“MAAREK Gérard”,”Introduction au Capital de Karl Marx. Un essai de formalisation.”,”””Amicus Plato, sed magis amica veritas”” MAAREK Gérard nato nel 1939 in Tunisia, proviene dal politecnico. Dal 1972 ha occupato il posto di direttore aggiunto dell’ ENSAE ove è pure direttore di studi. E’ D del Centro europeo di formazione degli statistici-economisti dei paesi in via di sviluppo. Marx sulle frodi e la corruzione economica borghese. “”Marx ha avuto certamente coscienza dell’ importanza di queste eccezioni alle regole di comportamento degli agenti, e del funzionamento dei mercati posto in precedenza. Sovente, egli non ne ha dato che una schematizzazione parziale, e non li ha trattati nell’ elaborazione della sua teoria. Per lui, per esempio, gli “”imbrogli”” che i capitalisti esercitano gli uni contro gli altri si annullano reciprocamente. “”E’ evidente che nessun cambiamento nella distribuzione dei valori circolanti può aumentare la loro somma. La classe intera dei capitalisti non può trarre benefici su se stessa”” (T. I, pag 166). Allo stesso modo, la parificazione dei salari può incontrare ogni sorta di “”ostacoli locali””. Ma “”nache importanche che possa essere lo studio di queste frizioni in ogni ricerca speciale sul salario, esse poessono però essere lasciate a lato come fortuite e secondarie nell’ esame generale della produzione capitalistica””. (T. VI, pag 160)”” (pag 54)”,”MADS-376″
“MACALUSO Emanuele”,”50 anni nel PCI. Con uno scambio di opinioni tra l’ Autore e Paolo Franchi.”,”Emanuele MACALUSO è nato a Caltanissetta nel 1924. Figlio di un ferroviere, aderì al PCI clandestino nel 1941. Nel 1944 diventa dirigente della Camera del Lavoro. Nel 1951 è deputato all’ Assemblea Regionale Siciliana. Nel 1956 lascia il sindacato per dirigere il PCI siciliano ed entra nel Comitato Centrale del partito. Dal 1960 è membro della Direzione ed in seguito, con Togliatti, Longo e Berlinguer, fa parte della segreteria e dell’ Ufficio Politico. Eletto deputato nazionale nel 1963 e poi (dal 1976 al 1992) al Senato. Dal 1982 al 1986 è stato direttore dell’ Unità. Successivamente si è dato al giornalismo e ha scritto libri (v. retrocopertina). E. Reale rompe col PCI. “”Eugenio Reale – medico, di famiglia alto-borghese, militante del PCI clandestino, incarcerato e confinato, leader dei comunisti napoletani e membro della Direzione dopo la Liberazione, fu, con Salvatore Cacciapuoti e Maurizio Valenzi, l’ uomo che nel marzo del 1944 accolse Togliatti che perigliosamente era sbarcato a Napoli. Di Togliatti era amico personale, fra i due c’era un’ affinità culturale.”” (pag 44) “”Reale era un uomo colto e affascinante e le sue scelte furono certamente meditate, come quelle fatte, in tempi diversi, da Valdo Magnani, Vezio Crisafulli, Antonio Giolitti, Mario Pirani, Antonio Ghirelli, Luciano Cafagna, Furio Diaz, Italo Calvino e tanti altri che, però, non si collocarono mai a destra. Reale visse il distacco dal PCI e da Togliatti con un rancore come se avesse subito un inganno da una persona cui aveva incautamente dato fiducia. Era uno di quelli che sapeva come stavano le cose nei paesi dell’ Est per averli frequentati più di ogni altro (…)””. (pag 44-45) “”L’ operazione Milazzo””. (pag 112)”,”PCIx-157″
“MacARTHUR John R.”,”La casta americana.”,”””Stando ai dati forniti dalla stesse università, si calcola che le cosiddette iscrizioni ereditarie costituiscano il 10-15 per cento di goni classe negli otto college dell’Ivy League. A Harvard, i fgli di ‘alumni’ hano quasi quattro volte più probabilità di essere ammessi rispetto agli altri richiedenti. In un’istituzione privata meno elitaria, The University of Notre Dame, il criterio ereditario è anche più alto: ogni classe di matricole conta dal 22 al 24 per cento di figli di ‘alumni’. In tutto, notò “”The Economist”” nel 2005, “”tre quarti degli studenti nei 146 migliori college della nazione vengono dal quarto socio-economico più ricco, a confronto con il 3 per cento appena che viene dal quarto più povero””.”” (pag 192-193) MacARTHUR John R. nasce a NY nel 1956 e si diploma nel 1978 al Columbia College. Rileva l'””Harper’s Magazine”” nel 1980, guidando la rivista in costante aumento di vendite. Ha scritto pure “”Secondo Front: Censorship and Propaganda in the Gulf War”” e ‘The Selling of Free Trade: NAFTA, Washington and the Subversion of Democracy””. Vive a New York.”,”USAS-180″
“MACAULAY Thomas Babington”,”La conquista dell’ India.”,”CLIVE ufficiale britannico, primo governatore del Bengala (Styche, presso Market Drayton, 1725-Londra 1774). Considerato come il fondatore dell’ impero britannico in India, si mise in luce nel 1751, allorché consigliò e condusse una spedizione che si impadronì di Arcot, capitale del Carnatico, che strappò alla Francia compiendo il primo decisivo passo verso l’insediamento della potenza britannica in India. Nel 1757 cacciò le truppe del nawab del Bengala da Calcutta; a Plassey (26 giugno 1757), C. ottenne una decisiva vittoria sullo stesso nawab, assicurando così il controllo britannico su Bengala, Bihar e Orissa. L’episodio s’inquadra nella guerra dei Sette anni (1756-63), conseguenza del contrasto che opponeva Inghilterra e Francia per la penetrazione in India e che si risolse a svantaggio della seconda. Diventato governatore dei possedimenti del Bengala, tornò in Inghilterra (1760), dove fu eletto membro del Parlamento e creato pari d’Irlanda. Nel 1765 fu di nuovo nel Bengala e vi attuò valide riforme che mettevano fine alla corruzione dei funzionari civili. Riorganizzò le forze militari e legalizzò la posizione dell’ East India Company stipulando un trattato con l’imperatore di Delhi. Al suo ritorno in Inghilterra fu accusato di corruzione ma seppe difendersi ottenendo l’assoluzione (1773).”,”INDx-017″
“MACCARRONE Salvatore”,”Un cappellano nell’URSS.”,”Critica la linea ufficiale del Vaticano che mantiene ottime relazioni con Franco in Spagna, Salazar in Portogallo, Peron in Argentina e scomunica i ‘comunisti’. (pag 63-68) Descrizione edulcorata della vita sovietica”,”RELC-318″
“MACCHERONI Carlo MAURI Arnaldo a cura; saggi di Raffaele COSTA Marcello NATALE Umberto MELOTTI Alessandra VENTURINI Antonio D’HARMANT FRANÇOIS Philippe FARGUES Abdelkrim BELGUENDOUZ Khemaïes TÂAMALLAH Giuseppe CALLOVI Andrea FURCHT Arnaldo MAURI”,”Le migrazioni dall’Africa mediterranea verso l’Italia. Atti del Convegno organizzato dall’Istituto di Metodi Quantitativi dell’Università “”L. Bocconi”” e dalla Fondazione Finafrica (Milano, 3 ottobre 1988).”,”F. Davoli MACCHERONI Carlo (1942) è professore associato nell’Univ. Bocconi dove insegna statistica e demografia. MAURI (1932) è direttore dell’Istituto di Economia dell’Univ. degli Studi di Milano. Si interessa alla questione del sottosviluppo e del Terzo Mondo.”,”CONx-176″
“MACCHIA Giovanni DE-NARDIS Luigi COLESANTI Massimo MARCHI Giovanni RUBINO Gianfranco GUARALDO Enrico VIOLATO Gabriella”,”La letteratura francese. Dal Romanticismo al Simbolismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Luigi de Nardis nato a Roma nel 1928 è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato studi su Mallarmé, Baudelaire, Saint-Evremond, Magalotti, G.G. Belli, sulla cultura dei Seicento, sulla poesia scientifica del Settecento, sul Decadentismo. Le sue traduzioni rappresentano un prolungamento e una verifica della sua opera di filologo e di critico. Massimo Colesanti è nato nel Molise a Larino nel 1926. É ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Filologo e critico di formazione romana (allievo assieme al de Nardis di Trompeo), noto per i suoi studi su Stendhal, si è interessato anche di Storia della critica e ha curato edizioni di testi di Boileau, Voltaire, Montesquieu, Balzac. Ha fondato nel 1974 e dirige la rivista Micromégas. É presidente della Fondazione Primoli di Roma. Enrico Guaraldo (Torino 1946) è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di Lettere e filosofia della 2° Università di Roma. Allievo di Giovanni Macchia, ha insegnato nelle università di Chieti e di Lecce, e all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha pubblicato studi su Proust, Stendhal, Mallarmé, Laforgue, Apollinaire, Reverdy, Valéry.”,”STOx-027-FL”
“MACCHIA Giovanni MARCHI Giovanni COLESANTI Massimo RUBINO Gianfranco GUARALDO Enrico VIOLATO Gabriella”,”La letteratura francese. Il Novecento.”,”Giovanni Marchi è professore associato di lingua e letteratura francese alla facoltà di lettere dell’Università La Sapienza di Roma. Allievo di Giovanni Macchia, ha collaborato con lui nei primi anni di attività dell’Istituto del Teatro dell’Università di Roma. Attento ai problemi della vita sociale e spirituale del suo tempo, è autore di saggi, libri e traduzioni; si è interessato in particolare di Du Bellay, Cyrano, Molière, Stendhal, Pirandello, Artaud e di vari autori di teatro. Ha pubblicato I sonetti romani di Du Bellay, Il mito di Roma in Francia, L’immaginazione in libertà. Gianfranco Rubino, dopo avere insegnato negli atenei di Chieti e Palermo, è attualmente ordinario di lingua e letteratura francese alla facoltà di Lettere dell’Università di Cassino. Allievo di Giovanni Macchia, si è occupato di temi, problemi e figure della narrativa e della critica francese, dedicando studi e saggi a Stendhal, Malraux, Colette, Bernanos, Saint-Exupéry, Green, Giono, Camus, Roblès, Duras, Fernandez. Ha curato opere collettive e pubblicato: Gide, Il movimento e l’immobilità, Jean-Paul Sartre, L’intellettuale e i segni, Saggi su Sartre e Barthes, Immaginario e narrazione. Gabriella Violato, professore ordinario di lingua e letteratura francese alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma e allieva di Giovanni Macchia, ha pubbliacato saggi e studi oltre che sulla letteratura del Novecento (sul surrealismo, su Sartre, su Camus), anche su Madame de La Fayette e la cultura aristocratica del secondo Seicento e su Baudelaire. Si è interessata inoltre di Leconte de Lisle e del Parnasse, di Marcel Schwob, di Rodenbach e di Samain in Italia. Suoi lavori: La principessa giansenista, Saggi su Madame de La Fayette e Scritture surrealiste.”,”VARx-023-FL”
“MACCHIA Giovanni”,”La letteratura francese. Dal tramonto del Medioevo al Rinascimento.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.”,”STOx-029-FL”
“MACCHIA Giovanni”,”La letteratura francese. Dal Rinascimento al Classicismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.”,”STOx-030-FL”
“MACCHIA Giovanni DE-NARDIS Luigi COLESANTI Massimo”,”La letteratura francese. Dall’Illuminismo al Romanticismo.”,”Giovanni Macchia ha insegnato dal 1939 alla facoltà di lettere di Pisa e alla scuola Normale Superiore; dal 1949 e per molti anni all’Università di Roma, occupando la cattedra di lingua e letteratura francese che fu già di Cesare de Lollis e di Pietro Paolo Trompeo. Collabora a importanti riviste italiane e straniere e al Corriere della Sera. Tra le sue opere ricordiamo: Baudelaire critico, Il cortegiano francese, Il paradiso della ragione, Vita, avventure e morte di don Giovanni, Il silenzio di Molière, L’Angelo della notte, Pirandello o la stanza della tortura, Le rovine di Parigi, ha vinto il Prix Médicis per la saggistica. Dal 1989 è Proust e dintorni e del 1992 Baudelaire e la poetica della malinconia. É socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Luigi de Nardis nato a Roma nel 1928 è ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato studi su Mallarmé, Baudelaire, Saint-Evremond, Magalotti, G.G. Belli, sulla cultura dei Seicento, sulla poesia scientifica del Settecento, sul Decadentismo. Le sue traduzioni rappresentano un prolungamento e una verifica della sua opera di filologo e di critico. Massimo Colesanti è nato nel Molise a Larino nel 1926. É ordinario di lingua e letteratura francese nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Filologo e critico di formazione romana (allievo assieme al de Nardis di Trompeo), noto per i suoi studi su Stendhal, si è interessato anche di Storia della critica e ha curato edizioni di testi di Boileau, Voltaire, Montesquieu, Balzac. Ha fondato nel 1974 e dirige la rivista Micromégas. É presidente della Fondazione Primoli di Roma.”,”STOx-031-FL”
“MACCHIORO Aurelio, a cura di Luca MICHELINI”,”Keynes, Marx, l’Italia.”,” Luca Michelini è professore di Storia del pensiero economico presso l’Università LUM Jean Monnet di Casamassima (Bari). Ha pubblicato: ‘Marginalismo e socialismo. Maffeo Pantaleoni’ (1998). Contiene il capitolo: ‘Divisione del lavoro e rivoluzione dell’ industria in Marx (cap.7) (pag 157-177) “”Adamo Smith e la spola volante. L’Inghilterra officina del mondo! Io credo nella Zecca onnipotente e nel figliol suo detto Zecchino! “”La febbre degli industri è come quella dei valorosi che, giunti sulle rive dell’oceano piangono di dolore perché non vi sia più terra da conquistare”” (20). L’Inghilterra forniva le macchine, la Francia forniva gergo e ideologia alla “”libertà dell’industria””: ‘l’industrie, les industriels, le parti industriel, industrialisme, le système industriel’. Di fronte alla rivoluzione industre Marx consentiva pienamente e pienamente avrebbe sottoscritto quanto C. Comte e Dunoyer propagandavano: industria è operosità, il secolo XIX è il secolo dell’operosità. Egli conosce, ben s’intende, e fin dai ‘Manoscritti’ del 1844, le inchieste di Pecqueur e di Buret, di Schulz e di Loudon sulla miseria operaia, eppure gli canta di “”civile vittoria del capitalista””. “”La proprietà mobiliare””, scrive, “”ha fornito al popolo la libertà politica, ha sciolto i vincoli della società civile, ha collegato i continenti… ha dato al popolo, invece dei suoi rozzi, dei civili bisogni… La civile vittoria del capitalista è di avere scoperto e posto il lavoro umano come fonte di ricchezza in luogo della morta cosa”” e cita Saint-Simon e Ricardo e James Mill e MacCulloch e Michel Chevalier – gli apologeti dell’industrialismo e scrive ‘Die Industrie’ e non ‘Das Gewerbe’, giacché il termine francioso sta facendo carriera nelle lingue d’Europa (21). Dalla esaltazione dei ‘Manoscritti’ alla esaltazione che s’esprimerà nel ‘Manifesto’ il passo è breve: la borghesia, dirà il ‘Manifesto’, ha saputo costruire ben altro che cattedrali gotiche e piramidi egizie! Sotto tale profilo la datazione di economia classica nella ‘Critica’ del 1859 (l’economia classica nasce con Petty e muore con Ricardo) acquista chiara luce: il distacco fra visuale industre dell’economia e visuale tradizionalista – ‘medievale’, per indicare un’epoca ed un contenuto in cui maggiorascato e manomorta, ricchezza di morte cose, dominano; o fra visuale industre e visuale mercantilista – ‘mercantilista’ in cui domina la ricchezza di mercatura, il denaro più che la ricchezza di trasformazione – incomincia con l’acquisizione del concetto-lavoro al fatto economico. E’ tramite il concetto di travaglio operoso che l’economia acquista la visuale ‘classica’ di teorizzamento dell’operosità; qui il lavoro non è semplicemente sforzo penoso o travaglio ma creatività operosa, inventiva. Di qui l’economia classica come compresa fra Petty e Ricardo – quali autori che istituirono una economia politica sul concetto di ricchezza come “”prodotto del lavoro”””” [Aurelio Macchioro, ‘Divisione del lavoro e rivoluzione dell’ industria in Marx’, (in) Aurelio Macchioro, a cura di Luca Michelini, ‘Keynes, Marx, l’Italia’, Roma, 2007] [(20) C. Cattaneo (1845), ‘Dell’economia nazionale di Federico List’, in ‘Scritti economici, Le Monnier, Firenze, 1956, p. 381; (21) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, (in) ‘Opere filosofiche giovanili’, Rinascita, Roma, 1950, p. 246] ((pag 165-166)”,”TEOC-669″
“MACCIÒ Massimo”,”Vetro carbone e sale. Vita e morte del “”giornaliere”” Lorenzo Rolando da Altare al massacro di Aigues-Mortes.”,”Alle soglie del XX secolo c’è un’Italia affamata e disperata, costretta a emigrare in Francia per sbarcare il lunario. E, tra i tanti ‘macaronis’ ridotti a spalare il sale nell’inferno bianco del ‘Midi’, c’è Lorenzo Rolando, un giornaliere vagabondo e sfortunato che figura tra le vittime del più efferato massacro di ‘ouvriers’ italiani avvenuto in Francia nell’età contemporanea: la strage di Aigues-Mortes, il 17 agosto 1893. Il libro traccia la biografia di questo lavoratore, “”nato accidentalmente”” ad Altare, un piccolo paese dell’entroterra di Savona, e destinato sua malgrado a rimanere “”distante”” e sconosciuto anche ai suoi territori d’origine. Un’esistenza , quella di Rolando, dietro la quale si delineano in filigrana alcuni avvenimenti che hanno segnato la nostra storia: dall?illusione della rivoluzione industriale in salsa italiana alla nascita del solidarismo proletario e della lotta di classe; dalla ‘II Internazionale’ alla ‘Grande Depressione’; dalle “”divagazioni africane”” del giovane regno d’Italia alla tragedia degli operai italiani tra ilsole e il sale della Camargue. La vita e la morte di Rolando, insomma, sono un’avventura misteriosa e affascinante e, insieme, la plastica rappresentazione delle ragoin di un dramma dimenticato eppure ancora molto vicino: quello degli emigranti italiani costretti a “”morire di lavoro”” alla ricerca di un futuro migliore. Massimo Macciò è nato a Savona nel 1963. Ha pubblicato: ‘Una storia di paese’, ‘Le bombe di Savona 1974-75’, ‘Le bombe di Savona. I protagonisti, le immagini, la verità. “”Di fronte alla ‘Grande Depressione’ la reazione difensiva del capitalismo francese, culminata con la svolta protezionista del capitalismo francese del 1887, assunse quindi una connotazione quasi schizofrenica (282): i migranti da un lato vennero utilizzati in funzione addirittura sostitutiva degli ‘ouvriers’ francesi (283), viste le loro minori pretese salariali (che, secondo Marcel Roncayolo (284), consentirono agli imprenditori d’Oltralpe di evitare gli investimenti necessari alla modernizzazione degli impianti (285); dall’altro furono oggetto di una chiusura sociale diffusa dall’esterno (286) attraverso il “”patriottismo”” e lo sciovinismo che la stampa nazionale e locale veicolavano con sempre maggiore insistenza e che arrivarono a lambire anche le strutture proletarie locali: nella Francia di fine Ottocento l’economicismo operaista, infatti, sfocia sovente nell’anarchismo ravacholista (287) e il solidarismo sovranazionale diventa un “”internazionalismo di campanile”” che confina e talvolta tracima nella xenofobia: «ieri erano i produttori, oggi sono gli operai che domandano di essere protetti, e i governi cedono, e intanto si mantiene più vivo che mai quello che Goethe chiamava l’egoismo di patria» concluderà sconsolatamente Pietro Sitta la sua lucida analisi sull’atteggiamento di molta parte del proletariato francese nei confronti degli immigrati» (288). La somma di questi motivi fa sì che i ‘chinois de l’Europe’ (289) inizino ad essere guardati con malcelata diffidenza dalle comunità locali: alle paure legate alla crisi – agitate in senso nazionalista da una parte dei partiti conservatori (290) – si aggiungono gli attriti determinati da questioni politiche quali la questione tunisina e i timori transalpini per l’alleanza italiana con gli Imperi Centrali (291). Nel penultimo decennio del XIX secolo, e nonostante i primi successi nell’azione comune sindacale in alcune città transalpine, tra le quali Marsiglia (292), la psicosi dell’invasione comincia quindi a farsi strada nella mentalità collettiva e l’ideologia protezionista inizia a impregnare di sé la società francese inducendo un risentimento xenofobo verso i ‘christos’ (293)”” (pag 69-70) [Massimo Macciò, ‘Vetro carbone e sale. Vita e morte del “”giornaliere”” Lorenzo Rolando da Altare al massacro di Aigues-Mortes’, Amanzon Italia, Torino, 2023] [(…) (287) Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes, 1893′, di Enzo Barnabà, Infinito edizioni,, Formigine, 2008, p. 64; (288) Pietro Sitta, ‘L’emigrazione degli italiani in Francia, 26 agosto 1893; (…)] Citati nella bibliografia i libri di Emilio Gianni, Badarello, Cervetto. Libri sulla condizione operaia ecc. – Enzo Barnabà, Aigues-Mortes, il massacro degli italiani, Infinito edizioin, Formigine, 2015 – Antonio Cortese, L’emigrazione italiana in Francia dal 1876 al 1976: uno sguardo d’insieme, Tau Editrice, Todi, 2017 – Marta Fana, Simone Fana, Basta salari da fame!, Laterza, Roma, 2019 – Andrea Giardina, a cura, Storia mondiale dell’Italia, Laterza, Roma, 2017″,”CONx-002-FFS”
“MACCIOCCHI Maria Antonietta; con testi di Ch. BETTELHEIM L. CANE A. CASANOVA J. CHATAIN J. CHESNEAUX J. DE-BONIS J. HENRIC B. LIEGE M. LOI S. MATTA G. SCARPETTA Ph. SOLLERS”,”Polemiche sulla Cina.”,”Con testi di Ch. BETTELHEIM L. CANE A. CASANOVA J. CHATAIN J. CHESNEAUX J. DE-BONIS J. HENRIC B. LIEGE M. LOI S. MATTA G. SCARPETTA Ph. SOLLERS”,”CINx-062″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Lettere dall’ interno del PCI. A Louis Althusser. Il partito, le masse e le forze rivoluzionarie nella densa corrispondenza fra una militante comunista e il filosofo francese.”,”La MACCIOCCHI il 19 maggio 1968 è stata eletta deputato nella lista PCI per la circoscrizione Napoli-Caserta. Ha fatto parte della Commissione Esteri. Il volume contiene un ritaglio di giornale coevo con una lettera polemica nei confronti della MACCIOCCHI (L’Unità).”,”PCIx-075″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Per Gramsci.”,”M.A. MACCIOCCHI ha partecipato alla lotta clandestina antifascista. Nel 1950 ha diretto ‘Noi donne’. Nel 1956 ‘Vie Nuove’. Quindi è diventata corrispondente da Parigi de l’ Unità. E’ stata eletta nelle file del PCI nel 1968 ma non è stata ripresentata nelle elezioni del 1972 anche sull’ onda del dibattito polemico acceso dai suoi libri. E’ divenuta quindi docente all’ Università parigina di Vincennes dove dal 1972 tiene un corso su Gramsci. “”Alla brutalità della svolta del ’29, che si accompagnò, come Gramsci aveva ben capito, con l’ isolamento dei comunisti e con il fallimento di ogni prospettiva rivoluzionaria, Gramsci aveva opposto dunque la sua “”Costituente””, non concepita “”come fine a sé, ma come mezzo””, esprimente la necessità del proletariato di conquistarsi l’ alleanza degli altri strati sociali, interessati al rovesciamento del fascismo, i contadini e gli strati piccolo-borghesi. Infatti , affermava, “”senza la conquista di nuovi alleati è precluso al proletariato ogni serio movimento rivoluzionario””. (pag 130-131)”,”GRAS-038″
“MACCIOCCHI Maria Antonietta”,”Di là dalle porte di bronzo. Viaggio intellettuale di una donna in Europa.”,”MACCIOCCHI Maria Antonietta unisce alla ricerca, al lavoro universitario, e alla scrittura, un’infaticabile analisi sulle società europee”,”EURx-292″
“MACDONALD J. Ramsay”,”Direttive politiche per il partito del lavoro.”,”Servizi pubblici e privati. “”Se nel corso di una giornata mi si dà una mezza dozzina di numeri sbagliati, ciò no avviene perché il mio telefono appartiene al Governo, chè, per questo, se mai, le mie spese sono certamente minori che se io avessi a che fare con un Trust telefonico privato. La radice del disordine di entrambi i servizi sta tuttavia nella condizione nella quale si trovavano allorquando si fece il trapasso al Governo. Nell’ acquistarli, la Camera dei Deputati trattò con amici, e c’è una tradizione dannosa (alla quale il Lavoro deve por fine) per la quale si può essere meno rigidamente corretti trattando il denaro pubblico che trattando quello privato. I telegrafi furono venduti al pubblico con un colossale sopraccarico, e si permise che il servizio telefonico si riducesse ad una efficienza minima prima di passare, a prezzo di riscatto, nelle mani dello Stato.”” (pag 67)”,”UKIx-090″
“MACDONALD Dwight”,”Partir de l’ homme…Examen critique des fondements de l’ action socialiste. (The Root is Man)”,”””Etre radical, c’est appréhender la matière par sa racine. Et en ce qui concerne l’ humanité, la racine est l’ homme lui-même”” (Marx 1844) “”a. La somiglianza fondamentale tra la politica del Labour Party inglese e quella dei Tories è stata qualche volta riconosciuta. Un piccolo esempio tra i mille: una nota di stampa del 7 marzo annunciava che il servizio segreto inglese dispensava per l’ anno successivo intorno a 10 milioni di sterline, ossia cinque volte di più del budget del 1939. b. Dal 1943, il governo australiano è 100% socialista; 16 dei 19 ministri sono ex dirigenti sindacali. Questo governo conduce la “”White Australia Policy’, ovvero l’ esclusione completa di tutti gli immigrati neri, bruni o gialli. Egli si lamenta pure della eccessiva mansuetudine di MacArthur riguardo al popolo giapponese vinto. (…)””. (pag 25)”,”TEOC-372″
“MACDONOGH Giles”,”Prussia. La perversione di un’idea. Da Federico il Grande a Adolf Hitler.”,”L’A, storico e giornalista, ha scritto per importanti quotidiani e riviste. Attualmente collabora al ‘Financial Times’. Fra i suoi libri ricordiamo: ‘A Good German: Adam von Trott zu Solz’, un saggio sull’ opposizione interna a Hitler durante la 2° GM.”,”GERx-036″
“MACDONOGH Giles”,”Después del Reich. Crimen y castigo en la posguerra alemana.”,”Foto di carovane di milioni di tedeschi in fuga da est (Sudeti, ecc.) verso ovest, rovine delle città bombardate, bambini denutriti, senza scarpe, foto di un campo di prigionieri tedeschi (di Theresienstadt). Questo campo era in precedenza usato dalle SS per esecuzioni di cecoslovacchi ed ebrei”,”GERN-196″
“MACE’ Jacques”,”Paul et Laura Lafargue. Du droit à la paresse au droit de choisir sa mort.”,”MACE’ nasce ne 1937 ed è un ex quadro dell’ industria aeronautica. La sua biografia di Paul e Laura LAFARGUE utilizza documenti inediti.”,”LAFx-014″
“MACEK Josef a cura di Leandro PERINI”,”Il Rinascimento italiano.”,”MACEK è uno storico noto, prima ancora che per le ricerche sul Rinascimento italiano, per gli studi su HUS, sul movimento hussita in Boemia, sui moti dei contadini tirolesi nel secolo XVI. Entrata in crisi la interpretazione che del Rinascimento aveva dato il BURCKHARDT, fino ad oggi mancava un tentativo di sintesi in cui le inserrezioni popolari e le polemiche religiosee, le trasformazioni economiche e il rinnovamento delle idee si presentassero come fenomeni tra loro strettamente legati.”,”ITAG-016″
“MACEK Josef”,”Le mouvement hussite en Bohême.”,”””Cherche la vérité, Ecoute la vérité, Apprends la vérité, Aime la vérité, Soutiens la vérité, Défends la vérité, Jusqu’à la mort!”” (Maître Jean Hus) Tabor bastione della rivoluzione ‘Tabor si trova a rappresentare delle forze rivoluzionarie internazionali che si erano unite agli hussiti cechi’ (pag 39) Il ruolo di Firenze. L’aumento del numero di salariati in città. “”Per comprendere veramente lo svolgimento e la portata del movimento rivoluzionario hussita, occorre collegarlo e integrarlo ai sollevamenti sorti negli altri paesi europei. Risultato anch’esso della crisi della società feudale, l’hussitismo faceva seguito alle battaglie precedenti dei campagnoli e dei borghesi e segnandone l’apogeo. I primi combattimenti contro la feudalità s’accendono nelle ‘città italiane’ dove il livello dell’economia urbana si eleva con rapidità e dove si estende attraverso tutto il Mediterraneo una rete di relazioni commerciali più densa senza cessa. (…) (pag 9-11)”,”RELP-001-FMB”
“MACFARLANE Alan”,”Énigmatique Japon. Une enquête étonnée et savante.”,”MACFARLANE Alan è professore di antropologia all’Università di Cambridge (Gran Bretagna). Jean-Marie BOUISSOU è direttore di ricerca a Science Po, al Centro studi di ricerche internazionali (CERI). Rifiuto delle distinzioni binarie. “”Cette autre logique consiste notamment à éviter la pensée absolute et binaire. Les oppositions profondément enracinées dans les systèmes monothéistes et dérivés de la Grece antique ne trouvent guère d’écho. Nous l’avons déja vu à propos de “”oui”” et “”non””. Voici comment Maraini résume l’approche japonaise. “”On est rarement confronté au Japon à ces dualismes séparateurs qui caractérisent la pensée occidentale: Dieu et homme, créateur et créature, esprit et matière, corps et âme, bien et mal, nature et réalité surnaturelle, sacré et profane. Dans le ‘shinto’, les hommes, le monde et les divinités appartiennent tous à ce qui est par essence un continuum vital unique.”” Le but ultime ne réside pas dans les distinctions, mais dans la synthèse et l’harmonie. “”L’harmonie consiste à ne pas faire de distinctions; si l’on peut faire une distinction entre bien et mal, il n’y a pas de ‘wa’ (d’harmonie).”” (pag 140)”,”JAPx-080″
“MACFARLANE L.J.”,”The British Communist Party. Its origin and development until 1929.”,”Sul movimento degli Shop Stewards: affiliazioni all’Internazionale Comunista pag 40. relazioni con il CPGB pag 110-111), fusione con il British Bureau RILU pag 112 Traduzione e circolazione delle opere di Lenin in Gran Bretagna (pag 22) Critica di Trotsky sulla politica del CPGB riguardo allo sciopero generale (pag 161-162; 167-169)”,”MUKx-209″
“MACGREGOR BURNS James”,”La crisi della democrazia americana.”,”Educato agli ideali del New Deal, biografo di Roosevelt, amico e biografo di Kennedy, candidato democratico al Congresso nel 1958 e autore di un libro polemico sul supremo organo legislativo americano, MACGREGOR BURNS (insegna scienze politiche al Wiliams College) accomuna la sua esperienza di studioso a quella di politico militante nell’ ala sinistra del partito democratico. “”5. Altre tendenze del sistema quadripartitico. Possono essere rilevate altre differenze, anche se meno nette. In politica estera e militare i due partiti presidenziali sembrano avere un orientamento più europeo, mentre i partiti congressuali, specialmente quello repubblicano, hanno interessi asiatici o orientali. Fu infatti la fazione taftiana che criticò severamente i democratici per aver “”soffocato”” la guerra nel Pacifico durante il secondo conflitto mondiale, e per aver poi aiutato l’ Europa a spese della Cina. I diversi partiti costituiscono poli di attrazione per giornali, columnists di dipo diverso: il Washington Post, il New York Times, Marchis Childs, il New Republican, appoggiano in generale i democratici presidenziali, mentre la New York Herald Tribune appoggia palesemente i repubblicani presidenziali e la Chicago Tribune i repubblicani congressuali. William S. White è un portavoce persuasivo dei democratici congressuali. Vi è, infine, una distribuzione geografica dei partiti: i democratici congressuali sono profondamente radicati nel Sud, i democratici presidenziali hanno le loro fortezze principali nelle zone urbane del Nord-est, del Midwest e dell’ Ovest, i repubblicani presidenziali sono fortemente presenti più o meno nelle stesse zone, ma con una particolare preferenza per le zone suburbane, mentre i repubblicani congressuali raccolgono le più copiose messi di voti nelle zone agricole del Nord””. (pag 222)”,”USAS-127″
“MacGREGOR BURNS James”,”Roosevelt: the Lion and the Fox. The first political biography of Franklin Delano Roosevelt.”,”Machiavelli su volpe e leone “”Il New Deal aveva portato una nuova condizione per l’ uomo; oltre a questo, aveva portato una nuova condizione nelle relazioni tra gli uomini. La vecchia subordinazione del lavoratore all’ imprenditore, tra chi subisce l’ ipoteca e chi la esercita, dell’ agricoltore allo spedizioniere e mediatore, dell’ inquilino agricoltore al proprietario terriero, del piccolo uomo d’affari al banchiere, può essere rimasta nella sua forma essenziale; ma le leggi e lo spirito del New Deal hanno instillato in queste relazioni elementi di dignità e di eguaglianza che caratterizzavano il vecchio sogno americano. “”Amici miei””, diceva Roosevelt a un gruppo di giovani democratici nell’ aprile del 1936, “”il periodo pionieristico dal punto di vista sociale è solo all’ inizio””. E questa azione pionieristica nell’ aggiustamento delle relazioni umane è stato compiuto in modo stimolante e – interamente – con buona volontà, piuttosto che in una atmosfera di amarezza e rappresaglia. “”Ancora una volta””, disse Roosevelt nella stessa occasione, “”l’aria autentica dell’ America è esilarante””””. (pag 268)”,”USAS-146″
“MACH Ernst”,”La Connaissance et l’ Erreur.”,”””Ciò che è ben determinato, regolare, automatico, è il tratto fondamentale della condotta degli animali e degli uomini; ma, nei due casi, osserviamo gradi così diversi di complicazione e di evoluzione che possiamo credere a due ordini di motivi assolutamente distinti. Per comprendere la nostra propria natura, bisogna che cacciamo quanto possibile lontano questo carattere ‘determinista’. La constatazione di una ‘assenza di regole’ non è, in effetti, interessante, né praticamente, ne scientificamente. Il progresso e l’ illuminazione non si manifestano che nella scoperta di una ‘legge’, per delle cose che in precedenza si credevano prive di ogni regola. L’ ipotesi di un’ anima, agente liberamente e senza legge, sarà sempre difficile da rifutare perché l’ esperienza dimostrerà sempre una rimanenza di fatti non spiegati. Ma l’ anima libera affrontata come ipotesi ‘scientifica’, e tutti gli studi fatti in questo senso, a mio avviso, sono delle assurdità ‘metodologiche'””. (pag 41) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”FILx-365″
“MACH Ernst”,”Conoscenza ed errore. Abbozzi per una psicologia della ricerca.”,”””Ciò che è ben determinato, regolare, automatico, è il tratto fondamentale della condotta degli animali e degli uomini; ma, nei due casi, osserviamo gradi così diversi di complicazione e di evoluzione che possiamo credere a due ordini di motivi assolutamente distinti. Per comprendere la nostra propria natura, bisogna che cacciamo quanto possibile lontano questo carattere ‘determinista’. La constatazione di una ‘assenza di regole’ non è, in effetti, interessante, né praticamente, ne scientificamente. Il progresso e l’ illuminazione non si manifestano che nella scoperta di una ‘legge’, per delle cose che in precedenza si credevano prive di ogni regola. L’ ipotesi di un’ anima, agente liberamente e senza legge, sarà sempre difficile da rifutare perché l’ esperienza dimostrerà sempre una rimanenza di fatti non spiegati. Ma l’ anima libera affrontata come ipotesi ‘scientifica’, e tutti gli studi fatti in questo senso, a mio avviso, sono delle assurdità ‘metodologiche'””. (pag 41) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”FILx-070-FRR”
“MACH Ernst”,”L’analisi delle sensazioni e il rapporto fra fisico e psichico.”,”Ernst Mach, nato in Moravia nel 1838, morto a Haar, presso Monaco, nel 1916, insegnò fisica a Graz e a Praga e poi filosofia a Vienna. Fu tra i filosofi più significativi della seconda metà dell’Ottocento ed è, con Avenarius, il principale esponente dell’ empiriocriticismo. Importanti sono anche i suoi contributi alla fisica e all’analisi critica dei suoi concetti.”,”SCIx-041-FRR”
“MACHACKOVA Vèra”,”Der junge Engels und die Literatur (1838-1844).”,”‘Il giovane Engels e la letteratura (1834-1844) Primo incontro con Marx nella redazione della “”Rheinischen Zeitung””: inizio della collaborazione “”Im weiteren Verlauf des Polemik sei es dann Marx gewesen, der Bruno Bauer zu einem entscheidenden Schritt gedrängt und zur Eröffnung der Kampfes überredet habe. Zur ersten Begegnung des jungen Engels mit Marx kam es dann am 25. November 1842 in der Kölner Redaktion der “”Rheinischen Zeitung””, wo Engels vor seiner Abreise nach England vorsprach. Wie aus brieflichen Äußerungen hervorgeht, verlief diese Begegnung in einer recht kühlen Atmosphäre, denn Marx sah in Engels das Mitglied der Vereins der “”Freien””. Dennoch blieb das Treffen nicht ohne Ergebnis. Es führte offenbar zu einer Überreinkunft über die weitere Mitarbeit des jungen Engels, denn bereits kurz nach seiner Ankunft in London schickte Engels seine ersten Berichte über die englischen Zustände, und Marx veröffentlichte sie alle”” [Vèra Machàckova, ‘Der junge Engels und die Literatur (1838-1844)’, Berlin, 1961] (pag 276)”,”MAES-164″
“MACHÍ Antonio”,”Introduzione alla Teoria dei Gruppi.”,”Antonio Machì, laureato in matematica a Roma, si è perfezionato all’Università di Chicago. Attualmente è professore incaricato di Teoria dei gruppi presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Roma.”,”SCIx-247-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Il principe.”,”Machiavelli “”Noi abbiamo detto di sopra come a uno principe è necessario avere e’ sua fondamenti buoni; altrimenti, di necessità conviene che ruini. E’ principali fondamenti che abbino tutti li stati, così nuovi come vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme (1), e perché non può essere buone legge dove non sono buone arme, e dove sono buone arme conviene sieno buone legge”” (pag 57) ((1) le ottime leggi e gli ottimi eserciti”,”TEOP-022″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Giorgio INGLESE”,”La vita di Castruccio Castracani e altri scritti.”,”Nel 1520 dopo otto anni di forzata lontananza dalla politica attiva, MACHIAVELLI ottiene dai MEDICI l’ incarico di una missione semiufficale a Lucca. Nei due mesi del soggiorno lucchese redige un ‘Sommario della città di Lucca’ penetrante analisidella costituzione di quella repubblica, poi una ‘Vita di Castruccio Castracani’ il capo del ghibellinismo toscano, signore della città dal 1316 al 1328. L’opera delinea la figura di un rapporto tra Virtù e Fortuna che MACHIAVELLI assume a fondamento interpretativo della dinamica storica.”,”ITAG-024″
“MACHIAVELLI Niccolò; a cura di Ugo DOTTI”,”Il principe. Con uno scritto di G.W.F. Hegel.”,”Ugo DOTTI, nato a Cremona nel 1933, insegna Letteratura italiana all’ Università di Perugia. Tra le sue opere ricordiamo ‘Niccolò Machiavelli: la fenomenologia del potere’ (FELTRINELLI, 1980) e ‘Vita di Petrarca’ (LATERZA, 1987). HEGEL ha dedicato riflessioni sul Segretario fiorentino nella ‘Costituzione in Germania’. Per HEGEL l’ opera di MACHIAVELLI è un lucido e appassionato intervento di un patriota che cerca di individuare e di additare i mezzi più idonei alla costruzione di uno stato nazionale italiano.”,”TEOP-132″
“MACHIAVELLI Nicolò”,”Toutes les lettres officielles et familieres celles de ses Seigneurs, de ses amis et des siens presentée et annotées par Edmond Barincou. Tome 1.”,”””…quindici anni che io sono stato a studio dell’ arte dello stato, non gli ho né dormiti, né giocati…”” (10.12.1513) “”…profeti armati sono stati sempre vincitori, i profeti disarmati sempre sconfitti…”” (Il Principe) “”…mercenari o alleati non valgono niente e sono molto pericolosi…, disuniti, ambiziosi, indisciplinati, spacconi verso gli amici, codardi davanti al nemico… Essi vogliono essere i tuoi soldati quanto tu non fai la guerra; a guerra venuta, non desiderano altro che fuggire o andarsene…”” (Il Principe).”,”TEOP-137″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Opere.”,”””I danari non sono il nervo della guerra, secondo che è opinione comune”” (Tito Livio, libro II X) “”Non è partito prudente fare amicizia con uno principe che abbia più opinione che forze”” (Tito Livio, libro II XI)”,”TEOP-140″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Sergio BERTELLI”,”Arte della guerra.”,”””Se gli assai nimici sono cacciati da’ tuoi pochi; se pochi nimici assaltono i tuoi assai; se i nimici fanno una subita fuga e non ragionevole; sempre dei in tali casi temere di inganno. E non hai a credere mai che il nimico non sappia fare i fatti suoi; anzi, a volerti ingannare meno e a volere portare meno pericolo, quanto è più debole, quanto è meno cauto il nimico, quanto più dei stimarlo. E hai in questo ad usare due termini diversi, perché tu hai a temerlo con il pensiero e con l’ ordine; ma con le parole e con l’ altre estrinseche dimostrazioni mostrare di spregiarlo, perché questo ultimo modo fa che i tuoi soldati sperano più di avere vittoria, quell’ altro ti fa più cauto e meno atto ad essere ingannato.”” (pag 457) Dopo l’ edizione del 1813, nuovamente gli scritti storico-politici del Machiavelli vengono raccolti in un sol volume e integralmente commentati con l’ ‘Arte della guerra’.”,”QMIx-119″
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Pensieri sugli uomini. Scelti da tutte le sue opere e ordinati da Giovanni Papini.”,”””gli uomini fanno questo errore, che non sanno porre termini alle speranze loro, e in quelle fondandosi, senza misurarsi altrimenti, rovinano”” (Discorsi, II, 27) (pag 61) “”Chi è cagione che uno diventi potente, rovina; perché quella potenza è causata da colui o con industria o con forza, e l’ una e l’ altra di queste due è sospetta a chi è diventato potente””. (Principe, 3) (pag 65) “”la forza e la necessità, non le scritture e gli obblighi, fa osservare ai principi la fede””. (Storie, VIII, 21) (pag 94)”,”TEOP-173″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Luigi RUSSO”,”Il Principe e pagine dei Discorsi e delle Istorie.”,”””Nondimanco, perchè il nostro libero arbitrio non sia spento, iudico potere esser vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’ altra metà, o presso, a noi. E assimiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’ adirano, allagano e piani, ruinano gli alberi e gli edifizii, lievano da questa parte terreno, pongono da quell’ altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare. E, benché sieno così fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti e con ripari e argini, in modo che, crescendo poi, o egli andrebbano per uno canale, o l’ impeto loro non sarebbe né si licenzioso né si dannoso””. (pag 190, Il principe)”,”ITAG-145″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Edoardo ALVISI”,”Lettere ai familiari. Pubblicate per cura di Edoardo Alvisi.”,”Firma Ex proprietario Domingo Balestrini. In ultima copertina brano manoscritto su vicende elettorali 1895 riguardanti Pietro GORI. Nota manoscritta vergata con penna e calamaio in una pagina bianca in fondo al libro: “”2 Aprile 1895. Bice sorella di Pietro Gori desinò in casa mia. Fu qui per propugnare la candidatura (protesta) a deputato di suo fratello Pietro esule in Inghilterra. Non potei favorirla essendo formalmente impegnato per la elezione di Pilade Dal Bono.”” Firma non ben comprensibile (forse M.M. G. Guereti) (Portoferraio?) “”Io credo sempre et credo che a Spagna piacesse et piaccia vedere il re di Francia fuora di Italia, ma quando con l’ armi sue, et con la reputazione sua propria elli lo potesse cacciare, né credetti mai, né credo che quella vittoria, che anno i Svizzeri ebbono con Francia, li sapesse al tutto di buono. Questa mia opinione è fondata in sul ragionevole, per rimanere il papa et i Svizzeri in Italia troppo potenti; (…)””. (pag 243, Machiavelli Lettera a Francesco Vettori, 20 giugno 1513)”,”ITAG-154″
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Libro dell’ arte della guerra.”,” MACHIAVELLI Niccolò cittadino e segretario fiorentino. Eserciti pretoriani che furono la rovina dell’ Impero romano (da pag 3-27) Modo tenuto dai consoli romani nelle scelte per formare le legioni M. consiglia non eserciti superiori ai 50 mila soldati (ai suoi tempi)”,”QMIx-173″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di BRUSA ZAPPELLINI Gabriella”,”Breviario.”,”””è più facile imparare a ubbidire che a comandare”” (pag 134) “”E con più difficultà viene alla obedienza di uno suo cittadino una repubblica armata di arme proprie, che una armata di arme esterne”” (Il principe) pag 70)”,”TEOP-439″
“MACHIAVELLI Niccolò a cura di Stenio SOLINAS”,”Pensieri.”,”””Chi vuole vedere se una pace è o duratura o secura, debbe intra l’altre cose examinare chi restono per quella malcontenti e da quella mala contentezza loro quello che ne possa nascere”” (Lettere, 211) (pag 163) “”[La] fortuna… dimostra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle; e quivi volta li sua impeti dove la sa che non sono fatti gli argini e li ripari a tenerla”” (Il Principe) (pag 90)”,”TEOP-440″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Paolo ROTTA”,”Il Principe.”,”Prof. Paolo ROTTA dell’Università Cattolica di Milano “”Et era nel duca tanta ferocia e tanta virtù, e sì conosceva come li uomini si hanno a guadagnare o perdere, e tanto erano validi e’ fondamenti che in sì poco tempo si aveva fatti, che, se non avessi avuto quelli eserciti addosso, o lui fussi stato sano, arebbe retto a ogni difficultà”” (pag 43)”,”TEOP-441″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Niccolò Machiavelli: Opere. Il principe – Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio – L’arte della guerra – La mandragola – Favola [Belfagor arcidiavolo] – Lettere.”,”I 2° Scheda relativa allo stesso volume “”Ma quanto allo esercizio della mente debbe il principe leggere le istorie, e in quelle considerare le azioni delli uomini eccellenti: vedere come si sono governati nelle guerre, esaminare le cagioni delle vittorie e perdite loro, per potere queste fuggire e quelle imitare; e sopra tutto fare come ha fatto per lo adrieto qualche uomo eccellente, che ha preso a imitare se alcuno innanzi a lui è stato laudato e gloriato, e di quello ha tenuto sempre e gesti e azioni appresso di sé: come si dice che Alessando Magno imitava Achille, Cesare Alessandro, Scipione Ciro. E qualunque legge la vita di quanto quella imitazione gli fu di gloria, e quanto nella castità, affabilità, umanità, liberalità, Scipione si conformassi con quelle cose che di Ciro da Senofonte sono sute scritte. Questi simili modi debbe osservare lo principe savio, e mai ne’ tempi pacifici stare ozioso, ma con industria farne capitale per potersene valere nelle avversità, acciò che quando si muta la fortuno lo truovi parato a resisterle”” (pag 49) (Il principe)”,”TEOP-307″
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Michele SCHERILLO”,”Il Principe e altri scritti minori.”,”””””Io mi logoro!””: questo è per anni il suo grido di angoscia e di rammarico”” (…) (pag 40) [dal saggio introduttivo di Michele Scherillo]; “”E riassumeva finalmente, con molta energia, il suo pensiero, nel ‘Ricordo 236°’; che dice: “”Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non né vedere alcuna: uno vivere di repubblica bene ordinato nella città nostra, Italia liberata da tutti i barbari, e liberato il mondo dalla tirannide di queste scelerati preti””. Il Machiavelli non seppe e non volle seppellire nei forzieri dell’archivio domestico, come fece il suo grande amico, i suoi scritti sediziosi. L’amore geloso del ‘particulare suo’ non gli soffocò la generosa voce nella strozza: e questo, se Dio vuole, è titolo d’onore che né l’invidia o la malafede dei contemporanei, né la settaria persecuzione o la saccenteria critica dei posteri varranno a diminuire. Nei ‘Discorsi’ (I, 12) egli non s’era fatto riguardo di affermare che, «per gli esempi rei» della corte di Roma, questa provincia d’Italia, la dilettissima Italia sua «ha perduto ogni divozione e ogni religione: il che si tira dietro infatti inconvenienti e infiniti disordini; perché, così come dove è religione si presuppone ogni bene, così dove ella manca si presuppone il contrario. Abbiamo, adunque, con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obbligo, d’essere diventati senza religione e cattivi; ma ne abbiamo ancora un maggiore, il quale è cagione della rovina nostra. Questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa nostra provincia divisa. E veramente, alcuna provincia non fu mai unita o felice, se la non viene tutta alla obedienza d’una repubblica o d’uno principe, come è avvenuto alla Francia e alla Spagna. E la cagione che l’Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia anch’ella o una repubblica o uno principe che la governi, è solamente la Chiesa: perché avendovi abitato e tenuto imperio temporale, non è stata si potente né di tal virtù, che l’abbia potuto occupare il restante d’Italia, e farsene principe; e non è stata, dall’altra parte, sì debole, che per paura di non perdere il dominio delle cose temporali, la non abbi potuto convocare uno potente che la difenda contra a quello che in Italia fusse diventato troppo potente». Qui siamo già, non solo al pensiero politico di Vittorio Alfieri, che s’intende, ma a quello del Conte di Cavour e – potrebbe parere un paradosso – di Alessandro Manzoni (1)”” [(1) Cfr. i miei saggi: ‘Manzoni e Napoleone III’, ‘Manzoni e Roma laica’, ‘Manzoni e Cavour’, ora in appendice al vol. ‘Le Tragedie, gl’Inni Sacri, le Odi di A. Manzoni’, Milano, Hoepli, 1922] [dal saggio introduttivo di Michele Scherillo] (pag 48-49)”,”TEOP-001-FMP”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario BONFANTINI”,”Opere. Il Principe – Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio – L’arte della guerra – La Mandragola – Favola (Belfagor arcidiavolo) – Lettere.”,”Figlio di Bernardo, dottore in legge e umanista (1430 o 1431-1500), e di Bartolomea de’ Nelli, Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469. Sulla sua giovinezza e sulla sua formazione culturale si hanno poche notizie, ma dai Ricordi del padre relativi agli anni 1474-87 si apprende che studiò grammatica dal 1476, aritmetica dal 1480, e che dal 1481 seguì le lezioni di grammatica di ser Paolo Sasso da Ronciglione nello Studio fiorentino.”,”TEOP-096-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò”,”Il Principe.”,”‘Nessuna cosa fa tanto stimare uno principe, quanto fanno le grande imprese…’ ‘Non si debba adunque lasciare passare questa occasione, acciò che la Italia vegga dopo tanto tempo apparire uno suo redemptore. Né posso exprimere con quale amore egli fussi ricevuto in tutte quelle provincie che hanno patito per queste illuvioni externe, con che sete di vendetta, con che ostinata fede, con che pietà, con che lacrime. Quali porte se li serrebbono? Quali populi gli negherebbono la obbedienza? Quale invidia se opporrebbe? Quale Italiano gli negherebbe lo obsequio? Ad ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli adunque la illustra Casa vostra questo absumpto, con quello animo e con quella speranza che si pigliono le imprese iuste, acciò che, sotto la sua insegna, e questa patria ne sia nobilitata e, sotto li sua auspizii, si verifichi quel detto del Petrarca, quando dixe: ‘Virtù contro a furore, prenderà l’armi, e fia el combatter corto, che l’antico valore nelli italici cor non è ancor morto” (pag 88-89) Machiavelli, Il principe, Ten, Newton 1995 L’autore annunciò la nascita di questo ‘opuscolo’ in una lettera all’amico Francesco Vettori (10 dicembre 1513), ambasciatore fiorentino a Roma, presso papa Leone X, cioè Giovanni De’ Medici fiorentino pure lui (pag 10)”,”TEOP-012-FGB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Antonio PINCHERA”,”Prose politiche e letterarie. Il Principe – Belfagor – Prose.”,”””Debbe ancora chi è in una provincia disforme come è detto, farsi capo e defensore de’ vicini minori potenti, ed ingegnarsi di indebolire e’ potenti di quella, e guardarsi che, per accidente alcuno, non vi entri uno forestiere potente quanto lui”” (Il principe) (pag 149) inserire”,”ITAG-001-FER”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Mario MARTELLI”,”Tutte le opere.”,”Figlio di Bernardo, dottore in legge e umanista (1430 o 1431-1500), e di Bartolomea de’ Nelli, Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469. Sulla sua giovinezza e sulla sua formazione culturale si hanno poche notizie, ma dai Ricordi del padre relativi agli anni 1474-87 si apprende che studiò grammatica dal 1476, aritmetica dal 1480, e che dal 1481 seguì le lezioni di grammatica di ser Paolo Sasso da Ronciglione nello Studio fiorentino.”,”ITAG-040-FL”
“MACHIAVELLI Niccolò; a cura Gian Franco BERARDI”,”Opere scelte.”,”””In che consiste la grandezza della Repubblica romana e il segreto che permise di sfidare i secoli? Machiavelli è ben lungi dal sottovalutare il giudizio corrente che attribuiva la fortuna di Roma alla forza delle sue legioni, ma merita di essere osservato che tale tema è toccato solo di sfuggita nel primo libro dei Discorsi e diventa dominante solo a partire dal secondo.”” (pag XXII) “”Le lotte civili, le lotte di classe non come solvente, ma come cemento dunque di uno Stato: nessuno prima del Machiavelli aveva avuto il coraggio e la spregiudicatezza mentale necessari per giungere a questa conclusione e pochi l’avranno dopo di lui (pag XXIV) (dall’introduzione: ‘Machiavelli rivoluzionario’)”,”TEOP-008-FAP”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Fabio RAIMONDI”,”Machiavelli. Antologia degli scritti politici.”,”””Preterea ostendere forsan voluit, quantum libera multitude cavere debet, ne salutem suam uni absolute credat”” (B. Spinoza) (in apertura) (“”Inoltre, forse voleva dimostrare quanto una moltitudine libera debba stare attenta a non affidare la propria sicurezza in modo assoluto a una sola persona”” (in N. Machiavelli, Antologia degli scritti, 2002 (in apertura)”,”ITAG-007-FMB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di Giorgio INGLESE”,”Il Principe.”,”Testo critico dell’opera di Machiavelli messa a punto da Giorgio Inglese.”,”TEOP-067-FMB”
“MACHIAVELLI Niccolò, a cura di C. GUERRIERI-CROCETTI”,”Il Principe.”,”””A ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli, adunque, la illustre Casa Vostra questo assunto con quello animo e con quella speranza che si pigliano le imprese iuste; acciò che, sotto la sua insegna, e questa patria ne sia nobilitata, e sotto li sua auspizi si verifichi quel che detto del Petrarca: «Virtù contro a furore Prenderà l’arme; e fia el combatter corto: Ché l’antico valore Nell’italici cor non è ancor morto.”” (pag 146) (in chiusura del testo) (‘Canzone all’Italia’, strofa VI)”,”ITAG-010-FMB”
“MACINTYRE Stuart”,”Imperialism and the British Labour Movement in the 1920’s. The Marxist Theory of Imperialism and the British Labour Movement.”,”MACINTYRE Stuart”,”MUKx-168″
“MACINTYRE Donald, Captain”,”Admiral Rodney.”,”George Brydges Rodney, 1st Baron Rodney, (baptized Feb. 13, 1718, London, Eng.- died May 24, 1792, London), English admiral who won several important naval battles against French, Spanish, and Dutch forces. The grandson and son of army officers, Rodney briefly attended Harrow and entered the navy in July 1732. During the War of the Austrian Succession (1740-48), he took part in Admiral Hawke’s victory off Ushant (Oct. 14, 1747) over the French fleet. In 1749 he was appointed governor and commander in chief of Newfoundland, with the rank of commodore. During the Seven Years’ War Rodney had a share in the expedition against Rochefort (1757). In the next year he served under Boscawen at the taking of Louisburg (Cape Breton). In 1759 and again in 1760 he inflicted great loss on the French transports collected on the Normandy coast for an attack on Great Britain. In October 1761 he was appointed commander in chief of the Leeward Islands station and, within the first three months of 1762, had reduced the important island of Martinique, while both St. Lucia and Grenada had surrendered to his squadron. In 1764 he was created a baronet, and in 1771 he was appointed rear admiral of Great Britain. (Britannica)”,”QMIN-089-FSL”
“MACIOTI Maria Immacolata PUGLIESE Enrico”,”Gli immigrati in Italia.”,”MACIOTI Maria Immacolata (1942) docente di sociologa presso l’Università di Roma La Sapienza. PUGLIESE Enrico docente di sociologia del lavoro presso l’Università di Napoli. Entrambi hanno scritto varie opere sul tema del lavoro. F. Davoli”,”MITT-317″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”L’A illumina gli eventi del 1860 mettendo in evidenza le incertezze, le contraddizioni e gli errori di CAVOUR e degli uomini di parte liberale-moderata nell’estate 1860 e la volontà di predominio che caratterizzò l’azione dell’autunno. Dall’altro il patriottismo disinteressato, il realismo e senso della misura dimostrati dagli uomini del Partito d’ azione. MACK-SMITH è Fellow allo All Souls College di Oxford. Tra le sue opere: -Storia d’Italia dal 1861 al 1969 -Storia della Sicilia medievale e moderna -Vittorio Emanuele II -Garibaldi -Il Risorgimento italiano Mille (spedizione dei), spedizione effettuata nel 1860 sotto la guida di G. Garibaldi, e che si concluse con il crollo del regno delle Due Sicilie e la liberazione del Mezzogiorno. L’idea di una iniziativa rivoluzionaria nel Mezzogiorno aveva una lunga tradizione nella democrazia italiana; mentre, infatti, Mazzini era rimasto sempre fermo alla convinzione (maturata negli anni della prima ‘Giovine Italia’) che il movimento rivoluzionario italiano avrebbe dovuto avere la sua base principale nel Nord o nel Centro della penisola, altri militanti nel campo democratico avevano invece sostenuto l’esigenza di puntare su un movimento insurrezionale che iniziasse e avesse il suo centro nel Sud o nella Sicilia (G. Ricciardi, N. Fabrizi con la sua Legione italica, C. Pisacane e la spedizione di Sapri). Nella preparazione della spedizione dei Mille ebbero una parte decisiva F. Crispi e R. Pilo, entrambi siciliani andati in esilio dopo il 1848, di orientamento unitario e legati a Mazzini. Crispi si era infatti recato in Sicilia nel luglio- agosto 1859 ricavandone l’impressione che nell’isola esistesse una situazione rivoluzionaria e avviando al suo ritorno una serie di contatti, rimasti però infruttuosi, con La Farina, con Farini e con Rattazzi per cercare di ottenere l’adesione del governo piemontese al suo progetto di fare insorgere la Sicilia. A sua volta Pilo (che nel marzo 1860 si era rivolto, d’accordo con Crispi, a Garibaldi chiedendogli di mettersi a capo dell’insurrezione siciliana, ottenendone una risposta interlocutoria) si imbarcò il 24 marzo 1860 da Genova arrivando a Messina il 10 aprile, sei giorni dopo lo scoppio del movimento insurrezionale di Palermo guidato da F. Riso e che ebbe il suo centro nel convento della Gancia. Sebbene l’insurrezione nella città fosse stata soffocata dal governo, il Riso riuscì però a rianimare e a dare un certo coordinamento ai vari movimenti insurrezionali che si erano accesi nelle campagne dell’isola, dove il malcontento delle masse popolari e l’odio per il governo borbonico avevano creato le basi per una larga azione di guerriglia condotta da bande armate (le squadre dei picciotti ). Quando le prime notizie del tentativo rivoluzionario siciliano arrivarono negli Stati sardi, Crispi e N. Bixio insistettero presso Garibaldi perché capeggiasse una spedizione nell’isola, ottenendone (8 aprile) un’accettazione di massima alla loro proposta. Ebbe così inizio la preparazione materiale dell’impresa (afflusso dei volontari a Genova; raccolta di armi, ecc.), osteggiata inizialmente da Cavour (il quale temeva che dietro l’iniziativa stesse Mazzini) e incoraggiata invece da Vittorio Emanuele II. Dopo alcune incertezze di Garibaldi (dovute alla contraddittorietà delle notizie che arrivavano dalla Sicilia), il 30 aprile Crispi, facendo apparire come riuscita la rivolta, in realtà già spenta, forzò audacemente la situazione e venne così deciso che la spedizione sarebbe partita nella notte dal 5 al 6 maggio. Pertanto la sera del 5 maggio una quarantina di volontari, con un colpo di mano concertato con Giovanni Battista Fauché, procuratore della compagnia di navigazione Rubattino, si impadronirono nel porto di Genova di due vapori, il Piemonte e il Lombardo, sui quali poco dopo si imbarcarono, da Quarto, Garibaldi e il grosso dei volontari. Poiché la spedizione era pressoché priva di munizioni, la mattina del 7 Garibaldi fece scalo a Talamone, in Toscana, dove si fece consegnare dal comandante di quel forte circa 100.000 cartucce, tre vecchi cannoncini e alcune decine di fucili; sempre a Talamone fu lasciato a terra un gruppo di 64 uomini al comando di Callimaco Zambianchi, destinato a operare una diversione (infruttuosa) verso lo Stato Pontificio. Il numero dei volontari presenti a bordo dopo lo sbarco dello Zambianchi non si è mai potuto appurare con precisione assoluta, perché è probabile che l’elenco ufficiale, compilato nel 1878 (1088 e una donna, Rosalia Montmasson, moglie di Crispi), fosse inferiore di qualche unità al numero effettivo; circa tre quarti dei Mille (termine che entrò nella tradizione più tardi) erano lombardi (434, con 180 bergamaschi), veneti (194) e liguri (156, quasi tutti genovesi); degli altri nuclei regionali i più consistenti erano i toscani (78) e i siciliani (45). Quanto alla composizione sociale i Mille erano per metà circa borghesi (professionisti e intellettuali) e per metà artigiani e operai. Dopo una navigazione svoltasi senza incidenti, a mezzogiorno dell’11 maggio i garibaldini sbarcarono a Marsala (favoriti dalla presenza fuori del porto di due piccole navi da guerra inglesi, Argus e Intrepid, che ritardò l’intervento della marina borbonica). Una volta sbarcato, Garibaldi, che per alcune settimane poté contare soltanto sui Mille e sugli insorti siciliani (la spedizione Medici arrivò nell’isola il 17 giugno), si trovò a dover affrontare l’esercito borbonico forte di 25.000 uomini bene addestrati e bene armati; il successo della spedizione, data questa disparità numerica, fu quindi possibile, oltre che per le superiori qualità di comando e per le doti tattiche e strategiche di Garibaldi (cui facevano contrasto le scarse capacità dei generali borbonici), per la situazione di grave malcontento esistente nell’isola che costrinse le unità napoletane ad agire in modo dispersivo. Garibaldi, partito la mattina del 12 da Marsala, arrivò la sera del 13 a Salemi, dove fu accolto con entusiasmo dalla popolazione e dove emanò un decreto in cui dichiarava di assumere, nel nome di Vittorio Emanuele re d’Italia, la dittatura in Sicilia . Due giorni dopo, il 15 maggio, aveva luogo la battaglia di Calatafimi, conclusasi dopo duri scontri con la ritirata delle truppe borboniche del generale Landi, che apriva ai garibaldini la via su Palermo. Garibaldi, dopo essere abilmente riuscito, con la manovra diversiva su Corleone, ad allontanare dalla città i 3.000 uomini del colonnello svizzero von Mechel, poté così attaccare, scendendo da Gibilrossa, la città, che fu conquistata dopo tre giorni di violenta battaglia (27-29 maggio), grazie anche all’insurrezione generale dei Palermitani. Intanto a Genova A. Bertani svolgeva un’attività febbrile per organizzare l’invio di soccorsi ai Mille (costituzione del Soccorso a Garibaldi , con una cassa centrale e una serie di comitati di provvedimento; invio di due spedizioni al comando rispettivamente di G. Medici ed E. Cosenz, così che tra il giugno e il luglio furono portati in Sicilia altri 15.000 volontari). Da parte sua Cavour, rassicurato sulle eventuali ripercussioni internazionali della spedizione dei Mille (il governo di Londra era sostanzialmente favorevole all’impresa), mutò atteggiamento e prese a favorire le successive spedizioni di volontari, mirando al tempo stesso a influire sul corso degli avvenimenti nel senso di arrivare a una rapida proclamazione dell’annessione della Sicilia al Piemonte (invio nell’isola del La Farina), così da evitare una eventuale iniziativa mazziniana. La caduta di Palermo e il rapido completamento della liberazione della Sicilia a opera dei garibaldini (vittoria di Milazzo, 20 luglio) provocarono profonde ripercussioni nel Mezzogiorno continentale, accelerando il processo di sfaldamento dell’apparato governativo e militare borbonico e il distacco di frazioni sempre più vaste della popolazione dalla monarchia; per cui a nulla valse l’annuncio fatto da Francesco II il 25 giugno della concessione di una costituzione e la promessa di una costituzione particolare per la Sicilia. Nella notte del 19 agosto Garibaldi, sfuggendo alla crociera nemica, riuscì a sbarcare con 3.700 uomini in Calabria, con il consenso segreto di Vittorio Emanuele II (missione del conte Litta Modignani); dopo l’occupazione di Reggio (20-21) le truppe borboniche cominciarono a dissolversi (resa dei 10.000 uomini del generale Ghio a Soveria Mannelli, 30 agosto, ecc.), mentre insorgevano la Calabria e la Basilicata; così che il 7 settembre Garibaldi faceva il suo ingresso da trionfatore in Napoli, abbandonata dal re e dalla regina che si erano rinchiusi nella fortezza di Gaeta. Il 1° e il 2 ottobre l’estremo ritorno offensivo borbonico fu spezzato da Garibaldi nella battaglia del Volturno; il 26 ottobre aveva luogo presso Teano l’incontro tra Vittorio Emanuele (le cui truppe, invase le Marche e l’Umbria, erano entrate nel regno delle Due Sicilie attraverso l’Abruzzo) e Garibaldi; il re e il capo dei Mille il 7 novembre entravano insieme a Napoli, dove il 3 novembre erano stati proclamati ufficialmente i risultati del plebiscito del 21 ottobre. Il giorno 8 questi risultati, favorevoli all’annessione agli Stati sardi, furono presentati al re, nelle cui mani Garibaldi rassegnò i poteri dittatoriali, partendo poco dopo per Caprera. (RIZ)”,”ITAB-010″
“MACK SMITH Denis”,”Da Cavour a Mussolini.”,”Denis MACK-SMITH è nato a Londra nel 1920. Studioso di storia e politica, ha dedicato quasi per intero la sua attività all’analisi della società italiana dell’ ‘800 e del ‘900. Nell’aprile del 1923, sei mesi dopo l’ascesa al potere di MUSSOLINI, il congresso liberale tenuto a Milano votò la fiducia al regime fascista. Nel gennaio 1924, il partito liberale concluse un’allenza con il fascismo “”contro le forze antinazionali dei socialcomunisti e demogogiche dei popolari””. In seguito, nell’ottobre del 1924, dopo che l’assassinio di MATTEOTTI aveva scosso la loro fiducia, i liberali sebbene riluttanti, confermarono questa alleanza. Sostanzialmente CROCE fu lasciato tranquillo dal fascismo.”,”ITAF-064″
“MACK SMITH Denis”,”Storia d’ Italia 1861-1958.”,”MACK SMITH è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge discepolo di George Macaulay TREVELYAN. Della storiografia liberale inglese ha conservato l’ interesse preminente per la storia delle correnti democratiche del Risorgimento italiano.”,”ITAA-039″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour contro Garibaldi. 1860: la nascita dell’ Italia unita.”,”MACK SMITH D. nato a Londra nel 1920, ha insegnato per decenni all’ All Souls College di Oxford. Ha scritto molte opere sul risorgimento italiano.”,”ITAB-191″
“MACK SMITH Denis”,”I Savoia re d’ Italia.”,”””La sua posizione (di Mussolini, ndr) costituzionale nei confronti della corona era stata lasciata nel vago, perché troppa precisione sarebe forse stata controproducente. I costituzionalisti fascisti dovevano ammettere che il re conservava teoricamente il diritto di allontanare Mussolini e restava anche libero di scegliere un non fascista come successore. Ma erano anche generalmente d’accordo nel ritenere che la monarchia costituzionale avesse cessato di esistere nel maggio del 1915. Nel 1939 fu stabilito che i due ruoli, quello del duce del fascismo e quello di capo del governo (in quest’ ordine), fossero fusi per legge in un’ unica persona; e ciò presumibilmente significava che il re avrebbe dovuto scegliere non solo il successivo primo ministro, ma – simultaneamente – anche il successivo capo del partito fascista. Non era una prospettiva molto gradita per i fascisti più zelanti, il quali temevano per il loro futuro””. (pag 360-361)”,”ITAB-192″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”Contiene ritaglio di giornale sui diari di PERSANO “”Un argomento ancor più decisivo era che l’ annessione in quel momento avrebbe indubbiamento procurato non pochi fastidi al governo di Torino, poiché Francia ed Austria avrebbero potuto attribuire a Cavour una chiara responsabilità per gli avvenimenti di Sicilia, mentre per il momento Garibaldi non doveva fortunatamente rispodere a nessuno. L’ Europa avrebbe potuto applicare sanzioni a Cavour, mentre sarebbe stato ben difficile far ciò nei confronti di Garibaldi; e, inoltre, il tentativo di attraversare lo stretto di Messina avrebbe potuto non esser neutralizzabile se l’ isola fosse già stata formalmente annessa. Il primo argomento contro un’ annessione immediata consisteva nell’ osservare che, se per acquetare Napoleone III era necessario un voto a suffragio universale, tale possibilità era per il momento inesistente, poiché, sino alla fine di luglio, Garibaldi non poté considerarsi padrone della parte nordorientale dell’ isola, e anche dopo continuarono a resistere per lungo tempo isolate guarnigioni borboniche””. (pag 89, vol 1) “”A parte le dicerie e le false interpretazioni, ciò che Garibaldi fece effettivamente dopo l’ entrata in Napoli fu notevole per la moderazione e la saggezza politica da lui dimostrate. Egli dette prova di uno spirito di conciliazione e di compromesso con i suoi avversari politici assai superiore alle loro aspettative e maggiore di quello che essi fossero disposti a ricambiargli. L’ ammiraglio Persano non dovette preoccuparsi di impadronirsi del porto e dei forti che dominavano la città di Napoli, giacché fu lo stesso Garibaldi a richiedere lo sbarco delle truppe pemontesi dalle navi da trasporto ancorate nella baia, affinché presidiassero la città. I decreti del governo rivoluzionario venivano promulgati nel nome dell’ Italia e di Vittorio Emanuele (…). Inoltre, proprio con il primo decreto, Garibladi trasmise all’ammiraglio Persano il comando di tutta la flotta borbonica: questo solo fatto sarebbe potuto essere sufficiente a svergognare Cavour per la sua sospettosa ostilità””. (pag 224)”,”ITAB-194″
“MACK SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”MACK SMITH Denis (Londra, 1920) è stato discepolo di TREVELYAN, fellow di All Souls’ College a Oxford. E’ forse il più importante storico straniero dell’ Italia moderna e contemporanea. Ha scritto ‘Garibaldi’, ‘Il risorgimento italiano’, ‘I Savoia re d’ Italia’, ‘Storia d’ Italia’. Scarsa efficienza militare. “”Ripentendoselo continuamente, i collaboratori di Mussolini ce la misero tutta nel tentar di convincersi che nel 1936-37 l’Italia era l’arbitro delle sorti dell’ Europa. Essa possedeva infatti un esercito e un’aviazione tra i più potenti del mondo intero, e portati al massimo livello possibile di efficienza tecnica. Gli osservatori militari stranieri, si disse (ma la cosa era lontanissima dalla verità), erano stati grandemente impressionati dalle manovre italiane del 1936. Anche del ministro della Guerra tedesco, venuto in Italia per una visita di tre giorni, che doveva permettergli di valutare il potenziale bellico italiano, si raccontò che aveva ammirato la disciplina e il modernissimo equipaggiamento delle forze armate fasciste. Ma in effetti la sua conclusione privata, rimasta ignota agli italiani, fu che l’Italia era debolissima, e sarebbe stata più utile come nemico che come alleato.”” (pag 118-119) I costi dell’ impero coloniale italiano. “”Nel 1938 le importazioni dell’Italia dalle sue colonie erano pari a poco più del 2 per cento delle importazioni totali, e si può tranquillamente affermare che Roma spendesse nell’amministrazione di questi territori una cifra superiore a dieci volte il volume totale del relativo interscambio””. (pag 148)”,”ITAF-228″
“MACK SMITH Denis a cura”,”Il Risorgimento Italiano.”,”””Nondimeno, francesi, non dimenticate che l’Italia è già stata la vostra tomba, e che potrebbe tornare ad esserlo se voi non vi entrerete come amici dei popoli, dei quali dovete essere i liberatori. Ricordiamo ai nostri eserciti questo motto sublime, che già in passato ci ha attirato l’amore dell’universo: “”guerra ai castelli, pace alle capanne””; che gli italiani possano trovare davvero in noi degli alleati e non dei dominatori, né dei conquistatori; essi hanno anche bisogno che si tengano da conto le loro opinioni religiose , se non vogliamo che la giustizia di questa impresa si muti in orrore, la sua utilità in sciagura e in torto; non permettiamo che l’indisciplina dell’esercito, e soprattutto la barbara cupidigia degli amministratori militari, che devasta il paese conquistato in Italia, mutino l’amore dei popoli in odio, e ribadiscano le catene che vorremmo spezzare”” (Da una lettera di F. Buonarroti del febbraio-marzo 1796, ripr. in Armando Saitta, ‘Filippo Buonarroti; contributi alla storia della sua vita e del suo pensiero’, Roma, 1951, vol. II, pp. 239-40 (pag 4)”,”ITAB-326″
“MACK SMITH Denis”,”Garibaldi.”,”””Quando [Garibaldi] partì per Londra, gli fu riservato un treno speciale. Si reputa che le strade della capitale fossero tappezzate pressappoco da mezzo milione di persone; la folla aveva atteso tutta la mattina. Non si era visto mai nulla di simile; furono certamente le accoglienze più trionfali mai ricevute in Inghilterra da alcun visitatore. La carrozza impiegò sei ore per percorrere un giro di tre miglia dalla stazione alla casa del duca di Sutherland, dove egli prese dimora. La processione era composta tra l’altro da associazioni di mutuo soccorso, società per la temperanza, uomini politici radicali e organizzazioni sindacali, dal Working Men’s Garibaldi Demonstration Committee (Comitato dei lavoratori per le dimostrazioni a Garibaldi), nonché dal corpo privato di pompieri del duca. Herzen osservò che non ci furono affatto le abituali scene degli ubriachi e dei borsaioli: il popolo sentiva che quello era un festeggiamento tutto suo. Fu un episodio straordinario e memorabile. Alcuni personaggi importanti disapprovarono l’intera faccenda. La regina per esempio si disse “”quasi vergognosa di governare una nazione capace di simili follie””; il “”Times”” considerò la cosa volgare e plebea; Karl Marx, la cui idea di rivoluzione era affatto diversa da quella di Garibaldi, giudicò quanto vide “”un miserabile spettacolo d’imbecillità””. Quasi unico fra i ‘Tories’, Disraeli rifiutò tutti gli inviti a conoscere quel pirata. Luigi Napoleone provò disgusto e preoccupazione, ritenendo che Garibaldi fosse stato chiamato dal governo inglese “”perché servisse di minaccia all’Europa”””” (pag 166-167)”,”ITAB-327″
“MACK SMITH Denis”,”Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario.”,”””Mazzini era riluttante a parlare in pubblico, ma a malincuore prese la parola in tre comizi dell’associazione…”” (pag 137) Marx e Mazzini “”Marx e Mazzini a Londra abitavano a poche vie di distanza e si incontrarono almeno una volta in una riunione pubblica (32). Anche Marx fu sollecitato dai drammatici mutamenti sociali che erano in corso in Inghilterra a sviluppare la sua analisi, completamente diversa, della società, e le proprie tesi sulla necessità di una rivoluzione globale. Il leader comunista spregiava Garibaldi e rifiutò un’occasione per incontrarlo, ma il suo atteggiamento verso Mazzini era quasi di allarme e apprensione, oltre che di disprezzo. Le loro visioni erano assolutamente inconciliabili; Marx respingeva ogni religione trascendentale e guardava con sospetto al patriottismo, e altrettanto inaccettabili erano, per Mazzini, la condanna marxiana della proprietà privata e l’idea di una guerra di classe che sarebbe culminata nella dittatura del proletariato. Marx riconosceva che Mazzini aveva guidato per trent’anni la rivoluzione italiana, e che era “”il più abile rappresentante delle aspirazioni dei suoi compatrioti””, ma i marxisti manifestavano talvolta un indicibile disprezzo per “”la nobiltà posticcia, la tronfia boriosità, la verbosità e il misticismo profetico”” che facevano, del più anziano Mazzini, un pericoloso anacronismo della nuova era socialista. Alcuni di loro ammettevano che egli rivestiva una funzione importante nel capeggiare l’unico gruppo radicale italiano che rifiutava di farsi corrompere e assorbire dalla classe dominante, ma altri lo accusavano di condannare i cittadini a una schiavitù peggiore di quella che vigeva nell’antica Roma (33). Già nel dicembre 1858, a Londra, un manifesto socialista metteva in guardia le classi lavoratrici dell’Europa contro un’alleanza con quel rappresentante del “”repubblicanesimo borghese”” e con i “”cosiddetti democratici”” (34). Nel 1864 alcuni socialisti inglesi simpatizzanti per Mazzini si unirono a un gruppo di esuli europei per porre le basi di quella che sarebbe diventata l’Internazionale socialista. Mazzini, che non stava bene, non partecipò alla seduta inaugurale, ma vi parteciparono alcuni suoi compagni, e il primo manifesto dell’associazione fu, disse Marx, “”il solito minestrone di Mazzini”” (35). Alle prime riunioni non presenziò neppure Marx, che però fu chiamato a far parte del consiglio generale, e, quasi immediatamente gli diede un indirizzo completamente diverso. Mazzini era troppo ammalato per potersi battere seriamente con un rivale più giovane, più spietato e politicamente più scaltro, anche se, due anni dopo, gli avrebbe proposto, inutilmente, una discussione amichevole sui loro contrasti. Quando si diffuse la falsa notizia sulla sua morte, il consiglio dell’Internazionale avrebbe voluto esprimere pubblicamente il proprio dolore per “”la grande perdita che abbiamo subita””; ma Marx oppose il suo veto (36)”” [Denis Mack Smith, Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario, Milano, 2003] [(32) ‘Italia e Inghilterra nel Risorgimento’, a cura dell’Istituto Italiano di Cultura, London, 1954, p. 37 (Venturi); (33) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Collected Works’, London, 1982, vol. 15, p. 485; Ibid. vol: 156, p. 354; Ibid. vol. 41 pp. 517, 544; Giuseppe Berti, ‘I democratici e l’iniziativa meridionale nel Risorgimento, Milano, 1962, pp. 123-4; ‘La lettura’, Milano, gennaio 1915, pp. 2-6 (Luzio); (34) Arthur Lehning, ‘The International Association, 1855-1859’, Leiden, 1938, pp. 48, 90-1; (35) Marx, ‘Collected Works, vol. 42, p. 16; Ed. Naz., vol 80, p. 218; Ibid, vol, 93, pp. 25, 135; Rosselli, ‘Mazzini e Bakounine’, pp. 137.8, 148-9; V. Frosini, ‘Breve storia della critica al marxismo in Italia’, Catania, 1965, pp. 16-17; (36) ‘Minute Book of the International’, Bishopsgate Institution London, pp. 44, 174-5] (pag 280-281)”,”ITAB-328″
“MACK SMITH Denis”,”Mussolini.”,” Dalla guerra di Libia alla Prima guerra mondiale. “”L’arresto e il processo gli procurarono finalmente una fama che oltrepassava i confini della Romagna. Un uomo completo – usava dire – doveva avere nella sua formazione un certo numero di anni di prigione, specialmente se della carcerazione si riusciva a fare un martirio. Benché dovesse dividere la cella con altri sette od otto detenuti, questo riposo forzato gli diede tempo di leggere; e fu in prigione, all’età di soli ventotto anni, che scrisse la sua prima autobiografia. Pubblicò anche un opuscolo polemico – ‘Giovanni Huss il Veridico’ – ch’era un nuovo attacco alla Chiesa ed un’appassionata difesa della libertà religiosa. Pietro Nenni, il futuro dirigente socialista ch’era in carcere con lui, lo ricorda come un detenuto modello: allegro, chiassoso, indulgente verso i criminali incalliti, i cui delitti era sempre pronto a spiegare in termini della loro sfortunata collocazione sociale. In seguito Mussolini si sarebbe fatto una reputazione di acceso imperialista, e negli anni Venti si sarebbe reso responsabile di pesanti brutalità ai danni del popolo libico. Ma nel 1911 condannò la guerra di Libia come un delitto contro l’umanità ed un atto di brigantaggio internazionale. Affermò che un miliardo di lire veniva sprecato nella speranza, completamente fallace, che il Nord Africa potesse divenire una patria per gli emigranti italiani. Anziché accrescere la ricchezza della metropoli, come pretendevano i nazionalisti, il colonialismo avrebbe avuto l’effetto opposto; e a prova di ciò additava le bancarotte e le fabbriche chiuse. Menò persino vanto di esser schierato dalla parte degli arabi, e condannò seccamente come un’atrocità il modo in cui gli arabi – disse- venivano massacrati, e qualche volta addirittura mutilati, dall’esercito invasore”” (pag 37-38) “”Ma all’inizio del 1915 si avvicinò ai nazionalisti, ormai convinto che se il governo decideva l’entrata in guerra potevano aprirsi per l’Italia nuove prospettive di espansione. Qualche mese ddopo chiedeva Trieste, Fiume, la frontiera alpina, e “”un bottino immenso”” nei Balcani e nel Medio Oriente””. (…) In seguito raccontò di aver creato i “”fascisti”” nel dicembre 1914, come gruppo di pressione per arrivare all’intervento. Ma in effetti il primo “”fascio”” era nato tre mesi prima ad opera di un altro gruppo di interventisti di sinistra, molti dei quali lo avevano preceduto nella secessione dalla corrente principale del socialismo. Più tardi fu sostenuto ch’egli non aveva avuto predecessori, ma la verità è che proprio a questo gruppo di “”fascisti”” aderì Mussolini in dicembre, assumendone poi praticamente il controllo”” (pag 50)”,”ITAF-345″
“MACK SMITH Denis”,”Cavour.”,”I problemi di Cavour e quelli di Garibaldi “”In parte, il guaioera che l’esercito regolare avversava e disprezzava questi irregolari (i volontari, ndr) in quanto male addestrati, indisciplinati e politicamente sospetti, nonché provenienti da altre regioni. Spesso li si maltrattava, e in seguito alcuni di loro ricordarono che il loro idealismo patriottico non era capito, e veniva anzi spregiato e ridicolizzato. Garibaldi lamentò che lo si intralciava in tutti i modi possibili, ma obbedì lealmente agli ordini, e fece del suo meglio per ottenere qualche risultato – muovendo da un punto di partenza poco promettente – in direzione di quella grande fiammata di sentimento nazionale che aveva sperato di accendere. Si rendeva conto che Cavour aveva i suoi problemi non soltanto con l”establishment’ militare, che non era stato addestrato a comprendere la guerriglia, ma anche con le forze della conservazione politica, le quali temevano qualsiasi associazione con i movimenti popolari. E sospettò forse anche l’esistenza di ulteriori problemi con l’imperatore francese, al quale Cavour aveva in effetti promesso che questi irregolari, il cui scopo era essenzialmente quello di dimostrare l’esistenza di un entusiasmo popolare, avrebbero avuto una parte minima nelle operazioni belliche. Garibaldi era l’unico notevole capo militar italiano, e con una forza più ampia e migliore sarebbe forse stato in grado di suscitare un’insurrezione generalizzata in Lombardia: un elemento a sua volta potenzialmente decisivo per l’esito della campagna come nel 1848″” (pag 190)”,”BIOx-310″
“MACK SMITH Denis”,”Mazzini. L’uomo, il pensatore, il rivoluzionario.”,”Resistenza al progetto di Napoleone che voleva mettere sul trono di Napoli il principe Luciano Murat. Resistenza che avrebbe anche incontrato l’approvazione dell’Inghilterra (pag 168)”,”BIOx-010-FC”
“MACK SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”Denis Mack Smith (Londra, 1920 – Londra 2017] è stato discepolo di Trevelyan, fellow i All Souls’ College a Oxford. E’ stato forse il più importante storico straniero dell’Italia moderna e contemporanea. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Garibaldi’, ‘Il risorgimento italiano’, ‘I Savoia re d’ Italia’, ‘Storia d’ Italia’. “”Per Mussolini si trattò di un momento critico [agosto 1939, ndr]: continuare a prender tempo poteva significare farsi sorprendere dalla scoppio della guerra, che egli avrebbe sottratto ogni autonomia di decisione. Temeva che, se non si assestava sulla neutralità, gli inglesi potessero attaccare l’Italia; ma temeva anche, in caso contrario, la ritorsione tedesca (31). Il 25 agosto disse a Hitler di esser pronto a combattere, ma soltanto se la Germania gli forniva le munizioni che gli mancavano (32). L’indomani, quando informò i suoi capi militari che dovevano prepararsi alla guerra entro un tempo brevissimo, questi replicarono che l’Italia era praticamente incapace di sostenere qualsiasi grosso sforzo bellico. Secondo la migliore tradizione dello «stile fascista», molti generali avevano fermamente sostenuto sino all’ultimo momento che tutto andava bene, e ch’erano pronti a combattere qualsiasi nemico; ma dinanzi a questo ordine compresero che non era possibile celare oltre i risultati della loro negligenza e inefficienza (33). Dopo le manovre dell’esercito svoltesi nell’agosto, un commentatore militare riferì in via riservata che la capacità bellica dell’Italia era inferiore a quella con cui il paese era entrato nella prima guerra mondiale. La cosiddetta motorizzazione, disse, si svelava ora per un puro scherzo; le divisioni corazzate esistevano soltanto di nome; e il morale era spaventosamente basso. Lo stesso commentatore informò peraltro il pubblico, con doppiezza tipicamente fascista, che l’esercito aveva il miglior equipaggiamento d’Europa, e che il suo morale e la sua capacità professionale erano eccellenti (34). Farinacci, uno dei fascisti della vecchia guardia che ancora osavano dire la verità a Mussolini, gli scrisse privatamente che le condizioni dell’esercito erano catastrofiche, e che la volontà di battersi era semplicemente inesistente”” (pag 263-264) [(32) ‘Hitler e Mussolini’, pp. 10-1; (33) Faldella, L’Italia, p. 111; Favagrossa, pp: 106-7; Canevari, ‘La guerra, vol. I, p. 622; Ciano, Diario, vol. 1, pp. 148-52]”,”ITQM-012-FV”
“MACK SMITH Denis”,”Vittorio Emanuele II.”,”””Nel 1864 Vittorio Emanuele fu per qualche settimana in stretto contatto con Garibaldi per un altro dei suoi avventati progetti: una spedizione armata in Transilvania e nelle regioni polacche dell’impero austriaco. Accusato di ciò, negò, il fatto, affermando invece all’ambasciatore di Prussia di essere adesso dalla parte degli austriaci e di agire contro Garibaldi. Egli ebbe probabilmente per breve tempo contatti segreti con gli austriaci: infatti, sin dagli inizi del 1864, fu notata a Vienna la presenza misteriosa del non molto stimabile Bensa”” (pag 191-193)”,”ITAB-014-FV”
“MACKAY John Henry”,”Max Stirner. Sein Leben und sein work. Mit vier abbildungen, zahlreichen facsimilen und einem anhang.”,”Max STIRNER, pseudonimo di Johann Kaspar SCHMIDT (1806-56) era un filosofo della sinistra hegeliana. All’ esaltazione dell’ universalismo hegeliano contrappose l’ esaltazione dell’ individuo come unica realtà e unico valore, concezione che fornì un fondamento filosofico all’ anarchismo della seconda metà del XIX secolo. Scrisse ‘L’ unico e la sua proprietà’ (1845). (Eug).”,”ANAx-161″
“MACKAY John Henry”,”Anarchici.”,”””L’ opposizione fra l’ individuo che pecca e lo stato che lo corregge, è assurda ed arbitraria. L’ errore, il male, come negatività, è di tutti, degli individui come degli stati (e anche della legge) e, in senso definitivo, di nessuno. Ogni redenzione, ogni tentativo di segnare dall’ alto all’ individuo concreto la via da seguire, è superflua tirannide. Che cosa è allora l’ errore? “”L’ errore come errore è l’ emisfero di tenebre che la luce del vero non ha ancora rischiarato: e si fa la storia del successivo rischiaramento, non della tenebra che è senza storia, perche accompagna ogni storia””””. “”Nota 1. Scheidemann stesso, capo dei social-patrioti, ammette nelle sue Memorie (Londra, 1929, pag 79 e seguenti) che nei congressi della socialdemocrazia del 1911 e del 1913, almeno un terzo delle delegazioni era favorevole alla tesi di Rosa Luxemburg.”” (pag 78) “”Ma persino Companys , presidente del governo repubblicano- autonomo di Catalogna, si rivolge agli anarco-sindacalisti di Barcellona per vedere di fronteggiare in comune la minaccia reazionaria. Gli anarchici chiedono l’ armamento del proletariato: Companys tentenna. Gli uomini di punta dei libertari, con alla loro testa Bonaventura Durruti, militante rivoluzionario di grande valore, decidono di passare immediatamente all’ azione diretta. La notte del 17 luglio si impadroniscono delle armi che si trovavano su alcuni piroscafi mercantili ancorati nel porto di Barcellona (1). Il 19 luglio quelle armi sono usate vittoriosamente contro la guarnigione sollevatasi al comando del generale fascista Goded. Accanto alle masse operaie combattono alcuni reparti di polizia militarizzata, trascinati da pochi ufficiali di sicuri convincimenti repubblicani””. (pag 209) (1) D.A. Santillan, Porquè perdimos la guerra, Buenos Aires 1940″,”ANAx-259″
“MACKAY Charles”,”La pazzia delle folle, ovvero le grandi illusioni collettive.”,”MACKAY Charles Si tratta di due classici della finanza mai tradotti in italiano: Charles Mackay (1841) e in appendice Joseph De La Vega (1688) Tulipani. “”La domanda di tulipani di specie rare crebbe talmente, nel 1636, che vennero istituiti mercati regolari per la loro vendita alla Borsa Valori di Amsterdam, a Rotterdam, ad Haarlem, a Leida, ad Alkmar, a Hoorn e in altre città. Divennero evidenti, a questo punto, i primi sintomi della speculazione. Gli speculatori, sempre con le orecchie dritte per un nuovo affare, si misero a commerciare in tulipani, facendo uso di tutti i mezzi che sapevano così bene adoperare per provocare fluttuazioni nel prezzo. All’inizio, come in ogni altra frenesia speculativa, la fiducia era al massimo livello e tutti guadagnavano. I “”tulispeculatori”” facevano affari sulla salita e la discesa del prezzo dei tulipani e realizzavano grandi profitti comprando quando il prezzo scendeva e vendendo quando saliva. Molte persone si arricchirono di colpo. Un’esca dorata sventolava tentatrice davanti alla gente e, una dopo l’altra, le persone correvano ai mercati di tulipani, come mosche al miele. Tutti pensavano che la passione per i tulipani sarebbe durata per sempre (…). Alla fine, tuttavia, i più prudenti si resero conto che questa follia non poteva durare in eterno. I ricchi non compravano più i tulipani per metterli nei loro giardini, ma per rivenderli con un guadagno del cento per cento. Si capiva che alla fine qualcuno avrebbe perso spaventosamente. Man mano che questa convinzione si diffuse, il prezzo scese e non risalì più. La fiducia era in frantumi e il panico si diffuse tra gli operatori”” (pag 108-109)”,”FOLx-024″
“MACKAY John Henry”,”Max Stirner. Vita e Opere. (1914)”,”Max Stirner psedonimo di Caspar Schmidt, 1806-1856) Max Stirner, filosofo tedesco. J.H. Mackay (1864-1933) scrittore tedesco di origine scozzese. Stirner Max. – Pseudonimo del filosofo tedesco Johann Caspar Schmidt (Bayreuth 1806 – Berlino 1856). Esponente della sinistra hegeliana, combatté qualsiasi entità reale o astratta (dallo Stato alla religione, dalla morale al diritto, sino ai nuovi ideali liberali o socialisti) che pretendesse di collocarsi al di sopra dell’individuo, unica vera realtà, sovrano del proprio mondo e creatore dei propri valori. La sua opera più famosa (Der Einzige und sein Eigenthum, 1a ed. 1845, cui seguirono numerose altre ed.; trad. it. L’Unico, 1902) influì su J.P. Proudhon e F. Nietzsche; a S. si richiamarono anche i teorici dell’anarchismo. (Trec)”,”FILx-581″
“MACKENZIE W.J.M.”,”La scienza della politica.”,”MACKENZIE (Edinburgh 1909) ha compiuto gli studi al Balliol College di Oxford, dove ha insegnato dal 1933 al 1948. Attualmente (1974) è Prof al Department of Politics dell’Univ di Glasgow. Dell’A è stato pubblicato in IT: -La politica e le scienze sociali (LATERZA, 1969)”,”TEOS-196″
“MACKENZIE Gavin”,”The Aristocracy of Labor. The position of skilled craftsmen in the American class structure.”,”MACKENZIE è Fellow of Jesus College and Lecturer in Sociology, Univ of Cambridge. Libro dedicato a George ALfred MACKENZIE e Leonard Alfred MARLOW.”,”MUSx-075″
“MACKENZIE W.J.M.”,”La scienza della politica.”,”William James MACKENZIE (Edinburgh 1909) ha compiuto gli studi al Balliol College di Oxford, dove ha insegnato dal 1933 al 1948. Attualmente è professore al Department of Politics dell’ Università di GLasgow. Ha pubblicato pure ‘La politica e le scienze sociali’ (1969).”,”TEOP-111″
“MacKENZIE Norman a cura; testi di F.G. BAILEY Z. BARBU J. BLONDEL T.B. BOTTOMORE L. BRAMSON A. BRIGGS J. MacGREGOR BURNS A. DAY R. HOGGART M. LIPTON N. MacKENZIE”,”Che cosa sono le scienze sociali.”,”Testi di F.G. BAILEY Z. BARBU J. BLONDEL T.B. BOTTOMORE L. BRAMSON A. BRIGGS J. MacGREGOR BURNS A. DAY R. HOGGART M. LIPTON N. MacKENZIE. “”A causa di queste differenze di approccio vi sono state battaglie tra storici economici e sociali quando capitava che studiassero gli stessi problemi: vi fu un forte scontro tra J.L. e Barbara HAMMOND, due storici sociali e J.H. CLAPHAM, uno storico economico, quando si occuparono della prima industrializzazione in Inghilterra. Gli HAMMOND scrissero le loro monagrafie, ancor oggi stimolanti, come The Town Labourer o The Age of the Chartists, sotto l’ impulso di una calda simpatia umana e di una potente immaginazione storica. CLAPHAM, infaticabile raccoglitore di fatti, fece loro domande imbarazzanti, le stesse che egli si poneva sui fatti economici: quanto grande? in quanto tempo? in che misura è rappresentativo?”” (pag 34, Asa Briggs)”,”TEOS-076″
“MACKENZIE David”,”Imperial Dreams. Harsh Realities. Tsarist Russian Foreign Policy, 1815-1917.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Acknowledgments, Preface, Illustrations, Maps, Notes, Appendix, Index,”,”RUSx-174-FL”
“MACKENZIE David CURRAN Michael W.”,”A History of Russia, the Soviet Union, and Beyond.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Michael W. Curran the Ohio State University. List of Maps, Preface, Introduction, Appendix A: Russian and Soviet Leaders, 1801-2000, B: Area and Population of Union Republics (January 1989), C: Population of the Largest Cities of the USSR, 1989, Glossary of Foreign Words, Bibliography, Index,”,”RUSx-176-FL”
“MACKENZIE David CURRAN Michael W.”,”A History of Russia, the Soviet Union, and Beyond.”,”David MacKenzie the University of North Carolina Greensboro. Michael W. Curran the Ohio State University. List of Maps, Preface, Introduction, Appendix A: Russian and Soviet Leaders, 1801-2000, B: Area and Population of Union Republics (January 1989), C: Population of the Largest Cities of the USSR, 1989, Glossary of Foreign Words, Bibliography, Index,”,”RUSx-181-FL”
“MACKEY Sandra”,”The Reckoning. Irak and the legacy of Saddam Hussein.”,”L’ autrice MACKEY, giornalista, ha scritto vari libri sul Medio Oriente, e articoli per i più importanti quoditiani americani. E’ stato anche commentatrice per la CNN. Secondo William Quandt, un esperto molto stimato sul Medio Oriente: “”It is appalling that we stood aside in the uprising. We let one Iraqi division go through our lines to get to Basra because the United States din not want the regime to collapse””. (pag 352-353)”,”VIOx-096″
“MACKIE Thomas T. ROSE Richard”,”The International Almanac of Electoral History.”,”Gli AA sono dell’Univ di Strathclyde.”,”REFx-001″
“MACKINDER Halford J.”,”Ideali democratici e realtà. Uno studio suilla politica della ricostruzione.”,” Citazione al termine del testo: ‘La colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle. Ma in noi stessi, che siamo schiavi”” (Citazione tratta da ‘Giulio Cesare’ di W. Shakespeare, Atto I, Scena II, 140-141) “”Il vero parallelo, dunque, deve essere tracciato non tra Napoleone e Bismarck, ma tra Napoleone e l’intera casta dominante prussiana. La fine di questa casta, cui noi oggi stiamo assistendo, è la medesimoa di Napoleone: l’uomo che organizza ciecamente si incammina verso la sua Mosca, e lo Stato che organizza ciecamente verso la sua Armaghedon (1)”” (pag 29) [(1) riferimento al libro dell’Apocalisse, sinonimo di ‘battaglia finale’, luogo secondo la Bibbia, nel gran giorno, si svolgerà lo sconro decisivo tra ‘Dio onnipotente’ e i ‘re di tutta la terra’, alleati di Satana (N.d.T)] Nel 1904, Halford John Mackinder, allora direttore della London School of Economics, pubblica un saggio intitolato ‘Il perno geografico della storia’, nel quale enuncia per la prima volta la sua teoria dell’ Heartland – Cuore della Terra’, una regione strategica estesa entro precisi confini geografici, dal cui controllo dipende il dominio del Continente Antico, che Mackinder definisce World-Island – Isola del Mondo. E su questi concetti chiave che egli fonda il suo pensiero, dando così avvio a una nuova disciplina: la geopolitica. Nel 1919, mentre scrive ‘Ideali democratici e realtà’, Mackinder è un parlamentare britannico del Partito Conservatore in procinto di essere nominato dal Ministero degli Esteri quale Alto Commissario per la Russia meridionale a sostegno dell’Armata Bianca impegnata nella guerra civile contro i bolscevichi. Il testo, redatto in tutta fretta per contribuire al dibattito post-bellico sulla ricostruzione dell’Europa e per inviare un ammonimento agli uomini di Stato riuniti alla conferenza di pace di Versailles, rappresenta una grande visione insieme storica e geografica del mondo. In ‘Ideali democratici e realtà’ l’autore sviluppa ulteriormente la sua tesi di inizio secolo e profetizza anche l’avvento della Seconda guerra mondiale, che egli immaginò come una nuova grande lotta per il dominio dell’ Heartland. Mackinder fu, infatti, incredibilmente lungimirante nel notare l’enorme potenziale e il pericolo del cambiamento demografico nel mondo e all’interno dell’Europa, nonché l’importanza dei territori dell’Europa Orientale per la conquista del Cuore della Terra. Celebre la sua citazione: ‘Chi controlla l’Europa Orientale comanda il Cuore della Terra’. Chi controlla il Cuore della Terra comanda l’Isola del Mondo. Chi controlla l’Isola del Mondo comanda il Mondo.’ Da allora, la teoria dell’Heartland è diventata una pietra miliare della dottrina geopolitica e continua a influenzare pensatori e pianificatori geopolitici ancor oggi. Questa prima edizione in lingua italiana è arricchita da un’inedita riflessione di Sergio Romano sul pensiero di Mackinder ed il suo impatto sulla geopolitica del Novecento.”,”TEOP-569″
“MACKSEY Kenneth”,”Guderian Panzer General.”,”Il maggiore Kennety Maksey, lui stesso un ‘tank man’ (Royal Tank Regiment durante la seconda guerra mondiale) e poi storico e autore di molti autorevoli lavori sulla guerra corazzata, meccanizzata (armoured warfare)”,”QMIS-291″
“MACK-SMITH Denis LEDEEN Michael A.”,”Un monumento al duce? Contributo al dibattito sul fascismo con i testi originali della polemica Mack-Smith-Ledeen.”,”Nella sua ‘Intervista sul fascismo’, DE-FELICE si definì straniero in patria e accusò gli storici italiani di ‘astrattezza’, ‘conformismo culturale’ ecc.. Di qui la scelta di farsi intervistare da uno straniero (intervistatore è l’americano Michael A. LEDEEN, che ha pubblicato tra l’altro ‘L’internazionale fascista’. Negli anni in cui è uscito questo libro viveva e lavorava a Roma). Il saggio di MACK-SMITH è una sorta di ‘controintervista’ di uno storico rigoroso e di fede progressista. Allievo di George TREVELYAN a Cambridge, nato nel 1920, MACK-SMITH è uno dei maggiori storici del Risorgimento e dell’Italia contemporanea. Fra le sue opere: ‘Garibaldi e Cavour’, ‘Storia della Sicilia’, ‘Vittorio Emanuele II’ e la ‘Storia d’Italia 1861-1969’. Già insegnante a Cambridge è attualmente”,”ITAF-017″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia della Sicilia medievale e moderna. Vol. I.”,”Discepolo di Trevelyan l’Autore (Londra, 1920) è diventato lo storico inglese più noto in Italia. La sua introduzione si apre con una lunga citazione de ‘Il Gattopardo’ di Giuseppe Tomasi di Lampedusa”,”ITAG-222″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia della Sicilia medievale e moderna. Vol. III,”,” Discepolo di Trevelyan l’Autore (Londra, 1920) è diventato lo storico inglese più noto in Italia. “”Le differenze fra Sicilia occidentale e orientale stavano diventando senza dubbio più profonde. Poco dopo il 1900, per esempio, il porto di Palermo fu superato da quello di Catania nel commercio estero e questo significò un grosso rivolgimento delle sorti. I palermitani continuarono a chiamare sdegnosamente gli altri siciliani “”regnicoli”” o “”villani””, ma questa vanità ora aveva un suono falso. Nella maggior parte della Sicilia occidentale gli ex feudatari , e quelli che da loro dipendevano, erano gli arbitri del gusto e della condotta. (…) In ogni caso, Palermo aveva perso la sua egemonia esclusiva sul resto della Sicilia, e questo ebbe un effetto deprimente nella parte occidentale nella stessa misura in cui liberò energie represse in altre zone dell’isola.”” (pag 672)”,”ITAG-224″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-008-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”I Savoia Re d’Italia.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-011-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”Mussolini.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAF-027-FL”
“MACK-SMITH Denis”,”Le guerre del Duce.”,”Della Seconda guerra mondiale si occupano i quattro ultimi capitoli (da pag 257 a pag 343): Capitolo XIV: Neutralità o non belligeranza?; Capitolo XV: Mussolini sceglie la guerra (1940); Capitolo XVI: Una partenza incerta; Capitolo XVII: La conclusione logica del fascismo. “”Hitler supponeva che le forze armate italiane avessero predisposto ogni cosa per attaccare Malta o la Corsica, oppure in Nord Africa, e fu stupefatto di constatare che avevano ordini formali di mantenersi completamente sulla difensiva (18). Ma i piani di Mussolini miravano non a combattere, bensì soltanto a far credere che stava lì lì per lanciare una qualche grande offensiva. Offrì così ai tedeschi una divisione corazzata immaginaria, che – disse – era perfettamente pronta, e in grado di partire immediatamente (19). Non solo non prese alcuna seria iniziativa contro Malta o l’Egitto, ma non si dette neppure la pena di trasportare rilevanti rinforzi o rifornimenti alle sue truppe in Nord Africa: la sua idea era che la guerra sarebbe finita prima che un’azione del genere si rendesse necessaria (20). Il dr. Goebbels si trovò imbarazzato a spiegare al popolo tedesco quella che appariva come un’inerzia colpevole, e il corrispondente berlinese del giornale personale di Mussolini notò che il comportamento italiano aveva suscitato una forte ostilità (21). Eppure, Mussolini l’aveva quasi azzeccata: il 17 giugno, appena una settimana dopo la sua dichiarazione di guerra, la Francia chiese un armistizio”” (pag 300) [(18)) Rintelen, p. 89; ‘La battaglia’, p. 128; (19) ‘Hitler e Mussolini’, p. 50; (20) MLI, luglio 1973, p. 80 (Marchelli); (21) Boelcke, p. 392; Bojano, pp. 158, 165]”,”QMIS-304″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969. 1.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920 (morto nel 2017). Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976 L’Italia prima del 1861 La situazione politica ed economica intorno al 1861 “”Un altro importante fattore geografico è dato dalla posizione strategica dell’Italia. La politica estera dello Stato unitario era destinata a preoccuparsi principalmente di quei paesi che confinavano con esso, la Francia, l’Austria e la Serbia. Ognuno di questi era potenzialmente pericoloso, ma di ciascuno ci si poteva servire contro gli altri. D’altra parte la lunghezza delle coste dell’Italia, circa 6.500 chilometri in confronto ai 1.900 della frontiera settentrionale, non solo la rendeva assai sensibile nei confronti di altre potenze mediterranee come la Francia e la Gran Bretagna, ma fece anche di essa una potenza marittima e, talora, imperiale. Quasi tutte le sue importazioni venivano dal mare. Ad oriente c’era il ricordo del dominio veneziano sulla Dalmazia e sul Levante. La terraferma balcanica dista soltanto ottanta chilometri dall’Italia nel punto più stretto del canale di Otranto, mentre l’Africa settentrionale è a sole tre ore di navigazione dalla Sicilia. Non fa meraviglia, pertanto che Cavour e i suoi discepoli avessero di quando in quando delle visioni geopolitiche, in quanto l’Italia era l’unico grande paese europeo tutto proteso nel Mediterraneo, quasi che fosse un promontorio «che unisce l’Europa all’Africa». Sin da quando l’influenza della Turchia e dei corsari barbareschi cominciò a declinare, e specialmente da quando il canale di Suez divenne un fatto compiuto, vi furono alcuni che cominciarono a chiedersi se non fosse possibile ricostituire nell’Africa settentrionale l’antico impero romano. C’erano dei vantaggi ad essere un’espressione geografica. L’impero centro-europeo di Metternich non era neppure questa, e l’Austria-Ungheria era destinata a essere fatta a pezzi dai nuovi Stati nazionali, fra cui l’Italia doveva essere uno dei maggiori e dei più pericolosi. L’idea di unità nazionale. L’Italia aveva sempre costituito un’unità geografica. Anche da punto di vista religioso essa aveva formato praticamente un tutto omogeneo sin dai tempi di Gregorio Magno e una lingua e una cultura italiana comuni erano esistite da Dante in poi. Fino al 1861, tuttavia, non era mai stata un’entità politica e si può dire che lo fosse a malapena anche allora. Come lo storico napoletano Luigi Blanch aveva osservato dieci anni prima, il patriottismo degli italiani era analogo a quello degli antichi greci, era cioè amore per una singola città, e non per un paese, era un sentimento tribale, e non nazionale. Soltanto in seguito a conquiste straniere essi si erano trovati uniti; ma una volta abbandonati a loro stessi tornavano a scindersi in tanti frammenti. Una certa coscienza nazionale era stata senza dubbio presente intermittentemente durante i secoli, ma si era sempre trattato di qualcosa di vago e incerto, che si esprimeva soltanto attraverso le ardite speculazioni di un Dante o di un Machiavelli; mentre molti altri avevano anzi sostenuto che l’unità nazionale sarebbe stata disastrosa anziché benefica; e oltre tutto moralmente ingiusta. In effetti, prima del secolo decimonono il sentimento nazionale era stato ben scarso e persino una unione doganale simile allo ‘Zollverein’ tedesco non poté essere attuata finché il Piemonte non fu in grado di imporla. L’Italia settentrionale e quella meridionale praticamente non si erano mai trovate unite sotto lo stesso governo; la sovranità era stata spezzettata per secoli fra città che godevano di un regime di autonomia e dinastie straniere, interessate le une come le altre a contrastare ogni movimento patriottico di cui non fossero alla testa e ad impedire che i loro vicini diventassero troppo potenti. Con l’andar del tempo tuttavia tutti gli invasori si erano amalgamati con l’ambiente circostante ed erano stati assorbiti dal ‘genius loci’, finché nel 1861 tutte queste numerose città e regioni, a eccezione soltanto di Venezia e Roma, si trovarono ad essere riunite in un unico Stato. Certamente, esistevano ancora delle divisioni interne profonde, e l’avvenire avrebbe visto più di una lotta intestina. È pure certo che l’unificazione venne raggiunta con metodi che non pochi italiani detestavano. Ciononostante, molti sarebbero stati disposti a convenire che nel 1861 le cinque grandi potenze d’Europa erano divenute sei, e in ogni paese libero l’opinione pubblica guardava con simpatia e ammirazione alla rinascita dell’Italia. Come e perché ciò avvenne costituisce uno dei temi più appassionanti della storia moderna”” (pag 11-15)”,”ITAA-159″
“MACK-SMITH Denis”,”Storia d’Italia dal 1861 al 1969. 2.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976 Il primo decennio (1861-1871)”,”ITAA-160″
“MACK-SMITH Denis”,”La storia manipolata.”,”‘Magna est veritas et praevalebit’ (La verità è potente e prevarrà) (proverbio latino) “”Dopo la disastrosa e assolutamente imprevista sconfitta militare a Caporetto, nel 1917, venne nominata una commissione di esperti per cercare di individuare che cosa non avesse funzionato, eppure i suoi membri furono poi costretti dalle autorità politiche a cancellare tredici pagine della loro relazione riguardanti il generale Badoglio, sul quale principalmente si appuntavano i sospetti di incompetenza. Tali ‘omissis’ consentirono quindi al re di promuovere questo militare tanto criticato alla carica di capo di Stato maggiore, ruolo che egli sfortunatamente mantenne fino al novembre del 1940, quando le forze dell’Italia fascista subirono un’altra inaspettata sconfitta per opera del piccolo esercito greco. Nel 1943 l’incapace Badoglio, dopo essere stato incaricato dal re di sostituire Mussolini in qualità di capo del governo, riuscì a escogitare un altro espediente per nascondere la sua personale responsabilità in un’altra disfatta militare, di portata molto maggiore. Il suo primo errore, dopo la destituzione del duce, fu quello di temporeggiare, con l’unico risultato che i combattimenti contro la coalizione anglo-americana si protrassero per altre sei settimane senza alcuna utilità. In seguito, egli accettò con riluttanza le condizioni dettate dal generale Dwight Eisenhower per un armistizio, sebbene non ne fosse intimamente convinto e, quasi sicuramente, non avesse intenzione di mantenere i patti che aveva firmato. Badoglio acconsentì a mutare alleanza e ad appoggiare gli angloamericani nel settembre del 1943, proprio quando questi avevano già iniziato la mobilitazione nelle basi africane per sbarcare a Salerno. Tuttavia, inizialmente egli riuscì a ottenere da Eisenhower una concessione, cioè che gli alleati indebolissero l’attacco così ben preparato per utilizzare parte delle truppe disponibili in un simultaneo e rischioso attacco su Roma. Però, proprio quando gli aerei e i paracadutisti americani stavano per decollare dalle basi aeree siciliane per atterrare nei pressi di Roma, egli ritirò la sua promessa di appoggiare questa operazione, insistendo perché Eisenhower rinunciasse a un attacco che lo stesso governo italiano aveva richiesto. La decisione fu disastrosa, prima di tutto, perché l’assenza dell’unica divisione aviotrasportata mise a repentaglio a Salerno quello che doveva essere il primo sbarco alleato sul continente europeo; in secondo luogo, perché il grosso dell’esercito italiano, che si trovava nei pressi di Roma, dove sarebbe risultato estremamente utile per abbreviare la guerra, fu lasciato da Badoglio senza ordini, senza informazioni e addirittura senza un comandante in capo, per cui i tedeschi catturarono mezzo milione di soldati italiani dopo poche ore di resistenza coraggiosa ma disorganizzata. Fu quindi escogitata in fretta e furia una delle solite falsificazioni per attribuire al comandante americano la responsabilità di non essere riuscito a portare a termine l’attacco alla capitale italiana. L’Italia subì le dannose conseguenze del fatto che Badoglio era uno dei molti leader militari e civili promossi non sulla base della loro competenza tecnica, ma per ragioni di correttezza politica e di fedeltà alla monarchia. Non soltanto Mussolini diffidava dei subordinati che dimostrassero competenza e iniziativa, ma possedeva egli stesso un senso della storia molto superficiale (…).”” (pag 101-103)”,”STOx-340″
“MACK-SMITH Denis”,”Cavour e Garibaldi nel 1860.”,”Denis Mack Smith è nato a Londra nel 1920. Ha studiato a Cambridge, dove è stato discepolo dello storico George Macaulay Trevelyan. Ha trascorso un periodo di studio anche all’Istituto italiano di studi storici di Napoli, al tempo di Benedetto Croce. Attualmente è Senior Research Fellow presso l’All Souls College di Oxford. É autore di numerose opere sulla storia d’Italia, tra le quali Cavour e Garibaldi nel 1860, Storia d’Italia dal 1861 al 1969, Il Risorgimento italiano, Storia della Sicilia medievale e moderna, Vittorio Emanuele II, Le guerre del duce, è stato protagonista di una vivace polemica, con un confronto diretto in televisione, con Renzo De-Felice sui temi dell’interpretazione del fascismo data da quest’ultimo sopratutto nella sua notissima Intervista sul fascismo, Laterza 1976,”,”ITAB-029-FL”
“MACK-SMITH Denis, edizione italiana a cura di Ferruccio ROSSI-LANDI”,”Garibaldi. Una grande vita in breve.”,”La sconfitta di Mentana, 1867. “”Lo scopo immediato di Garibaldi non era religioso ma politico: cacciare il Papa da Roma. Ricordava alla gente che nella Roma rivoluzionaria del 1849 l’assemblea repubblicana eletta gli aveva concesso i pieni poteri, in virtù dei quali protestava ora contro la “”pestilenziale istituzione””, il Papato. Contro la “”negazione di Dio”” governante l’Urbe venivano invocate la giustizia e la legge internazionale, e il governo del Papa era audacemente dichiarato illegale. Questo nel marzo del 1867. Ricciotti Garibaldi ricevette allora l’ordine di raccogliere denaro nella protestante Inghilterra; un fondo per campagne militari ebbe un grosso contributo dal ricco finanziere Adriano Lemmi, che aveva sottoscritto la maggior parte delle insurrezioni mazziniane. Un proclama ingiunse a tutte le patriote di rimettersi a fare camicie rosse. Si stabilirono contatti con i comitati rivoluzionari di Roma e i Romani furono rimproverati per non essere insorti alcuni mesi prima, allorché le guarnigioni francesi erano state ritirate. Nel giugno una deputazione da Roma si recò addirittura a visitare Garibaldi. Credulo come sempre, egli non penetrò al di là della loro fiorita retorica e si contentò di assumere che quei pretesi rivoluzionari parlassero sul serio. Poteva sempre credere ciò che voleva credere, e spesso non teneva conto del tipo di persona con cui trattava. Nella sua mente si formò così la convinzione che il popolo volesse ad ogni costo una guerra rivoluzionaria per Roma”” (pag 142) [Denis Mack Smith, ‘Garibaldi. Una grande vita in breve’, Lerici editore, Milano; 1968]”,”BIOx-024-FGB”
“MACLACHLAN Alastair”,”The Rise and Fall of Revolutionary England. An Essay on the Fabrication of Seventeenth-Century History.”,”A. MACLACHLAN ha insegnato nelle università australiane per molto tempo. Laureato alla Cambridge University e studente del Sir John Plumb, i suoi importanti campi di ricerca sono stati l’ Inghilterra della regina ANNA e la storia internazionale degli Stati europei all’ inizio del XVIII secolo. Sta completando un studio in più volumi della guerra di successione spagnola e dei trattati di pace di Utrecht. Sta pure preparando i libri: ‘Continuity, Stability and its Discontents’ (uno studio sugli storici dell’ Inghilterra del XVIII secolo), ‘Critical Approaches to History’ e sul nazionalismo. Il libro ‘The Rise and Fall of Revolutionary England’ traccia l’ascesa e la caduta delle tendenze radicali nella storiografia inglese. L’A studia l’opera di Christopher HILL sul XVIII secolo per la ‘Far Left’ negli anni 1930. Segue poi l’epoca della guerra fredda quando il gruppo degli storici del CPGB fece una battaglia di idee per il passato rivoluzionario inglese. Poi l’A segue la frammentazione del modello dopo il collasso dello stalinismo e l’ascesa della New Left. Ed esamina gli”,”UKIR-015″
“MACLEOD Joseph”,”Storia del teatro britannico.”,”Nel 1642 il Parlamento fece chiudere tutti i teatri, adducendo a motivo, nella sua frase puritana, che i divertimenti pubblici mal si conciliavano con le calamità pubbliche e le rappresentazioni teatrali con tempoi d’umiliazione. (pag 149) “”Le condizioni spirituali erano idonee per la nascita di un teatro inglese importante; ma una tale massa amorfa non avrebbe avuto spettacoli più eccezionali di ‘panem et circenses’, se non fossero venuti i drammaturghi. Vennero. Vennero in una tale profusione che se Shakespeare non avesse brillato più di loro, vi sarebbero stati almento altri due pretendenti al suo posto nel firmamento del teatro. Christopher Marlowe fu il primo di essi: un giovane di Canterbury che visse così pericolosamente da essere assassinato in un’osteria di Deptford durante, pare, una missione segreta, e che aveva idee talmente libere, e una libertà di linguaggio talmente sfrenata, che solo la sua morte lo salvò da un processo per il delitto di bestemmia. Egli scrisse violenti drammi spettacolari in violenti e retorici versi sciolti, battendo la nuova strada così autorevolmente che lo stesso Shakespeare dovette partire da queste basi. Questi drammi affollarono i teatri di gente di tutti i tipi e condizioni, gente per cui appunto erano stati scritti, e l’entusiasmarono con gloriosi conquistatori, re prigionieri, ricche e dolci scene d’amore, oppure Faust pentito e terrorizzato contro il «firmamento lacrimante», come una folla dei giorni nostri viene entusiasmata da una corsa automobilistica. Da questa vita ribollente sorse Shakespeare. Egli non fu un innovatore come Eschilo ed Ibsen. Fu piuttosto il consolidatore di un’arte relativamente nuova. Ma veniva coll’alta marea. Poté usare in pieno la sua gamma di stupefacente precisione di linguaggio, per il livello di recitazione raggiunto dagli attori, ragazzi o uomini che fossero. Il dramma di conseguenza, nelle sue mani, divenne più flessibile, più sottile, più vasto e più profondo che non nelle mani di qualsiasi altro drammaturgo che sia mai esistito. Ma non fu imposto a un pubblico arretrato da uno spirito consciamente progressista. Come materiale recitativo, la sua compagnia, di cui egli stesso era membro attivo e professionale, se ne gloriava. E i suoi drammi erano accolti con piacere dal suo pubblico, per il quale, come quelli di Marlowe, erano stati appunto scritti. Come questo sia stato ottenuto era, un tempo, uno dei misteri della storia. Era quasi inconcepibile che una folla chiassosa potesse aver compreso, e di primo acchito, battute raffinate e complesse come «Domani e domani e domani» nel ‘Macbeth’: o che una tale folla non ne guastasse l’effetto su spettatori più educati, ammesso che ve ne fossero. Eppure non vi sono prove che Shakespeare sia mai stato trovato oscuro o letterario come Jonson o Daniel possono esserlo stati. (…) Il suo genio raggiunse la più piena profondità negli ultimi pochi anni dopo la morte della regine nel 1603 e prima del suo ritiro in campagna. La costellazione degli autori di teatro si stava ormai oscurando, per quanto continuassero ad esservi buoni drammaturghi per altri venti o trent’anni (il periodo cosiddetto elisabettiano è relativamente lungo). Si entrava in una fase di decadenza, illuminata per un po’ da John Ford. Ma vi era una stella di prima grandezza tuttora attiva: John Webster. Scrisse appena un gruppetto di drammi, di cui due soltanto sono buoni. Ma questi due, ‘La Duchessa d’Amalfi’ e Vittoria Corombona’, sono capolavori”” (pag 20-22) [Joseph Macleod, ‘Storia del teatro britannico’, Sansoni, Firenze, 1963]”,”UKIx-001-FFS”
“MacMILLAN Margaret”,”Parigi 1919. Sei mesi che cambiarono il mondo.”,”MacMILLAN M. rettore del Trinity College e docente di storia presso l’Università di Toronto, è autrice di ‘Women of the Raj’ (1988) e curatrice di ‘Canada and Nato: unesasy past, uncertain future’ (1990), ‘The Uneasy Century. International Relations 1900-1990’ (1996).”,”RAIx-269″
“MACMILLAN Harold”,”Vent’anni di pace e di guerra. Memorie, 1923-1945.”,”Lord Maurice Harold Macmillan, conte di Stockton, (Londra, 10 febbraio 1894 – Birch Grove, 29 dicembre 1986), è stato un politico inglese. Esperto di problemi internazionali, propugnatore di una sorta di conservatorismo progressista, mediatore fra il liberalismo anarchico ed il dirigismo, intransigente oppositore del nazi-fascismo, occupò cariche della massima importanza nella vita politica inglese del primo dopoguerra in poi. Nato a Londra, studente a Eton ed Oxford, ferito tre volte nella prima guerra mondiale, deputato conservatore dal 1924 (tranne una parentesi dal 1929 al 1931) si attirò per le sue tesi l’antipatia del partito. Tuttavia Winston Churchill, nel suo Gabinetto di coalizione, lo nominò ministro residente presso il Quartier Generale alleato nell’Africa nord-occidentale. Rimasto in carica dal 1942 al 1945, intervenne abilmente nel dissidio algerino tra Charles De Gaulle e Giraud e poi nella crisi greca. Nel 1943 – 1944 ricoprì la carica di Alto Commissario nel governo militare alleato in Italia. Battuto alle elezioni del 1945, durante gli anni del governo laburista si occupò intensamente di questioni internazionali e vagheggiò un fronte anti-socialista di conservatori e liberali. Nel governo Churchill del 1952 ebbe varie cariche, fra cui il dicastero della Difesa, periodo in cui ammodernò il sistema d’armamento. La sua esperienza in questioni internazionali, acquisita nel governo Eden come ministro degli Esteri e poi cancelliere dello Scacchiere, gli valse la fiducia del proprio partito, che nel 1957 lo chiamò come Primo ministro a risolvere la crisi seguita alla spedizione inglese in Egitto. Pronunciò il primo discorso contro l’apartheid di fronte alle camere del Sudafrica costringendo il governo sudafricano a staccarsi dal Commonwealth proclamando la Repubblica del Sud Africa. Dopo il ritiro dalla politica, Macmillan fu dirigente della Macmillan Publishers.”,”RAIx-271″
“MACMILLAN Margaret”,”1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri. Volume I.”,”Margaret Macmillan è nata a Toronto, insegn a all’Università di Oxford, dove è direttrice del St. Antony’s College. Tra i suoi libri ‘Parigi, 1919’ (2006). “”Con il passare degli anni l’intesa tra l’Austria-Ungheria e la Gran Bretagna si era fatta più intima e cordiale di quella con la Francia. Anche la Gran Bretagna aveva i suoi radicali, ma a Vienna veniva percepita come una società più stabile e conservatrice di quella francese. Non per nulla la politica e le massime cariche amministative erano saldamente nelle mani dell’aristocrazia, come si conveniva. Nel 1904 il conte Albert Mensdorff fu nominato ambasciatore dell’Austria-Ungheria a Londra. Una mossa molto abile a giudizio di tutti, perché il conte era strettamente imparentato con la famiglia reale ed era molto ben ricevuto nei salotti dell’aristocrazia britannica. Tra le altre cose la Gran Bretagna e l’Austria-Ungheria non avevano dispute coloniali in sospeso, e quindi nessun conflitto di interessi minacciava di frapporsi tra Londra e Vienna. Perfino nel Mediterraneo, dove entrambi i paesi mantenevano una forte presenza navale, gli obiettivi erano tendenzialmente compatibili: si trattava di mantenere il più possibile invariata la situazione e di stroncare sul nascere le nuove velleità, soprattutto sulla sponda orientale. In quell’area la Gran Bretagna e l’Austria-Ungheria fungevano ciascuna a modo suo da contrappeso contro la Russia. Ai tempi della Guerra boera Vienna era stata una delle poche capitali a esprimere solidarietà a Londra. “”Dans cette guerre je suis complètement Anglais””, confidò nel 1900 Francesco Giuseppe all’ambasciatore britannico, procurando di farsi sentire dai diplomatici francesi. Nonostante quelle aperture, però, i rapporti si erano raffreddati. …. finire (pag 371-372)”,”QMIP-129″
“MACMILLAN Margaret”,”1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri. Volume II.”,”Margaret Macmillan è nata a Toronto, insegn a all’Università di Oxford, dove è direttrice del St. Antony’s College. Tra i suoi libri ‘Parigi, 1919′ (2006). “”Ai primi di ottobre Pasic (…) si presentò a Vienna per incontrare alcuni esponenti del governo. (…) Pasic era animato da eccellenti intenzioni, ma si rifiutò di prendere accordi concreti. “”Il leader serbo non poteva saperlo, ma nelle stesse ore il Consiglio dei ministri comuni si era riunito per stabilire come procedere contro la Serbia. Conrad, che in via eccezionale aveva chiesto di presenziare a quel vertice civile, parlò animatamente di aggredire e annettere gli irrequieti vicini. I civili esitavano ancora di fronte a misure così drastiche, ma era ormai evidente che si erano rassegnati alla necessità di una guerra che presto o tardi sarebbe scoppiata: alcuni la invocavano addirittura con impazienza. Perfino Berchtold, che di solito invitava alla moderazione, si disse disposto a votare per il riarmo. Tra i presenti c’era anche il primo ministro ungherese Istvan Tisza, che adottò una posizione irriducibile e nei giorni della crisi del 1914 avrebbe contribuito in misura determinante alla scelta di dichiarare guerra alla Serbia. I suoi compatrioti, amici e nemici, ammiravano Tisza per il suo coraggio, la sua determinazione, il suo carattere volitivo. “”E’ l’ungherese più intelligente del nostro tempo””, ammise un avversario politico tra i più agguerriti: “”E’ più furbo di tutti noi messi insieme. E’ come un mobile in stile Maria Teresa, pieno di cassetti. Ciascun cassetto è pieno zeppo di conoscenze: se manca qualcosa, significa che non esiste, almeno secondo Tisza. E’ un uomo brillante, caparbio e orgoglioso: un’autentica minaccia per il nostro Paese. Tenete bene a mente queste parole: Tisza è più pericoloso di un rasoio senza sicura”” (Vermes, Istvan Tisza, p. 131). Francesco Giuseppe lo considerava un elemento utile, perché sapeva come trattare con gli estremisti che pensavano soltanto all’indipendenza dell’Ungheria e sabotavano sistematicamente ogni tentativo di indurre il parlamento ungherese a votare un aumento del bilancio militare”” (pag 746-747) Biografia[modifica wikitesto] Calvinista, di famiglia nobile, figlio di Kálmán Tisza, capo del partito liberale ungherese. Venne eletto deputato nel 1886 e per due volte, dal 1903 al 1905 e dal 1913 al 1917, fu presidente del Consiglio. Durante la sua prima presidenza Tisza si batté contro l’ostruzionismo parlamentare dell’opposizione; i suoi duri metodi contro gli avversari politici lo resero impopolare e portarono alla sua sconfitta nelle elezioni del 1905. Nel 1912 Tisza, al tempo presidente della Camera dei Deputati, riuscì a vincere l’ostruzionismo, che aveva reso una farsa la vita parlamentare, riuscendo ad allontanare gli elementi più accesi. L’odio contro di lui arrivò a tal punto che fu oggetto di un attentato in Parlamento. I reali e più urgenti problemi dell’Ungheria contemporanea, cioè la questione agraria, la condizione sociale degli operai ed il problema delle nazionalità, non vennero neppure sfiorati dal governo di Tisza. Per quanto riguarda il problema delle nazionalità presenti nell’impero austro-ungarico, Tisza pensò di attuare una politica contraria ad ogni concessione alle minoranze, sperando così di paralizzare le forze centripete e di salvare la monarchia; si oppose ad ogni riforma elettorale, benché di idee liberali, ed avversò la concessione del suffragio universale, perché avrebbe avvantaggiato i sudditi non ungheresi della corona d’Ungheria. In campo sociale Tisza vide nel latifondo l’elemento fondante dello Stato e progettò un suo rafforzamento; fu anche avversario di ogni movimento socialista e considerò l’antitesi tra capitale ed operaio come una realtà essenziale e l’inasprimento di questo divario era dovuto esclusivamente alle agitazioni sindacali. Questo modo di agire del governo gli procurarono la dura opposizione sia dei nazionalisti che dei partiti di sinistra. Il periodo della sua seconda presidenza coincise con la prima guerra mondiale. Prese inizialmente ferma posizione contro la guerra, ma poi impiegò tutte le sue forze per condurre l’Ungheria fuori dal conflitto in maniera positiva. L’opposizione di sinistra sfruttò la generale esasperazione per provocare la caduta di Tisza nel 1917. Negli ultimi giorni di guerra fu ritenuto, a torto, un istigatore della Prima guerra mondiale e il 31 ottobre 1918 fu assassinato da soldati ammutinati. (wikip)”,”QMIP-130″
“MACMILLAN Margaret”,”Vers la grande guerre. Comment l’Europe a renoncé à la paix.”,”MACMILLAN Margaret dirige la St Antony’s College ad Oxford. Storica di fama mondiale, è anche autrice di ‘Les Artisans de la paix. Comment Lloyd George, Clemenceau et Wilson ont redessiné la carte du monde’, tradotto da André Zavriew, Le livre de poche, Paris, 2008. Sull’assassinio di Jaures. Prima di essere ucciso dal nazionalista Raoul Villain in un caffé (caffé du Croissant a Montmartre) aveva avuto un colloquio con con il sottosegretario agli esteri Abel Ferry che gli aveva detto con franchezza che nulla si poteva fare per evitare la guerra e gli aveva detto che per la sua posizione pacifista e internazionalista “”sarete ucciso al primo angolo di strada”” (pag 728) La guerra non scoppia all’improvviso. La crisi del 1913 e la guerra scampata. “”Dans l’année qui s’écoula entrre l’éclatement de la Première Guerre balkanique et l’automne 1913, la Russie et l’Autriche-Hongrie s’étaient approchées de la guerre à plusieurs reprises, et l’ombre d’un conflit plus général s’était abattue sur l’ensemble de l’Europe tandis que leurs alliés attendaient en coulisse. Même si les puissances avaient finalement pu gérer les crises, leurs populations et leurs dirigeants s’étaient habitués à l’idée de la guerre, comme une chose qui pourrait arriver tôt ou tard. Quand Conrad menaçe de démissionner parce que ses conseils lui semblaient avoir été ingnorés par François-Ferdinand, Moltke l’implora de revenir sur cette décision: “”Maintenant que nous nous orientons vers un conflit, vous devez rester (116)””. La Russie et l’Autriche-Hongrie avaient utilisé les préparatifs guerriers, et surtout la mobilisation, à des fins dissuasives mais aussi pour faire pression l’une sur l’autre, ainsi que sur la Serbie, dans le cas de l’Autriche.-Hongrie. Cette fois, les menaces avaient fonctionné, parce qu’aucun des trois pays n’était prêt à dénoncer le bluff des autres et parce que, finalement, les voix favorables au maintien de la paix étaient plus fortes que celles pour la guerre. Le danger pour l’avenir était que l’Autriche-Hongrie et la Russie pensaient que ces menaces pourraient encore fonctionner par la suite. Ou bien, et c’était tout aussi dangereux, elles décidèrent que, la fois suivante, elle ne reculeraient pas””. (pag 591)”,”QMIP-141″
“MACMILLAN Harold”,”Diari di guerra, 1943-1945. Il Mediterraneo dal 1943 al 1945.”,”””Harold Macmillan (1894-1986) fu educato a Eton e al Balliol College. L’atmosfera di Oxford, in particolare, e il tipo di educazione non snobistica e improntata in qualche modo alle virtù classiche lasciarono una traccia profonda nella sua formazione. Durante la Prima guerra mondiale si distinse combattendo nelle Grenadier Guards. (…) Deputato conservatore nella circoscrizione di Stockton-on-Tees nel 1924, a causa delle sue posizioni critiche nei confronti dei governi di Baldwin e Chamberlain, non ebbe cariche di rilievo fino al 1940. Ma la sua carriera politica, seppure tardiva, prese consistenza a partire dal 1942 quando fu inviato come Ministro residente per il Nord Africa ad Algeri per fare da tramite fra Churchill e il generale Eisenhower. Nel 1943 ebbe l’incarico di consigliere politico per l’Italia e successivamente quello di presidente della Commissione alleata, che egli svolse con grande rigore e con un certo piglio, interpretando, con intelligenti variazioni personali, la politica churchilliana verso l’Italia. Fu inoltre tra coloro che cercarono di affrettare il ritorno della penisola all’autogoverno. Nel suo paese ebbe un ruolo di primo piano all’opposizione dal 1945 al 1951. Con il ritorno dei conservatori al governo ricoprì le cariche di Ministro per la casa, Ministro della difesa, Segretario agli esteri e Cancelliere dello Scacchiere, fino a che, nel 1957, succedette ad Anthony Eden (costretto alle dimissioni in seguito alla sfortunata spedizione di Suez), diventando Primo ministro”” (in apertura) La posizione di Macmillan sull’Italia alla vigilia della “”Liberazione””. Il problema dei rifornimenti alimentari alle grandi città del Nord. “”Si potrebbe obiettare che non dobbiamo troppo preoccuparci della situazione incresciosa in cui si trovano ora gli italiani. Il loro disastro è avvenuto per loro colpa. Tuttavia questa politica, brutale e cinica, sarebbe stata praticabile (almeno), se non ci fosse stata la recente dichiarazione formale da parte dei due governi alleati. Scostarsi ora dalla strada della generosità, di recente imboccata, mi pare impensabile. Per di più, questa atmosfera più improntata a generosità mi pare che ridondi a grande vantaggio degli interessi del Regno Unito, della popolazione dell’impero britannico e del mondo in generale. Quale che possa essere la politica che si adotterà verso la Germania post-bellica, è un fatto che abbiamo convenuto che l’Italia sia in una posizione diversa da quella di un nemico sconfitto; abbiamo inventato (e, in una certa misura, ne abbiamo tratto vantaggio) il principio della co-belligeranza e, guardando alle cose da una più ampia prospettiva, risulta chiaro che la prosperità, come la pace, è indivisibile. I problemi che l’Italia si trova ora ad affrontare sono gravi abbastanza. Allorché raggiungeremo l’Italia Settentrionale, troveremo centri, come Torino o Milano, con un altissimo numero di abitanti. E ci vorrà allora tutta la nostra abilità se vogliamo dare loro da vivere. Si tratterà dei primi centri urbani con altissima densità di abitanti, situati all’interno del paese e non affacciati sul mare. Anche solo per recare loro cibo, senza che ci siano ferrovie funzionanti o autocarri, costituirà un problema formidabile per il governo militare alleato. Adesso, per quanto quelle popolazioni possano essere in stato di schiavitù a causa dell’occupazione tedesca, le fabbriche funzionano e sono molti quelli che lavorano. Allorché ci sarà stata la «liberazione», ci troveremo con le centrali elettriche saltate, con le fabbriche in larga misura smantellate, con i macchinari rovinati o portati via in Germania e… senza disponibilità di materie prime. Ci vorrà tutta la pazienza, tutto il coraggio e tutta la dedizione che possono dare gli inglesi ed americani, incaricati di amministrare il paese, se vogliamo preservare l’Italia dal precipitare totalmente nell’anarchia, nella rivoluzione e nella disperazione. Il non volere compiere lo sforzo indicato traendo pretesto dalle nostre ‘doléances’ nei riguardi dell’Italia – per quanto siano giustificate – equivarrebbe a ‘propter vitam, vivendi perdere causas’ ossia, per dirlo altrimenti avremmo vinto la guerra e perduto la pace”” (pag 803-804)”,”QMIS-283″
“MACPHERSON C.B.”,”Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese. La teoria dell’ individualismo possessivo da Hobbes a Locke.”,”””Hobbes postula due tipi di uguaglianza tra gli uomini: uguaglianza nelle capacità e nelle aspettative di soddisfare i propri desideri: nella concezione di Hobbes, ciascun tipo implica un’ uguaglianza di diritto. L’ uguaglianza delle capacità risulta evidente sulla base dell’ esperienza e dell’ osservazione. Gli uomini non sono perfettamente uguali nelle capacità, ma lo sono tanto che il più debole può facilmente uccidere il più forte e ciò implica un’ uguaglianza di ordine morale. Questo punto di vista viene presentato in tutte e tre le versioni della teoria di Hobbes””. (pag 98) “”La tesi ribadita dai Livellatori durante il dibattito, che la proprietà individuale dei beni fosse un diritto naturale, anteriore al governo, non era un argomento improvvisato per far fronte ai pericolosi attacchi di Ireton: infatti avevano sostenuto il concetto di proprietà come diritto naturale già prima e indipendentemente dal dibattito sul diritto di voto””. (pag 170)”,”TEOP-204″
“MACPHERSON Crawford B.”,”Libertà e proprietà alle origini del pensiero borghese. La teoria dell’ individualismo possessivo da Hobbes a Locke.”,”Il costituzionalismo di Locke (pag 291-)”,”TEOP-121-FF”
“MACRELLI Rina”,”L’indegna schiavitù. Anna Maria Mozzoni e la lotta contro la prostituzione di Stato.”,”Rina Macrelli vive a Roma ed è sceneggiatrice cinematografica e televisiva (1981). Le prese di posizione in materia della Comune di Parigi sulla questione femminile. “”Due mesi dopo, quando Parigi proclamò la Comune, il primo atto del comitato centrale fu la soppressione simultanea della coscrizione militare e della polizia dei costumi. Evento di breve durata ma di grande rilievo. Certo, non fu la sparizione della prostituzione, come immaginò con populismo e retorica Karl Marx nel suo saggio su ‘La guerra civile in Francia’ (…)”” (pag 84-85)”,”DONx-070″
“MACULANI Andrea”,”Il dibattito attuale sui modelli di capitalismo in Europa.”,”Copia firmata. Contiene dedica e ringraziamenti a B. Rappini e M. Volpedo”,”ECOT-230″
“MACZAK Antoni”,”Viaggi e viaggiatori nell’ Europa moderna.”,”MACZAK Antoni (Leopoli, 1928) dirige l’ Istituto di Storia dell’ Università di Varsavia. Si è occupato di storia economica, sociale e culturale con particolare riferimento alla Polonia. Montaigne. (pag 47) “”Il viaggio costituiva un’ impresa rischiosa anche sotto l’ aspetto finanziario, e almeno da questo lato bisognava assicurarsi. Se esisteva un reale pericolo di morte, già allora esso poteva essere calcolato in denaro. A quanto pare, era abitudine del pellegrino lasciare un testamento con un legato a favore di un amico, che, però, in caso di ritorno di quello da un lungo viaggio, doveva restituire il legato in doppio valore. Nell’ Inghilterra della fine del Cinquecento era molto diffuso il costume di scommettere in casi del genere una considerevole somma di denaro, stabilendo però condizioni dettagliate.”” (pag 265)”,”STOS-126″
“MACZAK Antoni”,”Viaggi e viaggiatori nell’ Europa moderna.”,”MACZAK Antoni (Leopoli, 1928) dirige l’ Istituto di Storia dell’ Università di Varsavia. Si è occupato di storia economica, sociale e culturale con particolare riferimento alla Polonia. Montaigne. (pag 47) “”Il viaggio costituiva un’ impresa rischiosa anche sotto l’ aspetto finanziario, e almeno da questo lato bisognava assicurarsi. Se esisteva un reale pericolo di morte, già allora esso poteva essere calcolato in denaro. A quanto pare, era abitudine del pellegrino lasciare un testamento con un legato a favore di un amico, che, però, in caso di ritorno di quello da un lungo viaggio, doveva restituire il legato in doppio valore. Nell’ Inghilterra della fine del Cinquecento era molto diffuso il costume di scommettere in casi del genere una considerevole somma di denaro, stabilendo però condizioni dettagliate.”” (pag 265)”,”STOS-002-FV”
“MADARIAGA Salvador de”,”Españoles de mi tiempo.”,”Salvador De Madariaga nacque a La Coruña nel 1886, studiò ingegneria delle miniere in Francia e dal 1921 ebbe un importante incarico presso la Società delle nazioni. Nel 1928 fu nominato cattedratico di letteratura spagnola all’Università di Oxford. Con la repubblica spagnola fu ambasciatore di Spagna a Washington e a Parigi e nel 1934 occupò la funzione di ministro della pubblica istruzione nel gabinetto LEROUX. Dal 1936 visse all’ estero.”,”SPAx-031″
“MADARIAGA Salvador de”,”Hernan Cortes.”,”MADARIAGA Salvador, letterato, laureato in ingegneria e diplomatico spagnolo, è nato a La Coruna nel 1886. (v. risvolti di copertina).”,”AMLx-036″
“MADARO Luigi a cura, BARACCO Giovanni”,”Lettere di Giovanni Baracco a Vincenzo Gioberti (1834-1851). II Serie: Fonti. Vol. XIII. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume III.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-013-FSL”
“MADARO Luigi, a cura; lettere di Roberto D’AZEGLIO Carlo BONCOMPAGNI Ruggero BONGHI Gino CAPPONI Giacomo DURANDO Pietro FANFANI Luigi Carlo FARINI Leopoldo GALEOTTI Carlo LEONI Terenzio MAMIANI Stanislao MANCINI Carlo MARENCO Antonio MONTANARI Diomede PANTALEONI P. Luigi TOSTI Gian Pietro VIEUSSEUX Massimo D’AZEGLIO Cesare BALBO Nicomede BIANCHI Carlo CADORNA Cesare CANTU’ Federico CONFALONIERI GUERRAZZI MINGHETT NICCOLINI RAMORINO RIDOLFI”,”Lettere di illustri italiani a Vincenzo Gioberti (1834-1852). II Serie: Fonti. Vol. XX. Carteggi di Vincenzo Gioberti. Volume V.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-018-FSL”
“MADDISON Angus, a cura di Marco ARNONE Alberto BERGAMASCO”,”Le forze dello sviluppo capitalistico. Un confronto di lungo periodo. Titolo originale: Dynamic forces in capitalist development.”,”””Io prediligo l’ utilizzo di semplici misurazioni dei movimenti annuali di componenti aggregate, che segnalano chiaramente i grossi cambiamenti nell’ entità delle recessioni che hanno avuto luogo nei sedici paesi da noi considerati negli ultimi cento anni”” (pag 98)”,”ECOI-101″
“MADDISON Angus”,”L’ economia cinese. Una prospettiva millenaria. (Tit.orig.: Chinese Economic Performance in the Long Run)”,”Pubblicato in accordo con l’ OECD, Parigi. traduzione italiana a cura della Pantarei. “”Shanghai acquistò importanza grazie alla sua posizione allo sbocco di un ampio sistema di corsi d’ acqua. “”I corsi d’ acqua interni navigabili dalle giunche in quasi tutte le stagioni arrivano in totale a quasi 30.000 miglia. A ciò bisogna aggiungere circa mezzo milione di miglia di via d’ acqua canalizzate o artificiali nell’ area del delta. Non sorprende pertanto che tra il 1865 e il 1936 a Shanghai sia transitato dal 45 al 65 per cento del commercio estero della Cina”” (Eckstein, Galenson e Liu, 1968, pp. 60-61). La città era già un importante porto marittimo sotto la dinastia Ch’ing, con una popolazione di 230.000 abitanti negli anni quaranta dell’ Ottocento. Nel 1938 la popolazione arrivò a 3.8 milioni e Shanghai divenne la città più grande della Cina (cfr. Cooke Johnson, 1993, p.180 e Perkins, 1969, p. 293).”” (pag 65)”,”ELCx-084″
“MADDISON Angus”,”L’ economia cinese. Una prospettiva millenaria. (Tit.orig.: Chinese Economic Performance in the Long Run)”,”Pubblicato in accordo con l’ OECD, Parigi. traduzione italiana a cura della Pantarei. La Cina. “”E’ lecito attendersi (dall’ economia cinese, ndr) un rallentamento a mano a mano che il livello tecnologico medio si avvicinerà a quello della frontiera più evoluta nei paesi avanzati. Il progresso tecnologico diventerà più costoso quando all’ imitazione si sostituirà l’ innovazione. Quanto alla crescita pro capite, sulla base del recente tasso di sviluppo posso ipotizzare un notevole rallentamento, ossia un passaggio dal 6.8 per cento annuo del periodo 1990-2003 al 4.5 per cento per il periodo tra il 2003 e il 2030. Il livello medio pro capite rimarrà quindi molto al di sotto di quello di USA, Europa occidentale e Giappone, ma ben al di sopra della media mondiale.”” (pag XIII)”,”CINE-015″
“MADDISON Angus”,”L’ economia mondiale dall’ anno I al 2030. Un profilo quantitativo e macroeconomico. (Tit.orig.: Contours of the World Economy)”,”MADDISON Angus professore emerito all’ Università di Groningen. Ha svolto ruoli di rilievo nell’ OECE e nell’ OCSE. E’ tra i maggiori studiosi nel campo delle misurazioni macroeconomiche e dell’ analisi dello sviluppo di lungo periodo. Declino spagnolo. “”Nel XVI secolo il numero di navi dirette dalla Spagna alle Americhe era in media di 58 l’anno (cfr. Usher 1932: 206). Dalla metà del XVII secolo, la flotta “”era divenuta l’ombra di se stessa, le navi partivano a stagione avanzata o non erano in grado di salpare per anni, erano imbarcazioni vecchie e poco sicure, molte delle quali costruite all’estero”” (Macleod 1984: 372). Nel XVII secolo l’economia della Spagna rimase stagnante. La crescita della popolazione era frenata dalle malattie e dalla fame. Il paese aveva subito sconfitte nei conflitti per terra e per mare, nel tentativo di difendere il proprio impero europeo. Il controllo amministrativo della Spagna e delle colonie era costoso e inefficiente. Il regno di Carlo II (1664-1700), un povero inetto, fu “”un grande disastro, una cronaca desolante di sconfitte militari, di bancarotte reali, di regressione culturale e di carestie diffuse”” (Brading 1984: 389). (…) Il declino della potenza e delle entrate spagnole del XVII secolo non danneggiò molto le colonie.”” (pag 99)”,”ECOI-221″
“MADDISON Angus”,”Monitoring the World Economy 1820-1992.”,”Foreword, Acknowledgements, Preface, Introduction, List of Tables, Appendix Tables, List of Figures, Notes, Bibliography, Development Centre Studies,”,”STAT-012-FL”
“MADDISON Angus”,”Contours of the World Economy, 1-2030 AD. Essays in Macro-Economic History.”,”MADDISON Angus professore emerito all’ Università di Groningen. Ha svolto ruoli di rilievo nell’ OECE e nell’ OCSE. E’ tra i maggiori studiosi nel campo delle misurazioni macroeconomiche e dell’ analisi dello sviluppo di lungo periodo. Declino spagnolo. “”Nel XVI secolo il numero di navi dirette dalla Spagna alle Americhe era in media di 58 l’anno (cfr. Usher 1932: 206). Dalla metà del XVII secolo, la flotta “”era divenuta l’ombra di se stessa, le navi partivano a stagione avanzata o non erano in grado di salpare per anni, erano imbarcazioni vecchie e poco sicure, molte delle quali costruite all’estero”” (Macleod 1984: 372). Nel XVII secolo l’economia della Spagna rimase stagnante. La crescita della popolazione era frenata dalle malattie e dalla fame. Il paese aveva subito sconfitte nei conflitti per terra e per mare, nel tentativo di difendere il proprio impero europeo. Il controllo amministrativo della Spagna e delle colonie era costoso e inefficiente. Il regno di Carlo II (1664-1700), un povero inetto, fu “”un grande disastro, una cronaca desolante di sconfitte militari, di bancarotte reali, di regressione culturale e di carestie diffuse”” (Brading 1984: 389). (…) Il declino della potenza e delle entrate spagnole del XVII secolo non danneggiò molto le colonie.”” (pag 99)”,”STAT-014-FL”
“MADELIN Louis”,”Danton.”,”L’A ha fatto parte dell’ Academie Francaise.”,”FRAR-241″
“MADELIN Louis”,”Les hommes de la revolution. Avec huit gravures. Conférences prononcées à la “”Société des Conférences”” en 1928.”,”””‘Cattivo cittadino’ colui che, come Chaumette o questo miserabile Jacques Roux, il primo “”livellatore””, attacca la proprietà e pretende procedere alla divisione dei beni.”” (pag 210) “”Couthon, giurista avergnate, è una figura singolare. Di fisionomia nobile e dolce e dalla voce “”cristallina””, era, da quattro anni, torturato da una malattia che gli aveva paralizzato le gambe; non poteva da allora circolare che in una piccola vettura, si faceva portare alla tribuna dove si installava su un alto seggio; è da questa sedia d’ infermo che lanciava i suoi anatemi. Perché lui, e più dello stesso Robespierre, era una sorta di inquisitore dall’ anima religiosa, portato, più che alle benedizioni, alle scomuniche. Con un animo più tenero di Massimiliano, aveva, più di questo, conservato – ma portato fino al fanatismo – il deismo di Jean-Jacques. Detestando il cattolicesimo e i suoi preti, intendeva, però, che, lungi dal distruggere il cristianesimo, che la Rivoluzione se ne appropriasse, e anche l’ imponesse, fosse anche con la forza, ai non credenti””. (pag 210-211)”,”FRAR-314″
“MADELIN Louis”,”Napoleone.”,”MADELIN Louis dell’ Accademia di Francia “”(…) in breve, la sostituzione d’una gerarchia amministrativa a una gerarchia di classi. Non può sorprendere che la Francia e Bonaparte si incontrino sullo stesso pensiero. Come ho già detto, il Francese è rimasto attraverso gli evi il Gallo-Latino penetrato, durante tre secoli, dai princípi di Roma. I giureconsulti che, dal XII secolo in poi, sono venuti dal Mezzogiorno latino a portare l’appoggio dei loro princípi alla dinastia occupata a rifare la Francia, non avevano sognato se non quello che Bonaparte sta per attuare: essi avevano mirato a uniformare – a poco a poco – le provincie e i sudditi per farli rientrare nell’istituzione d’un’amministrazione centralizzata nelle mani del Principe, che doveva diventare “”Imperatore nei suoi Stati””. Gli è che essi aveva serbato e fatto trionfare – in pieno medioevo pittorescamente caotico – la dottrina del Palatino romano e non può stupire che la Rivoluzione, tanto ispirata dai ricordi latini, abbia, come suo malgrado, dopo aver tanto parlato di Bruto, preparato il letto di Cesare. L’ultimo discendente dei Cesari romani, il figlio dei ‘Buonaparte’ d’Italia, trova una Francia pronta a tornare alla gerarchia dell’Impero di Diocleziano.”” (pag 128)”,”FRAN-082″
“MADELIN Louis”,”Talleyrand.”,”MADELIN Louis de l’Academie francaise.”,”BIOx-143″
“MADELIN Louis”,”Les grands serviteurs de la monarchie.”,”MADELIN Louis dell’Academie française.”,”FRAG-010″
“MADELIN Louis”,”Talleyrand.”,”Louis Madelin accademico di Francia”,”FRAD-118″
“MADELIN Louis”,”La crise de l’Empire, 1810-1811.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). (Testo con molte pagine intonse)”,”FRAN-120-FSL”
“MADELIN Louis”,”L’Écroulement du Grand Empire.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). <> (Trad. d. r. della prima parte del capitolo IV)… (Testo con molte pagine intonse).”,”FRAN-121-FSL”
“MADELIN Louis”,”L’affaire d’Espagne, 1807-1809.”,”MADELIN Louis: (nato a Neufchâteau, Francia, 8 maggio 1871 e morto a Parigi 18 agosto 1956). Politico e storico francese. Specialista della Rivoluzione francese e del Primo Impero. Fu deputato dal 1924 al 1928 per i Vosgi nelle file della conservatrice Federazione Repubblicana. Professore alla facoltà di Lettere di Parigi, fu anche membro dell’École française di Roma e dell’Académie française. Durante la Prima guerra mondiale fu mobilitato nel 1914 ed aggregato al 44° reggimento di fanteria territoriale, prima di essere assegnato al Quartier Generale. Nel 1948 fu uno dei fondatori del Comitato per la liberazione del maresciallo Pétain Philippe (Generale della prima guerra mondiale ed ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944). «Il patriarca (di Venezia) Gamboni, che certamente non ignorava il conflitto piuttosto aspro dell’Imperatore (Napoleone) con Roma, era tuttavia ditirambico: “”Sire””, dichiarò il cardinale, “”voi avete salvato la Francia, ma avete fatto l’Italia””; la frase ebbe un grande impatto, dalle Alpi allo Stretto di Messina. L’Imperatore visitò il porto e, con lo sguardo prodigioso che restò sempre penetrante, tutto abbracciò e tutto vide: interrogando, esigendo particolari e chiarimenti, risolse ogni questione e, subito, passò all’azione, facendo più lui in quattro giorni, dice uno storico italiano, che il governo austriaco in quattro anni.» (pag 99; traduz. d. r.)”,”SPAx-026-FSL”
“MADELIN Louis”,”Danton.”,”Louis Madelin Accademico di Francia”,”FRAR-012-FGB”
“MADERA Nuccio Francesco a cura”,”Ben Gurion. Pro e contro.”,” “”Ben Gurion è sempre più convinto che sia giunto il momento di abbandonare la Gran Bretagna per ottenere l’appoggio degli Stati Uniti: “”Per mio conto, non dubito che il centro di gravità del nostro lavoro politico sia passato dalla Gran Bretagna all’America, che ormai s’è assicurata il primo posto nel mondo come grande potenza, e dove si sono raggruppati gli elementi più numerosi e più influenti della Diaspora”” (da Ben Gurion, Israel, année de lutte, Parigi 1964)”” (pag 79)”,”BIOx-126″
“MADRID SANTOS Francisco”,”Camillo Berneri, un anarchico italiano (1897-1937). Rivoluzione e controrivoluzione in Europa (1917-1937).”,”Tesi di laurea diretta dal prof. Josep TERMES Concezione di Berneri sullo stalinismo. “”A proposito della concezione di Berneri sullo stalinismo, in uno dei suoi scritti afferma: “”Lo Stato è, per gli anarchici, creatore di nuove classi privilegiate ed essi non sono, quindi, disposti ad attendere la sua naturale estinzione, poichè pensano che il proletariato non può diventare ‘classe dominante’ se non mediante la dittatura di un partito e questa dittatura implica necessariamente il trasformarsi di questo partito in ‘classe dominante’, gerente il capitalismo di Stato. Ecco perché agli anarchici, l’opposizione ‘leninista’ al ‘bonapartismo stalinista’ fa l’effetto di una donna bianca che rimproveri al marito negro i caratteri mulatti del loro figlio””: (Cfr. Camillo Berneri, “”Per un libero confronto di idee. L’antistatismo danubiano””, art. cit.””””. (dalla nota 54 pag 362)”,”ANAx-273″
“MADRID CASADO Carlos M.”,”Hilbert. Le basi della matematica. In principio fu l’assioma”,”””La fisica sta diventando troppo complicata per essere lasciata ai fisici”” (David Hilbert) (pag 75) “”La carriera del giovane Hilbert cominciò a decollare quando egli risolse l’intricato problema di Gordan…”” (pag 15) Carlos M. Madrid Casado è professore di statistica presso l’Università Complutense di Madrid. Si occupa di storia e filosofia della scienza. Uno dei suoi ultimi libri è dedicato alla teoria del caos.”,”SCIx-002-FGB”
“MADRON Paolo”,”Date a Cesare… Da boiardo di Stato a leader carismatico: la vita di Cesare Romiti.”,”MADRON Paolo, nato a Vicenza nel 1956, giornalista economico, corrispondente per quattro anni da New York per Milano Finanza (settimanale). Ha scritto ‘Le gesta del Cavaliere’ (1994). Lavora per Panorama e il Foglio. “”C’è una specie di cifra nella tua vita, che a chi l’esamina ne rivela apertamente la storia. Di te e di quello che è tuo non sei così assoluto padrone da poter esaurire tutto te stesso nelle tue virtù, né quelle in te.”” William Shakespeare, Misura per misura (in apertura)”,”ITAE-293″
“MAEHL William Harvey”,”August Bebel. Shadow Emperor of the German Workers.”,”Ampia bibliografia “”While at Zwickau, Bebel wrote his first historical materialist work. ‘The German Peasant’s Rebellion (109). In September, he had told Liebknecht of his intention and had requested that he be sent monographs on Münzer and Luther (110). In no sense an original piece of scholarship, Bebel’s book rested mainly on Zimmerman’s history of the peasants’ rebellion and the earlier study by Engels on the same theme (111). Bebel’s book mirrored the latter’s determinist view that religious and political ideas are the result of economic development and that “”persons and conditions are the natural products of material conditions of existence in society at any given epoch”” (112). Conversely, Bebel rejected Carlyle’s “”Great man”” thesis, which contended that the whole cultural evolution of a people was closely linked to the influence of a few outstanding men of deed or mind (113). Bebel affirmed that there had never been a purely religious Reformation. This and every other world-historic revolution had had its origins in social oppression. “”One may not ascribe to a wolf a desire to spare the lamb…””, he wrote. “”Similarly, one cannot expect a ruling class to destroy itself by helping an oppressed class to achieve the rights of man”” (114). The Reformation was for Bebel merely “”the appropriate religious expression of the social-political movement””, which finally achieved a revolutionary but catastrophic issue in the great Peasants’ Rebellion of the most numerous class of the nation”” (115). With the radical Anabaptist Thomas Münzer, Bebel dealt sympathetically, because Münzer was the “”true representative”” of the revolutionary popular element. Conversely, Bebel berated Luther, the social conservative, for having been the “”willing coadjutor of the princes”” in suppressing the peasants and their leaders”””” [W.H. Maehl, ‘August Bebel. Shadow Emperor of the German Workers’, 1980] [(109) ‘Der Deutsche Bauernkrieg. Mit Berücksichtigung der Hauptsächlichsten sozialen Bewegung des Mittelalters’ (Brunswick, 18769; (110) Bebel to Liebknecht, NL, IISH, F. 65/6-7; (111) Engels, ‘Der Deutsche Bauernkrieg’ (2nd ed., Leipzig, 1875). See also Mayer, ‘Engels’; (112) Bebel, ‘Der Deutsche Bauernkrieg’; p. iv; (113) Ibid., p. 2; (114) Ibid, p. 11; (115) Ibid., p. 4]”,”MGEx-242″
“MAESTRE ALFONSO Juan”,”Modernizacion y cambio en la España rural.”,”””Marcel Mauss divide i fenomeni religiosi in tre gruppi. La religione ‘stricto sensu’, caratterizzata per la presenza delle nozioni del sacro e per gli obblighi con proiezione sociale, come il battesimo o la circoncisione. La religione ‘lato sensu’, in cui non interviene l’ obbligo, ma occorre attenersi a determinati riti; qui ritroviamo la magia. E, infine, come una massa informe che fluttua intorno a queste due categorie religiose, abbiamo le credenze popolari che in modo abbastanza infelice, e sempre con la conseguente deformazione soggettiva, si sono denominate “”superstizioni””””. (pag 95)”,”SPAx-007″
“MAESTRE ALFONSO Juan”,”Hechos y documentos del anarco-sindicalismo español.”,”MAESTRE ALFONSO Juan”,”ANAx-347″
“MAESTRI Mario LOPES Luis Carlos”,”Storia del Brasile.”,”MAESTRI è nato a Porto Alegre (Stato del Rio Grande do Sul) nel 1948. Il nonno paterno era originario di Bergamo. MAESTRI si è laureato in scienza politiche presso l’Univ cattolica di Lovanio in Belgio. Ha collaborato con varie Università brasiliane. Insegna storia nel corso di storia della Pontificia Universitade Catolica del Rio Grande do Sul. Si è specializzato in storia della schiavitù, ha scritto diversi libri su questo argomento editi in Brasile. Nel 1989 presso le edizioni Sellerio ha pubblicato ‘Lo Schiavo Coloniale. Lavoro e resistenza nel Brasile schiavista’. LOPES è nato nel 1951 a Rio de Janeiro. Laureato in storia presso la Universitade Federal de Rio de J., è ricercatore del Centro di ricerche e documentazione in Storia contemporanea del Brasile (CPDOC). Lavora presso l’Archivio pubblico del distretto federale (Brasilia).”,”AMLx-009″
“MAFAI Miriam”,”L’ uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia.”,”Miriam MAFAI dopo aver aderito al PCI nel 1943, sui banchi del liceo, partecipa alla lotta clandestina. Negli anni tra il 1944 e il 1956 è funzionaria del PCI. Nel 1956 passa al giornalismo. Corrispondente di ‘Vie Nuove’ a Parigi, poi giornalista parlamentare de l’ Unità, quindi D di ‘Noi donne’, inviato speciale di ‘Paese sera’. Nel 1975 si trasferisce a ‘Repubblica’. Ha scritto ‘Storia di Roma nel 1870’, ‘L’apprendistato della politica’ e una vita di Riccardo LOMBARDI.”,”PCIx-001″
“MAFAI Miriam”,”L’ apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra.”,”La MAFAI, giornalista, è attualmente inviato speciale di ‘Repubblica’. Ha partecipato prima all’attività clandestina a Roma. Poi ha svolto attività politica come dirigente del PCI in Abruzzo dal 1948 al 1956. E’ stata cronista parlamentare dell’ ‘Unità’, D di ‘Noi donne’, inviato speciale di ‘Paese sera’. Ha pubblicato ‘Lombardi’ (MILANO, 1976), una biografia del leader socialista.”,”ITAC-014″
“MAFAI Miriam a cura; interventi di Natalia ASPESI Emanuela AUDISIO Bruna BELLONZI Patrizia CARRANO Myriam DE CESCO Elisabetta RASY Maria Grazia TAJE’ Lietta TORNABUONI Gabriella TURNATURI Marisa VOLPI”,”Le donne italiane. Il chi è del ‘900.”,”Interventi di Natalia ASPESI Emanuela AUDISIO Bruna BELLONZI Patrizia CARRANO Myriam DE CESCO Elisabetta RASY Maria Grazia TAJE’ Lietta TORNABUONI Gabriella TURNATURI Marisa VOLPI. Tra le voci del dizionario biografico: Marella e Susanna AGNELLI, Sibilla ALERAMO, Angelica BALABANOFF, Tina BASSI LAGOSTENA, Marisa BELLISARIO, Emma BONINO, Margherita BONIVER, Anna BONOMI BOLCHINI, Camilla CEDERNA, Elena CROCE, Oriana FALLACI, Inge FELTRINELLI, Natalia GINZBURG, Margherita HACK, Nilde JOTTI, Anna M. KULISCIOFF, Rita LEVI MONTALCINI, Maria A. MACCIOCCHI, Ida MAGLI, Rita MONTAGNANA, Camilla RAVERA, Rossana ROSSANDA, Lidia STORONI MAZZOLANI.”,”DONx-013″
“MAFAI Miriam”,”Botteghe Oscure, addio. Com’ eravamo comunisti.”,”Miriam MAFAI, giornalista, è stata tra i fondatori di ‘Repubblica’ di cui è tuttora editorialista. Nel 1994 è stata eletta alla Camera dei deputati nelle liste dei Progressisti. Ha pubblicato ‘Pietro Secchia. L’uomo che sognava la lotta armata’ (Rizzoli, 1984). Una sede di 6000 metri quadrati. “”Assisteremo a un trasloco, vedremo portar via i mobili, i quadri, le carte, gli archivi che si erano accumulati in questi sei piani di uffici, in questi 6000 metri quadri dove si è decisa tanta parte della nostra storia, della storia dei comunisti, dei loro amici e nemici, un pezzo della storia di tutti””. “”Ne emerge un quadro ricco e sorprendente, che rivela l’ esistenza di una “”società parallela”” composta da dirigenti che abitavano in appartamenti del partito, trascorrevano soggiorni estivi in URSS, venivano curati solo da medici “”fidati””, dovevano dar prova di disciplina e rigore morale (…)”” (dal risvolto di copertina)”,”PCIx-168″
“MAFAI Miriam”,”Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963.”,”MAFAI Miriam giornalista è stata tra i fondatori di ‘Repubblica’ di cui è stata editorialista. Nel 1994 è stata eletta alla Camera dei deputati nelle liste dei Progressiti. Ha pubblicato ‘Pietro Secchia, l’ uomo che sognava la lotta armata’ (Rizzoli 1984), ‘Pane nero’, ‘Il lungo freddo’, ‘Botteghe Oscure, addio’. Il governo di centro-sinistra. “”Con le elezioni del maggio del 1958 la Dc, passando dal 40 al 42% dei voti, migliorava le sue posizioni pur non realizzando quello “”sfondamento a sinistra”” che era stato l’ obiettivo di Fanfani. Ma, ai fini della realizzazione del suo progetto, doveva considerarsi un successo il fatto che il Psi, conducendo una campagna elettorale differenziata rispetto al Pci, fosse passato dal 12.7 al 14.2%, portando alla Camera 84 deputati, 9 di più di quelli della legislatura precedente. Il Pci, nonostante la crisi del 1956, manteneva le sue posizioni, con il 22.7% dei voti. Sul versante opposto, la destra veniva notevolmente ridimensionata: i monarchici passavano da 40 a 25 deputati e l’ Msi da 29 a 24.”” (pag 104) “”Fanfani e la sua linea aveva già suscitato sospetti e ostilità in Vaticano. “”Civiltà Cattolica””, commentando il risultato elettorale, aveva preso di mira gli “”irresponsabili””, presenti nella Dc, che “”hanno alimentato la speranza di recuperare per la democrazia le forze socialiste… intessendo intorno ad esse una fitta rete di promesse, di inviti e di progetti””””. (pag 105)”,”ITAS-105″
“MAFAI Miriam”,”Lombardi.”,”MAFAI Miriam giornalista autirce di molte inchieste sulla politica italiana. Ha vinto il premio Saint-Vincent nel 1964 per un’inchiesta sul funzionamento del parlamento. Ha scritto per ‘Paese sera’ e ‘Repubblica’. Contiene una cronologia molto dettagliata (1901-1974) 1963: “”Sul PSI si va sviluppando, in quei mesi, una operazione a tenaglia, da parte democristiana e socialdemocratica. I segni della recessione si fanno evidenti, e più urgente per la DC la necessità di un coinvolgimento diretto dei socialisti nel governo, che dovrà essere però rigorosamente chiuso a sinistra. Di qui la teorizzazione della cosiddetta “”delimitazione della maggioranza””, l’impegno cioè per il governo di dimissioni immediate nel caso in cui i voti comunisti fossero stati determinanti nell’approvazione di qualsiasi provvedimento”” (pag 93)”,”BIOx-253″
“MAFAI Miriam, a cura di Sara SCALIA”,”Una vita, quasi due.”,”Citazione in apertura di Edgar Lee Masters, George Grey, Antologia di Spoon River “”””Stalin”” ricordò Togliatti “”è un uomo che si è conquistato un posto nella storia. E questo posto lo tiene e lo terrà sempre nella coscienza degli uomini che sanno comprendere le cose””. (Tutti i presenti applaudirono con entusiasmo, solo Pajetta e Amendola, che sedevano alla presidenza, stesero le braccia sul tavolo in segno di dissenso)”” (pag 165) “”Nel maggio del 1956 si era tenuto, come risposta al XX congresso del Pcus, un incontro riservato tra il Partito comunista italiano e quello francese nel tentativo di assumere iniziative e stabilire relazioni particolari tra i due partiti, ai quali poteva spettare una particolare funzione comune dell’Europa occidentale. Ci si stava cioè già muovendo nel quadro di quello che Togliatti, nella intervista a “”Nuovi Argomenti””, avrebbe definito “”policentrismo””. Si pensò persino alla possibilità di pubblicare una rivista in comune e nel frattempo si decise lo scambio di corrispondenti tra “”l’Unità”” e “”l’Humanité”” e quello di delegati presso i due comitati centrali, quasi due ambasciatori. L’iniziativa andò avanti in modo molto prudente, date le resistenze dei francesi. Alla fine si decise che, in nome di quel policentrismo, come osservatore e e delegato del Pci a Parigi andasse Umberto Scalia, membro del Comitato centrale del Pci, mio marito. A me viene chiesto cosa intendo fare: da più di dieci anni ormai sono un funzionario di partito, se rimango a Roma, dunque, avrò un incarico al livello delle mie qualità e della mia esperienza, potrò continuare a lavorare al “”Quaderno dell’Attivista”” o nella sezione propaganda del partito, se invece preferisco andare a Parigi questo significa che esco dall’apparato e dovrò trovarmi lì un lavoro. Naturalmente decido di andare a Parigi.”” (pag 177-178) Biografia (wikip) Maria Mafai, nota come Miriam Mafai (Firenze, 2 febbraio 1926 – Roma, 9 aprile 2012), è stata una giornalista, scrittrice e politica italiana, tra i fondatori de la Repubblica e per trent’anni compagna di Giancarlo Pajetta, storico esponente del PCI. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 L’autobiografia 3 Opere 4 Note 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni Biografia [modifica | modifica sorgente] Assieme alle sorelle Simona e Giulia, Miriam Mafai nasce da una coppia di noti artisti italiani del XX secolo, il pittore Mario Mafai, cattolico, e la scultrice Antonietta Raphaël, di origine ebraica, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana, che la educano all’antifascismo sin dagli anni trenta. Con l’introduzione delle leggi razziali, nel 1938, Miriam deve lasciare il ginnasio.[1] A seguito dell’8 settembre 1943, Miriam partecipa alla Resistenza antifascista a Roma, distribuendo volantini contro l’occupazione tedesca e lavorando, dal 1944, presso l’ufficio stampa del neo istituito ministero dell’Italia occupata, diretto da Mauro Scoccimarro, dove incontra Giancarlo Pajetta, membro di una delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale, di cui diviene amica e in seguito compagna.[1] Nel dopoguerra si iscrive al Partito Comunista Italiano e sposa civilmente Umberto Scalia, segretario della Federazione del PCI dell’Aquila, dalla cui unione nasceranno la figlia Sara e il figlio Luciano. Nei primi anni cinquanta è assessora al comune di Pescara, dove si occupa di gestire gli aiuti per sfollati ed indigenti.[1] Intraprende quindi la carriera giornalistica. Al termine degli anni cinquanta, Miriam Mafai è corrispondente da Parigi per il settimanale Vie Nuove, quindi lavora per L’Unità e dalla metà degli anni sessanta al 1970 è direttrice di Noi Donne e poi inviata per Paese Sera.[1] Contribuisce alla nascita de la Repubblica nel 1976 e ne diviene editorialista. Dal 1983 al 1986 sarà anche presidente della Federazione nazionale della stampa italiana. Nel 1962 inizia una relazione con Giancarlo Pajetta, di quindici anni più anziano, che dura fino alla morte di quest’ultimo nel 1990. Sul loro rapporto Miriam Mafai aveva detto: «Tra un weekend con Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda».[1] A partire dagli anni ottanta, al giornalismo Miriam Mafai affianca la scrittura di opere di saggistica, da L’uomo che sognava la lotta armata (1984) a Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale (1987) a Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss (1992), da Botteghe Oscure addio. Com’eravamo comunisti (Premio Cimitile nel 1996) a Dimenticare Berlinguer (1996), da Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico 1958-1963 (1997) a Il silenzio dei comunisti (2002). In ultimo aveva pubblicato nel 2006 Diario italiano, raccolta degli editoriali pubblicati su Repubblica a partire dal 1976. Nel 1994 aderisce al partito Alleanza Democratica e alle elezioni di quell’anno viene eletta alla Camera dei deputati, nella XII Legislatura, per la coalizione di centrosinistra dei Progressisti.[2] Nel 2005 ha vinto il Premio Montanelli, per la sua attività votata allo sviluppo della cultura italiana del Novecento, con particolare attenzione al mondo femminile. Nel corso della sua attività di scrittrice questa attenzione non verrà mai meno: in occasione del suo ottantesimo compleanno ebbe modo di dichiarare: «Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti».[3] Nel novembre del 2010, quando l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, decise di tornare sulla vicenda “”Ruby”” in occasione del suo intervento al salone del motociclo, alla Fiera di Milano, ed ebbe occasione di dire “”Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay”” Miriam Mafai non fece mancare il suo intervento, così appassionato da somigliare quasi ad un’invettiva. La scrittrice dichiarò che il premier fingeva di non capire e che il problema non era essere gay od eterosessuale, scelta definita “”rispettabile ed assolutamente privata””. Il problema per la Mafai era legato ai comportamenti del Primo Ministro italiano, colpevole a suo parere d’aver trasformato “”una sede pubblica in un luogo di grotteschi festini”” e di essere “”intervenuto per far rilasciare un partner”” fermato dalla polizia. Atteggiamenti alieni a quelli di altri leader europei, quand’anche dichiaratamente gay[4]. Tra i temi di maggior interesse e attualità, Miriam Mafai si è espressa su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stato, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile, oltre che sui temi più generali della politica e dei diritti dei lavoratori.[1] Per questo suo impegno sociale e su tematiche care alle donne Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica ebbe modo di definirla “”una donna laica e libera”” ed ancora, riferendosi ai trascorsi degli anni cinquanta nel Partito Comunista Italiano “”una femminista nel partito più maschilista di tutti””.[5] Nonostante questa sua forte tensione morale seppe sempre coniugare la forza dell’impegno con la dolcezza del carattere che le era proprio, meritando da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica al momento della scomparsa, la definizione di “”fortissima e dolcissima””.[6] Il giorno della scomparsa il Presidente della Repubblica Italiana in carica, Giorgio Napolitano, la ricorda in un messaggio di cordoglio ufficiale rammentandone la forte personalità, il temperamento morale alieno da convenzionalismi e faziosità ed il grande talento giornalistico uniti alla combattività che le permisero di divenire una significativa scrittrice strettamente legata al movimento per l’emancipazione delle donne e, più in generale, all’attività politica della sinistra italiana. Il messaggio si conclude con un ricordo personale che ne sottolinea l’umanità: «Nel ricordare la schietta amicizia che ci ha così a lungo legati, mi resta vivissima l’immagine della sua umanità appassionata, affettuosa ed aperta».[7] È morta a Roma il 9 aprile 2012. Al termine della cerimonia funebre il feretro della scrittrice è stato cremato presso il cimitero di Prima Porta. Le ceneri della giornalista sono ora conservate nel cimitero acattolico di Roma. L’autobiografia [modifica | modifica sorgente] Per anni Miriam Mafai aveva declinato gli inviti di grandi editori a scrivere la propria autobiografia, verosimilmente nel timore di erigere un piccolo “”monumento”” a se stessa. Tuttavia la malattia fece cambiare idea alla scrittrice che nell’ultimo periodo di vita si era messa a lavorare tenacemente al racconto della sua vita, quello di una donna che visse da protagonista i grandi eventi e le battaglie del XX secolo, intenso e tormentato. Il libro non è stato concluso e si ferma agli avvenimenti del 1956, quando la scrittrice lascia il lavoro nel Partito Comunista e ritorna in Francia, a Parigi, luogo caro alla Mafai ed ai suoi genitori. Il libro dal titolo “”Una vita, quasi due”” è edito da Rizzoli. L’edizione presenta una prefazione della figlia Sara Scalia ed un’introduzione di Corrado Augias. Opere [modifica | modifica sorgente] Roma cento anni fa, Roma, Il rinnovamento, 1973. Lombardi, Milano, Feltrinelli, 1976. L’apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra, Roma, Editori Riuniti, 1979. L’uomo che sognava la lotta armata, Milano, Rizzoli, 1984. ISBN 88-17-53498-6 Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1987. ISBN 88-04-29840-5 Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss, Milano, Mondadori, 1992. ISBN 88-04-33922-5 Il morso della mela. Interviste sul femminismo, con Ginevra Conti Odorisio e Gianna Schelotto, Rionero in Vulture, Calice, 1993. Le donne italiane. Il chi è del ‘900, a cura di, Milano, Rizzoli, 1993. ISBN 88-178-4229-X Botteghe oscure, addio. Com’eravamo comunisti, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 88-04-41051-5 Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista, Roma, Donzelli editore, 1996. ISBN 88-7989-291-6 Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico, 1958-1963, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-40062-5 Il silenzio dei comunisti, con Vittorio Foa e Alfredo Reichlin, Torino, Einaudi editore, 2002. ISBN 88-06-16353-1 Diario italiano, 1976-2006, Roma-Bari, Laterza editrice, 2006. ISBN 88-420-8097-7 Una vita, quasi due, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 9788817060905 Note”,”PCIx-353″
“MAFAI Miriam”,”Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale.”,”””… La storia non è poi / la devastante ruspa che si dice. / Lascia sottopassaggi, cripte, buche / e nascondigli. C’è chi sopravvive…”” Eugenio Montale, ‘La storia’, in ‘Satura’, Milano, 1971 (in apertura) “”A Torino gli operai metalmeccanici costituiscono in un certo senso una categoria privilegiata. Sono addetti alla produzione di guerra e guadagnano molto di più dei tessili del biellese. Ma le donne no. Anche in Fiat, dove si forma l’aristocrazia della classe operaia italiana, anche a Mirafiori, le donne fanno lo stesso lavoro che facevano gli uomini, ma non hanno diritto alla stessa paga. Un operaio di prima categoria guadagna più di 4 lire all’ora, quello di terza ne guadagna tre. Le operaie si vedono arrivare in busta paga appena un po’ di più della metà di quel compenso. L’ingiustizia è palese, e qualcuna protesta. Sul giornale del sindacato fascista, nel gennaio 1943, appare la lettera di una donna: «Faccio lo stesso lavoro pesante che faceva l’operaio che ho sostituito. Ma lui guadagnava 40 lire al giorno ed io ne prendo solo 23. Me ne sapete spiegare la ragione?». La lettera viene pubblicata senza risposta. Anche a Torino la distribuzione dei viveri razionati è irregolare. Per settimane non viene distribuito lo zucchero che quindi passa subito, a borsa nera, a 50 lire al chilo (due volte quindi il salario di un’operaia Fiat), il latte, indispensabile per i bambini e i vecchi, costa 6 lire al litro. (…)”” (pag 137)”,”ITAR-297″
“MAFAI Miriam”,”Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista.”,” Miriam Mafai, giornalista e saggista, è stata parlamentare del Pds nella scorsa legislatura (primi anni ’90). Ha scritto vari saggi sulla vicenda politica della sinistra italiana, tra cui, da ultimo, ‘Botteghe oscure, addio’ (Milano, 1996) L’autrice, che nella stagione del compromesso storico è stata attenta testimone, rivisita quegli anni, quelle teorie, quella personalità carismatica, per mostrarne grandezze e paradossalmente responsabilità “”Ma se alle Botteghe Oscure cresce l’opposizione alla sua linea, lo conforta invece non tanto il consenso di importanti gruppi di opinione ed organi di stampa, ma il risveglio di una base che, dopo la parentesi della solidarietà nazionale e i sacrifici che l’hanno accompagnata, va recuperando la sua più autentica identità, di forza di opposizione, non contaminata dagli accordi e dalle mediazioni di vertice”” (pag 71-72)”,”PCIx-459″
“MAFFEI Gian Carlo a cura”,”Dossier Cafiero.”,”Ritrovamento presso il Bundesarchiv di Berna del manoscritto ‘Sulla rivoluzione’ di Carlo Cafiero, scoperta fatta da Gian Carlo Maffei. Masini nella presentazione: storia della fortuna e della sfortuna del saggio di Cafiero (pag 5-) Il saggio di Cafiero ‘Sulla rivoluzione’ è molte cose assieme, è un elaborato teorico dell’anarchismo italiano, è un testamento politico, è un punto di approdo di dieci anni di dibattiti tra gli esponenti della Federazione Italiana dell’Internazionale Simpatie di Cafiero per Pisacane e influenza di quest’ultimo sul pensiero di Cafiero. Cafiero riteneva Bakunin un suo maestro. Cafiero aveva una venerazione intellettuale nei confronti di Marx. (pag 11)”,”ANAx-001-FB”
“MAFFETTONE Sebastiano”,”Utilitarismo e teoria della giustizia.”,”Il libro è dedicato ad alcune importanti questioni di teoria della giustizia, prospettate dall’opera di RAWLS John, “”A Theory of Justice”” (1971), e generate dalla discussione ormai più che decennale suscitata dalla teoria contrattualistica della giustizia come equità. Nel libro di MAFFETTONE-S c’è una esposizione e una discussione dei punti di contrasto con la tradizione utilitarista, che viene opportunamente presentata come lo sfondo essenziale per comprendere la teoria contrattualista della giustizia. MAFFETTONE-S (Napoli, 1948) è Master of Science in Social Philosophy presso la London School of Economics and Political Science (LSEPS). E’ curatore dell’edizione italiana dell’opera di RAWLS-J “”La teoria della giustizia”” (FELTRINELLI, MILANO, 1982) e ha pubblicato numerosi scritti di”,”FILx-106″
“MAFFETTONE Sebastiano VECA Salvatore a cura”,”L’ idea di giustizia da Platone a Rawls.”,”- La giustizia degli antichi (PLATONE, ARISTOTELE). – La giustizia dei moderni (HOBBES-T, LOCKE-J, HUME-D, ROUSSEAU-JJ, KANT-I, – Giustizia e questione sociale (BENTHAM-J, MILL-JS, MARX-K). – La giustizia dei contemporanei (SIDGWICK-H, JUVALTA-E, HART-H, HAYEK-FA, RAWLS-J) VECA-S insegna Filosofia politica alla facoltà di Scienze politiche di PAVIA ed è p FONDAZIONE FELTRINELLI (MILANO). BIBLIOGRAFIA: – “”La società giusta e altri daggi. Argomenti per il contrattualismo””. (MILANO, 1982) – “”Etica e politica””. (MILANO, 1989). – “”Questioni di giustizia””. (TORINO, 1991). – “”Dell’incertezza”” . (MILANO, 1997).”,”FILx-107″
“MAFFETTONE Sebastiano LO-PRETE Marco Valerio, a cura; saggi di Giovanni LO-STORTO Tsukasa HIROTA Gianc Carlo BLANGIARDO Ryuichi TANAKA Roberto BERNABEI Antonio GOLINI Maria Rita TESTA Alfonso GIORDANO Giulio CORRIVETTI Maria Giovanna VIENNA Marco Valerio LO-PRETE”,”Italia e Giappone: la sfida demografica oltre la pandemia.”,”Sebastiano Maffettone è professore di filosofia politica alla Luiss; dove dirige l’Osservatorio Ethos Luiss. Autori di vari volumi per Luiss University press ha pubblicato ‘Un mondo migliore’ (2014), ‘Il valore della vita’ (2016), e ‘Karl Marx nel XXI secolo’ (2018). Marco Valerio Lo-Prete è Caporedattore Economia del Tg1 Rai, già vicedirettore del Foglio quotidiano. Per Luiss ha già pubblicato, con Antonio Golini, ‘Italiani poca gente’ (2019) ‘Lezioni dal Giappone per l’Italia’”,”DEMx-078″
“MAFFEY Aldo a cura; estratti dalle opere di D’ALEMBERT HELVETIUS D’HOLBACH MABLY RAYNAL”,”Antologia degli scritti politici degli ideologi francesi del Settecento.”,”Estratti dalle opere di D’ALEMBERT HELVETIUS D’HOLBACH MABLY RAYNAL”,”TEOP-413″
“MAFFI Claudio”,”La sinistra radicale tedesca, 1888-1918 (primaparte).”,”‘Radicalismo kautskiano’. “”Sembra certo che già nel 1893-94 Kautsky e lo stesso Bebel fossero inclini a far uscire allo scoperto la lotta contro l’ala destra rappresentata da Vollmar, Grandnauer, Grillenberger, Kautsky definisce questa corrente come democratico-riformatrice e la colloca a metà strada fra le fazioni della borghesia liberale e la corrente del proletariato socialista. Tuttavia la scissione propugnata da Kautsky non si darà, prevalendo la preoccupazione, di salvaguardare l’unità del partito”” (pag 117) “”Nei suoi ricordi scritti nel 1929 Trotsky racconta le impressioni suscitate dalla partecipazione ad alcune riunioni settimanali, al ristorante Rheingold, degli esponenti della corrente radicale. Vi siedono insieme l’austromarxista Hilferding ed un Mehring che si colloca a metà strada fra Kautsky e Rosa Luxemburg; Parvus vi conduce le ultime appannate battaglie da marxista e Karl Liebknecht vi compare in ritardo e va via quasi subito. Limpressione di Trotsky per quanto fosse un po’ troppo critica, dà l’idea della indefinizione in cui ancora versa la sinistra radicale in quel periodo. Rosa Luxemburg tra il 1907 ed il 1910 si dedica quasi esclusivamente alla scuola di formazione per militanti, della SPD, cui è chiamata per insegnare economia politica”” (pag 124) “”Trotsky ne “”La mia vita”” afferma: “”Non sembri un paradosso se dico che negli stati d’animo della folla viennese ritrovavo alcuni tratti che avevo già conosciuto nelle giornate dell’ottobre 1905 a Pietroburgo. Non per nulla la guerra è stata spesso la madre della rivoluzione (7)”” (pag 133) (7) L.D. Trotsky, La mia vita, Mondadori, pag. 236 “”La riunione del 3 agosto (1914) si conclude con l’approvazione a maggioranza nella frazione parlamentare della decisione di votare a favore dei crediti di guerra. Liebknecht, Ledebour e Lensch preparano nei pochi minuti messi a loro disposizione una contromozione. Solo 14 deputati (Albrecht, Autrick, Bock, Geyer, Haase, Henke, Herzfeld, Kunert, Ledebour, Lensch, Liebknecht, Peirotes, Ruhle, Voghterr) la voteranno. Nella stessa riunione si decide che nella seduta del Reichstag del giorno dopo verrà mantenuta la disciplina del voto. Nella sua autobiografia Radek, in quei giorni a Berlino, ricorda di aver cercato di convincere Henke, il deputato di Brema che egli conosce da tempo, a votare contro i crediti di guerra. Il 4 agosto per convinzione o per disciplina di partito tutti i deputati socialdemocratici daranno il loro voto favorevole all’entrata della Germania in guerra. Anche chi da tempo all’estrema sinistra come Liebknecht definisce un crimine l’assenso socialdemocratico alal guerra imperialista, è convinto che il voto del 4 agosto sia solo uno sbandamento temporaneo da cui il partito si riprenderà magari per effetto dei colpi della reazione o per le pressioni della base”” (pag 134)”,”LUXS-062″
“MAFFI Mario”,”Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York.”,”Mario Maffi insegna Cultura Angloamericana presso l’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi saggi: ‘La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il “”sogno americano”” (1865-1920)’ (1980), ‘Sotto le torri di Manhattan. Mappe, nomi, storie, luoghi’ (1998), ‘Londra. Mappe, storie, labirinti’ (2008), ‘Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America’ (2004).”,”USAS-002-FV”
“MAFFI Mario”,”La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il sogno americano, 1865-1920.”,”Mario Maffi (Milano 1947) svolge attività di ricerca e di insegnamento presso l’Istituto di Letteratura nord-americana dell’Università Statale di Milano. E’ anche autore di ‘La cultura underground’ (Bari, 1972, 1980) e ‘Le origini della sinistra extra-parlamentare’ (Milano, 1976). Tra gli scrittori di cui si parla: Rebecca Harding Davis, Upton Sinclair, Jack London, Ernest Poole, Zane Grey, Shrwood Anderson, Theodore Dreiser, John Reed e molti altri (esempi di letteratura sulla classe operaia statunitense ecc.) Contiene tra l’altro il capitolo 8: ‘L’apprendistato di John Reed’ “”Lo stesso fascino «sintetico» e «simbolico», la stessa calma piena di enormi significati pur nella semplicità della veduta, ritroviamo nei ‘Ten Days That Shook the World’ (1919). All’apice della sua opera, John Reed eleva a livelli raramente toccati prima il dono (affinato con tanta cura) di assimilare con la vista, con l’udito, con i nervi, con il cervello, con ogni molecola del corpo fino a «sciogliersi» negli avvenimenti, a diventarne a tal punto parte integrante che ci è difficile stabilire un distacco o cogliere una qualche separazione tra l’autore e la materia che gli si svolge intorno. (…) Così John Reed; dalla penna di un americano ci giunge quest’affresco appassionato ed affascinante che ritaglia dieci giorni d’un evento grandioso. Sono forbici sensibilissime e abili, quelle che han saputo seguire i contorni complessi, imprevedibili, sotterranei e vertiginosi di quei dieci giorni. Che han saputo penetrare i recessi della rivoluzione e della controrivoluzione, scavare negli stati d’animo poderosamente ondeggianti di masse gigantesche, percorrere i corridoi male illuminati, sporchi e caotici dello Smolny, attraversare le vie e le piazze in cui si formano e si sciolgono capannelli con la stessa insistenza frenetica di molecole viste al microscopio; che han saputo cogliere l’atmosfera sospesa delle notti di Pietrogrado sull’orlo della rottura rivoluzionaria, ricreare le tumultuose assemblee in cui la storia viene modellata da masse che si risvegliano alla politica e da capi che non hanno nulla del Superuomo, ma che sembrano pile pulsanti d’energia, che sprizzano parole, spiegano con pazienza, balzano in piedi per contestare e attaccare, strumenti della storia. Ecco la qualità di questo John Reed: un realismo che non è mai freddo e distaccato, o timido e reticente – ma nemmeno retorico, proprio quando la tentazione potrebbe esser forte. È la qualità della partecipazione costante e totale che permette di assimilare episodi, parole, stati d’animo, atmosfere, sfondi, per filtrarli attraverso un metabolismo di scrittore e riversarli sulla pagina nella loro quintessenza. Una visione complessa e attenta ai fatti, che sa chinarsi a raccogliere il quotidiano, il piccolo, il quasi invisibile, lo sporco, l’oggetto ovvio e fors’anche impolverato e non attraente; e nello stesso tempo, sa abbracciare il fiume in piena fragorosa. Un’attenzione sensibile e minuziosa per le tensioni nell’aria, (…) per i volti e le espressioni, per la voce delle folle e i silenzi delle piazze, per i crepitii nella notte e il rombo di colonne di soldati che passano: il tutto scarno, senza un grammo d’impressionismo in eccesso. Così si staccano in rilievo, questi quadri della città in attesa, delle sedute in aule piene di fumo, grida, odore umano, delle facciate enigmatiche di palazzi che racchiudono la storia di epoche, di Lenin e Trotsky onnipresenti, dei grandi e dei piccoli problemi (…). Certo, è giornalismo; ma anni prima, Walter Lippmann aveva visto giusto scrivendo a Reed a proposito dei suoi ‘reportages’ dal Messico: «Io dico che con John Reed comincia il giornalismo. Per inciso, (…) quelli articoli sono letteratura» (2). (…) In uno scritto sul futurismo, Trotsky – parlando del poema di Majakovski ‘150.000.000’ – ne individua una debolezza nella «mancanza di un’immagine della rivoluzione che sia forgiata dai nervi e dal cervello, e a cui siano sottomessi i procedimenti del magistero poetico» (3). Indubbiamente, Reed non è Majakovskj (4), e i ‘Ten Days’ non sono un poema. Ma se prendiamo la frase di Trotsky e la capovolgiamo in positivo, cogliamo il senso ultimo del libro di Reed, il significato del suo fascino letterario e storico, la sua attrattiva anche a sessant’anni di distanza: non è una semplice testimonianza dell’epoca, è molto di più. Lo vide bene (seppure con più retorica del dovuto) Max Eastman, quando commemorò Reed a New York, all’arrivo della notizia della sua morte (…)”” (pag 216-219) [Mario Maffi, ‘La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il sogno americano, 1865-1920’, Laterza, Bari Roma, 1981] [(2) Walter Lippman a John Reed, 25 marzo 1914, cit. in Robert A. Rosenstone, ‘John Reed – Rivoluzionario romantico’, Ed. Riuniti, Roma, 1976, p. 250; (3) Lev Trotsky, ‘Il futurismo’, in ‘Letteratura e rivoluzione’, Einaudi, Torino, 1974, p. 135] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Prof. Mario Maffi foto Maffi LETTERATURA DEGLI STATI UNITI Tel.: 0039 02 503.13587 Fax: 0039 02 503.13563 e-mail: mario.maffi@unimi.it Corsi Pubblicazioni Mario Maffi è professore straordinario di Cultura anglo-americana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Dopo essersi occupato delle culture giovanili negli Stati Uniti degli anni ’60, il prof. Mario Maffi ha rivolto la propria attenzione allo studio dell’intreccio delle componenti economiche, sociali, politiche e culturali nel periodo compreso fra la Guerra Civile e la Prima guerra mondiale, e in particolare ai decenni di trapasso fra ‘800 e ‘900 e a problematiche quali la chiusura della frontiera, la nascita delle metropoli, la nascita della grande letteratura realista e naturalista, la trasformazione della cultura popolare in cultura di massa, gli sviluppi delle culture urbane e immigrate, l’affermarsi del modernismo in letteratura, pittura, architettura, fotografia, cinema, e l’interazione di tutti questi elementi nel processo contraddittorio di formazione di un’identità nazionale. L’interesse per la città in quanto terreno di tensioni e lacerazioni e fucina di culture diverse s’è poi tradotto in numerosi volumi, saggi e interventi a convegni in Italia e all’estero. E non s’è limitato agli anni senz’altro cruciali fra ‘800 e ‘900 (duranti i quali la città statunitense, e in modo particolare New York, ha funzionato da vero e proprio laboratorio della modernità e del modernismo), ma s’è rivolto anche ai decenni a noi più vicini, con particolare attenzione per la produzione letteraria e artistica degli immigrati messicoamericani, asiaticoamericani e portoricani e nella visione di una cultura e letteratura statunitense che, fin dalle origini, nasce e si svolge da ibridazioni complesse, contrastanti e a volte anche stridenti. In questo senso va anche l’analisi (tuttora in corso) sugli sviluppi del modernismo dopo gli anni ’20, visto come un fenomeno attuale e a noi contemporaneo, in polemica con le molte teorizzazioni sul postmodernismo. Attualmente, oltre a proseguire su queste linee di ricerca, il prof. Maffi sta iniziando un ampio studio sulle geografie culturali d’America, analizzando le modalità attraverso le quali il rapporto con la realtà fisica del paese s’è tradotto in corpus letterario, in stile, in ideologia, in identità collettiva, con particolare riferimento all’800 e al fiume Mississippi come crocevia di culture e luogo di formazione storica, sociale e culturale. Fuori dell’ambito strettamente americanistico, ma in coerenza con questi indirizzi di studio, il prof. Maffi s’è dedicato anche, recentemente, alla storia culturale di Londra e del fiume Tamigi. Il prof. Maffi è iscritto all’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (AISNA)e alla European Association for American Studies (EAAS) e fa parte del comitato scientifico della rivista internazionale di studi nord-americani Ácoma http://dinamico.unibg.it/acoma/. torna su Principali pubblicazioni Monografie Saggi e articoli Introduzioni, prefazioni, postfazioni Conferenze, lezioni, relazioni a convegni Curatele Traduzioni Altri lavori Monografie: La cultura underground (Bari: Laterza, 1972, 1973, 1981; Premio “”Libro Giovane”” 1975 dell’Unione Italiana per il Progresso della Cultura; tradotto in Spagna, Grecia e Brasile) – uno studio sulle culture giovanili negli Stati Uniti degli anni ’60, nei vari aspetti sociali, politici, artistici e letterari. La cultura underground (Barcellona: Editorial Anagrama, 1975). Le origini della sinistra extraparlamentare (Milano: Mondatori, 1976) – un’analisi sintetica dei grandi dibattiti che storicamente hanno contrapposto il marxismo rivoluzionario all’anarchismo e ad altre posizioni analoghe. La giungla e il grattacielo. Gli scrittori e il “”sogno americano””, 1865-1920 (Bari: Laterza, 1980) – una storia culturale di quei decenni e delle loro problematiche centrali, attraverso la lettura di opere di autori diversi come Upton Sinclair, Jack London, Ernest Poole, Winston Churchill, Zane Grey, Sherwood Anderson, Theodore Dreiser, John Reed. Storia della letteratura americana (con Guido Fink, Franco Minganti, Bianca Tarozzi; Firenze: Sansoni, 1991) – la prima Storia scritta da studiosi italiani dopo quella classica di Carlo Izzo (La letteratura nord-americana, 1967). Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York (Milano: Feltrinelli, 1992) – un’ampia storia culturale del Lower East Side di New York, quartiere immigrato di Manhattan, che da metà ‘800 continua a svolgere un ruolo centrale negli sviluppi della cultura moderna, non solo statunitense. Gateway to the Promised Land. Ethnic Cultures in New York’s Lower East Side (Amsterdam: Rodopi, 1994; New York: New York University Press, 1995) – edizioni olandese e statunitense del testo precedente. New York. L’isola delle colline (Milano: Il Saggiatore, 1995) – un testo fra diario di viaggio e memoir che riprende in un’ottica personale molte delle tematiche affrontate nel testo precedente. Sotto le torri di Manhattan. Mappe, nomi, storie. Luoghi (Milano: Rizzoli, 1998, 1999) – un “”ritratto della città””, rivista e riletta nei suoi vari aspetti, storici, sociali e culturali. Londra. Mappe, storie, labirinti (Milano: Rizzoli, 2000) – un altro “”ritratto di città””, un libro “”gemello”” del precedente. New York. L’isola delle colline (Milano: Feltrinelli Traveller, 2003). Mississippi. Il grande fiume: un viaggio alle fonti dell’America , Milano: Rizzoli 2004. Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York (nuova edizione), Il Saggiatore, Milano 2006 Mississippi. Un voyage aux sources de l’Amérique, Grasset, Paris 2008 (selezionato per il Prix Nicolas Bouvier 2008; vincitore del Prix Ptolémée pour la Géographie 2008) Tamigi. Storie di fiume, Il Saggiatore, Milano 2008. torna su Saggi e articoli: “”‘The Law of Life’: Jack London and the Dialectic of Nature””, in Jack London Newsletter, Vol. 12, No. 1-3, Jan.-April 1979. “”Macchina, fabbrica, città nella cultura americana dell’800″”, in Archeologia Industriale. Notiziario della Società Italiana per l’Archeologia Industriale, n. 6, dicembre 1979. “”Jack London in Italy. On Some Recent Editions of Martin Eden””, in Jack London Newsletter, Vol. 13, No. 1, January-April 1980. “”L’affermarsi della città industriale””, in AA.VV., Immagini dell’industria europea, ETAS, Milano 1981. “”Percorsi di sopravvivenza””, in AA.VV., Loisaida / New York City. Voci,immagini, suoni dal Lower East Side, Lo Zibetto, Milano 1983. “”Horatio Alger, Jr., la tradizione puritana e i codici di comportamento nella città industriale””, in Rivista di Studi Nord-Americani, Anno II, nn. 2-3, 1983. “”Architecture in the City, Architecture in the Novel: William Dean Howells’s A Hazard of New Fortunes””, in Studies in the Literary Imagination, Vol. XVI, No.2, Fall 1983. Tuli Kupferberg. Uno sguardo da sotto il ponte, Lo Zibetto, Milano 1984 “”Lower East Side / Loisaida N.Y. Cultura emergente, cultura dell’emergenza””, in Linea d’ombra, n. 10, giugno 1985. “”Viaggio attraverso i luoghi del lavoro. Immagini della narrativa ottocentesca””, in Catalogo della Mostra Il luogo del lavoro, Triennale di Milano, maggio-ottobre 1986. “”A proposito di ‘Amerika’””, in Linea d’ombra, n.20, ottobre 1987. Voci: “”M. Algarìn””, “”H. Alger, Jr.””, “”L. Bromfield””, “”E. R. Burroughs””, “”A.Cahan””, “”J. Cain””, “”C. Caudwell””, “”J. F. Cooper””, “”J. Erskine””, “”H. Fast””, “”H. Frederic””, “”H. Garland””, “”J. Gelber””, “”F. B. Harte””, “”B. Hecht””, “”E. MacColl””, “”L. Marx””, “”P. Pietri””, “”M. Piñero””, “”J. Reed””, “”U. Sinclair””, “”H. Swados””, “”B. Tarkington””, in Dizionario Bompiani degli Autori, Bompiani, Milano 1987. “”Smalltown America””, in Linea d’ombra, n. 24, febbraio 1988. “”New Orleans””, in Alphabeta, n. 107, aprile 1988. “”The Nuyorican Experience in the Plays of Pedro Pietri and Miguel Piñero””, in Cross-Cultural Studies. American, Canadian, European Literatures: 1945-1985. Proceedings of the Bled Symposium, ed. By Mirko Jurak, The English Department, Edvard Kardelj University of Ljubljana, Ljubljana 1988. “”Tra Avenue C e Avenue D””, in Linea d’ombra, n. 27, maggio 1988. “”Fay Chiang, da Chinatown, New York””, in Linea d’ombra, n. 29, luglio 1988. “”Nuyorican. Il teatro di Pedro Pietri e Miguel Piñero””, in Linea d’ombra, n.34, gennaio 1989. “”Da Buffalo Bill a Coney Island: Due forme di spettacolo popolare tra Otto e Novecento””, in Rivista di Studi Anglo-Americani, Vol.V, n.7, 1989. “”Incubo americano. Sei monologhi di Eric Bogosian””, in Linea d’ombra, n.43 (novembre 1989). “”New York City Newsboys’ Strike of 1899″”, in Labor Conflict in the United States. An Encyclopedia, ed. by Ronald L. Filippelli, Garland Publishing, Inc., New York & London 1990. “”City Maps and City Alphabets””, (con Franco Minganti), in Rivista di Studi Anglo-Americani, VI, no.8, 1990. “”A sud-est di Manhattan””, in Leggere, V (luglio-agosto), No.43, 1992. “”‘Chi Lai, Arriba, Rise Up!’. Some Remarks on Ethnic Writing in New York City””, in Hans Bak, ed., Multiethnicity and the Canon of American Culture, VU University Press, Amsterdam 1993. “”I fantasmi di Angel Island””, Leggere, VI (ottobre), No.54, 1993. “”Profumo di Londra””, Leggere, VII (febbraio), No.57 , 1994. “”Scritture dei Latinos e degli Asian Americans””, Àcoma, I (primavera 1994), No.1. “”The Subway and the Cellar: breve viaggio attraverso i sotterranei d’America””, Àcoma I (estate 1994), No.2. “”The Other Side of the Coin: Culture in Loisaida””, in Janet Abu-Lughod, et al., From Urban Village to “”East Village””. The Struggle for the Lower East Side, Blackwell, London 1994. “”1970-1990: Vent’anni di teatro di parola””, Àcoma II (estate-autunno 1995), n.5. “”La periferia come inner city: il Lower East Side di New York””, Il centro altrove. Periferie e nuove centralità nelle aree metropolitane, Electa, Milano 1995. “”Un’idea d’opera””, in George Gershwin, Porgy and Bess, Teatro alla Scala, Milano 1996. “”Call Me Deportee””, Àcoma, 11 (autunno-inverno 1997). “”Stranieri, nomadi, meticci: artisti dai margini degli Stati Uniti””, in Lo straniero. Atti del Convegno di Studi, a cura di Mario Domenichelli e Pino Fasano, Bulzoni Editore, Roma 1997. “”The Strange Case of Luigi Donato Ventura’s Peppino. Some Speculations on the Beginnings of Italian American Fiction””, in Werner Sollors, ed., Multilingual America, New York University Press, New York 1998. “”Narrare la metropoli: mappe di New York””, in Gianni Cascone, a cura di, De/Scrittura 1, DeriveApprodi, Roma 1999. “”Storie individuali e storie collettive nel teatro di massa””, Àcoma, 16 (primavera 1999). “”Dalle strade della metropoli al palcoscenico dell’opera””, in West Side Story, Teatro alla Scala, Milano 2000. “”Translating Abraham Cahan, Teaching the Lower East Side: A View from Italy””, in Hasia R. Diner, Jeffrey Shandler, and Beth S. Wenger, eds., Remembering the Lower East Side. American Jewish Reflections, Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis 2000. “”Il salotto e la strada (per non dire della gallina). Spazi pubblici e spazi privati nell’esperienza del Lower East Side di New York””, Àcoma, 21 (estate-autunno 2001) “”Cézanne e il ‘segreto’ di Hemingway””, in G. Cianci, E. Franzini, A. Negri, a cura di, Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi, Bocca Editori, Milano 2001. “”Risalendo il Mississippi: cartoline di viaggio””, Àcoma, n.22 (inverno 2002). “”A New York, luoghi della modernità””, Arcipelago. Rivista di studi letterari dell’Università di Bergamo, n.1, 2002. “”St. Louis: Partenze e arrivi. Note a margine a una città-crocevia””, Storia urbana, nn.98-99 (2002) “”The Parlor and the Street: Private and Public Spaces on New York’s Lower East Side””, in R. Baritono, D. Frezza, A. Lorini, M. Vaudagna, E. Vezzosi (eds), Public and Private in American History. State, Family, Subjectivity in the Twentieth Century, Otto Editore, Torino 2003 “”A Map of the Lower East Side””, in William Boelhower and Anna Scacchi, eds., Public Space, Private Lives. Race, Gender, Class and Citizenship in New York, 1890-1929, VU University Press, Amsterdam 2004 “Blues della morte per acqua”, Ácoma. Rivista internazionale di studi nord-americani, n.31 (inverno), 2005. “Blues de la mort par les eaux: souvenir de la Nouvelle-Orléans”, Conférence, N°21 (automne), 2005 “Dai bordi dell’America. Voci e scritture di frontiera (un’ipotesi di lavoro)”, in Franca Sinopoli e Silvia Tatti, a cura di, I confini della scrittura. Il dispatrio nei testi letterari, Cosmo Iannone Editore, Isernia 2005 “Writing the Mississippi”, in Oriana Palusci e Sabrina Francescani, a cura di, Translating Tourism. Linguistic/cultural representations, Editrice Università degli Studi di Trento, Trento 2006 “Editor’s Foreword”, in “Special European Issue – American Spaces: Horizontal and Vertical”, RSA – Rivista di Studi Nord-Americani, nn.15-16/2004-2005 “The Confidence River: The Mississippi and ‘Its Inimitable Gothic Script’”, in Josef Jarab, Marcel Arbeit, Jenel Virden, eds., America in the Course of Human Events. Presentations and Interpretations, VU University Press, Amsterdam 2006 “Untender is the night in the Garden of Eden: Fitzgerald, Hemingway, and the Mediterranean”, in Caroline Patey, Giovanni Cianci, Francesca Cuojati, eds., Anglo-American Modernity and the Mediterranean, Cisalpino Istituto Editoriale Universitario, Milano 2006 “The Parlor and the Street: Private and Public Spaces on New York’s Lower East Side”, in Günther H. Lenz, Friedrich Ulfers, Antje Dallmann, eds., Toward a New Metropolitanism. Reconstituting Public Culture, Urban Citizenship, and the Multicultural Imaginary in New York and Berlin, Universitätsverlag, Berlin 2006 “New York”, in Remo Ceserani, Mario Domenichelli, Pino Fasano, a cura di, Dizionario dei temi letterari, Torino, UTET, 2007 “Geografie letterarie statunitensi”, in Mario Casari e Dino Gavinelli, a cura di, La letteratura contemporanea nella didattica della geografia e della storia, Milano, CUEM, 2007 torna su Introduzioni, prefazioni, postfazioni: “”Prefazione””, all’edizione spagnola di Mario Maffi, La cultura underground (1975). “”Prefazione””, alla terza edizione di Mario Maffi, La cultura underground (1980). “”John Reed: Da Harvard al Palazzo d’Inverno, passando attraverso l”Altra America’””, in John Reed, Dieci giorni che fecero tremare il mondo, Mondadori, Milano 1982. “”Vagabondaggio ed esilio: George Orwell e la Guerra di Spagna””, in George Orwell, Omaggio alla Catalogna, Mondadori, Milano 1982. “”Ai margini dell’Impero””, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 1983. “”Premessa””, all’edizione greca di Mario Maffi, Underground, Odysseas, Atene 1983. “”Upton Sinclair: I dilemmi di un socialista per sentimento””, in Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. “”Introduzione””, in Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. “”Introduzione””, in Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. “”Prefazione””, in Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. “”Introduzione””, in Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. “”Un americano alla corte di re Edoardo VII””, prefazione a Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. “”Prefazione””, in T. Howe, A. Innaurato, M. Piñero, D. Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987 “”Introduzione””, in Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988. “”Postfazione””, in Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. “”Introduzione””, in Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. “”Introduzione””, in James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990. “”Introduzione””, in Richard Wright, Ho bruciato la notte, Mondadori, Milano 1992. “”Ritratto dell’autore da scarafaggio””, in Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993. “”Introduzione””, in Robert Louis Stevenson, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano 1994. “”Premessa””, in Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. “”Nota introduttiva””, in Mark Twain, La banconota da un milione di sterline, Oscar Mondadori, Milano 1995. “”Introduzione””, in Sir Arthur Conan Doyle, L’avventura del vampiro del Sussex, Oscar Mondadori, Milano 1995. “”Introduzione””, a Mario Maffi, a cura di, Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. “”Introduzione””, a Mario Maffi, a cura di, Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. “”Introduzione””, a “”Poeti di lingua inglese””, in Poesia delle Americhe. Ottocento e Novecento, a cura di Piero Gelli, Skira Editore 1997. “”Il poeta veste di nero””, in Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio (Cagliari: CUEC Edizioni 2001. “”La giungla a un secolo di distanza””, in Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. “”New York, anni dopo””, in Mario Maffi, New York. L’isola delle colline, Feltrinelli Traveller, Milano 2003. “”L’attualità di La giungla, cent’anni dopo””, in U. Sinclair, La giungla (cura, traduzione, introduzione di Mario Maffi; Il Saggiatore, Milano 2003) “Introduzione – Ai margini dell’Impero”, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 2006 “Preface: Time and the City”, in Mario Maffi, New York City. An Outsider’s Inside View, Ohio State University Press, Columbus (OH) 2004 “Presentazione – L’occhio di Henry James”, in Caroline Patey, Londra. Henry James e la capitale del moderno, Unicopli, Milano 2004 “Editor’s Foreword”, in “Special European Issue – American Spaces: Horizontal and Vertical”, RSA – Rivista di Studi Nord-Americani, nn.15-16/2004-2005 “Introduzione – Ai margini dell’Impero”, in George Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori, Milano 2006 “Postfazione – I giardini della memoria”, in Michela Pasquali, Loisaida. NYC Community Gardens, a+mbookstore, Milano 2006 “Prefazione alla nuova edizione”, in Mario Maffi, Nel mosaico della città. Differenze etniche e nuove culture in un quartiere di New York, Il Saggiatore, Milano 2006 “Introduzione all’edizione 2008”, in Karl Marx – Friedrich Engels, India. Cina. Russia. Le premesse di tre rivoluzioni, Il Saggiatore, Milano 2008 torna su Conferenze, lezioni, relazioni a convegni: “”La Nuova Sinistra Statunitense e il Movimento Nero negli anni sessanta””, relazione al IV Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Urbino, 27-30 maggio 1977). “”Horatio Alger, Jr., la tradizione puritana e i codici di comportamento nella città industriale””, VI Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Bologna, 2-4 ottobre 1981). “”From the Abyss: Social Writing and the Urban Masses in the American Late Nineteenth Century””, relazione alla Annual Conference della British Association for American Studies (Edinburgh, April 8-11, 1983). “”Da Buffalo Bill a Coney Island: Due forme di spettacolo popolare tra Otto e Novecento””, relazione al IX Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani (Perugia, 10-13 novembre 1987). “”Urban Culture and Americanization in the Early Fiction of the Lower East Side””, relazione all’International Convention dell’American Studies Association e della Canadian Association for American Studies (New York, Nov. 21-24, 1987). “”The Nuyorican Experience in the Plays of Pedro Pietri and Miguel Piñero””, relazione al Symposium on the Literatures and Cultures of the United States and Canada (Bled, Slovenia, Yugoslavia, 9-14 maggio 1988). “”Il laboratorio del Lower East Side””, comunicazione al Seminario: “”Roma/New York, culture a confronto”” (Università “”La Sapienza””, 3-6 luglio 1989) “”City Maps and City Alphabets: Words and Images from New York’s Lower East Side””, relazione al Convegno dell’Associazione Italiana di Studi Nord-Americani, (Sassari, 9-11 ottobre 1989; in collaborazione con Franco Minganti). “”‘Chi Lai, Arriba, Rise Up!’. 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Some Speculations on the Beginnings of Italian American Fiction””, relazione alla Biennial Conference of the European Association for American Studies (Varsavia, 21-24/3, 1996). “”Immigrant Cultures in New York””, lezione tenuta presso l’Institut für Amerikanistik della Innsbruck Universität (Innsbruck, 30/5/1996). “”Culture urbane e letterature della città: percorsi di ricerca””, relazione al seminario interdisciplinare di studi americani “”Gli Stati Uniti nel 20° secolo: cultura, società, economia e stato””, organizzato dal Centro di Studi Americani e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana (Roma, 5-7/6/1996). “”Louis Chu’s Eat a Bowl of Tea: A Founding Text in Asian American Literature””, relazione al Convegno della European Association for American Studies (Lisbona, aprile 1998). “”Translating Abraham Cahan, Teaching the Lower East Side. A View from Italy””, relazione al Convegno “”Remembering the Lower East Side: American Jewish Reflections”” (New York University, New York, May 10th-11th, 1998) “”Cézanne e il ‘segreto’ di Hemingway””, relazione al Seminario Interdisciplinare “”Il Cézanne degli scrittori, dei poeti e dei filosofi”” (Università degli Studi di Milano, A.A. 1997/1998). “”Real Cities: Metropolitan Spaces, Immigrant Writing. Sparse Thoughts on Modernism””, relazione al Convegno “”I limiti del moderno. Spazi e forme della rappresentazione: città, fabbrica e avanguardia”” (Università del Piemonte Orientale, Vercelli 8-9 aprile 1999). “”Narrare New York””, Intervento al Laboratorio di letteratura americana, Centro Italiano di Studi Americani (Roma, 19 maggio 1999). “”New York, o della complessità””, Lezione conclusiva del Seminario di Letteratura Americana, Centro Italiano di Studi Americani (Roma, 20 maggio 1999). “”Città perdute e Babilonie rivisitate: il caso di F. S. Fitzgerald””, Comunicazione alla Tavola Rotonda “”Strangers in Paris”” (Università degli Studi, Milano 25 maggio 1999). “”A Map of the Lower East Side””, relazione al Convegno “”Public Spaces, Private Lives. Race, Class, Gender and Citizenship in New York City, 1890-1929″” (Università di Padova, Padova, 26-28 aprile 2000). “”What the Lower East Side Taught (And Teaches)””, relazione al Convegno “”Towards a New Urbanism. Re-Imagining the Cultural Metropolis and Reconstructing Urban Knowledges””, (Humboldt Universität, Berlin, 29 giugno-1 luglio 2000). “”Vampiri di fine secolo, fantasmi di modernità””, intervento alla giornata di studio “”Wilde At Heart”” (Università degli Studi di Milano, 14 dicembre 2000). “”Sguardi su New York. 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Spazi urbani e forme di vita nella cultura occidentale”” (Università di Roma 3, 29 novembre-1 dicembre 2001). “”Eating the Mississippi; ovvero, perché non voglio più mangiare il pesce-gatto””, Intervento alla giornata “”Le parole del cibo”” (Università degli Studi di Milano, 7 febbraio 2002). “”Life on the Mississippi Revisited; Or, The River as Déjà-vu””, relazione al convegno “”Stemming the Mississippi”” (Université Paris 7 Denis Diderot, Parigi, 26-28 febbraio 2003). “”Mapping the Mississippi: Un altrove all’interno dell’America””, comunicazione alle giornate di studio “”Mappe verbali dell’altrove: Letteratura e immaginario geografico”” (Università degli Studi di Milano, 20-21 marzo 2003). Intervento al seminario “”New York”” (Università di Torino, 27 marzo). Intervento alla giornata “”Cantieri dell’americanistica”” (Università di Bergamo, 16 aprile). “”The Confidence-River: The Mississippi and ‘Its Inimitable Gothic Script'””, Parallel Lecture alla European Association for American Studies’s Biennial Conference (“”America in the Course of Human Events: Presentations and Interpretations””, Charles University, Praga, 2-5 aprile 2004) “Sentieri d’America: la Route 66 e altre strade”, Seminario di Letteratura Americana (Centro di Studi Americani, Roma, 8-10 giugno 2005) “Città di fiume: St. Louis e New Orleans”, lezione al Dottorato di Ricerca in Letterature di Lingua Inglese (prof.ssa Rosa Maria Colombo, “Nel corpo delle città: Ordine e caos”; Università “La Sapienza”, Roma, 9 giugno 2005) “ ‘Un fiume mostruosamente grande’: Il Mississippi fra storia e immagini, oralità e scrittura”, Incontri di Comparatistica (Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Sezione di Comparatistica; 25 febbraio 2005) “Tenera è la notte nel giardino dell’Eden? Fitzgerald, Hemingway e il Mediterraneo”, Relazione presentata all’International Conference “Anglo-American Modernità and the Mediterranean” (Università degli Studi di Milano, 29-30 settembre 2005) “Tra David e Huck, formazioni transatlantiche” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 10 dicembre 2005) “Che cosa narrano le sorgenti del Mississippi – Il Mississippi e G. C. Beltrami” (Museo di Scienze Naturali “E. Caffi”, Bergamo, 11 febbraio 2006) “La città e l’acqua” (Libreria Utopia, Milano, 23 febbraio 2006) “Due mondi, due culture: Po e Mississippi a confronto” (Biblioteca comunale “F. Maffi”, San Zenone Po, 7 maggio 2006) “Il Mississippi e il blues” (Festival Blues, Piacenza, 18 maggio 2006) “Raccontare Londra, raccontare New York” (lezione nell’ambito del corso tenuto dalla prof.ssa Nicoletta Vallorani, Mediazione Linguistica e Culturale, Polo di Sesto San Giovanni, 9 novembre 2006) “L’impossibilità di essere normali: tra J. D. Salinger e Alan Sillitoe” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 25 novembre 2006) “Vie d’acqua, vie di civiltà” (I mercoledì di Italia Nostra, Milano, 14 febbraio 2007) “Geografia, storia e letteratura nel mondo anglo-americano” (Convegno “La letteratura contemporanea nella didattica della geografia e della storia”, Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Associazione dei Laureati in Discipline Storiche, Università degli Studi di Milano, Milano, 16 febbraio 2007) “Città e fiumi: narrare le geografie” (Giornata di studio “L’immaginario geografico tra cultural studies e tradizione letteraria”, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Dottorato di Ricerca in Anglistica, Università degli Studi di Milano, Milano, 20 febbraio 2007) “Catastrofi reali e immaginarie nella cultura americana” (Giornata di Studio “Narrazioni dell’immaginario apocalittico”, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, Dottorato di Anglistica, Università degli Studi di Milano, Milano, 2/3/2007) “Il Mississippi e il blues” (Festival del Blues, Castel S. Pietro [Imola], 25/5/2007) “Testimoni non neutrali: John Reed e George Orwell” (Corso di formazione per insegnanti, Gallarate, 24/11/2007) “Crocevia a New Orleans” (Convegno “Catene di memoria. Il bicentenario dell’abolizione britannica della tratta degli schiavi [1807] in prospettiva contemporanea”, Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche, Dipartimento di Lingue e Culture Contemporanee, Sesto San Giovanni, 7/11/2007) “Presentations du livre Mississippi. Voyage aux sources de l’Amérique (Grasset 2008)”, Festival International du Livre et du Film “”Etonnants Voyageurs””, St. Malo (10-12 maggio 2008) Presentation du livre Mississippi. Voyage aux sources de l’Amérique (Grasset 2008), Festival International de Géographie, St. Dié-Des-Vosges (2-5 ottobre 2008), e consegna del Prix Ptolémée pour la Géographie 2008 “ An Intimate Relationship. The City, the River, and their Wor(l)ds. Echoes from New Orleans and Vicinity”, Colloque International “L’Art de le Ville”, Maison de la Recherche, Université Toulouse-Le Mirail (6-8 novembre 2008) torna su Curatele: Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. Tina Howe, Albert Innaurato, Miguel Piñero, David Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987 Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988. Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990. Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993. Robert Louis Stevenson, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano 1994. Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio, CUEC Edizioni, Cagliari 2001. Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. torna su Traduzioni: Arthur Kopit, “”Indiani””, Sipario, n.2, 1970 Christopher Hill, Cromwell, Laterza, Bari 1975. Upton Sinclair, La giungla, Mondadori, Milano 1983. Jack London, Storie di boxe, SugarCo, Milano 1985. Abraham Cahan, Perduti in America. Una storia del ghetto di New York, SugarCo, Milano 1986. Jack London, Sul ring, SugarCo, Milano 1986. Abraham Cahan, Lo sposo importato, SugarCo, Milano 1987. Jack London, Il popolo dell’abisso, Mondadori, Milano 1987. M. Piñero, “”Mezzanotte al Greasy Spoon””, in T. Howe, A. Innaurato, M. Piñero, D. Rabe, Nuovo teatro d’America, Costa & Nolan, Genova 1987. Arthur Morrison, Londra sconosciuta. Storie dell’East End, SugarCo, Milano 1988 (con Bruno Maffi). Tom Kromer, Vagabondi nella notte, Costa & Nolan, Genova 1988. “”Una bistecca”” e “”Il Messicano””, in Jack London, Racconti dello Yukon e dei Mari del Sud, Mondadori, Milano 1989. “”Incubo americano. Sei monologhi di Eric Bogosian””, in Linea d’ombra, n.43 (novembre 1989). James F. Cooper, La prateria, Mondadori, Milano 1990 (con Bruno Maffi). Pedro Pietri, Scarafaggi metropolitani, e altre poesie, Baldini & Castoldi, Milano 1993 Eric Bogosian, Note dal sottosuolo. Scene dal Nuovo Mondo, Baldini & Castoldi, Milano 1994. Voci dal silenzio. Scrittori ai margini d’America, Feltrinelli, Milano 1996. George Gershwin, Porgy and Bess, Teatro alla Scala, Milano 1996. Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 1997. Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents, Stephen Sondheim, West Side Story, Teatro alla Scala, Milano, 2000. Pedro Pietri, Out of Order/Fuori Servizio, CUEC Edizioni, Cagliari 2001. Upton Sinclair, La giungla, Il Saggiatore, Milano 2003. torna su Altri lavori: “”The Nether Side of New York””, audiovisivo prodotto in collaborazione con il fotografo Alberto Valentini, per l’Istituto di Anglistica, Università degli Studi, Milano 1983. “”In Darkest London””, audiovisivo prodotto in collaborazione con il fotografo Alberto Valentini, per l’Istituto di Anglistica, Università degli Studi di Milano 1985.”,”MUSx-069-FL” “MAFFIODO Barbara”,”La “”medicina delle passioni”” nel Piemonte ottocentesco (1815-1859).”,”Volume intonso”,”SCIx-002-FMB” “MAFFIOLI Cesare”,”Una strana scienza. Materiali per una storia critica della Termodinamica.”,”Cesare Maffioli si è laureato in fisica nel 1970 all’Università di Pavia ed attualmente è professore di ruolo di fisica e laboratorio presso l’ITI M. Curie di Milano.”,”SCIx-258-FL” “MAFFRE Jean-Jacques”,”La vita nella Grecia classica.”,”Jean-Jacques Maffre, membro dell’Ecole Française di Atene, è docente alla Sorbona. Tra le sue opere: ‘L’art grec’, Paris, 1986 e ‘Le siècle de Péricles’, Paris; 1990.”,”STAx-372″ “MAGAGNOLI Stefano SIGMAN Nora Liliana TRIONFINI Paolo a cura;”,”Democrazia, cittadinanza e sviluppo economico. La costruzione del welfare municipale a Modena negli anni della Repubblica.”,”Saggi di Emanuele GUARALDI e Paolo TRIONFINI Stefano MAGAGNOLI Nora Liliana SIGMAN Emanuele Guaraldi è dottore di ricerca in Storia delle istituzioni politiche. Magagnoli insegna Storia economica all’Università di Parma. La Sigman collabora con il Centro documentazione donna, l’Università e l’Istituto storico di Modena. Paolo Trionfini è dottorando di ricerca all’Università di Teramo.”,”ITAS-191″ “MAGATTI Mauro DE-BENEDITTIS Mario”,”I nuovi ceti popolari. Chi ha preso il posto della classe operaia?”,”Mauro MAGATTI (1960) insegna sociologia presso l’ Università cattolica di Milano. Ha scritto pure ‘L’io globale’ e ‘Il potere istituente’. Mario de BENEDITTIS (1971) insegna sociologia dei processi culturali all’ Università degli studi di Milano. La Terza Italia. “”La ‘provincia italiana’, con gli stereotipi che l’accompagnano (una rete di relazioni sociali forte, consolidata e rigida; l’attaccamento alla cultura del territorio; la fermezza etica), pare emergere dai nuovi ceti popolari che vivono nei comuni con una popolazione compresa fra i 20.000 e i 40.000 abitanti. Ceti popolari, questi, che paiono maggiormente legati alla tradizione e alla famiglia rispetto a quelli che abitano in altri contesti territoriali. Per quanto riguarda la variabile ‘lavoro’, negli arcipelaghi urbani il numero degli impiegati, anche se inferiore a quello degli operai qualificati, è più significativo rispetto ai contesti extraurbani, dove risultano più indicativi gli operai qualificati. Più alta è la percentuale del ceto popolare extraurbano che ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato rispetto a quello urbano, così come, sempre con riferimento alla contrattualistica, è più elevata la percentuale di coloro che vivono in città con più di 500.000 abitanti e hanno contratti atipici o lavorano in nero. Sempre nelle città con più di 500.000 abitanti solo l’8.9% dei ceti popolari ha un lavoro autonomo (a dispetto di una media del 15.9%) e la percentuale di Co.co.co risulta essere la più alta””. (pag 125)”,”ITAS-124″ “MAGDOFF Harry SWEEZY Paul M.”,”La fine della prosperità in America.”,”Con tiene due capitoli dedicati in particolare alla crisi: – La crisi economica in una prospettiva storica – L’attuale crisi generale del capitalismo Ferrovie. Era della ferrovia. Grande depressione “”Tutti questi fattori [innovazione e nuove tecnologie, espansione imperialista e guerre coloniali, guerre tra le potenze imperialistiche, lavoro di ricostruzione postbellico, ndr] hanno in un momento o nell’altro giocato un ruolo cruciale sull’andamento del processo di accumulazione, negli Stati Uniti così come nelle altre parti del mondo capitalista. In questo paese, le ferrovie hanno assorbito tanto capitale quanto all’incirca tutte le industrie estrattive e manifatturiere assieme a partire dal 1850 in poi, e naturalmente sono state responsabili indirette della penetrazione del capitale all’interno del continente e dell’occupazione in larga misura delle grandi ondate di immigrati che hanno caratterizzato quel periodo storico. Può essere dimostrato che questa «èra della ferrovia» si è conclusa all’improvviso con il panico e la depressione (ciclica) del 1907, e che niente è venuto a sostituirla fino alla prima guerra mondiale. Naturalmente gli anni dal 1908 al 1915 sono stati anni di profonda depressione, con una disoccupazione di circa il 6.6% della forza lavoro (più del doppio della media dei precedenti otto anni), e che nel 1915 aveva raggiunto il 9.7% (1). E’ stata la prima guerra mondiale a salvare gli Stati Uniti dall’entrare in una «grande depressione» ed é stata la prima grande ondata di «automobilizzazione» a sostenere l’economia negli anni venti. L’«automobilizzazione» va intesa non solo come sviluppo dell’industria dell’automobile di per sé, ma anche di moltissimi altri settori ad essa collegati (petrolio, vetro, acciaio, gomma, costruzioni di strade, sviluppo suburbano, ecc.). Gli anni dal 1916 al 1929 sono stati d’altra parte un periodo di relativamente forte espansione e di ridotta disoccupazione (una media del 4.5%), salutato dagli economisti più ottimisti di allora come una «nuova era» che avrebbe messo, secondo le parole del presidente Herbert Hoover, un pollo in ogni pentola e una macchina in ogni garage. Ma questa euforia fu di breve durata. Il 1929 ha visto l’inizio di una regolare recessione ciclica; e questa volta, così come era stato dopo il 1907, non esistevano fattori che potessero determinare una rapida ripresa. (…) Sul piano politico, la reazione negli Stati Uniti alla «grande depressione» è stato il New Deal, un insieme vagametne coordinato di scelte riformistiche”” (pag 77-78) [(1) Per maggiori dettagli vedi Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Il capitale monopolistico’, Torino, 1968, pp. 192-197] Rfc (Reconstruction Finance Corporation) (New Deal) (pag 87) Disoccupazione nascosta (Capitalismo e disoccupazione) (pag 105-107) “”Ancora nel 1972 vi erano non meno di sei milioni di lavoratori occupati a tempo pieno che guadagnavano meno di due dollari l’ora, ciò significa che lavorando 40 ore per settimana per 50 settimane l’anno essi guadagnavano meno di 4.000 dollari. Questi sei milioni di lavoratori erano chiaramente al di sotto del limite di povertà (…). Non vi è dubbio che la gran parte di questi sei milioni di lavoratori potrebbero essere inclusi non troppo arbitrariamente nella categoria della disoccupazione nascosta, anche se questo sarebbe abbastanza fuorviante per la loro grande maggioranza. Essi sono occupati nel vero e proprio senso della parola, e cioè sono lavoratori che ricevono un salario e producono plusvalore ed in quanto gruppo costituiscono un settore preciso della forza-lavoro. Oltre a ciò, e diversamente dai disoccupati nascosti, dal punto di vista del capitale essi sono assolutamente indispensabili per l’esistenza di molte imprese capitalistiche che nel loro insieme giocano un ruolo importante nel funzionamento dell’economia capitalista. L’entità di questa importanza non può essere assolutamente misurata con il metro del loro reddito o di quello dei loro datori di lavoro, la maggior parte dei quali sono piccoli capitalisti che vivono pressoché nelle stesse condizioni dei lavoratori loro dipendenti. Ciò che occorre tenere costantemente presente è che questi lavoratori sono impiegati in settori al alta concorrenzialità di una economia sempre dominata dai monopoli. Il risultato è che una buona parte, se non la maggior parte (…) del plusvalore ‘prodotto’ in questi settori produttivi concorrenziali è ‘drenato all’esterno’ e ‘realizzato’ nei settori monopolizzati dell’economia. E non è soltanto questa l’unica ragione per cui questa parte supersfruttata e funzionante a livelli inferiori allo standard generale dell’economia è importante per il grande capitale. L’esistenza di un grande numero di lavoratori con bassi salari, sempre disponibili ed ansiosi di ottenere un lavoro meglio pagato appena possibile, agisce come un potente freno sul potere contrattuale dei lavoratori meglio pagati nel settore monopolistico del sistema. In questo senso il sottoccupato, senza cessare di far parte della forza-lavoro attiva, funziona come parte dell’esercito di riserva o del relativo surplus della popolazione di cui Marx ha detto: «La sovrapopolazione relativa è quindi lo sfondo sul quale si muove la legge della domanda e dell’offerta di lavoro. Essa costringe il campo d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale» (1)”” [Harry Magdoff Paul M. Sweezy, ‘La fine della prosperità in America’, Roma, 1979] [(1) K. Marx, Il capitale, I, cit., p. 699]”,”USAE-104″ “MAGDOFF Harry”,”L’età dell’imperialismo.”,”‘Harry Magdoff uno dei maggiori economisti marxisti americani, insegna economia alla New School for Social Research. Dal maggio 1969 è condirettore con Paul M. Sweezy della “”Monthly Review””‘ [Harry Magdoff, ‘L’età dell’imperialismo’, Bari, 1971] “”1. La prima, più ovvia esigenza per garantirsi la sicurezza e il dominio in un mondo di duri contrasti è quella di ottenere il controllo sul maggior numero possibili di fonti di materie prime, ‘quali che siano queste materie prime e comprendendo in esse nuove fonti potenziali’ (16). Il controllo sulle fonti di materie prime è ad un tempo una misura di protezione contro la pressione dei concorrenti, e un’arma di attacco per tenere in scacco i concorrenti non integrati. La proprietà e il controllo sulle fonti di materie prime è normalmente un prerequisito essenziale per consentire a un’azienda dominante o a un gruppo di aziende dominanti di limitare la nuova concorrenza e di controllare la produzione e i prezzi finiti. Inoltre, la dimensione stessa delle grandi aziende integrate verticalmente fornisce loro i mezzi per esplorare e sviluppare nuove risorse potenziali nel resto del mondo (17). La storia dell’industria petrolifera è naturalmente un esempio classico, ma il principio vale anche per l’alluminio, l’acciaio, il rame e altre industrie. 2. Lo schema operativo dell’industria manifatturiera di maggiore successo comprende la conquista dei mercati stranieri. Ciò vale anche quando si abbia un mercato interno così grande come quello degli Stati Uniti. Nell’industria automobilistica con mercato di massa, ad esempio, il mercato estero ha esercitato un’influenza rilevante fin dalle origini. Il sesto modello costruito da Ford fu affidato a un distributore canadese. Fin dal suo primo anno di vita la società Ford cominciò a stipulare accordi per precostituirsi propri mercati esteri (18). L’intensità di questa ricerca di mercati di esportazione varia da industria a industria e presenta differenti gradi di importanza nei differenti momenti di evoluzione industriale e nelle diverse fasi del ciclo economico. In ogni caso, ciò che deve essere sottolineato è il rilievo particolare che assume per l’industria la conservazione di questi mercati di esportazione. E’ a questo proposito estremamente pertinente l’affermazione di Lenin: «Segno caratteristico del capitalismo è l’aumento dello scambio delle merci così all’interno del paese come, specialmente, sul mercato internazionale. Nel capitalismo sono inevitabili le disuguaglianze e le discontinuità nello sviluppo di singole imprese, di singoli industriali, di singoli paesi» (21). (…) 3. L’investimento all’estero costituisce un metodo particolarmente efficiente per lo sviluppo e la protezione dei mercati esteri. La più evidente dimostrazione storica di questa affermazione è data dagli investimenti nel settore ferroviario, che stimolano la domanda di rotaie, locomotive, carrozze ferroviarie e altri prodotti dell’industria siderurgica e meccanica (23). (…) L’idea diffusa che la teoria dell’imperialismo dovrebbe riferirsi prevalentemente agli investimenti nei paesi sottosviluppati non è affatto corretta. La realtà è che le possibilità di investimenti redditizi in siffatti paesi sono limitate dalle stesse condizioni imposte dalle manovre dell’imperialismo. La domanda di mercato limitata e l’arretratezza industriale sono il risultato di strutture sociali ed economiche embrionali, unite alla trasformazione di questi paesi in fornitori di materie prime e di prodotti alimentari per le metropoli. Nostro compito non è qui quello di analizzare in modo esauriente tutti i fattori connessi agli investimenti all’estero, quanto piuttosto di avanzare la tesi che esistono ragioni evidenti, nell’età dell’imperialismo, per l’esplosione degli investimenti all’estero come conseguenza delle possibilità e delle spinte che ne derivano dall’ascesa del ‘big business’. E’ un fenomeno che non ha origine nella malizia dell’operatore economico ma nel normale funzionamento dell’attività economica nelle condizioni date. Le forme di questi investimenti dovrebbero essere esaminate nel loro contesto storico, alla luce della situazione reale in cui le società operano, piuttosto che nei termini astratti più consueti di pressione del ‘surplus’ di capitale (25). 4. La ricerca di opportunità per investimenti all’estero e il controllo sui mercati stranieri spinge l’attività politica nel campo economico ad un nuovo grado di intensità. Gli ultimi venticinque anni del XIX secolo vedono il fiorire di dazi protezionistici (26). Minacce, guerre, occupazioni coloniali sono strumenti politici ausiliari per assicurarsi una sufficiente influenza politica in una paese straniero al fine di ottenere un trattamento commerciale preferenziale, impadronirsi di concessioni minerarie, rimuovere gli ostacoli al commercio e agli investimenti, aprire le porte alle banche e ad altre istituzioni finanziarie che facilitino la penetrazione economica e l’occupazione. L’intensità e la forma dell’intervento politico sono ovviamente diverse. In paesi lontani e deboli è conveniente l’occupazione coloniale. In circostanze diverse appaiono adeguati la corruzione dei funzionari locali o i prestiti (per mezzo di banche o istituzioni statali) (27). Tra i paesi più avanzati si formano alleanze e accordi di compartecipazione. Ne risulta una rete di rapporti economici e politici che muta continuamente nel tempo per effetto di guerre, depressioni, saggi differenziati di industrializzazione (28). Anche le forme variano: colonie, semicolonie, le «più svariate forme di paesi asserviti che formalmente sono indipendenti dal punto di vista politico, ma che in realtà sono avviluppati da una rete di dipendenza finanziaria e diplomatica» (29), così come tra le potenze imperialistiche vi sono quelle antiche e quelle più recenti”” [Harry Magdoff, ‘L’età dell’imperialismo’, Bari, 1971] [(16) E’ da osservare che le società giganti degli Stati Uniti impararono presto, in base all’esperienza, l’opportunità di controllare le loro forniture di materi prime (…); (17) Quando Lenin fornisce la sua spiegazione sul passaggio dalla libera concorrenza al monopolio, osserva: «La concentrazione ha fatto progressi tali che ormai si può fare un calcolo approssimativo di quasi tutte le fonti di materie prime (per esempio i minerali di ferro) di un dato paese, anzi, come vedremo, di una serie di paesi e perfino di tutto il mondo. E non solo si procede a un tale calcolo, ma le miniere, i territori produttori vengono accaparrati da colossali consorzi monopolistici» (‘L’imperialismo’, cit., p. 207). E oltre, nello stesso saggio: «Per il capitale finanziario sono importanti non solo le sorgenti di materie prime già scoperte, ma anche quelle eventualmente ancora da scoprire, giacché ai nostri giorni la tecnica fa progressi vertiginosi, e terreni oggi inutilizzabili possono domani essere messi in valore, appena si siano trovati nuovi metodi […] e non appena siano stati impiegati più forti capitali» (Ibid., p. 261); (18) M. Wilkins, F. E. Hill, ‘American Business Abroad, Ford on Six Continents’, Detroit, 1954, p. 1; (21) ‘L’imperialismo’, cit., p. 24; (23) (25) (…); (27) Per la documentazione e l’analisi vedi G.W. Hallgarten, ‘Imperialismus vor 1914’, Monaco, 1963 e H. Feis, ‘Europe. The World’s Banker, 1870-1914’, New York, 1965; (28) Sulla questione del saggio ineguale di sviluppo: «Così, attorno al 1850, la Gran Bretagna si trovava, rispetto alla maggior parte degli stati europei, nello stesso rapporto in cui, cinquanta anni dopo, l’Europa e gli Stati Uniti si trovavano rispetto all’Oriente e al Sud America», L.H. Jenks, ‘The Migration of British Capital to 1875′, New York, 1927, pp. 187-88; (29) Lenin, op. cit., p. 263. Si deve ricordare che Lenin respinge espressamente la definizione sostenuta da Kautsky che limita l’imperialismo all’acquisizione di colonie fornitrici di materie prime, cioè al tentativo di parte dei paesi capitalistici industrializzati di controllare e annettere regioni agricole. Lenin affronta questo punto con riferimento alle condizioni esistenti prima e durante la prima guerra mondiale: «E’ caratteristica dell’imperialismo appunto la sua smania ‘non soltanto’ di conquistare territori agrari, ma di metter mano anche su paesi fortemente industriali (bramosie della Germania sul Belgio, della Francia sulla Lorena), giacché in primo luogo il fatto che la terra è già spartita costringe, quando è in corso una ‘nuova spartizione’, ad allungare le mani su paesi di ‘qualsiasi genere’, e, in secondo luogo, per l’imperialismo è caratteristica la gara di alcune grandi potenze in lotta per l’egemonia, cioè per la conquista di terre, diretta non tanto al proprio beneficio quanto a indebolire l’avversario e minare la ‘sua’ egemonia (per la Germania, il Belgio ha particolare importanza come punto d’appoggio contro l’Inghilterra; per questa a sua volta è importante Baghdad come punto d’appoggio contro la Germania, ecc.)». Ivi, p. 268] pag 66-67, 69, 71-72-73)”,”USAQ-097″ “MAGEE Bryan”,”Il nuovo radicalismo in politica e nella scienza. Le teorie di K.R. Popper.”,”Karl Popper è ormai considerato come il più agguerrito critico vivente del marxismo … (risvolto di copertina) Popper, autore della ‘Società aperta e i suoi nemici’ (vol. I e II) è nato a Vienna nel 1092. Nei suoi primi anni dell’adolescenza fu marxista e in seguito divenne un entusiasta socialdemocratico. Oltre agli studi di scienza e di filosofia egli si interessò di politica orientata a sinistra e del lavoro sociale con i fanciulli sotto l’egida di Adler. ma anche della società per i concerti privati fondata da Schoenberg… (pag 15)”,”FILx-026-FMB” “MAGENHEIMER Heinz”,”Hitler’s War. German Military Strategy, 1940-1945.”,”Heinz Magenheimer è nato a Vienna nel 1943 ed è considerato uno dei più rispettati storici militari e commentatori. Dal 1972 è stato membro dell’ Academy of National Defence di Vienna e dal 1993 è membro permanente dello staff editoriale del periodico militare austriaco OMZ. Ha pubblicato libri e scritto articoli sul tema militare, della strategia, sicurezza politica e storia della conduzione della guerra. Could Germany have won World War Two? (in copertina) Discussioni tra Hitler e i vertici militari sulla strategia dell’operazione Barbarossa (1941) (pag 88-89) “”Hitler’s decision of 21 August to invest Leningrad and to destroy the bulk of the Soviet armies in the south between the inner flanks of Army Groups Centre and South by means of concentric attacks (32) – which was only accepted by the OKH after much controversy – has generally been attributed to his one-sided preoccupation with ideological and economic objectives. In fact, as will be assessed in due course, it was primarily the logical consequence of the unsatisfactory overall situation on the eastern front, considering the advanced time of year. Superficially there was a contradiction between the objectives, on the one hand, of destroying the enemy’s living power and, on the other, of capturing his base of raw materials and food supply. More important, however, is the question as to whether the situation in mid-August was conducive to an immediate offensive against Moscow, or more precisely, whether there was still time to create the conditions for such a decisive attack. As German and Soviet experts mostly agree, the tying down of the German forces on the inner flanks of Army Groups Centre and South reached such a pitch that neither of the two army groups could pursue their more far-reaching aims without first jointly removing this threat to their flanks. The subsequent highly successful battle of Kiev, lasting until 26 September 1941, was therefore the result of an operational need to lay the foundations for further offensive actions. Furthermore, the controversy between Hitler and the OKH in August 1941 not only uncovered errors in the evaluation of the enemy, but also mistakes in operational planning (33). In the light of the subsequent course of the campaign, it is highly questionable whether there was any chance of success for Colonel General Halder’s plan to advance on Moscow in mid-August against a still unbroken enemy, knowing that the northern and southern flanks of Army Group Centre were unprotected, and without any strategic reserves (34). The controversial directives of July and August 1941 cannot, therefore, actually be described as blunders. More to the point was the belated admission of the fact that mistaken assessments of the enemy’s potential strength had remained uncorrected, and that controversies about the operational deployment of forces, which had already become evident in the planning phase, had not been resolved in time. Of far graver consequence on the strategic level than the tug-of-war between Hitler and the leaders of the OKH as to which of the alternatives for the continuation of the campaign in the east promised the greater chance of success, was Hitler’s directive of 14 July (35). Dealing with the reorganization of the Wehrmacht in manpower and equipment, it was issued in expectation of a rapid victory over the Soviet Union. After a reduction of the size of the Army, the Kriegsmarine was to increase its armament according to the needs of a war against Britain and the USA, while priority was clearly given to the Luftwaffe, which was to quadruple its strength. The Army, on the other hand, was to reduce its supply of arms and ammunition to a six-months requirement – an indication that victory on the eastern front was considered imminent”” (pag 88-89)”,”QMIS-301″ “MAGGI Stefano a cura; saggi Mario FRATESI Stefano MAGGI Ernesto PETRUCCI Massimo TABORRI”,”Lavoro e identità. I cento anni del sindacato ferrovieri (1907-2007).”,”Stefano Maggi è professore di Storia contemporanea all’Università di Siena.”,”SIND-204″ “MAGGI Maria Carla a cura, testi di John LOCKE François QUESNAY Nicolas BAUDEAU Guillaume-François LE TROSNE Adam SMITH William WORDSWORTH George BYRON William COBBETT David RICARDO John Stuart MILL Karl MARX Paul-Pierre Mercier DE LA RIVIÈRE Thomas PAINE Feargus O’CONNOR”,”La terra simbolica. Ideologie e teorie del decollo capitalistico nelle campagne.”,”Maria Carla Maggi si è laureata presso l’Università degli Studi di Pavia. Attualmente sta lavorando a uno studio riguardante il dibattito ideologico sulla terra nella cultura settecentesca italiana. John Locke (1632-1704) durante gli studi a Oxford conobbe Lord Ashley, poi conte di Shaftesbury, che divenuto cancelliere lo volle come suo segretario. Nel periodo compreso tra il 1672 e il 1691 la vicenda umana di Locke si intrecciò con gli avvenimenti politici che culminarono nella rivoluzione del 1688. François Quesnay (1694-1774) fu dal 1752 medico personale di Luigi XV. In precedenza aveva esercitato la libera professione e scritto opere di carattere scientifico, divevendo nel 1786 segretario della Académie de chirurgie. Nicolas Baudeau (1730-1792) nel suo giornale Éphémérides du citoyen fondato nel 1765 combatteva i principi della scuola di Quesnay in nome di un mercantilismo liberaleggiante. fu una lettera di Le Trosne, inserita nel numero del marzo 1766 del Journal de l’Agriculture, du Commerce et des Finances a distogliere Baudeau dalle sue convinzioni mercantilistiche e a dirigerlo su posizioni fisiocratiche. Guillaume-François Le Trosne (1728-1780) fu uno studioso di rilievo nel campo della scienza giuridica. Ricoprì funzioni pubbliche essendo avvocato del re e consigliere onorario al presidiale di Orléans. Aderì molto presto alla scuola di Quesnay. Adam Smith (1723-1790) fu professore di filosofia morale all’Università di Glasgow e una delle figure più rappresentative della cultura illuminista inglese. Thomas Paine (1737-1809), dopo aver svolto per lungo tempo in Inghilterra il lavoro di esattore delle imposte, si trasferì in America nel 1774, dove in breve tempo divenne collaboratore e direttore del Pennsylvania Magazine, creandosi fama di pubblicista con scritti antinglesi in favore dell’indipendenza delle colonie americane. Wlliam Cobbett (1762-1835) fu pubblicista e uomo politico. Nel 1800, tornato in Inghilterra dopo un soggioro in francia e in America, fondò il Cobbett’s Weekly Political Register. David Ricardo, un grosso patrimonio costituitosi tramite il commercio bancario permise a Ricardo (1772-1823) di non avere preoccupazioni finanziarie e di dedicarsi, a pieno tempo, agli studi, prima di matematica e geologia, poi, di economia. La formazione culturale di John Stuart Mill (1806-1873) fu segnata dall’influenza determinante della filosofia utilitarista, conosciuta, dapprima, dal padre James e poi praticata direttamente attraverso la partecipazione, negli anni 1820-23, alla Società utilitaristica e la collaborazione successiva alla Westminster review. I tre brani che pubblichiamo sono tratti dal III libro del Capitale di Karl Marx (1818-1883), uscito postumo nel 1894 a cura di F. Engels. Il Capitale è il sapere concettuale del modo di produzione capitalistico.”,”UKIE-010-FL” “MAGGI Michele”,”La formazione dell’egemonia in Francia. L’ideologia sociale nella Terza Repubblica tra Sorel e Durkheim.”,”Rapporto Sorel Engels “”I riferimenti ad Engels nelle pagine del «Devenir social» sono numerosi e mostrano da parte di Sorel, in un contesto in cui non si è ancora profilata la distinzione tra Engels e Marx propria degli anni della ‘critica del marxismo’, una significativa disponibilità alle inflessioni culturali della presentazione engelsiana della dottrina. Esaminando il tipo di lettura dei testi engelsiani seguito da Sorel, in primo luogo del ‘Feuerbach’, a lui noto attraverso la traduzione che nel 1894 ne aveva offerto l’ «Ère nouvelle», si constata come proprio in Engels egli potesse trovare riscontri più diretti delle proprie problematiche sociologiche. Con le riflessioni sul significato dei concetti di legge e di necessità nel campo della scienza sociale Sorel sintonizzava la sua lettura del ‘Feuerbach’, in una prospettiva tesa ad assimilare e ritradurre nei propri quadri teorici l’assunto engelsiano dell’identificazione di concezione materialistica e procedimenti scientifici (40), così come gli stessi termini con cui Engels aveva formulato, col discorso sull’intreccio di caso e necessità (41), il problema dell’esistenza di leggi storiche. Ma su questo punto, si trattava di un confronto suscettibile di perdurare, anche a rottura intervenuta con la sistemazione engelsiana della dottrina; come avviene, ad esempio, per la valutazione di alcune di quelle lettere scritte negli ultimi anni da Engels a proposito della concezione materialistica della storia, tradotte nel 1897 sul «Devenir social» (42), che potevano offrirsi ad una interpretazione nei termini di una teoria dell’interdipendenza dei fattori storici: «In alcune lettere tradotte recentemente sul «Devenir social» – scriveva Sorel nel 1898 – Engels riconosce molto bene che l’economia subisce l’influenza, nello stesso tempo in cui influisce; egli si lamenta aspramente che alcuni giovani socialisti «insistono più di quanto si convenga sul lato economico»; (…) una delle persone più competenti in queste materie, Benedetto Croce, scriveva a Colajanni che la concezione storica di Marx non è affatto tanto distinta dalle teorie esposte da Pareto sull’interdipendenza dei fenomeni» (43). In realtà, al di là dell’interpretazione di determinati testi teorici, pur significativa per vedere attraverso quale tipo di riformulazione le tematiche proprie della formazione culturale di Sorel riuscissero a combinarsi con l’accezione dominante della dottrina, più profondo è il piano su cui va ritrovato il nucleo di questo rapporto con Engels, in quanto rapporto con l’autore di una determinata sistemazione del marxismo adeguata sul movimento, e quindi il significato della sua rottura. Ancora nel maggio del 1897 Sorel difendeva, sia pure ritraducendole nei propri termini culturali, le posizioni di Engels e della sua opera contro un opuscolo di provenienza anarchica su ‘Dottrine ed atti della socialdemocrazia’ il cui autore incentrava l’attacco al partito tedesco innanzitutto sulla critica ad Engels (44). È significativo che molti degli argomenti dello scrittore anarchico qui respinti da Sorel siano argomenti, poi confluiti nell’arsenale polemico revisionista, che egli stesso tra non molto adopererà contro Engels”” (pag 43-44) [Michele Maggi, ‘La formazione dell’egemonia in Francia. L’ideologia sociale nella Terza Repubblica tra Sorel e Durkheim’, De Donato, Bari, 1977] [(42) F. Engels, ‘Sur la conception matérialiste de l’histoire’, “”Le devenir social””, III, 1897, pp. 228-61: si trattava delle lettere del 21 settembre 1890 a J. Bloch e del 25 gennaio 1894 a H. Starkenburg, pubblicate nel 1895 sul “”Sozialistischer Akademiker””, e della lettera del 27 ottobre 1890 a C. Schmidt, apparsa nel 1895 sulla “”Leipziger Volkszeitung; (44) H.G. (Sorel) ‘Contre une critique anarchiste’, cit.; l’opuscolo criticato era quello di W. Tcherkesoff, ‘Pages d’histoire socialiste. Doctrines et actes de la socialdémocratie’, Paris, 1896]”,”MFRx-001-FMB” “MAGGIORANI Mauro”,”L’Europa degli altri. Comunisti italiani e integrazione europea (1957-1969).”,”Mauro Maggiorini, giornalista pubblicista, documentalista, è laureato in Storia contemporanea e dottore di ricerca in Storia del federalismo e dell’unità europea. Ha pubblicato saggi sulla sinistra italiana e sulla Resistenza nel bolognese.”,”PCIx-016-FL” “MAGINI Manlio”,”L’Italia e il petrolio tra storia e cronologia.”,”Convenzione per la fornitura di petrolio sovietico all’Italia (pag 44-45) “”Prima della costituzione dell’Agip, la principale manifestazione di politica petrolifera del governo fascista fu quella di portare avanti lo sganciamento dell’Italia dalla tacita intesa che le principali Potenze occidentali avevano raggiunta durante la Conferenza dell’Aja (giugno 1922) per boicottare i petroli sovietici dopo la nazionalizzazione dei pozzi del Caucaso. ….. finire”,”ECOG-079″ “MAGISTER Sandro”,”La politica vaticana e l’ Italia, 1943-1978.”,”MAGISTER è nato a Busto Arsizio nel 1943. Studente all’ Università cattolica di Milano (teologia, ha condotto una ricerca sulle riviste culturali cattoliche italiane del dopoguerra) entra a far parte nel 1967 del gruppo di ‘Relazioni sociali’. Dal 1969 al 1974 trasferitosi a Roma lavora con Ruggero ORFEI e Piero PRATESI al settimanale politico ‘Settegiorni’. “”I dossettiani, distanziandosi criticamente dal quadripartito, considerato nella sua versione degasperiana ormai senza futuro, si candidano a potenziale alternativa a De Gasperi nella direzione sia del partito che del governo. Montini mira a restituire in qualche misura alla Santa Sede, facendo leva sulla dialettica tra De Gasperi e i dossettiani, tra il pragmatismo liberal-democratico del primo e il maritainismo dei secondi, quello spazio autonomo di iniziativa politica e di mediazione che proprio la scelta da lui stesso tenacemente perseguita, quella dell’unità dei cattolici attorno alla DC, tende a precludere irrimediabilmente. Non è questo, invece, il binario su cui si muove Pio XII. L’interprete più coerente della linea pacelliana è in questa fase il gesuita Riccardo Lombardi, scrittore della ‘Civiltà cattolica’ e oratore infiammato e instancabile. Già all’indomani del 2 giugno, un editoriale della rivista ne aveva anticipato alcuni temi maestri: la “”riconciliazione”” tra fascisti e antifascisti, l’oblio del passato, il riarmo morale dell’Italia””. (pag 83-84)”,”ITAP-130″ “MAGISTRATI Massimo”,”L’Italia a Berlino (1937-1939).”,”2° copia “”(…) scettica e famosa definizione del signor Voltaire: “”La storia è una menzogna convenzionale: qualche avvenimento si è sempre verificato ma mai come esso è stato in seguito raccontato”” (dalla prefazione) I preparativi di Monaco e l’ influenza di Mussolini. “”Il Cancelliere era in quel momento a colloquio con l’ambasciatore di Francia, François-Poncet, il quale nelle primissime ore del mattino aveva ricevuto da Parigi l’istruzione .- ‘extrema ratio’ – di confermare al Governo tedesco l’assenso di massima del Governo francese ad una sollecitazione da inviare senza indugio a Praga per il rapido trasferimento dai territori sudetici alla Germania nei termini già indicati nelle proposte britanniche, ed alla eventuale creazione di una Commissione internazionale incaricata di fissare, in dettaglio, il tracciato delle nuove frontiere tra i due Stati. Attolico chiese ed ottenne di interrompere quella conversazione che, come in seguito apprendemmo, sembrava già volgere in senso del tutto sfavorevole dinanzi alla rinnovata intransigenza di Hitler. Questi, comunque, doveva cominciare a sentire nel suo intimo l’enorme peso della imminente decisiva responsabilità costituita dall’ordine di mobilitazione generale previsto per le ore quattordici, e si attaccò quindi con favore al pezzo di carta portato da Attolico: la sua risposta affermativa, infatti, alla richiesta di Mussolini di aggiornare di ventiquattro ore qualsiasi decisione, fu immediata e precisa. Così alle 12 Mussolini, a Palazzo Venezia, aveva già telefonicamente da Attolico l’assenso di Hitler e poteva farlo conoscere agli inglesi. Subito dopo Attolico, insancabile, riprendeva la via della Wilhelmstrasse per mettere al corrente von Ribbentrop di quanto era avvenuto. E durante tale sua seconda assenza io ricevetti, l’una dopo l’altra, due importanti telefonate. La prima di François-Poncet, che, senza tenere alcun conto oramai dei controlli telefonici evidentemente applicati su larga scala, in quei momenti, dagli organi di Himmler, mi descrisse con molti particolari l’impressione prodotta, a suo modo di vedere, su Hitler dall’intervento di Mussolini. “”Occorre insistere”” egli concluse “”e vedrete che l’influenza di Mussolini potrà ancora esercitare in questo momento una pressione decisiva sulla psicologia del Cancelliere””. Poco dopo il ministro Ciano mi diede una nuova comunicazione diretta da Mussolini ad Attolico nella quale si faceva presente che Lord Perth aveva compiuto un secondo passo consegnando un messaggio personale del Premier britannico. Con esso Chamberlain, informando Mussolini di avere rivolto ancora un estremo appello a Hitler, si dichiarava pronto a ripartire ‘at once’ per la Germania per avere una nuova conversazione, alla quale avrebbe potuto prendere parte, questa volta, un rappresentante della Cecoslovacchia e, se desiderato, quelli dell’Italia e della Francia. Mussolini concludeva che egli “”considerava favorevolmente tale proposta”””” (pag 249-250)”,”RAIx-320″ “MAGLIULO Antonio, con scritti di Ezio VANONI”,”Ezio Vanoni. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Ezio Vanoni (1903-1956) economista e politico, è tra i fondatori della DC e ha contribuito alla redazione del ‘Codice di Camaldoli’ fondamento della dottrina sociale del partito. Come ministro delle finanze nel secondo dopoguerra ha ripristinato la dichiarazione annuale dei redditi e ha studiato la riforma del sistema tributario. Con il Piano Vanoni ha elaborato uno schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito. “”Il concetto di giustizia sociale è concetto morale: esso sorge e si appoggia al principio etico che ogni individuo assume come norma astratta desiderabile dell’agire umano. Per la morale cattolica, la giustizia sociale si pone accanto alla giustizia commutativa ed a quella distributiva, e si erge a regola dell’azione dell’uomo nella società, cioè dei suoi rapporti con la società e con gli altri consociati e della società verso i singoli: “”è (…) proprio delle giustizia sociale l’esigere dai singoli tutto ciò che è necessario al bene comune”” insegna Pio XI nell’Enciclica ‘Divini Redemptoris’ (3). La giustizia sociale impone che ogni individuo concorra alle necessità della società ed a quelle degli altri associati come tali, perché, prosegue l’alto insegnamento, “”come nell’organismo vivente non viene provvisto al tutto, se non si dà alle singole parti e alle singole membra tutto ciò di cui esse abbisognano per esercitare le loro funzioni: così non si può provvedere all’organismo sociale ed al bene di tutta la società se non si dà alle parte e ai singoli membri, cioè uomini dotati della dignità di persone, tutto quello che devono avere per le loro funzioni sociali”””” (pag 79-80) (nota vedi apologo di Menenio Agrippa!)”,”ITAE-316″ “MAGLIULO Antonio”,”Marco Fanno e la cultura economica italiana del Novecento.”,”Marco Fanno (1878-1965) è stato uno dei più grandi economisti italiani del Novecento. Un neoclassico, ma attento ai temi dello sviluppo economico. Antonio Magliulo (1962-) è ricercatore di Storia del pensiero economico nella Facoltà di Economia dell’Università di Firenze. Il volume contiene alcuni fogli manoscritti di appunti dell’ex proprietario Osservazioni conclusive sull’instabilità del capitalismo. … finire (pag 110-111)”,”ECOT-005-FP” “MAGNANI Italo”,”La riforma sociale nella formazione di Nitti economista.”,”MAGNANI Italo professore ordinario di economia politica nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pavia”,”ITAE-257″ “MAGNANI Otello BOSI Ilio CALEFFI Giuseppe MOSCA Giovanni CERI Luciano STEFANELLI Renzo PALASCIANO Italo BONAZZI Enrico DOLCETTI Onorio CALAFFI Giuseppe ABBATTISTA Vitantonio MORETTI Sante”,”I braccianti. 20 anni di lotte.”,”Dono di A. Scucchia Elementi filocinesi (pag 355)”,”MITT-336″ “MAGNANI Lorenzo a cura, Saggi di Jean PETITOT Imre TOTH Giulio GIORELLO Paolo ZELLINI Ennio DE GIORGI Corrado MANGIONE Marco RAMONI Carlo BERZUINI Dario PALLADINO Pietro CERRETA Antonino DRAGO Fabio BARDELLI Ernesto MASCITELLI Umberto BOTTAZZINI Rossana TAZZIOLI Antonio MORETTO Francesco SPERANZA Salvatore CICENIA”,”Conoscenza e Matematica.”,”Il libro raccoglie i risultati del Convegno Internazionale “”Conoscenza e matematica””, avvenuto a Pavia nei giorni 11 e 12 maggio 1989 presso il Collegio Ghislieri per iniziativa del Dipartimento di Filosofia e sotto la responsabilità scientifica ed organizzativa di Lorenzo Magnani. Fulvio Papi direttore del Dipartimento di Filosofia.”,”SCIx-241-FL” “MAGNANI Lorenzo”,”Epistemologia applicata. Conoscenza e metodo nelle scienze.”,”Lorenzo Magnani è nato nel 1952. Lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Pavia. Si occupa di filosofia, epistemologia, metodologia e storia delle scienze e collabora col Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università di Pavia a progetti di intelligenza artificiale. Fulvio Papi, direttore della rivista Materiali filosofici.”,”SCIx-242-FL” “MAGNANINI Giannetto”,”Ricordi di un comunista emiliano.”,”MAGNANINI, entrato giovanissimo in fabbrica come operaio vi rimase fino al 1948 quando fu licenziato per rappresaglia. Diventato funzionario del PCI è stato membro della segreteria nazionale della FGCI, diretta da Enrico BERLINGUER e vice segretario della federazione comunista reggiana. Dal 1970 è stato presidente della Commissione Sanità e Sicurezza sociale della Regione Emilia Romagna. “”Certo che i grandi discorsi infiammati sul “”Vento del Nord”” (lo slogan di Pietro Nenni che veniva ripetuto da tutti) facevano sempre meno presa”” (pag 64)”,”PCIx-121″ “MAGNANINI Giannetto”,”Dopo la Liberazione. Reggio Emilia, aprile 1945 – settembre 1946.”,”””Per giungere a questa proposta, la citata relazione presentò rapporti allarmati sulla situazione nelle varie provincie emiliane. Su Reggio si scriveva: “”Nella provincia si verificano tuttora dei gravi delitti di vendetta politica, che impressionano l’opinione pubblica e rivelano la persistente tendenza a uccidere e depredare da parte di elementi inqualificabili che si ritengono al di sopra di qualsiasi freno morale e giuridico””. Questo drammatico quadro venen fatto quando l’ondata degli eccidi era passata da oltre un anno. Nel periodo a cui si riferisce la relazione della Direzione Generale di P.S. gli assassinii furono tre: Pessina, Mirotti, Farri, episodi oscuri ancora oggi. Questi fatti vennero senza dubbio strumentalizzati per accelerare l’espulsione di forze della Resistenza dalla polizia, mentre esse rappresentavano la linfa per la costruzione degli organici di una nuovo polizia repubblicana. Il govero De Gasperi si era già mosso prima del referendum del 2 giugno, per rafforzare le forze di polizia, militarizzando le P.S. al pari dei Carabinieri, in funzione della creazione di uno Stato forte e repressivo. E’ da quel momento che si inizia l’uso di gas lacrimogeni e dei candelotti fumogeni nelle manifestazioni di piazza. E per compiere questa operazione De Gasperi si rivolse agli americani per averne il consenso.”” (pag 47)”,”ITAR-117″ “MAGNINO Leo”,”Storia della letteratura giapponese.”,”Chikamatsu lo Shakespeare del Giappone (pag 135) La prosa nei secoli XVII e XVIII. “”Una nota dominante nella letteratura di quest’epoca è il sempre maggiore influsso che va acquistando l’ elemento popolare: per la prima volta scrittori giapponesi scrivono per il popolo, seguendone i gusti, adattandosi alla sua mentalità e alle sue abitudini. Durante i duecentosessantacinque anni di totale isolamento del Giappone, mentre da una parte, come abbiamo già avuto occasione di accennare, si viene amalgamando la cultura occidentale introdotta per la prima volta nel Paese da San Francesco Saverio e dai suoi missionari, d’altra parte l’ influenza del pensiero e della filosofia cinesi si fa sempre più forte, così da provocare il sorgere e lo svilupparsi di due scuole antagoniste, una denominata ‘Kangakusha’, che propugna la più stretta osservanza della cultura cinese e dei suoi dettami fondamentali, l’ altra ‘Wagakusha’, che vuole il ritorno ai primitivi valori nazionali e costituisce il cenacolo degli “”eruditi in giapponese””. (pag 115)”,”JAPx-069″ “MAGNINO Bianca”,”Alle origini della crisi contemporanea. Illuminismo e rivoluzione.”,”MAGNINO Bianca”,”FILx-443″ “MAGNO Michele”,”Lo sciopero nella storia del sindacalismo.”,”Michele Magno lavoro all’Ufficio economico e riforme della CGIL ed ha preparato questo testo per scopi formativi. Lenin. “”E’ interessante mettere a confronto i brevi e sintetici dati sopra riferiti relativi all’entità degli scioperi nei Paesi europei fin qui citati durante i primi anni del nostro secolo con quelli che Lenin studiò attentamente per la Russia, concernenti lo stesso periodo. Il quadriennio 1905-1908 ebbe il seguente andamento: 1905 – 13.995 scioperi e 2.863.173 scioperanti; 1906 – 6.114 scioperi e 1.108.406 scioperanti; 1907 – 3.573 scioperi e 740.074 scioperanti; 1908 – 892 scioperi e 176.101 scioperanti. Ove, ad esempio, nel 1895 e nel 1898 il numero degli scioperi non aveva superato, rispettivamente, le 68 e le 215 unità, e il totale degli scioperanti aveva toccato le cifre di 31.195 e di 43.150. Ma è necessario considerare, come avverte V.I. Lenin, che “”il difetto principale della nostra statistica ufficiale, oltre alla diminuzione voluta dei dati sul numero degli scioperanti, consiste nell’aver essa compreso solo gli operai delle imprese sottoposte alle ispezioni di fabbrica. Gli operai delle ferrovie, i minatori, i tranvieri, edili e gli operai agricoli non sono compresi nella statistica””. In generale, riferisce sempre Lenin, in Russia dal 1895 al 1912 il numero medio annuale degli scioperanti è stato di 345.000; in Germania, in quattordici anni (1898-1912), di 229.500; in Inghilterra, in venti anni (1893-1912) di 344.200. Inoltre, se si confrontano le percentuali degli scioperi avvenuti nelle città e “”non nelle città”” durante il 1895-1904 e nel 1905 (rispettivamente: 75.1 per cento e 24.9 per cento per il primo periodo; 85.0 per cento e 15.0 per cento per il 1905), si può desumere immediatamente, a giudizio di Lenin, la prevalenza delle grandi imprese nel movimento degli scioperi e la relativa arretratezza delle fabbriche rurali”” [Michele Magno, Lo sciopero nella storia del sindacalismo, Roma, 1974] (pag 19) L’accurato studio di Lenin della statistica degli scioperi inserire in Casalini e sito M.”,”MITT-359″ “MAGNO Michele a cura; Testi di John DEWEY Max ADLER Max WEBER Walter RATHENAU Hans KELSEN Benedetto CROCE Luigi EINAUDI Antonio GRAMSCI Luigi STURZO Jacques MARITAIN John M. KEYNES Carl SCHMITT Galvano DELLA-VOLPE Friedrich A. VON-HAYEK Albert CAMUS Bertrand RUSSELL John RAWLS Hannah ARENDT Jürgen HABERMAS Norberto BOBBIO Amartya SEN Alain TOURAINE Giovanni SARTORI Paul KRUGMAN Anthony GIDDENS Robert REICH Martha NUSSBAUM Ralf DAHRENDORF Robert KAGAN Guido ROSSI”,”Etica Politica Economia nel Novecento. Gli autori e i testi fondamentali per orientarsi nelle discussioni di oggi.”,”Michele MAGNO studioso di questioni sociali e del lavoro è stato dirigente della CGIL e dei DS. Ha pubblicato tra l’altro ‘Riformisti al bivio’. Testi di John DEWEY Max ADLER Max WEBER Walter RATHENAU Hans KELSEN Benedetto CROCE Luigi EINAUDI Antonio GRAMSCI Luigi STURZO Jacques MARITAIN John M. KEYNES Carl SCHMITT Galvano DELLA-VOLPE Friedrich A. VON-HAYEK Albert CAMUS Bertrand RUSSELL John RAWLS Hannah ARENDT Jürgen HABERMAS Norberto BOBBIO Amartya SEN Alain TOURAINE Giovanni SARTORI Paul KRUGMAN Anthony GIDDENS Robert REICH Martha NUSSBAUM Ralf DAHRENDORF Robert KAGAN Guido ROSSI Contiene il testo riportato dal volume di Hans Kelsen con il titolo ‘Marx o Lassalle. Mutamenti nella teoria politica del marxismo’ (pag 74-83) (critica alla teoria dello stato del marxismo) “”L’ideologia politica del proletariato tedesco, che è stata creata da Marx e Engels, si lega, come pure la teoria economica del marxismo, al liberalismo affatto rivoluzionario nelle sue origini. Solo che la teoria politica marxista, in quanto teoria dello Stato del proletariato privato dei diritti anche economicamente dal suo Stato, nega completamente lo Stato e fa realizzare la situazione ideale del comunismo nella sfera della società, dopo che questa ha eliminato lo Stato come un’ulcera parassitaria. Proprio come avveniva già nei teorici liberali dello Stato, Marx ed Engels interpretano lo Stato semplicemente come strumento della classe che possiede gli strumenti di produzione per opprimere economicamente il proletariato, e la sua nascita – corrispondentemente all’intuizione della sua essenza – la riconducono alla divisione in classi della società che occorre rappresentarsi originariamente omogenea, in un comunismo primitivo. Il fine politico si presenta, conformemente al metodo di esposizione naturalistico-sociologico del marxismo (che in questo punto concorda con la maggior parte delle «sociologie» da Comte in poi), come prodotto causale di uno sviluppo naturalisticamente necessario: è la società anarchico-comunista, che non ha bisogno di alcuno Stato poiché non vi è più alcuna classe da opprimere, poiché non vi è più alcun rapporto di sfruttamento, per il cui mantenimento unicamente esiste lo Stato, per sua natura. Nel postulato di una società del futuro fondata sulla spontaneità, libera dallo Stato e solidale, il socialismo marxista concorda completamente con il concetto fondamentale dell’anarchismo. La teoria politica, quale l’hanno sviluppata Marx e Engels, è anarchismo puro. Ciò è stato a lungo trascurato, per diversi motivi. L’opinione scolastica circa l’opposizione fra socialismo di tendenza marxista e anarchismo è stata infine messa da parte, per la prima volta, dai lavori letterari di Lenin e degli altri autori del bolscevismo, il cui merito indiscutibile è quello di aver restituito la vera e propria teoria dello Stato di Marx e Engels. Questa teoria dello Stato del marxismo, nell’essenziale, non è altro che lo sviluppo del concetto di Stato in quanto strumento della lotta di classe ovvero del dominio di classe fondato sullo sfruttamento, in base allo schema della dialettica: dal seno della società comunista originaria si libera, con la nascita della proprietà privata, lo Stato in quanto organizzazione della classe possidente volta al mantenimento delle condizioni di sfruttamento. Questa condizione, che raggiunge la sua vetta nel moderno Stato capitalistico, trova la sua fine con la conquista violenta del potere politico da parte del proletariato (…)”” [Hans Kelsen, ‘Socialismo e Stato’, Bari, 1978, introduzione di Roberto Racinaro, pp. 191-199] (pag 76-77)”,”TEOC-702″ “MAGNOLI BOCCHI Alessandro PIAZZA Matteo”,”La Banca mondiale.”,”MAGNOLI BOCCHI A. è economista alla Banca mondiale e si occupa di Asia. PIAZZA è economista nel Servizio Statistiche economiche e finanziarie della Banca d’Italia.”,”ECOI-265″ “MAGRI’ Domenico”,”Circolare n. 975 – ’56 (50 SPES). Ai segretari regionali, provinciali, ai dirigenti provinciali Spes, ai segretari di zona, ai segretari di sezione, ai responsabili di seggio.”,”Il falso socialismo spacciato per comunismo. “”La rivolta ungherese, iniziata da masse giovanili, cresciute ed educate in regime di dittatura comunista, e seguita immediatamente dalle masse operaie e da tutto il popolo, senza distinzione di sesso né di età, rappresenta la più solenne e drammatica condanna del comunismo come sistema politico, economico e sociale””. (pag 1)”,”MUNx-049″ “MAGRI Lucio”,”Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci.”,”Lucio MAGRI (1932-2011) esponente della sinistra critica del Pci, fu tra i fondatori nel 1969 del Manifesto di cui fu anche direttore. Radiato dal partito nel 1970, divenne segretario del Pdup (Partito di unità proletaria) dal 1976 al 1984. Fu richiamato nella direzione del Pci dopo che il Pdup vi confluì sulla base della profonda svolta imposta da Berlinguer. Dal 2000 al 2005 ha diretto una nuova e autonoma serie della rivista del Manifesto. Sulla rivolta ungherese del 1956. “”Se vi era una minima possibilità di arrivare a una soluzione con strumenti politici e non militari, occorreva un aiuto esterno, pagando anche un prezzo da entrambe le parti, ma evitando una ripresa della guerra fredda o una sua pessima conclusione. A questo “”aiuto”” politico i sovietici non erano ostili, infatti il primo intervento delle loro truppe fu deciso localmente e solo dimostrativo. Anzi portarono al governo Nagy e destituirono Gero. Il documento che alla fine proposero per un compromesso era ancor più concessivo di quello concluso con i polacchi. Ma tutto ciò avvenne sempre in ritardo, inseguì anziché prevenire l’evoluzione dalla protesta alla rivolta, dalla rivolta allo scontro armato, dalla rivendicazione di maggior democrazia a quella del rovesciamento di campo. (…) Il Pci, e in generale l’opinione di sinistra italina, non capì e non seguì questa dinamica, né tanto meno intervenne per favorire una soluzione. Sbagliò Di Vittorio a leggere, già il 25 ottobre, la prima presenza militare sovietica a Budapest come una repressione e nel vedere solo come protesta politica democratica una protesta che cominciava già ad assumere i caratteri di un’ingestibile ‘jacquerie’; e sbagliò Togliatti classificando dall’inizio la protesta come una controrivoluzione in atto, facendo di ogni erba un fascio. Quando poi ogni possibilità fu bruciata e Chruscev (Krusciov), sollecitato da tutti i partiti comunisti, decise la vera invasione, il Pci lo sostenne”” (pag 141)”,”PCIx-279″ “MAGRI Francesco”,”Crisi del salariato. Neocapitalismo del lavoro.”,”Francesco Magri nato a Milano nel 1883 esordì come giornalista cattolico. Fu con Murri uno dei pionieri della Democrazia Cristiana. Ha approfondito gli studi economici e ha colalborato con riviste e giornali. E’ tra l’altro autore di una storia dell’Azione Cattolica in Italia (2 volumi, 1953) e di una storia della DC in Italia (2 volumi, 1955). Il partecipazionismo. (pag 196-197) “”Si potrebbe ritenere che i socialisti siano favorevoli, invece, fin dall’inizio dei primi esperimenti, si mostrarono decisamente contrari. Augusto Bebel nella sua opera ‘Unsere Ziele’ (I nostri intenti) fin dal 1871 ha sintetizzato la sua opposizione con una frase significativa: “”O tutto o niente””. Egli non poteva negare che il sistema dia all’operaio un maggior guadagno, ma riteneva che il vantaggio maggiore sarebbe dell’imprenditore, e consisterebbe nel risparmio di tempo, di materiale, di luce, ecc. che l’operaio farebbe per aumentare gli utili dell’impresa. Inoltre, poiché l’operaio lavorerebbe con zelo spontaneo, l’imprenditore potrebbe risparmiare il salario di parecchi sorveglianti. “”E poi – egli conclude – tutto il prodotto del lavoro dev’essere nostro, non una parte; e il lavoro dev’essere sociale””. Questo ragionamento non manca di una sua logica. Il Partecipazionismo, creando una cointeressenza dell’operaio all’andamento dell’azienda, allontana sempre più l’immiserimento della classe operaia e la polarizzazione delle due forze nemiche, borghesia e proletariato, auspicata da Marx come condizione per il realizzarsi della rivoluzione sociale. (…) Del resto, nel dopoguerra precedente (1918-20), discutendosi la possibilità di introdurre il Partecipazionismo in Italia, un socialista autorevole, Alessandro Schiavi, sulle colonne dell’Avanti!, in perfetta coerenza coi principi professati, rispondeva che nei riguardi della classe lavoratrice, la riforma preconizzata non poteva raggiungere gli obiettivi: “”perché l’operaio era ancora troppo lontano ed estraneo all’andamento generale dell’azienda, alla sua organizzazione ed alla compilazione dei bilanci, per sentire il rapporto diretto fra la sua produttività individuale e la quota di utili che a fine anno può per essa spettargli, e che, ad ogni modo, la quota di utili sarebbe così aleatoria e modesta che non valeva la pena di sacrificare per essa tutte le più radicali rivendicazioni propugnate dal socialismo””. Lo Schiavi si era mantenuto coerente con la tradizionale tesi socialista, fin dal 1870 espressa dal Bebel. Tutta la passata e più recente letteratura socialista si è mantenuta costantemente avversa al Partecipazionismo. (…) La scuoa sociale-cristiana, non ammette la concezione del salario naturale, né la “”legge di bronzo”” del Lassalle, né quella del “”fondo salari””, ma sostiene il principio del ‘giusto salario’ familiare secondo i principi dell’Enciclica ‘Rerum Novarum’ di Papa Leone XIII. Ritiene perciò il Partecipazionismo il sistema più adatto per attuare la collaborazione sociale”” (pag 196-198)”,”SIND-130″ “MAGRI Tito”,”Il pensiero politico di Hobbes.”,”Thomas Hobbes nasce nel 1588 a Malmesbury, figlio di un modesto vicario che abbandona presto la famiglia. Lo zio paterno Francis Hobbes si prende cura della sua educazione universitaria, che ha luogo dal 1603 al 1608 a Magdalen Hall in Oxford. Nel 1608 viene chiamato dal barone William Cavendish di Hardwick (futuro conte di Devonshire) come precettore per il figlio (anch’egli di nome William). Hobbes è rimasto a diverso titolo collegato ai vari rami della famiglia Cavendish per oltre 70 anni. Fra il 1610 e il 1615 Hobbes accompagna il discepolo in un viaggio nel continente. A Venezia entra in contatto con Fulgenzio Micanzio, un collaboratore di Paolo Sarpi. Dopo il ritorno in Inghilterra, Hobbes traduce la corrispondenza che Micanzio ebbe con William Cavendish familiarizzandosi con i grandi temi della polemica antipapale. Gli interessi di Hobbes sono umanistici. La sua attività culmina nella grande traduzione della Guerra del Peloponneso di Tucidide, che viene pubblicata nel 1629. Nel corso del viaggio sul continente del 1630 scopre gli Elementi di Euclide. Dalla fine del 1640 alla fine del 1651 Hobbes vive in Francia, scrivendo, pubblicando o preparando le sue principali opere filosofiche. Muore a Hardwick il 03/12/1679.”,”TEOP-051-FL” “MAGRI Tito”,”Saggio su Thomas Hobbes. Gli elementi della politica.”,”Thomas Hobbes nasce nel 1588 a Malmesbury, figlio di un modesto vicario che abbandona presto la famiglia. Lo zio paterno Francis Hobbes si prende cura della sua educazione universitaria, che ha luogo dal 1603 al 1608 a Magdalen Hall in Oxford. Nel 1608 viene chiamato dal barone William Cavendish di Hardwick (futuro conte di Devonshire) come precettore per il figlio (anch’egli di nome William). Hobbes è rimasto a diverso titolo collegato ai vari rami della famiglia Cavendish per oltre 70 anni. Fra il 1610 e il 1615 Hobbes accompagna il discepolo in un viaggio nel continente. A Venezia entra in contatto con Fulgenzio Micanzio, un collaboratore di Paolo Sarpi. Dopo il ritorno in Inghilterra, Hobbes traduce la corrispondenza che Micanzio ebbe con William Cavendish familiarizzandosi con i grandi temi della polemica antipapale. Gli interessi di Hobbes sono umanistici. La sua attività culmina nella grande traduzione della Guerra del Peloponneso di Tucidide, che viene pubblicata nel 1629. Nel corso del viaggio sul continente del 1630 scopre gli Elementi di Euclide. Dalla fine del 1640 alla fine del 1651 Hobbes vive in Francia, scrivendo, pubblicando o preparando le sue principali opere filosofiche. Muore a Hardwick il 03/12/1679. Tito Magri insegna Filosofia della storia all’Università di Bari. Ha tradotto e curato opere di Hobbes, Paine, Mandeville, e pubblicato numerosi saggi di teoria politica.”,”FILx-118-FL” “MAGRIS Claudio”,”Danubio.”,”””Proprio in Ungheria Lukacs aveva ribadito la classicità del marxismo, per il quale la spontaneità immediata è inautentica e riceve significato soltanto dalla disciplina di una forma. Il rituale stalinista appariva forma, ordine, affermazione dei principi sulla nietzscheana “”anarchia degli atomi””; il liberalismo occidentale appariva spontaneità informe, vitalità amorale, egoismo casual, mero processo di bisogni che prescinde da ogni criterio etico. L’ uno era Stato, l’ altro società””. (pag 291)”,”EURC-075″ “MAGRIS Claudio”,”Microcosmi.”,”Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Dopo aver insegnato a Torino, è docente presso l’Università di Trieste (1997). Collabora al ‘Corriere della Sera’.”,”VARx-103-FV” “MAGRIS Claudio”,”Quale totalità. Dibattito con Antonio Villani, Marino Freschi e Carlo Sini.”,”Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Ha insegnato lingua e letteratura a Trieste. Mario Freschi, nato a Trieste, ha studiato a Roma e Berlino, è stato Ordinario di Letteratura tedesca. Carlo Sini è nato a Bologna nel 1933. Si è laureato con Enzo Paci a Milano. Ha insegnato Filosofia teoretica.”,”AUTx-002-FMB” “MAGUIRE Peter”,”Law and War. An American Story.”,”Libro dedicato alla memoria di Telford TAYLOR, Marty HOEY, Robert ROSS Peter MAGUIRE ha insegnato legge e teoria della guerra alla Columbia University e al Bard College. “”The headline of the April 8, 1902 ‘New York Journal’ read, “”Kill all: Major Waller Ordered to Massacre the Filipinos’. The media now focused their enmity on “”Howling Jake””, also known more simply as “”The Monster””. Now the United States would have to investigate General Jacob Smith to extinguish this controversy.”” (pag 63) Gli Stati Uniti, i Khmer Rossi e l’ONU. Usa votano per conservare il seggio ai Khmer Rossi di Pol Pot. “”Actually. the tragic fate of Cambodia clearly demonstrates the weakness of international law during the Cold War. After the Vietnamese toppled the Khmer Rouge in 979, it soon became clear that Pol Pot’s regime had systematically carried out some of the worst atrocities since World War II. Did the United States call for the prosecution of Pol Pot, Ieng Sary, Khieu Samphan, and other Khmer Rouge leaders? No, quite the opposite: in 1979, Cyrus Vance, the Carter amministration’s UN representative, voted to allow the deposed, genocidal regime to retain its seat in the UN General Assembly. After the decision, a senior U.S. official justified the decision to Journalist Nayan Chanda: “”The choice for us was between moral principles and international law. The scale weighed in favor of law because it served our security interests””. Deposed Khmer Rouge leader Ieng Sary put it most succinctly in a 1981 interview: “”First are the aggressors and expansionists headed by the Soviet Union. … It is good that the USA and China are agreed here. We too are on this team!””””. (pag 286)”,”USAQ-075″ “MAGUIRE T. Miller”,”Strategy and Tactics in Mountain Ranges.”,”MAGUIRE T. Miller”,”QMIx-052-FSL” “MAHAIM Annik HOLT Alix HEINEN Jacqueline”,”Femmes et mouvement ouvrier. Allemagne d’avant 1914. Révolution russe. Révolution espagnole.”,”””””L’ origine della famiglia”” di Engels e ‘La donna e il socialismo’ di Bebel furono tradotte in russo alla fine del XIX secolo, ma furono accolte con meno interesse dai socialisti in Russia che in altri paesi. Nel corso degli anni che precedettero la rivoluzione, non si ebbero dibattiti in seno al Partito socialdemocratico russo sulla natura della famiglia o sui cambiamenti del modo di vita che il socialismo avrebbe apportato. Due fattori possono spiegare questa mancanza di interesse. I populisti russi del XIX secolo non si erano accontenati che di una posizione di principio sull’ eguaglianza sessuale, benché le donne avessero potuto giocare un gran ruolo nel movimento rivoluzionario e non si dovettero continuamente confrontare con la loro oppressione nella loro attività quotidiana. Inoltre, era un fatto che i socialdemocratici si spostavano senza tregua per sfuggire alla polizia, sovente erano incarcerati ed esiliati, non avevano occasione di vivere una vita familiare ordinata come i loro fratelli dell’ Europa dell’Ovest: così se sfuggivano alla tentazione di visioni riformiste concernenti le donne come guardiane del focolare, avevano però avuto poca esperienza dei problemi di vita della famiglia e non inquadravano bene l’ ostacolo che poteva rappresentare la famiglia per una attività rivoluzionaria sostenuta dalla classe operaia””. (pag 95-96)”,”MEOx-076″ “MAHAN A.T.”,”L’ interesse degli Stati Uniti rispetto al Dominio del Mare presente e futuro.”,”MAHAN A.T. era capitano di vascello e membro del Consiglio Strategico degli Stati Uniti. “”Nel presente caso non possono sorgere occasioni di gravi difficoltà, perché, diversamente da quanto avvenne nello storico esempio già citato, le due nazioni i cui interessi cozzano in questo momento, cioè la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, sono così all’ unisono per tradizioni ereditarie, per direzione di idee, per norme di diritto che la prevalenza dell’ una non può essere considerata come offesa all’ altra nei luoghi dove esse vengano a trovarsi a contatto. Non ostante il carattere eterogeneo dell’ immigrazione che negli ultimi anni si è riversata negli Stati Uniti, le nostre tradizioni politiche e le caratteristiche della razza restano ancora sempre inglesi o c’è lo stesso, olandesi, come vuole il sig. Douglas Campbell””. (pag 23) “”La potenza marittima della Gran Bretagna, sebbene ancora superiore, non è più, relativamente a quella degli altri Stati, così preponderante come un tempo, sicché ha dovuto concedere ai neutrali il principio che la bandiera copre la merce, la qual concessione, sia essa causata da relativa debolezza o da erroneo sentimento umanitario, ridonda sempre a tutto profitto dei neutrali e a scapito del più forte belligerante. La sola giustificazione politica della Gran Bretagna è ch’essa non potrebbe più come un tempo sopportare il peso delle ostilità, se i neutrali passassero dalla parte del nemico””. (pag 88)”,”USAQ-028″ “MAHAN A.T. Captain”,”The Influence of Sea Power upon the French Revolution and Empire, 1793-1812. Volume I.”,”Fallimento tentativo di Napoleone di combinare strategia terrestre continentale e navale”,”QMIN-001-FSL” “MAHAN A.T. Captain”,”The Influence of Sea Power upon the French Revolution and Empire, 1793-1812. Volume II.”,”Fallimento tentativo di Napoleone di combinare strategia terrestre continentale e navale”,”QMIN-002-FSL” “MAHFUZ Nagib”,”Autunno egiziano.”,”MAHFUZ N. (1911-2006) laureato in filosofia, giornalista e sceneggiatore, primo scrittore arabo a ricevere il premio Nobel per la letteratura. A causa del suo sostegno alla politica di SADAT e agli accordi di Camp David i suoi romanzi sono stati banditi da numerosi paesi del Medio Oriente. Nel 1994 ha subito un attentato ad opera dei fondamentalisti islamici che gli ha semiparalizzato il braccio destro. Ma Mahfuz ha continuato a scrivere. Retrocopertina: Ambientato al Cairo, durante la Rivoluzione egiziana del 1952, “”Autunno egiziano”” racconta la storia di Isa al-Dabbagh, funzionario del governo. In seguito ai sollevamenti popolari che accompagnarono la cacciata di re Farouk I, Isa viene licenziato in tronco con l’accusa di corruzione. Pur riconoscendo le ragioni della Rivoluzione, egli è tuttavia convinto di avere sempre agito secondo le norme: così rifiuta testardamente le raccomandazioni dell’influente cugino Hasan, e pian piano perde la fiducia e l’amore della sposa promessa, Salwa. Lentamente la sua intera esistenza scivola verso il fallimento e la desolazione, mentre il suo Paese affronta le ambiguità e il dissesto creati dalle tensioni politiche di un periodo convulso.”,”VIOx-160″ “MAHFUZ Nagib”,”Il rione dei ragazzi.”,”N. Mahfuz (Il Cairo, 1912 – ) premio Nobel 1988 laureato in filosofia giornalista sceneggiatore ha scritto romanzi e racconti tradotti in varie lingue.”,”VARx-004-FC” “MAHFUZ Nagib”,”Il nostro quartiere.”,”Nagib Mahfuz nato al Cairo nel 1912 laureato in filosofia, ha pubblicato molti romanzi, saggi e racconti. Ha svolto attività di sceneggiatore televisivo e cinematografico. Ha lavorato come giornalista presso il quotidianoa Al-Ahram al Cairo. Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1988. Le cronache di un quartiere raccontate attraverso la vita quotidiana dei suoi abitanti: la realtà e le fantasie di un mondo in cui si compenetrano gli arcani della tradizione orientale e il sottile fascino della civiltà europea… Il professore di geografia. Sulla calamità naturale… imprevista… che colpisce gli abitanti del quartiere, seppur messi sull’avviso, allagando le loro case (pag 98-100)”,”VIOx-002-FGB” “MAHIEU Francois Regis”,”Ricardo.”,”MAHIEU Francois Regis è professore di scienze economiche nell’ Università di Versailles/Saint-Quentin-en-Yvelines. Ha pubblicato tra l’ altro “”William Petty, 1623-1687, fondateur de l’ economie politique”” (1997). “”Marx è uno dei primi a pensare che “”la teoria di Ricardo è contenuta nei primi sei capitoli”” (Marx 1862-63, vol. II) sottolineando che “”il resto sono delle applicazioni, delle spiegazioni, delle aggiunte che l’ autore mescola a casaccio”” (ibidem)””. (pag 93)”,”ECOT-065″ “MAHLER Horst, a cura di Angelo BOLAFFI”,”Per la critica al terrorismo. Con un confronto tra Giuliano Amato Angelo Bolaffi Stefano Rodotà Mario Tronti.”,”MAHLER Horst noto avvocato berlinese, dopo essere stato protagonista nel SDS berlinese accanto a DUTSCHKE nelle battaglie anti-imperialistiche scelse assieme a Ulrike MEINHOF, Gudrun ENSSLIN e Andreas BAADER di dar vita alla RAF. Arrestato per primo e condannato a 14 anni di carcere è diventato uno spietato critico del terrorismo.”,”TEMx-047″ “MÄHLERT Ulrich, a cura di Andrea GILARDONI Karin BIRGE GILARDONI-BÜCH”,”La DDR. Una storia breve, 1949-1989.”,”MÄHLERT Ulrich è un punto di riferimento per la ricerca e la didattica sulla storia della DDR e del comunismo sovietico. Tra i suoi studi: ‘La libera gioventù tedesca, le purghe staliniane negli anni 1936-1953 e la rivolta operaia del 17 giugno 1953′.”,”GERV-055″ “MÄHLERT Ulrich a cura; Saggi a cura di Stefan WOLLE Burghard CIESLA Heidi ROTH Heinz VOIGT Udo GRASHOFF Klaus SCHWABE Friedhelm BOLL Heidi ROTH Peter BRUHN Bernd FAULENBACH”,”Der 17. Juni 1953. Ein Aufstand für Einheit, Recht und Freiheit.”,”””Una rivolta per l’unità, la giustizia e la libertà””. Saggi a cura di Stefan WOLLE Burghard CIESLA Heidi ROTH Heinz VOIGT Udo GRASHOFF Klaus SCHWABE Friedhelm BOLL Heidi ROTH Peter BRUHN Bernd FAULENBACH”,”GERV-057″ “MAHN-LOT Marianne”,”Bartolomeo de Las Casas e i diritti degli indiani.”,”””Nel 1534, il ritorno a Città del Messico di fra Marcos de Niza, il quale aveva scoperto l’ immenso territorio del “”Nuovo Messico””, ritenuto vicino al continente asiatico, autorizzava a coltivare l’ idea di una spedizione in Cina, e riaffiorava così anche il progetto missionario. In quell’ anno 1539 al quale siamo arrivati con il nostro racconto, Las Casas sicuramente non si sentiva per nulla coinvolto in questo grande sogno, tranne che per l’ ispirazione di fondo di evangelizzare il mondo intero con mezzi pacifici. Si noti bene che, come alcuni suoi contemporanei egli aveva un pregiudizio a favore dei cinesi: nella sua Historia paragona spesso i seri (i cinesi) agli innocenti abitanti delle Lucayas: “”da loro era come se il nostro padre Adamo non avesse peccato””; mancava loro soltanto la conoscenza del vero Dio.”” (pag 110)”,”SPAx-051″ “MAI Gunther”,”La repubblica di Weimar.”,”MAI Gunther, insegna storia moderna e contemporanea nell’Università di Erfurt. Tra i suoi libri: “”Das Ende des Kaiserreich”” (1987); ‘Der Allierte Kontrollrat in Deutschland 1945-1948’ (1985), ‘Europa, 1918-1939’ (2001). “”A causa della guerra, la quota dell’Europa nel commercio mondiale aveva subito una drastica riduzione e solo nel 1928 tornò sui livelli d’anteguerra; tuttavia, nel corso della crisi successiva la sua quota si ridusse in misura maggiore di quella del commercio mondiale nel suo complesso. La Germania e l’Inghilterra non conquistarono più la quota che avevano raggiunto prima della guerra (rispettivamente il 13 e il 15%); nel biennio 1927-29, la quota della Germania non superò il 9%. Favorendo il recupero del ‘gold standard’, la politica economica e finanziaria dell’epoca contribuì a penalizzare il potere d’acquisto e gli investimenti. Ai radicali cambiamenti intervenuti sul piano economico occorre ancora aggiungere il mutamento non meno radicale del quadro politico: non solo in seguito all’aumento del peso politico del movimento operaio, ma anche a causa dell’ancora irrisolta questione della scelta di fondo tra capitalismo industriale e agricoltura. (…) Dal momento che verso la metà degli anni Venti le fluttuazioni congiunturali erano all’ordine del giorno, in Germania i primi segnali di crisi vennero sottovalutati. In alcuni settori la situazione degli ordinativi e lo sfruttamento degli impianti rimasero relativamente buoni fino a tutto il 1929 e in qualche caso perfino fino al 1930. Nella convinzione che presto ci sarebbe stato un nuovo balzo in avanti dell’economia, prima del 1929 si era determinata una situazione di sovradimensionamento del sistema produttivo. Molti investimenti era stati finanziati con capitale estero, soprattutto statunitense, che venne in gran parte ritirato quando nell’ottobre del 1929 (il famoso “”venerdì nero””) scoppiò una bolla speculativa. Una seconda massiccia fuga di capitali ebbe luogo dopo la vittoria della Nsdap in occasione delle elezioni politiche del settembre 1930, vittoria che fece sorgere non pochi dubbi circa le capacità di tenuta della repubblica. Una terza ondata si registrò nel maggio del 1931, dopo il fallimento dell’Istituto di credito austriaco (Österreichische Kreditanstalt), che provocò una grave crisi bancaria anche in Germania. Le esportazioni si ridussero notevolmente, dal momento che gli effetti di queste crisi portarono a ulteriori restrizioni nell’interscambio di merci e valute. I settori più organizzati e cartellizzati poterono sfruttare il loro potere sul mercato interno, diversamente della industrie produttrici di beni di largo consumo, che non potevano scaricare i loro costi sui prezzi praticati ai consumatori finali. I quali, d’altro canto, vedevanpo ridursi sempre più il loro potere d’acquisto…”” (pag 128-129)”,”GERG-090″ “MAIDA Bruno”,”La liberazione nelle grandi città, 1943-1945.”,”Bruno Maida è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Ha al suo attivo varie pubblicazioni fra cui ‘Hitler 1945. La fine del nazismo’ (2015).”,”ITAR-238″ “MAIDA Bruno”,”Quando partivamo noi. Storie e immagini dell’emigrazione italiana, 1880-1970.”,”Foto di famiglie immigrate, adulti e bambini, adolescenti Little Italy Bruno Maida è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘La Shoah dei bambini. La persecuzione dell’infanzia ebraica in Italia, 1938-1945’ (Einaudi, 2013)”,”FOTO-110″ “MAIDA Bruno”,”L’infanzia nelle guerre del Novecento.”,”””Per quanto siano assai limitate le conoscenze sulla partecipazione della gioventù alla Rivoluzione bolscevica; si può immaginare che lo spirito di avventura diffuso da quell’atmosfera avesse carattere esplosivo, perché apriva un enorme spazio di immaginazione al cambiamento e individuava una possibilità di palingenesi ancor più profonda e duratura della guerra. Nelle giornate della Rivoluzione d’Ottobre furono molti gli adolescenti che morirono sulle barricate per la vittoria del comunismo. Il 25 ottobre furono cinquemila i giovani che parteciparono alla presa di Pietrogrado (114). Altri duemila Giovani comunisti combatterono nella guerra civile per difendere il neonato Stato sovietico (115). Il conflitto mondiale e poi la guerra civile produssero in Russia anche un altissimo numero di orfani, che si sommavano ai bambini abbandonati: i 30.000 del 1917 divennero 125.000 due anni dopo; la carestia del 1920-21 li fece crescere fino a 540.000. E proprio la rapida diffusione della carestia in tutta la Russia nel bienno 1921-22 provocò condizioni di fame e totale abbandono per circa quattro milioni di bambini (116). ll governo bolscevico sviluppò una fitta propaganda rivolta a dimostrare come nei paesi capitalistici e nella Russia prerivoluzionaria poco o nulla si fosse realizzato in tema di politiche sociali a favore dei bambini. Rappresentata dai rivoluzioni come promessa del futuro, da quel momento l’infanzia dovva essere invece considerata una priorità”” (pag 165-166) [(114) R. Fisher, ‘Pattern for Soviet Youth’, Columbia University press, New York, 1959, p 143; (115) D Caroli, ‘Ideali, ideologie e modelli formativi. Il movimento dei Pionieri in Urss (1922-1929)’, Unicopli, Milano, 2006, p. 31; (116) A.M. BAll, ‘And Now My Soul Is Hardened. Abandoned Children in Soviet Russia, 1918-1930’, University of California, Berkeley, 1994, p. 17] “”Dei circa cinque milioni di ebrei uccisi durante la Seconda guerra mondiale, almeno un milione erano bambini. Pochissimi i sopravvissuti nei campi di sterminio di Treblinka, Sobibor, Belzec, Chelmno. In quest’ultimo, vi riuscì il tredicenne Szymon Srebrnik. Divenne la mascotte delle SS perché aveva una voce melodiosa, era agile e le faceva divertire in gare di salto e di corsa. Alla liquidazione del campo le SS gli spararono ma lui, creduto morto, riuscì a salvarsi”” (pag 210) “”Nel 1945, la razione giornaliera per i cittadini di Vienna corrispondeva a 800 calorie, le stesse che erano garantite ai bambini degli asili di Buapest (dove però la quota per gli adulti era di 556). E poco più di 800 erano le calorie anche per i berlinesi, abituati durante la guerra a un apporto tre volte superiore. Erano quantità al di sotto del livello minimo di sopravvivenza e, al pari del periodo bellico, chi poteva, e soprattutto chi aveva bambini piccoli, doveva ricorrere al mercato nero. La morte e le malattie infantili erano particolarmente diffuse. Nel dicembre 1945 il tasso di mortalità dei bimbi al di sotto di un anno, calcolato nella zona di occupazione inglese di Berlino, era del 25 per cento. E di quattro volte più alta era la mortalità infantile a Vienna nell’estate del 1945 rispetto al 1938. In molti paesi europei una della malattie più frequenti tra i bambini era il tracoma, legato alla mancanza di vitamine. Ma si diffusero anche rachitismo, tubercolosi, difterite. Dei 700.000 bambini che nel gennaio 1946 dovevano essere assistiti in Cecoslovacchia, la metà si era ammalata di tubercolosi (15). Berlino, metafora della Germania sconfitta, fu il simbolo di quella distruzione e desertificazione sociale e materiale. Fu «il più grande cumulo di macerie del mondo» (16)”” (pag 288-289) [15) Judt, Postwar, cit, pp. 21-22; (16) ‘Berlin: Kampf um Freiheit’, edito da Senat Berlin, p. 10; cit., in Grossmann, ‘Jews, Germans, and Allies’; cit., p. 17]”,”GIOx-118″ “MAIELLO Adele”,”Un sindacato allo specchio. La Fiom ligure in una generazione di militanti.”,”Adele MAIELLO insegna storia dei movimenti sindacali nell’ Università di Genova. Ha lavorato a lungo in Inghilterra compiendo studi e pubblicando saggi ed articoli sul laburismo britannico, le trade unions e la politica estera britannica. Più recentemente si è occupata di Agostino NOVELLA, della storia dei quadri della CGIL, della politica internazionale dei sindacati italiani e della storia sociale dell’ emigrazione ligure.”,”MITT-039″ “MAIELLO Adele BALBI Paola SIMONELLI Nicola a cura”,”Novella a Genova. I Comunisti Genovesi ricordano Agostino Novella testimonianze di militanti e un’ intervista ad Alessandro Natta.”,” Dal Pci al sindacato. “”Il primo periodo va dal 1945 al 1949 ed è quello in cui egli operò direttamente per la costruzione del togliattiano “”partito nuovo””, del quale era stato isolato fautore fin dal 1943. (…) Prima della guerra egli aveva vissuto l’ importantissima esperienza moscovita, inframmezzata a quella un po’ bohémienne francese. (…) Il secondo periodo della sua attività lo possiamo collocare fra il 1949, anno del suo passaggio alla Cgil, e il 1955, anno in cui fu eletto alla segreteria della Fiom.”” (pag 16-17)”,”PCIx-225″ “MAIELLO Adele MERANI Umberto a cura; collaborazione di Eugenio PALLESTRINI Marta VINCENZI Teresa BERGAMASCO Claudia CIARELLA Giovanni DUGLIO Enrico FAZZINI Giannantonio GIACOPELLO Paolo LINGUA Vito MALCANGI Eugenio MASSOLO Marina MILAN Rosanna ROMEO M. Elisabetta TONIZZI; articoli di Sandro PERTINI”,”Pertini giornalista a Genova.”,”Foto 1° primo maggio Genova Coronata 1922 (pag 129)”,”EDIx-091″ “MAIELLO Adele”,”Sindacati in Europa. Storia, modelli, culture a confronto.”,”Adele Maiello insegna Storia contemporanea e Storia delle Relazioni Industriali nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Un sindacato allo specchio. La FIOM ligure in una generazione di militanti’, Milano, 1989. “”Fu Ferdinand Lassalle, che, durante la rivoluzione del 1848, si era peraltro affiancato a Marx ed Engels, a dare la spinta alla formazione dei primi sindacati non liberali, organizzati poi su scala non più solo locale all’inizio degli anni 1860, col suo “”Programma operaio”” del 1862. Qui si ipotizzava una forma di socialismo da raggiungersi tramite le cooperative dei lavoratori, sussidiate da uno Stato in cui la classe lavoratrice con l’esercizio del suffragio universale maschile, avrebbe esercitato un’influenza notevole. Egli partecipò al congresso di un gruppo di “”società educative”” degli operai di Lipsia nel 1863 dove si misero le basi di una organizzazione sindacale a livello di Reich, con l”Allgemeinen Deutschen Arbeiterverein’ (Associazione generale dei lavoratori tedeschi), ADAV, che passò rapidamente dai 3.500 iscritti iniziali ai 15.000 dell’inizio degli anni 1870) che in realtà fu il primo partito socialista tedesco, vista la preminenza che in essa si diede alla lotta politica su quella sindacale. Un altro gruppo di organizzazioni di lavoratori, il ‘Verband der Deutscher Arbeiterverein’ (Unione delle Società dei lavoratori tedeschi, VDA), fu fondato nel 1864, sotto la presidenza di August Bebel, e vide inizialmente affiancati marxisti, sinistra liberale ed i sindacati raggruppati nell”Unione delle società di educazione operaia’. Nel 1868 la VDA votò di entrare nella ‘Prima Internazionale’, sotto l’influenza di Bebel e di Wilhelm Liebknecht, quest’ultimo legato a Marx e fondatore assieme con lui della stessa Internazionale. Nel 1869, ad Eisenach, la VDA di Bebel si fuse con membri dissidenti dalla lassalliana ADAV per formare il ‘Sozialdemokratischen Arbeiterpartei’ (Partito socialdemocratico dei lavoratori, SDAP) precursore della moderna socialdemocrazia tedesca. Il programma teorico adottato ad Eisenach rifletteva il marxismo dell’Internazionale londinese, le cui richieste immediate differivano di poco da quelle dell’ADAV e i suoi sostenitori furono chiamati gli “”eisenachiani””. (…) Il momento chiave fu la tarda estate (agosto-settembre) del 1868, quando i lassalliani Fritsche e Schweitzer dell’ADAV parteciparono alla nascita della ‘Deutscher Gewerkschaftsbund’ (Lega dei sindacati tedeschi, DGB), il 26 settembre 1868, da parte di un congresso di 206 delegati, rappresentanti circa 142.000 lavoratori di 110 diverse località (15). Contemporaneamente gli “”eisenachiani”” Bebel e Liebknecht, del SDAP; decisero anch’essi di promuovere la formazione dei sindacati e i liberali Max Hirsch e Franz Dunker fondarono, dal canto loro, una ‘Gewerkvereine Zentrale Commission’ (Commissione centrale delle associazioni di mestiere), utilizzando espressamente un termine come ‘Gewerkverein (associazione di di mestiere) come contrapposto a ‘Gewerkschaft’ (sindacato), ormai inscindibile dal concetto di lotta di classe. (…) Nel frattempo il successo dei due partiti socialisti, ADAV e SDAP, era stato rilevante, visto il sistema elettorale tedesco: infatti, già nelle elezioni per il ‘Reichstag’ del 1875, i lassalliani elessero cinque deputati e gli ‘eisenachiani’ tre. Lo stesso anno le due organizzazioni confluirono, a Gotha, in una sola per formare il ‘Sozialistischen Arbeiterpartei Deutschland’ (Partito Socialista dei Lavoratori della Germania, SAD). L’unificazione di Gotha, come la precedente di Eisenach, rappresentò un compromesso fra le tendenze di Marx e Lassalle, e diede origine alla “”Critica del programma di Gotha”” di Marx (16)”” (pag 195-196-197) [Adele Maiello, ‘Sindacati in Europa. Storia, modelli, culture a confronto’, Soveria Mannelli, 2002] [(15) Il congresso si pose l’obiettivo di creare un sindacalismo industriale nelle branche principali della produzione dividendo la DGB in 32 gruppi professionali. Tali sindacati si vollero anche chiamare “”frei”” liberi cioè dall’influenza dello Stato, della Chiesa e degli imprenditori; (16) D.A. Chalmers, ‘The Social Democratic Party of Germany: from Working-Class Movement to Modern Political Party’, New Haven, Yale University, 1964]”,”SIND-131″ “MAIELLO Adele”,”Un sindacato allo specchio. La Fiom ligure in una generazione di militanti.”,”Adele Maiello insegna storia dei movimenti sindacali nell’ Università di Genova. Ha lavorato a lungo in Inghilterra compiendo studi e pubblicando saggi ed articoli sul laburismo britannico, le trade unions e la politica estera britannica. Più recentemente si è occupata di Agostino Novella, della storia dei quadri della CGIL, della politica internazionale dei sindacati italiani e della storia sociale dell’ emigrazione ligure.”,”SIND-005-FV” “MAIER Charles S.”,”La rifondazione dell’ Europa borghese. Francia Germania e Italia nel decennio successivo alla prima guerra mondiale.”,”Charles S. MAIER ha insegnato nella Harvard University; è Associate Professor of History nella Duke University di Durham (North Carolina). E’ coautore del volume: ‘The Thirteenth of May: The Advent of the De-Gaulle’s Republic’ (OUP, 1968). Ha scritto inoltre il saggio ‘The Politics of Inflation in the Twentieth Century’ in ‘The Political Economy of Inflation’ (a cura di F. HIRSCH e J.H. GOLDTHORPE), LONDON 1978.”,”EURx-072″ “MAIER Enrico”,”Socrate. La sua opera e il suo posto nella storia. 1.”,”””Una cosa sola adunque si può ricavare con sicurezza dalle Nuvole: che per il poeta (Euripide, ndr) Socrate fin d’allora era il capo spirituale dei modernisti, degli intellettuali, colui nella cui opera tutte le tendenze dell’ illuminismo trovavano la loro espressione concentrata””. (pag 169)”,”FILx-264″ “MAIER Enrico”,”Socrate. La sua opera e il suo posto nella storia. 2.”,”””Ma nell’ Atene di allora s’ offrivano abbastanza occasioni per esporre le proprie idee ad un pubblico attento. Se Socrate evitò di seguire questa via, non lo fece certamente per non provocare il confronto coi discorsi di parata dei Sofisti: quel ch’egli voleva ottenere, non era ottenibile mediante conversioni in massa. A lui non importava di affascinare le masse, di scuoterle e di condurle allo stato d’ animo collettivo della penitenza. Egli voleva fare degli individui altrettante personalità morali; e tali essi potevano diventare soltanto ripiegandosi su se stessi, acquistando coscienza di se stessi, con tacito e incessante lavoro su se stessi.”” (pag 69) pag 69″,”FILx-265″ “MAIER Charles S.”,”Alla ricerca della stabilità.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. Con il Mulino ha pubblicato ‘La rifondazione dell’Europa borghese’ (1999) e ‘Il crollo’ (1999). “”Quale che fosse l’impulso impartito alla ripresa e all’espansione, sta di fatto che fra il 1933 e il 1939 l’economia nazionale crebbe al tasso medio annuo dell’8,2 per cento. Verso la fine degli anni ’30 il riarmo costituì un incentivo fondamentale. Se il reddito nazionale del 1939 superava di un terzo quello del 1936, l’incremento veniva assorbito in misura crescente dalle spese militari. Ma ancor più impressionante della crescita della produzione – si pensi che nel 1937-38 anche il prodotto dell’economia inglese era cresciuto del 20 per cento rispetto a quello del 1932 – fu il ritmo della ripresa dell’occupazione, che sembra sia stato il più elevato di tutto l’Occidente. Nel 1938 la Germania si approssimava a una situazione di penuria di manodopera, mentre negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione era ancora pari al 20 per cento e in Inghilterra al 10 per cento. I fascisti italiani imposero restrizioni analoghe al ruolo dei lavoratori. Essi scalzarono i vecchi sindacati e poi nel 1928-29 privarono della loro autonomia gli organismi fascisti che li avevano rimpiazzati. I salari reali furono compressi, come in Germania, ma senza che ciò desse un contributo equivalente alla crescita del prodotto nazionale lordo. Innanzitutto la forte rivalutazione della lira ridusse l’espansione delle esportazioni che si era verificata nel periodo 1922-25, e fino alla metà degli anni ’30 non vi fgu alcuna crescita della domanda interna che potesse sostituire gli acquisti all’estero. Eppure il governo non puntò soltanto sul ristagno del mercato per contenere i prezzi. Quando la pressione inflazionistica si fece nuovamente sentire, dopo la rivalutazione della lira, Mussolini decretò un primo taglio dei salari, pari al 10 per cento, nel maggio del 1927, e un secondo in ottobre, che portò la riduzione complessiva al 20 per cento. Seguirono altri due tagli, che andavano dal 7 al 12 per cento ciascuno, nel 1930 e nel 1934, allorché si profilò una minaccia di rialzo dei salari reali”” (pag 148-149)”,”EURE-097″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est. Volume primo.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. “”La Rdt era dilaniata tra il bisogno di beni e prodotti occidentali e la sua dipendenza da una domanda garantita di suoi prodotti proveniente dall’Unione Sovietica. I sovietici acquistavano dalla Germania Est macchine utensili, attrezzature agricole, navi del Baltico. La Germania Est era certamente la maggiore potenza esportatrice del blocco orientale. Nel 1988, quando le esportazioni sovietiche ammontarono ufficialmente ad una totale di 108 miliardi di dollari, la Rdt con una popolazione pari a circa un quindicesimo di quella sovietica esportò per poco meno di quarantotto miliardi di dollari, seguita dalla Cecoslovacchia con ventisei milardi di dollari, dalla Polonia con circa tredici miliardi di dollari, dall’Ungheria attestata sui dieci miliardi di dollari. Il 39% della produzione tedesco-orientale era destinato all’Unione Sovietica, compreso il 65% delle macchine utensili. Il petrolio sovietico era cruciale per l’industria tedesco-orientale e per la precaria capacità della Rdt di procurarsi valuta occidentale”” (pag 118-119)”,”GERV-067″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est. Volume secondo.”,”MAIER Charles S. insegna storia europea nella Harvard University. “”L’Europa rappresentata dalla Csce, non era la sola risorsa di coloro che cercavano di rallentare gli eventi; nel gennaio del 1990 i sovietici si appellarono alle quattro potenze, firmatarie degli accordi di Jalta e Potsdam e del patto quadripartito del 1971, quali custodi della posizione internazionale della Germania. Quello che i tedeschi non volevano era una riesumazione delle residue pretese che i vincitori potevano ancora vantare. Per questa ragione l’idea ceh una “”conferenza di pace”” potesse suggellare il processo di unificazione rimase tabù nei mesi a venire. Dopo un imbarazzante lasso di tempo gli americani si schierarono dalla parte dei tedeschi. Nel mese di dicembre Baker aveva accettato con riluttanza la richiesta sovietica che gli ambasciatori delle quattro potenze si ritrovassero a Berlino per la prima volta dal 1971. Nonostante l’innocuo ordine del giorno, l’importanza dell’incontro nella sede del vecchio consiglio di controllo urtò Genscher, offeso dalal rievocazione dello status di potenze occupanti. Tuttavia non c’era modo di impedire il coinvolgimento delle quattro potenze: queste dovevano essere chiamate in causa per evitare il processo più oneroso di dover ascoltare il parere di ogni altro possibile interlocutore dell’Europa orientale e occidentale. Nessuno però, alla fine del 1989, l”annus mirabilis’, aveva un’idea di come si sarebbe dovuto procedere”” (pag 396-397)”,”GERV-068″ “MAIER Charles S.”,”Leviatano 2.0. La costruzione dello stato moderno.”,”Charles S. Maier insegna Storia alla Harvard University. Tra le sue pubblicazioni ‘In Search of Stability. Explorations in Historical Political Economy’ (1987). “”Non tutte le teorie marxiste dovevano necessariamente portare – come quella di Lenin – all’idea che la rivalità imperialista dovesse culminare in una grande guerra. Karl Kautsky, per esempio, suggeriva che le potenze imperialiste potevano arrivare a un «super-imperialismo», ovvero a una spartizione pacifica del mondo coloniale. L’argomentazione di Kautsky proponeva in realtà una visione divenuta poi l’impostazione principale degli studi degli ultimi decenni sugli imperi coloniali, vale a dire l’idea che dovremmo interpretare l’imperialismo non come estensione delle rivalità europee ma come confronto comune dell’Europa con il cosiddetto Terzo mondo. Secondo tale punto di vista, il colonialismo poteva essere inteso come un’impresa comune degli stati e delle economie avanzate dell’emisfero settentrionale nei confronti di stati meno forti in Asia, Africa, Caraibi e Pacifico. L’idea che i colonizzatori si confrontarono con i colonizzati in un qualche tipo di rapporto binario, globale e onnicomprensivo, più importante delle rivalità nazionaliste che li dividevano, emerse in effetti come un’interpretazione dominante del’epoca imperialista. Secondo tale visione, alla base del rapporto coloniale vi erano la segregazione sociale, lo sfruttamento sessuale e la privazione dei diritti politici e civili. Ma tutto questo non solo nelle colonie: si è detto infatti che istituzioni europee, diritti dei cittadini e loro rapporti con lo stato, relazioni di genere e rapporti di lavoro si plasmarono decisamente in base all’esperienza dell’Europa come colonizzatore, così come il mondo degli indigeni non poteva che strutturarsi in base al fatto di essere colonizzato”” (pag 201)”,”TEOP-513″ “MAIER Charles S.”,”Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania Est.”,”Charles S. Maier isegna Storia europea nella Harvard University. Nel 1999 il Mulino ha pubblicato la riedizione del suo libro più celebre: La rifondazione dell’Europa borghese. Trai suoi altri lavori: In Search of Stability, The Unmasterable Past.”,”GERV-022-FL” “MAIFREDA Germano”,”La disciplina del lavoro. Operai, macchine e fabbriche nella storia italiana.”,”Germano Maifreda è ricercatore di storia economica presso l’Università degli Studi di Milano dove insegna storia economica e sociale dell’età moderna. “”Nel corso del Settecento, quando l’impetuosa crescita di produzione italiana di seta greggia promosse un’espansione quantitativa e dimensionale degli impianti di torcitura, si registrò tuttavia, principalmente in Piemonte, l’ingresso femminile nei mulini. Uomini e donne si trovarono a lavorare e vivere all’interno della medesima fabbrica, ma con percorsi produttivi segregati: la doppiatura o binatura, e ancor più la trattura, furono relegate in reparti separati rispetto a quelli in cui si svolgevano le operazioni di torsione, e la compresenza dei generi era attentamente normata. Nello stesso mulino da seta di Farra, dove erano impiegati ltre centocinquanta operai che lavoravano, alloggiavano e dormivano dentro il recinto dell’impianto, la ‘Regola’ del 1726 sancì la proibizione a uomini e donne di aver “”pratiche sospette, amori, sotto pena di esser castigati o cacciati, e niuno ardirà di andare di notte né di giorno a confabulare con alcuna giovane occultamente”” (27)”” (pag 101) (27) Citato da C. Poni, Tecnologia, organizzazione produttiva e divisione sessuale, cit. p. 279″,”CONx-194″ “MAILLARD Alain”,”La communauté des egaux. Le communisme neo-babouviste dans la France des années 1840.”,”MAILLARD Alain è nato nel 1961 ed è maitre de conferences en sociologie all’ Università di Picardie-Jules Verne (Amiens).”,”SOCU-076″ “MAILLARD Alain MAZAURIC Claude WALTER Eric a cura, interventi di Pierre ANSART Roger BARNY Jacques BARNET Guy BESSE Haim BURSTIN Ida CAPPIELLO Beatrice DIDIER Jacques FOUCART-BORVILLE Alberto GIL-NOVALES Hugh GOUGH Raymond HUARD Ronald HUBSCHER Michel IAFELICE Valérie LACOULANT Robert LEGRAND Guy LEMARCHAND Alain MAILLARD Ted W. MARGADANT Claude MAZAURIC Katharina MIDDELL Matthias MIDDELL Regina POZZI Bernard ROUSSET Jean-Marc SCHIAPPA Jean-René SURATTEAU Galina TCHERTKOVA Kare D. TONNESSON Marie José VILLAVERDE Bernard VINOT Eric WALTER Francois WARTELLE”,”Présence de Babeuf. Lumières, révolution, communisme. Actes du colloque international Babeuf. Amiens, 7,8 et 9 décembre 1989.”,”Partecipanti al colloquio internazionale su Babeuf: Pierre ANSART Roger BARNY Jacques BARNET Guy BESSE Haim BURSTIN Ida CAPPIELLO Beatrice DIDIER Jacques FOUCART-BORVILLE Alberto GIL-NOVALES Hugh GOUGH Raymond HUARD Ronald HUBSCHER Michel IAFELICE Valérie LACOULANT Robert LEGRAND Guy LEMARCHAND Alain MAILLARD Ted W. MARGADANT Claude MAZAURIC Katharina MIDDELL Matthias MIDDELL Regina POZZI Bernard ROUSSET Jean-Marc SCHIAPPA Jean-René SURATTEAU Galina TCHERTKOVA Kare D. TONNESSON Marie José VILLAVERDE Bernard VINOT Eric WALTER Francois WARTELLE Marx, Trotsky, Lenin giudizi su Babeuf. “”Le 24 juin 1896, devant la Chambre, Jules Guesde fait acte d’allégeance à Babeuf et “”ses héroïques complices””. (…) En cette fin du XIXe siècle, quand Guesde présente sa vibrante requête en filiation, le panthéon babouviste est depuis longtemps érigé; Babeuf, Darthé et le peintre Topino-Lebrun en sont les martyrs fondateurs; s’en réclament, peu ou prou, tous les courants du socialisme francasi avac, en tête, les héritiers blanquistes ou communistes du néo-babouvisme; l’et l’appropriation guesdiste de Babeuf prélude à son annexion, vingt-cinq ans plus tard, par le bolchevisme””. (pag 229) Il memoriale del babuvismo, il libro di Buonarroti pubblicato nel 1828, la Congiura degli Eguali detta di Babeuf, segna la nascita del comunismo moderno (pag 230) La Piccardia (in francese Picardie), è una regione della Francia settentrionale. È suddivisa in tre dipartimenti e il suo capoluogo è Amiens. Le città principali della regione, oltre a Amiens, sono Saint-Quentin e Beauvais. Geografia. Il territorio della regione confina con quello del Nord-Passo di Calais a nord, della Champagne-Ardenne a est, dell’Île-de-France a sud e dell’Alta Normandia a ovest, oltre che con il Belgio (Vallonia) a nord-est. Le coste nord-occidentali sono bagnate dal Canale della Manica. Etimologia [modifica] L’etimologia del termine Piccardia non è né geografica né storica. La parola apparve nel 1248, derivata dalla parola “”picard””, vale a dire “”piocheur””, “”scavatore””. I parigini chiamavano “”scavatori”” tutti gli agricoltori che vivevano a nord della zona ricoperta da foreste del Senlisis e del Valois (dove i paesani erano boscaioli), e a nord venivano chiamati “”Picard”” tutti quelli che non parlavano fiammingo. Arras, Boulogne, Calais, Tournai erano città “”piccarde””; i loro studenti formarono a Parigi e a Orléans la “”Nazione Piccarda””. (Wikip)”,”SOCU-152″ “MAIMANN Helene a cura; saggi di H. MAIMANN M. SCHEUCH H. STEINER W. MADERTHANER S. HAHN M. LANG S. MATTL A. BENYA (colloquio con G. TRAXLER) B. LEHMANN U. KREMSMAYER H. FIRNBERG (colloquio con B. LEHMANN e H. MAIMANN) M. MARSCHALEK U. KREMSMAYER K. MARK (colloquio con H. MAIMANN e P. MELICHAR) M. SEWERING-WOLLANEK S. HEINISCH R. KANNONIER P. CARDORFF P. MELICHAR U. WEBER-FELBER G. SCHEUER H. KONRAD R. LÖW H. STEINER B. UNFRIED G. BOTZ J. BUNZL F. KELLER A. PELINKA F. VRANITZKY (colloquio con H. MAIMANN) e altri”,”Die Ersten 100 Jahre. Österreichische Sozialdemokratie 1888-1988.”,”saggi di H. MAIMANN M. SCHEUCH H. STEINER W. MADERTHANER S. HAHN M. LANG S. MATTL A. BENYA (colloquio con G. TRAXLER) B. LEHMANN U. KREMSMAYER H. FIRNBERG (colloquio con B. LEHMANN e H. MAIMANN) M. MARSCHALEK U. KREMSMAYER K. MARK (colloquio con H. MAIMANN e P. MELICHAR) M. SEWERING-WOLLANEK S. HEINISCH R. KANNONIER P. CARDORFF P. MELICHAR U. WEBER-FELBER G. SCHEUER H. KONRAD R. LÖW H. STEINER B. UNFRIED G. BOTZ J. BUNZL F. KELLER A. PELINKA F. VRANITZKY (colloquio con H. MAIMANN) e altri”,”MAUx-016″ “MAINARDI Roberto”,”Geografia d’Europa.”,”Roberto Mainardi insegna Geografia umana all’Università di Milano e Geografia economica all’Istituto per la formazione al giornalismo della Regione Lombardia. Ha pubblicato saggi di geografia storica delle Regioni italiane e di geografia italiana ed europea delle reti urbane. Nato nel 1942 è deceduto nel febbraio 1999.”,”EURx-073-FL” “MAINARDI Roberto”,”L’Europa germanica. Una prospettiva geopolitica.”,”Roberto Mainardi insegna Geografia umana all’Università di Milano e Geografia economica all’Istituto per la formazione al giornalismo della Regione Lombardia. Ha pubblicato saggi di geografia storica delle Regioni italiane e di geografia italiana ed europea delle reti urbane.”,”EURx-085-FL” “MAINERI Baccio Emanuele”,”Le stragi di Parigi nel 1871 – Il Comune e il comunismo in Francia. Volume terzo.”,”Marx e Serailler esponenti della Prima internazionale temono per le conseguenze di questa insurrezione, Marx scrive una lettera (Londra 28 febbraio 1871) (pag 160-161) Garibaldi rifiuta comando supremo guardie nazionali”,”MFRC-153″ “MAIOCCHI Roberto”,”Scienza italiana e razzismo fascista.”,”MAIOCCHI è docente di storia della scienza alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ Cattolica di Milano. Tra le sue pubblicazioni: – Chimica e filosofia, FIRENZE. 1985 – Einstein in Italia, MILANO. 1985 – La belle epoque dell’ atomo, MILANO. 1989 – Non solo Fermi, FIRENZE. 1991 – L’era atomica, FIRENZE. 1994 – Storia della scienza in Occidente, FIRENZE. 1996″,”ITAF-040″ “MAIOCCHI Roberto”,”Gli scienziati del Duce. Il ruolo dei ricercatori e del CNR nella politica autarchica del fascismo.”,”La politica autarchica di preparazione alla guerra da parte del fascismo nella seconda metà degli anni Trenta è comunemente considerata un aspetto della storia italiana in cui si manifestano in una forma evidente l’irrazionalità e il dilettantismo dell’azione di governo. Ma quali furono i rapporti che con questa politica ebbero gli ambienti scientifico-tecnici italiani, depositari della razionalità, degli specialismi e della professionalità? Il libro mostra come scienziati e tecnici – anche di primissimo piano – furono direttamente implicati nel folle progetto autarchico, sia culturalmente che istituzionalmente. Roberto Maiocchi è ordinario di Storia della scienza presso l’Università Cattolica di Milano. Si è occupato in prevalenza dell’età contemporanea, ma anche autore di un’opera complessiva come Storia della scienza in Occidente; alla scienza italiana durante il fascismo ha dedicato numerosi saggi, tra i quali spiccano i volumi Einstein in Italia, Non solo Fermi, Scienza italiana e razzismo fascista.”,”ITAF-022-FL” “MAIOCCHI Roberto”,”L’Era Atomica.”,”Docente di Storia della scienza presso l’Università Cattolica di Milano, Roberto Maiocchi è autore di: Le Belle Epoque dell’atomo, Non solo Fermi, Le lettere.”,”RAIx-025-FL” “MAIOLI Giovanni ZAMA Piero a cura”,”Patrioti e legittimisti delle Romagne nei registri e nelle memorie della polizia (1832-1845). II Serie: Fonti. Vol. VI.”,” ‘Nel 1831, i bolognesi insorsero contro il governo pontificio. In un clima carico di tensioni, il prolegato, anziché fare intervenire le milizie papali a sedare la sommossa, autorizzò la costituzione di una Commissione di governo provvisoria formata dai conti Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi, Cesare Bianchetti, dal professor Francesco Orioli, dagli avvocati Antonio Zanolini e Antonio Silvani e presieduta dal marchese Francesco Bevilacqua. Il primo atto del nuovo organo di governo fu quello di istituire una Guardia Nazionale, seguito poi dalla formalizzazione del Governo Provvisorio della città e della provincia di Bologna’. (f. cop-bing) Papa Gregorio XVI, il cui nome di nascita era Bartolomeo Alberto Cappellari, è stato il 254º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 2 febbraio 1831 alla morte, avvenuta il 1º giugno 1846 1. Durante il suo pontificato, Gregorio XVI si oppose alle idee liberali e progressiste del tempo, sostenendo la restaurazione dell’ordine tradizionale e la difesa dei diritti della Chiesa 1. Inoltre, egli fu un grande sostenitore dell’arte e dell’architettura, e promosse la costruzione di numerose chiese e monumenti a Roma 1. (idem)”,”RISG-004-FSL” “MAIONE Giuseppe”,”Il biennio rosso. Autonomia e spontaneità operaia nel 1919-1920.”,”MAIONE, nato a Napoli nel 1942 laurato in filosofia, è ordinario di storia e filosofia nei licei. Ha scritto ‘Experiences de autogestion en Italie 1919-1956’ per la rivista ‘Autogestion’ (1969).”,”MITS-015″ “MAIONE Giuseppe”,”L’ imperialismo straccione. Classi sociali e finanza di guerra dall’ impresa etiopica al conflitto mondiale (1935-1943).”,”MAIONE Giuseppe (Napoli, 1942) ha studiato filosofia e storia all’ Università di Roma e ha insegnato storia delle dottrine politiche e sotria economica a Modena e Venezia. Attualmente (1979) è docente di storia dei partiti politici presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino.”,”ITAF-114″ “MAIONE Giuseppe”,”Tecnocrati e mercanti. L’ industria italiana tra dirigismo e concorrenza internazionale, 1945-1950.”,”””Anche qui dunque la consueta “”ideologia dell’ esportazione”” che contraddistingueva la politica dei gruppi industriali nel momento in cui intendevano chiedere protezioni e premi al governo. Non a caso si accennava anche alle trattative di Annecy che si stavano svolgendo precisamente sulla questione dei dazi. In ogni caso a supporto di tale ideologia era la considerazione della cosidetta saturazione del mercato interno: essa dava naturalmente per scontato che il potere d’ acquisto non dovesse mai subire modificazioni significative nel breve e nel medio periodo. La protezione era invocata sulla base del fatto (e anche questo faceva parte della medesima impostazione ideologica) che “”tecnicamente”” i nostri prodotti erano all’ altezza degli analoghi modelli esteri. SI aggiungeva che nuovi modelli stavano per essere introdotti (…)””. (pag 284)”,”ITAE-104″ “MAIRE-VIGUEUR Jean-Claude”,”Comuni e signorie in Umbria, Marche e Lazio.”,”Classe dei ‘milites’: i milites urbani (pag 94)”,”STMED-007-FSD” “MAISTRE Joseph de”,”Napoleone, la Russia, l’Europa. Dispacci da Pietroburgo 1811-1813.”,”Joseph de Maistre: (Chambéry 1753- Torino 1821), è stato un filosofo, politico, scrittore, diplomatico, magistrato e giurista sabaudo di lingua francese, alfiere della polemica antirivoluzionaria e rigido sostenitore delle ragioni del cattolicesimo anti-illuministico; fu prima magistrato, poi alto funzionario e infine diplomatico del Regno di Sardegna. Dal 1802 fu ministro plenipotenziario del re di Sardegna presso la corte russa, rimanendo a Pietroburgo fino al 1817. Da lì accompagnò alla sua opera diplomatica gli scritti di maggiore rilievo politico-letterario: Du Pape, pubblicato nel 1819, e le Soirées de Saint-Pétersbourg, del 1821. «Nel settembre 1812 Mosca è presa, e la caduta dell’antica capitale strappa a de Maistre un’esclamazione che è il grido dell’oracolo inascoltato che egli credeva di essere: “”da venti anni vedo gli imperi cadere uno dopo l’altro senza avere neppure l’idea di ciò che bisognerebbe fare per salvarsi. Ho visto le apparenze sempre ingannatrici e il senso comune sempre ingannato””. Tuttavia, nello stesso tempo che il suo pessimismo apocalittico ha modo di mettere a segno un nuovo colpo, e proprio mentre a Pietroburgo l’aristocrazia e la corte si apprestano a lasciare la città in previsione del crollo finale, il conte ha anche lo sguardo abbastanza lucido per cogliere con esattezza le difficoltà che si stanno addensando sul capo dell’imperatore dei francesi: “”l’implacabile inverno avanza. La posizione di Napoleone diventa quindi molto pericolosa, e secondo tutte le regole delle probabilità bisogna scommettere contro di lui (…). Non garantisco niente, ma dico che è in grandissimo pericolo””». (pag XXV, dall’Introduzione di GALLI DELLA LOGGIA E.)”,”FRAN-130-FSL” “MAITAN Livio”,”Attualità di Gramsci e politica comunista.”,”””C’è appena bisogno di precisare ancora – c’è bisogno in quanto la peggiore confusione è stata creata a questo riguardo da una prolungata azione diseducatrice – che l’instaurazione di uno Stato operaio non è concepita da Gramsci se non come il risultato di un’azione rivoluzionaria. Per non fare che un esempio, ecco quanto egli scriveva nel maggio 1920: “”Il Partito deve lanciare un manifesto nel quale la conquista rivoluzionaria del potere politico sia posta in modo esplicito, nel quale il proletariato industriale ed agricolo sia invitato a prepararsi e ad armarsi e nel quale siano accennati gli elementi delle soluzioni comuniste per i problemi attuali…””. E l’antitesi tra il potere proletario e il potere borghese viene concepita; nel suo primo momento, come necessità del rovesciamento rivoluzionario dello stato borghese, che è sempre strumento di dominio della classe sfruttatrice, quali che siano le sue forme particolari: “”Anche se lo Stato italiano non fosse uno stato poliziesco, anche se lo Stato italiano fosse una repubblica liberale democratica, la classe operaia italiana avrebbe e ha un solo dovere nei suoi confronti: rovesciarlo””. (pag 14)”,”GRAS-021″ “MAITAN Livio”,”Trotsky oggi.”,”‘La discussione sul nome e sull’ opera di TROTSKY situa in quel generale riesame critico dei problemi attuali del socialismo e del movimento operaio, di cui il conflitto fra STALIN e TROTSKY, e le sue conseguenze, rappresentano ancor oggi l’ antefatto decisivo'”,”TROS-047″ “MAITAN Livio”,”Dinamica delle classi sociali in Italia. Una critica marxista al Saggio di Sylos Labini. Con un commento di Sylos Labini.”,”Livio MAITAN è nato a Venezia il 1° aprile 1923. Iniziò l’ attività politica durante la 2° GM. Nel 1947 entrò nella 4° Internazionale, della cui direzione fa tuttora parte (1975). Dal 1944-45 ha collaborato a vari giornali e riviste in Italia e all’ estero. Ha curato le edizioni italiane delle principali opere di TROTSKY. Attualmente è docente presso la Scuola di perfezionamento di Sociologia dell’ Università di Roma. Ha scritto: ‘Attualità di Gramsci e politica comunista’ (1954), ‘Trotsky oggi’ (1959), ‘L’ Algeria e il socialismo’ (1963), ‘Il movimento operaio in una fase critica’ (1966), ‘L’ esplosione rivoluzionaria di Francia’ (1968), ‘Stalinismo e opportunismo’ (1969), ‘Partito, esercito e masse nella crisi cinese’ (1969). Critica a Poulantazs. “”Qui Poulantazs rende esplicita una delle matrici dell’ evoluzione del suo pensiero, cioè l’ influenza esercitata su di lui dalla cosiddetta rivoluzione culturale altre volte evocata. (…)””. (pag 60) “”Il collegamento di Poulantzas al filone maoista si concretizza nell’ adozione di altri due concetti. Il primo è il concetto di “”popolo””, evocato all’ inizio e ripreso nel capitolo conclusivo. (…) Il secondo è il concetto di “”processo prolungato, cioè initerrotto e a tappe, di rivoluzione socialista”” (p. 357), nel corso del quale si realizzerebbe un’ alleanza tra la classe operaia e alcuni settori della nuova piccola borghesia.”” (pag 61)”,”ITAS-032″ “MAITAN Livio”,”Teoria e politica comunista nel dopoguerra.”,”Altre opere di MAITAN: – Attualità di Gramsci e politica comunista. SCHWARZ. 1955 – Trotsky oggi. EINAUDI. 1959″,”PCIx-043″ “MAITAN Livio”,”La strada percorsa. Dalla Resistenza ai nuovi movimenti: lettura critica e scelte alternative.”,”Livio MAITAN, (Venezia 1923), si è laureato in lettere classiche all’ Università di Padova e negli anni ’70 ha tenuto un corso sull’ economia del sottosviluppo alla Scuola di perfezionamento di sociologia dell’ Università di Roma. Dopo una militanza socialista, nel 1947 aderì alla 4° Internazionale, assumendo dal 1951 incarichi di direzione. Nel 1989 aderisce a Democrazia Proletaria e partecipa all’ entrata di questa organizzazione in Rifondazione Comunista. Ha scritto molti opere, articoli e saggi (v. retrocopertina).”,”ITAC-049″ “MAITAN L. GERMAIN E. FRANK P. PABLO M.”,”VII Congresso mondiale e congresso di riunificazione della IV Internazionale. Documenti e relazioni.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel”,”TROS-078″ “MAITAN Livio”,”Attualità di Gramsci e politica comunista (1955). (Reprint)”,”””Gli anni seguiti al ’47 – anno di pubblicazione delle “”Lettere dal carcere”” – hanno segnato l’ affermazione di Gramsci come scrittore, come pensatore, come critico. Era giusto che in questa fase ci si preoccupasse soprattutto di conoscere il suo pensiero e di mettere in evidenza gli aspetti positivi in modo da assicurargli il posto che gli spetta nella cultura italiana e nella cultura marxista””. (pag 5-6) (introduzione) “”In un articolo del 20 febbraio 1920 egli (Gramsci, ndr) riporta come ovvia e pacifica per “”i comunisti della III Internazionale”” una formula di Trotsky, che parafrasa in questi termini: “”Il compagno Trotsky, per esempio, sostiene che il significato dela Rivoluzione russa è questo: la Rivoluzione russa è il primo vittorioso tentativo compiuto da una classe operaia nazionale di creare le condizioni per una economia organizzata su scala mondiale: lo Stato operaio russo è la prima cellula di questa smisurata organizzazione che la classe capitalista ha cercato di attuare a suo beneficio, con la guerra imperialista e col mito della Società delle Nazioni””. (pag 25)”,”GRAS-041″ “MAITAN Livio”,”Tempeste nell’economia mondiale. Dal boom degli anni ’50 alle crisi asiatiche.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”ECOI-248″ “MAITAN Livio a cura; testi di Ernest MANDEL Antonio MOSCATO Alessandro RUSSO Livio MAITAN”,”La Cina di Tiananmen.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”CINx-228″ “MAITAN Livio”,”Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria, 1949-1993.”,”MAITAN Livio (Venezia, 1923) già docente della Scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana dei principali scritti di TROTSKY. (Vedi 4° cop).”,”CINx-229″ “MAITAN Livio, cura redazionale di Diego GIACHETTI e Titti PIERINI”,”Per una storia della IV internazionale. La testimonianza di un comunista controcorrente.”,”Il nome più ricorrente nel testo è quello di Ernest Mandel Livio MAITAN (Venezia, 1923, morto nel 2004 all’età di 81 anni) aderì alla IV Internazionale vivendo per oltre mezzo secolo le vicende interne del trotskismo. Ha cominciato a scrivere questo libro a 78 anni e lo ha lasciato incompiuto. Dal 1991 è stato dirigente di Rifondazione Comunista. Ha scritto articoli e libri tra cui ‘Destino di Trotsky’ e ‘Il marxismo rivoluzionario di Antonio Gramsci’.”,”TROS-203″ “MAITAN Livio DI-GIULIOMARIA Sirio a cura”,”La costruzione del partito rivoluzionario. Rapporti tra l’avanguardia comunista e il movimento delle masse (Maitan) – La costruzione del partito rivoluzionario in Italia (Di-Giuliomaria).”,”Marx Engels e l’organizzazione indipendente della classe operaia (pag 11-12-13) “”Nel 1848, la fusione tra l’avanguardia comunista – limitata allora a gruppi ristretti e, assai parzialmente coscienti dei fini e della strategia generale – e le masse si realizzò in una forma che Marx ed Engels due anni dopo dovevano criticare nell”Indirizzo alla Lega dei Comunisti’: «Mentre dunque il partito democratico, il partito della piccola borghesia, si organizzava in Germania sempre più, il partito degli operai perdeva l’unico suo saldo punto d’appoggio, restava organizzato al più solo in alcuni luoghi per scopi locali, ed entrò così nel movimento generale completamente sotto il predominio dei democratici piccolo-borghesi» (3). Fu proprio questa esperienza negativa a permettere a Marx ed Engels di approfondire la loro concezione. A questo scopo fu scritto l”Indirizzo alla Lega dei Comunisti’, il cui valore fondamentale non è diminuito dal fatto che fu scritto partendo da una prospettiva erronea (quella di una nuova rivoluzione a breve scadenza). Nell”Indirizzo’ è sottolineato molto chiaramente un principio, che era implicitamente contenuto già nel ‘Manifesto’, ma che non aveva trovato una pratica realizzazione nel 1848. E’ un principio sul quale Marx insistette ogni qualvolta se ne presentò l’occasione nella sua attività di teorico e di dirigente rivoluzionario. Si tratta della necessità dell’indipendenza del partito proletario nei confronti dei partiti borghesi e piccolo-borghesi, anche più avanzati. La citazione che abbiamo fatto può essere così completata: «Si deve por fine a questo stato di cose; la indipendenza degli operai deve essere ristabilita» (4). Più avanti, sempre nell”Indirizzo’, si legge: «Invece di abbassarsi di nuovo a servir da coro plaudente ai democratici borghesi, gli operai e soprattutto la Lega debbono adoperarsi per costituire accanto ai democratici ufficiali un’organizzazione indipendente, segreta e pubblica, del partito operaio, e per fare di ogni comunità della Lega il punto centrale e il nocciolo di associazioni operaie, nelle quali gli interessi e la posizione del proletariato siano discussi indipendentemente da influenze borghesi» (5). E per Marx l’idea era tanto importante che vi insistette anche nel trattare la tattica elettorale: «Anche là dove non esiste nessuna speranza di successo, gli operai debbono presentare i loro candidati, per salvaguardare la loro indipendenza…» (8). Le speranze che Marx stesso aveva nutrito su una scadenza prossima della rivoluzione socialista furono deluse e le cose non potevano andare altrimenti. Il movimento operaio dovette attraversare tutta una fase di riflusso, durante la quale Marx ed Engels non poterono sostenere il ruolo «pratico» che avevano avuto nel 1848-49 e che tornarono ad avere più tardi. In una lettera a Marx del 20 luglio 1851, che pure nutriva ancora delle illusioni sul ritmo, Engels sottolineava la importanza, in quella fase del lavoro, della formazione di quadri teoricamente formati: «…Mi ha fatto molto piacere il fatto che, come prevedevo, si formino dappertutto dei piccoli gruppi comunisti sulla base del ‘Manifesto’. Era proprio quello che ci mancava con la debolezza dello stato maggiore che si è avuto finora. I soldati si troveranno da sé quando la situazione sarà maturata sufficientemente…» (7)”” [Livio Maitan, ‘ Rapporti tra l’avanguardia comunista e il movimento delle masse’] [(in) ‘La costruzione del partito rivoluzionario’ a cura di Livio Maitan e Sirio Di Giuliomaria, Roma, 1967] [(3) Da ‘Il partito e l’Internazionale’, Ed. Rinascita, 1948, p. 87-88; (4) Ibidem, pag. 88; (5) Ibidem, pagg. 92-93; (6) Ibidem, pag. 95; (7) Carteggio Marx-Engels, Vol. I, Ed. Rinascita, 1950; pag 262] (pag 11-12-13)”,”TROS-283″ “MAITAN Livio”,”Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria 1949-1993.”,”Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana delle principali opere di Lev Trotskij. Tra i suoi scritti PCI 1945-1969, Dinamica delle classi sociali in Italia, , Destino di Trotskij, Al termine di una lunga marcia dal PCI al PDS, Anticapitalismo e comunismo: potenzialitò e antinomie di una rifondazione, Il dilemma cinese.”,”CINx-035-FL” “MAITAN Livio”,”Destino di Trotsky. Contro la burocrazia: transizione riformista o rivoluzione permanente?”,”””Tuttavia, né Lenin né gli altri dirigenti del Partito bolscevico e dell’Internazionale comunista sono stati in grado di cogliere sin dall’inizio tutta la estrema complessità della dialettica di una società di transizione e di comprendere tutti i pericoli di burocratizzazione propri di tale societa”” (pag 135) “”Tuttavia, lo stesso Trotsky avanzava teorizzazioni pericolose o addirittura errate, partendo dal contesto eccezionale della guerra civile (per esempio, affermava in certi passi di ‘Terrorismo e comunismo’ la primazia del partito e del suo comitato centrale rispetto ai soviet)”” (pag 136)”,”TROS-005-FV” “MAITAN Livio”,”Leone Trotzkij e il movimento della Quarta Internazionale.”,”L’internazionalismo dei fini è strettamente collegato all’ internazionalismo dei mezzi (pag 504)”,”TROS-344″ “MAITAN Livio”,”Teoria e politica comunista nel dopoguerra.”,”Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma, ha curato l’edizione italiana delle principali opere di Lev Trotskij. Tra i suoi scritti PCI 1945-1969, Dinamica delle classi sociali in Italia, , Destino di Trotskij, Al termine di una lunga marcia dal PCI al PDS, Anticapitalismo e comunismo: potenzialitò e antinomie di una rifondazione, Il dilemma cinese.”,”MITC-011-FL” “MAITAN L. GERMAIN E. FRANK P. PABLO M.”,”VII Congresso mondiale e congresso di riunificazione della IV Internazionale. Documenti e relazioni.”,”E. Germain pseudonimo di Ernest Mandel “”L’alternativa classica “”Socialismo o barbarie”” significa oggi “”un’America socialista o la distruzione nucleare della razza umana”””” (pag 43) (da capitolo ‘La dialettica attuale della rivoluzione mondiale’, documento votato dal VII congresso e dal congresso di riunificazione)”,”TROS-013-FV” “MAITAN Livio”,”Leone Trotzkij e il movimento della IV Internazionale.”,”””Nella situazione della NEP (Nuova Politica Economica, ndr) – che è la situazione in cui ha cominciato a svilupparsi la critica di Trotsky – l’elemento collettivistico era rappresentato dall’industria nazionalizzata, mentre la nazionalizzazione della terra e il monopolio del commercio estero costituivano due altre fondamentali garanzie per lo stato proletario. Ma, di contro, nella stessa economia industriale-cittadina sussistevano elementi di economia capitalistica di cui i cosiddetti ‘nepman’ erano la figura caratteristica, mentre nell’economia agricola il ‘kulak’ aveva ancora una parte di primo piano e rappresentava un altro elemento squisitamente capitalistico. Dal contrasto tra tutti questi settori e tra le forze sociali che li rappresentavano è stato caratterizzato il periodo che va dall’inizio della NEP ai piani quinquennali e alla collettivizzazione. Ma accanto a questi gruppi sociali tradizionali si veniva sviluppando un gruppo nuovo che non è possibile definire meglio che con l’espressione comprensiva di burocrazia. La burocrazia era costituita da coloro che occupavano funzioni dirigenti a vari livelli, prima di tutto nell’apparato statale ed economico, in secondo luogo nel partito e nei sindacati. È ovvio che, dato che nella fase di transizione determinate funzioni sono oggettivamente necessarie e ineliminabili, in una certa misura la burocrazia è un «male» inevitabile. Ma a questo punto si impone una distinzione fondamentale su cui non si può dire non avessero richiamato l’attenzione i classici del marxismo e Lenin in particolare. La burocrazia – entro certi limiti, peraltro variabili da un paese all’altro – è storicamente necessaria. Ma appunto per questo è necessario stabilire certe misure che limitino la portata del fenomeno. Sia Marx ed Engels che Lenin riassunsero queste misure nei termini seguenti: a) eleggibilità e revocabilità ad ogni momento degli operai e degli impiegati delegati a funzioni burocratico-direttive; b) retribuzione dei funzionari non superiore al salario degli operai; c) assolvimento di funzioni di controllo e di sorveglianza da parte di tutti, cioè esercizio temporaneo e successivo, da parte di tutti, di funzioni «burocratiche». In uno stato proletario in cui vigano norme di questo genere, le funzioni burocratiche continuano ad esistere, ma non si crea uno strato privilegiato di burocrati con interessi propri in contrapposizione a quelli delle masse operaie e contadine. Diversamente vanno le cose là dove queste norme restino lettera morta: le funzioni burocratiche creano una burocrazia che a poco a poco si assicura una condizione privilegiata e si consolida progressivamente ai danni delle masse. Nell’URSS post-leniniana lo sviluppo è stato di questo secondo tipo. Le condizioni di arretratezza economica del paese e di arretratezza tecnico-culturale delle masse, l’esistenza di un preponderante settore contadino, la disfatta della rivoluzione in Europa, hanno fatto sì che si cristallizzasse uno strato di burocrati che godeva di poteri di cui il semplice operaio e contadino era sprovvisto assolutamente. In virtù di questi poteri, questo strato si poteva creare una condizione privilegiata assicurandosi una partecipazione preminente nella distribuzione del reddito nazionale. (…)”” (pag 501-502) [Livio Maitan, ‘Leone Trotzkij e il movimento della Quarta Internazionale’, ‘Passato e Presente’, Roma, n. 4, luglio-agosto 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TROS-001-FGB”
