isolate della poesia contemporanea’ la autodefinì lo stesso Pavese quando, nel 1943 apparvero per la prima volta i versi di ‘Lavorare stanca’. Lo stesso dicasi per la raccolta ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’ del 1951 che l’autore scrisse pochi mesi prima di suicidarsi…'”,”VARx-001-FMDP”
“PAVESE Cesare”,”Pavese giovane.”,”””anche a farsi piccini, a scomparire, si è schiacciati ugualmente’ (6 aprile 1929) (pag 39) “”Sul fianco d’una collina si stende un sentiero sassoso dalle larghe curve che s’indugiano nell’ascesa lenta alla vetta lontana (…)”” (pag 20)”,”VARx-008-FMB”
“PAVESE Cesare”,”Il mestiere di vivere (Diario 1935-1950)”,”Il diario (1935-1950) di Pavese è stato trovato alla morte dell’autore tra le sue carte in una sbiadita cartella verde, su cui è scritto a matita rossa: “”Il mestiere di Vivere, di Cesare Pavese””. Esso è costituito da fogli sciolti, numerati manoscritti a penna e qualche volta a matita, quasi sempre con cancellature e correzioni come in prima stesura. La prima edizione è stata pubblicata nel 1952. ‘rappresenta una sorta di autobiografia intima, un laboratorio di pensieri, riflessioni esistenziali e tormenti interiori che culminano nel tragico epilogo della sua vita’”,”VARx-010-FFS”
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN”,”1867 – 1967. Un secolo di marxismo.”,”Scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN. Contiene ritaglio originale, articolo Giovanni ARTIERI, Marx e i sogni sbagliati’ (17.11.1967) (critica Marx su guerra civile americana…) “”Dopo la rivoluzione di febbraio, la Russia era diventata, secondo Lenin, “”il paese più libero del mondo””. La guerra, che aveva travolto l’ autocrazia, scalzava giorno per giorno ogni residua autorità.”” (pag 61, Papaioannou) Abolizione della burocrazia. Lo Stato. “”Non non siamo utopisti””, dichiara Lenin; “”noi non sognamo affatto di sbarazzarci immediatamente di ogni forma d’ amministrazione e di subordinazione. Non è neppur il caso di parlare di una soppressione immediata e totale della burocrazia. Questa è utopia. Ma spezzare immediatamente la vecchia macchina amministrativa per cominciare senza indugio a costruirne una nuova, che permetta di sopprimere gradualmente ogni forma di burocrazia, non è affatto un’ utopia, è l’ esperienza della Comune, è il compito diretto, immediato, del proletariato rivoluzionario””. (XXV, pag 460).”” (pag 77)”,”TEOC-364″
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Kostas PAPAIOANNOU Armando PLEBE Quirino PRINCIPE Jean SERVIER Hans SEDLMAYR”,”Anarchismo vecchio e nuovo.”,”””Imitate Pompeo; – diceva Marx agli apologisti della censura – pestate i piedi, e da ogni edificio ufficiale sprizzerà fuori una Pallade Atena armata dalla testa ai piedi””. E’ quanto è accaduto ai nostri giorni quando le “”eminenze enciclopediche”” che popolavano gli uffici della censura prussiana si sono congregate in una persona collettiva, il Partito con l’ iniziale maiuscola, al quale hanno trasmesso la loro “”competenza scientifica”” universale, permettendogli nello stesso tempo di monopolizzare la coscienza della società. Sarebbe dunque questa la “”dittatura del proletariato””?””. (pag 35)”,”ANAx-227″
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN”,”1867 – 1967. Un secolo di marxismo.”,”Scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN. Breve profilo biografico e opere di Bruno Leoni (pag 8) Contiene: – Bruno Leoni, Il “”Capitale”” di Carlo Marx, cent’anni dopo – Claude Harmel, Teoria marxista e sviluppo economico – Kostas Papaioannou, La “”dittatura del proletariato”” e il suo declino – Vittorio Frosini, ‘La critica del marxismo in Italia – Eric Voegelin, Apocalisse e rivoluzione “”G. I. Miasnikov (assassinato da Stalin) fu il solo bolscevico a chiedere insistentemente, dopo il 1917, che si lasciasse libertà di parola a tutti i partiti senza eccezione, ritenendo che questo fosse il solo mezzo di salvare il partito minato dalla corruzione del potere. Il regime sovietico, egli diceva, «deve mantenere a sue spese un gruppo di detrattori, come facevano in altri tempi gli imperatori romani». E’ nota la risposta di Lenin: «noi non abbiamo alcuna intenzione di suicidarci; perciò non lo faremo» (XXXII, p. 537). Questa fu l’ultima posizione di Lenin sulla libertà di stampa, «questo brillante fuoco fatuo» (ibid., p. 541). Nella sua replica, Miasnikov gli ricordò che la sola ragione per cui egli poteva ancora esprimersi liberamente consisteva nel fatto che era un vecchio bolscevico, mentre migliaia di comuni operai marcivano in prigione per aver detto le stesse cose che aveva dette lui. Espulso dal partito nel 1922 egli formò un gruppo di opposizione detto «Gruppo operaio» che venne liquidato nel settembre 1923. Da allora il problema della libertà di stampa è completamente scomparso dall’orizzonte «marxista-leninista». Fu in questo senso che Rosa Luxemburg scrisse in prigione il suo memorabile saggio sulla Rivoluzione russa. «La libertà riservata ai soli sostenitori del governo, ai soli membri del partito, per quanto numerosi siano, non è la libertà. La libertà è sempre la libertà di colui che la pensa diversamente. Non per fanatismo della giustizia, ma perché tutto ciò che vi è di istruttivo, di salutare, di purificatore nella libertà politica dipende da ciò e perde la sua efficacia quando la ‘libertà’ diventa un privilegio» (1). Questa critica amica restò senza risposta. Tre anni più tardi gli insorti di Cronstadt invocavano, secondo lo spirito della Costituzione sovietica e del programma di ottobre, elezioni libere ai soviet, libertà di parola e di stampa per gli operai e i contadini, l’abolizione dei privilegi del partito unico e il ritorno a un governo normale dei soviet. Fu Trotsky che diede allora l’ordine di cannoneggiare coloro che in passato aveva definiti l’«orgoglio della rivoluzione» e fu un’altra futura vittima di Stalin, Tukacevski, che guidò l’assalto finale contro la fortezza degli insorti… Tuttavia, sbaglierebbe chi pensasse, alla luce di tutto ciò, che i bolscevichi fossero già riusciti a sbarazzarsi integralmente delle vecchie convinzioni e ad abituarsi all’idea del partito unico. Ci si può fare un’idea della coscienza inquieta di questo periodo di transizione leggendo il discorso di Zinoviev (assassinato da Stalin) all’XI Congresso del partito nel 1922: «Noi siamo il solo partito che esiste legalmente… Noi abbiamo privato i nostri avversari di ogni libertà politica… ma non possiamo comportarci diversamente». Era l’ultima eco di mezzo secolo di lotte marxiste contro il blanquismo”” (pag 67-68) [Kostas Papaioannou, La “”dittatura del proletariato”” e il suo destino] [(in) ‘1867-1967. Un secolo di marxismo’, a cura di Renato Pavetto, Firenze, 1967] [(1) Rosa Luxemburg, ‘La Révolution russe’, éd. Spartacus, 1937, p. 25]”,”TEOC-026-FV”
“PAVLOV Ivan Petrovic a cura di Luciano MECACCI”,”La psicologia contemporanea. Analisi critica.”,”Pavlov (Ivan Petrovic), fisiologo e medico russo (Rjazan’ 1849 – Leningrado, od. S. Pietroburgo, 1936). Fu ammesso nel 1879 all’Accademia militare di Pietroburgo; si addottorò in medicina con una tesi sui nervi centrifughi del cuore nel 1883 e proseguì le ricerche sulla circolazione fino al 1889 lavorando dal 1884 al 1886 in Germania presso i fisiologi Rudolf Heidenhain e Karl Ludwig. Nel 1890 venne nominato professore di farmacologia a Tomsk e a Pietroburgo. I suoi lavori sulla digestione, che gli valsero nel 1904 il premio Nobel per la fisiologia e la medicina, vennero comunicati nel 1897 col titolo Conferenza sull’attività delle principali ghiandole digestive, nella quale Pavlov sottolineò l’azione del sistema nervoso nella nutrizione dell’organismo, peraltro intuita dal suo maestro, il fisiologo I. M. Secenov (1829-1905). Nel 1903, indagando sui meccanismi della secrezione gastrica, Pavlov aveva messo a punto l’esperienza del piccolo stomaco, grazie alla quale aveva potuto osservare che l’animale cominciava a secernere i succhi digestivi quando anticipava mentalmente la presenza del cibo. Questo fenomeno, detto dapprima “secrezione psichica”, fu in seguito chiamato “riflesso condizionato”, e rappresentò il punto di partenza per una nuova metodologia psicologica, estesa poi anche alle ricerche sul comportamento umano. Nel 1909, in una conferenza dal titolo Le scienze naturali e il cervello Pavlov definì le leggi che regolano il processo di eccitazione cerebrale; nel 1915 pubblicò i Dati sulla fisiologia del sonno, dove enunciò la teoria secondo cui il sonno è un fenomeno di inibizione di origine corticale, la teoria interpretativa dell’ipnosi e dell’isteria, e ribadì anche la sostanziale continuità della fisiologia e della psicologia. Nel 1921 un decreto del soviet dei commissari del popolo, sollecitato direttamente da Lenin, gli assicurò definitivamente i mezzi di lavoro e, con l’apposita creazione della stazione sperimentale di Koltuši, gli diede modo di raccogliere intorno a sé un buon numero di collaboratori selezionati. Nel 1922 pubblicò Vent’anni di esperienza sullo studio obiettivo dell’attività nervosa superiore degli animali e nel 1927 le Lezioni sul lavoro dei grandi emisferi cerebrali. L’ultimo scritto di rilievo fu l’articolo sui riflessi condizionati (1935) compilato per la Grande enciclopedia medica sovietica. Pavlov riconosce una distinzione fra la psicologia umana, che presuppone l’intervento del linguaggio, del concetto e dell’ intelligenza, e la psicologia animale, che comporta soltanto l’attività nervosa superiore; tuttavia interpreta il linguaggio come “secondo sistema di segnalazione”, sovrapposto al “primo sistema di segnalazione” costituito dall’analisi dei segnali sensoriali, che si svolge nell’ambito dell’attività nervosa superiore e postula la realizzazione di una conoscenza obiettiva della psicologia umana non inferiore a quella della psicologia animale, nonostante la differenza di complessità che esiste fra le due. Pavlov scriveva nel 1932: “Io sono convinto che si avvicina una tappa importante del pensiero, una tappa che vedrà congiungersi la fisiologia e la psicologia, l’oggettivo e il soggettivo, tappa nella quale la contraddizione drammatica tra il mio corpo e la mia coscienza troverà una soluzione concreta, a meno che tale contrapposizione non cada spontaneamente”. L’opera di Pavlov rappresenta uno dei capisaldi della moderna neurofisiologia e psicofisiologia; le sue ipotesi sono state applicate all’interpretazione di alcune malattie mentali; il metodo dei riflessi condizionati riceve svariate applicazioni, fra le quali la più nota è certamente quella del cosiddetto partoindolore. (RIZ)”,”SCIx-128″
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Claudio PAVONE, nato a Roma nel 1920, ha partecipato alla Resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. E’ presidente delal Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) e direttore della rivista ‘Parolechiave’. Ha pubblicato pure: ‘Alle origini della Repubblica. Scritti sl fascismo, antifascismo e continuità dello Stato’ (1995). Statalismo, capitalismo di Stato. “”La prospettiva di una terza via tranquillizzante e senza rischi, intrisa di nostalgia del passato, fu proprio di quella vasta area dello schieramento cattolico che si rifaceva al corporativismo della “”scuola sociale cristiana””, rivendicato come diverso da quello fascista. In quello che sopra ho chiamato senso comune resistenziale non comunista (ma ne partecipavano anche molti dell’ area comunista) ebbe largo corso l’ idea di socializzazione dell’ economia che fosse diversa dalla statizzazione e dalla burocratizzazione. Questo tema aveva attraversato tutta la storia del movimento operaio dalla Prima alla Seconda Internazionale e poi a quella “”due e mezzo””. Per restare in Italia, da Andrea Costa ad Antonio Labriola. Una lunga citazione di quest’ ultimo si trova, e non è un caso, in un opuscolo liberale: ‘Bisogna insistere sull’ espressione di democratica socializzazione dei mezzi di produzione perché l’ altra proprietà collettiva oltre a contenere un certo errore teoretico in quanto si scambia l’ esponente giuridico col fatto reale economico, nella mente poi di molti si confonde con l’ incremento dei monopoli, con la crescente statificazione dei servizi pubblici e con tutte le altre fantasmagorie del sempre rinascente socialismo di Stato, il cui segreto è di aumentare in mano alla classe degli oppressori i mezzi economici dell’ oppressione””. (pag 572)”,”ITAR-070″
“PAVONE Sabina”,”I gesuiti dalle origini alla soppressione.”,”PAVONE Sabina è docente a contratto presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università La Sapienza di Roma. “”Dalle sue parole traspariva una certa ammirazione per la capacità di mettere la comunità al di sopra delle esigenze del singolo individuo, e non è un caso che prprio il concetto di comunità ritornasse con frequenza negli scritti degli illuministi, così come in quelli degli storici che si sono occupati di questi temi (Imbruglia, Trampus, 2000). E’ un fatto che in quegli anni la Compagnia venne indicata come possibile modello per le società segrete (gli Illuminati di Baviera di Adam Weishaupt ne copiarono l’ organizzazione gerarchica) e che simili suggestioni ritornassero poi anche nella corrispondenza di rivoluzionari russi del calibro di Necaev e Bakunin. Come già Diderot, d’Alembert riconobbe il debito che i nemici dei gesuiti avevano nei confronti di Voltaire concordando con quest’ ultimo nel condannare gli eccessi persecutori nei confronti della Compagnia. Egli fece sue le parole del philosophe di Ferney (…)””. (pag 121)”,”RELC-175″
“PAVONE Claudio, conversazione condotta da Daniele BORIOLI e Roberto BOTTA”,”Sulla moralità nella Resistenza. Conversazione con Claudio Pavone condotta da Daniele Boroli e Roberto Botta.”,”””Tu riporti [Pavone, ndr] una celebre frase di Marc Bloch, secondo il quale “”esistono generazioni corte e generazioni lunghe”” (24) e collochi decisamente tra queste ultime quella “”nata dall’incontro fra gli antifascisti del ventennio e i giovani resistenti di varie provenienze e aspirazioni (p. 552)”” (pag 8) (24) Marc Bloch, Apologia della storia, o Mestiere di storico, Torino, Einaudi, 1969, p. 157″,”ITAR-218″
“PAVONE Claudio”,”Prima lezione di storia contemporanea.”,”Claudio Pavone, per molti anni archivista di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. I suoi interessi di studio si sono concentrati sulla formazione dello Stato unitario dal punto di vista istituzionale e amministrativo, sulla storia delle istituzioni in generale e sul nodo fascismo-guerra-Resistenza. “”Le due discipline che da più lungo tempo si sono rivolte ai fatti sociali sono state prima il diritto, poi l’economia. Esse hanno con la storia un rapporto antico e speciale, che si è venuto evolvendo nella età contemporanea. Ancora nella prima metà del secolo XIX le due discipline includevano nel loro ‘corpus’ ampie considerazioni sulla società e sulla sua storia. Ma soprattutto da quando, nella seconda metà di quel secolo, l’economia ha cominciato ad avvalersi in misura crescente della matematica, il suo discorso è divenuto sempre più formalizzato, cioè, nell’accezione corrente, più scientifico. Così la scienza economica, soprattutto nella versione econometrica, è venuta allentando, fino di fatto a disdegnarli, i suoi rapporti con la società e quindi con la storia. Più che di economia politica, gli economisti amano oggi parlare di scienza economica. La storia economica ha dovuto di conseguenza farsi carico di un difficile rapporto con la teoria. Braudel ha visto in Marx colui che per primo aveva costruito modelli economico-sociali utili per la storia, poi irrigiditi in leggi dai suoi seguaci (34). Pierre Vilar ha lodato Marx e Schumpeter come gli economisti che, forse unici, hanno saputo realizzare un «composto chimico» tra teoria e storia (35); Karl Polanyi arrivò alla storia facendo incontrare l’economia e l’antropologia (36). Oggi il problema viene riproposto con forza proprio dal trionfo ideologico e politico di un liberismo dimentico, nel suo integralismo, delle dimensioni sociali, culturali, antropologiche e storiche. Sono peraltro operanti controtendenze volte a riannodare i legami della economia con la politica e con la società, insomma con la storia (37)”” (pag 128-129)] [Claudio Pavone, ‘Prima lezione di storia contemporanea’, Roma Bari, 2007] [(34) Braudel, ‘Storia e scienze sociali’, cit. p. 90; (35) P. Vilar, ‘Per una migliore comprensione fra economisti e storici: «Storia quantitativa» o «econometria retrospettiva»?’, in Id, ‘Sviluppo economico e analisi storica’, Laterza, Bari, 1970 (ed. or., ‘Pour une meilleure compréhnsion entre économistes et historiens. «Histoire quantitative» ou «économétrie rétrospective»?’, in “”Revue historique””, CCXXXIII, 1965, pp. 291-312). Cfr. P. Sylos Labini, ‘Il problema dello sviluppo economico in Marx e Schumpeter’, in ‘Teoria dello sviluppo economico’, a cura di G.U. Papi, Giuffré, Milano, 1954 (rist. in P. Sylos Labini, ‘Le forze dello sviluppo e del declino’, Laterza, Roma Bari 1984); (36) K. Polanyi, ‘La grande trasformazione’, Einaudi, Torino, 1974 (ed. or. ‘The Great Transformation’, Farrar & Rinehart, New York, Toronto, 1944; (37) Si vedano ad esempio: P. Sylos Labini, ‘Le relazioni intime tra storia e teoria economica’, in ‘Economia e storia’, a cura di W. Parker, Laterza, Roma Bari, 1993, soprattutto i capitoli III, IV, VIII]”,”STOx-252″
“PAVONE Claudio”,”Il quarantesimo anniversario della morte di Trockij.”,”Convegno internazionale per il quarantesimo anniversario della morte di Trotsky organizzato dalla biblioteca comunale di Follonica, dalla Fondazione Feltrinelli e dalla regione Toscana, 7-11 ottobre 1980 Nella relazione di H.J. Steinberg riportate lettere inedite di Trotsky a Kautsky e a Hilferding: ‘Trotzky und die marxistische Debatte in der Periode der II Internationale’ (pag 160) Pavone: ‘Distaccatissimo fino ad essere considerato quasi un provocatore dai trotskisti presenti (interventi di Michael Lowy, Jean-Francois Godchau, Antonio Moscato, Paolo Fornaciari) è stato McNeal dell’università del Massachusetts che ha svolto una relazioni su ‘Trotsky and Stalinism’ volta a mettere in luce le ambiguità del rapporto Trotsky-Stalin e la comune origine infamante, ma il diverso destino, dei due termini contrapposti di trotskismo e stalinismo’ (pag 159) Gli atti sono stati poi pubblicati nel volume (v. Archiv) [ ‘GORI Francesca a cura, Pensiero e azione politica di Lev Trockij. LEO S. OLSCHKI. FIRENZE. 1982 2 voll. pag 697 complessive 8° note e bibliografia nelle note. (TROS-028) . Sono gli atti del convegno internazionale per il 40° anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica (Follonica 7-11 ottobre 1980). Testi di Giuliano PROCACCI (presentazione del convegno), Baruch KNEI-PAZ (formazione politica e culturale di T., ritratto intellettuale), Vittorio STRADA (rapporto Lenin-Trotsky), Hans Josef STEINBERG (T. e il dibattito marxista nel periodo della 2° Internazionale), Giorgio MIGLIARDI (Una polemica inedita di T. con Plechanov sul ‘Centralismo giacobino’: un manoscritto del 1903) e (La rivoluzione russa del 1905), Pierpaolo POGGIO (Le peculiarità storiche della Russia nelle analisi e prospettive di T.), Michael LÖWY (La genesi della teoria della Rivoluzione permanente), Norman GERAS (T. e Rosa Luxemburg sulla rappresentazione politica del proletariato), Michel REIMAN (T. 1917), Alexander RABINOWITCH (Lenin e T. nella Riv Ott), Pierre NAVILLE (T., la politica militare e l’ Armata Rossa), R.W. DAVIES (T. e il dibattito sull’ industrializzazione in URSS), Francesco BENVENUTI (Dal comunismo di guerra alla NEP: il dibattito sui sindacati), Fabio BETTANIN (T. e la Q agraria), Richard B. DAY (Socialismo in un solo paese), Anna DI-BIAGIO (T. e l’ opposizione di sinistra: le lotte politiche nel partito sovietico negli anni Venti), Michel PRAT (crisi del PC russo e crisi del Comintern: la Q dell’ opposizione di sinistra internazionale, 1926-1927). Michel REIMAN (opposizione di sinistra), Adolf LÖWY (le origini del conflitto Bucharin-Trotsky), Robert McNEAL (T. e lo stalinismo), Alec NOVE (T. la collettivizzazione e il piano quinquennale), Anthony D’AGOSTINO (T. sulla politica estera di Stalin), Leonardo RAPONE (T. e i fronti popolari), David S. LAW (T. e il termidoro), Hillel TICKTIN (T. e l’analisi della burocrazia), Thomas Ray POOLE (i processi di Mosca), Pierre BROUE’ (T. e la 4° Internazionale), Michel DREYFUS (Socialisti di sinistra e trotskismo in EU, 1933-1938), Pelai PAGES I BLANCH (Il movimento t. in SP, 1930-35), Quentin HOARE (T. e gli intellettuali (1) (1) nei paesi avanzati, Livio MAITAN (T. e le lotte dei popoli coloniali), Jean-Francois GODCHAU (la riv politica in T.), INSTITUT TROTSKY (L’assassinio di T.), Jean-Paul JOUBERT (gli archivi di T.), Alberto NIRENSTEIN (T. e la Q ebraica), Massimo GANCI (T. e il surrealismo), Bernard BAYERLEIN (T. e l’ analisi del fascismo)’ CONVEGNO INTERNAZIONALE PER 40° ANNIVERSARIO MORTE TROTSKY FOLLONICA 7 11 OTTOBRE 1980 QUESTIONE APERTURA ARCHIVI TROTSKY ARCHIVIO DI HARVARD RELAZIONI SU TROTSKY TROCKIJ TROTSKISMO IV 4° QUARTA INTERNAZIONALE DI BROUE’ GERAS SU TROTSKY E ROSA LUXEMBURG KNEI-PAZ FORMAZIONE INTELLETTUALE DI TROTSKY ROBERT MCNEAL RAPPORTI TROTSKY STALIN STALINISMO THOMAS RAY POOLE SU TROTSKY E PROCESSI STALIN PROCACCI CRITICA PROCESSO DI RIABILITAZIONE BUCHARIN LIVIO MAITAN CORRELAZIONE TRA TROTSKY E LOTTE POPOLI COLONIALI GENESI TEORIA RIVOLUZIONE PERMANENTE IN LOWY LENIN MARTOV E TROTSKY V. STRADA RAPPORTI LENIN TROTSKY RABINOVITCH REIMAN TROTSKY RIVOLUZIONE 1917 H.J. STEINBERG TROTSKY 2° SECONDA INTERNAZIONALE LETTERE INEDITE A KAUTSKY E HILFERDING R.W. DAVIES SU DIBATTITO ECONOMIA INDUSTRIALIZZAZIONE IN URSS NOVE SU TROTSKY COLLETTIVIZZAZIONE PIANI QUINQUENNALI YOWY ORIGINE CONFLITTO BUCHARIN TROTSKY TICKTIN SU BUROCRAZIA LAW SU TERMIDORO MIGLIARDI SU TROTSKY PLECHANOV E CENTRALISMO GIACOBINO M. PRAT SU CRISI PC RUSSO E COMINTERN E OPPOSIZIONE DI SINISTRA INTERNAZIONALE REIMAN DREYFUS SOCIALISTI DI SINISTRA E TROTSKISTI IN EUROPA PELAI PAGES I BLANCH MOVIMENTO TROTSKISTA IN SPAGNA NAVILLE QUESTIONE MILITARE E ARMATA ROSSA R.B. DAY SU SOCIALISMO IN UN PAESE SOLO RAPONE SU POLITICA FRONTI POPOLARI S.M. GANCI SU SURREALISMO F. BENVENUTI DA COMUNISMO DI GUERRA A NEP T. E I SINDACATI BETTANIN QUESTIONE AGRARIA DI-BIAGIO OPPOSIZIONE DI SINISTRA MIGLIARDI RIVOLUZIONE 1905 POGGIO PECULIARITA’ STORICHE RUSSIA S. MOIRET RUOLO T. IN REPRESSIONE KRONSTADT J.P. JOUBERT LE PAPIERS D’EXIL DE T. CARTE DI T. IN ESILIO”,”TROS-289″
“PAVONE Claudio”,”Dal Risorgimento alla Resistenza.”,”Testo tratto da ‘Le idee della Resistenza. Antifascisti e fascisti di fronte alla tradizione del Risorgimento’, Passato e Presente, n. 7, gennaio-febbraio 1959, pp. 850-918. Poi pubblicato in ‘Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato, Bollati Boringhieri, 1995 pp. 3-69 Disponibile anche in testo digitale (v. bibl. digit)”,”ITAR-246″
“PAVONE Claudio a cura; saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI”,”Novecento. I tempi della storia.”,”Saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI Adrian Lyttelton, ‘””Il secolo che nasce””: profezione e previsioni del Novecento’ (pag 59-70): PAVONE Claudio a cura, Novecento. I tempi della storia. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2008 pag XIII 249 8° nuova introduzione alla seconda edizione di Claudio PAVONE, prefazione di Claudio PAVONE note appendice: ‘Una testimonianza. Conversazione tra Vittorio Foa e Claudio Pavone’, notizie sugli autori, indice nomi; Collana Virgolette. Saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI [‘Sia i fautori dell’imperialismo, sia i suoi critici erano d’accordo sull’intreccio tra progresso tecnologico, espansione e concentrazione economica, espansione territoriale e imminenza di una lotta senza precedenti per il dominio mondiale. Per Hobson, «quest’affare malvagio del Sud Africa» era solo un esempio del gioco di forze rivoluzionarie mondiali. Un filo comune legava le crisi in Cina, in Sud Africa e in altre parti del mondo. «E’ di suprema importanza riconoscere il dominio esercitato dappertutto dall’intreccio tra due insiemi di forze, concordemente designati come capitalismo internazionale e imperialismo» (6). Naturalmente, non è il caso qui di entrare nei particolari dell’analisi di Hobson. Ma conviene precisare che si trova in parecchi autori di quest’epoca la coscienza di una nuova fase dell’imperialismo, distinta dall’era precedente caratterizzata dall’espansione coloniale, una distinzione che fu poi adottata da Lenin. Cioè, era arrivata la fine delle facili conquiste a spese dei popoli indigeni; e qui si può accomunare l’idea della nuova fase imperialistica al concetto di «fine della frontiera» esposto da Frederick Jackson Turner (7). In effetti in America parecchi autori, a cominciare da Brooks Adams (il fratello di Henry), sostenevano che, sia sul piano economico, sia sul piano morale, soltanto l’imperialismo avrebbe potuto sostituire la spinta all’Ovest. Dall’altra parte, però, un Cabot Lodge vedeva i pericoli dell’enorme crescita della potenza economica americana. Anche senza una politica aggressiva, la pressione dell’economia americana sull’Europa avrebbe potuto condurre a una guerra. «Le forze economiche non saranno la causa apparente dei guai, ma ne saranno la causa reale» (8). La nuova politica mondiale renderà inadeguate le dimensioni delle vecchie grandi potenze. Questa è l’idea base della ‘Weltpolitik’, ma sta anche dietro alla grande illusione dell’unità federativa dell’Impero britannico. E forse questo non basta ancora: si comincia a parlare sempre più spesso della necessità dell’unione della razza anglosassone e della fratellanza con gli Stati Uniti. La collaborazione delle due potenze durante la crisi in Estremo Oriente a favore della «politica della porta aperta» è uno spartiacque per le élites anglo-americane. L’Ottocento era stato, indubbiamente, il «secolo britannico», e già ci si chiedeva se il Novecento non sarebbe stato «il secolo tedesco». Per il «Daily Telegraph» non c’era dubbio che la Germania sarebbe stata la potenza mondiale del futuro, una nazione contrassegnata da un orgoglio retrospettivo e da un’ambizione piena di fiducia nel futuro (9). La formidabile potenza della scienza e dell’organizzazione tedesca mettevano in risalto le debolezze di quella che l’autocritica inglese chiamava «una nazione di dilettanti» (‘A Nation of Amateurs’) (10). La critica partiva dagli errori militari della guerra in Sud Africa, ma andava molto più lontano e investiva l’ideale del gentiluomo, senza un mestiere o un metodo, a cui «la lotta per l’esistenza e la sopravvivenza del più adatto è sconosciuta» (11). Lo spirito del dilettantismo era evidente nelle professioni, nell’industria, nella burocrazia civile. La nuova Inghilterra imperiale, più ambiziosa che mai, ma afflitta da serie debolezze nell’organizzazione economica e militare, non era più oggetto di una fiducia senza riserve nemmeno da parte degli anglofili più ortodossi’ [note: (6) Cfr. «Contemporary Review», gennaio 1900, 77, p. 1; (7) Cfr. F.J. Turner, ‘La frontiera nella storia americana’, Bologna, 1959, pp. 5-31; (8) Cfr. Aquarone, ‘Le origini dell’imperialismo americano’, cit., p. 204; (9) Harrington, ‘The Present Century in the Past’, cit.; (10) G.C. Brodrick, ‘A Nation of Amateurs’, in “”The Nineteenth Century””, ottobre 1900, 294, pp. 521.35; (11) Ibid., p. 524] [Adrian Lyttelton, ‘””Il secolo che nasce””: profezione e previsioni del Novecento’ (pag 59-70)] (pag 64-65-66)]”,”STOx-257″
“PAVONE Sabina”,”Le astuzie dei Gesuiti. Le false istruzioni segrete della Compagnia di Gesù e la polemica antigesuita nei secoli XVII e XVIII.”,”Juan de Mariana in note e pagine 190, 199, 200, 218 Influenza della Compagnia di Gesù, ‘società segreta’ “”Sarebbe impensabile poter riassumere in queste brevi note conclusive le numerose implicazioni insite nel considerare la Compagnia di Gesù alla stregua di una società segreta. Va però tenuto conto di come tale convinzione abbia influito sulla creazione dell’immagine nera del gesuita; così come sull’associazione dei gesuiti ad altre società segrete reali (come la massoneria) e presunte (come il consesso ebraico dei falsi ‘Protocolli dei savi anziani di Sion’. L’idea che la Compagnia di Gesù fosse una società segreta di cui i ‘Monita’ rappresentavano l’ordinamento, si rafforzò in seguito alla soppressione dell’ordine, come testimonia un’edizione italiana del testo, presumibilmente edita nei primi anni dell’Ottocento: «Confesseremo che la Compagnia di Gesù, anche in mezzo ai suoi delitti, è ammirabile per l’attività, per l’ingegno, e per l’accortezza ed efficacia dei mezzi da essa adoperati per giungere ai suoi fini; e tutte le società segrete, qualunque sia il loro scopo, se vogliono riuscire devono pigliarla per modello, e velare com’essa fa con una prudente ma necessaria ipocrisia i loro disegni» (17). Si potrebbe anche ricordare la più tarda influenza su alcuni rivoluzionari russi, in particolare su Necaev e Bakunin. Quest’ultimo – un una lettera del 1870 ad A. Richard – chiedendosi quale fosse «la principale cause du pouvoir et la vitalité de l’ordre des Jésuites», si rispondeva che essa risiedeva nel «complet effacement de l’individu et des volontés personnelles dans l’organisation de l’action collective» (18). Riprendeva poi questa considerazione in una lettera a Necaev dello stesso anno in cui, in relazione al sistema utilizzato dal giovane rivoluzionario per irregimentare i membri di una società segreta, lo criticava sulla base della seguente argomentazione: «fedele al sistema gesuitico, voi uccidete sistematicamente in loro ogni sentimento umano e personale, ogni senso personale della giustizia (…), coltivate in loro la menzogna, la diffidenza e la delazione, e contate molto di più sulle costrizioni esteriori, mediante le quali li avete legati a voi, che non sul loro valore interiore – tranne affermare, poco più avanti, che nella società segreta che invece egli si immagina – l’intelligenza individuale di ognuno si perde nella ragione collettiva, e tutti i membri obbediscono incondizionatamente alle decisioni di quest’ultima» (19)”” [(17) Dalla prefazione dell’editore alle ‘Istruzioni segrete della Compagnia di Gesù con importanti aggiunte’, cit., p. 12. La datazione proposta sull’atto che in coda al testo viene riportata la bolla di Pio VII del 1814, che restaura la Compagnia di Gesù; (18) Cit. in H. Rollin, ‘La Révolution Russe. Son origines, ses résultats’, Paris, Librarie Delagrave, 1931, to. II p. 163. Rollin cita anche un pamphlet di K. Marx e F. Engels (L’Alliance de la démocratie socialiste et l’Association international des travailleurs’), contro l’Alliance Internationale di Bakunin, che «se proclame ouvertement (…) Société de Jésus moderne et declare qu’il est de son droit et de son devoir de mettre en oeuvre tous les moyens d’action jésuitiques» (cit. a p. 151); (19) Michail Bakunin a Sergej Necaev, Locarno, 2 giugno 1870, cit. in Confino, op. cit. pp. 158 e 168. In questa lettera Bakunin ritorna con costanza sul parallelo tra il sistema di Necaev e il «sistema di mistificazione e l’inganno gesuitico» (p. 171), legando oltretutto la figura di Ignazio di Loyola a quella di Machiavelli: «dei quali il primo si proponeva di ridurre in schiavitù l’umanità intera, mentre il secondo cercava di creare uno Stato potente (…) [portando come conseguenza] la schiavitù del popolo» (p. 173). Sul ‘Catechismo rivoluzionario’ attribuito a Necaev, e sulla professione di fede quasi monastica del rivoluzionario, cfr. anche A. Bensançon, ‘Les origines intellectuels du léninisme’, Paris, Gallimard, 1977, pp. 155-66] (pag 263-264-265)”,”RELC-369″
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Claudio Pavone (1920-2016), dopo aver partecipato alla Resistenza, ha lavorato all’Archivio Centrale dello Stato e, dal 1975 al 1991, ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. E’ stato presidente della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO). Con Bollati Boringhieri ha pubblicato Una guerra civile. Saggio sulla moralità nella Resistenza (1991), frutto di una vasta attività di ricerca, Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato (1995) e Gli inizi di Roma capitale (2011) e, con Norberto Bobbio, Sulla guerra civile. La Resistenza a due voci (2015). Disfacimento dell’esercito italiano. “”Va anche sottolineato come i generali e i colonnelli non abbiano avuto consapevolezza sufficiente dello stato d’animo degli uomini da loro dipendenti. …. finire (pag 6-7)”,”QMIS-002-FF”
“PAVONE Claudio”,”Tre governi e due occupazioni.”,”””Al Nord la Rsi poté giovarsi, soprattutto in un primo momento, del terrore che destava l’occupante nazista, di fronte al quale i fascisti avrebbero amato presentarsi come cuscinetto ammortizzatore (ma di fatto si rivelarono un moltiplicatore di arbitri e violenze). La Rsi si giovò peraltro, specularmente a quanto avveniva per il governo del Sud, anche della continuità della amministrazione pubblica, visibile soprattutto nei centri urbani, e della necessità di manifestarsi nella popolazione di tornare comunque a rivolgersi ad essa. Di questa funzione da loro svolta, gli impiegati rimasti in servizio sotto la Rsi, giurandole fedeltà, si gioveranno ampiamente per essere assolti in nome del fatto che avevano assicurato alcuni servizi essenziali, dai reati di tradimento e di collaborazionismo. E troverann, anche nella storiografia, chi riconoscerà il valore positivo di quel loro comportamento (1). La ricerca diretta da Neppi Modona, cui già ho avuto occasione di richiamarmi, ha mostrato del resto che, anche nel giudicare gli appartenenti alle forze armate della Rsi (per condannare i quali sarebbe stata sufficiente l’applicazione del codice penale militare di guerra), i tribunali post-liberazione provarono un “”senso di colpa””, che cercarono di placare dando il massimo peso non solo alle decorazioni, eccetera, ma anche alle difficoltà economiche e all’attaccamento alla famiglia (2)”” (pag 66-67) [(1) Si veda, ad esmpio, Ermanno Gorrieri, ‘La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia’, Il Mulino, BOlogna, 1966, p. 52; (2) Cfr. Giustizia penale…, cit., p. 75]”,”ITAR-013-FGB”
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Commissari politici. All’estremo opposto del settarismo, o sontanto delal fedeltà alle proprie più profonde convinzioni, la figura del commissario si annacquava fino a stringere su quella di una specie di cappellano laico o di «assistente sociale», così come quella del cappellano poteva a sua volta sfumare in quella del commissario. Nelle brigate Osoppo, scrive Fogar, vi furono «commissari laici nel senso completo e ufficiale del termine, e religiosi», che si dedicavano non solo all’assistenza religiosa ma anche a quella ideologico-politica, soprattutto in senso anticomunista e antislavo”” (pag 156) Claudio Pavone, nato a Roma nel 1920, ha partecipato alla Resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. E’ presidente delal Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) e direttore della rivista ‘Parolechiave’. Ha pubblicato pure: ‘Alle origini della Repubblica. Scritti sl fascismo, antifascismo e continuità dello Stato’ (1995). “”Claudio Pavone (1920-2016) è stato un noto storico e archivista italiano, particolarmente riconosciuto per i suoi studi sulla Resistenza italiana durante la Seconda guerra mondiale. Nato a Roma, Pavone prestò servizio nella Guardia alla frontiera durante la guerra, ma nel 1943 si unì alla Resistenza, un’esperienza che influenzò profondamente la sua visione politica e la sua carriera di storico1. Dopo la guerra, Pavone lavorò come funzionario statale e svolse un ruolo centrale nella sistemazione dell’Archivio Centrale dello Stato e nella progettazione della Guida generale degli Archivi di Stato. Dal 1975 al 1991, fu professore di storia contemporanea presso l’Università di Pisa1. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Alle Origini della Repubblica”” (1995), un’analisi storica del percorso che portò alla nascita della Repubblica Italiana, e “”Una Guerra Civile”” (1991), un’importante opera che introdusse il concetto di guerra civile per descrivere il conflitto tra fascisti e partigiani durante la Resistenza. Quest’ultima opera è stata tradotta in inglese con il titolo “”A Civil War: A History of the Italian Resistance”” (2013)1. Pavone è stato presidente della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) dal 1995 al 1999 e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo contributo alla storiografia italiana”” (f. copil.)”,”ITAR-040-FSD”
“PAVONI Romeo”,”Liguria medievale. Da provincia romana a stato regionale.”,”Romeo Pavoni, specialista di S>toria Medievale, insegna “”Storia della Liguria nel Medioevo”” all’Università di Genova. È autore di saggi sulle signorie feudali e sulle aristocrazie cittadine. Genova fu la prima città italiana a realizzare uno Stato regionale che corrispondenca pienamente alle esigenze dei ceti dirigenti della Repubblica”,”LIGU-011-FSD”
“PAVONI Romeo”,”La campagna di Waterloo.”,”Romeo Pavoni, scomparso poco prima della pubblicazione di questo libro, è stato uno dei più conosciuto studiosi di Storia della Liguria nel Medioevo, già docente in questa materia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Genova e appassionato di storia militare.”,”FRAN-001-FFS”
“PAWAR Daya”,”Ma vie d’intouchable.”,”L’autore dovrebbe essere nato nel 1935, da una casta di intoccabili, nel corso della sua vita è diventato un poeta popolare, ed è morto nel 1996. Questo libro autobiografico racconta la sua infanzia e giunge fino agli anni 1960.”,”INDx-006-FC”
“PAXTON Robert O.”,”La France de Vichy 1940 – 1944.”,”PAXTON è nato in Virginia nel 1932. Ha compiuto gli studi superiori alla Washington e alla Lee Univ (Virginia), ad Oxford e Harvard. Ha pubblicato un libro sul ruolo dell’ esercito a Vichy: -Parads and Politics at Vichy: the French Officer Corps under Marshal Petain. PRINCETON UNIV PRESS. 1966 Attualmente (1973) insegna storia dell’EU contemporanea alla Columbia Univ.”,”FRAV-022″
“PAXTON Robert O.”,”Vichy 1940 – 1944. Il regime del disonore.”,”Robert O. PAXTON (1932) statunitense, ha compiuto i suoi studi a Oxford e Harvard. E’ professore di storia dell’Europa contemporanea alla Columbia Univ di New York, ed è considerato come uno dei massimi storici viventi. Tra i suoi libri ricordiamo: -Vichy et les juifs (1981) -French Peasant Fascism (1997)”,”FRAV-061″
“PAXTON Robert O.”,”Il fascismo in azione. Che cosa hano veramente fatto i movimenti fascisti per affermarsi in Europa.”,”Robert O. PAXTON ha insegnato alla Columbia University. Ha scritto ‘Vichy’ (Il Saggiatore, 1999), ‘Europe in the Twentieth Century’ (1985) e altro. “”Il carattere composito del governo fascista era ancora più evidente in Italia. Rientrato dall’ esilio, lo storico Gaetano Salvemini ricordava la “”dittatura dualistica”” del duce e del re. Alberto Aquarone, eminente studioso dello stato fascista, ha sottolineato le tensioni e le “”spinte centrifughe”” che Mussolini si trovò ad affrontare in un regime che, “”a quindici anni dalla marcia su Roma””, presentava ancora “”numerosi tratti derivanti direttamente dall’ antico Stato liberale””. Di “”forze contrastanti”” e di “”contrappesi”” parlano due esperti tedeschi del fascismo italiano, Wolfgang Schieder e Jens Petersen, mentre Massimo Legnani si sofferma sulla “”condizione di coabitazione / cooperazione”” tra le singole componenti del regime. Lo stesso Emilio Gentile, quanto mai propenso a dare risalto alla forza e al successo dell’ indirizzo totalitario nell’ Italia fascista, è pronto a riconoscere che quella del regime era una “”realtà composita”” in cui il “”volontarismo mussoliniano”” si trovava in uno stato di “”tensione costante”” tanto con le “”forze tradizionali”” quanto con l’ ala intransigente del partito, a sua volta lacerata da una “”sorda lotta”” tra fazioni””. (pag 131)”,”EURx-228″
“PAXTON Robert O.”,”Il fascismo in azione. Che cosa hanno veramente fatto i movimenti fascisti per affermarsi in Europa.”,”Robert O. Paxton ha insegnato alla Columbia University. Tra i suoi libri, ricordiamo Vichy, Vichy France and the Jews (con Michael Marrus), Europe in the Twentieth Century, French Peasant Fascism.”,”ITAF-017-FL”
“PAXTON John”,”Imperial Russia. A Reference Handbook.”,”John Paxton was the editor of The Statesman’s Year-Book from 1969 until 1990 and has written many books on European affairs, including A Dictionary of the European Communities, Encyclopedia of Russian History, European Political Facts of the Twentieth Century (with Chris Cook) and Companion to the French Revolution. He is also the compiler of Calendar of World History, Penguin Dictionary of Abbreviations, Penguin Dictionary of Proper Names and Penguin Encyclopedia of Places. Imperial Russia: a Reference Handbook provides an accessible reference tool for students, researchers, historians and Russian history enthusiasts. It covers the period from Ivan IV to the death of Nicholas II. Preface, The Romanov Dynasty, Maps, Introduction: Imperial Russia, Biographies, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUSx-041-FL”
“PAYNE Robert”,”The Life and Death of Lenin.”,”Robert PAYNE è nato in Saltash, Cornwall nel 1911. Ha studiato all’Univ di Cape Town, Munich, Liverpool e la Sorbona. Architetto navale e maestro d’ascia, ha insegnato in vari college e università. Ha scritto un centinaio di libri. E’ morto nel 1983.”,”LENS-042″
“PAYNE Stanley G.”,”La revolucion y la guerra civil española.”,”Professore nordamericano, PAYNE Stanley G., è considerato come uno di massimi specialisti sul tema della politica spagnola contemporanea .”,”MSPG-089″
“PAYNE Robert ROMANOFF Nikita”,”Ivan il Terribile.”,”Salito al trono nel 1547 limitò lo strapotere dei boiari riorganizzando l’ amministrazione statale. Arginate le incursioni dei tartari scatenò la repressione contro i nobili imputando al tradimento dei boiari il fallimento delle sue mire espansionistiche sulle regioni baltiche. “”Lo zar era inebriato alla prospettiva di nuovi massacri e grossi bottini. Così erano anche gli opricniki, che formavano eserciti privati e rapivano, uccidevano e saccheggiavano a loro piacimento. Lo zar aveva promesso di dividere grosse fette del bottino tra loro, ma per il momento non aveva mantenuto la promessa. Essi perciò presero l’ iniziativa di organizzare spedizioni in proprio…”””,”RUSx-070″
“PAYNE Stanley G.”,”The Spanish Civil War, The Soviet Union, and Communism.”,”Libro dedicato alla memoria di Burnett BOLLOTEN (1909-1987). Stanley G. PAYNE è Hilldale-Jaume Vicens Vives Professor of History all’ University of Wisconsin-Madison e autore di 14 libri incluso Spanish Revolution. “”Il POUM fece alla fine alcuni sforzi per dare al suo gruppo giovanile, Juventud Comunista Iberica (Gioventù comunista iberica, o JCI), un piccolo addestramento paramilitare e in modo crescente si volse ad azioni di sciopero e agitazione. La riorganizzazione ed espansione dei gruppi di Alleanza operaia per la maggior parte non riuscì a materializzarsi. Il POUM continuò a sostenerla ma ebbe una minima risposta. Solo il PCE diede alla questione una medesima attenzione, ma quando la tattica del Comintern divenne sempre più moderata, il partito parlò della AO sempre meno, mentre i caballeriani, come sempre, erano interessati ad AO semplicemente nei termini di un’ espansione dell’ organizzazione socialista””. (pag 100)”,”MSPG-151″
“PAYNE Robert”,”Lenin. Volume primo.”,”Rapporto Bernstein-Webb. Fabianesimo. “”””(…) Bernstein si limita a giocare con le idee, senza compiere il minimo tentativo di una critica seria e indipendente (-scrive Lenin in una lettera alla madre, ndr). Oserei parlare di opportunismo o, meglio, di fabianismo, perché la fonte immediata di buon numero delle sue idee e affermazioni si trova nei più recenti libri dei Webb.”” (pag 141) “”Circa un mese prima di ricevere il bliro di Bernstein, da Anna gli era stato recapitato un altro allarmante documento, il ‘Credo del giovane’, un opuscolo che pare anzi non abbia avuto titolo, e che così l’ abbia battezzato Anna. Scritto da un’ex aderente al partito democratico, Ekaterina Kuskova, che all’epoca viveva all’ estero, esso costituiva un sistematico attacco contro l’ ala estrema, rivoluzionaria, del partito, e propugnava la necessità di una lotta per l’ aumento dei salari e della sicurezza del lavoro, ottenuta mediante l’ azione politica anziché con atti rivoluzionari””. (pag 141) Il significato della Rivoluzione russa. Conferenza di Lenin. Marzo 1917. “”Il 27 marzo, Lenin ebbe una giornata faticosa. Dovette tenere una conferenza a un gruppo di operai svizzeri sul tema ‘La Rivoluzione Russa, il suo significato, i suoi scopi’; (…) le note relative conservano a tutt’oggi una straordinaria freschezza e fervore. Varrà la pena di citarle per intero, in quanto costituiscono la base per le assai più famose e successive “”tesi di aprile””. Il discorso fu tenuto in tedesco; e le quattro prime frasi nello schema sono appunto in questa lingua, mentre il resto è in russo: (…)”” (pag 259) (segue testo)”,”LENS-166″
“PAYNE Robert”,”Lenin. Volume secondo.”,”Memorie di Sotman (pag 39) “”A Trotsky, Lenin ebbe a dire che aveva commesso un errore: sarebbe stato assai più saggio rimandare all’infinito la convocazione dell’ assemblea costituente. “”Ma, a conti fatti,”” concluse “”le cose sono andate per il meglio. Lo scioglimento dell’ assemblea costituente a opera del governo sovietico, costituisce una franca e completa liquidazione della democrazia formale in nome della dittatura rivoluzionaria””. E Trotsky commenta: “”E così, le generalizzazioni teoretiche procedevano di pari passo col ricorso ai fucilieri lettoni””. Lenin sembra essere stato perfettamente conscio della debolezza dei suoi argomenti; a giustificare la sua azione, frugò nei testi di Marx ed Engels, cercò precedenti nella Comune, nella Rivoluzione Francese, perfino nella repubblica instaurata in Inghilterra da Cromwell; alla fine, stando alla Krupskaia, ne trovò in un detto latino citato da Plechanov nel 1903, al secondo congresso: ‘Salus revolutionis suprema lex’. E Lenin commentava: “”Ne deriva che se, per il trionfo della rivoluzione, diviene necessario abrogare questo o quel principio democratico, sarebbe criminale non farlo””. (pag 102-103) L’ assassinio di Moses Uritski, abile organizzatore, capo della Ceka di Pietrogrado e la figura principale della Ceka dopo Dzerzinski. (pag 138)”,”LENS-167″
“PAYNE Stanley G.”,”La revolución española.”,”La boscevizzazione del partito socialista. “”Pera combatir la oleada de bolchevización, el pequeño círculo de veteranos moderados que se movían en torno a Julián Besteiro fundaron a mediados de junio de 1935 la publicación semanal ‘Democracia’. Besteiro y sus más íntimos correligionarios no ostentaban ya ninguna postura importante dentro del partido, pero sentían la obligación de realizar un esfuerzo para salvar el movimiento antes de que fuera demasiado tarde.”” (pag 171)”,”MSPG-172″
“PAYNE Stanley G.”,”Falange. Historia del fascismo español.”,”Libro dedicato alla memoria di Jaime Vicens VIVES (1910-1960) grande storico spagnolo.”,”SPAx-102″
“PAYNE Stanley G.”,”The Spanish Civil War, The Soviet Union, and Communism.”,”Stanley G. Payne is Hilldale-Jaume Vicens Vives Professor of History at the University of Wisconsin-Madison and the author of fourteen books, including The Spanish Revolution.”,”MSPG-015-FL”
“PAYNE Stanley G.”,”Il fascismo. 1914-1945. Origini, storia e declino delle dittature che si sono imposte tra le due guerre.”,”Libro dedicato dall’autore a Juan J. Linz e George L. Mosse che hanno apero una nuova via negli studi sul fascismo. Stanley G. Payne è titolare della caddetra Hilldale-Jaume VIcens Vives all’Università di Wisconsin-Madison. Ha pubblicato ‘The Franco Regime: 1936-1975’ e ‘Fascism: comparison and definition’, ‘Spain’s First Democraty: The Second Republic: 1931-1936’. Il fascismo come espressione del radicalismo, unico nel suo genere, del ceto medio. “”Un diverso concetto di fascismo, in riferimento alle classi sociali, è stato suggerito da alcuni osservatori e studiosi che non consideravano il fascismo un agente della borghesia ma piuttosto lo strumento di alcuni settori del ceto medio, che in precedenza si erano visti negare la condizione di élite nazionale, per forgiare un nuovo sistema in grado di conferire loro una funzione più prominente. Questa interpretazione fu suggerita dapprima da Luigi Salvatorelli nel suo ‘Nazionalfascismo’ (1923) quando sottolineò il rolo della «piccola borghesia dall’educazione umanistica» (impiegati statali, coloro che erano professionalmente istruiti) che cercava di ristrutturare lo Stato e la società italiani sia contro l’alta borghesia capitalista che contro gli operai (9). La sua interpretazione ha ottenuto un notevole consenso dal principale studioso del fascismo italiano, Renzo De Felice, come anche da Gioacchino Volpe, lo storico ufficiale del movimento (10), e coincide ampiamente con la tesi di Seymour Lipset secondo la quale il fascismo è il «radicalismo del centro» (11). Questo approccio spiega il reclutamento sociale di parte della base di alcuni principali partiti fascisti e inoltre legittima alcuni aspetti del programma fascista, pur essendo limitato nella sua capacità esplicativa perché non può dare una spiegazione del numero di sostenitori fascisti non legati alla classe media in paesi tanto diversi come la Germania, l’Ungheria e la Romania. Né è in grado di spiegare la vera natura e la reale estensione degli obiettivi radicali di leader tanto diversi come Hitler, Déat, Piasecki e Codreanu. Il “”radicalismo del ceto medio””, dunque, è la spiegazione di uno tra i più importanti fili conduttori del fascismo, ma è inedeguato a fornirne una teoria generale”” (pag 447-448) Il fascismo come forma di “”bonapartismo”” del XX secolo (pag 448-449) Il fascismo come tipica manifestazione del totalitarismo del XX secolo (pag 449-452) Trotsky: sottolinea la somiglianza tra lo “”Stato totale”” di Hitler e lo stato sovietico (pag 449) Seconda guerra mondiale Guerra totale: fallimento nella realizzazione di un programma di produzione (da pag 375) “”Durante gli anni vittoriosi della guerra, Hitler aveva incoraggiato il Fronte del lavoro a preparare progetti audaci per rapidi mutamenti dello stato assistenziale, come anche della struttura dei salari della classe operaia tedesca. Quest’ultima doveva fondarsi esclusivamente sulla produttività, ma doveva essere regolata per ogni classe e professione, non solo per quella operaia, in modo da raggiungere ‘de facto’ l’uguaglianza sociale, con speciali programmi educativi e di incentivazione perché i lavoratori con maggior talento raggiungessero posizioni di vertice. Ciò avrebbe condotto al conseguimento del “”vero socialismo”” per la prima volta al mondo, secondo la visione di Hitler e dell’Istituto di scienza del lavoro del Fronte tedesco omonimo. Il nuovo piano per il “”Lavoro sociale del popolo tedesco”” avrebbe fornito all’intera popolazione diritti mai prima raggiunti di assistenza, assicurazione e pensione. Tutto questo doveva aggiungersi al più massiccio programma di costruzione di alloggi operai al mondo, per trasformare una “”nazione di proletari”” in una vera “”razza padrona””. Il ‘Führer’ sperava di avviare le prime fasi di questo grande progetto mentre imperversava ancora il conflitto, ma nel 1942 la pressione finanziaria lo costrinse ad accantonare tutti questi progetti di miglioramento, per il protrarsi della guerra, anche se ancora nel 1944 venivano proposti piani costosi per la riorganizzazione e l’espansione del sistema previdenziale (30). In genere si afferma che il più grande fallimento del periodo bellico del Terzo Reich (a parte, naturalmente, tutta la precaria strategia di Hitler) fosse la relativa smobilitazione dell’economia per la produzione militare fino al 1942-43, momento in cui la guerra era stata virtualmente perduta. Forse in questa affermazione vi è un certo grado di verità, anche se l’interpretazione è stata in parte esagerata. Le vittorie elettorali di Hitler si erano basate sostanzialmente sulla promessa di un miglioramento economico e, non appena il pieno impiego e una relativa prosperità erano tornati in Germania negli ultimi anni Trenta, egli fu riluttante nell’affidare l’economia tedesca ad una totale mobilitazione (nonostante il rapido aumento delle spese per gli armamenti a partire dal 1936) che limitasse almeno l’impatto sul tenore di vita. Il Terzo Reich, invece, aveva seguito una strategia in grado di produrre beni per l’esercito con un determinato ammontare per ogni tipo ma non in profondità, cosa che sarebbe costata ancora di più. La strategia iniziale di Hitler consisteva nel progettare campagne su un fronte unico che sarebbero poi terminate rapidamente. Anche così, tra il 1937 e il 1939, la Germania produsse più mezzi militari di quanto non avesse fatto qualunque altra potenza tranne l’Unione Sovietica. Si avanzavano riserve invece sul fallimento di un programma di produzione da “”guerra totale”” prima del 1942-43. In quel periodo, il nuovo responsabile del Ministero per gli armamenti del Reich era l’architetto personale di Hitler, Albert Speer, che presiedeva ai netti incrementi della produzione (31). Grazie a procedure funzionali, evitando la duplicazione e gli sprechi e incorporando risorse fortemente ampliate, tra il 1942 e il 1944, Speer riuscì a triplicare la produzione tedesca, nonostante le distruzioni operate dai bombardamenti degli Alleati. Anche così, la centralizzazione e l’efficienza erano ostacolate dalla molteplicità dei consigli di Stato creati da Hitler che si andavano soprapponendo l’uno all’altro, mentre i dirigenti del partito nazista insistevano, a volte, nel voler mantenere un livello di beni di consumo più alto possibile (32). Le valutazioni sulla mobilitazione tedesca fatte in passato sono risultate distorte, perché in effetti la produzione militare aumentò costantemente prima del 1942 e il tenore di vita era in continua diminuzione. Paul Hayes ha notato che «dal 1938-39 al 1943-44 la spesa militare tedesca era aumentata con un andamento effettivamente costante» e che «tra il 1938 e il 1941 il regime aveva abbassato in maniera forzosa il consumo procapite dei cittadini all’interno della Germania di un 20 percento, di un 22 per cento pro capite i beni di consumo e incrementato del 28 per cento la produzione di beni strumentali» (33). Prima del 1943, la Germania aveva impiegato per le spese militari una parte del proprio prodotto interno maggiore, e per un periodo più lungo, di qualsiasi altra potenza fatta eccezione per l’Unione Sovietica che, stando alle stime di Hayes, quell’anno venne infine raggiunta”” (pag 374-375). Note: (30) Lo studio principale è M.-L. Recker, ‘Nationalsozialistische Sozialpolitik im Zweiten Weltkrieg’, München, 1985. Cfr. R. Zitelmann, Hitler, Bari, 1992, pp. 170-74; (31) Per un giudizio riveduto su Speer, si veda M. Schmidt, ‘Albert Speer: Das Ende eines Mythos’, Bern, 1982; (32) L. Herbst, ‘Der total Krieg und die Ordnung der Wirtschaft’, Stuttgart, 1982, è uno studio attendibile; (33) P. Hayes, ‘Polycracy and Policy in the Third Reich: The Case of the Economy’, in ‘Reevaluating the Third Reich’, ed. by T. Childers ad J. Caplan, cit. p. 196]”,”STOx-312″
“PAYNE Robert”,”The Life and Death of Trotsky.”,”Robert Payne is the author of many notable works, including The Rise and Fall of Stalin, The Life and Death of Lenin, and The Life and Death of Adolf Hitler. Born in nEngland, a constant world traveler and observer, Mr. Payne makes his home in New York. Introduction, Select Bibliography, Foto, Chapter Notes, Acknowledgments, Index,”,”TROS-071-FL”
“PAYNE Reider”,”War and Diplomacy in the Napoleonic Era. Sir Charles Stewart, Castlereagh and the Balance of Power in Europe.”,”Reider Payne ha ottenuto un PhD dall’Università College London ed è Fellow della Royal Historical Society autore di ‘Ecclesiastical Patronage in England, 1770-1801’.”,”FRAN-095-FSL”
“PAZ Abel”,”Un anarchiste espagnol. Durruti.”,”Abel PAZ è nato ad Almeria nel 1921, figlio di operai agricoli. Dopo due anni di scuola, diventa apprendista in una officina tessile in cui scopre il sindacalismo e il movimento anarchico. E’ stato attore e testimone della rivoluzione spagnola. Dopo la disfatta, nel 1939 ha trovato la via dell’esilio in FR ed è stato internato in diversi campi. Nel 1942 va a battersi clandestinamente in SP e viene imprigionato fino al 1953. Rilasciato si reca in FR e lavora in una stamperia fino al suo ritorno a Barcellona nel 1977. Sta scrivendo le sue memorie.”,”MSPG-005″
“PAZ Abel (alias CAMACHO Diego)”,”Durruti e la rivoluzione spagnola. Tomo 1. Da ribelle a militante, 1896-1936.”,”Questo primo tomo della monumentale biografia di Buenaventura DURRUTI (1896-1936), frutto di anni di ricerche, arriva alla vigilia dello scontro che scatena la rivoluzione in Spagna. E’ il periodo, per DURRUTI della sua formazione politica. Lotte, galere, fughe, esili, trasformano il giovane apprendista fabbro in un leader dell’ anarchismo. Espropriatore ed organizzatore sindacale, pistolero e fondatore di collane editoriali è stato il simbolo degli sforzi rivoluzionari e delle tensioni libertarie degli uomini e donne dell’ anarchismo spagnolo. Abel PAZ (alias letterario di Diego CAMACHO, Almeria 1921) militante e storico dell’ anarchismo spagnolo, vive la rivoluzione del 1936 da Barcellona e conosce di prima persone le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura franchista, sconta dodici anni di carcere tra il 1942 al 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi e inediti, tradotti in varie lingue (‘Cronica de la columna de ferro’, ‘Los internacionales en la Region Espanola’) e un’autobiografia in quattro volumi, di cui uno tradotto in italiano: ‘Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione’ (Manduria, 1998).”,”MSPG-043″
“PAZ Abel”,”Barcelone 1936. Un adolescent au coeur de la revolution espagnole.”,”PAZ Abel alias Ricardo SANTANY, alias KAMAZOF, il suo vero nome è Diego CAMACHO, è nato nel 1921 da genitori operai agricoli. A nove anni giunge a Barcellona con sua madre e i suoi fratelli. Rifugiato nel 1939, entra nella clandestinità e raggiune la Spagna nel 1942 e la CNT. Arrestato e imprigionato, sarà liberato nel 1953 spostandosi in Francia. Pubblica molti articoli e si afferma come storico del movimento libertario spagnolo.”,”MSPG-094″
“PAZ Abel”,”Durruti.”,”Contiene il capitolo: ‘El oro español camino de Rusia’ (pag 448) e ‘La sombra de Stalin sobre España’ (pag 464).”,”MSPG-107″
“PAZ Abel”,”Chronique passionnée de la Colonne de fer. Espagne 1936-1937.”,”Nel luglio 1936 di fronte all’ insurrezione fascista gli anarchici della CNT e della FAI prendono e le armi e si organizzano in strutture di combattimento originali: le colonne. Questo libro racconta la storia di una di queste: la Colonna di Ferro, creata a Valencia e che avrà il suo battesimo del fuoco il 12 agosto sul fronte di Teruel. Come tutte le altre fu dissolta nel marzo 1937 su pressione dei comunisti per essere integrata nell’ esercito. Tra queste due date ci sono eventi militari e politici e una lotta acuta all’ interno della Repubblica spagnola che la trascinano al disastro. Militante anarchico di vecchia data, Abel PAZ, si è battuto tra le fila della Colonna di Ferro. Autore di libri sulla guerra civile spagnola, vive a Barcellona. “”La Colonna di Ferro, come il resto delle colonne confederali presenti sul fronte di Teruel, non ci hanno messo molto a comprendere che il coordinamento degli sforzi era indispensabile. Dopo l’ inizio, esso era stato praticato dalle forze confederali, ma aveva inciampato contro le altre formazioni, straniere all’ ideale anarchico. Queste ultime si ostinavano a considerare indispensabile l’ instaurazione di un comando unico militarizzato, come se con questo semplice fatto miracoloso le sorti della guerra potevano cambiare.”” (pag 161) “”””L’ organizzazione delle centurie deve realizzarsi nel modo seguente: la centuria sarà composta di 81 uomini, 9 delegati di gruppi di dieci, 3 delegati di gruppi di trenta, un delegato di centuria. Senza costituire un gruppo combattente si avrà nella centuria un gruppo con, alla sua testa, un delegato responsabile dell’ approvvigionamento, dell’ acqua, delle munizioni, del kit di soccorso degli infermieri e degli elementi di collegamento. Riassumendo: 81 combattenti; 9 delegati di gruppi di dieci; 3 delegati di gruppi di trenta; 1 delegato di centuria; 6 infermieri; 6 uomini addetti alle munizioni e all’ acqua; 4 uomini di collegamento; ossia, 110 uomini in totale””””. (pag 164)”,”MSPG-128″
“PAZ Abel”,”Los internacionales en la región española, 1868-1872.”,”””(…) scritto di Marx al suo amico Kugelmann (del Consiglio Generale) intitolato “”comunicazione confidenziale””. Questo scritto è un attacco “”confidenziale”” a Bakunin. Ma racconta la storia, dal suo punto di vista, delle attività di Bakunin dalla sua evasione dalla Siberia (…). (pag 119) “”All’ inizio dello scritto Karl Marx confessa che conosce Bakunin dal 1843. Rimase sorpreso dall’ evoluzione di questi, quando lo incontrò a Londra, dopo la sua evasione dalla Siberia, e conosceva perfettamente il valore di Bakunin. (…)”” (pag 120) Nota 10 pag 120. “”Bakunin ricevette la visita di Carlo Marx a Londa (1864) e di questo colloquio , il secondo scrisse a Engels, “”Devo dirti che (Bakunin) mi è piaciuto molto, più di altre volte (…). Insomma, è uno dei rari uomini che incontro dopo 16 anni che sono andati avanti e non sono regrediti”” (Cahiers de l’ Isea, agosto 1964) Il libro di Paz è dedicato a Tomas Gonzalez Morago, morto in carcere a Granada nel 1886.”,”INTP-040″
“PAZ Abel”,”Viaje al pasado, 1936-1939.”,”FFundacion de estudios libertarios Anselmo Lorenzo Libro dedicato a Francisco Ascaso Pag 158 foto di Nin e Antonov-Ovssenko Pag 157 foto di Camillo Berneri e Francesco Barbieri Spagna nel disegno della politica estera staliniana. “”Hay quien ha podido pensar que la intervención de Stalin en España estaba inspirada en la idea de la revolución mundial. Es un error. El problema de la revolución mundial, Stalin ya lo tenía resuelto, había renunciado a ella desde hacía ya mucho tiempo. Sólo era una cuestión de política extranjera rusa. Tre países intervinieron directamente en la guerra española: Alemania, Italia y la URSS. La partecipación de Alemania e Italia fue directa y sin ocultaciones, más bien se jactaban de ello. Stalin lejos de glorificar su intervención, primero la ocultó y luego se comportó muy timidamente.”” (pag 125) GPU inviata in Spagna. “”Al mismo tiempo que se daba luz verde para la compra de armas, Stailn encargó a Yagoda, jefe de la OGPU, montar en España una filial de la policía secreta soviética.”” (pag 127)”,”MSPG-197″
“PAZ Abel”,”Durruti e la Rivoluzione spagnola. Tomo 2. Il rivoluzionario 19 luglio – 20 novembre 1936.”,”Abel Paz (alias letterario di Diego Camacho, Almeria 1921) militante e storico dell’anarchismo iberico, vive la Rivoluzione del 1936 da quel privilegiato punto di osservazione che era Barcellona e conosce in prima persona le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura Franchista in patria, dove sconta dodici anni di carcere fra il 1942 e il 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi ed inediti, tradotti in varie lingue. Fra le sue opere Cronica de la columna de ferro, Los Internacionales en la Regiòn Española, un’autobiografia in quattro volumi, dicui unio è stato tradotto in italiano: Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione.”,”MSPG-028-B-FL”
“PAZ Abel”,”Durruti e la Rivoluzione spagnola. Da ribelle a militante 1896-1936. Volume I.”,”Abel Paz (alias letterario di Diego Camacho, Almeria 1921) militante e storico dell’anarchismo iberico, vive la Rivoluzione del 1936 da quel privilegiato punto di osservazione che era Barcellona e conosce in prima persona le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura Franchista in patria, dove sconta dodici anni di carcere fra il 1942 e il 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi ed inediti, tradotti in varie lingue. Fra le sue opere Cronica de la columna de ferro, Los Internacionales en la Regiòn Española, un’autobiografia in quattro volumi, dicui unio è stato tradotto in italiano: Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione.”,”MSPG-028-FL”
“PAZ Abel”,”Chronique passionnée de la Colonne de fer. Espagne 1936-1937.”,”Militant anarchiste de très longue date, Abel Paz s’est battu dans les rangs de la Colonne de Fer. Auteur de plusieurs ouvrages sur la guerre d’Espagne, il vit actuellement à Barcelone. Avertissement, épilogue, annexes et documents: Linea de fuego, Composition de la Colonne de Fer, Appendice concernant la contr-révolution dans la région du Levant, Plémum des colonnes confédérales et anarchistes, Gino Bibbi, José Pellicer, George Orwell, Témoin à Barcelone, Bibliographie,”,”MSPG-046-FL”
“PAZ Abel (alias CAMACHO Diego)”,”Durruti e la rivoluzione spagnola.”,”Abel Paz alias letterario di Diego Camacho (Almeria 1921 – Barcellona 2009) è stato miltante e storico dell’anarchismo iberico. Ha vissuto la rivoluzione del 1936 da Barcellona.”,”MSPG-005-FSD”
“PAZ Maurice”,”Un revolutionnaire professionnel. Auguste Blanqui.”,”Altra opera dell’autore: ‘Lettres familières d’Auguste Blanqui et du Docteur Louis Watteau, presentati e annotati da Maurice Paz., Institut historique de Provence, 1976.”,”BLAx-001-FSD”
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, O
“OBAMA ROBINSON Michelle”,”Becoming. La mia storia.”,”Incontro con Obama (pag 121) La campagna elettorale per le presidenziali. Le primarie in Iowa. (pag 276-277) (pag 278-279)”,”BIOx-354″
“OBERHOLZER Walter STADLER Hans MULHEIM Hans DONATI Pierangelo RAPOLD Hans WYSS Arthur FRANSIOLI Mario CLAVEL Jacques BRÜCKER, scritti di”,”Museo Nazionale del San Gottardo. Sulla “”Via delle genti””.”,”OBERHOLZER Walter STADLER Hans MULHEIM Hans DONATI Pierangelo RAPOLD Hans WYSS Arthur FRANSIOLI Mario CLAVEL Jacques BRÜCKER, scritti di “”Dalla fine del sec. XI le crociate, il cui significato economico e culturale non era inferiore di quello militare, crearono legami tra il vicino Oriente e l’Occidente. Prodotti arabi, portati da mercanti veneziani e genovesi, giungevano in Italia e ben presto arrivarono sui mercati settentrionali, seguendo il corso del Rodano e valicando la catena alpina. Alle fiere della Champagne, la contea politicamente neutrale nel cuore dell’Europa, che ebbero la lroo massima fioritura tra il 1150 e il 1300, i mercanti scambiavano le merci provenienti dall’Asia minore, Italia, Inghilterra, Paesi Bassi, dai territori dell’Impero, da quelli del Mare del Nord e del Baltico: spezie, materiali coloranti, frutta, profumi, armi, cereali, legname da costruzione, stoffe ed altri prodotti ancora. Il commercio internazionale aveva preso avvio: con esso aumentò il traffico, e i valichi alpini si destarono a nuova vita. Le strade dovevano essere curate e migliorate, perché il volume dei traffici dava agli abitanti possibilità di lavoro e di guadagno””. (pag 33)”,”EURx-237″
“OBERMANN Karl a cura”,”Flugblätter der Revolution 1848 – 1849. Dokumente.”,”OBERMANN è nato a Colonia nel 1905 ed è divenuto un noto storico della DDR. Ha studiato le origini del movimento operaio in Germania e la storia della rivoluzione del 1848 1849 in Germania.”,”QUAR-043″
“OBERMANN Karl”,”Deutschland, 1815-1849. Von der Gründung des Deutschen Bundes bis zur bürgerlich-demokratischen Revolution.”,”OBERMANN Karl professore emerito”,”QUAR-071″
“OBERMANN K.; GERTH H.H.”,”La participation à la Première Internationale, avant 1872, des ouvriers allemands immigrés aux Etats-Unis (Obermann); The Retreat from Ideology as a Prerequisite for American Trade-Unions (Gerth).”,”K. Obermann, Berlin; H.H. Gerth Segue: ‘Une condition prealable pour les syndicats americains: se tenir a l’ecart de toute idéologie’, riassunto in francese del rapporto di M.H. Gerth'”,”MOIx-046-O”
“O’BRIEN Patrick Karl CLESSE Armand a cura; saggi di Patrick Karl O’BRIEN Francois CROUZET Anthony HOWE Peter J. CAINE Sidney POLLARD Andrew GAMBLE Correlli BARNETT Wolfgang J. MOMMSEN Robert GILPIN Angus MADDISON Moses ABRAMOVITZ e Paul A. DAVID David P. CALLEO Geoffrey Allen PIGMAN Peter J. TAYLOR John M. HOBSON Christopher COKER S. Ryan JOHANSSON Immanuel WALLERSTEIN”,”Two Hegemonies. Britain 1846-1914 and United States 1941-2001.”,”Saggi di Patrick Karl O’BRIEN Francois CROUZET Anthony HOWE Peter J. CAINE Sidney POLLARD Andrew GAMBLE Correlli BARNETT Wolfgang J. MOMMSEN Robert GILPIN Angus MADDISON Moses ABRAMOVITZ e Paul A. DAVID David P. CALLEO Geoffrey Allen PIGMAN Peter J. TAYLOR John M. HOBSON Christopher COKER S. Ryan JOHANSSON Immanuel WALLERSTEIN “”alcuni osservatori, incluso Leon Trotsky, si aspettavano un conflitto militare tra Gran Bretagna e Stati Uniti che decidesse la questione della leadership mondiale, Trotsky sosteneva che questa era la via in cui l’ egemonia passava da una potenza declinante a una potenza ascendente. Ma non si ebbe nessun conflitto. Al contrario il trasferimento di egemonia tra le due potenze negli ultimi 150 anni può apparire come una singola ininterrotta egemonia esercitata dagli anglosassoni sul resto del mondo””. (pag 129) Ruolo fattore demografia in egemonia: “”Come Angus Maddison ricordava in questa conferenza: “”Diventare un egemone di successo aiuta ad essere sia molto ricchi che molto grandi””. Ciò suggerisce che, almeno, la potenza internazionale ha due dimensioni misurabili: ricchezza e dimensione””. (pag 337) “”Le navi e gli eserciti che assicurarono questa espansione territoriale furono pagate attraverso la capitalizzazione del superiore sistema finanziario inglese, e dalla corsa alla ricchezza creata dallo sviluppo economico precedente. Ma la rapida espansione della popolazione interna della Gran Bretagna tenne il costo del lavoro basso abbastanza da rendere profittevole l’ industrializzazione. Dal 1850 la Gran Bretagna è divenuta il Regno Unito, contenente Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda per un totale di popolazione interna di 27 milioni di persone. Il governo di questo paese ha messo anche insieme un impero mondiale su cui il sole non tramontava mai, e che (al suo picco) si stima abbia contenuto 600 milioni di persone.”” (pag 338) [(…) la Gran Bretagna ha progressivamente ceduto le ultime vestigia della propria egemonia e ha accettato l’egemonia degli Stati Uniti, emergendo nel 1940 come principale alleato degli Stati Uniti, un ruolo che non ha mai perso da allora. Non c’era niente di preordinato jn questo risultato. All’inizio del secolo alcuni osservatori, tra cui Leon Trotsky, si aspettavano un conflitto militare tra la Gran Bretagna e Stati Uniti che decidesse la questione della leadership mondiale (5), Trotsky sosteneva che questa era la via in cui l’egemonia passava da una potenza declinante a una potenza ascendente. Ma non si ebbe nessuna guerra. Al contrario il trasferimento di egemonia tra le due potenze fu così tranquillo che gli ultimi 150 anni possono apparire come una sola ininterrotta egemonia esercitata dagli anglosassoni sul resto del mondo’ Andrew Gamble, Hegemony and Decline: Britain and the United States’ (pag 129) Trotsky L,, (1974), Collected Writings and Speeches on Britain, London, New Park)] [ISC Newsletter N° 60] ISCNS60TEC”,”RAIx-156″
“O’BRIEN Kevin J. a cura; saggi di Sidney TARROW Kevin J. O’BRIEN e Rachel E. STERN Teresa WRIGHT XI CHEN William HURST FENG CHEN Carsten T. VALA e Kevin J. O’BRIEN GUOBIN YANG YANFEI SUN e DINGXIN ZHAO YONGSHUN CAI Patricia M. THORNTON Elizabeth J. PERRY”,”Popular Protest in China.”,”Saggi di Sidney TARROW Kevin J. O’BRIEN e Rachel E. STERN Teresa WRIGHT XI CHEN William HURST FENG CHEN Carsten T. VALA e Kevin J. O’BRIEN GUOBIN YANG YANFEI SUN e DINGXIN ZHAO YONGSHUN CAI Patricia M. THORNTON Elizabeth J. PERRY Kevin O’BRIEN è Alann P. Bedford Professor of Asian Studies e Professor of Political Science, Università della California, Berkeley.”,”MCIx-044″
“OCCHETTO Achille”,”Dichiarazione di intenti. Il testo presentato da Achille Occhetto alla Direzione del PCI, Roma, 10 ottobre 1990.”,”Stampa Fratelli Spada, Ciampino, Roma “”Propongo dunque, che il Partito comunista italiano, al XX Congresso, promuova e sancisca la creazione di un nuovo partito. Propongo che il nome del nuovo partito scaturisca dalle due grandi idee che definiscono le fondamentali coordinate delle forze di rinnovamento su scala mondiale… Propongo che il nome del nuovo partito sia: Partito Democratico della Sinistra. Il nuovo simbolo dovrà rappresentare il grande e robusto albero della sinistra…”” (pag 22) “”L’albero della libertà accompagnò la Rivoluzione Francese e fu piantato ovunque in tutte le piazze d’Europa”” (pag 22)”,”PCIx-475″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXIX bis lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. 1. I problemi fondamentali dell’economia realistica.”,”Saggio in ECOT-237 “”Già i classici nella costruzione dei loro sistemi si erano serviti di una enorme mole di materiale storico per “”documentare”” le loro asserzioni anche se queste poi giungevano a concludere che le forze sociali, attraverso lo svolgimento passato, erano giunte a una forma definitiva di equilibrio ch’era il più vicino all’ordine ideale di natura la cui scoperta era il merito precipuo dei loro sistemi. Una volta scoperto questo ordine naturale, la funzione della scienza economica era quella di indicare i mezzi più idonei a conservare indefinitamente quest’ordine alla società. Karl Marx avrebbe fatto piazza pulita di questo ingenuo dogmatismo dei classici. Ma questo dogmatismo non era niente affatto antistoricistico: anzi esso si basava su uno storicismo sia pure a senso unico, applicato cioè unilateralmente soltanto al passato. Tutta l’opera di Karl Marx è basata sul concetto fondamentale dello sviluppo delle forze produttive della società e del contrasto dialettico che viene a determinarsi nel corso del loro sviluppo con gli ordinamenti sociali esistenti. E’ qui il motore di tutta la storia, ed è questo contrasto che ‘in ultima istanza’ determina anche lo svolgimento del pensiero economico. Sarà bene in ogni caso riaffermare esplicitamente che non si vuole con ciò stabilire un legame di natura deterministica tra lo sviluppo raggiunto in una certa epoca dalle forze produttive e il pensiero economico di quell’epoca. Il legame è invece ‘dialettico’ e non sarà qui inutile ricordare l’affermazione significativa di Antonio Labriola secondo cui le “”forme della coscienza, come son determinate dalle condizioni di vita, sono anch’esse la storia”” (2)”” [Luigi Occhionero, Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes, Economia politica. XXV bis lezione, Roma, 1955] [(2) Citato da M. Dobb nell”Introduzione a K. Marx: ‘Storia delle teorie economiche’, Einaudi, Torino, 1954, vol. I, p. XXI] (pag 2-3)”,”ECOT-237-P-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXX lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. 2. La teoria del valore e della distribuzione sociale.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. David Ricardo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Esamineremo ora brevemente la teoria ricardiana dello sviluppo economico nello studio della quale egli ha applicato praticamente in concetti analitici raggiunti nello studio del problema del valore, della distribuzione e della rendita. Vale in ogni caso la pena di osservare subito che la teoria ricardiana dello sviluppo economico è importante per due ragioni: in primo luogo perché dimostra la fine dello sviluppo dell’ottimismo razionalistico del secolo XVIII e in particolare del sistema solidaristico di Smith, in secondo luogo perché pone per la prima volta esplicitamente nella dottrina economica il problema delle crisi economiche. I cardini fondamentali della dinamica ricardiana sono l’accumulazione del capitale e la caduta tendenziale del saggio di profitto. A differenza di Smith l’accumulazione secondo Ricardo tende a diminuire i profitti soltanto in determinate circostanze. E queste circostanze variano con il variare dei profitti. Abbiamo visto che questi ultimi sono determinati dalla differenza tra il valore complessivo dei prodotti e il valore delle sussistenze che il capitalista deve corrispondere al lavoratore per la loro produzione, e quindi aumenta o diminuisce con la quantità di lavoro necessaria a produrle. Ora dice Ricardo “”supposto che il grano e le merci manifatturate siano venduti sempre allo stesso prezzo i profitti saranno alti o bassi a seconda che i salari siano bassi od alti. Ma supponiamo che il prezzo del grano aumenti perché la sua produzione richiede più lavoro: non si verificherà per aumenti perché la sua produzione richiede più lavoro: non si verificherà per questo un aumento dei prezzi delle merci manifatturate, per la cui produzione non è necessaria alcuna quantità addizionale di lavoro. Se quindi i salari resteranno allo stesso livello anche i profitti degli industriali non subiranno oscillazioni; ma se, com’è assolutamente certo, i salari aumenteranno con l’aumentare del prezzo del grano allora i profitti dovranno necessariamente cedere”” (12). Deriva da questa constatazione che salario e profitto sono inversamente proporzionali. Cosicchè l’accumulazione non è più come per Smith la causa meccanica della caduta del saggio del profitto. Essa porta alla caduta di questo saggio solo in presenza dell’aumento dei salari. Ma quando aumentano questi ultimi? Abbiamo visto che ciò avviene soltanto in presenza dell’aumento del costo della sussistenza necessaria al sostentamento e al perpetuarsi del lavoratore e cioè dei viveri di cui il grano è costituente fondamentale. A questo punto la rendita differenziale interviene a spiegare la dinamica di questo aumento (13). Secondo questa, con l’aumento della popolazione (per la quale Ricardo accetta in pieno la teoria malthusiana), si determina la coltivazione di terre sempre meno fertili con il conseguente aumento dei prezzi delle derrate alimentari e dei salari nominali e con la continua caduta dei salari reali e dei profitti. Il quadro dello sviluppo sociale che ne deriva è veramente deprimente. Sparita definitivamente la solidarietà tra le classi sociali, gli interessi dei lavoratori e dei capitalisti vengono a contrapporsi a quelli dei proprietari fondiari. Questi sono dunque i nemici da battere e il dazio sui cereali l’arma di cui devono essere privati. Alla lotta contro le ‘Corn Laws’, ai libero-scambisti tipo Cobden, alla lotta della ‘Anti-Corn Lac League’, Ricardo fornirà l’arma teorica che nel 1846 porterà finalmente alla vittoria scambista. Trascurando gli altri apporti di Ricardo allo sviluppo delle dottrine economiche (moneta, banche, teoria dei costi comparati, macchine) importanti quanto si vuole, ma non determinanti ai fini che ci siamo proposti nelle nostre lezioni, una cosa va osservata a questo punto a guisa di conclusione: l’immediata reazione degli economisti suoi contemporanei alle implicazioni dinamiche del suo sistema. Queste infatti non erano soltanto utili alla battaglia contingente contro i proprietari terrieri e a favore dei capitalisti industriali. Esse avevano soprattutto messo in rilievo, malgrado l’accettazione esplicita da parte di Ricardo della legge di Say che postulava l’impossibilità degli ingorghi di capitale, le tendenze di disquilibrio contenute nel sistema capitalistico anche se Ricardo si era costantemente preoccupato di farle risultare esterne al sistema. Il fatto stesso però di aver fatto vedere in che maniera veniva a rompersi il solidarismo smithiano, com’era possibile cioè che le varie classi sociali non concorressero più, come sotto l’impulso di una ‘mano invisibile’, al raggiungimento del massimo di utilità sociale, aveva scosso la fiducia nel sistema capitalistico e indicato le vie per un attacco generale alla sua validità. H. Carey, nel 1848 aveva definito il sistema di Ricardo “”un sistema di disordine”” che “”ha la tendenza a creare inimicizia tra le classi e le nazioni”” (14), ma già molto tempo prima, i primi segni di risveglio delle classi lavoratrici aveva indotto molti economisti a mettere in guardia contro il possibile uso rivoluzionario del pensiero ricardiano (15). Vedremo come ciò abbia portato in seguito all’abbandono di esso nel campo accademico e alla critica coerente e decisiva di Marx”” [Luigi Occhionero, Economia politica. XXXI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. David Ricardo, Roma, 1955] [(12) D. Ricardo, Works, cit, vol. I, pp. 110-111; (13) Si veda a questo proposito la lettera di Ricardo a Malthus del 18.12.1814 (…); (14) Citato da Marx, op. cit., p. 14; (15) Si veda sull’argomento R.L. Meek, ‘The Decline of Ricardian Economics in England’, ‘Economica’, febbraio 1950, pp. 57-62] (pag 6-7)”,”ECOT-237-X-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. T.R. Malthus e la critica conservatrice.”,”Saggio in ECOT-237 “”Se grande importanza avevano queste dimostrazioni per lo sviluppo del pensiero economico ancor più grande era la loro importanza nel campo della prassi economica e politica. Eliminando tutte le obiezioni all’accumulazione capitalistica esse davano l’avallo della scienza al credo dell’epoca: “”accumulate, accumulate: questa è la legge e questo dicono i profeti!”” (9). E stabilivano una gerarchia nelle classi sociali mediante la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, togliendo dal proprio piedistallo e denunciando come dannoso a tutta la società il consumo improduttivo dei proprietari fondiari, residui di un’epoca storica oramai tramontata. Chi avesse voluto assumersi il compito di difendere gli interessi di questi ultimi, poteva seguire due strade: o negare interamente la validità del sistema economico elaborato da Smith e Ricardo oppure cogliere in esso le contraddizioni meno palesi che compromettessero decisamente il postulato del suo funzionamento automatico. L’autorità acquistata dal sistema, il riflesso che in esso trovavano l’esperienza e i problemi economici dell’epoca, il prestigio indiscusso dei nomi di Smith e Ricardo, rendevano sommamente difficile, per non dire impossibile, la prima via. Malthus nella sua difesa degli interessi fondiari fu perciò costretto a imboccare la seconda. Nel 1820 egli pubblicava i ‘Principles of Political Economy’ in cui insieme a varie questioni di metodo è esposta una coerente difesa del consumo improduttivo interessante non tanto per il contenuto di classe evidentissimo quanto perché essa rappresenta il primo attacco ragionato al capitalismo rivolto nell’ambito di una esposizione scientifica che lo approva. Da qui agli attacchi in vista della negazione del capitalismo, il passo è breve. Noi però qui, senza entrare in particolari sulle altre questioni toccate da Malthus nel suo libro, ci fermeremo esclusivamente sull’argomentazione da lui svolta per negare l’esistenza del meccanismo automatico per il raggiungimento dell’equilibrio nel sistema capitalistico e più particolarmente la validità della legge di Say. Concetto fondamentale dell’analisi malthusiana è il concetto di ‘domanda effettiva’. Secondo Malthus al capitalista non basta produrre le merci perchè sia concluso il ciclo produttivo. Alla produzione deve seguire la vendita ‘con profitto’ del prodotto affinchè questo processo si chiuda favorevolmente per il capitalista e possa quindi continuare nel ciclo successivo. Condizione essenziale perchè questo si verifichi è che sul mercato si abbia una domanda di merci abbastanza alta che garantisca la continuazione del processo di produzione. Ma qual è l’incentivo che potrà spingere il capitalista a intraprendere questo processo? Come sappiamo, in regime capitalistico questo incentivo è rappresentato dal profitto, il quale per Malthus è compreso nel costo di produzione delle merci. Cosicchè, affinchè il capitalista continui a produrre, dalla vendita del prodotto sul mercato egli deve attendere non soltanto il rimborso delle spese sostenute ma anche quella aliquota di profitto che lo induca a continuare nella produzione. Se dunque per una ragione qualsiasi il mercato non è in grado di assicurare ‘automaticamente’ questo risultato si ha, primo, la prova che la legge di Say accolta da Ricardo non è vera, secondo, la necessità di trovare un rimedio che faccia fronte a questo stato di cose e consenta al sistema capitalistico di continuare a funzionare”” [Luigi Occhionero, ‘Economia politica. XXXII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. T.R. Malthus e la critica conservatrice’, Roma, 1955] [(9) K. Marx, ‘Il Capitale’, Ed. Rinascita, Roma, 1952, vol I., p. 40] (pag 6-7)”,”ECOT-237-Y-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXIII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Karl Marx e la critica rivoluzionaria.”,”Saggio in ECOT-237 “”Una volta che Marx ha raggiunto la prova che “”le cause ultime di tutti i mutamenti sociali e di tutti i rivolgimenti politici non sono da ricercarsi nei cervelli degli uomini… ma nei mutamenti del modo di produzione e di scambio, non già nella filosofia ma nell’economia dell’epoca”” (10) è giunto per lui il momento di fare i conti con la sistemazione teorica che i classici hanno dato all’economia politica. Per Marx il problema fondamentale era quello di cogliere ‘dialetticamente’ le contraddizioni dei suoi predecessori e portare coerentemente a conclusione logica l’intuizione della nuova realtà borghese ch’essi avevano innalzata a legge di natura eterna e immutabile. Le fasi successive di questa sua analisi critica del pensiero classico dovevano perciò essere necessariamente le seguenti: primo, isolare le forze dialettiche del movimento sociale; secondo, far vedere come queste agivano nella fase attuale (borghese) del loro sviluppo, caratterizzata dall’esistenza della proprietà privata dei mezzi di produzione, e delle due classi antagonistiche dei capitalisti e dei proletari. In ordine al primo punto Marx aveva già individuato le forze che sono alla base del movimento della società: le forze produttive che l’uomo mette in movimento per la soddisfazione dei propri bisogni vengono a cozzare contro la struttura dei rapporti di produzione che corrispondono a un certo grado di sviluppo delle forze produttive e dentro i quali l’uomo si trova a vivere in maniera indipendente dalla sua volontà. Da questo urto continuo tra forze produttive e rapporti di produzione nasce la successione dei vari tipi di società che si sono succeduti nella storia fino all’attuale forma capitalistica o borghese. Il “”fine ultimo al quale mira””…Marx…””è di svelare la legge economica del movimento della società moderna”” (11). Egli dunque inizia con la critica della sistemazione data dai classici all’economia politica e in particolare, con la ripartizione oramai tradizionale di questa in produzione, distribuzione, scambio e consumo. I classici come sappiamo consideravano questa sistemazione come qualcosa di immutabile e conforme alle leggi della natura. L’errore nasceva naturalmente dal fatto che i classici come sappiamo consideravano la forma di produzione capitalistica il punto di arrivo definitivo e insuperabile di una precedente evoluzione della società. Marx invece separa da queste categorie gli elementi universali validi per tutti i tempi e quelli caduchi, o storici, che valgono invece per un dato stadio di sviluppo delle forze produttive (12). Ciò fatto egli passa ad analizzare criticamente il concetto fondamentale dell’economia politica classica, il valore e la sua origine. Qui Marx trova che i classici si erano messi sulla strada buona ma avevano avuto paura di percorrerla fino in fondo. Per primi i fisiocratici avevano individuato l’origine del valore in un tipo particolare di produzione, l’agricoltura, sottraendolo alla sfera dello scambio dove l’avevano confinato i mercantilisti. In seguito Smith e Ricardo avevano generalizzato il concetto a tutti i tipi di produzione. Ma una volta assodato questo fatto e cioè più esplicitamente che il valore nasce dal lavoro applicato alla produzione sorgevano queste domande: si può misurare il valore? e in caso affermativo, in che modo? Smith e Ricardo in particolare avevano risposto bene a entrambe le domande, e più precisamente avevano affermato che il valore è misurato dalla quantità di lavoro necessaria a produrre le merci. Ma questa affermazione portava in un secondo tempo a far vedere che il lavoratore che partecipava alla produzione non riceveva l’intero frutto del suo lavoro, e perciò, per non concludere con una teoria dello sfruttamento entrambi avevano imboccato altre soluzioni che venivano meno alle premesse iniziali e prestavano il fianco alle critiche degli avversari. Marx si mantiene coerente alla prima intuizione dei classici e la porta alle logiche conseguenze”” (pag 5-6) [Luigi Occhionero, ‘Economia politica. XXXIII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Karl Marx e la critica rivoluzionaria’, Roma, 1955] [(10) F. Engels, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’, Edizione in Lingue Estere, Mosca, 1947, p. 67; (11) K. Marx, ‘Il Capitale’, prefazione alla prima edizione, Ed. Rinascita, Roma, 1951, vol. I, p. 18; (12) K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, Ed. Rinascita, Roma, 1954, pp., 9-36]”,”ECOT-237-W-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXIV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Il dissolvimento della scuola classica.”,”Saggio in ECOT-237 “”(…) quando Marx inizia lo studio critico dell’economia politica e giunge alle sue conclusioni rivoluzionarie (il ‘Manifesto’ è del 1848 e l’ Einleitung’ è del 1857) già gli economisti professionali (accademici e non) si erano resi conto dei pericoli insiti nell’ambivalenza dell’economia classica ed erano corsi ai ripari. In realtà la critica in senso conservatore del sistema classico era incominciata ch’era ancora vivo Ricardo – ‘I Principles’ di Malthus sono del 1820 – ma accanto agli argomenti di Marx che avevano una forma eminentemente tecnica ed erano comprensibili solo ad una ristretta cerchia di economisti professionali, era venuta sorgendo tutta una letteratura economica a carattere divulgativo e popolare che prescindendo completamente dal dibattito critico in corso nel campo scientifico si preoccupava di accreditare come verità eterna i principi dell’economia politica più orecchiabili e più utili agli interessi della classe capitalistica come quelli della “”mano invisibile””, della “”legge del fondo-salari””, del ‘laissez-faire’ e così via, tacendone del tutto il carattere controverso. Non solo, ma molto prima che Marx rendesse noti i risultati delle sue ricerche, nel campo accademico erano già stati denunciati i pericoli sovvertitori del sistema ricardiano (1). Cosicché la biforcazione delle correnti del pensiero economico è contemporanea all’opera dei grandi classici”” [Luigi Occhionero, Il dissolvimento della scuola classica. Economia politica. XXXIV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes, Roma, 1955] [(1) Si veda in proposito l’articolo di R.L. Meek in ‘Economica’, febbraio 1950]”,”ECOT-237-Z-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Da Marshall a Keynes.”,”Saggio in ECOT-237 “”Così nel primo trentennio del secolo XX l’attività nel campo del pensiero economico si rivolse in linea di massima verso due direzioni principali: da una parte verso l’elaborazione più precisa ed approfondita della sistemazione teorica marginalista, neoclassica, al fine di eliminarne le incongruenze formali ancora presenti e farne la sistemazione teorica di un sistema sociale eterno, dall’altra verso una critica della pratica economica. Ma questo dissidio era la manifestazione esteriore del dissidio di fondo di cui era portatrice la società capitalistica e che avrebbe portato alla prima guerra mondiale e alla grande crisi del 1929 – 33. La prima guerra mondiale segna il punto di arrivo e di crisi della società del capitalismo concorrenziale, entrato oramai nella sua fase imperialistica (17). La grande crisi del 1929-33 è invece il momento più appariscente della crisi ‘generale’ del capitalismo iniziatasi anch’essa negli anni immediatamente precedenti alla guerra mondiale. Il riflesso di questi avvenimenti e della situazione obbiettiva delle forze produttive ch’erano alla loro base si faceva sentire da tempo nel pensiero economico. Un’altra, anche più particolare, era stata il dibattito sulla validità teorica della ‘legge degli sbocchi’ di Say che negava persino la possibilità delle crisi di sovrapproduzione. Ma tutti i problemi che si ponevano al pensiero economico potevano sintetizzarsi in uno solo. Si trattava di sapere se erano ancora valide le basi su cui poggiava l’economia, se cioè i termini ormai tradizionali della scienza, valore, prezzo mercato, concorrenza perfetta, equilibrio ecc: conservavano lo stesso contenuto sostanziale anche nella nuova fase raggiunta dalla sviluppo delle forze produttive nel periodo storico considerato. A questo problema era possibile ora rispondere con gli strumenti più raffinati forniti dall’analisi marshalliana. Al dibattito in questa direzione dava inizio sul finire del 1926 il professore Piero Sraffa (18) con un articolo famoso che apriva una nuova strada al pensiero economico. Sraffa riprendeva l’analisi della teoria del valore alla luce delle legge delle produttività dal punto in cui Marshall l’aveva lasciata. (…) L’analisi di Sraffa venne ulteriormente arricchita e precisata da E.H. Chamberlin e J. Robinson (25) che in maniera indipendente l’una dall’altra (26) giunsero alle medesime conclusioni in America e in Inghilterra, quasi contemporaneamente”” [Luigi Occhionero, ‘Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Da Marshall a Keynes. Economia politica. XXXV lezione’, Roma, 1955] [(17) Si veda in proposito V.I. Lenin, ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ in ‘Opere scelte in due volumi’, Mosca, 1947, vol. I, pp. 615-705; (18) P. Sraffa, ‘Le leggi della produttività in regime di concorrenza’, Torino, 1937, vol. IV, p. 591, e ss. L’articolo apparve in inglese nello “”Economic Journal”” del dicembre 1926 col titolo ‘The Laws of Returns under Competitive Conditions’; (25) E.H. Chamberlin, ‘The Theory of Monopolistic Competition’ (1935) e J. Robinson, ‘The Economics of Imperfect Competition’ (1933); (26) I.A. Schumpeter, ‘History of Economic Analysis’, cit., p: 1150]”,”ECOT-237-A-2″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXVI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. La “”rivoluzione keynesiana””.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il problema che il Keynes doveva risolvere non era perciò per sua natura essenzialmente teorico, come quello, per esempio, che avevva affrontato lo Sraffa, ma pratico. E si poteva sintetizzare in questi termini: quali le cause della disoccupazione delle risorse produttive e specialmente della forza-lavoro, e quali i mezzi per ovviarvi. Ma, com’è evidente, si trattava di un problema pratico che aveva profondi addentellati con la teoria e che anzi investiva tutto il funzionamento del sistema economico capitalistico. Naturalmente Keynes non era giunto a porsi questo problema così all’improvviso. Natualmente Keynes non era giunto a porsi questo problema così all’improvviso. Tutta la sua attività scientifica si era svolta nel campo della problematica pratica. Dal suo libro ‘Indian Currency and Finance’ (1913) a ‘The Economic Consequences of the Peace’ (1919), dal ‘Tract on Monetary Reform’ (1924) al ‘Treatise on Money’ (1930), vediamo Keynes alle prese con i problemi più importanti del funzionamento del sistema economico in una delle sue branche più delicate: quella finanziaria”” (pag 2) “”L’interesse, secondo Keynes, non è quel che pensavano i classici, il prezzo del risparmio, ma piuttosto la somma che l’imprenditore deve pagare ai possessori del risparmio per farli rinunciare alla forma liquida di questo risparmio, cioè alla forma monetaria”” (pag 5)”,”ECOT-237-B-2″
“OCDE”,”La politique monétaire en Allemagne.”,”L’ investimento fisso delle imprese. “”Les résultats économétriques précédents confirment cette idée que, compte tenu de la durée de vie relativement courte de l’ outillage et de l’ équipment industriel modernes, l’ effet d’une petite variation des taux d’ interêt peut souvent être annulé par des considérations de risques ou d’aléas relatifs au niveau futur des ventes, des prix, des coûts de remplacement, etc. Les entreprises allemandes, notamment les plus importantes, ont également l’habitude de ne pas tenir compte des variations à court terme des taux d’ interêt dans leurs calculs internes, car elles utilisent des taux fictifs moyens assez stables (“”kalkulatorische Zinsen””).”””,”GERE-026″
“OCONE Corrado”,”Profili riformisti. 15 pensatori liberal per le nostre sfide.”,”OCONE è saggista e pubblicista. Si occupa di teoria del liberalismo. E’ autore di ‘Benedetto Croce. Il liberalismo come concezione della vita’ (2005), ‘Karl Marx’ (2008).”,”TEOP-366″
“OCONE Corrado”,”Benedetto Croce. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””In questo senso possiamo agevolmente concordare con quanto Croce stesso dice nel saggio ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900). Da lettere e ricordi personali’, saggio che comparve come accompagnamento alla ristampa dei saggi marxisti di Antonio Labriola sotto il titolo ‘La concezione materialistica della storia’, e che porta la data agosto 1937. Qui Croce osserva come dal marxismo “”propriamente detto”” teoricamente non ricavò nulla, ma come al contrario da quegli studi, dice, “”riportai quasi in ogni parte definito il concetto del momento economico, ossia dell’autonomia da riconoscere alla categoria dell’utile – il che mi riuscì di grande uso nella costruzione della mia “”Filosofia dello Spirito”” (3). Gli studi marxisti di Croce cominciarono, come è noto, alla fine dell’aprile 1895, allorché egli ebbe ricevuto il manoscritto del primo saggio di Antonio Labriola sulla concezione materialistica della storia, quello ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, saggio che doveva pubblicare di lì a poco a sue spese. Dopo aver sospeso e quasi abbandonato le ricerche sulla Spagna nella vita italiana, cui era allora intento, Croce dice nel 1915 nel ‘Contributo alla critica di me stesso’: “”mi detti per più mesi con ardore indicibile agli studi, fino allora a me ignoti, della Economia””. E aggiunge: “”Senza troppo impacciarmi di manuali e libri di divulgazione, studiai i principali classici di quella scienza”” (4). Quali in concreto gli autori allora conosciuti e studiati, Croce ce lo dice nel citato saggio del 1937 sulla nascita e la morte del marxismo teorico in Italia. Qui Croce farà i nomi di Smith, di Ricardo, di Marshall, di Pantaleoni, di Pareto, aggiungendo che “”una speciale attenzione”” egli rivolse “”alla cosiddetta scuola austriaca dell’economia e agli indirizzi affini a questa”” (5): e cioè, possiamo dire noi, alle opere della scuola marginalistica, e principalmente a quella dei tre maggiori esponenti di essa: Jevons, Merger e Walras. Nell’aprile 1895 cominciano quindi gli studi marxisti di Croce. Il filosofo legge e studia molto, si fa editore del saggio labrioliano sul ‘Manifesto’, ascolta le idee del pensatore cassinate, da parte sua pubblica una critica dell’interpretazione del marxista Lafargue su Tommaso Campanella”” (pag 70-71) [(3) B. Croce, Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900). Da lettere e ricordi personali (1937), in ‘Materialismo storico ed economia marxistica, Bari, 1978, p. 291 (4) B. Croce, Contributo alla critica di me stesso (1915), Milano, 1989, p. 33 (5) B. Croce, Come nacque e come morì, cit, p. 276 Croce. “”(…) la teoria di Marx è un’altra cosa. Che quest’altra cosa non sia poi una vanità o una fantasticheria, basterebbe a provarlo il fatto che il concetto marxistico di ‘Mehrwerth’ è restato confitto come dardo acuminato nel fianco della società borghese, e nessuno è ancora riuscito a strapparvelo”” (8) (pag (8) B. Croce, Le teorie storiche del prof. Loria (1896), in Materialismo storico, cit, pp. 31-32″,”CROx-044″
“O’CONNELL Jay”,”Co-Operative Dreams. A History of the Kaweah Colony.”,”Contiene dedica a Gerd C. da parte dell’ autrice (probabilmente) Foto Karl Marx Tree in apertura (fotografia dei membri della Kaweah Co-Operative Colony). La distruzione della Grande Foresta (Big Trees). La perdita dei diritti della colonia sulla grande foresta. “”Title to their timber claims would undoubtedly have contribuited to a greater chance of success for the Kaweah Colony. There is no denying that when their claims were canceled and all hope of acquiring title extinguished, the Kaweah Colony lost any viable chance of success. But we have also seen that there were other factors contributing to the endeavor’s demise, including mismanagement, internal disputes, and a tenuous capital base. Although gaining title to the timber land would have been beneficial, would it have guaranteed lasting prosperity and harmony? One can easily imagine that even had the Kaweah Colony been granted title and established successful logging operations at Colony Mill, financial difficulties would have arisen (or simply continued).”” (pag 199-200)”,”MUSx-211″
“O’CONNOR James”,”Classe, conflitto, rivoluzione sono superati dalla crisi e dalla ristrutturazione?”,”O’CONNOR è Prof di sociologia, economia e problemi ambientali alla Univ di California di Santa Cruz.”,”TEOC-096″
“O’CONNOR James”,”Natural Causes. Essays in Ecological Marxism.”,”O’CONNOR è co-fondatore e direttore di ‘Capitalism, Natura, Socialism: A Journal of Socialist Ecology’. E’ pure direttore del Center for Political Ecology in Santa Cruz, California. Si è ritirato dall’ insegnamento di sociologia, economia, studi ambientali all’ Università di California, Santa Cruz. “”Marx did not pay sufficient attention to energy economics. It is now obvious to all but he most hidebound economists (Marxist and non-Marxist alike) that capitalist production (like all production) is based on energy flows and transformations””. (pag 122)”,”TEOC-252″
“O’CONNOR James”,”Ventesimo secolo da dimenticare. Sconfitte della sinistra e trionfo del capitale globale.”,”O’CONNOR James è professore di sociologia economia e problemi ambientali alla Università di California Santa Cruz. Ha fondato la rivista ‘Capitalism Nature Socialism’. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). “”La “”gabbia d’ acciaio”” di Max Weber è una metafora più appropriata per questo secolo che per quello passato. I lavoratori sono stati trasformati in fattori di produzione relativamente sicuri sul piano economico, i cittadini in contribuenti e clienti, le famiglie in nuclei di coabitazione. La burocrazia del ventesimo secolo ha reificato sempre di più il lavoro, la comunità e la cittadinanza, ha cioè disumanizzato il mondo. Al tempo stesso, ha limitato il capitale sul piano organizzativo, quindi anche sul piano economico.”” (pag 55)”,”TEOS-121″
“O’CONNOR James”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”James O’Connor insegna al dipartimento di Economia della State University of San José (California). Coordina il gruppo di lavoro nordamericano della rivista internazionale “”Kapitalistate””. Ha pubblicato pure: ‘Le grandi imprese e lo Stato’, Liguori, Napoli, 1976. Marx: aristocrazia finanziaria “”Le guerre e l’espansione imperiale finanziate per mezzo del debito provocarono l’ inflazione, la riduzione del reddito reale dei lavoratori, la “”concentrazione nella mani di dinamici uomini d’affari delle grandi risorse cui lo stato in guerra può attingere sotto la forma delle imposte o dei prestiti”” (37). Furono così le guerre e l’espansione imperiale (insieme con il simultaneo aumento del debito pubblico e privato) che crearono quella classe di rentier per la quale Marx, in un brano giustamente famoso, coniò il termine di “”aristocrazia finanziaria””: “”Si deve intendere qui per aristocrazia finanziaria non soltanto i grandi appaltatori di prestiti statali e gli speculatori sui valori dello Stato, il cui interesse si comprende agevolmente che coincida con gli interessi del potere dello Stato. Tutti gli affari finanziari moderni, tutta l’economia bancaria è connessa nel modo più intimo col credito pubblico. Una parte del loro capitale commerciale viene necessariamente investito in valori di Stato rapidamente convertibili. I loro depositi, il capitale posto a loro disposizione e da loro ripartito tra commercianti e industriali, proviene in parte di dividendi dei possessori di rendita dello Stato. Se per il mercato monetario nel suo complesso e per i sacerdoti di questo mercato la stabilità del potere dello Stato in ogni epoca ha fatto le veci di Mosè e dei profeti, come potrebbe essere diversamente oggi, in cui ogni diluvio minaccia di travolgere, insieme ai vecchi Stati, anche i vecchi debiti di Stato?”” (38)”” [James O’Connor, La crisi fiscale dello Stato, Torino, 1977] [(37) ‘Political Economy’, cit, p. 266; (38) Karl Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’, Roma, 1974, pp. 177-78] Marx : lotta fiscale “”come scriveva Marx oltre un secolo fa, “”la lotta fiscale è la più antica forma di lotta di classe”” (pag 227)”,”USAE-101″
“O’CONNOR Richard WALKER Dale L.”,”The Lost Revolutionary. A Biography of John Reed.”,”Richard O’Connor was born in La Porte, Indiana, and attended Marquette University. He was a newspaperman for nearly twenty years, working on papers in New York, Los Angeles, Boston, and Detroit until 1957, when the success of one of his books, Bat Masterson, as a television series, enabled him to devote his entire time to writing. He has published eleven novels and many biographies, the most recent, Ambrose Bierce: A Biography. He is married and lives in Maine. Dale L. Walker was born in Decatur, Illinois, and was graduated from the University of Texas at El Paso, where he is presently Director of News and Information Services. He spent four years as a radio and television news and feature writer after four years in the U.S. navy. Mr. Walker has written magazine articles and is local correspondent for Newsweek. His hobby is book collecting, and he is particularly enthusiastic about Jack London. He lives with his wife and children in El Paso. Acknowledgments, Bibliography, Notes, Index,”,”MUSx-012-FL”
“O’CONNOR James GOUGH Ian. COLLIOT-THÉLÈNE Catherine”,”Lavoro produttivo, lavoro improduttivo e classi sociali.”,”””In oltre una dozzina di brani Marx ribadisce la proprietà fondamentale del lavoro produttivo: «E’ produttivo soltanto quel lavoro che si trasforma direttamente in capitale» (Ste, I, 380) (Storia teorie economiche). «Dal punto di vista capitalistico è produttivo solo quel lavoro che crea plusvalore» (Ste, I, 249). «Lavoro produttivo, nel senso della produzione capitalistica, è il lavoro salariato che, nello scambio con la parte variabile del capitale (…) non solo riproduce questa parte del capitale (o il valore della propria forza-lavoro), ma produce anche un plusvalore per il capitalista» (Ste, I, 249). (…) Marx evidenzia l’importanza di questa distinzione fra lavoro produttivo e improduttivo nel seguente brano: «Lavoro produttivo non è che un’espressione abbreviata per indicare l’intero rapporto e il modo in cui la forza-lavoro figura nel processo capitalistico di produzione. La distinzione da altre specie di lavoro è però della massima importanza, poiché essa esprime esattamente la determinatezza formale di quel lavoro, sul quale è basato tutto il modo di produzione capitalistico ed il capitale stesso» (Ste, I, 383). Il lavoro produttivo è la condizione sine qua non del capitalismo, è una categoria che esprime la forma e il modo in cui la forza-lavoro sta nel processo di produzione capitalistico”” (pag 25-27) Ian Gough, ‘La teoria del lavoro produttivo e improduttivo in Marx’, New Left Review, 1972“,”MADS-031-FF”
“O’CONNOR James”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”James O’Connor era un economista politico americano e professore di sociologia. É nato il 20 aprile 1930 a Boston, Massachusetts, ed è morto il 12 novembre 2017 a Santa Cruz, California.”,”USAE-024-FL”
“O’CONNOR James GOUGH Ian. COLLIOT-THÉLÈNE Catherine, a cura di Enzo MINGIONE”,”Lavoro produttivo, lavoro improduttivo e classi sociali.”,”Lavoro produttivo e improduttivo nella circolazione. (pag 86) (saggio di James O’Connor, Il lavoro produttivo e il lavoro improduttivo’)”,”MADS-839″
“ODDO Giuseppe PONS Giovanni”,”L’ affare Telecom. Il caso politico-finanziario più clamoroso della Seconda Repubblica.”,”Esclusivo: L’ inchiesta Consob sull’ insider trading. Il filo che unisce la scalata del secolo alle guerre su Antonveneta e Bnl. ODDO Giuseppe PONS Giovanni. ODDO 53 anni, giornalista è inviato del Sole 24 Ore. PONS giornalista è caposervizio della redazione economica milanese di Repubblica. Insieme hanno scritto ‘L’ intrigo. Banche e risparmiatori nell’ era Fazio’ (Feltrinelli, 2005). “”La mossa di Colaninno che crea la prima grave lesione nei rapporti con il mercato azionario è il piano di scissione della Tim, che il numero uno di Olivetti e Telecom illustra agli investitori il 10 settembre. A pochi mesi dalla conclusione della scalata, mentre la sua popolarità è all’ apice e gli operatori lo considerano un innovatore che ha avuto la forza di scuotere l’ albero pietrificato del capitalismo italiano, Coloninno brucia in pochi giorni un patrimonio di credibilità conquistato in tre anni di duro lavoro. La reazione degli investitori di fronte alla proposta di separare la Tim dalla Telecom per portarla sotto la Tecnost è indignata. Il piano di scissione è stato messo a punto dal professionista Roberto Poli e sottoposto a Mediobanca. La Lehman, rimasta consulente di Colaninno anche dopo la scalata, all’ inizio non ne è affatto convinta, anche se in un secondo tempo decide di sostenere l’ operazione.”” (pag 235)”,”ITAE-186″
“ODELL Peter R.”,”Gli imperi del petrolio. Un’ analisi geografica.”,”Peter R. ODELL è nato nel 1930 a Coalville, nel Leicestershire. Si è laureato all’Univ di Birmingham, ha seguito poi un corso alla Fletcher School of Law and Diplomacy a Boston negli USA e poi ha lavorato nella Economics Division della Shell International Petroleum Company, a Londra, dove ha potuto conoscere dall’ interno tutta la problematica dell’ industria petrolifera. Nel 1961 è passato al Department of Geography della London School of Economics di Rotterdam. Ha pubblicato nel 1963 ‘An Economic Geography of Oil’.”,”ECOI-052″
“ODELL Peter R.”,”Oil and World Power. A Geographical Interpretation.”,”In questi anni il Giappone è il maggior paese importatore di petrolio. Peter R. ODELL (1930) ha insegnato geografia alla London School of Economics (LSE). Ha scritto pure ‘An Economic Geography of Oil’ (1963)”,”ECOI-293″
“ODIFREDDI Piergiorgio EINSTEIN Albert”,”Einstein e la relatività.”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino. E’ editorialista di ‘Repubblica’. Piergiorgio Odifreddi nasce a Cuneo nel 1950 e si laurea in matematica all’Università di Torino. Insegna Logica a Torino,”,”SCIx-466″
“ODIFREDDI Piergiorgio a cura, scritti di John W. DAWSON Eugene Eric KIM e Betty Alexandra TOOLE Martin CAMPBELL-KELLY Massimo ZANINELLI”,”Gödel e Turing. La nascita del computer e la società dell’informazione.”,”Piergiorgio Odifreddi nasce a Cuneo nel 1950 e si laurea in matematica all’Università di Torino. Insegna Logica a Torino,”,”SCIx-467″
“ODIFREDDI Piergiorgio”,”Divertimento geometrico. Le origini geometriche della logica da Euclide a Hilbert.”,”Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegna Logica presso l’Università di Torino e la Cornell University.”,”SCIx-255-FL”
“ODOM William E.; DUVAL Charles, TROTSKY Leon”,”Bolshevik Party Organiser (Odom); The Bolshevik Secretariat and Yakov Sverdlov: Febrary to October (Duval); Jacob Sverdlov (Trotsky, 1925).”,”Sverdlov braccio destro di Lenin negli anni 1917-1918. Pro insurrezione assieme a Lenin contro chi frenava, pro controllo finanze del partito, pro rafforzamento organizzazione, personificava il legame tra comitato centrale e organizzazione militare, spingeva alla centralizzazione, affrontava il problema delle province, lavorava al consolidamento del partito unico (assieme a Lenin) in Russia, teneva i rapporti con Trotsky. Sverdlov non vedeve di buon occhio Stalin… Questi dopo la morte di Sverdlov trasse vantaggio dal suo metodo di lavoro organizzativo…”,”RIRB-001-FGB”
“O’DONNELL Hugo”,”La campaña de Trafalgar. Tres naciones en pugna por el dominio del mar (1805).”,”Hugo O’Donnell (Madrid, 1948), avvocato e accademico della Real Academia de la Historia.”,”QMIN-061-FSL”
“ODY Francois”,”Confessioni di un chirurgo. (Tit. orig.: Au temps des Cannibales. Mémoires d’un Chirurgien)”,”””Quando Davide provoca Golia commette un atto talmente insensato che solo la vittoria può dargli ragione. (Remy de Gourmont)”” (pag 135) “”L’ ingenuità è una malattia inguaribile. Tutto invaso dal sacro fuoco che mi aveva accompagnato durante il mio viaggio, arrivavo nel mio paese pieno di generose ambizioni. Contavo di riprendere il mio reparto ospedaliero, dargli una orientazione neurochirurgica, e far profittare gli ammalati d’una scienza nuova che per virtù delle circostanze ero uno dei pochi chirurghi svizzeri atto a esercitare efficacemente. Avevo pure delle buone ragioni per attendermi per questo reparto una sovvenzione che mi era stata promessa alla partenza dagli Stati Uniti a condizione che avessi avuto l’ occasione di servire la neurochirurgia. Questo sforzo non sarebbe certo stato fatto per i miei begli occhi; la Fondazione Rockefeller non conosce sentimentalismi; ma evidentemente non poteva essere fatto che in considerazione della mia persona””. (pag 131) “”Sei solo!”” (Ippocrate) “”La scienza esige l’ insurrezione del pensiero””. Proudhon”,”SCIx-241″
“OESTREICH Gerhard, a cura di Gustavo GOZZI”,”Storia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.”,”Gerhard Oestreich (1910-1978) è autore di fondamentali ricerche di storia costituzionale prussiana e tedesca e sull’ assolutismo europeo. ‘Come Karl Marx, anche Ferdinand Lassalle rifiutò i diritti umani e fondamentali di matrice liberale’ “”È fuor di dubbio che la ‘Déclaration’ giacobina e il suo rifacimento, a opera del movimento proletario del ‘Vormärz’, abbiano svolto un ruolo importante. I loro principi formarono l’obiettivo di lotta, attorno al quale la solidarietà sorse e venne rafforzandosi. Anche dopo il 1848, all’indomani della comparsa del ‘Manifesto’ comunista, la richiesta di diritti dell’uomo serbò intatto il proprio significato. I circoli della «fraternizzazione operaia» si fecero guidare dall’idea dei diritti dell’uomo. E cercarono di attuarla, quale valore supremo per i lavoratori, tramite il perseguimento di diritti sociali e politici, sia nella società che nello Stato. Nel medesimo periodo, la grande trasformazione strutturale della società e dell’economia venne delineandosi con più vigore anche in Germania. Già cinque anni prima della dichiarazione francofortese, Karl Marx aveva svolto un’analisi della rivoluzione industriale. Nel saggio su ‘La questione ebraica’ (1844), egli aveva smascherato e combattuto i cosiddetti diritti dell’uomo, in quanto tipici dell’individuo limitato (a se stesso) della società borghese. Nessun cosiddetto diritto dell’uomo, infatti, va oltre l’uomo egoistico. Il saggio si reggeva su due presupposti, rappresentati dall’immagine della società e dell’uomo del giovane Marx. Un intelletto critico e sottile l’aveva reso capace di scrutare a fondo l’essenza della società civile del suo tempo, tanto da scorgerne i contrasti con la società feudale del passato. L’emancipazione politica otreppassa le condizioni della feudalità. Essa cade nell’epoca in cui l’antica società si dissolve. I ceti, le gilde e le corporazioni in età feudale svolgevano compiti pubblici, esercitando funzioni che erano sociali e politiche a un tempo. Il mondo moderno postrivoluzionario, separando la società dallo Stato soppresse il carattere politico della società civile. Essa fu allora smembrata nelle sue parti costitutive: da un lato gli individui, dall’altro gli elementi materiali e spirituali che formano il contenuto della loro vita. Lo spirito politico fu concentrato nello Stato e costituito come sfera della comunità, delle questioni generali del popolo, indipendente dalla società civile. L’uomo egoistico, non più incline all’universalità, ma separato ed estraniato da essa, esige, in quanto membro della società, il riconoscimento dei diritti umani e il riconoscimento proprio tramite loro. Accanto a questa immagine della società civile, Marx situa quella dell’uomo, che deve attingere la propria emancipazione. Egli lo considera come membro della specie, unito ad altri uomini e bisognoso di loro. La libertà dovrebbe essere la condizione sociale nella quale gli uomini s’incontrano come uomini e non come esponenti di classi o titolari d’interessi e di rapporti di proprietà. Ma il diritto umano e civile alla libertà non riposa sull’unione degli uomini, quanto piuttosto sulla separazione fra uomo e uomo. Il diritto dell’uomo alla proprietà privata rappresenta la pratica utilizzazione di tale diritto alla libertà, poiché permette di godere arbitrariamente del proprio patrimonio (senza riguardo agli altri uomini e indipendentemente dalla società) e di disporne a piacimento. L’uomo egoistico è per Marx nient’altro che il membro della società civile del suo tempo, ossia un «un individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato, e isolato dalla comunità». A proteggerlo, in questa sua sfera individuale, sono i diritti dell’uomo. E allorché lo Stato si riduce a semplice mezzo per la conservazione di questi ultimi, ecco che, per Marx, anche contro di esso va condotta una lotta. Il ‘Manifesto’ comunista del 1848 dette l’avvio al generale attacco contro il vigente ordinamento borghese della società e dello Stato. Solo attraverso una rivoluzione, che dia origine alla società senza classi, il proletario potrà evolvere come uomo e come membro della specie. Ma questa visione dell’avvento della società senza classi finì per togliere ogni significato ai diritti liberali dell’uomo e del cittadino, proprio perché indicatori d’una determinata condizione della società civile. L’immagina marxiana dell’uomo in quanto membro della specie – ossia dell’uomo «vero», che ha bisogno della società, degli altri uomini, e non cerca la propria realizzazione nell’isolamento dell’individuo – è alla base di tutto il pensiero socialista e dei diritti sociali fondamentali da esso concepiti. (…) Come Marx, anche Ferdinand Lassalle rifiutò i diritti umani e fondamentali di matrice liberale. Anch’egli lo fece congiungendo, con pari energia, la riflessione filosofica e la volontà politica, senza peraltro riservare mai ai diritti una trattazione dettagliata. Se Marx s’era battuto con più vigore contro l’egoismo e l’individualismo insiti nella concezione borghese dei diritti fondamentali, Lassalle mise invece l’accento sulla vacuità e astrattezza dei diritti umani, per come apparivano agli occhi del ceto operaio, privo di possesso e non emancipato politicamente. Anch’egli, come Marx, s’era formato alla scuola di Hegel”” (pag 126-128) [Gerhard Oestreich, ‘Storia dei diritti umani e delle libertà fondamentali’, a cura di Gustavo Gozzi, Laterza, Roma Bari, 2001]”,”DIRx-014-FMB”
“OFARI HUTCHINSON Earl”,”Blacks and Reds. Race and Class in Conflict 1919-1990.”,”OFARI HUTCHINSON Earl holds a Bachelor’s degree in Sociology from California State University, Los Angeles, a Master’s degree in Humanities from California State Unifersity, E’ autore di vari saggi e articoli sull’esperienza dei neri americani. “”Still the Communist Party continued to have an image problem. Most blacks paid little attention to what the Party was doing. For the few who did, the Beacon incident only heightened their suspicions about the Communists. It sill looked to them as if the racial etiquette of white Communists was no better than that of other whites. Even more damaging, they could not see where blacks were being given any significant decision making authority in the Party: “”We have no objection to any Negro flirting with Communism””, the ‘Negro World’ cautioned, “”but as we have often pointed out they become ‘Yes Men’ to the Communist leaders”””” (pag 62)”,”MUSx-300″
“OFFE Claus”,”Lo Stato nel capitalismo maturo.”,”Claus Offe (Berlino, 1940) è attualmente professore di scienza politica e di sociologia presso l’università di Bielefeld, in Vestfalia. “”Il ricorso all’analisi marxiana del capitalismo contemporaneo non è in grado di spiegare o anche solo di ordinare teoricamente tutti i fenomeni delle formazioni “”tardo-capitalistiche””. Ma tanto meno le scienze sociali stabilite, in particolare le scienze politiche, sono oggi in grado di porre la questione fondamentale, affrontata da Marx, delle ‘leggi di movimento del capitale’ e della struttura sociale determinata dal suo movimento, e ancor meno di trovare una risposta a tali problemi. Si può dire anzi che quelle scienze, nella quasi totalità dei casi, vi rinunciano in maniera metodica. Uno degli obiettivi teorici principali delle scuole dominanti nel campo delle scienze sociali, quello cioè di ‘andare oltre’ Marx, si riduce quasi esclusivamente ad una prassi scientifica che ‘rimane al di sotto’ del livello analitico al quale Marx pone la questione. A questo processo di chiusura teorica è stato sacrificato anche il problema della logica di sviluppo delle formazioni sociali. La possibilità di individuare un sistema capitalistico ‘in quanto’ capitalistico viene in questo modo sacrificata a favore di categorie operazionali arbitrarie e di definizioni altrettanto arbitrarie”” (pag 18) [Claus Offe, Lo Stato nel capitalismo maturo, Milano, 1977]”,”TEOS-240″
“OFFEDDU Luigi”,”La sfida dell’acciaio. Vita di Agostino Rocca.”,”Luigi OFFEDDU giornalista nato a Sassari nel 1953. E’ stato per diversi anni redattore del “”Giornale”” e poi inviato speciale dell'””Avvenire””. Cornigliano pag 116″,”ITAE-233″
“OFFENSTADT Nicolas”,”La Grande Guerre en 30 questions.”,”Nicolas Offenstadt è maître de conférences nell’Università di Parsi I – Panthéon Sorbonne. Lavora sulla pratiche della guerra e della pace dalla fine del Medioevo all’epoca contemporanea. Ha diretto un’inchiesta collettiva sulla battaglia di Chamin des Dames apparsa per le edizioni Stock: ‘Le Chemin des Dames, de l’événement à la mémoire’ (2004) e ha pubblicato ‘Les Fusillés de la Grande Guerre et la mémoire collective 1914-1999’ (Odile Jacob poches 2002). Sulle forme di resistenza al conflitto. Obiezione di coscienza (pag 39-40) “”En France, il n’y pas de droit à l’objection de conscience mais dans les démocraties anglo-saxonnes, celui-ci, une fois la conscription mise en place (1916 en Angleterre), permet de refuser la participation directe au conflit. L’objection de conscience doit s’exercer en Angleterre au sein d’un ‘Non-Combatant Corps’ intégré à l’armée ou dans l’accomplissement d'””un travail d’importance nationale””, rarement attribué. L’exemption totale peur éventuellement être accordée par les tribunaux. Ces questions suscitent de grands débats parmi les pacifistes, dont certains refusent toute appartenance militaire. ‘L’Union of Democratic Control’ de E.D. Morel entend mener une critique de la guerre et de la diplomatie secréte. Aux Etats-Unis, la même question se pose avec l’entrée en guerre en 1917, et la mise en place de conditions d’accès restreintes à l’objection de conscience. La guerre y est aussi l’occasion de l’emergence de nouveaux mouvements pacifistes plus radicaux. Dans le mouvement socialiste, plus présent en Europe continentale, la guerre et la paix constituent rapidement un enjeu dans la concurrence entre les différents groupes. Durant toute la guerre, le mouvement socialiste européen est traversé par des clivages entre “”socialistes nationalistes””, dont les majoritaires français sont les épigones et des minorités critiques de la guerre, selon des degrés très variables. Celles-ci sont à l’origine des conférences qui se tiennent en 1915/1916 (Zimmerwald et Kienthal). Certains suivent les thèses léninistes et se rallient à la IIIe Internationale (1919). Ils fondent alors et développent des partis communistes nationaux. De nombreux militants syndicaux sont aussi actifs contre la guerre””. (pag 39-40)”,”QMIP-153″
“OFFENSTADT Nicolas”,”L’histoire bling-bling. Le retour du roman national.”,”Agrégé et docteur en histoire, diplomé de l’ Institut d’études politiques de Paris, ex ‘pensionnaire’ della Fondazione Thiers, l’autore è Maitre de conférences in storia del Medioevo all’Università di Parigi I. Ha pubblicato tra l’altro ‘Faire la Paix au Moyen Age’ (O. Jacob, 2007), e ‘La Grande Guerre en 30 questions’ (Geste, 2007).”,”STOx-021-FSD”
“OFFERLE’ Michel”,”Les Partis Politiques.”,”L’A è professore all’ Institut d’ Etudes Politiques de Lyon.”,”PARx-017″
“OFFORD Derek”,”The Russian Revolutionary Movement in the 1880s.”,”OFFORD Derek, Lecturer in Russian University of Bristol.”,”MRSx-047″
“OFFORD Derek”,”Nineteenth-Century Russia: Opposition to Autocracy.”,”Derek Offord è professore di storia e capo del dipartimento di Studi russi all’Università di Bristol “”Within the Marxist camp, however, fissures soon developed that mirrored those in the Populist camp a generation earlier. These fissures concerned such thorny questions as the degree to which socialist activity should take place within the existing legal framework, the relationship between political and economic struggle, and the relationship between political and economic struggle, and the relationship between the intelligentsia and the masses (now the urban workers rather than the peasantry). Mindful of the successes of Social Democrats in gaining political influence in the freer countries of the West, some Marxists – Berdiaev, Bulgakov, Struve, Tugan-Baranovsky – concentrated their attention on the short-term objective which Marxists shared with the bourgeoisie, namely the winning of political freedoms and the undermining of autocracy [138; 139]. Not surprisingly, some of the ‘legal Marxists’, as these Marxists came to be known, were to lean towards the liberal camp and made important contributions to the volume entitled ‘Landmarks’ (1909) which criticized the tendency of the Russian intelligentsia to take up polarized ideological standpoints. A different position was taken by Kremer, another Jewish revolutionary from Vilna, who in his pamphlet ‘On Agitation’ (1894) argued that the intelligentsia should learn from the masses and represent their grievances. According to yet another point of view, adopted by some intellectuals such as Prokopovich and his wife Kuskova, socialists should strive primarily to win for the workers economic gains and material improvements of the sort that it seemed possible to achieve in some Western countries. Yet other socialists of the period, led by Takhtariov [Strákhov, ndr] and represented in the newspaper ‘Workers’ Thought’ (Rabochaia mysl’; 1897), continued abroad as ‘The Workers’ Cause’ (Rabochee delo), were concerned to build a mass labour movement rather than one dominated by Marxists in intelligentsia. These various heresies, actual or somewhat exaggerated for polemical purposes, are vehemently opposed by Lenin in his work ‘What is to be done?’ (1902). Taking his title from Chernyshevsky’s novel, which he greatly admired, Lenin argues in ‘What is to be done?’ that the working class, if left to its own devices, could achieve only a ‘trade-union’ consciousness which would bring no durable improvement in its conditions”” (pag 100-101) [Derek Offord, Nineteenth-Century Russia: Opposition to Autocracy’, London, 1999] [J.L.H. Keep, ‘The Rise of Social Democracy in Russia, Clarendon Press, Oxford, 1963; (139) Richard Kindersley The First Russian Revisionists: A Study of Legal Marxism in Russia, Clarendon Press, Oxford, 1962] Strákhov (Takhtariov, Konstantin Mikháilovitch) (1871-1925): Desde 1893 participou no movimento social-democrata. Tomou parte activa nos trabalhos do II Congresso do POSDR (1903). Depois da cisão do partido no Congresso, simpatizou com os mencheviques; pouco depois afastou-se da actividade partidária. Fonte: Lenin – Obras Escolhidas em 3 Tomos”,”RUSx-180″
“OFFROY DE LA METTRIE Julien”,”Opere filosofiche.”,”Il volume comprende il ‘Discours préliminaire’ (1751), l’ Histoire naturelle de l’ âme’ (1745), ‘L’ Homme machine’ (1747), ‘L’ homme plante’ (1748), il Système d’ Epicure’ (1751) e l’ AntiSénèque’ (1750). Sulla potenza motrice della materia. “”E certo con qualche fondamento che gli antichi hanno pensato che la sostanza corporea considerata senza alcuna forma non possiede nessuna attività ma è tutta in potenza (Totum in fieri).”” (pag 60) Contro Cartesio. “”Cartesio, un genio fatto per aprire nuove strade e per smarrirvisi, ha preteso insieme a qualche altro filosofo che Dio sia la sola causa efficiente del movimento e che egli lo imprime ogni momento in tutti i corpi. Ma questa opinione è una mera ipotesi, che Cartesio ha cercato di adeguare ai lumi della fede. A questo punto egli non parla più da filosofo né ai filosofi – soprattutto a coloro che si possono convincere soltanto con la forza della evidenza””. (pag 61) Organizzazione della materia. “”Mi si conceda soltanto che la materia organizzata è dotata di un principio motore, il quale soltanto la differenzia dalla materia non organizzata (si può negare qualcosa all’ osservazione più incontestabile?) e che negli animali tutto dipende dalla diversità di questa organizzazione, come ho provato a sufficienza.”” (pag 226) “”Davvero non mi inganno: il corpo umano è un orologio, ma immenso e costruito con tanto artificio ed abilità (…)””. (pag 227)”,”FILx-281″
“OGRIZEK Doré”,”Les Etats-Unis d’ Amerique. Textes de Bettina Wilson, Ann & William Carnahan, Loyal Compton, Don Kellogg, Leslie Midgley, David Preston, Janine Ribes.”,”””Pochi sanno che, dal 1689 al 1691, New York fu governata da un dittatore tedesco, un certo Jacob Leisler, mercante, che profittò di un periodo di torbidi per impadronirsi delle leve del comando della città. Il suo solo atto costruttivo fu la riunione di una assemblea di tutte le colonie in vista di un’ azione concertata contro i francesi e i loro alleati indiani. Leisler fu preso e giustiziato nel 1691.”” (pag 150)”,”USAS-110″
“O’HANLON Michael E.”,”Neither Star Wars nor Sanctuary. Constraining the Military Uses of Space.”,”Michael E. O’Hanlon è senior fellow in ‘Foreign Policy Studies program’ alla Brookings a tiene la Sydney Stein Jr Chair. Un suo recente libro è ‘Crisi on the Korean Peninsula: How to Deal with Nuclear North Korea’ (McGraw-Hill, con Mike Mochizuki) e ‘Defending America: The Case for Limited Missile Defense’ (Brookings, con James M. Lindsay). “”The basic physics of the military use of space is challenging, and change is not happening quickly in most major technology sectors. Rocket boosters are only slightly improved from those of two or three decades ago, space-based lasers appear a distant and very expensive prospect, space-to-Earth weapons have limited intrinsic appeal, even if they probably could be built. But some areas of technology, such as high-energy lasers and microsatellites, are developing quickly enough that they could substantially change the basic backdrop for making military space policy in the coming decade or so. And existing technologies are spreading to many more users, as well”” (pag 89-90)”,”QMIx-254″
“O’HANLON Michael”,”Technological Change and the Future of Warfare.”,”Michael O’Hanlon specializes in U.S. defense strategy and the defense budget, military technology. Asian security issues, and military intervention. A senior fellow in Foreign Policy. Studies at the Brookings Institution, he teaches at Columbia University and Georgetown University; he previously worked on the staff of the Congressional Budget Office. O’Hanlon is the author of How to Be a Cheap Hawk and co-author (with Ivo H. Daalder) of the forthcoming Winning Ugly: NATO’s War to Save Kosovo. Foreword, Introduction, Conclusion, Index, Tables, Box, Figures,”,”QMIx-037-FL”
“O’HANLON Michael E.”,”Defense Strategy. For the Post-Saddam era.”,”L’autore è senior fellow in Foreign Policy Studies alla Brookins Institution.”,”USAQ-101″
“OHMAE Kenichi”,”La fine dello Stato-nazione. L’emergere delle economie regionali.”,”Kenichi Ohmae, ex Senior Partner della McKinsey & Company, è stato per anni consulente di governi e aziende di primo piano. Considerato una delle figure di maggior spicco tra gli odierni guru del business. Attualmente vive e lavora a Tokyo dove è impegnato in un movimento politico di riforma.”,”ECOI-165-FL”
“OITTINEN Vesa a cura, saggi di SCHERRER Jutta GLOVELI Georgi SUSILUOTO Ilmari POUSTILNIK Simona OGURTSOV A.P. STEILA Daniela RAUH Hans-Christoph ISAKOVA Galina TIKKA Pia HEDELER Wladislaw SHUSPANOV A.N. NERETINA Svetlana OITTINEN Vesa”,”Aleksandr Bogdanov. Revisited.”,”Contiene lettere inedite di Bogdanov a Bazarov (pag 151-173) Ultimo capitolo di Oittinen: la polemica e il dibattito filosofico tra Lenin e Bogdanov (Feuerbach, Plechanov), l’opera di Lenin ‘Materialismo e empiriocriticismo’”,”RIRB-153″
“OKASAKI Ayanori”,”Histoire du Japon: l’ économie et la population.”,”Firma di appartenenza L. Genet Il libro contiene molte tabelle e grafici. Il 2° dopoguerra. 1. Forte innalzamento degli indici della produzione dell’ industria manifatturiera (in ordine di crescita: meccanica, chimica, metallurgica, alimentare, tessile) (pag 128) 2. Movimento operaio e sindacale. Tasso di sindacalizzazione in calo relativo negli anni 1950 Tabella 55. Numero dei sindacati e dei loro iscritti. N° sindacati N° assoluto iscritti % dei lavoratori sindacalizzati 1947 23.300 5.690 46.8 1950 29.100 5.770 45.9 1953 30.129 5.840 40.9 (pag 135)”,”JAPE-018″
“OKASHA Samir”,”Philosophy of Science. A Very Short Introduction.”,”Samir Okasha is a Lecturer in Philosophy at the University of York. He has published numerous articles in philosophy journals in the areas of philosophy of science, philosophy of biology, and epistemology. He has taught at the National University of Mexico and has held a Jacobsen Fellowship in Philosophy at the University of London. Ackledgements, List of illustrations, Further reading, Index, A Very Short Introduction 67,”,”SCIx-194-FL”
“OLAYA MORALES Francisco”,”Historia del Movimiento Obrero espanol (siglo XIX).”,”Francisco OLAYA MORALES ha pubblicato numerosi lavori di ricerca storica in Spagna e in America con diverse case editrici. Con le edizioni NOSSA ha pubblicato: ‘El Oro de Negrin’ (2° ediz rivista e aumentata), ‘La intervencion extrajera en la Guerra Civil. Hispania y el descubrimiento de America’.”,”MSPx-010″
“OLBY Robert”,”Storia della doppia elica e nascita della biologia molecolare.”,”””Perutz ricorda: “”Bragg riteneva che non dovessimo dipendere indefinitamente dalla generosità della Fondazione Rockefeller, che mi aveva sovvenzionato dal 1939 in poi.”” (pag 258)”,”SCIx-149″
“OLDONI Massimo”,”L’ingannevole medioevo. Nella storia d’Europa letterature ‘teatri’ simboli culture. I.”,”Massimo Oldoni (Roma, 1944) insegna Lingua e Letteratura Mediolatine all’Università di Roma La Sapienza. Ha scritto su culture e letterature medievali e non.”,”STMED-003-FSD”
“OLDONI Massimo”,”L’ingannevole medioevo. Nella storia d’Europa letterature ‘teatri’ simboli culture. II.”,”Massimo Oldoni (Roma, 1944) insegna Lingua e Letteratura Mediolatine all’Università di Roma La Sapienza. Ha scritto su culture e letterature medievali e non.”,”STMED-006-FSD”
“OLDRINI Guido”,”I compiti della intellettualità marxista.”,”Gramsci e Lukacs avversari del marxismo della Seconda Intenazionale (capitolo pag 69)”,”TEOC-493″
“OLDRINI Guido a cura; saggi di CASES Cesare HERMANN István OLDRINI Guido MORAWSKI Stefan ALMASI Miklós FEHER István TERTULIAN Nicolae”,”Il marxismo della maturità di Lukacs.”,”””Occorreva dare un supporto organizzativo e ideologico allo sviluppo dell’arte russa. Tale compito se lo assunse Lunacharskij, responsabile della vita culturale russa del tempo, ed ex-compagno di lotta e dibattito di Lenin. Già verso la fine degli anni Venti, in modo parte consapevole, parte spontaneo, ebbero inizio i preparativi per la creazione di associazioni unificate degli scrittori, degli artisti, ecc. Rientrava in tale lavoro di preparazione l’incarico affidato a giovani studiosi di stabilire se e in quale misura Marx, Engels e Lenin avessero una concezione estetica coerente, e se la si potesse ricostruire in base agli scritti pervenutici. La figura indubbiamente più significativa del gruppo era Michail Lifsic, il quale, poco dopo l’arrivo di Lukacs a Mosca, portò a compimento quella raccolta che divenne poi nota col titolo di ‘Marx, Engels: Über Kunst und Literatur’, e che dimostrò come di fatto Marx ed Engels avessero una concezione estetica coerente, e come tale concezione, la cui essenza consisteva nel rispetto, nell’apprezzamento e nella valutazione dell’opera artistica oggettiva in quanto tale, fosse sostanzialmente contraria a ogni metodo sociologico-volgare.”” (pag 33) [István Hermann][in Guido Oldrini a cura, Il marxismo della maturità di Lukacs, 1983]”,”TEOC-554″
“OLDRINI Guido”,”L’Ottocento filosofico napoletano nella letteratura dell’ultimo decennio.”,”Contiene il capitolo: Antonio ‘Labriola nel quadro della cultura napoletana’ (pag 212-230 Labriola e il metodo genetico (v.) “”Si è già fatto cenno sopra agli indubbi apporti – e ai meriti – degli studi di Poggi. L’inconveniente cui essi vanno incontro, il loro rischio più serio è che, accentuando oltre misura i debiti di Labriola verso l’hebartismo tedesco, dipingendo il suo “”itinerario al marxismo”” come qualcosa di gradualmente ascendente, di lineare, svoltosi “”attraverso le fasi dello sviluppo di una discussione che in tutti i suoi momenti decisivi aveva prospettato soluzioni di impostazione fondamentalmente hebartiana o che, in linea più generale, si era ricollegata a complessi argomentativi sviluppati dal dibattito filosofico e scientifico della Germania degli anni ’40-’80, dibattito segnato da una costante reazione anti-hegeliana e anti-idealistica e impegnato in un’opera di ricezione critica del positivismo europeo”” (Poggi, Antonio Labriola, cit, p. 167)””, il rischio – dicevamo – è che l’esperienza marxista dei ‘Saggi’ venga a significare poco più che un’applicazione o una messa a punto, nel campo della metodologia della ricerca storica, dei criteri già elaborati durante il ventennio precedente, dai saggi herbartiani fino alla prelezione del 1887; e che sia svalutata e cancellata ogni sua portata innovativa. Poggi si dichiara anzi senz’altro per “”l’impossibilità di sostenere che l’adesione di Labriola alla concezione materialistica della storia segni un momento di rinnovamento radicale nella sua riflessione”” (Poggi, Introduzione a Labriola, cit, p. 95)”” (pag 223-224)”,”STOx-203″
“OLDRINI Guido”,”La cultura filosofica napoletana dell’Ottocento.”,”Guido Oldrini è nato a Varese nel 1935. llievo di Garin, atttualmente insegna Storia della filosofia all’Università di Bologna. Collaboratore della Rivista critica di storia della filosofia e di Cinema nuovo, è autore di: Gli hegeliani di Napoli. Augusto Vera e la corrente ortodossa, La solitudine di Ingmar Bergman, Il primo hegelismo italiano.”,”FILx-092-FL”
“OLDRINI Guido”,”I compiti della intellettualità marxista.”,”Contiene tra l’altro: cap. III. L’eredità marxista di Antonio Labriola (pag 37-60) “”[Antonio Labriola] è tra i pochissimi pensatori italiani della seconda metà del secolo XIX che si conquista subito la stima dei classici del marxismo, conservandola anche quando il marxismo della II Internazionale va subendo quel progressivo imbastardimento in senso positivistico di cui si è parlato sopra. Non per nulla Engels, rimasto sino alla fine in corrispondenza con lui, lo giudica un «marxista rigoroso»; Mehring lo loda per aver «compreso il materialismo storico come pochi», averlo «penetrato pienamente» e averlo riprodotto «da pensatore autonomo»; e Lenin, che ne avvicina i ‘Saggi sulla concezione materialistica della storia’ già nel 1897, durante la sua relegazione in Siberia, parla di quel libro come di un lavoro «serio e interessante», afferra subito il significato della sua «difesa straordinariamente intelligente» del marxismo (che Labriola – fa rilevare Lenin – chiama la «nostra dottrina») e in una lettera alla sorella Anna le suggerisce anche l’idea di voltare in russo il secondo saggio. Non appena insorge la controversia sulla “”crisi del marxismo””, Labriola vi prende posizione con chiarezza, scendendo in campo armato delle sue critiche taglienti”” (pag 40-41) [cap. III. L’eredità marxista di Antonio Labriola]”,”TEOC-164-FF”
“OLDRINI Guido”,”Hegel e l’Hegelismo nella Francia dell’Ottocento.”,”Guido Oldrini è docente di storia della filosofia all’Università di Bologna e si occupa di temi connessi alla circolazione dell’idealismo (Gli hegeliani di Napoli; La cultura filosofica napoletana dell’Ottocento; L’ottocento filosofico napoletano nella letteratura dell’ultimo decennio; Napoli e i suoi filosofi; L’estetica di Hegel e le sue conseguenze), di storia del marxismo.”,”HEGx-021-FL”
“OLDRINI Guido”,”L’idealismo italiano tra Napoli e l’Europa.”,”Guido Oldrini è nato a Varese nel 1935. llievo di Garin, atttualmente insegna Storia della filosofia all’Università di Bologna. Collaboratore della Rivista critica di storia della filosofia e di Cinema nuovo, è autore di: Gli hegeliani di Napoli. Augusto Vera e la corrente ortodossa, La solitudine di Ingmar Bergman, Il primo hegelismo italiano.”,”TEOS-114-FL”
“OLDS C.D.”,”Frazioni continue.”,”C.D. Olds è nato a Wanganui, Nuova Zelanda, nel 1912. Ha studiato alla Stanford University, dove ha conseguito il titolo di Ph. D. nel 1943. Ha insegnato alla Stanford University e alla Purdue University ed è attualmente professore di matematica al San Jose State College.”,”SCIx-140-FL”
“OLENDER Maurice a cura; scritti di Pierre BIRNBAUM Michel DE-CERTEAU Michele DUCHET Maurice DE-GANDILLAC Colette GUILLAUMIN Jacqus HASSOUN Albert JACQUARD Naim KATTAN Jacques LE-GOFF Francis MARTENS Arnaldo MOMIGLIANO Serge MOSCOVICI Maurice OLENDER Maxime RODINSON Lilly SCHERR Michel TARDIEU Pierre VIDAL-NAQUET Jean BOTTERO Hilda DANON Elisabeth DE-FONTENAY Patrick GIRARD François HARTOG François JACOB Madeleine JEAY Elisabeth LABROUSSE Emmanuel LE-ROY-LADURIE Joseph MELEZE-MODRZEJEWSKI Pierre NORA Franklin RAUSKY Jacques RUFFIE Alain SCHNAPP Jean-Pierre VERNANT Ilios YANNAKAKIS”,”Pour Léon Poliakov. Le racisme, mythes et sciences.”,”Contiene tra l’altro i saggi: Pierre Moscovici, La psicologia delle folle all’origine del fascismo (pag 277-288) Maxime Rodinson, Qualche tesi critica sulla interpretazione poliakoviana (pag 317-322) Jacques Ruffie, Il mito della razza (pag 357-366) (Marx ed Engels molto impressionati dal pensiero di Darwin, che avrebbe condizionato in parte il loro schema della lotta di classe, come motore della storia (pag 359) Pierre Birnbaum, La sociologia ebraica e la sua emancipazione (pag 41-47) (l’autore si sofferma sul dibattito sulla questione di un Marx, si e no, presunto antisemita, opera ‘La questione ebraica’) Emmanuel Le Roy Ladurie, Lo storico e l’eguagliana (pag 75-91) (l’autore parla di un giovane Marx umanista e democratico, in seguito il marxismo sarebbe diventato scientista, psedo-scientifico (pag 89) Michèle Duchet, Le società dette “”senza storia”” (pag 345-355) (sul rapporto di Marx e specialmente di Engels con Morgan, critica dell’opera di Engels, L’origine della famiglia della società e dello Stato’: il grande tentativo di Marx ed Engels era inaccettabile perché fissava per la storia ‘un’ senso (una direzione), e faceva della lotta di classe il motore della storia umana, vista come un tutto (pag 354)”,”TEOS-318″
“OLGIATI Francesco”,”Carlo Marx.”,”F. Olgiati, Monsignore”,”MADS-038-FL”
“OLGIATI Giustina a cura”,”Mercanti. Gli uomini d’affari a Genova nel medioevo. Mostra documentaria, 20 giugno – 13 luglio 2013. Genova, Complesso munumentale di Sant’Ignazio.”,”Comitato scientifico: Francesca Imperiale (Archivio di Stato), Cristina Olgiati (Sopraintendenza Archivistica per la Liguria), Alfonso Assini (Archivio di Stato Genova), Roberto Santamaria (Archivio di Stato Genova). Dono di Mario Caprini”,”LIGU-199″
“OLGIATI Giustina ZAPPIA Andrea, a cura, saggi di Valeria POLONIO Giustina OLGIATI Andrea ZAPPIA Andrea LERCARI”,”Schiavi a Genova e in Liguria (secoli X-XIX). Mostra documentaria.”,”Dono di Mario Caprini Gli schiavi sono uomini e donne in condizione servile che svolgono i lavori più pesanti in agricoltura e nell’artigianato, e nelle dimore private (serve domestiche, balie, badanti, concubine del padrone e oggetto di attenzione degli altri uomini della casa). Vittime di guerre, razzie e povertà, provengono dalle coste saracene, dalla Sardegna e poi dal grande mercato del Mar Nero: tartari, russi, abkhazi, circassi, zichi, magiari, ungari, bulgari, greci, mingreli, lazi, più tardi albanesi, bosniaci, valacci, mori di Malaga e Granada, ebrei della diaspora sefardita, turchi. Sono la “”merce umana””; voce primaria dell’economia della Genova medievale. Come schiavi non hanno diritti; se liberati; si integrano nella società, formano una famiglia, diventano a tutti gli effetti dei cittadini di Genova. I ‘cattivi’ sono gli uomini e donne liguri di nascita libera, che la cattura da parte delle navi barbaresche ha reso schiavi. Vengono dai bordi delle riviere, dalle piccole imbarcazioni di pescatori e dai grandi vascelli sconfitti in battaglia; sono nati in famiglie povere e nel grande patriziato cittadino. Per la loro liberazione opera a Genova il Magistrato del riscatto degli schiavi. Molti di loro riescono a ritornare in libertà; molti non rivedono più le loro case. Dono di Mario Caprini”,”LIGU-200″
“OLGIATI Giustina TINTERRI Daniele a cura; saggi di Daniele TINTERRI Valentia RUZZIN Andrea LERCARI Giustina OLGIATI Andrea LANZOLA”,”Rapporti di famiglia a Genova, secoli XII-XVIII.”,”Dono di Mario Caprini Rapporti di famiglia a Genova a cura di Giustina Olgiati e Daniele Tinterri Durante i secoli del Medioevo e dell’età moderna il termine famiglia definisce un complesso di individui molto più ampio del nucleo rappresentato da due sposi e dai loro figli. La famiglia comprende ascendenti, discendenti, collaterali; mogli legittime, separate o divorziate; concubine; servitori, stipendiati e apprendisti; donne nubili o vedove; figli naturali o non ancora emancipati dalla patria potestà; consanguinei bisognosi di assistenza. Per il patriziato genovese la famiglia è il clan, l’insieme di quanti si fregiano dello stesso cognome per diritto di nascita o per l’associazione a un albergo e godono di beni in comune. Nel Settecento si aggiungono a essi i cavalier serventi, galanti o cicisbei. Se lo Stato interviene, con leggi e statuti, per regolare interessi patrimoniali, usi e costumi legati ai rapporti di famiglia, la realtà di tutti i giorni affiora dagli atti dei notai, che ci raccontano storie di matrimoni imposti e rifiutati, bigamia e uxoricidio, rapimenti e violenza, separazioni e divorzi, figli legittimi e naturali, vedovi e anziani. Le vicende private di grandi personaggi storici come Cristoforo Colombo e Giovanni Andrea Doria si uniscono con quelle degli abitanti della città di Genova, dallo schiavo liberato che proviene dal Catai agli uomini e donne di ogni ceto e condizione sociale, nel lungo arco cronologico che copre la storia del Comune e della Repubblica di Genova. Una storia che non cessa mai di stupirci e di farci riflettere sulle radici del nostro presente. Autori dei saggi, delle trascrizioni e delle schede di catalogo: Andrea Lanzola, Andrea Lercari, Giustina Olgiati, Valentina Ruzzin, Daniele Tinterri Dono di Mario Caprini”,”LIGU-201″
“OLGIN M.J.”,”Life and Teachings of Friedrich Engels, (1820-1895). Founder, with Marx, of the Theory of Class Struggle and Socialist Revolution – Builder of the First Revolutionary Working Class Organizations.”,”OLGIN M.J. L’opuscolo riporta riferimenti dell’autore a Stalin e una sua citazione. “”Lenin, the great follower of Marx and Engels, said that man marches ahead to objective truth through his everyday practice, through the development of technique. “”””Human thought””, said Lenin, “”can give us, and does give us, ‘absolute truth’, which is composed of the sum total of relative truths. Every step in the development of science adds new grains to this sum total of absolute truth””. We have said that the philosophy of Marx and Engels is dialectical materialism. We have so far spoken about materialism. But from the above it is quite clear that according to the philosophy of Marx and Engels, the world is not something frozen, something final, unchangeable, but that is exists in continuous changes. This is exactly the meaning of dialectics. For dialectical philosophy, said Engels, “”…nothing is final, absolute, sacred. It reveals the transitory character of everything and in everything; nothing can endure before it except the uninterrupted process of becoming and passing away, of endless ascendancy from the lower to the higher””. The great fundamental thought of dialectical materialism, said Engels, is “”…that the world is not to be comprehended as a complex of ready-made ‘things’, but a complex of ‘processes’, in which the things apparently stable go through an uninterrupted change of coming into and passing out of being””.”” (pag 19) [M.J. Olgin, Life and Teachings of Friedrich Engels, (1820-1895)’, 1935]”,”MAES-139″