“MAITAN Livio; antologia scritti di A. GRAMSCI Pietro TRESSO Angelo TASCA Lucio LIBERTINI Ernest MANDEL Livio MAITAN”,”Il marxismo rivoluzionario di Antonio Gramsci. Edizione riveduta con una breve antologia di scritti di Gramsci e su Gramsci.”,”Livio Maitan è nato a Venezia nel 1923 ed è attualmente (1997) membro della direzione nazionale di Rifondazione comunista. Ha pubblicato molti lavori tra cui ‘Attualità di Gramsci e politica comunista’ (Schwarz, 1954), ‘Stalinismo e opportunismo’ (Samonà e Savelli 1966), ‘Partito esercito e masse nella crisi cinese’ (Samonà e savelli ‘Dinamica delle classi sociali in Italia’ (Savelli 1976), ‘Destino di Trotskij’ (Rizzoli, 1981), ‘Al termine di una lunga marcia: dal Pci al Pds’ (Erre Emme, 1990), ‘Anticapitalismo e comunismo, potenzialità e antinomie di una rifondazione’ (Cuen, 1992), ‘Il dilemma cinese. Analisi critica della Cina postrivoluzionaria’ (Datanews 1994). Ha curato quasi tutte le edizioni italiane delle opere di Trotsky. Il volumetto contiene tra l’altro una lettera di Antonio Gramsci a Trotsky dell’ 8 settembre 1922: ‘Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto…’ (pag 102-104)”,”GRAS-011-FGB”
“MAITAN Livio”,”La via rivoluzionaria verso il socialismo.”,”‘Testo della relazione tenuta il 31 luglio 1956 dal compagno Livio Maitan alla V° Conferenza Nazionale dei Grupppi Comunisti Rivoluzionari e che la Conferenza ha approvato all’unanimità’ – La concezione di Marx e di Engels – Uno scritto di Engels – Le tesi di Lenin e dell’ Internazionale comunista – Gramsci e il programma di Livorno – Le tesi di Lione – Le esperienze degli ultimi trent’anni: Inghilterra laburista, Jugoslavia e Cina – Le democrazie popolari; l’India e l’Egitto – La “”via italiana””: le tesi di Krusciov e gli argomenti di Togliatti – Quali sono gli elementi nuovi? – L’ automazione – La struttura attuale della società italiana – Le esperienze dell’ultimo decennio – La via rivoluzionaria è l’unica possibile – E’ necessario lottare contro il neorevisionismo”,”TROS-001-FAP”
“MAITLAND Frederic W.”,”Libertà e uguaglianza nella filosofia politica inglese.”,”Saggio giovanile di Maitland, inedito in Italia, nozione libertà nel dibattito inglese tra secodna metà Seicento e seconda metà Ottocento.”,”FILx-004-FMB”
“MAITRON Jean e altri autori tra cui E. DOLLEANS F. BOURGIN André DELCOURT Francois BOUDOT P. MONATTE P. CHAUVET C. CHAMBELLAND A. PERRIER P. AUBERY A. COSTES M. DOMMANGET P. MARIE M. PERROT J. GAUMONT”,”Raccolta rivista ‘L’ Actualité de l’Histoire’.”,”Tra gli autori degli articoli: E. DOLLEANS, J. MAITRON, F. BOURGIN, André DELCOURT, Francois BOUDOT, P. MONATTE, P. CHAUVET, C. CHAMBELLAND, A. PERRIER, P. AUBERY, A. COSTES, M. DOMMANGET, P. MARIE, M. PERROT, J. GAUMONT ecc.”,”EMEx-006″
“MAITRON Jean e altri autori tra cui Ernest LABROUSSE Michelle PERROT Jeanne GALLARD Claude WILLARD M. DOMMANGET C. CHAMBELLAND L. DINTZER F. ROBIN L. GRELAND M. RUBEL M. VUILLEUMIER J. ROUGERIE e G. HAUPT Madeleine REBERIOUX A. KRIEGEL R. GOSSEZ J. CHARLES F. LEBRUN”,”Raccolta rivista ‘Le mouvement social’ (ex ‘L’ Actualité de l’Histoire’. Bulletin trimestrel de l’ Institut francais d’Histoire sociale.”,”Tra gli autori degli articoli: J. MAITRON, Ernest LABROUSSE, Michelle PERROT, Jeanne GALLARD, Claude WILLARD, M. DOMMANGET, C. CHAMBELLAND, L. DINTZER, F. ROBIN, L. GRELAND, M. RUBEL, M. VUILLEUMIER, J. ROUGERIE e G. HAUPT, Madeleine REBERIOUX, A. KRIEGEL, R. GOSSEZ, J. CHARLES, F. LEBRUN ecc.”,”EMEx-007″
“MAITRON Jean”,”Histoire du mouvement anarchiste en France (1880-1914).”,”La Revolution Sociale pubblica nel 1881 una lista di gruppi anarchici con il nome e l’ indirizzo dei responsabili. Risulta che Parigi contava 10 gruppi, la periferia 2 e la provincia 26 con due regioni attive: l’ Est e il Midi. In totale 38 gruppi. (…) Nel giugno 1884, un rapporto di polizia valuta il numero dei gruppi parigini a 13 che comprendevano circa 200 membri. Nel febbraio 1877, un altro rapporto indica: ‘Ecco la lista esatta dei gruppi anarchici di Parigi. Sono 19, comprendono ciascuno da 20 a 30 membri, ossia un totale di circo 500 membri, dei quali un centinaio attivi…’ (pag 113)”,”MFRx-186″
“MAITRON Jean”,”De la Bastille au Mont-Valérien. Dix promenades à travers Paris révolutionnaire.”,”‘Mortuos plango, vivos voco’ (piango i morti, chiamo i vivi) (Schiller, Das Lied von der Glocke) “”La Francia del 1789, con i suoi ventiquattro milioni di abitanti, è il paese più popolato del continente, più popolato della Russia stessa. Questa popolazione comprende tre classi. Due di loro, Clero e Nobiltà – qualche centinaio di migliaia di persone – costituiscono l’ aristocrazia. Di fronte a queste due classi privilegiate, la massa della nazione, il Terzo Stato. Un quadro troppo schematico a dire il vero e che conviene sfumare. Le due classi privilegiate sono lungi dal formare un tutto omogeneo e il clero inferiore, per esempio, ridotto alla “”porzione congrua””, divide le preoccupazioni e le miserie del popolo di cui è pronto a sposare la causa. Il Terzo Stato, da parte sua, benché comprendente tutti i non privilegiati, si divide in tre gruppi fortemente differenziati: borghesia, artigiani e operai, contadini. Questi ultimi – 21 milioni di persone – costituiscono la grande massa della nazione. (…)””. (pag 11)”,”MFRx-212″
“MAITRON Jean MOISSONNIER Maurice MOURIAUX René SARAMITO Francois SCOT Jean-Paul SILVERE Claude WILLARD Germaine, studi di”,”Le congrés de la Charte d’ Amiens. 9° congrès de la CGT. 8 au 14 Octobre 1906 et Conference des bourses du travail, 15 et 16 octobre.”,”””Il sindacalismo, movimento fino ad allora minoritario o giudicato tale, ha affermato con la Charte d’ Amiens la sua superiorità sui partiti o movimenti che si volevano emancipatori della classe operaia. E ciò spiega il fatto che tutte le correnti operaie avrebbero da qui in poi, tenuto a riaffermare, quale che fossero il loro orientamento e il loro retropensiero, la fedeltà al concetto di indipendenza del sindacalismo al quale la Charte d’ Amiens ha dato una risposta””. (pag 78, Jean Maitron)”,”MFRx-234″
“MAITRON Jean”,”La pensée anarchiste traditionnelle et la révolte des jeunes.”,”Conclusioni di Maitron: “”Intorno al 1950, terminando la redazione della mia tesi, concludevo: “”L’anarchismo che abbiamo studiato è morto con il secolo che l’aveva visto nascere e in cui si era diffuso. Il movimento libertario contemporaneo è organizzato e i suoi militanti non credono più alle virtù salvatrici delle bombe o dello sciopero generale. Essi non credono più neanche alla Rivoluzione, intentendo con ciò lo sconvolgimento distruttivo da cui sarebbe nata l’universale e naturale armonia. (…) (pag 572-573)”,”ANAx-434″
“MAIULLARI Maria Teresa a cura; saggi di Bernard DOMPNIER Marie-Hélène FROESCHLÉ-CHOPARD Angelo TORRE Dora MARUCCO Diego ROBOTTI Philippe BOUTRY Luigi TREZZI Tullio BOTTERI Franco RAMELLA Maurizio RIDOLFI Ugo BELLOCCHI Claude HARMEL Maria Teresa MAIULLARI”,”Storiografia francese ed italiana a confronto sul fenomeno associativo durante il XVIII e il XIX secolo. Atti delle giornate di studio promosse dalla Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 6 e 7 maggio 1988).”,”Articlo di Philippe Boutry, ‘Des sociétés populaires de l’an II au “”Parti republicain’. Réflexions sur l’évolution des formes d’association politique dans la France du premier XIXe siècle’ (pag 107-135) Studio Marx della Rivoluzione francese Karl Marx (107-110, 127, 247, 248, 252)”,”STOx-047-FMB”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir; a cura di Gabriele MAZZITELLI”,”Compagno governo. Gli scritti politici.”,”MAJAKOVSKIJ nacque a Bagdadi in Georgia nel 1893, aderì giovanissimo al partito illegale bolscevico. Arrestato tre volte, trascorse 11 mesi nel carcere di Butyrki. Nel 1911 si iscrisse all’Istituto di Pittura, Scultura e Architettura, dove conobbe David BURLJUK, principale artefice del nascente Futurismo. A partire dal 1912 cominciò a pubblicare versi. Aderì alla Rivoluzione d’Ottobre, impegnandosi in un lavoro di propaganda. Dal 1923 al 1928 fu D delle riviste Lef e Novyj Lef. In quegli stessi anni compì numerosi viaggi all’estero. Autore di importanti lavori teatrali, nel 1930 aderì al RAPP, pa potente organizzazione degli scrittori proletari. Morì suicida a Mosca il 14 aprile 1930.”,”RIRB-033″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Poesia e rivoluzione.”,”””Anche i seguaci del Proletkult incitano a “”bruciare Raffaello / distruggere i musei e calpestare i fiori dell’arte”” (Kirillov), ma in pari tempo la loro polemica si rivolge con altrettanta energia contro lo stesso futurismo, “”prodotto sociale del regime capitalistico””, “”respiro premortale dello spirito borghese”” (Kalinin), e, in generale, contro gli artisti rivoluzionari che tendono a battersi per la costruzione di una cultura socialista, perchè, argomenta Bogdanova (1918, p.64), il passato continua a operare sulla loro “”capacità di pensare””, sulla loro “”percezione della vita””, sulla loro “”comprensione delle forze e delle vie di sviluppo””””. (pag 27-28) (introduzione)”,”RUSS-216″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir”,”La cimice. Il bagno.”,”””Majakovskij desidera innanzitutto intendere la poesia e la verità degli avvenimenti. Li interroga nel presente, li proietta nel futuro, vi prende posto. Non esita a scorgere nella rivoluzione salvezza e ragione di vita. Si lega ai suoi destini negli anni che la precedono e in quelli che la seguono. Vi si getta a capofitto, felice di assolvervi anche i compiti più umili: cartellonista, vignettista, cronista, coniatore di didascalie e di ‘slogan’ scherzosi. RIcerca in essa un sostegno che non tradisca, riversandovi i suoi impeti, i suoi sfoghi, la sua volontà di vita”” (pag 6, V. Pandolfi)”,”RUSx-181″
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 1. Poesie 1912-1923.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-002-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 2. Poesie 1923-1926.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-003-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 3. Poesie 1926-1928.”,”””(…) Soffocando la terra col fumo degli incendi, dovunque il popolo ha rotto l’incanto, esplode come una bomba un nome: Lenin! Lenin! Lenin! (…) Io in Lenin esalto la fede del mondo e la mia (…)”” (pag 145-146)”,”RUSx-004-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 5. Poemi.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-006-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere 6. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-007-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 7. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-008-FMDP”
“MAJAKOVSKIJ Vladimir, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere. 8. Teatro e altri scritti.”,”V.I. Lenin. Al partito comunista russo (pag 281-)”,”RUSx-009-FMDP”
“MAJO Angelo”,”La stampa cattolica italiana. Lineamenti storici e orientamenti bibliografici.”,”””Le case editrici cattoliche, infatti, hanno una produzione consistente – intorno alle 1500 opere all’ anno e un patrimonio di catalogo di circa 30.000 titoli-; un ampio ventaglio di interessi, che coprono – oltre al settore specificatamente religioso, l’ area filosofica, pedagogica, letteraria, storica, artistica e scientifica, con singificative penetrazioni anche nell’ ambito scolastico, un livello qualitativo dei testi mediamente più che buono, per non poche collane anche eccellente.”” (pag 233) I maggiori editori cattolici: Edizioni Paoline, Elle Di Ci, Marietti, SEI, Morcelliana, La Scuola, Paideia, Queriniana, Jaca Book, Edizioni Dehoniane, Città Nuova, Gribaudi, Vita e Pensiero, e i minori: NED, Ares, Ave, Cittadella, Studium, Messaggero S. Antonio ecc…”,”ITAA-093″
“MAJOCCHI Andrea”,”Vita di chirurgo.”,”””‘Un rischio operatorio’ esiste sempre, epperò non è serio, non è neppure onesto il ‘garantire un’ operazione’, qualunque essa sia”” (pag 141) La finta operazione di appendicite ad una signora, in gravidanza extra-uterina, col marito all’estero da un anno. “”Guardo ai miei assistenti, e impongo loro ciò che non era forse bisogno che imponessi: ‘il silenzio’. La tuba venne rapidamente resecata, il sangue evacuato. Osservo anche l’ appendice… Mai vista un’appendice così sana! Ma io la tolgo ugualmente. L’ operazione finisce in pochi istanti, e i miei aiuti dedicano tutte le loro forze a rianimare e risvegliare la bellissima donna (…). Io mi allontano per poco dall’ operata, e corro a distruggere la tuba, a distruggere l’ embrione, a far scomparire tutte le prove del caso, tutti i tristi documeni del fatto. L’ appendice, no! Quella fu conservata e mostrata trionfalmente alla numerosa parentela che assiepava i corridoi della casa di cura.”” (pag 195)”,”SCIx-248″
“MAJOCCO Fulvio”,”Il lavoro a San Pier d’Arena.”,”Dono di Mario Caprini”,”MITT-434″
“MAJSKIJ Ivan”,”Guerra e diplomazia. Memorie di un ambasciatore sovietico, 1939-1945.”,”MAJSKIJ da 1939 al 1943 è stato capo dell’ ambasciata sovietica in Gran Bretagna allora una delle sedi del gioco politico internazionale. La visita di Eden a Mosca. L’ incontro con Stalin. La visita al fronte. (pag 240-241) Stalin e Kutuzov. “”Un giorno mi trovavo nell’ ufficio di Molotov per preparare la prossima riunione delle due delegazioni. Nell’ ufficio c’era anche Stalin. Molotov sedeva allo scrittoio, Stalin passeggiava su e giù per la stanza, e, mentre camminava, esprimeva giudizi, dava istruzioni. Quando il lavoro preliminare fu terminato, mi rivolsi a Stalin e gli chiesi: – E’ legittimo pensare che la linea strategica fondamentale nella nostra guerra e nella guerra del 1812 sia all’ incirca la stessa, a giudicare almeno dagli avvenimenti di questi primi sei mesi di guerra? Stalin riprese a camminare avanti e indietro per la stanza, poi rispose: – Non del tutto. La ritirata di Kutuzov fu una ritirata passiva: fino a Borodino le truppe russe non opposero una seria resistenza a Napoleone. La nostra ritirata è invece una ritirata attiva. Noi cerchiamo di fermare il nemico dovunque sia possibile, di colpirlo, di logorarlo a forza di colpi. L’ elemento comune tra le due ritirate, se mai, è che nessuna delle due era stata pianificata, ma che sono state entrambe forzate. Vista la buona disposizione di Stalin, mi sentii incoraggiato a portare il discorso su argomenti più generali e continuai: – Se permettete, vorrei rivolgervi un’altra domanda. Nel vostro discorso di ottobre avete detto che la Germania di Hitler sarà costretta a crollare al massimo entro un anno. Su quali basi si fonda il vostro pronostico? Evidentemente la mia domanda non gli piacque, perché cercò di sottrarvisi: – Già, ho detto così: ebbene? – Non siete uomo da gettar parole al vento, – obiettai. – La vostra asserzione doveva poggiare evidentemente su solide basi militari, politiche ed economiche. Stalin si strinse le spalle con aria scontenta e rispose: – Bisogna pur sollevare lo spirito della nostra gente, incoraggiarla: per questo ho detto che al massimo tra dodici mesi il nemico sarà annientato. E uscì subito dalla stanza.”” (pag 244-245)”,”QMIS-107″
“MAJSKIJ Ivan”,”Perchè scoppiò la seconda guerra mondiale? Memorie di un ambasciatore sovietico 1932-1939.”,”Ivan Majskij iniziò la sua carriera politica nelle file dei socialdemocratici menscevichi, e per la sua attività fu costretto ad emigrare dalla Russia zarista. Si recò allora in Inghilterra, dove conobbe molte personalità del tempo, tra cui McDonald e altri leaders del movimento laburista. Rietrato in Russia al momento della rivoluzione di ottobre, diventò bolscevico. Ebbe vari incarichi politici e amministrativi, poi venne inviato come consigliere diplomatico a Londra. Fu quindi in Giappone, in Finlandia, e nel 1932 venne inviato come ambasciatore nella capitale inglese (fu il primo ambasciatore sovietico in Inghilterra) dove restò fino al 1943. Per limiti di età lasciò la carriera diplomatica e venne nominato membro della Accademia delle Scienze, dedicandosi all’attività scientifica nel suo campo di interessi: la storia diplomatica.”,”QMIS-019-FL”
“MAJSKIJ Ivan”,”Guerra e diplomazia. Memorie di un ambasciatore sovietico, 1939-1945.”,”Ivan Majiskij da 1939 al 1943 è stato capo dell’ ambasciata sovietica in Gran Bretagna allora una delle sedi del gioco politico internazionale.”,”RUST-001-FGB”
“MAJSKIJ Ivan M., a cura di Olga DUBROVINA”,”La politica estera della RSFSR, 1917 – 1922.”,”Ivan Michajlovic Majskij (1884-1975) partecipò alla rivoluzione russa del 1905 e fu poi attivo come esponente dell’ala menscevica della socialdemocrazia russa nell’emigrazione politica in Germania e in Inghilterra. Tornato in Russia nel 1917 e impegnato nel Ministero del lavoro e nei sindacati, nel 1918 ruppe con il Comitato centrale dei menscevichi di cui faceva parte e nel 1921 aderì al Partito comunista al potere, iniziando una lunga carriera nel Commissariato del popolo agli affari esteri, culminata nel ruolo di ambasciatore sovietico a Londra dal 1932 al 1943. E’ autore di opere storiche e memorialistiche. Olga Dubrovina, dottoressa di ricerca in Scienze umanistiche (Univ. di Modena e Reggio Emilia). La ‘conquista’ del ministero degli esteri da parte del Commissario agli Affari esteri Trotsky e I. Zalkind (responsabile del trasferimento del ministero al nuovo potere). Sulle prime i funzionari dell’ex amministrazione zarista si rifiutarono di collaborare ma Zalkind evidenziando che i bolscevichi sarebbero stati costretti a dover usare le maniere forti si impaurirono e si convinsero a collaborare (pag 62-64)”,”RUST-170″
“MAKHAISKI Jan Waclav”,”Le socialisme des intellectuels.”,”MAKHAISKI Jan Waclav è nato nel 1866 in Polonia, allora parte integrante dell’ impero russo. Imprigionato, poi deportato in Siberia dal 1891 al 1902, evade e si stabilisce a Ginevra. Dopo un breve ritorno in Russia nel 1906, vi ritorna definitivamente nel 1917 e muore a Mosca nel 1926. Pensatore polacco scrittore in russo, MAKHAISKI frequentò per molto tempo alla fine del XIX secolo gli ambienti rivoluzionari russi e internazionali, in particolare nel corso dei suoi anni di esilio in Siberio. A seguito della lettura dei classici del marxismo arrivò a conclusioni estreme: l’ ideologia socialista dissimula gli interessi di una nuova classe in ascesa: i lavoratori intellettuali. Questi “”capitalisti del sapere’ utilizzano le loro competenze nella direzione e gestione del sistema dominante per sedurre i proletari, non distruggere il capitalismo e influenzare i capitalisti in base ai loro interessi. La divisione non sarebbe più tra borghesia e proletariato ma tra dirigenti ed esecutori. Sulla prefazione di Engels a ‘Lotte di classe in Francia’. “”Al congresso dell’ Aia dell’ Internazionale (nel 1872), Marx avvertì i bakuninisti che la loro propaganda “”pura”” del “”solo scopo finale””, rifiutando di occuparsi degli affari correnti, non poteva condurre gli operai che al destino dei primi cristiani. Tuttavia, non si è dovuto attendere molto tempo perché la propaganda marxista si riveli essere, in modo del tutto chiaro, quella stessa che Marx denunciava. Chiamando i “”partiti operai indipendenti”” a “”partecipare alla vita politica”” del loro paese al fine, si diceva, di conquistare il potere per il proletariato, il marxismo garantiva agli schiavi della società contemporanea esattamente quello che il cristianesimo garantiva agli schiavi dell’ epoca. Quasi un quarto di secolo dopo la fondazione dell’ Internazionale, la teoria e la pratica marxista si sono definitivamente integrate alla legalità borghese, avendo ben rivelato prima il loro ruolo storico. Engels, nella sua famosa prefazione alle Lotte di classe in Francia di Marx, è stato non solamente obbligato a riconoscere questo stato di fatto, ma ancora si è apertamente felicitato che la vittoria dei socialisti del XIX secolo si sia sviluppata nello stesso modo di quella dei cristiani. Il potere dello Stato tenta di sterminare i socialisti, come nel caso dei primi cristiani, egli li perseguita con tutti i mezzi possibili, ma, alla fine dei conti, è obbligato ad accettare la loro esistenza ufficiale. (…) Nello stesso articolo, Engels dichiara al mondo che il tempo dei combattimenti di strada è superato.(…)””. (pag 230)”,”TEOC-358″
“MAKHAÏSKI Jan Waclav, a cura di SKIRDA Alexandre”,”Le socialisme des intellectuels.”,”Jan Waclav Makhaïski est né en 1866 en Pologne, alors intégrante de l’empire russe. Emprisonné, puis déporté en Sibérie de 1891 à 1902, il s’évade et s’installe à Genève. Après un bref retour en Russie en 1906, il y définitivement en 1917 et meurt à Moscou en 1926. Alexandre Skirda, le présentateur et traducteur de l’ouvrage, est un historien spécialiste du mouvement révolutionnaire russe. Il est l’auteur, dans la meme collection, de Nestor Makhno, le cosaque libertaire et des Anarchistes russes, les soviets et la révolution de 1917. Avant-propos, Présentation, postface bibliographique, index, traduits et présentés par Alexandre SKIRDA, avvertissement du traducteur,”,”TEOC-079-FL”
“MAKHNO Nestor”,”La rivoluzione russa in Ucraina. Marzo 1917 – Aprile 1918.”,”””Compagno Slianski! Accludo ancora un “”avvertimento””. Il nostro comando militare ha subito uno scacco vergognoso lasciandosi sfuggire Makhno (malgrado l’ enorme preponderanza delle nostre forze e l’ ordine categorico di catturarlo), e adesso sta subendo uno scacco ancora più vergognoso con la incapacità di schiacciare un pugno di banditi. Fate per me un breve rapporto del Comandante in capo (con uno schema sommario della dislocazione delle bande e delle truppe) su quello che si sta facendo. Come viene utilizzata la cavalleria, sulla quale si può fare pieno affidamento? – i treni blindati? (Sono dislocati razionalmente? O corrono su e giù inutilmente, a caccia di grano? Le autoblindate? Gli aeroplani? Come e in quale misura vengono impiegati? Il grano, la legna, tutto va in malora a causa delle bande, mentre abbiamo un esercito di milioni di uomini. Bisogna mettersi d’ impegno per far filare dritto il Comandante in capo. Lenin”” (Lettera al “”Consiglio Militare Rivoluzionario della Repubblica, 6.11.1921 in Lenin, Opere Complete, vol 35, Edizioni Rinascita, 1955) (retrocopertina)”,”RIRx-103″
“MAKINSON David C.”,”Temi fondamentali della logica moderna.”,”Il materiale in origine è servito per alcuni corsi all’Università Americana di Beirut, Libano, nel febbraio 1972.”,”SCIx-253-FL”
“MALAGODI Olindo”,”Imperialismo. La civiltà industriale e le sue conquiste. Studi inglesi.”,”””L’ imperialismo americano è nato infatti nell’ America delle grandi fortune e delle colossali intraprese, è stata la politica dei re della banca, delle industrie e dei mercati, mentre quella che si è opposta ad esso è stata l’ America più giovane dell’ ovest, in gran parte ancora egualitaria””. (pag 27) “”Quando insomma noi diciamo che l’ impero inglese non ha avuto il carattere militare, non vogliamo affatto significare che le qualità militari, nel senso più preciso della parola, mancano agli inglesi. Tutt’altro: avvenimenti recenti hanno anzi mostrato che le vecchie passioni guerriere sonnecchiano appena e potrebbero svegliarsi da un momento all’ altro sotto la pelle del pacifico borghese dell’ Inghilterra moderna. Né vogliamo nemmeno significare che all’ Inghilterra sia mancata la forza o l’ attitudine all’ organizzazione per la guerra: molti esempi smentiscono anche a questo riguardo certe opinioni dei militaristi del Continente. No: noi intendiamo di dire semplicemente che il militarismo non è stato per l’ Inghilterra, come fu per Roma, per la Spagna, per la Francia, uno strumento di sfruttamento perché essa ha applicati strumenti di sfruttamento meno pericolosi, meno funesti e più efficaci.”” (pag 377)”,”ECOI-159″
“MALAGUTI Reclus”,”Lo scontro di classe. Guerra e pace di un proletario semplice.”,”MALAGUTI Reclus”,”ITAR-166″
“MALANDRA Guido”,”La camera del lavoro di Savona, 1901-1922.”,”Il compagno Guido MALANDRA è stato Sovraintendente Archivistico per la Liguria. Nota. “”Essenziali per la conoscenza della storia della CGdL, e del sindacalismo in Liguria e a Savona sono. I. Barbadoro, Storia del sindacalismo italiano dalla nascita al fascismo. La CGdL Firenze 1973; G. Perillo C. Gibelli Storia della Camera del Lavoro di Genova, dalle origini alla seconda guerra mondiale, Roma, 1980; A. Cervetto, Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona’, Milano 1973.”” (pag 13)”,”MITT-216″
“MALANDRA Guido”,”Le squadre di azione patriottica savonesi.”,”Dono di RP”,”ITAR-372″
“MALANDRA Guido”,”Il distaccamento partigiano della Stella Rossa a Santa Giulia e a Gottasecca.”,”‘Il distaccamento della ‘Stella Rossa’ pattuglia la media valledel Bormida occidentale da Saliceto a Monesiglio e la valle dell’Uzzone come le due strade da Millesimo e Cairo Montenotte (e Savona) a Cortemilia e ad Alba…’ (pag 13)”,”ITAR-387″
“MALANDRA Guido”,”I volontari della libertà della II Zona partigiana ligure (Savona). Collaboratori Comitato di liberazione nazionale. Documenti.”,”Indice dei nomi dei collaboratori (pag 75-85)”,”ITAR-392″
“MALANDRINO Corrado”,”Scienza e socialismo. Anton Pannekoek 1873 – 1960.”,”Corrado MALANDRINO (1950) ha frequentato il dottorato di ricerca in storia del pensiero e delle istituzioni politiche presso l’Università di Torino. Ha pubblicato con Gian Mario BRAVO il volume ‘Socialismo e comunismo’ (1986) inserito nel secondo tomo dell’opera collettiva ‘Il pensiero politico contemporaneo’. Si occupa delle componenti federaliste e di autonomia locale nelll pensiero socialista italiano. Collabora a varie riviste tra cui ‘Il pensiero politico’, ‘Studi storici’, ‘Critica marxista’, ‘Teoria politica’ e ‘Movimento operaio e socialista’.”,”MHLx-006″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di M. SCAVINO C. MALANDRINO M.T. PICHETTO G. BECCHIO C. ACCORNERO F. AQUECI L. ATTANASIO P. AUDENINO D. MARUCCO R. MARCHIONATTI R. ALLIO A. CASTAGNOLI”,”Una rivista all’ avanguardia. La ‘Riforma sociale’, 1894-1935. Politica, società, istituzioni, economia, statistica.”,”saggi di M. SCAVINO C. MALANDRINO M.T. PICHETTO G. BECCHIO C. ACCORNERO F. AQUECI L. ATTANASIO P. AUDENINO D. MARUCCO R. MARCHIONATTI R. ALLIO A. CASTAGNOLI”,”ITAB-081″
“MALANDRINO Corrado”,”Da Machiavelli all’ Unione Europea. Profilo antologico del pensiero politico moderno e contemporaneo.”,”MALANDRINO Corrado è titolare della cattedra Jean Monnet dell’ Unione Europea ed è professore di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università del Piemonte Orientale (Alessandria). E’ autore di ‘Profilo di storia del pensiero politico. Da Machiavelli all’ Ottocento’ (con G.M. BRAVO, 1994), ‘Federalismo. Storia, idee, modelli’ (1998).”,”TEOP-217″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Renato MONTELEONE Gian Mario BRAVO Franco LIVORSI Corrado MALANDRINO Aldo AGOSTI Carlo GIRARDENGHI Luigi BONANATE Pier Luigi ROMITA Felice BORGOGLIO Lucio LIBERTINI”,”Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale.”,”Tra i vari saggi: – “”Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale (Gian Mario Bravo) (ampie citazioni del lavoro della Reberioux () – Socialismo italiano e Seconda Internazionale di fronte ai problemi della pace e della guerra (Livorsi) – Pace e guerra in seno alla SPD nell’imminenza della prima guerra mondiale (malandrino) – Le Internazionali e la politica estera tra le due guerre mondiali (Agosti) () Madeleine Reberioux ‘Il dibattito sulla guerra’, in ‘Storia del marxismo’, 2. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1979 Engels su violenza levatrice della storia (pag 45) “”La Lega dei Comunisti, così come fu voluta e organizzata da Marx, da Engels e dai loro compagni e seguaci, fu in realtà il primo vero “”partito comunista internazionalista”” dell’età contemporanea, al quale fece seguito, quindici anni dopo la sua fondazione e la sua breve ma fulgida esistenza, l’Internazionale Operaia. In particolare, la Lega dei Comunisti fu l’espressione delle avanguardie organizzate del proletariato europeo e tedesco. (…) Ma tutto ciò, nel pensiero di Marx e di Engels e nell’elaborazione concettuale della Lega dei Comunisti, aveva un senso soltanto allorché veniva rapportato al piano internazionale e prendeva le mosse dalla consapevolezza che la rivoluzione avrebbe dovuto esser sempre disegnata come fenomeno universale. Engels, nei ‘Principi del comunismo’ del 1847 – che furono il frutto di discussioni collettive all’interno della lega e rappresentavano una sorta di anticipazione rispetto al ‘Manifesto del partito comunista’ – ponendosi il quesito se la rivoluzione avrebbe potuto aver luogo “”soltanto in un singolo paese””, rispondeva negativamente, avendo presenti sia il mercato sia i legami internazionali creati dal capitalismo e dalla grande industria nella loro espansione. E ne deduceva: “”La rivoluzione comunista non sarà quindi una rivoluzione soltanto nazionale, sarà una rivoluzione che avverrà contemporaneamente in tutti i paesi civili (…). Essa avrà una grande ripercussione sugli altri paesi del mondo e modificherà radicalmente e accelererà notevolmente l’attuale modo di sviluppo. E’ una rivoluzione universale e avrà perciò una portata universale””. Da queste affermazioni avevano origine le note tesi del ‘Manifesto’ alla base dell’internazionalismo proletario successivo, secondo le quali il proletariato “”non ha patria””, e quindi esso nella sua lotta di classe contro lo sfruttamento e il modo capitalistico della produzione entrambi “”internazionali””, e per l’affrancamento del mondo del lavoro, avrebbe oltrepassato i confini nazionali: altrettanto il proletariato avrebbe fatto nella sua autonoma organizzazione. E quando – dopo ulteriori vicende, discussioni, battaglie – nel 1864 fu costituita l’Internazionale Operaia, essa si presentò come proposta e volontà di superamento delle separazioni e diversità delle condizioni nazionali, anche se fin dall’inizio prevedeva statutariamente, e ancor più avrebbe previsto negli anni futuri, organizzazioni sul piano nazionale e regionale”” [Gian Mario Bravo, ‘””Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale’] [(in) ‘Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale’, a cura di Corrado Malandrino, Torino, 1984] (pag 38-39-40) “”La fondazione dell’Internazionale nell’ottobre del ’64 e la sua vita intellettuale e organizzativa negli anni seguenti segnarono il primo consistente tentativo non solo di organizzazione del proletariato sulla base dei presupposti della lotta di classe, ma anche di analisi della “”questione militare”” e della guerra, e di proposte sulla pace, che si riverberarono fino ai giorni nostri nella storia del movimento operaio. Anche in tema di pace e di guerra – è stato di recente comprovato da Madeleine Rebérioux () – il pensiero di Marx e di Engels si integrò e si immedesimò negli anni ’70 dell’Ottocento col dibattito del movimento operaio internazionale, ne fu il risultato e nello stesso tempo ne fu parte determinante. E’ perciò pienamente condivisibile quanto la studiosa annota: “”Lo sguardo che Marx ed Engels rivolgono alla guerra è profondamente diverso da quello dei borghesi liberali loro contemporanei, i cantori della pace, un Cobden, un Lamartine. Forma organizzata della violenza, ogni guerra è ai loro occhi al tempo stesso una conseguenza, un momento e una posta nella lotta delle classi: è l’espressione del livello delle forze produttive e mezzo che le trasforma, è continuazione della politica, naturalmente, ma anche atto mediante il quale possono trovarsi modificati i rapporti di classe””. Alla luce della variegata problematica marx-engelsiana, la stessa Rebérioux rileva ancora che i socialisti non furono e non sono “”gli apologeti della pace a ogni costo””, e che non ci fu né c’è immediatamente coincidenza fra marxismo e pacifismo, perché il fenomeno della guerra dev’essere visto sempre nell’ottica di classe. Fin dall’atto di nascita, cioè dai suoi Statuti costitutivi – stesi dopo ripetute discussioni e polemiche da Marx e in persona -, l’Internazionale, accanto ai problemi “”di classe”” dell’autoemancipazione operaia e dell’azione politica del proletariato, si pose l’obiettivo diretto dell'””unione fraterna”” fra i lavoratori dei diversi paesi, perché, veniva sancito, “”l’emancipazione della classe operaia, non essendo né un problema locale né nazionale, ma sociale, abbraccia tutti i paesi nei quali esiste la società moderna, e per la sua soluzione dipende dal concorso pratico e teorico dei paesi più progrediti””. Fine dell’Internazionale sarebbe stato appunto (e lo fu poi nei fatti) dar vita a un “”centro di collegamento e di cooperazione tra le società operaie esistenti nei diversi paesi, che aspirino al medesimo scopo, e cioè: il mutuo soccorso, il progresso e l’affrancamento della classe operaia””. Azione economica (cioè lotta sindacale) e azione politica avrebbero dovuto procedere appaiate, tenendo conto delle esigenze e delle condizioni specifiche delle singole nazioni, ma mosse da intenti di trasformazione sociale che non potevano restare ridotti e locali. Donde veniva ventilata da Marx (nell”Indirizzo inaugurale’ che precedeva gli ‘Statuti’ del 1864) la necessità che il proletariato organizzato si desse una concreta e rivoluzionaria “”politica estera””. Al centro di quest’ultima non potevano non essere la lotta, lo smascheramento e la denuncia costante contro le politiche aggressive, di guerra, degli Stati europei e della Russia zarista. Veniva sancito nella sezione finale del documento marxiano: “”(…) Se l’emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno, come possono esse compiere questa grande missione, quando la politica estera non persegue che disegni criminali e, sfruttando i pregiudizi nazionali, non fa che sprecare il sangue e i tesori dei popoli in guerre di rapina?”””” [Gian Mario Bravo, ‘””Guerra”” e “”pace”” nel pensiero di Marx e nelle discussioni della Prima Internazionale’] [(in) ‘Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale’, a cura di Corrado Malandrino, Torino, 1984] (pag 40-41) [() Madeleine Rebérioux, “”Il dibattito sulla guerra””, in ‘Storia del marxismo’, 2. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1979]”,”INTx-060″
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuseppe BERTA Valerio CASTRONOVO Corrado MALANDRINO Lucio LEVI Sergio PISTONE”,”Alle origini dell’europeismo in Piemonte. La crisi del primo dopoguerra, la cultura politica piemontese e il problema dell’unità europea. Atti del Convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi, Torino 28-29 novembre 1991.”,”Indice: Luigi Einaudi federalista (Bobbio) Il primo dopogerra in Europa: trionfo o crisi dello Stato nazionale (Salvadori) Il Piemonte nella crisi europea del dopoguerra (Berta) La prospettiva europeista di Agnelli e Cabiati (Castronovo) Gobetti e Treves: due approcci critici a progetto di Società delle Nazioni e alla prospettiva dell’unità europea (Malandrino) Internazionalismo operaio e unità europea (Levi) Il pensiero federalistico in Piemonte e il federalismo internazionale (Pistone) Internazionalismo operaio e unità europea di Lucio Levi: – La componente internazionalista delle ideologie tradizionali – La base materiale dell’internazionalismo – Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini – L’affermazione del nazionalismo – Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini – Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale – La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij – Gramsci e la rivoluzione in Italia – Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi – La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale – Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo – La Società delle Nazioni – Le Internazionali operaie – Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo”,”EURx-344″
“MALANDRINO Corrado”,”Federalismo. Storia, idee, modelli”,”Corrado Malandrino è storico delle dottrine politiche nell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico della Fondazione Luigi Einaudi. (1998) Contiene il cap. 7: ‘Il socialsmo e l’idea dell’unità federale europea nel primo Novecento’ (pag 81-94) (Bauer, Renner, Kautsky, Trotsky, Turati) Trotsky e la questione degli Stati Uniti d’Europa. “”Il riconoscimento e l’apprezzamento delle tendenze sociali afferenti all’organizzazione giuridica, economica e politica delle nazioni europee, che spingevano all’integrazione reciproca e alla fondazione degli Stati Uniti d’Europa, fecero anche parte del bagaglio ideologico di alcuni grandi interpreti del pensiero marxista rivoluzionario russo. Trockij e Lenin si confrontarono con la tematica europeista su posizioni diverse e divergenti: Trockij a favore della prospettiva federalista europea, Lenin contro la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa (10). Nel 1914 Trockij considerava la prospettiva federalista-europea nei termini di una fase di sviluppo del movimento generale della rivoluzione europea e, in quanto tale, la inseriva nella sua teoria della rivoluzione permanente. Nel contempo, in contrasto con i tedeschi, ma anche con Trockij, Lenin si oppose alla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa sulla base delle riflessioni attinenti il fenomeno imperialista. Il diniego leniniano – reso definitivo dai successivi teorici marxisti-leninisti, da Stalin in primo luogo – condusse poi per oltre mezzo secolo a una ripulsa aprioristica della tematica federal-europeista da parte del mondo comunista e, ancora fino a qualche anno fa, a un diffuso scetticismo. Lo scoppio della prima guerra mondiale, la votazione dei crediti di guerra anche da parte dei partiti socialdemocratici più importanti e il conseguente crollo della Seconda Internazionale costituirono la cornice comune delle riflessioni di Lenin e Trockij. Quest’ultimo enunciò una tesi di notevole originalità e modernità nell’opuscolo ‘La guerra e l’Internazionale’: al centro delle cause che avevano portato alla guerra stavano, a suo parere, non tanto l’attentato irredentista serbo di Sarajevo o i precedenti di altre nazionalità tra quelle in rivolta nel plurinazionale impero austro-ungarico. Neppure si doveva cercare ragioni semplicisticamente nelle contraddizioni interimperialiste tra le potenze capitaliste del mondo coloniale. Il fondamento principale e irresolubile del conflitto risiedeva, secondo Trockij, nell’incapacità dello Stato nazionale, in quanto territorio economico unitario e autonomo, di dare una risposta positiva ai bisogni sottostanti la crescita tumultuosa e non regolata internazionalmente delle economie nazionali e, di conseguenza, di risolvere i conflitti a livello europeo e mondiale. Scriveva: «Alla base dell’attuale guerra è la rivolta delle forze produttive sviluppate dal capitalismo contro la forma statale nazionale della loro utilizzazione (…). I vecchi Stati nazionali (…) sono superati e si sono trasformati in catene per lo sviluppo ulteriore delle forze produttive. La guerra del 1914 costituisce prima di tutto la crisi dello Stato nazionale come area economica autosufficiente» (11). Le nazionalità avrebbero continuato ad avere il diritto, secondo il marxista russo, di coltivare una propria identità e autonomia culturale, ideale, psicologica, ma la struttura basilare economica – in quanto dato separato da un’intrinseca tendenza all’integrazione – era loro «stata portata via da sotto i piedi». Il crollo della forma “”Stato nazionale”” era in definitiva legato, nella visione di Trockij, alle esigenze della maturità della forma economica transnazionale capitalista e al suo rivoluzionamento socialista. Contrariamente a Kautsky, Trockij non prevedeva alcuna possibilità per uno “”stadio”” ultraimperialista, ma solo una caduta nella barbarie militarista, «un’inaudita lotta delle potenze mondiali per l’accaparramento e lo sfruttamento capitalistico di sempre nuovi territori». Si stabiliva allora un collegamento tra la lotta di classe rivoluzionaria del proletariato internazionalista e la rivoluzione politica dell’Europa, la cui prima tappa avrebbe dovuto essere la distruzione degli imperi assoluti o semiassoluti di Russia, Germania e Austria-Ungheria. A questo avrebbe fatto seguito una soluzione federativa della crisi balcanica e, infine, la fondazione di una democrazia sociale europea istituzionalmente avente sede nei futuri Stati Uniti d’Europa. Scriveva Trockij: «In queste condizioni storiche la soluzione per il proletariato europeo non può comportare una difesa della “”patria”” nazionale superata, che è diventata il principale freno al progresso economico: il compito che si impone è di creare una nuova patria, assai più potente e più resistente, la repubblica degli Stati Uniti d’Europa come fondamento degli Stati Uniti del mondo» (12). Attraverso questo percorso Trockij perveniva all’obiettivo europeista preconizzato dalla democrazia operaia ottocentesca, sebbene occorra sottolineare che le sue affermazioni – diversamente da quelle di Bauer, Renner e, in parte, dello stesso Kautsky – non scaturivano da un retroterra teorico vicino al federalismo e neppure prevedevano alcuna possibilità di alleanza con i movimenti democratici-pacifisti. Tuttavia, fu anche grazie all’influenza di Trockij che nel 1915 la finalità europeista entrò a far parte dei contenuti programmatici del ‘Manifesto’ della conferenza internazionalista e socialista di Zimmerwald”” [Corrado Malandrino, ‘Federalismo. Storia, idee, modelli’, Carocci, Roma, 1998 (pag 89-91)] (10) Su Lenin cfr. Malandrino (1995b) (), pp. 47-8; (11) Cfr. Trockij (1914) (), p. 3; (12) Ivi, p. 6C. Malandrino, L’Idea dell’unità federale europea ed il socialismo marxista (1900-1920), in “”Trimestre””, XXVIII, nn. 1-2, pp.- 23-49; () Trotsky, ‘Der Krieg und die Internationale’, München, 1914]”,”TEOP-539″ “MALANDRINO Corrado”,”Fermenti europeisti e federalisti tra guerra mondiale e primo dopoguerra.”,”””Scoppiata la guerra, s’intensificava lo sforzo pacifista e neutralista del gruppo [Coenobium, ndr], dal quale si staccavano i fautori democratici dell’intervento; come Crespi o Ghisleri, ma a cui s’univa in una prima fase Romain Rolland con il suo ‘Au-dessus de la mèlée’ (12). Con enfasi era approvato, nel dicembre 1914, il voto esemplare di Karl Liebknecht al Reichstag contro il rinnovo dei crediti di guerra (13). «Coenobium» riprendeva le dichiarazioni internazionaliste e neutraliste dei socialisti italiani Treves e Modigliani, e lanciava l’idea di una «Lega dei paesi neutri», accolta senza fortuna dal segretario del Bureau Socialiste International Comille Huysmans, come nucleo iniziale della futura Europa unita e pacifica (14). Vi era dunque consonanza ideale e pratica con le iniziative socialiste italiane e svizzere che, prima con la conferenza di Lugano nel 1914, poi con i contatti proseguiti nel 1915, avrebbero portato nel settembre alla conferenza internazionalista di Zimmerwald contro la guerra imperialista. In quella sede, nel ‘Manifesto’ redatto da Trotsky, venne ribadito il principio che solo la rivoluzione socialista avrebbe permesso il superamento delle contraddizioni interimperialiste. Ma lo spazio centrale era riservato alla descrizione delle circostanze favorevoli a un’azione di pace, per la lotta contro l’«unione sacra» e il «sacro egoismo» e, viceversa, «per la libertà e la fraternità dei popoli» (15). Aleggiava, nelle sedute zimmerwaldiane, la formula di un Europa federata, che era anche l’eco delle discussioni intrecciate nel primo anno di guerra tra socialisti di varie nazionalità e correnti. Tra i rivoluzionari come Trotsky e Lenin, tra i quali si svolgeva una polemica sugli Stati Uniti d’Europa che si sarebbe conclusa con la riproposizione da parte di Trotsky della formula federalista, integrata nella sua teoria della rivoluzione permanente, e con la ripulsa leniniana, sulla scorta degli studi sull’imperialismo, dai quali conseguiva che gli Stati Uniti d’Europa rappresentavano un obiettivo o irrealizzabile o reazionario (16). Tra i socialisti democratici come Kautsky – che a malincuore aveva coperto le responsabilità dei socialimperialisti del suo partito e per questo veniva attaccato sulla «Critica sociale» che pure ne accettava, con un intervento di Treves, la divisione ultraimperialista (17) -, o come Turati”” [Corrado Malandrino, ‘Fermenti europeisti e federalisti tra guerra mondiale e primo dopoguerra’, ‘Il Politico’, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, n. 3 luglio-settembre 1988] [note: (12) “”Coenobium””, VIII, settembre 1914, p. 26; (13) Id., VIII, novembre-dicembre 1914, p. 87; (14) Treves, ‘Neutralità, non indifferenza’; G.E. Modigliani, ‘Neutralità ma per affrettare la pace’, “”Coenobium””, VIII, agosto 1914, pp. 40-43. L’iniziativa della Lega dei paesi neutri, occupò le pagine della rubrica nei numeri di “”Coenobium”” di ottobre, novembre e dicembre; (15) Cfr Horst Lademacher, ‘Die Zimmerwalder Bewegung. Protokolle und Korrespondenz’. The Hague-Press, Mouton, 1967; A. Agosti, ‘Le Internazionali operaie’, cit., pp. 93-95; E. Ragionieri, ‘Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald’, Belfagor, XXVIII, marzo 1973, pp. 129-160; Gaetano Arfé, ‘Storia del socialismo italiano (1892-1926)’, Torino, 1965, p. 228; (pag 486-487); (16) Cfr. Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’, in ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit., pp. 77-84. La posizione federalista di Trockij viene oggi rivalutata (cfr. Levi, ‘Il federalismo’, in ‘Il pensiero politico contemporaneo’, cit., III, pp. 664 ss.): non ebbe però eco nel contesto politico italiano. Per i testi di Trockij, cfr. R. Monteleone, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’, Loescher, Torino, 1982, pp. 233-241. L’articolo di Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’, è in ‘Opere’, Roma, Editori Riuniti, 1966, vol XXI, pp. 311-315] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOP-546″
“MALANDRINO Corrado”,”Anton Pannekoek e il movimento socialdemocratico tedesco (1906-1914).”,”Citato nelle note il volume di Cajo Brendel, Anton Pannekoek theoretikus van het socialisme’, Nijmegen 1970″,”MGEx-002-FGB”
“MALANDRINO Corrado WYDUCKEL Dieter a cura; saggi di Francesco INGRAVALLE Mario SCATTOLA Giuseppe DUSO Thomas O. HÜGLIN Lucia BIANCHIN Mauro POVERO Mario MIEGGE Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO Cornel ZWIERLEIN Saffo TESTONI-BINETTI Corrado MALANDRINO Lucia BIANCHIN Diego QUAGLIONI Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO Lea CAMPOS-BORALEVI Cornel ZWIERLEIN Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI Salvo MASTELLONE”,”Politisch-rechtliches Lexikon der ‘Politica’ des Johannes Althusius. Die Kunst der heilig-unverbrüchlichen, gerechten, angemessenen und glücklichen symbiotischen Gemeinschaft.”,”Johannes Althusius ‘Johannes Althusius (circa 1563 – 12 agosto 1638) è stato un giurista, filosofo e teologo tedesco, noto soprattutto per il suo contributo al pensiero federalista e alla sovranità popolare¹². Nato a Diedenshausen, nella contea calvinista di Wittgenstein-Berleburg, Althusius ricevette un’educazione grazie al sostegno economico del conte locale². Dopo aver studiato filosofia e diritto in diverse università, tra cui Colonia e Basilea, Althusius divenne professore di diritto all’Accademia riformata calvinista di Herborn nel 1590². Nel 1603 pubblicò la sua opera più famosa, “”Politica Methodice Digesta””, considerata l’atto di nascita del diritto pubblico moderno¹. Quest’opera lo ha reso uno dei primi veri pensatori federalisti, sostenendo che la legge deve avere un contenuto etico basato sul diritto naturale¹. Dal 1604 fino alla sua morte, Althusius fu a capo del governo della città di Emden, dove applicò molte delle sue teorie politiche. La sua influenza si estende ancora oggi, soprattutto nel campo del federalismo e della teoria della sovranità popolare’ (fonte copilot)”,”DIRx-004-FMB”
“MALANDRINO Corrado SAVARINO Luca, a cura, saggi di Mario MIEGGE Diego QUAGLIONI Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI Saffo TESTONI-BINETTI Mauro POVERO Lucia BIANCHIN Merio SCATTOLA Corrado MALANDRINO Anna Maria LAZZARINO-DEL-GROSSO Dieter WYDUCKEL Dieter Thomas O. HUEGLIN Francesco INGRAVALLE Wolfgang E.J. WEBER Aldo NICOSIA Giuseppe BUTTÀ Gabriella SILVESTRINI Debora SPINI Cornel ZWIERLEIN Jörg LUTHER”,”Calvino e il calvinismo politico.”,”Un saggio in lingua inglese: Hueglin (Stato e Chiesa nel pensiero politico di Althusius) Corrado Malandrino, già preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale, è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e Cattedra Jean Monnet di Storia dell’integrazione europea. Per Claudiana ha curato l’edizione integrale della Politica di Althusius (2009), e i volumi: La Politica. Un’antologia (2011), Garibaldi, Rattazzi e l’Unità dell’Italia (con S. Quirico, 2011), Calvino e il calvinismo politico (con L. Savarino, 2011). Ha pubblicato inoltre Democrazia e federalismo nell’Italia unita (2012). Bibliografia: Johannes Althusius (1563-1638) Johannes Althusius (1563-1638) Titolo Johannes Althusius (1563-1638) Sottotitolo Teoria e prassi di un ordine politico e civile riformato nella prima modernità Autore Corrado Malandrino Argomenti Biografie Età della Riforma Storia della chiesa e della teologia Età della Riforma e della Controriforma Collana Studi storici Marchio Claudiana Editore Claudiana Formato libro Libro Pagine 138 Pubblicazione 09/2016 Luca Savarino, ricercato in Filosofia politica e professore aggregato di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale”,”RELP-005-FMB”
“MALANDRINO Corrado”,”Socialismo e libertà. Autonomie, federalismo, Europa da Rosselli a Silone.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore a GM Bravo Corrado Malandrino (1950) studioso di storia del pensiero socialista e del pensiero autonomista. Ha pubblicato ‘Socialismo e comunismo’ (con G.M. Bravo) e ‘Scienza e socialismo. Anton Pannekoek, 1873-1960’. “”Scoppiata la guerra, s’intensificava lo sforzo pacifista e neutralista del gruppo [‘Coenobium’, ndr], dal quale si staccavano i fautori democratici dell’intervento, come Crespi o Ghisleri (11), ma a cui s’univa in una prima fase Romain Rolland con il suo ‘Au-dessu de la mélée’ (12). Con enfasi era approvato, nel dicembre 1914, il voto esemplare di Karl Liebknecht al Reichstag contro il rinnovo dei crediti di guerra (13). «Coenobium» riprendeva le dichiarazioni internazionali e neutraliste dei socialisti italiani Treves e Modigliani, e lanciava l’idea di una «Lega dei paesi neutri», accolta senza fortuna dal segretario del Bureau Socialiste International Camille Huysmans, come nucleo iniziale della futura Europa unita e pacifica (14). Vi era dunque consonanza ideale e pratica con le iniziative socialiste italiane e svizzere che, prima con la conferenza di Lugano nel 1914, poi con i contatti proseguiti nel 1915, avrebbero portato nel settembre alla conferenza internazionalista di Zimmerwald contro la guerra imperialista. In quella sede, nel ‘Manifesto’ redatto da Trotsky, venne ribadito il principio che solo la rivoluzione socialista avrebbe permesso il superamento delle contraddizioni interimperialiste. Ma lo spazio centrale era riservato alla descrizione delle circostanze favorevoli a un’azione di pace, per la lotta contro l’ «unione sacra» e il «sacro egoismo» e, viceversa, «per la libertà dei popoli» (15). Aleggiava, nelle sedute zimmerwaldiane, la formula di un’Europa federata, che era anche l’eco delle discussioni intrecciate nel primo anno di guerra tra socialisti di varie nazionalità e correnti. Tra i rivoluzionari, come Trotsky e Lenin, tra i quali si svolgeva una polemica sugli Stati Uniti d’Europa che si sarebbe conclusa con la riproposizione da parte di Trotsky della formula federalista, integrata nella sua teoria della rivoluzione permanente, e con la ripulsa leniniana, sulla scorta degli studi sull’imperialismo, dai quali conseguiva che gli Stati Uniti d’Europa rappresentavano un obiettivo o irrealizzabile o reazionario (16). Tra i socialisti democratici come Kautsky – che a malincuore aveva coperto la responsabilità dei socialimperialisti del suo partito e per questo veniva attaccato sulla «Critica Sociale»; che pure ne accettava, con un intervento di Treves, a visione ultraimperialista» (17) -, o come Turati, Bignami, che dalla pace democratica si attendevano un futuro ordine unitario europeo”” (pag 30-31) [Corrado Malandrino, ‘Socialismo e libertà. Autonomie, federalismo, Europa da Rosselli a Silone’, F. Angeli, Milano, 1990] [(11) Ma essi preconizzavano «a guerra finita, la nuova Santa Alleanza dei popoli e gli Stati Uniti d’Europa», cfr. Arcangelo Ghisleri, ‘Per la libertà dei popoli oppressi. Agli Italiani!’, ‘L’iniziativa’, II, n 98, 15 agosto 1914. Il manifesto era firmato dalla direzione del Partito repubblicano; (12) “”Coenobium””, VIII, settembre 1914, p. 26); (13) “”Coenobium””, VIII, novembre-dicembre 1914, p. 87); (14) Treves, «Neutralità, non indifferenza»; G.E. Modigliani, ‘Neutralità ma per affrettare la pace””, “”Coenobium””, VIII,, agosto 1914, pp. 40-43. L’iniziativa della Lega dei paesi neutrali occupò le pagine della rubrica nei numeri di “”Coenobium”” di ottobre, novembre e dicembre; (15) Cfr. Horst Lademacher, ‘Die Zimmerwalder Bewegung. Protokolle und Korrespondenz, Mouton, The Hague-Paris, 1967; A. Agosti, ‘Le Internazionali operaie’, cit., pp. 93-95; E. Ragionieri, ‘Il socialismo italiano e il movimento di Zimmerwald’, ‘Belfagor’, XXVIII, marzo 1973, pp. 129-160; Gaetano Arfè, ‘Storia del socialismo italiano (1892-1926)’, Einaudi, Torino, 1965, p. 226; (16) Cfr. Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’, in ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit., pp. 77-84; sulla tradizione ideologica della politica comunista europea cfr. anche Frank Deppe, ‘Proletarischer internationalismus und nationaler Klassen kampf. Zur Europapolitik der Kommunistischen Parteiten, in Id. (Hrsg), ‘Arbeiter bewegung und westeuropäische Integration’, Pahl-Rugenstein, Köln, 1976, pp. 317-336. La posizione federalista di Trotsky viene oggi rivalutata (cfr. Levi, ‘Il federalismo’, in ‘Il pensiero politico contemporaneo’, cit., III, pp. 664 sgg): non ebbe però eco nel contesto politico italiano. Per i testi di Trotsky, cfr. R. Monteleone, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’, Loescher, Torino, 1982, pp. 233-241. L’articolo di Lenin, ‘Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa’ è in ‘Opere’, Editori Riuniti, Roma, 1966, vol XXI, pp. 311-315; (17) Cfr. La C.S. e Karl Kautsky, ‘A guerra scoppiata che resta da fare ai socialisti?, “”Critica Sociale””, XXIV, 16-31 dicembre 1914, pp. 373-375. Il vice (Claudio Treves), ‘L’ora tragica’, ibidem, 1-15 agosto 1914, pp. 225-6. Cfr. in tal senso l’interpretazione di A. Casali, ‘Socialismo e internazionalismo nella storia d’Italia. Claudio Treves, 1869-1933′, Guida, Napoli, 1985, pp. 86-87. Modigliani scriveva sull’ “”Avanti!”” del 14 maggio 1916 che «gli Stati Uniti d’Europa e il conseguente disarmo europeo saranno la realtà di domani (…) una realtà che la borghesia stessa attuerà perché è sua funzione storica di preparare tutte le condizioni preliminarmente indispensabili al trionfo del socialismo dei lavoratori»: cfr. su questo Ariane Landuyt, ‘Rosselli e Modigliani: due “”socialismi a confronto””‘, in ‘Giustizia e libertà nella lotta antifascista e nella storia d’Italia’, La Nuova Italia, Firenze, 1978, pp. 99-112]”,”ITAD-004-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Luigi MARINO Carla DE-PASCALE Maria Pia PATERNO’ Vanda FIORILLO Maria Teresa PICHETTO Corrado MALANDRINO Lutz RAPHAEL Fulvio TESSITORE Edoardo TORTAROLO Giuseppe CAMBIANO Claudio GREPPI Rosa CASANOVA Donatella DI-CESARE Antonio CARRANO Franco SBARBERI Marina LALATTA COSTERBOSA Pierangelo SCHIERA”,”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt.”,”Corrado Malandrino (1950) storico del pensiero politico nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico presso la Fondazione Einaudi. “”Alexander e Wilhelm von Humboldt erano fratelli, nati in una famiglia aristocratica prussiana. Alexander, nato il 14 settembre 1769, è noto per i suoi contributi alla scienza come naturalista, esploratore, geografo e botanico. Wilhelm, nato il 22 giugno 1767, era un diplomatico, filosofo e linguista 2. Nonostante le loro diverse inclinazioni, i fratelli condivisero un’educazione rigorosa e un interesse per la conoscenza. Alexander era estroverso e appassionato di storia naturale, mentre Wilhelm era introverso e destinato a una carriera nel servizio pubblico. Entrambi furono influenzati dai loro tutori, che li introdussero a una vasta gamma di discipline, preparandoli a diventare membri dell’élite intellettuale prussiana 2. Ci sono stati convegni di studi sui fratelli Humboldt in Italia. Nel 1997 si è tenuto un convegno intitolato “”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt”” a Milano. Inoltre, nel 2023 si è svolto un convegno internazionale chiamato “”Humboldt Kolleg”” a Pisa, organizzato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa 2. “” (f. copilot) “”Wilhelm von Humboldt è stato studiato da Karl Marx. Marx apprezzava il lavoro di Humboldt, in particolare le sue idee sull’educazione e la libertà individuale. Humboldt è noto per il suo contributo al liberalismo classico e per la sua visione dello Stato come un “”male necessario”” che deve limitarsi a garantire la sicurezza interna ed esterna, permettendo agli individui di svilupparsi liberamente 2. (f. copil.)”,”BIOx-008-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Luigi MARINO Carla DE-PASCALE Maria Pia PATERNO’ Vanda FIORILLO Maria Teresa PICHETTO Corrado MALANDRINO Lutz RAPHAEL Fulvio TESSITORE Edoardo TORTAROLO Giuseppe CAMBIANO Claudio GREPPI Rosa CASANOVA Donatella DI-CESARE Antonio CARRANO Franco SBARBERI Marina LALATTA COSTERBOSA Pierangelo SCHIERA”,”Politica, scienze e cosmopolitismo. Alexander e Wilhelm von Humboldt.”,”Corrado Malandrino (1950) storico del pensiero politico nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, ricercatore e consulente scientifico presso la Fondazione Einaudi. Contiene il saggio di Antonio Carrino ‘Wilhelm Von Humboldt e la “”morale suprema”” (da pag 278)”,”TEOP-577″
“MALANDRINO Corrado”,”«Tut etwas Tapferes»: compi un atto di coraggio. L’Europa federale di Walter Hallstein (1948-1982).”,”Corrado Malandrino ha pubblicato pure il volume: ‘Da Machiavelli all’Unione Europea’ (Carocci, 2003) e ‘Un popolo per l’Europa unita’, (Olschki, 2004). Corrado Malandrino, già preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale, è professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e Cattedra Jean Monnet di Storia dell’integrazione europea. Per Claudiana ha curato l’edizione integrale della Politica di Althusius (2009), e i volumi: La Politica. Un’antologia (2011), Garibaldi, Rattazzi e l’Unità dell’Italia (con S. Quirico, 2011), Calvino e il calvinismo politico (con L. Savarino, 2011). Ha pubblicato inoltre Democrazia e federalismo nell’Italia unita (2012).”,”EURx-007-FMB”
“MALANDRINO Corrado a cura; saggi di Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuseppe BERTA Valerio CASTRONOVO Corrado MALANDRINO Lucio LEVI Sergio PISTONE”,”Alle origini dell’europeismo in Piemonte. La crisi del primo dopoguerra, la cultura politica piemontese e il problema dell’unità europea. Atti del Convegno tenuto presso la Fondazione Luigi Einaudi, Torino 28-29 novembre 1991.”,”Contiene il saggio di Lucio Levi, ‘Internazionalismo operaio e unità europea’ (pag 95-124): 1. La componente internazionalistica delle ideologie tradizionali 2. La base materiale dell’internazionalismo 3. Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini 4. L’affermazione del nazionalismo 5. Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini 6. Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale 7. La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij 8. Gramsci e la rivoluzione in Italia 9. Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi 10. La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale 11. Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo 12. La società delle Nazioni 13. Le Internazionali operaie 14. Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo Trotsky (pag 105-110; 112-114) “”Com’è noto, l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa era stato introdotto nelle tesi del «Socialdemocratico», il giornale del partito bolscevico, e poi respinta da Lenin in un famoso articolo del 1915…. finire (pag 107-109)”,”TEOP-072-FMB”
“MALANIMA Paolo”,”L’ economia italiana. Dalla crescita medievale alla crescita contemporanea.”,”MALANIMA Paolo è Direttore dell’ Istituto di Studi sulle Società del Medirerraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR) con sede a Napoli e professore presso l’ Università Magna Graecia di Catanzaro. E’ autore di vari libri (v. retrocopertina). Sforzo di guerra. “”Quanto alle spese dello stato regionale, quelle ordinarie riguardano la corte, la burocrazia, le milizie, le opere pubbliche. L’ esercito permanente, la diplomazia e la burocrazia diventano caratteristiche dello stato italiano del Rinascimento. A queste si aggiungono gli impegni straordinari, che sono quelli militari, i quali richiedono sforzi concentrati e disponibilità immediate. Tanto più che, col passare del tempo, l’ arte della guerra diventa un’ attività sempre più costosa: per la diffusione delle milizie mercenarie e per l’ affermazione di armamenti più efficienti. Il cronista fiorentino Goro Dati, di fronte alle spese di ben 11.500.000 fiorini d’ oro che la Repubblica aveva sostenuto per azioni di guerra fra il 1375 e il 1405, scriveva meravigliato: “”questa mi pare una delle maggiori cose che io intendessi mai; che io non arei mai creduto che tanto oro fusse al mondo, e non so inducere lo intelletto a credere come questo esser possa””. E, in effetti, si trattava di una cifra equivalente a più di 40.000 kg d’ oro, più di 400.000 kg d’ argento; il 20-25 per cento del prodotto aggregato annuo dell’ Italia centro-settentrionale nel suo insieme.”” (pag 309)”,”ITAE-116″
“MALANIMA Paolo”,”Uomini, risorse, tecniche nell’ economia europea dal X al XIX secolo.”,”MALANIMA Paolo è direttore dell’ Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo de Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR) con sede a Napoli e professore persso l’ Università “”Magna Grecia”” di Catanzaro. Ha scritto ‘Economia preindustriale’ (Milano, 1995) e ‘La fine del primato’ (Milano, 1998).”,”EURE-068″
“MALANIMA Paolo”,”Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo.”,”Paolo Malanima è docente di Storia economica presso l’Università degli Studi di Reggio Calabria. Si è occupato di economia pre-industriale. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il lusso dei contadini’ (1990) Due antimalthusiani: Simon Kuznets ed Ester Boserup “”Un attacco frontale all’impostazione malthusiana, pur rimasto nel complesso minoritario, è quello di Kuznets e Boserup. Kuznets sottolineò nel 1960 (‘Dinamica demografica e prodotto aggregato’) gli effetti positivi derivanti dall’aumento di popolazione. Un aumento pur rapido del numero degli uomini eleva il numeratore del rapporto fra prodotto e popolazione assai più velocemente del denominatore. Quando gli uomini aumentano si cominciano a sfruttare risorse non sfruttate, si accrescono la divisione del lavoro e la mobilità dei lavoratori, diventa più probabile la nascita di individui dotati di talenti superiori alla media, aumenta la domanda complessiva e la richiesta di prodotti nuovi, si afferma un clima di fiducia. Solo la carenza relativa di capitali e di risorse può frenare, a lungo andare, la tendenza espansiva. Ancora più vivace è l’opposizione a Malthus [‘Primo saggio sulla popolazione’ (1798, ed. it. 1976); ‘Principi di economia politica’ (1820, ed. it. 1972), ndr] da parte di Ester Boserup (‘The conditions of agricultural growth’ e ‘Population and technology’) che presenta un quadro assai ampio delle relazioni fra popolazioni e risorse. A suo giudizio l’incremento demografico, considerato come fenomeno esterno all’economia ‘primum movens’ nella dinamica del suo modello, sollecita un uso più intensivo della risorsa terra. Quando la popolazione si moltiplica si passa da uno sfruttamento superficiale del suolo (per esempio con forme di agricoltura temporanea) a uno più efficiente (per esempio un’agricoltura stanziale con periodi di maggese sempre più limitati). In questo modo i rendimenti della terra sono crescenti (e non decrescenti come nella prospettiva classica): essi aumentano a un tasso più rapido del tasso d’incremento demografico. Il numeratore cresce più velocemente del denominatore e il rapporto, il reddito per persona, aumenta. Da momento che dal paleolitico ai giorni nostri il reddito per persona è aumentato nel complesso, pur attraversando epoche di stagnazione e di caduta, si potrebbe allora concludere che mentre il modello Boserup rende bene ragione della tendenza di fondo della storia umana, il modello classico rende bene ragione delle interruzioni temporanee che si sono verificate”” (pag 240) Simon Kuznets Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per l’economia 1971 Simon Smith Kuznets (Pinsk, 30 aprile 1901 – Cambridge, 8 luglio 1985) è stato un economista statunitense, nato in una famiglia ebrea in Bielorussia. Vinse il premio Nobel per l’economia nel 1971 «per la sua interpretazione, empiricamente fondata, della crescita economica, che ha portato ad una nuova e più approfondita analisi della struttura sociale ed economica e del suo processo di sviluppo».[1] Nacque a Pinsk (città, all’epoca, nell’Impero Russo, oggi bielorussa), da una famiglia ebraica. Iniziò i suoi studi universitari nel suo paese natale, ma nel 1922 si trasferì negli Stati Uniti, dove si laureò in economia all’Università della Columbia nel 1923 e ottenne il dottorato nel 1926. In seguito, divenne professore alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania (1936-1954), alla Johns Hopkins (1954-1960) e ad Harvard (fino al 1971).[2] Era sposato con Edith Handler, dalla quale aveva avuto due figli, Paul e Judith. Pensiero economico[modifica | modifica wikitesto] Una delle sue prime idee fu di mettere in relazione la crescita economica e la distribuzione del reddito. La sua idea era che la crescita fosse necessaria per ridurre le diseguaglianze, sebbene questa sia fisiologica all’inizio della crescita, quando c’è la necessità di realizzare grandi investimenti in infrastrutture e in beni capitali. Di conseguenza, secondo Kuznets, l’aumento dell’occupazione e l’aumento della produttività avrebbero portato ad un aumento dei salari e ad una distribuzione più eguale del reddito.[3] Questo meccanismo è rappresentato dalla curva di Kuznets. Sebbene avesse ipotizzato la relazione tra la crescita economica e la distribuzione del reddito, fu sempre molto critico riguardo alla pretesa di misurare il benessere sociale basandosi sul reddito procapite, come sostenne in un discorso al Congresso degli Stati Uniti[4]. Anni più tardi, dichiarò che bisognava tener conto delle differenze tra la quantità e la qualità della crescita, dei suoi costi e dei suoi benefici, e distinguere tra breve e lungo periodo.[4] Opere principali[modifica | modifica wikitesto] Cyclical fluctuations, 1926 Secular movements in production and prices, 1930 National income and capital formation, 1932 National income, 1941 National product since 1869, 1946 Capital in the American Economy: Its Formation and Financing, 1961 Economic growth and structure: selected essays, 1965 Modern economic growth, 1966 Population, capital and growth, 1974 Note[modifica | modifica wikitesto] ^ (EN) Il premio Nobel per l’economia del 1971, nobelprize.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. ^ Vedi: Treccani.it L’Enciclopedia Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni. ^ (EN) Klaus Deininger e Lyn Squire, Economic Growth and Income Inequality: Reexamining the Links, dal sito della Banca Mondiale, worldbank.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. ^ a b Simon Kuznets, citato da C. Cobb, T. Halstead, J. Rowe, nell’articolo “”If the Gdp is Up, Why is America Down?”” in The Atlantic Monthly, ottobre 1995 Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Achille Agnati, Sul ciclo di Kuznets, Estr. dal Giornale degli economisti e Annali di economia, nov.-dicembre 1970, Padova, CEDAM, 1970. Jeffrey G. Williamson, Ineguaglianza, povertà e storia : le lezioni in memoria di Kuznets : Economic growth center, Università di Yale, Milano, A. Giuffrè, 1992. ISBN 88-14-03585-7 Domenico de Vincenzo, Crescita economica e qualità ambientale : la curva ambientale di Kuznets, Cassino, Universita degli studi di Cassino, Dip. economia e territorio, 2000. Voci correlate[modifica | modifica wikitesto] Curva di Kuznets Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto] Kuznets ‹ka´?nets› (russo Kuznec), Simon Smith la voce nella Treccani.it, L’Enciclopedia Italiana, treccani.it. URL consultato il 12 settembre 2012. (EN) Autobiografia di Simon Kuznets, dal sito nobelprize.org, nobelprize.org. URL consultato il 17 dicembre 2007. (EN) Simon Kuznets. Biografia e opere, da The Concise Encyclopedia of Economics, sito econlib.org, econlib.org. URL consultato il 6 gennaio 2008. Ester Boserup Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (Copenhagen, 18 maggio 1910[1] – 24 settembre 1999), è stata un’economista danese. Ha studiato sviluppo economico e agricolo, ha lavorato presso l’ONU ed altre organizzazioni internazionali ed è stata autrice di numerosi saggi La sua opera più importante è ”Le condizioni della crescita agricola: l’economia del cambiamento agrario sotto pressione della popolazione””.[2] Questo “”classico … lavoro sull’intensificazione agricola”” presenta un “”analisi dinamica che abbraccia tutti i tipi di agricoltura primitiva.”” (Boserup, E. 1965. p 13). L’opera sfida l’ipotesi che risale al tempo di Malthus (ed è ancora ritenuta valida in molti ambienti) che i metodi agricoli determinino la popolazione (tramite l’approvvigionamento alimentare). Boserup invece ha sostenuto che la popolazione determina i metodi agricoli. Un punto importante del suo libro è che “”la necessità è la madre dell’invenzione””. Una sua grande convinzione era che l’umanità avrebbe sempre trovato una strada ed era solita dire che “”il potere dell’ingenuità avrebbe sempre superato quello della domanda””. Le sue tesi hanno influenzato il dibattito sul ruolo delle donne nel lavoro e lo sviluppo umano, e sulla possibilità di migliori opportunità di lavoro e di istruzione per le donne. Biografia[modifica | modifica wikitesto] Ester Børgesen era nata a Copenaghen, unica figlia di un ingegnere danese che morì quando lei aveva due anni lasciando la famiglia in precarie condizioni economiche. Poi, “”incoraggiata dalla madre e consapevole delle sue prospettive limitate, senza un buon titolo di studio””, dal 1929 aveva studiato sviluppo economico e agricolo presso l’Università di Copenaghen, ottenendo la laurea in economia teorica nel 1935. Ester aveva sposato Mogens Boserup quando entrambi avevano ventun’anni; la giovane coppia ha vissuto grazie al sostegno della famiglia benestante di lui durante i rimanenti anni dell’università. Hanno avuto tre figli: una femmina, Birte nata nel 1937 e due maschi, Anders nato nel 1940 e Ivan del 1944. Dopo la laurea Ester Boserup ha lavorato per il governo danese tra 1935-1947, proprio durante l’occupazione nazista nella seconda guerra mondiale, come responsabile del suo ufficio di programmazione, studi, tra cui il commercio e gli effetti delle sovvenzioni. Non ha fatto quasi nessun riferimento ai conflitti tra famiglia e lavoro durante la sua vita. La famiglia si trasferì a Ginevra nel 1947 per lavorare con la Commissione economica delle Nazioni Unite d’Europa (ECE). Nel 1957, lei e il marito hanno lavorato in India, in un progetto di ricerca gestito da Gunnar Myrdal. Per il resto della sua vita ha lavorato come consulente e scrittrice, tra Copenaghen e i pressi di Ginevra, fino alla morte del marito nel 1980. Lavoro[modifica | modifica wikitesto] Contributi accademici[modifica | modifica wikitesto] Secondo la teoria malthusiana, la dimensione e la crescita della popolazione dipende dall’approvvigionamento di cibo e dai metodi di produzione agricola. Nella teoria di Boserup i metodi agricoli dipendono dalla dimensione della popolazione. Dal punto di vista malthusiano, nei periodi in cui il cibo non è sufficiente per tutti, la popolazione in eccesso morirà. Al contrario, Boserup sostiene che in nei tempi di pressione, la gente troverà modi per aumentare la produzione di cibo, aumentando la forza lavoro, l’uso dei macchinari e dei fertilizzanti. Sebbene le teorie di Boserup siano ampiamente considerate come anti-malthusiane, sia le sue intuizioni che quelle di Malthus possono essere comodamente combinate nello stesso quadro teorico generale.[3] Ella ha sostenuto che quando la densità della popolazione è sufficientemente bassa per permetterlo, il terreno tende ad essere utilizzato in modo intermittente, con forte dipendenza dal fuoco per pulire i campi e dal fermo delle colture, per ripristinare la fertilità (addebbiatura). Numerosi studi hanno dimostrato come tali metodi siano favorevoli al totale carico di lavoro ed anche all’efficienza (uscita rispetto ingresso). Secondo la teoria di Boserup, è solo quando si alza la densità abitativa si limita l’uso della messa a riposo (e quindi l’uso del fuoco) così che i campi vengono spostati verso la coltivazione annuale. Ottenendo un’insufficiente rotazione delle colture, trame meno fertili, coperti di erba o di cespugli piuttosto che foresta, sforzi ampliati di concimazione, preparazione del campo, controllo delle piante infestanti e l’irrigazione. Questi cambiamenti inducono spesso l’innovazione agricola, ma aumentano il costo marginale del lavoro per l’agricoltore così: maggiore è la densità di popolazione rurale e più ore l’agricoltore deve lavorare per la stessa quantità di prodotti. Pertanto, i carichi di lavoro tendono a salire mentre l’efficienza scende. Questo processo di aumentare la produzione a costo di lavoro più in basso rendimento è quello Boserup descrive come “”intensificazione agricola””. La teoria boserupiana[modifica | modifica wikitesto] Sebbene la teoria originale di Boserup era molto semplificata e generalizzata, si è rivelato fondamentale per la comprensione dei modelli agricoli nei paesi in via di sviluppo[4]. Nel 1978, la sua teoria del cambiamento agricolo ha cominciato ad essere riformulato come una teoria più generale[5]. Il campo ha continuato a maturare in rapporto alla popolazione e gli studi ambientali nei paesi in via di sviluppo[6]. La teoria neo-boserupiana continua a generare polemiche per quanto riguarda la densità di popolazione e l’agricoltura sostenibile.[7] Studi di genere[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup ha contribuito anche al discorso che circonda le pratiche di genere e sviluppo con il suo lavoro del 1970 “”Il ruolo della donna nello sviluppo economico””[8]. Il lavoro è “”la prima indagine mai intrapreso in ciò che accade alle donne nel processo di crescita economica e sociale in tutto il Terzo mondo””. Secondo la prefazione nell’edizione 1989 di Swasti Mitter, “”È il lavoro impegnato e scientifico [di Boserup] che ha ispirato il Decennio delle Nazioni Unite per le donne tra il 1975 e il 1985, e che ha incoraggiato le agenzie di aiuto a mettere in discussione l’ipotesi di neutralità di genere nei costi nonché nei benefici di sviluppo “”. Il testo di Boserup ha valutato come il lavoro è stato diviso tra uomini e donne, i tipi di lavori che costituivano il lavoro produttivo, e il tipo di donne di formazione necessari per promuovere lo sviluppo. Questo testo ha segnato una svolta nei dibattiti di Donne nello sviluppo (WID), perché ha sostenuto che il contributo delle donne, sia a livello nazionale che nel mondo del lavoro pagato, ha aiutato le economie nazionali. Molte femministe liberali si sono basate sull’analisi di Boserup per sostenere che i costi di sviluppo economico moderno sono stati in spalla dalle donne.[9] Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Libri[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London, George Allen & Unwin, 1970.Reprinted as: Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London Sterling, Virginia, Earthscan, 2007, ISBN 978-1-84407-392-4. Ester Boserup e Ignacy Sachs, Foreign aid to newly independent countries problems and orientations = Aide extérieure aux pays récemment indépendants: problèmes et orientations, The Hague, Mouton, 1971, ISBN 978-3-11-155712-0. Ester Boserup, Population and technological change: a study of long-term trends, Chicago, University Of Chicago Press, 1981, ISBN 978-0-226-06674-5. Ester Boserup, Population and technology, Wiley-Blackwell, 1981, ISBN 978-0-631-13371-1. Ester Boserup, My professional life and publications, 1929-1998, Copenhagen, Museum Tusculanum Press, 1998, ISBN 978-87-7289-520-8. Ester Boserup, The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure, London, Allen & Unwin, 1965, OCLC 231372. Pdf verson. Reprinted as: Ester Boserup, The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure, New Brunswick, New Jersey, Aldine Transaction, 2005, ISBN 978-0-202-30793-0. Capitoli dei libri[modifica | modifica wikitesto] Boserup, Ester (1975), “”Women in the labour market””, in Jain, Devaki, Indian women, New Delhi, India: Publications Division, Ministry of Information and Broadcasting, Government of India, OCLC 1646453. Boserup, Ester (1985), “”The impact of scarcity and plenty on development””, in Rotberg, Robert I.; Rabb, Theodore K., Hunger and history: the impact of changing food production and consumption patterns on society, Cambridge Cambridgeshire New York: Cambridge University Press, pp. 185–210, ISBN 9780521315050. Boserup, Ester (1997), “”The economics of polygamy””, in Grinker, Roy Richard; Steiner, Christopher B., Perspectives on Africa: a reader in culture, history, and representation, Cambridge, Massachusetts: Blackwell, pp. 506–517, ISBN 9781557866868. Articoli sui giornali[modifica | modifica wikitesto] Ester Boserup, The impact of population growth on agricultural output, in The Quarterly Journal of Economics, vol. 89, nº 2, Oxford University Press, 1975, pp. 257–270, DOI:10.2307/1884430.””The impact of population growth on agricultural output””. The Quarterly Journal of Economics (Oxford University Press) 89 (2): 257–270. doi:10.2307/1884430. Ester Boserup, Environment, population, and technology in primitive societies, in Population and Development Review, vol. 2, nº 1, The Population Council via JSTOR, 1976, pp. 21–36, DOI:10.2307/1971529.””Environment, population, and technology in primitive societies””. Population and Development Review (The Population Council via JSTOR) 2 (1): 21–36. doi:10.2307/1971529. Pdf version. Letture ulteriori[modifica | modifica wikitesto] Festschrift volume. Marina Fischer-Kowalski, Anette Reenberg, Anke Schaffartzik, Andreas Mayer (eds.) 2014. Ester Boserup’s Legacy on Sustainability: Orientations for Contemporary Research. Springer Tinker, Irene (2004), “”Utilizing interdisciplinarity to analyze global socio-economic change: a tribute to Ester Boserup””, in Benería, Lourdes; Bisnath, Savitri, Global tensions: challenges and opportunities in the world economy, New York: Routledge, pp. 173–184, ISBN 9780415934411 B. L. Turner II e Marina Fischer-Kowalskic, Ester Boserup: An interdisciplinary visionary relevant for sustainability, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 107, nº 51, PNAS Online, 2010, pp. 21963–21965, DOI:10.1073/pnas.1013972108.””Ester Boserup: An interdisciplinary visionary relevant for sustainability””. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS Online) 107 (51): 21963–21965. doi:10.1073/pnas.1013972108. Map of Mauritius. Powerpoint presentation: Population case study – Mauritius. Oxford Dictionary of Geography: Böserup model. Giovanni Federico’s review of The conditions of agricultural growth: the economics of agrarian change under population pressure by Ester Boserup. Agricultural change theory by G.D. Stone, including a section on Boserup. Boserup’s optimistic view of population growth. Detailed account of Boserup’s life by Irene Tinker. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Boserup, Ester, Library of Congress. URL consultato il 12 agosto 2014. «data sheet. (b. 5-18-10)». ^ (Chicago, Aldine, 1965, ISBN 0-415-31298-1) ^ Turchin and Nefedov: Secular Cycles ^ Glen Davis Stone, Theory of the square chicken: advances in agricultural intensification theory, in Asia Pacific Viewpoint, vol. 42, 2-3, Wiley Online, August–December 2001, pp. 163–180, DOI:10.1111/1467-8373.00142. ^ B.A. Datoo, Toward a reformulation of Boserup’s theory of agricultural change, in Economic Geography, vol. 54, nº 2, Clark University via JSTOR, April 1978, pp. 135–144, DOI:10.2307/142848. «The paper first summarizes Boserup’s theory of agricultural change and dispels the misconceptions to which it has given rise. It then attempts to recast the theory in a systems framework and thereby to eliminate certain fundamental weaknesses in it….». ^ Marquette, Catherine M. (October 1997). ^ Romero, Marino R.; deGroot, Wouter T. (2008), “”Farmers investing in sustainable land use at a tropical forest fringe, the Philippines””, in Dellink, Rob B.; Ruijs, Arjan, Economics of poverty, environment and natural-resource use, Dordrecht, the Netherlands: Springer, pp. 157–184, ISBN 9781402083037 Pdf version. ^ Ester Boserup, Woman’s role in economic development, London, George Allen & Unwin, 1970. ^ Devaki Jain, Women, development, and the UN: a sixty-year quest for equality and justice, Bloomington, Indiana University Press, 2005, ISBN 978-0-253-21819-3.”,”EURE-129″
“MALANIMA Paolo”,”Uomini, risorse, tecniche nell’economia europea dal X al XIX secolo.”,”Paolo Malanima è direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISSM-CNR), con sede a Napoli, e professore presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. É autore di libri e articoli sulle economie preindustriali. Ha pubblicato Economia preindustriale e La fine del primato.”,”STOS-019-FL”
“MALANIMA Paolo”,”L’economia italiana nell’età moderna.”,”Paolo Malanima insegna storia dell’industria alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘L’industria di Firenze nell’economia europea’ (Il Mulino; 1982)”,”STOS-210″
“MALANOWSKI Wolfgang”,”November-Revolution 1918. Die Rolle der SPD.”,”MALANOWSKI Wolfgang (n. 1926)”,”MGER-119″
“MALAPARTE Curzio”,”Das Kapital. Marx tra ‘pubblico’ e ‘privato’.”,”Scritto in francese e rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1949, Das Kapital ottenne un successo di pubblico ma non di critica.”,”MADS-169″
“MALAPARTE Curzio”,”L’Europa vivente. Teoria storica del sindacalismo nazionale.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-011-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Italia barbara. Fascismo e rivoluzione.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-012-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Muss. Il grande imbecille.”,”Curzio Malaparte (1898-1957) giornalista e scrittore, è stato tra i protagonisti della scena letteraria italiana ed europea della prima metà del XX secolo. Personalità estrosa e poliedrica ha legato il suo nome a opere di saggistica, narrativa e teatro. Ha fondato e diretto la rivista ‘Prospettive’.”,”ITAF-013-FL”
“MALAPARTE Curzio, a cura di Stéphanie LAPORTE”,”Viva Caporetto!”,”‘Il libro racconta la guerra, il sacrificio assurdo dei giovani coraggiosi, l’ostinazione stupida di uno stato maggiore incompetente, e soprattutto, l’abisso tra l’orrore dei massacri e le menzogne di una retorica patriottica nauseante. Il giovane Suckert parla per quei soldati analfabeti che hanno accettato in silenzio una morte inutile. Contro la propaganda ufficiale, egli sceglie Caporetto, gigantesca ritirata delle truppe italiane di fronte all’avanzata delle armate austriache, che segna nell’ottobre 1917 la crisi militare più dolorosa che l’Italia abbia conosciuto, per emblema dell’eroismo del soldato di trincea e speranza di rivincita di un popolo disprezzato. Tre volte uscito e censurato tra il 1921 e 1923, ‘Viva Caporetto!’ era una carica esplosiva contro la giovane Italia fascista che si edificava sulla memoria di una Grande Guerra vittoriosa’ (retrocopertina)”,”QMIP-239″
“MALAPARTE Curzio”,”Tecnica del colpo di Stato.”,”Curzio Malaparte, (Kurt Erich Suckert che nel 1925 assunse il nome di Malaparte) nacque a Prato nel 1898 da padre tedesco e da madre lombarda. L’adolescenza e la giovinezza furono vissute dal futuro scrittore con particolare intensità, quasi freneticamente: appena tredicenne, egli venne attratto infatti dall’attività politica e frequentò la sezione giovanile del partito repubblicano; in seguito si lasciò abbagliare dai miti nazionalistici, sicchè fondò un giornale satirico Il Bacchino, e nel 1914 si arruolò volontario nella legione garibaldina con la quale combattè nelle Argonne. Più tardi, entrato a far parte della Brigata Alpi (a quel periodo risale la sua amicizia con Ungaretti), partecipò alla battaglia di Bligny (1918), dove rimase ferito e ricevette una medaglia al valore. Conclusa la guerra Malaparte intraprese la carriera diplomatica e nell’ottobre 1919 venne inviato come addetto culturale all’ambasciata italiana di Varsavia. Al rientro in Italia, si iscrisse al partito fascista (il 20 settembre 1921) e da quel momento si dedicò intensamente all’azione politica. Morì a Roma il 19/07/1957.”,”ITAF-028-FL”
“MALAPARTE Curzio”,”Io, in Russia e in Cina.”,”L’ultimo viaggio di Malaparte … “”Erano ventisette anni che non tornavo a Mosca. L’avevo lasciata nell’estate del 1929, nel tempo più aspro e crudele della lotta per la successione a Lenin. Se rileggo oggi quel che scrivero allora (‘Intelligenza di Lenin’, Treves, Milano, 1930); ‘Technique du coup d’Etat’, Grasset, Parigi, 1931), mi par di ritornare a quei giorni, a quei luoghi. Ma se mi guardo intorno, mi accorgo che i giorni son mutati, e mutati i luoghi”” (pag 29)”,”RUSS-012-FV”
“MALAPARTE Curzio”,”Kaputt.”,”Pubblicato a Napoli nel 1944, questo libro suscitò una grande eco a livello internazionale. Stampato in molte edizioin nelle varie lingue, il testo invita alla conoscenza o alla riflessione sulle crudeltà, le miserie e le follie della seconda guerra mondiale. Giorni crudeli per l’Europa di cui parla Montesquieu nell’Esprit des Lois (Libro XXIII, cap. XXIII: «Ansi, dans le temps des fables, après les inondations et les déluges, il sortir de la terre des hommes armés, qui s’exterminèrent» [‘””Così, al tempo delle favole, dopo le inondazioni e i diluvi, uscirono dalla terra uomini armati che si sterminarono a vicenda.””] ‘””Kaputt”” di Curzio Malaparte è un’opera che mescola autobiografia e reportage di guerra, scritta tra il 1941 e il 1943. Il libro non segue una trama lineare, ma è composto da episodi che raccontano la devastazione dell’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Malaparte, in qualità di corrispondente di guerra, descrive scene di distruzione, persecuzioni e incontri con figure di potere, offrendo un ritratto crudo e spesso paradossale della guerra. Il titolo stesso, derivato dal tedesco ”kaputt’ (rotto, distrutto), simboleggia la rovina dell’Europa e della sua civiltà. L’autore utilizza una scrittura raffinata e potente per trasmettere il senso di tragedia e disillusione che permea l’opera’. (f. copil)”,”QMIS-001-FFS”
“MALARA Nino, a cura di Adriana DADA'”,”Antifascismo anarchico 1919-1945. A quelli che rimasero.”,”MALARA Nino ferroviere anarchico calabrese fu attivo fin dal primo dopoguerrra nel Sindacato Ferrovieri in Calabria. per la sua attività sindacale fun lincenziato dal servizio nel 1922. Fra i primi condannati dal Tribunale Speciale di Cosenza come ‘comunista anarchico’ finì in confino dal 26 al 32 e la semiclandestinità fino al 1943. La sollevazione di Cosenza lo vide nel 1943 uno dei fondatori del Comitato di Liberazione per il Fronte Unico. Dopo la liberazione si impegnò nel movimento anarchico e nel sindacato ferrovieri. A.- DADA’ insegna storia contemporenaea all’ Università di Firenze. Nell’ introduzione ricostruisce le tappe dell’ impegno militante antifascista di MALARA. E’ autrice di un volume ‘Il movimento anarchico in Italia: fra movimento e partito, Milano, 1984 e di vari saggi sull’ anarchismo. “”La furia fascista si scatena ancora più violenta. La repressione si caratterizza con particolare ferocia. Perquisizioni da parte delle polizia con fermi frequenti, prolungati ed arbitrari, sono all’ ordine del giorno. Vigeva allora una legge in base alla quale chiunque poteva essere fermato e tenuto in carcere “”per motivi di pubblica sicurezza””, senza mai sapere come e perché e quanto durava la detenzione. In quello scorcio di anno del 1924, una scritta appare sui muri del Palazzo della Provincia di Cosenza: Viva il socialismo. Furono giovani sconsiderati, irresponsabili, non si è mai saputo il loro nome. Siamo stati trascinati in Questura per prove calligrafiche, poi le minacce e le frustate di ordinaria consuetudine, ora di un poliziotto ora di un altro, nella sala di custodia. A sera tardi, ferri ai polsi e traduzione in carcere. Questo per dare un’ idea degli espedienti ricorrenti in quel tempo per poter agire contro di noi””. (pag 74-75)”,”ANAx-199″
“MALATESTA Alberto”,”I socialisti italiani durante la guerra.”,”Tra i documenti: deliberazioni del Congresso di Stoccarda (1907), Convegno di Zimmerwald (5-8 Settembre 1915), Manifesto Zimmerwald, Dichiarazione comune dei socialisti francesi e tedeschi, deliberazioni di Kienthal (24-30 aprile 1916), Manifesto di Kienthal, Contro gli abusi di guerra (lettere di HUYSMANS e di LAZZARI), il Memorandum di Londra (febbraio 1918). L’A è nato in prov di Massa Carrara nel 1879. Tra i documenti: il manifesto di Zimmerwald. Il libro riporta brani cancellati con linee per opera della censura.”,”MITS-023″
“MALATESTA Errico”,”L’ Anarchia. Il nostro programma.”,”MALATESTA (Santa Maria Capua Vetere 1853-Roma 1932) è uno dei fondatori della Federazione Anarchica Italiana (FAI) (Capolago 1891). Discepolo di BAKUNIN, partecipò ai moti del Matese (1877), della Lunigiana e di Sicilia (1894) e di Milano (1898). E’ ancora tra gli organizzatori della ‘settimana rossa’ di Ancona (1914). Esule a Londra durante la 1° GM, rientra in IT nel 1920 e diventa D del quotidiano anarchico ‘L’ Umanità nova’ poi soppresso dal fascismo. Sorvegliato speciale della polizia fascista, quasi settantenne tornerà al suo mestiere di elettricista meccanico. Muore a Roma nel 1932.”,”ANAx-055″
“MALATESTA Errico a cura di C. ZACCARIA e G. BERNERI”,”Scritti scelti.”,”Fondo Aldo VINAZZA”,”ANAx-113″
“MALATESTA Errico MERLINO Francesco Saverio”,”Anarchismo e democrazia. Soluzione anarchica e soluzione democratica del problema della libertà in una società socialista.”,”””L’ umanità cammina secondo la risultante delle mille forze che in vari sensi la sollecitano. Noi non siamo che una di queste forze. La questione da discutersi è se, possibilizzando il nostro programma, noi otterremmo un risultato più vantaggioso, vale a dire più pronto e più vicino al nostro ideale, che combattendo per l’ attuazione del programma pieno ed intero. Noi crediamo di no””. (pag 78)”,”ANAx-208″
“MALATESTA Errico; NETTLAU Max”,”Scritti antimilitaristi.”,”pag 70 pag 49-51 “”E’ molto doloroso che io mi opponga a un vecchio e amato compagno come Kropotkine, che tanto ha dato alla causa dell’anarchia. Ma a più ragione, per la stima e l’amore che noi abbiamo per Kropotkine, è necessario far conoscere che lo seguiamo nelle sue divagazioni sulla guerra. Io so che l’atteggiamento di Kropotkine non è affatto nuovo, e che da più di 10 anni egli ha predicato il pericolo tedesco; e confesso che noi siamo sul falso non dando importanza al fenomeno del suo patriottismo franco-russo, e non prevedendo dove le sue pregiudiziali anti-tedesche lo conducano. Ciò è perché non sappiamo se egli si propone d’invitare i lavoratori francesi a rispondere ad una possibile invasione germanica con la Rivoluzione Sociale, impossessandosi del suolo francese, ed in seguito inducendo i lavoratori germanici a fraternizzare con essi, in lotta con gli oppressori francesi e germanici. Certamente noi non possiamo temere che Kropotkine possa invitare i lavoratori a far causa comune con i governi e i padroni. Io spero ch’egli si ravveda di questa sua erronea veduta, e si trovi di nuovo a fianco dei lavoratori contro tutti i governi e tutte le borghesie: Germanica, Inglese, Francese, Russa, Belga, ecc.. Fraternamente. Errico Malatesta) (pag 53-54)”,”ANAx-283″
“MALATESTA Errico”,”L’Anarchia. Biografia di Luigi Fabbri.”,”””Risulta da quello che abbiamo detto finora, che l’anarchia, quale l’intende il partito anarchico, e quale solo può essere intesa, è basata sul socialismo. Anzi se non fossero quelle scuole socialiste, che scindono artifiziosamente l’unità naturale della questione sociale e ne considerano solo qualche parte staccata, e se non fossero gli equivoci coi quali si cerca d’intralciare la via alla rivoluzione sociale, noi potremmo dire addirittura che anarchia è sinonimo di socialismo, poichè l’una e l’altro significano l’abolizione della dominazione e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sia che vengano esercitati mediante la forza delle bajonette, sia mediante l’accaparramento dei mezzi di vivere””. (pag 50-51)”,”ANAx-301″
“MALATESTA Errico, a cura di Piero BRUNELLO e Pietro DI-PAOLA”,”Autobiografia mai scritta. Ricordi (1853-1932).”,”MALATESTA Errico (Santa Maria Capua Vetere 1853 – Roma 1932) Piero BRUNELLO (1948) è docente di storia sociale all’Università di Venezia. Pietro DI-PAOLA (1966) è dottorando al Goldsmiths College Univ. di Londra con una tesi su ‘Anarchici italiani a Londra (1878-1914)’.”,”ANAx-317″
“MALATESTA Errico”,”Autodifesa davanti alle Assise di Milano e altri scritti.”,”MALATESTA Errico è stato uno dei fondatori della Federazione anarchica italiana (Capolago 1891). Discepoli di Bakunin partecipa ai moti del Matese (1977), della Lunigiana e di Sicilia (1894) di Milano (1898), è tra gli organizzatori della ‘Settimana rossa’ di Ancona (1914). Esule a Londra durante la prima guerra mondiale rientra in Italia nel 1920 e diventa direttore di Umanità Nova quotidiano anarchico soppresso dal fascismo. Sorvegliato speciale dalla polizia fascista, quasi settantenne, tornerà al suo mestiere di elettricista meccanico. Muore a Roma nel 1932.”,”ANAx-318″
“MALATESTA Michele”,”Dialettica e logica formale.”,”Michele Malatesta è professore di ruolo nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli dove insegna Logica ed è autore di numerosi lavori due dei quali in lingua inglese. Dal 1975 è membro dell’Association for Symbolic Logic.”,”SCIx-134-FL”
“MALATESTA Errico, a cura di Gino CERRITO”,”Scritti scelti. Teoria e prassi dell’ anarchismo italiano.”,”””(…) l’anarchismo non può definirsi una teoria classista (…)”” (pag 9, Gino Cerrito) Lenin autoritario “”In altri termini Lenin intuiva che lo sviluppo del capitalismo non può da solo aumentare il potenziale rivoluzionario delle masse (la storia successiva ha dimostrato che lo sviluppo del capitalismo diminuisce questo potenziale); e che anzi la rivoluzione è possibile indipendentemente dalla logica delle fasi economiche. Ma, giacché voleva il «tutto e subito», egli adottò la sola strada possibile per la sua formazione autoritaria: quella del partito che si serve delle masse come ariete per distruggere il vecchio mondo”” (Gino Cerrito, pag 18)”,”ANAx-015-FV”
“MALATESTA Maria”,”I signori della terra. L’organizzazione degli interessi agrari padani, 1860-1914.”,” Maria Malatesta è professore associato nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Bologna. Tra i suoi scritti: “”Il Resto del Carlino. Potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922″”, (Milano 1978), “”Forme di sociabilità nella storiografia francese contemporanea””, (Milano 1982), scritto, assieme a Giuliana Gemelli. Vari saggi sulla cultura e sui media in Italia e sull’amministrazione dell’economia. “”La contrapposizione tra l’imprenditore agricolo e il percettore della rendita fondiaria non assumeva tuttavia in Jacini toni negativi”” (pag 110)”,”ITAE-414″
“MALATESTA Errico FABBRI Luigi, scritti scelti; saggi storici di Maurizio ANTONIOLI e Pier Carlo MASINI”,”Mentre la strage dura…. Scritti scelti su guerra, pace e rivoluzione (1914-1916).”,”‘La pace tra gli oppressi e la guerra agli oppressori’ Errico Malatesta (Santa Maria Capua Vetere 1853 – Roma 1932) è stato uno delle figure più importanti del movimento anarchico italiano e internazionale dai primi anni Settanta dell’800 (diciannovenne partecipa all’incontro di Saint-Imier, dove conosce Bakunin) alla sua morte. Ha scritto e pubblicato articoli su giornali e riviste. È stato tra i fondatori di vari periodici tra cui ‘La Questione sociale’, ‘L’Agitazione’, ‘Umanità Nova’, ‘Pensiero e Volontà’. Luigi Fabbri (Fabriano 1877 – Montevideo 1935) è stato tra i principali protagonisti della storia dell’anarchismo di lingua italiana nella sua epoca d’oro tra la fine dell’800 e il Bienno rosso. Fedele collaboratore di Errico Malatesta è stato tra gli anarchici colui che ha maggiormente profuso impegno e attenzione per rimodellare gli assunti teorici dell’anarchismo, aggiornandoli alla luce dei cambiamenti imposti dalle vicende del primo quarto del XX secolo.”,”ANAx-476″
“MALAURIE Jean”,”Gli ultimi re di Thule. Vita quotidiana degli esquimesi.”,”L’autore ha vissuto per lunghi periodi a contatto con gli Esquimesi di Thule, e giorno dopo giorno ha osservato le loro abitudini di vita quotidiana, ne ha condiviso le condizioni materiali, la lingua e si è guadagnato da vivere. Nel suo libro racconta la sua esperienza, ma non è solo una testimonianza ma richiama l’attenzione su quello che potrà essere l’avvenire degli Esquimesi di Thule. ‘Thule è una regione avvolta nel mistero e nella leggenda. Il termine fu usato per la prima volta dall’esploratore greco Pitea nel IV secolo a.C. per indicare una terra lontana e sconosciuta, raggiunta dopo sei giorni di navigazione a nord della Britannia. Le descrizioni di Thule parlano di un luogo dove il sole non tramonta mai e dove il fuoco e il ghiaccio si incontrano, caratteristiche che hanno portato molti a identificarla con l’Islanda1. Tuttavia, altre teorie suggeriscono che possa riferirsi alle isole Shetland, alle Faroe, alla Norvegia o persino alla Groenlandia. Nel tempo, il concetto di “”Ultima Thule”” è stato usato per indicare le terre oltre il mondo conosciuto, diventando più un’idea che un luogo geografico preciso. Oggi, il nome è associato anche alla Pituffik Space Base, una base militare statunitense situata nella Groenlandia settentrionale, precedentemente nota come Thule Air Base3. Questa base è strategicamente importante per il monitoraggio di eventuali attacchi missilistici e ha una storia legata alla Guerra Fredda. Thule continua a rappresentare il limite dell’esplorazione e dell’immaginazione umana, un simbolo di avventura e scoperta’ (f. copilot) Nel suo libro Jean Malaurie ‘Gli ultimi re di Thule’ (Oscar 1991) racconta la vita quotidiana degli Esquimesi in particolare della Groenlandia ‘Gli ultimi re di Thule di Jean Malaurie è un’opera straordinaria che racconta la vita quotidiana degli Esquimesi della Groenlandia, in particolare quelli della regione di Thule. Malaurie, geografo ed etnologo, ha vissuto a stretto contatto con gli Inuit, condividendo le loro abitudini, la lingua e le difficili condizioni di vita. Il libro è una testimonianza unica che mescola osservazioni scientifiche con un profondo coinvolgimento umano, offrendo un ritratto vivido di una cultura che lotta per la sopravvivenza di fronte ai cambiamenti imposti dalle grandi potenze2. L’opera è considerata un classico dell’etnologia e della letteratura di viaggio, e ha contribuito a sensibilizzare il mondo sulla situazione degli Inuit.’ (copi:)”,”EURN-002-FFS”
“MALAVASI Gioacchino, a cura di Giuseppe ACOCELLA”,”L’ antifascismo cattolico. Il Movimento guelfo d’ azione (1928-1948).”,”G. MALAVASI (1903-) avvocato fondatore a Milano nel 1928, con Piero MALVESTITI, del Movimento guelfo d’ azione, fu arrestato per antifascismo nel 1933 e condannato assieme a MALVESTITI a cinque anni di carcere. Tornato in libertà riprese l’ attività clandestina antifascista e partecipò alla resistenza. Membro del comitato milanese del CLN, espatriò in Svizzera per ritornare nel 1944 giungendo a Roma, ove rimase fino alla Liberazione. Fu tra i fondatori della DC avendo partecipato agli incontri milanesi del 1942. Dopo il 1948 si ritirò dalla politica attiva. ACOCELLA (1948) è professore di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Napoli. Ha concorso al libro ‘Storia del movimento cattolico in Italia’ (6 vol, 1981). Ha scritto inoltre ‘Sturzo e il sindacato’ (1980) e ‘Achille Grandi’ (1982). “”La guerra 1914-18 aveva, più che capovolto, fatto dimenticare di fatto il dissidio Chiesa-Stato. Tutto il vecchio bagaglio ottocentesco passava in secondo piano. Anche vecchi uomini politici, quali Orlando e Nitti, avvertivano la necessità di risolvere la “”questione romana””””. (pag 18)”,”ITAD-054″
“MALCANGI Vito a cura; saggi di Dino COFRANCESCO Aurelio MACCHIORO Paolo LINGUA Anna Maria ISASTIA Claudio BADANO Aldo CHIARLE Massimo PESCIO Francesco BONATTI Eugenio GHILARDUCCI Vito MALCANGI Maria Luisa PRUSSIA Vico FAGGI Carlo DA-MOLO Franco RAGAZZI Vittoria Silvia PUGLIESE Guido ALPA Giuseppe BARBALACE Viaceslav KOLOMIEZ”,”Le origini del socialismo in Liguria. Atti del Convegno, Camogli 26-28 marzo 1992.”,”Saggi di Dino COFRANCESCO Aurelio MACCHIORO Paolo LINGUA Anna Maria ISASTIA Claudio BADANO Aldo CHIARLE Massimo PESCIO Francesco BONATTI Eugenio GHILARDUCCI Vito MALCANGI Maria Luisa PRUSSIA Vico FAGGI Carlo DA-MOLO Franco RAGAZZI Vittoria Silvia PUGLIESE Guido ALPA Giuseppe BARBALACE Viaceslav KOLOMIEZ”,”MITT-292″
“MALCOLM Noel”,”Kosovo. A Short History.”,”MALCOLM (1956) ha studiato alla Cambridge University e ha ricevuto il Ph.D. in History. Fellow of Gonville and Caius College, Cambridge, dal 1981 al 1988, diviene in seguito Foreign Editor dello ‘Spectator’ e giornalista politico al ‘Daily Telegraph’. Il suo libro ‘Bosnia: A Short History’ pubblicato nel 1994 ha ricevuto riconoscimenti. Egli vive a Londra e sta lavorando a una biografia di Thomas HOBBES. Ha curato la corrispondenza di Thomas HOBBES (2voll) per la Clarendon Ediotion of the Works of Thomas Hobbes. Nel libro l’A racconta le poche cose che si sanno sulla battaglia del Kosovo del 15 giugno 1389 tra le forze serbe al comando del Principe LAZAR e quelle turche ottomane al comando del Sultano MURAT (entrambi i comandanti perirono nello scontro e le perdite furono alte in entrambi i campi). L’esercito ottomano aveva tra le sue fila contingenti non turchi tra cui 5000 balestrieri cristiani mercenari (greci e genovesi) che furono determinanti per la vittoria.”,”EURC-027″
“MALCOLM X [LITTLE Malcolm Stuart]”,”Ultimi discorsi.”,”Il vero nome di Malcolm X era Malcolm Stuart Little1. Nato il 19 maggio 1925 a Omaha, Nebraska, Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano. In seguito, ha adottato il nome Malik el-Shabazz dopo aver abbracciato l’Islam sunnita e aver completato l’Hajj a Mecca. La sua vita è stata segnata da una serie di cambiamenti significativi, e il suo impegno per l’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam nella comunità nera lo ha reso una figura di spicco nel movimento per i diritti civili2134. (copil.) ‘Io non sono americano… Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera…’ Il gruppo politico guidato da Malcolm X era la Nation of Islam (NOI). Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano, noto per la sua difesa dell’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam all’interno della comunità nera. Fino al 1964, è stato il portavoce della NOI, ma successivamente si è allontanato da essa e ha abbracciato l’Islam sunnita. Dopo aver completato l’Hajj a Mecca, ha assunto il nome di “el-Hajj Malik el-Shabazz”. In seguito, ha fondato l’Islamic Muslim Mosque, Inc. (MMI) e l’Organizzazione di Unità Afro-Americana Pan-Africana (OAAU)123. (copil)”,”BIOx-001-FAP”
“MALCOLM X [LITTLE Malcolm Stuart]”,”Ultimi discorsi.”,”Il vero nome di Malcolm X era Malcolm Stuart Little1. Nato il 19 maggio 1925 a Omaha, Nebraska, Malcolm X è stato un attivista per i diritti civili e un nazionalista afroamericano. In seguito, ha adottato il nome Malik el-Shabazz dopo aver abbracciato l’Islam sunnita e aver completato l’Hajj a Mecca. La sua vita è stata segnata da una serie di cambiamenti significativi, e il suo impegno per l’empowerment dei neri e la promozione dell’Islam nella comunità nera lo ha reso una figura di spicco nel movimento per i diritti civili2134. (copil.) ‘Io non sono americano… Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera…'”,”USAS-245″
“MALDONADO Tomas a cura; saggi di Franz REULEAUX Georg SIMMEL Werner SOMBART Hermann MUTHESIUS Joseph A. LUX Peter BEHRENS Henry VAN DE VELDE Walter RATHENAU Walter GROPIUS Eberhard ZSCHIMMER Max WEBER, Ernst BLOCH Hannes MEYER Fridrich DESSAUER Hans SCHMIDT e Mart STAM”,”Tecnica e cultura. Il dibattito tedesco fra Bismarck e Weimar.”,”MALDONADO è ordinario di progettazione ambientale alla Facoltà di Architettura el Politecnico di Milano. E’ autore di ‘La speranza progettuale’ (1970), ‘Avanguardia e razionalità’ (1974), ‘Disegno industriale: un riesame’ (1976), ‘Il futuro della modernità’ (1987).”,”GERx-030″
“MALDONADO Tomás a cura; saggi di Franz REULEAUX Georg SIMMEL Werner SOMBART Hermann MUTHESIUS Joseph A. LUX Peter BEHRENS Henry VAN DE VELDE Walter RATHENAU Walter GROPIUS Eberhard ZSCHIMMER Max WEBER, Ernst BLOCH Hannes MEYER Fridrich DESSAUER Hans SCHMIDT e Mart STAM”,”Tecnica e cultura. Il dibattito tedesco fra Bismarck e Weimar. Cultura e tecnica (Reuleaux); Il dominio della tecnica (Simmel); Tecnica ed economia (Sombart); Le metropoli e la vita spirituale (Simmel); L’importanza delle arti applicate (Muthesius); Estetica dell’ingegneria (Lux); Arte e tecnica (Behens); Arte e industria (Van-de-Velde); Tecnica e cultura (Sombart); La meccanizzazione del mondo (Rathenau); Il contributo delle strutture industriali alla formazione di un nuovo stile (Gropius); Filosofia della tecnica (Weber); La freddezza tecnica (Bloch); Tecnica e idealismo (Zschimmer); Principi della produzione del Bauhaus (Gropius); Il mondo nuovo (Meyer); Filosofia della tecnica (Dessauer); Esigete la dittatura della macchina (Schmidt e Stam).”,”MALDONADO è ordinario di progettazione ambientale alla Facoltà di Architettura el Politecnico di Milano. E’ autore di ‘La speranza progettuale’ (1970), ‘Avanguardia e razionalità’ (1974), ‘Disegno industriale: un riesame’ (1976), ‘Il futuro della modernità’ (1987).”,”SCIx-139-FF”
“MALEFAKIS Edward”,”Reforma agraria y revolución campesina en la España del siglo XX.”,”MALEFAKIS Edward”,”SPAx-135″
“MALET Michael”,”Nestor Makhno in the Russian Civil War.”,”It will be clear from the book that the author has some sympathy with Makhno and his ideals, but he trusts that this has not led to gross distortion or untruth. Acknowledgements, Preface, Chronology, Introduction, Glossary, References, Bibliography, Index,”,”RIRO-133-FL”
“MALFATTI Marisa TORTORA Riccardo”,”Gli anni negati. Inchiesta sulla condizione della vecchiaia in Italia.”,”””Analizzata in questo contesto la presunta asocialità del vecchio evidenzia un’ origine non più soltanto legata al fattore età, bensì mostra di derivare da un “”condizionamento esterno””, che impone al vecchio determinati comportamenti. L’ isolamento del vecchio, che sente il peso di questa situazione, si acuisce sempre più impedendogli – al limite – qualsiasi forma associativa; l’ organizzarsi gli diventa quasi impossibile proprio perché non vuole ritrovarsi insieme agli altri vecchi. Una verifica possiamo farla – per esempio – a livello sindacale se si considera che dei 9 milioni di pensionati oggi esistenti solo una piccola parte (circa 700 mila) sono gli iscritti, e di questi pochissimi i sindacalizzati””. (pag 140)”,”ITAS-102″
“MALGERI Francesco”,”La guerra libica (1911-1912).”,”Ha scritto Gioacchino Volpe che Salvemini: “”della polemica antitripolina si fece, nel 1911 e in seguito, quasi una missione, in nome della verità, della onestà, dei bisogni interni del Mezzogiorno, e suoi interessi. Era uomo di buon ingegno e indiscussa rettitudine e portava in quella battaglia un senso critico e, spesso, una informazione, per quanto esclusivamente libresca, maggiore che non taluni avversari suoi, infatuati di Libia; ma anche la tendenza, in lui consueta, di spingere all’ estremo le sue tesi, un moralismo che gli faceva vedere da per tutto birbe e succhioni in agguato, un semplicismo che scarniva le questioni fino all’ osso e dava a lui l’ illusione di averle così risolte o predisposte per una facile soluzione, una scarsa comprensione o sensibilità delle esigenze che potevano imporre ad una nazione come l’ Italia (…)””. (pag 94) Guerra e diplomazia europea. “”Comunque, nonostante la sorpresa, che fu, del resto, uno stato d’ animo generale in tutta Europa, il governo inglese si mostrava complessivamente non ostile all’ iniziativa italiana, con quelle preoccupazioni, naturalmente, che riguardavano la stabilità della pace in Europa e la tranquillità dei sudditi musulmani nell’ Impero britannico. La benevolenza inglese aveva, comunque, ragioni ed interessi ben precisi. Da un lato l’ Inghilterra vedeva molto più di buon occhio ai confini occidentali dell’ Egitto gli italiani anziché i turchi, legati com’erano questi militarmente ed economicamente alla Germania; d’ altro canto esisteva un certo compiacimento inglese per il fatto che la questione sollevata dall’ Italia mettesse in serio imbarazzo il governo di Berlino. Sembra anzi che lo stesso Guglielmo II fosse in quei giorni di settembre molto eccitato, temendo che l’ accondiscendenza inglese di fronte alle mire dell’ Italia, fosse una manovra di Londra, al duplice scopo di indebolire la già debole Triplice Alleanza ed alienare la Turchia dall’ amicizia con gli Imperi centrali.”” (pag 110-111)”,”ITQM-093″
“MALGERI Francesco a cura; Saggi di Silvio TRAMONTIN Francesco TRANIELLO Paolo Emilio TAVIANI Giorgio CAMPANINI Francesco MALGERI Piero BORZOMATI Pier Luigi BALLINI Armando VADAGNINI , scritti di Alcide DE-GASPERI Guido GONNELLA Piero PICCIONI”,”Storia della Democrazia Cristiana. I. Dalla resistenza alla Repubblica, 1943-1948.”,”Saggi di Silvio TRAMONTIN Francesco TRANIELLO Paolo Emilio TAVIANI Giorgio CAMPANINI Francesco MALGERI Piero BORZOMATI Pier Luigi BALLINI Armando VADAGNINI , scritti di Alcide DE-GASPERI Guido GONNELLA Piero PICCIONI”,”ITAP-227″
“MALGERI Alfredo”,”L’occupazione di Milano e la liberazione.”,”Apparso nel 1947 con una presentazione del senatore Ferruccio Parri, e riedito nel 1983 con un’introduzione di leo Valiani, due tra i maggiori protagonisti della Resistenza, il volume scritto dal Colonnello Alfredo Malgeri, comandante della III Legione della Guardia di Finanza, ripercorre i giorni cruciali della liberazione di Milano e il ruolo avuto dai finanzieri in quelle drammatiche circostanze che valse al corpo l’assegnazione della medaglia d’oro al valor militare. E’ un racconto di presa diretta…”,”ITAR-015-FSD”
“MALIA Martin”,”Alle origini del socialismo russo. Aleksandr Herzen, l’ intellighenzia russa e la cultura europea.”,”Famiglia e infanzia, SCHILLER e OGAREV, studi, SCHELLING e l’ idealismo, SAINT-SIMON e il socialismo, arresto ed esilio, Q religione, realismo in filosofia: HEGEL, realismo in amore: George SAND, gli slavofili e il nazionalismo, occidentalisti liberali e socialisti, 1847 l’anno cruciale, il 1848, il socialismo russo, il nobile rivoluzionario. MALIA è nato a Springfield, nel Massachusetts nel 1924. Ha studiato a Yale e a Harvard dove ha conseguito il dottorato nel 1951 con una tesi che sta all’origine di questo volume. Dopo essere stato assistant professor ad Harvard, insegna storia nella univ di California a Berkeley. E’ autore di saggi sulla storia russa dal ‘700 ad oggi, sulla storia intellettuale e dei movimenti rivoluzionari russi.”,”RIRx-029″
“MALIA Martin”,”Comprendre la revolution russe.”,”MALIA è nato in Nuova Inghilterra. Ha compiuto i suoi studi a Yale, Harvard e all’Ecole normale superieure di Parigi. E’ stato interprete militare durante la guerra in URSS, paese in cui ha molto soggiornato in seguito. E’ attualmente Prof all’Univ California di Berkeley. Sovente insegna in FR all’EHESS. al College de France e all’Institut d’etudes politiques di Parigi.”,”RIRx-028″
“MALIA Martin”,”L’Occident et l’énigme russe: Du Cavalier de bronze au mausolée de Lénine.”,”MALIA è professore emerito nell’Università di California Berkeley, specialista della Russia e dell’Europa. E’ pure professore associato al College de France, all’EHESS e all’IEP di Parigi.”,”RUSx-148″
“MALIA Martin”,”La rivoluzione russa e i suoi sviluppi.”,”Martin Malia insegna attualmente nell’Università di Berkeley e nel Collège de France. É inoltre Directeur d’études nell’Ecole des hautes études di Parigi.”,”RIRx-028-FL”
“MALIA Martin”,”Russia Under Western Eyes. From the Bronze Horseman to the Lenin Mausoleum.”,”Martin Malia is Professor of History, Emeritus, at the University of California, Berkeley. He is the author of The Soviet Tragedy: A History of Socialism in Russia, 1917-1991. Prologue: in Scythia, Introduction, Conclusion, Notes, Acknowledgments, Index,”,”RUSx-125-FL”
“MALIA Martin”,”The Soviet Tragedy. A History of Socialism in Russia, 1917-1991.”,”Martin Malia is Professor of History, Emeritus, at the University of California, Berkeley. He is the author of The Soviet Tragedy: A History of Socialism in Russia, 1917-1991. Preface, Introduction, The Historical Issues: A Time for Judgment, Epilogue, Notes and Sources, Acknowledgments, Index,”,”RUSS-065-FL”
“MALINI Giordano MAX Mino”,”Africa bianca, africa nera. Volume 1. Nello specchio della storia.”,”””La campagna per la conquista di questo paese africano, tutt’altro che facile, fu condotta secondo schemi umani assai discutibili. “”Oggi è di moda concludere””, dice Bandini, “”con molta apparente sicurezza, che l’ esito della guerra di Etiopia addirittura dipese da una sterminata coltre di gas stesa davanti alle nostre posizioni e un poco dappertutto sui lunghi fronti nord e sud. “”Le vittime di questa barbara arma, si dice, furono migliaia, decine di migliaia e forse centinaia di migliaia. Battaglie iniziatesi sotto il segno della fortuna per le armate etiopiche, subito volsero al peggio quando il nostro comando dette di piglio all’ arma segreta e micidiale, irrorandone i soldati avanzanti…””. (pag 217-218)”,”AFRx-044″
“MALINVAUD Edmond”,”La disoccupazione di massa.”,”MALINVAUD Edmond è direttore enerale dell’ INSEE in Francia.”,”ECOT-217″
“MALINVAUD Edmond”,”Metodi statistici dell’Econometria.”,”Intesa in senso lato, l’econometria comprende ogni applicazione della matematica o dei metodi statistici allo studio dei fenomeni economici.”,”STAT-003-FL”
“MALINVERNI Bruno”,”La Germania occidentale nella politica europea.”,”Bruno MALINVERNI docente di storia dei trattati e delle relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università Cattolica Sacro Cuore, si interessò fino alla prematura scomparsa agli studi di storia diplomatica e di storia del movimento cattolico. Ha scritto varie opere riportate nel retrocopertina.”,”GERx-065″
“MALKIEL Theresa Serber”,”Journal d’ une gréviste.”,”MALKIEL Theresa (1874-1949) ebrea originaria dell’ Europa dell’ Est, militante socialista, ha difeso la causa delle donne immigrate in America. F. BASCH, è professore all’ istituto d’ inglese Charles V. “”E’ veramente un sentimento meraviglioso che si impadronisce di voi quando vi sentite circondate da gente riunita con lo stesso fine, con le stesse speranze e le stesse idee. E come se un gigante arrivasse all’ improvviso per rendere giustizia a tutti. L’ oratrice ha dovuto sentire la stessa cosa quando ha detto che una persona, quando è sola, è come un albero solitario piantato nel deserto destinato a deperire e a morire sotto la calura del sole e le tempeste di vento. Ma quando tutti sono uniti, sono come una grande foresta che dà ombra, ove ciascun albero, piccolo o grande, è protetto da tutti gli altri, e dove tutti possono crescere e prosperare. Si, quando penso a ciò, mi rendo conto che una persona sola, anche ricca o intelligente, non può sopravvivere a lungo se non riceve dagli altri aiuto e protezione.”” (pag 123)”,”MUSx-187″
“MALLARMÉ Stéphane, a cura di Bertrand MARCHAL”,”Correspondance complète 1862-1871. Suivi de: Lettres sur la poésie 1872-1898. Avec des lettres inédites.”,”Tra i massimi esponenti del Simbolismo francese insieme a Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, Stèphane Mallarmè ha donato un linguaggio diverso alla poesia elaborando una lingua molto ricercata e talvolta ermetica che, grazie al suo contributo, ha aperto il sentiero a nuovi orizzonti letterari non solo in Francia, ma in tutto il territorio europeo. «Occhi, laghi alla sola mia ebbrezza di rinascere | Altro dall’istrione che col gesto ridesta | Come piuma di lampade ignobili la cenere, | Ho bucato nel muro di tela una finestra. | Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte…» (Versi tratti dalla poesia “Il pagliaccio punito“ ). Umile e riservato, Mallarmè è considerato il padre della poesia moderna e molti saranno gli artisti che coglieranno la sua eredità e tradurranno la frenesia dell’attimo in vere e proprie partiture musicali di emozionante lirica. Non compreso da molti suoi contemporanei, a causa di sottili combinazioni di parole che rendono spesso faticosa e ostica la lettura dei suoi versi, assegna alla poesia la missione di suggerire gli oggetti facendo così leva sulla nostra immaginazione che, trascinata dalla potenza di un accostamento tutt’altro che casuale delle parole, suscita evocazioni degli oggetti rappresentati in modo assolutamente personale. Mallarmè si limita infatti a suggerire e mai ad esprimere idee lasciando così che ognuno di noi danzi in quei sublimi versi estrinsecando la propria interiorità e raccogliendo uno o più frammenti del proprio vissuto o semplicemente abbandonandosi ad un sogno. (http://lacapannadelsilenzio.it/)”,”VARx-570″
“MALLE Silvana”,”The Economic Organization of War Communism, 1918-1921.”,”Silvana Malle is an associate professor at the University of Verona. This book examines the origins, development and reasons for change of the first Soviet economic system. List of figures, List of tables, Preface, Introduction, Appendix to Chapter 2: Nationalization of kustar’ industry, Conclusion, Notes, Bibliography, Glossary, Index,”,”RUSU-063-FL”
“MALLET Serge”,”The New Working Class.”,”Scioperi maggio-giugno 1968 per il ‘controllo’, tradeunionismo e società industriale, Q automazione caso Raffineria Caltex in FR, gruppo elettronico Thompson. L’A, sociologo di sinistra, è morto in un incidente stradale nel 1973. Il libro ne riporta una breve biografia e un elenco delle sue opere. Tesi: la nuova classe operaia ‘White Collar’ non può essere definita come ‘aristocrazia operaia’”,”MFRx-094″
“MALLET Serge”,”La nouvelle classe ouvriere.”,”MALLET è nato nel 1927 da una famiglia di artigiani rurali della Gironda, participa alla resistenza, aderisce al PCF e se ne separa nel 1956 per partecipare alla fondazione del PSU di cui resta uno dei principali dirigenti. Ha scritto vari libri di carattere sociologico. Membro dell’ equipe del Nouvel Observateur.”,”CONx-019″
“MALLET Victor”,”The Trouble with Tigers. The Rise and Fall of South-East Asia.”,”MALLET è stato corrispondente estero da quando ha lasciato la Oxford University nel 1981. E’ figlio di un diplomatico britannico nato in Germania nel 1960. Ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo. Per il Financial Times dal 1996 ha coperto l’ Africa, il Medio Oriente e l’ Asia del Sud Est.”,”ASIx-046″
“MALLETT Robert”,”Mussolini in Etiopia, 1919-1935. Le origini della guerra dell’Italia fascista in Africa.”,”Guerra d’Etiopia, ‘guerra di vendetta’ “”La riluttanza dimostrata da Londra anche a proposito dei modesti cambiamenti territoriali in Etiopia ammessi da Grandi lasciava capire che le pressioni dell’opinione pubblica e degli ambienti politici britannici avrebbero costretto il governo nazionale a portare la questione di Addis Abeba al tavolo della Società delle Nazioni. Se così fosse stato, e se Ginevra avesse deciso di invocare sanzioni o addirittura un intervento militare contro l’Italia in forza dell’articolo 16, era concreto il rischio che la Gran Bretagna decidesse di chiudere il Canale di Suez. Ciò significava che il supporto logistico per la guerra d’Etiopia avrebbe dovuto prendere la strada del Capo di Buona Speranza e tutto sarebbe stato “”estremamente difficile””. Ma se davvero la Società delle Nazioni avesse deciso un proprio intervento diretto, l’Italia avrebbe dovuto fare i conti con conseguenze ancora peggiori: i francesi si sarebbero inevitabilmente schierati dalla parte della Gran Bretagna perché ne avevano bisogno per affrontare lo “”spettro tedesco”” che li terrorizzava. Come soluzione Cavagnari suggeriva che Mussolini chiudesse un occhio su “”eventi europei che stavano evolvendosi molto rapidamente”” e facesse sapere a tutti che prima o poi Parigi e Londra avrebbero avuto bisogno dell’amicizia dell’Italia. Nel frattempo le divisioni già partite alla volta dell’Eritrea e della Somalia avrebbero rappresentato un avvertimento per l’Etiopia e Mussolini poteva cominciare a far sentire opportune parole di condanna per il paese stesso in quanto inadeguato a far parte della Società delle Nazioni, e rivendicare per l’Italia il mandato di governarlo. Sarebbe stato possibile imporre un governo più diretto in un momento successivo (295)”” (pag 187) [(295) DDI, 7, XVI, Cavagnari a Mussolini, 4 marzo 1935, n. 694]”,”ITQM-239″
“MALON Benoit”,”La terza disfatta del proletariato francese.”,”Altra edizione: MALON Benoit, La troisieme defaite du proletariat francais. G. GUILLAUME. NEUCHATEL. 1871 REPRINT 1968 pag 538 16° note”,”MFRC-004″
“MALON Benoit”,”La troisieme defaite du proletariat francais.”,”MALON appartenente all’ Internazionale, rappresentante dimissionario del dipartimento della Senna, membro della comune di Parigi.”,”MFRC-005″
“MALON Benoît”,”Le socialisme intégral. Histoire des théories et tendances générales.”,”””Tous ce hommes, dont j’ai amplement parlé ailleurs (1), acceptaient avec plus ou moins de ménagement la nationalisation du sol et la socialisation des forces productives. Il en était de même naturellement du prolétariat militant de leurs pays respectifs. La situation fut donc claire; les prolétaires socialistes français de la première décade imperiale, rejetés par Proudhon sur les rivages bourgeois du mutuellisme, campaient isolés, en arrière de l’armée socialiste européenne. L’instinct de classe les sauva quelques années aprés. Ils publièrent, en 1864, le fameux ‘Manifeste des Soixante, par lequel ils se séparèrent avec éclat des bourgeois liberaux et déclarèrent voulor suivre à l’avenir une politique de classe. Proudhon, enthousiasmé et bien inspiré cette fois, sentit que l’avenir était dans cette initiative ouvrière et il écrivit d’abondance le livre superbe (2) qui fut son chant du cygne””. [(1) ‘Histoire du Socialisme’; (2) ‘De la capacité politique des classe ouvrières’ fut écrit dans les derniers mois de 1864 et ne fu publié qu’en mai 1865. On sait que Proudhon mourut le 19 janvier 1865]”” (pag 171)”,”SOCx-244″
“MALON Benoît”,”Histoire du socialisme depuis les temps les plus reculés jusqu’a nos jours. Ou efforts des réformateurs et des révoltés a travers les ages. Tome premier. Histoire du socialisme jusqu’à la révolution française.”,”Benoit Malon, Ancien membre de l’ Internationale, Ancien Député de la Seine, Ancien membre de la Commune de Paris. “”I vincitori hanno fatto solo la storia dei vincitori: lasciate che un vinto faccia la storia dei suoi fratelli”” (Gnocchi-Viani) (in apertura) “”Der Socialismus ist nichtblos eine politische Partei sondern auch ein Wissenschaft”” (Il socialismo non è solamente un partito politico ma anche una scienza); Le socialisme n’est pas seulement un parti politique mais aussi une science) (W. Liebknecht) (in apertura)”,”SOCU-001-FPB”
“MALOVIC Dorian”,”Le pape jaune. Mgr Jin Luxian, soldat de Dieu en Chine communiste.”,”Dorian Malovic capo del servizio ‘Asia’ del quotidiano ‘La Croix’, specialista della Cina, ex corrispondente da Hong Kong. Dati sulla presenza della Chiesa in Cina “”Le pays compte officiellement 138 diocèses pour seulement 79 évêque officiels. Près de 90% d’entre eux sont reconnus par le Vatican. Le nombre d’évêques clandestins reste difficile à évaluer avec certitude. Certaines statistiques assez sûres publiées à Hong Kong parlent de 50 évêques clandestins. Dans la réalité ils sont plus nombreux car certains ne divulguent pas du tout leur affiliation. On compte plus de 2200 prêtes officiels dont les trois quarts ont été ordonnés durant ces douze dernières années. Plus de 1300 séminaristes étudient dans les 19 grands séminaires du pays approvés par le gouvernement. On estime que près de 800 autres séminaristes étudient dans une dizaine de séminaires clandestins. Sur les 5200 religieuses du pays, en majorité très jeunes, on estime à près de 2000 le nombre de clandestines. Il existe 40 noviciats officiels et près d’une vingtaine souterrains. Plus de 5000 églises et chapelles ont été ouvertes depuis 1980″” (pag 273-274) Wikip: Bishop Aloysius Jin was born in Shanghai into a family that had been Catholic for generations. He was orphaned as a youth, losing his mother when he was 10 and his father when he was 14. He attended Catholic schools and in 1938, at the age of 22, he entered the Society of Jesus, subsequently being ordained in 1946. He studied in France, Germany and Italy, before returning to China in 1951. He was arrested with hundreds of priests and laity in the “September 8 Incident” in 1955, a major crackdown against the “counterrevolutionary clique” of Ignatius Gong Pinmei of Shanghai. He was subsequently released from prison in 1982 and became the founding rector of the Sheshan Major Seminary, outside of Shanghai.[1] Bishop Jin was ordained auxiliary bishop without Vatican approval in 1985, and became diocesan bishop of Shanghai in 1988. In 2005, the Holy See eventually recognized him as Apostolic Administrator to bishop Msgr. Joseph Fan Zhongliang”,”RELC-319″
“MALRAUX André”,”I conquistatori.”,”GARIN, metà russo e metà svizzero, è impegnato a preparare la rivoluzione in Cina. E’ una lotta su molti fronti: la corruzione dei generali, le correnti pacifiste, l’attivismo suicida degli anarchici, la debolezza delle masse non ancora in possesso di una coscienza di classe, la presenza dei ‘trusts’ occidentali. GARIN è l’eroe ateo che impegna tutto se stesso in questa prospettiva fino alla morte.”,”CINx-031″
“MALRAUX André”,”La condicion humana.”,”L’azione si situa nella Shanghai del 1928 nel corso della lotta che oppone i comunisti a CHIANG KAI SHEK. I protagonisti sono simbolici però dotati di un poderoso spirito umano.”,”VARx-040″
“MALRAUX André”,”La condizione umana.”,”Con La condition humaine (La condizione umana=, del 1933, Malraux ci ha dato uno dei libri fondamentali apparsi fra le due guerre. l romanzo ebbe il premio Goncourt e diede al suo autore una grandissima notorietà. Quest’ opera, che approfondisce i problemi etici sfiorati in’Les conquerants’, è diventua il simbolo stesso dell’ arte di questo grande scrittore per la forza dello stile, la profondità psicologica dei personaggi e la ricchezza dei temi trattati. Sullo sfondo della Shanghai 1928, durante la lotta fra i comunisti cinesi e i partigiani di Ciang Kai-Schek, agiscono e discutono personaggi ammirevolmente costruiti…”” (pag VIII) “”Ai compagni si deve chiedere solo quello che possono fare. Compagni voglio, e non santi… Non ho nessuna fiducia nei santi…”” (pag 218)”,”VARx-080″
“MALRAUX André”,”La speranza.”,”Fu MALRAUX ad organizzare e a dirigere la squadra aerea España, fu lui a compiere 65 missioni precipitando due volte. I racconti di André MALRAUX hanno quasi sempre come sfondo le vicende politico-militari del suo tempo: la rivoluzione cantonese (ne I conquistatori), quella comunista cinese in ‘La condizione umana’, la guerra di Spagna con La speranza che chiude la trilogia. La speranza di MALRAUX non è quella della teologia del cristianesimo: è considerata qui come una virtù delle situazioni e delle scelte difficili. Oltre al valore insopprimibile della dignità umana, MALRAUX in quella guerra scopre la “”fraternità virile”” che è a suo parere “”l’ unica cosa dell’ uomo che sia più grande dell’ uomo””. Come ha scritto Gaetan PICON, in questo libro M. fa della “”critica d’ ammirazione””, d’ ammirazione anche per la morte e lo sterminio. MALRAUX si può accostare ad HEMINGWAY che aveva scritto sulla guerra di Spagna partendo da posizioni democratiche fortemente antifasciste e antifranchiste. “”Generalmente, il coraggio personale di un capo è tanto più grande quanto peggiore è la sua coscienza di capo. Ricordatevi che abbiamo molto più bisogno di risultati che di esempi””. (pag 158)”,”MSPG-112″
“MALRAUX André”,”La condizione umana. Romanzo.”,””” – Non siamo in maggioranza nel comitato – disse costui. L’ assemblea dei delegati riuniita clandestinamente dal partito Kuomintang prima dell’ insurrezione, aveva eletto un direttorio di 26 membri, con 15 comunisti; ma quel direttorio aveva eletto a sua volta il Comitato esecutivo che doveva organizzare l’ amministrazione muncipale. La forza era in quel comitato e i comunisti non vi erano più in maggioranza.”” (pag 144) “”- E’ ora di farla finita – disse Cen senza neppure alzare gli occhi. – Per prima cosa bisogna uccidere Chiang Kai-Shek. Katov ascoltava in silenzio. – Questo appartiene al futuro – disse alla fine. – Per il momento si uccidono i nostri. Sicuro. Tuttavia, Kyo, io non sono sicuro di essere del tuo parere. Agli inizi della rivoluzione, quand’ero ancora socialista rivoluzionario, in Ucraina eravamo tutti contrari alla tattica di Lenin, Antonov, che era il commissairo, aveva arrestato alcuni proprietari di miniere e aveva appioppato loro dieci anni di lavori forzati per sabotaggio. Senza processo. Lenin, nella sua qualità di Commissario della Ceca, si è felicitato con lui: noi invece abbiamo protestato in massa. I proprietari erano autentici sfruttatori, e molti di noi avevano scontato condanne in miniera: appunto per questo pensavamo che occorresse essere particolarmente giusti con loro, per dare il buon esempio. Pure, se li avessimo messi in libertà, il proletariato non ci avrebbe capito nulla. Lenin aveva ragione. La giustizia era dalla nostra parte, ma Lenin aveva ragione. Noi eravamo anche contrari ai poteri straordinari della Ceca. Bisogna stare attenti. Il programma attuale è giusto: prima estendere la rivoluzione e poi approfondirla. Lenin non ha mai detto subito: “”Tutto il potere ai Soviet””. – Ma non ha detto mai: “”Il potere ai menscevichi.”” Nessuna situazione ci può obbligare a cedere le armi agli azzurri””.”” (pag 147-148)”,”CINx-188″
“MALRAUX André”,”Antimemorie.”,”””Di tutti gli animali l’ elefante è il più saggio, il solo che si ricordi delle sue vite anteriori; così sta a lungo tranquillo, meditandoci sopra.”” Testo buddista “”Nella sua Autobiografia, (Nehru, ndr) aveva dichiarato che lo spettacolo della religione lo aveva quasi sempre riempito d’ orrore; la parola religione evocava per lui la credulità cieca, la superstizione, un campo legato alla difesa degli interessi stabiliti. Il cristianesimo non aveva combattuto la schiavitù. Nehru aveva aggiunto che la religione aveva quasi perduto la sua spiritualità, in India come in Occidente; anche nel protestantesimo, che era senza dubbio la sola religione an cora viva. Questa affermazione mi aveva lasciato interdetto. Ma egli riprendeva: “”Guardi il nostro legame con gli animali. Lei sa che non ci sono vacche sacre: tutte le vacche sono sacre. E ha visto come le trattano!… E le scimmie!…”” (pag 302-303) “”””All’umanità manca qualcosa di essenziale. Che cosa? Una specie di elemento spirituale, che tenga imbrigliato il potere scientifico dell’ uomo moderno. E’ chiaro ormai che la scienza è incapace di ordinare la vita. Una vita è ordinata dai valori. (….)””””. (pag 305, Nehru) “”L’ India di Gandhi poggia realmente su un’etica; forse, sotto certi aspetti, più di quanto l’ Occidente non poggi sulla morale cristiana. Ma si ricordi di una frase singolare di Gandhi: ‘Bisogna che l’ India abbia finalmente una vera religione…'””. L’ Occidente era l’ individualismo; un individualismo che era al tempo stesso il crocefisso e il reattore atomico. Avevo conosciuto in passato il disagio dei buddhisti davanti al crocefisso, il “”Perché adorano un suppliziato?””, e l’ ambivalenza dell’ India nei confronti delle macchine (…)””. (pag 309)”,”VARx-184″
“MALRAUX André, a cura di François de SAINT-CHERON”,”Carnet d’U.R.S.S., 1934.”,”Il carnet non contiene né approvazione né manifestazione di opposizione. “”Parmi les présents, Malraux était sans doute l’étranger le plus connu. Le nombre des participants a été diversement décompté: cinq cent quatre-vingt-onze dont 60% étaient membres du Parti communiste ou des Jeunesses communistes. Cent quatre-vingts d’entre eux au moins furent victimes des purges. Sur le centaines d’écrivains russes, dont Gorki, Babel, Pasternak, qui assistèrent à ce congrès de 1934, d’après R. Conquest, cinquante seulement étaient encore en vie pour le second, qui eut lieu non en 1937 comme il avait été d’abord annoncé, mais en 1956. Un tract prémonitoire, qui mettait en garde les participants étrangers, avait été saisi par la police secrète. Des écrivains anonymes y dénonçaient le mensonge permanent, le système de dénonciations mutuelles, le “”fascisme soviétique””, Staline nouveau Nabuchodonosor, l’URSS devenue une “”maison close”” où les écrivains seraient les prostituées. Mais qui a pu lire ce document?”” (pag 9-10, prefazione)”,”RUSS-208″
“MALRAUX André”,”La condizione umana.”,”‘La rivoluzione cinese del 1927 come leggenda della libertà’ “”Anche la Cina de ‘La condizione umana’ è una Cina urbana, cosmopolita , dove la rivoluzione è fatta da stranieri o da meticci, come Kyo. ‘La condizione umana’ si svolge nella fase immediatamente seguente della rivoluzione cinese, la fase più tragica: quella dell’insurrezione di Shanghai del 1927, quando gli operai in armi, guidati dai comunisti, liberano la città prima dell’arrivo di Chiang Kai-shek alla testa delle truppe del Kuomintang. Partito comunista cinese e Kuomintang sono ancora alleati ma già si presagisce la tragica soluzione finale. Chiang infatti rompe l’alleanza che Stalin invece continua a sostenere, e questa sua ostinazione condanna i comunisti cinesi al massacro”” (pag XXI, introduzione di Renata Pisu)”,”VARx-005-FGB”
“MALRAUX André”,”I conquistatori.”,”””… per tutta la durata del processo aveva avuto l’impressione di uno spettacolo irreale (…) Del resto la giustizia in quella sala era così forte; i magistrati, i gendarmi, la folla, così ben uniti in uno stesso sentimento, che non vi era posto per l’indignazione. Dimenticato il suo sorriso, Pietro fu assalito da quel medesimo senso d’impotenza straziante, di disprezzo e disgusto che si prova al cospetto di una moltitudine fanatica, dinanze a tutte le grandi manifestazioni dell’assurdità umana”” (pag 102-103)”,”VARx-010-FGB”
“MALRAUX André”,”Antimemorie.”,”1940. “”Sapemmo l’indomani in che modo eravamo stati salvi. I nostri carri avevano incontrato una linea di fosse individuate, su cui non tutti i cannonitedeschi, abbastanza distanti, erano esattamente puntati; le bombe che ci erano destinate, scoppiando fuori delle fossa, avevano fatto crollare una delle pareti”” (pag 294)”,”VARx-024-FER”
“MALRAUX André”,”La speranza.”,”””(…) [Malraux pubblica] nello stesso anno (1928) il suo primo libro impegnativo intitolato ‘Les conquerants’, pubblicato in Italia nel 1947 da Mondadori con il titolo ‘I conquistatori’. L’opera, esaltata da Trotsky, fu proibita sia nell’Italia fascista che nella Russia stalinista. È il primo romanzo ideologico di Malraux, il primo in cui lo scrittore elabora con lucidità la sua tesi più estrema: la rivoluzione non è il trionfo di un ideale ma soltanto un mezzo di evadere, un modo di protestare contro la condizione umana. Apparentemente il tema è incentrato sule vicende, seguite personalmente dallo scrittore che allora si trovava in Estremo Oriente, della lotta nazionalpopolare dei cinesi a Canton e a Hong Kong contro l’imperialismo europeo. In realtà, nonostante lo stile “”veristico””, l’opera è un pretesto per costruire un personaggio, Garin, nel quale l’Autore si identifica senza possibilità di equivoci. Garin è un intellettuale svizzero formatosi in Francia, disertore della legione straniera, il quale è guidato da una sfrenata volontà di potenza e, come è stato giustamente scritto, «da un “”puro”” desiderio di grandezza». L’unico modo di realizzarsi è per lui l’azione. (…) Il momento magico di Malraux scrittore lo si ha con ‘La condition humaine’ che si merita immediatamente il Premio Goncourt (in Italia ‘La condizione umana’, 1934). Lo stesso Malraux, poco prima di morire, confessò in una intervista la stretta dipendenza fra «I conquistatori» e «La condizione umana». «Nei ‘Conquistatori’» disse lo scrittore «c’è un momento in cui Garin racconta la storia dei comunardi che interrogano i borghesi. Questi gridano: “”Io non mi sono mai occupato di politica!””. E i comunardi li uccidono dicendo: “”È proprio per questo””. E la stessa idea, espressa in modo tragico. Ma io non penso che il problema della tranquillità (si fa riferimento a una famosa frase di Tolstoi: «La tranquillità è una disonestà dell’anima» – ndr) si ponga seriamente nella nostra civiltà. Noi non dobbiamo scegliere fra la tranquillità e il dramma. Vi sono drammi dovunque, e non appartengono tutti alla stessa specie. (…) Il problema umano di Malraux forse il suo problema più drammatico, è quello sempre eluso, della presa di coscienza dell’uomo. Ma in quale modo? O, almeno, ci sono più chiavi, più vie, più meccanismi per giungere a tali esiti? Il personaggio Garin nei «Conquistatori» dice che la dicotomia tranquillità-dramma va superata. Tchen nella «Condizione umana» procede oltre sostenendo che la lotta dell’uomo è la lotta della presa di coscienza attraverso la rivoluzione. Le parole di Tchen sono: «Essi andavano a conquistare il pane e la dignità». Sullo sfondo dalla Shanghai 1928, durante la lotta fra i comunisti e i seguaci di Chiang Kai-Shek agiscono alcuni personaggi, i meglio costruiti, i più sfaccettati dell’arte di Malraux (…)”” (pag 10-11, dall’introduzione di Ferruccio Fölkel, in André Malraux, ‘La speranza’, Mondadori, Milano, 1980] inserire in Isc”,”VARx-015-FFS”
“MALRIEU Jean-Paul”,”In nome della necessità. L’economicismo delle teorie economiche. Volume I.”,”Jean-Paul Malrieu, 34 anni, è stato dirigente dell’Organizzazione rivendicativa studentesca francese – l’UNEF – e dell’Unione degli studenti comunisti dal 1960 al 1964. Espulso dal movimento comunista, con i suoi compagni iniziò uno studio critico del marxismo e del posto che esso attribuisce all’economico. Questo libro è il prolungamento di questo studio teorico, confermato e vivificato dagli sconvolgimenti ideologici che travagliano la società francese dal Maggio ’68. Fisico, J.P. Malrieu ha partecipato al movimento di critica che si è sviluppato all’interno delle istituzioni scientifiche contro la loro organizzazione e poi contro la loro funzione sociale, militare, economica ed ideologica. Egli milita nel movimento ecologico ‘Survivre et vivre’ che porta avanti contro lo scientismo e il produttivismo delle società tecnicistiche una lotta di ‘sovversione culturale’. L’autore mostra le teorie economiche, incapaci di render conto del movimento reale delle organizzazioni sociali, ridotte al ruolo di palinodie giustificatorie. Ma al di là dei suoi insegnamenti teorici, questo libro sfocia in una tesi politica: “”l’economicismo del movimento marxista ha sistematicamente impoverito le poste della rivoluzione e condotto il movimento rivoluzionario nell’impasse del socialismo produttivistico, gerarchizzato, specializzato. Rivoluzionari, è tempo di fare la critica delle nostre certezze. Non abbiamo fallito per aver troppo voluto, ma per aver troppo conservato del vecchio mondo””.”,”TEOC-061-FL”
“MALRIEU Jean-Paul”,”In nome della necessità. Volume II.”,”Jean-Paul Malrieu, 34 anni, è stato dirigente dell’Organizzazione rivendicativa studentesca francese – l’UNEF – e dell’Unione degli studenti comunisti dal 1960 al 1964. Espulso dal movimento comunista, con i suoi compagni iniziò uno studio critico del marxismo e del posto che esso attribuisce all’economico. Questo libro è il prolungamento di questo studio teorico, confermato e vivificato dagli sconvolgimenti ideologici che travagliano la società francese dal Maggio ’68. Fisico, J.P. Malrieu ha partecipato al movimento di critica che si è sviluppato all’interno delle istituzioni scientifiche contro la loro organizzazione e poi contro la loro funzione sociale, militare, economica ed ideologica. Egli milita nel movimento ecologico ‘Survivre et vivre’ che porta avanti contro lo scientismo e il produttivismo delle società tecnicistiche una lotta di ‘sovversione culturale’. L’autore mostra le teorie economiche, incapaci di render conto del movimento reale delle organizzazioni sociali, ridotte al ruolo di palinodie giustificatorie. Ma al di là dei suoi insegnamenti teorici, questo libro sfocia in una tesi politica: “”l’economicismo del movimento marxista ha sistematicamente impoverito le poste della rivoluzione e condotto il movimento rivoluzionario nell’impasse del socialismo produttivistico, gerarchizzato, specializzato. Rivoluzionari, è tempo di fare la critica delle nostre certezze. Non abbiamo fallito per aver troppo voluto, ma per aver troppo conservato del vecchio mondo””.”,”TEOC-062-FL”
“MALTESE Curzio, collaborazione di Carlo PONTESILLI e Maurizio TURCO”,”La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani.”,”PONTESILLI è fiscalista in Roma, esperto di privilegi ecclesiastici, TURCO è vicepresidente vicario del partito radicale. MALTESE Curzio è nato a Milano e cresciuto a Sesto San Giovanni. Da ragazzo dopo un periodo tra fabbricas e radio libere, si è dedicato al giornalismo, cronista a ‘La notte’, poi alla Gazzetta dello Sport. Dal 1986 inviato de ‘La Stampa’ e dal 1995 editorialista di Repubblica. Ha scritto altri libri: ‘I padroni della città’ (2007), ‘Come di sei ridotto. Modesta proposta di sopravvivenza al declino della nazione’ (2006). “”In Germania, Spagna perfino nella cattolicissima Polonia di Karol Wojtyla, il dibattito non si è limitato alle pagine dei giornali ma ha prodotto cambiamenti nelle leggi e nei programmi scolastici, come l’inserimento di altre religioni (Islam ed ebraismo, per esempio) fra le scelte possibili, o la trasformazione dell’ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai generali nei sistemi continentali. L’Italia è l’unica nazione democratica in cui l’ipotesi di allargare l’insegnamento religioso ad altre confessioni, oltre la cattolica, non è stata neppure presa in considerazione. Per quanto si tratti di una palese negazione del principio fondante di ogni democrazia, ovvero l’uguaglianza delle confessioni religiose davanti allo Stato. L’ora di religione soltanto cattolica è un dogma.”” (pag 95)”,”RELC-228″
“MALTESE Paolo”,”Storia del canale di Suez. L’Egitto e il canale 1833-1956.”,”MALTESE Paolo Lavori forzati per 60 mila. Sentimenti umanitari inglesi per le corvée di lavoratori egiziani utilizzati nel canale. “”I sentimenti umanitari inglesi erano a senso unico, se si pensa che, nello stesso periodo, le industrie tessili del Lancashire impiegavano bambini di otto anni, per quattordici ore al giorno; inoltre, come si ricorderà, proprio in Egitto gli inglesi avevano usato, senza rimorsi, mano d’opera locale forzata per la costruzione della loro ferrovia””. (pag 89) “”Inutile dire che questo numero non sarà mai più abbassato, e che anzi a volte salì sino a 25.000-30.000 unità. Furono dunque all’incirca 60.000 gli uomini, su una popolazione di cinque milioni di abitanti – dalla quale però bisogna togliere donne, vecchi e bambini – che venivano contemporaneamente sottratti ai lavori dei campi. Infatti, mentre un contingente di operai lavorava all’istmo, quello che lo aveva preceduto tornava disfatto ai villaggi per riposarsi mentre un terzo si metteva in cammino per prestare il so periodo di lavoro forzato””. (pag 89-90)”,”VIOx-171″
“MALTESE Paolo”,”Nazionalismo arabo e nazionalismo ebraico, 1798-1992. Storia e problemi.”,”Fondo Roberto Casella Paolo Maltese, studioso di problemi di politica medio-orientale ha pubblicato tra l’altro una storia del canale di Suez.”,”VIOx-186″
“MALTESE Paolo”,”Nazionalismo arabo e nazionalismo ebraico, 1798-1992.”,”Paolo Maltese, studioso di problemi di poltica medio-orientale, ha pubblicato: La Terra Promessa, La guerra italo-turca e la conquista della Libia 1911-1912, Perchè il IV conflitto arabo-israeliano, Storia del Canale di Suez, L’Egitto e il canale 1833-1956,”,”VIOx-115-FL”
“MALTESE Paolo”,”La terra promessa. La guerra italo-turca e la conquista della Libia, 1911-1912.”,”Contiene: Gaetano Salvemini e le divisioni del partito socialista – Il movimento nazionalista spinge verso la guerra – La polemica tra Prezzolini e Corradini sull’inchiesta in Tripolitania svolta da ITO – Timori per le mire straniere sulla Tripolitania – Il Banco di Roma fa pressioni a favore della guerra – Il ‘Corriere della Sera’ affianca la campagna pro-guerra – La “”passeggiata militare”” – Gaetano Mosca mette in guardia, inascoltato, dai facili entusiasmi – Hanno inizio le proteste del partito socialista – L’ultimatum dell’Italia alla Turchia. La guerra. (…)”,”ITQM-004-FSD”
“MALTHUS Thomas Robert a cura di Piero BARUCCI”,”Principi di economia politica considerati in vista della loro applicazione pratica.”,”Collana ‘I classici dell’ economia politica’. I ‘Principi’ sono un’opera scritta da MALTHUS (1766- nella piena maturità. Aveva oltre cinquant’anni e parecchi scritti alle spalle compreso quel ‘Saggio’ per il quale è stato definito “”l’ uomo più insultato del suo tempo””. A pagina LX c’è la tabella: La fortuna di Malthus nelle ‘Storie’ del pensiero economico (Marx, Ingram, Price, Gide-Rist, Spann, Haney, Bousquet, Cannan, Gray, Roll, Whittaker, Bell, James, Taylor, Blaug, Denis, Barber, Rima, Spiegel).”,”ECOT-033″
“MALTHUS Robert”,”Primer ensayo sobre la poblacion.”,”La prima edizione del libro di MALTHUS conteneva 50 mila parole. Era praticamente un’altra cosa dalle edizioni seguenti (la quinta conteneva 250 mila parole. (pag 20) La tiratura della prima edizione non raggiunse le mille copie. (pag 21)”,”ECOT-066″
“MALTHUS Thomas Robert”,”Primo saggio sulla popolazione. (Tit.orig.: An Essay on the Principle of Population (…))”,”MALTHUS Thomas Robert nacque ad Albury presso Guilford nel 1766. Studiò al Jesus College di Cambridge, dove poi insegnò. Nel 1796 tornò ad Albury come curato di quella parrocchia. Dopo molti viaggi sul continente fu nominato vicario di Walesby. Nel 1805 si stabilì a Haleybury dove gli fu assegnata la prima cattedra di Economia politica istituita in Inghilterra. Morì nel 1834. Capostipite della scuola economica liberale, criticato da MARX e riscoperto dai teorici dei “”limiti dello sviluppo””, continua ad essere al centro di analisi e discussioni. Miseria e natalità. “”Da questa breve disamina, e tenendo conto di tutte le notizie che ci sono pervenute sui popoli cacciatori, possiamo concludere che queste popolazioni sono poco numerose per scarsità di alimenti e che aumenterebbero immediatamente se aumentasse il cibo a loro disposizione; anche lasciando fuori questione il vizio, che non riguarda i popoli allo stato selvaggio, dobbiamo ammettere che qui è la miseria a fare da freno alla forza più esplosiva della popolazione, riuscendo a mantenerla al livello dei mezzi di sussistenza. L’ esperienza e la verifica dei fatti ci dicono che questo freno, salvo poche sporadiche eccezioni, agisce ancora oggi, costantemente, su tutti i popoli allo stato selvaggio e tutto induce a credere che mille anni orsono agisse con la stessa forza e che fra mille anni agirà suppergiù come in passato””. (pag 23)”,”DEMx-041″
“MALTHUS Thomas Robert, a cura di Piero BARUCCI”,”Principi di economia politica considerati in vista della loro applicazione pratica.”,”Thomas Robert Malthus nacque nella casa paterna vicino a Dorking (Surrey) il 13/02/1766. A sedici anni fu allievo di G. Wakefield, un prete eretico che fra l’altro nel 1799 fu arrestato perchè si era augurato che i rivoluzionari francesi invadessero anche l’Inghilterra. A diciotto anni entrò al Jesus College di Cambridge dove studiò a fondo matematica, logica, letteratura classica, filosofia e dove anche di storia. Nel 1788, superato gli esami finali, prese gli ordini. Rimase vicino all’ambiente culturale di Cambridge, dove divenne Fellow del Jesus nel 1793.Nel 1804 prese moglie e lasciò il collegio. Un anno dopo ebbe la la cattedra cui si è già accennato all’East India College di Hailebury dove rimase fino alla morte che lo colse nel 1834.”,”ECOT-110-FL”
“MALTHUS Thomas R.”,”Sul principio di popolazione.”,”21 Sistemi di eguaglianza: Owen (pag 321-326) Dell’ emigrazione (pag 327-333) ‘Se dunque si crede ancora che l’emigrazione costituisca un rimedio alla popolazione esuberante, ciò viene dalla ripugnanza che tutti gli uomini provano ad abbandonare il loro paese natio, unita alla difficoltà di dissodare e correggere un nuovo terreno, che non ha mai permesso di adottare questa misura in modo assai generale. Se un tal rimedio avesse efficacia e potesse riuscire di qualche sollievo ai mali che il vizio e la sventura producono negli antichi Stati, se potesse in un certo modo ringiovanirli e metterli nelle condizioni in cui si trovano le nuove colonie, da lungo tempo si sarebbe esaurito questo espediente; e dopo avervi avuto ricorso ogni volta in cui i mali si fossero fatti di nuovo sentire, questa sorgente di felicità e di speranze si sarebbe già chiusa per sempre. E’ dunque certo che l”emigrazione riesce affatto insufficiente per dar luogo ad una popolazione che cresca senza freno’. Ma considerato come ‘un parziale’ e temporaneo ‘espediente’, atto a propagare la civiltà e la coltivazione sulla superficie della terra, l”emigrazione sembra utile ed opportuna’. E se da un lato non si può dimostrare che i governi siano tenuti ad incoraggiarla in modo attivo; dall’altro non è soltanto un’ingiustizia da parte loro, ma è ancora un difetto di politica il vietarla o impedirla. Nessun timore può essere meno fondato di quello di vedere spopolare un paese causa di emigrazione. La forza d’inerzia che fissa il popolo nel luogo in cui nacque, i vincoli di affezione che legano gli uomini ai loro focolari, hanno tanta forza e potenza, da assicurarci che essi non penseranno ad emigrare, se non quando le affezioni politiche o la più dura povertà li spingano a questo estremo partito; ed in tal caso è cosa utilissima alla patria medesima che essi si allontanino. Ma tra tutte le doglianze circa la emigrazione, la più irragionevole è senza dubbio quella che meno si doveva aspettare, il rimprovero che le si fa di innalzare i salari del lavoro. Se il prezzo del lavoro in un paese qualunque è tale da porre le infime classi in stato di vivere discretamente, noi possiamo esser certi che nessuno fra loro penserà ad emigrare; e se questo prezzo è insufficiente, sarà cosa crudele ed ingiusta l’opporsi alla loro emigrazione’ (pag 332-333) L’emigrazione: è ‘un difetto di politica il vietarla o impedirla’ (Malthus)”,”ECOT-344″
“MALTHUS Tommaso Roberto”,”Saggio sul principio di popolazione.”,”Thomas Robert Malthus nacque nella casa paterna vicino a Dorking (Surrey) il 13/02/1766. A sedici anni fu allievo di G. Wakefield, un prete eretico che fra l’altro nel 1799 fu arrestato perchè si era augurato che i rivoluzionari francesi invadessero anche l’Inghilterra. A diciotto anni entrò al Jesus College di Cambridge dove studiò a fondo matematica, logica, letteratura classica, filosofia e dove anche di storia. Nel 1788, superato gli esami finali, prese gli ordini. Rimase vicino all’ambiente culturale di Cambridge, dove divenne Fellow del Jesus nel 1793.Nel 1804 prese moglie e lasciò il collegio. Un anno dopo ebbe la la cattedra cui si è già accennato all’East India College di Hailebury dove rimase fino alla morte che lo colse nel 1834.”,”ECOT-238-FL”
“MALUSA Luciano”,”Antonio Rosmini per l’unità d’Italia. Tra aspirazione nazionale e fede cristiana.”,”Luciano Malusa (1942) è professore ordinario di Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. È stato titolare della cattedra di Storia della Filosofia dell’Univ. di Padova, Verona e Genova.”,”RELC-412″
“MALVEZZI Piero”,”Le voci del ghetto. Antologia della stampa clandestina ebraica a Varsavia 1941 – 1942.”,”Piero MALVEZZI (Torino, 1916) dopo un lungo periodo trascorso in ospedali militari per l’ amputazione di una gamba, ha svolto attività clandestina durante la Resistenza. QUesta esperienza è stata la matrice di un lavoro di ricerca da lui svolto tenacemente, che ha approdato alla pubblicazione diella prima antologia di testi sulla Resistenza, ‘Il 25 aprile’ (TORINO, 1946) e poi alle ‘Lettere dei condannati a morte’ della Resistenza italiana ed europea insieme a Giovanni PIRELLI (1954).”,”POLx-015″
“MALVEZZI Piero PIRELLI Giovanni, a cura”,”Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945).”,”Walter Fillak, 1 febbraio 1945, Lettera al padre (riproduzione fotostatica)”,”ITAR-010-FSD”
“MALVEZZI Piero PIRELLI Giovanni, a cura”,”Lettere di condannati a morte della Resistenza europea.”,”Rudolf Seiffert (pag 390-392) S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo’ [Lettera trovata con altra, dopo la sua morte, nascosta nella sua gamba artificiale: “”Cara Hilla, cari bambini, si affacciano tempi grandiosi. Una nuova era della storia sta per irrompere sull’Europa. La conseguenza della guerra, che porta a una nuova ripartizione del mondo, è il socialismo. La Germania vuole difendersi da una necessità storica. Più tardi, quando un tratto di questa via, penso, sarà stato percorso, dì ai nostri figli che il loro padre è stato giustiziato per questo. Da un sistema brutale che si oppone al progresso con tutte le sue forze. Da un sistema che non stimava la vita umana, ma solo le leggi del profitto. Quando i nostri figli saranno grandi e in grado di pensare da soli, capiranno che il mio sacrificio non è stato vano. Quando le bandiere del proletariato vittorioso sventoleranno sulla Germania, allora il passo verso il socialismo sarà una realtà. E il passo non è più lontano. I nostri figli potranno poi costruire un mondo quale il loro padre aveva immaginato nella lotta. E anche questa sarà una lotta dura, dalla dittatura del proletariato all’ordinamento socialista della società. E’ il più grande compito che mai si sia posto all’umanità. Che cos’è la vita di un uomo di fronte al raggiungimento di un fine così grandioso? Così mi avvio alla ghigliottina diritto e sereno. Il vostro padre””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, 15 gennaio 1945]; “”Nella cella della morte. Giorno e note sono ammanettato, le mani l’una sull’altra, libere solo nell’ora dei pasti. Attraverso la finestra a un solo vetro soffia l’aria gelida dell’inverno. Il termosifone della cella funziona solo per qualche ora. Durante il giorno la temperatura è al massimo 10°. Il corpo si ribella al freddo con tutte le sue forze, ma inutilmente, manca calore interno, la fame rode gli intestini. Sempre fame, sempre freddo. Di notte, con una coperta sul pagliericcio, è peggio ancora. Ti arricci come un embrione, la coperta sulla testa, e cerchi di procurarti un po’ di calore con il tuo fiato. Quando al mattino ti alzi congelato e speri di poterti riscaldare con un po’ di caffè, generalmente di accorgi che è freddo. La crosta di pane secco basta giusto per la cavità del dente, cena e pranzo sono assolutamente insufficienti. La fame aumenta di giorno in giorno. Per i tuoi bisogni c’è un minuscolo vasetto. Questa è la civiltà nel Terzo Reich. Così un giorno dopo l’altro. Stai qui e aspetti, settimana dopo settimana, che vengano a prelevarti per ammazzarti. Non hai nessuna notizia se la tua domanda di grazia sia stata respinta, quando sarà l’esecuzione. Niente, niente. Tu aspetti e aspetti come il bestiame sul luogo del macello. Il macello degli uomini avviene così. Un giorno, in genere il lunedì, la porta della cella si apre, il tuo nome viene chiamato. L’impiegato domanda: «Avete fatto il vostro testamento?». E poco dopo non sei più vivo. Così, come pratiche d’ufficio, si trattano le vite umane. E’ questa forse civiltà? E così un lunedì dopo l’altro, una settimana dopo l’altra, un mese dopo l’altro, 25 pezzi ogni lunedì, sì, pezzi! Questo è il linguaggio ufficiale per designare le vite umane. Un lotto di duecento condannati a morte riempie qui il penitenziario di Brandeburgo. Un continuo arrivare e partire verso il nulla. Ma tutti, l’uno come l’altro, sono diritti e decisi e così vanno al patibolo perché sanno che il loro sacrificio non è stato vano. S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo. Sì, cara Hilla, così anch’io attendo che venga chiamato il mio nome; diritto e deciso… State dunque tutti bene, voi che mi foste cari. Rudolf”” [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, gennaio 1945] [‘Lettere di condannati a morte della Resistenza europea’, a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi, Torino, 1956]”,”GERR-001-FMDP”
“MALYE François STORA Benjamin”,”François Mitterrand et la guerre d’Algérie.”,”Un’inchiesta sull’ultimo tabù del mitterandismo. Il 1° novembre 1954 l’Algeria s’incendia. In quanto ministro dell’interno, Mitterand si ritrova al centro della tormenta. Si trattava di considerare la questione dell’indipendenza di questi dipartimenti francesi. Tenta comunque di imporre dele riforme sociali. Diventato ministro della giustizia del governo socialista di Guy Mollet, resta un uomo d’ordine, fedele alla politica repressiva che viene attuata. La ghigliottina diventa una delle sue armi. Quando Mitterand lascia place Vendome alla fine del mese di maggio 1957, 45 condannati a morte sono stati ghigliottinati in 16 mesi. Venticinque anni dopo abolirà la pena di morte! Mitterand dunque non è andato incontro alla decolonizzazione algerina. Il libro è frutto di mesi di lavoro e riporta documenti e testimonianze inedite. Françoise Malye è grand reporter al Point e si occupa di dossier storici; B. Stora è professore universitario, specialista di storia dell’Algeria.”,”FRAV-180″
“MAMELI Matteo DEL-SAVIO Lorenzo”,”Darwin, Marx e il mondo globalizzato. Evoluzione e produzione sociale.”,”Matteo Mameli è professore di filosofia presso il King’s College, London Lorenzo Del Savio è ricercatore in filosofia presso il Münchner Kompetenzzentrum Ethik della Ludwig Maximilian-Universität, München “”Forse siamo tutti connessi in un’unica rete”” (Charles Darwin) “”Un’associazione in cui lo sviluppo libero di ciascuno è la condizione per lo sviluppo libero di tutti”” (Marx, Engels) (4°di copertina) “”Engels fu tra gli acquirenti di una delle 1250 copie della prima edizione dell”Origine delle specie’, che andò esaurita in poche ore. Lesse il libro e ne scrisse subito a Marx: «Mai prima è stato fatto un tentativo così grandioso di dimostrare lo sviluppo storico nella natura, e ancor meno così felicemente» (3). Dopo averlo letto a sua volta, Marx ne scrisse a Ferdinand Lassalle: «Lo scritto di Darwin è molto significativo e mi è utile come fondamento nelle scienze naturali della lotta di classe storica» (4). Marx mandò a Darwin una copia del ‘Capitale’, dichiarandosi nella dedica un “”sincero ammiratore””. Darwin, troppo preso dai suoi esperimenti e dalle sue teorie, scettico che quel volume potesse contenere qualcosa di utile per le sue ricerche, non volle trovare il tempo per leggerlo (5). L’ammirazione di Marx ed Engels per Darwin si deve principalmente al fatto che quest’ultimo mostra nei suoi scritti come tutta la natura vivente, inclusa quella umana, abbia una storia e come sia possibile dare una spiegazione materialistica di questa storia. La storia dell’umanità è in ogni sua parte dentro la storia naturale. Diversi anni prima di leggere Darwin, nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Marx aveva scritto: «La storia stessa è parte ‘reale’ della ‘storia naturale’, del farsi umano della natura. In futuro la scienza naturale sussumerà in sé la scienza dell’uomo e allo stesso modo la scienza dell’uomo sussumerà in sé la scienza naturale. Vi sarà ‘una sola’ scienza» (6). La teoria di Darwin contribuisce in maniera fondamentale alla “”sussunzione”” della scienza dell’uomo nella scienza della natura. Contribuisce cioè a elaborare una concezione pienamente materialistica della natura umana (7)”” (pag 25-26) [(3) Engels a Marx, 11 oder 12 Dezember 1859, in MEW, cit, Bd 29, p. 524; (4) Marx an Ferdinand Lassalle, 16 Januar 1861, in MEW, cit, Bd 30, p. 578; si veda anche la lettera a Engels dove Marx dice che “”il libro di Darwin sulla ‘selezione naturale’ (…) è il libro che contiene il fondamento della storia naturale della nostra teoria””; Marx an Engels, 19 Dezember 1860, in MEWM cit, Bd 30, p. 131; (5) Si veda: A. Desmond J. Moore, Darwin, Penguin, London, 1991; (6) K. Marx, ‘Ökonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844’, in MEW, cit, Bd. 40, p. 544]”,”TEOC-769″
“MAMIANI Maurizio ALESSI Franco PARRINI Paolo MATHIEU Vittorio MORI Massimo GARRONI Emilio MIGLIO Bruno”,”Kant. Lezioni di aggiornamento.”,”‘Nel terzo libro dei ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’ Newton descrive la costituzione del sistema del mondo. Il libro è preceduto dalle famose ‘Regulae philosophandi’ che consentono l’applicazione dei principi matematici stabiliti nei due libri precedenti. Il secondo di questi è dedicato alla confutazione che i pianeti siano trasportati da vortici corporei. Newton nega così che la causa del movimento dei pianeti sia di origine meccanica con la forza dell’appello all’esperienza: i pianeti si muovono più lentamente negli afeli, mentre secondo le leggi della meccanica la materia del vortice si dovrebbe muovere più velocemente proprio negli afeli, come un fiume che è più veloce in un letto ristretto che in uno più ampio; inoltre la gravità opera in proporzione alla massa dei corpi e non alla loro superficie, come agirebbe una causa meccanica. Queste affermazioni contraddicono direttamente il sistema del mondo di Descartes quale è esposto nel ‘Le Monde’, nella parte quinta del ‘Discours de la méthode’ e nei ‘Principia Philosophiae’. Ma l’esposizione di Newton è più profonda e non investe soltanto l’esperienza. Il conflitto si estende su un piano metafisico con la negazione che il mondo possa derivare dal caos per l’azione delle sole leggi di natura. Nello ‘Scholium generale’ dei ‘Principia’ Newton afferma: «Da un cieca necessità metafisica, che è identica senz’altro sempre e ovunque, non nasce alcuna varietà di cose. L’intera diversità delle cose, ordinata secondo i luoghi e i tempi, poté nascere solamente dalle idee e dalla volontà di un ente necessariamente esistente» (1). L’ordine del mondo può essere descritto, ma in nessun modo derivato da una situazione precedente che non si a sua volta ordinata. La varietà delle cose esclude l’azione di una cieca causalità meccanica. L’aporia del caos risulta così evidente: il disordine del mondo non può in alcun modo essere un elemento d’ordine del mondo. L’ordine è un carattere esterno della materia. La posizione d Newton è ancora ferma a un momento della riflessione galileiana: o il caos o l’ordine. Ma se l’ordine è dato, come è dato, allora esso nasce dal disegno e dal dominio di un ente intelligente e potente. La conclusione di Newton è espressa chiaramente in un passo della famosa ‘Query 31′ dell”Optics’: «Non è filosofico cercare di trovare una qualunque origine diversa del mondo [dalla creazione di un agente intelligente] o pretendere che esso possa sorgere dal caos per mezzo delle semplici leggi di n atura» (2). Nella ‘Storia generale della natura e teoria dei cieli’ (Allgemeine Naturgesichte und Theorie des Himmels’, Konigsberg und Leipzig, 1755) Kant riprende in esame l’intera questione e in particolare l’origine meccanica dell’universo. Egli suppone che all’inizio di ogni cosa tutta la materia riempisse l’intero spazio dell’universo. È lo stato del caos, cioè dell’informe, ma nello stesso tempo è lo stato più semplice che può seguire al nulla’ (pag 1-2) [Maurizio Mamiani, ‘Kant E la scienza newtoniana’] [(1) Newton, ‘Philosophiae Naturalis Principia Mathematica’, ed. A. Koiré and I.B. Cohen, Cambridge Mass., Harvard University Press, 1972, vol. II, p. 529; I. Newton, ‘Optics’, New York, Dover Publications, 1952, p. 402]”,”FILx-017-FRR”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’ Italia dopo il fascismo 1943-1968.”,”MAMMARELLA Giuseppe (1929, Firenze) laureato alla Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri. “”Perfino la CGIL, il sindacato controllato dai comunisti, sconfessò le tesi dell’ “”Unità””, solidarizzando con gli insorti, mentre un folto gruppo di intellettuali comun isti simpatizzanti firmava un manifesto contro la direzione del PCI. Le proteste che pervenivano da tutto il paese e il disorientamento della base facevano prevedere gravi conseguenze per l’ integrità del partito. Gli ulteriori sviluppi della situazione permisero tuttavia ai dirigenti comunisti di riprendere l’ iniziativa e di arginare la crisi. Uno dei fatti che maggiormente vi contribuì fu l’ attacco anglo-francese a Suez, avvenuto in risposta alla nazionalizzazione della compagnia del canale di Suez. (…) In seguito ai fatti di Ungheria il PCI perse simpatie, un ragguardevole numero di iscritti (circa 300.000, secondo i calcoli più attendibili), tra cui qualche dirigente di secondo piano, e numerosi intellettuali del cui appoggio il partito si era sempre largamente valso per motivi di prestigio (…)””. (pag 288-289)”,”ITAP-097″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”La Germania da Adenauer a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze presso la quale è libero docente di storia contemporanea. Dal 1965 è Associato Professor presso la Stanford University di Stanford, California. Attualmente dirige il Centro di Studi dell’ Università di Stanford in Italia. Tra le sue opere ‘L’ Italia dopo il fascismo’, ‘Riformisti e rivoluzionari nel Psi’, ‘Il Partito Comunista italiano, 1945-1975′. “”L’ analisi dei risultati elettorali dimostrerà che l’ SPD aveva conquistato voti tra l’ elettorato cattolico, tra gli anziani, tra gli intellettuali – grazie anche alla campagna a favore dell’ SPD condotta da Gün ther Grass – e soprattutto tra i giovani. Questi ultimi, che rappresentavano il 10% dell’ elettorato pari a 4.8 milioni di votanti, votavano socialdemocratico per ben 2/3. Helmut Schmidt gestisce la crisi. Lo spostamento a sinistra dell’ elettorato tedesco segnalato dalle elezioni del ’72 sembrava continuare nella prima metà del ’73 con un aumento dell’ attività sindacale che, soprattutto nel settore metallurgico, si traduceva in una serie di scioperi selvaggi a cui contribuivano anche i lavoratori stranieri. All’ interno della Spd, l’ azione degli Juso e il processo di rinnovamento del partito – che, approfittando della mobilitazione elettorale, aveva visto aumentare il numero dei nuovi iscritti di ben 100.000 unità in un solo anno – concorreranno a preparare una importante vittoria della sinistra al congresso di Hannover nel settembre 1973″”. (pag 93-94)”,”GERV-048″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”La Germania da Adenauer a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze, presso la quale è libero docente di Storia contemporanea. Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University di Stanford, California. Attualmente (1979) dirige il Centro di Studi dell’Università di Stanford in Italia. Per la bibliografia v. 4° copertina. Europa atlantica e carolingia. (pag 80) “”Nel gennario 1963 De Gaulle e Adenauer firmavano un trattato di collaborazione franco-tedesca; ma nel maggio dello stesso anno il Bundestag, prima di ratificarlo, vi aggiunse un preambolo filo-atlantico e filo-americano che snaturava il significato politico dello stesso trattato, di cui lo stesso De Gaulle dovette riconoscere la rapida decadenza, specie dopo il ritiro di Adenauer, avvenuto di lì a pochi mesi. Il governo di Erhard e del suo ministro degli esteri Schröder segnò il completo ritorno agli orientamenti filo-atlantici, dai quali per la verità l’ opinione pubblica tedesca non si era mai distaccata, a che avevano subìto un’attenuazione più di forma che di sostanza per le ostinate simpatie golliste del vecchio cancelliere. Chiuso l’ episodio che fu definito come il tentativo di contrapporre all’ Europa atlantica un’ Europa “”carolingia””, la Germania ritornava ad essere il più importante alleato degli Stati Uniti in Europa, con peso e autorità crescente nelle decisioni comunitarie.”” (pag 82)”,”GERV-049″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’ Europa dal 1945 a oggi.”,”MAMMARELLA Giuseppe (Firenze 1929) ha insegnato all’ Università di Firenze (storia contemporanea). Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University California di cui dirige il centro studi in Italia. “”Nel corso degli anni Sessanta, e specialmente dopo il 1968, anno della crisi cecoslovacca, che per la prima volta aveva segnalato un chiaro contrasto con l’Unione Sovietica, il Pci aveva compiuto una graduale ma continua evoluzione delle sue posizioni ideologiche eprogrammatiche. Al XII congresso (1969) oltre a riaffermare in termini inequivocabili il proprio dissenso con l’Urss sui fatti cecoslovacchi, il Pci forniva significativi chiarimenti sul concetto di “”via italiana al socialismo””. Nelle parole del presidente del partito, Luigi Longo, la futura società socialista sarebbe stata “”pluralista e ricca di articolazioni democratiche, fondata sul consenso popolare e sulla diretta e attiva partecipazione delle masse, sul carattere laico, non ideologico dello Stato, (…) una società non accentratrice e non burocratica in cui la libertà religiosa, la libertà della cultura, della scienza e dell’arte, la libertà di informazione e di espressione e di circolazione delle idee”” avrebbero fatto del socialismo in Italia “”un qualcosa di qualitativamente diverso dalle esperienze sinora conosciute e pienamente corrispondente alle tradizioni e alla volontà del nostro popolo””. Era il preannuncio di quella “”terza via”” fra il comunismo sovietico e le socialdemocrazie occidentali che il Pci presenterà negli anni successivi come obiettivo specifico del proprio impegno politico o, secondo le critiche degli avversari, quale espediente puramente dialettico adottato al fine di evitare un chiarimento e una precisa scelta di campo””. (pag 422) Asse Parigi Bonn (pag 312)”,”EURx-239″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’eccezione americana. La politica estera statunitense dall’Indipendenza alla guerra in Iraq.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California di cui è Professor Emeritus. E’ autore di molte opere tradotte in altre lingue.”,”USAQ-068″
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”La politica estera dell’Italia. Dallo Stato unitario ai giorni nostri.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nalla Stanford University di Palo Alto. Paolo Cacace è saggista e studioso di propblemi politici e giornalista. “”La situazione europea si stava muovendo e Mussolini, a cui non mancava l’istinto per queste cose, vedeva arrivare il momento in cui l’Italia avrebbe potuto svolgere un suo ruolo. E’ così che tra la fine del mandato di Grandi e i primi mesi del 1933 nasceva nella fertile mente di Mussolini il progetto che diventerà noto come quello del “”Patto a Quattro””, che riprendeva i fondamentali concetti della politica di Grandi attualizzandoli e dando per scontato come già operante il “”peso determinante”” dell’Italia. Il patto prevedeva un accordo tra le quattro maggiori potenze europee – Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania – per il mantenimento della pace, la collaborazione per la soluzione delle maggiori questioni politiche continentali, la revisione concordata dei trattati. Il tutto nello spirito e nelle regole della Società delle Nazioni. Il progetto comportava sostanzialmente la creazione di un direttorio europeo che rischiava di togliere spazi e giustificazioni all’esistenza e alla politica della Società delle Nazioni””. (…) Il “”Patto a Quattro”” darà a Mussolini nuovo prestigio ma avrà vita breve”” (pag 103-104)”,”ITQM-033″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Il Partito Comunista Italiano 1945-1975. Dalla liberazione al compromesso storico.”,”MAMMARELLA Giuseppe ha insegnato nell’Università di Firenze. Dal 1965 è Associate Professor presso la Stanford University, California. “”Alla relazione di Longo, Ingrao risponde riproponendo, pur attenuate, le proprie tesi e riconfermando i propri dubbi (“”Non sarei sincero, compagni, se dicessi che sono rimasto persuaso””) Seguono gli attacchi di Pajetta ed Alicata e le critiche di Berlinguer e di Amendola ma, contrariamente alle previsioni, il Congresso si chiude senza condanne e senza esclusioni. Solo tre anni dopo, in un clima politico profondamente diverso da quello del ’66, una parte della minoranza di sinistra distaccatasi da Ingrao verrà espulsa dal partito per la decisione di pubblicare il periodico ‘Il Manifesto’ che dava concretezza a quell’accusa di frazionismo per la quale Ingrao era stato messo in guardia all’XI Congresso. Nonostante ciò il dibattito Amendola-Ingrao dà frutti importanti”” (pag 206)”,”PCIx-362″
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’Europa dal 1945 a oggi.”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”EURx-020-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Liberal e conservatori. L’America da Nixon a Bush”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”USAS-009-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”L’ Italia dopo il fascismo, 1943-1973.”,”MAMMARELLA Giuseppe (1929, Firenze) laureato alla Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri. Libero docente di storia contemporanea nella Università di Firenze, dal 1965 è associate Professor presso la Stanford University, California.”,”ITAP-015-FV”
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”Storia e politica dell’Unione europea (1926-2003).”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Paolo Cacace (Napoli, 1945) è saggista e studioso di problemi politici. Giornalista professionista dal 1971, è stato capo dei servizi esteri prima del Giornale d’Italia, poi del Tempo e quindi del Messaggero. Attualmente è quirinalista ed editorialista del Messaggero per la politica estera.”,”EURx-052-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Storia d’Europa dal 1945 a oggi.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea.”,”EURx-066-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe CIUFFOLETTI Zeffiro”,”Il declino. Le origini storiche della crisi italiana.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, per i nostri tipi, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Zaffiro Ciuffoletti insegna storia del Risorgimento all’Università di Firenze ed è autore di numerosi saggi di storia politica italiana, tra cui: Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, 1924-1937, Riforme elettorali e democrazia nell’Italia liberale, Stato senza nazione.”,”ITAS-050-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Da Yalta alla perestrojka.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato all’Università di Firenze presso la quale è libero docente di Storia contemporanea. (1990)”,”RAIx-379″
“MAMMARELLA Giuseppe CACACE Paolo”,”La politica estera dell’Italia. Dallo Stato unitario ai giorni nostri.”,”Giuseppe Mammarella ha insegnato storia contemporanea e relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nalla Stanford University di Palo Alto. Paolo Cacace è saggista e studioso di propblemi politici e giornalista. Paolo Cacace è saggista e studioso di problemi politici. Giornalista professionista dal 1971, è stato capo dei servizi esteri del “”Messaggero””. Ha pubblicato tra l’altro “”Venti anni di politica estera italiana, 1943-1963′ (Roma, 1986).”,”ITQM-028-FL”
“MAMMARELLA Giuseppe”,”Riformisti e rivoluzionari nel PSI, 1900-1912.”,”Giuseppe Mammarella (Firenze, 1929) ha insegnato Storia contemporanea e Relazioni internazionali nell’Università di Firenze e nella Stanford University di Palo Alto, California, di cui è professore emerito. É autore di numerose opere tradotte in varie lingue, tra le quali, L’America da Roosevelt a Reagan, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Le sfide dell’Europa, Destini incrociati, Europa e Stati Uniti, Storia d’Europa dal 1945 a oggi, Storia e politica dell’Unione Europea. Zaffiro Ciuffoletti insegna storia del Risorgimento all’Università di Firenze ed è autore di numerosi saggi di storia politica italiana, tra cui: Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, 1924-1937, Riforme elettorali e democrazia nell’Italia liberale, Stato senza nazione.”,”MITS-045-FL”
“MAMMI’ Oscar LABRIOLA Silvano BOZZI Aldo FERRARA Giovanni PAZZAGLIA Alfredo GITTI Tarcisio LODA Francesco e altri”,”La decretazione d’urgenza. Il dibattito nella I Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, 6 ottobre – 17 novembre 1983.”,”Oscar Mammì Ministro per i rapporti col Parlamento”,”ITAP-005-FP”
“MAMMUCARI Mario MISEROCCHI Anna; testimonianze di Olga PASTORE Aurelio DEL-GOBBO Alfonso LEONETTI Umberto TERRACINI Camilla RAVERA Mauro SCOCCIMARRO Umberto CLEMENTI”,”Gramsci a Roma, 1924-1926.”,”Il testo relativo alla testimonianza di Camilla Ravera ha otto pagine bianche: pag 98-99; 102-103; 106-107; 110-111 Mario Mammucari, nato a Roma nel marzo del 1910, laureato n fisica e matematica. Membro del Partito comunista dal 1928, arrestato nel 1933 e confinato fino al 1943. Prese parte alla resistenza dirigendo la Federazione comunista clandestina a Bergamo. Commissario politico del Comando Piazza a Torino, venne arrestato nel febbraio 1945. Eletto senatore nel 1956 e nel 1963. Anna Miserocchi nata a Roma e laureata in filosofia è una nota attrice di prosa.”,”GRAS-157″
“MANACORDA Guido”,”Il bolscevismo.”,”Libro dedicato a Giuseppe BOTTAI”,”RUSU-039 RUSS-055″
“MANACORDA Gastone”,”Storiografia e socialismo. Saggi e note critiche.”,”Il volume ricalca in parte quello degli Editori Riuniti ‘Rivoluzione borghese e socialismo’.”,”MITS-011″
“MANACORDA Gastone a cura; scritti di CAVOUR Giuseppe FERRARI Giuseppe MAZZINI Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Andrea COSTA Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Filippo TURATI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD Amadeo BORDIGA Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI Guido MIGLIOLI Antonio GRAMSCI Giacinto Menotti SERRATI Carlo ROSSELLI TESI CONGRESSO LIONE PCdI Palmiro TOGLIATTI Giuseppe SARAGAT Pietro NENNI Giuseppe FARAVELLI Giuseppe DI-VITTORIO Eugenio CURIEL Carlo ROSSELLI Umberto MASSOLA Giaime PINTOR Luigi LONGO Emilio SERENI Fernando SANTI Rodolfo MORANDI Giuseppe SARAGAT Lelio BASSO Mauro SCOCCIMARRO”,”Il socialismo nella storia d’ Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica.”,”Scritti di CAVOUR, Giuseppe FERRARI, Giuseppe MAZZINI, Michail A. BAKUNIN, Carlo CAFIERO, Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Eugenio SARTORI, Andrea COSTA, Filippo TURATI, Angiolo CABRINI, Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS, Giuseppe TONIOLO, Antonio LABRIOLA, Giuseppe Emanuele MODIGLIANI, Nicola BADALONI, Claudio TREVES, Giovanni GIOLITTI, Filippo TURATI, Gaetano SALVEMINI, Enrico LEONE, Ivanoe BONOMI, Luigi EINAUDI, Arturo SALUCCI, Benedetto CROCE, Benito MUSSOLINI, Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD, Amadeo BORDIGA, Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI, Guido MIGLIOLI, Antonio GRAMSCI, Giacinto Menotti SERRATI, Carlo ROSSELLI, TESI CONGRESSO LIONE PCdI, Palmiro TOGLIATTI, Giuseppe SARAGAT, Pietro NENNI, Giuseppe FARAVELLI, Giuseppe DI-VITTORIO, Eugenio CURIEL, Carlo ROSSELLI, Umberto MASSOLA, Giaime PINTOR, Luigi LONGO, Emilio SERENI, Fernando SANTI, Rodolfo MORANDI, Giuseppe SARAGAT, Lelio BASSO, Mauro SCOCCIMARRO.”,”MITS-034 SOCx-062″
“MANACORDA Gastone”,”Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892 – 1896.”,”Gastone MANACORDA (Roma, 1916) dopo aver diretto ‘Società e Studi storici’ ha insegnato Storia contemporanea e Storia dei partiti politici nelle Università di Catania, Napoli e Roma. Tra le sue pubblicazioni ‘Il socialismo nella storia d’ Italia’ (LATERZA, 1966), ‘Rivoluzione borghese e socialismo’ (EDITORI RIUNITI, 1975), ‘Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi’ (ivi, 1953, 1992).”,”ITAA-033″
“MANACORDA Giuliano”,”Storia della letteratura italiana contemporanea, 1940-1965.”,”””Naturalmente sarà lunga la via perché Gadda trovi l’ espressione letterariamente più alta al suo sdegno e inventi quell’ “”orditura sintattica potente e geniale”” che un giorno ammirò nelle grida di un ortolano di Rapallo.”” (pag 246)”,”ITAB-110″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Marx e la pedagogia moderna.”,”””Marx conclude con una frase di grande pregnanza: una frase che suona stranamente sospesa, senza un predicato: un puro enunciato in cui si sintetizza in forma lapidaria il suo pensiero: “”Il libero sviluppo delle individualità, e quindi non il ridurre il lavoro necessario per porre pluslavoro, ma in generale la riduzione al minimo del lavoro necessario della società, alla quale quindi corrisponde la formazione artistica, scientifica, ecc. degli individui mediante il tempo divenuto libero per essi tutti e mediante i mezzi procurati””. Insomma, il tempo di disumanizzazione dell’ uomo nel lavoro diviene premessa alla creazione, grazie al lavoro ma fuori di esso, di un tempo totalmente umano””. (pag 47)”,”MADS-336″
“MANACORDA Gastone”,”Formazione e primo sviluppo del Partito socialista in Italia. Il problema storico e i più recenti orientamenti storiografici.”,”””””Il socialismo – scrive Zangheri – si collega, nelle origini, ai problemi insoluti del Risorgimento: qui è la sua prima matrice””, cioè nel problema della terra. Questo legame storico diretto con il Risorgimento è cosa reale, e si smarrisce il senso della continuità della storia d’ Italia. Il problema contadino fu sempre vivo nei fatti e nelle coscienze durante le rivoluzioni del Risorgimento e dopo, initerrottamente fino al primo dopoguerra: solo il fascismo spezza o, per meglio dire, soffoca questa continuità. Federico Chabod ha sostenuto – come è noto – che le considerazioni storiche di Gramsci sulla questione contadina nel Risorgimento sarebbero soltanto un “”riflesso (…) della situazione italiana del secolo XX, un problema sollevato dall’ esperienza degli anni (…) 1919-1920″”””. (pag 33)”,”MITS-280″
“MANACORDA Gastone”,”Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi.”,”Contiene il saggio su J. JAURES storico della rivoluzione francese. Discussione sul carattere della rivoluzione russa. “”Dopo gli avvenimenti del gennaio 1905, la situazione cambia: ora agli occhi dei socialisti italiani la guida del movimento rivoluzionario russo è la socialdemocrazia, che essi identificano però con la frazione menscevica. Ma, tuttavia, ancora il 1° maggio del 1905, l’ Avanti! pubblicava un saluto di Plechanov, “”capo del Partito socialista-democratico russo””, e, insieme, uno del socialista-rivoluzionario Rubanovic. Un po’ di chiarezza portava qualche giorno dopo un’ampia citazione da un articolo di Kautsky nella Neue Zeit, nel quale si spiegava chiaramente che i socialisti rivoluzionari non avevano nulla a che vedere con i socialdemocratici e che questi ultimi erano divisi in due correnti, una facente capo alla Iskra e una al Vperëd; ma delle divergenze fra queste due correnti si dava un’immagine molto imprecisa, come di mere questioni organizzative delle quali non risaltava l’ importanza politica e teorica. Quanto alla tattica rivoluzionaria, tutto si riduceva in questi termini: “”Pare che Lenin sia più favorevole dei compagni dell’ Iskra alla resistenza armata su tutta la linea e più scettico di fronte all’ aiuto che la rivoluzione possa aspettare dai liberali.”” E’ probabilmente la prima volta che l’ Avanti! parla di Lenin, e, come si vede, le notizie sono molto imprecise e inesatte””. (pag 210-211)”,”STOx-121″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Perchè non posso non dirmi comunista. Una grande utopia non può morire.”,”””Com’esser puote ch’un ben, distribuito / in più posseditor, faccia più ricchi / di sé, che se da pochi è posseduto?”” / (Dante, Purgatorio, XV, 61-63) “”ecco Kant, che, concludendo la sua ‘Critica della ragion pratica’, dichiarava: “”Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di venerazione… il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me””.”” (pag 17) “”Sì, lo ammetto, nel 1843, proprio all’inizio di ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, Marx ha detto proprio così: “”La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo””. Come non vedere subito quanta umana comprensione vi traspare per quell’accorato sospiro e sentimento di chi cerca in un mondo ideale un risarcimento contro il male del mondo reale? Ma devo subito spiegare come e perché e in quale contesto Marx usasse quella espressione. Era allora avvenuto che nel trattato di pace di Nanchino, del 29 agosto 1842, l’Inghilterra aveva imposto alla Cina l’importazione dell’oppio prodotto in India: serviva come merce di scambio per acquistare tè e i raffinati prodotti dell’artigianato cinese. Uno dei tanti meriti del secolare e cristianissimo colonialismo europeo nei confronti del resto del mondo. Chi accusa Marx per quella frase, lo sappia o no, non difende la religione, ma quel trattato infame. Aggiungerò che qui Marx prendeva lo spunto da Balzac, un autore da lui ammiratissimo come specchio della borghesia capitalistica in ascesa, che aveva parlato del lotto come “”oppio della miseria””. Cosa ben nota, sulla quale tornò, dopo Croce, anche Gramsci (…)””. [Mario Alighiero Manacorda, Perchè non posso non dirmi comunista. Una grande utopia non può morire, 2003] (pag 48-49)”,”SOCx-230″
“MANACORDA Gastone, a cura di Claudio NATOLI Leonardo RAPONE Bruno TOBIA; testimonianze di Nicola BADALONI G. BARONE S. COLETTA S. LUPO R. MANGIAMELI M. MONTACUTELLI Giuliano PROCACCI Rosario VILLARI”,”Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria.”,”MANACORDA Gastone “”Lo stalinismo del Pci fra la morte di Stalin e il ’56 subì un’attenuazione fatta di silenzi o di movimenti percettibili solo agli osservatori più attenti. La storia di questa fase di blanda transizione è veramente tutta da fare, e non pretendo nemmeno di abbozzarla ora”” (pag 233) (in ‘Lo storico e la politica. Delio Cantimori e il partito comunista’. Contiene i capitoli: – Associazione operaia, autonomia politica del proletariato e partito organizzato in Marx ed Engels (pag 143-161) – L’autonomia politica del proletariato secondo Marx ed Engels (pag 162-171) Marx, Engels, intellettuali e movimento operaio (pag 155-156) “”Molti testi sembrano sostenere la tesi della genesi diretta della coscienza politica dal movimento reale, senza la mediazione di qualcosa che venga “”dall’esterno”” della classe. Nonostante l’implicazione contenuta nella ricordata asserzione dell”Indirizzo inaugurale’, che la forza del numero vale solo se unita dall’organizzazione e guidata dalla conoscenza, il problema della funzione specifica degli intellettuali nel movimento non è più affrontato. Sarà ripreso solo in negativo, per indicare i pericoli dell’intellettualismo, dell’astrattezza e del paternalismo. La lettera circolare del settembre 1879, scritta in risposta all’articolo di Höchberg, Bernstein e Schramm, è l’unico testo che riprenda deliberatamente il tema degli intellettuali borghesi e faccia esplicito riferimento all’unico precedente, quello del ‘Manifesto’. Il meno che si possa dire è che Marx vedeva il problema ma non l’amava, e forse anche non lo considerava importante se non come un pericolo: pericolo di prevalenza del movimento delle idee sul movimento reale, dei “”borghesi colti”” sugli operai. E infatti, nel ’79 Marx interviene contro il “”Manifesto dei tre zurighesi””, secondo i quali la classe operaia da sola sarebbe incapace di emanciparsi, e per emanciparsi dovrebbe sottomettersi alla direzione di borghesi “”colti e possidenti””, i quali soltanto avrebbero il tempo e la possibilità di studiare a fondo ciò che giova agli operai. Nel contesto polemico entro il quale la questione è qui nuovamente affrontata la tesi del ‘Manifesto’ risulta alquanto attenuata: “”Il fatto che persone provenienti dalle classi sinora dominanti aderiscano al proletariato militante e gli portino elementi di educazione, è un fenomeno inevitabile e giustificato da tutto il corso degli avvenimenti. Ma a questo proposito si deve fare attenzione a due cose. ‘In primo luogo’ queste persone, per essere (realmente) utili al movimento proletario, devono portare con sé reali elementi di educazione. Ma questo non si può dire della grande maggioranza dei convertiti borghesi tedeschi (…). ‘In secondo luogo’. Quando siffatte persone provenienti da altre classi aderiscono al movimento proletario, la prima esigenza è che non portino con sé nessun residuo di pregiudizi borghesi, piccolo-borghesi, ecc., ma che facciano proprio senza riserve il modo di considerare le cose del proletariato. Quei signori invece, come è dimostrato, sono saturi di idee borghesi, e piccolo borghesi (Marx ed Engels a Bebel, Liebknecht, Bracke e altri, Londra metà settembre 1879, in Karl Marx, Friedrich Engels, Il Partito e l’Internazionale, Roma, 1948, pp. 260-261). Nel ‘Manifesto’ gli intellettuali borghesi sono i portatori della “”intelligenza del movimento storico nel suo insieme””; qui, molto più modestamente, di “”elementi di educazione””. La seconda considerazione di Marx ha poi una notevole rilevanza teorica: gli intellettuali devono far propria senza riserve, l”Anschauungweise’ del proletariato. Ciò significa che un modo di vedere le cose intuitivo proprio del proletariato nasce dalla sua condizione nell’organizzazione capitalistica del lavoro e dal movimento spontaneo di lotta contro il capitale, cioè dalla struttura, dalla natura peculiare di questa classe che è un prodotto sociale del modo di produzione capitalistico. Questa ‘Anschauungweise’ ha le sue radici nella predisposizione “”naturale”” (in quanto nasce dalla sua posizione nella produzione) del proletariato all’organizzazione, alla disciplina e alla lotta rivoluzionaria. “”Il progresso dell’industria, del quale la ‘borghesia’ è veicolo involontario e passivo, fa subentrare all’isolamento degli operai risultante dalla concorrenza, la loro unione rivoluzionaria risultante dall’associazione”” (K. Marx, F. Engels, Manifesto, cit., p. 108). E nel ‘Capitale’, dopo aver descritto le conseguenze economiche della concentrazione capitalistica, Marx ne descrive le conseguenze sociali con queste parole: “”Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico”” (27). Su questo terreno affondano le radici stesse della vocazione della classe operaia alla politica. “”Gli operai sono di loro natura ‘politici'””, scrive Engels a Cuno (28)”” [Gastone Manacorda, a cura di Claudio Natoli Leonardo Rapone e Bruno Tobia, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, 1992] (pag 154-156) [(27) K. Marx F. Engels, Il capitale. Libro I. Trad. di D. Cantimori, Roma, 1964, pp. 825-26. L’argomento della naturale disposizione della classe operaia all’organizzazione e alla politica fu ripreso anche nella discussione sul POSDR. Si veda in particolare l’articolo di A.A. Bogdanov (Rjadovoj), “”Rosa Luxemburg contro Karl Marx’ in Lenin, ‘Che fare?’, a cura di V. Strada, Torino, 1971, pp. 348-359 e i testi marx-engelsiani ivi richiamati. Per Lenin su questo punto, v. nota 11. Questi concetti relativi alla genesi del movimento dalla condizione sociale degli operai nella fabbrica e in particolare dalla disciplina che la fabbrica impone agli operai, sono stati più volte ripresi anche in sede storica. Fra i testi più significativi si veda la conferenza di Max Weber “”Il socialismo””, del 1918, ora in M. Weber, ‘Scritti politici’, tr. di P. Manganaro, Catania, 1970, pp. 259-260; (28) Lettera di F. Engels a Th. Cuno del 24 gennaio 1872, in K. Marx, F. Engels, Opere scelte, cit., p. 945; (nota 11: Lenin stesso scrisse che questo era stato lo scopo essenziale della sua battaglia del 1902-04, coronata dal successo. Contro l’accusa di aver creato un partito separato dalla classe precisò: “”Condizione fondamentale di questo successo è stato, naturalmente, il fatto che la classe operaia, il cui fior fiore ha creato la socialdemocrazia, si distingue, grazie a cause economiche oggettive, da tutte le classi della società capitalistica per la sua maggior attitudine all’organizzazione””, Lenin, Prefazione alla raccolta “”Dodici anni”” in ‘Opere Complete’, Roma, vol. 13, 1965, pp. 89-91)] Manacòrda, Gastone (f. Treccani) Enciclopedie on line Manacòrda, Gastone. – Storico italiano (Roma 1916 – ivi 2001). Prof. univ., si occupò di storia del movimento operaio e socialista e dell’Italia liberale. Tra le sue opere: Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi: 1853-1892 (1953); Il socialismo nella storia d’Italia (1966); Crisi economica e lotta politica in Italia: 1892-1896 (1968); Rivoluzione borghese e socialismo (1975); Il movimento reale e la coscienza inquieta (1992). Fu condirettore di Società (1953-56) e direttore di Studi storici (1959-66). Voce più ampia della Treccani. MANACORDA, Gastone Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 68 (2007) di Albertina Vittoria MANACORDA, Gastone. – Nacque a Roma il 10 maggio 1916 da Giuseppe e da Lina Romagnoli, quarto di sei fratelli, con Umberto, Edoardo, Mario Alighiero, Paolo Emilio, Giuliano. Dopo la scomparsa del padre, nel 1920, per febbre spagnola, i fratelli Manacorda studiarono al liceo-ginnasio E.Q. Visconti e furono ospitati nel collegio degli orfani di S. Maria in Aquiro, diretto dai padri somaschi. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, il M. si laureò nel 1938 in filosofia del diritto, con G. Del Vecchio, discutendo una tesi sul “”Concetto di nazione e il principio di nazionalità””. Maturava, intanto, la propria coscienza antifascista, secondo un percorso che fu comune a molti giovani intellettuali della sua generazione. Alla guerra di Etiopia “”ho creduto”” – ricordò nell’intervista di A. Caracciolo, Bilancio di uno storico (1988; poi in G. Manacorda, Il movimento reale e la coscienza inquieta. L’Italia liberale e il socialismo e altri scritti tra storia e memoria, a cura di C. Natoli – L. Rapone – B. Tobia, Milano 1992, p. 257) – “”ho creduto all’impero italiano come legittima contrapposizione all’impero inglese e all’imperialismo delle altre nazioni””. Con la guerra di Spagna, però, le cose cominciarono [(] a cambiare”” anche perché, attraverso il fratello Paolo Emilio, il M. entrò in contatto con alcuni giovani della facoltà di lettere suoi amici – tra i quali M. Alicata, C. Muscetta, C. Salinari, A. Trombadori, G. Briganti -, che vivevano comuni tensioni antifasciste. Grazie a questi rapporti e alla lettura di documenti politici che circolavano clandestinamente, il M. si orientò verso l’antifascismo e quindi verso il partito comunista, intrecciando strettamente tali scelte con lo studio e l’approfondimento storico: egli stesso ha sottolineato quanto fu importante il “”problema politico”” per la sua formazione (ibid., p. 256), e come proprio l’esigenza di capire cosa fosse il fascismo e come si fosse affermato lo portò ad approfondire la storia del Risorgimento e dell’Italia liberale, mentre i nuovi contatti politici lo spinsero a interessarsi del socialismo, del comunismo e dell’Unione sovietica. Un altro incontro avrebbe completato la sua formazione: quello con D. Cantimori, che il M. conobbe nel 1941, e al quale rimase legato da profonda amicizia, di cui è testimonianza il loro denso carteggio. Cantimori – ha ricordato il M. – fu la persona che ebbe “”la maggiore influenza su di me come studioso””: “”è stato l’unico storico che io possa considerare come mio maestro. Il suo rigore filologico, la ricchezza mai ostentata della sua cultura, il richiamo a leggere criticamente, a capire le cose nei loro termini obiettivi, a osservare con l’occhio dello storico anche la realtà del nostro tempo: tutto questo fu per me scuola, senza alcuna formalità scolastica”” (ibid., pp. 263 s.). Vincitore del concorso per la cattedra di storia e filosofia nei licei, dopo il servizio militare a Spoleto, il M. iniziò l’insegnamento a Roma e, successivamente, a Perugia. Nel 1940 aveva sposato Marcella Balboni: dal matrimonio nacquero Giorgio (1941) e Benedetto (1943). Dal 1942 il M. fu comandato presso la Giunta centrale per gli studi storici, per la redazione della Bibliografia storica nazionale, impegno che sarebbe proseguito nel dopoguerra (la curò dall’annata V-VIII, 1943, Roma 1949, all’annata XXVIII, 1966, Bari 1968). Nel corso del 1942 la famiglia fu sconvolta da drammatici lutti: richiamato in guerra, Paolo Emilio morì in Jugoslavia il 25 febbraio. Pochi mesi dopo, scomparve la madre già sofferente di cuore. Anche il M. fu richiamato, e fu inviato in provincia di Bologna e di Ancona, e, nell’ottobre 1942, a Treviso come sottotenente commissario. Dopo l’8 sett. 1943, riuscì a tornare a Roma, dove prese contatto con l’organizzazione del partito comunista e partecipò all’attività clandestina della Resistenza come membro della direzione politico-militare della IV zona. In seguito fu riconosciuto dall’Esercito italiano “”partigiano combattente”” con il grado di capitano e nel 1958 gli fu conferita la croce al merito di guerra. Dopo la guerra il M. si impegnò nell’ambito dell’attività culturale legata al Partito comunista italiano (PCI): collaborò, tra gli altri, a l’Unità e a Rinascita, fu direttore delle Edizioni Rinascita e della rivista dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione sovietica, La Cultura sovietica (1945-46). Dal 1950 assunse la direzione di Società, che dal 1953 al 1956 condivise con C. Muscetta, e della quale sostenne – particolarmente all’interno della commissione culturale del PCI – le caratteristiche di rivista di cultura rispetto ai periodici più strettamente di partito e rivolti all’attualità politica. Collaborò con la casa editrice Einaudi, la Biblioteca G.G. Feltrinelli di Milano e fece parte, dal 1951 al 1954, del comitato di redazione di Movimento operaio. Il M. aveva intanto avviato i suoi studi sulla storia del socialismo, dapprima sul pensiero socialista utopistico, quindi sulle origini del movimento operaio, con la ricerca sul Movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853-1892), apparsa in supplementi mensili di Rinascita (1949-53) e poi raccolta in volume (Roma 1953; nuova ed., ibid. 1963). Con questo lavoro conseguì, nel 1955, la libera docenza in storia del Risorgimento presso l’Università di Roma, nella cui facoltà di lettere iniziò a tenere corsi liberi. Con i suoi studi, il M. contribuì al rinnovamento della storiografia italiana del secondo dopoguerra, fino ad allora limitata alle élites e alle classi dirigenti, aprendo una strada sulla quale si sarebbero incamminati tra gli anni Quaranta e Cinquanta molti giovani storici marxisti. Oltre a partecipare ai congressi di storia del Risorgimento (1958, 1959) e di scienze storiche (1967), il M. svolse la propria attività di studioso anche al di fuori del PCI. Collaborò all’Enciclopedia Italiana (II Appendice) e al Dizionario biografico degli Italiani (voll. V, XV). Partecipò in prima persona fin dagli esordi all’attività della Fondazione (poi Istituto) Gramsci, diretta da A. Donini, entrando nel 1954 nel comitato direttivo come responsabile del settore storico. Anche in questo organismo il M. espresse le proprie convinzioni sul rapporto tra impegno politico e culturale, difendendo l’autonomia della ricerca e delle istituzioni: significativo fu l’episodio che lo vide protagonista nella polemica con A. Colombi, membro della direzione del PCI, autore di una relazione presentata all’Istituto nel dicembre 1954 sulla “”storiografia marxista in Italia””, molto negativa nei confronti dei giovani storici e in particolare del M., che tuttavia ne contestò apertamente il contenuto, poiché “”concepito in funzione di polemica politica”” (“”siamo al livello delle vite dei santi!””: Ricordi e interventi di G. M., pp. 1016 ss.). In questa occasione, P. Togliatti, criticando l’iniziativa, diede ragione alle esigenze degli studiosi e difese l’autonomia delle loro ricerche. L’episodio andò al di là del fatto in sé, coinvolgendo la direzione dell’Istituto Gramsci, che fu affidata ad A. Natta. Il M., sempre responsabile del settore storico e membro della segreteria, aumentò ulteriormente il proprio impegno, parallelamente a quello di condirettore di Società, la cui vita fu caratterizzata da frequenti polemiche. Nel corso del 1956, all’indomani del XX congresso del PCUS (Partito comunista Unione sovietica) e, successivamente, delle rivolte scoppiate in Polonia e in Ungheria, gli intellettuali del PCI furono protagonisti di un vivace dibattito che coinvolse le strutture culturali e molte sezioni del partito e che si fece sempre più critico, fino all’aperto contrasto quando le truppe sovietiche invasero l’Ungheria. Fu nella sede di Società e dell’Istituto Gramsci che venne organizzata la lettera di protesta al Comitato centrale del PCI firmata da 101 intellettuali (29 ott. 1956). Il M. non fu tra i firmatari della lettera, poiché si trovava fuori d’Italia, ma espresse il proprio dissenso in maniera netta particolarmente nel corso di una riunione della commissione culturale (15-16 novembre). Sostenendo che gli avvenimenti polacchi e ungheresi non potevano essere condannati semplicemente come “”controrivoluzione””, definì l’intervento armato sovietico e la dura repressione “”il tragico punto di approdo di una politica sbagliata”” non solo del partito comunista ungherese ma anche dell’Unione sovietica e accusò il PCI – e il suo responsabile culturale, M. Alicata – di “”reticenza”” nel campo della cultura: da questa ora occorreva “”uscire risolutamente””, facendo divenire prevalenti i “”diritti della libertà di ricerca””, poiché la ricerca – come aveva sottolineato in una precedente riunione, richiamandosi ad A. Gramsci – doveva essere un’attività “”disinteressata”” (Ricordi e interventi di G. M., pp. 1026 ss.). Pur rimanendo iscritto al PCI, questa posizione lo portò ai margini delle attività e a non essere inserito né nella nuova serie di Società, né nei rinnovati organismi dell’Istituto Gramsci (anche se continuò a partecipare alle sue iniziative: fu tra i primi, per esempio, in occasione del convegno di Studi gramsciani del 1958, a porre l’esigenza di una nuova edizione dei Quaderni del carcere che ne rispecchiasse l’ordine cronologico di composizione). Quando più avanti cominciò a maturare tra alcuni storici comunisti (E. Ragionieri, G. Procacci, R. Villari, R. Zangheri), insieme con Alicata, il progetto di una nuova rivista di storia, al M. fu chiesto di assumerne la direzione: seppur riluttante, dopo aver avuto garanzie – come scriveva a Cantimori (12 marzo 1958) – “”che la rivista sarebbe stata affidata al gruppo di studiosi che l’avrebbero fatta, e che non vi sarebbero state interferenze di sorta”” (Vittoria, Il Pci, le riviste e l’amicizia(, p. 865), accettò l’incarico. La scelta fu quella di dar vita a una rivista di storia generale, come era indicato fin dal titolo, Studi storici (che riprendeva, come la copertina, su suggerimento del M., la testata diretta da A. Crivellucci, alla quale aveva collaborato suo padre). Il periodico intendeva reagire all'””eccesso di ideologia”” degli anni passati ed essere aperto a diversi contributi, ma, al tempo stesso, aveva un preciso orientamento ideale. Questo veniva richiamato esplicitamente nella sigla Istituto Gramsci editore, con la quale si faceva “”una dichiarazione di non neutralità “”ideologica””, di non accademismo, di non identificazione della scienza storica con la storiografia neutra pura asettica e senza idee””: “”larghezza nell’indirizzo”” e “”intransigenza nella qualità””, dunque, secondo quanto ricordò il M. in occasione dei 25 anni della rivista (in Il movimento reale(, pp. 294 s.). Oltre ai saggi, il M. vi pubblicò numerose recensioni (quella agli Studi di storia di Cantimori, Torino 1959, apparsa sul primo fascicolo fu ritenuta, per il suo impianto metodologico, l’articolo programmatico della rivista), alle quali si era sempre molto dedicato per l’importanza che egli attribuiva agli interventi critici e alla discussione sui temi della storiografia contemporanea. Il M. diresse Studi storici, coadiuvato da un comitato dal 1964, fino alla fine del 1966. Nel 1965 aveva iniziato l’insegnamento universitario a Catania, dapprima di storia del Risorgimento, quindi dal 1968, avendo vinto il concorso di professore ordinario, di storia contemporanea. L’insegnamento e il rapporto con gli allievi saranno da ora al centro della sua esperienza. I suoi studi si erano indirizzati verso la storia dell’Italia liberale e in particolare, sollecitato anche dai dibattiti di quegli anni (R. Romeo e A. Gerschenkron e, precedentemente, i lavori di E. Sereni), sullo sviluppo economico del Paese, che analizzò attraverso le ricerche sulla politica di G. Giolitti, F. Crispi e S. Sonnino nell’ultimo decennio dell’Ottocento: temi che andranno a comporre il volume Crisi economica e lotta politica in Italia. 1892-1896 (Torino 1968; nuova ed. con il titolo Dalla crisi alla crescita. Crisi economica e lotta politica in Italia 1892-1896, Roma 1993), e che furono di grande importanza per aver individuato nelle conseguenze della crisi bancaria di fine secolo le premesse allo “”sviluppo del capitalismo moderno”” (ed. 1993, p. 184). L’incarico a Catania stimolò l’interesse per la storia siciliana e del Mezzogiorno, mentre la cattedra di storia contemporanea lo spinse ad allargare l’insegnamento oltre la storia nazionale e a organizzare i propri corsi su diversi aspetti della storia europea e del socialismo, essendo convinto – come affermò in un intervento del 1973 – della necessità di superare la tendenza “”a fare della storia contemporanea un periodo separato dai periodi precedenti”” e a “”far centro soltanto sul mondo capitalistico”” (Il movimento reale(, p. 275). Per iniziativa del M. nacque a Catania, nel 1974, l’Istituto siciliano per la storia dell’Italia contemporanea, di cui fu presidente fino al 1977. Fu anche membro del consiglio direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, di cui fu vicepresidente nel 1978-82, e fece parte dei comitati direttivi di Italia contemporanea. Fu inoltre presidente del comitato scientifico della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1976-78).”,”MITS-407″
“MANACORDA Gastone”,”Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi. Dalle origini alla formazione del Partito socialista (1853-1892)”,”L’autore ringrazia nell’introduzione coloro che lo hanno aiutato nella ricerca e nella consultazione di un materiale disperso e non facilmente reperibile: in particolare: il prof. Ersilio MICHEL Paolo BASEVI Gianni BOSIO Elio CONTI Luciano CAFAGNA Franco DELLA-PERUTA Pier Carlo MASINI Gaetano PERILLO Ernesto RAGIONIERI Aldo VENTURINI Renato ZANGHERI. Questo lavoro è apparso in una serie di “”Supplementi”” a Rinascita fra il 1949 e il 1953 e ora viene raccolto in volume. Antonio Labriola e Turati “”(…) la ‘Critica sociale’ si affannava a chiarire le differenze qualitative fra democrazia e socialismo quando rispondeva ai democratici-sociali eclettici, ma resisteva contemporaneamente agli intransigenti, che, in nome della chiarezza delle idee, proclamavano semplicemente inutile ed impossibile ogni contatto con la democrazia borghese. Erano due azioni parallele, entrambe necessarie, le quali tuttavia non procedevano di pari passo senza che la prima non ne scapitasse talvolta a pro della seconda, tanto più che i democratici o democratico-sociali erano in molti a scrivere sulla ‘Critica sociale’, mentre di socialisti capaci di tener loro testa e di svolgere un’opera di chiarificazione e di persuasione non c’erano, in pratica, altri che il Turati e la Kuliscioff. Un altro ce ne sarebbe stato, che aveva anzi affinato le armi teoriche del socialismo molto meglio del Turati, ma a lui, ad Antonio Labriola, tutto questo dialogo con i democratici sembrava che trascinasse (e in parte era vero, ma era pure un rischio che bisognava correre) la ‘Critica sociale’ su un terreno eclettico e confusionario. Al Labriola era chiaro il primo scopo: la necessità di fondare una cultura socialista in Italia; non il secondo, di conquistare al socialismo scientifico gli intellettuali positivisti, dei quali aveva gran disprezzo (17). Il Turati, che era molto meno ferrato teoricamente di lui, ed era egli stesso per formazione mentale un positivista e per formazione politica un transfuga recente dalla democrazia borghese, era il più adatto invece a stabilire questo dialogo, imposto dalla situazione, sia pure a prezzo di qualche concessione ideologica. Il Labriola, invece, non ne voleva sapere: avrebbe collaborato volentieri a un giornale di battaglia e di partito, ma non aveva voglia di mettersi a discutere con gente del tipo Bovio, che erano per lui dei confusionari o peggio: “”Voi vedete la cosa diversamente da me. – Così rispondeva all’invito del Turati a collaborare a ‘Critica sociale’ – Voi volete fare la propaganda fra i borghesi, voi volete rendere simpatico il socialismo: Dio vi aiuti in tale filantropica impresa. In quanto a me i borghesi li credo buoni soltanto a farsi impiccare. Non avrò la fortuna di impiccarli io, ma non voglio nemmeno contribuire a dilazionarne l’impiccagione”” (18). Cominciavano allora quei dissensi fra i due amici, che si approfondiranno sempre più. Il Labriola, dopo il primo entusiasmo, era preso dal disgusto per la vita politica, era entrato nella fase del pessimismo e si tenne lontano da tutto il lavoro pratico per la formazione del Partito dei lavoratori, ma con le sue lettere, con lo stimolo della sua critica spietata, ma acuta e frutto di una mente superiore, fu tuttavia di grande aiuto al Turati e lo guidò anche in momenti decisivi.”” [(17) “”Tra questi fenomeni spontanei (del movimento operaio) e la coscienza sviluppata dalla rivoluzione proletaria manca in Italia un anello di congiunzione che è appunto la coltura socialista. I nostri operai non saranno certo ‘gli eredi della filosofia classica tedesca’, appunto perché quella filosofia a mala pena passò per il solitario cervello di qualche professore italiano. La nuova generazione non conosce che i positivisti, che sono per me i rappresentanti della degenerazione cretina del tipo borghese”” (Lettere a Engels, cit. pp. 13-14); (18) Labriola a Turati, in ‘Schiavi’, p. 79] (pag 295-296)”,”MITS-410″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Storia dell’educazione.”,”MANACORDA Mario Alighiero ha insegnato Storia dell’educazione nelle Università di Firenze e Roma. ‘Una cosa “”da re””. “”Quanto alla condizione degli insegnanti, si riproducono anche qui le situazioni greche. I primi insegnanti sono schiavi greci, poi liberti; indi seguono dei latini, liberi. Si andava dalla condizione subordinata e miserevole del pedagogico domestico e del ‘litterator’, a quella mediocre del ‘grammaticus’, a quella redditizia e di prestigio di alcuni ‘rhetores’. Spesso in Grecia, quella del maestro era la professione di quanti cadevano in disgrazia: così avvenne a Floro che, esiliato in Spagna da Domiziano, cominciò a insegnare, cosa che a un amico parve ‘indignissima’: era l’opinione diffusa, anche se lui si consolava pensando che fosse invece cosa “”da re””. Ma più tardi nella corte imperiale la carriera dell’insegnante divenne la via per la carriera politica”” (pag 26)”,”GIOx-084″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria.”,”(pag 119 – 120) “”So bene che queste definizioni (regno della libertà, regno della necessità) forse già nel Settecento, ma certo soprattutto nell’Ottocento (Schiller – è stato detto – Hegel, Marx, Engels, eccetera) erano locuzioni correnti; e so che l’uso di queste locuzioni è discutibile, anche in Marx, naturalmente. A me è rimasto il rammarico di non averne potuto discutere di persona, prima che morisse, col compagno della Volpe, il quale non senza fondamento accusava (…) Marx di avere compiuto un delitto di leso socialismo e di lesa filosofia quando nel ‘Capitale’ (un passo famoso), rimanda a fuori del lavoro il regno della libertà. La libertà fuori del lavoro – obiettava della Volpe – è la negazione del lavoro come attività propria dell’uomo, come rapporto dell’uomo con la natura e con gli altri uomini: non è concepibile una tale libertà. Però è anche vero che, nelle condizioni storiche date, il lavoro per Marx è l’uomo perduto a se stesso; e comunque egli sottolinea (nel ‘Capitale’) che c’è sempre un momento di confronto con la natura in cui l’uomo è sottoposto a necessità che lui stesso non crea, ma che si trova di fronte, come un dato e con le quali deve fare i conti. Bisognerà approfondire meglio anche queste definizioni che nello stesso Marx, come additava della Volpe, possono essere state non sempre coerenti, o forse francamente contraddittorie”” (pag 119-120) [Mario Alighiero Manacorda, La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria, 1979] “”Ho accennato – ma l’ho svolta altrove, e qui non è il caso di svilupparla a fondo – alla possibilità di riconoscere in Marx, anche se non senza contraddizioni, una distinzione tra il concetto di istruzione “”tecnologica”” e quello di scuola “”politecnica””. Un giornale di oggi diceva che io ero chiaramente filosovietico nel momento in cui parlavo di un insegnamento di questo genere: in realtà spesso io ho polemizzato con i compagni e colleghi sovietici perché loro, sulla scorta di Lenin, che è stato del resto l’interprete più corretto di Marx, hanno ridotto alla definizione, e forse un po’ anche alla pratica del politecnicismo ciò che Marx aveva piuttosto indicato – nel ‘Capitale’ – come “”istruzione tecnologica teorica e pratica””. Anzi Marx, in uno scritto contemporaneo al primo libro del ‘Capitale’, cioè le ‘Istruzioni ai delegati’ per il primo congresso dell’Internazionale, diceva esattamente: “”Noi per istruzione intendiamo tre cose, istruzione intellettuale, fisica e tecnologica””; ma nelle traduzioni russe e anche tedesche – Marx aveva scritto in inglese – si usa in genere il termine “”politecnico”” (da qui anche gli equivoci) e definiva l’istruzione tecnologica, che nel ‘Capitale’ sintetizzerà appunto con l’espressione “”teorica e pratica””, come quella che fa conoscere i fondamenti ‘scientifici’ generali di tutti i processi di produzione e dà la capacità ‘pratica’ del maneggio degli strumenti fondamentali di tutti i mestieri. Se aggiungiamo – come fa Marx subito dopo – la ragione politica, cioè la presa del potere, ciò implica tre momenti certamente umani e non macchinali: scienza, produzione e politica”” (pag 120-121) [Mario Alighiero Manacorda, La scuola degli adolescenti. Dieci anni di ricerche e dibattiti sulla riforma dell’istruzione secondaria, 1979]”,”GIOx-087″
“MANACORDA Guido”,”Il bolscevismo. Marxismo – Mistica – Meccanesimo – Ateismo – Morale – Politica – Guerra – Economia – Letteratura e Arte Scuola e Propaganda.”,”Libro dedicato a Giuseppe Bottai”,”RUSU-012-FL”
“MANACORDA Mario A.”,”Il marxismo e l’ educazione. Testi e documenti: 1843-1964. Primo volume: I classici: Marx, Engels, Lenin.”,”””Vorrei inoltre pregarvi di studiare questa teoria sulle fonti originali e non di seconda mano”” (F. Engels a G. Bloch) Engels dall’Antiduhring (pag 123-127) “”La scuola popolare dell’avvenire [per Dühring] non è altro (…) che un liceo prussiano alquanto “”nobilitato””, nel quale il greco e il latino sono sostituiti da un po’ più di matematica pura e applicata, e specialmente dagli elementi della filosofia della realtà, e l’insegnamento del tedesco è di nuovo ridotto al Becker di felice memoria, cioè all’incirca al livello della quinta ginnasiale. In effetti “”non si riesce assolutamente a capire”” perché le “”cognizioni”” del signor Dühring, che in tutti i campi da lui toccati sono, come noi abbiamo ormai dimostrato, assolutamente elementari o, meglio, ciò che in generale resta di esse dopo la radicale “”purificazione”” che ne è stata fatta, “”non debbano in blocco passare infine nel campo delle cognizioni preparatorie””, tanto più che esse non hanno in realtà mai abbandonato questo campo. Certo il signor Dühring ha anche sentito parlare vagamente del fatto che nella società socialista lavoro e educazione devono essere uniti insieme e che con ciò deve essere assicurata tanto una multiforme istruzione tecnica quanto una base pratica per l’educazione scientifica: anche questo punto viene perciò utilizzato per la socialità nella consueta maniera. Ma poiché, come abbiamo visto, la vecchia divisione del lavoro continua nella sua essenza a sussistere tranquillamente nella dühringiana produzione dell’avvenire, viene tolta a questa istruzione tecnica ogni successiva applicazione pratica e ogni significato per la produzione stessa; essa ha precisamente e solo un fine scolastico: deve sostituire la ginnastica, della quale il nostro rivoluzionario che va alle radici non vuol sentire parlare. Egli perciò non può offrirci che poche frasi quali per esempio: “”la gioventù e la maturità lavorano nel vero significato della parola””. Ma veramente miserevoli appaiono queste chiacchiere insulse e vuote, se si confrontano col passo del ‘Capitale’, in cui Marx sviluppa il principio che “”dal ‘sistema della fabbrica’, come si può seguire nei particolari negli scritti di ‘Robert Owen’, è nato il germe della ‘educazione dell’avvenire’, che collegherà, per ‘tutti’ i fanciulli oltre una certa età, il lavoro produttivo con l”istruzione e la ginnastica’, non solo come metodo per aumentare la produzione sociale, ma anche come unico metodo per produrre uomini pienamente sviluppati”” (Capitale, I, 2, p. 196, cfr. Documento 15g)”” [F. Engels, Antidühring, 1878, trad. it. di Giovanni De Caria, 1956] [(in) Mario A. Manacorda, Il marxismo e l’ educazione. Testi e documenti: 1843-1964. Primo volume: I classici: Marx, Engels, Lenin, 1964]”,”GIOx-002-FV”
“MANACORDA Gastone a cura; scritti di CAVOUR Giuseppe FERRARI Giuseppe MAZZINI Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Andrea COSTA Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Filippo TURATI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI”,”Il socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Volume primo.”,”Scritti di CAVOUR, Giuseppe FERRARI, Giuseppe MAZZINI, Michail A. BAKUNIN, Carlo CAFIERO, Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Eugenio SARTORI, Andrea COSTA, Filippo TURATI, Angiolo CABRINI, Anna KULISCIOFF e Friedrich ENGELS, Giuseppe TONIOLO, Antonio LABRIOLA, Giuseppe Emanuele MODIGLIANI, Nicola BADALONI, Claudio TREVES, Giovanni GIOLITTI, Filippo TURATI, Gaetano SALVEMINI, Enrico LEONE, Ivanoe BONOMI, Luigi EINAUDI, Arturo SALUCCI, Benedetto CROCE, Benito MUSSOLINI, Documenti CONFERENZA ZIMMERWALD, Amadeo BORDIGA, Arturo LABRIOLA Rodolfo MORANDI, Guido MIGLIOLI, Antonio GRAMSCI, Giacinto Menotti SERRATI, Carlo ROSSELLI, TESI CONGRESSO LIONE PCdI, Palmiro TOGLIATTI, Giuseppe SARAGAT, Pietro NENNI, Giuseppe FARAVELLI, Giuseppe DI-VITTORIO, Eugenio CURIEL, Carlo ROSSELLI, Umberto MASSOLA, Giaime PINTOR, Luigi LONGO, Emilio SERENI, Fernando SANTI, Rodolfo MORANDI, Giuseppe SARAGAT, Lelio BASSO, Mauro SCOCCIMARRO.”,”MITS-008-FV”
“MANACORDA Gastone a cura, saggi di Gustavo DI CAVOUR Camillo DI CAVOUR Giuseppe FERRARI Carlo PISACANE Giuseppe MAZZINI Filippo Bartolommeo SAVI Karl MARX Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Leonida BISSOLATI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI”,”Il Socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Vol. I.”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”SOCx-012-FL”
“MANACORDA Gastone a cura, Saggi di Gustavo DI CAVOUR Camillo DI CAVOUR Giuseppe FERRARI Carlo PISACANE Giuseppe MAZZINI Filippo Bartolommeo SAVI Karl MARX Michail A. BAKUNIN Carlo CAFIERO Osvaldo GNOCCHI-VIANI Eugenio SARTORI Filippo TURATI Angiolo CABRINI Anna KULISCIOFF Friedrich ENGELS Giuseppe TONIOLO Antonio LABRIOLA Leonida BISSOLATI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Nicola BADALONI Claudio TREVES Giovanni GIOLITTI Gaetano SALVEMINI Enrico LEONE Ivanoe BONOMI Luigi EINAUDI Arturo SALUCCI Benedetto CROCE Benito MUSSOLINI Amadeo BORDIGA Guido MIGLIOLI Antonio GRAMSCI Carlo ROSSELLI Palmiro TOGLIATTI Pietro NENNI Umberto MASSOLA Giaime PINTOR Luigi LONGO Giuseppe SARAGAT Lelio BASSO Mauro SCOCCIMARRO Fernando SANTI Emilio SERENI”,”Il Socialismo nella storia d’Italia. Storia documentaria dal Risorgimento alla Repubblica. Vol. II.”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”SOCx-013-FL”
“MANACORDA Paola M.”,”Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica.”,”Marx sull’impiego capitalistico dell’operaio (pag 24-25) Babbage, Marx e le macchine (pag 34) “”Il calcolatore come strumento di razionalizzazione capitalistica”” “”La seconda guerra mondiale e la nascita del calcolatore elettronico””. “”Se la rivoluzione industriale segna, con Babbage, la nascita del concetto di calcolatore automatico, la seconda guerra mondiale segna la nascita fisica del calcolatore elettronico automatico. La coincidenza non è casuale, né ha molto senso “”incolpare”” il calcolatore della sua origine bellica. Il fatto è che la guerra, come fase estrema di difesa di un sistema economico e politico, rappresenta la condizione ideale per la mobilitazione di tutte le risorse umane e materiali in direzione del rafforzamento e del mantenimento del sistema, come ben dimostra la mole di risultati “”scientifici”” raggiunti dagli americani durante la guerra del Vietnam. L’origine bellica del calcolatore non sta dunque tanto nell’essere stato costruito per il calcolo delle tavole di tiro, quanto nel fatto di costituire il punto di arrivo e di fusione di una serie di sviluppi scientifici e tecnologici motivati dalle esigenze di razionalizzazione della condotta bellica prima, del controllo del capitale poi. Ad esempio, negli anni Quaranta le esigenze di difesa contraerea conducono gli inglesi alla progettazione di un sistema autoregolantesi, lo M-9, in cui per la prima volta furono utilizzate le valvole termoioniche, che costituiranno sino agli anni Cinquanta il componente dei calcolatori elettronici. Più in generale, l’intreccio tra scopi difensivi, ricerca applicata e ricerca pura si fa più stretto: colpire e abbattere gli aerei nemici diventa lo “”scopo”” per eccellenza dell’attività di ricerca, ed è proprio estendendo questo concetto di “”scopo”” che Aiken, Von Neumann e Norbert Wiener fondano la Società teleologica per studiare “”come venga perseguito uno scopo nel comportamento umano e animale (…) e come questo scopo possa essere simulato da apparati meccanici ed elettronici””. Lo stesso Wiener afferma che in quell’occasione “”ritenni che si potessero ottenere dei risultati nello studio delle relazioni umane nelle catene di controllo, considerandole come parti di un sistema a retroazione””, e che il suo principale contributo consistette nel fondere due linee di ricerca fino ad allora separate: le serie statistiche e l’ingegneria delle comunicazioni. A sua volta questo approccio statistico alla teoria dei controlli influenzò Shannon nello sviluppo della sua teoria dell’informazione, pubblicata nel 1948. Sempre in questi anni, e sempre per scopi bellici, Skinner utilizzò le sue teorie comportamentistiche per un sistema di puntamento delle bombe fondato, abbastanza singolarmente, sul comportamento a retroazione dei piccioni. La matematica applicata, a sua volta, risente del clima generale che vede gli sforzi di ricerca orientati all’ottimizzazione della condotta bellica. Dalla simulazione della battaglia tra un sottomarino e un guastatore nasce in Von Neumann lo stimolo a elaborare la “”teoria dei giochi”” che, con Morgensten, applicherà più tardi ai fenomeni economici”” (pag 32-33)”,”SCIx-505″
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Lettura laica della Bibbia.”,”Mario Alighiero Manacorda, già professore di storia della pedagogia nelle università di Firenze e di Roma, è autore di importanti e numerosi saggi di marxismo e di pedagogia.”,”RELx-028-FF”
“MANACORDA Gastone”,”Rivoluzione borghese e socialismo. Studi e saggi.”,”Contiene il saggio: ‘Jean Jaurès, storico della rivoluzione francese’ e il profilo di Andrea Costa.”,”MITS-010-FF”
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Storia dell’educazione.”,”Mario Alighiero Manacorda nato a Roma 1914, è stato professore di pedagogia nell’università di Cagliari, Siena, Firenze e Roma. Ha pubblicato Marx e la pedagogia moderna (1966), il marxsimo e l’educazione (1966), il principio educativo in Gramsci (1970), la paideia di Achille (1971), momenti di storia della pedagogia (1978).”,”GIOx-007-FL”
“MANACORDA Mario Alighiero”,”Marx e la pedagogia moderna.”,”Sul concetto di prassi rovesciata (rovesciante). Il Marx di Catalfamo, secondo Manacorda, si limita a pochi testi di Marx ed evita di discutere le deformazioni correnti del marxismo senza verificarle (afferma sempre Manacorda) a pag 160. Altro errore di Catalfamo: deriva da altri autori la definizione erronea di “”prassi rovesciata”” (‘umwälzende Praxis’, scriveva Marx). Questa definizione di ‘prassi rovesciata’ anzichè prassi ‘rovesciante’ risale a Gentile (1899) (in La filosofia di Marx) (pag 160-163). Che cosa è il lavoro. “”E la perentoria conclusione della ricerca contenuta nella prima parte dell”Ideologia tedesca’ è analoga a quella che conclude i ‘Manoscritti del 1844’: i proletari «per affermarsi personalmente [ovvero, come persone] devono abolire la propria condizione di esistenza quale è stata fino ad oggi, che in pari tempo è la condizione di esistenza di tutta la società fino ad oggi, il lavoro» (4). Abolire il lavoro, cioè l’attività umana come è stata finora. Importante soprattutto rilevare che il prodursi dell’attività umana come lavoro (alienato) è un risultato storico, dovuto alla divisione originaria del lavoro. Che poi l’indagine storica, o preistorica, non abbia in Marx eccessivi sviluppi, ed eviti così le astrazioni naturalistiche e giusnaturalistiche, è del tutto coerente: gli accenni di Marx restano qui piuttosto indeterminati, limitandosi ad annotare che si sviluppa «così» la divisione del lavoro, che in origine era niente altro che la divisione nell’atto sessuale, e poi la divisione del lavoro che si produce spontaneamente o naturalmente in virtù della disposizione naturale (per esempio la forza fisica), del bisogno, del caso. Ora, proprio nel momento in cui l’attività vitale umana, dell’uomo come «ente generico», o del genere umano nel suo insieme, si presenta divisa e dominata dalla spontaneità, dalla naturalità e dalla casualità, ogni uomo, sussunto sotto la divisione del lavoro, appare unilaterale e incompleto. Questa divisione diventa reale quando si presenta come divisione tra il lavoro manuale e il lavoro mentale, perché allora «si dà la possibilità, anzi la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi». Il problema è quindi, per Marx, di «tornare ad abolire la divisione del lavoro» (dove va osservata non soltanto l’identità di questa espressione con quelle che abbiamo già letto sulla abolizione del lavoro, ma anche l’idea di un ritorno a un più alto livello, a una condizione di attività umana indivisa) (5). Questo è dunque il senso negativo del concetto di lavoro in Marx; e abbiamo già accennato come nella sua ricerca esso si venga via via determinando sempre più precisamente come lavoro salariato produttore di capitale (e seguirlo su questo punto vorrebbe dire ripercorrere tutta la sua ricerca, che non è il fine di queste note). Onde la soppressione del lavoro salariato, cioè della forma esistente del lavoro, o, in altri termini, soppressione di quella particolare figura sociale, prodotto della storia umana, che è il lavoratore salariato; che è poi quanto Marx diceva sin dai suoi primi incontri con questi problemi, e ripeteva poi nel ‘Manifesto’, ammonendo che nella rivoluzione sociale i proletari non hanno nulla da perdere, se non le loro catene (6). In questo senso Marx aveva ragione di constatare già nei ‘Manoscritti del 1844’, che l’aver convertito, come lui aveva fatto, «la questione dell’origine della ‘proprietà privata’ in quella del rapporto del ‘lavoro espropriato’ col processo di sviluppo [storico] dell’umanità» era stata un passo determinante per la soluzione del problema dell’alienazione del lavoro (7)”” [(4) ‘L’ideologi tedesca, cit., pp 47, 29, 65, 51, 76; (5) ‘L’ideologia tedesca’, pp. 28, 29; (6) Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, Roma, Edizioni Rinascita, 1949, p. 73; (7) ‘Manoscritti del 1844’, cit., p. 236] (pag 33-34) [Mario Alighiero Manacorda, ‘Marx e la pedagogia moderna’, Editori Riuniti, Roma, 1976]”,”MADS-002-FGB”
“MANACORDA Mario Alighiero; VIOLI Carlo”,”Esiste una pedagogia marxiana? (Manacorda); Rousseau e le origini della democrazia moderna (Violi).”,”””Questa «grande idea fondamentale» – come dirà Lenin – dell’unione dell’istruzione col lavoro produttivo, assunta ormai come parte integrante di un programma comunista subito sottolineato dallo scoppio della rivoluzione (che, se non agevolò la diffusione del ‘Manifesto’, doveva però fare dello «spettro» comunista una vitalissima realtà del mondo moderno), sarà ormai un punto fermo della pedagogia marxista. Circa vent’anni dopo essa sarà non solo accolta, ma anche arricchita e argomentata con più profonda conoscenza della realtà economico-sociale in un altro documento politico fondamentale: le ‘Istruzioni’ che, all’inizio del settembre del 1866, Marx rilascerà ai delegati del Comitato provvisorio londinese al I Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, a Ginevra. E queste ‘Istruzioni’ sono, come vedremo, indissociabili dalla contemporanea elaborazione del ‘Capitale’. In esse (12) Marx, definita progressiva e giusta, nonostante il modo orribile in cui viene attuata, la tendenza dell’industria moderna a far collaborare nella produzione fanciulli e adolescenti dei due sessi, e ribadita la tesi che a partire dai nove anni ‘ogni’ fanciullo deve diventare un operaio produttivo e ‘ogni’ adulto deve, secondo la legge generale della natura, «lavorare non soltanto col cervello, ma anche con le mani», propone di suddividere i fanciulli, ai fini del lavoro in tre classi o gruppi – dai 9 ai 12, dai 13 ai 15 e dai 16 ai 17 anni – con orari giornalieri rispettivamente di 2, 4 e 6 ore (…). Infine il suo discorso trapassa per la prima volta in una vera e propria definizione del contenuto pedagogico dell’istruzione socialista: «Per istruzione noi intendiamo tre cose: Prima: formazione spirituale; Seconda: educazione fisica, quale viene impartita nelle scuole di ginnastica e attraverso gli esercizi militari; Terza: istruzione politecnica, che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. Con la suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 anni in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo di istruzione spirituale, ginnica e politecnica …. L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spirituale, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia al di sopra delle classi superiori e medie». (…) Alla lettura di questo testo dobbiamo immediatamente associare quella di un altro testo fondamentale di Marx, il ‘Capitale'”” (pag 30-32) [(12) K. Marx – F. Engels, ‘Instruktionen für die Delegierten des Provisorischen Zentralrates zu den einzelnen Fragen’, in ‘Werke’, Berlin, 1962, vol. 16, pp. 192-195] [Mario Alighiero Manacorda, ‘Esiste una pedagogia marxiana?’, ‘Critica marxista’, n. 4, luglio-agosto 1966 (pag 21-41)]”,”MADS-017-FGB”
“MANACORDA Gastone”,”Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi. Dalle origini alla formazione del Partito socialista (1853-1892).”,”Una prima serie di saggi di Manacorda (nato a Roma nel 1916) è raccolta in Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (Roma 1953); la maggior parte dei suoi studi successivi sono ripubblicati in Storiografia e socialismo (Padova 1963). Attualmente ordinario di storia contemporanea all’Università di Catania, Manacorda ha collaborato a l’Unità e a Rinascita, ha diretto Società dal 1950 al 1956 e Studi storici fino al 1966. Lavora attualmente a un volume sulla crisi di fine secolo in Italia.”,”MITS-035-FL”
“MANACORDA Paola M.”,”Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica.”,”Con il termine ‘algoritmo’ che deriva dal nome di un antico matematico arabo, si intende un procedimento sistematico, fatto di una successione definita di passi, che conduce ai risultati cercati. Solitamente è riferito a operazioni di calcolo, ma il suo significato è più ampio. (pag 82) La nascita del calcolatore elettronico nel corso della Seconda guerra mondiale “”Se la rivoluzione industriale segna, con Babbage, la nascita del concetto di calcolatore automatico, la seconda guerra mondiale segna la nascita fisica del calcolatore elettronico automatico. La coincidenza non è casuale, né ha molto senso “”incolpare”” il calcolatore della sua origine bellica. Il fatto è che la guerra, come fase estrema di difesa di un sistema economico e politico, rappresenta la condizione ideale per la mobilitazione di tutte le risorse umane e materiali in direzione del rafforzamento e del mantenimento del sistema, come ben dimostra la mole di risultati “”scientifici”” raggiungi dagli americani durante la guerra del Vietnam. L’origine bellica del calcolatore non sta dunque tanto nell’essere stato costruito per il calcolo delle tavole da tiro, quanto nel fatto di costituire il punto di arrivo e di fusione di una serie di sviluppi scientifici e tecnologici motivati dalle esigenze di razionalizzazione della condotta bellica prima, del controllo del capitale poi. Ad esempio, negli anni Quaranta le esigenze di difesa contraerea conducono gli inglesi alla progettazione di un sistema autoregolantesi, lo M-9, in cui per la prima volta furono utilizzate le valvole termoioniche, che costituiranno sino agli anni Cinquanta il componente dei calcolatori elettronici. Più in generale, l’intreccio tra scopi difensivi, ricerca applicata e ricerca pura si fa più stretto: colpire e abbattere gli aerei nemici diventa lo “”scopo”” per eccellenza dell’attività di ricerca, ed è proprio estendendo questo concetto di “”scopo”” che Aiken, Von Neumann e Norbert Wiener fondano la Società teleologica per studiare “”come venga perseguito uno scopo nel comportamento umano e animale (…) e come questo scopo possa essere simulato da apparati meccanici ed elettronici””. Lo stesso Wiener afferma che in quell’occasione “”ritenni che si potessero ottenere dei risultati nello studio delle relazioni umane nelle catene di controllo, considerandole come parti di un sistema a retroazione””, e che il suo principale contributo consistette nel fondere due linee di ricerca fino ad allora separate: le serie statistiche e l’ingegneria delle comunicazioni. A sua volta questo approccio statistico alla teoria dei controlli influenzò Shannon nello sviluppo della sua teoria dell’informazione pubblicata nel 1948. Sempre in questi anni e sempre per scopi bellici, Skinner utilizzò le sue teorie comportamentistiche per un sistema di puntamento delle bombe fondato, abbastanza singolarmente, sul comportamento a retroazione dei piccioni. La metamatica applicata, a sua volta, risente del clima generale che vede gli sforzi di ricerca orientati all’ottimizzazione della condotta bellica. Dalla simulazione della battagila tra un sottomarino e un guastatore nasce in Von Neumann lo stimolo a elaborare la “”teoria dei giochi”” che, con Morgenstein, applicherà più tardi ai fenomeni economici”” (pag 32-33) [Paola M.Manacorda, ‘Il calcolatore del capitale. Un’analisi marxista dell’informatica’, Feltrinelli, Milano, 1976] Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”SCIx-007-FAP”
“MANCA Ciro”,”Introduzione alla Storia dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Gli strumenti dell’analisi.”,”Ciro Manca, professore ordinario di Storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”EURE-077-FL”
“MANCA Ciro”,”Introduzione alla Storia dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Il sistema economico feudale.”,”Ciro Manca, professore ordinario di Storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”EURE-079-FL”
“MANCA Ciro a cura, saggi di Marc BLOCH Bernard H. SLICHER VAN BATH Maurice DOBB Josif M. KULISCHER Fernand BRAUDEL Amintore FANFANI Gino LUZZATTO Eric L. JONES Samuel LILLEY Jean-François BERGIER David S. LANDES Sidney POLLARD”,”Formazione e trasformazione dei sistemi economici in Europa dal Feudalesimo al Capitalismo. Saggi di storia economica.”,”Ciro Manca è professore ordinario di storia economica nella Facoltà di Economia e Commercio alla Sapienza di Roma.”,”ECOT-235-FL”
“MÄNCHEN-HELFEN Otto von”,”China.”,”Contiene foglio tipo formato scheda A5 dattiloscritto con note e pagina su alcuni punti significativi del libro (vedi) Seguendo i punti riportati nella scheda: Mao Tse Tung, Sun Fo il figlio Sun Yat Sen. (pag 84) Sun Yat sen für die Vereinigung Chinas mit Japan. (Sun Yat Sen per la ‘riunificazione’ della Cina con il Giappone, per formare con altri paesi della regione una Lega che si può confrontare anche con le armi con Stati Uniti ed Europa) “”Wenn diese Liga sich bildet, ist es um Europa geschehen. China zählt 400 Millionen, Indien 300, Birma, Annam, Siam je einige zehn, Japan allein einige zehn, und dazu kommen noch die kleineren Völker. Wir sind 1200 Millionen gegen 400 Millionen Europäer und Amerikaner. Wenn wir zu den Waffen greifen wollten, wer würde dann siegen? Aber wir wollen es nicht den Räubern nachmachen, von denen wir so viel leiden mußten.”” (pag 143-144) Karx Marx, es gibt zu viele Arten von Sozialismus. Die sechs Jahre die vergangen sind heben gezeigt, daß nur daß politische Problem gelöst wurde. (In Rußland seit der Revolution) (pag 163-164) Dello stesso autore: Otto Mäenchen-Helfen, Reise ins asiatische Tuwa, Der Bücherkreis, Berlin”,”CINE-021″
” MÄNCHEN-HELFEN Otto von”,”Drittel der Menschheit. Ein Ostasienbuch.”,”””Tschang Tsung-tschang war eine höchst interessante Gestalt in der chinesischen Politik der jüngsten Zeit. Als noch die Mandsch-dynastie herrschte, war er ein Räuber, erst in Schantung, später in der Mandschurei, wo er von “”Berufskollegen”” etwas Russisch lernte. Dank der Unterstützung durch Tschang Tso-lin wurde dieser ungebildete Mann, der nicht lesen und schreiben konnte, Militärmachthaber in Schantung. Er hatte 50 Konkubinen zu ernähren und zu kleiden. Er saugte die 40 Millionen seiner Provinz bis aufs Blut aus. Die Tatsache, daß im Jahre 1927 mehr als zwei Millionen aus Schantung nach der Mandschurei auswanderten, ist ein sprechendes Zeugnis für die Schandwirtschaft des Tschang Tsung-tschang.”” (pag 11) ‘Un terzo dell’ umanità’ L’arcipelago malese (o Insulindia [1]) è un vasto gruppo di isole localizzato nel sud-est asiatico fra Australia e Indocina. Le isole che lo compongono delimitano il “”confine”” fra Oceano Pacifico e Oceano Indiano e fanno parte di diversi stati: Indonesia, Filippine, Singapore, Brunei, Malaysia (stati di Sarawak, Sabah e territorio federale di Labuan) Timor Est e Papua Nuova Guinea anche se l’inclusione di quest’ultima è controversa sia per ragioni culturali sia per motivi geografici in quanto l’isola di Nuova Guinea, da un punto di vista geologico, non fa parte della piattaforma continentale dell’Asia. L’arcipelago malese comprende a sua volta diversi arcipelaghi, i principali sono: Le isole della Sonda divise in Grandi isole della Sonda Piccole isole della Sonda L’arcipelago delle Molucche Le Filippine La superficie complessiva è pari a circa 2 milioni di km², e la popolazione totale è di circa 300 000 000. Le isola principali dell’arcipelago sono Nuova Guinea (se compresa), Borneo e Sumatra, la più popolosa è l’isola di Giava. Da un punto di vista geologico l’arcipelago è una delle regioni vulcaniche più attive al mondo, il punto più elevato è il monte Kinabalu a Sabah (4.101 m s.l.m.) oppure, se si comprende la Nuova Guinea, il Puncak Jaya (4.884 m s.l.m.) nella provincia di Papua. L’arcipelago è situato a cavallo dell’Equatore, il clima è tropicale ma sensibilmente più piovoso nella parte occidentale che in quella orientale. La fauna presenta una forte differenziazione fra la parte occidentale e quella orientale, le due regioni sono infatti separate dalla cosiddetta linea di Wallace. Note [modifica] ^ Questo termine di origine latina è oramai desueto. La parola è composta dall’unione di “”insula”” (isola) e India con il toponimo che si riferisce alle Indie Orientali. Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Arcipelago_Malese”” Insulindia: L’ Insulinde ou Asie du Sud-Est insulaire, anciennement appelée Malaisie, archipel Malais ou archipel Indien, est un vaste archipel montagneux s’étendant entre les continents asiatique et australien et qui comprend les pays et territoires suivants : le Brunei ; l’Indonésie, à l’exception de l’Irian Jaya ; les Philippines ; le Timor oriental ; la Malaisie orientale (située sur l’île de Bornéo), soit les États de Sarawak et de Sabah et le district fédéral de Labuan ; le territoire indien d’Andaman et Nicobar. Cet archipel compte ainsi 2 millions de kilomètres carrés, ce qui en fait le plus vaste de la terre. On peut le diviser en deux ensembles. Au sud, l’arc malais regroupe les îles Andaman et Nicobar et les îles de la Sonde (Sumatra, Java, Bali, Lombok, Sumbawa et Florès). À l’est, les Philippines, Célèbes et les Moluques forment un autre arc. Entre les deux, se trouve l’île de Bornéo. L’Insulinde était jadis considérée comme l’une des trois parties de l’Océanie, avec la Mélanésie et la Polynésie. Aujourd’hui, on la rattache plus souvent à l’Asie, plus précisément à l’Asie du Sud-Est. Culturellement, on parle d’Asie du Sud-Est « insulaire et péninsulaire » pour inclure la péninsule de Malacca et ainsi englober l’ensemble de la Malaisie. Voir aussi [modifier] Peuplement de l’Asie du Sud-Est insulaire Langues austronésiennes Langues papoues Indochine (Wikip)”,”ASIx-089″
“MÄNCHEN-HELFEN Otto NIKOLAJEVSKY Boris”,”Karl und Jenny Marx. Ein Lebensweg.”,”””Über das Leben Engels’ in den Jahren 1844 bis 1847 gibt der Briefwechsel Marx-Engels als die vornehmste Quelle zur Biographie reichlich Aufschluß. Von Marxens Briefen an Engels aus dieser Zeit ist ein einziger auf uns gekommen. Es gibt nur wenige Dokumente, die das persönliche Leben Marxens in Brüssel schildern. Dazu gehören Stephan Borns “”Erinnerungen eines Achtundvierzigers””. Der junge Buchdruckergeselle hatte in Paris mit Engels Freundschaft geschlossen, war Kommunist geworden und gegen den Nur-Republikaner Karl Heinzen, die Karikatur eines deutschen Jakobiners – den “”Fürschtekiller”” nannten sie ihn später in Amerika – mit einer talent-vollen Verteidigung des Kommunismus aufgetreten. Born stand 1848 an der Spitze der Berliner Arbeiterbewegung. Als er, ein alter Mann, seine Erinnerungen schrieb, war er haubacken-sozialreformerischer Universitätprofessor in Basel. Nicht für den Charakter, aber für die Begabung mancher damals glühender Kommunisten zeugt, daß sie es, einmal mit der bürgerlichen Welt versöhnt, zu ansehlichen Ämtern brachten. Karl Wallau wurde Bürgermeister in Mainz, Heinrich Bürgers angesehener nationalliberaler Politiker, Hermann Becker “”stieg””, als Kölner Oberbürgermeister, bis zur Würde eines Mitglieds des preußischen Herrenhauses.”” (pag 120)”,”MADS-416″
“MANCHESTER William”,”I cannoni dei Krupp. Storia di una dinastia 1587-1968.”,”Prima famiglia del Reich, la più ricca e potente d’Europa, nel 1870 a Sedan i loro cannoni avevano vinto la guerra franco-prussiana. Nel 1915 la grossa ‘Bertha’ aveva bombardato Parigi da un centinaio di kilometri di distanza. Nel 1926, dopo Versailles, fu con l’aiuto dei Krupp che i tedeschi prepararono l’ “”Esercito dei centomila”” i quadri della futura Wehrmacht e approntarono i cannoni e i Panzer che dal 1939 dilagheranno in Europa. La figura centrale del libro è Alfred KRUPP che rappresenta il periodo nazista della dinastia. MANCHESTER ha scritto ‘Morte di un presidente’ (1967) su J.F. KENNEDY. E’ laureato in giornalismo all’Univ del Missouri.”,”GERQ-028″
“MANCHESTER William”,”Churchill, l’ ultimo leone. 1932 – 1938. La solitudine. Terzo volume.”,”””Con quanta calma lo si voglia considerare, il pericolo di un attacco dall’ aria non può non apparire eccezionale””. (…) E’ arrivato il momento, continuò (Churchill), “”in cui sul mistero che circonda il riarmo tedesco va fatta piena luce””. (…) Seguendo il suo metodo caratteristico, Churchill aveva evidenziato un unico tema, la potenza aerea, e avrebbe messo da parte tutto il resto quando sarebbe sorta la questione RAF-Luftwaffe.”” (1934) (pag 149)”,”BIOx-070″
“MANCI Filippo”,”Il cuore sotto la toga.”,”””Psicologia strana, ma umanamente vera: l’umiltà e l’affabilità non attrae, ma rende diffidenti gli uomini abituati alla forza o alla frode””. (pag 22)”,”DIRx-023″
“MANCINA Claudia; PRESTIPINO Giuseppe; MISURACA Pasquale; VANNUCCI Stefano”,”Rapporti di forza e previsione. Il gioco della storia secondo Gramsci (Mancina); Marxismo (e tradizione gramsciana) negli studi antropologici (Prestipino); Politica, economia, diritto; sociologia come scienze dello Stato (Misuraca); Il valore d’uso in Marx e la teoria dell’utilità. Note su alcuni recenti contributi (Vannucci).”,” A proposito di una nota del Quaderno 4 (‘Appunti di filosofia’, 1′) intitolata ‘Rapporti tra struttura e superstruttura’ (pp. 455-465, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Einaudi 1975) La nota in questione verrà poi trasferita in ‘Noterelle sul Machiavelli’ dividendosi in due e mutando titolo: ‘Analisi delle situazioni: rapporti di forza’, e ‘Alcuni aspetti teorici e pratici dell’economismo’ (Q. pp. 1578-1589 e pp. 1589-1597) Dunque la previsione – che peraltro non può essere esclusa dalla fondazione scientifica della politica – è un momento di questo esplicarsi. «Chi fa la previsione in realtà ha un “”programma”” da far trionfare e la previsione è appunto un elemento di tale trionfo… solo nella misura in cui l’aspetto oggettivo della previsione è connesso con un programma esso aspetto acquista oggettività… Solo l’esistenza nel “”previsore”” di un programma da realizzare fa sì che egli si attenga all’essenziale, a quegli elementi che essendo “”organizzabili””, suscettibili di essere diretti o deviati, in realtà sono essi soli prevedibili» (34)”” (pag 51) (34) Q., pp. 1810-1811 Prestipino: …la prima refutazione radicale del marxismo (come teoria del mutamento storico e delle sue leggi) è implicita nell’ antropologia del novecento. Più precisamente: nell’antropologia post-positivista e antievoluzionista, funzionalista e proto-strutturalista (da Malinowski a Radcliffe-Brown, a Boas). (pag 55)”,”GRAS-001-FB”
“MANCINA Claudia; MARRAMAO Giacomo; PAPA Franca; FISTETTI Francesco”,”Sul materialismo dialettico di L. Geymonat (Mancina); Dialettica della forma e scienza della politica (Marramao); Economia e marxismo (Papa); «Costituzione» e lotte di classe (Fistetti).”,”Nel saggio di Claudia Mancina parlando dell’opera di Geymonat ‘Storia del pensiero filosofico e scientifico’ si ricorda che due capitoli sono dedicati rispettivamente a Engels e a Lenin (vol. V p. 332-371 e vol. VI p. 87-121) (pag 87). Altre opere con un contributo di Geymonat: il volume collettivo ‘Attualità del marxismo dialettico’, e il Quaderno di ‘Critica marxista’ n. 6. Geymonat sul problema del rapporto tra scienza e filosofia nel pensiero di Engels”,”TEOC-016-FB”
“MANCINA Claudia”,”Strutture e contraddizione in Godelier.”,”‘In questa sede (Marxismo e strutturalismo) Godelier, che ha già fatto il passo decisivo in direzione dell’antropologia, dà un quadro teorico molto più coerente e preciso alle sue formulazioni. Questo quadro è costituito essenzialmente dal riferimento allo strutturalismo di Lévi-Strauss. Marx sarebbe un precursore della «corrente strutturalista moderna»’ (pag 198) “”Marx s’attarda sulle ‘forme economiche precapitalistiche’ solo per mettere in luce, ‘negativamente’, i fattori che in Europa hanno portato, positivamente, al fiorire del capitale e del capitalismo”” (E. Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx’ (Laterza, 1969, p. 150) (pag”,”TEOC-028-FGB”
“MANCINI Vittorio”,”La comune di Parigi. Storia della prima rivoluzione proletaria.”,”””- Chi sei? – Levêque, muratore, membro del Comitato centrale. – Ah! sono i muratori che vogliono comandare, adesso! – risponde il versagliese, e gli scarica la pistola in faccia””. (Lissagaray) (in apertura) Mito rivoluzione spontanea: “”Bisognerà tuttavia demolire un mito storiografico che resiste da lungo tempo, ed è pure contraddetto dalla dinamica reale degli avvenimenti: quello della rivoluzione comunarda come fenomeno totalmente prematuro e casuale, essenzialmente dovuto alla spontaneità delle masse – all’ inizio, peraltro, passive o esitanti -, fatto poi precipitare verso esiti propriamente rivoluzionari dall’ ostinazione e dalle scoperte manovre del governo borghese. Scrive ad esempio Talès: “”La giornata del 18 marzo ’71, che agli occhi dei contemporanei segna l’ inizio della nuova Rivoluzione, non ha nessun equivalente nella nostra storia rivoluzionaria; essa è una strana giornata in cui si vede una folla in generale passiva, provocare il crollo locale, senza dubbio, ma totale delle istituzioni borghesi””. Questo giudizio di un terzinternazionalista che scrive nel 1921 è in fondo la ripresa di una vecchia tesi, già sostenuta più volte da autori contemporanei alla Comune””. (pag 63-64)”,”MFRC-088″
“MANCINI Federico a cura; testi di Thurman WESLEY ARNOLD Adolph A. BERLE jr John DEWEY Herbert HOOVER Gardiner C. MEANS Reinhold NIEBUHR Franklin Delano ROOSEVELT Norman THOMAS Henry Agard WALLACE”,”Il pensiero politico nell’età di Roosevelt.”,”Testi di Thurman WESLEY ARNOLD Adolph A. BERLE jr John DEWEY Herbert HOOVER Gardiner C. MEANS Reinhold NIEBUHR Franklin Delano ROOSEVELT Norman THOMAS Henry Agard WALLACE”,”TEOP-404″
“MANCINI Mirella GIANNI Emilio, a cura”,”1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune.”,”””In un’altra pagina, Lenin esamina una la lettera del marzo 1873 di Engels a Bebel (1), pubblicata nella autobiografia di Bebel nel 1911, e la definisce di «una importanza straordinariamente grande» sul problema dello Stato. La fissa in otto punti che avremo occasione di riprendere. Per ora vediamo il commento: «Di solito i concetti “”libertà”” e “”democrazia vengono considerati identici e vengono spesso usati l’uno in sostituzione dell’altro. Molto spesso i marxisti volgari (Kautsky, Plekhanov ec. alla loro testa) ragionano proprio così. In realtà la democrazia esclude la libertà. La dialettica (il processo) di sviluppo è il seguente: dall’assolutismo alla democrazia borghese; dalla democrazia borghese a quella proletaria; da quella proletaria alla scomparsa della democrazia». In questa dialettica di sviluppo delle forme politiche delle lotte tra le classi, Lenin tira la conclusione della restaurata lezione di Marx e di Engels sulla «forma politica finalmente scoperta» nella dinamica della rivoluzione proletaria. La democrazia esclude la libertà; la tendenza verso il comunismo, che è la tendenza alla libertà, non può che far scomparire la democrazia. I marxisti volgari, che identificano libertà e democrazia, diventano socialimperialisti. È inevitabile come è inevitabile il processo di sviluppo delle forme politiche. I marxisti coerenti, che identificano libertà e comunismo, con la stessa coerenza continuano la lotta contro il capitalismo divenuto imperialista”” [Arrigo Cervetto, ‘La forma politica finalmente scoperta’, Lotta comunista; febbraio 1981, in ‘L’involucro politico, in ‘Opere’, vol. 1, ‘Scritti teorici’] [(in) ‘1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del consiglio della comune’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021, a cura di Mirella Mancini e Emilio Gianni] [(1) v. ‘Una lettera a Bebel, paragrafo 3 cap. IV, in V.I. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Ed. Riun., 1968, p. 131-136, ndr]”,”ELCx-294″
“MANCINI Mirella GIANNI Emilio, a cura”,”1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune.”,”La burocrazia. “”Il mutamento di strati piccolo borghesi in strati burocratici rientra nel processo di dominio della grande borghesia e di sviluppo dello Stato moderno. La burocratizzazione della società capitalistica è il prodotto della divisione in classi proprio in rapporto alla detenzione dei mezzi di produzione. La divisione sociale del lavoro segue la divisione tra chi detiene i mezzi di produzione e chi non detiene il capitale costante. Lenin dedica un capitolo di ‘Stato e rivoluzione’ alla analisi di Marx della esperienza della Comune di Parigi: «In Marx non v’è un briciolo di utopismo; egli non inventa, non immagina una società “”nuova””. No, egli studia, come un processo di storia naturale, la genesi della nuova società che sorge dall’antica, le forme di transizione tra l’una e l’altra. Egli si basa sui fatti, sull’esperienza del movimento proletario di massa e cerca di trarne insegnamenti pratici». L’analisi che Marx fa della burocrazia è, come dice Lenin, lo studio materialista di un processo oggettivo: «Egli “”si mette alla scuola”” della Comune, come tutti i grandi pensatori rivoluzionari non esitavano a mettersi alla scuola dei grandi movimenti della classe oppressa…». Marx, però, non cade nell’oggettivismo proprio perché studia «come un processo di storia naturale» la genesi della nuova società e i movimenti del proletariato. Lenin riassume in questo modo la scoperta di Marx: «Non sarebbe possibile distruggere di punto in bianco, dappertutto, completamente, la burocrazia. Sarebbe utopia. Ma spezzare subito la vecchia macchina amministrativa per cominciare immediatamente a costruirne una nuova, che permetta la graduale soppressione di ogni burocrazia, non è utopia, è l’esperienza della Comune, è il compito primordiale e immediato del proletariato rivoluzionario». Il graduale superamento della burocrazia è reso possibile dallo stesso sviluppo capitalistico: «Il capitalismo semplifica i metodi d’amministrazione “”dello Stato””: permette di eliminare la “”gerarchia”” e di ridurre tutto a un’organizzazione dei proletari (in quanto classe dominante) che assume, in nome di tutta la società, “”operai, sorveglianti e contabili””». La tesi è chiara ed afferma che il capitalismo semplifica i metodi d’amministrazione della burocrazia. Quella di Lenin non è una tesi semplicistica come ritiene Kelsen senza dimostrarlo. Il ruolo della burocrazia non è, per il marxismo, derivato da esclusivi metodi d’amministrazione, resi possibili dalla divisione sociale del lavoro. È, invece, un ruolo necessario al dominio di classe. Lenin può indicare: «Si può e si deve subito, dall’oggi al domani, cominciare a sostituire la specifica “”gerarchia”” dei funzionari statali con le semplici funzioni “”di sorveglianti e di contabili””, funzioni che sono sin da ora perfettamente accessibili al livello generale di sviluppo degli abitanti delle città e possono facilmente essere compiute per “”salari da operai””» (pag 164-165) [‘1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del Consiglio della Comune’, a cura di Mirella Mancini e di Emilio Gianni, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”MFRC-183″
“MANCONI Francesco; FRANCHINI Silvia”,”Alle origini della lotta di classe in Sardegna. Giuseppe Cavallera e i lavoratori del mare di Carloforte (1897-1901) (I) (F. Manconi); La questione femminile nel pensiero di John Stuart Mill (II).”,”Nota: Il secondo saggio di Silvia Franchini in SBN ha il n. 205565 e la collocazione DONx-036″,”MOIx-032-B”
“MANDARANO Francesco”,”Onoriamo un traditore!”,”Ricerca dell’autore sul personaggio Graziani, su sollecitazione delle ANPI delle province di Massa-Carrara e Pisa come omaggio alle vittime delle stragi naziste di Marzabotto, S. Anna di Stazzema Montignoso, Massa, Carrara e della provincia Apuana, e come segno di solidarietà verso i Popoli Africani. In apertura: la nota poesia di Piero Calamandrei: ‘Lo avrai camerata Kesserling….’ Graziani durante la Seconda Guerra Mondiale. “”Purtroppo, pochi in Italia sanno e pochissimi ricordano l’immenso disastro militare provocato all’Italia dall’incompetenza e dalla codardia di Graziani. Egli, il 30 giugno 1940 succedette a Italo Balbo, quale comandante delle truppe italiane in Africa settentrionale. Dietro le pressioni del duce ha attaccato l’Egitto, presidiato dagli inglesi, riuscendo ad arrivare a Sidi El Barrani, nel mese di settembre; nei mesi successivi rimane inoperoso, così il giorno 9.12.1940 gli inglesi contrattaccano. Graziani viene colto di sorpresa e nel giro di due mesi perde un’armata di 200.000 uomini, tra morti e prigionieri, ed una quantità enorme di materiale bellico. Su questa vicenda, che dimostra la totale incompetenza di Graziani nel condurre una guerra moderna, i neofascisti odierni sorvolano. In effetti, Graziani, in questo disastro ha delle colpe immense: non ha tenuto conto del servizio informazione che l’aveva avvertito di un imminente attacco inglese, si è fatto totalmente cogliere di sorpresa dall’attacco nemico, non aveva né uno schieramento adatto all’attacco, né alla difesa. Aveva collocato il suo comando a notevole distanza dal fronte, anziché nelle immediate vicinanze. Una volta giunto, il 16 settembre 1940, a Sidi El Barrani, è rimasto fermo per ben due mesi, dando il tempo agli inglesi di organizzarsi. Ha costruito una serie di fortini inutili, in quanto non adeguatamente collegati tra loro, per di più facilmente aggirabili dai mezzi motorizzati e corazzati inglesi, ha cercato di costruire strade ed acquedotti, lavori che richiedevano molto tempo per essere eseguiti e che non erano indispensabili in quel momento. Ha diviso, erroneamente, le sue forze, rendendole molto deboli. Non ha saputo manovrare i carri armati, né coordinare l’azione dell’esercito, con quello della marina e dell’aviazione. In sostanza, Graziani, era rimasto un militare della prima guerra mondiale, assolutamente incapace di condurre una guerra di movimento, con armi moderne”” (pag 214-215). [Ricerca dell’autore sul personaggio Graziani, su sollecitazione delle ANPI delle province di Massa-Carrara e Pisa come omaggio alle vittime delle stragi naziste di Marzabotto, S. Anna di Stazzema Montignoso, Massa, Carrara e della provincia Apuana, e come segno di solidarietà verso i Popoli Africani]”,”ITQM-229″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”Capitoli: Dalla critica della proprietà privata alla critica del capitalismo. Dalla condanna del capitalismo alla giustificazione socio-economica del comunismo. Dal rifiuto della teoria del valore-lavoro alla sua accettazione (1). Una prima analisi d’insieme del modo di produzione capitalistico. Il problema delle crisi periodiche. Il perfezionamento della teoria del valore, della teoria del plusvalore e della teoria della moneta. I Grundrisse e la dialettica del tempo di lavoro e del tempo libero. Il “”modo di produzione asiatico”” e le condizioni storiche preliminari allo sviluppo del capitale. La messa a punto della teoria dei salari. Dai Manoscritti del 1844 ai Grundrisse: da una concezione antropologica ad una concezione storica dell’ alienazione. Disalienazione progressiva attraverso la costruzione della società socialista, o alienazione inevitabile nella “”società industriale””? MANDEL (Francoforte sul Meno, 1923) partecipò alla Resistenza antinazista in Belgio; fu arrestato e internato in un Lager. Fondatore del settimanale ‘La Gauche’, ha collaborato tra l’altro a ‘Les Temps Modernes’ e ‘The New Left Review’. Fra le sue opere principali tradotte in IT ricordo: ‘Mec e concorrenza americana’ (ROMA, 1968), ‘Trattato marxista di economia’ (ROMA, 1970), ‘Neocapitalismo e crisi del dollaro’ (ROMA-BARI, 1973).”,”MADS-001″