“OLITSKAJA Ekaterina”,”Memorie di una socialrivoluzionaria.”,”Questo scritto è passato in Occidente come ‘Samizdat’ (o editoria privata).”,”RIRB-050″
“OLIVA Carlo RENDI Aloisio”,”Il movimento studentesco e le sue lotte.”,”OLIVA e RENDI sono entrambi insegnanti e fanno parte dell’ area dei movimenti della sinistra extraparlamentare.”,”ITAC-035″
“OLIVA Gianni”,”L’ alibi della Resistenza. Ovvero come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale.”,”OLIVA Gianni vive a Torino dove è nato nel 1952. Studioso del Novecento da anni si occupa di argomenti legati alla storia nazionale (‘I vinti e i liberati’, ‘8 settembre 1943 – 25 aprile 1945’, ‘I Savoia’, ‘Foibe’, ecc. Il baratto tra criminali di guerra tedeschi e italiani. “”Il risultato è che al suo posto vengono celebrati pochi e marginali dibattimenti e la questione viene ridotta alla dimensione di alcune responsabilità individuali: “”Le sollecitazioni sottobanco del governo alla Procura generale militare per insabbiare le iniziative processuali”” hanno il loro esito nell’ “”armadio della vergogna””, il mobile con le ante rivolte verso il muro dove vengono richiusi tutti i fascicoli relativi ai crimini nazisti, rimasto sepolto negli archivi sino al 1994; ma l’ esito è anche il silenzio sui crimini di guerra commessi dagli italiani nei territori occupati. Per elaborare la memoria della vittoria, tutto ciò che ricorda la sconfitta diventa indicibile””. (pag 92-93)”,”ITAR-075″
“OLIVA Gianni”,”Soldati e ufficiali. L’esercito italiano dal Risorgimento a oggi.”,”OLIVA Gianni studioso del ‘900 ha insegnato storia delle istituzioni militari presso la Scuola d’applicazione d’arma di Torino e si occupa di storia nazionale recente. Contiene: ‘La riforma Ricotti: modello prussiano e reclutamento nazionale’ (pag 83) La strategia di Cadorna. “”La conseguenza operativa era che la fanteria “”deve essere addestrata solo all’azione frontale, da eseguirsi a ondate successive”” e che “”la manovra avvolgente deve essere eliminata sia dal combattimento, sia dallo sfruttamento di eventuali successi””. (pag”,”ITQM-163″
“OLIVA Mario”,”Giulia Gonzaga Colonna tra Rinascimento e Controriforma.”,”OLIVA Mario Illustrazione: Bernardino Ochino il più illustre dei ministri protestanti italiani del XVI secolo; la sua conversione avvenne in seguito ai rapporti avuti a Napoli con il Valdés. Il canonico Carnesecchi portavoce delle dottrine del Valdés dopo la di lui morte ‘Giulia allieva del Valdés (1536-1541)’ (pag 218)”,”RELP-054″
“OLIVA Gianni”,”«Si ammazza troppo poco» I crimini di guerra italiani 1940-43.”,”OLIVA Gianni vive e lavora a Torino (1952-) studioso del Novecento si occupa di temi di storia nazionale recente. Epurazione mancata. “”Presieduto da Carlo Sforza, un liberale moderato convinto sostenitore dell’azione epurativa, l’Alto commissariato viene suddiviso in quattro settori guidati ognuno da un commissario aggiunto, designato da un partito della coalizione governativa: punizione dei delitti fascisti (Mario Berlinguer, Partito d’Azione), epurazione dell’amministrazione dello Stato (Mauro Scoccimarro, Partito comunista), accertamento dei profitti di regime (Mario Cingolani, Democrazia cristiana) e liquidazione dei beni appartenuti alle organizzazioni fasciste (Pier Felice Stangoni, demolaburista e capogabinetto di Bonomi). (…) Il risultato è un oggettivo rallentamento del processo che, tra ostacoli burocratici, interferenze politiche e laboriosità tecniche, perde lo slancio iniziale: a fine dicembre, secondo i dati forniti dallo stesso Sforza, nel settore della punizione dei delitti si contano tremila investigazioni compiute e 1013 processi avviati; in quello dell’epurazione, 3210 sentenze emesse, di cui 539 di dispensa al servizio, 1316 sanzioni minori e 1355 di proscioglimento; in quello dei profitti di regime, 3006 istruttorie compiute””. (pag 138-139)”,”ITQM-170″
“OLIVA Gianni”,”La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana.”,”””La storiografia resistenziale e quella neofascista, pur senza concordare sulla quantificazione, hanno ridimensionato queste cifre-limite [trecentomila vittime, il ministro degli interni Mario Scelba alla Camera dei Deputati affermava nel giugno 1952 all’opposto che i morti accertati erano di 1732, ndr (pag 114)]. Carlo Simiani, nel 1949, ha scritto che “”secondo i dati da noi raccolti e vagliati, i giustiziati del Nord dovrebbero aggirarsi intorno ai quarantamila””; Giorgio Pisanò, nel 1966, ha parlato di 34.500 vittime, di cui oltre diecimila nell’Emilia Romagna, cifra riproposta dieci anni più tardi da Duilio Susmel; Paul Serant, in uno studio sui fascisti collaborazionisti giustiziati in tutta Europa, ha indicato per l’Italia un totale di quarantaseimila vittime; Giorgio Bocca, nella sua ‘Repubblica di Mussolini’, ha invece calcolato un numero di vittime compreso tra dodicimila e quindicimila. Al di là delle sensibili differenze tra una cifra e l’altra, i lavori di questi diversi autori hanno il limite intrinseco di non indicare le fonti sulle quali sono basate le quantificazioni”” (pag 115-116)”,”ITAR-208″
“OLIVA Gianni”,”La grande guerra degli italiani, 1915-1918.”,”OLIVA Gianni storico del Novecento, da anni si occupa di alcuni fra gli argomenti più controversi e significativi della storia recente. Ha pubblicato tra l’altro:’L’alibi della Resistenza ovvero Come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale’ (2003), ‘Le tre Italie del 1943. Chi ha veramente combattuto la guerra civile’ (2004), ‘I crimini di guerra italiani, 1940-43’ (2006). “”Quando un sistema internazionale entra in crisi, tutte le nazioni si sentono libere d’intraprendere autonomamente il proprio cammino verso situazioni più soddisfacenti. In quest’atmosfera si sviluppò il nazionalismo, cioè la tendenza di ciascun Paese a primeggiare e a imporre agli altri la propria supremazia: Austria e Russia ambivano entrambe a espandersi nei Balcani, l’Italia voleva ritagliarsi un ruolo di potenza adriatica assicurandosi i territori dalmati e montenegrini, il revanscismo francese voleva riconquistare l’Alsazia e la Lorena annesse dalla Germania nel 1870 dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan. La coscienza della lotta per la supremazia economica si sarebbe prima o poi trasformata in guerra aperta portava in primo luogo al consolidarsi di opposti sistemi di alleanze: se la Germania rafforzava i suoi rapporti con l’impero austroungarico e l’Italia rinnovando la Triplice Alleanza, Inghilterra, Francia e Russia mettevano da parte gli antichi contrasti e si univano in quella che sarebbe stata definita la Triplice Intesa. In secondo luogo, si avviava una grande corsa agli armamenti, direzione verso la quale spingevano sia le diverse correnti irrazionalistiche e nazionalistiche (che avevano un denominatore comune nell’esaltazione della guerra e della violenza), sia gli interessi di larghi settori dell’industria, sia i vertici militari. Nel 1914 le condizioni erano dunque mature per trasformare un fatto locale, come l’attentato di Sarajevo, nella scintilla di un incendio generale”” (pag 7)”,”QMIP-216″
“OLIVA Gianni”,”La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: Foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana.”,”Gianni Oliva (Torino 1952), docente di Storia contemporanea alla Scuola d’Applicazione d’Arma di Torino, è membro del comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza in Piemonte. Oltre a numerosi saggi su riviste specializzate, ha pubblicato Storia degli alpini, Esercito, paese e movimento operaio, La resistenza alle porte di Torino, I vinti e i liberati, 8 settembre 1943-25 aprile 1945. Le guerre del dopoguerra, La Repubblica di Salò, I Savoia.”,”ITAR-014-FL”
“OLIVA Gianni”,”La grande storia della Resistenza, 1943-1948.”,”Capitolo III. La dimensione militare della Resistenza (pag 281-308) Capitolo IV. La dimensione politica della Resistenza (pag 323-340) ‘Una valutazione della composizione sociale delle formazioni partigiane’ ‘Quanti sono, dunque, i militanti del movimento resistenziale nel momento di maggior affluenza nelle bande e quale è la loro estrazione sociale? Il numero più accreditato dalla storiografia (e confortato dai risultati della Commissione per i riconoscimenti delle qualifiche partigiane) (23) è quello di circa 250.000, cifra che può essere accolta con l’avvertenza che si tratta di un dato assolutamente relativo, all’interno del quale andrebbero individuati i periodi e i modelli di effettiva militanza, così da poter costruire un grafico delle presenze. Non è facile d’altra parte, stabilire i requisiti necessari alla qualifica di partigiano. Le formazioni sono realtà composite: c’è il combattente che rimane alla macchia per tutto il periodo, c’è il partigiano che alterna periodi di clandestinità con altri in cui torna alla propria abitazione (magari in occasione dei raccolti o dell’aratura), c’è chi ha contatti stretti con le bande e talora partecipa alle azioni militari pur conservando il proprio inserimento nella vita civile, c’è chi, per stanchezza psicologica o per contingenze diverse, abbandona temporaneamente la formazione per poi farvi rientro; e c’è, naturalmente una varietà di ruoli che spazia dal combattente, al collaboratore, alla staffetta, all’informatore, al propagandista. La fluidità del fenomeno guerrigliero, che ha la sua caratteristica peculiare nell’intercambiabilità dei ruoli, pregiudica di per sé gli sforzi di quantificazione. All’assenza di dati definitivi corrisponde la mancanza di analisi sulla composizione sociale del partigianato. Uno studio condotto su 6181 partigiani delle formazioni “”GL”” piemontesi offre uno spaccato significativo, ma ovviamente parziale: 30 per cento operai, 20 per cento contadini, 11,7 per cento artigiani, 11,2 per cento studenti, 10 per cento impiegati, 5,3 per cento professionisti, 3,3 per cento ufficiali e soldati regolari, 1,6 per cento casalinghe, i restanti non identificati. Un analogo studio su una casistica di 7270 partigiani del ravennate indica il 44,5 per cento contadini, 31,9 per cento artigiani, 3,5 impiegati, 3,4 per cento studenti, 2,2 per cento casalinghe, 1.6 per cento ufficiali e soldati regolari. Le differenze tra le due griglie di dati rinviano alla diversa composizione sociale dei territori, ma altri elementi andrebbero analizzati: è verosimile, per esempio, ce la percentuale di operai sia più alta nelle formazioni garibaldine, e quella di ufficiali nelle formazioni autonome. Anche le indicazioni sui caratteri regionali della Resistenza riflettono i limiti di studi analitici ancora da compiere: se ci sono conferme alla tesi di una partecipazione preminente dei contadini alle formazione partigiane dell’Emilia Romagna, di una forte presenza operaia in Liguria, di una maggiore eterogeneità nelle altre regioni del nord, restano comunque da documentare i termini dei rapporti’ (pag 291-292) [(23) (…) Il decreto stabilisce che per ottenere l’attestato di “”partigiano combattente”” bisogna dimostrare di aver militato almeno per tre mesi inuna formazione e aver partecipato ad almeno tre azioni ad altro rischio (…)] [dal capitolo III. La dimensione militare della Resistenza (pag 281-308)]”,”QMIS-266″
“OLIVA Gianni”,”Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria.”,”Gianni Oliva studioso del Novecento, ha insegnato storia delle istituzioni militari presso la Scuola d’applicazione d’arma di Torino e da anni si occupa degli aspetti meno indagati della storia nazionale contemporanea. Ambiguità di Togliatti di fronte alle rivendicazioni jugoslave. “”Secchia, in una lettera a Roveda scritta nei primi giorni di ottobre, lamenta che «i compagni sloveni improvvisamente e senza accordarsi con noi hanno mutato la linea di condotta che sino ad oggi era stata adottata tra i due partiti e ci hanno fatto trovare d fronte al fatto compiuto (42). È in questa situazione che Togliatti si incontra a Bari, il 16 o 17 ottobre 1944, con i rappresentanti di Tito, Edvard Kardelj e Milovan Gilas. Un verbale, redatto da Kardelj, parla di «perfetto accordo», ma quanto più conta sono le direttive inviate il successivo 19 ottobre da Togliatti a Vincenzo Bianco. In tema di liberazione del territorio, esse sono ancora più esplicite dei pronunciamenti già emessi. L’occupazione di parte jugoslava, egli scrive, «è un fatto positivo, di cui dobbiamo rallegrarci e che dobbiamo in tutti i modi favorire», perché significa che «in questa regione non vi sarà né un’occupazione né una restaurazione dell’amministrazione reazionaria italiana, cioè si creerà una situazione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera dell’Italia. Una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in un appello all’occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi. Le direttive di Togliatti non parlano di annessione, ribadendo la posizione di rinvio al dopoguerra: «Noi non possiamo impegnare ora una discussione sul modo come sarà risolto domani il problema di Trieste, perché questa discussione può oggi soltanto servire a creare discordia tra il popolo italiano e i popoli slavi». La prospettiva è tuttavia ambigua nell’invito a garantire che alla testa della città vi siano «le forze democratiche e antifasciste più decise e disposte alla stretta collaborazione con l’esercito e l’amministrazione di Tito»: per questo «i nostri compagni dovono comprendere e fare comprendere a tutti i veri democratici triestini che una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in una occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi» (43)”” (pag 128-129) [(42) Paolo Spriano, ‘Storia del partito comunista italiano, cit., vol. V, p. 436; (43) ibid., p. 447]”,”QMIS-002-FER”
“OLIVA Gianni”,”Le tre Italie del 1943. L’ alibi della Resistenza. Come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale.”,”Gianni Oliva vive e lavora a Torino, dove è nato nel 1952. Studioso del Novecento, si occupa di argomenti meno indagati della storia nazionale. Questione Resistenza come Guerra patriottica (pag 37) “”Al momento dell’entrata in guerra del 1940 la consonanza tra l’Italia e il regime era lontana dalle vette raggiunte nel 1936 in occasione della conquista dell’Impero, incrinata sia dalle disillusioni rispetto alle aspettative di benessere che proprio la campagna d’Etiopia aveva suscitato, sia dall’avvicinamento subalterno alla Germania nazista, ma restava comunque abbastanza salda, nella diffusa aspettativa di una guerra breve e quasi indolore: «Fu solo l’impatto della guerra vera e propria e con le prime gravi sconfitte che fece precipitare – con un’accelerazione impressionante – i consensi al regime. Soprattutto, il trauma della guerra e delle sconfitte fece crollare il consenso personale attorno a Mussolini: … riproducendo uno schema antico nella psicologia dei sudditi (e non solo nella tradizione italiana), la figura di Mussolini era stata percepita da molti italiani come distinta se non contrapposta a quella dei gerarchi e dei dignitari del regime. Dal 1940 in poi questa fiducia crollò per trasformarsi spesso nel suo opposto, in un’avversione intrisa di rancore e di disprezzo» (21). La rapidità e la capillarità con cui si determinava lo scollamento tra il paese e il regime aprivano la strada a rivisitazioni consolatorie e improbabili del passato, come quella di Pietro Badoglio che, descrivendo le piazze del 10 giugno, parlava della folla come di un «pecorume inquadrato da gerarchi e “”scagnozzi”” del partito con l’ordine di applaudire ad ogni parola del discorso» ma, finita la funzione, «si disciolse per conto proprio in un silenzio assoluto, avvertendo tutta la gravità del passo e le dure conseguenze che esso avrebbe recato al paese» (22)”” (pag 30-31) [(21) Gianpasquale Santomassimo, “”Consenso””, cit., p.352 (in Dizionario del fascismo, autori vari); (22) Pietro Badoglio, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1946, p. 45]”,”QMIS-014-FER”
“OLIVA Gianni”,”Primavera 1945. Il sangue della guerra civile.”,”Gianni Oliva (Torino 1952) ha insegnato alla Scuola d’Applicazione d’Arma e all’Università di Torino. Studioso del Novecento in particolare degli anni 1943-48.”,”ITAR-002-FSD”
“OLIVA Gianni”,”Umberto II. L’ultimo re.”,”””La condanna politico-morale di Vittorio Emanuele III e il rifiuto di collaborare con lui e con Badoglio sono tuttavia pregiudiziali che si ritrovano in tutti i contesti. Il Comitato di Liberazione Nazionale di Roma prende posizione con un ordine del giorno presentato dal democristiano Giovanni Gronchi e votato all’unanimità il 16 ottobre 1943: dopo aver denunciato il fascismo di Mussolini risolrto a Salò e affermata la priorità della lotta di liberazione per la quale è indispensabile l’aggregazione di tutte le forze sane della nazione, il documento sostiene che non è possibile agire «sotto l’egida dell’attuale governo costituito dal re e da Badoglio». Dall’intransigenza nasce la proposta di costituire un governo straordinario, espressione delle fore antifasciste, il cui programma è fissato in tre punti: «… finire (pag 182-184)”,”BIOx-026-FGB”
“OLIVA Gianni”,”Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria.”,”Gianni Oliva, storico e giornalista, è nato a Torino. Laureato in Lettere presso l’Università di Torino è stato docente di liceo, dirigente scolastico e poi docente universitario. 1944. Togliatti di fronte alle rivendicazioni jugoslave “”L’insistente pressione jugoslava dell’autunno 1944 determina una correzione di linea da parte dei comunisti italiani. Sino ad allora, essi hanno sostenuto l’ipotesi del rinvio al dopoguerra, preoccupandosi che la questione del confine nordorientale non interferisca con l’unità antifascista del CLNAI, e a livello locale non sono mancati momenti di frizione, generalmente contenuti entro i limiti dell’insofferenza (come nell’agosto, quando Luigi Frausin e gli altri membri del CLN di Trieste vanno in visita al Comando della «Garibaldi-Trieste» suscitando la reazione dell’OF (Fronte di liberazione sloveno, ndr), ma in alcuni casi degenerati in modo drammatico (esemplare la vicenda di Lelio Zustovich, comunista italiano dell’Istria, fucilato dai croati con l’accusa di «nemico del popolo» già all’inizio del 1944 per la sua condanna degli eccidi dell’autunno 1943) (37). A settembre, le posizioni mutano: quando Kardelj comunica ufficialmente a Massola che gli sloveni intendono annettere Trieste, Monfalcone e Gorizia e chiede che il Pci avalli la prospettiva, i dirigenti comunisti vengono messi alle strette: «Non capisco» dice Kardelj «l’atteggiamento di alcuni vostri compagni dirigenti, i quali combattono per il riconoscimento del carattere italiano di questi territori. Così pure non li capisco per quanto riguarda il loro atteggiamento verso Trieste, perché essi sanno benissimo che cosa significherebbe Trieste in una simile Jugoslavia che sarà appoggiata fortemente dall’Unione Sovietica». Di fronte a un’impostazione del problema che ha l’avallo di Mosca e che riesce a camuffare l’espansionismo jugoslavo con una presunta prospettiva internazionalista, la direzione del Pci rettifica la propria politica”” (pag 124-125) [Gianni Oliva, ‘Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria’, Mondadori – Corriere della Sera, Milano, 2025] [(37) Cfr. Galliano Fogar, ‘Trieste in guerra, 1940-1945, cit., p. 121]”,”QMIS-370″
“OLIVER Roland FAGE John D.”,”Breve storia dell’ Africa.”,”OLIVER è nato a Srinagar nel 1923 e ha studiato a Cambridge. Dal 1958 è lettore di storia africana all’ Univ di Londra. Sull’ Africa ha scritto parecchie opere (v. retrocopertina). FAGE è nato nel 1921 e ha studiato a Cambridge. Ha insegnato storia all’ Univ del Ghana e poi è stato reader di storia africana all’ Univ di Londra. ha scritto varie opere sul tema.”,”AFRx-014″
“OLIVERIO Alberto”,”Storia naturale della mente. L’ evoluzione del comportamento.”,”Alberto OLIVERIO è professore di psicobiologia presso l’ Università di Roma e direttore dell’ Istitutod di Psicolobiologia e Psicofarmacologia del CNR. “”Dei processi di assimilazione genetica possono essersi verificati anche a livello umano: ad esempio, un comportamento innovatore può essersi inizialmente stabilito in un gruppo di ominidi caratterizzati da una più raffinata struttura motrice, sensoriale o associativa a livello della corteccia; in una piccola popolazione gli individui geneticamente più affini potevano più facilmente condividere questa somiglianza, imitare un innovatore e avere una prole in grado di affermarsi rispetto a quella di altri individui. Alcune innovazioni o elementi-base della cultura, connessi a una diversità delle “”strutture portanti”” a livello celebrale (vedi Piattelli Palmarini, 1981) possono essere rapidamente trasmessi attraverso il meccanismo della selezione assimilativa e aver portato a un rapido sviluppo culturale della specie umana””. (pag 85)”,”SCIx-184″
“OLIVERIO Alberto”,”Istruzioni per restare intelligenti. Come tenere in forma la mente per tutta la vita.”,”ex-libris Albertocchi “”Il nostro corpo è formato da circa 100.000 miliardi di cellule, ognuna delle quali è costituita da diversi tipi di molecole.”” (pag 129) Alberto Oliverio insegna psicobiologia all’Università La Sapienza di Roma.”,”SCIx-421″
“OLIVERIO Alberto”,”Alfabeto della mente. Biologia e comportamento.”,”ex-libris Albertocchi Alberto Oliverio insegna psicobiologia all’Università La Sapienza di Roma. Neuroni. “”Il cervello umano è costituito da circa dieci miliardi di cellule nervose, unite tra di loro in un’intricatissima rete che si basa su migliaia di migliaia di contatti che sono “”plastici””, cioè mutano di numero a seconda delle esigenze e delle funzioni cerebrali. Sono questi contatti a rendere possibile lo scambio di informazioni tra le cellule nervose, a far sì che i messaggi arrivino dai recettori periferici del cervello, che si svolgano i processi di memoria e di apprendimento, che le nostre emozioni, sogni e pensieri prendano corpo”” (pag 13)”,”SCIx-422″
“OLIVERIO Alberto; PIATTELLI PALMARINI Massimo”,”Biologia e comportamento umano (Oliverio); Sui limiti di applicabilità delle leggi biologiche ai fenomeni sociali (Piattelli Palmarini).”,”Sulle teorie evoluzionistiche non darwiniane “”In sostanza la selezione naturale, non basandosi più su un lento lavoro di accumulo di caratteri basati su piccole unità (i geni) ma su tempi più veloci in quanto opera su frammenti più grossi (i segmenti di cromosomi) può procedere a passi più veloci secondo un processo che A.M. Liquori ha definito di tipo «probabilistico-esplosivo» (8) e non soltanto basarsi sull’accumulo «lineare» di unità geniche che specifichino rigidamente e in una progressione filogenetica logica quella che è stata definita come la «biogrammatica del comportamento»”” (pag 110) (A. Oliverio) (8) A.M. Liquori, Determinismo e probabilità, in ‘Civiltà delle macchine’, 1976, n. 3-4 pp. 52-56″,”SCIx-008-FB”
“OLIVERO Luigi”,”Turchia senza harem.”,”Citazione in apertura al libro: “”Un libro affascinante e bizzarro che non frutterà al suo autore la meravigliosa villa sul Bosforo che il Sultano regalò a Lamartine in cambio della sua apologetica Storia della Turchia”” (Allah Lassah Ramilaj, eminente storico persiano contemporaneo)”,”TURx-007″
“OLIVESI Antoine NOUSCHI Antoine”,”La France de 1848 a 1914.”,”Antoine OLIVERI è maitre assistant presso la facoltà di lettere e scienze umane di Aix en Provence André NOUSCHI è professore alla falcoltà di lettere e scienze umane di Nizza. “”Il bonapartismo è un regime di destra? La sua ambiguità – o la sua abilità – è di affermarsi come una regime “”nazionale””, al di sopra dei partiti, aspirando a riconciliare tutti i francesi. Esso si propone sia come “”una gloria nazionale, una garanzia rivoluzionaria e un principio d’ autorità”” secondo la definizione di Guizot. Già il Primo Impero ha presentato i tre volti del bonapartismo: autoritario, all’ origine, popolare, poi liberale durante i Cento Giorni. Ma, dal 1848 al 1870, il bonapartismo è stato prima popolare, poi autoritario e infine liberale. Questa ambiguità, dunque, come ha sottolineato René Remond, permette di comprendere perché le masse contadine hanno trovato nel bonapartismo una protezione contro i notabili realisti””. (pag 78)”,”FRAD-051″
“OLIVESI Antoine”,”La commune de 1871 a Marseille et ses origines.”,”OLIVESI Antoine agregé de l’ Université. “”Alla Repubblica di Thiers “”che doveva essere conservatrice o non essere”” Cremieux andava ad opporre la Comune rivoluzionaria, un mese dopo l’ apostrofo di Bordeaux. La calma nella quale viveva Marsiglia fino al 23 marzo era dunque greve di inquitudine e di tensione, come quella che regnava a Parigi, all’indomani dell’ assedio, era impregnata di febbre e di rancore. I garibaldini, i civili, smobilitati, raggiungevano a poco a poco la città. La loro situazione materiale era miserabile. Non si sapeva dove alloggiarli, come soccorlerli.”” (pag 130)”,”MFRC-095″
“OLIVETTI Angelo Oliviero”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo.”,”OLIVETTI Angelo Oliviero nato a Ravenna nel 1874 e morto a Spoleto nel 1931 fu tra i fondatori del Partito socialista italiano e partecipò al dibattito europeo sul revisionismo. Teorico del sindacalismo rivoluzionario fu uno degli animatori dell’ interventismo e dei promotori del Fascio rivoluzionario d’ azione interventista. Si riavvicinò a MUSSOLINI, di cui era stato intimo fin dai tempi dell’ esperienza svizzera di questi e dal quale si era allontanato all’ epoca del primo fascismo e dell’ impresa fiumana, dopo il delitto MATTEOTTI, e divenne uno dei teorici del corporativismo. Giornalista, scrittore, agitatore politico, diresse giornali e riviste, fu uno dei membri della Commissione dei Quindici e poi di quella dei Diciotto per la riforma dello Stato. Insegnò dottrine politiche all’ Università di Perugia.”,”ITAF-127″
“OLIVETTI A.O.”,”Problemi del socialismo contemporaneo. (1° serie)”,”””Il metodo è la forza assoluta, unica, suprema, infinita, alla quale nessun oggetto può resistere; è la tendenza della ragione a ritrovare, a riconoscere se stessa in ogni cosa.”” (Hegel, Logica III) (in apertura) “”La Rivoluzione francese, liberatrice degli spiriti e dei corpi, è libero scambista. La reazione, la restaurazione sarà protezionista. Il protezionismo moderno è una sopravvivenza di idee medioevali. Dunoyer e Chevalier ravvisano in esso il prodotto del regime dei privilegi di cui fu complemento. La immortale dichiarazione di diritti dell’ uomo proclama la libertà economica. Il più grande atto emancipatore della umanità segna il trionfo del libero scambio.”” (pag 151)”,”MITS-301″
“OLIVETTI Angelo Oliviero”,”Bolscevismo, comunismo e sindacalismo.”,”””Leone Tolstoi è il vero puntello del bolscevismo russo”” (pag 25) Intervista di Lenin a Le Temps (pag 71) “”Il secondo momento ci è palesato dallo stesso Lenin nella sua ormai storica intervista col Temps. Egli confessa che il bolscevismo, per necessità finanziarie è in trattative con gruppi capitalistici anglo americani per vaste concessioni di foreste di miniere di ferrovie e di porti, per cedere insomma il dominio economico di enormi estensioni di suolo russo””. (pag 71) Testo intervista in inglese: An Interview with Lenin Soviet Russia Will Deal with Nations who Respect Soviet Principles Written: March 1919, Ludovic Naudeau, special correspondent of Les temps, and first published in English in The Manchester Guardian; Source: The Furnishing Worker (Australia), August 4, 1919, under the headline “An Interview With Head of Soviet Russia, Will Deal with Nations who Respect Soviet Principles, States the World is Moving Inevitably to Socialism.” Public Domain: this text is free of copyright; Transcribed: by Andy Blunden. We are exceedingly anxious to adapt ourselves to circumstances during the period of transition through which Europe is passing. Can a communal State like ours, surrounded by capitalist States, exist? Why not? Of course it is very difficult for a people like the Russian people, young and little developed, to live without numerous ties with neighbouring and more advanced nations. We need technicians, scientists, and all the apparatus of universal industry. Particularly to-day, when the productive powers of Russia are destroyed, we are unable alone to develop the immense resources of this country. Under such conditions, however disagreeable the admission, we must admit that our principles, though applying within our own frontiers, must beyond our frontiers give place to political agreements which will allow us to live. Thus we very seriously propose to recognise that we must pay the income on foreign loans, and, as we have no money, we shall pay it with corn, oil, and all kinds of raw materials of which we shall have enough once normal production is resumed. We have decided to grant timber and mining concessions to the citizens of the Entente Powers, on condition that the essential principles of Soviet Russia are respected. Further, we should be resigned to ceding territories of the old Russian Empire to certain Entente Powers. English, Japanese, and American capitalists are very anxious for such concessions. As for France, we are not clear. There seems to be two opposed currents in France so far as we are concerned. We shall not resist any responsible demands that will give us peace. If too much is asked we shall fight and defend ourselves. The Western Powers are beginning to see that it is not quite so easy to make war on us as they thought at first. An honest peace would be the best thing for the whole world. We are ready to make a bargain. To show our sincerity, I can tell you that we have granted a concession to an international company for the building of the Veliki Severni Pont — that is to say, the Great Northern Railway. It is a line three thousand versts long, to run from Soroka, a station on the middle of the Murman railway, via Kotlas and the Urals, to the junction of the Obi and the Irtish. Immense virgin forests of eight millions of hectares and all kinds of unexploited mines will fall within the domain of the construction company. As we have not the means to develop these ourselves, there is no harm in giving the job to a foreign country. It is a case of ceding property of the State for a fixed term, probably eight years, with the right of repurchasing. Our conditions will not be hard. The laws of the Soviet fixing the eight-hour day and control by workmen’s organisations will be respected, and that will suffice. Of course, this is a great departure from pure communism, and there has been much controversy over the project, but we have decided to accept what the period of transition through which we are passing renders necessary. The Bolshevik Government will keep any bond it signs. THE STATE OF THE FUTURE You ask me about the future of the world? I am no prophet, but of this I am sure: that the old State of capitalists and free trade, such as England was, is dying. The State of the future will monopolise everything, buy everything, sell everything. The evolution of the world is moving inevitably towards Socialism. There are various transitional forms and phases, but the goal is one. Who would have believed a few years ago in the possibility of the nationalisation of the railways in America, or that this republic would buy up all the wheat to put it to the use most convenient to the State? The League of Nations will be extremely difficult to constitute, but out of these experiments a new form of civilisation will in the end emerge. Clearly, our communist experience here is not a decisive proof. Russia is a nation apart, whose intellectual culture does not correspond at all to Western culture. The land question here has problems unknown to you. Remember that private rural property was created only a few years ago by Stolypin. In Russia, when the old autocratic government founded there was no power to oppose the explosion of the social revolution. In Germany and in France, where the ancient pillars are enormously more solid than they were with us, a revolution is much more difficult to commence than was the case in Russia. On the other hand, if a Socialist regime established itself in France or in Germany, it would be much easier with them than with us to perpetuate it. Socialism would find in the West the staffs, the talent, the organism, every variety of intellectual and material help which we lack here. I sum up by saying that experience proves that every human group is moving towards Socialism by its own road. The old world can no longer exist. The economic situation engendered by the war will precipitate its downfall. All that has been said, all that can be said, against the State as employer has not prevented or checked this evolution. The remedy the defects of the State employer we shall have to strike out new forms of control, but to-day it is hopeless to prevent the State becoming the employer. That it must happen will come as by its own weight. http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1919/mar/guardian.htm”,”SOCx-218″
“OLIVETTI Adriano, edizione critica a cura di Davide CADEDDU”,”Stato federale delle comunità. La riforma politica e sociale negli scritti inediti (1942-1945).”,”Contiene il capitolo: 5. Struttura e funzionamento delle Commissioni di fabbrica in America (pag 163-174) (esistono due tipi di Commissioni di Fabbrica negli Stati Uniti: una la Commissione riunita (lavoratori e dirigenti), l’altra la Commissione di lavoratori che parte dal presupposto che i rappresentanti dei lavoratori possono rappresentare meglio la massa lavoratrice se non vi sono rappresentanti della Direzione nella Commissione) Contiene dedica manoscritta di Davide Cadeddu a GM. Bravo”,”TEOP-015-FMB”
“OLIVI Bino”,”Da un’ Europa all’ altra.”,”Gennaio 1963, De Gaulle pone il veto all’ ingresso della Gran Bretagna nella CEE, Ottobre 1972, i Nove, non più i Sei, a Parigi, definiscono gli obiettivi della nuova Europa. OLIVI, già portavoce della commissione CEE, di simpatie socialiste, ha scritto nel 1963 ‘Europa difficile’ e con Roberto DUCCI, nel 1964, ha pubblicato una raccolta di documenti storici e diplomatici sulla politica europea ‘L’ Europa incompiuta’.”,”EURx-145″
“OLIVI Bini”,”L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea 1948-2000.”,”Bino Olivi è stato per oltre vent’anni portavoce della Comunità Europea. Ha quindi curato il progetto della Fondazione europea a Parigi. Ha insegnato Storia della Comunità e Comunicazione europea in corsi universitari in Italia e in Francia. Ha pubblicato: La fine della comunicazione di massa. Dal villaggio globale alla nuova Babele elettronica (con B. Somalvico). É autore inoltre di L’Europa incompiuta (con D. Ducci), Da un’Europa all’altra, Carter e l’Italia, Il tentativo Europa e Discorsi per l’Europa.”,”EURE-046-FL”
“OLIVI Bino”,”Da un’ Europa all’altra.”,”Gennaio 1963, De Gaulle pone il veto all’ ingresso della Gran Bretagna nella CEE, Ottobre 1972, i Nove, non più i Sei, a Parigi, definiscono gli obiettivi della nuova Europa. OLIVI, già portavoce della commissione CEE, di simpatie socialiste, ha scritto nel 1963 ‘Europa difficile’ e con Roberto DUCCI, nel 1964, ha pubblicato una raccolta di documenti storici e diplomatici sulla politica europea ‘L’ Europa incompiuta’.”,”EURE-006-FV”
“OLIVI Bini SANTANIELLO Roberto”,”Storia dell’integrazione europea. Dalla guerra fredda alla Costituzione dell’Unione.”,”Bino Olivi è stato per oltre vent’anni portavoce della Comunità Europea. Ha quindi curato il progetto della Fondazione europea a Parigi. Ha insegnato Storia della Comunità e Comunicazione europea in corsi universitari in Italia e in Francia. Ha pubblicato: La fine della comunicazione di massa. Dal villaggio globale alla nuova Babele elettronica (con B. Somalvico). É autore inoltre di L’Europa incompiuta (con D. Ducci), Da un’Europa all’altra, Carter e l’Italia, Il tentativo Europa e Discorsi per l’Europa. Roberto Santaniello è direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.”,”EURx-108-FL”
“OLIVIERI Claudio”,”Gli spartachisti nella rivoluzione tedesca (1914-1919).”,”Nei primi tragici mesi del 1919 (15 gennaio – 10 marzo) muoiono i capi del movimento operaio rivoluzionario tedesco (Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Franz Mehring, Leo Jogiches) Euro 11.0″,”MGER-100″
“OLIVIERI Walter”,”L’inquadramento dei lavoratori metalmeccanici. Commento al sistema e ai profili professionali del Contratto Collettivo di Categoria.”,”W. Olivieri esperto in amministazione e gestione del personale. E’ direttore degli affari generali di Finmeccanica (1975)”,”SIND-140″
“OLIVIERI Achille”,”La riforma in Italia. Strutture e simboli, classi e poteri.”,”Achille Olivieri, Bologna 1941, ha effettuato ricerche in Polonia e in Svizzera (Basilea) sui meccanismi di trasmissione dell'””eresia”” e sulla sua penetrazione rurale nell’Europa orientale. Ha insegnato Storia moderna presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Padova. Escatologismo comunitario rurale (pag 100-) Modello rivoluzionario di Gaismayr (Gaismair) “”Il modello rivoluzionario, quale Gaismayr sa attuare, si discosta, nel suo montaggio, dalle esperienze rivoluzionarie di Müntzer, dall’unione di tradizionalismo magico, di strutturazione escatologica e vagamente comunitaria: Gaismayr, al contrario, si inserisce nella traiettoria della sensibilità maturata dalel collettività urbane del ‘400 (la città intesa come un organismo razioanle, la necessità di rinnovare le tecniche agrarie, ecc.), e ne avverte le involuzioni come stimoli. Ma il suo programma, ancora una volta, riaffermava la preponderanza “”ideologica”” delle classi dirigenti urbane ed il desiderio di configurare la realtà rurale quale momento dello sviluppo delle interazioni e dei quadri urbani”” (pag 105) Michael Gaismair, o Gaismayr (Ceves, 1490 – Padova, 15 aprile 1532), è stato un politico e rivoluzionario austriaco, capo ed ideologo della rivolta contadina in Tirolo e nel Salisburghese tra il 1525 e il 1526.”,”RELP-002-FSD”
“OLLIVIER Marcel”,”Spartacus. La liberté ou la mort!”,”E’ in ricordo del gruppo di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che si richiamò a Spartaco e creò la Lega Spartachista per mettere fine alla barbarie e alla guerra con la rivoluzione in Germania, che René LEFEUVRE nel 1934 diede il titolo di Spartacus ai cahiers che si mise a stampare come complemento della rivista Masses. “”Di colpo, il terrore si diffuse a Roma. Secondo la testimonianza degli storici dell’ epoca, regnò nella città uno stato di panico simile a quello che aveva provocato tempo prima l’ avvicinamento di Annibale. L’ annuncio dell’ avanzata rapida di Spartaco aveva sconvolto tutte le teste”” (pag 72) Marcel OLLIVIER (nato a Bucarest nel 1896 emigrato con la famiglia in Francia) ha scritto le sue memorie rimaste inedite (qualche estratto è apparso nella rivista ‘Communisme’ (55-56 1998). OLLIVIER fece il viaggio verso Mosca nel 1920 col mandato di delegato della sinistra dei giovani socialisti, in compagnia di MÜNZENBERG, per partecipare al 2° congresso della 3° Internazionale. A Mosca fece la conoscenza del gruppo francese e di Victor SERGE. Ha collaborato ai Cahiers du bolchevisme e ha scritto articoli per le Bulletin communiste organo del Partito Comunista francese. Con Victor SERGE a VIenna sarà responsabile delle pubblicazioni del partito. A Marcel OLLIVIER si devono numerose traduzioni dal tedesco di testi importanti di MARX, ENGELS, Max BEER, Rudolf HILFERDING, Karl LIEBKNECHT, Georg LUKACS, Rosa LUXEMBURG. (pag 107).”,”STAx-080″
“OLLIVIER Albert”,”La Comuna.”,”OLLIVIER Albert è uno degli esponenti della nuova storiografia francese. Bakunin a Lione (pag 179) “”Tutta questa attività distruttrice non era superflua. Thiers non ignorava i molteplici motivi che predisponevano una parte della provincia a seguire l’ esempio di Parigi. Senza invocare l’ orgoglio nazionale, ancora vivo in molti luoghi, la crisi economica, più esattamente la mancanza quasi totale di attività industriale e di relazioni commerciali, creava nel paese condizioni particolarmente propizie all’ insurrezione. Il passato recente serviva a Thiers da avvertimento. Molto prima che Parigi si pronunciasse per la Comune, Lione l’aveva proclamata e l’ agitazione aveva cominciato ad estendersi al sud del paese.”” (pag 178)”,”MFRC-120″
“OLLIVIER Albert”,”Le Dix-huit brumaire. 9 novembre 1799.”,”””Quoique vous disiez que le pouvoir m’est venu comme de lui-même, je sais ce qu’il m’a coûté de peines, de veilles, de combinaisons””. (Napoléon à Roederer, 1804) “”Numerose manifestazioni o ammutinamenti militari erano state colte tanto da Babeuf che dai realisti. Da entrambe le parti, si voleva sfruttare il malcontento delle truppe riguardo al loro trattamento e ai salari non pagati. Le istruzioni scritte dei babuvisti indicavano la linea da seguire: le delegazioni dovevano formulare delle rivendicazioni ultra-rivoluzionarie. Ma questo non strappava ai realisti l’ argomento della pace.Così, per esempio, lo squadrone degli ussari designato per raggiungere e rafforzare l’ esercito di Bonaparte in Italia si era rifiutato di lasciare Aix-en-Provence e, l’ 11 maggio, aveva manifestato per le strade al grido di “”Viva il re e m… per la Répubblica””. (…) E per il fatto che, una manifestazione di massa contro uno Stato non può prodursi ed avere successo se non trova simpatia e complicità tra i dirigenti di detto Stato. Si è avuto questo all’ origine della Rivoluzione, con Philippe d’ Orléans, La Fayette e altri. I girondini si erano trovati perduti, il 31 maggio, allorché le manifestazioin parigine avevano trovato un appoggio nel gruppo parlamentare della Montagna. Ma dopo il 9 Termidoro, i Montagnardi erano spauriti, prudenti, preoccupati di salvare la vita e il loro seggio. Alla fine della Convenzione, nel 1795, gli affamati, gli insorti avevano bellamente invaso due volte l’ Assemblea, il 12 germinale e il 1° pratoso, essi non avevano ottenuto un reale sostegno da parte della Montagna. Non si spaurivano più: se si rivoltavano era perché essi non avevano di che mangiare, non avevano, non più, di che battersi.”” (pag 31-32)”,”FRAN-077″
“OLLIVIER Marcel”,”Un espion nomme Staline.”,”Marcel OLLIVIER è uno dei rari sopravviventi della generazione comunista dell’immediato dopoguerra 1914-1918. E’ stato segretario della Federation des Etudiants communistes de France. Ha incontrato Stalin più volte e la maggior parte dei dirigenti bolscevichi dell’epoca lavorando nel Comintern come traduttore e interprete. Vittima di un tentativo di rapimento fugge, durante la guerra di Spagna, a un assassinio ordinato da Mosca che gli rimproverava di profetizzare sulla stampa l’inganno del patto germano-sovietico. Ipotesi sulla morte per avvelenamento di Lenin. Dopo la rottura Lenin Stalin per fortuna di quest’ultimo Lenin ha un nuovo attacco (9 marzo 1923) ed è chiuso definitivamente nella dacia di Gorki da cui non uscirà più vivo. Col tempo sembra migliorare ma improvvisamente il 24 gennaio si apprende che è morto. In viaggio per il Caucaso Trotsky riceve un telegramma da Stalin in cui l’invita a proseguire il viaggio perché non avrebbe fatto in tempo a tornare per i funerali (in realtà non era vero). Ciò fa fare a Trotsky alcune riflessioni: Stalin aveva il timore che Trotsky potesse interrogare i medici sull’ipotesi di avvelenamento. Tenerlo lontano e poi bruciare le viscere di Lenin e imbalsamarne il corpo rendeva impossibile un ulteriore esame post-mortem. (pag 266-267)”,”STAS-060″
“OLLIVIER Jean-Paul”,”Quando farà giorno, compagno? Storia della Rivoluzione d’Ottobre.”,”Il grande merito di JeanPaul Ollivier è di portarci all’appuntamento di Pietrogrado attraverso i mille percorsi isolati che vi conducono. Gaston Bonheur”,”RIRO-075-FL”
“OLLMAN Bertell”,”La dialectique mise en oeuvre. Le processus d’abstraction dans la méthode de Marx.”,”””Ce qui est décisif dans le marxisme…(c’est) sa dialectique révolutionnaire”” (Lenin) “”Le marxisme est avant tout une méthode d’analyse – pas une analyse de textes, mais l’analyse des relations sociales”” (Trotsky) (in apertura) “”Le problème principal dont traite la dialectique ressort clairement du commentaire par Marx du mythe romain de Cacus (1). Mi-homme, mi-démon, Cacus vivait dans une caverne et ne sortait que la nuit pour voler des boeufs. Pour tromper ses poursuivants, il forçait les animaux à entrer à reculons dans son repaire pour que leurs empreintes donnent l’impression qu’ils en étaient sortis. Le lendemain matin, à la recherche de leurs boeufs, les propriétaires ne trouvaient que leurs empreintes. D’après l’apparence immédiate de celles-ci, force leur était de conclure que leurs animaux étaient partis de la caverne pour aller au milieu du champ et qu’ils avaient ensuite disparus. (…) Pour saisir les sens réel des empreintes, les propriétaires des boeufs avaient à découvrir ce qui était arrivé la nuit précédente et ce qui s’était passé dans l’antre situé juste au-dessus de leur horizon. (…) La dialectique cherche à surmonter cette difficulté en élargissant notre idée des choses pour y inclure, comme aspects de ce qu’elles sont, à la fois le processus par lequel elles sont devenues ce qu’elles sont, et les interactions dans lesquelles elles se situent. De cette façon l’étude de toute chose induit l’étude de son histoire et du système qui l’inclut”” [(1) Marx écrit: “”[A’ l’instar de Cacus] le capitaliste fait comme si était issu de lui ce qu’il a pris aux autres”” (Marx, Théories sur la plus-value, t.3, p. 630-631)] [Bertell Ollman, La dialectique mise en oeuvre. Le processus d’abstraction dans la méthode de Marx, 2005] (pag 23-24)”,”MADS-578″
“OLLMAN Bertell”,”Alienazione. La concezione marxiana dell’uomo nella società capitalista.”,”””Nel criticare l’interpretazione data dal Grün della psicologia di Fourier, Marx afferma che nessuno dei singoli attributi degli individui reali può indicare l’uomo nella sua totalità: “”Quale genere di uomo può essere dedotto dal lobo del suo orecchio, o da una qualche altra caratteristica che lo contraddistingue dalla bestie? Un simile uomo è contenuto in se stesso, al pari del proprio comedone”” (1). Tuttavia, Marx tenta un siffatto sommario della sua concezione della “”natura umana in generale”” quando dice: “”l’intero carattere di una specie…è contenuto nel carattere della sua attività vitale e l’attività libera e cosciente è il carattere specifico dell’uomo”” (2). In un certo senso una qualunque delle categorie più importanti in cui Marx presenta la sua visione, data la trama di connessioni che sussiste tra loro, potrebbe servire a questo scopo. Marx sceglie l'””attività vitale”” dell’uomo, che si riferisce a tutte le attvità che contraddistinguono la specie umana, perché la considera il più vantaggioso punto di vista da cui osservare le altre relazioni dell’uomo. Il cuore dell'””attività vitale”” è il lavoro produttivo; per Marx “”la vita produttiva è la vita della specie. E’ la vita che genera la vita”” (3). E altrove afferma “”Come gli individui esternano la loro vita così essi sono. Ciò che essi sono coincide dunque immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono quanto col modo come producono”” (4).”” (pag 152) [(1] ‘L’ideologia tedesca; (2)(3) ‘Manoscritti del 1844’; (4) ‘L’ideologia tedesca’] [Bertell Ollman, ‘Alienazione. La concezione marxiana dell’uomo nella società capitalista’, 1975] ‘Il modo di produzione…. è una forma definita di esprimere la vita degli individui’ (nota 4 pag 342)”,”TEOC-155-FF”
“OLLMAN Bertell”,”Marx’s Vision of Communism: A Reconstruction.”,”””For Marx, the “”laws of nature”” which are said to govern us are “”founded on the want of knowledge of those whose action in the subject to it”” (79)”” (pag 28) (“”Per Marx, le “”leggi di natura”” che si afferma che ci governano sono “”fondate sulla volontà di conoscenza di coloro la cui azione è soggetta ad essa””) (79) Capital, I, 75. Marx is quoting here from Engels’ early essay. “”Outlines of a Critique of Political Economy”””,”MADS-751″
“OLMEDA Mauro”,”El desarrollo de la sociedad. I. Introducción a las Sociedades Preclasistas.”,”In data anteriore Engels aveva scritto a un altro interlocutore sullo stesso tema: “”Noi siamo artefici della nostra propria storia, ma, in primo luogo, in condizioni e presupposti molto definite. E tra queste condizioni e presupposti, quelle economiche sono in ultima istanza decisive… Ma quelli politiche ecc, e certamente le stesse tradizioni che rispondono alla mente umana, giocano un ruolo, anche se non decisivo””. (pag 65)”,”STOS-113″
“OLMEDA Mauro”,”El desarrollo de la sociedad. II. Las fuerzas productivas y las relaciones de producción en las sociedades preclasistas.”,”Lavoro manuale e macchine in agricoltura. “”Mancando il macchinario, non era possibile un grande aumento della produzione alimentare. La civilizzazione che si può conseguire con il lavoro manuale è una civilizzazione molto semplice, dice Prentice. Questo è il segreto, continua lo stesso autore, di quei duemilatrecento anni che ci appaiono stagnanti in tutte le arti utili, una stagnazione che durò dalla storia primitiva fino all’ inizio del XIX secolo””. (pag 33)”,”STOS-114″
“OLMI Gianni”,”Il santo rogo e le sue vittime.”,”Istituita da papa Sisto IV nel 1478 su richiesa dei ‘re cattolici’, l’inquisizione, passando attraverso vari mutamenti di forma e di statuto giuridico, ha esplicato la sua attività lungo l’arco di seicento anni, considerato che in Spagna fu abolita nel 1834. (pag 5) In occasione del Giubileo del 2000 Papa Giovanni Paolo II chiese perdono per i misfatti della Chiesa”,”RELC-423″
“OLMOTI Giorgio”,”Il boom, 1954-1967.”,”Giorgio Olmoti, laureato in Conservazione dei beni culturali, lavora in campo della sistemazione e gestione di archivi fotografici.”,”ITAS-227″
“OLSON Richard”,”Filosofia scozzese e fisica inglese, 1750-1880. Alle origini dello stile scientifico dell’età vittoriana.”,”Richard Olson insegna nella University of California di Santa Cruz. (1975) In uno studio ormai classico, Pierre Duhem indicava una netta differenza di stile scientifico tra scienziati inglesi e scienziati del continente del secolo decimonono: mentre i loro colleghi continentali davano importanza soprattutto a tecniche di tipo analitico-matematico e a teorie astratte ed estremamente generali, gli scienziati inglesi propendevano all’uso di immagini e tecniche di tipo geometriche e di modelli e analogie con campo di applicazione limitato.”,”SCIx-556″
“OLSZAK Norbert”,”Histoire des banques centrales.”,”OLSZAK Norbert è Professore all’ Università Robert Schuman di Strasburgo e docente della Facoltà di diritto, di scienze politiche e di gestione.”,”ECOG-009″
“OMAN Charles Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. 378-1278 ad. Vol I.”,”Sir Charles Oman was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Preface, Table of Maps, Plans, Illustrations, Notes,”,”QMIx-043-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. 1278-1485 ad. Vol. II.”,”Sir Charles Oman was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Table of Maps, Plans, Illustrations, Notes, Conclusion, Chronological Table of Battles, Index,”,”QMIx-044-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. Volume I: 1807 – 1809. From the treaty of Fontainebleau to the Battle of Corunna.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval.”,”QMIx-049-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Art of War in the Sixteenth Century.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Preliminary Data, Chronological List of Battles, Combats and Sieges, Plates, Notes, Index,”,”QMIx-051-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. Volume II: January – September 1809. From the Battle of Corunna to the End of the Talavera Campaign.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-052-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. September 1809 to December 1810. Ocaña, Cadiz, Bussaco, Torres Vedras. Vol. III.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-055-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. December 1810 to December 1811. Masséna’s Retreat, Fuentes de Oñoro, Albuera, Tarragona. Vol. IV.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-056-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. October 1811 to August 31, 1812. Valencia, Ciudad Rodrigo, Badajoz, Salamanca, Madrid. Volume V.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-057-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. September 1, 1812 to August 5, 1813. The Siege of Burgos, the Retreat from Burgos, the Campaign of Vittoria, the Battles of the Pyrenees. Vol. VI.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval.”,”QMIx-058-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. August 1813 to April 14, 1814. The Capture of St. Sebastian, Wellington’s Invasion of France, Battles of the Nivelle, The Nive, Orthez and Toulouse. Vol. VII.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-059-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Art of War in the Sixteenth Century.”,”Sir Charles Oman è stato uno dei più importanti storici della Gran Bretagna e uno scrittore di talento. I suoi libri, noti per essere sia accademici che accessibili, includono A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars e A History of the Peninsular War in sette volumi. Il primo volume traccia la transizione della guerra dalla caduta dell’Impero Romano alla battaglia di Marchfeld nel 1278, che decise il destino dell’Austria e segnò le descrizioni di particolari battaglie. La storia della guerra in due volumi nel Medioevo è un’opera chiave per comprendere il volto mutevole della battaglia mentre veniva testata, affinata e trasformata attraverso secoli di drammatici sconvolgimenti.”,”QMIx-023-FSL”
“OMAN Charles, Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. Volume One: 378-1278 AD.”,”OMAN Charles (1860 – 1946), Oxford University, Professore di Storia Moderna, numismatico, impiegato durante la Prima guerra mondiale al Foreign Office e al Press Bureau.”,”QMIx-070-FSL”
“OMAN Charles, Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. Volume Two: 1278-1485 AD.”,”OMAN Charles (1860 – 1946). Oxford University. Professore di Storia Moderna, numismatico, impiegato durante la Prima guerra mondiale al Foreign Office e al Press Bureau.”,”QMIx-071-FSL”
“O’MEARA Barry E., a cura”,”Complement du Mémorial de Sainte-Hélène. Napoléon en exil; Relation contenant les opinions et le réflexion de Napoléon sur les évènement les plus importans de sa vie, durant trois ans de sa captivité, et ornée d’un fac simile. Tome II.”,”note; notizia storica sulla morte di Napoleone, Rapporto dei medici dopo l’analisi del corpo di Napoleone, Strofe, Testamento di Napoleone, Lettere; Appendice: Campagne di Napoleone Bonaparte e battaglia da lui in persona comandate (pag 484-488)”,”FRAN-046-FSL”
“OMERO”,”Odissea. Tradotta da Ippolito Pindemonte con cenni intorno alla questione Omerica ed al Traduttore.”,”””Tu mi racconta, nè fraudarmi il vero, I mari scorsi e i visitati lidi. Parlami delle genti, e delle terre Che di popol ridondano, e di quante Veder t’avvenne mazioni agresti, Crudeli, ingiuste, o agli stranieri amiche, A cui timor de’ Numi alberga in petto. Né mi tacer, perché secreto piangi, Quando il fato di Grecia e d’Ilio ascolti. Se vene dagli Dei strage cotanta, Lor piacque ancor che degli eroi le morti Fossero il canto dell’età future.”” (pag 135)”,”VARx-254″
“OMERO, a cura di Maria Grazia CIANI, commento di Elisa AVEZZU'”,”La morte di Ettore (Iliade XXII).”,”””E tuttavia non voglio morire senza lotta e senza gloria, voglio fare qualcosa di grande che sia tramandato anche a coloro che verranno”” (Ettore) (pag 55)”,”VARx-052-FV”
“OMERO, a cura di Umberto BOELLA”,”Iliade. Canto XXIV.”,”””E tuttavia non voglio morire senza lotta e senza gloria, voglio fare qualcosa di grande che sia tramandato anche a coloro che verranno”” (Ettore) (pag 55)”,”VARx-053-FV”
“OMERO, Saggio introduttivo di Alfred HEUBECK”,”Odissea.”,”I due poemi epici, che gli antichi Greci attribuivano ad un autore di nome Omero, cioè l’Iliade e l’Odissea, non rappresentano soltanto la più antica testimonianza a noi nota della poesia e del pensiero greco: essi hanno condizionato, influenzato e caratterizzato in maniera quasi inconcepibile l’intero sviluppo della vita culturale dei Greci in tutte le sue molteplici manifestazioni.”,”VARx-081-FL”
“OMERO”,”Odissea.”,”Maria Grazia Ciani è docente di storia della tradizione classica presso l’Università di Padova. Elisa Avezzù è docente di grammatica greca presso l’Università di Padova.”,”VARx-161-FL”
“OMERO”,”Iliade.”,”Maria Grazia Ciani è docente di storia della tradizione classica presso l’Università di Padova. Elisa Avezzù è docente di grammatica greca presso l’Università di Padova.”,”VARx-162-FL”
“OMERO, a cura di Mario GIAMMARCO”,”Iliade – Odissea.”,”I due poemi epici, che gli antichi Greci attribuivano ad un autore di nome Omero, cioè l’Iliade e l’Odissea, non rappresentano soltanto la più antica testimonianza a noi nota della poesia e del pensiero greco: essi hanno condizionato, influenzato e caratterizzato in maniera quasi inconcepibile l’intero sviluppo della vita culturale dei Greci in tutte le sue molteplici manifestazioni. Mario Giammarco ha insegnato al Liceo classico D’Annunzio di Pescara. Antonio Aloni è ordinario di Letteratura greca nell’Università di Torino.”,”VARx-256-FL”
“OMODEO Adolfo”,”L’ opera politica del Conte di Cavour. Parte 1. 1848 – 1857. Volume 1.”,”Omodeo (Adolfo), storico italiano (Palermo 1889 – Napoli 1946). Laureatosi a Palermo sotto la guida di G. Gentile con una tesi su ‘Gesù e le origini del cristianesimo’ (1912; pubblicata nel 1913), partecipò come volontario al primo conflitto mondiale; nel 1923 insegnò storia antica all’università di Catania; nominato nell’agosto dello stesso anno professore di storia della Chiesa (e successivamente di storia del cristianesimo) nell’ateneo di Napoli, tenne questa cattedra fino alla morte. Risoluto antifascista, fu uno dei collaboratori principali della ‘Critica’ di Benedetto Croce; dopo il 25 luglio 1943 venne nominato rettore dell’ università di Napoli e fu in seguito ministro della pubblica istruzione nel primo ministero di coalizione nazionale (aprile-giugno 1944), distinguendosi come uno dei dirigenti del partito d’azione nel CLN di Napoli. Omodeo si dedicò inizialmente alla storia del cristianesimo, interessandosi soprattutto all’azione delle grandi personalità religiose e agli aspetti etico-civili della storia religiosa (“,”ITAB-026”
“OMODEO Adolfo”,”L’ età del Risorgimento italiano.”,”Adolfo OMODEO (Palermo 1889 – Napoli 1946) storico, ha scritto pure L’opera politica del conte di Cavour’ (1942). E’ stato membro del Partito d’ Azione e ministro della pubblica istruzione nel governo Badoglio (1944). “”Il Guizot però si ostinava, e continuava a difendere contro ogni riforma il regime interno. Secondo il suo dottrinarismo si era ormai raggiunto il nec plus ultra: si erano trasferite in Francia le forme liberali inglesi, con l’ equilibrio dei poteri e con la proprietà elevata alla custodia dell’ ordine liberale. In realtà la vita vera della nazione restava fuori dei quadri costituzionali. Il Guizot si rifiutò di assorbire nella politica attiva uomini che, respinti, si misero al servizio dell’ opposizione rivoluzionaria: creò un divorzio, come si disse, fra il paese legle e il paese reale. Credé d’ aver consolidato la monarchia rendendole docile il parlamento e d’ improvviso la tempesta scoppiò fuori del parlamento”” (pag373)”,”ITAB-117″
“OMODEO Adolfo”,”La cultura francese nell’ età della Restaurazione.”,”La ragione universale di Lamennais. “”Questa sopra-mente, quest’ animo universale della collettività, che deve ridurre ad organismo ordinato la società, in ultima analisi sorge dalla mutilazione delle volontà, delle iniziative, delle libere ispirazioni, a vantaggio di una sola volontà pur essa individuale, di una sola intelligenza; si che il papa, o un gran professo, o un re o un tiranno possano pensare e volere per tutti, essere l’ anima generale del tutto. Per un simile processo dall’ interiorità all’ esteriorità, il sacrifizio generoso del singolo e dei suoi beni all’ utile della patria, per cui furono grandi Atene e Roma, degenerò nello schema giuridico delle “”liturgie”” illuminate con cui il basso impero spogliò individui e città e rese impossibile la propria stessa vita. E’ un gesuitico strazio nel letto di Procuste, questa ricerca della super-ragione e della super-volontà, e se ne prova ribrezzo anche quando qualche eco si sente risuonare in ispiriti superiori””. (pag 147)”,”FRAD-063″
“OMODEO Adolfo”,”Paolo di Tarso. Apostolo delle genti.”,”Segni di declino. “”Similmente le divisioni di classi e di ordini da Augusto in poi si irrigidiscono e tendono a formare classi chiuse. Il latifondo si va estendendo non solo in Italia ma anche nelle province, e l’ uccisione dei grandi proprietari come espediente fiscale è una triste tradizione del periodo delle proscrizioni mantenuta dai peggiori imperatori. L’ economia a mezzo della schiavitù paralizza la produzione, mortifica le iniziative, crea le plebi parassitarie delle grandi città. Di fronte alla stentata produzione di ricchezza l’ impero, costretto a un costante sforzo militare, diventa troppo costoso, troppo si va avvicinando a quel limite in cui il fiscalismo uccide la produzione. Il problema finanziario è già l’ incubo di Tiberio e di Vespasiano. Per nei tempi relativamente prosperi da Augusto a Nerone, quando l’ impero fiorisce nella pace interna, limitandosi le guerre quasi sempre alle frontiere, questa generale stentatezza, questa scarsa organicità interna è già percettibile. Lo stato rimane sopramesso, più aderente che inerente alla mole dell’ impero. Nelle province, fulcro dell’ impero, permane la coscienza della sudditanza. Esse dànno allo imperatore una base di potenza enorme, piene professioni di lealtà e venerazione, e rinunziano quasi tutte alle velleità d’ indipendenza. Ma ciò non bastava. Posto in mano all’ imperatore ogni potere politico, i sudditi si disinteressavano della cosa pubblica. Riserbavano per sé quelle energie, quelle passioni che dàn forza a uno stato e lo fanno nazione. Pur adorando il Cesare come un dio non gli davano l’ anima, lo slancio e il fervore che può scaturir solo da fervore nazionale e patriottico. L’ imperatore restava schiacciato da un compito immane, a cui poteva esser pari solo un dio; quello d’ esser l’ anima e la mente del corpo immenso. Le forze d’uomo non reggevano. Le osservazioni di Tiberio in proposito sono molto più sincere di quanto riteneva Tacito (1). ((1) Tacito, Annali, Svetonio Tib., Seneca De Clem.)”,”RELC-207″
“OMODEO Adolfo”,”Momenti della vita di guerra. Dai diari e dalle lettere dei caduti, 1915-1918.”,”Alessandro Comin. “”Il piccolo artigliere si eccita nel rombo dei pezzi e li personifica: (24 maggio ’16). …i nostri amici di fianco, i 149, borbottano sempre, ad intervalli, e sono più pettegoli d’una donnetta di campagna’ (3). Con lo stesso candore descrive i moti dello sgomento e della paura. (23 maggio ’16, allo zio). Quello che fa realmente paura e che ci fa cambiare tutti di colore cominciando dal capitano, è l’arrivo del 305. Maledetto lui e tutti i suoi antenati! Urla come un lupo!””(4)”” (pag 102-103) (3) ‘In memoria di Alessandro Comin’, Padova 1916, p. 26. Il Comin era nato a Padova da Umberto e da Emma Lorenzoni, il 13 settembre 1897; morì il 18 giugno 1916; (4) p. 31 Renato Serra: “”Pochi giorni prima di morire osservava: ‘La faccia della guerra, quando la fissi da vicino e senza veli, non ti mette voglia di chiacchierare””””( (pag 179)”,”QMIP-096″
“OMODEO Pietro; VEGAS Ferdinando; TOMASI Grazia; GABBA Emilio; SCIUTO Francesco; VENERUSO Danilo; LANDUCCI Sergio C.; TERRANOVA Nicola; CASSA Mario”,”Origine e destino della biologia di Vallisneri (Omodeo); La situazione internazionale nel 1962 (Vegas); Lo «scritto originale» di Sebastiano Biagini (Tomasi); Filippo Cassola, I gruppi politici romani nel III sec. a. C. (Gabba); Giorgio Barbero, Il pensiero politico cristiano. Dai Vangeli a Pelagio (Sciuto); Giuseppe Felloni, Popolazione e sviluppo economico della Liguria nel secolo XIX (Veneruso); Nicola Badaloni, Marxismo come storicismo (Landucci); Ugo Spirito, Critica della democrazia) (Terranova); La «dialettica» di Teilhard de Chardin (Cassa).”,”Engels e le tre leggi della dialettica. (da recensione del libro di N. Badaloni, Marxismo come storicismo, 1962 di Sergio C. Landucci) Per Badaloni le leggi della dialettica si riducono ad una sola: “”(…) per la questione della dialettica, emergente appunto al livello in cui la metodologia si salda con la ‘Weltschauung’ nel riferimento al reale, si legga ‘Gli «usi» della dialettica’, pp. 108-34, in cui il Badaloni offre una sistemazione-interpretazione della questione come si pone all’interno del marxismo: «La legge della condizionatezza reciproca è la legge fondamentale della dialettica; … rispetto ad essa le altre due leggi enunciate da Engels [negazione della negazione, e rapporto quantità-qualità] sono semplicemente modalità interne di presentazione della prima», ricostruibili solo ‘post factum’, senza veruna possibilità deduttivistica, e d’altra parte prive – afferma il Badaloni – di quella presentazione in un’aura «necessità» che ancora le caratterizzava in Engels: pp. 117-19 e 240) (pag 219)”,”SCIx-003-FB”
“OMODEO Angelo, a cura di Andrea Filippo SABA”,”Angelo Omodeo. Vita, progetti, opere per la modernizzazione. Una raccolta di scritti.”,”Angelo Filippo Saba ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia e civiltà presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole. Angelo Omodeo e il socialismo (pag 16-25) “”La consacrazione popolare di Omodeo sarebbe venuta con il «solenne Comizio della Fratellanza», da tenere prima del ritorno delle mondine ai loro paesi di provenienza: «un entusiastico applauso» della folla elesse Angelo presidente per acclamazione. Scopo dell’evento, che ebbe luogo domencia 30 giugno 1901, era di creare un sentimento di solidarietà verso le risaiole, prente a rientrare nei paesi emiliani di origine, cancellando goni contrapposizione fra lavoratori forestieri e locali, e di rappresentare un’occasione di confronto fra le varie esperienze di lotta e resistenza, «per procedere di ‘comune’ accordo, contro il ‘comune’ nemico, alla conquista del ‘comune’ diritto» e «prendere accordi» per il 1902″” (pag 19)”,”BIOx-003-FP”
“OMODEO Adolfo”,”Momenti della vita di guerra. Dai diari e dalle lettere dei caduti, 1915-1918.”,”Gli adulti. ‘Gli uomini spiritualmente già formati erano spesso taciturni. Avevano l’animo rivolto alle opere intermesse: operavan come chi accorre ad arginare una rovina pubblica: eran seri, contratti nelle preoccupazioni dell’ora, energici’. (pag 97) Adolfo Omodeo è stato uno storico e politico italiano, nato a Palermo nel 1889 e morto a Napoli nel 19461. Si occupò di storia antica e risorgimentale, e fu anche rettore dell’università di Napoli durante la seconda guerra mondiale. Fu un antifascista convinto e partecipò alla Resistenza. Tra le opere più importanti di Adolfo Omodeo si possono citare: La storia della Chiesa (1925-1931), una sintesi storico-critica del cristianesimo dalle origini al Medioevo. Storia del Risorgimento italiano (1934-1939), una ricostruzione storica e politica dell’unità d’Italia, basata su fonti documentarie e testimonianze dirette. L’età dei Lumi (1945), una storia della cultura europea del Settecento, con particolare attenzione ai rapporti tra scienza, filosofia e religione. Biografia di Adolfo Omodeo, scritta da Giuseppe Galasso e pubblicata da Laterza nel 1979. Il libro si intitola ‘Adolfo Omodeo. Storia e politica’ e ripercorre la vita e il pensiero dello storico, mettendoli in relazione con il contesto storico e culturale del suo tempo. Nel 1931 come professore universitario giurò fedeltà al fascismo, con decisione sofferta ma inevitabile; nel 1933 rifiutò di iscriversi al partito, pur duramente minacciato; nel 1941, come soldato del 1915-18 fu obbligato a chiedere la tessera del PNF, che gli fu tolta subito. (…) Il triennio 1943-46 fu per Omodeo convulso, ma congeniale al suo storicismo. Il 1° ottobre 1943 fu nominato rettore. Ebbe scontri durissimi con gli studenti, ai quali rinfacciò codardia e opportunismo. Prioritario gli parve l’abbattimento della monarchia. L’ideale repubblicano prese accenti mazziniani, nei quali trovò la protezione contro il «Leviathan statale» (I fondamenti ideali del partito d’azione, alla radio il 16 novembre 1943, in Libertà e storia, 1960, p. 117). Fondò il circolo Pensiero e azione nel 1944 ed entrò fin dalla sua fondazione (1943) nel Partito d’azione, con una decisione caldeggiata da Croce. Ebbe parte nella commissione di epurazione universitaria, che volle rapida e corretta. Come esponente del Partito d’azione fu ministro all’Educazione nazionale (dal maggio Pubblica istruzione) nel II governo Badoglio (22 aprile 1944-8 giugno 1944)e lì preposto alla Commissione ministeriale di defascistizzazione degli uffici statali; dal febbraio all’aprile 1945 si arruolò volontario per dare l’esempio alla «studentaglia» (al figlio Pietro), 30 gennaio 1945, in Lettere, 1963, p. 742); accusato di essere stato fascista, fu difeso da Croce (su Il Giornale, In difesa di un amico calunniato, 29 marzo 1945). Il 5 aprile 1945 fu nominato alla Consulta nazionale. Nella costruzione di una moderna società laica rifiutò soluzioni palingenetiche, per ripensare criticamente le tradizioni della libertà e della democrazia. Su questo punto si accentuò il dissenso con Croce. Affrontò la medesima questione, ma spostata a sinistra, nel Partito d’Azione, nella cui spaccatura al Congresso di Cosenza nell’agosto 1944 tra Emilio Lussu e Ugo La Malfa si schierò con il secondo, e a Roma nel febbraio 1946 fu tra i sottoscrittori del Manifesto per il Movimento per la Democrazia repubblicana, che appoggiò Ferruccio Parri contro Tristano Codignola. Omodeo sviluppò un’originale riflessione sul partito di massa, che collegò al totalitarismo. (Trecc)”,”QMIP-005-FSL”
“OMURA Izumi FOMICEV Valerij HECKER Rolf KUBO Shun-Ichi a cura”,”Familie Marx privat. Die Foto- und Fragebogen-Alben von Marx’ Töchtern Laura und Jenny. Eine kommentierte Faksimile-Edition.”,”Der Weg des Marx-Engels-Nachlasses (pag 413) (tutto il percorso ramificato del lascito (i materiali del testamento) di Marx-Engels dai familiari all’ archivio SPD, a Mosca, ad Amsterdam ecc.)”,”MADS-464″
“OMURA Izumi FOMICEV Valerij HECKER Rolf KUBO Shun-Ichi a cura”,”Familie Marx privat. Die Foto- und Fragebogen-Alben von Marx’ Töchtern Laura und Jenny. Eine kommentierte Faksimile-Edition.”,”2° copia Fragebogen (questionario) pag 234-403 Rispondono al questionario: Marx Jenny madre e figlia Laura Eleanor Marx cane Whiskey Manning Prudhomme André Baumer Williams Winterbottom Philips Collet Lormier Faraday Sazonov Jung Cunningham Lormier Baumer Manning Keys Waldeck Collet Schmalhausen Osti Woodnut Schoeler Demuth Engels G. Kugelmann Dietzgen Dakyns Vivanti Gyorgy Leo Frankel Kaub Lafargue Rochat Flourens Le-Moussu Johannard Wroblewski Lissagaray Lochwitzky Quinet Younge Collet Szemere”,”MADx-673″
“ONADO Marco”,”Banca e sistema finanziario.”,”Marco Onado è professore ordinario di Tecnica bancaria e professionale nell’Università di Modena. É autore di varie monografie su temi bancari e finanziari.”,”ECOT-209-FL”
“ONADO Marco”,”Mercati e intermediari finanziari. Economia e regolamentazione.”,”Marco Onado insegna Economia degli intermediari finanziari nella Facoltà di Scienze politiche di Bologna.”,”ECOI-207-FL”
“ONASANDRO, a cura di Corrado PETROCELLI”,”Il Generale. Manuale per l’esercizio del comando.”,”Corrado PETROCELLI è professore ordinario di Filologia classica presso l’Università di Bari. Si occupa di oratoria attica, storiografia greca e romana, sociologia del mondo greco e romano, polemologia antica. Ha scritto sulla condizione femminile nel mondo romano. Si presenta qui il testo (con traduzione e commento) di un manuale scritto in greco intorno alla metà del I secolo d.C., che offre precetti utili per il comando e la conduzione di una guerra, mostrando in molteplici circostanze legami con la tradizione storiografica e polemologica greca (Tucidide e Senofonte, Enea Tattico e Polibio), nonché spunti tratti dall’ambito latino (Sallustio, Cesare e Livio). Di quest’opera i moderni hanno spesso criticato lo stile, vi hanno ravvisato genericità di contenuti, mancanza di riferimenti al reale. Ma se le carenze addebitate allo scritto possono essere facilmente spiegabili con il fine che ne ispira toni e argomenti, i princìpi generali evocati, le considerazioni etiche e psicologiche e le note tecniche indirizzate ad ambiti specifici ne fanno un prontuario per l’esercizio del comando di rapida consultazione, e non solo in una determinata epoca: un modello per chiunque aspiri a ricoprire un’alta carica. L’opera guarda con originalità anche oltre i confini della strategia e della tattica, verso l’ambito politico e filosofico della guerra, delineando il ritratto ideale di un uomo che annovera, accanto a qualità propriamente militari, anche doti umane e, non ultime, nobiltà di nascita e affabilità di modi. Per studiosi del mondo classico e appassionati di storia militare. “”Il generale combatta, per quello che lo riguarda personalmente, più con prudenza che con coraggio, o anche si astenga del tutto dal combattimento corpo a corpo con il nemico; infatti se desse prova negli scontri di un coraggio insuperabile, combattendo non potrebbe giovare al suo esercito tanto quanto gli nuocerebbe morendo: la mente di un generale conta più della forza fisica; con la sua vigoria fisica anche un semplice soldato è in grado di compiere qualcosa di grande, ma nessun altro può ideare il progetto migliore con intelligenza accorta”” (pag 96) “”La paura è un falso profeta, che indurrà a pensare come reale quanto si teme, e tutto ciò che accade di notte, anche di scarso rilievo apparirà più temibile agli assediati. Nessuno, infatti, per l’oscurità, riferisce ciò che vede , ma tutti riferiscono ciò che sentono; e se uno o due nemici appaiono sulle mura, nella convinzione che già tutto l’esercito sia salito sugli spalti, si danno alla fuga, abbandonando sguarniti bastioni e porte”” (pag 113-114) “”Il generale deve rappresentare un esempio per i soldati. Se il generale si affretti a condurre a termine quanto ha tra mano, non indugi a farsi vedere mentre per primo compie l’azione. Infatti i soldati fanno qualcosa non perché costretti dalle minacce dei superiori, bensì seguendo l’attivismo dei personaggi più ragguardevoli. Infatti se uno vede che il generale per primo mette mano all’impresa, comprende che è necessario affrettarsi, si vergogna di rimanere inattivo e ha paura di disobbedire; e la massa non viene trattata come uno scioavo sottomesso, ma si attiva, come fosse esortata da uno di pari condizione”” (pag 114)”,”QMIx-255″
“ONCKEN Guglielmo”,”Storia universale illustrata. Sezione Quarta. Tomo 1. L’ epoca della rivoluzione, dell’ impero e delle guerre d’ indipendenza.”,”Guglielmo ONCKEN è Professore all’ Univ di Giessen.”,”FRAR-173″
“ONCKEN Guglielmo”,”Storia universale illustrata. Sezione Quarta. Tomo 2. L’epoca della rivoluzione dell’ Impero e delle guerre d’ indipendenza.”,”Guglielmo ONCKEN è Professore all’ Univ di Giessen.”,”FRAN-022″
“O’NEILL William a cura; scritti di M. EASTMAN S. ANDERSON S. DAVIS J. LONDON E. GOLDMAN P.H. DOUGLAS W.E. WALLING L. UNTERMEYER G. BELLOWS F. DELL A. YOUNG J. REED B. ROBINSON U. SINCLAIR A. LOWELL C. SANDBURG P. PICASSO R. BOURNE J. SLOAN D. DAY e altri”,”Echoes of Revolt. The Masses 1911-1917.”,”Scritti di M. EASTMAN S. ANDERSON S. DAVIS J. LONDON E. GOLDMAN P.H. DOUGLAS W.E. WALLING L. UNTERMEYER G. BELLOWS F. DELL A. YOUNG J. REED B. ROBINSON U. SINCLAIR A. LOWELL C. SANDBURG P. PICASSO R. BOURNE J. SLOAN D. DAY e altri”,”MUSx-093″
“O’NEILL William”,”A Better World. The Great Schism: Stalinism and the American Intellectuals.”,”William L. O’Neill is at present professor of history at Rutgers University. Dr. O’Neill’s most recent book was The Last Romantic, a biography of Max Eastman.”,”MUSx-060-FL”
“ONESTI FRANCOVICH Nicoletta”,”Filologia germanica. Lingue e culture dei Germani antichi.”,”Nicoletta Francovich Onesti insegna Filologia germanica all’Università di Siena.”,”VARx-180-FL”
“ONFRAY Michel”,”Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV.”,”ONFRAY M. (1959) autore di oltre 50 libri fra cui il ‘Trattato di ateologia’ (2005) un filosofo popolare e controverso. Ha fondato l’Università popolare di Caen.”,”FILx-406″
“ONFRAY Michel”,”Il cristianesimo edonista. Controstoria della filosofia II.”,”Michel Onfray. Nato nel 1959, dopo vent’anni di insegnamento nei licei ha fondato nel 2002 l’Università Popolare di Caen, che dispensa corsi di filosofia a persone di ogni età e ceto sociale.”,”FILx-135-FL”
“ONFRAY Michel”,”Le saggezze antiche. Controstoria della filosofia I.”,”Michel Onfray. Nato nel 1959, dopo vent’anni di insegnamento nei licei ha fondato nel 2002 l’Università Popolare di Caen, che dispensa corsi di filosofia a persone di ogni età e ceto sociale.”,”FILx-136-FL”
“ONIANS Rosalind B., a cura di Lorenzo PERILLI”,”Le origini del pensiero europeo, intorno al corpo, la mente, l’anima, il mondo, il tempo e il destino. Nuove interpretazioni di materiali greci e romani, di altre testimonianze e di alcune fondamentali concezioni ebraiche e cristiane.”,”Rosalind Onians (1899-1986), professore di latino all’Università di Londra, elaborò per circa trent’anni Le origini del pensiero europeo, che apparve nel 1951 e poi venne ripubblicato, in edizione riveduta e ampliata nel 1954.”,”STAx-038-FL”
“ONIDA Francesco”,”Separatismo e libertà religiosa negli Stati Uniti. Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta.”,”””Negli ultimi anni la casistica più abbondante in tema di obiezione di coscienza riguarda il caso del rifiuto di attività lavorative. Testimoni di Geova continuano a rifiutarsi di svolgere compiti particolari implicanti il riconoscimento, se non addirittura l’ insegnamento, della supremazia dello Stato. Ma le corti distrettuali non sono loro favorevoli.”” (pag 69) “”L’ applicazione del Civil Rights Act dà luogo negli anni ’70, specialmente dopo l’ emendamento Randolph, a una giurisprudenza dedicata soprattutto alla individuazione dei limiti oltre i quali il datore di lavoro non è più tenuto a subordinare la propria organizzazione alle particolare esigenze religiose del lavoratore. Ma è intanto degno di nota il fatto che l’ Atto privilegia nettamente il fenomeno religioso, perché impone ai datori di lavoro di andare incontro – fino a qual punto, se poco o tanto, non è tecnicamente rilevante – alle sole esigenze religiose e non anche ad eventuali altre d’ ordine meramente filosofico.”” (pag 70-71)”,”USAS-148″
“ONIDA Valerio”,”La Costituzione.”,”Valerio Onida presidente emerito della Corte costituzionale insegna Giustizia costituzionale nell’Università di Milano. Tra le su pubblicazioni più recenti: “”Costituzione. Perché difenderla, come riformarla”” (1995), “”Viva vox Constitutionis”” (a cura di B. Randazzo) (2003-2007) Crisi dell’internazionalismo democratico? “”L’Onu appare in crisi, sia perché i singoli grandi Stati non rinunciano all’uso unilaterale della forza, sia perché i suoi organismi e processi decisionali non sono sempre capaci di governare i complessi processi della realtà internazionale”” (pag 121)”,”DIRx-046″
“ONIS Ziya RIEDEL James”,”Economic Crises and Long-Term Growth in Turkey.”,”ONIS Ziya è professore associato di economia presso la Bogazici University, Istanbul. RIEDEL James è professore di international economics alla School of Advanced International Studies, Johns Hopkins University. Sono entrambi consulenti della World Bank. “”Gli anni 1980 sono stati un punto di svolta nella politica economica della Turchia. Dopo aver fallito nel negoziare un accordo con il FMI nel 1978 e 1979, il partito socialdemocratico di Ecevit, a metà 1979, cedette il potere al partito della giustizia, di centro-destra, di Demirel. Il governo Demirel fu in grado di concepire ciò che la maggior parte degli osservatori (incluso il FMI, la Banca Mondiale e l’ OCDE) vedevano come una programma di stabilizzazione attuabile, ma l’ amministrazione di Demirel, come il suo predecessore, non fu capace di guadagnare un largo consenso politico per giungere all’ azione””. (pag 101)”,”TURx-018″
“ONNIS ROSA Pia”,”Filippo Buonarroti e altri studi.”,”””…questo programma ebbe la sua migliore sistemazione organica, e sempre con dichiarato comunismo, nella pubblica Risposta a M. Vadier del Buonarroti; e se questa a sua volta non fu un documento ufficiale del Comitato, lo fu però il manifesto pubblicato e largamente affisso con la sua firma e col titolo Analisi della dottrina di Babeuf, nome che già la definiva, essendo il comunismo di Babeuf ben noto dal suo giornale. Il testo in 15 punti, essendo concordato fra tutti i congiurati, risulta puù moderato nella forma e presenta incongruenze e discontinuità. Comunque il 4° punto dice esplicitamente: Lavori e godimenti devono essere comuni e il 6° Nessuno ha potuto senza delitto appropriarsi dei beni della terra e dell’ industria.”” (pag 157) “”Io ammiravo, ricordava il Buonarroti, quella metamorfosi per la quale gli interessi personali sì a lungo potenti si erano fusi nell’ interesse comune, diventato la passione di tutti””. (pag 167)”,”SOCU-102″
“ONNIS-ROSA Pia; PIERONI-BORTOLOTTI Franca”,”Teresa Poggi nella vita di Filippo Buonarroti (Onnis-Rosa); Appunti sulla «Rivista storica del Socialismo».”,”””Sappiamo chje il Buonarroti, pur riconoscendo alle donne l’eguaglianza dei diritti con l’uomo, subordinava l’esercizio integrale di questi a un cambiamento radicale della loro educazione «senza di che i loro pregiudizi, la loro civetteria, la loro vanità e la loro astuzia corromperebbero ben presto i costumi e sconvolgerebbero l’ordine pubblico più saggiamente disposto “” (26) (pag 12) (26) da una lettera al Teste, 16 aprile 1830, in A. Saitta, op. cit., vol II, p. 142″,”SOCU-230″
“ONO Hiroshi”,”Why Do the Japanese Work Long Hours? Sociological Perspectives on Long Workings Hours in Japan.”,”Rapporto tra ore di lavoro e produttività (pag 37) Hiroshi Ono, Professore, Graduate School of International Corporate Strategy, Hitotsubashi University”,”MJAx-033″
“ONOFRI Sandro a cura”,”Giacomo Leopardi.”,”””Lo stato dell’ uomo che il tempo ha cacciato in un mondo interiore, può essere o soltanto una morte perpetua se egli in esso si vuol mantenere o, se la natura lo spinge alla vita, non può essere che un anelito a superare il negativo del mondo sussistente, per potersi trovare a godere in esso, per poter vivere”” (HEGEL) (pag 70)”,”ITAG-078″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”Documenti dei socialisti bolognesi sulla Resistenza. I diari delle 3 brigate Matteotti.”,”””Negli Stati Uniti non vi furono scienziati che professassero tesi convincenti, ma la saggezza pratica del popolo aveva forgiato questo proverbio: Chi coltiva il cotone guadagna uno, chi lo fila guadagna due, chi lo tesse guadagna tre. Capita l’ utilità, essi si trasformarono in nazione industriale, e riuscirono tanto bene, che presto superarono i maestri. (…)”” (pag 192) “”Gli intellettuali, i tecnici professionisti, possono essere esenti da questa dominazione (capitalistica). Essi possono pensare che tanto in regime borghese, quanto in quello socialista, oggi o domani, la loro capacità troverà sempre impiego. Ed infatti non si può pensare che senza il loro concorso, il proletariato possa fare da solo. L’ occupazione delle fabbriche del 1919, e la storia della Russia bolscevica, che ricorse ai tecnici di tutto il mondo, sono lì a ricordarlo. (pag 197)”,”ITAR-039″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”La grande guerra nella città rossa. Con una lettera autocritica di Pietro Nenni. Socialismo e reazione a Bologna dal ’14 al ’18.”,”””Al grido di “”Viva la guerra!”” e “”Abbasso la pace!”” gli interventisti inscenarono una manifestazione davanti a Palazzo d’ Accursio il 14 maggio per chiedere l’ immediato inizio delle ostilità contro l’ Austria. Tentarono anche di penetrare nella sede comunale, ma furono respinti dalla forza pubblica. I più scalmanati gridaano “”Socialisti beduini!””, “”Abbasso Zanardi!””, “”Abbasso i socialisti!””. Per tutta la giornata ebbe luogo una feroce caccia ai socialisti.”” (pag 145)”,”MITS-252″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”La strage di palazzo d’ Accursio. Origine e nascita del fascismo bolognese, 1919-1920.”,”ONOFRI Nazario Sauro nato a Bologna il 29 ottobre 1927, è giornalista professionista. ha partecipato alla Resistenza in una brigata di ‘Giustizia e Libertà’. E’ autore di saggi storici. “”Il Fascio bolognese, come ha detto Bergamo, si sfasciò completamente nell’ inverno 1919 – 1920 per il distacco dei repubblicani. Per riorganizzarlo un’altra volta, bisognerà attendere l’ uscita di Arpinati dal carcere.”” (pag 90) “”La maggior parte delle Guardie regie e dei carabinieri, scriveva Poli, sono ex-combattenti ed ex arditi che non hanno voluto tornare allo stato borghese e che “”hanno, da un lato, profonde e irresistibili simpatie verso gli elementi che agiscono per la valorizzazione della vittoria e per opporsi all’ invasione del bolscevismo (…)”” (pag 245) La fine politica del segretario della Camera del Lavoro, Bucco. “”Per difendere un personaggio vile come Bucco, i socialisti bolognesi si gettarono allo sbaraglio. (….) Per il proletariato bolognese, già molto depresso, fu un colpo terribile. Il segretario della CCdl non solo aveva denunciato le guardie rosse, venute da Imola per difenderlo, ma non aveva rispettato neppure la moglie, con il rischio di farla incriminare. Era impossibile cadere più in basso di così””. (pag 255-257)”,”ITAF-208″
“ONOFRI Fabrizio”,”Classe operaia e partito.”,”Fabrizio ONOFRI si iscrisse al PCI all’ età di 23 anni, nel 1940. Fece parte del Comando militare comunista di Roma, militò come partigiano col grado di tenente colonnello e dopo la Liberazione, dal 1944 al 1948 fu membro della Commissione centrale per la Stampa e la Propaganda. Eletto nel CC del partito fu destinato alla segreteria regionale dell’ Emilia e successivamente a quella della Lombardia. Scrisse due libri ‘La condizione operaia in Italia’ (1955) e ‘Relazioni umane’ (1956). Un suo articolo su Rinascita del luglio 1956 fu considerato “”un inamissibile attacco””. Le risoluzioni del XX Congresso del PCUS lo confortarono a continuare il lavoro intrapreso e la rivoluzione ungherese confermò i suoi dubbi espressi in un saggio su ‘Nuovi Argomenti’ sulla validità delle tesi leniniste per la conquista del potere. All’ VIII Congresso del PCI non fu più eletto nel CC e poco dopo le sue dimissioni, venne espulso dal partito. “”Dopo la presentazione dell’articolo e prima della sua pubblicazione, avevo avuto con P. Togliatti un colloquio di un’ora, drammatico e per me rivelatore. Il segretario generale mi aveva fatto chiamare nel suo ufficio e mi aveva accolto con queste parole: “”Il tuo articolo non può non essere pubblicato, ma richiede una risposta sprezzane!””. Vedendo che stavo per replicare, aveva continuato a parlare ininterrottamente per circa venti minuti, ingiuriandomi con varie perifrasi (“”certe cose le aveva capite perfino Carlo Sforza!””), ricordandomi che avevo votato insieme con gli altri il suo rapporto al Comitato centrale, minacciandomi di espulsione. Fu a questo punto che recuperai tutto il mio sangue freddo, riuscii a dominare la collera che mi faceva tremare. Il capo del Partito giungeva a minacciarmi di espulsione per un articolo da me scritto per il dibattito precongressuale, che si diceva sarebbe stato largo, democratico, aperto? Mentre proseguiva, addentrandosi qua e là nella “”confutazione”” del mio scritto con argomenti che per la prima volta mi fecero dubitare del suo senno, mi sorpresi ad ascoltarlo così come si presta orecchio ai discorsi di un vegliardo irrimediabilmente superato dai tempi ma che continua a pretendere di imporre ai nipoti regole di vita e punti di vista buoni tre generazioni prima. Ne provai un senso di pena e di vivissima apprensione per le sorti del Partito.”” (pag 110-111)”,”PCIx-311″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”I giornali bolognesi nel ventennio fascista.”,”Il giornalista Biagi. Il periodico ‘L’Assalto’. “”Al contrario di Vanelli, c’era chi si preoccupava di distinguere tra fascismo e patria, pronto a sacrificare il primo per salvare la seconda. Gardini, nell’articolo ‘Credere, obbedire, combattere’, scrisse che “”Uomo nuovo non si nasce, lo si diventa lottando per tutta la vita al servizio della Patria, società, nazione. E il fascismo? E’ una parola sempre più in disuso con il passare dei giorni. Nella rubrica “”La rosa dei venti””, solitamente siglata da E.M.B. (Enzo Marco Biagi, cioè Enzo Biagi) uscì anonima questa frase: “”La Patria ha bisogno di uomini forti, intelligenti, preparati, ma soprattutto di uomini onesti””. E quando si parlava di fascismo o di regime, era per accusarli. (…) Era ‘fronda’ questa? No! Era molto più della ‘fronda’. Era l’improvvisa e violenta esplosione di tutte le contraddizioni e il crollo del castello di menzogne sul quale il regime era vissuto per un ventennio””. (pag 165) “”La maggior parte dei redattori erano contrari alla repubblichetta di Salò. Molti lo abbandonarono nel corso del 1944 e si nascosero in attesa della fine della guerra. Altri, come Enzo Biagi, allontanatosi nella primavera del 1944, salirono addirittura in montagna per unirsi alle brigate partigiane. “”Era triste vederli andare via, a poco a poco”” – “”Riconosce Pini. – “”Ma era il termometro della situazione politica, anche se i redattori andarono via quasi tutti negli ultimi tempi. E non era bello, perché ognuno deve pagare, se c’è da pagare, per le proprie idee””””. (pag 264)”,”EDIx-079″
“ONOFRI Fabrizio”,”L’uomo e la rivoluzione.”,”ONOFRI Fabrizio nato a Roma nel 1917, laureato in giurisprudenza. Ha partecipato alla Resistenza e si è meritato una medaglia di bronzo. Ha militato nel PCI di cui è stato membro del Comitato centrale dal 1940 al 1956. E’ stato direttore di ‘Tempi moderni’ e del Centro italiano di ricerche e documentazione (CIRD). Ha scritto tra l’altro: ‘La condizione operaia’ e ‘Classe operaia e partito’.”,”TEOS-198″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”Il triangolo rosso (1943-1947). La verità sul dopoguerra in Emilia-Romagna attraverso i documenti d’archivio.”,”ONOFRI Nazario Sauro, nato a Bologna nel 1927, ha partecipato alla Resistenza nella Brigata Giustizia e Libertà. Giornalista dal ’47, ha lavorato in periodici e quotidiani, tra i quali “”il Progresso d’Italia”” e “”Avanti!””. Dal 1974 è consigliere dell’Ordina nazionale dei giornalisti. E’ autore di numerose pubblicazioni storiche. Molte valutazioni difformi sui dati delle esecuzioni di fascisti “”Nel 1949 Carlo Simiani ha scritto che i fascisti italiani morti erano più di 40 mila, un quarto dei quali in Emilia Romagna (…)”” (pag 51; “”Giorgio Pisanò – uno dei più prolifici esponenti della pubblicistica neofascista – nel 1966 ha scritto che i morti furono 34.500, dei quali 10.200 in Emilia Romagna (…)”” (pag 52); ‘La pubblicistica sui morti dell'””aprile 1945″” è come una fisarmonica: si allarga o si restringe a piacimento, a seconda delle esigenze propagandistiche e delle stagioni politiche. Furono più di centomila secondo don Angelo Scarpellini e addirittura 200 mila per Carlo Silvestri, un giornalista che nel dopoguerra promosse una vasta campagna di stmpa per la “”pacificazione”” (…)”” (pag 53); “”Il pubblicista francese Paul Sérant – che ha dedicato un volume ai fascisti collaborazionisti giustiziati in Europa – ha scritto, senza citare le fonti, che furono 46 mila. Quanto all’Emilia-Romagna sarebbero stati 3.900 a Bologna, 1.600 a Reggio Emilia e 1.400 a Modena. (…)””; “”Anche Vinicio Araldi in un saggio sul comunismo dell’Emilia Romagna, trascura alcune città, mentre per le altre indica cifre delle quali non si sa cosa dire, dal momento che non è indicata la fonte. A Ferrara, Ravenna e Forlì i morti sarebbero stati 2000 e 7.000 a Bologna e Modena. Tutti, a suo dire, furono uccisi dai comunisti”” (pag 54) “”La cifra ufficiale: 8.197″” (pag 58). “”Il Comando dei carabinieri fece inoltre un “”Riepilogo generale delle persone denunziate in istato di arresto o a piede libero o di latitanza per delitti di maggior rilievo avvenuti e scoperti nel territorio della regione Emiliano-Romagnola dalla data di liberazione al 31 ottobre 1946″”. Questo il dettaglio: Comunisti 1.311, simpatizzanti comunisti 158, apartitici 446, di fede politica non potuta accertare 199, socialisti 132, simpatizzanti socialisti 12, democristiani 40, simpatizzanti democristiani 6, ex fascisti 29, repubblicani 15, azionisti 11, militari alleati disertori 7, liberali 4, sudditi polacchi 4, sudditi austriaci 3, qualunquisti 3, prigionieri di guerra tedeschi 2, monarchici 1, sudditi tedeschi 1, sudditi russi 1.”””” (pag 160)”,”ITAR-207″
“ONOFRI Paolo”,”Un’economia sbloccata. La svolta degli anni ’90 e le politiche per il futuro.”,”Paolo Onofri insegna Microeconomia nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha curato: Lo scenario mondiale e il futuro dell’economia italiana. Tra qualche mese l’euro comincerà a circolare nelle nostre tasche. L’Italia arriva a questo importante appuntamento dopo otto anni di travagliate azioni di risanamento. avendo guadagnato stabilità monetaria e solidità economica. Due sono gli obiettivi di questo libro: documentare il disegno di questo successo nel momento in cui l’opinione pubblica le incertezze del sistema politico sembrano sovrastare la consapevolezza di quanto rilevanti siano i risultati raggiunti; delineare le politiche economiche necessarie per portare a compimento la modernizzazione del paese e coglierne i frutti.”,”EURE-018-FL”
“ONOFRI Fabrizio”,”L’uomo e la rivoluzione.”,”Fabrizio Onofri, nato a Roma nel 1917, è laureato in giurisprudenza. Ha partecipato alla Resistenza e si è meritato una medaglia di bronzo. Ha militato nel PCI, di cui è stato membro del Comitato Centrale, dal 1940 al 1956. É direttore di Tempi Moderni e del Centro Italiano di ricerche e documentazione (Cird).”,”TEOP-076-FL”
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno a cura”,”Frederick Engels Co-founder of Scientific Socialism. Proceedings of the International Scientific Conference on the Occasion of the 150th Anniversary of the Birth of Frederick Engels, Berlin, 12-13 November 1970.”,”L’ unico intervento italiano è di Giuseppe PRESTIPINO, PCI, capo redattore di Critica Marxista: ‘La funzione dello Stato ne L’ Origine della Famiglia, della Proprietà Privata e dello Stato’. La grande maggioranza degli interventi sono di dirigenti dei vari Partiti comunisti. Il tutto era sotto l’ egida dell’ Institute of Marxism-Leninism of the Central Commitee of the SED. Contiene l’ intervento di Vijar KUMAR ‘The Studies of Marx and Engels on India’ (pag 307-315).”,”MAES-040″
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno, redazione”,”Friedrich Engels. Mitbegründer des wissenschaftlichen Sozialismus. Protokoll der internationalen wissenschaftlichen Konferenz anläßlich der 150. Wiederkehr des Geburtstages von Friedrich Engels, Berlin, 12-13 November 1970.”,”Saggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF.”,”MAES-051″
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno, redazione; aggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF.”,”Friedrich Engels. Mitbegründer des wissenschaftlichen Sozialismus. Protokoll der internationalen wissenschaftlichen Konferenz anläßlich der 150. Wiederkehr des Geburtstages von Friedrich Engels, Berlin, 12-13 November 1970. [Friedrich Engels. Co-fondatore del socialismo scientifico. Protocollo della Conferenza scientifica internazionale in occasione del 150 ° anniversario della nascita di Friedrich Engels, Berlino, 12-13 novembre 1970]”,”Saggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF. Friedrich Engels. Co-fondatore del socialismo scientifico. Protocollo della Conferenza scientifica internazionale in occasione del 150 ° anniversario della nascita di Friedrich Engels, Berlino, 12-13 novembre 1970.”,”MAES-004-FV”
“OPPENHEIMER Franz”,”Die soziale Frage und der Sozialismus. Eine kritische Auseinandersetzung mit der marxistischen Theorie.”,”OPPENHEIMER Franz “”Die klassen-theorie des Proletariats mußte also nicht nur demokratisch, sondern auch kollektivistisch oder gar kommunistisch ausfallen. “”Das war denn auch schon vor Marx die Forderung der Sozialisten, namentlich der großen Utopisten, vor allem eines Owen und Cabet. Aber es waren eben nur Forderungen, Forderungen vom Standpunkte sittlicher Prämissen. Das Streben zum Kollektivismus hin erschien hier gegründet aus die Voraussetzungen, die das Naturrecht der Menschen auf Eristenz, die das Naturrecht der Gleichheit usw. betrafen. Und so waren diese Forderungen leicht für denjenigen abzulehnen, der diese Prämissen des Naturrechts leugnete. So stand der Kampf, als Marx austrat.”” (pag 127)”,”KAUS-014″
“OPPENHEIMER Franz”,”Kapitalismus – Kommunismus – Wissenschaftlicher – Sozialismus.”,”OPPENHEIMER Franz Sottolineature e note a margine “”Auch Marx hat ja ausdrücklich festgestellt, daß der Kapitalist die Arbeitskraft des Proletariats nach ihrem vollen “”Wert”” bezahlt, und daß darin “”durchaus kein Unrecht gegen den Verkäufer zu erblicken ist”” (1) (pag 47) Marx ha infatti esplicitamente affermato che il capitalista paga al lavoratore del proletariato il suo “”valore”” pieno e “”non si può vedere affatto come un infortunio del venditore”””,”TEOC-663″
“ORANO Domenico”,”Liberi pensatori bruciati a Roma da XVI al XVIII secolo.”,”””La Chiesa anche quando non poté più, per timore degli Stati, bruciare gli uomini solo perché non professavano la fede cattolica, non per questo cessò dal perseguitarli. Supplizi terribili essa adottò per coloro che si permisero di giudicare l’ opera della Chiesa e del Papato””. (pag IX). La pratica di bruciare gli eretici non è stata mai ammessa dalla Chiesa ma i documenti del periodo 1553-1761 la dimostrano. Esempi di spese per l’esecuzione del condannato: per la carbonella del rogo 60 bai, per la rimozione della cenere del condannato bruciato al rogo 40 bai ecc.”,”RELC-116″
“ORANO Paolo”,”Andrea Costa.”,”Io ebbi per la prima volta l’impressione di Costa diverso da quello del ‘cliché rehédité’ popolarista-socialistico, al seppellimento di Antonio Labriola, qui in Roma. Costa fu per me in quella occasione una rivelazione. Lo riconobbi nutrito di studi critici, lo sorpresi fornito della esperienza mentale di chi è disceso e non infrequentemente nei sotterranei dei problemi. Le sue parole mi toccarono e mi penetrarono come quelle di una voce nuova, di una più profonda ed intera voce che da lui balzasse e traesse fuori il segreto vivo e mirabile della dottrina. Sino a quel giorno avevo creduto Andrea Costa un facilone, un superficiale, a malgrado della sua fattività ed efficacia d’uomo di lotta, uno dei tanti che sono il danno e la derisione del partito socialista italiano e del movimento in genere. Costa s’era impadronito della critica, acuta e difficile di Antonio Labriola e i suoi pensieri, pochi e coniati in frasi brevi e sicure, rivelavano una lenta, una tacita, una ignota fatica di vecchio internazionalista, il quale abbia sentito l’irresistibile bisogno di capire anch’egli i nuovi svolgimenti della scienza critica contemporanea.”” (pag 64)”,”MITS-329″
“ORAZIO Flacco Quinto”,”Le satire.”,”””Non sappiamo nulla di Stertinio, all’ infuori di quello che ce ne dice Orazio. Era stoico e predicava uno dei paradossi stoici: che tutti gli uomini sono pazzi, meno il sapiente. La sua lezione è divisa in cinque parti, nelle quali tratta di cinque principali pazzie: la pazzia dell’ avarizia, la pazzia dell’ ambizione, la pazzia della prodigalità, la pazzia dell’ amore, la pazzia della superstizione. Invece di un’ esposizione dottrinale, si serve di bozzetti, macchiette e scene per spiegare il suo assunto””. (pag 93)”,”STAx-132″
“ORAZIO FLACCO Q.”,”Satire. Libro primo.”,”Etimologia del termine ‘Satire’ (pag 3) “”Una celebre donna (miss Griffith) diceva saviamente che, “”siccome nella società sono molti vizi funesti cui le leggi non possono punire o prevenire, così la Satira è da riguardarsi qual necessario supplemento alle leggi medesime. L’ uomo più corrotto procaccerà di nascondere i suoi vizi nelle tenebre per non divenire oggetto dell’ odio pubblico o della pubblica derisione. Il timore di esser favola al popolo spesse volte frena il vizioso; quindi si può dire in questo caso che il dito è più forte del braccio.”” (pag 6)”,”VARx-209″
“ORAZIO FLACCO Q.”,”Le Odi.”,”””Il padre divinò il genio del figliolo, e invece di farlo educare a Venosa coi figli dei ricchi centurioni, con sacrifizio non piccolo, lo condusse a Roma, e lo circondò di maestri, spendendo a larga mano gran parte del suo avere per farlo addrottrinare nelle lettere latine e nelle greche, e non abbandonandolo un solo istante. “”Mio padre (scrive ilpoeta nei Sermoni) incorruttibile guardiano della mia giovinezza, mi seguiva in casa di tutti i maestri… vegliava sulle mie azioni e sulle mie parole, preservando da ogni sfregio il fiore fragile e prezioso della mia innocenza…””.”” (pag 3)”,”VARx-210″
“ORAZIO Quinto Flacco”,”Odi ed epodi.”,”””Beato chi, lontano dagli affari, come l’uomo alle origini, lavora il campo avito coi suoi bovi, libero da scadenze! La tromba militare non lo sveglia col suo feroce squillo, nessun mare arrabbiato lo spaventa, evita il Foro e i portoni arroganti di chi ha il potere in mano. Ma sposa agli alti pioppi i traci della vite già cresciuti, contempla in una valle solitaria le mandre che muggiscono vagando, recide con la ronca il ramo inutile e innesta quelli buoni, …. (pag 409)”,”STAx-024-FV”
“ORAZIO FLACCO Quinto”,”Tutte le Opere.”,”Quinto Orazio Flacco nasce l’8 dicembre 65 a C. a Venosa, colonia militare romana al confine tra Lucania e Apulia. Suo padre, un liberto, cioè uno schiavo affrancato, possiede un modesto podere. Della madre nulla si sa. orazio non la conobbe: morì nel darlo alla luce? L’educazione del piccolo Flacco diventa per il padre una missione, una scelta di vita. Padre e figlio si trasferiscono a Roma, dove Orazio viene iscritto alla scuola grammaticale di Orbilio, un beneventano rigoroso ma rude, tenace epigono dell’arcaismo. Nel 45/44 giunge per Orazio il momento di coronare l’iter scolastico con un soggiorno in Grecia, come i giovani più dotati delle famiglie senatorie ed equestri. Ad Atene segue corsi di perfezionamento in filosofia e retorica. Nel 43 entrato in contatto con Bruto, Orazio ne condivide l’ideologia libertaria e si arruola nell’esercito repubblicano.Nel 38 Virgilio e vario presentano Orazio a mecenate, il colto e eristocratico braccio destro di Ottaviano, illuminato scopritore di talenti.Il 27 novembre dell’8 a.C. Orazione muore.”,”VARx-145-FL”
“ORAZIO FLACCO Quinto, a cura di Mario RAMOUS”,”Odi Epodi.”,”Quinto Orazio Flacco nasce l’8 dicembre 65 a C. a Venosa, colonia militare romana al confine tra Lucania e Apulia. Suo padre, un liberto, cioè uno schiavo affrancato, possiede un modesto podere. Della madre nulla si sa. orazio non la conobbe: morì nel darlo alla luce? L’educazione del piccolo Flacco diventa per il padre una missione, una scelta di vita. Padre e figlio si trasferiscono a Roma, dove Orazio viene iscritto alla scuola grammaticale di Orbilio, un beneventano rigoroso ma rude, tenace epigono dell’arcaismo. Nel 45/44 giunge per Orazio il momento di coronare l’iter scolastico con un soggiorno in Grecia, come i giovani più dotati delle famiglie senatorie ed equestri. Ad Atene segue corsi di perfezionamento in filosofia e retorica. Nel 43 entrato in contatto con Bruto, Orazio ne condivide l’ideologia libertaria e si arruola nell’esercito repubblicano.Nel 38 Virgilio e Vario presentano Orazio a Mecenate, il colto e eristocratico braccio destro di Ottaviano, illuminato scopritore di talenti. Il 27 novembre dell’8 a.C. Orazione muore.”,”VARx-146-FV”
“ORBACH Danny”,”Fuggitivi. Mercenari nazisti nella guerra fredda.”,”””La caduta del Terzo Reich lasciò privi di un impiego e di una causa da abbracciare milioni di tedeschi abituati a servire la macchina conquistatrice e genocida di Hitler. Una parte di costoro era composta da militari di professione, da funzionari pubblici o da esperti di intelligence compromessi con il nazismo. Un’altra da nazisti convinti, da membri di organizzazione di sicurezza come le SS e l’SD o da responsabili diretti del genocidio e di altri crimini di guerra. In teoria, almeno questi ultimi avrebbero dovuto pagare senza sconti i loro delitti, visto che le potenze vincitrici avevano solennemente promesso di andarli a cercare «fino ai confini del mondo». Ma, in pratica, davanti al Tribunale Internazionale di Norimberga comparve alla sbarra non più che una manciata di capi nazisti. I progetti di radicale denazificazione della Germania Ovest non ebbero seguito, perché risultò chiaro che epurare i militari e i funzionari pubblici di Hitler, o anche soltanto i membri del Partito Nazista, avrebbe comportato un costo proibitivo per la macchina statale. Di conseguenza la Repubblica Federale nata dalle rovine del Terzo Reich, pur proclamando una cesura netta con il passato nazista della Germania, era piena di individui che nascondevano imbarazzanti scheletri nazisti nell’armadio. Ciò era tanto più vero nel caso dei suoi servizi segreti, che consideravano gli ex-nazisti come agenti di insuperabile affidabilità nella lotta contro il comunismo, nonché «agenti di influenza» straordinariamente utili, e rinnegabili, nei paesi del Terzo Mondo. Di questi agenti nazisti apparentemente affidabili non vi era certo carenza, dato che migliaia di criminali di guerra erano fuggiti ai quattro angoli della Terra e molti altri erano scesi a patti con gli Alleati. Eppure, smentendo il cliché dell’ex nazista anticomunista irriducibile, molti di essi stipularono patti analoghi e svilupparono addirittura affiliazioni ideologiche con l’Unione Sovietica e le sue nazioni satellite. Altri ancora agirono da battitori liberi, in qualità di trafficanti di armi, spie o operatori sotto copertura, con l’unico intento di far fruttare economicamente le competenze maturate sotto il Terzo Reich. (…) In ultima analisi, tuttavia, fu l’Unione Sovietica a trarre i maggiori vantaggi da questi individui moralmente compromessi, sia perché offrivano una via di accesso a meccanismi di funzionamento interni della Repubblica Federale, sia perché allacciare legami con dei criminali nazisti s rivelò un serio handicap politico per i tedeschi dell’Ovest, diffusamente percepiti come gli eredi del Terzo Reich. A lungo andare, infatti, l’ampiezza di questi legami, e l’ampiezza con cui erano stati sfruttati a proprio vantaggio dai sovietici, vennero inevitabilmente a galla, e minarono per decenni – esattamente secondo i piani di Mosca – la capacità della Germania Ovest di acquisire informazioni sulla Germania Est e sull’Unione Sovietica”” (pag 7-8) Danny Orbach, già membro dell’intelligence israeliana, si è laureato in Storia presso l’Università di Tel Aviv dopo aver studiato all’Università di Tokyo, e ha conseguito il Ph.D. in Storia a Harvard. Attualmente è professore associato di Storia e Studi asiatici alla Hebrew University di Gerusalemme. Ha pubblicato lavori sulla storia tedesca, giapponese, cinese, israeliana e mediorientale, concentrandosi in particolare sui temi legati alla resistenza militare, alla disobbedienza civile, alle ribellioni e agli omicidi politici. Attualmente si sta dedicando alla storia dello spionaggio, dell’intelligence e degli avventurieri militari. Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Uccidere Hitler. La storia dei complotti tedeschi contro il Führer (2016 e 2019). Orbach ha scavato a fondo in archivi notoriamente inaccessibili per scoprire le torbide storie degli ex nazisti. Poche gallerie di criminali possono essere paragonate al cast di voltagabbana, doppiogiochisti e mercanti di morte di Fuggitivi. L’ho trovato avvincente come un romanzo di Le Carré.Niall Ferguson, Università di Stanford, autore di «Occidente. Ascesa e crisi di una civiltà»Dopo la seconda guerra mondiale, gli Alleati giurarono di dare la caccia ai criminali di guerra nazisti «fino ai confini del mondo». Nella realtà, molti di loro non solo sfuggirono alla caccia, ma riuscirono semmai a rifugiarsi negli ingranaggi della guerra fredda, protetti dall’Occidente in cambio del loro aiuto nella lotta contro il comunismo. Reinhard Gehlen, fondatore dell’intelligence della Germania Ovest, accolse gli agenti delle SS nell’ovile, sopravvalutando le loro presunte capacità. La decisione, poco lungimirante, rischiò di compromettere la sicurezza nazionale, poiché il KGB scoprì presto che gli agenti nazisti erano facili da smascherare e da corrompere. Ma Gehlen non era stato certo l’unico a perseguire questa cinica strategia; i servizi segreti americani, sovietici, francesi e israeliani, nonché le organizzazioni nazionaliste e i movimenti indipendentisti si servirono tutti di ex agenti del Terzo Reich, considerati di insuperabile affidabilità. Infiltrati nei servizi di intelligence di tutto il mondo, i fuggitivi nazisti divennero pertanto trafficanti d’armi, spie, assassini e mercenari indipendenti, svolgendo ruoli cruciali nella guerra sotterranea tra le superpotenze. Dai ristoranti tedeschi di lusso ai porti jugoslavi infestati dai contrabbandieri, dai rifugi fascisti nella Spagna di Franco alle case sicure di Damasco e ai country club egiziani, queste spie crearono una fitta rete di influenza e di informazioni, diventando un ingrediente unico e infiammabile nelle lotte clandestine del dopoguerra. Grazie a rivelazioni appena desecretate provenienti dal Mossad e da numerosi archivi riservati, lo storico Danny Orbach rivela in Fuggitivi una storia a lungo dimenticata, descrivendo lo stupefacente cast di personaggi che ha fatto da sfondo alla guerra fredda. Avvolta nella segretezza ufficiale, offuscata dal mito e dalla propaganda, la straordinaria storia di questi agenti nazisti non era mai stata raccontata in modo così efficace.”,”GERN-216″
“ORCZY Emma Baronessa”,”Un figlio della rivoluzione.”,”Emma Magdalena Rosalia Maria Josefa Barbara Orczy (Tarnaörs, 23 settembre 1865 – Henley-on-Thames, 12 novembre 1947) fu una scrittrice britannica di origine ungherese, comunemente nota come Emma Orczy. Deve la sua fama principalmente alla sua nota saga letteraria La primula rossa Cronologia della serie della Primula Rossa. La Baronessa Orczy pubblica la serie senza tener conto dell’ordine cronologico dei fatti narrati – anche perchè ogni volume in effetti si può leggere indipendentemente. Accade pertanto che l’ultimo Blakeney compia le sue gesta in Transilvania (omaggio dell’autrice alla propria patria, che fa della penultima Lady Blakeney una baronessa ungherese) nel 1922, e tuttavia il volume (Pimpernel and Rosemary) viene pubblicato nel 1924, a metà circa della pubblicazione della saga, che vede svolgersi l’azione prevalentemente nell’anno 1793. La data di pubblicazione dei volumi quindi non corrisponde alla data di narrazione. Inoltre la serie della Primula Rossa è tradotta in italiano da Salani, ma dei volumi originali (16) se ne stampano solo 11, e pertanto è difficile capire l’ordine cronologico in cui vanno letti i testi. Secondo gli originali inglesi l’ordine di lettura pertanto è quello riportato a lato. Il volume Beau Brocade, sebbene ambientato nello stesso periodo della saga, non fa parte della serie della Primula Rossa; e Un figlio del popolo, ambientato in Ungheria, nemmeno. Un figlio della rivoluzione invece è un racconto che Sir Percy Blakeney fa a Sua Altezza Reale, narrando fatti inerenti alla rivoluzione francese, ma senza esserne il protagonista. (fonte http://www.letteraturadimenticata.it/Orczy.htm) Ciclo sulla Primula Rossa: L’antenato della primula Rossa non tradotto La Primula Rossa La banda della Primula Rossa La lega della Primula Rossa non tradotto () Il voto di sangue La Primula inafferrabile La sposa di lord Antonio Le gesta della Primula Rossa non tradotto La grande impresa della Primula Rossa non tradotto () non tradotto () Un figlio della rivoluzione La Primula Rossa e Rosa Maria () Non tradotto da Salani ma tradotto e pubblicato da Sonzogno nella collana “”Romantica mondiale”” con i titoli rispettivamente di: Le avventure della Primula Rossa (1934) La vendetta di Sir Percy (1933) Il trionfo della Primula Rossa (1931)”,”VARx-531″
“ORE Oystein”,”I grafi e le loro applicazioni.”,”Oystein Ore è nato a Oslo, in Norvegia, nel 1899. Dopo essersi laureato presso l’Università di Oslo nel 1922 continuò gli studi di matematica all’Università di Göttingen, Germania, poi come membro dell’Istituto Mittag-Leffler di Djursholm, Svezia; infine conseguì il titolo di Philosophiae Doctor (Ph.D.) a Oslo nel 1924. Trascorse l’anno successivo a Parigi e Göttingen come membro del Comitato Internazionale per l’Istruzione, poi divenne ricercatore aggregato nell’Università di Oslo. La sua carriera negli Stati Uniti ebbe inizio nel 1927 con un invito presso l’Università di Yale dove divenne professore di matematica e dove, dal 1931 in poi, è stato professore titolare della cattedra Sterling. Il professor Ore è stato preside della Sezione Matematica dell’Università di Yale, dal 1939 al 1942 ed ha svolto attività nella Missione americana di soccorso alla Norvegia dopo il 1940.”,”SCIx-137-FL”
“ORE Oystein”,”I grafi e le loro applicazioni.”,”Oystein Ore è nato a Oslo, in Norvegia, nel 1899. Dopo essersi laureato presso l’Università di Oslo nel 1922 continuò gli studi di matematica all’Università di Göttingen, Germania, poi come membro dell’Istituto Mittag-Leffler di Djursholm, Svezia; infine conseguì il titolo di Philosophiae Doctor (Ph.D.) a Oslo nel 1924. Trascorse l’anno successivo a Parigi e Göttingen come membro del Comitato Internazionale per l’Istruzione, poi divenne ricercatore aggregato nell’Università di Oslo. La sua carriera negli Stati Uniti ebbe inizio nel 1927 con un invito presso l’Università di Yale dove divenne professore di matematica e dove, dal 1931 in poi, è stato professore titolare della cattedra Sterling. Il professor Ore è stato preside della Sezione Matematica dell’Università di Yale, dal 1939 al 1942 ed ha svolto attività nella Missione americana di soccorso alla Norvegia dopo il 1940.”,”SCIx-336-FRR”
“OREN Michael B.”,”La guerra dei sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.”,”Michael B. OREN è stato direttore del dipartimento per gli affari interreligiosi nel governo di Y. RABIN e consulente della delegazione israeliana alle Nazioni Unite. Attualmente è Senior Fellow allo Shalem Center di Gerusalemme. E’ autore di ‘The Origins of the Second Arab-Israeli War (1992) e di saggi sulla storia del Medio Oriente. “”Il comandante del fronte (del Sinai) non era al suo posto, il comandante dell’ esercito non era al suo posto, né lo erano i loro subordinati”” lamenterà il maggior generale ‘Abd al-Hamid al-Dugheidi, capo dell’ aviazione del Sinai. “”Fu la prima guerra di questo genere, la prima guerra in cui tutti comandanti erano lontani dai loro comandi””””. (pag 224-225) Addestramento e parate. “”Israele aveva passato anni a addestrarsi a quella guerra, mentre noi ci preparavamo alle parate”” dchiarerà più tardi (il generale di brigata Zaki, ndr). “”Le esercitazioni per l’ annuale parata del giorno della Rivoluzione duravano settimane… ma non erano preparativi di guerra.”” (pag 237)”,”VIOx-129″
“OREN Michael B.”,”La guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.”,”Michael B. Oren, direttore del Dipartimento per gli affari interreligiosi nel governo di Yitzhak Rabin e consulente della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, attualmente è Senior Fellow allo Shalem Center di Gerusalemme. É autore di The Origins of the Second Arab-Israeli War (1992), oltre che di saggi e articoli sulla storia del Medio Oriente.”,”QMIx-038-FL”
“OREOLI E.”,”Sommario di storia del socialismo.”,”Blanquismo. “”Nota 2: Il blanquismo è conosciuto come la dottrina del comunismo che si realizza con un colpo di mano, dall’ oggi al domani. Tuttavia Blanqui aveva scritto precisamente il contrario: “”E’ impossibile che il comunismo si imponga bruscamente, non meno l’ indomani che la vigilia di una vittoria; tanto varrebbe partire per il sole””. E nell’ avvenire egli metteva “”un punto interrogativo”” (Labriola, op, cit). (pag 31) “”Dal luddismo e dallo spenceanismo nasce il cartismo: “”Il cartismo è la grande scuola primaria del proletariato inglese – scrive il Labriola op. cit.- . Nel corso della sua quarantennale esistenza esso matura tutte le idee spontanamente proletarie del Socialismo, dalla nozione della lotta delle classi a quella della conquista rivoluzionaria del potere politico, dal principio della politica indipendente del proletariato a quella dello sciopero generale, dal concetto della socializzazione dei mezzi di produzione a quello dell’ abolizione del potere politico. Gli uomini che partecipano o dirigono questo movimento sono quasi tutti proletari di nascita, che elaborano le idee fondamentali del Socialismo all’ infuori di ogni preoccupazione dottrinale, per la semplice suggestione delle concrete esperienze della vita del proletariato””.”” (pag 35)”,”SOCx-134″
“ORFEI Ruggero”,”Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo.”,”ORFEI Ruggero “”Cominciamo dal caso dell”Ideologia tedesca’, opera scritta dai due fondatori del materialismo storico tra il 1845 e il 1846 a Bruxelles. Quest’opera fu abbandonata tranquillamente, per anni, alla “”critica roditrice dei tpi””, come lo stesso Marx ebbe ad esprimersi. L’importanza di quel lavoro l’aveva tuttavia rilevata Marx stesso quando diceva che lavorando intorno ad essa era stato possibile a lui e ad Engels di veder chiaro in se stessi su molti ed importantissimi problemi. Quell’opera si apre con una prefazione che è un vero atto di sfiducia verso l’attività speculativa e una ricerca di concretezza che ci ricorda il positivismo, che però Marx evita introducendo la dialettica. “”Sinora gli uomini – egli dice – si sono sempre costruiti false rappresentazioni di se medesimi, a proposito di quel che sono o devono essere. Essi hanno regolato le loro relazioni in base alle loro rappresentazioni di Dio, dell’uomo normale, etc. Ma i parti della loro testa hanno finito per sormontare la loro testa; liberiamoli dunque dalle chimere, dalle idee, dai dogmi, dalle radicate illusioni, sotto il cui giogo s’affannano. Ribelliamoci contro questa tirannia delle idee”” (C. Marx, L’Ideologia tedesca, traduzione di Giuliano Pischel, 1946, p. 37. A p. 377 troviamo affermato pure che “”la filosofia e lo studio del mondo sono tra di loro in rapporto come l’onanismo e l’amore sessuale””)””. (pag 156) [Ruggero Orfei, Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo, 1965]”,”GRAS-086″
“ORFEI Ruggero”,”L’occupazione del potere. I democristiani ’45-’75.”,”ORFEI Ruggero è nato a Perugia nel 1930, laureato all’Università cattolica di Milano, ne ha diretto la biblioteca per un decennio. E’ stato direttore del settimanale ‘Settegiorni’ (1967-1974). Ha pubblicato molti libri tra cui ‘Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo’ (1964). Introduce la categoria dei ‘cattolici papali’ “”Dobbiamo comunque, per necessità pratiche, assumere il “”movimento”” cattolico nella sua accezione più larga e nello stesso tempo più “”ufficiale””, pagando un pedaggio alla teoria della lineare continuità che parte dal ‘non expedit’ cioè dall’intransigenza passa per l’Opera dei congressi e dei comitati cattolici, si trasforma in Azione cattolica, si decanta poi in rami apostolici, politici e sociali, per giungere al primo dopoguerra, al gennaio del 1919, all’appello sturziano ai “”liberi e forti””, per la costituzione di un vero e proprio partito politico partecipazionista alla vita parlamentare: il Ppi, che durerà fino al 1926. Questa continuità cui faccio concessioni di fatto, tuttavia esiste fino all’11 febbraio 1929, quando si firmano i Patti lateranensi. (…) Da un punto di vista culturale e ideologico (e persino sentimentale) l’elemento centrale è offerto dal fatto che con la Conciliazione cancellati con un tratto di penna i motivi genetici del “”movimento”” cattolico papale organizzato. Lo sconquasso fu tale che lo stesso De Gasperi non può non registrarlo, in quella importantissima lettera che scrisse il 12 febbraio a don Simone Weber. Lo statista trentino, molto amareggiato, osservava: “”La S. Sede raggiunge veramente la sua libertà giuridica e diplomatica né è più soggetta alla tentazione di sacrificare questa o quella posizione alla speranza ‘romana’. Ciò vale anche per l’Italia, ove l’ultima posizione sacrificata fu quella dei cattolico-popolari. Coraggio, ho detto al mio amico, abbiamo almeno la consolazione di essere gli ultimi sacrificati”” (11)”” (pag 277-278) (11) A. De Gasperi, Lettere sul Concordato, con saggi di M.R. De Gasperi e di G. Martina, Morcelliana, Brescia, 1970, p. 64″,”ITAP-210″
“ORFEI Ruggero”,”Marxismo e umanesimo.”,”Ruggero Orfei, nato a Perugia nel 1930, laureato in filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; di questa, dal 1959 al 1969 è stato direttore della Biblioteca. Fa parte (1970) della redazione del mensile ‘Relazioni Sociali’ e direttore responsabile del settimanale ‘Settegioni in Italia e nel mondo’ di Roma. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui ‘Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo’ (Milano, 1965). Lenin: la coscienza politica di classe può essere portata all’operaio solo dall’esterno della sfera tra operai e padroni. O ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo “”Lo spontaneismo per Lenin aveva una funzione nella fase primitiva della storia del movimento operaio quando l’agitazione e l’azione pratica erano esclusiva forma di espressione. A mano a mano che il movimento procede, l’elemento cosciente diventa tanto importante quanto il movimento politico ed economico. Dice Lenin: «Secondo Engels esistono non due forme della grande lotta socialdemocratica (politica ed economica) – come si pensa abitualmente fra noi – mentre, si pone accanto a questo, anche la lotta teorica», (cita la prefazione alla ‘Lotta dei contadini tedeschi’, di Marx). L’elemento strumentale risalta meglio in successive affermazioni di Lenin in cui si dice che: «ogni sottomissione alla spontaneità del movimento operaio, ogni restrizione della funzione dell'””elemento cosciente””, della funzione della socialdemocrazia significa di per sé – lo si voglia o no – un rafforzamento dell’influenza della ideologia borghese sugli operai. Tutti coloro che parlano di “”sopravvalutazione dell’ideologia””, di esagerazione della funzione dell’elemento cosciente, ecc. immaginano che il movimento puramente operaio sia di per sé in grado di elaborare. Ed elabori in realtà una ideologia indipendente; che ciò che più conta sia che gli operai “”strappino dalle mani dei dirigenti le loro sorti””. Ma questo è un profondo errore». Qui Lenin si rifà – condividendolo – a un pensiero di Kautsky: «Parecchi dei nostri critici revisionisti immaginano che Marx abbia affermato che lo sviluppo economico e la lotta di classe non soltanto creano le condizioni della produzione socialista, ma generano anche direttamente la scienza [sottolineato da C. Kautsky] della sua necessità. Ed ecco questi critici obiettare che il paese del più avanzato sviluppo capitalista, l’Inghilterra, è il più estraneo, fra tutti i paesi moderni, a questa coscienza. In base al progetto si potrebbe chiedere che anche la commissione la quale ha elaborato il programma austriaco condivida questo punto di vista sedicente marxista ortodosso che viene confutato nel modo su indicato. Il progetto dice: “”Quanto più lo sviluppo capitalistico rafforza il proletariato, tanto più è costretto e ha ha la possibilità di lottare contro il capitalismo. Il proletariato giunge ad aver coscienza della possibilità e della necessità del socialismo. La coscienza socialista sarebbe; per conseguenza, il risultato necessario, diretto della lotta di classe proletaria. Ma ciò è completamente falso. Il socialismo, come dottrina, ha evidentemente le sue radici nei rapporti economici contemporanei al pari della lotta di classe del proletariato; esso deriva, al pari di quest’ultima, dalla lotta contro la miseria e dall’impoverimento delle masse generati dal capitalismo; ma socialismo e lotta di classe nascono uno accanto all’altro e non uno dall’altra; essi sorgono da premesse diverse. La coscienza socialista contemporanea non può sorgere che sulla base di una profonda conoscenza scientifica. Infatti, la scienza economica contemporanea, è, al pari della tecnica moderna, una condizione della produzione socialista, e il proletariato, per quanto lo desideri, non può creare né l’una né l’altra; la scienza e la tecnica sorgono entrambe dal processo sociale contemporaneo. Il detentore della scienza non è il proletariato, ma sono gli intellettuali borghesi [sottolineato da C.K.]: anche il socialismo contemporaneo è nato nel cervello di alcuni membri di questo ceto, ed è stato da essi comunicato ai proletari più elevati per il loro sviluppo intellettuale, i quali in seguito lo introducono nella lotta di classe del proletariato, dove le condizioni lo permettono. Or dunque, la coscienza socialista è un elemento importato nella lotta di classe del proletariato dall’esterno (von Aussen hineingetragenes), e on qualche cosa che ne sorge spontaneamente (urwüehsig). Il vecchio programma di Hainfeld diceva dunque molto giustamente che il compito della socialdemocrazia è di introdurre nel proletariato (letteralmente: di riempire il proletariato) la coscienza della sua situazione e della sua missione. Nessun bisogno esisterebbe di far questo se questa coscienza emanasse da sé della lotta di classe. Il nuovo progetto ha ripreso questa tesi del vecchio programma e l’ha sovrapposta alla tesi sopracitata. Ma ciò ha completamente interrotto il corso del pensiero…». A queste parole di Kautsky, Lenin aggiunge: «Dal momento che non si può parlare di una ideologia indipendente, elaborata dalle stesse masse operaie nel corso stesso del loro movimento, la questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo (poiché l’umanità non ha creato una “”terza”” ideologia e, d’altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi). Perciò ogni diminuzione dell’ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell’ideologia borghese. Si parla della spontaneità; ma lo sviluppo spontaneo del movimento operaio porta a subordinarlo alla ideologia borghese; esso procede precisamente secondo il programma del “”Credo””, perché il movimento operaio spontaneo è il trade-unionismo, la Nur-Gewerkschaftlerei, ed il trade-unionismo è l’asservimento ideologico degli operai alla borghesia. Perciò il nostro compito, il compito della socialdemocrazia consiste nel combattere la spontaneità» (195)”” (pag 225-227) [(195) OS, I, p. 167-168] [Ruggero Orfei, ‘Marxismo e umanesimo’, Coines edizioni, Roma, 1970]”,”MADS-817″
“ORFEI Ruggero”,”Marx. Il regno della libertà.”,”Ruggero Orfei è nato a Perugia nel 1930. Laureato in filosofia all’Università Cattolica, ne ha diretto per dieci anni la biblioteca. Giornalista e saggista, è stato direttore del settimanale Settegiorni sino alla chiusura avvenuta nel Giugno 1974.”,”MADS-046-FL”
“ORFEI Ruggero”,”Marxismo e umanesimo.”,”Ruggero Orfei è nato a Perugia nel 1930. Laureato in filosofia all’Università Cattolica, ne ha diretto per dieci anni la biblioteca. Giornalista e saggista, è stato direttore del settimanale Settegiorni sino alla chiusura avvenuta nel Giugno 1974.”,”FILx-155-FL”
“ORGANSKI A.F.K.”,”Le forme dello sviluppo politico.”,”A.F.K. ORGANSKI è nato a Roma nel 1923 ed è vissuto in Italia, prima di trasferirsi negli USA, fino all’ età di diciassette anni. Ha studiato all’Università di New York, dove si è laureato in filosofia nel 1951. E’ professore di scienze politiche all’ Università del Michigan. E’ autore tra l’ altro di ‘World Politics’ (1958) e di ‘Population and World Power’ (1961).”,”TEOP-094″
“ORI Angiolo Silvio”,”Banca padrona. La mano privata nelle banche e negli istituti di credito ordinario.”,”ORI Angiolo Silvio è nato a Lizzano (1923-) (Bologna) e fa il giornalista. ha partecipato alla resistenza bolognese. Cronista del ‘Resto del Carlino’. E’ ora (1976) inviato della RAI. “”La Borsa valori di Milano è, a sua volta, la quarta nel mondo con 138 titoli iscritti al listino ufficiale in rappresentanza di 120 società (178 a Zurigo, tanto per offrire un paragone). Approssimativamente, raccoglie l’ 80% degli scambi italiani in titoli azionari e percentuali anche maggiori in quelli a reddito fisso, mentre gli ordini dall’ estero per il mercato azionario italiano si accentrano quasi tutti nelle sue corbeilles. (…) Certo Milano non è Londra con 4000 titoli iscritti, tuttavia la BOrsa ambrosiana è uno dei grandi centri di potere della finanza internazionale.”” (pag 152)”,”ITAE-143″
“ORI Angiolo Silvio”,”Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat. Cronache “”non autorizzate”” dei cento anni della più grande industria italiana.”,”ORI Angiolo Silvio è un giornalista già direttore del Pomeriggio di Bologna e vicedirettore dell’ Avvenire d’ Italia. Ha lavorato alla Rai e scritto vari libri (v. risvolto copertina). “”La Fiat aveva una consolidata tradizione di affari con la Russia. Fin dal tempo in cui il socialista Oddino Morgari dopo la caduta del regime autocratico dello zar e prima della rivoluzione di ottobre, incaricato da Agnelli, aveva avviato i contatti con il governo socialista di Kerenski. Nel 1931 Ugo Gobbato, il realizzatore del Lingotto, si era dedicato allo studio per la costruzione di una fabbrica di cuscinetti a sfera e di una fonderia nei pressi di Mosca ove, più tardi, la Fiat costruirà uno stabilimento le le fusioni in lega leggera. Ora è in progetto un grande stabilimento “”chiavi in mano”” in una località battezzata, in onore del capo dei comunisti italiani, Togliattigrad, attrezzato per produrre autovetture con marca sovietica e tecnologia italiana. Si avvera il sogno di Valletta. I russi, però, negoziano l’ affare con estrema pignoleria e, nel frattempo, Torino deve sventare un tentativo dei francesi, condotto in prima persona da De Gaulle, per soffiare agli italiani il contratto monstre. (…) Finalmente l’accordo, che prevede la costruzione di un complesso industriale per una produzione giornaliera di ventiduemila autovetture, è firmato a Mosca il 4 maggio 1966. “”Il mio canto del cigno che come qui, nella patria di Cajkovskij, tutti sanno, precede la sua morte”” ironizza freddamente il Professore che la sera prima aveva assistito al Bolscioi al famoso balletto del compositore russo””. (pag 204)”,”ECOG-019″
“ORI Angiolo Silvio”,”Il carrozzone. Uomini, fatti e cifre dell’IRI.”,”””Si può ingannare una persona sempre e tutto il mondo una volta, ma non tutto il mondo sempre”” (Abramo Lincoln) (in apertura) Autostrade: una giungla non solo d’asfalto (pag 63-65) (investimenti, tempi realizzazione, costi gestione, affari per le concessionarie)”,”ECOG-120″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. I.”,”””Il mio libro aspetterà il suo lettore””, Keplero (in apertura) Esemplare n° 308 Incapacità militare dell’ Italia. “”La società dibattentesi nella conquista di forme politiche, che doveva nascondere con abili falsificazioni all’ occhio vigile del papato o dell’ impero, non avrebbe potuto organizzare una milizia senza dichiararsi prima indipendente in un nuovo sentimento di patria, e stabilire un sistema di finanze e di gerarchia incompatibile collo spirito del tempo. Quindi la milizia, costituita nella feudalità con bande di vassalli guidate dal signore, si componeva nella città con arruolamenti improvvisati nelle corporazioni, e il seguimento, come dicevasi allora, non era in ambo i campi che una specie di volontariato più o meno libero e ripugnante, nel quale il soldato non sognava che i propri campi e le proprie botteghe. Qualunque fosse dunque la sua passione di parte, è il concetto di patria, nè l’ idea del dovere, nè quella tragica necessità che accetta di dare e di ricevere la morte per ubbidire agli ordini di una virtù superiore, dirigevano mai la sua coscienza troppo spesso sedotta dalle ferocie delle vendette o dalle cupidigie dei saccheggi. Di qui la poca mortalità delle battaglie medievali e le incredibili carneficine di certe vittorie. Il console, il capitano, il signore erano l’anima, la gloria, la durata dell’ esercito. Il loro spirito lo attraeva, la loro bravura lo manteneva, la loro morte lo dissolveva quasi sempre: ogni generale doveva essere tutto per la propria soldatesca, armarla, nutrirla, occuparsi di ciascuno e di tutti, farsi adorare e temere per essere seguito nella battaglia e non abbandonato nella sconfitta.”” (pag 121-122)”,”ITAG-148″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. II.”,”Disfatta dal Mazzinianismo. Opposizione rivoluzionaria. Mazzini e Cavour. “”Nella guerra all’ Austria e nell’ odio alla reazione indigena convenivano quanti italiani avessero coscienza di patria, mentre nell’ idea della futura Italia tutti i partiti si urtavano.Il fallimento) della grande rivoluzione federale, comprendendo anche la formula mazziniana, dava sovra essa un forte vantaggio alla nuova affermazione monarchica del Piemonte, serbatosi costituzionale malgrado ogni rovescio.”” (pag 409) “”Mazzini gridato da tutti solo responsabile di tanti disastri si mutava in un simbolo sinistro e fascinatore, mentre il Piemonte unendosi agli altri governi per combatterlo giustificava la reazione di coloro, che alieni da tali moti rivoluzionari volevano pur restare italiani di cuore. (…) L’ opposizione rivoluzionaria doveva dunque vedere fatalmente nel Piemonte il maggiore nemico. Con esso l’ avvenire d’ Italia non avrebbe potuto evitare una conquista regia troppo poco promettente malgrado ogni vanteria costituzionale, giacché per compiacere alla Francia e per terrore di Vienna imprigionava i generosi scampati alle sommosse o alle condanne austriache. In questa lotta disuguale Mazzini sentiva che senza un’ insurrezione almeno parzialmente trionfante era impossibile controbilanciare l’ influenza del Piemonte.”” (pag 416-417)”,”ITAG-149″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. III.”,”Insufficienza storica della nuova monarchia. “”La nuova monarchia vincitrice quasi senza vittorie proprie, giacchè nessuna battaglia piemontese era stata decisiva, restava in difetto dinanzi all’ Europa e dinanzi alla rivoluzione: per quella, la soggezione alla Francia le toglieva di essere considerata potenza di primo ordine come per grandezza di storia e di territorio avrebe meritato; per questa, l’ abdicazione verso il papa e il vassallaggio a Napoleone le scemavano tristamente la necessaria legittimità””. (pag 108) “”Col buon voler s’aita”” (motto della casa editrice)”,”ITAG-150″
“ORIANI Alfredo”,”La rivolta ideale.”,”””Nell’intendere la storia come declino delle aristocrazie e lotta del sangue contro il denaro, ‘La rivolta ideale’ anticipa invece Spengler mentre nell”Arbeiter’ jungeriano si possono riscontrare consonanze con l’operaio tratteggiato da Oriani. Né il primo né il secondo l’avranno certo letto, ma comunque era la temperie da cui muovevano”” (pag 8, introduzione) ‘La rivolta ideale’ è pubblicata nel 1908 e l’autore muore nel 1909.”,”ITAF-340″
“ORIENTALE CAPUTO Giustina”,”La lezione degli anni Trenta. Disoccupazione di massa e ricerca sociale.”,”Giustina Orientale Caputo insegna Sociologia del lavoro “”Se non potete eliminare l’ ingiustizia, almeno raccontatela a tutti”” (Alì Shariati) (in apertura) “”Quando la disoccupazione colpì queste zone, fu come se una pestilenza avesse colpito la comunità”” (Wal Hannington, 1937) (pag 36) “”Non si sa quanti fossero i disoccupati negli Stati Uniti il giorno che Roosevelt entrò in carica, ma essi erano almeno da 12 a 15 milioni (più di un quarto di tutti i lavoratori americani) e vivevano miseramente e disperatamente con quanto veniva loro passato dall’assistenza pubblica”” (Schlesinger 1963 b: 262). A metà del 1934, quasi un americano su sette (più di 18 milioni di persone)= dipendeva ancora dall’assistenza pubblica; e durante l’inverno questa cifra sarebbe di nuovo salita a 20 milioni. Quasi 7 milioni di bambini sotto i 16 anni erano nelle liste degli assistiti. La mancana della sicurezza di un lavoro era una preoccupazione molto forte soprattutto per gli operai industriali in tutto il decennio 1920-1930. Nello studio su Middletown (Lynd e Lynd 1937), i coniugi Lynd scoprirono che la paura di essere licenziati era una delle più sentite tra le famiglie operaie che essi intervistarono, nonostante la ricchezza diffusa della cittadina nella quale lavorarono. Insomma il tema del lavoro, dell’assistenza agli indigenti e di una economia in disastro furono i pesanti nodi che il nuovo presidente dovette affrontare. Nel marzo del 1933, Roosevelt si insediò come presidente degli Stati Uniti e avviò la lunga serie di riforme e provvedimenti che se per certi versi non presentavano sostanziali elementi di innovazione rispetto alle misure che precedentemente erano state prese anche da Hoover, di fatto furono realizzate in tempi così rapidi e tempestivi e pubblicizzate in maniera così efficace che diedero invece la sensazione di appartenere a un piano molto chiaro e preciso da parte del presidente (Leuchtenburg 1986: 324-325) (16). L’espressione New Deal – lanciata senza troppa convinzione dallo stesso presidente in uno dei suoi discorsi pre-elettorali – fu vincente e rappresentò non solo l’essenza dell’intera politica adottata dalla presidenza Roosevelt al fine di ridurre gli effetti economici e psicologici della Grande Depressione, ma è rimasta per sempre nell’immaginario collettivo come espressione dell’operato di quel presidente che volle imprimere una svolta definitiva alla crisi, svolta che fu più psicologica che reale e comunque fu percepita più decisiva di quello che nella realtà fu. Si dice che una delle innovazioni principali alla base dei provvedimentimessi in atto dal presidente Roosevelt fu quella dell’introduzione nel paese dell’ida di Stato. Prima dell’avvento di Roosevelt, scrive Leuchtenberg, non si può dire che in America esistesse uno Stato nel vero senso della parola. “”Camminando in una città americana nel 1932, era difficile individuare qualche segno della presenza federale: non c’era sistema pensionistico per la vecchiaia, non c’era indennità federale per la disoccupazione, non c’erano assegni familiari né edilizia abitativa federale, non c’era regolamentazione del mercato azionario, né ritenuta fiscale, né refezione scolastica federale, non c’erano sussidi per l’agricoltura, né legislazione nazionale sui minimi salariali, non esisteva lo stato assistenziale Roosevelt attuò tutto questo e anche di più (…) e soprattutto Roosevelt diffuse la convinzione che il governo deve avere un atteggiamento di comprensione dei problemi della gente e che deve essere disposto ad assumersi dei rischi perché i meno fortunati non siano dimenticati”” (ibidem: 26). Insomma Roosevelt introdusse l’idea di uno Stato che deve farsi carico in qualche maniera delle vicende dei cittadini e affrontò il problema dell’assenza di welfare state in quel paese”” (pag 57-58-59) (Bibliografia: – Leuchtenburg, W.E., (1981), La grande depressione, in ‘Vaudagna (a.c.), 1981 – Leuchtenburg, W.E.,, (1986), Franklin D., Roosevelt, personalità politica e mito, in Bonazzi e Vaudagna (a.c. di), 1986 (16) Roosevelt vinse le elezioni lo stesso anno in cui la caduta del Gabinetto Inukai segnava la fine virtuale della d emocrazia parlamentare in Giappone, ed è entrato in carica lo stesso mese in cui Adolf Hitler ricevette il potere assoluto dal Reichstag tedesco e in cui Engelbert Dollfuss, proclamando la necessità di governare per mandato, distrusse il governo democratico in Austria (Leuchtenburg, 1986)”,”CONx-205″
“ORIEUX Jean”,”Voltaire. La sua vita, le sue opere, i suoi tempi, i suoi segreti.”,”Voltaire contro il fanatismo religioso. “”””Vedete di quali orribili sventure è causa il fanatismo.”” Sollecitava appoggi in seno al parlamento di Tolosa, perché sapeva già di trovarveli. La sua attività, in quel 1765, è vertiginosa. La quantità di persone che vede, alle quali scrive, cui manda rapporti o cui ne chiede, quelli che nutre, distrae, ossequia, abbraccia, è incredibile. Nel frattempo fa assolvere un protestante il quale era in galera per avere ascoltato una predica clandestina. Voltaire è tutto contento di questo risultato: gli si segnalano altri casi analoghi. Ricomincia le pratiche per far liberare i disgraziati. Choiseul aveva acconsentito a graziare il primo, per gli altri si rifiutò. “”Quanto si poteva ieri non lo si può domani””, dice il ministro a Végobre, avvocato di Voltaire. E Végobre aggiunge: “”Egli (Voltaire) avrebbe vuotato il bagno penale di tutti i protestanti che vi si trovavano, ma questo non gli impediva facezie crudelissime su Calvino e i suoi ministri.”” Probabilmente perché Calvino e i suoi ministri, ai suoi occhi, erano campioni del “”fanatismo””, come gli altri.”” (pag 630)”,”BIOx-095″
“ORIZIO Giuseppe a cura; scritti di BERRINI Alberto STOPPIGLIA Giuseppe ANTONIAZZI Sandro GALLO Giuseppe PEZZOTTA Savino FAZIO Antonio SELLA Maurizio PROFUMO Alessandro LAMANDA Carmine PEZZONI Giovanni PETRONI Giorgio GRECO Mario”,”New Economy: miti, ideologie, innovazioni. Riflessi sul sistema finanziario e sul lavoro.”,”ORIZIO Giuseppe (resp. ricerca formazione comunicazione del sindacato bancari e assicurativi della Cisl)”,”ITAE-343″
“ORLANDINI Alessandro”,”Il fantasma di Bettino. Genesi di uno spettro: la leggenda del Barone Bettino Ricasoli.”,”Alessandro ORLANDINI è nato nel 1950 a Siena dove è ordinario di materie letterarie e storia nella scuola media superiore. Si occupa di didattica della storia e di ricerca sul movimento operaio e contadino. Ha pubblicato ‘Luglio 1948. L’ insurrezione proletaria in provincia di Siena in risposta all’ attentato a Togliatti”” (1976) e altro.”,”ITAB-139″
“ORLANDO Ruggero”,”L’ Inghilterra è un castello in aria.”,”””Non esiste realtà inglese che non divenga leggenda; non esiste se non diventa leggenda: la Marina o la rivoluzione industriale, il puritanesimo o l’ imperialismo, l’ aristocrazia, lo sport o l’ Intelligence Service, le Trade Unions o perfino il clima vigono e vivono influenzati da come inglesi e stranieri se li figurano (…)””. (pag 7) “”In inglese il verbo “”realizzare”” significa l’ inverso di quello che significa in italiano e in francese, dove vuole dire trasformare una concezione in fatto. (…) In inglese realizzare, tradurre in realtà, vuol dire invece trasformare un fatto in un’ idea, significa “”rendersi conto”” del fatto e non agire come il muratore, (…)””. (pag 8) “”L’ insularità britannica e il cosiddetto empirismo degli inglesi sono soprattutto manifestazioni e riprove di questa attitudine ed esigenza loro, che è la riduzione dell’ oggettivo al soggettivo, come in poesia, il riconoscere un valore trascendentale che ne rende inutili e pallide le teorie generali. Dicesi correntemente che la forza dell’ Inghilterra sta nella tradizione; ma basta viverci anche poco per accorgersi come non vi sia bisogno di antichità per fabbricare una tradizione: tradizioni sorgono sott’occhio, quasi ogni giorno (…)””. (pag 8)”,”UKIx-085″
“ORLANDO Sandro WEBER Fritz BERTOLDI Silvio OLMI Ermanno SILVESTRI Mario GIANNELLA Salvatore UGONOTTI Silvia GAFFURI Mauro BERTERA Maurizio ZAVOLI Sergio scritti”,”La nostra Grande Guerra. A cent’anni dal fatidico “”24 maggio”” le più toccanti e drammatiche lettere dal fronte dei soldati italiani.”,”[“”Fucilati per furto di mutande””. ‘A infiammare ancora di più i cervelli in fiamme per la paura arriva il peggioramento drastico dopo la rotta di Caporetto. “”Tre soldati, tra cui un caporale, erano stati sorpresi da un Colonnello Brigadiere mentre uscivano da una villa di Nervesa con alcuni effetti di biancheria… Avevano innocentemente commesso l’errore di scegliere qualche camicia e qualche paia di mutande per cambiarle con quelle sporche e piene di insetti che tenevano ancora addosso fino dal settembre. Il Generale li interrogò e tre ore dopo un portaordini del comando brigata recò un biglietto coll’ordine perentorio al comandante della 3° Compagnia di fare immediatamente fucilare tre soldati del reparto”” (Paolo Ciotti, Bologna, classe 1894)’ (pag 83)] Foto reparto operai Ansaldo armi cannoni (in apertura)”,”FOTO-063″
“ORLANDO Sandro CAZZULLO Aldo WEBER Fritz BERTOLDI Silvio OLMI Ermanno SILVESTRI Mario GIANNELLA Salvatore ZAVOLI Sergio UGONOTTI Silvia GAFFURI Mauro”,”La nostra Grande Guerra.”,”””Caporetto è una delle più grandi battaglia d’anni…”” (pag 38)”,”QMIP-254″
“ORLANDO Peppino”,”La comunità di Oregina. Evangelo e marxismo nel dissenso cattolico.”,”””Come la logica di Hegel è il denaro dello spirito, secondo Marx, anche il materialismo di Feuerbach non è un materialismo perché dà per reale la situazione fittizia della sensibilità nel rapporto io-tu del mercato del lavoro. «Il punto più alto cui giunge il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non intende la sensibilità come attività pratica è l’intuizione degli individui singoli e della società borghese» (IX glossa). «Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese, il punto di vista del nuovo è la società umana o l’umanità sociale» (X glossa). Nella glossa I Marx aveva già affermato che Feuerbach nell”Essenza del cristianesimo’ considera come veramente umano solo l’atteggiamento teoretico, mentre la prassi è concepita e fissata solo nel suo modo di apparire sordidamente giudaico. Egli non comprende perciò il significato dell’attività “”rivoluzionaria””, “”pratico-critica””». In fondo il suo lavoro consiste nel risolvere il mondo religioso nel suo «fondamento mondano». «Ma il fatto che il fondamento mondano si stacchi da se stesso e si costruisca nelle nuvole come un regno fisso e indipendente è da spiegarsi soltanto con l’autodissociazione e autocontradditorietà di questo fondamento mondano. Questo fondamento deve perciò essere in se stesso tanto compreso nella sua contraddizione, quanto rivoluzionato praticamente. Pertanto dopo che per esempio la famiglia terrena è stata scoperta come il segreto della sacra famiglia, è proprio la prima a dovere essere dissolta teoricamente e praticamente»”” (pag 155-156) [Peppino Orlando, ‘La comunità di Oregina. Evangelo e marxismo nel dissenso cattolico’, Editrice Claudiana, Torino, 1972]”,”LIGU-006-FMP”