“MANDEL Ernest”,”Trattato di economia marxista.”,”Altra copia: ‘Trattato di economia marxista’. SAMONA’ SAVELLI. LIBRERIA INTERNAZIONALE TERZO MONDO. ROMA.1965 vol 1,2 pag 623 598 8° note indice nomi argomenti note introduzione MANDEL”,”TEOC-016 MADS-203″
“MANDEL Ernest”,”Ottobre 1917. Storia e significato di una rivoluzione.”,”Tappe rivoluzione 1917 legittimità riv russa Ottobre colpo di Stato o Riv sociale, nodo situazione internazionale nodo nazionale nodo politico analisi critica bolscevismo concezioni organizzative di LENIN nodo strategia”,”RIRO-049″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”MANDEL (Francoforte sul Meno, 1923) partecipò alla Resistenza antinazista in Belgio; fu arrestato e internato in un Lager. Fondatore del settimanale ‘La Gauche’, ha collaborato tra l’altro a ‘Les Temps Modernes’ e ‘The New Left Review’. Fra le sue opere principali tradotte in IT ricordo: ‘Mec e concorrenza americana’ (ROMA, 1968), ‘Trattato marxista di economia’ (ROMA, 1970), ‘Neocapitalismo e crisi del dollaro’ (ROMA-BARI, 1973). Capitoli: Dalla critica della proprietà privata alla critica del capitalismo. Dalla condanna del capitalismo alla giustificazione socio-economica del comunismo. Dal rifiuto della teoria del valore-lavoro alla sua accettazione (1). Una prima analisi d’insieme del modo di produzione capitalistico. Il problema delle crisi periodiche. Il perfezionamento della teoria del valore, della teoria del plusvalore e della teoria della moneta. I Grundrisse e la dialettica del tempo di lavoro e del tempo libero. Il “”modo di produzione asiatico”” e le condizioni storiche preliminari allo sviluppo del capitale. La messa a punto della teoria dei salari. Dai Manoscritti del 1844 ai Grundrisse: da una concezione antropologica ad una concezione storica dell’ alienazione. Disalienazione progressiva attraverso la costruzione della società socialista, o alienazione inevitabile nella “”società industriale””?”,”MADS-314″
“MANDEL Ernest”,”De la commune à mai 68. Ecrits politiques 1. Sur l’ histoire du mouvement ouvrier international.”,”MANDEL insegna (1978) economia politica all’ università libera di Bruxelles. Nato nel 1923 a Francoforte (RFT) aderente alla 4° Quarta Internazionale nel 1940 è arrestato tre volte condannato ai lavori forzati e deportato in Germania. Ha partecipato alla direzione delle principali attività del movimento trotskista nel corso degli ultimi 30 anni. Dal maggio 1968 gli è stato vietato il soggiorno in Francia, in Germania (RFT) dal 1971, come pure in Svizzera e negli Stati Uniti. E’ autore di varie opere (v. retroc.) Vecchia guardia bolscevica. “”Risposta: Nell’ agosto 1917, 21 bolscevichi sono stati eletti membri del comitato centrale. Di questi 21, 7 sono morti di morte naturale: Sverdlov, Lenin, Noguin, Dzerzinskij, Artem, Kollontaij e Stalin. Due sono stati assassinati dalla controrivoluzione: Uritzky e Chaumian. Undici sono caduti vittime del terrore staliniano: uno assassinato dagli agenti della GPU all’ estero (Trotsky), e dieci nelle galere staliniane (Zinoviev, Kamenev, Rykov, Bucharin, Miliutin, Krestinsky, Sokolnikov, Bubnov, Smilga, Berzin); il ventunesimo Muranov, è sparito senza lasciare tracce; è stato verosimilmente liquidato nel 1938″”. (pag 59)”,”TROS-155″
“MANDEL Ernest”,”Critique de l’ eurocommunisme.”,”Teoria Kautsky. “”Ciò che colpisce prima di tutto in questa strategia eurocomunista, è che non è molto nuova. Essa è stata formulata in una forma coerente per la prima volta nel 1910 da Karl Kautsky, nel suo dibattito con Rosa Luxemburg in seno alla socialdemocrazia tedesca. Kautsky distingue all’ epoca due stategie di lotta per il potere per il movimento operaio tedesco (e, per estensione, per il movimento operaio di tutti i paesi industrialmente avanzati): la strategia detta “”dell’ assalto””, e la strategia detta “”dell’ esaurimento”” (Ermattungsstrategie). Egli opta risolutamente per la seconda””. (pag 196) La famosa prefazione di Engels. “”(…) mettere Friedrich Engels al servizio di una strategia legalitaria a tutti i costi non è che un’ enorme frode. ll testo stampato dalla socialdemocrazia tedesca nel 1895 è un testo raccorciato e censurato con il pretesto di evitare dei procedimenti legali. Bernstein-Kautsky e Compagnia non hanno mai pubblicato il manoscritto integrale di Engels che possedevano. Questo manoscritto è stato pubblicato per la prima volta dall’ Istituto Marx-Engels di Mosca nel 1930.”” (pag 307)”,”EURx-195″
“MANDEL Ernest”,”Iniciacion a la economia marxista. I. L teoria del valor y de la plus-valia. II. El capital y el capitalismo. III. El neocapitalismo.”,”Il sistema schiavistico. Schiavismo. “”Sei giorni alla settimana, lo schiavo lavora nella piantagione; è un lavoro il cui frutto non gli appartiene, crea una eccedenza sociale che abbandona all’ istante la sua produzione, che appartiene in esclusiva ai proprietari degli schiavi. La settimana lavorativa, i 7 giorni in questo caso, si divide in due parti: il lvoro di un giorno, la domenica, è un lavoro necessario, per sostenere lo schiavo e la sua famiglia; il lavoro degli altri 6 giorni della settimana è ciò che costituisce il plus-lavoro, il cui prodotto è a beneficio esclusivo dei padroni, serve per la loro sussistenza e, in aggiunta, per il suo arricchimento.”” (pag 11) Tendenza all’ inflazione permanente (pag 79)”,”TEOC-343″
“MANDEL Ernest BROHM Jean Marie VINCENT Jean Marie BENSAID Daniel POIRON J.M. COLLIOT-THELENE Catherine BROSSAT Alain AVENAS Denise”,”Contra Althusser.”,”””In questo aspetto, Althusser coincide con una corrente ben conosciuta nel movimento operaio: il neo-kantismo, il neo-positivismo e le differenti tonalità del scientismo revisionista della Seconda Internazionale e dei “”marxisti borghesi””. Nel 1899, in piena epoca di “”ritorno a Kant””, secondo la consegna dei revisionisti del momento, Th.G. Masaryk pubblica un’ opera in cui rigetta la dialettica materialistica identificandola con la dialettica hegeliana e trattando ambedue come “”semplice gioco di mano””, come “”elucubrazione metafisica””. Nello stesso anno, E. Bernstein scrive in “”Voraussetzungen des Sozialismus”” che la dialettica hegeliana “”costituisce un elemento perfido della dottrina marxiana (…)””. (pag 62, Jean-Marie Brohm) “”Successivamente, H. de Man, per il quale “”in Francia, il marxismo è stato sempre un prodotto di importazione”” (tedesco, si intende) ripeterà la stessa idea in nome di un pragmatismo ottuso e di noiose considerazioni etiche sulla personalità umana””. (pag 63, Jean-Marie Brohm)”,”TEOC-361″
“MANDEL Ernest”,”Neocapitalismo e crisi del dollaro.”,”MANDEL Ernest, nato a Francoforte nel 1923, è stato in un campo di concentramento nazista. E’ docente alla libera università di Bruxelles. Ha scritto tra l’altro: ‘Mec e concorrenza americana’ (1968). Fondo Pegoraro”,”ECOI-300″
“MANDEL Ernest”,”La pensée politique de Léon Trotsky.”,”MANDEL Ernest (1923-1995) resistente durante l’occupazione nazista in Belgio, professore nell’Università libera di Bruxelles, economista marxista e dirigente della IV° Internazionale, ha pubblicato olte opere tra cui ‘Trattato d’economia marxista’, 1962, ‘La terza età del capitalismo’, 1972) “”Bien moins d’attention a été portée, soit par les biographes de Trotsky, soit par les historiens de la période, à son rôle clé dans l’élaboration d’un concept stratégique pour gagner les masses de pays impérialistes et des pays coloniaux au communisme: le concept stratégique de construction de partis révolutionnaires de masse”” (pag 80) “”La théorie de la révolution permanente appliquée à une série de pays coloniaux et semi-coloniaux implique concrètement que la bourgeoisie coloniale (ou “”nationale””) est incapable de diriger un processus révolutionnaire en accomplissant toutes les tâches historiques de la révolution nationale bourgeoise (en premier lieu une révolution agraire radicale et la conquête de l’indépendance complète de l’impérialisme). Cela implique que ces tâches ne seront réalisées que si le prolétariat est capable de conquérir l’hégémonie dans le processus révolutionnaire et, avec le soutien de la paysannerie et des autres secteurs des masses travailleuses, procède à l’établissement d’un Etat ouvrier (la dictature du prolétariat). Mais cela ne signifie pas que le processus révolutionnaire ne peut pas ‘commencer’ dans les colonies et le semi-colonies avant que le prolétariat ait conquis cette hégémonie”” (pag 130) Tra gli anni 1933 e 1940 Trotsky avrebbe fatto delle dichiarazioni chiare a favore di un sistema multipartito in opposizione al sistema del partito unico, per una reale libertà di stampa (compreso quella dei partiti di opposizione) in opposizione al monopolio di accesso dei media della frazione dominante del partito unico ovvero del governo (pag 155)”,”TROS-238″
“MANDEL Ernest”,”Long Waves of Capitalist Development. A Marxist Interpretation. Based on the Marshall Lectures given at the University of Cambridge.”,”MANDEL Ernest “”As we have recalled many times, Marx was categorically opposed to any “”iron law of wages”” theory of the kind adopted by Malthus or Lassalle (and to some extent by Ricardo too), which in the last analysis rests upon demographic considerations. Wages are supposed always to fall to the physiological minimum as a result of variations in the supply of wage laborers due to birth-rate (or child survival) fluctuations. For Marx, by contrast, wages have two components: one physiological, and one “”historical”” or “”social””. The former represents the lower limit below which wages cannot fall without threatening to make the working class, and hence capitalism itself, disappear. Similarly, the historical-social component has an upper limit beyond which wages cannot rise without making surplus value, and hence capitalism, disappear. But between the lower and the upper limit wages can and do fluctuate, as a function of what Marx called “”the respective powers of the (class) combatants”” (1)”” [Ernest Mandel, Long Waves of Capitalist Development. A Marxist Interpretation, 1995] [(1) W.W. Rostow, The World Economy, History and Prospects (Austin, 1978)]”,”TEOC-615″
“MANDEL Ernest”,”Über die bürokratie.”,”MANDEL Ernest”,”TEOS-219″
“MANDEL Ernest”,”Che cos’è la teoria marxista dell’economia.”,”La crisi economica che inizia ‘a spirale’ dopo un po’ viene ‘ammortizzata’ (pag 78-79) Tendenza all’inflazione permanente (pag 81) (sic!) Validità della teoria del valore-lavoro (pag 27-29) “”(…) ecco tre prove tradizionali della validità della teoria del valore-lavoro. La prima, è la ‘prova analitica’, o, se preferite, la scomposizione del prezzo di ogni merce nei suoi elementi costitutivi, che dimostra che se si risale abbastanza lontano, si trova soltanto del lavoro. Il prezzo di ogni merce può essere ricondotto a un certo numero di elementi: l’ammortamento delle macchine e degli edifici, ciò che chiamiamo la ricostituzione del capitale fisso; il prezzo delle materie prime e dei prodotti ausiliari; il salario; e infine tutto ciò che è plusvalore: profitto, interessi, affitti, tasse, ecc. Per quanto concerne questi ultimi due elementi, il salario e il plusvalore, sappiamo già che si tratta di lavoro e di lavoro puro. Per quanto concerne le materie prime, la maggior parte dei loro prezzi si riducono in gran parte al lavoro; per esempio, più del 60% del prezzo di costo del carbone è costituito da salari. (…) La seconda prova è la ‘prova logica’; è quella che si trova all’inizio de ‘Il Capitale’ di Marx, e che ha sconcertato non pochi lettori, perché non costituisce certamente il modo pedagogico più semplice per affrontare il problema. Marx pone la seguente questione: vi è un’immensa quantità di merci. Queste merci sono intercambiabili, e ciò significa che esse debbono possedere una qualità comune, poiché tutto ciò che è intercambiabile è comparabile, e tutto ciò che è comparabile deve almeno avere una qualità comune. Solo le cose che non hanno alcuna qualità comune sono incomparabili per definizione. Consideriamo ognuna di queste merci. Quali sono le loro qualità? Esse hanno in primo luogo, una serie infinita di qualità naturali: peso, lunghezza, densità, colore, larghezza, natura molecolare, in breve tutte le loro qualità naturali, fisiche, chimiche, ecc. Forse che una qualsiasi di queste qualità fisiche può essere alla base della loro comparabilità in quanto merci, può essere la comune misura del loro valore di scambio? Può essere il peso? Chiaramente no, perché un chilo di burro non ha il medesimo valore di un chilo d’oro. E’ il volume? E’ la lunghezza? Alcuni esempi dimostreranno subito che non è vero. (…) Si deve trovare in tutte le merci una qualità comune che non sia una qualità fisica. Marx conclude: la sola qualità comune, che non sia fisica, di queste merci, è la loro qualità di essere tutte dei prodotti del lavoro umano, del lavoro umano ‘astratto’. (…) L’unica cosa che le merci hanno di comparabile tra loro dal punto di vista del loro valore di scambio, è che sono tutte prodotti di lavoro umano astratto, sono cioè prodotte da produttori legati tra loro da rapporti di equivalenza, basati sul fatto che producono tutti delle merci per lo scambio. E’ quindi il fatto di essere il prodotto di lavoro umano astratto che è la qualità comune delle merci, che fornisce la misura del loro valore di scambio, della loro possibilità di essere scambiate. E’ dunque la quantità di lavoro socialmente necessario per produrle che determina il valore di scambio di queste merci. (…) Una terza ed ultima prova della giustezza della teoria del valore-lavoro, è la ‘prova per assurdo’, che, d’altra parte, è la più raffinata e la più “”moderna””. Immaginiamo per un attimo una società in cui il lavoro umano vivente fosse completamente scomparso, cioè una società in cui tutta la produzione fosse stata automatizzata al 100%. (…) Ma immaginiamo questo fenomeno spinto alle sue estreme conseguenze. Il lavoro umano è totalmente eliminato da tutte le forme della produzione, da tutti i servizi. Può il valore continuare ad esistere in queste condizioni? (…) Una tale situazione sarebbe chiaramente assurda. Si produrrebbe un’immensa quantità di prodotti la cui produzione non creerebbe alcun reddito, poiché nessun essere umano sarebbe intervenuto in questa produzione. Ma si vorrebbero “”vendere”” questi prodotti per i quali non vi sarebbe più alcun compratore! E’ evidente che in una simile società la distribuzione dei prodotti non si effettuerebbe più sotto forma di vendita di merci, vendita resa d’altronde anche assurda a causa dell’abbondanza generata dall’automazione totale. In altri termini, la società in cui il lavoro umano è totalmente eliminato dalla produzione, nel senso più generale del termine, compresi i servizi, è una società in cui il valore di scambio è egualmente scomparso. Nel momento in cui il lavoro umano è scomparso dalla produzione assistiamo alla contemporanea scomparsa del valore: questo a riprova della giustezza della teoria del valore-lavoro”” (pag 27-31) [Ernest Mandel, Che cos’è la teoria marxista dell’economia, 1974]”,”MADS-165″
“MANDEL Ernest”,”La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico.”,”2° copia Fondo Pegoraro Contiene ritaglio di giornale che riporta la recensione del libro di Mandel scritta da Carlo Pasquinelli “”Questa analisi ch’è molto sottile, e supera tutto quel che la scienza accademica dell’epoca aveva potuto cogliere, soffre nondimeno di parecchie debolezze. La distinzione tra crisi monetarie, che non sono che il riflesso di crisi di sovrapproduzione, e crisi monetarie “”autonome””, che possono apparire anche in fase di prosperità, soprattutto nel quadro dei “”meccanismi automatici”” retti dal ‘gold standard’, non è sufficientemente fondata. La ‘durata del ciclo’ è colta in modo puramente empirico e non in rapporto con la durata del periodo di riproduzione del capitale fisso. Queste due deficienze porteranno Marx ed Engels a predire più volte a torto lo scoppio d’una nuova crisi, in particolare nel 1852 (15), nel 1853 (16) e nel 1855 (17). E’ solo nel 1857 che questa crisi finalmente scoppierà, la durata media del ciclo nelle condizioni del capitalismo classico rivelandosi essere non già di sei-sette anni, come i due amici avevano creduto in un primo tempo (18), bensì di sette-dieci anni, come Marx ha ampiamente dimostrato in seguito nei ‘Grundrisse’ e nel ‘Capitale’. Questi due fattori hanno svolto un ruolo determinante negli errori di previsione economica degli anni 1852-55. Nella “”Neue Rheinische Zeitung”” è l’analogia con la durata del ciclo precedente (1843-47) che porta Marx ed Engels a predire una nuova crisi per l’anno 1852. Negli articoli inviati al “”New York Daily Tribune””, sono i problemi monetari che svolgono un ruolo di primo piano nell’errata diagnosi. Durante tutto questo periodo la scoperta e lo sfruttamento febbrile delle miniere d’oro della California e dell’Australia hanno fortemente scosso il mercato monetario. Come indica Rjazanov nel suo commento agli articoli del 1852 (19), Marx ha più tardi, nel terzo volume del ‘Capitale’ (20), corretto l’impressione che aveva avuto a quell’epoca che l’accumulazione dell’oro alla Banca d’Inghilterra non poteva risultare che dalle fluttuazioni della bilancia commerciale, strettamente legate alla congiuntura economica britannica e internazionale. Questa accumulazione poteva anche risultare da bruschi aumenti della produzione dell’oro, spedito in Gran Bretagna, ed esercitare così un’influenza autonoma sulla congiuntura. Tocchiamo qui uno degli aspetti del ‘duplice carattere dell’oro’, al tempo stesso equivalente generale di tutte le merci (funzione che sembra esercitare indipendentemente dal suo valore intrinseco) e merce esso stesso, metallo prodotto dal lavoro umano, il cui valore fluttua con l’andamento della produttività nella industria aurifera. Qualche anno dopo, redigendo i primi capitoli di ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’, Marx sottolineerà questo fenomeno contraddittorio”” [(15) K. Marx F. Engels, Revue. Mai bis Oktober, trad.it, cit., p. 149. Si veda anche la lettera di Marx ad Engels del 19 agosto 1852, in K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II (1852-1856), Roma, 1950, p. 101; (16) ‘Pauperismo e libero scambio. La minaccia d’una nuova crisi commerciale’ (Londra, 15 ottobre 1852), art. inviato al “”New York Daily Tribune””, in Marx-Engels, Gesammelte Schriften 1852-1862, a cura di Riazanov, Stuttugart, Dietz Verlag, 1920, vol I p. 33; (17) Serie di articoli pubblicati sotto il titolo: ‘La crisi commerciale in Gran Bretagna’ nella ‘Neue Oder Zeitung’ dell’11-25 gennaio 1855 e nel ‘New York Daily Tribune’ del 20 gennaio 1855; (18) “”In economia politica non bisogna mai, per principio, raggruppare le cifre di un solo anno per trarne delle leggi generali. Bisogna sempre considerare il termine medio di sei o sette anni, lasso di tempo durante il quale l’industria moderna passa per le diverse fasi di prosperità, di sovrapproduzione, d’inerzia, di crisi e conclude il suo ciclo fatale”” (K. Marx, Discorso sulla questione del libero scambio (1848)’, in ‘Appendice a ‘Miseria della filosofia’ cit., p. 163; (19) D. Rjazanov, in Marx-Engels, Gesammelte Schriften 1852-1862, cit, vol. I. p. 453; (20) K. Marx, Il Capitale, vol III, Roma, 1965, pp. 589-90] [Ernest Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico, 1969] “”Nel 1852, Marx aveva ancora ragionato per pura analogia: poiché la storia delle crisi c’insegna che l’accumulazione d’un eccesso di capitali nelle banche stimola la speculazione sino al parossismo, e che questo surriscaldarsi della congiuntura precede di poco la crisi (21), l’eccesso di capitali che esiste dal 1852 deve necessariamente stare ad indicare una prossima crisi. Qualche mese più tardi, nel gennaio del 1853, è però già portato a correggere tale impressione (22). Nonostante questa errata previsione, l’analisi della congiuntura economica del 1852 contiene degli elementi validi, in particolare la seguente pertinente osservazione, che ha conservato il suo valore sino all’epoca contemporanea: “”Non si è mai dato un periodo di prosperità nel corso del quale essi [gli ottimisti borghesi] non abbiano colto l’opportunità di dimostrare che ‘questa volta’ l’implacabile destino sarebbe stato vinto. Ma il giorno in cui scoppiò la crisi, simulavano l’innocenza e attaccavano con moralistica indignazione e banali rimproveri il commercio e l’industria perché non avevano fatto prova di sufficiente precauzione e previdenza (23). Quanto poi alla “”crisi”” del 1854-55, l’errore di Marx fu anche più perdonabile, perché non derivò semplicemente da ragionamenti per analogia o da deduzioni astratte. Ci fu effettivamente una crisi di sovrapproduzione dell’industria cotoniera, causata specialmente da una diminuzione delle esportazioni verso l’Australia (dove nel corso dei due anni precedenti c’era stata una speculazione eccessiva in seguito al ‘boom’ dell’oro). Ci furono anche gravi fluttuazioni sul mercato monetario, causate da una brusca caduta dell’apporto dell’oro americano e australiano. Numerosi fallimenti nei paesi d’oltremare altri ne produssero di importanti ditte britanniche. Nondimeno, come precisa Rjazanov nel suo commento agli articoli di Marx del gennaio 1855 (24), non si trattava d’una crisi ‘generale’ bensì d’una crisi ‘parziale’, nel corso della quale s’è rivelato ancora una volta il ruolo ‘autonomo’ del fattore monetario. Nei suoi articoli del gennaio 1855, Marx sottolinea la eccezionale importanza dei mercati americano ed australiano per l’espansione della produzione industriale e delle esportazioni britanniche. (…) L”aumento’ delle esportazioni britanniche, ch’era stato di oltre 50 milioni di sterline in quel decennio, risultava dunque assorbito ‘per circa l’80%’ dai due “”nuovi”” mercati d’oltremare. Dal momento che questo ‘boom’ delle esportazioni sembrava ora cessato, non si poteva pensare che fosse l’intera fase di prosperità ad essere colpita a morte? Come si vede, in quel momento, l’errore di previsione di Marx s’era fondato su basi più solide di quello del 1853. Quel che l’autore del ‘Capitale’ aveva stavolta sottovalutato, era l”effetto stimolante della guerra di Crimea’ sulla congiuntura economica. L’esperienza storica fornisce qui un esempio di quel che Rosa Luxemburg chiamerà più tardi il ruolo di “”sbocco sostitutivo”” che le commesse dello stato possono svolgere rispetto agli sbocchi esterni (25). Le forniture all’esercito e lo sviluppo dell’industria bellica hanno largamente compensato la contrazione delle esportazioni verso l’Australia. D’altra parte, Marx più tardi l’ha riconosciuto, poiché nel terzo volume del ‘Capitale’ classifica gli anni 1854 e 1855 tra quelli di prosperità. Ma l’anno seguente l’analisi del ‘boom’ effettuata prima da Engels (lettera a Marx del 14 aprile 1856), poi da Marx (lettera ad Engels del 26 settembre 1856) risulta corretta (26). Un “”magnifico ‘crack'”” (Engels a Marx, 29 ottobre 1857) (27) gli succede spalancando le porte alla crisi. Stavolta i due amici erano dotati delle conoscenze e in possesso dei dati empirici necessari per seguire passo passo lo sviluppo della crisi. La crisi del 1857-58 era d’altra parte più generale di quelle precedenti: s’estendeva su un’area geografica più larga e toccava tutti i rami dell’industria. E’ nel corso dello studio della crisi del 1857-58 che Marx scopre per la prima volta i rapporti tra la durata del ciclo e quella della riproduzione del capitale fisso. Pone in proposito un quesito ad Engels nella sua lettera del 2 marzo 1859, e l’amico gli risponde diffusamente due giorno dopo (28). Così il circolo è chiuso, e Marx ed Engels correggono ora nel senso del ciclo decennale l’erronea supposizione d’un ciclo sessennale avanzata sette anni prima. Ormai solo la Cina appare a Marx come un possibile sbocco supplementare nel corso del ciclo che seguirà la crisi del 1857-58 (29); (…)”” [Ernest Mandel, La formazione del pensiero economico di Karl Marx. Dal 1843 alla redazione del Capitale. Studio genetico, 1969] (pag 82-84) [(21) K. Marx F. Engels, Gesammelte Schriften, vol. I, p. 33; (22) Ibid. pp. 64-72; (23) Ibid. p. 34; (24) Ibid., vol II, p. 500; (25) R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale, Torino, 1968, pp. 455 sgg.; (26) K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II, pp. 416-17, 443-44; (27) Ibd., vol. III (1857-1860), Roma, 1951, p. 104; (28) Ibid., vol. III, pp. 180-81; 181-83; (29) Ibid., vol III, p. 241]”,”MAED-449″
“MANDEL Ernest.; MORGENSTERN Carlos.; SAMI A.”,”Rosa Luxemburg et la social-démocratie allemande (Mandel); Rosa et Trotsky (Morgenstern); Rosa contre l’ultra-gauchisme (Sami).”,”””De toutes les grandes figures du socialisme européen, personne n’était plus prés de Trotsky que Rosa Luxemburg”” (Isaac Deutscher, Le prophète armé’, page 249) (in apertura ad articolo di Carlos Morgenstern)”,”LUXS-064″
“MANDEL Ernest, a cura di Antonio MOSCATO”,”Ottobre 1917. Storia e significato di una rivoluzione.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Il saggio di Mandel è accompagnato da un quadro storico della rivoluzione del 1917, di François Vercammen, e da un glossario completo dei nomi e delle formazioni politiche citate nel testo.”,”RIRO-050-FL”
“MANDEL Ernest”,”Revolutionary Marxism and Social Reality in the 20th Century. Collected Essays.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Preface , Introduction by Steve BLOOM, Index,”,”TEOC-060-FL”
“MANDEL Ernest”,”Introduzione alla teoria economica marxista.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile.”,”TEOC-074-FL”
“MANDEL Ernest CHARLIER Fernand”,”L’URSS è uno Stato capitalista? I fondamenti della teoria del «capitalismo di Stato» (Mandel) – La tesi sul «capitalismo di Stato» nell’Urss e le loro contraddizioni (Charlier).”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile.”,”RUSU-045-FL”
“MANDEL Ernest”,”An Introduction to Marxist Economic Theory.”,”Nella seconda parte del volumetto: – Le origini del neo-capitalismo – Una rivoluzione tecnologica permamente – L’importanza della spesa militare per gli armamenti – Come le crisi vengono ‘ammortizzate’ in recessione – La tendenza all’ inflazione permamente – La pianificazione economica”,”TEOC-726″
“MANDEL Ernest”,”Marxist Economic Theory. Volume I.”,”Dovrebbe essere di RC Teorie sul sottoconsumo e teorie sulla sproporzione (pag 361-362-363, 366-367-368) Sottoconsumo: Nel linguaggio economico, consumo complessivo di una collettività inferiore a quello che sarebbe necessario perché tutti i beni prodotti vengano venduti o addirittura perché la produzione assuma tale sviluppo da consentire la piena occupazione dei fattori produttivi disponibili. Crisi di s. Lo squilibrio derivante dall’eccesso di offerta sulla domanda visto dall’angolo visuale dei compratori. Nei suoi effetti, tuttavia, non si distingue dalla crisi di sovrapproduzione. Le cause che determinano situazioni di s. sono state oggetto di analisi di numerose teorie economiche. Secondo T.R. Malthus lo squilibrio (generale o specifico) fra domanda e offerta di beni e servizi è prevalentemente dovuto a una forte tendenza al risparmio che provoca una saturazione del mercato degli investimenti e quindi il ristagno economico. Secondo S. Sismondi e J.K. Rodbertus le motivazioni del s. sono invece da attribuire alla povertà delle classi popolari che, a causa del basso livello salariale, non hanno la capacità di acquistare i beni da esse prodotti. Le teorie del s. si scontrarono a lungo contro la dominante legge degli sbocchi di J.B. Say, ma in seguito alla rivoluzione apportata nella scienza economica da J.M. Keynes e alla sua negazione della validità generale del principio che l’offerta crea la domanda, il s. (interpretabile come bassa propensione al consumo) è stato visto, in base al moltiplicatore del reddito, come fattore determinante di situazioni di disoccupazione. (treccani.it) sottoconsumo Consumo complessivo di una collettività inferiore a quello che sarebbe necessario perché tutti i beni prodotti vengano venduti o la produzione si sviluppi in misura da consentire la piena occupazione dei fattori disponibili. Più precisamente, il termine è usato quando si ritiene che tale squilibrio non dipenda dall’offerta eccessiva di beni di consumo ( crisi economica; sovrapproduzione), ma da fattori che ne limitano la domanda. Teorie del sottoconsumo. Diverse teorie economiche (dette appunto teorie del s.) sono state formulate per definire il s. e individuarne le cause (per es. nell’inadeguata distribuzione del reddito, nella bassa propensione al consumo di una o più classi, nel carattere naturalmente limitato dei bisogni umani) e, in alcuni casi, per assegnargli un ruolo rilevante nella spiegazione della crisi, detta pertanto crisi di sottoconsumo. Alcune di queste teorie sostengono che processi di riduzione del potere d’acquisto dei consumatori, causati da operazioni di consolidamento del debito pubblico (J.M. Lauderdale) o dall’ineguale distribuzione del reddito (T.R. Malthus), generino depressioni con fenomeni di sovrapproduzione, di calo del saggio di profitto e, quindi, di riduzione della capacità produttiva. Solo una più equilibrata distribuzione del reddito (J.A. Hobson, E. Lederer) può consentire, secondo questa impostazione, una successiva ripresa ed espansione. Secondo S. Sismondi e J.K. Rodbertus, le motivazioni del s. sono invece da attribuire alla povertà delle classi popolari che, a causa del basso livello salariale, non hanno la possibilità di acquistare i beni da esse prodotti. Le teorie del s. si sono scontrate a lungo con la dominante legge degli sbocchi di J.B. Say ( Say, legge di), ma in seguito alla rivoluzione apportata nella scienza economica da J.M. Keynes (?) e alla sua negazione della validità generale del principio secondo cui l’offerta crea la domanda, il s. (interpretabile come bassa propensione al consumo) è stato visto, in base al moltiplicatore (?) del reddito, come fattore determinante di situazioni di disoccupazione. (Dizionario di economia e finanza, Treccani)”,”TEOC-727″
“MANDEL Ernest”,”Marxist Economic Theory. Volume II.”,”Dovrebbe essere di RC”,”TEOC-728″
“MANDEL Ernest”,”The Formation of the Economic Thought of Karl Marx. 1843 to ‘Capital’.”,”MANDEL Ernest Contiene il capitolo: ‘Il problema delle crisi periodiche’ (The Problem of Periodic Crisis) “”In their review of the economic situation, Marx and Engels emphasized above all the importance of the “”great overseas markets”” for the economic situation of Great Britain (and of European industry generally). After mentioning in this connection the impact of the European revolutions on international trade, they bring out the decisive historical importance – “”a fact even more important than the February revolution”” – of the discovery of gold in California. The passage that follows reveals extraordinary prophetic vision, since Marx and Engels here foresee the digging of the Panama Canal, the sifting of the center of world trade to the Pacific Ocean (which even today is only a tendency), the industrial and commercial superiority of the United States over Europe (which was not to become a fact until more than half century later), and even the Chinese Revolution! (10). Whereas in the April issue Marx and Engels were inclined to forecast a new crisis of overproduction (11), they became more cautious in the May-October issue, in which their “”review”” is actually a detailed analysis of the entire economic situation of the capitalist world between 1836 and 1850. This analysis already shows both a deeper knowledge of the facts and a general conception of the cycle which recognizes the strategic role played by certain factors. Thus, the writers emphasize the fact that in Great Britain the superabundant investment of capital in railway building gave the impetus to the prosperity of 1843-1845; the expansion of steam navigation toward the Pacific coast of the United States, toward the Pacific Ocean, toward Australia, worked in the same direction. This wave of investments led to the setting up of a number of new enterprises, which in turn led to overproduction that ‘seemed’ to be the cause of the crisis. Marx and Engels correct a superficial impression and emphasize the fact that the crisis is always in the last analysis a crisis of overproduction (12). …. finire (pag 71-72) [(10) Marx and Engels, “”Revue””, in ‘Neue Rheinische Zeitung – Politisch ökonomische Revue’, February 1850, pp. 120-121. The Chinese “”Tai-ping”” revolution actually broke out on January 11, 1851, less than a yearf after Marx and Engels had predicted it; (11) Marx and Engels, “”Revue””, in ‘Neue Rheinische Zeitung – Politisch ökonomische Revue’, April 1850, pp. 212-215;”,”MADS-727″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 1.”,”Libro dedicato alla memoria di Henri Mandel, il padre dell’autore, che ha iniziato il figlio alla dottrina di Marx.. (in apertura) La contraddizione suprema del regime capitalistico. “”Toutes les contradictions du mode de production capitaliste peuvent être résumées dans la contradiction générale et fondamentale: la contradiction entre la ‘socialisation effective de la production’ et la ‘forme privée, capitaliste, de l’appropriation’. La socialisation del la production sous le régime capitaliste représente l’effet historique le plus important, le plus progressiste, de la généralisation du mode de production capitaliste. A la fragmentation de la société patriarcale, esclavagiste, féodale, en des milliers de petites cellules de production et de consommation indépendantes les unes des autres, entre lesquelles n’existent que des liens (notamment des liens d’échange) rudimentaires, se substitue ‘l’universalité des relations humaines’. La division du travail se généralise et se perfectionne, non seulement dans un pays mais à l’échelle mondiale. Personne ne produit plus en premier lieu des valeurs d’usage pour sa propre consommation. le travail de chacun est indispensable à la survie de tous, dans la mesure [où] chacun ne peut survivre que grâce au travail de milliers et de milliers d’autres hommes. Le travail individuel ne subsiste plus qu’en tant que parcelle infime de travail social. C’est le travail objectivement coopérateur de tous les hommes qui fait fonctionner ou maintient en mouvement la production du capitalisme moderne. Cette production se trouve donc objectivement socialisée, entraînant l’ensemble de l’humanité dans son orbite. La socialisation de la production sous le régime capitaliste permet un développement énorme des forces productives. (…) Ma cette socialisation de la production, qui transforme le travail de toute l’humanité en travail objectivement coopérateur, n’est pas régularisée, dirigée, gérée selon un plan conscient. Elle est réglée par des forces aveugles, les «lois du marché», en fait les oscillations du taux de profit et le jeu de péréquation du taux de profit, la forme particulière que prend la loi de la valeur en régime capitaliste. C’est pourquoi l’ensemble de la production objectivement socialisée se développe indépendamment des besoins humains qu’elle a elle-même suscités, aiguillée seulement par la soif de profit des capitalistes. La forme privée de l’appropriation fait du profit le seul but et moteur de la production”” [Ernest Mandel, ‘Traité d’économie marxiste. Tome 1’, Paris, 1962] (pag 217-218)”,”TEOC-732″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 2.”,”La forma societaria favorisce la creazione di una vera e propria aristocrazia, una oligarchia. Si creano degli amministratori di carriera che hanno per solo incarico di amministrare grandi capitali …. (pag 104)”,”TEOC-733″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 4.”,”Gli economisti postricardiani definiti in modo negativo da Marx e Engels come “”economisti volgari”” (pag 219) “”Marx a dépassé Ricardo sous un triple aspect. Par l’élaboration de la théorie de la plus-value (sa plus grande performance économique), ainsi qu’il l’affirma lui- même – lettre à Enges du 28.8.1867 (57), il a permis une synthèse grandiose de la sociologie et de l’économie, et découvert la loi sousjacente à toute l’évolution historique, la loi qui ‘explique’ la lutte de classe. Par l’élaboration de la théorie de la péréquatiomn du taux de profit, de la formation des prix de production et de la chute tendancielle de ce même taux de profit, Marx a permis de transformer un système économique essentiellement statique en un système dynamique, dont il découvre d’ailleurs les principales lois de développement. Par l’élaboration d’une théorie de la reproduction du capital et du revenu national, et par l’esquisse d’une théorie des crisis, il a en même temps réussi une première synthèse pratique des conceptions micro-économiques et des conceptions macro-économiques. Le progrès décisif que la pensée socio-économique effectue avec Marx, c’est bien la réduction des catégories séparées de «profit», de «rente» et d’«intérêt» à une seule catégorie fondamentale, traitée comme telle, la catégorie de plus-value ou de surtravail (58). Grâce à cette réduction, qu’Adam Smith n’avait qu’entrevue, et que Ricardo avait entamée mais devant laquelle il avait échoué, Marx peut à son tour découvrir la nature réelle de cette plus-value qui n’est qu’une forme particulière, monétaire, de la catégorie historique générale du ‘surproduit social, du surtravail’. Dès lors, le prolétaire moderne n’est que l’héritier du serf médiéval et de l’esclave de l’Antiquité, et son exploitation par la classe capitaliste ne pose plus de mystères. En découvrant le secret économique de la plus-value – la différence entre la valeur de la ‘force de travail’, et la valeur ‘créée’ par la force de travail – il put résoudre toutes les contradictions de la théorie de la valeur-travail et asseoir la théorie économique sur une base scientifique cohérente. En découvrant le secret asocial de la plus-value – appropriation privée du surtravail, de travail non payé – , Marx pouvait d’un seul coup comprendre ce qu’il y avait de ‘rationnel’ et d’ ‘inexorable’ dans le comportement des capitalistes (effort de prolonger la journée de travail, de réduire les coûts de production par le développement du machinisme, d’accumuler le maximum de capital pour «liberer» le maximum de main d’oeuvre, etc.), et ce qu’il y avait de logique et d’inévitable dans les réactions des ouvriers. On lui a souvent reproché d’avoir formulé une théorie économique fondée sur l’indignation morale. La vérité, c’est que l’analyse économique rigoureuse a pour la première fois permis d’asseoir l’indignation morale sur le fondements de roc de la science”” [Ernest Mandel, Traité d’économie marxiste. 4., Paris, 1962] [(57) Karl Marx – Friedrich Engels, ‘Briefwechsel’, III, p. 395; (58) Fr. Engels, ‘Introduction au tome II du ‘Capital’, pp. XVII-XXI] (pag 219-220)”,”TEOC-734″
“MANDEL Ernest”,”Traité d’économie marxiste. Tome 3.”,” Alle pagine 29-32 l’autore riporta sinteticamente la successione dei cicli del capitalismo (crescita prosperità boom e crisi) a partire dal ciclo 1816-1825 fino al ciclo 1953-1958. “”Rosa Luxemburg conclut donc que la réalisation de la plusvalue n’est possible que dans la mesure où des marchés non capitalistes sont ouverts au mode de la production capitaliste. Elle voit ces marchés avant tout dans le pouvoir d’achat des classes non capitalistes (paysans) à l’intérieur des pays capitalistes, et dans le commerce extérieur avec des pays non capitalistes (). Il est certain qu’historiquement le régime capitaliste est né et s’est développé dans un milieu non capitaliste. Il est non moins certain que l’extension de sa base a reçu une impulsion particulièrement dynamique de cette conquête d’espaces nouveaux. Mais de cela il ne découle pas que dans l’absence d’un milieu non capitaliste, la réalisation de la plus-value serait impossible. L’erreur de Rosa Luxemburg consiste dans le fait de traiter la classe capitaliste mondiale comme un tout, c’est-à-dire de faire ‘abstraction de la concurrence’. Il est vrai que Marx, dans ses calculs du taux moyen de profit du tome III du ‘Capital’, part également de la classe capitaliste comme un tout, et Rosa cite cette référence de façon triomphale pour confirmer sa thèse (62). Mais elle semble ignorer que dans son plan d’ensemble du ‘Capital’, Marx a précisé que ‘les crises tombent en dehors du domaine du «capital pris dans son ensemble»; elles résultent précisement des phénomènes qu’il appelle ceux des «différents capitaux», c’est-à-dire de la concurrence’. C’est elle qui détermine toute la dynamique, toutes les lois de développement du capitalisme. Or, la concurrence implique l’échange de marchandises avec d’autres capitalistes. Ce déplacement de valeur à l’intérieur de la classe capitaliste peut très bien être à la base de la «réalisation de la plus-value». Dans le cadre de ces échanges intercapitalistes, «l’ensemble» de la classe capitaliste peut voir son profit global augmenter, réalisé ‘successivement’ par la circulation d’une même somme d’argent (). ‘C’est l’inégalité du rythme de développement (64) entre différents pays, différents secteurs et différentes entreprises qui est le moteur de l’expansion des débouchés capitalistes’, sans qu’il faille en appeler nécessairement à des classes non capitaliste. C’est elle qui explique comment la reproduction élargie peut continuer même à l’exclusion de tout milieu non capitaliste, comment s’effectue dans ces conditions la réalisation de la plus-value par une accentuation prononcée de la ‘concentration du capital’. En pratique, les échanges avec des milieux non capitalistes ne sont qu’un aspect du développement inégal du capitalisme”” [Ernest Mandel, Traité d’économie marxiste. Tome 3′, Paris, 1974] [() Boukharine a répondu à cet argument que dans le commerce avec les classes ou pays non capitaliste, il y a aussi échange de marchandises, donc pas de débouchés nouveaux. Il n’a pas compris que ce commerce peut prendre la forma non pas d’un échange de marchandises, mais d’un échange de ‘revenus non capitalistes’ (par exemple rente foncière semi-féodale) issus du modes de production non capitalistes, et de marchandises capitalistes. Il y a donc bien débouchés nouveaux et transferts de valeur en faveur de la bourgeoisie. Sternberg ajoute que si l’on part de son hypothése que seul un reliquat de biens de consommation serait invendable dans une société capitaliste «pure», ces biens de consommation pourraient s’échanger contre des biens de production (matières premières) importés des pays non capitalistes, favorisant ainsi à la fois la réalisation de la plus-value et l’accumulation du capital (61); () Voir notamment la remarque très intéressante de Marx dans les ‘Grundrisse’: «La plus-value créée en un point exige la création de plusvalues en un autre point pour s’echanger contre elle». Voir aussi la remarque de Marx dans la ‘Théorie sur la plus-value’: «Mais parce que la production capitaliste ne peut desserrer la bride que dans certaines sphères et à des conditions données, aucune production capitaliste ne serait possible si elle devait se développer dans toutes les sphères simultanéament et de manière uniforme (63)»; (61) N. Bucharin: ‘Der Imperialismus und die Akkumulation des Kapitals’, pp. 95-109; (62) Rosa Luxemburg: ‘Die Akkumulation des Kapitals’, p. 407; (63) Karl Marx: ‘Théorien über den Mehrwert, vol. II, 2, p. 315 de la première édition (Kautsky)] (pag 35-36)”,”TEOC-735″
“MANDEL Ernest”,”Sources thèoriques et historiques du parti bolchévik.”,”Sullo scissionismo, sulla scissione dell’ala sinistra dall’ala destra della socialdemocrazia. Marx Engels e Lenin sulle inevitabile presenza di correnti piccolo-borghesi nel partito e contro l’introduzione nel partito di concezioni e pregiudizi piccolo-borghesi (pag 6-7) Relativamente a questo scritto di Mandel vedi pure AC, ‘Opere, vol. 5, p. 354″,”TROS-301″
“MANDEL Ernest”,”Trotsky as Alternative.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Trotsky and the Jewish Question, Literary Critic, Trotsky the Man, Notes, Index, traduzione di Gus FAGAN Contiene il capitolo: Trotsky come leader militare (pag 127-137)”,”TROS-043-FL”
“MANDEL David”,”The Petrograd Workers and the Fall of the Old Regime. From the February Revolution to the July Days, 1917.”,”David Mandel was born in Toronto in 1947. He took his BA at the Hebrew University and PhD at Columbia University, where he was appointed Senior Research Fellow in the Russian Institute (1977-8). In the course of his research for this book he spent a year in Leningrad as a Canada – USSR Exchange Scholar (1975). He has taught at the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham, the Department of Political Science at McGill University, the Department of Sociology at l’Université de Montréal, and is presently at the Department of Political Science at l’Université du Québec à Montréal. List of Tables and Map, Glossary, Ackmowledgements, Introduction, Conclusion, Notes and References, Selected Bibliography, Index,”,”RIRx-084-FL”
“MANDEL David”,”The Petrograd Workers and the Soviet Seizure of Power. From the July Days 1917 to July 1918.”,”David Mandel was born in Toronto in 1947. He took his BA at the Hebrew University and PhD at Columbia University, where he was appointed Senior Research Fellow in the Russian Institute (1977-8). In the course of his research for this book he spent a year in Leningrad as a Canada – USSR Exchange Scholar (1975). He has taught at the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham, the Department of Political Science at McGill University, the Department of Sociology at l’Université de Montréal, and is presently at the Department of Political Science at l’Université du Québec à Montréal. List of Tables, Glossary and Abbreviations, Preface, Conclusion, Notes and References, Selected Bibliography, Index, Studies in Soviet History and Society, General Editor: R.W. Davies,”,”RIRO-150-FL”
“MANDEL Gabriele”,”Storia del sufismo.”,”Gabriele Mandel ha ricevuto la laurea Honoris Causa in Scienze islamiche dall’università Statale del Konya (Turchia). Già docente al Politecnico di Torino e direttore dell’Istituto di storia dell’Arte all’Università UILM di Milano, è direttore della Facoltà di psicologia dell’Università Europea. Etimo religione viene da ‘religo’ (unisco) (pag 237)”,”RELx-002-FC”
“MANDEL Ernest”,”La place du marxisme dans l’histoire.”,”””Marx et Engels ont cherché à corriger les faiblesses de la dialectique idéaliste «en la remettant sur ses pieds» (sous-entendu: Hegel l’avait posée sur la tête, c’est-à-dire la tête en bas). Ils ont du même fait transformé la dialectique idéaliste en dialectique matérialiste. Celle-ci se fonde sur les constatations suivantes: 1. La réalité matérielle (la nature et la société) existe indépendamment des désirs, des passions, des intentions et des idées de ceux qui cherchent à l’interpréter. Elle est une réalité objective, que la pensée cherche à expliquer. Il va sans dire que les processus de conquête de connaissances (et donc les sciences, y compris la science socialiste) sont, eux aussi, des processus objectifs, objets potentiels d’examen scientifique critique. 2. La pensée ne peut jamais s’identifier totalement avec la réalité objective, ne fût-ce que parce que celle-ci est en perpétuelle transformation, et que la transformation du réel précède toujours forcément dans le temps le progrès de la pensée. (…)”” (pag 51-52)”,”MADS-750″
“MANDEL Ernest”,”Lénine et le problème de la conscience de classe prolétarienne.”,”La categoria dei ‘lavoratori avanzati’ (pag 4) Cit in nota: Leon Trotsky, ‘Intelligentsia and socialisme’, New Park, London, 1965 Marx afferma che anche l’educatore ha bisogno di essere educato (pag 20) [Karl Marx, Tesi su Feuerbach, terza tesi, “”la dottrina materialista .. dimentica che sono precisamente gli uomini che trasformano le circostanze e che anche l’educatore deve essere educato”” (appross.) (note 64, 65 pag 24) (v. Ideologia tedesca) Critica a Feuerbach “”La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell’ambiente e dell’educazione, e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l’ambiente e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra della società (per esempio in Roberto Owen).”” (www.marxists.org)”,”LENS-308″
“MANDEL Ernest”,”The Meaning of the Second World War.”,”Ernest Mandel (1923-95), storico, economista e attivista politico, ha svolto un ruolo importante all’interno della Quarta Internazionale a partire dal 1945,. E’ stato autore di varie opere tra cui ‘Late Capitalism, Marxist Economic Theory, Long Waves of Capitalist Development’, e ‘Power and Money’. Il rapporto tra prima e seconda guerra mondiale. “”The point has been made many times that the Second World War was a logical and inevitable outcome of World War One. But the link between the two is commonly reduced to the anti-German clauses of the Versailles Treaty, and especially the foolish policy of reparations on which the French bourgeoisie was particularly insistent. In truth, although the terms of the peace settlement certainly helped to exacerbate the political, military and above all economic conflicts that dominated the twenties and thirties and paved the way to WWII, they did not ‘create’ these problems – any more than ‘reckless’ planning by the Austrian, Russia, German or French general staffs caused WWI. In this respect it is instructive to look beyond strictly European politics to the peculiar relationship developing between China, Japan and the USA, which would eventually lead to the Pacific War. In 1900 Japan and the USA collaborated in the suppression of the Boxer Rebellion in China. In 1905 the Russo-Japanese peace treaty was signed under US auspice. In the First World War Japan intervened as an ally of the United States and the other two powers with economic interests in the Far East: Britain, and France. She was not badly treated by the Paris Peace Conference nor by the Washington Naval Agreement of 1922. Hence the fact that Japanese foreign policy gradually embarked upon a course of violent aggression hardly different from that of German imperialism cannot be explained by any “”humiliation’ imposed on her by her future enemies. On the contrary, the target of the Japanese war drive was China, the most populous country in the world. Japan’s occupation of Manchuria in 1931, and the all-out war it unleashed against China in 1937, made armed conflict with the USA inevitable, since the latter was resolved at all costs to prevent the transformation of China into a Japanese colony or dependency. At a deeper level, the American-Japanese conflict was fuelled by the grave economic crisis of 1929-32 in both countries. It flowed from the perception that a long-term solution involved a decisive break with economic isolationism (a shift from growth centered on the home market), and hence the need to achieve of oneself (or deny others) strategic insertion in the world market via hegemony over a substantial part of the world, as a necessary step on the path to world dominance (2)”” (pag 13-14)”,”QMIS-314″
“MANDEL Ernest MAITAN Livio”,”Il partito leninista.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. Livio Maitan (Venezia 1923) già docente della scuola di perfezionamento di sociologia dell’Università di Roma.”,”TROS-099-FL”
“MANDEL Ernest”,”La burocrazia.”,”Analisi della Comune di Parigi fatta da Marx – Il parallelo di Kautsky – La polemica di Trotsky contro Lenin sulla concezione dell’organizzazione del partito – La lotta di Rosa Luxemburg contro la burocrazia sindacale tedesca – La spiegazione di Lenin del tradimento della socialdemocrazia (pag 33-49) “”La terza fase, nell’evoluzione della presa di coscienza del movimento operaio sul problema della burocrazia; è una fase “”molto delicata”” per quei comunisti che sono contemporaneamente leninisti e trotskisti: si è manifestata con la polemica di Trotsky contro Lenin e contro la sua teoria sull’organizzazione del partito. In questa polemica Trotsky ha avuto torto; ciò è incontestabile alla luce dell’esperienza storica, e Trotsky stesso l’ha riconosciuto. Ma quando un uomo come Trotsky sbaglia, vi sono spesso, anche nei suoi errori, elementi di verità: se si considera non la logica interna del suo ragionamento, che era falsa, ma piuttosto le sue conclusioni, si trova un presentimento molto giusto, la cui formulazione costituisce una straordinaria profezia: nel 1903 Trotsky scriveva che la teoria che porta alla sostituzione del partito al proletariato, per l’esecuzione dei compiti fondamentali della rivoluzione, rischiava di portare alla sostituzione del Comitato centrale al partito, della Segreteria al Comitato centrale, poi del segretariato generale alla Segreteria. Si rischiava di arrivare ad una situazione storica in cui un solo uomo sarebbe stato investito della missione di realizzare o completare i grandi compiti della rivoluzione. Questo presentimento esprimeva la condanna giustificata di ogni teoria sostituzionalista e non della vera teoria leninista che, sicuramente, non assumeva questo aspetto. All’epoca staliniana questa teoria è divenuta, in modo semi-esplicito e semi-aperto, la teoria ufficiale del partito staliniano. I dirigenti burocratici di taluni Stati operai sono sempre estremamente sorpresi quando li si sfida a trovare una sola frase, in tutti gli scritti di Lenin in cui dica che la dittatura del proletariato deve essere esercitata dal partito; che è il partito che deve realizzare la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, ecc. Questa constatazione li riempie sempre di stupore perché sono stati educati nella concezione per cui si trasferiscono al partito i compiti del proletariato. Al contrario, tutti i testi classici del leninismo (cfr. ‘Stato e rivoluzione’) parlano sempre dei compiti che debbono essere eseguiti ‘dal proletariato sotto la direzione del partito’, cosa di gran lunga diversa. La teoria, che trasferisce al partito l’esecuzione dei compiti storici del proletariato, usurpandone il posto, porta molto logicamente a situazioni in cui il partito è portato ad eseguire questi compiti malgrado l’opposizione dell’enorme maggioranza del proletariato: questo giustificherebbe Budapest e l’intervento delle truppe sovietiche contro la rivoluzione ungherese e lo sciopero generale del 95 per cento del proletariato ungherese. Questo farebbe dire che la dittatura del proletariato può essere esercitata dal partito ‘contro’ il 95 per cento del proletariato, in un dato momento storico e in un determinato Paese. La critica di Trotsky a questa teoria sostituzionista era, dunque, in sé assolutamente giusta: era tuttavia una anticipazione perché nessuno, nel 1903, difendeva questa tesi, e tantomeno Lenin che l’ha respinta a più riprese; (3) questa teoria non ha visto veramente la luce che trent’anni più tardi, all’apogeo dell’epoca staliniana, divenendo dottrina semi-ufficiale della burocrazia sovietica”” (pag 37-39) [Ernest Mandel, La burocrazia, Nuove Edizioni Internazionali, Milano, 1981] [3) Nella seconda edizione di ‘Che fare?’, nella prefazione del 1905, Lenin insiste sul fatto che, dal momento in cui il partito si separa dall’avanguardia del proletariato, si cade “”nell’avventurismo e nell’arbitrarietà più completa””. Un piccolo gruppo di burocrati, seduti ad un tavolo, può decidere che, in particolari circostanze storiche, il proletariato deve agire in un senso determinato: è far sparire completamente il principale criterio oggettivo, ‘la volontà del proletariato’, e ciò che è disposto effettivamente ad accettare]”,”TROS-383″
“MANDEL Ernest”,”Che cos’è la teoria marxista dell’economia. La teoria del valore e del plusvalore – Capitale e capitalismo – Il neocapitalismo.”,”Ernest Mandel nato a Francoforte sul Meno nel 1923, Deportato in un lager nazista. Militante della sinistra rivoluzionaria belga. Uno dei protagonisti del dibattito cubano sull’economia, aperto da Guevara nel 1963. Docente di economia all’Università libera di Bruxelles, dirigente della IV Internazionale. Tra le pubblicazioni tradotte in Italia: Trattato marxista di economia, La formazione del pensiero economico di Marx, Neocapitalismo e crisi del dollaro, La crisi, Una risposta marxista alla congiuntura attuale, Cos’è la teoria marxista dell’economia. La rivoluzione russa dell’ottobre 1917 è uno degli eventi principali di questo secolo. Oggi quell’avvenimento è oggetto di una vera e propria campagna ideologica denigratoria; così, la rivoluzione di Lenin finisce per diventare assolutamente incomprensibile. “”Il capitalismo tende ad estendere la produzione illimitatamente, a sviluppare la sua azione nel mondo intero, a considerare tutti gli esseri come clienti potenziali (a questo proposito si può sottolineare una divertente contraddizione di cui Marx ha già parlato: ogni capitalista vorrebbe sempre che gli altri capitalisti aumentassero i salari dei loro operai, perché i salari di quegli operai sono il potere d’acquisto per le merci del capitalista in questione. Ma non permette che i salari dei propri operai aumentino, poiché questo fatto ridurrebbe evidentemente il suo profitto). Si produce quindi una strutturazione straordinaria del mondo che diventa una unità economica, realizzando una interdipendenza molto stretta fra le sue diverse parti. Tutta una serie di immagini sono state coniate a questo proposito, come ad esempio: se qualcuno starnutisce alla Borsa di New York, 10 mila contadini della Malesia sono rovinati. Il capitalismo produce una notevole interdipendenza dei redditi e una grande unificazione delle preferenze di tutti gli esseri umani; l’uomo, col capitalismo, diventa di colpo cosciente di tutta la molteplicità delle possibilità umane, mentre nella società precapitalistica era rinchiuso nelle limitate possibilità naturali di una sola regione. Nel Medio Evo, ad esempio, non si mangiava ananas in Europa, si mangiava soltanto frutta locale. Adesso si mangia la frutta prodotta praticamente nel mondo intero, si mangiano perfino prodotti provenienti dalla Cina e dall’India, ai quali non si era ancora abituati prima della II guerra mondiale. Vi sono dunque dei legami reciproci che si stabiliscono tra tutti i prodotti e tutti gli uomini. Si verifica, in altre parole, una ‘progressiva socializzazione di tutta la vita economica’, che diventa un tutto unico, un unico tessuto. Però accade semplicemente che tutto questo processo di interdipendenza faccia perno in modo folle sull’interesse privato, sulla proprietà privata di un piccolo numero di capitalisti, i cui interessi privati sono allo stesso tempo sempre più in contraddizione con gli interessi di miliardi di uomini facenti parte di questo tutto unico. La contraddizione tra la socializzazione progressiva della produzione e la appropriazione privata, che costituisce il movente e la base di quest’ultima, esplode nel modo più chiaro e grave nelle crisi economiche. Le crisi economiche del capitalismo sono fenomeni senza paragone, quali in precedenza non si erano mai conosciuti. Non sono crisi determinate dalla mancanza di beni, come accadeva in tutte le crisi precapitalistiche: sono invece delle crisi di sovrapproduzione. I disoccupati muoiono improvvisamente di fame, non già perché vi è troppo poco da mangiare, bensì perché vi è, relativamente, troppo da mangiare. (…) Le merci che non trovano compratori, non solo non realizzano più il loro plusvalore, ma non ricostituiscono neppure il capitale investito. Le scarse vendite obbligano quindi gli industriali a chiudere le industrie e quindi a licenziare gli operai”” (pag 61-62) [Ernest Mandel, ‘Che cos’è la teoria marxista dell’economia’, Edizioni Savelli, Roma, 1972]”,”TEOC-128-FL”
“MANDELBROT B. Benoit, a cura di Roberto PIGNONI”,”Gli oggetti frattali. Forma, caso e dimensione.”,”Benoit B. Mandelbrot è nato a Varsavia, e ha studiato all’École Politechnique di Parigi, al California Institute of Technology e all’Università di Parigi, dove si è laureato in matematica. Dopo aver insegnato in varie università europee, nel 1958 ha iniziato la collaborazione con l’IBM, e dal 1974 è Fellow del Thomas J. Watson Research. Oggi è professore di matematica alla Harvard University. Tra i numerosi riconoscimenti che gli sono stati assegnati, la F. Barnard Medal della National Academy of Sciences e della Columbia University. La più completa esposizione della sua ricerca è ospitata nel volume The Fractal Geometry of Nature.”,”SCIx-108-FL”
“MANDEVILLE Bernard, a cura di Mauro SIMONAZZI”,”Ricerca sulle cause delle frequenti esecuzioni a Tyburn. Con la proposta di alcune regole da applicare al comportamento dei criminali in prigione e i vantaggi che ne dovrebbero derivare. Ai quali è aggiunto un discorso sulla deportazione e un metodo per rendere la pena più efficace.”,”Bernard Mandeville (1670-1733) con la celebre ‘Favola delle api’ divene uno degli autori di scandalo più noti delsuo tempo. Elaborò una sua teoria delle passioni e entrò nei principali dibattiti della prima metà del Settecento. Mauro Simonazzi è assegnista di ricerca persso il Dipartimento di Filosofia dell’Univ. di Milano (2006). Ha pubblicato pure ‘La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna’ (2004). Ha pubblicato saggi sul pensiero di Hobbes e Mandeville.”,”DIRx-018-FMB”
“MANDEVILLE Bernard, a cura di Mauro SIMONAZZI”,”Ricerca sulle cause delle frequenti esecuzioni a Tyburn. Con la proposta di alcune regole da applicare al comportamento dei criminali in prigione e i vantaggi che ne dovrebbero derivare. Ai quali è aggiunto un discorso sulla deportazione e un metodo per rendere la pena più efficace.”,”Bernard Mandeville (1670-1733) con la celebre ‘Favola delle api’ divene uno degli autori di scandalo più noti del suo tempo. Elaborò una sua teoria delle passioni e entrò nei principali dibattiti della prima metà del Settecento. Mauro Simonazzi è assegnista di ricerca persso il Dipartimento di Filosofia dell’Univ. di Milano (2006). Ha pubblicato pure ‘La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna’ (2004). Ha pubblicato saggi sul pensiero di Hobbes e Mandeville.”,”UKIS-025″
“MANDIN Louis DURET J. PERREUX Gabriel CREMIEUX Albert SERGE Victor ROSSI A. (TASCA) LAURET René CASSOU Jean”,”Histoire des Révolutions. De Cromwell a Franco.”,”Contiene: MANDIN Louis: rivoluzione inglese e Cromwell DURET J.: presa della Bastiglia PERREUX G.: le tre gloriose (Francia secolo XIX, 1789, 1830, 1848, Restaurazione) CREMIEUX A.: Rivoluzione del 1848 DESCAVES Lucien: origini Comune di Parigi SERGE V.: La rivoluzione russa (febbraio-ottobre) ROSSI A. (TASCA): La marcia su Roma LAURET R.: La presa del potere del nazismo CASSOU J.: La guerra civile spagnola”,”EURx-280″
“MANDRILLI Aldo”,”Tra manicomio e bolscevismo (1917-1920).”,”Cartina pagina 272: Russia: dislocazione delle forze bolsceviche alla fine del 1919. “”L’esercito bolscevico, secondo informazioni avvalorate da prigionieri ed emissari fidati, si aggirava complessivamente sui vari fronti sui cinquencentocinquantamila uomini e sui milleottocento-duemila cannoni.”” (pag 273) “”I bolscevichi disponevano, su quel fronte, di 5 armate, oltre ad un’armata di riserva, per un complesso di 180.000 uomini, dislocati nella zona del settore Sud. Queste armate erano comandate dai generali Carzedrincov, Dubenco, Bodrof, Voroscilov. L’armata del Sud di Denikin era anch’essa composta di cinque armate con un complesso di 156.000 uomini.””. (pag 277)”,”BIOx-254″
“MANDROU Robert DUBY Georges”,”Storia della civiltà francese. Dal Medioevo ai nostri giorni. Cultura economia vita sociale e religiosa.”,”DUBY Prof di storia medievale alla facoltà di lettere dell’Univ Aix-en-Provence, è nato a Parigi nel 1919. E’ uno dei D della rivista ‘Etudes rurales’ e D il Centro di studi delle società mediterranee. Insegna (nel 1989) al College de France. Ha pubblicato: -La societé au XI et XII siecles dans la region Maconnaise -L’economie rurale et la vie des campagnes de l’Occident medieval (tradotto in IT, 1966) MANDROU insegna a Parigi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. E’ nato nel 1921. Ha pubblicato: -Histoire de la France moderne, 1500-1600. -La culture populaire en France au XVII et XVIII siecles. -Classes et luttes de classes dans la societé francaise au debut du XVII siecle. DUBY si occupa del Medioevo, MANDROU della Francia moderna.”,”FRAS-009″
“MANDROU Robert”,”Introduction à la France moderne. Essai de psychologie historique, 1500-1640.”,”MANDROU è D di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes”,”FRAA-030″
“MANDROUX M.Th. GUILLERME J.”,”Leonardo.”,”””Si deve probabilmente all’ amicizia di Machiavelli la commissione a Leonardo d’un grande affresco storico per la Sala del Consiglio del Palazzo della Signoria””. (pag75)”,”BIOx-062″
“MANENTI Clemente”,”Ungheria 1956. Il cardinale e il suo custode.”,”Clemente Manenti, traduttore, giornalista free-lance, vive tra l’Italia e la Germania coltivando studi di storia e germanistica.”,”MUNx-005-FL”
“MANENTI Clemente, a cura di Alessandra PERETTI e Michele BATTINI”,”Corrispondenze berlinesi.”,”Clemente MANENTI (Agrigento 1941 – Pisa 2018) militante e politico del Pci dal 1960 al 1966, de Il Potere Operaio di Pisa e Massa e di Lotta Continua dal 1967 al 1976, è stato studioso di cultura tedesca e organizzatore culturale.”,”GERV-075″
“MANES Pietro”,”Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale.”,”””Come si sa, la contraddizione interna del sistema è uno dei cavalli di battaglia di Marx nella critica al capitalismo. Secondo Marx la crescente accumulazione del capitale, e quindi il crescente aumento di produzione, entra in conflitto ad un certo punto con una insufficiente capacità di consumo “”fondata su una distribuzione antagonistica, che riduce il consumo della grande massa delle società ad un limite che può variare solo entro confini più o meno ristretti”” (Libro III, p. 343). Quest’analisi è errata, perché si basa sul falso presupposto che il salario sia regolato dal valore dei mezzi di sussistenza, e non possa discostarsi alla lunga da questo valore. In realtà invece il consumo delle masse si espande di pari passo con l’espansione della produzione generale. Cionondimeno è vero che le crisi nascono dall’incapacità del consumo di assorbire, oltre un certo limite, tutta la produzione di certi beni e da quel punto di vista la diagnosi di Marx – pur non potendo giungere, a causa della falsa ipotesi iniziale, alla vera natura del fenomeno – coglie intuitivamente nel giusto (7). La meccanica della crisi è quella diagnosticata da Marx, ma le cause sono altre: ‘la vera contraddizione interna del sistema capitalistico, che ad un certo punto lo paralizza e lo mette in crisi, sta nel fatto che la produzione e la distribuzione dei beni sono entrambe funzioni dirette dell’occupazione’. A causa di questo legame tra le due funzioni, nel momento in cui si raggiunge lo scopo della produzione, cioè l’abbondanza di prodotti, si nega la possibilità che questa abbondanza possa essere effettivamente goduta. Infatti, affinché la gente possa consumare deve avere un reddito monetario; ma se il reddito è legato al lavoro succede che ogni qual volta un processo produttivo giunge al punto di poter fornire una quantità di prodotti maggiore di quella che la comunità richiede (8) si crea questa inevitabile contraddizione: se si mantiene l’occupazione la gente potrà sì continuare a consumare, ma la produzione di certi beni salirà oltre il livello necessario a soddisfare i bisogni sociali e questi beni tenderanno ad accumularsi senza fine nei magazzini, cosa ovviamente impossibile ed assurda; se invece si ridimensiona la produzione dei beni nei settori saturi, e quindi si riduce l’occupazione di questi settori, coloro che perdono il lavoro perdono anche il reddito e dovranno quindi ridurre il consumo non solo dei prodotti del loro settore, che sono già in eccesso, ma anche di prodotti di altri settori, che prima non erano in eccesso; perciò in seguito alla riduzione di occupazione in un settore, la situazione di eccesso produttivo potrà estendersi anche ad altri settori, i quali saranno a loro volta costretti a ridurre la produzione e l’occupazione, sicché il consumo dovrà essere ulteriormente ridotto, e così di seguito in una progressiva spirale recessiva, che sfocia infine in quell’irrazionale e vergognoso fenomeno che è la crisi economica generale in un sistema capitalistico: disoccupazione e miseria nel bel mezzo di un’abbondanza di ogni sorta di beni, che si accumulano nei negozi e nei magazzini e che talvolta devono essere perfino distrutti ma che, per chissà quale misteriosa ragione, non possono essere utilizzati per fini per i quali erano stati prodotti. Il modo di produzione capitalistico, con la potenza della sua tecnica avrebbe forse per la prima volta nella storia dell’uomo la capacità di vincere la miseria su larga scala, ma come Sisifo col suo masso, sembra essere condannato a precipitare perennemente nella crisi ogni volta che sembra essere ad un passo dall’aver raggiunto la meta”” [Pietro Manes, ‘Critica del pensiero economico di Marx. Le basi teoriche del socialismo liberale’, Bari, 1982] [(7) Altri, come Malthus, Hobson – che lo pone addirittura alla base dell’imperialismo – e anche per certi versi Keynes, attribuiscono la crisi ad un “”eccesso di risparmio”” e quindi anch’essi colgono, se vogliamo, nel giusto. Ma non si può dire a mio avviso che si tratti di “”eccesso di risparmio””, cioè quasi di una volontaria astinenza dal consumo da parte del corpo sociale: si tratta in realtà, come è illustrato nel testo, di produzione eccessiva di certi beni rispetto ai fabbisogni effettivi; (8) Non aggiungo di proposito “”a determinati prezzi”” perché in economia politica, cioè nell’analisi macroscopica reale, non è il prezzo che determina la domanda, ma sono la domanda e l’offerta che determinano insieme il prezzo; e quando il prezzo scende al di sotto del costo vuol dire che in quella collettività, in quel momento storico, il mercato di quel prodotto è saturo. Uno dei più gravi errori cui conduce l’analisi statica male intesa è costituito proprio dalla falsa funzione che viene assegnata ai prezzi nell’analisi macroeconomica] (pag 105-106)”,”TEOC-674″
“MANFRED Albert”,”Rousseau Mirabeau Robespierre. Tre personaggi della Rivoluzione francese.”,”L’A è un famoso storico sovietico. Il libro è stato pubblicato postumo. L’A è morto nel 1976. Studioso di storia francese questa è la biografia di tre importanti personalità della rivoluzione francese e del libro precedente. Sono figure simbole delle tre tappe della rivoluzione: l’ aurora, l’ ascesa, il culmine e la crisi. pag 392 “”E’ bello quello che non c’è”” diceva Rousseau (pag 392) Ecco perché, a mio parere; tre quarti di secolo dopo, allorché tutto ciò che di oscuro era associato al nome di Mirabeau era stato già da tempo chiarito, Marx tirando le somme, poté finalmente attribuire a Mirabeau l’ appellativo di “”leone della rivoluzione”” (pag 287)”,”FRAR-259″
“MANFREDI Luigi BARBERIS Achille”,”Napoleone. La prima campagna d’Italia da Nizza a Cherasco. Vinse Bonaparte o persero i comandanti austriaci e piemontesi?”,”Il calendario rivoluzionario (pag 413)”,”FRQM-047″
“MANFREDINI Roberto”,”‘Difesa sindacale’: la compente anarchica nella Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil) (1944-1960).”,”La prima parte della tesi è dedicata all’esperienza della Cgil unitaria e analizza da un lato il costituirsi dei Comitati di difesa sindacale come rappresentanti all’interno del sindacato della Federazione Ananrchica Italiana (FAI) (…) La seconda parte analizza la Cgil nella sua fase di “”opposizione”” e vede emergere una scissione interna ai Comitati tra coloro che vogliono una centrale sindacale distinta per il movimento ananrchico (l’ USI) (…) e coloro che restano nella Cgil non solo per le “”cariche sindacali”” acquisite ma perché non ritenvano percorribili altre strade (pag 3) Si parla del ruolo di Masini in Fai e in CDS con la pubblicazione a Genvoa di ‘Difesa sindacale’ e più avanti di Lorenzo Parodi attivista dei CDS-GAAP di Genova, che informa settimanalmente delle vertenze sul Libertario (pag 50) A pagina 56 le elezioni per il CD GGIL con i nomi dei rappresentanti di Difesa Sindacale (Parodi ecc.)”,”ANAx-390″
“MANGANARO FAVARETTO Gilda”,”Possibilità e limiti nel “”socialismo scientifico”” di P.J. Proudhon.”,”””Tanto per esemplificare la complessità dei risultati, a cui si è pervenuti, basterà por mente al fatto che hanno ritenuto di poter far riferimento a Proudhon, seppure in tempi e in modi diversi, i sindacalisti rivoluzionari, sia in Italia che in Francia, gli anarchici, i socialisti della CGT, gli ambienti nazionalistici dell’ Action francaise e, come testimonia Gurvitch, i socialdemocratici russi, durante la rivoluzione del 1905 nonché relativamente all’ esperienza dei soviet, lo stesso Lenin (1). In tempi più recenti, poi, come è noto, a Proudhon si è fatto riferimento quanto alla tematica dell’ autogestione. E non si può omettere di segnalare, neppur in una succinta elencazione esemplificativa, il fatto che le sue tesi sul federalismo hanno indotto, in questo torno di secolo, federalisti di destra e di sinistra, a rivendicare la propria filiazione da Proudhon; mentre in ambiente cattolico, si è riconosciuto allo stesso “”suggestioni personalistiche”” da parte di Mounier, e del gruppo che con lui ha lavorato alla rivista “”Esprit””, e si sono colti spunti ortodossi da parte di Lacroix, di De Lubac e di Haubtmann.”” (pag 7-8) (1) Già il Caffi aveva segnalato “”la coincidenza stupefacente tra le misure prese da Lenin, dopo il pronunciamento dell’ 11-12 novembre 1917 e le iniziative consigliate da Proudhon nelle “”Confessions d’un Révolutionnaire””. (A. Caffi, Saggi politici). Recentemente (…) si è insistito sul fatto che “”fu proprio Lenin che si incaricò, in un certo senso, di fare politicamente i conti con Proudhon, proprio perché egli ne riprendeva la istanza di una teoria politico-sistematica di cui si riconosceva difettoso il marxismo””. Cfr A. Rainone, Proudhon, in Critica sociale, n° 2 1979, pag 57-64″,”PROD-047″
“MANGANARO Filippo”,”Senza patto né legge. Antagonismo operaio negli Stati Uniti.”,”MANGANARO Filippo, giovane studioso conoscitore degli Stati Uniti per ragioni di studio e lavoro. “”I titoli cubitali dei giornali non lasciavano dubbi sulla durezza della reazione: “”Prima impiccarli e poi processarli”” era il tenore delle dichiarazioni rilasciate da industriali, finanzieri e politici. Per la bomba di Haymarket Square furono accusati, con Spies e Fielde, Albert Parsons, Michael Schwab, George Engel, Adolph Fischer, Louis Lingg e Oscar neebe. Di tutti, solo Spies e Fielden erano nella piazza al momento dello scoppio. Parsons si costituì il giorno della prima udienza dicendo: “”Sono venuto per sostenere il processo, Vostro Onore, con i miei innocenti compagni””.”” (pag 39) Appello Zinoviev (Comintern) a Iww, critiche a movimento Iww da Trotsky, Bordiga, Lenin per posizioni tipo sindacalismo rivoluzionario, mancanza partito estremismo non lavoro nei sindacati reazionari ecc. (pag 178-179)”,”MUSx-264″
“MANGANO Attilio”,”Le culture del Sessantotto. Gli anni sessanta le riviste il movimento.”,”Contiene la scheda n° 51 dedicata a ‘Lotta comunista’ (pag 157)”,”ITAC-044″
“MANGANO Attilio”,”L’altra linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra.”,”Volume dedicato a Stefano Merli Citazione di Cesare Cases a proposito di Panzieri indica un tipo intellettuale politico, infaticabile “”tessitore di ragnatele”” (pag 15)”,”ITAC-151″
“MANGANO Attilio, a cura di Giorgio LIMA”,”Le riviste degli anni Settanta. Gruppi, movimenti e conflitti sociali.”,”Attilio Mangano (Palermo, 1945) è insegnante e ricercatore. Si è occupato di storia contemporanea (‘Le cause della questione meridionale’ (1975), ‘L’Italia del dopoguerra’ (1977) ecc.”,”EMEx-120″
“MANGHETTI Gianni”,”Le banche italiane. Una prognosi riservata.”,”MANGHETTI Gianni (39 anni, nel 1979) è responsabile dell’ufficio credito del PCI. Insegnante di ragioneria, già ispettore finanziario in una società del gruppo Iri, è coautore assieme a Luciano BARCA del libro ‘L’Italia delle banche’ (Editori Riuniti).”,”ITAE-231″
” MANGHETTI Gianni”,”Le guerre finanziarie.”,”Gianni Manghetti è consigliere di amministrazione in Enti assicurativi e bancari. Docente presso l’Università Luiss. Ha pubblicato: ‘L’Italia delle banche’ (1976), L’Italia delle assicurazioni’ (1982). “”Questo libro verrà raccontato con il metodo dei ‘reportages di guerra’. Ed anche con lo stesso linguaggio. Perché le guerre finanziarie si combattono come quelle militari. Con analoghe strategie, con analoghi obiettivi di conquista. In ambedue è in gioco la supremazia dei combattenti. Per ambedue occorre rifarsi ai ‘Principi di guerra di Carlo von Clausewitz’ e non già alle teorie dell’economia. Né alle teorie dei giochi. No, le scalate non richiamano il gioco. Il cronista non condivide tale impostazione. Esse richiamano le guerre e come tali verranno studiate e interpretate.”” (pag 11)”,”ECOG-063″
“MANGHETTI Gianni”,”Le banche italiane: una prognosi riservata.”,”Gianni Manghetti, 39 anni, è responsabile dell’ufficio credito del PCI. Insegnante di ragioneria già ispettore finanziario in una società del gruppo IRI, è coautore assieme a Luciano Barca, dell’italia delle banche presso gli Editori Riuniti.”,”ITAE-155-FL”
“MANGIN Charles M.E. Général”,”Comment finit la guerre.”,”Tra le cause della vittoria: il controllo dei mari. ‘Un certo numero di condizioni erano necessarie per battere la Germania e la prima è il controllo dei mari. “”Ogni soldato è uscito dall’Inghilterra sulle spalle di un marinaio, “”osservò l’ammiraglio Fisher. I soldati britannici vennero così da tutte le parti del mondo: al momento dell’armistizio, erano più di tre milioni di armi sparsi in tutti i teatri di operazioni; 500.000 soldati di colore dalle colonie avevano rafforzato gli eserciti francesi, due milioni di americani avevano attraversato l’Atlantico’ “”Pour que ce coup pût être asséné, un certain nombre de conditions étaient nécessaires, et la première de toutes, c’est que l’Entente possédât la maîtrise de la mer. “”Chaque soldat est sorti d’Angleterre sur le dos d’un matelot””, a remarqué lord Fisher. Les soldats britanniques venaient de toutes les parties du monde; au moment de l’armistice, ils étaient plus de trois millions en armes, répartis sur tous les théâtres d’opérations; 500.000 indigènes coloniaux avaient renforcé les armées françaises, deux millions d’Américains avaient passé l’Atlantique. L’entretien de pareils effectifs, le navettes d’Angleterre en Orient et de Palestine en France, les permissions nécessaires au bon état moral des troupes, on fait monter à 26 millions le chiffre des combattants alliés qu’a transportés la seule flotte anglaise; il faut y ajouter 242 millions de tonnes de matériel, aliments ou combustibles, pour les armées britanniques ou les nations alliées. Pour la France seulement, privée de ses mines et de ses usines du nord et du nord-est, les envois moyens atteignirent ‘par mois’ 1.500.000 tonnes de charbon et 84.000 tonnes d’acier. Trop élevés pour évoquer des précisions dans l’esprit public, ces chiffres montrent cependant l’importance capitale de la mer, la route immense, dont le débit n’est limité que par les possibilités de débarquement. Battue aux îles Falkland en décembre 1914 et au Dogger Bank en février 1915, la flotte allemande de haut bord se considéra comme définitivement hors de cause après sa défaite du Jutland le 31 mai 1916. Les ravages des sous-marins dans les flottes alliées (7 millions de tonnes pour la marine anglaise seulement) causèrent quelque gêne et de grandes inquiétudes. Mais l’Allemagne, qui avait entamé la guerre sous-marine à outrance en 1917 dans l’espoir de terminer la guerre avant que les Etats-Unis fussent en état d’intervenir avec des forces sérieuses, vit s’évanouir cette dernière illusion; les chantiers anglais, où travaillaient 1.500.000 ouvriers, réparaient la plus grande partie des pertes maritimes et le rest était comblé par la mise en service des navires allemands internés au moment de la déclaration de guerre. Les puissances alliées pouvaient continuer à s’armer, à se nourrir, à respirer et à combattre”” (pag 237-238) Biografia Mangin da wikip: Charles Marie Emmanuel Mangin (Sarrebourg, 6 luglio 1866 – Parigi, 12 maggio 1925) è stato un generale francese della Prima guerra mondiale. Convinto del valore delle truppe senegalesi, fu un ardente sostenitore della creazione di un’armata africana, la Force noire, più potente e numerosa, al servizio della Francia. Carriera[modifica | modifica sorgente] Diplomatosi all’École Spéciale Militaire de Saint-Cyr, servì nel Sudan nel 1898-1900 alla testa dei tirailleurs senegalesi, sotto Jean-Baptiste Marchand; dopodiché prese parte alla conquista del Marocco agli ordini di Lyautey nel 1912, distinguendosi, col grado di colonnello, nella presa di Marrakech. Durante la Prima guerra mondiale, divenuto generale, ebbe il comando nel 1914-15 di una brigata di fanteria e quindi della 5ª Divisione di fanteria di Rouen. Durante la battaglia di Charleroi, conclusasi con la sconfitta francese, ottenne un brillante successo locale contrattaccando i tedeschi a Onhaye sulla Mosa; quindi combatté con la sua brigata sulla Marna e in Artois. Il 22 maggio 1916, attaccò invano il fort Douaumont quindi, sempre a Verdun, diresse le offensive di riconquista al fianco di Nivelle. Nel 1917 prese parte alla disastrosa offensiva Nivelle, allo Chemin des Dames, alla testa della 4ª Armata. Sostenitore dell’offensiva a oltranza, fu soprannominato “”le boucher”” (“”il macellaio””) dai suoi uomini. Gli attacchi non ebbero esito, e fu silurato: grande avversario di Pétain, fu da questi emarginato. Ritornò alla ribalta nella primavera 1918: quando Foch fu promosso comandante in capo delle forze alleate, Mangin ricevette per volere di Clemenceau l’incarico di partecipare, alla testa della 10ª Armata, alla Seconda battaglia della Marna, nel corso della quale attuò il celebre contrattacco del 18 luglio a Villers-Cotterêts in cui sfondò le linee nemiche. Vincitore sull’Aisne nell’autunno, ruppe il fronte tedesco, liberando Soissons e Laon. L’armistizio fermò la prevista offensiva in Lorena. Entrò a Metz il 19 novembre, col generale Fayolle attraversò il Reno a Magonza l’11 dicembre, ed ebbe l’incarico di occupare la Renania. Qui Mangin divenne oggetto di polemiche per via del suo tentativo di fomentare il nazionalismo pro-francese, al fine di separare la Renania dalla Germania, e quindi di allontanare quest’ultima dalla riva occidentale del Reno. Mangin divenne membro del Conseil Supérieur de la Guerre ed ispettore generale delle truppe coloniali francesi. Cadde gravemente ammalato nella sua casa di Parigi il 9 marzo 1925, e morì il 12 marzo. Riposa all’Hôtel des Invalides. La sua statua a Parigi fu distrutta dalle forze tedesche di occupazione nel 1940, quando Hitler si recò in visita alla tomba di Napoleone, in quanto ricordava l’operato di Mangin nella Renania occupata. Fu ricostruita nel 1957. Bibliografia Mangin, Louis-Eugène. Le Général Mangin. 1990. Evans, M. M. Battles of World War I. Select Editions. 2004. ISBN 1-84193-226-4. Heywood, Chester D. “”Negro combat troops in the world war””. 1928.”,”QMIP-151″
“MANGINI Giorgio a cura; relazioni di Arturo COLOMBO Alberto CIAMPI Luigi CORTESI Romano BROGGINI Maurizio ANTONIOLI Giorgio MANGINI Giulio Orazio BRAVI, contributi di Alberto CIAMPI Lorenzo PEZZICA Angelo BENDOTTI”,”Pier Carlo Masini. Un profilo a più voci. Atti della giornata di studio sulla figura e l’ opera di Pier Carlo Masini. Bergamo, Sala Curò, 16 gennaio 1999. Con aggiunta di altri contributi.”,”Relazioni di Arturo COLOMBO Alberto CIAMPI Luigi CORTESI Romano BROGGINI Maurizio ANTONIOLI Giorgio MANGINI Giulio Orazio BRAVI, contributi di Alberto CIAMPI Lorenzo PEZZICA Angelo BENDOTTI Nell’ indice nomi si citano A. CERVETTO (11 volte) e L. PARODI (5) che compaiono pure nella foto di pag 229 (3° Conferenza nazionale dei Gaap Livorno 26 -27 settembre 1953). In nome di CERVETTO e PARODI compare pure nella didascalia della foto successiva (pag 230) Foto con Luigi PISANI (pag 96) che viene citato nell’ indice dei nomi (2) “”Ricordo che una volta Masini mi disse: “”io non farei mail il deputato; non sono più anarchico, vado a votare per il mio attuale partito, ma non accetterei mai di candidarmi””. In ciò aveva conservato un nucleo originario del suo antielettoralismo e lo rivendicava””. (pag 66, Maurizio Antonioli) “”Ma se ricordo bene Masini, già entrato nel Psi, ebbe una volta un incontro casuale con Nenni in treno e questi gli si rivolse con ironia dicendo: “”Ah, tu sei quello che vuole bruciare il Cremlino””. Anche in questo caso l’ atteggiamento di Masini veniva in qualche modo criticato dal leader carismatico.”” (pag 66-67, Maurizio Antonioli)”,”ANAx-210″
“MANGINI Giorgio a cura, relazioni di COLOMBO Arturo CIAMPI Alberto CORTESI Luigi BROGGINI Romano ANTONIOLI Maurizio BRAVI Giulio Orazio, Contributi di PEZZICA Lorenzo BENDOTTI Angelo PISANI Luigi”,”Pier Carlo Masini. Un profilo a più voci. Bergamo, Sala Curò, 16 gennaio 1999. Con aggiunta di altri contributi.”,”All’indomani della morte di Pier Carlo Masini, avvenuta a Firenze il 19/10/1998, chi scrive (Giorgio Mangini) ha ideato subito un incontro pubblico, da tenersi quanto prima, sulla figura e l’opera di Masini.”,”MITC-010-FL”
“MANGIONE Corrado”,”Elementi di logica matematica.”,”Corrado mangione è nato nel 1930 e attualmente insegna Logica presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Milano.”,”SCIx-300-FL”
“MANGO Andrew”,”The Turks Today.”,”Andrew Mango è autore di una biografia su Atatürk. E’ nato a Istanbul e ha studiato il persiano e l’arabo alla School of Oriental Studies di Londra dal 1947 al 1986 ha lavorato alla BBC, si è molto occupato di affari turchi. Vive a Londra.”,”TURx-042″
“MANGONI Luisa”,”Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta.”,”Luisa MANGONI ha insegnato nelle Univ di Trieste, Venezia e Trento. Tra i suoi libri, ‘L’ interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo’ (LATERZA, 1974), ‘Una crisi di fine secolo. La cultura italiana e la Francia fra Otto e Novecento’ (Einaudi, 1985), ‘In partibus infedelium. Don Giuseppe De Luca: il mondo cattolico e la cultura italiana del Novecento’ (EINAUDI, 1989). Ha curato un’antologia della rivista ‘Primato’ (De DONATO, 1978) e una raccolta degli scritti di Delio CANTIMORI, ‘Politica e storia contemporanea, 1927-42’ (EINAUDI, 1991). Ha partecipato alla redazione e ha collaborato alla ‘Storia d’Italia repubblicana’ con il saggio ‘Civiltà della crisi. Gli intellettuali italiani tra fascismo e antifascismo’ (EINAUDI, 1994). Per la casa editrice BOLLATI BORINGHIERI ha curato, con Delia FRIGESSI e Ferruccio GIACANELLI il libro di Cesare LOMBROSO ‘Delitto, genio, follia. Scritti scelti’ (1995).”,”EDIx-005″
“MANGONI Luisa”,”Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta.”,”””Era all’interno di questi punti di riferimento che si collocavano le riflessioni di Balbo sul ruolo della Einaudi, che implicavano innanzitutto il riesame di una collana progettata per sollecitazione e in accordo col Pci, come la Collana marxista di cui si era occupato inizialmente Gastone Manacorda in un rapporto fiduciario più con la direzione del Partito comunista che con la stessa casa editrice. (…) E in questo senso le caratteristiche della Collana marxista, così come erano state prospettate da Manacorda in accordo col Pci, non apparivano consone al progetto di Balbo. Esse prevedevano infatti accanto a una “”editio maior”” di edizioni critiche, da tempi lunghi, una “”editio minor”” rivolta “”alle persone di media cultura generale””. Su quest’ultima in particolare si accentravano ovviamente l’interesse e la sollecitazione a una rapida stampa da parte del Pci. A Bobbio Manacorda, nell’illustrare i caratteri che avrebbe dovuto avere l'””editio minor””, aveva sottolineato l’opportunità di pubblicare “”scelte organiche di vari scritti collocati in modo da servire all’intelligenza reciproca (p.es. le prefazioni di Marx ed Engels al Capitale, Lenin, “”Carlo Marx””, e una scelta dei capitoli più significativi del Capitale)””, con commenti esplicativi, ma anche “”interpretativi”” volti “”a facilitare la comprensione dei passi fondamentali e a sottolinearne l’importanza mediante il raffronto con passi paralleli dello stesso autore o di uno degli altri grandi maestri del marxismo-leninismo. Per esempio, un passo di Marx sarà commentato col sussidio di altri passi dello stesso Marx o di Engels o di Lenin, un passo di Lenin con uno di Stalin o di Marx, ecc. Ciò corrisponderà anche a un’altra finalità della collana: quella di ‘orientare’ il lettore verso certi punti fermi del marxismo, e di ‘introdurre’ allo studio del marxismo, evitando quegli accostamenti attraverso materiale di seconda mano finora tanto frequenti e tanto nocivi”” (Manacorda a Bobbio, 18 luglio 1945). Era esattamente la formula che sarebbe stata adottata per la ‘Guida allo studio del marxismo’, che, come supplemento di “”Rinascita””, il Pci stesso avrebbe pubblicato dal marzo 1947. Per essa veniva rivendicata l’impostazione di pubblicare “”uno scritto o un frammento di uno dei grandi maestri del marxismo”” introdotto da una nota redazionale orientativa e integrato da altri testi sul medesimo argomento di altri “”autori”” del marxismo-leninismo: in definitiva gli stessi Lenin o Gramsci, si affermava, non avevano “”proceduto diversamente nello studio del marxismo”” (Così spiegava una breve nota introduttiva al primo supplemento allegato a “”Rinascita,, IV, n. 3, marzo 1947). L'””aderenza al testo”” del commento, richiamata da Manacorda per la Collana marxista, non era quindi avulsa, come appare evidente, dallo “”scopo”” che essa si proponeva: esaltare un percorso tutto interno, in cui i testi si rinviavano e commentavano a vicenda in una logica che da Marx conduceva a Lenin, a Stalin e viceversa. Non era questa la prospettiva di Balbo. La decisione di tornare alla tradizione della Einaudi, pubblicare cioè, come riassumeva Giolitti, i testi marxisti “”significativi per il nostro indirizzo culturale, senza apparato critico ma col massimo rigore filologico (ossia traduzioni scrupolosissime), con una avvertenza contenente i dati essenziali storico-bibliografici sull’opera ma senza introduzione illustrativa o “”inquadratrice”” (Giolitti a Balbo, 24 novembre 1946), marcava alla fine proprio la distanza tra il compito delle riviste e dell’editoria di partito di “”garantire l’unità”” sul “”piano ideologico””, e quello di elaborazione di linee di ricerca, sia pure nel senso di “”ricerca della direzione politica culturale””, che invece, secondo Balbo, doveva essere uno dei compiti della Einaudi. In questo senso si collocava il complesso e delicato rapporto della Einaudi con il Pci e il problema legato alla sua stessa immagine di casa editrice vicina al Partito comunista, ma non di partito”” [Luisa Mangoni, Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni Trenta agli anni Sessanta, 1999] (pag 323-325-326)”,”EDIx-002-FL”
“MANIA Roberto SATERIALE Gaetano”,”Relazioni pericolose. Sindacati e politica dopo la concertazione.”,”Roberto Mania giornalista dell’Ansa, esperto di relazioni industriali, ha pubblicato tra l’altro L’accordo di San Tommaso (con A. Orioli, Ediesse, 1993). Gaetano Sateriale è stato dirigente nazionale della CGIL per oltre un decennio. Su quella esperienza ha scritto, con Sergio Cofferati A ciscuno il suo mestiere e Contrattare in azienda. Dal 1999 è sindaco di Ferrara.”,”SIND-010-FL”
“MANIAS Giuseppe Andrea”,”Camillo Berneri tra Antonio Gramsci e Carlo Rosselli.”,”Si tratta di una versione riveduta e corretta di una comunicazione presentata dall’autore in occasione del convegno ‘Rosselli e Berneri: un’eredità viva per rifondare la sinistra’, Sassari, 8 giugno 2007.”,”ANAx-369″
“MANIERI Maria Rosaria”,”Bisogni e politica. Oltre Hegel e Marx.”,”MANIERI Maria Rosaria è docente di filosofia morale nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Lecce. Ha pubblicato vari saggi (v. 4° cop) Il capitale: una forma sviluppata di civiltà dentro la rozza barbarie del bisogno. “”E’ ancora il Marx dei Grundrisse ad affermare: “”Nella sua incessante tensione verso la forma generale della ricchezza, il capitale spinge il lavoro oltre i limiti dei suoi bisogni naturali, e in tal modo crea gli elementi materiali per lo sviluppo di una individualità ricca e dotata di aspirazioni universali nella produzione non meno che nel consumo. Il lavoro di questa individualità perciò non si presenta nemmeno più come lavoro, ma come sviluppo integrale dell’ attività stessa, nella quale la necessità naturale nella sua forma immediata è scomparsa, perché al bisogno naturale è subentrato un bisogno storicomente prodotto””. (pag 103) Il capitale come limite e ostacolo a se stesso: il bisogno di comunismo. “”Nell’ epoca presente – scrive Marx – la dominazione dei rapporti oggettivi sugli individui, il soffocamento dell’ individualità da parte della causalità, ha assunto la sua forma più acuta e più generale ed ha assegnato con ciò agli individui esistenti un compito determinato. Essa ha assegnato loro il compito di sostituire alla dominazione dei rapporti e della casualità sugli individui la dominazione degli individui sui rapporti e sulla casualità””.”” (pag 111-112)”,”TEOC-417″
“MANIERI Maria Rosaria”,”La fondazione etica del socialismo. F.S. Merlino.”,”MANIERI Maria Rosaria insegna filosofia morale nella Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Lecce. E’ autrice di ‘Donna e famiglia nella filosofia dell’Ottocento’ (1975). ‘Donna e capitale’ (1978), ‘Bisogni e politica. Oltre Hegel e oltre Marx’ (1980). “”Spogliato di ogni finalismo, il materialismo storico ha quindi per Merlino la funzione che gli riconosce Benedetto Croce: “”Conosciamo – egli afferma – che si debbano ricercare le cagioni economiche in tutti i grandi avvenimenti storici, che, a scrivere la storia non basti conoscere i nomi dei regnanti e le date dei fatti d’arme, ma bisogna studiare le istituzioni tutte, conoscere la ripartizione delle ricchezze, l’ organizzazione della produzione, la divisione delle classi e il lento trasformarsi di tutti questi rapporti””, ma è anche vero – egli aggiunge – “”che le istituzioni politiche, la costituzione della famiglia, la divisione in classi non dipendono esclusivamente dal fattore economico, anzi ‘reagiscono’ sul modo di produzione e concorrono a determinarlo”” (1). La base terrena della storia è data dalla complessa strutturazione della ‘vita’ degli uomini e dalla coscienza che essi ne hanno: “”se v’ha qualcosa di veramente fondamentale e decisivo nella storia, questa è il concetto della vita”” (2).”” (pag 50-51 (1) (2) Merlino, La mia eresia (pag 325-326)”,”TEOC-418″
“MANIN Daniele, a cura di Mario BRUNETTI Pietro ORSI Francesco SALATA”,”Daniele Manin intimo. Lettere, diari e altri documenti inediti. II Serie: Fonti. Vol. IX.”,”Daniele Manin (1804-1857) è stato un patriota e politico italiano, noto per essere stato il presidente della Repubblica di San Marco durante la prima guerra d’indipendenza italiana 1. Nato a Venezia, Manin studiò legge all’Università di Padova e si dedicò all’attività forense nella sua città natale 1. Nel 1848, Manin proclamò la Repubblica di Venezia e fu eletto presidente della nuova repubblica 1. Tuttavia, la repubblica fu sconfitta dalle forze austriache nel 1849 e Manin fu costretto all’esilio in Francia 1. Morì a Parigi nel 1857 1.. (f. copil.)”,”RISG-007-FSL”
“MANISCALCO Maria Luisa”,”Sociologia del denaro. Dimensioni sociali, culturali, etiche della moneta.”,”Maria Luisa Maniscalco insegna Sociologia e Sociologia politica all’Università di Roma Tre ed è direttore del master in Peacekeeping & Security Studies. É autrice di numerosi studi e ricerche di teoria e storia della sociologia e dei mutamenti socioculturali, tra cui Spirito di setta e società, La sociologia di Vilfredo Pareto e il senso della modernità, L’ultimo passo insieme.”,”ECOT-111-FL”
“MANISCALCO-BASILE Giovanni a cura; PERESVETOV I.S.”,”Scritti politici di Ivan Semënovic Peresvetov.”,”‘Ivan Semenovic Peresvetov è stato un pubblicista russo del XVI secolo, noto per i suoi scritti a favore della monarchia assoluta e contro i boiari. Tra le sue opere più famose ci sono due libelli pubblicati intorno al 1545-48: “”Skazanie o care turskom Magmete”” (“”Racconto sullo zar turco Maometto””) e “”Skazanie o Petre Volosskom voevode”” (“”Racconto sul voivoda Pietro di Volossk””)¹. Peresvetov nacque nel Granducato di Lituania all’inizio del XVI secolo e servì come soldato in Ungheria e in altri stati europei prima di trasferirsi in Russia intorno al 1538-1539. In Russia, entrò al servizio di Ivan IV il Terribile e scrisse numerosi racconti allegorici e petizioni, promuovendo un governo autocratico forte e centralizzato’ (f. copilot)”,”RUSx-001-FMB”
“MANKIW N. Gregory”,”Principi di Economia.”,”N. Gregory Mankiw è professore di Economia alla Harvard University, dove insegna dal 1985. É autore anche di Macroeconomia.”,”ECOT-151-FL”
“MANKIW N. Gregory”,”Macroeconomia.”,”N. Gregory Mankiw è professore di Economia alla Harvard University, dove insegna dal 1985. É autore anche di Macroeconomia.”,”ECOT-152-FL”
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna 1789-1958.”,”Golo MANN, nato il 27 marzo 1909 a Monaco da Thomas MANN e Katja PRINGSHEIM, si laureò neL 1932 con Karl JASPERS. Dal 1935 al 1937 fu lettore di letteratura e storia tedesca all’ Ecole Normale Superieure di St. Cloud e dal 1935 al 1936 all’Univ di Rennes. Si trasferì nel 1942 negli USA dove insegnò storia moderna all’ Oliver College (Michigan) e al Clermont Men’s College in California. Dal 1960 insegna come ordinario di scienze politiche alla Technische Hochschule di Stoccarda. Vive attualmente (1981) a Kilchberg (Zurigo). Tra le sue opere: -Geschichte eines europäischen Staatsmannes (1947) -Vom Geist Amerikas (1954) -Aussenpolitik (1958) -Jahrhunderts (1958) -Neue Propyläen-Weltgeschicte (1960-64)”,”GERx-045″
“MANN Thomas”,”Federico e la grande coalizione. Un saggio adatto al giorno e all’ora.”,”Allo scoppio della 1° GM Thomas MANN, colto da patriottismo, sentì la necessità di scrivere “”parole che si accordassero ai tempi””. nacque così, tra il settembre e il dicembre 1914, ‘Federico e la grande coalizione’. Riscontrando forti analogie fra le circostanze storiche che avevano portato alle guerre di FEDERICO II di Prussia e quelle all’origine del conflitto in atto, lo scrittore pensò di poter essere utile alla Germania con questo saggio. Ma lo scrittore dovette subire critiche in tutta Europa, perfino da suo fratello Heinrich MANN, mentre il valore letterario dell’opera rimase in secondo piano. Oggi si rilegge questa biografia di FEDERICO con altri occhi. L’A riesce a ricostruire bene l’atmosfera e il tono di un’epoca. Affascina la figura del re di Prussia colto in tutta la sua grandezza ma anche nelle immancabili meschinità, in un ritratto ricco di chiaroscuri.”,”GERx-046″
“MANN Thomas”,”La montagna incantata.”,”MANN, Thomas (Lubecca 1875 – Kilchberg, Zurigo 1955), scrittore tedesco. Fratello minore dello scrittore Heinrich Mann, nacque in una famiglia altoborghese di Lubecca. Dopo la morte del padre, i Mann si trasferirono a Monaco, dove Thomas compì gli studi e iniziò a scrivere collaborando con la rivista satirica “”Simplicissimus””. Sposatosi nel 1905, si schierò su posizioni nazionaliste in occasione della prima guerra mondiale, fatto, questo, che determinò la rottura dei rapporti con il fratello Heinrich, esponente del fronte democratico. Nel dopoguerra, tuttavia, mutò atteggiamento, impegnandosi in prima persona a difesa della democrazia. Dopo aver ottenuto il premio Nobel per la letteratura nel 1929, scelse l’ esilio volontario nel 1933, anno dell’ascesa al potere di Adolf Hitler. Privato della cittadinanza tedesca nel 1936, trascorse un primo periodo in Svizzera, per trasferirsi negli Stati Uniti nel 1938, acquisendo la cittadinanza americana nel 1944. Nel 1953 si stabilì nei pressi di Zurigo, dove lo colse la morte due anni più tardi. Il figlio Klaus e la figlia Erika seguirono le orme paterne dedicandosi alla letteratura. Mann riscosse fama internazionale con il romanzo I Buddenbrook (1901), ponderosa cronaca dell’ascesa e del declino di una famiglia borghese dell’ Ottocento. Il tema del conflitto fra vocazione artistica ed esigenze della società borghese, oltre che in questo capolavoro, è affrontato anche nei racconti Tonio Kröger (1903), Tristano (1903) e La morte a Venezia (1912). Nella Montagna incantata (1924), vasto Bildungsroman ambientato in un sanatorio svizzero, Mann sottopose a minuziosa analisi la civiltà europea, creando uno dei romanzi più significativi del XX secolo. Fra le opere posteriori meritano una segnalazione i racconti Disordine e dolore precoce (1926) e Mario e il mago (1930), la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli (1934-1944), basata sul racconto biblico, e i romanzi Doctor Faustus (1947), L’eletto (1951) e Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull (1954).”,”VARx-068″
“MANN Thomas”,”Doctor Faustus. La vita del compositore tedesco Adrian Leverkühn narrata da un amico.”,”In apertura versi di Dante, Inferno, canto II. pag 11 Prima edizione pubblicata a Stoccolma nel 1947 Infezione luetica. luetico [lu-è-ti-co] agg., s. (pl.m. -ci, f. -che) • agg. med. Relativo alla lue: disturbo l.; chi è affetto dalla lue SIN sifilitico”,”VARx-291″
“MANN Thomas, a cura di Marianello MARIANELLI”,”Considerazioni di un impolitico.”,”””Vergleiche dich! Erkenne was du bist!”” (Goethe, Torquato Tasso) (in apertura) Composto tra il 1915 e il 1918 generato da una polemica con i pacifisti e i simpatizzanti dell’Intesa, i democratici e i partigiani della civilisation, questo libro è una sorta di ‘engagement'”,”GERS-032″
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna, 1789-1958.”,”Golo Mann, nato il 27 marzo 1909 a Monaco da Thomas Mann e Katja Pringsheim, si laureò nel 1932 con Karl Jaspers. Dal 1935 al 1937 fu lettore di letteratura e storia tedesca all’Ecole Normale Supérieure di St. Cloud e dal 1935 al 1936 all’università di Rennes. Si trasferì nel 1942 negli Stati Uniti dove insegnò storia moderna all’Olivet College (Michigan) e al Claremonte Men’s College in California. Dal 1960 insegna come ordinario di scienze politiche alla Technische Hochschule di Stoccarda. Vive attualmente a Kilchberg (Zurigo). Tra le sue opere ricordiamo: Geschichte eines europäischen Staatsmannes, Vom Geist Amerikas, Aussenpolitik, Jahrhuderts, Neue Propyläen-Weltgeschichte.”,”GERx-022-FL”
“MANN Thomas, a cura di Marino FRESCHI”,”Der Tod in Venedig – La morte a Venezia.”,”Nato a Lubecca, nel 1875, in una famiglia patrizia, Thomas Mann compie i suoi studi al Liceo Katharineum della città. Il suo talento artistico si manifesta precocemente nella passione per la musica e in piccoli tentativi letterari. Dopo il licei, Mann raggiunge la madre, che si è trasferita a Monaco con gli altri figli. Nel 1894 pubblica la prima novella, Perduta. Nel 1895, insieme al fratello heinrich compie un primo viaggio in Italia e inizia a collaborare alla rivista nazionalista e antisemita ‘Das XX. Jahrhundert’. Tornato a Monaco diventa lettore per la rivista satirica ‘Semplicissimus’. Nell’ottobre 1901 esce il romanzo I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia. Nella primavera del 1903 pubblica una raccolta di novelle fra cui spiccano Tristano e Tonio Kröger. Reso famoso dal grande successo del suo primo romanzo Mann incomincia a frequentare i salotti letterari di Monaco. Dopo lo scoppio della guera il lavoro artistico si traduce in saggi a carattere politico. Mann condivide l’esaltazione popolare, e in particolare quella di molti scrittori e intellettuali, per la guerra e la missione della Germania a difesa della Kultur tedesca e del germanesimo. Per tutto il 1932 i discorsi e gli scritti per il centenario della morte di Goethe sono occasione per un richiamo a valori di libertà e ragione. Nella primavera del 1933 viene attaccato per Dolore e grandezza di Richard Wagner e accusato di antipatriottismo. Ha inizio l’esilio, dopo un breve periodo trascorso in Francia, Mann si stabilisce in Svizzera. Nel 1936 conosce Freud a Vienna. In dicembre 1933 viene privato della cittadinanza tedesca e gli vengono confiscati i beni. Nel 1938 pubblica il saggio Fratello Hitler. Nel 1939 conclude il romanzo Lotte a Weimar. Emigrato negli Stati Uniti nel 1940 sbarcano anche Heinrich e Golo che sono riusciti a fuggire. Nel 1955 riceve a Lubecca la cittadinanza onoraria, il 12 agosto, colpito da trombosi, lo scrittore muore all’età di ottant’anni.”,”VARx-034-FL”
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di HEUSS Alfred PLESSNER Helmuth HEBERER Gerhard RUST Alfred PITTIONI Richard WILSON John A. FREIHERR VON SODEN Wolfram”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume primo. Preistoria prime civiltà superiori.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla università di Gottinga. Helmuth Plessner, dottore in Filosofia, professore di Filosofia e Sociologia alla università di Gottinga. Gerhard Heberer, direttore in Scienze naturali, professore emerito di Antropologia e Filogenetica alla università di Gottinga. Alfred Rust, dottore in Filosofia h.c., libero docente di Filosofia, Ahrensburg. Richard Pittioni, dottore in Filosofia, professore di Preistoria alla università di Vienna. John A. Wilson, dottore in Filosofia, professore di Egittologia alla università di Chicago. Wolfram Freiherr Von Soden, dottore in Filosofia, professore di Filologia paleosemitica e di Antichità Orientali alla università di Münster.”,”FOTO-065″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di HEUSS Alfred FREIHERR VON SODEN Wolfram ALTHEIM Franz KRAUS Hans-Joachim PETECH Luciano HULSEWÉ A.F.P. JANKUHN Herbert TOYNBEE Arnold”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume secondo. Civiltà superiori dell’Asia Centrale e Orientale.”,”””Voltaire intendeva esprimere non solo la critica all’insufficienza di una storia universale che incominciasse con Israele e i re assiri, ma qualcosa di più: voleva staccarsi dalla concezione secondo cui la storia universale traeva origine dall’Oriente mediterraneo, per considerare i nuovi campi della storia, recentemente scoperti nel Medio e nell’Estremo Oriente. Senza dubbio, l’inizio era da collocarsi presso i Cinesi e gli Indiani, e di lì soltanto la civiltà si era diffusa nella Mesopotamia, in Siria e in Europa: e non si trattava più di un divino processo operato dalla Provvidenza, ma della trasmissione della cultura nel senso teleologico e laico dell’illuminismo. Il XVIII secolo fornì a una storia universale così concepita soltanto il programma. Voltaire non era un Gibbon, che si assumesse l’erculea fatica di una esposizione sovradimensionale. Non dobbiamo quindi meravigliarci che la direzione di questa corrente che sovvertiva la visione storica cristocentrica restasse nelle mani dei pensatori. Chi approfondì seriamente lo spunto offerto dal XVIII secolo nella questione della priorità fu soprattutto Hegel. Egli possedeva la forza costruttiva necessaria per portare a termine il rapido abbozzo di Voltaire, per riempire, se non con materiale nuovo, almeno con la forza persuasiva di una interpretazione dinamica lo spazio vuoto che quegli aveva lasciato. Si giunse così ad affermare in modo inequivocabile: “”La storia universale si muove da Oriente a Occidente; se l’Europa è senz’altro il punto terminale della storia, l’Asia ne è l’inizio””. (…) La filosofia hegeliana della storia non offriva, però, una soluzione al problema dell’auspicata unità fra Oriente e Occidente. Non era possibile attuare un’unità storica universale partendo dalla conoscenza dei fenomeni storici. Il disagio e le difficoltà dell’indagine storica risultano chiaramente nel modo con cui Ranke cercò di trarsi in impaccio, perché egli riconosceva ancora la necessità di una concezione unitaria della storia universale”” (pag 5-6) [dall’introduzione di Alfred Heuss] [I problemi e le difficoltà di una concezione idealistica della storia universale] Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Wolfram Freiherr Von Soden, dottore in Filosofia, professore di Filologia paleosemitica e di Antichità Orientali alla università di Münster. Franz Altheim, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Libera Università di Berlino. Hans-Joachim Kraus, dottore in Teologia, professore di Scienze Bibliche alla Università di Amburgo. Luciano Petech, dottore in Lettere, professore di Storia e Geografia dell’Asia orientale alla Università di Roma. A.F.P. Hulsewé, professore di Sinologia alla Università di Leida. Herbert Jankuhn, dottore in Filosofia, professore di Preistoria e di Protostoria alla Università di Gottinga. Arnold Toynbee, The Royal Institute of International Affairs, Londra.”,”FOTO-066″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di SCHACHERMEYR Fritz HEUSS Alfred WELLES C. Bradford GIGON Olof”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume terzo. La Grecia. Il mondo Ellenistico.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Fritz Schachermeyr, dottore in Filosofia, professore di Storia Greca, di Antichità Classiche e di Epigrafia alla Università di Vienna. C. Bradford Welles, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Yale University. Olof Gigon, dottore in Filosofia, professore di Filologia Classica alla Università di Berna. “”Più importante, per il seguito che ebbe, fu la descrizione della terra (periégésis) di Ecateo. Anche qui probabilmente esistevano già descrizioni di paesi in forma di narrazione epica: ne abbiamo tracce nel nostro testo omerico. Ma Ecateo procedette secondo un metodo, senza contare che scrisse in prosa, come i filosofi milesi. Al testo egli unì una carta, da lui stesso disegnata, che seguiva quella già tracciata da Anassimandro e naturalmente nota a Ecateo. Ma Anassimandro aveva voluto e potuto indicare solo i contorni “”fisici””, come la ripartizione fra la terra e il mare. Ecateo cercò di delineare le terre conoscibili con tutte le loro caratteristiche individuali. E il testo conteneva una descrizione del paese e delle genti, per quel tanto che se ne potevano conoscere le condizioni, anche per il passato. Egli voleva fornire il massimo possibile delle notizie. In ciò la sua informazione si distingueva da quella dei libri di navigazione (‘períploi’) già esistenti: il più recente e il più ampio era quello di Scilace. Questi era stato un navigatore greco della Caria, che per incarico di Dario aveva compiuto un viaggio dall’Indo fino al Mar Rosso. Tuttavia i suoi ‘períploi’ non utilizzavano soltanto le osservazioni dirette, ma si estendevano a tutte le coste allora note, al di qua e al di là delle Colonne d’Ercole (Gibilterra), che naturalmente egli non aveva visitato sino in fondo e che descrisse con l’ausilio di materiale altrui. Ecateo non volle però limitarsi a descrivere le coste: compì grandi viaggi per procurarsi conoscenze dirette e per confermare il detto di Eraclito secondo cui gli occhi sono testimoni più sicuri delle orecchie. Ecateo offre un esempio significativo del primato che per il pensiero e per la lingua greca aveva l’osservazione immediata (come hanno messo in luce gli studi recenti). Ma con lui appare per la prima volta un altro concetto: quello di ricerca come inchiesta fra i testimoni possibili (in greco: ‘historía’); s’intende infatti che egli non poteva andare di persona dappertutto. Più tardi Erodoto riprese il concetto in un senso più ampio, ma già Ecateo poteva riferire a se stesso un’importante massima di Eraclito: “”Io preferisco tutto quel che si può vedere, udire e apprendere””, che potremmo completare così: a tutto ciò che è riferito solo in base alla buona fede”” (pag 220-221) [Alfredo Heuss, L’Ellade] [in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume terzo. La Grecia. Il mondo Ellenistico’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss] [Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga]”,”FOTO-067″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di BLEICKEN Jochen HOFFMANN Wilhelm HEUSS Alfred PFLAUM Hans-Georg SCHNEIDER Carl SESTON William RUBIN Berthold”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quarto. Roma. Il mondo Romano.”,”Alfred Heuss, dottore in Filosofia, dottore in Giurisprudenza, professore di Storia Antica alla Università di Gottinga. Jochen Bleicken, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Università di Amburgo. Wilhelm Hoffmann, dottore in Filosofia, professore di Storia Antica alla Università di Giessen. Hans-Georg Pflaum, dottore in Lettere, direttore del Centre National de la Recherche scientifique, Parigi. Carl Schneider, dottore in Filosofia, dottore honoris causa in Teologia, professore di Scienze neotestamentarie, di Storia della chiesa paleocristiana e di civiltà ellenistica, Spira. William Seston, dottore in Lettere, professore di Storia romana alla Sorbona. Berthold Rubin, dottore in Filosofia, professore di Storia della civiltà bizantina e dell’Europa orientale alla Università di Colonia. “”Roma era in origine solo ed esclusivamente una città. Ma esistevano città anche in Grecia e nella vasta area della colonizzazione greca, nel cui ambito gli importanti territori costieri della stessa penisola italica erano fortemente urbanizzati. Caratteri urbani erano insiti anche nella colonizzazione fenicia dei territori che si affacciano al Mediterraneo occidentale: la Spagna del Sud, per esempio, conosceva una sorta di urbanesimo indigeno tipicamente mediterraneo, e organizzati in numerose comunità urbane erano anche gli Etruschi e le popolazioni italiche, come i Latini e in particolare Roma, che avevano da quelli appreso questo sistema di organizzazione. In altri termini: Roma, in quanto città, era ben lungi dal divenire una potenza differenziata dalle altre. Tale qualità essa condivideva con innumerevoli comunità dello stesso tipo, perciò la futura grandezza di Roma non poteva certo fondarsi sulla sua organizzazione stato-città. Anche la popolazione di Roma, formata dai Latini, non era una delle più forti tra quelle dei numerosi popoli italici, né per numero di abitanti né per estensione territoriale. Anzi, per quel che riguarda il territorio, si pensa proprio il contrario. I Latini occupavano in origine una zona estesa tutt’al più seimila chilometri quadrati, una misura inferiore a quella di molti staterelli italiani prima dell’unità nazionale. Inoltre, i Latini non possedevano una rigida organizzazione politica né Roma costituiva il centro politico comune. Tale divenne, infatti, solo dopo lunghi contrasti. La base della grandezza universale di Roma era dunque notevolmente esigua, e chi segue con attenzione lo sviluppo della storia universale non può fare a meno di studiare con estremo interesse il singolare processo storico che ebbe inizio col sorgere di Roma. (…) Sotto l’aspetto del capitale monetario Roma fu per lungo tempo uno stato assai povero, e ancora all’inizio della sua grande politica internazionale conservava tutte le caratteristiche di una società agricola relativamente “”sottosviluppata””. Roma non poteva permettersi il lusso di soldati mercenari secondo una prassi che in Oriente era considerata del tutto normale ormai da parecchie generazioni, e dovette quindi abituarsi a ritenere insostituibile il tradizionale assetto dell’esercito, adattandolo di volta in volta alle esigenze di operazioni militari in grande stile. Da un punto di vista strettamente tecnico si deve rilevare nell’esercito romano una certa immaturità, quale si manifestò in certe occasioni, per esempio, durante le guerre puniche. Ma se ci attenessimo soltanto a questa constatazione, seguiremmo un criterio arbitrario, perché dai risultati si può constatare che proprio Roma trasse i maggiori vantaggi dal suo minore livello tecnico rispetto alle altre potenze militari. La costituzione dell’esercito romano, ancora semplice e primitiva, procurò a Roma un potenziale militare quantitativamente inesauribile, se non sempre qualitativamente di primo ordine. E così, senza eccessivo dispendio di danaro, l’esercito romano attinse alla grande riserva di uomini offerta da Roma e in seguito da tutta la penisola, che anche nelle situazioni più disperate consentì ai Romani di resistere fornendo nuovi contingenti di truppe e rendendo Roma paragonabile sotto questo aspetto ai grandi stati moderni col loro servizio militare obbligatorio”” (pag 4-6) [Alfred Heuss, Introduzione, in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quarto. Roma. Il mondo Romano’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss]”,”FOTO-068″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di VON GRUNEBAUM Gustav Edmund RUBIN Berthold PHILIPP Werner NITSCHKE August GANSHOF François Louis BORST Arno MYERS A. R.”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quinto. L’Islam. La nascita dell’Europa.”,”””I torbidi nell’Italia settentrionale e meridionale non davano tregua agli stati pontifici, che anzi, costituivano una preda per i nobili divisi da rivalità irriducibili; Roma si impoveriva sempre di più per l’assenza dei papi (allora ad Avignone, ndr) che un tempo avevano procurato alla città ricchezze e ingenti affari. In mezzo a tanto squallore alcuni romani cominciarono a vagheggiare la restaurazione del loro glorioso passato. Nel 1341, l’incoronazione del Petrarca con l’alloro poetico in Roma fu interpretata come l’auspicio di un’èra nuova. Sei anni dopo, un facondo e dotto visionario, Cola di Rienzo, si impadronì del potere sognando una rinascita dell’antica repubblica, una federazione italiana che sotto il suo governo avrebbe dovuto instaurare un regno di pace, di giustizia e di libertà. Ma si trattava di un’utopia in un mondo straziato dalle lotte. Cola di Rienzo manifestò segni sempre più evidenti di follia; il papa si volse contro di lui e nel 1354 il demagogo fu assassinato dai romani che egli aveva idolatrati. Ancor prima di questi avvenimenti, Innocenzo IV, turbato per la selvaggia anarchia dei suo antichi domini e per le brigantesche azioni dei nobili, aveva inviato in Italia il bellicoso cardinale Albornoz con l’incarico di restaurare l’ordine e l’autorità del pontefice. Ben fornito di uomini e di denaro, il legato-statista sbalordì l’Italia per la rapidità con cui ridusse alla disciplina l’intero Patrimonium Petri e l’Umbria. Questi lusinghieri successi indussero papa Urbano V (1362-1370) a ritornare in Italia; ma le vittorie di Albornoz , che si era spinto verso nord fino a Bologna, avevano allarmato i Visconti, i quali speravano di espandersi in quella direzione. Il papa organizzò una lega contro di loro e la guerra ebbe inizio. Albornoz era morto e un nuovo legato, incompetente, non soltanto impedì che rifornimenti e viveri giungessero a Firenze, alleata del pontefice, ma permise ai mercenari pontifici di saccheggiare le terre fiorentine. Irati, i fiorentini si allearono con i Visconti incitando gli stati pontifici alla rivolta. Questa circostanza rese più urgente il problema del ritorno del papa a Roma (…)”” (pag 668) [A.R. Myers, ‘L’Europa nel XIV secolo’, ‘Confusione politica in Italia’, in ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume quinto.L’Islam. La nascita dell’Europa’, Milano, 1967, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss] Gustav Edmund Von Grunebaum, dottore in Filosofia, professore di Storia, Director Near Eastern Center, University of California, Los Angeles, Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Berthold Rubin, dottore in Filosofia, professore di Storia della civiltà bizantina e dell’Europa orientale alla Università di Colonia. Werner Philipp, dottore in Filosofia, professore di Storia dell’Europa orientale alla Università Libera di Berlino. August Nitschke, dottore in Filosofia, professore di Storia al Politecnico di Stoccarda. François Louis Ganshof, professore emerito di Storia medievale alla Università di Gand. Arno Borst, dottore in Filosofia, professore di Storia medievale e moderna alla Università di Erlangen-Norimberga. A.R. Myers, professore di Storia medievale alla Università di Liverpool.”,”FOTO-069″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di TRIMBORN Hermann MAJUMDAR A.K. FRANKEL Hans H. MOTE Frederick W. HEISSIG Walther MERZBACHER Friedrich GARIN Eugenio KONETZKE Richard”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume sesto. Il Rinascimento. Le grandi civiltà extraeuropee.”,”Hermann Trimborn, dottore in Scienze Politiche, professore di Etnologia alla Universitò di Bonn. A. K. Majumdar, Joint director, Bharatiya Vidya Bhavan, Bombay. Hans H. Frankel, professore di Letteratura cinese alla Yale University. Frederick W. Mote, dottore in Filosofia, professore di Civiltà orientali alla Princeton University. Walther Heissig, dottore in Filosofia, professore di lingue e di Civiltà dell’Asia centrale alla università di Bonn. Friedrich Merzbacher, dottore in Giurisprudenza, dottore in Filosofia, professore di Storia del diritto e di Diritto Ecclesiastico alla università di Innsbruck. Eugenio Garin, professore di Storia della Filosofia alla università di Firenze. Richard Konetzke, dottore in Filosofia, professore emerito di storia Iberica e Latino-americana alla università di Colonia. Conquista e religione. “”E’ invalso ormai l’uso di designare le scoperte e le conquiste d’oltremare dei Portoghesi e degli Spagnoli col nome di crociate, e di vedervi un proseguimento delle guerre contro gli infedeli sulla penisola iberica. Lo spirito crociato sarebbe rimasto vivo attraverso la Reconquista – ossia la rioccupazione dei territori della penisola già dominati dall’Islam – sino alla fine de medioevo ed avrebbe avuto la sua prosecuzione nella sottomissione degli indigeni pagani dei paesi d’oltremare, quando già la Reconquista portoghese aveva avuto termine con la presa dell’Algarve (1250) e quella castigliana con l’espugnazione di Granada (1492). Il giovane Ranke aveva già riconosciuto questo momento quando scriveva che “”In realtà nella Spagna e nel Portogallo colonizzazioni, crociate e piantagioni costituiscono un unico fenomeno perfettamente coerente nel suo decorso””. La concezione che i conquistatori dei paesi scoperti da poco tempo fossero dei crociati e fossero partiti per diffondere la fede cristiana è basata sulla testimonianza di numerose fonti. I monarchi spagnoli e portoghesi continuavano a designare la guerra contro i Mori e la sottomissione dei pagani come imprese “”al servizio di Dio””. Il principe Pedro ed il principe Enrico il Navigatore affermavano che l’intento principale delle spedizioni africane era quello di “”servire Dio””. Altrettanto energicamente Hernán Cortés affermava di combattere in Messico “”per l’onore di Dio””. Fin nei semplici marinai e soldati sopravviveva una traccia dell’orgogliosa coscienza di sopportare i pericoli e le fatiche delle loro spedizioni di esplorazione e conquista al servigio di Dio e di compiere opera a Dio sommamente gradita. Allo stesso modo si possono raccogliere numerose testimonianze del persistere dell’idea missionaria nelle imprese d’oltremare. La conversione dei musulmani e dei pagani appare, secondo quelle affermazioni, il motivo e l’aspirazione fondamentale dell’espansione europea. Secondo le parole del cronista Gomes Eanes de Zurara, “”il grande desiderio”” di Enrico il Navigatore era quello “”di diffondere la santa fede del nostro Signor Gesù Cristo e di condurre a Lui tutte quelle anime che volevano essere salvate””. (…) Cristoforo Colombo scriveva del suo primo viaggio che era suo intento esplorare e conoscere i principi e i popoli dell’India “”in modo che si sappia quali vie si debbano seguire per diffondervi la nostra santissima fede”””” [Richard Konetzke, Scoperte e conquiste nelle terre d’oltremare] (pag 639-640)”,”FOTO-070″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di LUTZ Heinrich MANN Golo ROOTS Ivan TAPIÉ Victor-Lucien WANDRUSZKA Adam SCHALK Fritz MORGAN Edmund S. MANN Michael HEARTZ Daniel”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume settimo. Dalla Riforma all’Illuminismo.”,”Heinrich Lutz, dottore in Filosofia, professore di Storia Moderna alla università di Saarbrücken. Golo Mann, professore di Scienze Politiche al Politecnico di Stoccarda (fino al 1964). Ivan Roots, Senior Lecturer in History all’University College of South Wales and Monmouthshire Cardiff. Victor-Lucien Tapié, dottore in Lettere, membro dell’Institut, professore di Storia moderna alla Sorbona. Adam Wandruszka, dottore in Filosofia, professore di Storia Medievale e Moderna alla università di Colonia socio onorario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano. Fritz Schalk, dottore in Filosofia, professore in Filologia romanza alla Università di Colonia. Edmund S. Morgan, professore di Storia alla Yale University. Michael Mann, professore di Germanistica e di Letterature comparate alla University of California, Berkeley. Daniel Heartz, associate professor di Storia della Musica alla University of California, Berkeley. “”I nobili non avevano ragione alcuna di migrare in America: e nessuno infatti vi si recò. Così l’ambiente americano tendeva a livellare le distinzioni sociali, e sotto questo aspetto la sua opera si associava a quella del puritanesimo. Benché i puritani non avessero abbandonato le divisioni convenzionali tra ceti sociali, la comune passione per il lavoro tendeva ad annullarle. Quando un puritano, lavorando duramente, riusciva ad accumulare una grande ricchezza, ancor più di quanta ne potesse personalmente godere, non per questo restava inoperoso. Cercando sempre di coltivare in sé la persuasione profonda dell’eterna salvezza, egli continuava a lavorare più assiduamente che mai. E non prodigava certo le sue ricchezze in lussi e in pompe esteriori. La frugalità era una virtù non meno apprezzata della laboriosità. Perciò il puritano ricco aveva press’a poco lo stesso aspetto del suo vicino più povero. L’uno e l’altro lavoravano con assiduità, vivevano semplicemente e ponevano in questo sistema di vita il loro orgoglio. Un altro fattore di livellamento presso i puritani fu il diffondersi dell’istruzione. Come tutti i protestanti, anch’essi credevano che la verità religiosa fosse incomprensibile all’uomo che non sapeva leggere da solo le Sacre Scritture. Così volevano leggere, volevano che i loro figli facessero altrettanto, e avevano riempito il paese di un tale numero di scuole che la maggior parte degli Americani del XVIII secolo sapeva leggere e si dedicava effettivamente a questa istruttiva attività. Così, un’altra distinzione tradizionale fra i ceti superiori e quelli inferiori veniva eliminata. Gli Americani, poi, non si limitavano a leggere la Bibbia. Verso la fine del periodo coloniale quasi ogni colonia aveva il suo giornale, che spesso pubblicava articoli polemici su problemi politici locali. Gli elettori americani non erano soltanto numerosi; ma anche bene informati. Questo livellamento delle distinzioni sociali nell’America coloniale non fu accompagnato da un movimento filosofico egualitario”” (pag 595) [Edmund S. Morgan, ‘La rivoluzione americana’]”,”FOTO-071″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di PALMER Robert R. NÜRNBERGER Richard BENZ Richard GERLACH Walther GURLAND A.R.L. RYCHNER Max MANN Golo VON LAUE Theodor WEBB Herschel BERTAUX Pierre VERDROSS Alfred BARRACLOUGH Geoffrey”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume ottavo. Il secolo Diciannovesimo.”,”Robert R. Palmer, professore di Storia alla Princeton University. Richard Nürnberger, professore di Storia alla Università di Gottinga. Richard Benz, professore onorario di Storia della civiltà tedesca alla università di Heidelberg. Walther Gerlach, professore emerito di Fisica sperimentale alla università di Monaco. A.R.L. Gurland, professore di Scienze Politiche al Politecnico di Darmstadt. Max Rychner, dottore in Filosofia, Zurigo. Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Theodor H. von Laue, professore di Storia alla Washington University. Herschel Webb, professore di Storia dell’Asia orientale alla Columbia University. Pierre Bertaux, dottore in Lettere, professore alla Sorbona. Alfred Verdross, professore di Diritto internazionale, di Filosofia del Diritto e di Diritto privato internazionale alla università di Vienna. Geoffrey Barraclough, dottore in Filosofia, professore, presidente della Hisrorical Association of Great Britain. “”I rapidi progressi del diritto internazionale nella seconda metà del XIX secolo vanno attribuiti all’espandersi del commercio e delle comunicazioni europee, soprattutto dopo la pace del 1871. La generale sicurezza giuridica, come pure l’intangibilità, dovunque riconosciuta, della proprietà privata, resero possibili cospicui investimenti, grazie ai quali la produzione si accrebbe rapidamente e a prezzi ridotti. Si sviluppò un ottimismo progressista largamente diffuso, fiducioso nella possibilità di razionalizzare anche le lotte per il potere tra gli stati e di contenerle in limiti ragionevoli, affinché non mettessero in pericolo le condizioni indispensabili alla sopravvivenza della civiltà moderna. In questo periodo presero quindi sviluppo tre grande branche del diritto internazionale, cioè il diritto di circolazione, il diritto relativo alla prevenzione della guerra e il diritto relativo alla umanizzazione della guerra. Il diritto internazionale di circolazione si rese necessario da quando i rapporti tra le economie nazionali si fecero sempre più stretti e dopo l’istituzione di numerose Unioni amministrative e internazionali. Il diritto bellico fu elaborato dalla conferenza per la pace di Parigi del 1856, nel corso della quale fu definita la dichiarazione sul diritto marittimo; quindi nelle convenzioni ginevrine del 22 agosto 1864 e del 6 luglio 1906, nella convenzione di Pietroburgo del 1868 sull’impiego degli esplosivi in guerra e nelle due conferenze per la pace tenutesi all’Aia (1899 e 1907), infine con la dichiarazione del 1909 sul diritto marittimo di Londra, che non fu ratificata. Nel XIX secolo rifiorisce anche l’istituto dell’arbitrato, rimasto in ombra dalla fine del medioevo, sebbene le convenzioni arbitrali eccettuino di regola i conflitti che chiamano in causa l’onore, l’indipendenza o gli interessi vitali di una delle parti contendenti. Nel 1899 fu fondato il tribunale arbitrale dell’Aia, il quale poté risolvere in maniera pacifica diverse contese internazionali, alcune delle quali riguardavano grandi potenze, come ad esempio il conflitto di Casablanca fra l’Impero tedesco e la Francia (1909). Inoltre con i patti Bryan fu stabilito il principio che tutte le controversie non sottoposte all’arbitrato vanno deferite a una sede di mediazione prima che sia lecito ricorrere alle armi per far valere le proprie ragioni. Non sussisteva però nessun obbligo generale di servirsi di una procedura piuttosto che di un’altra. Gli stati restavano liberi (sotto il profilo del diritto internazionale) di farsi giustizia da sé fin quando non avessero accettato obblighi in contrario”” [Alfred Verdross, L’evoluzione del diritto internazionale] [(in) ‘I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume ottavo. Il secolo Diciannovesimo’, a cura di Golo Mann e Alfred Heuss, Milano, 1966]”,”FOTO-072″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di MANN Golo CORD MEYER Henry HERZFELD Hans GITERMANN Valentin LANGER Paul F. GABRIEL Ralph H. GATZKE Hans W. NÖLL VON DER NAHMER Robert BRACHER Karl Dietrich GERLACH Walther KIENLE Hans BARGMANN Wolfgang PORTMANN Adolf WEBER Alfred”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume nono. Il secolo Ventesimo.”,”Walther Gerlach, professore emerito di Fisica sperimentale alla università di Monaco. Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Henry Cord Meyer, professore di Storia alla University of California. Hans Herzfeld, professore di Storia alla università Libera di Berlino. Valentin Gitermann, dottore in Filosofia, Director Near Eastern Center, University of California. Paul F. Langer, professore di Storia e di Orientalistica alla University of Southern California. Ralph H. Gabriel. dottore in Filosofia, dottore in Lettere, professore emerito di Storia alla Yale University, professore di Storia della civiltà americana, School of International Service, American University. Hans W. Gatzke, professore di Storia alla Yale University. Robert Nöll von Der Nahmer, dottore in Scienze Politiche, dottore in Giurisprudenza, professore di Economia Politica e di Scienza delle Finanze alla università di Magonza. Karl Dietrich Bracher, dottore in Filosofia, professore in Scienze Politiche alla università di Bonn. Hans Kienle, dottore in Filosofia, professore emerito di Astronomia alla università di Heidelberg, già direttore dell’Osservatorio astronomico di Heidelberg-Königstuhl. Wolfgang Bargmann, professore di Anatomia alla università di Kiel. Adolf Portmann, professore di Zoologia alla università di Basilea. Alfred Weber, dottore in Filosofia, professore di Economia Politica, di Sociologia e di Scienze Politiche alla università di Heidelberg. A pag 143 tabella con dati biografici con il periodo di attività delle maggiori personalità russe nel periodo della rivoluzione (anno di nascita e morte) Il sistema di immigrazione per quote. “”Con lo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, si era praticamente arrestato il flusso immigratorio negli Stati Uniti. Talune situazioni di guerra avevano però indotto molti americani a riflettere su quell’affluenza di stranieri, che prima delle guerra era stata cosa normale. Per esempio, dopo il 1917 molti cittadini di origine tedesca furono sospettati e in qualche caso internati. Si cominciava a considerare un potenziale pericolo per lo stato l'””americano fra virgolette””, che restava collegato con la sua patria d’origine. Non solo: prima del 1914 numerosi erano stati gli immigrati dalla Russia. E gli americani pensavano che, riaprendosi l’immigrazione dopo la fine del conflitto, non pochi sovversivi sarebbero entrati nel paese, recando una ideologia contraria a quella americana. Questi elementi determinarono un diverso atteggiamento nei capitalisti, i quali erano stati per tradizione favorevoli all’immigrazione, poiché avevano bisogno di reclutare sempre nuova manodopera, mentre prima della guerra i sindacati avevano cercato di ottenere restrizioni all’immigrazione. Dopo il 1918 gli americani temettero un’ondata di profughi dall’Europa sconvolta dalla guerra, reputando che un simile afflusso avrebbe provocato lo sfacelo, in un momento in cui milioni di uomini venivano congedati e riammessi alla vita civile. Così nel 1921 il Congresso adottò una misura drastica per restringere l’immigrazione, inaugurando il sistema delle quote. L’Immigrant Quota Act, del 1924, stabilì una direttiva che, pur con qualche lieve modificazione, era destinata a divenire permanente. La legge fissava per ciascun paese europeo una quota, pari al due per cento dei nativi del rispettivo paese residenti negli Stati Uniti nel 1890, ed esigeva che fossero determinate le “”origini nazionali”” della popolazione statunitense, con il risultato di favorire relativamente l’immigrazione dall’Europa settentrionale e occidentale, limitando fortemente quella dell’Europa orientale e meridionale. I tentativi di determinare le “”origini nazionali”” andarono falliti, e così pure, di conseguenza, lo scopo che la determinazione si proponeva: stabilire le quote sui nuovi dati. Nel 1929 il Congresso limitò l’immigrazione a 150.000 unità annue e stabilì le quote nazionali con criteri più o meno arbitrari, come nel 1924. Tutte queste leggi non posero restrizioni all’immigrazione dai paesi dell’emisfero occidentale mentre la legge del 1924 escluse tutti gli emigranti che non potessero diventare cittadini americani, con una misura che colpiva gli asiatici. Per molti anni aveva funzionato un “”gentleme’s agreement”” con il Giappone, che bloccava all’origine l’immigrazione da quel paese. Nonostante le proteste del segretario di Stato Hughes e del presidente Coolidge, il Congresso ignorò quell’accordo e redasse le misure restrittive in modo tale da includervi il Giappone. Fu un gesto offensivo che colpì profondamente una nazione orgogliosa. Tutta quanta la serie delle leggi sull’immigrazione affermò di fatto che il regolamento dell’immigrazione era un problema interno, al di fuori della sfera dei negoziati internazionali. E quelle leggi furono inoltre un consapevole tentativo di mantenere o di modificare la composizione etnica del popolo americano, secondo le personali opinioni e simpatie del legislatore”” [Ralph H. Gabriel, Gli Stati Uniti da Wilson a Roosevelt] (pag 303-304)]”,”FOTO-073″
“MANN Golo HEUSS Alfred a cura; saggi di MANN Golo PERTICONE Giacomo FRANKE Wolfgang CIALDEA Basilio SETON-WATSON Hugh FREYMOND Jacques VILLARI Salvatore ARON Raymond SCHMID Carlo BRIEFS Goetz RIVA SANSEVERINO Luisa FREYER Hans SEGRE Umberto MARCEL Gabriel BREZZI Paolo”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume decimo. Il Mondo di oggi.”,” Tabella pag 75: ‘Dati biografici: la rivoluzione cinese’ in saggio: ‘La rivoluzione cinese’ di Wolfgang Franke (pag 51-142) Sun Yat-sen considerava l’imperialismo soltanto uno strumento politico impiegato ai fini di espansione economica e non, come i comunisti, l’inevitabile stadio finale dell’evoluzione del capitalismo (pag 85) (Franke) La fondazione del PCC e il movimento del 4 maggio. (pag 82-83) “”L’ondata rivoluzionaria si estese rapidamente in altri paesi: sembrava l’inizio della rivoluzione mondiale profetizzata da Marx, la rivoluzione del proletariato contro i capitalisti, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Annunciato da Lenin, il messaggio messianico della rivoluzione proclamava la liberazione dei popoli coloniali e semicoloniali dal giogo dell’imperialismo occidentale. Il fronte sino allora unitario delle potenze occidentali, per quanto riguarda il loro atteggiamento verso questi popoli, era infranto, tanto più che nel 1920 il nuovo governo sovietico dichiarò per bocca di Karachan di rinunciare a tutte le concessioni e a tutti i diritti, incluso il diritto all’extraterritorialità di cui aveva goduto in Cina il governo zarista. La Russia sovietica fu dunque la prima tra le nazioni occidentali a riconoscere spontaneamente alla Cina la parità di diritti che i Cinesi auspicavano da lungo tempo. In molti ambienti della Cina si cominciò a guardare all’Unione Sovietica come a un paese amico, difensore della libertà e dell’eguaglianza delle nazioni oppresse. Una delle prime notevoli conseguenze dell’influenza del marxismo in Cina fu la fondazione della «Società per lo studio del marxismo», sorta all’inizio del 1918 nell’ambito dell’Università di Pechino. I membri della società erano in maggioranza studenti universitari, ma ne faceva parte anche Mao Tse-tung [Mao Zedong], che in quegli anni era impiegato nella biblioteca dell’università. La società, come voleva il suo nome, fu dapprima soltanto un centro di studi, ma col passare del tempo alcuni dei suoi componenti maturarono la convinzione che non fosse possibile accogliere il verbo messianico della rivoluzione russa, se si trascurava la dottrina sulla quale essa si fondava. Fu così che la «Società per lo studio del marxismo» divenne a poco a poco l’elemento preordinatore del partito comunista cinese. Nel 1919, o al più tardi nel 1920, anche Ch’en Tu-hsiu, il fondatore della “”Gioventù Nuova””, che si era trasferito nel frattempo a Shanghai, aderì al marxismo-leninismo. A Shanghai si raccolse in breve tempo intorno a Ch’en un circolo di intellettuali rivoluzionari dei più diversi orientamenti, con i quali egli organizzò nel 1920 un gruppo giovanile socialista. Le tendenze socialiste cominciarono intanto a prevalere sempre più nettamente anche nel gruppo che faceva capo alla rivista “”Gioventù Nuova””. In quello stesso anno, il Comintern inviò in Cina il suo primo rappresentante, Grigor Voitinsky, che aprì un ufficio a Shanghai, preoccupandosi anzitutto di raccogliere in un gruppo con indirizzo unitario gli elementi eterogenei della cerchia di Ch’en Tu-hsiu, per organizzarli sotto la guida del Comintern. In seguito cercò di trasformare questo circolo di giovani intellettuali, dalle idee diverse e spesso ancora confuse, in attivi e convinti comunisti; successiamente, gruppi analoghi si formarono a Pechino e a Canton. Intanto, Mao Tse-tung organizzava nella sua provincia natale di Hunan, un movimento rivoluzionario che si ispirava ai principi marxistici. Finalmente, nell’estate del 1921, dall’incontro di comunisti provenienti da diverse parti del paese sorse il partito comunista cinese. Le notizie e i dati che noi conosciamo sui membri del partito sono in parte discordi; i primi aderenti furono circa una dozzina e Mao Tse-ung era certamente fra essi. Ch’en Tu-hsiu divenne segretario generale del partito, e in quello stesso periodo studenti cinesi che si trovavano in vari paesi europei fondarono gruppi giovanili comunisti. Il movimento del 4 maggio, che ebbe anzitutto un carattere nazionale e culturale, fu quindi determinato, in certa misura, dalle teorie marxiste-leniniste; perciò non è lecito definirlo, come talora si è voluto, “”una parte della rivoluzione proletaria mondiale””. La sua importanza consiste soprattutto nel fatto che esso riuscì ad abbattere definitivamente nel campo spirituale la “”grande muraglia”” che per lunghi secoli aveva isolato il pensiero cinese. La Cina cominciò a partecipare attivamente, col retaggio della sua cultura, alla vita degli altri paesi del mondo, e si dischiuse per la prima volta alle maggiori correnti spirituali dell’Occidente. Già il movimento del 4 maggio accolse le due grandi ideologie (liberalismo democratico e marxismo-leninismo) che in seguito avrebbero scisso la Cina e tutto il mondo in due campi diversi. Il movimento del 4 maggio segnò dunque una svolta decisiva, e l’importanza che gli viene oggi riconosciuta in Cina è pienamente giustificata dal punto di vista della storia universale’ (pag 82-83)] [Wolfgang Franke, La rivoluzione cinese]zionaria si estese rapidamente in altri paesi: sembrava l’inizio della rivoluzione mondiale profetizzata da Marx, la rivoluzione del proletariato contro i capitalisti, degli sfruttati contro gli sfruttatori. Annunciato da Lenin, il messaggio messianico della rivoluzione proclamava la liberazione dei popoli coloniali e semicoloniali dal giogo dell’imperialismo occidentale. Il fronte sino allora unitario delle potenze occidentali, per quanto riguarda il loro atteggiamento verso questi popoli, era infranto, tanto più che nel 1920 il nuovo governo sovietico dichiarò per bocca di Karachan di rinunciare a tutte le concessioni e a tutti i diritti, incluso il diritto all’extraterritorialità di cui aveva goduto in Cina il governo zarista. La Russia sovietica fu dunque la prima tra le nazioni occidentali a riconoscere spontaneamente alla Cina la parità di diritti che i Cinesi auspicavano da lungo tempo. In molti ambienti della Cina si cominciò a guardare all’Unione Sovietica come a un paese amico, difensore della libertà e dell’eguaglianza delle nazioni oppresse. Una delle prime notevoli conseguenze dell’influenza del marxismo in Cina fu la fondazione della «Società per lo studio del marxismo», sorta all’inizio del 1918 nell’ambito dell’Università di Pechino. I membri della società erano in maggioranza studenti universitari, ma ne faceva parte anche Mao Tse-tung [Mao Ze-dong], che in quegli anni era impiegato nella biblioteca dell’università. La società, come voleva il suo nome, fu dapprima soltanto un centro di studi, ma col passare del tempo alcuni dei suoi componenti maturarono la convinzione che non fosse possibile accogliere il verbo messianico della rivoluzione russa, se si trascurava la dottrina sulla quale essa si fondava. Fu così che la «Società per lo studio del marxismo» divenne a poco a poco l’elemento preordinatore del partito comunista cinese. Nel 1919, o al più tardi nel 1920, anche Ch’en Tu-hsiu, il fondatore della “”Gioventù Nuova””, che si era trasferito nel frattempo a Shanghai, aderì al marxismo-leninismo. A Shanghai si raccolse in breve tempo intorno a Ch’en un circolo di intellettuali rivoluzionari dei più diversi orientamenti, con i quali egli organizzò nel 1920 un gruppo giovanile socialista. Le tendenze socialiste cominciarono intanto a prevalere sempre più nettamente anche nel gruppo che faceva capo alla rivista “”Gioventù Nuova””. In quello stesso anno, il Comintern inviò in Cina il suo primo rappresentante, Grigor Voitinsky, che aprì un ufficio a Shanghai, preoccupandosi anzitutto di raccogliere in un gruppo con indirizzo unitario gli elementi eterogenei della cerchia di Ch’en Tu-hsiu, per organizzarli sotto la guida del Comintern. In seguito cercò di trasformare questo circolo di giovani intellettuali; dalle idee diverse e spesso ancora confuse, in attivi e convinti comunisti; successivamente, gruppi analoghi si formarono a Pechino e a Canton. Intanto, Mao Tse-tung organizzava nella sua provincia natale di Hunan, un movimento rivoluzionario che si ispirava ai principi marxistici. Finalmente, nell’estate del 1921, dall’incontro di comunisti provenienti da diverse parti del paese sorse il partito comunista cinese. Le notizie e i dati che noi conosciamo sui membri del partito sono in parte discordi; i primi aderenti furono circa una dozzina e Mao Tse-ung era certamente fra essi. Ch’en Tu-hsiu divenne segretario generale del partito, e in quello stesso periodo studenti cinesi che si trovavano in vari paesi europei fondarono gruppi giovanili comunisti. Il movimento del 4 maggio, che ebbe anzitutto un carattere nazionale e culturale, fu quindi determinato, in certa misura, dalle teorie marxiste-leniniste; perciò non è lecito definirlo, come talora si è voluto, “”una parte della rivoluzione proletaria mondiale””. La sua importanza consiste soprattutto nel fatto che esso riuscì ad abbattere definitivamente nel campo spirituale la “”grande muraglia”” che per lunghi secoli aveva isolato il pensiero cinese. La Cina cominciò a partecipare attivamente, col retaggio della sua cultura, alal vita degli altri paesi del mondo, e si dischiuse per la prima volta alle maggiori correnti spirituali dell’Occidente. Già il movimento del 4 maggio accolse le due grandi ideologie (liberalismo democratico e marxismo-leninismo) che in seguito avrebbero scisso la Cina e tutto il mondo in due campi diversi. Il movimento del 4 maggio segnò dunque una svolta decisiva, e l’importanza che gli viene oggi riconosciuta in Cina è pienamente giustificata dal punto di vista della storia universale”” (pag 82-83) [Wolfgang Franke, La rivoluzione cinese] Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Giacomo Perticone, professore di Storia contemporanea alla università di Roma. Wolfgang Franke, professore di Lingua e di Civiltà della Cina alla università di Amburgo. Basilio Cialdea, professore di Storia dei paesi afro-asiatici alla università di Genova. Hugh Seton-Watson, professore di Storia russa alla università di Londra. Jacques Freymond, docteur es Lettres, professore di Storia internazionale, Institut Universitaire de Hautes Etudes Internationales et Université de Genéve. Salvatore Villari, professore di Storia delle istituzioni alla università di Messina. Raymond Aron, Docteur es Lettres, professore di Filosofia e di Sociologia alla Sorbona. Carlo Schmid, professore di Scienze Politiche alla università di Francoforte sul Meno. Goetz Briefs, professore di Scienze Economiche alla Georgetown University di Washington. Luisa Riva Sanseverino, profesoressa di Diritto del lavoro alla università di Milano. Hans Freyer, professore di Sociologia alla università di Münster. Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento. Gabriel Marcel, Agrégé d’Université, Membre de l’Institut. Paolo Brezzi, professore di Storia del cristianesimo alla Università di Roma.”,”FOTO-074″
“MANN Golo a cura; volume XI a cura di Umberto SEGRE”,”I Propilei. Grande storia universale Mondadori. Volume undicesimo. Passato e Presente.”,”Golo Mann, professore di Storia al Claremont Men’s College, professore incaricato alla università di Münster, professore onorario al Politecnico di Stoccarda. Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento. “”La carta geopolitica del mondo, già sconvolta dai risultati della prima e della seconda guerra mondiale ha registrato negli ultimi dieci o quindici anni un ulteriore scossone. Un intero continente come l’Africa ha cessato di essere una semplice espressione geografica caratterizzata da una mezza dozzina di macchie colorate corrispondenti ad altrettanti domini coloniali ed ha ritrovato un volto, anzi una miriade di volti. Anche l’Asia, anche l’America del Sud hanno cessato di essere espressioni geografiche e stanno ritrovando o modificando radicalmente il loro volti. Il “”processo di accelerazione”” come è stato ripetutamente osservato anche nel corso di questa opera, costituisce, in tutti i campi, uno dei tratti più caratteristici della civiltà contemporanea. Sarebbe azzardato ritenere che questo processo abbia trovato non diciamo un punto di arrivo ma quanto meno una fase di assestamento nella mappa geopolitica che ci troviamo sotto gli occhi all’inizio degli anni ’70. (…) Quali che siano le sorprese che questo processo di accelerazione potrà riservarci negli anni successivi, è certo, tuttavia, che esso si svolge sotto il segno di una duplice contraddizione. Da una parte quella tra il numero degli Stati e la “”unificazione dello spazio”” della esistenza umana oggi, la dimensione planetaria che hanno assunto tutti i problemi politici, economici, sociali insieme alla progressiva presa di coscienza che soltanto in una dimensione planetaria, sulla scala delle grandi concentrazioni continentali e intercontinentali, possono essere affrontati e risolti. Dall’altra parte la contraddizione implicita nel confronto tra il potere formale e il potere reale di cui possono disporre questi stati, tutti per definizione “”sovrani””; cioè la contraddizione tra le nazioni e i blocchi internazionali – politici, militari, economici – con il conseguente scontro delle due diverse logiche alle quali rispondono. Forse sta qui, in queste contraddizioni, il più grosso nodo che si presenta alla storia universale del futuro, quello dal cui scioglimento dipendono i nostri destini. Come stanno già dimostrando, ognuno in un contesto e con caratteristiche specifiche diverse, i temi più brucianti della lotta politica e del dibattito ideologico contemporanei: il Vietnam, la Cecoslovacchia, il conflitto arabo-israeliano. La prima e la seconda guerra mondiale hanno travolto l’idea di nazione così come l’aveva teorizzata la storiografia del XIX secolo; giustamente travolto, perché nessuno vorrà rimpiangere il nazionalismo esasperato e le chiusure protezioniste, il bellicismo che hanno caratterizzato il tramonto dell'””epoca delle nazioni”””” (pag XII-XIII) [dall’introduzione di Enzo Forcella]”,”FOTO-075″
“MANN Thomas”,”Tonio Kröger.”,”Scritto nel 1903, ‘Tonio Kröger’ è la storia di una iniziazione de lento pervenire del giovane Kröger alla coscienza di essere diverso dai coetanei, dell’isolamento della sua sensibilità, che si dibatte nell’antinomia tra le origini borghesi e l’attrazione per l’arte. Il contrasto tra arte-maledizione e borghesia-normalità. Come già il ‘Törless’ per Musil, questo raccanto contiene i grandi temi, tra romanticismo e decadentismo, che Mann svolgerà in tempi più maturi… Arte come decadenza, come malattia fisica, come acuirsi di sensibilità, come male morale: i lineamenti del giovane Kröger sono già quelli dei suoi fratelli maggiori, lo scrittore di Aschenbach di ‘La morte a Venezia’, il compositore Leverkühn di ‘Doctor Faustus’. Einaudi ha pubblicato di T. Mann anche ‘La morte a Venezia’ e ‘I Buddenbrook’. “”Non trovo quel che cerco, Lisaveta. Trovo il gregge e la comunità che ben conosco, simile a una riunione di cristiani primitivi; gente dai corpi sgraziati e dalle anime belle, gente che, per così dire, casca sempre a terra, lei mi capisce, e per la quale la poesia è una mite vendetta contro la vita – sempre sofferenti, e bramosi e infelici (…)”” (pag 47)”,”VARx-003-FAP”
“MANN Thomas”,”La morte a Venezia.”,”Scritto nel 1903, ‘Tonio Kröger’ è la storia di una iniziazione de lento pervenire del giovane Kröger alla coscienza di essere diverso dai coetanei, dell’isolamento della sua sensibilità, che si dibatte nell’antinomia tra le origini borghesi e l’attrazione per l’arte. Il contrasto tra arte-maledizione e borghesia-normalità. Come già il ‘Törless’ per Musil, questo raccanto contiene i grandi temi, tra romanticismo e decadentismo, che Mann svolgerà in tempi più maturi… Arte come decadenza, come malattia fisica, come acuirsi di sensibilità, come male morale: i lineamenti del giovane Kröger sono già quelli dei suoi fratelli maggiori, lo scrittore di Aschenbach di ‘La morte a Venezia’, il compositore Leverkühn di ‘Doctor Faustus’. Einaudi ha pubblicato di T. Mann anche ‘La morte a Venezia’ e ‘I Buddenbrook’. “”Non trovo quel che cerco, Lisaveta. Trovo il gregge e la comunità che ben conosco, simile a una riunione di cristiani primitivi; gente dai corpi sgraziati e dalle anime belle, gente che, per così dire, casca sempre a terra, lei mi capisce, e per la quale la poesia è una mite vendetta contro la vita – sempre sofferenti, e bramosi e infelici (…)”” (pag 47)”,”VARx-004-FAP”
“MANN Golo”,”Storia della Germania moderna, 1789-1958.”,”Le osservazioni di Heine, del giovane Engels e l’avvento dei tempi nuovi “”Ma l’Austria di Metternich, una volta che le ferrovie sono impiantate, non può più restare l’Austria di Metternich. Il poeta Heinrich Heine esprime questo dilemma in un poema, la favola del cavallo e dell’asino. I due animali vedono insieme: “”Su ferree guide, celeri quai lampi, / Cocchi e carri a vapore, / Col nero fumaiolo imbandierato, / Scorrere con fragore””. In seguito a ciò il cavallo si spaventa: il suo tempo è passato, l’uomo non avrà più bisogno di lui, non lo nutrirà più e lo manderà al diavolo. Però l’asino non si rattrista; lui, semplice, senza pretese, utile animale da lavoro non ha niente da temere dai tempi nuovi, gli uomini ne avranno sempre bisogno. Morale: “”Voi suberbi cavalli, voi minaccia / Un tremendo futuro; / Noi asini modesti abbiamo il nostro / Avvenire sicuro””. «Il tempo dei cavalieri è cessato» – ma i «cavalieri», i reggitori della Germania, si rifiutano di riconoscerlo, su questo fatto si basano le contese politiche dei decenni seguenti. Senza dubbio i fatti si svolgono nella realtà molto più lentamente che nel pensiero. L’unione doganale è tanto lontana dal poter creare rapidamente l’unità politica della Germania, che tuttavia si basa su di essa, quanto lontana è la nuova industria, che nasce dalle ferrovie, dal poter realizzare rapidamente quella mescolanza o quella soppressione di classi sociali che certi teorici aspettano da essa. Frattanto l’allievo ginnasiale Friedrich Engels, passa ogni giorno, nella sua città natale di Barmen, davanti a fabbriche dove gli operai, in locali opprimenti, non visitati da ispettori del lavoro, «respirano più fumo e polvere che ossigeno» – tra loro vi sono bambini di sei anni. E a lui e ad altri viene l’idea che doveva ben presentarsi alla gente in quei tempi: il fulcro di ogni storia è la storia economica. Le lotte politiche non sono che l’espressione di ciò che avviene nel campo del lavoro e dell’industria; i politicanti non sono che burattini sospesi a fili dei quali essi stessi non si rendono conto…”” (pag 94) [Golo Mann, Storia della Germania moderna, 1789-1958′, Sansoni editore, Firenze, 1964] “”Friedrich Engels, che [Marx] incontrò intorno al ’40 e col quale strinse un’alleanza per la vita, era d’altra natura; figlio d’industriali dek Wuppertal, sportivo, galante, cacciatore, conoscitore di vini e soldato, cavalleresco e gioviale. Engels cominciò lui pure con le hegelerie; al contrario di Marx, passò ben presto, come industriale, a esperienze pratiche. Il suo primo libro ‘La situazione delle classi lavoratrici in Inghilterra’ (uscito nel 1845) è realmente scritto come dice il sottotitolo «secondo una concezione personale». Erroneo nelle sue predizioni politiche, un po’ parziale anche nelle sue visioni sociali, è anche troppo vero in quel che descrive. Un’accusa più forte, più accalorata del capitalismo sfrenato nessuno l’ha scritta. Quello che Engels racconta, la condizione di vita dei lavoratori e delle lavoratrici e dei loro figli, è così sconvolgente e straziante che ancor oggi si capirà il falso sillogismo dell’autore e se ne condividerà il sentimento: così non ‘può’ continuare, questo ‘deve’ esser vendicato, deve condurre ad uba formidabile esplosione sociale”” (pag 122) “”(Marx ed Engels) Erano molto chiaroveggenti. Molte cose scrissero che sono state confermate dai cento anni seguenti e molte già, in modo sorprendente nei sei mesi seguenti. La lotta di classe tra borghesia e proletariato era in realtà una chiave per la comprensione della storia europea recente, in particolare di quella francese che essi tenevano per modello di tutta la storia europea. Anche altri lo sentivano. Ciò si trovava nell’aria come idea e divenne una brutta realtà nel giugno seguente: il 1848 fu una realtà tanto più immediata ‘perché’ si trovava come idea nell’aria. A questa tentazione hanno ceduto anche altri pensatori storici: riferire ciò che hanno visto ai loro tempi a tutto il passato e credere che essi hanno ora in mano la legge secondo cui si fa la storia. Ma noi sappiamo che la storia non ha seguito il corso che Marx aveva profetizzato e sarebbe ozioso confutare la sua opera con un’enumerazione di tutto quello che dopo di lui, senza di lui, contro di lui, divenne realtà. Ogni profeta è contraddetto dall’avvenire. Marx ha avuto ragione più di quasi tutti quelli che si sono provati in questo dubbioso mestiere. Forse il passo del ‘Manifesto’ che ha raccolto più successo è quello che descrive i risultati del capitalismo. Perché ciò descrive in quel paragrafo era appena vero nel 1848, maturò solo verso il 1900. Già ai suoi inizi Marx vedeva l’intero e grave significato dell’economia capitalista mondiale. E questo solo basterebbe per fare di lui una figura memorabile”” (pag 125-126)”,”GERx-005-FSD”
“MANNA Zohar”,”Teoria matematica della computazione.”,”Zohar Manna, laureato in matematica e in scienze del calcolatore, è professore al Weizmann Institute of Science in Israele e ricercatore del Laboratorio di intelligenze artificiali della Stanford University. Oltre alla teoria matematica della computazione, i suoi interessi scientifici includono la metodologia della programmazione, la verifica e la sistesi dei programmi.”,”SCIx-069-FL”
“MANNARI Enrico”,”Tradizione sovversiva e comunismo durante il regime fascista. 1926-1943. Il caso di Livorno.”,”””Siamo forse in presenza di quei quadri mentali, di quelle strutture psicologiche che F. Braudel ha definito “”prigioni di lunga durata””? La questione è quanto mai complessa e va affrontata con grande cautela rifuggendo da facili quanto superficiali generalizzazioni”” (pag 842)”,”MITC-109″
“MANNHEIM Karl”,”L’ uomo e la società in un’età di ricostruzione.”,”MANNHEIM nacque a Berlino nel 1889 e insegnò sociologia all’Univ di Francoforte fino al 1933 quando fu espulso dal nazismo. Insegnò quindi alla LSE e all’Institute for Education. Nel 1940 fondò l’ International Library of Sociology and Social Reconstruction. Morì a Londra nel 1947.”,”TEOS-033″
“MANNHEIM Karl”,”Ideologia e utopia.”,”MANNHEIM Karl nacque a Budapest nel 1893. Insegnò sociologia all’ Università di Francoforte sino al 1933 quando espulso dalla Germania nazista riparò in Inghilterra. Tenne la cattedra di pedagogia all’ Università di Londra, insegnò alla LSE. Morì a Londra nel 1940.”,”TEOS-056″
“MANNHEIM Karl”,”Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società.”,”MANNHEIM K. (1893-1947) è stato l’ ultimo esponente della grande tradizione sociologica tedesca e uno dei tramiti essenziali della sua influenza sulla cultura anglosassone. Nell’ opera ‘Ideologie und Utopie’ (1929) vi sono influenze di due pensatori come Georg LUKACS e Ernest BLOCH esponenti di due opposte interpretazioni del marxismo, si incontrano in un testo che conclude nella celebre rivendicazione delle funzioni della freischwebende Intelligenz, la libera élite degli intellettuali chiamata a porsi al di là di ogni visione ideologica per formulare un programma sociale comprensivo insieme delle tendenze storiche e dei valori fondamentali della libertà e della solidarietà sociale. “”L’ espressione tedesca drei Schritt von Leib (tre passi dal corpo) usata per caratterizzare l’ atteggiamento consistente nel mantenere le distanze, indica bene lo stato di una società in cui la prestanza fisica esprime nello stesso tempo timore e rispetto. Un passo è la normale distanza fra i membri di una società. Una distanza di tre passi è imposta alle persone che stanno fuori del gruppo dominante, come segno di stato di subordinazione nelle società rigidamente gerarchiche. Questo è un superdistanziamento e può essere contrapposto al sottodistanziamento che è una espressione di intimità. L’ intimità è correlata ad un contatto fisico, stretto, cui sono portati gli individui; qui ancora una volta, il semplice spazio obiettivo tende ad essere riferito alle qualità del distanziamento mentale””. (pag 81) “”La storia dell’ Europa, dal 1930 al 1945, ha mostrato che, almeno temporaneamente, la divisione di classe può essere superata dalla mobilitazione dei sentimenti nazionali.”” (pag 179)”,”TEOS-098″
“MANNHEIM Karl”,”Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società.”,”2° copia “”Le classi hanno un certo ruolo nella trasformazione della società. La causa fondamentale di tale trasformazione, secondo Marx, si deve trovare nelle innovazioni della tecnica economica.”” (pag 174) “”L’esistenza di interessi di classe non significa che di essi si rendano sempre conto i membri della classe medesima. Si può appartenere ad una classe, secondo Marx, perché si è salariati, ma se si è piccoli impiegati, verosimilmente si cela a se stessi il fatto di essere salariati e si sposano gli interessi ed i pregiudizi della classe capitalista. In questo caso, dice Marx, si ha “”una falsa coscienza””, ed è solo attraverso il chiarimento e la propaganda che potrà essere compresa la reale posizione nella società. E’ difficile mostrare chiaramente l’esistenza della coscienza di classe. Per esempio, una classe dirigente può cercare di sminuire il sentimento di appartenenza ad una classe, o può darsi anche che fra i membri di una classe interessi temporanei siano in contrasto con interessi generali oppure con interessi a lungo termine. Secondo Marx, la coscienza di classe nelle classi oppresse può restare celata per lungo tempo, ma prima o poi l’antagonismo esistente nella società conduce ad una rivoluzione sociale: “”Prima o poi, quando le forze produttive della società raggiungono un punto in cui il loro ulteriore sviluppo è ostacolato dalle istituzioni sociali esistenti, la lotta di classe diventa acuta ed è allora che essa diventa la principale forza verso la riorganizzazione sociale””. In questa rivoluzione il proletariato deve impadronirsi dello Stato e del suo intero apparato al fine di far scomparire quelle vecchie istituzioni che ostacolano lo sviluppo delle forze produttive e che mantengono la struttura di classe””. (pag 175-176) [Karl Mannheim, Sociologia sistematica. Introduzione allo studio della società, 1967] MANNHEIM K. (1893-1947) è stato l’ ultimo esponente della grande tradizione sociologica tedesca e uno dei tramiti essenziali della sua influenza sulla cultura anglosassone. Nell’ opera ‘Ideologie und Utopie’ (1929) vi sono influenze di due pensatori come Georg LUKACS e Ernest BLOCH esponenti di due opposte interpretazioni del marxismo, si incontrano in un testo che conclude nella celebre rivendicazione delle funzioni della freischwebende Intelligenz, la libera élite degli intellettuali chiamata a porsi al di là di ogni visione ideologica per formulare un programma sociale comprensivo insieme delle tendenze storiche e dei valori fondamentali della libertà e della solidarietà sociale.”,”TEOP-245″
“MANNHEIM Karl”,”Ideologia e utopia.”,”Karl Mannheim nacque a Budapest nel 1893. Insegnò sociologia all’ Università di Francoforte sino al 1933 quando espulso dalla Germania nazista riparò in Inghilterra. Tenne la cattedra di pedagogia all’ Università di Londra, insegnò alla LSE. Morì a Londra nel 1940. “”Ogni concezione è parziale nella sfera politica, poiché la realtà storica è troppo ampia nel suo insieme per essere afferrata da una delle prospettive che emergono da essa”” (pag 161)”,”TEOS-011-FV”
“MANNHEIMER Renato NATALE Paolo a cura; saggi di Renato MANNHEIMER Paolo FELTRIN Davide FABRIZIO Paolo NATALE Luca RICOLFI Paola FERRAGUTTI Francesca DALLAGO Roberto BIORCIO Paolo SEGATTI Aldo CRISTADORO Guido LEGNANTE Mauro BARISONE Giacomo SANI Nando PAGNONCELLI Julian Santamaria OSSORIO John FOOT”,”L’Italia a metà. Dentro il voto del paese diviso.”,”””Un gran numero di libri inglesi su Berlusconi ha ottenuto ottime performance di vendita in Inghilterra: quello di Tobias Jones ‘The Dark Heart of Italy’ (Il cuore nero dell’Italia), quello di David Lane ‘Berlusconi’s Shadow’ (L’ombra di Berlusconi) e quello di Paul Ginsborg ‘Berlusconi’. Molti studenti di politica italiana – o semplici turisti che avevano visitato l’Italia .- ne hanno letto almeno uno. E’ molto difficile in Inghilterra trovare un italiano che parteggi o sostenga le ragioni di Berlusconi. Molti italiani hanno lasciato il loro paese proprio a causa della situazione politica di casa propria, o così essi affermano. L’ipotetica “”superiorità”” della democrazia britannica non è tuttavia così evidente. Soltanto il 57% degli inglesi si è preso la briga di votare nel 2001, e appena poco di più (il 61%) nel 2005. Il sistema politico britannico sottostima poi in maniera pesante molti partiti, in special modo i Liberal Democrats. Blair governa grazie al voto solo di una minoranza di elettori. In confronto, il consenso di Prodi è certamente più altisonante. I cittadini italiani, in realtà, si preoccupano molto di più dei propri diritti democratici rispetto a quanto sembrano fare gli inglesi”” (pag 156-157) [John Foot, Le elezioni italiane viste dall’Inghilterra]”,”ITAP-197″
“MANNHEIMER Renato; testi di BIORCIO Roberto, DIAMANTI Ilvo, NATALE Paolo”,”La Lega Lombarda.”,”Renato Manneheimer è professore di Sociologia politica all’Università di Genova. Si occupa in particolare di studi sull’opinione pubblica e sul comportamento elettorale. Ha pubblicato tra l’altro, Il mercato elettorale con Giacomo Sani, e Capire il voto, collabora al Corriere della Sera. Roberto Biorcio svolge attività di ricerca sui fenomeni della partecipazione politica e del comportamento elettorale presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano e presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano. Ha pubblicato La sfida verde. Ilvo Diamanti insegna Sociologia urbana a Urbino. Dirige la sezione sociale dell’Istituto Poster. Ha pubblicato 50-80 vent’anni (con Percy Allum, 1986), Tra religione e organizzazione (Con Enzo Pace, 1987), Elezioni a Trieste (con Arturo Parisi, 1991). Paolo Natale è dottore di ricerca in Sociologia. Svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano e presso l’Istituto Superiore di Sociologia di Milano.”,”ITAP-047-FL”
“MANNHEIMER Renato RODRIGUEZ Mario SEBASTIANI Chiara”,”Gli operai comunisti.”,”””Oltre la metà dei lavoratori che hanno risposto al questionario sono metallurgici. Questi, insieme ai chimici, agli edili e ai tessili, rappresentano complessivamente l’80% dell’intera inchiesta e anche l’80% dei dipendenti dell’industria nel complesso”” (pag 6-7) L’età media è di 36,4 anni Le donne pesano nel campione per il 9.4% La qualifica operai (82%) Impiegati (14%)”,”PCIx-460″
“MANNHEIMER Renato SANI Giacomo”,”La conquista degli astenuti.”,”Renato Mannheimer docente di Metodologia della scienza politica nell’Università di Genova. Giacomo Sani insegna Partiti politici e gruppi di pressione nell’Università di Pavia “”Quasi un italiano su tre non va a votare. Perché?”””,”ITAS-234″
“MANNING Brian”,”Popolo e rivoluzione in Inghilterra 1640-1649.”,”MANNING ha studiato ad Oxford nei College Hurstpierpoint e Balliol. Nel 1952 si è laureato presso la School of Modern History di Oxford. Dopo un periodo di perfezionamento presso università inglesi e americane, nel 1959 è stato chiamato all’Univ di Manchester dove ha insegnato storia moderna. Ha pubblicato saggi nella rivista ‘Past and Present’.”,”UKIR-011″
“MANNING Brian”,”The Far Left in the English Revolution, 1640 to 1660.”,”MANNING Brian è professore emerito di storia all’ Università dell’ Ulster ed è autore di molti apprezzati lavori sulla rivoluzione inglese tra cui ‘The English People and the English Revolution’ (2° ediz 1991) e di ‘1649: The Crisis of the English Revolution’ (1992). E’ una approccio marxista alla storia della rivoluzione inglese. L’A esamina il ruolo degli elementi più radicali all’ interno della rivoluzione, che in modo controverso si è chiamata “”far left””. Dimostra che questa 55estrema ha anticipato lo sviluppo di una coscienza operaia di classe e la rivoluzione politica socialista. Tentativo rivoluzionario dei Levellers attraverso ammutinamenti di soldati e movimenti di massa. “”I Livellatori nella Rivoluzione inglese di fatto perseguivano una doppia politica cercando di conquistare alla loro causa i soldati e organizzare un movimento popolare di massa con petizioni e dimostrazioni. Mentre Thompson principalmente mira a incitare i soldati ad ammutinarsi e Venner vuole armare i civili per battere i soldati, entrambi sperano di accrescere il sostegno delle masse popolari. La ‘forza morale’ e la ‘forza fisica’ non erano poli opposti ma vicine una all’ altra, e rivolte armate e manifestazioni pacifiche erano tattiche compatibili. Comunque, senza un movimento popolare di massa non ci sarebbe stata una spaccatura nell’ atteggiamento del’ esercito e senza una spaccatura nell’ atteggiamento dell’ esercito il movimento popolare di massa non avrebbe avuto successo. Nessuna di queste condizioni si verificò nelle insurrezioni fallite di Thompson e Venner.”” (pag 82)”,”UKIR-025″
“MANNING Brian”,”Popolo e rivoluzione in Inghilterra, 1640-1649.”,”Brian Manning ha studiato ad Oxford nei “”colleges”” Hurstpierpoint e Balliol. Nel 1952 si è laureato presso la School of Modern History di Oxford. Dopo un periodo di perfezionamento persso università inglesi e americane, nel 1959 è stato chiamato all’Università di Manchester dove insegna storia moderna (1977). “”Il timore per i papisti non proveniva dall’esistenza di ben noti refrattari cattolici (recusants), bensì dalla convinzione che ci fossero in quantità sconosciuta molti cattolici occulti e molti simpatizzanti per il cattolicesimo. E per di più, tutti coloro che si opponevano alle richieste di riforma della chiesa e della religione in senso più accentuatamente protestante divennero sospetti di essere dei papisti”” (pag 87)”,”UKIR-008-FF”
“MANNIX Daniel P. COWLEY M.”,”Historia de la trata de negros, 1518-1865. (Tit.orig.: Black Cargoes)”,”MANNIX Daniel P. è un noto specialista di questioni africane mentre COWLEY M. è uno dei maggiori critici letterari e saggisti contemporanei degli Stati Uniti. “”Los comerciantes genoveses compraban los esclavos en Lisboa, porque eran los portugueses quíenes los traían de Africa. Los portugueses habían explorado Guinea y doblado el cabo de Buena Esparanza, y su pretensión de poseer derechos exclusivos en el continente africano, se vio sancionada por dos bulas pontificias promulgadas en 1493. Por esta época ya habían comenzado a construir poderosas fortalezas en la costa, como centros de influencia y también come reductos en los que lo esclavos eran concentrados antes de ser embarcados. El primero de estos fuertes, Elmina, en la costa de Oro, fue comenzado en 1481. El monarca de la localidad, el rey Kwame Ansa, no se había opuesto a la trata que los blancos mantenían con sus súbditos, mas cuando los portugueses solicitaron permiso para edificar un fuerte les rogó que desistieran, con toda cortesía, en el primer discurso conocido de un gobernante de la costa de Oro.”” (pag 17)”,”CONx-156″
“MANNUCCI Cesare”,”Antisemitismo e ideologia cristiana sugli ebrei.”,”I rapporti tra la Chiesa cattolica e il nazismo. “”Papa Ratti non si sentiva legato alla Germania quanto il suo stesso collaboratore Pacelli, ma è un fatto che il concordato concluso dalla Chiesa con Hitler nel 1933, non molto tempo dopo il suo avvento al potere – nel 1929 era stato stipulato un concordato con Mussolini, da papa notoriamente definito “”uomo della Provvidenza”” – è un cesto di cui porta la piena responsabilità. Ma ci sono indicazioni specifiche circa l’ atteggiamento di Pio XI verso l’ antisemitismo nazista. Nel 1933 Edith Stein, un ‘ ebrea tedesca che era stata assistente di Husserl, si era convertita nel 1922 al cattolicesimo e aveva fatto l’ insegnante di filosofia fino a quando il governo nazista l’ aveva cacciata dal posto, scriveva una lettera al pontefice chiedendo di essere ricevuta per illustrargli i suoi timori per il programma antisemita di Hitler e per chiedergli di dedicare un’ enciclica alla questione ebraica. L’ udienza non veniva concessa e il papa si limitava a mandare alla Stein una benedizione per lei e la sua famiglia (diventata poi suora, e uccisa in un campo di sterminio in quanto ebrea, Edith Stein viene additata oggi da Giovanni Paolo II e anche dalla chiesa tedesca come una gloria del cattolicesimo).”” (pag 140) Si sa per certo che il nuovo papa Pio XII, eletto nella primavera del 1939, aveva visto la bozza dell’ Humani Generis Unitas. Infatti la sua prima enciclica redatta dietro sue istruzioni dal collaboratore di La Farge, ha utilizzato vari brani di quel testo, ma lasciandone fuori il nocciolo: la sezione sul razzismo e quella sull’ antisemitismo.”” (pag 142)”,”RELC-181″
“MANNUCCI Erica Joy”,”Finalmente il popolo pensa. Sylvain Maréchal nell’immagine della Rivoluzione francese.”,”Erica Joy Mannucci docente di Storia moderna, insegna all’Università di Milano-Bicocca. E’ autrice di libri e saggi di storia intellettuale e culturale, prevalentemente dedicati all’epoca della Rivoluzione francese. “”«Finalmente il popolo pensa… e forse, tra poco, non avrà più bisogno di un Dio come freno», sono versi del 1781 che esprimono le attese rivoluzionarie del poeta francese dell’ateismo virtuoso Sylvain Maréchal, futuro membro della Congiura degli Eguali di Babeuf. La figura di Maréchal ha subito gli effetti di una secolare denigrazione dalla quale nel tempo alcuni studiosi hanno cercato di riscattarla”” (dalla quarta di copertina) Nell’introduzione un lungo resoconto sul biografo di Maréchal, Dommanget, e delle sue ricerche sul personaggio. Si parla dei rapporti (corrispondenza) tra Dommanget e Riazanov. (pag 13-17) “”Quel quadro [‘La Libertà guida il popolo alle barricate’ dedicato da Eugène Delacroix alle giornate rivoluzionarie parigine del 1830] è conosciuto anche con un titolo più preciso: ‘La Liberté chantant ‘La Marseillaise’ sur les barricades et entraînant le peuple à la bataille de Juillet’. Questo titolo basta a evocare le avventure del canto rivoluzionario e del «pouvoir mobilisateur proprement populaire» che ha a lungo esercitato (2). Quell’inno ormai istituzionalizzato che oggi sembriamo dare per scontato, era stato messo da parte da Napoleone già all’indomani di Brumaio e nell’Ottocento fu proscritto dai governi autoritari: nel 1826 il suo anziano autore Rouget de Lisle, ridotto in miseria perché mai disposto al compromesso, finì in prigione per debiti e tentò addirittura il suicidio, salvato dai pochi amici rimasti. Il canto rappresentò per converso il segnale delle fiammate rivoluzionarie partite dal popolo: risuonò di nuovo, spontaneamente, nel 1830, nel 1848 (questa volta non solo in Francia, ma in tutta Europa), all’epoca della Comune di Parigi. Ufficializzato nel 1879, durante la Terza Repubblica, non sarebbe poi stato unanimemente accettato in patria. Fu respinto non soltanto dall’estrema destra, ma anche dall’estrema sinistra libertaria e trotzkista, per il suo nazionalismo: Maurice Dommanget, il biografo classico di Sylvain Marechal, era fra questi aspri critici. Non a caso molte componenti del Sessantotto francese considerarono l’inno con scarso entusiasmo e la versione che associamo a quell’epoca è l’ironica ‘Aux armes etc’., di Serge Gainsbourg. Ma la Marsigliese rimase rivoluzionaria al di fuori della Francia, fu suonata in Russia insieme all”Internazionale’ sin dal giorno del ritorno di Lenin, nell’aprile del 1917 – e fu l’inizio della rivendicazione bolscevica dell’eredità della Rivoluzione – così come per celebrare l’avvento della Repubblica spagnola nel 1931″” (pag 9-10)] [Erica Joy Mannucci, ‘Finalmente il popolo pensa. Sylvain Maréchal nell’immagine della Rivoluzione francese’, Napoli, 2012] [(2) M. Vovelle, ‘La Marseillaise: la guerre ou la paix’, in P. Nora (a cura), ‘Les Lieux de mémoire’, vol. 1, La République’, Paris, Gallimard, 1997, p. 122]”,”SOCU-001-FC”
“MANNUCCI Cesare”,”L’odio antico. L’antisemitismo cristiano e le sue radici.”,”Cesare Mannucci è nato a Milano nel 1926. Dopo la laurea in giurisprudenza e studi di storia e filosofia a Roma sotto la guida di Carlo Antoni, tra il 1951 e il 1954 ha collaborato a fianco di Ferruccio Parri alla rivista Mondo economico. Nel 1953 ha contribuito come segretario ai lavori della Inchiesta parlamentare sulla miseria. In seguito ha collaborato regolarmente per un decennio alla rivista Nord e Sud diretta da Francesco Compagna e al Mondo di Pannunzio. Entrato nel movimento Comunità di Adriano Olivetti nel 1955, ne ha diretto centri culturali e successivamente è diventato redattore e vicedirettore della rivistà Comunità. Ha partecipato alla fondazione dell’Aiss (Associazione italiana scienze sociali).”,”EBRx-041-FL”
“MANNUZZU Salvatore PAOLOZZI Letizia PEZZINO Paolo RAGOZZINO Guglielmo CENTORRINO Mario D’ANTONA Enzo SANTINO Umberto SERGI Pantaleone CORDOVA Agostino ROMANO Antonella SCARPINATO Roberto VIOLANTE Luciano”,”Mafia. Anatomia di un regime.”,”Salvatore Mannuzzu. Nato a Sassari è stato magistrato, deputato della sinistra indipendente per tre legislature, dirige la sezione giustizia del Centro per la riforma dello Stato. Ha pubblicato con Einaudi i romanzi Procedura ed Un morso di formica e la raccolta di racconti La figlia perduta. Letizia Paolozzi. Laureata in archeologia, è inviata de l’Unità. Suo ultimo libro pubblicato è il Taglio, Data News (scritto insieme a Franca Chiaromonte) che tratta del dibattito sulla differenza. Paolo Pezzino. Insegna Storia Contemporanea all’Università di Pisa. Da molti anni si occupa di criminalità mafiosa. Ha pubblicato sul tema vari contributi: Una certa reciprocità di favori, Mafia e modernizzazione violenta nella Sicilia post-unitaria, La congiura dei pugnalatori. Guglielmo Ragozzino. Redattore del quotidiano Il Manifesto e direttore responsabile della Rivista Politica ed economia. Mario Centorrino. Ordinario di Economia politica, insegna all’Università di Palermo e Messina. Ha pubblicato numerosi saggi sui rapporti fra istituzioni, sviluppo e illegalità nel Mezzogiorno. Tra le sue opere: L’economia cattiva del Mezzogiorno. Enzo D’Antona. Nato a Riesi, redattore del settimanale il Mondo, ha lavorato per molti anni al giornale L’Ora di Palermo. Umberto Santino. Fondatore e presidente del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, operante dal 1977. É autore di vari saggi, tra cui Economia della droga, La mafia finanziaria, La violenza programmata (con G.Chinnici), L’impresa mafiosa (con G. La Fiura) e il pamphlet Una modesta proposta per pacificare la città di Palermo. Coordina il Progetto droga del Ciss e del Centro Impastato, approvato dalla CEE. Pantaleone Sergi. Inviato speciale de La Repubblica, ha pubblicato per le dizioni Periferia La Santa violenta sulla ‘ndrangheta calabrese e Qui da noi, Il grande libro della Basilicata e della Calabria con Folco Quilici. Agostino Cordova. Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palmi. Antonella Romano. Redattrice de L’Ora di Palermo. Attualmente collabora con l’Indipendente. Roberto Scarpinato. Sostituto della Procura della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Luciano Violante. Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia.”,”ITAS-016-FV”
“MANOUILSKI THOREZ PIATNITSKI BARBE’ VASSILEV LOSOVSKI e altri”,”Le Parti Communiste Francais devant l’Internationale.”,”Discorsi di MANOUILSKI, THOREZ, PIATNITSKI, BARBE’, VASSILEV, LOSOVSKI alla XI sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista.”,”FRAP-005″
“MANOUKIAN Agopik e Franca”,”La Chiesa dei giornali. Una ricerca sociologica sull’ interessamento dei quotidiani italiani ai fatti della Chiesa dal 1945 al 1965.”,”””L’ esame globale del materiale raccolto e la considerazione sintetica delle indicazioni emerse da tutta la ricerca permettono di individuare almeno tre nuclei fondamentali di fissazione del sacro, comuni a tutti i quotidiani. Ad un primo livello vi è una fissazione di sacralità in rapporto all’ individuo. Da “”l’ Unità”” a “”Il Secolo d’ Italia”” nessun quotidiano sconfessa apertamente la legittimità del sentimento religioso individuale, nessuno osa irriderlo o combatterlo dichiaratamente.”” (pag 311) “”Un secondo nucleo di ricomposizione della sacralità è a livello della Chiesa come istituzione terrena dotata di un carisma conferitole dalla sua antichità e dalla sua universalità. Tutta la stampa da noi considerata manifesta, sia pur tacitamente, un’ accettazione e un rispetto quasi sacrale nei confronti della Chiesa””. (pag 312) “”Il terzo nucleo sociale, di più difficile individuazione, si ritrova a livello della società nella sua globalità e corrisponde a quella che Bellah in un recente saggio definisce la “”religione civile””: forma di credenza condivisa che non corrisponde a nessuna Chiesa stabilita né ad alcun credo particolare, ma che si identifica con il corpo sociale più vasto””. (pag 312)”,”RELC-161″
“MANSEL Philip”,”Costantinopoli. Splendore e declino della capitale dell’Impero ottomano 1453-1924.”,”Philip Mansel, studioso di storia delle corti e delle dinastie reali, ha pubblicato in Gran Bretagna: Louis XVIII, Pillars of Monarchy, Sultan in Splendour; the Last Years of the Ottoman World, Prince of Europe; Life of Charles-Joseph de Ligne. In Italia è uscito nel 1991La corte di Francia.”,”VIOx-094-FL”
“MANSFIELD Peter”,”Storia del Medio Oriente.”,”Islam sulla difensiva, Egitto di Muhammad ALI, rivale ottomano; la lotta per le riforme, 1840-1900; la Gran Bretagna in Egitto 1882-1914; Turchi e Arabi, il fattore persiano, crollo impero ottomano, interregno anglo-francese; 2° GM e sue conseguenze: nazionalismo, panarabismo e Islam; ingresso delle superpotenze USA e URSS, epoca NASSER; rapporti Israele-Palestina; sfida irakena. L’A, nato in India nel 1928, è stato educato in UK. E’ stato funzionario del Ministero degli Esteri inglese, prima delle dimissioni in seguito alla crisi di Suez del 1956. In seguito si è dedicato al giornalismo e alla saggistica. E’ autore di volumi sul mondo arabo e sul nazionalismo musulmano.”,”VIOx-001″
“MANSFIELD Edwin, edizione italiana a cura di Flavia FRANZONI PRODI e Fabio GOBBO”,”Microeconomia.”,”MANSFIELD Edwin (Kingston, NY, 1930-) ha compiuto i suoi studi nell’Univ. di Duke. Ph.D. nel 1955. Ha lavorato al Carnegie Institute of Technology e poi all’Univ. della Pennsylvania. Quindi ha avuto la cattedra di economia alla Wharton School.”,”ECOT-175″
“MANSFIELD Peter”,”Storia del Medio Oriente.”,”Peter Mansfield, nato in India nel 1928, ma educato in Inghilterra, è stato funzionario del Ministero degli Esteri inglese. É autore di importanti volumi sul mondo arabo e sul risveglio del nazionalismo musulmano.”,”VIOx-114-FL”
“MANSTEIN Erich von”,”Mémoires.”,”Apparse per la prima volta con il titolo ‘Vittorie perdute’ queste memorie sono un documento tra i più importanti per comprendere le operazioni principali della Seconda guerra mondiale. Manstein, una sorta di ‘pompiere’ del Führer, si trovò dappertutto, sui vari fronti d’Europa tra il 1940 e il 1944: in Polonia, in Francia e in Urss. L’autore ci mette al corrente delle controversie strategiche, la riduzione del ruolo, il condizionamento dell’ Alto Comando tedesco da parte di Hitler, la vita quotidiana dei soldati della Wehrmacht, i propri brillanti risultati, il piano d’ invasione della Francia, la presa di Sebastopoli. Manstein si guarda bene dal parlare dei crimini del regime nazista hitleriano. Manstein era un grande stratega che cumulava delle qualità che si ritrovano raramente nella stessa persona: capacità di concettualizzare un gran numero di combinazioni e la forza di carattere per impegnarsi in una sola con risoluzione””. Manstein rimane ambiguo sulla sconfitta di Stalingrado in cui ha avuto una certa responsabilità. Hitler ammirava il talento del prussiano e sapeva che gli doveva la conquista della Francia in sei settimane. (Pierre Servent) (retrocop. e introduzione)”,”QMIS-196″
“MANTEGAZZA Paolo”,”Un viaggio in Lapponia coll’amico Stephen Sommier.”,”‘La Lapponia è una regione geografica e culturale situata nel nord dell’Europa, che si estende attraverso quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Ecco una panoramica della sua collocazione: Norvegia: Si trova nella parte settentrionale del Paese, includendo aree come Troms e Finnmark. Svezia: Copre gran parte del nord, in regioni come Norrbotten. Finlandia: La Lapponia finlandese è una delle sue province e corrisponde a una regione amministrativa chiamata “”Lappi””. Russia: Una porzione della Lapponia si estende nella penisola di Kola, nella regione di Murmansk. Non è un’unità politica unica, ma una vasta area caratterizzata da paesaggi artici, culture indigene (in particolare quella Sámi) e fenomeni naturali come l’aurora boreale’ (f.copilot)”,”ASGx-008-FFS”
“MANTEGAZZA Paolo”,”India.”,”‘La Lapponia è una regione geografica e culturale situata nel nord dell’Europa, che si estende attraverso quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Ecco una panoramica della sua collocazione: Norvegia: Si trova nella parte settentrionale del Paese, includendo aree come Troms e Finnmark. Svezia: Copre gran parte del nord, in regioni come Norrbotten. Finlandia: La Lapponia finlandese è una delle sue province e corrisponde a una regione amministrativa chiamata “”Lappi””. Russia: Una porzione della Lapponia si estende nella penisola di Kola, nella regione di Murmansk. Non è un’unità politica unica, ma una vasta area caratterizzata da paesaggi artici, culture indigene (in particolare quella Sámi) e fenomeni naturali come l’aurora boreale’ (f.copilot)”,”ASGx-038-FFS”
“MANTELLI Brunello”,”Da Ottone di Sassonia ad Angela Merkel. Società, istituzioni, poteri nello spazio germanofono dall’ anno Mille a oggi.”,”MANTELLI Brunello è professore associato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. Si occupa di storia dei fascismi e storia della Germania. ha scritto pure: ‘Germania rossa. Il socialismo tedesco dal 1848 ad oggi’ (Torino, 2001)’ e ‘I fascismi europei’ (2004). Le radici dell’ antisemitismo tedesco moderno nel Secondo Impero. “”Dal 1881, inoltre, comparvero a destra dei conservatori formazioni populiste, antimoderne e antisemite, le cui performances elettorali rimasero piuttosto ridotte, ma la cui presenza era sintomo di movimenti profondi in atto nel corpo della società tedesca, in gran parte da considerare come reazioni alla rapida modenizzazione; in quell’anno il pastore luterano Adolf Stoecker, che aveva fondato tre anni prima la Christlich-Soziale Arbeiterpartei ottenne un seggio al Reichstag; confluito Stoecker e il suo gruppo nella Deutschkonservative Partei, nacquero di li a poco il Deutscher Antisemitenbund, la Deutschsoziale Partei, l’ Antisemitische Volkspartei, (…). Come si vede anche dalle denominazioni scelte dai fondatori dei raggruppamenti antisemiti, loro obiettivo prioritario era sottrarre settori, più vasti possibili di lavoratori industriali all’ influenza della socialdemocrazia, riportandoli su un terreno “”nazionale”” e “”patriottico””; a tale scopo l’antisemitismo, sintesi dell’ antico antigiudaismo diffuso dalle chiese cristiane, del moderno pensiero razzista modellato sul linguaggio delle scienze, di un anticapitalismo populistico e nostalgico di un presunto “”ordine naturale””, della società sembrava prestarsi egregiamente””. (pag 120-121)”,”GERx-105″
“MANTELLI Brunello”,”Da Ottone di Sassonia ad Angela Merkel. Società, istituzioni, poteri nello spazio germanofono dall’anno Mille a oggi.”,”Brunello Mantelli è professore associato presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Torino. Si occupa in particolare di storia dei fascismi e stria della Germania. Come visiting professor ha insegnato presso l’università di Potsdam, la Ludwig-Maximilian Universität di Monaco di Baviera, la Christian.Albrechts Universität di Kiel. Tra le sue più recenti oere, oltre a numerosi saggi pubblicati in Italia ed in Germania, ricordiamo: Germania rossa, Il socialismo tedesco dal 1848 ad oggi, I fascismi Europei, Kurze Geschichte des italienischen Faschismus.”,”GERx-025-FL”
“MANTELLI Brunello”,”«Camerati del lavoro». I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’asse, 1938-1943.”,”Manodopera italiana dopo 8 settembre 1943: “”È noto quale che sia stato il commento di Goebbels all’armistizio concluso fra il governo Badoglio e gli alleati ed alle immediate contromisure tedesche: …. completare “”La storia della RSI va inscritta nel segno del collaborazionismo (18), categoria indispensabile per comprendere molta parte della storia dell’Europa occupata dalle armi nazifasciste, ma in sé radicalmente differente da quella di dipendenza. Nel nuovo contesto che così si determina, la questione dell’utilizzo di braccia italiane per l’economia di guerra tedesca continua a giocare un ruolo non trascurabile; le condizioni in cui ciò avviene, però, sono drasticamente mutate: gli italiani non sono più «camerati del lavoro», secondo l’appellativo dato loro dai tedeschi quando l’Asse sembrava forte e prospero, ma sono ridotti allo stato di prigionieri, come accade agli oltre seicentomila IMI, a cui non viene nemmeno riconosciuto lo status giuridico di prigionieri di guerra, oppure sono considerati e trattati come lavoratori forzati (19), sorte che spetta ai civili rastrellati nei territori occupati dalle forze armate del Reich (20). Non vanno dimenticati, infine, i circa quarantamila italiani che saranno deportati in KL fra l’8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945; anch’essi vengono in gran parte utilizzati nell’industria di guerra tedesca, nei venti mesi di «guerra totale» che concludono in conflitto (21). La sorte degli italiani che, in vario modo, furono impiegati come manodopera in Germania (22) nel periodo della Repubblica di Salò e della guerra di liberazione rappresenta anch’essa, come quella dei connazionali che, in un quadro giuridico e politico…. FINIRE (pag 456-457)”,”QMIS-026-FGB”
“MANTICA Giuseppe; ROSSETTI Carlo; BUTTINO Marco”,”Finalismo politico e legalità socialista in Urss (Mantica); Sviluppo economico e socialismo nell’Unione Sovietica (Rossetti); Problemi dell’integrazione economica tra i paesi membri del Comecon (Buttino).”,”Mantica: problema del rapporto tra finalismo politico e diritto non è solo caratteristico della rivoluzione russa. Si è manifestato anche durante la rivoluzione inglese del XVII secolo ma pure nella Francia rivoluzionaria degli anni 1792-1793-1794 (Saint Just, Robespierre) Citati due volumi di Umberto Cerroni, ‘Teorie sovietiche del diritto’ e ‘Il pensiero giuridico sovietico’, Milano 1964 e Roma 1969, e il volume di R. Schlesinger, La teoria del diritto nell’Unione Sovietica, Torino, 1952″,”RUSU-005-FB”
“MANTLE Jonathan”,”Car Wars. Fifty Years of Greed, Treachery, and Skulduggery in the Global Marketplace.”,”MANTLE J. ha scritto biografie di Andrew Lloyd Webber e Jeffrey Archer. Fondo Dav “”‘Herr Generaldirektor’ Nordhoff continued, with Germanic certainly, “”We shall concentrate on eradicating, gradually and positively, all those small and large design errors, inevitable in any car, and this is what we are doing””. Nordhoff’s critics accused him of creating, in Volkswagenwerk, the “”sleeping giant of Wolfsburg””. Porsche engineers had in fact been working on a replacement since 1953. The problem was that, for the Beetle, every time Nordhoff contemplated production, he had only to look at the Volkswagen’s continuing sales figures to find an excuse to delay for another year. In 1961, Nordhoff introduced the Volkswagen Type 3. This was a new car with a rear-mounted engine an a new body shape. Sales would never threaten those of the Volkswagen Beetle. By 1968, the year of Nordhoff’s death, Volkswagenwerk was sill looking for a replacement for the people’s car. The financial position of Volkswagenwerk was so precarious that the company faced its greatest crisis since the months after the end of the Second World War. Ferry Porsche, son of Dr. Ferdinand, spent four years working on Project EA 266. This was a mid-engined, water-cooled attempt at a successor, with the engine located under the rear seat. The project was clever, but wo abandoned in 1971. Kurt Lotz, who succeeded Nordhoff, developed new models. Rudolph Leiding, who took over in 1971, pushed through the next generation of Volkswagens. These included the Passat, the Scirocco, and the Polo. By 1974 the list also included the acknowledged successor to the original Volkswagen, the Volkswagen Golf. Giorgetto Giugaro’s work on the Golf made him the successor to Dr. Porsche as the world’s most successful volume car designer in the 1970s. The firt million Golfs were sold in only thirty-one months.”” (pag 91)”,”ECOG-020″
“MANTOUX Paul”,”Le rivoluzione industriale. Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra.”,”Espansione commerciale, redistribuzione della proprietà fondiaria, grandi invenzioni e il sorgere delle grandi fabbriche, origini del macchinismo nell’industria tessile, le fabbriche, il ferro e il carbone, la macchina a vapore, rapporto grande industria-popolazione, il capitalismo industriale, classe operaia, interventismo e laissez-faire.”,”ECOI-040 UKIE-004″
“MANTOUX Etienne”,”La paix calomniée ou les consequences economiques de M. Keynes.”,”MANTOUX Etienne, giovane storico liberale, figlio di Paul MANTOUX, nacque nel 1913, laureatosi a Sciences Po e alla London School of Economics, scrisse questo libro negli Stati Uniti prima di raggiungere le Forze Francesi Libere a Londra. Osservatore aereo presso la divisione Leclerc, è morto alla vigilia della capitolazione tedesca. Etienne Mantoux, giovane storico liberale, figlio di Paul Mantoux, nacque nel 1913, laureatosi a Sciences Po e alla London School of Economics, scrisse questo suo unico libro negli Stati Uniti prima di raggiungere le Forze Francesi Libere a Londra. Osservatore aereo presso la divisione Leclerc, è morto alla vigilia della capitolazione tedesca. Il libro, scritto essenzialmente nel 1942 a Princeton, è stato pubblicato in Inghilterra nel 1946 e poi in Francia con una prefazione di Raymond Aron. L’autore è morto nell’aprile del 1945 su una strada della Baviera quand’era in missione di ricognizione per la seconda Divisione blindata. “”Sur le terrain économique, Mantoux tente un renversement de la polémique courante dont la portée n’est pas moins grande. Il ne s’agit plus de démontrer qu’un statut politique, condamné comme inique, était digne d’être défendu parce quil était juste (ou du moins proche de la justice) mais fragile, il s’agit de démontrer que les clauses économiques, celles en particolier qui concernent les réparations; étaient peut-être inopportunes politiquement mais possibles techniquement. A en croire l’opinion courante, dont Keynes était largement responsable, les clauses relatives aux réparations auraient été absurdes, inapplicables. Les diplomates réunis à Paris se seraient souciés presque exclusivement de frontières, ils auraient oublié l’essentiel, “”nourriture, charbon et moyens de transport”” ou, comme on dirait volontiers aujourd’hui, la reconstruciont économique. Là encore, Mantoux dissipe des légendes. La Conférence de la Paix n’avait nullement oublié ces problèmes matériels, elle en aviat confié l’étude à des commissions d’experts et avait donné le premier rang aux questions politiques, questions de nationalités et de frontières: n’avait-elle pas raison puisque au bout du compte l’enjeu de la guerre avait été non le charbon, la nourriture et les moyens de trnasport, mais l’indépendance des peuples?”” (pag 9, prefazione di Raymond Aron)”,”RAIx-128″
“MANTOUX Paul”,”Le rivoluzione industriale. Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra.”,”Alcuni rilievi critici di Mantoux a tesi espresse da Marx nel ‘Capitale'”,”EURE-002-FSD”
“MANTOVANI Alessandro”,”Rivoluzione islamica e rapporti di classe. Afghanistan – Iran – Iraq.”,”Lunga citazione di Lenin (pag 12-14) tratta da ‘Il partito operaio verso la religione’ in Lenin ‘Opere complete, Roma, Ed. Riuniti, 1955-71, vol. XV, pp. 382-388 “”Engels ha più d’una volta condannato i tentativi di chi, nello sforzo di essere «più a sinistra» o «più rivoluzionario» della socialdemocrazia, ha cercato di introdurre nel programma del partito operaio un esplicito riconoscimento dell’ateismo nel senso di una dichiarazione di guerra alla religione. (…) È il mezzo migliore per ravvivare l’interesse per la religione e ostacolarne la reale estinzione. (…) Proclamare la guerra alla religione quale compito politico del partito operaio è ciarlataneria anarchica. (…) Engels condanna con non minore energia la presunta idea rivoluzionaria di Dühring circa l’interdizione della religione nella società socialista. Dichiarare questa guerra alla religione (…) significa «fare il Bismarck più Bismarck», ripetere cioè la stoltezza della lotta bismarckiana contro i clericali (… mediante persecuzioni poliziesche contro il cattolicesimo). Con questa lotta Bismarck non fece che consolidare il clericalismo militante dei cattolici, non fece che nuocere alla causa della vera cultura, poiché pose in primo piano le distinzioni religiose in luogo di quelle politiche. … finire (pag 12-13)”,”GOPx-026″
“MANUEL Frank E.”,”Requiem per Carlo Marx.”,”MANUEL è Prof emerito della New York University e della Brandeis University nel Massachusetts. Fra le suo opere si ricorda ‘I profeti di Parigi’ (Il Mulino, 1979).”,”MADS-209″
“MANUEL Frank E.”,”Requiem per Carlo Marx.”,”””Nel ‘Manifesto degli Eguali’, il più importante documento dell’utopia comunista moderna, Gracco Babeuf aveva dato un contenuto rivoluzionario al progetto di comunismo agrario esposto da Morelly nel ‘Code de la nature’ (1755). Dalla lettura di Filippo Buonarroti, Marx aveva appreso che anche i membri della cospirazione degli Eguali di Babeuf avevano maturato l’importante decisione di rifiutare la proprietà uguale, privata e individuale dell”Utopia’ di More, pronunciandosi a favore della comunione dei beni come unico modo di realizzare l’eguaglianza. Per Babeuf l’eguaglianza presupponeva una comunità casta – quasi ascetica – in cui i parassiti sarebbero stati severamente puniti. L’eguaglianza assoluta, immediatamente proclamata e istituita, rappresentava il bisogno umano fondamentale, non nel senso generico della rivoluzione francese, che poteva essere variamente interpretato da punto di vista economico o sociale, ma in questi semplici termini: un individuo non avrebbe dovuto possedere ‘nulla’ più di un altro. Se qualcosa non fosse bastato per tutti, tutti avrebbero dovuto farne a meno. Questo comunismo egalitario assumeva la virtuale identità dei bisogni, dei desideri, delle capacità tra tutti i cittadini, anche se si poteva fare qualche eccezione per i bambini, i deboli e gli anziani. L’intolleranza nei confronti di qualsiasi differenza era netta. Essere eguali, non patire l’umiliazione e l’ingiuria del potere o dell’autorità dei superiori, avrebbe dovuto costituire il fine ultimo della vita, e tutto il resto doveva essere sacrificato a questo obiettivo. “”Noi siamo tutti eguali, vero?”” si chiedeva in modo retorico il ‘Manifesto degli Eguali’. “”Ebbene! Noi pretendiamo ormai di vivere e morire eguali come siamo nati; vogliamo l’eguaglianza reale o la morte; ecco quel che ci occorre. E l’avremo questa eguaglianza reale, non importa a qual prezzo. (…) Guai a chi volesse fare resistenza a un voto così deciso! (…) Periscano, se necessario, tutte le arti, purché ci resti l’eguaglianza reale (égalité réelle)! (1). Il dogma babouvista dell’eguaglianza immediata continuò a sopravvivere nella tradizione comunista francese che Buonarroti, un superstite della congiura, resuscitò negli anni tra il 1830 e il 1840. Quando il giovane Marx si confrontò con il babouvismo, il rifiuto fu netto. Il disprezzo per l’egualitarismo immediato fu una costante del suo pensiero sin dalla sua prima apparizione nell’agone politico. Anche se poteva trattare in modo più benevolo i comunisti utopistici del Settecento, Mably e Morelly, il fatto di scorgere le conseguenze del loro pensiero nell’abortita insurrezione babouvista lo spinse a dileggiare quegli ingenui. Nel ‘Manifesto del partito comunista’ del 1848 il comunismo alla Babeuf veniva etichettato come una dottrina reazionaria: “”Insegna un ascetismo universale e una rozza tendenza a tutto eguagliare”” (2). (…) Gli estensori tedeschi del programma di Gotha del 1875 erano caduti nella stessa trappola retorica. Le note che precedono l”Anti-Dühring’ di Engels (il cui obiettivo dichiarato era distinguere tra socialismo utopistico e socialismo scientifico) erano disseminate di affermazioni simili, a testimonianza che i due uomini si trovavano in piena sintonia. “”Voler stabilire eguaglianza = giustizia come il principio supremo e la verità ultima è assurdo””. Quando Engels sentiva parlare di una rivoluzione comunista improvvisa contro lo “”stato militare burocratico esistente””, non poteva far altro che paragonare tale avventatezza politica al tentativo di Babeuf di “”saltare immediatamente dal direttorio al comunismo”” (3). Fino al 1885, ricordando l’influenza babouvista sulla clandestina Lega dei giusti e sulla Lega dei comunisti negli anni Quaranta, Engels continuò ad attaccare i seguaci di Babeuf per il fatto di derivare la proprietà in comune dal principio di eguaglianza, invece di concepire il comunismo come un prodotto del processo storico. Nella ‘Critica’ Marx sottolineava che nella prima fase del comunismo, partorito con lungo travaglio dalla società capitalistica, le diseguaglianze sarebbero state inevitabili, e che il programma di unificazione dei socialdemocratici, con le sue promesse di eguaglianza immediata e senza distinzioni, era basato su un fondamentale inganno. La giustizia (si riferiva alla giustizia distributiva) e il diritto di una società non potevano essere più elevati di quanto la sua struttura economica e il livello culturale da essa determinato avrebbero consentito. Perché si realizzasse la piena eguaglianza, sarebbe stato necessario attendere lo stadio superiore della società comunista””. [Frank E. Manuel, Requiem per Carlo Marx, 1998] [(1) Philippe Buonarroti, Conspiration pour l’égalité…, 1957, vol II, pp. 94-95; trad. it. Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf, 1971, pp. 311-312; (2) Marx Engels, Manifesto del partito comunista, 1981, p. 105; (3) Engels, Materialien zum “”Anti-Dühring””, in Marx Engels, Werke, cit., vol. XX, pp. 580, 581, 587; trad. it., in OC, vol XXV, 1974, pp. 601, 607]”,”MADS-009-FL”
“MANUEL Frank E.”,”I profeti di Parigi.”,”Frank E. Manuel è professore di Storia moderna alla Brandies University di Waltham ed è autore di altre importanti opere sullo stesso periodo tra cui: ‘The New World of Henri Saint-Simon’ (Cambridge Un. Press). “”L’unica soluzione alla crisi dei tempi era la trasformazione morale dell’umanità grazie alla religione di Saint-Simon. Unirsi al movimento sansimoniano era un atto di impegno per il progresso futuro dell’uomo, un atto di fede nel suo sviluppo potenziale. Esso comportava una conversione spirituale dall’egoismo, la morale dominante dell’epoca, all’umanità, la legge morale del futuro. Il sorgere di una nuova epoca religiosa era inevitabile perché la legge del progresso prevedeva un’altra sintesi dopo l’ateismo e l’aridità emozionale del secondo momento dell’epoca critica. Ma il processo poteva essere ritardato o accelerato, ed era compito dei sansimoniani mettere fine ad un’epoca di incredulità ed anarchia ed inaugurare il nuovo mondo, rigenerando l’umanità. I leaders del culto conoscevano bene il loro ruolo storico – erano i Padri della chiesa, seguivano a Saint-Simon nella diffusione della nuova dottrina. Il rinnovamento dell’uomo sarebbe stato completo; questa era l’ultima epoca della storia provvisoria, l’umanità stava per fare il salto nella storia definitiva, in un mondo di ordine, di progresso infinito nella fioritura di tutte le capacità, un mondo senza antagonismi, virtualmente privo di dolore, un mondo d’amore, di unità e coesione. I membri del movimento praticavano quelle virtù che sarebbero diventate comuni a tutta l’umanità in futuro. Il movimento, la religione, era il nuovo mondo in miniatura. Il caos esistente era il risultato della repressione delle reali capacità e meriti degli industriali, artisti e scienziati e dell’utilizzo casuale delle energie umane secondo i privilegi ereditari e una legislazione antiquata. Il principio del nuovo ordine era antitetico: «Ciascuno secondo la sua capacità! Ogni capacità secondo il suo lavoro!» diventò il motto dei sansimoniani”” (pag 223-224)”,”SOCU-010-FF”
“MANUILSKI D.”,”Engels im Kampfe für den revolutionären Marxismus. Rede anläßlich des 40. Todestage von Friedrich Engels, gehalten in der 22. Sitzung des Kongressen a 5. August 1935.”,”Copia firmata dall’ ex proprietario Villum Hansen (1935) “”Ich glaube – schrieb Engels im Jahre 1874 -, die nächste Internationale wird – nachdem Marx’ Schriften einige Jahre gewirkt – direkt kommunistisch sein und gradezu unsere Prinzipien aufpflanzen”” (Marx Engels, Ausgewählte Briefe, Moskau, 1934, s. 271). “”Gerade diese tiefgründige Kenntnis der Lage in den einzelnen Ländern gestattete es Engels, die Arbeiter-parteien diese Länder richtig zu leiten, ein wahrhafter Führer und Organisator der proletarischen Internationale zu sein. “”Die Befreiung des italienischen Bauern – schrieb Engels an Bovio – wird sich nicht in derselben Form vollziehen wie die des englischen Fabrikarbeiters; aber je mehr sich der eine wie der andere der ihren Verhältnissen eigenen Formen bedienen werden, desto mehr wird dies dem Wesen der Sache entsprechen””. (Lettera di Engels a Bovio, del 16 aprile 1872)”” (pag 33) (C’est précisément cette connaissance profonde de la situation dans les différents pays a permis Engels, les partis ouvriers de ces pays à diriger correctement, un véritable guide et organisateur de l’Internationale prolétarienne être. “”La libération de la société italienne de la ferme – écrivait Engels à Bovio – ne va pas dans la même forme que la transition de la version anglaise ouvrier d’usine, mais plus que l’un et l’autre de leurs propres formes de rapports de service public, plus ce sera la nature de l’affaire ». (Lettera di Engels a Bovio, del 16 aprile 1872) “”) (traduzione automatica)”,”MAES-072″
“MANUILSKI D.Z.”,”I partiti comunisti e la crisi del capitalismo. [Rapporto del Presidium del C.E. all’XI Plenum dell’I.C.] [Settembre 1932]”,”MANUILSKI D.Z. Aumento della produttività del lavoro. Emulazione socialista, lavoro “”udarnico””. ‘Udarnichi’ sono chiamati nell’U.S. gli operai che fanno parte delle “”brigate di attacco””. (nota pag 19) “”Lenin diceva prima di abbandonarci: “”Dieci o cent’anni di giusti rapporti con i contadini e la vittoria è assicurata su scala mondiale (anche se le rivoluzioni proletarie che si preparano sono in ritardo)”” [Lenin, Opere, Vol 26, p. 313 ed. russa]”,”INTT-254″
“MANUILSKI D.”,”Die revolutionäre Krise reift heran. Bericht auf dem 17. Parteitag über die Tätigkeit der Delegation der KPdSU(B) im Exekutivkomitee der Kommunistischen Internationale.”,” La crisi rivoluzionaria sta maturando. Relazione al 17 ° Congresso sulle attività della delegazione del CPSU (B) al Comitato esecutivo dell’International Communist.”,”RUSS-254″
“MANUZZATO Nicoletta”,”Marx e la questione irlandese. Imperialismo e internazionalismo proletario.”,”Rivista trimestrale di studi, ricerche e documentazione sui paesi afro-asiatici e latino-americani dir da Umberto MELOTTI”,”MADS-195″
“MANZELLA Andrea MELOGRANI Piero PACIOTTI Elena RODOTÀ Stefano”,”Riscrivere i diritti in Europa. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.”,”Andrea Manzella, giurista, è senatore della Repubblica. Piero Melograni, storico, è membro della Camera dei Deputati. Elena Paciotti, magistrato, è membro del Parlamento europeo. Stefano Rodotà, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, è il rappresentante designato dal governo italiano alla Convenzione.”,”EURx-050-FL”
“MANZELLI Gianguido ZANANTONI Marzio DELLA PERUTA Franco CALLESEN Gerd SYLVERS Malcolm BARONE Eros TOSEL André VANZULLI Marco GIANNI Emilio VIDONI Ferdinando BARBERINI Carlo Antonio”,”Antonio Labriola e la nascita del marxismo in Italia.”,”””In una lettera a Croce del 24 dicembre 1896 (Labriola ndr) arriverà a scrivere: “”Noi non siamo usciti dal Bakunismo e il socialismo italiano è ancora fatto dagli spostati, dagli avventurieri, dagl’ imbroglioni e dagli snobisti””. E impietoso è il quadro dei “”tipi internazionali truffaldineschi”” che si muovono negli ambienti anarco-socialisti, quadro che egli schizza in tre lettere ad Engels: quella del 21 febbraio 1891, in cui stigmatizza i “”fabbricanti di cooperative pagate dai prefetti””, e quelle del 6 aprile e del 2 settembre 1892, in cui bolla gli anarchici – esclusi pochi ‘ragionanti’ – come dei “”comunardi fuori luogo e dei blanquisti ignoranti””.”” (pag 118)”,”LABD-048″
“MANZINI Giorgio”,”Una vita operaia.”,”Giorgio MANZINI, nato nel 1930, vive Milano. Giornalista, redattore di ‘Paese sera’ è coautore di un libro inchiesta ‘Le bombe a Milano’.”,”PCIx-081″
“MANZINI Giorgio”,”Padroni e contadini. Il primo processo politico dell’ Italia unita.”,”MANZINI Giorgio coautore di ‘Le bombe di Milano’ ha pubblicato tre libri: ‘Una vita operaia: Indagine su un brigatista rosso’, ‘Una famiglia italiana’ volumi tra cronaca e storia dell’ Italia di oggi. “”Con i campi non si campa più”” dice D’Arco “”l’ evangelista dell’ accusa””. Le imposte sono alte, Mantova è la provincia più tassata d’ Italia, dopo Cremona: la media dell’ imposta agraria è di 8.94 lire, contro le 4,35 licre della media generale””. (pag 164)”,”MITS-284″
“MANZINI Giorgio”,”Indagine su un brigatista rosso: la storia di Walter Alasia.”,”Giorgio Manzini è nato a Milano nel 1930. Giiornalista a ‘Paese sera’ e coautore del libro-inchiesta ‘Le bombe a Milano’, ha pubblicato per Einaudi ‘Una vita operaia’ e ‘Una famiglia operaia’. E’ scomparso nel 1991.”,”TEMx-082″
“MANZINI Giorgio”,”Indagine su un brigatista rosso. La storia di Walter Alasia.”,”Giorgio Manzini è nato a Milano nel 1930. Giiornalista a ‘Paese sera’ e coautore del libro-inchiesta ‘Le bombe a Milano’, ha pubblicato per Einaudi ‘Una vita operaia’ e ‘Una famiglia operaia’. E’ scomparso nel 1991.”,”TEMx-004-FV”
“MANZITTI Giuseppe”,”Tempo di ricordare. Genova e il Novecento nella memoria di un protagonista riservato.”,”MANZITTI Giuseppe (1910-1999) antifascista non ha mai militato in partiti politici. Tenente degli alpini ha combattuto in Albania al fianco degli inglesi con l’ Intelligence Service. Direttore prima (1945-1978) e presidente poi dell’ Associazioni industriali di Genova, ha fondato l’ Intersind nel 1957 con Pino GLISENTI. Presidente dell’ Autostrada Savona-Ventimiglia ha partecipato a vari consigli di amministrazione. E’ stato presidente del Cociv, consorzio per la costruzione della linea ferroviaria veloce Genova-Milano pensata da lui fin dal 1988. Siri. “”Avevo conosciuto il cardinale nel 1945, dopo la mia nomina agli Industriali. In quel periodo Sergio Bellenzier teneva dei corsi di istruzione per impiegati. Erano corsi di formazione non solo cattolica. Questa iniziativa in pratica era stata promossa dallo stesso cardinale e, di fatto, si era trasformata in un movimento di mobilitazione anticomunista. Per Siri la lotta al comunismo era di primaria importanza. Io lo trovavo un po’ mitomane: si inventava quello che gli piaceva. Con me era cordiale, ma avevo l’impressione che ci prendessimo in giro reciprocamente: io non lo prendevo sul serio e lui non prendeva sul serio me.”” (pag 100) Glisenti. “”Ricordo che Glisenti era sbalordito dall’osservazione del clero genovese: diceva che erano tutti così convenzionali… che si sentivano le ossa scricchiolare tante erano le riverenze che facevano al cardinale. Consideravo negativo il suo attaccamento esasperato alla tradizione e la sua resistenza al Concilio Vaticano II. In questa lotta uno dei suoi fedelissimi era stato Gianni Baget Bozzo. Lo conoscevo dai tempi di Dossetti: allora era un dossettiano fervente, faceva politica, ma non aveva ancora preso i voti. Poi passò a destra, in un movimento “”patriottico””, e in quel periodo mi sollecitò dei finanziamenti facendo discorsi nazionalistici. Rifiutai per motivi politici””. (pag 101)”,”ITAE-203″
“MANZITTI Giuseppe”,”Tempo di ricordare. Genova e il Novecento nella memoria di un protagonista riservato.”,”MANZITTI Giuseppe (1910-1999) antifascista non ha mai militato in partiti politici. Tenente degli alpini ha combattuto in Albania al fianco degli inglesi con l’ Intelligence Service. Direttore prima (1945-1978) e presidente poi dell’ Associazioni industriali di Genova, ha fondato l’ Intersind nel 1957 con Pino GLISENTI. Presidente dell’ Autostrada Savona-Ventimiglia ha partecipato a vari consigli di amministrazione. E’ stato presidente del Cociv, consorzio per la costruzione della linea ferroviaria veloce Genova-Milano pensata da lui fin dal 1988.”,”LIGU-008-FV”
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. I Lezione. Principi generali di politica economica. Lo Stato come soggetto della politica economica.”,”Saggio in ECOT-237 ‘Lo Stato è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile’ “”Ora se si studia qual è la natura dello Stato alla luce dell’insegnamento che viene dato dal marxismo, si vede (come in maniera estremamente chiara, suggestiva e convincente, dimostra Engels nella sua opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’), che lo Stato sorge quando sorge la società divisa in classi. Lo Stato quindi non è una entità astratta o una categoria del pensiero, ma è l’espressione della necessità di limitare le contraddizioni della società divisa in classi. Fino a che la società non è divisa in classi, cioè prima del sorgere della società schiavistica, lo Stato non esiste. “”Lo Stato – dice Engels – è un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo; è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, in antagonismi inconciliabili che è impotente ad eliminare. Ma perchè questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'””ordine””; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato”” (1). Quindi non esiste una soluzione di continuità tra società e lo Stato. Lo Stato si pone come la manifestazione del dominio di una classe sull’altra classe o sulle altre classi esistenti in una determinata società, a seconda del grado di sviluppo che è stato raggiunto dalla società stessa. Così: nella società schiavistica lo Stato è lo strumento di dominio dei padroni di schiavi, i quali utilizzano il fatto di disporre di questo apporto per realizzare il loro dominio di classe e per tener soggetta la classe degli schiavi; nella società feudale, lo Stato è lo strumento dei signori della terra, dei feudatari, i quali se ne servono per realizzare il loro dominio sui lavoratori della gleba; nella società capitalistica lo Stato è lo strumento di coloro che posseggono i mezzi di produzione e quindi lo Stato è espressione del dominio della classe capitalistica sulle altre classi”” (pag 4) [Bruzio Manzocchi, ‘Lo Stato come soggetto della politica economica’, Politica economica. I Lezione. Principi generali di politica economica, Roma, 1955] [(1) F. Engels, origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Roma, 1950, pag 170]”,”ECOT-237-L-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. II Lezione. Principi generali di politica economica. La politica economica degli Stati capitalistici.”,”Saggio in ECOT-237 “”Nell’esaminare le caratteristiche della politica economica dell’attuale Stato capitalistico ci limiteremo ancora ad un esempio: quello della politica del governo americano negli ultimi 25 anni, cioè dopo la grande crisi del 1929. E’ noto che la grande crisi del 1929 si differenzia dalle crisi precedenti per un elemento fondamentale: essa è stata la prima crisi economica la quale si sia verificata nelle condizioni della crisi generale del capitalismo, che si è aperta con la prima guerra mondiale e con la Rivoluzione d’Ottobre. Non esamineremo qui i caratteri di questa crisi del ’29 la quale, in conseguenza del fatto di essersi verificata nel periodo della crisi generale del capitalismo, ha avuto poi un particolare sviluppo. Basta ricordare che la crisi del 1929 ha messo in luce tutta una serie di contraddizioni fondamentali dell’economia capitalistica e in particolare di quella americana. (…) Attraverso il governo di Roosevelt, con la politica del ‘new deal’, i monopoli americani hanno affrontato il problema del mercato interno in vari modi. Intanto esso è stato affrontato attraverso il sistema dei sussidi ai disoccupati, e in ciò si vede come l’elemento “”classe operaia”” giuochi anche in una società come quella americana che è l’espressione ultima del dominio dei monopoli. (…) La politica del ‘new deal’ perseguì inoltre la ricostituzione del mercato interno attraverso il sostegno dei prezzi agricoli, con sussidi agli agricoltori, ammassi a prezzi stabili, ecc. D’altra parte il ‘new deal’ per sostenere i prezzi mirava non soltanto ad allargare il mercato interno con i sussidi alla disoccupazione, il sostegno dei prezzi agricoli ecc., ma anche attraverso una serie di misure restrittive della concorrenza con accordi – promossi dallo Stato – tra i produttori industriali. (…) Infine, sempre nel campo del mercato interno, la politica del ‘new deal’ realizzava una serie di misure riguardanti i lavori pubblici e gli incentivi agli investimenti statali. Ma anche a questo proposito la politica del ‘new deal’ presentava un complesso di aspetti contradditori. I lavori in definitiva erano pagati dai contribuenti attraverso il deficit del bilancio statale. Degli investimenti industriali chi si giovava soprattutto erano i monopoli, attraverso la pratica delle “”fabbriche in affitto””, ora in uso in America specialmente per quanto riguarda le fabbriche per produzione atomica. Si tratta di fabbriche costruite con i soldi dei contribuenti, e poi cedute in affitto ai monopoli, che affermano di non essere in condizioni di fare gli investimenti necessari, e usano di quelle fabbriche coe cosa propria, realizzando così i profitti massimi. Quale è stato il risultato di questa politica? E’ stato che il volume complessivo degli investimetni è diminuito malgrado gli sforzi per aumentarlo; cioè il ritmo dello sviluppo delle forze produttive si è rallentato. Secondo un calcolo dell’ Hansen nel 1937 alla fine della fase espansionistica successiva al 1929, il livello annuo degli investimenti aveva raggiunto i 12-13 miliardi di dollari, mentre nel primo decennio successivo alla prima guerra mondiale era stato di 18 miliardi e mezzo; nel frattempo si era sviluppata la popolazione, e quindi si sarebbe dovuto anche sviluppare nel complesso il tenore di vita e il livello economico del paese”” (pag 6-7) “”Si pone qui la questione dell’accumulazione originaria che è spiegata da Marx esaminando come la società capitalistica sia derivata dalla società feudale. “”I cavalieri dell’industria – dice Marx – riuscirono a soppiantare i cavalieri della spada soltanto sfruttando avvenimenti dei quali erano del tutto innocenti”” (1). Le premesse per l’accumulazione originaria, sulla quale poi si sviluppò il capitalismo, erano quindi già poste quando dominante era ancora la classe feudale. Infatti il fondamento del processo dell’accumulazione originaria è stata l’espropriazione dei produttori rurali e la loro espulsione dalle terre ad opera dei grandi proprietari fondiari. Attraverso questa espulsione da un lato si ebbe la proletarizzazione di una massa di piccoli produttori agricoli, che diventerà poi la classe operaia dell’epoca capitalistica; dall’altro lato si ebbe la trasformazione di una parte dell’economia agricola a culture pregiate in economia estensiva fondata essenzialmente sulla pastorizia. Questo processo di espulsione dei piccoli produttori dalla terre mette a disposizione del capitale industriale innanzi tutto gli operai, e inoltre i loro mezzi di sussistenza e quei prodotti agricoli di uso industriale che costituiscono la base della manifattura che poi si è sviluppata in industria. D’altra parte si è creato in questo modo un mercato per la produzione capitalistica”” [Bruzio Manzocchi, ‘La politica economica degli Stati capitalistici. Politica economica. II Lezione. Principi generali di politica economica, Roma, 1955] [(1) (K. Marx, Il Capitale, vol. 1, 3, Ed. Rinascita, Roma, 1952, p. 173] (pag 2)”,”ECOT-237-M-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. III Lezione. Principi generali di politica economica. La politica economica dello Stato socialista.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-N-2″
“MANZOCCHI Bruzio”,”Politica economica. IV Lezione. Principi generali di politica economica. Sullo studio della politica economica dello Stato italiano.”,”Saggio in ECOT-237 “”Qual è la politica economica del capitalismo italiano? E’ necessario, per comprenderla, partire da un pensiero espresso da Gramsci nel suo studio sulla questione meridionale: “”Nel nuovo secolo – dice Gramsci – la classe dominante inaugurò una nuova politica, di alleanze di classe, di blocchi politici di classe, cioè di democrazia borghese. Doveva scegliere: o una democrazia rurale, cioè una alleanza con i contadini meridionali, una politica di libertà doganale, di suffragio universale, di decentramento amministrativo, di bassi prezzi nei prodotti industriali, o un blocco industriale capitalistico-operaio, senza suffragio universale, per il protezionismo doganale, per il mantenimento dell’accentramento statale (espressione del dominio borghese sui contadini, specialmente nel Mezzogiorno e nelle Isole), per una politica riformistica dei salari e delle libertà sindacali. Scelse, non a caso, questa seconda soluzione”””” (pag 1-2) “”il piano Marshall è stato una breccia aperta nel protezionismo”” (pag 6)”,”ECOT-237-O-2″
“MANZONI Alessandro; a cura di Rita LIBRANDI”,”Della lingua italiana.”,”Il libro è uscito postumo. Per LOCKE la conoscenza non è che “”la percezione della connessione e dell’ accordo, o del disaccordo e del contrasto fra le nostre idee (the perception of the connexion and agreement, or disagreement and repugnancy, of any of our ideas””. Per quanto ogni uomo abbia la libertà di attribuire nomi nuovi alle idee, tuttavia lì dove si è formata una società e si è stabilita una lingua, “”i significati delle parole devono essere cambiati con molta cautela e parsimonia. Infatti, in questo caso, gli uomini sono già forniti di nomi per le loro idee””.”,”ITAB-088″
“MANZONI Alessandro”,”Storia della rivoluzione francese.”,”””Sui 75 anni, quando la gente lo credeva inerte, e taluni pensavano già a una menomazione delle sue facoltà intellettuali, Alessandro Manzoni cominciò a scrivere ‘La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859′, il saggio comparativo che doveva purtroppo rimanere incompiuto ma che è lo stesso una lucidissima analisi dei primi mesi della rivoluzione francese, e ora che è meglio conosciuto, un capolavoro o l’ inizio di un capolavoro””. (pag V)”,”FRAR-275″
“MANZONI Alessandro, a cura di Alfonso BERTOLDI”,”Poesie liriche di Alessandro Manzoni con note storiche e dichiarative di Alfonso Bertoldi.”,”Poesie politiche (pag 91-120) Il Proclama di Rimini. Marzo 1821. Il Cinque Maggio. La morte di Napoleone. Il cinque maggio. “”””Che volete? (diceva (Manzoni), sempre al Cantù): era un uomo che bisognava ammirare senza poterlo amare; il maggior tattico, il più infaticabile conquistatore, colla maggior qualità dell’ uomo politico, il saper aspettare e il saper operare. La sua morte mi scosse, come se al mondo venisse a mancare qualche elemento essenziale; fui preso da smania di parlarne, e dovetti buttar giù quest’ode, l’ unica che, si può dire, improvvisassi in men di tre giorni. Ne vedevo i difetti, ma sentivo tale agitazione e tal bisogno di uscirne, di metterla via, che la mandai al censore. Questi mi consigliò di non pubblicarla; ma dal suo uffizio ne uscirono le prime copie a mano”” (Cantù, I, 113) (Manzoni, Poesie liriche, 1924) pag 104″,”ITAB-222″
“MANZONI Alessandro”,”Opere complete. I promessi sposi – Storia della colonna infame – Osservazioni sulla tortura – Osservazioni sulla morale cattolica – Il conte di Carmagnola – Adelchi – Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia – Lettera al Signor Chauvet su l’unità di tempo e di luogo nella tragedia – Lettera a G. Goethe – Il romanticismo in Italia – Pensieri sulla critica – Del romanzo storico – Dell’invenzione. Dialogo – Sulla lingua italiana. Lettera a Giacinto Carena – Intorno al romanzo storico: due lettere dirette da Pietro Giordano e da Alessandro Manzoni a Giuseppe Bianchetti – Del sistema che fonda la morale sull’utilità. Dissertazione – Lettera intorno al libro ‘De vulgari eloquio’ di Dante Alighieri – Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla. Relazione al ministro della pubblica istruzione – Appendice alla relazione intorno all’unità della lingua e ai mezzi di diffonderla – Saggio comparativo del dizionario dell’Accademia francese col vocabolario degli Accademici della Crusca – Poesie varie.”,”Ordine, tranquillità, pace sociale nel paese dominato dai Longobardi. “”Alcuni di quei pochissimi che non amano i giudizi senza discussione, e i risultati senza analisi, si misero a frugare entro quelle barbarie; ed è naturale che sieno stati disposti a cavarne una opinione nuova; ed a fermarvisi, come l’infermo giaciuto lungamente sur un lato cerca un riposo su l’altro. Che che ne sia, il fondamento su cui principalmente è stata stabilita l’opinione della bontà morale de’ Longobardi, o del loro dolce modo di vivere e di lasciar vivere, è il famoso passo di Paolo di Warnefrido: “”Questo vi era di mirabile nel regno dei Longobardi, che non vi si faceva violenza di sorta, non si tendevano agguati, nessuno angariava a torto, nessuno dispogliava altrui; né furti, né ladronecci: ognuno sicuro e senza sospetto n’andava dove più gli fosse piaciuto””. Il Giannone reca questo passo come una testimonianza. Il Muratori, sostenendolo contra una obbiezione del Baronio, avverte che i mali fatti da’ Longobardi nei paesi nemici non provano nulla contro l’asserzione di Paolo che nel regno loro si godesse questa ‘invidiabile tranquillità’: e per tacer di molti altri, il Denina cita pure quel passo come una prova, acconsentendo però di leggieri al Baronio che qualche cosa si detragga da un elogio che viene da un autore parziale””. (pag 490)”,”VARx-464″
“MANZONI Alessandro, a cura di Giancarlo VIGORELLI”,”Il “”mestiere guastato”” delle Lettere.”,”La popolarità di Giusti in Italia e la lingua toscana. “”Perché, o volere o non volere, e malgrado tutte le contraddizioni, questa fede nella lingua toscana è pur sempre viva in Italia; e se non è forte abbastanza per spingerci a cercarla, basta però per darci e amore e coraggio a prenderla quando ci si presenta da sé. Non ci pare quindi, che sia un’illusione il vedere in quel fatto un saggio e un pronostico dell’effetto tanto più vasto che produrrebbe l’esser tutta (s’intende smpre per quanto si può) quella lingua messa contemporaneamente davanti gli occhi del pubblico d’ogni parte d’Italia”” (pag 217)”,”ITAB-314″
“MANZONI Alessandro a cura di Ermenegildo PISTELLI”,”I Promessi Sposi. Novamente riveduti nel testo e annotati da Emenegildo Pistelli. Con un ritratto e un autografo, nuova tiratura.”,”MANZONI Alessandro pag 60-61 assalto al forno e saccheggio di farina e pane in una via di Milano”,”ITAB-316″
“MANZONI Alessandro”,”I Promessi Sposi.”,”Sommossa, crisi economica e carestia a Milano (pag 412-414) “”Mantenuto così il pane e la farina a buon mercato in Milano, ne veniva di conseguenza che dalla campagna accorresse gente a processione per comprarne. (…) La moltitudine aveva voluto far nascere l’abbondanza col saccheggio e con l’incendio; il governo voleva mantenerla con la galera e con la corda. I mezzi erano convenienti tra loro; ma cosa avessero a fare col fine, il lettore lo vede: come valessero in fatto ad ottenerlo, lo vedrà a momenti”” (pag 413) “”Manzoni, in una delle pagine più divertenti dei ‘Promessi sposi’, ha spiegato a quali trasformazioni fosse sottoposta, in un’epoca ch’era quella di Mazzarino, una lettera che doveva essere inviata da uno che non sapesse scrivere ad un’altro che non sapesse leggere. “”Che se per di più il soggetto della corrispondenza è un po’ geloso; se c’entrano affari segreti, che non si vorrebbe lasciar capire a un terzo, caso mai che la lettera andasse persa, se, per questo riguardo, c’è stata anche l’intenzione positiva di non dir le cose affatto chiare; allora, per poco che la corrispondenza duri, le parti finiscono a intendersi tra di loro come altre volte due scolastici dhe da quattr’ore disputassero sull’entelechia”””” (pag XIX, Giovanni Macchia, Mazzarino Breviario dei politici)”,”VARx-497″
“MANZONI Alessandro, a cura di Riccardo BACCHELLI”,”Opere.”,”10 Questione della tortura (in Storia della colonna infame) (pag 586-) (polemica con Verri)”,”TEOP-448″
“MANZONI Alessandro”,”Del sistema che fonda la morale sull’utilità.”,”Il volumetto conteneva un ritaglio di stampa tratto da periodico anni ’50 ora incollato in fondo al libro: “”Il concetto di morale secondo il marxismo”” di Mario Spinella (v. parte citazione in retro) Manzoni: “”Ma un altro argomento da non trascurarsi, e da potersi anch’esso accennar brevemente, ce lo somministrano que’ sistemi medesimi che ci potrebbero essere opposti da qualcheduno. Cosa sono essi infatti, se non una nova fase del sistema utilitario, nove applicazioni di quel così detto principio? Parlano, è vero, di giustizia (1); ma cosa intendono poi per giustizia? Null’altro che il godimento de’ beni temporali ugualmente diviso. Ora, anche i primi utilitari erano pronti a permetter che s’usasse questa parola, a usarla loro medesimi, purchè non gli si desse altro significato che quello dell’utilità (…)”” (pag 68-69) ((1) L’opera del Godwin, che fu, se non m’inganno, la prima di questo genere, tra le moderne, che abbia avuta celebrità, porta quella parola nel titolo medesimo: “”Inquiry concerning political justice, etc.””. Ricerche intorno alla giustizia politica, e alla sua influenza sulla felicità, Londra, 1793 [Manzoni]. Guglielmo Godwin (1756-1836) attaccò violentemente, nel suo libro, le pretese delle classi privilegiate, dichiarando intollerabile ogni controllo dell’uomo sull’uomo e un’ingiustizia mostruosa ogni forma di proprietà, accumulata. Auspicava l’avvento di uno stato di cose in cui ogni individuo agisse spontaneamente prorpio nel modo che richiedesse il miglior vantaggio della società”””,”SOCU-199″
“MANZONI Alessandro, a cura di Romano AMERIO”,”Osservazioni sulla morale cattolica.”,”11 “”E si osservi da ultimo che considerare la pazienza come una virtù che porti alla debolezza, è un considerarla molto leggermente, perchè questa virtù, educando l’animo a superare i mali, lo rende più forte ad affrontarli quando sia necessario per la giustizia; mentre l’insofferenza che trasporta l’uomo alla violenza lo fa poi condiscendente quando vi sia un mezzo di sfuggire i mali, sacrificando il dovere. Forse si opporrà a queste ragioni che nella Chiesa molti adulatori insegnarono la servilità, e pretesero di consecrarla coll’insegnamento delle Scritture. Purtroppo, ma io mi appello a tutti quelli che sostengono una causa giusta e generosa, e domando loro: sareste voi contenti che la vostra causa fosse giudicata dalle opinioni o esagerate, o interessate, o fanatiche di alcuni che pretendono difendere la vostra stessa causa? E quando i vostri avversari vi oppongono queste opinioni e questi eccessi, non riclamate voi contro questo giudizio, non dite voi che è dai vostri principii che bisogna giudicarvi? E perchè giudicherete la religione dalle mire degli adulatori?”” (pag 469-470)”,”TEOP-457″
“MANZONI Carlo”,”Gli anni verdi del Bertoldo. Un po’ diario, un po’ antologia di sette anni di umorismo.”,”L’autore ha voluto raccogliere, con un diario e una breve e sorridente autobiografia, un’antologia ragionata del vecchio bisettimanale, per riportare i vecchi lettori ai tempi di allora, che sono sempre i migliori perchè sono quelli della giovinezza, e per dimostrare ai giovan i che il modo di ridere di allora è lo stesso di oggi.”,”EMEx-005-FL”
“MANZONI Alessandro”,”Tragedie e liriche.”,”Il 5 maggio. (pag 284-288) “”Ei fu, Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, Stette la spoglia immemore, Orba di tanto spiro, Così percossa, attonita La terra al nunzio sta, (…) Fu vera gloria? Ai posteri L’ardua sentenza: nui Chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui De creator suo spirito Più vasta orma stampar (…) ‘Il Manzoni riprende in esame la famosa questione sul linguaggio letterario e poetico d’Italia, sorta nel ‘300 e discussa per la prima volta da Dante nel «De vulgari eloquentia». Ma mentre Dante, e sulle sue orme moltissimi d’ogni secolo, avevano cercato di fissare la letteraria ad un diverso livello dalla parlata, il Manzoni afferma la necessità di dare vera vita alle «lettere» italiane, rendendo accessibile a tutti quel mondo umanistico rimasto per secoli isolato, in una sfera riservata ad un’aristocrazia artistica, staccata dal resto del popolo. Occorreva dunque che la lingua divenisse «un mezzo di comunicazione d’ogni sorte di concetti tra tutti gli Italiani». Questa lingua viva, chiara, ricca di modi espressivi, popolare e nazionale insieme, egli trova nel fiorentino, cui cerca d’accostare il più possibile, attraverso le varie stesure, l’idioma del suo Romanzo. Non era questo soltanto un problema linguistico-letterario, ma anche, e diremmo soprattutto, nel momento in cui l’Italia andava ricostruendo la sua unità nazionale, un problema politico. L’unità della lingua avrebbe costituito un legame spirituale saldissimo, al di sopra d’ogni regionalismo, fra le varie parti della penisola, che s’andavano faticosamente avvicinando e fondendo. Il liberalismo del Manzoni, coerente e sereno, moderato e cristiano, aveva sempre propugnata la necessità dell’unione nazionale, con Roma capitale politica d’Italia, Firenze capitale artistica e letteraria. La sua alta saggezza morale fece sì che molti giovani nella seconda metà dell’800 sentissero nelle sue idee una guida sicura fra le tante correnti contrastanti; per questo, oltre che per l’altezza della sua figura di poeta e di scrittore, nel ’61 fu chiamato a far parte del Senato del nuovo Regno italico. Morì a Milano il 22 maggio del 1873, dopo aver perduto, fra il ’33 e il ’61, la prima moglie, la madre, sei figli, e infine la seconda moglie, Teresa Borri Stampa, da lui spostata nel ’37. Questi lutti resero tristi e solitari i suoi ultimi anni, durante i quali vide sparire a poco a poco anche molti dei suoi più cari amici, e fra questi Antonio Rosmini, la cui amicizia lo aveva aiutato a uscire dal pessimismo iniziale, e a sollevarsi ad una sempre più equilibrata accettazione della vita. Nel 1874, celebrandosi il primo anniversario della suo morte, Giuseppe Verdi, che aveva avuto per lui la venerazione che si ha per un santo, scrisse, per onorarlo, la sua famosa Messa da requiem’ (pag 19-20) (introduzione di Nella Clara RONCAGLIA)”,”VARx-032-FGB”
“MANZOTTI Fernando”,”Il socialismo riformista in Italia.”,”Interventismo democratico e nazionalismo. “”Occorre pertando distinguere, quando si parla di interventismo democratico, le sue personalità più significative, da Bissolati a Salvemini, da Ruffini ad Amendola, alle cui idee, fra loro ricche di sfumature, si fa sempre riferimento, dal movimento organizzato che era nel paese. Tale movimento coincideva in gran parte con l’ assottigliato partito socialriformista (poi USI), e col partito repubblicano, ambedue percorsi da fremiti non genuinamente democratici e nei quali veniva a prevalere quella piccola borghesia che si trovava a suo agio nell’ incontro non casuale fra l’ istanza patriottica e nazionalistica e l’ istanza socialista e sindacalista.”” (pag 114) Social-riformismo. “”Ma da una visione anche parziale di tali atteggiamenti emerge la constatazione della insussistenza di una peculiare caratterizzazione in senso rigorosamente bissolatiano. Per lo più l’ azione dei socialriformisti era compiuta di concerto con altri partiti di ben diversa fisionomia. Lo stesso Bissolati ricorreva ad Amilcare Cipriani per oppugnare il neutralismo dei socialisti. Bissolati, Salvemini, Bonomi tenevano comizi a fianco dei nazionalisti. La loro voce si affievoliva in un vasto coro. L’ interventismo, fin dalle sue origini, portava con sé elementi impuri, confusi aneliti rivoluzionari””. (pag 115)”,”MITS-237″
“MANZOTTI Fernando”,”Partiti e gruppi politici dal Risorgimento al fascismo.”,”Cristiani-sociali. “”Quella della “”Plebe”” era invece una delle reazioni più vivaci alle direttive papali e ad ogni forma di compromesso fra la religione e gli interessi delle classi borghesi; era, fra le file stesse del clero, la risposta che una società come quella reggiana, che già era stata permeata da un notevole complesso d’ istituzioni socialiste, dava di fronte al pericolo che tale sviluppo subisse una involuzione. Ma in questo sforzo “”La Plebe”” rivelava chiaramente di subire la suggestione delle idee e della pratica socialiste, e per l’ insistente necessità di polemizzare con le forze cattoliche ufficiali si riduceva ad operare ai margini dello schieramento cattolico stesso.”” (pag 248-249)”,”ITAA-079″
“MANZOTTI Fernando”,”Il socialismo riformista e la guerra ’15-’18. [Bissolati davanti all’intervento, con note inedite di diario; Bissolati, Salandra, Sonnino; Bissolati dopo Caporetto; Bissolati e Bonomi]”,”MANZOTTI Fernando “”In quei “”tempi grossi”” Salandra si diceva bisognoso dell’aiuto e del consiglio di Bissolati. Ne aveva ben donde. Già il 12 dicembre precedente, infatti, Bissolati era intervenuto alla Camera in difesa del governo, affermando che tutte le critiche che partivano dal suo gruppo dovevano intendersi semplicemente come un “”contributo di consigli”” e una “”forma di collaborazione che è utile alla stessa causa per amor della quale siamo uniti”” (1)”” (pag 15) (1) ‘La politica estera dell’Italia dal 1897 al 1920. Scritti e discorsi di Leonida Bissolati, Milano, 1923’ “”Bissolati fu, fra i ministri del governo Orlando, colui che più di ogni altro assistette e subì lo spettacolo devastante della ritirata dopo Caporetto”” (pag 27)”,”ITAD-111″
“MANZOTTI Riccardo TAGLIASCO Vincenzo”,”L’esperienza. Perchè i neuroni non spiegano tutto.”,”MANZOTTI Riccardo lauireato in ingegneria elettronica e filosofia e ricercatore in psicologia presso l’Università di Milano. Si occupa di coscienza e di psicologia dell’arte. TAGLIASCO Vincenzo docente di bioingegneria presso l’Università di Genova si interessa di coscienza e di comunicazioni nell’essere umano e nella macchina. “”Il carattere alfanumerico “”A”” maiuscolo. Secondo le ontologie tradizionale basate sulla sostanza, esso è costituito da tre segmenti neri in una certa disposizione. Il carattere “”A”” esiste o non esiste? Secondo una strategia puramente riduzionistica, il carattere in quanto intero non esiste: esistono solo i tre segmenti neri. Il carattere è frutto delle categorie percettive dell’osservatore, della sua interpretazione: una costruzione mentale. L’unità, l’intero, non esiste: è solo un’attribuzione che è fatta da un interpretante. Applichiamo un’ontologia basata sul processo: se non accade alcun processo che ha per oggetto i tre segmenti in quanto unità, il carattere non esiste. Al contrario, se accade un processo che seleziona i tre segmenti in quanto propria causa, il carattere esiste e non è riducibile alle sue parti. Che cosa può dare unità a tre oggetti separati? Il fatto che producano un effetto congiunto e che siano la causa di un processo. Per produrre tale effetto è necessario un processo fisico con una durata temporale”” (pag 117)”,”SCIx-404″
“MANZOTTI Fernando”,”La polemica sull’emigrazione nell’Italia unita (fino alla prima guerra mondiale).”,”MANZOTTI Fernando “”Nella famosa intervista che nel 1902 Antonio Labriola rilasciava al ‘Giornale d’Italia’ su ‘Tripoli il socialismo e l’espansione coloniale’ (1) vi è un punto che può da solo illuminarci sulla “”palla al piede”” del partito socialista per una più spedita ed efficace azione a favore degli emigranti. Era l’opposizione che il partito trovava nella stessa organizzazione operaia degli altri paesi. L’Italia – secondo il nostro massimo interprete del marxismo – era come “”assediata da tre potenze internazionali ad una volta. E dico dalla papale, che invalida i titoli della nostra unità; dalla capitalistica, che asporta dall’Italia i profitti commerciali ed industriali; e dalla operaia che riduce in condizioni d’inferiorità all’estero in nostri emigranti””. In questo vivo scorcio di storia mondiale del movimento operaio è gran parte del dramma dei nostri lavoratori. All’estero (anche se non si verificheranno più reazioni brutali come quella di Aigues Mortes) dovevano infatti subire le conseguenze del cosiddetto protezionismo operaio. Lo stesso Cabrini, alla Camera, ammetteva francamente l’esistenza di un “”pericolo contro il quale nulla possono manifesti e sciabole e moschetti: il protezionismo””, che si andava facendo sempre più strada in ogni paese per una coincidenza di interessi di classe diverse. Giacché esso – spiegava il deputato socialista che aveva una specifica competenza in materia d’emigrazione – “”trova un formidabile alleato nella classe dei commercianti, ché se per gli operai tedeschi sindacati l’emigrante italiano disorganizzato rappresenta un pericolo come abbassa i salari, per il commerciante egli rappresenta un cattivo consumatore. Quella virtù del risparmio, che tanto lodate nel nostro operaio riducente al minimo la somma dei propri consumi, provoca l’ostilità dei commercianti, i quali preferiscono mille operai tedeschi ad alti salari e dai larghi consumi a due mila operai italiani viventi in dieci o quindici nella stessa stamberga, e cibantisi di pane e di minestra pur di mandare a casa un po’ di danaro”” (2)””. Ma il fenomeno era più complesso. Certamente il protezionismo operaio si avvaleva delle connivenze di altri interessi. Il Prato dimostrava anzi i legami fra protezionismo operaio e protezionismo industriale. Ed era negli Stati Uniti che ciò si verificava su più ampia scala. Ma il fatto saliente era costituito dalla contrapposizione di operai ad altri operai: gli indigeni per difendere i loro alti salari chiedevano ai governi misure restrittive all’immigrazione; gli emigrati per trovare lavoro erano disposti ad accettare salari più bassi (durante gli scioperi la loro presenza costituiva una massa di manovra di crumiraggio). Il problema era talmente serio che l’Internazionale era costretta ad occuparsene a fondo nuovamente. Al congresso di Stoccarda del 1907 si rivelavano opposte tendenze. I protezionisti, delegati particolarmente del tradeunionismo australiano e nord-americano, propugnarono una immediata difesa degli alti salari minacciati dall’emigrazione. I liberisti, delegati soprattutto dei paesi d’emigrazione, osservarono che non alle inefficaci e antipatiche misure protezioniste ma allo sviluppo dell’organizzazione e alla propaganda socialista il proletariato cosciente doveva chiedere la difesa dello ‘Standard of life’. Prevaleva una terza corrente, di cui fu sostenitore anche Cabrini, che riconobbe la necessità di un intervento dei sindacati e dello Stato per impedire le importazioni di crumiri e le speculazioni degli agenti (2). Qualche settimana dopo, la V Conferenza internazionale dei sindacati operai riunita in Kristiania, prendendo le mosse dalle deliberazioni di Stoccarda, stabiliva che i sindacati affiliati ai centri nazionali dovessero ammettere tutti i membri dei sindacati corrispondenti degli altri paesi, purché questi compagni fossero muniti di certificati rilasciati dall’organizzazione del paese di loro provenienza (3). Cabrini si rendeva poi interprete di tale linea al congresso del PSI di Firenze del 1908 il quale veniva a prescrivere l’obbligo agli aderenti al partito di entrare nei sindacati di mestiere del paese d’immigrazione opponendosi a qualsiasi proposta di secessione determinata dal “”particolarismo nazionalista e localista”” (4)’ (pag 184-185-186)] [(1) “”Giornale d’Italia””, 13 aprile 1902, art. riportato in A. Labriola, Scritti vari, cit.,432, segg:; (2) A.P., C:d:, 29 giugno 1904. 14825-7 Cabrini si scagliava con veemenza contro una particolare forma di crumiraggio ‘cosciente’ che nell’alta Italia funzionava nel modo seguente: allorquando in uno dei paesi confinanti scoppiava uno sciopero, vi erano agenti di emigraz. italiani che si presentavano al sindacato che aveva proclamato lo sciopero e tentavano il ricatto: “”O voi ci date tanto per tanti, e noi non vi danneggiamo o voi tenete chiusa la cassa, e noi invadiamo il campo da voi disertato, rovinando la vostra resistenza e prendendo il posto dei vostri lavoratori””; (2) Sul congresso di Stoccarda cfr. E. Dolleans et M. Crozier, ‘Mouvements ouvrier et socialiste’, Parigi, 1950, G. Perticone, ‘Le tre internazionali’, Roma, 1945, 91-2; (3) Oltre all’op. cit del Dolléans cfr. R. Rigola, ‘Storia del movimento operaio italiano’, Milano, 1947, 353-4; (2) ‘Resoconto del Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano’, Firenze 19-22 settembre 1908), Roma, Relaz. di A. Cabrini su “”Il partito socialista italiano e la politica dell’emigraz.””] [G. Prato, ‘Per un’opera di assistenza degli operai itlaiani all’estero’, in ‘Rass. Naz.’, XXI (1900), 211] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC MANZOTTI Fernando, La polemica sull’emigrazione nell’Italia unita (fino alla prima guerra mondiale). SOCIETA’ EDITRICE DANTE ALIGHIERI. MILANO ROMA. 1962 pag 228 8° dedica prefazione note indice nomi; Biblioteca della ‘Nuova Rivista Storica’. .”,”CONx-216″
“MAO TSE-TUNG, a cura di Fernando ORLANDI”,”Senza contraddizione non c’è vita. Inediti sulla dialettica.”,”””Ciò che chiamamo Balzo in Avanti è diverso da tutto quello che si è visto prima. Raggiungeremo l’ Inghilterra in sette anni, e gli Stati Uniti in dodici. Anche se avviene in quindici anni, sarà comunque un cambiamento brusco. Naturalmente i cambiamenti bruschi non sono arrivati in un colpo solo. Per raggiungere l’ Inghilterra in sette anni ci vogliono sette tappe. Un anno ha quattro stagioni, dodici mesi e trecentossessanticinque giorni. Vi sono in questo intervallo molti cambiamenti bruschi parziali. La maggior parte però sono cambiamenti quantitativi. Per esempio: per il carbone, possiamo raggiungere l’ Inghilterra in due o tre anni (…). (pag 81)”,”CINx-123″
“MAO TSE-TUNG, a cura di HU CHI-HSI”,”Note su Stalin e il socialismo sovietico.”,”””Questa sottovalutazione del fattore tecnologico fu all’ origine della predizione di J.S. Mill sull’ imminenza di una stagnazione economica e della profezia di Marx di una pauperizzazione del proletariato. Come si sa, non si è verificata né l’ una cosa né l’ altra. Introducendo nella sua equazione economica la variabile tecnologica, e accordandole un coefficiente elevato, Mao ha forse creato un nuovo indirizzo nel campo della teoria dello sviluppo”” (prefazione di A. Natoli, pag LVIII)”,”CINx-124″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome I. Periode de la premiere guerre civile revolutionnaire.”,”””Le leggi della guerra sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra. Le leggi della guerra rivoluzionaria sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra rivoluzionaria. Le leggi della guerra rivoluzionaria in Cina sono un problema che deve studiare e risolvere chiunque diriga una guerra rivoluzionaria in Cina. (…) Se non si conoscono tutte queste leggi, non si può riportare la vittoria in una guerra rivoluzionaria in Cina. E’ per questo che dobbiamo studiare le leggi della guerra in generale, le leggi della guerra rivoluzionaria, e infine, le leggi della guerra rivoluzionaria in Cina””. (pag 199-200) “”La difensiva strategica. Sotto questo titolo, voglio fermarmi ai problemi seguenti: 1. La difesa attiva e la difesa passiva. 2. La preparazione di una contro-campagna. 3. La ritirata strategica. 4. La controffensiva strategica. 5. L’ inizio della controffensiva. 6. La concentrazione delle forze. 7. La guerra di movimento. 8. La guerra di decisione rapida. 9. La guerra di annientamento.”” (pag 228)”,”CINx-147″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome II. Periode de la guerre de resistance contre le Japon, I.”,”””Ma la storia mostra che questa superiorità assoluta delle forze non si osserva che alla fine di una guerra o di una campagna, mentre la si trova molto raramente all’ inizio. Per esempio, durante la prima guerra mondiale, alla vigilia della capitolazione della Germania, i paesi dell’ Intesa avevano acquisito la superiorità assoluta, mentre la Germania era ridotta all’ inferiorità assoluta; di conseguenza la Germania fu vinta e i paesi dell’ Intesa riportarono la vittoria. (…) I vantaggi di una potente armata, di una potente economia e di un potente apparato statale hanno assicurato al Giappone la superiorità sulla Cina, che ha un’ armata debole, una economia debole e un apparato dello Stato debole, e hanno creato la base dell’ iniziativa di cui dispone. Ma dato che il potenziale militare e altro del Giappone è quantitativamente insufficiente e che vari altri fattori gli sono sfavorevoli, la sua superiorità si trova ridotta dalle sue proprie contraddizioni. Essa si trova ancor più ridotta, quando il Giappone si è scontrato in Cina con dei fattori quali l’ estensione del nostro territorio, l’ immensità della nostra popolazione, l’ importanza numerica del nostro esercito e la resistenza accannita di tutta la nazione. Così, la superiorità del Giappone, ha preso, nell’ insieme, un carattere relativo, e la sua attitudine a prendere e a conservare l’ iniziativa, che non può più esercitare che in certi limiti, è dunque divenuta, anch’ essa relativa.”” (pag 175-176)”,”CINx-148″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome III. Periode de la guerre de resistance contre le Japon, II.”,”””Attualmente, la politica rurale del Partito non è più, come durante la Guerra civile di Dieci Anni, una politica di rivoluzione agraria, ma una politica di fronte unico nazionale antigiapponese.”” (pag 7) “”L’ esperienza accumulata nella Guerra civile di Dieci Anni è la migliore, la più immediatamente utile, a cui noi possiamo fare riferimento nel periodo attuale, quello della Guerra di Resistenza contro il Giappone””. (pag10)”,”CINx-149″
“MAO TSE-TUNG”,”Oeuvres choisies de Mao Tse-Toung. Tome III. Periode de la troisieme guerre civile revolutionnaire.”,”””Acheson dice per esempio: La popolazione della Cina è raddoppiata nel corso dei secoli XVIII e XIX, esercitando con ciò sulla terra una pressione che essa non può sopportare. Il primo problema a cui ciascun governo della Cina ha dovuto far fronte, è come nutrire questa popolazione. Fino ad ora nessun governo è riuscito a risolverlo. Il Kuomintang ha tentato di risolverlo inserendo nei suoi codici molte leggi sulla riforma agraria. Una parte di queste leggi hanno fatto fallimento, le altre sono state ignorate. In una misura non trascurabile, la situazione difficile in cui si trova oggi il Governo nazionale è dovuta alla sua incapacità di fornire da mangiare alla Cina. La propaganda di comunisti cinesi consiste in gran parte nella promessa di risolvere il problema agrario””. (…) Forse le rivoluzioni scoppiano a causa della sovrappopolazione? Ci sono state molte rivoluzioni nei tempi antichi e moderni, in Cina e all’ estero; esse avevano come causa la sovrappopolazione? Le molte rivoluzioni della storia plurimillenaria della Cina avevano per causa la sovrappopolazione? E la rivoluzione americana contro la Grande Bretagna, 174 anni fa, anche? Le conoscenze di storia di Acheson sono nulle; non ha neppure letto la Dichiarazione d’ Indipendenza americana. (…)””. (pag 476)”,”CINx-150″
“MAO TSE-TUNG, a cura di Giorgio ZECCHETTI”,”Citazioni. Il breviario della Guardie Rosse.”,” “”Pertanto si può dire che la politica è guerra senza spargimento di sangue, e la guerra è la politica con spargimento di sangue””. (pag 62) “”Dal punto di vista della teoria marxista dello Stato, l’ esercito è la principale componente del potere statale. Chiunque voglia impossessarsi del potere di Stato e voglia mantenerlo deve avere un forte esercito””. (pag 64) “”Io ritengo che la situazione internazionale sia ora giunta ad una nuova svolta. Ci sono due venti oggi nel mondo: il vento dell’ est e il vento dell’ ovest. In Cina c’è un detto: “”Se non è il vento dell’ est che prevale sul vento dell’ ovest, allora è il vento dell’ ovest che prevale sul vento dell’ est””.”” (pag 79)”,”CINx-198″
“MAO TSE-DUN (MAO TSE-TUNG)”,”Sulla nuova democrazia.”,”Cofanetto, opera n° 47″,”SOCx-213″
“MAO TSE-TUNG”,”Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo.”,”Problema delle minoranze nazionali. Sciovinismo Grande Han Le minoranze nazionali costituiscono il 6% della popolazione totale del paese (30 milioni) ma vivono in regioni che occupano il 50 e 60 % del’intero territorio nazioanle. E’ necessario stabilire buoni rapporti tra gli Han e le minoranze nazionali. La chiave del problema è superare lo sciovinismo di grande Han e il nazionalismo locale ovunque esista tra le minoranze nazioanali (pag 35)”,”CINx-005-FSD”
Autore: bibliotecastudige
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, L4
“L’HENORET André”,”Le clou qui dépasse. Récit du Japon d’en bas.”,”L’HENORET prete operaio ha soggiornato in Giappone ver vent’anni e ha lavorato in una piccola impresa di Tokyo. Conosce la lingua giapponese e ha condiviso la condizione operaia senza beneficiare di alcun privilegio. Si è integrato tra gli sfruttati per vedere la faccia nascosta del ‘miracolo giapponese’. Giovani giapponesi e immigrati. “”Un’ espressione alla moda sui giornali indica il lavoro manuale che i giovani giapponesi adesso rifiutano di fare; è “”il lavoro delle tre K””, ovvero, kitsui (“”duro””), kitanai (“”sporco””) e kiken (“”pericoloso””). Questo lavoro già oggi è lasciato ai lavoratori immigrati dei paesi asiatici che premono alle porte del Giappone””. (pag 71)”,”MJAx-009″
“LHOMME Jean”,”La politique sociale de l’ Angleterre contemporaine. Salaires, coût de la vie, emploi.”,”LHOMME Jean professore presso la facoltà di diritto di Parigi direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. “”Nel 1944, il Libro bianco sull’ impiego prevedeva che il salari potevano essere aumentati, se la produttività fosse aumentata. Il Libro bianco del 1948 sui redditi si pronunciava nello stesso senso””. (pag 284)”,”MUKx-130″
“LHOSPICE Michel”,”La guerre de 70 et la Commune. En 1000 images.”,”Lo scollamento tra i parigini e chi li governa. Crisi sociale. “”C’est qu’en plein blocus, le laissez-faire continue à être la loi, et la liberté de s’empoisonner avec du rat crevé est protégée, comme celle de godailller dans des restaurants hors de prix. C’est ce qu’on appelle, cyniquement, le “”rationnement par la cherté””. Seule, une chose ne manque pas: l’alcool. Et nombre de Parisiens désoeuvrés emplissement les cafés jusque tard dans la nuit, avant de rentrer chez eux, l’estomac vide et le coeur plein de hargne. Aux yeux du gouvernement, la capitulation est inévitable. Aux yeux des Parisiens, les ministres sont incapablés ou traîtres. Le malentendu s’installe entre gouvernants et gouvernées, augmente et s’aggrave aussI. Trochu a beau déclarer: “”Faites confiance dans les hommes qui vous ont ramené la République””, désormais, personne n’accorde plus la moindre créance à ses proclamations patriotiques.”” (pag 162)”,”MFRC-127″
“L’HUILLIER Fernand”,”La lutte ouvriere a la fin du second empire.”,”Condizione operaia e movimento operaio, caratteristiche generali e regionali, scioperi del 1869, bacino della Loira e Aubin, sciopero di Elbeuf, sciopero di Creusot, movimento in Normandia, grandi scioperi del 1870, area industriale Alsazia.”,”MFRx-014″
“LI OGG”,”Histoire de la Corée.”,”LI OGG è chargé de cours all’ Università Yonsei (Seul) e all’ Ecole Nationale des Langues Orientales Vivantes, Lecteur alla Sorbona.”,”ASIx-066″
“LI CAUSI Girolamo”,”Il lungo cammino. Autobiografia 1906-1944.”,” “”Io fui inviato a Torino come responsabile interregionale per il Piemonte e la Liguria, carica precedentemente ricoperta da Oberti e Flecchia, entrambi arrestati. Dovetti superare qualche ostacolo di carattere politico, dovuto al fatto che a Torino trovai un nucleo di vecchi militanti, il più prestigioso dei quali era Battista Santhià, ed era naturale che questi compagni considerassero con una certa diffidenza l’ “”intruso””, l’ estraneo che ero io. Fin dal primo contatto misi subito in chiaro che a me non importava se essi erano bordighisti o ordinovisti; volevo soltanto sapere se erano disposti a lavorare per riorganizzare il partito.”” (pag 115) “”Il 21 aprile – data che i fascisti avevano sostituito al 1° maggio per la celebrazione della festa del lavoro – venne lanciata, con grande chiasso pubblicitario, la Carta del lavoro, presentata come una specie di “”Costituzione dei lavoratori””, che avrebbe dovuto garantire questi ultimi da ogni sopruso ed ingiustizia. In realtà, al di là delle roboanti dichiarazioni pseudorivoluzionaire, la Carte era il documento fondamentale su cui si basava il corporativismo fascista. Aboliti tutti i contratti di lavoro, giudicati superflui “”nel nuovo clima di concordia nazionale””, si dava sanzione giuridica ai tagli di salari già avvenuti e si lasciava mano libera agli industriali e agli agrari per riduzioni future””. (pag 120)”,”PCIx-301″
“LI YI”,”The Structure and Evolution of Chinese Social Stratification.”,”LI-YI è nata nel 1961 e si è laureata nel 1982 presso la Northwestern University (China). E’ stata Assistant Professor in Sociology nella Northwestern University (China). Ha ottenuto il Master negli Stati Uniti. Declino classe dei contadini “”In 2003, there were 312 million peasants in China, not including the 176 million peasant workers. Peasants still supply almost half of China’s labor, despite their rapidly diminishing population. The percentage of labor in agriculture is the most important variable and the most important criterion. With current technology in hand, one fourth of China’s peasants are all that’s needed to till China’s land, so well over half of them are surplus laborers.”” (pag 191)”,”CINE-022″
“LI Chien-Nung, a cura di Ssu-Yu TENG e Jeremy INGALLS”,”The Political History of China, 1840-1928.”,” Primo movimento operaio e comunista (pag 439) Colloqui tra Sun Yat-sen e Joffe (pag 442) Sun Yat-sen invia Chiang Kai-shek in Russia per colloqui (1923) (pag 443) “”Sun Yat-sen sent Chiang Kai-shek to Russia in the summer of 1923. When Chiang reached Moscow, Lenin was already seriously ill; but Chiang had conversation with Trotsky and other leaders. After a thorough field investigation of the Soviet military system, the organization of the Red Army, and the strict discipline of the Communist party, Chiang returned to China charged with new momentum to reorganize the party and to train the party army. The party leader, Sun Yat-sen, was more determined than before to join hands with Russia. Soviet Russia, to support the Kuomingtang commissioned Michael Borodin to Canton, where he met with Sun Yat-sen. A provisional Central Executive Committee consisting of nine members was formed and Borodin invited to be its advisor. Members were carefully recruited in Canton, and party offices were established in cities, towns, and other smaller divisions. The economic conditions of farmers, workers, and the bourgeois class were investigated. A unified propaganda office was set up and the party members were forbidden to express any opinions about the party before outsiders. Special schools or classes were opened to train party workers. A national congress with 165 participants, was held at Canton,on January 20, 1924. Each province sent six delegates, three of whom were appointed by the party leader, Dr. Sun, and the other three elected by the local members. (…) During the sessions of congress someone suggested that the Kuomintang should not accept as members applicants who still retained membership in another party. The Communist member, Li Ta-chao, replied that Communist members of the Third International who joined the Kuomintang must obey the Kuomintang’s principles and rules: that they should participate in the nationalist revolution, should entertain no intention of converting the Kuomintang members to Communism, and should join the Kuomintang as individuals, not as group ben on infiltrating the Kuomintang”” (pag 443-444) “”Sun Yat-sen venne inviato Chiang Kai-shek in Russia nell’estate del 1923. Quando Chiang raggiunse Mosca, Lenin era già gravemente malato,. Ma Chiang ebbe conversazioni con Trotsky e altri leader. Dopo un’indagine a tutto campo approfondita del sistema militare sovietico, l’organizzazione dell’Armata rossa, e la rigorosa disciplina del partito comunista, Chiang tornò in Cina incaricato di dare nuovo slancio per riorganizzare il partito e per addestrare l’esercito di partito. Il leader del partito, Sun Yat-sen, era più determinato che mai a stringere la mano alla Russia. La Russia sovietica, per sostenere il Kuomingtang, aveva inviato Michael Borodin a Canton, dove ebbe un incontro con Sun Yat-sen. Un Comitato esecutivo centrale provvisorio composto da nove membri venne costituito e Borodin venne invitato ad essere il suo consulente. I membri furono accuratamente reclutati a Canton, e gli uffici di partito stabiliti in città, paesi, e altre località più piccole. Vennero studiate le condizioni economiche di agricoltori, lavoratori, e della classe borghese. Un ufficio di propaganda unificata venne istituito e ai membri del partito fu proibito di esprimere qualsiasi opinione anticipata agli estranei. Scuole speciali o classi furono aperte per formare i lavoratori di partito. Un congresso nazionale con 165 partecipanti, si tenne presso Canton, il 20 gennaio 1924. Ogni provincia inviò sei delegati, tre dei quali nominati dal leader del partito, Dr. Sun, e gli altri tre eletti dai membri locali. (…) Nel corso delle sessioni del Congresso qualcuno suggerì che il Kuomintang non dovesse accettare come soci i candidati che ancora conservavano l’appartenenza a un altro partito. Il membro comunista, Li Ta-chao, rispose che i membri comunisti della Terza Internazionale che avevano aderito al Kuomintang dovevano obbedire ai principi e alle regole del Kuomintang, partecipare alla rivoluzione nazionalista, e non avere alcuna intenzione di convertire i membri del Kuomintang al comunismo, dovevano far parte del Kuomintang come individui, non come gruppo per infiltrare il Kuomintang”””,”CINx-297″
“LIAKOS Antonis”,”L’unificazione italiana e la grande idea. Ideologia e azione dei movimenti nazionali in Italia e in Grecia, 1859-1871.”,”Antonis Liakos è professore ordinario di Storia moderna e contemporanea all’Università di Atene, dove è nato nel 1947. Si è laureato all’Università di Salonicco dove ha insegnato fino al 1990. Condannato dal regime dei Colonnelli è stato in carcere dal 1969 al 1973. È autore di saggi e libri in greco tra cui ‘La Federazione socialista dei lavoratori di Salonicco e la sua Gioventù’ (1986), ‘La nascita delle organizzazioni giovanili’ (1987), e ‘Lavoro e politica in Grecia tra le due guerre (1993).”,”GREx-031″
“LIANG SHIQIU, a cura di Gianluca MAGI”,”La nobile arte dell’ insulto.”,”””E’ più conveniente usare toni educati e modi cortesi anche se il nostro interlocutore è l’ apoteosi dell’ uomo meschino e abbietto. Ciò non significa che ci si deve rivolgere a lui con l’ ossequio che si rende ad un “”Maestro””, ma significa che più l’ insulto è ammantato di cortesia e forbitezza più, per conseguenza, acquista vigore””. (pag 31) Il termine Maestro (xianshen), colui al quale nella Cina tradizionale si tributava il più grande rispetto L’ attacco laterale. “”Dar del “”ladro”” a chi ci ha rubato qualcosa oppure dar del “”bandito”” a chi ci ha derubato sono modi troppo grossolani per condurre una controversia. In questi casi, per biasimare pubblicamente qualcuno in modo veramente incisivo è conveniente innanzitutto avvalersi dell’ arte del vuoto e del pieno, del velo e del riflesso, del far risaltare di traverso e di insinuare indirettamente, del colpire di fianco e dell’ attaccare obliquamente. Ciò significa che fin dall’ inizio ci si dovrebbe mostrare, in modo convincente, comprensivi con quella tal persona, giungendo persino ad essere, in modo prudente, prodighi di espressioni rispettose e di apprezzameno. Pur senza esagerare. Conducendo così abilmente il discorso, l’ effetto finale dell’ arte dell’ insulto sarà tutt’altro che stemperato: l’ enfasi posta sulle nostre parole accentuerà l’ impressione a chiunque ci ascolti che si stia parlando soltanto di cose veraci e inconfutabili. Gli uditori giungeranno a farsi un’ idea di noi talmente favorevole da considerarci persona indulgente e magnanima. Giunti a questo punto cruciale, sarà sufficiente una sola parola per farla finita.”” (pag 21-22)”,”VARx-201″
“LIAO YIWU”,”L’ empire des bas-fonds.”,”LIAO YIWU è nato nel 1958, ed è diventato uno degli autori contemporanei più audaci della sua generazione. Traffico di donne. Intervista a trafficante. “”La società nuova ha sradicato la triade. Ma ho appreso con grande mia sorpresa, che la tratta delle donne perdura sempre: essa è oggi nelle mani di piccoli capi locali nelle regioni di montagna. E questo accade ai giorni nostri, quando si sviluppano dappertutto tecniche sempre più sofisticate!””. (pag 36)”,”CINx-173″
“LIBERATORE Raffaele FERRIGNI Giuseppe TROIA Carlo fondatori della rivista.”,”Minerva Napolitana.”,”All’epoca non si usava firmare gli articoli, tutt’al più con iniziali. Anche i fondatori della rivista Minerva Napolitana non compaiono sul testo. Informazioni tratte dal Dizionario Biografico degli Italiani (DBI): LIBERATORE Raffaele (Lanciore 1787 – Napoli 1843), FERRIGNI Giuseppe (Napoli 1797 – Torino 1874), TROIA Carlo (Napoli 1784 – Napoli 1858): (Informazioni fornite al redattore dallo storico SCOTTI DOUGLAS Vittorio). «L’esclusione della Nobiltà istorica dal parlamento è non solo ingiusta, ma eziandio, come abbiam detto, impolitica. Chiunque non ha del tutto pervertita la ragione, e si è persuaso altro essere un popolo di uomini, altro una mandria di pecore, ammirerà certamente la sapienza di coloro che dettarono la Costituzione Spagnuola. (…)» (pag 348, 1° volume) ‘La Rivoluzione napoletana del 1820 fu un evento importante nella storia del Regno delle Due Sicilie. Nel 1820, il re Ferdinando I di Napoli giurò la Costituzione, ma l’anno successivo, l’esercito austriaco invase il Regno e restaurò il potere assoluto dei Borbone. La rivoluzione fu guidata dai murattiani, una élite dalle tendenze eterogenee, e dai carbonari, che erano diventati più baldanzosi dopo la concessione della Costituzione a Palermo 1. Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, fu re di Napoli dal 1808 al 1815. Dopo la caduta di Napoleone, Murat cercò di mantenere il trono, ma fu sconfitto dagli austriaci a Tolentino nel 1815 2. Nel 1820, Murat tentò di riconquistare il trono, ma fu sconfitto nuovamente dagli austriaci e giustiziato a Pizzo Calabro 3.”,”RISG-010-FSL”
“LIBERMAN E. e altri”,”Nuove elaborazioni e nuove esperienze nell’ economia sovietica. Scritti, studi e articoli tratti dalla stampa sovietica dal settembre 1962 all’ aprile 1963.”,”””Ad un ragionamento tanto semplice il Gosplan risponde: “”No, è impossibile fare come voi dite””. Perché? Perché nel Gosplan c’è un funzionario che “”siede”” unicamente per la pianificazione degli autoveicoli e non si interessa affatto della produzione di pneumatici. Un altro funzionario “”siede”” (cioè, ha per competenza specifica ed unica) per i copertoni, ma non si interessa affatto di altre cose, ivi compresa la produzione di autoveicoli. E non si preoccupano di coordinare in un tutto unico il lavoro di pianificazione (…)””. (pag 172-173)”,”RUSU-167″
“LIBEROVICI Sergio STRANIERO Michele L., con la collaborazione di Margot GALANTE GARRONE”,”Canti della nuova resistenza spagnola, 1939-1961.”,”Allegato ritaglio del ‘Secolo XIX’ (27 giugno 1963) dove si riporta la condanna degli autori di questo libro per offese al pudore e si assolve l’editore Giulio Einaudi.”,”MSPG-265″
“LIBERTINI Lucio PANZIERI Raniero DE-MARTINO Francesco CARACCIOLO Alberto SALVAGO Maria A. DELLA-MEA Luciano COLLETTI Lucio GUIDUCCI Roberto MAITAN Livio TAGLIAZUCCHI Pino MORANDI Rodolfo MAGNANI Valdo PESENTI Antonio BARCA Luciano FOA Vittorio”,”La sinistra e il controllo operaio.”,”Saggi di Lucio LIBERTINI e Raniero PANZIERI Francesco DE-MARTINO Alberto CARACCIOLO Maria A. SALVAGO Luciano DELLA-MEA Lucio COLLETTI Roberto GUIDUCCI Livio MAITAN Pino TAGLIAZUCCHI Rodolfo MORANDI Valdo MAGNANI Antonio PESENTI Luciano BARCA Vittorio FOA. “”E’ in crisi il sindacalismo integralista (CISL, ecc.) perché esso ha il suo naturale terreno di cultura nel fiorire delle aristocrazie operaie, nei larghi margini, oggi più difficili, del profitto monopolitistico; perché la “”democrazia aziendale”” di marca padronale avanza con il successo del neocapitalismo, entra in crisi con la sua crisi, e allorché il sindacato di classe, rinnovato, oppone alle “”relazioni umane”” e alla “”democrazia aziendale”” la integrale contrattazione del salario e interviene ad analizzare i fattori di produzione e le loro relazioni””. (pag 187, LIBERTINI Lucio PANZIERI Raniero)”,”PCIx-197″
“LIBERTINI Lucio”,”Integrazione capitalistica e sottosviluppo. I nuovi termini della questione meridionale.”,”Lucio Libertini è nato a Catania nel 1922 (è morto nel 1993, ndr). Già dirigente del PSI, è stato tra i promotori della costituzione del PSIUP nel quale è membro (1970) della Direzione e responsabile della Commissione economica. Giornalista direttore (1958-64) di “”Mondo nuovo”” è autore di saggi sul capitalismo moderno e sul movimento operaio. “”Un teorico capitalista, sia pure «riformatore», l’americano Galbraith, considerando l’irrazionalità del meccanismo capitalistico di soddisfazione dei bisogni è giunto a definire un «mito» l’importanza che la società americana continua ad attribuire al fenomeno della produzione. Quello squilibrio tra forze produttive e potere di consumo che Marx considerava «causa ultima di tutte le crisi effettive» viene risolto dallo sviluppo capitalistico moderno mediante i grandi mercati di massa, la forzatura di determinati consumi, l’intervento stabilizzatore dello Stato. Ma a parte il fatto che si tratta di una soluzione parziale, che non ha soppresso né i cicli economici né le crisi – sta di fatto che una tale soluzione parziale avviene con una deformazione della scala dei consumi, con una distorsione dei bisogni. La cosiddetta civiltà dei consumi è in questo senso una manifestazione essenziale di alienazione; è il rovescio della medaglia rispetto a un processo produttivo che si basa sullo sfruttamento della forza-lavoro. Ciò che unisce le due facce della medaglia è la logica dell’accumulazione per l’accumulazione, la logica del profitto privato. (…) Non vi è società che possa fare a meno dell’accumulazione, ma la controversia riguarda il destino dell’accumulazione”” (pag 163-164) E’ morto all’ improvviso, ieri mattina all’ ospedale Sant’ Eugenio di Roma, Lucio Libertini. Presidente dei senatori di Rifondazione comunista, aveva 71 anni, e qualche mese fa i medici gli avevano diagnosticato una grave forma tumorale, che lo aveva aggredito ai reni e al cervello. La malattia, e le intense terapie alle quali doveva sottoporsi non gli hanno tolto però, fino all’ ultimo, la passione politica che lo ha posseduto per tutta la vita, accompagnandolo attraverso una lunga e tormentata carriera politica. “”Ci ha fatto chiamare tre giorni fa dalla moglie, per dirci che sarebbe venuto da queste parti, per qualche giorno di vacanza in Val di Susa, e farci sapere che era a disposizione per comizi e feste””, racconta, turbato e commosso, Gianni Favaro, un dirigente torinese di Rifondazione. Lunedì, dopo la camera ardente che verrà allestita oggi nella sede nazionale di Rifondazione, in via Barberini 11, i funerali si terranno in piazza del Pantheon a mezzogiorno. Poi, la salma verrà sepolta a Catania, dove il senatore era nato nel ‘ 22. “”Era un uomo molto dolce, un compagno meraviglioso, in casa e fuori. E molto comunista””, dice Gabriella Pistone, 42 anni, la seconda moglie di Libertini. “”Non gli ho mai sentito pronunciare la parola ‘ scissione’ , proprio perché lui era e si sentiva un comunista, e lo sarebbe rimasto anche da solo. Le sue ultime battaglie sono state quelle sulla riforma della Rai e sul fisco. Desiderava tanto partecipare alla manifestazione sul fisco che ci sarà il 25 settembre a Roma, sperava di trovarsi insieme a migliaia di compagni e di cittadini””. Una specie di Cassandra “”A qualcuno non piaceva il suo essere una specie di Cassandra della sinistra italiana””, continua la moglie del senatore. “”Ma Lucio guardava sempre avanti, mai indietro… Non conservava nulla di materiale, neppure i molti libri che aveva scritto, ma teneva con sé i ricordi e le amicizie. In queste settimane, mi aveva dettato i primi due capitoli di un lungo viaggio, storico ma anche autobiografico, nella sinistra italiana””. Che cosa hanno significato per Libertini le ultime divisioni all’ interno di Rifondazione? Gabriella Pistone risponde senza esitare: “”Lucio non voleva le dimissioni di Garavini, ha sperato e creduto che tutto potesse risolversi con un po’ di autocritica da parte di Sergio, e ha sofferto perché questa non è arrivata. Diversamente da come è stato detto, lui voleva affermare la libertà, anche dentro il partito, non certo il contrario””. “”La sinistra ha perso un militante non facile””, ha detto Sandro Curzi, direttore del Tg3, ricordando Libertini. E, per rendersene conto, basta ricordare il lungo peregrinare del senatore che, negli Anni ‘ 50 e ‘ 60, passò attraverso tutte, o quasi, le divisioni e le ricomposizioni di una sinistra che non c’ è più. “”Come si sa – scrisse un po’ di tempo fa un giornalista che voleva fargli i complimenti per essersi battuto, da solo, contro l’ aumento di stipendio che i senatori si erano ‘ regalati’ – Lucio Libertini è un grandissimo rompiscatole, uno di quelli che fanno sbuffare di indifferenza i padroni dei partiti, perché fa il bastian contrario professionista…””. Un altro, che voleva parlarne male, all’ indomani del congresso di fondazione del Pds, ne ricordò il passato di militante del Psi di Nenni (e di giornalista all’ Avanti!), nel Psdi di Saragat, nel Psu di Silone, nell’ Unione socialista indipendente di Cucchi e Magnani, nel Psiup di Lelio Basso e nel Pci. Chiosando: “”Passionale, inebriato dall’ odore della polemica, stregato dalle masse operaie in lotta. L’ esatto contrario del Pci che prova faticosamente a darsi una cultura di governo… Nella crisi del porto di Genova sta dalla parte dei camalli, quando arriva il condono edilizio si schiera dalla parte degli abusivi, poi propone la totale statalizzazione della Sip””. Deputato a Torino dal 1968 A Torino, dove ha passato gli anni più intensi della sua vita politica, Libertini arrivò nel ‘ 64, come segretario dello Psiup. Entrato nel Pci nel ‘ 72, divenne subito membro del comitato centrale, dove restò per tre anni. Già nel ‘ 68, però, era stato eletto deputato a Torino, nella stessa circoscrizione che, otto anni più tardi, lo rimandò a Montecitorio, questa volta come deputato del Pci. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in studi economici, Lucio Libertini è stato responsabile nazionale del Pci per i problemi dei trasporti e della casa. Nel ‘ 79, eletto sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama, optò per il Senato, dove, nell’ 87, venne riconfermato per la terza volta. Membro della direzione di Rifondazione dal ‘ 92, Libertini è stato tra i fondatori del nuovo partito, nelle liste del quale è stato rieletto senatore. Ieri, messaggi di cordoglio e di ricordo sono giunti, tra l’ altro, dal presidente di Rifondazione Armando Cossutta (“”Indico Libertini al ricordo e al rispetto di tutti i lavoratori””) e del presidente del consiglio Carlo Azeglio Ciampi (“”Un uomo di cultura impegnato fino all’ ultimo giorno in un’ ansiosa, combattiva ricerca per il migliore futuro del nostro Paese””). Messaggi anche dal presidente del Senato, Giovanni Spadolini (“”Un appassionato combattente politico, fedele all’ istituto parlamentare, dove aveva combattuto le sue battaglie più incisive””), da Claudio Petruccioli della direzione Pds (“”Anche se ci sono stati contrasti e polemiche, questo nulla toglie alla sua riflessione politica e alla sua militanza, tra le più vivaci nella sinistra italiana””), e del segretario socialista Ottaviano Del Turco (“”La sua scomparsa rende più pallido il profondo contrasto che ha diviso le sue battaglie da quelle dei socialisti riformisti””). (articolo di Vera Schiavazzi, Repubblica 8 agosto 1993″,”ITAS-194″
“LIBERTINI Lucio”,”Dieci tesi sul partito di classe.”,”Lucio Libertini (Catania, 1º giugno 1922 – Roma, 7 agosto 1993) è stato un politico italiano. Membro della Federazione giovanile del Partito Socialista Italiano, nel 1946 diede vita alla corrente “”Iniziativa socialista””. Nella primavera 1952 comincia a collaborare a “”Risorgimento Socialista””, il settimanale fondato da Aldo Cucchi e Valdo Magnani, di cui assume la direzione dal 18 dicembre 1954 fino alla chiusura (marzo 1957), occupandosi prevalentemente della politica estera, della decolonizzazione, dei movimenti socialisti a livello internazionale. Membro della direzione dell’U.S.I. dal I Congresso (1953), nel marzo 1957 confluisce con l’intero movimento nel P.S.I. Nel 1958, quando ormai la politica del Fronte Democratico Popolare era già stata abbandonata dai vertici del PSI, scrisse le sue Sette tesi sul controllo operaio, in cui rilanciava la necessità dell’abolizione della proprietà privata. Nel 1968 venne eletto alla Camera nelle liste del PSIUP. Nel 1972 aderisce al Partito Comunista Italiano, divenendo membro del comitato centrale e dove rimase per tre anni[1]. Ritornò alla Camera nel 1976, eletto questa volta in quelle del Partito Comunista Italiano. Nel corso della legislatura presiedette la commissione trasporti della Camera. Alle elezioni del 1979 fu eletto Senatore con il Partito Comunista Italiano, confermando il seggio nel 1983 e 1987. Nel 1991 è tra i padri fondatori di Rifondazione Comunista, con il quale viene rieletto Senatore nel 1992 e di cui fu dirigente fino alla morte improvvisa, avvenuta due anni dopo a causa di un male incurabile[1]. (wikip)”,”PCIx-423″
“LIBERTINI Lucio; ZAMOSKIN Jurij”,”La funzione delle banche centrali nel capitalismo moderno (Libertini); La rivoluzione tecnico-scientifica, la crisi della coscienza tecnocratica e l’umanesimo.”,”La più antica banca centrale è la Banca d’Inghilterra (pag 29-33)”,”ECOT-003-FB”
“LIBERTINI Lucio”,”La generazione del ’68.”,”Lucio LiBertini all’epoca del ’68 era dirigente Psiup, dal XIV Congresso è membro del CC del Pci. Vicepresidente della Regione Piemonte, deputato nella V e VII legislatura, vicepresidente della Commissione industria e presidente della Commissione trasporti della Camera. Ha pubblicato tra l’altro ‘La Fiat negli anni settanta’ e ‘Tecnici, impiegati, classe operaia’ (1973).”,”PCIx-494″
“LIBRETTI Giovanni”,”L’articolazione integrativa del materialismo storico nei testi storici di Marx e di Engels.”,”””Nella definizione di classe Marx arriva in questo testo [Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, BRU] ad una specificazione migliore rispetto a ‘L’Ideologia tedesca’, purtroppo solo in rapporto ai contadini. Infatti, uno dei problemi che lo assillano di più, è la necessità di capire come mai la classe secondo lui più vessata da Luigi Bonaparte sia quella che continua a votarlo. In questo modo è portato ad entrare nel merito del rapporto tra modo di vita e modo di produzione della classe dei contadini: “”Nella misura in cui milioni di famiglie vivono in condizioni economiche tali che distinguono il loro modo di vita, i loro interessi e la loro cultura da quelli di altre classi e li contrappongono ad esse in modo ostile, esse formano una classe”” (BRU pp. 208-209). Marx connette in questa proposizione i due aspetti della sua concezione di classe, cioè come similitudine tra gli interessi nel momento in cui vengono contrapposti a quelli di altri individui; ma il suo scopo principale è di mostrare come il loro specifico modo di lavorare (che Marx non pone poi in relazione rispetto a quello propriamente borghese basato sulla cooperazione nella fabbrica) produce la loro caratteristica sociale specifica: l’isolamento, dato dalla loro dispersione sul territorio e dalla mancanza di una sviluppata divisione del lavoro tra di loro. Secondo Marx è questo particolare modo di lavorare che, diventando costitutivo anche della loro psicologia, li induce a votare Luigi Bonaparte: “”Il loro rappresentante deve apparire loro come il loro padrone, come un’autorità che si impone loro”” (BRU, p. 209). L’aspetto più interessante è la connessione che Marx istituisce tra il concetto di classe, l’esistenza di rapporti più continui tra gli individui e la collettività della rappresentanza politica, di un partito piuttosto che di un singolo. Un rapporto continuo tra contadini non è possibile a causa delle loro condizioni di lavoro; essi quindi non sono una vera e propria classe. “”Ma nella misura in cui tra i piccoli proprietari esistono soltanto legami locali e la identità dei loro interessi non crea tra di loro una comunità, una unione politica, essi non costituiscono una classe”” (BRU, p. 209). Torna in mente, a questo proposito, la differenza tra il concetto di forma di relazioni della società civile caratteristica del capitalismo esposta ne ‘L’ideologia tedesca’. La forma di relazioni dei contadini non è il lavoro salariato ma ciò significherebbe che essi non appartengono propriamente al modo di produzione capitalistico, ed in effetti, Marx non li considera neanche una vera e propria classe, infatti queste formazioni sociali sono caratteristiche del modo di produzione borghese, sono differenti rispetto a quelle rilevabili nei modi di produzione passati. Marx non trae nessuna conseguenza nel rapporto tra la borghesia e i contadini, si limita a notare la particolarità di questo insieme disgregato di individui orientandolo alla comprensione della loro preferenza per un uomo anziché per un partito. (…) Identità di interessi, legami comuni, antagonismo sociale e rappresentanza politica collettiva sono le caratteristiche che specificano il concetto di classe (…)”” (pag 86-87) [Giovanni Libretti, “”L’articolazione integrativa del materialismo storico nei testi storici di Marx e di Engels””, Milano, 1996]”,”MADS-685″
“LICATA Glauco”,”120 anni di giornali dei cattolici italiani.”,”Glauco LICATA inviato speciale del ‘Corrirere della sera’ si occupa di storia del giornalismo da una ventina d’anni (1981) e ha pubblicato vari volumi tra cui una ‘Storia del Corriere della Sera’ (1976) e una ‘Storia dei corrispondenti di guerra’ (1971). Ha ricostruito anche le vicende della ‘Rassegna nazionale’ (1968) rivista dei cattolici liberali. Cultura sociale. “”Prima di giungere al 1898 ed ai fatti di quell’anno, bisogna notare che a dar coscienza ai cattolici (dunque al giornalismo cattolico) ha contribuito molto l’opera di Leone XIII. L’enciclica ‘Rerum Novarum’ – pubblicata nel 1891 -ebbe gran peso in questo processo. Dal primo gennaio del 1898 esce a Roma “”Cultura Sociale””, rivista fondata e diretta dal giovane sacerdote Romolo Murri. Questa rivista doveva assumere grande importanza negli anni a venire, divenendo il principale organo del movimento democratico cristiano. Nella dichiarazine programmatica i redattori si dicevano “”cattolici integralmente, cattolici col Papa e con la grande maggioranza dei cattolici italiani””. Tra i collaboratori erano: Filippo Meda, il barnabita Giovanni Semeria, Angelo Mauri, il sacerdote Ernesto Vercesi, Paolo Mattei Gentili e, in seguito, un altro sacerdote destinato ad assumere posizioni di primo piano nella storia del giornalismo cattolico: Luigi Sturzo””. (pag 52-53)”,”EDIx-078″
“LICATA Glauco”,”Storia del Corriere della Sera.”,”Glauco Licata è nato a Tripoli da una famiglia di origine siciliana nel 1926. Figlio di un generale dell’esercito, ha compiuto gli studi a Padova, Zara e Palermo dove si è laureato in giurisprudenza. Trasferitosi nel 1951 a Milano, ha avuto incarichi universitari per la storia moderna e quella dei trattati, divenendo poi redattore del Corriere della Sera addetto alla Terza pagina. Ha pubblicato nel 1961 il primo libro, un romanzo sulla mafia presentato da Vittorini. Dal 1964 al 1972 si è dedicato a ricerche storiche. [‘Il ‘Corriere’ sosteneva che dovesse essere la Germania ad aiutare Italia ed Austria ad andar d’accordo, facendo rivivere rigogliosa la Triplice e diretta al suo specifico scopo: la pace. La pace, si cominciava comunque ad ammettere, era il solo scopo che in Italia potesse rendere gradita la Triplice. Lo slogan del ‘Corriere’ fu dunque che «bisogna andare a Vienna attraverso Berlino» (59). Ma c’è di più. Gli uomini di via Solferino ebbero ben chiara la funzione dell’impero austro-ungarico, previdero che il suo crollo avrebbe lasciato un vuoto incolmabile per l’equilibrio europeo; vuoto politico, «ma anche sociale». Il ‘Corriere’ ricordò questa funzione a Vienna, ammonì Vienna che «L’Italia e l’Austria-Ungheria, ben congiunte insieme, hanno la missione di provvedere alla loro salvezza e alla salvezza del mondo, impedendo colla loro sana e legittima influenza lo scoppio di un conflitto tra la Germania da una parte, l’Inghilterra e la Francia dall’altra». Secondo il ‘Corriere’ «questo compito val ben meglio che inquietare i serbi, lasciar discorrere troppo i circoli navali di Pola e lanciar degli ordini superbi a traverso l’Adriatico, necessariamente meditati da noi» (60). Il ‘Corriere’ di Albertini – e con esso gran parte della classe dirigente italiana e delle elites della finanza, dell’industria, della cultura – escluse categoricamente «fino al 1914» una sia pur remota eventualità di guerra con la Germania: e non la desiderò con l’Austria. Era però conscio che prima o poi si sarebbe giunti a una guerra con l’Austria: era solo questione di anni. Tale convinzione non risulta ovviamente dalle pagine del giornale, ma dai carteggi con i vari corrispondenti da tutte le capitali, carteggi in gran parte riservati, e rimasti, dopo l’estromissione di Albertini, nell’archivio del giornale. Citiamo solo qualche paragrafo di due lettere inviate nel 1906 da Felice Ferrero da Berlino ad Alberto Albertini. Il 26 aprile: «…Del resto è perfettamente ragionevole la campagna de ‘Corriere’ per una completa riorganizzazione dell’esercito e delle spese militari, perché io ho la ferma credenza che una guerra coll’Austria è questione di anni ma nessuno potrà impedirla colla migliore volontà, sia che si tratti di una guerra locale o di una guerra generale europea». Il 18 ottobre: «… Certamente le relazioni italo-austriache sono pericolose: io personalmente credo, come già le scrissi una volta, una guerra assolutamente inevitabile, prima o poi. Nel frattempo sarebbe follia mandare a monte la Triplice, se non fosse possibile sostituirci una formale alleanza colla Francia e coll’Inghilterra. Ma nel frattempo è anche necessario prepararci agli avvenimenti futuri: cominciare a dire che le pigliamo di sicuro è il metodo migliore per prenderle davvero quando il momento viene e il farsi esageratamente piccini ed incospicui è probabilmente un mezzo per precipitare la crisi piuttosto che evitarla»’ (pag 123)] [(59) Per lo svolgimento dello slogan «andare a Vienna attraverso Berlino» si veda «Italia, Austria e Triplice» nel ‘Corriere’ del 30 luglio 1907; (60) «Austria-Ungheria e Italia», nel ‘Corriere’ del 26 ottobre 1906. Sulle condizioni e contraddizioni che già affliggevano l’impero di Francesco Giuseppe si veda la classica opera di Arthur J. May, ‘La monarchia asburgica’, Bologna, 1973; e il libro di Leo Valiani, ‘La dissoluzione dell’Austria Ungheria’, Milano, 1966; L’opera del Valiani è particolarmente interessante dal punto di vista italiano, perché tratta ampiamente, facendo ricorso anche ai ‘Venti anni di vita politica’ di Luigi Albertini, il conflitto delineatosi in Italia tra i fautori della conservazione dell’Austria e coloro che invece avrebbero voluto che si accelerasse il processo di dissoluzione dell’impero di Francesco Giuseppe]”,”EDIx-197″
“LICHACEV Dmitrij Sergeevic”,”La mia Russia.”,”Medievista, filologo, storico della letteratura e dell’arte capace di grandi sintesi tra mondo antico e moderno, custode appassionato del patrimonio artistico della Russia, Dmitrij Lichacev nasce a Pietroburgo nel 1906. Arrestato per motivi politici nel 1928, viene deportato nel lager delle Solovki, arcipelago del Mar Bianco, dove resterà fino al 1932. Una volta scarcerato, riprende gli studi universitari interrotti e si dedica alla filologia e alla medievistica, approfondendo ricerche che lo porteranno a spaziare anche nei campi della letteratura e dell’arte moderna e gli daranno notorietà internazionale. Membro estero di molte accademie, tra cui quella dei Lincei, e insignito della laurea honoris causa dalle Università di Torun, Oxford, Edimburgo, ha diretto fino alla morte, avvenuta nel 1999, la sezione di letteratura russa antica del Puskinskij Dom, lo storico Istituto Puskin dell’Accademia delle scienze.”,”RUSx-037-FL”
“LICHACEV Dmitrij Sergeevic, a cura di Elena KOSTJUKOVIC”,”Le radici dell’arte russa. Dal medioevo alle avanguardie.”,”Medievista, filologo, storico della letteratura e dell’arte capace di grandi sintesi tra mondo antico e moderno, custode appassionato del patrimonio artistico della Russia, Dmitrij Lichacev nasce a Pietroburgo nel 1906. Arrestato per motivi politici nel 1928, viene deportato nel lager delle Solovki, arcipelago del Mar Bianco, dove resterà fino al 1932. Una volta scarcerato, riprende gli studi universitari interrotti e si dedica alla filologia e alla medievistica, approfondendo ricerche che lo porteranno a spaziare anche nei campi della letteratura e dell’arte moderna e gli daranno notorietà internazionale. Membro estero di molte accademie, tra cui quella dei Lincei, e insignito della laurea honoris causa dalle Università di Torun, Oxford, Edimburgo, ha diretto fino alla morte, avvenuta nel 1999, la sezione di letteratura russa antica del Puskinskij Dom, lo storico Istituto Puskin dell’Accademia delle scienze.”,”RUSx-060-FL”
“LICHTENBERGER André”,”Le socialisme et la révolution française. Etudes sur les idées socialistes en France de 1789 a 1796.”,”LICHTENBERGER André Docteur ès lettres”,”SOCU-177″
“LICHTENSTEIN Nelson”,”State of the Union. A Century of American Labor.”,”LICHTENSTEIN Nelson è professore di storia all’ Università della California. E’ pure autore di ‘Walther Reuther: The MOst Dangerous Man in Detroit’. “”In 1947, for instance, retail clerks earned about two-third as much as auto workers, but after the big inflationary surge of the late 1960s and early 1970s they took home but one-third as much. Even in the unionized auto parts industry, only about one-quarter of all companies, employing 40 percent of the workforce, followed the Big Three pattern during the 1950s. When inflation became a chronic problem after 1965, wage inequality within the blue-collar manufacturing sector increased dramatically””. (pag 130)”,”MUSx-149″
“LICHTHEIM George”,”Storia dell’ imperialismo.”,”””I giudizi di Cicerone sull’ imperium populi romani non andarono mai al di là del significato intrinseco dell’imperium (al quale egli pagò un enfatico tributo nel De legibus) il potere legale di imporre la legge”” (Richard KOEBNER, Empire, GROSSET & DUNLOP. NY. 1965 pag 4). LICHTHEIM (1912-1973) nato in Germania ma vissuto prima in USA e poi in UK, è autore di opere di storia politica (‘Le origini del socialismo’, ‘Il marxismo’, ‘L’Europa del Novecento’. Critico delle opere di MARX ed ENGELS e del marxismo contemporaneo, ha alternato il lavoro di commentatore politico (sue le note scritte per ‘The Twentieth Century’ sotto lo pseudonimo di G.L. ARNOLD) a quello di saggista (noto il suo saggio su LUKACS).”,”TEOC-086 ECOI-061″
“LICHTHEIM George”,”L’ Europa del Novecento. Storia e cultura.”,”Nato in Germania dove compì gli studi, George LICHTHEIM si trasferì poi negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra, dove è vissuto fino alla morte. Fu Visiting Lecturer e Research Fellow nelle Università di Columbia e Stanford. Trla le sue opere: -Marxism in modern France -The Concept of Ideology and Others Essays -A short History of Socialism -Le origini del socialismo, BOLOGNA, 1975 -Il marxismo, BOLOGNA, 1971″,”EURx-082″
“LICHTHEIM George”,”El imperialismo.”,” “”La fede nel progresso automatico sarebbe morta nel 1914. Nei punti in cui ancora persiste è una reliquia dell’ ottimismo benevolente del secolo XIX, di un un ottimismo che non condivideva Marx. Quelli che si considerano i suoi discepoli, di fronte a ciò che questa generazione ha sperimentato e comunque per proseguire, non possono fare di meglio che armarsi con il motto di quegli antichi guerrieri, gli ugonotti francesi: “”Point n’est besoin d’espoir pour entreprendre, ni de succés pour persévérer.”””” (pag 19) (Non c’è bisogno di speranza per cominciare, né di successo per perseverare) motto degli ugonotti francesi”,”TEOC-385″
“LICHTHEIM George”,”El marxismo. Un estudio histórico y critico.”,”””Taine, Tocqueville e Gobineau, in Francia, in Inghilterra Mill e Spencer, erano tanto prolifici in ipotesi omnicomprensive come qualche tedesco. Ai giorni nostri le forme sono cambiate e sarebbe un comitato di esperti a deliberare sul problema senza dubbio si avranno poche difficoltà per mostrare che questi autori, di fatto, fecero errori da tutte le parti. Ma il comitato dovrebbe essere numeroso e ben composto: nessun studioso di oggi dispone egli solo della erudizione e dell’ ampiezza di prospettiva caratteristica dei vittoriani; e questo senza fare riferimento alla sicurezza con cui adempivano ai loro diversi impegni. Il problema particolare di cui Marx si interessava, quantunque estremamente collegato alle ricerche dei suoi contemporanei, aveva un carattere proprio in ragione della sua peculiare formazione filosofica.”” (pag 171)”,”MADS-398″