“ORLANDO Diega”,”C.W. Washburne e l’esperimento di Winnetka.”,”Individualizzazione e socializzazione due componenti fondamentali del processo educativo secondo Washburne La tesi tradizionalista del programma stabilito si può conciliare con quella innovatrice dell’interesse spontaneo del fanciullo Washburne intende misurare l’efficienza scolastica non sulla scuola ma sull’individuo stesso. L’unità di esecuzione è chiamata “”goal”” (risultato, punto di arrivo) che ogni allievo deve raggiungere senza preoccuparsi di condurre a termine il suo lavoro in un periodo rigorosamente fissato (pag 31) Trec: WASHBURNE, Carleton Wolsey Pedagogista, nato a Chicago il 2 dicembre 1889. Presidente (1939-43) della “”Progressive Education Association””, fu in Italia dapprima consigliere scolastico dell’A.M.G. (1944-46) e poi (1946-48) direttore dell’U.S.I.S. per l’Italia del Nord (Milano). Fautore dell’educazione nuova o attiva e autore del cosiddetto Piano di Winnetka, sistema didattico e di organizzazione scolastica, che egli attuò gradualmente a cominciare dal 1920 in un sobborgo di Chicago, Winnetka, in cui copriva la carica di Soprintendente scolastico. Tale sistema, se, per avversione all’uniformità dell’insegnamento impartita a intere classi di scolari quale causa di appiattimento spirituale, pone l’accento sull’adattamento individuale dell’istruzione, non trascura però l’esigenza di sviluppare nell’educando il sentimento sociale e cooperativistico. Esso stabilisce sperimentalmente, e continuamente ricontrolla un “”programma minimo comune”” (common essentials), comprendente le nozioni e le tecniche alle quali tutti gli scolari devono poter arrivare, ciascuno secondo il proprio ritmo intellettuale; fissa, in relazione alle diverse età mentali, i traguardi ulteriori; esclude le classi, anche come gruppi di allievi con lo stesso sviluppo mentale; sopprime i voti; fa lavorare lo scolaro da sé, per mezzo di uno speciale materiale didattico “”autoeducativo”” e “”autocorrettivo””, che gli permette di accertare i progressi compiuti, in base ai quali egli può passare dall’uno all’altro grado di esercitazioni, pur nel corso dell’anno e senza attendere che i suoi compagni si mettano alla pari con lui, ovvero è indotto a insistere, per acquisire una sicura capacità, nelle esercitazioni di un certo grado, senza perciò dover ripetere l’anno. Dal “”programma minimo””. organizzato sull’individualizzazione, si distingue e vi si affianca un “”programma di sviluppo”” o di “”attività creative””, realizzantisi in collaborazione di gruppi sulla base di un “”progetto”” (per es. l’allestimento di una rappresentazione teatrale). Si dà così agli scolari la possibilità di fare un’esperienza sociale, seguendo però i proprî gusti ed attitudini, per cui ciascuno è stimolato a differenziarsi dai suoi compagni. Opere: The philosophy of the Winnetka curriculum, Bloomington, Ill., 1926; Winnetka gradet book list (in collab. con Mabel Vogel), Chicago 1926; Results of practical experiments in fitting schools to individuals (in collab. con M. Vogel e M. S. Gray), Bloomington 1926; Adjusting the school to the child, New York 1932; Remarkers of mankind, ivi 1932; Living philosophy of education, ivi 1940; nuova ed. 1948; What is progressive education?, ivi 1952 (trad. it. Firenze 1953); Schools arent’t what they were. Londra 1953; World’s good, New York 1954; The education of teachers in the United States (trad. it.: La formazione dell’insegnante negli Stati Uniti, Firenze 1958). Bibl.: A. Ferrière, La liberté de l’enfant à l’école active, Bruxelles 1928; J. Comas, El Sistema de Winnetka en la práctica, Madrid 1930; A. M. Smits-Jenart, Le système pédagogiques de Winnetka, Bruxelles 1934; R. Dottrens, Le progrès à l’école, Parigi 1936; L. Romanini, Il movimento pedagogico all’estero, II, Brescia 1951, pp. 197-236; R. Valli, Il Piano di Winnetka, Rovigo 1952; L. Volpicelli e M. Rumi, Principi ed esperienze della Scuola Nuova, Napoli 1956, pp. 100-14.”,”GIOx-122″
“ORLEAN André”,”La politique industrielle française.”,” André Orléan (Insee) fonte: « La politique industrielle française », Économie Prospective Internationale, n°117, 1er trimestre 1984, 111-116.”,”FRAE-047″
“ORLEAN André TRAINAR Philippe DURANT Dominique DELAMARRE Frédéric”,”La formation des bulles financières. De l’euphorie à la panique: penser la crise financière (Orléan) – Valorisation dans l’assurance et crise financière (Trainar) – Quelle valorisation des actifs dans les comptes nationaux? (Durant) – Les comptes financiers sont-ils un cadre d’analyse pertinent de la dernière crise financière? (Delamarre).”,”ORLEAN André (Cepremap) TRAINAR Philippe (SCOR Group) DURANT Dominique (Banque de France) DELAMARRE Frédéric (Banque de France)”,”ECOI-342″
“ORLOV Alexander”,”The Secret History of Stalin’s Crimes.”,”ORLOV Alexander ex diplomatico sovietico e capo controspionaggio. Gorkij ‘prigioniero’ di Stalin. Probabilmente eliminato. “”Gorky discerned the character of Stalin. He understood that Stalin was seeking a pretext to take revenge on the leaders of the opposition. After the conversation with Yagoda, Gorky applied officially for a passport to Italy. He was refused. In Italy Gorky could, indeed, write a book about Stalin, but not that which Stalin dreamed of. Gorky was denied a passport in 1936 as well. He remained Stalin’s captive up to the day of his death, in June 1936. After the death of Gorky, the officers of the NKVD found among his belongings carefully concealed notes. When Yagoda finished reading them, he swore and said: “”No matter how well you feed a wolf, he aims to go back into the woods””. Gorky’s notes have not been published.”” (pag 279)”,”RUSS-219″
“ORMEA Ferdinando a cura”,”Crisi economica e stalinismo in Occidente. L’ opposizione comunista italiana alla ‘svolta’ del ’30.”,”Ferdinando ORMEA, torinese di nascita, medico, è dal 1965 ordinario di dermatologia all’Univ Cattolica di Roma ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Le sue concezioni ‘unitarie’ in cambo biologico e medico lo hanno avvicinato ben presto al pensiero di TEILHARD DE CHARDIN, dell cui intepretazione è diventato uno specialista a livello internazionale. A questo autore ha deidcato uno studio nel 1963 e un altro, in due volumi, nel 1967. Nel 1970 ha pubblicato ‘Superamento della morte. Contributo al dialogo fra credenti e non credenti’. Nel 1972, una ricerca su ‘La religione del giovane Hegel’, nel 1975, ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ (COINES).”,”GRAS-028″
“ORMEA Ferdinando”,”Le origini dello stalinismo nel PCI. Storia della ‘svolta’ comunista degli anni Trenta.”,”F. ORMEA, torinese, prematuramente scomparso nel 1977, studioso di scienze dermatologiche all’ Università cattolica di Roma, ha scritto tra l’ altro ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ e ‘Crisi economica stalinismo in Occidente’. “”Lo stesso Stalin, a parole il più strenuo difensore dei diritti dei lavoratori di tutto il mondo, di fronte all’ americano Harry Hopkins col quale si lamenta per la lentezza con cui, durante la guerra, gli giungono le forniture statunitensi, ricevendone la spiegazione che il ritardo è legato allo sciopero dei portuali, mostra un estremo stupore, aggrotta le ciglia ed esclama: “”Scioperi? Ma non avete la polizia?”” (pag 25)”,”PCIx-116″
“ORMEA Ferdinando”,”Le origini dello stalinismo nel PCI. Storia della ‘svolta’ comunista degli anni Trenta.”,”F. Ormea, torinese, prematuramente scomparso nel 1977, studioso di scienze dermatologiche all’ Università cattolica di Roma, ha scritto tra l’ altro ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ e ‘Crisi economica stalinismo in Occidente’. Libro dedicato ad Alfonso Leonetti Questione italiana. Parla il rappresentante dell’ Internazionale: Stepanov (Mario) (pag 140)”,”PCIx-046-FF”
“ORNAGHI Lorenzo”,”Scienza della politica.”,”ORNAGHI Lorenzo (1948) insegna scienza della politica nella Facoltà di scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dal 1985 al 1990 è stato membro della redazione della rivista ‘Il Mulino’. Ha scritto ‘Stato e corporazione’ e ‘Il concetto di interesse’ entrambi (Giuffré)”,”TEOP-380″
“ORNAGHI Lorenzo a cura; redazione e coordinamento di BARBESINO Paolo COLOMBO Paolo CONTI Augusto COTELLESSA Silvio PARSI Vittorio Emanuele; collaborazione di Massimo BEBER Edmondo BERSELLI Giampiero BIANCHI Marco BIGLIARDI Cristina BORACCHI Germano CALVI Paolo CAPPELLINI Alessandro DAL-LAGO Rocco DE-BIASI Lelio DEMICHELIS RInaldo FALCIONI Carlo GALLI Piero IGNAZI Giovanni GIORGINI Hosea JAFFE Joachim LANDKAMMER Pierpaolo MARRONE Pier Luigi MILANI Giuseppe MINOIA Giancarlo MIRANDA Titti MORELLO Maria Giuseppina MURATORE Caterina PAOLUCCI Maurizio PASSERIN D’ENTREVES Lucia RUGGERONE Marco SANTORO Mario SCAZZOSO Rosermaria SCOGNAMIGLIO Sofia VENTURA Alessandro VITALE Gianfrancesco ZANETTI, ricerca iconografica di Riccardo MAZZONI”,”Politica. Vocabolario.”,”Lorenzo ORNAGHI è docente di scienza della politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ove insegna storia delle dottrine politiche.”,”TEOP-274″
“ORNAGHI Lorenzo PARSI Vittorio Emanuele”,”Lo sguardo corto. Critica della classe dirigente italiana.”,”Lorenzo Ornaghi insegna Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É autore di volumi e saggi sull’organizzazione statale del potere, sui rapporti tra sistema politico e sistema economico, sulla rappresentanza degli interessi. Con V.E. Parsi ha pubblicato La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia. Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”ITAP-016-FL”
“ORNAGHI Lorenzo a cura, Saggi di PARSI Vittorio Emanuele BAUMAN Zygmunt CAMPIGLIO Luigi HAMMOND Peter J. IKENBERRY G. John LA VIA Vincenzo QUADRIO CURZIO Alberto STIGLITZ Joseph E. VILLANUEVA Javier ZANINELLI Sergio”,”Globalizzazione: nuove ricchezze e nuove povertà.”,”Lorenzo Ornaghi insegna Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É autore di volumi e saggi sull’organizzazione statale del potere, sui rapporti tra sistema politico e sistema economico, sulla rappresentanza degli interessi. Con V.E. Parsi ha pubblicato La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia. Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione. Zygmunt Bauman, Professore emerito di Sociologia, Università di Leeds. Luigi Campiglio, Università Cattolica del Sacro Cuore. Peter J. Hammond, Stanford University. G. John Ikenberry, Georgetown University; ASERI, Milano. Vincenzo La Via, Responsabile Direzione Finanza Strategica del Gruppo Intesa BCI (già Dirigente Generale Capo Servizio II Ministero del Tesoro, Roma). Alberto Quadrio Curzio, Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Università Cattolica del Sacro Cuore. Joseph E. Stiglitz, Columbia University (già Vice Presidente della World Bank). Javier Villanueva, Universidad Católica Argentina. Sergio Zaninelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.”,”ECOS-009-FL”
“ORNAGHI Lorenzo”,”Nell’età della tarda democrazia. Scritti sullo Stato, le istituzioni e la politica.”,”Caduta verticale di rappresentitività, l’inevitabile usura nel funzionamento delle istituzioni politiche, la penuria d’idee e ideali… segnano e scandiscono la vita odierna in gran parte dei regimi democratici dell’Occidente…. Lorenzo Ornaghi è docento di Scienza politica e Storia del pensiero politico. E’ stato per un decennio Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha fondato e diretto l’ ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) di cui è ora (2013) presidente onorario. Dal novembre 2011 all’aprile 2013 ha ricoperto l’incarico di Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Marx e il dibattito sul capitalismo all’inizio del XX secolo “”Già Lorenz von Stein, anticipando Karl Marx (che onestamente riconoscerà poi questo suo debito intellettuale), aveva osservato come il movimento della società sia scandito e guidato dalle classi economico-sociali”” (pag 207); “”Già Schmoller, nel recensire sulle pagine di una delle più autorevoli riviste accademiche la prima edizione di ‘Der moderne Kapitalismus’ di Sombart, aveva sottolineato come il concetto fondamentale dell’intero volume – quello, appunto, di capitalismo – «Sombart l’ha preso a prestito da Marx e dalla letteratura socialista» (53). E, ancora nel 1909 un economista allora assai reputato come Robert Liefmann, all’esordio del suo studio comparato sulle conseguenze del capitalismo in alcuni dei principali Stati, osservava: «Il termine “”capitalismo”” con i suoi composti appartiene al novero delle parole di moda più amate dall’odierna letteratura economica e politica. Non solo negli scritti socialisti, ma anche nel campo della scienza dell’economia nazionale esso gioca un grande ruolo. Così si parla di sviluppo capitalistico, e si distingue di nuovo, recentemente, fra un “”moderno capitalismo”” e un “”grande capitalismo””. Ma che cos’è questo capitalismo, che cosa si vuole esprimere con questo concetto quando si usa il termine nelle connessioni sopra indicate? Ciò non è affatto semplice da stabilire (…)» (54). Marx e il pensiero marxiano, il marxismo e i marxisti non erano soltanto, o non erano affatto, competitori o rivali di idee e antagonisti più o meno rispettosi dei rituali accademici. Ciò che assai raramente succede a una ‘dottrina’, si era alla fine, per questa dottrina, verificato. Il socialismo muoveva porzioni cospicue delle masse; metteva a repentaglio gli assetti stabiliti dall’ordine dello Stato e dai diritti intangibili della proprietà. Dopo il 197, addirittura si era fatto ‘Stato’ esso stesso, e minacciava di esportare, a conflitto mondiale appena concluso, l’infezione mortale della guerra civile. Pur nelle stanze delle università, o sulle pagine di riviste e giornali di non grandissima diffusione, il dibattito sul rapporto tra capitalismo e Stato, tra economia e politica, è un dibattito sul rapporto tra capitalismo e Stato, tra economia e politica, è un riflesso, fors’anche una minuscola anticipazione, o magari uno dei fattori stessi di quello che è stato – in tutto il Novecento – il più autentico e forse il solo esempio di ‘totalità’ del rapporto conflittuale ‘amicus-hostis'”” (pag 240) Lorenzo Ornaghi, Nell’età della tarda democrazia. Scritti sullo Stato, le istituzioni e la politica’, Vita e Pensiero, Milano, 2013 G. Von Schmoller, Recensione a ‘Der moderne Kapitalismus’, Jahrbuch für Gesetzgebung, Verwaltung und Volkswirschaft’, 27, 1903, pp. 291-300, p. 297; (54) R. Liefmann, Beteiligungs – und Finanzierungsgesellschaften. Eine Studie über den modernen Kapitalismus und das Effektenwesen (in Deutschland, den Vereingsten Staaten, England, Frankreich, Belgien und der Schweiz), Fischer, Jena, 1909, p. 1]”,”TEOP-019-FMB”
“ORNAGHI Lorenzo a cura; saggi di Paolo POMBENI Maurizio FIORAVANTI Alberto QUADRIO-CURZIO Mauro CALISE Vittorio Emanuele PARSI Cesare PINELLI Edmondo BERSELLI Augusto BARBERA Giorgio PASTORI Ettore ROTELLI”,”La nuova età delle costituzioni. Da una concezione nazionale della democrazia a una prospettiva europea e internazionale.”,”Lorenzo Ornaghi è professore ordinario di Scienza politicha nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell’ Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI).”,”DIRx-015-FMB”
“ORNAGHI Lorenzo a cura, redazione BARBESINO Paolo COLOMBO Paolo CONTI Augusto CORTELESSA Silvio PARSI Vittorio Emanuele, collaboratori Massimo BEBER Edmondo BERSELLI Giampiero BIANCHI Marco BIGLIARDI Cristina BORACCHI Germano CALVI Paolo CAPPELLINI Alessandro DAL LAGO Rocco DE BIASI Lelio DEMICHELIS Rinaldo FALCIONI Carlo GALLI Piero IGNAZI Giovanni GIORGINI Hosea JAFFE Joachim LANDKAMMER Pierpaolo MARRONE Pier Luigi MILANI Giuseppe MINOIA Giancarlo MIRANDA Titti MORELLO Maria Giuseppina MURATORE Caterina PAOLUCCI Maurizio PASSERIN D’ENTRÈVES Lucia RUGGERONE Marco SANTORO Mario SCAZZOSO Rosamaria SCOGNAMIGLIO Sofia VENTURA Alessandro VITALE Gianfrancesco ZANETTI”,”Politica. Vocabolario.”,”Lorenzo Ornaghi è docente di Scienza della politica nella Facoltà di Scienze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna anche Storia delle dottrine politiche. Attualmente è direttore dell’Alta Scuola di Economia e relazioni internzionali.”,”TEOP-117-FL”
“ORNSTEIN Robert THOMSON Richard F.”,”Il cervello e le sue meraviglie.”,”Robert Ornstein ha diretto l’Institute for the Study of Human Knowledge ed è stato docente di biologia umana presso la Stanford University. Richard F. Thompson ha insegnato psicologia all’Università di Harvard e psicologia e biologia umana alla Stanford University David Macaulay ha disegnato le illustrazioni di numerosi libri.”,”SCIx-526″
“O’ROURKE Kevin H. WILLIAMSON Jeffrey G.”,”Globalization and History. The Evolution of a Nineteenth-Century Atlantic Economy.”,”O’ROURKE è D del Centre for Economic Research and Lecturer in Economics all’ Univ College di Dublino. WILLIAMSON è Chairman of the Department of Economics e Laird Bell Professor of Economics alla Harvard University.”,”ECOI-056″
“O’ROURKE Kevin H. WILLIAMSON Jeffrey G.”,”Globalizzazione e storia. L’evoluzione dell’economia atlantica nell’Ottocento.”,”Kevin H. O’Rourke insegna economia e dirige il Centro di ricerche economiche nello University College di Dublino. Jeffrey G. Williamson insegna economia ed è direttore del Dipartimento di Economia della Harvard University. La globalizzazione non è un fenomeno recente né irreversibile; è quanto emerge dall’approfondito studio che viene qui presentato. Gli autori tracciano un quadro coerente dell’area atlatica – fra Europa nord-occidentale e America – nel secolo precedente la prima guerra mondiale; un contesto economico in cui lo sviluppo dei commerci, le migrazioni di massa, i flussi internazionali dei capitali rispecchiano quella che può essere definita la prima ondata della globalizzazione. Essa però non ebbe per tutti gli stessi effetti. Gli autori mostrano come questo processo si sia poi bloccato e sia sfociato, dopo la Grande Guerra, in una stagione di autarchia.”,”ECOI-120-FL”
“ORRY Albert”,”Histoire des partis socialistes en France. VIII. Les Socialistes Indépendants.”,”””Les élections du 20 août et du 3 septembre 1893 constituent une magnifique victoire socialiste. Si le Parti ouvrier francais enregistrait les succès de Jules Guesde, Chauvin, Jourde, Antide Boyer, Sauvanet, etc, si les blanquistes avaient fait élire plusieurs des leurs: Vaillant, Baudin (du Cher), Chauviére, Walter, etc.; si les allemanistes étaient victorieux avec Avez, Dejeante, Fabérot, Groussier et Toussaint, et les broussistes avec Lavy et Prudent Dervillers; les socialistes indépendants, de leur côté, voyaient grossir considérablement leurs rangs; une trentaine d’entre eux enraient à la Chambre: Millerand, René Viviani, Chassaing, Hovelacque, Clovis Hugues, Paschal Grousset, Coutant, Rouanet, Marcel Sembat, dans la Seine; Dr Masson à Lyon; (…) etc. (…) Tous, au début de la législature, firent partie du groupe socialiste parlamenaire qui s’était formé sur l’ initiative de Millerand et que celui-ci avait concu dans l’ esprit le plus large.”” (pag 20-21-22)”,”MFRx-274″
“ORSELLO Gian Piero”,”Antonio Labriola. Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte.”,”ORSELLO Gian Piero è professore nella Facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università La Sapienza di Roma, cattedra Jean Monnet per Diritto costituzionale europeo, dottore in giurisprudenza e filosofia, avvocato e giornalista. E’ stato portavoce per l’ Italia della CEE, vicepresidente Rai, presidente Italtel Telematica, segretario generale del Movimento europeo internazionale. Attualmente è Presidente dell’ Istituto Italiano di Studi Legislativi e VP del Consiglio italiano del Movimento europeo.”,”LABD-065″
“ORSELLO Gian Piero”,”La formazione del pensiero di Antonio Labriola nell’incontro e nello scontro tra idealismo e positivismo. (Capitolo 1). Estratto da ‘ Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte’.”,”ORSELLO Gian Piero, Antonio Labriola. Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte. LED – EDIZIONI UNIVERSITARIE DI LETTERE ECONOMIA DIRITTO. MILANO. 2003 pag 214 8° premessa note bibliografia (pag 189-214) (Opere di Antonio Labriola e scritti su Antonio Labriola); Collana Scienze sociali, Studi e ricerche, collana diretta da Nicola BOCCELLA. ORSELLO Gian Piero è professore nella Facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università La Sapienza di Roma, cattedra Jean Monnet per Diritto costituzionale europeo, dottore in giurisprudenza e filosofia, avvocato e giornalista. E’ stato portavoce per l’ Italia della CEE, vicepresidente Rai, presidente Italtel Telematica, segretario generale del Movimento europeo internazionale. Attualmente è Presidente dell’ Istituto Italiano di Studi Legislativi e VP del Consiglio italiano del Movimento europeo. ORSELLO-G.P. UNDER LABRIOLA SU ITALIA FORMAZIONE PENSIERO POLITICO ANTONIO LABRIOLA FILOSOFIA TRA IDEALISMO POSITIVISMO INFLUENZA L. FEUERBACH KARL MARX CONCEZIONE MATERIALISTICA FILOSOFIA PRASSI LIBERTA’ UOMO MOTORE STORIA PROCESSO EVOLUZIONE SOCIETA’ GIUDIZI DI B. CROCE A. GRAMSCI MATURAZIONE ADESIONE LABRIOLA SOCIALISMO SCIENTIFICO DEMOCRAZIA LABD-065″,”LABD-070″
“ORSELLO Gian Piero”,”L’Unione Europea.”,”Gian Piero Orsello è professore di Istituzioni di diritto pubblico e di Organizzazione internazionale all’Università di Roma La Sapienza e di Storia dell’integrazione europea alla Luiss, presidente dell’Istituto italiano di studi legislativi e del Centro italiano di studi europei, nonchè direttore della rivista L’Italia e l’Europa. É stato vicepresidente della RAI, portavoce della CEE, presidente dell’ITALTEL, Telematica, consigliere giuridico del Ministero delle politiche comunitarie e segretario generale del Movimento europeo internazionale. Ha pubblicato varie opere di carattere giuridico e politologico.”,”EURx-026-FL”
“ORSELLO Gian Piero, antologia a cura di”,”Critica Liberale. Per una storia della sinistra liberale attraverso le riviste 1952-1966. Primo volume.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-106″
“ORSELLO Gian Piero, antologia a cura di”,”Critica Liberale. Per una storia della sinistra liberale attraverso le riviste 1952-1966. Secondo volume.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-107″
“ORSELLO Gian Piero”,”L’Unione Europea.”,”Gian Piero Orsello è professore di Istituzioni di diritto pubblico e di Organizzazione internazionale all’Università di Roma La Sapienza e di Storia dell’integrazione europea alla Luiss, presidente dell’Istituto italiano di studi legislativi e del Centro italiano di studi europei, nonchè direttore della rivista L’Italia e l’Europa. É stato vicepresidente della RAI, portavoce della CEE, presidente dell’ITALTEL, Telematica, consigliere giuridico del Ministero delle politiche comunitarie e segretario generale del Movimento europeo internazionale. Ha pubblicato varie opere di carattere giuridico e politologico.”,”EURx-049-FL”
“ORSI Pietro”,”Bismarck.”,”Nel 1859 BISMARCK fu nominato ambasciatore in Russia a Pietroburgo come rappresentante della Prussia. Qui imparò il russo e si accapparrò le simpatie dello Zar ALESSANDRO II.”,”GERx-048″
“ORSI Pietro”,”Storia politica d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Signorie e principati, 1300-1530.”,”Michelangelo scriveva per la sua statua della Notte riferendosi alla miseria morale dei principi italiani: “”Grato m’é il sonno, e più l’esser di sasso, / Mentre che il danno e la vergogna dura ; / Non veder, non sentir m’è gran ventura; / Però non mi destar; deh! parla basso!”” (pag 562) Pietro ORSI libero docente di storia moderna nell’Università di Padova.”,”ITAG-207″
“ORSI-BATTAGLINI Andrea a cura; saggi di Franco BELLI Simonetta BOTARELLI Giusto PUCCINI Giovanna ENDRICI Antonio SCIALOJA Francesco MAZZINI Marco CRESTI Gualberto GUALERNI Pietro GOTTI Annarosa PIZZI Franco GHELARDUCCI Mario P. CHITI”,”Amministrazione pubblica e istituzioni finanziarie tra Assemblea Costituente e politica della ricostruzione.”,”Contiene una storia normativa e istituzionale della Camere di commercio nel XIX e XX secolo (saggi di A. Pizzi, F. Ghelarducci, M.P. Chiti) (pag 833-966)”,”ITAE-023-FP”
“ORSINI Alessandro”,”L’ eretico della sinistra. Bruno Rizzi élitista democratico.”,”Alessandro ORSINI (Napoli, 1975) è autore di ‘Ripensare la nazione (2002) e di ‘Alle origini del nazionalismo (Roma 2003). Insegna sociologia generale nell’ Università della Tuscia di Viterbo e storia delle dottrine politiche nella Libera Università degli Studi J. Monnet di Bari. Scrive su Mondoperaio e Affasi sociali internazionali. Capitalismo di stato e tecnici. “”In effetti, per chi abbia letto La Bureaucratisation du Monde, è difficile scorgere degli elementi di novità ne La rivoluzione manageriale. Dopo uno studio comparato del socialismo sovietico e del capitalismo americano, Burnham arriva alla conclusione che entrambi i sistemi convergono verso un nuovo tipo di società, in cui lo Stato è distinato a diventare l’ unico proprietario dei mezzi di produzione, con i managers che, a loro volta, controllando lo Stato, esercitano il dominio sulla società intera.”” (pag 40) “”Ma le differenze tra i burocrati di Rizzi e i managers di Burnham sembrano sparire quando quest’ ultimo considera il rapporto tra la sua teoria della rivoluzione manageriale e quella che definisce la “”teoria della rivoluzione burocratica””. Burnham affronta l’ argomento nella seconda parte del libro. Qui il nome di Rizzi non compare mai, eppure l’ impressione di un confronto indiretto è forte.”” (pag 41)”,”TEOC-296″
“ORSINI Felice, a cura di Leopoldo MARCHETTI e Elena LARSIMONT PERGAMENI”,”Memorie di un italiano terribile.”,”Alessandro Luzio, storico scrupoloso, ha dimostrato che Felice Orsini giovinetto uccise il cuoco di casa sua non involontariamente in un impeto d’ira: cominciò così la vita tragica di colui che può esser definito il più terribile italiano del Risorgimento (pag V, prefazione)”,”BIOx-351″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Il progresso intellettuale di massa.”,”ORSOMARSO Vincenzo insegna nella scuola media superiore, è autore di indagini monografiche su Sorel, Labriola, Pareto e Gramsci. Si occupa di ricerche connesse alle tematiche della divisione sociale del lavoro ed ha pubblicato il volume ‘Lavoro, sapere e formazione: linee di ricerca’ Diffusione in Italia del testo di Bucharin, anni 1920. “”Bucharin è di testo in Europa negli anni venti, né pi§ né meno in Italia dove il nascente gruppo dirigente comunista ne sottolinea, tra i primi, la valenza didattica-educativa. Per Togliatti, infatti, il ‘Materialismo storico’ è nel 1924 il primo dei tre libri da pubblicare come istituzionali con un Lenin e un’edizione popolare del ‘Capitale’, mentre Gramsci nel 1925 intende utilizzare il libro per la sua scuola per corrispondenza”” (pag 220) Gramsci Marx e il rapporto tra struttura e sovrastruttura (pag 188-189) “”La questione che si pone a Gramsci è evidentemente quella dei “”rapporti tra struttura e superstruttura””, “”un problema cruciale del materialismo storico”” da esplorare assumendo a filo conduttore alcuni passi della ‘Prefazione’ del ’59 a ‘Per la critica dell’economia politica’: “”Occorre muoversi nell’ambito di due principi: 1) quello che nessuna società si pone dei compiti per la cui soluzione non esistano già le condizioni necessarie e sufficienti o esse non siano almeno in via di apparizione e di sviluppo; 2) e quelle che nessuna società si dissolve e può essere sostituita se prima non ha svolto tutte le forme di vita che sono implicite nei suoi rapporti”” (1). Mentre nel Marx della ‘Prefazione’ del ’59 la relazione tra sviluppo delle forze produttive e coscienza sociale appariva ai teorici della Seconda Internazionale consequenziale, con il “”mutamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente l’intera gigantesca soprastruttura”” (K. Marx, Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, 1975, p. 17) che per l’appunto s’innalza sulla struttura economica, Gramsci da quel passo ne ricava due principi e avverte che “”questi principi devono prima essere svolti criticamente in tutta la loro portata e depurati da ogni residuo di meccanicismo e fatalismo”” (2). Gramsci opera una vera e propria trasformazione dell’interpretazione dell’enunciato di Marx, ne rifiuta il nesso lineare che tiene insieme il testo marxiano, lo problematizza, ne ricava due canoni metodologici, di cui uno non è conseguenza dell’altro, ma sono componenti da coordinare e sviluppare giacché dalla “”riflessione su questi due canoni si può giungere allo svolgimento di tutta una serie di altri principi di metodologia storica”” ((1) (2) (3) Gramsci, Quaderni del carcere, p. 1579, p. 1774, 1759) [Vincenzo Orsomarso, Il progresso intellettuale di massa, 2006]”,”GIOx-067″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”La paideia dell’immateriale. La dimensione formativa nell’età del capitalismo cognitivo.”,”pag 38-39 Marx Engels lavoro in società industriale Paideia Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. La paideia nel quinto secolo avanti Cristo significava allevamento e cura dei fanciulli, diventava sinonimo di cultura e di educazione mediante la cultura; era il modello educativo in vigore nell’Atene classica e prevedeva che l’istruzione dei giovani si articolasse secondo due rami paralleli: la paideia fisica, comprendente la cura del corpo e il suo rafforzamento, e la paideia psichica, volta a garantire una socializzazione armonica dell’individuo nella polis, ossia all’interiorizzazione di quei valori universali che costituivano l’ethos del popolo. Lo spirito di cittadinanza e di appartenenza costituivano infatti un elemento fondamentale alla base dell’ordinamento politico-giuridico delle città greche. L’identità dell’individuo era pressoché inglobata da quell’insieme di norme e valori che costituivano l’identità del popolo stesso, tanto che più che di processo educativo o di socializzazione si potrebbe parlare di processo di uniformazione all’ethos politico. L’elemento fisico dell’educazione dei giovani ateniesi si basava in una prima fase su un rigoroso addestramento ginnico, in base all’idea che un corpo sano favorisce un pensiero sano e viceversa; successivamente si aggiungeva quello bellico, essendo la guerra una fra le attività considerate più nobili e virili dell’uomo greco; per arrivare infine al completamento dell’istruzione rappresentato dalla formazione politica, vero centro della cittadinanza ateniese, e apice verso il quale era indirizzato l’intero processo educativo. È proprio questa paideia psichica che interessava maggiormente a Platone, ed è infatti su questa che fonderà le basi del suo progetto di rinnovamento (ma al tempo stesso anche conservazione) dell’uomo greco. Il modello della paideia venne ripreso dai Romani, e secondo vari studiosi ha influenzato in maniera determinante non solo il modo di pensare degli antichi greci, ma anche in genere dell’Occidente europeo. « La forza educativa proveniente dal mondo greco ha caratterizzato l’Occidente a partire dai Romani; è poi più volte rinata con continue trasformazioni col sorgere di nuove culture, dapprima con il Cristianesimo, poi con l’umanesimo e il rinascimento. » (Giovanni Reale) Indice [nascondi] 1 Bibliografia 2 Voci correlate 3 Altri progetti 4 Collegamenti esterni Bibliografia [modifica] Michel Foucault, L’ermeneutica del soggetto, collana Campi del sapere, traduzione di Mauro Bertani, Feltrinelli, 2003, pp. 581. ISBN 8807103524 Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell’uomo greco, [1944], Introduzione di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2003 Voci correlate”,”GIOx-068″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Tra Lenin, Bucharin e Ricardo (Sulla “”ripresa gramsciana””) / Il für ewig, Gramsci e il socialismo sovietico / Marx, Engels e la Russia.”,”ORSOMARSO Vincenzo für ewig vuol dire all’incirca ‘lavorare a vuoto’ “”(…) la caduta della certezza che la primavera del 1917 era parsa verificare, sollecita Gramsci, ormai prigioniero del fascismo, a ricercare le fondamenta storiche e teoretiche di quel varco che Lenin aveva aperto nella storia e che gli eventi successivi sembravano aver richiuso. (…) Un precedente, con le necessarie cautele, è rintracciabile nel volume di Nikolaj Bucharin, del 1921, ‘La teoria del materialismo storico’, che “”si presenta agli operai come una vera e propria enciclopedia”” (34), “”‘un libro di testo’ scritto per essere usato, come tale, nell”istruzione di massa”” (35). Ma per il rivoluzionario sovietico, scrive Mastroianni nella ‘Presentazione’ della nuova edizione del ‘Testo popolare della sociologia marxista’, curata dallo stesso studioso catanzarese, si “”tratta di ripensare la concezione marxista, in modo da fronteggiare la situazione inaudita senza le rinunce tacite di prospettiva – e gli scivolamenti avventurosi nell’empirismo – puntualmente nascosti nelle professioni più sperticate dell’ortodossia”” (36). La “”società è un insieme reale, (…). Gli uomini i gruppi che la costituiscono, intrattengono rapporti in primo luogo di lavoro, e niente sarebbero fuori dalla società degli individui. Lo scopo è di trarre dall’ambiente naturale coi mezzi più opportuni ciò che serve alla sopravvivenza. La storia umana è al limite una cosa sola con la storia della tecnologia, della resistenza che oppone la natura all’inventiva sociale, e viceversa (…). Il nesso che stringe e caratterizza nei secoli la struttura economica e la sovrastruttura politica e culturale, fino alla morale, alla scienza, alla religione e alla filosofia, si configura funzionalmente, contro ogni interessata pretesa di autonomia: il Gramsci dei ‘Quaderni’ non temerà di portare a compimento questo ‘blocco storico’, di staccarlo a tal punto dai “”sostegni eterogenei”” del “”materialismo”” e dell’idealismo, da non ricordarsi più della sua fonte, e parlare piuttosto di Sorel”” (37). Così per il rivoluzionario sovietico, “”la società umana è cosa assai complessa; assai complessi e multiformi sono anche i fenomeni sociali. Ci sono i fenomeni dell’economia, del regime economico della società e la sua organizzazione statale, e il campo della morale, della religione, dell’arte, della scienza, della filosofia e il campo dei rapporti familiari, etc. Tutto questo si intreccia fittamente in combinazioni assai singolari e forma la corrente della vita sociale”” (38). Una realtà “”in continuo movimento””, da cui discende “”la necessità di considerare i fenomeni ‘nella loro reciproca connessione, e non in assoluta singolarità'””. L’insieme delle parti costituenti la realtà “”sono legate l’una con l’altra, e tutte si influenzano l’una con l’altra””, “”‘non c’è niente che stia per sé’, indipendentemente da quello che è fuori di esso. In altre parole non c’è niente al mondo di assolutamente ‘isolato'””. Il “”modo dialettico di considerare tutto l’esistente richiede la considerazione di tutti i fenomeni, in primo luogo nella loro inseparabile connessione, in secondo luogo nel loro movimento”” (39)”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Tra Lenin, Bucharin e Ricardo (Sulla “”ripresa gramsciana””)’, (in) ‘Slavia’, Rivista trimestrale di cultura, n° 1, gennaio marzo 2013] (pag 99-100) [(34) G. Mastroianni, ‘Presentazione’, a N.I. Bucharin, La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, a cura di G. Mastroianni, Milano, Unicopli, 1983, pp. 13-14; (35) N. Siciliani de Cumis, ‘Anche Bucharin scrisse un libro di testo’, in ID., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia ed educazione 1984-2001, con la collaborazione di V. Cannas, E. Midolla, V. Orsomarso, D. Scalzo, T. Tomasetti, Quaderni di Slavia/1, Roma, 2001, p. 23. E’ utile ricordare che Siciliani, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha dato continuità all’interesse per gli aspetti pedagogici del testo sopra citato (…); (36) G. Mastroianni, ‘Presentazione’, a N.I. Bucharin, La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, cit. p. 14. Si tratta della prima versione italiana fatta direttamente dall’originale, e sulla base dei necessari confronti con le traduzioni in altre lingue europee; la traduzione “”è stata redatta (…) sulla base dell’edizione definitiva del ‘Testo’ buchariniano (cfr. N. Bucharin, Teorija istoriceskogo materializma (…), Moskva, 1925)”” (N. Siciliani de Cumis, op. cit. 23n). “”Gli inconvenienti della mancanza di una traduzione dal russo della ‘Teoria del materialismo storico (…), non dipendono solo dall’inevitabile moltiplicazione degli ‘errata’ di quasi quattrocento pagine nel passaggio diretto da una una lingua all’altra dal quale è uscito il testo a cura di A. Bonazzi presentato da V. Gerratana [N. I. Bucharin, ‘Teoria del materialismo storico’, a cura di A. Bonazzi, Firenze, Nuova Italia, 1977]. La traduzione francese su cui in questo caso si è lavorato risale per di più al 1927, quando veniva per tante ragioni naturale pensare senz’altro alla formazione dei militanti. L’adesione che ne è seguita neppure consapevolmente, agli interventi non di rado crudeli sul lessico, sulla sintassi, sui dispositivi delle note, provocati appunto da quel lontano proposito di trasferire l’efficacia didattica dell’opera da Mosca a Parigi, non si giustifica in tutt’altre condizioni, è anzi in contrasto con l’esigenza divenuta acutissima di ristabilire con la lettera il proprio senso dei documenti della storia del marxismo (e nella specie di smetterla a tutti gli effetti con la registrazione acritica e unilaterale della lettura del meccanicismo buchariniano impostata da A. Gramsci nei ‘Quaderni del carcere’)””. (G. Mastroianni, Per una nuova traduzione del manuale di Bucharin’, in “”Bollettino del Dipartimento di Filosofia””, Università degli Studi della Calabria, COsenza, Edizioni Brenner, 1979/80, n.2, p.71); (37) Ivi, p. 16; (38) N.I. Bucharin, ‘La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, cit., p. 31; (39) Ivi, pp. 88-89]”,”GRAS-112″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx, Engels e la Russia.”,” “”Marx [però] si guarda bene dal trasformare lo “”schizzo della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una teoria storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a tutti i popoli, in qualunque situazione storica si trovino””, per giungere “”alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo del lavoro sociale, assicura il priù integrale sviluppo dell’uomo”” (21). In questo ambito rientra la discussione sulle prospettive rivoluzionarie in Russia a cui Marx ed Engels iniziariono a prestare particolare attenzione, come abbiamo già precisato, sul finire degli anni ’50, in presenza dell’emergenza del moto di emancipazione della servitù della glaba che Marx definiva, in una lettera a Engels dell’11 gennaio 1860, “”la cosa più grande che si stia verificando in tutto il mondo”” insieme a “”movimento degli schiavi americani, scatenato dalla morte di Brown”” (22). Ben quindici anni dopo, nel saggio ‘Soziales aus Russland’, pubblicato nel ‘Volksstaat’ del 16, 18 e 21 aprile del 1875, in un’epoca contrassegnata dagli ultimi sviluppi della polemica antibakuninista, Engels prende in esame l’evolvere dei rapporti sociali e politici nell’impero russo; definito, come era stato dimostrato in modo evidente dai fatti del 1848 e del 1849, “”l’ultimo grande contrafforte della reazione nell’Europa occidentale”” ma al cui crollo lavoravano attivamente fattori presenti nel “”seno stesso dell’Impero”” (23). L’abolizione della servitù della gleba e la soppressione delle ‘corvées’ non hanno attenuato il “”malumore della classe contadina””, anzi, per come le riforme sono state realizzate, stanno accrescendo il malessere nelle campagne. La servitù della gleba era risultata assolutamente inconciliabile con la necessità, resa evidente dalla sconfitta subita nel corso della guerra di Crimea (24), di promuovere la modernizzazione capitalistica dell’Impero. Ma nella divisione delle terre, scrive Engels nel 1891, “”la nobiltà (…) ottenne appezzamenti fecondati dal lavoro di numerose generazioni di contadini, mentre questi ne ricevettero solo lo stretto necessario, per lo più costituito da terreni brulli e cattivi. I boschi e i pascoli comunali toccarono ai signori; il contadino, se ne aveva bisogno – e, senza, non campava – dovette pagare””. In più “”i nobili ricevettero subito dal governo, in buoni del Tesoro, l’ammontare capitalizzato del riscatto che i contadini avrebbero pagato in diverse annualità successive””. In conseguenza dei pagamenti in danaro, una somma enorme per i contadini, questi ultimi “”precipitarono dall’economia naturale nell’economia monetaria””; il contadino russo si ritrovò “”non soltanto a dover vivere sul lotto di terra rimpicciolito e meno produttivo che gli era toccato in sorte (…), e mantenervi il bestiame da laovro nei mesi d’inverno (integrando il suo appezzamento con la poca terra comunale rimasta dopo la sottrazione dei boschi e dei pascoli), ma a dover pagare – in contanti per giunta – maggiori imposte e le annualità del riscatto”” (25)”” (pag 146-147) [Vincenzo Orsomarso, Marx, Engels e la Russia, Estratto da ‘Slavia, 4.2013] [(21) K. Marx, ‘Possibilità teoriche e premesse storiche del passaggio dalla comune rurale al comunismo superiore’, in K. Marx F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit. pp. 216-217; (22) K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II, cit, p. 380; (23) F. Engels, ‘Le condizioni sociali in Russia’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit. pp. 216-217; (24) La sconfitta subita nel settembre 1855 a Sebastopoli ad opera di francesi e inglesi, intervenuti contro la Russia in soccorso della Turchia e per impedire la realizzazione di una supremazia dell’impero dello zar Nicola I nei Balcani, rese evidente l’inferiorità organizzativa e tecnica dei russi di fronte alle grandi potenze occidentali, un’inferiorità che non era semplicemente militare bensì economico-produttiva e giuriidico-istituzionale; (25) F. Engels, ‘Cause e riflessi della grande carestia, in K. Marx e F. Engels, India, Cina, Russia’; cit., pp. 253-255. A ciò – continua Engels – si aggiunga “”la concorrenza della grande industria nuova di zecca, che lo privò del mercato interno dei prodotti della sua industria casalinga, industria che era per innumerevoli contadini la fonte principale del reddito””. Per chi vuol farsi un’idea della sorte toccata al contadino russo nel corso degli ultimi trent’anni, Engels, rinvia alle pagine “”sulla ‘formazione del mercato interno’ del I Libro del Capitale (sez. V, cap. XXIV)””]”,”MADS-654″
“ORSOMARSO VIncenzo”,”Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano.”,”Vincenzo Orsomarso è autore di indagini monografiche su Marx, Labriola, Sorel, Pareto e Gramsci. Si occupa inoltre di ricerche connesse a tematiche attinenti la divisione e organizzazione del lavoro. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. “”Ma oramai c’è bisogno in Italia di libri”” “”Ecco allora un’affermazione con cui il filosofo, il teorico, il pedagogista ‘sui generis’ esprime un preciso programma di lavoro: se “”l’azione pratica in Italia non è possibile””, allora è necessario “”scriver libri per istruire quelli che vogliono farla da maestri. Manca all’Italia mezzo secolo di scienza e di esperienza degli altri paesi. Bisogna colmare questa lacuna “” (127). “”Eccole – scrive ad Engels il 2 settembre 1892 – in poche parole che lavoro preparo: ‘la genesi del manifesto comunista’. Fine prossimo, ‘una’ traduzione ‘decente’. E come ci vorrebbe un gran commentario, così rifaccio tutto l’ambito ideale e reale da cui il ‘Manifesto’ è sortito. Spero di venirne a capo entro dicembre. Farò di fondere italianamente il pensiero astratto con la trattazione concreta – Mi arrendo a ciò con ripugnanza. I miei studi furono sempre di filosofia, filologia e storia. Accettando il socialismo come cosa fatta ed elaborata, per anni me ne sono servito come oratore ed occasionalmente. Temo la taccia di incompetente. Ma oramai c’è bisogno in Italia di libri”” (128). “”Un lavoro che al momento passa per le sue lezioni universitarie (129), svolte con il necessario scrupolo scientifico, anche in considerazione del fatto che l’«””interpretazione materialistica della storia””» ha bisogno per arrivare a maturità di un più largo studio di analisi particolari”” (130).”” [Vincenzo Orsomarso, Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano, Roma, 2015] [(127) A. Labriola, Carteggio III, 1890-1895, cit., p. 228; (128) Ivi, p. 245; (129) Cfr. ivi, p. 284. “”Dal novembre dell’altro anno a questo giugno – scrive il 10 agosto 1891 – dedicai il mio corso di ‘filosofia della storia, nell’Università di Roma, alla esposizione e alla critica della ‘interpretazione materialistica della storia’, ossia alla dottrina di C. Marx e i suoi seguaci”” (A. Labriola, ‘Scritti politici’, 1886-1904′, cit., p. 266). Alcuni anni dopo, in una lettera del 22 aprile 1894, informava Richard Fischer che già “”da anni”” tratta all’Università “”il socialismo come una materia di insegnamento in piena regola””. Così ad esempio, nell’anno accademico 1890-1891 ha esaminato il “”Manifesto del partito comunista”” con una introduzione alla concezione materialistica della storia””. Dall’ottobre 1892, poi, ha stabilito “”un saldo piano di lavoro dal titolo “”La genesi del socialismo moderno””””, impegnandosi a trattare ogni anno “”il tutto in modo rapido e descrittivo””, approfondendone “”una parte o un’altra attraverso lo studio dei documenti e l’analisi critica””. Così, nell’anno accademico 1892-93 si era occupato della ‘rivoluzione francese’ e del ‘cartismo’, nel successivo (1893-94) dello ‘sviluppo del marxismo e dell’internazionale”” (Id., Carteggio III 1890-1895, cit., p. 395). L’8 dicembre 1894 comunica al Croce che nel corso di filosofia della storia raccoglierà, sotto il titolo di “”la concezione materialistica della storia”” tutti “”i corsi degli anni precedenti (- e in forma sistematica)””. Pertanto, 1887, “”Vico – precursore””; 1887-88, «a) Historica e Filologia – 2) origini della società moderna»; 1888-89, la rivoluzione francese; 1889-1890, «Dei rapporti fra Chiesa e Stato da Costantino alla pace di Westfalia»; 1890-91 e 1891-92, la «preistoria e la dottrina Morgan». Infine, 1892-93 e 1893-94, «La genesi del socialismo moderno» (ivi, p. 486); (130) Ivi, p. 269] Le lezioni sul socialismo di Labriola “”Ma le difficoltà che Labriola incontra nell’elaborazione dell’«opuscolo» sulla «””genesi del manifesto comunista””», risiedono nella mancanza di «precedenti letterarii nazionali» a cui riferirsi, «siano pure erronei o sbagliati». Poi, come «colmare la lacuna di un secolo di storia? Come presentare ‘di scorcio’ fatti, persone, teorie, etc. che sono tante fasi, e tanti momenti né subiti né conosciuti dall’Italia?». Problemi che il professore risolve brillantemente nel corso delle lezioni universitarie dedicate alla «””genesi del socialismo moderno””». “”Nel far lezione – scrive ad Engels – è tutt’altro. Ne dedico quest’anno (92-93) circa sessanta, (…), come le dissi, alla “”genesi del socialismo moderno””. Nel parlare si ha subito la coscienza di quel che manca all’uditore. E poi c’è tempo di fare delle digressioni, di spiegare i nomi, le date storiche, i termini che si adoperano. Ora si parte dalle biografie, ora dalla definizione. Si aprono delle parentesi, si ripete il già detto, si amplia si corregge etc.”” (131). Ma nessun individuo può colmare «una lacuna della storia» (132); pertanto non risultava agevole trattare in opuscolo «(- qui i libri non li legge nessuno -) quello, o parte di quello» che aveva «insegnato» (133), realizzare una trattazione che allo stesso tempo voleva essere rigorosa, accessibile e didatticamente efficace. Testi, in ogni caso, preparati nel corso delle lezioni universitarie, durante le quali tratta, come dicevamo, «il socialismo come materia di insegnamento in piena regola». ‘Già da anni – scrive a Richard Fischer il 22 aprile del 1894 – tento, qui all’Università, di trattare il socialismo come una materia di insegnamento in piena regola. Così, ad esempio, nell’anno accademico 1890-91 (…) ho esaminato il ‘Manifesto del partito comunista’ come introduzione alla concezione materialistica della storia’. Dall’ottobre 1892, continua nella lettera al Fischer, ‘ho stabilito un saldo piano di lavoro dal titolo “”La genesi del socialismo moderno””. Tratterò ogni anno il tutto in modo rapido e descrittivo, e ne approfondirò una parte o un’altra attraverso lo studio dei documenti e l’analisi critica. Così, nell’anno accademico 1892-93 mi sono occupato della ‘rivoluzione francese’ e del ‘cartismo’, e quest’anno (1893-94) tratto principalmente dello sviluppo del marxismo e dell’Internazionale’. Non tutto quello che è stato trattato nelle lezioni può essere messo “”in forma di libro””, Labriola ritiene opportuno tradurre in volume “”alcune parti”” e in primo luogo la «””genesi del manifesto comunista””». Ciò ha anche un risvolto concreto, la «situazione sociale complessiva dell’Italia – fatta astrazione dai fattori politici di disturbo o di antagonismo – è ancora al di sotto del livello, che nel ‘Manifesto’ è considerato come ‘presupposto’ storico». E’ necessario «ripercorrere, teoricamente e praticamente, tutto il processo dello sviluppo, perché non siamo ‘andati di pari passo’ conle altre nazioni» (134)”” [Vincenzo Orsomarso, Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano, Roma, 2015] [(131) A. Labriola, Carteggio III, 1890-1895, p. 291; (132) Ibidem; (133) Ivi, p. 567; (134) Ivi, p. 395] (pag 60-61-62-63) Umanesimo, RIforma e Rinascimento (pag 136-137)”,”LABD-095″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Fare l’educazione politica di “”chi non sa””. Machiavelli nel ‘Quaderni del carcere’.”,”L’educatore politico. ‘L’autore del ‘Principe’, nel ‘Quaderni’, risulta essere il solo vero intellettuale moderno che la borghesia italiana sia mai stata capace di realizzare integralmente. E’ l’uomo di cultura che non si separa dalla vita del suo popolo, il cui costante richiamo alla concretezza dei fatti storici non fa venire meno la specifica prospettiva politica. Tutta la riflessione di Machiavelli è infatti dominata da quei paesi, come Spagna e Francia, che “”hanno raggiunto una forte unità statale e territoriale””. E’ il vero rappresentante della “”filosofia del tempo”” che tende all’organizzazione delle monarchie nazionali assolute, alla liquidazione della feudalità, allo sviluppo delle forze produttive borghesi, delle forze progressive del suo tempo (35). Ma il disegno politico e istituzionale, il moderno stato nazionale, può concretizzarsi nella misura in cui si afferma una volontà unitaria che può scaturire solo dal “”basso””, dalla convinta adesione della borghesia cittadina a un programma che presuppone la radicale liquidazione di tutti gli ingombranti sedimenti storici del vecchio mondo feudale. A tale proposito Machiavelli ha ben compreso il significato nodale del rapporto rivoluzionario che deve istituirsi tra forze progressive della città e le grandi masse delle campagne. Egli sa, continua Gramsci, che “”se le classi urbane vogliono porre fine al disordine interno e all’anarchia esterna debbono appoggiarsi sui contadini come massa”” e che la formazione del loro Stato non è separabile dalla formazione di una forza armata sicura e fedele reclutata nelle campagne, del tutto diversa dalle compagnie di ventura (36). Il suo “”giacobinismo precoce”” è appunto testimoniato dall’implicita consapevolezza che non è mai possibile la formazione di una “”volontà collettiva nazionale popolare”” se “”le grandi masse dei contadini coltivatori non irrompono ‘simultaneamente’ nella vita politica”” (37). Era ciò che Machiavelli “”intendeva (…) attraverso la riforma della milizia, ciò fecero i giacobini nella Rivoluzione francese, in questa comprensione è da identificare un giacobinismo precoce del Machiavelli”” (38). Lo scrittore fiorentino non è uno scienziato disinteressato della politica, un teorico che arriva alle sue tesi, per via di “”speculazione filosofica””, è un politico che persegue un fine pragmatico essenziale e cerca di realizzarlo secondo le possibilità e le esigenze del suo tempo. Respingendo l’immagine del Machiavelli “”politico in generale”” e “”scienziato della politica”” attuale in tutti i tempi e in tutte le società, il Segretario fiorentino è, dichiara Gramsci un uomo di parte, di passioni poderose, un politico in atto, che vuole creare nuovi rapporti di forza (39). Il “”limite e l’angustia del Machiavelli consistono (…) nell’essere egli stato una “”persona privata””, uno scrittore e non il capo di uno Stato o di un esercito””. D’altronde il Segretario fiorentino “”non dice mai di pensare o di proporsi egli stesso di mutare la realtà, ma solo e concretamente di mostrare come avrebbero dovuto operare le forze storiche per essere efficienti”” (40). Diventa, quindi l'””educatore politico”” di “”chi non sa””, colui che insegna alle forze storiche avanzate del suo tempo la natura degli strumenti e delle tecniche politiche, mentre sprona la loro volontà rivoluzionaria ancora latente. Per Gramsci non si può veramente intendere il discorso del ‘Principe’, se non si pensa che esso è rivolto alle forze rivoluzionarie del tempo perché abbiano piena consapevolezza dei mezzi necessari per raggiungere un fine storicamente progressivo, cioè capace di risolvere i problemi di un’epoca e di una società. Educare il popolo quindi, ma non nel senso che hanno dato a queste espressione certe correnti democratiche (41). “”Per Machiavelli – scrive Gramsci – “”educare il popolo”” può significare solo renderlo convinto e consapevole che può esistere una sola politica, quella realistica, per raggiungere il fine voluto e che pertanto occorre stringersi intorno e obbedire proprio a quel principe che tali metodi impiega per raggiungere il fine”” (42)”” (pag 49-51) [Vincenzo Orsomarso, ‘Fare l’educazione politica di “”chi non sa””. Machiavelli nel ‘Quaderni del carcere”, ‘Ricerche pedagogiche’, Roma, n. 202, 2017] [(35) La “”sua “”ferocia””, precisa Gramsci, è rivolta “”contro i residui del mondo feudale, non contro le classi progressive. Il Principe deve porre termine all’anarchia feudale e ciò fa il Valentino in Romagna, appoggiandosi alle classi produttive, mercati e contadini”” (A. Gramsci, ‘Lettere dal carcere 1931-1937’, vol. II, cit., p. 1572); (36) Cfr, ivi, p. 1573; (37) Se “”una riforma intellettuale e morale non può non essere legata a un programma economico”” (ivi, p. 1561) è da valutare se una tale esigenza sia riscontrabile nell’opera di Machiavelli. Se “”si prova che il Machiavelli tendeva a suscitare legami tra città e campagna e ad allargare la funzione delle classi urbane fino a domandar loro di spogliarsi di alcuni privilegi feudali-corporativi nei rispetti della campagna, per incorporare le classi rurali nello Stato, si dimostrerà anche che il Machiavelli implicitamente ha superato in idea la fase mercantilistica e ha già degli accenni di carattere “”fisiocratico””, cioè egli pensa a un ambiente politico-sociale che è quello presupposto dall’economia classica”” (ivi, p. 1039). Si tratta di “”vedere se il linguaggio essenzialmente politico del Machiavelli può tradursi in termini economici e a quale sistema economico possa ridursi. Vedere se il Machiavelli che viveva nel periodo mercantilista abbia politicamente preceduto i tempi e anticipato qualche esigenza che ha poi trovato espressione nei fisiocratici”” (ivi, p. 1575); (38) Ivi, p. 1560; (39) Cfr. ivi, p. 1577; (40) Ivi, p. 1578; (41) Una posizione rintracciabile in un passo dei ‘Ragguagli di Parnaso’ di Traiano Boccalini e che ritorna nei famosi versi ‘Dei sepolcri’. Machiavelli, annota Gramsci riassumendo quanto afferma lo scrittore di Loreto, “”ha esposto come i principi governano e così facendo ha istruito il popolo, ha ‘messo alle pecore denti di cane’, ha distrutto i miti del potere, il prestigio dell’autorità, ha reso più difficile il governare, perché i governati ne possono sapere quanto i governanti”” (ivi, p. 1690); (42) Ivi, p. 1691]”,”GRAS-130″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx, l’educazione e la divisione del lavoro.”,”””La «parte più illuminata degli operai – scrive Marx – comprende perfettamente che il futuro della sua classe, (…) dipende totalmente dalla formazione delle giovani generazioni», pertanto a nessuno, genitore o datore di lavoro che sia, «può venir dato (…) il permesso di usare del lavoro dei fanciulli o di adolescenti, se non a patto che quel lavoro produttivo sia legato con l’istruzione». Intendendo per istruzione un combinato di «formazione spirituale», di «educazione fisica» e «di istruzione politecnica che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri» (32). Un’articolazione dell’istruzione in cui la parola chiave, accolta dall’Internazionale, è «politecnica», un termine che Marx nel ‘Capitale’ non usa, parla invece di «istruzione tecnologica teorica e pratica». Una realtà già presente nel mondo industriale, infatti, ricorda Marx, sia la legislazione inglese sulle fabbriche e sia l’azione filantropica di Owen hanno dimostrato la possibilità di collegare l’istruzione e la ginnastica col lavoro produttivo, ma anche il lavoro manuale con l’istruzione e la ginnastica. Quindi la proposta avanzata non è una escogitazione ideologica ma una realtà già in atto e rappresenta, come abbiamo già detto, per Marx, il «germe dell’educazione dell’avvenire». Nell’agosto 1869, al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, a tre anni di distanza dalle ‘Istruzioni ai delegati’, Marx ritorna alla questione dell’istruzione politecnica (33) e nel 1875, nella ‘Critica al programma di Gotha’, ribadisce la richiesta del legame dell’istruzione col lavoro produttivo, in quanto «uno dei più potenti mezzi di trasformazione della odierna società» (34), da subordinare alla regolamentazione della durata del lavoro secondo le diverse età. Marx si preoccupava inoltre di chiarire la funzione progressiva della meccanizzazione industriale per la stessa classe operaia, con tutte le contraddizioni che il fatto comportava. Così, in un intervento al consiglio generale del 4 agosto 1868, asseriva che «l’uso delle macchine si è dimostrato da un lato uno degli strumenti più potenti del dispotismo e dello sfruttamento nelle mani della classe dei capitalisti, da un altro lato, lo sviluppo della meccanizzazione crea le condizioni materiali necessarie per la soppressione del lavoro salariato mediante un effettivo sistema sociale di produzione» (35).”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Marx, l’educazione e la divisione del lavoro’, (in) ‘I problemi della psicologia’, Anicia, Roma, n. 2, luglio-dicembre 2015] [(32) K. Marx ‘Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni’, in M.A. Manacorda (a.c. di), ‘Il marxismo e l’educazione. Marx, Engels, Lenin’, Roma, Armando Armando Editore, 1964, pp. 111-112. Per Marx alla «suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 anni in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo d’istruzione spirituale, ginnica e politecnica. Ad eccezione della prima classe, i costi delle scuole politecniche dovrebbero essere parzialmente coperti con la vendita dei loro prodotti. L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spirituale, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia molto al di sopra delle classi superiori e medie. Si comprende da sé che l’occupazione di tutte le persone dai 9 ai 17 anni (inclusi) nel lavoro notturno e nei mestieri dannosi deve essere proibita entro breve tempo» (ibidem); (33) Dei due interventi «non ci sono pervenuti, nei verbali dell’Internazionale, che i rendiconti sommari, di mano del suo amico Eccarius; una redazione, quindi, indiretta e schematica, ma che ha tutta l’apparenza di un documento fedele» (M.A. Manacorda, ‘Marx e l’educazione’, cit., p. 246); (34) Id. ‘Per la critica al programma di Gotha (Note a margine al partito operaio tedesco)’, in M.A. Manacorda, ‘Il marxismo e l’educazione’, cit., p. 111; (35) K. Marx, ‘Progetto di risoluzione sulle conseguenze dell’uso delle macchine da parte dei capitalisti’ (4 agosto 1868), il G.M. Bravo, ‘La Prima Internazionale. Storia documentaria’, vol. I, Roma, Editori Riuniti, 1978, p. 269] (pag 284-385)”,”MADS-726″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Storia e insegnamento della storia in alcune pagine di Antonio Labriola.”,”‘Socratismo e antiscolasticismo, quindi, vanno sostenendo un socialismo inteso, come dicevamo, in termini di ‘filo conduttore’, come ricerca collettiva, di conseguenza ai “”comunisti critici”” spetta “”l’obbligo della minuta e diretta ricerca”” (18). Di studiare i fenomeni storici dall’angolazione che è propria della concezione materialistica, dell’intendere “”le idee come il prodotto e non come la causa di una determinata struttura sociale”” (19), “”ma poiché non giova di imitare lo scolastico – scrive in ‘Del materialismo storico’ -, che in riva al mare insegnava a nuotare con la definizione del nuoto prego il lettore di aspettare, che io semplifichi in altri saggi il mio pensiero, col recare una qualche effettiva narrazione storica; rifacendo, cioè, per iscritto una parte di ciò che già da un pezzo sto facendo, a voce, insegnando”” (20). E’ un preciso impegno di lavoro inteso a offrire a una più ampia platea quanto già va svolgendo nei suoi corsi universitari, uno scavo storico non certo disinteressato ma scevro da ogni scolasticismo e impegnato a cogliere la complessa reciprocità del rapporto tra struttura economica e sovrastrutture, sebbene la prima sia, in ultima istanza, determinante. In tale complesso proposito indagativo rientra lo “”studio obiettivo della formazione e dello sviluppo dell”associazione cristiana’””, il primo passo da fare nell’ordine di tale ricostruzione è quello di “”abbandonare il concetto astratto e generico di una storia unica ed unitaria di ‘tutto il cristianesimo’, e venire alla storia particolare, per tempi e luoghi, dell”associazione cristiana’”” che “”è parte soltanto di quella più larga società civile”” (21). Vanno quindi ricercate e dichiarate quelle “”‘condizioni materiali’, le quali, come è accaduto di ogni altra convivenza umana, produssero dapprima l’associazione cristiana, e poi la mantennero, la perpetrarono o la portarono alla parziale o locale dissoluzione”” (22), un'””associazione”” che è “”stata sempre, dal più al meno, contenuta da un più vasto e complicato ‘ambiente’ storico-sociale”” (23). Fatta la “”storia economica”” non “”tutto sarà chiaro””. “”Spiegare un processo consiste, in generale, nel risolverlo nelle condizioni sue più elementari, fino al punto che sia dato di scorgere e seguire (dal minimo del discernibile in su) le fasi successive, come chi vada da premesse a conseguenze””. Ma la conoscenza storica è insufficiente “”senza sussidio critico degli elementi intellettuali raccolti nella tradizione””. Quindi, sembra suggerire il Marx del ’18 brumaio’, gli uomini fanno da sé la propria storia, ma nelle circostanze “”determinate dai fatti e dalla tradizione”” (24). In ogni caso Labriola non può prescindere dalla rilevazione delle basi materiali del fenomeno esaminato, quindi dalla “”condizione economica dell’Italia superiore e media in su la fine del XIII, e in sul cominciamento del XIV secolo, col principale intento di spiegare l’origine del proletariato di campagna e di città, per trovar poscia una qualche prammatica spiegazione del sorgere di certe agitazioni comunistiche, e per dichiarare da ultimo le vicende assai oscure della eroica vita di Fra Dolcino””. Una ricostruzione che richiede in primo luogo la rilevazione dei mutamenti dei rapporti sociali di produzione nelle campagne in ragione “”del dominio borghese nelle forme della ‘città sovrana’””, un processo che Labriola considera di precoce modernizzazione che con la rapida sparizione della piccola proprietà produce “”una moltitudine di straccioni”” (25). A partire da questa “”descrizione”” che il Cassinate definisce “”sociologica”” (“”l’abolizione della servitù personale”” e la formazione sul finire del XIII secolo di un “”enorme proletariato di campagna””) (26), la questione che si pone è quella di cogliere “”i riflessi ideologici di questa condizione”” nel movimento capeggiato da Dolcino (27). L’esposizione è incentrata su una lettura critica delle fonti, quindi l’esame dei movimenti ereticali, “”patari, valdesi, apostolici””, dei gruppi sociali che alimentano il fenomeno, quindi il pauperismo, la polemica antigerarchica, l’egualitarismo, il mutuo insegnamento; su tutto si innesta ad opera di Dolcino un elemento profetico denso di reviviscenza gioachimitiche e suggestioni ghibelline. Il che non impedisce al Labriola ad accennare ad analogie con i movimenti sociali e riformatori successivi, richiamando tra l’altro, il “”movimento tedesco”” (28), la ribellione dei contadini guidati da Thomas Münzer. Procedendo in conformità ai criteri propri di una spiegazione realistica, Labriola giunge alla specifica manifestazione ereticale. Dalle trasformazioni dei rapporti sociali nelle campagne dell’Italia centro-settentrionale, dalla conseguente realizzazione di un “”enorme proletariato di campagna”” a “”Fra Dolcino come ‘condottiero’ di un esercito di infimi pei quali la guerra è un atto di apostolato e di redenzione”” (29). Dolcino, profeta armato, diventa “”un cavaliere dell’umanità””, “”il primo autore di una rivelazione comunistica””, di una rivolta che non poteva “”rovesciare sia pure temporaneamente un sistema politico o essere almeno un sommovimento generalizzato di tutta una classe”” come i “”contadini di Germania nel principio del secolo XVI”” (30). La frammentazione delle lotte dei lavoratori delle città, “”ogni città ha la sua storia, e le sue lotte di classe”” (31), spinge “”gl’idealisti dell’eresia comunistica”” a “”dirigersi (…) ai contadini””, incapaci però di cogliere la natura della loro più generale condizione di gruppo sociale’ (pag 56-57) [(18) A. Labriola, ‘A proposito della crisi del marxismo’, in Id. ‘Da un secolo all’altro, 1897-1903’, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, Bibliopolis, 2012, p. 266; (19) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in Id. ‘Saggi sul materialismo storico’, a cura di V. Gerratana, A. Guerra, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 245; (20) Id. ‘Del materialismo storico. Delucidazione preliminare’, cit., p. 154; (21) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in Id. ‘Saggi sul materialismo storico’, cit., pp: 245-246; (22) Ivi, p. 246; (23) Ivi, p. 248); Ivi, p. 252; (25) Cfr. A. Labriola, ‘Fra Dolcino’, a cura di A. Savorelli, Pisa, Edizioni della Normale, 2013, pp. 26-33; (26) Ivi, p. 47; (27) Cfr. ivi, p. 28; (28) Ivi, pp. 64-65; (29) Ivi, pp. 47-48; (30) Ivi, pp. 70-71); (31) Ivi, p. 73]”,”LABD-105″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx e Gramsci. La formazione dell’individuo sociale.”,”Omaggio dell’autore. Vincenzo Orsomarso è autore di numerose indagini monografiche su Marx, Labriola, Sorel, Pareto e Gramsci; si è occupato inoltre di ricerche connesse a tematiche attinenti la divisione e l’organizzazione del lavoro. Tra le sue pubblicazioni in volume ‘Il progresso intellettuale di massa’ e ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano’. Marx Hegel ‘Nella primavera – estate del 1843, [Marx] porta a termine il commento dei paragrafi 261-313 della ‘Filosofia del diritto’ di Hegel. Un lavoro di smontaggio della teoria hegeliana dello Stato che aveva assunto quale base filosofica la critica dell’idealismo speculativo avanzata da Feuerbach. Le obiezioni di Marx riguardano innanzitutto il metodo con cui Hegel sviluppa la teoria dello Stato nell’orizzonte complessivo del suo pensiero, in secondo luogo il rapporto che stabilisce tra lo Stato e le altre sfere della società (famiglia e società civile); infine, temi quali la burocrazia, la costituzione, la democrazia, il suffragio. Sul piano filosofico generale la critica di Marx segue decisamente il modulo argomentativo feuerbachiano: nella filosofia idealistica come nella teologia si dà luogo ad una inversione, a un capovolgimento del rapporto tra il soggetto e il predicato. Come non è Dio a creare l’uomo ma l’uomo a creare Dio, così in filosofia il vero soggetto non è il pensiero ma l’uomo realmente esistente, di cui il pensiero è solo il predicato. In realtà l’«unico interesse di Hegel – scrive Marx – è di ritrovare l'””idea”” pura e semplice (…) in ogni elemento, sia dello Stato, sia della natura» (17). Hegel «dappertutto fa dell’idea il soggetto e del soggetto propriamente detto, reale (…), fa il predicato. Ma lo sviluppo procede sempre dalla parte del predicato» (18). Tuttavia Marx riconosce ad Hegel – nel corso della sua attività – la scoperta del principio dialettico, la contraddizione che è però essenzialmente una contraddizione di concetti o categorie ed è pertanto destinata a risolversi automaticamente nel puro pensiero. Il metodo di Marx risulta fondato innanzi tutto sul riconoscimento della oggettività reale della contraddizione, pertanto sul rovesciamento della dialettica di Hegel, «per trovare il nocciolo razionale dentro il rivestimento mistico». Un punto di vista ribadito trent’anni dopo la ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, testo che lo stesso Marx richiama nel ‘Poscritto alla seconda edizione’ de ‘Il capitale’ del 24 gennaio 1873. «Nei suoi principi basilari il mio metodo non solo è diverso da quello hegeliano, ma ne sta proprio all’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli sotto il nome di Idea trasforma in soggetto indipendente, è il demiurgo della realtà, mentre la realtà è solo il suo fenomeno esteriore. Invece per me il fattore ideale è solamente il fattore materiale trasferito e tradotto nella mente degli uomini» (19). In ogni caso la «mistificazione cui è soggetta la dialettica nelle mani di Hegel, non impedisce in nessun modo che egli sia stato il primo ad averne esposto distesamente e consapevolmente le forme generali di movimento» (20). In più, la dialettica, nella sua «forma razionale», è «scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi portavoce dottrinari, perché nella comprensione positiva della realtà delle cose include nello stesso tempo anche la comprensione delle negazione di essa e del suo inesorabile declino, perché considera ogni forma divenuta nel fluire del movimento, perciò anche dal suo lato transitorio» (21)”” (pag 38-39-40) [(17) K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in Id. ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. di G. Della Volpe, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, p. 22; (18) Ivi, p. 21; (19) Id., ‘Proscritto alla seconda edizione de ‘Il Capitale’, cit., pp. 44-45; (20) Ibidem; (21) Ibidem] Gramsci e Lenin e la questione dell’ alleanza operai – contadini (pag 159-162)”,”GRAS-145″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”L'””autoeducazione”” dei produttori. Gramsci e la rivoluzione sovietica.”,”Americanismo sovietico e istruzione politecnica (pag 139-140) “”Ma il tema dell’istruzione politecnica ritorna ufficialmente in ambito socialista, solo per mano di Lenin, nell’aprile-maggio 1917, nei ‘Materiali per la revisione del programma del partito’ socialdemocratico operaio russo. Concetto ribadito nel marzo 1919, nel ‘Progetto di programma del PC(b.)R, e che va posto in relazione alle riflessioni condotte dallo stesso Lenin sulle teorie relative alla razionalizzazione dell’apparato produttivo, al “”difficile”” tentativo, successivo all’Ottobre di piegare ai fini del “”potere sovietico la scienza e la tecnica borghese””. La stessa tecnica posta a fondamento materiale e della formazione politecnica e di cui era necessario appropriarsi, con il proposito di svuotare dell’elemento classista di fondo l’organizzazione scientifica del lavoro: la separazione tra direzione ed esecuzione. Del “”sistema dell’ingegnere americano Frederick Taylor””, Lenin si occupa già dal 1913 ma è in ‘Stato e rivoluzione’ che il taylorismo appare, in ragione degli incrementi di produttività che garantisce, un elemento di razionalizzazione da acquisire in funzione della creazione della “”basi economiche”” per il passaggio ad altra realtà statuale, resa possibile, tra l’altro, dalla liberazione di tempo di lavoro per la partecipazione alla direzione collettiva dello Stato (18). Tale è per Lenin, nel 1917, il senso da dare alla modernizzazione sovietica, una tesi confermata nella ‘Variante iniziale dell’articolo “”I compiti immediati del potere sovietico””, dove riafferma un’idea di sviluppo basata sul governo operaio del processo produttivo. “”La possibilità di realizzare il socialismo””, in un paese arretrato e piegato dalla guerra, “”sarà determinata appunto dai successi”” che saranno conseguiti “”nel combinare il potere sovietico e l’amministrazione sovietica con i più recenti progressi del capitalismo”” (19). Ma ne ‘I compiti immediati del potere sovietico’, marzo-aprile 1918, Lenin non fa più riferimento né alla riduzione dell’orario di lavoro né ad una direzione operaia del processo produttivo, la questione sembra diventare quella, in tempi non certo brevi, di crearne le premesse: “”bisogna introdurre in Russia lo studio e l’insegnamento del sistema Taylor”” (20), lavorare perché si sviluppi la capacità proletaria di “”organizzare la produzione socialista”” (21)”” (pag 139-140) [(18) Cfr. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, a cura di V. Gerratana, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 199; (19) Id. ‘I compiti immediati del potere sovietico’, in Lenin, ‘Scritti economici’, a cura di U. Cerroni, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 657: (20) Ivi, p. 658. Cfr. R. Finzi, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre’, in E.J. Hobsbawm et al. ‘Storia del marxismo’, vol III, Torino, Einaudi, 1980, pp. 638-655; (21) Lenin, ‘Discorso al I Congresso dei Consigli dell’economia nazionale’, in Id., Scritti economici’, cit., p. 663; l’intervento fu svolto il 26 maggio 1918] La rivoluzione sovietica per Lenin …. (pag 142-143) “”La rivoluzione sovietica per Lenin non poteva che essere l’inizio di un processo rivoluzionario più vasto; lo stesso Marx non aveva escluso la rivoluzione in Russia a condizione che fosse stata “”il segnale di una rivoluzione proletaria in Occidente, in modo che le due rivoluzioni si fossero completate a vicenda, allora la proprietà comune della terra in Russia», l”obscina’, sarebbe stata il «punto di partenza ad uno sviluppo in senso comunistico”” (31). Marx ed Engels avevano scritto ne ‘L’ideologia tedesca’ che se tutte “”le collisioni della storia hanno la loro origine nella contraddizione tra le forze produttive e la forma di relazioni””, non è necessario “”per provocare delle collisioni in un paese”” che “”questa contraddizione sia spinta all’estremo in questo paese stesso””. La concorrenza con paesi industrialmente più progrediti, provocata dall’allargamento delle relazioni commerciali internazionali, è sufficiente a generare una contraddizione analoga anche in paesi industrialmente meno avanzati. Era il caso del “”proletariato latente in Germania, fatto apparire dalla concorrenza dell’industria inglese”” (32), adesso sembrava il caso del proletariato russo che veniva a vita sotto la pressione della “”vertigine speculativa capitalistica in rapida fioritura”” e al diffondersi della “”proprietà fondiaria borghese”” (33). Ma al proletariato internazionale e alla sua capacità di determinare profondi rivolgimenti sociali era affidata la sorte del socialismo in Russia. L’arretratezza economica e culturale, la disfatta bellica, la guerra civile, ma soprattutto il fallimento della rivoluzione in Occidente, l’accerchiamento operaio dalle potenze capitalistiche, rendeva drammaticamente difficile la realizzazione del processo rivoluzionario in Russia. È alla luce di quadro del quadro politico delineatosi sul finire del 1920 che si spiegano le scelte di natura economica e politica, quindi anche di politica scolastica del paese che si proponeva sovietico. Ma il fatto educativo per Lenin rimane una delle premesse per consentire ai più un ruolo attivo nel processo di trasformazione delle strutture politiche e produttive del paese sovietico. Un’ulteriore testimonianza è data dalla ‘Prefazione’ al libro di Stepanov sulla elettrificazione e dallo scritto incompiuto, ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’ (14); in quest’ultimo intervento si occupa del volume di O.A. Ermanski, ‘L’organizzazione scientifica del lavoro e il sistema Taylor’, un libro, ad avviso di Lenin «pienamente adatto come manuale obbligatorio per tutte le scuole professionali e per le scuole secondarie in generale. Imparare a lavorare è attualmente il compito principale della Repubblica dei soviet, un compito che riguarda tutto il popolo. Sopprimere interamente l’analfabetismo; non contentarsi in nessun caso e andare oltre a qualsiasi costo, facendo proprio tutto ciò che di veramente prezioso c’è nella scienza europea e americana: questo è il nostro compito primario fondamentale» (35)”” (pag 142-143) [(31) K. Marx, ‘Prefazione’ alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1965, p. 246. Cfr. V. Orsomarso, ‘Marx, Engels e la Russia’, in Id. ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano’, cit., pp. 161-176; (32) Cfr. K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca’, Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 72; (33) K. Marx, ‘Prefazione’ alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit., p. 246; (34) Cfr. Lenin, ‘Prefazione’ al libro di I.I. Stepanov, ‘L’elettrificazione della RSFSR in relazione alla fase di transizione dell’economia mondiale’, in Id., Opere complete, vol. XXXIII, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 221-222; Lenin ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’, in op. cit., pp. 335-336. Il primo testo è del 18 marzo 1922, il secondo è stato scritto tra la fine di agosto e l’inizio di settembre dello stesso anno; (35), Lenin, ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’, in Id. Opere complete, vol. XXXIII, cit., p. 335]”,”GRAS-167″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Antonio Labriola, “”istruire quelli che vogliono farla da maestri””.”,”Citato il volumetto con scritti di Antonio Labriola, ‘Marx’, Edizioni della Normale, Pisa, 2029, a cura di Davide Bondi e Alessandro Savorelli Labriola: educare la parte degli operai che è educabile (pag 64) Le differenze tra il professore romano e il socialista milanese. ‘Il materialismo storico a cui si richiamava Turati era fortemente calcato su una visione deterministica ed economicistica. Il mutamento si realizza in virtù dei movimenti “”delle forze economiche a cui si accompagnano e succedono, rigidamente solidali con esse, adeguate trasformazioni politiche, religiose, familiari, intellettuali e morali””. Il movimento socialista non pretende “”di presegnare il tempo, le forme e i termini di codesta evoluzione nei suoi più intimi particolari, tende a disvelarne la linea generale e i fini principali ed immancabili”” (27). È evidente, nella premessa, sopra citata, al ‘Programma della Lega socialista milanese’ del 1891, il richiamo ad una considerazione dello sviluppo sociale come graduale e inarrestabile, che si realizza per lenta accumulazione. Ogni tentativo di forzare le tappe della storia ha come solo risultato quello di ritardare il corso naturale degli eventi. Per Turati, ispiratore del programma del 1891, la condizione umana progredisce per lenti processi di trasformazione dei rapporti e degli istituti sociali, con la stessa gradualità con cui procede l’evoluzione biologica. Il prevalere di una visione evoluzionistica all’interno del nascente movimento operaio non era un fenomeno circoscritto ai socialisti italiani, ma interessava gran parte della cultura della Seconda Internazionale, pervasa da una visione progressiva della storia che indicava nel socialismo la prossima e immancabile tappa della storia umana. Una filosofia condivisa tanto da coloro che immaginavano il passaggio al socialismo come un processo graduale e pacifico quanto dai cosiddetti “”ortodossi”” che si affidavano al “”crollo”” del sistema giunto a piena maturità. In Italia il positivismo evoluzionista, l’adesione ad una idea di mutamento come passaggio graduale ma ineluttabile da uno stato di disgregazione ad uno stato di coerenza e di armonia crescente, consentiva di raccordare le aspirazioni del democraticismo repubblicano con le prospettive di un riformismo socialista, nutrito da un economicismo assunto a fattore determinante il movimento storico (28)’ (pag 58-60) [(27) ‘Programma socialista della Lega socialista milanese’, in ‘Critica sociale’, 20 aprile 1891, p. 90; (28) Se “”il socialismo – dichiarava Turati dalla tribuna del Congresso di Bologna del 1904 – sarà lo sbocco della società progredita… Da oggi fino a quel giorno v’è confluenza di interessi fra sviluppo del socialismo e lo sviluppo dell’economia capitalistica”” (F. Turati, ‘Le vie maestre del socialismo’, a cura di R. Mondolfo e G. Arfè, Napoli, Morano, 1966, pag 82] La crisi del marxismo e il colonialismo. “”Nel 1896 Labriola avvertiva un’imminente e lunga crisi del socialismo per l’inadeguatezza delle “”stesse teorie marxiste”” a comprendere “”i nuovi fenomeni economico-sociali dell’ultimo ventennio”” (61). La strumentazione di cui usufruiva la filosofia della prassi non sembrava in grado di abbracciare e comprendere il “”grande spostamento – Giappone – Cina – Russia – Africa – il mercato mondiale”” (62). Sulla “”pausa relativamente lunga nello sviluppo del socialismo”” ritorna in una lettera del 24 settembre 1896 indirizzata a Eduard Bernstein (63), ancora l’8 ottobre 1898 (64) e il 12 novembre (65) dello stesso anno nella corrispondenza con Kautsky. L'””intuizione della vita e del mondo, la quale si compendia nel nome di materialismo storico – scrive nel 1899 -, non è giunta a perfezione negli scritti di Marx ed Engels, e dei loro prossimi seguaci””, “”la dottrina procede ancor lenta, e forse procederà allo stesso modo per un buon pezzo””. Ciò non toglie che, “”senza proclamarsi scopritori o autori della crisi del Marxismo, si possa esser seguaci anche all’ora presente del materialismo storico””, procedendo “”alla conveniente revisione di concetti, che abbiano subito o subiscano correzione dal corso naturale del pensiero”” (66). Rivisitare e aggiornare l’apparato concettuale e metodologico del marxismo è possibile ed è necessario, fermo restando il “”nerbo”” del materialismo storico “”la concezione generale dello sviluppo storico sotto l’angolo visuale della rivoluzione proletaria”” (67), l’autonomia teorica del marxismo”” (pag 66-67) [(61) A. Labriola, Carteggio, 1896-1898, cit., p. 189; (62) Ivi, pp.209-211; (63) Il “”congresso di Londra”” lo aveva rafforzato nella persuasione che il movimento socialista avrebbe vissuto “”una pausa relativamente lunga nello sviluppo del socialismo”” (ivi, p. 209); (64) Cfr. ivi, p. 640; (65) Cfr. ivi, p. 662; (66) A. Labriola, ‘Da un secolo all’altro 1897-1903’, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, Bibliopolis, 2012, pp. 53-54; (67) Ivi, p. 52]”,”LABD-125″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Liberalismo radicale e socialismo nella riflessione di John Dewey.”,”Trotsky: ‘è necessario riconoscere che la morale è un prodotto dello sviluppo sociale… la morale ha più di qualsiasi altra forma di ideologia un carattere classista’ “”Dewey fu critico anche verso l’assolutismo in cui cadde, a suo avviso, Lev Trockij nel saggio ‘La loro morale e la nostra’, scritto dal rivoluzionario sovietico il 6 febbraio del 1938 a Coyoacan in Messico, a ridosso della tragedia spagnola e mentre si consumava il dramma delle purghe staliniane. Il testo tentava di essere una risposta a quanti attribuivano al bolscevismo, il suo “”amoralismo”” la radice genetica dello stalinismo, a cui era necessario opporre l’inviolabilità dei fondamentali principi morali ed etici democratici. All’equazione bolscevismo-stalinismo Trockij rispondeva richiamando l’opera di abolizione di ogni privilegio intrapresa dalla rivoluzione d’Ottobre che aveva dichiarato guerra all’ineguaglianza sociale, sostituito alla burocrazia il governo dei lavoratori per i lavoratori, soppresso la diplomazia segreta e si era sforzata di dare ai rapporti sociali una trasparenza completa. Mentre lo stalinismo aveva restaurato le forme più offensive di privilegio e dell’ineguaglianza; aveva soffocato, per mezzo del dispotismo poliziesco, l’attività spontanea delle masse, fatto dell’amministrazione e del potere un monopolio dell’oligarchia del Cremlino. Lo stalinismo non era per Trockij il frutto dell'””amoralismo”” bolscevico, come tutti gli avvenimenti rilevanti della storia andava considerato come il prodotto della lotta sociale concreta, “”la più perfida e crudele che ci sia quella di una nuova aristocrazia contro le masse che l’hanno condotta al potere””. In verità, è necessaria una totale indigenza intellettuale e morale – scrive Trockij – per identificare la morale reazionaria e poliziesca dello stalinismo con la morale rivoluzionaria dei bolscevichi. Il partito di Lenin ha cessato di esistere da gran tempo, ormai; le difficoltà interne e l’imperialismo mondiale l’hanno fatto a pezzi. Gli è successa la burocrazia staliniana. La quale è un apparato di trasmissione dell’imperialismo. Nel campo della politica mondiale, la burocrazia ha sostituito la collaborazione fra le classi alla lotta di classe, il socialpatriottismo all’internazionalismo. Al fine di adattare il partito governante alle necessità della reazione, la burocrazia ne ha «rinnovato» il personale con lo sterminio dei rivoluzionari e il reclutamento degli arrivisti (66). Una difesa di fatto debole che non fa i conti con la crescente identificazione di Stato e partito fin dalla guerra civile, con la crescente burocratizzazione e separazione del ceto politico bolscevico dalle masse russe. A quanti, critici dello stalinismo, affermavano la necessità di porre al di sopra delle classi e della lotta di classe la morale, Trockij rispondeva che era come invocare le “”verità eterne”” della morale, quindi rinunciare all’opera di secolarizzazione svolta dal pensiero umano, allo sforzo fatto per restituire la morale alle sue radici storiche (67). È necessario riconoscere che la morale è un prodotto dello sviluppo sociale, ch’essa non ha niente di invariabile, che serve agli interessi della società, che tali interessi sono contraddittori e che la morale ha più di qualsiasi altra forma di ideologia un carattere classista. Certo – afferma – esistono delle regole elementari di morale elaborate dal progredire dell’intera umanità e che sono necessarie alla vita dell’intera collettività. Ma la loro efficacia è alquanto instabile e ristretta. Le norme “”imperative per tutti”” sono tanto meno efficaci quando la lotta di classe si fa più aspra. La guerra civile, forma culminante della lotta di classe, abolisce violentemente qualsiasi legame morale fra le classi antagoniste (68). I mezzi – continua – Trockij – vanno scelti in ragione degli obiettivi, vanno giustificati in considerazione dei fini, ma se il “”mezzo non può essere giustificato dal fine… anche il fine abbisogna di una giustificazione”” e dal “”punto di vista del marxismo… è giustificato se porta all’accrescimento del potere dell’uomo sulla natura e all’abolizione del potere dell’uomo sull’uomo”””” (pag 63-64) [Vincenzo Orsomarso, ‘Liberalismo radicale e socialismo nella riflessione di John Dewey’, ‘Ricerche pedagogiche’, Roma, n. 215, aprile-giugno 2020] [(66) L. Trotsky, ‘La nostra morale e la loro’, in Id., Letteratura arte libertà, Milano, Schwarz editore, 1958, p. 153; (67) Cfr. Ibidem, p. 138; (68) ibidem, p. 142]”,”TEOC-802″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Gramsci, una “”pedagogia rivoluzionaria””.”,” Citato il saggio di Leonardo Rapone ‘Gramsci e il movimento internazionale prima del comunismo’ (pag 76) (all’interno del volume a cura di P. Capuzzo e P. Pons ‘Gramsci nel movimento comunista internazionale’, Carocci, 2019) (secondo fascicolo di Orsomarso) Cit. A. Gramsci, ‘Il nostro Marx (1918-1919), Einaudi, 1984 a cura di S. Caprioglio Sui tentativi di tradurre il bolscevismo nel linguaggio storico italiano si sofferma lo studio di Francesco Giavi ‘La bolscevizzazione tradotta in “”linguaggio storico italiano”” che prende le mosse dall’articolo ‘Vladimiro Ilic Ulianof’ pubblicato su ‘Ordine Nuovo’ del 1° marzo 1924, articolo in cui Gramsci indica l’originalità dell’opera di Lenin nell’aver riconosciuto il ruolo dei contadini nella rivoluzione (pag 77)”,”GRAS-168″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Tristano Codignola. Educazione, democrazia, socialismo.”,”Tristano Codignola ha mostrato attenzione ai temi della scuola e dell’educazione durante la sua militanza nel Partito d’Azione. Negli anni Cinquanta, il suo interesse divenne impegno politico quando assunse l’incarico di responsabile del settore scuola del PSI. La direzione craxiana, opposta alla sua ‘alternativa radical-riformatrice’, lo allontanò da questo incarico. Dal 1959 al 1976, si impegnò nell’elaborazione di una riforma del sistema di istruzione e formazione. Questa riforma faceva parte di un progetto di trasformazione democratica e socialista. La scuola pubblica, come parte integrante, poteva anticipare gli esiti di questa prospettiva. La scuola pubblica doveva diventare un luogo di formazione critica e di educazione all’autogoverno. C’è bisogno di una scuola capace di ragionamento e critica. Questi obiettivi non dovevano mancare nella formazione tecnico-professionale. La formazione doveva adeguarsi al livello di sviluppo delle forze produttive. L’educazione non doveva essere considerata una variabile dipendente. Vincenzo Orsomarso è socio della SPES. Collabora con ‘Ricerche pedagogiche’ e con la ‘Rivista di Politica, Educazione e Storia’. È autore di ‘Il progresso intellettuale di massa’, Rubbettino, 2007, ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione politica nel marxismo italiano’, Nuova Cultura, Roma, 2015, ‘Marx e Gramsci. La formazione dell’individuo sociale’, Sette Città, Viterbo, 2018. “”Nato ad Assisi nel 1913, figlio del pedagogista Ernesto Codignola e di Anna Maria Melli, dieci anni dopo si trasferisce con la famiglia a Firenze dove Tristano completa gli studi e si laurea nel 1935 in giurisprudenza – relatore Francesco Calasso -, con una tesi in Storia del diritto italiano intitolata ‘Saggio sui contratti agrari e sulla vita rurale in Toscana nei secoli X-XIII. Una formazione storica quella di Tristano Codignola, influenzata dall’opera di Croce che aveva pubblicato nel 1928 la ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1925’ e nel 1932 la ‘Storia d’Europa nel secolo decimonono’. (…) Successivamente Codignola sul piano della teoria politica, come tutti i giovani crociani che costituirono il movimento liberalsocialista, partendo da sponde ideologiche liberali si spinse a separare i principi della libertà dalla connessa interpretazione liberista, fino a ritrovare nella tradizione socialista le proposte per un nuovo assetto della società, un socialismo divergente da quello maturato nel corso dell’esperienza sovietica. Per ciò che concerne l’analisi storica, l’idealismo crociano lasciò il posto – come vedremo nel corso della trattazione – ad una considerazione più accurata del ruolo dei rapporti sociali di produzione e della lotta di classe nelle vicende umane. Forse sollecitato da alcune pagine del ‘Socialismo liberale’ di Carlo Rosselli. Per quest’ultimo che riteneva il “”Marx socialista”” superato (8), il problema per i socialisti non consisteva nel rinnegare Marx ma nell’emanciparsene”” (9); il “”prepotente realismo”” del pensiero di Marx ormai permeava “”la scienza sociale moderna””, in quanto rappresentava “”un insieme di verità”” acquisite. Quindi l’importanza preminente delle “”forze economiche e, tra queste, (le) forze di produzione e loro organamento; gli stretti legami esistenti fra sistema produttivo e rapporti sociali, e la conseguente loro relatività storica; lo sviluppo organico del modo di produzione e la impossibilità”” di saltare le fasi essenziali, senza per questo ricadere necessariamente nel vecchio determinismo della Seconda Internazionale. Ancora il progressivo prevalere del macchinismo e dell’industrialismo; “”la realtà delle lotte di classe, la parte che queste lotte hanno avuto per il passato, l’avanzarsi del proletariato per effetto dello sviluppo capitalistico e la preminenza del contrasto tra capitalisti e proletari, il frequente modellarsi delle ideologie sulla base degli interessi di classe o di ceto, ecc.”” (10).”” (pag 41-43) [Vincenzo Orsomarso, ‘Tristano Codignola. Educazione, democrazia, socialismo’, Edizioni Anicia, Roma, 2025] [(8) Il “”Marx socialista”” diversamente dal Marx scienziato, è stato “”confutato nella teoria e progressivamente abbandonato nella pratica, esso appartiene a una fase certo essenziale ma oltrepassata della storia del movimento socialista”” (C. Rosselli, ‘Socialismo liberale’, Milano, 2011, p. 100; (9) Ivi, p. 98; (10) Ivi, p. 97]”,”TEOP-581″
“ORTAGGI CAMMAROSANO Simonetta”,”Donne, lavoro, grande guerra. (Saggi. II. 1982-1999).”,”ORTAGGI CAMMAROSANO Simonetta, allieva della Normale di Pisa (Roma, 1944 – Trieste 1999) è stata docente di storia sociale contemporanea nell’Università degli Studi di Trieste. Contiene il capitolo: ‘Testimonianze proletarie e socialiste sulla guerra’ (pag 177-205) e ‘Le donne italiane nella grande guerra’ (pag 205-213) “”L’arresto – lamentato da Anna Kuliscioff – della mobilitazione femminile nel primo decennio del Novecento, rispetto alla vivacità del movimento associativo negli anni Novanta, era molto verosimilmente l’espressione di un aumento della fatica e delle difficoltà del vivere per la donna lavoratrice (250). Quando, finite le lunghe ed estenuanti ore di lavoro, questa rientrava in casa la sera, si ritrovava “”sola coi figli, con le miserie della vita, col dovere dell’altro lavoro domestico che gli uomini non conoscono, con tutti i corrucci, le sofferenze che non toccano l’uomo e che appartengono a lei sola””: così scriveva una socialista romagnola, Maria Goja, nel 1911″” (pag 151) (250) A Venezia, ad esempio, le donne iscritte al sindacato nel 1913 erano 300, su un totale di 4.931 iscritti (Filippini, “”Su compagne!””, cit., p. 256″,”MITT-348″
“ORTAGGI Simonetta”,”Il dibattito tra Lenin e gli “”estremisti”” europei sull’ideologia borghese.”,”Due saggi della De-Clementi su Bordiga pubblicati su ‘Rivista storica del socialismo’ prima di pubblicare il suo libro ‘Amadeo Bordiga’ (1971).”,”LENS-236″
“ORTAGGI Simonetta, testi di Eric J. HOBSBAWM Edward P. THOMPSON William H. SEWELL Yves LEQUIN Franco RAMELLA Rolande TREMPE’ Jürgen KOCKA Herbert GUTMAN”,”La formazione della classe operaia.”,”Simonetta Ortaggi insegna storia sociale contemporanea presso l’Università degli Studi di Trieste. E’ autrice di studi su Gramsci, Trotsky, Lenin e la Terza Internazionale. Si è interessata anche alla condizione operaia in fabbrica (‘Il prezzo del lavoro’, 1988). Engels e la rivoluzione industriale. “”Mettere a fuoco la problematica storiografica sulla formazione della classe operaia significa risalire alla comparsa stessa – nella cultura europea del XIX secolo – del concetto di “”storia della classe operaia””, cioè a Friedrich Engels e a quel grande esempio di storia sociale che è ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, pubblicata a Lipsia nel 1845. Scritta da Engels all’età di ventiquattro anni, quest’opera riflette del giovane autore il sentimento fresco e immediato di entusiasmo e di adesione alla classe operaia, e insieme di maturità intellettuale, l’originale rielaborazione degli studi compiuti nel campo dell’economia politica e del pensiero di Adam Smith. E’ proprio a Smith, ed all’elaborazione che a lui si deve di un concetto moderno di classe operaia, che è necessario guardare se si vuole comprendere tutta la novità dell’impostazione di Engels. (…) Se ad Adam Smith dobbiamo la prima elaborazione in senso moderno della nozione di classe operaia come insieme di lavoratori salariati, è in Engels che troviamo la storicizzazione di tale concetto. Nella ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ egli indicò nella scoperta e diffusione delle macchine il punto di inizio di un processo storico nuovo, la “”rivoluzione industriale””, e l’atto di nascita di una classe sociale nuova rispetto al mondo del lavoro precedente, la classe operaia (…). L’espressione “”rivoluzione industriale”” riceveva il suo significato dall’analogia con la rivoluzione che si era svolta in Francia: politica quest’ultima, “”industriale”” cioè economica la prima, ma destinata – secondo Engels – ad avere un esito non meno rivoluzionario sul piano sociale. “”Come in Francia fu la politica, in Inghilterra fu la rivoluzione industriale e il movimento della società borghese in generale a trascinare nel vortice della storia le ultime classi ancora del tutto indifferenti agli interessi generali dell’umanità””, affermava Engels (p.33), commentando la fine, ad opera delle macchine, di quel mondo di contadini-tessitori che la letteratura del tempo dipingeva a tinte idilliache. Ma era solo nell’epilogo che il contrappunto tra rivoluzione politica in Francia e rivoluzione “”industriale”” in Inghilterra si dispiegava solenne in tutto il suo significato, ad annunciare come non lontana, in Inghilterra, “”una rivoluzione a paragone della quale la prima rivoluzione francese e il 1794 saranno un gioco da fanciulli”” (p. 47). L’idea di “”rivoluzione industriale”” introdotta allora da Engels, ed alla quale egli associava l’idea di una nascita della classe operaia, aveva dunque un significato che non era solo economico ma economico e politico al tempo stesso, evocava il carattere oggettivamente rivoluzionario delle trasformazioni economiche che si erano prodotte, come le nuove trasformazioni che erano destinate a prodursi per effetto di un rovesciamento dei rapporti sociali da parte della classe operaia. Engels, in verità, era lontano dal credere che la “”rivoluzione industriale”” fosse, nella stessa Inghilterra, conclusa. Qui era anche la genialità della sua analisi (…)”” [Simonetta Ortaggi, Introduzione’ a ‘La formazione della classe operaia’, 2013] (pag 7-9)”,”CONx-193″
“ORTALLI Gherardo a cura di, Saggi di Lech LECIEJEWICS Günter HOLTUS Johannes KRAMER Sofia BOESCH GAJANO Jadran FERLUGA Pierre GUICHARD Vito FUMAGALLI Donald J.A. MATTHEW Sima CIRKOVIC Franck KÄMPFER Eric CHRISTIANSEN Carlos PETIT Jesús VALLEJO Judith HERRIN Agostino PARAVICINI BAGLIANI Stanislaw SUCHODOLSKI Jean Claude HOCQUET Attilio BARTOLI LANGELI Diane OWEN HUGHES Shulamith SHAHAR Jean WIRTH David JACOBY Henryk SAMSONOWICZ”,”Storia d’Europa. Il Medioevo. Secoli V-XV. Volume III.”,”Gherardo Ortalli (Fidenza 21 settembre 1943) laureato all’Università di Bologna nel 1967, ha insegnato dal 1973 al 2015 storia medievale all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Membro di prestigiose istituzioni culturali quali la Società Dalmata di storia Patria, l’Accademia austriaca delle scienze, l’Accademia croata delle Scienze e delle Arti, l’Accademia Roveretana degli Agiati, ha presieduto la Deputazione di Storia Patria per le Venezie e l’Istituto veneto di scienze, lettere ed Arti.”,”EURx-123-FL”
“ORTALLI Gherardo”,”Lupi genti culture. Uomo e ambiente nel medioevo.”,”Gherardo Ortalli insegna Storia medievale nell’Università di Venezia. Direttore di “”ludica”” e delle collane di fonti “”Pacta Veneta”” e “”Corpus statutario delle Venezie””, ha pubblicato tra l’altro ‘Scuole e maestri tra medioevo e rinascimento. Il caso veneziano’ (Il Mulino, 1996) e ‘Bande armate, banditi, banditismo e repressione di giustizia negli stati europei di antico regime’, Jouvence, 1986. “”Il ratto, il ghiro, il francolino: tre casi; tre specie il cui ruolo e la cui presenza nell’ecosistema altomedievale si modificano, con ripercussioni – ripeto – incomparabilmente diverse, senza che l’uomo presti troppa attenzione a quei cambiamenti reali; salvo poi scoprire spaventato in altre specie animali drammatiche modifiche, lette soggettivamente piuttosto che oggettivamente accadute. È il caso del lupo”” (pag 11) Il francolino nero (Francolinus francolinus) è un uccello appartenente alla famiglia Phasianidae, diffuso in Asia meridionale1. Ecco alcuni dettagli sulla sua biologia: Descrizione: Il francolino nero è un uccello lungo dai 33 ai 36 cm, con un’apertura alare di 50–55 cm e un peso di 320-550 g. Presenta dimorfismo sessuale. Il maschio ha ventre, gola e addome neri con macchie bianche. Il dorso e la corta coda presentano sottili striature trasversali bianche su fondo nero. La macchia auricolare bianca è caratteristica del maschio. La femmina, invece, presenta un piumaggio piuttosto uniforme, che garantisce il mimetismo con il terreno, bruno-giallastro con fitte macchie scure sul ventre a forma di Y, più chiaro ai lati della testa, sul sopracciglio e sulla gola. La nuca della femmina presenta una fascia ruggine, meno estesa rispetto a quella del maschio1. Comportamento: Il francolino nero è un uccello stanziale e territoriale. Spesso è solitario in natura, specialmente durante il periodo riproduttivo, mentre in cattività è più gregario1. Alimentazione: Si nutre di semi, piccole piante, bacche, invertebrati come lombrichi, molluschi, insetti e loro larve, nonché piccoli rettili e anfibi. A volte, cattura anche piccoli topi1. Riproduzione: Questa specie monogama si accoppia tra marzo e agosto e depone in un’unica covata circa 7-12 uova in un nido ricavato in una depressione del terreno. Le uova, di colore variabile dal bruno chiaro al verde oliva, talvolta sono punteggiate di bianco. La femmina incuba le uova per 18-19 giorni, e i piccoli sono accuditi tutto l’inverno da entrambi i genitori. Durante il periodo riproduttivo, il maschio emette richiami ad intervalli di 10-15 secondi, posizionandosi su una roccia o su un cumulo di terra per attrarre l’attenzione della femmina. Durante il corteggiamento, il maschio raccoglie del cibo per presentarlo alla femmina, lasciandolo cadere ripetute volte1. Il francolino nero è un affascinante uccello che contribuisce alla diversità della fauna asiatica. Il francolino nero non è noto per causare danni significativi all’ambiente umano. In realtà, è un uccello piuttosto timido e riservato, che preferisce vivere in habitat naturali come prati, campi coltivati e aree boschive. Agricoltura: Sebbene il francolino nero si nutra principalmente di semi, piante e invertebrati, non è noto per danneggiare le coltivazioni in modo significativo. Tuttavia, in alcune situazioni, potrebbe consumare piccole quantità di semi o grano nei campi coltivati. Conservazione: Il francolino nero è considerato una specie di preoccupazione minore per la conservazione. Le principali minacce per questa specie includono la perdita di habitat a causa della deforestazione e dei cambiamenti nell’uso del suolo. Tuttavia, non è noto per causare danni diretti all’ambiente umano. Benefici: Gli uccelli come il francolino nero possono contribuire al controllo degli insetti e alla dispersione dei semi, favorendo così l’equilibrio ecologico. In sintesi, il francolino nero è un uccello che vive in armonia con l’ambiente naturale e non rappresenta una minaccia significativa per gli esseri umani o le loro attività. Il ghiro è un piccolo roditore notturno che vive in tutta Italia. Ricorda uno scoiattolo nelle dimensioni, raggiungendo al massimo i 30 cm. Ha un musetto allungato con lunghe vibrisse, orecchie piccole e tonde, occhi scuri e denti aguzzi. La sua pelliccia è grigio/marrone sul dorso e bianca sul ventre. Vive più a lungo dei topi, sino a circa 6-7 anni. Ecco alcune informazioni sul comportamento del ghiro: Rumore: I ghiri sono piuttosto rumorosi, squittiscono continuamente sia quando sono svegli che quando dormono. Alimentazione: Si nutrono di nocciole, castagne, ghiande, more, uova, fiori ed insetti. Letargo: Durante l’inverno, vanno in letargo per circa 6 mesi, ma spesso si risvegliano per mangiare il cibo di cui hanno fatto scorta nella tana. Arrampicata: Il ghiro è un formidabile arrampicatore ed equilibrista. Si sposta rapidamente sui fili della luce o del telefono e riesce a introdursi nei tetti delle case di campagna. Sebbene possano essere fastidiosi e invasivi, non è possibile ucciderli con veleni o esche avvelenate. La soluzione migliore è catturarli con trappole e poi rilasciarli in natura o allontanarli con repellenti naturali12. Ma in case di campagna immerse nel bosco con tetti non abbastanza protetti entrano attraverso fori da loro scavati nel legno o nei muri, nei sottottetti formano una colonia con decide e decine di individui che producono danni materiali a volte anche alle travature In alcune situazioni specifiche, i ghiri possono causare danni materiali significativi nelle case di campagna, specialmente quando si insediano nei sottotetti o nelle intercapedini. Ecco alcuni punti importanti riguardanti i danni causati dai ghiri: Danni strutturali: I ghiri sono noti per rosicchiare materiali per costruire i loro nidi o segnare il territorio. Questo comportamento può danneggiare mobili, pavimenti, pareti e oggetti domestici, causando costosi danni di riparazione 12. Intrusione nei tetti e nei muri: Come hai menzionato, i ghiri possono scavare fori nel legno o nei muri per accedere agli spazi interni delle case. Nei sottotetti, formano colonie con decine di individui, aumentando il potenziale per danni materiali. Sporcizia e disordine: La presenza di ghiri può portare all’accumulo di escrementi e materiali rognosi come legnetti e foglie, sporcano l’ambiente domestico e creano un aspetto disordinato 3.”,”STMED-080-FSD”
“ORTEGA Y GASSET José”,”Schema delle crisi e altri saggi.”,”ORTEGA-Y-GASSET (Madrid, 1883), filosofo della cultura, fu un sostenitore della Repubblica spagnola del 1931 ma presto ne fu deluso. Dal 1936 andò a vivere all’ estero rientrando in Spagna nel 1946. Il dualismo tra senso storico e ragione, tra vita e cultura resta il motivo centrale della sua opera.”,”FILx-146″
“ORTEGA Y GASSET Jose”,”Historia come sistema y del Imperio Romano.”,”””Il tribunato della plebe era un organo giuridico incaricato di far conoscere dentro al Governo quelle cose in cui la plebe non si sentiva appoggiata dal Senato; ma questo fu possibile, senza gravi scombussolamenti, perché nella plebe, assieme al suo intervento nello Stato, funzionava una solidarietà sovrabbondante con il Senato stesso e con la vita intera di Roma. Visse, poi, quella istituzione di un qualcosa fuori da quella dello Stato, di un sostegno esistente nei seni profondi e extragiuridici della Società – insomma, la legge, una volta di più viveva di consuetudini. La formula di Orazio: Leges sine moribus vanae – “”le leggi sono vane senza le consuetudini”” – è uno dei grandi principi sociologici.”” (pag 170)”,”STOx-091″
“ORTEGA Y GASSET José”,”En torno a Galileo. Esquema de las crisis.”,”””Come il libro si compone di fogli e la materia di atomi – la nostra vita – si compone di situazioni. Situazione – la parola lo indica – è ciò in cui si sta””. (pag 137) “”E’ essenziale all’ estremismo la irragionevolezza. Cercare di essere razionale è già rinunciare all’ estremismo””. (pag 163)”,”RELC-176″
“ORTEGA Y GASSET José”,”Saggi sull’amore.”,”Dono Ortega y Gasset (1883-1955) è considerato uno dei personaggi di maggior rilievo della cultura spagnola del XX secolo. Il suo pensiero si coloca tra il relativismo di Simmel e lo storicismo di Dilthey. Nel 1923 ha fondato la ‘Riviste de Occidente’ mirando ad avvicinare la Spagna alla cultura europea. Ha pubblicato ‘La ribellione delle masse’ (1962, in Italia), ‘Lo spettatore’ (1960), ‘Missione dell’università’ (1971), ‘Che è filosofia’ (1974), ‘L’uomo e la gente’ (1978) ‘Scritti politici’ (1978), ‘Una interpretazione della storia universale’ (1978).”,”TEOS-341″
“ORTEGA Y GASSET José”,”Aurora della ragione storica.”,”José Ortega y Gasset (1883-1955) è stato uno dei principali protagonisti della storia intellettuale della prima metà del XX secolo e colui che maggiormente ha contribuito al risveglio culturale dei paesi di lingua spagnola. Scrittore e pensatore di prima grandezza, con la sua vasta produzione saggistica ha toccato i più svariati campi del sapere. Fra le sue opere la SugarCo ha già pubblicato i ‘Saggi sull’amore’ e ‘Una interpretazone della storia universale’. Cambiamernto. “”Cambiamento e crisi. La mia idea è che il Rinascimento costituisca una grande crisi storica. Crisi storica è un concetto o, meglio una categoria della storeia: pertanto, na forma fondamentale in cui si può articolare la struttura della struttura della vita umana. Ma i concetti che definiscono la struttura della vita sono parecchi, come parecchie le sue dimensioni. (…)”” (pag 87) Generazioni. “”Comunanza di epoca e comunanza spaziale sono, ripeto, gli attributi principali di una generazione. Uniti comportano la comununza di un destino fondamentale. La tastiera della circostanza sulla quale i coetanei devono eseguire l’appassionata sonata della loro vita è nella sua struttura fondamentale la medesima. Questo medesimo destino produce conseguentemente delle coincidenze nei coetanei, che danno luogo all’uniformità del loro stile di vita”” (paga 53)”,”STOx-348″
“ORTESE Anna Maria”,”Poveri e semplici.”,”Libro dedicato a Raffaele Mattioli”,”VARx-005-FV”
“ORTONA Egidio”,”Anni d’ America. La ricostruzione 1944-1951.”,”Il 3 novembre 1944 partì da Roma per Washington una Missione composta da Quinto QUINTIERI, Raffaele MATTIOLI, Enrico CUCCIA, Mario MORELLI, e Egidio ORTONA. Dopo quattro mesi tornò indietro con qualche risultato. ORTONA rimase in America e come diplomatico di carriera venne incluso nella ricostituita ambasciata d’ Italia guidata dall’ ambasciatore TARCHIANI. ORTONA nacque nel 1910 a Casale Monferrato. Entrato nel 1932 nella carriera diplomatica vi rimase per 43 anni.”,”ITQM-059″
“ORTONA Gastone”,”Reagan. La scelta disperata di un’ America in crisi.”,”””La conseguenza pratica più importante delle reazioni americane per l’ invasione dell’ Afghanistan è stata la sospensione della ratifica del Salt 2 da parte del senato. (…) Ma mentre i sovietici non si son preoccupati affatto della richiesta americana di ritirarsi dall’ Afghanistan entro maggio, gli Europei e i Giapponesi, hanno continuato il dialogo con i sovietici anche al massimo livello ed hanno continuato gli scambi commerciali con l’ URSS che erano e sono certamente molto più importanti e determinanti per le loro economie di quanto non lo siano per l’ economia americana.”” (pag 67)”,”USAP-049″
“ORTONA Egidio”,”Il negoziato per l’ingresso dell’Inghilterra nel Mercato Comune nel diario di Egidio Ortona.”,”””Fu negli anni 1959-60 che la Gran Bretagna si rese conto che il Mercato Comune stava divenendo una realtà e che tale progetto veniva anche incoraggiato dal governo americano (come apparve chiaro nell’incontro MacMillan-Kennedy a Nassau nel dicembre ’62). Per di più, nel frattempo, nella politica interna inglesa si era sviluppato un avvicendamento tra il Partito Laburista e quello Conservatore mentre si era potuto constatare sempre di più il degrado della posizione economica e mondiale della Gran Bretagna. Di conseguenza, cresceva la necessità di essere partecipe dei fenomeni di stretta integrazione che stavano sviluppandosi nell’ambito dei Sei: ciò soprattutto in tema di politica agricola comune e della creazione di una zona doganale privilegiata europea. Ad un negoziato tra gli inglesi e la Comunità si addivenne nell’anno 1962″”. (pag 423)”,”UKIE-067″
“ORTONA Guido”,”La questione agraria in Urss negli anni Venti. Città e campagna nella politica della Nep.”,”Guido Ortona (Vercelli, 1947) contrattista presso il Laboratorio di Economia politica della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha studiato Economia dei paesi socialisti in Urss. Si occupa di Economia del paesi socialisti e di Metodologia della politica economica (1978). “”Di una particolare «portata internazionale» della Nep aveva parlato, del resto, e nel modo più esplicito, lo stesso Lenin. «I problemi che noi affrontiamo per ora provvisoriamente da soli – si legge in uno scritto di quel periodo – sembrano essere soltanto russi, ma in realtà essi si presentano a tutti i socialisti. La nuova società che sarà fondata sull’alleanza fra gli operai e i contadini è ineluttabile. Prima o poi, venti anni prima o venti anni più tardi, essa nascerà e nel momento in cui diamo il via alla nuova politica economica noi aiutiamo ad elaborare le forme dell’alleanza fra gli operai e i contadini per questa nuova società» (2). La Nep come strada maestra dunque, e non soltanto in Russia, per la transizione al socialismo? Parrebbe di sì; ma in realtà, mettendo al centro del discorso la questione contadina, e cioè un elemento così distintivo dello ‘specifico russo’, Lenin ci invitava anche a diffidare dalle generalizzazioni troppo semplici, e a vedere semmai nella Nep, come ha detto, con stringente formula, Krasin, «una via per giungere al socialismo in un paese contadino», laddove occorre cioè, preliminarmente creare una base industriale per uscire dal sottosviluppo. Vedremo comunque più avanti – sulla base anche del contributo che a sbarazzare il campo da tante visioni semplicistiche viene ora da questo lavoro di Ortona – se e come sia possibile porre in modo accettabile e davvero utile il problema dell”attualità della Nep’. (…) Da qui – per tornare a quello che si era detto all’inizio – la cautela con cui va affrontato il tema della ‘attualità’ della Nep, e cioè della ‘portata internazionale’ di quello che è stato sperimentato in Russia in quegli anni decisivi. Lenin, che pure, come abbiamo visto, parlava di «problemi non soltanto russi», non aveva però dubbi sul fatto che l’esperienza sovietica avrebbe potuto e dovuto aprire l’era della rivoluzione socialista senza diventare mai un modello per i paesi capitalistici sviluppati (ove, disse, sarebbe stato «più difficile incominciare» ma poi «più facile continuare», la costruzione del socialismo). Lo stesso ruolo internazionale dello Stato sovietico sarebbe del resto inevitabilmente mutato, sempre secondo Lenin, dopo il successo della rivoluzione in uno dei paesi dell’occidente. « (…) Dopo la vittoria della rivoluzione proletaria in almeno un paese sviluppato – sono le sue parole – si registrerà quasi certamente un cambiamento naturale, e cioè, la Russia, subito dopo ciò, diverrà un paese arretrato (nel senso sovietico e socialista) (8). Le cose non sono andate nel senso previsto da Lenin ed è stato anzi proprio negli anni in cui prendeva avvio la Nep che nei paesi dell’Europa occidentale la rivoluzione socialista subiva una serie di sconfitte le cui conseguenze pesano ancora così negativamente sul mondo di oggi”” (pag V-VI, XVI, introduzione di Adriano Guerra) [(in) Guido Ortona, ‘La questione agraria in Urss negli anni Venti. Città e campagna nella politica della Nep’, De Donato, Bari, 1978] [(1) Lenin, ‘Rapporto al 9° Congresso dei Soviet (22 dicembre 1921)’, in Opere, vol. XXXIII, Roma, 1967, pp. 161-2; (2) Lenin, ‘Socinenia, IV ed., vol. 31, Moskva, p. 5] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] Conclusione: ‘Uno stalinismo dal basso accanto a quello dall’alto?’ (pag 141)”,”RIRO-477″
“ORTONA Guido”,”Considerazioni sulle proposte economiche di Bucharin.”,”Vedi testo in N. Badaloni, MADS-016-FGB”,”BUCS-003-FGB”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”E’ questo il libro che ha dato la celebrità a George ORWELL. L’ acuta satira orwelliana verso un certo tipo di totalitarismo, che ha avuto in STALIN la sua esemplificazione più clamorosa, è unita in quest’ apologo a una felicità inventiva e a una energia stilistica che pongono la ‘Fattoria degli animali’ sulla linea della grande tradizione libellistica inglese del ‘700. “”Per una volta Benjamin consentì a rompere la sua regola e lesse ciò che era scritto sul muro. Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva: Tutti gli animali sono eguali ma alcuni sono più eguali degli altri””. (pag 147)”,”VARx-093″
“ORWELL George”,”1984. (Titolo originale: Nineteen Eighty-Four)”,”ORWELL George è nato in India nel 1903 da una famiglia inglese ed è morto nel 1950. Ha studiato a Eton, ha prestato servizio nella ‘Imperial Police Force’ della Birmania dal 1921 al 1928. Ha vissuto nel Marocco francese e a Parigi. E’ tornato poi in Inghilterra e si è dato all’ insegnamento. Nel 1936 ha combattuto in Spagna ed è rimasto gravemente ferito. Allo scoppio della guerra si è occupato di propaganda radiofonica e poi è diventato inviato corrispondente dell’ Observer in Francia e Germania. Ha scritto una rubrica settimanale su Tribune, organo dei laburisti indipendenti. “”Non c’è nessuna possibilità che un mutamento anche impercettibile avvenga durante la nostra vita presente. Noi siamo i morti. La nostra sola vita reale è nel futuro. Noi vi parteciperemo come manciate di polvere e schegge d’ ossa. E quanto lontano sarà per essere questo futuro, non ci è dato di saperlo. Può anche essere lontano mille anni. Al momento presente, l’ unica cosa possibile è di estendere il più che sia possibile e a poco a poco l’ area delle persone ragionevoli. Non possiamo agire collettivamente. Possiamo solo diffondere la conoscenza da individuo a individuo, generazione dopo generazione. Sotto il naso della Psicopolizia, non c’è altro mezzo””. (pag 190)”,”VARx-104″
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali. (Tit.orig.: Animal Farm)”,”L’ acuta satira orwelliana verso un certo tipo di totalitarismo che ha avuto in Stalin la sua esemplificazione più clamorosa, è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un’ energia stilistica che pongono La fattoria degli animali sulla linea della grande tradizione libellistica inglese del ‘700 In fondo al libro lo scritto di G. ORWELL “”La libertà di stampa”” sulle peripezie editoriali di quest’ opera, la censura e i media inglesi. (pag 105) “”Per citare solo un esempio: la BBC ha celebrato il venticinquesimo anniversario dell’ Armata Rossa senza parlare di Trotsky. E’ come se alla commemorazione della battaglia di Trafalgar non si nominasse Nelson; tuttavia il fatto non ha suscitato nessuna protesta da parte dell’ intellighenzia inglese””. (pag 108)”,”VARx-147″
“ORWELL George”,”Rebelión en la granja. (Tit.orig.: Animal Farm)”,”ORWELL George pseudonimo di Eric Arthur BLAIR “”Orwell sostiene che la codardia è una minaccia per la libertà grande quanto l’ autocensura: “”Libertà – diceva Orwell in una frase memorabile – significa il diritto a dire alla gente ciò che non desidera sentire””. Ed egli si dedicò a questo compito con tutte le sue forze””. (pag 24)”,”VARx-149″
“ORWELL George”,”The Road to Wigan Pier.”,”‘The Road to Wigan Pier, è un reportage fra i minatori del Lancashire e dello Yorkshire, uomini abbrutiti dalle pessime condizioni di lavoro o dalla disoccupazione, donne e bambini immiseriti nel corpo e nello spirito da privazioni di ogni tipo. E’ un documento interessante per conoscere la realtà non troppo lontana nel tempo dell’ Europa di ieri e in qualche parte del mondo d’oggi’ (fonte Internet) “”To the working class, the notion of staying at school till you are nearly grown-up seems merely contemptible and unmanly. The idea of a great big boy of eighteen, who ought to be bringing a pound a week home to his parent, going to school in a ridiculous uniform and even being caned for not doing his lessons! Just funcy a working-class boy of eighteen allowing himself to be caned! He is a man when the other is still a baby.”” (pag 116) “”Per la classe operaia, la nozione di restare a scuola fino quando sei quasi cresciuto sembra semplicemente disprezzabile e disumana. L’idea di un grande ragazzo di diciotto anni, che dovrebbe portare a casa dei propri genitori una sterlina alla settimana, andando a scuola in un ridicola uniforme e persino essere punito per non aver fatto i compiti! Figuriamoci se un ragazzo della classe operaia di diciotto anni permette di essere bacchettato! Egli è un uomo, quando l’altro è ancora un bambino.”” (Fonte: http://www.girodivite.it/antenati) Il Romanzo borghese d’opposizione 1917-1939 Caratteristiche generali | inghilterra | germania | mitteleuropa: austria, svizzera tedesca | jugoslavia: serbia | francia | italia | romania | polonia | boemia | Caratteristiche generali Quello del romanzo borghese è tra le maggiori produzioni letterarie del periodo tra le due guerre. Si definisce come romanzo borghese il romanzo prodotto negli ambienti culturali borghesi, aventi come protagonisti personaggi provenienti dalla borghesia che costituisce la classe dominante occidentale. Un romanzo di tipo realistico e psicologico. Le cose migliori, o almeno quelle che noi riusciamo a trovare ancora oggi interessanti, riguardano una produzione volta a indagare e esplicitare la crisi di quel mondo, nel momento di una mutazione profonda delle strutture economiche e dell’organizzazione sociale. ——————————————————————————– In campo narrativo si arricchisce il descrittivismo con la dimensione psicologica individuale: Thomas Mann, Hermann Broch, Robert Musil con il suo crepuscolarismo. ——————————————————————————– Collegato all’espressionismo, ma profondamente originale è Franz Kafka che si aggancia concretamente a un preciso ambiente storico, quello di Praga e di tre civiltà (tedesca, slava, ebraica) caricandolo di intensissime componenti esistenziali. ——————————————————————————– Area inglese Il romanzieri inglesi più seri e aperti degli anni ’20 furono piuttosto sordi di fronte alle agitazioni sociali di quegli anni: gli interessi di Lawrence avevano già lasciato i villaggi minerari. Negli anni ’30 invece apparvero un gran numero di nuovi narratori che si dedicarono con attenzione realistica alla crisi so ciale e economica in atto. Esemplificativi possono essere J.B. Priestley il cui primo best-seller, I buoni compagni (The Good Companions, 1929), pur facendo a volte intravvedere il grigio sfondo del mondo della fabbrica, finisce poi per dare soluzioni di spensierata allegria ai problemi dei personaggi. Più amaro il romanzo successivo, Angel Pavement, che narra la storia di un imbroglione che giunge al porto di London per rovinare la vita di alcuni piccoli impiegati di un ufficio della City, ed è incentrato sulla crisi economica. In Viaggio inglese (English Journey), il suo libro documentario più toccante, è il senso di rabbia che prova l’uomo dello Yorkshire nel vedere tanta povertà in mezzo a tanta ricchezza. ——————————————————————————– Il dottore della Cittadella di A.J. Cronin, è il tipico eroe che si trovava normalmente nei più popolari libri realistici: è giovane, entusiasta, fondamentalmente buono. Simile a altri minori protagonisti, come quello di E le stelle stanno a guardare dello stesso Cronin, e di Com’era verde la mia valle di Richard Llewellyn. ——————————————————————————– Un efficace romanzo sulla disoccupazione è Amore sul sussidio (Love on the dole) di Walter Greenwood. Il “”dole”” del titolo è il sussidio di disoccupazione: una delle misure restrittive compiute negli anni ’30 fu la riduzione di questo sussidio, proprio mentre centinaia di migliaia di operai venivano licenziati dalle industrie. Greenwood si era fatto una esperienza diretta nel Lancarshire dei problemi che trattava. Il libro fu poi adattato per il teatro e per il cinema: la censura impedì di proiettare il film fino al 1940, quando la disoccupazione aveva smesso di essere un problema tanto scottante. ——————————————————————————– Anche Winifred Holtby con Regione Sud (South Riding), Phyllis Bentley, e H.V. Rodson scrissero alcuni romanzi divenuti poi popolari sul tema della depressione economica. ——————————————————————————– Graham Greene esordì in quegli anni con detective-stories. In Una pistola in vendita e in Agente confidenziale evoca con maestria la minacciosa atmosfera di quel periodo. Nelle sue storie, piccoli uomini vengono avviliti da trappole delittuose tese da uomini più forti di loro, fabbricanti d’armi o agenti fascisti, che se ne servono come di strumenti sacrificabili. L’impegno e il tono antifascista di questi primi libri più ‘leggeri’, subisce una evoluzione in Brighton Rock: qui Greene passa a un confronto molto più profondo tra la sua fede cattolica e la filosofia socialista verso cui allora provava simpatia (negli anni ’40 e ’50 passerà poi al problema del peccato e della dannazione dell’individuo, ma non divenne mai un gladiatore della guerra fredda). Il suo stile immediatamente visivo e conciso, fortemente influenzato dal linguaggio cinematografico, ha avuto un effetto durevole sulla tecnica del racconto. ——————————————————————————– Evelyn Waugh pubblicò il suo primo best-seller nel 1928, con Declino e caduta. Egli espresse con toni diversi le ossessioni e la violenza del tempo, con ironia mondana e crudele sarcasmo. I suoi libri, come Corpi vili (Vile bodies), e Una manciata di polvere (A Handful of Dust), rappresentavano una società brillante, grottesca e sulle soglie del crollo: la società insomma dipinta nel «Tatler». La scelta di una crudeltà sofisticata e piena di fascino toccò il suo punto più alto in Scoop, una satira che prendeva di mira i giornali, e in Male nero (Black Mischief), un romanzo ambientato in Abissinia durante la guerra in cui l’eroe si fa un ottimo stufatino, che mangia in piena innocenza, con i resti della sua amante. Fu solo dopo aver spinto questo sarcasmo fin dove era possibile negli anni ’30, che Waugh sviluppò lo stile tradizionalista tory di alta classe che lo caratterizzò negli anni ’40 e ’50. ——————————————————————————– George Orwell, come Greene, attinse quel suo senso di disfacimento proprio del mondo della media borghesia in cui era cresciuto dal periodo trascorso nelle colonie. Dopo aver frequentato Eton, militò nella polizia inglese in Birmania e da questa esperienza trasse il romanzo Giorni birmani (Burmese Days). La vecchia storia della missione dell’uomo bianco stava perdendo la sua credibilità persino presso gli ufficiali britannici: lo stesso senso di disagio è espresso, con maggior talento, nei primi romanzi africani di Joyce Cary, come Mr Johnson (1939). Di ritorno in Inghilterra, Orwell ebbe una reazione violenta contro la monotonia e lo squallore della vita moderna. I suoi contenuti si fecero feroci. Nel libro Salendo per aria (Coming up for Air) e in altri romanzi come Strada per Wigan Pier (Road to Wigan Pier) che documenta le condizioni sociali del tempo, Orwell fuse insieme la simpatia che provava per la sofferenza dei lavoratori con la pun gente ostilità contro la maggior parte dei socialisti, e in particolare contro gli intellettuali socialistoidi. La sua esperienza a fianco dei repubblicani durante la guerra di Spagna, cui partecipò a fianco del POUM, cioè dei troskisti, lo rese ferocemente (e giustamente) anticomunista. Ne è testimonianza il suo Omaggio alla Catalogna, per non parlare de La fattoria degli animali e di 1984. ——————————————————————————– La notevole trilogia scozzese di Lewis Grassic Gibbon (Leslie Mitchell), pubblicata all’inizio degli anni ’30, fu notata dai critici solo più tardi. Ne fa parte Scots Quair, che narra la storia della figlia di un affittuario di un piccolo podere la quale, con il proprio figlio, getta un ponte tra la dura vita di campagna e la nera città industriale. Il giovane diviene un convinto militante comunista mentre la madre ritorna alla terra. La storia è narrata nel vivace dialetto scozzese, che passa facilmente dal romanticismo poetico alla satira umoristica piccante. ——————————————————————————– Nel campo della narrativa inglese, sempre più lontano appare il tentativo di riuscire a comunicare una realtà indiscussa. Epigoni del realismo naturalistico sembrano essere Joyce Cary e William S. Maugham che è stato uno degli scrittori di più successo di questo secolo. ——————————————————————————– Per il resto ci si chiude in una frenetica invenzione di tecniche e modi, nella soggettività. Si fonde la tradizione inglese di Sterne \ James \ Conrad con quello francese di Flaubert \ Proust. Virginia Woolf giunge a importanti risultati evocando, attraverso momenti lirici, la solitudine delle coscienze, cui dà solo un’impalcatura simbolica e soggettiva. Katherine Mansfield scrive racconti in cui domina l’estrema finezza dell’osservazione psicologica. D.H. Lawrence è assillato dal desiderio di un contatto istintivo con la natura e con l'””altro””. Ivy Compton-Burnett svela con sinistro distacco l’orrore dietro la facciata borghese. Il romanzo diventa con Joyce e con Beckett, gesto finale, chiusura di un genere. Isolato nella sua neutralità, l’arti sta produce un universo chiuso, che vorrebbe porsi al di fuori del tempo-spazio, al di sopra dei punti di vista possibili e dei significati. Il romanzo come oggetto totalizzante, con cui voler dire tutto. Lo scacco che ne segue è conseguente a questo aver voluto caricare fino all’eccesso l’atto narrativo, fino a farlo esplodere o implodere; eppure era un tentativo che doveva essere fatto. Joyce, dopo l’Ulisse, con ferrea coerenza finisce nella proliferazione verbale e onirica di Finnegans Wake. ——————————————————————————– Quella di Joyce non è la sola strada, né l’unico esito possibile. Tra le due guerre esiste, oltre al tipo di produzione portato avanti dal “”gruppo di Bloomsbury””, una narrativa ancora tale (F.M. Ford; Wyndham Lewis), impostata sulla critica ideologica del presente, contro l’autocentrismo della cultura occidentale, l’intellettuale come “”malvagio”” (A. Huxley; R.A.W. Hughes), una narrativa che ricerca rimedi al male della civiltà e analizza i pericoli d’orrore presenti nelle degenerazioni delle rivoluzioni (George Orwell). ——————————————————————————– Gran parte dei testi che noi oggi consideriamo appartenenti alla produzione borghese, una produzione di alto livello letterario anche se sostanzialmente moderata dal punto di vista stilistico, della trasgressione dei codici di genere, e contenutistico, furono quando apparvero considerati eccentrici e eccessivi. I libri borghesi che dominavano nel periodo tra le due guerre erano altri. Tra storia e valore letterario vi è sempre un gap dato dal filtro del lettore e del critico. I lettori del tempo in realtà prediligevano altri testi, quelli che noi assegneremmo oggi a una letteratura di consumo, e quelli contrassegnati da una ideologia estetista e vitalistica: in Italia il dannunzianesimo, nel resto dell’europa il suo equivalente. Tipico il caso del successo di un autore come Michael Arlen. Oggi noi ad Arlen, passato quasi del tutto nel dimenti catoio, preferiamo ad esempio Fitzgerald che descrisse nei suoi libri gli stessi ambienti e gli stessi drammi, ma con diversa e maggiore capacità stilistica e profondità ideologica. Ma non è senza significato che i due, Arlen e Fitzgerald, si conobbero negli anni ’20 a Paris, quando Arlen era al culmine del successo, e non è escluso che una qualche influenza di Arlen su Fitzgerald ci posse essere stata. ——————————————————————————– Area tedesca L’area tedesca è interessata da fermenti e correnti che fanno di questa vasta regione europea tra le più vive e interessanti del secolo, e del periodo tra le due guerre in particolare. Anche per una parte dell’intellettualità moderata l’avvento al potere del nazismo significa una cesura, una rottura che modifica il corso della propria vita. Altri aderiscono, entusiasticamente oppure scetticamente, entrando nel coro del consenso alla dittatura nazista. Gli eventi storici non lasciano mai immutati. ——————————————————————————– Tra i maggiori intellettuali provenienti dalla Germania moderata c’è certamente Thomas Mann. Attorno a lui e sotto di lui tutta una serie di intellettuali, che partecipano alle più varie esperienze culturali, costituendo spesso il tessuto connettivo tra le aree culturali moderate e quelle dell’avanguardia (espressionismo e “”nuova oggettività””). Tipico da questo punto di vista la vicenda di un minore come Franz Hessel. Mentre Hermann Hesse tenta di trovare risposte alla crisi borghese nell’orientalismo. Il problema di dare una risposta alla crisi delle coscienze e sociale in atto è comunque presente un po’ in tutti gli scrittori, maggiori o minori: si vedano ad esempio le opere di Vicki Baum, che nel suo onesto borghesismo cerca nell’amore e nella comprensione una strada ai problemi in atto. Al romanzo storico si dedica Frank Thiess. ——————————————————————————– Area mitteleuropea Per comodità critica e di esposizione si raggruppa un gruppo di autori sotto l’unica denominazione di “”area mitteleuropea””. Non si tratta di una denominazione neutra, né corrisponde ad autori che vivano in una realtà omogenea. La stessa denominazione ha una genesi fortemente orientata: nasce agli inizi del XIX secolo con F. List, per auspicare una unione economica del centro-europa, poi ripresa da F. Naumann (“”Mitteleuropa””, 1915) per auspicare un sistema politico a egemonia austro-germanica tra gli stati europei che si stendevano tra il Mare del Nord e il Golfo Persico (secondo l’asse d’interesse economico Berlin- Bagdhad) – il libro di Naumann ebbe un grosso successo anche editoriale, presto tradotto nelle principali lingue europee: in Italia fu pubblicato nel 1918 dall’editore Laterza. Nella ristrutturazione geografica e politica dell’europa dopo il 1917, nell’area centrale europea, grosso modo danubiana, sono i mutamenti geopolitici più grossi, con lo smantellamento dell’Impero austro-ungarico e la proliferazione di staterelli, interessati per di più, nel loro piccolo, dai problemi prodotti dalla presenza di grosse minoranze etniche. ——————————————————————————– Dal punto di vista culturale, i centri di più complessa e notevole cultura sono certamente Praga (Kafka, Werfel, ma si pensi anche all’influenza che le leggende praghesi esercitano su Gustav Meyrink) e Vienna (Broch, Musil, Kraus, Canetti, Roth), con una propaggine data da Trieste (Svevo) e una in Svizzera (con Robert Walser). ——————————————————————————– Area jugoslava La prosa serba ha avuto un autore di notorietà mondiale come Ivo Andric, premio nobel nel 1961. Accanto a lui, Branimir Cosic. ——————————————————————————– L’area francese Certamente tra gli ambienti più vivaci nel periodo tra le due guerre è quello francese-Parisno. Paris è tra le capitali del pianeta, vi confluiscono intellettuali da tutte le parti del mondo. E gli intellettuali autoctoni mostrano una notevole vivacità. Il clima che si respira è però più frammentato: non sembrano esserci correnti estetiche e culturali dominanti, ma una compresenza di filoni, che presentano autori di importanza equivalente. ——————————————————————————– Anche qui occorre distinguere tra autori importanti e conosciuti all’epoca ma che sono riusciti a conservarsi una eguale importanza e a avere una notevole influenza culturale anche successivamente, dagli autori la cui importanza è rimasta ferma all’epoca ristretta in cui vissero. ——————————————————————————– Un posto di primo piano la critica del XX secolo ha assegnato a Marcel Proust, una strana figura di intellettuale che unisce estetismo e velleità realistica alla Balzac. In realtà Proust sembra più proiettato verso il periodo precedente la prima guerra mondiale che verso l’attualità dei tempi. Vi è poi un notevole gruppo di intellettuali che professano l’appartenenza ideologica alla sinistra socialisticheggiante e/o comunista: e se l’evoluzione di un Nizan verrà bloccata dalla morte, gli altri sembrano prediligere una evoluzione verso l’accademismo e l’integrazione nell’ufficialità (Gide). Un altro gruppo è composto da intellettuali provenienti dalla parte migliore del mondo cattolico (Bernanos), o dal conservatorismo di matrice aristocratica. In campo narrativo il romanzo-fiume alla Rolland è ripreso da Duhamel e l’umanitarista Jules Romains, tra il 1920 e il 1940. ——————————————————————————– Il rinnovamento viene grazie all’opera di Marcel Proust con Alla ricerca del tempo perduto (1913-1927), e André Gide con I falsari (1925). Accanto a loro, negli stessi anni, una vasta produzione dalle più diverse caratteristiche. Le correnti più omogenee sono quella cristiana e cattolica con François Mauriac (1885\1970) e Georges Bernanos (1888\1948), con accenti di cupo verismo. Scandalo nel 1921 fa la pubblicazione de Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet. Mentre l’influenza di Proust si esercita in gran parte postuma e quella di Gide nei circoli della fronda e degli alternativi che tentano soluzioni alla crisi decadentista, in Francia la vivacità culturale è tale che può permettersi persino scrittori capaci di una immediata comunicatività con il pubblico. La vicenda di uno scrittore come Colette è quella del successo ma anche della capacità di scrivere con grandi attitudini psicologiche, incidendo sul gusto e sui comportamenti. ——————————————————————————– Proprio alla vigilia dell’entrata in guerra, e con grandi influenze sulla produzione e sulla cultura del dopoguerra, il lievitare dell’impegno civile in Francia intorno al 1940: non sono estranee gli eventi della guerra civile spagnola (1936-1939), la vittoria del Fronte Popolare alle elezioni del 1936 seguita dalla sconfitta nel 1940. Si tratta di un impegno morale e politico dagli orientamenti diversi: H. de Montherlant, A. de Saint-Exupéry, A. Malraux, R. Martin du Gard. La distruzione del linguaggio iniziata da Queneau, e la scomposizione dell’esistenza in frammenti di sensazioni che approda alla Nausea (1938) di J.P. Sartre, si combinano in L.F. Céline con la sua violenta invenzione verbale (Viaggio al termine della notte, 1932; Morte a credito, 1936). Minori sono oggi considerati Jacques Audiberti più importante come poeta, e l’inquieto Julien Green. Letta all’epoca ma oggi non più seguita l’opera di Jérôme Tharaud. ——————————————————————————– Populismo francese Esiste in Francia anche un filone populista che tenta la rottura con la produzione borghese, con Eugéne Dabit e Louis Guilloux. Si tratta di esperienze legate al movimento socialista e comunista di quegli anni in Francia, che non riescono a discostarsi da poetiche populiste, lontane dunque dalle sperimentazioni tedesche della “”nuova oggettività””, e tuttavia parte di quel movimento ideologico volontaristico. ——————————————————————————– Area italica In Italia il romanzo borghese è interessato dai fenomeni estetistici di riporto, una vasta moda proveniente dagli epigoni dannunziani e futuristi. In effetti a parte Italo Svevo, nutrito da influenza eccentriche rispetto a quelle che dominano nella peni sola, dal punto di vista narrativo c’è ben poco. Tengono banco mode e modi che provengono dalla cultura pre-guerra. Un verismo sentimentale esprime Bruno Cicognani (1879\1971), nell’ambito del realismo borghese Palazzeschi con le Sorelle Materassi, mentre tra verismo e analisi psicopatologica, sulla scia dei modelli russi, è in Federico Tozzi (1883\1920). ——————————————————————————– Realismo italiano degli anni trenta Il termine “”neorealismo”” fu usato per la prima volta da A. *Bocelli nel 1931 per indicare il clima culturale che sottende Indifferenti (1929) di Alberto Moravia e Gente in Aspromonte (1930) di Alvaro. Si trattava di due opere che spostavano l’attenzione sui contenuti, distinguendosi nettamente dal formalismo imperante nella prosa d’arte. La distanza e il contrasto tra l’ottimistica Italia ufficiale del fascismo e la realtà del paese, sconvolto da drammatici squilibri sociali, economici, culturali, inducevano sempre più i giovani scrittori a abbandonare le evasive esercitazioni di stile e a ritrarre il mondo con la maggior dose possibile di verità. Prima della guerra si ebbero così Un uomo provvisorio (1934) di Francesco Jovine, Tre operai (1934) di Carlo Bernari Don Giovanni in Sicilia (1941) di Vitaliano Brancati; e le prime poesie di Cesare Pavese, di Lavorare stanca (1936); i romanzi di Mario Soldati, Anna Banti, Ignazio Silone, alcune cose di Guido Piovene. ——————————————————————————– Dopo la guerra il neorealismo si svolse in forme realistiche più accentuate, e verso l’impegno politico e culturale della “”rifondazione”” di un intero paese. ——————————————————————————– Gli autori che appaiono per la prima volta in questo clima pre-bellico raggiungeranno la loro maturità intorno al 1945-50, e influiranno sull’ambiente culturale italico nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. ——————————————————————————– Lo Sburatorul romeno In Romania opera tra le due guerre il gruppo di Sburatorul (il nome deriva dalla figura leggendaria di un demone), fondato da E. Lovinescu, con il poeta I. Balbu, il romanziere Camil Petrescu, la scrittrice Hortensia Papadat-Bengescu. I romanzieri sono impegnati nella rievocazione della guerra e nell’analisi della crisi borghese: Liviu Rebreanu, Cezar Petrescu, M. Caragiale, P. Istrati. ——————————————————————————– Il resto della narrativa romena Tra gli altri romanzieri romeni sono Gala Galaction, I. Agârbiceanu, e soprattutto Mihail Sadoveanu autore di oltre cento tra romanzi e racconti. Sulla crisi della fanciullezza e dell’adolescenza scrive i suoi romanzi Ionel Teodoreanu. ——————————————————————————– Grottesco polacco Singolare la fortuna europea di S.I. Witkiewicz narratore eclettico e bizzarro che ha molto influito su W. Gombrowicz, e a cui si può accostare la narrativa delicatamente grottesca di Bruno Schulz. Al di fuori del grottesco, nell’ambito di una narrativa più tradizionale, attenta alla vita familiare e contadina, i romanzi di Maria Dabrowska. ——————————————————————————– Spiritualismo cattolico ceco Estranei all’avanguardia sono anche alcuni prosatori e poeti cattolici cechi: Jakub Deml, Jaroslav Durych, Jan Zahradnicek. ——————————————————————————– Realismo ceco Lontano dallo sperimentalismo, in direzione realista volta a dar voce alla nuova problematica sociale è la narrativa dei cechi Ivan Olbracht, Marie Majerová, Marie Pujmanová. ——————————————————————————– Popolarità mondiale ha l’opera di Karel Capek che esprime con alta maestria formale un ‘ispirazione pessimistica, un singolare pragmatismo agnostico. Alle ricerche dell’avanguardia poetica si ricollega Vladislav Vancura. Contesto Indice generale 1917-1939 ——————————————————————————–“,”CONx-142”
“ORWELL George”,”Ricordi della guerra di Spagna.”,”ORWELL George scrittore e giornalista inglese (1903-1950) partecipa alal guerra civile spagnola combattendo a Barcellona nelle milizie del POUM (Partido Obrero de Unificacion marxista). Il POUM capro espiatorio. “”Il secondo dei punti in discussione riguarda i partecipanti. La tattica della stampa comunista, fin quasi dall’inizio, è stata quella di affermare che l’insurrezione è stata unicamente, o quasi unicamente, opera del POUM (assecondata in questo da alcuni farabutti irresponsabili, se dobbiamo credere al “”Daily Worker””). Chiunque sia stato allora a Barcellona, sa che si tratta di un’affermazione assurda. La stragrande maggioranza di quelli che stavano sulle barricate era della CNT. E questo è un punto importante, perché il POUM è diventato il capro espiatorio della rivolta di maggio e recentemente è stato soppresso; i quattrocento e più membri del POUM, che adesso popolano le celle immonde ed infestate di cimici di Barcellona, si trovano lì proprio per la loro partecipazione ai moti di maggio.”” (pag 51-52) Sul possesso di armi da parte del POUM. “”Se ne è moto discusso e persino un osservatore come H.N. Brailsford, che generalmente ha grande senso critico, ha accettato la cosa senza fare alcuna verifica, arrivando addirittura a parlare di carri armati e pezzi di artiglieria che il POUM avrebbe rubato negli arsenali del governo (“”New Statesman””, 22 maggio). In realtà, e disgraziatamente, il POUM possedeve poche armi, tanto al fronte che nella retroguardia.”” (pag 53)”,”MSPG-202″
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”ORWELL George Lord Acton: “”Il potere corrompe sempre, ma il potere assoluto corrompe assolutamente”” (introduzione)”,”VARx-532″
“ORWELL George”,”Ricordi della guerra di Spagna.”,”Eric Arthur Blair, vero nome dello scrittore, saggista e giornalista inglese George Orwell, nasce nel 1903 Motihari nel Bengala. Il padre di origine anglo-indiana, è funzionario dell’Indian Civili Service, l’amministrazione britannica in India. Tornato in patria nel 1907 si stabilisce nel Sussex dove si iscrive alla Saint Cyprian School. Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una borsa di studio per la famosa Public School di Eton, che frequenta per quattro anni, e dove ha per insegnante Aldous Huxley, narratore che, che con le sue ‘utopie alla rovescia’ avrà grande influenza sul futuro scrittore. Si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Pur avendo ispirato il suo primo romanzo ‘Burmese Days’ si dimette nel 1928.Scoppiata la guerra civile spagnola, vi prende parte combattendo tra le file del POUM. Pubblicò un diario-reportage ‘Homage to Catalonia. Durante la seconda guerra mondiale cura per la BBC una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all’India qundi è direttore del settimanale di sinistra ‘The Tribune’ e infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania, Austria per conto dell’Observer. Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi romanzi utopici Animal Farm e nel 1948 Nineteen Eighty-Four, muore nel 1950 per tubercolosi in ospedale di Londra.”,”MSPG-031-FL”
“ORWELL George”,”Senza un soldo a Parigi e a Londra.”,”Orwell conobbe “”i margini della miseria”” “”Boris, l’amico influentissimo, che egli trova più squattrinato e disoccupato di lui, sarà in compenso un compagno di sventura drammatico e fantasioso. Non si sa se Boris sia stato, come egli afferma, un brillante ufficiale russo, ma è certamente un amico affezionato, e quando egli trova, miracolosamente, un posto di cameriere allo “”Hotel X”” (…) divide con Orwell quello che può, riuscendo a farlo assumere tra i ‘plongeurs’, sudicissimi sguatteri o “”addetti”” alla pulizia. Orwell si trova quindi immesso, più che in un lavoro, in una specie umana che vegeta nelle fondamenta dell’albergo, e dopo una giornata lavorativa di quindici ore, mancando le forze per lavarsi, liberarsi degli abiti di fatica e riprendere una forma umana, non ha altra risorsa che il bistrot o il bordello infimo. Di questa specie di lavoratori praticamente invisibile e ignorata che non è mai stata in grado nemmeno di pensare a costituirsi in sindacato Orwell, dopo averla studiata attentamente, dirà che la sua unica giustificazione economica è una grande “”mistificazione””. La mistificazione della “”cosiddetta eleganza””, “”che in effetti significa solo che il personale lavora di più e i clienti pagano di più””, e l’unico a trarne vantaggio è il proprietario che si arricchisce. E infine “”per concludere, il ‘plongeur’ è uno schiavo, e uno schiavo sprecato, che fa un lavoro stupido e in gran parte inutile””. Lo si fa continuamente lavorare, in ultima analisi, “”perché si ha la vaga impressione che, se avesse del tempo libero, sarebbe pericoloso””. Il suo abbrutimento è una sorta di garanzia. Con grande intuito Orwell coglie nella “”mistificazione”” della cosiddetta «eleganza» che è tale soltanto perché si vende ad alto prezzo, ma in realtà è schifosa perché prodotto di un lavoro degradante e sudicio, la sordidezza insita in un modello di lusso che quando egli scriveva cominciava a commercializzarsi, e oggi, a distanza di mezzo secolo, è stato industrializzato, e prodotto – non sappiamo quanto più igienicamente – da lavoratori più – ma non sappiamo quanto – protetti, poiché nel commercio del lusso vige ancora un elemento di contrabbando. Al momento di scendere nel sottosuolo come ‘plongeur’ Orwell aveva, in ogni caso, gettato una piccola ancora, che poteva trattenerlo alla sua figura originaria di intellettuale disoccupato”” [dall’introduzione di Elena Croce] (pag 8-9)”,”CONx-222″
“ORWELL George”,”Giorni in Birmania.”,”Pubblicato negli Stati Uniti nel 1934 e l’anno dopo in Gran Bretagna per problemi di censura, questo è il primo romanzo scritto da Orwell e nasce dalla sua esperienza diretta come membro della polizia coloniale nell’Indocina degli anni Venti.”,”VARx-003-FC”
“ORWELL George”,”1984.”,”””Non voleva accettare, come legge di natura, che gli individui devono ssere sempre destinati alla sconfitta”” (pag 144)”,”VARx-101-FV”
“ORWELL George, a cura di Guyda ARMSTRONG”,”Diari di guerra.”,”Eric Arthur Blair, vero nome dello scrittore, saggista e giornalista inglese George Orwell, nasce nel 1903 Motihari nel Bengala. Il padre di origine anglo-indiana, è funzionario dell’Indian Civili Service, l’amministrazione britannica in India. Tornato in patria nel 1907 si stabilisce nel Sussex dove si iscrive alla Saint Cyprian School. Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una borsa di studio per la famosa Public School di Eton, che frequenta per quattro anni, e dove ha per insegnante Aldous Huxley, narratore che, che con le sue ‘utopie alla rovescia’ avrà grande influenza sul futuro scrittore. Si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Pur avendo ispirato il suo primo romanzo ‘Burmese Days’ si dimette nel 1928.Scoppiata la guerra civile spagnola, vi prende parte combattendo tra le file del POUM. Pubblicò un diario-reportage ‘Homage to Catalonia. Durante la seconda guerra mondiale cura per la BBC una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all’India qundi è direttore del settimanale di sinistra ‘The Tribune’ e infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania, Austria per conto dell’Observer. Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi romanzi utopici Animal Farm e nel 1948 Nineteen Eighty-Four, muore nel 1950 per tubercolosi in ospedale di Londra.”,”VARx-092-FL”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali. Edizione integrale.”,”George Orwell (1903-1950), nato in India nel 1903 e trasferitosi poi nel Regno Unito, giornalista e scrittore pubblicò articoli e saggi tra cui ‘1984’, ‘Fiorirà l’aspidistra’, ‘La figlia del reverendo’. Dalla nota bibliografica: ‘Un’ utile antologia di G. Orwell ‘Verità – Menzogna’ a cura di D. Milner, Mondadori, Milano, 2018′ (ma non risulta pubblicato) ‘In ‘Uno sguardo retrospettivo sulla guerra spagnola’, Orwell affermò che la gente tende a credere alle atrocità del nemico, ma non a quelle commesse da chi sente di essere dalal sua parte, e questo ‘senza voler esaminare le prove’. Nel saggio ‘La politica e la lingua inglese’ scrive: “”Il linguaggio politico (…) è concepito per far sembrare vere le bugie e rispettabile l’assassinio e per dare un’apparenza di solida realtà anche a un soffio di vento”” (pag VII, introduzione)”,”STAS-004-FGB”