“LICHTHEIM George”,”Guida a Lukacs.”,”George Lichtheim è nato in Germania e dal 1945 risiede in Gran Bretagna dove è stato visiting lecturer alle università di Columbia e di Stanford. “”Paradossalmente, Lukacs, nell’esaltare il ruolo storico di una classe lavoratrice che di fatto non era rivoluzionaria nel senso da lui dato al termine, preparava il terreno per la successiva scoperta staliniana che vedeva nel proletariato una classe controrivoluzionaria che andava sottomessa con la forza. Le intime implicazioni di questo stato di cose si rivelarono al tempo dell’insurrezione ungherese del 1956, allorché Lukacs – e non era la prima volta – diede prova della propria incoerenza parteggiando tiepidamente per i rivoltosi e ripudiando così le conseguenze del suo elitismo”” (pag 76) Critica di Lukács a Engels su interpretazione engelsiana di Kant e Hegel (pag 84-85) “”Il marxismo sovietico, nel suo lato filosofico, era ed è tuttora radicato in Plechanov e in Lenin. Entrambi seguivano rigorosamente quello che allora passava per marxismo ortodosso: la codificazione del pensiero di Marx operata da Engels dopo la morte del suo più anziano compagno. Allorché quindi Lukács nel 1923 si presentò con una interpretazione fortemente originale che metteva in dubbio l’interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel (e di conseguenza di Marx), l’indignazione degli ortodossi – sia nell’Europa centrale che nell’URSS – non conobbe limiti. A renderli ancor più furiosi intervenne Korsch, il cui ‘Marxismus und Philosophie’ considerava il materialismo in genere e il «materialismo dialettico» in specie come un ingenuo tentativo di ritornare ad una concezione prekantiana. Nel modo in cui Lukács, Korsch e i loro seguaci videro il problema, il marxismo era davvero – come aveva affermato Engels nel suo influente saggio su Ludwig Feuerbach del 1888 – l’erede della filosofia classica tedesca. Ma proprio per questo i marxisti dovevano evitare di ricadere nella concezione «precritica» – cioè prekantiana. Lukács si sentiva in dovere – sicuro della sua piena assimilazione della filosofia di Kant e di Hegel conseguita a Heidelberg negli anni precedenti la guerra – di correggere Engels in tutti quei punti in cui aveva ceduto a questa tentazione. ‘Storia e coscienza di classe’ aveva come sottotitolo ‘Studi sulla dialettica marxista’: una indicazione in sé abbastanza chiara che il suo autore non voleva aver nulla a che fare con il «materialismo». Ma la vera e autentica infrazione andava ben oltre. Infatti Lukács non si limitava a mettere in questione l’interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel: egli giungeva invero a descrivere il materialismo dell’illuminismo come «la forma ideologica della rivoluzione borghese» (1). Se si vuol capire perché questa frase apparentemente innocua colpisse i comunisti russi e dell’Europa centrale come una bomba, bisogna cogliere la connessione filosofica e politica che passa tra la rivoluzione francese e quella russa. L’intera concezione del mondo di Lenin era incentrata sull’assimilazione del materialismo francese del diciottesimo secolo del quale il marxismo rappresentava a suo avviso la versione contemporanea. Se talvolta – per es. nei suoi «quaderni filosofici» del 1914-’16, pubblicati per la prima volta nel 1932 e ristampati nel volume 38 delle ‘Opere Complete’ – non mancò di elogiare la ‘Logica’ di Hegel, sulla quale aveva già condotto uno studio minuzioso, per altro non sembra avesse mai compreso l’incompatibilità tra il mondo dialettico di Hegel e il materialismo dottrinario nel quale era stato educato. Kant in particolare costituiva un anatema per lui, e il trattamento piuttosto inadeguato che Engels aveva riservato a Kant nel suo saggio su Feuerbach fu sufficiente a convincerlo – come Plechanov prima di lui – che Kant e Fichte non dovevano essere presi seriamente. Invece Lukács, che aveva fatto un severo tirocinio alla scuola neo-kantiana prima di passare a Hegel, conosceva meglio la cosa. Ma quello che non capì fu che, avventurandosi in questo campo, aveva involontariamente colpito al cuore il leninismo in quanto concezione del mondo. Per Lenin, come per gli altri marxisti russi della sua fede, Kant rappresentava una minaccia costante, poiché il suo «agnosticismo» riguardo all’esistenza di un «mondo reale» indipendente dal pensiero apriva verosimilmente una porta, per quanto secondaria, al «fideismo», cioè alla religione. Se il pensiero non è in grado di rappresentare il mondo nel suo reale fondamento, se esiste qualche cosa di inconoscibile – la «cosa in sé», per usare la terminologia kantiana – per quale ragione non potevano i metafisici idealisti pretendere che la scienza empirica fosse una finzione necessaria? Ed una volta ammesso ciò, non poteva verificarsi un ritorno strisciante alla teologia? E’ vero che Lenin modificò il suo punto di vista fino ad ammettere la non passività della coscienza umana, tuttavia non abbandonò mai realmente la teoria della riproduzione della conoscenza, alla quale aveva aderito in passato, e soprattutto continuò ad insistere sulla decisiva importanza del «materialismo dialettico» come filosofia della natura. Compito del materialismo era di fornire una spiegazione esaustiva dell’universo – altrimenti come avrebbe potuto sostituire la religione rivelata e la metafisica idealista?”” (pag 83-84-85-86) [George Lichtheim, ‘Guida a Lukacs’, Milano, 1978] [(1) ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’. I passi cruciali dell’errata interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel si trovano a pp. 311 sgg. e 387 sgg. dell’edizione del 1968 di ‘Werke’, e la definizione del materialismo filosofico – il materialismo di Holbach e di Helvétius, e degli enciclopedisti francesi in genere – come «la forma ideologica della rivoluzione borghese» ricorre in una nota a p. 390 di questa edizione, che presenta una riproduzione inalterata del testo originale. (N.d.T. Per il testo italiano, cfr. ‘Storia e coscienza di classe’, op. cit., p. 266, n. 6; i due precedenti richiami, rispettivamente a p. 263 sgg. e p. 187 sgg). Tutti i passi importanti compaiono nel lungo saggio dal titolo ‘Die Verdinglichung und das Bewusstsein des Proletariats’, che costituiva la parte centrale della raccolta del 1923]”,”TEOC-689″
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’ Tesi autore: Marx sotto l’influenza di Blanqui (pag 214) ‘tacito abbandono del blanquismo da parte di Marx comportò al tempo stesso l’abbandono del concetto di avanguardia’ (pag 218) Una tesi sulll’influenza positivista vista come assai più netta nelle opere di Friedrich Engels che in quelle di Karl Marx. ‘Una tesi sullo scivolamento del marxismo verso il positivismo e lo scientismo dopo la morte di Marx ed Engels’ “”Il Marx maturo (…) si perita sempre più di sottolineare l’importanza di uno studio scientifico dei processi indipendenti dalla volontà umana e insiste sempre più sul concetto di «necessità storica». La tensione tra questo stile di pensiero deterministico e la sua visione del mondo venne scaricata e risolta da Marx a livello della prassi politica incitando quelle «forze storiche», che a livello teorico apparivano come ciechi strumenti di un destino indipendente dalla loro volontà, ad organizzarsi in vista della rivoluzione. Marx tenne sempre presente i due poli di questo dilemma per risolvere il quale considerò il movimento operaio e socialista (del quale egli era diventato verso gli ultimi anni della sua vita lo ‘spiritus rector’) come l’agente primario del processo storico. (…) Nonostante la sua tendenza a sottolineare continuamente il carattere ineluttabile del processo che avrebbe portato all’instaurazione del regno della libertà, Marx non abbandonò mai completamente la sua concezione giovanile di una rottura rivoluzionaria nel corso della quale teoria e prassi avrebbero interagito provocando una totale trasformazione della condizione umana. Ai suoi occhi qualsiasi altra meta non solo sarebbe stata indegna di un serio sforzo, ma sarebbe stata irrealistica: se l’umanità si fosse proposta degli obiettivi più modesti non avrebbe fatto altro che perpetuare la propria schiavitù alle circostanze esterne ma non sarebbe mai divenuta padrona di se stessa e del mondo circostante, naturale e sociale. Dire che Engels – e seguendo il suo esempio Kautsky e tutta la corrente ortodossa – abbandonò questa prospettiva sarebbe del tutto fuorviante. Engels e Kautsky, infatti, si limitarono semplicemente a trasformare quella che originariamente era una ‘weltanschauung’ rivoluzionaria in una teoria «scientifica» del processo storico, analoga agli schemi dell’evoluzione darwiniana (2). I primi passi in questo senso vennero compiuti da Engels (nel suo famoso libro ‘Antidühring’) quando Marx era ancora in vita, e approvò esplicitamente, anche se probabilmente con qualche riserva, l’operato dell’amico. Nel 1876-8, quando Engels (aiutato in ciò da Marx) si impegnò in una polemica con Dühring, attaccando la sua particolare versione e il credo positivistico socialista allora in voga, Marx ebbe indubbiamente delle buone ragioni per dare la sua sanzione a una interpretazione del suo pensiero che veniva presentato al pubblico tedesco come ancor più rigidamente «scientifico» del sistema eclettico di Dühring (3). E infatti così avvenne: tale interpretazione venne avallata da Marx il quale dopo tutto non per niente aveva trascorso metà della sua vita nell’Inghilterra vittoriana. Ma il successivo scivolamento verso il positivismo e lo scientismo – acceleratosi dopo la sua morte e definitivamente consacrato da Kautsky dopo la morte di Engels (1895) – andò molto al di là di quanto egli avrebbe potuto prevedere. Al posto dell’originaria concezione dialettica, nella quale il pensiero critico veniva convalidato dall’azione rivoluzionaria, subentrava ora un sistema di «leggi» ferree dalle quali l’inevitabilità del socialismo poteva essere dedotta con certezza quasi matematica. Teoria e prassi tornarono nuovamente divise, e la prima servì principalmente a dimostrare l’inevitabilità della decomposizione della società borghese, dalla quale sarebbe sorto il socialismo così come in maniera più o meno analoga il capitalismo era sorto dalla decomposizione del sistema feudale. Nello stesso tempo la «meta finale» (cioè il socialismo) non venne più vista come un obiettivo più o meno immediato, ma venne relegata in un futuro talmente lontano da farla quasi sparire dall’orizzonte storico. Qualsiasi altro punto di vista veniva liquidato come «utopistico» e «non scientifico» (4)”” [George Lichtheim, ‘Il marxismo’, Bologna, 1971] [(2) Cfr. Engels, ‘Rede am Grabe von Karl Marx’ in “”Sozialdemokrat””, XIII, 22 marzo 1883: «Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge di sviluppo della storia umana». Questa affermazione di Engels fu all’origine di un interminabile dibattito sul significato del «socialismo scientifico». Definendo subito dopo, nella stessa orazione funebre Marx «… in primo luogo un rivoluzionario», egli diede l’avvio a una serie interminabile di discussioni e polemiche che ancor oggi non sono cessate; (3) Cfr. ‘Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft’, Leipzig, Genossenschaft-Buchdruckerei, 1878, trad. it., ‘Antidühring’, Roma, Editori Riuniti, 1968 (…), per quanto riguarda la parte avuta da Marx nella stesura di questo scritto, vedi la prefazione alla seconda e alla terza ediz.; cfr. anche l’introduzione di Engels all’edizione inglese di ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ (Paris, Derveaux, 1880) apparsa nel 1892 col titolo: ‘Socialism: Utopian and Scientific’ (trad. it. ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’, Roma, Editori Riuniti, 1970); (4) Cfr. a questo proposito Korsch, ‘Marxismus und Philosophie’, trad. it, cit., pp. 39-40; Fetscher, op. cit., passim. Questa descrizione del marxismo socialdemocratico non è una deformazione dello stesso e lo si può vedere se solo si esaminano gli scritti dei teorici più rappresentativi, quali Kautsky; ma basterebbe soltanto consultare gli ultimi scritti di Engels per fugare ogni dubbio. ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, ad esempio, si può senz’altro considerare un mirabile compendio della nuova visione del mondo positivistica] (pag 383-384) Sul positivismo: Michele Marsonet I. La nascita del positivismo – II. Il neopositivismo del Circolo di Vienna – III. Una valutazione complessiva fra pensiero scientifico e riflessione filosofica. I. La nascita del positivismo Si definisce «positivismo» un movimento non soltanto filosofico, ma anche scientifico e culturale nel senso più vasto del termine, affine sotto molto aspetti all’empirismo e al pragmatismo. Il termine «positivismo» fu coniato da Saint-Simon e venne in seguito reso popolare nella prima metà del XIX da Auguste Comte (1798-1857), sociologo e filosofo francese che è considerato il padre del movimento positivista. Comte è, tra l’altro, l’inventore della parola «sociologia». Nella seconda metà dell’Ottocento il positivismo si diffuse nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti. Se vogliamo trovare nella storia della filosofia espressioni che anticipano chiaramente lo “”spirito”” del positivismo dobbiamo ricorrere alle seguenti parole di David Hume: «Quando scorriamo i libri di una biblioteca, di che cosa dobbiamo disfarci? Se prendiamo in mano qualche volume di teologia o di metafisica scolastica, ad esempio, chiediamoci: “”Contiene forse dei ragionamenti astratti intorno alla quantità o al numero?””. No. “”Contiene dei ragionamenti basati sull’esperienza e relativi a dati di fatto o all’esistenza delle cose?””. No. Allora diamolo alle fiamme, giacché esso non può contenere nient’altro che sofisticheria e inganno» (D. Hume, Ricerche sull’intelletto umano e sui princìpi della morale, Milano 1980, pp. 335-336). Tratto distintivo del positivismo, almeno nella formulazione originale datane da Comte, è il proposito di descrivere la storia del pensiero umano come un’evoluzione attraverso tre stadi ben distinti. Che cosa significa, infatti, «positivismo»? Secondo il pensatore francese, dalle origini fino all’Ottocento il nostro pensiero si divide in tre grandi fasi: la prima fase è quella «teologica», la seconda è quella «metafisica», mentre la terza è quella «scientifica» o, per l’appunto, «positiva». La prima fase teologica è caratterizzata dal predominio della mitologia e da una concezione della natura come “”essere vivente”” che manifesta gli attributi della divinità. La seconda fase è invece dominata dalla metafisica; in essa gli esseri umani si propongono di conoscere la natura (che ha perduto nel frattempo ogni caratteristica divina) mediante il pensiero astratto. In tale fase – sostiene Comte – vanno inclusi tutti i sistemi metafisici classici della filosofia occidentale. Si parte dall’antichità con Platone e Aristotele e, passando attraverso s. Agostino e s. Tommaso d’Aquino, si giunge in epoca moderna con Spinoza, Leibniz, Kant e Hegel. Ecco le parole di Comte a questo proposito: «Tutte le nostre speculazioni, quali che siano, sono inevitabilmente soggette, sia nell’individuo che nella specie, a passare successivamente attraverso tre stati teorici differenti: teologico, metafisico e positivo. Sebbene dapprima indispensabile, sotto tutti gli aspetti, il primo stato deve ormai essere concepito come puramente provvisorio e preparatorio; il secondo, che non ne costituisce in realtà che una modifica dissolvente, comporta solo un ruolo transitorio, per condurre gradualmente al terzo; ed è questo, il solo pienamente normale, a costituire, in tutti i modo, il regime definitivo della ragione umana» (A. Comte, Discorso sullo spirito positivo , p. 4). Comte ritiene che nel XIX secolo la filosofia “”debba”” diventare positiva. Non si tratta a suo avviso di svalutare il pensiero del passato, poiché esso ha percorso una strada “”naturale”” che l’ha condotto dal mito all’elaborazione concettuale astratta. Diventando positiva, la filosofia deve invece riconoscere che l’unica e vera conoscenza è quella fornita dalle scienze le quali, da Galileo in poi, si sono affrancate dalla tutela della filosofia. È una tesi molto importante, che avrà ripercussioni enormi sul modo di concepire il lavoro filosofico nel XX secolo. Occorre in altre parole che i filosofi rinuncino alla pretesa di conoscere oggetti “”privilegiati”” ed ambiti di realtà che sfuggono all’indagine scientifica. Ciò significa che deve essere eliminata la “”metafisica””, in quanto essa rappresenta il tentativo illusorio di indagare e conoscere la realtà mediante metodi di tipo non-empirico. Comte annuncia, in termini quasi messianici, che la ricerca aristotelica dei princìpi più universali dell’essere-in-quanto-essere deve essere sostituita dalla scoperta delle grandi leggi della Natura. L’esempio paradigmatico è la legge della gravitazione universale formulata da Isaac Newton. Tali leggi descrivono dei “”fatti”” sperimentali e consentono la previsione di altri fatti, mentre l’unica realtà è quella concreta e sperimentabile, che può essere spiegata senza bisogno di ricorrere a qualsiasi entità o principio trascendente. Si noti, tuttavia, che questo compito non spetta al filosofo, ma allo scienziato. Se le cose stanno così, è evidente che il ruolo della filosofia è assai più modesto e limitato di quello ipotizzato dalla metafisica. Il filosofo deve semplicemente promuovere lo “”spirito scientifico”” che ha consentito all’umanità di ottenere risultati decisivi nella conoscenza del mondo e di “”dominarlo””, e deve altresì diffondere tale spirito in tutti i campi in cui esso non è ancora penetrato. Quali sono tali campi, visto che il mondo della Natura viene indagato con successo dalla scienza, la quale non ha – almeno teoricamente – bisogno della filosofia per condurre le proprie indagini? Si tratta ovviamente del mondo sociale. Come abbiamo in precedenza accennato, Comte è l’inventore di un termine destinato a riscuotere un enorme successo: «sociologia». Non si tratta però della sociologia come viene oggi intesa, vale a dire la scienza storico-sociale che studia i vari aspetti della società, ma di un concetto molto più vasto, in quanto la sociologia comtiana prende in considerazione sia l’ordine sociale che il “”progresso”” sociale; quest’ultimo dipende a sua volta dalla diffusione dello spirito positivo-scientifico. Sul piano politico l’ordine sociale stesso viene immaginato secondo i criteri che sono propri delle scienze. Ecco perché, nell’ultima parte della sua vita, Comte ritenne necessario dar vita ad una sorta di “”religione dell’umanità”” di cui egli stesso era il Gran Sacerdote. La necessità di restringere l’oggetto della ricerca – che è poi unicamente quella scientifica – agli aspetti “”positivi”” della realtà pone la dottrina comtiana in aperto contrasto con qualsiasi visione religiosa della vita. Né Dio né la “”causa prima”” risultano esperibili e, stando così le cose, non si può ricorrere a concetti di quel tipo per fornire una spiegazione dei fatti. Come si è in precedenza notato, la religione scientifica comtiana ha influenzato in misura rilevantissima la visione del mondo e la concezione della vita che vengono comunemente accettate nelle nazioni industrializzate e socialmente sviluppate nel XIX e nel XX secolo. Tale influenza della mentalità positivista non si limita agli ambiti filosofico e scientifico, ma ne investe anche altri: per esempio quello letterario. È sufficiente menzionare le opere di Jules Verne e di Arthur Conan Doyle per trovare una conferma immediata. La fiducia illimitata nel progresso scientifico viene automaticamente riversata nel progetto di riformare la società e di migliorare la qualità della vita dell’umanità, mentre della rivoluzione industriale si vedono solo gli aspetti positivi. Il positivismo, d’altro canto, trovò ben presto un prezioso alleato nell’evoluzionismo di Charles Darwin (1809-1882), che presenta caratteri sia descrittivi che normativi. Esso descrive come il pensiero umano si è in effetti evoluto nel corso del tempo e, contemporaneamente, stabilisce delle norme su come dovrebbe continuare ad evolvere in futuro. Ecco allora manifestarsi la connessione tra la concezione del “”progresso inevitabile”” e un’etica di tipo evoluzionistico. Dovere dell’uomo diventa favorire un processo storico-naturale al quale è comunque impossibile opporsi, poiché è insito nell’ordine stesso della Natura. Questa sottolineatura dell’inevitabilità del progresso, a sua volta basato su leggi storico-naturali “”immanenti””, si ritrova anche nel marxismo, pur se è stato notato che l’influenza positivista è assai più netta nelle opere di Friedrich Engels che in quelle di Karl Marx. Ed è nota la polemica condotta nel nostro secolo da K.R. Popper contro lo «storicismo», inteso coma la tesi secondo cui la storia ha una meta, un piano che deve attuarsi seguendo qualche modello coerente e dotato di un carattere di inevitabilità. Nella seconda metà dell’Ottocento la diffusione del positivismo fu quindi favorita dalla teoria evoluzionistica darwiniana. Grande influenza ebbe ad esempio il filosofo britannico Herbert Spencer (1820-1903), secondo il quale esiste una legge generale della evoluzione valida per “”ogni”” ambito della realtà, mentre Darwin si era limitato ad enunciare la legge dell’evoluzione delle specie viventi sulla Terra. Tuttavia il culmine della mentalità positivista si ha, sempre nella seconda metà dell’Ottocento, con l’affermazione del «meccanicismo», che fornì ai positivisti lo strumento per proporre una sintesi unitaria di tutta la conoscenza scientifica. Prese quindi corpo il progetto volto a comprendre nel modello meccanicistico del mondo ogni fatto naturale noto, inclusi quelli che la ricerca scientifica allora stava scoprendo. A questo punto divenne ovvio che, a dispetto delle enunciazioni teoriche, i positivisti stavano proponenendo una “”nuova”” metafisica di tipo materialistico e immanentistico. Il modello meccanicistico intende infatti conoscere i princìpi ultimi della realtà, proprio come si propongono di fare, per esempio, la metafisica aristotelica o quella hegeliana. La realtà viene pur sempre concepita come un “”intero”” che presenta i caratteri classici del monismo materialistico: “”tutta”” la realtà è materia, e soltanto la scienza è in grado di indagarla. Di qui la crisi del positivismo classico del secolo XIX, dovuta ad alcuni fatti evidenti. In primo luogo la constatazione che esso, invece di eliminare la metafisica, ne adottava invece una nuova che poteva parimenti essere criticata e rifiutata. In secondo luogo, non tutti erano disposti ad accettare un approccio di tipo così spiccatamente “”monistico”” alla realtà. In terzo luogo, l’atteggiamento quasi “”religioso”” dell’ultimo Comte apparve ben strano a coloro che consideravano invece il positivismo uno strumento per liberare l’umanità dall’influenza della religione. A tutto questo si può aggiungere che furono proprio i progressi della ricerca scientifica a porre problemi di grande portata. In fisica il modello newtoniano dell’azione a distanza fu sostituito da quello del campo di forze per l’elettricità e l’elettromagnetismo. In matematica la scoperta delle geometrie non-euclidee revocò in dubbio la concezione euclidea dello spazio. E anche in filosofia si verificò una reazione anti-positivista ad opera di spiritualismo, neoidealismo e neokantismo. Dal canto loro, i pensatori pragmatisti come C.S. Peirce (1839-1914) e W. James (1842-1910), pur essendo vicini al positivismo sotto alcuni aspetti, notarono che il il sapere scientifico, essendo intrinsecamente fallibile, non può trasformarsi in una nuova metafisica. Al positivismo dell’Ottocento si ispira nel XX secolo il neopositivismo, o empirismo logico, che ne aggiorna le tesi in sintonia con le più recenti scoperte scientifiche. II. Il neopositivismo del Circolo di Vienna Agli inizi degli anni ’20 del XX secolo alcuni filosofi e scienziati, sotto la guida di Moritz Schlick (1882-1936), si riuniscono a Vienna dando vita al celebre “”Circolo”” che dalla capitale austriaca prese il nome (Die Wiener Kreise). Tra gli esponenti principali si possono menzionare Rudolf Carnap, Otto Neurath, Hans Hahn, Friedrich Waismann e Kurt Gödel; le riunioni vengono sporadicamente frequentate anche da Ludwig Wittgenstein e Karl Raimund Popper, che non ne fanno parte ufficialmente. Il movimento filosofico cui il Circolo di Vienna diede origine si definisce indifferentemente «positivismo logico», «empirismo logico» o «neopositivismo logico», essendo tali espressioni sostanzialmente analoghe. Si deve notare che correnti di pensiero simili sorgono pure in Germania con il Circolo di Berlino (Hans Reichenbach e Carl Gustav Hempel), e in Polonia con la Scuola di Leopoli-Varsavia (Stanislaw Lesniewski, Jan Lukasiewicz, Tadeusz Kotarbinski, Kazimierz Ajdukiewicz, Alfred Tarski). Il neopositivismo del Novecento è una versione aggiornata e più sofisticata del positivismo ottocentesco, del quale conserva l’empirismo radicale, l’attenzione per lo sviluppo delle scienze (soprattutto formali e naturali) e la spiccata avversione nei confronti della metafisica. Come i positivisti classici del secolo precedente, i neopositivisti o empiristi logici non considerano più la filosofia come tentativo di costruire “”visioni del mondo”” onnicomprensive, ma alla stregua di “”attività”” volta a chiarificare il significato di concetti ed espressioni linguistiche. L’obiettivo è elaborare una filosofia “”scientifica”” che rispetti quanto più possibile criteri di rigore e di esattezza. È, questo, il tratto che distingue in maniera più marcata il nuovo positivismo da quello tradizionale. I rappresentanti del Circolo di Vienna attribuiscono infatti un ruolo fondamentale e fondante alla logica formale o matematica (il che spiega l’aggiunta dell’aggettivo «logico» a positivismo). Vengono quindi adottate ed esaltate le tecniche logiche elaborate in un primo tempo da Gottlob Frege, e poi da Bertrand Russell e Alfred North Whitehead nei primi anni del Novecento con la monumentale opera Principia Mathematica. Tali tecniche si propongono di creare linguaggi artificiali e “”neutri”” in grado di eliminare le ambiguità inevitabilmente presenti nel linguaggio quotidiano (o ordinario). Tutto ciò si traduce in un programma di rifondazione radicale della conoscenza su basi empiriche, che avrebbe dovuto condurre alla elaborazione di un “”linguaggio unificato”” dell’intera scienza sul modello della fisica. A tale riguardo, i neopositivisti diedero vita ad un ambizioso progetto editoriale denominato International Encyclopaedia of Unified Science, diretta da Otto Neurath (1882-1960), e ad una rivista, il Journal of Unified Science, nei quali doveva per l’appunto prendere corpo il programma di unificazione delle scienze su basi fisicalistiche. L’Enciclopedia mirava secondo Neurath a dimostrare la possibilità che le varie attività scientifiche, come l’osservazione, l’esperimento e il ragionamento, vengano sintetizzate per favorire il progresso di una scienza concepita in termini unitari. Per i neopositivisti i vari aspetti dell’epistemologia, come il rapporto tra conoscenza ed esperienza e la struttura delle teorie, erano validi per qualunque disciplina scientifica, fosse essa naturale o storico-sociale. Il progetto, tuttavia, si interruppe ben presto e l’unico volume della Enciclopedia fu pubblicato a Chicago nel 1938. Ciò a causa sia della crisi del neopositivismo già manifestatasi negli anni ’30 con le critiche di Popper e altri, sia della defezione del caposcuola del pragmatismo John Dewey (1859-1952), che era stato convinto da Neurath – pur con molte difficoltà – a collaborare al progetto con un articolo intitolato L’unità della scienza come problema sociale . Dewey, pur condividendo con i neopositivisti l’interesse per la metodologia scientifica, non poteva accettare il loro atomismo logico e la rigida separazione da essi tracciata tra mondo della scienza e mondo della morale. Come già i positivisti del secolo precedente, i Viennesi ritenevano che la scienza esaurisse in toto la conoscenza, e che lo “”spirito scientifico”” dovesse quindi trasferirsi anche in ambito filosofico. Moritz Schlick sosteneva che il filosofo che conoscesse soltanto la filosofia non era in grado di svolgere il proprio lavoro: egli doveva invece essere esperto in almeno una disciplina scientifica se voleva che i suoi discorsi avessero senso. La conoscenza deriva soltanto dalla scienza, e le proposizioni della metafisica sono enunciati privi di significato. Questa tesi viene illustrata con grande efficacia nel “”manifesto”” del Circolo, dove si legge: «Se qualcuno afferma “”esiste un dio””, “”il fondamento assoluto del mondo è l’inconscio””, “”nell’essere vivente vi è un’entelechia come principio motore””, noi non gli risponderemo “”quanto dici è falso””, bensì a nostra volta gli poniamo un quesito: “”che cosa intendi dire con i tuoi asserti?””. Risulta chiaro, allora, che esiste un confine preciso fra due tipi di asserzioni. All’uno appartengono gli asserti formulati nella scienza empirica: il loro senso si può stabilire mediante l’analisi logica; più esattamente, col ridurli ad asserzioni elementari sui dati sensibili. Gli altri asserti, cui appartengono quelli citati sopra, si rivelano affatto privi di significato, assumendoli come li intende il metafisico» (H. Hahn, O. Neurath, R. Carnap, La concezione scientifica del mondo , p. 76). Il significato pertiene dunque alle proposizioni empiriche della scienza e a quelle analitiche della logica e della matematica. Queste ultime sono – secondo la terminologia utilizzata da Wittgenstein nel Tractatus logico-philosophicus – «tautologie», e cioé asserzioni sempre vere che in quanto tali non aggiungono alcunché alla conoscenza. Possiamo conoscere soltanto la realtà empirica, e non esistono le proposizioni «sintetiche a priori» ipotizzate da Kant. Senza dubbio Ludwig Wittgenstein, attraverso il Tractatus, esercitò una grande influenza sui membri del Circolo di Vienna, anche se occorre notare che essi diedero del suo pensiero un’interpretazione superficiale senza comprenderne i tratti più problematici. La filosofia, dunque, cessa di essere conoscenza per diventare mera attività chiarificatrice del linguaggio, ed essendo per i neopositivisti l’intero sapere riducibile alla scienza empirica, il filosofo altro non può fare che analizzare l’unico discorso significante: quello scientifico. Le proposizioni della metafisica non sono semplicemente false, ma “”prive di senso””, poiché essa intende studiare un regno di entità circa le quali nulla può essere detto. Ciò in sintonia con il primo Wittgenstein, che nel Tractatus scriveva: «Il metodo corretto in filosofia sarebbe dunque il seguente: non dire nulla eccetto ciò che può essere detto, e cioè le proposizioni della scienza naturale – vale a dire, qualcosa che nulla ha a che fare con la filosofia – e quindi, ogni volta che qualcuno volesse dire qualcosa di metafisico, mostrargli che non è riuscito a dare un significato a certi segni contenuti nelle sue proposizioni» (L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 6.53, p. 81). Il neopositivismo si presenta come un modo totalmente nuovo di fare filosofia, ma un’analisi attenta consente di identificare i suoi antenati nei sofisti dell’antica Grecia, in alcuni nominalisti medievali, negli empiristi britannici e nei positivisti classici del XIX secolo come Comte. Sono i risultati ottenuti dalla scienza moderna e contemporanea e dalla logica matematica a consentire ai seguaci del neopositivismo di adottare una visione ancora più radicale. Lo scopo è la rifondazione della filosofia, che dev’essere liberata completamente dalle inutili speculazioni metafisiche. Come i loro predecessori dell’Ottocento essi si condiderano i sacerdoti dello “”spirito scientifico”” e, a differenza di Max Weber (1864-1920), adottano una visione totalmente ottimistica del progresso scientifico. La conclusione del loro “”manifesto”” è un’esaltazione incondizionata della razionalità scientifica occidentale: «Noi vediamo come in crescente misura lo spirito della concezione scientifica del mondo pervada le forme dell’attività personale e pubblica, dell’istruzione, della prassi educativa, dell’architettura, nonché contribuisca a promuovere l’organizzazione del vivere economico e sociale secondo principi razionali. La concezione scientifica del mondo è al servizio della vita, che la recepisce» (H. Hahn, O. Neurath, R. Carnap, La concezione scientifica del mondo, p. 99). Perno della concezione filosofica neopositivista è il celebre «principio di verificazione», secondo cui una proposizione è dotata di senso soltanto se la sua verità può essere stabilita, in maniera immediata o mediata, attraverso osservazioni empiriche. Si notò subito, tuttavia, che in base a questo assunto l’eliminazione della metafisica diventa un’impresa senza speranza. Com’è possibile accertare, mediante osservazioni puramente empiriche, la verità della stessa proposizione che esprime il principio di verificazione? Dal momento che ciò non si può fare, occorre ammettere che tale proposizione “”sfugge”” alla verifica osservativa. I neopositivisti intendevano dunque eliminare la metafisica facendo ricorso ad un principio che, adottando i canoni da essi fissati, risulta a ben guardare di tipo metafisico. Si ebbero successivamente alcune “”liberalizzazioni”” del principio, soprattutto ad opera di Rudolf Carnap, ma esse non riuscirono a risolvere il problema di fondo. Il radicale programma dei Viennesi entrò quindi in crisi, e venne rimpiazzato dal falsificazionismo di Karl R. Popper e dall’epistemologia post-empirista che ha in Thomas Kuhn e in Paul Feyerabend gli esponenti principali. Particolare considerazione meritano, per l’influenza che hanno avuto nel XX secolo, le tesi di Rudolf Carnap (1891-1970), che parla in un famoso articolo degli anni ’30 di eliminazione della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio. Egli considera la metafisica come una congerie di “”pseudo-enunciati”” che non rispettano le regole del significato ed afferma che, con gli strumenti logico-formali, si può mettere a nudo l’ingannevole linguaggio metafisico. A questo fine estrapola alcuni passaggi tratti da Hegel e Heidegger sottoponendoli all’analisi logica. Ecco le sue parole: «Allo stesso modo degli esempi considerati, “”principio”” e “”Dio””, anche la maggior parte degli altri termini specificamente metafisici è senza significato, come per es.: l'””Idea””, l'””Assoluto””, l'””Incondizionato””, l'””Infinito””, l'””essere dell’ente””, il “”non-ente””, la “”cosa in sé””, lo “”spirito assoluto””, lo “”spirito oggettivo””, l'””essenza””, l'””inseità””, l'””in-per-se-ità””, l'””emanazione””, la “”manifestazione””, l'””articolazione””, l'””Io””, il “”non-Io””, ecc. […] Il metafisico ci dice che non si possono addurre condizioni empiriche di verità; se egli aggiunge che con una tale parola vuol tuttavia intendere “”qualcosa””, noi sappiamo che con ciò egli accenna solo alle associazioni d’idee e sentimenti, dai quali, però, la parola non ottiene nessun significato. Le proposizioni cosiddette metafisiche, contenenti tali parole, non hanno nessun senso, non vogliono dire nulla, e sono solamente pseudoproposizioni» (R. Carnap, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio , p. 513). L’esame carnapiano ci consente tutt’al più di comprendere che parecchi pensatori estranei alla tradizione analitica (ma non certamente “”tutti””) indulgono alla “”magia delle parole””. Tuttavia occorre rilevare che oscurità o allusività non coincidono necessariamente con l’assenza di significato, né dal fatto che Martin Heidegger utilizza spesso un linguaggio oscuro è possibile dedurre che le sue proposizioni sono prive di senso. Inoltre, Carnap e i neopositivisti in genere sembrano ignorare che il termine «metafisica» possiede molte connotazioni semantiche, mentre un attento studio della storia della filosofia dimostra che molti metafisici – Aristotele è un caso emblematico – sono pensatori rigorosissimi anche dal punto di vista logico. L’assolutezza del ruolo che il linguaggio svolge nella filosofia neopositivista riflette i caratteri fondamentali della “”svolta linguistica”” iniziata da Gottlob Frege (1854-1941), e in questo senso il neopositivismo si può considerare, pur con marcati tratti di originalità, parte della più vasta tradizione analitica. Non v’è dubbio che i Viennesi hanno il merito di aver attirato l’attenzione dei filosofi su un problema reale, poiché ai nostri giorni è difficile negare che la scienza ha per davvero sostituito la filosofia in molti settori della conoscenza. Né si può ignorare che essi – seguendo l’esempio di classici come Descartes, Leibniz e Kant – hanno indicato la strada per rinnovare il rapporti tra scienza, filosofia, e la stessa metafisica, che ha tratto senz’altro giovamento da alcune delle loro analisi corrosive. L’aspetto della filosofia neopositivista che oggi appare più datato è il progetto di trasformare i filosofi in analisti del linguaggio, con il che essi svolgerebbero funzioni che, pur non essendo totalmente inutili, si rivelerebbero comunque secondarie e ausiliarie rispetto a quelle degli scienziati; parafrasando la concezione medievale della filosofia come ancella della teologia, si può dire che la filosofia intesa come mera analisi del linguaggio diventerebbe una semplice ancella della scienza, pronta ad obbedire a ogni suo comando e del tutto priva di autonomia. A questo tipo di concezione reagì Ernst Bloch (1885-1977) notando che la filosofia si è degradata da vessillifero della scienza a suo fanalino di coda. Occorre tuttavia rammentare che gli stessi scienziati non sembrano concordare con una simile prospettiva, dal momento che interrogativi di carattere spiccatamente filosofico-metafisico si pongono continuamente proprio nell’ambito della scienza contemporanea. Non sono pochi gli scienziati che oggi criticano i filosofi che trascurano le questioni metafisiche che sorgono all’interno delle loro stesse discipline. Ma la caducità della visione neopositivista si comprende ancora meglio esaminando quanto afferma il filosofo britannico Alfred J. Ayer (1910-1989), autore del celebre volume Linguaggio, verità e logica , edito nel 1936 e tuttora considerato l’introduzione più chiara alle tesi del neopositivismo. Dalla lettura del già menzionato “”manifesto”” del Circolo di Vienna si evince una tesi di fondo: se non è possibile dire da quali esperienze una proposizione sarebbe verificata almeno in linea di principio, allora essa è priva di significato. Questa sorte, tuttavia, non tocca soltanto agli enunciati metafisici, ma anche a quelli dell’etica e della teologia. Ayer sostiene che le affermazioni di valore etico acquistano significato nella misura in cui si possono tradurre in affermazioni “”empiriche”” o “”di fatto””. «Nel nostro linguaggio – egli prosegue – gli enunciati contenenti simboli etici normativi non equivalgono a enunciati esprimenti proposizioni psicologiche, o comunque empiriche, di nessun genere» (A.J. Ayer, Linguaggio, verità e logica, p. 133). Ne segue che i concetti etici fondamentali non sono analizzabili, né è possibile spiegare il “”perché”” di questo fatto. Non resta che una sola conclusione: «Diciamo che la ragione per cui non sono analizzabili, sta nel loro essere puri e semplici pseudo-concetti. La presenza del simbolo etico nella proposizione non aggiunge nulla al suo contenuto fattuale. Ora comprendiamo perché è impossibile trovare un criterio che determini la validità dei giudizi etici. Se l’enunciato non afferma nulla, ovviamente non ha senso chiedere se ciò che afferma è vero o falso» (ibidem, pp. 135-139). La stessa strategia di stampo meramente linguistico viene estesa alla teologia: «Non vi possono essere verità trascendenti di fede religiosa, poiché gli enunciati cui il teista ricorre per esprimere tali “”verità”” non hanno significato nel senso letterale» (ibidem, p. 154). Si possono quindi facilmente comprendere le accuse di “”irrilevanza filosofica”” che alle dottrine neopositiviste sono state spesso rivolte dagli esponenti di altre tendenze di pensiero. III. Una valutazione complessiva fra pensiero scientifico e riflessione filosofica Procedendo ora a tracciare una valutazione complessiva – per quanto schematica – delle principali tesi sostenute dai neopositivisti logici, si può subito notare che la concezione puramente “”linguistica”” della verità consente, da un lato, di determinare una precisa linea di confine tra le asserzioni della matematica (e della logica) e le asserzioni delle scienze empiriche, mentre dall’altro spiega la stessa conoscenza logico-matematica senza fare appello ai princìpi primi della metafisica o ad entità astratte quali concetti e idee. Con la logica e la matematica messe al sicuro in quanto conoscenza puramente analitica, e con la metafisica teoricamente eliminata in quanto discorso non significante, tutto ciò che restava da fare era trovare una caratterizzazione adeguata per la stessa filosofia. Essa venne in pratica ridotta all’analisi logica del linguaggio. La principale differenza tra la filosofia (intesa appunto come analisi linguistica) e la scienza vera e propria (cioè l’insieme delle scienze empiriche con la fisica in posizione preminente, e di quelle storico-sociali concepite secondo canoni puramente riduzionistici) consiste nel fatto che la filosofia si occupa esclusivamente di linguaggio e di significato, mentre le questioni fattuali sono di competenza della scienza. Tutto ciò ha una conseguenza di grande portata: la scienza empirica tratta in modo esclusivo tutte le questioni concernenti il mondo extra-linguistico. D’altra parte, essendo la filosofia ormai confinata in un regno puramente linguistico, non resta al filosofo alcun dominio di ordine più alto e trascendente la realtà empirica di cui occuparsi; egli può dedicarsi – se vuole parlare in modo significante – soltanto al linguaggio, che è poi lo strumento usato dagli scienziati per condurre le loro indagini sulla realtà extra-linguistica. Lo scopo dell’analisi si identifica pertanto con la chiarificazione del linguaggio al fine di renderlo preciso e perspicuo al massimo grado; solo agendo così è possibile distinguere gli “”pseudo-problemi”” (che sono poi quasi tutti quelli presi in considerazione dalla filosofia tradizionale) dai problemi genuini. Ne deriva che, quali che siano le difficoltà incontrate dai neopositivisti per definire il metodo dell’analisi logica, resta chiaro che la differenza che intercorre tra filosofia e scienza è la medesima differenza che passa tra il «linguaggio» da un lato, ed il «mondo» che il linguaggio stesso descrive dall’altro. La preponderanza del ruolo che il linguaggio svolge all’interno della concezione neopositivista della filosofia ben si accorda con i caratteri fondamentali di quella che, da Frege in avanti, si suole definire «svolta linguistica» ( linguistic turn ). Tale svolta ha influenzato in modo marcato gran parte del pensiero del nostro secolo, ivi incluse le correnti filosofiche che si richiamano all’ermeneutica. In sostanza, gli empiristi logici si pongono il seguente quesito: «Com’è possibile, a fronte degli enormi risultati conoscitivi conseguiti dalla scienza contemporanea, conservare l’utilità e la significanza di una filosofia concepita quale impresa autonoma?». È evidente, infatti, che, se si accetta il presupposto neopositivista della morte della metafisica, allora risulta indispensabile dotare la filosofia tanto di un ambito di ricerca quanto di una metodologia che risultino in qualche modo indipendenti dalla pratica scientifica. Per quale motivo, dunque, l’analisi del linguaggio assume una rilevanza così grande nel modello di indagine filosofica tracciato dai neopositivisti? Una risposta a tale domanda può essere data solo se si astrae dall’interpretazione più superficiale del neopositivismo, ammettendo finalmente che, per questa scuola, l’analisi del linguaggio scientifico è assai simile ad un’impresa di tipo metafisico che intende determinare in modo preciso i “”limiti del senso””. È ovvio, del resto, che si tratta di una strategia la quale affonda le proprie radici nel Tractatus wittgensteiniano. Ecco dunque che gli analisti del linguaggio, muovendosi nella direzione suaccennata, trovano il modo di svolgere un compito importante. Anche se storicamente non è corretto affermare che la svolta linguistica ha semplicemente “”rimpiazzato”” il punto di vista trascendentale kantiano, essa ne rappresenta comunque il naturale proseguimento. Diamo allora per scontato – almeno momentaneamente – l’assunto neopositivista secondo il quale la filosofia è stata completamente sostituita, in ambito cognitivo, dalle scienze (siano esse naturali o storico-sociali). Così stando le cose, diventa in pratica necessario concludere che della filosofia non v’è più bisogno. I filosofi trasformati in analisti del linguaggio assumerebbero a quel punto delle funzioni che, pur non essendo inutili, si rivelerebbero comunque secondarie e ausiliarie rispetto a quelle degli scienziati. È noto che, affermando che la scienza doveva assumere quali punti di riferimento le caratteristiche percettive e concettuali della nostra esperienza, Kant aveva in animo di salvaguardare la conoscenza dallo scetticismo humeano, senza peraltro ricalcare gli eccessi razionalisti. Era comunque naturale che, identificando il discorso scientifico con la comprensione dell’apparenza, il pensiero kantiano finisse col determinare un interesse non certo episodico nei confronti di un dominio il quale, prendendo sul serio le sue tesi, alla mera apparenza non può certo essere ridotto. Né si può ovviamente scordare che, rigettando il ponte kantiano del «sintetico a priori», il neopositivismo si proponeva di sbarrare ogni spiraglio che potesse dar adito ad un ritorno in campo della metafisica; proprio in questo spirito deve essere valutata la riduzione neopositivista di ogni tipo di conoscenza a fattori puramente empirici o puramente linguistici, senza alcun residuo. Ecco quindi spiegata la differenza tra scienza da un lato e filosofia dall’altro: poiché la filosofia di null’altro deve preoccuparsi se non della ricerca del significato, tutte le questioni riguardanti la verità competono – in modo esclusivo – alla scienza. Al filosofo in quanto tale spetta unicamente un compito di chiarificazione e di ricostruzione di un materiale già dato, dovendo egli occuparsi di esplicitare il senso degli enunciati della scienza e di ricostruire il suo linguaggio in maniera precisa. D’altro canto lo scienziato, preoccupandosi di stabilire la verità delle proposizioni che si riferiscono al mondo, elabora teorie che risultano sottoponibili al procedimento di verificazione. Tuttavia, dedurre da ciò che i filosofi neopositivisti siano semplicemente i “”portatori d’acqua”” degli scienziati costituisce un frantendimento. Se viene attribuito ai filosofi analitici il compito di fissare tanto la natura quanto l’estensione del discorso dotato di senso, è ovvio che chiunque – incluso lo scienziato – dovrà prima o poi passare sotto le loro forche caudine. Il discorso significante comprende anche quello scientifico, e ne consegue che i poteri dei filosofi si estendono fino al punto di stabilire i parametri che la stessa ricerca scientifica è costretta a rispettare se vuole essere ammessa nel novero del discorso significante di cui sopra. L’indagine scientifica, dunque, è tutt’altro che indipendente dalla filosofia concepita come analisi del linguaggio, dal momento che è proprio ques’ultima a determinare i limiti che essa non deve oltrepassare (pena, appunto, la caduta nel non-senso). Che cosa diventa, allora, l’analisi logico-linguistica qualora venga concepita in questi termini? E si può seriamente sostenere che essa si limita al mero esame dei termini e delle proposizioni? Dovrebbe essere chiaro, in base a quanto s’è appena detto, che alla seconda domanda dev’essere data risposta negativa. Invece di eliminare la metafisica, l’analisi linguistica si trasforma in un’altra “”filosofia prima”” la quale, fissando i limiti del senso, detta altresì le leggi che determinano la possibilità della conoscenza umana. Dopo aver notato tutto questo, diventa arduo negare che esista un’influenza kantiana sui neopositivisti e i filosofi analitici. Si tratta di un’influenza più mediata che diretta, ma essa è comunque ben percepibile. Come Kant si contrappone agli eccessi razionalisti, così i rappresentanti della svolta linguistica reagiscono agli eccessi idealistici (in questo senso, occorre ribadirlo, bisogna interpretare la lettura completamente negativa e parodistica che Carnap fornisce del pensiero hegeliano). D’altra parte, strette analogie si trovano pure tra l’intento di Kant di limitare i danni dello scetticismo humeano e quello neopositivista/analitico di mettere al riparo la conoscenza dai problemi creati da quella crisi dei fondamenti che tra Ottocento e Novecento insidiava le principali discipline scientifiche. Ma le analogie non si fermano a questo punto. Per Kant, la nostra conoscenza della realtà risulta sempre “”mediata””, nel senso che essa non può mai prescindere da quelle categorie che, sole, possono dare forma all’esperienza umana. Di qui l’impossibilità di qualsiasi conoscenza assoluta della realtà: ogni conoscenza ha senso solo in quanto è relativa all’apparato concettuale. Neopositivismo e filosofia analitica altro non fanno che trasferire tale apparato concettuale – il “”filtro”” dell’esperienza – dall’intelletto al linguaggio. Nell’un caso e nell’altro ci troviamo di fronte a pre-condizioni che svolgono un ruolo tanto necessario quanto fondamentale nell’acquisizione della conoscenza. Come Kant si interroga circa le condizioni che presiedono alla possibilità della conoscenza, analogamente neopositivisti e analitici si chiedono quali siano le condizioni che presiedono alla possibilità del discorso significante. Vi è una chiara ascendenza kantiana anche nella tesi secondo cui la conoscenza della realtà è sempre «relativa al linguaggio ed agli schemi concettuali che esso incorpora», derivazione del resto accertabile nel celebre passo in cui Otto Neurath afferma che gli uomini sono imbarcati sin dall’inizio su una nave concettuale dalla quale non possono sbarcare e che può essere riparata soltanto durante la navigazione in mare aperto. Se così stanno le cose, è ovvio concludere che possiamo conoscere il mondo extra-linguistico – ammesso che esista – solo grazie all’apparato concettuale, tesi del resto ripresa da autori post-positivisti come W. Quine (1908-2000). Secondo i neopositivisti quella scientifica è una conoscenza di tipo universale e atemporale: le regole metodologiche della scienza “”si incarnano””, senza subire modificazioni significative, in epoche e contesti culturali diversi. Dovrebbe essere evidente che questo modello propone una spiegazione essenzialistica del cambiamento delle teorie scientifiche. L’essenzialismo è dato dal fatto che si cerca di eliminare il fattore-tempo dalla scienza, spiegando il cambiamento delle teorie in termini puramente sincronici. Tuttavia vi sono, alla base della visione neopositivista, delle assunzioni non giustificate. Nessuno, ad esempio, è mai riuscito a dimostrare che la presenza del senso coincida con la verifica empirica, né risulta incontrovertibile il predominio della dimensione “”logico-linguistica”” su quella “”pratica”” (ciò che gli scienziati “”fanno””). Si dà per scontato, infine, che la verità oggettiva sia realmente disponibile e possa essere comunicata tramite la costruzione di un linguaggio artificiale (logico) canonico. Ciascuna di queste assunzioni è stata revocata in dubbio da quella che oggi si suole definire la “”nuova filosofia della scienza””. Carnap e gli altri esponenti neopositivisti mostrano ben poco interesse per le problematiche del cambiamento scientifico, e ciò non è affatto sorprendente qualora si consideri l’impostazione esclusivamente logico-linguistica delle loro opere. Un certo interesse per il problema del cambiamento delle teorie si ritrova negli scritti del neoempirista berlinese (trasferitosi negli Stati Uniti negli anni ’30) H. Reichenbach (1891-1953). Tuttavia, è con il pensiero di Karl R. Popper che tale problema diventa davvero cruciale. Nel modello popperiano la scienza cessa di essere un sistema statico per diventare un’impresa dinamica in grado di modificare se stessa senza posa. In altri termini, le rivoluzioni scientifiche sono destinate a succedersi per sempre o, per dirla con il titolo dell’autobiografia popperiana, «la ricerca non ha fine». Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del XX secolo cominciarono ad acquistare peso negli ambienti epistemologici le tesi di alcuni autori che, seguendo il sentiero popperiano, si proponevano di rompere lo schema – da essi giudicato irrealistico e non fedele alla pratica scientifica – proposto dal neopositivismo. I più importanti tra essi sono Thomas S. Kuhn, Imre Lakatos e Paul K. Feyerabend. Il problema del cambiamento scientifico diventa nei loro scritti predominante, e ad essi va attribuito il merito di aver sottolineato la dimensione storico-temporale della scienza. Questi autori si distaccano dalle tesi neopositiviste su parecchi punti qualificanti. In primo luogo, sviluppando la lezione popperiana secondo cui l’osservazione è sempre impregnata di teoria, essi negano l’esistenza di una radicale antitesi tra la dimensione teorica e quella osservativa. Viene quindi contestata la concezione “”cumulativa”” del passaggio da una teoria scientifica all’altra, ragion per cui i contenuti di una teoria non vengono interamente preservati quando essa viene sostituita da un’altra. È facile comprendere che, in questo modo, si nega che vi sia l’invarianza di significato degli enunciati osservativi nel processo di cambiamento teorico. Il cambiamento scientifico acquista un carattere essenzialmente diacronico e risente in maniera essenziale dei mutamenti che avvengono nel contesto storico-sociale. Ne consegue che l’insistenza sugli aspetti puramente logici della giustificazione conduce a trascurare – come è in effetti avvenuto in ambito neopositivista – l’aspetto “”dinamico”” della scienza e il contesto più vasto (pratico, storico e sociale) in cui la essa nasce e si sviluppa. Documenti della Chiesa Cattolica correlati: DH 4511-4512; DH 4810; Fides et ratio, 88. Bibliografia: Opere principali dei positivisti e neopositivisti: A.J. AYER, Linguaggio, verità e logica, Feltrinelli, Milano 1961; R. CARNAP, Sintassi logica del linguaggio, Silva, Milano 1966; R. CARNAP, Significato e necessità, La Nuova Italia, Firenze 1976; R. CARNAP, Tolleranza e logica. Autobiografia intellettuale, Il Saggiatore, Milano 1978; R. CARNAP, La costruzione logica del mondo, Utet, Torino 1997; R. CARNAP, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio, in “Il neoempirismo logico”, a cura di A. Pasquinelli, Utet, Torino 1969, pp. 504-540; A. COMTE, Corso di filosofia positiva, Utet, Torino 1967; A. COMTE, Discorso sullo spirito positivo, Laterza, Roma-Bari 1985; H. HAHN, O. NEURATH, R. CARNAP, La concezione scientifica del mondo. Il circolo di Vienna, Laterza, Roma-Bari 1979; C.G. HEMPEL ET AL., Il circolo di Vienna. Ricordi e riflessioni, Pratiche Editrice, Parma 1992; C.G. HEMPEL, Aspetti della spiegazione scientifica, Il Saggiatore, Milano 1986; O. NEURATH, Neopositivismo e sociologia, Ubaldini, Roma 1968; O. NEURATH, Anti-Spengler, Palomar, Bari 1993; O. NEURATH ET AL., Neopositivismo e unità della scienza, Bompiani, Milano 19732; H. REICHENBACH, La nascita della filosofia scientifica, Il Mulino, Bologna 1966; H. REICHENBACH, Relatività e conoscenza a priori, Laterza, Roma-Bari 1984; H. SPENCER, Primi princìpi, Bocca, Milano 1901; R. VON MISES, Positivism. A Study in Human Understanding, Dover, New York 1968; L. WITTGENSTEIN, Tractatus Logico-Philosophicus, Einaudi, Torino 1968. Opere su positivismo e neopositivismo logico: G. BERGMANN, The Metaphysics of Logical Positivism, Longmans, Green & Co., New York – London 1954; A. GIANQUINTO, La filosofia analitica. L’involuzione della riflessione sulla scienza, Feltrinelli, Milano 1961; D. ANTISERI, Dal neopositivismo alla filosofia analitica, Abete, Roma 1966; A. PASQUINELLI, Introduzione a Carnap, Laterza, Roma-Bari 1972; A. ARDIGÒ, La morale dei positivisti, Marzorati, Milano 1973; J.O. URMSON, L’analisi filosofica, Mursia, Milano 19742; D. ANTISERI, Filosofia analitica e semantica del linguaggio religioso, Queriniana, Brescia 19743; L. KOLAKOWSKI, La filosofia del positivismo, Laterza, Roma-Bari 1974; J.R. WEINBERG, Introduzione al positivismo logico, Einaudi, Torino 1975; F. BARONE, Il neopositivismo logico, Laterza, Roma-Bari 1977; P. PARRINI, Una filosofia senza dogmi. Materiali per un bilancio dell’empirismo contemporaneo, Il Mulino, Bologna 1980; M. TRINCHERO (a cura di), Il neopositivismo logico, Loescher, Torino 1982; P. PARRINI, Empirismo logico e convenzionalismo. Saggio di storia di filosofia della scienza, Angeli, Milano 1983; A. NEGRI, Introduzione a Comte, Laterza, Roma-Bari 1983; N. TEMPINI (a cura di), Neoempirismo logico, semiotica e filosofia analitica, La Scuola, Brescia 19832; A. JANIK, S. TOULMIN, La grande Vienna, Garzanti, Milano 1984; F. FISTETTI, Neurath contro Popper, Dedalo, Bari 1985; D. ZOLO, Scienza e politica in Otto Neurath, Feltrinelli, Milano 1986; S. POGGI, Introduzione al positivismo, Laterza, Roma-Bari 1987; D. OLDROYD, Storia della filosofia della scienza, Il Saggiatore, Milano 1989; M. MARSONET, La metafisica negata, Angeli, Milano 1990; J.A. COFFA, The Semantic Tradition from Kant to Carnap. To the Vienna Station, Cambridge Univ. Press, Cambridge 1993; G. POLIZZI (a cura di), Filosofia scientifica ed empirismo logico (Parigi, 1935), Unicopli, Milano 1993; M. MARSONET, Introduzione alla filosofia scientifica del ‘900, Studium, Roma 1994; M. MARSONET, Scienza e analisi linguistica, Feltrinelli, Milano 1994; A. PASQUINELLI (a cura di), L’eredità di Rudolf Carnap, Clueb, Bologna 1995; C.J. MISAK, Verificationism. Its History and Prospects, Routledge, London-New York 1995; D. ANTISERI, C.G. HEMPEL, Come lavora uno storico, Armando, Roma 19972. Vedi: Epistemologia Esperienza Materialismo Metafisica Pragmatismo Progresso Convegni ed eventi 21 Ottobre 2017 – 22 Ottobre 2017 – Torino Convegno: “”Le basi filosofiche della psicologia”” 25 Ottobre 2017 – 26 Ottobre 2017 – Cagliari Convegno Internazionale su Pavel A. Florenskij 26 Ottobre 2017 – Roma Seminario: “”Epistemologia e persona. Un binomio difficile da coniugare”” 26 Ottobre 2017 – Roma Conferenza publica: “”Why theologians and Scientist should engage in a fruitful conversation”” 27 Ottobre 2017 – Roma Convegno: “”From Scientific Evidence to the Existence of God”” 31 Ottobre 2017 – Lione Scadenza Paper, 17° Conferenza ESSAT: “”Nature and Beyond: Transcendence and Immanence in Science and Religion”” 15 Novembre 2017 – 17 Novembre 2017 – Roma Convegno: “”Deus summe cognoscibilis. L’attualità teologica di San Bonaventura”” Tutti i prossimi convegni ed eventi Scelti per voi dalla stampa “”Fra scienza e fede passi avanti ma non troppo””, di Vittorio Possenti – Avvenire – 8 ottobre 2017 “”La matematica non spiega il nostro destino””, di Raul Gabriel – Avvenire – 30 settembre 2017 “”Parla il presidente del Bureau: qui scienza e fede cercano la verità””, di Matteo Marcelli – Avvenire – 29 settembre 2017 Intervista al prefetto Pasini: “”Alla Biblioteca Vaticana la tradizione passa al digitale””, di Silvia Camisasca – Avvenire – 24 settembre 2017 L’astronomo del Papa Guy Consolmagno: “”Battezzare un alieno? Se me lo chiede…””, di Roberto Brunelli – La Repubblica – 30 agosto 2017 Articoli in archivio Segnalazioni e notizie 2-4 novembre 2017 Workshop Pontificia Accademia delle Scienze: “”La salute delle persone e la salute del pianeta: la nostra responsabilità”” 23-24 ottobre 2017 Pontificia Accademia delle Scienze, Workshop: “”Biologia Cellulare e Genetica”” 24 settembre 2017 Templeton prize 2017: la cerimonia di consegna ad Alvin Plantiga 2017 Fondazione John Templeton – Guida alla richiesta di finanziamenti: scadenza presentazione domanda Archivio segnalazioni e notizie Pontificia Universitas Sanctae CrucisPontificia Università della Santa Croce Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede inters.org in English UFFICI Via dei Pianellari, 41 00186 Roma tel (++39) 06.68.16.44.88 INDIRIZZO POSTALE Piazza Sant’Apollinare, 49 00186 Roma info@disf.org Progetto in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale della CEI e sostenuto dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica”,”MAES-181″
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’ Tesi autore ‘graduale evoluzione dell’atteggiamento di Marx verso la democrazia’ “”E’ importante osservare questa graduale evoluzione dell’atteggiamento di Marx verso la democrazia, poiché la sua attività nell’ambito dell’Internazionale diverrebbe incomprensibile se non si ammettesse alcun mutamento di prospettiva teorica sin dal periodo in cui egli liquidò sprezzantemente le prime manifestazioni del socialismo democratico in Francia del 1849-52, come una «coalizione tra operai e piccolo borghesi» che proprio per la sua natura non avrebbe potuto far nulla per elimiare l’antagonismo tra capitale e lavoro. Il Marx del 1864 fu il teorico di un movimento ‘operaio’ e ‘quindi’ impegnato in una prospettiva di socialismo democratico, anche se egli stesso non era ben consapevole di ciò in quanto distolto dalla lotta contro l”ancien régime'”” (pag 171) (capitolo IX: Socialismo e movimento operaio)”,”MADS-034-FF”
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’. ‘Non a caso la ‘Critica al programma di Gotha’ rimase a lungo inedita fino a quando Engels non decise di darla alle stampe nel 1891, cioè quando ormai la socialdemocrazia tedesca aveva raggiunto un equilibrio tra le sue esigenze politiche immediate e i suoi obiettivi a lungo termine. Le preziose indicazioni contenute nella ‘Critica al programma di Gotha’ acquistarono un’enorme importanza pratica nell’Europa orientale, e in particolar modo in Russia nel 1905 e nel 1917′ (pag 374)”,”MAES-001-FRR”
“LICHTHEIM George”,”Storia dell’imperialismo.”,”George Lichtheim (1912-1973), nato in Germania ma vissuto prima negli USA e poi in Inghilterraq, è autore di numerose opere di storia politica. Critico attento delle opere di Marx ed Engels e di tutti gli scrittori marxisti contemporanei, ha alternato al lavoro di commentatore politico (sue le famose note scritte per The Twentieth Century sotto lo pseudonimo di G. L. Arnold) quello di saggista (famoso il suo saggio su Lukacs). Marx sulla rivolta dei sepoys. “”Fosse o no anomalo, il governo britannico in India, diventò il paradigma dell’imperialismo occidentale in Asia; e anche dell’animosità razziale che causò. L’esploratore Richard Burton aveva già notato, prima della rivolta del 1857, l’odio del popolo indiano verso gli inglesi. Quella rivolta fu capeggiata dai feudatari locali ed ebbe un carattere regressivo; circostanza che aiuta a spiegare il suo fallimento, accentuato anche dall’antic divisione tra indù e musulmani, che diede agli inglesi la possibilità di usare i sik del Punjab, recentemente conquistato, per conservare il dominio imperiale. Quei feroci guerrieri si divertivano a massacrare i loro tradizionali nemici musulmani, proprio come avrebbero fatto anche più tardi nel 1947, quando il subcontinente fu diviso nei due stati indipendenti dell’India e del Pakistan. Nel 1857, le atrocità contro i civili inglesi (inevitabili in una rivolta capeggiata da signorotti feudali e da religiosi fanatici) fornirono il pretesto per una rappresaglia selvaggia e tacitarono le proteste liberali in patria. E causarono anche quella mentalità razzista diffusa fra gli ufficiali e i soldati inglesi. Scrivendo da Londra per il “”The New York Daily Tribune””, Marx citò alcune espressioni tipiche degli ufficiali britannici; per esempio: “”Teniamo la corte marziale in sella, e ogni negro che ci capita sottomano lo passiamo per le armi o lo fuciliamo”” (2). Egli seguì anche un filo di ragionamento che gli permise di situare le atrocità perpetrate dagli indiani a danno dei civili in un contesto storico più ampio: «La crudeltà, come tutte le cose di questa terra, ha le sue mode che variano a seconda del tempo e del luogo. Cesare, il raffinato uomo di cultura, narra candidamente di aver dato ordine di tagliare la mano destra ad alcune migliaia di guerrieri galli. Napoleone ne avrebbe arrossito: preferiva mandare i suoi reggimenti sospett di simpatie repubblicane a morire di peste o per mano dei negri, a San Domingo. Le orrende mutilazioni dei sepoys ricordano una delle tante pratiche del cristiano impero bizantino, o gli articoli del codice penale di Carlo V…» (3). Ecco un solido ragionamento hegeliano: a Marx non importava molto il dispotismo e la crudeltà orientale, voleva solamente sgonfiare il senso di rettitudine degli inglesi. Egli voleva dire che gli europei non erano meglio delle popolazioni loro assoggettate, e che vi era poi una spiegazione storica per le azioni più riprovevoli perpretate dai ribelli sepoys: «Per gli indù, virtuosi per tradizione religiosa nell’arte di torturare se stessi, queste torture inflitte ai nemici della loro razza e della loro fede sembrano affatto naturali». Marx rarmente si lasciava sfuggire l’occasione di sfogare il suo livore lucreziano verso la religione, ma il suo modo di ragionare era troppo complesso per le enti più semplici dei suoi seguaci”” (pag 76-77) [(2) (3) finire, rileggere, inserire”,”TEOC-122-FL”
“LICHTHEIM George”,”Le origini del socialismo.”,”Nato in Germania George Lichtheim si è traferito negli Usa e in seguito in Inghilterra. Ha insegnato nelle Università della Columbia e Stanford. Ha pubblicato anche una ‘Storia dell’imperialismo’ (1974). “”(…) [S]i deve parlare della temporanea, anche se breve, alleanza di Marx con Blanqui. Infatti nella primavera del 1850, insieme ad Engels e al leader cartista Julian Harney, che aveva in precedenza organizzato di ‘Fraternal Democrats’, ebbe contatti segreti con gli emissari di Blanqui a Londra: il risultato di questa strana confluenza fu una organizzazione chiamata ‘Société Universelle des Communistes Révolutionnaires’ che ebbe vita solo formale e per pochi mesi, ma che durante la sua esistenza produsse due documenti assai importanti per la successiva genesi del leninismo: una breve dichiarazione programmatica facente riferimento alla “”dittatura del proletariato””; e il lungo “”Address of the Central Authority’ (or Central Committee) che fu composto da Marx ed Engels nel marzo del 1850. Anch’esso era decisamente blanquista nello spirito, giacché guardava fiducioso alla possibilità che si creasse la dittatura del proletariato (piuttosto che quella borghese-democratica) alla prossima occasione di rivoluzione in Germania. Per quanto riguarda Marx il tutto si concluse nel giro di pochi mesi, e non ebbe nessuna conseguenza, tanto più che egli ed Engels, via via, abbandonarono la prospettiva di un moto contadino, se non altro in riferimento alla situazione tedesca. Questo avvenimento segnò però il sorgere di un indirizzo teorico che si mostrò importante altrove (14)”” (pag 328-329) [(14) ‘L’Indirizzo’ viene frequentemente citato nella letteratura comunista dopo il 1917 e bisogna credere che abbia avuto una influenza considerevole su Lenin. D’altra parte i testi sovietici tendono a passare sotto silenzio l’alleanza con i blanquisti del 1850. È vero che non durò a lungo; tuttavia diede luogo ad una dichiarazione unitaria, il cui primo paragrafo dice: «Scopo dell’associazione è l’abbattimento di tutte le classi privilegiate, e la sottomissione di queste classi alla dittatura del proletariato attraverso la rivoluzione permanente, fino alla realizzazione del comunismo, che deve essere l’ultima forma di costituzione della famiglia umana». Per una analisi del concetto di «dittatura del proletariato» e delle posizioni assunte da Marx e Blanqui nell’enunciarlo, vedi di Harld Draper, ‘Marx and the Dictatorship of the Proletariat’, in ‘Cahiers de l’Institut de Science Economique Appliquée’, n. 129, 1962. Gli statuti della Société Universelle portavano sei firme: quelle di Marx, Engels e Willich, come rappresentanti della Lega dei comunisti tedeschi; di J. Vidil e Adam, per i Blanquisti; e di Harney, a nome dei cartisti. Cfr. Nicolaewsky e Maenchen-Helfen, ‘Karl Marx’, trad. it., cit., p. 239. Dall’ottobre 1850, Marx ed Engels divennero scettici sulla possibilità di realizzazione di una società internazionale comunista e di conseguenza ne informarono i blanquisti. Cfr: ‘Werke’, cit., vol. VII, p. 646] [George Lichtheim, ‘Le origini del socialismo’, Il Mulino, Bologna, 1970]”,”SOCU-002-FSD”
“LICHTHEIM George”,”L’ Europa del Novecento. Storia e cultura.”,”Nato in Germania dove compì gli studi, George Lichtheim si trasferì poi negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra, dove è vissuto fino alla morte. Fu Visiting Lecturer e Research Fellow nelle Università di Columbia e Stanford. “”Gli inglesi non lo capirono, ma i francesi sì. Il 7 maggio l’ambasciatore francese a Berlino riferì a Parigi che i suoi informatori segreti gli avevano detto che una nuova spartizione della Polonia sarebbe stata la base di un’alleanza russo-tedesca (4). Tuttavia il governo sovietico fino all’ultimo tenne la porta aperta, e la decisione di concludere un patto con la Germania fu presa soltanto il 19 agosto, dopo mesi di discussioni infruttuose con le potenze occidentali, le quali avevano dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, di non potere,o di non volere, costringere la Polonia ad una alleanza con la Russia. Tre anni dopo, durante una memorabile conversazione tra Churchill e Stalin al Cremlino, il dittatore sovietico diede la propria versione di ciò che era accaduto a quell’epoca. A questo proposito è meglio lasciar parlare Churchill: «Al Cremlino, nell’agosto 1942, Stalin, nelle prime ore del mattino, mi illustrò un aspetto della posizione sovietica: «C’eravamo fatti l’impressione», disse Stalin, «che i governi britannico e francese non fossero disposti a entrare in guerra se la Polonia fosse stata attaccata, ma sperassero che l’allineamento diplomatico di Gran Bretagna, Francia e Russia avrebbe spaventato Hitler inducendolo a rinunciare. Noi eravamo sicuri che non sarebe servito a niente». – ‘Quante divisioni’, avrebbe chiesto Stalin, ‘manderà la Francia contro la Germania, in caso di mobilitazione?’. La risposta era stata: ‘Circa un centinaio’. Poi Stalin aveva chiesto: ‘Quante ne manderà l’Inghilterra?’. La risposta era stata: ‘Due, più altre in seguito’. ‘Ah, due altre in seguito’, aveva ripetuto Stalin. ‘Sa’, aveva chiesto, ‘quante divisioni dovremo mettere sul fronte russo se entriamo in guerra con la Germania?. E, dopo una pausa, ‘Più di trecento’. Non mi fu detto chi fosse stato l’interlocutore di Stalin in questa conversazione, né in quale data fosse avvenuta. Bisogna riconoscere che questo era un solido motivo. (…) Stalin e Molotov avevano giudicato necessario, per trattare, nascondere le loro vere intenzioni fino all’ultimo momento. Molotov e i suoi subordinati avevano dimostrato una straordinaria abilità per il doppio gioco in tutti i contatti con entrambe le parti (5). Questa descrizione di ciò che avvenne nel 1939 sarebbe stata più plausibile se Stalin avesse aggiunto che il patto di non aggressione tedesco-sovietico firmato da Molotov e da Ribbentrop il 23 agosto, e salutato da Stalin con un solenne brindisi («So quanto la nazione tedesca ama il suo Führer, perciò voglio bere alla sua salute») comprendeva non soltanto una linea di demarcazione per la spartizione della Polonia, ma anche il riconoscimento da parte della Germania, che la Finlandia, la Lettonia e l’Estonia (non la Lituania) rientravano nella sfera d’interesse dei sovietici. Questo era più di quanto avrebbero potuto concedere le potenze occidentali, anche se il governo polacco fosse stato meno deciso a non tollerare sul suo territorio truppe sovietiche in qualità di alleati. La Finlandia e gli Stati baltici, per non parlare della Polonia, erano stati creati nel 1919-20 per costituire una specie di cordone sanitario, il cui scopo era tenere lontano dall’Europa il contagio bolscevico”” (pag 320-321)”,”EURQ-001-FSD”
“LIDA Clara E.”,”Anarquismo y Revolucion en la España del XIX.”,”””Mentre Francisco Mora e Lorenzo rimasero a Lisbona, Angel Mora e Enrique Borrel tentarono di riorganizzare la Federazione spagnola dalla clandestinità. In breve le difficoltà dell’ impresa si fecero manifeste. Il disaccordo tra Francisco Mora e Morago, e lo scarso risultato di Angel Mora e Borrel, obbligarono Lorenzo e Francisco Mora a continuare da soli il lavoro. Essi furono gli unici rappresentanti del Consiglio Federale che assistettero alal Conferenza segreta di Valencia. Li, tra gli altri temi, si trattò la questione della riunione della Conferenza Internazionale di Londra, annunciata dal 17 al 23 settembre, e si votò Lorenzo come delegato spagnolo della F.R.E. Il ricordo di questo viaggio e l’ entusiasmo iniziale dello spagnolo per l’incontro con Carlo Marx è rimasto vergato in pagine commoventi del ‘Proletariado militante’.”” (pag 157)”,”MSPx-063″
“LIDDELL HART B.H.”,”Great Captains Unveiled. From Genghis Khan to General Wolfe.”,”DE-SAXE viene definito ‘profeta militare’, GUSTAVO ADOLFO il fondatore della guerra moderna”,”QMIx-005″
“LIDDELL HART B.H.”,”Histoire mondiale de la strategie.”,”1° PARTE – Strategia dal V secolo AC al XII DC. – Guerre elleniche, EPAMINONDA, FILIPPO e ALESSANDRO. -Guerre di Roma, ANNIBALE, SCIPIONE, CESARE. -Guerre bizantine, BELISARIO e NARSETE. -Guerre medievali. -Il XVII secolo, GUSTAVO ADOLFO, CROMWELL, TURENNE. -Il XVIII secolo, MARLBOROUGH e FEDERICO II. -La rivoluzione francese e NAPOLEONE BONAPARTE -1854-1914 -Conclusioni 1° parte. 2° PARTE – Strategia durante la 1° GM. 3° PARTE – Strategia durante la 2° GM. Strategia di HITLER 4° PARTE. I fondamenti della strategia e della grande strategia. – Teoria della strategia. -Essenza della strategia e della tattica. -Oggetto nazionale e scopo militare. -Grande strategia. ANNESSI I (strategia dell’ approccio indiretto nella campagna d’ Africa del Nord nel 1940-42) e II (articolo del generale Yigael YADIN sul settembre 1949)”,”QMIx-003″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale.”,”Basil H. Liddell Hart, studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””. “”Nel 1941 il grosso dei caccia di tipo moderno disponibili fu destinato oltre che alla difesa aerea della Gran Bretagna, all’appoggio delle sterili campagne offensive condotte nel settore mediterraneo. Nella seconda metà dell’anno circa 600 caccia furono inviati in Russia. Ma la Malacca non ne ricevette alcuno. Neppure un bombardiere a grande autonomia fu inviato nella Malacca; eppure centinaia ne venivano impiegati in incursioni notturne sulla Germania che in questa fase della guerra erano palesemente inutili. E’ chiaro da tutto questo che le esigenze della difesa della Malacca non ricevettero sufficiente attenzione da parte di Churchill o dei capi di stato maggiore. La chiave per spiegare questo enigma ci è fornita dallo stesso Churchill nelle sue memorie di guerra. All’inizio di maggio il capo dello stato maggiore generale imperiale, sir John Dill, presentò al primo ministro un rapporto in cui si sforzava di dimostrare quanto fosse rischioso per la stessa Gran Bretagna o per Singapore persistere nella politica di potenziamento delle forze d’assalto inglesi nel Nord Africa. (…) Churchill fu molto contrariato dalla lettura di questo rapporto, il cui contenuto era in netto contrasto con la sua idea di passare all’offensiva contro Rommel e col suo sogno di conseguire quanto prima una decisiva vittoria nel Nord Africa. (…) E’ evidente che nella sua irritazione Churchill fraintese il ragionamento del capo di stato maggiore generale imperiale. Non si trattava di indebolire la difesa dell’Egitto, ma soltanto di posporre l’offensiva (…). In luglio il presidente Roosevelt aveva inviato a Londra il suo consigliere personale, Harry Hopkins, con il compito di esprimere i suoi dubbi in merito alla saggezza di questa politica e di ammonire i governanti inglesi sui rischi a cui si sarebbe andati incontro altrove «tentando di fare troppo» in Medio Oriente. Gli esperti dell’esercito e della marina americana condividevano le perplessità di Roosevelt ed erano convinti che Singapore fosse più importante dell’Egitto. Nessuno di questi argomenti valse però a smuovere Churchill dalla sua convinzione. «Io non avrei mai tollerato l’idea di abbandonare la lotta per l’Egitto, ed ero pronto a pagare qualunque prezzo ciò potesse comportare nella Malacca». Ma egli non pensava che su quel settore incombesse una minaccia davvero grave. Egli ammette con franchezza: «Confesso che rispetto alle nostre altre esigenze l’intera minaccia giapponese mi sembrava poco più di un sinistro bagliore crepuscolare». E’ chiaro che la principale responsabilità per il fallimento di rinforzare le inadeguate difese della Malacca deve essere attribuita allo stesso Churchill, e più precisamente all’ostinazione con cui volle portare fino in fondo la sua idea di lanciare al più presto possibile un’offensiva nel Nord Africa. Gli effetti strategici immediati della perdita di Singapore furono disastrosi, dato che a essa fece subito seguito la conquista giapponese della Birmania e delle Indie orientali olandesi: una fulminea manovra lungo due direttrici che portò i giapponesi a minacciare da vicino l’India da una parte e l’Australia dall’altra. Solo dopo quasi quattro anni di lotte sanguinose e in seguito al crollo dello stesso Giappone, stremato dalla guerra e infine paralizzato dallo choc atomico, Singapore sarebbe tornata in mano inglese. Più importanti, e addirittura senza rimedio furono però le conseguenze a lungo termine della caduta di Singapore. Singapore era stato un simbolo: il simbolo più eminente della potenza occidentale in Estremo Oriente, in quanto quella potenza era stata eretta e poi a lungo conservata grazie soprattutto alla potenza navale inglese. Tanto rilievo era stato dato fin dai giorni della prima guerra mondiale alla costituzione di una grande base navale a Singapore, che la sua importanza simbolica aveva finito col far passare in secondo piano il suo stesso valore strategico. La facilità con cui nel febbraio del 1942 i giapponesi la conquistarono fu un colpo fatale per il prestigio inglese, ed europeo, in Asia. Né il ritorno degli inglesi sarebbe bastato a cancellare l’impressione che la sua caduta aveva suscitato. L’uomo bianco aveva perso il suo alone di quasi magica onnipotenza, e non incuteva più alcun timore reverenziale. La dimostrazione della sua vulnerabilità alimentò e incoraggiò l’ondata di rivolta contro la dominazione o l’intrusione europea che dopo la guerra si sarebbe diffusa da un capo all’altro dell’Asia”” (pag 321-324) [La caduta della Malacca e di Singapore] Bibliografia. Tra le opere di Basil H. Liddell Hart: – La prima guerra mondiale, 1914-1918. Rizzoli, 1969, pag 648; – Scipione l’Africano. Rizzoli, 1987; – L’ arte della guerra nel XX secolo. Mondadori; – Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich. Rizzoli. Nel libro ‘I generali tedeschi narrano’ (Rizzoli, 1949) l’autore riporta tra l’altro le memorie dei generali tedeschi durante l’invasione della Russia quando l’esercito nazista si trovò davanti a Mosca. Il libro che suscitò un grande interesse tra gli ufficiali tedeschi in quel momento critico (1941) fu quello di Armand de Caulaincourt sulla campagna del 1812 di Napoleone in Russia.”,”QMIS-001″
“LIDDELL HART B.H.”,”Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich.”,”Basil Henry LIDDELL-HART, nato nel 1895, diplomato alla St. Paulus School di Cambridge, si era già guadagnato nel 1920 una notevole fama di studioso di cose militari tanto da essere chiamato a compilare il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. Dopo aver preso parte di persona alla prima guerra mondiale, ed essere stato ferito, diventò corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ nel 1927 e in seguito del ‘Times’. Partecipò alla stesura delle voci militari dell’ Encyclopedia Britannica e scrisse il volume ‘La prima guerra mondiale’. Ideatore di nuove tecniche militari sostenne l’attacco a “”torrente in piena”” e l’ uso strategico dei carri armati, anticipando i tedeschi, che anzi appresero dai suoi scritti molto di quel che poi misero in pratica nella seconda guerra mondiale. Dopo la guerra si è dedicato a un lungo e paziente lavoro di ricerca, durante il quale ha potuto attingere a documenti segreti e parlare con i protagonisti stessi delle battaglie, il che gli ha permesso di scrivere una ‘Storia militare della seconda guerra mondiale”” e il presente libro.”,”QMIS-037″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”L’ arte della guerra nel XX secolo. Memorie.”,”Di Sir Basil Henry LIDDELL HART (1895-1970) oltre la fondamentale ‘Storia militare della seconda guerra mondiale’ (MONDADORI, 1970), sono state pubblicate in italiano ‘La prima guerra mondiale’, ‘La prossima guerra’, ‘I generali tedeschi narrano’, ‘Un uomo più grande di Napoleone: Scipione l’ Africano’.”,”QMIx-059″
“LIDDELL HART B.H.”,”Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich.”,”Basil Henry LIDDELL-HART, nato nel 1895, diplomato alla St. Paulus School di Cambridge, si era già guadagnato nel 1920 una notevole fama di studioso di cose militari tanto da essere chiamato a compilare il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. Dopo aver preso parte di persona alla prima guerra mondiale, ed essere stato ferito, diventò corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ nel 1927 e in seguito del ‘Times’. Partecipò alla stesura delle voci militari dell’ Encyclopedia Britannica e scrisse il volume ‘La prima guerra mondiale’. Ideatore di nuove tecniche militari sostenne l’attacco a “”torrente in piena”” e l’ uso strategico dei carri armati, anticipando i tedeschi, che anzi appresero dai suoi scritti molto di quel che poi misero in pratica nella seconda guerra mondiale. Dopo la guerra si è dedicato a un lungo e paziente lavoro di ricerca, durante il quale ha potuto attingere a documenti segreti e parlare con i protagonisti stessi delle battaglie, il che gli ha permesso di scrivere una ‘Storia militare della seconda guerra mondiale”” e il presente libro. I Balcani e il fattore metereologico ritardano l’operazione Barbarossa. “”L’improvviso scoppio delle ostilità in tutta la regione balcanica rese inevitabile il rinvio dell’offensiva contro la Russia da maggio a giugno. In questi limiti, perciò, il colpo di stato in Jugoslavia influì effettivamente sull’inizio della campagna di Russia. “”Ma anche le condizioni metereologiche ebbero una parte importante, e si trattò di un fattore accidentale. A oriente della linea Bug-San, in Polonia, sino al mese di maggio le possibilità di svolgere operazioni sono molto limitate perché la maggior parte delle strade sono sommerse dal fango e il terreno si trasforma in un acquitrinio. Molti fiumi sono privi di argini e straripano, provocando vaste inondazioni. Quanto più si va verso oriente, tanto più divengono pronunciati questi svantaggi, soprattutto nelle regioni boscose e paludose del Rokitno (Pripet) e della Beresina. Perciò, anche in tempi normali le possibilità di movimento sono molto scarse fino alla metà di maggio. Ma il 1941 fu un anno eccezionale. L’ inverno era durato più del solito”” (Blumentritt)””. (pag 292) Rundstedt era il più energico oppositore dell’invasione e il primo a chidere l’abbandono. Dubitava dell’argomento di Hitler, e non vide poi segni concreti che lo confermassero, secondo il quale i russi stavano preparandosi in quel 1941 ad attaccare la Germania. Preferiva comunque aspettare un eventuale avanzata russa sui propri confini piuttosto che infilarsi nella profondità russa. (pag 293)”,”GERQ-077″
“LIDDELL HART B.H.”,”Un uomo più grande di Napoleone. Scipione Africano.”,”””Prima di abbandonare l’Africa, Scipione volle vedere Massinissa sistemato nel suo regno e gli fece dono delle terre che già avevano appartenuto a Siface, procrastinando il momento del proprio “”trionfo”” pur di assicurare la giusta ricompensa ai suoi leali collaboratori”” (pag 143)”,”STAx-246″
“LIDDELL HART Basil H.”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918.”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970) è stato definito “”il Clausewitz del XX secolo’ per le sue opere teoriche e i suoi scritti sulle questioni militari. Tra le sue opere ricordiamo: ‘Storia di una sconfitta’, ‘Scipione l’Africano’, ‘L’arte della guerra nel XX secolo’, ‘Storia della Seconda guerra mondiale’. “”Ma, come disse il grande Napoleone: “”Rapidità, o altrimenti fiasco”””” (pag 202) “”Forse nulla può servire a dimostrare quanto confuse fossero le idee di queli uomini quanto le parole con cui venne formulata la decisione: “”preparare una spedizione navale in febbraio, destinata a bombardare e conquistare la penisola di Gallipoli, avendo come obiettivo Costantinopoli””. L’idea che delle navi dovessero “”conquistare”” un pezzo di terra è di una ingenuità che sfiora il ridicolo. Pochi giorni dopo Churchill fece un tentativo per rilanciare il suo piano suggerendo al granduca Nicola che i russi vi collaborassero attaccando simultaneamente il Bosforo dal mare e sulla terraferma. Dal punto di vista strategico questo suggerimento era il migliore possibile. Paradossalmente cadde nel vuoto perché in questo caso gli strateghi russi si lasciarono influenzare dai riflessi politici dell’operazione! Per quanto forte fosse il loro desiderio di impossessarsi di Costantinopoli, non avevano alcuna voglia di assicurarsene il possesso con l’aiuto dei loro alleati. La pietra angolare della politica russa era l’annessione sia di Costantinopoli che dei Dardanelli. Sazonov, il Ministro degli esteri, aveva tentato di rendere questa pretesa più accettabile per gli alleati suggerendo l’internazionalizzazione di Costantinopoli in cambio del controllo russo sugli Stretti, ma i militari non volevano saperne di questa parziale concessione. Non stupisce quindi che i capi militari russi guardassero con gelosia e sospetto ogni mossa degli alleati in direzione di quell’obiettivo e negassero la loro collaborazione. Lo stesso Sazonov scrive: “”Non mi piaceva affatto l’idea che gli Stretti e Costantinopoli potessero essere conquistati dai nostri alleati e non da noi (…). Quando infine i nostri alleati decisero la spedizione contro Gallipoli (…), mi fu difficile nascondere loro quanto dolorosamente la notizia mi avesse colpito””. La Russia non era disposta neppure a dare una mano per liberare quella che era la sua stessa “”trachea””. Essa preferì continuare a tossire, anziché vomitare un pezzetto della sua ambizione. Alla fine ne fu soffocata: non si esagera dicendo che fu un suicidio”” (pag 203-204)”,”QMIP-222″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale. Volume primo.”,”LIDDELL HART studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””.”,”QMIS-011-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale. Volume secondo.”,”LIDDELL HART studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””.”,”QMIS-012-FV”
“LIDDELL HART Basil H.”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918. [Tit. orig. ‘The Real War 1914-1918’]”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970), storico e teorico militare inglese, studiò storia a Cambridge, partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale e fu ferito nel 1916. Corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925) e del ‘Times’ (1935-1939), e redattore militare dell’ Encyclopaedia Britanica, acquisì reputazione internazionale per la sua chiaroveggenza. Nel 1964 fu insignito della Chesney Gold Medal, della Royal United Service Institution e della laurea ad honorem in lettere dell’Università di Oxford. Le sue opere di polemologia sono state tradotte e diffuse in tutto il mondo. Il sistema dei convogli. ‘(…) [I]l più cieco e grossolano errore dell’Ammiragliato inglese fu quello di opporsi al sistema dei convogli nonostante che tutti gli altri mezzi tentati si fossero dimostrati incapaci di prevenire il disastro che ormai incombeva sul paese. Alla fine l’infaticabile attività dei giovani ufficiali che sostenevano la validità del nuovo sistema ricevette un decisivo appoggio grazie all’intervento personale di Lloyd George, e in aprile vennero finalmente approvati, a titolo sperimentale, i viaggi in convoglio scortato sulle rotte tra Gibilterra e il Mare del Nord. Il primo convoglio lasciò Gibilterra il 10 maggio diretto in Gran Bretagna. Grazie all’innegabile successo di questi tentativi sperimentali, il sistema dei convogli fu esteso alle rotte transatlantiche non appena l’arrivo delle flottiglie americane comandate dall’ammiraglio Sims aumentò il numero dei cacciatorpediniere disponibili per il servizio di scorta. La perdita di naviglio mercantile in convogli di questo genere si ridusse all’uno per cento; in agosto il sistema fu adottato anche per la navigazione in partenza dalla Gran Bretagna e il mese successivo le perdite inglesi scesero sotto le 200.000 tonnellate. Nel frattempo la campagna offensiva – ora rafforzata con l’introduzione di speciali caccia-sommergibili, di aerei e di nuovi tipi di mine -imponeva un pedaggio sempre più pesante ai sottomarini, e alla fine del 1917 la minaccia, se non proprio annullata, era stata almeno arginata. Anche se dovevano tirare la cinghia e accontentarsi di razioni di viveri ridotte, gli inglesi erano ormai al sicuro dal pericolo della fame. Nei primi mesi del 1918 il numero dei sommergibili tedeschi diminuì in modo proporzionale alle perdite da essi arrecate al nemico, finché in maggio ben 14 andarono perduti sui 125 che in quel momento erano in attività; inoltre l’efficienza di quelli ancora attivi stava diminuendo in modo più che proporzionale rispetto al numero. Complessivamente, nel corso della guerra i tedeschi persero 193 sommergibili, 173 dei quali ad opera della marina da guerra inglese. Delle diverse armi impiegate, la mina poté vantare 42 sottomarini affondati e la bomba di profondità 31. Dopo essere stati cacciati dai mari più piccoli, nell’ultima fase del conflitto gli ‘U-boote’ furono cacciati anche dall’Oceano Atlantico da un gigantesco sbarramento di mine, deposte in gran parte dalla marina americana nel tratto di mare largo 180 miglia che separa la Norvegia dalle isole Orcadi. Tale sbarramento consisteva in non meno di 70.000 mine, 13.000 delle quali collocate dagli inglesi. Fu questa una delle più efficaci contromisure volte a neutralizzare le principali operazioni sottomarine contro le rotte di rifornimento transatlantiche’ (pag 400-402)]”,”QMIP-025-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry; a cura del Generale Fabio MINI”,”Paride, o il futuro della guerra.”,”Scritto nel 1925 quando Hart non ha ancora trent’anni e con un’esperienza di soli tre messi di guerra. Basil Henry Liddell Hart (1895-1970) capitano del Reggimento King’s Own Yorkshire Light Infantry, poi Visiting Porfessor (1965-66) presso l’Università Davis California, corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925-1934), e del Times (1934-1938), storico, saggista, esperto militare. Innovatore della guerra corazzata e di manovra, stratega dell’approccio indiretto e della guerra limitata. Fabio Mini (1942) Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito italiano, dottore in Scienze strategiche. Commentatore, analista, saggista politico-militare, scrivi su vari periodici. Ha curato per la LEG le edizioni italiane di ‘Guerra senza limiti’ (Qiao Liang e Wang Xiangsui), ‘Fanteria all’attacco’ di Rommel, ‘Blitzkrieg’ di Corum e ‘Sturmtruppen’ di Gudmundsson.”,”QMIx-040-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale.”,”Sir Basi Henry Liddell Hart , studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale, fu definito “”il capitano che insegna ai generali””. Il riflusso tedesco in Russia. La ritirata di Kleist. Un grande esempio di strategia e tattica difensiva moderna. “”Comunque furono le forze (tedesche) in ritirata a vincere la gara, sfuggendo alla trappola: dieci giorni dopo le retroguardie di Kleist, giungevano alle porte di Rostov, eludendo i tentativi compiuti dai russi per intercettarle. Fortunatamente per i tedeschi, la spessa coltre di neve che ricopriva quelle desolate regioni aveva limitato anche le capacità dei russi di avanzare al di là delle lorolontane stazioni ferroviarie con la necessaria rapidità e con forze sufficienti per chiudere la trappola. Ma solo per pochissimo la trappola non era scattata. Le forze di Manstein erano rimaste aggrappate così a lungo alle loro esposte posizioni che alla fine corso proprio loro il rischio di rimanere tagliate fuori, tanto che per aiutarle a districarsi dalla difficile situazione fu necessario far ritornare sui loro passi, in tutta fretta, alcune divisioni di Kleist. …. finire (pag 671-672)”,”QMIS-050-FV”
“LIDDELL HART Basil H.”,”The Real War, 1914-1918.”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970), storico e teorico militare inglese, studiò storia a Cambridge, partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale e fu ferito nel 1916. Corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925) e del ‘Times’ (1935-1939), e redattore militare dell’ Encyclopaedia Britanica, acquisì reputazione internazionale per la sua chiaroveggenza. Nel 1964 fu insignito della Chesney Gold Medal, della Royal United Service Institution e della laurea ad honorem in lettere dell’Università di Oxford. Le sue opere di polemologia sono state tradotte e diffuse in tutto il mondo. ‘1917. The Strain. Scene IV. The Tank surprise at Cambrai’ (pag 345-356) (1917. La tensione. Scena IV. La sorpresa del carro armato a Cambrai) ‘Questi undici giorni costituiscono forse il più drammatico di tutti gli episodi della guerra mondiale’ (pag 345) ‘1917. The Strain. Scene V. ‘Caporetto’ (pag 357-363) ‘1918. The Break’ (pag 364-386) (La rottura)”,”QMIP-027-FSL”
“LIDDELL-HART B.H. a cura; saggi di Serge ANDOLENKO Leonard SCHAPIRO E. LEDERREY Maxime WEYGAND J.M. MACKINTOSH G.I. ANTONOV Kurt DITTMAR B.H. LIDDELL HART Heinz GUDERIAN Gunther BLUMENTRITT Erich Von MANSTEIN N. GALAY J.M. MACKINTOSH Frank A. KEATING L.C. MANNERS-SMITH Louis B. ELY David KELLY A. GUILLAUME F.O. MIKSCHE Raymond L. GARTHOFF Hans HINRICHS R.M. OGORKIEWICZ Fritz BAYERLEIN N. GALAY Wolfgang MUELLER Harold J. GORDON A. NIESSEL Hellmuth DORN Kurt STUDENT V. POZDNYAKOV J.M. MACKINTOSH Mikhail KORIAKOV G.C. REINHARDT Eric ASHBY”,”The Red Army. The Red Army – 1918 to 1945. The Soviet Army – 1946 to the present.”,”Saggi di Serge ANDOLENKO Leonard SCHAPIRO E. LEDERREY Maxime WEYGAND J.M. MACKINTOSH G.I. ANTONOV Kurt DITTMAR B.H. LIDDELL HART Heinz GUDERIAN Gunther BLUMENTRITT Erich Von MANSTEIN N. GALAY J.M. MACKINTOSH Frank A. KEATING L.C. MANNERS-SMITH Louis B. ELY David KELLY A. GUILLAUME F.O. MIKSCHE Raymond L. GARTHOFF Hans HINRICHS R.M. OGORKIEWICZ Fritz BAYERLEIN N. GALAY Wolfgang MUELLER Harold J. GORDON A. NIESSEL Hellmuth DORN Kurt STUDENT V. POZDNYAKOV J.M. MACKINTOSH Mikhail KORIAKOV G.C. REINHARDT Eric ASHBY LIDDELL-HART soldato, scrittore, storico e brillante teorico militare si è laureato al Corpus Christi College, di Cambridge. Viene ferito durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 sviluppa il sistema ‘Battle Drill’ metodo di attacco “”expanding torrent’ ed altre tattiche adottate dal British Army. Nel 1927 si ritira dall’ esercito inglese con grado di Capitano. E’ stato un teorico e sostenitore dell’ air power e della mechanized warfare. Lo stesso GUDERIAN sostenitore del ‘blitz krieg’ dell’esercito tedesco si è descritto come “”un discepolo di Liddell Hart riguardo alla questione dei carri armati””. Dal 1925 al 1935 è stato corrispondente militare per il Daily Mirror e poi per il Times. Ha curato ‘The Rommel Papers’ (1953) Euro 25 LIDDELL-HART soldato, scrittore, storico e brillante teorico militare si è laureato al Corpus Christi College, di Cambridge. Viene ferito durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 sviluppa il sistema ‘Battle Drill’ metodo di attacco “”expanding torrent’ ed altre tattiche adottate dal British Army. Nel 1927 si ritira dall’ esercito inglese con grado di Capitano. E’ stato un teorico e sostenitore dell’ air power e della mechanized warfare. Lo stesso GUDERIAN sostenitore del ‘blitz krieg’ dell’esercito tedesco si è descritto come “”un discepolo di Liddell Hart riguardo alla questione dei carri armati””. Dal 1925 al 1935 è stato corrispondente militare per il Daily Mirror e poi per il Times. Ha curato ‘The Rommel Papers’ (1953) “”The rank-and-file of the Red Army came from all walks of life. Intelligence reports and statements by prisoners-of-war showed the Soviet Army to be an amalgam where volunteers, forcibly enlisted men, ex-White Army personnel, robbers, and convicts were serving side by side. The proportion of genuine Bolsheviks was not more than 8 to 10 per cent. Although many of the men had joined the Army as the only way to get enough to eat, discontent was rife, and desertions were very numerous. Whenever a deserter failed to return to his unit within twenty days, his family were held responsible and their property was seized. In spite of propaganda efforts, no idealism inspired the troops. The Russian soldier’s legendary heroism blended with fatalism no longer existed in 1920, but his temperamental tendency towards extremes had been stimulated by revolutionary agitation, and he swung quickly from enthusiasm after victory to depression after defeat. A prolonged effort became impossible for such a soldier – insufficiently trained, ill-equipped, and without confidence in his leaders.”” (pag 48) “”In the final act, the battle for Warsaw, the crushing defeat of the Russians was due to moral and military factors. It was reasonable that Tukhachevsky shoul have followed up his initial successes by a drive on Warsaw so as to allow the Poles no time to rally, while cutting them off from Danzig and from all supplies of arms and munitions. But in pushing west, without having organized lines of communications, he was actually pushing the Poles back on their own bases -and space, hitherto his ally, now turned to his disadvangage.”” (pag 51)”,”RUST-133″
“LIDDELL-HART B.H.”,”I generali tedeschi narrano…”,”A 25 anni, nel 1920, Basil Henry Hart, ufficiale dell’esercito britannico, ferito nella prima guerra mondiale, si era guadagnato una fama di studioso di cose militari da essere invitato a scrivere il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. In seguito, Liddell Hart, ex studente di Cambridge e primo sostenitore della guerra meccanizzata divento nel 1925 corrispondente militare del Daily Telegraph, nel 1935 del Times. Dopo il suo ritiro dall’esercito con il grado di capitano, collaborò in campo militare per l’Enciclopedia Britannica e fu consigliere personale del ministro della guerra Hore-Belisha nel 1937-38. Scrisse una ventina di volumi e tra questi Storia della grande guerra (1934), Pensieri sulla guerra (1944) e La rivoluzione dei metodi di guerra (1946). “”Il peggior errore di Hitler fu il modo com’egli rifiutò di «tagliar corto alle proprie perdite» e insistette nell’attaccare quando le probabilità di successo stavano svanendo. Ma questo era proprio il difetto più cospicuo anche di Foch e di Haig, i comandanti alleati nella guerra precedente, e anche di Hindenburg e di Ludendorff, che aveva allora il comando supremo tedesco. E tutti costoro erano soldati di professione. Hitler ebbe pure una grand parte nel determinare il collasso delle armate germaniche in Francia con la sua riluttanza a sanzionare qualsisi tempestivo ripiegamento. Ma anche qui il suo atteggiamento fu esattamente uguale a quello di Foch. La differenza vitale fu questa: che nel 1918 i comandanti in sottordine non obbedirono a Foch più quel che loro parve saggio, laddove nel 1944-45 i generali germanici ebbero paura a disobbedire agli ordini di Hitler”” (pag 4) finire”,”QMIS-019-FGB”
“LIDDELL-HART Basil Henry”,”The Strategy of Indirect Approach.”,”Volume dedicato dall’autore a ‘Ivor Maxse, Trainer of Troops for War’ Cap. XI. Strategia pura, Elementi e condizioni, Fine e azione della strategia, Basi della strategia, Interruzione delle comunicazioni, Metodo di avanzata, Grande Strategia, (pag 188-211) Cap. XII. Quintessenza concentrata di strategia. 1. Mettere in relazione i fini e i mezzi 2. Tenere il proprio obiettivo sempre in mente 3. Scegliere la linea o il corso di minore aspettativa 4.Scegliere la linea di minor resistenza 5. Prendere una linea di operazioni che offra obiettivi alternativi 6.Assicurarsi che sia il piano che le disposizioni siano flessibili, adattabili alle circostanze 7. Non gettare il proprio peso in un colpo mentre il nemico è in vigile, in guardia 8. Non ripetere un attacco sulla stessa linea (o nella stessa forma) dopo che è fallito la prima volta (pag 212-216)”,”QMIx-002-FSL”
“LIDSKY Paul”,”Les écrivains contre la commune.”,”Letteratura anticomunarda. Il tipo più complesso di questa letteratura è quello del giovane declassato comunardo (pag 7) Tipi descritti nella letteratura: – Il giovane declassato comunardo – L’ operaio socialista ubriaco – Il teppista – Il comunardo – Il soldato versagliese”,”MFRC-175″
“LIEBERTHAL Kenneth G. LAMPTON David M. a cura; saggi di Susan L. SHIRK Carol LEE HAMRIN Nina P. HALPERN Jonathan D. POLLACK Lynn PAINE Melanie MANION Barry NAUGHTON Paul E. SCHROEDER Andrew G. WALDER David ZWEIG Kenneth G. LIEBERTHAL David M. LAMPTON”,”Bureaucracy, Politics, and Decision Making in Post-Mao China.”,”Saggi di Susan L. SHIRK Carol LEE HAMRIN Nina P. HALPERN Jonathan D. POLLACK Lynn PAINE Melanie MANION Barry NAUGHTON Paul E. SCHROEDER Andrew G. WALDER David ZWEIG Kenneth G. LIEBERTHAL David M. LAMPTON LIEBERTHAL Kenneth G. è professore di scienze politiche e ricercatore associato presso il Center for Chinese Studies, Università del Michigan. LAMPTON David M. è presidente del Comitato nazionale sulle relazioni US-Cina e ha curato il volume ‘Policy Implementation in Post-Mao China’ (1987)”,”CINE-054″
“LIEBICH André”,”From the Other Shore. Russian Social Democracy After 1921.”,”In apertura citazione di HERZEN Note biografiche su ABRAMOVITCH ALEXANDROVA ARONSON AXELROD BAIKALOV BIENSTOCK DALLIN DAN DENIKE DOMANEVSKAIA DUBOIS DVINOV ESTRINE GARVI GRINFELD INGERMAN IUDIN IUGOV IVANOVICH JAMES JASNY KEFALI KHINOY LANDE MARTOV NICOLAEVSKY POTRESOV ROSENFELD SAPIR SCHWARZ SHIFRIN SKOMOROVSKII STEIN VOLSKY VULIKH WOLIN WOYTINSKY. “”I menscevichi videro se stessi non solo come osservatori politici – kremlinologi avant la lettre – ma come attori politici. A dispetto dei loro sforzi per rimanere “”fuori dalla mischia””, essi furono tentati di interventire nella lotta in corso tra i bolscevichi ed esprimere una preferenza per l’ una o l’ altra fazione. Fedor Dan si mosse secondo questa logica, nonostante la sua affermazione che i socialdemocratici differissero dai comunisti nel cercare spiegazioni nel processo sociale piuttosto che “”nella giusta leadership””. Indirizzandosi alle organizzazioni di partito in Russia, Abramovitch si doleva che durante il periodo successivo alla morte di Martov, Dan e i suoi discepoli crearono illusioni sulla possibilità di una scissione all’ interno del Partito Comunista, come pure sul ruolo dei trotskisti e dell’ Opposizione Operaia. “”Fortunatamente””, rimarcava Abramovitch in tono ironico, l’ “”evoluzione dei bolscevichi nella direzione del Bolscevismo”” fu così pronunciata che superò tutte le differenze tra i redattori di Vestnik””””. (pag 149)”,”RIRB-080″
” LIEBICH André”,”From the Other Shore. Russian Social Democracy after 1921.”,”André Leibich is Professor of International History and Politics at the Graduate Institute of International Studies, Geneva. Introduction, Acknowledgments, Conclusion, Biographical Summaries, Abbreviations, Notes, Sources, Index, Illustrations, Note on Spelling,”,”RIRB-029-FL”
“LIEBKNECHT W. MARX J.- E. LAFARGUE P. BEBEL A. LESSNER F. SORGE F.A. GLASSER M. ENGELS F.”,”Ricordi su Marx.”,”Gli scritti qui riportati sono stati tradotti dal libro ‘Karl Marx. Eine Sammlung von Erinnerungen und Aufsatzen’ (Marx, raccolta di ricordi e articoli) pubblicato dall’editore Dietz di Berlino nel 1947. La parte maggiore del volumetto è occupata dai ricordi di W. LIEBKNECHT (tratti da volume: Wilhelm Liebknecht, ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’, WÖRLEIN, NORINBERGA, 1896 (In memoria di Karl Marx. Scorcio di vita e rimembranze).”,”MADS-047 LIEW-003″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Lettere 1915 – 1918.”,”LIEBKNECHT nelle sue lettere commenta alcune sue letture (OMERO, DOSTOEVSKIJ ecc.).”,”LIEK-004″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Passeggiate con Marx.”,”Questo profilo biografico di Karl MARX è tratto dal volume ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’ (In memoria di Karl Marx, Profilo di vita e ricordi), NÜRNBERG, WÖRLEIN, 1896 Wilhelm LIEBKNECHT (Gressen 1826- Leipzig 1900), padre di Karl LIEBKNECHT, fu uno dei fondatori della socialdemocrazia tedesca e della seconda internazionale. Fondatore e direttore del quotidiano del partito socialdemocratico ‘Vorwärts’ (Avanti!) conobbe MARX nel 1850 a Londra dove era giunto in esilio.”,”LIEW-004″
“LIEBKNECHT K. LUXEMBURG R. EBERLEIN H. KOENEN W. PIECK W. ZETKIN C. KEONEN W. DUNCKER H. DAHLEM F. LINDAU R. GESCHKE O. DAHLEM F. THALMANN E. ULBRICHT W.”,”Deutsche Kommunisten über die Partei. Artikel und Reden 1918 bis 1939.”,”Scritti di LIEBKNECHT K. LUXEMBURG R. EBERLEIN H. KOENEN W. PIECK W. ZETKIN C. KEONEN W. DUNCKER H. DAHLEM F. LINDAU R. GESCHKE O. DAHLEM F. THALMANN E. ULBRICHT W. DENGEL P. SCHEHR J. SCHNELLER E. HECKERT F. HIRSCH W. WINTERNITZ J. FLORIN W.”,”MGEK-055″
“LIEBKNECHT Wilhelm a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Deutschen Sozialdemokraten. Band 1. 1862 – 1878.”,”I costi della stampa operaia. Bilancio stampa: Uscite: 1 Redattore per settimana: 22 fl. 1 Rappresentante (Faktor) per sett.: 17 fl. 4 Compositori (6 pagine proposizioni) … 56 fl. 1 Tecnico di macchina … 15 fl. 1 Uno alla spedizione…13 fl. 2 giovani apprendisti 2 fl. 1 manovratore alle ruote 7 fl. 2 Diffusori della stampa 6 fl. 1 Punteggiatore e 1 interprete 7 fl. 1 Reporter locale 5 fl. Totale quadrimestre spese per salari 2158 “” Carta quotidiana 4 Ries a 4 fl. fanno nel quadrimestre 1248 fl. Altre uscite (…) 515 fl. Totale delle uscite per l’ edizione nel quadrimestre: 3921 fl. Entrate: 1600 abbonati a 1 fl. = 1600 fl. 2400 Colportage (diffusione e vendita di libri) a esemplare 40 Kr = 1600 fl. Annunci quotidiani = 390 fl. Totale 3590 fl. Bilancio: Uscite: 3921 fl. Entrate: 3590 fl. Deficit rimanente: 331 fl. (Leonhard Tauscher a Wilhelm Liebknecht, Augsburg, 28 febbraio 1875) (pag 621)”,”MGEx-166″
“LIEBKNECHT Wilhelm, a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Liebknecht (Wilhelm), scrittore e uomo politico tedesco (Giessen, Assia, 1826 – Charlottenburg 1900). Proveniente da un’antica famiglia di funzionari dell’ Assia, fu avviato alla carriera amministrativa, che presto abbandonò per dedicarsi alla causa socialista. Aveva da poco iniziato gli studi universitari di teologia e filosofia negli atenei di Giessen e di Berlino quando, per le sue idee politiche in favore della libertà della Polonia, fu perseguitato e, dopo vari spostamenti, si fissò nel 1847 a Zurigo, dove seguì gli studi giuridici. Subito dopo lo scoppio della rivoluzione del febbraio 1848, fu a Parigi tra gli insorti; nel settembre successivo tornò in Germania e prese parte ai moti del granducato di Baden. Costretto a emigrare nuovamente, si recò in Svizzera (dove a Ginevra conobbe Mazzini e lavorò per l’unificazione delle diverse associazioni operaie tedesche locali) e, allontanato anche di qui, nel 1850 raggiunse Londra, ove entrò in contatto con Marx. L’amnistia del 1861 gli permise di rientrare in Germania l’anno successivo; qui fu per un certo periodo in rapporti con Lassalle, ma, avuto sentore della connivenza tra questo e Bismarck, se ne allontanò presto, per seguire Marx ed Engels nell’ organizzazione del movimento operaio internazionale. Nel 1864 partecipò, a Londra, alla costituzione della prima Internazionale; l’anno successivo, con A. Bebel, da lui convertito al socialismo, lavorò all’ organizzazione in senso marxista dei circoli operai di Berlino; poco dopo fu nuovamente espulso dalla Prussia. Stabilitosi a Lipsia, nel 1867 fu eletto deputato al Reichstag della confederazione della Germania del Nord; fautore della necessità di costituire forti partiti socialisti su basi nazionali, volse i suoi sforzi alla organizzazione del partito socialdemocratico tedesco, che fondò poi nel 1869 a Eisenach, riuscendo a garantirvi il predominio dell’ ala marxista e assumendone, con Bebel, la direzione. Nel 1870 i due, ormai affermatisi tra i massimi esponenti della socialdemocrazia tedesca, si schierarono contro la guerra franco-prussiana, quindi, nel 1871, contro l’ annessione alla Germania dell’ Alsazia-Lorena e nel 1872 furono entrambi condannati a due anni di reclusione in fortezza per alto tradimento. Liberato nel 1874, Liebknecht fu eletto deputato al Reichstag dell’ Impero e fondò il quotidiano del partito, Vorwärts (Avanti!), che diresse fino alla morte. Nel 1875 promosse con Bebel al congresso di Gotha la fusione del partito socialdemocratico sorto a Eisenach con il partito operaio socialdemocratico tedesco dei lassalliani facendo larghe concessioni a questi ultimi. I deliberati del congresso di Gotha, dopo le aspre denunce di Marx nella famosa Critica del programma di Gotha, furono modificati nel congresso di Erfurt nel 1891. Nel 1889 Liebknecht prese parte alla costituzione della seconda Internazionale e l’anno successivo pubblicò una Storia della Rivoluzione francese, cui fece seguire nel 1892, sotto il titolo di Robert Blum e il suo tempo, una storia della rivoluzione del 1848. (RIZ)”,”LIEW-010″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Spartakusbriefe.”,”Sul Vorwarts. “”Die Bolschewisten nehmen jetzt allen Raum ein in seinem Herzen un in seinen Spalten. Sie, die ehedem die verachteten Träger der sogenannten “”russischen Methoden”” waren – das Schlagwort , mit dem man dereinst auf den Parteitagen allen gutgesinnten Genossen das Gruseln beibrachte – , die “”Putschisten”” und “”Anarchosozialisten”” von vor drei Monaten noch, sind nach und nach in Gunst und Ansehen gestiegen: (…)””. (pag 411)”,”LIEK-015″
“LIEBKNECHT Karl”,”Briefe aus dem Felde, aus der Untersuchungshaft und aus dem Zuchthaus.”,”Questo lavoro ha visto la collaborazione della moglie di Karl LIEBKNECHT e la cura di Franz PFEMFERT “”Seine Toten mag der Feind betrauern: Denn sie liegen ohne Wiederkehren; Unsre Brüder sollt ihr nicht bedauern: Denn sie wandeln über jenen Sphären.”” Goethe, Westöstlicher Divan, “”Berechtigte Männer”” Molte foto di K. LIEBKNECHT «Contre les Emprisonnement» .Ein projet Contiene dedica Nelly a Otto. Libro sulla morte di Rosa L. e Karl L.: Der Mord an Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht“. Dokumentation eines politischen Verbrechens. Von Elisabeth Hannover-Drück und Heinrich Hannover. Frankfurt/M.: Europäische Verlagsanstalt 1967 (fonte internet) “”Ich kann nicht wägen, kann nur wagen, Nicht ernten – säen nür und fliehn, Ich kann den Mittag nicht ertragen, Ein Morgenrot – ein Abendglühn. So sai mein Tag”” (Aus einem früheren Briefe Karl Liebknechts) in apertura volume”,”LIEK-016″
“LIEBKNECHT Wilhelm a cura di Götz LANGKAU; con il concorso di Ursula BALZER Jan GIELKENS Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Deutschen Sozialdemokraten. Band 2. 1878-1884.”,”Unter Mitwirkung von Ursula BALZER und Jan GIELKENS und unter berücksichtigung von vorarbeiten aus dem nachlass von Georg ECKERT. “”Mit Engels ist Alles wieder in Ordnung. Der Brief wird Ihnen gelegentlich zugelhn. Von Bernhard Becker ist bei Otto Wigand eine Geschichte der Pariser Commune erschienen. Vor diesem skandalösen Machwerk sind die Parteigenossen zu warnen. (…)”” (Lettera di W. Liebknecht a Georg Vollmar, del 22.10.79 pag 208) “”Con Engels è di nuovo tutto in ordine. (..) Di Bernhard Becker con Otto Wigand è apparsa una storia della Comune di Parigi. I compagni di partito devono essere avvertiti di fronte a questo povero lavoro scandaloso””.”,”LIEW-011″
“LIEBKNECHT Wilhelm; a cura e compilazione PELZ William A.; scritti di W. LIEBKNECHT August BEBEL Edward AVELING V.I. LENIN Kurt KERSTEN Clara ZETKIN Henry M. HYNDMAN”,”Wilhelm Liebknecht and German Social Democracy. A Documentary History.”,”Wilhelm Liebknecht (1826-1900) PELZ William A. è Direttore del Social Sciences Program e insegna storia presso la DePaul University. Antologia di e su W. Liebknecht Ricordi su Marx ed Engels (pag 65-139) Libro Eleanor Marx ‘The Working Class Movement in England’. (Eleanor Marx ha tradotto Madam Bovary di Flaubert). “”We have said that this movement accomplishes itself through class struggle. This word, which was first brought by Marx from the English into the German, forms the best refutation of the opinion that the Marxian theory, scientific Socialism, excludes persons from taking a part in the social evolutionary process and inclined toward a certain fatalism and passive waiting. This is false. The exact opposite is true. It was Marx himself who explained the whole development of industrial society as a series of class conflicts that corresponded to unbroken, ever more comprehensive, developing economic relations, fulfilling themselves in ever higher forms with deeper and wider meaning. And the class struggle is a struggle of living persons, an actual personally directed struggle, and no one has expressed the nature of this conflict clearer than Marx.”” (pag 243, W. Liebknecht, dall’ opuscolo Socialismo)”,”LIEW-012″
“LIEBKNECHT Wilhelm prefazione; MARX-AVELING Eleanor”,”The working class movement in England. (1896)”,”I sette articoli apparvero nei primi sette mesi del 1884 sul giornale ‘To-Day’. Il giornale si definì “”esponente del socialismo scientifico”” e aveva come direttori Bax e Joynes. Il breve schizzo storico ‘The working class movement in England’ fu scritto in origine per il ‘Volkes lexicon”” a cura di Emmanuel WURM e Eleanor MARX. Tradotto dal tedesco da Edward AVELING e pubblicato nel 1896 con una prefazione di Wilhelm LIEBKNECHT scritta nel 1895. 2° copia”,”LIEW-014″
“LIEBKNECHT Karl”,”Ausgewählte Reden, Briefe und Aufsätze.”,”Contiene scritti di Lenin su Karl Liebknecht tra cui la commemorazione per la morte di Karl Liebknecht (pag 39-41). E le commemorazioni di Barbusse Mühsam e Weinert.”,”LIEK-022″
“LIEBKNECHT Karl, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Studien über die Bewegungsgesetze der gesellschaftlichen Entwicklung. [‘Studi sulle leggi di movimento dello sviluppo sociale’]”,”‘Studi sulle leggi di movimento dello sviluppo sociale’ LIEBKNECHT Karl”,”LIEK-025″
“LIEBKNECHT Wilhelm, a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Einführung, Abkürzungsverzeichnis, anhang, verzeichnis der Briefe, Personenregister, Ortsregister, note, Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis Amsterdam, Direktor: Prof. Dr. A.J. Rüter”,”LIEW-001-FL”
“LIEBKNECHT W.”,”Souvenirs. Souvenirs d’exil en Suisse (anno 1849) – Souvernirs de jeunesse – Premier discours quand j’étais maitre d’ècole.”,”W. Liebknecht (1820-1900)”,”LIEW-016″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Lettere, 1915-1918.”,”Dalla nota bibliografica: per il dibattito sulla socialdemocrazia tedesca sono da vedere le opere di R. Schlesinger, Central European Democracy and its Background’, London, 1953 e C.E. Schorske, ‘German Social Democracy, 1905-1917′. The Development of the Great Schism’, Cambridge, Mass., 1955. Utile il saggio critico di G. Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, Annali Feltrinelli, I, 1958. Sul problema della ripercussione della rivoluzione d’Ottobre nel movimento operaio tedesco si veda tra l’altro Egon Schreiner (), ‘Die Oktoberrevolution und ihr Echo in der deutschen Arbeiterbewegung’, in ‘Marxistische Blätter, V, settembre-ottobre 1967, pp. 1-9. Per la collocazione di Liebknecht e della Luxemburg nella sinistra del movimento operaio tedesco si veda il saggio di Collotti ‘Sinistra radicale e spartachisti nella socialdemocrazia tedesca attraverso le “”Spartaksbriefe’, Annali Feltrinelli, IV, 1961, e la ristampa della raccolta delle ‘Lettere Spartaco (‘Spartakusbriefe’, Berlin, 1958), e W. Bartel, ‘Die deutschen Linken im ersten Weltkriege’, Berlin, 1957. (pag XXXIX-XX) () pseudonimo di Josef (Jupp) Schleifstein”,”LIEK-029″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz, Gruppo Spartaco”,”Spartakusbriefe. [Lettere di Spartaco]”,”Herausgegeben vom Institut für Marxismus-Leninismus beim Zentralkomitee der Sozialistischen Einheitpartei Deutschlands. Mit eine Beilage: Faksimiledruck des Spartakusbriefes Nr. 12 vom Oktober 1918, Vorwort zum ersten Band der Spartakusbriefe (Bd. I, Berlin, 1926) Slogan presente sul giornale: Nieder mit dem Krieg! Nieder mit der Regierung! (Abbasso la guerra, abbasso il governo) “”Spartakusbund Gruppo della sinistra radicale marxista sorto in Germania nel 1916, aderente all’ Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (l’ USPD, separato dalla socialdemocrazia d’ispirazione più moderata) e confluito nel gennaio 1919 nel Kommunistische Partei Deutschlands. Ne furono promotori K. Liebknecht, R. Luxemburg, C. Zetkin. Il nome («Lega di Spartaco») deriva dal fatto che Liebknecht firmava con lo pseudonimo Spartacus le lettere che indirizzava alla Luxemburg e alla Zetkin. Operò nelle condizioni di estrema instabilità politico-sociale aperte dalla «rivoluzione di novembre» con l’ammutinamento dei marinai di Kiel (1918). L’attività degli spartachisti culminò nei moti del 5-15 genn. 1919, repressi dal governo socialdemocratico coadiuvato dall’esercito, nei quali trovarono la morte i principali capi rivoluzionari. (Trecc)”,”LIEK-030″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Karl Marx Biographical Memoirs.”,”Marx tiene un corso di economia politica “”During the years 1850 and 1851 Marx delivered a course of lectures on Political Economy. He mad up his mind to it rather unwillingly; but once he had read a few private lectures to a small circle of friends, he yielded to us and agreed to teach before a larger audience. In this course that was a rare treat to all who had the good fortune to take part in it, Marx already developed his system in all its fundamental outlines, as presented to us in “”Capital””. In the crowded room of the Communist Alliance, or “”Communist Laborers’ Educational Club””, at that time still domiciled in Great Windmill street – in the same room where one year and a half previous the Communist Manifesto had been confirmed – Marx exhibited a remarkable talent of popularizing. Nobody hated more than he the vulgarizing of science, that is the adulterating and rendering it shallow and spiritless; but nobody possessed in the higher degree the quality of expressing himself clearly. Clearness of speech is the fruit of clear reasoning, a clear thought necessitates a clear form. Marx proceeded methodically. He stated a proposition – the shorter the better, and then demonstrated it in a lengthier explanation, endeavouring with utmost care to avoid all expressions incomprehensible to the laborers. Then he requested his audience to question him. If this was not done he commenced to examine them, and he did this with such pedagogic skill that no flaw, no misunderstanding, escaped him. I learned on expressing my surprise about his dexterity that Marx had formerly given lectures on political economy in the laborers’ club in Brussels. At all events he had the qualities of a good teacher. He also made use of a blackboard, on which he wrote the formulas – among them those familiar to all of us from the beginning of “”Capital””. What a pity that the course lasted only about six months or even less”” (pag 68-69); ‘Durante gli anni 1850 e 1851 Marx tenne un corso di conferenze sull’Economia politica, pensandoci lo tenne piuttosto a malincuore; ma dopo aver tenuto alcune relazioni riservate a una piccola cerchia di amici, cedette a noi e acconsentì di insegnare davanti ad un pubblico più vasto.In questo corso che è stato un piacere raro per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di prenderne parte, Marx sviluppò già il suo sistema in tutte le sue linee fondamentali, come ci è stato presentato nel “”Capitale””. Nell’affollata sala dell’Alleanza Comunista, o “”Club Educativo dei Lavoratori Comunisti””, all’epoca ancora domiciliata in via Great Windmill – nello stesso locale dove un anno e mezzo prima era stato ratificato il Manifesto del Partito Comunista – Marx mostrò un notevole talento nella divulgazione. Nessuno odiava più di lui la volgarizzazione della scienza, che l’adultera e la rende superficiale e senza spirito, ma nessuno possedeva in misura superiore la qualità di esprimersi chiaramente. La chiarezza della parola è il frutto di un chiaro ragionamento, un pensiero chiaro richiede una forma chiara. Marx procedette metodicamente. Esprimeva una proposizione – più breve è, meglio è, e poi la dimostrava in una spiegazione più lunga, sforzandosi con la massima cura di evitare tutte le espressioni incomprensibili per gli operai. Poi chiedeva al suo pubblico di fare domande. Se ciò non avveniva, cominciava a interrogarli, e lo faceva con una tale abilità pedagogica che nessun errore, nessun fraintendimento gli sfuggiva. Capii esprimendo la mia sorpresa per la sua destrezza che Marx aveva precedentemente tenuto conferenze sull’economia politica nel club dei lavoratori di Bruxelles. In ogni caso aveva le qualità di un buon insegnante. Faceva anche uso di una lavagna, sulla quale scriveva le formule, tra cui quelle familiari a tutti noi dell’inizio del “”Capitale””. Peccato che il corso sia durato solo sei mesi o anche meno’]”,”MADS-762″
“LIEBKNECHT Karl, a cura di Franz PFEMFERT Sophie LIEBKNECHT”,”Karl Liebknecht. Politische Aufzeichnungen aus seinem Nachlaß. Geschrieben in den Jahren 1917-1918. [Karl Liebknecht. Estratti dal suo lascito. Scritti degli anni 1917-1918]”,”Unter Mitarbeit von Sophie Liebknecht herasugegeben, mit einem Vorwort und mit Anmenrkungen verschen von Franz Pfemfert [In collaborazione con Sophie Liebknecht, con una prefazione e osservazioni di Franz Pfemfert] [Karl Liebknecht. Documenti dal suo lascito. Scritti degli anni 1917-1918] ‘Imperialismo e guerra o socialismo e pace’ (pag 90)”,”LIEK-031″
“LIEBKNECHT Karl”,”Malgré tout! (15 janvier 1919).”,”Ultimo articolo di Karl Liebknecht pubblicato su ‘Die Rote Fahne’ il 15 gennaio 1919 Trecc: Liebknecht Karl. – Uomo politico tedesco (Lipsia 1871 – Berlino 1919). Eletto deputato socialdemocratico (1912) al Reichstag, fu spesso in conflitto con la linea ufficiale del partito in favore di interventi diretti e azioni più radicali. Convinto antimilitarista, durante la Prima guerra mondiale ruppe col partito e fondò con R. Luxemburg la Spartakusbund e successivamente la Kommunistische Partei Deutschlands (1918). A capo della rivolta di Berlino (1919), fu assassinato nel corso della repressione che seguì. VITA E ATTIVITÀ. Figlio di Wilhelm. Avvocato a Berlino, nel 1899 aderì al partito socialdemocratico tedesco, di cui cercò di contrastare il crescente riformismo battendosi per un’aperta agitazione, mediante lo sciopero di massa, e la propaganda in seno all’esercito, contro il militarismo. La pubblicazione (1907) di Militarismus und Antimilitarismus gli valse una condanna a 18 mesi di carcere per alto tradimento. Mentre era ancora in prigione, fu eletto nel 1908 alla Camera dei rappresentanti di Prussia; deputato nel 1912 al Reichstag, nell’agosto 1914 votò, per disciplina di partito, a favore dei crediti di guerra per poi riprendere, nel dicembre dello stesso anno, piena libertà d’iniziativa politica in linea con le proprie convinzioni internazionaliste. Schieratosi pertanto con la sinistra zimmerwaldiana, ruppe col partito e fondò con R. Luxemburg (con cui condivise tutti gli atti politici) lo Spartakusbund. Arrestato nel maggio 1916 per aver organizzato una manifestazione contro la guerra, L. fu condannato al carcere dal quale fu liberato grazie a un’amnistia nell’ottobre. Rifiutò l’adesione dello Spartakusbund al governo dei commissarî del popolo, spingendo alle estreme conseguenze la scissione dai socialisti maggioritarî e dall’USPD, con la fondazione/””>fondazione della Kommunistische Partei Deutschlands e del giornale Die Rote Fahne. Nel gennaio 1919, dopo un vano tentativo d’imporre una diversa strategia al partito, capeggiò la rivolta di Berlino: fu assassinato, insieme con la Luxemburg, da ufficiali delle truppe del governo Noske. OPERE Gli scritti e i discorsi politici, e la corrispondenza sono raccolti in Gesammelte Reden und Schriften (9 voll., 1958-71).”,”MGER-152″
“LIEBKNECHT Karl Paul August Friedrich”,”Speeches of Karl Liebknecht, with a Biographical Sketch.”,”””Karl Liebknecht was ‘the’ revolutionary leader of the German workers. (…) This is the Karl Liebknecht who was the only Deputy in the German Reichstag who had courage enough, on December 2, 1914, to shout his enthusiastic “”No”” to the war-intoxicated chauvinists. This is the Karl Liebknecht who, surrounded by a few young men, came out in a public demonstration against the war on the Potsdamer Platz on May I, 1916, with the slogan: “”Down with the Government!””. This is the Karl Liebknecht who accepted his condemnation to four years of imprisonment with the cry: “”No General has ever worn his uniform with greater pride than the pride with which I shall wear the convict’s garb!””. This is the Karl Liebknecht who, after the bloody victory of Gustav Noske’s men over the Berlin workers, when thousands of posters on walls of Berlin called for his assassination, when hundreds of murderers were being egged on to put him out of the way, wrote with his assurance of victory: «Proceed but slowly! We have not fled, we are not beaten… We are here, and here we remain! And the victory will be ours. For Spartacus means fire and spirit, Spartacus means soul and heart… For Spartacus means Socialism and World Revolution! If millions of youthful workers to-day consider it their highest goal to be similar to Liebknecht, it is for the reason that Liebknecht is the founder of the Proletarian Youth Movement, and continues to live on as the most courageous, the bravest advocate of the revolutionary class struggle, the hero of the first forceful collisions in Germany to bring about the proletarian revolution. One venerates Marx, reveres Lenin, loves Liebknecht”” (pag 11-13), [Willi Münzenberg, Introduction at ‘Speeches of Karl Liebknecht, with a Biographical Sketch’, International Publishers, New York, 1927] [“”Karl Liebknecht era “”il”” leader rivoluzionario dei lavoratori tedeschi. (…) Questo è il Karl Liebknecht che era l’unico deputato nel Reichstag tedesco che ebbe il coraggio sufficiente, il 2 dicembre 1914, per gridare il suo entusiasta “”No”” agli sciovinisti intossicati dalla guerra. Questo è il Karl Liebknecht che, circondato da alcuni giovani, uscì in una manifestazione pubblica contro la guerra a Potsdamer Platz il 1° maggio 1916, con lo slogan: “”Abbasso il governo!””. Questo è il Karl Liebknecht che ha accettato la sua condanna a quattro anni di prigione con il grido: “”Nessun generale ha mai indossato la sua uniforme con orgoglio più grande dell’orgoglio con cui indosserò l’abito del detenuto!””. Questo è il Karl Liebknecht che, dopo la sanguinosa vittoria degli uomini di Gustav Noske sugli operai di Berlino, quando migliaia di manifesti sui muri di Berlino chiedevano il suo assassinio, quando centinaia di assassini venivano incitati a farlo fuori, scrisse con la sua sicurezza di vittoria: «Avanza ma lentamente! Non siamo fuggiti, non siamo battuti… Siamo qui, e qui rimaniamo! E la vittoria sarà nostra. Per Spartacus significa fuoco e spirito, Spartacus significa anima e cuore… Per Spartacus significa socialismo e rivoluzione mondiale!». Se oggi milioni di giovani lavoratori ritengono che il loro massimo esempio sia Liebknecht, è perchè Liebknecht è il fondatore del movimento giovanile proletario e continua a vivere come il più coraggioso, il più prode difensore del lotta di classe rivoluzionaria, l’eroe delle prime violente collisioni in Germania per giungere alla rivoluzione proletaria. Si venera Marx, si riverisce Lenin, si ama Liebknecht”” (pag 11-13) [Willi Münzenberg, Introduzione a “”Discorsi di Karl Liebknecht, con uno schizzo biografico””, International Publishers, New York, 1927]”,”LIEK-032″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Passeggiate con Marx.”,”Questo profilo biografico di Karl MARX è tratto dal volume ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’ (In memoria di Karl Marx, Profilo di vita e ricordi), Nürnberg, Wörlein, 1896. Wilhelm Liebknecht (Gressen 1826- Leipzig 1900), padre di Karl Liebknecht, fu uno dei fondatori della socialdemocrazia tedesca e della Seconda internazionale. Fondatore e direttore del quotidiano del partito socialdemocratico ‘Vorwärts’ (Avanti!) conobbe Marx nel 1850 a Londra dove era giunto in esilio. ‘Pensare logicamente, esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi «giovani» ad ogni occasione, costringendoci a studiare’ “”[Marx] Era purista, talvolta fino alla pedanteria. E il mio dialetto dell’Assia alta, cui rimanevo – o che mi rimaneva – tenacemente appiccicato, mi valse innumerevoli rabbuffi. Se racconto tali inezie, ciò avviene perché esse dimostrano come Marx si sentisse ‘maestro’ di fronte a noi «giovani». Questo suo sentimento si palesava naturalmente anche in altra maniera. Egli esigeva ‘molto’. Appena aveva scoperto una lacuna nelle nostre cognizioni, insisteva energicamente – dando i consigli necessari – perché venisse colmata. Quando ci si trovava con lui a quattr’occhi si subiva un esame in piena regola, e non erano esami da ridere. Non si poteva dargliela a bere. E quando si accorgeva che tutto era fatica sprecata, era finita ache l’amicizia. ‘Per noi’ era ‘un onore’ essere trattati da lui come «scolaretti». Non mi sono mai trovato insieme a lui senza apprendere… In quei tempi soltanto un’infima minoranza della classe operaia stessa si era elevata al socialismo; e tra gli stessi socialisti, i socialisti nel senso scientifico di Marx – nel senso del ‘Manifesto comunista’ non erano che una minoranza. La massa degli operai, in quanto si era in qualche modo svegliata alla vita politica, si muoveva tra le nebbie delle aspirazioni e delle frasi democratiche sentimentali, caratteristiche del movimento quarantottesco, del suo prologo e del suo epilogo. Il plauso delle masse, la popolarità costituivano per Marx la dimostrazione che si era sulla falsa strada, e una delle sue massime preferite era il fiero verso di Dante: ‘Segui il tuo corso e lascia dir le genti!’. Quante volte citò questo verso con cui termina anche la sua prefazione al ‘Capitale’. Nessuno è insensibile ai colpi, agli urti, alle punture delle cimici e delle zanzare, e quante volte Marx deve aver ripetuto a se stesso, nella solitudine del suo misero studio da autentico proletario, il detto del grande fiorentino, per farsi coraggio e per attingervi nuove forze, quando, continuando per la sua strada, veniva aggredito da tutte le parti, assillato da preoccupazioni per il pane quotidiano, non compreso dalla masse del popolo lavoratore per cui nel silenzio della notte forgiava le armi della lotta liberatrice, respinto talvolta sdegnosamente dalle masse che preferivano a lui i vuoti parolai, i traditori ipocriti e perfino i nemici palesi! Non si lasciò sconcertare. Dissimile al principe delle ‘Mille e una notte’, che si lasciò sfuggire la vittoria e il premio della vittoria perché non seppe resistere alla tentazione di guardarsi attorno e di voltarsi intimorito dal chiasso e dalle immagini paurose che lo circondavano, egli camminava dritto, l’occhio fisso in avanti sulla meta splendente, lasciava «dir le genti» e, «si fosse frantumato l’orbe terrestre», nulla lo avrebbe trattenuto dal proseguire la sua strada… Se odiava la popolarità, l’andare a caccia di popolarità suscitava in lui un sacro furore, Aborriva i parolai e guai a colui che indugiava in frasi. Per questi era inesorabile. «Frasaiolo» era in bocca al suo biasimo più severo, e chi era stato riconosciuto da lui come «frasaiolo» era spacciato per sempre. Pensare logicamente, esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi «giovani» ad ogni occasione, costringendoci a studiare”” (pag 12-14) [Wilhelm Liebknecht, ‘Passeggiate con Marx’, Datanews, Roma, 1996]”,”LIEW-001-FC”
“LIEBMAN Marcel”,”Le leninisme sous Lenine. 1. La conquete du pouvoir. 2. L’epreuve du pouvoir.”,”Nato a Bruxelles nel 1929, dottore in scienze politiche con una tesi sulle origini ideologiche del movimento comunista in Belgio, LIEBMAN è professore all’Univ di Bruxelles ove insegna dottrina e sociologia politica. E’ autore di ‘Revolution Russe’ (1967) tradotta in varie lingue. Sta preparando un’opera sullo stalinismo.”,”LENS-070″
“LIEBMAN Marcel”,”Entre histoire et politique. Dix portraits. Textes choisis et introduits par Jean Vogel.”,”LIEBMAN Marcel (1929-1986) professore all’ Università di Bruxelles, storico e militante, ha segnato una generazione intellettuale. Tra le sue opere, ‘La rivoluzione russa’ ‘Il leninismo sotto Lenin’, ‘I socialisti belgi’. Ha scritto la sua autobiografia ‘Né juif’ (Labor, 1996). Intellettuale intransigente di cultura ebraica aveva vissuto tragicamente ‘la lunga notte del nazismo’. “”Certo, Lenin tenta ancora di rianimare l’ ideale sovietico e il governo pubblica, nell’ aprile 1921, un decreto mirante a “”mantenere il legame tra le istituzioni sovietiche e le larghe masse dei lavoratori”” e a “”liberare progressivamente (l’ apparato dei Soviets) dagli elementi burocratici””; ma la volontà degli uomini era per una volta impotente. Dal 1919, Lenin aveva riconosciuto che “”i Soviets, che erano per natura degli organi di governo ‘dei lavoratori’ non sono (…) che degli organi di governo per i lavoratori””, circostanza inevitabile dal momento che, come dichiarava Lenin, “”le forze del proletariato sono state esaurite dalla creazione dell’ apparato””. I Soviets erano stati concepiti come degli organi di potere e di gestione popolare il cui carattere fondamentalmente democratico era garantito dal principio della revoca degli eletti, dalle elezioni frequenti e da una procedura il meno formale possibile. Ma quale portata potevano avere queste misure; quando, per ammissione degli stessi dirigenti comunisti – che non si rassegnavano però a una tale situazione – i Soviets, anche a livello locale, si vedevano imposte dalle organizzazioni del Partito, le liste di candidati alle elezioni, e questo dal 1920. Il Partito stesso non erano più l’ organismo eccezionalmente vivo e dinamico, di grande illuminazione, come era stato nel 1917 e 1918. Nulla, naturalmente, di simile al futuro partito staliniano; ciò non impedisce che nel marzo 1921, la libertà di critica era stata, per la prima volta, severamente limitata e l’ esistenza delle frazioni proibita. Poco prima, Lenin, riassumendo le condizioni politiche e sociali che prevalevano nel paese, aveva apertamente presentato il regime come uno “”Stato operaio a deformazione burocratica””. Stalin fu nominato segretario generale del Partito diciotto mesi più tardi, nell’ aprile del 1922.”” (pag 73-74)”,”BIOx-102″
“LIEBMAN Marcel”,”Connâitre Lénine.”,”LIEBMAN Marcel è professore all’Università di Bruxelles dove insegna sociologia politica e storia delle dottrine politiche. E’ autore di una ‘Revolution russe’ tradotta in varie lingue. E i due volumi de ‘Le léninisme sous Lénine’ (premio internazionale Isaac Deutscher 1975). “”Le 10 juillet 1917, il déclarait: “”Tous les espoirs fondés sur le développement pacifique de la révolution russe se sont à jamais évanouis. La situation objective se présente ainsi: ou la victoire complète de la dictature militaire ou la victoire de l’insurrection armée des ouvriers””. Et de conclure: “”Plus d’illusions au sujet des voies pacifiques””. Et presque aussitôt, il montrait que cette idée ne resterait pas longtemps à l’état d’ébauche théorique: “”Il faut… concentrer ses forces, écrivait Lénine, les réorganiser et se préparer fermement à l’insurretion armée, cette dernière ne pouvant avoir d’autre objectif que le passage du pouvoir au prolétariat, soutenu par les paysans pauvres, en vue de l’application du programme de notre Parti. Idée fantastique ou fantaisiste? Le Parti bolchevique se trouvait en pleine déroute; ses ennemis respiraient enfin; nombre de ses militants étaient victimes d’une répression violente; d’autres sombraient dans le découragement. “”Les événements de juillet ont détruit le bolchevisme””, prophétisait Soukhanov. Lénine, lui, choisit ce moment pour opérer un brusque tournant à gauche dans la stratégie qu’il avait préconisée.”” (pag 93-94)”,”LENS-182″
“LIEBMAN Marcel”,”Le Léninisme sous Lénine. La conquête du pouvoir. Volume I.”,”Né à Bruxelles en 1929. Docteur en sciences politiques avec une thèse sur les origines idéologiques de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la professeur à l’université de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la sociologie politiques. Il a fourni de nombreuses contributions aux ‘Temps modernes’. Il est l’auteur d’une Révolution russe.”,”LENS-040-FL”
“LIEBMAN Marcel”,”Le Léninisme sous Lénine. L’épreuve du pouvoir. Volume II.”,”Né à Bruxelles en 1929. Docteur en sciences politiques avec une thèse sur les origines idéologiques de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la professeur à l’université de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la sociologie politiques. Il a fourni de nombreuses contributions aux ‘Temps modernes’. Il est l’auteur d’une Révolution russe.”,”LENS-041-FL”
“LIEBMAN Marcel”,”The Russian Revolution.”,”Dedicato al fratello dell’autore, Henri (1927-43) morto ad Auschwitz. Dopo la scuola stalinista della falsificazione (pag 12-13) “”The writers of official Communism have for so long purveyed the historical forgeries and myths produced by the Stalinist school of falsification that even when they have been free to jettison some of these, they have not been able to recapture and grasp the historical truth of the Revolution. Even in the era of the so-called de-Stalinization they have still had to observe so many prohibitions and taboos, to slide over so many of the crucial events and to cover with silence the roles and even the names of so many leading actors, that the history of the Revolution has in fact been forbidden ground for them, forbidden and unknown ground. Even in this glorious jubilee year most of the revolutionary leaders of 1917 – Trotsky and Bukharin, Zinoviev and Kamenev, Rykov and Tomsky, and many, many others – are still unmentionable in Moscow or are mentioned only as evil influences; and now it is a requirement of ‘bon ton’ to ignore even Stalin. What would we say of ‘historians’ who tried to relate to us the French Revolution without describing the role or even mentioning the names of Danton and St Just, of Desmoulins, Hébert, Cloots, and most other prominent Jacobins, and were content to speak only of Marat and occasionally to drop a hint about Robespierre? History written in this manner not only does a terrible injustice to historical personalities. It blots out important groups of men who were inspired or guided by them. It obliterates or distorts their ideas, initiatives and deeds. It leaves out of account such large and vital part of the story that what is left is of necessity fragmentary, inorganic, and incomprehensible. (…) Yet despite this sad state of contemporary writing on the origins of the Soviet regime, the history of the Russian Revolution is no ‘tabula rasa’. In the first decade after their victory the Bolsheviks themselves brought out an immense amount of objective historical documentation, and many actors and eye-witnesses, Russian and foreign, friendly and hostile, described their experiences. Trotsky’s large ‘History of the Russian Revolution’ stands out as a magnificent and unique monument to the Russia of 1917 – no other great revolution was as fortunate as the Russian to find a historian of genius in one of its supreme leaders. And in recent years a complete outsider, Professor E.H. Carr, a British historian, had chronicled in many cool, detached and detailed volumes an account of the first years of the Soviet regime. What has been lacking, however, is a work of more modest dimensions that would offer readers of the young generation a reliable introduction to the events of 1917 and enable them to grasp the significance of the Bolshevik upheaval. Marcel Liebman’s book fills this gap very ably”” [Isaac Deutscher, prefazione, pag 12-13] [(in) Marcel Liebman, ‘The Russian Revolution’, Vintage Books, New York, 1970] [“”Gli scrittori del comunismo ufficiale hanno per così tanto tempo fornito falsi e miti storici prodotti dalla scuola di falsificazione stalinista che anche quando sono stati liberi di gettarne via alcuni, non sono stati in grado di riconquistare e afferrare la verità storica del Rivoluzione. Persino nell’era della cosiddetta destalinizzazione hanno dovuto ancora osservare così tanti divieti e tabù, scivolare su così tanti eventi cruciali e coprire con il silenzio i ruoli e persino i nomi di così tanti principali protagonisti, che la storia della Rivoluzione è stata in realtà un terreno proibito per loro, un terreno proibito e sconosciuto. Anche in questo glorioso anno giubilare la maggior parte dei leader rivoluzionari del 1917 – Trotsky e Bucharin, Zinoviev e Kamenev, Rykov e Tomsky, e molti , molti altri – sono ancora non menzionabili a Mosca o sono menzionati solo come influenze malvagie, e ora è un requisito del “”bon ton”” ignorare anche Stalin. Cosa diremmo degli “”storici”” che hanno cercato di raccontare per noi la Rivoluzione francese senza descriverne il ruolo o anche senza menzionare i nomi di Danton e St Just, di Desmoulins, Hébert, Cloots e la maggior parte dei giacobini di primo piano, e si accontentassero di parlare solo di Marat e occasionalmente un riferimento a Robespierre ? La storia scritta in questo modo non solo fa una terribile ingiustizia alle personalità storiche. Elimina importanti gruppi di uomini che sono stati ispirati o guidati da loro. Cancella o distorce le loro idee, iniziative e azioni. Lascia fuori dal racconto una parte così grande e vitale della storia che ciò che resta è necessariamente frammentario, inorganico e incomprensibile. (…) Eppure, nonostante questo triste stato della scrittura contemporanea sulle origini del regime sovietico, la storia della rivoluzione russa non è una “”tabula rasa””. Nel primo decennio successivo alla vittoria, i bolscevichi stessi fecero emergere un’immensa quantità di documentazione storica obiettiva e molti protagonisti e testimoni oculari, russi e stranieri, amichevoli e ostili, descrissero le loro esperienze. La grande “”Storia della rivoluzione russa”” di Trotsky si distingue come un magnifico e unico monumento alla Russia del 1917 – nessun’altra grande rivoluzione fu fortunata come quella russa a trovare uno storico di genio in uno dei suoi capi supremi. E negli ultimi anni un completo outsider, il professor E.H. Carr, uno storico britannico, ha raccontato in molti volumi interessanti, distaccati e dettagliati un resoconto dei primi anni del regime sovietico. Ciò che è mancato, tuttavia, è un’opera di dimensioni più modeste che offrisse ai lettori delle giovani generazioni un’introduzione affidabile agli eventi del 1917 e consentisse loro di comprendere il significato del sollevamento bolscevico. Il libro di Marcel Liebman colma questa lacuna molto abilmente] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRx-193″ “LIECHTENHAN Francine-Dominique”,”Le Grand Pillage. Du butin des nazis aux trophees ses Sovietiques.”,”Nel 1941 la Germania nazista invadeva l’ URSS, saccheggiando o demolendo dei capolavori unici, fondi completi di archivi e biblioteche. Quando l’ Armata rossa entra a Berlino, è accompagnata dai commussari e dagli storici dell’ arte incaricati di reperire le opere che dovranno completare le loro collezioni in URSS e compensarla delle enormi perdite che ha subito. I sovietici sono riusciti a nascondere questa impresa per cinquant’anni. Adesso i trofei di guerra nascosti sono venuti alla luce dai magazzini dell’ Ermitage o dal Museo Puschin. L’autrice è una storica, incaricata di ricerca al CNRS. E’ specialista di storia delle relazioni internazionali, in particolar modo tra la Russia e il mondo occidentale. La sua ultima opera ‘La Russie entre en Europe’ è apparsa nel 1997 per le edizioni CNRS: ha ottenuto il prix d’histoire Eugene Colas de l’ Academie francaise nel 1998.”,”RUST-044″ “LIEVEN Dominic a cura, saggi di AFONIN Nikolai ANANICH Boris BABEROWSKI Jorg BARTLETT Rosamund BASSIN Mark BOBROVNIKOV Vladimir BUSHKOVITCH Paul DALY Jonathan W. ALPEN ENGEL Barbara EVTUHOV Catherine FREEZE Gregory L. FULLER William C. HAMBURG Gary M. HARTLEY Janet M. HUGHES Lindsey LOHR Eric LAMARCHE MARRESE Michelle MARTIN Alexander M. MOON David NATHANS Benjamin RAGSDALE Hugh SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David SHAKIBI Zhand P. SNYDER Timothy WALDRON Peter WEEKS Theodore R. KIMERLING WIRTSCHAFTER Elise ZAKHAROVA Larisa ZELNIK Reginald E. contributors”,”The Cambridge History of Russia. Imperial Russia, 1689-1917. Volume II.”,”Dominic Lieven is Professor of Russian Government at the London School of Economics and Political Science. His books include Russia’s Rulers under the Old regime and Empire, The Russian Empire ant its Rivals. Boris Ananich is an Academician and a Senior Research Fellow at the Saint Petersburg Institute of History of the Russian Academy of Sciences, as well as a Professor of Saint Petersburg State University. Nikolai Afonin is a former Soviet naval officer and an expert on naval technology and naval history. He has contributed many articles to journals on these subjects. Jorg Baberowski is Professor of East European History at the Humboldt University in Berlin. Rosamund Bartlett is Reader in Russian at the University of Durham. Her books include Wagner and Russia and Chekhov, Scenes from a Life. Mark Bassin is Reader in Cultural and Political Geography at University College London. Vladimir Bobrovnikov is a Research Fellow at the Institute for Oriental Studies in Moscow. Paul Bushkovitch is Professor of History at Yale University. Jonathan W. Daly is Assistant Professor of History at the University of Illinois at Chicago. Barbara Alpen Engel is a Professor at the University of Colorado, Boulder. Her works include Between the Fields and the City, Women, Work and Family in Russia, 1861-1914 and Women in Russia 1700-2000. Catherine Evtuhov is Associate Professor at Georgetown University. Her books include The Cross and the Sickle, Sergei Bulgakov and the Fate of Russian Religious Philosophy, 1890-1920 and (with Richard Stites) A History of Russia, Peoples, Legends, Events, Forces. Gregory L. Freeze is Victor and Gwendolyn Beinfield Professor of History at Brandeis University. William C. Fuller, JR is Professor of Strategy at the Naval War College and the author of Civil-Military Conflict in Imperial Russia, 1881-1914 and Strategy and Power in Russia 1600-1914. Gary M. Hamburg is Otho M. Behr Professor of History at Claremont McKenna College and the author of Boris Chicherin and Early Russian Liberalism and, with Thomas Sanders and Ernest Tucker, of Russian-Muslim Confrontation in the Caucasus, Alternative Visions of the Conflict between Imam Shamil and the Russians, 1830-1859. Janet M. Hartleyis Professor of International History at the London School of Economics and Political Science. Lindsey Hughes is Professor of Russian History in the School of Slavonic and East European Studies, University College London. Eric Lohr is Assistant Professor of History American University. He is the author of Nationalizing the Russian Empire, The Campaign against Enemy Aliens during World War and the co-editor (with Marshall Poe) of The Military and Society in Russia 1450-1917. Michelle Lamarche Marrese is assistant Professor at the University of Toronto and the author of A Woman’s Kingdom, Noblewomen and the Control of Property in Russia, 1700-1861. Alexander M. Martin is Associate Professor of History at Oglethorpe University and the author of Romantics, reformes, Reactionaries, Russian Conservative Thought and Politics in the Reign of Alexander I, The Memoirs of a Priest’s Son by Dmitri I. Rostislavov. David Moon is reader in Modern European History at the University of Durham. Benjiamin Nathans is Associate Professor of History at the University of Pennsylvania and the author of Beyond the Pale, The ewish Encounter with Late Imperial Russia. Hugh Ragsdale is Professor Emeritus, University of Alabama, and is the editor of Imperial Russian Foreign Policy. David Schimmelpenninck Van Der Oye is associate Professor of History at Brock University. He is the author of Toward the Rising sun, Russian Ideologies of Empire and the Path to War with Japan. Zhand P. Shakibi is a Fellow at the London School of Economics and Political Science. Author of The King, The Tsar, The Shah and the Making of Revolution in France, Russia, and Iran. Timothy Snyder is Associate Professor of History at Yale University and the author of Nationalism, Marxism and Modern Central Europe, A Biography of Kazimierz Kelles-Krauz, The Reconstruction of Nations; Poland, Ukraine, Lithuania, Belarus, 1569-1999.Peter Waldron is Professor of History at the University of Sunderland and the author of Between Two Revolutions. Theodore R. Weeks is Associate Professor of History at Southern Illinois University at Carbondale. Elise Kimerling Wirtschafter is Professor of History at California State Polytechnic University in Pomona. Larisa Zakharova is Professor of History at Moscow Lomonosov State University. Reginald E Zelnik was Professor of History at the University of California at Berkeley. His books included Labor and Society in Tsarist Russia, The factory Workers of St Petersburg, 1855-1870, and he was also editor and translator of A Radical Worker in Tsarist Russia, The Autobiography of Semen Ivanovich Kanatchikov. List of plates, List of maps, List of figures, List of genealogical tables, Notes on contributors, Acknowledgements, Note on dates and transliteration, Chronology, List of abbreviations, Introduction, bibliography, Index,”,”RUSx-031-FL” “LIEVEN Dominic”,”Russia Against Napoleon. The Battle for Europe, 1807 to 1814.”,”LIEVEN Dominic: nato a Singapore il 19 gennaio 1952, cittadinanza inglese. E’ professore di Russian Government alla London School of Economics e Membro della British Academy. Specializzato nella storia della Russia Imperiale. <>.”,”FRAN-114-FSL” “LIFSIC Michail”,”Mito e poesia.”,”‘Riflessioni estetiche di un marxista classico’ “”Torniamo al proverbio “”La lepre corre in bocca al cacciatore””. Esso racchiude in succinto un piccolo mito o almeno una favola. Che cosa dice questo mito al cuore del cacciatore? Affidati al corso naturale delle cose e la lepre verrà. Verrà da sé. Se vuoi invece forzare le circostanze e assoggettarle ai tuoi calcoli, potrebbe accadere il contrario””. (pag 134) “”Scrive Marx nel primo volume del ‘Capitale’: “”La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono. Neppure una storia delle religioni, in qualsiasi modo eseguita, che faccia astrazione da questa base materiale, è critica. Di fatto è molto più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate. Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico. I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienze naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle condizioni astratte e ideologiche dei suoi portavoce appena s’arrischiano al di là delle loro specialità”” (‘Il Capitale, vol I, libro II, 1956, pp.72-73)”” [Michail Lifsic, Mito e poesia, 1978] (pag 74-75)”,”VARx-450″ “LIGABUE Giancarlo GHERPELLI Giuseppe SALSI Luciano FOFI Goffredo VIGNALI Adriano”,”Rosa Luxemburg. Una vita per il socialismo.”,”Giudizi sulla Luxemburg. “”(…) la cui importanza non era certo sfuggita ai contemporanei, se lo storico Franz Mehring la definì – vivente Kautsky che era da tutti considerato come il “”papa”” del marxismo – “”il cervello più geniale fra gli eredi scientifici di Marx ed Engels””, se un bolscevico militante come Radek la definì, vivente Lenin, “”il più profondo cervello teorico del comunismo””, se un altro comunista, il filosofo Lukacs, nello stesso periodo, la qualificò come “”la sola discepola di Marx che abbia prolungato realmente l’ opera della sua vita””, se lo stesso Lenin infine, che pure su parecchi problemi aveva avuto occasione di polemizzare con lei, auspicò subito dopo la sua morte che i comunisti tedeschi ne raccogliessero e pubblicassero le opere complete.”” (pag 5, introduzione)”,”LUXS-036″ “LIGI Gianluca”,”Antropologia dei disastri.”,”LIGI G. insegna antropologia sociale presso l’Università Ca Foscari di Venezia dove è ricercatore in scienze antropologiche.”,”SCIx-303″ “LIGNIÈRES Marie-Henry Comte de”,”Souvenirs de la Grande Armée et de la Vieille Garde Impériale.”,”LIGNIÈRES Marie-Henry: (nato il 31/12/1785 a Ham, Alta Francia, e morto il 24/10/1866 a Sancourt, Alta Francia). Primo Luogotenente del primo Reggimento dei Cacciatori a piedi della Vecchia Guardia Imperiale napoleonica. Buon resoconto ricco di particolari quotidiani su eventi, personaggi e memorie dell’Autore, in particolare delle Campagne napoleoniche di Spagna e di Russia. Uno dei nipoti ha ricercato e copiato i quaderni di appunti e ricordi di LIGNIÈRES e steso in ordine cronologico. << (…) Siamo riusciti a trovare solo patate grandi al massimo un pollice. Faceva già freddo la mattina. Se fossimo partiti quattro giorni dopo essere entrati a Mosca, i russi non ci avrebbero preoccupato durante la ritirata. Ritirati nel Niemen, avremmo potuto marciare su San Pietroburgo la primavera successiva. Napoleone si lasciò grossolanamente ingannare dalla vana speranza di firmare la pace a Mosca. Questo è ciò che ha rovinato lui e anche noi. I genieri della Guardia furono impiegati per demolire i pannelli della chiesa del Cremlino che erano composti di argento in abbondanza. Tutto veniva fuso in lingotti. Una quantità enorme diargenteria, argento ed oro venne così riconvertita in lingotti. (…) >> (pag 113, trad. d. r.)”,”FRAN-122-FSL” “LIGUORI Guido VOZA Pasquale a cura; collaborazione di Giorgio BARATTA Guido LIGUORI Lelio LA-PORTA Fabio FROSINI Tommaso LA-ROCCA Pasquale VOZA Michele FILIPPINI Andrea CATONE Manuela AUSILIO Michele FILIPPINI Giuseppe PRESTIPINO Raul MORDENTI Renato CAPUTO Silvio SUPPA Ludovico DE-LUTIIS Lea DURANTE Peter THOMAS Derek BOOTHMAN Roberto FINELLI Rita MEDICI Roberto CICCARELLI Jole Silvia IMBORNONE Marina PALADINI MUSITELLI Valeria LEO Vincenzo ROBLES Eleonora FORENZA Vito SANTORO Yuri BRUNELLO Elisabetta GALLO Jacques TEXTIER Emanuele BERNARDI Carlos Nelson COUTINHO Marcos DEL-ROIO Giuseppe COSPITO GIovanni SEMERARO Marcus GREEN Laura MIRATONDO Carlo SPAGNOLO Rocco LACORTE e altri”,”Dizionario gramsciano, 1926-1937.”,”collaborazione di Giorgio BARATTA Guido LIGUORI Lelio LA-PORTA Fabio FROSINI Tommaso LA-ROCCA Pasquale VOZA Michele FILIPPINI Andrea CATONE Manuela AUSILIO Michele FILIPPINI Giuseppe PRESTIPINO Raul MORDENTI Renato CAPUTO Silvio SUPPA Ludovico DE-LUTIIS Lea DURANTE Peter THOMAS Derek BOOTHMAN Roberto FINELLI Rita MEDICI Roberto CICCARELLI Jole Silvia IMBORNONE Marina PALADINI MUSITELLI Valeria LEO Vincenzo ROBLES Eleonora FORENZA Vito SANTORO Yuri BRUNELLO Elisabetta GALLO Jacques TEXTIER Emanuele BERNARDI Carlos Nelson COUTINHO Marcos DEL-ROIO Giuseppe COSPITO GIovanni SEMERARO Marcus GREEN Laura MIRATONDO Carlo SPAGNOLO Rocco LACORTE e altri”,”GRAS-072″ “LIGUORI Guido”,”Gramsci conteso. Interpretazioni, dibattiti e polemiche, 1922-2012.”,”Guido LIGUORI è docente di storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria, presidente della International Gramsci Society Italia e caporedattore dela rivista Critica Marxista. “”Il pensatore sardo aveva derivato da Sorel una trama concettuale che si estendeva dall’hegelismo e dall’antipositivismo all’avversione per il riformismo, dall’idea di blocco storico al nazionale-popolare, dalla riforma intellettuale e morale alla critica della democrazia, dal consiliarismo all’esaltazione della “”classe dei produttori””. Attraverso tale rete concettuale Gramsci aveva ereditato da Sorel una sorta di “”primato del sociale”” che veniva modificato, ma non andava perso, nell’incontro con Lenin e col suo “”primato della politica””. Gramsci tentava anzi una ‘ricomposizione’, teorica e pratica, di queste due facce del pensiero di Marx, incentrata sulla figura del ‘produttore’, soggetto di una nuova cultura politica e di un nuovo sapere tecnico-produttivo. La centralità della tematica del “”produttore”” significava in Badaloni il rifiuto non solo di quelle interpretazioni (Bobbio) che avevano fatto di Gramsci un “”teorico delle sovrastrutture””, ma anche di quelle (Vacca) che lo avevano letto soprattutto alla luce della categoria del “”primato della politica””.”” (pag 231-232)”,”GRAS-089″ “LIH Lars T.”,”Lenin.”,”LIH Lars T. è un studioso indipendente che si è occupato di storia sovietica. 1908. Discussione di Lenin – ospite a Bruxelles di Solomon – appunto con Georgy Solomon su partecipazione Duma (pag 108)”,”LENS-247″ “LIH Lars T.”,”Lenin Rediscovered: ‘What Is to Be Done?’ in Context.”,”Libro dedicato a Robert Tucker Lars T. Lih, Ph. D. (1984), Princeton, ha curato il voluime ‘Stalin’s Letters to Molotov’, è autore di ‘Bread and Authority in Russia, 1914-1921’ e di molti articoli sui bolscevichi. Paragrafo: Un partito di tipo nuovo: il modello SPD (pag 61-) Lenin e il modello tedesco (Spd): (pag 121) “”Indeed, the shortest summary of Lenin’s programme for the Russian Social Democrats is: look at the Germans, then go thou and do likewise – with appropriate changes for local conditions. Thus the Russians should take their watchword from Wilhelm Liebknecht, one of the founders of German Social Democracy: ‘Studieren, Propagandieren, Organisieren’. In other words, bring insight and organisation to the worker class. “”The political activity of the Social Democrats consists of the following: assist in the development and organisation of the worker movement in Russia; assist in the transformation from its present condition of scattered attempts at protest, riots and strikes that lack any unifying and guiding idea into an organised struggle of the ‘entire’ Russian working ‘class’ – a struggle that is directed against the bourgeois regime (as such), one that aspires to the expropriation of the expropriators and to the utter destruction of the social order that is based on the oppression of the labourers. The basis of this activity is the general conviction of Marxists that the Russian worker is the natural and sole representative of the entire labouring and exploited population of Russia”” (9).”,”LENS-262″ “LIH Lars T.”,”””Kautsky as Marxist””. Data Base.”,”Riporta per ogni argomento affrontato le citazioni di Lenin relative a Kautsky e alle sue tesi.”,”KAUS-028″ “LIH Lars T.”,”Lenin Rediscovered: What Is to Be Done? In Context.”,”Lars T. Lih is an indipendent researcher based in Montreal and the author of Bread and Authority in Russia, 1914-1921 and co-author, with Oleg V. Naumov, Oleg Khlevniuk and Catherine Fitzpatrick, of Stalin’s Letters to Molotov, 1925-1936; Revolutions from the Russian Archives. “”The basic mistake made by people who polemicise with What Is to Be Done? at the present time is that they tear this production completely out of a specific historical context, out of a specific and by now long-past period in the development of our party. Lenin, 1907″” Illustrations, Note on the Text, Glossary, Acknowledgements, Introduction, Annotations, Note on the Translation, Foreword, Conclusion, Bibliography, Index, Historical Materialism Book Series Volume 9,”,”LENS-076-FL” “LIH Lars T.”,”Lenin.”,”LIH Lars T. è un studioso indipendente che si è occupato di storia sovietica. Introduzione Un’altra via La fusione del Socialismo e del Movimento dei Lavoratori La corsa di tre treni Oltre “”il libro di testo a la Kautsky”” Epilogo Oltre “”il libro di testo a la Kautsky”” “”In early 1923, weeks before his final incapacitating stroke, Lenin wrote about Karl Kautsky for the last time: «It need hardly be said that a textbook written à la Kautsky [po kautskomu] was a very useful thing in its day. But it is time, for all that, to abandon the idea that it foresaw all the forms of development of subsequent world history. It would be timely to say that those who think so are simply fools (1)». The contrast between this dour assertion and Lenin’s mood during what I have termed his ‘anniversary period’ – late 1918 through summer 1919 – is striking. During the anniversary period Lenin called Kautsky a renegade because Kautsky was turning his back on his own earlier prediction just as they were coming true. But looking back in 1923 Lenin stated in effect that only a fool would claim (as he himself had done in 1918) that ‘things have turned out just as we said they would’. Lenin’s heroic scenario had always been very strongly rooted in the ‘textbook à la Kautsky’ – orthodox ‘revolutionary Social Democracy’ of the Second International – and he had gloried in the fact. When and why did he move from his usual stance of aggressive unoriginality to one of reluctant originality? According to the most common account, Lenin’s rethinking began in early 1921 with the introduction of the New Economic Policy (NEP). Up to late 1920 (we are told) Lenin and the Bolsheviks were so carried away with a feeling of euphoria that they started to believe that harsh civil-war policies – later given the name of ‘war communism’ – represented a short cut or even a leap into full communism. Only economic collapse and peasant rebellion in the winter of 1920-21 convinced them of their mistake. Lenin finally began to understand that the peasants required material incentives in order to produce. The process of rethinking culminated in the bundle of articles and drafts from late 1922 and early 1923 that were later termed ‘Lenin’s testament’. Some writers view Lenin’s rethinking as fundamental, others as relatively superficial, but all tie it strongly to NEP. The standard account is profoundly misleading. In reality Lenin’s rethinking began in 1919, just as soon as he realized that things were ‘not’ “”turning out just as we said they were””. There was no mass euphoria among the Bolsheviks in 1920, no collective hallucination that Russia was on the eve of full communism. On the contrary the Bolsheviks were painfully aware of the manifold compromises and defeats that were leading them ‘away’ from socialism. The dramatic changes that came with the introduction of NEP in 1921 were just another round of painful compromises. Lenin’s outlook in his final writings can be traced back to concerns that began to surface in 1919″” (pag 154-155) [(1) Lenin, ‘Our Revolution’, ‘Polnoe sobranie sochinenii’, 5th edn (Moscow 1958-65), vol. 45, p. 382; Lenin, ‘Collected Works’ (Moscow, 1960-68), vol. 33, p. 480. A ‘textbook à la Kautsky’ is something quite different from a ‘Kautskyist textbook’. Since Lenin defined ‘Kautskyism’ as renegade behaviour, a ‘Kautskyist textbook’ could never be anything but harmful] “”All’inizio del 1923, settimane prima del suo ultimo colpo inabilitante, Lenin scrisse per l’ultima volta di Karl Kautsky: «Non c’è bisogno di dire che un libro di testo scritto alla Kautsky [po kautskomu] era una cosa molto utile ai suoi tempi. Ma è tempo, nonostante tutto, di abbandonare l’idea di prevedere tutte le forme di sviluppo della storia mondiale successiva. Sarebbe opportuno dire che chi la pensa così è semplicemente uno sciocco (1)». Il contrasto tra questa austera affermazione e lo stato d’animo di Lenin durante quello che ho definito il suo “”periodo dell’anniversario”” – dalla fine del 1918 fino all’estate del 1919 – è sorprendente. Durante il periodo dell’anniversario Lenin definì Kautsky un rinnegato perché Kautsky stava voltando le spalle alla sua precedente previsione proprio mentre si stava avverando. Guardando indietro nel 1923 Lenin dichiarò in effetti che solo uno sciocco avrebbe affermato (come lui stesso aveva fatto nel 1918) che “”le cose sono andate proprio come avevamo detto che sarebbero andate””. Lo scenario eroico di Lenin era sempre stato fortemente radicato nel “”libro di testo”” ‘alla Kautsky’ – la “”socialdemocrazia rivoluzionaria”” ortodossa della Seconda Internazionale – e si era glorificato del fatto. Quando e perché si è spostato dalla sua usuale posizione di aggressiva non originalità a una riluttante originalità? Secondo il resoconto più comune, il ripensamento di Lenin iniziò all’inizio del 1921 con l’introduzione della nuova politica economica (NEP). Fino alla fine del 1920 (ci viene detto) Lenin e i bolscevichi erano così presi da un senso di euforia che iniziarono a credere che le dure politiche della guerra civile – in seguito chiamate del “”comunismo di guerra”” – rappresentavano una scorciatoia o addirittura un salto nel pieno comunismo. Solo il collasso economico e la ribellione dei contadini nell’inverno 1920-21 li convinsero del loro errore. Alla fine Lenin cominciò a capire che i contadini avevano bisogno di incentivi materiali per produrre. Il processo di ripensamento culminò nel gruppo di articoli e bozze della fine del 1922 e dell’inizio del 1923, che in seguito furono chiamati “”testamento di Lenin””. Alcuni scrittori considerano il ripensamento di Lenin come fondamentale, altri come relativamente superficiale, ma tutti lo legano fortemente alla NEP. Il resoconto tradizionale è profondamente fuorviante. In realtà il ripensamento di Lenin iniziò nel 1919, non appena si rese conto che le cose “”non”” stavano “”andando a finire proprio come dicevamo””. Non vi fu euforia di massa tra i bolscevichi nel 1920, nessuna allucinazione collettiva che la Russia fosse alla vigilia del pieno comunismo. Al contrario, i bolscevichi erano dolorosamente consapevoli dei molteplici compromessi e delle sconfitte che li portavano “”lontano”” dal socialismo. I drammatici cambiamenti introdotti con l’introduzione del NEP nel 1921 furono solo un altro giro di dolorosi compromessi. Le prospettive di Lenin nei suoi ultimi scritti possono essere ricondotte a preoccupazioni che iniziarono a emergere nel 1919 “”(pag 154-155) [(1) Lenin,”” La nostra rivoluzione “”,”” Polnoe sobranie sochinenii “”, 5a edizione (Mosca 1958-65) , vol.45, p. 382; Lenin, “”Collected Works”” (Mosca, 1960-68), vol.33, p. 480. Un “”libro di testo alla Kautsky”” è qualcosa di molto diverso da un “”libro di testo kautskiano””. Lenin ha definito il “”kautskismo”” un comportamento rinnegato, un “”libro di testo kautskista”” non potrebbe essere altro che dannoso]”,”LENS-016-FV” “LIH Lars T.”,”Fully Armed: Kamenev and ‘Pravda’ in March 1917. [in ‘The NEP Era: Soviet Russia, 1921-1928’ (2014)]”,”The NEP Era: Soviet Russia, 1921-1928, a cura di Alexis Pogorelskin, University of Minnesota-Duluth E-mail: apogorel@d.umn.edu Book Review Editor Barbara Allen, La Salle University E-mail: allenb@lasalle.edu EDITORIAL BOARD Viktor Bakhtin, Voronezh State Agricultural University Clayton Black, Washington College Gregory Carleton, Tufts University Edythe C. Haber, University of Massachusetts-Boston, emeritus Stephen Hanson, University of Washington Lars T. Lih, independent scholar E. Arfon Rees, University of Birmingham Irina Takala, Petrozavodsk University Timo Vihavainen, Helsinki University The NEP Era: Soviet Russia 1921-1928 is published annually. Subscription rates are: institutions $30.00; individuals $20.00. USA postage is $3.00; Canadian postage is $10.00; foreign postage is $18.00. Send payment to Charles Schlacks, Publisher, P. O. Box 1256, Idyllwild, CA 92549-1256. Manuscripts for possible publication should be sent to the editor. Manuscripts accepted for publication should be prepared as e-mail attachments or CDs compatible with Windows XP and Word 2003. Copyright © 2014 by Charles Schlacks, Publisher All rights reserved Printed in the United States of America ISSN: 1937-1241 This journal publishes articles, documents, translations and reviews about the historical period in the Soviet Union from the end of the civil war until the accession of Stalin as General Secretary of the Communist Party of the Soviet Union (Bolshevik). CHARLES SCHLACKS, PUBLISHER, P.O. Box 1256, Idyllwild, CA 92549-1256 Email: Schlacks.Slavic@Greencafe.com”,”RIRB-004-FGB” “LIJPHART Arend”,”Le democrazie contemporanee.”,”LIJPHART Arend politologo olandese insegna nella University of California, San Diego. “”La distinzione tra sistemi parlamentari e presidenziali è di grande importanza sotto molti punti di vista. (…) La frequente dipendenza dei presidenti dalle proprie maggioranze partitiche significa che il potere relativo di presidenti e parlamenti può cambiare improvvisamente….”” (pag 148-149)”,”TEOP-483″ “LILL Rudolf / CARRETTO Giacomo E.”,”Gli inizi dell’antisemitismo nella Germania bismarckiana (Lill) / Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30 (Carretto).”,”Si citano Marx e Lenin sulla questione ebraica: “”Nell’Europa orientale l’antigiudaismo tradizionale che, ancora agli inizi del nostro secolo, conduceva ai pogrom, ebbe vasti consensi fino ai giorni nostri (1). Soltanto i governi comunisti gli hanno conferito, nell’antisionismo, una motivazione di nuovo tipo, richiamandosi a Marx e a Lenin in quanto ambedue ritenevano l’idea di un popolo ebraico particolare non scientifica e reazionaria. Nessuno de due pensava, tuttavia, di privare gli ebrei dei loro diritti come avviene oggi nell’Unione Sovietica e in Polonia. Marx non lo pensava, se non altro perché credeva che la questione ebraica fosse soltanto «un problema dei mali economici generali» con il superamento dei quali sarebbero scomparse sia la religione ebraica sia quella cristiana e, con ciò, anche il conflitto tra le due (2). Nell’Europa occidentale e centrale l’illuminismo ha dato inizio all’emancipazione degli ebrei, le cui varie tappe possono riassumersi con accenni a Giuseppe II, alla Rivoluzione Francese ed a Napoleone, poi alla rivoluzione del 1848 e al liberalismo borghese che ne fu la base. In Germania la conclusione giuridica di questo processo fu la legge sull’emancipazione promulgata il 3 luglio 1869, elemento centrale di una legislazione moderna, volentieri trascurata da una critica globale troppo alla moda nella più recente storiografia, dell’era bismarckiana, che il Reichstag della Germania del Nord (dal 1871 Reichstag tedesco) aveva emanato nel suo primo decennio, condizionato dalla parziale alleanza del cancelliere con i nazional-liberali (3). Da allora, l’antigiudaismo rimase sempre più circoscritto agli ambienti antiilluministi, conservatori e reazionari. Lo si trova, infatti, benché a lungo in posizione marginale, nelle ideologie restauratrici che cercavano di creare o di mantenere un’alternativa al progresso iniziatosi con la Rivoluzione Francese, nell’area tedesca, sia nel conservatismo protestante-prussiano sia in quello cattolico della Germania meridionale. Ambedue prendevano le loro distanze dagli ebrei, che venivano classificati, da una parte, come liberi pensatori e nemici del cristianesimo, dall’altra, come portatori o promotori del capitalismo e dello sfruttamento”” [Rudolf Lill, ‘Gli inizi dell’antisemitismo nella Germania bismarckiana’, ‘Storia contemporeanea’, Bologna, n. 3 settembre 1977] [(1) ‘Kirche und Synagoge. Handbuch zur Geschichte von Christen und Juden’, Darstellung mit Quellen, a cura di Karl H. Rengstorf und Siegfried von Kortzfleisch, II, Stuttgart, 1970 (…); (2) Cfr. soprattutto K. Marx, ‘Zur Judenfrage’: Karl Marx Friedrich Engels, ‘Werke’, I (1957) pp. 347-378; nonché le prese di posizione di Engels contro Stöcker: ibidem, XXXV (1967), p. 170, p. 428. Cfr. anche il capitolo 4 del libro di Mohrmann citato in nota 21: W. Mohrmann, ‘Antisemitismus. Ideologie und Geschichte im Kaiserreich und in der Weimarer Republik, Berlin, 1972] Nel secondo saggio di G.E. Carretto si traccia la biografia politica e intellettuale di Sevket Sureyya e si parla della nascita del Partito Comunista turco (o meglio dei partiti comunisti turchi, la situazione era un po’ complicata: al Partito comunista Turco di M Suphi con sede a Baku aveva una branca in Anatolia (che sembra fosse il vero centro), il Partito Comunista della Turchia (segreto) fondato ad Ankara nel 1920 (ma Suphi venne ucciso nel 1921). Ma a complicare le cose si aggingeva un ‘Partito Comunista della Turchia (1920-1921) riconosciuto ufficialmente, anzi voluto da Mustafa Kemal (Atatürk)… (pag 500-501) Si cita pure il saggio di Gotthard Jäschke, ‘Le Role du Communisme dans les Relations Russo-Turque de 1919 à 1921’, in: «Orient» 2° trimestre 1963, n. 26, pp. 31-34. Nel periodo dell’Armistizio a Costantinopoli vi eano anche alcuni partiti “”socialisti”” (nota 63 del saggio di Carretto)”,”EURC-128″ “LILLI Virgilio”,”Il terzo Giappone. Dopo il Giappone dei ‘Samurai’ e il Giappone imperialista, ecco il Giappone del ‘Boom’, la terza potenza economica del mondo.”,”LILLI (1907) si laureò in diritto a Milano nel 1928. Passato al giornalismo entrò al Corrirere della Sera nel 1934, divenne inviato speciale e scrittore di terza pagina. Fu reporter per dieci anni su tutti i fronti per seguire le guerre successive a quella mondiale. Proseguì poi la carriera giornalistica presso altre testate. Rientrò al Corriere nel 1951. Ha pubblicato 9 libri. “”Poiché il Giappone studia anche quando non studia, leggendo, appunto, e battendo tutti i primati di lettera del mondo. Legge e studia. Un paese di arciletterati, la maggior parte dei quali in elmetto di operaio o curvi sul solco lucido della risaia. Un modo d’essere imperfetti, dopo tutto, più che perfetto”” (pag 86)”,”JAPE-011″ “LILLI Virgilio”,”Il terzo Giappone. Dopo il Giappone dei ‘Samurai’ e il Giappone imperialista, ecco il Giappone del ‘Boom’, la terza potenza economica del mondo.”,”LILLI (1907) si laureò in diritto a Milano nel 1928. Passato al giornalismo entrò al Corrirere della Sera nel 1934, divenne inviato speciale e scrittore di terza pagina. Fu reporter per dieci anni su tutti i fronti per seguire le guerre successive a quella mondiale. Proseguì poi la carriera giornalistica presso altre testate. Rientrò al Corriere nel 1951. Ha pubblicato 9 libri.”,”JAPE-003-FV” “LIM HUA SING”,”Japan & China. In East Asian Integration.”,”LIM HUA SING Ph D., è Graduate School of Asia-Pacific Studies and Director of the Institute of Chinese Economies, Waseda University, Japan.”,”JAPE-026″ “LIMMROTH Angelika”,”Jenny Marx. Die Biografie.”,”””Journalistische Tätigkeiten. Eine der Haupt – und auch Lieblingsbeschäftigungen von Jenny Marx war das Schrieben, nicht nur als Sekretärin ihres Mannes. Zu ihren schriftlichen Hinterlassenschaften gehören ihre 23 Jahre beschreibenden lebenserinnrungen, 1865 niedergeschrieben, Kindheit und Jugend fehlen. Lapidar un ohne jede Romantik beginnt Jenny mit dem Satz: “”Am 19. Juni 1843 war mein Hochzeitstag”” (34)”” Una delle attività preferite di Jenny Marx è stata quella di scrivere, non solo come segretaria del marito, ma il suo lascito di scritture include i suoi 23 anni di ricordi di vita, scritti nel 1865, che tralasciano l’infanzia e la gioventù. Lapidaria, senza romanticismo, Jenny inizia con le parole “”Il 19 giugno 1843 fu il giorno del mio matrimonio”” Altro volume pubblicato: – Jenny Marx. Die Briefe. Herausgegeben von Rolf Hecker und Angelika Limmroth, Dietz, 2014, pag 608 Euro 39.90″,”MADS-766″ “LIMP Walter”,”Anatomie de l’apartheid.”,”Walter Limp è un giornalista e specialista delle questioni africane. Ha vissuto molti anni in Africa. STORIA APARTHEID SEGREGAZIONE NERI NATIVI AFRICANI REPRESSIONE CARCERE RAZZISMO ISOLAMENTO DIPLOMATICO DEL SUDAFRICA RUOLO BIANCHI IMMIGRATI AFRIKANERS STORIA COLONIA DEL CAPO COMPAGNIA OLANDESE INDIE ORIENTALI ARRIVO UGONOTTI FRANCESI CESSIONE DEL CAPO A INGHILTERRA ABOLIZIONE SCHIAVITU’ NERI NEL 1834 GUERRE INTERNE MASSACRI BATTAGLIA DI BLOOD RIVER ANNESSIONE NATAL BOERI TREK ORANGE TRANSVAAL RIVOLTA ZULU’ CECIL RHODES PRIMO MINISTRO COLONIA DEL CAPO GUERRA BOERA VS GRAN BRETAGNA 1899 1902 CHURCHILL PRIGIONIERO DEI BOERI CREAZIONE UNIONE SUDAFRICANA VITTORIA PARTITO NAZIONALE IN ELEZIONI LEGISLATIVE 1948 REFERENDUM PRO REPUBBLICA 1960 RITIRO DA COMMONWEALTH REPUBBLICA AFRICA DEL SUD ONU REVOCA MANDATO SUDAFRICA SU AFRICA DEL SUD-OVEST”,”AFRx-127″ “LIN YUTANG”,”Il mio paese e il mio popolo.”,”In apertura: “”La verità non si diparte dall’umana natura. Se quel che si considera come verità si diparte dall’umana natura, non può esser considerato come verità”” (Confucio) “”La religione del buonsenso”” (pag 125-128) ‘Uno scrittore cinese vi presenta due o tre ragionamenti e poi ne trae la sua conclusione: nel leggerlo, di rado vi accorgete che conclude; perché ragionamenti e prove non sono mai lunghi; ma in un lampo vedete che conclude. I migliori di questi taccuini – come il ‘Jih-cih-lu’ di Ku Yenwu (principio del secolo diciassettesimo) si son acquistati reputazione non per mezzo della loro logica, ma per mezzo della correttezza essenziale delle loro affermazioni, le quali, dalla posterità posson soltanto esser ammesse o negate. Due o tre righe scritte del taccuino di Ku, son state a volte frutto di anni di ricerca e investigazione, il che è abbastanza scientifico; e la fissazione di un solo punto di un fatto storico può aver implicato sopralluoghi numerosi e una erudizione enciclopedica, ma i suoi errori sono difficili da controbattere, e il fatto che è uno studioso esatto, non è di primo acchito avvertibile, e può esser apprezzato soltanto perché nessuno scrittore, in tre secoli dopo di lui, è riuscito a dargli torto in un solo punto. Cogliamo così il contrasto tra la logica e il buonsenso, il quale ultimo, nella Cina, prende il posto del ragionamento induttivo e deduttivo. Il buonsenso è spesso più avveduto, perché il ragionamento analitico tende alla verità sezionandone i vari aspetti, e separandoli così dai loro naturali riferimenti, mentre il buonsenso afferra la situazione come un insieme vivente. (…) Questa religione del buonsenso ha un fondamento filosofico. E’ interessante notare che i Cinesi non giudicano la giustezza di un’affermazione facendo appello alla sola ragione, ma appellandosene e alla ragione e all’umana natura. Il vocabolo cinese per «ragionevolezza» è ‘c’ingli’, che è composto di due elementi: ‘c’ing’ (Jenc’ing), o umana natura, e ‘li’, (t’ienli), o ragione eterna. ‘C’in’ rappresenta la legge immutabile dell’universo. Dalla combinazione di questi due fattori, si trae la misura del giudizio per un’azione o una tesi storica. Qualcosa di analogo a questa distinzione, si può trovare, nel contrasto, in inglese tra ragione e ragionevolezza. Mi pare che sia stato Aristotele a dire che l’uomo è un essere ragionante, ma non ragionevole. La filosofia cinese lo ammette, ma aggiunge che l’uomo dovrebbe cercar di essere ragionevole, e non soltanto ragionante. Perché, mentre la ragione è astratta, analitica, idealistica, e incline agli estremismi logici, lo spirito di ragionevolezza è sempre più realistico, più umano, in contatto più intimo con la realtà, e più veramente dotato di comprensione ed apprezzamento della situazione concreta. Per un occidentale è abitualmente sufficiente che una affermazione sia logicamente corretta. Per un cinese non è sufficiente che un’affermazione sia logicamente corretta; essa deve essere in pari tempo in armonia con l’umana natura. In realtà, essere «in armonia con l’umana natura», essere ‘c’inc’ing’, è più elevata considerazione che essere logico. Perché una teoria può essere talmente logica da esser priva di senso comune. I Cinesi son disposti a fare qualunque cosa contro la ragione, ma non possono accettar nulla che non sia plausibile al lume dell’umana natura. Questo spirito di ragionevolezza e questa religione del buonsenso, esercitano l’influsso più importante sull’ideale della vita cinese, e concludono alla Dottrina dell’Aurea Metà, che discuterò nel capitolo seguente”” (pag 125-128)”,”CINx-300″ “LINCOLN W. Bruce”,”Sunlight at midnight. St. Petersburg and the rise of modern Russia.”,”LINCOLN W. Bruce è Distinguished Research Professor of History al Northern Illinois University ed è accreditato come Senior Fellow all’ Istituto di storia alle Università di Mosca e Leningrado.”,”RUSx-073″ “LINCOLN W. Bruce”,”I Bianchi e i Rossi. Storia della guerra civile russa.”,”W. Bruce Lincoln, Northern Illinois University Foundation Professor of Russian History and Distinguished Research Professor, is the recipient of numerous grants and fellowships and author of ten books on Russian history, including the widely praised Nicholas I: Emperor and Autocrat of All the Russias, The Romanovs, Autocrats of All the Russias, In War’s Dark Shadow, Russians before the Great War, In the Vanguard of Reform, Russia’s Enlightened Bureaucrats, 1825-1861, Passage through Armageddon, The Russians in War and Revolution, Red Victory, A History of the Russian Civil War, and, most recently, The Conquest of a Continent, Siberia and the Russians. Il conflitto (1918-1921) da cui nacque la Russia sovietica.”,”RIRO-046-FL” “LINCOLN W. Bruce”,”Passage Through. Armageddon. The Russians in War and Revolution 1914-1918.”,”W. Bruce Lincoln is Distinguished Research Professor of Russian History at Northern Illinois University and the author of ten books including In War’s dark Shadow, Nicholas I, and The Romanovs. Recounting the tale of the Russians’ passage through the shattering experience of the First World War and the revolutions of 1917, W. Bruce Lincoln offers a profoundly intelligent and detailed chronology of the watershed events and devastating hardships that led to the Bolshevik Revolution. Mining an abundance of resources, including letters, diaries, memoirs, government reports, military dispatches, and testimony given to the revolution’s first Supreme Commission of Inquiry, he allows the reader to step directly into army headquarters, state council chambers, boudoirs, trenches, and underground revolutionary hideaways of the men and women who shaped the events of this crucial era.”,”RIRO-051-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”In War’s Dark Shadow. The Russians Before the Great War.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Foreword, Acknowledgments, Afterword, Notes, Works Cited, foto, Index,”,”RUSx-035-FL” “LINCOLN W. Bruce”,”The Great Reforms. Autocracy, Bureaucracy, And the Politics of Change in Imperial Russia.”,”W. Bruce Lincoln, Northern Illinois University Foundation Professor of Russian History and Distinguished Research Professor, is the recipient of numerous grants and fellowships and author of ten books on Russian history, including the widely praised Nicholas I: Emperor and Autocrat of All the Russias, The Romanovs, Autocrats of All the Russias, In War’s Dark Shadow, Russians before the Great War, In the Vanguard of Reform, Russia’s Enlightened Bureaucrats, 1825-1861, Passage through Armageddon, The Russians in War and Revolution, Red Victory, A History of the Russian Civil War, and, most recently, The Conquest of a Continent, Siberia and the Russians. Preface, Acknowledgments, Notes, Works Cited, Index,”,”RUSx-042-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Sunlight at Midnight. St. Petersburg and the Rise of Modern Russia,”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book.”,”RUSx-050-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”The Conquest of a Continent. Siberia and the Russians.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Maps, Prologue, Notes, Key to Abbreviations, Acknowledgments, Works and Sources Cited, Index,”,”RUSx-073-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Red Victory. A History of the Russian Civil War.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Preface, Major Characters, Epilogue, Notes, Works and Sources Cited, cartine, Index,”,”RIRO-088-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Nicholas I. Emperor and Autocrat of All the Russias.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Preface, A Note on Russian Names and Dates, Notes and References, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-122-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”L’avanguardia delle riforme. I burocrati illuminati in Russia, 1825-1861.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book.”,”RUSx-183-FL” “LIND Michael”,”Land of Promise. An Economic History of the United States.”,”Michael Lind è confondatore della New America Foundatino e direttore del suo ‘Economic Growth Program’. Ha pubblicato ‘The Next American Nation’, ‘Up from Conservatism’ e ‘Vietnam, the Necessary War’. Scrive sul New York Times e su Financial Times.”,”USAE-099″ “LINDENBERG Daniel a cura; scritti di KAUTSKY BERNSTEIN LAGARDELLE FERRY HOERNLE KURELLA AUSLÄNDER ZETKIN BOGDANOV POLJANSKIJ PAUSKIN PREOBRAZENSKIJ LUNACHARSKIJ BLONSKIJ ZINOVIEV KRUPENINA e altri”,”L’ Internazionale Comunista e la scuola di classe.”,”scritti di KAUTSKY BERNSTEIN LAGARDELLE FERRY HOERNLE KURELLA AUSLÄNDER ZETKIN BOGDANOV POLJANSKIJ PAUSKIN PREOBRAZENSKIJ LUNACHARSKIJ BLONSKIJ ZINOVIEV KRUPENINA e altri. LINDENBERG è nato nel 1940 a Clermont-Ferrand ed è assistente di scienze politiche all’ Università di Vincennes. Ha scritto altre opere (v. retrocopertina).”,”GIOx-013″ “LINDENBERG Daniel”,”Le marxisme introuvable.”,”””Citiamo ancora Korsch: “”Nel momento stesso in cui l’ orientamento pratico del movimento era al più alto punto rivoluzionario – sotto il contraccolpo del periodo della crisi e della depressione degli anni settanta, sotto la spinta della reazione politica e sociale che ha seguito la disfatta della Comune di Parigi nel 1871, sotto l’ effetto della Legge socialista in Germania, dell’ annientamento dal 1884 dell’ agitazione socialista nascente in Austria, e della repressione delle rivendicazioni per la giornata delle otto ore in America nel 1886 – la teoria del movimento era soprattutto democratica in seno al “”partito popolare””, lassalliani, dühringiani, ma essa non era marxista che nella maniera più sporadica””. Sia per i lavoratori organizzati, tra cui alcuni dei più combattivi (Most, Hassellmann) erano dei semi-anarchici, e gli altri, più moderati (Mühlberger, al quale Engels risponde ne La Questione delle abitazioni) dei proudhoniani. Quanto agli intellettuali, soli capaci, secondo Kautsky (…), di raddrizzare la situazione, ecco che Marx ed Engels dicevano a proposito nella loro circolare del settembre 1897 (1) destinata a Bebel e agli altri dirigenti del “”gruppo di Lipsia””: “”…A credere a questi signori, il partito socialdemocratico non deve essere un partito esclusivamente operaio, ma un partito universale, aperto a “”tutti gli uomini colmi d’un vero amore per l’ umanità””. (…) In breve la classe operaia, da se stessa, è incapace di affrancarsi. Essa deve dunque passare sotto la direzione di borghesi “”istruiti e fluenti””, che soli “”hanno l’ occasione e il tempo”” di familiarizzarsi con gli interessi degli operai. Poi, non si deve combattere la borghesia, ma, al contrario, occorre conquistarla con una propaganda energica (…). Se il nuovo organo del Partito prende un’ atteggiamento che corrisponde all’ opinione di questi signori (Höchberg e compagnia), diviene borghese e non proletario, non ci resta, per quanto penoso possa essere, dichiararci pubblicamente contro e rompere la solidarietà, grazie alla quale abbiamo rappresentato il partito tedesco di fronte all’ estero””. (pag 101-103)”,”MFRx-207″ “LINDER Marc”,”MacKinnon on Marx on Marriage and Morals: An Otsogistic Odyssey.”,”Otsogistica : ‘nani sulle spalle dei giganti’, ossia ‘quando i filosofi approfondiscono argomenti troppo superiori alle loro conoscenze’ Marc Linder, Associate Professor of Law, University of Iowa Catharine MacKinnon sostiene che per Marx il sesso dato che è situato nel “”substrato materiale”” non è soggetto all’analisi sociale… (pag 455) Il lavoro femminile più che sfruttamento per Marx è un problema di moralità. Il lavoro femminile sarebbe trascurato nelle analisi di Marx e la donna sarebbe vista solo come moglie e madre… (pag 457) C. MacKinnon, ‘Toward a Feminist Theory of the State’ (1989) Gustav Hugo, autore di ‘Textbook on Natural Law’, professore di diritto, giurisprudenza, ebbe come studente il giovane Heinrich Heine. Marx lo critica nel 1842. Rapporti di Hugo con la Scuola storica di diritto (pag 473)”,”MADS-004-FGB” “LINDLEY David”,”Degrees Kelvin. A tale of genius, invention, and tragedy.”,”William Thomson, Lord Kelvin LINDLEY David ha un Ph.D. in astrofisica. “”What Kelvin called failure is, in the standard histories of science, a progression of remarkable triumphs. By 1896 thermodynamics was largely settled, and Marxwell’s theory of electromagnetism had gained experimental support and widespread acceptance”” (pag 263)”,”SCIx-379″ “LINDLEY David”,”Degrees Kelvin. A tale of genius, invention, and tragedy.”,”LINDLEY David, l’autore ha un Ph.D. in astrofisica. William Thomson, Lord Kelvin “”This was in 1859, when Thomson was only 35 years old but already a powerful figure in the British scientific community, an authority on every aspect of physics, and with the beginnings of a public reputation after his adventures with the Atlantic cable voyages and the noisy dispute with Whitehouse”” (pag 153) Treccani: Kelvin, William Thomson lord. – Fisico (Belfast 1824 – Netherall 1907). Dal 1892 pari d’Inghilterra con il titolo di barone di Kelvin of Largs per i suoi meriti scientifici, svolse ricerche sui maggiori problemi della fisica (costituzione della materia, elettromagnetismo, struttura dell’Universo ecc.); la sua fama è legata in particolare a una delle formulazioni del 2° principio della termodinamica. Introdusse la scala termodinamica assoluta delle temperature (scala K.), la cui unità di misura fu successivamente denominata kelvin. Proseguì sino agli ultimi tempi della sua vita ricerche sui maggiori problemi della fisica: soprattutto interessanti quelle sulla costituzione della materia, sull’elettromagnetismo, sulle onde elettriche e luminose, sulla struttura e sul divenire dell’universo. VITA E ATTIVITÀ Laureatosi nel 1845 a Cambridge, proseguì gli studî a Parigi lavorando con H. Regnault. Nel 1846 fu chiamato alla cattedra di fisica dell’università di Glasgow, che tenne per 53 anni. Nel 1890 fu eletto presidente della Royal Society; nel 1892 fu fatto pari d’Inghilterra col titolo di barone di Kelvin of Largs. Nel 1899 si ritirò dalla cattedra e, per mantenere i contatti con la scuola, si iscrisse studente all’università di Glasgow. Socio straniero dei Lincei (1882). n Il suo primo lavoro riguarda la determinazione matematica dell’età della Terra, in base al suo progressivo raffreddamento (i calcoli dettero un’età fra 40 e 400 milioni di anni). Nel 1848 introdusse la scala termodinamica assoluta delle temperature (scala K.), la cui unità di misura fu poi in suo onore chiamata kelvin; nel 1851 pubblicò una fondamentale memoria sulla teoria dinamica del calore e in particolare sulla dissipazione dell’energia. Tra il 1853 e il 1855 si occupò principalmente di elettrofisica (scoperta della natura oscillatoria di certe scariche elettriche, risoluzione di questioni teoriche e pratiche inerenti alla telegrafia, definizione e determinazione delle unità elettriche assolute, ecc.). In collaborazione con P. G. Tait, intraprese a scrivere un Treatise on natural philosophy, di cui però fu soltanto pubblicato (1867) il primo volume, ormai classico, riguardante la meccanica. Si occupò attivamente dei problemi teorici e pratici della telegrafia sottomarina, che alcune sue invenzioni concorsero efficacemente a portare su scala industriale. Si devono inoltre a K. un metodo per la compensazione delle bussole marine e l’invenzione di varî strumenti di misurazione nonché di numerosi apparecchi e dispositivi tecnici. Questi ultimi, specialmente quelli, sopra ricordati, per la telegrafia sottomarina, gli fruttarono una fortuna considerevole e un’elevata posizione nel mondo industriale. La sua opera di divulgatore ebbe grandi riflessi sulla cultura generale del tempo: memorabili tra le altre cose il suo discorso alla British Association nel 1884 sulla costituzione elettrica della materia e le sue conferenze alla Johns Hopkins University di Baltimora sulle onde luminose.”,”SCIx-380″ “LINDLEY David”,”Gli atomi di Boltzmann.”,”LINDLEY David ha lavorato come fisico teorico alla Cambridge University e al Fermi National Accelerator Laboratory. E’ autore di ‘The End of Physics”” (1993) e di ‘Where the Weirdness Go?’ (1996) “”Tornato a Vienna (Boltzmann), per di più, si trovò faccia a faccia con il simbolo stesso della perdurante opposizione all’atomismo. Ernst Mach alla fine aveva lasciato Praga e adesso era professore a Vienna: e professore nientedimeno che di filosofia”” (pag 151) “”All’epoca, tuttavia, Mach cercava di affrontare i suoi problemi eliminando del tutto la teoria. Affermava che l’ipotesi atomica andava oltre i limiti della vera scienza, e che il fisico doveva invece trattare la temperatura e la pressione come entità fondamentali”” (pag 155) Un centimetro cubo di gas a temperatura ambiente contiene secondo Boltzmann un trilione di atomi (un miliardo di miliardi) (pag 166) “”Lucrezio, quando scrisse il ‘De rerum natura’, credeva che gli atomi esistessero veramente, anche se erano impercettibili ai sensi umani. Le loro azioni, sperava, il avrebbero svelati. Boltzmann e gli altri atomisti, alla fine del XIX secolo, credevano la stessa cosa. Dal punto di vista filosofico non avevano fatto alcun progresso, ma dal punto di vista scientifico avevano reso gli atomi assai più reali o, per meglio dire, più credibili. Verso il 1890 i fisici erano in grado di calcolare proprietà e comportamenti degil oggetti fisici macroscopici attribuendo agli atomi specifiche caratteristiche e ammettendo che essi obbedissero alle leggi della meccanica di Newton. Avevano cioè sostituito le vaghe e pittoresche aspirazioni con una teoria matematica quantitativa; dalla quale discendevano leggi verificabili. Questo significava in sostanza, secondo il punto di vista di Boltzmann, trasformare un’idea in una teoria, farne un frammento di scienza e non un’opera dell’immaginazione”” (pag 192) “”Poco tempo dopo, l’opinione di Planck sulla teoria cinetica subì un improvviso rovesciamento. Egli comprese alla fine perché il secondo principio dovesse avere inevitabilmente carattere probabilistico, e da quel momento divenne un attivo seguace delle idee di Boltzmann sulla termodinamica. Tutta ‘Autobiografia scientifica’ (1942) di Planck è costellata di riferimenti piuttosto stizzosi alla cattiva opinione che Boltzmann aveva di lui, come se Planck non riuscisse affatto a comprenderne la ragione. Ma la sua conversione alla causa della teoria cinetica giunse piuttosto tardi (…)”” (pag 199) “”Pochi anni dopo la morte di Boltzmann la sua fisica era ormai affermata. L’esistenza degli atomi non era più messa in dubbio; la teoria cinetica appariva indiscutibile. Quanto alla questione del carattere probabilistico del secondo principio della termodinamica, che aveva perseguitato Boltzmann per tanti anni, la semplice conclusione era stata che lui aveva ragione e i suoi critici torto. Le leggi della termodinamica sono, in effetti, leggi approssimate: il calore fluisce quasi sempre dai corpi caldi a quelli freddi; l’entropia aumenta quasi sempre. Per molti fisici classici il fatot che le leggi non siano assolute può aver rappresentato uno shock, ma le successive generazioni di fisici hanno superato lo shock”” (pag 246)”,”SCIx-388″ “LINDNER Burkhardt a cura; saggi di Günter HARTUNG Giulio SCHIAVONI Irving WOHLFARTH Helmut PFOTENHAUER Ansgar HILLACH Jacques DERRIDA Burkhardt LINDNER Wolfgang KEMP Hartmut ENGELHARDT”,”Walter Benjamin im Kontext.”,”Saggi di Günter HARTUNG Giulio SCHIAVONI Irving WOHLFARTH Helmut PFOTENHAUER Ansgar HILLACH Jacques DERRIDA Burkhardt LINDNER Wolfgang KEMP Hartmut ENGELHARDT.”,”BIOx-076″ “LINDNER Stephan H.”,”Au Coeur de l’Ig Farben. L’usine chimique de Hoechst sous le Troisième Reich.”,”LINDNER Stephan H. è professore di storia economica contemporanea nell’Università di Monaco. Ha studiato la storia comparata delle industrie tessili tedesche e francesi. “”Après son arrivée à Francfort, Schnitzer dirige jusqu’en juillet 1938 le laboratoire de chimiothérapie à la division pharmaceutique de Hoechst. Pour avoir le droit de le maintenir à ce poste important de direction, dans lequel il a notamment contribué à la mise au point d’un médicament hautement efficace contre la malaria et travaillé à un traitement chimiothérapique de la tuberculose. Hoechst aurait entre 1933 et 1938 effectué des paiements importants à l’oeuvre nazie d’assistance d’hiver. Mais, en 1938, il est finalement licencié, tout en conservant son salaire jusqu’en février 1939. Lors d’un entretien le 5 juillet 1938, Lautenschläger lui a expliqué que, selon “”les nouvelles directives, les juifs devaient quitter notre usine””. Il lui donne congé en octobre 1938 avec application en mars 1939 en exigeant une clause de non-concurrence de deux ans. Il lui propose d’essayer, comme lui-même en avait bien l’intention, d’être recruté á l’hôpital juif de Francfort. S’il devait y trouver un emploi, il devrait encore pendant quelque temps, à peu près jusqu’en septembre, former à mi-temps son successeur””. (pag 204-205) “”A la fin 1941, Schnitzer rejoint aux Etats-Unis Hoffmann La Roche à Nutley, New Jersey, où il devient directeur du laboratoire chimiothérapeutique. Sa plus grande et aussi sa plus spectaculaire réussite à ce poste a été sa contribution importante au développement du traitement encore employé aujourd’hui contre la tuberculose,l’Izoniazid, pour lequel lui et son laboratoire on obtenu le renommé prix Lasker”” (pag 208)”,”GERN-146″ “LINDNER Kolja a cura; saggi di Franklin ROSEMONT Karl MARX Heather A. BROWN Brendan O’LEARY René GALLISSOT Teodor SHANIN David RIAZANOV Vera ZASULICH Friedrich ENGELS Urs LINDNER Agathe ROUSSET”,”Le dernier Marx.”,”””Dans la formation de la pensée marxiste sur la colonisation, cette dénunciation de la conquête de l’Algerie marquerait un moment de transition entre les attitudes ambivalentes célébrant l’extension de la civilisation que nous avons relevées chez Marx et chez Engels, et les accusations radicales de Rosa Luxemburg. En lisant Kovalevski, Marx ne semble plus guère croire au progrès par la colonisation en suivant la ligne de progression capitaliste. Ce développement univoque disparaît pour l’Algérie comme pour la Russie; l’évolution trouve son movement dans les conditions internes qui sont celles des communautés rurales, agressées et détruites: leur ruine n’est plus donnée comme un pas en avant, mais comme la rupture d’une société ayant ses propres raisons d’être; ce qui pose le problème de l’Algérie précoloniale, et des effets de la colonisation”” “”Nella formazione del pensiero marxista sul colonialismo, questa denuncia della conquista dell’Algeria segnerebbe un momento di transizione tra gli atteggiamenti ambivalenti che celebrano l’estensione della civiltà che abbiamo notato in Marx ed Engels, e le accuse radicali di Rosa Luxemburg. Leggendo Kovalevski, Marx non sembra credere molto al progresso attraverso la colonizzazione seguendo la linea della progressione capitalista. Questo sviluppo univoco scompare per l’Algeria come per la Russia; l’evoluzione trova il suo movimento nelle condizioni che sono quelle delle comunità rurali, attaccate e distrutte: la loro rovina non è più data come un passo avanti, ma come la rottura di una società che ha ragioni proprie di esistere; cosa che pone il problema dell’Algeria precoloniale e gli effetti del colonialismo””] (pag 199-200) [René Gallissot, ‘Sur l’Algérie précoloniale: communautés et modes de production’]”,”MADS-801″ “LINDQVIST Sven”,”Sei morto! Il secolo delle bombe. Labirinto con 22 ingressi e nessuna uscita.”,”LINDQVIST nato a Stoccolma nel 1932 è uno dei maggiori autori svedesi, noto per i suoi libri sulla Cina, l’ America Latina e l’ Africa.”,”QMIx-068″ “LINDSAY J.O. a cura, collaborazione di C.H. WILSON Sir A. RICHARDSON A. COBBAN R.W. GREAVES E. ROBSON W.R. BROCK W.H. BRUFORD J. YOUNG R.M. HATTON L.R. LEWITTER C.A. MACARTNEY M.A. THOMSON D.B. HORN J.H. PARRY F. THISTLETHWAITE C.C. DAVIES J. GALLAGHER V. PURCELL”,”Storia del Mondo Moderno. Il vecchio regime (1713-1763). Vol. VII.”,”J.O. Lindsay, fellow del Girton College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. C.H. Wilson, fellow del Jesus College e reader di storia economica moderna all’Università di Cambridge. Sir A. Richardson, presidente della Royal Academy. A. Cobban, professore di storia all’University College di Londra. R.W. Greaves, reader di storia all’Università di Londra. E. Robson, senior lecturer di storia all’Università di Manchester. W.R. Brock, fellow del Selwyn College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. W.H. Bruford, fellow del St John’s College e professore di tedesco all’Università di Cambridge. J. Young, lecturer di studi slavi all’Università di Cambridge. R.M. Hatton, reader di storia internazionale alla London School of Economics. L.R. Lewitter, fellow del Christ’s College e lecturer di studi slavi (polacchi) all’Università di Cambridge. C.A. Macartney, fellow del All Souls College di Oxford. M.A, Thomson, professore di storia moderna all’Università di Londra. D.B. Horn, professore di storia moderna all’Università di Edimburgo. J.H. Parry, principal dell’University College di Swansea. F. Thistlethwaite, vice-chancellor dell’Università dell’East Anglia. C.C. Davies, reader di storia indiana all’Università di Oxford. J. Gallagher, fellow del Trinity College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. V. Purcell, lecturer di storia dell’estremo oriente all’Università di Cambridge. Pasquale Villani, ordinario di mstoria moderna all’Università di Bari.”,”STOU-039-FL” “LINEHAN Thomas”,”Communism in Britain, 1920-39. From the cradle to the grave.”,”LINEHAN Thomas è Lecturer in History nella Brunel University.”,”MUKx-162″ “LINGUA Paolo”,”La storia del Brasile, 1500-2000.”,”LINGUA Paolo è nato a Genova nel 1943, giornalista de ‘La Stampa’, romanziere e saggista, autore di opere storiche su Genova e il Mediterraneo. “”Le date degli eventi sono eloquenti: i gesuiti arrivarono nel 1549 e la prima diocesi (Salvador di Bahia) venne creata nel 1551. Nel 1576 Rio de Janeiro aveva una sola parrocchia: ebbe un vescovado solo dopo un secolo. Le diocesi successive furono create con il contagocce, al punto tale che nel 1822, anno della proclamazione dell’ Impero e del distacco dal Portogallo, esistevano solo un arcivescovado (Salvador) e sei diocesi.”” (pag 54) “”Il Brasile è quindi – ancor oggi, in maniera evidente- una civiltà antropologicamente, oltre che etnicamente, sincretica. Si può tranquillamente parlare anche di meticciato religioso””. (pag 55)”,”AMLx-048″ “LINGUA Paolo”,”Breve storia dei genovesi.”,”LINGUA Paolo (Genova, 1943) giornalista della ‘Stampa’ si occupa di storia in particolare del mondo mediterraneo e lusitano. Ha scritto alcune biografie (Mazzini, Grimaldi, Andrea Doria, Enrico il Navigatore). Francia Spagna Genova Doria. Il rovesciamento delle alleanze. “”Francesco I era deciso a riprendere la guerra e a schiacciare gil Spagnoli sul mare, visto che la fortuna non gli era arrisa tre anni prima sulla terraferma. Armò dunque una flotta di venti galee (di cui otto erano di Andrea) deciso a snidare gli Spagnoli dal Regno di Napoli. E qui nacque il primo contrasto con Andrea, che, nonostante il grado di ammiraglio, non ottenne, né per sé, né per il giovane cugino Filippino Doria, la nomina a comandante in capo delle forze di mare, carica che dovette cedere a Francois de la Rochefoucoult signore di Barbezieux, che godeva la piena fiducia del re. Andrea, indispettito, n si mosse da Genova, nella calda primavera del 1528, e si limitò a inviare Filippino a Livorno, porto dove sostava la flotta francese, con l’ ordine di far la resistenza passiva. Filippino Doria il 20 maggio 1528 colse una squillante vittoria sulla flotta spagnola, catturando interi stati maggiori e molte navi. Ma i rapporti con la corte di Francia e con lo stato maggiore di Francesco I peggioravano di giorno in giorno. I Francesi, anche per via della vicinanza geografica, erano un alleato pesante: tendevano al protettorato militare, volevano mantenere una guarnigione nutrita al forte di Castelletto, usavano Savona, senza restituirla a Genova. Ma altre considerazioni più importanti premevano. La parte dell’ oligarchia che coincideva con il grande capitale, alla quale faceva riferimento Andrea, come s’è visto era da secoli protesa sulla penisola iberica. L’ oro e l’ argento, le merci preziose e di alto valore aggiunto che provenivano dal Nuovo Mondo erano già in gran parte controllati dai Genovesi. La Spagna di Carlo V aveva bisogno di una flotta, di banchieri, di mediatori, di assicuratori oltre che di allargare la propria posizione di supremazia in Italia, creando nel Nord un asse Genova-Milano che ridimensionasse l’ alleanza di fatto papa-Venezia-Firenze. Così cominciò il carteggio tra Carlo V e il Doria (…)””. (pag 139-140)”,”LIGU-005″ “LINGUA Paolo”,”Assessore di denari.”,”LINGUA Paolo nato a Genova nel 1943, è stato giornalista del Secolo XIX, corrispondente della Stampa di Torino. Autore di vari libri.”,”VARx-402″ “LINGUA Paolo”,”Mazzini il riformista. Gli ultimi anni e la questione sociale.”,”Paolo Lingua (Genova, 1943) giornalista (Tv) e scrittore. In bibliografia si cita il saggio di Franco Della Peruta, Mazzini nell’interpretazione della storiografia marxista. In atti del seminario di Tivoli, 1981, Roma 1982 ma per la precisione si trova in: ‘Mazzini tra insegnamento e ricerca’. Atti del seminario di aggiornamento (Tivoli, marzo-aprile 1981) {Risorgimento. Idee e realtà. Nuova serie, 3); Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1982 P. Lingua sulle (presunte) calunnie di Marx contro Mazzini (pag 36) “”(…) Mazzini, nel 1870, sfidando l’ala più “”progressista”” della sinistra europea criticò apertamente il tentativo rivoluzionario della Comune di Parigi”” (pag 79)”,”ITAB-341″ “LINGUA Paolo”,”Andrea Doria.”,”Andrea [Doria] non credava alla politica militare di colpi di grazia. Per quanto sconfitti, i Turchi, prima o poi, avrebbero riscostruito la flotta e avrebbero ripreso a tormentare le nazioni occidentale. Valeva la pena dunque di perdere, per una “”vittoria di Pirro””, tanti uomini e tante navi? Andrea non cercava la gloria generica. Era, come il Barbarossa, un capitano di venutra, senza patria e senza fede. Inoltre era convinto che i suoi alleati non avevano più fede di lui. Ma era, come fu insinuato senza mezzi termini, connivente con Khair ad-Din? La prova materiale nessuno l’ha trovata”” (pag 136) Paolo Lingua, redattore de “”La Stampa””(1984) vive a Genova dove è nato nel 1943.”,”LIGU-129″ “LINGUA Paolo”,”La storia del Brasile, 1500-2000.”,”Paolo Lingua nato a genova nel 1943, giornalista de La Stampa, romanziere e saggista, autore di opere storiche su Genova e sul Mediterraneo, è un esperto del mondo lusofono.”,”AMLx-015-FL” “LINGUA Graziano a cura di, Saggi di Carlo BRANZAGLIA Fabrizio BRIGNONE Franco CHIARENZA Marco DERIU Piero DOMINICI Annalisa MAGONE Paola PASTACALDI Giuseppe ROSSI Ettore SANDRETTO Federico UNNIA Sergio ZAVOLI”,”Comunicare senza regole? Etica e mass-media nella società globale.”,”I più prestigiosi epistemologi contemporanei dibattono il concetto centrale della nuova filosofia della scienza.”,”EDIx-010-FL” “LINGUA Paolo”,”I Doria a Genova. Una dinastia mancata.”,”Dono di Mario Caprini Paolo Lingua (Genova; 1943) giornalista, romanziere, da vent’anni si occupa di storia Ha pubblicato vari libri tra cui ‘ Mazzini il riformista’ (1992) e ‘La storia del Brasile’ (2000), e ‘Breve storia dei genovesi’ (2001)”,”LIGU-211″ “LINHART Robert”,”L’ établi.”,”L’ Etabli, il titolo designa quelle centinaia di militanti intellettuali che dopo il 1967, si stabilirono nelle fabbriche o nei porti. Colui che parla nel libro ha passato un anno, come OS2, nella officina Citroen alle porte di Choisy. Racconta il lavoro alla catena di montaggio, i metodi di sorveglianza e di repressione, la lotta operaia e gli scioperi. Racconta ciò che è, un operaio di una grande fabbrica parigina. Ma l’ Etabli è anche una descrizione della condizione e della vita quotidiana degli altri compagni di lavoro, nella produzione. pag 67 “”La chaîne, le défilé des 2 CV, le minutage des gestes, tout ce monde de machines où l’ on se sent menacé de perdre pied à chaque instant, de “”couler””, de “”louper””, d’ être débordé, d’ être rejeté. Ou blessé. Ou tué. La peur suppure de l’ usine parce que l’ usine, au niveau le plus elementaire, le plus perceptible, menace en permanence les hommes qu’ elle utilise. Quand il n’y a pas de chef en vue, et que nous oublions les mouchards, ce sont les voitures qui nous surveillent par leur marche rythmée, ce sont nos propes outils qui nous menacent à la moindre inattention, ce sont les engrenages de la chaîne qui nous rappellent brutalement à l’ ordre. La dictature des possédants s’exerce ici d’abord par la toute-puissance des objets.”” (pag 67-68)”,”CONx-103″ “LINHART Robert”,”Lenin, i contadini e Taylor.”,”Robert Linhart si è formato alla scuola di Louis Althusser. Dopo aver compiuto una esperienza di lavoro in fabbrica, si è dedicato interamente agli studi centrando i suoi interessi sull’esperienza sovietica e sull’industrializzazione del terzo mondo. Attualmente lavora con Charles Bettelheim all’Ecole pratique des hautes études di Parigi. La crisi del 1921-1923 pag 80-81 “”Per tutto il periodo del comunismo di guerra, i contadini si erano battuti su due fronti: contro i Bianchi per conservare la terra, contro i bolscevichi per conservare il grano. La principale contraddizione è determinata dal pericolo principale: il quale è, fino al 1921, il rischio di una restaurazione dell”ancien régime’ e del ritorno dei proprietari feudali. Qualunque sia stata, allora, la violenza delle battaglie attorno ai raccolti che, ogni anno all’approssimarsi della primavera (10), hanno esacerbato lo scontro sulle questioni rurali, i contadini sono rimasti in una posizione di alleanza limitata con il potere sovietico. La loro partecipazione alla guerra civile è un fattore importante della vittoria. Ma i successi militari e la fine della minaccia esterna nel 1921 rovesciano, per i contadini, l’ordine delle priorità. Tanto più che la contraddizione sulla questione dei raccolti viene acuita dalla carestia che nuovamente imperversa. Si assiste allora a vere e proprie sollevazioni di massa di contadini, particolarmente nella provincia di Tambov: «Nel 1921, dopo aver superato, e superato vittoriosamente, la tappa più importante della guerra civile, ci siamo urtati in una grande crisi politica interna, che io considero la più grande della Russia sovietica, la quale ha suscitato il malcontento non soltanto di una parte notevole di contadini, ma anche degli operai. Per la prima volta e, spero per l’ultima volta nella storia della Russia sovietica, le grandi masse dei contadini – sia pure non coscientemente, ma istintivamente – per il loro stato d’animo erano contro di noi» (11). Lenin e la direzione del partito bolscevico arrivano a salvare la situazione ‘in extremis’, sopprimendo le requisizioni di cereali, sostituite dall’imposta in natura; poi restituendo la libertà di commercio; e infine restaurando quell’insieme di misure di liberalizzazione dell’economia che prendono il nome di Nep. In quel momento, si può dire che la situazione di degradazione dei rapporti ideologici fra le diverse componenti della società russa è al suo punto culminante. Si è sfiorata la catastrofe, la disintegrazione completa. Nel 1921 è la vita stessa a porre con estrema acutezza la questione delle contraddizioni ideologiche tra le forze sociali che compongono la Russia sovietica. Negli scritti di Lenin del 1922-1923 si trovano i primi cenni di una riflessione su questo tema: ‘che fare per ridurre l’abisso ideologico che esiste fra le diverse componenti della società russa?’ In quel vortice gigantesco che è la Rivoluzione, le masse cercano la loro strada – masse operaie, masse contadine, masse intellettuali, abitanti della campagna, della città, soldati… – e, perché questo insieme possa andare avanti, è pur necessario che tutti si trovino qualche cosa in comune! Nella Russia del 1921 si è verificato un vero e proprio dilagare di movimenti di massa e di movimenti politici della più diversa natura. Contadini, marinai, operai, anarchici, socialisti-rivoluzionari, menscevichi, bolscevichi dell’opposizione, e anche rimasugli delle forze bianche. Tutto ciò si è mescolato in una realtà in impetuosa ebollizione, dove la crisi politica si accompagnava alla crisi di un’intera società. Dove c’è stata rivolta armata, come a Kronstadt, la questione è stata regolata militarmente. E, sul piano politico, essa è stata risolta provvisoriamente da quelle che Lenin ha chiamato «delle concessioni e una ritirata»: la Nep.”” [Robert Linhart, ‘Lenin, i contadini e Taylor’, Roma, 1977] [(10) Su queste fiammate stagionali si veda il ‘Discorso alla riunione dell’attivo di partito di Mosca’, tenuto da Lenin il 24 febbraio 1921: «(…) Aumentano il banditismo e le rivolte dei kulak (…). Nel banditismo si sente l’influenza dei socialisti-rivoluzionari (…) ‘ogni primavera’ essi sognano di abbattere il potere sovietico (…). I socialisti-rivoluzionari soo collegati con i sobillatori interni. Si vede che questo legame esiste anche perché le rivolte avvengono proprio nelle regioni dalla quali prendiamo il grano» (O.C., vol. 42, pp. 250-251 – c.vo di R.L.). Dove si può nuovamente constatare l’effetto del ciclo dei lavori agricoli sul ritmo della lotta di classe nelle campagne; (11) ‘Relazione al IV Congresso dell’Internazionale comunista’, 13 novembre 1922, in O.C., vol. 33, p.387]”,”LENS-055-FL” “LINK Arthur S.”,”Wilson. The New Freedom.”,”‘Wilson Circle’. “”Un’ altra figura chiave nella famiglia ufficiale di Wilson era William Gibbs McAdoo, ministro del Tesoro dal 1913 alla fine del 1918. (…) McAdoo era uno degli uomini più abili e più vicini a Wilson e forse il più interessante. Sgombra di teorie politiche ed economiche, la sua mente era agile, audace, e piena di risorse. Ma il tratto dominante era l’ ambizione per il potere. “”McAdoo””, diceva Newton D. Baker, “”aveva la più grande brama per il potere che ho mai visto””. Essa venne fuori per molti versi – nella tendenza di McAdoo ad invadere le competenze degli altri ministri, nei suoi costanti sforzi per prendere il controllo del patronage di New York, o nella sua vanteria secondo cui i cosiddetti padroni di Wall Street erano nelle sue mani””. (pag 115)”,”USAS-120″ “LINNEO Carlo, a cura di Camille LIMOGES, edizione italiana a cura di Giuliano PANCALDI”,”L’equilibrio della natura.”,”Noto soprattutto per i fondamentali contributi ala botanica e alla classificazione delle forme viventi, Linneo (1707-1778) è autore di alcuni saggi che delineano un’originale concezione della natura, in cui qualche studioso ha voluto rintracciare le premesse della moderna ecologia. L’equilibrio della natura propone alcuni di questi scritti linneani e con essi un aspetto inedito dell’opera del grande naturalista svedese.”,”SCIx-051-FRR” “LINSKY Leonard, a cura; saggi di Alfred TARSKI C.I. LEWIS Nelson GOODMAN Willard V. QUINE Bertrand RUSSELL Benson MATES Paul MARHENKE Carl G. HEMPEL Rudolf CARNAP Nelson GOODMAN Arne NAESS Morton G. WHITE”,”Semantica e filosofia del linguaggio. Raccolta di saggi.”,”Volume dedicato alla memoria di Paul Marhenke, maestro di L. Linsky, il curatore”,”FILx-461-FRR” “LINTEAU Paul-André DUROCHER René ROBERT Jean-Claude RICARD François”,”Histoire du Québec contemporain. Tome II. Le Québec depuis 1930.”,”Gli autori sono storici, professori presso le università del Quebec, Université du Quèbec e Université de Montréal, e alla McGill”,”CANx-016″ “LINZ Juan J. STEPAN Alfred, a cura di Pietro GRILLI DI CORTONA”,”L’Europa post-comunista.”,”Juan J. Linz è professore emerito di Scienza politica e Sociologia nella Yale University. Tra le sue opere: La caduta dei regimi democratici (con P. Farneti e R.M. Lepsius, 1981) e Il fallimento del presidenzialismo (curato con A. Valenzuela, 1995). Alfred Stepan è stato il primo Rettore della Central European University di Budapest e Fellow dell’All Souls College di Oxford; tornato negli Stati Uniti, insegna ora nella Columbia University di New York.”,”EURC-045-FL” “LINZ Juan FARNETI Paolo LEPSIUS M. Rainer”,”La caduta dei regimi democratici.”,”Alla memoria di Paolo Farneti ‘Juan Linz è uno dei più eminenti scienziati politici del nostro tempo. Insegna nell’Università di Yale e ed è autore di vari studi sulla Spagna franchista e sullo sviluppo dei sistemi politici contemporanei’ – Parte seconda: Tre casi nazionali (Italia, Germania, Spagna): – La crisi della democrazia italiana e l’avvento del fascismo: 1912-1922 (Paolo Farneti) – Il caso tedesco dalla frammentazione partitica alla presa del potere nazional-socialista (M. Rainer Lepsius) – Dalle grandi speranze alla guerra civile: il crollo della democrazia in Spagna (Juan J. Linz) Hitler e il partito nazista (pag 291-308) “”Questo processo di crescita graduale della autorità carismatica di Hitler si basò su alcune condizioni indipendenti dalla sua personalità e dalla sua straordinaria capacità di persuadere e di convincere la gente nei rapporti faccia a faccia. La prima di queste condizioni consisté nella particolare struttura organizzata del partito. L’adozione del ‘Führerprinzip’ come regola fondamentale significò l’abolizione completa di ogni regolamento formale concernente il processo decisionale e la legittimazione dell’autorità. Non c’erano né organi assembleari, né meccanismi rappresentativi, né limitazioni procedurali per le azioni partitiche (46); l’autorità suprema risiedeva nel leader del partito, che per parte sua era stato legittimato da non ben definiti atti plebiscitari di consenso. Egli, a sua volta, nominava i leaders di livello inferiore, che nel proprio campo godevano dell’autorità suprema, quale era stata loro trasmessa da Hitler e indipendentemente dal consenso formale dei loro subordinati. Per di più Hitler tracciò un complicato reticolo di giurisdizioni tra di loro in competizione, in questo modo collocando se stesso nella posizione centrale di supremo arbitro dei conflitti. Questo sistema di autorità rivali, personalizzate e prive di un una titolarità istituzionalizzata della propria specifica area di competenza, manteneva il partito in uno stato di disorganizzazione artificiale che soltanto Hitler poteva tenere sotto controllo attraverso decisioni arbitrarie e non soggette ad alcuna limitazione in termini procedurali o di precedenti. C’era una sorta di corrispondenza tra l’anarchia organizzata e la necessità di un’autorità suprema, il che non faceva che accrescere, attraverso un processo di stimolazione circolare, la posizione di Hitler e la dipendenza dai leaders di grado inferiore dalla lealtà personale nei suoi confronti. L’estrema autonomia di Hitler rispetto alle domande del partito gli dava la possibilità di intraprendere qualsiasi azione e anche di lasciare insoluti conflitti e diatribe ideologiche, riuscendo così ad integrare interpretazioni molto divergenti delle finalità e dei fondamenti ideologici del Nazismo. Con questo arriviamo alla seconda condizione dell’autorità carismatica hitleriana: la mancanza di un’ideologia ufficialmente definita. Il programma partitico, espresso nei venticinque punti del 1920, era una raccolta piuttosto arbitraria di sentimenti e di richieste particolaristiche, priva di ogni coerenza intellettuale e di sbocchi pragmatici. Nel 1926 Hitler proclamò questo programma inalterabile, escludendo così qualsiasi discussione teorica su questione ideologica; egli e soltanto egli poteva interpretare l’ideologia nazista. (…) Il terzo aspetto da mettere in rilievo è che Hitler evitò con estrema decisione qualsiasi alleanza con organizzazioni che fossero al di fuori del raggio della sua autorità suprema. Fin dall’inizio lottò contro ogni forma di collaborazione con altri raggruppamenti di destra o ‘völkisch’, anche quando accordi del genere gli avrebbero garantito una maggiore influenza sulla scena politica. L’autonomia interna e l’indipendenza esterna furono i principi guida che egli osservò sempre, mettendo rigidamente da parte ogni considerazione concernente la crescita, l’influenza o la stabilità del movimento”” (pag 294-295-296-297) [Juan Linz Paolo Farneti M. Rainer Lepsius, ‘La caduta dei regimi democratici’, Il Mulino, Bologna, 1981, saggio di M. Rainer Lepsius ‘Il caso tedesco dalla frammentazione partitica alla presa del potere nazional-socialista’]”,”GERN-218″ “LI-PERA Lucia a cura, confronti antologici da A. GRAMSCI G. MATTEOTTI C. ROSSELLI P. TOGLIATTI A. TASCA F. CHABOD L. BASSO F. VENTURI R. KÜHNL V. CASTRONOVO C. PAVONE”,”Il fascismo dalla polemica alla storiografia.”,”””Innanzi tutto occorre evitare il rischio di invischiarsi in una disputa accademica sul problema della continuità della storia. Non sarebbe ad esempio difficile mostrare – nel nostro caso – come il tema della continuità fra prefascismo, fascismo, postfascismo si apresente con ambiguità e polivalenze, implicitamente o esplicitamente, in quasi tutte le correnti interpretazioni del fascismo. Così la tesi crociana del fascismo parentesi o invasione degli Hyksos appare, in prima approssimazione, a favore della rottura; ma ove non si precisi e qualifichi il grado di incisività dell’opera compiuta dagli Hyksos, è pensabile che la parentesi così come fu aperta sia stata chiusa, proprio come si guarisce alla malattia conservando la propria identità personale. Di contro, la tesi del fascismo “”rivelazione”” o “”autobiografia degli italiani”” batte l’accento sula continuità del male; ma, sempre nella tradizione del pensiero politico radicale, Rosselli avrebbe poi cercato di cogliere anche la novità del fascismo. La letteratura marxista ha da una parte fatto proprio il tema della continuità delle tare della borghesia risorgimentale, dall’altra ha dovuto necessariamente insistere sulla continuità del dominio di classe ‘ut sic’ e insieme sforzarsi di riconoscere la novità rappresentata dal fascismo nella storia del potere capitalistico. Oggi vediamo la continuità riscoperta dalla storiografia neomoderata ed eclettica, ma anche, con segno diverso, dall’ondata giovanile ansiosa di comprendere come mai l’Italia uscita dalla Resistenza sia ancora piena di tante brutture. Constatiamo d’altra parte che i vari apologeti dell’assetto politico generato dalla Resistenza e dalla immediata post-Resistenza appaiono alquanto infastiditi dalla sola proposizione del problema e preferiscono in genere chiudersi in un atteggiamento difensivo poco sensibile a discorsi di lungo periodo”” [da Claudio Pavone, ‘Sulla continuità dello stato nell’Italia 1943-45’, in ‘Rivista di storia contemporanea’, n. 2, aprile 1974, pp. 172-175] (pag 184-185)”,”STOx-240″ “LI-PERA Lucia a cura, confronti antologici da A. GRAMSCI G. MATTEOTTI C. ROSSELLI P. TOGLIATTI A. TASCA F. CHABOD L. BASSO F. VENTURI R. KÜHNL V. CASTRONOVO C. PAVONE”,”Il fascismo dalla polemica alla storiografia.”,”””E’ sorta una nuova generazione, una nuova opposizione, che non ha conosciuto le illusioni generaose e impotenti del ’24, che non ha visto gli altarini per Matteotti per le vie di Milano, la gente che singhiozza, e deputati inginocchiati, il sen. Einaudi portare 100 lire alla ‘Giustizia’, molti borghesi complici della prima ora distaccarsi da Mussolini. Cresciuta in clima di dittatura non si commuove facilmente. La demagogia fascista l’ha abituata a guardare alla realtà delle cose e dei rapporti di classe; e se una crisi risolutiva dovesse aprirsi, saprà puntare sugli obiettivi decisivi: le armi, le masse, il potere. L’Affare Matteotti non solleva i suoi sdegni infuocati. Le sembra naturale che essendoci tra cento e più deputati antifascisti un uomo delle sue qualità, Mussolini lo facesse sopprimere. E non ama le commemorazioni. Niente commemorazioni, dunque, poiché tutto fu detto; poiché in questi anni duri è sorta la generazione dei Matteotti. Il figlio di Matteotti ha venti anni.”” (da Carlo Rosselli, Una battaglia perduta, in “”Giustizia e Libertà””, 8 giugno 1934, ora in P. Alatri, L’antifascismo italiano’, I, cit., pp. 369-373)] (pag 122)”,”ITAF-002-FC” “LIPIETZ Alain”,”Crise et inflation, pourquoi? L’ accumulation intensive.”,”A proposito della rivoluzione nei consumi operai: fino alla 2° guerra mondiale le spese operaie si indirizzavano alla piccola produzione di merci e alla rendita immobiliare. Dal 1856 al 1936 la parte delle spese alimentari è compresa tra il 60 e 70%. Nel 1956 scende al 50% e nel 1969 al 40%. Dal 1954 al 1975 esplodono altri tipi di consumo: auto, dall’ 8% al 73; apparecchi TV, dall’ 1 al 87%; frigoriferi, dal 3% al 91%; lavatrici, dall’ 8.5 al 77%. Nello stesso periodo le spese per la casa sono raddoppiate. (pag 178)”,”TEOC-179″ “LIPINSKI Edward”,”Marxismo ed economia borghese.”,”Marx e il problema del valore d’uso “”Marx chiamò col nome di “”Capitale”” la critica dell’economia borghese. La sostanza della scienza di Marx sta nella scoperta delle leggi specifiche di funzionamento e di sviluppo – di vita e di morte – dell’economia capitalistica, dell’economia cioè il cui fattore decisivo è l’accumulazione del capitale, accumulazione di profitto originante dall’appropriazione del plusprodotto. (…) Per qual ragione Marx non si occupò del problema del valore d’uso, della domanda? È chiaro. «Costituisce una astrazione sbagliata – dice Marx – esaminare una nazione il cui modo di produzione si basa sul valore ed è organizzato in modo capitalistico, come una entità collettiva che lavora unicamente in vista dei bisogni sociali» (1). Così scrive Marx criticando Storch, il quale sosteneva che «i prodotti che costituiscono il reddito nazionale, debbono, nell’economia politica, essere esaminati da un duplice aspetto; nel loro rapporto col produttore in quanto valore, e nel loro rapporto col reddito nazionale in quanto beni, poiché il reddito nazionale, non è, come avviene per il reddito del produttore, valutato secondo il suo “”valore””, ma secondo l’utilità oppure i bisogni»”” (pag 694-695) [Edward Lipinski, ‘Marxismo ed economia borghese’, (in) ‘Passato e presente, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1958] [(1) K. Marx, ‘Il Capitale’, vol. III, tomo III, p. 266 (tr. it., Ed. Rinascita)] Marx si servì largamente della terminologia della scuola economica classica “”Nel periodo in cui fu scritto ‘Il Capitale’, vi era una certa «unità» fra l’economia classica e l’economia di Marx. Marx si servì largamente della terminologia della scuola classica; i suoi metodi di analisi dei fenomeni monetari, del credito, del tasso d’interesse, della rendita fondiaria, ecc., non si distaccano in linea di principio dai metodi, ad es., di Ricardo. La differenza qualitativa fra ‘Il Capitale’ e i ‘Principi dell’economia politica e delle imposte’ di Ricardo sta in primo luogo nell’applicazione da parte di Marx del metodo dialettico, e in secondo luogo nel fatto che Marx effettua l’analisi della dinamica del capitalismo, dinamica concepita come funzione del capitale, la cui natura è di tendere allo sfruttamento della classe lavoratrice. La concezione dinamica marxista dell’economia l’analisi delle formazioni economico-sociali dal punto di vista della loro «dinamicità», l’analisi delle forze che portano alla disgregazione delle forme economico-sociali esistenti e al continuo formarsi di nuovi rapporti di produzione – tutto ciò ha rappresentato un passo avanti enorme, qualitativo, rispetto al patrimonio della scuola classica e di tutte le altre teorie economiche del tempo. Dopo gli apporti di Lenin e dopo il periodo di fioritura dell’economia marxista nel secondo decennio di questo secolo, gli «epigoni» hanno semplificato il metodo marxista. Fu posto un tale accento sull’aspetto dello sfruttamento, da ridurre l’economia ad uno strumento meramente «ideologico», unilateralmente inteso. Furono elaborate le ristrette concezioni della «politicità» e «partiticità» della scienza”” (pag 699); “”«Il cosiddetto sviluppo storico – scrive Marx – si basa in genere sul fatto che la forma sociale più recente considera quelle che l’hanno preceduta come conducenti gradualmente ad essa, e raramente e solo i certe determinate condizioni è pronta a criticarsi… L’economia borghese è stata capace di comprendere la società feudale, nonché quella antica e orientale, ‘solo quando incominciò l’autocritica della società borghese» (1)”” (pag 706) [Edward Lipinski, ‘Marxismo ed economia borghese’, (in) ‘Passato e presente, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1958] [(1) K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’]”,”TEOC-003-FGB” “LIPOVSKY Igor P.”,”The Socialist Movement in Turkey 1960 – 1980.”,”Igor P. LIPOVSKY lavora attualmente al Dipartimento di storia del Medio Oriente presso l’Univ di Haifa. Ha pubblicato vari articoli in russo e in inglese.”,”MEOx-054″ “LIPOVSKY Igor P.”,”The Socialist Movement in Turkey, 1960-1980. Bibliografia, indice”,”La bibliografia contiene 158 riferimenti.”,”MEOx-055″ “LIPPARINI Lilla”,”Andrea Costa rivoluzionario. La vita dell’ anarchico che fu il “”padre”” del socialismo italiano.”,”Anna KULISCIOFF fu per anni appassionata compagna e ispiratrice di COSTA.”,”MITS-038″ “LIPPER Elinor”,”11 anni nelle prigioni e nei campi di concentramento sovietici.”,”Elinor LIPPER, nata nel 1912 a Bruxelles, è di nazionalità svizzera. Passò l’ infanzia in Olanda e in Svizzera e fu poi studentessa di medicina nelle Università di Berlino e di Torino. Fin dal 1932 entrò a far parte dei ‘Gruppi di Studenti Rossi’ e si iscrisse quindi (1934) al Partito Comunista Svizzero. Nel 1937 si trasferì in URSS. Dopo aver lavorato per due mesi come aiuto-redattore presso il ‘Verlag Ausslandischer Arbeiter’ a Mosca, nel luglio 1937 venne arrestata senza processo e condannata a 5 anni di campo di lavoro, condanna poi prolungata nel 1942 fino al termine della guerra. Nel 1948 la LIPPER fu espulsa e potè rientrare in Svizzera.”,”RUSS-091″ “LIPPMANN Walter”,”Gli scopi di guerra degli Stati Uniti.”,”Opera dedicata alla memoria di William ALLEN WHITE Perché ci fu Pearl Harbor. “”Il Giappone si era impegnato alla conquista della Cina. Il Giappone stava facendo anche i preparativi per la conquista delle Indie Orientali, delle Filippine, della Malacca, e dell’Indocina. Considerava certamente la possibilità di un attacco all’ Unione Sovietica. Ma il suo impegno irrevocabile era la conquista della Cina (…)””. (pag 9) L’ America campione della Cina. “”La decisione dell’ America di divenire il campione della Cina fu, dopo l’ impegno di Monroe difendere le repubbliche dell’ America latina, l’ evento di più vasta portata nei nostri rapporti internazionali””. (pag 12) Il mistero della nostra politica cinese. La politica della porta aperta. “”Il motivo fu forse il commercio con la Cina?”” (pag 29) “”Se dunque i nostri interessi in Cina divennero vitali, ciò non fu dovuto ai guadagni tratti dal commercio con quella nazione. In appendice ci sono pure varie Dichiarazioni tra ci quella sull’ Italia.”,”USAP-068″ “LIPPMANN Walter”,”La filosofia pubblica. Declino e rinnovamento della società occidentale.”,”””Ci sono dei cattivi scopritori che credono non esservi nessuna terra allorché nulla scorgono tranne il mare.”” (F. Bacon, Advancement of learning, II-VIII, 5) “”Nel 1903, al Congresso del Partito Socialdemocratico russo che si aperse a Bruxelles e terminò poi a Londra, un delegato, un certo Posadowski, chiese a Lenin “”se l’ insistenza posta dai ‘duri’, sulla necessità – che un’autorità assoluta venisse esercitata dal nucleo rivoluzionario del partito, non fosse incompatibile con quelle fondamentali libertà che il socialismo, non meno del liberalismo, era ufficialmente impegnato a realizzare””; Posadowski voleva sapere se anche quel minimo di libertà civili – “”il valore sacrosanto della persona”” – potesse venire offeso e violato, quando i capi del partito lo comandassero. La risposta fu data da Plechanov, uno dei fondatori del socialismo russo, e, dice il Berlin, “”figura veneranda di studioso colto, raffinato, sensibile, di vasti orizzonti””, che aveva vissuto per vent’anni nell’ Europa occidentale, riscuotendo grande considerazione dai movimeno socialisti di qui. Plekhanov era dunque, presso i rivoluzionari russi, il simbolo stesso del pensiero scientifico. E fu lui che “”parlando in accenti solenni, e con una splendida offesa alla grammatica, pronunziò le parole, ‘salus revolutiae suprema lex'””. Certo: se la rivoluzione lo richiedeva, tutto doveva esserle sacrificato: democrazia, libertà, diritti dell’ individuo.”” (pag 81)”,”TEOP-316″ “LIPSEY Richard G.”,”Introduzione all’economia.”,”Richard G. Lipsey è Sir Edward Peacock Professor di Economia alla Queen’s University di Kingston, Ontario. (1984)”,”ECOT-019-FV” “LISA Athos”,”Memorie in carcere con Gramsci. Dall’ ergastolo di Santo Stefano alla Casa penale di Turi di Bari.”,”LISA Athos nacque a Pisa nel 1890. Militante socialista entrò nel PCdI con i terzinternazionalisti, svolgendo quindi compiti di partito in Toscana e nel Mezzogiorno. Venne arrestato il 29 dicembre 1926 e condannato nel 1928, nel processo detto dei “”corrieri”” a oltre 9 anni. Inviato nel carcere di Turi vi rimase, salvo un periodo trascorso a Soriano nel Cimino, fino agli inizi del 1933. Liberato per amnistia ed emigrato in Francia, stese per incarico di Togliatti un rapporto sulla vita carceraria e sui contatti politici e personali con Gramsci. Da esso emergeva nettamente il dissenso di Gramsci sulla “”svolta”” del 1930 imposta al partito dal Comintern che aveva portato ad una linea politica centrata sull’ ipotesi di una rapida caduta del fascismo e sul carattere immediatamente rivoluzionario dellasituazione politica e sociale italiana. In Francia ricoperse incarichi nell’ organizzazione di Soccorso Rosso e nel Comitato di assistenza delle vittime della guerra civile spagnola. Dopo la resistenza (Alpi marittime) redasse il giornale “”La voce degli italiani rivolto agli emigrati italiani organizzati nella CGT. Espulso dalla Francia nel 1951 rientrò in Italia e morì nel 1965. “”Un certo Montanari, che si qualificava segretario nazionale della Federazione giovanile, era giunto a Napoli e si era presentato all’ ingegnere Bordiga per ottenere qualche aiuto raccontando di essere stato ferito in seguito ad un’ aggressione fascista e di aver necessità di raggiungere “”Silvestri””, cioè il sottoscritto, poiché tale era allora il mio pseudonimo. Bordiga, senza accertarsi se aveva o no davanti a lui il vero compagno Montanari o un provocatore, lo inviò nell’ abitazione del segretario federale di Napoli, certo Russo, un operaio metallurgico che fuggì al’ estero non appena furono emanate le leggi eccezionali. Russo mi raccontava di avere avuto subito qualche sospetto…””. (pag 55-56)”,”GRAS-048″ “LISANTI Guglielmo”,”Città e rendita fondiaria.”,”Incipit della rivista: “”La morale per me è questa: che abbiamo enormemente ‘da fare’ e prima di tutto enormemente ‘da studiare'”” (Rosa Luxemburg) Rendita fondiaria capitalistica. “”La categoria della rendita in Marx e nei classici esprime una specifica forma della distribuzione del reddito. Specifica nel senso che è l’espressione economica del rapporto sociale che mette in relazione ed oppone chi è proprietario della terra e chi non lo è. Per Marx la categoria della rendita fondiaria capitalistica definisce una forma fenomenica del plusvalore. Ciò che quindi viene presupposto è la massa e il saggio del plusvalore, ossia il modo di produzione capitalistico. La costituzione del modo capitalistico di produzione, come modo di produzione dominante seppure non ha comportato una completa sostituzione nei soggetti titolari della proprietà fondiaria (percettori della rendita), ha però ridefinito e trasformato il significato e la funzione della proprietà fondiaria. La differenza tra proprietà e rendita fondiaria capitalistica e proprietà e rendita feudale non è data solo dalla diversità delle forme giuridiche che ne sanciscono il godimento, non è data solo dalla forma in cui la rendita viene percepita (seppure caratteristica della rendita signorile è l’essere generalmente percepita in lavoro o prodotti, mentre la rendita capitalistica è generalmente pagata in denaro), ma l’essenziale della differenza fa ricercato nella diversità dei sistemi economico-sociali entro cui la categoria della rendita ha significato e funzione. Perciò considerare la rendita capitalistica come un residuo del sistema signorile significa affissarsi, oltre il mutamento di sistema, alla superficiale e parziale continuità del possesso fondiario di una parte dei soggetti percettori di rendita e, quindi, alla parziale continuità che questi soggetti assicurano ai loro modelli di consumo, al loro stile di vita e (ancora più parzialmente) alle forme di gestione della terra. «La forma sotto cui il modo di produzione capitalistica ai suoi inizi trova la proprietà fondiaria, non gli corrisponde» (1). La forma moderna (capitalistica) della proprietà fondiaria è la forma modificata dall’azione del capitale, è infatti, un suo risultato «il liberare radicalmente la proprietà fondiaria, da un lato, dai rapporti di servitù e schiavitù, il separare, d’altro lato, nettamente la terra, come condizione di lavoro, dalla proprietà fondiaria e dal suo proprietario fondiario» (2). La proprietà fondiaria acquista così la sua forma puramente economica, spogliandosi di tutte le sue precedenti frange e contaminazioni politiche e sociali”” [Guglielmo Lisanti, ‘Città e rendita fondiaria’, Estratto da ‘Problemi del socialismo’, Roma, n. 15, maggio-giugno 1973] [(1) Marx, Il capitale, III, 3, Roma, p. 8; (2) op. cit., pp. 10-11] (pag 372-373) Engels sulla crisi degli alloggi. (pag 392-393) “”Un esempio: la crisi degli alloggi viene spesso imputata all’alto prezzo delle aree che è dovuto all’esistenza della rendita monopolistica. Si prende qui in considerazione non la crisi degli alloggi dovuta a particolari, intensi, imprevisti e incontrollati fenomeni migratori (crisi che si potrebbe chiamare congiunturale), ma la crisi che è propria del sistema e che è possibile riscontrare in tutti i paesi capitalistici (strutturale). Si dice appunto che l’alto prezzo delle aree impedisce un’elevata produzione di edilizia popolare. Ma l’alto prezzo delle aree che qui appare come il punto di partenza non è che il punto di arrivo, ossia la capitalizzazione della rendita. E la rendita non è che una forma del plusvalore il quale è prodotto secondo un determinato saggio. L’eliminazione della rendita, se non è l’eliminazione della quota di plusvalore che in essa si manifesta e quindi una riduzione del saggio di sfruttamento, non provoca da parte dei salariati una maggiore accessibilità alla merce-abitazione, che è una merce costitutiva della loro sussistenza. Cioè se il problema delle abitazioni appare immediatamente legato al prezzo delle aree, o in altri termini ad arretratezze e disfunzioni esistenti nel sistema, ad una considerazione più attenta si presenta come strutturalmente connesso allo stesso sviluppo del capitale. Si potrebbe ripetere con le parole di Engels: «Da dove deriva la crisi degli alloggi? Come è nata? Da buon borghese il Sig. Sax non può sapere che essa è un risultato necessario della forma sociale borghese, che non può esistere società senza crisi degli alloggi in cui la gran massa dei lavoratori fonda esclusivamente la sua esistenza sul salario, cioè sulla somma dei mezzi di vita necessari al proprio sostentamento e riproduzione, in cui i continui perfezionamenti alle macchine lasciano senza lavoro masse di operai, in cui violente crisi industriali regolarmente ricorrenti, da una parte determinano l’esistenza di una armata di riserva di disoccupati e dall’altra di tanto in tanto gettano sul lastrico una gran massa di operai; in cui l’operaio viene riunito in grandi masse nelle metropoli e molto più velocemente di quanto nelle presenti condizioni si provveda ad alloggi adatti; in cui si possono per questo motivo sempre trovare inquilini per i più infami porcili; in cui infine il padrone di casa nella sua qualità di capitalista non solo ha il diritto, ma in un certo senso l’obbligo, per via della concorrenza, di trarre senza riguardo dalla sua abitazione il canone più alto. In tale società la crisi degli alloggi non è un caso, è un’istituzione necessaria, può essere eliminata insieme con le ripercussioni sulla salute, etc, solo se viene rivoluzionato da cima a fondo l’ordine sociale complessivo da cui la crisi degli alloggi è generata» (1)”” [Guglielmo Lisanti, ‘Città e rendita fondiaria’, Estratto da ‘Problemi del socialismo’, Roma, n. 15, maggio-giugno 1973] [(1) F. Engels, Sulla questione delle abitazioni, Roma, p. 56-57]”,”MAES-158″ “LISANTI Nicola”,”Dallo stato borghese al governo della classe operaia. Gli avvenimenti, le idee e le interpretazioni della Comune di Parigi del 1871.”,”Nicola Lisanti è nato a Calvello (Potenza). Si è laureato in scienze politiche e in lettere all’Università di Torino, ove ha lavorato presso l’Istituto di Storia del Risorgimento. Studioso di storia del movimento operaio italiano e francese, ha pubblicato un saggio su ‘La nascita del movimento operaio, 1815-1860’ in ‘Storia del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Vol I. Dall’età preindustriale alla fine dell’Ottocento’, Bari, De Donato, 1979, pp. 219-267. Sta svolgendo una ricerca per gli Editori Riuniti su ‘Lavoro e condizione operaia in Italia (1800-1926)’. Marx Engels Lenin e la Comune del 1871 (pag 208-209) “”La seguente lettera di Friedrich Engels, indirizzata a Philip Van Patten (11) e scritta 12 anni dopo la Comune, è particolarmente importante. Anzitutto perché evidenzia con notevole precisione l’identità di vedute dell’autore e di Marx sullo Stato e sulla scomparsa dello Stato. In secondo luogo perché mostra l’inconsistenza e lo sbocco fallimentare della tesi anarchica su tale problema (12). In essa, Engels (e con lui Marx) sostiene che ‘una’ delle «conseguenze finali» della rivoluzione socialista sarà certamente la graduale dissoluzione e quindi la scomparsa dello Stato, strumento di dominio e di oppressione economica di una classe su un’altra, cioè della «minoranza abbiente» sulla «maggioranza che lavora». Scomparsa questa minoranza borghese, viene meno la necessità di un apparato statale poiché non vi sarà più nessuno da opprimere. In polemica con gli anarchici, Engels osserva, però, che lo Stato, una volta conquistato, non può essere abolito da un momento all’altro. Un’operazione del genere porterebbe alla distruzione dell’«unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può… tenere a bada i suoi avversari capitalistici». Senza uno Stato, sia pure in via di estinzione, come dirà Lenin, la classe operaia corre il rischio, ben difficilmente evitabile, di passare dalla vittoria «ad una sconfitta» o «ad un massacro» in tutto «simile a quello seguito alla Comune di Parigi». I termini della questione nell’analisi di Engels: Friedrich Engels a Philip Van Patten, a New York, Londra, 18 aprile 1883. Philip van Patten, 57, 2nd Av. N. York. «Cari compagni, La mia risposta alla vostra richiesta del 2 aprile riguardo all’atteggiamento di Karl Marx nei confronti degli anarchici in generale e di Johann Most (13) in particolare vuole essere breve e chiara: Marx e io, a partire dal 1845 abbiamo sostenuto il punto di vista che ‘una’ delle conseguenze finali della futura rivoluzione proletaria sarà la progressiva dissoluzione e infine la scomparsa dell’organizzazione politica definita col nome di ‘stato’, un’organizzazione il cui scopo principale è stato da tempo immemorabile il garantire, con la violenza armata, l’oppressione economica della maggioranza che lavora da parte della minoranza abbiente. Con la scomparsa di una minoranza abbiente scompare anche la necessità di un potere repressivo armato o potere statale. In pari tempo siamo sempre stati dell’avviso che per pervenire a questo e agli altri fini ben più importanti della futura rivoluzione sociale, la classe operaia deve dapprima impossessarsi del potere politico dello stato e con il suo ausilio schiacciare la resistenza della classe capitalistica e organizzare in modo nuovo la società. Ciò è già stato constatato nel 1847 nel ‘Manifesto comunista’, capitolo II, conclusione. Gli anarchici capovolgono l’intera questione. Essi dichiarano che la rivoluzione proletaria deve ‘incominciare’ con l’abolizione dell’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato vittorioso trova bell’e pronta è appunto lo stato. E’ possibile che prima di poter svolgere le sue funzioni, esso debba venir trasformato. Ma distruggerlo in un istante come quello, significherebbe distruggere l’unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può far valere il potere appena conquistato, può tenere a bada i suoi avversari capitalistici e imporre quella rivoluzione economica della società senza la quale l’intera vittoria dovrebbe necessariamente concludersi in una sconfitta e in un massacro della classe operaia simile a quello seguito alla Comune di Parigi. […] (K. Marx – F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, a cura di G. Backhaus, Torino, Einaudi, 1972, pp. 416-17). L’elaborazione teorica marx-engelsiana sul problema della estinzione dello Stato è ripresa e sviluppata da Lenin con esemplare lucidità in ‘Stato e rivoluzione’, un’opera scritta nella clandestinità, in Finlandia, tra l’agosto e il settembre del 1917. Nel capitolo sesto (…) Lenin sottolinea l’astrattezza delle posizioni anarchiche. Secondo Lenin (14), gli anarchici (15) si sono affrettati a giudicare la Comune una cosa «loro», ma non hanno ricavato nessun insegnamento dall’esperienza parigina e dall’analisi svolta da Marx (16). Non basta dire: bisogna ‘spezzare’ la vecchia macchina dello Stato, se poi non si sa ‘con che cosa e come’ sostituirla”” [Nicola Lisanti, ‘Dallo stato borghese al governo della classe operaia. Gli avvenimenti, le idee e le interpretazioni della Comune di Parigi del 1871’, Torino, 1979] [(11) Borghese americano che dal 1879 fu segretario del Partito socialista dei lavoratori dell’America settentrionale; (12) Engels confuta le idee anarchiche anche in altre lettere, come quelle rivolte a Theodor Cuno del 24 gennaio 1872, ad August Bebel del 18 marzo 1875, nello scritto ‘Dell’autorità’ (1872-1873) e nell”Antidühring’ (1878); (13) Johann Joseph Most (1846-1906), legatore tedesco, redattore, socialdemocratico, successivamente anarchico; dal 1871 membro del Paritto Operaio Socialdemocratico Tedesco, membro del Reichstag (1874-78), dal 1876 al 1878 redattore di “”Berliner Freie Presse””; espulso da Berilno nel 1878, emigrò a Londra; dal 1879 editore e redattore di ‘Freiheit’, nel 1880 espulso come anarchico dal Partito Operaio Socialista di Germania; nel 1882 si trasferì negli Stati Uniti dove continuò a svolgere la sua propaganda anarchica (nota biografica tratta integralmente dal volume K. Marx F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, a cura di G. Backhaus, Torino, Einaudi, 1972, p. 510); (14) I principali scritti di Lenin sulla Comune sono raccolti nel menzionato volume ‘La Comune di Parigi’ a cura di E. Santarelli, Roma, Editori Riuniti, 1971; (15) Per un’interpretazione anarchica della Comune, oltre che gli interventi di Bakunin, si veda il lavoro di P. Kropotkin ‘The Paris Commune’, 1891; (16) Per quanto riguarda gli scritti di Marx sulla Comune, oltre ad alcune lettere indirizzate a W. Liebknecht (6 aprile 1871), a Kugelmann (12 e 17 aprile 1871), è da citare l”Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione internazionale degli operai sulla guerra civile in Francia nel 1871′ (trad. it. ‘La guerra civile in Francia’), definito da Cole “”un documento chiave””. Sui rapporti di Marx con la Comune si vedano: J. Bruhat, ‘K. Marx et la Commune de Paris’, in ‘Cahiers du bolchevisme’, 14 marzo 1933; M. Dommanget, ‘L’introduction du marxisme en France’, cit. (cap. I, “”Marx et le marxisme sous la Commune””) (1969); M. Choury, ‘Marx et la Commune’, in ‘Cahiers de l’Institut Maurice Thorez’, n. 10, 2° trimestre 1968; J. Rougerie, ‘K. Marx, l’Etat et la Commune’ in ‘Preuves’ n, 212, nov. 1968; E. Ragionieri, ‘Marx e la Comune’, in ‘Studi storici’, a. XII, n. 4 ottobre-dicembre 1971, pp. 661-92. Di Engels sono da ricordare soprattutto gli interventi al Consiglio generale dell’Internazionale (21 marzo, 11 aprile, 9 maggio 1871) e la citata ‘Introduzione’ del 1891 a K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, cit.] (pag 208-209)”,”MFRC-164″ “LISANTI Nicola”,”Il movimento operaio in Italia, 1860-1980. Dall’Unità ai nostri giorni.”,”Nicola Lisanti è nato a Calvello (Potenza), 1948. Si è laureato in scienze politiche e in lettere all’Università di Torino, ove ha lavorato presso l’Istituto di Storia del Risorgimento. Ha pubblicato libri sulla storia del movimento operaio italiano e francese. Collabora alle riviste ‘Società e storia’, e ‘Il Calendario del popolo’. La diffusione del marxismo in Italia. “”All’inizio degli anni settanta fanno la loro prima apparizione in Italia le traduzioni delle principali opere di Marx (4) e d Engels. ‘Il Capitale’ viene riassunto e pubblicato da Carlo Cafiero nel 1879. Nel 1887 la ‘Rivista italiana del socialismo’ pubblica ‘La guerra civile in Francia’, scritto da Marx nel 1871 sugli avvenimenti della Comune di Parigi; nel 1888 sull”Eco del Popolo’ di Cremona è pubblicato il ‘Manifesto’ (1848), che uscirà in volume nel 1890. Nell’arco di tempo compreso tra il 1888 e il 1890 circolano altri scritti di Marx, Engels e di teorici quali Karl Kautsky (1854-1938), Paul Lafargue (1842-1911) e Georgij V. Plechanov (1856-1918). Un contributo non meno importante alla conoscenza e diffusione del marxismo in Italia sono i contatti diretti tra Marx, Engels e singoli esponenti politici, organizzazioni e giornali, tra i quali si distingue ‘La Plebe’. Ma la personalità che in Italia riesce a diffondere in modo originale il marxismo, «secondo l’angolo visuale del cervello nazionale», è il filosofo Antonio Labriola (1843-1904). Passato dal liberalismo moderato al socialismo e al marxismo, Labriola intrattiene una fitta corrispondenza con Engels e con i più noti esponenti del socialismo internazionale, da Kautsky a Bernstein, Sorel e Adler. Attento ai problemi dei lavoratori, è attivo nell’opera di organizzazione del nascente movimento operaio e socialista e nella costruzione di un partito autonomo della classe operaia. La sua partecipazione alle lotte dei disoccupati di Roma e il suo concreto impegno nella battaglia per la riduzione della giornata lavorativa a otto ore lo fanno un intellettuale tutt’altro che isolato o «sbandato», come egli stesso si definì. In una lettera aperta a Ettore Socci, presidente del Circolo radicale romano, alla vigilia del congresso democratico del maggio 1890, Labriola scrive: «La democrazia non può esaurirsi nell’adorazione di fantastiche formule» [e contro il pericolo] «di nuove illusioni e di nuovi disinganni, noi socialisti, che attingiamo l’ispirazione nostra alla analisi rigorosa della vita storica, noi socialisti risolutamente affermiamo: non avere il proletariato altra speranza di riuscita, da quella in fuori di fidare unicamente in se stesso, di organizzarsi in partito dei lavoratori, di non cedere né a lusinghe né a promesse di miglioramenti politici, perniciosi di intenzione se retrogradi, ma non meno perniciosi, per quanto involontariamente, se giacobini, se dottrinari, se idealisti» (‘Democrazia e socialismo in Italia’). Il modello, per Labriola, è la socialdemocrazia tedesca: i suoi richiami al marxismo, il suo grande successo elettorale del febbraio 1890 e la conseguente abrogazione delle leggi antisocialiste di Bismarck (1815-1898) hanno una notevole influenza sul movimento socialista italiano. Labriola è quindi un protagonista particolare della storia del marxismo, teso, come annota Gastone Manacorda, «a far superare al movimento socialista italiano la sua arretratezza portandolo al livello di quello europeo»”” [Nicola Lisanti, ‘Il movimento operaio in Italia, 1860-1980. Dall’Unità ai nostri giorni’, Roma, 1986] [(4) Vedi ‘Karl Marx’, di Nicolao Merker, “”Libri di base””, 56, 1983] (pag 38-39)”,”MITT-393″ “LISANTI Nicola”,”Il movimento operaio in Italia, 1860-1980.”,”Nicola Lisanti (Calvello, Potenza, 1938) si è laureato in scienze politiche e in lettere nell’Università di Torino dove ha lavorato presso l’Istituto di storia del Risorgimento.”,”MITS-037-FL” “LISO Francesco”,”La mobilità del lavoratore in azienda: il quadro legale.”,”Francesco Liso, nato a Bitonto nel 1944, è professore straordinario di diritto del lavoro nella facoltà di giurisprudenza (corso di laurea in scienze politiche) dell’Università di Bari e redattore capo del “”Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali””.”,”DIRx-061″ “LISSAGARAY Prosper-Oliver”,”Histoire de la Commune de 1871.”,”On lisait dans le National du 29 mai : « Paris, 28 mai 1871. « Monsieur, « Vendredi dernier, alors qu’on relevait des cadavres sur le boulevard Saint-Michel, des individus de 9 à 25 ans, vêtus en gens aisés, étaient attablés avec des femmes de moeurs dissolues, à l’intérieur et à la porte de certains cafés de ce boulevard, se livrant avec celles-ci à des rires scandaleux. « Veuillez, monsieur le directeur, etc. « DUHAMEL, 55, boulevard d’Enfer. « Les faits que je signale ci-dessus se renouvellent journellement. » Le Journal de Paris, feuille versaillaise supprimée par la Commune, disait (1) : « La manière dont la population de Paris a manifesté hier sa satisfaction était plus que frivole et nous craignons que cela n’empire avec le temps. Paris a maintenant un air de fête qui est tout à fait déplacé et, si nous ne voulons pas qu’on nous appelle les Parisiens de la décadence, il faut mettre un terme à cet ordre de choses. ». Puis il citait un passage de Tacite: « Cependant, le lendemain de cette horrible lutte, avant même qu’elle ne fût pas tout à fait terminée, Rome avilie et corrompue, recommença à se vautrer dans le bourbier de volupté où elle avait détruit son corps et souillé son âme – alibi proelia et vulnera, alibi balnea popinoeque – ici les morts et les blessés, là les filles et les tavernes »””; (1) Ce passage, dont l’auteur est Edouard Hervé, a été cité par Marx dans La Guerre civile en France (Ed.) (pag 504-505); LEGGERE IN: Lissagaray Prosper-Oliver, Histoire de la Commune de 1871. Librairie du Travail, Paris, 1929 pag 579 8° note bibliografia appendice indice nomi con una nota biografica sull’autore di Amedee DUNOIS. [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT (MFRC-011)”,”MFRC-011″ “LISSAGARAY Prosper-Olivier”,”Gli ultimi giorni della Comune.”,”Le calunnie della stampa versagliese sulla Comune di Parigi (pag 152-153) “”Si affermò pure che un certo numero di quadri dei musei di Parigi erano stati spediti dalla Comune a Londra, per esservi venduti. A proposito dei bambini che spargevano il petrolio, un giornale esclamò: «Ecco l’istruzione che il cittadino Vaillant dava alla gioventù!». Esso descriveva in seguito il programma dei corsi: «Al mattino, dalle nove alle dieci, esercizi militari, dalle dieci alle undici, dettato: argomento del dettato estratto dal ‘Père Duchesne’; commento delle parole e delle espressioni che i bambini non comprendevano, tenuto conto della ingenuità propria della loro età. Dopo le tre, problemi di calcolo aventi sempre per oggetto le operazioni militari della Comune» (4). La stampa versagliese lavorava anche per l’estero. Essa affermò che fra le carte sequestrate alla Scuola militare, al Palais-Bourbon e in casa di Delescluze, si trovava una corrispondenza considerevole, relativa ad una cospirazione comunarda che doveva scoppiare a Bruxelles, dove si sarebbe applicato lo stesso programma incendiario di Parigi: «Si sapeva che prima di sei mesi, Lione, Marsiglia, Barcellona, Torino, Roma, Napoli, Vienna, Berlino, Mosca, l’Irlanda, la Spagna e le province Danubiane dovevano essere in fiamme» (5). Pe allontanare ogni commiserazione dai prigionieri, si dimostrò con la chiarezza del giorno che la Comune aveva reclutato le sue truppe fra i pregiudicati. Si segnalava che le funzioni di comandante di Belleville erano state esercitate dal forzato Schumaker, il quale da più di un anno si trovava in America (6). Si diceva di aver trovato a Satory fra i prigionieri alcuni forzati che avevano sulla spalla il marchio T.P. (e il marchio è stato abolito da 40 anni!). Si pubblicarono dei nomi fantastici di ufficiali ‘federati’, fra i quali quello di ‘Crapulinski’, colonnello dello stato maggiore. Lettere ricevute dai tribunali segnalavano, si diceva, la sparizione di quasi tutti gli individui sottoposti alla sorveglianza della polizia. Dunque essi erano andati a Parigi ad arruolarsi per la Comune. La connivenza di questi ‘banditi’ con la Prussia era manifesta. Il signor generale Trochu, che se ne intendeva, lo dichiarò alla tribuna. Dombrowski era un agente della Prussia. «Quanti indizi ci sono!» gridava il ‘Bien Public’. Questo biglietto trovato in via del Quattro Settembre: «Charles è partito per la Prussia; io vado a raggiungerlo!». Assi era l’agente di Karl Marx, agente segreto di Bismarck! (sic). Brunet aveva per amante la cameriera di un diplomatico tedesco. Il 21 marzo erano stati notati alle Tuileries, al Palais Royal, un gran numero di persone che passeggiavano, il cui travestimento borghese mal dissimulava l’origine germanica. Inoltre, nell’azione militare, requisizioni, incendi, impiego del petrolio, tutto era stato fatto alla prussiana (7). I veri capi del complotto erano Karl Marx, Jacobi, Diebnek e il russo ‘Touatchin’ (?). Era a Jacobi e a ‘Touatchin’ (?) che si doveva l’idea di bruciare Parigi. Erano state requisite in casa di una donna, abitante in via Douay, un certo numero di lettere indirizzate al cittadino Frankel da membri della sezione tedesca dell”Internazionale’. Una di queste lettere constatava l’invio, da parte di fratelli e amici di Berlino, di una somma di seicentomila franchi, pagabile a Saint-Denis (8). Casse contenenti strumenti astronomici furono colpite da fuoco, durante la difesa dell’Osservatorio e un circolo di Rigault fu distrutto, Evidentemente i ‘Comunardi’ erano stati gli infami strumenti degli scienziati di Berlino, nemici del sistema metrico (9). Se i Prussiani avevano fucilato o fatto prigionieri un certo numero di federati che tentavano di passare la loro linea, la ragione era che essi dovevano nascondere bene il loro gioco e che Bismarck sapeva salvare le apparenze alla perfezione (10). Altri affermavano con gravità che nella sommossa vi era del bonapartismo. Un ex aggiunto del II circondario sostenne di aver riconosciuto fra i federati alcuni agenti della polizia segreta dell’Impero. La commissione d’inchiesta della Camera era dello stesso avviso. Ma queste accuse generali avevano un sapore ben lontano da quello delle precisissime calunnie dirette contro le personalità rimarchevoli della Comune, o della rivoluzione del 18 marzo”” [Prosper-Olivier Lissagaray, ‘Gli ultimi giorni della Comune’, Roma, 1961] [(4) Figaro; (5) Paris Journal; (6) Petite Presse; (7) Bien Public; (8) Liberté; (9) De Fonvielle, Liberté; (10) Gaulois]”,”MFRC-161″ “LISSAGARAY Prosper-Oliver”,”Les huit journées de mai. Derriere les barricades.”,”””Le cadavre est à terre et l’idée est debout”” (V. Hugo) (in apertura) 2° copia, esemplare 819 edizione tirata in mille esemplari più trenta esemplari fuori commercio”,”MFRC-062-B” “LISSAGARAY Hippolyte-Prosper-Oliver”,”Storia della Comune.”,”Marx in introduzione di Ragionieri e altro (pag XIV, XX-XXVI, 11, 447 n.)”,”MFRC-173″ “LISTER Enrique”,”Espana base de guerra yanqui-germanoccidental.”,”Su LISTER v.sch.bibl. relative alla storia della guerra civile spagnola e ai rapporti tra i comunisti spagnoli e la Russia di Stalin.”,”SPAx-040″ “LITVAN György a cura”,”The Hungarian Revolution of 1956. Reform revolt and repression 1953-1963.”,”LITVAN è Direttore dell’ Institute for the history of the 1956 Hungarian Revolution, e Professore di sociologia alla ECTE Università di Budapest.”,”MUNx-019″ “LITVIN Daniel”,”Gli imperi del profitto. La globalizzazione e le responsabilità delle multinazionali.”,”Daniel Litvin si è formato alla London School of Economics e alla Oxford University. Consulente e scrittore, consigliere politico e corrispondente per l’Economist, nel 1996 ha vinto lo Young Financial Journalist of the Year promosso dalla Wincott Foundation. Vive a Londra. Lavoro minorile, infantile. “”E’ sufficiente citare solo alcune delle molte controversie in cui la Nike è stata coinvolta negli anni recenti per illustrare il potenziale illimitato della critica. Un documentario della BBC nel 2000, per esempio, ha scoperto bambini sospettati di lavorare, in una fabbrica appaltatrice per la Nike in Cambogia: un’evidente violazione del codice di comportamento della società che era sfuggita ai suoi controllori. Nike afferma di avere reagito passando al setaccio i dati relativi a tutti i 3800 dipendenti e conducendo interviste faccia a faccia con i lavoratori sospettati di non avere l’età prescritta. Ma anche qui sorse il problema dell’inaffidabilità dei certificati di nascita. La compagnia dovette ammettere che “”anche alla fine di queste procedure, non c’era alcuna sicurezza assoluta di avere risolto il problema””. La Nike avrebbe potuto aggiungere che non vi era alcuna “”sicurezza assoluta”” che in un’altra delle sue 700 fabbriche o nella loro miriade di fornitori, non fosse al lavoro un altro bambino, assunto, poniamo, sulla base di un certificato di nascita falso procurato dai genitori, o che in un’altra fabbrica ancora, i manager, per esempio, non molestino le donne lavoratrici o non intimidiscano gli organizzatori sindacali. Con il sistema del monitoraggio della compagnia alle prese con questi problemi, è facile che ci possano essere dietro l’angolo nuovi scandali per i media occidentali. E certamente ce ne sono stati nel 2001″” (pag 297-298)”,”PVSx-059″ “LITVIN Alter KEEP John”,”Stalinism. Russian and Western views at the turn of the millennium.”,”Alter Litvin is professor of history and historiography at Kazan State University, Tatarstan. John Keep was from 1970 to 1988 a professor of history at the University of Toronto. Introduction, List of abbreviations, Conclusions, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUSS-030-FL” “LITVIN Alter, a cura di John L. H. KEEP”,”Writing History in Twentieth-Century Russia. A View from Within.”,”Alter Litvin is professor of history and historiography at Kazan State University, Tatarstan. John Keep was from 1970 to 1988 a professor of history at the University of Toronto. Preface, Acknowledgements, Appendix: A. Decisions of the NKVD Triumvirate, B. The Hunt for the Party’s Gold, Notes, Conclusion, Bibliography, Index,”,”STOx-053-FL” “LITVINOFF Barnet”,”La lunga strada per Gerusalemme, 1789-1948.”,”Lo storico Barnet Litvinoff si è dedicato a lungo allo studio del sionismo e alla storia recente del popolo ebraico. Biografo di Chaim Weizmann e curatore dei suoi scritti, è autore anche di Israel, Il roveto ardente: storia dell’antisemitismo.”,”EBRx-008-FL” “LITVINOFF Maxim (LITVINOV)”,”The Bolshevik Revolution. Its Rise and Meaning.”,”Maxism Litvinoff (Litvinov) plenipotenziario della governo dei Commissari del popolo russo in Gran Bretagna”,”RUST-171″ “LITVINOV Maksim”,”Cremlino segreto.”,”LITVINOV nacque a Bialystok nel 1876. A 26 anni milita nelle file dei socialdemocratici e finisce in carcere e in esilio. Negli anni della Riv Ott, si lega a STALIN. Negli anni precedenti la 2° GM svolge missioni diplomatiche a Londra e in EU. Poi viene sostituito da MOLOTOV. Ha la fama di esperto ‘europeista’. Fino al 1943 è vice segretario agli esteri. Ritiratosi tre anni dopo, muore a Mosca nel 1952. Il libro contiene le foto della visita in IT (con MUSSOLINI ecc.) e le foto del patto MOLOTOV-RIBBENTROP 1939.”,”RUST-024″ “LITVINOV Maxim”,”Notes for a Journal.”,”LITVINOV, esponente della vecchia guardia del Partito bolscevico, ebbe il controllo degli affari esteri sovietici dal 1926 in avanti. Nel 1930 divenne Commissario per gli Affari Esteri del popolo e tenne questo incarico fino a quando venne rimpiazzato da MOLOTOV nel 1939. Dopo un periodo di eclisse, riemerse come ambasciatore sovietico negli USA alla vigilia di Pearl Harbour. Nel 1943 fu richiamato in Russia per divenire ancora una volta Deputy Commissar for Foreign Affairs. Tenne il posto fino al 1946 e poi cadde in disgrazia. Morì nel 1952.”,”RUST-036″ “LIU SCIAO-TSI”,”La vittoria del marxismo-leninismo in Cina.”,”””Il ritmo di sviluppo dell’ economia non può essere ogni anno lo stesso; in certi anni esso è relativamente alto; in certi altri, relativamente basso; e questo è un fenomeno normale, ma riusciremo a far progredire la nostra economia di anno in anno e a mantenere elevati ritmi.”” (pag 46)”,”CINx-160″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’ altra casta. Privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. L’ inchiesta sul sindacato.”,”LIVADIOTTI Stefano è un giornalista dell’ Espresso che si occupa di economia e politica con inchieste e reportage. Il settore pubblico. E il confronto con il peso della Confindustria. “”Siamo dunque appena al di sotto della soglia dei 4 milioni. Ma l’Eurispes allarga ancora il campo e si cimenta in una stima di quello che si potrebbe chiamare l’indotto dell’amministrazione statale. “”Il pubblico””, conclude, “”garantisce l’occupazione a oltre 4 milioni e 500 mila lavoratori, pari al 22% dell’intera forza lavoro e al 30% dei dipendenti””. Tanto per avere un’idea, e sempre che la stima sia corretta, vuol dire che il mondo dei pubblici impiegati vale quasi quanto l’intero sistema confindustriale: le 123 mila e 300 imprese aderenti alla potente organizzazione di viale dell’Astronomia totalizzano infatti 4 milioni e 768 mila addetti.”” (pag 122)”,”SIND-079″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’ altra casta. Privilegi, carriere, misfatti, e fatturati da multinazionale.”,”LIVADIOTTI Stefano è una firma dell’ Espresso. Il giro dell’ agricoltura italiana. “”Alesina e Giavazzi si sono presi la briga di fare due conti, che così sintetizzano nel loro ‘Il liberismo è di sinistra’: “”Passando in rassegna i dipendenti pubblici si scopre che quelli occupati negli ospedali, nella polizia, nelle forze armate, nell’amministrazione della giustizia (comprese le carceri), nelle scuole e nelle università sono solo 76 ogni cento. Gli altri 24 sono impiegati altrove, in nessuna di queste attività essenziali””. Illuminante in tal senso è uno studio della Confagricoltura. Dice che in Italia ci sono un milione e mezzo tra coltivatori diretti e imprenditori agricoli. E che praticamente ognuno di loro può contare su un angelo custode dello stato. Sparpagliati tra 50 strutture nazionali, 300 regionali, 104 provinciali, 356 comunità montane e 196 Asl, ci sono 1 milione e 200 mila dipendenti pubblici che si occupano di questioni agricole. Con un costo per il contribuente di 61 miliardi l’anno, che continuerà inevitabilmente a crescere nonostante il progressivo calo del numero dei contadini.”” (pag 123-124)”,”MITT-180″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’altra casta. Privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. L’inchiesta sul sindacato.”,”Stefano Livadiotti è giornalista dell’Espresso e si occupa di economia e politica con inchieste, interviste e reportage. “”Hanno il monopolio delle pratiche con gli enti previdenziali. Che vale un giro d’affari da 350 milioni l’anno. Al riparo da tasse e controlli. I sindacati ne parlano come di strutture del tutto autonome. Ma intanto ne nominano i vertici e li ospitano nelle loro sedi. Quella del 7 marzo 2001 è una data molto importante per i papaveri del sindacato italiano. E’ stato, infatti, proprio nell’ultimo giorno utile della tredicesima legislatura, in piena zona Cesarini dunque, che il senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge di riforma degli istituti di padronato. Nati nell’immediato dopoguerra, i patronati sono le strutture (quelle convenzionate con l’Inps sono 25) di diretta emanazione sindacale che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali, ma anche in quelle per la cassa integrazione, per i sussidi alla disoccupazione, per le indennità di malattia, maternità e mobilità e per i trattamenti di fine rapporto. Passa dagli uffici dei diversi patronati il 93.45% delle richieste di indennità di disoccupazione agricola, il 56.93% delle pratiche per l’avvio della riscossione di una pensione, il 42.35 % delle domande per l’indennità di mobilità. I patronati, insomma, dimostrano di saperci fare davvero, quando si tratta di rastrellare clienti. Anche se alle loro performance non è forse del tutto estranea qualche indebita agevolazione. Come quella di cui hanno goduto fino a soli quattro anni fa: nel modulo dell’Inps per la richiesta della pensione c’era già bella che stampata una casella per indicare l’eventuale patronato prescelto. Un aiutino, direbbero in Tv. Negli anni i patronati si sono dotati di una rete davvero capillare, sul territorio nazionale ma anche oltre confine (…). I patronati, finanziati con una quota dei contributi sociali raccolti dagli enti previdenziali, sono una delle galline dalle uova d’oro del sindacato italiano”” (pag 80-81-82)”,”SIND-129″ “LIVELY Jack”,”The Social and Political Thought of Alexis De Tocqueville.”,”””A more serious threat to the egalitarian ideals of the society would come from an aristocracy which was purely industrial in nature. The progress of mass production and division of labour ha profound social effects. Tocqueville made a distinction here between the effects of democracy as such and the effects of large scale industrialisation. As egalitarian attitudes took root and hereditary disabilities disappeared, so the relation between master and servant, employer and workman, lost meaning in terms of social superiority and inferiority, and became socially neutral contracts between hirers and sellers of labour that created few differences of character or outlook. This was not true, however, within large scale industry. Industrial workmen condemned to a single, mechanical task might become more efficient at that task, but they would be drained of all other capacities, would become helots in the industrial machine. ‘What’, he asked in echo of Adam Smith’s example, ‘can be expected of a man who has pent twenty years of his life making pin-heads?’. While the working population was being thus intellectually debased; the owning and managerial classes were being faced with more difficult and exacting, and consequently more intellectually stimulating problems. Side by side, there grew two classes whose functions and capacities made of them almost two different species (28). At the same time, workers in large scale in industry were in a bad position to defend their economic standards against their employers. Here again the trend within mass industry was opposite to that in democratic society generally. In small industries and agriculture (which in 1840 Tocqueville could say formed the bulk of all national economies), workmen were able to push up the level of wages. Employers were numerous, they were in fierce competition and consequently they found it difficult to act in concert against their employers, while workmen were very little if at all behind employers in intelligence and organisational ability and had often resources to tide them over a strike. With each rise in wages, workmen became more independent, gained more economic power and were therefore in a better position to force further increases; ‘the gradual and progressive raising of wages’, he concluded, ‘is one of the general laws which govern democratic societies’. In large scale industry, the situation differed. Entrepreneurs here were few in number, capable therefore of creating effective combinations against labour, and had sufficient resources behind them to counter any strike threat. Labour, on the other hand, was usually plentiful and difficult to organise for industrial action. In boom periods, large scale industry could attract workpeople by offering much higher wages than agriculture or small industry. Once having been fixed in a particular industrial skill, it was difficult for these workers to move out of the industry again. So, in times of slump, employers could use the pool of unemployed as an instrument to force down the level of wages. If outside large scale industry there was a general upward trend of wages, within it there was a constant tendency towards the impoverishment of workers (29). Moreover, although the whole society was affected by the peculiar instability of capitalist industry, labour was the first to be hit (30). In this way, democratic society produced its own antithesis. Its demand for cheap goods produced an industrial system which tended to divide men into two rigid classes, an aristocracy strong in economic power and organisational skill and a working class which was increasingly debased, impoverished and defenceless against the fluctuations of the economy. There was much in this analysis that anticipated Marx’s views on the future of the capitalist system, without sharing Marx’s metaphysical and historical framework. (…) If Tocqueville’s views on the future and his methods of analysis were nearer to Marx than to the orthodox economists of his time, he shared with Marx also a dislike for the new industrial aristocracy.”” (pag 82-83-84) note: (28) Oeuvres (M) i (ii), 164-6, 185-93. Cf Adam Smith: ‘The Wealth of Nations Book’, ch. I.; (29) Oeuvres (M) i (ii), 197-9; (30) Oeuvres (M), (ii), 163. Oeuvres (B) IX, 59] [Jack Lively, The Social and Political Thought of Alexis De Tocqueville, Oxford, 1965]”,”TEOS-248″ “LIVERANI Mario”,”Uruk, la prima città.”,”LIVERANI Mario Liverani (Roma, 1939) è ordinario di Storia del Vicino Oriente antico all’Università La Sapienza di Roma, dove dirige il Centro interuniversitario di ricerca sul Sahara antico. Accumulazione primitiva e innovazioni tecniche (pag 19-) Collasso del sistema proto-statale (pag 107)”,”STAx-288″ “LIVERANI Mario”,”L’origine delle città. Le prime comunità urbane del Vicino Oriente.”,”Mario Liverani (Roma, 1939) è stato professore di storia del Vicino Oriente Antico nell’Università La Sapienza di Roma. Ha partecipato a scavi e ricerche nelle località più interessanti del Vicino Oriente. Autore di diversi saggi sulle città antiche, collabora a riviste specializzate italiane e straniere.”,”STAx-026-FSD” “LIVERGOOD Norman D.”,”Activity in Marx’s Philosophy.”,”””Life is not determined by consciousness, but consciousness by life”” (Marx, German Ideology) (pag 1, in apertura) The cure of society. General Method. L’importanza della teoria che deve portare all’azione. (pag 33)”,”MADS-700″ “LIVERIS Andrew N.”,”Make it in America. The case for Re-Inventing the Economy.”,”LIVERIS Andrew N. chairman and Ceo The Dow Chemical Company.”,”USAE-093″ “LIVESAY Harold C., a cura di Oscar HANDLIN”,”Samuel Gompers and Organized Labor in America.”,”””No officer of the Knights of Labor or of a trade union spoke at the Haymarket rally. Anarchism, moreover, played no part in the program of either. The public, howerer, convicted organized labor by implication.”” (pag 83) “”I Cavalieri del Lavoro soffrirono molto dalle conseguenze vendicative della vicenda di Haymarket. L’ organizzazione perciò declinò. A Gompers e ai suoi simpatizzanti, il maggio 1886 si presentò come una crisi. Assediati dal sindacalismo duplice dei Knights e intralciatia ad ogni svolta dell’ ostilità pubblica, essi decisero di agire. Peter J. McGuire del Brotherhood of Carpenters fece appello per una conferenza sindacale nazionale a Filadelfia il 17 maggio. Gompers la ridefinì come “”la più grande assemblea dei dirigenti sindacali a cui avesse mai partecipato fino a quel tempo””. (…)”” (pag 83)”,”MUSx-196″ “LIVET Georges”,”Las guerras de religion (1559-1598).”,”Studiando i tre grandi fattori di mortalità eccezionale, la peste, la guerra e la fame, MOLS dà un peso molto importante agli effetti demografici della guerra. (pag 86) (R. MOLS, Introduction à la demographie historique des villes d’ Europe du XIV au XVIII siecle. LOVAINA, 1954-56 3 tomi)”,”FRAA-051″ “LIVI BACCI Massimo”,”La popolazione nella storia d’ Europa.”,”L’A descrive mille anni di storia della popolazione europea, sulla base di un’analisi puntuale dei principali fattori che hanno determinato le fasi di espansione e quelle di ristagno o di crisi. Dopo aver illustrato e commentato i dati numerici in cui si può sintetizzare tale storia, dalle poche decine di milioni di abitanti di inizio millennio ai settecento milioni attuali, LIVI-BACCI-M indaga i condizionamenti spaziali, alimentari, quelli operati da microbi ed epidemie, dalla peste al colera. Una sezione è dedicata al funzionamento del sistema demografico prima della rivoluzione industriale, con particolare attenzione al ruolo regolatore dei matrimoni e delle migrazioni. Gli ultimi due capitoli sono dedicati rispettivamente alla grande svolta demografica dell’ Ottocento e alle ultimissime tendenze che segnano la fine di un ciclo.”,”DEMx-018″ “LIVI BACCI Massimo DEL PANTA Lorenzo PINTO Giuliano SONNINO Eugenio”,”La popolazione italiana dal Medioevo a oggi.”,”Nuovo profilo storico della popolazione italiana dall’ alto medioevo fino ai nostri giorni. Filo conduttore del volume è la ricostruzione dei più significativi fenomeni demografici nei diversi periodi storici. La lunga depressione dell’ alto medioevo, cui fanno seguito la crescita demografica e lo sviluppo dell ‘urbanesimo nei primi secoli del nuovo millennio. Il grande ciclo della peste, iniziato con la pandemia del 1348, che condiziona pesantemente la crescita complessiva della popolazione (dai 12,5 milioni del 1300 ai 7,5 della metà del XV secolo), ma anche la sua struttura demografica e sociale. La faticosa ripresa, che permetterò di recuperare i livelli demici precedenti alla peste solo alla fine del XVI secolo. Infine una lunga fase di lenta evoluzione, caratterizzata dal rarefarsi delle grandi crisi e da un inizio di modernizzazione del tessuto economico e sociale, che ha posto”,”DEMx-019″ “LIVI BACCI Massimo DEL PANTA Lorenzo PINTO Giuliano SONNINO Eugenio”,”La popolazione italiana dal Medioevo a oggi.”,”PINTO-G (Firenze, 1943) è ordinario di Storia medievale nella facoltà di Lettere della Università di FIRENZE. BIBLIOGRAFIA: – “”La Toscana nel tardo medioevo””. FIRENZE, 1982. – “”Città e spazi urbani nell’Italia medievale””. BOLOGNA, 1996. SONNINO-E (Roma, 1938) è ordinario di Demografia nella facoltà di Scienze statistiche dell’ Università “”LA SAPIENZA”” di ROMA, dove tiene anche l’insegnamento di Demografia storica. BIBLIOGRAFIA: – “”Ricerche sullo spopolamento in Italia: 1871 – 1971. L’evoluzione del fenomeno e alcuni suoi riflessi sulla recente dinamica demografica””. ROMA, 1979. – “”Demografia e società in Italia””. ROMA, 1989.”,”DEMx-019-B” “LIVI BACCI Massimo”,”Avanti giovani, alla riscossa. Come uscire dalla crisi giovanile in Italia.”,”””Gli studi debbono essere completati nei tempi prescritti. Il tempo eccessivo impiegato nel compiere il percorso è un elemento negativo di valutazione del mercato del lavoro. Perché assumere un trentenne neolaureato – magari senza esperienza di vita autonoma e di lavoro – e non un diplomato assai più giovane e con esperienza lavorativa?”” (pag 100) LIVI BACCI è professore di demografia nell’Università di Firenze.”,”GIOx-074″ “LIVI BACCI Massimo MARTUZZI VERONESI Fosca a cura; saggi di PETTENER Davide GUERESI Paola SANTINI Antonio VENTISETTE Moreno SALVINI Silvana ANGELI Aurora DEL PANTA Lorenzo DE SANTIS Gustavo CAMMELLI Andrea VENTURINI Alessandra RETTAROLI Rosella RICCI Renzo TASSINARI Franco TASSINARI Giorgio”,”Le risorse umane del Mediterraneo. Popolazione e società al crocevia tra Nord e Sud.”,”””Nei paesi di nuova immigrazione sta crescendo l’esigenza di conoscere quale sia l’evoluzione delle sottopopolazioni che si vengono a formare con i flussi migratori, in che misura esse contribuiscano alla crescita della popolazione, e come l’eterogeneità di gruppi, diversi per stadio di transizione demografica, si ricomponga nel tempo. La prima parte del problema è relativa ai differenziali di crescita naturale e migratoria della popolazione straniera rispetto ai nazionali; la seconda allo scambio che più di ogni altro può indicare il livello di integrazione; i matrimoni misti. In Francia la proporzione dei matrimoni misti sul totale aumenta dal 6.4% nel 1981 all’8% nel 1984. I più frequenti sono i matrimoni tra uno straniero ed una francese, e ciò si spiega con la preponderanza dei maschi nei flussi migratori. Questo tipo di unione è comunque una funzione diretta sia della durata di soggiorno individuale nel paese di arrivo, sia dell’anzianità dell’immigrazione dell’intera comunità [Muñoz Perez e altri 1984]. La tendenza degli stranieri più giovani ad assumere i comporamenti del paese ospite è facilmente visibile dalla tabella 9″” (pag 300) [Rossella Rettaroli, Migrazioni e politiche migratorie]”,”DEMx-063″ “LIVI-BACCI Massimo”,”Storia minima della popolazione del mondo.”,”LIVI-BACCI insegna Demografia nell’Univ di Firenze. Dal 1989 al 1993 è stato P dell’ International Union for the Scientific Study of Population.”,”DEMx-017″ “LIVI-BACCI Massimo”,”In cammino. Breve storia delle migrazioni.”,”Massimo Livi-Bacci. Professore emerito dell’Università di Firenze e Socio dell’Accademia dei Lincei. “”Il trentennio tra il 1914 e il 1945 può essere interpretato anche come una parentesi, aperta e chiusa dai due catastrofici periodi bellici che ha interrotto l’azione delle forze di lungo periodo che hanno dominato Ottocento e Novecento. Si può ipotizzare che, senza quella parentesi, la grande migrazione transoceanica si sarebbe esaurita con maggiore gradualità e che le migrazioni interne all’Europa si sarebbero sviluppate in funzione dei cambiamenti strutturali – agricoli e industriali – delineati nell’Ottocento. Nel cinquantennio precedente alla Prima guerra mondiale, la crescita dell’industria e l’emergere della globalizzazione avevano rafforzato le migrazioni all’interno dell’Europa, specialmente verso la Francia, la Svizzera, il Belgio e la Germania. Quattro espatriati italiani su dieci, tra il 1890 e il 1915, avevano destinazioni europee. Tra le due guerre questi fenomeni si attenuano fortemente per due ragioni che agiscono in successione. La prima è il dissanguamento – letterale – delle generazioni più giovani nelle operazioni militari. La seconda risiede nella depressione economica generalizzata, nella crescita della disoccupazione, nelle politiche economiche protezioniste, negli stretti controlli – in entrata ed in uscita – particolarmente dei paesi con regimi dittatoriali. Tuttavia i flussi intraeuropei non si arrestarono del tutto e ripresero nelle note direzioni. Negli anni ’20 riprese l’immigrazione verso la Francia – che aveva subito perdite altissime in guerra, con 1,4 milioni di morti e 1,5 milioni di invalidi – che vide un aumento netto di quasi due milioni di persone, principalmente polacchi e italiani. C’era da ricostruire le infrastrutture, da riempire i vuoti nella forza lavoro impiegata nell’estrazione del carbone, nelle manifatture, in agricoltura. (…) Nel periodo tra le due guerre il dualismo dell’Europa, costituito da un’area nordoccidentale più ricca e industrializzata e un’area meridionale e orientale assai più povera, ancora fortemente rurale, si incrocia con un dualismo demografico, caratterizzato dal rallentamento nella prima e dalla crescita ancora robusta nella seconda. Le migrazioni per lavoro, nonostante la crisi economica e i conflitti, continuano a prodursi verso le regioni a demografia debole ed economia forte. Questi movimenti strutturali riprendono con forza nel quarto di secolo successivo alla conclusione della Seconda guerra mondiale, caratterizzato dall’uscita dell’intera Europa orientale dall’economia di mercato e dalla forte crescita nel resto del continente”” (pag 78-79)”,”DEMx-077″ “LIVI-BACCI Massimo MONTANARI Massimo ALBINI Giuliana CASARINO Giacomo MAZZI Maria Serena e altri”,”Problemi di storia demografica nell’Italia medievale. Relazioni.”,”Tra i vari saggi si sono quelli di Giacomo Casarino, ‘Mondo del lavoro e immigrazione a Genova tra XV e XVI secolo’, ‘La peste a Firenze nel Quattrocento’ di Maria Serena Mazzi, ‘Strutture familiari e forme di conduzione fondiaria durante il Medioevo’ di Massimo Montanari.”,”DEMx-003-FSD” “LIVI-BACCI Massimo”,”La popolazione nella storia d’Europa.”,”La grande trasformazione (1800-1914) “”Sulla disponibilità di energia, C.M. Cipolla, ‘Uomini, tecniche, economie’, Feltrinelli, Milano, 1966. Le stime del reddito pro capite sono dovute a A. Maddison, ‘Monitoring the World Economy, 1820-1992′, Oecd, Paris, 1995; queste sono basate sulla conversione del prodotto in unità monetarie (dollari 1990) aventi parità di potere d’acquisto (Ppp o Purchasing power parity), rendendo così compatibili valori di paesi diversi e in tempi diversi. Sulla proporzione della popolazione attiva in agricoltura si veda ancora Cipolla, op. cit.; P. Bairoch, Agriculture and the industrial revolution’, III. The Industrial Revolution’, Collins, Glasgow, 1973; B.R. Mitchell, European Historical Statistics, 1750-1975, Macmillan, London, 1980. Sullo sviluppo e produttività in agricoltura e rivoluzione agricola si veda F. Dovring, ‘The transformation of European agriculture’, in H. Habakkuk e M. Postan (a cura), ‘The Cambridge Economic History of Europe’, vol. VI, The Industrial Revolutions and After, Cambridge, 1965; Bairoch, ‘Agriculture’, cit.,; Id., ‘The impact of crop yelds, agricultural productivity and transport costs on urban growth between 1800 and 1910, in A. van der Woude, J. De-Vries, A. Hayami (a cura), ‘Urbanization in History’, Oxford University press, Oxford, 1990; D. Grigg, The Transformation of Agriculture in the West, Basil Blackwell, Oxford, 1992″” (pag 277) (Note) (bibliografia ragionata)”,”DEMx-009-FSD” “LIVI-BACCI Massimo DEVE ARRIVARMI UNA COPIA INTEGRA PERCHE’ QUESTA MANCA DI 32 pagine”,”La geodemografia. Il peso dei popoli e i rapporti tra stati.”,”Il libro tratta aspetti diversi del rapporto tra demografia e politica e dedica pagine allo studio delle conseguenze dei mutamenti demografici sui rapporti tra regioni e paesi del mondo, visti con l’aiuto della Geodemografia, che non è una nuova disciplina, ma una prospettiva, un modo di considerare le popolazioni, e i fenomeni che le condizionano, per gli effetti che provocano sul piano politico, soprattutto internazionale. Basti pensare alla profonda rivoluzione dell’ultimo secolo, alla progressiva riduzione del peso demografico dell’ Europa e all’ esplosione di quella del continente Africano; ai cambiamenti di direzione, di volume e di caratteristiche dei flussi migratori; ai diversissimi livelli di riproduttività di paesi ed etnie; alla crescita vorticosa dei grandi aggregati urbani. Fenomeni che sollecitano, scuotono e modificano i rapporti tra Stati e regioni del mondo e influiscono sulle scelte politiche, con forza e velocità variabili e spesso imprevedibili. La Geodemografia, che studia questi fenomeni, offre sostegno alla Geopolitica. Anzitutto nel medio-lungo periodo, la moderna transizione demografica, da un regime di alta, a uno di bassa natalità e mortalità, cambia fortemente i rapporti numerici tra popolazioni. In questa fase storica coesistono paesi in rapida crescita, che hanno iniziato tardi la transizione, e paesi in declino, che l’hanno terminata da tempo. Il numero non è necessariamente ‘potenza’, ma è banale dire che a parità di altri fattori un paese ‘grande’ ha, normalmente, un peso politico, culturale, economico proporzionalmente più grande di uno ‘piccolo’. Anche se la storia ci fornisce non poche eccezioni a questa regola: piccoli paesi, o stati, che hanno dominato il mondo: Atene, Venezia, l’ Olanda, il Portogallo, l’ Inghilterra nel passato, o potenze finanziarie mondiali come il Qatar o Singapore. Le dimensioni demografiche, in sé, hanno poca influenza sul livello di sviluppo di un paese e sul benessere della propria popolazione, ma hanno forte rilevanza sul piano internazionale. A parità del livello di sviluppo, un paese grande potrà, più di uno piccolo, destinare risorse per promuovere lo sviluppo di paesi poveri, con donazioni, prestiti, aiuti alimentari, farmaci e presidi medici, investimenti strategici. O, sul piano negativo, fornendo armi, missili, aerei, blindati e knowhow militari. L’ influenza politica, economica e culturale del paese grande sarà proporzionalmente maggiore di quella del paese piccolo. Però se associamo queste ovvie considerazioni ai movimenti demografici, non poche sono le sorprese. La Cina conteneva quasi due quinti della popolazione del pianeta nel 1800, ma la sua quota si ridurrà a un settimo nel 2050; l’ Europa, all’inizio del ‘900 ospitava un quarto della popolazione mondiale, ma varrà un modesto dodicesimo alla metà del secolo; speculare a quello europeo è il cammino dell’ Africa: da un dodicesimo del 1900 a un quarto del 2050. (Livi-Bacci)”,”DEMx-079″ “LI-VIGNI Benito”,”La grande sfida. Mattei, il petrolio e la politica.”,”Benito Li Vigni è dirigente di azienda industriale, giornalista, collaboratore di giornali e riviste. E’ autore di alcuni libri tra cui ‘Omicidi Eccellenti’ (1995) Giulio Sapelli è titolare della cattedra di Storia economica presso l’Università Statale di Milano. “”Con la scelta della diversificazione, l’Eni non era semplicemente la compagnia petrolifera di Stato, ma un pezzo importantissimo dello “”Stato imprenditore”” impegnato in una politica occupazionale, soprattutto nel Mezzogiorno, in settori che ne offrissero la possibilità. D’altra parte una legge del 1957 sanciva per le partecipazioni statali l’obbligo di destinare nel Mezzogiorno almeno il 40% dei nuovi investimenti. Così, fin dai primi mesi del 1958 l’impegno meridionalistico di Mattei prese corpo soprattutto nei settori dell’industria del petrolio e del gas, della chimica e dell’energia nucleare. Vaste zone della Sicilia, della Puglia e della Lucania che vivevano di pastorizia, di agricoltura e di emigrazione, immerse nel loro secolare silenzio, furono scosse dal fragore del lavoro e della speranza (…). Pochi si resero conto che la linea della integrazione avrebbe profondamente modificato nel modo di essere e di operare ancor prima che nelle strutture l’impresa creata da Enrico Mattei. Ma nessuno aveva previsto, tranne lo stesso Mattei, che il processo di integrazione avesse naturalmente anche i suoi svantaggi; più propriamente i suoi limiti. Con incredibile lucidità dedicò all’analisi dell’integrazione un brano della sua relazione tenuta nel settembre del ’54 al III Convegno Nazionale del Metano a Piacenza. Disse al riguardo: «A mano a mano che si accrescono le dimensioni del gruppo, diventa più complesso di coordinare e controllare aziende dedite ad attività diverse. Di solito, i vantaggi derivanti dall’integrazione compensano il maggior costo dell’opera di controllo; ma certamente il pericolo dell’espandersi esiste, ed è saggezza di chi detiene le redini del comando saperlo prevenire, fronteggiare appena si affaccia, dare al momento opportuno la decisiva e saggia battuta d’arresto. Confermano l’importanza di tutto ciò certi limiti economici; spingere oltre un certo grado l’immobilizzo, sia in capitale fisso, sia in capitale circolante, rende in definitiva precaria la struttura finanziaria di un gruppo; diminuire la capacità di un pronto adattamento alle mutevoli vicende dei mercati fa sì che una crisi che eventualmente coinvolga un settore del gruppo si ripercuota sugli altri settori, anche se per questi ultimi permangono favorevoli condizioni di mercato. «Un gruppo che abbia spinto eccessivamente l’integrazione fuori dei campi cosiddetti complementari, può diventare il classico colosso dai piedi d’argilla. E spesso è tenuto insieme soltanto dalla tenacia di una persona, scomparsa la quale crolla anche l’opera compiuta». Il brano si rivelerà profetico: lo sviluppo – voluto o imposto – fuori dai campi complementari e l’eccesso di capitalizzazione saranno due caratteristiche decisamente negative della gestione dell’Eni e che cominceranno a rivelarsi con chiarezza dopo la morte di Enrico Mattei”” (pag 76-77)”,”ITAE-376″ “LI-VIGNI Fiorinda”,”La comunanza della ragione. Hegel e il linguaggio.”,”Fiorinda Li-Vigni è dottore di ricerca in filosofia e collaboratrice dell’istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Lavora inoltre da molti anni come traduttrice e coordinatrice di testi alla Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche.”,”HEGx-024-FL” “LI-VIGNI Fiorinda”,”Jacques D’Hondt e il percorso della Ragione Hegeliana.”,”Fiorinda Li-Vigni è dottore di ricerca in filosofia e collaboratrice dell’istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Lavora inoltre da molti anni come traduttrice e coordinatrice di testi alla Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche. Jacques D’Hondt nasce a Tours il 17 aprile del 1920, da una famiglia di condizione modesta: il padre operaio, la madre istitutrice. A dieci anni comincia a frequentare il Liceo di Tours. Nel 1934, in un clima esacerbato dalle manifestazioni reazionarie, antisemite e xenofobe, aderisce alla Gioventù comunista e svolge un’intensa attività di propaganda. Lascerà il partito più di trent’anni dopo, nel 1968. Insegna al liceo Tolosa per due anni, per ottenere infine, nel 1951, un posto di professore al liceo di Poitiers. Entra infine nel 1964 all’Università, dove ottiene nel 1969 la cattedra di professore di filosofia. Vi rimarrà fino al 1987, quando andrà in pensione. A Poitiers fonda, nel 1970, il Centre de Recherche et de Documentation sur Hegel et Marx.”,”HEGx-029-FL” “LI-VIGNI Fiorinda”,”Il concetto di ‘astratto’ nel giudizio sulla Rivoluzione francese. Burke, Maistre, Cuoco, Hegel, Marx.”,”LI-VIGNI Fiorinda Capitolo I. Edmund Burke: una battaglia di civiltà contro i sofismi metafisici Capitolo II. Joseph De-Maistre: il dogma al servizio del potere Capitolo III. Vincenzo Cuoco: la critica all’ ‘idealismo’ rivoluzionario Capitolo IV. Hegel: la differenza nella libertà (1. La natura filosofica della Rivoluzione francese, 2. La critica hegeliana dell’astrattezza rivoluzionaria, 3. La rilettura della ‘Repubblica’ di Platone: la natura dell’ ‘ideale’ e la costituzione ‘vera’, 4. La critica allo Stato politico del giovane Marx “”Certamente non mancano nelle opere di Marx ed Engels riferimenti, anche positivi, al tema della democrazia. Nella ‘Critica del diritto statuale hegeliano’ Marx difende ad esempio l’idea della “”vera democrazia””. In questo testo, tuttavia, il termine è inteso come espressione di un umanesimo integrale, che mira a superare la scissione fra ‘bourgeois’ e ‘citoyen’. L’obiettivo, come scrive Cesare Luporini, non è la realizzazionde della democrazia quale forma perfetta di costituzione politica, ma l’abolizione stessa dello Stato in quanto forma di potere separata dalla società, vale a dire il “”riassorbimento della ‘politica’ nella ‘socialità’ (159). Per il Marx del 1843 – e non solo – la richiesta del suffragio universale è intesa come un’arma dialettica destinata a realizzare la simultanea abolizione dello Stato e della società civile (160). In una minuziosa e accorta lettura degli scritti politici, Jacques Texier ha recentemente sostenuto la tesi secondo la quale Marx ed Engels, pur rimanendo sempre fedeli a un progetto rivoluzionario, avrebbero tuttavia difeso nella sostanza la democrazia e i metodi democratici. Una progressiva evoluzione li avrebbe indotti a indicare la possibilità di una doppia via per giungere al socialismo: quella “”non violenta”” dei paesi anglosassoni e in particolare dell’Inghilterra, dove la classe operaia già costituiva la maggioranza della popolazione e poteva volgere a suo favore l’uso del suffragio universale, e quella invece necessariamente violenta da intraprendere nel più arretrato continente (161). È tuttavia nel 1895, con l’ ‘Introduzione’ a ‘Le lotte di classe in Francia’ che Engels procederebbe, secondo Texier … …. finire (pag 215-216) note.”,”TEOC-811″ “LIVINGSTON Jon MOORE Joe OLDFATHER Felicia a cura; testi di EW.G. BEASLEY G.B. SANSOM T.C. SMITH Hugh BORTON Yazaki TAKEO E.H. NORMAN James CROWLEY Walter McLAREN Fukutake TADASHI Herbert PASSIN Peter DUUS George O. TOTTEN Matsukata KOJIRO Arthur YOUNG T.A. BISSON G.C. ALLEN William LOCKWOOD John C. EMMERSON R.P. DORE Ayusawa IWAO e altri”,”Imperial Japan 1800-1945.”,”Testi di: EW.G. BEASLEY, G.B. SANSOM, T.C. SMITH, Hugh BORTON, Yazaki TAKEO, E.H. NORMAN, James CROWLEY, Walter McLAREN, Fukutake TADASHI, Herbert PASSIN, Peter DUUS, George O. TOTTEN (il primo movimento socialista), Matsukata KOJIRO (classe operaia), Arthur YOUNG, T.A. BISSON, G.C. ALLEN, William LOCKWOOD, John C. EMMERSON (PC Jap), R.P. DORE, Ayusawa IWAO e altri.”,”JAPx-009″ “LIVIO Tito”,”Storia romana. Volume primo.”,”Tito LIVIO (59 aC – 17 dC) storico latino nato a Padova. La sua storia di Roma ‘Ab urbe condita libri’ è la glorificazione di Roma repubblicana non esente da un certo pessimismo sulle sorti dell’ urbe. Comprendeva 142 libri: ne restano 35 (I-X e XXI-XLV), gli altri sono noti attraverso sommari e compendi (Floro). I libri furono raggruppati in deche. La narrazione è influenzata dalle teorie retoriche isocratee della storia (come diletto e ammaestramento) e dalla storiografia ellenistica (discorsi, protagonisti eroicizzati). Lingua e stile sono ricchi e poetici. (EG Garzanti) L’ esercito romano comandato dai Dieci consoli. La guerra contro i Sabini. “”Non fu punto meglio governata la repubblica nella milizia che a casa. Ma la colpa de’ capitani fu solamente questa, ch’essi avevano in modo fatto ed eransi portati in cotal maniera, ch’erano in odio a’ soldati. Tutto il resto della colpa fu de’ soldati, i quali, acciocchè non si facesse cosa alcuna felicemente sottoil capitano de’ Dieci, si lasciavano vincere con grande loro vergogna e de’ capitani. Gli eserciti erano stati battuti e cacciati ad Ereto da’ Sabini e dagli Equi in Algido. Da Ereto partendosi come in fuga a mezza notte s’ erano accampati e fortificati in un luogo rilevato presso a Roma, tra Fidena e Crustumeria; ed essendo perseguitati da’ nemici, non s’ ardirono mai d’ uscire loro incontro alla campagna, ma si difendevano con la fortezza del sito e delle munizioni. In Algido fu commesso maggior viltà e fu ricevuto maggior danno, perché l’ esercito perdette gli alloggiamenti e, sogliato di tutt’i suoi arnesi si rifuggì in Tuscolo, a vivere alla fede e descrizione degli amici forestieri, la qual però non mancò punto loro. Tante furono le spaventevoli novelle, le quali furono rapportate a Roma, che i Padri, posto giù ormai l’ odio de’ Dieci, consigliarono che si facessero le guardie per la terra, e che a tutti quelli che fossero d’ età da portare armi fosse comandata la guardia delle mura e delle porte e che a Tuscolo si mandassero l’ armi in supplimento per riarmare i soldati; e che i Dieci , partendosi di Tuscolo, alloggiassero i soldati alla campagna.”” (pag 280)”,”STAx-156″ “LIVIO Tito”,”Storia romana. Volume terzo.”,”Morte Fabio, suo ruolo in salvataggio Roma (pag 540) Colloquio trattative pace guerra Annibale – Scipione alla vigilia della battaglia (pag 547) Gli Scipioni in Spagna. Marzio. Questione militare. Attacco a sorpresa. “”Prendiamo adunque animo a far quello che non si può credere che mai ardissimo di fare; e questo, certo, perciocch’ei pare cosa molto difficile, ci verrà agevolmente fatto. Io vi condurrò per tanto chetamente sulla terza vigilia della notte. Io sono certificato nel campo non si osservare alcun ordine di guardie, e le poste essere mal fornite e deboli; come si leverà il grido e il romore in sue le porte, al primo assalto saremo signori degli steccati, e trovandogli allora avviluppati nel sonno, e spaventati dal subito tumulto, e disarmati e ne’ letti, ne farete quello strazio e quella uccisione, dalla quale tanto vi contristavate che ieri vi avessi ritratti. Io so che questo consiglio par troppo ardito ed animoso, ma nelle cose avverse e deboli gli animosi partiti sono sopra gli altri sicurissimi, ed essendo noi quasi come sul punto della occasione, della quale sempre passa velocemente l’ opportunità, stando a badare nè la sapendo al tempo pigliare, dobbiamo pensare che, quando ella sarà passata, l’ uomo poi se ne lamenta indarno. Uno esercito è qui vicino, due non sono troppo lontani; assaltando ora i nemici, se pure ei non ci fosse altro vantaggio, l’ opportunità in qualche modo è pari, e voi già avete fatto esperimento e delle forze vostre e delle loro. Se noi indugiamo, e se ci stiamo contenti della riputazione acquistata nello assalto del giorno passato, noi portiamo pericolo ch’ essi si uniscano insieme tutt’i capitani, e tutte le genti de’ nemici.”” (pag 153-154)”,”STAx-157″ “LIVIO Tito”,”Libro I delle storie.”,”””La dignità senatoria si conseguiva mediante l’ elezione (senatores elegebantur), e non era ereditaria; ma i discendenti dai senatori costituivano la nobiltà romana, e si chiamavano patrizi (patricii, idest qui patrem ciere possunt). Questi solamente erano pienamente cittadini e godevano di tutti i diritti religiosi, politici e civili. Un ceto particolare, che veniva quanto a dignità subito dopo i patrizi, era, fin dai tempi primitivi, costituito dagli equites (…)””. (pag 35-36) “”Un decisivo passo in avanti della legislazione romana ci è dato dalle riforme militari e finanziarie di Servio Tullio. (…)””. (pag 37) “”Le riforme di Servio e la sua saggia costituzione timocratica furono decisive per le sorti di Roma, e segnano una delle più importanti pietre miliari della storia di essa. Il nome di questo re fu celebrato e rimase in venerazione nel cuore della plebe, che lo onorava nelle nundine (…)””. (pag 39)”,”STAx-173″ “LIVIO BIANCO Dante”,”Guerra partigiana.”,”LIVIO BIANCO Dante nato nel 1909, avvocato, scomparso nel 1953 in una sciagura alpinistica. Fece parte della prima pattuglia della resistenza piemontese, e nel 1945 successe a Duccio Galimberti nel comando di alcune formazioni di Giustizia e Libertà. La militarizzazione delle formazioni partigiane. “”L’unità fondamentale è costituita dalla “”banda”” che, segnatamente nel II Settore, per parecchio tempo coinciderà sostanzialmente con la “”valle”” (comandante di banda e comandante di valle sono tutt’uno); la banda si articola su “”distaccamenti””, e i distaccamenti su “”squadre””. I comandanti sono investiti di una effettiva autorità, e possono contare sull’obbedienza dei dipendenti. La disciplina è severa, e talvolta anche rigorosa. I vari servizi, a cominciare da quello, tanto delicato ed importante per una formazione partigiana, della guardia e dell’avvistamento, vengono organizzati nel modo più regolare, con turni, ispezioni, ecc. Ogni partigiano ed ogni reparto ha la sua dotazione di armi e di materiali, di cui risponde. Gli atti di indisciplina e le scorrettezze vengono puniti con sanzioni varie, che vanno, per esempio, dalla esclusione, per un periodo determinato, dalla distribuzione di tabacco, al raddoppiamento dei turni di guardia, alla espulsione dalla banda, al “”palo””. Per i reati più gravi funziona il tribunale di banda e si arriva anche alla fucilazione. Si tende già ad una specializzazione, ad una specificazione dei compiti nell’interno dei reparti: in certe bande, per esempio, si attua una suddivisione dei partigiani in “”squadre d’assalto”” e “”squadre logistiche””, queste ultime formate anch’esse da combattenti ma essenzialmente di seconda linea, e col compito immediato di provvedere, durante le operazioni, ai trasporti di viveri e materiali, con conseguente alleggerimento delle forze di prima schiera. Si cura al massimo l’inquadramento dei reparti, preoccupandosi non solo degli ufficiali, ma anche dei sottoufficiali. Ognuno ha le sue mansioni e la sua competenza, si fanno corsi di addestramento (per esempio per sabotatori), si costituiscono dei piccoli reparti specializzati (per esempio di esploratori), si organizza l’intendenza: è come un piccolo esercito che si va creando, coi suoi apparati di comando, coi suoi servizi, colla sua “”naja””.”” (pag 53-54)”,”ITAR-203″ “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume I.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-081-FL” “LIVIO Tito, a cura di Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume II.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-082-FL” “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI e Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume quarto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-115-FL” “LIVIO Tito, a cura di Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume quinto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-116-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-121-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione. Volume sesto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Bianca Ceva (1897-1982) è stata a lungo professoressa di Lettere nel Licei classici. Mario Scàndola ha insegnato Lettere nei Licei.”,”STAx-122-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Bianca Ceva (1897-1982) è stata a lungo professoressa di Lettere nel Licei classici. Mario Scàndola ha insegnato Lettere nei Licei.”,”STAx-123-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di F.W. WALBANK”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-124-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di John BRISCOE”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-125-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Patrick G. WALSH”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Luigi Galasso insegna Filologia classica all’Università di Pavia. Patrick G. Walsh è stato professor Emeritus of Classics all’Università di Glasgow.”,”STAx-126-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Marzia Bonfanti si è laureata a Pisa con Gian Biagio Conte con una tesi in Letteratura latina. Collaboratrice della casa editrice Le Monnier. Svolge attività di ricerca presso il Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali della Scuola Normale di Pisa.”,”STAx-127-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Plinio FRACCARO”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Michela Mariotti ha studiato Letteratura Latina a Pisa con Gian Biagio Conte. Si è dedicata in particolare a petronio, argomento della tesi di dottorato (Pisa 1997). Da anni lavora nell’editoria scolastica per i testi classici.”,”STAx-128-FL” “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI”,”Storia di Roma. Volume terzo.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-131-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Hippolyte TAINE”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Hippolyte Taine (1828-1893) fu filosofo, saggista, romanziere e storico tra i puù importanti e noti del suo tempo per la novità delle sue vedute e l’eleganza dello stile.”,”STAx-132-FL” “LIVORSI Franco a cura; testi di Antonio LABRIOLA Giuseppe TONIOLO Gaetano MOSCA E.S. SONNINO Giovanni GIOLITTI Romolo MURRI Vilfredo PARETO confronto tra Filippo TURATI e Arturo LABRIOLA Filippo Tommaso MARINETTI Enrico CORRADINI Gaetano SALVEMINI Arturo LABRIOLA Benito MUSSOLINI Leonida BISSOLATI Benedetto CROCE Filippo MEDA Filippo CORRIDONI Gabriele D’ANNUNZIO Amadeo BORDIGA Luigi STURZO Giacinto Menotti SERRATI Antonio GRAMSCI Palmiro TOGLIATTI Piero GOBETTI Luigi REPOSSI Guido DORSO Giovanni GENTILE Luigi SALVATORELLI Carlo ROSSELLI Ugo SPIRITO Rodolfo MORANDI Dino GRANDI C. MARCHESI”,”Il pensiero politico italiano 1893 – 1943. L’ età liberale la grande guerra tra rivoluzione e reazione fascismo e antifascismo.”,”Testi di Antonio LABRIOLA, Giuseppe TONIOLO, Gaetano MOSCA, E.S. SONNINO, Giovanni GIOLITTI, Romolo MURRI, Vilfredo PARETO, confronto tra Filippo TURATI e Arturo LABRIOLA, Filippo Tommaso MARINETTI, Enrico CORRADINI, Gaetano SALVEMINI, Arturo LABRIOLA, Benito MUSSOLINI, Leonida BISSOLATI, Benedetto CROCE, Filippo MEDA, , Filippo CORRIDONI, Gabriele D’ANNUNZIO, Amadeo BORDIGA, Luigi STURZO, Giacinto Menotti SERRATI, Antonio GRAMSCI, Palmiro TOGLIATTI, Piero GOBETTI, Luigi REPOSSI (operaio comunista deputato, dichiarazioni alla Camera contro il fascismo, 1924), Guido DORSO, Tesi di Lione, Giovanni GENTILE, Luigi SALVATORELLI, Carlo ROSSELLI, Ugo SPIRITO, Rodolfo MORANDI, Dino GRANDI, C. MARCHESI.”,”ITAB-025″ “LIVORSI Franco”,”Turati. Cinquant’anni di socialismo in Italia.”,”LIVORSI (Torino 1941) professore associato di storia delle dottrine politiche, docente di filosofia della politica presso l’ Università di Torino, ha curato e introdotto diversi e importanti testi di carattere storico scientifico politico. Ha pubblicato ‘Amedeo Bordiga. Il pensiero e l’ azione politica, 1912-1970′ (1976), ‘Utopia e totalitarismo’ (1979).”,”TUFx-005″ “LIVORSI Franco”,”Stato e libertà. Questioni di storia del pensiero politico. Da Socrate a Popper.”,”LIVORSI Franco Gramsci e Mussolini interventisti. “”Gramsci, allora ventitreenne, fu anzi influenzato dalle prime posizioni filointerventiste di Mussolini, scrivendo pure, nell’ottobre del 1914, un articolo che riecheggiava sin dal titolo quello che costò a Mussolini la sconfessione da parte del PSI, con sue dimissioni dalla direzione del quotidiano socialista, fondazione di un altro giornale e relativa espulsione dal partito. Mussolini aveva infatti pubblicato, il 18 ottobre, sull”Avanti!’, il testo ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante’. Gramsci intitolava il proprio contributo: ‘Neutralità attiva ed operante’ (“”Il Grido del Popolo””, 31 ottobre 1914)””. (pag 220)”,”TEOP-422″ “LIVORSI Franco MERLI Stefano BERTI Nico POGATSCHING Marcella GALLI Giorgio ZUCARO Domenico SETTEMBRINI Domenico BIDUSSA David FEDELE Santi CIUFFOLETTI Zeffiro CAREDDA Giorgio NERI SERNERI Simone”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio: ‘Livorno e la sfinge russa’ di Giorgio GALLI (pag 94-103) “”Il limite di Bordiga e della sinistra italiana (a parte quello proprio di tutto il marxismo rivoluzionario: il “”proletariato”” non ha assunto comportamenti atti a farne l’erede “”rivoluzionario”” della “”filosofia classica tedesca””) è consistito proprio nel vedere in Lenin e nei bolscevichi russi solo dei marxisti (quali erano), vittoriosi in quanto elaboravano e in quanto applicavano in modo rivoluzionario il pensiero dei classici, e non anche degli intellettuali favoriti dal particolare contesto culturale, sociale e politico della “”sfinge russa””. (pag 101, G. Galli)”,”MITS-383″ “LIVORSI Franco”,”Introduzione alla storia del pensiero politico.”,”Franco Livorsi è nato a Torino nel 1941. E’ professore associato e confermato (al 1995) di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Dal 1994 insegna alla Statale di Milano.”,”TEOP-266″ “LIVORSI Franco, a cura, testi antologici di MICHELS ENGELS TURATI Arturo LABRIOLA SALVEMINI MUSSOLINI TREVES SERRATI MATTEOTTI PERTINI NENNI BASSO SARAGAT MORANDI FOA LOMBARDI”,”Il socialismo italiano. Da Filippo Turati a Pietro Nenni (1892-1972)”,”Engels (pag 91-92) Lettera a Turati “”Evidentemente non è a noi che spetta di preparare direttamente un movimento che non è quello precisamente della classe che noi rappresentiamo. Se i repubblicani e i radicali credono scoccata l’ora di muoversi , diano essi libero sfogo alla loro impetuosità. Quanto a noi, fummo troppo spesso ingannati dalle grandi promesse di questi signori, per lasciarvicisi prendere un’altra volta. Né le loro proclamazioni né le loro cospirazioni dovranno menomamente toccarci. Se noi siamo tenuti a sostenere ogni movimento popolare ‘reale’, siamo tenuti ugualmente a non sacrificare indarno il nucleo appena formato del nostro partito proletario, e a non lasciar decimare il proletariato in sterili sommosse locali. Se al contrario il movimento è davvero nazionale, i nostri uomini non staranno nascosti, non vi sarà neppur bisogno di lanciar loro una parola di ordine… Ma allora dovrà ben essere inteso, e noi dovremmo proclamarlo altamente, che noi partecipiamo ‘come partito indipendente’, alleato pel momento ai radicali e repubblicani, ma interamente distinto da essi; che non ci facciamo alcuna illusione sul risultato della lotta in caso di vittoria; che questo risultato, lunge dal renderci soddisfatti, non sarà per noi che una tappa guadagnata, nuova base d’operazione per conquiste ulteriori; che il dì stesso della vittoria, le nostre strade si divideranno; che da quel giorno, di fronte al nuovo governo, noi formeremo la ‘nuova opposizione’, opposizione non già reazionaria, ma progressiva, opposizione d’estrema sinistra che spingerà a nuove conquiste al di là dei terreni guadagnati. Dopo la vittoria comune, potrebbe esserci offerto qualche seggio nel nuovo governo – ma sempre ‘nella minoranza’. Questo è il pericolo più grande. Dopo febbraio 1848, i democratici socialisti francesi (della ‘Réforme’, Ledru-Rollin, Louis Blanc, Flocon, ecc.) commisero l’errore di accettare cosiffatte cariche. Minoranza nel governo, essi condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti, di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri; mentre la presenza loro nel governo paralizzava completamente l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice ch’essi pretendevano rappresentare. In tutto questo, io non do che la mia opinione personale, poiché me l’avete domandata, e ancora con la maggior diffidenza “” (pag 91-92) [Federico Engels, La futura rivoluzione italiana e il Partito Socialista, ‘Critica Sociale’, a. IV, n° 3, 1° febbraio 1894, pp 35-36 (lettera a Turati, Londra 26 gennaio 1894)] [in ‘Il socialismo italiano. Da Filippo Turati a Pietro Nenni (1892-1972)’, a cura di Franco Livorsi, 1981]”,”MITS-401″ “LIVORSI Franco MERLI Stefano BERTI Nico POGATSCHING Marcella GALLI Giorgio ZUCARO Domenico SETTEMBRINI Domenico BIDUSSA David FEDELE Santi CIUFFOLETTI Zeffiro CAREDDA Giorgio NERI SERNERI Simone”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio: ‘Livorno e la sfinge russa’ di Giorgio GALLI (pag 94-103) “”Il limite di Bordiga e della sinistra italiana (a parte quello proprio di tutto il marxismo rivoluzionario: il “”proletariato”” non ha assunto comportamenti atti a farne l’erede “”rivoluzionario”” della “”filosofia classica tedesca””) è consistito proprio nel vedere in Lenin e nei bolscevichi russi solo dei marxisti (quali erano), vittoriosi in quanto elaboravano e in quanto applicavano in modo rivoluzionario il pensiero dei classici, e non anche degli intellettuali favoriti dal particolare contesto culturale, sociale e politico della “”sfinge russa””. (pag 101, G. Galli)”,”ITAD-004-FER” “LIVORSI Franco”,”La forma-partito comunista delle origini alla Liberazione.”,”””Benché il proposito gramsciano di “”rinnovare”” il Psi in senso comunista nel fuoco della lotta per il potere operaio e contadino fosse espressamente lodato da Lenin e dall’Internazionale comunista, nel PcdI nascente prevalse dapprincipio Bordiga, vero fondatore e primo capo storico del nuovo partito. Ciò era pure connesso al fatto che egli era stato un esponente dei giovani socialisti noto nazionalmente sin dal 1912; si era poi molto battuto contro la grande guerra, e soprattutto aveva compreso prima di tutti la necessità di formare, per la rivoluzione, un partito rivoluzionario, comunista, senza riformisti. Su ciò si era realizzato il forte accordo con Lenin, al richiamato congresso del Comintern del 1920, basato sul fatto che il capo del bolscevismo e i suoi compagni erano persuasi che il fallimento o il ritardo delle attesissime rivoluzioni proletarie a Occidente, nel cuore del capitalismo, fosse legato all’assenza, nell’area, di partiti rivoluzionari, comunisti, effettivi. Bordiga, alla testa del PcdI, faceva prevalere pure la sua concezione del partito, inteso come corpo rivoluzionario: come «organo» del proletariato, di cui avrebbe dovuto essere considerato non già parte ma motore centrale, più o meno come il cervello, e il cuore, nel corpo umano. Al proposito sono molto interessanti gli articoli di Bordiga del 1921 sulla forma-partito comunista: testi di una chiarezza e potenza logica impressionanti, anche se configurano una dottrina più da setta che da grande partito. Innanzitutto è teorizzata l’opposizione tra partito come avanguardia di classe e partito laburista, come ben emerge nel seguente passaggio: «Tutta la degenerazione dei partiti socialdemocratici della Seconda Internazionale, ed il loro apparente divenire meno rivoluzionari della massa non organizzata, derivava dal fatto che essi ogni giorno di più perdevano la precisa sagoma di partito, appunto perchè facevano dell’operaismo, del «laburismo», ossia funzionavano non più come avanguardie precorritrici della classe, ma come sua espressione meccanica in un sistema elettorale e corporativo in cui si dava lo stesso peso e la stessa influenza agli strati meno coscienti e più dominati da egoismi della classe proletaria stessa». E concludeva: «Il partito non parte da un’identità di interessi economici così completa come il sindacato, ma in compenso stabilisce l’unità della sua organizzazione su una base tanto più vasta quanto è la classe in confronto alla categoria. Non solo il partito si estende sulla base dell’intera classe proletaria nello spazio, fino a divenire internazionale [‘l’Internazionale Comunista, allora intesa come vero partito mondiale, di cui i singoli partiti erano sezioni territoriali’, ndr], ma altresì nel tempo: ossia esso è lo specifico organo la cui coscienza e la cui azione rispecchiano le esigenze del successo nell’intero cammino di emancipazione rivoluzionaria del proletariato (5)»”” (pag 38-39) [Franco Livorsi, ‘La forma-partito comunista delle origini alla Liberazione’, (in) Il Ponte, Firenze, n. 8-9, agosto-settembre 1990] [A. Bordiga, ‘Partito e classe’, in ‘Rassegna comunista’, a. 1, n. 2, 15 aprile 1921] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MITC-012-FGB”
“LIVORSI Franco”,”Amadeo Bordiga. Il pensiero e l’azione politica, 1912-1970.”,”Dal paragrafo ‘L’antifascismo attivo e settario’ 1921-22. Il movimento degli ‘Arditi del Popolo’, guidato da Argo Secondari, e le dure critiche del Pcd’I “”Ma la grande questione in cui ha subito modo di inverarsi la tesi dell’indipendenza a tutti i costi del Pcd’I è quella degli «Arditi del popolo». Questi costituivano un’organizzazione affacciatasi sulla scena politica nel marzo del 1921, ma nata ufficialmente soltanto ai primi di luglio, avente lo scopo di arginare la violenza fascista contrapponendogliene una di popolo. L’iniziativa non aveva trovato eco neppure tra i partiti proletari. Il Psi era stato contrario, perché favorevole alla non-violenza, alla «resistenza passiva» al fascismo; ma contrario era stato pure il Pcd’I, anche se i suoi militanti non avevano seguito la deliberazione del «centro» scrivendo, con gli Arditi del popolo, tra il luglio del ’21 e quello del ’22, importanti pagine di lotta antifascista di massa. Capo del movimento antifascista armato fu Argo Secondari, ex ardito, dannunziano, non certo marxista. Questi, il 12 luglio, aveva rilasciato un’intervista all”Ordine Nuovo’, nella quale metteva in luce appunto tali sue matrici ideologiche e, tra l’altro, tendeva a restringere i compiti dell’organizzazione in precisi confini democratici: ritorno alla non-violenza tra le classi, da garantire – come scopo – escludendo correnti politiche organizzate tra gli Arditi del Popolo. Nonostante tali limiti l’organizzazione suscitò entusiasmo nella base proletaria e vide un certo afflusso di elementi provenienti soprattutto dal combattentismo democratico e dall’anarchismo. Gramsci guardò all’iniziativa con una certa simpatia. Terracini, allora legatissimo a Bordiga, stigmatizzò la nuova organizzazione in modo durissimo, intendendola, in un articolo su ‘La Correspondance internationale’, come una semplice manovra di Nitti contro Giolitti (11), sorta di tentativo di disarmo di una milizia borghese di destra da parte di una borghese di sinistra, per promuovere un governo puramente democratico. Egli ribadì, in sostanza, il sospetto di una permanente insidia di centro-sinistra da parte di Nitti, conformemente a una linea manifestata esplicitamente da Bordiga soprattutto dal ’19 in poi, quando questi aveva interpretato in tal senso le prime elezioni politiche del dopoguerra, dapprima motivando la proposta di disertarle, e poi commentandone i risultati (12). Il fatto che tale settarismo sia legato, come si è rilevato nel manifesto del 6 marzo, alla falsa convinzione, inizialmente anche del PSI, per cui la borghesia colpiva violentemente perché era nella sua crisi finale, alla maniera di una fiera ferita a morte, non attenua la portata dell’errore, ma, semmai, l’aggrava con un’analisi errata sullo stato politico del capitalismo. Va anche notato che Terracini tenderà a ribadire quella scelta contro l’adesione all’arditismo popolare, negandola da un lato e affermandola dall’altro, ancora in un’intervista del ’70 (13). Bordiga chiarisce il proprio punto di vista attraverso uno sforzo di analisi non certo di poco conto, in un lungo articolo in tre parti del luglio 1921, ‘Il valore dell’isolamento’. Bordiga inserisce il problema in quello più generale della situazione politica e dell’attitudine di tenere, come PCd’I, verso i diversi raggruppamenti politici. Egli, intanto, ammette che si è in presenza di una fase di difficile interpretazione, nella quale si assiste certamente a un mutamento nelle istituzioni dello Stato. In tale situazione c’è una notevole confusione a sinistra. Le forze politiche che si dicono rivoluzionarie – di matrice anarco-sindacalista, socialista, comunista – sono troppe, e così finiscono con l’ottenebrare l’antitesi generale tra due sole forze fondamentali, tipica di ogni crisi veramente rivoluzionaria. Segue una delle tante e gravi dichiarazioni che denotano la sottovalutazione del fascismo da parte di Bordiga: «Ripetiamo un nostro netto concetto dicendo che non crediamo alla possibilità del colpo di Stato di ‘destra’, della rivoluzione a rovescio, che ci regali un regime ‘peggiore’ di quello monarchico e parlamentare che godiamo. Questo ridicolo spauracchio è stato troppe volte agitato da demagoghi di tutti i colori, perché si possa prenderlo sul serio»”” (pag 199-201) [Franco Livorsi, ‘Amadeo Bordiga. Il pensiero e l’azione politica, 1912-1970’, Editori Riuniti, Roma, 1976] [(11) U. Terracini, ‘Les “”Arditi del popolo””‘, in ‘La Correspondance internationale’, n. 24, 1921, p. 192; (12) Cfr. soprattutto l’art. di Bordiga ‘La situazione italiana e il socialismo’, in ‘Il Soviet’, n. 1, 4 gennaio 1920; (13) S. Zavoli, ‘Nascita di una dittatura’, cit., pp. 99-100]”,”BORD-009-FAP”
“LIVORSI Franco”,”Il mito della nuova terra. Cultura, idee e problemi dell’ambientalismo.”,”Nell’indice dei nomi molto presenti Marx ed Engels”,”TEOS-014-FMB”
“LI-ZHENSHENG; a cura di Robert PLEDGE”,”Colore rosso soldato di notizie. L’ odissea di un fotografo attraverso la rivoluzione culturale.”,”””Mentre la Cina si avviava faticosamente verso la stabilità, il terrore continuava. Dopo che i primi a subire le denunce erano morti o erano stati spediti nelle più remote regioni del paese, le forze ribelli spesso si accanivano contro i loro parenti. Durante la rivoluzione culturale, così come era accaduto durante la campagna di repressione degli anni Cinquanta, la colpa era ereditaria: i figli dei presunti capitalisti e sostenitori della destra, erano segnati dai crimini dei loro genitori e spesso ne condividevano il destino. Esemplare è ciò che successe a Harbin alla fine del 1968 al figlio dell’ ex-primo segretario del Partito dell’ Heilongjiang.”” (pag 228)”,”CINx-141″
“LI-ZHENSHENG, a cura di Robert PLEDGE”,”‘Le petit livre rouge d’un photographe chinois. Li Zhengsheng et la revolution culturelle.'”,”Fondo RC “”A volte, quando non se ne poteva più di queste penose condizioni di vita, io e i miei amici andavamo ad Acheng, il capoluogo della contea per acquistare qualche cosa da mangiare, o andare al ristorante. Facevamo in modo da non ordinare cose troppo care, giusto uno o due piatti, a volte una o due bottiglie di birra. Le autorità ci presero in castagna quando misero le mani sul mio diario e sulle mie lettere d’amore a Peikui. Fummo costretti a fare autocritica. Davanti a tutta la sezione numero quattro, composta da quaranta persone, riconobbi umilmente di aver avuto dei “”pensieri capitalisti””. Alla fine della riunione, promisi di “”studiare più intensamente le opere del presidente Mao”” e di “”seguire sempre le consegne del Partito””. (…) Rientrai nel marzo 1966. La Rivoluzione culturale scoppiò nel maggio di quell’ anno.”” (pag 27-28)”,”CINx-191″
“LIZIER Augusto”,”Corso di storia. Vol 1. Medioevo (312 – 1492). Vol 2. Età moderna (1492 – 1815). Vol 3. Età contemporanea (1815 – 1940).”,”L’A chiudendo il 3° volume riporta il discorso di MUSSOLINI per l’ intervento nella 2° GM (10 giugno 1940). La trilogia è un testo per le scuole superiori dell’epoca fascista.”,”STOU-026″
“LIZZADRI Oreste”,”Quel dannato marzo 1943.”,”””Questo spiega come vecchi diplomatici, abituati a misurare un atto o una parola, difficilmente si rendano conto che esiste una Federazione sindacale mondiale con 75 milioni di organizzati, che potrà dire in date circostanze una parola decisiva, più accreditata di quella dei governi stessi. Per prima cosa, arrivati a Parigi, noi abbiamo preso contatto con questa grande organizzazione e col suo segretario Louis Saillant, che è anche capo della Resistenza francese. Nostro obiettivo immediato fu di chiedere la solidarietà dei lavoratori degli altri paesi i quali, già lo scorso anno, ammettendo la CGIL nella direzione del FSM e nel BIT, avevano dimostrato di associarsi al nostro obiettivo tendente a sottrarre al popolo italiano alle responsabilità dei crimini fascisti. L’ impresa è risultata più difficile di quanto si credeva perché nulla era stato tentato per creare tra i delegati stranieri della conferenza, un’ atmosfera favorevole all’ Italia. La carta buona, quella della guerra partigiana e del contributo operaio, era stata appena accennata. Nessuna preparazione propagandistica per la nostra causa, mentre i muri di Parigi erano tappezzati di manifesti per la Resistenza jugoslava e i giornali francesi esaltavano quotidianamente la lotta di questo paese.”” (pag 118-119)”,”MITT-068″
“LIZZADRI Oreste”,”La boje! Lotte del lavoro in Italia dalle origini al fascismo.”,”LIZZADRI Oreste Nato nel 1896, a 15 anni lavorava in fabbrica e a 18 era segretario della Camera del Lavoro di Castellamare di Stabia. Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostituzione del partito socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la linea del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari il CLN centrale. Fu poi segretario del PSI per l’ Italia liberata e segretario della CGIL fondata a Roma da Giuseppe DI-VITTORIO, Achille GRANDI, e da lui nel 1944. Deputato nel dopoguerra, ha rifiutato la candidatura nelle elezioni del 1968. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina).”,”MITT-109″
“LIZZADRI Oreste”,”La Boje! Lotte del lavoro in Italia dalle origini al fascismo.”,”Oreste Lizzadri nato a Gragnano nel 1896, a 15 anni lavorava in fabbrica e a diciotto era segretario della camera del lavoro di Castellammare di Stabia. Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostruzione del Partito Socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la line del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari. Fu poi segretario del PSI per l’Italia liberata e segretario della CGIL, fondata a Roma da Giuseppe Di-Vittorio, da Achille Grandi e da lui nel luglio 1944.”,”MITT-031-FL”
“LIZZADRI Oreste”,”L’ internazionale del lavoro. Speranze, delusioni e conquiste dei lavoratori e dei popoli oppressi dal 1945 al 1976.”,”Oreste Lizzadri è nato a Gragnano nel 1896. A 15 anni lavorava in fabbrica e a 18 era segretario della Camera del lavoro di Castellamare di Stabia . Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostituzione del Partito socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la linea del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari il Comitato di liberazione nazionale centrale CLN. Fu poi segretario del PSI per l’Italia liberata e segretario della CGIL, fondata a Roma da Giuseppe Di Vittorio, da Achille Grandi e da lui nel luglio 1944. Consultore nazionale e deputato, rieletto nelle successive legislature, ha rifiutato la candidatura nelle elezioni del 1968. E’ stato membro del Consiglio nazionale dell’ ANPI e ha vissuto a Roma. Ha scritto e pubblicato ‘Problemi del lavoro in Italia’ (1948), ‘Quel dannato marzo 1943’ (1962), ‘Il regno di Badoglio’ (1963), ‘Dal fronte popolare al centro sinistra’ (1969), ‘I 60 anni del movimento operaio italiano: il potere ai sindacati?’ (1972), ‘La boje! Lotte del lavoro in Italiia dalle origini al fascismo’ (1974). In copertina: L’ internazionale dei lavoratori nella iconografia socialista dell’inizio del secolo XX.”,”SIND-175″
“LIZZADRI Oreste”,”Il socialismo italiano dal frontismo al centro sinistra.”,”Oreste Lizzadri fu nel settembre del 1942 uno dei fondatori del PSI. Costituì con Achille Grandi e Giuseppe Di Vittorio la CGIL. Nel 1944, divenne primo segretario del PSI nell’Italia liberata. Festa a Mosca e premio Stalin (pag 247-250) “”Sabato 12 luglio (1952], i cittadini moscoviti, fermandosi davanti alle edicole dei giornali, si domandavano quale grande avvenimento avesse indotto i tre grandi quotidiani: la Pravda, Le Izvestia e il Trud a pubblicare in prima pagina, con il rilievo riservato ad altissimi personaggi, la fotografia di Pietro Nenni, segretario del Partito socialista italiano e vice presidente del comitato mondiale dei partigiani della pace. La fotografia lo ritraeva mentre, al Cremlino, pronunciava un discorso di ringraziamento per l’assegnazione del premio internazionale Stalin. In una corrispondenza da Mosca all’Avanti del 12 luglio, Guido Mazzali, che faceva parte della delegazione italiana, diede il massimo risalto alla manifestazione per la consegna del premio Stalin a Pietro Nenni. Alla cerimonia assistevano i rappresentanti delle organizzazioni civiche di Mosca, eminenti scienziati, scrittori, lavoratori dell’arte e operai d’assalto. Tra cordiali applausi Nenni e la delegazione del PSI presero posto a fianco dell’accademico Dimitri Skobeltsin, presidente dell’ente che assegnava il premio, degli scrittori Alessandro Fedaiev e Ilya Ehrenburg, Kuo-Mo-Jo e Nicolai Tikonov, altri vice presidenti come Nenni del comitato mondiale dei partigiani della pace, e Nina Popova presidente del comitato delle donne antifasciste. Tutte queste personalità presero la parola per congratularsi calorosamente col premiato. (…) Il 18 luglio Nenni venne ricevuto da Stalin e lo commosse l’atto affettuoso del «grande capo» che nel congedarlo, battendogli familiarmente una mano sulla spalla, lo salutò con: «continuate, compagno Nenni, il vostro utile lavoro per la pace. È una buona causa». Se ci è consentito esprimere «a posteriori» una considerazione, diremo che l’assegnazione del premio Stalin e la sua restituzione costituirono per Nenni i due atti più significativi della sua carriera politica, vista con gli occhi della borghesia italiana. Dopo l’assegnazione, egli fu per antonomasia «il premio Stalin». La più grave offesa della stampa governativa e reazionaria consisteva nel citarlo con questo, per loro infamante, appellativo. Come ci si poteva fidare di «un premio Stalin»? Come si poteva trattare con un «premio Stalin»? Ma segnò anche il punto più alto della sua popolarità tra le masse italiane e di tutto il mondo. La restituzione del premio invece gli valse il compiacimento dei vecchi avversari e il decadimento della sua popolarità nel mondo dei lavoratori. Per la stampa che lo aveva insultato e calunniato anche con riferimento odioso ai milioni del premio, rispuntò il vero Nenni, l’interventista della prima guerra mondiale, l’erede di Turati, l’uomo che nel 1940 avrebbe avuto in mano l’Italia solo se si fosse distaccato dai comunisti (…)”” (pag 247-250)”,”ITAC-159″
“LIZZERI Giancarlo DE-BRABANT François”,”L’industria delle telecomunicazioni in Italia.”,”LIZZERI (1939) è laureato in scienze politiche alla Cattolica. BRABANT (1949) è laureato in economia politica alla Bocconi.”,”ECOG-028″
“LIZZERI Giancarlo DE-BRABANT François”,”L’industria delle telecomunicazioni in Italia.”,”Giancarlo Lizzeri (1939) è laureato in scienze politiche alla Cattolica. F. De-Brabant (1949) è laureato in economia politica alla Bocconi.”,”STAT-588″
“LJESKOV Nicola (LESKOV)”,”Il meglio di Nicola Ljeskov.”,”Ljeskov nacque nel villaggio di Gorochow il 4 febbraio 1831. A diciotto anni si traferì a Kiev a compiervi gli studi. La sua attività letteraria cominciò soltanto verso il 1861. Fino allora egli viaggiò la Russia e l’estero come agente di un negoziante inglese. In quell’anno si rivelò un acuto critico letterario pubblicando uno scritto intorno al romanzo ‘Che fare?’ di Tchernichevski. Ha scritto racconti e un romanzo ma il suo capolavoro viene considerato ‘La famiglia decaduta’ che compare in questo volume. Morì nel 1895. La grande peculiarità della prosa di Leskov risiede senza dubbio nell’uso dei dialoghi che seguono la tecnica dello skaz, discorsi diretti improvvisati conditi con volute sciatterie e contaminati da linguaggio popolare e gerghi professionali, che dava a questa una genuina immediatezza. L’autore infatti fa derivare le proprie opere direttamente dalla tradizione orale e come tale, cerca di tenere vivo l’interesse dei lettori con continui scambi di battute in prima persona. La sua abilità in tale metodo gli valse l’elogio di Gorkij, che lo definì “”il mago della parola””. Risentono tuttavia di questa impostazione le descrizioni dei personaggi che riescono vivi e formati solo quando l’autore ce li presenta nella loro immediatezza, senza un piano prestabilito e senza tener conto dello sviluppo futuro del racconto: in particolare le figure degli intellettuali risultano piatte, monodimensionali anche perché Leskov, non frequentandoli, non riesce a descriverli compiutamente. Pur iniziando la sua carriera letteraria con articoli e romanzi in cui espone le sue tesi politiche e sociali, la sua produzione migliore fu senza dubbio quella che ha per oggetto la povera vita degli abitanti della provincia russa. Infatti, quando descrive i soggetti dello strato popolare che fanno da sfondo alla narrazione (contadini, vagabondi, prostitute, preti e mercanti), Leskov, al pari di Turgenev, sfugge dall’atteggiamento esteriore di pietà aristocratica tipica della contemporanea produzione letteraria umanitaria, per tentare di recuperare dall’interno, attraverso le sue strutture di pensiero e di linguaggio, il materiale umano dei suoi racconti. Ispirò numerosi scrittori, tra i quali si può citare Gusev-Orenburgskij.“,”RUSx-007-FF”
“LLACER Toni”,”Nietzsche. Il superuomo e la volontà di potenza.”,”LLACER Tomi “”Nietzsche era convinto di aver raggiunto il vertice della sua riflessione filosofica e si sentiva «l’uomo più indipendente d’Europa». Coltivava la speranza che, grazie allo stile peculiare, il prezioso messaggio di Zarathustra potesse raggiungere il grande pubblico (trent’anni dopo il governo tedesco frà stampare 150.000 copie del libro da destinare ai soldati che combattevano nella Prima guerra mondiale). Ma l’opera passò inosservata. L’euforia che sentiva nel constatare la maturità del suo pensiero contrastava con la sua esistenza reale: passava ore a tremare di freddo in una piccola stanza e guardandosi allo specchio esclamava: «Amico Nietzsche, ora sei totalmente solo!» (pag 37) Pederastia, onanismo, omosessualità di Nietzsche secondo Wagner) (pag 37)”,”FILx-511″
“LLARCH Joan”,”Cipriano Mera. Un anarquista en la guerra de España.”,”Joan LLARCH, autore de ‘La batalla del Ebro’ e di ‘La muerte de Durruti’ espone qui le peripezie rivoluzionarie del famoso anarchico spagnolo che al fronte dimostrò il suo valore ed ebbe come riconoscimento il grado di generale dell’ esercito della Repubblica.”,”MSPG-075″
“LLERA-ESTEBAN Luis de, a cura di Dianella Ughetta GAMBINI”,”La guerra civile di Spagna (1936-39). I. Le cause e il contesto internazionale.”,”Luis de Llera Esteban (Don Benito, Spagna, 1947), storico, filosofo e letterato, svolge una intensa attività di conferenziere e professore invitato in numerose università europee e del Centro e Sud America. Dal 1998 è professore ordinario di Lingua Spagnola nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Genova. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su volumi collettanei. [‘Le stragi del clero provocarono orrore in quasi tutti. Il Cattolicesimo francese vedeva nel ‘Frente Popular’ spagnolo il nemico della tradizione e della fede. Tuttavia il passare dei mesi e l’impressione causata dalle repressioni franchiste nella provincia e nella città di Badajoz, uniti all’allineamento di Franco ai regimi nazifascisti dopo che questi erano intervenuti a suo favore, mutarono l’opinione di molti e diedero origine a una forte divisione tra fedeli. Con posizioni molto diverse tra loro, gran parte degli intellettuali francesi si schierò contro i franchisti senza che questo comportasse, nella maggior parte dei casi, sostegno o simpatia per il ‘Frente Popular’. Fino a una fase avanzata della guerra, l’episcopato fu unanime nell’appoggiare la causa franchista. Nel settembre del 1937 l’arcivescovo di Parigi, cardinale Verdier, dichiarò: «La lotta che ha luogo in Spagna è in realtà il conflitto tra la civiltà cristiana e la presunta civiltà dell’ateismo sovietico». Malgrado la posizione critica di Maritain, del secondo Bernanos, di Mounier e della rivista “”Sept””, molti cattolici della base continuarono a seguire fedelmente l’opinione del loro cardinale fino al termine della guerra. La paura che il governo di Blum potesse lasciarsi trascinare da decisioni imprudenti o calcolate di intervento militare fece si che la camera dei deputati, come misura cautelativa, desse istruzioni all’esecutivo affinché rivolgesse questo appello urgente a tutti i governi interessati: ognuno di loro avrebbe dovuto adottare urgenti provvedimenti per evitare qualsiasi impegno in Spagna. Le indicazioni del potere legislativo francese al potere esecutivo ebbero come effetto immediato l’attuazione dell’accordo della politica europea di non Intervento che fu accolta con favore e sollievo dalla maggior parte dei francesi. I fattori interni che abbiamo spiegato sono fondamentali per valutare la posizione di non Intervento francese’ (pag 119)]”,”MSPG-274″
“LLERA-ESTEBAN Luis de, a cura di Laura SANFELICI”,”La guerra civile di Spagna (1936-39). II. Gli eventi bellici.”,”Luis de Llera Esteban (Don Benito, Spagna, 1947), storico, filosofo e letterato, svolge una intensa attività di conferenziere e professore invitato in numerose università europee e del Centro e Sud America. Dal 1998 è professore ordinario di Lingua Spagnola nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Genova. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su volumi collettanei. “”La caduta di Largo Caballero e la formazione del Governo Negrin riflettono due dei passi avanti compiuti dal partito comunista nel suo avvicinamento al potere in seno alla Spagna ‘frentepopulista’. Il Lenin spagnolo era forse, in fondo, troppo spagnolo e troppo sindacalista per poter accettare gli ordini di Mosca e la subordinazione della rivoluzione spagnola ai rigidi progetti del Soviet Supremo. Inoltre Largo Caballero cercò, inevitabilmente, di concentrare tutto il potere nelle sue mani. Gli anarchici, nonostante vedessero in Largo un vero rivoluzionario – come in realtà era -, iniziarono a diffidare di lui quando il ‘leader’ socialista procedette alla formazione di un Esercito della Repubblica e alla creazione di uno Stato embrionale in grado di affrontare i problemi relativi alla guerra. I seguaci di Prieto e di altre correnti socialista criticavano il suo massimalismo, i suoi atteggiamenti dittatoriali e la sua scarsa preparazione in tema di politica internazionale. Praticamente, a partire dalla primavera del 1937, don Francisco rimase totalmente isolato”” (pag 106-107)”,”MSPG-274-B”
“LLORCA Bernardino P.”,”La inquisicion en España.”,”Secondo LLORENTE la causa dell’ Inquisizione spagnola fu che vennero scoperti alcuni ebrei convertiti battezzati che avevano dissimulato ciò offrì “”al Re Ferdinando V il pretesto religioso per confiscare beni, e al Papa Sisto IV quel che bastava per allargare la sua giurisdizione in Castiglia”” (Historia Critica, tomo 1, pag 242). (pag 62) LLORCA critica quelle che a suo parere sono le esagerazioni dello storico dell’ inquisizione E.C. LEA.”,”RELC-164″
“LLOYD GEORGE David”,”Memorie di guerra. Volume I.”,”Joffre scarta l’ipotesi dell’attraversamento del Belgio da parte dell’esercito tedesco. Il racconto di Kitchener. Il consiglio strategico inascoltato di French. “”Di quando in quando [Lord Kitchener] lasciava sfuggire qualche informazione che ci illuminava sulla situazione. Mi ricordo che, avanti che i tedeschi facessero il loro primo colpo, egli ritornò da una visita che aveva fatto in Francia dove aveva visto il comandante in capo dell’esercito francese, generale Joffre, e discusso con lui il piano strategico della campagna. Lord Kitchener abbandonò quel giorno la sua solita segretezza per rivelarci quali erano le intenzioni del generale Joffre. Il comandante in capo francese, secondo lui, non credeva che i tedeschi avrebbero marciato per le provincie occidentali ed orientali del Belgio, perché colà le strade non erano buone, né capaci per un movimento di grossi contingenti con trasporti ed artiglieria. La sua idea era che l’esercito tedesco avrebbe deviato verso l’angolo sud-orientale del Belgio e tentato di rompere le difese alleate nella direzione di Namur. Lord Kitchener disse che l’idea che Joffre aveva della strategia francese era quella di un pugilista che si copre dai colpi dell’avversario col braccio sinistro, mentre col destro mena un colpo inaspettato nel punto più debole del suo antagonista. Lord Kitchener ci dichiarò che, secondo lui, la concezione del generale Joffre del piano di operazione tedesco era sbagliata. Egli era assolutamente convinto che i tedeschi avrebbero marciato per tutte le undici strade che portavano alla frontiera e avrebbero tentato di prendere di fianco le forze alleate in un punto molto più alto di quello indicato dal generale Joffre. Comunque, egli disse, Joffre era fisso nella sua idea. Noi avremmo dovuto vedere tosto il risultato di questo fatale errore”” (pag 79-80); “”Per alcuni giorni non ricevemmo alcuna informazione di ciò che accadeva. Noi le chiedevamo costantemente a Kitchener ma egli ci rispondeva che i rapporti, che riceveva da Sir John French, erano brevi e contradditori e che egli stesso non riusciva a farsi una idea della situazione. Il Gabinetto finì col decidere di mandarlo in Francia per vedere come stessero le cose. Racconti contradditori di ciò che è passato tra questi grandi generali sono già stati pubblicati ed io non credo che spetti a me di metterli d’accordo. Dirò solo che quella fu la mia prima esperienza degli errori commessi dai capi militari – la loro ostinatezza in concezioni sbagliate, la confusione, la mancanza di coordinazione – che ebbero per risultato la decimazione dei più belgi eserciti che la Francia e l’Inghilterra aveva mai messo in campagna. Il Gabinetto era all’oscuro del fatto che nei consigli di guerra, tenuti immediatamente dopo la dichiarazione, Lord French si era opposto a portare il corpo di spedizione alla frontiera belga. Egli aveva espresso allora l’opinione che Maubeuge non fosse più un posto sicuro per concentrarvi le truppe; aveva detto che, secondo lui, sarebbe stato preferibile Amiens, oppure, se si fosse voluto adottare un altro piano, che si dovesse fare uno sbarco ad Anversa od in qualche altro punto della costa francese, raggiungendo poi Anversa per terra. Se l’una o l’altra di queste sue proposte fosse stata accettata, appare ora chiaramente che gli eventi avrebbero preso un’altra piega, particolarmente se 5 divisioni britanniche avessero occupato Anversa: Ci sarebbero state allora sul fianco tedesco 5 eccellenti divisioni di truppa scelta. Questo fatto avrebbe necessariamente rafforzato il morale della milizia belga ed è dubbio che in simili circostanze i tedeschi avrebbero ritenuto consigliabile di penetrare così a fondo nel territorio francese, come fecero in seguito”” (pag 81-82); “”Dai combattimenti dei primi due mesi di guerra emersero due fatti di grande importanza. Il primo fu l’enorme superiorità dell’artiglieria tedesca, non tanto per il numero quanto per il calibro. Il secondo fu la difficoltà di sloggiare un nemico valoroso e tenace da posizioni preparate nelle quali i difensori sparavano al coperto. I francesi ebbero la peggio in aperta campagna, nel Belgio e in Lorena”” (pag 82). David Lloyd George, I conte Lloyd-George di Dwyfor (Chorlton-on-Medlock, 17 gennaio 1863 – Llanystumdwy, 26 marzo 1945), è stato un politico britannico. Figura di passaggio fra il progressismo liberale di tradizione ottocentesca e quello laburista moderno, diede impulso alle riforme sociali in Gran Bretagna e fu responsabile, insieme a Wilson, Nitti e Clemenceau, dell’assetto mondiale dopo la grande guerra (Wikip)]”,”QMIP-224″
“LLOYD GEORGE David”,”Memorie di guerra. Volume II.”,”David Lloyd George, I conte Lloyd-George di Dwyfor (Chorlton-on-Medlock, 17 gennaio 1863 – Llanystumdwy, 26 marzo 1945), è stato un politico britannico. Figura di passaggio fra il progressismo liberale di tradizione ottocentesca e quello laburista moderno, diede impulso alle riforme sociali in Gran Bretagna e fu responsabile, insieme a Wilson, Nitti e Clemenceau, dell’assetto mondiale dopo la grande guerra (Wikip)”,”QMIP-225″
“LO GATTO Ettore”,”Massimo Gorkij.”,”””La giovane generazione, tormentata dal pessimismo sociologico del “”narodnicestvo”” (populismo), oppressa dal piccolo borghesismo degli anni “”ottanta””, dal cupo orrore della vita di Cechov, si tese con avidità al fresco e ardito ottimismo di Gorkij, ottimismo di un uomo che né gli anni di miseria e di privazione, né i tormenti dell’ onore irritato, né le sofferenze del corpo e dell’ anima avevano piegato””. (pag 25)”,”RUSx-083″
“LO HUI-MIN”,”Dentro la grande muraglia. Storia della Cina.”,”Pace comprata a caro prezzo. “”Culturalmente, il periodo Sung è un momento culminante della storia cinese, ma per la nazione fu un periodo di grandi umiliazioni. (…) Ma quei tempi agitati produssero anche molti eroi. Il più famoso di costoro fu Yueh Fei. Fei era un generale molto abile e patriottico. Voleva eliminare i barbari e liberare la Cina settentrionale. Stava per raggiungere il successo quando venne richiamato e proditoriamente messo a morte, si ritiene da un alto funzionario e grande proprietario terriero, Ch’in K’uei. Non soltanto il piano di Yueh Fei fu abbandonato; il governo Sung restiutì persino il territorio che Yueh Fei aveva riconquistato e versò al nemico un’ enorme indennità. In seguito a ciò, i cinesi che risiedevano a nord del fiume Yangtse non dovevano rivedere la bandiera della Cina per altri duecentocinquant’ anni.”” (pag 48-49)”,”CINx-158″
“LO PIPARO Franco”,”I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista.”,”LO PIPARO Franco è ordinario di filosofia del linguaggio all’Università di Palermo. Ha scritto pure ‘Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci’. “”Il silenzio eccessivo di Sraffa negli anni dopo la guerra è imbarazzante: senso di colpa per aver fatto prevalere la lealtà al partito sulla fiducia che l’amico aveva riposto in lui? In mancanza di documenti, persi o distrutti o non ancora trovati, l’immaginazione è autorizzata a prendere le più disparate direzioni. I silenzi di Togliatti sono parte di un progetto politico-culturale sapientemente realizzato: fare di Gramsci il martire-simbolo del comunismo italiano”” (pag 62)”,”GRAS-091″
“LOBATÓN Guillermo”,”Secondo fronte. Teoria della guerriglia e appello alla lotta armata.”,”All’interno del capitolo ‘Rivoluzione cubana’ il paragrafo ‘Rivoluzione borghese e rivoluzione proletaria’ passa velocemente in rassegna le posizioni di Marx Engels Lenin (con citazioni) come esempi di rivoluzioni vittoriose e disfatte del proletariato (1848-49, ecc.), la questione dei rapporti di forza tra borghesia e classe operaia, il problema della conquista delle masse e dell’esercito (‘la lotta per l’esercito’, Lenin, Opere scelte, Mosca, 1947, vol I, p. 435; Trotsky, Storia della rivoluzione russa, Garzanti, 1946, pp. 136-138) “”E’ indubbio che la sorte di ogni rivoluzione a una certa tappa è risolta da una frattura nello stato d’animo dell’esercito. Contro una numerosa forza militare disciplinata, bene armata e abilmente diretta, le disarmate o quasi disarmate masse popolari non potrebbero ottener vittoria… una frattura nello stato d’animo dei soldati gli insorti possono provocarla solo nel caso che essi stessi siano realmente pronti a strappare la vittoria a qualunque prezzo, per conseguenza anche a prezzo di sangue”” (Trotsky, Storia della rivoluzione russa, Garzanti, 1946, pp. 136-138) …bene armata e diretta con abilità, masse popolari prive, o quasi, di armi per combattere non potrebbero ottenere la vittoria. Ma nessuna profonda crisi nazionale può fare a meno di colpire, in una maniera o nell’altra, anche l’esercito: di modo che, nel caso di una rivoluzione veramente popolare, si apre la possibilità – naturalmente senza garanzie – di una vittoria del movimento… Il momento psicologico in cui i soldati passano alla rivoluzione è preparato da un lungo processo molecolare…. (posizione 2815 di 19774, libro digitale Trotsky, Storia della rivoluzione russa, ebook, Mondadori 2018)”,”TEMx-003-FB”
“LÖBEL Joseph”,”Salvatori di vite.”,”Il Dott. Löbel è stato un noto scienziato tedesco. Il volume di carattere divulgativo ma redatto con precisione scientifica, ha avuto un ampio successo anche in Francia ed in Inghilterra.”,”SCIx-044-FV”
“LÖBL Eugen”,”Testimonianza sul processo Slansky.”,”Testimonianza sul processo al centro di cospirazione antistatale capeggiato da Rudolf Slansky.”,”EURC-100″
“LOCH Werner”,”Le mouvement ouvrier allemand devant la Commune.”,”””Mentre la Francia ufficiale e la Germania ufficiale si gettano in una guerra fratricida, i lavoratori si scambiano messaggi di pace e di amicizia (K. Marx)””. (…) “”Le dichiarazioni di simpatia (del partito operaio socialdemocratico tedesco e dei lavoratori tedeschi, ndr) proseguirono malgrado il terrore e i procedimenti (penali, ndr) lanciati contro i lavoratori dopo il discorso di Augusto Bebel. Ciò è provato ad esempio in occasione delle riunioni operaie a Colonia (1) e a Barmen (2). Ma la classe operaia tedesca non era comunque in grado di fermare l’azione criminale dei suoi sfruttutori contro la Comune. La Comune di Parigi alla fine cadde il 28 maggio 1871 davanti all’assalto congiunto della reazione franco-tedesca. Però il proletariato tedesco non aveva alcun dubbio riguardo allo sviluppo sociale futuro preparato dal proletariato di Parigi: «Voi potete esultare, voi vincitori», scriveva il ‘Volkstaat’ il 3 giugno 1871, a proposito dell’annientamento della Comune, «fintanto che potrete vincere la vostra paura! Noi non esultiamo in mezzo al lutto, per i nostri fratelli caduti, perché la lotta ci ha mostrato a qual punto ci siamo rafforzati con il 1848, e arriverà il tempo in cui voi non potrete più vincere» (3)”” (pag 172 [Werner Loch, ‘Le mouvement ouvrier allemand devant la Commune’, Revue d’Histoire moderne et contemporaine, Paris, 19, n. 2, avril-juin 1972, pag 161-172] [(1) si veda anche la ‘risoluzione’, id., p. 588; (2) si veda anche la risoluzione, id., p. 596; (3) Id., p.597] [Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872). Dokumente und Materialien. Dietz, 1964 (Marx, Engels e altri)] Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872), Berlin, 1964″,”MGEx-001-FGB”
“LOCKE John, a cura di Lia FORMIGARI”,”Trattato sul governo.”,”Il manifesto teorico della rivoluzione inglese del 1688-89 presentato da Lia FORMIGARI LOCKE “”In terzo luogo, il potere supremo non può togliere a un uomo una parte della sua proprietà senza il suo consenso. Infatti, la conservazione della proprietà essendo il fine del governo e la ragione per cui gli uomini entrano in società, è necessariamente presupposto e richiesto che il popolo abbia una proprietà; altrimenti bisognerebbe supporre che, entrando in società, si perda ciò che era appunto il fine in vista del quale vi si era entrati (…)””. (pag 153)”,”TEOP-016″
“LOCKE John”,”Lettera sulla tolleranza. (Tit.orig.: Epistola de tolerantia)”,”Questione religione in Locke. “”In queste affermazioni c’è il rifiuto di ogni sorta di papismo, c’è la condanna di ogni chiesa istituita sul principio di autorità, la quale si arroghi il diritto di farsi persecutrice di coloro che non accettino le sue leggi e i suoi dogmi, i cui capi si ritengano investiti per diritto divino degli stessi arcani e magici poteri che Cristo stesso avrebbe conferito agli Apostoli; ed è una condanna che opportunamente si inserisce nel dibattito politico e religioso dell’ Inghilterra del tempo, dove il pericolo cattolico si configura come il tentativo di instaurare una monarchia assoluta di tipo francese e dove la stessa chiesa anglicana può diventare il veicolo di una forma non meno pericolosa di papismo, dal momento che con le forme cattoliche ha in comune la struttura autoritaria e la pretesa di sottoporre a disciplina intransigente tutte le forme di vita religiosa.”” (pag LIX)”,”TEOP-194″
“LOCKE John”,”Saggio sul governo civile. Riguardante la sua vera origine, la sua estensione, il suo fine.”,”Il potere legislativo. “”In quarto luogo, l’ autorità legislativa non può trasferire in altre mani il potere di creare le leggi: giacché quell’ autorità non è altro che delegata da parte del popolo e coloro che l’ hanno così ricevuta non hanno diritto di rimetterla ad altri. (…) né il popolo può essere tenuto all’ obbedienza di alcuna altra legge che non sia quella emanata dalle persone preventivamente elette e incaricate di tale funzione””. (pag 182-183) Il potere esecutivo non è superiore a quello legislativo. “”Il potere di convocare e di sciogliere la assemblea legislativa, spettante alla potestà esecutiva, non conferisce a quest’ultima un titolo di superiorità sulla prima, ma è solamente un potere fiduciario in essa riposto ai fini della salvezza comune per quei casi nei quali la incertezza e la variabilità degli affari umani non consentono di stabilire una norma fissa di convocazione”” (pag 194-195) Della tirannide. (pag 238)”,”TEOP-320″
“LOCKE John, a cura di Giancarlo PENATI”,”Saggio sull’intelletto umano.”,”LOCKE John”,”FILx-438″
“LOCKE John”,”Saggio sull’ intelligenza umana. Estratti organicamente scelti.”,”‘Lo spirito forma le idee complesse con le semplici’ (pag 82) ‘L’idea della durata e i suoi modi’ (pag 89) (l’idea del tempo, dell’eternità e dell’infinito…)”,”FILx-008-FMDP”
“LOCKHART R.H. Bruce”,”Memoirs of a british agent. Being an account of the author’s early life in many lands and of his official mission to Moscow in 1918.”,”Pubblicato nel 1934 (o 1932) queste memorie divennero subito un classico, sia come unica testimonianza vivida della Russia rivoluzionaria, e come storia della lotta che avveniva nel retroscena dei grandi avvenimenti. Bruce Lockart è un ‘Acting Consul-General’ a Mosca quando scoppia la prima rivoluzione nel 1917. Tornato a casa, ritornerà in Russia negli anni seguenti come Head of the British Mission presso i Bolscevichi. La sua descrizione di prima mano della Mosca del 1918, i suoi frequenti incontri con Lenin, Trotsky e gli altri protagonisti della rivoluzione, la sua esperienza come prigioniero in carcere nella famosa Lubianka. “”It is true that Lenin’s views were less satisfactory (1). He, too, thought that war was inevitable and was in favour of an arrangement with the Allies. But he was determined to fix his own date of inevitability. I saw him for the last time on May 7th. He informed me frankly that to him it appeared clear that sooner or later Russia would become a battle-field for the two opposing Imperialist groups and that he was determined, for the sake of Russia herself, to prevent this for as long a period as was possible”” (pag 271) (1) rispetto a quelle di Trotsky v. pag 270 e 271, ndr”,”RIRO-462″
“LOCKLEY Martin”,”Sulle tracce dei dinosauri.”,”Martin Lockley insegna Geologia all’Università del Colorado a Denver, dove dirige il Dinosaur Trackers Research Group. Negli ultimi anni ha studiato le impronte fossili dei dinosauri in ogni angolo del mondo, scrivendo numerosi articoli e saggi sull’argomento.”,”SCIx-162-FL”
“LOCKMAN Zachary”,”Comrades and Enemies. Arab and Jewish Workers in Palestine, 1906-1948.”,”Zachary Lockman in Associate Professor of Modern Middle Eastern History at New York University. Acknowledgments, abbreviations, map of Palestine in the British Mandate Period, Introduction, conclusion, notes, bibliography, index”,”MVOx-002-FL”
“LOCKWOOD David”,”The Blackcoated Worker. A Study in Class Consciousness.”,”LOCKWOOD David “”Recent investigation into the phenomena of social ranking have revealed that although clerical workers are generally disposed to claim middle-class status, a substantial degree of uncertainty is displayed in their responses. In 1952 Bonham found that 72% of a sample of office workers of all grades of skill who were asked for their social class membership replied that they were middle class. Twenty-four per cent claimed working-class status (1). A similar analysis, made in 1956 by the present writer, revealed an almost identical response, 71% ranking themselves as middle class and 25% as working class (2). These results are consistent with those of the survey made by Martin which dealt with roughly the same group of occupations, 65% claiming to be middle class and 32% working class (3). Routine non-manual workers, mostly clerks with low skill and responsibility, showed themselves to be completely divide about their class position. In Greenwich 49% claimed to be middle class and 51% saw themselves as working class, ‘poor’, or ‘lower class’. In Hertford the corresponding proportions were 56% and 38%. From these and similar studies it appears that although the majority of office workers are predisposed to identify their position as middle class, a substantial proportion claim working-class status, and this proportion increases the lower the grade of clerk”” [(1) John Bohham, The Middle Class Vote, 1954, p. 60; (2) From the files of the British Institute of Public Opinion; (3) F.M. Martin, ‘Some Subjective Aspects of Status’, being Chapter III of ‘Social Mobility in Britain’ edited by D.V. Glass, 1954, p. 56] (pag 126-127)”,”MUKx-180″
“LOCKWOOD David”,”The Destruction of the Soviet Union. A Study in Globalization.”,”David Lockwood is Lecturer in History at the Flinders University of South Australia. He has been teaching and writing on globalization, international political economy and contemporary Soviet and Russian history and politics since the early 1990s. Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSU-075-FL”
“LODA Mirella”,”Politica ambientale ed innovazione territoriale. Il caso della normativa sulle acque nei sistemi produttivi locali.”,”Mirella Loda, laureata in geografia presso l’Università di Firenze.”,”ITAE-002-FP”
“LODATO Saverio”,”«Ho ucciso Giovanni Falcone». La confessione di Giovanni Brusca.”,”Saverio Lodato giornalista de l’Unità, autore di libri sulla Sicilia e sulla mafia.”,”ITAS-028-FV”
“LODOLINI TUPPUTI Carla”,”L’archivio riservato del Ministero di Grazia e Giustizia dello Stato Pontificio. II Serie: Fonti. Vol. CII.”,”Carla Lodolini Tupputi è laureata in Lettre e diplomata in Archivistica, paleografia e diplomatica. Funzionaria delal carriera direttiva e dirigenziale degli Archivi. Ha prestao servizio negli Archivi di Stato di Bologna e di Roma. Insegna Archivistica.”,”RISG-095-FSL”
“LOEWE Michael”,”La China imperial. Fundamento histórico de la Edad Moderna.”,”Il professor LOEWE Michael è nato nel 1922, ha studiato ad Oxford e Londra. Dopo aver lavorato per un anno al Foreign Office, ha insegnato nella Scuola di Studi Orientali e Africani dell’ Università di Londra, tra il 1956 e il 1963. E’ quindi divenuto fino ad oggi (1969) Lecturer in Classical Chinese a Cambridge. “”La continuità e identità della scrittura cinese è servita come legame tra i cinesi istruiti, sia che vivessero a Canton o in Manciuria come ad Hunan o Fukien, dato che ciascuno di questi uomini conversava in dialetti incomprensibili tra loro gli è stato ad esprimere le proprie idee per iscritto impiegando gli stessi simboli, il cui valore semantico è costante qualunque sia la sua pronuncia, come accade con i simboli I, II, III o 1, 2, 3, ecc., in Europa, che hanno lo stesso significato, ma che si pronunciano in modo distinto per esempio, in Inghilterra, Germania e Italia””. (pag 135)”,”CINx-156″
“LOEWENHEIM Francis L. a cura; collaborazione di Herbert FEIS Francis L. LOEWENHEIM Arno J. MAYER Louis MORTON”,”Historiadores y diplomaticos. El papel de la historia y de los historiadores en la politica exterior norteamericana.”,”Al Cairo, nel dicembre 1943, Roosevelt avvertì il Giappone che lo si sarebbe privato del suo impero e promise a Chaing kai-shek che si sarebbero dati alla Cina i territori anteriormente conquistati dal Giappone, inclusa la Manciuria. Il presidente si vide obbligato a procedere così dato il suo desiderio di appoggiare la resistenza della Cina. (pag 190)”,”USAQ-030″
“LOEZ André”,”14-18. Les refus de la guerre. Une histoire des mutins.”,”LOEZ André agrégé e docteur en histoire, insegna al liceo George Braque d’Argenteuil e all’ Institut d’études politiques di Parigi. E’ membro di webmestre du Crid 14-18 (Collectif de recherche international et de débat sur la guerre de 1914-1918). Ha scritto ‘Dans les tranchées de 1914-18’ e ‘Obéir-desobéir. Les mutineries de 1917 en perspective’. Tabelle pagina 296-297. Occupazione degli ammutinati. I mestieri. prevalenti: lavoratori dell’edilizia (imbianchini, muratori…) addetti al commercio, fornai, giornalieri ecc.”,”QMIP-073″
“LO-GATTO Ettore”,”La letteratura russo-sovietica.”,”LO-GATTO Ettore, slavista dell’ Università di Roma, dell’ Accademia dei Lincei ha soggiornato molte volte in URSS e ha tenuto lezioni in varie parti del mondo.”,”RUSx-059″
“LO-GATTO Ettore”,”Poesia russa della rivoluzione.”,”””Il poemetto I dodici di Blok, fu questa la prima voce di poesia russa, che, dopo la guerra e la rivoluzione giungesse a noi. (…) Fa freddo, compagni, fa freddo. Tenete il passo rivoluzionario. Irrequieto il nemico non dorme. Compagno, tieni il fucile, non aver fifa. Cacciamo una palla contro la Santa Russia, (…)”” (pag 24-25) “”Tra i poeti – veri poeti – che hanno cantato in Russia, fra le spire della rivoluzione, emergono senza dubbio il Gumiljòv e l’ Achmàtova, ma nè l’una, nè l’ altro sono un prodotto immediato della rivoluzione. Il gigante del bolscevismo, Majakovskij, ci appare, nonostante le esaltazioni ufficiali e semi-ufficiali dei seguaci ed i tentativi di giustificazione e spiegazione dei critici, un tardivo frutto occidentale per il quale la rivoluzione non è che un pretesto””. (pag 122)”,”RUSx-100″
“LO-GATTO Ettore”,”URSS 1931. Vita quotidiana. Piano quinquennale.”,”Firma autore; note manoscritte ex-proprietario “”S’è verificato nella massa della classe operaia un fenomeno analogo a quello verificatosi nella classe dirigente. I vecchi rivoluzionari russi sono passati in seconda linea, o sono addirittura scomparsi dalla scena della lotta politica e sociale. Ed i loro posti sono stati occupati da sopravvenuti più accorti e dalla coscienza più elastica, meno legati ad un passato teorico o pratico compromettente nei riguardi del nuovo indirizzo impresso dalla volontà del dittatore Stalin… Così in seconda linea sono passati gli operai della vecchia guardia, che se conservano ancora qualche influenza, la debbono più che alla loro attività rivoluzionaria, all’ esperienza tecnica ed al sentimento professionale che hanno acquistato in decenni di attività. Anche se non appartengono al partito – e relativamente sono pochi tra essi quelli che vi appartengono – sono leali nel loro atteggiamento verso il partito ed il governo. Solo a quattro occhi sentirete dalle loro labbra delle critiche. Se avrete acquistato la loro fiducia ne sentirete di ogni colore, ma in generale tacciono e dimostrano il loro disprezzo per quelli che non hanno la loro anzianità rivoluzionaria, con un sorriso ironico. Sono certamente quelli che più soffrono delle difficoltà del momento attuale, perché, nonostante i privilegi di cui godono come membri della classe operaia, non riscono a dimenticare del tutto le vecchie abitudini e non hanno lo spirito abbastanza giovane per confidare nel domani. Il loro disprezzo del resto non va agli operai giovani, molti dei quali sono carne della loro carne e d’altra parte mostrano in tutti i modi un entusiasmo degno di approvazione da parte del vecchio rivoluzionario.”” (pag 136-137)”,”RUSU-191″
“LO-GATTO Ettore”,”La servitù della gleba e il movimento di liberazione in Russia.”,”Censura in Russia della traduzione della famosa poesia d Schiller ‘Die drei Worte des Glaubens’ (pag 127) (Le tre parole di fede) Radiscev. “”La figura più interessante e rilevante di questo periodo è già entrata intanto nell’arena letteraria ed in quella della protesta: Alessandro Radiscev, ha a poco a poco composto il libro che consacrerà il suo nome nella storia e farà provare al suo autore la triste esperienza dell’esilio in Siberia: il ‘Viaggio da Pietroburgo a Mosca’. Il libro di Radiscev, di cui ci accingiamo ad esaminare il contenuto da vicino, conserva la sua importanza ancora oggi. Esso ci dà una delle più acute descrizioni della vita nella servitù della gleba, dei costumi della servitù. E poi esso ha un pregio che lo mette al disopra di tutti i lavori più o meno analoghi; la profonda convinzione da cui è dettato. Il suo autore per questa convinzione, oltre che uno dei primi e principali iniziatori della liberazione fu, come fu detto, il “”martire”” di essa”” (pag 113) La ‘liberazione’ dei contadini. “”Se la nobiltà aveva avuto delle perdite, i vantaggi dei contadini erano stati dallo stesso punto di vista assai minori in proporzione. La maggior parte dei contadini aveva avuto una quantità di terra insufficiente e a condizioni relativamente poco favorevoli. I fenomeni che ne derivarono caratterizzarono l’andamento della vita nei villaggi negli anni seguenti alla riforma. La massa dei contadini si divise ben presto in contadini accaparratori; vere e proprie sanguisughe, e semplici contadini, che rapidamente si impoverirono e caddero alla dipendenza degli accaparratori o anche dei padroni precedenti dai quali spesso dovevano prendere in affitto e a condizioni assai penose la terra che loro mancava. La sete di terra, da cui contadini sono invasi, è assai caratteristica di questo periodo; i contadini comprano le terre non divise e parallelamente prende sempre maggiore sviluppo il movimento di emigrazione. La questione dei contadini, o più in generale la questione agraria, continua ad essere anche dopo la riforma l’asse intorno a cui si aggira la vita sociale e politica russa in tutte le sue manifestazioni. E la classe dei contadini continua a dare il fermento al movimento sociale (…)”” (pag 191)”,”RUSx-175″
“LO-GATTO Ettore”,”Storia della Russia.”,”Molto spazio, tra l’altro, dedicato alla cultura e letteratura russa, ai libri e alla biblioteche. “”Assai attivo editorialmente fu anche nel decennio della sua esistenza, prima cioè della fusione con l’«Istituto Lenin», l’«Istituto Marx e Engels», fondato nel 1920, col compito, implicito nel suo stesso nome; di studiare la storia della vita, della dottrina e della fortuna dell’opera dei due fondatori del marxismo. Nel 1927 il suo compito veniva allargato allo «studio della storia del proletariato e della sua lotta di classe». Istituto fondamentalmente storico, l’«Istituto Marx ed Engels» creava anch’esso per l’espletamento del suo compito una ricca biblioteca specializzata sulla base di quelle dei Proff. viennesi Theodor Mauthner e Karl Grünberg, acquistate nel 1920 e alle quali negli anni seguenti si aggiunsero quella fichtiana di Wilhelm Windelband, quella di studi anarchici di I.G. Mackay, il noto biografo-apologeta di Max Stirner, quella di economia del noto comunista Adolf Soetbeer, quella di storia e di scienze finanziarie del professore viennese Wilhelm Neurath, quella di storia della rivoluzione francese di Charles Vellay e quella infine nota col nome di «Helfert-Sammlung», specializzata per la storia della rivoluzione austriaca del 1848. A queste raccolte, che sono senza dubbio tra le più importanti del genere in tutta Europa, è da aggiungere quella delle pubblicazioni periodiche della seconda metà del sec. XIX, fonte preziosissima non soltanto per lo studio del marxismo, ma di tutto il movimento sociale europeo. L’Istituto Marx ed Engels era diviso in dodici gabinetti di studio con propria biblioteca specializzata e cioè: 1. gabinetto Marx ed Engels; 2. gabinetto della Iª Internazionale; 3. gabinetto di filosofia; 4. gabinetto di economia politica; 5. gabinetto di sociologia; 6. gabinetto di politica e diritto; 7. gabinetto di storia del socialismo e dell’anarchismo; 8. Germania; 9. Francia; 10. Inghilterra; 11. Gabinetto Plechanov; 12. Rapporti internazionali. L’Istituto aveva inoltre un proprio Archivio ricco di manoscritti e di materiale fotografico e un proprio museo di quadri, incisioni, fotografie, manifesti ecc. divisi nelle seguenti sezioni: 1. Movimenti rivoluzionari e socialismo anteriori alla rivoluzione francese; 2. Rivoluzione francese; 3. Epoca delle rivoluzioni di luglio e di febbraio in Francia; 4. La “”comune”” di Parigi; 5. Marx ed Engels e il movimento operaio internazionale della loro epoca. Nel 1931 l’Istituto Marx ed Engels, come si è detto, veniva fuso con l’Istituto Lenin, fondato nel 1924. Nell’apposito edificio a Mosca costruito per questo Istituto vennero così riunite due biblioteche ricchissime, tali da rendere oggi possibile la preparazione di opere di eccezionale valore informativo ed esegetico sul marxismo e sul leninismo. Il grande numero e la ricchezza di fondi delle biblioteche sono una delle caratteristiche della vita culturale dell’Urss”” (pag 881) [Ettore Lo Gatto, Storia della Russia, Firenze, 1947]”,”RUSx-178″
“LO-GATTO Ettore”,”Profilo della letteratura russa dalle origini a Solzenicyn. Momenti, figure e opere.”,”Ettore Lo Gatto, nato a Napoli il 20.5.1890, professore emerito dell’Università di Roma, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, è stato per oltre mezzo secolo il più fervido cultore di letteratura russa in Italia, riconosciuto maestro nella sua disciplina anche all’estero.”,”RUSx-240-FL”
“LOGUE John”,”Toward a Theory of Trade Union Internationalism.”,”LOGUE John”,”SIND-118″
“LOHOFF Ernst TRENKLE Norbert WÖLFLINGSEDER Maria LEWED (Hg.) Karl-Heinz, a cura Saggi di Lothar GALOW-BERGEMANN Franz SCHANDL Frank RENTSCHLER Achim BELLGART Erich RIBOLITS Holger SCHATZ Marco FERNANDES Martin DORNIS Gaston VALDIVIA Andreas EXNER Christian HÖNER”,”Dead Men Working. Gebrauchsanweisungen zur Arbeits- und Sozialkritik in Zeiten kapitalistischen Amoklaufs.”,”Achim Bellgart, geb. 1952, lebt in Bremen. Martin Dornis, geb. 1974, lebt in Leipzig. Studiert(e) unter anderem Wirtschaftswissenschaften und Philophie. Andreas Exner, geb. 1973 in Ternitz/Niederösterreich, lebt in Wien. Trotz vielseitiger Interessen Studium der Ökologie. Marco Fernandes, geb. 1979 i n Rio de Janeiro, lebt seit 1996 in Sao Paulo und har dort 2000 sein Geschichtsstudium abgeschlossen. Lothar Galow-Bergemann, geb. 1953, lebt in Stuttgart. Vater zweier Kinder im Alter von 6 und 18 jahren. Christian Höner, geb. 1971 in Erfurt/Thüringen. Mitbegründer der Kooperative Haina/Thüringen. Karl-Heinz Lewed, geb. 1960, freier Publizist un Redakteur der Zeitschrift Krisis, lebt in Nürnberg mit Partnerin und einem vierzehnjährigen Sohn. Ernst Lohoff, geb. 1960, lebt in Nürnberg. Studierte Soziologie, und sammelte über viele jahre Erfahrungen als Sozialschmarotzer. Frank Rentschler, geb. 1963, lebt in Marburg. Studierte Soziologie und Europäische Ethnologie als brotlose Kunst. Erich Ribolits, geb. 1947, lebt in Wien. Studium der Pädagogik und Politikwissenschaft. Franz Schandl, geb. 1960 in Eberweis/Niederösterreich. Studium der Geschichte un Politkwissenschaft in Wien. Holger Schatz, geb. 1967, lebt in Freiburg. Studium der Soziologie und Geschichte. Norbert Trenkle, geb. 1959, aufgewachsen in Lateinamerika und schon seit vielen Jahren in Nürnberg Iebend. Gaston Valdivia, geb. 1954, ist seit nunmehr 35 Jahren aktiver Gesellschaftskritiker in Theorie und Praxis. Maria Wölflingseder, geb. 1958 in Salzburg, seit 1977 in Wien. Sozialakademie; Studium der Pädagogik und Psychologie. Arbeitsschwerpunkt: Analyse und Kritik von Esoterik, Biologismus und Öko Feminismus.”,”CONx-016-FL”
“LOISEAU Laurent BENECH Geraud, presentazione e cura”,”Carnets de Verdun.”,”””Pour résumer la bataille de Verdun qui se déchaîna entre 21 février et le 18 décembre 1916 et qui causa la perte de 163.000 poilus français et de 142.000 poilus allemands, Paul Valéry écrivit: “”Verdun, c’est une guerre tout entière insérée dans la Grande Guerre. Ce fut aussi une manière de duel devant l’univers, une lutte singulière en champ clos””. Le poète définissait bien ainsi l’unité de temps et de lieu qui caractérisa le secteur de moins de cent kilomètres carrés où se livra l’une des batailles le plus symboliques de la Première Guerre mondiale pour les Français, et qui, en dix mois, impliqua quasiment toutes les unités de leur armée”” (pag 9, prefazione)”,”QMIP-167″
“LO-JACONO Claudio”,”Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). Volume primo. Il vicino Oriente da Muhammad alla fine del sultanato mamelucco.”,”Claudio Lo Jacono (Roma 1945) è ordinario di Storia del Vicino Oriente islamico nell’Università degli studi di Napoli L’Orientale. Ha pubblicato i suoi contributi di storico dell’Islam classico e di islamista su varie riviste italiane ed estere. É direttore della rivista Oriente Moderno, e vicedirettore del Centro di studio e ricerca sul mondo islamico dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente di Roma.”,”VIOx-049-FL”
“LOKAMANYA Bal Gangadhar Tilak”,”Origine polaire de la tradition védique. Nouvelle clés pour l’ interprétation de nombreux textes et légendes védiques.”,” Fondo RC “”Ce qui s’applique à une seule nuit peut fort bien s’étendre aux cas où les sacrifices devaient être accomplis pendant deux, trois ou plusieurs nuits continues. J’ai déjà montré auparavant que les anciens sacrificateurs achavaient leurs sessions en dix mois, et qu’une longue nuit suivait la fin de ces sacrifices. Que faisaient les sacrificateurs pendant cette longe nuit? Ils ne pouvaient pas dormir tout le temps; et, en fait, nous savons que les habitants de l’extrême nord de l’Europe et de l’Asie ne dorment pas tout au long de la nuit continue qui a lieu dans ces parties du globe. Paul du Chaillu, qui a publié en 1900 un compte rendu de ses “”Voyage au pays de la longue nuit””, nous informe, p. 75, que, bien que le solei descende pendant plusieurs jours en dessous de l’horizon dans les régions arctiques, néanmoins pendant cette période “”les Lapons pouvaient déduire, par la position des étoiles, si c’était la nuit ou le jour, car ils avaient l’habitude de mesurer le temps d’après la hauteur des étoiles au-dessus de l’horizon, comme nous le faisons avec le soleil.”””” (pag 181-182) Nell’antica religione dell’epoca vedica, dio dell’atmosfera e della pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici il più celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra rappresenta l’avversario più temibile di diverse forze demoniache che impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra. La sua sposa è Indrani. Dopo aver ucciso il padre Dyaus, diventa il dio supremo dell’universo. Divinità tutelare degli Arii, è il dio della forza ed il protettore dei guerrieri e dominatori. E’ anche chiamato Vritrahan, in sanscrito “”L’uccisore di Vritra””. Vritra era un demone malvagio in forma di immenso serpente, che impediva alle acque dei fiumi, dei torrenti e anche a quelle dei cieli di scorrere liberamente. Indra lo uccise e liberò i corsi d’acqua, che riportarono la vita sulla terra. Indra rappresenta l’ordine cosmico che sconfigge il disordine universale configurato da Vritra. Questo mito riflette altresì l’evento delle piogge monsoniche che pone fine ai periodi di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai Marut, divinità della tempesta, anch’essi armati di folgore e lance, che annunciano l’arrivo dei monsoni e cantano senza posa le lodi di Indra. Tremendo fu anche la lotta con l’astuto demone Namuci, che riuscì a ridurre Indra all’impotenza mescolando alcool al soma. Il Dio dovette, allora, chiedere aiuto agli Asvhin, gli dei gemelli, e a Sarasvati che lo liberarono dall’ubriachezza, così da rendergli possibile la vittoria sul demone. Indra, nell’antica fase vedica dell’Induismo, occupava il primo posto, accanto a Mitra e Varuna, nel pantheon degli dei; in seguito la sua importanza era destinata a diminuire rispetto agli dei emergenti Vishnu e Shiva. Diventò un semplice suddito di Vishnu e, conosciuti la paura e il desiderio, rischiò addirittura di perdere l’immortalità. Raffigurato come penitente per aver ucciso il brahmano Vritra, è caratterizzato da una certa ottusità (è lento a comprendere la dottrina di Brahma), e viene spesso battuto da dei ed eroi più recenti e popolari, e anche da certi brahmani in quanto a valore e rigoroso ascetismo. I suoi difetti principali, secondo i Purana, erano l’indulgenza verso i propri appetiti sensuali e l’abuso di una bevanda divina allucinogena, il soma. Alcune leggende antiche narrano che Indra governava Svarga una zona del paradiso indiano; da qui talvolta inviava alcune apsara, ninfe paradisiache, a danzare seducentemente dinanzi a chi riteneva troppo ascetico. Nell’arte indù Indra è raffigurato nei colori oro o rossiccio, scortato da numerosi servitori divini e, talvolta, dal suo cane, Sarma. Spesso monta il suo elefante celeste Airavata o un cavallo bianco; raffigurato frequentemente con quattro braccia, con una mano regge una saetta (la sua arma), con un’altra maneggia una lancia; con la terza regge una faretra; con la quarta reca una rete di illusioni e un uncino, per ingannare e sorprendere i nemici. L’arco di Indra è l’arcobaleno. (fonte http://www.vedanta.it/divinita/divino/indra.htm) Induismo Non esiste al mondo religione più antica dell’Induismo, sempre ché lo si voglia chiamare religione, termine alquanto improprio per indicare l’insieme di culti, usi, culture e filosofie sviluppatisi nel sub continente indiano negli ultimi tre millenni. In realtà gli stessi Indù non hanno mai dato un nome alla loro religione, è sempre stata la Religione, dovendo necessariamente definirla utilizzano il termine Sanathana Dharma, la Lex Eterna equivalente orientale di quella che in Occidente è nota come Philosophia Perennis. Nell’antica religione dell’epoca vedica, dio dell’atmosfera e della pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici il più celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra rappresenta l’avversario più temibile di diverse forze demoniache che impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra. La sua sposa è Indrani. Dopo aver ucciso il padre Dyaus, diventa il dio supremo dell’universo. Divinità tutelare degli Arii, è il dio della forza ed il protettore dei guerrieri e dominatori. E’ anche chiamato Vritrahan, in sanscrito “”L’uccisore di Vritra””. Vritra era un demone malvagio in forma di immenso serpente, che impediva alle acque dei fiumi, dei torrenti e anche a quelle dei cieli di scorrere liberamente. Indra lo uccise e liberò i corsi d’acqua, che riportarono la vita sulla terra. Indra rappresenta l’ordine cosmico che sconfigge il disordine universale configurato da Vritra. Questo mito riflette altresì l’evento delle piogge monsoniche che pone fine ai periodi di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai Marut, divinità della tempesta, anch’essi armati di folgore e lance, che annunciano l’arrivo dei monsoni e cantano senza posa le lodi di Indra. Tremendo fu anche la lotta con l’astuto demone Namuci, che riuscì a ridurre Indra all’impotenza mescolando alcool al soma. Il Dio dovette, allora, chiedere aiuto agli Asvhin, gli dei gemelli, e a Sarasvati che lo liberarono dall’ubriachezza, così da rendergli possibile la vittoria sul demone. Indra, nell’antica fase vedica dell’Induismo, occupava il primo posto, accanto a Mitra e Varuna, nel pantheon degli dei; in seguito la sua importanza era destinata a diminuire rispetto agli dei emergenti Vishnu e Shiva. Diventò un semplice suddito di Vishnu e, conosciuti la paura e il desiderio, rischiò addirittura di perdere l’immortalità. Raffigurato come penitente per aver ucciso il brahmano Vritra, è caratterizzato da una certa ottusità (è lento a comprendere la dottrina di Brahma), e viene spesso battuto da dei ed eroi più recenti e popolari, e anche da certi brahmani in quanto a valore e rigoroso ascetismo. I suoi difetti principali, secondo i Purana, erano l’indulgenza verso i propri appetiti sensuali e l’abuso di una bevanda divina allucinogena, il soma. Alcune leggende antiche narrano che Indra governava Svarga una zona del paradiso indiano; da qui talvolta inviava alcune apsara, ninfe paradisiache, a danzare seducentemente dinanzi a chi riteneva troppo ascetico. Nell’arte indù Indra è raffigurato nei colori oro o rossiccio, scortato da numerosi servitori divini e, talvolta, dal suo cane, Sarma. Spesso monta il suo elefante celeste Airavata o un cavallo bianco; raffigurato frequentemente con quattro braccia, con una mano regge una saetta (la sua arma), con un’altra maneggia una lancia; con la terza regge una faretra; con la quarta reca una rete di illusioni e un uncino, per ingannare e sorprendere i nemici. L’arco di Indra è l’arcobaleno. (fonte http://www.vedanta.it/divinita/divino/indra.htm) Induismo Non esiste al mondo religione più antica dell’Induismo, sempre ché lo si voglia chiamare religione, termine alquanto improprio per indicare l’insieme di culti, usi, culture e filosofie sviluppatisi nel sub continente indiano negli ultimi tre millenni. In realtà gli stessi Indù non hanno mai dato un nome alla loro religione, è sempre stata la Religione, dovendo necessariamente definirla utilizzano il termine Sanathana Dharma, la Lex Eterna equivalente orientale di quella che in Occidente è nota come Philosophia Perennis.”,”RELx-046″
“LOKERMAN A.”,”Les bolcheviks a l’ oeuvre.”,”Disarmo dei cosacchi. “”Malgrado che il loro programma riportasse “”l’ armamento generale del popolo””, i bolscevichi disarmarono i villaggi cosacchi, in cui, da tempo immemorabile, la popolazione era stata armata. La cosa non si fermava lì. In una seduta del Consiglio dei deputati operai di Rostov, Ravikovitch, parlando in nome del comitato esecutivo, dichiarava: “”La città cosacca di Krivanskaïa avendo resistito vigorosamente, è stata disarmata e bruciata.”” (Izvestia, n° 21/45). Molti altri centri cosacchi hanno subito la stessa sorte.”” (pag 123)”,”RIRx-113″
“LOKUANG Stanislao”,”Sun Yat-sen.”,”LOKUANG Stanislao, Professore nell’Università Urbaniana di Propaganda Fide.”,”CINx-281″
“LOLIEE Frederic”,”La vie d’une imperatrice (Eugenie de Montijo).”,”EUGENIA era una nobildonna spagnola che sposò nel 1853 NAPOLEONE III. Durante il suo regno non rimase confinata nei salotti. Le sue grandi passioni politiche erano la questione italiana e il sogno del Messico. Eugenia giocò anche un ruolo importante nell’ aggravamento della crisi tra Francia e Prussia, nello scoppio e nella conduzione della guerra franco-prussiana del 1870. Mentre NAPOLEONE guidava le truppe in battaglia l’ imperatrice governava la disfatta da Parigi.”,”FRAD-032″
“LOLLI Francesca”,”Croce polemista e recensore (1897-1919).”,”LOLLI Francesca ha conseguito il dottorato di ricerca in Italianistica nel Dipartimento di italianistica dell’ Università di Bologna preso il quale ha svolto attività di studio e collaborazione. Si è occupata di editoria del ‘900, politiche della cultura e beni culturali. “”L’ immobile Croce, mai così fervoroso, al contrario, nei confronti del tema bellico, replicava con ‘Motivazione di voto’ su “”Italia nostra”” (n° 6 dicembre 1914, ndr), svalutando secondo Prezzolini Volpe, Salvemini, Lombardo-Radice e Gentile e ammettendo, nel contempo, che ‘Tra i fautori della guerra immediata e per la Triplice sono, senza dubbio, anche uomii rispettabilissimi, dai quali io dissento. Ma c’è soprattutto la vecchia compagnia drammatica, che già conosco. Vado difendendo il Mussolini contro coloro che lo stimano persona abietta e venduta; ma non potrei difendere il suo cervello. Certe conversioni avranno bensì la subitaneità di quella che colpì l’ apostolo delle genti sulla via di damasco, ma non permettono come quella di far l’ apostolo delle genti. Comandan l’ umiltà, il pudore, il silenzio. Così nel caso dello Hervé, così in quello di Mussolini’. Il ragionamento epistolare con Gentile, imperniato principalmente su riflessioni intorno all’ evento bellico, in lettere-confessioni di una generazione che, per una “”curiosa illusione””, non riteneva di poter essere sfiorata dalla guerra, proseguiva: Croce affermava che l’ intervento italiano era gravissimo “”per un paese come il nostro, ricco e non preparato””, in cui le figure dei vociani interventisti si dibattevano sinistramente, in una serie di sapidi ritratti che il filosofo destinava a Gentile: (…)””. (pag 191)”,”STOx-120″
“LOLLI Gabriele”,”Da Euclide a Gödel.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica. Kurt Gödel Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kurt Gödel (1925 circa) Kurt Gödel (Brno, 28 aprile 1906 – Princeton, 14 gennaio 1978) è stato un matematico, logico e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, noto soprattutto per i suoi lavori sull’incompletezza delle teorie matematiche. Ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi insieme ad Aristotele e Gottlob Frege[1], le sue ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo. Gödel nasce in Moravia, secondo figlio di Rudolf August e Marianne Handschuh, all’interno di una famiglia di lingua tedesca operante con l’industria tessile, nella città allora chiamata Brünn, sotto l’impero austro-ungarico. Il padre aveva svolto studi commerciali e grazie ad una grande applicazione nel lavoro riesce a raggiungere il grado di dirigente e comproprietario di un’importante azienda locale. Grazie al benessere acquisito, è in grado di mandare i propri figli in una scuola privata tedesca. Sin da giovane Gödel mostra alcuni aspetti della personalità che lo contraddistingueranno per tutta la vita, cioè una curiosità insaziabile,[2] una brillantezza negli studi, una preponderante introversione e una cagionevole salute; all’età di otto anni si ammala di una febbre reumatica, che suscitò in lui una eccessiva preoccupazione sia per la sua salute (ipocondria), sia per i pericoli insiti negli alimenti.[3] Nel 1918 diventa cittadino cecoslovacco. Nel 1924 si iscrive all’Università di Vienna, prima con l’intenzione di studiare fisica teorica, poi occupandosi di matematica e filosofia. Frequenta il Circolo di Vienna fondato dal filosofo Moritz Schlick impregnato dall’opera di Ludwig Wittgenstein, entra in contatto con il filosofo della scienza Rudolf Carnap con il quale condivide la passione per la parapsicologia, studia Bertrand Russell, segue una conferenza di David Hilbert sopra le questioni di completezza e consistenza dei sistemi matematici tenuta al congresso internazionale di Bologna nel 1928. Concentra quindi i suoi interessi sulla logica matematica e nel 1929, dopo essere diventato cittadino austriaco, ottiene il dottorato con una dissertazione di cui è supervisore Hans Hahn e con la quale dimostra la completezza del calcolo dei predicati del primo ordine, rispondendo positivamente alla domanda se è possibile dimostrare tutti gli enunciati veri per ogni interpretazione dei simboli.[4] Nel 1933, invitato da John von Neumann e Oswald Veblen, si trasferisce negli Stati Uniti, dove per un anno è membro visitatore dell’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, divulgando il suo teorema di incompletezza. Sia durante la sua permanenza in America sia nei suoi soggiorni viennesi, in questi anni, soffre di vari esaurimenti nervosi che si manifestano in una forma di ipocondria, in una ossessione per la dieta e per i ritmi intestinali, e per una fobia sugli avvelenamenti alimentari, che lo trascinerà a evitare il cibo fino ad arrivare alla denutrizione.[5] Nel 1936 resta profondamente colpito dall’uccisione di Moritz Schlick per mano di uno studente nazista ed ha una nuova crisi nervosa. Successivamente trascorre un anno negli USA dove stringe amicizia con Albert Einstein. Nel settembre del 1938 sposa Adele Porkert, ballerina viennese incontrata in un locale notturno, sei anni più anziana, cattolica già divorziata, che ha sostenuto e aiutato Gödel fino all’ultimo dei suoi giorni. Nello stesso anno, in seguito all’annessione nazista dell’Austria, diventa automaticamente cittadino della Germania. Nel 1940, in seguito all’abolizione del titolo di Privatdozent, teme di essere chiamato alle armi e si trasferisce negli Stati Uniti passando per la Russia (servendosi della ferrovia transiberiana) e il Giappone. Quando arriva in USA i transfughi gli chiedono notizie della Germania nazista. Risponde in maniera evasiva: «Il caffè è cattivo».[6] Tomba di Kurt Gödel e della moglie nel cimitero di Princeton, New Jersey Torna nuovamente all’Institute for Advanced Study, dove rimarrà fino alla fine della sua vita. Dell’IAS diventa membro permanente nel 1946, professore ordinario nel 1953 e professore emerito nel 1973. Dal 1948 diventa cittadino degli USA. Frequenta tutti i giorni Einstein, che lo conduce in passeggiate e conversazioni quotidiane. L’ultimo suo articolo pubblicato risale al 1958, mentre nel 1972 riceve la laurea honoris causa dalla Rockefeller University e tre anni dopo la National Medal of Science. In vecchiaia, col peggioramento dei suoi squilibri psichici, Gödel si riduce a mangiare solo quel che gli prepara la moglie, la quale tuttavia negli ultimi mesi del 1977 viene ricoverata per problemi di salute per circa sei mesi. Il matematico in questo periodo si rifiuta quasi sempre di mangiare. Nei primi giorni del 1978 Gödel viene ricoverato all’ospedale di Princeton per malnutrizione e inedia. I disturbi ipocondriaci di cui soffriva, infatti, che lo portavano a non mangiare per paura di essere avvelenato,[7] gli hanno causato una grave forma di anoressia, inducendolo a lasciarsi morire di fame.[8] Muore così, praticamente suicida, il 14 gennaio 1978. Viene sepolto nel cimitero della città, seguito dalla moglie Adele nel 1981. L’attività e il pensiero[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teoremi di incompletezza di Gödel, Ipotesi del continuo e Metrica di Gödel. Pur pubblicando un numero ridotto di articoli, Gödel riesce ad occuparsi di quasi tutti i settori della logica moderna e l’impatto derivato dalle sue opere sarà enorme e si diffonderà anche al di fuori del mondo accademico matematico.[9] Gödel ha pubblicato il suo più famoso risultato nel 1931, all’età di venticinque anni, quando lavorava presso l’Università di Vienna. Tale lavoro conteneva i famosi due Teoremi di incompletezza che da lui prendono il nome, secondo i quali: ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l’aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza. Parafrasando, se un sistema formale S è consistente (ossia privo di contraddizioni), allora è possibile costruire una formula F sintatticamente corretta ma indimostrabile in S. Per cui se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all’interno del sistema logico stesso. I teoremi di Gödel nascevano in relazione alle ricerche volte a realizzare il programma di Hilbert, che chiedeva di trovare un linguaggio matematico che potesse provare da solo la propria consistenza o coerenza. Gödel invece dimostrò che la coerenza di un sistema è tale proprio perché non può essere dimostrata[10]. Molti non compresero il senso delle affermazioni di Gödel, ritenendo che il suo teorema avesse definitivamente distrutto la possibilità di accedere a verità matematiche di cui avere assoluta certezza. Gödel invece era convinto di non avere affatto dissolto la consistenza dei sistemi logici, da lui sempre considerati come funzioni reali dotati di pieno valore ontologico, e che anzi il suo stesso teorema di incompletezza aveva una valenza di oggettività e rigore logico. Oltretutto, spiegava, la presenza di un enunciato che affermi di essere indimostrabile all’interno di un sistema formale significa appunto che esso è vero, dato che non può essere effettivamente dimostrato. E proseguiva dicendo: « Nonostante le apparenze, non vi è nulla di circolare in un tale enunciato, dal momento che esso all’inizio asserisce l’indimostrabilità di una formula ben determinata, e solo in seguito, quasi per caso, risulta che questa formula è proprio quella che esprime questo stesso enunciato. » (Kurt Gödel, nota 15) I due teoremi, il primo in particolare, furono interpretati da Gödel come una conferma del platonismo, corrente filosofica che affermava l’esistenza di formule vere non dimostrabili, e dunque l’irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità. In accordo con questa filosofia, la sua convinzione era che la verità, essendo qualcosa di oggettivo (cioè di indipendente dalle costruzioni effettuate nelle dimostrazioni dei teoremi), non può essere posta a conclusione di alcuna sequenza dimostrativa, ma solo all’origine. Gödel fu anche autore di un celebre lavoro sull’ipotesi del continuo, dimostrando che essa non può essere confutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata, assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi ampliata da Paul Cohen, il quale ne provò l’indipendenza, illustrando come sia indimostrabile a partire dagli stessi assiomi.[11] Gödel vedeva nella teoria degli insiemi, e nella matematica in genere, una forma di conoscenza “”reale”” e non puramente astratta o concettuale, nonostante prescinda dall’esperienza dei sensi e si basi esclusivamente sull’intuizione mentale.[12] Similmente a Parmenide, egli concepiva la logica “”formale”” come unita indissolubilmente a un contenuto “”sostanziale””: « Nonostante la loro remotezza dall’esperienza dei sensi, noi abbiamo un qualcosa simile a una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi, come si può vedere dal fatto che gli assiomi stessi ci forzano a considerarli veri. Non vedo motivo perché dovremmo avere una fiducia minore in questo tipo di percezione, vale a dire l’intuizione matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale, che ci induce a costruire teorie fisiche e aspettarci che future sensazioni sensoriali si accordino ad esse […] » (Kurt Gödel) La prova ontologica e la teoria cosmologica[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prova ontologica § Gödel e Cosmologia non standard § Universo di Gödel. Gödel fu autore anche di un modello cosmologico basato sulla propria metrica. Un altro risultato a cui giunse fu la presunta dimostrazione nel 1970 dell’esistenza di Dio, inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato insieme.[7] Tale teorema deriva dal concetto di ultrafiltro ed ha poco a che vedere con la teologia tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere esistenziale e religioso. Per comprendere la sua Ontologischer Gottesbeweis, ovvero la sua prova ontologica di Dio, occorre tener presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un ordine logico-matematico da porre a fondamento dell’esistenza dell’universo. Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non relativa. Riemerge qui l’impostazione platonica di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco Gottfried Leibniz, di cui riprende la prova ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni qualità semplice che sia positiva e assoluta»[13]. La dimostrazione gödeliana, da lui concepita come un teorema logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti, risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le “”proprietà positive””, tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano razionale a quello reale avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare».[14] Va inoltre sottolineato che a differenza dell’amico Albert Einstein, che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione, Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.[14] Cresciuto nella fede luterana, egli si descriveva come un teista, credente in un Dio cristiano e personalistico, come quello di Leibniz, e non panteista alla maniera di Spinoza e Einstein.[15] La prova ontologica di Dio non fu mai resa nota in vita dall’autore, probabilmente per timore di essere frainteso;[16] essa rimase sconosciuta fino a quando venne pubblicata postuma negli Stati Uniti, nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente altri scritti inediti appartenuti al matematico moravo.[16] Opere[modifica | modifica wikitesto] Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme, «Monatshefte für Mathematik und Physik», vol. 38, 1931 (disponibile traduzione in inglese di Martin Hirzel, 2000, qui). The Consistency of the Axiom of Choice and of the Generalized Continuum Hypothesis with the Axioms of Set Theory, Princeton University Press, Princeton, NJ., 1940. Ontologischer Beweis (Prova ontologica), pubblicata postuma nel 1987 (trad. it.: La prova matematica dell’esistenza di Dio). Collected Works, New York, Oxford University Press, 1986-2006, 5 volumi, testi in tedesco con traduzione inglese a fronte. My philosophical viewpoint, c. 1960 in Hao Wang, A Logical Journey: from Gödel to Philosophy, Cambridge, USA, The MIT Press, 1996, p. 316. The modern development of the foundations of mathematics in the light of philosophy, in Collected Works, Volume III, 1961, pp. 375-387. Edizioni in italiano[modifica | modifica wikitesto] Opere, vol. 1 (1929-1936), Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Opere, vol. 2 (1938-1974), Torino, Bollati Boringhieri, 2002. Opere, vol. 3, saggi inediti e conferenze, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Opere, vol. 4, corrispondenza A-G, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Opere, vol. 5, corrispondenza H-Z, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Alcuni matematici come Hermann Weyl e John von Neumann lo definivano «il più grande logico dopo Leibniz, o dopo Aristotele» (cfr. articolo su Il Sole 24 Ore). ^ In famiglia era stato affettuosamente soprannominato Herr Warum, “”Signor Perché””. ^ Gödel e i limiti della logica, di John W. Dawson Jr., pubbl. su “”Le Scienze””, n° 374, ottobre 1999, pag. 88. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 90. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 91. ^ Kurt Godel e la nuova scienza, articolo di Enzo Castagna, Associazione Italiana del Libro, 19 ottobre 2013. ^ a b Kos: rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane, a cura di Massimo Piattelli Palmarini, edizioni 250-255, p. 77, Franco Maria Ricci, 2006. ^ Frederick Toates, Olga Coschug Toates, Obsessive Compulsive Disorder: Practical Tried-and-Tested Strategies to Overcome OCD, Class Publishing, p. 221, 2002 ISBN 978-1-85959-069-0. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pagg. 88-92. ^ Cfr. in bibliografia: Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Gödel. ^ Ruggiero Romano, Enciclopedia, vol. VIII, p. 553, G. Einaudi, 1979. ^ «Classi e concetti possono essere concepiti come enti reali, cioè le classi come pluralità di oggetti, e i concetti come proprietà e relazioni tra esse, entrambi esistenti indipendentemente dalle nostre definizioni o costruzioni» (Kurt Gödel, Russell’s mathematical logic in Collected Works, Vol. II: Publications 1938-1974, a cura di Solomon Feferman, John W. Dawson Jr., Stephen C. Kleene, Gregory H. Moore, Robert M. e Jan van Heijenoort, New York e Oxford, Oxford University Press, 1990, pag. 128). ^ Leibniz, L’Essere perfettissimo esiste, in Scritti filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261. ^ a b R. G. Timossi, Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel, Marietti, Genova-Milano 2005, pp. 437-445. ^ Tucker McElroy, A to Z of Mathematicians, Infobase Publishing, 2005, p. 118: «He was baptized as a Lutheran, and re-mained a theist – a believer in a personal God – throughout his life»). Cfr. anche John W. Dawson Jr., Logical Dilemmas: The Life and Work of Kurt Gödel, AK Peters, Ltd., 1996, p. 6. ^ a b La prova, probabilmente ideata già nel 1941, perfezionata nel 1954 e infine nel 1970, fu infatti lasciata allo stato di bozza, consistente in tre pagine manoscritte. Il logico Dana Scott tuttavia, chiamato da Gödel a prenderne visione nella versione definitiva, la ricopiò e la fece circolare, finché nel 1987 Jordan Howard Sobel la pubblicò nel saggio On Being and Saying. Essays for Richard Cartwright (redatto da Judith Jarvis Thomson, Cambridge, pp. 242-261). La reticenza di Gödel a pubblicarla è testimoniata dal diario di Oskar Morgenstern nella pagina del 29 agosto 1970 (citata in Kurt Gödel, “”Ontological Proof””, Collected Works: Unpublished Essays & Lectures, III volume, p. 388, Oxford University Press ISBN 0-19-514722-7). Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Italo Aimonetto, Il fondamento del teorema di Gödel: da Peano a Frege e Russell, Torino, Rivista Filosofia, 39, 1988, pp. 231–249. Francesco Berto, Logica da zero a Gödel, Bari, Laterza, 2008, ISBN 88-420-8634-7. Francesco Berto, Tutti pazzi per Gödel. La guida completa al teorema d’incompletezza, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8590-4. Riccardo Bruni, Kurt Gödel, un profilo, Roma, Carocci, 2015, ISBN 978-88-430-7513-3. Pierre Cassou-Noguès, I demoni di Gödel. Logica e follia. Milano, Bruno Mondadori, 2008, ISBN 978-88-6159-145-5. John L. Casti, Werner DePauli, Gödel: L’eccentrica vita di un genio, Milano, Raffaello Cortina, 2001, ISBN 88-7078-711-7. Daniele Chiffi, Kurt Gödel. Philosophical Explorations, Aracne, Roma 2012. John W. Dawson jr, Dilemmi Logici: La vita e l’opera di Kurt Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 2001, ISBN 88-339-1353-8. Sergio Galvan. Introduzione ai teoremi di incompletezza. Milano, Franco Angeli, 1992. Rebecca Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Godel, Torino, Codice Edizioni, 2006, ISBN 88-7578-041-2. Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, Milano, Adelphi, 1990, ISBN 88-459-0755-4. Gabriele Lolli, Da Euclide a Gödel, Bologna, Il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13923-8. Gabriele Lolli, Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel. Bologna, Il Mulino, 1992. Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel. Bologna, Il Mulino, 2007. Gabriele Lolli e Ugo Pagallo (a cura di), La complessità di Gödel, Torino, Giappichelli, 2008, ISBN 978-88-348-8271-9. Gabriele Lolli (a cura di), La prova matematica dell’esistenza di Dio, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1679-0. Ernest Nagel e James R. Newman, La prova di Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 88-339-0309-5. Piero Pasolini, Il teorema di Gödel di fronte alla logica, alla cibernetica e all’assoluto, Rivista Nuova Umanità n. 1, Roma, Ed. Città Nuova, 1978. Palle Yourgrau, Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein. Milano, Il Saggiatore, 2006, ISBN 88-428-0903-9.”,”SCIx-085-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Sotto il segno di Gödel.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica. Kurt Gödel Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kurt Gödel (1925 circa) Kurt Gödel (Brno, 28 aprile 1906 – Princeton, 14 gennaio 1978) è stato un matematico, logico e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, noto soprattutto per i suoi lavori sull’incompletezza delle teorie matematiche. Ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi insieme ad Aristotele e Gottlob Frege[1], le sue ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo. Gödel nasce in Moravia, secondo figlio di Rudolf August e Marianne Handschuh, all’interno di una famiglia di lingua tedesca operante con l’industria tessile, nella città allora chiamata Brünn, sotto l’impero austro-ungarico. Il padre aveva svolto studi commerciali e grazie ad una grande applicazione nel lavoro riesce a raggiungere il grado di dirigente e comproprietario di un’importante azienda locale. Grazie al benessere acquisito, è in grado di mandare i propri figli in una scuola privata tedesca. Sin da giovane Gödel mostra alcuni aspetti della personalità che lo contraddistingueranno per tutta la vita, cioè una curiosità insaziabile,[2] una brillantezza negli studi, una preponderante introversione e una cagionevole salute; all’età di otto anni si ammala di una febbre reumatica, che suscitò in lui una eccessiva preoccupazione sia per la sua salute (ipocondria), sia per i pericoli insiti negli alimenti.[3] Nel 1918 diventa cittadino cecoslovacco. Nel 1924 si iscrive all’Università di Vienna, prima con l’intenzione di studiare fisica teorica, poi occupandosi di matematica e filosofia. Frequenta il Circolo di Vienna fondato dal filosofo Moritz Schlick impregnato dall’opera di Ludwig Wittgenstein, entra in contatto con il filosofo della scienza Rudolf Carnap con il quale condivide la passione per la parapsicologia, studia Bertrand Russell, segue una conferenza di David Hilbert sopra le questioni di completezza e consistenza dei sistemi matematici tenuta al congresso internazionale di Bologna nel 1928. Concentra quindi i suoi interessi sulla logica matematica e nel 1929, dopo essere diventato cittadino austriaco, ottiene il dottorato con una dissertazione di cui è supervisore Hans Hahn e con la quale dimostra la completezza del calcolo dei predicati del primo ordine, rispondendo positivamente alla domanda se è possibile dimostrare tutti gli enunciati veri per ogni interpretazione dei simboli.[4] Nel 1933, invitato da John von Neumann e Oswald Veblen, si trasferisce negli Stati Uniti, dove per un anno è membro visitatore dell’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, divulgando il suo teorema di incompletezza. Sia durante la sua permanenza in America sia nei suoi soggiorni viennesi, in questi anni, soffre di vari esaurimenti nervosi che si manifestano in una forma di ipocondria, in una ossessione per la dieta e per i ritmi intestinali, e per una fobia sugli avvelenamenti alimentari, che lo trascinerà a evitare il cibo fino ad arrivare alla denutrizione.[5] Nel 1936 resta profondamente colpito dall’uccisione di Moritz Schlick per mano di uno studente nazista ed ha una nuova crisi nervosa. Successivamente trascorre un anno negli USA dove stringe amicizia con Albert Einstein. Nel settembre del 1938 sposa Adele Porkert, ballerina viennese incontrata in un locale notturno, sei anni più anziana, cattolica già divorziata, che ha sostenuto e aiutato Gödel fino all’ultimo dei suoi giorni. Nello stesso anno, in seguito all’annessione nazista dell’Austria, diventa automaticamente cittadino della Germania. Nel 1940, in seguito all’abolizione del titolo di Privatdozent, teme di essere chiamato alle armi e si trasferisce negli Stati Uniti passando per la Russia (servendosi della ferrovia transiberiana) e il Giappone. Quando arriva in USA i transfughi gli chiedono notizie della Germania nazista. Risponde in maniera evasiva: «Il caffè è cattivo».[6] Tomba di Kurt Gödel e della moglie nel cimitero di Princeton, New Jersey Torna nuovamente all’Institute for Advanced Study, dove rimarrà fino alla fine della sua vita. Dell’IAS diventa membro permanente nel 1946, professore ordinario nel 1953 e professore emerito nel 1973. Dal 1948 diventa cittadino degli USA. Frequenta tutti i giorni Einstein, che lo conduce in passeggiate e conversazioni quotidiane. L’ultimo suo articolo pubblicato risale al 1958, mentre nel 1972 riceve la laurea honoris causa dalla Rockefeller University e tre anni dopo la National Medal of Science. In vecchiaia, col peggioramento dei suoi squilibri psichici, Gödel si riduce a mangiare solo quel che gli prepara la moglie, la quale tuttavia negli ultimi mesi del 1977 viene ricoverata per problemi di salute per circa sei mesi. Il matematico in questo periodo si rifiuta quasi sempre di mangiare. Nei primi giorni del 1978 Gödel viene ricoverato all’ospedale di Princeton per malnutrizione e inedia. I disturbi ipocondriaci di cui soffriva, infatti, che lo portavano a non mangiare per paura di essere avvelenato,[7] gli hanno causato una grave forma di anoressia, inducendolo a lasciarsi morire di fame.[8] Muore così, praticamente suicida, il 14 gennaio 1978. Viene sepolto nel cimitero della città, seguito dalla moglie Adele nel 1981. L’attività e il pensiero[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teoremi di incompletezza di Gödel, Ipotesi del continuo e Metrica di Gödel. Pur pubblicando un numero ridotto di articoli, Gödel riesce ad occuparsi di quasi tutti i settori della logica moderna e l’impatto derivato dalle sue opere sarà enorme e si diffonderà anche al di fuori del mondo accademico matematico.[9] Gödel ha pubblicato il suo più famoso risultato nel 1931, all’età di venticinque anni, quando lavorava presso l’Università di Vienna. Tale lavoro conteneva i famosi due Teoremi di incompletezza che da lui prendono il nome, secondo i quali: ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l’aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza. Parafrasando, se un sistema formale S è consistente (ossia privo di contraddizioni), allora è possibile costruire una formula F sintatticamente corretta ma indimostrabile in S. Per cui se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all’interno del sistema logico stesso. I teoremi di Gödel nascevano in relazione alle ricerche volte a realizzare il programma di Hilbert, che chiedeva di trovare un linguaggio matematico che potesse provare da solo la propria consistenza o coerenza. Gödel invece dimostrò che la coerenza di un sistema è tale proprio perché non può essere dimostrata[10]. Molti non compresero il senso delle affermazioni di Gödel, ritenendo che il suo teorema avesse definitivamente distrutto la possibilità di accedere a verità matematiche di cui avere assoluta certezza. Gödel invece era convinto di non avere affatto dissolto la consistenza dei sistemi logici, da lui sempre considerati come funzioni reali dotati di pieno valore ontologico, e che anzi il suo stesso teorema di incompletezza aveva una valenza di oggettività e rigore logico. Oltretutto, spiegava, la presenza di un enunciato che affermi di essere indimostrabile all’interno di un sistema formale significa appunto che esso è vero, dato che non può essere effettivamente dimostrato. E proseguiva dicendo: « Nonostante le apparenze, non vi è nulla di circolare in un tale enunciato, dal momento che esso all’inizio asserisce l’indimostrabilità di una formula ben determinata, e solo in seguito, quasi per caso, risulta che questa formula è proprio quella che esprime questo stesso enunciato. » (Kurt Gödel, nota 15) I due teoremi, il primo in particolare, furono interpretati da Gödel come una conferma del platonismo, corrente filosofica che affermava l’esistenza di formule vere non dimostrabili, e dunque l’irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità. In accordo con questa filosofia, la sua convinzione era che la verità, essendo qualcosa di oggettivo (cioè di indipendente dalle costruzioni effettuate nelle dimostrazioni dei teoremi), non può essere posta a conclusione di alcuna sequenza dimostrativa, ma solo all’origine. Gödel fu anche autore di un celebre lavoro sull’ipotesi del continuo, dimostrando che essa non può essere confutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata, assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi ampliata da Paul Cohen, il quale ne provò l’indipendenza, illustrando come sia indimostrabile a partire dagli stessi assiomi.[11] Gödel vedeva nella teoria degli insiemi, e nella matematica in genere, una forma di conoscenza “”reale”” e non puramente astratta o concettuale, nonostante prescinda dall’esperienza dei sensi e si basi esclusivamente sull’intuizione mentale.[12] Similmente a Parmenide, egli concepiva la logica “”formale”” come unita indissolubilmente a un contenuto “”sostanziale””: « Nonostante la loro remotezza dall’esperienza dei sensi, noi abbiamo un qualcosa simile a una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi, come si può vedere dal fatto che gli assiomi stessi ci forzano a considerarli veri. Non vedo motivo perché dovremmo avere una fiducia minore in questo tipo di percezione, vale a dire l’intuizione matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale, che ci induce a costruire teorie fisiche e aspettarci che future sensazioni sensoriali si accordino ad esse […] » (Kurt Gödel) La prova ontologica e la teoria cosmologica[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prova ontologica § Gödel e Cosmologia non standard § Universo di Gödel. Gödel fu autore anche di un modello cosmologico basato sulla propria metrica. Un altro risultato a cui giunse fu la presunta dimostrazione nel 1970 dell’esistenza di Dio, inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato insieme.[7] Tale teorema deriva dal concetto di ultrafiltro ed ha poco a che vedere con la teologia tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere esistenziale e religioso. Per comprendere la sua Ontologischer Gottesbeweis, ovvero la sua prova ontologica di Dio, occorre tener presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un ordine logico-matematico da porre a fondamento dell’esistenza dell’universo. Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non relativa. Riemerge qui l’impostazione platonica di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco Gottfried Leibniz, di cui riprende la prova ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni qualità semplice che sia positiva e assoluta»[13]. La dimostrazione gödeliana, da lui concepita come un teorema logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti, risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le “”proprietà positive””, tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano razionale a quello reale avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare».[14] Va inoltre sottolineato che a differenza dell’amico Albert Einstein, che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione, Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.[14] Cresciuto nella fede luterana, egli si descriveva come un teista, credente in un Dio cristiano e personalistico, come quello di Leibniz, e non panteista alla maniera di Spinoza e Einstein.[15] La prova ontologica di Dio non fu mai resa nota in vita dall’autore, probabilmente per timore di essere frainteso;[16] essa rimase sconosciuta fino a quando venne pubblicata postuma negli Stati Uniti, nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente altri scritti inediti appartenuti al matematico moravo.[16] Opere[modifica | modifica wikitesto] Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme, «Monatshefte für Mathematik und Physik», vol. 38, 1931 (disponibile traduzione in inglese di Martin Hirzel, 2000, qui). The Consistency of the Axiom of Choice and of the Generalized Continuum Hypothesis with the Axioms of Set Theory, Princeton University Press, Princeton, NJ., 1940. Ontologischer Beweis (Prova ontologica), pubblicata postuma nel 1987 (trad. it.: La prova matematica dell’esistenza di Dio). Collected Works, New York, Oxford University Press, 1986-2006, 5 volumi, testi in tedesco con traduzione inglese a fronte. My philosophical viewpoint, c. 1960 in Hao Wang, A Logical Journey: from Gödel to Philosophy, Cambridge, USA, The MIT Press, 1996, p. 316. The modern development of the foundations of mathematics in the light of philosophy, in Collected Works, Volume III, 1961, pp. 375-387. Edizioni in italiano[modifica | modifica wikitesto] Opere, vol. 1 (1929-1936), Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Opere, vol. 2 (1938-1974), Torino, Bollati Boringhieri, 2002. Opere, vol. 3, saggi inediti e conferenze, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Opere, vol. 4, corrispondenza A-G, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Opere, vol. 5, corrispondenza H-Z, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Alcuni matematici come Hermann Weyl e John von Neumann lo definivano «il più grande logico dopo Leibniz, o dopo Aristotele» (cfr. articolo su Il Sole 24 Ore). ^ In famiglia era stato affettuosamente soprannominato Herr Warum, “”Signor Perché””. ^ Gödel e i limiti della logica, di John W. Dawson Jr., pubbl. su “”Le Scienze””, n° 374, ottobre 1999, pag. 88. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 90. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 91. ^ Kurt Godel e la nuova scienza, articolo di Enzo Castagna, Associazione Italiana del Libro, 19 ottobre 2013. ^ a b Kos: rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane, a cura di Massimo Piattelli Palmarini, edizioni 250-255, p. 77, Franco Maria Ricci, 2006. ^ Frederick Toates, Olga Coschug Toates, Obsessive Compulsive Disorder: Practical Tried-and-Tested Strategies to Overcome OCD, Class Publishing, p. 221, 2002 ISBN 978-1-85959-069-0. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pagg. 88-92. ^ Cfr. in bibliografia: Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Gödel. ^ Ruggiero Romano, Enciclopedia, vol. VIII, p. 553, G. Einaudi, 1979. ^ «Classi e concetti possono essere concepiti come enti reali, cioè le classi come pluralità di oggetti, e i concetti come proprietà e relazioni tra esse, entrambi esistenti indipendentemente dalle nostre definizioni o costruzioni» (Kurt Gödel, Russell’s mathematical logic in Collected Works, Vol. II: Publications 1938-1974, a cura di Solomon Feferman, John W. Dawson Jr., Stephen C. Kleene, Gregory H. Moore, Robert M. e Jan van Heijenoort, New York e Oxford, Oxford University Press, 1990, pag. 128). ^ Leibniz, L’Essere perfettissimo esiste, in Scritti filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261. ^ a b R. G. Timossi, Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel, Marietti, Genova-Milano 2005, pp. 437-445. ^ Tucker McElroy, A to Z of Mathematicians, Infobase Publishing, 2005, p. 118: «He was baptized as a Lutheran, and re-mained a theist – a believer in a personal God – throughout his life»). Cfr. anche John W. Dawson Jr., Logical Dilemmas: The Life and Work of Kurt Gödel, AK Peters, Ltd., 1996, p. 6. ^ a b La prova, probabilmente ideata già nel 1941, perfezionata nel 1954 e infine nel 1970, fu infatti lasciata allo stato di bozza, consistente in tre pagine manoscritte. Il logico Dana Scott tuttavia, chiamato da Gödel a prenderne visione nella versione definitiva, la ricopiò e la fece circolare, finché nel 1987 Jordan Howard Sobel la pubblicò nel saggio On Being and Saying. Essays for Richard Cartwright (redatto da Judith Jarvis Thomson, Cambridge, pp. 242-261). La reticenza di Gödel a pubblicarla è testimoniata dal diario di Oskar Morgenstern nella pagina del 29 agosto 1970 (citata in Kurt Gödel, “”Ontological Proof””, Collected Works: Unpublished Essays & Lectures, III volume, p. 388, Oxford University Press ISBN 0-19-514722-7). Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Italo Aimonetto, Il fondamento del teorema di Gödel: da Peano a Frege e Russell, Torino, Rivista Filosofia, 39, 1988, pp. 231–249. Francesco Berto, Logica da zero a Gödel, Bari, Laterza, 2008, ISBN 88-420-8634-7. Francesco Berto, Tutti pazzi per Gödel. La guida completa al teorema d’incompletezza, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8590-4. Riccardo Bruni, Kurt Gödel, un profilo, Roma, Carocci, 2015, ISBN 978-88-430-7513-3. Pierre Cassou-Noguès, I demoni di Gödel. Logica e follia. Milano, Bruno Mondadori, 2008, ISBN 978-88-6159-145-5. John L. Casti, Werner DePauli, Gödel: L’eccentrica vita di un genio, Milano, Raffaello Cortina, 2001, ISBN 88-7078-711-7. Daniele Chiffi, Kurt Gödel. Philosophical Explorations, Aracne, Roma 2012. John W. Dawson jr, Dilemmi Logici: La vita e l’opera di Kurt Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 2001, ISBN 88-339-1353-8. Sergio Galvan. Introduzione ai teoremi di incompletezza. Milano, Franco Angeli, 1992. Rebecca Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Godel, Torino, Codice Edizioni, 2006, ISBN 88-7578-041-2. Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, Milano, Adelphi, 1990, ISBN 88-459-0755-4. Gabriele Lolli, Da Euclide a Gödel, Bologna, Il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13923-8. Gabriele Lolli, Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel. Bologna, Il Mulino, 1992. Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel. Bologna, Il Mulino, 2007. Gabriele Lolli e Ugo Pagallo (a cura di), La complessità di Gödel, Torino, Giappichelli, 2008, ISBN 978-88-348-8271-9. Gabriele Lolli (a cura di), La prova matematica dell’esistenza di Dio, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1679-0. Ernest Nagel e James R. Newman, La prova di Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 88-339-0309-5. Piero Pasolini, Il teorema di Gödel di fronte alla logica, alla cibernetica e all’assoluto, Rivista Nuova Umanità n. 1, Roma, Ed. Città Nuova, 1978. Palle Yourgrau, Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein. Milano, Il Saggiatore, 2006, ISBN 88-428-0903-9.”,”SCIx-086-FL”
“LOLLI Gabriele”,”QED. Fenomenologia della dimostrazione.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica.”,”FILx-142-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Lezioni di logica matematica.”,”Gabriele Lolli, nato nel 1942, si è laureato in matematica all’Università di Torino e ha perfezionato i suoi studi alla Yale University di New Haven, Connecticut. Dopo essere stato docente di analisi matematica presso il Politecnico di Torino, è diventato professore straordinario di logica matematica, prima a Salerno, ora presso l’Università di Genova.”,”SCIx-301-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Categorie, universi e princìpi di riflessione.”,”Gabriele Lolli, nato nel 1942, si è laureato in matematica all’Università di Torino e ha perfezionato i suoi studi alla Yale University di New Haven, Connecticut. Dopo essere stato docente di analisi matematica presso il Politecnico di Torino, è diventato professore straordinario di logica matematica, prima a Salerno, ora presso l’Università di Genova.”,”SCIx-302-FL”
“LOMARTIRE Carlo Maria”,”Mattei. Storia dell’ italiano che sfidò i signori del petrolio.”,”LOMARTIRE Carlo Maria giornalista si è occupato di problemi economici e politici. E’ stato inviato del ‘Giorno’. Ha curato servizi per la Rai (TG1) e Canale 5 (TG5). “”Secondo uno studio di Fulvio Bellini e Alessandro Previdi, ripreso da Giorgio Galli, “”il metano di Caviaga costava a bocca di pozzo dai 70 centesimi a una lira a metro cubo, il trasporto incideva per altri 60-80 centesimi. Mattei lo vendeva ad un prezzo oscillante fra le 8 e le 12 lire al metro cubo, conun profitto del 300-500%. Nel periodo 1948-1951 l’ Agip realizzò con il metano utili per circa 20 miliardi di lire.”” Dow Votaw nel suo libro del 1965, Il cane a sei zampe. Mattei e l’ Eni. Saggio sul potere, fa un calcolo diverso ma la sostanza della situazione non cambia””. (pag 172) L’ incendio del pozzo 21 di Cortemaggiore. “”Ma dove ha fallito la tecnologia e la professionalità made in Usa riescono la genialità, la tenacia e il “”dilettantismo”” italiani. Qualcuno, rimasto sconosciuto, dei tecnici da settimane impegnati allo spasimo in quella che passerà alla storia dell’ Agip come “”la battaglia del 21″”, ha un’ idea: scavare un altro pozzo ad un centinaio di metri da quello che brucia, scendere di 1000 metri circa, poi andare in diagonale fino alla base dell’ eruzione, che si trova a 1500 metri, in modo da scaricare il metano dal secondo pozzo. Mattei ci sta: “”Proviamo anche questa, non abbiamo niente da perdere””. Si lavora con la forza della disperazione. A scavo ultimato la fiamma comincia a deperire, e rapidamente si placa fino ad estinguersi. La battaglia è durata 66 giorni.”” (pag 174)”,”ITAE-139″
“LOMARTIRE Carlo Maria”,”Insurrezione. 14 luglio 1948: l’attentato a Togliatti e la tentazione rivoluzionaria.”,”Carlo Maria Lomartire, giornalista e scrittore, si è sempre occupato di temi economici e politici. É stato, fra l’altro, inviato speciale del Giorno. Ha curato i servizi di economia e finanza per i telegiornali Rai della sede di Milano. É stato caporedattore per l’economia del Tg5, vicedirettore di Studio aperto, responsabile editoriale di Mediavideo. Attualmente è vicedirettore di Videonews. Colloquio Di Vittorio – De Gasperi. “”Di Vittorio e i suoi due accompagnatori sono accolti da De Gasperi nell’anticamera del suo studio, al secondo piano del Viminale. Il presidente va loro incontro con le braccia tese, quasi a volerli abbracciare, manifestando sincera commozione per l’accaduto. Non è un banale espediente per conquistarne la benevolenza. Un comportamento del genere non è nel carattere rigoroso e riservato del trentino De Gasperi. La condanna per l’attentato è scontata ma appare autentica. «Non sappiamo ancora chi sono i mandanti» dice ai sindacalisti «ma faremo tutto il necessario per scoprirlo, indagando soprattutto negli ambienti fascisti». In questo modo De Gasperi mostra di accogliere, almeno per il momento, la tesi del complotto ordito a destra che, a ventiquattr’ore dall’attentato, i comunisti e gran parte della stampa di sinistra sembrano dare per scontata. Di Vittorio, invece, porta subito il discorso sulle «brutalità» con cui «la polizia di Scelba» cerca di reprimere «la legittima protesta dei lavoratori». In realtà, con una tecnica tipicamente comunista di mimetismo politico, Di Vittorio fornisce delle indicazioni tranquillizzanti nell’ambito di un’aggressiva recriminazione. «Lo sciopero durerà quanto è necessario» dice infatti, ma aggiunge subito «e cesserà appena possibile. Noi non abbiamo intenzioni insurrezionali ma vogliamo impegni e garanzie affinché non si utilizzi questa occasione per portare avanti operazioni repressive su vasta scala». Di questa apparentemente dura presa di posizione a De Gasperi, politico abile e raffinato, non è sfuggito quel «noi non abbiamo intenzioni insurrezionali», che per di più gli è sembrato che Di Vittorio abbia scandito con maggiore chiarezza. E poi la richiesta finale, quasi sulla difensiva, di non ricorrere a repressione di massa. Insomma, per De Gasperi la posizione del capo della Cgil può anche essere interpretata così: «Lasciamo che la protesta si esaurisca nello sciopero, non abbiamo nessuna intenzione di scatenare un’insurrezione e terremo la piazza sotto controllo, ma voi dopo non lasciatevi andare a retate di massa e cacce alle streghe». Sembra uno scambio accettabile. Naturalmente il colloquio si conclude con la scontata e quasi rituale richiesta di dimissioni del governo. E’ la linea ufficiale di Pci e Cgil, ma chissà se Di Vittorio la condivide davvero e chissà se la condividerebbe il realistico Togliatti: sarebbe stato molto meno velleitario, pensano già i più «togliattiani» dei comunisti, chiedere le dimissioni di Scelba. Naturalmente De Gasperi respinge con fermezza questa richiesta, giacché «il governo non ha alcuna responsabilità» dell’accaduto. E rilancia per non mostrarsi minimamente intimidito: «Proclamando lo sciopero generale contro il governo la Cgil si è assunta una responsabilità gravissima; se non recede, il governo non esiterà ad andare alla scontro»”” (pag 157-158)”,”PCIx-434″
“LOMAS David”,”Mons 1914. Il trionfo tattico della BEF [British Expeditionary Force].”,”Un autore arriva al punto di definire Mons “”la battaglia che salvò il mondo”” (pag 89); L’esercito tedesco era un’organizzazione accuratamente strutturata, programmata per raccogliere, con le riserve, più di 5 milioni di uomini a mobilitazione completa. Il suo nocciolo era un ben addestrato corpo ufficiali, assistito da 100.000 sottufficiali altamente professionali, che imponevano una rigida disciplina e richiedevano alla truppa un’obbedienza cieca ed assoluta. (…) Il numero di uomini disponibile ogni anno eccedeva largamento i bisogni dell’esercito. Più di un milione di reclute si presentava per prestare servizio ogni anno, e di queste solo un terzo era necessario. Questo permetteva all’Esercito di selezionare gli uomini veramente migliori per il servizio attivo, e di passarne molte migliaia alla riserva aggiuntiva, o ‘Ersatz’. La Riserva Ersatz fornì più di un milione di uomini di rinforzo nei primi tre mesi di guerra. Nel suo addestramento, l’Esercito tedesco, al contrario dei suoi contemporanei inglese e francese, si preparava per una guerra in Europa. Gli osservatori erano colpiti dall’insistenza sulla velocità e dalla feroce disciplina di marcia (un elemento essenziale se il piano Schlieffen doveva rispettare le sue tabelle). La fanteria era addestrata alle tattiche di avvolgimento e ad attaccare in dense ondate a intervalli di 500 metri, con il supporto del fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici. Questi assalti tedeschi sembravano inarrestabili. Gli attacchi venivano eseguiti in formazione a mezzaluna: i fianchi del nemico veniva oltrepassati e avviluppati mentre il centro era tenuto occupato. I comandanti tedeschi credevano nell’interdipendenza di tutte le armi, una teoria che sottolineavano includendo battaglioni di Jäeger [lett: “”cacciatori”” (…)]”” (pag 15); Nella sua forma finale, il piano [Schlieffen] richiedeva dieci sole divisioni per tenere a bada la Russia a est; 62 divisioni avrebbero affrontato la Francia, 54 delle quali, distribuite tra la Prima e la Quinta Armata, avrebbero effettuato l’assalto. Le altre otto erano assegnate alla Sesta e Settima Armata sulla frontiera franco-tedesca. Esse si sarebbero dovute ritirare davanti al previsto attacco francese in Alsazia e Lorena, così da attirare gli avversari in una trappola. Mentre i francesi si lanciavano all’assalto, avrebbero lasciato scoperte le loro retrovie. Con le parole dello storico Liddell-Hart, il piano Schlieffen era come una porta girevole: “”se uno avesse spinto con forza su un lato, l’altro avrebbe ruotato, colpendolo alla schiena””. Sarebbe stata un’altra Sedan. Von Schlieffen voleva che “”il gomito destro dell’uomo all’estrema destra sfiorasse la Manica””, ma dopo il suo ritiro nel 1906, consistenti revisioni ridussero la proporzione di forze tra l’ala destra e l’ala sinistra da sei a uno, a due a uno. L’ala destra non avrebbe più seguito la costa ma avrebbe proceduto ben all’interno. Era un cambiamento che alla fine avrebbe condotto la Prima Armata tedesca a Mons”” (pag 25-26)”,”QMIP-126″
“LOMBARD Maurice”,”Splendore e apogeo dell’Islam, VIII-XI secolo.”,”Gli schiavi. “”Come le grandi civiltà dell’antichità e come l’impero bizantino, il mondo musulmano è una civiltà schiavista. Per la forza motrice, per l’energia, ricorre in gran parte ai muscoli dello schiavo: nelle grandi squadre che lavorano nelle piantagioni e nelle miniere, la mano d’opera è interamente fornita dagli schiavi, nelle città il lavoro serile si affianca al lavoro libero”” (pag 231) “”Ultima forma di schiavitù d’importanza non inferiore, è la schiavitù militare. Le guardie del corpo sono essenzialmente servili, come attesta il corpo dei mammalucchi che, sotto i Tulunidi d’Egitto, a Fustat nel nono secolo, è composto di 24.000 turchi e di 40.000 negri. Gli Umayyadi di Spagna, da parte loro, possiedono nel decimo secolo, a Cordova, diecimila slavi. Questa guardia di schiavi, comandata da ufficiali scelti tra schiavi affrancati, ha sempre avuto una parte di primaria importanza”” (pag 231) Maurice Lombard, già professore all’École Pratique des Hautes Études e a la École Normale Supérieure, è stato un esponente di grande rilievo di quell’indirizzo storico che fa capo a Fernand Braudel.”,”VIOx-003-FGB”
“LOMBARDI Franco V.”,”Idee pedagogiche di Antonio Gramsci.”,”LOMBARDI Franco V. “”Non per nulla Gramsci vede l’ideale dell’uomo moderno in Leonardo da Vinci: “”L’uomo moderno dovrebbe essere una sintesi di quelli che vengono ipostatizzati come caratteri nazionali: l’ingegnere americano, il filosofo tedesco, il politico francese, ricreando, per dir così, l’uomo italiano del Rinascimento, il tipo moderno di Leonardo da Vinci, divenuto uomo massa, o uomo collettivo pur mantenendo la sua forte personalità e originalità individuale”” (Lettera alla moglie Julca (Iulia o Giulia) del 1° agosto 1932, Lettere, p. 654)”” (pag 72)”,”GRAS-083″
“LOMBARDI Anna Maria”,”Keplero. Una biografia scientifica.”,”LOMBARDI Anna Maria è dottore di ricerca in fisica. Si occupa di storia della fisica. Ha pubblicato ‘Keplero: semplici leggi per l’armonia dei cieli’ (Le Scienze 2000) tradotto in varie lingue. “”””Come svegliandomi da un sogno…””. Queste sono le parole utilizzate da Keplero per descrivere le proprie intuizioni scientifiche, quei lampi di luce che consentirono alle innumerevoli tessere raccolte in anni di duro lavoro di incastrarsi perfettamente; e di mutare profondamento la concezione del cosmo. Così, difatti, Keplero immaginava l’operazione del conoscere: come un riappropriarsi di idee che già si possiedono inconsciamente. Il sapere scientifico, scriveva, è connaturato nell’uomo, come il numero dei petali di un fiore. Ma il risveglio non avviene per caso, e Keplero in ogni sua opera ci fa toccare con mano la tenacia, la fatica, i momenti di sconforto che tanto spesso caratterizzano il lavoro di uno scienziato. La scoperta delle tre leggi che descrivono il moto dei pianeti non ha niente a che vedere con una fortunata ‘boutade’. Davvero non si può dire che Keplero sia stato un uomo fortunato. La sua vita fu segnata dalla miseria e dalle violenze seminate dalla guerra dei Trent’anni, e più volte subì l’umiliazione e il disagio dell’esilio. Fisicamente segnato da malattie di ogni tipo, gracile e debole di vista, la sua condizione fu pesantemente aggravata da un forte pessimismo. Eppure seppe essere felice, ogni volta che gli sembrava di cogliere l’armonia delle diverse parti del mondo, di una gioia che sgorga limpida dalle pagine dei suoi libri.”” (pag IX) Giovanni Keplero e le sue Leggi (Piero Mazza — Nuovo Orione, Settembre 2003) • Parte prima: la vita e le opere • Parte seconda: le Leggi Quando il genio del mistico, del religioso e dello scienziato s’incontrano, ecco nascere uno dei più eminenti personaggi che hanno segnato il corso della storia della moderna astronomia: Johannes Kepler. Noto principalmente per aver formulato le tre celebri leggi che portano il suo nome, Keplero compì, fra il 1604 e il 1611, anche importanti studi di ottica che lo condussero a concepire l’antesignano del nostro cannocchiale il quale, contrariamente a quello galileiano dalle limitate possibilità, impiegava come oculare una lente convessa; il campo visivo risultava così totalmente ribaltato, ma, nondimeno, l’osservazione risultava più agevole, soprattutto per la possibilità di raggiungere ingrandimenti molto elevati. Lo studio dell’ottica gli fece anche comprendere il funzionamento della camera oscura arrivando a supporre come il cervello interpreta le immagini che si formano capovolte sulla retina. Interessanti furono altresì gli studi matematici compiuti nel 1611, i primi sull’argomento, sulla distribuzione spaziale di piccole sfere strettamente impacchettate — di cui si servì per spiegare la forma delle cellette in un alveare — un’intuizione che parrebbe quel calcolo differenziale che sarà propriamente inventato e sviluppato in seguito da Newton. Fu anche il primo a dimostrare nel 1624 come funzionava la teoria dei logaritmi formulata dal matematico scozzese Nepero e che a quei tempi era considerata alquanto bizzarra, da relegarsi forse più nella sfera della filosofia matematica che in quella della scienza pratica. Ma, soprattutto, non si dimentichi che Keplero fu in grado di calcolare e preparare tavole astronomiche con una precisione mai raggiunta a quell’epoca (le Tavole Rudolfine del 1627), le quali non fecero che confermare la piena validità della teoria copernicana che ancora faticava a farsi strada soprattutto per l’ostruzionismo degli ambienti ecclesiastici. Tutto ciò è abbondantemente documentato in un copioso epistolario che allora faceva le veci di quei scientific journals che saranno di voga solo in tempi successivi. Un piccolo debito di gratitudine verso questo scienziato dovremmo averlo anche noi presenti quando studiamo i rudimenti di matematica e di astronomia: certi termini scientifici come fuoco (di ellisse o parabola), arco (di una curva), satellite (termine latino che significa “”attendente””), inerzia sono stati inventati o introdotti per la prima volta da Keplero. Il fanciullo e lo scienziato Panorama di Weil der Stadt Keplero nacque nel villaggio di Leonberg, poco distante dalla cittadina di Weil der Stadt (Germania) nel 1571, al tempo del Sacro Romano Impero. Il padre era un soldato di ventura, che scomparve quando il piccolo Johannes aveva solo 5 anni (si disse che fosse morto combattendo nei Paesi Bassi), mentre la madre era una locandiera esperta in arti magiche che aveva appreso dalla zia. Si può già capire da questo che l’infanzia di Keplero, unita alla sua salute cagionevole, non sia stata certo delle più felici! Com’era consuetudine, il ragazzo fu avviato agli studi ecclesiastici, dapprima in un seminario locale e in seguito, maturato il desiderio di prendere i voti, iscrivendosi alla prestigiosa università di Tubinga, baluardo, allora come oggi, dell’ortodossia luterana. Qui ebbe come insegnante il copernicano M. Maestlin, uno di più insigni matematici del tempo, anche se il piano di studi prevedeva l’insegnamento del sistema tolemaico, in accordo con la Augsburg Confession (la Confessione Augustana). Tuttavia, a differenza di Copernico che considerava la nuova teoria più come una speculazione matematica, senza quindi preoccuparsi più di tanto della forma effettiva che potevano assumere le orbite planetarie, Keplero era invece molto interessato a queste, al punto da tentar di capire se esistesse una sorta di forza emanata al Sole, idea rifiutata da Galileo, che potesse influenzare il moto dei pianeti. Queste sue congetture gli procurarono una montagna critiche da parte dei più oltranzisti della facoltà, al punto che Maestlin gli consigliò di abbandonare la carriera ecclesiastica e di trasferirsi a Graz per andare a occupare la cattedra di matematica divenuta improvvisamente vacante nel 1594. Come docente in questa scuola Keplero era tenuto a curare annualmente la compilazione di un calendario che, fra le altre cose, doveva prevedere il tempo, le crisi politiche, la salute pubblica e gli avvenimenti eccezionali. Purtroppo le predizioni di disgrazie gli riuscirono spesso e grazie al suo primo almanacco, quello del 1595, nel quale previde un inverno particolarmente rigido e un’invasione turca, si trovò famoso da un giorno all’altro. L’anno successivo pubblicava la sua prima opera, il Mysterium Cosmographicum in cui elaborava il suo modello cosmologico. Da buon euclideo riteneva che esistessero 5 solidi regolari e questi venivano invocati per spiegare quegli immensi spazi che dovevano separare i pianeti per render conto dei loro moti così come si osservavano da Terra basandosi sulla teoria eliocentrica. Una rappresentazione del vecchio Sistema Tolemaico Ricordiamo che la teoria tolemaica supponeva che le orbite planetarie fossero in contatto fra loro e che fosse il cosiddetto Primo Mobile a trasmettere il moto ai vari pianeti. La spiegazione che Keplero dava sulla posizione spaziale dei pianeti era curiosa: se si immagina una sfera col raggio pari all’orbita di Saturno e a questa s’inscrive un cubo, allora la sfera a sua volta inscritta in questo cubo avrebbe avuto il raggio uguale all’orbita di Giove. Se poi un tetraedro regolare veniva iscritto in questa seconda sfera, la sfera che a sua volta veniva inscritta nel tetraedro doveva avere le dimensioni dell’orbita di Marte; e così di seguito, ponendo successivamente un dodecaedro tra l’orbita di Marte e quella della Terra, un icosaedro tra la Terra e Venere infine un ottaedro tra Venere e Mercurio. Questo spiegava perfettamente il numero dei pianeti con quello dei 5 poliedri di Euclide. Agli occhi di noi moderni si tratta sicuramente di un’idea stravagante che tuttavia racchiude il pregio di stabilire una relazione matematica tra le distanze dei pianeti dal Sole e il loro periodo di rivoluzione, relazione che nel 1618 porterà lo scienziato tedesco a formulare la sua 3a legge. Se il Mysterium non fu particolarmente apprezzato da Galileo che era un classico fisico sperimentale, fu però tenuto in grande considerazione dall’astronomo danese Tycho Brahe, noto come Ticone, allora di stanza a Praga, il quale aveva accumulato un’impressionante mole di osservazioni planetarie pretelescopiche (soprattutto di Marte) di altissima precisione e che Keplero ebbe la fortuna di ereditare dopo essergli succeduto in qualità di matematico imperiale di Rodolfo II. L’astronomo danese Tycho Brahe Le osservazioni di Tycho erano talmente precise che in base a esse Keplero fu in grado di scoprire la rifrazione atmosferica che, com’è noto, causa un piccolo spostamento apparente della posizione degli astri, tanto più pronunciata quanto più bassi si trovano sull’orizzonte. Eppure anche considerando questo fatto, l’orbita di Marte sembrava non volersi piegare a nessuna delle teorie fino ad allora formulate: uno scarto di posizione di soli 8 primi d’arco, un quarto del diametro apparente della Luna, metteva in crisi il sistema elaborato dall’astronomo danese, ossia quello di una Terra immobile attorno a cui orbitavano il Sole e la Luna mentre il corteggio dei 5 pianeti ruotava a sua volta attorno al Sole; d’altra parte, anche la migliore orbita calcolata da Keplero per render conto delle posizioni osservate non riusciva ad adattarsi in modo soddisfacente, a meno di non abbandonare l’idea di un’orbita circolare. Fu così che elaborando la mèsse di dati ereditata da Tycho e dopo aver riempito letteralmente migliaia di pagine di calcoli algebrici, intraprendendo quella che Keplero stesso definì “”la mia guerra con Marte””, l’astronomo tedesco arrivò a stabilire nel 1602 che il raggio vettore che va dal Sole al pianeta spazza aree uguali in tempi uguali: questa è nota come la 2a legge di Keplero anche se in realtà fu scoperta per prima. La 1a legge venne formulata 3 anni dopo e afferma che le orbite planetarie sono ellittiche e che il Sole occupa uno dei fuochi. Entrambe le leggi vennero pubblicate nell’Astronomia Nova. Keplero era giunto a queste conclusioni studiando il moto di Marte, ma si rese conto ben presto che le leggi si applicavano indishueamente a tutti i pianeti e che solo la vicinanza alla Terra del pianeta rosso unita alla sua forte eccentricità orbitale erano stati i fattori in grado di minare la teoria cosmologica del grande Ticone. Incisione riportata sul frontespizio delle Tavole Rudolfine Keplero non fu un uomo fortunato nella sua vita e non solo per l’atteggiamento tiepido con cui il mondo accademico aveva accolto le sue scoperte, sia nel campo dell’astronomia sia in quello dell’ottica; una serie spiacevoli eventi funestarono la sua vita già minata dalla sua gracile salute. Questi ebbero inizio con la morte del suo figlioletto di soli 7 anni seguita da quella della sua prima moglie. Poi l’imperatore Rodolfo, suo protettore e fervente cattolico, dovette abdicare per ragioni di salute in favore di suo fratello Mattia il quale, tuttavia, non fu altrettanto tollerante nei confronti dei Protestanti (nel 1618 sarebbe scoppiata la famigerata Guerra dei Trent’anni); Keplero si trovò così costretto a lasciare Praga e a stabilirsi a Linz in Austria. Ma i suoi guai, purtroppo, non erano destinati a finire presto. Mentre stava lavorando alla sua Armonia Mundi, un’opera che aveva già progettato di scrivere sin dal 1599 quale sviluppo del Misterium Cosmographicum e che contiene la famosa 3a legge, sua madre venne accusata e arrestata per stregoneria. A quel tempo, com’è tristemente noto, maghi e fattucchieri avevano in serbo una sorte miseranda e fu solo grazie all’influenza di Johannes presso la facoltà legale di Tubinga che la genitrice poté evitare di finire sul rogo. Eppure non si trattò di vero amore filiale considerata la stima che, a quanto si racconta, egli aveva di sua madre! Delle Tavole Rudolfine abbiamo già accennato; queste facevano di continuo riferimento alle osservazioni di Ticone integrate con le prime due leggi di Keplero ed erano così accurate che si mostrarono valide per i decenni a venire; si trattava di una pietra miliare che vedeva il tramonto definitivo del vecchio sistema tolemaico in favore del nuovo sistema copernicano. E tuttavia Keplero non se ne serviva per predizioni di tipo astrologico, come egli stesso dovette far presente anche al Duca di Wallenstein, uno dei leader della Guerra dei Trent’anni che si era rivolto a lui per avere consigli basati sull’astrologia: è vero che Keplero ammetteva un’influenza del Sole e della Luna su certi fatti che avvenivano sulla Terra (basti pensare al fenomeno delle maree), ma da buon copernicano non credeva certo nella realtà fisica delle costellazioni! Il cratere lunare Keplero La grandezza di questo scienziato, come spesso accade, non fu riconosciuta ai suoi tempi, né la sua fama assurse mai al livello che avrebbe meritato. Morì miseramente nei pressi di Ratisbona nel 1630 durante un viaggio che aveva fatto da Linz per andare a riscuotere una somma di denaro in relazione alle Tavole Rudolfine di cui era creditore. Fu sepolto nel camposanto della chiesa di quella città, ma la sua tomba venne distrutta nel corso di quella guerra funesta e nulla è rimasto al giorno d’oggi. Ci è rimasta, però, la sua eredità scientifica racchiusa nelle 3 celebri leggi delle quali parleremo nella seconda parte. Ma cos’è stato Giovanni Keplero nella sua vita? Certamente non un grande osservatore, come del resto non lo furono Copernico e Newton, dal momento che il suo nome rimane per lo più legato a una supernova apparsa nel 1604 nella costellazione del Serpente e alla celebre congiunzione planetaria di Giove e Saturno avvenuta nei Pesci l’anno precedente e che lo portò a ipotizzare, per la prima volta, che un avvenimento analogo avvenuto nel 7 A.C. avesse effettivamente guidato i Magi nel lungo viaggio dalla Caldea a Gerusalemme. Fu sicuramente un uomo profondamente religioso. Tutti i suoi scritti contengono numerosi riferimenti a Dio e come cristiano si sentiva investito del dovere di studiare e comprendere l’opera divina nelle leggi che regolano l’universo. Era infatti convinto, raccogliendo l’antica eredità di Platone e Pitagora, che la Divinità avesse creato l’universo secondo un ben preciso schema matematico e che quindi solo la matematica, termine generico che a quel tempo comprendeva anche la geometria, l’astronomia e la musica, fosse il mezzo sicuro per arrivare a comprendere le verità del mondo che ci circonda. Non fu quindi soltanto un mistico o, addirittura, una mente irrazionale riguardo alle idee sul cosmo, come molti ce lo vorrebbero presentare, perché, al contrario, secondo Keplero, la creazione sarebbe pienamente manifesta attraverso leggi che possono essere sondate dalla ragione umana.”,”SCIx-350″
“LOMBARDI Franco”,”Ludovico Feuerbach. Seguito da una scelta di passi tradotti.”,”””La vera filosofia consiste nel fare non già libri, ma uomini”” (pag 318) “”Se le ‘Lezioni sulla essenza della religione’ costituiscono tuttavia forse il testo più compiuto di F., quello a cui ci si potrebbe rifare per una conoscenza del pensiero di F. sulla religione, che volesse prescindere dagli altri scritti e trattazioni, diversamente si deve dire invece per lo scritto sulla ‘Teogonia’, a cui F. lavorò lungamente, e pubblicò nel ’57, sperando di trarre fuori il mondo scientifico ed accademico da quel silenzio, in cui anche la pubblicazione delle ‘Lezioni’ era caduta”” (pag 225) “”Se si vuole intendere a pieno il significato che questo scritto ritiene o quello che esso ritenne, almeno presso alcuni circoli, basta rileggere le parole che Engels scrisse nel proposito, dopo molti anni, nel suo saggio su Feuerbach: “”Allora venne ‘L’essenza del Cristianesimo’ di Feuerbach. Con un solo colpo essa ridusse in povere l’antitesi [dell’Idea e della natura] … La natura esiste indipendentemente da ogni filosofia; essa è la base, su cui noi uomini, noi stessi prodotti della natura, siamo cresciuti… Il bando era rotto; il sistema era mandato in frantumi e gettato da parte. Bisogna avere vissuto l’azione liberatrice di questo libro per farsene un concetto. L’entusiasmo era generale; noi fummo per un momento feuerbachiani”” (1)”” [Franco Lombardi, Ludovico Feuerbach, 1935] [(1) Engels, Ludwig Feuerbach u. der Ausgang d. klass. d. Philos. (1886), Stuttgart, 1888, pp. 12-13. Cfr. traduz. ital. Ciccotti, Roma, 1902, p. 11. Per inesattezze o incongruità nel tardo ricordo di Engels, cfr. peraltro, con Mehring, Storia della democrazia sociale tedesca, vedi trad. ital. Roma, 1900, I, p. 248 sgg.; il vol. di Levi, La Phil. de F., etc., Paris, 1904, p. 250] (pag 116)”,”FILx-462″
“LOMBARDI SATRIANI Luigi M. ROSSI Mario; MENGARELLI Gianluigi”,”Analisi marxista e folklore come cultura di contestazione (Lombardi Satriani); Galvano della Volpe. II. (Rossi); Le teorie monetarie nell’opera di Marx (Mengarelli).”,”Lo scritto di Rossi su Della Volpe segue quello pubblicto nel numero precedente di Critica marxista. “”La classe, d’altronde, presenta un fronte omogeneo solo nei confronti dell’altra classe, mentre nel suo àmbito, si scatena ogni possibilità di competizione tra i vari individui. Già ne ‘L’ideologia tedesca’ è notato: “”(…) I singoli individui formano una classe solo in quanto debbono condurre una lotta comune contro un’altra classe; per il resto essi stessi si ritrovano l’uno di contro all’altro come nemici, nella concorrenza. D’altra parte la classe acquista a sua volta autonomia di contro agli individui, cosicché questi trovano predestinate le loro condizioni di vita, hanno assegnata dalla classe la loro posizione nella vita e con essa il loro sviluppo personale, e sono sussunti sotto di essa. Questo fenomeno è identico alla sussunzione dei singoli individui sotto la divisione del lavoro e può essere eliminato soltanto mediante il superamento della proprietà privata e del lavoro stesso. Abbiamo già accennato più volte come questa sussunzione degli individui sotto la classe si sviluppi in pari tempo in una sussunzione sotto idee di ogni genere, ecc.”” (K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, cit., p. 54).”” [Luigi M. Lombardi Satriani, Analisi marxista e folklore come cultura di contestazione, Critica marxista, n° 6 novembre-dicembre 1968]”,”MADS-634″
“LOMBARDI Riccardo”,”Tre interventi per tre stagioni. Dall’azionismo al socialismo critico.”,”‘Tre interventi per tre stagioni. Riccardo Lombardi dall’azionismo al socialismo critico (1943-1981)’ ‘In memoria di Nerio Nesi, amico e compagno di Riccardo Lombardi’ (in apertura) ‘Nel 1943 Riccardo Lombardi scrisse ‘Il Partito d’Azione. Cos’è e cosa vuole’ (pag 7) Jacopo Perazzoli (Rho, 1986), membro del comitato editoriale di ‘Rivista Storica del Socialismo’ è ricercato di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo. Giovanni Scirocco (Milano, 1962) vicedirettore di ‘Riv. St. Soc.’ è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo. Paolo Bagnoli (Colle Val d’Elsa, 1947) è direttore di Riv. St. Soc. Ha insegnato Storia delle dottrine politiche presso l’Università Bocconi di Milano e l’Università degli Studi di Siena.”,”ITAP-258″
“LOMBARDINI Siro”,”Dentro la crisi, all’Est, all’Ovest, in Italia.”,”LOMBARDINI Siro (Milano, 1924) è docente di economia politica presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. “”Il sistema finanziario – anche per i processi di finanziarizzazione che ha reso possibile e che a loro volta lo hanno potenziato – rende il sistema economico instabile. (…) Quando nell’ottobre del 1987 si è verificato a Wall Street il grave crollo che ha richiamato alla memoria quello del 1929, le autorità americane hanno immediatamente aumentato la liquidità del sistema evitando le reazioni a catena che avrebbero potuto coinvolgere l’economia reale. Allora però l’armonia degli squilibri aveva creato le condizioni per un prolungato boom che, in effetti, non fu interrotto dalla crisi di Borsa. Le situazioni che si prospettano per il futuro sono diverse. ‘Non bastano gli strumenti monetari a garantire la stabilità del sistema’. Potrebbero infatti determinarsi , in conseguenza dei diversi processi di crescita nelle grandi aree, delle situazioni atte a influire sulle aspettative degli operatori indipendentemente dalla vicende monetarie. Allora le reazioni delle Borse potrebbero essere tali da non potere essere neutralizzate dall’immissione di potere d’acquisto. Ciò che in una tale evenienza si rende necessario è una politica neo-keynesiana (con l’accento sul primo termine ‘neo’): non basta infatti accrescere la domanda; occorre modificare i meccanismi di crescita (….)””. (pag 105)”,”ECOI-303″
“LOMBARDINI Siro”,”La grande crisi. Il 1987 come il 1929?”,”LOMBARDINI Siro è noto per i suoi contributi alle teorie dell’impresa e della domanda, la questione della programmazione, la questione dello sviluppo ecc. Ha insegnato nelle Università di Milano (Cattolica), Modena e Torino. E’ stato consulente di governi. “”Ha ragione Tobin quando, riflettendo sul lunedì nero di Wall Street e sui giorni che lo hanno seguito, afferma che non esiste alcun fattore razionale che giustifichi una differenza di prezzo del 30% in 48 ore per le azioni di una IBM e di una General Motor. (Così, ricordiamo noi, come non esistevano ragioni obiettive – se si dimentica il ruolo che ha giocato il fattore fiducia – che potessero giustificare certi rialzi che si erano avuti nei mesi precedenti nelle quotazioni di questi e di altri titoli della borsa americana). La sola spiegazione del fatto strepitoso indicato da Tobin è il crollo della fiducia””. (pag 122) “”La crisi, invero, era ormai diventata inevitabile in seguito al troppo prolungato boom borsistico. In situazioni come quella che si era creata nei mercati finanziari americani basta un evento a far scoppiare il bubbone, se l’evento è in grado di orientare nella stessa direzione le aspettative di un gran numero di operatori. Che le reazioni americane alla politica adottata dalla Germania potessero costituire un evento del genere è facilmente comprensibile””. (pag 123)”,”ECOI-305″
“LOMBARDINI Siro”,”Teorie dell’equilibrio economico e modelli dinamici. Appunti per il 2° corso di Economia politica.”,”Testi proposti di macroeconomia: ‘Graziani, ‘Teoria economica macroeconomica’, Gordon, ‘Introduzione alla macroeconomia’, Brooman, Macroeconomia, Shapiro ‘Teoria macroeconomica’ (pag 5)”,”ECOT-306″
“LOMBARDINI Siro”,”Dentro la crisi, all’Est, all’Ovest, in Italia.”,”Siro Lombardini (Milano, 1924) è docente di Economia politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Torino.”,”ITAE-079-FL”
“LOMBARDINI Sandro”,”Rivolte contadine in Europa (secoli XVI-XVIII).”,”Sandro Bernardini, nato nel 1949, svolge dal 1978 attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di storia dell’Università di Torino. Dopo i primi lavori di demografia storica e storia agraria, si è orientato verso i temi dell’antropologia economica e sociale applicati allo studio di famiglie e comunità rurali comprese entro società complesse.”,”FOLx-001-FMB”
“LOMBARDI-SATRIANI Luigi M.”,”Antropologia culturale e analisi della cultura subalterni.”,”Luigi M. Lombardi Satriani è nato in Calabria. Si occupa di tradizioni popolari nel 1971 ha insegnato in qualità di Visiting Professor nel Dipartimento di Sociologia dell’Università del Texas e Austin.”,”TEOS-020-FFS”
“LOMBARDO Giorgio”,”L’Istituto Mobiliare Italiano. Modello istituzionale e indirizzi operativi 1931 – 1936.”,”L’ Istituto Mobiliare Italiano fu creato nel dicembre 1931, nel cuore della grande crisi, con una ricca gamma di strumenti, che lo configuravano come un intermediario di tipo nuovo nell’ordinamento creditizio italiano. La sua nascita creò nell’ establishment finanziario-industriale che gravitava attorno alla maggiore banca del tempo, la Comit, l’attesa di un salvataggio, che perpetuasse, a spese del pubblico risparmio, gli equilibri allora esistenti. Il salvataggio non venne. Al contrario, l’ IMI introdusse nella tradizione bancaria italiana un metodo di selezione del credito, che postulava chiarezza nei programmi e trasparenza nella stuttura finanziaria d’impresa. Si rivelò un metodo maieutico di un nuovo assetto nel controllo di grandi banche e imprese, trasferito allora e rimasto per oltre un sessantennio affidato ad una tecnocrazia di Stato. Allora l’ IMI fu – per una scelta dei suoi dirigenti – il promotore di un mercato dei titoli mobiliari fondato sulla reputazione degli emittenti. L’Istituto affronta oggi, dop aver portato apiena maturità le”,”E1-BAIT-019″
“LOMBARDO Antonio”,”Il sistema politico del Giappone. Elementi d’ analisi comparata.”,”A. LOMBARDO è professore incaricato di sociologia politica nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Messina, e assistente ordinario (1975) di scienza politica alla Facoltà di Scienze Politiche C. Alfieri di Firenze. Collaboratore di numerose riviste scientifiche italiane e straniere, è redattore capo di “”Affari sociali internazionali”” . E’ autore del libro ‘Il tramonto dello stato liberale’ (1971) e di ‘La struttura del potere’ (1972).”,”JAPx-029″
“LOMBARDO RADICE Lucio CARBONE G.”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”””In una successiva istanza al capo del governo (Mussolini, ndr), scritta verso la fine dell’estate del 1935, vediamo che Gramsci deve ancora lottare perché cessino alcune torture carcerarie, «le forme di piantonamento e di vigilanza diurna e notturna di tutte le ore che impedisce il riposo e la tranquillità nel caso mio necessari per arrestare la demolizione progressiva e torturante dell’organismo”” (pag 251)”,”GRAS-001-FER”
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”Fascismo e anticomunismo. Appunti e ricordi 1935-1945.”,”LOMBARDO-RADICE-L.: “”Molti dei giovani che, privi di esperienza e di cultura politica, andavano formando faticosamente una coscienza antifascista negli anni più bui del fascismo, hanno avuto la rpima chiara intuizione della vera natura del trotskismo vedendo i libri di Trotsky in elegante veste editoriale esposti nelle vetrine dei librai al posto d’ onore. Questa prima intuizione si trasformò in ragionata certezza nel constatare, nello svolgersi della situazione, che ogni frase, ogni atteggiamento politico di Trotsky non era che un’ arma in mano al fascismo (…)”” “”E’ perciò che ogni antifascista consapevole sa che la terribile definizione di Antonio Gramsci: “”Trotsky è la puttana del fascismo””, non nasceva affatto da settarismo di partito o di fazione, ma esprimeva l’ odio profondo e puro di ogni combattente antifascista verso i traditori che al fascismo si erano alleati””. (pag 56)”,”ITAD-031″
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”Istituzioni di algebra astratta. Con “”Esercizi e complementi”” a cura di V. Corbas e G. Panella.”,”Lucio Lombardo-Radice, ordinario di geometria all’Università di Roma, è da molti anni impegnato nei problemi della didattica della matematica e, più in generale, nel dibattito pedagogico (dirige la rivista Riforma della scuola).”,”SCIx-286-FL”
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”L’uomo del Rinascimento.”,”Dono di Mario Caprini Raccolta di saggi e articoli scritti tra il 1942 e il 1957. Vi sono tre saggi inediti: quello su Galileo e quello su Einstein erano già stati scritti dall’autore, rispettivamente nel 1942 e nel 1945. L’ultimo saggio invece dal titolo ‘L’inno alla gioia’ è stato redatto dall’autore appositamente per questo volume.”,”ITAG-288″
“LOMBI Elisabetta, sintesi a cura di”,”Presentazione del libro: “”La Repubblica sociale italiana a Desenzano: Giovanni Preziosi e l’Ispettorato generale della razza, A cura di Michele Sarfatti.”,”L’Ispettorato generale per la razza venne creato da Mussolini nel marzo 1944, col compito di intensificare le campagne antiebraica, razzista in genere, antimassonica. Il dittatore nominò Ispettore generale per la razza Giovanni Preziosi, decano degli antisemiti italiani. L’Ispettorato ebbe sede nel comune di Desenzano del Garda e fu attivo fino all’aprile 1945. Questo volume contiene le relazioni presentate all’omonimo Convegno di studi, tenutosi a Desenzano il 27 gennaio 2007, “”Giorno della Memoria””, e organizzato dal Comune di Desenzano del Garda e dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea Cdec di Milano, mossi dal desiderio di conservare memoria e sviluppare le conoscenze sull’Ispettorato e su Preziosi. Il volume contiene saggi di Gaetano Agnini, Francesco Cassata, Francesco Germinano, Liliana Picciotto, Mauro Raspanti, Marino Ruzzenenti e Michele Sarfatti, che trattano temi quali la politica antiebraica della Repubblica sociale italiana, l’attuazione in provincia di Brescia, l’attività dell’Ispettorato generale per la razza nel 1944-1945, il pensiero e gli scritti antisemiti di Preziosi, la sua collocazione nel contesto dell’antisemitismo italiano. Per oltre dodici mesi Preziosi e l’Ispettorato incrementarono la propaganda e l’elaborazione antiebraica della Repubblica sociale italiana, fornendo un retroterra importante e necessario alle parallele azioni di arresto e deportazione degli ebrei. (IBS) http://www.isc-como.org/wp-content/uploads/2016/01/La-Repubblica-sociale-italiana-a-Desenzano.pdf”,”ITAF-365″
“LOMBORG Bjorn”,”L’ambientalista scettico. Non è vero che la Terra è in pericolo.”,”Bjorn Lomborg, ex membro di Greenpeace, è professore associato di statistica presso il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Aarhus in Danimarca. I suoi lavori sulla teoria dei giochi e le simulazioni al computer sono stati pubblicati sulla stampa scientifica internazionale.”,”TEOS-061-FL”
“LOMBROSO Gina”,”Vita di Lombroso.”,”””Mentre Lombroso lavorava accanitamente ai suoi studi ed alle sue collezioni, la crisi economica, che aveva incominciato a travagliare l’ Italia fin dal 1889, si era complicata con una crisi morale e politica terribile. La crisi aveva provocata una certa diffusione non solo del partito anarchico ma anche del Partito Socialista Internazionale. Malgrado le sue origini essenzialmente cooperativiste ed economiche, questo movimento assunse allora in Italia una veste idealistica, mistica, e insieme politica e sociale, ben più che economica. Parve suo scopo in quel momento volere affratellare in un nuovo legame di amore tutti quelli che amavano i proprii simili, promettendo loro un comune benessere universale futuro (…). Il Lombroso, pur non consentendo nel programma massimo dei socialisti e neppure nella lotta di classe, e neppure in molte parti del programma minimo, fu però favorevole a questo movimento, che in mezzo al cinismo universale pareva attirare i giovani nell sua orbita e svestirli dell’ egoismo gretto e piccino in cui si erano avvolti””. (pag 133-134) Ingresso di Lombroso nel socialismo. (pag 150)”,”SCIx-234″
“LOMBROSO Gina”,”Le tragedie del progresso. Origine, ostacoli, trionfi, sconquassi del macchinismo.”,”Sconquassi materiali dilapidazione della terra, impoverimento paesi poveri (pag 175) Controllo dei consumi da parte dello Stato. “”La scarsezza della materia prima e della lavorata prima del 1500 era tale da indurre i governanti a limitare dappertutto continuamente i consumi. In Francia da Carlo Magno fino al XVIII secolo fu un succedersi continuo di leggi suntuarie le quali limitavano i consumi di ogni classe di cittadini. Le leggi suntuarie si estendevano perfino ai mortori, alle nozze, all’ uso che ciascuno poteva fare dei carri, delle carrozze, delle pellicce e dei vestiti. Carlo Magno fece una legge che regolava, fra l’ altro, la quantità massima di carne che una famiglia ricca poteva mangiare perché non ne restassero privi i poveri. Nel 1294 Filippo il Bello proibì alla borghesia l’ uso del carro, l’uso dell’ ermellino e di altre pellicce e specificò la quantità di abiti che potevan farsi i duchi, i conti, i prelati, i cavalieri””. (pag 61) I puritani in America. “”L’ Inghilterra considerava le colonie (come del resto tutti gli altri paesi d’Europa), quali terreni di rapina e di conquista; essa esigeva dai coloni vi coltivassero esclusivamente cereali o le piante di cui aveva bisogno, e le vendessero esclusivamente ad essa; d’altra parte non poteva così come gli Olandesi difenderli contro gli indigeni nè contro i concorrenti europei: così queste colonie perirono. Viceversa quello che non riuscì ai coloni ufficiali riuscì a una setta di Puritani i quali, indignati dei costumi poco religiosi e poco morali dei loro contemporanei avevano esulato col May Flower nel Nord-America nel 1620 per fondarsi uno Stato libero e morale. Sbarcati nel Massachussett essi si erano organizzati con una disciplina severissima, mandando via tutti gli oziosi, i dissidenti religiosi, non facendo alcun tentativo di civilizzare gli Indiani, dandosi unicamente a coltivare la terra e a vivere secondo i propri ideali””. (pag 141)”,”ECOI-196″
“LOMBROSO Paola”,”La vita è buona.”,”Paola Lombroso è la figlia di Cesare a cui il libro è stato dedicato. Sul padre Cesare Lombroso: “”Non erano solamente i suoi studi prediletti, quelli in cui aveva speso tutta la vita, che eccitavano in lui un interesse e un’attenzione così viva, ma ogni forma d’indagine; gli uomini lo interessavano come i libri, la filologia come la psichiatria, la storia come la medicina, la politica come l’arte. Era il suo modo di amar la vita, di non esser mai sazio, mai stanco di contemplarne i documenti così vari, gli aspetti infiniti. Diceva sempre che la sua più gran gioia era stata la discussione; sopra il filo, lampeggiante della discussione palleggiar fatti ed idee; e ogni cosa indagava e su ogni cosa discuteva senza partito preso e senza restrizioni, senza vergogna di disdirsi e senza preoccupazione di seguir la corrente o di sorprendere con un paradosso, smanioso solo della verità e di esprimere il suo pensiero sinceramente”” (pag VI-VII)”,”VARx-549″
“LONDON Keith”,”Introduzione agli elaboratori elettronici.”,”K. LONDON ha studiato logica all’ Università di Londra ed è quindi passato alla International Computer Limited.”,”SCIx-147″
“LONDON Artur”,”L’ aveu. Dans l’ engrenage du procès de Prague.”,”Vice ministro degli affari esteri della Cecoslovacchia dal 1949, Artur LONDON, è arrestato nel gennaio del 1951, nello stesso periodo in cui il ministro CLEMENTIS è giudicato nel processo detto “”centro di cospirazione contro lo Stato diretto da Slansky””. Condannato ai lavori forzati a vita, riabilitato nel 1956, è, con V. HAJDU e E. LÖBL uno dei tre sopravvissuti dei sedici coaccusati del processo di Praga, processo che ricorda quelli di Mosca. L’ Aveu è il racconto del meccanismo infernale che trascina i migliori militanti del partito nell’ ingranaggio dell’ auto-accusa. Artur LONDON è un sopravvissuto della sua generazione. nato nel 1915 da una famiglia di artigiani ad Ostrava, centro minerario e siderurgico, entra a 14 anni nella gioventù comunista di cui diviene segretario regionale. Rifugiato a Mosca nel 1934, dopo vari soggiorni nelle carceri, nel 1936 si impegna nelle brigate internazionali in Spagna e combatte fino alla caduta della Catalogna. Entra nella resistenza nell’ agosto del 1940, deportato a Mauthausen nel 1942, diviene membro del comitato della resistenza del campo. Dal 1963 vive in Francia.”,”EURC-069″
“LONDON Jack”,”Il tallone di ferro. (Tit. orig.: The Iron Heel)”,”Jack LONDON (San Francisco 1876 – Glen Ellen, California 1916) ha scritto tra le altre cose romanzi d’ avventura (‘Il lupo di mare’ (1904) ecc.), romanzi autobiografici ‘La strada’, ‘Martin Eden’, John Barleycorn (1913); oltre a diversi racconti, reportage e saggi, trattati politici e inchieste, come ‘Il popolo dell’ abisso’ (1903). “”London, già nel 1907 prevede la prima guerra mondiale – pur illudendosi che l’ Internazionale socialista sarebbe riuscita ad evitarla – e gli esiti che questa avrebbe avuto, vale a dire la svolta fascista.”” “” (Ernest) “”(…) Oggi i capitalisti degli Stati Uniti posseggono centinaia e centinaia di milioni di dollari di azioni messicane, russe, italiane e greche: che cosa sono se non un po’ di quella parte che i capitalisti non hanno consumato? Fin dalle origini del sistema capitalistico, il capitale non ha mai consumato tutta la sua parte della ripartizione. “”E veniamo al punto: negli Stati Uniti ogni anno viene prodotta ricchezza per quattro miliardi di dollari. Il lavoro ne riscatta e ne consuma due, il capitale trattiene gli altri due. Resta pertanto una forte quota che non viene consumata. Che cosa si può fare? Il lavoro non può sottrarne perché ha già consumato i suoi guadagni. Il capitale non se ne serve, perché già, secondo la sua natura, ha assorbito tutto quanto poteva. L’ eccesso rimane. Che cosa se ne può fare? Che cosa se ne fa? “”Si vende all’ estero,”” azzardò Mr. Kowalt. “”Precisamente””, convenne Ernest. “”Da questo eccesso nasce il nostro bisogno d’uno sbocco esteriore. Si vende all’ estero, si è obbligati a venderlo all’ estero: non c’è altra scelta. E questo eccesso venduto all’ estero costituisce ciò che noi chiamiamo: la bilancia commerciale in notro favore””.”” (pag 115-116)”,”VARx-202″
“LONDON Jack”,”Martin Eden.”,”””Ma le sue storie più belle son certo quelle che hanno degli animali per protagonisti – cani e lupi principalmente – mentre le sue opere più significative quelle in cui racconta la sua stessa esperienza. Martin Eden appartiene a queste ultime. Scritto nel 1909, esso rispecchia la prima parte della sua vita, quella della lenta ascesa da giovane rozzo a uomo colto, della graduale formazione di artista coronato infine dal successo e dalla fortuna. Son pagine commosse e commoventi: ogni rappresentazione vi è vivamente scolpita, poiché sempre riproduce un dolore, un disinganno, un anelito, un sogno, una gioia ancora incisi nell’anima e nella carne dello scrittore””. “”Il denaro gli diluviava addosso, la fama gli diluviava addosso; egli splendeva come una cometa nel mondo della letteratura e provava puiù divertimento che interesse per il subbuglio che causava. Una sola cosa lo lasciava perplesso, una piccola cosa che avrebbe lasciato perplesso il mondo, se l’ avesse saputa. Ma il mondo si sarebbe piuttosto meravigliato della sua perplessità, che di quella piccola cosa che a lui pareva gigandesca. Il giudice Blount lo aveva invitato a pranzo. Questa fu la piccola cosa, o meglio, il principio della piccola cosa, che ben presto doveva diventare la cosa grossa””. (pag 346) Nella nota si abbraccia l’ ipotesi che Jack London si sia suicidato (pag 8) Biografia: Jack London (Wikip) Jack London (pseudonimo di John Griffith Chaney London) (San Francisco, 12 gennaio 1876 – 22 novembre 1916) è stato uno scrittore statunitense, noto per romanzi quali Zanna bianca e Il richiamo della foresta. Nato a San Francisco (in California) nel 1876, figlio illegittimo (secondo Clarice Stasz e altri biografi) di un astrologo ambulante irlandese, William Henry Chaney, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell’ Ohio. Il padre si disinteressò del figlio, anche perché 8 mesi dopo la nascita la madre si risposò con John London, contadino vedovo con due figli. Jack venne cresciuto dalla madre e dal padre adottivo. Dopo aver finito la scuola elementare nel 1889, frequentando compagnie poco raccomandabili, tra ladri e contrabbandieri, iniziò a passare da un lavoro all’altro. Dopo numerose esperienze lavorative, tornò a Oakland per frequentare la Oakland High School, dove partecipò alla redazione del giornale scolastico, The Aegis. Nel 1896 riuscì ad entrare all’Università della California, che lasciò nel 1897 a causa di problemi finanziari. Il 25 luglio di quell’anno partì per unirsi alla Corsa all’oro del Klondike: è in quella regione che scriverà i suoi primi racconti di successo. Tutta la sua vita fu infatti caratterizzata da esperienze lavorative diverse: fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra russo-giapponese, l’agente di assicurazioni, il coltivatore e, appunto, il cercatore d’oro prima di diventare uno scrittore di successo. Come scrittore riuscì ben presto a diventare uno tra i più prolifici, famosi e meglio retribuiti del suo tempo. In tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 volumi. Dopo il successo del suo romanzo più famoso Il richiamo della foresta si dedicò interamente alla scrittura trattando i temi sociali che preferiva; anche se poco noto sotto questo aspetto al grande pubblico, tra gli appassionati di fantascienza i suoi racconti di questo genere sono spesso citati come dei classici e precursori di genere; in numerosi racconti ricorre il tema del ‘giorno dopo’ descrivendo un’umanità ritornata ai primordi o in procinto di farlo, anticipazioni della ‘guerra batteriologica’ (contro una Cina divenuta enormemente popolosa e commercialmente concorrenziale) In questo periodo aderì al socialismo battendosi in difesa delle fasce deboli della società. Anticipò Kerouac con il romanzo itinerante ‘On the road’ cronaca di un viaggio per l’america in automobile,e per molti versi Hemingway. Ormai affermato ebbe fortuna come cronista, di politica (seguendo la rivoluzione messicana come inviato sul campo), sportivo (boxe,argomento trattato anche in alcuni racconti come ‘Una bistecca’), e d’attualità :il suo incipit scritto dopo il terremoto di S. Francisco ha fatto epoca. Nel 1910 comprò il Beauty Ranch, a Glen Ellen, Sonoma County, California, dove morì nel 1916 prematuramente a soli 40 anni, probabilmente per un’overdose,di cui si è dibattuto a lungo sulla volontarietà o meno. Un recente studio realizzato negli Stati Uniti da medici della Division of Nephrology and Hypertension della University of North Caroline School of Medicine ha dimostrato che lo scrittore in una fotografia presenta sul viso i segni di una dermatite da mercurio; poiché il metallo veniva utilizzato nella terapia della sifilide, è verosimile che possa essere stata la causa della morte di Jack London. La sua idea di socialismo era molto romantica e volubile. Le sue idee politiche e sociali possedevano una grandissima vitalità e potenza, ma poggiavano su basi confuse e tutto sommato, ingenue. La fortuna che ebbe la narrativa londoniana ne è la conferma.È stato, e probabilmente è ancora, l’autore anglosassone più tradotto all’estero, le sue opere di denuncia sociale facevano propaganda e incontrarono fortuna nei paesi del blocco sovietico , la celebrazione della forza fece sì che fosse uno degli autori più diffusi nelle biblioteche per ragazzi nell’italia fascista del ventennio. Le sue convinzioni della necessaria affermazione della razza superiore contribuirono al suo successo nella germania hitleriana. Ma quanto erano confuse le sue idee, maggiormente pretestuose e grossolane erano le interpretazioni che ne facevano questi regimi. Interpretandolo con parzialità London può essere un entusiasta paladino del progresso o un fervente ambientalista. La sua prosa rimane una delle più potenti e solide della narrativa americana. Romanzi [modifica] Il figlio del lupo (The son of the wolf, 1900) Il richiamo della foresta (The call of the wild, 1903) Il popolo degli abissi (1903) Il lupo di mare (1904) La partita (1905) La strada (1907) Zanna Bianca (1906) Il tallone di ferro (1907) Martin Eden (1909) Radiosa aurora (1910) La valle della Luna (1913) John Barleycorn (1913) Il vagabondo delle stelle (1915) La piccola signora della grande casa (1916) Jack London nella cultura successiva Forse Ernesto Che Guevara deve il suo nome di battesimo a Ernest Everhard, nome dell’eroico protagonista de “”Il tallone di ferro””: questo romanzo infatti da quasi un secolo è considerato un testo fondamentale da intere generazioni di socialisti di tutto il mondo. Lo stesso Guevara ricorda nel suo scritto ‘Alegria de Pio’,il racconto ‘Farsi un fuoco’ di London, ambientato nei deserti ghiacciati del Nord America durante la corsa all’oro . Nei fumetti, Jack London appare nell’episodio Cuori nello Yukon, all’interno della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa, come cronista al seguito del colonnello delle Giubbe Rosse, Sam Steele. Al termine del fumetto, c’è anche un accenno ad uno dei più famosi romanzi dell’autore: egli afferma, infatti, di voler intitolare il suo romanzo ispirato alle sue avventure nel Klondike “”Il richiamo del papero””. Altra apparizione di Jack London nell’universo dei fumetti la troviamo nel volume La Giovinezza, avventura retrospettiva di Corto Maltese scritta e disegnata da Hugo Pratt. La vicenda si svolge in manciuria durante la guerra Russo-Giapponese e lo scrittore americano ne è praticamente il protagonista. Nell’albo a fumetti L’Uomo di Tsushima scritto e disegnato da Bonvi appare anche Jack London nei panni dell’alter ego dell’autore. Jack London appare anche in un doppio episodio della serie TV Star Trek – The Next Generation, dal titolo “”Un mistero dal passato”” (Time’s Arrow), ambientato nel passato. Viene rappresentato come un giovane tuttofare che deve ancora scoprire il suo talento di scrittore. Bibliografia Jack London, Il nemico del mondo, (Finisterrae, Mantova, 2008).”,”VARx-235″
“LONDON Paul A.”,”Concorrenza. Il segreto bipartisan della prosperità americana.”,”LONDON Paul A. ha lavorato per l’amministrazione Clinton tra il 1993 e il 1997 come sottosegretario al commercio. Scrive articoli su vari quotidiani (NYT, Washington Post ecc.). Questo saggio lo ha scritto durante il suo soggiorno di ricerca all’American Enterprise Institute. Si è occupato anche di integrazione europea. “”Il biologo britannico T.H. Huxley, un tempo, osservò che “”la grande tragedia della Scienza (è) il massacro di un’incantevole ipotesi a opera di una spregevole realtà”” (pag 35)”,”USAE-084″
“LONDON Jack, a cura di G. DELAUDI”,”Il tallone di ferro. Romanzo.”,” Prima guerra mondiale “”Il London aveva previsto la grande guerra e qui appunto si serve di questo terribile avvenimento per colorire vieppiù il suo pessimismo. Altri grandi scrittori moderni, come Edoardo Rod, avevano pure previsto, in pagine possenti e immortali, il fatale avvicinarsi della grande distruzione e gettarono grida di allarme onde salvare lo spirito umano così ciecamente minacciato. Ben pochi intesero; ed è ora perfettamente inutile recriminare. Quello che si deve esaltare nell’opera dei grandi scrittori è il contenuto morale, incitatore, suscitatore delle loro creazioni. Di questa rara qualità il London ne profonde anche in queste pagine tumultuanti, frementi di dolore e di passione. Fu nel 1907 che quest’opera venen concepita e pubblicata. ‘Il Tallone di ferro’ è scritto sotto forma di diario la cui pubblicazione dovrebbe avvenire molti secoli dopo il 1932 epoca in cui muore il protagonista Ernesto Everhard. Il racconto termina bruscamente come se fosse rimasto incompiuto”” (pag 6)”,”VARx-548″
“LONDON Jack”,”I racconti del Grande Nord e della corsa all’oro. Volume I.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-086-FL”
“LONDON Jack”,”I racconti del Pacifico e dei Mari del Sud. Volume II.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-087-FL”
“LONDON Jack”,”Il richiamo della foresta, Zanna Bianca e altre storie di cani. Volume III.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-088-FL”
“LONDON Jack”,”Avventure di mare e di costa. Il lupo dei mari e Racconti della pattuglia guardiapesca. Volume IV.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa. viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-089-FL”
“LONDON Paul A.”,”Concorrenza. Il segreto bipartisan della prosperità americana.”,”Paul A. London ha lavorato per l’amministrazione Clinton tra il 1993 e il 1997 come sottosegretario al Commercio. Si è occupato di integrazione economica europea per il Dipartimento di Stato, e ha lavorato come consulente alla deregulation del trasporto aereo, della vendita di farmaceutici e dei mercati dell’elettricità e del gas.”,”USAE-022-FL”
“LONGANESI Leo”,”In piedi e seduti. 1919-1943. La storia di vent’anni ricostruita attraverso la cronaca minuta di grandi eventi.”,”””A uno ad uno tutti i notabili italiani salgono a Palazzo Chigi a rendere omaggio al grande capo. “”Ho concesso (nel quinquennio)””, dichiara il Duce, “”oltre 60 mila udienze””. E tutti i visitatori escono estasiati:…””. (pag 168) “”Ormai l’ Europa è un grande sofà, sul quale si è stesa la Germania senza togliersi gli stivali infangati”” (1941). Leo LONGANESI (1905-1957) è stato una delle figure dominanti del giornlaismo italiano e della cultura. Direttore de ‘L’ italiano’ dal ’27 al ’36 e del primo rotocalco ‘Omnibus’ che dovette cessare le pubblicazioni per ordine prefettizio e dove collaborarono quasi tutti gli intellettualI del paese da PANNUNZIO a BENEDETTI, da VITTORINI a Camilla CEDERNA, da Irene BRIN a Indro MONTANELLI, polemista nato, caricaturista, editore, in questo libro disegna in modo divertente il personaggio MUSSOLINI romagnolo come lui, sempre in bilico tra velleità di grandezza e l’ amore della vita comoda, tra predicazione della morale eroica e la pratica della morale accomodante.”,”ITAF-075″
“LONGHITANO Rino”,”Antonino di San Giuliano.”,”””La decisione era per noi irrevocabile. Infatti il 29 settembre seguiva la dichiarazione di guerra alla Turchia. Il 30 fu dichiarato il blocco di Tripoli: ed immediatamente ebbero inizio le operazioni per mare e per terra. Così, dopo trentacinque anni dalla spedizione nel mar Rosso, l’ Italia s’accingeva di nuovo per merito di San Giuliano, a una nuova impresa africana: quella che l’ insonne spirito del Ministro degli Esteri aveva prevista ed auspicata da giovane””. (pag 168) “”””Nella lotta odierna, – dicevano questi fogli – il cuore della Germania è con la Turchia””. Al che il nostro più acuto polemista Eduardo Scarfoglio aveva potuto replicare: “”Il coro di ingiurie che investe oggi l’ Italia interessata in una grossa guerra è il canto di morte della Triplice Alleanza””. La previsione del geniale giornalista napoletano non era poi sbagliata. Così la voce d’ illustri parlamentari tedeschi si era unita per l’ occasione a quella di giornalisti noti nel recriminare “”il colpo di stato internazionale della politica del San Giuliano, il ministro definito “”il piccolo Cavour”” e satireggiato come “”il rovescio della medaglia di Crispi””.”” (pag 170) “”In campo socialista, in particolare, l’ antimilitarismo riprese ilsuo accento forte nella lotta contro gli imperialismi e contro le “”velleità espansioniste italiane””. Gustavo Hervé si svagò ferocemente nella sua “”Guerre sociale”” contro l’ impresa chiamando i nostri soldati “”banditi in uniforme””. Ma la reazione fu altrettanto decisa ed efficace da parte dei più puri e fervidi nazionalisti francesi, come Jean Carrère che nel “”Temps”” scriveva in quei giorni di un nuovo fermento rivoluzionario, auspice la Seconda Internazionale, parole ispirate a un’amicizia veramente ammirevole: “”Seguiamo con occhio imparziale questi brillanti discendenti dei romani, i quali in mezzo secolo hanno compiuto tali miracoli che il mondo ancora stupito esita a credere a questa resurrezione prodigiosa””””. (pag 171)”,”ITQM-129″
“LONGI Vincenzo IOTTI Nilde”,”L’Amministrazione della Camera dei deputati. Atti della Conferenza promossa dal Presidente della Camera, Roma, 2-3 luglio 1984.”,”Vincenzo Longi, Segretario generale della Camera dei deputati Nilde Iotti, Presidente della Camera dei deputati”,”ITAP-004-FP”
“LONGINOTTI Liana ENGELS Federico”,”La revolucion de la mayoria – Introducción a la lucha de clases en Francia de C. Marx.”,”Il saggio di Liana Longinotti è stato pubblicato su ‘Studi storici’ n° 4, 1974 ‘Friedrich Engels e la ‘Rivoluzione di maggioranza’. (v. Emeroteca) Tabella delle lettere di Engels negli anni successivi della morte di Marx. Tesi dell’autrice circa i pochi rapporti di Engels con i partiti socialdemocratici europei negli ultimi anni della sua vita. (pag 19-20) L’introduzione di Engels del 1895 fu arbitariamente accorciata da parte di W. Liebknecht che la pubblicò sul Vorwärts nel marzo del 1895. Engels il 1 aprile 1895 in una sua lettera a Kautsky protesta per la pubblicazione senza il suo consenso che lo fa apparire come un pacifico adoratore della legalità a tutti i costi. L’introduzione non fu pubblicata in modo integrale né su Neue Zeit né in opuscolo a parte (fu pubblicata in seguito in Urss) (pag 93-94)”,”MAES-136″
“LONGO Luigi”,”Un popolo alla macchia.”,”Foto di partigiani impiccati agli alberi di una via di Bassano del Grappa (pag 289) “”Le forze nemiche ammassate a Genova erano le seguenti: 600 soldati tedeschi di truppa; mille uomini di marina; altri 1500 asserragliati a Uscio; altri nuclei di forze tedesche nella zona di Albaro, all’ Istituto Idrografico e nella zona occidentale della città. Le forze fasciste erano costituite da 1500 marinai della “”X Mas””; da 1500 uomini delle “”Brigate Nere””; da 600 uomini di reparti anti-partigiani; da 1400 soldati dell’ Esercito Repubblichino; da 2000 bersaglieri””. (pag 432) “”Il 24 i sapisti effettuavano un violento attacco armato contro le truppe tedesche, alla testa d’una grande massa di popolo. Si liberarono alcuni centri industriali. Intanto il CLN assumeva i pieni poteri politici e il Comando Militare Unico i pieni poteri militari su tutta la Liguria. Nella notte dal 24 al 25 i lavoratori di Genova insorgevano al completo. “”Dopo due giorni di aspri e sanguinosi combattimenti per le strade della città, al porto e nei centri industriali della grande Genova, si constringevano le truppe tedesche e fasciste alla resa senza condizioni.”” (Pietro Secchia: L’ insurrezione del Nord). Nel frattempo erano giunti i partigiani.”” (pag 433)”,”ITAR-056″
“LONGO Luigi BERLINGUER Enrico”,”L’ unità del movimento operaio. La posizione dei comunisti italiani per la creazione di un nuovo tipo di unità del movimento operaio internazionale.”,”E. Berlinguer. “”Il corso attuale della politica americana mette così a repentaglio l’ indipendenza, la libertà, la pace dei popoli; stimola anche nei gruppi dirigenti di altri paesi, come ha dimostrato l’ attacco israeliano ai paesi arabi, come dimostrano le tendenze revansciste nella Germania occidentale e molti altri segni in altre zone del mondo, la tentazione estremamente pericolosa di risolvere con la forza le controversie fra gli Stati, tentazione che accumula nuove minacce sulla pace mondiale.”” (pag 60) “”Va sottolineato inoltre il ruolo crescente e il prestigio sempre più grande di cui godono nel mondo intero l’ Uinone Sovietica e tutti quei paesi socialisti che svolgono una coerente e responsabile politica di pace e sostengono concretamente i popoli in lotta per la loro libertà e indipendenza nazionale””. (pag 61)”,”PCIx-204″
“LONGO Luigi”,”I centri dirigenti del PCI nella Resistenza.”,”Contrasto centri di direzione Roma e Milano (Longo) (pag 105) “”Il 5 aprile Scoccimarro e Negarville si recano a Milano per esaminare con la direzione del nord i nuovi problemi politici e organizzativi in modo da realizzare nel modo migliore la politica della “”svolta””. I compagni di Milano avvertono, anche, che, con la venuta di Togliatti, è necessario creare una forte direzione del partito nell’Italia liberata e una delegazione di essa nell’Italia occupata. Si tratta di vedere come redistribuire le forze del gruppo dirigente. Le prime ripercussioni politiche della “”svolta”” sono riferite nella lettera inviata da Roma il 10 aprile ’44. Il partito socialista si affianca nel sud al PCI, ma a Roma esprime nei confronti della proposta di Togliatti un atteggiamento che va da una condanna recisa ad una opposizione più prudente e possibilista. Anche il Partito d’azione è diviso: a Napoli appoggia l’iniziativa del PCI mentre a Roma è, in parte, nettamente ostile e, in parte, propenso a sostenere la nuova politica. Gli altri partiti, dalla DC al liberale, condividono l’iniziativa, pur con riserve. Riemergono qua e là punte anticomuniste: si agita la tesi che l’iniziativa della “”svolta”” è partita dall’URSS e che corrisponde ai sui interessi””. (pag 403)”,”PCIx-321″
“LONGO Luigi SALINARI Carlo”,”Tra reazione e rivoluzione. Ricordi e riflessioni sui primi anni di vita del PCI.”,”Domande e interventi di Carlo SALINARI, risposte di Luigi LONGO”,”PCIx-322″
“LONGO Luigi”,”Revisionismo nuovo e antico.”,”LONGO Luigi vice segretario PCI Fatti d’Ungheria pag 68 Fondo Zucchiati”,”PCIx-263″
“LONGO Gino e Luigi”,”Il miracolo economico e l’analisi marxista.”,”””Il libro di Sylos Labini ‘Oligopolio e progresso tecnico’, di gran lunga una delle migliori opere che siano state scritte sui problemi del capitalismo contemporaneo”” (pag 154)”,”ITAE-248″
“LONGO Luigi”,”Sulla via dell’insurrezione nazionale.”,”Sciopero a Milano. “”Fallito il tentativo di far riprendere il lavoro, gli industriali in combutta coi traditori fascisti, si rivolgono al comando generale, il quale interviene in loro difesa. Già nel pomeriggio di lunedì, i tedeschi fanno la loro comparsa alla Breda, ma gli operai rifiutano di trattare coi tedeschi. Il comando tedesco assicura che tutte quante le richieste verranno soddisfatte; purché si riprenda il lavoro”” (pag 108)”,”ITAR-242″
“LONGO Luigi INGRAO Pietro LEDDA Romano CERRONI Umberto PIERANTOZZI L. PAVOLINI L. WEISS L. GALLUZZI C. BERLINGUER Enrico BERTONE F. COPPOLA A. AXEN H. BERTONE F.”,”Rapporto sulla Cecoslovacchia. Articoli, interviste, lettere, conversazioni.”,”Complesso lavoro di Marx di analisi del sistema inglese e di astrazione da esso’ (pag 21, Umberto Cerroni)”,”PCIx-442″
“LONGO Oddone”,”Scienza, Mito, Natura. La nascita della Biologia in Grecia.”,”Dedica dell’autore a Lauro Galzigna, scienziato, artista, scrittore Oddone Longo è professore emerito all’Università di Padova, dove ha insegnato Letteratura greca e Storia del pensiero scientifico, è presidente dell’Accademia Galileiana di Padova. Fra le sue opere più recenti: ‘L’universo dei Greci. Attualità e distanze’ (Marsilio, 2000) e ‘Saperi antichi. Teoria ed esperienza nella scienza dei Greci’ (Istituto Veneto, 2005). “”L’uovo, che è come la materia della generazione, esiste dunque nel tempo prima della gallina. Ribaltando l’affermazione aristotelica, Firmo asserisce che in ogni processo di trasformazione, “”ciò da cui”” il mutamento procede è prima di “”ciò che”” del mutamento stesso è il risultato”” (pag 29) “”Un medico d’altri tempi ci spiega come e perché sia così importante avere una bocca come la nostra, fatta per masticare il cibo invece che per azzannare i nemici. Sono le buone maniere a tavola che ci distinguono dagli altri animali, ma prima di scoprire il coltello e la forchetta fu necessario inventare e incollare al cranio masseteri e temporali conformati come si conviene a persone civili quali siamo diventati”” (pag 45) “”Una delle massime conquiste della biologia aristotelica è stata la raggiunta individuazione e definizione della specie animale: l’entità che la scienza attuale definisce come una popolazione di individui interfecondi (9), e che è l’ultima suddivisione tassonomica e insieme la base di ogni sistema classificatorio”” (pag 77) “”Come in tutte le civiltà preindustriali, anche nelle società antiche l’abilità manuale fu lo strumento principe del progresso tecnologico. I Greci diedero della mano umana eccellenti descrizioni che non si restrinsero all’anatomia, ma inquadrarono la mano nelle sue caratteristiche di strumento polivalente perché non specializzato, e quindi adattabile alle più varie necessità”” (pag 85) “”Aristotele apriva una decisa polemica con quello che fu il massimo filosofo ionico, Anassagora di Clazomene. Anassagora aveva sostenuto che l’uomo “”è il più intelligente di tutti gli animali ‘perché ha le mani'”” (5), laddove, per Aristotele, “”l’uomo ha avuto le mani ‘perché è il più intelligente’ di tutti gli animali”” (6). In altri termini, mentre per Aristotele la mano funziona come strumento (‘órganon’) dell’intelligenza pratica, e la natura ne ha dotato l’uomo in funzione di quella, per Anassagora l’uomo acquista, o possiede, o esercita l’intelligenza come conseguenza del possesso delle mani, in una prospettiva “”evoluzionistica”” che Aristotele non poteva condividere. Senza le mani, asseriva un altro filosofo ionico, Metrodoro di Lamsaco, va perduta anche la ‘polymetis’ Atena, e cioè l’intelligenza tecnica, monopolio di Atena patrona delle arti (7). Da parte sua l’atomista e meccanicista Democrito definiva l’uomo un essere ricco di talento, che nelle sue attività utilizza in sinergia le mani, la ragione e la duttilità della mente. In Democrito le mani sono una delle componenti essenziali dell’attrezzatura tecnico-intellettuale di cui l’uomo dispone (8); in Metrodoro, seguace di Anassagora, è asserito il possesso delle mani come precondizione delle attività tecniche, costruttive, artigianali. Ma l’affermazione di Anassagora, secondo cui l’uomo è l’animale più intelligente “”perché ha le mani”” richiede un approfondimento. Ad un primo livello di lettura si potrebbe intenderla in una dimensione sincronica, descrittiva: mani e intelligenza forma un tutto integrato, le cui componenti sono inseparabili, pena la decadenza del sistema e la cessazione delle sue capacità operative. Ma è ammissibile anche una diversa lettura, che riconosca al dettato anassagoreo una dimensione diacronica, evolutiva: una primarietà delle mani secondo l’ordine temporale (prima vennero le mani, poi l’intelligenza…). Uno dei ‘fisiologi’ della scuola di Mileto, forse il più grande di tutti, Anassimandro, aveva formulato un’autentica dottrina evolutiva delle specie animali, ivi compresa quella umana, stando alla quale la vita prese inizio nell’acqua (…)”” .. (pag 100-101) Oddone Longo, Professore ordinario di Letteratura greca nell’Università di Padova – s.c.r. 22 maggio 1991, s.e. 12 settembre 2000, s.e.s 24 marzo 2007. Oddone Longo, nato a Venezia nel 1930, è professore emerito dell’Università di Padova, dove ha svolto l’intiera sua carriera accademica, insegnando Letteratura greca, Storia della lingua greca e Storia del pensiero scientifico. È stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dal 1974 al 1980. È dal 2003 Presidente dell’Accademia Galileiana di SS.LL.AA. in Padova; è Socio effettivo dell’Istituto Veneto di SS.LL.AA. e corrispondente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. ?Presidente dell’Associazione culturale Homo Edens, attiva nel campo della storia dell’alimentazione e della cultura del cibo, ed è Condirettore della rivista bimestrale “Padova e il suo territorio”. Dalla sua duplice esperienza di filologo e di storico della scienza è nato recentemente il volume pubblicato presso l’Istituto Veneto di SS.LL.AA., Saperi antichi. Teoria ed esperienza nella scienza dei Greci, con 22 saggi che spaziano dalla cosmologia alla fisica alla zoologia alla storia della medicina, con una costante attenzione al rapporto fra pensiero antico e scienza moderna. Fra le pubblicazioni dell’autore si segnalano: Commento linguistico alle Trachinie di Sofocle, Padova, Antenore 1968; Tecniche della comunicazione nella Grecia antica, Napoli, Liguori 1981; La storia, la terra, gli uomini. Saggi sulla civiltà greca, Venezia, Marsilio 1987; L’universo dei Greci. Attualità e distanze, Venezia, Marsilio 2000 (finalista Premio Viareggio 2001), trad. spagnola El Universo de los Griegos, Barcelona, Acantilado 2009; Georg Trakl. 108 poesie, a cura di O.L., Testo a fronte, Torino, Genesi editrice 2004; Studi galileiani, Padova, Esedra 2004. Scienza, Mito, Natura. La nascita della biologia in Grecia, Milano, Bompiani 2006; Sofocle, Edipo Re, commento, Venezia, Istituto Veneto di SS.LL.AA., 2007. Galileo Galilei. L’uomo che contava le stelle, Padova, Meridiano zero 2009. Società e cultura del mondo antico, Padova, Poligrafo 2011. (Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – Campo S. Stefano, 2945 – 30124 Venezia)”,”STAx-329″
“LONGO Luigi NAPOLITANO Giorgio FALASCHI Candiano DANIELE Aldo COISSON Fabrizio D’AGOSTINI Fabrizio PASQUALI Anita PERELLI Licia SORIENTE Luciano LEDDA Romano BELLIA Ruggero NATOLI Dario REICHLIN Alfredo SEGRE Sergio GUERRA Adriano GAL, intervista a Enrico BERLINGUER”,”Almanacco PCI ’74.”,”Testo mancante per asportazione ritaglio a pag 145″,”PCIx-021-FB”
“LONGO Luigi”,”I centri dirigenti del PCI nella Resistenza.”,”Rapporti contrastati tra i centri di direzione della resistenza CLN situati a Roma e a Milano.”,”ITAR-018-FF”
“LONGO Giuseppe SILVESTRINI Vittorio”,”L’atomo militare.”,”Giuseppe Longo (Parigi, 1929) professore associato di fisica sperimentale nell’Università di Bologna, fa parte dell’Unione scienziati per il disarmo. Vittorio Silvestrinoi (Bolzano,1935) professore ordinario di fisica nell’Università di Napoli, è anch’egli membro dell’Unione scienziati per il disarmo.”,”QMIx-047-FL”
“LONGO Luigi”,”Un popolo alla macchia.”,”Insorge Genova (pag 303-306) Insorgono Milano e Torino (pag 306-309)”,”PCIx-006-FMP”
“LONGO Luigi”,”Sulla via dell’insurrezione nazionale.”,”””Ci confortava in questa posizione l’insegnamento dei classici del marxismo, che avevano studiato l’esperienza della lotta del popolo nella rivoluzione francese, dei ‘guerilleros’ spagnoli, della Comune di Parigi, delle rivoluzioni russe e anche alcuni aspetti delle guerre del Risorgimento italiano. Carlo Marx, commentando a caldo, il 1° aprile 1849, la disfatta dei piemontesi a Novara aveva scritto: «I piemontesi hanno commesso un errore enorme fin dall’inizio, contrapponendo agli austriaci soltanto un esercito regolare e volendo condurre una guerra ordinaria, borghese, onesta. Un popolo che vuole conquistarsi l’indipendenza non deve limitarsi ai mezzi di guerra ‘ordinari’. L’insurrezione in massa, la guerra rivoluzionaria, la guerriglia dappertutto, sono gli unici mezzi con i quali un piccolo popolo può vincere uno più grande, con i quali un esercito più debole può far fronte ad un esercito più forte e meglio organizzato». E Marx avvertiva già allora: «La rivolta delle masse, l’insurrezione generale del popolo … sono mezzi la cui applicazione presuppone il terrore rivoluzionario». Dell’applicazione di questi mezzi ebbe paura, nel 1849, la monarchia di Savoia, e perciò portò il Piemonte alla disfatta. «La monarchia non si arrischierà mai ad una guerra rivoluzionaria, a un sollevamento delle masse, al terrore rivoluzionario. Piuttosto di allearsi con il popolo, essa preferirà concludere la pace con il suo peggior nemico, ma suo uguale per l’origine», concludeva Marx nel 1849″” [introduzione (pag XV-XVI), (in) ‘Sulla via dell’insurrezione nazionale’, di Luigi Longo, Edizioni di Cultura Sociale, Roma, 1954]”,”PCIx-047-FV”
“LONGO Luigi, a cura di Renzo MARTINELLI”,”La nostra parte. Scritti scelti, 1921-1980.”,”Critiche a Bordiga. ‘I “”punti della sinistra”” sono per l’unità classista del partito (L’Unità 30 luglio 1925) Luigi Longo polemizza con Amadeo Bordiga sulla questione del tipo di organizzazione del partito “”Il compagno A. Bordiga nel suo articolo su «La natura del partito comunista», riporta tre passi; uno dal ‘Manifesto Comunista’; uno dalle Tesi del secondo congresso dell’Internazionale comunista; uno dallo Statuto del Partito comunista d’Italia ed osserva che i «punti della sinistra», laddove parlano della natura del partito comunista, dicono «nulla di diverso da questi testi ben conosciuti e fondamentali». Vediamo. Noi riconosciamo come pienamente giusto il quadro che del processo di maturazione rivoluzionaria del proletariato hanno fatto Marx ed Engels nel passo riportato da Bordiga. Osserviamo, però, che in detto passo non è fatta questione delle particolari forme organizzative in cui detto processo si sarebbe incanalato. Né, al tempo in cui il ‘Manifesto’ fu redatto, ciò poteva essere previsto. Per avere luce sulla questione dobbiamo seguire la storia del movimento rivoluzionario dall’epoca del ‘Manifesto dei Comunisti’ ad oggi. La luce ci viene dall’opera di Lenin e del leninismo. (…). Sulla questione del tipo di organizzione del partito cosa dice invece Bordiga? Bordiga dice: «Il tipo d’organizzazione di partito deve essere capace di porsi al di sopra delle particolari categorie e perciò raccogliere in sintesi gli elementi che provengono dai proletari delle diverse categorie, da contadini, dai disertori della classe borghese, ecc.» («punti della sinistra»). E di queste ultime categorie Marx ed Engels, nel passo citato del ‘Manifesto’, hanno detto: «I ceti midi, piccoli industriali, piccoli mercanti, agricoltori, artigiani, combattono tutti la borghesia per conservare la loro esistenza di medio ceto. Non sono dunque rivoluzionari, ma conservatori». «Di tutte le classi che stanno oggi contro la borghesia, il solo proletariato è la classe veramente rivoluzionaria». Come si vede, la posizione di Bordiga è ben diversa da quella di Lenin, Bordiga vuole che il «tipo d’organizzazione del partito» sia aperto a tutti coloro che sono portati a lottare contro la borghesia. Va bene che gli elementi che provengono dalle categorie non proletarie, dovrebbero avere superato la concezione ristretta e particolaristica propria della loro categoria. Ma è questo superamento che marxisticamente è impossibile. Qui non si tratta di casi particolari, qui si tratta di categorie, del «tipo di organizzazione di partito» che deve essere conformato in vista dell’orientamento di categorie non proletarie, allo scopo di poterne inquadrare gli elementi. Qui si tratta della composizione sociale del partito, cioè della sua natura di classe, della sua compattezza e capacità d’azione. E mentre il leninismo pensa che l’unione per la lotta con questi movimenti deve avvenire al di fuori del partito, Bordiga vorrebbe inquadrare tutti gli elementi «sinceramente» rivoluzionari nel partito, dimenticando che marxisticamente non si può fare questione di «sincerità» che poggiandosi sugli obiettivi interessi sociali per cui le varie categorie sono chiamate alla lotta, e Marx ed Engels ci hanno detto che «il solo proletariato è classe veramente rivoluzionaria» mentre le altre categorie sociali sono «sinceramente» conservatrici. Questa posizione di Bordiga sul «tipo di organizzazione del partito» spiega completamente la sua avversione alla tattica leninista dell’Internazionale”” (pag 11-12) [Luigi Longo, ‘I “”punti della sinistra”” sono per l’unità classista del partito?”” (L’Unità, organo del Partito Comunista d’Italia, 30 luglio, 1925) (in) ‘La nostra parte. Scritti scelti, 1921-1980’, Editori Riuniti, Roma, 1984, a cura di Renzo Martinelli]”,”PCIx-015-FER”
“LONGONI Antonio”,”Il socialismo nella dottrina e nelle applicazioni.”,”L’A, si erge a critico del pensiero socialista e trova degli “”errori”” in Marx…e parla di fantasticherie socialiste. “”Cosa bella e mortal passa e non dura.”” (Petrarca) (pag 153) Burocrazia? “”La suddivisione del lavoro, che è un’altra delle leggi imprescindibili del mondo economico, ricondurrebbe necessariamente al risultato di alcune persone, le quali utilizzerebbero per loro conto diretto le terre, le forze e le macchine, e di altre che a quelle persone presterebbero la loro opera, contro la corresponsione di una parte dei prodotti ottenuti.”” (pag 196)”,”SOCx-144″
“LONGONI Giuseppe Maria”,”La voce del lavoro. Vita di Ettore Reina (1871-1958).”,”LONGONI Giuseppe Maria insegna storia contemporanea alla Statale di Milano (Scienze politiche). Studia i fenomeni associativi.”,”MITT-326″
“LONGUET Robert-Jean”,”Karl Marx, mon arrière grand-père.”,”””Dans sa récente ‘Histoire de l’Allemagne’, le très objectif historien Robert Hermann Tenbrock, professeur en République fédérale allemande, a écrit: “”Depuis la publication du ‘Manifeste communiste’, Karl Marx et ses théories ont contribué à façonner l’histoire allemande, puis l’histoire universelle””. (pag 10) “”Eleanor Marx, elle-même, qui avait vécu à Londres près de son père, écrivait en 1896 à Karl Kautsky pour lui faire part de son désarroi (“”I only despair when I think of the task…””) d’écrire une vie de Karl Marx, “”intellectually many-sided””.”” (pag 11) LONGUET Robert-Jean appartiene a una vecchia famiglia politica: è figlio del leader socialista Jean LONGUET, avvocato, giornalista, parlamentare, fondatore del quotidiano ‘Le Populaire’ e autore di numerose opere sul socialismo internazionale, è nipote di Jenny MARX e del comunardo Charles LONGUET uomo di lettere e giurista, è pronipote di Karl MARX. Avvocato e giornalista Robert-Jean LONGUET si è interessato ai problemi economici e sociali. Membro dell’ Associazione giuridica internazionale ha fondato e diretto le riviste Maghreb e Al Atlas contro il colonialismo e l’ imperialismo. Ha collaborato a numerose pubblicazioni contro la guerra e il fascismo e in particolare alla rivista Clarté diretta da Henri BARBUSSE e alla rivista Monde di Romain ROLLAND, Albert EINSTEIN e Paul LANGEVIN. Ha compiuti viaggi e soggiorni negli Stati Uniti (dove ha insegnato alla Rutgers University, delegetato al segretariato generale UNRRA, poi corrispondente del girnale Ce Soir. Ha consacrato molti anni alla lotta contro la fame in Africa. Ha compiuto viaggi in URSS e in Europa dell’ Est.”,”MADS-426″
“LONGUET Charles / ENGELS Friedrich”,”Préface à ‘La Commune de Paris’ de Karl Marx / Introduction de Friedrich Engels.”,” Longuet: pag IX-X e XV-XVI “”Marx et Engels avaient jeté dans le monde encore inattentif, la grande parole: «Prolétaires de tous les pays, unissez-vous!». Quinze ans plus tard, Marx avait défini la politique étrangère de l’Internationale en ces termes, dont quelques-uns, empruntés au vocabulaire de «la langue bourgeoise», surprendront peut-être certains disciples simplistes: «Défendre les ‘lois de la morale et de la justice’, qui doivent gouverner les rapports les simples particuliers, comme lois souveraines des relations internationales». Cette honnête formule justicière, parant meurtrière pour les traditions d’iniquité de la vieille diplomatie, il la reproduisait en tête du premier manifeste contre le guerre de 1870, et elle cinglait en plein visage Napoléon III et Guillaume Ier, Bismarck et Emile Ollivier. Elle cinglait aussi tous les gouvernements européens, les classes dirigeantes devant l’homme du Deux Décembre, sauveur providentiel, prêtes à se prosterner devant son vainqueur dès qu’elles le verraient affublé de la même défroque. Cependant l’auteur du ‘Dix-huit Brumaire de Louis Napoléon n’était pas homme à s’attarder à la simple condamnation morale des faits que sa philosophie historique lui faisait un devoir d’expliquer. Et, d’autre part, il était trop mêlé à l’action, trop révolutionnaire, dans le vrai sens du mot, pour se borner à une analyse des phénomènes qui se déroulaient devant ses yeux. Enfin il était trop versé dans tous les arcanes de la politique internationale pour ne pas tenter au moins de repousser les plus redoutables conséquences du triomphe de la Prusse. Avant de rappeler l’admirable, l’héroïque exemple de solidarité internationale donné, après Sedan, par les maïtres et les chefs du socialisme allemand, je placerai ici un souvenir personnel. Le 4 septembre 1870, dans l’après-midi, je revenais avec mon excellent et vieil ami, Edouard Vaillant, du Corps législatif envahi sans grand effort. La République venait d’être proclamée à l’Hôtel-de-Ville où nous n’avions que faire, n’étant pas candidats aux fonctions publiques. Nous nous dirigions vers la place de la Corderie, dans l’intention d’y rédiger, avec quelques camarades de l’Internationale parisienne et des sociétés ouvrières, un appel immédiat aux socialistes de l’Allemagne. Ce n’est pas que nous nous fissions de bien fortes illusions, songeant que si la fortune des armes eût donné la victoire à l’armée de Napoleon III, aucune parole ni aucun acte révolutionnaire, aucune force humaine n’eût pu, en France, l’empêcher de poursuivre son oeuvre de conquête et de s’emparer de la rive gauche du Rhin. Mais n’importe: avec ou sans illusions il fallait au moins sauver du désastre l’idée du socialisme international et son avenir. Nous devisions ainsi quand nous nous trouvâmes rue des Halles en face d’un bureau du télégraphe. Aussitôt Vaillant se rappelle que, en 1865-66, proscrit de l’Empire (en attendant de l’être de la République bourgeoise), j’avais eu le grand honneur de connaître Marx à Londres, et d’être admis, sur sa présentation, dans le premier Conseil géneral de l’Internationale”” [Charles Longuet, ‘Préface à ‘La Commune de Paris’ de Karl Marx’, Librairie G. Jacques & Cie, Paris, 1901] Engels, critica al proudhonismo e blanquismo. L’esempio della Comune di Parigi “”Proudhon, le socialiste des petits paysans et des petits bourgeois, haïssait l’association d’une haine cordiale. Selon lui, elle présentait plus d’inconvénients que d’avantages; elle était par nature inféconde, voir nuisible, constituant une chaîne pour la liberté du travailleur; dogme pur, improductif et encombrant, en opposition autant avec la liberté du travailleur qu’avec l’épargne du travail, ses avantages restaient toujours en arrière de ses inconvénients, et la concurrence, la division du travail, la propriété privée étaient des ressorts économiques plus puissants qu’elle. L’association ouvrière ne pouvait convenir que dans de cas exceptionnels, – ce sont les expressions de Proudhon – comme la grande industrie et les grandes entreprises, par exemple les chemins de fer (v. ‘Idée générale de la Révolution’, 3e étude). Et pourtant, même à Paris, ce centre des industries d’art, la grande industrie avait déjà, en 1871, tellement cessé d’être l’exception, que le plus important décret de la Commune eut pour objet une organisation de la grande industrie et même de la manifacture, qui non seulement devait reposer sur l’association des travailleurs dans chaque fabrique, mais devait réunir toutes les associations ouvrières en une grande confédération, bref, une organisation, qui, comme Marx le dit très justement dans la «Guerre civile», devait finalement conduire au communisme et par conséquent à quelque chose de directement opposé au proudhonisme. C’est ainsi que la Commune fut le tombeau de l’école socialiste proudhonienne. Elle n’a plus aujourd’hui d’adhérents parmi les travailleurs français; et la théorie marxiste est admise sans conteste aussi bien par le «possibilistes» que par les «marxistes». On ne rencontre plus de proudhoniens que parmi les radicaux. Les blanquistes ne furent pas plus heureux. Elevés à l’école de la conjuration, maintenus par la discipline qui est propre à leur parti, il partaient de cette idée, qu’une minorité d’hommes résolus, bien organisés, était en état, si les circonstances étaient propices, non seulement de s’emparer du pouvoir, mais aussi, en déployant une énergie puissante et hardie, de le conserver assez longtemps pour réussir à entraîner la masse du peuple dans la Révolution et à la grouper autour de la petite minorité directrice. Pour cela, il fallait avant tout la centralisation la plus rigoureuse et dictatoriale de tout le pouvoir entre les mains du nouveau gouvernement révolutionnaire. Or, que fit la Commune, où se trouvait pourtant une majorité de blanquistes? Dans toutes ses proclamation aux Français de la province, elle les engagea à se constituer en une libre Fédération de toutes les Communes de France, en una organisation qui pour la première fois devait être réellement créé par la nation elle même. Et l’armée, la police, la bureaucratie, ces instruments d’oppression dont tous les gouvernements jusque-là s’étaient servis, que Napoléon en 1798 avait crées et que depuis chaque gouvernement nouveau avait recueillis comme de précieux instruments de domination, que voulait en faire la Commune? Mais précisément les détruire partout comme ils l’étaient déja à Paris!”” [introduzione di F. Engels a Karl Marx, ‘La Commune de Paris, prefazione note e traduzione di Charles Longuet, Librairie G. Jacques & Cie, Paris, 1901] (pag XLVI-XLVIII)”,”MFRC-181″
“LONGWORTH Philip”,”The Art of Victory. The life and achievements of Field-marshal Suvorov. 1729-1800.”,”LONGWORTH Philip (nato 17 febbraio 1933 a Londra). Storico e scrittore. Servizio militare presso esercito britannico 1951-1953. Docente di storia russa presso l’Università di Birmingham nel 1970. All’Università di Londra visiting fellow presso la School of Slavonic and East European Studies nel 1973/1974. Docente alla McGill University Montreal 1984-2003. SUVOROV Aleksandr Vasilyevich (13 novembre [24 novembre] 1729, Mosca – 6 maggio [18 maggio] 1800, San Pietroburgo). Comandante militare russo noto per i suoi successi nella guerra russo-turca del 1787-1791 e nelle guerre rivoluzionarie francesi. Nel 1789 fu creato conte russo e conte del Sacro Romano Impero; nel 1799 fu creato principe russo. Nel reggimento delle guardie Semyonovsky all’età di 15 anni e nominato luogotenente di fanteria nel 1754. Avendo acquisito esperienza contro i prussiani durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763) nel 1763 divenne colonnello del reggimento Suzdal, per il quale scrisse un manuale completo, notevole per la sua enfasi realistica sull’addestramento al combattimento, in un’epoca in cui la moda prevalente era quella delle manovre sulla piazza d’armi in stile prussiano. Nel 1787 fu finalmente promosso al grado di generale. Nel 1794 fu richiamato per reprimere il movimento rivoluzionario nazionalista in Polonia, cosa che fece con spietata efficienza. Il massacro di civili nell’assalto al sobborgo di Varsavia, denominato Praga, minò il morale dei difensori e contribuì a mettere rapidamente fine all’insurrezione di Kosciuszko. Promosso Feldmaresciallo con decreto di Caterina II. Ritornando a San Pietroburgo scoprì che la sua sovrana e amica Caterina II era malata e morì nel 1796. Paolo I, il successore, fanatico sostenitore del sistema militare prussiano di Federico il Grande, concentrò le sue prime riforme sull’esercito, organizzando parate militare e spettacoli per esaltare la forza dell’impero zarista. Lo scontro con Suvorov fu inevitabile, in quanto questi considerava il sistema prussiano inapplicabile al variegato impero russo. L’imperatore licenziò Suvorov il 6 febbraio 1797 e privato del diritto di indossare l’uniforme. Con la seconda coalizione antinapoleonica, l’imperatore austriaco, su insistenza degli inglesi, chiese allo zar Paolo I di nominare Suvorov comandante, per le sue indiscusse doti militari. Lo zar, seppur riluttante, convocò il vecchio generale per affidargli le truppe. Nel febbraio 1799 lo zar reintegrò Suvorov nei ranghi dell’esercito e l’Imperatore Francesco I d’Austria gli assegnò il titolo di feldmaresciallo e il diritto di guidare anche le sue truppe coalizzate. A Montebello Vicentino assunse il comando delle operazioni della coalizione contro gli eserciti rivoluzionari francesi in Italia. Con il “”Proclama agli italiani””, puntando sui valori religiosi e della proprietà privata, minacciò il pugno di ferro nei confronti di coloro che intendevano allearsi con i francesi. A Brescia, e poi con il blocco delle fortezze nemiche di Mantova e Peschiera, i francesi vennero costretti alla ritirata generale di tutte le loro forze presenti in Italia, lasciando 3000 morti e 5000 prigionieri. Il 28 aprile 1799 l’esercito francese abbandonò Milano e il 1° maggio gli austro-russi si diressero verso il Po. Suvorov marciò verso Torino e conquistata senza combattere il 26 maggio. Tutto il nord d’Italia venne liberato dalla presenza francese. Dopo la campagna in Svizzera, con gli inglesi che temevano il rafforzamento russo, Suvorov venne elevato al rango di Generalissimo, con la promessa degli onori militari al suo rientro in Russia. Gli intrighi di corte portarono lo zar Paolo a cancellare la cerimonia. Emarginato dallo zar e malato, morì a San Pietroburgo il 18 maggio 1800. L’ambasciatore inglese Lord Whitworth e il poeta Derzavin furono le uniche personalità presenti al suo funerale. «Quando gli eserciti di Hitler invasero l’Unione Sovietica nel 1941 e furono fatti grandi sforzi per risvegliare il patriottismo russo e la voglia di combattere, Suvorov fu uno degli eroi pre-rivoluzionari a cui si rivolse Stalin. In effetti, ricevette forse ancora più attenzione di Kutuzov, che, dopo tutto, aveva guidato la resistenza all’attacco di Napoleone nel 1812. Le imprese di Suvorov furono raccontate, le sue parole ebbero la più ampia diffusione e la sua immagine fu costantemente messa in mostra, incoraggiando il soldato russo nella sua lotta all’ultimo sangue contro l’invasore nazista. Stalin istituì addirittura una nuova decorazione militare, l’Ordine di Suvorov e, oltre ad assegnarsela, adottò un titolo che solo un russo, Suvorov, aveva mai posseduto prima: il grado supremo di Generalissimo.» (pag 11 Introduzione; traduz. d.r.)”,”RUSx-001-FSL”
“LÖNNE Karl Egon”,”Il fascismo come provocazione. “”Rote Fahne”” e “”Vorwärts”” a confronto con il fascismo italiano.”,”Questo libro si interroga sulla interpretazione che la socialdemocrazia tedesca (SPD) e il partito comunista tedesco (KPD) diedero del fascismo italiano dai suoi inizi fino al 1933. E su quali furono le conseguenze di tali interpretazioni nella lotta dei due partiti al nazismo. L’A ha analizzato nel dettaglio i due quotidiani organi di partito circa le loro posizioni sul fascismo. La ricerca coglie alcuni aspetti del rapporto tra SPD e KPD che si inasprì ulteriormente proprio sul tema del fascismo italiano. Nel confronto tra i due partiti e il fascismo si preparava quella neutralizzazione reciproca del proprio potenziale di forze che a parere dell’A facilitò la vittoria del nazismo nel 1933. L’A è Prof di storia contemporanea all’Univ di Düsseldorf. Dopo gli studi a Marburgo, Colonia, Monaco di Baviera e”,”MGEK-010″
“LÖNNE Karl-Egon”,”Il dibattito sul revisionismo nella socialdemocrazia tedesca.”,”Bernstein. La revisione del marxismo. Revisionismo. Emancipazione mediante l’ organizzazione economica ed emancipazione mediante l’ espropriazione politica. “”In generale le prognosi di un rivolgimento rivoluzionario imminente espresse diverse volte anche più tardi sarebbero ancora da ricondurre all’ influsso falsificante della dialettica hegeliana. Esse avrebbero avuto come conseguenza che nel marxismo la violenza immediatamente efficace minaccerebbe continuamente di assumere il ruolo predominante che originariamente era stato attribuito allo sviluppo economico. Ciò significa che il marxismo deve combattere continuamente con un elemento di blanquismo rimasto come la “”teoria della illimitata forza creatrice della violenza politica rivoluzionaria e della sua estrinsecazione, l’ espropriazione rivoluzionaria”” (1). Il marxismo avrebbe con ciò tentato di collegare due correnti del socialismo moderno fra loro contrapposte. (…) Il marxismo non avrebbe però raggiunto un superamento dell’antitesi, ma solo un compromesso fra le due correnti. Esso sarebbe perciò stato all’ occasione senz’altro disposto a contare sulla violenza alla maniera del blanquismo. Solo Engels aveva preso le distanze dalla premessa della conquista rivoluzionaria del potere politico nella sua prefazione allo scritto di Marx ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich’ (Le lotte di classe in Francia). La revisione però dei presupposti sulle possibilità di utilizzazione economica di una rivoluzione era ancora da fare””. (pag 124-125)”,”MGEx-177″
“LÖNNE Karl Egon, a cura di Alessandra MELILLO”,”La resistenza al nazismo in Germania.”,”Lezioni tenute a Napoli in Palazzo Serra di Cassano per l’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dal 23 al 27 febbraio 1998. Apparato clandestino del KPD. “”La lotta radicale contro la Repubblica di Weimar e le sue forze politiche determinanti aveva procurato al Partito comunista, anche prima della formazione del governo di Hitler, persecuzioni e divieti, che tuttavia a quell’epoca si mantenevano nell’ambito della legalità dello Stato di diritto. I comunisti tedeschi avevano sviluppato in questa situazione una particolare mentalità, qualcosa di simile ad una mentalità da Lager, e questo limitava fortemente i loro contatti esterni. Si vedevano, nella realizzazione dei loro scopi, avviati da soli nel senso di un ineluttabile sviluppo storico che essi dovevano promuovere con interventi positivi, lottando contro tutti i concorrenti politici. I comunisti tedeschi avevano già sviluppato, oltre alle azioni politiche legali, anche un’attività clandestina e in questo contesto, ad esempio, avevano istituito la Lega dei Combattenti del Fronte rosso, proibita nel 1929 come unità paramilitare. Avevano costruito soprattutto un sistema segreto di informazioni e di comando, che non solo formò in Germania un apparato clandestino accanto all’organizzazione legale, ma stabilì anche il collegamento con un ufficio comunista per l’Europa occidentale a Parigi e con il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista a Mosca. I funzionari preposti a questo apparato venivano formati in parte a Mosca. Fino all’ascesa al potere di Hitler, questo apparato segreto non era stato sottoposto ad un compito realmente gravoso e quindi ad una prova di verifica, sicché la sua capacità di funzionamento si poté sperimentare per la prima volta solo di fronte alla repressione nazionalsocialista.”” (pag 38-39)”,”GERR-029″
“LÖNNE Karl-Egon”,”Il cattolicesimo politico nel XIX e XX secolo.”,”L’autore, esperto di storia italiana e tedesca dell’800 e 900, insegna Storia contemporanea nell’Università di Düsseldorf. Ha pubblicato in Italia: ‘Il fascismo come provocazione’ (1985). “”Il Centro fu in primo luogo completamente travolto dagli eventi della rivoluzione (…)”” (1° dopoguerra) (pag 236) “”Resta ancora da chiarire se il Centro abbia agito da mediatore tra la borghesia liberale di sinistra e il proletariato socialdemocratico (…)”” (pag 238) “”Il fallimento di ogni intesa tra il cattolicesimo politico e i nazionalsocialisti apparve decisamente, eludendo l’intenzione di alcuni partiti di superare tacitamente quella crisi tramite un accordo. Quando ad Hitler venne conferito, oltre alla carica di cancelliere anche quella di capo dello Stato, il Centro fu messo definitivamente fuori combattimento, non essendo più rappresentato in parlamento, e non poté quindi portare avanti il suo progetto di «normalizzazione» del nazionalsocialismo”” (pag 249)”,”RELC-406″
“LOOMBA Ania”,”Colonialismo – postcolonialismo.”,”Ania Loomba è professore di Inglese presso l’Università dell’Illinois. E’ autrice pure di ‘Gender, Race, Renaissance Drama’ (1989)”,”TEOS-016-FFS”
“LOON VAN Hendrik”,”Storia dell’ America.”,”Reazioni americane alla rivoluzione francese. “”Un regalo a un ministro straniero era cosa usuale. (…) I delegati americani lo sapevano, e sembra avessero l’ intenzione di far scivolare un po’ di dollari nelle tasche di M. Barras, uomo influente e, a quel che si diceva, di gusti molto raffinati. Ma quando il Direttorio insinuò che gli Stati Uniti avrebbero dovuto accordare un prestito di molti milioni di dollari, i delegati rifiutarono nettamente. Una tale transazione avrebbe significato violare la neutralità, provocare una guerra fra Inghilterra e America: nessun governo che si rispettasse poteva permettersi una corruzione così sfacciata. I particolari dell’ intrigo non sono noti ancor oggi; ma quando la corrispondenza scambiata fra i delegati americani e gli intermediari francesi giunse a Filadelfia, i Federalisti si accorsero quale meravigliosa arma politica il Direttorio avesse gentilmente messo a loro disposizione. Pubblicarono tutte le lettere omettendo i veri nomi, e sostituendo alle firme dei funzionari francesi implicati le lettere X, Y, Z. Quindi si volsero ai repubblicani dicendo: Vedete che brava gente sono quei vostri amici laggiù, pei quali voi nutrite tanta ammirazione! Ma andarono più avanti, e nell’ eccitazione del momento promulgarono nuove leggi per proteggere il paese da eventuali agitazioni repubblicane. La prima di queste misure, la così detta “”Legge sugli stranieri””, aumentò da cinque a quattordici il numero di anni di residenza negli Stati Uniti necessario per prendere la cittadinanza; diede al Presidente la facoltà di arrestare o deportare qualsiasi straniero considerato poco desiderabile, e concesse alle autorità federali di poter arrestare esiliare chiunque appartenesse a nazione in guerra con gli Stati Uniti. La seconda, la “”Legge di sedizione””, considerava delitto punibile con la detenzione e multa il pubblicare scritti falsi o scandalosi contro il governo degli Stati Uniti, contro il Presidente, contro la Camera, il fare opposizione agli atti legali del Congresso o del Presidente; l’aiutare i piani di qualsiasi Potenza straniera contro gli Stati Uniti””, (pag 209-210)”,”USAG-059″
“LOPAPA Carmelo”,”Sparlamento.”,”””Leggi (e dunque lavoro prodotto in aula) poche, ma quanta fantasia alla Camera e al Senato. Disegni di legge, emendamenti, ordini del giorno, interrogazioni, mozioni, interpellanze. Sono sempre stati lo sfogatoio di aspirazioni, sogni, sospetti, raramente progetti realizzabili, dei 952 parlamentari italiani. E oggi che le norme davvero se ne approvano poche, che i deputati e i senatori sono ridotti a palette votanti in balia dei leader e dei governi, adesso si sono abbandonati davvero a quanto di più fantasioso passa per le loro spesso frivole menti. Un autorevole studio ha dimostrato che solo il 7,3 per cento dei disegni di legge presentati in Parlamento è riuscito, nelle ultime due legislature precedenti a quella in corso, a tagliare il traguardo (1). Una media che non ha riscontro in altri paesi. E che, per di più, è crollata con l’inizio dell’ultima legislatura. Nel primo anno della XV, infatti, su 4337 disegni di legge depositati a vario titolo alla Camera e al Senato, solo in quaranta sono diventati legge. La percentuale è dello 0,9 per cento. Neanche l’1. Mentre in Gran Bretagna quasi il 10 per cento è diventato norma legislativa, in Germania il 50 per cento, in Spagna l’86 per cento. Che esagerazione, in quei parlamenti. Ora, non che sia proprio una iattura il fatto che la grandissima parte delle proposte sottoscritte e depositate dai parlamentari italiani non si trasformino in leggi. Se anche solo un terzo avesse via libera, chissà in che sorta di paese vivremmo. Questo perché gli interessi che in genere spingono la nostra classe dirigente a indossare i panni del legislatore sono i più variegati e, va ammesso, i più bizzarri. La fantasia del deputato e del senatore è senza limiti. E raramente le problematiche affrontate in quelle proposte o in quelle richieste di chiarimenti coincidono con questioni dirimenti o interessi che siano davvero collettivi. Il più delle volte, il parlamentare sollecita una legge che possa tornare utile al proprio collegio elettorale. Pur sapendo che mai sarà approvata. Oppure, per dimostrare interessamento e dedizione a un gruppo ristretto di propri elettori, avanza un’interrogazione al ministro competente su una questione talmente particolare che risulta incomprensibile a chi non conosca l’antefatto. Fatti loro, è il caso di dire”” (pag 207-208) [(1) ‘Italia, poche leggi al traguardo’, in “”Sole 24 Ore””, 2 luglio 2007] Carmelo Lopapa è cronista parlamentare di “”Repubblica”” (2008).”,”ITAP-233″
“LOPEZ Roberto S.”,”La rivoluzione commerciale del Medioevo.”,”LOPEZ Roberto S. nato a Genova nel 1910, vi ha insegnato storia economica dal 1936-38. Vive negli Stati Uniti dal 1939 e dal 1946 è professore di storia alla Yale University dove è anche preside della facoltà di studi medievali. Ha condotto studi sull’economia genovese. Tra le sue opere: ‘La prima crisi della banca di Genova’. “”Mirando inzialmente alla conquista di tutta la terra, i Mongoli si mostrarono selvaggiamente spietati verso chiunque resisteva; ma non erano intolleranti per programma verso chi si sottometteva, e perso impeto dopo aver soggiogato la maggior parte dell’Asia e l’odierna Russia. Il loro immenso impero si suddivise allora in una confederazione di quattro khanati (Cina-Mongolia, Turkestan, Persia-Mesopotamia e “”Orda d’Oro”” in Russia), relativamente pacifici. Ci vollero quasi cento anni perché i successori di Genghiz khan divenissero i protettori della pace; ma prima ancora che il cambiamento fosse completo, i mercanti italiani – specialmente i Genovesi e i Veneziani – si resero conto che, guadagnandosi la fiducia dei conquistatori, avrebbero potuto scalvalcare gli intermediari arabi che controllavano il commercio con l’Estremo Oriente e attraversare senza pericolo terre praticamente sconosciute, fino alle agognate e favolose ricchezze delle “”Indie”” (nome col quale gli occidentali erano soliti designare genericamente tutti i pasi al di là del Medio Oriente islamico). Il veneziano Marco Polo è soltanto uno dei moti che fra la seconda metà del Duecento e i primi del Trecento, affrontarono il rischioso viaggio. (…) La penetrazione italiana nel continente asiatico fu ben più di una serie di avventure isolate. La sua importanza pratica viene sottolineata in alcune pagine del manuale di commercio del Pegolotti, che descrivono minuziosamente la strada del Nord, dalla Crimea a Pechino, come “”perfettamente sicura di giorno e di notte””. Eppure, anche quell’itinerario, che poteva essere percorso in nove mesi, comportava spese e rischi che ne limitavano severamente l’attrattiva”” (pag 141-142)”,”STOS-168″
“LÓPEZ José POTTER Garry, Contributors Allison ASSITTER Francis BARKER Ted BENTON Roy BHASKAR Jean BRICMONT Sue CLEGG Andrew COLLIER Justin CRUIKSHANK Robert FINE David FORD Tim FORSYTH Rom HARRÉ Pam HIGHAM Philip HODGKISS Cristopher NORRIS Bertell OLLMAN Jenneth PARKER Douglas V. PORPORA Frank PEARCE Garry POTTER John SCOTT Philip TEW Charles R. VARELA Anthony WOODIWISS”,”After Postmodernism. An Introduction to Critical Realism.”,”Allison Assitter is Dean of Economics and Social Science at the University of the West of England and Professor of Feminist Theory. Francis Barketr sadly died just a few days before the new millennium. He was Professor pf Literature for many years at the University of Essex and the author of many books and articles in the field of literary criticism and theory. Ted Benton is Professor of Sociology at the University of Essex. His research interests include the philosophy of social science, Marxist theory, the question of animal rights, as well as ecological and environmental political movements and related issues. Roy Bhaskar is the founder of critical realism and one of the director/trustees of the Centre for Critical Realism. Jean Bricmont is Professor of Theoretical Physics at the University of Louvain (Belgium). Sue Clegg has worked as a research menager and educational researcher ar Leeds Metropolitan Universty and is taking up a Chair in Educaional research at Sheffield Hallam University from September 2000. Andrew Collier has been involved in critical realism conferences and the Centre for Criticale Realism since their inception. He is Professor of Philosophy at the University of Southampton. Justin Cruikshank teaches philosophy in the graduate school of Social Research at the Nottingham Trent University. Robert Fine is the Director of the Social Theory Centre and is a Reader in the Sociology Department at the University of Warwick. David Ford teaches sociology at the University of Bath. He recently completed his PhD at the University of Essex. Tim Forsyth was previously a visiting fellow at the Kennedy School of Government, Harvard University, where he was working under the Global Environmental Assessment Program. He is currently a lecturer in environment and development at the London School of Economics. Rom Harré began his academic career teaching mathematics and physics After graduate work with J.L. Austin he turned to philosophy of science with a special interest in the forms of real scientific thinking, and the defence of realism in the interpretation of the natural sciences. Pam Higham is currently doing research into the sociologvy of cyberspace and virtual communities. Other research interests include social scientific methodology and the philosophy of science. She has recently completed her PhD at the University of Essex. Philip Hodgkiss has degrees from the University of Cambridge and the London Schoool of Economics. He is currently Senior Lecturer in Applied Social Thought in the Faculty of Community Studies, Law and Education at Manchester Metropolitan University. José López teaches social theory in the School of Sociology and Social Policy at the University of Nottingham, previously he was a Research Fellow in the Department of Sociology at Essex University. Christopher Norris is Distinguished Research Professor in Philosophy at the University of Cardiff, Wales. Bertell Ollman is Professor of Politics at New York University. He received a DPhil in political theory from Oxford University. Jenneth Parker has a backgroud in environmental and feminist movements and first and master’s degrees from the University of Wales and London School of Economics respectively. Frank Pearce is Professor os Sociology at Queen’s University, Kingston, Ontario. Douglas V. Porpora is professor of Sociology at Drexel University, Philadelphia. Garry Potter teaches social theory at Wilfrid Laurier University (Canada). John Scott is Dean of Social Science at the University of Essex. Philip Tew is Director of the London Network for Modern Fiction Studies and a Senior Lecturer in English Literature at the University of Debrecen, Hungary. Charles R. Varela has published several articles on aspects of embodiment and social theory in the Journal of the Theory of Social Behavior, Journal for the Anthropological Study of Human Movement and Visual Anthropology. Anthony Woodiwiss recently took up the position as Head of Department and Professor of Sociology at City University (London). Before that he was Professor of Sociology at the University of Essex. General Introduction, Introduction, Guide to Further Readings, Bibliography, Contributors, Acknowledgements, Notes, Index, introduzione generale, introduzione, bibliografia ragionata, notizie sui collaboratori, ringraziamenti, note, indice nomi argomenti”,”FILx-131-FL”
“LOPEZ Roberto S.”,”Benedetto Zaccaria, ammiraglio e mercante nella Genova del Duecento.”,”Roberto S. Lopez, figlio del commediografo e fratello dello scrittore Guido, nacque a Genova nel 1910 e nel 1911 si trasferì con la famiglia a Milano. Nel 1932 si laureò in Storia Medievale con la tesi ‘Benedetto Zaccaria, ammiraglio e mercante. Genova marinara nel Duecento’ che pubblicò nel 1933. Nel 1939 con le leggi razziali si trasferì negli Stati Uniti dove studiò e insegnò alla Yale University. Nel 1963 vi fondò il Dipartimento di Studi medievali che diresse fino al 1973. Morì a New Haven nel 1986.”,”LIGU-009-FSD”
“LOPEZ Roberto S., a cura di Marino BERENGO”,”Intervista sulla città medievale.”,”Roberto S. Lopez, nato a Genova nel 1910, dal 1939 vive n America dove a insegnato Storia nelle più importanti università. Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, insegna Storia moderna all’Università di Venezia.”,”STMED-066-FSD”
“LOPEZ Roberto S.”,”Nascita dell’Europa. Storia dell’età medievale.”,”Roberto S. Lopez, nato a Genova nel 1910, dal 1939 vive n America dove a insegnato Storia nelle più importanti università. Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, insegna Storia moderna all’Università di Venezia.”,”STMED-067-FSD”
“LÓPEZ-DE-TORO José, a cura”,”Abbreviaturas hispanicas.”,”Alicante è la capitale dell’omonima provincia nel sud-est della Spagna. Città portuale sulla Costa Blanca, è caratterizzata dal centro storico, Barrio de la Santa Cruz, con strade strette, case colorate e una vivace vita notturna. Grazie a un ascensore o a una ripida salita, da qui si raggiunge il medievale castello di Santa Barbara, situato su una collina con una stupenda vista della costa mediterranea”,”ARCx-014-FSL”
“LOPOKOVA Lydia KEYNES John Maynard, a cura di Marina PREMOLI”,”Lydia & Maynard. Lettere 1923-1925.”,”Christian G. Rakovskij citato a pag 126-127 (ambasciatore sovietico in Inghilterra dal 1923 al 1925) Breve nota sulla teoria della moneta (pag 157) Quella chiacchierata con Sraffa sul ciclo creditizio mi ha fatto venire una gran voglia d’iniziare il libro. Solo che devo rinviare il tutto al mio ritorno da Oxford, alla fine della prossima settimana”” (pag 113) (Keynes, 31 ottobre 1924)”,”ECOT-362″
“LOPORCARO Michele”,”Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani.”,”Michele Loporcaro (Roma 1963) è ordinario di linguistica romanza all’Università di Zurigo. É autore di numerosi saggi di linguistica, pubblicati in Italia e all’estero.”,”EDIx-015-FL”
“LOPRIENO Michele a cura; scritti di LOPRIENO M. CANESTRARI Renzo GODINO Antonio CANESTRARI Monica PAOLICCHI Pietro COSTANZO Giorgio TELLESCHI Tiziano BARONE Francesco”,”Identità e valori nell’ adolescenza. 1. Aspetti psicologici, socio-culturali e filosofici.”,”””Un carattere tipico della crisi che viviamo è la sua estensione e la rapidità di diffusione. Il fatto che oggi siano entrati in crisi valori che per secoli avevano ispirato il comportamento umano nella cultura occidentale non è una assoluta novità. Basti pensare alla crisi del tutto analoga che nell’Atene antica si ebbe nei valori tradizionali (religiosi, morali, politici) della ‘polis’ allorché i sofisti sconvolsero quel quadro assiologico contrapponendo la ‘physis’ al ‘nomos’ (1); o, per venire ai tempi più vicini, a ciò che ha significato per l’affermazione del relativismo morale la riflessione assiologica di un Nietzsche e la sua contrapposizione della morale della forza alla morale dell’amore e della compassione. Ma la crisi della sofistica riguardò in particolare Atene e non tutta la Grecia (non, ad esempio, Sparta); e la critica del Nietzsche ebbe risonanza e conseguenze fortissime (tuttora attive) nell’ambito del pensiero filosofico, ma rimase ai suoi tempi circoscritta esclusivamente in questo. Fu un fenomeno della cultura dotta, non della cultura in senso antropologico, che investe i modi di vita stessi di una società. La novità della crisi odierna sta nel fatto che, pur essendo partita dalle accademie, è scesa in piazza. Quello che era stato un esercizio critico di spiriti sottili – le crisi sono appunto effetti della pratica dello spirito critico -, un esercizio che ebbe sempre la capacità di sgretolare lo stantìo di forme stereotipate e di stimolare l’inventività di nuove forme interpretative dell’esperienza e di nuove strutture della vita individuale ed associata, è diventato ora un esercizio di massa e, accrescendosi quantitativamente, si è smussato qualitativamente. Tutto ciò è stato una conseguenza della diffusione dell’istruzione, dell’aumento (impensabile nei secoli scorsi) della facilità di contatto e comunicazione tra i popoli. Un tempo i dotti soltanto riflettevano sulla diversità delle morali secondo i tempi e i luoghi: oggi chiunque può constatare tale diversità, essendo quasi di colpo proiettato dal «paesello» nativo nel «mondo». Così diventa facile (oltre che comodo) per chiunque non solo mettere in discussione valori e comportamenti in cui si credeva senza troppo sottilizzare, ma addirittura respingerli come ipocrite e subdole limitazioni della propria spontaneità. (…) E’ difficile trovare altrove una diffusione analoga del fenomeno che, in alcuni degli anni recenti, è invece dilagato nel nostro paese: l’adorazione del giovanilismo – e quindi della baldanza irriflessiva che ha caratterizzato la crisi – anche da parte di moltissimi che, almeno anagraficamente, giovani non erano. E si spaziò dai politici, agli intellettuali, ai docenti. Giovanilismo d’accatto, con motivazioni complesse e confuse; talvolta teoriche, ma più spesso nate dai meschini timori, dal povero piacere di stare sulla cresta dell’onda, dall’incapacità di sottrarsi alle mode. Fatto sta che ciò aggravò la crisi e rende ora più lenta in ogni caso la ripresa, sebbene da qualche tempo molti ex-giovanilisti si siano dati allo sport nazionale del pentimento. La trasformazione da incendiari a pompieri nell’arco di un decennio – dal ’68 al ’78 – è del resto qualcosa ch’è accaduto anche per altri attori della crisi assiologica nella specifica situazione italiana”” (pag 144-148) [Francesco Barone, ‘Etica e crisi culturale’] [(1) Physis e nomos. Il rapporto tra la legge della natura e la legge dell’uomo nella visione filosofica dei sofisti, ndr (f.Sk)]”,”GIOx-001-FB”
“LORD Walter”,”Le due ore di Pearl Harbor. In cronaca diretta il massacro che scatenò la guerra nel Pacifico.”,”LORD è nato a Baltimora nel 1917 ha scritto vari volumi su avvenimenti drammatici della storia recente. In due sole ore si ebbero da parte americana 2403 morti (quasi la metà dovuti allo scoppio dell’ Arizona), l’ affondamento di 18 navi e 188 aerei. I giapponesi persero 29 aeroplani, un grande sommergibile e tutti e cinque i sommergibili tascabili.”,”QMIS-049″
“LORD RUSSELL DI LIVERPOOL”,”Il flagello della svastica. Breve storia dei delitti di guerra nazisti.”,”Prigionieri di guerra impiegati per compiti militari 62-64 “”Quando il visitatore passava per queste stanze….(pag 238) Fondo Zucchiati”,”GERN-128″
“LORD Walter”,”Pearl Harbor. Il giorno dell’infamia.”,”LORD Walter è nato a Baltimora nel 1917 e vive a New York. Il suo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1957.”,”QMIS-118″
“LORD Walter”,”Le due ore di Pearl Harbor. In cronaca diretta il massacro che scatenò la guerra nel Pacifico.”,”Walter Lord è nato a Baltimora nel 1917. Ha scritto diversi volumi sugli avvenimenti drammatici della storia recente. “”Quante erano le navi presenti a Pearl Harbor? La miglior risposta sembra essere novantasei, La maggior parte delle carte topografiche indice l’ubicazione di novanta unità, omettendo le navi Ontario, Condor, Crossbill, Cockatoo, Pyro e la vecchia Baltimore. Quali erano le forze aeree degli Stati Uniti? Circa 394 apparecchi secondo l’inchiesta del Congresso, ma molti erano invecchiati o in riparazione. Apparecchi disponibili: Esercito, 93 caccia, 35 bombardieri, 11 osservatori; Marina, 15 caccia, 61 idrovolanti da pattuglia, 36 ricognitori, 45 per usi vari. Quali proporzioni aveva la forza d’attacco nipponica? Ne facevano parte 31 navi, e cioè sei portaerei, due navi da battaglia, due incrociatori pesanti, uno leggero, nove cacciatorpediniere, tre sommergibili, otto petroliere. Forza aerea: 432 apparecchi, usati come segue: 39 per combattere le pattuglie aeree, 40 per riserva, 353 per l’attacco. Qual era la forza del corpo di spedizione giapponese di avanguardia? Probabilmente 28 sommergibili, di cui 11 con piccoli aerei e cinque coi famosi sommergibili tascabili (L’inchiesta del Congresso registrò 20 sommergibili, ma la cifra è troppo bassa, secondo i giapponesi)”” (pag 287-288)”,”QMIS-061-FV”
“LORENTE Crisanto”,”Anatomia de una derrota: La Campaña naval de Trafalgar, 1804-1805.”,”‘Tu registe imperio fluctus, Hispane, memento’ (ricordati, Spagna, che tu reggesti l’impero dei mari)”,”QMIN-051-FSL”
“LORENTZEN Theodor”,”Arbeiter-Partei oder Revolutions-Partei? Wer hat Recht, Naumann oder ich? Mahnruf eines deutchen Arbeiters au seine Genossen.”,”LORENTZEN era un lavoratore presso il Kaiserlichen Werst in Kiel. L’ autore è ostile alla socialdemocrazia e al marxismo.”,”MGEx-167″
“LORENZ Richard”,”Sozialgeschichte der Sowjetunion 1. 1917-1945.”,”Richard LORENZ (1934) ha studiato storia, scienza politica e filosofia a Lipsia, a Berlino, a Francoforte e Marburg. Si è laureato su una tesi che aveva per tema la NEP. Dal 1972 al 1975 ha insegnato a Marburg.”,”RUSU-120″
“LORENZ Richard”,”Anfänge der bolschewistischen Industriepolitik.”,”Richard LORENZ (1934) ha studiato storia, scienza politica e filosofia a Lipsia, a Berlino, a Francoforte e Marburg. Si è laureato su una tesi che aveva per tema la NEP. Dal 1972 al 1975 ha insegnato a Marburg.”,”RIRO-196″
“LORENZ Konrad”,”L’ anello di Re Salomone.”,”Scienziato viennese, LORENZ (1903-1989) fu insignito nel 1973 del Premio Nobel per la fisiologia e la medicina, insieme a Niko TIMBERGEN e Karl von FRISCH. E’ considerato uno dei fondatori dell’ etologia. Elaborò nel 1937 la teoria dell’ imprinting, cioè dell’ apprendimento istintivo tipico di una specie e che sembra non dipendente dall’ esperienza individuale. “”Quando, nel corso dell’ evoluzione, una specie animale sviluppa un mezzo aggressivo che potrebbe uccidere inun sol colpo un animale della stessa specie, deve svilupparsi parallelamente anche un’ inibizione sociale, affinché l’ esistenza della specie non ne venga messa in pericolo”” (pag 174)”,”SCIx-138″
“LORENZ Konrad”,”Konrad Lorenz. L’aggressività. I grandi della scienza.”,”””Parte di quella forza Che sempre vuole il male e sempre il bene crea”” Goethe, Faust I, “”Studio””, Mefistofele, Vv. 1335-36 (pag 83) Lorenz e il nazismo (pag 26-27) (‘Turbe del comportamento provocate dal ‘domesticamento’: l’uomo addomesticato rivelerebbe fenomeni degenerativi mostrati negli animali addomesticati. “”Il pensiero razziale alla base della nostra forma di governo ha già fatto moltissimo in questo senso”” (1940) “”Non si possono esprimere meglio i sentimenti che il naturalista sente per la grande unità delle leggi naturali che con le parole: “” Due cose riempiono l’animo di sempre nuova e crescente ammirazione: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me””. Ammirazione e rispetto non hanno impedito a Kant di trovare una spiegazione naturale per l’ordine del cielo stellato, e in particolare una derivata dal suo divenire. Si sdegnerebbe, lui che non sapeva ancora del grande divenire del mondo degli organismi, se noi consideriamo anche la legge morale in noi non come qualcosa di dato ‘a priori’, ma come qualcosa che s’è formato nel divenire naturale, esattamente come le leggi del cielo?”” (pag 263)”,”SCIx-371″
“LORENZ Richard”,”La costruzione del socialismo in Lenin.”,” “”Al proposito Lenin non cessava di insistere sul collegamento con la rivoluzione internazionale, che sola poteva garantire una vittoria durevole della rivoluzione russa. Quando il proletariato in Russia avesse conquistato il potere, egli pensava, “”l’esempio degli operai russi sarà inevitabilmente seguito – forse non domani (le rivoluzioni non si fanno su ordinazione) ma inevitabilmente – dagli operai e dai lavoratori di almeno due grandi paesi: la Germania e la Francia”” (1). I bolscevichi dovevano tenersi pronti ad accelerare un tale sviluppo con una guerra rivoluzionaria contro le classi dominanti dei paesi europei. Il compito del proletariato russo, secondo Lenin consisteva anzitutto nell’impadronirsi del potere, per evitare che il paese cadesse in balia di una dittatura militare controrivoluzionaria; in secondo luogo si trattava di tenere in pugno un potere conquistato fino a che la classe operaia europea venisse in aiuto al proletariato russo. “”Una volta conquistato il potere, il proletariato della Russia ha tutte le possibilità di conservarlo e di condurre la Russia alla rivoluzione vittoriosa in Occidente”” (2). Anche più tardi Lenin, tornò spesso ad insistere nel porre in rilievo questo stretto legame. “”Quando tre anni or sono ci siamo posti il problema dei compiti e delle condizioni per la vittoria della rivoluzione proletaria in Russia,”” egli diceva nel novembre 1920, “”abbiamo detto sempre nettamente che questa vittoria non sarebbe stata durevole se non fosse stata sorretta dalla rivoluzione proletaria in occidente, e che la sola valutazione giusta della nostra rivoluzione poteva esser fatta soltanto dal punto di vista internazionale””. E aggiungeva: “”Per ottenere una vittoria duratura, dobbiamo pervenire alla vittoria della rivoluzione proletaria in tutti, o quanto meno, in alcuni paesi capitalistici più importanti”” (3). Certo, a quest’epoca i bolscevichi si erano ormai resi conto che l’aiuto tanto sperato si sarebbe fatto aspettare ancora a lungo, e che invece dovevano continuare a difendersi contro la minacciosa pressione dei nemici interni ed esterni. L’appoggio che i paesi stranieri prestarono alla controrivoluzione russa durante la guerra civile, e il diretto intervento militare di alcuni stati imposero alla repubblica sovietica tre anni di dure lotte per l’esistenza. In questa situazione, che giungeva imprevista, Lenin auspicava la vittoria del potere proletario e della repubblica sovietica, anche nel caso che la rivoluzione socialista mondiale tardasse a verificarsi (4). Alla lunga tuttavia il potere sovietico aveva una possibilità di affermarsi solo se riusciva a fronteggiare il più presto possibile il dissesto economico e a far uscire la Russia dalla sua condizione di arretratezza. Questo significava un radicale cambio di orientamento nella strategia bolscevica. Secondo l’opinione di Lenin, il più alto contributo che i bolscevichi potessero portare alla vittoria della rivoluzione internazionale era il trasformare la Russia sovietica in una potenza economica progredita. In questo senso egli dichiarava nella primavera del 1921: “”Attualmente esercitiamo la nostra influenza sulla rivoluzione internazionale soprattutto con la nostra politica economica (…). Su questo terreno la lotta è stata portata su scala mondiale. Risolviamo questo problema e avremo vinto su scala internazionale in modo certo e definitivo”” (5)”” [Richard Lorenz, ‘La costruzione del socialismo in Lenin’, (in) ‘Annali Feltrinelli (1973), Milano, 1974] [(1) Lenin, Esiste una via verso una pace giusta? (1917), in Opere, cit., vol. 25, p. 48; (2) Lenin, La rivoluzione russa e la guerra civile (1917), in Opere, cit., vol 26, p. 30; (3) Lenin, La nostra situazione internazionale e interna e i compiti del partito (Discorso alla Conferenza provinciale moscovita del PCR, 1920), in Opere, cit., vol. 31, pp. 393-94; (4) Lenin, La nostra situazione…, cit.; (5) Lenin, X Conferenza del PCR (B) di tutta la Russia: Discorso di chiusura della conferenza (28 maggio 1921), in Opere, cit., vol 32, p. 414] (pag 758-759)”,”LENS-257″
“LORENZ Einhart”,”Dokumente und Bibliographie zum Verhältnis. Norwegische Arbeiterbewegung – Kommunistische Internationale.”,”Contiene dedica a Gerd Callesen da parte dell’autore DNA Norwegens Kommunistische Partei; NAP Norwegische Arbeiterpartei”,”MEOx-123″
“LORENZ Konrad”,”L’altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza.”,”Konrad Lorenz (Vienna, 1903) è tra i maggiori esponenti di una scienza che si sta rivelando sempre più importante e ricca di implicazioni, l’ etologia. Nel 1973 gli è stato conferito il premio Nobel per la medicina. Scienziato ma anche scrittore dotato di capacità di narratore e divulgatore, Lorenz ha scritto ‘L’anello di Re Salomone’ e ‘L’aggressività’. “”L’insofferenza dei giovani non si riscontra soltanto nella società culturale umana, ma anche in quelle specie animali nelle quali genitori e figli convivono a lungo nella società gerarchica della famiglia. In queste specie, ad esempio nei lupi, il giovane maschio comincia a ribellarsi contro il vecchio capo del branco soltanto quando lui stesso è fisicamente in grado di assumersi il ruolo del capo”” (pag 368) Le oscillazioni dell’ opinione pubblica (pag 391-) “”Thomas Huxley ha detto che ogni nuova verità nasce come eresia e muore come ortodossia. Sarebbe estremamente pessimistico equiparare il concetto di ortodossia a quello di dottrina rigida e pietrificata. Se però pensiamo a un modo di vedere della media, accettato dalla maggior parte dei pensatori di cultura, si potrà vedere nel processo indicato da Huxley una tipica prestazione cognitiva della società umana. Una scoperta veramente nuova, di importanza storica, viene quasi sempre ‘sopravvalutata’ all’inizio, almeno dal genio cui essa è dovuta. Come insegna la storia della scienza, l’ambito in cui vale un principio esplicativo appena scoperto viene quasi sempre sopravvalutato dal suo scopritore. Questo atteggiamento fa appunto parte delle prerogative del genio. Jacques Loeb era convinto di poter spiegare ogni comportamento animale e umano sulla base del principio del tropismo; I.P. Pavlov ha creduto lo stesso per quanto riguarda il riflesso condizionato; Sigmund Freud ha compiuto errori analoghi. L’unico grande pensatore che abbia ‘sottovalutato’ il principio esplicativo da lui scoperto è stato Charles Darwin”” (pag 392)”,”SCIx-509″
“LORENZETTI Roberto a cura; saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”La questione ferroviaria nella storia d’ Italia. Problemi economici e sociali politici e urbanistici. Atti del convegno nazionale di studi storici organizzato dal Comune di Rieti dal 24 al 26 gennaio 1986.”,”Saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”ITAE-056″
“LORENZETTI Roberto a cura; saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”La questione ferroviaria nella storia d’ Italia. Problemi economici e sociali politici e urbanistici. Atti del convegno nazionale di studi storici organizzato dal Comune di Rieti dal 24 al 26 gennaio 1986.”,”Saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”ITAE-028-FV”
“LORENZO Anselmo”,”El proletariato militante. Memorias de un internacional. Tomo I II.”,”””La reuníon preparatoria de la Conferencia debía celebrarse aquella noche, reuniéndose previamente el Consejo General, al que serían presentados los delegados. Marx me acompañó al local del Consejo. A la puerta, junto con algunos consejeros, se hallaba Bastélica, el francés que presidió la primera sesión del Congreso de Barcelona, quien me recibió con las mayores demostraciones de aprecio y alegría y me presentó a los compañeros, algunos de nombre ya conocido en la historia de La Internacional, entre los que recuerdo Eccarius, Young, Jhon, Hales, Serrailler, Vaillant, emigrado de la ‘Commune’ de Paris, etc. Marx presentóme a Engels, quien desde aquel momento se encargó de darme hospitalidad durante mi residencia en Londres. Ya en la sala des sesiones vi a los delegados belgas, entre ellos César de Paepe, algunos franceses, el suizo Henry Perret y el ruso Outine, figura siniestra y antipática que ne la Conferencia no pareció tener otra misión que atizar el odio y envenerar las pasiones, siendo completamente ajeno al gran ideal que agitaba a nuestros representados los trabajadores internacionales.”” (pag 178)”,”MSPx-077″
“LORENZO Anselmo”,”Il proletariato militante.”,”ANTE1-54″,”ANAx-287″
“LORENZO Anselmo”,”Criterio libertario.”,”Contiene foto nucleo fondatore della Prima Internazionale in Spagna.”,”ANAx-323″
“LORENZO César M.”,”Les anarchistes espagnols et le pouvoir, 1868-1969.”,”LORENZO César M. nato a Parigi nel 1939, figlio di militanti della CNT spagnola si rifugiò in Francia dopo la caduta della Catalogna. Laureato in lettere e diplomato d’études supérieures d’histoire, ha studiato l’anarchismo spagnolo. Breve collaborazione dei libertari con il potere. I libertari al governo. Primo consiglio ministeriale. Dimissioni del segretario della CNT. “”Le 4 novembre 1936 au soir était annoncée la nouvelle sensationelle: quatre ministres de la CNT faisaient partie du nouveau gouvernement. Celui-ci était composé ainsi: Francisco Largo Caballero (PSOE) Présidence et Guerre Julia Alvarez de Vayo (PSOE) Affaires étrangères Juan Negrin (PSOE) Finances Indalecio Prieto (PSOE) Marine et Air Angel Galarza (PSOE) Intérieur Anastasio de Gracia (PSOE) Travail Juan Garcia Oliver (CNT) Justice Juan Peiro Belis (CNT) Industrie Juan Lopez Sanchez (CNT) Commerce Federica Montseny Mañe (CNT) Santé publique et Affaires sociales Jesus Hernandez (PC) Instruction publique et Beaux-Arts Vicente Uribe (PC) Agriculture Julio Just (Gauche républicaine) Travaux publique Carlos Espla (Gauche républicaine) Propagande Bernardo Giner de los Rios (Union républicaine) Communications Jaime Ayguader (Esquerra) Sans portefeuille (SP). Manuel de Irujo (PNV) SP José Giral (Gauche républicaine) SP. La presse commenta largement l’événement mais ce furent les journaux libertaires qui en parlèrent le moins.”” (pag 253)”,”MSPx-091″
“LORENZON Erika”,”Lo sguardo lontano. L’Italia della Seconda guerra mondiale nella memoria dei prigionieri di guerra.”,” Erika Lorenzon è dottore di ricerca in Storia sociale europea dal Medioevo all’Età contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha studiato a lungo la memoria dei prigionieri italiani in detenzione anglo-americana e tedesca durante la Seconda guerra mondiale. È ora docente di filosofia e storia. Come ricercatrice del’Istresco, di cui è stata direttore scientifico, si occupa di storia sociale e di scrittura popolare. “”Lo storico Gerald H. Davis introduce un articolo sottolineando il potenziale contributo lavorativo e strategico dei prigionieri di guerra per i loro detentori; fa però notare che «quando i soldati si arrendono, (…) portano con sé anche i loro stomaci» (1977, 623) e tutti i bisogni di sussistenza e sicurezza. Il prigioniero è infatti un particolare tipo di partecipante alla guerra moderna: è più di un veicolo neutrale di propaganda, più di un semplice oggetto di attenzioni caritatevoli o di un pegno di negoziazione diplomatica. Se ne resero conto repentinamente gli alti comandi britannici: già nei primi giorni del 1941, il generale Sir Archibald Wavell richiese ai governi dei Dominions l’immediata disponibilità ad accogliere gli italiani appena catturati. Di sua iniziativa inviò 5.000 italiani in India, dal cui governo giunse la pronta disponibilità ad accoglierne fino a 84.000; in febbraio seguì quella del Sudafrica pronto ad accettare 20.000 uomini con una successiva integrazione di altri 25.000. 2000 poterono essere avviati all’isola di Ceylon, mentre in aprile si prospettò il trasferimento in Australia di 50.000 tra italiani e tedeschi. Fu la scarsa disponibilità di mezzi di trasporto a condizionare gli auspicati rapidi deflussi; subentrò quindi la mutata situazione bellica in Estremo Oriente che costrinse l’India a riconsiderare l’ospitalità promessa. Il 15 settembre 1943, 11.029 ufficiali e 55.703 uomini di truppa e sottufficiali popolavano i suoi 30 campi, suddivisi in cinque gruppi e distribuiti essenzialmente lungo una linea che da Bangalore raggiungeva la Kangra Valley nel Nord del paese (Tagliavini 1999, 124; Moore, Fedorowich 2002, 228); inoltre, una grave carestia diffusasi a metà del 1943 indusse il War Department indiano a ripartire nei mesi successivi metà dei suoi prigionieri tra l’Australia, il Medio Oriente e il Regno Unito. Anche il continente oceanico ridusse l’iniziale disponibilità: i trasporti effettuati entro il dicembre del ’41 vi condussero 5.497 italiani (Cresciani 1989, 196); la loro ripresa nell’ottobre del ’43 portò a un totale di 16.675 uomini. A riequilibrare le quote intervenne il contributo del Sudafrica, disposto ad ospitare fino a 100.000 italiani con l’intento di sfruttarne la manodopera nel miglioramento delle reti viarie. Una relazione del Ministero degli Affari Esteri riferisce di un afflusso notevole nei primi mesi dell’offensiva alleata nell’Africa orientale e settentrionale con una successiva decrescita: 1 Davis definisce il prigioniero di guerra «un membro effettivo o potenziale di una forza armata catturato da una forza nemica durante il tempo di una conflitto bellico riconosciuto». 2 In entrambe le opere si fa riferimento a Public Record Office (PRO), Foreign Office (FO). Nota sull’universo concentrazionario 237 «La Croce Rossa Internazionale segnalava infatti nell’agosto 1944, 48.803 internati italiani mentre un anno dopo, nell’Ottobre 1945, ne dava presenti 35.264». A Zonderwater, nella provincia del Transvaal, si trovava il maggiore campo alleato per prigionieri italiani: da sola, quella che un reduce definì la «Città del Prigioniero» (Gazzini 1987, 40), arrivò a contenere 67.583 uomini. Anche le autorità coloniali del Kenya richiesero ulteriori contingenti per ingrandire la Great North Road che collegava Mombasa con il Nord del Paese: nei suoi pressi erano stati attrezzati 29 campi di lavoro dipendenti dai 15 principali. Vi confluì buona parte dei militari catturati nell’ex-AOI dopo essere stati trattenuti nei campi temporanei in Somaliland, ad esclusione di quelli sconfitti in Eritrea che attraversarono il Sudan diretti generalmente in India. Alla fine del 1942, in Kenya risultavano reclusi 5.018 ufficiali e 55.729 sottoposti. In quel periodo, quantitativi crescenti di soldati e sottufficiali vennero da lì allontanati, come pure dall’India e dal Sudafrica, per impiegarli sul suolo del Regno Unito. Dopo un’iniziale diffidenza, nei primi mesi del 1941, il ministero dell’Agricoltura e della Pesca (MAF) promosse l’idea di importare prigionieri italiani per contrastare l’acuirsi della carenza di forza lavoro interna. La prima proposta di trasferire 5.000 uomini fu subito aggiornata a 25.000 preferendo quanti fossero esperti nelle attività agricole, con una crescita esponenziale che solo le difficoltà di trasporto contrastarono. La loro sistemazione fu inizialmente decentrata in Scozia e nel nord dell’Inghilterra per poi essere fatta convergere nelle contee centrali della regione e in prossimità delle città. Dai primi 2021 sbarcati a Liverpool alla fine di luglio (Sponza 2000, 194) si arrivò, nel febbraio di quattro anni dopo, ad un totale di 153.982 italiani.”” (pag 236-237)”,”QMIS-320″
“LORETO Fabrizio”,”Il sindacato nella città ferita. Storia della Camera del lavoro di Genova negli anni Sessanta e Settanta.”,”Fabrizio Loreto è ricercatore di Storia contemporanea nell’Università di Torino. Lorenzo Parodi e le sue opere citato a pag 88-89 Cervetto e Parodi e Lotta comunista a pag 161 Parodi e Lotta com. pag 196 e 249 Parodi Lotta com e Pressato e scontri di Torino con espulsione di Pressato da Fiom pag 283-284 Lotta com. pag 337, 369″,”MITT-383″
“LORETO Fabrizio a cura, contributi di Adele MAIELLO Arvedo FORNI Piero BONI Andrea GIANFAGNA Antonio PIZZINATO Giuseppe VIGNOLA Emanuele MACALUSO Raffaele VANNI Anna GIACOBBE Silvano ANDRIANI Gianprimo CELLA Giuseppe NOBERASCO, conclusioni di Adolfo PEPE Guglielmo EPIFANI, scritti e discorsi di Agostino NOVELLA a cura di Francesco GIASI, saggio conclusivo di Alessandro NATTA”,”Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili.”,”Fabrizio Loreto, Università di Teramo, Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”PCIx-426″
“LORETO Fabrizio”,”Sindacalismi, sindacalismo. La rappresentanza del lavoro in Italia nel primo Novecento: culture, figure, politiche (1900-1914).”,”In copertina foto dello sciopero dei marittimi di Genova, 1906 Fabrizio Loreto è ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Torino. Sindacalismo riformista: Federalismo industrialista di F. Quaglino Laburismo di L. Calda Socialismo di A. Altobelli Sindacalismi: – puro di E. Leone – dell’ azione diretta di De-Ambris e F. Corridoni – possibilista di M. Bianchi – autonomista di L. Ciardi – anarco-sindacalismo di L. Fabbri (teoria) e Alberto Meschi (pratica) – repubblicano di C. Fusacchia, O. Zuccarini – sindacalismo intransigente di N. Bombacci – cattolico di G. Toniolo G. Miglioli G. B. Valente”,”SIND-177″
“LORETO Fabrizio a cura; interventi di DI-VITTORIO NOVELLA FOA CACCIATORE STEVE SANTI SCOCCIMARRO TOGLIATTI MIELI LONGO LOMBARDI BARBADORO AMADUZZI DEGLI-ESPINOSA SALVATORELLI GENTILE DEMARIA MOMIGLIANO VALIANI FERRETTI SEGRE DE-AMBRIS RAPELLI DE-GASPERI LA-PIRA BELLOTTI COSTA”,”Sul Piano del Lavoro della CGIL. Antologia di scritti, 1949-1950.”,”Fabrizio Loreto, storico del movimento operaio e sindacale. Piano del Lavoro idea di Di Vittorio “”Il Piano del Lavoro, inoltre, al di là della sua apparente semplicità, fu una proposta articolata, che rifletteva bene la complessità della natura e del ruolo del sindacato, allo stesso tempo soggetto di contestazione e di integrazione nel sistema capitalista. Esso, infatti, fu un’iniziativa economica e, insieme, una manovra politica; fu il frutto di un’idea personale di Di Vittorio, calata dall’alto sui delegati del congresso di Genova, sugli attivisti e sui militanti, ma scatenò da subito anche un’imponente mobilitazione dal basso (…)”” (pag 67)”,”SIND-182″
“LORETO Fabrizio a cura; approfondimenti di Adolfo PEPE Antonio GIBELLI Guido CRAINZ Charles S. MAIER Stefano MUSSO Claudio PAVONE Piero CRAVERI Luca BALDISSARA Alberto DE-BERNARDI Marcello FLORES Aris ACCORNERO Lorenzo BERTUCELLI Paul GINSBORG Alessando PORTELLI”,”Storia della CGIL. Dalle origini ad oggi. Manuale per la formazione di delegati, lavoratori, dirigenti.”,”Fabrizio Loreto, dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale (2009) svolge attività didattica e di ricerca nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo e collabora con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Ha pubblicato vari volumi per Eds tra cui (a cura) ‘Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili’ (2006) e ‘Il lavoro salverà l’Italia’ di Giuseppe Di Vittorio, antologia di scritti, a cura di F. Loreto. (2007). Brani (Parole chiave) di Giuseppe Di Vittorio, Rinaldo Rigola, Ernesto Verzi, Bruno Buozzi, Vittorio Foa, Sandro Pertini, Piero Calamandrei, Fernando Santi, Sergio Garavini, Luciano Lama, Bruno Trentin, Sergio Cofferati”,”SIND-190″
“LORETO Fabrizio”,”L’unità sindacale (1968-1972). Culture organizzative e rivendicative a confronto.”,”Fabrizio Loreto, dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, svolge attività di ricerca presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo e collabora con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio.”,”SIND-001-FMDP”
“LORETO Fabrizio a cura; scritti di Walter FABIOCCHI Fabrizio LORETO Paolo ARVATI, interventi di Giordano BRUSCHI Giacomo SANTORO Antonio DENTICE Aldo TORTORELLA Francesco CIARDINI Fabrizio SOLARI”,”Panatica e libertà: fermi al primo approdo. 1959: lo sciopero mondiale dei marittimi italiani.”,”Fabrizio Loreto dottore di ricerca in Storia del movimento sindaacale (Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo, collabora con Fodnazione Giuseppe Di Vittorio).”,”MITT-001-FAP”
“LORGEUX Jeanny LIGOU Daniel FONVIEILLE-ALQUIER François DENIS Yves JOXE Pierre avec la collabiration de MAISOUNAVE Pascal”,”Les Grands Révolutionnaires. Les geants de 89. La Liberté ou la Mort.”,” Marat e la religione. “”Certes, reconnaît Marat, il existe des monarques respecteux de la religion, mais en apparence seulement. Ce sont des “”princes dévots, hypocrites, fanatiques ou superstitieux”” “”des hommes … qui, séparant la morale du dogme, à l’exemple des pharisiens”” … ne prennent “”dans la religion que ce qui ne [gêne] point leurs inclinations vicieuses””. Bref, incapable qu’elle est de rendre les monarques vertueux, la religion annihile la résistance morale du peuple face a l’oppression, elle le désarme psychologiquement et politiquement en lui prêchant la résignation, et Marat se souvient sans doute de la fameuse formule de Rousseau: “”On ne prêche jamais que ceux qu’on opprime”” – une formule qui contient en germe les conclusions de l’analyse critique du phénomène religieux à laquelle se livreront Marx et les marxistes. Jaurès parlera un jour de “”la vieille chanson dont on a bercé la misère humaine””. C’était redire en termes du poète que “”la religion, c’est l’opium du peuple””. Cependant tout n’est pas si simple: quand Marat écrit “”Le chaînes de l’esclavage””, où il traite des liens de la religion et du despotisme, nous ne sommes pas encore sortis de l’Ancien Régime. L’Eglise en tant que telle est totalemenht intégrée à l’ordre établi, à ce qui subiste de la féodalité dans l’armature de l’Etat; mais, dans le peuple, ils sont des millions à entendre et à chanter “”la vieille chanson””, tandis que l’athéisme est le fait d’une minorité de l’intelligentsia et de la noblesse. D’où l’attitude prudente, en général, des hommes de 1789 à l’égard de Dieu, leur souci de ne pas “”se couper”” d’un peuple encore pétri de religiosité et à qui le culte de l’Être suprême proposera un ersatz assez peur convaincant”” (pag 238 [François Fonvieille-Alquier, Marat, (in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les geants de 89. La Liberté ou la Mort’, Romorantin, 1977, Équipe Martinsart, sous la direction de Gérard Plon]”,”FRAR-408″
“LORIA Achille”,”Economia politica.”,”LORIA era professore di economia politica nella R. Università di Torino. “”…l’ Economia politica, come disse Francesco Ferrara, “”è la scienza della libertà””; essa vuole l’ abolizione di tutti i privilegi, di tutte le ingiustizie ed i suoi ideali son quindi ben diversi da quelli della biologia sociale.”” (pag 279)”,”ECOT-071″
“LORIA Achille GRAZIANI Augusto; a cura di ALLOCATI Antonio”,”Carteggio Loria-Graziani (1888-1943).”,”””Non mi riesce facile ammettere che, se il reddito minimo e tutti i redditi superiori al minimo crescono nella stessa proporzione, il reddito medio possa rimanere invariato. Mi pare che la media di quantità crescente debba per forza crescere””. (pag 234) (Loria a Graziani, 1937) “”Per fortuna abbiamo a che fare con un autore, come il Keynes, il quale ci pensa lui a smentire nel libro di domani il suo errore di oggi; ed attendiamo con desiderio un nuovo libro di Keynes, chye svelerà ai credenti tutto il bluff del moltiplicatore, come ha già fatto per l’altro bluff del contrasto tra il risparmio e l’ investimento””. (pag 286) (Loria a Graziani, 1940) “”Le tue osservazioni sul moltiplicatore del Keynes sono irreprensibili, ma sembra fatale che in economia si ripetano, a tutti, i medesimi errori (…). E’ vero, come tu dici, che facilmente il K. confuterà se stesso in un prossimo libro o articolo. Per ben più nobile fine Roberto Peel aveva affrontato l’ accusa di inconsistenza, così amara, come diceva Cavour, per gli inglesi.”” (pag 286) (Graziani a Loria, 1940)”,”ITAE-098″
“LORIA Achille”,”Il movimento operaio. Origini, forme, sviluppo.”,”””Concludendo: il movimento unionista, in quanto riesca ad elevare i salari, o a diminuire le ore di lavoro in tutte le produzioni, può scemare il profitto, od il saggio di profitto, fino al momento in cui questo non sia sceso al minimo, e non ha alcuna azione perturbatrice sul commercio internazionale. Se invece la elevazione del salario, o la riduzione delle ore di lavoro, si avvera in una sola produzione, essa dà luogo ad elevazione di prezzi, onde eventuale disoccupazione, e limitazione delle imprese, e può riuscire a trasformare, o sopprimere, il commercio fra nazioni””. (pag 116)”,”SIND-061″
“LORIA Achille”,”Una crociera eccezionale. Dialoghi con me stesso.”,”Critiche a Labriola, Pareto e Croce (pag 61) “”Il meditante non dovrebbe guardar con orrore all’ esperimento bolscevico, bensì considerarlo, all’ apposto, con quella soddisfazione; con cui il fisico considera la scoperta di un nuovo elemento, o l’ astronomo di un nuovo pianeta, e salutarlo come una preziosa elargizione della propria visione intellettuale, come un nuovo occhio di cui la sorte, o la storia, perviene a dotarlo””. (pag 102) “”Più vi penso e più mi convinco della incomparabile superiorità menale e morale della donna, e della stolida fatuità dell’ uomo che vorrebbe escludere il sesso gentile dai lavori industri od eletti.”” (pag 180) “”Dal senso comincia la nostra conoscenza”” (Dante Convito, IV, 5) (A. Loria, Una crociera eccezionale, pag 18) altre strofe di Dante: “”(…) dietro ai sensi Vedi che la ragione ha corte l’ ali”” (Par, II, 58) “”(…) solo da sensato apprende Ciò che fa poscia d’ intelletto degno.”” (Dante, Par, IV 41-42) Ex libri ex proprietario”,”VARx-207″
“LORIA Achille”,”Corso di Economia Politica.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-131-FL”
“LORIA Achille”,”Opere. Analisi della proprietà capitalistica (Vol. I). La sintesi economica. Il valore della moneta.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-132-FL”
“LORIA Achille”,”Le basi economiche della Costituzione sociale.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi. “”Il ricco domina i poveri e il debitore è lo schiavo del creditore”” Bibbia, proverbi, XXII, 7. “”Una gente impera e l’altra langue”” Dante, Inferno, VIII, 82.”,”ECOT-215-FL”
“LORIA Achille”,”Corso di Economia Politica.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-237-FL”
“LORINI Alessandra”,”Ai confini della libertà. Saggi di storia americana.”,”L’A insegna Storia dell’ America del Nord all’ Università di Firenze. Ha conseguito un Ph.D. in storia alla Columbia University e pubblicato molti saggi di storia culturale americana. Ha scritto il libro ‘Rituals of Race’ (1999). “”La pace andava bene, ma la libertà, la legge e la giustizia dovevano venire prima. Era per questo che nel perseguire la politica della pacificazione non doveva esser chiesto “”di dire che quando il Sud si era ribellato era nel giusto, o che il Nord era nel torto””. Le argomentazioni di Douglass erano chiare e cristalline: “”Non ci dev’essere chiesto di non fare distinzione tra chi ha combattuto per l’ Unione e chi ha combattuto contro di essa, o tra la lealtà e il tradimento””. Utilizzando questa retorica, Douglass enfatizzava la memoria della guerra civile come “”una guerra di idee, una battaglia di principi e di idee che unirono una sezione del paese e divisero l’ altra””, una guerra tra “”il vecchio e il nuovo, la schiavitù e la libertà, le barbarie e la civiltà””. Quindi c’era stata “”una parte giusta e una sbagliata nella guerra, cosa che nessun sentimentalismo dovrebbe oggi farci dimenticare””. (pag 72)”,”USAS-098″
“LOROT Pascal”,”Storia della geopolitica.”,”Dottore in economia, Pascal Lorot è autore di molteplici opere riguardanti le questioni internazionali. Ha insegnato alla HEC, all’Istituto di Studi Politici a Parigi e alle Università di Parigi I e Parigi VIII.”,”RAIx-039-FL”
“LORTZ Joseph ISERLOH Erwin”,”Storia della Riforma.”,”LORTZ, nato in Lussemburgo nel 1887, già ordinario nelle università di Braunsberg, Münster e Magonza, è D dell’Institut für Europäische Geschichte di Magonza. Le sue opere più famose, tradotte nelle principali lingue europee, in giapponese e vietnamita, sono la ‘Storia della Chiesa’ e ‘La Riforma in Germania’. ISERLOH, nato a Duizburg-Beeck nel 1915, è ordinario nella Univ di Münster. E’ autore de ‘La riforma protestante’, scritta per lo ‘Handbuch der Kirchengeschichte’ curato dallo JEDIN.”,”RELP-028″
“LORTZ Joseph”,”La Riforma. Storia della Riforma in Germania. Volume 2. Costituzione dei fronti, tentativi di unione. Divisione definitiva.”,”Insulti di Lutero all’ indirizzo del papa. “”E, quel che più importa, Carlo approvò, quanto alla questione confessionale un recesso della dieta che sembrava equivalere a una totale capitolazione; i principi protestanti raggiunsero la loro meta della secolarizzazione riformistica. (…) E’ fin troppo comprensibile che il papa abbia respinto questo recesso (24 agosto 1544). A sua volta Lutero levò i suoi muggiti, gonfi del più sconcio grobianismo, proprio nei confronti e di questa obiezione e del concilio riconvocato dal papa in dicembre, nel suo ‘Contro il papato di Roma fondato dal diavolo’ (1545). In una folle ridda vi si susseguono contumelie contro gli assassini, furfanti, traditori, bugiardi matricolati che dovranno andarsene sempre e poi sempre a casa del diavolo. Togliere al papa i suoi territori sembra poca cosa; a lui e alla sua corte, bisognerebbe strappar la lingua fin giù nella gola e poi, come sigilli su di una bolla, inchiodar tutte le lingue, in ordine gerarchico, su di un patibolo. Allora essi potrebbero tenere un concilio sul patibolo o all’ inferno fra tutti i diavoli. E poiché la parola non era più capace di contenere appieno il suo divampante furore, Lutero fece mettere in circolazione le immagini, penosamente volgari, del “”papa-maiale””, della “”nascita del papato”” ed altre di non meno grossolano dileggio contro Roma””. (pag 309-310)”,”RELP-035″
“LORTZ Joseph”,”Storia della Chiesa nello sviluppo delle sue idee.”,”””L’Illuminismo, la Rivoluzione francese, la secolarizzazione, avevano, ciascuna per parte propria, indebolito considerevolmente la vita religiosa distruggendo quasi del tutto l’organizzazione ecclesiastica. Le sedi vescovili erano senza titolari o erano occupate da vescovi non regolarmente intronizzati. Questo stato di cose significava anche parrocchie senza sacerdoti, mancanza di coesione fra pastore e gregge, venir meno della unità; significava, per moltissimi aspetti, difetto di cura religioso-ecclesiastica del popolo; in una parola, enorme disordine. Una ricostruzione ‘religiosa’ era l’urgente compito dell’ora. (…) Fu merito di Bonaparte, Primo Console, il distruttore dello Stato pontificio, essersi prestato a questo compito. Napoleone non era un grande credente, né, tanto meno, un cattolico fedele alla Chiesa. Nutrito di idee illuministiche, professava in materia religiosa un completo relativismo, e, in materia politico-ecclesiastica il Gallicanesimo; era cioè un propugnatore dell’onnipotenza dello Stato. Ma era un realista in politica. Avendo compreso che l’organizzazione e il fiorire della pietà nella Chiesa Cattolica rappresentavano un elemento indispensabile alla prosperità della Francia, le sostenne e le perseguì. Quantunque i moventi cristiani fossero minimi e nascondessero del resto gravi insidie, Napoleone allacciò con il Papa Pio VII (1800-1823) quelle trattative che dovevano condurre allo storico ‘Concordato del 1801’. Tale atto inaugura il «secolo dei Concordati», nel quale si avvera un mutamento che distingue nettamente questo secolo da quello precedente: il Papato cessa di essere l’ignorato, «straniero» centro della Chiesa. («Trattare il Papa come una potenza, che ha dietro di sè 200 mila baionette»: Napoleone al suo ambasciatore in Roma). Il Concordato del 1801 riconosceva la religione cattolica come confessione della maggioranza dei Francesi. La libertà di culto pubblico veniva ripristinata. Le diocesi ricevettero una nuova delimitazione (furono fissate in numero di 60, delle quali 10 archidiocesi). Bonaparte si riservava il diritto di nominare i Vescovi: rimaneva al Papa quello di conferire ad essi il l’insediamento canonico. La nomina dei parroci veniva subordinata al preventivo gradimento dello Stato. Si riconosceva come fatto compiuto la secolarizzazione nonché la alienazione dei beni ecclesiastici. Il clero per contropartita, avrebbe ricevuto dallo Stato una regolare retribuzione”” (pag 382-383) ancora da inserire”,”RELC-363″
“LORTZ Joseph ISERLOH Erwin”,”Storia della riforma.”,”Joseph Lortz, nato a Grevenmacher (Lussemburgo) nel 1887, già ordeinario nelle Università di Braunsberg, Münster e Magonza, è direttore dell’Institut für Europäische Geschichte di Magonza. Le sue opere più famose, tradotte nelle principali lingue europee, in giapponese e in vietnamita, sono la Storia della Chiesa e La Riforma in Germania. Erwin Iserloh, nato a Duizburg-Beeck nel 1915, è ordinario nella Università di Münster. É autore de La Riforma protestante scritta per lo Handbuch der Kirchengeschichte, curato dallo Jedin.”,”RELP-002-FL”
“LORTZ Joseph, revisione per l’edizione italiana e cura di Boris ULIANICH”,”La Riforma in Germania. Volume I. Premesse, inizio, primi risultati.”,”Joseph Lortz nacque in Lussemburgo nel 1887. Dottore in filosofia e teologia venne ordinato sacerdote nel 1913. Segretario del ‘Corpus Catholicorum’ dal 1917 al 1923, fu poi professore di storia della Chiesa a Würzburg, Braunsberg, Münster e Magonza. Storico eminente come testimoniano le sue opere tra cui: ‘Storia della chiesa nello sviluppo delle sue idee’ e ‘Riforma in Germania’. “”Secondo ogni tradizione e statuto medievali non andava di pese sé soggetto a scrupolo di sorta l’impiego delle armi al fine di risolvere la questione religiosa originata dalla Riforma. Ogni faccenda religiosa era ecclesiastica e, insieme, statale-secolare. Il proclama di Worms, in cui Carlo [Carlo V, ndr] dichiarava di consacrare vita e corona a sgominare il luteranesimo, era l’espressione perspicua di questa concezione, che poi aveva trovato l’espressione concreta nel bando dall’impero comminato contro Lutero. Già in precedenza, per contro, era stata tradotta in atto da parte riformistica l’idea di spianare con le armi o in generale con la forza dei pubblici poteri la via del rinnovamento religioso: l’aveva fatto Zwingli a Zurigo. L’una e l’altra espressione – eguali in linea di principio – furono accettate dagli stati dell’impero. Il risultato fu necessariamente questo: la scissione religioso-ecclesiastica si prospettò anche sul piano politico; nulla di più ovvio che i seguaci dell’uno o dell’altro indirizzo si unissero fra di loro; nacquero le alleanze confessionali”” (pag 55) [Genesi del principio confessionale e di quello politico-confessionale, 1521-1529]”,”RELP-014-FF”
“LORTZ Joseph”,”La Riforma in Germania. Volume II. Costituzione dei fronti, tentativi di unione. Divisione definitiva.”,”Joseph Lortz nacque in Lussemburgo nel 1887. Dottore in filosofia e teologia venne ordinato sacerdote nel 1913. Segretario del ‘Corpus Catholicorum’ dal 1917 al 1923, fu poi professore di storia della Chiesa a Würzburg, Braunsberg, Münster e Magonza. Storico eminente come testimoniano le sue opere tra cui: ‘Storia della chiesa nello sviluppo delle sue idee’ e ‘Riforma in Germania’. La vita del predicatore Thomas Müntzer (pag 358-361) “”Müntzer non è solo un esponente della corrente «entusiastica» della Riforma, è pure un militante della rivoluzione sociale e della ribellione. Predica la distruzione delle immagini e non si arresta neppure di fronte ai diritti dei principi. «I principi non sono i signori, ma i servi della spada. Per questo deve esserci anche il popolo quando si giudica qualcuno in conformità alla legge di Dio». «Guarda , i nostri signori e principi sono una accozzaglia di usurai, ladri e rapinatori che si appropriano di tutto: pesci, uccelli, piante, a spese del povero contadino e del povero artigiano». Con il profeta Geremia egli predica di «sradicare e disperdere re, principi e parroci. Sarà una vittoria fantastica quando celebreremo la caduta dei tiranni, potenti e senza timor di Dio». In lui sentiamo, con sufficiente chiarezza, il tono ed i desideri che accompagnano la marcia dei contadini. Müntzer li appoggerà totalmente e cadrà con la loro causa. E’ il demagogo che si firma «Thomas Müntzer con la spada di Gedeone» o «col martello». Può far sorridere ma sono i suoi veri simboli. La sua sfida e l’avanzarsi della rivoluzione sono per Lutero il segno che bisogna far marcia indietro”” (pag 360-361)”,”RELP-015-FF”
“LORWIN Lewis L.”,”L’ Internationalisme et la classe ouvrière (Labor and Internationalism).”,”””La Federazione d’ “”Amsterdam”” o Federazione Sindacale Internazionale (FSI) è l’ associazione internazionale dei sindacati di forma socialista. (…) I suoi iscritti , che ammontano a 13 milioni di uomini e donne, comprendono la grande maggioranza degli organismi sindacali d’ Europa e qualcuno al di fuori d’ Europa. In fatto di dottrina, l’ Internazionale di Amsterdam rappresenta ciò che può essere qualificato come “”internazionalismo riformista””.”” (pag 275) “”””Amsterdam”” ricerca dunque un nuovo equilibrio in cui la Germania e la Gran Bretagna giochino i ruoli preponderanti, mentre la bilancia dei poteri è mantenuta dalla Francia e dal Belgio, da una parte, e i sindacati d’ Austria, della Svizzera, d’ Olanda e dei Paesi scandinavi, dall’ altra. Un tale equilibrio è assicurato dal fatto che l’ Inghilterra ha la presidenza di “”Amsterdam””, che l’ amministrazione è nelle mani di un segretario belga e che i cinque vice-presidenti sono ripartiti nel modo seguente: un Francese, un Belga, un Tedesco, un Cecoslovacco e un Danese. Però la sede della F.I.T. sta per essere trasferita in Germania (1).”” (pag 285) (1) il 1° gennaio 1931, Johann Sassenbach dà le sue dimissioni come segretario dell’ Internazionale di Amsterdam e il suo posto viene preso da W. Schevenels. Il 31 luglio, gli uffici vengono trasferiti a Berlino. Non si ha più quindi dell’ Internazionale di Amsterdam nel senso letterale del termine. Tenendo conto della svolta presa dagli avvenimenti, occorrerà chiamarla “”l’ Internazionale di Berlino-Amsterdam””. (pag 285)”,”INTx-036″
“LOSADA Juan”,”Moderno socialismo europeo y español.”,”LOSADA Juan è nato nel 1922 a Madrid. E’ uno scrittore di professione su posizioni socialiste. Fin da giovane è stato iscritto al PSOE partecipando a molti congressi di questo partito. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Ideario politico de Pablo Iglesias’ e ‘Politica y Grupos de Presiòn’. Victor Hugo, esiliato nell’ isola di Guernesey nel 1868, lo spiegò così: “”Il popolo spagnolo ha avuto le Cortes di Leon settantasette anni prima che gli inglesi mettessero su il parlamento di Londra; ha tenuto il suo giuramento nel campo di gioco della palla a Medina del Campo, di fronte a Don Sancho; nel 1133, nelle Cortes di Borja, fu così preponderante il suo terzo stato, che si dette il caso che nell’ assemblea di questa nazione, una sola città, Saragozza, inviasse lì quindici deputati; nel 1307, Alfonso III, proclamò il diritto e il dovere dell’ insurrezione; istituì in Aragona l’ uomo chiamato Giustizia, superiore all’ uomo chiamato “”re””, tanto che il tetro re Filippo II non poté prendere il suo ex segretario, il liberale ed europeista Antonio Pérez, che il re avrebbe impiccato perché la Giustizia di Aragona gli diede il passaporto per vivere liberamente in Gran Bretagna””””. (pag 100)”,”SPAx-072″
“LOSADA-MALVAREZ Juan Carlos”,”Todas las banderas. Las guerras ocultas del siglo XX.”,”Juan Carlos Losada Malvarez (1957) è laureato in Storia contemporanea e ha pubblicato numerose opere di storia militare, in particolare sulla guerra di Spagna, l’esercito franchista, le guerre come motore della storia.”,”QMIx-006-FSD”
“LOSANO Mario G.”,”Informatica per le scienze sociali. Corso di informatica giuridica.”,”LOSANO è professore di teoria generale del diritto e presidente del centro di calcolo automatico presso l’ Università degli studi di Milano.”,”SCIx-142″
“LOSANO Mario G.”,”La geopolitica del Novecento. Dai Grandi Spazi delle dittature alla decolonizzazione.”,”LOSANO Mario G. è professore emerito di filosofia del diritto e informatica giuridica all’Università del Piemonte Orientale e insegna ora filosofia del diritto alla Universidad Carlos III di Madrid. “”Un esempio di questo spirito di sacrificio e di fedeltà dinastica fu il suicidio rituale enl 1912 del generale Nogi Maresuke, l’eroe della guerra russo-giapponese (nella quale aveva perso due figli), e di sua moglie; in quell’anno era morto l’imperatore Meiji, e Nogi, nel rispetto della più antica tradizione, seguiva così nella morte il suo signore. Questa morte dimostra quanto il Giappone Meiji ritornasse alla fonte della sua civiltà: infatti il suicidio rituale (junshi) era stato abolito all’inizio dell’epoca Tokugawa, nel 1663. E’ sorprendente il parallelo tra questo suicidio e quello di Larl Haushofer e di sua moglie, nel 1946, dopo il crollo del Terzo Reich e l’uccisione del figlio Albrecht. Tuttavia non è dimostrabile alcuna influenza del comportamento di Nogi su quello di Haushofer: li univa soltanto l’ammirazione per lo shinto, ma interno a loro tutto era diverso””. (pag 80)”,”RAIx-302″
“LOSANO Mario G.”,”La teoria di Marx ed Engels sul diritto e sullo Stato.”,”””Nel ‘Manifesto’ si poneva in luce come il proletariato non potesse abbattere la borghesia senza detenere il potere statale; qui si illustra qual è la via per ottenere tale potere. Ma, come nota Lenin [‘Ausgewählte Werke’, vol. II, p. 180] , non si è ancora detto alcunché su ciò che si deve sostituire al vecchio organismo statale: Marx non ha indicato alcuna modalità pratica, in base alla quale si possa costruire il nuovo stato che sostituisce il vecchio. Questo non vuol però dire che la dittatura del proletariato sia irrealizzabile, come hanno invece ritenuto le correnti socialdemocratiche. Togliere la dittatura del proletariato alla dottrina marxistica è come togliere la proprietà privata alla dottrina liberale: si riduce la dottrina in un nonsenso. Marx illustra la necessità della distruzione dell’apparato statale borghese: ma la manifestazione più vicina alla sovrastruttura politica (cioè lo stato borghese) è la sovrastruttura giuridica; se l’una viene annientata, che ne è dell’altra? In altre parole, creata la dittatura del proletariato, potrà questa funzionare con il diritto del vecchio stato? In caso contrario, che cosa bisogna sostituirvi? Questi interrogativi, scaturiti tutti dall’opera in esame, rendono necessario l’esame di uno scritto cronologicamente anteriore; i discorsi per il processo alla “”Neue Rheinische Zeitung””, contenuti nel n. 221 e n. 231 della medesima (14 e 15 febbraio 1849) (1). Nel primo processo, l’accesso è limitato ad un solo punto, allorché Marx fa notare ai giurati come, applicando l’articolo 367 del codice penale così come desidera il governo e non così come desidera il legislatore, essi “”abroghino la libertà di stampa per mezzo del codice penale”” (2). E allora, si chiede Marx, “”a che l’ipocrisia di una stampa libera? Se le leggi esistenti cadono in contraddizione con un nuovo grado dell’evoluzione sociale, allora, signori giurati, allora sta a voi scegliere fra gli imperativi morti della legge e le richieste viventi della società. Allora sta a voi spingere la legislazione fino a comprendere che deve tener dietro alle necessità sociali”” (3)”” (pag 118-119) [(1) La “”Neue Rheinische Zeitung”” pubblicava l’articolo ‘Arresti’, in cui si criticava l’operato del procuratore generale Zweiffel nell’arresto dei democratici Gottschalk e Annenke. Quest’articolo cagionava a Marx ed Engels l’accusa di oltraggio nei riguardi di Zweiffel e della polizia. Il processo, iniziato l’8 giugno 1848, veniva aggiornato più volte, fino a che il dibattimento del 7 febbraio 1849 portò all’assoluzione di Marx, Engels e del direttore responsabile Korff. L’articolo ‘Arresti’ si trova in Mew, vol. V, pp. 166-68; (2) Mew, vol. VII, p. 231; vi si dice fra l’altro: “”l’art. 367, preso nel senso del pubblico ministero, esclude la prova della verità e permette la denuncia solo quando essa è confortata da documenti pubblici o da sentenze già pronunciate. A che scopo dovrebbe la stampa denunciare ancora ‘post festum’, dopo la pronuncia della sentenza?””; (3) Ibid., p. 231]”,”MAES-187″
“LOSOVSKI A.”,”Programma d’ azione dell’ Internazionale dei Sindacati Rossi.”,”””Di per sé queste bande non rappresentano una forza eccessivamente grande, ma sono forti perché in tutti i paesi i governi le aiutano, le armano e le sovvengono di denaro, sicché granzie all’ aiuto dello Stato queste organizzazioni, che per i loro quadri e per i loro effettivi sono insignificanti, assumono nella lotta una considerevole importanza. Tutte queste organizzazioni di crumiraggio e di violenza antiproletaria, che attualmente infestano tutta l’ Europa e l’ America, debbono a ogni costo venir distrutte, essendo l’ ulteriore loro esistenza una minaccia per l’ esistenza delle stesse organizzazioni operaie”” pag 66 “”In Italia, la Confederazione Generale del Lavoro e il Partito socialista hanno perfino concluso coi fascisti un armistizio. I fascisti, naturalmente, non hanno mantenuto fede al patto, e i pacifisti e i tolstoiani della Confederazione Generale del Lavoro e del Partito socialista hanno soltanto fornito una nuova prova della loro perfetta incomprensione dei principali moventi di lotta sociale, che hanno dato vita a queste bande reazionarie””. (pag 66) “”I dirigenti (…) chiusi nella loro concezione tolstoiana, credettero di dover attendere che le violenze di queste organizzazioni terroristiche dei capitalisti provocassero una forte reazione nella società, mentre pensavano che infine il Governo democratico, nell’ interesse del ristabilimento dell’ ordine, sarebbe stato costretto a intervenire, ecc. Una simile concezione s’ ispira a un pessimismo disperato: è la filosofia del suicida. La classe operaia non deve mantener atteggiamento passivo, tolstoiano di fronte a un fenomeno sociale di sì grande importanza”” (pag 66-67)”,”INTT-168″
“LOSOVSKI A.”,”Marx y los sindicatos.”,”””Questo diverso atteggiamento di fronte alla lotta per le rivendicazioni immediate, impresse il suo sigillo nel lavoro scientifico-pratico di Marx e dei suoi avversari proudhoniani e bakuninisti. Marx ricopiava con una enorme perseveranza i materiali e costruiva tutte le sue conclusioni sulla base solida dei fatti. Marx studiava prima tutte le circostanze e i fatti, e soltanto dopo tirava le conclusioni, cosa che i teorici anarco-sindacalisti ignorano completamente. La grande importanza che Marx attribuiva alla descrizione della situazione della classe operaia, si dimostra nel questionario che preparò nel 1880 per gli operai, pubblicato con la sua introduzione nella rivista socialista del 2 aprile 1880.”” (pag 115-116)”,”MADS-365″
“LOSOVSKY Drizdo TROTSKY Léon”,”L’Internationale syndicale rouge. Suivi de ‘La “”troisième période”” d’erreurs de l’Internationale communiste’ par Léon Trotsky.”,”Alexandre Losovsky, pseudonyme de Salomon Abramovich Dridzo, est né le 16 mars 1878 à Danilovka, province d’Ekaterinoslav, Dès 1898, il a des contacts avec le mouvement social-démocrate de son pays, dont on trouve une description dans le Que faire? de Lénine. En 1903, il milite à Petrograd. Losovsky occupe dans l’Internationale syndicale rouge une place dirigeante et dans ll’Internationale communiste une place influente. En 1917, il fut le seul du groupe Nache Slovo à ne pas se joindre aux bolcheviks. Il fut grand annemi de la révolution d’Octobre. Il meurt en 1952 dans un camp de concentration stalinien. Introduction par Pierre FRANK, Note biographique sur Alexandre Losovsky, Préface, Conclusion, note, Textes a l’Appui, histoire contemporaine,”,”INTT-035-FL”
“LOSOWSKI A. (LOSOVSKY) Generalsekretar der Roten Gewerkschaftsintern”,”Marx und die Gewerkschaften.”,”LOSOWSKY A.”,”MADS-010″
“LOSOWSKI Alexandr (LOSOVSKY)”,”Die Rote Gewerkschafts-Internationale. Mit Beiträgen von L. Trotsky J. Moneta P. Frank.”,”Il libro contiene note biografiche di LOSOWSKI (1878-1952)”,”INTT-050″
“LOSOWSKI A. e altri”,”Mouvement ouvrier international. Bulletin du Conseil International des Syndicats ouvriers.”,”Contiene una lettera di JOUHAUX a ZINOVIEV e di LOZOWSKI (LOSOWSKIJ) alla CGT italiana con relativa risposta”,”INTT-048″
“LOSSKI N.O.”,”Histoire de la philosophie russe. Des origines a 1950.”,”LOSSKI è Professore di filosofia al Seminario russo ortodosso di New York.”,”RUSx-043″
“LOSURDO Domenico”,”Marx e il bilancio storico del Novecento.”,”In collaborazione con l’Istituto Italiano di Studi Filosofici LOSURDO D. è ordinario di storia della filosofia presso l’Univ. di Urbino. Ha scritto vari libri (v. 4° cop).”,”TEOC-515″
“LOSURDO Domenico a cura”,”Le origini del “”secolo americano””.”,”Testi antologici tratti dalla storia universale in 13 volumi dell’Accademia delle scienze dell’URSS LOSURDO Domenico è ordinario di storia e filosofia contemporanea presso l’Univ. di Urbino, collaboratore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.”,”RAIx-283″
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”LOSURDO Domenico (Bari, 1941) è ordinario di storia della filosofia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino.”,”STOx-157″
“LOSURDO Domenico”,”Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.”,”Domenico Losurdo, univ. Urbino “”Il sistema carcerario riproduce i rapporti della società che lo esprime. In Urss, all’interno e all’esterno del Gulag, vediamo fondalmentalmente all’opera una dittatura sviluppista che cerca di mobilitare e “”rieducare”” tutte le forze in funzione del superamento della secolare arretratezza, reso tanto più urgente dall’approssimarsi di una guerra che, per dichiarazione esplicita del ‘Mein Kampf’, vuole essere di schiavizzazione e di annientamento: in questo quadro il terrore si intreccia con l’emancipazione di nazionalità oppresse nonché con una forte mobilità sociale e con l’accesso all’istruzione, alla cultura e persino a posti di responsabilità e di direzione di strati sociali sino a qual momento del tutto emarginati.”” (pag 157)”,”STAS-061″
“LOSURDO Domenico”,”Utopia e stato d’eccezione. Sull’esperienza storica del “”socialismo reale””.”,”””Per Locke, invece, è fuori discussione che una situazione di crisi può o dev’essere fronteggiata da un potere non legato ad una “”regola””, cioè al rispetto delle regole del gioco. Montesquieu, ammiratore dell’Inghilterra liberale, non ha alcun dubbio sul fatto che rientra nella “”consuetudine dei popoli più liberi che siano mai stati sulla terra”” il “”mettere per un momento un velo sulla libertà, così come si nascondono le statue degli dei””. Diversi decenni più tardi, John Stuart Mill dichiara a sua volta che è pienamente legittima “”l’assunzione di un assoluto potere sotto forma di dittatura temporanea””, in casi di “”necessità estrema””, ovvero di “”malattia del corpo politico che non può essere curata con metodi meno violenti””. Al di là dell’Atlantico, Hamilton si spinge sino a sottolineare la necessità, per le situazioni d’emergenza, di un potere “”senza limiti”” e senza “”vincoli costituzionali””. Non è certo la teorizzazione, in determinate circostanze, della dittatura, a costituire la discriminante tra tradizione liberale da una parte e dall’altra Marx e Engels, i quali semmai hanno ben presente e condannano l’appoggio degli ambienti liberali francesi al colpo di Stato di Napoleone I e la “”fretta indecorosa”” – l’espressione è di Marx (MEW, vol. XVII, p. 278) – con cui proprio l’Inghilterra liberale saluta Napoleone III e l’avvento del regime bonapartista. Ed è appena il caso di aggiungere che, in occasione del primo conflitto mondiale, nulla trovano da eccepire i liberali europei e americani contro l’instaurazione di una dittatura più o meno esplicita e la legislazione d’emergenza con la quale i paesi belligeranti cancellano le regole del gioco, in modo da poter sviluppare senza impaccio quella mobilitazione e guerra totale contro cui invece insorgono la rivoluzione d’Ottobre e il movimento rivoluzionario di ispirazione marxista.”” (pag 13-14) [Domenico Losurdo, Utopia e stato d’eccezione. Sull’esperienza storica del “”socialismo reale””, 1996]”,”RUSU-003-FL”