“ORWELL George”,”Omaggio alla Catalogna.”,”””Ho addotto i motivi per ritenere che la versione comunista dei fatti di Barcellona non possa essere presa sul serio. In aggiunta debbo dire qualcosa sull’accusa generica che il POUM fosse un’organizzazione clandestina fascista al soldo Franco e Hitler. Questa accusa è stata poi ripetuta infinite volte nella stampa comunista, specie partire dal 1937. Faceva parte della campagna mondiale promossa dal partito comunista ufficiale contro il «trotskismo», di cui il POUM avrebbe dovuto essere l’esponente in Spagna. (…) Notevole il fatto che fin dagli inizi nessuna prova era mai stata addotta a sostegno di quest’accusa; la cosa fu semplicemente asserita con aria di autorità. E gli attacchi vennero condotti col massimo di diffamazioni personali e con la più completa mancanza di senso di responsabilità in merito agli effetti che avrebbero potuto avere sulla guerra. Pur di diffamare il POUM molti scrittori comunisti sembrano avere considerato trascurabilissimo il tradimento di segreti militari. (pag 202-203)”,”MSPG-008-FV”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”””Napoleon chiamò immediatamente gli animali a raccolta e con voce terribile pronunciò sentenza di morte su Frederick. Una volta catturato, disse, Frederick, sarebbe stato lessato vivo. Nello stesso tempo avvisò che dopo questo tradimento c’era da aspettarsi il peggio. Frederick e i suoi uomini potevano sferrare ad ogni momento il loro attacco da lungo tempo atteso. Furono poste sentinelle in tutti i punti di accesso alal fattore. Inoltre furono inviati quattro piccioni a Foxwood con messaggi amichevoli che si sperava potessero ristabilire buone relazioni con Pilkinton”” (pag 76)”,”VARx-007-FER”
“ORWELL George”,”Gli anni dell’«Observer». La raccolta inedita degli articoli e le recensioni (1942-49).”,”Tra i molti articoli ‘Marx e la Russia’ (15 febbraio 1948) (origine termine ‘comunismo’, i discepoli di Marx, prospettive future’)”,”EDIx-001-FER”
“ORWELL George (Arthur BLAIR)”,”1984.”,”Orwell è e rimane un individualista, attento ai problemi delle classi popolari… (pag VIII) Incubo, satira, racconto fantascientifico, ipotesi realistica: dalla sua comparsa nel 1948 il romanzo è stato letto da tutte le possibili angolazioni. Se ne è fatto il testamento di un irriducibile anarchico-individualista, o anche un libello antistalinista (…) (pag IX) “”Come si studia. La lettura di ogni opera è vantaggiosa quando non avviene a caso ma è inquadrabile in un dato campo di interessi, cui il lettore in quel momento è volto. Non si può leggere senza contemporaneamente scrivere: cioè prendere appunti, ricopiare passi, riassumere parti, postillare certi periodi, richiamare con confronti citazioni. E dopo aver letto bisogna generalmente rileggere. Solo così «leggere» diventa «studiare»”” (da “”L’impulso””, febbraio 1950″,”VARx-028-FER”
“ORWELL George (Eric BLAIR)”,”Homage to Catalonia.”,”””Answer not a fool acccording to his folly, lest thou be like unto him. Answer a fool according to his folly, lest he be wise in his own conceit”” (Proverbs XXVI, 5-6) (“”Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non essere come lui. Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, per non essere saggio nella sua stessa presunzione””)”,”MSPG-030-FSD”
“ORY Pascal”,”Nizan. Destin d’ un révolté.”,”ORY Pascal è professore di storia alla Sorbona e presidente del Groupe interdisciplinaire d’études nizaniennes. E’ autore di una trentina di opere di storia culturale e poltiica delle società contemporanee tra cui ‘Les Collaborateurs, 1940-1945’. “”Un tale progetto formale raggiungeva ammirabilmente il proposito fondamentale, politico, del cronista comunista, consentendogli anche di mettere in circolazione un argomentario folto, espresso nella “”langue du sérail””, in favore della conclusione rapida di una alleanza anglo-franco-sovietica.”” (pag 166)”,”PCFx-041″
“OSADCAJA Irina Mikhajlovna”,”Il keynesismo contemporaneo. Critica della teoria e della politica economica.”,”Irina Mikhajlovna Osadcaja, dottore in scienze economiche, è nata nel 1929. Si è laureata alla facoltà di economia dell’Università di Mosca Lomonosov. A partire dal 1956 lavora all’Istituto di economia mondiale e di rapporti internazionali presso l’Accademia delle scienze dell’URSS. É una nota esperta nel campo della moderna economia politica borghese. Al centro dei suoi interessi scientifici si trova l’evoluzione della teoria e della prassi della regolamentazione statale dell’economia capitalistica. Alla sua penna appartengono alcune monografie tra cui: La critica delle teorie borghesi della crescita economica. Il keynesismo contemporaneo, Conservatorismo contro riformismo.”,”ECOT-105-FL”
“OSANKA Franklin Mark a cura; saggi di Frederich WILKINS A.H. SOLLOM Virgil NEY Walter D. JACOBS V.I. LENIN Brooks McCLURE Ernst von DOHNANYI Enrique MARTINEZ CODO Edward L. KATZENBACH Gene Z. HANRAHAN Wilbur W. DINEGAR Kenneth M. HAMMER BOyd T. BASHORE Tomas C. TIRONA Edward R, WAINHOUSE Alexander PAPAGOS Paul M.A. LINEBARGER Bernard B. FALL Marc E. GENESTE Robert B. RIGG Denis WARNER Anne M. JONAS George K. TANHAM Paul M.A. LINEBARGER James E. DOUGHERTY Anthony CROCKETT Dickey CHAPPELLE Ernesto Che GUEVARA Peter BRAESTRUP George B. JORDAN Slavko N. BJELAJAC James BURNHAM George A. KELLY Roger HILSMAN Walt W. ROSTOW”,”Modern Guerrilla Warfare. Fighting Communist Guerrilla Movements, 1941-1961.”,”Saggi di Frederich WILKINS A.H. SOLLOM Virgil NEY Walter D. JACOBS V.I. LENIN (tradotto da Regina ELDOR e note di Stefan T. POSSONY) Brooks McCLURE Ernst von DOHNANYI Enrique MARTINEZ CODO Edward L. KATZENBACH Gene Z. HANRAHAN Wilbur W. DINEGAR Kenneth M. HAMMER BOyd T. BASHORE Tomas C. TIRONA Edward R, WAINHOUSE Alexander PAPAGOS Paul M.A. LINEBARGER Bernard B. FALL Marc E. GENESTE Robert B. RIGG Denis WARNER Anne M. JONAS George K. TANHAM Paul M.A. LINEBARGER James E. DOUGHERTY Anthony CROCKETT Dickey CHAPPELLE Ernesto Che GUEVARA Peter BRAESTRUP George B. JORDAN Slavko N. BJELAJAC James BURNHAM George A. KELLY Roger HILSMAN Walt W. ROSTOW”,”QMIx-103″
“OSBORNE John”,”Teatro. Ricorda con rabbia. L’istrione. Materia di scandalo e preoccupazione. Lutero.”,” “”Lutero, ovviamente, è stato un ribelle. Personaggio di proporzioni gigantesche in senso esistenziale, storico, politico, sociale, culturale che sono valutabili al di là di ogni scelta spirituale e di ogni dibattito teologico. Ma Osborne non l’ha certamente affrontato per chiarire a sé e a noi, potendolo, il suo drammatico dibattersi fra le tentazioni dello Spirito e quelle della Storia. (…) Lutero nel dramma di Osborne, non è l’origine di problemi che si manifestano in lui come drammi dello spirito destinati a trasformarsi in azionio, ma è invece il protagonista di quelle azioni che testimoniano di una ribellione valutata in se stessa. Egli è un uomo che vuole difendere e affermare la propria coerenza fino all’estremo nei confronti delle forze che lo contrastano. (…) Osborne obbiettivamente nota le gravi contraddizioni spirituali e decisionali del personaggio Lutero (la sua presa di posizione autoritaria al momento della rivolta contadina) ma lo segue e lo sostiene nel farsi, nel formarsi e nel continuare della lotta che lo vede protagonista”” (pag 13-14) (Roberto Rebora)”,”VARx-550″
“OSMIN Léon”,”Figures de jadis. Les pionniers obscurs du socialisme.”,”Contiene dedica manoscritta autore “”Etienne Pédron, uno dei fondatori del Partito Operaio Francese, che aveva profondamente agitato il proletariato della Marna, dovette lasciare Reims. Si installò a Troyes. Pédron e Corgeron intrapresero subito la conquista del dipartimento. Li si vide dappertutto: nelle città, nei villaggi e negli angoli più nascosti. Furono formati dei gruppi aderenti al Partito Operaio Francese furono formati nelle stesse località e la Federazione dell Aube non tarderà a diventare una delle più vive e delle più potenti dell’ organizzazione guesdista. Corgeron fondò il Réveil des Travaillerus, organo settimale, di cui fu il gerente. Il Réveil condusse una energica campagna contro il “”Bon Pasteur’, istituzione cattolica, la cui sede era a Nancy. Il “”Bon Pasteur’ sfruttava odiosamente gli orfani che accudiva””. (pag 123)”,”MFRx-253″
“OSORIO Elsa”,”La miliziana. Romanzo.”,”Elsa Osorio è nata a Buenos Aires e attualmente risiede a Madrid.”,”VARx-006-FC”
“OSSIAN DE NEGRI Teofilo”,”Storia di Genova.”,”Il governo di Bucicaldo. “”Il Bucicaldo è una personalità certo di grande rilievo, forse una delle più significative della vecchia Europa tra Medioevo e Rinascimento. Anche il suo governatorato genovese fu un momento importante nella storia della città; ma nel quadro complessivo della vita di lui resta come un episodio che vi si inserisce quasi marginalmente, e perciò non basta a definirne la grandezza, la misura vera di uomo che si estolle al di sopra del grigiore dei tempi. Or sotto questo profilo la sua personalità esorbita per gran parte dal nostro specifico programma; ma perché il Bucicaldo in modo affatto consapevole accetta il governatorato in vista delle sue più lungimiranti prospettive orientali e poi italiane, è giocoforza accennarne preliminarmente per poter poi meglio valutare la sua temporanea, ancorché non breve, presenza genovese.”” (pag 507)”,”LIGU-052″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 1. A-Arion.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Annibale. “”Il timore che Annibale puntasse contro Roma indusse i consoli nell’ errore funesto di non mantenere fra loro il collegamento, poiché Servilio tenne la via Flaminia, per congiungersi, occorrendo, con Flaminio per la via di Foligno. Flaminio seguì Annibale che piegò nella direzione di Perugia, e, giunto nelle vicinanze del Trasimeno, distribuì l’ esercito in modo che i Romani avanzando potessero essere sorpresi nella pianura lungo il lago e incalzati dalla fanteria dei Galli e Baleari, che, appiattati nelle alture, sarebbero piombati loro addosso, mentre la cavalleria, movendo dalla parte occidentale, li avrebbe sgominati, e la fanteria libica a oriente avrebbe compiuto l’ opera di assalto e di dispersione. Rimase sul campo lo stesso console Flaminio con più di quindicimila uomini (giugno del 217) (…). Malgrado la vittoria, Annibale cominciò a provare le prime delusioni. Egli lasciò liberi i prigionieri italici, dicendo che era venuto a combattere contro Roma, e a liberare dalla sua soggezione gli alleati, ma le città italiche rimasero solidali con Roma, come ebbe a sperimentare.”” (pag 546) “”Le ripercussioni della battaglia di Canne furono gravi per i Romani. Capua, con la speranza di soppiantare Roma, si ribellò, e Annibale vi andò a svernare. Si dice che il comandante della cavalleria Maarbale l’ avesse spinto a muoversi verso Roma, ma che Annibale abbia resistito alla tentazione. Se è vero che Maarbale abbia esortato Annibale a una marcia contro Roma, certo in nessun modo Annibale si sarebbe lasciato sedurre da questa prospettiva pericolosa; se avesse infatti voluto attaccare Roma, vi si sarebbe diretto subito dopo la battaglia del Trasimeno.”” (pag 547)”,”REFx-087″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 2. Arios-Berbe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Barres, Maurice. Scrittore francese (Charmes sur Moselle 1862 – Parigi 1923). Nella trilogia di romanzi ‘Le culte du moi’ (Sous l’ oeil des barbares, 1888; Un homme libre, 1889; Le jardin de Bérénice, 1891) mostrò un geloso individualismo. Il successivo sviluppo fece del Barres il campione intellettuale del nazionalismo francese, che ebbe largo influsso sul nascente nazionalismo italiano””. (pag 461) Beethoven. “”Sensibile alle grazie femminili, fin dal 1795 aveva chiesto la mano d’una giovine cantatrice, Maddalena Willmann: il rifiuto oppostogli “”per bruttezza ed eccentricità”” non sembra l’ esponesse a crisi sentimentali. Era in realtà scarsamente dotato di pregi fisici: sulla persona robusta ma bassa e tozza, sul collo corto affondato tra larghe spalle, una testa leonina dall’ ampia fronte convessa, un volto punteggiato dal vaiuolo, di colorito bruno, di mascelle potenti. Gli occhi mobilissimi, lampeggianti, espressivi, ad alcuni sembravano neri o d’un blu d’acciaio, ad altri di color d’oro cupo. Di fine disegno le labbra, ma la voce era aspra, a volte stridula. Vivace nei gesti, e semplice nel conversare, in certi momenti facile alle arguzie e ai giuochi di parole, contrapponeva a qualche tratto ingenuamente grossolano un’ istintiva fierezza, alle brevi espansioni periodi di brusca ritrosia””. (pag 594)”,”REFx-088″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 3. Berce-Bury.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI “”Bocskay. Famiglia di magnati ungheresi, imparentata con i Báthory. Di essa il personaggio più eminente fu Istvan (1557-1606), calvinista, che appoggiandosi ai Turchi capeggiò l’ insurrezione dei protestanti ungheresi (1604-1606) contro l’ imperatore Rodolfo II. Con la pace di Vienna (23 gennaio 1606) ottenne piena libertà di culto per i protestanti e l’ investitura di principe della Transilvania””. (pag 273) “”Boldrini Marcello. Statistico italiano (Macerata 1890, Milano 1969) professore (dal 1922) di statistica e demografia nelle Università di Messina, Padova, Milano (Bocconi e Cattolica) e Roma, socio nazionale dei Lincei (1951) e accademico pontificio (1936). Tra le opere principali: ‘Biometrica’ (1927), ‘Biometria e antropometria’ (1934), ‘Statistica, teoria e metodi’ (1942; 4° ed. 1959), ‘Demografia’ (1956), ‘Le statistiche empiriche e la teoria dei campioni’ (in collab. con A. Naddeo, 1957), ‘Teoria della statistica’ (1963). Già presidente dell’ AGIP, vicepresidente e successivamente (1962-67) presidente dell’ ENI.”” (pag 304)”,”REFx-089″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 4. Burzi-Cippe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Tommaso Campanella. “”Non in un arbitrio, comunque concepito, ma nell’ adesione alla legge stessa delle cose consiste per il C. l’ umana come la divina libertà. Anche lo Stilano, come il Nolano, combatte veementemente il “”servo arbitrio”” di Lutero e di Calvino, ma è ben lungi dal tornare al medievale “”libero arbitrio””, ché anzi la sua è una libertà, com’egli dice, non ‘contra fatum’, ma ‘pro fato’.”” (pag 151) Gino Capponi. “”(…) così il mirabile ‘Frammento sull’ educazione’ (1841, pubblicato nel 1845), che è il suo capolavoro. In quest’ultimo scritto il Capponi, sorretto da uno squisito senso psicologico, congiunto a un sano scetticismo, persegue con critica acutissima ogni forma d’illusione pedagogica di prederminare dall’ estrinseco il libero svolgimento dell’attività spirituale; tuttavia il suo atteggiamento polemico nei riguardi di Rousseau rivela una limitazione di questa sua posizione, determinata essenzialmente dal timore che il culto della spontaneità risucisse (?) a un naturalismo di tipo illuministico, combattuto dal Capponi in nome dello spiritualismo cristiano. L’ acume, la probità, la profondità del Capponi si rivelano anche nel suo epistolario, documento essenziale per la storia spirituale d’ Italia nel Risorgimento.”” (pag 213)”,”REFx-090″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 5. Cippi-Demor.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Dante Alighieri. “”L’ ambasceria a Venezia. La morte. E’ lecito ritenere fatto sostanzialmente sicuro la partecipazione di Dante all’ambasceria ravennate a Venezia nel 1321 inviata da Guido Novello per scongiurare i propositi di guerra della repubblica di San Marco, sdegnata per i continui attacchi delle navi di Ravenna; le testimonianze prendono avvio già al Villani, “”essendo tornato d’ambasceria da Vinegia in servigio de’ signori da Polenta””; lo ripete il Pucci, ma tace del tutto il Boccaccio, mentre sulla scia di Giovanni il nipote Filippo Villani elabora una complicata leggenda (ediz. Solerti delle Vite, pp. 86-87), e dopo di lui Domenico Bandini, Giannozzi Manetti, ecc.; secondo Filippo i Veneziani avrebbero impedito a Dante di pronunziare la propria allocuzione nel timore che ne potessero restare persuasi, e poi avrebbero negato a Dante di ritornare per la via di mare timorosi che il poeta portasse dalla propria parte l’ ammiraglio della flotta, “”incommodo igitur terrestris itineri febrem poeta perpessus, cum Ravennam applicuisset, paucis post diebus extinctus est, publicoque defletus est funere”” (la qual leggenda documena il mito della parola di Dante capace di persuadere i più recalcitranti, e inoltre scaturisce dalla necessità di trovare un responsabile per la fine del poeta, facendo leva sopra un diffuso sentimento di avversione alla politica dei Veneziani.)””. (pag 532-533) “”‘m’ insegnavate come l’ uom s’etterna’, su ‘nel mondo’, ma non in modo continuo, quanto ‘ad ora ad ora’”” (If, XV 85) (pag 462) “”‘per le parti quasi tutte a le quali questa lingua si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato'”” (Cv I III 4) (pag 501)”,”REFx-091″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 6. Demos-Falla.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Einstein. “”Negli ultimi anni della sua vita, lavorò intensamente, e senza successo, alla costruzione di una teoria unitaria dei campi che fosse rigorosamente causale, convinto “”della possibilità di un modello della realtà, vale a dire di una teoria che rappresentasse le cose stesse e non soltanto la probabilità della loro esistenza””.”” (pag 405-406) Erasmo. “”La preoccupazione di Erasmo era invece di natura schiettamente etica. “”Non occorre sempre trovare dottrine chiare: importa soprattutto accertare dottrine utili””, dirà nella polemica con Lutero.”” (pag 516)”,”REFx-092″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 7. Fallad-Gari.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Gaetano Filangeri. “”Da che, altresì, errati giudizi storici, più errate profezie politiche e, generalmente, un ottimismo così ingenuo da far quasi maraviglia potesse allignare nella realistica città, dove, contemporaneamente o quasi contemporaneamente al Filangeri, vissero, ben diversi “”vichiani”” l’ abate Galiani e Vincenzo Cuoco. Per es., il Filangeri, pur non giungendo, come altri illuministi, a considerare stato perfettissimo la lontana e ignota Cina e poco men perfetto la poco men lontana e ignota Russia di Caterina II, spezza anch’egli una lancia contro l’ aborrita costituzione inglese, di cui non vede la stretta aderenza col paese in cui sorse e fruttificò, e alla quale contrappone genericamente l’ astratta costruzione d’una monarchia in cui tra il re e il popolo s’interponga equilibratrice una classe intermedia di nobili priva di poteri politici, e, mediatore tra i sudditi e il sovrano, un corpo di magistrati depositario delle leggi. Una sua errata profezia politica restata famosa è quella, formulata qualche anno prima della rivoluzione francese, d’un’imminente “”rivoluzione pacifica””, che sarebbe stata compiuta esclusivamente dai “”troni”” col semplice ausilio delle leggi. E grande ingenuità ottimistica è nella stessa teoria fondamentale della ‘Scienza della legislazione’ (…)””. (pag 225) (Fausto Nicolini)”,”REFx-093″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 8. Garin-Grani.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Giolitti. “”I punti dove maggiormente si diressero le polemiche degli oppositori di sinistra furono la politica meridionale (il protezionismo sul grano sosteneva di fatto il latifondo) e la spregiudicata prassi elettoralistica (in un celebre pamphlet del 1909, G. Salvemini lo bollò come “”il ministro della mala vita””), mentre da altri settori (G. Fortunato, L. Einaudi) gli veniva rimproverato l’abbandono del liberismo sul terreno della politica economica (lavori pubblici, protezionismo, legislazione del lavoro, ecc.), e da settori industriali l’ acquiescenza nei confronti delle rivendicazioni sindacali. A suo favore Giolitti ebbe la Corona, il socialismo riformista (che conseguì da quella politica un obiettivo impulso e una forte crescita), alcuni settori intellettuali (soprattutto B. Croce) e larghi strati della borghesia””. (pag 277) Goethe. “”Col sopraggiungere della fama Goethe è preso dal disgusto d’ogni frivolezza: Hans Sachs, Lutero sono energiche figure che lo dominano. Ed egli stesso è come il suo Wanderer, che ritrae nell’ inno pindarico, Wanderers Sturmlied. Il turbine è il suo elemento – “”Wen du nicht verlässest Genius””. – Il genio è con lui e non lo abbandona. Sempre più si desta la virtù combattiva; bisognerà agitare la sferza per colpire gl’ignavi, i miseri filistei, gli spacciatori di vuoto, i teologi onniscienti e fanatici, il carnevale dei pigmei che si gonfiano. Ride con grazia maliziosa; assesta i suoi colpi nelle farse e nelle satire (…)””. (pag 524, Arturo Farinelli)”,”REFx-094″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 9. Grano-Hurwi.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Hebert. “”Membro del club dei Cordiglieri, fondò nel 1790 il giornale radicale ‘Le Père Duchesne’, che gli assicurò un seguito anche in ambienti giacobini. Sostituto procuratore della Comune (dic. 1972), fu a capo di una vivace corrente (gli hebertisti) che propugnava la lotta sociale e misure economiche rivoluzionarie. Nella primavera del 1793 attaccò violentemente i girondini che ne imposero l’ arresto; liberato per intervento dei sanculotti e delle municipalità, sotto l’ impulso di Hebert e dei suoi seguaci furono approvate le leggi dei sospetti e del maximum (17 e 29 sett. 1793), ripresero slancio l’ iniziativa militare e i grandi processi (nell’ ott. 1793 alla regina e ai girondini), furono incoraggiati la scristianizzazione e il culto della dea ragione. Iniziato il riflusso del movimento rivoluzionario e dopo un fallito tentativo di presa del potere (4 marzo 1794), Hebert e i suoi furono processati (21-24 marzo) e ghigliottinati.”” (pag 399) Horkheimer. “”La “”teoria critica”” – così H. definiva la propria concezione – ha il compito di denunciare la separazione tra individuo e società, separazione prodotta dalla divisione del lavoro e di classe e dall’ economia di scambio proprie del capitalismo. L’ obiettivo da raggiungere è una società senza sfruttamento. Lo strumento metodologico di cui H. si serve nelle sue ricerche è il concetto hegeliano-marxiano di totalità: la ricerca sociale è “”la teoria della società contemporanea come tutto””. Perciò H. respinge la settorializzazione della ricerca sociale e la divisione in compartimenti stagni tipica della sociologia specializzata (economia, diritto, psicologia, ecc.). La società deve essere studiata come un tutto unitario, che ha una sua oggettiva struttura dinamica. A questa impostazione di ispirazione marxista H. aggiunge un’ esigenza nuova: quella di chiarire le mediazioni psichiche tra fatti economici e fatti culturali (…)””. (pag 628)”,”REFx-095″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 10. Hus-Labov.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Kant. “”(…) siccome tre sono le facoltà dello spirito umano: conoscenza, sentimento e desiderio, bisogna che quella che è la facoltà fondamentale, la conoscenza, si triplichi per soddisfare l’ esigenza di ciascuna: diviene così intelletto (Verstand) per soddisfare se stessa, facoltà giudicante (Urteilskraft) per soddisfare il sentimento, ragione (Vernunft) per soddisfare il desiderio. Ora dell’ intelletto è stata fatta la critica nella Critica della ragion pura; della ragione, nella Critica della ragione pratica; resta da fare quella del giudizio. Ma questo terzo tronco della via critica non sfocia in una nuova metafisica oltre quella della natura (metafisica dell’ intelletto) e quella della libertà (metafisica della ragione). Giacché, oltre l’ essere fenomenico e l’ essere in sé, non è possibile altra forma di essere. La critica del giudizio dunque rimane e deve rimanere senza una corrispettiva metafisica, perché proprio dovrà servire a raccordare le due critiche che menano alle due metafisiche e quindi a procurare la definitiva superiore unità, direttamente, della critica, indirettamente, della metafisica.”” (pag 362, Pantaleo Carabellese)”,”REFx-096″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 11. Labow-Lucas.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Leonardo. “”Del resto il documento preciso con cui il Borgia commette a Leonardo “”di osservare luoghi fortezze dei suoi stati”” ha la data da Pavia, 18 agosto 1502: fino al maggio 1502 Leonardo si ritrova a Firenze intento a una stima di oggetti preziosi per Isabella d’Este. Un altro fiorentino, per scopo diverso, era allora presso il Borgia, Niccolò Machiavelli; e forse il Vinci lo incontrò a Urbino il 30 luglio prima di avere avuto la nomina d’ ingegnere generale del Valentino; a Urbino visitò la biblioteca del Montefeltro. Da allora Leonardo segue il Borgia a Pesaro, a Rimini, e poi a Cesena nel mezzo agosto, a Porto Cesenatico il 6 settembre, e la nota che vi si riferisce ha carattere prettamente militare, come la ricetta del cod. L. per una mistura di carbone, zolfo e salnitro, per far polvere da cannoni””. (pag 313, Enrico Carusi) Leopardi. “”Così egli diventava, e fu poi sempre, essenzialmente un pensatore e un poeta.”” (pag 378) “”Con lo Zibaldone si ricollegano i Centoundici pensieri’ pubblicati dal Ranieri nell’ edizione lemonneriana del 1845, tratti da esso nella loro maggioranza, ma sottoposti a una sapiente rielaborazione formale e spogliati del carattere, che taluni avevano nella prima stesura, di testimonianze di vita vissuta: documento interessante, in ogni modo, dell’ ostinata coerenza del pensiero leopardiano sulla società e sugli uomini, da quando, tra il 1819 e il 1820, cominciò ad interessarsi di quei problemi – contava di scrivere un trattato ‘Del machiavellismo in società’ – agli anni della dimora napoletana.”” (pag 396, Giovanni Ferretti)”,”REFx-097″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 12. Lucat-Maure.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Marat. “”Dal settembre 1789 Marat iniziò a pubblicare l’ Ami du peuple, giornale che si distinse nel denunciare i tentativi controrivoluzionari dell’ aristocrazia e quelli dei ricchi borghesi di trarre profitto dai cambiamenti della Rivoluzione a scapito delle classi popolari. Nel gennaio 1790 i suoi violenti attacchi a Necker lo portarono in tribunale; costretto a rifugiarsi a Londra per evitare il carcere, tornò a Parigi in maggio, indirizzando le sue invettive dapprima contro i moderati Mirabeau e Lafayette, qundi contro l’ Assemblea nazionale e la stessa monarchia; ciò gli valse la sospensione delle pubblicazioni e un nuovo esilio londinese (dicembre 1790- maggio 1792), a anche un’ enorme popolarità presso i sanculotti parigini. (…) Eletto alla Convenzione, M. sedette tra i montagnardi; in aula e sul suo giornale (…) sostenne la necessità di subordinare il rispetto delle leggi alle superiori esigenze della Rivoluzione e invocò misure terroristiche contro i nemici interni della repubblica””. (pag 430) Marconi. “”Il salvataggio della maggior parte dei passeggeri del transatlantico Titanic (25 aprile (1912)), che affonda in poco tempo, dopo un investimento contro un iceberg, richiama nuovamente l’ attenzione del mondo sul grande servizio reso dalla radio e dalla perfetta organizzazione stabilita su tutti i mari dalla Compagnia Marconi per le comunicazioni marittime, presieduta dallo stesso inventore. Dopo tale salvataggio le applicazioni dell’ invenzione di Marconi sul mare si sviluppano in tutto il globo. Nello stesso anno 1912, il sistema Marconi viene ufficialmente adottato dall’ Inghilterra per la grande rete radiotelegrafica imperiale destinata a collegare l’ inghilterra con tutte le sue colonie. (…) Ottobre 1924. M. scopre che le onde corte della gamma inferiore ai 30 m. assicurano regolari comunicazioni alle maggiori distanze durante il giorno, mentre le onde corte della gamma superiore ai 30 m. le possono assicurare durante la notte.”” (pag 466)”,”REFx-098″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 13. Mauri-Marcu.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Michelangelo. “”Come la Commedia di Dante, il cielo della Cappella Sistina può essere indagato sotto molti aspetti, né mai si può credere del tutto esplorato in ogni parte: ma i sensi arcani che gli esegeti con varia fortuna vi hanno cercato, fino a supporre tra gli angioli intorno all’ Eterno nella Creazione di Adamo la figura di Eva – già esistente nell’ idea divina prima ancora di essere creata -, oppure i rapporti che vi si possono trovare con la cultura e con la coscienza religiosa del Cinquecento, anziché chiarirlo, possono distrarre la mente dal suo valore più alto, universale, e che pur sempre chiaramente si vede, come ben lo videro i contemporanei (e Raffaello lavorava allora nelle Stanze vaticane) quando esso fu scoperto, e trovarono a definirlo una parola nuova: “”terribilità””, cioè misteriosa grandezza che nell’ arte centuplica la capacità dei sensi e dell’ animo, trasportando in un mondo superiore, dove le forme corporee svelano a fondo il loro essere, la vita si esalta in quel vigore, la mente ha quelle profondità, i moti si compongono con quei ritmi armoniosi e potenti.”” (pag 269, Pietro Toesca) MILL John Stuart (1806-1873). “”In politica Mill insistette sull’ opportunità di un’applicazione radicale dei principi della libertà (Essay on liberty, 1859), su di un’ organizzazione del potere politico che collegasse le esigenze locali e quelle nazionali, non perdendo mai di vista i diritti individuali (Thoughs on parliamentary reform, 1859; Considerations on represenative government, 1863), difendendo inoltre il parlamento e la democrazia come la migliore forma di governo, l’ unica capace di tutelare l’ interesse dell’ individuo e di permetterne la libera espressione. Il sistema della proprietà privata andava comunque, secondo Mill, corretto per rendere possibile una minore sperequazione sociale (di qui la simpatia con cui guardò al movimento socialista e alle rivendicazioni sociali del suo paese e del suo tempo). Si batté inoltre per l’ estensione alle donne del voto e dei diritti politici (…)””. (pag 331)”,”REFx-099″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 14. Murdi-Papag.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI La questione omerica. “”Con l’ espressione “”questione omerica”” si intende il complesso dei problemi che riguardano l’ esistenza storica di un poeta Omero, la relazione tra questo e i due poemi conservati, la formazione di ciascuno di essi. (…) La questione omerica fu rivelata al grande pubblico da F.A. Wolf, con i Prolegomena ad Humerum (1795). Egli, partendo dall’ affermazione della inesistenza della scrittura nell’ età omerica, ne dedusse che poemi di tali dimensioni erano impossibili, e che i poemi omerici erano stati messi insieme nell’ età di Pisistrato (…) unendo canti staccati, cantati separatamente dai rapsodi. Quest’ opera di Wolf ebbe una grande risonanza, e venne incontro alla tendenza herderiana, e poi generalmente romantica, di ricercare l’ anonimo all’ inizio della storia dei popoli. (…)”” (pag 420-421) L’ Odissea elaborata in fasi diverse. Palmerston. “”(…) Palmerston, all’opposizione, bollò la nuova politica come rinunciataria e poco dignitosa. Tornato poi (luglio 1846) con lord Russell agli Esteri, con una energica azione personale, spesso incurante dell’ ostilità della regina e dell’ irritazione dei compagni di gabinetto, sostenne le rivoluzioni del 1848 in Italia e in Ungheria (appoggiò i siciliani contro Napoli, il Piemonte contro Vienna e volle ospitare a Broadlands K. Kossuth). (…) Con il suo appoggio agli stati del Sud allo scoppio della guerra di secessione (1861), rischiò di creare una pericolosa frattura con gli USA, mentre non poté impedire ad Austria e Prussia di impadronirsi dello Schleswig-Holstein (1864).”” (pag 626)”,”REFx-100″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 15. Papan-Preti.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Picasso. “”Contro la corrente classicistica, che domina in tutta Europa, Picasso insorge con un quadro di ‘Danzatrici’ (1925, Londra, Tate Gallery), nel quale la scomposizione cubista si trasforma in una vera e propria deflagrazione formale. Benché Picasso non abbia esplicitamente aderito al surrealismo, le opere di questo periodo, in cui la deformazione giunge spesso a un voluta mostruosità, sono considerate surrealiste; solo nel periodo detto ‘delle ossa’ (1928-29) si ha una vera e propria visione surrealista. Ma l’ istinto formale, plastico dell’ artista riprende il sopravvento sulla poetica del surrealismo (…). Durante la guerra civile spagnola Picasso vive con forte impegno il dramma del suo paese; per un breve periodo è direttore del Prado. La spietata denuncia degli orrori del fascismo e della guerra che impronta le violente acqueforti che illustrano il poemetto ‘Sueño y mentira de Franco’, raggiunge i tomi più alti del dramma in ‘Guernica’ (ora nel Museo Reina Sofia), espressione dello sdegno più intenso dopo il bombardamento tedesco della cittadina, risolta in una ridotta gamma cromatica di bianchi e di neri (…)””. (pag 305)”,”REFx-101″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 16. Preto-Rugen.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Reichenbach. “”Nel periodo berlinese dette un forte impulso al movimento neo-positivista come membro del Circolo di Berlino e dirigendo (dal 1930) con R. Carnap del Circolo di Vienna la rivista ‘Erkenntnis’. Continuò poi a diffondere e a consolidare il neopositivismo negli USA come membro dell’ International committee for the unity of science, che promosse la pubblicazione (1938 e segg.) della International encyclopedia of unifield science.”” (pag 291) “”Importante in tale contesto la teoria frequentistica della probabilità elaborata da Reichenbach, che fu al centro delle discussioni neopositivistiche: con tale teoria, secondo cui la probabilità di un evento equivale al limite della frequenza relativa di quel dato evento in una successione data, Reichenbach intese altresì risolvere il problema della giustificazione dell’ induzione””. (pag 291) “”Elaborò inoltre una logica a tre valori (vero, falso, indeterminato) ritenuta più adeguata dalla classica logica bivalente ai fini dell’ interpretazione della meccanica quantistica. Da ricordare inoltre i suoi studi sulla causalità, sull’ a priori e sul concetto di legge naturale””. (pag 292) Robinson Joan Violet (nata Maurice). “”Allieva di J.M. Keynes, la Robinson si professava “”keynesiana di sinistra””. Il suo lavoro teorico, vasto e importante, merita di essere ricordato soprattutto per l’ analisi della concorrenza imperfetta (Economics of imperfect competition, 1933), svolta in concomitanza con il lavoro di H. Chamberlin sulla concorrenza monopolistica. E’ difficile enucleare le differenze teoriche tra le due opere, entrambe importanti per la teoria economica moderna; si tratta sostanzialmente dello stesso tentativo, (…) di sviluppare un apparato teorico che parta da ipotesi più “”realistiche”” di quelle tradizionali della concorrenza perfetta””. (pag 494)”,”REFx-102″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 17. Rugge-Silsbe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Saitta Armando. “”(…) presidente (1973-91) dell’ Istituto storico italiano per l’ età moderna e contemporanea, direttore della rivista ‘Critica storica’, socio nazionale dei Lincei (1987). Si dedicò a ricerche sulla storia costituzionale della Francia moderna e contemporanea (…). Concentrò inoltre la sua attività storiografica sull’ Ottocento italiano, producendo opere originali, in cui all’ indagine sugli aspetti ideologici e istituzionali delle sètte rivoluzionarie si affianca un’attenta analisi delle condizioni economiche e politiche del paese (Filippo Buonarroti. Contributo alla storia della sua vita e del suo pensiero, 2 voll, 1950; Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini, 3 voll, 1967-68). (…)””. (pag 113) Schelling. “”Frattanto la situazione accademica a Jena era molto cambiata in seguito alla partenza di Fichte coinvolto nell’ ‘Atheismusstreit’, e all’ arrivo, nel 1801, di Hegel, con il quale Schelling rinsaldava i vincoli dell’ antica amicizia e dava inizio alla pubblicazione del Kritisches Journal der Philosophie. E’ il momento di più intensa e feconda collaborazione tra i due filosofi, i cui rapporti dovevano poi allentarsi con il passaggio di Schelling all’ Università di Würzburg nel 1803 e guastarsi definitivamente nel 1807 con la pubblicazione della Phänomenologie des Geistes e il ben noto attacco hegeliano alla filosofia dell’ intuizione. (…) Nel 1827 tornò a Monaco, dove fu eletto presidente dell’ Accademia delle scienze e chiamato a insegnare all’ Università allora fondata. Vi rimase fino al 1841, quando fu chiamato a Berlino alla cattedra che era stata di Hegel e con l’ intento di contrastarne l’ influenza e la scuola hegeliana. Tra i suoi uditori ebbe Feuerbach, Kierkegaard ed Engels, ma non ottenne un successo proporzionato alle attese e i suoi ultimi anni furono amareggiati da violente polemiche con gli hegeliani e con il teologo razionalista H.G. Paulus””. (pag 337-338)”,”REFx-103″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 18. Silva-Tessa.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Sorel. “”Nella sua attività si distinguono diversi momenti. Attraversò anzitutto una fase di adesione al socialismo marxista (1893-97); curò allora la traduzione e scrisse la prefazione per l’ edizione francese (1897) dei saggi di Antonio Labriola sulla concezione materialistica della storia. Ma nell’anno successivo, sotto l’ influsso di B. Croce, passò ad accogliere in pieno la tesi del revisionismo e del riformismo (La crisi del socialismo scientifico, in Critgica sociale, maggio 1898; Nuovi contributi alla teoria marxista del valore, in Giornale degli economisti, luglio 1898). Entrato in aperto dissenso con A. Labriola, S. si trovò allora solidale con F.S. Merlino, la cui rivista, Critica sociale, rappresentava il centro di diffusione del revisionismo teorico in Italia. (…). Egli respinse le pretese scientifiche dell’ economia politica marxista e, soprattutto, il determinismo che privilegia le strutture economiche rispetto all’ azione rivoluzionaria; riprese, al tempo stesso, la concezione “”catastrofica”” dello svolgimento storico (…). Influenzato da Bergson e dal pragmatismo, Sorel, coronò il suo tentativo di interpretazione originale del marxismo, ponendo al vertice dei miti rivoluzionari lo “”sciopero generale””, inteso come strumento di educazione e di lotta. Ma a questo punto, ormai estraniatosi dal movimento politico del socialismo ufficiale, S. cercò nuove vie di azione rivoluzionaria, accostandosi all’ Action francaise e a Ch. Peguy, collaborando alla rivista nazionalista ‘L’ indépendance (1911-13). (…)””. (pag 184) Swift Jonathan. “”(…) visse quasi sempre a Londra, dove strinse amicizia con J. Addison, R. Steele, W. Congreve e partecipò attivamente alla vita letteraria e politica, pur senza mai ricoprire cariche ufficiali, alternando la pubblicazione di libelli di argomento politico (…) o ecclesiastico (…) a satire sociali come quelle volte a mettere in ridicolo le predizioni del popolare astrologo J. Partridge (…). Schieratosi in favore dei tories (1710), ne difese il governo dalle pagine del quotidiano The Examiner e con una serie di opuscoli (…) nonché attrraverso l’attività dello Scriblerus Club. (…) Il disgusto per l’ abiezione umana fa dei Gulliver’s travels, specie nella quarta parte, un’ opera possente, dai contorni aspri e geometrici, frutto d’una logicità allucinata piuttosto che di una fantasia poetica. Paradossalmente ascritto alla letteratura per ragazzi, il capolavoro di questo maestro della satira che non sopportava la vicinanza dei bambini (…) è lo specchio d’un animo profondamente turbato (…)””. (pag 507-508)”,”REFx-104″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 19. Tessé-Ville.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Tucidide. “”Tucidide diventa così il creatore di una storiografia rivolta prevalentemente alla narrazione e spiegazione degli eventi politico-militari (e per ciò stesso meno interessata agli aspetti di storia del costume e delle tradizioni dei popoli protagonisti di quelle vicende). Una innovazione rispetto alla storiografia ionica, essenzialmente narrativa e descrittiva, sono anche i discorsi (famosi quelli di Pericle), introdotto da T. col proposito dichiarato di tenersi aderente al loro contenuto effettivo (…). Per chiarire come si fosse formata la potenza ateniese che, con la sua egemonia, fu la vera causa della guerra, subito dopo il proemio viene inserita la cosiddetta archeologia, dove l’ indagine sulla formazione della potenza degli stati è condotta con acume e larghezza di visuale insuperati.”” (pag 323) Verdi. “”Bellini diceva: “”Datemi buoni versi e vi darò buona musica””, che era una giustificazione quasi fanciullesca del proprio dono di cantare, ma che, in un certo senso, esprimeva il gusto di lui per le forme euritmiche, armoniose, perfette di quantità e di suono. Verdi invece chiedeva ai suoi librettisti “”parole sceniche””. Non diceva neanche “”versi””, “”ma parole””; cioè chiedeva espressioni verbali che nel dramma, dei sentimenti e passioni dei personaggi fossero proprio quelle che potevano parere le più necessarie e potenti e incisive: eleganti o sgraziate, aristocratiche o plebee, composte in versi armoniosi o contorti, poco gl’importava (…)””. (pag 608)”,”REFx-105″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 20. Villi-Zype.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Virgilio. “”Dante classicheggiante e nazionalista ritrova le sue fonti ideali nell’ Eneide, ed è per suo tramite che giunge alla concezione laica dello stato e dell’ impero: in ciò maestro del Petrarca e dello stesso Cola di Rienzo. E’ del resto su questo piano nazionalista che il Petrarca componeva la sua ‘Africa’: con Dante e con Petrarca, Virgilio ristabilisce la continuità ideale fra la storia di Roma e il giovane spirito italiano. Ma nel ricomporre la sua fisionomia spirituale e psicologica, Dante intuì i caratteri più riposti dell’ anima virgiliana: la pensosa mitezza, il senso trepidante e quasi doloroso del divino, la purezza dell’ esperienza sentimentale, la concezione della vita come una grande e insonne fatica; ma soprattutto ne sentì il valore lirico e stilistico, che nel contemperamento dell’ espressione solenne e studiata con l’ aderenza profonda alle cose rappresenta il modello d’ogni poesia colta. Dante rimane il più geniale interprete di Virgilio (…)””. (pag 39) Max Weber. “”Politicamente il Weber, che apparteneva a una vecchia famiglia dell’ alta borghesia (suo padre era stato deputato liberale-nazionale), fu dapprima un conservatore, che nel generale “”caos dei valori”” trovava un principio sicuro soltanto nel ‘Machtstaat’ di Bismarck. Fu quindi per una politica mondiale di potenza. Si andò però persuadendo, già prima della guerra, che la Germania era impari a una grande politica, che cioè le mancava un’ aristocrazia politica.”” (pag 295)”,”REFx-106″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”L’edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Raniero PANZIERI.”,”TEOC-163″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”””In un’ opera intitolata Modelli di stratificazione americana riflessi in opere scelte di scienza sociale, Paul Hatt e Virginia Ktsanes offrono una rassegna dei differenti modi in cui la struttura della società americana è concepita da venti autori (1924-49). Le differenze concernono le seguenti questioni: 1. ampiezza massima della stratificazione e grado della distanza tra le classi. 2. ampiezza delle possibilità che hanno gli individui di passare da una classe a un’ altra (amount of individual mobility), 3. peso dei fattori economici nella stratificazione di classe. Oggetto di discussione è anche l’ importanza della classe media nella struttura sociale americana. Fino a poco tempo fa, dominava la convinzione che negli Stati Uniti la stragrande maggioranza della popolazione si consideri come appartenente alla classe media. Questa convinzione poggiava sulle inchieste di Gallup (1939), di “”Fortune”” (1940) e di Cantril (1943). (…) Ricerche posteriori, tra cui quella di Centers, hanno mostrato che la percentuale delle persone che dichiarano di appartenere alla classe media dipende dalla maniera in cui è formulato il questionario; che il loro numero diminuisce notevolmente quando, invece della scelta tra classe superiore, media e inferiore, si pone la domanda senza suggerire possibili risposte (cioè una open ended question), e ancora di più quando tra le possibili risposte si menziona la “”classe lavoratrice”” (working class)””. (pag 115-116)”,”TEOS-102″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”Nato a Lipno nel 1897, Stanislaw Ossowski è stato il maggior esponente della sociologia polacca e una delle figure più eminenti di questa disciplina su scala internazionale. Dopo gli studi compiuti a Varsavia e a Parigi, fra i discepoli di Durkheim, Hubert e Mauss, svolse la sua attività di ricercatore e di docente, avvertendo la necessità di un impegno di difesa degli ideali democratici e socialisti nella Polonia reazionaria degli anni Trenta. Sotto l’occupazione nazista, la sua profonda vocazione di maestro lo portò a organizzare in varsavia occupata un seminario clandestino di sociologia. Nominato subito dopo la Liberazione professore di teoria della cultura all’Università di Lodz, e nel 1948 a quella di Varsavia, mostrò subito il suo atteggiamento indipendente con alcuni saggi sul marxismo. Morì il 07/11/1963.”,”TEOC-110-FL”
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”””Sfugge facilmente all’attenzione il fatto che il concetto di lotta di classe, fondamentale per la dottrina marxistica, comprende due diverse categorIe di processi storici: a) le lotte di emancipazione nel quadro del secolare antagonismo di classi opprimenti e classi oppresse, b) le lotte delle classi concorrenti, delle classi che competono per il potere in una società dalla struttura pluripartita. Spesso non ci si accorge che le lotte di classe di cui parla il primo capitolo del ‘Manifesto del partito comunista’, sono conflitti sociali di un genere diverso da quelle di cui per esempio parla Engels nell’introduzione alla nuova edizione postuma delle marxiane ‘Lotte di classe in Francia’. «La storia di ogni società sinora esistita – leggiamo nel ‘Manifesto’ – è la storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese (1)». Ed ecco l’altra rappresentazione delle lotte di classe che troviamo nell’introduzione di Engels: «Tutte le passate rivoluzioni hanno condotto alla sostituzione del dominio di una classe con quello di un’altra; ma sinora tutte le classi dominanti erano soltanto piccole minoranze rispetto alla massa del popolo dominata. (…) la forma comune di tutte quelle rivoluzioni consisteva nel fatto che esse erano tutte rivoluzioni di minoranze. Anche quando la maggioranza prendeva in esse una parte attiva, lo faceva soltanto, coscientemente o no, al servizio di una minoranza (…) (2). Ho citato questi due noti passi per mostrare che coloro i quali trattano la storia delle lotte di classe – lotte che costituirebbero il motore della storia – ora come se questa fosse esclusivamente la storia delle lotte della maggioranza oppressa contro la minoranza degli sfruttatori, ora come se fosse esclusivamente la storia delle lotte tra le classi della minoranza che competono per il potere, potrebbero fare appello all’esempio dei classici del marxismo”” (pag 95-96) [Stanislaw Ossowski, ‘Struttura di classe e coscienza sociale’, Giulio Einaudi, Torino, 1963] [(1) Trad. it. cit., pp. 26-27; (2) F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia, cit., pp. 13-14]”,”TEOC-005-FRR”
“OSTELLINO Piero”,”Cose viste e pensate.”,”Piero Ostellino, di famiglia torinese, è nato a Venezia nel 1935. Laureato in scienze politiche è strato tra i fondatori del Centro di Ricerca e documentazione Luigi Einaudi di Torino. Editorialista di politica internazionale e italiana.”,”EDIx-185″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Shanghai 30 maggio 1925. La rivoluzione cinese.”,”OSTERHAMMEL, studioso di storia dell’Estremo Oriente, ha pubblicato tra l’altro ‘Britischer Imperialismus im Fernen Osten’ (1983) e ‘Kolonialismus’ (1995). In traduzione italiana è disponibile la sua ‘Storia della Cina moderna’ (Einaudi, 1992).”,”MCIx-008″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX.”,”Impero Qing superpotenza in Asia (pag 65) Stato idraulico Cicli regolazione acque pag 107 Sistema di Kjachta: equilibrio degli interessi al di là del dogmatismo sinocentrico. OSTERHAMMEL Jürgen nato nel 1952 ha lavorato dal 1982 al 1986 al Deutsche Historisches Institut di Londra e insegna storia moderna nella Fernuniversität di Hagen. Superpotenza in Asia. L’ impero Qing. “”Ancora all’ epoca della Rivoluzione francese quell’ atteggiamento cinese di “”pienezza di sé””, spesso biasimato in seguito, era più che una vanitosa illusione. Esso poggiava su successi reali. L’unificazione e la pacificazione della Cina ad opera dell’ imperatore Kangxi, portate a termine all’ inizio degli anni ’80 del Seicento dopo mezzo secolo di tumulti – una delle più strabilianti operazioni di ricostruzione dell’ ordine della storia moderna mondiale – e la conseguente sottomissione dei popoli confinanti con l’ Asia centrale avevano condotto l’ impero cinese alla supremazia in Asia orientale, supremazia unanimamente riconosciutagli, e ne avevano fatto il paese più splendente e potente del continente euroasiatico accanto alla Francia. Per tutto il Settecento la Cina dei Qing fu una potenza imperiale dinamica, la cui forza espansiva era appena inferiore a quella delle altre due potenze operanti in Asia e capaci di reggere un impero, l’ Inghilterra e la Russia.”” (pag 73)”,”CINx-207″
“OSTERHAMMEL Jürgen PETERSSON Niels P.”,”Globalization. A short history.”,”OSTERHAMMEL J. è Professore di storia moderna e contemporanea all’Università di Costanza. Ha pubblicato studi sulla Cina, l’imperialismo e la teoria della storia. Niels P. PETERSON è Lecturer in History anche lui nell’Università di Costanza. Ha pubblicato opere di storia economica e sull’imperialismo.”,”ECOI-263″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX.”,”Jürgen Osterhammel, nato nel 1952, ha lavorato dal 1982 al 1986 al Deutsches Historisches Institut di Londra e insegna attualmente storia moderna presso la Fernuniversität di Hagen. La Cina ha sempre evocato agli occhi di un europeo un’idea di lontananza e di diversità. Quando Max Weber volle accentuare l’impressione della distanza fra le società antiche e il mondo contemporaneo disse a titolo d’esempio che ‘un odierno proletario e uno schiavo antico si intenderebbero tanto poco quanto un europeo e in cinese’.”,”CINx-031-FL”
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”The Transformation of the world. A Global History of the Nineteenth Century.”,”Jürgen Osterhammel è professore di storia moderna e contemporanea all’Università di Costanza. È coautore di ‘Globalization: A Short History’ e coeditore di ‘A History of the World’.”,”STOU-001-FSD”
“OSTERROTH Franz SCHUSTER Dieter”,”Chronik der deutschen Sozialdemokratie. Band III. Nach dem Zweiten Weltkrieg.”,”appendice statistica: (Congressi SDAP, ADAV, SPD, USPD, Congressi Prima, Seconda Internazionale, Internazionale socialista SI, Congressi sindacali e dei giovani socialisti; tabelle risultati elettorali elezioni generali secolo XIX-XX e per grandi città e Land)”,”MGES-022″
“OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana.”,”OSTI GUERRAZZI Amedeo (Roma, 1967) ha conseguito il dottorato di ricerca in storia contemporanea presso l’ Università degli studi di Torino. Collabora con l’ Istituto Storico di Modena e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Giornale di storia contemporanea’. E’ autore di saggi sulla storia del movimento operaio.”,”MITS-177″
“OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”L’ utopia del sindacalismo rivoluzionario. I congressi dell’ Unione Sindacale Italiana (1912-1913).”,”OSTI GUERRAZZI (Roma 1967) collabora con la cattedra di storia contemporanea dell’ Università degli Studi di Roma “”La Sapienza”” e con l’ Istituto Storico di Modena. E’ autore di ‘Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana (Torino, 2000) e di saggi di storia sul movimento operaio italiano. Quote. Il sindacalismo rivoluzionario non è contro le alte quote: è contro la politica delle alte quote, vale a dire contro il concetto che basti ammassar denaro per vincere nella lotta anticapitalistica. Sappiamo anche noi che quando si lotta è meglio avere le casse piene che vuote; ma sappiamo pure che se il danaro è un elemento di successo, non è nelle lotte operaie né l’ unico e nemmeno il più importante. Perciò la quota è per il Sindacalismo rivoluzionario un fatto di secondario valore…”” (pag 136)”,”MITS-202″
“OSTROGORSKI Moisei Yakovlevich a cura di QUAGLIARIELLO Gaetano”,”La democrazia e i partiti politici.”,”Premessa di QUAGLIARIELLO: ‘Ostrogorski, gli anni di fine secolo e l’ avvento della macchina politica’. Moisei OSTROGORSKI, nato a Grodno (Russia) nel 1834, emigra nel 1884 in Francia dove si iscrive all’ ‘Ecole Libre des Sciences Politiques’ di Hippolite TAINE e Emile BOUTMY. Nel 1892 pubblica per i tipi della Roussou ‘Les femmes au point de vue du droit public’, lavoro premiato al Concorso Rossi dalla facoltà di Diritto di Parigi. La sua opera più matura e che ne avrebbe consacrato la fama ‘Democratie et les Partis Politiques’ è del 1903. L’ anno successivo fa ritorno in Russia dove nel 1906, nel Collegio di Grodno viene eletto deputato alla 1° Duma. nello stesso anno prende parte, come membro della delegazione russa, alla Conferenza Interparlamentare svoltasi a Londra. Ritiratosi dalla vita politica in seguito alla crisi della Duma, O. si dedicò alla cura di nuove edizioni della sua opera sui partito, rivolte al pubblico americano e francese. Nel 1916 pubblica in russo, ‘L’ evoluzion della Costituzione inglese’. Muore a Pietroburgo nel 1919.”,”TEOP-075″
“O’SULLIVAN Patrick MILLER Jr Jesse W.”,”The Geography of Warfare.”,”«””Pertanto stimare la situazione nemica e calcolare le distanze e il grado di difficoltà del terreno fino a controllare la vittoria sono virtù del generale superiore”” Sun Tzu (capitolo 10, versetto 17). La giustificazione per scrivere questo libro è che i problemi strategici e tattici fondamentali sono di natura geografica. Il feldmaresciallo Montgomery una volta attribuiva la vittoria in battaglia ai trasporti, all’amministrazione e alla geografia, con l’accento su quest’ultima. Non è nostro scopo descrivere la disposizione geografica delle forze armate o registrare le applicazioni della geografia alla condotta degli affari militari. Ciò è stato fatto egregiamente altrove. Il nostro tema è la geografia della preparazione e dello svolgimento della guerra. La decisione se combattere o meno dovrebbe essere informata da un acuto senso delle realtà geopolitiche. Sebbene la questione su come combattere sia governata dalle capacità tecnologiche ed economiche, è essenzialmente una risposta alle possibilità e ai limiti ambientali. Una volta deciso se e come combattere, i problemi della guerra diventano molto più specificatamente geografici e la questione principale da decidere è dove impegnare le forze in battaglia. Possiamo distinguere tre attività coinvolte nel perseguimento della guerra. In primo luogo, devono essere raccolte informazioni. Dove sono gli obiettivi da catturare o difendere? Da dove potrebbe provenire o essere l’opposizione? Dove sono gli ostacoli e i canali di movimento? In secondo luogo, l’impegno della forza può essere raggiunto solo nell’ambito della fattibilità logistica. Le possibilità di azione sono limitate da dove possono essere dispiegate le risorse di uomini, materiali e potenza di fuoco. In terzo luogo, dopo che l’intelligence e la logistica hanno fornito informazioni sulla geografia del problema e sull’ambito logisticamente favorevole, le decisioni sull’azione sono una questione di dove impegnarsi e con quale forza, dove sportarsi e schierarsi? dove posizionare percorsi, ponti, approdi e difese? (…)» (dall’Introduzione pag 7; traduz. d. r.)”,”QMIx-226-FSL”
“OTIS F. (FOTIS PSYCHRAMIS)”,”Pour une nouvelle economie politique ou commentaire de l’ economie politique capitaliste et socialiste à travers l’ economie politique de l’ URSS.”,”Contiene firma dell’ autore.”,”FILx-016-FV”
“OTTAVIANI Marta Federica”,”Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia.”,”Marta Federica Ottaviani è nata a Milano nel 1976. Laureata in Lettere moderne all’Università Statale di Milano. Si è specializzata all’Istituto per la formazione al giornalismo ‘Carlo De Martino’. Nel 2005 si è recata in Turchia, ad Istanbul, dove ha iniziato a scrivere per le principali testate italiane e agenzie di stampa. Collabora con ‘Avvenire’ e ‘La Stampa’. Ha pubblicato ‘Cose da Turchi’ e ‘Mille e una Turchia’ editi da Mursia. Contiene il paragrafo : ‘La politica estera e il ‘panislamismo’ di Ahmet Davutoglu (pag 178-179) “”Vale comunque la pena di iniziare dando qualche informazione su quello che per cinque anni è stato il capo, e per molti anche la rovina, della diplomazia turca. Ahmet Davutoglu nasce a Konya, la capitale religiosa indiscussa della Turchia, nel 1958. Per una strana coincidenza della sorte, lo stesso giorno di Recep Tayyip Erdogan, ossia il 26 febbraio. Ma le vite dei due uomini sono parecchio diverse. Davutoglu viene al mondo in una famiglia molto benestante, frequenta le scuole più prestigiose di Istanbul, impara a parlare diverse lingue straniere. Una formazione occidentale sotto tutti i punti di vista. Nel frattempo studia anche l’arabo e il Corano. I due uomini si conoscono dai tempi del ‘Refah’, dove anche Davutoglu milita, ma senza ricoprire cariche dirigenziali e preferendo la carriera universitaria. Nel 2001, quando è già un accademico molto conosciuto e stimato, esce il suo libro più famoso ‘Stratejik derinlik’, ‘Profondità strategica’. Si tratta di un testo molto importante per comprendere come si sia evoluto il rapporto fra la Turchia e il mondo esterno. La tesi portante del suo pensiero è che la Turchia possiede una profondità strategica speciale e unica, che le deriva dalla sua storia e dalla sua posizione geografica ed è uno dei pochi paesi che possono permettersi di esercitare un potere centrale. Per questo, la sua aspirazione deve essere quella di esercitare un ruolo di guida in diverse regioni come i Balcani, il Caucaso, l’Asia Centrale, il Medioriente, i paesi del Golfo e il Mediterraneo in generale. Non un ponte fra Occidente e Oriente, quindi, come viene considerata dall’Unione Europea, ma un’entità a sé stante, in grado di sviluppare una politica proporzionale alle sue potenzialità. Per fare questo, la Turchia doveva rinunciare alla sa identità di Stato militarizzato e promuovere la risoluzione dei conflitti sul territorio, in modo da poter rappresentare un punto di riferimento per la cooperazione economica con le sue aree circostanti: Come spiega lo stesso Davutoglu: “”La Turchia è caratterizzata da molteplici identità regionali e per questo ha la capacità e la responsabilità di perseguire una politica estera integrata e multidimensionale. (…) Contribuire alla risoluzione dei conflitti, alla pace internazionale e alla sicurezza in queste aree è un richiamo al dovere che emerge dalla profondità di una storia multidimensionale come la nostra (1)””. Una Turchia piena protagonista del suo tempo, insomma, ma soprattutto più autonoma dagli Stati Uniti e dall’Europa”” (pag 178-179) [(1) I. Grigoriadis, ‘The Davutoglu doctrine and Turkish foreign policy’, Working Paler 8.2000, Eliamep]”,”TURx-046″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte prima. Critica al revisionismo e nuova sinistra (1956-1976).”,”””La parola “”rivoluzionario”” si può applicare solo alle rivoluzioni il cui fine è la libertà””. (A.N. Condorcet) (in apertura) Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”A Roma sono arrestati, per il furto di alcuni volumi dalla biblioteca di architettura, Massimiliano Fuksas e Sergio Petruccioli insieme ad altri studenti di giurisprudenza. Seguono altre incriminazioni””. (pag 272)”,”ITAC-082″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte seconda. I partiti del sinistrismo (1969-1976).”,”Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”Il movimento studentesco e i vari gruppi che formano il Comitato nazionale di lotta contro la strage (Lotta continua, Manifesto, Avanguardia operaia, Collettivo autonomo di Architettura di Milano, Lotta comunista, Gruppo Gramsci) sono divisi sulla condotta da tenere contro il divieto.”” (pag 470) Avanguardia operaia. (pag 604-639)”,”ITAC-083″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte terza. Solidarietà nazionale, conflitti e terrorismi (1976- fine anni ottanta).”,”Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”Solo mezzo milione di voti alle liste di Democrazia proletaria, sono eletti deputati: Lucio Magri, Luciana Castellina, Eliseo Milani per il Pdup; Silverio Corvisieri e Massimo Gorla per Avanguardia operaia; Mimmo Pinto per Lotta continua. Facendo il confronto con le 7 regioni dove nelle amministrative del giugno ’75 si erano presentate le liste Pdup-Ao, ovunque vi è un arretramento, esso è particolarmente accentuato in Toscana, dove si passa dal 2.1% al 1.2%, in Calabria dal 2.7 al 1.5%, nella stessa Milano, dove scatta il quoziente elettorale, una leggera flessione: si passa dal 2.8% al 2.6%.”” (pag 819)”,”ITAC-084″
“OTTAVIANO AUGUSTO Cesare, a cura di Luca CANALI”,”Res gestae divi Augusti.”,”‘Le imprese del divino Augusto'”,”STAx-254″
“OTTAVIANO Franco PONTIGGIA Claudio CAMURRI Giuliano MICHELI Sergio FERRERO Giancarlo ROUVERY Lucio SPECIALE Roberto D’ALEMA Massimo ASSIRELLI Pierluigi”,”Efficienza ed efficacia nel nuovo PCI.”,”Franco Ottaviano direttore Istituto Togliatti, C. Pontiggia, segreteria regionale ligure del Pci. Istituto Togliatti: ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI “”PALMIRO TOGLIATTI””, (1956-1993) «Concretamente si decide che la scuola Centrale del P. incominci il suo lavoro per il 15 novembre. Fedeli è incaricato di realizzare tale decisione in collaborazione con la sezione di Organizzazione della Direzione e con la Federazione di Roma»[1]. Con questa decisione nell’ottobre 1944 la segreteria del Partito comunista italiano diede vita alla scuola centrale del partito di Roma e pochi mesi dopo, nel dicembre 1944, iniziarono i corsi. In un primo periodo le lezioni si svolsero in via Guidubaldo Del Monte a Roma ma nel giro di breve tempo i locali della scuola vennero trasferiti a Frattocchie, a venti chilometri dalla capitale, in una tenuta che il Partito aveva ricevuto in dono. Nel 1950 si decise l’ampliamento della scuola e nel 1952 iniziarono i lavori per la costruzione di nuovi edifici, che si conclusero tre anni dopo ad opera di un gruppo di giovani architetti militanti nel Partito[2]. La denominazione dell’Istituto subì all’inizio degli anni cinquanta una serie di variazioni: da Scuola centrale quadri “Andreij Ždanov ” del 1950 venne modificata poco dopo in “”Istituto Togliatti”” (nonostante l’opinione contraria del segretario del Pci[3]), per poi assumere, con l’inaugurazione dei nuovi locali nel 1955, il nome di “”Istituto di studi comunisti””, che dal gennaio 1973 cambierà in “”Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti””[4]. L’Istituto si inseriva nel sistema di formazione politica e ideologica a struttura piramidale previsto dal Partito che forniva – a diversi livelli – differenti “tipi” di acculturazione. Il sistema di formazione doveva servire, infatti, sia alla formazione ideologica in senso stretto (sulla scia del sistema delle scuole di partito anteguerra) che come momento di coesione e adesione identitaria, nonchè quale strumento di alfabetizzazione[5]. Le scuole centrali erano destinate alla formazione dei funzionari che lavoravano negli organismi centrali e dei dirigenti federali[6]; a livello locale venivano organizzati corsi destinati a chi doveva lavorare nelle sezioni mentre nelle cellule del partito si organizzavano momenti di formazione rivolti a tutti i militanti[7]. Al vertice del sistema formativo erano i corsi tenuti a Mosca nella scuola superiore del PCUS. La selezione degli allievi era effettuata congiuntamente da tre soggetti: la commissione quadri e scuole, la federazione provinciale e la direzione della Scuola. Le federazioni provinciali (sulle quali ricadeva la gran parte del peso delle spese per il vitto e l’alloggio degli allievi) individuavano i candidati da inviare all’Istituto sulla base dei criteri determinati dalla commissione quadri e scuole e quest’ultima, insieme alla direzione dell’istituto, esercitava l’ultimo controllo sugli elenchi compilati dalle federazioni per verificare la “condotta politica” e la provenienza sociale degli allievi. Dopo un primo esperimento “misto” i corsi vennero distinti tra maschili e femminili e la scuola di Frattocchie (insieme all’””Istituto A. Marabini”” di Bologna) venne destinata alla formazione dei quadri maschili. Tale stato di cose durò fino alla fine degli anni cinquanta quando l’organizzazione dei corsi per le militanti passò alle scuole di Roma e di Bologna.[8] La scuola ebbe un nutrito numero di direttori: il primo incaricato fu Armando Fedeli – che si occupava di tutto il sistema di formazione del Partito – cui seguirono Carlo Farini, Paolo Robotti, Luigi Amadesi, Mario Spinelli, per un breve periodo Enrico Berlinguer, Pietro Valenza, Gastone Gensini, Giuseppe Dama, Bruno Bertini, Luciano Gruppi, Corrado Morgia e Franco Ottaviano. Il direttore veniva nominato dal Partito e oltre ad occuparsi della gestione organizzativa dell’Istituto svolgeva anche attività didattica. Accanto al direttore era presente un corpo insegnante fisso piuttosto ridotto di numero che si occupava in generale degli insegnamenti di base, mentre alcune lezioni venivano affidate a dirigenti o intellettuali vicini al Partito. Fin dall’inizio la scuola centrale di Roma organizzò corsi residenziali lunghi e impegnativi. Era infatti previsto che gli allievi vi risiedessero per circa 6 mesi, e le loro giornate fossero regolate da una scansione ferrea. La sveglia era alle 7 e prima dell’inizio delle lezioni, previsto per le 7 e 55, i corsisti dovevano prepararsi, riordinare le stanze e fare colazione. Dalle 12 alle 15 avevano il tempo per il pranzo e il riposo, per riprendere poi con la discussione e lo studio fino alle 19. Dalle 19 alle 22 erano previste la cena e la libera uscita[9]. Oltre a seguire le lezioni gli allievi si dedicavano allo studio collettivo e individuale e al lavoro manuale. Nei primi anni le materie di insegnamento furono storia d’Italia, storia del partito bolscevico, materialismo dialettico e storico, economia politica, storia del Pci, costruzione del socialismo, linea politico-organizzativa del Pci, lingua italiana e autobiografie. Successivamente, a partire dalla metà degli anni cinquanta, il numero delle materie in programma si ridusse per dare più spazio allo studio dell’economia politica e in generale allo studio e all’approfondimento individuale. Accanto ai corsi lunghi si tennero corsi di durata più breve, destinati a particolari categorie di funzionari o militanti e dedicati ad argomenti più circoscritti. Anche nel decennio successivo, l’Istituto di studi comunisti continuò a mantenere un ruolo di primo piano nel sistema formativo del Partito. Secondo una relazione del 1965 l’istituto romano aveva il compito di organizzare e ospitare i corsi di “carattere più elevato” e occuparsi inoltre della “formazione dei formatori” destinati ad operare nelle realtà periferiche. Accanto a questo la scuola di Frattocchie sarebbe dovuta essere anche centro di “elaborazione della nostra politica e dei suoi presupposti teorici”[10]. Rispetto al decennio precedente era diversa l’impostazione dell’insegnamento e accanto al corso lungo, venivano organizzati corsi medio lunghi (di circa due mesi) anche’essi di carattere generale. Non mancavano inoltre i corsi di breve periodo dedicati ad argomenti specifici e destinati a particolari categorie di militanti. Nel corso del tempo, anche per la difficoltà delle federazioni a sostenere le spese per periodi molto prolungati, si ridusse la durata del corso lungo, cosa che consentì all’Istituto di organizzare più di un corso all’interno dello stesso anno solare. Un momento di snodo, secondo quanto affermato da Giuseppe Dama, uno dei direttori della scuola[11], si ebbe nel 1966 quando i corsi lunghi passarono dal durare un anno o sei mesi ad un periodo di due-tre mesi per corso, per stabilizzarsi sul periodo di quattro mesi a partire dalla fine degli anni sessanta. Nel corso degli anni settanta il sistema di istruzione del Partito subì una serie di modifiche che incisero anche sul ruolo della scuola di Frattocchie: vennero aperte nuove scuole (alcune a carattere interregionale) e si attivarono diverse tipologie di corsi: i corsi ad “intelaiatura storica”, quelli “articolati per problemi” e infine i corsi a “struttura seminariale”[12]. Per quanto riguarda l’Istituto di studi comunisti si ricominciarono ad organizzare corsi di lunga durata (1 anno) riservati agli operai, accanto ai quali vennero attivati corsi monografici di breve durata (1 mese circa) destinati a particolari categorie di quadri politici. Alcuni di questi erano genericamente formativi, come quelli sulla politica economica o i corsi tenuti in occasione delle consultazioni elettorali (organizzati con frequenza piuttosto regolare), mentre altri erano centrati su temi e problemi posti dall’attualità, come quelli sul terrorismo, la siderurgia, la crisi dell’industria tessile o il piano decennale sull’edilizia (solo per citare alcuni degli argomenti trattati). I corsi annuali destinati ai quadri operai comportavano un grosso investimento dal parte delle strutture del partito perché prevedevano il versamento ai partecipanti ai corsi del salario non percepito. Negli ultimi quindici anni della sua esistenza l’Istituto di studi comunisti organizzava annualmente una serie di corsi di impianto generale (i corsi di quattro mesi; i corsi femminili, i corsi operai e i corsi ferie durante il mese di agosto), accanto ai corsi monografici e ai corsi di aggiornamento destinati a particolari categorie di militanti, quali potevano essere i segretari federali delle regioni meridionali o i lavoratori delle ferrovie. Nel corso del suo ultimo decennio di esistenza la scuola di Frattocchie (accanto al permanere dei corsi femminili) diminuì nuovamente la durata dei corsi lunghi portandoli a circa quattro mesi mentre si moltiplicarono i corsi e i seminari legati ai problemi posti dalla pratica politica e dall’attualità; aumentarono le iniziative non legate direttamente all’attività formativa e sempre più spesso vennero organizzati convegni e seminari aperti ai non militanti. La scuola cessò la sua attività nel 1993. Bibliografia La funzione dell’Istituto di studi comunisti nell’attivita educativa del Pci, Roma, 1955. «Scuola comunista», periodico dell’Istituto di studi comunisti 1955-1956. Formazione dei quadri e sviluppo del partito. Atti del V Convegno nazionale della sezione centrale scuole di partito, Istituto di studi comunisti “Palmiro Togliatti” – Frattocchie (Roma), 1-2-3 dicembre 1977, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1978. «La scuola del Partito», periodico trimestrale a cura della Sezione centrale scuole, 1976-1980. La scuola di partito negli anni ’80. Problemi e prospettive, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1981. «Materiali di documentazione e di studio» a cura del Pci, Sezione centrale Scuola di Partito. Anne Marijnen, Entrée en politique et professionalisation d’appareil : les écoles de cadres du parti communiste italien (1945-1950), in «Politix», n. 35, 1996. Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956 in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000. Mauro Boarelli, La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956), Milano, Feltrinelli, 2007. L’archivio è arrivato alla Fondazione Istituto Gramsci alla fine degli anni novanta. Le carte si presentavano (e si presentano) organizzate in due nuclei distinti: una parte contiene corrispondenza e documentazione relativa all’organizzazione dei corsi mentre il nucleo più corposo conserva letteratura grigia utilizzata come materiale didattico. La prima traccia dell’esistenza di un “archivio”, distinto dalla biblioteca, «nel quale si conservano microfilms di giornali, documenti vari e fotografie» si trova nel periodico «Scuola comunista» del 1956. Nel corso del tempo è presumibile che i documenti abbiano subito un turnover e che la documentazione più antica sia stata eliminata man mano che si diversificavano le esigenze per fare spazio a nuovo materiale. Il fondo consiste principalmente di sussidi didattici: scritti, interventi, saggi e ritagli stampa sui più diversi argomenti utilizzati dall’Istituto di studi comunisti per la preparazione di corsi o come materiale di studio messo a disposizione degli allievi. La Fondazione possiede anche un fondo librario proveniente dall’Istituto di studi comunisti consistente di 216 tra volumi e opuscoli. Corrispondenza, bb. 8 (1975-1991) Principalmente si tratta di lettere inviate e ricevute dagli organismi centrali e periferici del Partito, dai fornitori e da altri istituti di formazione politica. Le carte sono rigidamente suddivise tra corrispondenza in entrata e corrispondenza in uscita (velinario delle minute) e conservate in fascicoli annuali. Rispetto alla consistenza del fondo la corrispondenza è relativamente scarsa e copre soltanto l’ultimo quindicennio di esistenza dell’ente. Organizzazione dei corsi, bb. 46 (1973-1993 con documenti di data anteriore) Programmi dei corsi svolti, elenchi dei partecipanti, bibliografie. Occasionalmente sono presenti anche alcuni questionari compilati dagli allievi. Le carte sono in larghissima maggioranza organizzate in fascicoli originali: alcuni sono fascicoli annuali e contengono programmi e materiali relativi all’attività formativa legata all’anno di riferimento, altri sono invece intitolati ai diversi corsi, seminari o convegni. Per gli anni 1959-1973 sono conservati solo fascicoli annuali (è possibile che si tratti di fascicoli creati in data successiva con documenti riorganizzati a memoria dei corsi tenuti in tempi passati). Per gli anni settanta e ottanta il materiale è decisamente più abbondante: esistono fascicoli intitolati ai diversi corsi o, talvolta, per ciascun corso esistono più fascicoli contenenti diverse tipologie di documenti. Tre buste contengono dati statistici sui corsi. Quattro fascicoli sono relativi agli assegni corrisposti agli allievi dei corsi residenziali di lunga durata a copertura del mancato salario. Materiale didattico È la parte più consistente del fondo. Una parte del materiale è direttamente riconducibile a corsi o seminari individuabili nel tempo, l’altra (la larga maggioranza) è invece costituita da scritti, interventi, copie di saggi e articoli di giornale molto probabilmente utilizzati quale materiale di studio. Le carte sono condizionate in faldoni corredati di un elenco dei materiali contenuti. Ciascun documento è presente in più copie (e le diverse copie sono state raggruppate da fascette che riportano il titolo del documento e il numero della busta in cui sono conservate). I faldoni non sempre sembrano omogenei al proprio interno sia per l’arco cronologico che per la tipologia e l’argomento dei documenti conservati; la presenza sui documenti di segnature che rimandano alla busta e la presenza su di esse degli elenchi dei documenti suggeriscono che i materiali venivano conservati nell’ordine con cui sono stati versati. Presumibilmente il lavoro di condizionamento venne effetuato verso la metà degli anni Settanta. Si possono individuare alcune partizioni. Seminari e corsi, bb. 108 (1955-1990) Testi di lezioni e materiali distribuiti per i corsi, convegni e seminari. Contiene anche rassegna stampa. In alcuni casi sono presenti anche delle dispense. Documenti degli organismi dirigenti e delle sezioni di lavoro del Pci, bb. 67 (1945-1988) Relazioni, testi di interventi svoltisi nel corso di riunioni del Comitato centrale del Pci, ordini del giorno e risoluzioni adottate. In qualche caso sono presenti anche resoconti delle discussioni svolte. Contiene inoltre materiale prodotto dalle sezioni di lavoro del Partito in relazione ad argomenti specifici. Scritti e interventi di dirigenti del Pci, bb. (1948-1988, con documenti di data anteriore) Articoli, discorsi, interviste e saggi dei dirigenti del Pci. In parte si tratta anche di fotocopie di volumi. Il materiale più consistente è quello relativo agli interventi dei segretari del Partito (in particolare Togliatti e Berlinguer) e un corposo nulceo raccoglie invece gli scritti e gli interventi di Luciano Gruppi (uno dei direttori dell’Istituto). Documenti degli organismi periferici del Pci, bb. 7 (1963-1986) Contiene materiale vario prodotto dalle federazioni provinciali e dai comitati regionali del Partito: risoluzioni, bollettini, documenti sui più diversi argomenti. Materiale legislativo, bb. 13 (1950-1985) Testi di proposte di legge e atti parlamentari. Partiti esteri, bb 8 (1963-1984) Documenti di e su partiti comunisti di altri paesi: bollettini, traduzioni di documenti e articoli; dossier. Varie, bb. 124 (1953-1988) Raccoglie materiale su diverse questioni trattate nel corso di lezioni e seminari. In qualche caso i documenti sono aggregati per argomento trattato, in altri casi le buste contengono miscellanee di saggi, articoli e relazioni che non hanno un apparente legame tra loro. Particolarmente consistente la documentazione relativa alla Democrazia cristiana, ai classici del marxismo e ai diversi aspetti della politica internazionale ed economica. Stato di lavorazione: parzialmente ordinato; in consultazione Scheda a cura di Cristiana Pipitone ——————————————————————————– [1]Fig, Apc, Partito, 1944, Fondo Mosca, segreteria, verbale del 24 ottobre 1944, mf. 271. [2] Cfr. l’intervento di Edoardo D’Onofrio in La funzione dell’Istituto di studi comunisti nell’attivita educativa del Pci, Roma, 1955. [3] Lettera di Togliatti alla segreteria, 30 nov. 1954 in Fig, Apc, Palmiro Togliatti, Carte Ferri Amadesi, 1954, fasc. 25, b. 28. [4] Fig, Apc, Partito, 1973, mf 051/824. [5] Cfr. Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956, in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000; Ead., Entrée en politique et professionalisation d’appareil : les écoles centrales de cadres du parti communiste italien (1945-1950) in «Politix», n. 35, 1996. [6] Anche se a causa delle difficoltà incontrate nel creare istituti di formazione nelle regioni meridionali l’ “”Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti”” servì anche come centro di formazione per i militanti del sud d’Italia. [7] Fig, Apc, Partito, Fondo Mosca, Sezione quadri e scuole di partito, mf. 292, doc. 1 Progetto per la creazione di vari tipi di scuola di partito per la formazione di quadri dirigenti, 1944 . [8] Dal 1949 alla fine degli anni cinquanta funzionò la Scuola femminile di Faggeto Lario, in provincia di Como. mf. 300/481. [9] Fig, Apc, Partito, 1947, Fondo Mosca, Segreteria, verbale del 18 marzo 1947, Mf. 268. [10] Fig, Apc, Partito, 1966, Sezione scuole di partito, mf 523/1910 [11] Fig, Apc, Partito, 1974, Sezione scuole di partito, documentazione non classificata, III Convegno nazionale sulle scuole di partito (Istituto di studi comunisti «P. Togliatti» 15-17 novembre 1973), ciclostilato, b. 272, f. 101. http://guida.archivigramsci.it/index.php?option=com_content&view=article&id=201&Itemid=697″,”PCIx-398″