“LOSURDO Domenico”,”La comunità, la morte, l’Occidente. Heidegger e l'””ideologia della guerra””.”,”Domenico Losurdo è ordinario di filosofia della storia all’Università di Urbino. Ha scritto tra l’altro: ‘La catastrofe della Germania e l’immagine di Hegel’ (1988), ‘Hegel, Marx e la tradizione liberale’ (1988), ‘Marx e il bilancio storico del Novecento’ (1993). Jaspers e l’avvento del nazismo. “”Ritroviamo dunque tutti i temi centrali della ‘Kriegsideologie’, rispetto alla quale, non solo i paesi nemici della Germania, bensì la stessa Repubblica di Weimar si presentava con il volto segnato da una repellente banalità e prosaicità, che facilmente spingeva a gridare al tradimento: “”Lo Stato, divenuto mero servitore dell’ordinamento di massa, ha perduto ogni legame col destino autentico””. E ancora: “”L’uomo di Stato non è piùà responsabile innanzi a Dio, ma di fronte alla massa volubile””. Se a tutto ciò aggiungiamo i toni apocalittici con cui si parla della Rivoluzione di ottobre e della minaccia che essa fa pesare sull’Occidente (cfr. infra, cap. 3, § 7), possiamo ben comprendere l’affermazione recente di uno storico, secondo cui ‘La situazione spirituale del tempo’ e, si potrebbe aggiungere, l’opera di Jaspers nel suo complesso, non era certo atta a distogliere i tedeschi dall’aderire al nazismo. Ma il filosofo non aderirà mai al partito o al regime. Dopo la guerra mostrerà una tendenza, pienamente comprensibile, a datare l’inizio della sua opposizione al regime già con l’avvento di Hitler al potere”” (pag 28-29)”,”GERN-150″
“LOSURDO Domenico”,”Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi.”,”””Dopo la Comune di Parigi, i vincitori in Francia e in Europa non si accontentano della repressione, hanno bisogno anche della demonizzazione degli sconfitti, da Bismarck esplicitamente assimilati a delinquenti comuni. Sul piano “”scientifico””, viene elaborata una teoria, in base alla quale l’insurrezione operaia sarebbe stata l’espressione di una regressione atavica o di un’improvvisa irruzione della barbarie nel seno della civiltà. A questa sbrigativa liquidazione della Comune danno il loro bravo contributo anche personalità che pure, sino a quel momento, avevano partecipato attivamente al movimento democratico: si pensi a Victor Hugo per la Francia e a Giuseppe Mazzini per l’Italia. Marx (e l’Internazionale) si sente costretto a intervenire e interviene su due piani. Richiama l’attenzione sulle realizzazioni positive e gravide di futuro dela Comune, in secondo luogo, s’impegna a difenderne la memoria storica, scontrandosi senza esitare con l’opinione e l’ideologia dominante: “”Questa civiltà scellerata, fondata sull’asservimento del lavoro, soffoca il gemito delle sue vittime sotto uno strepito di calunnie che trovano un’eco mondiale””. Marx non esita a contrapporre violenza a violenza, orrore ad orrore. La borghesia che si strappa le vesti per “”l’esecuzione da parte della Comune dei sessantaquattro ostaggi con l’arcivescovo di Parigi alla testa”” rimuove un fatto fondamentale: era stata proprio essa a introdurre la pratica di uccidere i prigionieri indifesi e di prendere ostaggi. In ogni caso, bisogna saper distinguere tra “”il vandalismo di una difesa disperata””, proprio dei Comunardi, e “”il vandalismo del trionfo”” (Marx-Engels 1955, vol XVII, pp. 357-9, La guerra civile in Francia). A dover essere difesa non è solo la memoria storica del movimento socialista. Marx conosceva troppo bene la storia antica per ignorare i massacri di cui si erano macchiati Spartaco e gli schiavi insorti. Per di più, queste rivolte non avevano prodotto, non avevano cercato né potevano cercare di produrre qualcosa di nuovo. Avevano solo tentato di rovesciare le parti nel rapporto schiavistico che costituiva l’essenza della società del tempo, transformando in schiavi i padroni del mondo. Eppure, in una lettera a Engels del 27 febbraio 1861, Marx definisce Spartaco “”il figlio più nobile di tutta la storia antica, vero rappresentante dell’antico proletariato””. Va da sé che Marx non intende celebrare o giustificare le stragi degli schiavi in rivolta, epperò si rifiuta di prendere sul serio le prediche ipocrite dei loro padroni, colpevoli di una violenza ben più criminale e per di più divenuta pratica quotidiana”” [Domenico Losurdo, Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi, 2012] (pag 118-119-120) Losurdo, ordinario di storia della filosofia università degli studi di Urbino. Nel 1818, in piena Restaurazione e in un mo mento in cui il fallimento della rivoluzione francese appariva evidente, anche coloro che inizialmente l’avevano salutata con favore prendevano le distanze dalla vicenda storica iniziata nel 1789: era stata un vergognoso tradimento di no bili ideali. In questo senso Byron cantava: «Ma la Francia si inebriò di sangue per vomitare delitti/ Ed i suoi Saturnali sono stati fatali/ alla causa della Libertà, in ogni epoca e per ogni Terra». Dob biamo oggi far nostra questa disperazione, limitandoci solo a sostituire la data del 1917 a quella del 1789 e la causa del socialismo alla «causa della Libertà»? Confutando i luoghi comuni dell’ideologia dominante, Losurdo analizza e documenta l’enorme potenziale di emancipazione scaturito dalla rivoluzione russa e dalla rivoluzione cinese. Que st’ultima, dopo aver liberato prima dal dominio coloniale e poi dalla fame un quinto dell’umanità, mette oggi in discussione al tempo stesso l’«epoca colombiana» e il modo tradizionale di intendere la lezione di Marx.”,”TEOC-407″
“LOSURDO Domenico”,”Controstoria del liberalismo.”,”LOSURDO Domenico è professore ordinario di storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. L’autore più citato è Tocqueville “”Reagendo alla protesta e alla sfida del movimento operaio, è la stessa Inghilterra liberale a regolamentare l’orario e le modalità del lavoro in fabbrica, cancellando o smussando gli aspetti più odiosi di quello che Marx ed Engels bollano come il “”dispotismo”” padronale. Ciò suscita le proteste di non pochi esponenti liberali e degli stessi capitalisti inglesi, i quali – osserva ‘Il capitale’ – “”denunciavano gli ispettori di fabbrica come una specie di commissari della Convezione”” giacobina (164). In modo analogo Bismarck fa professione di liberalismo e tuona contro il “”Regio Prussiano Giacobino di Corte””, che pretende di interferire nel rapporto tra padroni e servi e dunque di calpestare il principio dell’autogoverno della società civile, egemonizzata in questo caso dalla proprietà feudale e non invece dalla coalizione aristocratico-borghese, come nel caso dell’Inghilterra. Ed è proprio lo statista prussiano-tedesco a distinguere a tale proposito due tipi di liberalismo: il primo è caratterizzato dalla “”ripugnanza contro il dominio della burocrazia”” a partire dai “”sentimenti liberali di ceto””, ampiamente diffusi fra gli ‘Junker’ e la nobiltà della Prussia pre-rivoluzionaria; il secondo, del tutto odioso agli occhi di Bismarck, è il “”liberalismo renano-francese”” ovvero il “”liberalismo dei funzionari statali”” (‘Geheimratsliberalismus’), incline a incisive riforme antifeudali dall’alto e al quale s’ispira una oppressiva e soffocante burocrazia statale, con la sua “”tendenza (…) al livellamento e alla centralizzazione”” e perfino all'””onnipotenza burocratica”” (‘geheimrätliche Allgewalt’) (165). E’ interessante notare che una distinzione simile ricorre nel giovane Marx. La “”Rheinische Zeitung””, da lui diretta, si definisce un “”giornale liberale””, ma ci tiene a precisare che tale liberalismo non dev’esser in alcun modo confuso col “”liberalismo volgare”” (gewöhnlicher Liberalismus). Se quest’ultimo vede “”ogni bene dalla parte dei corpi rappresentativi e ogni male dalla parte del governo””, la “”Rheinische Zeitung””, invece, si caratterizza per il suo sforzo di analizzare i rapporti di dominio e di oppressione nella loro configurazione concreta, senza esitare, in determinate circostanze, a sottolineare “”la generale saggezza del governo contro l’egoismo privato dei corpi rappresentativi”” (spesso monopolizzati dai ceti feudali e da una grande borghesia gretta e miope); contrariamente al “”liberalismo volgare””, lungi dal combattere “”in modo unilaterale la burocrazia””, la “”Rheinische Zeitung”” non ha difficoltà a riconoscere i meriti della sua lotta contro la “”tendenza romantica”” o romantico-feudale (166)”” [Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, 2010] (pag 277-278) [(164) Marx, Engels (1955-89), vol. XXIII, p. 301; (165) Bismarck (1984), p. 37; Bismarck (1962), p. 354 (discorsi alla Camera dei deputati prussiana del 18 ottobre 1849 e del 14 febbraio 1851); (166) Marx, Engels (1955-89), vol I, p. 424]”,”ECOI-331″
“LOSURDO Domenico”,”Hegel e la libertà dei moderni.”,”pag 341-342 Unità del reale e razionale “”Si comprende allora che la tesi dell’unità del reale e razionale, odiata dai reazionari e invisa anche ai liberali, trovi accoglienza favorevole o entusiastica in campo rivoluzionario. L’efficacia politica che scaturisce dal celebre detto è stata spiegata con particolare chiarezza da un esponente della Giovane Germania, Alexander Jung che così si esprime: “”L’aldilà finora irragiungibile per lo spirito (…) diventa aldiqua, totale presenzialità””. Lo sguardo può ora rivolgersi fiducioso alla realtà mondana e politica la quale, non essendo più irrimediabilmente opaca alla ragione e all’ideale, non viene più rifuggita ed evasa a vantaggio dell’interiorità religiosa o di una moralità meramente intimistica e consolatoria: “”alla distanza, nulla indebolisce di più che la semplice scontentezza con la terra, col tempo”” (83). Ma questa non è la posizione solo di Jung, ma anche quella dei giovani hegeliani e di Marx e Engels (84). Ben lungi dall’essere la giustificazione della Restaurazione, l’affermazione dell’unità del razionale e reale stimola potentemente il movimento di opposizione nel ‘Vormärz’ tedesco, ed è parte integrante della preparazione ideologica del ’48. E non solo in Germania, giacché anche in Italia Bertrando Spaventa partecipa attivamente al movimento rivoluzionario, sorretto anche dalla tesi per cui “”la filosofia; forma riflessa della coscienza naturale, deve accordarsi con l’esperienza. Ciò che è reale è razionale e viceversa”” (85). E’ interessante notare che, persino dopo il fallimento della rivoluzione, la tesi hegeliana in questione, lungi dal favorire la rassegnazione, stimola la resistenza alla reazione trionfante. Dal carcere in cui si trova rinchiuso, Lassalle scrive alla madre: “”O la Germania torna realmente, di nuovo e per sempre nella notte delle vecchie condizioni, e allora ogni scienza è una menzogna, ogni filosofia un semplice gioco dello spirito, Hegel un matto fuggito dal manicomio, e non c’è più alcun pensiero nella causalità della storia, oppure la rivoluzione celebrerà presto un nuovo e decisivo trionfo. Il secondo caso si presenta infinitamente più probabile”” (86). Dato il senso forte e strategico attribuito da Hegel e dai suoi discepoli al termine realtà, la sua identificazione col razionale, comporta la degradazione a esistenza empirica immediata, a realtà in senso meramente tattico, dei successi della reazione (‘supra’, cap. II, 1). Qualcosa di analogo si può osservare, per quanto riguarda l’Italia, in Silvio Spaventa, il quale, rinchiuso in carcere in seguito alla controrivoluzione e repressione borbonica, osserva: “”Una provvidenza, che ponga per iscopo del mondo una perfezione che non deve essere mai, pone per scopo del mondo un niente, una cosa che non deve esser mai: essa quindi, non è una provvidenza. Perché essa sia, la ragione del mondo non deve solo ‘dover essere’ ma ‘essere’ attualmente: altrimenti la provvidenza non è”” (87). La negazione del dualismo tra ‘Sollen’ e realtà non solo impedisce la rassegnazione, ma spoglia di qualsiasi legittimità l’evasione intimistica. E’ in tal senso che, proprio dopo il fallimento della rivoluzione del ’48, Marx richiama ripetutamente e con particolare forza alla lezione hegeliana, utilizzando congiuntamente sia la Prefazione alla ‘Filosofia del diritto’, anche se non citata in modo esplicito, sia la ‘Fenomenologia’, riletta puntigliosamente nelle diverse figure che, con varietà di motivi e sempre nuova e accresciuta ricchezza di argomenti, criticano il ‘Sollen’ che si specchia nella propria interiore purezza e eccellenza, narcisisticamente goduta in contrapposizione alla volgarità e all’opacità della realtà e del corso del mondo. Come esaltante “”algebra della rivoluzione””, per usare la celebre espressione di Herzen(88), la filosofia hegeliana aveva contribuito alla preparazione ideologica degli sconvolgimenti del ’48; ma anche dopo il trionfo della reazione, la tesi dell’unità del razionale e reale blocca la comoda via di fuga in direzione dell'””ipocondria”” o della “”malinconia”” e stimola invece una fattiva riflessione autocritica nei rivoluzionari e democratici i quali sono chiamati a leggere nella sconfitta da loro subita non la riprova dell’irrimediabile miseria del reale, bensí dell’insufficienza teorica e pratica dei loro progetti e ideali che dunque vanno ripensati in profondità, in modo da poter provare la loro eccellenza nella concreta opera di trasformazione della realtà. ….”,”HEGx-002-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Tra Hegel e Bismarck. La rivoluzione del 1848 e la crisi della cultura tedesca.”,”Contiene il capitolo: Il pauperismo, la crisi e le “”case di lavoro”” con il paragrafo ‘Hegel e la crisi di sovrapproduzione’ (pag 111-)”,”HEGx-008-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Controstoria del liberalismo.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti storici e politici di Hegel e il Manifesto del partito comunista di Marx e Engels, ed è autore di Il peccato originale del Novecento e Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”TEOP-041-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Hegel Marx e la tradizione liberale. Libertà uguaglianza Stato.”,”””E’ poi vero che il detto relativo a razionale e reale si presenta nei ‘Lineamenti’ [di Hegel] con formulazione e significato realmente diversi rispetto ai corsi di lezioni? Procediamo a un confronto sinottico: 1817-18: § 134A : ‘Ciò che è razionale, accade necessariamente’ (‘muss geschehen’) / 1918-19: V. Rph III, 51 : ‘Soltanto il razionale può accadere’ / Lineamenti: ‘Ciò che è razionale, quello è reale (‘Was vernünftig ist, das ist wirklich’) / 1824-25: V. Rph, IV, 654 : ‘Ciò che è razionale è anche reale’. Per ora il confronto riguarda la prima parte del detto in questione: risulta chiaro che la formulazione dei ‘Lineamenti’ è ripresa anche dal corso di lezioni del 1824-25, e anche dai corsi precedenti non ci pare che emergano differenze radicali rispetto al testo dei ‘Lineamenti’: il razionale accade necessariamente, diventa reale, è reale. ‘Wirklich’ ha questo significato di movimento, e d’altro canto già il § 1 sempre dei ‘Lineamenti’ sostituisce ‘Verwirklichung’ a ‘Wirklichkeit’, allorché dichiara che la filosofia del diritto si occupa del «concetto del diritto e la sua realizzazione». E anche per quanto riguarda la seconda parte del detto, le differenze sono forse più sensibili ma certo non tali da far pensare ad un rovesciamento di posizioni: 1819-20: V. Rph, III. 51 : ‘Il reale diviene razionale’ / ‘Lineamenti’ : ‘Ciò che è reale, quello è razionale’ / 1822-23: V. Rph., III, 732 : ‘La realtà non è nulla di irrazionale (‘kein Unvernünftiges’) / 1831: V. Rph. IV, 123 : ‘Ciò che è reale, è razionale’ Sì, nel corso del 1819-20, è più esplicito il fatto che il divenire razionale del reale è un processo, ma questa idea di processo è già in qualche modo implicita, come si è visto, nella categoria di ‘Wirklichkeit’. Sì, nel corso del 1824-5 c’è la precisazione netta che «non tutto ciò che esiste è reale», ma è da dire che, per quanto riguarda i ‘Lineamenti’, ad apertura dell’esposizione (§ 1 A) si trova ugualmente formulata la distinzione tra «realtà» (‘Wirklichkeit’) ed «esistenza (‘Dasein’) transeunte, accidentalità esteriore», per non dire poi che già nella Prefazione si trova l’affermazione che «niente è reale (‘wirklich’) se non l’idea» (W, VII, 25). D’altro canto, è comprensibile che è soprattutto dopo le polemiche che Hegel avverte il bisogno di precisare il significato di ‘Wirklichkeit’, contrapponendola all’immediatezza empirica. Ma la distinzione non è né nuova, né tanto meno strumentale: intanto è ben presente nei ‘Lineamenti’ e poi, ad esempio, basta sfogliare l”Enciclopedia’ di Heidelberg per ritrovare, ad apertura della sezione dedicata alla «realtà» in senso forte, la distinzione tra ‘Wirklichkeit’ e ‘Erscheinung’; significativamente, nel passaggio dalla prima alla terza edizione il testo rimane immutato, a parte la numerazione (il § 91 diventa il § 142). La distinzione in questione non solo viene formulata sul piano logico generale, ma viene applicata e fatta valere anche nell’analisi storica. Nello scritto sulla dieta, questa è accusata di abbarbicarsi ad «una piattaforma meramente positiva, la quale a sua volta, in quanto positiva, non ha più nessuna realtà» (W, IV, 536). Qui ciò che è il ‘positivo’ si contrappone a ‘Wirklichkeit’: la realtà in senso forte non è il positivo immediatamente esistente. Ancora. Rifiutando la nuova costituzione, i deputati della dieta «dichiarano, sì, di essere un corpo rappresentativo, ma di un altro mondo, di un’epoca trascorsa, ed esigono che il presente si trasformi in passato, e la realtà nell’irrealtà» (W, IV, 493). Voler mettere in pratica rivendicazioni che non sono più all’altezza dei tempi significa voler trasformare la ‘Wirklichkeit’ in ‘Umwirklichkeit’; nella misura in cui non corrisponde alle esigenze più profonde dello spirito del tempo, la realtà in senso forte degrada ad esistenza empirica immediata. E’ dunque assurdo voler spiegare con un’immediata esigenza di accomodamento quella che è una proposizione teorica fondamentale della filosofia hegeliana, in tutto l’arco della sua evoluzione (3). Del resto nella ‘Fenomenologia’ si può ritrovare non solo la problematica, ma persino la formulazione che suscita tanto scandalo nei ‘Lineamenti’: ‘Fenomenologia dello spirito’: W., III, 112 ‘Ciò che deve essere, è, anche di fatto (in der Tat), e ciò che soltanto ‘deve’ essere, senza ‘essere’, non ha volontà alcuna. A ciò, da parte sua si attiene giustamente l’istinto della ragione’ ‘Lineamenti’: ‘Ciò che è razionale, quello è reale; e ciò che è reale, quello è razionale. A questa persuasione si attiene ogni coscienza ingenua, così come la filosofia’ E procedendo a ritroso, si può risalire fino al saggio sul Württemberg del 1798, poi andato perduto, dove decisamente si respinge la contrapposizione «tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere». Nel riportare questa citazione testuale, Haym riferisce che il saggio in questione, tutto pervaso dal «pathos dell’epoca della rivoluzione», attribuiva quella contrapposizione alla «pigrizia e l’egoismo dei privilegiati» (3). Il pubblicista liberale o nazional-liberale che condanna il celebre detto della Prefazione alla ‘Filosofia del diritto’ come espressione dello spirito della Restaurazione, allorché, da filologo, si imbatte in quella medesima problematica in uno scritto giovanile, è costretto a metterla in relazione non con la Restaurazione, ancora di là da venire, ma con la rivoluzione francese. D’altro canto, se Ilting condivide con larga parte della tradizione liberale l’orrore per quel detto famigerato, è da tener presente che l’affermazione della razionalità del reale non costituisce alcun motivo di scandalo per la tradizione di pensiero rivoluzionaria. Il giovane Marx che sottopone a critica serrata la ‘Filosofia del diritto’, non fa menzione di quel detto; e anzi, nella corrispondenza, polemizza con fervore tutto hegeliano contro l’«opposizione di reale e ideale» contro «la totale contrapposizione fra ciò che è e ciò che deve essere», opposizione che considera strumento d’evasione dalla realtà mondana e politica, e a cui, con trasparente reminiscenza della famigerata Prefazione, contrappone la tesi che bisogna «cercare l’idea nella realtà stessa» (4). A sua volta, Lenin trascrive ed evidenzia nei suoi ‘Quaderni filosofici’, quest’affermazione di Hegel desunta dalle ‘Lezioni sulla storia della filosofia’: «Ciò ch’è reale è razionale. Bisogna però saper distinguere che cosa sia effettivamente reale; nella vita quotidiana tutto è reale: ma esiste una differenza tra il mondo fenomenico e la realtà». Poi Lenin annota a fianco: «il reale è razionale». E leggendo le ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, il grande rivoluzionario trascrive due volte l’affermazione secondo cui «la ragione governa il mondo», e non contento di ciò, la seconda volta appone a fianco un vistoso «NB» a sottolineare l’importanza dell’affermazione trascritta e la sua piena identificazione con essa (5). Ed è forse proprio Lenin che può fornire gli strumenti concettuali più adeguati per comprendere la distinzione hegeliana tra realtà in senso forte e semplice immediatezza empirica: c’è una realtà in senso strategico e una realtà in senso tattico; in ogni situazione storica una cosa è la tendenza di fondo (ad esempio, la soppressione della servitù della gleba, al momento del tramonto del feudalesimo), un’altra cosa sono le controtendenze reazionarie del momento (ad esempio le aspirazioni e i tentativi di far rivivere nel suo antico «splendore» l’istituto della servitù della gleba ormai tramontato o sulla via del tramonto, e quindi «irreale»), che certo non sono in grado di cancellare la realtà strategica della tendenza di fondo, e che però sul piano tattico sono ben presenti e di cui quindi si deve tener adeguatamente conto. Ma anche in Hegel alla realtà in senso forte, alla ‘Wirklichkeit’, non si contrappone il nulla. Il «mondo delle apparenze» (‘Erscheinungswelt’), di cui parla la prima delle due citazioni qui prese in considerazione, non è il non-essere. E’ lo stesso Lenin a sottolineare con favore, trascrivendo e commentando questa volta la ‘Scienza della logica’, che in Hegel la stessa «parvenza» (‘Schein’) ha una sua oggettività. Sì – dichiarano i ‘Quaderni filosofici’ – «la parvenza è oggettiva, poiché in essa è presente uno dei lati del mondo ‘oggettivo’… Non solo il Wesen (essenza), ma anche lo Schein (parvenza) è oggettivo» (6). «Parvenza» e «apparizione» sono esse stesse reali, ma, ovviamente, non hanno lo stesso grado di realtà del ‘Wesen’ e della ‘Wirklichkeit’, ed è solo quest’ultima che, esprimendo la dimensione strategica, la tendenza di fondo del processo storico, può aspirare al predicato della razionalità”” [Domenico Losurdo, ‘Hegel Marx e la tradizione liberale. Libertà uguaglianza Stato’, Roma, 1988] (pag 47-51) [(3) ‘Hegel und seine Zeit’, cit. pp. 66-67; (4) Lettera al padre del 10.11.1837, in MEW, Ergänzungsband I, pp. 4-8 (MEOC, I, p. 9-14; la razionalità del reale il giovane Marx la celebra non solo in prosa, ma anche in versi, sia pure mediocri: «Kant e Fichte vagabondavano volentieri tra le nuvole: / cercavano lassù un paese lontano. / Io invece cerco soltanto di afferrare destramente / quanto ho trovato per la strada!», trad. it. di L. Firpo, in K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950, p. 490; (5) V.I. Lenin, ‘Quaderni filosofici’, a cura di I. Ambrogio, Roma, 1969, pp. 283 e 309-10; per le citazioni da Hegel, cfr. W., XIX, 110-111 e XII; (6) Ivi, p. 98]”,”HEGx-032″
“LOSURDO Domenico, con un saggio di Luciano CANFORA”,”Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.”,”Domenico Losurdo insegna Storia della filosofia all’Università di Urbino. ha pubblicato ‘Controstoria del liberalismo’ (2006) e ‘Il linguaggio dell’Impero’ (2007)”,”STAS-009-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente.”,”Domenico Losurdo è professore emerito all’Università di Urbino e dottore honoris causa all’Università di Niteroi di Rio de Janeiro. Tra i molti capitoli: – Marx e la “”guerra industriale di annientamento tra le nazioni”” – Difesa ed esportazione della rivoluzione: Cloots e Trotsky – Una lotta prolungata tra i partiti di Lenin e di Wilson (Trascurata la questione della ‘guerra giusta’) “”Peraltro, i popoli coloniali non sono le uniche vittime dei conflitti e delle guerre connesse con l’espansione del commercio e la formazione del mercato mondiale. Il discorso sul libero scambio a Bruxelles pronunciato da Marx nel gennaio 1848 richiama l’attenzione sul carattere tutt’altro che amichevole e fraterno del rapporto che «il libero scambio» istituisce «fra le varie nazioni della terra» (ivi, vol. 4, pp. 471-485). In realtà – mette in evidenza il ‘Manifesto del partito comunista’ – «la borghesia è sempre in lotta (…) contro la borghesia di tutti i paesi stranieri», e si tratta di una lotta così aspra da sfociare in una «guerra industriale di annientamento tra le nazioni» (ivi, vol. 4, pp. 471-485). Le guerre coloniali condotte s’intrecciano con «la guerra commerciale delle nazioni europee». E’ uno scontro gigantesco che ha «l’orbe terracqueo come teatro» (ivi, vol. 23, p. 779), il medesimo teatro del mercato mondiale. E dunque, prendere sul serio l’ideale della pace perpetua significa fare i conti non solo con le illusioni scaturite dalla rivoluzione francese, ma anche con quelle espresse in particolare da Constant, che ancora riecheggiano, sia pure intramezzate da dubbi angosciosi, in Comte e Spencer. In realtà, la loro visione della pace perpetua riposa sulla mancata universalizzazione o sull’assenza di una conseguente universalizzazione del problema della pace e della guerra: essi cioè possono celebrare quali protagonisti del previsto o auspicato processo di sradicamento della guerra i paesi più avanzati sul piano industriale e commerciale solo per il fatto di non considerare in modo coerente e costante, quali guerre le guerre coloniali scatenate per l’appunto da quei paesi. Ed è proprio nella messa in discussione e nella confutazione di tale visione che risiede il più importante contributo di Marx ed Engels alla comprensione del problema della pace e della guerra. Diamo in primo luogo la parola a ‘Miseria della filosofia’, pubblicata nel 1847: «I popoli moderni non hanno saputo fare altro che mascherare la schiavitù nel loro proprio paese e l’hanno imposta senza maschera al Nuovo mondo» (ivi, vol. 4, p. 132). L’assoggettamento schiavistico e la guerra (in esso implicita) a danno dei neri proseguono in modo esplicito proprio nel paese (gli Stati Uniti) che pure, per la sua storia, non ha alle spalle l’Antico regime. Alcuni anni dopo, tenendo presente in particolare il dominio coloniale dalla Gran Bretagna imposto all’India, Marx ribadisce: «La profonda ipocrisia, l’intrinseca barbarie della civiltà borghese ci stanno dinanzi senza veli, non appena dalle grandi metropoli, dove esse prendono forme rispettabili, volgiamo gli occhi alle colonie, dove vanno in giro ignude» (ivi, vol. 9, p. 225). La barbarie capitalistica si manifesta nella sua repellente nudità nelle colonie anche perché è qui che le guerre di conquista non indietreggiano dinanzi ad alcuna infamia”” [Domenico Losurdo, ‘Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente’, Roma, 2016] (pag 189-190)”,”QMIx-277″
“LOSURDO Domenico”,”La lotta di classe. Una storia politica e filosofica.”,”Domenico Losurdo è professore emerito presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue molte pubblicazioni: ‘Il revisionismo storico. Problemi e miti’, ‘Controstoria del liberalismo’, ‘Il linguaggio dell’impero’, ‘Lessico dell’ideologia americana’, ‘La non-violenza. Una storia fuori dal mito’. Ha curato: ‘Scritti storici e politici’ di Hegel e il ‘Manifesto’ di Marx ed Engels. Molti riferimenti alle opere di Marx ed Engels con brevi citazioni (MEW) Contiene tra l’altro i paragrafi: – Marx “”contra”” Nietzsche e Foucault – Hegel, Marx e il paradigma della lotta per il riconoscimento – “”Socialismo imperiale”” -“”Classe contro classe su scala planetaria”” – Esportare la rivoluzione – L’internazionalismo e le sue forme – Movimento operaio e “”socialismo imperiale”” – Lenin critico delle mutilazioni della lotta di classe – “”Psicologia delle folle”” di Le Bon e “”Che fare?”” di Lenin – Lenin, l’operaio belga e il cattolico francese – La lotta di classe tra marxismo e populismo Marx Engels, le nazionalità oppresse e la politica internazionale, i misteri della politica internazionale (pag 13-14-15) “”L’autore di un libro peraltro molto ben documentato su ‘Marx, Engels e la politica internazionale’ ritiene che, negli anni immediatamente successivi al ‘Manifesto del partito comunista’, «la politica estera e il combattimento tra le nazioni prendono il sopravvento sulla lotta di classe». Sì, «Marx non solo analizza appassionatamente e in modo dettagliato gli intrighi politici [di carattere internazionale], ma li analizza senza alcun riferimento alle forze e ai fattori economici e sociali»; sicché gli articoli pubblicati nella «Neue Rheinische Zeitung», per fare un solo esempio, «sembrano interamente staccati dal corpo della dottrina» (Molnár 1975, pp. 122, 114 e 20). Si ha l’impressione che, dove iniziano la «politica estera» e i connessi «intrighi» diplomatici e militari, là cessi la lotta di classe e ammutolisca la «dottrina» del materialismo storico. A questo punto s’imporrebbe una conclusione sconcertante: mentre da un lato insistono sul fatto che «ogni società» nel corso del suo intero sviluppo è attraversata dalla lotta di classe e che «tutte le lotte della storia» sono lotte di classe, dall’altro Marx ed Engels farebbero ricorso alla teoria da loro formulata solo in modo saltuario e intermittente. Ma le cose stanno veramente in questi termini? Conviene prendere le mosse dalla testimonianza (estate 1872) del socialista francese Charles Longuet che, dopo aver reso omaggio ai «martiri» della Comune di Parigi, così prosegue riferendo dal «tempio del materialismo storico», ovvero da casa Marx (una casa che egli conosce bene, essendo il genero del grande filosofo e rivoluzionario): «L’insurrezione polacca del 1863, le rivolte irlandesi dei feniani del 1869, della Lega agraria e degli Home Rulers del 1874: tutti questi moti delle nazionalità oppresse furono seguiti dagli spalti di quella fortezza dell’Internazionale con interesse non minore della marea montante del movimento socialista dei due emisferi» (in Enzensberger, 1977, pp. 327-28). Dunque, l’interesse per i «moti delle nazionalità oppresse» non è meno vivo e costante di quello riservato all’agitazione del proletariato e delle classi subalterne. E’ difficile mettere in dubbio l’attendibilità di tale testimonianza: basta sfogliare le edizioni delle opere complete di Marx ed Engels per rendersi conto di quanto siano numerosi i testi dedicati alla lotta dei popoli irlandese e polacco e alla denuncia della politica di oppressione nazionale messa in atto rispettivamente dalla Gran Bretagna e dalla Russia. E’ un interesse intellettuale e politico, carico di partecipazione emotiva. Il 23 novembre 1867 vengono impiccati a Manchester tre militanti rivoluzionari irlandesi, accusati di aver orchestrato la liberazione a mano armata di due dirigenti del movimento indipendentista, nel corso di un’azione che aveva comportato la morte di un poliziotto. Alcuni giorni dopo Marx scrive a Engels, riferendo della reazione della figlia primogenita: «A partire dall’esecuzione di Manchester Jenny porta il lutto e indossa la sua croce polacca su un fiocco verde» (MEW, 31; 392). Il simbolo della lotta di liberazione nazionale del popolo polacco (la croce) si sposa così con il verde della causa irlandese. Ricevuta la lettere dell’amico, Engels gli risponde immediatamente, il 29 novembre: «Non ho bisogno di dirti che anche a casa mia dominano nero e verde» (MEW, 31; 396), i colori che risultano dal lutto inflitto dal carnefice britannico al movimento di liberazione nazionale del popolo irlandese. I due filosofi e militanti rivoluzionari, paragonano entrambi le vittime di Manchester a John Brown, l’abolizionista che aveva cercato di far insorgere gli schiavi del Sud degli USA e aveva poi affrontato coraggiosamente il patibolo (MEW, 31; 387 e 16; 439). E questo paragone degli indipendentisti irlandesi con il campione dell’abolizionismo conferma la passione con cui Marx ed Engels seguono i «moti delle nazionalità oppresse» e il ruolo centrale che ai loro occhi questi moti occupano nell’ambito del processo di emancipazione dell’umanità. Non solo l’ostilità, anche l’indifferenza nei confronti delle nazioni oppresse è oggetto di dura condanna sul piano politico e morale. L”Indirizzo inaugurale’ mette in stato d’accusa «le classi superiori dell’Europa» occidentale e in particolare dell’Inghilterra certo per la loro politica antioperaia, ma anche per l’appoggio fornito alla secessione sudista negli USA, nonché per «l’approvazione vergognosa, la simpatia ironica e l’indifferenza idiota» con cui guardano alla tragedia della nazione polacca (MEW, 16; 13). Affettando un’aria di superiorità nei confronti di questa tragedia, Pierre-Joseph Proudhon dà solo prova, agli occhi di Marx, di «cinismo» e di cinismo tutt’altro che intelligente (infra, cap. IV, § 1). L’interesse per la «politica estera» non ha nulla a che fare con la lotta di classe e anzi è una distrazione da essa? In realtà, secondo la testimonianza di Longuet, la passione simpatetica per i «moti delle nazionalità oppresse» arde nel «tempio del materialismo storico», nel tempio della dottrina che legge la storia come storia della lotta di classe. E, comunque, già nel luglio 1848, l’anno stesso della pubblicazione del ‘Manifesto del partito comunista’, Engels evoca e invoca una «politica internazionale della democrazia» rivoluzionaria (MEW, 5; 156). Sedici anni dopo, l’Associazione internazionale degli operai, al momento della sua fondazione, per la penna di Marx, sottolinea: ovvia è la necessità di una «economia politica della classe operaia», ma ciò non basta; occorre chiarire «alle classi operaie il dovere d’iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi a essi, se è necessario, con tutti mezzi in loro potere»; occorre che esse si rendano conto che la lotta per una «politica estera» di appoggio alle nazioni oppresse è parte integrante della «lotta generale per l’emancipazione della classe operaia» (MEW, 16; 11 e 13)”” [Domenico Losurdo, ‘La lotta di classe. Una storia politica e filosofica’, Roma, 2016] (pag 13-14-15) Guerra Usa Messico. Il Messico aveva già abolito la schiavitù nel paese. Gli Stati Uniti conquistando il Texas aveva reintrodotto la schiavitù nel Texas. Gli Stati del Sud USA aspiravano a edificare in America centrale una sorta di impero coloniale e schiavista (pag 139) Lettere Engels a Kautsky del 12 settembre 1882 sul sostegno degli operai inglesi al colonialismo britannico e briciole dall’imperialismo britannico (‘anch’essi si godono una bella fetta del monopolio inglese…) (pag 145)”,”MAES-171″
“LOSURDO Domenico”,”Rivoluzione d’ottobre e democrazia nel mondo.”,”Il testo è il frutto di una conferenza tenuta dall’autore a Napoli nel 2007 nell’ambito del ciclo ‘I venerdì della politica’. Tre grandi discriminazioni: la condizione femminile (voto alle donne ecc.), discriminazione per censo (proprietari e non abbienti), discriminazione per razza (persecuzione neri, ebrei ecc.) ‘Processo di democratizzazione incompiuto’ (pag 22) ‘[A]i giorni nostri la democrazia, persino nel suo significato più elementare e immediato, implica il superamento delle tre grandi discriminazioni (sessuale o di genere, censitaria e razziale) che erano ancora vive e vitali alla vigilia dell’ottobre 1917 e che sono state superate solo col contributo, talvolta decisivo, del movimento politico scaturito dalla rivoluzione bolscevica. Cominciamo con la clausola d’esclusione, macroscopica, che negava il godimento dei diritti politici alla metà del genere umano e cioè alle donne. In Inghilterra, le signore Pankhurst (madre e figlia), che promuovevano la lotta contro tale discriminazione e dirigevano il movimento femminista delle suffragette, erano costrette a visitare periodicamente le patrie prigioni. La situazione non era molto diversa negli altri grandi paesi d’Occidente. Era Lenin invece, in ‘Stato e rivoluzione’, a denunciare l’«esclusione delle donne» dai diritti politici come una conferma clamorosa del carattere mistificatorio della «democrazia capitalistica». Tale discriminazione veniva cancellata in Russia già dopo la rivoluzione di febbraio, da Gramsci salutata come «rivoluzione proletaria» per il ruolo di protagonista svolto dalle masse popolari, com’era confermato dal fatto che la rivoluzione aveva introdotto «il suffragio universale, estendendolo anche alle donne». La medesima strada era poi imboccata dalla repubblica di Weimar, scaturita dalla «rivoluzione di novembre» scoppiata in Germania a un anno di distanza dalla rivoluzione d’ottobre e sull’onda e a imitazione di quest’ultima. Successivamente, in questa direzione si muovevano anche gli USA. In Italia e in Francia, invece, le donne conquistarono i diritti politici solo dopo la seconda guerra mondiale, sull’onda della Resistenza antifascista, alla quale i comunisti avevano contribuito in modo essenziale o decisivo. Considerazioni analoghe si possono fare a proposito della seconda grande discriminazione, che ha anch’essa caratterizzato a lungo la tradizione liberale: mi riferisco alla discriminazione censitaria, che escludeva dai diritti politici attivi e passivi i non proprietari, i non abbienti, le masse popolari. Già efficacemente combattuta dal movimento socialista e operaio, pur fortemente indebolita, essa continuava a resistere pervicacemente alla vigilia della rivoluzione d’ottobre. Nel saggio sull’imperialismo e in ‘Stato e rivoluzione’ Lenin richiamava l’attenzione sulle persistenti discriminazioni censitarie, camuffate mediante i requisiti di residenza o altri «””piccoli”” (i pretesi piccoli) particolari della legislazione elettorale» che in paesi come la Gran Bretagna comportavano l’esclusione dai diritti politici dello «strato inferiore propriamente proletario». (…) E veniamo così alla terza grande discriminazione, quella razziale. Prima della rivoluzione d’ottobre essa era più viva che mai e manifestava la sua validità in due modi. A livello globale il mondo era caratterizzato dal dominio incontrastato, per dirla con Lenin, di «poche nazioni elette» ovvero di un pugno di «nazioni modello» che attribuivano a se stesse «il privilegio esclusivo della formazione dello Stato» negandolo alla stragrande maggioranza dell’umanità, ai popoli estranei al mondo occidentale e bianco e pertanto indegni di costituirsi quali Stati nazionali indipendenti. E dunque, le «razze inferiori» erano escluse in blocco dal godimento di diritti politici già per il fatto di essere considerate incapaci di autogoverno, incapaci di intendere e di volere sul piano politico. Tale esclusione era ribadita a un secondo livello, a livello nazionale: nell’Unione sudafricana e negli USA (…), i popoli di origine coloniale erano ferocemente oppressi: essi non godevano né dei diritti politici né di quelli civili’ [Domenico Losurdo, ‘Rivoluzione d’ottobre e democrazia nel mondo’, Napoli, 2015] (pag 8-13)”,”CONx-233″
“LOSURDO Domenico”,”Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere.”,”Domenico Losurdo è professore emerito persso l’Università degli Studi di Urbino. “”Quello di cui ci stiamo occupando è un problema di vecchia data, anteriore alla stessa Rivoluzione d’Ottobre. Poco prima della sua morte, Engels aveva osservato che «la conduzione della guerra» era ormai «un ramo particolare della grande industria» sicché la grande industria era «divenuta una necessità politica» per un paese che non voleva subire l’assoggettamento, ed esso poteva realizzarla «soltanto in una forma, quella capitalistica» (MEW, 38; 467-68). Erano riflessioni contenute in una lettera a Nikolaj F. Daniel’son, curatore dell’edizione in lingua russa del ‘Capitale’. Quest’ultimo aveva chiarito in modo più esplicito il dilemma in cui i socialisti si sarebbero venuti a trovare in Russia una volta conquistato il potere: impegnarsi a fondo nel processo di industrializzazione (lasciando uno spazio più o meno ampio al capitalismo), al fine di colmare il ritardo rispetto ai paesi più avanzati? L’effetto collaterale sarebbe stato l’aggravarsi della polarizzazione sociale all’interno del paese. Puntare su un lento e graduale sviluppo socialista a partire dal MIR, dalle comunità di villaggio tradizionalmente caratterizzate da un orientamento più o meno egualitario? Ciò avrebbe forse evitato le diseguaglianze e le tragedie intrinseche all’industrializzazione capitalistica, ma avrebbe aggravato il ritardo della Russia e l’avrebbe sempre di più «esposta al dominio coloniale esercitato da una o dall’altra delle grandi potenze mondiali» (in Kotkin 2014, pp. 65-6). E dunque: quale delle due diseguaglianze doveva in primo luogo essere presa di mira, quella interna alla Russia o quella globale e planetaria?”” [Domenico Losurdo, ‘Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere’, Bari, 2017]”,”TEOC-737″
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti storici e politici di Hegel e il Manifesto del partito comunista di Marx e Engels, ed è autore di Il peccato originale del Novecento e Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”STOx-062-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Hegel e la Germania. Filosofia e questione nazionale tra rivoluzione e reazione.”,”Hegel, le rivoluzioni di Luglio e la teoria dell’ «esportazione della rivoluzione» (pag 515-) Hegel ha colto il carattere progressivo delle guerre di liberazione antinapoleoniche “”C’è un tratto che accomuna le diffidenze e riserve espresse inizialmente da Hegel nei confronti dei ‘Befreiungskriege’ (guerre di liberazione, ndr) e la condanna, non della Rivoluzione di Luglio propriamente detta, ma della rivoluzione in Belgio. Il tratto comune prima ancora che nel giudizio del filosofo, è nella stessa situazione oggettiva. E’ nota l’osservazione di Marx secondo cui, nell’età napoleonica, «tutte le guerre d’indipendenza condotte contro la Francia, portano l’impronta comune di una rigenerazione che si accoppia con la reazione» (MEW, X, 444). Questa considerazione può essere fatta valere anche per la rivolta antiolandese delle province belghe. Si tratta nel caso dei ‘Befreiungskriege’ di movimenti che, per il fatto di dover recuperare l’indipendenza nazionale nella lotta contro il paese dell’illuminismo e della Rivoluzione francese, inevitabilmente erano portati a vedere nella cultura illuministica e rivoluzionaria proveniente dalla Francia un veicolo di snazionalizzazione e di assimilazione dei paesi invasi agli invasori, uno strumento al servizio di una politica espansionistica e di oppressione nazionale, inevitabilmente cioè erano portati a identificare la lotta contro gli invasori con la lotta contro l’illuminismo e la Rivoluzione francese. In questo senso, la rigenerazione (che è l’elemento oggettivo e di primaria importanza e che consiste nel processo reale di liberazione nazionale) si accoppia alla reazione (la torbida ideologia che accompagna tale processo e che è foriera di successive involuzioni e regressioni). Considerazioni analoghe possono essere fatte per quanto riguarda la rivoluzione belga del 1830: basta sostituire alla Francia, che era stata sì la protagonista della Grande Rivoluzione, ma che nel frattempo aveva imboccato una politica espansionistica e imperiale, l’Olanda protestante e progressiva, con alle spalle un glorioso passato rivoluzionario, ma che tuttavia conduceva una politica di oppressione nazionale nelle province belghe. La grandezza di Hegel è stata, una volta colto il carattere progressivo delle guerre di liberazione antinapoleoniche, di non aver confuso la lotta contro gli invasori francesi con la lotta contro l’illuminismo e la Grande Rivoluzione, come facevano quasi tutti i protagonisti e gli ideologi del ‘Befreiungskriege’. Le ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, dopo aver sottolineato la legittimità delle sollevazioni contro Napoleone da parte delle nazioni oppresse, aggiungono: «Con tutto ciò dobbiamo considerare la Rivoluzione francese come un evento della storia universale» (H2, 931). Per cogliere in tutta la sua importanza tale atteggiamento, conviene ritornare all’analisi che Marx fa delle guerre d’indipendenza antifrancesi. In Spagna – ma lo stesso fenomeno avveniva negli altri paesi costretti a subire l’occupazione napoleonica – «da una parte stavano gli ‘Afrancesados’ (gli amici dei francesi), dall’altra stava la nazione» (Mew, X, 444). Anche quando erano spinti non da servilismo, ma dal desiderio sincero di trasformazione della realtà politico-sociale della Spagna, i filo-francesi erano condannati all’isolamento e all’impotenza. Considerazioni analoghe si possono trovare in Hegel, che abbiamo visto giudicare inane e controproducente la pretesa di Napoleone di imporre alla Spagna una costituzione sì «più razionale» di quella precedente, ma del tutto estranea alla storia e alle convinzioni dominanti in quel paese. Ma Marx fa un’altra osservazione sempre, a proposito della Spagna. La sollevazione antinapoleonica subiva l’egemonia di un’ideologia con numerosi tratti oscurantisti. Anche la «minoranza rivoluzionaria», al fine di sviluppare la resistenza contro gli invasori stranieri, non si era fatta scrupolo di «fare appello ai pregiudizi nazionali della antica fede popolare». Ma tale tattica, se poteva essere efficace per «gli scopi immediati della resistenza nazionale, doveva diventare tuttavia fatale per questa minoranza», una volta che era stata portata a termine la cacciata degli eserciti invasori, e il problema principale diventava ormai quello del rinnovamento politico della Spagna (446). Sia pure come intellettuale che non partecipa direttamente alla lotta politica, e tanto meno militare, ma solo alla lotta sul piano ideologico e culturale, Hegel tuttavia non commette l’errore denunciato da Marx”” (pag 516-517)”,”HEGx-040″
“LOSURDO Domenico”,”Antonio Gramsci dal liberalismo al «comunismo critico».”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Urbino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Democrazia o bonapartismo’ (1993) e ‘Il revisionismo storico’ (1996). “”Ma, per tornare al periodo tra le due guerre, è da aggiungere che il tema in questione [decadenza, putrefazione, ndr] ha fatto sentire la sua influenza, in forme diverse, anche al di fuori del movimento comunista propriamente detto. Esso è ben presente all’interno stesso della Scuola di Francoforte, con la variante (e l’ulteriore aggravante), per cui della decadenza è ormai partecipe anche il proletariato, incapace di costituire un’alternativa e, anzi, esso stesso condannato, secondo Horkheimer, alla sterilità e all’«impotenza» ideologica, già per le condizioni oggettive venutesi a creare nel mondo contemporaneo (16). Nessuna forza sociale e politica è in grado di contrastare il «nuovo genere di barbarie» o di sottrarsi al «presente sfacelo della società borghese», e generale è la «decadenza della cultura teoretica» (17): l’unica eccezione è rappresentata dallo sparuto gruppo di intellettuali che alimentano la «teoria critica» in un mondo peraltro incapace di accoglierla e, forse, anche solo di comprenderla. Di qui si può utilmente partire per illustrare la diversa posizione di Gramsci il quale registra con interesse l’uscita di un libro sulla grande crisi pubblicato da Grossmann (Q, 890 e 1279), un autore legato alla Scuola di Francoforte. Ma i ‘Quaderni del carcere’ non condividono la prospettiva catastrofista. Il loro autore non era passato invano attraverso la critica che, alla fine dell’800, Croce aveva sviluppato della «legge marxistica della caduta del saggio di profitto» (18). Rispondendo alle obiezioni del filosofo napoletano, Gramsci sottolinea la natura per così dire doppiamente tendenziale della legge formulata da Marx: «Poiché ogni legge in Economia politica non può non essere tendenziale, dato che si ottiene isolando un certo numero di elementi e trascurando quindi le forze controperanti, sarà forse da distinguere un grado maggiore o minore di tendenzialità e mentre di solito l’aggettivo “”tendenziale”” si sottintende come ovvio, si insiste invece su di esso quando la tendenzialità diventa un carattere organicamente rilevante» (Q, 1279). Dunque, una netta presa di distanza dalla teoria del crollo in ogni sua variante. In tale quadro si colloca l’atteggiamento riservato che, nei confronti della tesi della putrefazione cara a Lenin, mostra Gramsci. Certo, anche lui insiste, sulla scia dell’opuscolo del dirigente bolscevico dedicato all’analisi dell’imperialismo, sul peso crescente degli «improduttivi parassitari». Allorché denunciano l’estendersi di «una categoria di “”prelevatori”” che non rappresenta nessuna funzione produttiva necessaria e indispensabile, mentre assorbe una quota di reddito imponente» (Q, 793), i ‘Quaderni del carcere’ chiaramente fanno tesoro della lezione di Lenin, il quale aveva già sottolineato «l’aumentare della classe o meglio del ceto dei ‘rentier’, cioè di persone che vivono del “”taglio di cedole””, non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio». E anche l’ulteriore osservazione di Lenin che, a conferma del carattere parassitario dell’imperialismo sottolinea come «in Inghilterra si sottrae all’agricoltura sempre maggiore quantità di terra per adibirla allo sport, al divertimento dei ricchi» (L., XII, 276 e 281)”” (pag 169-170) [(16) M. Horkheimer, ‘L’impotenza della classe operaia tedesca’, in ‘Dämmerung. Notizen in Deutschland 1926-1931 (1934); trad. it. di G. Backhaus, ‘Crepuscolo. Appunti presi in Germania 1926-1931′, Torino, Einaudi, 1977, p. 62-8; (17) M. Horkheimer Th. W. Adorno, Dialektik der Aufklärung’ (1944), trad. it. ‘Dialettica dell’illuminismo’, a cura di R.Solmi, Torino, Einaudi, 1982, p. 3; (18) Vedi B. Croce, ‘Una obiezione alla legge marxistica della caduta del saggio di profitto’ (1899), in ‘Materialismo storico ed economia marxistica’ (1900), Bari, Laterza, 1973, p. 139-150]”,”GRAS-146″
“LOSURDO Domenico”,”Marx e il bilancio storico del Novecento.”,”””Ha dunque ragione Hayek a denunciare l’avvenuta contaminazione socialista e marxista della società occidentale. Anzi, ha ragione ben al di là di quello che sospetta. Il suo torto, infatti, è di procedere a una ricostruzione decisamente oleografica della tradizione liberale”” (pag 20)”,”TEOC-189-FF”
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”Domenico Losurdo (Sannicandro, Bari, 1941) è ordinario di Storia della filosofia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino. “”Barbari””, razzismo e guerra totale moderna. “”Cade così in crisi la tesi cara a Schmitt (e al revisionismo storico), secondo cui l’avvento della guerra totale è da mettere sul conto esclusivamente della tradizione politica rivoluzionaria e della guerra civile internazionale da essa proclamata. E’ uno schema insostenibile non solo per il fatto che, in occasione di crisi acute, i teorici della conservazione e della reazione bandiscono anche loro la crociata. Più ancora del fanatismo ideologico e della despecificazione politica-morale, è l’irruzione dei barbari a far cadere radicalmente in crisi lo ‘jus publicum europaeum’ e lo ‘jus in bello’. Illuminante è quello che si verifica nel corso della guerra di Secessione. Man mano che essa si prolunga e diviene più aspra, i neri del Sud e del Nord si arruolano in massa nell’esercito dell’Unione. Jefferson Davis e la Confederazione non solo chiamano ad insorgere l’opinione pubblica mondiale dei bianchi contro lo scandalo rappresentato dall’arruolamento nelle file dell’Unione di barbari, membri di una «razza inferiore», ma si rifiutano anche di considerare normali prigionieri di guerra i neri e gli ufficiali bianchi alla testa delle unità militari di colore, essi stessi meritevoli della morte in quanto responsabili di istigazione all’«insurrezione servile» (142). Siamo portati a pensare alla guerra di secessione dei bianchi, deprecata soprattutto in Germania e negli USA per l’intervento delle truppe di colore in un conflitto tra popoli civili. Se, nonostante tutto, resiste nella prima tappa della Seconda guerra dei Trent’anni, lo ‘jus publicum europaeum’ cade radicalmente in crisi nella seconda. Come la Confederazione i neri, così il Terzo Reich colloca fuori del diritto internazionale gli «indigeni» dell’Europa orientale; mentre il trattamento previsto per i comandanti bianchi delle unità nere fa pensare al trattamento riservato da Hitler ai commissari politici dell’Armata Rossa, ai quadri statali e di partito, nonché agli ebrei, considerati il nerbo del bolscevismo, e quindi già per tale ragione assimilati alle precedenti categorie. E’ per questo che la crisi più lacerante dello ‘jus publicum europaeum’ si verifica ad est e vede come protagonista il paese alla testa della crociata per la riscossa bianca e ariana”” (pag 174) [(142) Du Bois, 1992, pp. 113-14]”,”STOx-053-FF”
“LOSURDO Domenico”,”Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Filosofia della storia all’Università di Urbino (1993). Max Weber: cesarismo e primato della politica estera (paragrafo 6, capitolo 5) … finire (pag 177-178) Il bonapartismo ‘soft’ e l’analisi marxiana della democrazia “”borghese”” (paragrafo 9, capitolo 8) …. finire (pag 310)”,”TEOP-537″
“LOSURDO Domenico”,”Il “”nostro Marx””, il nostro “”comunismo critico””.”,”D. Losurdo fa parte del comitato di direzione della rivista ‘Marxismo oggi’ (D. Losurdo, Guido Oldrini, Luigi Pestalozza (direttori), Alberto Burgio, Mario Vegetti, Roberto Favaro (redattore) Nell’articolo (note) cita il volume a cura di Domenico Losurdo, ‘Massa, folla, individuo’, Quattro Venti, Urbino; 1992 (pag 47) (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)”,”TEOC-795″
“LOSURDO Domenico”,”La sinistra, la Cina e l’imperialismo.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”TEOP-101-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Il linguaggio dell’Impero. Lessico dell’ideologia americana.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”USAP-019-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”TEOP-107-FL”
“LOTETA Giuseppe”,”””Fratello, mio valoroso compagno…””. Dall’ Italia alla Spagna, la vita avventurosa di Fernando De-Rosa socialista libertario.”,”Fernando DE-ROSA nasce a Milano nel 1908. Già all’età di 14 anni matura il suo distacco dalla cultura del fascismo. Tra il 1925 e il 1928, all’Università, come ricorda Aldo GAROSCI, è “”oppositore frenetico del regime””. Fernando è socialista, di un socialismo sentimentale e passionale con forti tinte risorgimentali e repubblicane. Diventa specialista in espatri clandestini di antifascisti e lui stesso è costretto all’esilio. Il 24 ottobre 1929 a Bruxelles spara al principe ereditario UMBERTO al grido di ‘viva Matteotti’. Il colpo va a vuoto. Il processo a DE-ROSA diventa il processo al fascismo. L’imputato prende 5 anni. Grazie all’abilità del suo avvocato, Paul Henri SPAAK lascia il carcere e si trasferisce in Spagna teatro della guerra civile e si unisce ai combattenti antifranchisti. Muore in combattimento.”,”MSPG-039″
“LOTH David”,”Filippo II.”,”FILIPPO II, detto il Re prudente, (1527-1598) fu primogenito di CARLO V e ottenne all’ abdicazione del padre tutti i suoi domini ad eccezione del titolo imperiale e di paesi austriaci. Stabilì a Madrid la capitale del suo regno facendo della Spagna il centro della sua politica assolutistica. Sconfisse la Francia a S. Quintino (1557) assicurandosi così il predominio in Italia e l’ eredità borgognona (Fiandre e Franca Contea). Represse la rivolta dei Moriscos e si volse contro i turchi, ma non poté sfruttare la vittoria di Lepanto (1571) per l’ esplodere la rivolta dei Paesi Bassi. Occupato il Portogallo tentò la guerra contro l’ Inghilterra ma la sua Invencible Armada si risolse in un disastro (1588).”,”SPAx-042″
“LOTH Wilfried”,”Tensioni globali. Una storia politica del mondo, 1945-2020.”,”Wilfried Loth è professore emerito di Storia moderna e contemporanea alla Universitat Duisburg-Essen. I suoi interessi principali di ricerca vertono sulla storia dell’Europa nel XIX e XX secolo, sulle relazioni internazionali dopo la seconda guerra mondiale, sulla storia della guerra fredda e dell’integrazione europea. Ha pubblicato ‘Europas Einigung’ (2014) e ‘Die Rettung der Welt’ (2016) e ‘Fast eine Revolution’ (2018). Questo saggio proveniente dall’ultimo volume della ‘Storia del mondo’ (Einaudi 2014) è stato aggiornato dall’autore.”,”RAIx-387″
“LOTI Pierre”,”Pêcheur d’ Islande.”,”Il segreto dell’ arte di Loti (pseud. di Julien VIAUD, ufficiale di marina e grande viaggiatore, sta an che nella scrupolosa proprietà di linguaggio e nelle sue doti di stile. Questo romanzo è considerato il suo capolavoro, romanzo di vita bretone sul tema della lotta con il mare. Le sue opere si possono collocare nella scuola realista. Descrizioni della vita del villaggio bretone (pag 14) Costumi e sentimenti dei pescatori (pag 15)”,”VARx-192″
“LOTI Pierre”,”Pescatori d’ Islanda.”,”””La vita era sana e rude: quel freddo più pungente aumentava il benessere della sera, l’ impressione del ricovero ben caldo che si gustava nella cabina di quercia massiccia, quando vi si scendeva per cenare o per dormire. Durante il giorno quegli uomini che erano più tappati dei monaci, ciarlavano poco tra loro. Ciascuno tendendo la sua lenza, restava per delle ore e delle ore allo stesso posto, con le braccia soltanto occupate nellavoro incessante della pesca. Non erano separati l’ un dall’ altro che da due o tre metri e finivano per non vedersi più. Quella calma della bruma, quell’ oscurità bianca assopivano lo spirito.”” (pag 139)”,”VARx-206″
“LOTMAN M. Jurij, a cura di Francesca FICI GIUSTI”,”Puskin. Vita di Aleksandr Sergeevic Puskin.”,”Jurij Michajlovic Lotman è nato a Pietrogrado (Pietroburgo fino al 1914 e Leningrado dal 1924) il 28/2/1922. Ha coltivato l’interesse per la letteratura e la lingua letteraria russa, rivolgendo particolare attenzione a Puskin e al suo tempo. Professore di letteratura russa all’Università di Tartu, è noto in tutto il mondo anche per essere il fondatore della cosiddetta Scuola semiotica di Tartu che, insieme a quella di Mosca, costituisce una delle scuole di pensiero più importanti del nostro secolo.”,”RUSx-227-FL”
“LOTTI Luigi”,”La settimana rossa. Con documenti inediti.”,”Settimana rossa (1914) Ondata di scioperi e agitazioni preinsurrezionali, con epicentro le Marche e la Romagna, iniziata il 7 giugno 1914 in risposta a un decreto del governo, che vietava le manifestazioni antimilitariste previste per quella settimana, e all’uccisione da parte dei carabinieri di tre manifestanti, avvenuta ad Ancona nel corso di un comizio pacifista. Mentre in molte città italiane, tra cui Torino, Roma, Milano, Genova, i sindacati e il Partito socialista risposero all’eccidio con cortei e comizi, nelle Marche e in Romagna la protesta assunse i caratteri di un’insurrezione popolare con occupazione di edifici pubblici, saccheggi e abbattimento di linee telegrafiche. Fu guidata dagli anarchici, capeggiati da Errico Malatesta, dai repubblicani di sinistra, tra i quali Pietro Nenni, e dai socialisti rivoluzionari, con in testa Benito Mussolini. Il governo, presieduto da Antonio Salandra, inviò l’esercito a sedare il moto, che si spense dopo una settimana di scontri costati 14 vittime e centinaia di feriti. “”Settimana rossa (1914),”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”MITT-034″
“LOTTI Luigi”,”La settimana rossa. Con documenti inediti.”,”””Tuttavia Lazzari scriverà poi che Rigola, nella telefonata, si era rimesso alle decisioni della Direzione socialista, in quanto sciopero politico; e che, sì, si era richiamato alla deliberazione del Consiglio nazionale dell’ aprile del ’13, ma si era impegnato a portare la questione al Consiglio stesso a Genova; e cioè Vella avrebbe interpretato la proposta di Rigola di far proclamare lo sciopero dal Consiglio non come un mezzo di dar maggior risalto formale alla proclamazione stessa (bisogna tener presenti anche gli scrupoli formali di Rigola, segretario solo di fatto della Confederazione in quel mese che intercorre tra il Congresso di Mantova e il Consiglio nazionale di Genova che doveva rinnovare ufficialmente le cariche), ma come una promessa di far rivedere dal Consiglio la deliberazione dell’ aprile del 1913 che limitava a un massimo di quarantotto ore un eventuale sciopero generale. E’ difficile immaginare che Vella abbia potuto prendere un simile abbaglio; (…)””. (pag 75) “”In Emilia – sola fra tutte le regioni d’ Italia – in tutte le città fu proclamato lo sciopero e in tutte esso ebbe un’ attuazione totale, intensissima. Solo a Ferrara la proclamazione avvenne nel pomeriggio inoltrato e l’ intesità ovviamente, per quel giorno né risentì.”” (pag 116-117)”,”MITT-210″
“LOTTI Luigi”,”Aggiornamenti bibliografici e appendice a ‘I partiti politici nella storia d’Italia’ di Carlo Morandi.”,”””””Meglio riconoscere con franchezza virile che il fascismo, almeno sul piano interno, esce rafforzato, consolidato da questa crisi””, scrisse Rosselli a metà maggio 1936, dopo il rapido epilogo della guerra d’Etiopia”” (pag 175)”,”STOx-159″
“LOTTI Gianfranco”,”Dizionario degli insulti.”,”Pensiero di Giacomo Leopardi: “”Gli uomini si vergognano non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che ricevono. Però ad ottenere che gl’ingiuriatori si vergognino, non v’è altra via che di rendere loro il cambio”” (Pensiero LVII di Leoparti) (Ma già Leonardo da Vinci in Frammenti letterari e filosofici, III, 52, aveva scritto: “”Chi altri offende, sé non sicura”” (Venia si chiede, e si spera concessa, per avere, con indebito ardire, antemposto i messaggi dell’Uno e dell’Altro a si irriverente contesto)”,”VARx-625″
“LOTTMAN Herbert R.”,”Petain.”,”Herbert Lottman, scrittore americano, vive in Francia da molti anni. Autore di una monumentale biografia di ‘Albert Camus’ (1978) e della ‘Rive gauche’ (1981) un’inchiesta sugli intellettuali francesi e la politica. Il volume ‘Pétain’ contiene i seguenti capitoli sulla Prima guerra mondiale: 3. Avant la guerre (La doctrine; L’homme; Arras; Avant la retraite); 4. La dernière offensive (Août 1914; Le général Prudent; La percée et ses limites; La Champagne); 5. Verdun (Celui qu’il fallait; La gloire; “”On les aura””; Derrière le masque); 6. Général en chef (‘Le Purgatoire; Les mutineries; Compiègne); 7. En attendant les Américain (Le style du chef; Les alliés; Les amis; La deuxième position; Protéger Paris; Le coordinateur); 8. La victoire (Foch; La dernière offensive allemande; Un armistice prématuré; Les vainqueurs). “”Pétain fit, après la guerre, l’analyse de ces mutineries, dans laquelle il accusa carrément les dirigeants civils et militaires du pays d’avoir commencé à projeter, dès l’automne de 1916, leur offensive de printemps, sans se soucier de l’état moral de la nation, ni de celui de son armée. Il blâmait également la presse pour avoir aggravé la situation en discutant les opérations militaires, en rapportant les doléances parlementaires sur la conduite des opérations et en révélant les plans étudiés au cours de conférences secrètes. A l’intérieur des forces armées, continuait-il, on n’avait pas accordé suffisamment d’attention aux permissions de repos – à leur régularité et même, tout simplement, au transport des hommes dont le tour était venu. Au front, la nourriture était infecte, on n’avait rien prévu pour les périodes de repos et, durant les combats, on exigeait des hommes des sacrifices inutiles, par exemple de charger des mitrailleuses enfouies dans de tranchées ou des fils de fer barbelés, dans le vain espoir d’effectuer une percée. Les critiques les plus sévères étaient, bien entendu, dirigées contre l’offensive mal conçue de Nivelle et le massacre des unités qu’on y avait engagées (27)”” (pag 85) (27) Pétain, ‘Une crise morale’, op. cit., Le brouillon de ce rapport fut, semble-t-il, rédigé par Emile Laure (voir Laure, op. cit.) et présenté par Pétain lors d’une séance à huis clos de l’Académie des sciences morales et politiques en 1935. Voir note 25. (25) Maréchal Petain, Une crise morale de la nation française en guerre (16 avril-23 octobre 1917), Paris, Nouvelles Editions Latines, 1966; repris aussi in Philippe Pétain, ‘Actes et Ecrits’, Paris, Flammarion, 1974; Laure, op. cit. Serrigny déclare que si les Allemands avaient su ce qui se passait – ce qui ne fut le cas, semble-t-il, avant la fin de juin -, ils auraient pu marcher sur Paris, Serrigny, op. cit.”,”FRAV-055″
“LOTTMAN Herbert”,”Michelin. 100 ans d’aventures.”,”””L’automobilista è appena nato, egli crescerà di anno in anno e il pneumatico con lui, poichè il pneumatico è il componente essenziale, senza il quale l’automobilista non può viaggiare””. Così si apre nel 1900, illustrando la filosofia Michelin che lega evoluzione del pneumatico e cultura dell’automobile, la prima Guida Michelin, distribuita gratuitamente a circa 6.500 automobilisti francesi. Fin dalle origini, i due fratelli fondatori, Andrè ed Edouard Michelin, hanno compreso che, oltre la rivoluzione industriale si gioca la rivoluzione culturale, che implica l’avvento dell’ industriale-pubblicitario. LOTTMAN-H, nato a New York, vive in FR da 30 anni. Saggista e biografo. Bibliografia. “”La Rive Gauche””, “”L’Epuration””, “”La Dynastie Rothschild””, e alcune biografie molto famose di “”Camus””, “”Flaubert””, “”Colette”” e, nel 1996, di “”Jules Vernes””.”,”E1-AUIN-008″
“LOTTMAN Herbert R.”,”La rive gauche. Intellettuali e impegno politico in Francia dal Fronte popolare alla guerra fredda.”,”Herbert LOTTMAN è nato negli Stati Uniti nel 1927 ma vive a Parigi. Giornalista e scrittore, è autore, fra l’altro, della prima importante biografia di Albert CAMUS, pubblicata in Francia nel 1978.”,”FRAV-064″
“LOTTMAN Herbert R.”,”Albert Camus.”,”Nel 1935 CAMUS aderì al PCF e fondò il Teatro del Lavoro. Nel 1936 Edmond CHARLOT pubblicò ‘Revolte dans les Asturies’ dramma scritto collettivamente sotto la direzione di CAMUS, destinato ad essere interpretato nel Teatro. Nel 1937 ci fu l’ esclusione dal PCF. Giornalista politico e scrittore, partecipò alla Resistenza. Premio Nobel nel 1957 morì nel 1960 in un incidente stradale.”,”BIOx-037″
“LOTZ Corinna FELDMAN Paul”,”Gerry Healy. A Revolutionary Life.”,”This book is divided into two parts, which cover the whole of Gerry Healy’s life. The first part is a personal account of the last four and a half years of his life, when the author was his political secretary and close collaborator. The second part outlines Healy’s work in the revolutionary movement from his arrival in England in 1928 up until 1985. Foreword by Ken Livingstone MP, Introduction by the Authors, Appendices, Authors’ note, Postscript to Part I, Conclusion, Notes, Index,”,”TROS-049-FL”
“LOUBERE Leo A.”,”Louis Blanc. His Life and His Contribution to the Rise of French Jacobin-Socialism.”,”Louis BLANC (Madrid 1811-Cannes 1882) giornalista e rivoluzionario socialista francese, autore di ‘Histoire de dix ans’ (1841) e di ‘Le Droit au travail’ (1848) entrò nel Governo Provvisorio (febbraio 1848) proponendo la creazione degli ‘Ateliers nationaux’, ma questa esperienza fu uno scacco. Esiliato a Londra (giugno 1848-1870) (1) fu eletto all’Assemblea nazionale ma non si ricongiunse con la Comune di Parigi perchè si oppose a questa. Dopo la fine della Comune, BLANC partecipò alle attività parlamentari. Nel 1872 venne eletto P della Unione Repubblicana e volendo salvaguardare la Repubblica accettò la leadership di THIERS piazzandosi all’ombra di GAMBETTA che divenne il mediatore tra i moderati e l’estrema sinistra. BLANC fu un sostenitore dell’ auto-governo locale.”,”MFRx-032″
“LOUIS Paul”,”Histoire du socialisme francais.”,”Il secolo XVIII e la proprietà, gli operai e i contadini proprietà fondiaria operai rurali, rivoluzione del 1789 e BABEUF, precursori SAINT-SIMON e FOURIER, lotte di classe e sollevamenti 1830 – 1840, da Louis BLANC a PROUDHON, il 1848, la Comune di Parigi, dalla Comune alla crisi 1871 – 1898.”,”MFRx-017″
“LOUIS Paul”,”Les Idées essentielles du Socialisme.”,”””Nella Critica del programma di Gotha, scritto da Marx a Londra nel 1875, si trova una piccola frase il cui impatto è stato storico: “”Tra la società capitalistica e la società comunista (Marx identifica dunque comunismo e socialismo, poiché ben si tratta di un programma socialdemocratico) si colloca il periodo della trasformazione rivoluzionaria della prima in seconda. A ciò corrisponde un periodo di transizione politica, ove lo Stato non potrebbe essere altra cosa che la dittatura rivoluzionaria del proletariato””””. (pag 108)”,”SOCx-126″
“LOUIS Paul”,”Le parti socialiste en France.”,”Riporta i ritratti fotografici di Jean ALLEMANE, Paul BROUSSE, Jules GUESDE, Jean JAURES, Paul LAFARGUE, Edouard VAILLANT e del Congresso di Commentry. “”Le ‘Parti socialiste révolutionnaire’ est issu du Comité révolutionnaire central, et ce dernier a été, avant tout, pénétré de la pensée et de la tactique blanquistes.”” (pag 30) segue: “”Un certo numero di amici e discepoli di Blanqui: Vaillant, Eudes, Rigault, Duval, Chardon, Ferré, Protot, Tridon, Ranvier, erano stati nominati membri della Comune nel 1871. Dopo la distruzione del movimento, si esiliarono a Londra ove molti di loro entrarono in relazione con Karl Marx. Fu sulla terra inglese che essi fondarono il gruppo della Comune rivoluzionaria. Fu là dove essi lanciarono il ‘Manifeste aux Communeux’, e, nel 1876, dopo il primo Congresso operaio, il cui moderatismo li irrita, l’ opuscolo: Les Syndicaux et leur Congrès. L’ amnistia li riporta in Francia nel 1880. Blanqui, che Bordeaux aveva eletto deputato, nell’ aprile 1879, morì all’ uscita di una riunione pubblica, il 1° gennaio 1881.”” (pag 30)”,”MFRx-268″
“LOUIS Paul, a cura”,”Cent Cinquante Ans de Pensée Socialiste. De Gracchus Babeuf a Lénine. Premier volume. Babeuf – Saint-Simon – Fourier – Owen – Considerant – Blanqui – Pecqueur – Pierre Leroux – Cabet – Louis Blanc – Vidal – P.J. Proudhon.”,”Owen e la lotta di classe. “”Owen vede e segnala tutto il male sociale, il predominio dei privilegiati, la sofferenza operaia, ma per emancipare l’umanità, la battaglia e la violenza non gli sembrano necessarie. E’ con lo spirito di conciliazione, la bontà, l’amore del prossimo che cerca di realizzare questo affrancamento, estendendo al mondo intero i principi che ha messo in opera in un campo ristretto. E’ refrattario alla rivoluzione; è ostile anche agli scioperi, di cui dirà che incitano il padronato a sviluppare le macchine utensili a spese della manodopera in cerca di lavoro. E’ per questo che ha preso le distanze dal cartismo””. (pag 79)”,”SOCU-143″
“LOUIS Paul, a cura”,”Cent Cinquante Ans de Pensée Socialiste. De Marx a Lénine. Deuxième volum. Karl Marx – Engels – Lassalle – Benoit Malon – Paul Lafargue – Jules Guesde – Jean Jaures – Plekhanov – Lenin.”,”Guesde. “”Guesde considera il regime collettivista come la tappa logica e necessaria. Tra l’ altro, egli si rifiuta di distinguere i lavoratori manuali e i lavoratori intellettuali. Evita di cadere in quello che si è chiamato operaismo. Considera che gli intellettuali, presi nel loro insieme, soffrono, tanto come i manuali, del regime esistente. Quindi il concorso degli uni e degli altri è indispensabile alla nuova società, e si può dire en passant che le esperienze della rivoluzione russa hanno giustificato questa visione delle cose – se aveva bisogno, tanto è elementare, di una giustificazione. Infine c’è un lavoro puramente manuale, che non richiede l’ aiuto del cervello, che l’ intellettualità più sviluppata non possa rendere più fecondo?”” (pag 129)”,”SOCx-147″
“LOUIS Paul”,”Geschichte des Sozialismus in Frankreich, Aus dem französischen übertragen und mit Anmerkungen versehen von Hermann Wendel.”,”2° copia Volume incentrato sulle due rivoluzioni del 1848 e del 1871.”,”SOCx-260″
“LOUVRIER Julien”,”Marx, le marxisme et les historiens de la Révolution française au XXe siècle.”,”Altra copia (F) in FRAR-378 Julien Louvrier dottorando in storia, Università di Rouen (2007) Altri suoi articoli: ‘Histoire et engagement: avec Claude Mazauric’; ‘Entretiens de Claude Mazauric avec Julien Louvrier'”,”MADS-723″
“LOUZON Robert”,”China. Three Thousand Years of History, Fifty Years of Revolution.”,”Robert Louzon (1882-1976) was a lifelong revolutionary. Joining the french Socialist Party in 1900, he became a founding member of the French Communist Party. An opponent of the bureaucratisation and degeneration of the Soviet Union and the Communist movement, he left the party in 1924, and was a revolutionary syndicalist for the rest of his life. Introduction by Al Richardson, Preamble, Introduction, Notes, Index,”,”CINx-045-FL”
“LOVE Edmund G.”,”La guerra è una faccenda privata. Storie vere di dieci soldati che l’ esercito americano cerca di dimenticare.”,”””Ebbi più grane coi generali di chiunque altro. Non ho mai visto gente più di loro consapevole dell’ importanza della storia; esigevano che il loro nomi fossero scritti esattamente per essere tramandati ai posteri. Non appena venivano a sapere che nel loro teatro di operazioni vi era uno storiografo incominciavano a disputarselo. Non passava settimana senza che un generale mi confidasse in gran segreto che avrei fatto meglio a piantare le tende nel suo ufficio””. (pag 16)”,”USAQ-038″
“LOVECCHIO Antonino”,”Il marxismo in Italia.”,”””L’ Inghilterra per prima era stata trasformata da una rivoluzione industriale, doveva quindi precedere le altre nazioni anche in quella socialista, ma così non avvenne. Indubbiamente il tenore di vita dei proletari ha giuocato in senso conformista o rivoluzionario a secondo che sia stato alto o basso, le possibilità emigratorie, soprattutto in proprie colonie, il tradizionale empirismo inglese, il successo politico delle classi dirigenti per la continua ascesa dell’ Inghilterra, hanno fatto il resto per evitare rivolgimenti sociali e politici violenti. L’ espansione dell’ Inghilterra in India e in Cina è del 1842 e la proclamazione dell’ Impero Indiano del 1876. Per tutte queste ragioni l’ Inghilterra rimase solo spettatrice di fronte alle rivoluzioni del 1848, che scoppiarono in Francia, in Germania, in Italia e nella stessa Austria.”” (pag 35) Antonio Labriola. “”La principale manchevolezza del Labriola consiste nel non aver approfondito i rapporti di pensiero fra Feuerbach e il Marx. Solo, generalmente, fa sapere che Marx si andò districando, dopo essersi emancipato dallo Hegel, anche dalla filosofia del Feuerbach. Ma quale sia stata l’ esperienza che da ciò abbia tratto Marx il Labriola non rileva. Gli sfugge il vero nucleo filosofico del marxismo.”” (pag 81) “”Altro errore del Labriola, che gli impedito di cogliere lo spirito filosofico del marxismo, consiste nella sopravalutazione dell’ opera filosofica dell’ Engels.”” (pag 81)”,”TEOC-266″
“LOVECCHIO Antonino”,”Il marxismo in Italia.”,”Alla memoria di Domenico TRIPOLI e di Francesco MANAGO’ pag 81 Prometeo Filodemo. ^ Prometeo Filodemo (Lelio Basso),”,”MITS-303″
“LOVELL Stephen”,”Destinazione incerta. La Russia dal 1989.”,”Stephen Lovell insegna Storia dell’Europa moderna al King’s College di Londra. Il suo campo di ricerca è la storia russa contemporanea. Nel 2005 il saggio Summerfolk: a history of the dacha 1710-2000 (Cornell University Press, 2003) è stato insignito del Best Book in Literature and Culture.”,”RUSx-164-FL”
“LÖW Raimund a cura”,”Historiographie der Arbeiterbewegung in Frankreich und Grossbritannien.”,”Contiene di Henry BALDWIN: -Labour History in Britain- A Survey. Main Bibliographies and Sources. Principal Sources of Records and their Location. Major Trade Unions: Archives. Party Archives. Specialist Libraries. Di Berthold UNFRIED: -Geschichte und aktuelle Tendenzen der französischen Arbeiterhistoriographie.”,”MFRx-003″
“LOWE Donald M.”,”The Function of “”China”” in Marx Lenin and Mao.”,”Libro citato nel retrocopertina: – George T. YU, Party Politics in Republican China. The Kuomintang, 1912-1924. UNIV CALIFORNIA PRESS. – H.F. SCHURMANN, Ideology and Organization in Communist China. IDEM”,”LENS-065″
“LOWE John”,”The Great Powers, Imperialism, and the German Problem, 1865-1925.”,”LOWE John è stato Principal Lecturer in European History alla Oxford Brookes University. “”Il Trattato di Santo Stefano nel Marzo 1878 segnò la grandezza della vittoria della Russia. I Turchi acconsentirono alla creazione, sotto influenza russa, di una Grande Bulgaria che si allungava dal Mar Nero all’ Egeo. Fu concessa piena indipendenza alla Serbia, Montenegro e Romania, mentre il territorio della Turchia asiatica fu ceduto alla Russia. I termini del trattato soddisfacevano le speranze esagerate dell’ opinione pubblica russa, incluso i panslavisti, secondo cui la “”guerra di liberazione”” avrebbe portato grandi guadagni alla Russia e alla causa slava, anche senza occupare la stessa Costantinopoli. Molti diplomatici e ministri, d’altra parte, guardarono a Santo Stefano come a un “”atto di stupidità””, dato che erano ben consci che le altre potenze avrebbero dovuto essere consultate sui profondi cambiamenti al trattato di Parigi del 1856″”. (pag 49)”,”RAIx-182″
“LOWE Norman”,”Mastering. Twentieth-Century. Russian History.”,”Norman Lowe has taught history at all levels in schools and colleges, and was head of history at Nelson and Colne Tertiary College in Lancashire. He is the author of two best-selling volumes in the Master Series – Mastering Modern World History and Mastering Modern British History, and is now a freelance writer and lecturer. List of maps, List of illustrations, Preface, Acknowledgements, Glossary, Notes on dates, Chronology of main events, figure, Suggestions for further reading, Index, Palgrave Master Series,”,”RUSx-028-FL”
“LOWE Keith”,”Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della Seconda guerra mondiale.”,”Europa: Tolleranza occidentale, intolleranza orientale ‘Keith Lowe è riconosciuto come un’autorità assoluta sulla Seconda guerra mondiale. Ha già pubblicato ‘Inferno’.’ ‘La vendetta dei lavoratori schiavi’ (pag 107-109) “”La violenta reazione cominciò quasi subito non appena gli Alleati misero piede in Germania. Nei primi giorni dell’invasione le truppe britanniche, francesi e americane riferirono unanimemente di episodi di saccheggio e disordine provocati da stranieri liberati, ma erano spesso impotenti a fermarli. «Il saccheggio è sfrenato», affermò il capitano Reuben Seddon della Commissione Affari Civili britannica dopo aver attravversato il Reno all’inizio di aprile 1945, «Russi, polacchi, francesi e civili stanno vivendo il loro momento migliore, ed è tempo di fermarsi, quanto prima tanto meglio» (8). Più ad est la situazione era anche peggiore. Secondo il nuovo governatore militare nella città di Schwerin nel Maclemburgo, «i profughi se ne andavano in giro a migliaia, uccidendo, violentando, saccheggiando: in poche parole, lontano dalle strade principali, la legge non esisteva» (9). A Berlino in maggio una banda di profughi bloccò un treno nella stazione di Anhalt come in un film western (10). Molti attribuiscono un simile comportamento a un misto di euforia e desiderio di esprimere la comprensibile frustrazione e rabbia per il regime nazista (11). Ma ci fu una tale brutalità nei festeggiamenti dei lavoratori liberati da spaventare sia la popolazione tedesca sia gli Alleati. Per anni erano stati maltrattati, segregati dall’altro sesso, privati di un’alimentazione adeguata, e tenuti lontani dall’alcol: molti ora riguadagnavano il tempo perduto abbandonandosi a una bacchica ricerca di cibo, alcol e sesso a ogni costo. I campi di lavoro che avevano tenuto separati uomini e donne per anni caddero subito in una gran «confusione» (…). Una delle scene più selvagge si verificò a Hannover. Durante il caos della liberazione, decine di migliaia di ex lavoratori forzati infuriati attraversarono la città saccheggiando negozi di liquori e appiccando il fuoco a edifici. Quando i poliziotti tedeschi superstiti in città cercano di intervenire, furono sopraffatti, picchiati e appesi ai lampioni della città. (…) Gran parte dei saccheggi e delle violenze a Hannover sembravano essere effettuati per se stessi, senza altra ragione. (…) Nei primi giorni della liberazione scene del genere si verificarono dappertutto”” (pag 107-110)”,”QMIS-296″
“LOWE Norman”,”Mastering. Modern World History.”,”Norman Lowe has taught history at all levels in schools and colleges, and was head of history at Nelson and Colne Tertiary College in Lancashire. He is the author of two best-selling volumes in the Master Series – Mastering Modern World History and Mastering Modern British History, and is now a freelance writer and lecturer. Norman Lowe ha esperienza pluriennale nell’insegnamento della storia a tutti i livelli nelle scuole e nelle università”,”STOU-042-FL”
“LOWELL Edward J.”,”The Hessians and the other german auxiliaries of Great Britain in the Revolutionary War.”,”Hessians, from Hesse, Germany) (dell’omonima regione tedesca): dell’Assia loc agg Hessian n (native of Hesse, Germany) (abitanti dell’Assia) assiano, assiana nm, nf There are more than six million Hessians. Hessian n historical (soldier from Hesse, Germany) (storico: mercenario) assiano nm Great Britain hired hessians to fight in the American Revolutionary War. La Gran Bretagna arruolò degli assiani affinché combattessero nella guerra d’indipendenza americana. Gli Assiani (in inglese: Hessians; in tedesco: Hessische Truppen) erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra; il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati. Il rapporto tra l’Assia e Hannover con la Gran Bretagna durante la Guerra di Indipendenza Americana è stato un argomento di interesse storico. Gli Assiani erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra. Il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati 1. Durante la Guerra di Indipendenza Americana, gli Assiani furono impiegati dall’esercito britannico. Tuttavia, il loro contributo alla guerra fu limitato e non ebbe un impatto significativo sul risultato finale della guerra 12.”,”USAG-002-FSD”
“LOWELL-COOLIDGE Julian”,”A History of Geometrical Methods.”,”Julian Lowell Coolidge, Ph.D. D.Sc., LL.D. Late Professor of Mathematics in Harvard University.”,”SCIx-262-FL”
“LOWEN Alexander”,”Il narcisismo. L’identità rinnegata.”,”A. Lowen, medico psicanalista, formatosi alla scuola di Wilhelm Reich, dei cui pensiero è tra i massimi esponenti e continuatori, dirige l’ Institute for Bioenergetic Analysis di New York. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il linguaggio del corpo’ (1978) e ‘Amore e orgasmo’.”,”TEOS-020-FMDP”
“LOWENSTEIN Roger”,”While America Aged. How Pension Debts Ruined General Motors, Stopped the NYC Subways, Bankrupted San Diego, and Loom as the Next Financial Crisis.”,”Roger Lowenstein, è autore di tre bestsellers (‘Buffett’, When Genius Failed’, ‘Origins of the Crash’). Collabora regolarmente al ‘The New York Times Magazine’, e altre pubblicazioni.”,”USAE-105″
“LÖWITH Karl”,”Significato e fine della storia. I presupposti teologici della filosofia della storia.”,”Karl LÖWITH (Monaco 1897- Heidelberg 1973) è uno dei grandi protagonisti del pensiero filosofico del Novecento. Aliievo di HUSSERL e HEIDEGGER, fu costretto a lasciare la Germania nel 1934, dove rientrò solo nel 1952, dopo un lungo esilio in Italia, in Giappone e negli USA. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: ‘Saggi su Heidegger’ (1966), ‘Hegel e il cristianesimo’ (1976), ‘Da Hegel a Nietzsche’ (1981), ‘Storia e fede’ (1985), ‘La mia vita in Germania’ (SAGGIATORE, 1988), ‘Jacob Burckhard’ (1991), ‘Marx, Weber, Schmitt’ (1994), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1996).”,”STOx-046″
“LÖWITH Karl”,”Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX.”,”Paganesimo cristiano di Goethe e cristianeismo filosofico di Hegel Analisi storica Overbeck cristianesimo primitivo (pag 554) Discepoli di Hegel: L. Michelet, K. Rosenkranz, A. Ruge, L. Feuerbach, M. Stirner, D.F. Strauss, B. Bauer, S. Kierkegaard, K. Marx (pag 578) E’ il primo tentativo (Zurigo 1941) di rappresentare organicamente la dissoluzione dell’ hegelismo. HEGEL è visto come l’ ultimo erede e sistematore della tradizione cristiano-borghese, che i suoi successori da MARX e KIERKEGAARD si accingono a demolire in un processo che culmina co NIETZSCHE. Questo processo appare negativo in quanto approda nel nichilismo e storicamente necessario. L’A vede collegati MARX, KIERKEGAARD e NIETZSCHE. “”Nella sua Critica della filosofia del diritto di Hegel, Marx non contesta il principio di Hegel, ma unicamente la realizzazione concreta dell’ unità, da lui sostenuta, tra la ragione e la realtà, tra l’ essenza universale e l’ esistenza singola. L’ essenza dell’ esistenza politica è peraltro il carattere di polis della comunità, cioè la “”generalità politica””.”” (pag 224)”,”FILx-323″
“LÖWITH Karl”,”Marx, Weber, Schmitt. (Tit.orig.: Max Weber und Karl Marx; Der okkasionelle Dezisionismus von Carl Schmitt)”,”LÖWITH Karl (Monaco 1897-Heidelberg 1973) allievo di HUSSERL e HEIDEGGER, nel 1936 fu costretto ad abbandonare la Germania, dove rientrò solamente nel 1952, dopo aver insegnato in Giappone e negli Stati Uniti. Per i tipi Laterza ha pubblicato ‘Hegel e il cristianesimo’ (1985), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1985), ‘Storia e fede’ (1985) e ha curato l’ antologia ‘La sinistra hegeliana’ (1982). “”””(…) Noi sappiamo che le nuove forze della società, per realizzare opere buone non hanno bisogno che di uomini nuovi (…)”” (Die Revolution von 1848 und das Proletariat). Chi siano gli “”uomini nuovi”” chiamati a superare l’ universale autoalienazione, era per Marx cosa chiara già nell’ introduzione della Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie: “”Sono i lavoratori””. La filosofia dell’ “”umanismo reale”” in quanto “”socialismo scientifico”” aveva in tal modo trovato la “”prassi sociale”” che le si confaceva, la possibilità della propria realizzazione e del proprio superamento. Nella Deutsche Ideologie Marx compì la rottura decisiva con l’ “”umanismo reale”” di Feuerbach””. (pag 65)”,”TEOC-395″
“LÖWITH Karl antologia testi a cura di; scritti di Heinrich HEINE Arnold RUGE Moses HESS Max STIRNER Bruno BAUER Ludwig FEUERBACH Karl MARX Soren KIERKEGAARD”,”La sinistra hegeliana.”,”Note bio-bibliografiche sugli autori Karl Marx: Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro; La questione ebraica; Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione; Tesi su Feuerbach”,”FILx-306-FF”
“LÖWITH Karl”,”Significato e fine della storia. I presupposti teologici della filosofia della storia.”,”Karl Lowith (Monaco 1897- Heidelberg 1973) è uno dei grandi protagonisti del pensiero filosofico del Novecento. Aliievo di Husserl e Heidegger, fu costretto a lasciare la Germania nel 1934, dove rientrò solo nel 1952, dopo un lungo esilio in Italia, in Giappone e negli USA. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: ‘Saggi su Heidegger’ (1966), ‘Hegel e il cristianesimo’ (1976), ‘Da Hegel a Nietzsche’ (1981), ‘Storia e fede’ (1985), ‘La mia vita in Germania’ (Saggiatore, 1988), ‘Jacob Burckhard’ (1991), ‘Marx, Weber, Schmitt’ (1994), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1996). “”ma anche come “”materialista”” Marx rimase un filosofo dotato di uno straordinario senso storico”” (pag 53) “”Il germe di questo uomo nuovo è per Marx la creatura più misera della società capitalistica, il proletariato, che si è autoalienato fio all’estremo, poiché ha dovuto vendersi per il salario al capitalista proprietario dei mezzi di produzione”” (pag 57)”,”STOx-002-FRR”
“LÖWITH Karl”,”La mia vita in Germania. Prima e dopo il 1933.”,”Karl Löwith (Monaco 1897 – Heidelberg 1973), filosofo e storico della filosofia, è uno dei grandi protagonisti del pensiero del Novecento. Allievo di Husserl e di Heidegger, diede la libera docenza con una ricerca fenomenologica su Das Individuum in der Rolle des Mitmenschen (1928). Nel 1932 pubblicò M. Weber e K. Marx, in cui, tra l’altro prendeva in esame gli scritti giovanili di Marx.”,”FILx-139-FL”
“LÖWY Michael”,”La realtà rivoluzionaria nel giovane Marx.”,”LÖWY vuol dimostrare che il giovane MARX ha imparato il materialismo comunista alla scuola degli ouvriers parigini. MARX non avrebbe ‘inventato’ il comunismo, lo avrebbero inventato la classe operaia francese e inglese. MARX avrebbe visto operante in FR e UK il comunismo come movimento. La corrispondenza con Ruge. “”Il primo tratto che colpisce l’attenzione del lettore della corrispondenza tra Marx e Ruge nel 1843 – come è stata pubblicata negli ‘Annali franco-tedeschi’ – è il contrasto tra il profondo pessimismo di Ruge e “”l’ottimismo rivoluzionario”” di Marx. Differenza dovuta soltanto ai due diversi “”temperamenti””, o non piuttosto indice di significative divergenze di prospettiva? Ci sembra che questo contrasto possa essere spiegato solo a partire dalla seguente ipotesi: già nel 1843 Marx e Ruge si rivolgevano a ‘classi sociali differenti’. Nella sua risposta alla prima lettera di Marx (marzo 1843) – dove si parla in modo assai vago della “”rivoluzione che abbiamo in prospettiva”” -, Ruge si domanda: “”Vivremo abbastanza per vedere una rivoluzione politica? ‘Noi’, i contemporanei di questi tedeschi?””. La parola chiave in questa frase che è il centro della differenza d’ottica del 1843, e che sarà il centro della rottura del 1844, è l’aggettivo qualificativo dato alla rivoluzione: “”politica””. In effetti Ruge pensa sempre in termini di una rivoluzione “”politica””, vale a dire ‘democratico-borghese’, e poiché constata “”l’imperitura pazienza da montoni”” dei borghesi tedeschi, la loro passività di fronte alla “”ricaduta oltraggiosa dalla parola al silenzio””, e infine, “”il livello di insensibilità e di scadimento politico in cui siamo caduti””, è perfettamente logico che non possa scorgere alcuna prospettiva rivoluzionaria in Germania: “”Oh! questo avvenire tedesco? Dove ne è stato gettato il seme?”” (lettera a Marx del marzo 1843). Marx, come Ruge, non crede a una rivoluzione diretta dalla borghesia tedesca. Nella sua risposta a Ruge (maggio 1843) egli scrive che i “”borghesi filistei”” (‘Spiessbürger’) non vogliono “”essere uomini liberi repubblicani””, e che, come gli animali, vogliono soltanto “”vivere e riprodursi””. Tuttavia, al contrario di Ruge, Marx pensa che, di fronte alla sconfitta della sua alleanza con la borghesia liberale, la filosofia può e deve trovare altri alleati: “”il seme dell’avvenire”” è stata lanciato, non in mezzo ai “”montoni borghesi””, ma “”nell’umanità sofferente””. La rivoluzione cui pensa non è puramente “”politica””; essa trova il suo fondamento nella “”rottura in seno alla società attuale””, rottura provocata dal “”sistema del profitto e del commercio, della proprietà privata e dello sfruttamento dell’uomo”” – formula ancora vaga ma nella quale Marx, per la prima volta, si riferisce alla moderna lotta delle classi e alle sue cause economiche””. Questo rende comprensibile “”l’ottimismo”” di questa lettera contro il “”canto funebre”” di Ruge: deluso dai “”proprietari liberi””, Marx volge le sue speranze verso il popolo che soffre, espropriato e sfruttato”” (pag 97-99) [Michael Löwy, La realtà rivoluzionaria nel giovane Marx, 1976]”,”MADS-059″
“LÖWY Michael”,”Redenzione e utopia. Figure della cultura ebraica mitteleuropea.”,”Il libro si occupa di una generazione e di una corrente particolari dell’universo culturale ebraico della Mitteleuropa: una generazione di intellettuali nati negli ultimi decenni del secolo XIX i cui scritti attingono insieme a fonti tedesche (il romanticismo) ed ebraiche (il messianismo). Si tratti di Martin BUBER, Franz RESENZWEIG, Gershom SCHOLEM, Leo LÖWENTHAL, oppure Gustav LANDAUER, Ernst BLOCH, Gyôrgy LUKACS, Erich FROMM, passando per le figure centrali di Franz KAFKA e Walter BENJAMIN. LÖWY nato in Brasile da genitori ebrei viennesi, vive dal 1969 a Parigi, dove è D di ricerca al CNRS e membro del consiglio scientifico del Gruppo di sociologia delle religioni. Coordina l’attività del gruppo di Parigi del movimento surrealista. Ha scritto varie opere tra cui ‘Dialectique et Revolution’ (1973) e ‘Pour une sociologie des intellectuels revolutionnaires’ (1976), ‘Paysages de la verité’ (1986).”,”EBRx-010″
“LÖWY Michael”,”Patries ou planete? Nationalismes et internationalismes de Marx à nos jours.”,”L’A si pone il quesito di quale contributo la tradizione marxista abbia apportato alla Q nazionale e ai problemi urgenti che pone nella nostra epoca. E in quali condizioni potrà sorgere una alternativa internazionalista e ‘antisistemica’ di tipo nuovo. LÖWY è D di ricerca al CNRS e insegna alla EHESS. Ha pubblicato tra l’altro: -Les marxistes et la question nationale, 1848-1914 (in collaborazione con Georges HAUPT e Claude WEILL), MASPERO, 1974 -Redemption et Utopie. Le Judaisme libertaire en Europe Centrale, PUF. 1988 -Revolte et Melanconie. Le romantisme à contre-courant de la modernité (con Robert SAYRE), PAYOT. 1992 -La theorie de la revolution chez le jeune Marx (riedizione), EDITIONS SOCIALES, 1997″,”INTx-009″
“LOWY Michael”,”La teoria de la revolucion en el joven Marx.”,”In un articolo pubblicato nella Deutsche Brüsseler Zeitung (28 ottobre 1847) contro Karl Heinzen, Marx riprende questa idea con una formula lapidaria: “”Lo scrittore può servire da organo a un movimento storico, però occorre dire che non potrà crearlo”” (pag 219)”,”MADS-322″
“LÖWY Michael”,”Marxismus in Lateinamerika, 1909-1987.”,”””Die ersten Arbeiterparteien und die ersten Denker, die sich auf den Marxismus beriefen, traten auf; auch eine von der II. Internationale inspirierte sozialistische Strömung entstand. Juan B. Justo (1865-1928) und seine (1895 gegründete) Argentinische Sozialistische Partei stellten den gemäßigten Flügel dar, während die revolutionäre Richtung von Luis Emilio Recabarren (1876-1924) und seiner (1912 gegründeten) Sozialistischen Arbeiterpartei Chiles repräsentiert wurde.”” (pag 16) Cile e Argentina. “”Apparvero i primi partiti operai e i primi filosofi, che si legarono al marxismo; si sviluppò pure una corrente socialista ispirata alla Seconda Internazionale. Juan B. Justo (1865-1928) e il suo Partito socialista argentino (nato nel 1895) rappresentarono l’ ala moderata, mentre la direzione rivoluzionaria fu rappresentata da Luis Emilio Recabarren (1876-1924) e dal suo Partito operaio socialista cileno (fondato nel 1912).”””,”MALx-020″
“LÖWY Michael”,”La stella del mattino. Surrealismo e marxismo.”,”””Il resto della storia è noto: sempre più vicini alle posizioni di Trotsky e dell’ Opposizione di sinistra, la maggior parte dei surrealisti (salvo Louis Aragon!) romperanno definitivamente con lo stalinismo nel 1935. Non si tratta assolutamente di una rottura con il marxismo, che continua a ispirare le loro analisi, ma con l’ opportunismo di Stalin e dei suoi accoliti, che “”tende purtroppo ad annullare le due componenti essenziali dello spirito rivoluzionario”” che sono: il rigetto istintivo delle condizioni di vita offerte agli esseri umani e l’ esigenza imperiosa di cambiarle (Nadeau 1948, II, p. 309). Nel 1938 Breton si reca a trovare Trotsky in Messico. Redigeranno insieme uno dei principali documenti della cultura rivoluzionaria nel XX secolo: l’ appello “”Per un’ arte rivoluzionaria indipendente””, che contiene questo celebre passo: ‘…per la creazione intellettuale (la rivoluzione) deve sin dall’ inizio stabilire e assicurare un regime anarchico di libertà individuale. Nessuna autorità, nessuna costrizione, neppure la minima traccia di comando!… I marxisti possono su questo terreno marciare insieme con gli anarchici””. (Schwarz, 1997, p.126-127)””. (pag 30-31) “”E’ nel dopoguerra che la simpatia di Breton per l’ anarchia si manifesterà più chiaramente.”” (pag 31) Rottura Breton-Naville. Niente sembra indicare che Naville sia venuto a conoscenza del saggio di Walter Benjamin – all’ epoca, un critico letterario poco noto al di fuori dei confini della Germania. Dopo il ritorno dall’ URSS, egli si dedicò completamente all’ organizzazione dell’ Opposizione comunista di sinistra in Francia – specie tramite la rivista Clarté, che entro breve (marzo 1928) sarebbe diventata La lutte de classe – allontanandosi poco a poco dai surrealisti. Partecipa ancora ai dibattiti del gruppo sulla sessualità nel gennaio del 1928, ma uno spiacevole scambio con Breton nel luglio dello stesso anno avrebbe finito per raffreddare i loro rapporti. L’ oggetto del dibattito era stato un articolo di Victor Serge sulla pace di Brest-Litovsk, pubblicato da Naville in Clarté. Dopo repliche polemiche da entrambe le parti, Naville si alzò e se ne andò. E non sarebbe tornato più (N. 1977, pag 344-5). Ora, tutto sembra indicare che Breton non volesse la rottura con Naville (…).”” (pag 65)”,”TROS-152″
“LOWY Michael; GANDARILLA José Guadalupe; VAN-DER-LINDEN Marcel; BUEY Francisco Fernandez”,”Barbarie y modernidad en el siglo XX; Rosa Luxemburgo: Teoría y práctica de la acción revolucionaria; Socialisme ou Barbarie: A French Revolutionary Group (1949-65); Marx y los marxismos.”,”””Le atrocità di massa, tecnologicamente perfezionate e burocraticamente organizzate, appartengono unicamente alla nostra civiltà industriale avanzata. Auschwitz e Hiroshima non costituiscono “”regressioni””: sono crimini irrimediabili ed esclusivamente moderni.”” (pag 6) “”Ricordiamo con le parole di Rosa Luxemburg il famoso passaggio: “”Le catastrofi in cui si getta la società capitalista non danno la certezza della vittoria del socialismo. Se la classe operaia non trova la forza per la propria liberazione, la società intera e con essa la classe operaia può precipitare in lotte distruttive. L’ umanità si trova davanti all’ alternativa: “”Socialismo o barbarie!””. (pag 10-11)”,”LUXS-038″
“LOWY Michael”,”Dialectique et revolution. Essais de sociologie et d’histoire du marxisme.”,”Rosa Luxemburg: “”L’essenza della dottrina di Marx è il metodo dialettico materialista “”Rosa Luxemburg était-elle marxiste? On sait en effet qu’elle a “”révisé”” plusieurs thèses concrètes défendues par Marx et Engels: sur l’indépendance de la Pologne, sur l’accumulation du capital, etc. Mais, paradoxalement, elle est un des disciples de Marx au XXe siècle qui ont été les plus fidèles à sa ‘méthode’. C’est parce que pour elle justement le marxisme n’était pas une Summa Theologica, un ensemble figé de dogmes, un système de vérités éternelles établies une fois pour toutes, une séries de proclamations pontificales marquées du sceau de l’infallibilité – mais si, tout au contraire, une ‘méthode vivante’ qui doit être constamment développée pour saisir le processus historique concret (1). Tandis que la plupart des “”marxistes”” de son époque cherchaient à “”améliorer””, “”enrichir””, “”supplémenter”” ou “”aider”” la pensée de Marx par des étranges mariages avec Darwin (Kautsky), le matérialisme mécanique (Plékhanov), le positivisme “”science-naturaliste”” (Bukharine) ou Kant (K. Eisner, Vorlander, Max Adler) – mariages contre nature dont le produit était toujours intellectuellement bâtard – Rosa Luxemburg utilisant, comme instrument d’analyse et arme de combat, une dialectique matérialiste authentiquement marxiste.”” [Michael Lowy, Dialectique et revolution. Essais de sociologie et d’histoire du marxisme, 1973] (pag 87) [(1) “” (…) L’âme de toute la doctrine de Marx et la méthode dialectique-matérialiste d’examiner les problèmes de la vie sociale, méthode pour laquelle il n’y a pas de phénomènes, principes ou dogmes constants et immuables (…)”” (Rosa Luxemburg, Préface à “”La question polonaise et le mouvement socialiste”” (1905)]”,”LUXS-053″
“LÖWY Michael a cura; scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Juan Antonio MELLA José Carlos MARIATEGUI Luis Carlos PRESTES Diego RIVERA Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Manuel Agustín AGUIRRE Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caido PRADO JUNIOR Marcelo SEGALL Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI Fidel CASTRO Ernesto CHE GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Carlos MARIGHELLA Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Salvador ALLENDE Paul SINGER Rodney ARISMENDI José REVUELTAS Vittorio CODOVILLA Luis CORVOLAN Carlos Nelson COUTINHO Hugo BLANCO Luis VITALE Adolfo GILLY André GUNDER FRANK Theotonio DOS SANTOS Rui Mauro MARINI Frei BETTO Enrique DUSSEL Joao Pedro STEDILE Frei SERGIO Subcomandante MARCOS Emil SADER Fernando MARTINEZ HEREDIA Tomás MOULIAN Adolfo SANCHEZ VAZQUEZ Claudio KATZ”,”El marxismo en América Latina. Antología, desde 1909 hasta nuestros días (edición actualizada).”,”Scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Juan Antonio MELLA José Carlos MARIATEGUI Luis CARLOS PRESTES Diego RIVERA Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Manuel Agustín AGUIRRE Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caido PRADO JUNIOR Marcelo SEGALL Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI Fidel CASTRO Ernesto CHE GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Carlos MARIGHELLA Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Salvador ALLENDE Paul SINGER Rodney ARISMENDI José REVUELTAS Vittorio CODOVILLA Luis CORVOLAN Carlos Nelson COUTINHO Hugo BLANCO Luis VITALE Adolfo GILLY André GUNDER FRANK Theotonio DOS SANTOS Rui Mauro MARINI Frei BETTO Enrique DUSSEL Joao Pedro STEDILE Frei SERGIO Subcomandante MARCOS Emil SADER Fernando MARTINEZ HEREDIA Tomás MOULIAN Adolfo SANCHEZ VAZQUEZ Claudio KATZ “”Hoy, esas mismas clases, opinando como opinaban ayer los reyes y zares, se consideran gobernantes por derecho propio. Quieren mantenerse a toda costa y oponen a la sociedad los propios recursos que la sociedad pone a su disposición. “”Cuando acuden ahora los burgueses a la fuerza para preservar de la ruina la ‘situacíon económica’ que se hunde, demuestran que son víctimas de la misma ilusíon que M. Dühring, que las condiciones políticas son la causa terminante de la situación económica; es decir, que se imaginan poder transformar valiéndose de la ‘primordial’ ayuda de ‘la fuerza política inmediata’ esos fenómenos de orden secundario, lo que equivale a querer destruir con cañones Krupp y fusiles Mauser los efectos económicos de la máquina de vapor y del mecanismo que ella pone en movimiento, así como del comercio mundial y el sistema actual de los bancos y el crédito””, dice Engels en su obra famosa el ‘Anti-Dühring’, allá por el año 1877, cuando la clase obrera no había olvidado las páginas de la Comuna, las masacres en las calles de París por las tropas de Versalles. Sabemos que la capacidad de resistencia y la envergadura misma de las instituciones democráticas están en todos los países en relacíon directa con el desarrollo económico.””Donde la burguesía ocupa un lugar importante en la vida económica, lo ocupa también en la esfera politica”””” (pag 156) [Humberto Mendoza, Una crítica de izquierda al Frente Popular chileno] [in ‘El marxismo en América Latina. Antología, desde 1909 hasta nuestros días (edición actualizada)’ a cura di Michael Löwy, 2007]”,”MALx-042″
“LÖWY Michael a cura, scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Julio Antonio MELLA José CCarlos MARIATEGUI Luis Carlos PRESTES Carlos CONTRERA LABARCA Humberto MENDOZA R.A. MARTINEZ Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Ismael FRIAS Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caio PRADO jr Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI A. DIAZ Fidel CASTRO Ernesto Che GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Jaime WHEELOCK Teodoro PETKOFF Salvador ALLENDE Rodney ARISMENDI Luis CORVALAN Luis VITALE Adolfo GILLY Hugo BLANCO Frei BETTO”,”Marxism in Latin America from 1909 to the Present. An Anthology.”,”LÖWY Michael è Research Director in Sociology al Centre National de la Recherche Scientifique a Parigi.”,”MALx-043″
“LÖWY Adolf; LEWIN Moshe; HEITMAN Sidney”,”La teoria dell’imperialismo in Bucharin (Löwy); La teoria della rivoluzione in Bucharin (Löwy); La via al socialismo nel pensiero di Bucharin (Lewin); Il materialismo dialettico e storico in Bucharin (Heitman).”,”‘Nota-Bene’ pseudonimo di Bucharin (pag 891) “”Lenin terminò ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ a metà del 1916, dopo aver letto e provvisto di una prefazione il manoscritto di Bucharin. Entrambe le opere sono state scritte indubbiamente in stretta collaborazione. Bucharin si è servito di tabelle elaborate da Lenin, il quale a sua volta ha citato documentazioni fornitegli da Bucharin. La priorità dell’opera di Bucharin induce diversi storici, specie americani, a tacciare Lenin di “”plagio””. Ma un esame comparato delle due analisi dimostra che nonostante l’uso delle stesse fonti e in parte dello stesso materiale statistico i due autori arrivano a conclusioni del tutto autonome e nelle loro parti essenziali addirittura contrastanti”” (Löwy) (pag 890)”,”BUCS-027″
“LÖWY Michael”,”La théorie de la révolution chez le jeune Marx.”,”Löwy laureato in lettere, direttore di ricerca al CNRS, insegna all’EHESS. Nel suo libro vuol dimostrare che il giovane MARX ha imparato il materialismo comunista alla scuola degli ouvriers parigini. Marx non avrebbe ‘inventato’ il comunismo, lo avrebbero inventato la classe operaia francese e inglese. Marx avrebbe visto operante in Francia e Gran Bretagna il comunismo come movimento. “”Qu’est-ce qui distingue le parti communiste des partis ouvriers? Marx répond à cette question dans un passage décisif du ‘Manifeste’, qui sera repris, presque mot par mot, dans le programme de la IIIe Internationale: «Ils (les communistes) n’ont pas d’intérêts séparés de ceux du prolétariat tout entier. «Ils n’établissent pas de principes particuliers sur lesquels ils voudraient modeler le mouvement prolétarien. «Les communistes ne se différencient des autres partis prolétariens que sur deux points: d’une part; dans les diverses luttes nationales des prolétaires, ils mettent en avant et font valoir les intérêts communs à tout le prolétariat et indépendants de la nationalité; et d’autre part, dans les diverses phases que traverse la lutte entre le prolétariat et la bourgeoisie, ils représentent constamment l’intérêt du mouvement total (1)». Il ressort clairement de ce texte que la distinction entre le parti communiste et le parti prolétarien n’est pas de tout de la même nature que celle qui oppose les sectes utopiques au mouvement ouvrier. C’est à de telles sectes que Marx se réfère quand il parle de modeler le mouvement prolétarien pas des «principes particuliers»; d’ailleurs, Engels, dans l’édition de 1888, remplace le mot «particuliers» par «sectaires» (2). Or, les communistes se situent, par rapport au mouvement de masses, précisément dans le pôle opposé des sectes: ils représentent, dans ce mouvement, non un principe ‘particulier’, mais ses buts les plus généraux et ‘universels’. La structure de ce passage du ‘Manifeste’ est la même que celle du texte de l”Introduction à la Critique de la philosophie du droit de Hegel, où le prolétariat est défini comme n’étant pas une classe ‘particulière’ de la société bourgeoise, réclamant des droits particuliers, mais une sphère qui a un caractère ‘universel’ par sa souffrance, etc. Le parti communiste est donc le représentant des intérêts historiques du prolétariat international, i.e. de la ‘totalité’; face à chaque mouvement partiel, purement local ou national, idéologiquement confus, étroitement revendicatif, non conscient des buts finaux de la lutte de classes, il joue le rôle décisif de ‘médiateur de cette totalité’. Le parti communiste est l’avant-garde du mouvement ouvrier, la fraction du prolétariat consciente de sa mission historique. Mais il n’est pas une «minorité éclairée» chargée de réaliser cette mission à la place de masses prolétariennes: «Tous les mouvements, jusqu’ici, ont été accomplis par des minorités ou dans l’intérêt des minorités. ‘Le mouvement prolétarien est le mouvement autonome de l’immense majorité dans l’intérêt de l’immense majorité» (3) [ Michael Löwy, ‘La théorie de la révolution chez le jeune Marx’, Paris, 1987] [(1) ‘Manifeste communiste’, p. 81; (2) ‘Werke’, 4, p. 474; (3) ‘Manifeste communiste’, p. 78; souligné par nous] (pag 226-227)”,”MADS-703″
“LÖWY Michael”,”From the Great Logic of Hegel to the Finland Station in Petrograd.”,”Lenin, la cesura del 1914, il marxismo e la dialettica di Hegel ‘«It’s a fabrication of the German High Command», declared Lenin when they showed him the copy of ‘Vorwaerts’ (Vorwärts) (the organ of the German social democracy) with the news of the socialist vote for the war-credits, on August, 4, 1914. This famous story (like is stubborn refusal to believe that Plekhanov had supported the ‘national defence’ of Tsarist Russia) illustrates at one and the same time the illusions Lenin held about ‘Marxist’ social democracy, his astonishment when confronted with the failure of the Second International, and the abyss that was opening between himself and the ‘ex-orthodox’ who had become social-patriots. The catastrophe of August 4 was for Lenin, striking evidence that something was rotten in the state of Denmark of official ‘orthodox’ Marxism. The political bankruptcy of that orthodoxy led him, therefore, to a profound revision of the philosophical premises of the Kautsky-Plekhanov Marxism. ‘The failure of the Second International in the first days of the war incited Lenin to reflect on the theoretical foundations of so great betrayal’ (11). It will be necessary one day to retrace the precise track which led Lenin from the trauma of August 1914 to the ‘Logic’ of Hegel, scarcely a month after. The simple desire to return to the sources of Marxist thought? Or a clear intuition that the methodological Achilles’ heel of the Marxism of the Second International was the non-comprehension of the dialectic? Whatever the reason, there is no doubt that his vision of the Marxist dialectic was profoundly changed by it. Evidence of this is the text itself of the ‘Philosophical Notebooks’, and also the letter he sent on January 4, 1915, shortly after having finished reading ‘The Science of Logic’ (December 17, 1914), to the editorial secretary of Granat Publishers to ask it ‘there was still time to make some corrections (to his Karl Marx) in the section on dialectics’ (12). And it was by no means a ‘passing enthusiasm’ as, seven years later, in one of his last writings,’On the Significance of Militant Marxism’ (1922), he called on the editors and contributors’ of the party’s theoretical journal (‘Under the banner of Marxism’) to ‘be a kind of Society of Materialist Friends of Hegelian Dialectics’. He insists on the head for a ‘systematic study of Hegelian Dialectics from a materialist standpoint’, and proposes even to ‘print in the journal excerpts from Hegel’s principal works, interpret them materialistically and comment on them with the help of examples of the way Marx applied dialectics’ (13)’ [(11) R. Garaudy, Lénine, PUF, 1959, Paris, p. 39; (12) Ibid. p. 40; (13) Lenin, ‘Selected Works’, Moscow, 1970, vol. 3, pp. 67 (1967) pp. 667-8. This is very contemporary today when attempts are being made once more to write off old Hegel on Lenin’s authority] (pag 8-9); ‘With Hegel, he struggles ‘against making the concept of law absolute, against simplifying it, against making a fetish of it’ (and adds: ‘NB for modern physics!!!’). He writes likewise that ‘laws, all laws, are narrow, incomplete, approximate’ (20)”” [(20) Lenin, Philosophical Notebooks, p. 151] (pag 11)’; “”« È una montatura dell’Alto Comando tedesco», dichiarò Lenin quando gli mostrarono la copia del “”Vorwärts (l’organo della socialdemocrazia tedesca) con la notizia del voto socialista a favore dei crediti di guerra, del 4 agosto 1914. Questa nota storia (come il rifiuto ostinato di credere che Plechanov avesse sostenuto la “”difesa nazionale”” della Russia zarista) illustra allo stesso tempo le illusioni di Lenin sulla socialdemocrazia “”marxista””, il suo stupore di fronte al fallimento della Seconda Internazionale e all’abisso che si stava aprendo tra lui e gli “”ex-ortodossi”” che erano diventati social-patrioti. La catastrofe del 4 agosto era per Lenin, prova evidente che c’era qualcosa di marcio nella Danimarca del marxismo ufficiale “”ortodosso””. La bancarotta politica di quella ortodossia lo portò, quindi, a una profonda revisione delle premesse filosofiche del marxismo Kautsky-Plekhanov. “”Il fallimento della Seconda Internazionale nei primi giorni di guerra incitò Lenin a riflettere sui fondamenti teorici di un così grande tradimento”” (11). Un giorno sarà necessario ripercorrere il percorso preciso che ha condotto Lenin dal trauma dell’agosto 1914 alla “”logica”” di Hegel, appena un mese dopo. Il semplice desiderio di tornare alle fonti del pensiero marxista? O una chiara intuizione che il tallone metodologico di Achille del marxismo della Seconda Internazionale fosse la non-comprensione della dialettica? Qualunque sia la ragione, non c’è dubbio che la sua visione della dialettica marxista sia stata profondamente cambiata da quel momento. Ne è prova il testo stesso dei “”Quaderni filosofici””, e anche la lettera che ha inviato il 4 gennaio 1915, poco dopo aver finito di leggere “”La scienza della logica”” (17 dicembre 1914), al segretario redazionale della casa editrice Granat per chiedergli “”se c’era ancora tempo per apportare alcune correzioni (al suo Karl Marx) nella sezione sulla dialettica”” (12). E non si trattava di un “”entusiasmo passeggero””, in quanto, sette anni dopo, in uno dei suoi ultimi scritti, “”Sul significato del marxismo militante”” (1922), ha invitato i redattori e i collaboratori della rivista teorica del partito (“”Sotto la bandiera del marxismo””) a “”essere una specie di Società degli amici materialisti della dialettica hegeliana””. Egli ha insistito in primo luogo per uno “”studio sistematico della dialettica hegeliana da un punto di vista materialista””, e proposto addirittura di “”pubblicare sulla rivista degli estratti delle opere principali di Hegel, interpretati materialisticamente e commentati con l’aiuto di esempi del modo in cui Marx applicò la dialettica”” (13)”” [(11) R. Garaudy, Lénine, PUF, 1959, Parigi, p. 39; (12) Ibid. p. 40; (13) Lenin, “”Selected Works””, Mosca, 1970, vol. 3, pp. 67 (1967) pp. 667-8. Questo è molto attuale oggi quando si tenta ancora una volta di cancellare il vecchio Hegel sull’autorità di Lenin] (pag 8-9); “”Con Hegel, egli lotta”” contro il fare proprio il concetto di legge assoluta, contro la sua semplificazione, contro il suo feticismo “”(e aggiunge: “”NB per la fisica moderna !!!””). Scrive allo stesso modo che ‘leggi, tutte le leggi, sono limitate, incomplete, approssimate (20)’ [(20) “”Lenin, Quaderni filosofici, p. 151 (pag 11)]”,”LENS-306″
“LÖWY Michael”,”The Politics of Combined and Uneven Development. The Theory of Permanent Revolution. [Sviluppo combinato e ineguale. La teoria della rivoluzione permanente]”,”LÖWY Michael “”The 1848 Revolution in France was also visualized by Marx and Engels as a process of permanent revolution, despite the fact that it involved a country that had not only known a bourgeois revolution but was also the most industrialized on the Continent. The existence of a monarchical state and the nearly exclusive concentration of political power in the hands of a financial aristocracy dictated certain revolutionary-democratic tasks: while the numerical superiority of the petty bourgeoisie and peasantry was a formidable obstacle to a workers’ revolution. Thus la France of 1848 constituted a social formation intermediate between the ‘backwardness’ of Germany and the ‘ripeness’ of England in relation to the development of the productive forces and the polarization of the class structure. This complex situation was analysed in a contradictory manner in Marx’s ‘Class Struggles in France’. On the hand, he affirmed that ‘it is only the rule of the bourgeoisie which serves to tear up the material roots of feudal society and level the ground, thus creating the only possible conditions for a proletarian revolution’. On the other, with the exception of Paris, the proletariat ‘is almost submerged by the predominance of peasant farmers and petty bourgeoisie'”” [“”La rivoluzione del 1848 in Francia fu anche vista da Marx ed Engels come un processo di rivoluzione permanente, nonostante coinvolgesse un paese che non solo aveva conosciuto una rivoluzione borghese ma era anche il più industrializzato del continente. L’esistenza di uno stato monarchico e la concentrazione quasi esclusiva del potere politico nelle mani di un’aristocrazia finanziaria dettavano certi compiti democratico-rivoluzionari: mentre la superiorità numerica della piccola borghesia e dei contadini era un ostacolo formidabile a una rivoluzione operaia. Così la Francia del 1848 costituì una formazione sociale intermedia tra l'””arretratezza”” della Germania e la “”maturità”” dell’Inghilterra in relazione allo sviluppo delle forze produttive e alla polarizzazione della struttura di classe. Questa complessa situazione è stata analizzata in modo contraddittorio nelle “”Lotte di classe in Francia”” di Marx. Da un lato, egli ha affermato che “”è solo il dominio della borghesia che serve a strappare le radici materiali della società feudale e a spianare il terreno, creando così le uniche condizioni possibili per una rivoluzione proletaria””. Dall’altro, ad eccezione di Parigi, il proletariato “”è quasi sommerso dal predominio dei contadini e della piccola borghesia”””” (pag 19) [Michael Löwy, ‘Combined and Uneven Development. The Theory of Permanent Revolution’ [Sviluppo combinato e ineguale. La teoria della rivoluzione permanente], Verso Editions, London, 1981]”,”TROS-372″
“LÖWY Michael”,”Per una sociologia degli intellettuali rivoluzionari. L’evoluzione politica di Lukács, 1909-1929.”,”Ultrasinistra, 1920. “”Rifugiatosi a Vienna (come la maggior parte dei quadri comunisti ungheresi), Lukács diventa nel 1920 non soltanto il teorico principale del Pc ungherese, ma anche il suo dirigente ‘politico’ più influente. Per la prima ed ultima volta nella sua vita, Lukács si trova proiettato alla direzione suprema del suo partito: era, scondo Ilona Duczynska, il «numero uno» (22). Che orientamento impresse egli al partito; durante questo breve periodo? Ilona Duczynska, che era una seguace della corrente detta «levista» dal nome del dirigente escluso dal Kpd, Paul Levi), in un articolo pubblicato nel 1922, dà un giudizio molto severo di questo intermezzo «lukacsiano» nella storia del comunismo ungherese: «L’arroganza teorica, così come la pratica che ne discendeva, una politica estranea alle masse ed estranea al mondo, hanno assunto delle proporzioni incontrollabili, grazie all’influenza di Gyorgy Lukács nel Pc ungherese» (23). La sua influenza, del resto, si esercita anche su scala internazionale: Lukács entra a far parte, nel 1920-21, del comitato di redazione della rivista «Kommunismus», l’organo dell’Internazionale comunista per i paesi dell’Europa sudorientale. L’estremismo di Lukács cambia aspetto: egli diventa meno moralista, più politico, da certi punti di vista vicino alle posizione dell’«ultrasinistra» comunista (Pannekoek, Bordiga). La corrente detta di «ultrasinistra» si sviluppa in Europa occidentale, nel periodo 1920-21, intorno a una serie di circoli ed organizzazioni: a) Il gruppo “”De Tribune”” olandese, ala sinistra della socialdemocrazia (espulso nel 1909), diventato comunista nel 1920: A. Pannekoek, M. Gorter, Henriette Roland-Holst, ecc; b) la Workers Socialist Federation inglese, di tendenza femminista, diretta da Sylvia Pankhurst; c) la corrente del giornale “”Il Soviet””, fondata da militanti della sinistra del Partito socialista italiano (A. Bordiga); d) il Kapd (Partito comunista tedesco operaio), scissione di sinistra del Kpd (Partito comunista tedesco) nel 1919, diretto da Wolfheim, Lauffenberg, Otto Rühle, Pfemfert, Schröder, ecc. Di tutti questi gruppi, il più importante era certamente il Kapd, con un seguito di decine di migliaia di operai. finire (…) (pag 184-185)”,”TEOC-814″
“LOZOVSKY A. a cura”,”Handbook on the Soviet Trade Unions. For Workers’ Delegations.”,”””Trotsky chiedeva che i sindacati fossero militarizzati; era contrario alla democrazia nei sindacati e non considerava che il dovere delle organizzazioni sindacali fosse quello di provvedere ai bisogni materiali e culturali delle masse. Egli negava che i sindacati fossero una scuola di comunismo e cercava di convertirli in una ordinaria branca dell’ amministrazione del Governo. Il culmine delle concezioni di Trotsky sui sindacati fu raggiunto con la sua sfiducia nel potere creativo della classe operaia e dei contadini, col suo rifiuto della possibilità della costruzione del socialismo in un solo paese, visioni che ponevano Trotsky nel campo dell’ aperta controrivoluzione. Bucharin e i suoi seguaci sostanzialmente avevano le stesse posizioni. Nacque anche un gruppo sindacalista, la cosiddetta “”Opposizione operaia”” guidata da Shliapnikov. Questo gruppo chiedeva che i sindacati prendessero la gestione dell’ industria e sostenevano la lotta di classe dei sindacati contro il potere sovietico. A queste posizioni estremamente pericolose, anti-proletarie e controrivoluzionarie si oppose quella che si chiamò la “”Piattaforma dei Dieci (…). La Piattaforma dei Dieci (Lenin, Stalin, Sverdlov, Lozovsky e altri) fu approvata al 10° Congresso del Partito da una maggioranza straripante.”” (pag 14-15)”,”RUSU-172″
“LOZOVSKY A.”,”Marx and the Trade Unions.”,”””Marx non poteva essere attratto da semplici frasi rivoluzionarie. Nel momento in cui i socialisti moderni cominciarono a diventare troppo rumorosi, egli si levò in modo fermo contro di loro. Il diverso atteggiamento di Marx e di Bernstein verso Most è caratteristico. Bernstein accusava Most di sinistrismo, ma simultaneamente, da questi coperto, cercava di diffondere le sue idee piccolo borghesi, della corrente di destra. A questi traffici di Bernstein, Marx immediatamente reagì. Nella sua lettera a Sorge del 19 settembre 1879, scrisse: “”I punti della nostra disputa con Most sono per nessun motivo quelli dei signori di Zurigo (il trio formato dal Dott. Höchberg, Bernstein, il suo segretario, e C.H. Schramm). Il nostro rimprovero a Most non è che la sua “”libertà”” è troppo rivoluzionaria, ma che essa non ha ‘alcun contenuto rivoluzionario’, ma solo frasi rivoluzionarie ad effetto””.”” (pag 47)”,”MADS-386″
“LUALDI Aldo”,”La banca Koch. Un aguzzino al servizio del regime.”,”Aldo LUALDI è nato a Busto Arsizio nel 1927. Giornalista, redattore dell’ Avanti!, ha pubblicato altre opere.”,”ITAF-144″
“LUBAN Ottokar RETZLAW Karl THALHEIMER August VATLIN Alexander SENSINI Paolo MCILROY John”,”August Thalheimer and German Communism. Ottokar Luban, Rosa at a Loss. The KPD Leadership and the Berlin Uprising of January 1919: Legend and Reality; Karl Retzlaw, From the Kapp Putsch to the March Action; August Thalheimer, 1923: A Missed Opportunity?: The Legend of the German October and the Real History of 1923; A. Thalheimer, ‘The Fifth Congress of the Communist International and Its Results; A. Thalheimer, The Strategy and Tactics of the Communist International; Paolo Sensini, Beyond Marxism, Anarchism and Liberalism: Bruno Rizzi’s Scientific and Revolutionary Path.”,”Ottokar Luban, Rosa at a Loss. The KPD Leadership and the Berlin Uprising of January 1919: Legend and Reality; Karl Retzlaw, From the Kapp Putsch to the March Action; August Thalheimer, 1923: A Missed Opportunity?: The Legend of the German October and the Real History of 1923; A. Thalheimer, ‘The Fifth Congress of the Communist International and Its Results; A. Thalheimer, The Strategy and Tactics of the Communist International; Paolo Sensini, Beyond Marxism, Anarchism and Liberalism: Bruno Rizzi’s Scientific and Revolutionary Path. Contiene commemorazione morte di Al Richardson (1941-2003) scritta da John McIlroy”,”MGER-136″
“LUBEIGT Guy”,”La Birmanie.”,”LUBEIGT G. è professore all’Università di Bangkok.”,”ASIx-068″
“LUBITZ Wolfgang a cura”,”Trotsky bibliography. A classified list of published items about Leon Trotsky and Trotskyism.”,”Nuova edizione: Wolfgang and Petra Lubitz, eds., Trotsky Bibliography: An International Classified List of Publications about Leon Trotsky and Trotskyism 1905-1998. Third completely revised and enlarged edition. Vols. 1-2. Munich: K. G. Saur, 1999. 840 pp. DM 368 cloth. Tra i nomi citati: Traduttore di opere di Trotsky. Joseph “”Usick”” Vanzler (November 29, 1901 – June 21, 1956), best known by the pseudonym John G. Wright, was a Jewish-American socialist, activist and translator. Vanzler is best known as the translator of a number of the important works of Leon Trotsky – materials which helped to establish to expand the influence of the Trotskyist movement in the English-speaking world. Biography Early years Joseph Vanzler, known to all who knew him by the nickname “”Usick,”” was born in 1902 in Samarkand, then part of the Russian Empire and today part of Uzbekistan. An ethnic Jew, Joseph was the son of an old rabbi and a 14-year-old girl.[1] As he was one of few Jewish children in his hometown, Vanzler was permitted to attend Russian-language school, institutions which strictly limited Jewish enrollment as part of a policy of official anti-semitism under the Tsarist regime.[1] In school, Vanzler studied a variety of languages, including Russian, Latin, Greek, and French.[1] He developed a proficiency for language study which served him throughout his life as a multi-lingual translator. Following World War I, Vanzler and his mother emigrated to the United States, settling in Boston, Massachusetts. Vanzler attended Harvard University (then Harvard College), where he studied Chemistry for an extensive period. Although he left without a degree, Vanzler developed a formula for spermicidal jelly for use as a birth control measure and he became engaged in its manufacture and sale.[2] In the 1920s Vanzler married Edith Rose Konikow, the daughter of birth control activist Dr. Antoinette Konikow, a Boston physician and founding member of the Communist Party of America. Under the influence of his wife and mother-in-law, Vanzler was initiated into the world of radical politics.[2] Political career Vanzler joined the Communist League of America, the main American Trotskyist political organization of the day, in 1933.[2] He began using the pseudonym “”John G. Wright”” at this time and began to produce a vast array of translations from Russian and French to English on behalf of the political movement to which he gave his allegiance. Vanzler was a founding member of the Socialist Workers Party in 1938. He was a member of its governing National Committee from 1938 until his death in 1956. Vanzler was a prolific writer for the Trotskyist press, contributing several hundred articles to its weekly newspaper, The Militant, and to its monthly theoretical magazine, The New International (later Fourth International).[3] Death and legacy Joseph Vanzler died of a heart attack on June 21, 1956 in New York City. He was 52 years old at the time of his death. Vanzler was survived by his first wife, Edith Konikow Vanzler, and their son, Tyl, and by his second wife, Doris Vanzler, and their son who was born in 1952. Footnotes Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright: Bio-Bibliography,”” Lubitz TrotskyanaNet, October 31, 2005; pg. 1. Retrieved April 8, 2010. Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright,”” pg. 2. Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright,”” pg. 3. Works Writings The Truth About Kronstadt. New York: Socialist Workers Party National Educational Department, n.d. [c. 1938]. Outline History of Russian Bolshevism. With Joe Hansen. New York: Educational Department, Socialist Workers Party, 1940. Translations Leon Trotsky, The Kirov Assassination. New York: Pioneer Publishers, 1935. Leon Trotsky, The Third International After Lenin. New York: Pioneer Publishers, 1936. Leon Trotsky, Whither France? New York: Pioneer Publishers, 1936. Leon Trotsky, Lessons of October. New York: Pioneer Publishers, 1937. Leon Trotsky, The Stalin School of Falsification. New York: Pioneer Publishers, 1937. Leon Trotsky, The First Five Years of the Communist International. In two volumes. New York: Pioneer Publishers, 1945. External links Wikisource has original works written by or about: Joseph Vanzler John G. Wright (Joseph Vanzler) Internet Archive. Marxists Internet Archive, Marxists.org. Retrieved April 8, 2010.”,”TROS-339″
“LUCA Nathalie”,”L’évolution des protestantismes en Corée du Sud: un rapport ambigu à la modernité.”,”LUCA Nathalie è chargée de recherches al CNRS-EHESS. Ha pubblicato vari studi sulle religioni in Asia tra cui ‘Pentecotismes en Corée’ (1999). “”Le sociologue Chung-Shin Park observe que la croissance du protestantisme commence dès 1894, au moment de la guerre sino-japonaise, soit dix ans seulement après l’arrivée des premiers missionnaires sur la péninsule. Cette guerre, qui a détruit l’ordre sinocentrique de l’Asie orientale et permis au Japon de prétendre au leadership de la région, a mis fin à la dépendance culturelle et politique de la Corée vis-à-vis de la Chine qui durait depuis plusieurs siècles. Elle a profondément impressioné les Coréens, convaincus désormais que le Japonais tenaient leur supériorité de la connaissance des valeurs et pratiques occidentales”” (pag 114)”,”RELP-055″
“LUCARELLI Antonio, a cura di Vito Antonio LEUZZI e Giulio ESPOSITO”,”Risorgimento, brigantaggio e questione meridionale.”,”LUCARELLI Antonio insegnante, collaborò alla rivista ‘Quarto Stato’ di Rosselli e Nenni. Nel 2° dopoguerra concentrò i suoi studi sulle origini del movimento operaio e contadino nel Mezzogiorno. Leuzzi ed Esposito sono rispettivamente direttore e ricercatore dell’ Ipsaic (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea)”,”ITAB-296″
“LUCAS Uliano, fotografie di; testi di Bruno TRENTIN Rinalda CARATI Alessandro FRISONE Arturo Carlo QUINTAVALLE”,”Vivere a Ponente.”,”LUCAS (Milano 1942) è autore di una ventina di libri fotografici. E’ stato direttore dell’ immagine dell’ ‘Illustrazione italiana’ e di ‘Tempo illustrato’.”,”ITAS-076″
“LUCAS Robert E.”,”Making a Miracle.”,”LUCAS Robert E.”,”ASIE-025″
“LUCASSEN Jan a cura; saggi di Marcel VAN-DER-LINDEN Frederick COOPER Zachary LOCKMAN Sabyasachi BHATTACHARYA Akira SUZUKI Bryan D. PALMER Dick GEARY John D. FRENCH Lucy TAKSA Arif DIRLIK Andrei SOKOLOV Prasannan PARTHASARATHI Ratna SAPTARI Jan LUCASSEN Ian PHIMISTER Lex Heerma VAN-VOSS Shelton STROMQUIST”,”Global Labour History. A State of the Art.”,”Saggi di Marcel VAN-DER-LINDEN Frederick COOPER Zachary LOCKMAN Sabyasachi BHATTACHARYA Akira SUZUKI Bryan D. PALMER Dick GEARY John D. FRENCH Lucy TAKSA Arif DIRLIK Andrei SOKOLOV Prasannan PARTHASARATHI Ratna SAPTARI Jan LUCASSEN Ian PHIMISTER Lex Heerma VAN-VOSS Shelton STROMQUIST”,”MOIx-042″
“LUCCARDINI Rinaldo”,”Cornigliano. Storia del centro abitato che in vent’anni raddoppiò la popolazione.”,”LUCCARDINI Rinaldo”,”LIGU-148″
“LUCCHETTI Marco”,”Le armi che hanno cambiato la seconda guerra mondiale.”,”Marco Lucchetti è nato a Roma. Laureato in Giurisprudenza, è ufficiale della riserva. Appassionato di storia militare ha pubblicato con la Newton Compton numerosi saggi tra cui ‘I generali di Hitler’ (2019). “”La nuova guerra sarà mille volte peggiore del 1914 (…). Non possiao nemmeno immaginare i nuovi orrori, veleni e sciagure di cui questa guerra sarà portatrice’ (Stefan Zweig, 3 settembre 1939) (in apertura) Sottomarini e sommergibili (pag 486-487) ‘I termini sottomarino o sommergibile sono spesso usati per intendere la stessa cosa, ma, in realtà, identificano due differenti tipologie di imbarcazioni subacquee. Il termine sommergibile si riferisce alle unità che hanno prestazioni in immersione inferiori rispetto a quelle in emersione perché concepiti prevalentemente per l’impiego in superficie, essendo dotate di scafi con caratteristiche “”navali””, pur mantenendo la possibilità di immergersi all’occorrenza e per periodi di tempo limitati. Il sottomarino è invece un’unità progettata per navigare e combattere prevalentemente in immersione e ha una forma più affusolata e cilindrica, detta a “”sigaro””. Sommergibili erano quasi tutte le unità progettate fino al termine della seconda guerra mondiale, quasi sempre dotate di un cannone sul ponte e mitragliatrici antiaeree in torretta per poter ingaggiare le unità mercantili disarmate o leggermente armate, risparmiando così i preziosi siluri, e per potersi difendere dagli attacchi aerei. Tedeschi e anglo-americani, pur avendo termini specifici che identificavano le due tipologie, nella pratica usavano indistintamente ‘U-boot’ e ‘Submarine’ (o solo Sub) sia per indicare il sommergibile che il sottomarino. La guerra subacquea moderna iniziò durante la guerra civile americana quando, il 17 febbraio 1864 l”Hunley’, il primo vero sottomarino, riuscì nell’impresa di far saltare per aria la pirofregata nordista ‘Housatonic’, anche se rimase travolto dall’onda di risonanza della bomba, affondando insieme al suo bersaglio. Con la tragica impresa dell’Hunley si chiusero i tentativi sudisti di condurre una guerra sottomarina, ma il sasso era stato lanciato. Gli studi e le sperimentazioni ripresero negli ultimi decenni dell’Ottocento spingendo molte marine militari a dotarsi di sommergibili, tanto che nella prima guerra mondiale quest’arma ebbe un impiego fondamentale. La Germania, e in parte l’impero austro-ungarico, impiegarono gli ‘U-boot’ nel tentativo di porre fine al blocco navale alleato imposto dalla supremazia navale di Gran Bretagna e Stati Uniti, che utilizzarono come ‘casus belli’ proprio l’affondamento del transatlantico ‘Lusitania’ a opera di un sommergibile tedesco. Gli anni del dopoguerra furono dedicati a sperimentare nuove soluzioni e migliorare il mezzo da parte delle marine militari, in segreto anche da quella tedesca, che, secondo i dettami del trattato di Versailles, non avrebbe potuto possedere sommergibili. Nonostante ciò, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei sommergibili era rimasta sostanzialmente uguale a quelli che operarono alla fine del conflitto precedente. Anche stavolta il compito dei sommergibili tedeschi fu quello di contrastare il traffico di merci nell’Atlantico, ma le aree nelle quali operarono erano molto più estese e anche la sorveglianza marittima da parte degli Alleati era decisamente migliorata. Con l’evolversi del conflitto, la marina tedesca comprese molto presto che i sommergibili che navigavano in emersione erano bersagli facili per aerei da ricognizione e navi di pattuglia dotate di radar. La ‘Kriegsmarine’, quindi, a partire dal 1942 iniziò a ridurre gradualmente l’armamento antinave in coperta, perché le occasioni di impegnare bersagli in superficie col cannone erano diventate rare e rischiose a causa della diffusione del radar, dell’aumento del pattugliamento aereo e del rafforzamento della scorta ai convogli da parte degli Alleati. I tedeschi scelsero di rinunciare ai pezzi di coperta per imbarcare un maggior numero di armi antiaeree, nuovi apparati elettronici e lo ‘Snorkel’, un dispositivo che consentiva di utilizzare in immersione i motori diesel restando a quota periscopica. I nuovi criteri d’impiego prevedevano che il sommergibile dovesse ormai operare quasi totalmente in immersione, come un vero sottomarino. (…) L’immaginario collettivo spesso assegna alla marina tedesca la quasi totale esclusiva nell’impiego dei sommergibili, ma, in realtà, anche giapponesi, italiani, britannici e, soprattutto, statunitensi possedevano potenti ed efficaci flotte di sommergibili e condussero anche loro una micidiale guerra sottomarina, sia contro il naviglio militare che quello commerciale’ (pag 486-487)]”,”QMIS-247″
“LUCCHINI Stefano SANTAGATA Alessandro a cura, scritti di Mario ISNENGHI Alessandro SANTAGATA Andrea MORONI”,”Narrare il conflitto. Propaganda e cultura nella grande guerra (1915-1918).”,”””[L ]a legittimazione della guerra e il consenso delle masse rientrano a pieno titolo fra le priorità belliche. La stampa diventa l’organo ufficiale di una propaganda in cui, come titolava il “”Corriere della Sera”” nel settembre del 1915, “”Anche le parole sono in armi””. La missione è fabbricare la vittoria, diceva qualcuno, e allo scopo è necessario far sedimentare nell’opinione pubblica un immaginario popolato di eroi e di nemici, modulare il chiaroscuro delle implicazioni belliche e propagare ottimismo; lo stato d’animo del paese è in mano ai giornali”” (pag 13, prefazione di Stefano Lucchini); [Primi mesi del 1915: la battaglia per l’intervento: il ‘Corriere della Sera’ interventista contro la ‘Stampa’ neutralista. “”La battaglia interventista di Albertini prese forma attraverso una serie di editoriali suoi o da lui ispirati (41). Si trattava, come ha notato Ottavio Barié, biografo di Albertini (42), di interventi spesso originati da polemiche con i neutralisti: cattolici, socialisti e, soprattutto, giolittiani, ma il cui obiettivo ultimo era sempre il governo, nei cui confronti intendeva esercitare la maggior pressione possibile, e che culminò nelle giornate di maggio. Tra questi articoli, alcuni del febbraio del 1915 appaiono particolarmente significativi perché rappresentano l’offensiva messa in campo in un momento in cui il fronte interventista sembrava perdere terreno, ossia all’indomani della pubblicazione della lettera di Giolitti sul “”parecchio”” che si sarebbe potuto ottenere dall’Austria in cambio della neutralità (423). La polemica del “”Corriere”” era rivolta contro la “”Stampa””, il foglio torinese da sempre vicino a Giolitti. Albertini cercò qui di sviluppare il ragionamento in base al quale la neutralità non avrebbe potuto dare alcun giovamento all’Italia anche ammettendo la buona fede dell’Austria nell’adempiere alle sue eventuali promesse, buona fede che in verità Albertini non riconosceva a Vienna (44)””. Note: 41) E’ impresa ardua riuscire a individuare con sicurezza gli articoli scritti da Albertini negli anni della sua direzione. Tali articoli uscivano sempre senza firma , tuttalpiù un asterisco indicava quelli che riportavano la posizione del giornale e che possono perciò essere ragionevolmente attribuiti al direttore (…); (42) Cfr. O. Barié, ‘Luigi Albertini, cit., pp. 287-310, per un’equilibrata ricostruzione delle posizioni di Albertini; dei suoi principali redattori e del “”Corriere”” durante la battaglia interventista; (43) La lettera di Giolitti indirizzata al deputato Camillo Peano fu pubblicata dalla “”Tribuna”” il 1° febbraio 1915 (…). (pag 103-104) (Andrea Moroni, ‘Il “”Corriere della Sera”” alla guerra. Propaganda e informazione tra il 1914 e il 1918]”,”QMIP-242″
“LUCCIO Fabrizio”,”La struttura degli algoritmi.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”SCIx-070-FL”
“LUCCIO Fabrizio”,”Strutture Linguaggi Sintassi. Una introduzione.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”VARx-070-FL”
“LUCCIO Fabrizio”,”La struttura degli algoritmi.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”SCIx-218-FRR”
“LUCIANI Georges (Pierre BERLAND)”,”Six ans a Moscou.”,”LUCIANI Georges corrispondente del ‘Temps’ e del ‘Petit parisien’. Nella guerra russo-polacca che vede prima una brillante offensiva di Tuchachevskij sulla Vistola e poi una veloce ritirata ci sia stato l’aiuto dato ai polacchi decisivo per il “”miracolo della Vistola”” (pag 320) Questione militare. “”Dans cet ordre d’idées, les chefs ont donné l’exemple. Notre éminent confrère Henry Rollin a brillamment montré l’énorme influence sur Lénine du théoricien militaire allemand von Clausewitz, “”influence si profonde même qu’au point de vue pratique, on peut penser qu’elle dépasse celle de Marx et d’Engels”” (Henry Rollin, La Révolution Russe, vol II, p. 197)”” (pag 268)”,”RUST-141″
“LUCIANI Giacomo”,”L’Opec nella economia internazionale.”,”L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, meglio conosciuta come OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries), fondata nel 1960, comprende dodici Paesi che si sono associati, formando un cartello economico, per negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni. La sede dell’OPEC, dapprima stabilita a Ginevra, a partire dal 1º settembre 1965 è stata trasferita a Vienna. (wikip) Non viene citato Yamani Ahmed Zaki Yamani (La Mecca, 30 giugno 1930) è un politico saudita, Ministro del Petrolio e delle risorse minerarie dal 1962 al 1986, poi all’OPEC per 25 anni. Biografia Laureato all’Università del Cairo Re Fouad I nel 1951, dopo aver studiato legge alla New York University e ad Harvard, con un dottorato all’università di Exeter, divenne consulente del governo saudita nel ’58 e Ministro del petrolio nel 1962. Divenne noto anche in Occidente per il ruolo assunto durante l’embargo del 1973, quando spinse l’OPEC a quadruplicare il prezzo del greggio. Nel dicembre del ’75 venne catturato a Vienna, insieme ad altri ministri dell’OPEC, dal celebre terrorista Carlos lo Sciacallo. Nonostante l’ordine di uccidere Yamani, Carlos lo liberò dopo due giorni di fuga in aereo per il Medio Oriente. Nel 1986 Re Fahd rimosse Yamani e Abdulhady Hassan Taher, fondatore della Petromin oils (oggi Aramco). Nel 1990 ha fondato il Centro studi per l’energia globale, gruppo di analisi del mercato. wikip Giacomo Luciani è nato a Roma nel 1948. Ha studiato all’Università di Roma e alla Yale University e alla Harvard University. Pubblicista, è autore di numerosi articoli sulle imprese multinazionali ed i rapporti tra paesi industriali e in via di sviluppo. Ha lavorato per Bankitalia e ha diretto l’ Ireci (Istituto per le ricerche sull’economia internazionale) (ora non esiste più) GIACOMO LUCIANI giacomo.luciani@sciences-po.org Scientific Advisor for the Master in International Energy at PSIA, Giacomo Luciani is also Adjunct Professor at the Graduate Institute of International and Development Studies, Geneva and Director of the Executive Master in International Oil and Gas Leadership. For the period 2010-13 he was appointed Princeton University Global Scholar, attached to the Woodrow Wilson School and the Department of Near Eastern Studies, The Institute for the Transregional Study of the Contemporary Middle East, North Africa, and Central Asia. His research focuses on the political economy of the Middle East and North Africa and on global energy issues. See full CV. (SciencesPo)”,”ECOI-401″
“LUCIANI Giacomo”,”Il Pci e il capitalismo occidentale. Con un’intervista a Giorgio Amendola.”,”Giacomo Luciani è nato a Roma nel 1948, ha studiato presso l’Università di Roma, la Yale University e la Harvard University. Ha lavorato presso il servizio Cooperazione economica internazionale della Banca d’Italia. E’ socio dell’ IAI Istituto di affari internazionali. Ha pubblicato: ‘L’Opec nella economia internazionale’ e ‘Il potere multinazionale’. Oggi: Giacomo Luciani è uno dei maggiori esperti italiani di geopolitica dell’energia spesso citata dai media. È principalmente noto per i suoi contributi fondamentali alla teoria dello stato rentier con l’economista egiziano Hazem Al Beblawi. (wiki inglese)”,”PCIx-470″
“LUCIANO Domenico”,”Per una storia dei rapporti tra Lenin e il partito socialista italiano prima della Rivoluzione russa.”,”Cita tra gli altri Ivan BOCIAROV, Lenin a Capri, in “”Realtà sovietica”” n° 193, aprile 1969, pag 34-46″,”MITS-356″
“LUCIANO DI SAMOSATA”,”Come difendersi dalla calunnia.”,”””Se dobbiamo credere a a Chamfort, quando scrive che “”la giornata più perduta di tutte è quella in cui non si è riso””, allora saremo sempre riconoscenti a Luciano per il disincatato scetticismo con cui ci insegna a ridere del mondo, e che contribuisce ancora oggi a fare di ogni sua opera un classico””. (pag 13) “”Nell’affrontare il tema della calunnia, Luciano intende scoprire prima di tutto quale ne sia l’origine, e da che cosa sia composto il terreno che ne alimenta la spaventosa proliferazione tra gli uomini. La causa principale della calunnia è individuata nell’ ignoranza (in greco ‘agnoia’), e non a caso questo termine è posto all’inizio e alla fine del trattato, chiudendolo idealmente ad anello””. (pag 9)”,”VARx-426″
“LUCIANO DI SAMOSATA, a cura di Ranuccio BIANCHI BANDINELLI”,”Quattro opuscoli morali.”,”Edizione numerata n° 123 Risposta di Lutero a Wittenberg: “”ich kan nit anders”” (non posso far altro) (pag 11) “”La prestezza è utile in ogni faccenda, e massimamente se vi è abbondanza di cose da riportare, e questa convien procacciarsi non tanto dai nomi e dai verbi, quanto dagli stessi fatti (1). Questo intendo, che scorrendo le piccole cose e meno necessarie, parli con abbondanza delle grandi. Di più deono pur tralasciarsi mote cose, imperocchè convintando gli amici, apparecchiate che hai le vivande, in mezzo agli uccelli, alle paste, ai cinghiali ed ai lepri, ponendo pure le trippe, le rape, e le fave, non si curi nulladimeno codesti cibi più vili.”” (1) Il testo greco è più chiaro della traduzione e il precetto è ottimo: la brevità è tanto più necessaria quando ci sia molta materia, ma non da ottenersi risparmiando parole, bensì le cose, soffermandosi cioè su quello che realmente è sostanziale e toccando brevemente il resto, più attinente alla parte descrittiva che al problema storico dei fatti narrati”” (pag 201)”,”VARx-427″
“LUCIANO, a cura d Massimo VILARDO Claudio CONSONNI Franco MONTANARI”,”Opere scelte.”,”Luciano era nato a Samosata, una città posta sulla riva dell’Eufrate, agli estyremi confini orientali dell’impero: al di là del fiume c’erano i Parti, nemici secolari dei Romani. Il suo luogo d’origine doveva essere malnoto ai Greci e ul fatto doveva crucciare non poco a Luciano, se in una delle sue opere si lamenta perchè uno storico da strapazzo lo situa in Mesopotamia.”,”STAx-119-FL”
“LUCIANO”,”Storia vera.”,”Luciano nato nel 125 a Samosata città di una provincia della Siria. Non fu quindi greco di nascita e la lingua greca la imparò a scuola e la imparò con grande padronanza. Fu e rimase un barbaro ellenizzato nelo spirito. L’attività letteraria è cospicua, il ‘corpus’ delle opere comprende più di 80 mumeri (alcuni però non suoi). Nei suoi scritti usa una forma dialogica alla maniera di Platone, alcune sono di tipo dieghematico, altre, le più tardive sono in forma epistolare. Tra le sue opere: ‘Sogno’, ‘Immagini’, ‘Difesa delle immagini’, ‘De morte Peregrini’, ‘Fugitivi’. Nella sua ‘Storia vera’ non c’è nulla di vero.”,”STAx-373″
“LUCIFREDI Alfonso”,”L’eredità di Mendel. All’origine della genetica.”,”LUCIFREDI Alfonso Lucifredi, naturalista, ha scritto di scienze, natura e viaggi per riviste italiane e internazionali. Per la stessa collana ha pubblicato ‘A cosa pensava Darwin?’ (20169 e ‘Alla scoperta della vita’ (2017) Contiene il capitolo 12: ‘L’ eugenetica, il lato oscuro della genetica’ “”E così, grazie alla benevolenza del suo abate, Mendel ebbe la possibilità di migliorare i suoi studi scientifici in una delle università più prestigiose di tutto l’Impero. A Vienna, Mendel studiò i princii di tutte le scienze naturali e rafforzò il suo attaccamento nei confronti del classico metodo scientifico della fisica, secondo cui i fenomeni naturali sono dimostrabili o riassumibili tramite leggi matematiche. L’influenza delle lezioni di Friedrich Franz, che ancora si faceva sentire, contribuì a donargli un grande talento nell’inquadrare ogni questione scientifica in termini quantitativi e rigorosamente matematici. (…) (pag 21-22) Mendel conobbe il biologo Franz Unger esperto di fisiologia vegetale. Unger migliorò la conoscenza di Mendel degli studi sull’ ibridazione. Unger era stato profondamente influenzato dal botanico tedesco Matthias Jakob Schleiden (pag 22)”,”SCIx-502″
“LUCINI Marcello”,”Ghepeù. Storia della polizia segreta sovietica.”,”””Tukhacevski pagò con la vita la rivendicazione di una certa autonomia delle forze armate nei confronti del partito, Zukov, venti anni più tardi, fu mandato bruscamente in pensione per lo stesso motivo”””,”RUSS-132″
“LUCINI Marcello”,”La parabola di Stalin.”,”LICINI è nato a Spoleto nel 1920. Sorpreso dagli avvenimenti dell’ 8 settembre a Udine dove prestava servizio militare quale sottotenente di complemento, fu catturato dai tedeschi. Rimase in un campo di concentramento in Germania fino al termine della guerra. Tornato in Italia si diede all’ insegnamento (scuole secondarie) e passò poi al giornalismo (‘Il Tempo’). 1922: “”Nessuna meraviglia”” disse uno di loro “”che queste idee siano sostenute da Trotsky che è un uomo di Stato (l’ obiettore calcò l’ accento su questa parola con evidente disprezzo), ma che a farlo siano Lenin e Zinoviev c’è veramente da stupirsi!””. Costui era l’ armeno ventisettenne Anastas Mikoian, di Tiflis, del quale erano noti i rapporti di amicizia con Stalin. Forse nessuno, in quell’ assemblea comprese chi fosse il vero ispiratore dell’ intervento del giovane Mikoian perché nessuno, ancora si era reso conto che Stalin stava facendo la sua corsa, come si direbbe in gergo sportivo, non era il “”gregario”” di Lenin. Dal canto suo, il capo bolscevico aveva inteso bilanciare la potenza di Stalin; chi più adatto di Trotsky a questa bisogna? Una settimana dopo, durante una seduta del Politburo, Lenin riprese il concetto della separazione ed a conclusione disse: “”Propongo che il compagno Trotsky sia nominato vicepresidente del Consiglio dei commissari del popolo””. Era evidente che egli stava gettando le basi per la candidatura del commissario dei trasporti alla presidenza del Consiglio. “”Non accetto”” scattò Trotsky tra il generale stupore. “”Vogliamo aumentare la confusione aggiungendo ai tre vicepresidenti con funzioni indefinite e contrapposte, un quarto? Vogliamo combattere la burocratizzazione dello Stato che finirà col soffocare la rivoluzione aumentando quella al vertice dello Stato? Inoltre c’è un’ influenza politica sostanziale ed un’ altra apparente; il compagno Lenin, che ha dato ad altri la sostanza, vuole offrirmi il contentino dell’ apparenza: grazie ma, ripeto non accetto.”” Queste parole furono accolte da un silenzio glaciale; gli occhi di tutti si posarono su Lenin che si era fatto paonazzo in volto e stringeva i pugni guardando fisso Trotsky. “”Compagno Trotsky”” si limitò a dire dopo alcuni attimi silenzio. “”Io ti ho offerto l’ opportunità di continuare a servire la rivoluzione da un posto di grande responsabilità. Prendo atto che tu ti sei rifiutato””. Vicino a Lenin, Stalin riuscì a restare imperturbabile e, anzi, ad assumere un’ aria di grande umiltà affinché i compagni potessero ben vedere chi era il servitore del partito””. (pag 91-92) “”Tomski, il più noto dei sindacalisti bolscevichi, non aveva potuto sopportare l’ accusa di “”nemico della classe operaia”” che si leggeva su tutti i giornali sovietici, convenientemente orchestrati dalle “”veline”” di Stalin, e si era tolto la vita””. (pag 180) “”Ma a novembre in Russia è pieno inverno e la corsa delle armate di Hitler è stato troppo rapida: in quel settore non faranno un passo avanti e questo anche perché Stalin ha tempestivamente fatto affluire al fronte le divisioni schierate in Siberia nella previsione di un attacco giapponese. Ha saputo, appena in tempo, che il Giappone non ha nessuna intenzione di attaccare ed a informarlo è stato Beria cui ha fornito la preziosa informazione lo stesso Sorge che non venne creduto quando annunciò prossima l’ invasione dell’ URSS da parte di Hitler. “”Hitler ha esonerato Brauchitsch, Rundstedt e Leeb””. E’ Malenkov, il quale per tutta la durata della guerra sarà al fianco di Stalin, a dargli la notiza. (Malenkov faceva parte, con Molotov, Voroscilov e Beria, del Comitato della difesa dello Stato presieduto da Stalin). “”Questo significa”” commenta Stalin “”che Hitler non ha più fiducia nel suo stato maggiore. E’ la prima nostra vera vittoria””. (pag 262-263)”,”STAS-041″
“LUCIOLLI Mario”,”Palazzo Chigi: anni roventi. Ricordi di vita diplomatica italiana dal 1933 al 1948.”,”Dopo il periodo fascista, dal 1948 al 1955 LUCIOLLI fu all’ ambasciata di Washington, poi fu consigliere diplomatico del presidente della Repubblica Giovanni GRONCHI, quindi dal 1956 al 1961 ambasciatore in Cile e dal 1961 al 1964 in Turchia. Nel 1964 divenne ambasciatore a Bonn. “”A causa di questo mio lavoro, accompagnai Alfieri alla Reichkanzlei in quella triste mattina del dicembre 1941 quando Ribbentrop, Alfieri e Oshima, dopo l’ attacco a Pearl Harbour, si riunirono per firmare il patto col quale i tre Paesi si impegnavano a non concludere una pace separata. Non era, però, necessario prender parte attivamente ai rapporti esterni dell’ Ambasciata per avvertire che l’ atmosfera andava gradualmente appesantendosi, a causa delle debolezze sempre più evidenti dell’ Italia e del suo conseguente declino dal rango di partner della Germania a quello di uno dei tanti infidi satelliti. Tutti sentivamo che la Germania stessa si avvicinava inesorabilmente al redde rationem davanti alla storia, paventavamo i contraccolpi sull’ Italia delle prossime sconfitte tedesche, e giudicavamo prive d’ogni valore le logomachìe tedesche sugli scopi dell guerra, sui risultati che si sarebbero conseguiti con la vittoria e così via.”” (pag 99) Incontri con Mussolini (pag 116)”,”ITAF-213″
“LUCONI Stefano PRETELLI Matteo”,”L’immigrazione negli Stati Uniti.”,”LUCONI Stefano insegna storia degli Stati Uniti Univ. di Pisa, PRETELLI Matteo è lecturer di italiano nella Swinburne University of Technology di Melbourne.”,”USAS-182″
“LUCONI Stefano”,”La questione razziale negli Stati Uniti dalla Ricostruzione a Barack Obama.”,”LUCONI Stefano “”Fu solo l’omicidio di Kennedy il 22 novembre 1963 che fece uscire il ‘Civil Rights Bill’ dalle secche e dai meandri dei comitati legislativi del Congresso nei quali era rimasto bloccato. In seguito alla “”santificazione”” politica di Kennedy dopo la morte come qual campione della causa afro-americana che in vita non era in realtà mai stato per la volontà di non pregiudicarsi l’appoggio dei conservatori del Sud, crebbero ancora di più i consensi per la legge sui diritti civili. Per esempio, i sostenitori di un provvedimento che vietasse la segregazione nei luoghi pubblici passarono dal 48% dell’opinione pubblica statunitense nel luglio del 1963 al 61% nel febbraio del 1964. Tra i soli bianchi del Nord, la percentuale aumentò dal 55% al 71%. L’appoggio all’integrazione razziale divenne una sorta di omaggio postumo alla memoria del presidente assassinato. Fu soprattutto il successore di Kennedy alla Casa Bianca, Lyndon B. Johnson (1963-69), a operare per accelerare i tempi dell’approvazione del progetto di legge sui diritti civili””. (pag 166-167)”,”USAS-193″
“LUCREZIO Tito Caro”,”La Natura. (De rerum natura)”,”””Non bisogna indagare la scienza della natura secondo vani assiomi e legiferazioni, ma come richiedono i fenomeni. Perché la nostra vita non ha bisogno di irragionevolezza e di vuote opinioni, ma di trascorrere tranquilla. E si ottiene la massima serenità riguardo a tutti i problemi che vengono risolti secondo il metodo delle molteplici spiegazioni in accordo con i fenomeni, quando si ammetta in proposito, come è conveniente, il verosimile””. (pag 19) Dal glossario: Materia: Insieme col vuoto, la materia costituisce il tutto. (I, 415 sgg). Morte: La morte non è che un passaggio a nuove forme di esistenza: non è annientamento, ma disgregazione di parti destinate a nuove unioni (I, 215 sgg). (pag 485) Tempo: Per Epicuro “”il tempo è una qualità accidentale di accidenti””. (…) Il tempo non solo non esiste di per sé (è cioè un accidente), né è un coniunctum, ma non è nemmeno un eventum di una cosa, bensì l’ eventum di un altro eventum. Esempio: le foglie degli alberi (corpo) sono gialle (eventum) in autunno (eventum dell’ eventum). (pag 487) Scienza: E’ la “”razional conoscenza della natura”” (naturae species ratioque). (pag 486) Universo: L’ universo (omne, gr. tò pàn) è infinito perché composto da infiniti atomi e dal vuoto infinito (I, 953 sgg.). In esso si compongono e si scompongono eternamente gli aggregati atomici e i mondi. (pag 488) “”La paura ha creato gli Dei”” (Lucrezio)”,”STAx-105″
“LUCREZIO CARO Tito, a cura di Ettore BIGNONE e Maria Rosaria POSANI”,”Il poema della natura. Passi scelti e annotati.”,”Nulla sorge dal nulla, nulla al nulla ritorna (… ) tutto obbedisce a leggi eterne… (pag 16) Sulla vanità della paura della morte: l’ averno non esiste. Il vero inferno è la vita stessa per chi non sa conquistare con la saggezza la pace dell’ anima, che è mortale e perisce assieme al corpo… (pag 78)”,”VARx-370″
“LUCREZIO Tito Caro, a cura di Guido MILANESE”,”De Rerum Natura. (La natura delle cose)”,”Biografia e personalità dell’autore del De rerum natura ci sfuggono quasi completamente. Quanto sappiamo di Tito Lucrezio Caro si riduce al fatto che visse nella prima metà del I secolo a.C., e che morì poco dopo i quarant’anni.”,”STAx-096-FL”
“LUDDEN David, edizione italiana a cura di Simona VITTORINI”,”Storia dell’India e dell’Asia del Sud.”,”LUDDEN David è docente di storia all’Università della Pennsylvania. Ha dedicato vari saggi alla storia e alla cultura indiana. “”Nei suoi territori asiatici, la Compagnia olandese utilizzò, in un primo momento, le strutture esistenti in ordine all’esazione delle imposte per finanziare il commercio in Asia e le esportazioni in Europa. Gli olandesi usarono i monopoli, il dominio sul mare, i prestiti e gli attacchi militari per costringere i sovrani locali a soggiacere ai loro monopoli regi e a rifornire unicamente le loro navi di chiodi di garofano, noce moscata e macis. Fu dunque la coercizione ad alimentare le esportazioni olandesi. Tributi e imposte, corrisposti in natura, costrinsero i coltivatori locali a vendere alla Compagnia olandese a prezzi fissati dalla stessa. Dopo il 1800, il sistema della coltivazione forzata mediante la tassazione in natura conferì agli olandesi d’Indonesia una posizione di notevole forza sui mercati mondiali dello zucchero.”” (pag 132)”,”INDx-111″
“LUDENDORFF Erich”,”I miei ricordi di guerra, 1914-1918. Volume primo. Con numerosi schizzi e piani.”,”Pochi riferimenti a Hindenburg nell’indice dei nomi Ludendorff Erich. – Generale tedesco (Kruszewnia, Poznan, 1865 – Tutzing, Baviera, 1937). Durante la Prima guerra mondiale condusse vittoriosamente l’esercito sul fronte orientale e, come capo di Stato maggiore, guidò le grandi offensive del 1918. Dopo le dimissioni (1918) militò nell’estrema destra e partecipò al Putsch di W. Kapp (1920) e di A. Hitler (1923). Fallita la sua candidatura alla presidenza del Reich (1925), si ritirò a vita privata. Hindenburg Paul Ludwig von Beneckendorff e von. – Uomo politico e generale tedesco (Poznan 1847 – Neudeck 1934). Comandante supremo delle forze armate tedesche dal 1916, nel 1925 fu eletto presidente della Repubblica; riconfermato nel 1932, nominò A. Hitler cancelliere dopo le elezioni del 1933. (Trecc)”,”GERQ-097″
“LÜDTKE Alf”,”Des Ouvriers dans l’ Allemagne du XXe siecle. Le quotidien des dictatures.”,”Nato nel 1943, Alf LÜDTKE è ricercatore presso l’ Istituto Max-Planck di storia a Göttingen. Ha insegnato a Princeton e all’ Università ebraica di Gerusalemme, a quella di Chicago e del Michigan. Dal 1999, è condirettore del dipartimento di antropologia storica dell’ Institut Max-Planck di storia, all’ Università di Erfurt. E’ uno degli iniziatori di un movimento che riconsidera il nostro modo di fare storia: l’ Alltagsgeschichte, storia del quotidiano. Le sue ricerche conducono all’ esistenza quotidiana nel XX secolo: organizzazione del lavoro industriale, gestione dei tempi, struttura dei salari, immagine del lavoro ecc. “”Tim Mason ha caratterizzato le forme e le funzioni dell’ efficienza – in termini di dominio- del fascismo tedesco attraverso la simultaneità e la complessità funzionale “”di oppressione, di neutralizzazione e d’ integrazione””. (pag 73) “”Queste discontinuità del sistema di controllo costituivano il rovescio della medaglia delle procedure di lavoro. Gli operai vi rispondevano in effetti costruendo il loro proprio ‘patchwork’, fatto di accettazione e di distanza, di “”cooperazione per necessità”” (Notwendigkeitskooperation) e di momenti in cui ‘l’ on n’en fait qu’à sa tête’ (Eigensinn) (1)”” (pag 169) (1) una sorta di ‘distacco’ dagli altri. Il perseguimento di questo ‘distacco’, l’A lo chiama ‘Eigensinn’ (senso di essere proprio). L. fornisce una propria interpretazione di ‘Eigensinn’: significa tutti i modi di comportamento utilizzati per creare la propria autonomia, una certa distanza tra sé e gli altri (l’ autorità ma pure i compagni di lavoro). Eigensinn è arrivare tardi o presto al lavoro, passare molto tempo nelle latrine durante le ore di lavoro, sabotare i processi di produzione, camminare nei reparti e parlare nei corridoi ecc.”,”MGEK-054″
“LUDVIGSEN Karl”,”Battle for the Beetle. The untold story fo the post-war battle for Adolf Hitler’s giant Volkswagen factory and the Porsche-designed car that became an icon for generations around the globe.”,”L’autore, Ludvigsen ha fatto esperienza nel mondo dell’auto, nel campo dell’ ingegneria meccanica (Mit) e del disegno industriale (Pratt Institute). Ha lavorato nell’industria motoristica a livelli dirigenziali in General Motors, Fiat e Ford. Impianto di Fallersleben. “”Parts for the engines and vehicles built at Fallersleben were sourced throughout Greater Germany. Castings and forging came from Czechoslovakia. The Peugeot pant at Sochaux, which became a subsidiary of the Volkswagen Works in June 1943, supplied twenty thousand connecting rods, three thousand flywheels, and five thousand raw forgings for crankshafts – the last a rush order (65). Type 82 body panels were made in the press works of Ambi-Budd in Berlin and shipped west to the plant for assembly. The plant’s total output of the Type 82 bucket-cars was 50,435. Included in this total were such specialized versions as radio cars (3,326), intelligence cars (7,545), and repair vehicles (2,324). It was Germany’s most abundant light military vehicle, well ahead of the wartime version of the Mercerdes-Benz 170V, of which 19,000 were built. Substantial though they were by German standards, these Beetle numbers were an order of magnitude smaller than America’s production of 650,000 Jeeps for use in World War II. Design and development of both vehicles had taken place at about the same time, but the American military was quick to see the value of its Jeep, which had been pioneered by its Quartermaster Corps and carmaker American Bantam, and both Willys and Ford shifted into high-gear production of the tough and versatile Jeep. Kübel production slumped in the last year of the war when conditions worsened. Supply of vital components was fitful. Raids on Berlin kept AmbiBudd from supplying bodies regularly. Literally in the last weeks of the war the Volkswagen works succeeded in bringing the Type 82 body dies to Fallersleben, where they stamped their own panels for the last 665 bodies made (66). After the air raids, assembly of the engines and vehicles was moved to the sub-story of the plant, originally intended only for services and piping. The workforce was composed largely of Italians, Russians Poles, and Frenchmen held there against their will (67). As early as 1943 only one worker in eight in the plant was German, and those were assembling the precious V-Is”” (pag 72-73) [(65) Peugeot as supplier to VW works: Arthur S. Stella, ‘Activities of the Peugeot Organisation at Sochaux-Montbeliard’, CIOS, London, 18 December 1944, PRO FO 935/4; (66) Type 82 body dies to Fallersleben: Mommsen and Grieger, p. 885. Although authoritative, this testimony conflicts with postwar reports that the Kübel body dies remained in Berlin at AmbiBudd, thus making it impossible to resume production of the Type 82 model; (67) Production in sub-story: Mommsen and Greger, p. 636. The masterful company-sponsored survey of the life and times of the VW factory before, during and after the war researched and written by Professor Hans Mommsen with Manfred Grieger is essential reading for anyone interested in the political background of Volkswagen and the nature of its management and workforce before and during the war. Mommsen and Grieger, with the support of Volkswagen, thoroughly researched and depicted the arrangements at the KdF-Werke for detaining foreign workers there during the war. In 1998 the Volkswagen AG set up a fund of DM 20 millions from which surviving slave laborers would be compensated under the supervision of a former prime minister of Israel, Shimon Peres. VW estimated that between one thousand and two thousand forced laborers were still living] “”Le parti per i motori e i veicoli costruiti a Fallersleben provenivano da tutta la Grande Germania. I pezzi fusi e la forgiatura provenivano dalla Cecoslovacchia. Il pantalone Peugeot di Sochaux, che divenne una filiale della Volkswagen Works nel giugno 1943, fornì ventimila bielle, tremila volani , e cinquemila pezzi fucinati grezzi per alberi a gomiti – l’ultimo un ordine urgente (65). I pannelli della carrozzeria del Tipo 82 sono stati realizzati nelle presse di Ambi-Budd a Berlino e spediti a ovest allo stabilimento per l’assemblaggio. 82 benne erano 50.435.Incluse in questo totale c’erano versioni specializzate come auto radio (3.326), auto di intelligence (7.545) e veicoli di riparazione (2.324).Era il veicolo militare leggero più abbondante della Germania, molto prima della versione in tempo di guerra della Mercerdes-Benz 170V, di cui furono costruiti 19.000. Sebbene fossero sostanziali per gli standard tedeschi, questi numeri di Maggiolino erano un ordine di grandezza inferiore alla produzione americana di 650.000 Jeep per uso i n Seconda guerra mondiale. La progettazione e lo sviluppo di entrambi i veicoli erano avvenuti all’incirca nello stesso periodo, ma l’esercito americano si era accorto rapidamente del valore della sua Jeep, che era stata sperimentata dal Quartermaster Corps e dalla casa automobilistica American Bantam, e sia Willys che Ford si erano spostati in alto -produzione di ingranaggi della robusta e versatile Jeep. La produzione di Kübel è crollata nell’ultimo anno di guerra quando le condizioni sono peggiorate. La fornitura di componenti vitali era discontinua. I raid su Berlino hanno impedito ad AmbiBudd di fornire regolarmente corpi. Letteralmente nelle ultime settimane di guerra gli stabilimenti Volkswagen riuscirono a portare gli stampi della carrozzeria Tipo 82 a Fallersleben, dove stamparono i propri pannelli per le ultime 665 carrozzerie realizzate (66). Dopo i bombardamenti, il montaggio dei motori e dei mezzi è stato spostato nel sottopiano dello stabilimento, originariamente destinato solo ai servizi e alle tubazioni. La forza lavoro era composta in gran parte da italiani, russi polacchi e francesi trattenuti contro la loro volontà (67). Già nel 1943 solo un operaio su otto nello stabilimento era tedesco, e questi si occupavano di assemblare le preziose V-I”” (pag. 72-73) [(65) Peugeot come fornitore di stabilimenti VW: Arthur S. Stella, ‘Attività di the Peugeot Organization at Sochaux-Montbeliard””, CIOS, London, 18 December 1944, PRO FO 935/4; (66) Type 82 body dies to Fallersleben: Mommsen and Grieger, p. 885. Sebbene autorevole, questa testimonianza è in conflitto con i resoconti del dopoguerra che il corpo di Kübel muore rimase a Berlino presso AmbiBudd, rendendo così impossibile riprendere la produzione del modello Type 82. (67) Produzione nella sottostoria: Mommsen e Greger, pagina 636. Il magistrale sondaggio sulla vita sponsorizzato dall’azienda and times of the VW factory before, during and after the war, ricercato e scritto dal professor Hans Mommsen con Manfred Grieger è una lettura essenziale per chiunque sia interessato al background politico della Volkswagen e alla natura della sua gestione e forza lavoro prima e durante la guerra. e Grieger, con il supporto di Vol kswagen, ha studiato a fondo e descritto le disposizioni presso la KdF-Werke per la detenzione di lavoratori stranieri durante la guerra. Nel 1998 la Volkswagen AG ha istituito un fondo di 20 milioni di DM da cui i lavoratori schiavi sopravvissuti sarebbero stati risarciti sotto la supervisione di un ex primo ministro di Israele, Shimon Peres. La VW ha stimato che tra mille e duemila lavoratori forzati fossero ancora in vita]”,”GERN-209″
“LUDWIG Emil”,”Colloqui con Mussolini.”,”Questo libro è il frutto di interviste (13 giorni) fatte dallo storico tedesco al dittatore fascista nel 1932 nella sala di Palazzo Venezia, a Roma. Lo scopo dichiarato erano i problemi politici del momento ma quello sottinteso era quello di sondare la personalità e il carattere dell’intervistato. Emil LUDWIG nacque a Breslavia nel 1881 da famiglia ebraica. Si specializzò in biografie romanzate dei più famosi uomini della storia e della cultura. Perseguitato da HITLER si trasferì in Svizzera. Morì ad Ascona nel 1948.”,”ITAF-016″
“LUDWIG Emilio”,”Bismarck. Storia di un lottatore.”,”BISMARCK ha dettato le sue memorie nel 1892 con impeto eruttivo, in frammenti (i tre libri nelle loro linee essenziali). Dettò il libro al fedele BUCHER, fino a che questi morì. Lavorò con la memoria e senza documenti. A volte emergevano agli occhi di BUCHER delle contraddizioni. Non è un’opera meditata ma un ‘Ricordo e Pensiero’, una raccolta di gemme sciolte.”,”GERx-043″
“LUDWIG Emil”,”Le Nil. Vie d’ un fleuve. Tome I.”,”””Questo cristianesimo recente, assalito da due lati, cancella l’ anno stesso della nascita di Maometto. I cristiani d’ Abissinia avevano minacciato la Mecca ed erano stati respinti; subito dopo il vaiolo li obbligò ad evacuare il Sud dell’ Arabia. E’ uno dei rari esempi di una epidemia che ha delle ripercussioni sulla storia del mondo. In questi luoghi cominciò la lotta tra le due religioni, e a questo concerto greco, arabo e cristiano si mescolò la voce degli ebrei, i cui credenti dal sesto secolo penetrarono ancora una volta in Abissinia; perciò era da lungo tempo che gli etiopi greci si erano, diciamo, convertiti al giudaismo, sotto l’ influenza non delle missioni, ma dei nomadi che portarono i loro costumi ad altri nomadi””. (pag 113)”,”VIOx-133″
“LUDWIG Emil”,”Le Nil. Vie d’ un fleuve. Tome II.”,”””Per secoli i sultani ai bordi del Nilo vissero in pace con i cristiani; un bel giorno la lotta cominciò. E’ oggi impossibile sapere chi fu il responsabile; spesso non lo si può scoprire quando si tratta di avvenimenti contemporanei. Sembra però che furono i cristiani nel loro desiderio di fare del proselitismo.”” (pag 193)”,”VIOx-134″
“LUDWIG Emil”,”La Prusse et l’ Europe.”,”””Fa attenzione, amico, sono dei prussiani. Vogliono sempre sapere tutto meglio degli altri”” Goethe, (in apertura) “”Au moment ou l’ on s’ occupe partout d’ édifier de nouvelles patries, le penseur impartial, dont l’ heure viendra, ne trouve sa patrie nulle part et la rencontre partout””. Goethe (pag 47) Gli Stati Uniti d’ Europa. Progetto di una costituzione. Le leggi fondamentali. Articolo primo. “”Gli Stati Uniti d’ Europa comprendono tutti i paesi che ingloba questa parte del mondo, in occasione della pace del 194… Nel 1937, essi erano trenta Stati (tra i quali quattro Stati minuscoli di appena trenta mila abitanti). Quest aunione non forma uno Stato confederato come la Svizzera o gli Stati Uniti d’ America, ma, al contrario, una Unione di Stati come la vecchia Unione Germanica (Deutscher Bund 1815 – 66), ovvero che il suo potere si esercita, non sui diversi cittadini, ma sui diversi paesi. (…)””. (pag 47)”,”GERx-100″
“LUDWIG Emil”,”Lincoln. Storia di un figlio del popolo.”,”ANTE3-14 Libro dedicato a Thoma Edison amico dell’umanità”,”USAS-166″
“LUDWIG Emil”,”Colloqui con Mussolini.”,”””Handeln ist leicht. Denken schwer; nach dem Gedachten handeln, unbequem.”” (“”Agire è facile, pensare difficile, agire secondo quel che si è pensato, incomodo””) Goethe pag 31 Colloqui con Mussolini, E. Ludwig, Mondadori, 1965″,”ITAF-004-FPA”
“LUGAN Bernard”,”Storia del Sudafrica.”,”Bernard LUGAN è ‘Maitre de conferences’ all’Univ di Lione III. Specialista di storia dell’Africa (è stato per dieci anni Prof all’Univ di Ruanda), è autore di numerosi articoli pubblicati in riviste specializzate. E’ coautore di un atlante storico-geografico del continente africano.”,”AFRx-006″
“LUGARINI Leo a cura; saggi di Livio SICHIROLLO Franco BIASUTTI Fulvio LONGATO Francesca MENEGONI; discussioni d Vincenzo VITIELLO Pierre-Jean LABARRIERE e Gwendoline JARCZYK; ricerche di Antonio FRANCIONI”,”Hegel fra logica ed etica.”,”Saggi di Livio SICHIROLLO Franco BIASUTTI Fulvio LONGATO Francesca MENEGONI; discussioni d Vincenzo VITIELLO Pierre-Jean LABARRIERE e Gwendoline JARCZYK; ricerche di Antonio FRANCIONI “”Ma il Rettore filosofo non si occupava soltanto di «classici» e dello spirito dei momenti alti. Un passo del Discorso del 1810 smentisce la per altro nota insensibilità hegeliana per il mondo della natura e dei suoi grandi fenomeni (16). Il Liceo ha ricevuto in dono una raccolta di minerali. Hegel si rallegra di questo nuovo strumento di conoscenza e insegnamento che rende possibile «iniziare la nostra gioventù studiosa, in ore supplementari, a questa parte della scienza fisica»; e aggiunge: «essa considera il calmo generare della natura nelle pietre, questo misterioso processo di formazione, che deposita con semplicità nell’interno della terra le sue delicate configurazioni come un linguaggio del silenzio, che dà gioia all’occhio, stimola il senso intellettivo al concetto, e offre all’anima un’immagine di bellezza silenziosa, ordinata, in sé conchiusa» (NS., p. 329]. Su queste premesse Hegel non costruisce nulla. Si limita a riflettere sui fatti e le istituzioni del suo tempo. E così ci mostra come il fatto e il problema educativi siano più ampi di ciò che di solito va sotto il nome di pedagogia e di didattica. Egli conosceva bene la sua epoca. La riteneva un tempo alto, di grandi trasformazioni presenti e future: «Il mondo ha dato alla luce una grande epoca, possiate voi, giovani, compiutamente formarvi in modo degno di essa…» (Discorso del 1815, alla fine: NS, p.373]; «Io mi attengo a questo, che lo spirito universale del tempo ha dato l’ordine di avanzare… Ogni millanteria che ritarda, ogni corrente ingannatrice è inutile, non riesce a togliere al colosso i calzari degli dei con le suole alate o gli stivali, quando li infila, delle sette leghe» (a Niethammer, 5 luglio 1816: e nella stessa lettera: «La reazione, di cui sentiamo tanto parlare oggi, me l’aspettavo»), e le citazioni possono moltiplicarsi dalle lettere, dalle lezioni, dalle opere (17). Ma insieme a questa coscienza di una realtà effettuale in movimento verso tempi nuovi e migliori Hegel mostra scarsa considerazione per la filosofia e la cultura del suo tempo. Con la sola eccezione della veneranda e ingombrante ombra di Kant (che egli attacca durissimamente, perché capisce che da Kant si deve partire), e forse di Goethe, egli considera l’una e l’altra inadeguate, talora pericolose”” [Livio Sichirollo ‘Intorno a «pedagogia» in Hegel’] (pag 52-53) [(16) V. ora R. Bodei, “”Tenerezza per le cose del mondo””. Sublime, sproporzione e contraddizione in Kant e in Hegel’, in AA.VV., ‘Hegel interprete di Kant, a cura di V. Verra, Napoli, 1981, pp. 180-218; (17) V. il cap. ‘La civetta e la talpa’ in R. Bodei, ‘Sistema ed epoca in Hegel’, Bologna, 1975]”,”HEGx-042″
“LUGARINI Leo”,”Hegel dal mondo storico alla filosofia.”,”Leo Lugarini, insigne studioso del pensiero greco e di quello moderno e contemporaneo, è stato professore di Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza ed è autore di numerose pubblicazioni.”,”HEGx-020-FL”
“LUGARINI Leo”,”Hegel e Heidegger. Divergenze e consonanze.”,”Leo Lugarini, insigne studioso del pensiero greco e di quello moderno e contemporaneo, è stato professore di Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza ed è autore di numerose pubblicazioni.”,”HEGx-022-FL”
“LUGLI Piero Maria”,”Storia e cultura della città italiana.”,”””La città, così come fu proposta dai Greci al mondo occidentale, costituiva un modello completamente nuovo rispetto ai modelli di città orientali e a quelli degli insediamenti urbani occidentale precedenti”” (pag 83)”,”STAx-039-FSD”
“LUHMANN Niklas”,”Organizzazione e decisione.”,”LUHMANN Niklas (1927-1998) ha insegnato sociologia all’Università di Bielefeld. Alcune sue opere sono state tradotte in italiano. Es: ‘Stato di diritto e sistema sociale’ (1978) “”Le carriere si rafforzano da sé in quanto concorrono a determinare il “”curriculum””. Un curriculum è una comunicazione, verbale o scritta, sul passato di una persona, che non determina certo il suo futuro, ma lo rende oggetto di aspettativa. Questo permette di ancorare il futuro; sempre incerto, a un passato che è costruito proprio a tal fine.”” (pag 85)”,”TEOS-208″
“LUIZARD Pierre-Jean”,”La questione irakena.”,”LUIZARD Pierre-Jean è ricercatore al CNRS (Gruppo di sociologia delle religioni e della laicità di Parigi). E’ uno specialista di storia contemporanea dell’ Islam nei paesi del Medio Oriente. Ha scritto altri saggi sul mondo arabo, tra cui ‘La formation de l’ Irak contemporain. Le rôle politique des ulémas chiites’ (CNRS Editions, 1991). Irak e Siria. “”Contrariamente alla vicina Siria, dove il regime baathita non è altro che un paravento che maschera il potere dei militari, le forze armate irakene sono in mano ai civili. Il generale Ahmad Hassan al-Bakr e Adnan Khayrallah Tulfah sono stati i soli dell’ entourage di Saddam Hussein a poter pretendere una reale legittimità militare. Gli altri membri dello stato maggiore, a partire dallo stesso Saddam Hussein, sono civili in uniforme. Il capo delle forze armate si è attribuito il titolo di maresciallo senza avere la benché minima formazione militare. I membri della sua famiglia che oggi dirigono l’ istituzione militare non ne hanno di più””. (pag 93) Irak e Iran. “”Ma Baghdad e Teheran hanno l’ obiettivo comune di far fronte alla politica americana nota come “”doppio arginamento””, enunciata per la prima volta nel 1993 da Martin Indyk, allora vicesegretario di Stato. Secondo questa dottrina, gli Stati Uniti dovevano abbandonare la politica consistente nell’ appoggiarsi alternativamente ora sull’ Iraq ora sull’ Iran per neutralizzare le ambizioni di ciascuno dei due paesi a una leadership regionale. In base a questa politica, messa in atto sotto la presidenza Clinton, gli “”stati canaglia”” avrebbero dovuto risultare isolati sia da un punto di vista diplomatico sia economico. L’ Iran e l’ Iraq venivano entrambi segnati a dito. La loro situazione, all’ apparenza simile, diventava un’ occasione per dare il via a un riavvicinamento crescente, incoraggiato vivamente dalla Siria””. (pag 197)”,”VIOx-146″
“LUKACS Gyorgy”,”Storia e coscienza di classe.”,”G. LUKACS (1885) è nato a Budapest. La sua prima opera è stata ‘Storia dello sviluppo del dramma moderno’ (1911). Nello stesso anno pubblica ‘L’anima e le forme’. Nel 1919 ‘Teoria del romanzo’. Fa parte del governo di BELA KUN come Commissario all’Istruzione, poi emigra a Vienna dove conosce Max WEBER e Thomas MANN. Dopo la pubblicazione di ‘Storia e coscienza di classe’ (scritta nel 1922 e pubblicata nel 1923) dove rimane fino alla fine della guerra. Nel periodo 1945-55 scrive ‘La distruzione della ragione’, ‘Il giovane Hegel’, ‘Saggi sul realismo’. Nel 1956 entra a far parte del governo NAGY, viene arrestato e confinato per alcuni mesi in Romania. “”Gli economisti ci spiegano in che modo si produca entro certi rapporti determinati; non ci spiegano invece in che modo questi stessi rapporti vengano prodotti, cioè il movimento storico che li suscita in vita”” [Marx, Miseria della filosofia] “”Non si tratta di ciò che questo o quel proletario, o addirittura l’intero proletariato, ‘si rappresenta’ talvolta come scopo. Si tratta di ‘ciò che esso è’, e di ciò che, in conformità a questo ‘essere’, sarà storicamente costretto a fare”” [Marx, Miseria della filosofia] [in Gyorgy Lukács, Storia e coscienza di classe, Sugar Editore, 1967] (pag 35) (pag 59) [György Lukács, Storia e coscienza di classe, 1967] pag 50-51 “”Infatti, la scissione che si opera nella considerazione della totalità scinde l”unità di teoria e praxis’. L’agire, la praxis la cui istanza è stata posta da Marx al culmine delle sue tesi su Feuerbach – è per sua essenza una penetrazione, una trasformazione della realtà. Ma la realtà può essere afferrata e penetrata solo come totalità e solo un soggetto, che sia esso stesso una totalità, è in grado di compiere questa penetrazione. Non a caso il giovane Hegel pose come prima istanza della propria filosofia il principio “”il vero deve essere inteso ed espresso, non come sostanza, ma come soggetto”” (Phänomenologie des Geistes, prefazione). In questo modo egli ha portato alla luce il più profondo errore, l’ultimo limite della filosofia classica tedesca, soltanto che non riuscì con la propria filosofia a soddisfare realmente l’istanza da lui posta; la filosofia hegeliana rimase per molti aspetti prigioniera degli stessi limiti di fronte ai quali si erano arrestati i predecessori di Hegel. Soltanto Marx…”,”TEOC-024″
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume Primo e secondo.”,”Opere di LUKACS nelle edizioni Einaudi: -Il romanzo storico. -Breve storia della letteratura tedesca dal Settecento ad oggi. -Il marxismo e la critica letteraria. -Saggi sul realismo. – Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero. -Marxismo e politica culturale. – Estetica. -La distruzione della ragione.”,”FILx-061″
“LUKACS György”,”Kommunismus 1920-1921. Con un saggio di Massimo Cacciari.”,”Sono i contributi di LUKACS alla rivista della sinistra europea della 3° Internazionale contemporanei ai saggi di ‘Storia e coscienza di classe’.”,”INTT-059″
“LUKACS Gyorgy; a cura di Eva KARADI e Eva FEKETE”,”Epistolario 1902-1917.”,”La maggior parte delle 1600 lettere della valigia di Heidelberg (depositate nella cassaforte della Deutsche Bank di Heidelberg il 7 novembre 1917) sono indirizzate a Leo POPPER l’amico più vicino di LUKACS. Per la lunghezza e il contenuto, la lettera a Felix BERTAUX ha le caratteristiche di un saggio. Altra lettera importante è quella a Paul ERNST.”,”UNGx-002″
“LUKACS Gyorgy”,”Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero.”,”G. LUKACS è nato nel 1885 a Budapest. Tra le sue opere in Edizione Einaudi: -La distruzione della ragione -Il giovane Hegel e il problemi della società capitalistica -Marxismo e politica culturale -Il romanzo storico -Il marxismo e la critica letteraria -Breve storia della letteratura tedesca dal ‘700 ad oggi -Saggi sul realismo”,”LENS-089″
“LUKACS Gyorgy”,”L’ uomo e la rivoluzione.”,”L’ intervista televisiva su Lenin fu concessa la regista Andràs KOVACS nell’ ottobre 1969. ontologìa s.f. Filos. Scienza dell’ essere. — Med. Nome dato da Broussais, nel XIX sec., alla dottrina che non collegava i fenomeni patologici a quelli fisiologici, considerandoli invece come entità reali, indipendenti dall’ organismo. Nella tradizione postaristotelica la scienza dell”essere in quanto tale’, vale a dire la scienza avente per oggetto i caratteri necessari dell’essere, è stata designata col termine di metafisica. Soprattutto per distinguere tale scienza dell’essere in generale dalla scienza di Dio, o teologia, cominciò ad affermarsi, nella seconda metà del XVII sec., l’uso del termine ontologia. Quando nella storia del pensiero moderno si giunge ad attribuire alla conoscenza una funzione determinante nella costituzione della realtà, l’indagine gnoseologica diventa parte integrante dell’ontologia o, meglio ancora, l’ontologia tende a coincidere con la critica della conoscenza. Kant, nel momento stesso”,”TEOC-114″
“LUKACS György”,”Il romanzo storico.”,”””Marx ed Engels danno già nel 1850 una critica interessante di questa svolta in due esponenti di rilievo del periodo anteriore al 1848. Essi mostrano come da un lato, in Guizot, per paura della rivoluzione proletaria, vengano eliminate tutte le conquiste della scuola degli storici francesi, e un volgare evoluzionismo annulli tutte le differenze concrete e i concreti problemi di sviluppo della storia inglese e francese. D’altra parte, esaminando le nuove opere di Carlyle, mostrano come la sua critica del capitalismo, che era prima permeata di elementi rivoluzionari, sia diventata un’ ideologia della reazione più nuda e brutale.”” (pag 236)”,”VARx-033″
“LUKACS György a cura di Angelo BOLAFFI”,”Il giovane Marx.”,”G. LUKACS (1885-1971) è nato a Budapest. Dopo aver studiato in Germania (a Berlino con SIMMEL e a Heidelberg con WEBER) prese parte alla rivoluzione ungherese di Bela KUN nel 1919. Esule prima in Austria e poi in Germania infine, dopo l’ avvento del nazismo, in URSS, fece parte del Comintern. Tornò in Ungheria nel 1945 dedicandosi all’insegnamento. Nel 1956 fu ministro dell’ istruzione del governo NAGY. Deportato in Romania in seguito alla repressione della rivolta ungherese, tornò a Budapest nel 1957 dedicandosi interamente ai suoi studi. “”””Il limite dell’emancipazione politica””, aggiunge poi Marx, “”appare immediatamente nel fatto che lo ‘Stato’ può liberarsi da un limite senza che l’uomo ne sia ‘realmente’ libero, che lo Stato può essere un ‘libero Stato’ senza che l’uomo sia un ‘uomo libero’ (108). Analogamente avviene se lo Stato (come in molti Stati nord-americani) abolendo il voto per censo, annulla ‘politicamente’ le classi proprietarie della società civile: in questo modo “”la proprietà privata non solo non viene soppressa ma essa viene addirittura presupposta”” (109). Qui Marx esprime la chiara comprensione del fatto che la emancipazione politica (cioè la rivoluzione borghese) crea solo democrazia formale, che proclama diritti e libertà che non possono realmente esistere nella società borghese. Concretamente, nel linguaggio degli ‘Annali’ questo vuol dire: “”Lo Stato sopprime alla sua maniera le differenze di ‘nascita’, di ‘condizione’, di ‘cultura’, di ‘professione’, dichiarando che nascita, condizione, cultura, professione non sono differenze politiche, proclamando ciascun membro del popolo partecipe in egual misura della sovranità popolare, senza riguardo a tali differenze, trattando tutti gli elementi della vita reale del popolo dal punto di vista dello Stato. Nondimeno, lo Stato lascia che la proprietà privata, la cultura, la professione ‘operino’ nel ‘loro’ modo, cioè come proprietà privata, come cultura, come professione e facciano valere la loro ‘particolare’ essenza. Ben lungi dal sopprimere queste differenze ‘di fatto’, lo Stato esiste piuttosto soltanto in quanto le presuppone, sente se stesso come ‘Stato politico’ e fa valere la propria ‘universalità’ solo in opposizione con questi suoi elementi”” (110).”” (pag 87-88) [(108) K. Marx, Sulla questione ebraica, Marx-Engels, Opere complete, v. III p. 164; (109) Ivi, p. 165; (110) Ivi, pp. 165-166) [György Lukacs, a cura di Angelo Bolaffi, Il giovane Marx, 1978] ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”MADS-280″
“LUKACS Gyorgy”,”Il marxismo nella coesistenza.”,”””Già al I Congresso dell’ Internazionale comunista, Lenin espresse il timore che lo sviluppo della rivoluzione potesse procedere ad un ritmo così rapido che la coscienza degli uomini fosse incapace di seguirlo””. (pag 45)”,”TEOC-243″
“LUKACS Gyorgy”,”Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi.”,”””Insomma, se si prescinde dai culmini ideologici dell’ epoca, Heine, Büchner e il giovane Marx, dappertutto si scorgono le vecchie debolezze e i vecchi limiti dello sviluppo tedesco in edizione riveduta e corretta; spesso, anzi, dato l’ acutizzarsi della situazione, che coinvolge nella lotta anche temperamenti in origine non inclini all’ azione, in forma aggravata, perché l’ accostamento (per confuso che sia) alla vita pubblica viene necessariamente a esasperare tutti gli intimi contrasti della personalità e della concezione del mondo””. (pag 125)”,”GERx-098″
“LUKACS Georg”,”Lukacs sobre Lenin, 1924-1970. La coherencia de su pensamiento.”,”Note su Engels, W. Liebknecht, F. Lassalle, R. E. Bernstein, R. Luxemburg, O. Bauer, la rivoluzione tedesca di Monaco ecc.. Le note sono ampie. Quella di pag 54 traccia un profilo biografico di E. BERNSTEIN e una sintesi delle sue posizioni (libro Socialismo evolucionista, 1899). “”Durante vari decenni, Rosa Luxemburg ebbe posizioni coincidenti e si allontanò dalle posizioni leniniste su questioni di tattica e di organizzazione. Così, per esempio, sul problema del nazionalismo. Era essenzialmente internazionalista e postulava una autorità operaia internazionale per superare le divisioni nazionali. La divisione di classe le pareva molto più importante e decisiva che la razza o la lingua. Così si opponeva all’ insistenza di Lenin sul diritto di autodeterminazione nazionale, non appoggiando certe concezioni che Lenin giudicava imprenscindibili. Le frontiere non avevano senso per Rosa Luxemburg, nella misura in cui preconizzava una rivoluzione mondiale chiamata ad abolirle. Neppure coincideva con Lenin nel giudizio della relazione partito-classe operaia. Postulava un partito aperto, di organizzazione molto democratica, senza accettare la tesi leninista della necessità di una élite rivoluzionaria e una ferrea disciplina per garantire la forza di coesione teorica e pratica del partito. Zinoviev ebbe una forte polemica con Rosa Luxemburg nel corso della quale fu accusata di porre eccessiva fiducia nella “”spontaneità”” rivoluzionaria delle masse. Il contributo teorico di Rosa Luxemburg al marxismo è rappresentato, fondamentalmente, dalla sua opera L’ accumulazione del capitale, (…).”” (pag 56-57)”,”LENS-161″
“LUKACS Georg”,”Thomas Mann e la tragedia dell’ arte moderna.”,”””Vivere vuol dire combattere in sé lo spettro di oscure potenze. Poetare tener giudizio sul proprio Io.”” (Ibsen) “”Thomas Mann invece non soltanto ha fatto i conti in modo fattivo e sostanziale con l’ imperialismo tedesco, non solo ha profondamente compreso il significato della democrazia, (che durante la guerra aveva rifiutato come non tedesca), per la rinascita dello spirito tedesco, ma gli si è altresì chiarito il rapporto dell’ ideologia e del modo di sentire decadenti con l’ evoluzione tedesca fin allora: la lotta per la democrazia si trasforma in lui ormai in una lotta contro la decadenza. E con ciò si verifica una paradossale feconda contraddittoria proseguzione del suo libro di guerra. In esso egli difende insieme alla Germania belligerante la decadenza, la simpatia per la malattia e il disfacimento; per la notte e la morte. Ma la difesa di Thomas Mann consisteva in un insinuarsi così sostanziale nel garbuglio dei pro e dei contra, che alla fine del doloroso tentativo di assuefarsi alla giustificazione della decadenza tedesca, – con l’ aiuto degli avvenimenti del 1918, – egli si convinse della ragione esclusiva del principio opposto””. (pag 37) “”Thomas Mann scrisse molti anni fa: “”Dicevo allora che le cose sarebbero andate bene in Germania e che essa avrebbe trovato se stessa soltanto quando Carlo Marx avrà letto Federico Hölderlin… Dimenticavo di aggiungere che una conoscenza unilaterale avrebbe dovuto rimanere sterile””””. (pag 109)”,”GERG-061″
“LUKACS Georges”,”Existentialisme ou marxisme?”,”””Ora, ogni morale degna di questo nome, deve tendere alla riconciliazione della libertà e della necessità. Mme de Beauvoir è comunque profondamente cosciente di questo obbligo. Il suo senso della realtà le permette di vedere che una morale puramente individuale, che elimina il carattere obiettivo e la necessità della storia, non potrebbe operare questa riconciliazione.”” (pag 180-181) Ecco perché assistiamo nel campo dell’ esistenzialismo alle stesse lotte intestine che Lenin aveva constatato presso gli allievi di Mach: ciascuno credeva di aver scoperto la vera “”terza via””, ma che i suoi colleghi e i suoi rivali non mancavano mai di dimostrare che si ritornava semplicemente al buon vecchio solipsismo, rivestito di una terminologia nuova. E’ esattamente il rimprovero che J.P. Sartre indirizza a Husserl e a Heidegger. Lenin ha il merito di aver analizzato la “”terza via”” dagli inizi di questa evoluzione.”” (pag 264) La teoria della conoscenza e il materialismo filosofico “”Occorre separare molto nettamente la definizione gneoseologica della nozione di materia dalle definizioni concrete che offrono le scienze naturali nel corso di ogni tappa della loro evoluzione. “”Perché la sola qualità della materia, sulla quale riposa il materialismo filosofico, scrive Lenin, è la sua ‘realtà obiettiva’, esistente al di fuori della nostra coscienza””.”” (pag 265)”,”TEOC-391″
“LUKACS Georg”,”Contributi alla storia dell’ estetica. (Tit. orig.: Beiträge zur Geschichte der Aesthetik)”,”Il rapporto Marx – Vischer. Friedrich Theodor Vischer. “”Dell’ estetica di Fr.Th Vischer Marx si occupa negli anni tra il 1855 e il 1860 (1857-58). E’ quello un periodo in cui Marx procede ad un esame particolarmente intenso dei problemi di estetica. La discussione sul dramma ‘Sickingen’ di Lassalle, la quale riveste un’importanza decisiva per la teoria marxista della letteratura, ha luogo proprio in questi anni (1859); e nel medesimo periodo furono altresì redatte le non meno importanti e decisive considerazioni di principio sull’ estetica, contenute nel vasto frammento della ‘Introduzione’ a ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (Per la critica dell’ economia politica). (…)””. (pag 241) Le radici del lassallismo di Mehring. “”Abbiamo potuto osservare, nel corso dello sviluppo giovanile di Mehring, che l’ influsso profondo di Lassalle ha sempre accompagnato tutti i mutamenti che si succedettero nella sua vita. Chiunque conosca la sua attività posteriore, sa che Mehring non si è mai veramente liberato da questo influsso lassalliano, che la sua concezione della storia del movimento operaio tedesco si fondò per tutta la vita sul principio che Lassalle è, ‘insieme’ a Marx e ad Engels, ‘accanto’ a Marx e ad Engels, il fondatore della teoria e della tattica del movimento operaio tedesco, e, ‘accanto’ a Marx e ad Engels, una guida viva e operante del socialismo scientifico””. (pag 379-380) Il caso Freiligrath (pag 430)”,”TEOC-424″
“LUKACS Georg”,”Coscienza di classe e storia. Codismo e dialettica.”,”””Partito da posizioni weberiane e kantiane prima della guerra, si era progressivamente avvicinato al marxismo e, nel 1918, era diventato membro del Partito comunista ungherese. Nel 1919 aveva preso partge alla rivoluzione dei consigli , era stato commissario del popolo all’istruzione e addirittura commissario politico di una divisione dell’esercito rivoluzionario. Dopo la disfatta del governo di Béla Kun (Lukacs) si era rifugiato a Vienna ed era divenuto uno degli ispiratori teorici della rivista ‘Kommunismus’, legata all'””ultrasinistra”” e pericolosamente vicina al comunismo “”olandese””. In tale veste ebbe l’onore di essere criticato da Lenin in persona””. (pag 7) “”Marx è stato completamente chiaro sul fatto che ciò che si trova ad un livello inferiore (il più semplice, il più astratto) può essere ‘conosciuto’ solo ‘a partire da’ ciò che si trova a un livello superiore (più complesso, più concreto). E dice: “”l’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L’economia borghese fornisce così la chiave per l’economia antica, etc.”” (Marx, Per la critica dell’economia politica).”” [Georg Lukacs, Coscienza di classe e storia. Codismo e dialettica, 2007]”,”TEOC-551″
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica. Volume secondo.”,”””Entusiasta della natura””. “”I tentativi di Schelling nel campo della dialettica mirano a utilizzare filosoficamente i grandi rivolgimenti allora in corso nel campo delle scienze naturali, a sistematizzarli, a ridurli a un sistema compiuto di filosofia della natura. Un esame più accurato di questi problemi esce completamente dall’ambito di questo lavoro. Engels ha descritto a più riprese questo grande periodo di rivolgimenti, e richiamato l’attenzione sull’importanza del rivolgimento della chimica ad opera delle scoperte di Lavoisier, sulle nuove conoscenze in rapporto all’elettricità (Volta, Galvani ecc.), sugli inizi della biologia scientifica e della dottrina dell’evoluzione ecc. Questo rivolgimento si riflette già nelle impostazioni della ‘Critica del giudizio’. Tutta l’opera scientifica di Goethe occupa in esso un posto molto importante e influenza a sua volta la filosofia di Schelling. In tutta questa rivoluzione scientifica appaiono nettamente i limiti e le insufficienze del pensiero metafisico, anche del vecchio materialismo. La filosofia tedesca della natura di questo periodo intraprende il tentativo di riconoscere ed elaborare, nelle contraddizioni che così emergono, le contraddizioni oggettive della realtà stessa come basi della filosofia naturale. Abbiamo applicato prima al giovane Schelling l’espressione di Marx a proposito di Feuerbach “”entusiasta della natura””. Ce ne dà il diritto la lettera di Marx allo stesso Feuerbach, dove egli lo esorta a scrivere un saggio critico su Schelling per gli “”Annali franco-tedeschi””. Marx chiama in questa lettera Feuerbach lo ‘Schelling rovesciato’, e continua così nella definizione di Schelling: “”II. – dobbiamo credere al buono del nostro avversario – il ‘sincero pensiero giovanile’ di Schelling, per la cui realizzazione egli non aveva altro strumento che l’immaginazione, altra energia che la vanità, altro incentivo che l’oppio, altro organo che l’irritabilità di una femminile facoltà ricettiva, questo sincero pensiero giovanile di Schelling, che è rimasto in lui un fantastico sogno di giovinezza, è diventato in Lei verità, realtà, serietà virile. Schelling è quindi la sua ‘caricatura anticipata’…(1)”” [György Lukacs, Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica. Volume secondo, 1975] (pag 351-352) [(1) Marx a Ludwig Feuerbach , 20 ottobre 1843, Mega, 1, 1. Bd, 2. Halbband, p. 316]”,”HEGx-016″
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”Lukacs è un personaggio di primo piano. Nel 1922 esule dall’Ungheria (era nel governo di Bela Kun come commissario all’istruzione) dopo la disfatta della rivoluzione ungherese e della Repubblica dei consigli, scrive ‘Storia e coscienza di classe’. Ma nel 1924 l’Internazionale Comunista per bocca di Zinoviev condanna come “”idealista”” uest’opera e la sua circolazione da allora è stata limitata ai pochi esemplari rintracciabili nelle bilblioteche del movimento operaio. Nel 1957 la casa editrice Editions du Minuit pubblicò una traduzione di ‘Storia e coscienza di clase’ preceduta da una introduzione di Kostas Axelos. La reazione di Lukacs fu negativa perché l’interpretazione di Axelos a suo giudizio porta acqua al mulino di coloro che volevano dividere l’opera del filosofo ungherese in due tronconi: quello giovanile fino al 1923, fertile di spunti poi ripresi da Adorno, Sartre e Merleau-Pony, e quello dell’ortodossia, cioè “”politico””, caratterizzato da ‘La distruzione della ragione’. (retrocopertina) “”Non si può separare meccanicamente la sfera politica da quella organizzativa”” (Lenin, Discorso di chiusura dell’XI Congresso del PCR) (…). Eppure, questa mancanza di consapevolezza in rapporto alle questioni organizzative è senza dubbio un segno della immaturità del movimento. Infatti, si può avere una misura reale della maturità o dell’immaturità considerando se una certa idea o un certo atteggiamento sul da farsi sia presente alla coscienza della classe che agisce e del partito che la guida in una forma astrattamente immediata o concretamente mediata. Voglio dire che, per tutto il tempo in cui un certo fine da raggiungere continua a mantenersi ad un’incolmabile distanza, vi saranno certamente alcuni in grado, almeno fino ad un certo punto, di vedere chiaramente questo stesso fine, di cogliere la sua essenza e la sua necessità sociale. Ma essi saranno comunque incapaci di acquistare la consapevolezza dei passi concreti che potrebbero condurre alla mèta, di trarre dalla loro visione delle cose, che può anche essere giusta, l’indicazione di mezzi concreti. Anche gli utopisti possono vedere giustamente i dati di fatto da cui si deve prendere l’avvio. Ma essi sono appunto soltanto degli utopisti perché riescono a vedere solo il fatto in quanto tale, o al massimo come problema che va in qualche modo risolto, senza arrivare a comprendere che proprio qui, nel problema stesso, vi è sia la soluzione, sia la via che conduce ad essa. “”Nella miseria essi vedono perciò solo la miseria, senza scorgere in essa l’aspetto del rovesciamento rivoluzionario che farà a pezzi la vecchia società”” (‘Elend der Philosophie’, p. 109, trad. it. p. 102). Il contrasto qui rilevato tra scienza dottrinaria e scienza rivoluzionaria va tuttavia al di là del caso analizzato da Marx, sino a comprendere un tipico contrasto nello sviluppo della coscienza della classe rivoluzionaria. Con il procedere del proletariato sulla via della rivoluzione, la miseria perde il suo carattere di mero dato di fatto e viene inserita nella dialettica vivente dell’azione. Ma al suo posto – secondo lo stadio nel quale si trova lo sviluppo della classe – subentrano altri contenuti, di fronte ai quali l’atteggiamento della teoria proletaria esibisce una ‘struttura’ del tutto analoga a quella qui analizzata da Marx. Sarebbe infatti un’illusione utopistica credere che, per il movimento operaio rivoluzionario l’utopismo sia stato superato una volte per tutte con il superamento, attuato da Marx sul piano del pensiero, della sua prima e primitiva forma fenomenica. Questo problema, che è in ultima analisi il problema del rapporto dialettico tra “”scopo finale”” e “”movimento””, tra teoria e praxis, si riproduce in forma sempre più complessa, naturalmente con contenuti che variano di continuo, in ogni momento decisivo dello sviluppo rivoluzionario”” [György Lukacs, Storia e coscienza di classe, 1967] (pag 363-364-365)”,”LUXS-055″
“LUKACS Gyorgy”,”Il marxismo e la critica letteraria.”,” Contiene i capitoli: – La polemica tra Marx-Engels e Lassalle sulla tragedia ‘Franz von Sickingen’ (pag 56-109) – Friedrich Engels teorico e critico della letteratura (pag 110-149) – Marx e il problema della decadenza ideologica (pag 150-217) “”Con la stessa risolutezza con cui sottolinea qui il punto di vista internazionale, Engels combatte in tutto il suo ultimo periodo contro l’irrigidimento e l’appiattimento del metodo dialettico. Lenin ha constatato con grande acume storico che, nel periodo dell’attività di Marx ed Engels, il problema principale era quello dell'””elaborazione della filosofia del materialismo verso l’alto””. “”Perciò Marx ed Engels nelle loro opere sottolinearono il materialismo ‘dialettico’ più che il ‘materialismo’ dialettico, insistettero più sul materialismo ‘storico’ che sul ‘materialismo’ storico””. Nel suo ultimo periodo Engels deve sempre di nuovo constatare con sdegno che i più recenti teorici in seno o in margine al movimento operaio volgarizzano il materialismo sino alla caricatura. A questo proposito egli scrive a Konrad Schmidt: “”In generale la parola “”materialista”” serve in Germania a molti recenti scrittori come una semplice etichetta che si appiccica a tutto e ad ogni cosa senza altro studio, cioè si attacca questa etichetta e poi si crede di aver sbrigato la faccenda. La nostra concezione della storia è invece anzitutto un avviamento allo studio, non una leva per fabbricare costruzioni di tipo hegeliano. La storia intera deve essere ristudiata…””. In un’altra lettera a Konrad Schmidt dice: “”E nella teoria c’è ancora tanto da fare, specialmente nel campo della storia economica e dei suoi rapporti con la storia politica, giuridica, religiosa, letteraria e con la storia della civiltà generale: campi in cui soltanto una chiara prospettiva teoretica è in grado di indicare la via nel labirinto dei fatti””. Engels non si stanca mai di spiegare ai giovani socialisti il significato dell’ineguaglianza di sviluppo, dell’uso non schematico e dialettico del rapporto tra struttura e superstruttura, il rapporto dialettico tra forma e contenuto”” [Gyorgy Lukacs, Il marxismo e la critica letteraria, 1953] (pag 135-136)”,”VARx-034″
“LUKÁCS György”,”Estetica. Volume primo.”,”LUKÁCS G. “”Il livello oggettivo della tecnica è dunque nello stesso tempo un grado di sviluppo dell’uomo che lavora. Engels dà un quadro molto chiaro dei tratti fondamentali di questo sviluppo: “”Prima che la prima selce lavorata dalla mano dell’uomo diventasse un coltello, devono essere passati intervalli di tempo rispetto ai quali il tempo storico da noi conosciuto appare insignificante. Ma il passo decisivo era stato fatto: ‘la mano era diventata libera’ e poteva acquisire ormai abilità sempre nuove, e la nuova duttilità così acquistata si tramandò e si accrebbe da una generazione all’altra. Così la mano non è solo l’organo del lavoro, ‘ma è anche il suo prodotto'”” (1). Engels mostra successivamente che l’educazione della mano ha avuto importanti ripercussioni su tutto l’organismo umano. Abbiamo già parlato della connessione del lavoro, della destrezza che vi si acquista, della più alta forma di socialità che esso consente, col linguaggio. Aggiungeremo solo che Engels mette energicamente in rilievo l’affinamento e la differenziazione specificamente umana dei sensi. Dove non si tratta in primo luogo di un perfezionamento fisiologico. Anzi, da questo punto di vista molte specie di animali sono di gran lunga superiori all’uomo. Si tratta invece del fatto che la capacità di percepire le cose diventa qualitativamente diversa, si allarga, si approfondisce, si affina attraverso le esperienze del lavoro. Abbiamo già accennato a questo problema in altri contesti. Anche qui Engels sottolinea le relazioni che intercorrono tra questo sviluppo e il lavoro, il linguaggio, la capacità logica di astrazione e di ragionamento, ecc.. Un’ulteriore concretizzazione di questo processo di differenziazione dei sensi si può trovare anzitutto nell’antropologia di Gehlen (…)”” [György Lukács, Estetica. Volume primo, 1970] [(1) Dialektik der Natur cit., p. 694 sg. (pp. 163 sg.)] (pag 171-172) “”Abbiamo potuto vedere, già nel corso dello sviluppo greco, come la forma del comportamento scientifico che lo eleva consapevolmente a concezione del mondo, la filosofia, svolga addirittura una funzione di avanguardia nei confronti delle scienze particolari vere e proprie. Va da sé che è necessario un determinato grado di sviluppo delle forze produttive e, con esse, della tecnica delle singole scienze, perché possa aver luogo una riflessione e una presa di coscienza di questo genere. Ma una volta che questo movimento si verifica, esso supera di gran lunga, soprattutto in Grecia, come universalizzazione delle esperienze scientifiche, il grado che la tecnica e le scienze particolari hanno raggiunto e possono raggiungere dati i rapporti di produzione esistenti. E questa funzione della filosofia non cessa nemmeno nel periodo di grande sviluppo durante e dopo il Rinascimento. Dice Engels a proposito della funzione della filosofia nei confronti dello sviluppo delle scienze naturali: “”Va ad altissimo onore della filosofia di quel tempo che essa non si lasci fuorviare dallo stato ancora limitato delle conoscenze naturali dell’epoca, e che abbia insistito – da Spinoza ai grandi materialisti francesi – sulla necessità di spiegare il mondo in base a se stesso, lasciando alla scienza naturale del futuro la dimostrazione nei particolari”” (1)”” [György Lukács, Estetica. Volume primo, 1970] [(1) Dialektik der Natur, cit., p. 486 (pp. 22)]”,”TEOC-622″
“LUKÁCS György; a cura di Giovanni SPAGNOLETTI”,”Cultura e rivoluzione. Saggi 1919-1921.”,”Contiene articoli di Lukacs su vari aspetti della Terza Internazionale (questioni organizzative, tattica comunista, terzo congresso IC, reazione e rivoluzione mondiale, intervento di Lukacs al 3° congresso dell’IC) Critica all’autore de ‘Il tramonto dell’Occidente’, Oswald Spengler che nel suo ultimo volume ‘Prussianesimo e socialismo’ intende liberare il socialismo tedesco da Marx (pag 79-80) “”Di rado passa un anno senza che Marx non venga definitivamente “”superato”” da qualche solerte libero docente o da qualche filosofo alla moda. La lotta mortale condotta di necessità dalla società borghese, si svolge anche sul terreno ideologico. All’osservatore attento questi superamenti del marxismo mostrano un volto sempre uguale. Muta il tenore della dimostrazione, anche le argomentazioni gnoseologiche e metafisiche sembrano essere nuove, ma il carattere fondamentale, il punto di partenza, gli scopi finali restano costantemente gli stessi. Essi derivano dalla natura piccolo-borghese-parassitaria della condizione di classe degli intellettuali. Da autentici piccolo-borghesi, i dotti non sono in grado di vedere correttamente il dato stesso della lotta di classe, per tacere poi della possibilità di valutarlo correttamente. Come dice Marx, essi richiedono delle istituzioni “”non come mezzi per eliminare entrambi gli estremi, il capitale e il lavoro salariato, ma come mezzi per attenuare il loro contrasto e trasformarlo in armonia”” (1). Non essendo altro che parassiti all’interno dello stato capitalistico, esso si riflette nel loro pensiero come fatto assoluto o come l’Assoluto puro e semplice. Quindi contrappongono alla teoria di Marx una qualche utopia che, spogliata delle frasi più o meno altisonanti, si riduce all’esaltazione dell’organizzazione statale esistente. L’ultimo Grande di questa nobile schiera è Oswald Spengler, filosofo alla moda, il cui libro ‘Il tramonto dell’Occidente’, a tratti acuto ma da cima a fondo dilettantesco, ha recentemente riscosso quel successo che sarebbe spettato, a dire il vero, alla profonda opera di Ernst Bloch ‘Spirito dell’utopia’. L’ultimo volume del signor Spengler, ‘Prussianesimo e socialismo’, intende “”liberare il socialismo tedesco da Marx”” (p. 4). Infatti Marx non ha visto il grande problema di filosofia della storia dell’era moderna che il nostro filosofo così riassume: “”tre popoli dell’Occidente hanno incarnato il socialismo in modo creativo: lo spagnolo, l’inglese e il prussiano. A Parigi e a Firenze, si è formato il rovescio anarchico in altri due popoli: l’italiano e il francese”” (p. 26). Marx dunque non era in grado di fare le due seguenti scoperte fondamentali: primo che nella Rivoluzione Francese non ci fu lotta di classe (pp.14-15); che non esiste borghesia francese perché “”ogni vero francese era ed è ancor oggi un borghese. Ogni vero tedesco è un operaio”” (p. 10); che in Francia non esistono vere e proprie classi (p. 70). La seconda scoperta è che in Inghilterra non vige lo stato (pp. 32-33); che soltanto l’Inghilterra conosce un vero capitalismo (p. 48) e che perciò solo in essa si può avere una distinzione in classi. Così il superficiale Marx che ha distinto le classi a seconda della loro posizione nel processo di produzione, viene approfondito e superato; la divisione in classi deriva dai rapporti di possesso, diventa una contrapposizione tra ricchi e poveri (pp. 44-5). Il povero Marx a cui sfuggì tutto ciò, non potè di conseguenza neanche vedere che il socialismo da lungo tempo era stato realizzato nel regno di Prussia. Così non era in grado di comprendere il problema dello Stato (p. 75); ciò spiega il suo “”elogio dilettantesco”” della Comune del 1871 (p. 75) e il mancato apprezzamento del vero sistema dei Consigli che il Barone Von Stein aveva progettato cento anni prima (p. 61). (…) Vale la pensa di criticare scritti come questi? Se li consideriamo dei sintomi, non sono privi di interesse (…)”” [György Lukacs, a cura di Giovanni Spagnoletti, Cultura e rivoluzione. Saggi 1919-1921, Roma, 1975] [(1) K. Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’ (in) K. Marx – F. Engels, Opere, Roma, 1966 p. 517] (pag 79-80) Altro articolo sul ‘nazionalbolscevismo ucraino’ (pag 176-)”,”INTT-282″
“LUKACS Gyorgy”,”Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità.”,”Sulla categoria della particolarità. “”Il rapporto di universalità, particolarità e singolarità è naturalmente un problema antichissimo del pensiero umano. Se non si distinguono, almeno in una certa misura, queste categorie, se non si delimitano reciprocamente e se non si ha una certa conoscenza del loro reciproco trapassare l’una nell’altra è impossibile orientarsi nella realtà, è impossibile una prassi anche nel senso più quotidiano della parola. Va da sè, quindi, che, non appena il pensiero dialettico interviene, sia pure in forma spontanea, e in particolare quando esso lotta per giungere alla coscienza, debbono sorgere questi problemi. Lenin lo nota già in Aristotele. Egli cita un passo dal quale risulta chiaramente che Aristotele aveva già scorto il pericolo ideologico di una autonomizzazione dell’universale: «Poiché naturalmente non si può essere dell’opinione che esista una casa (una casa in generale) al di fuori delle case visibili» (1). Naturalmente il commento di Lenin, che è limitato qui al rapporto dialettico di universale e singolare, ma che può senz’altro estendersi al particolare, va molto oltre Aristotele. «Dunque, gli opposti (il singolo è in opposizione con l’universale) sono identici: il singolo non esiste se non nel legame che conduce all’universale. L’universale non esiste che nel singolo, attraverso il singolo. Ogni cosa singola è (in un modo o nell’altro) universale. Ogni cosa universale è una particella, o un lato, o la essenza del singolo. Ogni cosa universale abbraccia soltanto approssimativamente tutti gli oggetti singoli. Ogni elemento singolo entra non completamente nell’universale, e così via. Ogni singolo è legato da migliaia di transizioni ai singoli di un altro ‘genere’ (cose, fenomeni, processi). E così via. ‘Già qui’ vi sono degli elementi, degli embrioni del concetto della ‘necessità’, del legame oggettivo della natura, ecc. Il contingente e il necessario, l’apparente e l’essenza sono già presenti, poiché dicendo: Giovanni è un uomo, Fido è un cane, ‘questo’ è una foglia d’albero, ecc., noi ‘gettiamo via’ una serie di indizi come contingenti; separiamo l’essenziale dall’apparente e contrapponiamo l’uno all’altro». Il pericolo, che Aristotele vedeva, della autonomizzazione dell’universale e che, prima di lui, aveva assunto chiara forma nella filosofia di Platone, si approfondisce nella filosofia medievale con il realismo concettuale. Per il nostro problema un’importante componente di questo pericolo è che singolarità, particolarità e universalità non vengano colte come determinazioni della realtà anche nelle loro dialettiche relazioni reciproche, e che, invece, una sola di queste categorie venga considerata come più reale in confronto alle altre, anzi la sola reale, la sola oggettiva mentre alle altre spetterebbe soltanto una importanza soggettiva. L’universalità riceve questa accentuazione gnoseologica nel realismo concettuale. L’opposizione nominalistica capovolge le designazioni e dell’universalità fa una determinazione puramente soggettiva, fittizia. Questa opposizione contro il realismo concettuale, spesso spontaneamente materialistica – e certo, corrispondente alle circostanze storiche, anche essa di tipo teologico -, nella sua critica del realismo concettuale si capovolge in una soggettivizzazione dell’universale, nel nominalismo. Marx scorge in Duns Scoto un materialismo spontaneo, nascosto sotto veli teologici, e lo definisce la «la prima espressione» del materialismo. Una tendenza nominalistica di questo tipo predomina anche agli inizi del materialismo nella filosofia moderna; giustamente Marx cita a questo proposito Hobbes (2). Anche il momento sottolineato da Engels nello sviluppo della filosofia moderna, che la nascita e il primo svilupparsi delle scienze naturali stabiliscono in un primo tempo un predominio del pensiero metafisico, determina in misura decisiva l’assenza o, al massimo, la presenza saltuaria della dialettica del particolare. Certo talune figure centrali della fondazione filosofica delle nuove scienze matematico-geometrico-meccaniche erano anche dialettici notevoli, così Descartes, così Spinoza. Quest’ultimo con la sua definizione «’omnis determinatio est negatio’» ha dato un contributo essenzialissimo, come poi vedremo, ad una esatta comprensione della particolarità. Tuttavia la nostra questione cominciò a porsi al centro dell’interesse filosofico solamente quando l’interesse scientifico non si rivolse più soltanto alla fisica, concepita sostanzialmente come meccanica, bensì anche alla chimica e soprattutto alla biologia; quando nella biologia cominciarono ad emergere i problemi dell’evoluzione, quando la Rivoluzione francese anche nelle scienze sociali pose in primo piano la lotta per l’idea dell’evoluzione”” [Gyorgy Lukacs, ‘Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità’, Roma, 1957] [((1) V.I. Lenin, ‘Aus dem philosophischen Nachlass’ (Dalle opere filosofiche postume), Vienna-Berlino, 1932, p. 287. Questa parte è tradotta in Lenin, ‘Marx-Engels-Marxismo’, Edizioni Rinascita, Roma, 1952, p. 269; (2) K. Marx F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Roma, 1954, p. 139] (pag 13-15) nominalismo Enciclopedie on line nominalismo In filosofia, dottrina secondo la quale le entità astratte (generali o universali) non esistono di per sé, ma si risolvono nei nomi che designano classi di individui, gli unici considerati esistenti. Nel Medioevo, nella soluzione della ‘questione degli universali’ (v. universale) i nominalisti si opponevano ai cosiddetti reales (cioè ai sostenitori del realismo), affermando che gli universali non esistevano nella realtà, ma erano solo voces o nomina, cioè segni verbali significanti i caratteri comuni a un determinato gruppo di realtà singole. Rappresentanti del n. sono tradizionalmente ritenuti Roscellino, maestro di Abelardo, Abelardo stesso e più tardi Guglielmo di Occam. Abelardo, alla domanda posta da Porfirio nell’Isagoge circa il valore da attribuire agli universali, in particolare ai generi e alle specie, rispondeva precisando che universale è ciò che è predicabile di più cose. La predicazione ha luogo nella proposizione, e la proposizione si esprime tramite suoni. Gli universali perciò sono suoni articolati che hanno ricevuto dall’arbitrio dell’uomo la capacità di significare. Per Occam principio metafisico fondamentale è l’individualità del reale, e l’universale è tale in quanto segno di più, per la sua portata significativa. Occam rifiuta quindi ogni dottrina che riponga l’universale nella realtà; esso è esteriore al reale, alla cosa, come lo è la parola che pure esprime la cosa, ed è duplice: nell’anima è concetto (intentio), segno naturale predicabile di più res, e nella voce è segno convenzionale significante più cose. Il concetto è segno naturale prodotto nell’intelletto dall’azione delle cose che, presenti e intuite, forniscono le notizie e poi danno luogo alle nozioni comuni, che sono appunto i concetti. La continuità del processo che dalla cosa intuita porta all’universale garantisce la validità del segno naturale. Dalla concezione unitaria dell’individuo e dal valore di ‘segno’ riconosciuto all’universale seguono alcune conseguenze. Innanzitutto, in polemica con le posizioni di G. Duns Scoto, è rifiutata ogni distinzione che non sia quella reale: l’intelletto, dividendo, ossia separando, i segni, segue (non fonda) la distinzione reale tra le cose. Inoltre, è respinta ogni entificazione delle relazioni, giacché, si afferma, nella realtà le uniche cose assolute sono la sostanza e le qualità. L’ordine mentale e l’ordine vocale sono coordinati, ma entrambi rinviano all’ordine reale significandolo. Se oggetto della conoscenza umana sono, come insegna Occam, le proposizioni, è bene sottolineare che le proposizioni sono composte di termini (mentali, vocali e scritti) e che i termini sono segni delle cose. I termini ci rivelano la realtà; la diversità e la convenienza tra le cose si manifesta infatti nella diversità e nella convenienza tra i termini. Nella filosofia moderna una posizione nominalista è espressa da T. Hobbes per il quale gli universali sono nomi che denotano insiemi di individui riuniti da una qualche somiglianza. Similmente G. Berkeley sostiene che un’idea generale non è altro che un’idea particolare che sta a rappresentare un gruppo di idee particolari, designate perciò da uno stesso nome. In generale, ogni dottrina empirista che individui in singoli elementi esperibili la base della conoscenza e la fonte del significato, è caratterizzabile come nominalista. Così (oltre all’empirismo classico) il neopositivismo, impegnato in particolare nella sua prima fase nel progetto di riduzione semantica degli asserti universali ad asserti su esperienze particolari. Il n., infine, è stato abbracciato da W.V.O. Quine e da N. Goodman; ma mentre il primo ha poi sfumato la sua posizione allargandola a un’analisi generale dell’‘impegno ontologico’, il secondo è rimasto fedele a una logica nominalista che ammette solo entità individuali come valori delle variabili vincolate del linguaggio, rifiutando entità astratte come le classi.”,”TEOC-698″
“LUKACS George”,”Marx e Engels como historiadores da literatura.”,”Testo in portoghese. Contiene: – Marx e Engels come storici della letteratura (1931) – Friedrich Engels, teorico della letteratura e critico letterario (1935) “”O traço característico fundamental destes escritos do jovem Engels, que desde logo o distingue da massa dos publicistas “”jovens-alemães””, è uma tendência democrática intransigente e resoluta. E’ evidente que compartilha ao princípio de alguns preconceitos e estreitezas da burguesia democrata na Alemanha (é assim que por duas ou três vezes surge nele um nacionalismo belicoso), mas mesmo nos seus escritos de juventude mais ambíguos, não encontramos sinais da cobardia, da indecisão liberais, da grandiloquência vazia da “”Jovem Alemanha””. Engels foi, desde o princípio, um democrata combativo e vigilante. Qualquer obra literária que discuta publicamente ou por carta, julga-a primeiro que tudo, perguntando-se se o seu conteúdo e a sua forma estão aptos a servir a grande causa da democracia. Isso mostra-se de maneira particularmente característica numa das suas primeiras publicações, na comparação das ‘Compilações de lendas populares alemãs’ [Deutsche Volksbucher, Cf. Mew, EB, II, pp. 13-21. (Nota de Badia)]”” [George Lukacs, ‘Marx e Engels como historiadores da literatura’, Porto, 1979] (pag 95) La caratteristica fondamentale di questi scritti del giovane Engels, poiché loto distingue la massa di Publicitas “”giovane-tedesco””, E una tendenza democratica intransigente e risoluta. E ‘evidente che condivide il principio di qualche pregiudizio e ristrettezza della burghesia democratico in Germania (in modo che due o tre volte nasce in lui un nazionalismo bellicoso), ma anche nei suoi scritti giovanili più ambiguo, non ha trovato segni di viltà, i indecisione liberale, la magniloquenza vuoto di “”giovane Germania.”” Engels era, fin dall’inizio, un democratico combattiva e vigile. Ogni opera letteraria che discutere pubblicamente o una lettera, i giudici hanno prima di tutto, chiedendosi se il suo contenuto e la sua forma è in grado di servire la grande causa della democrazia. Questo si presenta modo particolarmente caratteristica in una delle sue prime pubblicazioni, il confronto delle “”Raccolta di racconti popolari tedeschi [Deutsche Volksbucher, vedere Mew, EB, II, pp. 13-21. (Badia Nota)]”” (pag 95)”,”MAES-176″
“LUKÁCS Georg”,”History and Class Consciousness. Studies in Marxist Dialectis.”,”LUKACS Georg Contiene: ‘Il marxismo di Rosa Luxemburg’ (pag 27-45) Osservazioni critiche sulla ‘Critica della Rivoluzione russa’ di Rosa Luxemburg (pag 272-294) Saggi scritti intorno ai primi anni 1920″,”TEOC-731″
“LUKACS Gyorgy, a cura di Cesare CASES”,”Il marxismo e la critica letteraria.”,”György Lukács è nato a Budapest nel 1885. Alla fine della prima guerra mondiale prese parte attiva alla rivoluzione ungherese. Costretto all’esilio, visse in Austria, in Germania e, dopo l’avvento del nazismo, nell’Unione Sovietica. Tornato in patria nel ’45, fu nominato titolare della cattedra di estetica e filosofia all’università di Budapest. Scoppiata la rivoluzione dell’ottobre 1956, fu ministro dell’istruzione nel gabinetto Nagy. Dopo un periodo di deportazione di Romania, è tornato a Budapest dove risiede attualmente e ha ripreso la sua fervida attività di studioso.”,”MADS-013-FV”
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”””I marxisti volgari hanno costantemente trascurato questo peculiare funzione che la coscienza svolge nella lotta di classe del proletariato ed hanno sostituito una meschina «Realpolitik» alla grande lotta di principio che risale alle questioni ultime del processo economico oggettivo. Naturalmente il proletariato deve prendere le mosse dai dati della situazione del momento. Ma esso si distingue dalle altre classi perché non rimane prigioniero degli eventi particolari della storia, non viene semplicemente spinto da essi, ma rappresenta l’essenza delle forze motrici e, agendo centralmente, influisce sul centro del processo di sviluppo sociale. Nella misura in cui i marxisti volgari si allontanano dalla centralità di punto di vista, dal punto in cui ha metodologicamente origine la coscienza di classe proletaria, ‘essi si dispongono sul piano di coscienza della borghesia’”” (pag 89)”,”TEOC-166-FF”
“LUKACS Gyorgy a cura di Alberto SCARPONI”,”L’uomo e la democrazia.”,”‘G. Lukács (1885-1971) nato a Budapest, fu uno dei massimi esponenti del marxismo teorico lungo un arco di tempo che va dall’Ottobre del 1917 all’affermazione dello stalinismo, alla sua crisi dopo il 1956. Nel 1923 pubblicò il noto ‘Storia e coscienza di classe’ che, dopo essere stato condannato dalla Terza Internazionale, divenne molti anni dopo uo dei “”testi”” del Sessantotto.'”,”TEOC-170-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità.”,”””Il materialista Cernyscevski ha pienamente ragione quando respinge con energia queste teorie [il proclamare la superiorità dell'””idea”” sulla “”natura””, ndr] e a questo proposito parla della superiorità della natura (della realtà) sull’arte. Egli sbaglia soltanto in quanto fissa questa osservazione in sé giusta come qualche cosa di definitivo (e quindi ancora una volta di metafisico) e considera l’arte al di sotto della realtà sotto tutti gli aspetti e in tutte le condizioni”” (pag 217)”,”TEOC-172-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”La distruzione della ragione. Volume primo.”,”Oggetto del libro è la grande corrente dell’ irrazionalismo, in tutte le sue varianti, sfumature, derivazioni, diramazioni, dalle sue origini nella dottrina dell’intuizione intellettuale del giovane Schelling, attraverso i grandi esponenti della reazione filosofica nell’Ottocento (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche), alle varie forme della “”filosofia della vita””, della fenomenologia, dell’esistenzialismo, fino alle dottrine biologiche e razzistiche, e alla confluenza di tutti i motivi irrazionalistici e antiumanistici nell’ideologia barbarica dell’hitlerismo. “”In diversi scritti Engels fa un’esatta descrizione di questa trasformazione della Germania in conseguenza della sconfitta della rivoluzione del 1848. Egli dice (…) [citazione dalla Guerra dei contadini in Germania]. Con questo Engels caratterizza non solo l’imborghesimento della Germania dopo il 1848, ma anche i tratti specifici e decisivi di questo imborghesimento (…)”” (pag 196-197)”,”TEOP-124-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”La distruzione della ragione. Volume secondo.”,”Oggetto del libro è la grande corrente dell’ irrazionalismo, in tutte le sue varianti, sfumature, derivazioni, diramazioni, dalle sue origini nella dottrina dell’intuizione intellettuale del giovane Schelling, attraverso i grandi esponenti della reazione filosofica nell’Ottocento (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche), alle varie forme della “”filosofia della vita””, della fenomenologia, dell’esistenzialismo, fino alle dottrine biologiche e razzistiche, e alla confluenza di tutti i motivi irrazionalistici e antiumanistici nell’ideologia barbarica dell’hitlerismo.”,”TEOP-125-FF”
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume primo.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina)”,”HEGx-053-FF”
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume secondo.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina)”,”HEGx-054-FF”
“LUKACS Gyorgy, a cura di Andrea CASALEGNO”,”Scritti sul realismo. Volume primo.”,”Lirica popolare. “”E certamente non è un caso che fra i rappresentanti ideologici del movimento democratico tedesco i maggiori ammiratori dell’orientamento segnato da Platen e da Herwegh fossero persone come Ruge, Lassalle, ecc., e che soltanto Marx ed Engels vedessero in Heine e nel suo seguace George Weerth, ancora più popolare e plebeo, la tendenza giusta dello sviluppo della lirica. Solo a un giudizio superficiale può sembrare un paradosso che Börne, il quale fraternizzava con gli artigiani tedeschi di Parigi, rappresentasse una tendenza meno popolare e meno plebea dell’«aristocratico» Heine”” (pag 556)”,”TEOC-185-FF”
“LUKÁCS György, a cura di Alberto SCARPONI”,”Ontologia dell’essere sociale. II.1″,”‘Il lavoro, la riproduzione sociale, l’estraniazione, nell’ultima opera sistematica del filosofo ungherese’; “”Esattamente come nell’economia stessa la tecnica è una parte importante, ma sempre derivata, dello sviluppo delle forze produttive, e anzitutto degli uomini (il lavoro) e delle divisioni interumane (divisione del lavoro, stratificazione di classe, ecc.), così anche le categorie militari specifiche, come tattica e strategia, non derivano dalla tecnica ma da rivolgimenti che intervengono nelle fondamentali relazioni economico-sociali tra gli uomini. Abbiamo già detto che la superiorità della tecnica bellica antica nei confronti di quella «civile» trova le sue ragioni nell’economia schiavistica, né è difficile scorgere che le differenze sono basate sugli stessi caratteri economico-sociali di questa formazione, giacché l’eccezione che si verifica nel settore del mondo militare non ne tocca i fondamenti. Alla medesima maniera vanno le cose quando si danno questi sviluppi ineguali in altre formazioni. E perfino il «caso paradigmatico» cui storicamente si è soliti richiamarsi per feticizzare la tecnica e che ha acquistato una certa popolarità, di fatto non è storicamente sostenibile: la presunta circostanza per cui la condotta bellica feudale sarebbe finita per l’invenzione e l’impiego della polvere da sparo. Delbrück a tale proposito dice giustamente: «Il pezzo più importante, l’origine delle armi da fuoco, lo rimando al prossimo capitolo. Cronologicamente questa indagine rientra in effetti nel medioevo. Ma un’importanza sostanziale quest’arma, sebbene già in uso da un secolo e mezzo, non l’ottiene, come abbiamo visto, che nel 1477: la cavalleria non soltanto non è stata superata, come si sente ancora dire, da questa invenzione, ma al contrario è stata superata dagli uomini appiedati con armi bianche, quantunque ancora alla fine essa cercasse di rafforzarsi introducendo armi da fuoco» (9). Soltanto lo sviluppo del capitalismo, la nuova stratificazione sociale da esso provocata e le sue conseguenze nell’organizzazione, nella tattica e nella strategia militari hanno dato alle armi da fuoco un posto di primo piano. Quanto Marx ritenesse importante interpretare correttamente questi nessi ci viene detto, al tempo in cui stava lavorando al ‘Capitale’ di nuovo in una lettera a Engels: «La nostra teoria della determinazione dell”organizzazione del lavoro attraverso i mezzi di produzione’ dove trova conferma più splendida se non nell’industria di macellare gli uomini?». E anzi egli invita Engels a lavorare su questi collegamenti scrivendo qualcosa che, firmato da Engels stesso, potesse venir inserito come appendice apposita nella propria opera capitale”” (pag 239-240) [(9) Hans Delbrück, ‘Geschichte der Kriegskunst’, Berlin, 1923, III, p. 668; (10) MEGA, III, 3, p. 345 [lettera del 7 luglio 1866, trad. it., di M.A. Manacorda e M. Montinari, in ‘Opere complete’, XLII, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 257]”,”TEOC-186-FF”
“LUKÁCS György, a cura di Alberto SCARPONI”,”Ontologia dell’essere sociale. II.2″,”””Feuerbach, insomma, cominciò a far rotolare il pesante masso. Senza il suo contributo la disgregazione della scuola hegeliana si sarebbe facilmente ridotta a un battibecco fra professori e fra letterati, senza produrre niente di filosoficamente essenziale che andasse oltre Hegel. Il che fu visto con chiarezza da Marx. Non per nulla nei ‘Manoscritti economico-filosofici’ egli scrive: «Feuerbach è il solo che sia in un rapporto ‘serio e critico’ con la dialettica hegeliana, e che abbia fatto delle vere scoperte in questo campo e sia insomma il vero vincitore della vecchia filosofia» (4). Ciò non impedisce però né a lui né a Engels, inizialmente entusiasta di Feuerbach, di accorgersi che la semplice svolta dalle mediazioni idealistiche di Hegel alla immediatezza materialistica lascia del tutto irrisolti i problemi realmente essenziali della ristrutturazione della dialettica hegeliana, che Feuerbach in parte non vede i problemi decisivi di questo rivolgimento filosofico, in parte tratta importanti questioni della dialettica con una immediatezza talmente semplificata che le cose dette con intento progressivo si rovesciano in una assurdità regressiva. Per prima citeremo l’osservazione di Marx nell’ ‘Ideologia tedesca’: «Fin tanto che Feuerbach è materialista, per lui la storia non appare, e fin tanto che prende in considerazione la storia non è un materialista. Materialismo e storia per lui sono del tutto divergenti» (5). (…) L’atteggiamento critico, presente fin dall’inizio, verso la filosofia di Feuerbach non impedisce a Marx, come abbiamo visto, di rendersi conto che il suo contributo dava la spinta risolutiva per superare realmente la filosofia hegeliana, per elaborare dal materialismo filosofico una visione del mondo genuina e comprensiva, che sarà in grado di proporsi come base teorica del sovvertimento effettivo, non semplicemente politico ma anche sociale. Già nel 1843 egli vede le cose in questo modo. «La critica della religione è il presupposto di ogni critica». Ma prima di questa frase si trova una constatazione: «Per la Germania la ‘critica della religione’ nell’essenziale è compiuta». Il suo andar oltre Feuerbach è, quindi, in primo luogo un estendere il problema all’essere e divenire socio-materiale degli uomini. La tesi feuerbachiana secondo cui non è la religione che fa l’uomo, ma è l’uomo che fa la religione, viene integrata da Marx estendendo l’estraniazione religiosa e il suo disvelamento teorico al complesso generale dei problemi politico-sociali della storia dell’umanità: «Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma ‘l’uomo’ non è un’entità astratta posta fuori del mondo. L’uomo è il ‘mondo dell’uomo’, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una ‘coscienza capovolta del mondo’, poiché essi sono un ‘mondo capovolto’. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d’honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e giustificazione. Essa è la ‘realizzazione fantastica’ dell’essenza umana, poiché l”essenza umana’ non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro ‘quel mondo’, del quale la religione è l”aroma’ spirituale» (7)”” (pag 620-621-622) [(4) Mega, I, 3, p. 141 (trad. it. cit., p. 356); (5) Mega, I, 5, p. 34 (trad. it. cit., p.27); (7) Mega, I, I, p. 607 (trad. it., ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, introduzione, cit., p. 190)] inserire”,”TEOC-187-FF”
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”Organizzazione e tattica del partito. “”Ma proprio nel senso che il partito presenta una struttura così unitaria che ogni mutamento di direzione nella lotta si traduce in una concentrazione ed in un raggruppamento di tutte le forze, ogni modificazione di atteggiamento si ripercuote sino al singolo membro del partito; viene così potenziata al massimo la sensibilità dell’organizzazione verso i mutamenti di direzione, l’esaltazione della combattività, i momenti di ripiegamento, e così via. A questo punto si spera che non sia più necessario spiegare che tutto ciò non significa «obbedire a corpo morto». Infatti, è chiaro che proprio questa sensibilità dell’organizzazione scopre con estrema rapidità, nella sua applicazione pratica, la falsità di certe parole d’ordine, che proprio essa stimola al massimo grado la possibilità di una sana autocritica in modo da accrescere la capacità di azione (27). D’altro lato, è ovvio che la solida coesione organizzativa del partito non lo rende soltanto oggettivamente capace di agire, ma crea al tempo stesso nel partito l’atmosfera che rende possibile un attivo ed energico intervento negli avvenimenti, lo sfruttamento di tutte le occasioni che essi offrono. Perciò, una centralizzazione effettivamente realizzata di tutte le forze del partito, già in virtù della propria dinamica interna, non può fare a meno di stimolare il partito in direzione dell’attività e dell’iniziativa. Se invece si ha la sensazione che l’organizzazione non sia sufficientemente salda, ciò porta necessariamente a frenare e paralizzare le scelte tattiche, persino l’atteggiamento teorico di fondo del partito (si pensi, ad esempio, al partito comunista tedesco del putsch di Kapp). «Per un partito comunista – dicono le tesi del III Congresso sull’organizzazione – non vi è un tempo in cui l’organizzazione di partito possa essere politicamente inattiva». Questa permanenza tattica ed organizzativa non solo della disponibilità alla lotta rivoluzionaria, ma della stessa attività rivoluzionaria, può essere compresa nel suo giusto senso solo se si comprende pienamente l’unità tra tattica ed organizzazione. Infatti, se la tattica viene separata dall’organizzazione, se in entrambe non si scorge lo stesso processo di sviluppo della coscienza proletaria di classe, è inevitabile che il concetto di tattica ricada all’interno del dilemma opportunismo-putschismo; ed in tal caso l’azione rappresenterebbe o un atto isolato della «minoranza cosciente» per la presa del potere, oppure qualcosa che si adegua ai desideri immediati delle masse, qualcosa di «riformistico», mentre all’organizzazione spetterebbe soltanto la funzione tecnica di «preparare» all’azione. (La concezione di Serrati e dei suoi seguaci, così come quella di Paul Levi, si trova su questo piano). Ma la permanenza della situazione rivoluzionaria non significa che la presa del potere da parte del proletariato sia possibile in qualsiasi momento. (…) Il carattere rivoluzionario della situazione si manifesta in primo luogo e nel modo più palese nel continuo decrescere della stabilità delle forme sociali, causato dal fatto che l’equilibrio delle forze e dei poteri sociali su cui si sostiene la società borghese diventa sempre più instabile”” (pag 408-410) [György Lukacs, ‘Storia e coscienza di classe’, Sugar editore, Milano, 1970] [(27) «Alla politica ed ai partiti si può applicare – una volta apportate le modificazioni opportune – ciò che vale in rapporto alle persone singole. Intelligente non è colui che non fa errori; uomini di questo genere non ci sono e non ci possono essere. Intelligente è colui che non fa errori veramente sostanziali e che sa correggerli rapidamente e facilmente» (Lenin, ‘Radikalismus’, p. 17)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-005-FGB” “LUKACS Gyorgy”,”Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi.”,”Börne. “”Cosí Börne, in modo ben diverso da Hölderlin venticinque anni prima, è un giacobino in ritardo. Questo ritardo essendo socialmente assai avanzato, la sua tragicità importa già alcuni di quei tratti caricaturali che emersero poi così nettamente, più tardi ancora, negli epigoni francesi del 1793 durante la rivoluzione del 1848. Su questo fondamento si innesta la problematica della sua posizione letteraria. Cercando di riallacciare contatti ideologici e stilistici con le tradizioni anti-aristocratiche e popolari della Germania, egli oppone Jean Paul a Goethe. Ma con questo cambiamento di rotta Börne si stacca dai più importanti principi progressivi che avevano animato lo sviluppo ideologico e letterario della Germania. Egli rinverdisce gli argomenti filistei della polemica del vecchio Herder contro l’immoralità di Goethe, e questa ripresa della lotta herderiana contro la preponderanza del criterio estetico nella letteratura e nella vita ingenera spesso in lui un orientamento decisamente antiartistico. Le contraddizioni che ne risultano sono tali che egli – il più accanito avversari del Romanticismo reazionario – rinnova addirittura la critica di Novalis a Goethe; anch’egli deplora la sconfitta del principio «poetico» nel ‘Wilhelm Meister’, prendendo anch’egli posizione per l’anarchia dei sentimenti e delle forme contro il preteso rigore contrario alla vita di Goethe (si veda la sua presa di posizione in favore di Bettina e contro Goethe nella recensione del ‘Carteggio di Goethe con una bimba’ [‘Goethes Briefwechsel mit einem Kinde’]). La severità ascetica dello spirito rivoluzionario giacobino e plebeo e la caotica ebbrezza di sentimenti del filisteo tedesco non poterono mai – in Börne – fondersi in armonia, e nemmeno in un’unità contraddittoria come nel suo grande modello stilistico, Jean Paul. Il destino letterario di Börne mostra chiaramente fino a che punto – nonostante tutti i limiti conservatori del sistema – la filosofia hegeliana, da lui altrettanto odiata e combattuta come la poesia di Goethe, nell’essenza del suo metodo contenga veramente in sé, come ebbe a dire Herzen, «l’algebra della rivoluzione». Alla radice di tutti contrasti che separavano Heine da Börne e dagli altri suoi contemporanei radicali sta appunto questa consapevolezza. In quanto rivoluzionario Heine si rende sempre conto di essere stato in fondo il primo ad «andare a raccontare» il «segreto scolastico» della filosofia hegeliana. Egli è in Germania il primo pensatore e poeta rivoluzionario che sia al livello dello sviluppo europeo, nonché, accanto a Goethe e a Hoffmann, l’unico scrittore tedesco dell’Ottocento che abbia avuto una vera influenza sulla letteratura mondiale. In questa consapevolezza sta l’importanza degli scritti in prosa di Heine, la cui forma leggera e spiritosa, insieme al soggettivismo spesso troppo spinto, nasconde agli occhi di molti le profonde vedute sulla storia tedesca e in particolare sulla storia della letteratura tedesca. Come abbiamo visto, Heine ha esattamente individuato la profonda crisi che travagliava l’intera vita spirituale e quindi la letteratura tedesca del suo tempo; né si è fatto illusioni sul carattere di transizione di quest’epoca, senza escludere la sua propria posizione letteraria di fronte ad essa. Egli cercava – e qui sta il suo contrasto con Börne e con tutti i critici contemporanei del passato della letteratura tedesca – un cammino verso l’avvenire che fosse veramente tedesco, nel più profondo senso della parola; e cioè voleva elevarsi, sia spiritualmente che politicamente, al livello dei suoi migliori contemporanei occidentali, e insieme voleva conservare, «superandole» nel senso hegeliano della parola, le acquisizioni imperiture dell’Illuminismo e del Classicismo, e perfino le tendenze popolari del Romanticismo, una volta epurate dagli elementi reazionari. (…) L’universalismo di Heine verrà pìù tardi reso banale dai suoi ammiratori liberali e contestato dai suoi avversari reazionari. Non si è capito che la forma soggettivistica, ironico-lirica, della sua poesia – anche nelle sue opere più impegnative di poesia e di prosa – era l’unica soluzione possibile per configurare le contrastanti tendenze della Germania di allora nella loro totalità, in modo integrale e realistico, senza provincialismo e senza falso romanticismo”” (pag 82-84) [Gyorgy Lukacs, ‘Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi’, Mondadori, Milano, 1965]”,”TEOC-016-FMB” “LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina) Smith. “”Quanto a Smith, come la borghesia in genere nel suo periodo rivoluzionario, egli ha considerato tutte le attività non economiche della società come ‘faux frais’ della produzione, che vanno ridotti – in nome dello sviluppo delle forze produttive – al minimo strettamente necessario. (È evidente l’affinità di queste concezioni con le opinioni prima citate di Ricardo). Di conseguenza tutti i grandi economisti mettono – con cinismo rivoluzionario – sullo stesso piano le varie forme del lavoro improduttivo, Marx cita per esempio le seguenti considerazioni di Adam Smith: «Essi sono i servitori del pubblico e vengono mantenuti da una parte del prodotto annuale dell’industria di altre persone… Alla stessa classe appartengono ecclesiastici, giuristi, medici, dotti di ogni tipo, attori, buffoni, musicisti, cantanti, ballerine ecc.». Marx commenta ora come segue queste considerazioni di Smith: «Questo è il linguaggio della borghesia ancora rivoluzionaria, che non si è ancora sottomessa l’intera società, stato ecc. Queste occupazioni trascendenti, anticamente venerabili, sovrano, giudici, ufficiali, preti ecc., la totalità dei vecchi ceti intellettuali che essi producono, i loro dotti, maestri e preti, vengono equiparati ‘economicamente’ allo stuolo dei loro lacchè e buffoni, come essi e i ricchi oziosi (nobiltà terriera e capitalisti oziosi) li mantengono. Essi non sono che servitori del pubblico, come gli altri sono servitori loro. Essi vivono del prodotto dell’industria di altri, e debbono quindi essere ridotti al minimo indispensabile» (1). Questo chiaro punto di vista rivoluzionario, che ha per contenuto l’esigenza – proclamata più tardi da Ricardo – dello sviluppo delle forze produttive ad ogni costo, si modifica presso gli ideologi della borghesia, dopo che questa, per lo più sulla base di vari compromessi, ha conseguito il potere nello stato, o almeno l’influsso decisivo sul potere statale. Allora sorge quel punto di vista «colto» che tende a giustificare ideologicamente tutte le attività della società capitalistica che siano utili o gradite alla borghesia, estendendo anche ad esse il concetto di produttività, considerando anche il loro lavoro come produttivo in senso economico. Per questa concezione, in cui comincia la confusione dei chiari e rigorosi principi dell’economia classica, la sua trasformazione in un’apologetica ad uso borghese, Marx non ha che amarissimo scherno. Egli cita la seguente affermazione di Nassau Senior: «Secondo Smith il legislatore degli ebrei era un lavoratore improduttivo», e aggiunge: «Era Mosè d’Egitto o Moses Mendelssohn? Certo Mosè avrebbe detto grazie al signor Senior di essere un «lavoratore produttivo» in senso smithiano. Questa gente è talmente in balia delle sue idee fisse borghesi che penserebbe di offendere Aristotele o Giulio Cesare chiamandoli «lavoratori improduttivi». Questi avrebbero già considerato come un’offesa il titolo di «lavoratore» (2). L’atteggiamento di Hegel è rivolto apparentemente tanto contro Smith quanto contro i suoi critici. Ma una versa antitesi sussiste solo fra lui e questi apologeti «colti» della borghesia”” (pag 568-569) [György Lukacs, ‘Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista’, Giulio Einaudi, Torino, 1960] [(1) Theorien über den Mehrwert, cit., I, p. 405 (trad. it., I, p. 378; (2) Idem, cit., I, p. 387 (trad. it., I, p. 362]] (pag 568-569)”,”HEGx-007-FGB” “LUKASIEWICZ Jan, a cura di Gabriele FRANCI e Claudio Antonio TESTI”,”Del principio di contraddizione in Aristotele.”,”””Figura preminente della cosiddetta ‘scuola polacca’ l’autore (1878-1956) è noto soprattutto per essere stato uno dei primi ad introdurre le ‘logiche polivalenti’, ossia a più di due valori di verità…”” (pag 7, presentazione)”,”FILx-041-FRR” “LUMBROSO Alberto”,”Le origini economiche e diplomatiche della guerra mondiale. 1. La vittoria dell’ imperialismo anglosassone. 2. L’ imperialismo britannico dagli albori dell’ Ottocento allo scoppio della guerra.”,”””Abbiamo visto che Disraeli, all’ opposizione, aveva acerbamente rimproverato a Palmerston di non essere intervenuto quando la Prussia si era annesso lo Schleswig. Eppure, quando Disraeli stesso fu al potere, poco dopo, nel Ministero conservatore di Lord Derby, e vi fu la Campagna Di Sadowa (1866), il futuro Lord Beaconsfield non intervenne piì di quanto non fosse intervenuto, due anni innanzi, il suo predecessore. E quest’ astensione si spiega. Quale altra politiche che quella della neutralità poteva adottare un Ministro britannico? Prender partito per la Francia? Ma Napoleone III cercava di intendersi con Bismarck, e gli permetteva di provvedere all’ unità tedesca purché Berlino consentisse alla Francia di espandersi nel Belgio e su tutta la riva sinistra del Reno. Prender partito per la Prussia? Ma la grandezza prussiana poteva diventare pericolosa per l’ Inghilterra non meno di quanto era stata pericolosa la grandezza francese a’ tempi del Primo Impero. D’altronde, Bismarck non domandava nulla: gli bastava, per colorire i suoi ambiziosi disegni, che l’ Inghilterra se ne rimanesse neutrale.”” (pag 63)”,”RAIx-036″ “LUMBROSO Alberto”,”Cinque capi nella tormenta e dopo. Cadorna – Diaz – Emanuele Filiberto – Giardino – Thaon di Revel visti da vicino.”,”LUMBROSO Alberto “”Chi ha fantasticato affermando che esistesse poca simpatia, prima di Caporetto, da parte di Cadorna nei riguardi di Diaz, ha dunque fatto falsa strada. Certo, quando Cadorna fu caduto in disgrazia, e venne richiamato da Versailles per la famigerata Commissione d’Inchiesta orlandiana, ebbe a stupirsi della visibile e inattesa, molto calcolata, freddezza, per non dir di peggio, del suo antico collaboratore al Comando Supremo: ma prima del ’17, si può, ed io posso, affermare che Cadorna aveva grande stima di Diaz (…)””. (pag 19) “”Secondo il mio informatore, se Cadorna fosse andato a Rapallo, ‘non sarebbe stato sostituito’, come non fu sostituito Foch dopo la Caporetto francese, cioè dopo il disastro dello Chemin des Dames, disastro per il quale Clemenceau ‘disse’ che “”avrebbe dovuto farlo fucilare””. E, anche ‘lo stampò’. E invece di recarsi a Rapallo, Cadorna telegrafò a Orlando che “”allontanarsi dal fronte in quel momento equivaleva per lui a disertare davanti al nemico””, e mandò a rappresentarlo al Convegno il suo Sottocapo (…)””. (pag 145) Il Generale Giulio Douhet, allora Colonnello, scriveva sotto la data del 1° dicembre 1915 dicendo che anche “”le serve e i portinai”” ne sapevano più di Cadorna! Riferisco testualmente: “”Poiché il soldato italiano è ottimo, il difetto è proprio nel manico. Come ho sempre detto, fino dal principio della nostra guerra, il Comando Supremo non ha capito il carattere della guerra moderna. Invece di partire dalla realtà delle cose, è partito dal preconcetto. Ha detto: la guerra è “”così””, e su questo “”così”” ha preparato l’Esercito, fatti i suoi piani e condotto la guerra. Disgraziatamente la guerra non era “”così””, ma era completamente diversa, sì che preparazione, piani e condotta di guerra si trovarono ad essere completamente in opposizione con la realtà, e avviene ciò che avviene. Il Generale Cadorna, nell’aprile-maggio di quest’anno si sforzò di inculcare nella mente dei suoi Ufficiali che le armi moderne avevano favorito l’offensiva e che noi non avremmo dovuto combattere una guerra di trincea (…)””.”” (pag 225)”,”ITQM-160″ “LUMLEY Robert”,”Dal ’68 agli anni di piombo. Studenti e operai nella crisi italiana.”,”LUMLEY insegna storia dell’IT contemporanea presso lo University College di Londra. Autore di saggi sui movimenti sociali e su questioni culturali in Italia, ha curato la pubblicazione di: -L’ industria del museo. COSTA E NOLA.. 1989 -Italian Cultural Studies. OUP. 1996 -The New History of the Italian South. Univ Exeter Press. 1997″,”ITAC-002″ “LUMMIS Trevor”,”The Labour Aristocracy 1851-1914.”,”LUMMIS Trevor è autore di molti libri incluso ‘Occupation and Society: the East Anglian Fishermen, 1880-1914′. E’ stato lavoratore manuale per vent’anni prima di diventare insegnante alla Essex University e più tardi alla Open University. BOOTH ha diviso i tipi di classe operaia in sei gruppi da A a F trovando abilità nel lavoro in ognuna di queste categorie. Lavoratori abili possono essere trovati a tutti i livelli di reddito materiale della classe operaia. Essi sono divisi dal livello e dalla regolarità dei loro guadagni e il peso di questi fattori collocano il lavoratore al top dello strato di lavoro manuale o in basso. Anche la divisione del lavoro tra uomini, donne e ragazzi influisce sulla questione. (Conclusioni)”,”MUKx-085″ “LUMSDEN Charles J. WILSON Edward O.”,”Il fuoco di Prometeo. Le origini e lo sviluppo della mente umana. (Tit.orig.: Promethean Fire)”,”LUMSDEN Charles J. è docente di medicina, WILSON Edward O. è docente di scienze all’Università di Harward.”,”SCIx-300″ “LUNA Felix”,”La Argentina de Peron a Lanusse, 1943-1973.”,”L’autore, nato a Buenos Aires nel 1925, storico e giornalista ha pubblicato molte opere sull’Argentina e sulla sua storia.”,”AMLx-001-FMDP” “LUNACARSKIJ Anatolij Vasilevic, a cura di Maria OLSÙFIEVA”,”Religione e Socialismo.”,”Anatolij Vasil’evic Lunacarskij nato nel 1875 a Poltava nella famiglia di un funzionario. Durante l’infanzia, sotto l’influenza delle idee radicali che dominavano l’atmosfera familiare, si liberò dei pregiudizi religiosi e cominciò a simpatizzare vivamente per il movimento rivoluzionario. A 15 anni, sotto l’influenza di alcuni compagni polacchi, cominciò a studiare seriamente il marxismo. Fu uno dei partecipanti e dei dirigenti della vasta organizzazione di allievi che comprendeva tutte le istituzioni secondarie di Kiev. Dai 17 anni in poi fece propaganda fra gli artigiani e gli operai delle ferrovie. Entrò all’Università di Zurigo, dove per due anni studiò filosofia e scienze naturali, in particolare nel circolo del fondatore del sistema dell’empiriocriticismo, Richard Avenarius, approfondendo contemporaneamente le proprie conoscenze del marxismo sotto la guida di Aksel’rod e, in parte, di G.V. Plechanov. Trascorse un po’ di tempo a Nizza, Reims e Parigi, dove fece conoscenza del professore M.M. Kovalevskij. nel 1899 ritornò a Mosca. Là insieme a A.I. Elizarova, sorella di V.I. Lenin, a Vladimirskij e alcuni altri, riprese in mano l’attività del Comitato di Mosca, fece della propaganda nei circoli operai, scrisse degli opuscoli, diresse degli scioperi con altri membri di questo Comitato. Alla fine della deportazione nel 1903, ritorna a Kiev e cominciò a lavorare nel giornale ufficiale semimarxista ‘Kievskie Otkliki. É a quel tempo che si produce la scissione nel Partito, e il C.C. conciliatore, i cui capi sono Krasin, Karpov ed altri. Sotto l’influenza di Bogdanov, Lunacarskij abbandona l’attegiamento conciliante e si unisce risolutamente ai bolscevichi. Lenin lo invita, in una lettera indirizzata da Ginevra, ad andare il più presto possibile in Svizzera per prendere parte alla redazione dell’organo centrale dei bolscevichi. Scritto fra il 1906 e il 1910, durante l’esilio in Italia, l’opera in due volumi Religione e Socialismo, provocò la condanna violenta della maggioranza dei critici del Partito; essi videro in questa opera una deviazione verso una qualche sottile forma di religione. La ricerca era nata nell’ambito di quel dibattito filosofico che divise i bolscevichi all’indomani della rivoluzione del 1905. Lunacarskij, pur non condividendone fino in fondo le tendenze empiriocriticiste, si schierò dalla parte di Bogdanov e fu quindi anche lui duramente attaccato da Lenin in Materialismo e empiriocriticismo.-“,”RIRB-022-FL” “LUNACARSKIJ Anatolij Vasil’evic”,”Profili di rivoluzionari.”,”Anatolij Vasil’evic Lunacarskij nato nel 1875 a Poltava nella famiglia di un funzionario. Durante l’infanzia, sotto l’influenza delle idee radicali che dominavano l’atmosfera familiare, si liberò dei pregiudizi religiosi e cominciò a simpatizzare vivamente per il movimento rivoluzionario. A 15 anni, sotto l’influenza di alcuni compagni polacchi, cominciò a studiare seriamente il marxismo. Fu uno dei partecipanti e dei dirigenti della vasta organizzazione di allievi che comprendeva tutte le istituzioni secondarie di Kiev. Dai 17 anni in poi fece propaganda fra gli artigiani e gli operai delle ferrovie. Entrò all’Università di Zurigo, dove per due anni studiò filosofia e scienze naturali, in particolare nel circolo del fondatore del sistema dell’empiriocriticismo, Richard Avenarius, approfondendo contemporaneamente le proprie conoscenze del marxismo sotto la guida di Aksel’rod e, in parte, di G.V. Plechanov. Trascorse un po’ di tempo a Nizza, Reims e Parigi, dove fece conoscenza del professore M.M. Kovalevskij. nel 1899 ritornò a Mosca. Là insieme a A.I. Elizarova, sorella di V.I. Lenin, a Vladimirskij e alcuni altri, riprese in mano l’attività del Comitato di Mosca, fece della propaganda nei circoli operai, scrisse degli opuscoli, diresse degli scioperi con altri membri di questo Comitato. Alla fine della deportazione nel 1903, ritorna a Kiev e cominciò a lavorare nel giornale ufficiale semimarxista ‘Kievskie Otkliki. É a quel tempo che si produce la scissione nel Partito, e il C.C. conciliatore, i cui capi sono Krasin, Karpov ed altri. Sotto l’influenza di Bogdanov, Lunacarskij abbandona l’attegiamento conciliante e si unisce risolutamente ai bolscevichi. Lenin lo invita, in una lettera indirizzata da Ginevra, ad andare il più presto possibile in Svizzera per prendere parte alla redazione dell’organo centrale dei bolscevichi. Scritto fra il 1906 e il 1910, durante l’esilio in Italia, l’opera in due volumi Religione e Socialismo, provocò la condanna violenta della maggioranza dei critici del Partito; essi videro in questa opera una deviazione verso una qualche sottile forma di religione. La ricerca era nata nell’ambito di quel dibattito filosofico che divise i bolscevichi all’indomani della rivoluzione del 1905. Lunacarskij, pur non condividendone fino in fondo le tendenze empiriocriticiste, si schierò dalla parte di Bogdanov e fu quindi anche lui duramente attaccato da Lenin in Materialismo e empiriocriticismo.-“,”RIRB-032-FL” “LUNACHARSKIJ A.W. (LOUNATCHARSKY)”,”Les Problèmes de l’ Instruction Publique en Régime Soviétique. (Discours prononcé au Congrés des Instituteurs de l’ URSS, Janvier 1925).”,”””De cette façon ,il pourra faire la vraie révolution: améliorer le genre humain au profit de la collectivité. Tolstoï et ses élèves nous disaient que, avant de changer le régime , il fallait changer l’homme; mai comment voulez-vous changer l’homme, le purifier, si vous n’enlevez pas la boue qui l’empoisonne. Il n’y a que le changement de régime, il n’y a que le pouvoir populaire qui peut le sortir de cette boue de mensonge bourgeois, avec toutes les maladies dont la bourgeoisie le vaccinait; il n’y a que lui qui peut donner la vérité et rien que la vérité – cet aliment sain et indispensable pour la purification de l’homme. Nous, notre génération, nous sommes des corrompus, des malades; des estropiés de l’ancien régime; mais grâce à des efforts énormes nous comprenons tout ce mal et nous voulons l’éviter aux nouvelles générations.”” (pag 24)”,”RIRO-323″ “LUNACHARSKIJ Anatolij (LUNACARSKIJ); edizione italiana a cura di Maria OLSUFIEVA”,”Religione e socialismo.”,” L’opera eterodossa e abiurata di un emblematico esponente del marxismo russo. Secondo l’A vi erano ‘divergenze filosofiche’ tra Marx e Engels che Marx non segnalò (pag 173) “”Il materialismo di Engels differisce alquanto da quello di Marx”” (pag 193) “”A chi è più o meno “”congeniale”” a Feuerbach fa addirittura male leggere per esempio queste parole di Engels: “”La società intorno a noi, fondata sulla contrapposizione delle classi e sull’asservimento di una classe ad opera di un’altra, ci è di sufficiente ostacolo per instaurare rapporti veramente umani con il nostro prossimo. Non abbiamo nessuna ragione di restringere ulteriormente tali rapporti rivestendoli di paludamenti religiosi””. In quale senso e in qual modo la religione del progresso e dell’umanità di Feuerbach potrebbe ‘restringere’ i rapporti umani? Non è essa il simbolo del massimo ampliamento di questi rapporti? Feuerbach voleva ridurre ad un determinato sistema i ‘sentimenti’ comuni a tutti gli uomini nel loro sviluppo passato e futuro. Fu ben lontano da fare tutto a tale riguardo, ma fece moltissimo. Per Engels invece il problema sembra non essere esistito affatto. Tuttavia non ne consegue, come vedremo, che Engels non fosse una persona religiosa nel senso nostro. Marx muove contro Feuerbach l’accusa seguente: riducendo il mondo religioso alla sua base laica, Feuerbach non ha sottoposto a critica tale base. In altre parole: è stato solamente un critico della religione, dell’illusione della società, non della società stessa nella sua concreta realtà. Questo è indubbiamente giusto. I socialisti utopisti avevano già fatto a quel tempo, assai brillantemente, una simile critica. Inoltre: “”Feuerbach non vede che il ‘sentimento religioso’ è un prodotto sociale, e l’individuo astratto analizzato appartiene in realtà a una determinata forma di società””. Infatti fu un grande passo avanti il comprendere più esattamente l’importanza preponderante delle forme sociali rispetto a quelle puramente biologiche o psico-fisiologiche. Secondo Marx: “”L’essenza umana poteva essere vista da Feuerbach unicamente come ‘genere’, ossia come muta comunanza interiore che stabilisce soltanto un legame naturale tra molti individui””. Marx contrappone a questo “”il punto di vista della ‘società’ umana, o dell’umanità che vive una vita sociale”” (pag 156) [A.V. Lunacharskij, Religione e socialismo, Rimini, 1973]”,”RIRB-148″ “LUNACHARSKY KRUPSKAJA PODVOISKY BONCH-BRUYEVICH BUBNOV LONDARSKOI MEKHONOSHIN FLEROVSKY KHOKHRYAKOV ANTONOV-OVSEENKO BLAGONRAVOV NEVSKY DASHKEVICH DZENIS BELYSHEV KOLBIN YEGOROV VASILYEV SVESHNIKOV MALAKHOVSKY SOKOLOV IZMAILOV PETROVSKY DYBENKO MALYANTOVICH, scritti di”,”Petrograd, October 1917. Reminescences.”,”Scritti di LUNACHARSKY KRUPSKAJA PODVOISKY BONCH-BRUYEVICH BUBNOV LONDARSKOI MEKHONOSHIN FLEROVSKY KHOKHRYAKOV ANTONOV-OVSEENKO BLAGONRAVOV NEVSKY DASHKEVICH DZENIS BELYSHEV KOLBIN YEGOROV VASILYEV SVESHNIKOV MALAKHOVSKY SOKOLOV IZMAILOV PETROVSKY DYBENKO MALYANTOVICH.”,”RIRO-220″ “LUNACIARSKI A. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. VOROVSKI V. BONC-BRUEVIC V. GORKI M. KASAKEVIC E. BEK A. ANTONOV S. DANGULOV S. DRABKINA E. GHIL S. ARAMILEV I. RADISCEV L. e altri”,”Racconti su Lenin.”,”Autori di questo libro sono scrittori e pubblicisti sovietici, molti dei quali conobbero Lenin personalmente. La raccolta comprende le memorie di GORKI, i racconti di noti scrittori sovietici quali BEK, KASAKEVIC, DRABKINA, ANTONOV, ARAMILEV, e l’ accademico BONC-BRUEVIC. Vengono pubblicati anche alcuni ricordi di operai.”,”LENS-114″ “LUNACIARSKI A.”,”Per quale motivo ci interessiamo di Serrati?”,”Il cittadino Giacinto Serrati. “”Cos’è il partito socialista italiano? Invece di rispodere a questa domanda, che ci condurrebbe a una lunga serie di indagini speciali, è meglio chiederci se questo partito si distingua per qualche cosa d’essenziale da un qualsiasi altro partito socialdemocratico d’Europa. A prima vista si direbbe di sì. Infatti quando tutti gli altri partiti erano vittime del socialpatriottismo, il Partito italiano aderiva invece unanimemente a Zimmerwald, e a Kienthal seguiva compatto la via dell’internazionalismo. Guardando bene però si vede ‘che non c’è nessuna differenza essenziale tra il Partito socialista italiano che ebbe un passato di fierezza e gli altri partiti socialdemocratici””. (pag 10-11) “”Il Serrati tace precisamente il fatto, ch’è stato proprio lui a staccarsi dai comunisti. “”No – continua il nostro politicante – io sono, è vero, un bolscevico, sono per i Soviet, per la dittatura del proletariato, sono per chi schiaccia la borghesia e accetto tutto quanto ha fatto la Russia. Non si può criticare la rivoluzione: si possono criticare solamente gli uomini. Ma quando i nostri compagni russi, senza conoscere le nostre condizioni, ci chiesero la scissione, io m’indignai. Col loro comportamento, essi compromisero la rivoluzione russa e quella mondiale. Essi aiutarono la reazione internazionale, che si fa gioco dell’estremismo mediante la polizia internazionale””. Che mascalzone! Egli vuole mostruosamente insinuare che i comunisti sieno legati in qualche modo, volontariamente o involontariamente alla polizia. “”Sì, – continua Serrati, – v’è una certa concordanza tra il capitalismo e un certo estremismo frasaiuolo. Per esempio Stinnes suborna dappertutto i giornali””. Il vecchio Ledebour: “”Anche in Italia?”” Serrati: “”Si””. Il vecchio Ledebour: “”Egli è quindi internazionalista?”” (sorride soddisfatto) (pag 77-78) Serrati: “”Una volta Lenin perdonò a Lafont: perché non dovrebbe perdonare a Renaudel e a Bracke?”” (pag 78)”,”MITS-381″ “LUNACIARSKIJ Anatolij”,”Profili di rivoluzionari.”,”Confronto tra le edizioni dei profili di rivoluzionari di LUNACIARSKIJ.”,”RIRB-006″ “LUNACIARSKIJ Anatolij Vasilevic e altri scritti di ULIANOVA KRUPSKAIA BABUCHKIN GOPNER GORKI SVERDLOVA STASSOVA BONTCH-BROUEVITCH PODVOISKI ANDREEV KIROV KALININ KUBISCHEV STALIN GORBUNOV DANILOV KEDROV FOTIEVA KRYLENKO GUIL ZETKIN KRJANOVSKI KATAYAMA GERMANETTO GLIASSER CICERIN KRASSIN CACHIN LOZOVSKI BRODSKI”,”Lenin tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains.”,”Tra i contributi: ULIANOVA, KRUPSKAIA, BABUCHKIN, GOPNER, GORKI, SVERDLOVA, STASSOVA, BONTCH-BROUEVITCH, PODVOISKI, ANDREEV, KIROV, KALININ, KUBISCHEV, STALIN, GORBUNOV, DANILOV, KEDROV, FOTIEVA, KRYLENKO, GUIL, ZETKIN, KRJANOVSKI, KATAYAMA, GERMANETTO, GLIASSER, CICERIN, KRASSIN, CACHIN, LOSOVSKI, BRODSKI ecc. Krylenko commissario bolscevico in Italia.”,”LENS-017″ “LUNACIARSKIJ A.V.”,”Teatro e rivoluzione.”,”LUNACIARSKIJ A.V. “”Che cosa direste di un tale che, dopo aver letto le prime cinque pagine de ‘Il capitale’ di Marx o del ‘Faust’ di Goethe, dicesse: “”Che guazzabuglio!”” e chiudesse il libro? Che cosa direste se, per giustificare questo suo comportamento, egli si volesse scusare così: “”E’ forse colpa mia se non capisco?””. Se non capisci e al tempo stesso vuoi progredire culturalmente, ricorda che, quando hai a che fare con un artista importante e scrupoloso, devi avvicinarti a lui convinto che egli ne sa molto più di te e che di te è molto più capace.”” [A.V. Lunaciarskij, Teatro e rivoluzione, 1968] (pag 31)”,”RIRO-379″ “LUNARDON Almerino”,”La resistenza vadese.”,”LUNARDON Almerino”,”ITAR-217″ “LUNARI Luigi a cura intervento di Dario FO”,”Essere o non essere. I più grandi monologhi teatrali di tutti i tempi.”,”LUNARI (Milano, 1934), drammaturgo e storico del teatro, per vent’anni al Piccolo Teatro, ha tracciato ne ‘Il Maestro e gli altri’ un esilarante ritratto del mondo teatrale e dei suoi protagonisti. Ha scritto commedie e ha curato le edizioni di GOLDONI e MOLIERE. Ha pubblicato ‘Cento trame del teatro italiano’. L’A con monologhi abbraccia tutte le possibili interpretazioni, proponendo non solo i monologhi veri e propri tipo ‘Essere o non essere’ ma anche i discorsi, i racconti, le introspezioni, le confessioni, le invettive, ecc.”,”VARx-018″ “LUNDBERG Ferdinand”,”The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today.”,”””Referring to the fantastic depletion allowance, conservative Senator Frank Lausche of Ohio, no extremist or reformer of any kind, said: “”It is a fraud, it is a swindle, and it ought to be stopped””. One is, therefore, in fairly sedate baby-kissing company of one says (perhaps overcautiously) that the tax structure is a pullulating excrescence negating common sense, a parody of the gruesomely ludicrous, a surrealist zigzag pagoda of pestilent greed, a perverse thing that makes the prerevolutionary French system seem entirely rational. One takes it that Congressman Mills had something like this in mind with his “”House of Horrors””. Representative Mills in further explication of his “”House of Horrors”” characterization said the tax laws are “”a mess and a gyp””, with some taxpayers treated as coddled “”pets”” and other as “”patsies””. But the tax laws would have been no surprise or cause for consternation to someone like Karl Marx with his doctrine is that government is inherently the executive committee of a ruling class. Indeed, they document that dictum – if not to the hilt . then a good distance up the blade. One can apply to the present American system the exact words of French Finance Minister Calonne in 1787 on the soon-to-be-destroyed French system: “”One cannot take a step in this vast kingdom without coming upon different laws, contradictory customs, privileges, exemptions immunities from taxation, and every variety of rights and claims; and this general lack of harmony complicates administration, disturbs its course, impedes its machinery, and increases expense and disorganization on all sides”” (Mathiez). To refer to this system, then, as another but bigger Banana Republic is not merely a bit of misplaced literary hyperbole. The American tax system is the consequence of diligent labors by diversified parties of mayor property interest working down through the years to gain their ends”” (pag 391) [Ferdinand Lundberg, The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today, 1969]”,”USAE-087″ “LUNDBERG Ferdinand”,”America’s 60 Families.”,”LUNDBERG Ferdinand “”Briefly, the greater the fractional distribution of share ownership among small stockholders, as Berle and Means illustrate with great detail in their epochal work, the more secure is the control of the managing directorship. Such control, even without ownership, is very valuable, for it is the directors that determine ‘who shall get the orders for the vast amount of materials consumed by the corporate giant and who shall receive on deposit its huge working capital’. It is control of other people’s money that brings the greatest profits at the least risk”” (pag 43)”,”USAE-090″ “LUNDBERG Ferdinand”,”The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today.”,”””Referring to the fantastic depletion allowance, conservative Senator Frank Lausche of Ohio, no extremist or reformer of any kind, said: “”It is a fraud, it is a swindle, and it ought to be stopped””. One is, therefore, in fairly sedate baby-kissing company of one says (perhaps overcautiously) that the tax structure is a pullulating excrescence negating common sense, a parody of the gruesomely ludicrous, a surrealist zigzag pagoda of pestilent greed, a perverse thing that makes the prerevolutionary French system seem entirely rational. One takes it that Congressman Mills had something like this in mind with his “”House of Horrors””. Representative Mills in further explication of his “”House of Horrors”” characterization said the tax laws are “”a mess and a gyp””, with some taxpayers treated as coddled “”pets”” and other as “”patsies””. But the tax laws would have been no surprise or cause for consternation to someone like Karl Marx with his doctrine is that government is inherently the executive committee of a ruling class. Indeed, they document that dictum – if not to the hilt . then a good distance up the blade. One can apply to the present American system the exact words of French Finance Minister Calonne in 1787 on the soon-to-be-destroyed French system: “”One cannot take a step in this vast kingdom without coming upon different laws, contradictory customs, privileges, exemptions immunities from taxation, and every variety of rights and claims; and this general lack of harmony complicates administration, disturbs its course, impedes its machinery, and increases expense and disorganization on all sides”” (Mathiez). To refer to this system, then, as another but bigger Banana Republic is not merely a bit of misplaced literary hyperbole. The American tax system is the consequence of diligent labors by diversified parties of mayor property interest working down through the years to gain their ends”” (pag 391) [Ferdinand Lundberg, The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today, 1969]”,”USAE-005-FV” “LUNGARELLA Raffaele”,”La scala mobile 1945-1981. Caratteristiche storia problemi.”,”Raffaele LUNGARELLA (1952) collabora a riviste e quotidiani. E’ autore di saggi e studi sul mercato del lavoro e sulla struttura produttiva. Attualmente (1981) lavora per l’ ERVET (Ente per la valorizzazione economica del territorio).”,”MITT-065″ “LUNGHINI Giorgio”,”L’ età dello spreco. Disoccupazione e bisogni sociali.”,”LUNGHINI Giorgio professore di economia al’ Università di Pavia, ha diretto in collaborazione di Mariano D’ANTONIO il ‘Dizionario di economia politica’ (1982-90) (16 voll.). Ha curato inoltre la pubblicazione di testi di KEYNES, GRAMSCI ed Ezra POUND. “”Vale per il nostro oggi un appunto preso da Max Horkheimer in Germania intorno al 1930, raccolto con altri scritti sotto il presago titolo ‘Crepuscolo’. ‘Nel processo economico capitalistico il numero degli operai occupati tende a calare in rapporto al macchinario impiegato. Viene occupata una percentuale sempre più ridotta del proletariato. Questa riduzione modifica i rapporti di interazione tra i differenti strati del proletariato. Quanto più l’ occupazione di un individuo diventa una rara eccezione, tanto più nettamente la vita e la coscienza del lavoratore occupato si differenzieranno da quelle dei disoccupati. La solidarietà di interessi dei proletari subisce incrinature sempre più profonde. Anche nelle fasi precedenti del capitalismo vi erano numerose stratificazioni della classe operaia e diverse forme di “”esercito di riserva””, ma solo il vero e proprio Lumpenproletariat, uno strato relativamente irrilevante nel quale si reclutavano i criminali, manifestava un evidente contrasto qualitativo con il proletariato nella sua totalità. Per il resto tra occupati e disoccupati di regola si rilevava una costante transizione: chi era senza lavoro poteva venire nuovamente assunto il giorno dopo, e chi aveva un lavoro, una volta che lo aveva perduto restava uguale ai suoi colleghi disoccupati nei suoi tratti più importanti. Tutte le differenze concernenti le capacità di lavoro, tra operai qualificati e no, malati, vecchi, bambini e sani non potevano impedire che l’ unità della classe operaia si esprimesse anche nella sorte dei suoi membri. Di conseguenza non solo il suo interesse per il superamento del dominio capitalistico, ma anche l’ impegno in questa lotta era sostanzialmente identico. Oggigiorno la categoria del proletariato come classe vive nella propria esistenza il lato negativo dell’ ordine presente, la miseria””. (pag 20)”,”ECOI-199″ “LUNGHINI Giorgio”,”Riproduzione, distribuzione e crisi. Lezioni e testi.”,”LUNGHINI Giorgio è ordinario di economia politica nell’ Università degli studi di Pavia. Ha diretto il Dizionario di economia politica (1982-90) ed è autore di ‘L’ età dello spreco. Disoccupazione e bisogni sociali’. Il volume nasce dai corsi di economia politica tenuti da LUNGHINI all’ Università degli Studi di Pavia e alla Bocconi. La seconda parte antologica raccoglie testi di SMITH RICARDO MARX e KEYNES. Le classi sociali. “”Le tre classi che Quesnay considera sono le seguenti: a) La classe produttiva (CP), identificata nell’ agricoltura: è quella che coltivando la terra riproduce la ricchezza annuale della nazione, anticipa le spese dei lavori agricoli e paga annualmente il reddito ai proprietari terrieri. b) La classe dei proprietari terrieri (PT): comprende il sovrano, i possessori dei terreni e i percettori di decime. Questa classe vive del reddito, o produit net, della coltura, che le viene pagato annualmente dalla classe produttiva dopo che questa ha prelevato dalla riproduzione, che essa fa rinascere annualmente, le ricchezze necessarie a rimborsarsi delle anticipazioni annuali e a conservare inalterate le ricchezze investite per lo sfruttamento dei terreni. c) La classe sterile (CS), costituita dai cittadini occupati in servizi e in lavori diversi da quelli dell’ agricoltura, le cui spese sono pagate dalla classe produttiva e dalla classe dei proprietari. L’ unica caratteristica che le tre classi hanno in comune è la capacità di spendere, ed è proprio nella circolazione che si danno (che si possono dare) le condizioni necessarie per la riproduzione del sistema.”” (pag 19)”,”ECOT-112″ “LUNGHINI Giorgio a cura; collaborazione di Mariano D’ANTONIO, saggi di Francesco SILVA Antonio SASSU Gianni VAGGI”,”Dizionario di economia politica. Impresa mercato produzione.”,”””Marx intuisce questo problema parlando delle società per azioni, ossia della forma istituzionale che assumono le grandi imprese. “”Le società per azioni sono l’annullamento dell’industria privata capitalistica sulla base del sistema capitalistico stesso, e distruggono l’industria privata a misura che esse si ingrandiscono e invadono nuove sfere di produzione”” (Marx, vol. 3, 521). Come già in Smith e come sarà per Marshall e Schumpeter, anche in Marx lo sviluppo delle società per azioni (e dei monopoli) segna un mutamento strutturale del sistema capitalistico, da economia concorrenziale a economia monopolistica. Marx distingue il capitale come proprietà e come funzione. Di conseguenza vi sono due “”agenti del capitale””: il capitalista monetario e il capitalista operante o industriale, che è anche chiamato imprenditore. Costui impiega il capitale preso a prestito dal capitalista monetario e svolge il lavoro di sovrintendenza e di direzione. Chi sia l’imprenditore risulta chiaro quando esso è contrapposto al capitalista monetario: “”Il capitalista industriale è, rispetto al capitalista monetario, un lavoratore, ma un lavoratore in quanto capitalista, ossia in quanto sfruttatore di lavoro altrui. Il salario che egli domanda e riceve per questo lavoro corrisponde esattamente alla quantità di lavoro altrui che egli si è appropriato e dipende direttamente (…) dal grado di sfruttamento di questo lavoro”” (Marx, vol. 3, 457). (…) “”L’anima del nostro sistema industriale non sono i capitalisti industriali, ma i manager industriali (…) La produzione capitalistica stessa ha fatto sì che il lavoro di direzione, completamente distinto dalla proprietà del capitale, vada per conto proprio. E’ diventato dunque inutile che questo lavoro di direzione venga esercitato dal capitalista”” (ibid.). Quest’ultimo avrebbe dunque come unica funzione quella di impiegare il capitale altrui e il proprio. Con lo svilupparsi delle società per azioni però anche il capitalista scompare: “”Poiché da un lato al semplice proprietario del capitale, al capitalista monetario, si oppone il capitalista operante e con lo sviluppo del credito il capitale monetario assume un carattere sociale, si concentra nelle banche e a queste, non più dai suoi proprietari immediati, viene dato a prestito, ma poiché d’altro lato il semplice dirigente, che non possiede capitale sotto alcun titolo, né a titolo di prestito né altrimenti, esercita tutte le funzioni effettive che competono al capitalista operante in quanto tale, rimane unicamente il funzionario, e il capitalista scompare dal processo di produzione come personaggio superfluo”” (Ibid. 458)”” [Francesco Silva, Impresa] [in Dizionario di economia politica. Impresa mercato produzione, a cura di Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 1987]”,”ECOT-056-FL” “LUNGHINI Giorgio MURAT Marina PIGLIARU Francesco”,”Dizionario di economia politica. 16. Commercio internazionale (Marina Murat e Francesco Pigliaru). Valore (Giorgio Lunghini).”,”Il problema della trasformazione “”Mentre in Ricardo valore e prezzo coincidono immediatamente, per Marx valori e prezzi sono due categorie distinte: i valori si ‘trasformano’ in prezzi (di produzione) per effetto di un processo governato dalla concorrenza tra i diversi capitali. Questa questione, il cosiddetto “”problema della trasformazione””, ha dato luogo a una ricchissima letteratura, sia di parte marxista che di parte antimarxista, nella quale la “”trasformazione”” è vista di volta in volta come processo storico (Engels), come processo che davvero si dà nel sistema capitalistico, come problema matematico, o come una combinazione fra processo storico e problema matematico (Morishima; Meek). La lezione prevalente è quella aritmomorfica: si tratterebbe di modellare il “”problema”” nella forma di quei problemi delle “”scienze della natura”” che ammettono definizione e decidibilità matematica. Leggendo il ‘Capitale’, tuttavia, pare più convincente l’idea di una “”trasformazione”” come processo reale. Converrà dunque partire dall’interpretazione autentica della questione, che è affrontata da Marx nel terzo libro del ‘Capitale’, al capitolo “”Formazione di un saggio generale del profitto (saggio medio del profitto) e trasformazione dei valori delle merci in mezzi di produzione”” (Marx (b), vol. 3, cap. 9). Per Marx, come si è visto, il saggio del profitto dipende dal saggio del plusvalore e dalla composizione organica del capitale. Il saggio del profitto deve essere uniforme nei diversi settori, poiché se così non fosse la concorrenza fra capitalisti farebbe spostare i capitali dai settori a basso saggio del profitto verso quelli ad alto saggio del profitto, fino a quando non si sia formato un saggio ‘generale’ del profitto. Saggio ‘generale’ del profitto che è determinato da due fattori: “”1) dalla composizione organica dei capitali nelle diverse sfere di produzione, e quindi dai diversi saggi del profitto ad esse corrispondenti; 2) dalla ripartizione del capitale complessivo sociale in queste diverse sfere, cioè dalla relativa entità del capitale impiegato in ogni singola sfera e, per conseguenza, da un particolare saggio del profitto; cioè dalla proporzionale aliquota del capitale complessivo sociale assorbita da ogni singola sfera di produzione. (Ibid. 204). Anche il saggio del plusvalore è uniforme nei diversi settori, poiché è ragionevole pensare che la lunghezza della giornata lavorativa e il salario siano uguali in tutte le attività; mentre per ovvie ragioni tecnologiche non è uniforme, nelle diverse attività, la composizione organica del capitale (che dipende da due fattori: dal rapporto tecnico tra forza lavoro impiegata e massa dei mezzi di produzione impiegati, e dal prezzo di tali mezzi di produzione). Ora, se le merci si scambiassero secondo la regola del lavoro contenuto si manifesterebbe una contraddizione: il saggio del profitto risulterebbe diverso nei diversi settori. I valori dovranno ‘trasformarsi’, per effetto della concorrenza, in prezzi (i prezzi di produzione) tali da assicurare l’uniformità del saggio del profitto. Per Marx lo sfruttamento, e dunque il saggio di plusvalore, è un ‘prius’ rispetto al momento della circolazione e dello scambio, poiché si dà nella sfera della produzione: i prezzi devono dunque essere ‘derivati’ dai valori. (…)”” [Giorgio Lunghini, Valore] [(in) Dizionario di economia politica. Commercio internazionale – Valore, 1990, diretto da Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio] (pag 123-124)”,”ECOT-064-FL” “LUNGHINI Giorgio direzione, collaborazione di Mariano D’ANTONIO, scritti di Pier Angelo MORI Gianluigi MENGARELLI Francesco FARINA e Maurizio FRANZINI Lorenzo RAMPA”,”Dizionario di economia politica. 15. Concorrenza (Pier Angelo Mori). Risparmio (Gianluigi Mengarelli). Sviluppo (Francesco Farina e Maurizio Franzini). Tecnica (Lorenzo Rampa).”,”””L’analisi della tecnologia da parte di Marx è decisamente più ricca di quella degli economisti classici e si fonda su un’ampia documentazione storica, in parte mutuata dalle ricerche dei primi grandi studiosi della tecnologia e dell’organizzazione industriale come Ure e Babbage. Intanto il suo osservatorio, di qualche decennio posteriore a quello di Ricardo, gli consente di analizzare una tipologia del mutamento tecnico molto più articolata: ad esempio il risparmio di capitale fisso e di materie prime, le economie di dimensione ecc. In secondo luogo Marx, anche se accetta la ricerca di extraprofitti come ‘motivazione’ individuale dell’innovatore, si propone di dare una spiegazione endogena delle tendenze tecnologiche ‘generali’, analizzando le più complesse connessioni tra comportamento innovativo, meccanismi di mercato e rapporti sociali. Questo approccio viene chiarito in un famoso passo del ‘Capitale’: “”Una storia critica della tecnologia dimostrerebbe in genere quanto piccola sia la parte di un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del diciottesimo secolo (…). La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono”” (Marx (b), vol. 1, 73). In sintesi, la tesi centrale di Marx è che l’eventuale procedere dell’accumulazione a un tasso superiore a quello a cui si espande l’offerta di forza lavoro crea le condizioni per un innalzamento del suo prezzo (anche indipendentemente dai rendimenti decrescenti ricardiani) e una caduta del saggio di profitto che, a sua volta, provoca un affievolimento dello stimolo a investire. Si genera così il ciclo descritto nel capitolo 23 del primo libro del ‘Capitale’, il cui punto di svolta è determinato dagli effetti depressivi sull’investimento degli aumenti salariali connessi alle tensioni sul mercato del lavoro. Un modo per contrastare tali effetti depressivi è quello di introdurre metodi produttivi risparmiatori di lavoro, tali cioè da innalzare la produttività e da creare una “”sovrappopolazione operaia”” (o esercito industriale di riserva) capace di regolare il livello generale del salario. Sia la divisione del lavoro di Smith che la meccanizzazione ricardiana possono assolvere a questo scopo. Tuttavia allo stadio di sviluppo tecnico-organizzativo conosciuto da Marx (la moderna fabbrica capitalistica che ha soppiantato la manifattura smithiana) questi tipi di innovazioni non sono più indipendenti. Per ottenere un grado più elevato di produttività è necessario un livello di controllo, disciplina e coordinamento delle singole operazioni manuali che solo un sistema integrato di macchine può realizzare. La meccanizzazione assume così la forma del ‘macchinismo’ (ibid. cap. 13)”” [Lorenzo Rampa, Tecnica] [(in) Dizionario di economia politica, diretto da Giorgio Lunghini, con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 15. Concorrenza Risparmio Sviluppo Tecnica, 1989]”,”ECOT-087-FL” “LUNGHINI Giorgio direzione, collaborazione di Mariano D’ANTONIO, scritti di Giorgio LUNGHINI e Carluccio BIANCHI”,”Dizionario di economia politica. 14. Equilibrio (Giorgio Lunghini). Politica economica (Carluccio Bianchi).”,”””Per Marx l’incapacità di Ricardo e di altri economisti classici di concepire il sistema economico altrimenti che in equilibrio, dipende dal fatto che essi considerano la produzione borghese come un modo di produzione in cui non esiste differenza fra compra e vendita (commercio di scambio ‘immediato’); oppure produzione ‘sociale’, cosicché la società, come secondo un piano, ripartirebbe i suoi mezzi di produzione e le sue forze produttive nel grado e nella misura in cui sono necessari al soddisfacimento dei diversi bisogni, in modo tale che ad ogni sfera di produzione tocchi il ‘quanto’ del capitale sociale richiesto per il soddisfacimento del bisogno al quale essa corrisponde [Marx (c), vol. 2, 571]. Ciò non significa che i classici neghino il fenomeno della crisi: essi però ammettono soltanto la ‘possibilità’ delle crisi, il cui manifestarsi appare loro come un semplice ‘caso’ [ibid., 554]. Marx rovescia questa posizione, negando la finzione su cui si regge: ‘non la crisi, bensì l’equilibrio è un caso’, poiché non è vero che i prodotti vengano scambiati contro prodotti, così come invece ritiene l’economia politica e specialmente la scuola del libero scambio. La circolazione delle diverse parti del prodotto annuo non è riducibile a uno scambio di merce contro merce, soprattutto in dipendenza del ruolo che viene ad avere il denaro in un processo che non è del tipo M-D-M bensì del tipo D-M-D’ (dove D’ rappresenta una somma di denaro maggiore di D), e nel quale è presente il capitale costante. Infatti nella produzione capitalistica non si tratta direttamente del valore d’uso, ma del valore di scambio e, specialmente, dell’accrescimento del plusvalore, che è il movente della produzione capitalistica. E’ una bella concezione, osserva Marx, quella che, per abolire le contraddizioni della produzione capitalistica, fa astrazione dalla sua base e la rende una produzione indirizzata al consumo immediato dei produttori [ibid., 536]”” [Giorgio Lunghini, Equilibrio] [(in) Dizionario di economia politica, diretto da Giorgio Lunghini, con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 14. Equilibrio, Politica economica, 1988] (pag 32)”,”ECOT-088-FL” “LUNGHINI Giorgio VACCARINO Gian Luigi RODANO Giorgio D’ANTONIO Mariano saggi di, VACCARINO Gian Luigi a cura di”,”La critica in economia. Su Claudio Napoleoni.”,”Claudio Napoleoni, uno dei pochi autentici maestri che la cultura italiana abbia prodotto nella seconda metà di questo secolo, è stato segno di permanente contraddizione, nella scienza che ha costantemente e personalissimamente praticato come nella politica che è stata la motivazione cruciale delle radicali domande poste alla scienza, a se stesso e ad altri. Qui quattro economisti si interrogano sull’eredità di schiarimento teorico e di autoconsapevolezza della contraddizione che Napoleoni ha lasciato. Giorgio Lunghini, Gian Luigi Vaccarino, Giorgio Rodano e Mariano D’Antonio, studiosi di diversissima formazione culturale danno diverse risposte entro diverse direzioni di ricerca agli interrogativi esplicitamente presenti nella lezione del grande studioso.”,”ECOT-109-FL” “LUNGHINI Giorgio”,”Conflitto crisi incertezza. La teoria economica dominante e le teorie alternative.”,”Giorgio Lunghini insegna Economia politica all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia. E’ stato presidente della Società Italiana degli Economisti ed è socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Contiene il capitolo ‘Marx. Le crisi’ (pag 55-80) Le diverse forme della crisi (pag 67-68) “”Le diverse forme di crisi sono connesse tra loro. Si possono però distinguere le ‘crisi da sproporzione’, che in generale si danno quando non siano soddisfatte le condizioni della riproduzione, le ‘crisi da tesaurizzazione’ e le ‘crisi da realizzazione’. All’origine delle crisi sta comunque il fatto che la forza motrice della produzione capitalistica è costituita dal saggio dei profitti: viene prodotto solo quello che può essere prodotto con profitto, e nella misura in cui tale profitto può essere ottenuto. In un mondo alla Ricardo una diminuzione del saggio dei profitti non avrebbe determinato nessuna crisi. Semplicemente, quando non vi fossero più stati profitti investibili il processo di accumulazione si sarebbe esaurito e il sistema economico sarebbe entrato nello stato stazionario. In ogni caso era implicito nella legge di Say che tutti i redditi sarebbero stati spesi, in consumi se non in investimenti. Secondo Marx c’è una terza possibilità. In una economia capitalistica il denaro non è soltanto un mezzo di pagamento, ma può anche essere tesaurizzato. Dopo aver venduto le sue merci in cambio di denaro, il capitalista, quando giudichi troppo basso il saggio dei profitti, può decidere di tenere il ricavato in forma di tesoro, anziché rimetterlo in circolazione e trasformarlo in nuovo capitale. Se i capitalisti non spendono l’intero plusvalore precedentemente realizzato né nell’acquisto di mezzi di produzione né nell’acquisto di mezzi di consumo, le condizioni della riproduzione non vengono soddisfatte. In questo caso il denaro esce dal ciclo del capitale industriale da cui è scaturito, e potrà essere trattenuto in forma liquida oppure potrà essere impiegato in attività finanziarie o speculative. Il denaro non opera più come capitale, e diventa un peso morto della produzione capitalistica. Si può dunque pensare che esista un saggio ‘minimo’ del profitto, al di sotto del quale si avrà una crisi da tesaurizzazione, che interrompe e devia il processo di produzione e riproduzione. L’altra forma di crisi, la crisi di realizzazione, ha origine dal fatto che il salario non è soltanto un costo di produzione per il capitalista, ma è anche il potere d’acquisto con il quale i lavoratori acquisteranno le merci da essi stessi prodotte. La situazione ideale, per ciascun singolo capitalista, sarebbe quella in cui egli potesse pagare ai propri lavoratori il salario più basso possibile, mentre tutti gli altri lavoratori ricevessero i più alti salari possibili. Ciò è però impossibile, poiché il saggio di salario (così come il saggio dei profitti e il saggio di plusvalore, che corrisponde al rapporto tra profitti e salari) tende a essere uniforme. Esisterà dunque un saggio ‘massimo’ del profitto, cioè il massimo saggio dei profitti realizzabile con una data distribuzione del reddito tra profitti e salari. Il plusvalore si trasforma in profitto soltanto se le merci in cui è incorporato vengono vendute, e gli acquirenti potenziali delle merci prodotte sono in massima parte i lavoratori stessi: a condizione che dispongano del denaro necessario. (L’economia capitalistica è concretamente irrazionale, secondo M. Weber, perché non soddisfa i bisogni in quanto tali, bensì solo i bisogni dotati di capacità d’acquisto)”” [Giorgio Lunghini, ‘Conflitto crisi incertezza. La teoria economica dominante e le teorie alternative’, Torino, 2012] (pag 67-68) ancora da collocare La caduta tendenziale del saggio di profitto e l’aumento dell’esercito industriale di riserva (pag 70-71)”,”ECOT-318″ “LUPANO Emma a cura; scritti di Clara BULFONI Chwen Chwen CHEN Cinzia COLAPINTO Guo BINBIN Alessandra C. LAVAGNINO Emma LUPANO Bettina MOTTURA Mariagrazia PORRO Giuseppe RICHERI Giorgio STRAFELLA Rebecca VALLI XU YINGYING”,”Media in Cina oggi. Testimonianze e orientamenti.”,”Emma Lupano è una giornalista professionista e dottoranda di ricerca con un progetto di studi sui media cinesi presso l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’. Cultura “”shanzhai”” una sorta di cultura popolare non ufficiale, tra imitazione e parodia”,”CINE-052″ “LUPARELLO Velia”,”Los trotskistas bajo el terror nazi. La IV Internacional en la Segunda Guerra Mundial.”,”Velia Luparello Dott.ssa in Storia nella Facoltà di Filosofia e Umanità dell’Università Nazionale di Cordoba, Argentina. a curato il libro: ‘Ensayos marxistas sobre historia del socialismo’ (Ariadna ed. 2020). Capitolo IV. La deposizione di Mussolini e la sua influenza nel dibattito del Socialist Workers Party. IV Congresso del Parti Communiste Révolutionnaire. Arbeiter und Soldat’ e la retata nazista dell’ottobre 1943. La resistenza armata in Italia e le risoluzioni del Plenario del Socialist Workers Party. Gli emendamenti Morrow-Morrison e le risoluzioni del plenario del Socialist Workers Party (pag 139-196) Capitolo VI. Le sezioni italiana e britannica della IV Internazionale e l’incursione del ‘maquis’ del Parti Commu niste Internationaliste (pag 249-304)”,”TROS-380″ “LUPARINI Alessandro”,”Anarchici di Mussolini. Dalla sinistra al fascismo tra rivoluzione e revisionismo.”,”Alessandro LUPARINI è nato a Firenze nel 1967. Si è laureato in scienze politiche presso la Facoltà Cesare Alfieri dell’ Università di Firenze e ha conseguito il dottorato di ricerca all’ Università di Pisa ove svolge la sua attività di ricerca. “”Complessivamente, quindi, il primo anno di vita del governo Mussolini non rispose alle aspettative, personali e politiche, di Massimo Rocca e non v’è dubbio che fu proprio la disillusione a indurre l’ ex-anarchico alla sua ultima battaglia polemica. (…) Al pari dei suoi vecchi compagni – sebbene su un piano diverso-, anche Malusardi si trovò a dover fare i conti con la trasformazione del fascismo in regime. All’ inizio del 1923 Malusardi lasciò Sestri Ponente, per dirigere la Federazione sindacale di Firenze. In pochi mesi egli seppe conferire all’ organizzazione corporativa dell’ area fiorentina maggiore stabilità ed efficiena. Nell’ agosto, a coronamento dei suoi successi, Malusardi fu nominato segretario della Corporazione nazionale del vetro, da poco costuituita. Quali fossero gli orientamenti generali del fascismo in materia sindacale e quanto essi si discostassero dalla concezione operaista di Malusardi alimentata dai miti corridoniano e dannunziano, lo mostrò chiaramente il cosiddetto patto di Palazzo Chigi, stipulato il 19 dicembre del 1923 tra la Confederazione delle Corporazioni e la Confindustria, un accordo che segnò “”il fallimento, almeno nell’ industria e in quel momento, dell’ ipotesi di sindacalismo integrale””. L’ intesa, fondata sul principio della collaborazione e raggiunta grazie alla mediazione decisiva del governo, sollevò tensioni e contrasti all’interno del sindacalismo fascista. Il 22 maggio 1924 si riunì a Roma il secondo consiglio nazionale delle Corporazioni, nel corso del quale si manifestarono due tendenze: la prima (più conciliante e che finì per prevalere) facente capo a Sergio Panunzio e sostenuta dal segretario generale Rossoni, per il sindacato unico obbligatorio e il riconoscimento giuridico dei contratti collettivi di lavoro; la seconda rappresentata da Domenico Bagnasco e Malusardi, a favore del’ azione diretta contro gli industriali””. (pag 138-139)”,”ITAF-187″ “LUPERINI Romano”,”Marxismo e letteratura. Storicismo strutturalismo e punto di vista di classe.”,”Romano LUPERINI ha fondato e diretto la rivista ‘Nuovo Impegno’. Collabora a varie riviste e ha pubblicato: ‘Pessimismo e verismo in Giovanni Verga’ (Padova, 1968), ‘Il PCI e il movimento studentesco’ (Milano, 1969).”,”MADS-215″ “LUPERINI Romano”,”Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani.”,”Lettera di Gramsci a Trotsky del settembre 1922 (pag 19-20) Giudizio di Trotsky sul futurismo (in ‘Letteratura, arte, libertà’, Milano, 1958) (nota 30, pag 21 del volume di Luperini) “”E’ assai conosciuto il giudizio di Gramsci sulla «Voce» negli appunti del carcere. E’ un giudizio largamente positivo, che nasce dal riconoscimento del valore dell’impegno vociano di «democratizzare» la cultura («Il De Sanctis doveva formare uno stato maggiore culturale, la ‘Voce’ volle estendere agli ufficiali subalterni lo stesso tono di civiltà e perciò ebbe una funzione, lavorò nella sostanza…») (22) e della sua lotta per creare «una nuova cultura», «un nuovo modo di vivere» (23) evidentemente in senso democratico e progressista (come è chiarito anche da questo accenno polemico contro Prezzolini: «Se Prezzolini avesse coraggio civile potrebbe ricordare che la sua ‘Voce’ ha certamente molto influito su alcuni elementi socialisti ed è stata un elemento di revisione») (24). L’apprezzamento di Gramsci non è casuale perché mostra l’importanza che egli attribuiva alla lotta per una «nuova cultura» condotta dagli intellettuali “”tradizionali”” e quindi ad un impegno di tipo tradizionalmente etico-culturale, ma meno retorico, più adatto alle esigenze di sviluppo democratico del paese e incline a svolgere anche compiti divulgativi, di educazione di una parte delle masse o, meglio, del loro strato superiore (la piccola borghesia, particolarmente intellettuale: «gli ufficiali subalterni»). Il ruolo degli intellettuali è quello di essere i mediatori della società civile, funzionari in una certa misura indipendenti dalle superstrutture (25), momento essenziale di trasmissione di quel consenso che può essere conquistato solo grazie ad una egemonia culturale, e che è tanto più necessario in quanto l’egemonia sulla società civile realizzata attraverso gli intellettuali progressivi (e cioè gli intellettuali organici della classe operaia e gli intellettuali tradizionali, che possono divenire loro alleati) è vista come condizione necessaria per l’avvento del socialismo. Ma in questa maniera Gramsci, nonostante i continui richiami materialistici volti ad individuare il concreto gruppo sociale di cui l’intellettuale è espressione, da un lato sembra accentuare la funzione parzialmente autonoma degli intellettuali in quanto diffusori di ideologie, dall’altro privilegia il momento della ricerca della continuità con la cultura borghese (e sia pure di quella a suo giudizio più avanzata) su quello della critica dell’ideologia (e della cultura borghese). Egli cioè coglie il ruolo dinamico che gli intellettuali possono avere nella società ‘in quanto intellettuali’ (e non in quanto possibili portatori di istanze politiche rivoluzionarie). Questa ipervalutazione degli elementi sovrastrutturali ( e di quello ‘pacifico’ e ‘democratico’ della conquista del consenso, chiaramente privilegiato rispetto al momento della rottura rivoluzionaria) oggettivamente è un motivo revisionistico (quale poi sia su di esso il nostro giudizio è altra questione) rispetto alla teoria marxiana e leniniana della presa del potere e del rapporto fra conquista del consenso ideologico e rivoluzione socialista (26). Esso ha tuttavia una propria motivazione politica nel carattere ancora arretrato dell’organizzazione della cultura nell’Italia di quegli anni, in cui per la mancanza di una vera industria culturale, per la debolezza degli strumenti di persuasione di massa direttamente gestiti dal sistema capitalistico (scuole, giornali, radio, cinema, ecc.) era ancora possibile per l’intellettuale ricoprire quello spazio politico-culturale, di coniatore e diffusore di ideologie, che oggi lo sviluppo capitalistico ha reso ormai impraticabile, trasformando l’uomo di cultura in un tecnico salariato, addetto alla propagazione dell’ideologia dominante”” (pag 15-16-17-18) [Romano Luperini, Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani’, Pisa, 1973] [(22) A. Gramsci, ‘Letteratura e vita nazionale’, Torino, 1954, p. 8; (23) ivi, p. 9; (24) ivi, p. 166; (25) A. Gramsci, ‘Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura’, Torino, 1949, p. 9: «il rapporto fra gli intellettuali e il mondo della produzione non è immediato, come avviene per i gruppi sociali fondamentali, ma è ‘mediato’, in diverso grado, da tutto il tessuto sociale, dal complesso delle superstrutture, di cui appunto gli intellettuali sono i ‘funzionari’»; (26) Per Marx l’obiettivo che giustamente è stato attribuito a Gramsci (quello di «isolare… ideologicamente la classe dominante»: cfr. J. Texier, relaz. in AAVV, ‘Gramsci e la cultura contemporanea’, I, Roma, 1969) sarebbe stato certamente utopistico, dato che per lui le idee dominanti in una società sono quelle della classe dominante e la cultura della nostra epoca non può che essere la cultura borghese. Nelle grandi masse della popolazione il passaggio da un’ideologia borghese al punto di vista del proletariato rivoluzionari può avvenire solo dopo la presa del potere da parte della classe operaia: «Ogni classe la quale aspiri al dominio, anche quando, come nel caso del proletariato, il suo dominio implica il superamento di tutta la vecchia forma della società e del dominio in genere, ‘deve dapprima conquistarsi il potere politico per rappresentare a sua volta il suo interesse come l’universale’, essendovi costretta in un primo momento» (K. Marx – F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, Roma, 1969, p. 23; le virgolette sono nostre)] Marx Engels su intellettuali (pag 29-30) “”Il fatto è che la parte più viva della letteratura dell’Italia giolittiana sta in un istinto eversivo e anarchico che non sa e non può, eppure vorrebbe, incanalarsi, tendere a uno scopo: sarà la guerra a dagli uno sbocco in senso apertamente borghese, a riassorbirlo, quasi sempre definitivamente, in una prospettiva antisocialista e antipopolare, a cui nessuno (né Jahier, né Slataper, né Serra, né Boine, né Salvemini) seppe sottrarsi. Allora veramente apparirà realizzata nella sua chiarezza esemplare l’analisi marxiana degli intellettuali: «La divisione del lavoro che abbiamo già visto come una delle forze principali di tutta la storia sviluppatasi finora, si manifesta ora anche nella classe dominante come divisione fra lavoro intellettuale e lavoro materiale, cosicché all’interno di questa classe una parte si presenta come i pensatori di questa classe (i suoi ideologi attivi, capaci di elaborazione, i quali fanno dell’elaborazione dell’illusione di questa classe su se stessa il loro mezzo fondamentale di sostentamento), mentre gli altri si comportano rispetto a queste idee e illusioni in maniera più passiva e ricettiva, perché essi sono in realtà i membri attivi di questa classe ed hanno meno tempo per farsi illusioni e idee su se stessi. All’interno di questa classe tale scissione può perfino svilupparsi fino a creare una certa contrapposizione e ostilità fra le due parti, che però cade da sé di fronte ad ogni collisione pratica che mette in pericolo la classe stessa, nel qual caso scompare anche la parvenza che le idee dominanti non siano le idee della classe dominante ed abbiano un potere distinto dal potere di questa classe» (37). Di fronte alla «collisione pratica» che metteva in pericolo «la classe stessa» – di fronte alla guerra e all’avversione ad essa delle masse popolari – tutti i «giovani» (e non solo, dunque, i futuristi) fecero blocco intorno alla borghesia, appoggiandone lo sforzo bellico e la campagna ideologica antineutralista”” [Romano Luperini, ‘Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani’, Pisa, 1973] [(37) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, op. cit, p. 36]”,”ITAB-334″ “LUPETTI Fausto RECUPERO Nino LEONETTI Francesco FIORANI Eleonora BRANDIRALI Aldo, interventi e studi, scritti di Palmiro TOGLIATTI Elio VITTORINI e altri”,”La polemica Vittorini-Togliatti e la linea culturale del PCI nel 1945-47.”,”Soldati. “”Si sta Come d’autunno Su gli alberi Le foglie”” (G. Ungaretti) Fiorani su Engels e il rapporto struttura – sovrastruttura “”Abbiamo detto che il rapporto struttura-sovrastruttura e, nel caso particolare, tra struttura e cultura, è rapporto dinamico, ma che intorno ad esso il marxismo non può a priori dire molto di più: anzi si rifiuta di affermare alcunché di definitivo, oltre la fondamentale dipendenza dell’ambito sovrastrutturale da quello strutturale. Se il marxismo infatti avesse dato una teoria di questa subordinazione si sarebbe messo sul piano dell’ideologia, dando una volta per tutte le modalità e gli schemi di inserimento di ogni cultura nell’ambito della struttura. Già Engels denunciava questo equivoco e mostrava che quel rapporto è il risultato di una ricerca la cui validità sta nel manifestarsi “”vera””, cioè nell’essere efficace ipotesi per l’azione e la ricerca: il che significa che mai e poi mai si può sostituire l’analisi: “”La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e i suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiose e loro ulteriori sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. E’ nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose e avvenimenti, il cui intimo nesso è lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria a un qualsivoglia periodo della storia sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado”” (lettera di Engels, 21 settembre 1890). Così è peraltro condotta l’analisi storica concreta di cui Marx ha dato l’esempio con il ’18 Brumaio’ e Engels con ‘La guerra dei contadini’, oltre che con le analisi concrete politiche, economiche, tattiche. L’impostazione marx-engelsiana non accede mai a un riduzionismo, né permette fenomenologie della coscienza e della cultura, ma solo analisi scientifiche in cui la modalità di rapporto tra struttura e sovrastruttura non è predeterminata. Il determinismo della visione materialistica che Engels esprime nella sintetica frase che noi stessi facciamo la nostra storia ma sulla base di presupposti e condizioni che sono determinati, non toglie affatto che “”anche latradizione politica, anzi persino la tradizione che l’uomo si crea nella sua testa, ha una parte importante, se anche non decisiva””. E’ qui chiaro il carattere attivo delle sovrastrutture, la non identità tra dipendente e passivo”” [Eleonora Fiorani, ‘La concezione materialistico-dialettica della cultura’] [(in) Aa.Vv, ‘La polemica Vittorini-Togliatti e la linea culturale del PCI nel 1945-47′, Milano, 1974] (pag 212-213) pag 240: Fiorani su rapporto Togliatti-Croce”,”PCIx-390″ “LUPO Salvatore”,”Partito e antipartito. Una storia politica della prima Repubblica (1946-78).”,”LUPO Salvatore è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Palermo. Per la Donzelli ha pubblicato ‘Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri’ (1993, 2004), ‘Andreotti , la mafia, la storia d’ Italia’ (1996), ‘Il fascismo. La politica di un regime totalitario’ (2000). E’ codirettore della rivista ‘Meridiana’ e redattore di ‘Storica’. “”Pure, il “”patto dei produttori”” fu messo in qualche modo all’ ordine del giorno nel 1974, quando Agnelli assunse la presidenza della Confindustria segnando una svolta nella storia trentennale che aveva visto l’ associazione costantemente schierata a destra, e la Fiat ostentatamente lontana da essa. Si giunge così all’ accordo sul punto unico di contingenza del gennaio 1975, con il quale i salari dei lavoratori occupati venivano garantiti al cento per cento dell’ aumento dei prezzi, rispormiando alle imprese lo spettro di quella che veniva detta la “”conflittualità permanente””””. (pag 241)”,”ITAP-100″ “LUPO Giuseppe a cura”,”Il secolo dei Manifesti. Programmi delle riviste del Novecento.”,”LUPO (1963) è docente a contratto presso l’Università cattolica di Milano. LANGELLA è professore ordinario di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università cattolica di Milano.”,”EMEx-070″ “LUPO Emilio VARRIALE Cosimo”,”Il paradigma del disagio. Secondigliano: fra storia ed inchiesta lo spaccato di un grande quartiere periferico di Napoli.”,”Emilio Lupo, nato a Napoli nel 1951, laureato in medicina e specialuizzando in psichiatria, si è particolarmente interessato alle tematiche inerenti la politica sanitaria, con particolare riferimento ai problemi della tossicodipendenze, della patologia ambientale e dell’attuazione della legge di riforma psichiatrica. É consigliere comunale di Napoli dal 1975. Cosimo Varriale, nato a Napoli nel 1947, laureato in Scienze politiche ed in Sociologia, si è occupato particolarmente dei problemi relativi al disagio psicologico infantile ed alle tematiche della devianza giovanile. É esercitatore presso la Cattedra di Psicologia Generale dell’Istituto Universitario di Magistero Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”ITAS-028-FL” “LUPO Salvatore”,”Il fascismo. La politica in un regime totalitario.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia. Totalitarismo e tirannide. Le molte facce del consenso – La svolta del 1932 – Pericolosi incidenti di carriera – Il partito di Starace – A proposito di terza via – Il duce e i suoi uomini”,”ITAF-030-FL” “LUPO Salvatore”,”Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAS-059-FL” “LUPO Salvatore”,”Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAS-017-FV” “LUPO Emilio VARRIALE Cosimo”,”Il paradigma del disagio. Secondigliano: fra storia ed inchiesta lo spaccato di un grande quartiere periferico di Napoli.”,”Emilio Lupo, nato a Napoli nel 1951, laureato in medicina e specialuizzando in psichiatria, si è particolarmente interessato alle tematiche inerenti la politica sanitaria, con particolare riferimento ai problemi della tossicodipendenze, della patologia ambientale e dell’attuazione della legge di riforma psichiatrica. É consigliere comunale di Napoli dal 1975. Cosimo Varriale, nato a Napoli nel 1947, laureato in Scienze politiche ed in Sociologia, si è occupato particolarmente dei problemi relativi al disagio psicologico infantile ed alle tematiche della devianza giovanile. É esercitatore presso la Cattedra di Psicologia Generale dell’Istituto Universitario di Magistero Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”ITAS-065-FL” “LUPORINI Cesare”,”””Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: ENGELS Federico, a cura di Ernesto RAGIONIERI, Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico – 1891. (Documenti), ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 1 N° 3 MAGGIO-GIUGNO 1963 Sul metodo di Marx e Engels contrapposto al metodo-sistema di Hegel. “”Il metodo messo in opera da Marx, e che Engels considera una acquisizione “”quasi altrettanto importante quanto la concezione materialistica fondamentale”” (cioè il materialismo storico), è presentato da Engels in polemico contrasto sia col vecchio “”metodo hegeliano””, sia l’ancora più vecchio “”metodo metafisico-wolffiano”” (con “”le sue categorie fisse””), già “”teoricamente demolito da Kant e specialmente da Hegel””, ma “”tornato nuovamente di moda”” presso gli economisti borghesi (e, più in generale, dominante nel “”nuovo materialismo delle scienze naturali””) non solo per “”pigrizia””, ma in mancanza di meglio. Il metodo hegeliano infatti “”era scomparso perché la scuola hegeliana non aveva saputo far niente con esso””. Ma quando Engels, nel medesimo contesto, dichiara “”assolutamente inutilizzabile”” il metodo hegeliano “”almeno nella forma in cui esso ‘si presentava’ egli si riferisce in modo specifico alle esigenze di sviluppo proprie della nuova “”concezione del mondo”” (di Marx e la sua), cioè del materialismo storico; concezione egli dice, “”più materialista di tutte le precedenti””. Il metodo hegeliano infatti era “”essenzialmente idealistico””: esso “”partiva dal pensiero puro”” (“”un metodo che, secondo la sua propria confessione, ‘andava dal niente al niente attraverso il niente'””); mentre, nella nuova concezione, “”si doveva partire dai fatti più testardi””. Come si vede, in Engels, la caratterizzazione del metodo (idealista, materialista) fa tutt’uno con quella della “”concezione del mondo”” (‘Weltanschauung’) entro la quale, e in funzione della quale, il metodo agisce. E tale caratterizzazione è determinata prima di tutto secondo l’opposto punto di partenza (pensiero puro; fatti i più testardi). In questo modo di presentare la questione è già implicitamente presente la metafora del “”rovesciamento”” che verrà esplicitata da Engels poco oltre””(pag 110) [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, anno I n° 3 maggio-giugno 1963] “”””sviluppare una scienza nella sua propria connessione interna”” (Engels, ndr). Era, come si è accennato, una esigenza riconosciuta da Marx (e questo è il senso fondamentale della ‘Introduzione del ’57). La sua “”critica dell’economia politica”” non è separabile da essa, dalla istanza della esposizione dialettica come forma sistematica risultante dalla “”critica”” stessa. A proposito delle velleità di Lassalle di “”esporre l’economia politica alla Hegel”” scrive Marx ad Engels il 1° febbraio 1858: “”Imparerà a sue spese che ben altra cosa è arrivare a portare per mezzo della critica una scienza al punto da poterla esporre dialetticamente, ed altra applicare un sistema di logica astratto e bell’e pronto a presentimenti per l’appunto di tale sistema””. Ora, il successo scientifico ottenuto da Marx nel ‘Per la critica’ viene posto da Engels, sotto l’angolatura metodologica, in strettissima connessione di dipendenza, innanzi tutto con un”altra’ critica (altra rispetto a quella direttamente concernente “”tutta la letteratura economica””, più generale e preliminare: la critica al metodo hegeliano. Nell’interno di essa, evidentemente e non fuori, dobbiamo ricercare quel “”punto di collegamento per il metodo logico””. Tale critica a sua volta è presentata come una riforma (così possiamo chiamarla) del “”metodo dialettico”” operata da Marx, che al contempo salva “”le vere scoperte di Hegel””. (Molti anni più tardi, appunto nel ‘Ludovico Feuerbach’ – sul piano proprio di questa opera, che è direttamente ‘storico’ e solo indirettamente ‘teorico’ – Engels insisterà retrospettivamente sulla necessità storica, condizionata dalle circostanze concrete della “”evoluzione spirituale””, che la dialettica hegeliana fosse ‘superata’ criticamente, e non semplicemente messa in disparte, come avrebbe fatto Feuerbach. E quel superamento compiuto da Marx viene interpretato come ‘annientamento critico’ della “”forma”” della dialettica hegeliana e salvataggio del “”contenuto acquisito per mezzo di essa””). Quel che dobbiamo dire è che non si tratta di una particolare inclinazione hegeliana di Engels, ma, ancora una volta, di una posizione comune ai due, e semmai, in Engels, allora, sollecitata intellettualmente da Marx: “”Se tornerà mai il tempo per lavori del genere, avrei una gran voglia di rendere accessibile all’intelletto dell’uomo comune, quanto vi è di ‘razionale’ nel metodo che Hegel ha scoperto, ma nello stesso tempo mistificato””, gli scriveva Marx nel gennaio del 1858. All’intelletto dell’uomo comune: nella recensione engelsiana del ’59 il metodo dialettico di Marx in confronto di quello di Hegel è qualificato due volte come metodo “”semplice””… Quella notazione di Marx era occasionata da una rilettura della ‘Logica’ di Hegel, che egli aveva “”reso un grandissimo servizio”” (“”quanto al metodo””) durante la elaborazione del ‘Per la critica dell’economia politica’. E’ quasi in contrappunto (per noi) alla citata frase della lettera di Marx che Engels nella recensione dell’agosto 1859, pone la detta questione della critica del “”metodo”” hegeliano, del suo ‘superamento critico’ (come verrà chiamato nel ‘Ludovico Feuerbach’. “”Marx era ed è il solo che si poteva accingere al lavoro di estrarre [‘herausschälen; alla lettera: tirar fuori dal guscio o dalla scorza] dalla logica hegeliana il nocciolo che racchiude le vere scoperte fatte da Hegel in questo campo e di stabilire il metodo dialettico spogliato dei sui veli idealistici, nella forma semplice in cui esso è la sola forma giusta dello sviluppo del pensiero””. (…) Ma queste parole, sopra citate, di Engels sono riprese da Marx quasi alla lettera e, insieme, mantenute sul piano della questione generale nel ‘Poscritto’ del ’73. Il “”nocciolo che racchiude le vere scoperte ecc.”” diventa il “”nocciolo razionale”” (secondo l’aggettivo già usato da Marx nella lettera del 14 gennaio 1858). I “”veli”” (o inviluppi: ‘Umhüllungen’) “”idealistici”” diventano lo “”involucro”” (o inviluppo: ‘Hülle’) “”mistico”” ecc. E tutto il discorso è legato all’idea attiva del “”rovesciamento””. (…) E’ dunque il “”rovesciamento”” della dialettica hegeliana (…) a render possibile la ‘scoperta’ di ciò che vi è di “”razionale”” in quella dialettica stessa, e che Hegel, avendoci messo le mani sopra (cfr. lettera citata del gennaio 1858), ha in pari tempo ‘mistificato’. La demistificazione della dialettica è quella “”critica”” del metodo hegeliano, a cui Engels soltanto accennava nella recensione del ’59. Nel ‘Poscritto’ del ’73 Marx non lascia dubbi su ciò a cui dobbiamo riferirla, nella sua opera, almeno come delimitazione nel tempo. “”Ho criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa…”” (Ma quanto è hegeliana la parola “”lato””, prima di essere marxista). Come aveva fatto nella Prefazione del ‘Per la critica dell’economia politica’, circa la scoperta del materialismo storico, così qui, a proposito di questa critica del “”lato mistificatore””, egli si riferisce a quel gruppo di opere giovanili che vanno dalla ‘Critica della hegeliana filosofia del diritto pubblico’ alla ‘Ideologia tedesca’ (ma, tranne la ‘Sacra famiglia’, rimaste inedite), nelle quali è racchiuso il suo processo mentale di liberazione dallo hegelismo e dalla scuola hegeliana (nonché da Feuerbach)”” [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, n° 3, maggio-giugno 1963] (pag 113-115) La recensione engelsiana del 1859. I metodi di Hegel e di Marx. “”Accade invece che proprio Engels sia, a mio parere, di grande aiuto per comprendere il pensiero di Marx, espresso nel ‘Poscritto’ del 1873 (alla seconda edizione del Capitale di Marx, ndr): solo che lo Engels da utilizzare non è quello del ‘Ludovico Feuerbach’ ecc. (ove si tratta, almeno principalmente, una diversa questione) bensì della recensione in due articoli (ma rimasta incompiuta) al ‘Per la critica dell’economia politica’, da Marx sollecitata e da lui stesso pubblicata a Londra (agosto 1859) negli ultimi numeri del “”piccolo ‘Volk'””. Qui la questione del “”metodo””, che assume grandissimo rilievo, è posta da Engels nel suo specifico significato scientifico (“”Come trattare la scienza?””). (…) Ma il contrasto, per quanto radicale (…), fra concezione marxista e concezione hegeliana, e relativi “”metodi””, comporta anche un elemento di continuità: quell’elemento di continuità per cui la filosofia classica tedesca, ed in particolare lo hegelismo, potrà venir considerata una delle “”fonti”” del marxismo. (…) Nella situazione metodologica delineata dalla recensione engelsiana del ’59, essa viene in prima approssimazione indicata così: “”fra tutto il materiale logico esistente [la dialettica hegeliana] era l’unica cosa a cui almeno ci si potrebbe collegare””. (…) Ebbene, ciò che caratterizza Hegel, dice Engels, è l'””enorme senso storico”” che “”sta a base”” del suo “”modo di pensare””, il quale lo conduce a mettere sempre in parallelo “”sviluppo del pensiero”” e “”sviluppo della storia universale”” (della ‘Weltgeschichte’). Il “”rapporto giusto”” è in Engels “”arrovesciato”” – “”collocato sulla testa””, come ripete Marx nel ‘Poscritto’ – e di conseguenza la corrispondente “”forma”” della dialettica non è meno ‘idealistica’ che ‘astratta’: ma intanto “”il contenuto reale penetrava da ogni parte nella filosofia””. Quest’ultimo concetto, che verrà ripreso da Engels nel ‘Ludovico Feuerbach’ ecc., è di grande importanza (…). Sotto questo aspetto ciò che conta in Hegel (…) è il tentativo di “”dimostrare nella storia l’esistenza di uno sviluppo, di una coesione interiore””, e il fatto che sempre lui (nella fenomenologia, nell’estetica, nella storia della filosofia ecc.) “”la materia viene trattata in modo storico, in una certa connessione, sia pure astratta e a rovescio, con la storia””. Proprio per questo la filosofia di Hegel “”fa epoca”” (è ‘epochenmachend’). E non solo “”costituisce la premessa teorica diretta della nuova concezione materialistica””, ma, per i caratteri sopra indicati, “”offre già un punto di collegamento [‘Anknüpfungspunkt’] per il metodo logico””. Del resto, dice Engels, se quella dialettica “”aveva liquidato con facilità la precedente logica e metafisica, doveva essere in ogni caso qualcosa più che sofisticheria””. Ma la stessa ricerca del “”punto di collegamento per il metodo logico”” è proiettata, nella recensione engelsiana del ’59, su uno schermo più vasto: e precisamente su quello delle conseguenze ‘sistematiche’ del metodo. Anche questo è un elemento che non dobbiamo lasciarci sfuggire, un elemento di concretezza (…). Almeno ciò è valido per chi condivida la esigenza sistematica, e fra questi sono indubbiamente Marx ed Engels. Ora, è interessante per la nostra questione che quella esigenza venga presentata da Engels innanzi tutto in rapporto (storico) a Hegel. “”Dalla morte di Hegel in poi – egli dice a proposito della struttura sistematica dell’opera recensita – non si era fatto alcun tentativo di sviluppare una scienza nella sua propria connessione interna””. La differenza capitale, naturalmente, è che il tentativo di Marx è intieramente riuscito, cioè si pone intieramente sul terreno scientifico. Ciò lo distacca radicalmente dai risultati anche positivi di Hegel i quali tuttavia, a causa delle caratteristiche (astratto-idealistiche) del metodo, non aveva dato luogo, né lo potevano, ad alcuna sistemazione scientifica: in nessun campo”” [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, n° 3, maggio-giugno 1963] (pag 110-112-113)”,”MAES-131″ “LUPORINI Cesare”,”Dialettica e materialismo.”,”LUPORINI Cesare “”Marx amava ripetere il motto faustiano: “”In principio era l’azione””. La conoscenza nella sua forma astratta, e quindi il pensiero concettuale, nasce certamente dall’attività tecnico-pratica. Ma è un grande fatto nella civiltà umana, di immensa portata, il separarsi di essa dall’immediatezza di questa, il costituirsi del senso dell’universale, del generale, da cui nascono la filosofia e la scienza, in una parola la ‘teoria’, anche se ciò coincide, storicamente, con la divisione del lavoro manuale e intellettuale”” (pag XXIIII) “”Il primo incontro ‘reale’ di Lenin con una scienza (e non a caso fu uno scontro) fu quello con la sociologia, con la sociologia “”borghese”” (lo troviamo in ‘Che cosa sono gli “”amici del popolo””?). E’ un incontro e scontro determinato dalle esigenze della lotta, e da esigenze di fondo di essa, da esigenze della strategia”” (pag XLIV) “”Sembra evidente che Lenin non ha mai sentito la strategia, cioè la sua elaborazione, come un possibile freno della tattica, dell’azione, ma anzi, all’opposto, come il campo che, tanto è meglio determinato attraverso l’analisi, tanto più consente alla tattica il massimo di agilità e mobilità”” (pag XLV) “”A partire da ‘Materialismo e empiriocriticismo’ (e Lenin studiò ancora molta filosofia!) i due livelli, quello della strategia e quello della “”filosofia””, senza confondersi si collegano scopertamente in Lenin secondo un’unica direzione dinamica che è quella dell’azione rivoluzionaria.”” (pag XLV) Luporini cita, discutendo con l’autore, il saggio di E. Sereni, ‘Da Marx a Lenin: la categoria di “”formazione economico-sociale””‘ (in) ‘Quaderni di Critica marxista, n.4 1970, pp. 29-79 (pag 213) (sul concetto statico o dinamico di Form..) “”Scriveva Engels nel ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’: “”…i fatti concepiti nel loro proprio nesso e non in un nesso fantastico…il materialismo [storico] non vuol dire niente altro che questo…”” (1). In appendice a quel saggio Engels pubblicava, estraendole da un vecchio quaderno l’affermazione divenuta famosa: “”I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo””. Si può dire che tra queste due proposizioni apparentemente così diverse (esse sembrano appartenere a due opposte filosofie) sia compreso tutto il marxismo, come pensiero e come azione”” [Cesare Luporini, Dialettica e materialismo, 1974] [(1) F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, 1972, p. 56] (pag 3) “”Come mai, possiamo chiederci, Marx e poi Engels presenteranno a partire dal 1859 questo fatto così importante, la conquista del materialismo storico nel suo aspetto filosofico attraverso la critica della filosofia precedente, quasi come una faccenda ‘privata’ e di interesse biografico? A me sembra che la risposta ce la diano gli stessi fondatori del marxismo. Vi era stata la grande frattura del 1848 che segna in Germania la fine dell’hegelismo e di tutto ciò che era nato dalla sua disintegrazione teorica (anche per Feuerbach – dirà Engels – l'””anno 1848, che egli non comprese, segnò la rottura definitiva col mondo reale, il ritiro nella solitudine””). “”Con la rivoluzione del 1848 la Germania “”colta”” dette congedo alla teoria e si pose sul terreno dell’attività pratica””, dirà ancora Engels (ma nello stesso tempo “”andava perduto anche per la Germania colta quel grande senso teorico che aveva costituito la gloria della Germania nel periodo della sua più profonda decadenza politica, – il senso per l’indagine scientifica pura, indipendentemente dal fatto che il risultato raggiunto fosse praticamente utilizzabile oppure no, e fosse oppure non fosse contrario alle ordinanze di polizia””). Quando, alcuni decenni più tardi, i fondatori del marxismo avranno occasione di riprendere in modo diretto la polemica e la discussione filosofica, nell”Antidühring’ (1878), l’ambiente generale della cultura filosofica è profondamente diverso da quello della Germania fra la morte di Hegel e il 1848. La ‘Deutsche Ideologie’ e le altre opere “”giovanili”” rimaste inedite sarebbero ora, nel loro aspetto di polemica filosofica, del tutto inattuali; mentre intanto il materialismo storico e dialettico, nel suo complesso di dottrine e di applicazioni, si è grandiosamente sviluppato, la “”critica dell’economia”” è divenuta ‘Il capitale’, e dalla polemica politica sono uscite opere storiograficamente fondamentali”” (pag 310-311) [Cesare Luporini, Dialettica e materialismo, 1974]”,”GRAS-110″ “LUPORINI Cesare; SCARPONI Alberto; MANCINA Claudia”,”Gramsci e la religione (Luporini); Lukács critico dello stalinismo (Scarponi); Le (presunte) antinomie di Gramsci (Mancina).”,”””Anderson (1) (…) sottovaluta la polemica condotta contro le posizioni di Trotsky, una polemica costante e sempre presente proprio quando c’è da parte di Gramsci il tentativo di sistemare retrospettivamente gli ultimi anni di attività di Lenin, quindi il periodo della propria milizia internazionale e dell’appannarsi delle prospettive rivoluzionarie in Europa; una polemica che non è certamente mai «antitrotskista», ma attribuisce tuttavia a Trotsky l’incapacità di comprendere la novità e la differenza del problema strategico in occidente. Non si può certo ascrivere a conformismo (sapendo quanto siano spregiudicate le riflessioni gramsciane in carcere) né a trascuratezza la scarsità di riconoscimenti verso Lev Davidovic, a meno di rimuovere il giudizio netto e costante con cui Gramsci lo mette nel grande filone dell’economismo: caratterizzato dal misconoscimento del rapporto fra Stato e società civile e attraverso di esso dallo stravolgimento del rapporto fra struttura e sovrastruttura. L’idea della guerra di movimento – alla quale Gramsci riporta (anche qui nel contesto di una riflessione che risale sino al 1848 e ai giacobini) la formula della «rivoluzione permanente» – è da lui inequivocabilmente collegata alla presunzione di una «irruzione catastrofica» della struttura, attraverso la crisi economica, nella sovrastruttura. Tale contatto, tale corto circuito non è invece, per Gramsci, possibile, proprio per l’articolazione più complessa che dà al rapporto struttura-sovrastruttura lo sdoppiamento del politico in Stato-società civile, dove questa fa da filtro, da cuscinetto, da assorbimento degli urti. Ecco perché non vale rimpiangere che Gramsci, perdendo la strada «nel labirinto dei ‘Quaderni’», abbia mancato di chiarire il «corretto ordine teorico e temporale» tra guerra di movimento e guerra di posizione (p. 129): che sarebbe, naturalmente, nelle intenzioni di Anderson, ‘prima’ la guerra di posizione (prima il consenso, l’egemonia, la conquista della società civile), ‘poi’ la guerra di movimento, l’attacco definitivo allo Stato, la presa del Palazzo d’inverno: ma, questa volta, forti del consenso delle masse”” (pag 182) [(1) P. Anderson, ‘Ambiguità di Gramsci, Bari,Laterza, 1978, tit. orig. ‘The antinomies of Antonio Gramsci’, London, 1977] [Claudia Mancina, ‘Le (presunte) antinomie di Gramsci’, Schede critiche]”,”GRAS-002-FB” “LUPORINI Cesare”,”Per l’interpretazione della categoria «formazione economico-sociale».”,”Dibattito su tale questione (Gesellschaftsformation) sviluppatosi in Italia (Crit.Marx) e Francia (La pensée). In particolare v. studio di Emilio Sereni ‘Da Marx a Lenin: la categoria di ‘formazione economico-sociale” (Critica marxista).”,”MADS-018-FB” “LUPORINI Cesare”,”Filosofi vecchi e nuovi. Scheler Hegel Kant Fichte.”,”Frammento di Hegel. Questione della “”violenza estranea””. La violenza estranea (al destino) non può che essere una violenza ‘antistorica’ (pag 97)”,”FILx-339-FF” “LUPORINI Cesare; BADALONI Nicola; PRESTIPINO Giuseppe; TAGLIAGAMBE Silvano; NEGT Oskar; HELLER Agnes; BOWLES Samule e Herbert GINTIS; SU-SHAOZHI; GIRARDI Giulio; FERRARO Antonio; BRAVO Gian Mario; DE-DOMENICO Nicola; LIGUORI Guido”,”Marx e noi (Luporini); Nel laboratorio del «Capitale»: produzione e mercato (Badaloni); Dal lavoro astratto al tecno-lavoro (Prestipino); Marx: sui metodi di elaborazione del dato empirico (Tagliagambe); I problemi del presente: una lettera a Marx (Negt); Marx e la modernità (Heller); Eterogenità del potere: diversità dei movimenti sociali (Bowles e Gintis); Lo sviluppo del marxismo nell’epoca contemporanea (Su-Shaozhi); Il marxismo di fronte alle esperienze religiose rivoluzionarie (Girardi); Habermas: una «ricostruzione» del materialismo storico (Ferraro); La divulgazione degli scritti di Marx e di Engels in Italia (Bravo); Sull’edizione critica delle opere di Marx e di Engels (Mega) (De-Domenico); Per conoscere Marx (1883-1983). Bibliografia tematica (Editori Riuniti) (Liguori).”,”La prima pubblicazione delle opere ‘complete’ di Marx ed Engels (pag 209-210) (Ciccotti e Mongini)… “”In questo quadro culturale e politico, a partire dal 1899 viene avviata la pubblicazione delle ‘Opere’ di Marx e di Engels. Fin dal 1897 Ettore Ciccotti (docente universitario, studioso del mondo antico e ottimo conoscitore del tedesco, deputato del Psi per alcune legislature, interventista nel 1915 e dal 1924 «senatore del regno») aveva predisposto un piano di traduzioni e di edizione delle opere di Marx ed Engels, alle quali – sulla scia di quanto avveniva nella socialdemocrazia tedesca, affiancava Lassalle (nell’edizione italiana venne pure edita la ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’ di Mehring): ed era questo, naturalmente, un indice dello sconcerto generalmente dominante. Luigi Mongini, che nel Psi si occupava di amministrazione dei giornali e dei problemi tecnico-pubblicistici, diventa editore in prima persona, e a partire dal 1899 e fino al 1911 (Mongini muore però nel 1909), sotto la direzione di Ciccotti, sono pubblicati a dispense – poi raccolte in sette grossi tomi – buona parte degli scritti conosciuti di Marx e di Engels (e, insieme, appunto di Lassalle) presso la società editoriale, appositamente costituita a Roma, che assume la denominazione «Luigi Mongini Editore». Sono esclusi inizialmente soltanto il ‘Manifesto’ e il ‘Capitale’, che avevano ottenuto edizioni autonome. A partire dal 1914 i volumi in questione sono riproposti in vendita al pubblico, verosimilmente nella vecchia edizione Mongini, sotto il frontespizio della Società editrice «Avanti!» con sede a Milano, e a essi si aggiunge il ‘Manifesto’ nella versione Bettini) e il ‘Capitale’, nel 1915, nella nuova e scomposta traduzione di Ettore Marchioli, che forma da solo il volume VII delle ‘Opere’ (così queste diventano otto in tutto). (…) Sotto la direzione di Ciccotti, sono numerosi gli intellettuali che partecipano all’opera di traduzione, e molti fra loro sono giornalisti dell”Avant!’: così Vittorio Piva e Gustavo Sacerdote, che sono corrispondenti – in periodi diversi – dalla Germania. Sono da menzionare inoltre Angelica Balabanoff, Eugenio Zaniboni e Leone, e allo stesso Ciccotti, autore, insieme a Sacerdote, delle versioni filologicamente meno imperfette. In realtà, l’edizione Mongini-Ciccotti non è affatto sistematica; anzi, è del tutto disordinata e acritica e solo alcune traduzioni (quelle di Ciccotti in particolare) sembrano poter sopravvivere all’usura del tempo. Il suo merito precipuo è d’aver rappresentato, nonostante gli appunti che spesso ci furono e nonostante gli stessi progressi del dibattito marxista, l’unica ampia e «politica» proposta in tema di edizioni di Marx avanzata ufficialmente dalla sinistra fino agli anni venti: il che equivale a dire che fino al secondo dopoguerra rappresentano l’unico vero e sostanziale approccio della cultura italiana a Marx. Perché, a parte le «incursioni» di Croce, a parte un qualche minimo impegno divulgativo di Gentile (anch’egli traduce qualche brano staccato di Marx e introduce in Italia le ‘Tesi a Feuerbach’, ma solo nel 1899), a parte Roberto Mondolfo, mentre i contributi di discussione sono notoriamente serrati (e anche eccessivamente sottovalutati da Croce nel saggio del 1938), minimo è l’apporto a una conoscenza originale di Marx”” (pag 209-210) [Gian Mario Bravo, La divulgazione degli scritti di Marx e di Engels in Italia] [(in) ‘Critica marxista’, n. 2-3, marzo-giugno, 1983]”,”MADS-800″ “LUPPI Bruno”,”Saltapasti. Un cane tra i partigiani liguri.”,”LUPPI è nato in provincia di Modena nel 1916. Trasferitosi a Taggia partecipa alla attività politica del PCI di Sanremo. Ufficiale dell’ esercito l’ 8 settembre 1943 entra nel CLN di Sanremo e viene ferito in combattimento. Laureato in lettere insegna a Savona. Ha scritto opere di storia altomedievale e ha tradotto dal francese gli Scritti sulla rivoluzione di GORKI.”,”ITAR-036″ “LUPPI Andrea PIZZINELLI Corrado”,”La Repubblica di Cina. L’ esempio di Taiwan: il suo popolo e la sua vita.”,”LUPPI Andrea (1926) fotografo è autore di molti reportages. PIZZINELLI Corrado scrittore e giornalista (1922) ha girato il mondo come inviato speciale. Ha vinto il premio Marzotto con ‘Dietro la grande muraglia’ (1955). Vent’anni dopo ha scritto ‘Le due cine’. E’ stato molte volte a Taiwan. E’ autore di vari saggi sui paesi dell’ estremo oriente.”,”CINx-159″ “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. 1. Nord contro Sud: la sanguinosa epopea che divise l’America. 2. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana.”,”LURAGHI combattente della 2° GM e della guerra di liberazione è Prof ordinario di storia americana nell’Univ di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, P onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry KISSINGER. E’ autore di numerose opere”,”USAQ-010″ “LURAGHI Raimondo”,”Marinai del Sud. Storia della marina confederata nella guerra civile americana 1861-1865.”,”LURAGHI è autore di opere quali The Rise and Fall of the Plantation South, Gli Stati Uniti. E’ curatore della 1° ediz nazionale critica delle Opere di Raimondo MONTECUCCOLI edite dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore nonché in collaborazione con il Maggiore Huang JIALIN dell’Esercito Cinese, della prima traduzione italiana diretta dell’ ‘Arte della Guerra’ di SUN ZI (o SUN TZU)”,”USAQ-011″ “LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria FASCE Ferdinando CLERICI Naila MOLINARI Augusta”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo.”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti)”,”MUSx-056″ “LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria FASCE Ferdinando CLERICI Naila MOLINARI Augusta BULFERETTI Luigi”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo. Saggi storici nella ricorrenza bicentenaria della rivoluzione americana.”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti), Luigi BULFERETTI ‘Rileggendo Max Weber: tra politica ed economia, tra coazione o violenza e libertà’.”,”USAG-030″ “LURAGHI Raimondo CLERICI Naila GARRO-RAITERI Brunella GENNARO-LERDA Valeria FASCE Ferdinando MOLINARI Massimo, saggi di”,”Economia e società degli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento.”,”Saggi di Raimondo LURAGHI Neila CLERICI Brunella GARRO RAITERI Valeria GENNARO LERDA (Le tariffe doganali negli Stati Uniti dal protezionismo di Benjamin Harrison alla New Freedom di Woodrow Wilson) Ferdinando FASCE (Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920) Massimo MOLINARI.”,”USAS-087″ “LURAGHI Raimondo”,”Gli Stati Uniti.”,”””Charles A. Beard fu il primo grande storico americano a intuire nelle grandi linee le cause di questo tragico decadimento nelle condizioni delle classi agrarie ed a delineare il processo mediante cui la classe capitalista costrinse queste a pagare il prezzo della rivoluzione industriale. A Beard spetta (per lo meno la parte preminente) l’ indiscutibile merito di aver contribuito a liquidare l’ untuosa e ipocrita spiegazione moralistica della guerra civile e della ricostruzione; la sua opera rimane tutt’ora un pilastro indispensabile per la comprensione di quell’ epoca. Tuttavia (come già gli storici meridionali – a partire da Ulrich Bonnel Phillips – avevano posto in rilievo) la spiegazione di Beard, che tendeva a vedere l’ intera vicenda americana come un conflitto tra un non meglio precisato “”agrarismo”” e il capitalismo, appare oggi – sebbene in parte esatta – per lo meno troppo semplicistica””. (pag 459)”,”USAG-048″ “LURAGHI Giuseppe E.”,”Capi si diventa.”,”””Nella storia dell’ economia italiana è rimasto famoso il disastro della Banca di Sconto: ebbene Menichella dice che tale disastro fu causato soprattutto da una precipitosa decisione dovuta a mancanza di esatte informazioni. Nel 1921 questo istituto di credito era fortemente immobilizzato soprattutto con l’ industria tessile del bustese. A fine d’ anno i direttori delle varie filiali della banca richiesero alla sede fondi eccezionali, nel timore di non poter far fronte ai forti ritiri di denaro abituali in tale periodo da parte della clientela: in seguito si poté constatare che in qualche caso le richeste erano state gonfiate in misura addirittura doppia rispetto al necessario.”” (pag 41) “”E’ più facile adorare un santo dipinto che uno in carne ed ossa, e aveva ragione quel rivoluzionario francese – non ricordo chi fosse – il quale disse che i grandi ci sembrano tali perché noi stiamo in ginocchio: il che non è vero sempre, ma troppo spesso lo è. Comunque è pur sempre vero che la grandezza ha bisogno del fascino del mistero: anche la grande arte suggerisce sentimenti indeterminati alla fantasia, più che imporre esatti temi. Col tempo mi sono sempre più convinto che davvero capi potrebbero essere molti che non lo sono e vorrebbero essere. Non esistono superuomini neppure fra coloro che hanno raggiunto le massime gerarchie e più contano. Dove la scelta non avviene in base alla ereditarietà familiare o all’ influenza politica, la selezione si verifica spesso fra individui di intelligenza uguale, che a parità di condizioni sarebbero in grado di acquisire la stessa preparazione tecnica. Via via che si sale la scala delle responsabilità, l’ orizzonte si allarga agli occhi e alla mente di chi sale, chiunque egli sia, proprio per effetto naturale della maggiore altezza del punto di osservazione. E non mancano ambienti nei quali l’ inganno fa premio e emergono i mediocri più astuti. Certo su un punto non ci sono dubbi: per essere poi veri capi bisogna avere più coraggio degli altri.”” (pag 72-73)”,”ITAE-122″ “LURAGHI Raimondo”,”La spada e le magnolie. Il Sud nella storia degli Stati Uniti.”,”LURAGHI Raimondo, comandante partigiano, ha dedicato la vita alle ricerche di storia degli Stati Uniti. Tra le sue opere la famosa ‘Storia della guerra civile americana’ (1966) e ‘Marinai del Sud’. E’ professore emerito presso l’ Università di Genova. Il generale Lee. “”Lee è giustamente assurto alla fama di uno tra i maggiori capi militari della storia. Capace di conquistarsi l’affetto, l’assoluta obbedienza e il più profondo rispetto dei suoi soldati (“”io darei l’assalto anche all’inferno per quel vecchio!”” ebbe a dire uno di essi alla vigilia di una sanguinosa battaglia), cosa che già ne faceva un condottiero di elevatissimo livello, Lee aveva una chiara visione strategica e un occhio infallibile per il terreno. Le vittorie conquistate contro un nemico quasi sempre superiore di numero e di mezzi, la capacità di foggiare, con l’Armata confederata della Virginia Settentrionale da lui di fatto creata e comandata, una tra le più insigni unità militari della storia, ben degna di stare accanto alla “”Grande Armée”” napoleonica o agli eserciti veterani di Annibale e di Cesare, contribuiscono a sottolinearne la grandezza. Ma Lee era anche, come tutta la gente del Sud, un uomo del passato. Non comprese mai veramente, se non forse verso il termine del conflitto, la rivoluzione che l’avvento del fucile rigato (capace di uccidere ad oltre 1000 metri, laddove la vecchia, analoga arma ad anima liscia del tempo napoleonico era del tutto inefficace dopo i 100), aveva prodotto e reso irrevocabile; non comprese quindi (anche qui sino alle ultime campagne) che, per lo meno nel campo tattico la difesa aveva ormai preso il sopravvento sull’attacco (e lo avrebbe tenuto ben saldo per altri ottant’anni) e rimase fedele a quell’illusione dell’attacco “”decisivo”” che avrebbe dovuto risolvere le battaglie. Se infine si piegò ad accettare una tattica difensiva, ciò fu causato sia, indubbiamente dalla sua genialità, sia da una situazione in cui tenersi costantemente all’offensiva era per il Sud ormai impossibile (ma anche qui, appena gli parve di vedere uno spiraglio, cercò di riprendere l’offensiva). In sostanza Lee era un grandissimo capo militare, abilissimo nella manovra: ma apparteneva al passato, era l’ultimo grande generale dell’età napoleonica. La nuova guerra “”industriale”” gli era del tutto estranea.”” (pag 86)”,”USAS-159″ “LURAGHI Raimondo PUNCUH Dino”,”Per dignità non per odio. Documenti della Resistenza Italiana.”,”Nato a Milano nel 1921 laureato in lettere Raimondo Luraghi è stato libero docente di storia contemporanea e incaricato di storia americana all’Università di Genova. Dino Puncuh, nato a Lubiana nel 1931, si è laurato in lettere a Genova. Assistente di storia mediovale e moderna all’Istituto Universitario di Magistero è autore di pubblicazioni storiche. Ha diretto la scuola per attività siderurgiche A. Odero presso lo Stabilimento Oscar Sinigaglia di Genova Cornigliano. Le quattro giornate di Napoli (pag 91-93)”,”ITAR-244″ “LURAGHI Raimondo”,”Histoire du colonialisme. Des grandes découvertes aux mouvements d’indépendance.”,”Stalin al potere pensava che i comunisti cinesi dovessero restare nel Kuomintang e lasciare la direzione della rivoluzione a Chiang Kai-shek di cui “”ci si poteva fidare””. Trotsky e i suoi compagni pensavano al contrario che i comunisti dovessero al presente uscire dal KMT e cominciare la fase sociale della rivoluzione. Trotsky si rivela il più chiaroveggente (pag 233)”,”PVSx-070″ “LURAGHI Giuseppe E.”,”Le macchine della libertà.”,”Giuseppe E. Luraghi è un economista che da anni è a capo di grandi complessi industriali”,”SCIx-490″ “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana.”,”Raimondo Luraghi (1921-2012), combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di Liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova dove è stato anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. Altri incarichi: rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università americane e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. “”Sì, l’Unione era ancora una paese prevalentemente agricolo, e ad un primo sguardo tale sua spetto appariva in costante sviluppo. Ma un esame più approfondito dei fatti, un esame che non si fosse arrestato alle apparenze, spingendosi in profondità, alla sostanza delle cose, avrebbe rapidamente condotto a conclusioni ben diverse. Lo stesso incremento della produzione agricola, particolarmente per alcune derrate quali il grano e il granoturco, avrebbe finito per apparire ciò che in realtà era: il sintomo di una latente ma formidabile spinta verso una vasta industrializzazione del paese. Due fattori: il costante flusso immigratorio e la scoperta delle miniere d’oro della California avevano infatti posto braccia e denaro a disposizione della rivoluzione industriale che stava per attingere proporzioni altrove sconosciute. Così, dal 1850 al 1860 il valore della produzione industriale salì da 533.200.000 dollari ad oltre un miliardo e nove milioni registrando un incremento dell’89,4%; la produzione di ferro passò nello stesso periodo da 563.755 tonnellate inglesi ad oltre un milione; Boston divenne il più importante mercato del mondo in fatto di calzature, e nel solo Massachusetts il valore della produzione industriale balzò da 125 milioni di dollari nel 1845 a circa 350 milioni nel 1855, ed il capitale colà investito, nella stessa decade, da 60 a 120 milioni di dollari. L’industria contribuiva potentemente al progresso tecnico dell’agricoltura: mentre nel 1850 furono prodotti attrezzi agricoli per un valore di circa sette milioni di dollari, nel 1860 tale cifra era già più che triplicata. Allo sviluppo quantitativo si accompagnava, stimolandolo e venendone reciprocamente stimolato, un incessante progresso tecnologico”” (pag 8-9) [Capitolo primo. Gli Stati Uniti d’America alla metà del secolo XIX] Altra recente pubblicazione dell’autore: ‘La guerra civile americana. Le ragioni e i protagonisti del primo conflitto industriale’, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Collana: Storia Anno edizione: 2013, pag 254 [‘L’Unione contro la Confederazione, le Giacche Blu contro le Giacche Grigie, Nord contro Sud: la Guerra civile americana è l’archetipo dello scontro tra due opposte visioni della civiltà, e a un secolo e mezzo di distanza essa continua ad attirare l’attenzione di studiosi e lettori per il suo ruolo cruciale nel determinare la nascita degli Stati Uniti moderni. Ricostruendo con rigore e precisione lo sfondo sociale ed economico da cui ebbe origine la Guerra di secessione, Raimondo Luraghi – il massimo esperto italiano di questo periodo storico – ci porta nel cuore di questa drammatica contesa: racconta celebri battaglie come quelle di Vicksburg e Gettysburg, descrive passo dopo passo le mosse di grandi protagonisti come Abraham Lincoln e Jefferson Davis, e ci mostra come la Guerra civile sia un conflitto estremamente moderno, il primo della civiltà industriale, e ancora fondamentale per comprendere i rapporti di forza nella nostra attuale società. Una galleria di personaggi e avvenimenti, esemplare nell’illuminare i fattori decisivi di uno scontro che ha cambiato il corso della storia]”,”QMIx-002-FP” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. Volume primo. Nord contro Sud: la sanguinosa epopea che divise l’America.”,”Raimondo Luraghi combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ stato rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. E’ autore di numerose opere.”,”QMIx-003-FGB” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. Volume secondo. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana.”,”Raimondo Luraghi combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ stato rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. E’ autore di numerose opere. “”Il generale Grant non si trovava più presso l’Armata del Potomac. Dopo aver passato una notte insonne a causa di un’atroce emicrania che lo tormentava, era partito di buon mattino per raggiungere le truppe che si trovavano con i generali Sheridan e Ord (96). Ciò implicava un ampio giro perché, come si sa, tra le forze del generale Meade e l’Armata del James c’erano i confederati, per cui solo alle 11.50 gli era stata recapitata la lettera del generale Lee che chiedeva di trattare la resa della propria Armata. Grant aveva risposto immediatamente accettando il colloquio (97), poi aveva proseguito rapidamente in direzione di Appomattox Station. Più tardi disse al colonnello Porter, il quale cavalcava presso di lui, che l’emicrania gli era passata di colpo ricevendo la lettera di Lee (98). Al momento, un silenzio quasi misto di timore era sceso sul piccolo gruppo che scortava Grant; poi qualcuno aveva proposto tre «evviva», e le voci si erano levate debolmente, ché la commozione aveva afferrato tutti alla gola e gli occhi erano pieni di lacrime (99). Così, era la vittoria; la vittoria per cui l’Unione aveva sanguinato, lottato e sofferto per quattro lunghi, terribili anni; la vittoria per cui centinaia di migliaia si erano levati in armi abbandonando i natii focolari. Per questo erano morti Ellsworth, Reynolds, Sedgwick, McPherson e falangi di altri più umili, sconosciuti combattenti che giacevano nelle povere tombe, su cento campi di battaglia. Era l’offerta di resa da parte di una tra le più formidabili organizzazioni militari della storia guidata da uno tra i maggiori condottieri di tutti i tempi. Di nuovo come a Forte Donelson, come a Vicksburg, il semplice, taciturno, modesto Grant si apprestava a ricevere la capitolazione di un intero esercito nemico: e di quale esercito! E ciò veniva a coronamento di una campagna tra le più brillanti, ché l’inseguimento da Petersburg ad Appomattox meritava di rimanere nei manuali; non a caso un illustre scrittore straniero avrebbe paragonato tale campagna a quella napoleonica di Jena, sottolineando che entrambe erano finite allo stesso modo: con la cattura dell’esercito avversario (100)”” (pag 1245) [(100) Karl Marx Friedrich Engels, ‘The Civil War in the United States’, New York, 1961, pp. 275 sg., Engels a Marx, 3 maggio 1865] [Raimondo Luraghi, ‘Storia della guerra civile americana. Volume secondo. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana’, Rizzoli, Milano, 1994]”,”QMIx-004-FGB” “LURAGHI Raimondo CLERICI Naila GARRO-RAITERI Brunella GENNARO-LERDA Valeria FASCE Ferdinando MOLINARI Massimo”,”Economia e società degli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento. ‘Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920)’. (F. Fasce). (…)”,”Saggi di Raimondo LURAGHI (L’evoluzione della società americana alla fine del XIX secolo); Neila CLERICI (Il governo federale e la politica dell’agricoltura indiana); Brunella GARRO RAITERI (Chicago: trasformazione di un centro urbano da agricolo a industriale); Valeria GENNARO LERDA (Le tariffe doganali negli Stati Uniti dal protezionismo di Benjamin Harrison alla New Freedom di Woodrow Wilson) Ferdinando FASCE (Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920) (pag 107-188), Massimo MOLINARI (Aspetti fondamentali e prospettive dei “”cento giorni”” di F.D. Roosevelt) Analisi del fenomeno immigrazione a cavallo dei secoli XIX e XX. “”[A] cavallo degli anni Ottanta e Novanta, mentre il ‘Great Upheaval’ e Haymarket Square facevano montare l’isteria «nativista», la svolta. I primi ad accorgersene furono gli impiegati di Ellis Island, uno dei porti principali degli immigrati: sulle banchine, negli atrii l’inglese e il tedesco lasciavano il posto progressivamente a lingue strane e incomprensibili come l’italiano, il russo, il polacco. Era aperta la strada per la «nuova» immigrazione, quella destinata a creare la moderna classe operaia americana. Il baricentro del fenomeno si stava spostando rapidamente dall’Europa settentrionale e occidentale a quella orientale e meridionale. Ancora nel 1882 la «vecchia» immigrazione forniva l’86% degli immigrati. Quattordici anni più tardi per la prima volta le parti si invertivano: la «nuova» immigrazione diventava, sia pure di stretta misura, maggioritaria, col suo 57% del totale (18). Quel che colpisce non è solo la diversa origine degli immigrati (che, come vedremo, induceva nuove e più profonde lacerazioni nel tessuto operaio), ma soprattutto il limite cui veniva portata la politica dell’immigrazione . Non si parlava più di regolamentazione dei flussi, l’immigrazione doveva essere, anzi, quantitativamente la più alta possibile. Le incertezze e le paure imprenditoriali degli anni Ottanta e Novanta sembravano superate: era il «ritorno della fiducia». Così tra il 1886 e il 1920 arrivavano 20 milioni e mezzo di nuovi immigrati, di cui oltre 10 milioni tra il 1905 e il 1914. 273.000 nel 1906: tra il 1901 e il 1910 ne sbarcavano circa due milioni. Più o meno la stessa cifra raggiungevano in questo periodo gli Austro-Ungarici, seguiti dai Russi, con un totale di un milione e mezzo (19)”” [Ferdinando Fasce, ‘Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920′] (pag 116-117-118) “”Le prime forme di lotta degli immigrati su base di massa vennero dalle miniere. La cosa non sorprende poiché qui non solo erano concentrati il maggior numero di immigrati, ma tutto contribuiva a cementare la solidarietà di classe. A cominciare dalla vita stessa delle ‘company towns’, con gli orari particolari, l’asprezza e la temporaneità del lavoro, l’isolamento geografico e sociale, la massificazione della forza-lavoro sotto i colpi della meccanizzazione. I nativi infatti conservavano le poche posizioni ‘skilled’ ancora in vigore (carpentieri, fuochisti, pumpmen) ma il num;ero e la funzione dei nuovi arrivati erano in continuo aumento. (…)”” (pag 146)”,”MUSx-335″ “LURAGHI Raimondo”,”Marinai del Sud. Storia della Marina confederata nella Guerra Civile Americana, 1861-1865.”,”Raimondo Luraghi,, combattente della Seconda Guerra Mondiale e della guerra di Liberazione, è attualmente Professore ordinario di Storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia delle Americhe. É rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società italiana di Storia militare, Socio Onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Sudi Nordamericani, dellU.S. naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. É stato Visiting Professor presso numerose Università americane e canadesi. Ha fatto parte dello Harvard International Seminar, diretto allora da Henry Kissinger.”,”USAQ-027-FL” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana.”,”Raimondo Luraghi, nato a Milano nel 1921, combattente della Seconda Guerra Mondiale e della guerra di Liberazione, è attualmente Professore ordinario di Storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia delle Americhe. É rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società italiana di Storia militare, Socio Onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Sudi Nordamericani, dellU.S. naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. É stato Visiting Professor presso numerose Università americane e canadesi. Ha fatto parte dello Harvard International Seminar, diretto allora da Henry Kissinger.”,”USAQ-032-FL” “LURAGHI Raimondo”,”Eravamo partigiani. Ricordi del tempo di guerra.”,”Raimondo Luraghi, medaglia d’oro per meriti culturali, professore emerito di Storia americana nell’Università di Genova. ‘Raimondo Luraghi (Milano, 16 agosto 1921 – Torino, 28 dicembre 2012) è stato uno storico e partigiano italiano di grande rilievo 2. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Luraghi si unì alla Resistenza italiana, combattendo contro le forze nazifasciste e guadagnandosi la Medaglia d’argento al valor militare 2. Dopo la guerra, Luraghi intraprese una carriera accademica di successo. Si laureò a Torino e divenne professore di Storia americana presso l’Università di Genova 2. È noto per i suoi studi sulla guerra civile americana, e la sua opera “”Storia della guerra civile americana”” è considerata una delle migliori sul tema 2. Luraghi ha anche insegnato in diverse università nordamericane, tra cui Harvard e la New York University 2. Nel 1999, ricevette il Premio Roosevelt per la storia navale, diventando il primo studioso non statunitense a ricevere tale onorificenza 2’ (f: copil)”,”ITAR-375″ “LURAGHI Raimondo”,”Gli Stati Uniti.”,”””Si è detto altrove del sorgere e delle vicende dei partiti socialisti in America: ora, il 29 marzo 1900, i rappresentanti del Partito socialista del lavoro e i residui del Partito socialdemocratico d’America si incontrarono a New York e presero la decisione di presentare candidati alle elezioni presidenziali di quell’anno. Non riuscirono a mettere insieme che 96.878 voti, una cifra irrisoria: ma era un inizio. L’anno seguente i due gruppi si riunirono a Indianapolis e si unificarono, varando il Partito socialista d’America. Esso trovò immediatamente un ‘leader’ di statura nazionale in colui che era stato candidato alla presidenza nel 1900: Eugene V. Debs. Debs era un operaio (aveva cominciato come fuochista nelle ferrovie). Grazie al suo talento organizzativo, alla sua specchiata onestà, alle sue doti di oratore e trascinatore, era ben presto divenuto capo del Sindacato ferrovieri d’America cui egli (in polemica con le tesi del’AFL) dette un carattere unitario, rifiutandosi di dividere i vari gruppi specializzati di lavoratori delle ferrovie in altrettante organizzazioni. Dopo aver condotto alla vittoria i suoi aderenti in un grande sciopero del 1894, era stato coinvolto in quello della compagnia Pullman e condannato a sei mesi di carcere. Colà aveva avuto occasione di leggere le opere di Marx ed Engels ed era diventato socialista. Debs era tuttavia un moderato. Nelle elezioni del 1896 appoggiò Bryan convinto che occorresse schierare gli operai accanto ai contadini populisti ed alla sinistra democratica; nel programma socialista del 1901 fece includere rivendicazioni che a quel tempo parevano «sovversive» ma che erano sostanzialmente riformiste: il suffragio femminile, un sistema pensionistico per i vecchi, assicurazioni sociali contro la disoccupazione, le malattie e l’infortunio, aumento dei salari, riduzione dell’orario di lavoro, nazionalizzazione dei servizi pubblici. Programma riformista, sì: ma che poteva portare al sorgere in America di un grandioso movimento socialista e che di fronte all’atteggiamento egoista e cieco di gran parte della classe capitalista avrebbe anche potuto rapidamente radicalizzare le masse, con o senza Debs. Comunque, significativo fu il fatto che il ‘leader’ socialista venne ripresentato candidato alla presidenza nel 1904 e questa volta i suoi voti balzarono a quasi mezzo milione, mentre gli iscritti al partito salivano da 16.000 a 118.000; nelle elezioni presidenziali del 1912 i voti per Eugenio Debs (che nel 1908 erano rimasti stabili) salirono a quasi un milione. E si era – da dieci anni- in piena età progressista! Ma vi era di più. Tra le masse proletarie del Medio Ovest e dell’Ovest stavano facendosi strada gruppi i quali ritenevano insufficiente il socialismo di Debs; si trattava tendenzialmente di anarchico-sindacalisti, ispirati all’azione diretta. Furono essi che nel 1905 – in esplicita polemica con l’AFL – dettero vita all’ IWW – Industrial Workers of the World: il nome era un programma. I fondatori del nuovo organismo si ponevano non solo come sindacalisti rivoluzionari: ma si ricollegavano esplicitamente al movimento della sinistra operaia mondiale”” (pag 504-505) [Raimondo Luraghi, ‘Gli Stati Unit’, Utet, Torino, 1974]”,”USAS-002-FMDP” “LURET William”,”Vilamègbo. Enfants d’Afrique en esclavage.”,””Vilamègbo’ significa “”bambino affidato”” (nella lingua mina (1) del Togo). Gli abitanti poveri dei villaggi incapaci di nutrire ed educare i loro figli li affidavano a famiglie loro vicine. In cambio di questo aiuto i piccoli contribuivano svolgendo compiti domestici. Ma queste tradizioni ancestrali oggi sono state deviate. Molti genitori vendono i loro figli, attraverso un commercio clandestino, condotto da bande di trafficanti. Migliaia di bambini sono inviati su camion o piroghe verso la Nigeria, il Gabon, il Benin o il Ghana. Le bambine lavorano come facchini nei mercati, nelle bancarelle di strada o come domestiche. I bambini sono costretti a svolgere lavori forzati nelle piantagioni di cacao, di cotone e nelle cave di sabbia. Lo sfruttamento, gli abusi, le botte, gli stupri, qualche spicciolo come salario, spesso la delinquenza e la prostituzione sono una conseguenza del loro viaggio. I paesi dell’Africa Occidentale sono i principali fornitori di manodopera infantile. Ridotti in schiavitù, 400.000 mila bambini lavorano in Togo, 500.000 in Bénin. Molte Ong cercano di combattere questo flagello. I governi africani, colpiti dalla penuria e dalla corruzione, si dichiarano impotenti. Un documento sconvolgente su questi bambini dimenticati d’Africa, privati di sogni e di avvenire. William Luret, giornalista e scrittore, vive a Nizza. Nel 2004 ha pubblicato ‘Ti’Paille en queue’ documento sulla deportazione dei bambini della Riunione’ (1) Le mina ou minan, aussi appelé gen-gbe, (parfois appelé ge) est une langue gbe, sous-groupe des langues kwa, parlée au sud-est du Togo et dans la province”,”CONx-255″ “LURIA Salvador E. GOULD Stephen Jay SINGER Sam”,”La visione della vita. Introduzione alla biologia. Con 15 inserti di Luciano Terrenato.”,”Salvador E. Luria, laureatosi giovanissimo nel 1935 alla Università di Torino, è poi emigrato nel 1940 negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali fasciste. É entrato nel 1959 nel gruppo di lavoro del Massachusetts Institute of Technology dove è stato a lungo professore di microbiologia e biologia generale e direttore del centro per la ricerca di base sui tumori. Nel 1969 ha condiviso con Max Delbrück e Alfred Hershey il premio Nobel per la fisiologia e la medicina, per le scoperte relative al meccanismo di replicazione e alla struttura genetica dei virus. Ha pubblicato Virologia generale, con J.E.Darnell jr. e La vita: un esperimento non finito. Stephen Jay Gould è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. Sam Singer è docente di biologia alla University of California a Santa Cruz.”,”SCIx-046-FL” “LURIJA Aleksandr R.”,”Corso di psicologia generale.”,”Aleksandr Romanovic Lurija, Kazan 16/07/1902 – Mosca 14/08/1977 è stato un medico, sociologo e psicologo sovietico, considerato il fondatore della neuropsicologia.”,”SCIx-314-FL” “LURKER Manfred, edizione italiana a cura di Gianfranco RAVASI”,”Dizionario delle immagini e dei simboli biblici.”,”Manfred Lurker è nato in Germania nel 1928 e ha studiato archeologia e storia dell’arte. Ha contribuito all’ Enciclopedia della Religione diretta da Mircea Eliade. Ha studiato scientificamente i simboli.”,”RELx-070″ “LUSITO Fabio”,”Un marxista galileiano. Scienza e società in Lucio Lombardo Radice.”,”Fabio Lusito è dottore di ricerca in Studi umanistici presso l’Università degli Studi di Bari, Aldo Moro, dove attualmente è assegnista di ricerca in Storia della scienza. Questo è il suo libro di esordio. In queste pagine, Fabio Lusito ricostruisce la biografia intellettuale di Lucio Lombardo Radice, matematico e alto esponente del Partito Comunista Italiano, uomo di scienza e umanista. Quest’ultimo fu protagonista delle dinamiche culturali, sociali e storiche del Novecento italiano, dalla partecipazione in prima linea alla Resistenza fino alla ricostruzione morale e civile del Paese dal Secondo dopoguerra ai primi anni Ottanta. Il libro concentra l’attenzione sul suo contributo scientifico, politico e sociale: tre ambiti, questi, solidamente intrecciati nell’evoluzione del pensiero del matematico comunista. È un approfondimento storico-scientifico e, al contempo, un resoconto dell’esperienza personale, politica e culturale di Lombardo Radice, con cui si intende colmare un vuoto nel panorama editoriale italiano. “”Esperto agitatore culturale, Lombardo Radice lasciò circolare un agile opuscolo che tentava di orientare i militanti comunisti di fronte agli eventi cecoslovacchi; rilasciò interviste su organi di stampa stranieri, per coinvolgere altri intellettuali alla causa, diffuse, su scala europea, un saggio fortemente polemico; nell’aprile del 1969 si recò personalmente a Praga, e poi in Slovenia, per pesare in prima persona gli umori; cercò, inoltre, di dare supporto diretto al decaduto segretario Alexander Dubcek con una lettera di solidarietà. L’impegnato marxista dedicò al defenestrato Presidente il volume ‘Socialismo e libertà, per la “”necessità di un socialismo maturo”” come quella che il ‘leader’ orientale promuoveva con “”tutti i compagni cechi e slovacchi”” (Lombardo Radice, 1968, p. 1). finire (pag 274-275)”,”PCIx-509″ “LUSSANA Fiamma VITTORIA Albertina a cura; saggi di Giuseppe VACCA Fiamma LUSSANA Gianfranco PETRILLO Albertina VITTORIA Linda GIUVA Francesco IZZO Marcello MONTANARI; testimonianze e ricordi di Alessandro NATTA Giuseppe GARRITANO Mario Alighero MANACORDA Giovanni BERLINGUER Luciano BARCA Vincenzo VITELLO Adriano GUERRA”,”Il “”lavoro culturale””. Franco Ferri direttore della Biblioteca Feltrinelli e dell’ Istituto Gramsci.”,”Saggi di Giuseppe VACCA Fiamma LUSSANA Gianfranco PETRILLO Albertina VITTORIA Linda GIUVA Francesco IZZO Marcello MONTANARI; testimonianze e ricordi di Alessandro NATTA Giuseppe GARRITANO Mario Alighero MANACORDA Giovanni BERLINGUER Luciano BARCA Vincenzo VITELLO Adriano GUERRA LUSSANA Fiamma è ricercatrice presso la Fondazione Istituto Gramsci e coordinatrice delle attivitù e del comitato scientifico della Fondazione. Collabora alla rivista ‘Studi Storici’. E’ autrice del saggio ‘Le donne e la modernizzazione: il neofemminismo degli anni settanta’ apparso nella ‘Storia dell’ Italia repubblicana’ (EINAUDI). E di una storia del quotidiano l’ Unità (1924-1939). VITTORIA Albertina è responsabile della redazione di ‘Studi Storici’. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci e collabora all’ Archivio storico dell’ Istituto della Enciclopedia italiana. Si occupa di storia della cultura italiana del Novecento. Tra i suoi volumi ‘Togliatti e gli intellettuali’ (1992) e ‘Storia degli editori italiani’ (2000) con N. TRANFAGLIA.”,”PCIx-070″ “LUSSANA Fiamma a cura; collaborazione di Bruna CONTI Chiara DANIELE Roberto GUALTIERI Sandro GUERRIERI Fiamma LUSSANA Dario MASSIMI Lucia MOTTI Albertina VITTORIA”,”La Fondazione Istituto Gramsci. Cinquant’anni di cultura, politica e storia.”,”Collaborazione di Bruna CONTI Chiara DANIELE Roberto GUALTIERI Sandro GUERRIERI Fiamma LUSSANA Dario MASSIMI Lucia MOTTI Albertina VITTORIA Anno di fondazione 1950″,”ARCx-039″ “LUSSANA Fiamma”,”””L’Unità”” 1924-1939: un giornale “”nazionale”” e “”popolare””.”,”LUSSANA Fiamma è coordinatrice delle attività e del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Collabora alla rivista “”Studi storici””. Ha pubblicato libri sulla questione femminile. “”La stampa del partito va dunque orientata chiaramente contro Trockij: nel clima di vigilanza rivoluzionario che segue ai processi di Mosca e che contagia rapidamente il centro dirigente del partito a Parigi, viene ad inserirsi, come si è visto, anche la morte di Gramsci, cui Togliatti non esita ad attribuire le parole “”Trockij è la puttana del fascismo””, che il capo della classe operaia italiana avrebbe pronunciato in carcere, nel 1930. “”L’Unità”” riporta queste parole, in realtà ben difficilmente riferibili a Gramsci, che, soprattutto da morto, non può tuttavia sottrarsi alla corazza del bolscevismo rivoluzionario che, ora più che mai, dovrà proteggere tutti i militanti e i dirigenti del partito dall’untore trockijsta sempre in agguato””. (pag 275)”,”PCIx-333″ “LUSSANA Fiamma a cura di”,”La Fondazione Istituto Gramsci. Cinquant’anni di cultura, politica e storia. Un catalogo e una guida.”,”Fiamma Lussana membro del Comitato scientifico Fondazione Istituto Gramsci. Tratto distintivo del Novecento è stato il progressivo affermarsi della soggettività dei popoli e, dopo la seconda guerra mondiale, della democrazia. La nascita dell’Istituto Gramsci viene decisa dalla segreteria del PCI nel 1947 e la sua istituzione diviene effettiva tre anni dopo, il 27 aprile 1950, nel tredicesimo anniversario della morte di Gramsci.”,”ARCx-002-FL” “LUSSO Gino”,”Rivoluzione industriale e organizzazione del territorio in Europa.”,”LUSSO Gino Una nazione di iloti “”La divisione territoriale del lavoro, che vincola branche particolari della produzione a distretti particolari di un paese, riceve nuovo impulso dalla conduzione manifatturiera, che sfrutta tutte le particolarità. L’ampliamento del mercato mondiale e il sistema coloniale, che fan parte della sfera delle condizioni generali della sua esistenza, forniscono al periodo manifatturiero abbondante materiale per la divisione del lavoro entro la società. Non è questo il luogo di dimostrare in particolare come la manifattura si impadronisce, oltre che della sfera economica, di ogni altra sfera della società, ponendo dappertutto le basi di quel perfezionamento delle specializzazioni e di un frazionamento dell’uomo che fece prorompere a suo tempo già A. Ferguson, il maestro di A. Smith, nell’esclamazione: “”Noi facciamo una nazione di iloti, e non ci sono uomini liberi fra di noi”””” [Karl Marx, il Capitale, Roma, 1973, vol. I, 2, pp, 52-54] [(in) Gino Lusso, Rivoluzione industriale e organizzazione del territorio in Europa, 1975] (pag 89)”,”EURE-096″ “LUSSU Emilio”,”Sul Partito d’ Azione e gli altri. Note critiche.”,”””Mi sono chiesto più volte quanto possa aver influito su Togliatti il giudizio di Stalin, che noi possiamo leggere oggi negli scritti sulla conferenza di Teheran, esposto a Churchill e Roosevelt, per cui “”l’ opinione di Pétain rappresentava meglio di De Gaulle la vera Francia””, facendo ritenere che i veri sentimenti del popolo francese fossero espressi dai collaborazionisti. E’ da ritenere probabile che lo stesso giudizio Stalin lo avesse dato sulla situazione italiana con Badoglio e più tardi con Bonomi?””. (pag 126)”,”ITAD-060″ “LUSSU Emilio a cura di Paolo BAGNOLI”,”Lettere (1930-37). Corrispondenza inedita con G. Forges, C. Rosselli, G. Salvemini, A. Tarchiani.”,”””””Le lettere dei Carteggi Tarchiani testimoniano dell’ impegno organizzativo di Lussu per far espatriare in America i compagni del movimento (nota 19: Sul soggiorno a Lisbona vedi quanto ha scritto lo stesso Lussu in ‘Diplomazia clandestina’ ora in ‘Per l’ Italia dall’ esilio’, Cagliari, 1976 pag 194-207). L’ idea fissa rimase quella della Legione, di un corpo di antifascisti da far sbarcare in Sardegna per favorire un’ insurrezione armata. Nel complesso le lettere qui raccolte costituiscono un piccolo ma probante saggio di una personalità di grande rilievo del socialismo italiano; un protagonista generoso e disinteressato in cui le esigenze della lotta non erano mai disgiunte da un alto senso morale nel fare chiarezza nel pensiero che doveva essere di base all’ azione. Per il movimento socialista italiano Emilio Lussu è una personalità che ancora molto può insegnare””. Paolo Bagnoli.”” (pag 12)”,”ITAD-086″ “LUSSU Joyce”,”I grandi dell’umanità. Federico Engels.”,”L’articolo si trova nello stesso volume de: I grandi dell’umanità. Leone Tolstoi di ‘ZVETEREMICH Pietro’, RUSx-145 (se possibile fotocopiare) “”Apponendo la sua firma all’ultima bozza del “”capitale””, Marx scrisse a Engels: “”Debbo soltanto alla tua abnegazione se ho finito questo lavoro”” (pag 28) Modestia rivoluzionaria. “”Marx ed io, diceva, siamo stati sempre contrari a ogni dimostrazione pubblica verso singole personalità”” (pag 30) La morte di Engels “”Il 5 agosto 1895, Engels spirò. Secondo il suo volere, non vi fu funerale e corteo: pochi compagni accompagnarono la sua salma al forno crematorio. E in uan giornata d’autunno gricia e tempestosa, Eleonora Marx portò l’urna con le sue ceneri sulla spiaggia di Eastbourne, che egli e Marx avevano tante volte percorsa passeggiando e discutendo e guardando il mare, che amavano, e poi da lì, su una barca di pescatori, cinque miglia al largo. E le disperse, come egli aveva desiderato, nelle onde e nel vento””. (pag 30)”,”MAES-100″ “LUSSU Emilio”,”Marcia su Roma e dintorni.”,”””Tutti e profeti armati vinsono e gli disarmati ruinorno”” Machiavelli, Il Principe Scritto per il pubblico francese e americano apparve in edizione italiana a Parigi nel 1933, pubblicato in pieno fascismo. Si tratta di un racconto autobiografico di Lussu che abbraccia il decennio 1919-1929 e narra il sorgere e il dilagare del fascismo, soprattutto in Sardegna, dai primi fasci, alle aggressioni squadristiche, alle spedizioni armate contro le popolazioni inermi fino alla conquista del potere e alla soppressione della legalità. Ma si descrivono anche le vicende politiche italiane i tentennamenti del governo Facta, del re, la marcia su Roma, il delitto Matteotti, l’Aventino. “”Le notizie di queste violenze facevano il giro dell’Isola. Il fascismo non veniva considerato un partito politico ma una forma di brigantaggio protetto dallo Stato. I grossi proprietari s’inscrivevano ai fasci, ma nel restante della popolazione aumentava ogni giorno il disprezzo. Una simile situazione non poteva riuscire gradita al governo. Occorrevano grandi consensi popolari, soprattutto l’adesione degli ex combattenti di cui Mussolini si proclamava rappresentante diretto. Perciò, improvvisamente, fu mutata politica. I prefetti furono sostituiti e in Sardegna fu mandato, in qualità di rappresentante del fascismo e del governo, il generale Gandolfo, prefetto munito di pieni poteri.”” (pag 133)”,”ITAF-279″ “LUSSU Emilio”,”Un anno sull’altipiano.”,”LUSSU Emilio (Armungia, Cagliari, 1890 – Roma 1975) combatté durante la Grande Guerra come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari. Fondatore del Partito Sardo d’Azione (1919), fu deputato nel 1921 e 1924, e partecipò alla secessione aventiniana. Antifascista, nel 1929 fuggì da Lipari con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, coi quali a Parigi fondò il movimento ‘Giustizia e Libertà’. Fu tra i dirigenti della Resistenza e, nel dopoguerra, senatore nelle prime tre legislature. Ha pubblicato: ‘Marcia su Roma e dintorni’. Scritto nel 1936 e apparso per la prima volta in Francia nel 1938, e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è un classico della memorialistica sulla Prima guerra mondiale. Racconta il periodo di continui assalti a trincee inespugnabili sull’Altipiano di Asiago dal giugno 1916 al luglio 1917. I comandanti erano imbevuti di retorica patriottica e di vanità, e i soldati vivevano la dura realtà di “”ozio e sangue”” e di “”fango e cognac””. “”Io mi sedetti per terra, vicino alla tenda. Egli rimase sdraiato su una coperta da campo. Una bottiglia, senza marca, e un bicchierino, erano a sua portata di mano. Mi rivolse ancora qualche domanda sui miei studi. – Ah, lei conosce anche l’Università di Torino? Ma bravo! Facciamo quattro chiacchiere, senza parlare di guerra. Egli era piemontese. – Guerra, sempre guerra! C’è da diventar pazzi. Con lei, posso parlar francamente? – Ma certo, – dissi io, – per me è un vero piacere. – Io sono un ufficiale sbagliato. Sinceramente, ho io la faccia di un ufficiale di carriera? Ho fatto due anni d’Università in lettere. Sempre il primo del corso. Quella era la mia carriera. Ma mio padre aveva un chiodo nella testa. Che dico, un chiodo? una sciabola. Mi ha obbligato ad entrare alla Scuola militare. Mio padre era colonnello, mio nonno generale, mio bisnonno generale, mio trisnonno … insomma io ho in corpo otto generazioni di ufficiali, in linea retta. Mi hanno rovinato. Il tenente colonnello parlava lentamente, e beveva lentamente. Beveva a sorsi, come si centellina una tazza di caffé. – Io mi difendo bevendo. Altrimenti, sarei già al manicomio. Contro le scelleratezze del mondo, un uomo onesto si difende bevendo. E’ da oltre un anno che io faccio la guerra, un po’ su tutti i fronti, e finora non ho visto in faccia un solo austriaco. Eppure ci uccidiamo a vicenda, tutti i giorni. Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! E’ orribile! E’ per questo che ci ubriachiamo tutti, da una parte e dall’altra. Ha mai ucciso nessuno lei? Lei, personalmente con le sue mani? Io spero di no. – Io, nessuno. Già, non ho visto nessuno. Eppure se tutti, di comune accordo, lealmente, cessassimo di bere, forse la guerra finirebbe. Ma, se bevono gli altri, bevo anch’io. Veda, io ho una lunga esperienza. Non è l’artiglieria che ci tiene in piedi, noi di fanteria. Anzi, il contrario. La nostra artiglieria ci mette spesso a terra, tirandoci addosso. – Anche l’artiglieria austriaca tira sovente sulla propria fanteria. – Naturalmente. La tecnica è la stessa. Abolisca l’artiglieria, d’ambo le parti, la guerra continua. Ma provi ad abolire il vino e il liquori. Provi in po’. Si provi.”” (pag 36-38)”,”ITQM-186″ “LUSSU Emilio, a cura del Collettivo Emilio Lussu di Cagliari”,”Essere a Sinistra. Democrazia, autonomia e socialismo in cinquant’anni di lotte.”,”Emilio Lussu nato ad Armungia, remoto paese delle montagne della Sardegns. Lussu, dopo la parentesi degli studi a Cagliari, Roma e Torino, si trovò sul fronte della guerra del 1915, che costituì un’esperienza decisiva per la sua formazione morale e politica. Principale esponente del Partito sardo d’Azione, avversario irriducibile del fascismo, Lussu fu confinato a Lipari. Da qui, con un’azione clamorosa, fuggì in Francia dove, coi rosselli e altri, diede vita a Giustizia Libertà. Militanza nel PSI e PSIUP.”,”ITAP-078-FL” “LUSSU Emilio”,”Marcia su Roma e dintorni.”,”””Tutti e profeti armati vinsono e gli disarmati ruirorno”” Machiavelli, Il Principe “”Fingi che quattro mi bastonin qui e lì ci sien dugento a dir: ohibò! senza spostarsi o muoversi di lí e poi sappimi dir come starò con quattro indiavolati a far di sí con dugento citrulli a dir di no”” (Giuseppe Giusti) (in apertura)”,”ITAF-010-FSD” “LUSSU Emilio”,”Un anno sull’Altipiano.”,”Lussu Emilio: (Armungia [CA] 4.12.1890 – Roma 5.3.1975). Scrittore, militare e politico italiano. Combattè tutta la guerra 1915-18 come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari e fu più volte decorato al V. M. Fondatore del Partito sardo d’Azione (1919), fu deputato nel 1921 e 1924 e partecipò alla secessione aventiniana. Antifascista fierissimo, nel 1929 fuggì da Lipari nella leggendaria evasione con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, coi quali a Parigi fu tra i fondatori del movimento “”Giustizia e libertà””. Fu tra i dirigenti della Resistenza nelle file del Partito d’Azione, ed è stato senatore per varie legislature. Morì a Roma nel 1975. Fra i suoi libri “”Marcia su Roma e dintorni”” (1932). “”Un anno sull’Altipiano”” vedrà la prima edizione a Parigi – Edizioni Italiane di Cultura – del 1938, la seconda in Italia – con Einaudi – nel 1945, dopo la Liberazione. (Oggi l’opera è considerato un romanzo storico che Lussu presenta come un libro di memorie. N.d. r.) «Scritto nel ’36, (…) col passare degli anni il libro di Lussu si è presentato sempre più con l’accento inconfondibile della verità ed è oggi una delle maggiori opere che la letteratura italiana possegga sulla Grande Guerra. L’Altipiano è quello di Asiago, l’anno dal giugno 1916 al luglio 1917. La narrazione (…) ha una misura di classica semplicità. In una serie di episodi, spesso tragici e talvolta grotteschi, la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di ozio e sangue, di “”fango e cognac””: ma a delusioni, insipienze e follie fanno riscontro le forze morali che ne sono emerse. “”Sulle figure e figurette che si stagliano nitide da queste pagine troneggia quella tra bieca e ridicola del generale Leone – scrive Paolo Milano – un fanatico della guerra per la guerra, che suscita in soldati e ufficiali una tentazione costante di farlo fuori. Le scene in cui si spera e aspetta che un mulo lo precipiti in un burrone, o un tiratore austriaco lo spacci finalmente, hanno un sapore di comicità alla Chaplin…””» (dal retro di copertina). [N.d,r.: Oppure, al contrario, la pietà verso un giovane ufficiale austriaco]: «Avevo di fronte un ufficiale, giovane, inconscio del pericolo che gli sovrastava. Non lo potevo sbagliare. (…) Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo! Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso. (…) Tirare così, a pochi passi, su un uomo… come su un cinghiale! Cominciai a pensare che, forse, non avrei tirato. (…) Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico. Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo.» (pg.137, 138).”,”QMIP-051-FSL” “LUTARD Catherine”,”Serbia. Le contraddizioni di un’identità ancora incerta.”,”Catherine Lutard, sociologa, insegna all’Istituto di Studi politici di Lille e alla Libera Università di Bruxelles. ‘I grandi sono grandi solo perchè noi siamo in ginocchio. Alziamoci! Stendhal.”,”EURC-033-FL” “LUTAUD Olivier”,”Winstanley. Socialisme et christianisme sous Cromwell.”,”LATAUD è Docteur en lettres et sciences humaines, Prof all’Univ di Paris-Sorbonne (Paris IV).”,”UKIR-014″ “LUTAUD Olivier, presentazione”,”Les Niveleurs, Cromwell et la République.”,”ll testo del dibattito Putney. “”Al quartier generale del “”Consiglio Generale dell’ Esercito”” sotto la presidenza di Cromwell e dei suo genero Ireton -, nella chiesa protestante di Putney, presso Londra, il 28 e 29 ottobre e il 1° novembre 1647. Temi centrali approssimativi: – contro gli ostacoli del passato (l’ impegno) – contro un monopolio della proprietà (il suffragio) – contro ogni potere discrezionale (disciplina , veto). Per il partito Livellatore: militari = Rainborough (o Rainsborough), Sexby, nuovi agitatori civili = Wildman, Petty. Per il gruppo conservatore: Cromwell (generale) e Ireton (commissario generale), quasi esclusivamente. Gli altri partecipanti in generale degli ufficiali, sono piuttosto neutri, liberali.”” (pag 137) “”Alla fine, Wildman pone e oppone brutalmente il problema nel suo aspetto urgente e generale. WILDMAN: …Penso da tempo che ci abbandoniamo talmente ai dettagli, che non ci sono molte probabilità di trovare una soluzione soddisfacente. Il problema, come si trova là, espresso nell’ “”Accordo del Popolo””, è un affare generale… mai le persone virtuose del regno saranno soddisfatte a meno che il governo non risieda nelle sole Comuni, e si eserciti liberamente. (…)””. (pag 183-184)”,”UKIR-027″ “LUTAUD Olivier”,”Cromwell, les Niveleurs et la République.”,”Contro le calunnie. La source de la calomnie mise à jour (fin mai 1649). (pag 76) “”Deux mois plus tard, fin juillet ou début août, Walwyn, eut le temps de rédiger les trente-quatre pages de sa ‘Légitime défense de Walwyn contre les calomnies. Ce beau texte humain, et humaniste, est un cri de colère contre les Marchands du Temple… Il apprend qu’il a été dénoncé. Voici l’épisode, digne d’un Pascal ou La Bruyère: ‘C’est vers ce moment que je rencontrais dans la rue ce Monsieur, le commandant West. Il me considère, le visage pâle comme la mort, et me dit: “”Comment, vous ici? – Mais oui, lui dis-je: et pourquoi pas? – Eh bien, me répond-il, voilà: j’étais chez le Lord Maire, et l’on y disait de vous que vous étiez l’homme le plus dangereux, l’homme aux pires tendances qui soient; que vous cherchiez à faire détruire la cité de Londres; que vous refusiez tout gouvernment, et vouliez que toutes choses soient communes, et que vous poursuiviez de funestes desseins…”” Il répond par un une offensive en règle, notamment contre l’opportunisme clérical en politique (…)””. (pag 77-78)”,”UKIR-040″ “LUTERO Martin”,”Discorsi a tavola.”,”Sul matrimonio dei preti. “”Al diavolo i tiranni che separano noi coniugati e ci uccidono! E il papa, tiranno furiosissimo, abrogò i vecchi canoni mediante nuovi canoni, e il papa prese delle ottime precauzioni a suo favore subordinando le leggi imperiali ai suoi canoni, tanto che cesare con le sue leggi non osò fissare niente che fosse in contrasto con essi e tuttavia nessuno meno del papa può sopportarne il rigore. Perciò il papa astutamente si vanta di essere signore superiore alla Scrittura e al concilio. Lui vuole interpretare la Scrittura e nessun altro; allora ha vinto. Noi invece concludemmo che il papa è soggetto alla Scrittura e allora gli è andata male. E Gerson scrisse tre libri in cui afferma che il papa è soggetto alla Scrittura. E quell’ asino insensato del papa l’ ha fatta così grossa che la si palperebbe anche col giudizio della ragione, anche se non avessimo la Scrittura. Egli disse: “”Così voglio e impongo, valga come ragione il mio volere””. Noi invece lo assoggettiamo alla Scrittura e lo neghiamo; dimostri con la Scrittura che lui è superiore ad essa! Non può farlo. Così son stati tutti messi in fuga. Insomma il matrimonio dei sacerdoti è permesso dalla legge civile, ma con l’ aggiunta della pena, che il sacerdote sia sospeso dall’ ufficio, e così egli resta marito e i suoi figli sono eredi, in quanto è fuori del ministero.”” (pag 131-132) Se è lecito uccidere il tiranno. (pag 120) “”Un superiore, agendo tirannicamente, si fa pari, perché depone la figura di superiore, perde perciò il diritto verso le persone degli inferiori, per la natura dei relativi.”” (pag 99) “”Il mondo è come un contadino ubriaco; lo si mette in sella da una parte, ricade giù dall’ altra.”” (pag 94) “”Bisogna distinguere l’ insegnamento e il modo di vivere. Questo è cattivo tanto fra noi quanto fra i papisti; noi quindi non li combattiamo e li condanniamo per la vita che concludono. Wyclif e Hus, che criticarono il modo di vivere, non compresero questa distinzione. Io non pretendo di essere pio, ma su questo punto combatto, sulla parola, se la insegnino con verità oppure no. Non era ancora mai accaduto che fosse attaccato l’ insegnamento. Questa è la mia vocazione””. (pag 92-93) “”Dagli ottimi sempre i pessimi. Da Abramo e dai Padri, i crocifissori di Cristo, dalla Chiesa romana l’ Anticristo, dagli apostoli Giuda…”” (pag 88) “”Non ovunque si può dire tutto. Il leone invitò tutti gli animali nella sua spelonca maleodorante. Quando il leone chiese al lupo che odore aveva, quello gli disse: “”Puzza””. Poi l’ asino che desiderava adularlo, disse: “”C’è un buon fumo””. La volpe interrogata per la terza, disse: “”Ho il raffreddore””. Non è forse un’ acconcia risposta proverbiale? “”Ho il raffreddore””, cioè non si può dire tutto””. (pag 193)”,”RELP-040″ “LUTERO Martin”,”Scritti politici.”,”Nel moto della Riforma, che sommuove ai primi del Cinquecento la coscienza europea, Lutero non è dapprima l’occasionale scintilla che dà fuoco alle polveri: non la sua tormentata vocazione monastica, l’ossessione del peccato, la drammatica ricerca della pace interiore, la folgorante “”rivelazione della torre””, lo scardinamento dei dogmi cattolici gli assicurano la parte di protagonista.”,”RELP-004-FL” “LUTERO Martin, a cura di Valdo VINAY”,”Scritti religiosi.”,”Nel moto della Riforma, che sommuove ai primi del Cinquecento la coscienza europea, Lutero non è dapprima l’occasionale scintilla che dà fuoco alle polveri: non la sua tormentata vocazione monastica, l’ossessione del peccato, la drammatica ricerca della pace interiore, la folgorante “”rivelazione della torre””, lo scardinamento dei dogmi cattolici gli assicurano la parte di protagonista. La protesta di Martin Lutero, ebbe una risonanza sì forte nei primi decenni del XVI secolo in Germania e, più o meno direttamente, nelle maggiori nazioni europee.”,”RELP-005-FL” “LUTERO Martin, a cura di Joachim LANDKAMMER”,”La libertà del cristiano. Con il testo della lettera aperta a Leone X.”,”‘Stephanus Junius Brutus è uno pseudonimo utilizzato per l’autore del trattato politico “”Vindiciae contra tyrannos””. Questo pamphlet, pubblicato nel 1579 a Basilea, è un’opera contro l’assolutismo regio e discute il legittimo potere del principe sul popolo e viceversa. L’opera è attribuita a due autori francesi: “”Philippe Duplessis-Mornay”” e “”Hubert Languet””, anche se non è esclusa la possibilità di una collaborazione tra più autori. Il trattato è significativo per il dibattito sull’idea moderna di sovranità e giustifica la resistenza popolare contro un sovrano tirannico’ (copil.)”,”RELP-003-FMB” “LUTHER KING Martin, a cura di Clayborne CARSON”,”””I have a dream””. L’ autobiografia.”,”Martin Luther King, Jr. è nato nel 1929 ad Atlanta, in Georgia, ed è stato assassinato nel 1968 a Memphis, nel Tennessee. Nel 1964 ha ricevuto il premio Nobel per la pace per la sua azione non violenta in favore dell’uguaglianza e contro ogni razzismo. Clayborne Carson è autore e curatore di numerosi libri sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti e in Africa. Docente di storia ad UCLA e visiting professor in numerose università americane, Carson è direttore del Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute. Nel 1998 ha raccolto in A knock at Midnight i più significativi discorsi di Martin Luther King, Jr. È coautore di African American Lives: The Struggle for Freedom (2005), uno sguardo esaustivo sulla storia afroamericana. “”Di solito, una persona che esce dal tribunale dopo aver subito una sentenza di condanna ha sul viso un’ espressione cupa. Io invece lasciai l’ aula con il volto sorridente. Sapevo di essere diventato un pregiudicato, ma del mio delitto ero orgoglioso. Era il delitto di aver riunito la mi gente in una protesta non violenta contro l’ ingiustizia. Era il delitto di aver cercato di instillare nella mia gente il senso della dignità e del rispetto di sé. Era il delitto di desiderare per la mia gente i diritti inalienabili della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Soprattutto, era il delitto di cercare di convincere la mia gente che il rifiuto di collaborare con il male è un dovere morale altrettanto stringente quanto il precetto di collaborare con il bene. Finiva così un altro tentativo di bloccare la protesta.”” (pag 134)”,”USAS-150″ “LUTHER-KING Martin, a cura di Clayborne CARSON”,”””I have a dream””. L’ autobiografia del profeta dell’uguaglianza.”,”Martin Luther King, Jr. è nato nel 1929 ad Atlanta, in Georgia, ed è stato assassinato nel 1968 a Memphis, nel Tennessee. Nel 1964 ha ricevuto il premio Nobel per la pace per la sua azione non violenta in favore dell’uguaglianza e contro ogni razzismo. Clayborne Carson è autore e curatore di numerosi libri sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti e in Africa. Docente di storia ad UCLA e visiting professor in numerose università americane, Carson è direttore del Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute. Nel 1998 ha raccolto in A knock at Midnight i più significativi discorsi di Martin Luther King, Jr. È coautore di African American Lives: The Struggle for Freedom (2005), uno sguardo esaustivo sulla storia afroamericana. ‘Il discorso più decisivo della mia vita’ (pag 59-)”,”BIOx-063-FV” “LUTSKY Vladimir, a cura di Massimo MASSARA”,”Storia moderna dei paesi arabi.”,”LUTSKY Vladimir (1906-1962), studioso sovietico, è stato uno dei più eminenti orientalisti e specialisti della moderna storia araba. L’A assume il concetto di mondo arabo nella sua accezione più ampia: non solo, quindi, i paesi della penisola Arabica e quelli della ‘Mezzaluna (o Crescente) fertile’, Iraq (o Irak), Siria, Libano e Palestina, ma pure quelli dell’Africa settentrionale: Egitto, Sudan e i quattro paesi del Maghreb: Libia, Tunisia, Algeria e Marocco.”,”VIOx-167″ “LUTTWAK Edward N.”,”C’era una volta il sogno americano. Che fine hanno fatto gli anni d’oro?”,”La nuova guerra per la supremazia industriale, la questione giapponese, modelli e miti: Prussia e JAP, quando gli USA diventeranno un paese del terzo mondo, capitalismo senza capitale, i poveri e gli straricchi, dove sono finiti tutti gli alti stipendi? Dalla legalità al legalismo, il gap del risparmio, che cosa si può fare, la corsa agli armamenti geoeconomici.”,”USAS-019″ “LUTTWAK Edward N.”,”La grande strategia dell’Unione Sovietica. Dall’ideologia della rivoluzione mondiale al mito della superpotenza militare.”,”LUTTWAK (Arad, Transilvania, 1942) è uno studioso americano di storia militare e di problemi strategici. Insegna alla Georgetown University e al Georgetown Center of Strategic and International Studies di Washington. E’ consulente governativo per la difesa.”,”RUST-010″ “LUTTWAK Edward HOROWITZ Dan”,”The Israeli Army.”,”””Nel luglio 1954 Sharon fu ferito mentre guidava un raid contro un sistema fortificato opposto al limite del kibbutz di Kissufim. Come molti altri lungo la linea d’ armistizio, questo era una roccaforte convenzionale di fanteria, consistente in linee di trincee concentriche collegate da strette trincee di comunicazione con recinti di filo spinato e mine attorno al perimetro. Mentre giaceva in ospedale, Sharon lavorò ad un nuovo metodo tattico che rimpiazzasse la vecchia tattica “”fuoco e movimento”” imparata dai britannici. Invece di fare affidamento ad un pesante fuoco di copertura, gli uomini si sarebbero avvicinati al sistema di trincee senza sparare un colpo. Camminando lentamente e in silenzio assoluto fino a giungere sotto tiro, i soldati a questo punto dovevano correre più rapidamente possibile, sparando in corsa, mentre le difese di filo spinato venivano aperte da torpedini Bangalore – lunghi tubi riempiti di alto esplosivo. Una volta raggiunte le linee trincerate, gli uomni dovevano formare piccoli gruppi d’ assalto e, senza fermarsi a ripulire le trincee di fuoco, dovevano saltare in quelle di comunicazione, correndo e sparando fino al centro e proseguendo oltre””. (pag 113-114)”,”QMIx-126″ “LUTTWAK Edward N.”,”Il Pentagono e l’arte della guerra.”,”””In bello nihil tam leve est quod non magnae interdum rei momentum faciat.”” Tito Livio XXV 28 in apertura LUTTWAK (Transilvania, 1942) è uno studioso di storia militare e problemi strategici. Insegna alla Georgetown Unviersity e al Georgetown Center of Strategic and International Studies di Washington.”,”USAQ-063″ “LUTTWAK Edward, intervista di Gianni PERRELLI”,”Dove va l’Italia? Intervista a Edward Luttwak.”,”Gianni PERRELLI corrispondente dagli Stati Uniti del settimanale ‘L’Espresso’ segue la realtà americana degli anni 1980. Edward N. Luttwak politologo espero di problemi italiani, membro influente del Center for Strategic and International Studies di Washington.”,”ITQM-188″ “LUTTWAK Edward N.”,”Strategia. La logica della guerra e della pace.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”QMIx-029-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”La grande strategia dell’Impero Romano.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”STAx-055-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”Strategia della vittoria.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”USAP-007-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”La dittatura del capitalismo. Dove ci porteranno il liberalismo selvaggio e gli eccessi della globalizzazione.”,”Edward N. Luttwak (1942) è un noto esperto di strategia e politica internazionale. Specializzato in problemi militari, ha esteso l’applicazione della strategia ai fenomeni economici e alle problematiche sociali. Tra le sue pubblicazioni: ‘Che cos’è davvero la democrazia’ (Mondadori, 1996) con Susanna Creperio Verratti. E’ senior fellow presso il Centro di studi strategici e internazionali di Washington DC.”,”ECOI-390″ “LUTTWAK Edward N. CREPERIO VERRATTI Susanna”,”Il libro delle libertà. Il cittadino e lo Stato: regole, diritti e doveri in una democrazia.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli. Susanna Creperio Verratti, milanese, si è laureata in filosofia all’Università statale di Milano. Dopo essersi dedicata all’insegnamento e alla ricerca didattica presso il Dipartimento di filosofia come membro del direttivo della Società Filosofica Italiana, attualmente si occupa di filosofia politica.”,”TEOP-105-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”C’era una volta il sogno americano.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”USAE-023-FL” “LUTZ Dieter S. a cura”,”Die Rüstung der Sowjetunion. Rüstengsdynamik und bürokratische Strukturen.”,”Saggi di Manfred GÖRTEMAKER Dieter S. LUTZ Egbert JAHN David HOLLOWAY Vernon V. ASPATURIAN”,”RUST-103″ “LUTZ Heinrich”,”Tra Asburgo e Prussia. La Germania dal 1815 al 1866.”,”LUTZ Heinrich (1922-1986) è stato professore di storia contemporanea all’Università di Vienna. Ha studiato la storia europea e tedesca tra il XVI e il XX secolo, il problema dell’Austria Ungheria e delle fondazione dell’Impero tedesco. “”Marx era uscito dalla redazione (della Rheinische Zeitung, ndr) già nel marzo. Si recò poco dopo a Kreuznach, sposò Jenny von Westphalen e andò poi a Parigi. Con una velocità e con una decisione veramente senza respiro egli si lasciò ora alle spalle dopo la filosofia e la teologia idealistiche tedesche anche il socialismo primitivo ed i sistemi analitici della economia politica britannica. Immediatamente dopo la fine della “”Rheinische Zeitung”” egli iniziò a misurarsi con la teoria dello Stato di Hegel. Nel 1843-44 collaborò a Parigi con Arnold Ruge, i cui “”Deutsche Jahrbücher”” (Annali tedeschi), che da ultimo si stampavano a Dresda, erano stati egualmente vietati all’inizio del 1843 per un intervento prussiano; insieme i due editarono ora i “”Deutsch-Französische Jahrbücher””(Annali franco-tedeschi). Contemporaneamente Marx lavorò ad un’opera grandiosa sulla filosofia del diritto di Hegel. Un capitolo introduttivo, col titolo ‘Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie’, comparve sugli Annali nel 1844. Nel 1844-45 seguì la ricerca ‘Die Heilige Familie’ (La sacra Famiglia), questa scritta in collaborazione con Engels, come una resa dei conti critica con la filosofia della religione tedesca. Questo era il passaggio in una nuova epoca della storia del pensiero e dell’azione in Europa””. (pag 283-284) [Heinrich Lutz, Tra Asburgo e Prussia. La Germania dal 1815 al 1866, 1992 ]”,”GERx-120″ “LUXEMBURG Rosa”,”Riforma sociale o rivoluzione?”,”Il metodo di BERNSTEIN, adattamento del capitalismo, instaurazione del socialismo per mezzo delle riforme sociali, politica doganale e militarismo, sviluppo economico e socialismo, conquista del potere politico, crollo, opportunismo in teoria e pratica.”,”LUXD-005″ “LUXEMBURG Rosa; interventi di Daniel BENSAID Alain NAIR Nicolas BOULTE Jacques MOIROUX J.P. NETTL Michael LOEWY Hartmuth MEHRINGER Gottfried MERGNER Georges HAUPT”,”Rosa Luxemburg vive. Inediti di Rosa Luxemburg”,”Interventi di Daniel BENSAID e Alain NAIR, Nicolas BOULTE e Jacques MOIROUX, J.P. NETTL, Michael LOEWY, Hartmuth MEHRINGER e Gottfried MERGNER, Georges HAUPT.”,”LUXD-014″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Lelio BASSO”,”Lettere ai Kautsky.”,”Il saggio introduttivo di BASSO si incentra sul rapporto politico LUXEMBURG-KAUTSKY.”,”LUXD-012 MGEx-007″ “LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz fondatori rivista; collaborazione di Paul LANGE Clara ZETKIN Heinrich STRÖBEL A. THALHEIMER E. LUDWIG G. ZINOVIEV Paul FRÖLICH Karl RADEK Paul LEVI Heinrich BRANDLER e altri”,”Die Internationale. Zeitschrift für Praxis und Theorie des Marxismus. Begründet von Rosa Luxemburg und Mehring. Herausgegeben von der Zentrale der Komm. Partei Deuschland, Section der 3. Internationale.”,”Collaborano Paul LANGE, Clara ZETKIN, Heinrich STRÖBEL, A. THALHEIMER, E. LUDWIG, G. ZINOVIEV, Paul FRÖLICH, Karl RADEK, Paul LEVI, Heinrich BRANDLER ecc. Contiene un articolo sul ‘testamento politico di Friedrich Engels’ (1.12.1920)”,”EMEx-009″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Feliks TYCH e Lelio BASSO”,”Lettere a Leo Jogiches.”,”Rosa LUXEMBURG, nata a Zamosc, in Polonia nel 1871, nel 1889 emigrò clandestinamente in Svizzera perché ricercata dalla polizia zarista a causa della sua attività rivoluzionaria. Di qui passò poi a Berlino, dove svolse un’intensissima attività politica giungendo fino a coprire la carica di redattore capo della ‘Sachsische Arbeiterzeitung’ di Dresda, uno dei più importanti giornali della Sociademocrazia tedesca, e un posto di primo piano fra i più autorevoli dirigenti del partito. Allo scoppio della 1° GM, la L. svolse propaganda contro la guerra. Finì in carcere. In seguito insieme a Karl LIEBKNECHT fondò e poi diresse lo Spartakusbund e promosse la rivoluzione di Berlino del 1919, in seguito alla cui repressione venne arrestata e assassinata.”,”LUXD-018″ “LUXEMBURG Rosa”,”Replica a Lenin a proposito di centralismo e democrazia. Il testo integrale del saggio “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (1904).”,”””Ne deriva che il centralismo socialdemocratico non potrebbe basarsi né sulla cieca obbedienza, né su una subordinazione meccanica dei militanti nei confronti del centro del Partito. D’altra parte, non si possono avere delle paratie stagne tra il nucleo proletario cosciente, solidamente inquadrato nel partito, e gli strati contigui del proletariato, già trascinati nella lotta di classe e la cui coscienza di classe si accresce ogni giorno di più.”” (pag 19-20) “”In effetti la socialdemocrazia non è legata all’ organizzazione della classe operaia, essa è ‘il movimento proprio’ della classe operaia. E’ necessario quindi che il centralismo della socialdemocrazia sia di natura fondamentalmente diversa dal centralismo blanquista.”” (pag 20)”,”LUXD-022″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”Gesammelte Werke. Band 1. 1893 bis 1905. Erster Halbband.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”LUXD-032″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”Gesammelte Werke. Band 1. 1893 bis 1905. Zweiter Halbband.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”LUXD-033″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di B. HOEFT E. KLEEBERG E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER e G. KECK”,”Gesammelte Werke. Band 2. 1906 bis Juni 1911.”,”redazione di B. HOEFT E. KLEEBERG E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER e G. KECK”,”LUXD-034″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di G. KECK e E. PIWKA”,”Gesammelte Werke. Band 3. Juli 1911 bis Juli 1914.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di G. KECK e E. PIWKA”,”LUXD-035″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di H. HERBIG”,”Gesammelte Werke. Band 4. August 1914 bis Januar 1919.”,”Termina con lo scritto del 14 gennaio 1919 ‘L’ ordine regna a Berlino’ che a sua volta termina con il verso: ‘Ich war, ich bin, ich werde sein!’ redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di H. HERBIG”,”LUXD-036″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di B. HOEFT E. MÜLLER G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER E. HERBIG”,”Gesammelte Werke. Band 5. Ökonomische Schriften.”,”Termina con lo scritto del 14 gennaio 1919 ‘L’ ordine regna a Berlino’ che a sua volta termina con il verso: ‘Ich war, ich bin, ich werde sein!’ redazione di B. HOEFT E. MÜLLER G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER E. HERBIG”,”LUXD-037″ “LUXEMBURG Rosa”,”Gesammelte Briefe. Band 1. 1893 bis 1902.”,”Rosa Luxemburg e la 2° Internazionale. “”La sua partecipazione al lavoro del Bureau socialiste internationale non si limita sicuramente alla questione russa e ai suoi sforzi per evitare che la questione della scissione polacca non sia affrontata. I compito dell’ Ufficio consisteva nell’ esaminare tutti i litigi: funzionava come il tribunale supremo ufficiale per tutti i partiti affiliati. Rosa e i suoi colleghi trattavano gli affari obiettivamente : le dispute tra i sindacati cechi e austriaci, le contestazioni dei mandati dei delegati ungheresi, la lotta per la rapprestanza dei diversi partiti americani, tutto ciò non richiedeva che ci si riferisse ai grandi principi socialisti. Ma si deve constatare però in Rosa Luxemburg una certa disillusione nei riguardi dell’ Internazionale. Il biografo coscienzioso deve notare questo fatto anche se sembra contraddire l’ atteggiamento di internazionalismo estremo di Rosa Luxemburg dopo la dichiarazione di guerra. I suoi commenti in lettere private sul Congresso di Copenhagen del 1910 e sul Congresso straordinario di Basilea del 1912 – ai quali assiste senza piacere – non erano molto favorevoli.”” (pag 577-578)”,”LUXD-041″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Jürgen HENTZE”,”Internationalismus und Klassenkampf. Die polnischen Schriften.”,”HENTZE il curatore di questi volumi è nato nel 1942 a Berlino. Nei suoi studi si è occupato di Est Europa. Ha scritto una dissertazione su R. Luxemburg.”,”LUXD-047″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo e Ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista. Una anticritica.”,”””Al termine della nostra analisi astratta del processo della riproduzione del capitale sociale è risultato che, data una divisione proporzionale della produzione sociale, non può esservi produzione sociale eccedente””. Partendo da questa premessa, Tugan rivede la teoria marxiana delle crisi, che si fonderebbe sulla sismondiana teoria del “”sottoconsumo””: “”L’ opinione diffusa, e accettata fino a un certo punto anche da Marx che la miseria dei lavoratori, costituenti la grande maggioranza della popolazione, rende impossibile per mancanza di richiesta la realizzazione dei prodotti della sempre crescente produzione capitalistica, è da ritenersi errata. Abbiamo visto che la produzione capitalistica costituisce il suo proprio mercato; il consumo non è se non un aspetto della produzione capitalistica. Se la produzione sociale fosse organizzata secondo un piano, se i dirigenti della produzione avessero una conoscenza piena della domanda e la forza di trasferire liberamente il lavoro e il capitale da un ramo di produzione all’ altro, l’ offerta di merci, per quanto piccolo fosse il consumo sociale, potrebbe non superare la domanda””. (pag 302). [‘Ora vediamo che l’impiego delle imposte estorte ai lavoratori per la produzione di mezzi bellici offre al capitale una nuova possibilità di accumulazione. Praticamente, il militarismo sulla base delle imposte indirette agisce in entrambi i sensi, assicurando a spese delle normali condizioni di vita della classe operaia sia il mantenimento degli organi di dominio del capitale, degli eserciti permanenti, sia il più vasto campo di accumulazione del capitale’ (Rosa Luxemburg, ‘L’accumulazione del capitale’, Giulio Einaudi, Torino, 1960; capitolo XXXII, ‘Il militarismo come campo di accumulazione del capitale’] (pag 467)”,”LUXD-051″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Felix TYCH”,”Lettres a Leon Jogiches. Tome II, 1900-1914.”,”A partire dal 1907, la LUXEMBURG e JOGICHES hanno smesso di essere una coppia ma sono rimasti una equipe come testimoniano le lettere. Rosa ha conquistato il suo posto alla testa dell’ ala sinistra del partito socialdemocratico tedesco. Nel cosrso della battaglia che conduce in favore dello sciopero di massa, per l’ azione politica contro il militarismo tedesco riceve il sostegno misurato di KAUTSKY e BEBEL ma riceve pure duri colpi. Quando il centro del partito evolve verso destra e si avvicina la guerra la corrispondenza si interrompe. Si stanno per aprire per la LUXEMBURG le porte del carcere. “”Je repars demain matin (si la migraine me le permet). A la seance (1), nous avons- à ce qu’il me semble – subi une defaite totale, mais je n’y suis pour rien. Plekhanov n’est pas venu, Lenine non plus. Les beks (les bolcheviks) etaient representés par un idiot complet (2), par contre il y avait une foule de meks (les mencheviks). Quant à Kautsky (au nom du Vorstand allemand), il a tout de suite presenté une resolution qui recommandait à l’executif du Bureau de s’entendre “”avec tous ceux qui se nomment des social-democrates””!”” (pag 313, RL Londra 14 dicembre 1913).”,”LUXD-052″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Marlen M. KORALLOW”,”Schriften über Kunst und Literatur.”,”Giudizio di Lenin su Rosa Luxemburg: “”Paul Levi vuole aggraziarsi la borghesia – e, conseguentemente, i suoi agenti, la 2° Internazionale e l’ Internazionale due e mezzo – ripubblicando precisamente quegli scritti di Rosa Luxemburg in cui lei era in torto. Noi risponderemo a ciò citando due righe di un buon vecchio scrittore di favole russo: “”le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile””. Rosa Luxemburg sbagliò sulla questione dell’ indipendenza della Polonia; sbagliò nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; sbagliò nella sua teoria dell’ accumulazione del capitale; sbagliò nel luglio 1914, quando, con Plekhanov, Vendervelde, Kautsky ed altri, sostenne la causa dell’ unità tra bolscevichi e menscevichi; sbagliò in ciò che scrisse dal carcere nel 1918 (corresse poi la maggior parte di questi errori tra la fine del 1918 e l’inizio del 1919, dopo esser stata rilasciata). Ma a dispetto dei suoi errori lei era – e per noi resta – un’ aquila. E i comunisti di tutto il mondo si nutriranno non solo del suo ricordo, ma della sua biografia e di tutti i suoi scritti (nelle pubblicazioni disordinatamente aggiornate dai comunisti tedeschi, solo parzialmente scusabili dalle tremendi perdite subite durante la loro dura battaglia) serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo. “”Dal 4 agosto 1914 la socialdemocrazia tedesca è stata un fetido cadavere”” – questa dichiarazione renderà il nome di Rosa Luxemburg famoso nella storia del movimento proletario internazionale. E, certamente, risalterà nel movimento proletario, fra i mucchi di letame e le galline come Paul Levi, Scheidemann, Kautsky e tutta la confraternita di coloro che schiamazzeranno sugli errori commessi dai più grandi comunisti. A ognuno il suo.”” (Lenin, Note di un pubblicista, 1922, Scritto a fine febbraio del 1922. Pubblicato per la prima volta sulla Pravda n° 87 del 16 aprile 1924). cit marxists.org).”,”LUXD-053″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Anna BISCEGLIE”,”Lettere d’ amore e d’ amicizia (1891-1918).”,”””Le impressioni di Amsterdam voglio dire del congresso) mi hanno fatto molto riflettere e ne ho concluso che sarebbe molto utile promuovere un confronto interno più stretto tra i diversi partiti e soprattutto la conoscenza reciproca. Per me, rafforzare il sentimento internazionale è già in sé un mezzo per combattere la grettezza sulla quale si fonda una buona parte dell’ opportunismo e ritengo che la nostra stampa, anche la Neue Zeit per esempio, sia lontana dal realizzare il proprio compito in questo senso; l’ ho scritto e detto a Kautsky a più riprese, e certamente lui può fare personalmente grandi cose. (…)”” (pag 41-42, lettera di R.L. a Henriette Roland-Holst, 27 ottobre 1904)”,”LUXD-054″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa.”,”””Certamente, senza l’ aiuto dell’ imperialismo tedesco, senza “”i fucili tedeschi in pugni tedeschi””, come scriveva la Neue Zeit di Kautsky, mai i Lubinsky e le altre canaglie dell’ Ucraina, come gli Erich, i Mannerheim di Finlandia e i baroni baltici sarebbero riusciti a dominare le masse proletarie dei loro paesi. Ma il separatismo nazionale è stato il “”cavallo di Troia”” nel cui fianco i “”compagni”” tedeschi sono stati introdotti, fucili in pugno, in tutti questi paesi. Le reali opposizioni di classe, ed i rapporti di forza militare hanno portato all’ intervento della Germania. Ma i bolscevichi hanno fornito l’ ideologia che mascherava quest azione controrivoluzionaria, hanno fortificato la posizione della borghesia, ed indebolito quella del proletariato. La migliore prova è data dalla Ucraina che doveva giocare un ruolo così fatale nei destini della Rivoluzione Russa. Il nazionalismo ucraino era in Russia una cosa del tutto diversa da quello che era, per esempio il nazionalismo ungherese, polacco e finnico: non era che un’ ubbia, una mania di qualche dozzina d’ intellettuali piccolo-borghesi, senza giustificazione nelle condizioni economiche; politiche o intellettuali del paese, senza alcuna tradizione storica non avendo mai l’ Ucraina costituito una nazione o uno Stato, senza alcuna cultura nazionale, fatta eccezione per le poesie romantiche e reazionarie di Chevtehnko’.”” (pag 18)”,”LUXD-055″ “LUXEMBURG Rosa”,”Sur la révolution. Ecrits politiques 1917-1918. Réforme sociale ou révolution? – Grève de masse, parti et syndicats.”,”””Conrad Schmidt commette lo stesso errore di prospettiva storica in ciò che concerne la riforma sociale: si aspetta da essa che “”detti alla classe capitalistica con l’ aiuto delle coalizioni operaie sindacali le condizioni nelle quali questa può acquistare la forza lavoro””. E’ nel senso della riforma sociale così compresa che Bernstein chiama la legislazione operaia un pezzo di “”controllo sociale”” e come tale, un pezzo di socialismo. Pure Conrad Schmidt dice parlando delle leggi di protezione operaia: “”controllo sociale””; (…)””. (pag 36) “”Bernstein vedeva nell’ estensione della democrazia un ultimo mezzo per realizzare progressivamente il socialismo: o una tale estensione, lungi dall’ opporsi alla trasformazione del carattere dello Stato come veniamo a descrivere, non fa che confermarla. Conrad Schmidt afferma pure che la conquista di una maggioranza socialista in Parlamento è il mezzo diretto per realizzare il socialismo per tappe. Ora le forme democratiche della politica sono incontestabilmente un segno molto netto del passaggio progressivo dello Stato in società: si ha in questo senso una tappa verso la trasformazione socialista. Ma il carattere contradditorio dello Stato capitalista si manifesta in modo eclatante nel parlamentarismo moderno. Certo, formalmente, il parlamentarismo serve ad esprimere nell’ organizzazione dello Stato gli interessi dell’ insieme della società. Ma d’altra parte, ciò che il parlamentarismo rappresenta qui, è unicamente la società capitalistica, ovvero una società in cui predominano gli interessi capitalistici. Per conseguenza in questa società, le istituzioni formalmente democratiche non sono, quanto al loro contenuto, che degli strumenti degli interessi della classe dominante””. (pag 42-43)”,”LUXD-056″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa. Scritto postumo pubblicato per cura e con introduzione di Paul Levi.”,”””A ciò Lenin oppone la seguente definizione del concetto di dittatura: “”La dittatura è un potere fondato immediatamente sulla forza, non legato ad alcuna legge. “”La dittatura rivoluzionaria del proletariato è un dominio conquistato dal proletariato combattendo, fondato sulla forza del proletariato di fronte alla borghesia, e non legato ad alcuna sorta di legge””. E a questa definizione Lenin aggiunge la seguente spiegazione: “”Kautsky deve interpretare la dittatura come “”Stato di dominio”” (…), perché così scompare la rivoluzione violenta.”””” (pag 19) “”Rosa Luxemburg non aveva alcun intendimento per questo genere di romanticismo all’ indiana. Ella ha espresso chiaramente la sua opinione sul terrorismo anche nelle seguenti parole, e non è un caso, se nel programma della Lega spartachista si trova semplicemente la frase: “”La rivoluzione proletaria non ha bisogno, per i suoi fini, del terrore; essa odia e aborre l’ assassinio””. Ogni esperto cosa abbia inteso di dire con ciò.”” (pag 30) Rosa Luxemburg sull’ esperienza della rivoluzione inglese del 1642 (pag 53-54) “”Ma il rimedio, trovato da Trotsky e da Lenin, “”l’ eliminazione della democrazia””, è ancora peggiore del male a cui si deve por riparo: esso chiude la sorgente viva, con la quale soltanto si possono correggere tutte le insufficienze innate delle istituzioni sociali: l’ attiva, libera, energica vita politica delle più ampie masse popolari””. (pag 67) “”Sono due poli opposti, ambedue egualmente lontani dalla vera politica socialista. Quando il proletariato avrà conquistato il potere, non potrà mai e poi mai, secondo il buon consiglio di Kautsky, rinunciare, sotto il pretesto della immaturità del paese, alla trasformazione socialista e dedicarsi esclusivamente alla democrazia, senza tradire se stesso, l’ internazionale e la rivoluzione. Esso deve prendere immediatamente misure socialiste in modo energico, inflessibile, senza riguardo alcuno; deve, adunque, esercitare la dittatura, ma dittatura di classe, non di un Partito o di una cricca; dittatura della classe, vale a dire apertamente, con attiva e libera partecipazione delle masse popolari in democrazia illimitata””. (pag 74)”,”LUXD-057″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Paul LEVI”,”Einführung in die Nationalökonomie.”,”””Nello stesso tempo l’ industria cotoniera fa delle nuove conquiste. La guerra di Crimea dell’ anno 1855 impedisce la fornitura di canapa e lino provenienti dalla Russia, ciò provoca in Europa occidentale una crisi violenta nel settore della fabbricazione di tela””. (pag 41)”,”LUXD-059″ “LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale partito e sindacati.”,”””Lo sciopero generale è, nel programma di Bakunin, la leva che farà scatenare la Rivoluzione sociale. Un bel mattino tutti gli operai di tutte le officine di un paese, o magari del mondo intero, abbandonano il lavoro, e con questo atto costringono, in quattro settimane al massimo, le classi possidenti o a capitolare o ad entrare in battaglia contro gli operai, in modo che questi allora hanno il diritto di difendersi e possono approfittare dell’ occasione per finirla con la vecchia società””. (pag 8) “”Adesso, la Rivoluzione russa ha sottoposto la tesi ad una revisione fondamentale. Per la prima volta nella storia della lotta di classe, essa ha reso possibile una realizzazione grandiosa dell’ idea di sciopero generale, aprendo così una nuova epoca nell’ evoluzione del movimento operaio.”” (pag 9)”,”PARx-038″ “LUXEMBURG Rosa”,”Pagine scelte. Sciopero generale. Partito e sindacati. Con la terza edizione di ‘Centralismo o democrazia’? (Replica a Lenin)”,”Luxemburg partito e sindacato. “”La completa unità del movimento operaio sindacale e socialista, assolutamente necessaria per le future lotte di massa tedesche, è realizzata fin d’ora e s’ impersona nella vasta folla che forma nello stesso tempo la base del Partito socialista e quella dei sindacati e nella convizione per la quale le due facce del movimento si sono confuse in un’ unità mentale. La pretesa opposizione tra Partito e sindacati si riduce, in questo ordine di cose, ad un’ opposizione tra il Partito e un certo gruppo di funzionari sindacali e, nello stesso tempo, è un’ opposizione all’ interno dei sindacati, tra questo gruppo e la massa dei proletari sindacalmente organizzati.”” (pag 62) Luxemburg critica il partito centralizzato. “”Se la tattica del partito è il prodotto non del Comitato centrale, ma dell’ insieme del partito o, meglio ancora, dell’ insieme del movimento operaio, è evidente che occorre alle sezioni e alla federazioni quella libertà di azione che sola permette di utilizzare tutte le risorse di una situazione e di sviluppare la loro iniziativa rivoluzionaria. L’ ultracentralismo difeso da Lenin ci appare come impregnato non già di uno spirito positivo e creatore, bensì dello spirito sterile del sorvegliante notturno. Tutta la sua cura è rivolta a controllare l’ attività del Partito, e non a fecondarla; a restringere il movimento piuttosto che a svilupparlo; a strozzarlo, non a unificarlo.”” (pag 90)”,”LUXD-060″ “LUXEMBURG Rosa”,”La Rivoluzione russa e “”La tragedia russa””. (Zur russischen Revolution. Eine kritische Würdigung’ (ottobre 1918); Die russische Tragödie)”,”Luxemburg: Brest-Litovsk e l’ imperialismo tedesco. “”Essi non tennero conto che la capitolazione della Russia a Brest-Litovsk avrebbe significato un enorme rafforzamento della politica imperialistica pantedesca, quindi proprio l’ indebolimento delle possibilità di una sollevazione rivoluzionaria in Germania, e non avrebbe portato la fine della guerra con la Germania, bensì l’ inizio di un nuovo capitolo. In realtà la “”pace”” di Brest-Litovsk è una chimera. Nemmeno per un momento c’è stato pace tra Russia e Germania. Da Brest-Litovsk a oggi non c’è stata che una guerra continua, solo di natura particolare, una guerra condotta da una parte sola: sistematica avanzata tedesca e tacita graduale ritirata dei bolscevichi. L’ occupazione dell’ Ucraina, della Finlandia, della Lituania, dell’ Estonia, della Crimea, del Caucaso, di regioni sempre più vaste della Russia meridionale: questo il risultato dello “”stato di pace”” conseguente a Brest-Litovsk. E ciò ha voluto dire: in primo luogo, abbattimento della rivoluzione e della vittoria della controrivoluzione in tutte le roccaforti rivoluzionarie della Russia. Poiché Finlandia, Baltico, Ucraina, Caucaso, territori del Mar Nero sono tutta Russia, o meglio terreno della Rivoluzione russa, checché ne possa cianciare la vuota piccolo-borghese fraseologia sul “”diritto di autodeterminazione dei popoli”” (…)””. (pag 28)”,”LUXD-061″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome I. 1894-1899.”,”A partire dal 1907 la Luxemburg e Jogiches si sono separati. Ma hanno continuato a lavorare in equipe come dimostrano le lettere. “”Caro, gli avvenimenti si succedono con una tale rapidità che non ce la faccio a relazionarteli in tempo. Primo avvenimento: ho deciso, nella misura del possibile, di sollevare al congresso la questione della tattica e dell’ opportunismo e di proporre una risoluzione. Non lo potrei fare senza aver subito scritto sulla stampa. Per la Neue Zeit, è troppo tardi. Mi sono dunque seduta e ho scritto in due giorni una serie di articoli per la Leipziger Volkszeitung su 107 pagine. Per mancanza di tempo li ho inviati senza ricopiarli. Schönlank si è infervorato. Avrà 7 articoli. Ti invio in allegato i tre primi. Sch(önlank) li considera come “”un colpo da maestro”” e “”un capolavoro di dialettica””. L’ art. fa già sensazione, a Lipsia se lo contendono. Tu penserai può essere che io perda perché non è sulla Neue Zeit. Niente da fare: 1. nella Neue Zeit ci sarà il seguito della discussione, perché è là che Ed (Bernstein) risponderà subito dopo il Congresso di Partito. Io anche naturalmente, benché Schön(lank) mi prega già adesso di rispondere da lui. 2. La cosa più importante: gli art. si sono tanto imposti a Sch(önlank) che vuole pubblicarli insieme in opuscolo. (…)””. (pag 214, lettera di RL a LJ, 24 settembre 1898)”,”LUXD-063″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome II. 1900-1914.”,”””Vero scandalo con Kautsky. Mi ha reso stamattina il mio manoscritto per la terza volta, insistendo perché cancelli anche il riferimento alla protesta di Elberfeld come la lettera del Vorwärts. (Non potrei dunque riferirmi a questi documenti che nel Vorwärts, a condizione che esca). Inoltre, mi restituisce il mio manoscritto attraverso la posta, senza affrettarsi, in modo che rischio di non inviarlo a tempo per questo numero! Glielo trasmesso martedi sera, oggi venerdi non è ancora spedito! Io non ho alcun mezzo di pressione su di lui; è furioso per la bastonata che riceve, dunque si vendica. Non posso questa volta fare appello alle “”istanze””, perché queste gli darebbero ragione, si tratta quindi di evitare (di dargli) il respiro sul quale conta. In una parola – une vilaine affaire. Ammesso che l’ articolo esca com’è, in tutti i modi sarà una ghigliottina per lui.”” (pag 233, 15 luglio 1910)”,”LUXD-064″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Stephen Eric BRONNER”,”The Letters of Rosa Luxemburg.”,”Lo stile di Marx. “”Frl. Mathilde Jacob, (…) ti trasmetterà i miei calorosi saluti e qualcos’altro! E questo qualcosa è il mio manoscritto dell’ “”Anti-Critica””, la replica a Eckstein, Bauer e Co., in difesa del mio libro sull’ accumulazione! Tu, povero diavolo, sei stato scelto per essere il secondo lettore di quest’ opera. (Il primo è stato Mehring, naturalmente, che ha letto il manoscritto varie volte. Dopo la prima lettura, lo ha chiamato “”semplicemente il lavoro di un genio””, “”una vera superba, affascinante impresa”” cosa che non si è più vista dalla morte di Marx. (…) Nel lavoro teorico come nell’ arte, apprezzo solo il semplice, il quieto e l’ audace. E’ per questo, per esempio, che il famoso primo volume del Capitale di Marx, con il suo abbondante ornamento rococo (stile artistico dell’ ‘700, ndr) in stile hegeliano, ora mi sembra un obbrobrio (per cui, dal punto di vista del Partito, devo prendere cinque anni di duro lavoro e 10 anni di perdita di diritti civili…). (…)””. (pag 185, lettera a Hans Diefenbach, 3.8.1917, Wronke, carcere)”,”LUXD-065″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Elzbieta ETTINGER”,”Comrade and Lover. Rosa Luxemburg’s Letters to Leo Jogiches.”,”I rapporti Luxemburg – Parvus. “”Adesso sto lavorando duro. Sistemo cose con Parvus col massimo successo; sto scrivendo brevi pezzi per lui, come quelli che tu hai, sulla Polonia, la Francia e il Belgio. Mi rimborsano l’ abbonamento al periodico – 30 M per quadrimestre! Naturalmente in addizione all’ onorario. Domani, farò l’ abbonamento a P(etite) Ré(publique) e Peuple. Per scrivere un pezzo mi ci vuole un’ ora, e mi riprometto di leggere i giornali e scrivere regolarmente ad un’ ora prefissata della mattina. Io scrivo velocemente, faccio una bella copia, e mando il tutto (questo dovrebbe darti un colpo apoplettico tre volte al giorno). Ci sarà ‘Geld’ (denaro, ndr) alla fine del mese! E Parvus è contento. Inutile a dirsi, mi inonda di richieste “”perché non allo stesso tempo Inghilterra, Italia e Turchia””, ma rido soltanto e non mi affanno a rispondere.”” (pag 56, lettera del 10 luglio 1898)”,”LUXD-066″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”Grève générale. Parti et syndicats.”,”””Con la psicologia di un sindcato che non consente di scioperare il Primo Maggio a patto che venga fissato con precisione in anticipo un sussidio, in caso contrario sarebbe rinviato, non si può fare né Rivoluzione né sciopero generale. Ma giustamente, nella tormenta del periodo rivoluzionario, il proletariato si trasforma, da padre di famiglia prudente che esige un sussidio, in un “”rivoluzionario romantico”” per cui lo stesso bene supremo, la vita, e a maggior ragione il benessere materiale, non ha che poco valore in confronto allo scopo ideale della lotta””. (pag 49) Burocratismo nel partito e nel sindacato. “”Questi inconvenienti del funzionarismo comportano sicuramente anche per il partito dei pericoli che potrebbero molto facilmente risultare dalla più recente innovazione, l’ istituzione dei segretari locali del partito, se la massa socialista non vigilerà costantemente, affinché questi segretari restino dei puri organi esecutivi, senza essere mai considerati come i rappresentanti professionali dell’ iniziativa e della direzione della vita locale del partito.”” (pag 77)”,”LUXD-067″ “LUXEMBURG Rosa”,”The Accumulation of Capital.”,”Tugan Baranovski e la sua ‘mancanza di proporzione’. “”Di conseguenza, Tugan Baranovski espone la teoria delle crisi di Marx a una revisione che egli sostiene aver sviluppato dal “”sovra-consumo’ di Sismondi. ‘Marx è sostanzialmente d’accordo con la visione generale secondo cui la povertà dei lavoratori, e di conseguenza della grande maggioranza della popolazione, rende impossibile realizzare i prodotti di una perennemente espansiva produzione capitalistica, dato che ciò causa un declino della domanda. Questa opinione è assolutamente sbagliata.”” (pag 291)”,”LUXD-068″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Sophie, 1916-1918. Suivi de ‘A la rencontre de Rosa Luxemburg’.”,”Claude WEILL è ricercatore all’ EHESS. “”Ma questa è la storia. So perfettamente che i conti non saranno mai regolati secondo “”giustizia”” e che si deve accettare tutto. Mi ricordo di versato lacrime calde quando, studiando a Zurigo, avevo letto gli Otcherki pervobytnoï (ekonomitcheskoï) kultury (Saggi sulla cultura primitiva) del professor Ziber in cui egli descriveva come gli Europei hanno represso e sterminato sistematicamente i Pellerossa d’ America e ho stretto i pugni dalla disperazione, non solo che ciò fu possibile, ma che tutto questo non poté essere vendicato, punito, espiato. Io tremo di dolore al pensiero che questi Spagnoli, questi Anglo-Americani sono morti e decomposti da lungo tempo e non possono essere resuscitati per subire le torture che hanno inflitto agli Indiani. ma questo sono idee puerili e tutti i peccati attuali contro il Santo-Spirito, tutta l’ ignominia, saranno dimenticati nel disordine delle fratture storiche non governate, e tutti ritorneranno ben presto di nuovo “”un popolo unito di fratelli””. Ne ho ben preso coscienza oggi leggendo che i socialdemocratici di Vienna hanno inviato un telegramma al governo di Lenin a San Pietroburgo. Approvazione entusiasta e auguri di successo! Gli Adler, Pernerstorfer, Renner, Austerlitz – e i Russi che si dissanguano! Ma non sarà così e più tardi si vedrà che non poteva andare diversamente…””. (pag 53) (Victor Adler, Engelbert Pernerstorfer, Karl Renner, Fritz Austerlitz: dirigenti della socialdemocrazia austriaca appartenenti all’ ala destra. Victor Adler il fondatore del partito, era stato da subito ostile a Rosa Luxembur) (nota pag 53)”,”LUXD-069″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBURGO)”,”Huelga de masas, partido y sindicatos.”,”Per la traduzione utilizzate versioni francesi e per una parte una traduzione italiana (Scritti scelti di Luciano AMODIO, Ed Avanti, 1963). “”A partire da ciò si possono dedurre alcuni punti di vista generali che permetteranno di giudicare il problema dello sciopero di massa. 1. E’ assolutamente sbagliato concepire lo sciopero di massa come una azione isolata; essa è oltremodo il segno, il concetto unificatore di tutto un periodo di anni, forse decenni, della lotta di classe. (…) 2. Ma, se al posto di questa categoria secondaria di scioperi di dimostrazione, consideriamo lo sciopero combattivo come lo abbiamo visto oggi in Russia che ha costituito il sostegno reale dell’ azione proletaria, ci sorprende il fatto che questo elemento economico e l’ elemento politico si presentano tanto indissolubilmente vincolati. (…) 3. Per finire gli avvenimenti russi ci mostrano che lo sciopero di massa è inseparabile dalla rivolzione; la sua storia si confonde con la storia della rivoluzione. (…)””. 4. E’ sufficiente riassumere quanto precede per scoprire una soluzione al problema della direzione e dell’ iniziativa dello sciopero di massa. (…)””. (pag 49-58)”,”LUXD-070″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La rivoluzione russa.”,”La critica della Luxemburg a Lenin e Trotsky. “”Indubbiamente ogni istituzione democratica ha i suoi limiti ed i suoi difetti, ciò che, del resto, è comune ad ogni istituzione umana. Ma, il rimedio inventato da Lenin e Trotsky, cioè la soppressione della democrazia in generale, è peggiore del male che è ragionevole guarire: tale rimedio soffoca, infatti, la fonte viva dalla quale solamente possono scaturire le correzioni a tutte le insufficienze congenite delle istituzioni sociali: la vita politica attiva, senza intralci, energica, delle più larghe masse della nazione. Prendiamo un altro esempio clamoroso: il diritto di voto elaborato dal governo dei Soviet. Non si comprende chiaramente quale portata pratica possa avere. Dalla critica fatta da Trotsky e Lenin alle istituzioni democratiche, si deduce che essi respingono, come principio le rappresentanze nazionali uscite dalle elezioni generali e non vogliono appoggiarsi sui Soviet. Allora non si comprende il perché sia stato concesso il suffragio universale””. (pag 22) “”(…) il sistema sociale del socialismo non deve e non può essere che un prodotto storico nato alla scuola stessa dell’ esperienza, nel momento delle realizzazioni, della marcia della storia vivente, la quale, come la natura organica di cui in ultima analisi non è che una parte, ha la buona abitudine di far nascere sempre insieme ad un reale bisogno sociale il mezzo di soddisfarlo; insieme al problema la sua soluzione. Ma se oggi è così, è evidente che il socialismo, per sua natura, non può essere concesso, nè può essere stabilito per editto.”” (pag 26) La democrazia formale. “”Senza elezioni generali, senza libertà illimitata della stampa, senza libera lotta fra le opinioni, la vita si spegne in tutte le istituzioni pubbliche, divente apparente e l’ unico elemento attivo rimane la burocrazia. E’ una legge alla quale nessuno può sottrarsi””. (pag 27) “”Nella nostra qualità di marxisti non siamo mai tati idolatri della democrazia formale””, scrive Trotsky. Certo, non siamo mai stati idolatri della democrazia formale. E neppure del socialismo e del marxismo. Ne deriva forse il diritto, come Cunow-Lensc-Parvus di disfarci del marxismo o del socialismo quando di risulta incomodo? Trotsky e Lenin sono la negazione vivente di tale questione.”” (pag 29)”,”RIRO-372″ “LUXEMBURG Rosa”,”Le socialisme en France, 1898-1912.”,”Il libretto di Paul Lafargue , recensito dalla Luxemburg su Neue Zeit, esce in occasione dell’ entrata di Millerand nel governo Waldeck-Rousseau. Titolo: Le socialisme et la conquete des pouvoirs publics. (1899) “”Tuttavia, sarà assolutamente falso spiegare questa attitudine con l’ indifferenza riguardo alle forme politiche. Nel 1889 i guesdisti e i blanquisti dichiararono senza mezzi termini nel loro manifesto redatto in occasione della crisi boulangista:””La Repubblica è la forma necessaria all ‘emancipazione del proletariato. Essa deve essere mantenuta ad ogni costo””. Oggi ancora i due partiti sostengono fermamente il ministero di “”diefsa repubblicana”” come minimo male, per lamentevole che sia. Non si tratta di sapere se occorra sempre difendere la Repubblica, ma se la classe operaia debba costituire un partito politico indipendente in opposizione a ‘tutte’ le classi borghesi o solamente una componente artificiosa della frazione repubblicana della borghesia. E se Kautsky ha detto due anni fa che Jaures con la sua campagna per Dreyfus ha salvato l’ onore del socialismo francese, bisogna aggiungere oggi che Guesde e Vaillant per la loro resistenza inflessibile contro il ministerialismo socialista, non salvano soltanto l’ onore del socialismo, ma qualcosa di più: il socialismo stesso””. (pag 150, Neue Zeit, 1900-1901)”,”LUXD-073″ “LUXEMBURG Rosa; LENIN V.I.”,”La crise de la social-democratie. Suivi de sa critique par Lenine (A propos de la brochure de Junius)”,”””Alors arrivera la catastrophe. Alors sonnera en Europe l’ heure de la marche générale, qui conduira sur le champ de bataille de 16 à 18 millions d’hommes, la fleur des différentes nations, équipés des meilleurs instruments de mort et dressés les uns contre les autres. Mais à mon avis, derrière la grande marche générale, il y a le grand chambardement.(…)””. finire. Voilà ce que déclarait l’ orateur de notre faction, Bebel, au cours du débat sur le Maroc au Reichstag. Le tract officiel du parti, ‘Imperialisme ou Socialisme’, qui a été diffusé il ya a quelques années à des centaines de milliers d’exemplaires, s’achevait sur ces mots: “”Ainsi la lutte contre le capitalisme se transforme de plus en plus en ‘un combat décisif entre le Capital et le Travail’. Danger de guerre, disette et capitalisme – ou paix, prospérité pour tous, socialisme; voilà les termes de l’ alternative. (…)””. (pag 62) Rohrbach, La guerra e la politica tedesca, 1914 (pag 108) Lenin: ‘A proposito dell’ opuscolo di Junius’ (1916) “”Junius ha assolutamente ragione di sottolineare l’ influenza decisiva della “”congiuntura imperialista”” nella guerra ‘attuale’, di dire che dietro la Serbia c’è la Russia, che “”dietro il nazionalismo serbo c’è l’ imperialismo russo””, che la partecipazione, per esempio, dell’ Olanda alla guerra sarà ‘anche’ dell’ imperialismo, perché 1) l’ Olanda difenderebbe le sue colonie e 2) essa sarà l’ alleato di una delle coalizioni ‘imperialiste’. Ciò è indiscutibile per quello che concerne la guerra ‘attuale’. (…)””. (pag 234) Metodo. “”L’ errore sarà di esagerare questa verità, di mancare alla regola marxista che vuole che si sia concreti, di estendere il giudizio dato sulla guerra attuale a tutte le guerre possibili all’ epoca dell’ imperialismo, di dimenticare i movimenti nazionali ‘contro’ l’ imperialismo. Il solo argomento in favore della tesi secondo cui “”non si possono avere più guerre nazionali”” è che il mondo è diviso tra un pugno di “”grandi”” potenze imperialiste e che, per questa ragione, ogni guerra, sia essa nazionale all’ inizio, ‘si trasforma’ in guerra imperialista poiché urta gli interessi di una delle potenze o delle coalizioni imperialiste. Questo argomento è manifestamente errato. Certo, la tesi fondamentale della dialettica marxista è che tutte i limiti nella natura e nella società sono convenzionali e mobili, che non c’è ‘nessun’ fenomeno che non possa, in certe condizioni, trasformarsi nel suo contrario. Una guerra nazionale ‘può’ trasformarsi in guerra imperialista, ma l’ ‘inverso’ è pure vero. Esempio: le guerre della grande rivoluzione francese sono cominciate come guerre nazionali e lo erano effettivamente. Esse erano rivoluzionarie, perché aveva per obiettivo la difesa della grande coalizione contro delle monarchie contro-rivoluzinoarie. Ma quando Napoleone ebbe fondato l’ Impero francese invadendo una serie di Stati nazionali d’Europa, importanti, vitali e da lungo tempo costituite, allora le guerre nazionali francesi divennero delle guerre imperialiste, che generarono ‘a loro volta’ delle guerre di liberazione nazionale ‘contro’ l’ imperialismo di Napoleone””. (pag 234-235) La rivoluzione nasce dalla guerra. “”Junius indica molto giustamente, anche qui, che non si può “”fabbricare”” la rivoluzione. La rivoluzione era all’ ordine del giorno nel 1914-1916, essa era contenuta nella guerra, essa “”nasceva”” dalla guerra. E’ questo che bisogna “”proclamare”” a nome della classe rivoluzionaria (…)””. (pag 245-246)”,”LUXD-074″ “LUXEMBURG Rosa”,”Reform or revolution and other writings.”,”Bibliografia pag XI. “”Let us not forget that the revolution soon to break out in Russia will be a bourgeois and not a proletarian revolution. This modifies radically all the conditions of Socialist struggle. The Russian intellectuals, too, will rapidly become imbued with bourgeois ideology. The Social Democracy is at present the only guide of the Russian proletariat. But on the day after the revolution, we shall see the bourgeoisie, and above all the bourgeois intellectuals, seek to use the masses as a steppingstone to their domination.”” (pag 93) “”Impressionati dai recenti avvenimeni nei partiti socialisti di Francia, Italia e Germania, i Socialdemocratici russi tendono a vedere l’ opportunismo come un ingrediente alieno, portato nel movimento operaio dai rappresentanti della democrazia borghese. Se fosse così nessuna sanzione prevista dalla costituzione di partito potrebbe fermare questa intrusione. L’ afflusso di reclute non proletarie al partito del proletariato è l’ effetto di cause sociali profonde come il collasso economico della piccola borghesia, la bancarotta del liberalismo borghese, e la degenerazione della democrazia borghese. E’ infantile sperare di fermare questa corrente per mezzo di formule buttate giù in una costituzione””. (pag 93-94)”,”LUXD-076″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Franco VOLPI”,”Scritti sull’ arte e sulla letteratura.”,”””Ma non sussiste dubbio alcuno, che il ruolo di Schiller nella crescita spirituale del proletariato rivoluzionario in Germania non ha le sue radici tanto in ciò che Schiller, col contenuto delle sue poesie, apportò alla lotta d’emancipazione della classe operaia, quanto invece in ciò che la classe operaia, partendo dalla propria visione del mondo, dalla propria aspirazione e dalla propria sensibilità, infuse nelle opere di Schiller. Ha qui avuto luogo un singolare processo di assimilazione, in cui il pubblico operaio non si appropriò di Schiller in quanto insieme spirituale, come egli in realtà fu, ma smembrò la sua opera spirituale e la trasfuse inconsciamente nel proprio mondo sensibile e concettuale””. (pag 38) “”Il festeggiare Schiller come un poeta ‘rivoluzionario par excellence’, tradisce già in sé una ricaduta della concezione di “”rivoluzionario”” nobilizzata e approfondita dalla teoria marxiana, dal materialismo storico-dialettico, in una concezione piccolo borghese, la quale vede in ‘ogni’ ribellione contro l’ordine legale esistente, dunque nella manifestazione esteriore della ribellione, una “”rivoluzione””, incurante della sua intima tendenza, del suo contenuto sociale. Solamente da quest’ultimo punto di vista si riesce a vedere in Karl Moor il precursore di Robert Blum, in Luise Millerin “”la tragedia rivoluzionaria del crollo”” e in Guglielmo Tell “”il dramma rivoluzionario del compimento”” – sempre che gli dei sappiano cosa significhi questo entusiasta Gallimathias.”” (pag 39)”,”LUXD-077″ “LUXEMBURG Rosa”,”Eglise et socialisme.”,”Primi cristiani partigiani del comunismo. Divisione dei beni. Il cristianesimo e la schiavitù. “”Ce n’était pas la première fois dans l’histoire de l’humanité que les conditions économiques se montraient plus fortes que les beaux discours. Le communisme, cette communauté de jouissance des biens, qu’avaient proclamée les premiers chrétiens, n’était pas réalisable sans le travail collectif de toute la population, aussi bien sur le sol; propriété commune, que dans les ateliers collectifs. A l’époque des premiers chrétiens, on ne pouvait pas instaurer le travail collectif (avec des moyens de travail collectifs), car, nous l’avons déjà mentionné, le travail incombait aux esclaves vivant en marge de la societé et non pas aux hommes libres. Le christianisme n’entreprit d’abolir ni l’inégalité de travail, ni l’inégalité de propriété. Et c’est pourquoi ses efforts visant à supprimer l’inégale répartition des biens furent inefficaces. Les voix des pères de l’Eglise clamant le communisme furent sans écho. Bientôt, d’ailleurs, ces voix devenues de plus en plus rares se turent tout à fait. Les pères de l’Eglise cessèrent de prêcher la communauté et le partage des biens, car l’accroissement de la commune chrétienne produisit des changements fondamentaux à l’intérieur de l’Eglise même.”” (pag 17)”,”LUXD-078″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La crise de la democratie socialiste.”,”Imperialismo o socialismo. “”Le tract officiel du parti, “”Impérialisme ou socialisme””, qui a été répandu, il y a quelques années, à des centaines de mille exemplaires, se terminait par ces paroles: (…) “”(…) Quoi qu’il advienne alors, puisse-t-il, grâce à sa force, réussir à épargner à l’humanité les effroyables atrocités d’une guerre mondiale; ou le monde capitaliste ne peut-il pas sombrer dans l’histoire autrement qu’il y est né, dans le sang et par la force: l’heure historique trouvera la classe ouvriére prête, et le tout est d’être prêt””.”” (pag 19) Profezia Marx. La questione dell’ Alsazia Lorena. La guerra tra Francia e Russia da una parte contro la Germania dall’altra. Alors que les troupes de Bismarck se trouvaient encore en France, Marx écrivait au comité de Brunswick: “”Quiconque n’est pas tout à fait assourdi par le tapage du moment, ou celui qui n’a pas intérêt à assourdir le peuple allemand, doit voir que la guerre de 1870 porte dans ses flancs une guerre entre l’Allemagne et la Russie tout aussi nécessairement que la guerre de 1866 la guerre de 1870. Je dis nécessaire, inévitable, sauf dans l’improbable cas où une révolution éclate auparavant en Russie. Le cas improbable ne se présente-t-il point, la guerre entre l’Allemagne et la Russie doit être traitée, dès à présent, comme ‘un fait accompli’ (1). Que cette guerre ait un effet utile ou nuisible, dépend tout à fait de l’attitude présente des vainqueurs allemands. S’ils prennent l’Alsace et la Lorraine, la France fera, avec la Russie, la guerre à l’Allemagne. Il est superflu d’en indiquer les fatales conséquences.”” (pag 41) (1) (en francais dans le texte)”,”LUXD-080″ “LUXEMBURG Rosa”,”The Junius pamphlet. The Crisis in the German Social Democracy. Febraury-April 1915.”,”””In Germany one may study the development of imperialism, crowded as it was into the shortest possible space of time, in concrete form. The unprecedented rapidity of German industrial and commercial development since the foundation of the Empire, brought out during the 80’s two characteristically peculiar forms of capitalist accumulation; the most pronounced growth of monopoly in Europe and the best developed and most concentrated banking system in the whole world. The monopolies have organized the steel and iron industry, i.e., the branch of capitalist endeavour most interested in government orders, in militaristic equipment and in imperialistic undertakings (railroad building, the exploitation of mines, etc.) into the most influential factor in the nation. The latter has cemented the money interests into a firmly organized whole, with the greatest, most virile energy, creating a power that autocratically rules the industry, commerce and credit of the nation,, dominant in private as well as public affairs, boundless in its powers of expansion, ever hungry for profit and activity, impersonal, and therefore, liberal-minded, reckless and unscrupulous, international by its very nature, ordained by its capacities to use the world as its stage.”” (pag 21)”,”LUXD-082″ “LUXEMBURG (LUXEMBOURG) Rosa; saggi di RUBAK Simon SABATIER Guy JAQUIER Maurice METERY Jean LEFEUVRE – GALAR R. KAY J.M.”,”La révolution russe (Texte intégral). Rosa Luxembourg et sa doctrine.”,”in apertura due foto di R. Luxemburg giovane, la seconda data da Rosa L. a Bracke. “”Du point de vue organisationnel, les divergences de Rosa vont se concrétiser avec la formation du S.D.K.P. (Parti social-démocrate du royaume de Pologne) en opposition au P.P.S. (Parti socialiste polonais) qui défendait justement l’idée de l’indépendance de la Pologne. Au congrès de Londres de la IIe Internationale en 1896, Rosa Luxembourg représenta la S.D.K.P. et défendit ses thèses internationalistes en dénonçant le P.P.S. comme “”social-patriote””. (…) C’est dans “”La question nationale et l’autonomie””, 1908, que l’on peut trouver une élaboration d’ensemble de ses thèses sur la question nationale à partir du cas polonais. Cet écrit rassemblant des articles donna lieu à une polémique acharnée avec Lénine, polémique qui durait en fait depuis 1903 – date du IIe congrès du P.O.S.D.R (Parti Ouvrier Social Démocrate Russe) – car la thèse du S.D.K.P. – devenu le S.D.K.P.i.L. après l’adhésion d’un groupe marxiste lituanien – contre l’indépendance de la Pologne y avait été rejetée et signifiait organisationnellement la volonté de ce parti de ne pas être intégré mais de garder une structure fédéraliste dans le cadre du Parti Social Démocrate Russe Uni (ainsi les délégues du S.D.K.P.i.L. s’étaient opposés à ce congrès è la demande des Russes d’avoir leurs propres représentants auprès du Comité Central Polonais!). (pag 79-80)”,”LUXD-083″ “LUXEMBURG Rosa”,”Il programma di Spartaco.”,”pag 33 e seguenti: Rosa Luxemburg sulla famosa prefazione di Engels del 1895 a Lotte di classe in Francia di Marx. Bebel fece pressioni su Engels a Londra perché la scrivesse per salvare il movimento operaio tedesco dalle deviazioni anarchiche (pag 36) “”A onore di entrambi i nostri maestri, e in modo particolare di Engels, morto assai più tardi, e che difese anche l’onore e le vedute di Marx, si deve dichiarare che notoriamente Engels ha scritto questa prefazione (1) sotto la diretta pressione del gruppo parlamentare del tempo. Questo accadeva in quel periodo in cui in Germania – dopo la caduta della legge antisocialista al principio degli anni ’90 – si manifestava in seno al movimento operaio tedesco una forte corrente radicale di sinistra che voleva mettere in guardia i compagni contro un totale assorbimento nella mera lotta parlamentare. Per battere teoricamente e sopraffare praticamente gli elementi radicali e per escluderli dall’attenzione della vasta massa con l’autorità dei nostri grandi maestri, Bebel e compagni (ed era già significativo allora per le nostre condizioni che il gruppo parlamentare decidesse sul piano intellettuale e tattico delle sorti e dei compiti del partito) hanno spinto Engels, che viveva all’estero e doveva lasciarsi persuadere dalle loro assicurazioni, a scrivere quella prefazione con il pretesto che la cosa più urgente e necessaria era di salvare il movimento operaio tedesco dalle deviazioni anarchiche. Da allora questa concezione ha dominato effettivamente la socialdemocrazia tedesca in ciò che essa ha fatto e non ha fatto, fino a che abbiamo avuto la bella esperienza del 4 agosto 1914. Era la proclamazione del “”nient’altro-che-parlamentarismo””. Engels non ha fatto in tempo a vedere i risultati, le conseguenze pratiche di questo uso della sua prefazione, della sua teoria. Io sono sicura che se si conoscono le opere di Marx e di Engels, se si conosce il vivace spirito rivoluzionario genuino, non adulterato, che spira da tutte le loro dottrine e da tutti i loro scritti, si deve essere convinti che Engels sarebbe stato il primo a insorgere contro le degenerazioni del “”nient’altro-che-parlamentarismo””, contro questo impantanamento e demoralizzazione del movimento operaio, che presero piede in Germania già decenni prima del 4 agosto (…)””. (pag 35-36) Rosa Luxemburg, Il programma di Spartaco, 1995 introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx, 1895″,”LUXD-087″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa e Questioni di organizzazione della Socialdemocrazia russa.”,”””I bolscevichi sono gli eredi storici dei Livellatori inglesi e dei giacobini francesi”” (pag 83.)”,”LUXD-090″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Giorgio SALMON”,”Scritti contro il terrorismo (1902-1905).”,”LUXEMBURG Rosa 1894. Sulla Russia di quei tempi Engels diceva: “”Allora c’erano in Russia due governi: quello dello zar e quello del Comitato esecutivo segreto (ispolnitel’nyj komitet) dei terroristi cospiratori. Il potere di questo governo segreto parallelo cresceva giorno dopo giorno. La caduta dello zarismo sembrava imminente; una rivoluzione in Russia doveva sottrarre all’intera reazione europea il suo più forte caposaldo e la sua grande riserva militare, dando così anche al movimento politico in Occidente un nuovo, potente impulso e, per di più, condizioni operative infinitamente più vantaggiose””. (Friedrich Engels ‘Internationales aus dem Volksstaat’, Berlino 1894, p. 69 [F. Engels, “”Postfazione a Soziales aus Russland””, in K. Marx F. Engels, Werke, vol 22, Berlino 1963] (pag 47) Luxemburg: “”Perciò la vittoria della rivoluzione popolare e la conquista della libertà politica non si basa sulla speranza di ottenere una vittoria militare da parte delle masse lavoratrici in uno scontro decisivo con l’esercito zarista.”” (pag 102) Sono necessarie due cose che i lavoratori delle campagne si uniscano al campo rivoluzionario e che si guadagni una parte significativa delle truppe alla causa della rivoluzione”,”LUXD-091″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulation du capital. II. Oeuvres IV. Contribution à l’explication économique de l’impérialisme.”,”Bauer: capitalismo possibile senza espansione (pag 218)”,”LUXD-092″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”Réforme ou révolution? Suivi de La partecipation socialiste au pouvoir en France et de La Grève générale.”,”LUXEMBURG R. “”Une fois che le développement de l’industrie aura atteint son apogée et que, sur le marché mondial, commencera pour le capital la phase descendante, la lutte syndicale deviendra doublement difficile: premièrement parce que les conjonctures objectives du marché s’aggraveront pour la force de travail, en ce sens que la demande de force de travail augmentera plus lentement et l’offre plus rapidement que ce n’est le cas actuellement; deuxièmement, parce que le capital lui- même, pour se dédommager des pertes subies sur le marché mondial, s’efforcera d’autant plus énergiquement de réduire la part du produit revenant aux ouvriers. La réduction des salaires est, en effet, selon Marx, l’un des principaux moyens d’arrêter la diminution du taux de profit. L’Angleterre nous offre déjà le tableau du début du deuxième stade du mouvement syndical. Ce dernier se réduit nécessairement de plus en plus à la simple défense des conquêtes déjà réalisées, et même celle-ci devient de plus en plus difficile. Telle est la marche générale des choses dont la contre-partie doit être le développement de la lutte de classe politique et sociale.”” [Rosa Luxemburg, Réforme ou révolution?, 1932] (pag 24-25)”,”LUXD-094″ “LUXEMBURG Rosa”,”Prison Letters. To Sophie Liebknecht.”,”Queste lettere sono state tradotte dal tedesco da Eden e Cedar PAUL e stampate in Berlino nel 1923 dalla Publishing House of the Young International.”,”LUXD-096″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulation du capital. Tome I.”,”LUXEMBURG Rosa “”‘L’Accumulation du Capital’ parut en 1913. Dans sa courte introduction à l’ouvrage, Rosa Luxemburg en explique l’origine et la conception: son activité de professeur à l’Ecole du Parti, depuis 1907, l’avait amenée à entreprendre la composition d’une ‘Introduction à l’Economie politique’ (1) qui devait décrire, sous une forme accessible à un large public, les différentes étapes de l’histoire et des doctrines économiques, pour aboutir à un exposé des théories de Marx. Or, dans cette dernière partie, voulant expliquer le processus économique global du capitalisme, elle se trouve arrêtée par des difficultés d’ordre conceptuel. L’étude de ces difficutés l’amena à écrire un nouvel ouvrage, ‘l’Accumulation du capital’. Elle y reprenait le problème exposé par Marx de manière fragmentaire et inachevée dans le livre deuxième du ‘Capital’, donnant des conclusions qui n’ont cessé d’être discutées jusqu’à aujourd’hui”” (pag 7) (1) Cet ouvrage n’a jamais été achevé (…)”,”LUXD-097″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Marco RISPOLI”,”Un po’ di compassione. Con testi di Karl Kraus, una ignota lettrice della “”Fackel””, Franz Kafka, Elias Canetti, Joseph Roth.”,”Lettera della Luxemburg all’amica Sonja Liebknecht – storica dell’rte e moglie dello spartachista K. Liebknecht, assassinato con la Luxemburg a Berlino. Lettera letta in pubblico da Karl Kraus a Berlino il 28 maggio 1920 e in seguito a Dresda e Praga. La lettera fu poi ripresa da Kraus dalla sua rivista ‘Die Fackel’. I testi di Kafka, Canetti e Roth ruotano attorno alla sofferenza dell’animale.”,”LUXD-098″ “LUXEMBURG Rosa”,”What is Economics?”,”””Rosa Luxemburg was, and remains for us, an eagle”” (Lenin) E’ la traduzione del capitolo I dell’opera di Rosa Luxemburg ‘Einführing in die Nationalekonomie’ (Introduction to Economics) scritto per le sue attività nella scuola di partito della SPD (1906) svolte fino al 1913. “”But, at the same time, while socialism of the old stripe seemed to be buried forever under the smashed barricades of the June insurrection, the socialist idea was placed on a completely new foundation by Marx and Engels. Neither of the latter two looked for arguments in favour of socialism in the moral depravity of the existing social order nor did they try to smuggle social equality into the country by means of inventing new and tempting schemes. They turned to the examination of the ‘economic’ relations of society. There, in the very laws of capitalist anarchy, Marx discovered the real substantiation of socialism aspirations. While the French and English Classicists of Economics had discovered the laws according to which capitalist economy lives and grows, Marx continued their work a half century later, starting where they had left off. He discovered how these same laws regulating the present economy work towards its collapse, by the increasing anarchy which more and more endangers the very existence of society itself, by assemblying a chain of devastating economic and political catastrophes.”” [Rosa Luxemburg, What is Economics?, 1968] (pag 67-68) (pag 67-68)”,”LUXD-099″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBURGO)”,”La acumulación del capital.”,”LUXEMBURG Rosa”,”LUXD-100″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Claudie WEILL”,”Oeuvres II. (Ecrits politiques 1917-1918).”,”LUXEMBURG Rosa “”Pour battre les éléments extrémistes en théorie et les soumettre en pratique, pour que grâce à l’autorité de nos grands maîtres, la grande masse cesse de leur prêter attention, Bebel et compagnie (exemple type de ce qui était alor déjà notre situation: la fraction parlementaire au Reichstag avait le pouvoir de décision idéologique et tactique sur les destinées et les tâches de notre parti), Bebel et compagnie ont contraint Engels, qui vivait alors à l’étranger et devait donc se fier à leurs assertions, à rédiger cette préface: il fallait selon eux à tout prix sauver le mouvement ouvrier allemand des déviations anarchistes. Dès lors, cette conception détermina effectivement les faits et gestes de la social-démocratie allemande jusqu’à notre belle expérience du 4 août 1914. C’était aussi la proclamation du parlementarisme-et-rien-d’autre. Engels n’a plus vécu assez longtemps pour voir les résultats, les conséquences pratiques de l’utilisation que l’on fit de sa préface, de sa théorie. Mais je sui sûre d’une chose: quand on connaît les oeuvres de Marx et d’Engels, quand on connaît l’esprit révolutionnaire vivant, authentique, inaltéré qui se dégage de tous leurs écrits, de tous leurs enseignements, on est convaincu qu’Engels aurait été le premier à protester contre les excès qui ont résulté du parlementarisme pur et simple; le mouvement ouvrier en Allemagne a cédé à la corruption, à la dégradation, bien des années avant le 4 août , car le 4 août n’est pas tombé du ciel, il n’a pas été un tournant inattendu mais la suite logique des expériences que nous avons faites précédemment, jour après jour, d’année en année; Engels et même Marx – s’il avait vécu – auraient été les premiers à s’insurger violemment contre cela, à retenir, à freiner brutalement le véhicule pour empêcher qu’il ne s’enlise dans la boue. Mais Engels est mort l’année-même où il a écrit sa préface. Nous l’avons perdu en 1895; depuis lors, la direction théorique est passée des mains d’Engels à celle d’un Kautsky (…)”” (pag 108) [Rosa Luxemburg, Oeuvres II. (Ecrits politiques 1917-1918), 1969]”,”LUXD-101″ “LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique.”,”LUXEMBURG Rosa “”Nous n’avons parlé que d’un aspect du travail salarié: la durée du travail, et nous voyons que le simple achat et la simple vente de la marchandise “”force de travail”” entraîne des phénomènes singuliers. Il faut ici dire avec Marx: “”Notre travailleur, il faut l’avouer, sort de la serre chaude de la production autrement qu’il n’y est entré. Il s’était présenté sur le marché comme possesseur de la marchandise “”force de travail””, vis-à-vis de possesseurs d’autres marchandise, marchand en face de marchand. Le contrat par lequel il vendait sa force de travail semblait résulter d’un accord entre deux volontés libres, celle du vendeur et celle de l’acheteur. L’affaire une fois conclue, il se découvre qu’il n’était point un ‘agent libre’; que le temps pour lequel il lui est ‘permis’ de vendre sa force de travail est le temps pour lequel il est ‘forcé’ de la vendre, et qu’en réalité le vampire qui le suce ne le lâche point tant qu’il lui reste un muscle, un nerf, une goutte de sang à exploiter. Pour se défendre contre les “”serpents de leurs tourments””, il faut que les ouvriers ne fassent plus qu’une tête et qu’un coeur; que par un grand effort collectif; par une pression de ‘classe’, ils dressent une barrière infranchissable, un”obstacle social’ qui leur interdise de se vendre au capital par ‘contrat libre’, eux et leur progéniture, jusqu’à l’esclavage et la mort (Le Capital, livre I, p. 836). Par les lois sur la protection du travail, la société actuelle reconnaît officiellement pour la première fois que l’égalité et la liberté formelles qui sont le fondement de la production et de l’échange de marchandises, ont fait faillite, qu’elles se sont transformées en leurs contraires, dès lors que la force de travail se présente comme une marchandise””. [Rosa Luxemburg, Introduction à l’économie politique, 1970]”,”LUXD-103″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Lelio BASSO”,”Scritti politici. Riforma sociale o rivoluzione? Problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa. Sciopero generale, partito e sindacati. Militarismo, guerra e classe operaia. La ricostituzione dell’Internazionale. La crisi della socialdemocrazia. La rivoluzione russa.”,”””La stessa trasformazione si è verificata per il materialismo. Se noi consideriamo la storia, non come avrebbe potuto o dovuto essere, ma come fu in realtà, dobbiamo constatare che la guerra è stata il fattore necessario dell’evoluzione capitalistica. Gli Stati Uniti del Nord America e la Germania, l’Italia e gli Stati balcanici, la Russia e la Polonia, devono tutti alle guerre, fossero esse vittoriose o no, le premesse o l’impulso alla evoluzione capitalistica. Finché esistettero paesi, di cui bisognava superare il frazionamento interno o l’isolamento di un’economia naturale, anche il militarismo ebbe una funzione rivoluzionaria in senso capitalistico. Ma oggi anche in questo campo le cose stanno diversamente. Se la politica mondiale è divenuta teatro di minacciosi conflitti, non si tratta tanto dell’apertura di nuovi paesi per il capitalismo, quanto di antagonismi ‘europei’ già esistenti che si sono trapiantati nelle altre parti del mondo e là portano alla rottura. Quelli che marciano oggi l’un contro l’altro con le armi in pugno – è indifferente se in Europa o in altre parti del mondo – non sono paesi capitalistici da una parte e paesi a economia naturale dall’altra, bensì Stati che vengono spinti al conflitto proprio dall’omogeneità del loro alto sviluppo capitalistico. Naturalmente se scoppia un conflitto in queste circostanze, esso non può non avere conseguenze fatali proprio per questo sviluppo, in quanto porterà al più profondo sovvertimento e rivolgimento della vita economica in tutti i paesi capitalistici. Ma le cose stanno diversamente dal punto di vista della ‘classe capitalistica’. Per essa, il militarismo è divenuto oggi indispensabile sotto tre aspetti: primo, come mezzo di lotta per interessi “”nazionali”” concorrenti contro altri gruppi nazionali; secondo, come il principale modo di impiegare tanto il capitale finanziario quanto quello industriale e, terzo, come strumento del dominio di classe all’interno di fronte al popolo lavoratore – interessi tutti che non hanno niente a che fare col progresso del modo capitalistico di produzione in sé. E ciò che meglio tradisce ancora una volta questo carattere specifico del militarismo odierno è anzitutto il suo crescere generale in tutti i paesi a gara, per così dire, per una forza propulsiva propria, interna, meccanica, fenomeno completamente sconosciuto ancora una ventina di anni fa; e poi l’inevitabilità, la fatalità dell’esplosione che sta avvicinandosi, insieme con una completa incertezza della causa determinante, degli Stati immediatamente interessati, dell’oggetto del conflitto e di ogni altra circostanza. Per effetto della forza propulsiva dello sviluppo capitalistico anche il militarismo è diventato una malattia capitalistica”” (pag 166) [Rosa Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’, in ‘ Scritti politici, a cura di Lelio Basso, Editori Riuniti, Roma 1967]”,”LUXD-001-FF” “LUXEMBURG Rosa”,”Questione nazionale e sviluppo capitalista.”,”””La corte di Caterina II divenne il quartier generale degli spiriti illuminati dell’epoca, soprattutto francesi; l’imperatrice e la sua corte professavano i princìpi più illuminati del razionalismo ed ella pervenne a raggiungere in modo così rimarcabile i suoi fini che Voltaire e molti altri si misero a cantare le lodi della “”Semiramide del Nord”” ed a proclamare che la Russia era il paese più progressista d’Europa, il focolare dei princìpi liberali, il campione della tolleranza religiosa. Tolleranza religiosa – è precisamente la parola che mancava per strangolare la Polonia. In materia religiosa la Polonia aveva sempre fatto prova della più larga tolleranza; ne testimonia il fatto che essa dette asilo agli ebrei nel momento in cui essi erano perseguitati in tutte le parti d’Europa. La maggior parte della popolazione delle province orientali professava la fede greco-ortodossa, mentre i polacchi propriamente detti erano cattolici romani. (…) Ora, questo governo russo che non tollerava, nel paese che amministrava, altra religione che la greco-ortodossa e puniva l’apostasia come un crimine, che conquistava nazioni straniere e le annetteva, a destra ed a manca delle sue frontiere, province straniere, che era in procinto di rinchiudere ulteriormente le catene che legavano i servi russi – questo stesso governo russo si gettò sulla Polonia. Lo fece dapprima in nome della tolleranza religiosa, con la pretesa che i polacchi opprimevano i greci cattolici, in seguito in nome del principio delle nazionalità, dato che gli abitanti di queste province orientali erano dei ‘piccoli’-russi e dovevano quindi essere annessi alla ‘grande’-Russia, ed infine in nome dei diritti della rivoluzione poiché esso aveva armato i servi contro i loro signori. La Russia non ha scrupoli nella scelta dei mezzi. La guerra di una classe contro un’altra classe è qualcosa di estremamente rivoluzionario. Si pretende che la Russia, circa cento anni fa, abbia scatenato in Polonia una guerra di questo genere: bel modello di “”guerra di classe”” che i soldati russi ed i servi piccolo-russi abbiano in comune incendiato i castelli dei signori polacchi al solo scopo di preparare l’annessione russa la quale, una volta compiuta, vide i soldati russi rimettere i servi sotto il giogo dei loro signori. Tutto ciò venne effettuato in nome della tolleranza religiosa poiché il principio delle nazionalità non era ancora di moda in Europa occidentale. (…)”” (pag 409-410-411) [F. Engels, Applicazione della dottrina delle nazionalità alla Polonia] [in Rosa Luxemburg, Questione nazionale e sviluppo capitalista, 1975]”,”LUXD-003-FPA” “LUXEMBURG Rosa”,”L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo.”,”Libro donato da RC “”Anche Tugan-Baranovskij parte, come Bulgakov, dall’analisi marxiana della riproduzione sociale. Anche lui trova in quest’analisi la chiave per aprirsi una via nel groviglio dei problemi. Mentre però Bulgakov, come discepolo entusiasta della teoria marxiana, non si sforza che di svolgerla fedelmente, e attribuisce al maestro le conclusioni cui giunge, Tugan-Baranovskij rinfaccia a Marx di non aver saputo utilizzare a fondo la sua brillante analisi del processo di riproduzione. La più importante conclusione generale cui Tugan arriva in base alle proposizioni marxiane, e che considera la pietra angolare della sua teoria, è che l’accumulazione capitalistica, contrariamente a quanto pensano gli scettici, non solo è possibile nelle forme capitalistiche del reddito e del consumo, ma è del tutto indipendente da questi. Non il consumo ma la produzione stessa è il suo mercato di sbocco. Produzione e sbocco, perciò, si identificano e, l’allargamento della produzione essendo illimitato, è illimitata anche la capacità di assorbimento dei suoi prodotti, lo sbocco. “”Gli schemi qui riprodotti dovrebbero dimostrare all’evidenza il concetto fondamentale, in sé elementarissimo, ma inafferrabile per chi abbia una nozione insufficiente del processo di riproduzione del capitale sociale, che la produzione capitalistica è il proprio mercato. Se è possibile allargare la produzione sociale, se le forze produttive bastano a tale scopo, anche la domanda subirà, data una divisione proporzionale della produzione sociale, un corrispondente allargamento, perché in queste condizioni ogni nuova merce prodotta rappresenta un nuovo potere d’acquisto per altre merci. Dal confronto fra la riproduzione semplice del capitale sociale e la sua riproduzione su scala allargata si può trarre la conclusione importantissima che nell’economia capitalistica la domanda di merci è in un certo senso indipendente dall’ampiezza complessiva del consumo sociale: l’ammontare totale del consumo sociale può diminuire e, per quanto assurdo ciò possa apparire dal punto di vista del “”sano buonsenso””, crescere la domanda sociale complessiva di merci”” (1). E più oltre: “”Al termine della nostra analisi astratta del processo della riproduzione del capitale sociale è risultato che, data una divisione proporzionale della produzione sociale, non può esservi produzione sociale eccedente”” (2). Partendo da questa premessa, Tugan rivede la teoria marxiana delle crisi, che si fonderebbe sulla sismondiana teoria del “”sottoconsumo””: “”L’ opinione diffusa, e accettata fino a un certo punto anche da Marx che la miseria dei lavoratori, costituenti la grande maggioranza della popolazione, rende impossibile per mancanza di richiesta la realizzazione dei prodotti della sempre crescente produzione capitalistica, è da ritenersi errata. Abbiamo visto che la produzione capitalistica costituisce il suo proprio mercato; il consumo non è se non un aspetto della produzione capitalistica. Se la produzione sociale fosse organizzata secondo un piano, se i dirigenti della produzione avessero una conoscenza piena della domanda e la forza di trasferire liberamente il lavoro e il capitale da un ramo di produzione all’ altro, l’offerta di merci, per quanto piccolo fosse il consumo sociale, potrebbe non superare la domanda”” (3)”” [Rosa Luxemburg, L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo, 1968] [(1) Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901, p. 25; (2) Ibid. p. 34; (3) Ibid. p. 33] (pag 301-302).”,”TEOC-604″ “LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes – Tome I.”,”LUXEMBURG Rosa Opere complete 1 Louis Janover collaboratore di Maximilien Rubel all’edizione delle Oeuvres di Marx (Bibliotheque de la Pléiade) ricostruisce nella prefazione ‘tutta la sua portata critica al pensiero di Rosa Luxemburg’ LUXEMBURG Rosa Opere complete 1 Louis Janover collaboratore di Maximilien Rubel all’edizione delle Oeuvres di Marx (Bibliotheque de la Pléiade) ricostruisce nella prefazione ‘tutta la sua portata critica al pensiero di Rosa Luxemburg’ I quattro strati dell’esercito industriale di riserva (pag 370-372) “”Après la chute de la Commune, le massacre des ouvriers parisiens, dans les formes légales et en dehors d’elles, prit de telles proportions que les dizaines de milliers de prolétaires, souvent les meilleurs et les plus travailleurs, l’élite de la classe ouvrière, furent assassinés: alors le patronat, qui avait assouvi sa soif de vengeance, fut quand même pris d’inquiétude à l’idée que le manque de “”bras”” en réserve risquait d’être cruellement ressenti par le capital; l’industrie allait, à cette époque, après la fin de la guerre, vers une expansion importante des affaires. Aussi plusieurs entrepreneurs parisiens s’employèrent-ils auprès des tribunaux pour modérer les poursuites contre le communards et sauver le bras ouvriers du bras séculier pour les remettre au bras du capital. L’armée de réserve a une double fonction pour le capital: d’une part elle fournit la force de travail en cas d’essor soudain des affaires, d’autre part la concurrence des chômeurs exerce une pression continuelle sur les travailleurs employés et abaisse leurs salaires au minimum. Marx distingue dans l’armée de réserve quatre couches dont la fonction est différente pour le capital et dont les conditions de vie diffèrent. La couche supérieure, ce sont les ouvriers d’industrie périodiquement inemployés qui existent même dans les professions les mieux situées. Leur personnel change parce que chaque travailleur est chômeur un certain temps, puis employé pendant d’autres périodes; leur nombre varie beaucoup selon la marche des affaires; il est très important en période de crise et faible quand la conjoncture est bonne; ils ne disparaissent jamais complètement et augmentent avec le progrès de l’industrie. La deuxième couche, c’est la masse des prolètaires sans qualification affluant de la campagne vers les villes; ils se présentent sur le marché avec les exigences les plus modestes et ne sont liés à aucune branche industrielle particulière; ils sont à l’affût d’une occupation, formant un réservoir de main-d’oeuvre pour toutes les industries. La troisième catégorie, ce sont les prolétaires de bas niveau qui n’ont pas d’occupation régulière et sont sans cesse à la recherche d’un travail occasionnel. C’est là qu’on trouve les journées de travail les plus longues et les plus bas salaires et c’est pourquoi cette couche est tout aussi utile, et tout aussi directement indispensable au capital que celle du plus haut niveau. Cette couche se recrute constamment parmi les travailleurs excédentaires de l’industrie et de l’agriculture, en particulier dans l’artisanat en voie de dépérissement et les professions subalternes en voie d’extinction. Cette couche constitue le fondement de l’industrie à domicile et agit dans les coulisses, derrière la scène officielle de l’industrie. Elle n’a pas tendance à disparaître, elle croît au contraire parce que les effets de l’industrie à la ville et à la campagne vont dans ce sens et parce qu’elle a une forte natalité. Pour finir, la quatrième couche de l’armée de réserve prolétarienne, ce sont les véritables “”pauvres””, qui sont en partie aptes au travail et que l’industrie ou le commerce emploient partiellement en périodes de bonnes affaires; en partie inaptes au travail: vieux travailleurs que l’industrie ne peut plus employer, veuves de prolétaires, orphelins de prolétaires, victimes estropieés et invalides de la grande industrie, de la mine, etc., enfin ceux qui ont perdu l’habitude de travailler, les vagabonds, etc. Cette couche débouche directement sur le sous-prolétariat: criminels, prostituées. Le paupérisme, dit Marx, constitue l’hôtel des invalides de la classe ouvrière et le poids mort de son armée de réserve. Son existence découle aussi inévitablement de l’armée de réserve que l’armée de réserve découle du développement de l’industrie. Le pauvreté et le sous-prolétariat font partie des conditions d’existence du capitalisme et augmentent avec lui: plus la richesse sociale, le capital en fonction et la masse d’ouvriers employés par lui sont grands, et plus est grande la couche de chômeurs en réserve, l’armée de réserve. Plus l’armée de réserve est grande par rapport à la masse de ouvriers occupés, plus est grande la couche inférieure de pauvreté, de paupérisme, de crime. La masse des travailleurs inemployés et donc non rémunérés, et avec elle la couche des Lazare (1) de la classe ouvrière – la pauvrété officielle – augmentent en même temps que le capital et la richesse. “”Voilà, dit Marx, la loi générale, absolue, de l’accumulation capitaliste (2)”” [Rosa Luxemburg, Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes – Tome I, 2009] [(1) L’expression est de K. Marx, ‘Le Capital, Oeuvres I, op.cit., p. 1162; (2) K. Marx et F. Engels, Werke, t. 23, op. cit., p. 674; K. Marx, Le Capital, Oeuvres I, op. cit, p. 1162]”,”LUXD-104″ “LUXEMBURG Rosa”,”À l’école du socialisme. Oeuvres complètes – Tome II.”,”LUXEMBURG Rosa Opere complete 2 Contiene il capitolo: Storia delle teorie delle crisi (Histoire des théories des crises) Dati su crisi economiche 1815, 1825, 1836, 1847, 1857 prima crisi mondiale, 1861 – 1865, crisi 1866 – 1867, crisi 1873 seconda crisi mondiale, crisi 1882 e depressione 1883-1886, crisi 1890 (America del sud e Inghilterra), 1893 Stati Uniti e Australia, 1895 crisi borsistica, 1900 – 1901 crisi mondiale, 1907, crisi del cotone in Egitto (pag 194-219) L’opera postuma di Karl Marx (Le teorie sul plusvalore) “”Un quart de siècle se sera bientôt écoulé depuis la mort de Karl Marx, et nous n’avons toujours pas épuisé la mine de son formidable travail intellectuel (1). L’oeuvre scientifique que Marx a entreprise dans la première moitié du XIXe siècle nourrit encore le XXe, et – il faut l’avouer depuis les premières productions intellectuelles du jeune génie, que Mehring nous a récemment rapportés dans son “”Héritage”” (2), jusqu’à la publication par Kautsky des dernières oeuvres encore inédites, rien dans le domaine de l’économie politique, voire des sciences sociales, n’a encore paru qui puisse rivaliser de profondeur et d’universalité de la pensée avec ces travaux. C’est encore une fois le défunt Marx qui apporte au prolétariat mondial en lutte des impulsions nouvelles et des idées directrices fécondes, et c’est encore le défunt Marx qui, comme s’il était bien vivant, se promène avec un sourire victorieux entre les larves des sciences sociales bourgeoises. Comme nous le confie Kautsky dans son avant-propos, ce sont assurément des circonstances purement extérieures et hasardeuses qui ont empêché d’abord Engels puis Kautksy lui-même d’éditer cette oeuvre de Marx, pourtant écrite au début des années 1860 et dont Engels avait déjà donné un aperçu en 1885 (3).”” [Rosa Luxemburg, À l’école du socialisme. Oeuvres complètes – Tome II, 2012] [(1) Reprise d’une idée que Rosa Luxemburg a exposée plus longuement dans son article du 14 mars 1903, également paru dans le ‘Vorwärts!”” (…); (2) Il s’agit bien entendu des trois premiers volumes de l’édition des ‘Oeuvres complètes’ de Karl Marx et Friedrich Engels dont rendent compte les articles précédents’; (3) Dans sa préface au livre II du ‘Capital’ qu’il fait paraître en 1885, Friedrich Engels décrit les manuscrits sur lesquels il a travaillé et ceux restant à publier (…)] (pag 81)”,”LUXD-105″ “LUXEMBURG Rosa, a cura e scelta dei testi di Anouk GRINBERG”,”Lettres de Rosa Luxemburg. Rosa, la vie.”,”LUXEMBURG Rosa Confessione di Hutten (pag 98-99) di Carl Ferdinand Meyer (1825-1898) scrittore svizzero. “”””Confession de Hutten. Voici que je marche au-dessus de ma tombe. / Hé, Hutten, tu veux te confesser? / C’est d’usage en chrétienté. Je vais battre ma coulpe. / Est-on un homme si l’on ignore sa faute? / Je regrette d’avoir si tard connu ma route, / Je regrette ce coeur qui n’a pas su brûler, / Je regrette de n’avoir pas dans mes combats / Porté des coups plus durs, été plus audacieux. / Je regrette de n’avoir été banni qu’une fois, / Je regrette d’avoir eu peur des hommes. / Je regrette ce jour passé sans coup porté. / Et cette heure où j’ai laissé les armes. / Je regrette, le confesse et je fais repentance / De n’avoir pas montré trois fois plus d’audace”””” (Carl Ferdinand Meyer (1825-1898) écrivain suisse. Extrait d’un long texte en vers sur le Chevalier Hutten, humaniste, contemporain de Luther) [dalla lettera di Rosa Luxemburg a Mathilde Jacob del 7 febbraio 1917] [Rosa Luxemburg, Lettres de Rosa Luxemburg. Rosa, la vie, 2009] (pag 98-99)”,”LUXD-106″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Jean-Numa DUCANGE”,”Le Socialisme en France (1898-1912). Oeuvres complètes – Tome III.”,”Volumi già pubblicati: Tome I. Introduction à l’économie politique (2009) Tome II. A l’école du socialisme (2012) Tome IV. L’Internationale et la Guerre (pubblicato entro il 2014) Gli editori ringraziano Gilles Candar per l’aiuto nelle ricerche dei molteplici riferimenti presenti nel testo della Luxemburg. Edizione preparata da Julien Chuzeville Thierry Discepolo, Julie Holvoet, Marie Laigle, Laure Mistral, Sébastien Plutniak, Benoît Schramm e Eric Sevault. Molti riferimenti nel testo a Jaurés e Millerand. Jaurès interpreta a suo modo Marx per giustificare l’alleanza con il repubblicanesimo borghese “”Pour justifier son ‘alliance avec le républicanisme bourgeois’, Jaurès se refère à un passage où Marx recommande aux socialistes de s’unir avec la bourgeoisie contre la réaction (82). Il a visiblement à l’esprit les conclusions du ‘Manifeste communiste’ où il est dit: “”En Allemagne, le parti communiste fait front commun avec la bourgeoisie, lorsqu’elle adopte une conduite révolutionnaire contre la monarchie absolue., la propriété féodale et les ambitions de la petite bourgeoisie (…). Bref, les communistes appuient partout les mouvements révolutionnaires contre les conditions sociales et politique existantes (83)””. Mais la citation invoquée repose sur un contenu historique tout à fait précis. Le ‘Manifeste communiste’ en effect fait allusion à la lutte de la première moitié du siècle précédent qui visait à instaurer la ‘domination de classe bourgeoisie’ à la place de la domination féodale. A l’époque il s’agissait d’assurer le soutien du prolétariat à une classe montante dont la victoire politique sur la réaction était une nécessité économique. Aujourd’hui la situation est entièrement différente. (…) Déjà dans le ‘Manifeste communiste’, auquel se réfère Jaurès, Marx ne conseillait pas à la classe ouvrière de ‘fusionner’ politiquement avec les parti révolutionnaires de la bourgeoisie. Tout au contraire, le ‘Manifeste’ pose en principle que le parti communiste doit appuyer la bourgeoisie révolutionnaire, mais il ajoute immédiatement: “”Toutefois, ce parti ne néglige aucune occasion d’éveiller chez les travailleurs une conscience claire de l”antagonisme hostile entre la bourgeoisie et le prolétariat’ (84)””. Mais, si Jaurés prétend directement s’inspirer dans sa tactique de la doctrine marxiste, il doit prendre en considération les directives données par Marx au prolétariat ‘après’ la révolution de 1848, donc après la bataille décisive de la bourgeoisie contre le féodalisme. Il est vrai qu’alors Marx comptait sur la poursuite de la révolution, et ses directives sont devenues le fil conducteur du comportement de la social-démocratie même en temps de paix. Dans la première adresse du comité central à la Ligue communiste de 1850, Marx recommande aux ouvriers de “”pousser à l’extrême”” les propositions des démocrates, qui, quoi qu’il arrive, n’agiront pas en révolutionnaires mais auront une attitude réformiste; ces propositions, ils auront à les transformer en attaques directes contre la propriété privée […]. ‘Les revendications des travailleurs’ – conclut Marx après une série d’exemples concrets – ‘devront donc s’orienter partout d’après les concessions et les mesures des démocrates’ (85)””; ce qui veut dire que les ouvriers devront absolument sur tous les points aller ‘plus loin’ que le petits bourgeois”” (pag 156-157) [Rosa Luxemburg, a cura di Jean-Numa Ducange, Le Socialisme en France (1898-1912). Oeuvres complètes – Tome III, 2013] [(82) Jaurès, “”Les deux méthodes””, p. 8. Note de Rosa Luxemburg]; (83) Kal Marx & Friedrich Engels, Manifeste du parti communiste (1848), in Karl Marx, Philosophie, Paris, Gallimard, Folio essais, 1994, p. 439-440; (84) Ibid. p. 439-440; (85) Karl Marx, “”Adresse du comité central de la Ligue des commmunistes”” (mars 1850), Oeuvres IV, Politique I, Paris, Gallimard, “”Bibliothèque de la Pléiade””, 1994, p. 558. Les mots soulignés le sont par Rosa Luxemburg]”,”LUXD-107″ “LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz VANDERVELDE Emile”,”Lo sciopero spontaneo di massa. Testi inediti in Italia della polemica tra Rosa Luxemburg, F. Mehring ed E. Vandervelde sullo sciopero generale in Belgio.”,”Articolo di Franz Mehring del 1902: ‘Una cupa giornata di maggio’ (sul primo maggio in Belgio) (pag 29-35) “”Ricollegandosi direttamente all’esperienza della rivoluzione russa e alla convinzione che questa aveva segnato una svolta nella lotta per il socialismo, la Luxemburg aveva elaborato la sua nuova concezione dello sciopero di massa antitetica a quella dei dirigenti del “”centro”” socialdemocratico tedesco: sviluppando il discorso iniziato nel 1902, aveva individuato nel ‘Massenstreik’ un mezzo di lotta che presupponeva una situazione rivoluzionaria, cioè “”da un lato, come condizione oggettiva, una forte tensione sociale e politica, e dall’altro, come condizione soggettiva, un alto grado di partecipazione delle masse, che non ‘poteva’ essere mero frutto di disciplina e di organizzazione, ma ‘era’ essenzialmente legata alla tensione in atto e poteva essere perciò ottenuta anche da masse inorganizzate”” (4). A differenza che nel 1902, la Luxemburg, partendo da questa concezione, critica lo sciopero generale belga del ’13 non già per il modo in cui è stato condotto dai dirigenti del POB [Partito Operaio Belga] o per l’incerto risultato che ha ottenuto, ma per la sua stessa impostazione di fondo. Rosa si è ormai convinta che lo sciopero generale “”non è in sé un mezzo miracoloso: è efficace soltanto in una situazione rivoluzionaria, come espressione di un’energia rivoluzionaria fortemente concentrata e di un’alta tensione conflittuale; staccato da questa energia e da questa situazione, trasformato in una manovra strategica preordinata da gran tempo ed eseguita in modo pedante, … non può che fallire nove volte su dieci””. In questo senso, la posizione della rivoluzionaria polacca si differenzia nettamente da quella di Lenin, il quale attribuiva ancora essenzialmente l’insuccesso dello sciopero all’alleanza del POB con i liberali, e, in misura minore, alle caratteristiche particolari del movimento operaio belga, organizzato prevalentemente sulla base di cooperative e di sindacati autonomi, a cui il partito non riusciva ad imporre la propria egemonia. Se un aspetto positivo Lenin vedeva nell'””esperienza belga””, era la prova di disciplina, di combattività, di compattezza che il proletariato aveva dato, nonostante tutto, ‘rispondendo all’appello del ‘POB’ (5)”” (pag 16-17) [Aldo Agosti, Premessa] [(in) Lo sciopero spontaneo di massa, Testi inediti in Italia della polemica tra Rosa Luxemburg, F. Mehring ed E. Vandervelde sullo sciopero generale in Belgio, 1971] [(4) L. Basso, Introduzione a ‘Sciopero generale, partito e sindacati’, in R. Luxemburg, Scritti politici, cit., p: 290; (5) Lenin, Gli insegnamenti dello sciopero belga, in Opere, volume 36, Roma, 1969, pp. 159-161]”,”LUXD-108″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Luciano AMODIO”,”Scritti scelti.”,”Borghesia proletariato e democrazia “”Se per la borghesia la democrazia è divenuta in parte superflua, in parte d’impaccio, in cambio per la classe operaia rimane necessaria e imprescindibile. E’ in primo luogo necessaria, perché sviluppa forme politiche (autonomia amministrativa, diritto di voto, ecc.), che serviranno al proletariato da punti di partenza e d’appoggio per la trasformazione della società borghese. Secondariamente, è imprescindibile perché solo in essa, nella lotta per la democrazia, nell’esercizio dei suoi diritti il proletariato può diventare cosciente dei propri interessi di classe e dei propri compiti storici. In una parola, la democrazia è una necessità imprescindibile non perché renda ‘superflua’ la conquista del potere politico da parte del proletariato, ma al contrario perché la fa ‘necessaria’ e a un tempo ne rappresenta l’unica ‘possibilità’. Se Engels nella sua prefazione alle ‘Lotte di classe in Francia’ (1) ha riveduto la tattica attuale del movimento operaio e ha contrapposto alle barricate la lotta legale, suo oggetto era – ‘è evidente da ogni riga della prefazione’ – non la questione della finale conquista del potere politico, ma quella della lotta quotidiana odierna, non l’atteggiamento del proletariato di ‘fronte’ allo stato capitalista al momento della presa dei poteri statali, ma il suo atteggiamento nel ‘quadro’ dello stato capitalista. In una parola, Engels ha dato le direttive per il proletariato subordinato e non per quello vittorioso. Viceversa la nota frase di Marx sulla questione della terra in Inghilterra, alla quale parimenti si richiama Bernstein: “”verosimilmente si risparmierebbe di più a comprare i landlords””, non si riferisce al comportamento del proletariato ‘prima’ della sua vittoria ma ‘dopo’. Poiché parlare di “”compera”” di classi dirigenti può evidentemente aver senso solo una volta al potere la classe operaia. Ciò di cui Marx prendeva qui in considerazione la possibilità, è l”esercizio pacifico della dittatura proletaria’ e non il rimpiazzo della dittatura con riforme sociali capitalistiche. Sia per Marx che per Engels la necessità in se stessa della presa del potere politico da parte del proletariato fu in ogni tempo una questione fuori discussione. E restò riservato a Bernstein di prendere il pollaio del parlamentarismo borghese per l’organo eletto a ratificare la più profonda trasformazione storico-mondiale: il passaggio della società da forme ‘capitalistiche a forme socialiste’. Ma Bernstein non aveva cominciato le sue elucubrazioni teoriche paventando e diffidando il proletariato dal giungere ‘precocemente’ al potere?!”” (pag 212-214) [Rosa Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’ (in) R. Luxemburg, a cura di Luciano Amodio, ‘Scritti scelti’, Milano, 1963] [(1) Karl Marx, ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848-1850′, con prefazione di F. Engels, Berlin, 1895 (articolo già pubblicato sulla Neue Rheinische Zeitung’, Politische-ökonomische Revue, London, Hamburg & New York, 1850]”,”LUXS-066″ “LUXEMBURG Rosa”,”Oeuvres I. (Réforme sociale ou révolution? – Grève de masses, parti & syndicats). [‘Réforme ou révolution?’ (1898): contre le révisionisme de Bernstein; le lien vivant et dialectique qui unit la théorie et la pratique – ‘Grève de masses, parti & syndicats’ (1906): la leçon de la révolution russe de 1905, l’expérience d’une armé nouvelle et efficace: la grève de masses – Textes ‘intégraux’, traduction entièrement nouvelle et présentation d’Irène Petit]”,”La prima parte ‘Riforma sociale ecc.’ è scritta in polemica con Bernstein negli anni 1898 – 1899. La seconda parte ‘Sciopero di massa ecc.’ è scritta quando Rosa L. era in Finlandia nel 1906 “”Par la victoire politique de la bourgeoisie, l’Etat est devenu un Etat capitaliste. Certes, le développement du capitalisme lui-même modifie profondément le caractère de l’Etat, élargissant sans cesse la sphère de son action, lui imposant constamment de nouvelles fonctions, notamment dans le domaine de l’économie où il rend de plus en plus nécessaires son intervention et son contrôle. En ce sens il prépare peu à peu la fusion future de l’Etat et de la société, et, pour ainsi dire, la reprise des fonctions de l’Etat par la société. Dans cet ordre d’idées on peut parler également d’une transformation progressive de l’Etat capitaliste en société; en ce ses il est incontestable, comme Marx le dit, que la législation ouvrière est la première intervention consciente de la “”societé”” dans on processus vital social, phase à laquelle se réfère Bernstein. Mais d’autre part, ce même développement du capitalisme réalise une autre transformation dans la nature de l’Etat. L’Etat actuel est avant tout une organisation de la classe capitaliste dominante. Il assume sans doute des fonctions d’intérêt général dans le sens du développement social; mais ceci seulement dans la mesure où l’intérêt général et le développement social coïncident avec les intérêts de la classe dominante. La législation de protection ouvrière, par exemple, sert autant l’intérêt immédiat de la classe des capitalistes que ceux de la société en général. Mais cette harmonie cesse à un certain stade du développement capitaliste. Quand ce développement a atteint un certain niveau, les intérêts de classe de la bourgeoisie et ceux du progrès économique commencent à se séparer même à l’intérieur du système de l’économie capitaliste. Nous estimons que cette phase a déjà commencé; en témoignent deux phénomènes extrêmement importants de la vie sociale actuelle: la ‘politique douanière’ d’une part, t le ‘militarisme’ de l’autre. Ces deux phénomènes ont joué dans l’histoire du capitalisme un rôle indispensable et, en ce sens, progressif, révolutionnaire. Sans la protection douanière, le développement de la grande industrie dans les différents pays eût été presque impossible. Mais actuellement la situation est tout autre. La protection douanière ne sert plus à développer les jeunes industries, mais à maintenir artificiellement des formes vieillies de production. Du point de vue du développement capitaliste, c’est-à-dire du point de vue de l’économie mondiale, il importe peu que l’Allemagne exporte plus de marchandises en Angleterre ou que l’Angleterre exporte plus de marchandises en Allemagne. Par conséquent, si l’on considère le développement du capitalisme, la protection douanière a joué le rôle du bon serviteur qui, ayant rempli son office, n’a plus qu’à partir””. (pag 39-40) [Rosa Luxemburg ‘Réforme ou révolution?’ (1898)] [(in) Rosa Luxemburg, Oeuvres I., Paris, 1971] “”On assiste à une évolution semblable du militarisme. Si nous considérons l’histoire non telle qu’elle aurait pu ou dû être, mais telle qu’elle s’est produite dans la réalité, nous sommes obligés de constater que la guerre a été un auxiliaire indispensable du développement capitaliste. Aux Etats-Unis d’Amérique du Nord, en Allemagne, en Italie, dans les Etats balkaniques, en Russie, et en Pologne, dans tous ces pays le capitalisme dut son premier essor aux guerres, quelle qu’en fût l’issue, victoire ou défaite. Tant qu’il existait des pays dont il fallait détruire l’état de division intérieure ou d’isolement économique, le militarisme joua un rôle révolutionnaire du point de vue capitaliste, mais aujourd’hui la situation est différente. L’enjeu des conflicts qui menacent la scène de la politique mondiale n’est pas l’ouverture de nouveaux marches au capitalisme; il s’agit plutôt d’exporter dans d’autres continents les antagonismes européens déjà existants”” (pag 41) [Rosa Luxemburg ‘Réforme ou révolution?’ (1898)] [(in) Rosa Luxemburg, Oeuvres I., Paris, 1971]”,”LUXD-109″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Politische Schriften I. Sozialreform oder Revolution? Massenstreik, Partei und Gewerkschaften.”,”””Die Position des marxistischen Zentrums wurde in dem Jahrzehnt zwischen 1905 und 1914 durch die Herausbildung der radikal-marxistischen Linken geschwächt. Während Rosa Luxemburg die Aktivierung des Klassenkampfes mittels des politischen Massenstreiks verlangte, drangen auf dem Mannheimer Parteitag von 1906 praktisch schon die Gewerkschaften mit ihrer Forderung nach einem Vetorecht gegen sie betreffende Parteibeschlüsse durch. Das stärkte die Parteiführung und die Reformisten und erbitterte die Radikalen. In ihren Augen hatte die Parteiführung die Aura der Unfehlbarkeit verloren. Nach den Wahlen von 1907 wuchsen angesichts der Zuspitzung der weltpolitischen Lage und des drohenden Krieges die Gegensätze in der Partei. Während Liebkecht und Eisner eine entschiedenere Politik gegen den krieg zu verlangen begannen, traten für den Vorschlag, im Falle eines deutschen Interventionskrieges gegen Rußland den Massenstreik zu proklamieren, nur die späteren Spartakisten ein. So gerieten nun Liebknecht, Rosa Luxemburg und Hermann Duncker auch gegen Bebel in Opposition. Auf dem Stuttgarter Kongreß der Zweiten International 1907 gehörte die SPD zum konservative Lager, das eine radikalere antimilitaristische Politik bekämpfte – nur der Einfluß der anderen Parteien verhinderte eine weitere Anpassung der SPD an den Militarismus und die sich daraus möglicherweise ergebende Spaltung. Die Periode revolutionären Erwartungen, die 1905 eingesetzt hatte, endete mit einem großen Katzenjammer”” [O.K. Flechteim, Einführung] (pag 16) [(in) Rosa Luxemburg, a cura di Ossip K. Flechtheim, ‘Politische Schriften I. Sozialreform oder Revolution? Massenstreik, Partei und Gewerkschaften’, Frankfurt Wien, 1966]”,”LUXD-111″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Politische Schriften II.”,”””Geschichtlich war dieser Krieg berufen, die Sache des Proletariats gewaltig zu fördern. Bei Marx, der so viele historische Begegenheiten mit prophetischem Blick im Schoß der Zukunft entdeckt hat, findet sich in der Schrift über «Die Klassenkämpfte in Frankreich» die folgende merkwürdige Stelle: «In Frankreich tut der Kleinbürger, was normalerweise der industrielle Bourgeois tun müßte (um die parlamentarischen Rechte kämpfen); der Arbeiter tut, was normalerweise die Aufgabe des Kleinbürgers wäre (um die demokratische Republik kämpfen); und die Aufgabe des Arbeiters, wer löst sie? Niemand. Sie wird nicht in Frankreich gelöst, sie wird in Frankreich proklamiert. Sie wird nirgendwo gelöst innerhalb der französischen Gesellschaft schlägt um in einen Weltkrieg, worin sich die Nationen gegenübertreten. (…) (pag 24-25)”,”LUXD-112″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Günter RADCZUN”,”Politische Schriften.”,”””Die Schrift “”Die Krise der Sozialdemokratie”” orientierte vor allem auf den Kampf für die rasche Beendigung der Krieges, den sie als einen Kampf um die politische Macht im Staate, als eine Auseinandersetzung zwischen Sozialismus und Kapitalismus verstand. Rosa Luxemburg war also, wie Lenin schrieb, entschieden gegen den imperialistischen Krieg, für die revolutionäre Taktik (55). Sie stimmte mit Lenin nicht nur in der Einschätzung des Charakters des ersten Weltkrieges als eines antinationalen, allseitig imperialistischen Krieges überein, sondern auch darin, daß für die Sozialdemokratie die größte Belastungsprobe nach der Entfesselung eines Weltkrieges begänne und daß der Kampf der Arbeiterklasse entsprechend der auf dem Stuttgarter Internationalen Kongreß angenommenen Resolution, die zuletzt 1912 in Basel noch einmal von allen Parteien der II. Internationale als Richtschnur revolutionären Handelns für den Fall des Ausbruchs eines imperialistischen Krieges bestätigt worden war, geführt werden müßte. Diese übereinstimmende Anschauung über die allgemeine Richtung des proletarischen Emanzipationskampfes unter den Bedingungen des imperialistischen Krieges entsprang ihrem Marxistischen Standpunkt, der Rosa Luxemburg zeit ihres Lebens mit Lenin verband (56). Wenn auch Rosa Luxemburg in ihrer Junius-Schrift ihre richtige Erkenntnis vom generell imperialistischen Charakter des ersten Weltkrieges in unzulässiger Verallgemeinerung – wie Lenin kritisierte – auf alle Kriege im Zeitalter des Imperialismus ausdehnte und dabei die Möglichkeit nationaler Kriege leugnete, so leistete sie doch einen bedeutenden Beitrag, um die nationale Demogogia der Herrschenden Klassen zu entlarven. Hatte Rosa Luxemburg in ihrer Schrift “”Sozialreform oder Revolution?”” schon darauf hingewiesen, daß die herrschenden Klassen mit der Schaffung des Militarismus als eines Instrumentes ihrer expansiven Weltpolitik bestrebt ware, die Demokratie abzubauen, so vertiefte sie in ihrer Junius-Schrift diese Erkenntnis, indem sie auch die Zerstörung demokratischer Traditionen im ideologischen Bereich analysierte.”” [(55) W.I. Lenin, ‘Über die Junius-Broschüre’, in: Werke, Bd. 22, Berlin, 1960, S. 310; (56) Günter Radczun, ‘Einige Probleme der Haltung Rosa Luxemburgs zur proletarischen Revolution’, in ‘Beiträge zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’, 1966, Heft I. S. 9f] [Günter Radczun, ‘Nachwort’, in Rosa Luxemburg, a cura di Günter Radczun, ‘Politische Schriften’, Leipzig, 1970] (pag 461-462)”,”LUXD-072″ “LUXEMBURG Rosa”,”La Liga Spartakus.”,”Ensayo introductorio de Gilbert BADIA, cronologia de la revolución alemana, Cuadernos Anagrama Serie: Ciencia Política dirigida por José M. SANAHUJA. Kautsky teorico della confusione. Il pericolo dell’opportunismo nel movimento operaio. (pag 13-15) “”En 1910 Rosa Luxemburg denunciaba ya el oportunismo de aquél que todavía era considerado como el mejor teórico de la II Internacional: Karl Kautsky. En 1915 le acusó de ser «el teórico de la confusión, que ha degradado la teoría hasta convertirla en un fiel servidor de la práctica de la dirección del Partido socialdemócrata» (8), poniendo así de manifiesto el peligro que significaba el oportunismo para el movimiento obrero. Todos los espartaquistas insistían en la necesidad de clarificar las causas del desmoronamiento de la Internacional y de la traición de la socialdemocracia en agosto de 1914. No solamente aconsejaban a los parlamentarios socialdemócratas del ala izquierda que rechazaran los créditos militares, siguiendo con ello el ejemplo de Liebknecht en la jornada del 2 de diciembre de 1914, sino que además procuraban desplazar el poder de decisión del Parlamento a las calles. Apelaban a las masas para que pasaran a la acción, poniendo como ejemplo a Liebknecht, el cual, en la Potsdamer Platz de Berlín, el Primero de Mayo de 1916, clamaba «Abajo la guerra! Abajo el Gobierno!», por lo que fue arrestado y condenado a cuatro años de presidio. En todos estos puntos, los espartaquistas diferían radicalmente no sólo de los Mayoritarios, sino también de los Centristas. Investigando documentos a menudo inéditos (9), el historiados germano-oriental Heinz Wohlgemuth llega a la conclusión de que, entre 1915 y 1918, los dirigentes espartaquistas mantenían posiciones análogas a las de Lenin en lo referente a numerosas cuestiones, o en cualquier caso estaban muy próximos (10) – sus puntos de vista coincidían acerca del carácter de la guerra, de la necesidad de separarse de los «socialchovinistas» y de la necesidad de tomar el poder -. Sin embargo, contrariamente, Wohlgemuth no señala las divergencias que subsistían entre Lenin y los espartaquistas. En lo esencial, los dirigentes del espartaquismo denunciaban la guerra imperalista siguiendo la consigna de «guerra a la guerra», sin recoger la tesis leninista de transformar la guerra imperialista en guerra revolucionaria. Finalmente, y esto es importante, hasta fines de 1918 no quisieron separarse orgánicamente de las otras corrientes políticas opuestas a la dirección socialdemócrata. Ellos rehusaron – en líneas generales, si se exceptúan los grupos minoritarios de los Izquierdistas de Bremen y alguno otros (11) -, a constituirse en un partido, a pesar de que afirmaban su autonomía ideológica y sólo tenían sarcasmos para los métodos de la «oposición moderada». Esta última es una cuestíon que requiere ser analizada muy de cerca. En efecto, a partir de 1915 los futuros espartaquistas tomaban distancias respecto a la dirección socialdemócrata, pero poco después se distanciaban también de la oposición”” (pag 13-14-15) [Gilbert Badia, ‘Rosa Luxemburg, el espartaquismo y la fundación del Partido comunista alemán’] [(in) Rosa Luxemburg, ‘La Liga Spartakus’, Barcelona, 1976] [(8) ‘Die Internationale’, reproducción facsímil, Berlín, 1965, pág. 2; (9) Cabe señalar la sistemática publicación de documentos en la República Democrática Alemana. Por ejemplo: la serie ‘Dokumente und Materialien zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’; la serie ‘Archivalische Forschungen’; la publicación de las obras completas de Franz Mehring en 15 volúmenes; la de las obras de Karl Liebknecht, actualmente en curso de publicacíon. Ediciones Dietz anuncia la próxima publicación de las obras de Rosa Luxemburg; (10) Esa es la tesis que se encuentra constantemente en sus dos obras: ‘Burgkrieg, nicht Burgfriede!’, Berlín, 1963, y ‘Die Entstehung der KPD’, Berlín, 1968; (11) Wohlgemuth, ob. cit., págs. 218-219; en diversas partes de la obra sé indican bien las fuerzas respectivas de los espartaquistas y de los Izquierdistas de Bremen] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LUXD-071″
“LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes. Tome I.”,”Note des éditeurs, avant-propos, préface de Louis JANOVER, appendices: ‘Repères chronologiques 1857-1925’, ‘Journaux et organisations’, ‘Repères biographiques’, ‘Bibliographie indicative’. Ampia prefazione di Louis Janover: ‘Rosa Luxemburg, l’histoire dans l’autre sens’ (pag 13-100) Esitazione della Luxemburg e degli altri dirigenti spartachisti di fronte alla insurrezione: “”Rosa Luxemburg ne fait intervenir qu’une seule responsabilité dans l’histoire: celle d’une classe qui, placée dans des conditions «objectives» déterminées, ne peut se résoudre à accomplir ce que permettent les conditions sociales et économiques. Dans son article sur «La responsabilité historique», en même temps qu’elle met l’accent sur les concessions que «les Jacobins de Pétersbourg» consentent à l’impérialisme allemand, elle stigmatise «le prolétariat allemand» qui «en persévérait à faire le mort a contraint les révolutionnaires russes à conclure la paix avec l’impérialisme allemand». Seul le «renversement de la puissance dirigeante en Allemagne (…) la lutte de masse ouverte pour le pouvoir politique, pour la domination du peuple et la république en Allemagne» peuvent briser le cercle d’airain de l’impérialisme (49). Et c’est cela qui arriva, mais sans pour autant ouvrir l’ère de la revolution socialiste en Allemagne, et l’on sait l’hésitation de Rosa Luxemburg et des dirigeants spartakistes quand sonna l’heure de la décision dans la rue! Mais l’hésitation a elle aussi une signification historique! Rosa Luxemburg mesurait les chances d’une issue positive à la crise sans s’aveugler sur la conscience politique des conseils et sans faire de la spontaneité ouvrière un absolu métaphysique capable de résoudre tous les problèmes”” (pag 59; dall’introduzione di L. Janover) (49) R. Luxemburg, ‘La responsabilité historique’, in Oeuvres II, op. cit., p. 40″,”LUXS-068″
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Luciano AMODIO”,”Scritti scelti.”,”La prima edizione di questa antologia che qui si ripresenta interamente riveduta e ampliata dal curatore è apparsa presso le Edizioni Avanti! nel 1963. La traduzione del saggio ‘La questione nazionale e l’autonomia’ è di Giorgio MIZZAU, ‘Le Lettere dall’Italia’ sono state tradotte dal polacco da Anna SALMON VIVANTI Lo scritto in appendice ‘Dal paese della rivolte della fame e dell’anarchismo’ riguarda l’Italia (pag 699-706) Polemica della Luxemburg contro le tesi di Schippel sui benefici del militarismo anche per la classe operaia (pag 171-172). Per la Luxemburg la spesa militare è il miglior tipo di investimento. La Luxemburg critica la tesi ‘schipperiana’ che le crisi sorgano per lo scarso consumo rispetto alla quantità di beni prodotti e che possano essere arginate mediante l’allargamento del consumo all’interno della società (anche mediante la spesa militare) (pag 184) Teoria della crisi schippeliana (pag 186), tesi dello “”sgravio”” della società (e della classe opeaia) a mezzo del militarismo (pag 186 e precedenti, pag 171) “”Schippel considera il militarismo economicamente indispensabile perché «sgrava» la società dalla pressione economica. Kautsky si dà ogni immaginabile pena per indovinare come dunque il socialdemocratico Schippel possa essersi figurato tale «scarico» ad opera del militarismo, e accompagna ogni possibile spiegazione con adeguate confutazioni. Ma Schippel non ha evidentemente preso la cosa da socialdemocratico, dal punto di vista della popolazione lavoratorice. Parlando di «sgravio», è palmare che pensava ‘al capitale’. E in questo senso ha senza dubbio ragione: per il capitale il militarismo è una delle più importanti forme di investimento, da punto di vista del capitale ol militarismo è indubbiamente uno ‘sgravio’. (pag 166-167) (…) In altre parole: mediante il militarismo il lavoratore evita l’immediata diminuzione di un certo ammontare del proprio salario, ma in cambio perde in misura elevata la possibilità di combattere ‘durevolmente’ per l’elevazione del salario e il miglioramento della propria situazione. Egli si avvantaggia come venditore della forza lavoro, ma perde contemporaneamente la libertà di movimento politica in quanto cittadino, per finire per perdere anche come venditore della forza di lavoro. Egli allontana un concoorente dal mercato del lavoro per veder sorgere un guardiano della propria schiavitù salariale, e previene un abbassamento salariale col diminuirsi in seguito tanto le prospettive di un durevole miglioramento della propria posizione come anche quelle della propria definitiva liberazione economica, politica e sociale. Ecco l’effettivo significato dello «sgravio» economico della classe opeaia ad opera del militarismo. In questa come in tutte le altre speculazioni della politica opportunistica vediamo sacrificate le grandi mete della liberazione di classe socialista a piccoli pratici interessi momentanei; interessi che per giunta visti più da vicino si provano essenzialmente immaginari. Ci si chiede però: come Schippel è potuto arrivare al pensiero che suono così assurdo di spiegare il militarismo come uno «sgravio» anche partendo dal punto di vista della classe operaia? Ricordiamoci quale aspetto assuma tale questione dal punto di vista del ‘capitale’. Abbiamo esposto che per il capitale il militarismo rappresenta il più proficuo e imprescindibile tipo di investimento. E difatti! E’ invero chiaro che quei mezzi che, giunti nelle mani del governo per via fiscale, servono al mantenimento del militarismo, una volta fossero rimasti in mano alla popolazione, rappresenterebbero un’accresciuta domanda di mezzi di sussistenza e di oggetti di confort, o, utilizzati in maggior misura dallo stato per scopi sociali, creerebbero parimenti una corrispondente domanda di lavoro sociale. E’ invero chiaro che in questo modo per la società nel suo complesso il militarismo non è assolutamente alcuno «sgravio». Solo che altrimenti si configura la questione dal punto di vista del profitto capitalistico, dal punto di vista dell’imprenditore. Per il capitalista non è affatto indifferente trovare una determinata domanda di prodotti da parte di frazionati acquirenti privati o da parte dello stato. La domanda dello stato si distingue per la sicurezza, massiccità e favorevole, di solito monopolistica configurazione dei prezzi, che fanno dello stato il più vantaggioso acquirente e le forniture ad esso dirette il più splendido affare per il capitale. Ciò che però particolarmente nel caso di forniture di carattere militare si aggiunge come estremamente importate vantaggio nei rispetti ad esempio delle spese statali a scopi sociali (scuole, strade, ecc.), sono le incessanti trasformazioni tecniche e l’incessante aumento delle spese, cosicché il militarismo rappresenta un’inesauribile, anzi sempre più lucrosa fonte di guadani capitalistici e innalza il capitale a una potenza sociale, come ad esempio nelle imprese Krupp e Stumm sta di fronte al lavoratore. Il militarismo, che per la società nel suo complesso rappresenta uno sperpero di enormi forze produttive economicamente pienamente assurdo, che per la classe operaia significa una riduzione del suo livello di vita economico al fine del suo asservimento sociale, costituisce per la ‘classe capitalistica’ economicamente il più splendido, insostituibile tipo di investimento, come socialmente e politicamente il migliore sostegno del proprio dominio di classe. Se quindi Schippel senza esitare dichiara questo stesso militarismo per un necessario «sgravio» economico, egli scambia evidentemente non solo il punto di vista ‘degli interessi sociali’ per quello ‘degli interessi capitalistici’ e si pone quindi – come abbiamo detto all’inizio – in una prospettiva borghese, ma anche prende le mosse, ipotizzando che ogni vantaggio economico dell’imprenditorato lo sia anche necessariamente per la classe operaia, dall’assioma ‘dell’armonia di interessi tra capitale e lavoro’ (…). E’ l’intelligenza della necessità storica e dello sviluppo storico del militarismo, che Schippel si illude di avere in comune con Engels. Ma questo ridimostra soltanto a quale mai disperata confusione nelle teste conduca come una volta la mal digerita dialettica hegeliana, così oggi la mal digerita concezione storica marxiana. Si dimostra inoltre nuovamente come ambedue, il modo di pensare dialettico in generale, come la filosofia della storia in particolar, per rivoluzionarie che siano correttamente interpretate, danno luogo a pericolose conseguenze reazionarie, una volta comprese a rovescio”” [(brani tratti da: Appendice: ‘Milizia e militarismo’ di R.L. (), titolo originale ‘Miliz und Militarismus’] (pag 166-167; 171-172-173)] [() scritti tratti dagli articoli apparsi sulla ‘Leipziger Volkszeitung’ nn. 42-44 e 47 del 20-22 e 25 febbraio 1899 in risposta agli scirtti di Max Schippel: l’articolo firmato “”Isegrim””: ‘Friedrich Engels credeva nella milizia?’ in “”Sozialistische Monatshefte””, novembre 1898, e lo scritto firmato da Schippel col proprio nome: ‘Friedrich Engels e il sistema della milizia’, in ‘Die Neue Zeit’ nn. 19 e 20 dell’annata 1898-99, in risposta alla replica kautskiana all’articolo di Isegrim su “”Die Neue Zeit””]”,”LUXD-058″
“LUXEMBURG Rosa”,”Centralismo o democrazia? (Replica a Lenin). Testo integrale del saggio: “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (Stuttgart, 1904)”,”Editoriale Azione Comune, responsabile Giulio Seniga “”In effetti tutta la storia dei rapporti fra Lenin e la Luxemburg è la storia di una catena di dissensi. Lenin e la Luxemburg cominciarono a dissentire verso la fine del secolo sulla questione nazionale polacca; poco dopo si trovarono nuovamente in disaccordo sul ruolo delle masse contadine nella rivoluzione, poi vennero a polemica sulle questioni organizzative di partito, come è documentato in queste pagine. Furono ancora di diverso parere sulla definizione dell’imperialismo e sulla natura delle guerre nazionali nell’era dell’imperialismo. Uniti nella opposizione rivoluzionaria e internazionalista alla prima guerra mondiale nonché sulla tattica dell’insurrezione e della conquista del potere, si divisero subito sul modo di concepire l’esercizio di questo potere: Lenin per la dittatura del proletariato, la Luxemburg per una democrazia operaia in cui l’aggettivazione di classe qualificasse, non svuotasse o alterasse il contenuto del sostantivo democratico. Ma si trattò sempre di contrasti che, malgrado la fermezza e la fierezza dei contendenti, non degenerarono mai in reciproche incriminazioni. La Luxemburg, nel momento stesso in cui criticava Lenin, ne esaltava le capacità di capo rivoluzionario e il merito di aver condotto il partito bolscevico alla vittoria dell’Ottobre. Per Lenin la Luxemburg, malgrado quelli che egli riteneva degli «errori», restava un’aquila del pensiero marxista e dell’azione rivoluzionaria”” [Pier Carlo Masini, Introduzione] [(in) Rosa Luxemburg, Centralismo o democrazia? (Replica a Lenin). Testo integrale del saggio: “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (Stuttgart, 1904)] [“”Per Lenin, la differenza tra il socialismo democratico e il blanquismo si riduce al fatto che c’è un proletariato organizzato e provvisto d’una coscienza di classe al posto d’un pugno di congiurati. Egli dimentica che questo implica una completa revisione delle idee sull’organizzazione e conseguentemente una concezione del tutto diversa dell’idea del centralismo, come pure dei rapporti reciproci tra la organizzazione e la lotta. Il blanquismo non si poneva il problema dell’azione immediata della classe operaia e quindi poteva fare a meno dell’organizzazione delle masse”” (pag 22, RL.); “”Ne deriva che il centralismo socialdemocratico non potrebbe basarsi né sulla cieca obbedienza, né su una subordinazione meccanica dei militanti nei confronti del centro del Partito”” (pag 23 RL); “”In effetti la socialdemocrazia non è legata all’organizzazione della classe operaia, essa è ‘il movimento proprio’ della classe operaia. E’ necessario quindi che il centralismo della socialdemocrazia sia di natura fondamentalmente diversa dal centralismo blanquista”” (pag 24, RL); “”L’ultracentralismo difeso da Lenin ci appare come impregnato non già di uno spirito positivo e creatore, bensì dello spirito sterile del sorvegliante notturno. Tutta la sua cura è rivolta a ‘controllare’ l’attività del Partito, e non a fecondarla; a restringere il movimento piuttosto che a svilupparlo; a strozzarlo, non a unificarlo”” (pag 29, RL); “”Si tratta, dice Lenin «di forgiare un’arma più o meno affilata contro l’opportunismo. E l’arma deve essere tanto più efficace quanto più profonde sono le radici dell’opportunismo». Parimenti, Lenin vede nei poteri assoluti che attribuisce al Comitato centrale e nel muro che eleva intorno al Partito, una diga contro l’opportunismo”” (pag 31 RL); “”«Il burocratismo opposto al democratismo, dice Lenin, non significa altro che il principio di organizzazione della socialdemocrazia rivoluzionaria opposto ai metodi di organizzazione opportunisti». Egli insiste sul fatto che lo stesso conflitto tra tendenze centralizzatrici e tendenze autonomistiche si manifesta in tutti i paesi nei quali si fronteggiano socialismo rivoluzionario e riformismo”” (pag 31 RL)]”,”LUXD-059″
“LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale partito e sindacati.”,” (ediz orig 1919)”,”LUXD-114″
“LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’imperialismo e ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria Marxista. Una anticritica.”,”Produzione di mezzi di consumo. I lavoratori. (pag 120-123)”,”LUXD-005-FV”
“LUXEMBURG Rosa JAURES Jean”,”Eglises et socialisme.”,”Nel 1905 il partito socialdemocratico pubblica a Cracovia un opuscolo di R. Luxemburg intitolato ‘Chiesa e Socialismo’ destinato agli operai polacchi. Per ragioni di lavoro illegale, il paese faceva ancora parte dell’impero russo, l’opuscolo è pubblicato sotto lo pseudonimo di Jozef Chmura (pag 5)”,”LUXD-115″
“LUXEMBURG Rosa”,”Réforme ou révolution? Les lunettes anglaises – Le but final.”,”””In una parola, la democrazia è indispensabile, non perché essa rende ‘superflua’ la conquista del potere politico da parte del proletariato, ma, al contrario, perché rende questa presa del potere tanto ‘necessaria’ quanto la sola ‘possibile'”” (pag 70) L’opera di Bernstein ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’ è apparsa in francese con il titolo: ‘Socialisme theorique et socialdemocratie pratique’ (Stock, Paris, 1900)”,”LUXD-116″
“LUXEMBURG Rosa”,”Terrore. [da Gesammelte Werke, Voll. 1 – tomo 2 – pagg. 519-522]”,”””Il terrore, oggi, dopo la rivoluzione popolare, non può essere nient’altro che un episodio secondario della lotta”” (pag 17-18)”,”LUXD-117″
“LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale, il partito e i sindacati.”,”””I comunisti – dice il ‘Manifesto comunista’ – rappresentano, davanti ai gruppi d’interessi diversi (interessi nazionali o locali) dei proletari, gl’interessi comuni a tutto il proletariato e – in ogni grado di sviluppo della lotta di classe – l’interesse del movimento nel suo insieme, ossia lo scopo finale: l’emancipazione del proletariato”” (pag 54)”,”LUXD-001-FC”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Robert LOOKER”,”Selected Political Writings.”,”Critica di R.L. al modello leninista di organizzazione centralizzata come modello universale, significato di luxemburghismo (v. introduzione)”,”LUXD-118″
“LUXEMBURG Rosa EBERLEIN Hugo, a cura di Claudio OLIVIERI e Giorgio SALMON”,”Cosa vuole la Lega Spartaco? Il dibattito programmatico nel congresso di fondazione della KPD.”,”Comitato teorico: Sibilla CAROPPO Donatella DI-TOSTO Francesca FABENI Agnese LA-GRECA Piero NERI Claudio OLIVIERI Dario RENZI Giorgio SALMON Antonella SAVIO Vincenzo SOMMELLA Elenco nomi partecipanti al Congresso di fondazione e località di provenienza (pag 141-144 (Lega Spartaco; Lega rossa dei soldati, Gioventù, Altri delegati, Delegati della Repubblica russa dei soviet, Ospiti) Al congresso dovrebbero aver partecipato 62 persone ma manca una lista ufficiale dei partecipanti La delegazione russa era composta da Karl Radek, Ernst Reuter-Friesland e Felix Wolf La nostra organizzazione. Intervento di Hugo Eberlein (dopo il Discorso sul Programma di Rosa Luxemburg): “”(…) Compagni, non voglio mettervi paura con lo stato d’assedio. Non ci spaventa. Non ci siamo spaventati quando si trattava di condurre la lotta contro la classe capitalista, contro la borghesia e non indietreggeremo intimoriti di fronte agli Scheidemann e compagnia che hanno in mano il potere oggi. Tutto questo ve lo dico solo per ribadire che anche le forme organizzative della Lega Spartaco nelle modalità avute finora non possono costituire le basi per la nuova organizzazione che deve essere creata. Se quindi da una parte non possiamo prendere come base i vecchi comitati elettorali e dall’altra neanche le forme organizzative avute finora dalla Lega Spartaco, ci dobbiamo chiedere che tipo di forme organizzative siano quelle più adatte oggi . E qui c’è una cosa che vorrei sottolineare. Oggi è stata giustamente richiamata l’attenzione da parte della compagna Luxemburg sul fatto che da quando è iniziata la rivoluzione sono sorti nuovi organismi che hanno preso il potere. Penso in primo luogo ai Consigli degli operai e dei soldati. Sarà necessario che riflettiamo molto bene, mentre appoggiamo i Consigli operai e chiediamo che prendano in mano tutto il potere economico, se non sia opportuno trovare, in connessione con questi Consigli degli operai e dei soldati, anche le forme organizzative che riteniamo migliori e più auspicabili per noi. Chiediamo ai lavoratori di formare Consigli nelle officine, nelle aziende e nell’industria che si occupino dell’amministrazione complessiva delle imprese e che siano in grado di prendere in mano l’industria nell’ambito della ristrutturazione generale dello Stato nel suo complesso. Non solo, chiediamo che abbiano il compito di prendere il potere nelle proprie mani anche dal punto di vista politico per rappresentare gli interessi della classe operaia e realizzarne gli obiettivi. Forse in questo senso sarebbe opportuno considerare seriamente se non sia possibile costruire la nostra organizzazione di partito organizzando gli aderenti non più solo su base territoriale ma introducendo l’organizzazione di partito nelle grandi aziende, nelle officine, in tutta l’industria, eleggendo in nostri fiduciari nelle imprese perché cerchino di raggruppare gli aderenti nelle aziende in comunità, in unioni all’interno dell’azienda. (…) Ci aspettiamo che le nuove forme organizzative garantiscano l’autonomia dei singoli distretti, che la Direzione centrale abbia fondamentalmente il compito di assumere la direzione ideale e politica, ricomporre un quadro d’assieme di ciò che avviene nel paese, di dare istruzioni e sostenere l’organizzazione nel territorio, fin dove le forze a disposizione della Direzione centrale lo rendano possibile. Ci siamo sempre sforzati di far venire a Berlino le persone più capaci, le menti più lucide del partito, facendo sì che i migliori teorici partecipassero al nostro lavoro anche per essere concretamente in grado di assumere la direzione politica e ideale del movimento. E se in questo senso non abbiamo soddisfatto le vostre esigenze e ritenete che le persone migliori siano fuori, in provincia, allora mandatele a Berlino e eleggetele nella Direzione centrale. Pensiamo anche che la questione della stampa non debba essere regolata centralmente e che le organizzazioni locali debbano avere dappertutto la possibilità di fondare i propri giornali e di pubblicare i propri volantini e opuscoli. Ma ciò che è emerso concretamente è che purtroppo su questo non c’è la benché minima comprensione fra i compagni. Alcuni compagni ci hanno attaccato dicendoci: se ci pubblicate voi un giornale, cosa ce ne facciamo? Non serve a niente, ne pubblichiamo uno noi. Ma una volta pubblicato risultava che non era un giornale ma a dir poco un fogliaccio!”” (pag 103-107)”,”LUXD-119″
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Julien CHUZEVILLE Marie LAIGLE Eric SEVAULT”,”La brochure de Junius, la guerre et l’ Internationale (1907-1916). Oeuvres complètes. Tome IV.”,”Redatto nel 1915 in carcere, ‘La crisi della socialdemocrazia’ (Junius pamphlet) è completato in questo volume con articoli e discorsi del gruppo ‘Die Internationale’ tradotti per la prima volta), come pure gli interventi della Luxemburg nel quadro dell’Internazionale socialista. L’insieme costituisce una requisitoria contro la guerra e la critica per l’abbandono del terreno di classe da parte della Seconda Internazionale. RL esorta il proletariato a prendere atto della biforcazione storica del 1914: l’alternativa è o socialismo o barbarie (4° di copertina) 1914. Crediti di guerra e pace sociale “”L’altro aspetto dell’atteggiamento della socialdemocrazia è stato l’accettazione ufficiale della Pace sociale, ossia la sospensione della lotta di classe per la durata della guerra. La dichiarazione del gruppo parlamentare al Reichstag il 4 agosto è stato il primo atto di questo abbandono della lotta di classe: il suo contenuto è stato concordato in anticipo con i rappresentanti del governo e dei partiti borghesi. L’atto solenne del 4 agosto è stata una messa in scena patriottica preparata dietro le quinte per il popolo e l’estero, nella quale la socialdemocrazia ha giocato al fianco degli altri partecipanti un ruolo di cui aveva già ben voluto farsi carico. Il voto dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare dà il segnale dell’allineamento a tutte le istanze dirigenti del movimento operaio”” (pag 150) Sospensione delle lotte salariali da parte dei dirigenti sindacali tedeschi (pag 150-151)”,”LUXD-120″
“LUXEMBURG Rosa”,”Socialism and the Churches. (1905)”,”This pamphlet was first published by the Polish Social Democratic Party in 1905. A Russian edition appeared in Moscow in 1920. A French edition was issued by the French Socialist Party in 1937. Primi cristiani comunisti (pag 10-11) Povertà delle origini e ricchezze accumulate nei secoli successivi “”We read in the “”Act of the Apostles (IV, 32, 34, 35) the following description of the first community at Jerusalem: «No one regarded as being his what belonged to him; everything was in common. Those who possessed lands or houses, after having sold them, brought the proceeds and laid them at the feet of the Apostles. And to each was distributed according to his needs””. In 1780, the German historian Vogel wrote nearly the same thing about the first Christians: “”According to the rule, every Christian had the right to the property of all the members of the community; in case of want, he could demand that the richer members should divide their fortune with him according to his needs. Every Christian could make use of the property of his brothers; the Christians who possessed anything had not the right to refuse that their brothers should use it. Thus, the Christian who had no house could demand from him who had two or three to take him in; the owner kept only his own house to himself. But, because of the community of enjoyment of goods, housing accommodation had to be given to him who had none””. Money was placed in a common chest and a member of the society, specially appointed for this purpose, divided the collective fortune among all. But this was not all. Among the early Christians, communism was pressed so far that they took their meals in common (see the “”Act of the Apostles””). Their family life was therefore done away with; all the Christian families in one city lived together, like one single large family. To finish, let us add that certain priests attack the Social Democrats on the ground that we are for the community of women. Obviously, this is simply a huge lie, arising from the ignorance or the anger of the clergy. The Social-Democrats consider that as a shameful and bestial distortion of marriage. And yet this practice was usual among the first Christians (7). Thus the Christians of the First and Second Centuries were fervent supporters of communism. But this communism was based on the consumption of finished products and not on work, and proved itself incapable of reforming society, of putting an end to the inequality between men and throwing down the barrier which separated rich from poor”” (pag 10-11) [(7) But see Tertullian (c. 160-230): “”We are brethren in our family property, which with you mostly dissolves brotherhood. We therefore, who are united in mind and soul, doubt not about having possessions in common. With us all things are shared promiscuously, except the wives. In that alone do we part fellowship, in which alone others (Greeks and Roman pagans) exercise it”” – Apol. 1:39] [“”Leggiamo negli ‘Atti degli Apostoli’ (IV, 32, 34, 35) la seguente descrizione della prima comunità di Gerusalemme: «Nessuno considerava come suo ciò che gli apparteneva; tutto era in comune Coloro che possedevano terre o case, dopo averle vendute, portavano i proventi e li depositavano ai piedi degli Apostoli. E a ciascuno fu distribuito secondo i suoi bisogni””. Nel 1780, lo storico tedesco Vogel scrisse quasi la stessa cosa dei primi cristiani: “”Secondo la regola, ogni cristiano aveva il diritto alle proprietà di tutti i membri della comunità; in caso di bisogno, avrebbe potuto chiedere ai membri più ricchi di dividere la loro fortuna con lui secondo i propri bisogni. Ogni cristiano poteva fare uso della proprietà dei suoi fratelli; i cristiani che possedevano qualcosa non avevano il diritto di rifiutare che i loro fratelli lo usassero. Quindi, il cristiano che non aveva una casa poteva chiedere a colui che ne aveva due o tre di accoglierlo; il proprietario si teneva solo la propria casa. Ma, a causa della comunità di godimento dei beni, bisognava dare alloggio a chi non ne aveva””. Il denaro fu messo in un forziere comune e un membro della società, appositamente designato per questo compito, divideva la fortuna collettiva tra tutti. Ma non era tutto: tra i primi cristiani, il comunismo era talmente spinto così a fondo che essi consumavano in comune i loro pasti (vedi “”Atti degli Apostoli””). La loro vita familiare fu quindi eliminata, tutte le famiglie cristiane di una città vivevano insieme, come un’unica grande famiglia. Per finire, aggiungiamo che alcuni sacerdoti attaccano i socialdemocratici per il fatto che siamo per la comunanza delle donne. Ovviamente, questa è semplicemente una grande bugia, derivante dall’ignoranza o dalla rabbia del clero. I socialdemocratici considerano questo come una vergognosa e bestiale distorsione del matrimonio. Eppure questa pratica era solita tra i primi cristiani (7). Dunque i cristiani del primo e del secondo secolo erano ferventi sostenitori del comunismo. Ma questo comunismo era basato sul consumo di prodotti finiti e non sul lavoro, e si dimostrò incapace di riformare la società, di porre fine alla disuguaglianza tra gli uomini e di abbattere la barriera che separava i ricchi dai poveri “”(pag 10-11)] [(7) Si veda Tertulliano (c. 160-230): “”Siamo fratelli nella nostra proprietà di famiglia, che con voi per lo più realizziamo la fratellanza, quindi, dato che siamo uniti nella mente e nell’anima, non dubitiamo di possedere beni in comune. Tra di noi tutte le cose sono condivise in modo promiscuo, eccetto le mogli. Solo in questo non esercitiamo la comunanza, che solo altri (greci e pagani romani) esercitano”” – Apol. 01:39] Criminalità sotto la giurisdizione della Chiesa cattolica Condanne nella città di Roma (Vaticano) in un singolo mese del 1869 (ultimo anno del potere temporale dei papi): 279 per assassinio, 728 per rapine, 297 per furti ecc. (pag 29)”,”LUXD-121″
“LUXEMBURG Rosa”,”Tra guerra e rivoluzione.”,”Saggio introduttivo di Paolo Bruttomesso: [‘Premessa, Socialdemocrazia e guerra, L’opposizione alla guerra, Riformismo tedesco e sindacati, Accumulazione del capitale e crollo del capitalismo, Nota sul movimento operaio in Russia, Marx, Engels Lenin e la Russia, Rosa Luxemburg e la Russia’]”,”LUXD-003-FF”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Massimo CAPPITTI”,”La rivoluzione russa e Problemi di organizzazione della Socialdemocrazia russa.”,”Alle critiche della Luxemburg «Lenin, a sua volta, dopo aver letto, nel 1919, ‘L’accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg, ne criticò alcune tesi. In particolare Nettl ricorda che egli “”definì “”errore fondamentale”” la tesi di Luxemburg secondo cui la riproduzione capitalistica allargata era impossibile in un’economia chiusa e il capitalismo, per poter funzionare, doveva fagocitare dei sistemi economici precapitalistici (14). Secondo Lenin, inoltre, Luxemburg sottovalutava il ruolo della socialdemocrfzia quando ella, ad esempio, scrive che la «concezione rigida, meccanico-burocratica, concepisce la lotta solo come prodotto dell’organizzazione a un certo grado della sua forza. Il vivo sviluppo dialettico fa sì invece che l’organizzazione risulti un prodotto della lotta”” (15)» (pag 12, saggio introduttivo di Massimo Cappitti) (14) P.J. Nettl, Rosa Luxemburg, Milano, Il Saggiatore, 1970, II, p. 90 (15) R. Luxemburg ‘Sciopero generale, partito e sindacati’, in Scritti politici, a cura di L. Basso, p. 343″,”LUXD-122″
“LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La Révolution russe.”,” “”Non c’è alcun dubbio, che è con la più grande esitazione che Lenin e Trotsky, i cervelli eminenti, che dirigono la rivoluzione russa, hanno fatto più di un passo decisivo sul loro spinoso cammino, seminato di trappole di ogni tipo, e che niente sarà più lontano dal loro spirito che vedere l’Internazionale accettare come un modello supremo di politica socialista, non lasciando spazio che all’ammirazione inebetita e all’imitazione servile tutto quello che essi hanno da fare o non possono fare sotto la pressione e nel tumulto degli avvenimenti. Sarebbe un errore credere che un esame critico delle vie seguite fino a qui dalla rivoluzione russa sia di natura tale da minare il prestigio del proletariato russo, il cui affascinante esempio potrà solo trionfare di fronte all’inerzia delle masse operaie tedesche”” (pag 9)”,”LUXD-123″
“LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome I. 1894-1899. «Nous pouvons regarder courageusement notre avenir commune».”,”A partire dal 1907 la Luxemburg e Jogiches si sono separati. Ma hanno continuato a lavorare in equipe come dimostrano le lettere. “”J’ai reçu une invitation des ‘Sozialistische Monatshefte’ mais je l’ai traitée comme les autres lettres d’eux. J’avais prévenu K. Kautsky et Bebel, ils ne croyaient pas que les Sozialistische Montatshefte’ publieraient le refus”” (2) (lettera senza data, ma 22 o 23 dicembre 1899) (pag 348) (2) La rédaction des ‘Sozialistische Monatshefte’ avait envoyé une enquête aux principaux dirigeants sociaux-démocrates en Allemagne et à l’étranger, leur demandant ce qu’ils pensaient du congrès de Hanovre. Bebel et Kautsky refusèrent d’y répondre, leur refus fut publié par la revue. (pag 348)”,”LUXS-002-FV”
“LUXEMBURG Rosa”,”Per la rivoluzione, contro la guerra e il terrorismo.”,”Aspre critiche della Luxemburg alla pace di Brest Litovsk: articolo ‘La tragedia russa’ in Spartacusbriefe, n. 11 settembre 1918 (pag 241-247), critiche del tenore: ‘capitolazione del proletariato rivoluzionario russo all’imperialismo tedesco al quale con la pace separata, la Russia si è legata mani e piedi’ (pag 241) Ma pochi mesi dopo: crollo dell’impero guglielmino. 11 novembre 1918. L’armistizio di Compiègne fu l’accordo sottoscritto tra l’Impero tedesco e le potenze Alleate in un vagone ferroviario nei boschi vicino a Compiègne in Piccardia; l’atto segnò la fine dei combattimenti della prima guerra mondiale.”,”LUXD-125″
“LUXEMBURG Rosa”,”Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia, 1898-1918.”,” “”Non la teoria e la tattica socialista, ma la politica corrente della democrazia tedesca, gli interessi pratici della rivoluzione borghese dell’Occidente europeo hanno dato inizio all’atteggiamento che Marx e poi Engels hanno mantenuto verso la Polonia e la Russia. Al contrario questa posizione, già al primo sguardo, rivelala mancanza di un’intima parentela con la teoria sociale del marxismo stesso, perché contro le radici più essenziali di questa teoria, analizza la Polonia e la Russia non come società ‘di classe’, con interne contraddizioni economiche e politiche, non dal punto di vista dello sviluppo storico, ma in uno stato di assoluto e solidificato come totalità unitarie non differenziate. La Polonia era per la democrazia occidentale d’allora il paese degli insorti e la Russia il paese della reazione e nulla più. L’ambiente sociale, la base economica, il contenuto politico delle insurrezioni polacche non esistevano né per i democratici borghesi né per i socialisti tedeschi, o per lo meno furono molto poco presi in considerazione; così che ancora nel 1875, Engels nel suo articolo di risposta a Tkacev, pubblicato nel ‘Volksstaat’, enumerando i fattori che minavano l’assolutismo in Russia ,comincia: «Das erste sind die Polen» (3). In verità ‘die Polen’, cioè quel popolo non differenziato dei «polacchi», il cui unico mestiere, si diceva, era la lotta per l’indipendenza, se mai in qualche tempo è esistito, aveva da tempo cessato d’esistere nel momento in cui Engels scriveva queste parole. Era per noi questo il periodo delle più grandi orge del «lavoro organico»; cominciava la danza matta dell’economia capitalistica e l’arricchimento capitalistico sulla tomba dei movimenti nazionali e del periodo del dominio della nobiltà nella vita della Polonia. Poco appresso, dopo due-tre anni, il fatto che per la prima volta in Polonia si creasse il movimento socialista dimostra che essa smise di essere il paese «dei polacchi» e diventò il paese della moderna società borghese (), divisa dai contrasti e dalle lotte di classe”” [dalla Prefazione a «La questione polacca e il movimento socialista» [nota a piè pagina:Si tratta della prefazione:scritta nel 1905 a un volume che raccoglieva contributi di autori diversi e contrastanti tra loro, risalenti a qualche anno prima, a partire dal 1896, quando la «questione polacca» era stata discussa al congresso della Seconda Internazionale tenutosi a Londra. (…)] (pag 145) [(3) In tedesco nel testo [Nota di Lelio Basso] Rosa Luxemburg, Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia, 1898-1918, Editori Riuniti in realtà più che ‘moderna società borghese’ come dice la Luxemburg, si tratta secondo Trotsky (in appendice della sua ‘Storia della rivoluzione russa’ ) di una Polonia posta a mezza via tra l’Europa civile sviluppata capitalisticamente e la Russia arretrata, ndr)”,”LUXD-126″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Annelies LASCHITZA e Eckhard MÜLLER”,”Gesammelte Werke. Band 6. 1893 bis 1906.”,”Contiene tra l’altro: – Kritische Bemerkungen zum Artikel “”Die Polendebatte in Frankfurt”” von Friedrich Engels für Franz Mehring (1902) (pag 355-358) (Commenti critici all’articolo “”Il dibattito sulla Polonia a Francoforte”” di Friedrich Engels per Franz Mehring)”,”LUXD-127″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Paul LE-BLANC e Helen C. SCOTT”,”Socialism or barbarism. Selected Writings of Rosa Luxemburg.”,”Scritti sulla Comune di Parigi 1871 (pag 40-41, 42, 4, 62, 170, 205, 212, 262, 266)”,”LUXD-130″ “LUXEMBURG Rosa”,”La crise de la socialdemocratie. [Brochure de Junius]”,”‘La ‘Crisi della socialdemocrazia’ chiamata pure ‘opuscolo di Junius’ è stato scritto da Rosa Luxemburg in carcere nel 1915. Questa edizioni basata sulla traduzione dal tedesco di Raymond Renaud del 1934 è stata parzialmente riveduta dalla casa editrice. La correzione principale è stata quella di aver sostituito il termine originale “”democrazia socialista”” con quello di “”social-democrazia””‘ (L’Altipiano)”,”LUXD-131″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Nando SIMEONE”,”Socialismo o barbarie. La crisi della socialdemocrazia. Con due lettere contro la guerra imperialista scritte ai compagni di Rosa Luxemburg.”,”Scritto in carcere, contiene la sua parola d’ordine più importante: ‘socialismo o barbarie'”,”LUXD-132″ “LUXEMBURG Rosa; saggi di Massimo CAPPITTI e Paolo BRUTTOMESSO”,”Tra guerra e rivoluzione.”,”Appendici: – ‘Nella rete delle contraddizioni’ di Johann KNIEF; Non secondo lo schema tradizionale; Appello ai soldati tedeschi; Sulla Conferenza di Stoccolma di Franz MEHRING; Rivoluzione comune ai socialisti e sindacalisti francesi e tedeschi; Proletari d’Europa!; Documenti della sinistra di Zimmerwald; La Conferenza di Zimmerwald; Circolare a tutti i partiti e gruppi collegati; Rosa Luxemburg (nota biografica) “”Ma i pericoli non sono ancora finiti. Il ferreo cerchio della guerra mondiale che sembrava infranto ad est, torna ora a chiudersi, senza soluzione di continuità, attorno alla Russia ed attorno al mondo: l’Intesa avanza con cecoslovacchi e giapponesi (7) da nord e da oriente – naturale, ineliminabile conseguenza del progresso tedesco ad ovest ed a sud. Le fiamme della guerra mondiale lambiscono il territorio russo ed avvamperanno, da un momento all’altro, sulla rivoluzione russa. Sottrarsi ora al conflitto mondiale – anche a prezzo dei più grandi sacrifici – appare, in ultima istanza, assolutamente impossibile per la Russia. Ed ora, quale ultima tappa del loro calvario, minaccia i bolscevichi l’ipotesi più terribile: come un lugubre fantasma si profila una alleanza tra bolscevichi e Germania! E questo sarebbe l’ultimo anello della fatale catena che la guerra mondiale ha avvinghiato al collo della rivoluzione russa: dapprima ritirata, quindi capitolazione ed infine alleanza con il capitalismo tedesco. In tal modo la rivoluzione russa verrebbe cacciata dal conflitto mondiale – dal quale voleva levarsi a tutti i costi – semplicemente al polo opposto: a fianco dell’Intesa, sotto lo zar, dalla parte dei tedeschi, sotto i bolscevichi! Rimane a titolo d’onore, per il proletariato rivoluzionario di Russia il fatto che il suo primo gesto dopo lo scoppio della rivoluzione fu il netto rifiuto di far parte della milizia controrivoluzionaria dell’imperialismo anglo-francese. Ma, in considerazione della situazione internazionale, fungere da milizia al servizio dell’imperialismo tedesco, è un male ancora peggiore. Sembra che Trotsky abbia dichiarato che se la Russia dovesse scegliere tra l’occupazione delle truppe giapponesi e di quelle tedesche, essa sceglierebbe quest’ultima poiché la Germania è molto più matura per la rivoluzione che non il Giappone. Il lato debole di questo ragionamento è evidente. Qui non si tratta del solo Giappone – quale nemico della Germania – bensì anche dell’Inghilterra e della Francia, per le quali nessuno è oggi in grado di affermare se la loro situazione interna sia più o meno favorevole di quella tedesca per una rivoluzione proletaria. Il ragionamento di Trotsky è peraltro falso dal momento che è proprio ogni rafforzamento ed ogni vittoria del militarismo tedesco ad affossare ogni prospettiva ed ogni possibilità di rivoluzione in Germania. (…) Anche un ragazzo è in grado di prevedere che la Germania sta solo esitando ed attendendo un’occasione per farla finita – tramite Miljukow, i vari Hetman e dio sa quali altri oscuri galantuomini e fantocci di paglia – con il potere bolscevico, per strozzare Lenin e compagni dopo aver fatto loro svolgere il ruolo di cavalli di Troia, come agli ucraini, i Lubinsky e consorti. Allora, tutti i sacrifici finora compiuti, ed in primo luogo il grande sacrificio della pace di Brest, diventerebbero meramente inutili poiché, alla fine, il loro prezzo sarebbe la bancarotta morale. Qualsiasi altro cedimento politico dei bolscevichi nella loro coraggiosa lotta contro la prepotenza e l’avversità della situazione storica sarebbe da preferire a questa altrimenti inevitabile catastrofe morale”” (pag 185-186-187) [‘La tragedia russa, tradotto da ‘Spartacus’, n. 11, settembre 1918, in ‘Spartacusbriefe’, cit., pp. 453-460 ()] [(*) L’articolo, pubblicato anonimo, è accompagnato da una nota redazionale a piè pagina che dice: «L’articolo esprime preoccupazioni che, in vario modo, sono presenti anche nei nostri ambienti – preoccupazioni che dipendono dall”obiettiva situazione’ dei bolscevichi, non solo dal loro ‘soggettivo’ comportamento. Presentiamo l’articolo soprattutto per la sua considerazione finale: senza la rivoluzione in Germania, nessuna salvezza per la rivoluzione russa, nessuna speranza per il socialismo in questa guerra mondiale. Rimane solamente quest’unica soluzione: l’insurrezione di massa del proletariato tedesco. Questo articolo è stato redatto da Rosa Luxemburg’, ‘La Redazione’] [(in) Rosa Luxemburg, ‘Tra guerra e rivoluzione’, Jaca Book, Milano, 2019]”,”LUXD-133″
“LUXEMBURG Rosa”,”The Accumulation of Capital.”,”Teoria sviluppo capitalismo in Russia senza futuro. Vorontsov. Vorontsov and his ‘surplus'””The representatives of Russian ‘populism’ were convinced that capitalism had no future in Russia, and this conviction brought them to the problem of capitalism reproduction. V.V. laid down his theories on this point in a series of articles in the review ‘Patriotic Memoirs’ and in other periodicals which were collected and published in 1882 under the title ‘The Destiny of Capitalism in Russia’. He further dealt with the problem in ‘The Commodity Surplus in the Supply of the arket’ (1), ‘Militarism and Capitalism’ (2), Our Trends (3), and finally in ‘Outlines of Economic Theory’ (4). It is not easy to determine Vorontsov’s attitude towards capitalist development in Russia. He sided neither with the purely slavophil theory which deduced the perversity and perniciousness of capitalism for Russia from the ‘peculiarities of the Russian economy structure and a specifically Russian ‘national character’, nor with the Marxists who saw in capitalist development an unavoidable historical stage which is needed to clear the way towards social progress for Russian society, too. Vorontsov for his part simply asserts that denunciation and acclamation of capitalism are equally futile because, having no roots in Russia, capitalism is just impossible there and can have no future. The essential conditions of capitalist development are lacking in Russia, and love’s labour’s lost if the state tries to promote it artificially – one might as well spare these efforts together with the heavy sacrifices they entail. But if we look into the matter more closely, Vorontsov’s thesis is not nearly so uncompromising. For if we pay attention to the fact that capitalism does not means only the accumulation of capital wealth but also that the small producer is reduced to the proletarian level, that the labourer’s livelihood is not assured and that there are periodical crises, then Vorontsov would by no means deny that all these phenomena exist in Russia. On the contrary, he explicitly says in his preface to ‘The Destiny of Capitalism in Russia’: ‘Whilst I dispute the possibility of capitalism as a form of production in Russia, I do mot intend to commit myself in any way as to its future as a form or degree of exploiting the national resources’. Vorontsov consequently is of the opinion that capitalism in Russia merely cannot attain the same degree of maturity as in the West, whereas the severance of the immediate producer from the means of production might well be expected under Russian conditions. Vorontsov goes even further: he does not dispute at all that a development of the capitalist mode of production is quite possible in various branches of production, and even allows for capitalist exports from Russia to foreign markets. Indeed he says in his essay on ‘The Commodity Surplus in the Supply if the Market’ that ‘in several branches of industry, capitalist production develops very quickly’ (5) [in the Russian meaning of the term, of course – R.L.].”” (pag 276-277) [(1) An essay in ‘Patriotic Memoirs’, May 1883; (2) An essay in the review ‘Russian Thought’, September 1889; (3) A book published in 1893; (4) A book published in 1895; (5) ‘Patriotic Memoirs’, vol. V: ‘A Contemporary Survey’, p. 4]”,”LUXD-001-FGB”
“LUXEMBURG Rosa”,”Riforma sociale o rivoluzione?”,”Il metodo di Bernstein di adattamento del capitalismo, instaurazione del socialismo per mezzo delle riforme sociali, politica doganale e militarismo, sviluppo economico e socialismo, conquista del potere politico, crollo, opportunismo in teoria e pratica. Questione adattamento al capitalismo. “”La teoria bernsteiniana …. (pag 11) “”Con ciò Bernstein ha perduto del tutto la comprensione della legge del valore di Marx. (…) finire (pag 49-50)”,”LUXD-002-FC”
“LUXEMBURG Rosa LIEBKNECHT Karl”,”Lettere, 1915-1918.”,”Karl Liebknecht contro la guerra per la rivoluzione. “”Inviato sul fronte orientale, in una compagnia di zappatori in azione sulla Dvina nei pressi di Riga, Liebknecht si sente «involontario strumento di una forza che ‘odia’ dal profondo dell’animo». Fermo nel comportamento di fronte a tutti coloro che lo sfidano sul terreno delle idee generali (…), sicuro nella discussione politica con quanti continuavano a sostenere, a proposito del problema della responsabilità nello scatenamento della guerra, le tesi ufficiali del governo tedesco, deciso a non sottostare a minaccia alcuna che voglia interdirgli la propaganda a favore delle proprie idee, Liebknecht si caratterizza, nella sua descrizione della vita al fronte, per il senso di partecipazione con ciò che lo circonda: partecipazione alla vita della natura, avvertita secondo una tradizione umanistica tedesca nella sua grandiosità educativa, ma partecipazione, soprattutto, alla vita e alla morte degli uomini. «Tumuli e croci intorno a noi, rami mormoranti sopra di noi, e scintille in mezzo», è il quadro che riassume la evocazione del paesaggo di guerra e che accumuna queste pagine di Liebknecht alle descrizioni più spietate della vita di trincea nella prima guerra mondiale. Torna in questo quadro, umanamente vissuta, la condanna della guerra («rapina e saccheggio sono i fratelli gemelli dell’assassinio, e come questi sono figli legittimi della guerra») e ne scaturisce la decisione di non partecipare attivamente al massacro: «Io non sparerò»; «Purché non mi tocchi andare in trincea, utto il resto, tutti i pericoli non hanno importanza; soltanto l’uccidersi a vicenda, questo io non lo posso: questo è troppo». Una decisione dalla quale egli trae un senso di profonda liberazione morale: «Vado senz’armi al lavoro, perciò mi sento interiormente libero». (…) «Io vorrei studiare per decenni, senza alzare gli occhi dai libri, e in pari tempo poter agire liberamente, senza riposarmi. Ho bisogno di una doppia vita per essere completamente me stesso». In realtà, Karl Liebknecht, che nella su giovinezza aveva visto il padre, animatore della resistenza socialdemocratica alle leggi repressive di Bismarck, dedicarsi instancabilmente a quella minuta attività di organizzazione e di propaganda che aveva consentito alla classe operaia tedesca di combinare egregiamente l’uso possibile della legalità con un prolungato lavoro illegale, era, al pari del padre, soprattutto un uomo di azione. Per l’azione, in primo luogo, voleva preservare se stesso con una cura attenta del proprio corpo, per resistere «avvenga che può». Al presente il suo pensiero si richiama continuamente alla situazione creata dalla guerra in Germania e nel movimento operaio, tanto se legga un poeta, come Hebbel («È facile impedire che si formi una palude, ma una volta che si è formata, non c’è dio che impedisca che in essa si trovino serpenti e salamandre»), o che ragioni col figlio sul «quotidiano trionfo della poltroneria, della piccineria, della bestialità, del servilismo, di ogni cosa bassa e miserabile». Ma, più alto di tutto risuona l’ottimismo virile del suo ‘Trotz alledem!» (Nonostante tutto, a dispetto di tutto!), il motto che gi era preferito e con cui concluderà anche l’articolo comparso proprio il giorno del suo assassinio su ‘Die Rothe Fahne’, il quotidiano del Partito comunista tedesco, per indicare le possibilità e le speranze che restavano patrimonio della classe operaia anche dopo la sconfitta nella insurrezione del gennaio 1919″” (pag XXVII-XXIX) [introduzione di Ernesto Ragionieri, (in) Karl Liebknecht Rosa Luxemburg, ‘Lettere, 1915-1918’, Editori Riuniti, Roma, 1967]”,”LUXD-001-FER”
“LUXEMBURG Rosa”,”J’étais, je suis, je serai! Correspondance 1914-1919.”,”Gli pseudonim di Rosa LUXEMBURG che compaiono nelle biografie e nei dati biografici nei due volumi sono: ‘Felicia BUDILOVITCH, GRACCHIUS, JUNIUS, Anna MATSCHKE, LATESSA Lettera di R.L. a Lenin del 20.12. 1918 “”Cher Vladimir, Je profite du voyage de l’oncle (165) pour vous envoyer à tous les amitiés de notre famille (166), de Karl, de Franz (167) et des autres. Dieu veuille que l’année qui vient se réaliser tous nos voeux. Meilleurs souhaits! L’oncle vous dira comment nous allons. En attendant, poignée de main et salutations cordiales. Rosa”” (pag 367) [(165) L’oncle: Eduard Fuchs, qui se rendit à Moscou en décembre 1918 comme émissaire des spartakistes pour informer Lénine de la situation en Allemagne et le sonder sur ses projects de formation de la nouvelle Internationale que Rose Luxemburg estimait prématurée (cf. Nettl, p. 762); (166) C’est-à-dire les spartakistes; (167) Liebknecht et Mehring; (168) C’est-à-dire depuis sa sortie de prison]”,”LUXD-136″
“LUXEMBURG Rosa”,”Introduzione all’economia politica.”,”Rosa Luxemburg (1871-1919), teorica del socialismo e rivoluzionaria tedesca di origini polacche ed ebraiche. Assieme a Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo internazionale che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Nascita 5/3/1871 Zamosc Polonia. Partito: Partito comunista di Germania. Assassinio: 15/01/1919 Berlino. Istruzione: Università di Zurigo. Sepoltura: 13/6/1919, Zentralfriedhof Friedrichsfelde, Berlino. Filosofa, economista, giornalista, socialista rivoluzionaria, fu una delle maggiori teoriche del marxismo consiliarista in Germania.”,”LUXD-003-FL”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Feliks TYCH e Lelio BASSO”,”Lettere di lotta e disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches.”,”””Nel 1931, nella sua famigerata lettera alla redazione della rivista “”Proletarskaia Revolutsia”” su “”Alcuni problemi della storia del bolscevismo””, Stalin pronunciava contro il patrimonio teorico di Rosa Luxemburg un verdetto, che mise praticamente fine per più di vent’anni a ogni ricerca positiva sulla sua opera e alla pubblicazione dei suoi scritti. Non analizzeremo qui le ragioni per le quali Stalin collocò la rivoluzionaria polacca nel campo degli avversari politici nei contrasti e nei dibattiti che erano allora in corso nel Partito bolscevico. Fatto sta che a partire dal 1931 si incominciò a parlare di Rosa Luxemburg soprattutto sotto il punto di vista delle sue idee errate e ciò nonostante l’opinione di Lenin che, pur criticandola severamente, considerava la sua opera molto utile all’educazione dei comunisti del mondo intero, dunque un contributo ‘positivo’ alla teoria e alla prassi marxista. Si sa che Lenin polemizzava spesso con Rosa Luxemburg. Dopo la morte di lei, egli riassunse brevemente i punti di vista di questa polemica ed enumerò quelli sui quali la su posizione gli pareva errata. «Rosa Luxemburg si è sbagliata sulla questione dell’indipendenza della Polonia; si è sbagliata nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; si è sbagliata nella sua teoria dell’ accumulazione del capitale; si è sbagliata quando nel luglio 1914, accanto a Plechanov, Vandervelde, Kautsky, ecc., ha difeso l’unificazione dei bolscevichi e del menscevichi; si è sbagliata nei suoi scritti dalla prigione nel 1918 (per altro, essa stessa, dopo essere uscita di prigione nel 1918, alla fine del 1919 ha corretto una gran parte dei suoi errori). Ma malgrado i suoi errori essa è stata e rimane un’aquila» (4). Tali questioni non esauriscono la serie di problemi su cui la posizione di Rosa Luxemburg divergeva da quella di Lenin. Va notato però che Lenin usa il verbo “”sbagliare””, e che non ha mai ritenuto che le sue conclusioni fossero globalmente errate, pur essendo stato a più riprese in disaccordo con lei durante vent’anni: dunque un periodo tale da permettere già una certa prospettiva. Due anni prima della sua morte, sottolineando i meriti di Rosa Luxemburg, Lenin affermò che, nonostante gli errori commessi «non soltanto il suo ricordo sarà sempre prezioso per i comunisti del mondo intero, ma anche la sua biografia e le sue ‘opere’ complete costituiranno una lezione utilissima per l’educazione di numerose generazioni di comunisti del mondo intero» (5). Lenin aggiunse allora che non si doveva ritardare troppo la pubblicazione di queste opere, che si trattava di una cosa importante. Questo suggerimento di Lenin a proposito della pubblicazione delle opere complete non è stato mai seguito fino in fondo”” (pag 31-32) [Feliks Tych, prefazione all’edizione polacca’, (in) Rosa Luxemburg, ‘Lettere di lotta e di disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches’, Feltrinelli, Milano, 2019] [(4) V.I. Lenin, Opere complete, t: 33, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 189; (15) Ibid.]”,”LUXD-137″
“LUXEMBURG Rosa”,”Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e barricate.”,”Lettera ‘A Luise Kautsky, Wronki, 15 aprile 1917′. “”Cara Lulu, la tua breve lettera pasquale mi ha vivamente preoccupata per il suo tono tanto depresso, e mi sono subito proposta di farti un’altra bella lavata di capo. Ma dimmi un po’, come fai a continuare a far la cicale triste e a intonare la tua canzone di mestizia mentre dalla Russia si leva un gioioso coro di allodole? Ma non capisci che a vincere e trionfare è la nostra stessa causa, che è la storia mondiale in persona a combattere le sue battaglie e danzare ebbra di gioia al ritmo della carmagnola? Il corso intrapreso dalla nostra causa comune non deve forse far dimenticare tutte le miserie private? So bene quanto di dispiaccia che io non sia libera proprio adesso per raccogliere le scintille che si sprigionano dalla Russia, e aiutare a destra e a manca indirizzando la lotta. Certo, sarebbe bello, e puoi immaginare quanto trasalisca in tutte le membra e come ogni noizia mi percorra come una scossa elettrica sino alle punte delle dita. Ma l’impossibilità di partecipare non mi rovina l’umore neanche un po’, e non ho intenzione di avvelenarmi la gioia di questi grandi eventi lagnandomi di una condizione che non ho il potere di cambiare. Vedi, proprio dalla storia degli ultimi anni, e in retrospettiva dalla storia nel suo complesso, ho imparato che non si devono mai sopravvalutare le azioni e l’influsso del singolo. In ultima istanza sono le invisibili, immense e ctonie forze del profondo ad agire e decidere, e alla fine tutto si sistema, per così dire, «da sé». Non mi fraintendere però: non voglio sostenere un comodo ottimismo fatalistico, che nasconde la propria stessa impotenza, atteggiamento che odio proprio nel tuo caro sposo. No, no, sono sempre all’erta e appena se ne presenterà l’occasione voglio buttarmi di nuovo con tutte e dieci le dita sul pianoforte del mondo per farlo risuonare come un tuono. Adesso, però, non per collpa mia, ma per costrizione esterna, sono «in vacanza» dalla storia mondiale, e allora me la rido a più non posso e sono felice che le cose vadano benissimo anche senza di me, forte della convinzione che si concluderanno nel migliore dei modi. La Storia sa sempre dove andare, anche quando pare che si sia infilata in un vicolo cieco senza speranza. (…). tua R.”” (pag 51-53) [Rosa Luxemburg, ‘Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e barricate’, L’Orma editore, Roma, 2019]”,”LUXD-138″
“LUXEMBURG Rosa, edizione a cura di Xavier CRÉPIN e Éric SEVAULT”,”L’Accumulation du capital. Contribution à l’explication économique de l’impérialisme. (1913). Suivi de Critique des critiques ou Ce que les épigones ont fait de la théorie marxiste. Oevres complètes – Tome V.”,”‘Opera principale di Rosa Luxemburg pubblicata nel 1913, è il primo testo di critica ecoomica marxista a formulare una teoria d’insieme dell’ imperialismo. Mostra la nacessità insita nel cuore del capitalismo di estendersi sempre più e di asservire territori e popolazioni, meccanismi che condussero chiaramente alla Prima guerra mondiale per la spartizione del mondo, mostrando pure che la globalizzazione pacifica resta una chimera’ (quarta di copertina’ La questione dei prestiti (le contraddizioni della fase imperialista) (pag 439-440 e 447)”,”LUXD-139″
“LUZI Jacques CHESNAIS François CHOMSKY Noam ARNAUD Alain BARILLON Michel LUZI Jacques THUREAU-DANGIN Philippe LATOUCHE Serge AMIN Samir WALLERSTEIN Immanuel”,”Miseria della mondializzazione.”,”traduzione di: La misère de la mondialisation, Agone editeur, 1996″,”ECOS-018″
“LUZI Mario, a cura di Valerio NARDONI”,”La ferita nell’essere. Un itinerario antologico.”,”nato a Castello di Firenze il 20/10/1914, Mario Luzi è stato uno dei grandi poetiitaliani del Novecento. Nel 1935 la sua prima raccolta poetica, La barca, già lo rivela come uno dei protagonisti della nuova poesia italiana. Collabora, in quegli anni, alle principali riviste letterarie, come Il Frontespizio, Letteratura, Paragone, nonchè a quel Campo di Marte. Poeta dal forte impegnomorale e civile, nell’ottobre del 2004 viene nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo AzeglioCiampi. Si spegne nella sua casa fiorentina nella notte fra il 27 e 28 febbraio 2005.”,”FILx-178-FL”
“LUZIO Alessandro”,”Carlo Marx e Giuseppe Mazzini, Cenni e commenti dall’ epistolario Marx-Engels. (Dalla ‘Lettura’ mese di Gennaio 1915)”,”Secondo l’A c’era una certa ostilità da parte di ME nei confronti dell’ unificazione italiana e delle posizioni di Lassalle. “”Pochi mesi prima che scoppiasse la spaventosa guerra, in cui il socialismo tedesco ha messo letteralmente in soffitta tutti i suoi santi padri, usciva l’ epistolario di Carlo Marx col prediletto dei suoi apostoli: Federico Engels. “”Der Briefwechsel zwischen F. Engels und K. Marx, 1844-1883, herausgegeben von A. Bebel und E. Bernstein”” (Stuttgart, ed. Dietz). Di questi quattro fitti volumi, dovuti alle cure del Bernstein (il nome di Bebel è puramente decorativo nel frontespizio), si è molto parlato anche in Italia (…)””. (pag 1) “”Lassalle, favorevole all’ immediata liberazione italiana, veniva redarguito dal Marx come “”indisciplinato””. Se un’altra volta grida Marx, costui s’arrogherà di parlare in nome del partito, deve aspettarsi una pubblica confessione in piena regola. Noi dobbiamo tener fermo alla disciplina o altrimenti tutto va a precipizio (come al solito, la frase adoperata dal Marx è a base di ‘Dreck’).”” (pag 11) Appiano, Spartaco e Garibaldi. La guerriglia. “”A proposito del libro di Appiano sulle guerre civili (decantato come un precursore del materialismo storico), Marx, parlando di Spartaco, osserva che era un gran generale e non un Garibaldi qualunque. Poco di poi riferisce il giudizio d’un ufficiale tedesco che riteneva Garibaldi incapace di manovrare con forti masse, e solo adatto a guerriglie. Col Lassalle era invece Garibaldi nelle più cordiali relazioni. Nel 1862 pare che discutessero insieme il piano della campagna, tragicamente finita ad Aspromonte.”” (pag 12) “”L’ Engels a sua volta faceva coro, bollando Garibaldi col marchio di perfetto ‘borghese’: “”cieco chi ormai non se ne è accorto””.”” (pag 12)”,”MADS-418″
“LUZIO Alessandro”,”Studi e Bozzetti di Storia Letteraria e Politica. 1° Volume.”,”””Lo storico Hüffler lasciò morendo le norme direttive e i fondi occorrenti per la pubblicazione dell’immenso materiale – raccolto dai maggiori archivi d’Europa – su cui aveva condotto le sue opere fondamentali sulla diplomazia austriaca e prussiana nell’epoca della rivoluzione francese. Con bella solidarietà scientifica, si è formata una commissione di eruditi tedeschi per adempiere il legato dell’Hüffler; ed il primo volume di queste ‘Quellen zur Geschichte des Zeitalters der Französischen Revolution’, uscito dalla Libreria Universitaria Wagner di Innsbruck, è interamente consacrato alla pace di Campoformio (Der Frieden von Compoformio, pagine CC-560). In questa fittissima raccolta di documenti (per lo più redatti in francese) si delinea perfettamente, dalle proprie origini sino alla sua conclusione definitiva, tutto quel losco maneggio, che suggellò la caduta della repubblica di Venezia, turpemente trafficata da Bonaparte””. (pag 177) “”Ma quanti ghiotti particolari balzano fuori dalle pagine di questo ‘Libro Verde’ del trattatodi Campoformio: dove lo spirito napoleonico domina prepotente, trascinando tutto e tutti con la sua dispotica foga. La corte di Vienna s’illudeva dapprima di poter imporre le sue regole di etichetta a questo ‘parvenu’ corso, a questo imberbe generale repubblicano. E’ comica una lettera dell’Imperatore Francesco II, che, richiesto dal fratello Arciduca Carlo come dovesse comportarsi di fronte a un invito del Bonaparte per un convegno sulla possibile pace, rispondeva con goffa burbanza il 4 aprile 1797: “”la tua dignità, il tuo grado non ti permettono un abboccamento con Bonaparte. Mandagli Bellegarde o Merfeld””. Avrebbe mai allora sognato l’imperatore Francesco, il futuro martoriatore dei prigionieri dello Spielberg, che con quel ‘parvenu’, con cui egli riteneva disdicevole per l’Arciduca Carlo di venire a contatto, avrebbe dovuto lui in persona scendere a patti, contrarre parentela, concendendogli la mano della figliola, Maria Luigia?”” (pag 178)”,”ITAB-239″
“LUZZATI Enrico LUNADEI GIROLAMI Simona SECHI Salvatore CARDOSO Fernando Henrique WHITEHEAD Laurence CAPUTO Orlando L. PIZARRO Roberto R. COHN Gabriel GARCIA Antonio PETRAS James e LA-PORTE Robert STAVENHAGEN Rodolfo PEREIRA DE QUEIROZ Maria Isaura MERCIER VEGA Luis EINAUDI Luigi R. PETRAS James e Maurice ZEITLIN PARIS Robert FIRPO Luigi EINAUDI Luigi”,”Introduzione allo studio delle spese pubbliche per l’istruzione in Italia (1862-1965) (Luzzati); Partito comunista e classe operaia a Torino (1929-1934) (Lunadei Girolami); Il problema storico del sottosviluppo in America Latina. Il decennio dell’Alleanza per il progresso (Sechi); Industrializzazione, dipendenza e potere in America Latina (Cardoso); Le attività del settore pubblico in America Latina (Whitehead); Capitale straniero: un’utopia del «desarrollismo» (Caputo-Pizarro); Industrializzazione e crisi in Brasile (Cohn); Schema per una sociologia della riforma agraria. Riflessioni sull’esperienza latino-americana (Garcia); La politica americana e la riforma agraria in America Latina: il decennio dell’Alleanza per il progresso (Petras-La Porte); L’evoluzione storia della riforma agraria messicana (Stavenhagen); Miti messianici e trasformazione della società tradizionale in Brasile (Pereira); Bilancio della guerriglia in America Latina (Mercier Vega); Perù: classi militari e relazioni cogli Stati Uniti (L.R. Einaudi); La composizione sociale della sinistra in Cile (Petras-Zeitlin); La formazione ideologica di José Carlos Mariátegui (Paris); Luigi Einaudi collaboratore de “”La Stampa”” (Firpo).”,” Citato il volume di Luis Pan, ‘Justo y Marx. El socialismo en la Argentina’, Buenos Aires, Monserrat, 1964 (pag 580)”,”ANNx-004-FP”
“LUZZATTI Luigi”,”Pro Italico Nomine.”,”LUZZATTI Luigi “”Il est étrange que ces discours sur le consolidé italien se trouvent dans une revue économique anglaise qui a vraiment soutenu, comme on le sait, le cours des rentes publiques de son pays, obligeant par une loi (ce qui nèa pas eu lieu en Italie) toutes les caisses d’epargnes, libres ou postales, à employer toutes leurs dépôts en rente anglaise à 3%, puis, après la conversion en deux temps, avec un intervalle de 14 ans, à 2 3,4 et enfin à 2 1,2%. La conséquence fut que le consolidé anglais, descendit de 113 a 70%, continuant avec difficulté à s’approcher de 80. Mais la raison principale et naturelle de la valeur du consolidé italien est dans le fait admirable qu’il se trouve largement répandu dans les classes moyennes et moins aisées, démocratiquement distribué par le fait des demandes de la petite épargne, tandis que le consolidé anglais, comme la terre, est concentré en peu de mains. Pour une centaine de milliers de rentiers anglais il y an a au au moins un million en Italie! Nopus n’aurions pas aussi heuresement accompli la conversion de la rente, et les cours ne saraient pas soutenus, sans la base très solide de ces ‘petits rentiers’, qui représentent les cellules organiques du crédit italien. Et de même qu’on a vu de nos jours tout le monde accourir joyeux à la guerre, de sorte qu’on peut dire avec notre poète: ‘Parea che a danza, e non a morte andasse / Ciascun de vostri, o a splendido convito’ de même, s’il devait s’ouvrir une souscription nationale pour un grand emprun t, en comptant sur les caisses d’épargne postales et autres, l’Italie des épargnes populaires répondrait à l’appel come l’Italie militaire”” (pag 77) Biografia. Luigi Luzzatti Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia Durata mandato 31 marzo 1910 – 29 marzo 1911 Capo di Stato Vittorio Emanuele III Predecessore Sidney Sonnino Successore Giovanni Giolitti Ministro dell’Interno Durata mandato 31 marzo 1910 – 29 marzo 1911 Presidente Luigi Luzzatti Predecessore Sidney Sonnino Successore Giovanni Giolitti Dati generali Partito politico Destra storica Luigi Luzzatti (Venezia, 1º marzo 1841 – Roma, 29 marzo 1927) è stato un giurista ed economista italiano, che fu Presidente del Consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911. È stato il fondatore della Banca Popolare di Milano e Presidente dello stesso istituto di credito dal 1865 al 1870, oltre ad esserne stato Presidente Onorario dal 1870 al 1927. Nato in una famiglia ebraica veneziana, dopo aver completato gli studi in giurisprudenza all’Università di Padova attirò su di sé l’attenzione della polizia austriaca a causa delle sue lezioni di economia politica, e fu costretto ad emigrare. Nel 1863 ottenne una cattedra presso l’Istituto Tecnico di Milano. Nel 1867 fu nominato professore di diritto costituzionale all’Università di Padova [1]. Dotato di eloquenza ed energia, divulgò le teorie economiche di Franz Hermann Schulze-Delitzsch (1808-1883). Con la pubblicazione nel 1863 dell’opera “”La diffusione del credito e le banche popolari”” divenne l’artefice della diffusione delle banche popolari in Italia. Partecipò alla fondazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, primo ateneo italiano per l’insegnamento dell’economia. Nel collegio di Oderzo, nel 1869 fu nominato da Minghetti sottosegretario di stato all’agricoltura e al commercio e in tale veste abolì il controllo governativo sulle imprese commerciali e promosse un’indagine conoscitiva sulle condizioni dell’industria. Benché in teoria sostenitore del libero commercio egli fu di fatto determinante nella creazione di un sistema economico protezionistico in Italia. Nel 1877 partecipò ai negoziati commerciali con la Francia, nel 1878 compilò il tariffario doganale italiano, e successivamente ebbe un ruolo di guida in tutti i trattati commerciali che l’Italia stipulò con gli altri paesi. Nominato ministro del tesoro nel primo governo Di Rudinì del 1891, con mossa avventata, abolì il sistema di compensazione della valuta fra istituti di emissione, misura che provocò la duplicazione di parte del denaro circolante e accelerò la crisi del sistema bancario del 1893 Nel 1896 entrò nel terzo governo Di Rudinì come ministro del tesoro e, tempestivamente legiferò in modo da salvare dal fallimento il Banco di Napoli. Dopo aver lasciato l’incarico nel 1898 la sua principale occupazione fu di condurre il negoziato commerciale Franco-Italiano, mentre come deputato, giornalista e professore, continuò a partecipare attivamente alla vita politica ed economica del paese. Fu nuovamente ministro del tesoro dal novembre 1903 al marzo 1905 nel secondo gabinetto Giolitti, e per la quarta volta dal febbraio al maggio 1906 nel governo Sonnino. Alla fine del suo mandato ottenne la conversione del tasso d’interesse sul debito pubblico italiano dal 5% (ridotto al 4% al netto delle imposte) al 3,5% e successivamente al 3%, operazione che altri ministri avevano tentato senza successo; sebbene la conversione non fu completamente portata a termine durante il suo dicastero, gliene va attribuito gran parte del merito. Fu su sua proposta che venne approvata la legge n 251 del 31.05.1903 che istituiva l’Istituto Autonomo delle Case Popolari, destinato a sovvenire alle necessità abitative dei ceti italiani meno abbienti. Nel 1907 fu presidente del congresso delle cooperative di Cremona. Nel secondo governo Sonnino fu ministro dell’agricoltura, industria e commercio.[2]. Il 31 marzo 1910 Luzzatti fu nominato presidente del Consiglio dei ministri dal re Vittorio Emanuele III dietro indicazione dello stesso primo ministro dimissionario, Giolitti. Durante il suo governo fu varata, all’inizio del 1911, la legge Daneo-Credaro, che rendeva obbligatoria la frequenza scolastica fino a 12 anni, mentre la scuola elementare non fu più dipendente dai Comuni, bensì dallo Stato, che ne assumeva la gestione. In questo modo le scuole di molti Comuni che non potevano permettersi la manutenzione degli edifici scolastici furono migliorate, permettendo una maggiore alfabetizzazione delle masse popolari, specie quelle rurali. A questa riforma, Luzzati volle far seguire quella elettorale, che prevedeva l’estensione del suffragio a quattro milioni e mezzo di nuovi elettori; la sua proposta fu accantonata per l’opposizione dell’Estrema Sinistra, che chiedeva invece il suffragio universale. Sfumato il suo progetto, Luzzatti rassegnò le dimissioni il 29 marzo 1911, e al potere tornò Giolitti. Fu durante il mandato di Luzzatti che, il 17 marzo 1911, si inaugurò il cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, festeggiato con mostre ed eventi pubblici. Luigi Luzzatti è stato, nella storia del Regno d’Italia e poi della Repubblica, l’unico presidente del Consiglio ebreo.”,”ITAE-313″
“LUZZATTO Sergio”,”Il Terrore ricordato. Memoria e tradizione dell’ esperienza rivoluzionaria. Nuova edizione ampliata.”,”Sergio LUZZATTO (Genova 1963) insegna storia moderna all’ Università di Macerata. Presso Einaudi ha pubblicato ‘L’ autunno della Rivoluzione’ (1994) e ‘Il corpo del duce’ (1998).”,”FRAR-199″
“LUZZATTO Gino”,”Breve storia economica dell’ Italia medievale. Dalla caduta dell’ Impero romano al principio del Cinquecento.”,”Gino LUZZATTO, il grande storico dell’ economia morto a Venezia nel 1964, nacque a Padova nel 1878. Laureatosi in lettere e giurisprudenza, si dedicò poi alla storia economica, di cui tenne la cattedra all’ Istituto superiore di scienze economiche e commerciali di Venezia. Costretto dalle leggi razziali a lasciare l’ Università nel 1938, vi ritornò dopo la fine della guerra come rettore magnifico, incarico che tenne, con la cattedra di storia economica, fino al 1953. Fra le sue opere più importanti ricordiamo: ‘Storia del commercio’ (1914), ‘Storia economica dell’ età moderna e contemporanea’ (1948-50), ‘L’ economia italiana dal 1861 al 1894′.”,”ITAE-036″
“LUZZATTO Sergio”,”La mummia della Repubblica. Storia di Mazzini imbalsamato 1872-1946.”,”LUZZATTO Sergio (Genova, 1963) insegna storia moderna all’ Università di Macerata. Ha pubblicato studi sulla Rivoluzione francese e sull’ Italia del Novecento.”,”ITAB-077″
“LUZZATTO FEGIZ Pierpaolo”,”Il volto sconosciuto dell’ Italia. Dieci anni di sondaggi Doxa.”,”””Souvenez-vous que même le plus grand sot peut répondre, si on le consultait; mais il n’y a que le grand homme qui sache interroger.”” (Galiani, Dialogues) (in apertura) “”Ricordatevi che anche il più grande ubriacone può rispondere, se lo si consulta; ma solo il grand’ uomo è in grado di interrogare”” Galiani Sondaggio Doxa sul divorzio (pag 397-400) Popolarità uomini politici italiani (pag 533) Libri e letture. Il libro più bello e quello più letto (pag 859)”,”ITAS-088″
“LUZZATTO Sergio”,”Ombre rosse. Il romanzo della Rivoluzione francese nell’ Ottocento.”,”LUZZATTO Sergio insegna Storia moderna all’ Università di Torino. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo: ‘L’ autunno della Rivoluzione’ (1994). La gaffe di Victor Hugo (pag 153-) “”A tutt’oggi, gli studiosi di Victor Hugo tendono a confondere il messaggio ideologico dei due romanzi, a comprenderli sotto l’unica rubrica della religione (o dell’ illusione) progressista. Lo fanno, sia chiaro – per un insieme di buone ragioni: grosso modo, è quello lo spirito che accomuna le due opere. Eppure, a guardar meglio, Quatre-Vingt-treize e i Misérables non raccontano affatto la stessa storia; e non soltan to nel senso banale che settencentesca è l’ epopea della ghigliottina, ottocentesca l’ epopea della barricata. Raccontano storie diverse anchein un senso più profondo, perché da un’ opera all’ altra il giudizio sul passato nazionale subisce un’ evoluzione: lo scrittore è tentato di cambiare idea sulla moralità della violenza rivoluzionaria. Fra il 1862 e il ’74, Hugo ha vissuto infatti il 1871. E dopo l’ année terrible, il romanzo della Rivoluzione non ha potuto più sembrargli lo stesso.”” (pag 154-155)”,”FRAR-319″
“LUZZATTO Gino”,”Per una storia economica d’Italia.”,”LUZZATTO Gino (Padova 1878- Venezia 1964) si dedicò alla ricerca storica (classi sociali, istituzioni giuridico-economiche, commercio, finanze). A fianco di Salvemini condusse su ‘L’Unità’ una memorabile battaglia democratica contro il parassitismo economico e il nazinalismo. Il fascismo lo costrinse a rinuciare prima alla sua attività di pubblicista e poi, con le leggi razziali, alla cattedra. Nel 1945 Cà Foscari lo rielesse rettore carica che conservò fino al ritiro. Assessore socialista per qualche anno alle finanze del comune di Venezia.”,”STOx-193″
“LUZZATTO Gino”,”Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica.”,”LUZZATTO Gino Marx e Sombart “”Vogliamo soltanto osservare, perché la constatazione è quanto mai ovvia, che il Sombart, vecchio studioso ed ottimo conoscitore del pensiero marxista, ha tratto indubbiamente da Carlo Marx l’ispirazione prima a questa sua opera. Da Marx, che può considerarsi del resto il suscitatore di tutti gli studi di storia economica dell’ultimo cinquantennio, egli ha desunto, aderendovi pienamente, il concetto e la definizione dell’impresa capitalistica, caratterizzata dalla netta separazione fra chi lavora e chi possiede gli strumenti di lavoro; da lui egli ha accettato, con qualche correzione, la classificazione delle forme di produzione succedutesi nell’età moderna. Ma anche nel punto fondamentale più originale e più discusso delle ricerche del Sombart, nella sua tesi cioè sulla formazione del capitale, l’influenza di Marx può considerarsi sicura. Non che fra le due tesi non vi siano differenze profonde. Per Marx, com’è noto, la formazione del capitalismo trova il suo fondamento nella esistenza di una grande massa di forza lavoro nullatenente, di proletari, di cui sia possibile assicurarsi lo sfruttamento, e la spinta decisiva al formarsi di una classe capitalistica fu data soprattutto nel secolo XVI, nel momento in cui grandi masse di uomini furono violentemente privati dei loro mezzi di sussistenza, e furono gettati sul mercato del lavoro; e la base di questo processo, che egli segue nella storia economica dell’Inghilterra, è costituita dalla espropriazione dei piccoli produttori rurali. Sombart, invece, pur riconoscendo che condizione essenziale dell’impresa capitalistica è l’esistenza di una massa di lavoratori privi degli strumenti di produzione e soggetti al capitale, non mette in piena luce la ricerca del modo e delle ragioni per cui si è costituito il proletariato, ma si interessa molto di più del modo di formazione del patrimonio e della sua trasformazione in capitale. Tuttavia è per lo meno probabile che, anche in questa sua ricerca, egli non sia del tutto indipendente da Marx e che la sua tesi preferita, ed ora soltanto attenuata, della formazione del capitale per la sola via dell’accumulazione della rendita fondiaria, gli sia stata suggerita dalla tesi contraria di Marx, che aveva visto la prima origine del capitale industriali nei patrimoni accumulati nelle città medievali con l’usura e col commercio e trasformatisi poi in capitale quando l’immigrazione del proletariato dalla campagna in città fornì la forza di lavoro da sfruttare.”” [Gino Luzzatto, ‘L’origine e gli albori del capitalismo. A proposito della seconda edizione del “”Capitalismo moderno”” di Werner Sombart] [in: Gino Luzzatto, Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica, 1966] (pag 524-525) (pag 524-525)”,”ITAG-226″
“LUZZATTO Sergio”,”La Marsigliese stonata. La sinistra francese e il problema storico della guerra giusta (1848-1948).”,”LUZZATTO Sergio (Genova, 1963) svolge lavoro di ricerca in storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato ‘Il Terrore ricordato’. Engels e Avenel. “”Un altro ardente democratico con una passato da ‘quarante-huitard’, Georges Avenel, consacra allora due interi, cospicui volumi a ripercorrere con simpatia di accenti la generosa e sfortunata vicenda rivoluzionaria di Anacharsis Cloots, l”Oratore del genere umano’: nella dottrina di Cloots, Avenel riconosce la volontà di fondare attraverso la guerra un nuovo, luminoso diritto delle genti, che nulla avesse dell’ombrosità mortuaria dei disegni di Robespierre, né del pedantismo federalista di Brissot, e si collegasse se mai al vitalismo entusiasta di Hébert e dei sanculotti parigini (1). (Nel primo centenario della Rivoluzione francese, nonché anno di fondazione della Seconda Internazionale, l’opera di Avenel potrà sembrare a Engels – al ‘generale’ del movimento operaio europeo – la pietra storiografica su cui fondare l’educazione politica dei rivoluzionari a venire (2))”” ((1) G. Avenel, Anacharsis Cloots, l’Orateur du genre humain, Paris, France, Univers! (1865), Champ Libre, Paris, 1976; (2) V. Adler, Aufsätze, Reden und Briefe, vol I, Victor Adler und Friedrich Engels, Wien, 1922, pp. 1-2)) [Sergio Luzzatto, La Marsigliese stonata. La sinistra francese e il problema storico della guerra giusta (1848-1948)] (pag 60-61) Mathiez si schiera con la Francia nel primo conflitto mondiale. “”Al pari di altri professori impegnati a sostenere dalla cattedra la mobilitazione bellica della Francia, Mathiez era rimasto deluso, nel 1918, dalla scelta di Lenin e di Trotsky di firmare la pace di Brest-Litovsk (…)”” (pag 114)”,”STOx-194″
“LUZZATTO Sergio”,”La crisi dell’antifascismo.”,”Sergo Luzzatto (Genova; 1963) insegna Storia moderna all’Università di Torino. Da Einaudi ha pubblicato fra l’altro ‘Il corpo del duce’ (1998), ‘Il Terrore ricordato’ (2000). Con Victoria De Grazia ha curato i due volumi del ‘Dizionario del fascismo’ (2002-2003). Miti resistenza. “”Il mito più duro a morire _ perché il più funzionale sia alla legittimazione della politica della Repubblica, sia all’impianto civile della ricostruzione – è quello di un legame necessario tra antifascismo e Resistenza: è il mito di un’assoluta continuità biografica, ideologica, organizzativa tra i refrattari del Ventennio e i partigiani dei venti mesi. (…) Se pure i capi militari e i commissari politici delle brigate partigiane furono spesso – anche per anagrafe – uomini dell’antifascismo “”tradizionale””, che nella guerra civile trasferirono l’armamentario di una presa di coscienza e di una militanza pregresse, la stragrande maggioranza dei combattenti furono ragazzi fra i diciotto e i vent’anni che salirono in montagna senza l’idea di compiere una scelta di vita: più che altro, volendo sottrarsi alla leva militare di Salò. I resistenti erano innanzitutto dei renitenti.A posteriori la retorica antifascista ha voluto, anzi da dovuto cantarne l’epopea proprio per rimediare a questo inconveniente originario: per dissimulare l’evidenza che rende degli imboscati improbabili come eroi. Oggi , liberi dall’obbligo di portare acqua al mulino del mito, gli storici vanno riconoscendo il fascismo della Repubblica precisamente nel suo carattere di esperienza storica ‘non lineare’. «Mio bisnonno mazziniano, mio nonno garibaldino, mio padre antifascista, io comunista»: la lignée’ familiare sfoggiata da un organizzatore tra i principali della guerra partigiana, Giorgio Amendola, era troppo belle per essere vera per tutti. Molto più che lo sbocco naturale di una tradizione, la banda fu il luogo sorprendente di un’acculturazione. Nel 1947, quando l’ex partigiano Italo Calvino si apprestava a pubblicare ‘Il sentiero dei nidi di ragno’, i suoi amici lo sconsigliavano di includere nel romanzo il capitolo nono, quello dove il commissario politico Kim indottrina i componenti della strana brigata del comandante Dritto. «Troppo didascalico», obiettavano. Forse, il disagio dell’intellighenzia einaudiana e comunista davanti al contrasto fra le ragioni politiche di Kim e le ragioni impolitiche del Dritto e del suo pugno di sbandati rifletteva la consapevolezza di quanto nella Resistenza vi fosse stato di irriducibile al mito antifascista: quanto di confuso, di personale, di disordinato, di furbesco, di fanciullesco, di picaresco… Mentre l’ostinazione di Calvino nel mantenere il capitolo rifletteva l’intuizione che il sugo di tutta la storia si nascondesse proprio lì. Nel fatto che tanti ragazzi erano divenuti partigiani senza capirne le ragioni, anzi, quasi senza chiedersele; che avevano ascoltato in montagna parole adatte per ‘attribuire senso ‘ alla loro condizione, così da trasformare un’avventura in cultura; che erano stati eroi nella più anti-eroica delle maniere, limitandosi a riconoscere che un futuro degno aveva bisogno di un presente rischioso, e che i rischi del presente andavano corsi in prima persona’ (pag 70-73)]”,”ITAR-339″
“LUZZATTO Sergio”,”La crisi dell’antifascismo.”,”Sergio Luzzatto (Genova 1963) insegna Storia moderna all’Università di Torino.”,”ITAP-076-FL”
“LUZZATTO Sergio”,”Dolore e furore. Una storia delle Brigate rosse.”,”Sergio Luzzatto è genovese di nascita e dopo avere a lungo insegnato a Torino vive in America, Professore di storia moderna europea alla University of Connecticut,. Studioso della Rivoluzione francese e del Novecento italiano, ha pubblicato molti libri tra cui ”Gli orfani della Shoah e la nascita di Israele’ (2018), ‘Giù in mezzo agli uomini. Vita e morte di Guido Rossa’ (2021).”,”TEMx-100″
“LUZZATTO Gino”,”Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica.”,”Ultima parte del libro: – L’origine e gli albori del capitalismo. A proposito della seconda edizione del “”Capitalismo moderno”” di Werner Sombart (pag 483-530)”,”ITAE-021-FSD”
“LUZZATTO Gino”,”Per una storia economica d’Italia.”,”Gino Luzzatto (Padova 1878- Venezia 1964) si dedicò alla ricerca storica (classi sociali, istituzioni giuridico-economiche, commercio, finanze). A fianco di Salvemini condusse su ‘L’Unità’ una memorabile battaglia democratica contro il parassitismo economico e il nazionalismo. Il fascismo lo costrinse a rinuciare prima alla sua attività di pubblicista e poi, con le leggi razziali, alla cattedra. Nel 1945 Cà Foscari lo rielesse rettore carica che conservò fino al ritiro. Fu assessore socialista per qualche anno alle finanze del comune di Venezia. Corporazioni. “”Il movimento per la soppressione delle corporazioni artigiane si limitò, come si è detto, a combattere quelle corporazioni, che avevano assunto un carattere monopolistico e decisamente chiuso. Soltanto in pochissimi Stati italiani si arrivò, alla vigilia della Rivoluzione francese, alla soppressione delle corporazioni. Così pure la creazione di un unico mercato, con la soppressione delle dogane interne entro i singoli Stati regionali, fu raggiunta soltanto alla vigilia della Rivoluzione e non dappertutto. Del resto anche ai giorni nostri qualche sopravvivenza delle corporazioni chiuse sussiste per l’esercizio del notariato e delle farmacie”” (pag 177)”,”ITAE-006-FGB”
“LUZZATTO Sergio”,”Il Terrore ricordato. Memoria e tradizione dell’esperienza rivoluzionaria.”,”Sergio Luzzatto è nato a Genvoa nel 1963. Ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e si è perfezionato all’ Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales di Parigi (EHSS).”,”FRAR-002-FMB”
“LY Mamadou”,”Iran, 1978-1982. Una rivoluzione reazionaria contro il sistema.”,”Mamadou Ly è nato nel 1964 in Mauritania, dove si è laureato in Storia all’Università di Nauakchott. Successivamente ha ottenuto il diploma di ricerca approfondita in Storia medievale all’Università di Tunisi. É componente del Centro ricerca e formazione ‘Utopia socialista’ e condirettore della rivista omonima. Per Prospettiva Edizioni ha pubblicato: Africa alla rovescia e Mille e un Islam.”,”VIOx-026-FL”
“LY Mamadou”,”Africa alla rovescia.”,”Mamadou Ly è nato nel 1964 in Mauritania, dove si è laureato in storia all’Università di Nouakhott. Successivamente ha ottenuto il Diploma di Ricerca approfondita in Storia Medievale all’Università di Tunisi. Attualmente lavora in Italia e collabora con la rivista Socialismo o Barbarie.”,”AFRx-011-FL”
“LY Mamadou”,”Mille e un Islam.”,”Momadou Ly è laureato in storia ed è autore di Africa alla rovescia.”,”RELx-020-FL”
“LYNCH Allen”,”The Soviet Study of International Relations.”,”Allen Lynch, Deputy Director of Studies, Institute for East-West Security Studies, New York. Lynch’s book is an insightful and incisive examination of Soviet theories and concepts of international politics and foreign policy. Not only does he provide a concise exposition of the orthodox Marxist, Leninist and Stalinist foundations of Soviet thinking on international affairs,but he also examines the important departures from that orthodoxy under Khrushchev and Brezhnev. More important, however, he focuses on the intellectual ferment which characterized the infrastructure of the Soviet Foreign policy establishment during the past twenty years. His elegantly written words and powerful expository style enable us to understand better both Soviet thinking and Soviet behaviour in international affairs. Foreword by Curt Gasteyger, Acknowledgements, Introduction: The New Political Thinking and Soviet Foreign Policy: Intellectual Origins and Political Consequences, Introduction to the First Edition: A note on methodology, conclusion, notes, bibliography, index, Soviet and East European Studies n. 55,”,”RUST-017-FL”
“LYNCH John”,”The Hispanic World in Crisis and Change, 1598-1700. A History of Spain.”,”La secessione del Portogallo dalla Spagna nel Seicento è un evento storico di grande importanza. Nel 1640, la maggioranza della nobiltà lusitana optò per la riconquista dell’indipendenza del Portogallo, accusando Filippo IV e Olivares di non voler difendere gli interessi della corona portoghese e di voler distruggere le libertà del Paese 1. Questo evento segnò la fine dell’Unione Iberica, che aveva unito i due paesi dal 1580 2. (copil.)”,”SPAx-030-FSD”
“LYNN EDGAR Adrienne”,”Tribal Nation. The Making of Soviet Turkmenistan.”,”LYNN EDGAR Adrienne è Associate Professor of History alla University of California, Santa Barbara. E’ stata editor del World Policy Journal. Osservazioni sui turkmeni. “”Russian travelers and military officers who wrote about Central Asia in the nineteenth and early-twentieth centuries tended to stress the absence of social stratification among the Turkmen. Like their Western European counterparts, many Russians were impressed by the independence, rough democracy, and miiltary prowess of nomadic and seminomadic groups. They were also fascinated by the political structure of the stateless Turkmen, in which conflict was regulated by the political structure of the stateless Turkmen, in which conflict was regulated without an overarching political autorithy. Fëdor Mikhailov, an officer in the Russia military administration of Transcaspia at the beginning of the twentieth century, argued that “”all Turkmen, rich and poor, live almost completely alike””, and that the Turkmen “”put the principles of brotherhood, equality, and freedom into practice more completely and consistently than any of our contemporary (European) republics””””. (pag 173-174) I turkmeni (in lingua turkmena Türkme , al plurale Türkmenler sono una popolazione di stirpe turca dell’Asia centrale, che popola il Turkmenistan, l’Iran nord-orientale e alcune zone dell’Afghanistan. Essi parlano il turkmeno, classificato come parte della branca occidentale oghuz delle lingue turche, insieme all’azero, al turco propriamente detto e al turcomanno dell’Iraq.[wikip)”,”ASIx-092″
“LYONS Eugene”,”Il crollo dell’ utopia comunista (Assignment in Utopia)”,”Eugene LYONS, pubblicista e scrittore nordamericano, giunse a Mosca in qualità di corrispondente della’ United Press di New York nel febbraio 1928 alla vigilia della grande crisi politica russa, svolta che avrebbe dato luogo a quella enorma macchina burocratica che è lo Stato sovietico. “”Per qualche tempo la stampa coprì l’ intensità del conflitto generalizzando circa la “”resistenza dei kulaki”” e la necessità di una “”vigilanza bolscevica””. Mosca era piena di voci di rivolta, nel Kuban, in Ucraina ed in altre località, di lavoratori spinti dalla mancanza di viveri allo sciopero, che per i Soviet equivale a rivolta. Quando la stampa ebbe il permesso di parlare più apertamente, si vide che molte voci erano vere. Da tutti i settori del paese giungevano rapporti di attacchi e di uccisioni di comunisti locali, di agenti in missione per il grano, di esattori fiscali. Ricordo che un calcolo ufficiale stabiliva in cinquecento il numero di comunisti uccisi. Schiere di kulaki o di “”quasi kulaki”” furono sommariamente giustiziati come rei di controrivoluzione. Benché pochi di noi se ne rendessero conto, assistevamo alla prima battaglia di una guerra che, con brevi armistizi, doveva culminare nella carestia del 1932 – 1933″”. (pag 128)”,”RUSS-143″
“LYONS Eugene”,”Vita e morte di Sacco e Vanzetti.”,”In fondo al libretto foto di stupri ed uccisioni di donne vietnamite attribuite ai soldati americani (pag XXIII)”,”ANAx-320″
“LYTTELTON Adrian”,”La conquista del potere. Il fascismo dal 1919 al 1929.”,”L’A è nato a Londra nel 1937. Ha studiato a Eton, allievo di Frederick DEAKIR e Raymond CARR. Poi ha studiato storia moderna al Magdalen College di Oxford. Nel 1960 è diventato Fellow all’ All Souls College. Dal 1968 è al St Antony’s College.”,”ITAF-141″