“OTTAVIANO Chiara”,”Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale.”,”Proposta di Labriola contenuta nella lettera a Baccarini scritta nel febbraio 1890 (questione coloniale e questione emigrazione) (pag 307) “”Mentre Labriola scriveva la sua lettera a Baccarini, alla Camera Leopoldo Franchetti, di ritorno dalla sua spedizione-inchiesta a Massaua, illustrava un progetto che, se attuato, doveva essere risolutivo del problema dell’emigrazione (ed è su questa base che ottenne il pieno consenso del neoconvertito colonialista Ferdinando Martini. (…) Franchetti, senza dubbio, rappresentava quell’area moderata, ma sicuramente incline a progetti riforma economica, a cui Labriola aveva con fiducia guardato un decennio prima; ora qui tempi erano passati e Labriola aveva già fatto pubbliche dichiarazioni di fede socialista. Eppure, evidentemente, Labriola non ritenne che la partita che si stava giocando in Parlamento fra i due schieramenti governativi (di San Giuliano si Batteva, in opposizione a Franchetti, per offrire il maggior numero di possibilità a un massiccio impiego di capitali privati) fosse cosa di cui non valesse la pena occuparsi. La proposta contenuta nella lettera a Baccarini non sembrava proprio essere una proposta di «experimentum ad absurdum», come Labriola stesso avrebbe dichiarato a Ghisleri in seconda battuta dopo le critiche di Engels e Turati, ma il tentativo di far pesare nella discussione anche l’opinione dei radicali e dei socialisti, magari con una proposta propria: quella di favorire le cooperative di lavoratori. Che si tratti di questo, e non solo di un’occasione per far propaganda (che tipo di propaganda e quale diffusione di idee si esaminerà dopo), è testimoniato dal gran da fare che in quella circostanza si diede il professore (anche se Ghisleri si sarebbe schernito dicendo che «buttando giù quattro parole da far leggere a un deputato» non si sognava «di far nascere una così seria discussione» (26). Scrisse infatti un po’ a tutti: a Ghisleri inviò copia del «Messaggero» con la lettera di adesione di Achille Loria alla sua proposta; scrisse a Turati; si convinse che Turati fosse pieno d’entusiasmo per la «questione d’Africa»; sollecitò Ghisleri affinché si facesse al più presto una manifestazione a Milano: «Ma non c’è tempo da perdere»; scrisse a Loria perché intervenisse anch’egli in riferimento all’articolo 4 «a proposito delle nostre idee per la buona causa» (27). Scrisse anche al traduttore di Engels, Pasquale Martignetti. Le poche frasi della lettera inviata a quest’ultimo sono quelle che più possono illuminarci sulla «teoria» sottesa all’iniziativa di Labriola e che possono spiegare altresì il valore di propaganda socialista che egli vi scorgeva. «Scrivere per il “”Fascio”” un articolo sulla questione della ‘terra libera’ – esortava Labriola. – Bisognerebbe che scriveste per far capire agli operai italiani, come io la questione l’abbia posta e che significato abbia. E poi eccitarli ad occuparsene. Far vedere che è ‘il caso pratico dell’origine della proprietà’ borghese. Non vedete che gli operai bisogna istruirli? Combattere il capitale in aria? Fate presto ed una cosa piana ma efficace» (28). Di «terra libera» parlerà ancora nella risposta a Turati (rendere commerciale la terra libera – spiegherà – significa aprire le vie al salario) mentre a Ghisleri scriverà che «fra i tanti che declamano a vuoto contro il capitale e contro la borghesia è bene che ci sia chi faccia vedere in modo pratico come il capitale nasca, perché lo sfruttamento che dicesi salariale sia insito nella natura della società borghese, a che cosa questa rivolga la forza dello stato, la finanza pubblica, il servizio militare obbligatorio, il patriottismo» (29). (…) Nella lettera a Baccarini si fa esplicito riferimento ad un «sistema di proprietà nuova» che potrebbe essere impiantato in Eritrea «con buona licenza di tanti dottori della legge, che insegnano e predicano il diritto con soverchio ossequio alle vecchie formule» e della colonia come una «terra ancora libera da ogni titolo di diritti storici e stabiliti». La fonte prima cui fa riferimento Labriola è, comunque, facilmente individuabile. Si tratta dell’ ‘Analisi della proprietà capitalista’ di Achille Loria, edita un anno prima dalla casa editrice Fratelli Bocca a Torino”” (pag 313-315) [Chiara Ottaviano, ‘Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale’, Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, Vol. 16, 1982] [(26) Le lettere di Labriola a Ghisleri sono state pubblicate a cura di P.C. Masini (‘Ventitré lettere di Antonio Labriola ad Arcangelo Ghisleri, 1888-1890’ in ‘Rivista Storica del Socialismo’, II, 1959, pp. 585-603. Qui, come sopra, si fa riferimento a quelle inviate fra il marzo e l’aprile del 1890; (27) La lettera di Antonio Labriola ad Achille Loria e la risposta di Loria sono state pubblicate da R. Faucci, ‘La revisione del marxismo e la teoria economica della proprietà in Italia, 1880-1900: Achille Loria (e gli altri)’, “”Quaderni Fiorentini, V-VI, 1976-77, pp. 624-625; (28) La lettera di Labriola a Martignetti è conosciuta nella trascrizione che quest’ultimo ne fece in una lettera inviata ad Engels in data 26/3/’90 (K. Marx – F. Engels, ‘Corrispondenza con italiani, 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964, p. 364; (29) ‘Ventitré lettere di Antonio Labriola ad Arcangelo Ghisleri, 1888-1890’, cit., p. 596-597]”,”LABD-005-FGB”
“OTTIERI Maria Pace”,”Stranieri. Un atlante di voci.”,”OTTIERI Maria Pace vive a Milano dove collabora a settimanali e mensili. Ha pubblicato nel 1984 ‘Amore Nero’ taccuino di viaggio sull’Africa. Si occupa di immigrazione.”,”ITAS-132″
“OTTINO Carlo L.”,”Antonio Gramsci e la filosofia della prassi (di Nicola Matteucci).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”GRAS-008-FGB”
“OTTO Hans-Dieter”,”Gli errori militari che hanno cambiato la storia. Dalla battaglia di Salamina alla guerra in Iraq.”,”Hans-Dieter Otto, nato nel 1937 a Berlino è autore pure di ‘Enciclopedia degli errori giudiziari’ (Lexicon der Justizirrtürmer). “”Ma la mattina del 26 agosto, in seguito a una ricognizione aerea che rilevato possibili movimenti delle truppe di Rennenkampf in direzione dei tedeschi, Ludendorff perde per un momento il controllo della situazione: “”La sua potente armata si trova a nord-est come una minacciosa nuvola temporalesca!””, spiega a Hoffmann, preoccupato per il rischio che i russi possano travolgere tutto il suo fianco. Non sapendo che ad avvicinarsi da nord non sono le truppe di Rennenkampf, bensì soltanto un’unità di cavalleria in ricognizione, Ludendorff inizia a mettere in dubbio la decisione di puntare utto contro Samsonov, senza preoccuparsi dei 300.000 uomini di Rennenkampf schierati a nord. “”Se Rennenkampf attacca””, grida irritato, “”tutto è perduto!”” e propone a Hindenburg di far rientrare il I corpo dalla manovra di accerchiamento e sospendere la battaglia (cosa che in seguito non ammetterà), in modo tale da riaprire la trappola mortale, nella quale dovrà cadere la II armata di Samsonov. Ma Hindenburg è fiducioso e, spinto dalla fede in Dio e dalla volontà di vincere, rimane fermo sulle posizioni prese. Frattanto Samsonov, incoraggiato dal suo comandante in capo Schilinski, avanza a marce forzate, senza tuttavia sapere che due potenti bracci della tenaglia tedesca si preparano a stringerlo in una morsa. Schilinski, che i suoi uomini chiamano “”morto vivente”” per la carnagione pallida, gli ha comunicato espressamente che “”a seguito dei duri combattimenti che hanno visto il successo del generale Rennenkampf, le truppe tedesche arretrano in fretta. Davanti a Voi il nemico ha lasciato solo reparti deboli!””. Una svista incredibile! Quando il “”morto vivente””, più tardi, si renderà conto del terribile errore commesso, sarà colto da un profondo avvilimento. Dall’altra parte anche Rennenkampf deve attenersi agli ordini superiori e poiché il comando supremo russo ha escluso a riori la possibilità di una sconfitta di Samsonov, non permette a Rennenkampf di marciare in direzione sud per prestare aiuto alla II armata. In fondo, lo stesso Rennenkampf crede che i tedeschi, ormai sconfitti, si stiano ritirando verso ovest oltre la Vistola e abbiano abbandonato la Prussia orientale; una convinzione, questa, che sembra essere peraltro confermata dagli interminabili flussi di profughi. Accade così che, oltre a restare distanti tra loro, le due armate russe, poco informate l’una dell’altra, non sanno praticamente nulla del nemico. E’ per questo che Samsonov rimane completamente sorpreso dinanzi all’improvvisa quanto violenta offensiva dell’VIII armata tedesca che, approfittando dell’assenza di Rennenkampf, sferra un attacco da nord, proprio da dove questi sarebbe dovuto giungere in aiuto di Samsonov. Il 26 agosto ha inizio la vera e propria battaglia di sterminio, che si protrae fino al 31 del mese. (…) I tedeschi si rendono conto solo gradualmente delle portata della loro brillante vittoria, una “”delle più grandi vittorie della storia”” come riporta Hoffmann sul suo diario. L’imperatore accetta così la proposta di dare alla battaglia il nome della piccola località di Tannenberg (…). A Hindenburg e Ludendorff, i “”salvatori della Prussia orientale””, la vittoria vale i più alti riconoscimenti e una gloria inaspettata: da questo momento saranno infatti considerati due geni della strategia militare. Quella di Tannenber, spesso paragonata alla vittoria di Annibale a Canne, è considerata un esempio perfetto di battaglia di accerchiamento, riuscita però soltanto grazie agli enormi errori strategici commessi dal comando russo”” (pag 127-128)”,”QMIx-021-FL”
“OTTOKAR Nicola”,”Il Comune di Firenze alla fine del Dugento.”,”Nicola Ottokar, nato a Pietroburgo nel 1884, insegnò all’università di Perm (1916-21), di cui fu anche rettore. Emigrato in Italia a seguito della rivoluzione, si dedicò alla storia del comune di Firenze e delle città medievali italiane e francesi Capitolo III. Magnati e popolani (pag 90-128) Tesi dell’autore. “”L’idea, che la vita fiorentina fosse imperniata su un contrasto fra il partito popolare, guidato dal Priorato delle Arti, e quello dei Magnati, e che tale contrasto avesse determinato tutti i problemi concreti della politica cittadina, è un concetto arbitrario e non conforme alla realtà. Vedremo nel seguito che come la politica estera, così anche la politica finanziaria e perfino quella annonaria, non furono affatto determinate da simili contrasti”” (pag 93)”,”STOS-023-FF”
“OTTOLENGHI Gustavo”,”La mappa dell’inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945.”,”Gustavo Ottolenghi, nato a Torino nel 1932, è medico chirurgo, libero docente presso l’Università della stessa città, già primario radiologo dell’ospedale di Sanremo. Ex ufficiale della Marina Militare, ha partecipato, giovanissimo, alla lotta partigiana del Monferrato e, quale volontario, alla Guerra dei Sei Giorni in Israele nel 1967. Fondatore della Sezione di Sanremo di Amnesty International, da anni si interessa di ricerche documentali sui Lager e sui luoghi di detenzione nazisti, in collegamento con vari organismi di documentazione internazionali. Volume dedicato a Italo Tibaldi, già deportato a Ebensee (Mauthausen), che di quest’opera è stato stimolante inspiratore e determinante collaboratore. (in apertura) Ditte interessate al lavoro dei prigionieri. OTTOLENGHI Gustavo, La mappa dell’inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945. SUGARCO EDIZIONI. MILANO. 1993 pag 239 8° presentazione, introduzione, note, fonti e appendici, bibliografia. Gustavo Ottolenghi, nato a Torino nel 1932, è medico chirurgo, libero docente presso l’Università della stessa città, già primario radiologo dell’ospedale di Sanremo. Ex ufficiale della Marina Militare, ha partecipato, giovanissimo, alla lotta partigiana del Monferrato e, quale volontario, alla Guerra dei Sei Giorni in Israele nel 1967. Fondatore della Sezione di Sanremo di Amnesty International, da anni si interessa di ricerche documentali sui Lager e sui luoghi di detenzione nazisti, in collegamento con vari organismi di documentazione internazionali. Volume dedicato a Italo Tibaldi, già deportato a Ebensee (Mauthausen), che di quest’opera è stato stimolante inspiratore e determinante collaboratore. (in apertura). [“”Numerosissime, nell’ambito dell’enorme macchina industriale tedesca dell’epoca, furono le ditte, le imprese, le industrie e le fabbriche che si servirono della «mano d’opera coatta» che veniva fornita loro dal RSHA. Un elenco, senz’altro incompleto, ma purtuttavia già ampiamente indicativo, di tali ditte sarà oggetto di nostra prossima pubblicazione (137). Accanto alle ditte che sfruttavano tale mano d’opera (i cui dirigenti, pertanto, non potevano «non sapere» di qual provenienza tale mano d’opera fosse, avuto riguardo al fatto che veniva pagata con salari irrisori rispetto agli altri lavoratori dipendenti; e che detta «mano d’opera» era in condizioni fisiche miserevoli e sempre più scadenti; e che infine, troppo spesso si verificavano decessi fra questi lavoratori, subito sostituiti con altri nelle stesse condizioni miserande) ce ne erano altre – di proprietà esclusiva delle SS – create al solo scopo dello sfruttamento dei prigionieri sino al loro annientamento (es. la DAW: Deutsche Ausruestungswerke; la DEST: Deutsche Erdung Steinsche Lebensmittel GmbH). Inoltre ci furono ditte che furono prevalentemente impegnate nella produzione di strumenti letali per i prigionieri, quali la DEGESCH (Deutsche Geselleschaft fuer Schaedlingsbekaempfung) e la TOPK und SOEHNE di Erfurt (14, 178). Altre ditte (come, ad es., la ZINK di Nuernberg) sfruttarono invece, a livello industriale, i resti umani loro inviati dai VL (129), mentre altre ancora si servirono di detenuti nei KL e nei VL come cavie umane per la sperimentazione dell’eventuale dannosità sull’uomo dei propri nuovi prodotti – per lo più medicinali ed alimentari – prima di immetterli in commercio (come, ad es., la ditta BAYER e tutte quelle facenti capo a Wilhelm Keppler). A questo proposito si ricorda che i VL in cui venivano condotti tali esperimenti furono Treblinka, Majdanek ed Auschwitz III: in questi stessi VL venivano effettuati, dai medici SS), anche altre sperimentazioni su uomini, donne e bambini atte a trovare un sistema «pratico e rapido» per la «Endloesung» del problema ebraico. Altre ditte si erano specializzate nel trattamento e nel commercio di pelle umana tatuata asportata dai cadaveri dei prigionieri; nella produzione del sapone ricavato dal grasso umano dei cadaveri stessi; e financo nel commercio della carne dei cadaveri a scopo alimentare”” (pag 30-31) [(14) J. Billig, ‘Les camps de concentration dans l’économie du Reich hitlérien’, Paris, 1973; (129) B. Muller-Hill, Murderous Science: Elimination by Scientifc Selection of Jews, Gypsies and others in Germany 1933-1945, Oxford Press, London, 1988; (137) G. Ottolenghi, ‘La manodopera comoda, 1939-1945’ (in corso di pubblicazione); (134) F. Nirenstein, ‘Documents’, BBC, London, 1960; (178) Yad Vashem, International Historical Conferences, First 1970; Second 1974; Third 1977; Fourth 1980, Jerusalem] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GERN-197″
“OTTOLINI Angelo”,”Leonida Bissolati.”,”””Rimasto orfano di padre in tenerissima età, fu adottato da Stefano Bissolati, il quale lo crebbe nell’ambiente austero della famiglia informandone l’ animo giovanetto agli studi liberali, agli ideali di redenzione e di elevazione spirituale. Per capire come Bissolati abbia disposato il socialismo e l’ amor di patria bisogna ricordare l’ influsso che su di lui hanno direttamente esercitato i genitori, il positivismo allora imperante di Roberto Ardigò e le teorie repubblicane del Carducci. La madre, donna dedita agli studi positivi, traduttrice di un opuscolo di Bakunin “”Dio e lo stato””, l’ avviò per prima alla serena concezione naturalistica della vita e all’ ateismo; il padre concrose a radicargli nell’animo giovinetto lo spirito pagano e a infondergli l’ amore per gli umili e per la patria. Stefano Bissolati, sacerdote fino al 1859, aveva fatto del pulpito una tribuna di propaganda per infondere nei cittadini il senso del dolore verso la patria oppressa (…). Lasciava poi l’ abito talare ed esplicava la sua attività in altro campo (…)””. (pag 4-5) “”Nel 1892 egli con Turati, Prampolini e Costa fonda il Partito Socialista dei lavoratori italiani, collabora alla rivista di Turati ‘Cuore e critica’, trasformata poi in ‘Critica Sociale’ e dirige per un anno la ‘Lotta di classe’. Vengono in seguito i tempi di lotta.”” (pag 8)”,”MITS-306″
“OTTONE Piero”,”Gli industriali si confessano. Congiuntura recessione rilancio.”,”Piero OTTONE è nato a Genova nel 1924. Si è laureato in legge. E’ giornalista al Corriere della Sera.”,”ITAE-040″
“OTTONE Piero”,”La nuova Russia. L’ ultimo reportage da Leningrado alla Siberia: la Russia delle riforme e delle aspirazioni borghesi.”,”””R.W. Campbell paragona lo Stato sovietico a un animale preistorico e domanda: “”Sarà il dinosauro capace di adattarsi?””. Zbigniev Brzezinski afferma che si è formata una rottura fra la struttura politica e società reale, come al tempo degli zar, determinando una classica situazione prerivoluzionaria. Michel Garder annuncia “”l’ agonia del regime nella Russia sovietica””, e stabilisce addirittura la data del funerale, entro il 1970″”. (pag 24)”,”RUSU-156″
“OTTONE Piero”,”Il gioco dei potenti.”,”OTTONE P. nato a Genova nel 1924, giornalista, ha diretto il Secolo XIX e il Corriere della Sera. Ha scritto vari libri.”,”ITAE-241″
“OTTONE Piero”,”La Guerra della Rosa.”,”OTTONE Piero “”Quella di Berlusconi doveva essere, tutto sommato, un Blitzkrieg, una guerra lampo. Doveva svolgersi rapidamente, a partire da quei primi giorni di dicembre del 1989, non appena il patto segreto con i Formenton diventava palese. Bisognava esautorare al più presto il consiglio di amministrazione della Mondadori; bisognava cacciare Carlo Caracciolo, senza tanti complimenti, dal suo ufficio di presidente, anche se il mite Confalonieri continuava a ripetere, nel frattempo, frasi suadenti, (…) con Caracciolo e con Scalfari sarebbe stato tentato un accordo, si trattava di uomini di mondo (…). E De Benedetti? Di De Benedetti si pensava che fosse ancora più realista degli altri due; per di più si riteneva che fosse di carattere impaziente e volubile, e si sarebbe stancato presto della battaglia intorno alla Mondadori””. (pag 175)”,”EDIx-114″
“OTTONE Piero”,”Italia mia.”,”Piero Ottone nato a Genova nel 1924, ha diretto il Secolo XIX e il Corriere della Sera. Ha pubblicato una quindicina di volumi tra cui ‘La guerra della Rosa’ (1990). Due pagine dedicate a Paride Batini (pag 25 e 113-114) (aneddoto del carciofo) Asse Cuccia-Romiti (e Cefis) Asse Fanfani-Cefis Asse Craxi-Berlusconi Aneddoto di Gianni Agnelli su auto Fiat e Italia e Germania (pag 75) Roma Ladrona. “”Temo che sia sempre stato così, in Italia: perché una buona classe dirigente a livello nazionale non c’è mai stata. Me ne accorsi quando ero ancora ragazzo;: avevamo a Genova (era fascista) un segretario federale, di nome Molfino, intelligente e in gamba, che si era messo in luce nonostante la giovane età: una specie di ‘enfant prodige’. Fece rapidamente carriera, fu chiamato a Roma, con alti incarichi. E in breve tempo sparì. Gli addetti ai lavori, a Genova, scuotevano la testa: “”Roma l’ha rovinato””. E a questo punto sarebbe giusto chiedersi quanto grande sia il male provocato dalla scelta di Roma quale capitale d’Italia. Molto prima di Umberto Bossi, inventore della Lega, se ne erano accorti gli amici dell”Espresso’, che definirono Roma città infetta, città ladrona. C’è ancora salvezza? C’è una via di uscita? Chi sa: forse l’Italia è un paese da cancellare”” (pag 188)”,”EDIx-161″
“OTTONE Piero”,”Le regole del gioco.”,”Piero Ottone è nato a Genova nel 1924, è stato giornalista e scrittore. “”Il peggior male nazionale è la fuga dalle decisioni: la mancanza del coraggio di assumere la propria responsabilità”” (pag 190) Paura: Rosellina Balbi ha scritto un saggio intitolato ‘Madre Paura’. (pag 185).”,”ECOA-023″
“OTTONE Piero”,”Giornale di bordo.”,”Piero Ottone è nato a Genova nel 1924. Giornalista e direttore di giornali (Secolo XIX e Corsera) ha rappresentato la proprietà in ‘Repubblica’. Ha pubblicato molti libri tra cui ‘La scienza della miseria spiegata al popolo’ (1980). “”Ho già detto che dobbiamo stare attenti a non cadere in un pessimismo da terza età, a non vedere tutto nero per il semplice fatto che non abbiamo più vent’nni, e che abbiamo giocato i nostri giuochi. Ma due fatti mi sembrano irrefutabili. Il primo è che il mondo è entrato in un periodo di crescenti difficoltà economiche, e dopo i progressi e dopo il benessere degli ultimi trent’anni è destinato a scivolare verso un periodo critico. Nella peggiore delle ipotesi, conosceremo a poco a poco una depressione paragonabile a quella cominciata nel 1929. Ma anche se saremo più fortunati, è comunque prevedibile che gli anni Ottanta saranno anni di difficile assestamento. La prospettiva è poco allegra per chi, avendo più di cinquant’anni, rischia di emergere dalla crisi quando sarà buono soltanto per un’onorata pensione. Il secondo fatto riguardo più direttamente l’Italia. Mi sembra altrettanto irrefutabile che il nostro sistema politico, imperniato su due partiti di massa, il democristiano e il comunista, non corrispondono più allo stato reale della società italiana”” (pag 202-203)”,”EDIx-225″
“OTTONE Piero”,”Storia del giornalismo italiano. Preghiera o bordello. I protagonisti, i fatti e i retroscena, gli scandali e i segreti.”,”Gli inviati scomodi mandati molto lontano…in Cina… (pag 95-) Il successo di ‘Repubblica’ (pag 339). All’inizio il progetto era sbagliato. Poi prevalse l’istinto giornalistico del fondatore. Una battaglia civile. “”Cadeva così ogni velleità di fare il ‘Monde’ italiano. Perché il ‘Monde’ era una cosa tutta diversa: Il suo successo, il suo prestigio internazionale, il suo alto livello accesero in tanti giornalisti un desiderio di imitazione, come è nella tradizione italiana (Albertini aspirava a fare il ‘Times’, Frassati la ‘Frankfurter Zeitung’. (…)”” (pag 349)”,”EDIx-230″
“OTTONE Piero”,”Saremo colonia? O forse lo siamo già.”,”Inchiesta sul futuro delle aziende italiane e dell’economia italiana. Intervengono tra gli altri Gianni Agnelli, Giancarlo Cerutti, Sergio Cofferati, Nicola Costa, Gianfilippo Cuneo, Carlo De Benedetti, Leopoldo Pirelli, Cesare Romiti.”,”ITAE-001-FMP”
“OULIANOVA-ELIZAROVA A. KRUPSKAIA N. ULIANOVA M. CHELGUNOV V. SILVINE M. GOBOULEVA M. BOBOUCHKINE I. LALAIANTZ I. BABUSKIN I. KNIAZEV V. MICKIEWICZ S. GANCHINE A. KRJIJANOVSKI G. KRIANOVSKY G. ALEXEEV V. ESSEN M. LOUNATCHARSKI LUNACHARSKI ADORATSKI V. KARPINSKI V. LOSSEV V. STASSOVA H. SVERDLOVA K. VOROSCILOV K. GORKI M. KEDROV M. GOPNER S. BADAEV A. KOLAROV V. BONTCH-BRUEVICH BONTCH-BROUEVITCH V. SAMOILOV F. VASSILIEV V. AFANASSIEV M. MOLOTOV V. ORDJONILIDZE G. FOFANOVA M. PODVOISKI N. e altri”,”Lenine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains. I.”,”””Au printemps du 1911, après la prison et la déportation, j’arrivai à Paris. Quelques jours plus tard, je me rendis rue Marie-Rose, au numéro 4. C’était là que, dans un petit logement, vivait Vladimir Ilitch avec la fidèle compagne de sa vie et de sa lutte, Nadejda Konstantinovna Kroupskaïa, et la mère de celle-ci, Elizavéta Vassilievna. Le train de vie de cette petite famille était une énigme pour les petits bourgeois parisiens. Une modestie extrême et une proprété idéale. Une foule de visiteurs, et l’absence totale de bruit, de remue-ménage. Malgré ses petites dimensions, le logement ne paraissait pas exigu grâce à l’ordre parfait qui y régnait. Les simples lits de fer étaient garnis de couvre-lits d’un blanc de neige; sur les tables en bois blanc, del livres étaient disposés par petites piles régulières. Des livres en quantité. La cuisine, proprette et accueillante, servait de salle à manger et de salon. C’est là que me conduisit Nadejda Konstantinovna, qui m’avait ouvert la porte; elle était très heureuse de voir une bolchévique arrivée de Russie. Bientôt après Vladimir Ilitch rentra de la bibliothèque. Il me pressa de questions sur la Russie, en insistant sur la description minutieuse de chaque détail. Lénine avait un don inégalé de faire parler tout un chacun. C’est pourquoi, au bout de quelques minutes, sa simplicité et son ardent intérêt pour tout ce qui concernait la Russie, eurent raison de ma timidité et de ma confusion, parfaitement naturelles. Il me semblait que mes “”nouvelles”” de Pétesbourg étaient déjà périmées. Cependant, ce que je pus lui communiquer sur l’activité de l’organisation de Pétersbourg du parti aux années 1908-1909, intéressa vivement Vladimir Ilitch; bien plus, cette information l’émut même, bien qu’il fût mieux que nous tous renseigné sur les événements de Russie et sur l’activité des organisations du parti. Vladimir Ilitch voulait tout savoir, jusque dans les moindres détails, si ceux-ci aidaient à reconstituer le tableau de l’activité du parti, qui était particulièrement difficile, sous la féroce réaction stolypinienne. Il disait: “”Il n’y a pas de détails superflus, tous ont de l’importance””, et il me priait de ne rien omettre. Il écouta avec un grand intérêt ce que je lui dis de l’accueil fait à son livre ‘Matérialisme et empiriocriticisme’. Aujourd’hui, tout le monde connaît cet ouvrage de Lénine, des millions d’hommes l’étudient. Mais, à l’époque où le livre parut pour la première fois, il produisit sur les adversaires l’effet d’une bombe. Sa parution marqua le début d’une large pénétration des principes théoriques du marxisme dans les masses du parti”” [T. Lioudvinskaia, A Terioki et a Paris] [(in) ‘Lénine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains, 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials]”,”LENS-184″
“OVADIA Moni”,”Lavoratori di tutto il mondo, ridete. La rivoluzione umoristica del comunismo.”,”Moni Ovadia è nato in Bulgaria nel 1946 da una faniglia ebraica . Nel 1993 si è imposto al grande pubblico con Oylem Goylem. Ha pubblicato tra l’altro , Speriamo che tenga, L’ebreo che ride, Ballata di fine millennio, Vai a te stesso.”,”EBRx-054″
“OVADIA Moni”,”L’ebreo che ride. L’umorismo ebraico in otto lezioni e duecento storielle.”,”Moni Ovadia è nato a Plovdiv, in Bulgaria, nel 1946 da una famiglia ebraica. Nel 1993 si impone al grande pubblico con ‘Oylern Goylem’, sorta di teatro musicale in forma di cabaret (…). “”Un altro evento storico influisce, a parere di alcuni studiosi, sull’aggregarsi delle comunità ebraiche dell’est-Europa e sulla loro consistenza numerica: la dissoluzione dell’impero dei Khazari. Di origine etnica incerta, forse turco-finnica, i Khazari, giunti verso la metà del VI secolo nelle steppe del Caucaso, vi fondarono un potente impero che si estendeva dal basso Volga al medio Dnepr comprendendo la Crimea con capitale Itil’ sul delta del Volga. Dediti al commercio, i Khazari godettero di grande fioritura economica grazie agli stretti rapporti con i Bizantini, con i quali frequentemente si allearono, arrivando anche ad imparentarsi con essi. Collocati in prossimità di due grandi imperi – come appunto quello bizantino e quello della potenza araba, entrambi sorretti culturalmente e spiritualmente da due religioni forti e monoteiste come il cristianesimo e l’islamismo – i Khazari sentirono il bisogno di emanciparsi da una «debole» fede animista e si rivolsero verso l’unica fede monoteista a portata di mano che non avrebbe potuto creare loro problemi di influenza egemonica: l’ebraismo. È documentato che verso la fine del 700, Re Bulan, 4.000 nobili della corte e una parte della popolazione si convertirono all’ebraismo. Una testimonianza di questo evento è il dialogo filosofico ‘Il Khazaro o il re dei Khazari’ di Guido Levita. Questa conversione non sortì, come d’abitudine in questi casi, devastanti effetti di intransigenza, perché i regnanti khazari mantennero nei confronti degli altri due monoteismi – così come verso l’antica fede animista – spirito di tolleranza e parità di diritti. Nel IX secolo, sotto i colpi prima dei magiari e poi dei russi, iniziò la loro decadenza, che doveva concludersi con la dissoluzione definitiva dell’impero khazaro nei primi due decenni del X secolo”” (pag 29)”,”EBRx-001-FMP”
“OVENDEN Michael W.”,”La vita nell’ universo. Discussione scientifica del problema.”,”OVENDEN Michael W. fa parte della Facoltà di Astronomia dell’ Università di Glasgow. “”E’ invece più probabile che la distinzione tra il vivente e l’ inanimato non sia netta, e che gli esseri viventi più semplici differiscano soltanto impercettibilmente dai più complicati oggetti inanimati””. (pag 66) “”Dobbiamo allora accettare la conclusione che l’ Universo stesso è destinato a decadere? A prima vista, si direbbe di sì, e una certa conferma a questo punto di vista è data dal fatto che in tutto l’ Universo sembra in corso un processo di espansione e di dispersione: quando osserviamo la luce dei remoti sistemi di stelle, troviamo che le righe spettrali a noi familiari sono sistematicamente spostate verso il rosso, e tanto maggiore è lo spostamento verso il rosso quanto maggiore è la distanza della galassia. L’ unica spiegazione che le nostre conoscenze di fisica possono dare a questo spostamento verso il rosso è il considerarlo effetto di una velocità di allontanamento””. (pag 115)”,”SCIx-167″
“OVERHOLT William H.”,”Il risveglio della Cina.”,”Il risveglio dell’ economia cinese, la politica del decollo economico, l’emergere dei mercati di capitali, l’età dell’oro di Hong Kong e Guangdong, Hong Kong: la diplomazia della transizione, la trasformazione delle relazioni internazionali, gli USA e la Cina.”,”CINx-028″
“OVERHOLT William H.”,”Il risveglio della Cina.”,”William H. Overholt, direttore della Bankers Trust Company a Hong Kong, consigliere politico di numerosi governi asiatici.”,”CINx-043-FL”
“OVERSTREET Gene D. WINDMILLER Marshall”,”Communism in India.”,” Il confronto tra le tesi di Lenin e quelle di M.N. Roy al Secondo Congresso dell’Internazionale comunista, 1920 “”At the Second Congress which met from July 19 to August 7, 1920, Roy and his wife, Evelyn, played a very active part. Roy was not the only Indian at the Congress, and in fact he represented Mexico, not India (29). Phillips was also there, listed in the official account under his alias, Frank Seaman. The Indian delegation consisted of Abani Mukherji and a man listed as Acharya, presumably M.P.T. Acharya. Mukherij had known Roy in Bengal in 1914 and had been sent to Japan at about the time that Roy made his first trip to Java (30). Acharya had left India in 1908 and had traveled in Europe and America. But of the Indians present at the Congress only Roy had a vote, accorded to him as head of the Mexican delegation. Evelyn Roy, Mukherji, and Acharya had only consultative votes. Both Roys (who used the name Allen at the Congress) served on the Colonial Commission, Roy representing Mexico, Evelyn representing British India (31). Lenin had already prepared and circulated his own formulation of policy on the colonial problem. But Roy, in his memoirs, stated that in their private conversation Lenin was so impressed with Roy’s point of view that he asked Roy to draft an alternative thesis for the Colonial Commission. He further states that Lenin presented Roy’s draft to the Commission with the declaration that prolonged discussion had made him doubtful of his own formulations (32). Whether or not it was at Lenin’s behest, Roy did write an alternative thesis and did submit it to the Congress. Because it embodied an entirely different evaluation of the revolutionary potential of the Indian middle class, Roy’s thesis differed fundamentally with Lenin’s. In the debates at the Congress, both theses were modified, and both were adopted. But even though word changes had softened the contradictions between the two documents, those contradictions remained leaving wide scope for conflicting interpretations in later years (33). Lenin’s Strategy for Colonial Areas. The main point of disagreement between Lenin and Roy is embodied in Paragraph 11 of Lenin’s preliminary draft: “”11. In respect to the more backward countries and nations with prevailing feudal or patriarchal and patriarchal-peasant relations, it is necessary to bear in mind especially: a) The necessity of all Communist parties to render assistance to the bourgeois-democratic liberation movement in such countries; especially does this duty fall upon the workers of such countries upon which the backward nations are colonially or financially dependent (34)””. Roy’s disagreement is described in a contemporary Russian newspaper account as follows: “”Comrade Roy arrives at the conclusion that it is necessary to eliminate from point 11 of the theses on the national problem the paragraph according to which Communist Parties must assist any bourgeois-democratic liberation movement in eastern countries. The Communist International should assist exclusively the institution and development of the Communist movement in India, and the Communist Party in India must devote itself exclusively to the organization of the broad popular masses for the struggles for the class interests of the latter”” (35)”” [Gene D. Overstreet Marshall Windmiller, Communism in India, Bombay, 1960] Libro introvabile: A.K. Hindi, M.N. Roy, the Man Who Looked Ahead, Modern Publishing House, 1938, Ahmedabad [Thursday, February 9, 2012 Rare book traced: M N Roy The man who looked ahead by A K Hindi Review article M.N.Roy , the man who looked ahead by A.K.Hindi may not be very attractive book today.But it created history in 1938 when it was published by the Modern Publishing house, Ahmedabad.The main reason was that Roy was mystery to many, especially when he newly entered congress politics with gandhi cap and khadi dress. The Faizpur congress session was about to commence and just on the eve of the session A.K.Hindi came out with this sensational book. Hindi himself was psuedonym.His real name was Tayab Shaik. Those days were full of British secret services sorrounding the followers of M N Roy. Tayab was close associate of M N Roy in Germany in the late 1929 who was sent to India to prepare ground for Roys entry. Tayab did that job ably. Only few people like J B H Wadia, V.B Karnik knew him. Tayab was an engineer and very intellegent person who helped Roy. J P Haithcox mentioned his role in his oxford publication: Nationalism and communism in India. Tayab was orator and good organiser. He helped Roy to build up radical wing within congress and later Radical democratic party. Gradually the importance was given to V B Karnik which made Tayab soar.He left the movement and disappeared to UK.He was not traced. This book of A K Hindi covers the life of Roy until he returns to India in 1930.Earlier life was narrated by Hindi in a racy style. I understand that much of it came from the first hand information from Roy to Tayab. Much of it appeared later in the memoirs of Roy. That is why no mention was made about the first wife of Roy and her role in Mexico, Europe, as well as in Russia. That was great defect in the memoirs, of course. A K Hindi wanted to publish second volume on Roy but he never wrote it. This is 1/8 crown size book of 242 pages.It is priced at one rupee and eight annas. Dasarathlal Thakar was the publisher.Champaklal Bhati was co publisher. This small book was published in three printing presses.This may be due to urgency and also may be they wish maintain secrecy about it. The book has 22 small chapters.Second volume is supposed to consist of 17 chapters. M N Roys picture with gandhi cap and Khadi dress was published. A K Hindi mentioned that Subhas chandra bose came from the village where Roy was born.It was wrong statement. Bose was born according to facts, in cuttack, Orissa. Those days were very antoganistic to Royists, and none of nationalist dailies, journals publish their news nor articles. Yet they attracted the attention of world and left forces in India. What happened to A K Hindi vis a via Tayab Shaik is yet to be traced. Persons like Sibnarayan ray made vain attempt in UK Anyhow the book has great historical value. This book of A K Hindi is not in libraries including Library of Congress. Innaiah Narisetti, http://zolaleila.blogspot.it/2012/02/rare-book-traced-m-n-roy-man-who-looked.html%5D”,”MASx-033″
“OVERTON Mark”,”Agricultural Revolution in England. The transformation of the agrarian economy 1500-1850.”,”Fondo Palumberi Elementi di dibattito storiografico sulle tesi di Marx sulle enclosures per disposizioni parlamentari causa della formazione del proletariato inglese. (v. indice nomi Marx)”,”UKIE-059″
“OVERY Richard a cura; contributi di Anthony BEST Margaret BYRON Kathleen BURK Richard CLUTTERBUCK Lesley FRANCE James GOW Michael HENDRIE Geoffrey JONES Ephraim KARSH Sarah STOCKWELL Richard VINEN Geoff A. WILSON”,”The Times Atlas of the 20th Century.”,”Contributi di Anthony BEST, Margaret BYRON, Kathleen BURK, Richard CLUTTERBUCK, Lesley FRANCE, James GOW, Michael HENDRIE, Geoffrey JONES, Ephraim KARSH, Sarah STOCKWELL, Richard VINEN, Geoff A. WILSON.”,”RAIx-003″
“OVERY Richard”,”Why the Allies won.”,”Richard OVERY è professor of modern history al King’ College di Londra e ha pubblicato varie opere sulla storia della seconda guerra mondiale.”,”QMIS-035″
“OVERY Richard J.”,”Crisi tra le due guerre mondiali 1919 – 1939.”,”Richard J. OVERY insegna Storia moderna nel King’s College dell’ Univ di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina).”,”RAIx-074″
“OVERY Richard”,”La strada della vittoria. Perché gli Alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale.”,”””Il mancato impegno di forze più ingenti fin dal principio fu la rovina di Rommel, ma il margine di vantaggio a disposizione nel D-Day fu comunque molto più esiguo di quanto Montgomery avrebbe desiderato: una settimana più tardi riferì al feldmaresciallo Brooke, con insolita sincerità, che le sue forze avrebbero ben potuto essere sconfitte, nonostante tutti i vantaggi degli Alleati, se Rommel fosse stato in grado di scatenare forti attacchi, a partire da mezzogiorno, contro forze ancora disorganizzate sulle spiagge. Fortunatamente per gli Alleati i rinforzi di Rommel arrivarono in ordine sparso, carri armati senza il carburante, uomini senza i loro cavalli o camion””. (pag 240) “”Le modifiche si limitavano al minimo indispensabile; la pura e semplice produzione in massa garantiva i grandi numeri e una costruzione robusta. (…) Le fabbriche sovietiche si dimostrarono altrettanto orientate alla quantità e alla semplicità. (…) Mentre il resto dell’ economia rimaneva al punto critico raggiunto nel 1941, la produzione di ciascun operaio dell’ industria bellica sovietica raddoppiò o triplicò nel corso della guerra. (…) Le armi così prodotte apparivano di fattura rozza agli occhi degli occidentali, ma le finiture erano un lusso inutile. La produzione di massa, presa a prestito dalle procedure americane degli anni Venti, fu la chiave di volta del record produttivo sovietico negli anni della guerra.”” (pag 274-5-6) OVERY insegna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi volumi tra cui ‘Crisi fra le due guerre mondiali, 1919-1939’ (1998) e ‘La Russia in guerra’.”,”QMIS-068″
“OVERY Richard”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”OVERY Richard insegna storia nell’Università di Exeter. Ha scritto pure ‘La Russia in guerra’ e ‘Interrogatori’, ‘La crisi fra le due guerre mondiali’ e ‘La strada della vittoria’.”,”QMIS-121″
“OVERY Richard”,”Russia in guerra. 1941-1945.”,”OVERY R. insegna storia moderna al King’s College di Londra ha scritto varie cose sul Terzo Reich e la seconda guerra mondiale.”,”QMIS-125″
“OVERY Richard”,”Interrogatori. Come gli alleati hanno scoperto la terribile realtà del Terzo Reich.”,”OVERY Richard insegna storia moderna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi libri. “”D. Quindi lei direbbe che, quando ha invaso la Polonia, Hitler non si aspettava una dichiarazione di guerra dalle potenze occidentali? S. Secondo la mia opinione, era così. Ricordo che non considerava la guerra come inevitabile. Hitler – e, mi pare, anche Göring – diceva che l’Inghilterra avrebbe dichiarato guerra, ma solo formalmente, tanto per rispettare il suo trattato di alleanza (28). Ma poi gli inglesi avrebbero presto sistemato le cose politicamente e avrebbero ceduto di nuovo. La speranza che la dichiarazione fosse un mero gesto politico è stata abbandonata solo quando si è saputo che Churchill ricopriva una carica influente all’interno del gabinetto di Guerra britannico. Questo, si diceva, significava davvero guerra. Può essere stata questa la motivazione di fondo dell’offerta di pace di Hitler dopo la campagna polacca (29). Secondo un rapporto che ci era pervenuto poco tempo prima, un ufficiale dello stato maggiore britannico era andato in Polonia per valutarne la forza militare e si diceva che la sua relazione fosse stata molto negativa (30). Ci si aspettava che lo stato maggiore britannico si esprimesse con forza a sfavore della guerra, dato che la Polonia sarebbe crollata rapidamente. Per quello che ricordo, giravano voci che questo ufficiale stesse per presentare allo stato maggiore una raccomandazione in tal senso. Questo, di nuovo, ci ha fatto sperare che l’Inghilterra non avrebbe svolto una parte attiva nel conflitto”” (pag 269) (escussione di Albert Speer da parte di O. Hoeffding, 7 settembre 1945. Documento 9. “”La partita a scacchi della politica di potere”” di Hitler)”,”QMIS-159″
“OVERY Richard”,”Goering.”,”OVERY Richard insegna storia moderna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi libri.”,”GERN-160″
“OVERY Richard”,”Sull’orlo del precipizio. 1939. I dieci giorni che trascinarono il mondo in guerra.”,”””In Italia la conferma che la guerra non avrebbe coinvolto l’Italia sotto alcuna veste fu accolta con sollievo. Mussolini fu costretto a proibire una manifestazione per la pace in piazza Venezia, nel centro di Roma. “”Sono i soliti pacifondai”” si lamentò in quell’occasione (39). Il giurista antifascista Piero Calamandrei scrisse nel suo diario il 2 settembre: “”Si può continuare a vivere, si può continuare a passeggiare nei boschi, a dipingere, a dormire sul letto”” (40). Il giorno dopo Hitler inviò a Mussolini una lettera in cui lo ringraziava per il suo intervento e spiegava che non era possibile alcuna conferenza che sminuisse il “”tributo di sangue”” già pagato dai soldati tedeschi (41). Il 5 settembre la stampa italiana diffuse finalmente la notizia che Mussolini aveva tentato eroicamente di intervenire a favore della pace ma era stato bloccato dall’intransigenza di Londra. Ecco un titolo: ‘Il Duce ha tentato sino all’ultimo di salvare la pace europea”” (42). Non v’è alcun dubbio che la combinazione di interventismo di Mussolini, pacifismo di Bonnet e incertezza sulle misure costituzionali francesi possa aver contribuito ad aumentare la confusione di Halifax e Chamberlain, che alle prese con questi problemi persero più tempo di quanto meritassero”” (pag 88-89)”,”QMIS-160″
“OVERY Richard”,”Russia in Guerra, 1941-1945.”,”Richard Overy insegna storia moderna al King’s College di Londra. Tra i suoi saggi, in Italia sono stati pubblicati Crisi tra le due guerre mondiali: 1919-1939. Interrogatori, La strada della vittoria.”,”QMIS-018-FL”
“OVERY Richard”,”La strada della vittoria. Perché gli Alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale.”,”Richard Overy insegna storia moderna al King’s College di Londra. Tra i suoi saggi, in Italia sono stati pubblicati Crisi tra le due guerre mondiali: 1919-1939. Interrogatori, La strada della vittoria.”,”QMIS-030-FL”
“OVERY Richard”,”Sangue e rovine. La Grande guerra imperiale, 1931-1945.”,”Richard Overy, Professore onorario di Storia all’Università di Exeter, è uno degli storici inglesi più noti. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui ‘La strada della vittoria’ (2002) e ‘Sull’orlo del precipizio’ (2009) La curva di apprendimento durante la guerra. “”L’espressione «curva di apprendimento» nacque contemporaneamente alla crisi del tempo di guerra, fu coniata la prima volta nel 1936 e applicata durante il conflitto alle valutazioni dello sviluppo produttivo della cantieristica americana. Seppure intesa come un mezzo per misurare la rapidità con cui dirigenti e forza lavoro apprendeVano come ridurre le ore impiegate a realizzare un’unità di produzione, essa appare altresì singolarmente appropriata come metafora del modo in cui durante la guerra le forze armate seppero migliorare la loro capacità di combattimento. La teoria postula due tipi di apprendimento: organizzativo e lavorativo. L’aspetto manageriale risolta di particolare importanza perché sono i dirigenti che possono introdurre innovazioni tecnologiche e tenere d’occhio i parametri di rendimento per capire dove è necessario porre dei rimedi; la forza lavoro, dal canto suo, si trova a doversi adattare a condizioni e attrezzature non familiari e imparare a padroneggiarle (192). Questo è esattamente ciò che fecero le forze armate durante la guerra, seppure non sempre in modo uniforme o con i migliori risultati. (…). La curva di apprendimento implica tuttavia un certo tempo, necessario per valutare i risultati, individuare i correttivi e addestrare la forza lavoro. Per gli Alleati, dopo i disastri iniziali, si rivelò cruciale disporre di tempo sufficiente per capire che cosa servisse per invertire le sorti del conflitto. Anche se tutti e tre i principali Alleati subirono all’inizio una serie di sconfitte, le potenze dell’Asse non furono mai in grado di rendere la loro potenza militare capace di imporre una rapida e decisiva sconfitta, come avevano fatto i tedeschi in Francia nel 1940. La Germania e l’Italia non potevano invadere le isole britanniche ed erano tenute a bada in Nordafrica; il Giappone non poteva invadere né gli Stati Uniti né la Gran Bretagna; l’Unione Sovietica, inoltre, si sarebbe rivelata un’entità geografica troppo smisurata per poterla inghiottire in un solo boccone. Gli stati dell’Asse avevano tutti più spazio che tempo, e fu proprio lo spazio a rallentare la loro avanzata e a fermarli nel 1942. Nello stesso anno, gli Alleati non erano certo prossimi a invadere il Giappone, la Germania o l’Italia, ma avevano ora dalla loro parte il tempo e la portata globale per capire come riorganizzare e migliorare la loro capacità militare, in modo da poter pensare all’invasione negli ultimi due anni di guerra. I loro establishment militari divennero ciò che il teorico dell’organizzazione Trent Hone ha descritto come «sistemi adattivi complessi», in cui era possibile elaborare la curva di apprendimento (193). Era altresì essenziale che le potenze alleate capissero quanto fosse necessario imparare a riformare e che potessero sviluppare in tal senso i necessari meccanismi istituzionali. Il processo di valutazione e approfondimento si rivelò fondamentale per la sopravvivenza sovietica dopo le catastrofiche perdite di materiali ed esseri umani nel 1941. L’anno seguente, lo stato maggiore dell’esercito inaugurò una revisione capillare di ciò che era andato storto e di ciò che si doveva imparare, attingendo sostanzialmente alla pratica tedesca. A questo seguirono miglioramenti di vasta portata nelle comunicazioni e nella raccolta di informazioni da parte dell’intelligence, insieme con una radicale riorganizzazione a livello sia operativo sia tattico delle forze corazzate, delle divisioni di fanteria e delle forze aeree (194). Gli effetti di quella trasformazione furono profondi, come avrebbero scoperto a loro spese i comandanti tedeschi. La potenza dell’esercito e della marina della Gran Bretagna migliorò con una sostanziale riforma organizzativa che portò allo sviluppo di un esercito in gran parte meccanizzato, di un’efficace forza aerea tattica (praticamente assente dopo il disastro di Dieppe. (…) Alle forze armate degli Stati Uniti non restava altro che iniziare a imparare. L’esercito e l’aviazione militare degli Stati Uniti di dimensioni esigue, tecnicamente arretrati e con servizi di intelligence di bassa qualità, affrontarono la formidabile impresa di trasformare una potenza bellica frettolosamente assemblata in un’organizzazione militare di professionisti”” (pag 683-684) [dal cap. V, ‘La guerra combattuta] [(192) Louis Yelle, ‘The learning curve: historical review and comprehensive survey’, in ‘Decision Science’, X, 1979, pp: 302-12; (193) Hone, ‘Learning War’, cit, p. 3; (194) Glantz, ‘Colossus Reborn’, cit., pp. 123-41]”,”QMIS-338″
“OVERY Richard”,”Russia in guerra. 1941-1945.”,”Richard Overy, insegna Storia moderna al King’s College di Londra. È autore di numerosi libri sul Terzo Reich e sulla Seconda guerra mondiale. La resistenza anti-tedesca. I partigiani russi e l’arruolamento forzato dei contadini “”Nell’agosto del 1942 Stalin convocò a Mosca i comandanti partigiani. Tenne loro una lezione sui doveri della loro professione: aggressione energica, azione costante e antifascismo vigile (52). Era facile avvolgere la vita del partigiano in un’aura romantica, e fu proprio quello che fece la propaganda sovietica. Perfino Hollywood si unì a quella campagna. ‘The North Star’, un film del 1943, era frutto di pura invenzione, pieno di eroici stereotipi che non avrebbero stonato sulle pagine della ‘Pravda’. In realtà i partigiani conducevano un’esistenza durissima. …. finire. (pag 158-161)”,”QMIS-054-FSD”
“OVERY Richard”,”The Battle.”,”Richard Overy è Professore di Storia moderna al King’s College di Londra. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”QMIS-080-FSD”
“OVIDIO”,”L’ arte di amare.”,”OVIDIO nacque a Sulmona nel 43 aC era l’ anno successivo alla morte di CESARE, lo stesso dell’ uccisione di CICERONE. OVIDIO non ha sperimentato i torbidi delle guerre civili, i suoi furono gli anni dell’ ordiner restaurato, della concordia delle classi arbitrata da AUGUSTO. L’ 8 dC un editto di AUGUSTO interrompeva all’improvviso il suo lavoro e OVIDIO veniva esiliato a Tomi, una cittadina sul Mar Nero, tra genti barbariche e in terre desolate. Il motivo del provvedimento è sconosciuto. Forse l’ Ars amatoria era contraria al programma moralizzatore di AUGUSTO? O il poeta era caduto in fallo per qualche motivo? “”Anche la chioma trascurata sta bene a molte; spesso mentre crederesti che una donna giaccia da ieri, s’è ripettinata or ora. (…) Oh quanto favorisce natura la vostra avvenenza, voi delle quali i difetti debbono essere compensati in molti modi! Noi siamo denudati con brutto effetto, e i capelli portati via dall’ età cadono come le fronde quando Borea le scuote via. La donna tinge la canizie con erbe germaniche, e coll’ arte si cerca un colore migliore del vero; la donna incede foltissima di capelli comprati, e al posto dei suoi ne fa suoi altri col denaro. E non è vergogna comprarli: palesemente li vediamo in vendita davanti agli occhi di Ercole (Musagete) e al coro delle Vergini (Muse). Che dire delle vesti? (…)”” (pag 127)”,”VARx-137″
“OVIDIO”,”Le metamorfosi.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea.”,”VARx-075-FL”
“OVIDIO, a cura di Paolo FEDELI”,”Dalla poesia d’amore alla poesia dell’esilio. Volume I.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea. É Ovidio stesso a fornirci notizie della propria vita, soprattutto nell’ultima elegia del libro IV dei Tristia, opera dell’esilio. Da qui apprendiamo che nacque a Sulmona, nell’odierno Abruzzo, nel 43 a.C., secondogenito di una ricca famiglia di ceto equestre. Venne mandato a Roma, insieme al fratello Lucio, per ascoltare le lezioni dei retori più rinomati, Arellio Fusco e Porcio Latrone, e li si distinse per ingegno e singolari capacità oratorie, come attesta Seneca il Vecchio. Completò la sua formazione in Grecia, soggiornò ad Atene per circa un anno. Ovidio morì a Tomi dove fu sepolto il 17 d.C.”,”VARx-076-FL”
“OVIDIO, a cura di Paolo FEDELI”,”Dalla poesia d’amore alla poesia dell’esilio. Volume II.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea. É Ovidio stesso a fornirci notizie della propria vita, soprattutto nell’ultima elegia del libro IV dei Tristia, opera dell’esilio. Da qui apprendiamo che nacque a Sulmona, nell’odierno Abruzzo, nel 43 a.C., secondogenito di una ricca famiglia di ceto equestre. Venne mandato a Roma, insieme al fratello Lucio, per ascoltare le lezioni dei retori più rinomati, Arellio Fusco e Porcio Latrone, e li si distinse per ingegno e singolari capacità oratorie, come attesta Seneca il Vecchio. Completò la sua formazione in Grecia, soggiornò ad Atene per circa un anno. Ovidio morì a Tomi dove fu sepolto il 17 d.C.”,”VARx-077-FL”
“OWEN Roger SUTCLIFFE Bob a cura”,”Studi sulla teoria dell’ imperialismo. Dall’analisi marxista alle questioni dell’ imperialismo contemporaneo.”,”Questo libro, che è il risultato di un seminario tenuto ad Oxford sulle ‘Teorie dell’ imperialismo’ di Tom KEMP (tradotto PBE), documenta la ripresa del dibattito su questo tema. La 1° grossa discussione si ebbe nei primi decenni del secolo (HOBSON, LENIN ecc.). La 2° iniziò negli anni 1950 e fu coincidente con la fine del colonialismo europeo. Dopo l’introduzione di Roger OWEN seguono i saggi: ‘La teoria marxista dell’ imperialismo’ di T. KEMP, , ‘Una critica delle teorie marsiste dell’imperialismo’ di M. BARRATT BROWN, ‘Crescita industriale e nascita dell’ imperialismo tedesco’ di H.H. WEHLER. Altri saggi di T. HODGKIN, R. ROBINSON, H. MAGDOFF, R. OWEN, P. PATNAIK, R.W. JOHNSON, J. STENGERS, A.S. KANYA-FORSTNER, D.C.M. PLATT, conclusioni di B. SUTCLIFFE.”,”TEOC-089″
“OWEN Robert”,”Per una nuova concezione della società. O saggi sul principio della formazione del carattere umano e E altri scritti.sull’applicazione pratica del principio.”,”Contiene gli scritti: -Per una nuova concezione della società (1913) -Osservazione sugli effetti del sistema industriale (1815) -Appelli (1815-1819) -Rapporto alla Contea di Lanark (1820) L’inglese Robert OWEN (1771-1858) è una delle figure più singolari del socialismo critico-utopistico. Divenuto da garzone di bottega fortunato uomo d’affari, oppose principi di radicale riforma sociale all’assetto borghese della rivoluzione industriale. I suoi esperimenti pratici, prima in UK poi in USA, fallirono, ma come scrisse MARX, attaccando tutte le basi della società esistente, O. fornì assieme a FOURIER e a SAINT-SIMON ‘elementi di grandissimo valore per illuminare gli operai’.”,”SOCU-035″
“OWEN Roberto PROUDHON P.G. LASSALLE Ferdinando, a cura di Gerolamo BOCCARDO”,”Il libro del nuovo mondo morale (Owen). Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria (Proudhon). Il signor Bastiat-Schulze di Delitzsch (Giuliano economico) ossia Capitale e Lavoro (Lassalle).”,”””I buoni abiti devono essere dati a tutti, ed i migliori non possono essere dati ad alcuno”” (Owen, pag 48) “”L’ effetto più rimarchevole della divisione del lavoro è la decadenza della letteratura”” (Proudhon, pag 206) “”Certo, disgraziatamente anche nelle classi inferiori c’è sempre ancora dell’ egoismo, molto di più di quello che ce ne dovrebbe essere; ma qui l’ egoismo, quando c’è, è il difetto degl’ individui, dei singoli, e non il difetto necessario della classe”” (Lassalle, pag 943)”,”SOCU-084″
“OWEN Robert”,”The Life of Robert Owen written by himself. With Selections from his Writings & Correspondence. Volume I. (1857)”,”aggiungere INFANZIA FORMAZIONE CARATTERE BAMBINI SCUOLA “”Human nature, its capacities and powers, is yet to be learned by the world. Its faculties are unknown, unappreciated, and therefore misdirected, and wasted lamentably in all manner of ways, to the grievous injury of all our race through every succeeding generation.”” (pag 140) Visita a Francoforte. “”I discovered that I had to oppose the educated prejudices and apparent interests of all parties, with the habits created by the irrational surroundings emanating in all countries from the error on which society from its commencement had been foudned and to this day constructed. My mission, then, was to bring forward the most important truths for man to know, and to bring tham forward in such manner as to create the least angry excitement practicable, and to make a lasting impression on the public mind, so as gradually to undermine all that a system grossly false in principle, repulsive in spirit, and evil in practice, had for so long a period established in all nations and among all people. My letters written from this city to my wife at this period, will explain the feelings with which I pursued the object which so deeplye engaged my thoughts.”” (pag 186)”,”SOCU-140″
“OWEN Robert”,”A Supplementary Appendix to the First Volume of The Life of Robert Owen. Voluma IA. (1858). Containing A Series of Reports, Addresses, Memorials & Other Documents, 1803-1820.”,”””The stupidity of forcing the working classes to be idle and to consume wealth, while more wealth is required which these forced-to-be-idle could, and if permitted would, easily produce, is equalled only by keeping persons idle, and distressing more or less who are engaged in manifacturing and commercial pursuits, for want of the pernicious; called precious, metals””. (pag XV) L’ ozio e il denaro. Il lavoro e la ricchezza. “”La stupidità di costringere la classe operaia ad essere oziosa e di consumare ricchezza, mentre più ricchezza sarebbe necessaria che questi, costretti-da-essere-inattivi potrebbero, e se gli fosse consentito, facilmente produrre, è pari solo a tenere delle persone inattive, e angosciate più o meno come coloro che sono impegnati in occupazioni manifatturiere e commerciali, per volere del perversi, chiamati preziosi, metalli.”” Robert Owen Robert Owen (14 May 1771, Newtown, Montgomeryshire, Wales – 17 November 1858) was a Welsh social reformer and one of the founders of socialism and the cooperative movement. Owen’s philosophy, which Karl Marx would later name utopian socialism, was derived from three fundamental pillars of his thought. First, he believed that no one was “”responsible for his will and his own actions”” because “”his whole character is formed independently of himself.”” Owen firmly believed that people were the product of their environment, which fueled his support for education and labour reform. His views made Owen a pioneer in the promotion of investment in human capital. Owen’s second pillar was his opposition to religion. Owen felt that all religions were “”based on the same absurd imagination”” which he said made mankind “”a weak, imbecile animal; a furious bigot and fanatic; or a miserable hypocrite.”” However, he did embrace Spiritualism towards the end of his life [1]. His third pillar said that he disliked the factory system, and supported the cottage system. During a visit to Glasgow he fell in love with Caroline Dale, the daughter of the New Lanark mill’s proprietor David Dale. Owen induced his partners to purchase New Lanark, and after his marriage with Caroline in September 1799, he set up home there. He was manager and part owner of the mills (January 1800). Encouraged by his great success in the management of cotton mills in Manchester, he hoped to conduct New Lanark on higher principles and focus less on commercial principles. The mill of New Lanark had been started in 1785 by Dale and Richard Arkwright. The water-power afforded by the falls of the Clyde made it a great attraction. About two thousand people had associations with the mills. Five hundred of them were children who were brought at the age of five or six from the poorhouses and charities of Edinburgh and Glasgow. The children had been well treated by Dale, but the general condition of the people was very unsatisfactory. Many of the workers were in the lowest levels of the population; theft, drunkenness, and other vices were common; education and sanitation were neglected; and most families lived in only one room. The respectable country people refused to submit to the long hours and demoralising drudgery of the mills. Many employers operated the truck system, whereby payment to the workers was made in part or totally by tokens. These tokens had no value outside the mill owner’s “”truck shop.”” The owners were able to supply shoddy goods to the truck shop and still charge top prices. A series of “”Truck Acts”” (1831-1887) stopped this abuse. The Acts made it an offence not to pay employees in common currency. Owen opened a store where the people could buy goods of sound quality at little more than cost, and he placed the sale of alcohol under strict supervision. He sold quality goods and passed on the savings from the bulk purchase of goods to the workers. These principles became the basis for the Co-operative shops in Britain that continue to trade today. His greatest success, however, was in the education of the young, to which he devoted special attention. He was the founder of infant schools in Great Britain, especially in Scotland. Though his reform ideas resemble European reform ideas of the time, he was likely not influenced by the overseas views; his ideas of the ideal education were his own. Though at first regarded with suspicion as a stranger, he soon won the confidence of his people. The mills continued to have great commercial success, but some of Owen’s schemes involved considerable expense, which displeased his partners. Tired at last of the restrictions imposed on him by men who wished to conduct the business on the ordinary principles, Owen, in 1813, arranged to have them bought out by new found investors. These, who included Jeremy Bentham and a well-known Quaker, William Allen, were content to accept just 5% return on their capital, allowing Owen a freer scope for his philanthropy. In the same year, Owen first authored several essays in which he expounded on the principles which underlay his education philosophy. Owen had originally been a follower of the classical liberal and utilitarian Jeremy Bentham. However, as time passed Owen became more and more socialist, whereas Bentham thought that free markets (in particular, the rights for workers to move and choose their employers) would free the workers from the excess power of the capitalists. From an early age, he had lost all belief in the prevailing forms of religion and had thought out a creed for himself, which he considered an entirely new and original discovery. The chief points in this philosophy were that man’s character is made not by him but for him; that it has been formed by circumstances over which he had no control; that he is not a proper subject either of praise or blame. These principles lead up to the practical conclusion that the great secret in the right formation of man’s character is to place him under the proper influences – physical, moral and social – from his earliest years. These principles – of the irresponsibility of man and of the effect of early influences – form the key to Owen’s whole system of education and social amelioration. They are embodied in his first work, A New View of Society, or Essays on the Principle of the Formation of the Human Character, the first of these essays (there are four in all) appearing in 1813. Owen’s new views theoretically belong to a very old system of philosophy, and his originality is to be found only in his benevolent application of them. Image:Robert Owen’s house, New Lanark.jpg Robert Owen’s house in New Lanark.For the next few years Owen’s work at New Lanark continued to have a national and even a European significance. His schemes for the education of his work-people attained to something like completion on the opening of the institution at New Lanark in 1816. He was a zealous supporter of the factory legislation resulting in the Factory Act of 1819, which, however, greatly disappointed him. He had interviews and communications with the leading members of government, including the premier, Lord Liverpool, and with many of the rulers and leading statesmen of Europe. New principles were also adopted by Robert Owen in raising the standard of goods produced. Above each machinist’s workplace, a cube with different coloured faces was installed. Depending on the quality of the work and the amount produced, a different colour was used. The worker then had some indication to others of his work’s quality. The employee had an interest in working to his best. Though not in itself a great incentive, the conditions at New Lanark for the workers and their families were idyllic for the time. New Lanark itself became a much frequented place of pilgrimage for social reformers, statesmen, and royal personages, including Nicholas, later emperor of Russia. According to the unanimous testimony of all who visited it, New Lanark appeared singularly good. The manners of the children, brought up under his system, were beautifully graceful, genial and unconstrained; health, plenty, and contentment prevailed; drunkenness was almost unknown, and illegitimacy was extremely rare. The relationship between Owen and his workers remained excellent, and all the operations of the mill proceeded with the utmost smoothness and regularity. The business was a great commercial success. [edit] Plans for alleviating poverty through Socialism (1817) Robert Owen is commemorated with this statue in Manchester.Hitherto Owen’s work had been that of a philanthropist. His first departure in socialism took place in 1817, and was embodied in a report communicated to the committee of the House of Commons on the Poor Law.”,”SOCU-141″
“OWEN Hugh G.”,”La Terra dinamica. Tettonica globale e stato interno.”,”Hugh G. Owen nato nel 1933, ha compiuto i suoi studi alla University of London ed è attualmente direttore del dipartimento di Paleontologia del Museo di Storia Naturale di Londra. Le sue ricerche sono culminate nell’Atlas of continental displacement, 200million years to the present, in cui i dati geologici e geofisici vengono confrontati sia con il modello di una Terra a dimensioni costanti che con quello di una Terra in espansione.”,”SCIx-094-FL”
“OWEN Thomas C.”,”Russian Corporate Capitalism from Peter the Great to Perestroika.”,”Preface, Introduction, Appendix: A. The Ruscorp Database, B. Basic Capital as an Indicator of Corporate Size, C. Tables, D. Figures, Notes, Works Cited, Index,”,”RUSx-156-FL”
“OWEN Roger”,”Stato, potere e politica nella formazione del Medio Oriente moderno.”,”Roger Owen insegna Storia del Medio Oriente presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Harvard. Tra le sue opere ‘Lprd Cromer: Victorian Imperialist: Edwardiand Proconsul’, Oxford University Press; e con Sevket Pamuk, ‘A History of the Middle East Economic in the 20th Century’ (1999), ‘The Middle East in the World Economy, 1800-1914’ (1981). «Circa trent’anni fa si discusse molto sul fatto che la geologia dovesse soltanto osservare e teorizzare: e ricordo bene che qualcuno disse che di questo passo un uomo avrebbe tranquillamente potuto recarsi in una cava di ghiaia per contare i sassolini e descriverne i colori. Come è strano che non si riesca a capire che, per avere qualche utilità, l’osservazione deve essere favorevole o contraria ad alcune concezioni» (Charles Darwin a Henry Fawcett, 1861) (in apertura)”,”VIOx-229″
“OYZERMAN T.I. (OJZERMAN)”,”Formirovanie filosofii marksizma. (Formazione filosofica marxista)”,”(Formazione filosofica marxista)”,”MADS-556″
“PABLO Michel, a cura, scritti di Leon TROTSKY, Leon TROTSKY e G. ZINOVIEV, Christian RAKOVSKY”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928.”,”Contiene l’annesso III in ‘Cours Nouveau’ di Trotsky: Sur la liaison entre la ville et la campagne (…Et sur des bruits mensongers)’ (Pravda, 6 dicembre 1923) (pag 75-81)”,”TROS-013-FGB”
“PACCES F.M.”,”Nostro tempo della rivoluzione industriale.”,”Una sorta di ‘Just in Time’: riduzione del magazzino. “”Se diamo il nome di ‘stock attivo’ ai semilavorati immagazzinati a tale scopo (per distinguerli dagli ‘stocks inattivi’ costituiti dai semilavorati che si immagazzinano forzatamente quando si segue lo schema di lavorazione ordinario o discontinuo) diremo che ‘lo schema di lavorazione a sequenza continua elimina gli stocks inattivi e conserva i soli stocks attivi dei prodotti in corso di lavorazione’. Si è così ottenuto il risultato richiesto, di diminuire il capitale circolante necessario, senza necessariamente aumentare il capitale fisso”” (pag 199) “”La reazione socialista, e specie dei socialisti tedeschi nei confronti dei principi tayloriani, pur pretendendo di stabilire un “”sistema Taylor capovolto”” (das umgekehrte Taylorsystem) pecca di logica là dove, ad esempio, in luogo di porsi la questione di conoscere «quali sono gli uomini più adatti a compiere dei processi lavorativi rigorosamente determinati» pretenderebbe porre la questione inversa: «quali sono le forme di organizzazione, i mestieri, i processi lavorativi meglio adatti a utilizzare le forze e le capacità umane tali quali esse sono» (1). (pag 140) (1) Neurath, ‘Die ungekehrte Taylorsystem’, in ‘Durch Kriegswirtschafts zur Naturalwirtschaft’, Münich, 1919, pag. 206″,”ECOA-025″