“LYTTELTON Adrian / PETERSEN Jens / NELLO Paolo”,”Il problema della violenza nel fascismo italiano. ‘Fascismo e violenza: conflitto sociale e azione politica in Italia nel primo dopoguerra’ (Lyttelton); ‘Il problema della violenza nel fascismo italiano’ (Petersen); ‘La violenza fascista ovvero dello squadrismo nazionalrivoluzionario’ (Nello).”,”Vedi saggi in STOx-271 “”Il 1920 – com’è ormai fin troppo noto perché ci si debba soffermare ulteriormente sulla cosa – segnò l’avvio della ‘mobilitazione secondaria’ (a dirla con Gino Germani) della piccola e media borghesia italiana, emergente sotto il profilo economico, sociale e politico, e alla ricerca di nuove soluzioni in grado di soddisfare le proprie idealità e i propri interessi (29). Assenti del tutto o divisi nelle varie opzioni politiche tradizionali (inclusa quella socialista) nel 1919, l’anno successivo i ceti medi vennero progressivamente adottando una linea diversa, tendente ad una aggregazione autonoma, ad organizzarsi insomma come classe, come specifica forza politica e sociale. Individuato nel liberalismo di vecchio tipo o ‘tout court’ il rappresentante dell’alta borghesia e dell’aristocrazia (e riecheggiavano, al solito, certi temi ‘rielaborati’ della critica mazziniana, garibaldina e radicale allo stato «moderato») (30) e nel PSI quello del proletariato, il ceto medio puntava – sia pure in prospettiva e ancora con iniziative varie e non necessariamente coordinate (31) – a superare le tradizionali divergenze di vedute politiche e la non sempre stretta omogeneità di interessi economici sulla base delle idealità nazionali e di un interclassismo solidarista e produttivista; cioè sulla base del mito della borghesia patriottica del lavoro custode idealista e «pura» dei valori risorgimentali e fornitrice sempre di «martiri» per essi, nonché elemento cardine e cerniera insostituibile del tessuto sociale e del sistema economico per le sue capacità professionali e connesse funzioni tecniche, e per la posizione mediatrice tra il conservatorismo altoborghese e il collettivismo proletario, sostenitori tra l’altro ambedue delle grandi concentrazioni economiche e dunque della massificazione sociale, avversate entrambe dall’individualismo piccolo borghese. Si rivendicava in altri termini per la classe media il diritto-dovere di dirigere il paese all’indomani dell’ultima guerra di indipendenza nazionale, del conflitto che aveva sancito finalmente l’ingresso italiano nel concerto delle grandi potenze”” (pag 1020-1021) [(29) Sul problema, si veda – per tutti – R. De Felice, ‘Intervista sul fascismo’, cit., pp. 30 e ss.; (30) Tipico il caso di Dino Grandi, che si batté invano – nel 1919-20 – per la rifondazione del liberalismo italiano in movimento politico ed economico della giovane ed emergente borghesia del lavoro. Egli individuò correttamente nei ceti medi produttivi la naturale base sociale di un partito liberale moderno. Deluso tenterà di realizzare il medesimo progetto politico tramite il fascismo. Cfr. P. Nello, ‘L’evoluzione economico-sociale’, cit., pp. 455-9; (31) L’iniziativa più caratteristica fu certo quella della fondazione di numerosi sindacati «economici», cioè apolitici, ma nazionali, difensori della funzione tecnica e professionale, avversi ai socialisti, contrari ai criteri della perequazione indiscriminata. Cfr. Id, ‘L’avanguardismo giovanile…’, cit., pp. 60-1 e 65] Paolo Nello Pisa, 15/08/1953 Università di Pisa Dipartimento di Scienze Politiche. Paolo Nello (Ph.D. in History and Civilization, European University Institute) è professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, dove insegna Storia contemporanea della governance politica, Storia dell’emigrazione italiana, Storia contemporanea del Regno Unito e dell’Irlanda. Dal 2011/2012 dirige il Master di I livello in Management Turistico Alberghiero. Dal 2009 al 2012 è stato direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pisa; quindi, cessate le Facoltà, dal 2012 al 2016 direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dello stesso Ateneo. Ha tenuto a più riprese corsi e seminari in programmi universitari e college statunitensi ed è stato visiting professor all’Università Carlo di Praga e all’Instituto de Ciências Sociais della Universidade de Lisboa. È membro di vari comitati scientifici di riviste e collane di studi. È socio della SISSCO (Società italiana per lo studio della storia contemporanea). Studioso del fascismo, delle destre e del movimento cattolico, è autore di numerosi volumi e saggi, fra i quali, in particolare, quelli dedicati alla biografia politica di Dino Grandi. Sta lavorando alla stesura di un volume sul ventennio fascista. Dati sulle vittime della violenza fascista in saggio di Lyttelton (pag 971)”,”STOx-271-B”
Biblioteca ISC ordinata per nome autore, L3
“LENK Kurt”,”Teorie della rivoluzione.”,”LENK è nato nel 1929 a Kaaden. Insegna Storia politica all’Univ di Erlangen-Nurnberg. “”E in una lettera a von Patten, Engels sintetizza nel modo seguente i princìpi che rendevano insuperabile l’ostilità tra Marx ed i bakunisti: “”Gli anarchici (…) dichiarano che la rivoluzione proletaria deve cominciare abolendo l’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato trova già pronta dopo la vittoria è proprio lo stato. Ora, per quanto grandi siano i cambiamenti necessari per metterlo in grado di assolvere alle sue nuove funzioni, distruggere proprio allora lo stato significherebbe distruggere l’unico organismo a disposizione del proletariato per la effettiva messa in atto del potere appena conquistato, attraverso la graduale neutralizzazione dell’avversario di classe e la definitiva realizzazione di quella rivoluzione economica senza la quale la vittoria sarebbe costretta a sfociare in una nuova sconfitta e in nuovo bagno di sangue operaio, come avvenne dopo la Comune di Parigi (Brief an von Patten, 18 April 1883, in Marx-Engels, Ausg. Briefe, Berlin, 1953, p. 433).”” [Kurt Lenk, Teorie della rivoluzione, 1976] (pag 84)”,”TEOC-019″
“LENK Kurt”,”Marx e la sociologia della conoscenza.”,”Kurt Lenk è nato nel 1929 e ha studiato scienze politiche, sociologia e filosofia all’Università di Francoforte. E’ ordinario di Scienze politiche all’Università di Erlangen, Norimberga. E’ autore di numerosi articoli apparsi su riviste di scienze sociali e di “”Von der Ohnmacht des Geistes”” (1959), “”Ideologie. Ideologiekritik und Wissensoziologie”” (1961), “”Theorie und Soziologie der politischen Parteien”” (1968, con F. Neumann) e di “”””Volk und Staat””. Strukturwandel politischer Ideologien im 19. und 20. Jahrhundert”” (1971). Il concetto di “”legge”” in Marx ed il concetto sociologico di legge (capitolo 7) (pag 203-) “”La critica marxiana dell’ideologia è una tappa decisiva del processo di smitologizzazione della storia. Contro le costruzioni della storia idealiste ed «ideologiche», Marx richiama l’attenzione sul fatto che non sono i principi astratti, idee e potenze metafisiche, a produrre ciò che chiamiamo «storia» e «società», ma gli individui reali, associati o cooperanti. Marx critica, così, quella forma teologica di comprensione della storia secondo cui «la storia esiste per servire all’atto di consumo del mangiare teoretico, cioè del ‘dimostrare’. L’uomo esiste perché ci sia la storia e la storia esiste perché ci sia la prova della verità… La storia diventa, quindi, come la verità, una persona particolare, un soggetto metafisico, e gli individui umani reali sono i suoi semplici portatori» (Marx, S, pp. 87 s.). Al posto di una tale filosofia speculativa ed apparentemente autosufficiente, la quale – sciolta da ogni prassi – fa della storia una irrigidita entità metafisica, la scienza storica può produrre, secondo Marx, «una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dall’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto, come la filosofia, una ricetta o uno schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (76) (Marx, I, p. 23). Questi passi forniscono contemporaneamente la prova che Marx appartiene anche alla preistoria di un «Positivismo» illuminista e che non è, quindi, consentito intenderlo solo come un «Hegel rovesciato» (77). Piuttosto Marx fornisce già qui quegli strumenti – da lui maturati in connessione con la sua critica di Hegel – col cui aiuto diviene possibile una critica ‘immanente’ dei residui teologici del suo stesso pensiero concernente la storia. E’ propria della critica marxiana dell’ideologia – in ciò affine alla dottrina positivistica dell’ideologia – una tendenza antimetafisica rivolta contro ogni innalzamento spiritualistico della realtà sociale. Sia la dottrina marxiana dell’ideologia, sia quella positivistica avanzano ambedue il postulato che al pensiero non sia consentito trascurare l’esperienza cioè le conoscenze che costituiscono l’apporto delle scienze particolari. La differenza fra le due risulta, tuttavia, dalla diversa determinazione ‘dell’ambito tematico’ delle analisi della critica dell’ideologia, corrispondente a sua volta a procedimenti metodologici differenti. Mentre l’indirizzo positivistico della critica dell’ideologia, di regola, ‘non’ fa intervenire, nella propria critica, i momenti nascosti dietro i giudizi ateoretici e parateoretici – siano essi di tipo psicologico o sociologico – in quanto si tratta di momenti indifferenti al valore di verità o di falsità (78), al contrario Marx parte proprio dall’indagine su quelle concrete condizioni sociali, nelle quali vede l’origine della falsa coscienza. Nella circostanza per cui la critica marxiana dell’ideologia non assume il concetto stesso di realtà sociale come un dato assiologicamente neutro, ma vede, invece, nel mutamento di essa realtà il fine ultimo del lavoro criticamente analitico, trova espressione il fatto che essa, implicitamente ed esplicitamente (79), riconosce nella realtà sociale un «rovesciamento» ed una «falsità», prodottesi storicamente. Di conseguenza, il concetto di realtà falsa è il principale punto d’attacco della critica positivistica a Marx. L’introduzione del concetto di realtà «rovesciata» (80) presuppone che non solo le deduzioni del pensiero, ma anche gli sviluppi storici e sociali siano caratterizzati da una certa «logica». Infatti, la messa a confronto di elementi razionali con altri irrazionali e nascosti ha come premessa che non soltanto lo sviluppo del fenomeno, ma anche quello di determinati ambiti della realtà siano dominati da legalità evidenti, la cui «logica» si impone nella struttura della conoscenza”” (pag 203-205) [Kurt Lenk, ‘Marx e la sociologia della conoscenza’, Bologna, 1975] [(76) Cfr. la definizione del tipo «ideale» in Max Weber; (77) Non è assolutamente possibile intendere le forze economiche della produzione come una sorta di «fondamento reale» posto metafisicametne oppure come «ens realissimum», come cerca di fare, tra gli altri, L. Landgrebe, ‘Das Problem der Dialektik’, in «Marxismusstudien», III, serie, (1960), p. 45; (78) Caratteristica, al riguardo, è la categoria di «mentalità» del Geiger. Cfr. in proposito, il paragrafo 7 del cap. IV del presente lavoro; (79) Cfr. Marx, S, p. 11, «L’uomo è il mondo dell’uomo, lo stato, la società. Questo stato e questa società producono la religione, ossia una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto»; (80) Ibidem] [S: K. Marx F. Engels, ‘Die Heilige Familie und andere philosophische Frühschriften’, Berlin 1952; trad. it. ‘La sacra famiglia’, in ‘Opere complete’, vol. IV, Roma, 1972] “”Lo specifico «capovolgimento» della società borghese è il risultato della contraddizione centrale del sistema di produzione capitalista, cioè dell’«antagonismo fondamentale» fra capitale e lavoro salariato, fra produzione sociale ed appropriazione privata. In questa contraddizione fondamentale si esprime la struttura di dominazione e di divisione in classi della società borghese, il cui presupposto è la permanenza della separazione dei produttori tanto dai mezzi di produzione, quanto dagli stessi prodotti del lavoro. Nella rappresentazione dello scambio di equivalenti, nel cui linguaggio la forza-lavoro è merce tra merci – una merce, però, che ha la particolare proprietà di produrre, nel suo consumo, cioè nel lavoro effettivo, più valore di quanto non ne richieda per la propria riproduzione – la forza-lavoro umana, creatrice di valore d’uso, diventa essa stessa un valore di scambio che crea valori di scambio. L’esclusione del produttore dalla determinazione della produzione e dalla facoltà di disporre dei mezzi di produzione «capovolge» la forza-lavoro, propria del produttore, in una merce che egli vende, cioè quasi in una cosa alienabile e scambiabile contro altre cose. Queste, benché prodotte da lui, gli si fanno incontro come cose estranee, esterne a lui e, dal punto di vista qualitativo, non si distinguono in nulla dalla sua propria forza-lavoro che, in quanto valore di scambio a sua disposizione, egli ha scambiato sul mercato con altre merci. Il sovvertimento della società borghese non è altro che questo carattere feticcio del mondo delle merci, che scaturisce «dallo specifico carattere sociale del lavoro che produce merci» (Marx, C, vol. I, p. 106), dove lo stesso lavoro che produce merci è soltanto il consumo del valore d’uso d’una merce, cioè della forza-lavoro. Su questo sfondo, costituito dall’analisi della società capitalista come «mondo rovesciato», che significato ha il concetto di legge in Marx? Come si differenzia dal concetto positivistico di legge? Quando Marx, convenendo con Vico, dice che «la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra» (Marx, C, vol. I, p. 414, nota 89), definisce con ciò la differenza fondamentale del suo concetto di legge sociale da quello scientifico-positivista. Se, infatti, a differenza della storia naturale, la storia umana è stata fatta da noi, ciò implica che questa storia umana, fondamentalmente, non è determinata da una legalità sulla quale gli uomini non abbiano alcun influsso. Nella misura in cui la storia umana mostra delle regolarità di legge, esse sono quelle che gli uomini stessi hanno prodotto, e non vengono imposte d’autorità agli uomini da potenze che stanno al di fuori del loro potere d’influenza. Le leggi prodotte dagli uomini, che hanno potuto rendersi antiumane di fronte a loro presentandosi loro quasi come leggi della natura, sono perciò anche superabili dall’agire umano. La loro persistenza riposa sulla loro «opacità», sulla loro autonomizzazione di fronte alla dipendenza dell’uomo, ciecamente prigioniero della sua propria storia, che gli si fa incontro come una potenza estranea. Si potrebbe dire, quindi, che Marx è forzatamente «positivista» solo in quanto egli analizza dei processi della storia umana che si sono resi indipendenti fino a diventare delle leggi, in quanto, cioè, egli ricostruisce la storia dell’asservimento dell’uomo alla natura. Ma non è un positivista in quanto questo suo lavoro «positivista» mira a penetrare ed a rendere penetrabile ciò che non è stato penetrato – quindi, proprio ciò che «fonda» le leggi – recuperando le regolarità storiche divenute autonome al potere di disporre di colui che le ha prodotte, col che esse vengono «soppresse». Se l’esistenza di «leggi naturali» del processo storico si basa sulla «inconsapevolezza di coloro che vi hanno parte» (81), questa legalità naturale finisce con la fine dell’inconsapevolezza; a questo punto, infatti, al posto della determinazione della coscienza ad opera dell’essere, subentra quello dell’essere ad opera della coscienza. Questa fine è la fine della «preistoria», nel corso della quale gli uomini, senza averne coscienza, sono in preda a delle leggi naturali del corso storico, prodotto da loro stessi. In quanto analizza la preistoria, Marx è necessariamente un «positivista», ma egli analizza la preistoria per portare ad effettuazione la fine di essa, col che è escluso ogni positivismo, prodotto esso stesso della chiusura nella preistoria”” [Kurl Lenk, ‘Marx e la sociologia della conoscenza’, Bologna, 1975] [(81) A. Schmidt, ‘Diskussionsbeitrag’, in ‘Kritik der politischen Ökonomie heute. 100 Jahre «Kapital»’, Frankfurt/M. – Wien, 1968] (pag 205-207)”,”TEOC-742″
“LENMAN Bruce”,”The Jacobite Risings in Britain in 1689-1746.”,”Bruce Lenman Reader in Modern History, University of St Andrews. Ha pubblicato: ‘Dundee and Its Textile Industry 1850-1914’, ‘From Esk to Tweed’, ‘Economic History of Modern Scotland’. ‘Le rivolte giacobite furono una serie di insurrezioni e guerre che si svolsero tra il 1688 e il 1746 nelle isole britanniche. Queste rivolte avevano l’obiettivo di restaurare la dinastia degli Stuart sul trono di Inghilterra e Scozia, dopo che Giacomo II d’Inghilterra e VII di Scozia fu deposto durante la Gloriosa Rivoluzione del 168848. Il movimento giacobita prende il nome dalla forma latina “”Jacobus”” di Giacomo II. I giacobiti erano sostenitori del ritorno degli Stuart, e le loro insurrezioni furono particolarmente forti in Scozia e in Irlanda¹. Tra le battaglie più significative ci furono quelle di Killiecrankie (1689) e Culloden (1746), quest’ultima segnando la fine definitiva delle speranze giacobite’ (copil.)”,”UKIS-005-FSD”
“LENNART A.; MARX Karl”,”Les crises de surproduction. Lénine et la theorie marxiste des crises (Lennart); De mai à octobre 1850 (Marx).”,”- Lenin, la spiegazione leninista delle crisi – La causa delle crisi secondo Marx”,”LENS-010-FGB”
“LENNKH Annie TOINET Marie-France a cura; collaborazione di Laurent COHEN-TANUGI Catherine COLLOMP Ronald CREAGH Marianne DEBOUZY Michel FABRE Michel FAURE Francois GODEMENT Serge HALIMI Pierre HASSNER Jean HEFFER Pierre MELANDRI Jacques PORTES Olivier ROY Guy SORMAN Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL e altri”,”L’ Etat des Etats-Unis.”,”Comitato di redazione: Nicole BERNHEIM Serge CORDELLIER Michel FAVRE Jean PISANI-FERRY Francois GEZE Fanchita GONZALEZ-BATLLE Hubert KEMPF Annie LENNKH Ezra SULEIMAN Marie France TOINET Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL. Tra i collaboratori: Laurent COHEN-TANUGI Catherine COLLOMP Ronald CREAGH Marianne DEBOUZY Michel FABRE Michel FAURE Francois GODEMENT Serge HALIMI Pierre HASSNER Jean HEFFER Pierre MELANDRI Jacques PORTES Olivier ROY Guy SORMAN Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL”,”USAS-114″
“LENOTRE G. [L.L.T. GOSSELIN]”,”Bleus Blancs et Rouges.”,”Lenotre G. (Pseud. De Louis-Léon-Theodore Gosselin). Bleus, blancs et rouges. Récits d’histoire révolutionnaire d’après des documents inédits. Edizione originale 1912″,”FRAR-435″
“LENTI Libero”,”Inventario dell’economia italiana.”,”Fondo Franco Palumberi LENTI Libero è nata ad Alessandria nel 1906 ma è vissuto a Milano. Laureatosi nel 1927 alla Bocconi, ha occupato nel 1939 la cattedra di statistica e nel 1960 quella di economia politica (Univ. Pavia). Quindi si è spostato a Milano (prof. di statistica facoltà di Giurisprudenza). Dal 1945 collabora al Corsera e a Mondo Economico. E’ tra i fondatori dell’ ISE Istituto per gli studi di economia e dell’ ISCO (Istituto nazionale per lo studio della congiuntura).”,”ITAE-217″
“LENTZ Thierry”,”Dictionnaire des ministres de Napoléon. Dictionnaire analytique statistique et comparé des trente-deux Ministres de Napoléon.”,”””I ministri di Napoleone sono ancora simili a quelli di Luigi XIV. Niente da vedere con i membri del governo delle nostre tre ultime Repubbliche. Dei ‘grand commis’: cosi si sarebbe tentati di presentarli. Dei ‘commis’ competenti, cosa che non furono sempre i loro successoir, ma semplici esecutori della volontà imperiale”” (pag 11) (dalla prefazione di J. Tulard)”,”FRAN-001-FSL”
“LENTZ Thierry MACÉ Jacques”,”La mort de Napoléon. Mythes, légendes et mystères.”,”Storico del Primo Impero e direttore della Fondazione Napoleone, Thierry Lentz è l’autore di una monumentale ‘Nouvelle histoire du Premier Empire’. Specializzato nell’ultimo esilio di Napoleone, Jacques Macé ha pubblicato un ‘Dizionario storico di Sant’Elena’.”,”FRAN-086-FSL”
“LENTZ Thierry”,”Savary, le séide de Napoléon.”,”LENTZ Thierry nato a Metz (Francia) l’8 luglio 1959. Storico, specialista in Napoleone I e studi napoleonici. Dal 2021 Professore associato presso l’Istituto Cattolico di Studi superiori. Autore di diversi libri sul Consolato e l’Impero napoleonico. Ha collaborato alla stesura del Dizionario Napoleone. Direttore della Fondazione Napoleone. <> (dal retro di copertina).”,”FRAN-112-FSL”
“LENZ J.”,”Die II. Internationale und ihr Erbe, 1889-1929.”,” “”Für die proletarische Partei, die sich das Ziel der Ausnützung der Krise zum Sturz des Kapitalismus ernsthaft stellt, ist die Antwort klar. jede Niederlage schwächt die Macht der Regierung, der herrschenden Klassen. Je schwerer die Niederlage, desto besser für die revolutionäre Klasse, “”Die revolutionäre Klasse muß in einem reaktionären Kriege die Niederlage ihrer eigenen Regierung wünschen””, schrieb Lenin in seiner Polemik gegen Trotsky. Wenn man, wie Trotsky und Kautsky es damals taten, in der Niederlage des eigenen Landes nur den Sieg des imperialistischen Feindes sieht, dann ist dieser revolutionäre Grunsatz unverständlich.”” (pag 144) Pour le parti prolétaire qui se place sérieusement l’objectif de l’utilisation de la crise à la chute du capitalisme, la réponse est claire. Chaque défaite affaiblit le pouvoir du gouvernement, des classes dominantes. Plus la défaite, doit difficilement souhaiter d’autant mieux pour la classe révolutionnaire, « la classe révolutionnaire au cours d’une guerre réactionnaire la défaite à son propre gouvernement », a écrit Lenin dans son Polemique contre Trotsky. Lorsqu’on, comme des Trotsky et des Kautsky le faisaient alors, ne voit que la victoire de l’ennemi impérialiste dans la défaite du propre pays ce taux d’écologiste révolutionnaire est incompréhensible. (traduzione automatica)”,”INTS-033″
“LENZ J.”,”The Rise and Fall of the Second International.”,”La questione delle cooperative. “”While nationalism, which had already eaten into the International, was expressed on the trade union question, reformism, which had in fact already won a majority, came to the forefront in the matter of the co-operatives. At the Paris Congress in 1900 Lafargue had stated that the opinion that co-operatives were to be recommended as a means of overcoming capitalism had met with general dissent. But it was precisely this Bernsteinian conception of co-operative socialism which was expressed, even if in a less definite form, in the resolution of the co-operative commission. In that resolution the consumers’ societies were assigned the task of “”helping to prepare in making production and exchange democratic and socialist””. It is true that in another place it was stated that the co-operatives can never bring about the emancipation of the workers, but, as was customary when the centre predominated in the Second International, there was such a confusion of reformist and revolutionary ideas that any delegate could read into the resolution whatever he chose. After von Elm, for the German delegation, had given the reformist view on the nature of co-operatives in bourgeois society, and Guesde had given the Marxist view, Lenin put forward an amendment which stated that the co-operatives would only be effective in the direction of democracy and socialism after the capitalists had been expropriated. This proposal forced all the members of the commission to show their true colours, and they were the colours of reformism. The amendment was rejected against a small minority. The resolution was then passed against the vote of Modracek, for whom, as an extreme “”co-operative socialist””, it was not reformist enough, and of Lenin. In this article, “”The Co-operative Question at the International Socialist Congress at Copenhagen, 1910″” (1), Lenin stated that the Russian and Polish comrades tried in vain, through the mediation of Wurm, editor of the ‘Neue Zeit’, to retain the support of the left wing of the German delegation. Wurm said: «My opinion on the co-operative question is quite different from that of von Elm; still, we shall probably all agree on a common resolution». Lenin pointed out that the German delegation at world congresses was dominated by the opportunists because it consisted equally of party and trade union representatives, and the unions always sent opportunists (2), adding: «Wurm’s powerlessness against Elm is only a recent illustration of the crisis in German Social Democracy, which is extending further and further and which will finally compel a complete break with the opportunists». A this Congress the left wing felt itself to be so weak that Guesde, Lenin and the German lefts agreed not to carry on the fight in the plenary meeting, so that the commission resolution was passed unanimously. Pacifist illusions dominated at the war commission”” (pag 107-109) [(1) Collected Works, Vol. XIV; (2) An idea of the composition of the German delegation can be obtained from the fact that Legien and Ebert acted as chairmen. The aged Bebel was prevented by the state of his health from attending the Congress]”,”INTS-054″
“LENZINI Luca”,”Franco Fortini. Un profilo militante.”,”Luca Lenzini (Firenze 1954) ha dedicato studi e commenti all’opera di Franco Fortini, Vittorio Sereni, Guido Gozzano, Giovanni Giudici, Attilio Bertolucci, Alessandro Parronchi e altri autori novecenteschi, non solo italiani. Dirige la Biblioteca Umanistica dell’Università di Siena ed è membro del Centro studi Franco Fortini”,”BIOx-374″
“LEON Abram”,”Il marxismo e la questione ebraica.”,”””All’ inizio del XIX secolo l’ immensa maggioranza degli Ebrei era concentrata nei paesi arretrati dell’ Europa Orientale. In Polonia, all’ epoca della spartizione del paese, abitavano più di un milione di Ebrei. Secondo il censimento russo del 1818, la composizione sociale della comunità ebraica orientale era la seguente: Ucraina Commercianti 86,5% Artigiani 12.1% Agricoltori 1.4% Lituania e Russia Bianca Commercianti 86.6% Artigiani 10.8% Agricoltori 2.6% % sull’insieme delle due regioni Commercianti 86.5% Artigiani 11.6% Agricoltori 1.9% La percentuale degli artigiani e dei contadini indicava un inizio di differenziazione sociale all’ interno del Giudaismo.”” (pag 155)”,”EBRx-006″
“LEON Pierre, collaborazione di Jean BOUVIER Francois CARON Gilbert GARRIER Jean HEFFER”,”Storia economica e sociale del mondo. 4. Il capitalismo, 1840-1914. Tomo primo.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre LEON è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’. Gran Bretagna e Francia in caduta tendenziale. Distribuzione della produzione industriale mondiale: 1870: UK 31.8 USA 23.3 Germania 13.2 India 11 Francia 10.3 Russia 3.7 Italia 2.4 % 1913: USA 35.8 Germania 15.7 UK 14.0 Francia 6.4 Russia 5 Italia 3.1 India 1% (tabella pag 123) Boom giapponese. “”Nell’ ultimo quarto di secolo il Giappone sperimentò una crescita industriale molto rapida: tra il 1878-87 e tra il 1893-1902 il tasso medio annuo di crescita raggiunse l’ 8%.”” (pag 123) Mutamento consumi. “”L’ impulso principale proviene tuttavia dalla diversificazione degli schemi di consumo: “”una quota crescente del nostro profitto industriale, scriveva nel 1919 V.S. Clark, consiste oggi di oggetti non essenziali: giocattoli per adulti””. La crescita deriva da questo dialogo sottile tra desideri dei consumatori e invenzione.”” (pag 133) Legge di Engel. “”Ernest Engel (1821-1896), statistico tedesco, basandosi su uno studio da egli stesso e da F. Le Play condotto sui bilanci familiari, avanzò una proposizione secondo la quale “”quanto più la famiglia è povera, tanto maggiore è la quota di spesa totale che essa deve destinare all’ acquisto di generi alimentari””. (…) Sono stati questi dati a consentirgli di trarre la conclusione appena citata, conosciuta oggi sotto il nome di legge di Engel.”” (pag 133-134)”,”ECOI-145″
“LEON Pierre a cura; scritti di Marie-Claire BERGERE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Georges DUPEUX Claude FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LEON Jacques MAGAUD Jacques POUCHPADASS Eugene ZALESKI”,”Histoire economique et sociale du monde. Tome 6. Le second XXe siecle. 1974 a nos jours.”,”Scritti di Marie-Claire BERGERE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Georges DUPEUX Claude FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LEON Jacques MAGAUD Jacques POUCHPADASS Eugene ZALESKI. “”Tuttavia si trovano poste le basi di una potenza molto rispettabile. Estesa su 1.1 milioni di Km quadrati, riunendo una popolazione totale di 166 milioni di abitanti, e una popolazione attiva di 71 milioni di individui, la CEE rappresenta uno sforzo di organizzazione e di sviluppo senza precedenti, con una coerenza tanto grande quanto possibile; essa apparve globalmente come una forza capace di giocare un ruolo d’ arbitro tra i due gruppi maggiori dell’ Est e dell’ Ovest. Essa resta però incompleta, a seguito delle reticenze della Gran Bretagna, che è preoccupata, in una situazione difficile, di conservare la sua indipendenza e i suoi legami tanto con gli Stati Uniti che con i paesi del ex impero e di mantenere anche l’ integrità di una “”zona sterlina”” estesa. Dall’ inizio degli anni cinquanta, essa si è rifiutata di aderire alla CECA, e di seguito, pose il suo atteggiamento negativo e si astenne da partecipare all’ Euratom, ai trattati di Messina e di Roma, mentre riapparvero i suoi sospetti tradizionali riguardo ad un’ Europa troppo solida alla sua porta. Finalmente, a seugito dello scacco degli ultimi negoziati tra i Sei e il Comitato dell’ OECE che anima la Gran Bretagna per la creazione di una zona di libero-scambio unica, il Regno Unito raggruppa intorno a sé varie potenze satellite, e, con il trattato di Stoccolma (20 novembre 1959), crea l’ AELE (Associazione Europea di Libero Scambio) (AEFT, ndr); incapace di impedire la realizzazione della CEE dall’ interno, la Gran Bretagna cerca di farla cadere dall’ esterno; tuttavia senza alcun successo.”” (pag 259)”,”ECOI-186″
“LEON Paolo MAROCCHI Marco a cura; saggi di Giuseppe DE-MEO Giorgio LA-MALFA e Salvatore VINCI Rodolfo JANNACCONE PAZZI Marcello DE-CECCO Luca MELDOLESI Luigi FREY Massimo PACI Luigi FREY Enrico PUGLIESE Giovanni MOTTURA e Enrico PUGLIESE Massimo PACI”,”Sviluppo economico italiano e forza-lavoro.”,”Paolo Leon (Venezia, 1935) è incaricato di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico all’Università di Bologna (1976); Marco Marocchi (Trento, 1945) si è laureat presso l’Istituto di Scienze Sociali di Trento. (1976) Saggi di Giuseppe DE-MEO Giorgio LA-MALFA e Salvatore VINCI Rodolfo JANNACCONE PAZZI Marcello DE-CECCO Luca MELDOLESI Luigi FREY Massimo PACI Luigi FREY Enrico PUGLIESE Giovanni MOTTURA e Enrico PUGLIESE Massimo PACI “”Il punto centrale della questione non è quindi nel comportamento attuale di questa forza lavoro [lavoratori inoccupati], quanto invece nella sua disponibilità all’occupazione. Si tratta cioè di lavoratori che sono disponibili per l’ulteriore sviluppo capitalistico (37). Questo concetto in realtà non è affatto nuovo; esso è analogo al concetto di esercito industriale di riserva di Marx, un esercito di lavoratori di riserva disponibili per permettere lo sviluppo della produzione industriale. A dispetto dei grandi cambiamenti intervenuti nel comportamento del sistema capitalistico dall’epoca di Marx ad oggi, questo concetto a nostro parere ha una capacità interpretativa della realtà, almeno di quella italiana, che non è riscontrabile nella teoria tradizionale. Qui basta per ora ricordare che in Marx l’esercito industriale di riserva si riferisce a ciò che egli chiama la «grande industria», vale a dire la produzione per mezzo di macchine, che sono a loro volta prodotte da altre macchine. Il modo di produzione della grande industria si impone progressivamente all’interno di un sistema produttivo in cui esistono attività capitalistiche con sistemi di produzione meno efficienti (la cooperazione, la manifattura) e anche rapporti di produzione precapitalistici. Lo sviluppo della grande industria elimina progressivamente dal mercato i modi di produzione precapitalistici e quelli capitalistici meno efficienti, espellendo forza-lavoro da queste attività e rendendola disponibile per lo sviluppo della grande industria. In questo modo la grande industria sottomette progressivamente alla propria logica di sviluppo tutta la realtà sociale (382)”” [Luca Meldolesi, Disoccupazione ed esercito industriale di riserva] [(in) ‘Sviluppo economico italiano e forza-lavoro’, Venezia, 1976, a cura di Paolo Leon e Marco Marocchi] [(37) Il fatto che questi lavoratori disoccupati siano disponibili per l’ulteriore sviluppo capitalistico non vuol dire naturalmente che essi vengano poi utilizzati realmente nel settore “”moderno”” del sistema economico (…); (38) Questo, come è noto, avviene in Marx con uno sviluppo ciclico che produce una forte oscillazione dell’occupazione. Ciò si ripercuote sull’ampiezza dell’esercito industriale di riserva che si allarga o si restringe, in relazione alle diverse fasi cicliche]”,”ECOS-007″
“LÉON Pierre, collaborazione di Jean BOUVIER Francois CARON Gilbert GARRIER Jean HEFFER”,”Storia economica e sociale del mondo. 4. Il capitalismo, 1840-1914. Tomo primo.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’.”,”ECOI-023-FF”
“LÉON Pierre, collaborazione di Marie-Claire FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Pierre LÉON Jacques MAGAUD Eugène ZALESKI”,”Storia economica e sociale del mondo. 6. Volume primo. I nostri anni dal 1947 a oggi.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’. Ultimo paragrafo: Il Giappone e la crisi mondiale (del 1973)”,”ECOI-024-FF”
“LÉON Pierre, collaborazione di Marie-Claire BERGÈRE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Claude FOHLEN Denis-Claire LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LÉON Jacques POUCHPADASS”,”Storia economica e sociale del mondo. 6. Volume secondo. I nostri anni dal 1947 a oggi.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’.”,”ECOI-025-FF”
“LEON Paolo”,”Congiuntura e crisi strutturale nei rapporti tra economie capitalistiche. Quattro saggi di economia internazionale.”,”Paolo Leon è nato a Venezia nel 1935. Incaricato di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico all’Università di Bologna, ha studiato a Roma ed a Cambridge (Inghilterra). Ha lavorato come economista presso l’ENI (1956-60), e la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (1961-68), e presso una società italiana di consulenze e progettazioni (1968-70). Ha prestato la propria consulenza ai Ministeri del Bilancio e degli Affari Esteri, alla Cassa del Mezzogiorno, alla Regione Umbra. Fa parte dal 1970, del comitato direttivo dell’ARPES, società di ricerca applicata.”,”ECOI-208-FL”
“LEONARD Mathieu”,”L’émancipation des travailleurs. Une histoire de la Première Internationale.”,”Marx: “”l’histoire de l’Internationale a été une lutte continuelle du Conseil général contre les sectes”” (pag 286) Espulsione di Bakunin: “”27 votants, dont Becker, Dupont, Engels, Frankel, Lafargue, Longuet, Sorge, Serraillier et Johannard, se prononcent pour l’expulsion de Bakounine, 7 contre, dont Brismée et Herman, et 8 s’abstiennent. 25 se prononcent pour l’expulsion de Guillaume, 9 contre et 9 s’abstiennent. Schwitzguébel n’est pas exclu, Dupont, Frankel, Longuet, Seraillier ont voté contre. On décide, après le vote sur son cas, d’en rester là- “”L’exemple que nous venons de faire suffira””, déclare-t-on dans la majorité””. (pag 304) L’A sbilanciato pro bakuninisti. “”R. – Et Mazzini, est-il des vôtres? Le Dr Marx éclate de rire. – Ah non! Nous n’aurions guère fait de progrès si nous n’avions dépassé la sphère de ses idées. R. – Voila qui me surprend. J’inclinais au contraire à lui prêter les vues les plus avancées. Dr Marx. – Il ne représente rien de mieux que la vieille idée d’une république petite-bourgeoisie. Nous ne marchons pas avec la petite bourgeoisie. Le voilà aussi loin en arrière du mouvement moderne que peuvent l’être les professeurs allemands: et pourtant, on les considère toujours, en Europe, comme les apôtres de la démocratie éclairée de l’avenir. Ils l’ont été – avant 1848, peut-être, quand en Allemagne la classe moyenne, au sens anglais du mot, atteignait à peine son propre développement. Aujourd’hui, ils sont passés en masse à la réaction, et le prolétariat ne les connaît plus”””” [Entretien avec Karl Marx, The World, New York, 18 juillet 1871] [in Mathieu Leonard, L’émancipation des travailleurs. Une histoire de la Première Internationale, 2011] (pag 381)”,”INTP-057″
“LEONARD Mathieu”,”La Prima Internazionale. L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi.”,”Sulla questione dell’eguaglianza tra le classi. (pag 130-131) “”Il 20 marzo 1869, il Consiglio generale, per la penna di Marx, risponde alla richiesta della nuova Alleanza [Bakunin, ndr], e conferma la vocazione dell’Internazionale ad accogliere “”tutte le società operaie che hanno analoghi fini, e cioè: l’appoggio mutuo, il progresso e la ‘piena emancipazione della classe operaia’”” (21). Il Consiglio generale ammette che il programma dell’Alleanza non diverge da questo obiettivo, anche se l’Ait, attraverso i suoi congressi, punta anche a decidere progressivamente un programma teorico comune. Poi Marx ritorna sulla formulazione di “”eguaglianza paritaria”” delle classi, che equivarrebbe all'””‘armonia del capitale e del lavoro’, quale viene predicata (…) dai socialisti borghesi””: “”Non è l”eguaglianza delle classi’ – un controsenso logico, impossibile a realizzarsi – bensì piuttosto ‘l’abolizione delle classi’, questo effettivo segreto del movimento del proletariato, a formare il grande fine dell’Associazione internazionale degli operai. Tuttavia, se si considera il contesto nel quale questa frase, “”eguaglianza ‘delle classi'””, si trova, essa sembra essersi introdotta furtivamente, e il Consiglio generale non dubita che voi sarete d’accordo a eliminare dal vostro “”programma”” una frase che può indurre a incomprensioni tanto pericolose”” (22)”” [Mathieu Léonard, La Prima Internazionale. L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi, Roma, 2013] [(21) Karl Marx “”Il Consiglio generale dell’Associazione internazionale degli operai all’Ufficio centrale dell’Alleanza della democrazia socialista (1869)””, in G.M. Bravo, op. cit., p. 336. Il testo, in realtà, è approvato nella seduta del Consiglio generale del 9 marzo, e successivamente inoltrato – N.d.t; (22) Ivi, p. 337] (pag 130-131)”,”INTP-079″
“LEONARDI Silvio”,”L’ Europa e il movimento socialista. Considerazioni sui processi comunitari. Cee e Comecon.”,”Nato a Torino nel 1914, LEONARDI, ha svolto un’attività in campo sindacale, industriale e politico. E’ stato deputato del PCI e membro del parlamento europeo. E’ autore di molti volumi (v. retrocopertina).”,”EURx-075″
“LEONARDI Silvio”,”Progresso tecnico e rapporti di lavoro.”,”LEONARDI Silvio è nato a Torino nel 1914, laureato in legge e in ingegneria, ha lavorato all’Azienda tranvaria di Milano, alla Necchi di Pavia, all’Olivetti di Ivrea (dove è stato tra i capi della resistenza). Dopo la Liberazione ha lavorato all’organizzazione dei Consigli di Gestione delle aziende IRI. In seguito è stato funzionario della FSM Federazione sindacale mondiale a Vienna e poi ha diretto l’Ufficio studi della Camera del Lavoro di Milano. “”La “”seconda rivoluzione industriale”” e le sue conseguenze politiche, sociali, sindacali.”””,”ECOI-284″
“LEONARDI Silvio”,”Democrazia di piano.”,”Silvio Leonardi nato a Torino nel 1914, laureato in legge ed in ingegneria, ha lavorato all’Azienda tranviaria di Milano, alla Necchi di Pavia all’Olivetti di Ivrea (dove è stato fra gli esponenti della resistenza). Dopo la liberazione ha lavorato all’organizzazione dei Consigli di gestione delle aziende IRI, in seguito è stato funzionario della Federazione sindacale mondiale a Vienna e ricerche economiche dell’Istituto G.G.Feltrinelli, Consigliere Comunale di Milano, per numerosi anni deputato del PCI al Parlamento. La pianificazione come strumento per l’attuazione della volontà politica. Bucharin e l”Economia nel periodo di transizione’ (pag 115 e note) “”Nella misura in cui all’irrazionalità ed alla spontaneità del sistema capitalistico si sostituiva la pianificazione con la scelta cosciente degli obiettivi per l’attività economica, scomparivano le ragioni stesse per l’esistenza di leggi a carattere «naturale», venivano meno le categorie del profitto, dei prezzi, del valore ecc. proprie al precedente sistema economico, e, con queste, veniva meno anche l’economia come scienza. In conformità con questi principi vennero sostenute tesi, e, negli anni del comunismo di guerra, attuati anche esperimenti di completa eguaglianza nelle remunerazioni, di abolizione della moneta, di gratuità di servizi pubblici (trasporti urbani e simili) (3). Negando l’esistenza nella società socialista di leggi economiche oggettivamente valide, indipendentemente dalla volontà umana, si lasciava campo aperto al volontarismo; tutto era possibile alla volontà politica e la pianificazione ne sarebbe stato lo strumento di attuazione. Per la più completa ed autorevole esposizione di questa corrente di pensiero si fa generalmente riferimento al libro ‘L’economia del periodo di transizione’ di N. Bucharin, maturato nel periodo del comunismo di guerra di cui avrebbe potuto costituire il manifesto teorico. Al volontarismo più aperto per la società collettivistica veniva contrapposto il determinismo più rigido per quella capitalistica condannata alla rovina di cui l’autore vedeva chiari sintomi a breve scadenza. La pianificazione era presentata come lo strumento per la realizzazione della volontà politica dell’avanguardia proletaria che, nel periodo di transizione dalla società capitalistica a quella comunista, per creare le condizioni di completa libertà per la persona umana, avrebbe dovuto agire coercitivamente, non solo sulle classi avverse, ma anche sui contadini e sulla classe operaia stessa. Nel libro, mentre abbondavano descrizioni del sistema capitalistico e dei suoi malanni, mancava un esame della situazione sovietica in termini diretti e l’indicazione di che cosa veramente si volesse fare e quali obiettivi concretamente perseguire (4). Il testo teorico di Bucharin vide la luce poco prima del 21 marzo 1921 (5), data che si suole assumere come fine del comunismo di guerra, cioè del periodo dal quale e per il quale il libro era nato. Esso orientò, comunque, ancora per diversi anni il pensiero economico sovietico presumibilmente non per le ragioni successivamente addotte (6) ma perché interprete della corrente ideologica prevalente che aveva ispirato il processo rivoluzionario e che, venute meno le tante attese rivoluzioni in Europa e costretta, quindi, in un paese economicamente arretrato, stava modificando radicalmente il proprio orientamento. Il periodo cosiddetto del comunismo di guerra si chiudeva con una situazione di quasi completa collettivizzazione dei mezzi di produzione, cioè con la premessa strutturale per una società socialista, ma con la palese incapacità di amministrarla. La produzione industriale era scesa ad un quarto o ad un quinto del livello prebellico e la carestia imperversava in vaste zone del paese. (…) Per diverso tempo l’esigenza di una gestione pianificata dell’economia rimase insoddisfatta. L’arretratezza economica, caratterizzata principalmente dalla preponderante attività agricola, svolta da circa 25 milioni di piccole unità produttive, considerevolmente aumentate rispetto all’anteguerra (16 milioni) dopo la nazionalizzazione della terra, difficilmente controllabili ed orientabili se non indirettamente attraverso rapporti di mercato con incentivi individuali, la mancanza di esperienza nella direzione delle attività nazionalizzate, la presenza di forti tendenze sindacalistiche erano, in pari tempo, causa ed effetto dell’impossibilità di passare alla gestione pianificata dell’economia che avrebbe richiesto, innanzitutto, insieme alla creazione di adeguati strumenti, la definizione di obiettivi concreti e realizzabili (10)”” [Silvio Leonardi, ‘Democrazia di piano’, Torino, 1966] [(3) Simili tendenze, almeno nelle loro più spinte espressioni, sono state, notoriamente, criticate da Lenin. Egli si dichiarò in disaccordo sulla questione relativa alla scomparsa, in seguito all’eliminazione di rapporti di mercato, dell’economia come scienza e di leggi economiche obiettivamente valide. Questo particolare è stato richiamato anche da Stalin nel suo scritto ‘Problemi economici ecc.’, cit.. Vedi anche A. Kaufman, ‘The Origin of Political Economy of Socialism’, in “”Soviet Studies’, Oxford, gennaio 1953: Nelle note a margine del libro di Bucharin (Zamecanija Knigi Bucharina «Ekonomika perechodnogo perioda», Leniniskij sbornik, XI, p. 349) Lenin faceva notare che anche l’economia mercantile è una forma di economia organizzata e che anche nella società comunista sarebbero esistite leggi economiche; (4) Introduzione della tassa in natura sui prodotti agricoli nella misura strettamente necessaria per coprire i bisogni delle popolazioni non agricole, libertà di scambio per la parte residua, abolizione della responsabilità collettiva per le consegne (‘Direktivy KPSS i sovetskogo pravitel’stva po chozjajstvennym vorposam’, Gosudarstvennoe izdate’stvo, Moskva, 1957, vol. I, p. 225; (5) N. Bucharin, ‘Ekonomika perechodnogo perioda’, (…) Hamburg, 1922 (trad. ted. Ökonomik der Transformationsperiode’, Verlag der Kommunistischen Internationale, Hamburg, 1922). Il libro inizia con una affermazione: «L’economia politica è la scienza dell’economia sociale che si basa sulla produzione di merci, è cioè la scienza dell’economia sociale non organizzata. Solo nella società dove la produzione e la distribuzione dei prodotti sono anarchici, si manifestano regolarità della vita sociale sotto forma di leggi naturali elementari che sono indipendenti dalla volontà dei singoli e della comunità, di leggi che si manifestano con la stessa “”cieca”” necessità della legge di gravità…». «Premessa necessaria per l’esistenza dell’economia politica è quindi l’economia mercantile irrimediabilmente condannata alla rovina, malgrado le trasformazioni, come quelle apportate dal capitalismo di stato e dal capitale finanziario, miranti ad un certo maggior ordine nell’attività economica. Le nazionalizzazioni sono considerate come strumento del capitalismo di Stato ed alla stessa stregua sono considerate le municipalizzazioni e simili» (N. Bucharin, trad. cit., p. 136). La pianificazione non può essere applicata alla società mercantile: «Questo sistema non è una ‘unità teleologica’ non è cioè un sistema coscientemente diretto verso un determinato obiettivo. Non esiste un simile piano. In questo caso manca anche il soggetto del processo economico. Le cose stanno in modo che in questo paese ‘non è la società che produce ma viene prodotto nella società’. Cosicché non sono gli uomini a dominare il prodotto, ma è il prodotto che domina gli uomini» (ibid., p.71). Oppure ancora, «quando la borghesia distrusse il feudalesimo… il processo economico si realizzò in modo quasi completamente elementare, poiché non era in azione né una comunità organizzata, né un soggetto di classe ma individui dispersi anche se estremamente attivi…. Il capitalismo ‘non è stato costruito’ ma si è costruito. Il socialismo, come sistema organizzato, viene invece costruito dal proletariato come organizzato processo di classe…l’epoca della costruzione del comunismo sarà quindi inevitabilmente l’epoca del lavoro pianificato ed organizzato» (ibid. p. 71). La pianificazione, per la quale non viene fatto peraltro nessun riferimento concreto alla situazione sovietica, è quindi lo strumento per la realizzazione della volontà politica dell’avanguardia proletaria che nel periodo di transizione dalla società capitalistica a quella comunista nella quale esisterà la completa libertà per la persona umana, esercita una coercizione oltre che sulle classi avverse (nell’elenco delle categorie avverse contro le quali deve essere esercitata in un primo tempo la dittatura del proletariato, gli intellettuali vengono messi con preti, speculatori, ufficiali, burocrati, imprenditori ecc.), (ibid., p. 174), anche sulla classe operaia, nella misura in cui questa «porta con sé il marchio della società mercantile», sui contadini che non si sottomettono alla disciplina statale per il rifornimento dei prodotti necessari all’alimentazione della città. In nome della vera e non fittizia libertà della classe operaia è necessaria l’abolizione della cosiddetta libertà di lavoro. Questa infatti non è compatibile con un’economia pianificata che richiede una corrispondente distribuzione della forza lavoro (ibid. p. 181); (6) Secondo l’economista Rosenbert (“”Problemy ekonomiki””, n. 6, 1936, citata da A. Kaufman, op. cit., p. 248), il successo dell’opera di Bucharin sarebbe dipeso dall’importanza politica dell’autore le cui affermazioni avrebbero assunto l’importanza di un dogma che non si riteneva opportuno contraddire. Ma molto probabilmente il Rosenberg attribuiva ad un passato, quando la discussione era ancora abbastanza libera, le caratteristiche di autoritarismo e di limitazione della libertà, che erano proprie del periodo in cui egli scriveva; (…) (10) Lenin nel suo scritto dell’aprile del 1918, ‘I compiti immediati del Governo sovietico’, in ‘Opere’, Editori Riuniti, Roma, 1965, indicava l’immediata necessità di costruire un sistema estremamente complesso e delicato di nuovi rapporti organizzativi esteso alla pianificazione della produzione e della distribuzione di beni necessari per l’esistenza di decine di milioni di uomini, ma ne individuava la principale difficoltà di realizzazione nell’«introduzione di uno stretto sistema universale di contabilità e di controllo» per cui «il centro di gravità della lotta contro la borghesia» doveva «spostarsi verso l’organizzazione di un simile sistema di contabilità e di controllo» la cui mancanza rendeva necessario ricorrere all’opera dei tecnici e dei dirigenti «borghesi» e simili. Nel programma del partito (22 marzo 1919) veniva affermata più volte la necessità di un piano nazionale ma, nello stesso tempo, si dichiarava la priorità assoluta per il rifornimento dei beni di prima necessità. Nel programma venivano trattate questioni esclusivamente generali come l’impossibilità di abolire la moneta e la necessità di mantenere una differenza di remunerazione per lavori diversi (Direktivy KPSS ecc., cit., pp 121 sgg.] versi (Direktivy KPSS ecc., cit., pp 121 sgg.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 114-115-116-117 e note 125-126)”,”ECOI-384″ “LEONARDI Salvo MOTTURA Giovanni a cura; scritti di MARRA Claudio D’ALOIA Giuseppe RICCIO Bruno MISSAGLIA Dario PAGGI Marco”,”Immigrazione e sindacato. Lavoro, rappresentanza, contrattazione.”,”Salvo Leonardi, Dottore di di ricerca in Diritto dell’economia e studioso di relazioni industriali presso l’IRES Giovanni Mottura, Professore di Sociologia del lavoro nell’Università di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di economia”,”SIND-166″ “LEONARDO DA VINCI”,”Cuadernos de notas.”,”””Saranno molti gli edifici che si convertiranno in rovine a causa del fuoco: il fuoco del grandi cannoni””. (pag 157) “”La ciencia es el capitán y la práctica los soldatos”” (pag 193) “”En la naturaleza no hay efecto sin causa; si se comprende la causa, no hay necesidadd de experimenación””. (pag 190)”,”VARx-205″ “LEONARDO DA VINCI, a cura di Augusto MARINONI”,”Scritti letterari.”,”Riunisce il libro di Leonardo e quello di Mazzucconi su Leonardo Della crudeltà dell’ uomo. Dell’ uccisione. “”E tu, omo, che consideri in questa mia fatica l’ opere mirabile della natura, se giudicherai esser cosa nefanda il distruggerla, or pensa essere cosa nefandissima il torre la vita all’ omo, del quale, se questa sua composizione ti pare di maraviglioso artifizio, pensa questa essere nulla rispetto all’anima, che in tale architettura abita, e veramente, quale essa si sia, ella è cosa divina, (si) che lasciala abitare nella sua opera a suo beneplacito, e non volere che la tua ira o malignità destrugga una tanta vita – che, veramente, chi non la stima non la merita, – poiché così mal volentieri si parte dal corpo, e ben credo che ‘l suo pianto e dolore non sia sanza cagione””. (pag 151)”,”VARx-220″ “LEONARDO DA VINCI”,”Scritti.”,”Leonardo sui danni provocati dalle alluvioni, le inondazioni dei fiumi “”In fra le potenti cagioni de’ terrestri danni a me pare, che i fiumi, colle ruinose inondazioni, tengano il principato; (…). Ma con quale lingua e con quali vocaboli potrò io esprimere e dire le nefande ruine, li incredibili dirupamenti, le inesorabili rapacità, fatte da’ diluvî de’ superbi fiumi? Come potrò dire? Certo io non mi sento bastevole a tanta dimostrazione; ma pure con quell’aiuto; che mi dà la sperienza, m’ingegnerò riferire il modo del dannificare, contro ai quali diripanti fiumi non vale alcun umano riparo”” (pag 83) Sul tempo “”La vita bene spesa, lunga è”” “”Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire”” “”L’acqua, che tocchi de’ fiumi, è l’ultima di quella che andò, e la prima di quella che viene: così il tempo presente”” (pag 52-53)”,”VARx-516″ “LEONARDO DA VINCI, a cura di Giuseppina FUMAGALLI”,”Leonardo. Omo sanza lettere.”,”Volume rosicchiato dai topi “”Fuggi i precetti di quelli speculatori che le loro ragioni non sono confermate dalla isperienzia”” (Leonardo da Vinci) (pag 43) “”La verità fu sola figliola del tempo”” (pag 324) “”Nissuna cosa è che più c’inganni che ‘l nostro giudizio”” (pag 326) “”Di lieve cosa nascesi gran ruina”” (pag 330) “”Dimanda consiglio a chi si ben corregge”” (pag 330) “”Riprendi l’amico tuo in segreto e laldalo in paleso”” (pag 330) “”O dormiente, che cosa è sonno? Il sonno ha similitudine colla morte; o perché non fai adunque tale opra che dopo la morte tu abbi similitudine di perfetto vivo; che vivendo farsi col sonno simile ai tristi morti?”” (1) (pag 342) [(1) Due domande, due ansie inesprimibili. O uomo che dormi, sai tu che cosa sia il sonno? (E’ implicito: esso ti possiede e tu non sai cosa sia). Risponde, spostando la domanda: simile alla morte, il sonno. Diceva il Buonarroti: “”o ombra del morir””, e il Leopardi: breve intervallo di morte entro la vita per renderla sopportabile ai mortali. La seconda domanda: “”o perchè…”” si stacca brusca dalla prima parte. Il sonno fisiologico di cui ha parlato si trasforma rapido nel simbolo della “”negghienza”” spirituale, il dormiente è colui che, non vivendo con lo spirito, è, vivo, già simile ai morti, i quali vita di mente non hanno più. Fai – e sprona, naturalmente, se stesso – tale opera da aver “”dopo la morte similitudine di perfetto vivo”” (…)]”,”VARx-525″ “LEONE Enrico”,”La revisione del marxismo.”,”Contiene ritaglio di giornale ‘Il Tempo’ del 16 giugno 1920 con articolo di Adriano TILGHER ‘Marx e Lassalle’ (“”lassallismo come trasferimento dell’ agitazione proletaria dal terreno politico sopra un terreno di pura economia sulla base dell’intesa tra le organizzazioni operaie e lo Stato borghese burocratico riformista centralizzatore”” (ma Lassalle aveva il fino ultimo rivoluzionario a cui sempre pensava contrariamente ai suoi emuli)”,”TEOC-077″ “LEONE Enrico”,”Il sindacalismo.”,”””Del sindacalismo deve dirsi: ‘Il est bien taillé, mais il faut coudre’ (dalla prefazione) “”Non occorre sprecare fiato per provare che gli avversarii del socialismo non hanno saputo raffigurarsi la “”socializzazione”” che nella maniera statale degli odierni evoluzionisti organici. Anzi si direbbe che questi ultimi siano andati a scuola dai primi per confondere il socialismo tanto peregrinamente con lo statalismo. Da Leroy Beaulieu a Pareto, da Laveley a Schäffle, da Proudhon a Boccardo, la critica mossa al socialismo è la critica mossa allo statalismo. Il sindacalismo non è meno severo del liberismo contro la concezione statalistica della produzione. Esso non la crede attuabile.”” (pag 126-127) “”Il socialismo fu detto da Engels, è il passaggio dal regno della necessità al regno della libertà. Perciò il socialismo non è il prodotto d’una serie di atti coercitivi esterni alla classe lavoratrice: ma è l’ affermazione del nuovo contenuto autonomo del mondo operaio, già in via di organizzazione””. (pag 133) Bordiga su E. Leone: Sindacalismo e stato O.N.23 Ottobre 1921 In una lettera intervista sul Giornale della sera di Napoli, Enrico Leone da il suo giudizio sul recente Congresso socialista. Vi è luogo a riflettere, in essa, anche per chi ancora non fosse desenchantè sul “”radicalismo”” del vecchio teorico del sindacalismo, che pure va considerato con ben altro rispetto di quelli che dal movimento sindacalista di alcuni anni addietro sono passati alle peggiori invenzioni politiche,- anzi proprio la serietà dell’autore delle dichiarazioni di cui si tratta fornisce la migliore prova della inconsistenza rivoluzionaria di ogni concezione sindacalista. Con accenni di sincerità Enrico Leone esprime tutta la sua sfiducia nelle funzioni dei Congressi di partito e ripete la obiezione sindacalista contro la stessa funzione del partito politico dal punto di vista classico e proletario, vana logomachia demagogica quella dei teatrali congressi come questo di Milano; mentre il proletariato vive la sua storia entro i confini della economia con la costituzione “”antipolitica”” del suo movimento sindacale. Una influenza di questo il Leone vuole ravvisare nell’effetto che secondo lui ha pure avuto il solo fatto di richiamarsi alla classe proletaria, sul partito socialista, trattenendolo da quella che sarebbe la logica conclusione dell’avere accettato la funzionalità politica e parlamentare: ossia la partecipazione alla politica di governo. Leone preconizza lo sdoppiamento dei due fattori: il proletariato che si ritira sull’Aventino dell’azione puramente economica; il partito che divenendo apertamente organo della democrazia borghese o piccolo borghese si decise al logico passo di varcare le antiche soglie ministeriali. Sarebbe superfluo contrapporre a queste vedute la ripetizione delle nostre tesi comuniste, secondo cui non si può parlare di classe, di lotta di classe, di azione rivoluzionaria se non nel campo dell’azione politica, nell’azione di partito, che assume marxisticamente contenuto antidemocratico, antiparlamentare, contro l’apparato statale borghese. Superfluo ricordare che il trionfo del connubio mostruoso tra socialismo e democrazia non si è generato che sul terreno del puro operaismo alimentato negli equivoci della neutralità politica e dei compiti puramente sindacali. Tutto ciò che è vecchia polemica, passa in seconda linea dinanzi a qualche altra considerazione cui si presta una seconda parte dello scritto di Enrico Leone. Quivi si rende evidente, come quanto nel sindacalismo vi è di sostanziale sia l’adattamento del compito economico del proletariato nei quadri angusti di un liberismo economico, che nell’affermare la indipendenza dei fenomeni economici dall’apparecchio statale non fa che enunciare un postulato tipicamente borghese – mentre è puramente accidentale, e derivante da concetti male presi a prestito all’anarchismo, la traduzione di questa tesi: economia contro politica, nell’altra, passabilmente demagogica anch’essa: Sindacato proletario rivoluzionario contro Stato borghese. Infatti, mentre Leone ha conservata con aria di perfetta ortodossia la sua critica sindacalista del partito politico di classe, egli – senza contraddirsi, ma finalmente dimostrando, sia pure implicitamente, come sia giusto negare al metodo sindacalista ogni valore marxista e rivoluzionario – disarma la sua posizione contro lo Stato politico borghese; egli confessa che gli si contrapponeva il sindacato operaio non per svuotarlo, esso Stato, del suo contenuto, ma in fondo per lasciarlo indisturbato nella sua storica bisogna di regolatore della vita politica. E ciò fa confluire la libertà economica proclamata per l’azione sindacale dei lavoratori con la dissimulata ma effettiva sopravvivenza dell’apparecchio di forza con cui si regge l’attuale assetto borghese. Il teorico sindacalista Leone mette da conto lo Stato, ma senza parerlo gli rende segnalato servizio di riconoscerli quella qualità, che gli reclamano gli ideologi e i ciarlatani della socialdemocrazia, di imparziale amministratore delle cose politiche. E se si nega il partito di classe, è perché alla base della propria costituzione teorica si è negato che lo Stato attuale sia uno Stato di classe, perché si è proclamato che la lotta di classe è economica e non politica. Assai più rivoluzionaria è indubbiamente la concezione anarchica, pur tanto imperfetta, secondo cui lo Stato non è Stato di classe, ma da questo si deduce non una indifferenza, verso le cose della politica statale, ma l’imperativo della lotta a fondo per la distruzione dello Stato, considerato in se stesso come un apparecchio di opposizione. Infatti Enrico Leone dice che “”la separazione del movimento sindacale dal mondo della politica…non può consigliare di spezzare la macchina dello Stato, fino a che non abbia creato il nuovo ambiente, nel quale esso non troverà più una razionale base di esistenza, per essere l’amministrazione delle cose riuscita a soppiantare il dominio delle persone””. Questa di Leone, non è che la traduzione in altre parole della più pura tesi socialdemocratica, secondo cui nei quadri del presente apparecchio statale può compiersi tutta la trasformazione della economia in senso proletario. Per negare l’unica tesi rivoluzionaria, quella comunista, che pone il proletariato in lotta politica per la costituzione del suo Stato, l’anarchia proclama: uccidiamo lo Stato e si realizzerà senz’altro il regime della pura amministrazione delle cose; e questo, se è errore colossale di visione storica, non è capitolazione dinanzi al potere della borghesia: il sindacalismo teorico puro, quando al suo antistatalismo toglie il paludamento anarcoide dice: costruiamo al di fuori dello Stato la società sindacale della amministrazione delle cose, e toglieremo allo Stato la sua ragione di essere – e con ciò esso rivela che il suo punto di partenza non è il proletariato, ne il suo punto di arrivo il fatto rivoluzionario, ma soprattutto esso si accampa sul terreno della dottrina liberale borghese: il non intervento dello Stato politico nel mondo della economia privata, avvallando il più grosso inganno di quella democrazia, che dice di disprezzare. Se invece che, questione di teoria – che si presterebbe a ben più interessanti conclusioni critiche – facciamo questione di politica concreta; vediamo Leone concludere in modo inaspettato per i lettori superficiali, ma perfettamente consono alle nostre deduzioni. Egli, preoccupato dell’attuale barbaro stato di cose nella lotta tra il fascismo e i gruppi di proletari che si armano e si militarizzano, chiede che il Partito socialista lasci tornare il proletariato al neutralismo politico, perché democrazia e ceti medi possano assolvere il loro compito di costituire sul terreno parlamentare un governo “”liberale”” che restauri la civiltà della vita sociale! Con questo si conferma che, ritirandosi il proletariato “”alla prassi del sindacato operaio”” in realtà egli dà campo libero alla sovranità dello Stato borghese democratico. L’antitesi tra sindacalismo e democrazia, tra sindacalismo e collaborazione parlamentare non era che esteriore e formale. L’inganno della democrazia e della socialdemocrazia, culminante nella svalorizzazione del proletariato, si supera solo col metodo comunista della lotta politica che il partito di classe indirizza contro l’apparecchio dello Stato parlamentare. A questo occorre volgere non le spalle dei proletari dediti alle macchine o al campo, ma il petto delle falangi proletarie organizzate e armate. Solo dopo una lotta politica e militare, e dopo la sua vittoria, potrà il proletariato – con la leva stessa del potere politico – fare opera di sostituzione del regime della “”amministrazione delle cose”” a quello del “”dominio delle persone””. Finché lo Stato democratico sarà in piedi, è vana utopia pensare che in questo senso possa farsi un passo solo: lo Stato non interverrà… nelle pagine teoriche dei sociologi liberali, ma nella realtà delle cose schianterà col peso della forza armata ogni iniziativa di rinnovazione, che leda gli interessi costituiti del capitalismo. 23 Ottobre 1921 (fonte: internazionalisti.it)”,”SIND-074″ “LEONE DE CASTRIS Arcangelo”,”Storia di Pirandello.”,”LEONE DE CASTRIS A. (1929) ordinario di letteratura italiana nell’Università di Bari, ha dedicato alla letteratura moderna gran parte dei suoi studi, tra cui ‘Decandentismo e realismo’ (1959).”,”BIOx-188″ “LEONE Sergio”,”Sergej Esenin: ultimi temi poetici.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado. Sergio Leone è docente di lingua e letteratura russa all’Università di Urbino.”,”RUSx-211-FL” “LEONETTI Alfonso a cura di Ugo DOTTI”,”Un comunista 1895-1930.”,”Nato ad Andria nel 1895, LEONETTI Alfonso emigrò nel 1918 a Torino dove, nell’ incontro con GRAMSCI e con la classe operaia torinese maturò la sua esperienza rivoluzionaria. Tra i fondatori del PCdI nel gennaio 1921 visse la dura milizia nella lotta proletaria e antifascista. Espulso dopo la ‘svolta’ del 1930, militò in Francia nell’ Opposizione bolscevico-leninista internazionale (detta trotskista). Rientrato in Italia nel 1960 e riammesso nel partito nel 1962 vive (1977) oggi a Roma. Il suo libro ‘Da Andria contadina a Torino operaia’ vinse nel 1975 il Premio Viareggio.”,”PCIx-050″ “LEONETTI Alfonso”,”Vittime italiane dello stalinismo in URSS.”,”””E’ certo comunque che Gramsci non pensò e non disse mai di Trotsky che questi fosse “”la puttana del fascismo””. Tale frase, riportata e posta in circolazione di Togliatti su Gramsci, non solo non ha riscontro in nessun passo degli scritti gramsciani, ma neppure si trova confermata da qualsiasi ricordo, anche approssimativo, dei suoi compagni di prigionia di quel periodo”” (pag 54).”,”PCIx-088″ “LEONETTI Alfonso”,”Da Andria contadina a Torino operaia. Un giovane socialista tra guerra e rivoluzione.”,”LEONETTI giovane, figlio di una modestissima famiglia artigiana del grosso borgo pugliese, approdò nella Torino operaia all’ inizio del 1918.”,”MITS-190″ “LEONETTI CARENA Pia”,”Gli italiani del maquis.”,”Pia CARENA LEONETTI è la moglie di Alfonso LEONETTI Si calcola che 5000 italiani (tra emigrati e soldati in Francia al momento dell’ 8 settembre 1943) durante l’ occupazione tedesca si unirono ai resistenti francesi nei maquis della metropoli o ne crearono anche dei propri. Almeno duemila persero la vita.”,”ITAR-031″ “LEONETTI Alfonso”,”Gli atti di nascita del PCI.”,”Statuto delle sezioni: (…) Art. 6. I nuovi iscritti al Partito che non provengono dalle Sezioni Giovanili, sono sottoposti ad un periodo di candidatura di mesi 6, cessati i quali possono rimanere iscritti definitivamente al Partito. Durante il periodo di candidatura i socie non hanno diritto di voto né possono coprire cariche, ma hanno tutti gli obblighi di tutti gli altri iscritti. (…) (pag 51)”,”MITC-042″ “LEONETTI Alfonso, a cura di Franco LIVORSI”,”Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975).”,”Contiene il saggio: ‘Superimperialismo o socialismo? A proposito della polemica Lenin-Kautsy’ (pag 198-210) “”Dopo la scomparsa di Lenin, avvenuta in un periodo di ripiegamento generale del movimento rivoluzionario, tanto in Russia quanto negli altri paesi, Trotsky ha però cominciato a ‘declinare’ e a conoscere una serie di ‘disgrazie’, che dovevano concludersi tragicamente nel giugno 1940, con il suo assassinio nel Messico. Perché queste ‘disgrazie’ politiche e personali? Esse sono certo da ricercarsi, in primo luogo, nello “”stato generale”” del movimento operaio russo e internazionale (riflusso rivoluzionario), ma sono pure da ricercarsi, per molti aspetti, nel comportamento dello stesso protagonista, come per ogni altro. Di lui non devono essere dimenticati i “”tratti”” negativi indicati da Lenin, cioè: 1. “”la troppo grande sicurezza di sé””; 2. “”l’ inclinazione a considerare le cose troppo secondo il loro lato amministrativo””. Non erano “”difetti”” di scarso conto. La “”troppo grande sicurezza di sé”” in Trotsky lo privava di quel “”pessimismo attivo”” o “”pessimismo dell’ intelligenza”” che è la condizione necessaria per bene apprezzare le difficoltà di una situazione e intervenire efficacemente con “”l’ ottimismo della volontà”” a cambiarla. Mancando di questo “”pessimismo attivo””, Trotsky era naturalmente portato a disprezzare o almeno a sottovalutare la forza dell’ avversario e quindi a trascurarne le mosse e le manovre e perciò stesso infine a favorirle. Forte del suo prestigio e “”sicuro di sé””, Trotsky lasciò infatti che si convogliasse dapprima contro di lui il facile “”patriottismo di partito”” dei vecchi bolscevichi, che egli non stimava. Queta sottovalutazione dei suoi partners finiva per tradursi in una sfiducia verso l’ intero partito, al quale egli aveva aderito solo dall’ agosto del 1917 e che perciò conosceva poco.”” (pag 246)”,”MITC-045″ “LEONETTI Alfonso PASTORE Ottavio”,”Chiesa e Risorgimento.”,”C’è un brano di GIOBERTI: Gesuiti contro l’ unità d’ Italia. (pag 78) “”Ma il nemico capitale dei principi e dei popoli italici, dirà taluno, non è forse lo straniero? Certo sì: ma perciò appunto sono terribili i Gesuiti;”” (Gioberti) (pag 81)”,”ITAB-137″ “LEONETTI Alfonso”,”Bordighismo e trotskismo (1932). Avec texte francais.”,”””Le divergenze della “”sinistra bordighista”” con la tattica bolscevico-leninista sono di vecchia data. Tutte le tesi di Roma (1922) sono dirette contro tale tattica. Ecco come lo stesso Bordiga ne parla: “”Noi consideriamo il metodo tattico di Lenin come non completamente esatto in quanto non contiene garanzie contro le possibilità di applicazione che, essendo superficialmente fedeli, perdono la finalità rivoluzionaria profonda che sempre animò quanto Lenin sostenne e fece. Consideriamo troppo universali certe estensioni di esperienze tattiche russe, a situazioni in cui si aggiungono difficoltà che in quelle non vi erano, come il regime democratico ed il lungo avvelenamento democratico del proletariato””.”” (A. Bordiga, Il pericolo opportunista e l’ Internazionale, Prometeo, n° 25, 1 dicembre 1929 (pag 9)”,”BORD-057″ “LEONETTI Alfonso MASSARI Roberto MARAZZI Antonella”,”Alfonso Leonetti. Storia di un’ amicizia. Testi inediti, ricordi e corrispondenza con Roberto Massari (1973-1984).”,”””Per quanto riguarda l’ “”espulsione”” di Blasco e Fosco, cui tu accenni nella tua lettera, abbiamo già visto la lettera di Trotsky a Frankel che sta nel volume delle Oeuvres ed anche il documento dell’ aprile 1933 tratto dall’ archivio Vereeken. Si tratta di una questione strana, sulla quale bisognerà investigare, poiché non sono da escludere interferenze esterne nell’ avvenimento. Il compagno Leonetti, l’ unico che poteva veramente aver scritto il documento di espulsione dell’ aprile 1933 – non aveva mai sentito parlare di questo fatto e ci ha rilasciato una dichiarazione scritta in cui afferma che tale espulsione non c’è mai stata, che Fosco non faceva parte organizzativamente della Noi, che i rapporti tra Feroci e Blasco non sono mai arrivati alla rottura personale. Lo stesso Trotsky, del resto, appare informato dell’ “”espulsione”” da Frankel e non ufficialmente dal Segretariato Internazionale. Occorrerebbe, a questo punto, consultare i verbali del SI. Il 21 aprile del 1933, inoltre, i nomi di Leonetti e Blasco ricomparivano insieme nell’ appello per Gramsci che sta su La Verité. (…)””. (pag 168, lettera di Antonella Marazzi a Pierre Broué, 7 luglio 1978) Centri regionali del partito. “”Il controprogetto Blasco (Tresso) era coerente con questa impostazione. Dopo aver precisato, a scanso di equivoci che invece vi furono, che era necessario “”superare il distacco che esiste tra la nostra organizzazione di Partito e la sua capacità di direzione e di intervento organizzativa nella situazione, e la situazione medesima”” e che dovevano essere eliminati dall’ apparato tutti quei compagni i quali “”non si sentono di compiere oggi il loro dovere in Italia””, Blasco (Tresso aggiunge che “”Il metodo di lavoro del Partito deve essere ispirato al criterio di non sprecare le proprie forze e di non logorarle e distruggerle per obiettivi che possono essere raggiunti con minori perdite e altrimenti. In modo particolare deve essere considerato assurdo il tentativo di sostituire l’ apparato alla base nel lavoro che questa non riesce a compiere, e l’ Ufficio politico e la Segretaria del Partito allo strato inferiore dell’ apparato nel lavoro di questo.”” I “”Tre””, in definitiva, lungi dal negare l’ esigenza di stimolare e accrescere l’ attività dei “”rivoluzionari di professione”” in Italia, proponevano uno schema di organizzazione basato essenzialmente su centri regionali e adeguato alle necessità di direzione poste dal reale movimento delle masse.”” (pag 220-221, A. Leonetti, Le ragioni dei Tre) Il rientro nel PCI. “”Così, nel 1962, dopo quel XXII Congresso del Pcus che aveva ribadito e reso più esplicita la condanna dei crimini di Stalin, Leonetti rientrò nel Pci, illudendosi probabilmente di potervi svolgere un’ azione rilevante all’ interno delle strutture di direzione e di stampa. Un errore politico, non c’è dubbio, ma con molte, moltissime attenuanti. (…)””. (pag 282)”,”TROS-151″ “LEONETTI LUPARINI Clotilde”,”Roberto Anderson. Un idealista nel paese dei Soviet.”,”pag 19 Ruolo spionistico di ROBOTTI (pag 39) “”I ladri, le puttane e l’ Nkvd lavorano soprattutto di notte”” (pag 45) pag 49-50″,”PCIx-247″ “LEONETTI Alfonso”,”Mouvements ouvriers et socialistes (Chronologie et bibliographie). L’Italie (Des origines à 1922).”,”Dedica manoscritta di LEONETTI Alfonso a Carlo Cardia”,”MITS-379″ “LEONETTI Alfonso”,”Note su Gramsci.”,”Libro dedicato a Pia Carena”,”GRAS-078″ “LEONETTI FIORANI Eleonora”,”Saggio di critica delle interpretazioni del lavoro di Marx-Engels. I. Esposizione analitica delle correnti interpretative del marxismo (nel Novecento in Europa). II. Indagine complessiva critico-bibliografica della questione più recente: la valutazione nuova del contributo di Engels e del suo rapporto con Marx.”,”””Il marxismo anzitutto “”ortodosso”” della Seconda Internazionale tendeva nettamente a scindere il marxismo come scienza in senso positivistico e la politica socialista, con facilitazione per il processo di revisione in corso. Su ciò, fra le tante teorizzazioni rintracciabili nei teorici di tutti i partiti, scegliamo quella data da R. Hilferding nella prefazione a ‘Il capitale finanziario’: “”Nella scoperta dei fattori che determinano la volontà delle classi consiste, secondo la concezione marxista, il compito di una politica scientifica, di una politica che sappia descrivere nessi causali. Come la teoretica, anche la politica del marxismo è esente da “”giudizi di valore””. E’ pertanto concezione errata, anche se diffusa ‘intra et extra muros’, identificare senz’altro marxismo e socialismo. Poiché, considerato logicamente, visto soltanto come sistema scientifico – prescindendo cioè dalla sua efficacia storica – il marxismo è solo una teoria delle leggi del divenire della società: leggi che la concezione marxista applica all’epoca della produzione delle merci. (….) Ma riconoscere la validità del marxismo (che implica il riconoscimento della necessità del socialismo) non significa in alcun modo formulare valutazioni, né tanto meno significa additare una linea di condotta pratica. Poiché una cosa è riconoscere la necessità, altra cosa è porsi al servizio di questa necessità”” (Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1909, edizione italiana 1961)”” [Eleonora Leonetti Fiorani, Saggio di critica delle interpretazioni del lavoro di Marx-Engels, SD]”,”MAES-103″ “LEONETTI Francesco DI-MARCO Roberto FIORANI Eleonora”,”La linea di cultura rivoluzionaria.”,”‘Gli autori provengono dal lavoro letterario d’opposizione. Leonetti (1924) negli anni cinquanta come redattore con Pasolini e Roversi della rivista ‘Officina’. Di Marco (1937) negli anni ’60 nel Gruppo 63. Dal 1966 al 1973 redigendo la rivista ‘Che fare’ hanno elaborato una ‘linea di cultura rivoluzionaria’. Questo libro scritto a tre mani, si è aggiunta Eleonora Fiorani (1942), documenta l’itinerario di ricerca del trio.’ (in apertura) “”In una delle sue opere giovanili Marx dice: “”La classe lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo nella società civile”” (Miseria della filosofia, Roma, 1950″” nota 3 pag 91 Gli autori della nota giudicano interessante la lettura delle ultime sessanta pagine del libro di Lefebvre ‘Sociologia di Marx’ (1968) e l’Introduzione di A. Illuminati all’edizione della Critica del programma di Gotha (1968) (nota pag 92) In ‘La costruzione del partito’ si raccolgono gli scritti di Gramsci del periodo ’23-’26, la lotta di linea con Bordiga poco prima della clandestinità e dell'””università”” del carcere. “”E in questo tratto Gramsci è leninista, nella teoria politica si incontra con Lenin, ‘è Lenin in Italia’”” (pag 141)”,”ITAC-126″ “LEONETTI Alfonso, a cura di Ugo DOTTI”,”Un comunista, 1895-1930.”,”Nato ad Andria nel 1895, LEONETTI Alfonso emigrò nel 1918 a Torino dove, nell’ incontro con GRAMSCI e con la classe operaia torinese maturò la sua esperienza rivoluzionaria. Tra i fondatori del PCdI nel gennaio 1921 visse la dura milizia nella lotta proletaria e antifascista. Espulso dopo la ‘svolta’ del 1930, militò in Francia nell’ Opposizione bolscevico-leninista internazionale (detta trotskista). Rientrato in Italia nel 1960 e riammesso nel partito nel 1962 vive (1977) oggi a Roma. Il suo libro ‘Da Andria contadina a Torino operaia’ vinse nel 1975 il Premio Viareggio. Foto di gruppo della ‘famiglia’ dell’Ordine Nuovo (pag 96) La paura di Mussolini. Mussolini spaesato a Milano. “”Poi venne la prima guerra mondiale e Mussolini era già passato al nemico per cui le nostre vie si divisero interamente. Tanto più forte era quindi in me la curiosità di studiare e di fissare il comportamento, i gesti, gli sguardi di quest’uomo che aveva avuto tanta popolarità tra i proletari e i socialisti, ma che ora veniva coperto da loro di un disprezzo altrettanto totale. Dirò che quell’immagine del Mussolini del 1920, nelle vie di Milano, un Mussolini tutto sommato organicamente pavido, ha poi trovato successive conferme nelle tante biografie che gli sono state dedicate. Così quando è colto dall’obiettivo del fotografo mentre un nugolo di poliziotti piomba su di lui nelle vie di Roma, all’epoca dell’interventismo: lo si vede tutto spaurito mentre si protegge il capo con le braccia; così quando Rina Serrati, la compagna di Menotti, racconta come; giovane emigrato in Svizzera, frequentasse abitualmente la casa Serrati, anch’egli esiliato nella repubblica elvetica. Avveniva infatti spesso – racconta Rina – che il giovane Benito si fermasse a cena rimanendo fino a notte inoltrata in casa dell’amico e che poi, per tornare al proprio domicilio, dovento attraversare un largo tratto di foresta, non se la sentisse di affrontare la strada da solo. Toccava così al bravo Menotti, dopo cena, offrirsi di accompagnarlo. La paura è spesso un fatto fisico, e vorrei dire organico, e Mussolini, per molti versi, ne era affetto”” (pag 100)”,”MITC-114″ “LEONETTI Alfonso”,”Trotski e il trotskismo: ciò che è vivo e ciò che è morto.”,”””Teoricamente confutata, l'””invenzione”” del socialismo in un solo paese è, con maggior evidenza, confutata nella pratica”” (pag 483) Sulla teoria della rivoluzione permanente “”Ed eccoci alla teoria della “”rivoluzione permanente””. Anche qui, volendo combattere Trotski, si è finito per rovinare una teoria che appartiene a Marx. Sentiamo quello che diceva Stalin medesimo: “”L’idea della rivoluzione “”permanente”” – egli scrisse – non è un’idea nuova. La espose per la prima volta Marx verso il 1850, nel suo ‘Indirizzo’ alla Lega dei Comunisti”” (2). Infatti si legge in questo ‘Indirizzo’: “”Mentre i piccoli borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione alla conclusione (…) è nostro interesse e nostro compito ‘rendere permanente’ la rivoluzione sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano scacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello Stato, sino a che l’associazione dei proletari, non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi, e fino a che almeno le forze produttive decisive non siano concentrate nelle mani dei proletari”” (3). Né Marx parlò solo della “”permanenza”” della rivoluzione; egli disse anche che “”dopo una rivoluzione, la ‘controrivoluzione permanente’ diviene (per le classi spodestate) una questione d’esistenza di tutti i giorni”” (4). Rivoluzione e controrivoluzione permanente, ininterrotta, sono, infatti, gli aspetti dialettici dello stesso processo storico. In che cosa e perché Lenin combatté Trotsky e gli altri sostenitori della teoria della “”rivoluzione permanente””, nata nel 1905? Lenin combatté, in primo luogo, non questa teoria, che era di Marx, ma l’applicazione che di essa veniva fatta da Trotsky, Parvus e altri”” [Alfonso Leonetti, Trotski e il trotskismo: ciò che è vivo e ciò che è morto, Il Ponte, Firenze, 1973] [(2) Stalin, ‘Questioni del leninismo’, Roma, 1952, p. 34; (3) Stalin, op. cit., p. 34; (4) K. Marx, ‘L’Allemagne en 1848’, Paris, 1901, p. 237] (pag 485) Cause del successo della controrivoluzioe in Germania del 1848 (pag 487)”,”TROS-274″ “LEONETTI Alfonso a cura; SARACENO Guido”,”I comunisti di fronte al plebiscito fascista. Alfonso Leonetti: ‘Fu tutto un errore’ (1). Guido Saraceno: ‘«No». Come si è votato il 24 marzo in Italia (fatti e documenti sul plebiscito fascista)’ e altri documenti.”,”‘(1) Pubblichiamo quale introduzione ai documenti editi in questo Strumento di lavoro alcune considerazioni di Alfonso Leonetti desunte da una lettera alle nostre edizioni’ (nota, in apertura) Testo di Saraceno da ‘Fascismo e lotta di classe’, ‘Edizioni italiane di coltura sociale’, Parigi Riproduzione fotografica della scheda di votazione: compare solo il ‘Si’ (pag 17) “”Durante il periodo elettorale le perquisizioni personali e domiciliari furono all’ordine del giorno per prevenire possibili atti di sabotaggio e per trovare i manifestini comunisti. Forze armate erano di ronda specialmente nella notte dal 23 al 24 marzo, per le vie di tutti i paesi. Nella provincia di Gorizia, in molti paesi (…) i fascisti si servirono anche del tradizionale sistema elettoralistico di corruzione con lo spaccio gratuiti del vino nei locali adiacenti alle aule elettorali. I minatori di Idria dovettero recarsi sotto la scorta dei propri capi-squadra alle sezioni e ‘riportare la scheda bianca nell’ufficio-pagamento della miniera’. Esercenti di osterie e piccoli commercianti furono costretti di far propaganda per il “”sì””, pena il ritiro della licenze di esercizio. Ma fin quasi a mezzogiorno le aule elettorali andarono quasi completamente deserte. Gli uffici centrali di propaganda di Gorizia, Trieste, Pisino e Pola mandarono allora centinaia di automobili e camions montati da carabinieri e da militi, da avanguardisti e studenti fascisti, per rastrellare i «disertori». La popolazione slava fuggì terrorizzata per i boschi, per i campi e le vigne. Per le strade furono acchiappati tutti i maschi che fu possibile trovare, anche minorenni, caricati su camions e portati alle urne. Agitatori fascisti, incaricatisi della incetta di certificati elettorali, muniti di mandati arbitrari, non fecero che votare per tutti. E malgrado il terrore, malgrado il trucco e la frode, alle 7 di sera non aveva ancora votato il 40 per cento degli iscritti. Allontanati allora gli scrutatori slavi dai seggi, si operò il miracolo per cui l’indomani fu possibile annunziare che i votanti per il regime erano l’80-90 per cento. Gli stessi gregari fascisti rimasero molto perplessi”” (pag 54-55) [‘La cronaca del 24 marzo’, di Guido Saraceno, estratto da ‘Fascismo e lotta di classe’, ‘Edizioni italiane di coltura sociale’, Parigi]”,”ITAD-152″ “LEONETTI Alfonso TROTSKY Lev, a cura di Valeria CHECCONI e Ferruccio FABILLI”,”Carteggio 1930-1937. Alle origini del trotskismo italiano e internazionale.”,”‘Alla memoria di Alfonso Leonetti e Umberto Morra, cittadini onorari di Cortona…’ (in apertura) Alfonso Leonetti (Feroci…) Lev Trotsky (Onken, in anni ’30) Come è giunto a Cortona il ‘Fondo Alfonso Leonetti’ (pag 19) L’ultimo interrogativo di Leonetti: la talpa scava ancora? (pag 23) (introduzione) Ferruccio Fabilli, scrittore, giornalista e storico dell’agricoltura, dei movimenti politici e sindacali e del terrorismo. Sindaco di Cortona (1980-85), ebbe in dono, per la Biblioteca comunale, da Alfonso Leonetti il suo carteggio con Lev Trotsky, ce prende la luce nella sua interezza in questo libro. Valeria Checconi, maturità classica, laurea in Lettere classiche repsso l’Università degli Studi di Perugia, si occupa di studi storici, filosofici, politici e letterari.”,”TROD-375″ “LEONETTI Alfonso DEUTSCHER Isaac e Bruno RIZZI”,”Trockij e l’opposizione di sinistra in un carteggio fra Alfonso Leonetti e Issac Deutscher. Prima e seconda parte.”,”Ricostituzione del carteggio effettuata grazie alla collaborazione di Tamara Deutscher e della direzione dell’ International Instituut voor SOciale Geschiedenis di Amsterdam presso il quale è depositato l’archivio Deutscher (Attilio Chitarin). Raymond Molinier era probabilmente un agente staliniano”,”TROS-021-FGB” “LEONETTI Alfonso, a cura di Franco LIVORSI”,”Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975).”,”Contiene i saggi: ‘Superimperialismo o socialismo? A proposito della polemica Lenin-Kautsky’ (1949) (pag 198-210) e ‘Lenin e Rosa Luxemburg sul centralismo democratico’ (6 ottobre 1962) (pag 211-214) Il problema visto da Lenin. “”Malgrado la guerra, «Die Neue Zeit» non doveva sfuggire all’attenzione di Lenin il quale, alla prima occasione, fece conoscere il suo giudizio sull’articolo di Kautsky (aprile e maggio 1915, ‘Due scritti da approfondire’, ndr). Questa occasione venne offerta, nel dicembre 1915, da un libro di Bucharin sull’imperialismo (1), per il quale Lenin scrisse una prefazione. Creduta dapprima smarrita, la prefazione di Lenin è stata ritrovata dopo la morte fra i suoi manoscritti e pubblicata nella «Pravda» del 21 gennaio 1927. Giustamente essa appare in appendice all’edizione italiana del libro di Lenin: ‘L’imperialismo come più recente fase del capitalismo’. In fondo, questa prefazione può considerarsi come l’ultimo capitolo del libro di Lenin sull’imperialismo e come il primo capitolo di un nuovo libro (da scriversi) sul super-imperialismo. Che cosa diceva Lenin? (…) «Ragionando in modo teorico, ‘astratto’, si può giungere alla conclusione alla quale è pervenuto Kautsky – per una strada un po’ diversa, è vero, ma pure abbandonando il marxismo – cioè che non è lontano il giorno in cui tutti questi magnati del capitale si uniranno in un trust unico, mondiale, che sostituirà la rivalità e la lotta dei capitali finanziari isolati rispettivamente in ogni paese con il capitale finanziario unito internazionalmente. Una tale conclusione non è però meno astratta, semplicista, inesatta della conclusione analoga dei nostri ‘struvisti’ ed ‘economisti’ del 1890, i quali, dal carattere progressivo del capitalismo, dalla sua inevitabilità, dalla sua vittoria definitiva in Russia, traevano delle conclusioni talora apologetiche (adorazione del capitalismo, conciliazione con esso, sua glorificazione, invece di lotta contro di esso), talora ‘apolitiche’ (cioè negazione della politica e della sua importanza, negazione della probabilità di scosse politiche generali, ecc., errore particolare degli economisti), talora nettamente ‘favorevoli alla teoria ‘dello sciopero generale’ (lo sciopero generale come apoteosi degli scioperi parziali, teoria condotta fino a dimenticare o a ignorare volontariamente altre forme di lotta, sostenendo il passaggio diretto, ‘con uno sbalzo’, dal capitalismo alla vittoria su di esso, solo per mezzo dello sciopero). (…) Quanto a Kautsky, la sua rottura evidente col marxismo si è tradotta non nella negazione o nella teoria del ‘salto’, passando oltre i conflitti, le scosse e le trasformazioni politiche particolarmente numerose e varie nell’epoca imperialista, non nella apologia dell’imperialismo, bensì nella forma del ‘sogno di un capitalismo ‘pacifico”. Il capitalismo ‘pacifico’ è costituito dall’imperialismo non pacifico, bellicoso, catastrofico: Kautsky è obbligato ad ammetterlo, poiché egli l’ha già riconosciuto nel 1909 in un’opera speciale (2), nella quale per l’ultima volta egli giungeva, da marxista, a conclusioni non sofisticate. Ma se è impossibile di sognare semplicemente, senz’altro, un ritorno all’indietro che riconduca dall’imperialismo al capitalismo ‘pacifico’, non sarebbe possibile per ciò stesso, in fondo, di dare a questi sogni essenzialmente piccoli-borgesi la forma di semplici riflessioni su un «super-imperialismo» pacifico? Se si chiamasse «super-imperialismo» l’associazione internazionale degli imperialismi nazionali (più esattamente: gli imperialismi isolati di ogni Stato), ‘capace’ di evitare i conflitti particolarmente sgradevoli, inquietanti e allarmanti per il piccolo-borghese, del genere delle guerre, delle scosse politiche, ecc., perché allora non ci si potrebbe liberare dall’imperialismo all’epoca attuale – nella quale noi siamo presi, che noi viviamo già, che è essenzialmente piena di conflitti e di catastrofi – con dei sogni innocenti di un «super-imperialismo» relativamente pacifico relativamente senza conflitti, senza catastrofi? Non si potrebbe sfuggire ai compiti ‘urgenti’ che pone e che ha già posto davanti all’Europa quest’epoca dell’imperialismo, sognando che quest’epoca passerà presto e che si può ancora concepire dopo di essa, un’epoca di «super-imperialismo», relativamente pacifica, non richiedente una tattica così ‘rude’? Kautsky dice precisamente che «tale nuova fase (super-imperialista) del capitalismo è, in ogni caso, teoricamente concepibile». Quanto a sapere «se essa è realizzabile, ci mancano ancora, dice, i dati preliminari sufficienti». Ora, non c’è la minima traccia di marxismo in questo desiderio di schivare l’imperialismo, come fa Kautsky, sulla possibilità di un super-imperialismo. In tutto questo ragionamento, il marxismo non è ammesso che per «la nuova fase del capitalismo» in cui lo stesso inventore non garantisce la possibilità di realizzazione, ma per la fase, attuale, che noi viviamo, in primo luogo del marxismo, ci si serva del desiderio piccolo-borghese e profondamente reazionario di appianare le contraddizioni. (…) Si può tuttavia contestare che una nuova fase del capitalismo susseguente all’imperialismo sia, astrattamente, concepibile? No. in astratto, una tale fase si può concepire. Ma, in pratica, ciò significa diventare opportunisti; negare i compiti ardui del presente per fantasticare su problemi meno gravi che potrebbero porsi in avvenire. In teoria ciò significa non fondarsi sullo sviluppo che si compie nella realtà, ma distornarsene deliberatamente in nome di queste fantasticherie. Non vi è dubbio che lo sviluppo va ‘nella direzione’ di un trust unico, mondiale, che abbracci tutte le imprese e tutti gli Stati senza eccezione. Ma questo sviluppo si opera in circostanze, con un ritmo, fra contraddizioni, conflitti e scosse – non soltanto economiche, ma anche politiche, nazionali, ecc. – tali che inevitabilmente prima di arrivare al trust unico, mondiale, all’associazione mondiale ‘super-imperialista’ dei capitali finanziari nazionali, l’imperialismo dovrà crollare e il capitalismo trasformarsi nel suo contrario». Considerando retrospettivamente questa polemica, si è colpiti una volta di più dalla chiaroveggenza rivoluzionaria di Lenin. Appena due anni dopo dalla prefazione scritta nel dicembre 1915 per il libro di Bucharin, Lenin entrava in Russia per iniziare quella «trasformazione del capitalismo nel suo contrario» che aveva predetto e che trovava nella Rivoluzione d’Ottobre vittoriosa la prima grande realizzazione”” (pag 201-205) [Alfonso Leonetti, a cura di Franco Livorsi, ‘Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975)’, De Donato, Bari, 1978] [(1) Bucharin, ‘Economia mondiale e imperialismo’; (2) (2) Kautsky, ‘Verso il potere’ (cfr. ora K. Kautsky, ‘La via al potere’, Laterza, Bari, 1974]”,”MITC-003-FMB” “LEONHARD Wolfgang”,”Völker hört die Signale. Die Anfänge des Weltkommunismus, 1919-1924.”,”Controllare la posizione in Salva”,”INTT-009-FL” “LEONI Francesco”,”Storia dei partiti politici italiani.”,”LEONI Francesco insegna storia dei partiti e movimenti politici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università G. D’ Annunzio. Ha scritto varie opere tradotte anche all’ estero (v. retrocopertina).”,”ITAA-056″ “LEONI Francesco”,”Il dissenso nel fascismo dal 1924 al 1939.”,”LEONI Francesco insegna storia contemporanea nell’ Università di Cassinoed è Direttore della Scuola di perfezionamento in studi storico-politici di Caserta. Ha pubblicato una ‘Storia dei partiti politici italiani’ e una ‘Storia della controrivoluzione in Italia’. “”Con la morte di Orco Bisorco, il segretario di “”strapaese””, finì il secondo periodo della rivista ed il 15 dicembre 1930 Maccari avvertì i lettori che la redazione si trasferiva a Torino. Malgrado la riduzione del raggio di influenza de Il Selvaggio, è innegabile che i temi sostenuti sulle sue pagine filtrarono almeno in parte nelle nuove generazioni, dando luogo a fenomeni intellettualmente analoghi. Basti pensare a quanto scriveva Eugenio Curiel sul Il Bo del 1° agosto 1937, allorché prendendo spunto dalla necessità di far largo ai giovani, compiva un esame delle ipotesi avanzate dai “”fascisti della normalizzazione”” riguardo all’ educazione delle nuove generazioni: “”Camillo Pellizzi… si sente attratto verso i medoti dei colleges inglesi e vorrebbe associare alle scuole, dalle elementari all’ università, un complesso di esercitazioni. In esse il giovane dovrebbe educarsi ‘alla deliberazione responsabile, alla valutazione equa delle diverse opinioni, alla disciplina del dibattito’. (…) Si finirebbe così per cadere nuovamente in quella dittatura di funzionari, che Pellizzi ritiene essere ‘fenomeno di cui la storia ha vari esempi: e sono tutti esempi a ben guardare di decadenza’.”” (pag 65)”,”ITAF-177″ “LEONI Bruno”,”Collettivismo e libertà economica. Editoriali “”militanti”” (1949-1967).”,”Bruno LEONI (1913-1967) è stato il maggiore filosofo del diritto liberale del ventesimo secolo. Presidente della Mont Pèlerin Society e fondatore della rivista Il Politico,ì stato preside della facoltà di Scienza politica dell’Università di Pavia. “”A questa sorte comune dei capitani d’industria non si è sottratto Giovanni Agnelli. Meno fortunato dei suoi grandi colleghi americani, egli non ha avuto famosi biografi, né ha ritenuto, per quanto ne sappiamo, di dover narrare personalmente, come Henry Ford “”senior””, la storia della propria vita. Per tutti quelli che non l’hanno conosciuto, o che (come chi scrive) lo hanno avvicinato nell’ultimo periodo della sua esistenza, quando ormai era perita gran parte di lui, ed egli stesso si aggirava come un muto fantasma nelle sale della sua residenza torinese – Giovanni Agnelli rimane, in fondo, un mistero. Nemmeno il recente e interessante libro (edito in occasione del cinquantenario della fondazione della più grande industria che egli creò) contribuisce molto a svelarci l’uomo Agnelli e – quel che a noi più interessa – l’imprenditore Agnelli. Egli rimane, spesso, per così dire, dietro le quinte della narrazione: i suoi motori si costruiscono, le sue macchine vincono corse spettacolari, i suoi stabilimenti sorgono e si ingigantiscono, decine di migliaia di operai accorrono a lavorarvi, la produzione raggiunge cifre, per i tempi, sbalorditive, i suoi tecnici, corridori, amministratori, si alternano ai posti di comando, e non pochi vi sacrificano la salute o la vita. L’enorme creazione campeggia nel quadro, ma quasi nasconde la figura del creatore. Così, molto di ciò che ci viene raccontato di lui nel libro lascia – a dir vero – insoddisfatti, o indifferenti. E’ abbastanza chiaro, ad esempio, che Giovanni Agnelli non fu tecnico, e quanto ci si narra delle sue speranze giovanili di realizzare il “”moto perpetuo”” non depone a favore della profondità della sua cultura scientifica””. (pag 64-65)”,”ITAP-164″ “LEONI Diego ZADRA Camillo a cura; saggi di Eric LEED Antonio GIBELLI Bruna BIANCHI Gianluigi FAIT Diego LEONI Fabriozio RASERA Camillo ZADRA Irene GUERRINI Marco PLUVIANO Emilio FRANZINA Giuliano LENCI Vito LABITA Helene MAIMANN Giovanna PROCACCI Claudia SALARIS Michele DE-GIORGIO Paul FUSSELL Ferruccio MASINI Mario ISNENGHI Eleonora CHITI LUCCHESI Quinto ANTONELLI Christoph HARTUNGEN Leopold STEUER Gianni OLIVA Gianni ISOLA Patrizia DOGLIANI Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Nuto REVELLI Giorgio ROCHAT Renato MONTELEONE Pino SARASINI Vincenzo CALI’ Marco DE-MICHELIS Andrea FAVA Enzo COLLOTTI Angelo SCHWARZ Paola DI-CORI Gian Piero BRUNETTA Bob SUMMERS Pierre SORLIN”,”La grande guerra. Esperienza, memoria, immagini.”,”Tra i molti saggi che formano il grosso volume si possono segnalare quelli di Giuliano Lenci ‘Caduti dimenticati. I morti per malattie’ (pag 231-236); Gianni Isola ‘Immagini della guerra del combattentismo socialista’ (pag 519-544); Simonetta Ortaggi Cammarosano ‘Testimonianze proletarie e socialiste sulla guerra’ (pag 577-604) “”La sperimentazione clinica ebbe larghe possibilità di osservazione, soprattutto nella traumatologia e nelle malattie infettive, con notevoli contributi nella letteratura medica, anche per i riflessi che lo stato di guerra produceva nella popolazione civile. (…) L’esperienza dei medici militari [italiani] contemplava, all’inizio, una guerra di movimento e non di posizione: conseguì uno sforzo di adattamento tecnico, con l’impiego, nel 1918, di circa 17.000 medici nei confronti degli 800 che rappresentavano i quadri del 1914. Le ferite da arma bianca costituirono in realtà un evento statisticamente modesto (0.5%) nei confronti dei traumi da arma da fuoco, soprattutto da grosso proiettile. (…) Una completa analisi della patologia umana nel periodo di guerra darebbe modo di affrontare particolari capitoli (congelamenti, autolesionismo, aggressivi chimici), ma le malattie infettive hanno certamente un posto preminente, soprattutto per il coinvolgimento della popolazione civile.E’ del resto antica osservazione, sin da Tucidide, che la mortalità durante e dopo le guerre si innalza più per l’incremento delle malattie infettive che per i traumi bellici (1). Chi non è vissuto in epoca pre-antibiotica non può forse comprendere il peso, nella vita quotidiana e nel destino dell’uomo, delle malattie generate da germi, una volta non dominabili, come oggi, dalla diretta azione di farmaci antibatterici. (…) In diretto rapporto con i traumi, la “”gangrena”” gassosa costituì la complicanza più minacciosa, per gli immediati pericoli mortali e per le prospettive di gravi invalidità permanenti, conseguenti alle necessarie amputazioni degli arti. La guerra di trincea si accompagnò costantemente alla dissenteria batterica e favorì lo sviluppo di altre malattie diffusive: il tifo addominale, la scabbia, la tigna, la meningite celebro-spinale epidemica. Lo spostamento di masse di uomini da un fronte all’altro e dai campi di prigionia generò episodi epidemici, come quello del vaiolo nel 1917 in Italia (…)’ [Giuliano Lenic, ‘Caduti dimenticati. I morti per malattie’] (pag 211-213) [(1) Le guerre del periodo napoleonico rappresentano l’ultimo evento bellico di grandi proporzioni, che culminò nel 1817 con la terribile morìa in Italia di tifo petecchiale (questo tifo era appunto chiamato anche ‘tifo bellico’), conseguente al discioglimento degli eserciti italico e napoletano, che aveva operato nell’Europa centrale e in Russia]”,”QMIP-238″ “LEONI Francesco”,”Storia dei Partiti politici italiani.”,”Francesco Leoni storico, scrittore docente universitario, incaricato dell’insegnamento di Storia dei partiti e dei movimenti politici nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Abruzzese degli Studi. Collabora a numerose riviste italiane e straniere; tra le altre: Stato Sociale (Roma), Revista de Estudios Politicos (Madrid), Revista de Direito e Ciencia (Bruxelles). Autore di diversi volumi, tradotti in più lingue; Storia dei partiti politici italiani, L’attività diplomatica del Governo borbonico in esilio, Origini del nazionalismo italiano, Il movimento conservatore negli Stati Uniti, L’Osservatore Romano: origini ed evoluzione.”,”ITAA-005-FV” “LEONI Diego”,”La guerra verticale. Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna, 1915-1918.”,”Dono di C. Sanguineti Diego Leoni è insegnante e storico del Novecento. Vive e lavora a Rovereto dove coordina le attività di ricerca ed editoriali del Laboratorio di storia. L’esercito operaio L”esercito operaio’ italiano cominciò a formarsi più tardi, ma già nei primi mesi della guerra, quando fu chiaro che essa, combattuta su una fronte molto estesa, non sarebbe stata di movimento e avrebbe imposto lavori complessi e vasti per permettere alle truppe di stanziarsi in montagna. Tanto complessi e vasti da rendere inverosimile che potessero essere gestiti dal solo Genio militare, il quale, perciò, ne avrebbe affidato gli appalti e i subappalti a impresi edili private”” (pag 327)”,”QMIP-284″ “LEONTIEF W.”,”Analisis economico input-output. Estudio introductorio en torno a las tablas input-output de la economía española por Angel Alcaide Inchausti. (Tit. orig.: Input-Output Economics)”,”””Quello che qui cerchiamo di ottenere è di determinare la base strutturale del commercio che gli Stati Uniti sostengono con il resto del mondo. Nel corso della nostra investigazione abbiamo scoperto che, al contrario di quello che comunemente si crede, l’ intercambio che si produce nell’ economia statunitense tra beni di produzione nazionale e importazioni di carattere competitivo serve per compensare il bilancio negativo relativo di capitale come il suo corrispondente positivo di lavoro””. (pag 161)”,”USAE-042″ “LEONTIEF Wassily”,”Saggi di economia.”,”Contiene: Il significato dell’economia marxiana per la teoria economica contemporanea (capitolo 6) Marx Engels questione ciclo “”A differenza della moderna teoria dei prezzi, l’analisi contemporanea dei cicli è chiaramente debitrice agli economisti marxisti. Senza sollevare la questione della priorità, non sarebbe una esagerazione dire che i tre volumi del ‘Capitale’ aiutarono molto più di qualsiasi altro singolo lavoro a portare l’intero problema alla ribalta della discussione economica. E’ piuttosto difficile dire quanto Marx abbia effettivamente contribuito alla soluzione del problema. Dopo anni di accesa discussione non ve n’è ancora nessuna. Credo che questa affermazione non provocherà nessuna aperta smentita, sebbene non ricordi di aver letto o udito un teorico del ciclo economico ammettere che non era in grado di risolvere questo o quel problema; il massimo che è disposto ad ammettere è che un problema particolare è insolubile, ciò che comporta che non solo lui ma neanche nessun altro sarà in grado di risolverlo. Le due varianti principali della spiegazione marxiana dei cicli economici, o piuttosto delle «crisi economiche», sono ben note: una è la teoria del sottoinvestimento basata sulla famosa legge della caduta del saggio di profitto, l’altra è la teoria del sottoconsumo. Entrambe potrebbero contenere un po’ di verità. Quale teoria del ciclo economico non ne ha? Scorrendo le pagine degli scritti di Marx è facile trovare numerosi consigli e suggerimenti che possono essere interpretati come precorritori di tutte le diverse costruzioni teoriche moderne. C’è un curioso esempio di questo genere – un brano tratto da una lettera a Friedrich Engels, datata 31 maggio 1875: “”Ho comunicato a Moor una storia (Geschichte) con la quale mi sono dibattuto privatamente per lungo tempo. Egli pensa, tuttavia, che il problema è insolubile o almeno insolubile al tempo presente perché implica molti fattori che devono essere ancora determinati. Il problema è il seguente: conosci le tabelle che rappresentano i prezzi, i tassi di sconto, ecc…, in forma di zig zag oscillanti su e giù. Ho cercato ripetutamente di calcolare questi ‘ups and downs’ [l’espressione inglese è usata da Marx] – ai fini dell’analisi dei cicli economici – come curve irregolari e così di elaborare matematicamente le principali leggi delle crisi economiche. Credo ancora che il lavoro possa essere compiuto, sulla base di un materiale statistico criticamente vagliato». Sembra dunque che verso la fine della sua vita Marx abbia effettivamente anticipato il metodo statistico e matematico di affrontare l’analisi dei cicli economici. Un metodo che, incidentalmente, di recente un autorevole trattato sovietico sulla statistica matematica ha dichiarato non essere altro che un’insidiosa invenzione del servizio dello stato maggiore francese. L’importanza dell’economia marxiana per la moderna teoria di cicli economici, tuttavia, sta non in tali incerti tentativi volti alla soluzione ultima del problema, ma piuttosto nel lavoro preparatorio contenuto principalmente nel secondo e parzialmente nel terzo volume del ‘Capitale’. Ho in mente i famosi schemi di Marx della riproduzione del capitale”” [Wassily Leontief, “”Saggi di economia””, Milano, 1968] (pag 87-88)”,”ECOT-327″ “LEONTIEF Wassily”,”Teorie, modelli e politiche in economia.”,”W. Leontief, premio Nobel per l’economia 1973, ha diretto l’Istituto di analisi economica a New York, è stato consulento dell’ONU e di imprese multinazionali americane.”,”ECOT-328″ “LEONTIEF Wassily”,”Essais d’économiques.”,”Wassily Leontief, premio Nobel”,”ECOT-356″ “LEONTIEF Wassily, con la collaborazione di Anne P. CARTER Peter PETRI”,”Il futuro dell’economia mondiale.”,”Wassily Leontief, premio Nobel Wassily Leontief, è nato a San Pietroburgo nel 1906. Lauratosi in scienze socialçi e successivamente in economia , si trasferì negli Stati Uniti nel 1931, dove divenne membro della Harvard University. Qui nel 1939 promosse l’Economic Research Project, di cui è stato da allora il direttore. Qui ha introdotto in campo economico la tecnica di analisi imput-output, già anticipata con la tesi di dottorato, ‘L’economia come flusso circolare’, e poi applicata nell’opera ‘Studies in the structure of the american economy’ del 1941. Docente di economia ad Harvard dal 1946 al 1974, consulente economico del governo americano, nel 1970 è stato presidente della American Economic Association. Nel 1973 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia “”per lo sviluppo del metodo input-output e per le sue applicazioni a importanti problemi economici””. E’ attualmente (1977) professore di economia presso la New York University.”,”ECOT-370″ “LEONTIEF Wassily, a cura di Giorgio LUNGHINI”,”Saggi di economia.”,”Leontief Wassily è nato a Leningrado nel 1906, russo naturalizzato americano, Premio Nobel 1973, dal 1931 negli USA, Professore di Economia alla Harvard University (1931-1975), quindi alla New York University dal 1975.”,”ECOT-270-FL” “LEONTIEV L. CHEPILOV D. LAPTEV I. OSROVITIANOV K. KUZMINOV I. GATOVSKI L. IUDIN P. PACHKOV A. PERESLEGUINE V. STAROVSKI V.”,”Manuel d’ economie politique.”,”””L’ economia politica, scriveva Lenin, non si occupa affatto della ‘produzione’, ma bensì dei rapporti sociali degli individui nella produzione, della struttura sociale della produzione”” (Lenin ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’) (pag 12) “”L’ analisi delle forme economiche, segnalava Marx, non può servirsi del microscopio e dei reagenti forniti dalla chimica; l’ astrazione è la sola forza che possa servire da strumento”” (Marx, Il capitale, libro I tomo I) (pag 14)”,”TEOC-226″ “LEÓNTIEV L.”,”Compendio de economía política.”,”Libretto usato acquistato da GB a Manizales, nel 1992 durante viaggio in Colombia (Libreria Anticuaria Manizales)”,”TEOC-712″ “LEOPARDI Giacomo HACK Margherita”,”Storia dell’ astronomia. Dalle origini al duemila e oltre.”,”””Felici le creature cui piacque per prime ricercare / queste cose e ascendere alle dimore supreme / E’ da credere che esse si siano elevate anche / al di sopra e dei luoghi terrestri e dei vizi. / Venere e vino non corruppero (quei) petti, sublimi / né la carica del Foro né la fatica dell’ arme: / né la vana invidia, o la gloria conquistata con la frode / stimolò gli appetiti delle grandi ricchezze. / Essi avvicinarono ai nostri occhi più lontani astri, / e col loro ingegno dominarono gli spazi. Ovidio (Ovidius Fastor, lib. I, 297-306) “”Può ancora supporsi che Omero fosse male informato, o che il testo sia stato corrotto. In generale i Greci furono poco al giorno sulla materia delle maree. Può vedersi in Quinto Curzio, quanto i soldati di Alessandro arrivati alle Indie rimasero meravigliati al vedere i vascelli rimasti a secco. Cornelio Tacito, Strabone, Plutarco, G. Giulio Cesare, L. Anneo Seneca, e Pomponio Mela parlano dell’ esto marino. Plinio assegnò per causa del flusso e riflusso del mare l’ azione del sole e della luna; Eraclito ne assegnò per causa il sole; Pitea, Posidonio presso Strabone; Manlio e Silio Italico attribuirono alla luna la causa dell’ esto marino, e Keplero riconobbe l’ attrazione come causa di questo fenomeno. Ma Galilei pensò che esso potesse derivare dal moto della terra. Fuvvi chi credè che l’ esto marino dovesse attribuirsi ai fiumi che nel mare precipitano le loro acque; (…)”” (pag 254)”,”SCIx-176″ “LEOPARDI Giacomo”,”Il libro delle prose di Giacomo Leopardi. Scelta, orientamento e note di Oreste Antognoni. Con un saggio di scritti inediti e frequenti richiami ai primi abbozzi dell autore.”,”Il mondo ama i forti (pag 115) “”Così Napoleone fu amatissimo dalla Francia, ed oggetto, per dir così, di culto ai soldati, che egli chiamò carne da cannone, e trattò come tali””. Per non apparire ignoranti (pag 117) “”Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli””. Giovani vecchi e vecchi giovani (pag 120) “”Grande studio degli uomini finché sono immaturi, è di parere uomini fatti, e poiché sono tali, di parere immaturi. Oliviero Goldsmith, l’ autore del romanzo The Vicar of Wakefield, giunto all’ età di quarant’anni, tolse dal suo indirizzo il titolo di dottore, divenutagli odiosa in quel tempo tale dimostrazione di gravità, che gli era stata cara nei primi anni””. Giovani che si fingono malinconici (pag 121) “”I giovani assai comunemente credono rendersi amabili, fingendosi malinconici. E forse, quando è finta, la malinconia per breve spazio può piacere, massime alle donne. Ma vera, è fuggita da tutto il genere umano; e al lungo andare non piace e non è fortunata nel commercio degli uomini se non l’ allegria: perché finalmente, contro a quello che si pensano i giovani, il mondo, e non ha il torto, ama non di piangere, ma di ridere””.”,”VARx-120″ “LEOPARDI Giacomo, a cura di Francesco BIONDOLILLO”,”Pensieri anarchici estratti e scelti dallo “”Zibaldone””.”,”””Se guarderemo più sottilmente, troveremo che i progressi dello spirito umano; e di ciascuno individuo in particolare, consistono la più parte nell’ avvedersi de’ suoi errori passati. E le grandi scoperte per lo più non sono altro che scoperte di grandi errori (…)””. (pag 18)”,”VARx-102″ “LEOPARDI Giacomo”,”Operette morali e altre prose.”,”Il testo di queste prose è esemplato sulla edizione lemonneriana curata da Antonio Ranieri (Firenze 1845) con qualche modificazione suggerita dalle successive edizioni critiche. “”Vedi dunque a quale incertezza è sottoposta la verità e la rettitudine dei giudizi, anche delle persone idonee, circa gli scritti e gl’ ingegni altrui, tolta pure di mezzo qualunque malignità o favore. La quale incertezza è tale, che l’ uomo discorda grandemente da se medesimo nell’ estimazione di opere di valore uguale, ed anche di un’ opera stessa, in diverse età della vita, in diversi casi, e fino in diverse ore del giorno””. (pag 115, Il Parini, ovvero della gloria) “”E sempre il presente, per fortunato che sia, è tristo e inamabile: solo il futuro può piacere””. (pag 244, Dialogo di Plotino e di Porfirio) “”Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, nè in fatti tollerata meno, che l’ intolleranza””. (pag 270, Dai pensieri) “”(…) il mondo, e non ha torto, ama non di piangere ma di ridere””. (pag 270, idem) (sulla malinconia dei giovani, e l’ allegria cercata dal genere umano)”,”VARx-177″ “LEOPARDI Giacomo, a cura di Sergio SOLMI”,”Giacomo Leopardi: Opere. Tomo I.”,”Storia del genere umano (pag 227)”,”TEOP-309″ “LEOPARDI Giacomo”,”Canti.”,”””Altri, quasi a fuggir volto la trista Umana sorte, in cangiar terre e climi L’ètà spendendo, e mari e poggi errando, Tutto l’ orbe trascorre, ogni confine Degli spazi che all’uom negl’infiniti Campi del tutto la natura aperse, Peregrinando aggiunge.”” (pag 115, Al conte Carlo Pepoli) (1) aggiunge, raggiunge, tocca”,”VARx-250″ “LEOPARDI Giacomo”,”Canti.”,”Giacomo Leopardi nato a Recanati 1798 morto a Napoli nrl1837″,”VARx-016-FV” “LEOPARDI Giacomo, scelta a cura di Anna Maria MORONI”,”Zibaldone di pensieri. Volume primo.”,”‘L’egoismo comune cagiona e necessita l’egoismo di ciascuno. Perchè quando nessuno fa per te, tu non puoi vivere se non t’adopri tutto per te solo. E quando gli altri ti tolgono quanto possono, e per li loro vantaggi non badano al danno tuo, se vuoi vivere, conviene che tu combatta per te, e contrasti agli altri tutto quello che puoi. Perchè di qualunque cosa tu voglia cedere, non devi aspettare nè gratitudine nè compenso, essendo abolito il commercio de’ sacrifizi e liberalità e benefizi scambievoli: anzi se tu cedi un passo gli altri ti cacciano indietro venti passi, adoperandosi ciascuno per se con tutte le sue forze; onde bisogna che ciascuno contrasti agli altri quanto può e combatta per se fino all’ultimo, e con tutto il potere: essendo necessario che la reazione sia proporzionata all’azione, se ne deve seguire l’effetto, cioè se vuoi vivere. E l’azione essendo eccessiva, dev’esserlo anche la reazione. E quanto l’una è maggiore, tanto l’altra dee crescere necessariamente’ (pag 286) (Leopardi, Zibaldone, vol. 1, Mondadori, Milano, 1972)”,”VARx-023-FGB” “LEOPARDI Giacomo, a cura di Mario Andrea RIGONI”,”Tutto è nulla. Antologia dello ‘Zibaldone di Pensieri’.”,”Mario Andrea Rigoni è ordinario di Letteratura italiana all’Università di Padova e collabora con il Corriere della Sera (1997). Ha pubblicato pure ‘Il pensiero di Leopardi’ (1997). “”La barbarie non consiste principalmente nel difetto della ragione ma della natura”” (7 giugno 1820) (pag 34)”,”VARx-059-FGB” “LEOPOLD Richard William”,”Robert Dale Owen. A Biography.”,”LEOPOLD Richard William, instructor in History, Harvard University. Libro dedicato a Arthur Meier Schlesinger. Robert Dale Owen, figlio di Robert OWEN. Robert Dale Owen (November 7, 1801- June 24, 1877) was a longtime exponent in his adopted United States of the socialist doctrines of his father, Robert Owen, as well as a politician in the Democratic Party. Born in Glasgow, Scotland, Owen emigrated to the United States in 1825, and helped his father create the Utopian community of New Harmony, Indiana. After the community failed, Owen returned briefly to Europe, then moved to New York City and became the editor of the Free Enquirer, which he ran from 1828 to 1832. Owen’s Moral Physiology, published in 1830 or 1831, was the first book to advocate birth control in the United States (specifically, coitus interruptus). Along with Fanny Wright, he was an intellectual leader of the Working Men’s Party. In contrast to many other Democrats of the era, Owen and Wright were opposed to slavery, though their artisan radicalism distanced them from the leading abolitionists of the time. (Lott, 129) He returned 1833 to New Harmony, Indiana, and served in the Indiana House of Representatives twice (1835–1838; 1851–1853). After two unsuccessful campaigns, he was elected to the United States House of Representatives in 1842, and served from 1843 to 1847. While in Washington, he drafted the bill for the founding of the Smithsonian Institution. Owen was elected a member of the Indiana Constitutional Convention in 1850, and was instrumental in securing to widows and married women control of their property, and the adoption of a common free school system. He later succeeded in passing a state law giving greater freedom in divorce. In 1853, Franklin Pierce appointed Owen as United States minister at Naples. After leaving that post in 1858, Owen retired from political life, but remained an active intellectual. He wrote to President Lincoln on September 7, 1862, urging him to end slavery on moral grounds. A few days later the Emancipation Proclamation was read to the Cabinet. In March 1865, he submitted a radical initial draft of the Fourteenth Amendment that was eventually modified into the final draft. He was a strong believer in Spiritualism (despite admitting having been duped into believing in a spirit named “”Katie King””) and was the author of two well-known books on the subject: Footfalls on the Boundary of Another World (1859) and The Debatable Land Between this World and the Next (1872). Owen died at his summer home in Lake George, New York, and was buried in New Harmony, Indiana. The town of Dale, Indiana was named after him. Opere Moral Physiology; or, A Brief and Plain Treatise on the Population Question (1830/1) LABOR: ITS HISTORY AND ITS PROSPECTS (1848) The Policy of Emancipation (1863) The Wrong of Slavery (1864) Beyond the Breakers (1870) Threading My Way (1874) [edit]References Robert Dale Owen at the Biographical Directory of the United States Congress Robert Dale Owen (1801-1877) social reformer Schlesinger, Arthur M., Jr. The Age of Jackson. Boston : Little, Brown, 1953 [1945]. Lott, Eric. Love and Theft: Blackface Minstrelsy and the American Working Class, Oxford University Press, 1993, ISBN 0-19-509641-X. Threading my Way, Twenty-seven Years of Autobiography, by Robert Dale Owen (London, 1874). Democracy Reborn by Garrett Epps (Henry Holt, 2006). Owen’s letter to President Lincoln. Greenberg, Joshua R. Advocating The Man: Masculinity, Organized Labor, and the Household in New York, 1800-1840 (New York: Columbia University Press, 2008), 154-189. Wikip: Spiritualism is a monotheistic belief system or religion, postulating a belief in God, but the distinguishing feature is belief that spirits of the dead can be contacted, either by individuals or by gifted or trained “”mediums””, who can provide information about the afterlife.[1] Spiritualism developed in the United States and reached its peak growth in membership from the 1840s to the 1920s, especially in English-language countries,[2][3] By 1897, it was said to have more than eight million followers in the United States and Europe,[4] mostly drawn from the middle and upper classes, while the corresponding movement in continental Europe and Latin America is known as Spiritism. The religion flourished for a half century without canonical texts or formal organization, attaining cohesion by periodicals, tours by trance lecturers, camp meetings, and the missionary activities of accomplished mediums. Many prominent Spiritualists were women. Most followers supported causes such as the abolition of slavery and women’s suffrage.[2] By the late 1880s, credibility of the informal movement weakened, due to accusations of fraud among mediums, and formal Spiritualist organizations began to appear.[2] Spiritualism is currently practiced primarily through various denominational Spiritualist Churches in the United States and United Kingdom.”,”SOCU-164″ “LEPAGE Auguste”,”Histoire de la Commune.”,”””Du reste, la Commune sentait le terrain manquer sous ses pas. Si quelques naïfs avaient un instant cru à ses prétendues victoires, ils étaient revenus de leurs illusions. Le délégué à la guerre ménageait sa prose et le papier. Désormais les troupes de Versailles, maïtresses du pont ed ‘une partie du village d’Asnières, battaient avec leru artillerie de Bécon els positions que les fédérés occupaient à Sablonville et à Levallois-Perret. Les fameuses locomotives blindées sur lesquelles la Commune avait fondé tant d’espérance étaient devenues à peu près inutiles. Il n’y avait plus un seul garde national sur la rive de la Seine du côté d’Asnières, ce qui n’empêcha pas Dombrowski de dater de cette localité tous se télégrammes. Mais ces grossiers mensonges ne trompaient personne, sauf les imbéciles qui allaient se faire tuer pour la défense d’un principe qu’ils ne comprenaient pas, mais qu’on leur assurait être une panacée universelle. Du côté de Neuilly l’armée et les fédérés élevaient des barricades, se retranchaient dans les maisons, au sud on ne restait pas inactif. Les Versaillais opéraient avec lenteur, s’établissant solidement dans les positions qu’ils avainet une fois prises; le gardes nationaux, au contraire, se contenaient de faire beaucoup de bruit””. (pag 174-175) LEPAGE filoversagliese, oppositore della Comune.”,”MFRC-129″ “LEPENIES Wolf”,”La fine della storia naturale. La trasformazione di forme di cultura nelle scienze del XVIII e XIX secolo.”,”Wolf LEPENIES è studioso di rilievo internazionale e insegna all’Istituto di sociologia dell’Univ di Berlino. Tra le suo opere ‘Melanconia e società’ (Napoli, 1985) e ‘Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza’ (MULINO, 1987). Il libro studia il trapasso dalla fase descrittiva alla fase interpretativa delle scienze naturali (XVIII-XIX secolo).”,”SCIx-056″ “LEPENIES Wolf NOLTE Helmut”,”Critica dell’ antropologia. Marx e Freud, Gehlen e Habermas sull’ aggressività.”,”””Oggi si tende a negare che esista una divergenza tra i manoscritti parigini e il resto dell’ opera di Marx e “”l’ antropologia del giovane Marx”” viene presentata come una chiave per “”intenderne le teorie economiche””, a quanto pare, però, più per coprirsi le spalle che non per una convinzione ragionata.”” (pag 11) LEPENIES (1941) isnegna all’ Institut fur Soziologie der Freien Universitat Berlin. NOLTE (1941) è assistente nello stesso istituto.”,”TEOC-174″ “LEPENIES Wolf”,”Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza.”,”LEPENIES Wolf, sociologo conosciuto a livello internazionale, è autore di studi nell’ ambito della storia delle idee. Insegna nella Freie Universitat di Berlino.”,”TEOS-068″ “LEPINE Josette”,”Babeuf.”,”””E’ sul lato materiale, concreto, che insiste Babeuf. Ma quali sono state le causa che hanno provocato queste cattive condizioni? “”Si riconosce troppo chiaramente che quello che manca al grande numero esiste nel troppo, nel superfluo del piccolo numero. Questo piccolo numero forma dunque nello stato una casta di accaparatori, di usurpatori…””. (pag 173) Fouché venne incaricato di trattare (dando qualcosa in cambio, denaro, onori, finanziamenti governativi al suo giornale ecc., con Babeuf per renderlo più malleabile. Ma Babeuf rifiuta. (pag 175)”,”FRAR-318″ “LÉPINE Matthieu”,”L’hécatombe invisible. Enquête sur les morts au travail.”,”Matthieu Lépine insegna storia e geografia in Seine Saint-Denis. Questo è il suo primo libro. Lavoro femminile: Inquietante aumento degli incidenti tra le donne. (pag 115-120)”,”CONx-287″ “LE-POIDEVIN Robin”,”The Image of Time. An Essay on Temporal Representation.”,”””But pardon, gentles all, The flat unraised spirits that hath dar’d On this unworthy scaffold to bring forth So great an object (William Shakespeare, Henry V) (in apertura) ‘It is also worth investigating how time is related to the soul’ (Aristotele, Fisica)”,”FILx-322-FRR” “LEPORATTI Mario; VALIANI Leo”,”Storia della resistenza italiana di Roberto Battaglia (Leporatti); Storia del Cartismo di Luigi De Rosa (Valiani).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”STOx-019-FGB” “LEPORE Dante”,”Natura Lavoro Società. Alle origini del pensiero razionale.”,”Dante Lepore è marxista militante, promotore di organizzazioni operaie, redattore di pubblicazioni internazionaliste. Ha lavorato e studiato filosofia a Torino. Ha insegnato lettere, filosofia e storia in licei a Torino e a Roma. Questo saggio nasce dalla militanza politica e culturale in difesa della razionalià scientifica del materialismo dialettico.”,”FILx-112-FL” “LEPRE Aurelio”,”Mussolini l’italiano. Il Duce nel mito e nella realtà.”,”LEPRE insegna storia contemporanea all’Univ di Napoli. Ha scritto saggi storici in particolare sul Mezzogiorno. Tra le sue opere ricordo: -Storia del mezzogiorno d’Italia. 1986 -Le illusioni, la paura, la rabbia. Il fronte interno italiano , 1940-43. 1989 -L’occhio del Duce. Gli italiani e la censura di guerra, 1940-43. 1992 -Storia della Prima Repubblica. 1993 -El duce lo ga dito. 1993 -Italia addio? Unità e disunità dal 1860 ad oggi. 1994″,”ITAF-014″ “LEPRE Aurelio”,”Mussolini.”,”Aurelio LEPRE è Prof ordinario di Storia contemporanea presso l’Univ Federico II di Napoli. Storico d’ispirazione marxista, si è occupato a lungo di storia del Mezzogiorno, dedicando una particolare attenzione all’analisi delle strutture economiche e sociali. Ha scritto ‘Storia del Mezzogiorno nell’età moderna e contemporanea’ (LIGUORI, 1986). Ha studiato poi la società italiana nel XX secolo in particolare interessandosi alla storia delle mentalità e della sensibilità. Ha scritto inoltre: ‘Storia della prima repubblica’ (1993), ‘Via Rasella’ (1997), ‘L’occhio del duce’ (1992), ‘Italia, addio?’ (1993) e ‘Mussolini l’italiano’ (1995). (Case editrici Mulino, Laterza, Mondadori)”,”ITAF-031″ “LEPRE Aurelio”,”Gramsci secondo Gramsci.”,”Aurelio LEPRE è titolare della cattedra di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ di Napoli. E’ autore di varie opere sulla storia moderna e contemporanea del Mezzogiorno d’Italia, tra cui: -Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento (1969) Sul PCI ha scritto: -La Svolta di Salerno (1966) -La formazione del Partito Comunista d’Italia (1971) con Silvano LEVRERO”,”GRAS-025″ “LEPRE Aurelio”,”Il Mezzogiorno dal feudalesimo al capitalismo.”,”Aurelio LEPRE, nato a Napoli nel 1930, insegna storia contemporanea all’ Università di Napoli. Le sue principali pubblicazioni sulla storia del Mezzogiorno sono ‘Contadini, borghesi ed operai nel tramonto dal feudalesimo napoletano’ (MILANO, 1963), ‘La rivoluzione napoletana del 1820-1821’ (ROMA, 1967), ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’ (ROMA, 1969), ‘Feudi e masserie: problemi della società meridionale nel ‘600 e nel ‘700’ (NAPOLI, 1973), ‘Terra e lavoro nell’ età moderna’ (NAPOLI, 1978). Questo libro prosegue il discorso di ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’.”,”ITAS-046″ “LEPRE Aurelio”,”Storia degli italiani nel Novecento. Chi siamo, da dove veniamo.”,”LEPRE insegna storia contemporanea all’ università di Napoli Federico II. Ha scritto numerosi saggi storici (v. retrocopertina). “”L’ andamento della guerra tra l’ Unione Sovietica e la Finlandia fece nascere nei circoli dirigenti italiani la sottovalutazione della forza militare dell’ URSS. Attraverso la stampa, essa si propagò anche nella popolazione: “”La Russia viene addirittura dileggiata”” notò un informatore torinese il 23 dicembre 1939: “”la sua strategia di guerra è messa a zero””. (pag 178) “”Fino al 20 maggio, cioè nel corso della prima fase dell’ attacco tedesco, la maggioranza degli italiani rimase contraria alla guerra. Ma quando gli avvenimenti presero un ritmo travolgente, i sentimenti di pietà e talvolta anche d’ indignazione cedettero il passo all’ ammirazione. Nel corso dei venti giorni che trascorsero dal 20 maggio al 10 giugno il tono dei rapporti redatti dagli informatori di polizia cambiò completamente. Mentre le strade si riempivano di studenti che invocavano l’ intervento, si diffusero “”il fascino”” e “”la persuasione”” della vittoria. La capitolazione del Belgio spazzò via i residui dubbi.”” (pag 181)”,”ITAS-073″ “LEPRE Aurelio LEVRERO Silvano”,”La formazione del Partito comunista d’Italia.”,”LEPRE Aurelio LEVRERO Silvano”,”MITC-108″ “LEPRE Aurelio”,”Che c’entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente e Occidente.”,”””Nel 1870 la rivoluzione sociale scoppiò, ancora una volta, in Francia. E fu generata da una guerra perduta e dall’invasione straniera, non dalla volontà di rompere le catene del vecchio modo di produzione. La guerra non ebbe la forza dirompente che Marx ed Engels le avevano attribuito vent’anni prima. Le sue conseguenze furono sentite solo all’interno della Francia, non investirono nemmeno marginalmente la Prussia. Nell’esercito che invase la Francia c’erano anche gli operai tedeschi, i quali combattevano in nome della nazione. Nell’indirizzo del consiglio generale della Prima Internazionale, approvato il 23 luglio 1870, Marx riprese la posizione assunta pochi giorni prima dai membri parigini dell’Internazionale e invitò gli operai francesi, tedeschi, inglesi e spagnoli a unirsi contro la guerra, giudicata “”una assurdità criminale”” (Karl Marx, La guerra civile in Francia, 1977, p. 33). In una lettera inviata a Marx da Manchester il 15 agosto, Engels ne diede un giudizio diverso: il governo francese aveva costretto la Germania “”a una guerra per la sua esistenza come nazione”” (Karl Marx, Friedrich Engels, Carteggio, vol. VI (1870-1883), 1953, p. 131). Se la Francia avesse vinto, il bonapartismo si sarebbe consolidato per anni, mentre la Germania sarebbe finita, forse, per generazioni. In questo caso il movimento operaio tedesco non avrebbe potuto svilupparsi autonomamente, perché tutto sarebbe stato assorbito dalla lotta “”per creare l’esistenza nazionale””. Se avesse vinto la Germania, la situazione sarebbe stata migliore: “”Gli operai tedeschi potranno organizzarsi su una scala ben diversamente nazionale che non prima, e gli operai francesi avranno certo un campo più libero che non sotto il bonapartismo, qualunque sia il governo che gli succederà””. Ai tedeschi toccava il compito di colpire alla testa lo sciovinismo francese che permeava la massa della popolazione, non solo i borghesi, i piccoli borghesi e i contadini, ma anche il “”proletariato edilizio imperialista, hausmanniano, proveniente dal ceto contadino””. Scriveva Engels: “”Ci si poteva aspettare che questo lavoro sarebbe stato assunto da una rivoluzione proletaria; ma dal momento che c’è la guerra, ai tedeschi non rimane altro che farlo loro stessi e subito””. Le considerazioni di Engels dovettero apparire convincenti a Marx, che in una lettera del 10 settembre lo ringraziò per il suo contributo. In un nuovo indirizzo dell’Internazionale, approvato il 9 settembre, Marx riconobbe che la classe operaia tedesca aveva “”appoggiato risolutamente la guerra””, fornendo, insieme con i contadini, “”i nervi e i muscoli di eserciti eroici”” (K. Marx, La guerra civile in Francia, p. 45), in nome dell’indipendenza della Germania e per liberare la Francia e l’Europa da Napoleone III”” [Aurelio Lepre, Che c’entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente e Occidente, 2001] (pag 28-29-30)”,”TEOC-038-FL” “LEPRE Aurelio”,”Bordiga e Gramsci di fronte alla guerra e alla Rivoluzione d’ottobre.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 Gramsci forza le posizioni di Mussolini in senso socialista. “”(…) e vi è rinunzia allo scontro immediato anche nell’interpretazione che Gramsci dà dell’atteggiamento di Mussolini. In essa la tesi gramsciana di uno Stato proletario che si sviluppa autonomamente ed in concorrenza con lo Stato borghese viene portata alle estreme conseguenze. Gramsci respinge il sabotaggio della guerra, perché ritiene inutile, in questo momento, uno scontro diretto tra la borghesia ed il proletariato: quella conduca pure la sua guerra, questo, intanto, svilupperà e rafforzerà le sue posizioni, nell’attesa del momento rivoluzionario: “”Non un abbracciamento generale vuole quindi il Mussolini – scrive Gramsci – non una fusione di tutti i partiti in un’unanimità nazionale, che allora la sua posizione sarebbe antisocialista. Egli vorrebbe che il proletariato, avendo acquistato una chiara coscienza della sua forza di classe, e della sua potenzialità rivoluzionaria, e riconoscendo per il momento la propria immaturità ad assumere il timone dello Stato (a fare la …. una disciplina ideale, e permettesse che nella storia fossero lasciate operare quelle forze, che il proletariato, non sentendosi di sostituire, ritiene più forti. E il sabotare una macchina (che ad un vero sabotaggio si riduce la neutralità assoluta, sabotaggio accettato del resto entusiasticamente dalla classe dirigente) non vuole certo dire che quella macchina non sia perfetta e non sia utile a qualche cosa””. Come si vede, Gramsci forza le tesi di Mussolini in un senso socialista che in realtà esse non hanno (…)”” (pag 116-117)”,”GRAS-106″ “LEPRE Aurelio”,”Guerra e pace nel XX secolo. Dai conflitti tra Stati allo scontro di civiltà.”,”Aurelio Lepre ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Napoli.Tra i suoi libri: Storia della Repubblica di Mussolini, Che c’entra marx con Pol Pot, Storia degli italiani nel Novecento, Storia della prima Repubblica, L’anticomunismo e l’antifascismo in Italia.”,”RAIx-048-FL” “LEPRE Aurelio”,”Italia addio? Unità e disunità dal 1860 a oggi.”,”Aurelio Lepre insegna Storia contemporanea all’Università di Napoli. Ha scritti saggi storici con particolare attenzione per il Mezzogiorno, il Pci e la seconda guerra mondiale. La storia di un paese incompiuto e di un popolo in crisi d’identità. Lo scrittore-giornalista Piovene alla scoperta dell’Italia, “”Il paese dei mille Stati entro lo Stato””. “”Nacquero allora molte illusioni sulla possibilità di uno sviluppo che adeguasse il livello di vita del Sud a quello del Nord, eliminando la frattura secolare esistente. Alcuni meridionalisti, rilevando che nel corso degli anni Cinquanta il reddito medio annuo per abitante era aumentato al Sud meno che al Nord, ponevano obiettivi utopistici. Francesco Compagna scrisse che l’intervento dello Stato doveva essere ancora più deciso, per far aumentare il reddito «più rapidamente di quanto non ‘aumentasse’ nelle regioni settentrionali», cosa che, per realizzarsi, avrebbe richiesto nel Sud tassi di sviluppo elevatissimi. Queste illusioni trovarono eco anche nell’opera in cui lo scrittore-giornalista Guido Piovene descrisse un viaggio compiuto attraverso l’Italia, forse la più efficace fotografia delle condizioni dell’Italia di allora. A Napoli Piovene fu colpito, oltre che «dal grande progresso di sviluppo industriale», anche dall’«immensa espansione edilizia», che, a suo parere, ne rappresentavano un aspetto « moderno e razionale». La Napoli degli «scrittori sociali», la città «povera e buia i cui abitanti, rinchiusi nel loro quartiere, ‘ignoravano’ perfino il mare» non lo interessava. Piovene faceva l’elogio della Cassa del Mezzogiorno e ne assolveva gli errori e le incertezze ricordando una frase dell’economista liberale Epicarmo Corbino: «A chi fa le tagliatelle casca la farina per terra». «L’operaio meridionale», sosteneva Corbino parlando con Piovene, «quando è istruito, non è inferiore a nessuno nell’attitudine al lavoro industriale. L’inferiorità naturale del Mezzogiorno di fronte all’industria è una favola». (…) In realtà, dal viaggio di Piovene l’Italia risultava ancora profondamente divisa, non sul piano politico, ma su quello della mentalità”” (pag 189-191)”,”ITAS-229″ “LEPRE Aurelio”,”Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci.”,”””Le idee di Gramsci sul partito sono rese talvolta oscure dal fatto che nelle sue pagine l’espressione «moderno Principe» indica (oltre all’opera teorica in cui dovrebbero essere trattate queste questioni) ora il partito e ora la nuova concezione del mondo. C’è un passo, molto importante, in cui Gramsci si riferisce indubbiamente al moderno Principe come alla nuova concezione del mondo rappresentata dal marxismo: il moderno Principe, «sviluppandosi, sconvolge tutto il sistema di rapporti intellettuali e morali in quanto il suo svilupparsi significa appunto che ogni atto viene concepito come utile o dannoso, come virtuoso o scellerato, solo in quanto ha come punto di riferimento il moderno Principe stesso, e serve a incrementare il suo potere o a contrastarlo» (31). Che per moderno Principe Gramsci qui non intenda il partito risulta dal contesto. L’affermazione si trova infatti in una nota di grande respiro, in cui si tratta del passaggio epocale dalla morale cristiana alla borghese e poi da questa a quella che dovrebbe essere la nuova morale comunista. Su questo punto, il passo non consente equivoci: «Il Principe prende il posto, nelle coscienze, della divinità o dell’imperativo categorico, diventa la base di un laicismo moderno e di una completa laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume» (32). Tuttavia gli attacchi a Trockij, i processi contro i suoi seguaci, il modo stesso come venivano considerati nell’Unione Sovietica gli oppositori interni davano un tono di ambiguità alla frase in cui Gramsci scriveva che gli atti compiuti erano considerati virtuosi o scellerati solo in quanto incrementavano o contrastavano il potere del Principe. Essa sembrava, infatti, riferirsi al partito e poteva suonare come una giustificazione di quei processi, giudiziari o politici (33). Senonché lo stesso Gramsci era stato processato politicamente, sicché il passo, se diamo alla definizione di moderno Principe la più ristretta accezione di partito, viene comunque a costituire un’analisi scientifica, non una giustificazione e tanto meno una celebrazione. Ma anche nell’accezione molto più ampia di concezione del mondo il moderno Principe esprimeva pur sempre una visione totalizzante non solo della politica ma di tutti gli aspetti della vita dell’uomo. Per capire le ragioni che spingevano Gramsci ad accettarla, è illuminante il paragone che faceva anche nei ‘Quaderni’ col cristianesimo (riprendendo così un tema a cui, come si è visto, aveva accennato già negli scritti giovanili). Se ne serviva anzitutto per spiegare la sua idea della rivoluzione (e del carattere che doveva avere un marxismo non revisionistico ma autenticamente rivoluzionario): «Il cristianesimo fu rivoluzionario in confronto del paganesimo perché fu un elemento di scissione completa tra i sostenitori del vecchio e del nuovo mondo» (34). E se ne serviva poi per chiarire il rapporto tra Marx e Lenin, che considerava analogo a quello che c’era stato tra Cristo e san Paolo: non si poteva istituire una gerarchia tra Marx e Cristo da un lato e Lenin e san Paolo dell’altro, cioè tra una concezione del mondo e l’azione rivolta a concretizzarla in un nuovo assetto della società, perché l’una e l’altra erano necessarie nella stessa misura (35). Per Gramsci il marxismo avrebbe dovuto realizzare una trasformazione radicale del mondo, di portata eguale a quella del cristianesimo. Perché questa realizzazione fosse possibile, Gramsci, da buon marxista, riteneva necessaria, in primo luogo, la completa modificazione della base economica”” (pag 207-208) [Aurelio Lepre, ‘Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci’, Laterza, Bari Roma, 2000] [(31) Gramsci, Quaderni del carcere, cit., p. 1561; (32) Ibid.; (33) Paolo Spriano ha parlato di «giustificazionismo» (Paolo Spriano, ‘Gramsci in carcere e il partito’, Editrice L’Unità, Roma, 1989, pp. 72-73; (34) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., p. 435; (35) Ivi, p. 882] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-003-FMP”
“LEPRE Aurelio; SPRIANO Paolo”,”Primi anni del PCI (Lepre); L’esperienza di Tasca a Mosca e il «socialfascismo» (Spriano).”,”Tasca è l’uomo che più strettamente si collega a Bucharin (che si trova alla testa del Comintern (pag 49, Spriano) Ma la lezione dell’esilio di Trotsky è un’altra: che con la svolta a sinistra intrapresa da Stalin, con una politica che riprende seppure in ritardo le tesi di Trotsky e Preobrazhenskij, tutto il fondamento dell’accusa di Termidoro viene a cadere. I termidoriani non sono forse i buchariani? (pag 58, Spriano) Comincia quella che è stata chiamata la terza rivoluzione sociale in Russia e comincia in un momento in cui il potere di Stalin è diventato assoluto. Bucharin già condannato dal partito in aprile, viene escluso dal Presidium del Komintern. Presto sia lui che Rykov e Tomskij, come Zinoviev e Kamenev, faranno atto di sottomissione e autocritica completa. L’opposizione è finita in Urss (pag 65, Spriano) L’espulsione di Tasca avviene dunque in modo tale che il gruppo dirigente è rimasto ancora inalterato, e la ‘leadership’ di Togliatti può, avvalendosi della collaborazione offertagli da Longo e da Secchia, e inviando un suo stretto collaboratore come Grieco a Mosca, fronteggiare il malumore crescente dei «tre» e soprattutto presentare un fronte compatto verso il Komintern (pag 82, Spriano)”,”MITC-006-FGB”
“LEPRE Aurelio”,”Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento.”,”Aurelio Lepre ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Napoli.Tra i suoi libri: Storia della Repubblica di Mussolini, Che c’entra marx con Pol Pot, Storia degli italiani nel Novecento, Storia della prima Repubblica, L’anticomunismo e l’antifascismo in Italia.”,”RISG-001-FL”
“LEPRE Aurelio”,”Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci.”,”””Nell’ ‘Ideologia tedesca’ Marx ed Engels avevano immaginato la società comunista come il luogo in cui l’uomo, liberatosi dei condizionamenti materiali che esistono nel «regno della necessità», avrebbe costruito il «regno della libertà», dove ognuno sarebbe stato libero di vivere la sua vita seguendo le sue inclinazioni e di essere, insieme, cacciatore, pescatore, pastore e intellettuale (16). Engels aveva delineato una società ideale in cui la produzione sarebbe stata organizzata «in base a una libera ed eguale associazione di produttori» e la macchina statale sarebbe stata relegata «nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all’ascia di bronzo» (17). In ‘Stato e rivoluzione’ Lenin aveva ripreso questa tesi di Engels e, contro l’uso che ne facevano i riformisti, aveva precisato che solo lo Stato proletario si sarebbe «estinto» pacificamente, mentre quello borghese doveva essere «soppresso» dalla rivoluzione proletaria (18). Gramsci aveva una visione meno utopistica dell’estinzione dello Stato e della nascita del «regno della libertà». Sul modo come arrivarci non si discostava dalla linea indicata da Lenin: anche lui sosteneva che, nel corso del periodo di transizione, il proletariato doveva esercitare la dittatura. La borghesia non ne aveva avuto bisogno per far nascere la società borghese, perché molti elementi di questa erano sorti e si erano sviluppati già prima che la borghesia conquistasse il potere politico. Dopo averlo conquistato, per un certo periodo, essa si era anche posta «come un organismo in continuo movimento, capace di assorbire tutta la società, assimilandola al suo livello culturale ed economico» (19). La borghesia, insomma, aveva costruito un modello ideale di società in cui avrebbe non solo esercitato la sua egemonia sulle altre classi, ma le avrebbe mano a mano assorbite, espandendosi. Gramsci riteneva che non vi fosse riuscita: la classe borghese si era «saturata» e, invece di espandersi ulteriormente, si stava disgregando. Incapace di dirigere le altre classi, la borghesia era tornata alla concezione della Stato come pura forza. Gramsci aveva davanti agli occhi l’esempio dell’Italia, dove questo ritorno all’impiego della forza aveva prodotto il fascismo, che tentava di rinsaldare il vecchio ordine sociale con metodi coercitivi (20)”” (pag 201-202) [Aurelio Lepre, ‘Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci’, Laterza, Bari Roma, 1998] [(16) Karl Marx Friedrich Engels, ‘L’ideologia tedesca’, Editori Riuniti, Roma, 1977, p. 24; (17) Friedrich Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 204; (18) Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, a cura di Valentino Gerratana, Editori Riuniti, Roma, 1970; pp. 71-80; (19) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., p. 937; (20) Ivi, p. 876]”,”GRAS-001-FSD”
“LEPRE Aurelio”,”Il Risorgimento.”,”Aurelio Lepre è nato a Napoli nel 1930. E’ stato professore straordinario di Storia contemporanea nella facoltà di Lettere dell’Università di Napoli. Tra le sue opere: ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’ (Roma, 1969), ‘Feudi e masserie’ (Napoli, 1973), ‘Terra di Lavoro nell’età moderna’ (Napoli, 1978). La questione del Risorgimento: si pone qui in primo piano le testimonianze riguardanti la struttura economica e sociale ma non si trascura la storia politica e diplomatica. La nota conclusiva ricorda in breve le principali interpretazioni del risorgimento italiano. Contiene tra l’altro: – 9. Marx, ‘Sull’unificazione dell’Italia’ (pag 212-216) – 14. Engels, Garibaldi in Sicilia (pag 237-240) “”Non diversamente dal fanciullo che grida «Al lupo!», gli italiani hanno così ripetutamente affermato che «l’Italia è in fermento e alla vigilia d’una rivoluzione», e le teste coronate d’Europa hanno così spesso cianciato di una «sistemazione della questione italiana», che non dovrebbe far meraviglia se oggi la comparsa del lupo passasse inosservata, e se una vera rivoluzione e una guerra generale in Europa dovessero scoppiare e coglierci di sorpresa! L’Europa del 1859 ha un aspetto decisamente guerriero e se l’atteggiamento ostile, gli evidenti preparativi della Francia e dell’Italia per una guerra contro l’Austria dovessero andare in fumo, nn è improbabile che l’odio ardente degli italiani contro i loro oppressori, unito alle loro sofferenze maggiori, troverebbe sfogo in una rivoluzione generale. Ci limitiamo a dire ‘non improbabile’, perché, se la speranza differita fa male al cuore, il ritardato adempimento di una profezia rende inclini allo scetticismo. Però, se dobbiamo dar credito alle notizie dei giornali inglesi, italiani e francesi, la situazione morale di Napoli è un ‘facsimile’ della sua struttura fisica, e un torrente di lava rivoluzionaria non produrrebbe maggior sorpresa di una nuova eruzione del vecchio Vesuvio. Persone che ci scrivono dagli Stati pontifici insistono in particolare sui sempre più frequenti abusi del governo clericale, e sulla convinzione profondamente radicata nella popolazione romana, che riforme e miglioramenti sono impossibili, che l’unico rimedio sarebbe il totale rovesciamento di detto governo, che non si è fatto ricorso a questo rimedio già da tempo solo a causa della presenza delle truppe svizzere, francesi e austriache, e che, ad onta di questi ostacoli materiali, un tentativo di questo genere può esser fatto ogni giorno e ogni ora. (…)”” (pag 212-213) [Fonte: K. Marx – F. Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, a cura di E. Ragionieri, Roma, Editori Riuniti, 1959, pp. 151-156] [(in) Aurelio Lepre, ‘Il Risorgimento’, Loescher editore, Torino, 1978] “”E qui Garibaldi provò in modo brillante di essere un generale atto non solo alla guerra partigiana, ma ad operazioni ben più importanti’ (Engels, p. 240)”,”ITAB-010-FMB”
“LEPRE Aurelio”,”La rivoluzione napoletana del 1820-1821.”,”‘La rivoluzione napoletana del 1820-1821 può essere considerata parte del Risorgimento italiano, anche se rientra in un contesto più ampio di insurrezioni europee ispirate ai principi liberali e costituzionali. Questo evento fu uno dei primi tentativi di ottenere una costituzione e una maggiore autonomia dal dominio assolutista, anticipando le lotte risorgimentali successive. La rivolta fu guidata da ufficiali e intellettuali appartenenti alla Carboneria, un’organizzazione segreta che promuoveva ideali di libertà e unità nazionale. La pressione dei rivoltosi portò Ferdinando I delle Due Sicilie a concedere la Costituzione del 1820, basata su quella spagnola del 1812. Tuttavia, la restaurazione monarchica con l’intervento delle forze austriache nel 1821 pose fine al movimento, mostrando la difficoltà di ottenere cambiamenti senza il sostegno di una coalizione più ampia. Questo episodio fu significativo perché mostrò il crescente desiderio di indipendenza e autogoverno in Italia, contribuendo alla formazione di un’identità politica comune che culminò nel processo unitario del decennio 1850-1860’ (f. copilot)”,”ITAB-003-FMDP”
“LE-PRESTE Jacques-Anne-Joseph”,”Mémoires pour servir à l’histoire de la guerre de la Vandée. Par le Comte de **.”,”Dono di VSD Attribuito a Jacques-Anne-Joseph Le Preste”,”FRAR-446″ “LEPRI Sergio”,”Dentro le notizie. Cinquant’anni di cronaca, storie e personaggi.”,”Giornalista dal 1945, Sergio Lepri ha diretto l’ANSA dal 1961 al 1990.”,”EDIx-184″ “LEPRINCE-RINGUET Louis direzione, collaborazione di A. ASTIER P. BARANGER G.A. BOUTRY P. COUDERC M. DENISSE C. FERT M. FRANCON R. GIBRAT J. GUERON M. NAHMIAS H. PORTIER F. TROMBE A. TURCAT P. WILLM”,”Grandes découvertes du XXe siècles.”,”Collaborazione di A. ASTIER P. BARANGER G.A. BOUTRY P. COUDERC M. DENISSE C. FERT M. FRANCON R. GIBRAT J. GUERON M. NAHMIAS H. PORTIER F. TROMBE A. TURCAT P. WILLM. “”Nella storia della teoria delle maree, Newton ci avrà dunque dato la gioia di “”conoscere””, Laplace quella di “”comprendere””, Poincaré ci darà quella d’ “”agire””.”” (pag 93) Le macchina per lo sfruttamento dell’ energia delle maree. “”La prima realizzazione sembra essere stata fatta in Germania sulla Persante, a Röstin anche, da M. Fischer, per una potenza di qualche centinaia di cavalli. Poche informazioni furono pubblicate; lo sfruttamento sembrava aver dato luogo a gravi difficoltà, a seguito di condensazioni del vapore d’acqua all’ interno del bulbo a seguito del raffreddamento dell’ aria attraverso l’ acqua esterna al bulbo. Nel gennaio 1952, allo stesso tempo che per i gruppi “”puits””, l’ EDF decideva di far costruire dei gruppi “”bulbes”” sperimentali ad Argentat e a Cambeyrac.”””,”SCIx-225″ “LEPSCHY Anna Laura LEPSCHY Giulio”,”La lingua italiana. Storia, varietà dell’uso, grammatica.”,”Anna Laura Lepschy è nata a Torino e ha studiato all’Università di Oxford. Insegna nel Dipartimento italiano dell’University College di Londra. Giulio Lepschy è nato a Venezia e ha studiato a Pisa (Normale) e all’Univ. di Zurigo, Parigi, Oxford e Londra. Insegna studi italiani nell’Università di Reading.”,”VARx-051-FSD” “LEQUENNE Michel”,”Le Trotskisme. Une histoire sans fard.”,”Michel Lequenne est aussi connu pour ses travaux sur Christophe Colomb et la découverte de l’Amérique, comme critique et historien de l’art. ainsi que pur ses liens avec le mouvement surréaliste. Il a été membre de la 4° Internationale de 1943 à 1988. Il est aujourd’hui membre de la rédaction de la revue Critique communiste. Avant-propos, Photos, Notes, Index,”,”TROS-084-FL” “LE-QUILLEC Robert”,”La Commune de Paris. Bibliographie critique 1871-1997.”,”E’ una collezione di opere sulla Comune. Essa completa i lavori di DEL-BO, SCHULKIND e ROUGERIE. Le 2660 entrate di questa bibliografia si compongono: di nomi degli autori di libri o di articoli apparsi su riviste, di titoli di opere anonime o di contributi multipli (AAVV) non attribuiti direttamente a un autore o curatore della pubblicazione, titoli di giornali e riviste. LE-QUILLEC è un ex funzionario della Ville de Paris, titolare di un DES di diritto pubblico e di un DES di scienze politiche. Colleziona scritti sulla Comune da trent’anni.”,”MFRC-050″ “LE-RAMEY Jean VOTTERO Pierre”,”Mutins de la mer Noire. Un demi-siècle après, deux marins insurgés racontent…”,”Testimonianza di P. Vottero. Ammutinamento a bordo della corazzata ‘Voltaire’ nel giugno 1919. (pag 83) Verbale del processo ai marinai ammutinati della marina francese del mar Nero nel 1919. Estratti dal resoconto del giornale ‘Le Petit Var’ del 29 settembre 1919. (pag 142)”,”MFRx-242″ “LERDA Francesco”,”Algebra moderna e circuiti di commutazione.”,”Francesco Lerda è ordinario di Teoria e applicazione delle macchine calcolatrici presso l’Università di Torino. Dei suoi numerosi scritti la Etas Libri ha pubblicato: Il Fortran IV e la programmazione degli elaboratori elettronici.”,”SCIx-106-FL” “LERNER Warren”,”Karl Radek. The Last Internationalist.”,”Karl RADEK (1885-1939) Warren LERNER è Associate Professor of History alla Duke University.”,”RIRB-046″ “LERNER I. Michael”,”Eredità evoluzione società. Le implicazioni della genetica nel mondo contemporaneo.”,”I. Michael LERNER ha conseguito il dottorato in genetica nel 1936 presso l’ University of California a Berkeley. Quindi è divenuto professore e preside del dipartimento di genetica presso la stessa università.”,”SCIx-145″ “LERNER Gad”,”Operai. Viaggio all’ interno della Fiat. La vita, le case, le fabbriche di una classe che non c’è più.”,”E’ un viaggio nell’ Italia degli anni 1980, attraverso i luoghi e le esperienze degli operai della Fiat. C’è anche uno squarcio sull’ impresa di Giovanni Agnelli. Il reportage va oltre la grande fabbrica, per raccontare la vita quotidiana dei lavoratori nei casermoni di periferia, gli emigranti, le patetiche gite aziendali. Non è solo la storia di una sconfitta collettiva ma nache delle mille vittorie individuali nell’ emanciparsi dalla condizione di operaio. “”Un Cipputi più amaro che mai: – E se ci fottono come sempre? Voi porgete l’ altro culo.”” (pag 12) “”Gli operai sono sopravvissuti all’ Operaio. Un evento storico che con un procedimento logico identico a quello di Manghi, ma specularmente opposto, la studiosa marxista Edoarda Masi bolla d’ infamia: “”Sono arrivati a ridurre gente cosciente e combattiva a branchi disordinati di pecore senza guida”” (E. Masi, Il libro da nascondere, Marietti, 1985) (pag 15)”,”MITT-156″ “LERNER Warren”,”Karl Radek. The Last Internationalist.”,”Preface, Notes, Radek’s Publications, Bibliography, Index, Eight pages of photographs fallow p. 82, Karl RADEK (1885-1939) Warren LERNER è Associate Professor of History alla Duke University.”,”RIRB-012-FL” “LERNER Gad GNOCCHI Laura a cura”,”Noi partigiani. Memoriale della Resistenza italiana.”,”Carlo Nespole, presidente nazionale Anpi Testimonanianze di GERMANO NICOLINI LIDIA MENAPACE CARLO ORLANDINI IDA VALBONESI ARGANTE BOCCHIO VINICIO SILVA GUSTAVO OTTOLENGHI IVONNE TREBBI TOSCA GIORDANI CARLO SMURAGLIA BRUNO BERTOLDI MICHELE MONTAGANO SERGIO DALLATANA MARIO CONDOTTO GASTONE COTTINO SANTE BAJARDI PAOLO ORLANDINI GASTONE MALAGUTI GILBERTO MALVESTUTO IOLE MANCINI GIANNA RADICONCINI LUCIANA ROMOLI PASQUALE CINEFRA LAURETTA FEDERICI ADELINA GROSSI WILMA CONTI ERMENEGILDO BUGNI GUIDO RAVENNA LAURA WRONOSKI OTELLO PALMIERI CICCI VANDONE ALDO GIASSI MARIA SANTILONI CAVATASSI MARIO VECCHIA TERESA VERGALLI VALENTINO BORTOLOSO DINO ZANOBETTI BRUNO SEGRE PRIMO SAMMARCHI ENRICA MORBELLO ANTONIO AMORETTI GIOVANNI MARZONA DINA GUAZZONE MARIO GHIGLIONE UMBERTO CIALENTE ELIGIO EVERRI ARISTEO BIANCOLINI ALDO TORTORELLA MIRELLA ALLOISIO Gad Lerner giornalista editorialista ‘La Repubblica’ Laura Gnocchi giornalista, ha diretto ‘Il Venerdì’ di Repubblica.”,”ITAR-319″ “LERNER Eric J.”,”Il Big Bang non c’è mai stato.”,”Eric J. Lerner è uno scienziato amaricano del laboratorio di fisica del plasma di Lawrenceville. Laureato in fisica alla Columbia University e specializzato all’Università del Maryland, è un ricercatore indipendente e scrittore.”,”SCIx-282-FL” “LE-ROCHEFOUCAULD”,”Maximes suivies d’ extraits des Moralistes du XVIIe siècle. (1665)”,”note manoscritte a margine tra cui : ‘La Rochefoucauld è un Alceste’ (pag 43) Le fonti e la portata della dottrina. Su questo punto, le opinioni – come si vedrà nei Jugements – sono molto divise. Molti autori di manuali risolvono con agilità la questione attribuendo il pessimismo assai cupo di La Rochefoucauld all’ influenza dell’ ambiente giansenista. Riconosciamo che ci sono delle somiglianze assai forti tra certe massime del moralista e certi pensieri di Pascal. Ma: 1° in questo secolo assai cristiano molte di queste considerazioni sulla corruzione della natura umana erano pressoché luoghi comuni tradizionali; 2° la prima edizione dell’ opera di La R. è posteriore di due anni alla morte di Pascal; (…)””. (pag 7) “”Lo spirito della maggior parte delle donne serve più a fortificare la loro follia che la ragione””. (pag 46) “”E’ più disonorevole non fidarsi degli amici che esserne ingannati”” (pag 43) “”La maggior parte dei giovani credono di essere naturali mentre non sono che maleducati e grossolani””. (pag 48) “”Il vero uomo onesto è colui che non si picca di niente””. (pag 48) “”L’ orgoglio non vuole dovere, e l’ amor-proprio non vuole pagare.”” (pag 30) “”Il rifiuto della lode è un desiderio di essere lodati due volte””. (pag 30) “”Ciascuno dice bene del suo cuore, e nessuno osa dire del suo spirito””. (pag 26)”,”VARx-174″ “LEROI-GOURHAN André”,”Gli uomini della preistoria. L’ arte la tecnica le cacce la vita quotidiana nell’ età della renna.”,”L’A è Prof alla Sorbona e D del Centre de Documentation et de Recherches prehistoriques al Musée de l’Homme. Homo sapiens. Francia. “”Ci accingiamo ora a studiare tutti questi uomini prendendo a guida non più la forma del loro cranio, ma quanto ci rimane delle loro opere; la creazione delle tecniche è uno dei caratteri più distintivi dell’ umanità, e non potremmo dunque trovare miglior filo conduttore. In questa creazione, quel che più ci sorprende è il fatto che essa si è sviluppata, dal più semplice al più complicato, attraverso tutti i tempi, indipendentemente dalla razza o dal tipo dei creatori. Si può scrivere tutta la storia delle tecniche umane senza tenere alcun conto della storia degli scheletri; sia stato un essere più simile alla scimmia che all’ uomo oppure un genio, il primo operaio, partendo da zero poteva fare una sola cosa: spaccare un sasso in due pezzi per ricavarne un coltello.”” (pag 62-63)”,”STAx-041″ “LEROI-GOURHAN André”,”Il gesto e la parola. Volume primo. Tecnica e linguaggio.”,”LEROI-GOURHAN André, professore alla Sorbona, con una duplice formazione tecnologica e linguistica. Ha pubblicato molte opere v. retrocopertina del 2° volume.”,”SCIx-405″ “LEROI-GOURHAN André”,”Il gesto e la parola. Volume secondo. La memoria e i ritmi.”,”LEROI-GOURHAN André, professore alla Sorbona, con una duplice formazione tecnologica e linguistica. Ha pubblicato molte opere v. retrocopertina.”,”SCIx-406″ “LEROUGE Erwig”,”Le mouvement socialiste et la Première Guerre mondiale.”,”fonte http://www.marx.be LEROUGE Erwig redattore capo rivista belga ‘Etudes marxistes’ (già filosovietica e antitrotskista; v. articolo della rivista N. 15 del 1992: ‘Sans la trahison du parti socialiste allemand, le fascisme n’aurait jamais triomphé en Allemagne dans les années trente.’) Il “”tradimento”” della SPD non è stato una sorpresa. “”Le 8 août 1914, au Reichstag, ce fut la social-démocratie allemande qui, la première, rompit avec les principes de l’antimilitarisme en accordant au Kaiser les crédits nécessaires à la guerre. C’était en contradiction flagrante avec le principe du dirigeant du parti August Bebel, décécé juste un an plus tôt, le 13 août 1913 et qui disait: “”Pour ce systàme, pas un centime, pas un homme!””. Au niveau interne, le SPD avait déjà derrière lui un tel processus de transformation que le soutien aux crédits de guerre n’était plus vraiment une surprise. Il est vrai que, durant les mois qui précédèrent la guerre, il y eut encore en divers endroits des manifestations sociales-démocrates contre la guerre. Mais la détermination à vouloir utiliser cette guerre pour mobiliser contre le système capitaliste et pour appeler à son renversement faisait amplement défaut. Dans leurs mémoires, deux vétérans du parti, Carl Litkes et Alfred Mühls, parlent d’une réunion aec l’éminent parlementaire du SPD, Otto Wels, fin juillet 1914, à Berlin. “”Lors d’un grand rassemblement de protestation contre la menace de guerre, dans les derniers jours de juillet, le camarade Otto Wels s’en prit à la guerre et décrivit ses horreurs dans toutes leurs variantes. Mais, ce qui nous surprit, c’est qu’il ne nous dit pas ce qui devait se passer pour empêcher le début de la guerre. Nous nous demandions: y a-t-il là un jeu de dupes? L’assemblée de la Direction, qui eut lieu par la suite, confirme notre crainte. Wels expliqua que rien ne pouvait encore retenir le déclenchement de la guerre. Cette annonce provoqua une véritable tempête de protestations. Nous dîmes à Wels ce à quoi nois nous étions attendus: une discussion des mesures contre la guerre. Le camarade Homig accusa Wels de trahison. Au lieu de répondre, Wels se leva, indigné, et déclara qu’il ne pouvait pas discuter avec nous sur cette base (13). Après que les socialistes allemands eurent décidé de collaborer à l’invasion allemande de la Belgique, leur camarades des autres pays se retrouvérent naturellement dans une situation pénible. La population belge elle aussi soutenait en grande partie la nécessité de défendre le pays contre l’invasion. Mais la direction du POB ne se posa même pas la question sur la façon de poursuivre la lutte contre la guerre. Pour reprendre les propos de Vandervelde, les travailleurs belges seront envoyés au massacre en ces termes: “”C’est une guerre sainte pour le droit, la liberté et la civilisation, pour le droit des peuples à l’autodetermination”””” (pag 5-6) (13) Berlin 1917-1918. [Parteiveteranen berichten über die Auswirkungen der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution auf die Berliner Arbeiterbewegungen, Berlin, 1957, pp. 13 et 14-15, Citation dans Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung, Band 2, p. 429]”,”QMIP-214″ “LEROUX Pierre, a cura di Angelo PRONTERA Leonardo LA-PUMA”,”Libertà uguaglianza comunione.”,”””Il «geniale Leroux»”” (Marx) “”La testa più robusta della Francia”” (Mazzini) “”Uno dei più profondi pensatori del suo tempo”” (Balzac) (quarta di copertina)”,”SOCU-009-FMB” “LEROY Maxime”,”La vie véritable du comte de Saint-Simon, 1760-1825.”,”””Saint-Simon ha saputo presto quello che voleva ed è rimasto perseverante nelle sue ricerche di perfezionamento sociale (…). Uomo di volontà, è rimasto fedele alla sua opera, al suo ideale, alle sue curiosità, attraverso le traversie di una vita tempestosa, come un Balzac attaccato alla Comedie humaine, con la stessa costanza; o come uno Zola che si era dato un compito simile durante i suoi inizi letterari, imponendosi il duro obbligo del suo celebre principio d’ordine: nulla dies sine linea. Non c’è un artista né un ricercatore che non abbia avuto, nella sua gioventù, qualche alta ambizione di quest’ordine; e se occorre parlare di ‘missione’ di Saint-Simon, bisogna parlare di ‘missione’ di Balzac, di Zola, di Pasteur, di tutti i grandi uomini laboriosi ed energici””. (pag 282-283)”,”SOCU-106″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 2. De Babeuf a Tocqueville.”,”Il cosmopolitismo di Montesquieu, di Mercier de la Riviere e di Rousseau. “”Le nazioni cercano invano la pace con una bilancia di potenza; esse la conosceranno allorquando si saranno elevate alla conoscenza delle leggi essenziali della proprietà e della libertà che governano tutte le società politiche. Allora esse supereranno l’ ostacolo che alzano le distinzioni nazionali. Questa grande idea che i filosofi sembrano intravvedere, diceva Mercier, questa unità, nascosta per il momento, si realizzerà quando si saranno sbarazzate degli interessi artificiali e arbitrari che le dividono. Questa confederazione non è chimerica. In fondo, la politica di bilancia le serve già come fondamento.”” (pag 222-223)”,”TEOS-115″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 1. De Montesquieu a Robespierre.”,”””La libertà di stampa concessa, era, per Stendhal come per Madame de Staël, per Chateaubriand, per Benjamin Constant, per tutta l’ opinione liberale, la fine di tutti i mali; essa era difesa, messa di fronte come una panacea. Sembrava loro, a questi uomini che però l’ ottimismo non accecava, che l’ ordine e la giustizia avrebbero regnato alla fine, dal giorno in cui tutte le opinioni avessero potuto affrontarsi, i cittadini non avessero più altra arma, infine, che la ragione. La ragione, che dopo Descartes, si credeva ancora essere la compagna obbligata della virtù. Agli occhi di Stendhal, la libertà di stampa è “”l’ ancora unica alla quale si tengono tutte le nostre libertà”” (…)””. (pag 191) Cosmopolitismo di Montesquieu (pag 221)”,”TEOS-116″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 3. D’ Auguste Comte a P.J. Proudhon.”,”””Proudhon ha detto: libertà! Louis Blanc: autorità; da qui la loro querelle (…). Il libertario Proudhon si mostra vicino agli economisti; l’ autoritario Louis Blanc, prossimo dei giacobini, questo ammiratore di Robespierre del quale Proudhon si sentiva in fondo un nemico inconciliabile.”” (pag 288) Proudhon scrive: organizzazione tramite le forze economiche; Louis Blanc scrive: per mezzo dello Stato. Né l’uno né l’ altro vogliono lasciare pienamente libere queste forze; libere, pertanto scoordinate, disordinate. Proudhon e Louis Blanc hanno pensato, tutti e due, all’ introduzione di una potenza pubblica, con la speranza ben vana che la libertà avrebbe reso questa tutela, questo aiuto a poco a poco inutile””. (pag 289)”,”TEOS-117″ “LEROY Maxime”,”La coutume ouvrière. Syndicats, Bourses du travail, Fédérations professionnelles, coopératives. Doctrines et institutions. Tome second.”,”””Georges Sorel (1) a estimé que les unionistes anglais ont eu tort (et par là même les syndicalistes francais) de vouloir solutionner systématiquement une question aussi pratique. Si les anciennes Unions on erré en édictant une obligation inexorable, les nouvelles Unions commettraient une plus grande faute en séparant aussi complètement la mutualité et le syndicalisme. C’est se priver d’ un avantage, capable d’étendre le nombre des syndiqués: “”Il ne faut pas négliger trop complètement le nombre aussi bien dans les luttes sociales qu’à la guerre””.”” (pag 768) (1) L’ avenir socialiste des Syndicats (éd 1901) p. 33 et s.”,”MFRx-282″ “LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”Le frontiere dello storico.”,”Fino a pag 24 alcune pagine bianche ————————————————————————— Nato in Normandia, a Caen, nel 1929, E. LE-ROY-LADURIE ha studiato a Montpellier e poi a Parigi (Ecole Pratique des Hautes Etudes) alla scuola di Fernand BRAUDEL del quale ha recentemente ereditato la cattedra. Oltre che dell’ ormai classico ‘Les paysans de Languedoc’ (tradotto da Laterza) è autore di una ‘Histoire du climat depuis l’an mil’. ————————————————————————— Biographie de l’auteur Directeur d’études à l’Ecole pratique des hautes études (1965), professeur d’histoire de la civilisation moderne au Collège de France (1973), administrateur général de la Bibliothèque nationale 1987-1994, président du conseil scientifique de la Bibliothèque nationale de France (1994-2000), Emmanuel Le Roy Ladurie est, avec Fernand Braudel et Georges Duby, l’un des principaux représentants de la Nouvelle Histoire, née de l’école des “” Annales “”. Historien réputé, il est l’auteur d’ouvrages de référence, dont Montaillou, village occitan de 1294 à 1324 (Gallimard) et d’une Histoire de France en plusieurs tomes (Hachette Littératures).”,”STOx-057″ “LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”Histoire du climat depuis l’an mil.”,”Normaliano, agregé d’histoire e docteur en lettres, Emmanuel Le Roy Ladurie è il primo storico ad essersi interessato allo studio del clima. Professore onorario al College de France, membro dell’ Académie des sciences morales et politiques, ha scritto e pubblicato numerose opere tra cui ‘Histoire des paysans français’ (Seuil, 2002) e ‘Histoire humaine et comparée du climat’ (Fayard 2004-2009)”,”STOS-227″ “LERSKI George Jan”,”Origins of Trotskyism in Ceylon. A Documentary History of Lanka Sama Samaja Party, 1935-1942.”,”””This powerful though erratic (i.e., in its pessimistic estimate of the British Labour Party’s intentions toward India) appeal by the actual founder of the newest Communist International was to have much more impact on the Ceylonese revolutionaries than it ever had on the Indian addresses, overshadowed as they were by the dynamic Congress Party. Indeed it seems astonishing that Trotsky never mentioned Ceylon or his LSSP followers in this long document while he praised a numerically small and ideologically split group of Indochinese revolutionaries. In July 1939 Trotsky was hardly aware of the existence of Ceylon’s Equality Party and of its growing commitment toward his policy and its recently created instrument, the Fourth International. The first personal contact was established in November 1939 through the New York headquarters of the intellectually vigorous U.S. Trotskyite movement, the Socialist Workers Party. The prominent Samasamajist Mrs Selina Perera made a futile attempt to visit Trotsky in Coyoacan, Mexico.”” (pag 184-185) Bolshevik-Leninist Party of India (pag 183-84, 189n, 249, 265) Questione guerra: posizione LSSP: difesa democrazia e indipendenza (pag 199) LSSP (Lanka Sama Samaja Party)”,”TROS-187″ “LESCOHIER Don D. BRANDEIS Elizabeth (COMMONS John R.)”,”History of Labor in the United States. Volume III. Working Conditions by Don D. Lescohier; Labor Legislation by Elizabeth Brandeis.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-005-FGB” “LESCOT Patrick”,”L’ impero rosso. Mosca e Pechino 1919-1989. Storia e tragedia di una grande amicizia fra due rivoluzioni.”,”LESCOT è diplomato all’ Institut des langues et civilizations orientales e possiede una approfondita conoscenza della Cina dove è vissuto per diversi anni come corrispondente di AFP per la quale lavora da sedici anni.”,”CINx-085″ “LESCOT Patrick”,”L’ empire rouge. Moscou – Pékin, 1919-1989.”,”Tra le molte foto c’è quella del ‘macellaio’ e torturatore Ezhov. LESCOT Patrick laureato in lingue e civiltà orientali, e in filosofia, conosce ben presto la Cina. Vi ha soggiornato per vari anni come corrispondente dell’ AFP, ove lavora da 16 anni (al 1999). L’A ringrazia Roderick MacFARQUHAR per avergli aperto gli archivi della Fairbank Foundation di Harvard. “”Stalin e Manuilski ne avevano convenuto, quel giorno: uno solo era capace di farli uscire dal pantano: Li Lisan. Il Comintern non aveva che da inviarlo a ristabilire il collegamento. Si preavvertirà il generale Berzin – il capo del GRU, il servizio informazioni dell’ Armata Rossa – della missione del Cinese. Li Lisan non era mai andato sulle spiagge del Mar Nero né in un sanatorio. Aveva ripreso la Transiberiana e deviato verso Sud, in direzione di Alma Ata, in Kazakhistan. Laggiù, in una base segreta dell’ Armata Rossa perduta in una zona desertica, a due passi dalla Cina, i militari sovietici l’ avevano installato davanti a una potente emittente. Al suo fianco lavorava un operatore radio Liu Changshen, fiero d’aver per nipote nel proprio paese un giovane generale comunista di nome Lin Piao. Vladivostok non captava più Shanghai, Alma Ata avrebbe ristabilito i contatti con il partigiano del Jiangxi. Come un medico, Li Lisan, nervoso, si era messo ad ascoltare la frequenza dei battiti del cuore del paziente cinese: dove diavolo erano i compagni, laggiù? A Mosca, le informazioni di prima mano erano risicate.”” (pag 224)”,”CINx-187″ “LESCURE Jean”,”La Révolution Russe – Le Bolchevisme – Communisme et NEP.”,”Jean Lescure, professeur à la Faculté de Droit de Paris,. Professeur honoraire à la Faculté de Droit de Bordeaux. Preface, Annexes: I. Le Conseil des Commissaires du Peuple (formé le 26 octobre 1917), II. Les élections à la Constituante – répartition des suffrages, III. La Déclaration des Droits du Peuple travailleur et exploité, IV. Chronologie des événements politiques: 1917-1923, V. Schéma de la Constitution Soviétique, VI. Population de la Russie, Graphiques, table des matières, tabelle,”,”RIRO-130-FL” “LESCURE Jean”,”Des crises générales et périodiques de surproduction. Tome II. Causes et remèdes.”,”Jean Lescure, professeur à la faculté de droti de l’Université de Paris. Nel volume I: Studio storico delle crisi: 1837, 1866, 1873, 1882, 1884, 1890, 1893, 1900, 1907, 1913-1914, 1929-1930, 1933-1937″,”ECOT-393″ “LESER Norbert”,”Teoria e prassi dell’ austromarxismo.”,”Leser. Norbert. Teoria e prassi dell’austromarxismo. Traduzione di Gabriella Bonachi e Carla Buttazzi. Curato dall’Istituto Socialista di Studi Storici. Roma, Mondo Operaio Edizioni Avanti 1979, cm.14×21,5 pp.260, brossura copertina figurata.”,”TEOC-038″ “LESER Norbert”,”Zwischen Reformismus und Bolschewismus. Der Austromarxismus als Theorie und Praxis. Erster Teil. Karl Renner und Otto Bauer als Gesellschaftsdenker. Zweiter Teil. Einheit um jeden Preis. Dritten Teil. Max Adler als Philosoph des Austromarxismus.”,”‘Zwischen Reformismus und Bolschewismus. Der Austromarxismus als Theorie und Praxis. Erster Teil. Karl Renner und Otto Bauer als Gesellschaftsdenker. Zweiter Teil. Einheit um jeden Preis. Dritten Teil. Max Adler als Philosoph des Austromarxismus.'”,”TEOC-248″ “LESER Norbert”,”Karl Renner e il marxismo.”,” Renner già impiegato statale “”I concetti fondamentali della sua opera, a cui egli restò fedele per tutta la vita nonostante le modifiche apportatevi in base all’esperienza storica, emergono già nei suoi primi scritti, ch’egli dovette pubblicare con uno pseudonimo a causa della sua posizione di impiegato statale presso la biblioteca del parlamento: già in queste opere giovanili si riscontra la presenza degli elementi che costituiscono l’imponente construzione del pensiero e della vita di Renner, e appaiono fissate le combinazioni e i principi creativi che contraddistinguono il pensiero politico di Renner. Così il saggio ‘Staat und Parlament’, pubblicato nel 1901 sotto lo pseudonimo di Rudolf Springer, continene già quella fondamentale e incrollabile fede nella democrazia che per Renner non solo era importante come mezzo per la conquista del suffragio universale paritario, che allora era ancora un obiettivo di lotta politica, ma non perdette mai il suo alto significato anche dopo la conquista di quell’obiettivo. La democrazia, come governo della maggioranza e diritto garantito alla minoranza ad operare liberamente e poter essa stessa divenire un giorno maggioranza, era e rimase per Renner il fondamento naturale e irrinunciabile della convivenza umana nella società moderna. (…) Renner giustificava il dominio della maggioranza non affermando che la maggioranza deve aver sempre ragione, ma dimostrando che il governo di una minoranza era cosa assai più inamissibile che la sottomissione di una minoranza al volere della maggioranza: “”La minoranza deve sottomettersi alla maggioranza se non altro perché è evidentemente molto peggio quando la maggioranza è asservita alla minoranza!”” (1)”” (p. 407-408) (1) Karl Renner, Was ist die Nationale Autonomie? (Introduzione al problema nazionale e illustrazione dei principi del programma nazionale della socialdemocrazia), Wien, 1913, p. 25 Altro pseudonimo: J. Karner (pag 411)”,”TEOC-650″ “LESKÒV Nikolàj S.”,”Il viaggiatore incantato. L’angelo suggellato.”,”La formazione di Nikolàj Semënovic Leskòv nel primo trentennio della vita – dal 1831, anno di nascita, fino al debutto letterario all’inizio degli anni sessanta – è delineata come meglio non si potrebbe in una nota autobiografica che lo scrittore stese presumbilmente nel 1885, dieci anni prima di morire.”,”VARx-174-FL” “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume II: Dai sofisti all’età di Alessandro.”,”Albin Lesky è nato a Graz nel 1896. Ha studiato e insegnato filosofia all’Univesità di Vienna. Dono di Zucchiati”,”STAx-314″ “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume I. Dagli inizi a Erodoto.”,”Albin Lesky è nato a Graz nel 1896. Ha studiato e insegnato filosofia all’Univesità di Vienna. E’ stato uno dei più rappresentativi grecisti di lingua tedesca del XX secolo.”,”STAx-375″ “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume II: Dai sofisti all’età di Alessandro.”,”Albin Lesky (1896-1981) autore, oltre che della Storia della letteratura greca, di molte importanti opere sulla tragedia e sull’epica arcaica, sui rapporti tra mito e folklore, tra realtà storica e orizzonti simbolici. E’ considerato uno dei più importanti grecisti di lingua tedesca del XX secolo. “”Platone affermava che i suoi scritti non contenevano tutta la sua dottrina. Ciò che egli scrisse dopo il primo ritorno dalla Sicilia va visto sullo sfondo del lavoro dell’Accademia. Questo era il luogo in cui Platone conduceva sulla sua strada scolari dotati, finché scoccava la scintilla e si rivelava la conoscenza più alta. Sull’attività didattica dell’Accademia al tempo di Platone sappiamo così poco che talvolta si è voluto escludere che avesse carattere scientifico”” (pag 686)”,”STAx-006-FFS” “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume III: L’ellenismo.”,”Albin Lesky (1896-1981) autore, oltre che della Storia della letteratura greca, di molte importanti opere sulla tragedia e sull’epica arcaica, sui rapporti tra mito e folklore, tra realtà storica e orizzonti simbolici. E’ considerato uno dei più importanti grecisti di lingua tedesca del XX secolo.”,”STAx-007-FFS” “LEßNER Friedrich”,”Ich brachte das “”Kommunistische Manifest”” zum Drucker.”,”Verzeichnis der von Leßner erwähnten Schriften von Marx und Engels (pag 396-) Ich brachte das “”Kommunistische Manifest”” zum Drucker. (Ho portato a stampare il Manifesto Comunista)”,”MADS-522″ “LESOURD Jean-Alain”,”La république d’Afrique du Sud.”,”LESOURD Jean-Alain La guerra anglo-boera, 1899-1902. (pag 38-39)”,”AFRx-095″ “LESSING Erich (testi e foto), FEJTO Francois KONRAD György BAUQUET Nicolas (testi)”,”Budapest 1956. La Révolution.”,”””Dei libri e dei dischi sovietici sono bruciati davanti a una libreria di via Vaci, nel centro città, verso il 30 ottobre 1956. Un insorto entusiasta declama il ‘Canto nazionale’ di Petöfi””. (pag 138) “”Gli insorti bruciano le bandiere rosse davanti alla sede di Budapest del Partito comunista”” (pag 144) “”Janos Mesz, detto “”Jeannot gamba di legno””, uno dei capi del gruppo d’ insorti del passaggio Corvin, davanti al teatro Erkel, piazza Köztarsasag (piazza della Repubblica), il 30 ottobre 1956) (pag 152)”,”MUNx-042″ “LESURE Michel”,”Les sources de l’ histoire de Russie aux archives nationales.”,”””I dossiers più interessanti sono raggruppati in due serie di faldoni intitolati rispettivamente: “”Agissements antitsaristes de 1881 à 1914″” (…) e “”Révolutionnaires russes en France de 1907 à 1918″” (…)””.”” (pag 34)”,”RUSx-116″ “LETHBRIDGE David”,”Norman Bethune in Spain. Commitment, Crisis and Conspiracy.”,”‘Il dottor Norman Bethune, noto anche con il nome cinese Bái Qiú’en (???), è stato un medico canadese attivo durante la guerra civile spagnola e nella seconda guerra sino-giapponese 1. Bethune è stato un personaggio straordinario, impegnato in missioni mediche e umanitarie in contesti di conflitto. Nel 1937, durante la guerra civile spagnola, Bethune si unì all’unità medica e svolse un ruolo cruciale nel fornire cure ai feriti. La sua dedizione e il suo spirito di solidarietà lo resero una figura rispettata e ammirata. In quel periodo, ebbe un dialogo memorabile con Tina Modotti, un’altra figura impegnata nell’assistenza medica internazionale. Il loro scambio di parole rifletteva la determinazione e la forza d’animo necessarie per affrontare le sfide sul campo di battaglia 2. Bethune non solo si preoccupava della salute dei feriti, ma anche della politica e dell’ideale democratico. Era un convinto internazionalista e criticò apertamente i governi di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per il loro rifiuto di vendere armi alla legittima Repubblica Spagnola, che era sotto attacco da parte di Franco con l’aiuto di fascisti e nazisti 2. La sua eredità è stata celebrata in tutto il mondo, e il suo impegno a favore della medicina e della giustizia sociale continua a ispirare molte persone. Per saperne di più sulla vita e le gesta del dottor Norman Bethune, puoi leggere la biografia scritta dal giornalista inglese Ted Allan, intitolata “Il cuore e la spada” 3’. (copil.)”,”MSPG-021-FSD” “LETO Guido”,”Ovra. Fascismo – Antifascismo.”,”””Ai mezzi ordinari di rilevamento della pubblica opinione, collo scoppio della guerra, se n’era aggiunto un altro, efficacissimo se intelligentemente adoperato: la censura di guerra. Si dirà che, conoscendo l’esistenza della censura, gli scritti non sono sinceri, ed, in linea di massima, il ragionamento va. Non va più tanti quando lo scrittore non è un intellettuale o uno smaliziato e quando l’azione giudiziaria per manifestazioni di disfattismo espresse epistolarmente non si esercita. Ora, Mussolini ebbe l’intelligenza ed il buon senso di raccomandare la più larga comprensione degli sfoghi epistolari, per la carenza di cibo, per le difficoltà della vita quotidiana e per tutti quegli argomenti che avevano una ragione nell’eccezionalità dei tempi, tanto che i processi per disfattismo, a mia memoria, furono rarissimi se pur ve ne furono. La stranezza, sulla quale non oso formulare alcun apprezzamento, che si rilevava dalla lettura della posta militare ‘proveniente’ dai vari fronti, data la pessima situazione bellica, era questa: uno spirito elevatissimo, una speranza di vittoria, un grande senso di sopportazione per le fatiche e per i disagi, pel cattivo armamento ed equipaggiamento e pel cattivo comando; tutto in contrasto nettissimo collo spirito del paese (secondo i rilievi fatti dalla lettura della posta ‘in partenza’ per i vari fronti) sempre più depresso, sempre più avvilito sempre meno disposto a continuare la guerra”” (pag 240)”,”ITAF-002-FSD” “LE-TOURNEAU Dominique”,”L’ Opus Dei.”,”LE-TOURNEAU, sacerdote, è da molti anni membro dell’ Opus Dei. Ha conosciuto direttamente e frequentato il fondatore, Mons. ESCRIVA’ DE BALAGUER. Detiene il D.E.S. in scienze economiche e il dottorato in diritto canonico. Studioso di quest’ultima disciplina, ha condensato la sua ricerca scientifica in numerose pubblicazioni. Vive attualmente a Parigi.”,”RELC-048″ “LETTA Enrico”,”L’Europa a venticinque.”,”Enrico Letta è parlamentare europeo ed è stato tre volte ministro. Tra le sue pubblicazioni: Euro sì. Morire per maastricht, Dialogo intorno all’Europa (con L. Caracciolo) e, in questa stessa collana L’allargamento dell’Unione europea.”,”EURE-041-FL” “LETTA Enrico”,”L’allargamento dell’Unione europea. Dal Circolo polare artico al Mar Nero, i nuovi confini dell’Europa.”,”Enrico Letta parlamentare, segretario generale dell’Arel, è stato tre volte ministro.”,”EURx-112-FL” “LETTIERI Luigi R., a cura”,”La costituzione inglese.”,”Documenti nella seconda parte: testi ufficiali dal 1100 al 1931″,”UKIx-145″ “LEUCHTENBURG William E.”,”Roosevelt e il New Deal 1932-1940.”,”LEUCHTENBURG William E. è Prof di storia alla Columbia Univ di New York sin dal 1952. Autore di molti studi sul New Deal e su altri argomenti di storia contemporanea, nel 1964 ha vinto con quest lavoro il Francis Parkman Prize. I quattro mesi d’intervallo fra l’elezione di ROOSEVELT nel novembre 1932 e il suo insediamento nel marzo 1933 furono per gli USA i più tormentosi di tutta la crisi, dopo che tre anni di difficoltà economiche avevano ridotto a meno della metà il reddito nazionale e il fallimento di 5000 banche aveva spazzato via 9 milioni di libretti di risparmio. Il New Deal fu la risposta vincente, in USA, della democrazia liberale alla Grande Crisi mondiale del 1929. ROOSEVELT una volta disse: “”Mi muovo in un senso contrario sia a Roma che a Mosca”” ovverso senza togliere il dissenso e irreggimentare gli operai.”,”USAS-045″ “LEUCHTENBURG William E.”,”Roosevelt e il New Deal 1932-1940.”,”LEUCHTENBURG William E. è Prof di storia alla Columbia Univ di New York sin dal 1952. Autore di molti studi sul New Deal e su altri argomenti di storia contemporanea, nel 1964 ha vinto con quest lavoro il Francis Parkman Prize. I quattro mesi d’intervallo fra l’elezione di ROOSEVELT nel novembre 1932 e il suo insediamento nel marzo 1933 furono per gli USA i più tormentosi di tutta la crisi, dopo che tre anni di difficoltà economiche avevano ridotto a meno della metà il reddito nazionale e il fallimento di 5000 banche aveva spazzato via 9 milioni di libretti di risparmio. Il New Deal fu la risposta vincente, in USA, della democrazia liberale alla Grande Crisi mondiale del 1929. ROOSEVELT una volta disse: “”Mi muovo in un senso contrario sia a Roma che a Mosca”” ovverso senza togliere il dissenso e irreggimentare gli operai.”,”USAE-022″ “LEUTNER Mechthild FELBER Roland TITARENKO M.L. GRIGORIEV A.M. a cura; saggi di Marianne BASTID-BRUGUIERE Ming K. CHAN Roland FELBER Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Alexander M. GRIGORIEV Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachim KRÜGER Mechthild LEUTNER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Mikhail L. TITARENKO Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING”,”The Chinese Revolution in the 1920s. Between triumph and disaster.”,”Saggi di Marianne BASTID-BRUGUIERE Ming K. CHAN Roland FELBER Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Alexander M. GRIGORIEV Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachim KRÜGER Mechthild LEUTNER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Mikhail L. TITARENKO Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING. Il libro spazia sul periodo 1919-1931 “”Durante questo periodo, Chiang Kai-shek legge pure la biografia di R. Tagore, che porta al suo allontanamento dal marxismo: “”Oggi ho letto due volte ‘The Biography fo R. Tagore’. Lenin maneggia potenza e lotta come mezzi della rivoluzione mondiale. Uno è idealista, e l’ altro è materialista. Da un punto di vista filosofico, io sostengo lo spirito”” (12 novembre 1923) (…). Durante questo periodo, Chiang Kai-shek approfondisce la storia della rivoluzione in Germania, Francia, Russia e altri paesi. Nel 1923 legge attentamente la ‘Storia del socialdemocrazia tedesca’ e nei corso dell’ anno successivo legge la ‘Storia della rivoluzione francese’, egli nota le molte analogie tra le rivoluzione francese e russa e ovviamente approva i metodi impiegati dai russi (…). Ci sono anche molti riferimenti sulle sue letture di libri sul pensiero di Sun Yat-sen: egli cita la ‘Teoria della perequazione dei diritti della terra’.”” (pag 79)”,”MCIx-014″ “LEUTNER Mechthild FELBER Roland TITARENKO Mikhail L. GRIGORIEV Alexander M. a cura, Saggi di Marianne BASTID-BRUGUIÈRE Ming K. CHAN Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachin GRÜGER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING”,”The Chinese Revolution in the 1920s. Between triumph and disaster.”,”Marianne Bastid.Bruguière, Directeur de Recherche at the Centre national de la Recherche Scientifique (CNRS) in Paris and Professor at Paris 7 University, has published widely on the political and intellectual history of the late Qing, and on the history of education and scientific institutions in modern and contemporary China. Ming K. Chan, research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University, has written many works on Hong Kong and the Chinese labor movement. Roland Felber, former Professor of Chinese History at Humboldt Universität in Berlin, was the author of many books and articles on the history of China, the intellectual history of China in the nineteenth and twentieth centuries and on the history of the relationship between China and Germany. Iurii M. Gerushiants, Senior Research Fellow of the Institute of Oriental Studies, at the Russian Academy of Sciences, Moscow. Christina K. Gilmartin, Associate Professor of History at Northeastern University, Boston, Director of Women’s Studies and Co-ordinator of the Gender Studies Workshop at Fairbank Center, Harvard University. Alexander M. Grigoriev, Senior Research Fellow of the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences, Moscow. Ishikawa Yoshihiro, Associate Professor of Modern Chinese History at the Faculty of Letters, Kobe University. Anastasia I. Kartunova, Research Associate with the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences. Thoralf Klein, Research Fellow at the Department of History, University of Erfurt. Joachim Krüger, former professor of Political Sciences at the Institute of International Relations, Posdam-Babelsberg. Mechthild Leutner, Professor of Sinology at Freie Universität Berlin. Alexander V. Pantsov, Deputy Director of the Moscow State University Institute of Asian and African Studies. Hans Piazza, Professor emeritus of Modern History at the University of Leipzig. Alexander A. Pisarev, the Director of the Graduate Institute of Slavic Studies and the Department of Russian Language and Literature of Tamkang University, Taiwan. Steve Smith, Professor of History at the University of Essex, England. Mikhail L. Titarenko, the Director of the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences in Moscow. Tim Trampedach, Research Fellow at the East Asian Department of Freie Universität Berlin. Yang Tianshi, Research Fellow at the Modern History Institute of the Chinese Academy of Social Sciences and Professor at the Graduate School of the CASS. Yu Miin-ling, Research Fellow at the Institute of Modern History, Academia Sinica, Taipei. Notes on contributors, Transcription and abbreviations, Introduction, Notes, Index,”,”MCIx-012-FL” “LEVAL Gaston”,”Espagne Libertaire 1936 – 1939.”,”Guerra civile spagnola situazione rivoluzionaria, socializzazione agraria, realizzazioni collettivizzazioni Aragona, Levante, movimento libertario, industrie e servizi pubblici, città, partiti e Governo. Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-027″ “LEVAL Gaston e altri scritti di Sam DOLGOFF Burnett BOLLOTEN Mary GIMENEZ Agustin SOUCHY Maria PEREZ JUSTE José PEIRATS, J. PENALVER Renée LAMBERET Camillo BERNERI Noam CHOMSKY”,”Las colectividades campesinas 1936-1939.”,”Scritti di Gaston LEVAL Sam DOLGOFF Burnett BOLLOTEN Mary GIMENEZ Agustin SOUCHY Maria PEREZ JUSTE José PEIRATS, J. PENALVER Renée LAMBERET Camillo BERNERI Noam CHOMSKY. Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-090″ “LEVAL Gaston”,”La falacia del marxismo.”,” “”Se prendiamo quello che, storicamente, caratterizza l’ Europa, come insieme di nazioni e popolazioni, ciò che le dà il carattere distintivo e generale più pronunciato, constatiamo obiettivamente che è il cristianesimo. Le forme politiche sono cambiate, le monarchie si sono succedute al feudalesimo, le repubbliche hanno rimpiazzato le monarchie, i regimi federalisti hanno coesistito e coesistono con i regimi centralisti, le forme di proprietà – latifondo, minifondo, borghesia, capitalismo, ecc,- si sono formati, modificati, sono stati in fase di transformazione fino a qui, permanendo stabili da altre parti: ma la credenza religiosa, e il cristianesimo comunque deformato, nelle sue distinte interpretazioni, sono persistiti, sono collocati nell’ elemento comune e più duraturo delle nazioni e della popolazione di questa parte del mondo. L’ unità spirituale è stata più forte delle divisioni provocate da altri aspetti della vita dei popoli.”” (pag 67)”,”TEOC-376″ “LEVAL Gaston”,”L’ humanitarisme libertaire.”,”Critiche a Marx, Engels. Questione aristocrazia operaia. “”Non neghiamo assolutamente il valore dell’ apporto di Marx ed Engels alsocialismo, ma diciamo che è funesto per la conquista dell’ eguaglianza economica di basarsi essenzialmente sul marxismo. Come altri teorici, questi due uomini hanno elaborato un pensiero che hanno sistematicamente arricchito e rivestito di apparenza scientifica, attingendo molto ad altri. Esposto con una grande potenza letteraria, si possono conservare certi elementi, quantunque l’ analisi della genesi del capitale sia oggi molto discutibile. Ma la società è evoluta, evoluta senza soste in modo imprevedibile. Lungi da una pauperizzazione crescente del proletariato, assistiamo, nelle nazioni capitalistiche, a un imborghesimento di questo proletariato, alla comparsa di nuove cerchie privilegiate dalla diffusione del capitale finanziario e mobiliare che moltiplica l’ azionariato e da ai lavoratori salariati delle nazioni occidentali un livello di vita che i borghesi non avrebbero osato sognare all’inzio di questo secolo. Questo solo errore mostra l’ insufficienza dell’ analisi economica, apparentemente così sapiente, realizzata dal marxismo e dal suo fondatore.”” (pag 34)”,”ANAx-238″ “LEVAL Gaston”,”El Estado en la historia.”,” Gli Stati fondati con la forza. “”Risalendo indietro nel tempo Jean Yoyotte ci fornisce l’ unica spiegazione valida in casi simili. Il primo Stato sumero fu fondato da un principe che sottomise con la forza le città ostili, come si verifica con molta frequenza per le città-stato primitive. Abbiamo visto prima come Clovis con i suoi tremila guerrieri iniziali, conquistò e organizzò ciò che diventò la Francia e lo Stato francese. (…) Quindi lo Stato sarà la conseguenza di un’ azione di conquista militare, e questo ci pare più verosimile quando vediamo lo Stato – già più prossimo a noi e più controllabile – fondato da T. Tolomeo, dopo la morte di Alessandro e tenuto per tre secoli dai suoi successori. Qui la legge della spada fa e disfa, per tornare a rifare le strutture politiche. Jean Yoyotte insiste però sul carattere autoritario che si incontra nelle cosidette sfere superiori. (…) La statizzazione generale si pone per conseguenza come un atto di forza di fronte al quale lotta la popolazione. Ciò che si è instaurato con la violenza, può sussistere solo con la violenza””. (pag 170-171) Jean YOYOTTE, egittologo, professore onorario cattedra di egittologia, College de France.”,”TEOC-379″ “LEVAL Gaston”,”Esiste il socialismo in Russia?”,” Natura sociale dell’ URSS. Produzione contro benessere. La condizione operaia. I salari. “”La differenze era dunque del 39 per cento fra un operaio dell’ industria del lino ed un lavoratore delle stazioni elettriche. Nondimeno la produzione di tela e dei prodotti derivati dal lino è necessaria come quella dei generi alimentari o anche del legno lavorato che la Russia, prima della guerra, inviava in tutte le parti del mondo allo scopo di ottenere divise straniere. Tutti gli operai non possono scegliere stazioni elettriche o pozzi di petrolio. Quelli dunque che hanno la sfortuna di lavorare in zone di coltura e lavorazione del lino o in fabbriche di vestiti devono per forza restare danneggiati per il fatto di appartenere a delle industrie “”socialmente meno utili”” a giudizio dei padroni dell’ URSS.”” (pag 16) “”(…) nelle officine di automobili di Mosca il salario orario di un lavoratore non tecnico va da 100 a 360, cioè un operaio può guadagnare 360 rubli mentre un altro operaio ne guadagna 100″”.”” (pag 18) Oltre mille tipi di salario, otto categorie di lavoratori manuali, cinque forme di retribuzione per categoria, quaranta tipi di salario per industria (lavoratori manuali). Aggiungendo le categorie non manuali (impiegati, capi, ingegneri, amministratori, ecc.) si hanno trenta tipi di salario in più, in totale settanta tipi di salario per industria. (pag 18-19)”,”RUSU-185″ “LEVAL Gaston”,”La rivoluzione sociale in Italia. (Con cinque grafici originali nel testo).”,”””Anche qui il problema di non trasformare dei lavoratori manuali in automi e di rendere umana l’ applicazione della tecnica. Ciò non si può effettuare se non per mezzo della coordinazione diretta di tutte le attività. E allo stesso modo che esisterebbe un comitato di gestione per reparto, dovrebbe esistere un comitato di gestione dell’ azienda che riunirebbe la rappresentanza di tutti i reparti, di tutte le sezioni, dagli spazzini, ai disegnatori e sino agli ingegneri più eminenti. Non confondiamo. Qui non si tratta di dare agli spazzini il diritto di imporsi agli ingegneri. Nella ricerca di un nuovo tipo di vettura o di trattore, sono gli specialisti, le sezioni sperimentali che conoscono i modelli già esistenti, i materiali disponibili, gli elementi della fabbricazione, i compiti concreti per creare un nuovo modello: sono quegli specialisti che dovrebbero inventare e dicidere. Il parere delle altre sezioni potrebbe talvolta essere utile: non sarebbe mai forzatamente decisivo. Allo stesso modo la distribuzione del lavoro, secondo la specialità di produzione dei reparti e delle sezioni, dipenderebbe anzitutto dal parere dei tecnici che sono a conoscenza dell’ insieme dell’ azienda, delle macchine da adoperare, delle attitudini della maestranza, ecc.. Ma il comitato o consiglio di gestione, composto dai delegati di tutte le sezioni, avrebbe anche lo scopo di collaborare all’ organizzazione generale del lavoro. (…)””. (pag 11)”,”ANAx-240″ “LEVAL Gaston”,”El mundo hacia el abismo.”,” “”La casa Krupp declaró en 1912 haber fundido hasta 1887, 10.666 cañones para Alemania y 13,910 para naciones extranjeras. A fines de 1911, había vendido 27.000 cañones a cincuenta y dos países y 26.000 al propio país. Durante la guerra de Crimea (años 1854-1855), Krupp había vendido simultáneamente cañones a los franceses y a los rusos. Firmada la paz, el zar de Rusia le nombró Caballero de la Orden de Pedro el Grande, y Napoléon III, Comendador de la Legión de Honor. Krupp es amigo de todos les enemigo. (…) En su libro ‘Internationale Berchänckung der Rüstingen’, el profesor alemán Nehberg señala que los fabricantes alemanes vendieron a Rusia y al Japón varios dirigibles, que fueron utilizados durante la guerra. Inglaterra compró uno sólo, el famoso “”Perseval””; tantos submarinos alemanes hundió e hizo hundir, que consagró la gran eficacia de esa arma contro los sumergibles. La flota inglesa que combatió a la alemana en Skager-Rak, utilizó instrumentos ópticos salidos de las fábricas alemanas seis meses antes, a través de Holanda””. (pag 177-178) Affari delle imprese (pag 182 e seguenti)”,”QMIx-177″ “LEVAL Gaston”,”Né Franco né Stalin. Le collettività anarchiche spagnole nella lotta contro Franco e la reazione staliniana.”,” Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-228″ “LEVASSEUR E.”,”Histoire des classes ouvrières et de l’industrie en France avant 1789. Tome second.”,”LEVASSEUR E.”,”MFRx-325″ “LEVEAU Rémy CHARILLON Frédéric a cura; saggi di Fréderic CHARILLON Jean HENARDT Alain DIECKHOFF Laetitia BUCAILLE Farhad KHOSROKHAVAR Luis MARTINEZ Bernard ROUGIER Alain CHOUET Mohammend EL-OIFI”,”Afrique du Nord Moyen-Orient. Les incertitudes du «Grand Moyen-Orient».”,”Saggi di Fréderic CHARILLON Jean HENARDT Alain DIECKHOFF Laetitia BUCAILLE Farhad KHOSROKHAVAR Luis MARTINEZ Bernard ROUGIER Alain CHOUET Mohammend EL-OIFI”,”VIOx-223″ “LEVESQUE Jacques, collaborazione di Luc DUHAMEL”,”L’ URSS et sa politique internationale de Lénine à Gorbatchev.”,”J. LEVESQUE è nato in Quebec nel 1940, ha compiuto i suoi studi superiori all’ Università di Montreal, poi a Parigi alla Fondations Nationale des Sciences Politiques (FNSP) ove ha ricevuto il dottorato nel 1968. E’ stato ‘Research Fellow’ all’ Università Columbia di New York e all’ Università di Haverda, direttore di studi associati all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales de Paris, e professore invitato al dipartimento scienze politiche dell’ Univ. della California. Ha soggiornato in URSS, Europa dell’ Est e Cina. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). Spartizione dei Balcani. “”Il 9 ottobre 1944, a Mosca, nel corso di uno degli incontri tra Churchill e Stalin (e non già alla conferenza di Yalta, del febbraio 1945, come vuole la leggenda), i due uomini di Stato si accordarono sulla spartizione della rispettiva influenza dei loro paesi nei Balcani. Su un pezzo di carta, come racconta nelle sue memorie, Churchill propone a Stalin delle percentuali di influenza nei paesi seguenti: Romania 90% all’ URSS, 10% alla Gran Bretagna, Bulgaria 75% – 25%, Jugoslavia 50%-50%, Ungheria 50%-50%, Grecia 10%-90%. Stalin gli dà il suo consenso””. (pag 113)”,”RUST-109″ “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di AGO Renata CROUZET-PAVAN Elisabeth FRASCHETTI Augusto HOROWITZ Elliott MARCHELLO-NIZIA Christiane PASTOUREAU Michel SCHINDLER Norbert SCHNAPP Alain”,”Storia dei giovani. 1. Dall’antichità all’età moderna.”,”Contiene saggi di: AGO Renata, CROUZET-PAVAN Elisabeth, FRASCHETTI Augusto, HOROWITZ Elliott, MARCHELLO-NIZIA Christiane, PASTOUREAU Michel, SCHINDLER Norbert, SCHNAPP Alain. LEVI-G. insegna storia economica alla UNIVERSITA’ di VENEZIA. Ha scritto vari saggi teorici sul tema della microstoria e ha diretto per l’editore EINAUDI la collana “”microstorie””. LEVI-G, BIBLIOGRAFIA. – “”Centro e periferia di una Stato assoluto””. TORINO, 1985. – “”L’eredità immateriale. Carriera di un esorcista nel PIEMONTE del Seicento””. TORINO, 1985. – “”Exercises in Social History””. BALTIMORE, 1993.”,”GIOx-002″ “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di CARON Jean-Claude FABRE Daniel LORIGA Sabina LUZZATTO Sergio MALVANO Laura MICHAUD Eric PASSERINI Luisa PERROT Michelle ROMANO Govanni”,”Storia dei giovani. 2. L’età contemporanea.”,”Contiene saggi di: CARON Jean-Claude, FABRE Daniel, LORIGA Sabina, LUZZATTO Sergio, MALVANO Laura, MICHAUD Eric, PASSERINI Luisa, PERROT Michelle, ROMANO Govanni.”,”GIOx-003″ “LEVI Primo”,”La tregua.”,”‘La tregua’ è il libro del ritorno, odissea dell’Europa tra guerra e pace, è il seguito di ‘Se questo è un uomo’, un libro tra i più belli della letteratura europea nata dai campi di sterminio. L’avventura di LEVI non si concluse con la liberazione di Auschwitz da parte dei russi. Il rimpatrio ebbe luogo molto più tardi, alla fine del 1945, dopo un viaggio tortuoso attraverso mezza Europa. Il diario del viaggio inizia dal Lager e si dipana attraverso i mercati clandestini di Cracovia e Katowice, le tradotte bibliche e zingaresche dell’Armata Rossa in smobilitazione, una Russia ridente e tragica, picaresca e epica.”,”EURC-026″ “LEVI Fabio RUGAFIORI Paride VENTO Salvatore”,”Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe, 1945 – 1948.”,”Paride RUGAFIORI nato nel 1949 laureato in filosofia ha pubblicato saggi sul movimento operaio genovese nel dopoguerra sulla ‘Rivista di storia contemporanea’ e su ‘Movimento operaio e socialista’. S. VENTO (1947) laureato in sociologia fa il sindacalista attualmente ad Albenga-Savona. F. LEVI (1949) è obrsista all’ Istituto di Storia moderna e del Risorgimento della facoltà di lettere dell’ Università di Torino. “”Dalle lucide testimonianze di militanti, impegnati allora a diversi livelli, si possono trarre alcune considerazioni riassuntive e interpretative delle giornate di luglio a Genova. Il movimento ebbe caratteristiche di vera e propria insurrezione. Ne è conferma non solo il giudizio unanime dei protagonisti intervistati, ma il modo in cui si svolsero gli avvenimenti (blocchi; attacco alle autoblinde, ai classi obiettivi cittadini: questura, prefettura, telefoni, caserme; stabilimenti presidiati con le armi; città bloccata e isolata) e la decisione con cui la classe operaia si impegnò nell’ azione, abbandonando spontaneamente le fabbriche e intervenendo in massa nella lotta. La spontaneità iniziale si lega poi all’ azione svolta dal PCI””. (pag 99-100)”,”ITAE-142″ “LEVI Primo”,”I sommersi e i salvati. I delitti, i castighi, le pene, le impunità.”,”LEVI Primo (Torino, 1919-) si è rivelato con “”Se questo è un uomo”” e “”La tregua”” che nascono dall’ esperienza della deportazione, ma ha affrontato con successo la narrativa d’ invenzione (‘Storie naturali’, ‘Vizio di forma’, ‘Il sistema periodico’, ‘La chiave a stella’, ‘Lilit e altri racconti’, ‘Se non ora, quando?’, tutti pubblicati da Einaudi. “”Analoga alla costrizione escrementizia era la costrizione della nudità. In Lager si entrava nudi: anzi, più che nudi, privi non solo degli abiti e delle scarpe (che venivano confiscati) ma dei capelli e di tutti gli altri peli. Lo stesso si fa, o si faceva, anche all’ ingresso in caserma, certo, ma qui la rasatura era totale e settimanale, e la nudità pubblica e collettiva era una condizione ricorrente; tipica e piena di significato. Era anche questa una violenza con qualche radicie di necessità (…) ma offensiva per la sua inutile ridondanza.”” (pag 90) “”La stessa sensazione debilitante di impotenza e di destituzione era provocata, nei primi giorni di prigionia, dalla mancanza di un cucchiaio (…)””. Eppure, alla liberazione del campo di Auschwitz, abbiamo trovato nei magazzini migliaia di cucchiai nuovissimi di plastica trasparente, oltre a decine di migliaia di cucchiai d’ alluminio, d’ acciaio e perfino d’ argento, che provenivano dal bagaglio dei deportati in arrivo. Non era dunque una questione di risparmio, ma un preciso intento di umiliazione””. (pag 91)”,”GERN-116″ “LEVI Primo”,”Se non ora, quando?”,”LEVI Primo nato nel 1919 a Torino ha svolto la professione di chimico e quella di scrittore. Deportato nel 1944 ad Auschwitz, ha raccontato l’ esperienza dei lager nazisti in due libri ‘Se questo è un uomo’ (1947) e ‘La tregua’ (1963). “”Uno storico. Un ficcanaso. Molti lo giudicarono per lo meno ambiguo, alcuni dissero chiaro e tondo che quello era u na spia dell’ NKVD, solo un po’ più abile della norma; ma la maggior parte dei gedalisti, e fra questi Mendel e Gedale stesso, ebbero fiducia in lui e raccontarono le imprese della banda e le loro vicende personali, perché, come si dice, “”Ibergekúmene tsòres iz gut tsu dertséyln””, è bello raccontare i guai passati. Il proverbio vale in tutte le lingue del mondo, ma in jiddisch suona particolarmente appropriato.”” (pag 223)”,”VARx-180″ “LEVI Carlo”,”Le parole sono pietre. Tre giornate in Sicilia.”,”La Lega degli zolfatai. “”In fondo, pensavo, non è questo cheun comune e normale episodio di lotta sociale, identico ai mille avvenuti dappertutto cento anni fa in Inghilterra, in Francia, in tutta l’ Europa, e anche in Italia. Soltanto, non siamo più cento anni fa, siamo nel 1951, e la faccia del signor N., contro cui lottano non è di cento anni fa, ma di mille, non è il viso di un industriale inglese del 1848, ma forse quello di un padrone di servi dell’ ottavo o nono secolo, prime del Mille, e forse neppure quello; e anche loro, anche questi che ora brillano di una vita ritrovata, erano sino a ieri i servi di un tempo remoto. E il piacere che essi hanno di sentirsi vivere, e la sicurezza di vincere, è l’ ineffabile, inconsapevole senso di essere entrati, come attori, in una vicenda vera, nel mobile fiume della storia. Nessuno di loro mi avrebbe più detto: – Manco sapemo dove sono Madonie: sapemo soltanto Monte de Cane o Bolognetta (o Lercara e zolfara) -. Parlavano come il mondo intero fosse aperto, e fossero finiti i segreti e i confini””. (pag 75)”,”VARx-183″ “LEVI Mario Attilio”,”Nerone e i suoi tempi.”,”Mario Attilio LEVI, nato a Torino nel 1902, è stato docente di storia romana dal 1923 al 1977 nelle Università di Torino e Milano, con alcune parentesi, dal 1959 al 1963 alla Cornell University (Ithaca, Ny) ecc. Tra le sue opere: “”La lotta poltiica nel mondo antico”” (Premio Marzotto 1956), “”Alessandro Magno””, “”Augusto e il suo tempo””. Le cause e le conseguenze dell’ incendio di Roma (pag 214) L’ accusa infondata contro Nerone. “”La notte del 19 luglio del 64, essendo appena da un giorno trascorso il plenilunio, divampò nella città un grande incendio. L’ inizio de disastro si ebbe nella zona del Circo Massimo, ebbe rapido alimento nei depositi di merci infiammabili e nelle case, parzialmente costruite in legno. Edifici anche grandissimi, costruiti con blocchi di travertino, si disgregarono per l’ azione del calore e del fuoco su questa qualità di pietra, e crollarono. L’ incendio si propagò, senza che l’ opera dell’ uomo riuscisse a porvi riparo, per sei giorni consecutivi, per poi riprendere ancora per altri tre giorni. Oltre alle zone del Circo Massimo, del Palatino, della Suburra e del Viminale, cioè il vero centro della Roma imperiale, che furono completamente distrutte, anche la regione di Porta Capena, quella del Celio, le Carine, la zona degli Orti luculliani e sallustiani, la zona flaminia, il Campo Marzio e la zona delle terme subirono danni molto gravi, mentre restarono indenni le zone dell’ Aventino, del Gianicolo, del Quirinale e dell’ Esquilino. (…) La distruzione di case private, di ricchezze, di opere d’arte, le vittime umane e i saccheggi avevano fatto di questo incendio uno dei più gravi disastri di tutta la storia romana. Nerone, assente da Roma al momento dell’ incendio, prese tutte le possibili misure di emergenza per trovare ricoveri al grande numero di abitanti di Roma rimasti senza tetto e per soccorrerli, fornendoli del necessario e organizzando distribuzioni di grano a speciali prezzi stabiliti per beneficenza. La gravità del disastro e dei danni conseguenti finì per colpire la persona stessa dell’ imperatore. Cominciò a circolare la voce che egli aveva preso argomento dall’ incendio per una sua poesia, poi prese corpo l’ accusa che l’ incendio era stato dolosamente provocato dallo stesso imperatore per non aver ostacoli nei suoi piani di rifacimento della città di Roma. L’ accusa era grave, poiché colpiva Nerone nella sua popolarità tra quei ceti meno abbienti.”” (pag 215-216)”,”STAx-172″ “LEVI MONTALCINI Rita”,”Elogio dell’ imperfezione.”,”ANTE3-48 pag 54″,”SCIx-290″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Volume terzo. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-195″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume primo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-198″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume secondo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-199″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume terzo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-200″ “LEVI Mario Attilio”,”Il senso della storia greca.”,”LEVI Mario A. nasce a Torino nel 1902. Ha insegnato storia greca e romana nelle Università di Torino e Milano. Ha diretto il CeSDIR diventato CeRDAC. Ha scritto la biografia di Alessando Magno.”,”STAx-204″ “LEVI Paul, a cura di David FERNBACH”,”In the Steps of Rosa Luxemburg. Selected Writings of Paul Levi.”,”LEVI Paul “”And, in all this, the question is, how should the proletariat conduct itself in this situation, how should the Communist Party conduct itself? The overall situation of the proletariat is clear. Up to now, it has suffered external defeat after defeat, the counter-revolution has advanced from one stage to another. Its position and its task is indicated in Marx’s words: “”Revolutionary progress cleared a path for itself not by its immediate, tragic-comic achievements, but, on the contrary, by creating a powerful and united counter-revolution; only in combat with this opponent did the insurrectionary party mature into a real party of revolution”” (‘The Class Struggles in France’, Marx)”” [Paul Levi, The Political Situation and the KPD (October 1919)] [in Paul Levi, a cura di David Fernbach, In the Steps of Rosa Luxemburg. Selected Writings of Paul Levi, 2011] Wikip: Paul Levi From Wikipedia, the free encyclopedia Paul Levi at the 2nd World Congress of the Comintern, 1920. Paul Levi (1883 – 1930) was a German Jewish Communist political leader. He was the head of the Communist Party of Germany following the assassination of Rosa Luxemburg and Karl Liebknecht in 1919. Contents [hide] 1 Biography 1.1 Early years 1.2 Communist leader 1.3 Later life, death, and legacy 2 Footnotes 3 Additional reading 4 External links [edit]Biography [edit]Early years Paul Levi was born 11 March 1883 in Hechingen in Hohenzollern Province into a Jewish middle-class family, joined the Social Democratic Party of Germany (SPD) in 1906. There he became part of the party’s left wing together with Rosa Luxemburg and Karl Liebknecht. Beginning in 1913, Levi was also Luxemburg’s lawyer in political cases.[1] During World War I Levi was conscripted. Discharged in 1916, he settled in Switzerland, associating with Karl Radek and Vladimir Lenin, becoming a part of the Zimmerwald Left. He was recalled to the army, again discharged and became one of the leaders of the Spartacist League in 1918, which soon became the Communist Party of Germany (KPD). He opposed the initiatives of Karl Liebknecht in January 1919. After the failure of the German Revolution of 1918/1919, and the killing of the KPD’s main leaders Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht and Leo Jogiches, Levi took over as the central leader of the Communist Party, waging struggles against the party’s Council Communist ultra-left. He led the party away from the policy of immediate revolution, in an effort to win over SPD and Independent Social Democratic Party of Germany (USPD) workers. These efforts were rewarded when a substantial section of the USPD joined the KPD, making it a mass party for the first time. [edit]Communist leader Levi headed the German delegation to the 2nd World Congress of the Communist International in Moscow in 1920. Following disputes within the KPD around splits within the Italian Socialist Party (PSI), which were fuelled in part by the role of the Comintern, Levi resigned from the chairmanship of the Communist Party in early 1921, alongisde his co-chairman Ernst Däumig and Clara Zetkin, Otto Brass and Adolf Hofman also resigned from the Central Committee.[2] Shortly after, under the influence of Béla Kun, the party launched the March uprisings of 1921. Following the failure of the uprisings Levi was expelled from the Communist Party for publicly criticizing party policies.[3] Lenin and Trotsky substantially agreed with his criticisms, but not the way in which he had made them. Lenin sent him a private letter through his friend Clara Zetkin[4], in which he asked Levi to accept the expulsion for “”break of discipline”” and then adopt a friendly approach towards the KPD and cooperate with it in the class struggle in a loyal manner. If Levi would do so, Lenin would then push for his reinstatement in the party.[5] Levi did not accept this proposal and continued to criticize the party sharply and condemn its leaders. Levi edited a monthly Sowjet (“”Soviet””), later named Unser Weg (“”Our Way””). [edit]Later life, death, and legacy After being expelled from the Communist Party, Levi formed the Communist Working Collective (KAG). In 1922 he joined the Independent Social Democratic Party of Germany. Later, he rejoined the Social Democratic Party. Levi died on 9 February 1930 in Berlin. He succumbed to injuries suffered when he fell from his window. After his death the Reichstag held a minute of commemoration during which the representatives of the Communist Party and the Nazi Party ostentatiously left the assembly hall. [edit]Footnotes”,”MGEK-101″ “LEVI Giuseppe”,”Il maestro di lingua tedesca. Nuovo metodo teorico-pratico riveduto dai Signori Prof. V. Grünwald e L. Mellano.”,”Contiene le lettere dell’ alfabeto gotico con la corrispondente lettera italiana Inserito in Biblioteca lingue esterre”,”VARx-530″ “LEVI SANDRI Lionello R.”,”Istituzioni di legislazione sociale.”,”LEVI SANDRI Lionello R.”,”DIRx-041″ “LEVI Guido”,”Resistenza a Genova: momenti e figure.”,”””Tornando ai nuclei di partigiani attivi in Liguria è nota la forte componente internazionalista che animava i combattenti per la libertà, testimoniata del resto dalla presenza nelle sue file di centinaia di partigiani stranieri. Alcuni di essi sono ben noti, come il russo Fiodor Poletaev, entrato a far parte, assieme ad altri suoi connazionali, del distaccamento “”Franchi””, operante nelle valli Stura e Scrivia, e che si distinse in varie occasioni prima di perdere la vita a Cantalupo, in Val Borbera, il 2 febbraio 1945, o il tedesco Rudolf Jacobs, caduto eroicamente alla testa di un gruppo di dieci partigiani, di ben sei diverse nazionalità, della Brigata “”Muccini”” nel novembre 1944, durante un attacco alla caserma delle Brigate nere di Sarzana, nota per il fatto che i suoi uomini seminavano il terrore nella zona. Parimenti sono conosciute le vicende della brigata organizzata e guidata dal maggiore inglese Gordon Lett nello Spezzino, brigata internazionale simile a quelle dei volontari antifascisti che non molti anni prima si erano distinte in Spagna a difesa della Repubblica. (…) A questa internazionalizzazione delle formazioni partigiane locali corrisponde «l’internazionalismo» spontaneo della popolazione ligure sempre disposta «ad accogliere con liberalità e cortesia gente di ogni nazionalità, purché non fascista, fino a privarsi del necessario e a correer i più gravi rischi pur di ospitarla, nasconderla, proteggerla e sfamarla». Si tratta di un internazionalismo che va distinto da quello politico e cosciente altrettanto diffuso nella regione e che significativamente è rilevatore di come «il fascismo stesso sembra essere passato sul capo di queste popolazioni senza impregnarle intimamente (…)» (Danilo Veneruso, ‘Gli alleati e la resistenza in Liguria’). (…) La dimensione internazionalistica della Resistenza ligure emerge chiaramente anche da pubblicazioni clandestine dei gruppi antifascisti e partigiani attivi nella regione come «Il Partigiano», la più importante di esse, organo della Divisione “”Cichero”” nella prima fase del conflitto e successivamente assurto a periodico della VI zona Liguria”” (pag 112-115) Dottore di ricerca in ‘Storia del Federalismo e dell’unità europea, Guido Levi è attualmente ricercatore di Storia contemporanea presso la Facoltà di scienze poltiiche dell’Università di Genova. Ha approfondito il tema dell’antifascismo e della Resistenza, al processo d’integrazione europea e al rapporto tra cinema e storia. Frutto di ricerche compiute nell’arco di un quindicennio, il volume si prefigge di mettere a fuoco alcuni momenti salienti della Resistenza genovese (la Liberazione, il salvataggio del porto, la nascita e lo sviluppo della stampa clandestina), nonché il ruolo rivestito da alcuni protagonisti di questa vicenda – gli azionisti Eros Lanfranco e Luciano Bolis, il mazziniano Giuseppe Gallo e il liberale Francesco Manzitti – facendo riferimento a un ampio ventaglio di fonti documentarie, alcune delle quali diventate consultabili solo di recente, e al dibattito storiografico in corso. Con uno sguardo lontano dalla retorica celebrativa, ma nel contempo estraneo alle polemiche politiche del cosiddetto revisionismo, l’autore rivisita una pagina storica fondamentale nella definizione dell’identità collettiva cittadina e nell’elaborazione di un’eredità morale destinata a proiettarsi nel presente.”,”ITAR-239″ “LEVI CAVAGLIONE Pino”,”Guerriglia nei castelli romani.”,”Libro dedicato a Marco Moscato, partigiano, fucilato alle Fosse Ardeatine L’autore nato a Genova dove ha iniziato la sua attività politica in Giustizia e Libertà. Nel 1933 si laurea in giurisprudenza. Nel 1937 è a Parigi ospite di Carlo Rosselli. Arrestato nella primavera del 1938 per aver tentato di arruolarsi nell’esercito repubblicano spagnolo, venne inviato al confino di polizia e poi nei campi di concentramento fino ad essere liberato il 27 luglio 1943. Nel settembre raggiunge Roma da dove comincia questo diario Dono di Zucchiati”,”ITAR-271″ “LEVI Lucio”,”Il pensiero federalista.”,”Lucio Levi (Torino, 1938) insegna Politica comparata all’Università di Torino e dirige la rivista The Federalist Debate. É autore di: Verso gli Stati Uniti d’Europa, L’internationalisme ne suffit pas, Lyon 1984, Altiero Spinelli and Federalism in Europe and in the World, L’unificazione europea. Cinquant’anni di storia (in collaborazione con U. Morelli), Letture su Stato nazionale e nazionalismo, Da un secolo all’altro.”,”TEOP-070-FL” “LEVI Primo”,”I sommersi e i salvati.”,”Primo Levi (Torino, 1919) si è rivelato con Se questo è un uomo e La tregua, che nascono dall’esperienza della deportazione, ma ha affrontato con successo anche la narrativa d’invenzione, come testimoniano Storie naturali, Vizio di forma, Il sistema periodico, La chiave a stella, Lilit e altri racconti, Se non ora, quando? insieme all’antologia personale La ricerca delle radici e a un volume di saggi L’altrui mestiere.”,”VARx-069-FL” “LEVI Mario Attilio”,”Augusto e il suo tempo.”,”Volume dedicato a Gaetano De-Sanctis Mario Attilio Levi, nato a Torino nel 1902, è stato professore emerito ella Università degli Studi di Milano e accademico nazionale dei Lincei. Il capitolo: ‘L’inutile assassinio’ (di Cesare) (pag 41-142) (la lotta tra i gruppi politici e per la conquista di posizioni di potere dopo la morte di Cesare, in vista dello scontro finale, la posizione difficile di Bruto, Cicerone e dei congiurati, l’accresciuto ruolo dei cesariani, di Antonio (console) e di Lepido (esercito), l’arrivo a Roma di Ottavio…)”,”STAx-359″ “LEVI Carlo”,”L’Orologio.”,”‘Pubblicato nel 1950, ‘L’Orologio’ è uno dei migliori esempi di narrativa politica del dopoguerra, un’appassionante testimonianza sullo sfaldamento delle forze politiche antifasciste. Un orologio che si rompe dà l’avvio alla storia di tre giorni e tre notti nel dicembre 1945, che cambia il destino dell’Italia. La fine del governo resistenziale di Ferruccio Parri, l’inizio della crisi dei partiti liberale e azionista, l’avvento al potere di Alcide De Gasperi e della Democrazia cristiana, e soprattutto Roma e l’Italia di allora: un complesso intreccio di avvenimenti politici e di condizioni umane raccontato con una tensione e un pathos che coinvolgono il lettore e rivelano la temperatura di una stagione traboccante di vitalità e nello stesso tempo vulnerabile di fronte a tutte le illusioni’ (Centolibri.it); [‘Era la più povera e antiquata tipografia della città, quella che aveva i caratteri più vecchi, rotti, illeggibili, e anche, forse, la più economica: per quest’ultima ragione il nostro rustico siciliano doveva averla scelta, e si rifiutava, con una insuperabile resistenza passiva, di cambiare. C’erano forse anche dei motivi di attaccamento sentimentale: qui si era lavorato, sotto i tedeschi, a comporre di nascosto giornali clandestini: qui era stato arrestato Moneta, che aveva schivato per miracolo la fucilazione; e poi, se la stampa era pessima, la carta cattiva, il lavoro, per mancanza di matrici, lento, i tipografi facevano tuttavia del loro meglio, erano dei compagni e degli amici. Questo ci consolava delle deficienze tecniche, ma non bastava a far sì che, ogni volta che scendevo la scala, e che mi si mostrava lo squallore, la strettezza e il disordine di quei sotterranei, non sentissi un senso di disprezzo, che cercavo di nascondere, per non inasprire inutilmente il disagio dei redattori. Casorin e Moneta, che, là sotto, erano padroni, e scatenati, il dispetto lo sfogavano nel modo più clamoroso. Non passava sera che non alzassero alti lamenti, e non bestemmiassero e imprecassero, quando gli articoli arrivavano composti in un carattere diverso da quello richiesto, o un grazioso elzeviro risultava, per le lettere corrose dall’uso, assolutamente illeggibile, o tutto andava così a rilento che l’alba si avvicinava prima di aver chiuso le pagine. Per calmarli, raccontavo delle condizioni, tanto peggiori, nelle quali ci eravamo trovati a pubblicare un quotidiano subito dopo la liberazione, a Firenze. Eravamo corsi, con le armi in mano, a occupare una splendida tipografia, ricca di rotative nuovissime e di ogni specie di impianti moderni: ma tutte quelle macchine, che ci parevano nostre per diritto di conquista, non erano altro, per la mancanza della corrente elettrica, che degli inutili e paralitici pezzi di ferro. Ci eravamo allora accordati con una vecchia Casa editrice, famosa da più di un secolo per le sue nitide edizioni: e lì, con i caratteri a mano, si componeva il giornale, e si stampava con una macchina piana, messa in moto con un motore di automobile. Era un lavoro lunghissimo, che durava tutta la giornata e buona parte della notte: in quei tempi di azione e di entusiasmo non aveva importanza che le notizie invecchiassero di qualche ora. C’erano dei tipografi che per cinquant’anni avevano curato le pagine dei libri, che fossero esatte, pulite, armoniose; e ora si adattavano con piacere a questo nuovo lavoro affrettato, e ci insegnavano il modo di fare un titolo, di aspetto dignitoso e un po’ aulico, secondo una loro tradizione piena di misura; e accettavano con pazienza di rifare una pagina, di notte, quando, a lavoro finito, l’obeso censore militare inglese, troppo pieno di whisky e di regolamenti, tagliava, senza ragione, a caso, un articolo o una notizia; e ci aiutavano, complici e solidali, a nascondere i rotoli di carta e a alterare le cifre della tiratura, che era il doppio di quella consentita dalle gelose autorità alleate. Eravamo tutti ugualmente magri, allora, e non ci accorgevano delle difficoltà. Ma queste cose le avevo raccontate, sia pure con particolari diversi, troppe volte; Casorin e Moneta le sapevano ormai a memoria, e si mettevano a ridacchiare guardandomi come un vecchio lodatore del passato’ (pag 206-208)]”,”ITAR-300″ “LEVI Lucio”,”Internazionalismo operaio e unità europea.”,”Internazionalismo operaio e unità europea di Lucio Levi: – La componente internazionalista delle ideologie tradizionali – La base materiale dell’internazionalismo – Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini – L’affermazione del nazionalismo – Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini – Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale – La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij – Gramsci e la rivoluzione in Italia – Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi – La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale – Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo – La Società delle Nazioni – Le Internazionali operaie – Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo”,”INTx-067″ “LEVI Giorgina Arian MONTAGNANA Manfredo”,”I Montagnana. Una famiglia ebraica piemontese e il movimento operaio (1914-1948).”,”Giorgina Arian Levi (Torino, 1910) già docente nei licei classici, consigliere comunale a Torino e deputata in parlametno per il Partito comunista italiano. È autrice di ricerche storiche sul movimento operaio piemontese, sull’America Latina, dove emigrò a causa delle persecuzioni razziali fasciste, sulla scuola e sull’ebraismo. Manfredo Montagnana (Torino, 1938) esule in Australia dal 1940 al 1948, a causa delle persecuzioni razziali, ha insegnato matematica nelle Università di Torino e Genova e dal 1971 nel Politecnico di Torino. Militante comunista è stato per molti anni dirigente sindacale. Mario Montagnana (1897-1960) “”La prima tappa della militanza politica di Mario fu l’iscrizione nel 1913 al Fascio o Gruppo Giovanile Socialista di Borgo San Paolo. Ne diventò «sindaco» e partecipò alle dure lotte contro la guerra nel 1915-1918. (…) Iniziò a scrivere su ‘Avanguardia’, organo della Federazione Giovanile, e fu arrestato per la prima volta per diffusione di volantini contro la guera e accusato di incitamento alla lotta di classe. Era il 1915. (…) Arrestato nuovamente nell’agosto 1917 durante la ‘settimana rossa’ di Torino contro la guerra e la fame, accusato senza fondamento di aver partecipato all’incendio della chiesa di San Bernardino di Borgo San Paolo dove la folla affamata aveva saccheggiato le abbondanti scorte di viveri dei frati, Mario subì un anno e mezzo di carcere, fino al 26 febbraio 1919, quando fu liberato per una amnistia. Trascorse quel periodo di prigionia in massima parte nella fortezza di Exilles in Val di Susa. (…) Alla viglia dello sciopero internazionale di solidarietà con la Russia dei Soviet del 20-21 luglio 1919, Mario venne arrestato una terza volta, per misura precauzionale. Uscito dal carcere, fu eletto segretario del Comitato Regionale giovanile piemontese, membro della Commissione Esecutiva della sezione socialista di Torino insieme con Gramsci, Togliatti, Terracini, Santhià e Oberti, membro del Consiglio generale dell’Associazione Generale degli Operai (AGO). Fece parte, nel giugno 1920, della delegazione alla Conferenza Internazionale di Berlino, che doveva gettare le basi dell’Internazionale Giovanile Comunista; partecipò ativamente all’occupazione delle fabbriche e alla creazione dei Consigli di fabbrica. Al Congresso Socialista di Livorno nel 1921 Mario aderì alla frazione che fondò il Partito Comunista d’Italia, e la stessa scelta fecero contemporaneamente le sorelle Lidia, Rita, Elena e il fratello Massimo. Solo Clelia rimase nel partito socialista. Nel 1921 Mario venne scelto, con Rita, Santhià e altri, quale membro della delegazione italiana al III Congresso dell’Internazionale Comunista a Mosca, dove fu designato a prendere la parola nella Piazza Rossa durante la manifestazione pubblica, come rappresentante appunto della delegazione italiana. (…) Tornato da Mosca; Mario passò alla redazione dell”Ordine Nuovo’ quale cronista sindacale e vi rimase fino alla chiusura del giornale dopo l’assalto e il saccheggio delle squadre fasciste all’indomani della Marcia su Roma. Continuò, con altri, a scrivere sull”Ordine Nuovo’ clandestino, fino alla strage di Torino del dicembre 1922. In quei tragici giorni, mentre si trovava in casa di Gennaro Gramsci, fratello di Antonio, con altri cinque redattori venne prelevato da una squadra di camicie nere, che agiva per ordine del gerarca Brandimarte, e sottoposto ad una finta fucilazione all’angolo di corso Vittorio Emanuele con corso Massimo d’Azeglio. Salvò lui e i suoi compagni l’intervento di due gerarhci, il conte Revel e il marchese Scarampi del Cairo, che forse avevano ricevuto l’ordine di interrompere la strage. (…) Sempre nel 1923 Mario fu nominato capocronista del nuovo quotidiano ‘L’Unità’ pubblicato a Milano; venne presentato come candidato alle elezioni politiche del 1924, ma non fu eletto. (…)”” (pag 55-58)”,”PCIx-492″ “LEVI Carlo”,”Cristo si è fermato a Eboli.”,”Il romanzo racconta la scoperta della civiltà dei contadini del Mezzogiorno, fuori dalla storia ma con una antichissima sapienza. Il libro non è un diario: fu scritto molti anni dopo l’esperienza diretta da cui trasse origini. Vi si esprime una visione complessa… (presentazione) “”Noi non siamo cristiani . essi dicono, Cristo si è fermato a Eboli -. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferirità”” (pag 7)”,”ITAS-001-FER” “LEVI Carlo”,”La doppia notte dei tigli.”,”Pubblicato nel 1959 racconta le sensazioni del suo viaggio realizzato nel secondo dopoguerra in Germania. Il titolo è tratto da un verso del Faust di Goethe, in cui si narra del guardiano della torre che scruta e vede nella notte incendi e segni di massacro ovunque, Durch den Linden Doppelnacht, per ‘la doppia notte dei tigli’. Nella sovra coperta della prima edizione si legge « Sempre i paesi di Carlo Levi diventano sempre ‘suoi’, legati a questo ospite in perpetuo stato di grazia da un rapporto come di consanguineità, d’identificazione con una realtà interiore, con un simbolo lirico, esistenziale e razionale e storico. La Germania no, è e resta per Levi l’antitesi, l’altro da sè, e pure la sua sollecitudine conoscitiva lo porta ad aggredirla da ogni lato, a cercare di inglobarla, a farne scaturire quella che al di là delle scintillanti vetrine del ‘miracolo economico tedesco’ e delle saracinesche dell’oblio del passato, è la sua anima». (fond. C. Levi) “”La Germania (o meglio, per parlare più concretametne, la maggior parte dei tedeschi (…) è ancora sotto choc. Il nazismo e la guerra sono stati un trauma di incalcolabile profondità. Malgrado tutte le apparenze (la pace, la ricchezza, il lavoro,il benessere, la gentilezza civile, e perfino una certa umiltà- umiltà o umiliazione?-), il trauma non è superato. Permane opera, in profondo: ma, con un processo di rimozione … è nascosto”” (pag 20)”,”GERS-001-FSD” “LEVI Carlo”,”Il futuro ha un cuore antico. Viaggio nell’Unione Sovietica.”,”Secondo libro di viaggi di Carlo Levi pubblicato nel 1956. Questa volta è il resoconto giornalistico del viaggio effettuato tra il 17 ottobre e il 19 novembre del 1955 nella capitale sovietica, a Leningrado, a Kiev, in Armenia e in Georgia. ‘Così come gli abitanti della Nuova Inghilterra hanno serbato i modi puritani della patria di origine, o come i canadesi hanno conservato il francese del’ 700, i sovietici sono rimasti i custodi dei sentimenti e dei costumi dell’Europa, di quando l’Europa era unita, e credeva, tutta intera, in alcune poche verità ideali e aveva fiducia nella propria esistenza’. È questo quello che Carlo Levi ci racconta nel suo libro, una narrazione ricca di dettagli, di descrizioni di un mondo che allo tempo stesso è antiquato e giovane. L’autore ne rimanda un immagine poetica, fanciullesca e si lascia trasportare dalla descrizione dei luoghi e delle anime che incontra. (Fondaz. Carlo Levi)”,”RUSU-002-FSD” “LEVI Carlo”,”Quaderno a cancelli.”,”E’ l’ultimo scritto lasciato dall’autore torinese, composto durante il suo stato di parziale cecità. Carlo Levi, infatti, alla fine del 1972 fu colpito da un distacco della retina che gli causò una temporanea cecità e alcuni interventi chirurgici agli occhi. E’ da questa drammatica esperienza che nasce Quaderno a cancelli, pubblicato postumo nel 1979, che Giovanni Russo definisce il ‘libro segreto di Carlo Levi’. Si tratta, infatti, di una sorta di diario-autobiografico in cui i pensieri, le paure, gli ideali dell’autore vengono espressi; Levi impara non solo ad accettare, ma a riconoscere il tempo della malattia come un tempo speciale e privilegiato tanto da scrivere che ‘La storia del mondo è iscritta nella malattia, assai meglio e più chiaramente e profondamente incisa che nella storia delle idee e delle istituzioni’. Il titolo del libro si può far risalire alla speciale intelaiatura di fili di ferro, una specie di quaderno di legno a cerniera, munito di cordicelle tese tra le due sponde costruito per guidare la mano dello scrittore. Ma quasi certamente l’espressione ‘quaderno a cancelli’ risale ad una poesia di Rocco Scotellaro del 1952: ‘Questo piccolo quaderno a cancelli / l’ho scritto per te di cui non parlo / per i tuoi occhi chiusi e i tuoi capelli / di cera, il naso che non può fiutarlo’. Il ‘quaderno a cancelli’ del poeta di Tricarico è probabilmente il quaderno delle classi elementari di un tempo in cui i ‘cancelli’ di prima elementare con barre orizzontali e verticali si trasformano in binari, perdendo quindi le barre verticali e lasciando solo quelle orizzontali così da guidare la scrittura. (Fondaz. Carlo Levi) ‘La storia del mondo è iscritta nella malattia assai meglio e più chiaramente e profondamente incisa che nella storia delle idee e delle istituzioni, assai più ingannevole e equivocabile e alterabile e sofisticabile che non quella dei tessuti, della carne, del cuore e del respiro”” (riflessioni di Levi sul diabete) (v. quarta di copertina)”,”VARx-033-FSD” “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di AGO Renata CROUZET-PAVAN Elisabeth FRASCHETTI Augusto HOROWITZ Elliott MARCHELLO-NIZIA Christiane PASTOUREAU Michel SCHINDLER Norbert SCHNAPP Alain”,”Storia dei giovani. I. Dall’antichità all’età moderna.”,”Contiene saggi di: AGO Renata, CROUZET-PAVAN Elisabeth, FRASCHETTI Augusto, HOROWITZ Elliott, MARCHELLO-NIZIA Christiane, PASTOUREAU Michel, SCHINDLER Norbert, SCHNAPP Alain. LEVI-G. insegna storia economica alla UNIVERSITA’ di VENEZIA. Ha scritto vari saggi teorici sul tema della microstoria e ha diretto per l’editore EINAUDI la collana “”microstorie””. LEVI-G, BIBLIOGRAFIA. – “”Centro e periferia di una Stato assoluto””. TORINO, 1985. – “”L’eredità immateriale. Carriera di un esorcista nel PIEMONTE del Seicento””. TORINO, 1985. – “”Exercises in Social History””. BALTIMORE, 1993.”,”GIOx-004-FSD” “LEVI Guido”,”L’origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’Europa, 1943-1950.”,”Guido Levi (Genova, 1965) dal 1997 dottore di ricerca in ‘Storia del federalismo e dell’unità europea’ è (2000) assegnista di ricerca presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova: Contiene il paragrafo ‘L’internazionalismo partigiano’ (pag 76-92) La nascita del CLN Liguria. “”Analogamente a quanto avveniva nel resto dell’Italia occupata, anche in Liguria si costituì un Comitato di Liberazione nazionale subito all’indomani dell’annuncio radiofonico dell’armistizio e della conseguente fuga del re da Roma. La mattina del 9 settembre 1943, infatti, quando la situazione politica era ancora estremamente confusa (95), i rappresentanti delle cinque forze politiche, che già il 28 luglio avevano dato vita al locale Comitato dei partiti antifascisti (96), si riunirono nello studio dell’avvocato democristiano Filippo Guerrieri e fondarono il Comitato di Liberazione nazionale per la Liguria. Erano presenti all’incontro Guerrieri e Paolo Emilio Taviani per il PDC, Errico Martino per il PLI, Giuseppe Bianchini per il PCI, Eros Lanfranco per il PdA, Vannuccio Faralli e Marcello Cirenei per il PSIUP (97). A dispetto dell’ironia con cui questo episodio venne trattato dalle autorità fasciste e, in particolare, dall’efferato capo della Provincia di Genova Carlo Emanuele Basile (98), che in alcune relazioni riservate faceva riferimento ad esso come a un “”Comitato di avvocati”” privo di reale seguito (99), il CLN Liguria si rivelò, invero, un organismo complessivamente efficiente. Se l’organizzazione dell’insurrezione dell’aprile 1945, che avrebbe portato alla liberazione della città e alla resa delle truppe tedesche alle formazioni partigiane, costituisce senz’altro il momento più alto del suo operato, tanto che si parla di “”insurrezione modello”” (100), il CLNL dimostrò in realtà, fin dal momento dell’insediamento, buone capacità operative, riuscendo a supplire con l’impegno, sia a un iniziale deficit organizzativo, sia ai problemi derivanti dall’inesperienza”” (62-63) [Guido Levi, ‘L’origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’Europa, 1943-1950] [(95) Sebbene la situazione fosse incerta “”così come si era verificato il 25 luglio, anche a Genova, nonostante l’ora tarda e il coprifuoco, vi furono esplosioni di giubilo straordinario. Non tenendo conto dell’oscuramento, la città si illuminò festosamente, mentre già le pattuglie tedesche, «come tentacoli di un gigantesco polipo», si muovevano verso i punti nevralgici da tempo prestabiliti””. In Brizzolari, op. cit. p. 51; (96) “”Alla riunione costitutiva del Comitato dei partiti antifascisti di Genova, che si svolse in via XX settembre nello studio dell’avv. azionista Giulio Bertonellli, parteciparono Gerardo Barbareschi, Bordiga, Dante Bruzzone, Marcello Cirenei e Vannuccio Faralli per i socialisti, Giuseppe Bianchini e Marongiu per i comunisti, Filippo Guerrieri, Paolo Emilio Taviani, Giulio Marchi e Augusto Solari per la democrazia cristiana, Bertonelli ed Eros Lanfranco per gli azionisti e, infine Enrico Martino e Francesco Manzitti per i liberali. In questa riunione venne sottoscritto il “”Manifesto dei sei partiti antifascisti”” approvato a Milano nella riunione del 26 luglio, nel quale si chiedeva, oltre alla liquidazione totale del fascismo, al ripristino di tutte le libertà civili e politiche, alla liberazione immediata di tutti i detenuti politici, e all’abolizione delle leggi razziali, anche l’armistizio e la costituzione di un nuovo governo formato dai rappresentanti di tutti i partiti che esprimevano la volontà nazionale. Cfr Brizzolari, ‘Un archivio della Resistenza in Liguria’, Genova; 1974, pp. 42-46; (97) Le prime riunioni del CLNL non si svolsero però in questa sede (…); (98) Carlo Emanuele Basile è stato una delle figure più tristemente note del fascismo genovese negli anni della Repubblica di Salò (…), (99) Cfr. Luca Borzani e Antonio Gibelli, a cura, ‘Genova in guerra nell’ultimo conflitto mondiale’, Genova, 1992, p. 159; (100) L’espressione “”insurrezione modello”” è ormai entrata nella consuetudine per definire quella lotta popolare per la liberazione del capoluogo ligure alla quale presero parte migliaia di cittadini genovesi, che affiancarono negli scontro i GAP e le SAP, oltre alle formazioni partigiane di montagna calate in città. Per una ricostruzione dell’episodio, si veda, oltre alle opere sopra citate, anche Roberto Battaglia, ‘Storia della Resistenza italiana. 8 settembre 1943-25 aprile 1945’, Torino 1964, pp. 539-544 e Giorgio Bocca, ‘Storia dell’Italia partigiana, settembre 1943 – maggio 1945, Roma-Bari 1966, pp. 592-594. Ricordiamo che si trattò probabilmente dell’unico caso verificatosi in Europa, nel corso del secondo conflitto mondiale, in cui un corpo d’armata tedesco si arrese ufficialmente alle formazioni partigiane. Alto fu comunque il tributo di sangue versato dai partigiani e dai cittadini genovesi: circa trecento morti e ben tremila feriti. Taviani ricorda infine che furono importanti le conseguenze dell’episodio sulle operazioni belliche del resto del nord Italia, “”perché i nazisti furono dunque costretti a rinunciare a quella ormai famosa ultima linea di resistenza a oltranza sul Po per la quale cosa Kesserling aveva predisposto da oltre un anno piani meticolosi e nella quale fino all’ultimo aveva sperato. Dovette (invece) evacuare Milano e la guerra terminò in Italia con due settimane d’anticipo””, in Taviani, ‘Pittaluga racconta’, cit., pag: 195] Errore nell’indice dei nomi pag 363 si riporta ‘Bordiga Amadeo’ con un numero di nota errato e nel libro di Brizzolari da cui sono state tratte le informazioni nell’indice dei nomi viene riportato soltanto il cognome ‘Bordiga’”,”LIGU-001-FFS” “LEVI Franco a cura”,”A ricordo di Gustavo Colonnetti.”,”‘Gustavo Colonnetti (1886-1968) è stato un ingegnere, matematico e politico italiano di grande rilievo. Nato a Torino, si laureò in ingegneria civile e matematica, e intraprese una brillante carriera accademica, insegnando in diverse università italiane, tra cui Pisa e Torino. Fu direttore del Politecnico di Torino e si distinse per i suoi studi sull’elasticità e la scienza delle costruzioni 2. Colonnetti era noto anche per il suo impegno politico e sociale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, si rifugiò in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni fasciste, dove fondò una scuola universitaria per rifugiati italiani. Dopo la guerra, tornò in Italia e divenne membro dell’Assemblea Costituente, contribuendo alla stesura della Costituzione italiana. Fu anche presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, promuovendo la ricerca scientifica e tecnica 3. Un uomo di grande integrità, rifiutò sempre di aderire al regime fascista, guadagnandosi il rispetto come antifascista convinto. La sua eredità vive attraverso le sue opere e il suo contributo alla scienza e alla società 4′ (f. copilot)”,”SCIx-007-FMB” “LEVI Margaret”,”Teoria dello stato predatore.”,” Margaret Levi, professore di Comparative Political Economy e Harry Bridges Chair of Labor Studies, ha diretto il Center for Labor della University of Washington, Seattle. Il suoi libro di carattere innovativo rappresenta un esempio di applicazione della metodologia “”economica”” allo studio del mutamento istituzionale. L’ ‘amichevole’ critica di Pashukanis a Engels sulla questione dello Stato “”Alla base di tutte le analisi marxiane dello stato, sia nelle società contemporanee sia in quelle del passato, c’è l’ipotesi che lo stato emerga dal conflitto di classe. Se non ci fosse il conflitto di classe, non ci sarebbe alcun bisogno dello stato. Pashukanis ([1928] 1951) (1), un importante filosofo del diritto sovietico che scriveva negli anni Venti, sottolinea la problematicità di questa tesi in questa sua amichevole critica a Engels: «Lo stato emerge perché altrimenti le classi si distruggerebbero reciprocamente in un furioso conflitto, distruggendo quindi la società. Di conseguenza lo stato emerge nel momento in cui nessuna delle classi in conflitto può raggiungere da sola una vittoria decisiva. In quel caso si verifica una di queste due possibilità: o lo stato garantisce questa relazione (e in tal caso sarebbe una forza al di sopra delle classi, cosa che non possiamo ammettere), o lo stato è il prodotto della vittoria di una classe; ma, se è così, il bisogno dello stato da parte della società scompare, dato che la vittoria decisiva di una classe impone un equilibrio e impedisce la distruzione della divisione della società. Tutte queste controversie mettono in ombra un problema fondamentale: perché il dominio di una classe non continua ad essere quello che è, ovvero la subordinazione effettiva di una parte della popolazione a un’altra? Perché assume la forma di un dominio ufficiale da parte dello stato? O, il che è la stessa cosa, perché il vincolo statale non assume la forma di un meccanismo privato della classe dominante? Perché lo stato è dissociato dalla classe dominante, e assume la forma di un meccanismo impersonale di autorità pubblica isolato dalla società?». Questo è il problema centrale che ogni analisi marxista dello stato deve affrontare. In altri termini, il problema è se lo stato esiste per avvantaggiare la classe economicamente dominante o se nasce e si preserva per ragioni completamente diverse”” (pag 212) [Margaret Levi, ‘Teoria dello stato predatore’, Edizioni di Comunità, Milano, 1997] [(1) Pashukanis, E.B. “”The General Theory of Law and Marxism””, in ‘Soviet Legal Philosophy’, Cambridge, Harvard University Press]”,”TEOC-820″ “LEVI-MONTALCINI Rita”,”Tempo di mutamenti.”,”””insano attendere senza agire”” “”Luca Cavalli-Sforza afferma che “”la trasmissione culturale in forma verticale, che avviene da genitori a figli, è quella che mantiene caratteri importanti attraverso le generazioni”” (pag 29) “”Il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale della donna”” (K. Marx, Lettera a Kugelmann) (pag 58) “”La maggior parte degli analfabeti del mondo è tra le donne per ragioni di età, di forzato abbandono delle scuole a causa di distanza dalle strutture scolastiche”” (pag 86)”,”DONx-049″ “LEVI-MONTALCINI Rita”,”L’asso nella manica a brandelli.”,”””Indico che fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che lei ne lasci governare l’altra metà a noi”” (Niccolò Machiavelli, Il principe, Torino, 1961, cap. XXV, p: 121 (in apertura) Rita Levi Montalcini è nata nel 1909 a Torino dove si laureò in medicina con il famoso istologo Giuseppe Levi. Costretta a lasciare l’università a causa delle leggi razziali, iniziò le sue ricerche sul sistema nervoso in un laboratorio di fortuna allestito nella sua abitazione. Dopo la guerra fu invitata negli Stati Uniti, alla Washington University di St. Louis, dove rimase quasi trent’anni. In questo periodo scoprì e identificò una proteina (NGF, nerve growth factor) in grado di stimolare la crescita delle fibre nervose, e per questa scoperta ricevette nel 1986 il premio Nobel per la medicina. Tra i volumi pubblicati ‘Elogio dell’imperfezione’ (1987), ‘Il tuo futuro’ (1993), ‘Senz’olio contro vento’ (1996). “”(…) [I] neuroni (cellule perenni, e cioè prive della proprietà di riprodursi) vanno incontro a morte, oggi definita come «morte programmata». Si ritiene che questo calo numerico sia dell’ordine di centinaia di migliaia di cellule al giorno dall’età di 60-70 anni in poi. Una perdita che potrebbe apparire così drammatica da non giustificare l’esplicazione di attività creative anche in età avanzata. Tuttavia questa perdita non è così rilevante se si considera che il cervello consiste di un numero astronomico di cellule nervose. Il realtà il normale invecchiamento porta all’eliminazione di un numero molto inferiore dI cellule quale solitamente ritenuto: «Si è stimato che circa il 5% dei neuroni dell’ippocampo scompare ogni dieci anni nella seconda metà della vita, il che corrisponde a una perdita complessiva del 20% dei neuroni. Il decremento non è però uniforme; in alcune aree dell’ippocampo non si osservano diminuzioni significative». Così D.J. Selkoe (94) afferma che nonostante il cervello umano in età avanzata subisca la perdita di certi neuroni e vada incontro ad alterazioni biochimiche, questi cambiamenti in molti individui non provocano un declino apprezzabile delle capacità cognitive e creative. Come già descritto nel capitolo sulla plasticità neuronale, le cellule che permangono possono andare incontro ad aumento delle ramificazioni dendritiche e al potenziamento a livello sinaptico dei circuiti celebrali. Nell’età senile, non meno che in quelle precedenti, permane nel cervello dell”Homo sapiens’ questa proprietà che non differisce da quelle in suo possesso nelle fasi precedenti e alle quali si riferisce il matematico E. De Giorgio: «… la capacità di pensare l’infinito pur riconoscendo nei propri limiti la propria finitezza»”” (pag 146-147) [(94) D.J. Selkoe, ‘L’invecchiamento celebrale’, Le Scienze, Milano, 1992]”,”SCIx-511″ “LEVIN Michael”,”Marx Engels and Liberal Democracy.”,”L’A è Principal Lecturer in Politics al Goldsmiths’ College, Univ London. MCLELLAN è Prof di teoria politica Univ of Kent, Canterbury.”,”MADS-121″ “LEVIN Ilja KHOLODKOVSKI Kirill DILIGUENSKI Guerman AFANASJEV Mikhail ZUDIN Alexeij PEREGUDOV Sergei RADAEV Vadim MAU Vladimir STARODUBROVSKAJA Irina STUDENTSOV Viktor PANTIN Igor KOLOSSOV Vladimir FEDOSSOV Petr PAVLOV P. Innokentij ZUBOV Andrei B. FILATOV Sergei”,”La nuova Russia. Dibattito culturale e modello di società in costruzione,”,”Ilja Levin, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Kirill Kholodkovski, caposezione del settore studi sui problemi sociali e politici presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO)dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Guerman Diliguenski, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca, redattore capo della rivista Mirovaia economica i mezhdunarodnye otnoscenia. Mikhail Afanasjev, consigliere presso il Dipartimento Territoriale del Governo del Presidente della Federazione Russa a Mosca. Alexeij Zudin, direttore per la ricerca politica presso il Centro di Tecnologie Politiche di Mosca. Sergei Peregudov, docente presso IMEMO. Vadim Radaev, direttore del Dipartimento di Sociologia Economica e Politica Sociale dell’Istituto di Economia presso l’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Vladimir Mau, direttore del Centro di Analisi Economica presso il Governo della Federazione Russa a Mosca. Irina Starodubrovskaja, ricercatrice presso il Centro dfi Analisi Economica presso il Governo della Federazione Russa a Mosca. Viktor Studentsov, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Igor Pantin, docente presso il Dipartimento di Studi Politologici Comparati dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Vladimir Kolossov, direttore del Centro di Ricerche geopolitiche dell’Istituto di Geografia dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Petr Fedossov, Segreteria del Presidente del Consiglio della Federazione Russa a Mosca. P. Innokentij Pavlov, docente presso la Facoltà Teologica di Sant’Andrea di Mosca. Andre B. Zubov, docente di storia delle religioni presso la Facoltà Teologica di Sant’Andrea di Mosca. Sergei Filatov, docente presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca.”,”RUSx-111-FL” “LEVIN Alfred”,”The Second Duma. A Study of the Social-Democratic Party and the Russian Constitutional Experiment.”,”Preface, Preface to Second Edition, Introduction, Conclusion, Appendixes, Bibliographical Note, Additional Bibliography, Additions and Corrections to Text and Footnotes, Index,”,”RUSx-195-FL” “LE-VINE Steve”,”Il petrolio e la gloria. La corsa al dominio e alle ricchezze della regione del Mar Caspio.”,”LE-VINE Steve (o LEVINE), giornalista, è stato corrispondente estero per 18 anni inviato in URSS, Pakistan e Filippine e ha scritto per il Wall Street Journal, il New York Times, il Washington Post, il Financial Times e il Newsweek. Il suo secondo libro è stato ‘Putin’s Labyrinth’ (racconta la Russia attraverso la morte di sei russi). “”Lenin inviò Leonid Krassin, un cortese ex-industriale, per guadagnare favore presso gli uomini d’affari occidentali e placare le loro preoccupazioni. Krassin incalzava i potenti stranieri con un buon francese e tedesco, insieme a un altro linguaggio che potevano capire, il capitalismo. Nel 1902, mentre segretamente sosteneva il Partito comunista clandestino, Krassin aveva diretto la compagnia elettrica di Baku, e in seguito aveva condotto le operazioni Siemens-Schukert in Russia. Krassin propose una alleanza tra la Oil Company anglo-persiana della Gran Bretagna e la Standard Oil del New Jersey per far rivivere i giacimenti di Grozny.”,”RUSx-159″ “LEVINE Norman”,”The Tragic Deception: Marx Contra Engels.”,”””La tesi centrale di questo libro è che grandi differenze di pensiero esistono tra Marx ed Engels”” (pag 228)”,”MAES-185″ “LEVINE James S.”,”Russian Grammar.”,”James S. Levine, Ph.D. Associate Professor of Russian and Director of Russian Studies George Mason University.”,”RUSx-267-FL” “LEVINE-MEYER Rosa, a cura di David ZANE MAIROWITZ”,”Inside German Communism. Memoirs of Party Life in the Weimar Republic.”,”LEVINE-MEYER Rosa “”The Left started their reign with a sweeping victory in the parliamentary elections of May 1924 with 3,700,000 votes cast for the Communists and an increase of seats from 15 to 62. The gains were even more significant since they were achieved at the expense of the SPD which lost 70 seats in the process. Several factors contributed to the success: It was the first election after the merger with the Independent Socialists; the revolutionary mood had not entirely died out; and it was, to a large degree, an answer to the hated Reich’s intervention in Saxony-Thuringia, its removal of a legitimate government and its subsequent repressions”” (pag 67)”,”MGEK-106″ “LEVINSON Charles a cura; contributi di Charles LEVINSON Otto BRENNER Karl HAUENSCHILD Eugene DESCAMPS Milan RUKAVINA Itzhak BEN AARON Leonard WOODCOCK Tor ASPENGREN Hugh SCANLON Jack JONES Arne GIJER Wilhelm HRDLITSCHKA Henry LORRAIN Ewald KAESER Edmond MAIRE”,”Industry’s democratic revolution.”,”Contributi di Charles LEVINSON Otto BRENNER Karl HAUENSCHILD Eugene DESCAMPS Milan RUKAVINA Itzhak BEN AARON Leonard WOODCOCK Tor ASPENGREN Hugh SCANLON Jack JONES Arne GIJER Wilhelm HRDLITSCHKA Henry LORRAIN Ewald KAESER Edmond MAIRE.”,”SIND-032″ “LEVINSON Charles”,”Vodka Cola.”,”Contiene i paragrafi ‘Agnelli e il PCI’, ‘L’ operazione Vodka-Espresso’ e ‘Le imprese commerciali e finanziarie del Partito comunista francese'”,”RUSU-146″ “LEVINSON Charles”,”Capital, Inflation and the Multi-Nationals.”,”LEWINSON è in grado di parlare molte lingue ed è laurato in economia e sociologia industriale (Univ Toronto e Parigi). E’ labour economist consultant.”,”ECOI-113″ “LEVINSON Charles”,”International trade unionism.”,”LEWINSON, canadese (1920) parla molte lingue ed è laurato in economia e sociologia industriale (Univ Toronto e Parigi). E’ labour economist consultant.”,”ECOI-114″ “LEVINSON Charles”,”Capitale, inflazione e imprese multinazionali.”,”‘I lavoratori stanno perdendo la corsa contro l’inflazione. Nella maggior parte dei paesi i salari reali hanno subito un ristagno o sono aumentati molto lentamente. Il Department of Labor degli USA ha dichiarato che dal 1966 non vi è stato quasi nessun aumento nei salari reali dei lavoratori statunitensi. Il salario medio statunitense settimanale nel 1957-59 era di 98 dollari. Nel periodo di nove anni iniziato nel 1961 tali salari sono aumentati in misura minore dell’11 per cento, vale a dire poco più dell’1 per cento all’anno. A questo saggio di incremento, il mitico «lavoratore medio» statunitense potrebbe attendersi di raddoppiare il suo livello di vita una volta ogni cento anni. Durante il 1969 e la prima metà del 1970 gli aumenti dei prezzi hanno registrato una accelerazione in undici dei diciassette paesi dell’OCSE, ad un saggio annuo di più del 5 per cento. In Germania, in Italia, in Norvegia e in Svezia il saggio di incremento è più che raddoppiato. Ma verso la metà dell’anno il culmine degli aumenti dei prezzi venne superato e durante la seconda parte del 1970 i sette principali paesi videro una diminuzione degli aumenti dei prezzi fino a meno del 5 per cento, e a meno del 2 per cento in Canada e in Germania. Al contrario dei prezzi, i salari sono aumentati notevolmente meno nel 1969 e nella prima metà del 1970 che non nella seconda metà. Quattordici dei diciassette paesi dell’OCSE hanno registrato aumenti maggiori verso la fine del 1970 che non nel 1969. Queste tendenze opposte confermano la tesi che i maggiori incrementi dei salari registrati nel 1970 e nel 1971 furono, in linea di massima, un recupero dei salari reali che erano diminuiti durante l’ondata di aumenti dei prezzi del 1968, 1969 e dell’inizio del 1970. I prezzi francesi delle automobili, ad esempio, hanno sensibilmente superato l’aumento dei costi salariali diretti di tale industria, durante gli ultimi tre anni. Dal 1968, infatti, essi sono aumentati di circa il 30 per cento, mentre i salari nominali sono aumentati di circa il 35 per cento. ed i salari reali dei lavoratori, nelle industria automobilistiche francesi del 18 per cento. Tuttavia, dato che i costi salariali unitari costituiscono meno del 25 per cento del prezzo totale al dettaglio, è evidente che non sono stati i salari la causa prima dell’aumento dei prezzi, nonostante le affermazioni degli ambienti industriali. Fra il 1965 e il 1968 non si verificò alcuna esplosione salariale, ma durante questo periodo gli aumenti dei prezzi furono in media, salvo che in Giappone, del 7 per cento. La tesi che l’accelerazione mondiale degli aumenti dei prezzi verificatisi nel 1968, 1969 e 1970, fu dovuta ad aumenti dei costi salariali verificatasi negli anni precedenti è quindi palesemente insostenibile. Se vi è stata correlazione fra salari e prezzi negli anni precedenti al 1970, si è trattato di una correlazione negativa, in quanto salari e prezzi si sono mossi in direzioni opposte. Gli incrementi relativamente forti dei salari verificatisi alla fine del 1970 e nel 1971 sono inoltre perfettamente in linea con la tesi che i maggiori aumenti salariali di quell’anno sono la conseguenza dell’inflazione registratasi negli ultimi tre anni. E’ difficile additare i salari monetari come causa dell’inflazione quando ci si trova di fronte a cifre come queste che dimostrano chiaramente che essi ne sono state le vittime. E’ raro che si prenda in considerazione l’effetto inflazionistico degli elevati livelli dell’imposta sul reddito. Dopo un periodo di ristagno dei salari reali, come si era verificato durante il periodo fra il 1965 e il 1969, l’effetto dell’imposta sul reddito accentua gli aumenti salariali necessari ai lavoratori per riguadagnare il terreno perduto, specialmente in paesi ad alta tassazione come il Nord America, le isole britanniche ed i paesi nordici. Formulando le nuove richieste salariali, infatti, i sindacati sono costretti a prendere in considerazione il valore, prima e dopo le tasse, dell’incremento salariale; valori questi che possono essere sostanzialmente diversi, specialmente per i gruppi di salari più elevati, che ricadono nella categoria a maggiore tassazione. Ad esempio, in Gran Bretagna la tassa media per i lavoratori è del 30 per cento. Ciò significa che per aumentare il reddito reale disponibile del 10 per cento, in modo da compensare gli aumenti dei prezzi, gli aumenti nominali dei salari dovrebbero essere del 15 per cento. Nel 1970 l’esplosione dei salari, causata da un aumento di oltre il 10 per cento (dopo aver tenuto conto delle imposte dirette e indirette e degli aumenti dei prezzi), ha creato, secondo la ‘National Institute Economic Review’ (marzo 1971), una situazione nella quale il reddito realmente disponibile per i consumatori è aumentato solo dell’1,5 per cento. Per compensare le diminuzioni verificatesi nei salari reali a seguito di un aumento del 4 per cento nei prezzi verificatosi nel 1970, i lavoratori tedeschi che si trovavano nel gruppo salariale di 300 dollari al mese, e senza bambini, dovevano in media avere un aumento nominale dell’11 per cento (fra il 9 e il 17 per cento). Tassazione progressiva relativamente rapida, e aumento delle trattenute dal salario per assicurazioni sociali significano che, per far fronte ad una perdita dovuta ad una inflazione del 4 per cento, i lavoratori tedeschi devono aumentare i loro salari di circa tre volte il saggio d’incremento dell’inflazione. Secondo famosi economisti del lavoro, i lavoratori statunitensi, per far fronte ad una inflazione del 5 per cento, e per mantenersi in linea con la produttività media, avrebbero bisogno di un aumento salariale del 9 per cento. Per redditi compresi fra i 7.000 e i 9.000 dollari all’anno, un aumento del 9 per cento aumenterebbe il reddito reale del 5-6 per cento appena in quanto circa un terzo verrebbe assorbito dalle tasse. Per raggiungere quindi il 9 per cento in termini reali, l’aumento dovrebbe essere compreso fra il 12 e il 14 per cento’ (pag 127-128-129)]”,”ECOG-080″ “LEVISON Andrew”,”The Working Class Majority.”,”ANTE1-8 LEVISON è research associate of the Martin Luther King Center for Social Change in Atlanta, Georgia. Contiene ritaglio di giornale (Carter e il salario minimo) in allegato: fascicolo di appunti manoscritti relativi al volume (sintesi-recensione critica)”,”MUSx-223″ “LEVISSE-TOUZE’ Christine MARTENS Stefan a cura; saggi di Alfred GROSSER Karl OTMAR FREIHERR VON ARETIN Gilbert BADIA Francois BEDARIDA Jurgen DANYEL Christine LEVISSE-TOUZE’ Stefan MARTENS Hartmut MEHRINGER Gilbert MERLIO Christiane MOLL Klaus-Jurgen MÜLLER Kurt NOWAK Josef ROVAN Peter STEINBACH Rita THALMANN Johannes TUCHEL Barbara VORMEIER Christl WICKERT”,”Des Allemands contre le nazisme. Oppositions et resistances 1933-1945. Actes du colloque franco- allemand organisé à Paris du 27 au 29 mai 1996.”,”1. I ‘no’ tedeschi a HITLER, di Joseph ROVAN. I. Opposizione e resistenza in GERM e nell’esilio in FR. II. Resistenza e resistenti durante la pace e la guerra. III. I movimenti di resistenza. IV. La resistenza tedesca: tra storia e memoria. 2. Riflessioni di Alfred GROSSER Saggi di Karl OTMAR FREIHERR VON ARETIN, Gilbert BADIA, Francois BEDARIDA, Jurgen DANYEL, Alfred GROSSER, Christine LEVISSE-TOUZE’, Stefan MARTENS, Hartmut MEHRINGER, Gilbert MERLIO, Christiane MOLL, Klaus-Jurgen MÜLLER, Kurt NOWAK, Josef ROVAN, Peter STEINBACH, Rita THALMANN, Johannes TUCHEL, Barbara VORMEIER, Christl WICKERT.”,”GERN-001″ “LEVISSE-TOUZÉ Christine”,”L’Afrique du Nord dans la guerre, 1939-1945.”,” Il ruolo dell’Africa del Nord (AFN) nella seconda guerra mondiale. “”De septembre 1939 à juin 1940, l’Afrique du Nord est l’arriere nécessaire à la métropole pour les ressources humaines et économiques; elle est la «pépinière d’hommes», selon la formule chère au maréchal Lyautey, avec l’apport indispensable des troupes indigènes. Au total, 170.000 hommes ont eété envoyés en France pendant la «drôle de guerrre» (1). En juin 1940, l’Afrique du Nord aurait pu être la planche de salut, un ultime recours pour la poursuite des combats; les responsables français ne daignent pas sérieusement étudier cette éventualité. De juin 1940 à novembre 1942,elle incarne tous les espoirs: pour les gaullistes, peu nombreux, groupés autour de René Capitant dans le mouvement Combat, pour les conjurés, venus de tous les horizons politiques qui préparent, avec Robert Murphy, le débarquement allié, enfin, pour l’armée d’Afrique, fidìle à Pétain. Aprés l’armistice de 1940, l’installation des commissions allemande et italienne de contrôle ouvre une étape nouvelle, celle d’une propagande active auprès des populations musulmanes. L’ AFN ( Afrique française du Nord AFN, composé de l’Algérie, du Maroc et de la Tunisie, ndr) est associée par le gouvernement de Vichy à sa politique de collaboration économique et militaire avec l’Allemagne et l’Italie. Le prestige de la France est atteint auprès des musulmans. L’Afrique du Nord sert aussi d’arrière-cour aux basses oeuvres de la France de Vichy, comme le montre la multiplication des camps d’internement. C’est aussi le cycle des ruptures, avec Mers el-Kébir et la guerre fratricide de Syrie où des contingents nord-africains ont été engagés. Les conséquences dramatiques se mesurent aux combats lors du débarquement américain qui lève toute ambiguïté sur l’«ordre de se défendre contre quiconque» qui s’applique aussi aux Alliés. La situation géographique du Maghreb lui confère, à partir de 1942, une fonction essentielle. L’ AFN est impliquée dans l’affrontement, avec la formation d’un front en Tunisie après les débarquements alliés de novembre 1942. Elle est ainsi amenée à jouer un rôle sans précédent, comme tête pont stratégique pour la libération du territoire national (2). L’Afrique du Nord constitue, c’est une constante, un réservoir d’hommes et une zone arrière pour la réorganisation de l’armée sous l’égide des autorités françaises «réconciliées». L’envoi d’un corps expéditionnaire en Italie ne détourne pas l’armée française de son but principal, la libération du territoire national, facilitée par la proximité de la zone des combats de l’AFN et des côtes provençales (3). Cent mille hommes en Italie, 250.000 combattants à pied d’oeuvre pour débarquer en France à l’été 1944, ces forces expéditionnaires sont le fer de lance d’une armée de terre passée d’environ 350.000 hommes fin 1942 à plus de 630.000 hommes deux ans plus tard (4)”” (pag 365-366) [(1) SHAT, fonds privé Pénette, dossier 5, l’armée française d’Afrique du Nord, de juin 1940 à mai 1943; (2) Jacqus Frémeaux , «La participation des contingents d’outre-mer aux opéerations militaires (1943-1944), colloque international à Paris, du 7 au 10 mai 1985, ‘Les armées françaises pendant la Seconde Guerre mondiale, 1939-1945′, actes du colloque publiés en 1985, p. 355 et suiv.; (3) Le Goyet, op. cit.; (4) Jacques Vernet, op. cit., p. 18] Le nom d’Armée d’Afrique désigne l’ensemble des unités militaires françaises issues des territoires de l’Afrique française du Nord (AFN, composé de l’Algérie, du Maroc et de la Tunisie) dont l’origine remonte pour la plupart à la conquête de l’Algérie1. Le terme « Armée d’Afrique » n’a pas de signification institutionnelle, mais plutôt le sens général de forces de souveraineté stationnées en Algérie française, en Tunisie et au Maroc durant la période coloniale de 1830 à 19622. Intégrée aux forces armées métropolitaines, l’Armée d’Afrique se distingue des Troupes coloniales. Elle comprend des formations composées en majorité voire en totalité d’Européens, d’une minorité de Juifs séfarades et d’autres constituées en grande partie d’ « Indigènes », les proportions variant d’un corps à l’autre. Durant la Seconde Guerre mondiale, le terme d’armée d’Afrique reste attaché au corps expéditionnaire français en Italie et à la 1re armée française3. Les régiments de l’Armée d’Afrique venant en majorité de l’Algérie française (Légion étrangère, zouaves et tirailleurs) sont les plus décorés de l’Armée française juste après le régiment d’infanterie coloniale du Maroc (RICM), appartenant aux troupes coloniales4,5. Elle est dissoute en 1962, mais des unités maintiennent son souvenir comme le 1er régiment de tirailleurs (Épinal), le 1er régiment de chasseurs d’Afrique (Canjuers), le 1er régiment de spahis (Valence), le 68e régiment d’artillerie d’Afrique (camp de La Valbonne) et le 40e régiment d’artillerie (camp de Suippes). Le 5e régiment de tirailleurs marocains, en garnison à Dijon, n’a été dissous qu’en 1965. Historique À l’époque coloniale, les forces françaises sont réparties en trois grands ensembles distincts : l’armée métropolitaine, les troupes coloniales (la Coloniale) et l’armée d’Afrique qui dépendent d’un seul état-major général6. L’armée d’Afrique est créée lors de la monarchie de Juillet et le débarquement en Algérie, à Sidi Ferruch, le 14 juin 1830 du corps expéditionnaire commandé par le général de Bourmont2. Par la suite le terme « Armée d’Afrique » a continué à s’appliquer aux troupes qui ont conquis, occupé et pacifié la « Régence d’Alger » et après la conquête de l’Algérie, il s’est étendue aux troupes de Tunisie, du Maroc et du Sahara. En 1873, lors de la réorganisation de l’armée, l’armée d’Afrique forme un corps d’armée constitué, le 19e corps d’armée. Toutefois l’appellation « Armée d’Afrique » reste en usage jusqu’à la fin de l’ère coloniale7. Les unités de zouaves sont créées en 1830, la Légion étrangère et les chasseurs d’Afrique en 1831, les tirailleurs algériens en 1841, le corps des spahis en 1843 et les compagnies méharistes sahariennes en 1894. Des « Bureaux arabes » sont également créés afin d’administrer les territoires militaires dès 1844. Au Maroc, les goums sont créés par le général Lyautey en 1908. La conscription est finalement instituée en Algérie en 1912. “”La Forza Navale Francese Libera (FNFL), conosciuta anche come la Forza Navale della Francia Libera (FNFL), ha giocato un ruolo cruciale durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la caduta della Francia nel 1940, molti marinai francesi si unirono alle forze della Francia Libera sotto la guida del generale Charles de Gaulle. La FNFL ha partecipato a numerose operazioni navali, tra cui il supporto agli sbarchi alleati in Nord Africa e in Normandia. La FNFL ha anche contribuito alla protezione dei convogli alleati nell’Atlantico e nel Mediterraneo, combattendo contro le forze dell’Asse e proteggendo le rotte di approvvigionamento vitali per lo sforzo bellico alleato”” (f. copilot)”,”QMIS-365″ “LÉVI-STRAUSS Claude”,”La vita familiare e sociale degli Indiani Nambikwara.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-068-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Dal miele alle ceneri. Oltre la contrapposizione tra “”natura”” e “”cultura””.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-074-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”L’uomo nudo. Dai miti d’America al “”mito unico”” della nostra condizione.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-075-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Razza e storia. Razza e cultura.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-077-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Primitivi e civilizzati. Conversazioni con Georges Charbonnier.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-078-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”La via delle maschere.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-079-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Mito e significato. Cinque conversazioni radiofoniche.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-082-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude, a cura di Alberto M. CIRESE”,”Le strutture elementari della parentela.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-084-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Tristi Tropici.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-085-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il crudo e il cotto.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-086-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Guardare. Ascoltare. Leggere.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-087-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Antropologia strutturale.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-094-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il pensiero selvaggio.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-095-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Le origini delle buone maniere a tavola.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”STOS-023-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il pensiero selvaggio.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela. “”Nulla di meglio al mondo dei selvaggi, dei contadini e della gente di provincia, per studiare a fondo e in ogni senso costumi e abitudini; inoltre, quando giungono dal Pensiero al Fatto, ci si trova di fronte a cose compiute”” (H. de Balzac, ‘Le Cabinet des antiques’) (in apertura)”,”TEOS-035-FRR” “LEVI-STRAUSS Claude”,”Razza e storia e altri studi di antropologia.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Laureatosi in filosofia alla Sorbona nel 1931, dopo le spedizioni nel Mato Grosso fu costretto a riparare negli Stati Uniti a seguito dell’occupazione nazista della Francia. Oggi (1977) insegna etnologia alla Ecoles des hautes études di Parigi e dal 1959 è titolare della cattreda di antropologia strutturale al Collège de France. Ha pubblicato tra l’altro ‘Tristi tropici’ e ‘Il crudo e il cotto’.”,”TEOS-004-FAP” “LEVON-ZEKIYAN Boghos”,”L’Armenia e gli armeni Polis lacerata e patria spirituale: la sfida di una sopravvivenza.”,”L’autore insegna Lingua e letteratura armena a Ca’ Foscari e Istituzioni ecclesiastiche armene al Pontificio Istituto Orientale di Roma. Da Trecc.: ARMENIA (arm. Hayastan) Regione fisica e storica dell’Asia sudoccidentale, estesa fra 38° e 41° lat. N e 37° e 47° long. E Gr. e ampia circa 140.000 km2. Dal punto di vista fisico l’A. s’identifica con l’Acrocoro Armeno, vasto complesso ondulato di alteterre, delimitato a N dalla sezione orientale dei Monti Pontici, a NE dal Piccolo Caucaso e a S dal Tauro armeno; come limiti occidentale e orientale si scelgono abitualmente il corso dell’Eufrate e la depressione di Urmia. Dalla superficie dell’acrocoro, la cui altitudine media varia tra i 1500 e i 1800 m, si innalzano numerosi rilievi assai più elevati, spesso vulcanici, come l’Ararat. Il clima è temperato continentale di montagna, con inverni lunghi e rigidi, estati calde e accentuata aridità. Tra gli elementi idrografici i più significativi sono l’Eufrate e vari laghi (L. di Van, L. di Sevan e altri) le cui acque risultano salate per la sensibile evaporazione dovuta al calore e all’aridità estiva. La vegetazione è una steppa xerofila. Come regione storica l’A. corrisponde più o meno alla massima estensione raggiunta dall’antico regno armeno. Attualmente, circa l’80% dell’A. è compreso nella Turchia; il resto forma il territorio della Repubblica di Armenia, tranne due piccoli lembi orientali appartenenti alla Georgia e all’Iran. L’etnia più numerosa è quella dei Curdi, seguiti da Armeni, Turchi, Georgiani. Le città più notevoli sono la capitale della Repubblica di A., Erevan, ed Erzurum, in Turchia. Storia Storia antica In A. si costituì nel 1° millennio il regno urrita di Urartu (?) che elaborò una originale civiltà indigena, distrutta dalle invasioni di Cimmeri e Sciti (sec. 7°). Sottoposta al dominio achemenide (sec. 6°-4°) e conquistata da Alessandro Magno (331), la regione poi fu retta da dinastie locali, formalmente dipendenti dai Seleucidi di Siria, e divisa in due satrapie che i Romani chiamarono A. Minor e A. Maior, rispettivamente a O e a E dell’Eufrate. Riunita in un’unica entità politica da Tigrane (inizi sec. 1° a.C.) e coinvolta nella seconda guerra mitridatica, dovette cedere l’A. Minor a Roma e subirne la protezione. Da allora fu sempre attratta per la sua posizione geografica nelle ripetute guerre tra i vicini Parti e Roma, di cui dovette riconoscere la supremazia (66 d.C.) rimanendo, con alterne vicende, in una condizione di autonomia controllata o di subordinazione fino al 387, quando fu spartita tra Bisanzio e la Persia. L’A. maggiore fu ricondotta sotto la sovranità dell’Impero da Giustiniano e poi riorganizzata in quattro province che si conservarono sino quasi all’invasione araba (sec. 7° d.C.) Al tempo della dominazione degli Achemenidi risalgono alcuni siti fortificati a pianta poligonale (Bakhrikhac, Kalkar) e ovoidale (Tilorpaš, Norašen, Krekants Blur) con mura in pietre rozzamente squadrate e mattoni crudi; allo stesso periodo si data un gruppo di vasi argentei del tipo rhytòn, con raffigurazioni zoomorfe e antropomorfe. Medioevo ed età moderna Con l’occupazione araba, consolidata al tempo del califfo Mu?awiyah (660-680), l’A. maggiore divenne una provincia di confine dell’Impero musulmano, retta da un governatore arabo. Un inizio d’indipendenza si ebbe sotto il califfo al-Mutawakkil, che nell’863 riconobbe come principe vassallo Ashot della dinastia bagratide. I Bagratidi durarono due secoli, poi la pressione esterna di Selgiuchidi e Bizantini provocò il crollo dello Stato nazionale armeno, nel 1045 annesso da Bisanzio. Nel 1064 Ani, capitale reale armena, fu presa d’assalto dal selgiuchide Alp Arslan e tutta la Grande A. cadde in potere dei Turchi. Uno Stato armeno indipendente si riformò poco dopo in Cilicia, cioè nella Piccola A., e durò tre secoli, fungendo da baluardo dell’Impero bizantino contro Musulmani e crociati. Il suo apogeo fu raggiunto con Leone II (1199-1219), che organizzò il regno, sottoposto a vassallaggio verso Santa Sede e Impero germanico, sul modello dei principati franchi d’Oriente. Nel 14° sec. la Piccola A. cominciò a decadere, corrosa da lotte religiose intestine. Il passaggio alla dinastia dei Lusignano di Cipro (1342) suscitò nuove lotte che portarono (1375) al tradimento a danno di Leone VI di Lusignano e all’insediamento in Cilicia dei Mamelucchi siro-egiziani (1382). Da quel momento in poi, fino al 20° sec., sparisce ogni traccia di uno Stato armeno indipendente. L’A. propria, dopo la conquista selgiuchide nell’11° sec., subì il dominio dei Mongoli di Genghiz Khan (1206) e di Tamerlano (1387), finché nel 1473 vi giunsero i Turchi osmanli con Maometto II. I sec. 17° e 18° trascorsero in guerre continue fra sultani di Costantinopoli e scià di Persia e l’A. restò divisa tra quei due Stati musulmani. Storia contemporanea L’A. persiana dalla metà del 18° sec. cominciò a passare nelle mani dei Russi (trattati di Gulistan, 1813, e Turkmanciai, 1828), seguendo le sorti dell’Impero russo sino alla rivoluzione ed entrando poi a far parte dell’URSS (? Armenia, Repubblica di). La parte d’A. rimasta all’Impero ottomano, deluse le speranze di raggiungere indipendenza e libertà civili, passò all’azione rivoluzionaria, con la creazione (1887-1890) di comitati rivoluzionari sul modello di quelli nichilisti russi; il sultano ?Abd ul-Hamid rispose con una feroce repressione. Nell’agosto-settembre 1894 si ebbe il primo massacro di Armeni, cui seguì la strage del 1895-96. Con il 20° sec. la situazione si aggravò ancora, quando i Giovani Turchi cominciarono a propugnare l’ideale della supremazia della razza turca nei territori dell’Impero ottomano. Si ebbero così il massacro di Adana del 1909 e, durante la prima guerra mondiale, lo sterminio in massa del popolo armeno. I superstiti ripararono nella Repubblica d’A., in Egitto, in Siria, in Libano, in Israele, in Iran, in Europa e negli Stati Uniti. Al termine della guerra, le potenze alleate imposero alla Turchia la concessione dell’indipendenza agli Armeni (Trattato di Sèvres, 1920), ma l’accordo fu vanificato dall’arrivo al potere del leader nazionalista Atatürk, che diede inizio all’assimilazione politico-culturale delle minoranze etniche, dando ulteriore incremento alla diaspora armena nel mondo. A tutt’oggi gli Armeni chiedono che vengano loro restituite le terre turche e che si riconosca che sono stati vittime di un genocidio. Il riconoscimento dello sterminio degli Armeni è stato tra le condizioni poste dal Parlamento Europeo per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea ma, nonostante alcune aperture di esponenti politici, in Turchia nominare in pubblico il genocidio rappresenta ancora un reato punibile con tre anni di carcere. -ALT Religione Chiesa armena L’A. era già evangelizzata all’inizio del 3° sec.; all’inizio del 4°, s. Gregorio l’Illuminatore ottenne dal re Tiridate il riconoscimento del cristianesimo come religione di Stato. Con il cattolicosato di Sahak (inizio del 5° sec.), l’adozione dell’alfabeto armeno rese possibile la liturgia nella lingua nazionale e divenne definitiva l’autonomia della Chiesa armena dalle sedi di Cesarea e Costantinopoli. Gli Armeni rimasero estranei alle controversie cristologiche e non parteciparono ai concili di Efeso (431) e Calcedonia (451); ma, essendo stato appoggiato dall’imperatore Anastasio, il katholikòs Babken accettò l’Enotico di Zenone. La tendenza monofisita servì agli Armeni, specie sotto la dominazione musulmana, per differenziarsi dai Bizantini. Alla fine del 13° sec., dopo la costituzione del regno dell’Armenia Minore nella Cilicia, la sede cattolicosale fu trasferita da Ecmiadzin a Sis (odierna Kozan); questo accentuò il dissidio tra gli Armeni occidentali e orientali, anche perché gli occidentali cercavano di avere buoni contatti con Roma. Per reazione a questi contatti si fece più forte la tendenza autonomista degli orientali: fu creato un patriarcato armeno a Gerusalemme, staccato da quello di Sis (1311), e quando con la caduta del regno di Cilicia (1375) la sede di Sis cominciò a decadere si ebbe lo scisma, con la ricostruzione del cattolicosato di Ecmiadzin. La conquista turca di Costantinopoli aggravò la situazione: Maometto II nel 1461 investì Gioacchino vescovo di Brussa del patriarcato armeno di Costantinopoli, considerandolo come capo civile, oltre che religioso, di tutti gli Armeni dell’Impero ottomano. Il dissidio tra i due cattolicosati fu composto nel sinodo di Gerusalemme (1651), in cui fu riconosciuta la preminenza di Ecmiadzin. Nel 18° sec. i katholikòi di Ecmiadzin cominciarono a mostrarsi ostili agli Armeni cattolici, che aspiravano ad avere un’organizzazione e chiese proprie. Nel 1741 il katholikòs di Sis, Abramo Pietro I Ardzivian, che aveva ricevuto il pallio a Roma da Benedetto XIV e a cui fu impedito dai dissidenti di entrare nella sua sede, si stabilì a Kraim in Libano e creò il patriarcato armeno cattolico di Cilicia. Con il trattato di Turkmanciai (1828) la sede di Ecmiadzin entrò a far parte dell’Impero russo, che nel 1836 riorganizzò quella parte della Chiesa armena secondo i principi di dipendenza dallo Stato prevalenti in Russia. Nell’Impero ottomano la simpatia degli Armeni turchi per la Russia fu pretesto di accuse reciproche tra cattolici e ortodossi, che provocarono gravissime persecuzioni (1827-28). L’intervento austro-francese, invocato dal sultano Mahmud vinto dai Russi, servì a queste potenze, su richiesta di papa Leone XII, per far introdurre nel trattato di Adrianopoli la clausola dell’emancipazione degli Armeni, il che permise a Pio VIII di creare la sede primaziale armeno-cattolica di Costantinopoli (1830). Nel 1866 il sinodo di Bzommar riunificò il patriarcato cattolico di Cilicia e quello di Costantinopoli nella persona di Antonio Hassun, che nel 1880, chiamato a Roma, ottenne l’erezione del Pontificio Collegio Armeno (1883). Il genocidio perpetrato negli anni 1915-18 costrinse il patriarca di Sis a trasferire la sua sede prima ad Aleppo e poi, nel 1930, a Antelias, a nord di Beirut. Il patriarcato cattolico fu trasferito a Beirut, con residenza a Bzommar. Lingua Gli Armeni parlano una lingua indoeuropea documentata dal 5° sec. d.C. ( armeno classico), ma parlata sin dal 6° a.C. nella zona fra la Mesopotamia, il Caucaso meridionale e la costa sud-orientale del Mar Nero. L’armeno moderno si divide in armeno orientale, lingua ufficiale della Repubblica di Armenia, e armeno occidentale (minoranze in Turchia). Il primo è il più vicino alla lingua classica. L’armeno classico oggi serve solo come lingua liturgica della Chiesa. Rispetto all’indoeuropeo ricostruito, risulta una lingua molto innovativa. Un rilevante mutamento riguarda il vocalismo: in epoca preistorica la penultima sillaba ha ricevuto un forte accento espiratorio che ha causato l’indebolimento o la caduta di molte vocali e dittonghi nelle sillabe precedenti, mentre l’antica finale è scomparsa. Nel consonantismo, le sonore aspirate dell’indoeuropeo sono diventate sonore (tranne che nell’armeno orientale), le sonore sono diventate sorde, le sorde sono passate a sorde aspirate o sono scomparse. Nella declinazione, ogni distinzione di genere è scomparsa. Nella coniugazione, il perfetto antico è stato sostituito da un perfetto perifrastico; sussistono un tema di presente e uno d’aoristo (nelle cui forme monosillabiche si è conservato l’aumento). L’alfabeto armeno, inventato, secondo la tradizione, dal santo Mashtoc o Mesròb, al principio del 5° sec., rende in modo perfettamente biunivoco (a ciascun fonema un grafema) il sistema fonologico della lingua classica. Letteratura All’interno della Chiesa armena si sviluppò una fiorente letteratura religiosa in lingua nativa, strumento letterario prima inesistente. Le prime opere furono traduzioni dal greco di testi sacri, ma anche di opere di scienza profana, di Aristotele, Porfirio e diversi altri. Nel cosiddetto periodo aureo (407-450) si raggiunse una perfezione linguistica e stilistica che non fu più superata. Iniziò anche una produzione originale, in cui eccelse Eznik di Kolb, revisore della traduzione della Bibbia e autore di un trattato contro le teorie delle sette pagane; importante fu nel medesimo periodo la storiografia (soprattutto Eliseo Vardapet e Mosè di Corene). Dopo alcuni secoli relativamente poveri, il 10° sec. segnò una rinascita letteraria in connessione con il fiorire di importanti monasteri. Molto celebre quello di Narek, al quale si collega la grande figura di Gregorio, teologo mistico e poeta; e accanto a lui suo padre Cosroe il Grande, l’abate Anania, Stefano Asolik, e altri scrittori ecclesiastici e storici. I due secoli seguenti continuano a presentare un alto livello intellettuale: nel sec. 11° vissero Gregorio Pahlavuni, fecondo poligrafo e traduttore di Platone, e il cronista Aristakes di Lastivert; nel 12° sec. primeggiano il katholikòs Narses Claiense, poeta, teologo e musicista, e Mechitar Gosh, compilatore del Corpus iuris armeno. Segue, fino al 18° sec., un periodo di decadenza per la letteratura armena, la cui seconda rinascita, con il contemporaneo sorgere degli studi armenologici in Europa, si deve all’abate Mechitar di Sebaste (1676-1749), che trapiantò a Venezia (1717) nell’isola di San Lazzaro un focolare tuttora fiorente di studi e originale produzione letteraria (a esso si affianca la sede mechitarista di Vienna). Tra i continuatori di Mechitar (sec. 18°-19°) si ricordano M. Ciamcian, A. Bagratuni, L. Alishan. Fuori del gruppo mechitarista, emergono isolate figure aristocratiche di poeti e pensatori, come, per esempio, A. Ciobanian (1872-1955) e L. Chanth (1880-1951). Il primo Novecento segna per la letteratura armena un periodo di grande splendore, come testimoniano i poeti D. Varužan, V. Terian, E. C?arenc?, H. T?umanian, M. Mecarenc?, i prosatori Intra Širvanzade (pseud. di A. Movsisian), G. Zohrap. Dopo il Primo conflitto mondiale e la tragedia del genocidio armeno, si svilupparono una letteratura sovietica armena e una letteratura delle comunità della diaspora che solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica si sono andate progressivamente ricomponendo. Tra i maggiori poeti affermatisi nell’A. sovietica meritano una menzione il poeta lirico A. Isahakian, venerato come ‘Il Maestro’, e P. Sevak (1924-1971), innovatore di tematiche e forme tradizionali. Tra gli Armeni della diaspora, soprattutto attivi a Parigi, Beirut, Teheran e Istanbul, spiccano il poeta surrealista N. Sarafian; il romanziere Z. Vorbuni, il poeta e prosatore Š. Šahnur. Architettura La storia dell’architettura medievale dell’A. coincide essenzialmente con quella di un unico tipo di edificio: la chiesa. Nelle chiese del 5° sec., costruite in pietra vulcanica locale, è ricorrente il tipo basilicale con una o tre navate absidate separate da pilastri e coperte da volte a botte. Dal 6° sec. si afferma il tipo a pianta centrale con cupola impostata su alto tamburo, provvisto di finestre, che poggia su base quadrata. La soluzione dei problemi statici appare un interesse primario: le spinte della cupola coperta all’esterno da tetto conico sono raccolte da absidi e da membrature intorno al quadrato centrale in sistemi talora assai complessi che consentono notevoli sviluppi verticali. Dal 9° sec. all’11° si costruiscono moltissime chiese e conventi; nelle chiese conventuali tipico è il nartece, grande ambiente quadrato con volte e cupola (gavit? o žamatun). La produzione dei sec. 13°-14° è caratterizzata da elaborate decorazioni anche degli esterni, includenti motivi diffusi nell’arte islamica, e dalle movimentate coperture. Al rallentamento della produzione locale nei sec. 14°-18° corrisponde la diffusione, fuori dai confini, delle originali creazioni artistico-architettoniche armene. Nei sec. 19°-20° l’influenza russa e i contatti con l’Europa occidentale caratterizzano ricostruzioni, pianificazioni urbane (Erevan, piano di A. T‘amanyan, 1924) e architetture, secondo i dettami sovietici e le suggestioni delle avanguardie centroeuropee. Arte La scultura, a parte una ricca produzione di stele funerarie (sec. 7°-16°) di vario tipo, è concepita essenzialmente in funzione architettonica. Motivi zoomorfici, fitomorfici o aniconici, comuni al repertorio figurativo delle altre aree culturali del mondo cristiano orientale, scene bibliche o di donazione, decorano l’esterno degli edifici. Le testimonianze di pittura monumentale (la cui rarità può essere ascritta anche alle dottrine della Chiesa armena) sono prevalentemente di epoca tarda e legate ad ambienti ortodossi e di influenza georgiana. Grande e originale è invece la produzione di manoscritti miniati, che riportano quasi sempre data e nome del calligrafo e del miniatore, in gran parte conservati nel Matenadaran («biblioteca») di Erevan e nella biblioteca di San Lazzaro a Venezia. Caratterizzata da monumentalità, semplificazione, gusto per la decorazione, la prima fase della miniatura armena (sec. 9°-10°) mostra un forte ascendente siriaco. Solo nell’11° sec. inizia l’influenza bizantina, determinante soltanto nel regno di Cilicia. Significative sono nel 12° sec. le opere di Gregorio e di Costantino e nel 13° quelle di T. Roslin e della sua scuola. Nel generale declino delle attività artistiche dei sec. 14°-18°, accanto a quello bizantineggiante, permane il filone decisamente orientale, con proficui scambi ora con l’arte islamica, ora con modelli bizantini più antichi. Nei sec. 19° e 20° divennero importanti i contatti con l’arte dell’Europa occidentale, soprattutto nell’introduzione di generi come il ritratto e il paesaggio. Maestri attivi in A. dopo la rivoluzione russa, come M.S. Sarjan ed E. Kocar, pittore e scultore, furono fondamentali per le generazioni successive di artisti, come S. Muradjan o R. Abovjan. Dopo il 1991 la ricerca dell’identità nazionale e individuale si riscontra con particolare rilievo nei dipinti di A. Grigorian, nelle installazioni e nei video di S. Balassanian, residente a New York e fondatrice del Centro armeno per l’arte sperimentale di Erevan, di A. Egoyan, A. Sarkissian, N. Avetissian. Musica Del periodo pagano, antecedente al 5° sec. d.C., sono rimaste poche antiche canzoni epiche o di circostanza, dovute a cantastorie, a prefiche, e specialmente ai cantori di Golthn (in Vaspurakan), intonate al suono dei cimbali. Dal sec. 5° si assiste al rapido sviluppo di una civiltà musicale cristiana, nella quale nascono una liturgia e un canto religioso, ricco specialmente di inni originali o tradotti dal greco, giunti nella raccolta detta Sharakan (Canzoniere o Collana di gemme). Lo stile è semplice e monodico, prossimo a quello della cristianità greco-latina, come prossimo doveva essere anche il sistema tonale basato su otto modi, o toni, ecclesiastici (4 autentici e 4 plagali); la notazione (ancora non decifrata), fu introdotta nel sec. 12°. Tra i più importanti centri d’attività musicale tra il 5° e il 13° sec. vanno ricordati i monasteri di Tathew (sec. 9°), Kamrgatsor (sec. 10°), Halpat, Sanahin e Narek (sec. 11°-12°), Arkhakalin in Cilicia (13°) ecc. L’antica tradizione è ancora oggi coltivata, specialmente nei centri di Ecmiadzin, Sevan e S. Lazzaro a Venezia. Nell’Ottocento, oltre il canto puramente monodico si cominciarono a comporre, pubblicare ed eseguire musiche polifoniche, su canti originali o antichi, trattati di teoria, studi sul canto popolare armeno. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata”,”TURx-003-FGB” “LEVRA Umberto”,”Il colpo di stato della borghesia. La crisi politica di fine secolo in Italia, 1896-1900.”,”LEVRA Umberto nato a Mathi (Torino) nel 1945, è assistente ordinario di storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’ Università di Torino. Collabora a ‘Rivista di storia contemporanea’ e al ‘Dizionario critico di storia contemporanea’. “”Le considerazioni di Marx sulla borghesia che, di fronte al pericolo reale o supposto di un mutamento nei rapporti di classe e di un attentato alla gerarchia sociale, abbandona ogni parvenza di legalità formale per ricorrere alla violenza aperta, fondata esclusivamente sulla forza materiale, così che la civiltà e la giustizia dell’ ordine borghese “”si svelano come nuda barbarie e vendetta ex lege, hanno un riscontro puntuale nelle vicende della repressione novantottesca, finalizzata non soltanto all’ eliminazione delle organizzazioni sindacali e partitiche popolari, ma allo scalzamento degli stessi istituti della democrazia borghese per trasformarli in strumenti inamovibili di dominio di casta, con l’intervento via via del potere esecutivo, del giudiziario e del legislativo.”” (pag 121) “”La “”rivoluzione che non ‘c’è, ma che finisce’ coll’essere un fatto reale, perché tutti ‘credono’ che ‘debba’ esserci'””, come osserva Pasquale Villari, non solo fornisce una preziosa giustificazione agli uomini di governo, alle consorterie moderate, agli stessi militari, ma è anche il pretesto in nome del quale le questure intensificano le prevaricazioni e il ricorso ad agenti provocatori, gli industriali chiudono gli stabilimenti per gettare gli operai nelle strade davanti alle bocche dei cannoni, le amministrazioni comunali conservatrici parlano di pacificazione ma in realtà tentano di acuire ulteriormente i contrasti, esortando – come a Milano – i “”buoni”” a fare quadrato attorno ai “”fratelli dell’ esercito”” e additando alla pubblica esacrazione e ai fucili dei soldati “”coloro che, obliosi d’ogni dovere, attentano alla pubblica pace.”” La stampa liberale e cattolica contribuisce dal canto suo in misura non indifferente ad aumentare ad arte la psicosi della rivoluzione, ad alimenare un clima di delazioni, di sospetti e di caccia alle streghe, a fanatizzare gli ufficiali e i poliziotti, a coinvolgere nella paura generale la piccola borghesia impiegatizia e bottegaia, (…)””. (pag 137)”,”ITAA-122″ “LEVRERO Renato DINA Angelo BAGNARA Sebastiano CARNEVALE Francesco DAOLIO Andreina LEVRERO Silvano CACCIARI Massimo MASIERO Attilio CAROTTI Carlo GUIOTTO Luigi TEMPO Giuseppina RONZA Paola Agosti GUASTINI Riccardo e altri, scritti di”,”1972-1973. Crisi ristrutturazione lotte.”,”Scritti di LEVRERO Renato DINA Angelo BAGNARA Sebastiano CARNEVALE Francesco DAOLIO Andreina LEVRERO Silvano CACCIARI Massimo MASIERO Attilio CAROTTI Carlo GUIOTTO Luigi TEMPO Giuseppina RONZA Paola Agosti GUASTINI Riccardo e altri.”,”MITT-108″ “LEVRERO Silvano; GARAVINI Sergio; GIANBARBA Eugenio; SABBATUCCI Fausto”,”Fasi storiche internazionali della lotta per la riduzione degli orari; Lo scontro di classe sulla durata e intensità del lavoro; L’evoluzione degli orari di lavoro in Italia, 1919-1969; La durata del lavoro nei principali paesi industrializzati.”,”””Per l’operaio, invece, diventa essenziale “”rendere disponibile quotidianamente, mettendolo in moto e convertendolo in lavoro””, soltanto “”quel tempo che è compatibile con la sua durata normale e col suo sano sviluppo”” (Marx, ndr) entità queste a loro volta variabili in base all’evolversi dei bisogni ‘sociali’. E’ così che, “”nella storia della produzione capitalista, la ‘regolamentazione della giornata lavorativa’ si presenta come ‘lotta per i limiti della giornata lavorativa’ – lotta fra il capitalista collettivo, cioè ‘la classe capitalista’, e l’operaio collettivo, cioè ‘la classe operaia’. (…) La creazione della giornata normale è dunque il prodotto di una guerra civile lenta e più o meno velata, fra la classe dei capitalisti e la classe degli operai”” (K. Marx, Il capitale). In effetti, se al plusvalore e alla giornata lunga ha sempre teso chi “”possegga il monopolio dei mezzi di produzione””, nei sistemi precapitalisti, prevalendo il ‘valore d’uso’ dei prodotti su quello ‘di scambio’, “”non sorge dal carattere stesso della produzione nessun bisogno illimitato di plusvalore””, come invece avviene col passaggio al modo di produzione capitalista, per il quale la durata della giornata di lavoro diventa uno dei fattori essenziali nella produzione di plusvalore e quindi dell’accumulazione e dello sviluppo capitalista. E’ per questo che, tra il secolo XVIII e il XIX, il capitalismo nascente, nello spazzar via le varie barriere alla libera iniziativa, liquida tra i primi quei vincoli corporativi che erano nel vecchio regime a frenare l’aumento della giornata di lavoro, cui già tendeva il capitalismo in embrione, allorché tra il secolo XIV e XVII la borghesia ebbe bisogno di ricorrere all’intervento dello Stato, vuoi con gli ‘Statutes of Labourers’ in Occidente e vuoi coi ‘codici delle corvée’ nell’Europa danubiana, per far “”allungare coercitivamente la giornata di lavoro””. Tale intervento dello Stato, voluto ‘allora’ dalla borghesia, riuscì a portare l’orario ‘minimo per legge’ a 10-10½ nel 1562, mentre nel 1833 quello stesso intervento, furiosamente combattuto ‘ora’ dal capitale, riesce a malapena a fissare a 12 ore l’orario massimo per legge ‘per i soli fanciulli’: e mentre tra il sec. XVII e XVIII l’orario di fatto è di 10 ore e quindi molto inferiore a quello fissato dagli Statuti, la legislazione sociale dell’800 è largamente elusa, colle aberrazioni documentate dagli Ispettori delle fabbriche e analizzate da Engels. E Marx conclude: “”Il capitale aveva bisogno di secoli per prolungare la giornata lavorativa fino ai suoi ‘limiti massimi naturali’ e poi, al di là di questi, fino ai limiti della giornata naturale di 12 ore: ma ora, dopo la nascita della grande industria nell’ultimo terzo del sec. XVIII, si ebbe un acceleramento violento e smisurato. (…) Tutti i limiti, di morale e di natura, di sesso e di età, di giorno e di notte, furono spezzati. (…) Il lavoratore isolato, il lavoratore come libero venditore della propria forza-lavoro, soccombe senza resistenza quando la produzione capitalista ha raggiunto un certo grado di maturità””. La Legge Le Chapelier (17-6-1791) è simbolo e strumento di tale avanzata: essa spazza via i vincoli corporativi e in pari tempo proibisce al proletariato di organizzarsi. Questo nella rivoluzione francese, mentre in Inghilterra, col ‘Combination Act’ 1799 “”viene proibita in maniera generale (…) la coalizione in vista di fini professionali””, considerando tra l’altro illegale ogni intesa operaia rivolta ad ottenere “”una riduzione e una modificazione della durata del lavoro””. Negli Stati Uniti inizia nel 1806 la serie delle sentenze contro le coalizioni in nome della ‘Common Law’, cioè della libertà di iniziativa, sentenze che minacceranno sempre l’esistenza stessa del movimento sindacale”” [Silvano Levrero, Fasi storiche internazionali della lotta per la riduzione degli orari (‘L’orario di lavoro’) (Studi); in ‘Rassegna sindacale – Quaderni’, N° 30, maggio-giugno 1971] (pag 30-31)”,”SIND-025-FPA” “LEVRERO Silvano”,”Bordiga alla vigilia del Congresso di Livorno.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: PRESTIPINO Giuseppe, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 5 SETTEMBRE – OTTOBRE 1970 Bordiga sui Consigli di fabbrica e il controllo operaio. “”Occasione, al più, nella lotta per il potere, per l’azioe propagandistica del partito, i Consigli vanno costituiti per Bordiga al momento della rivoluzione. Può ammettere anticipazioni in caso di grave crisi del regime o di saturazione massimalistica delle masse, entrambe maturate di per sé; può anche subire l’iniziativa delle masse stesse. Ma però non accetta un impegno del partito per la loro costituzione ‘nel’ e ‘per’ lo scontro di classe più diretto, nemmeno quando avverte che l’attacco borghese ai Consigli può scatenare l’urto decisivo. Egli arte dalla premessa che è “”un puro e semplice ritorno al gradualismo socialista”” pensare che “”il proletariato possa emanciparsi guadagnando terreno nei rapporti economici, mentre ancora il capitalismo detiene, con lo Stato, il potere politico”” (A. Bordiga ‘Per la costituzione dei consigli operai in Italia’, Il Soviet, 4 gennaio 1920)”” (pag 134-135)”,”BORD-114″ “LEVRERO Silvano”,”A proposito di Bordiga. Un’occasione mancata.”,”LEVRERO Silvano Tesi Levrero: trascurata da Bordiga l’analisi del fenomeno imperialistico. “”Si tratta di un marxismo che Bordiga stesso riferisce sempre al ‘Manifesto’, anzi ad uno schema di esso semplificato all’estremo: di rado (e il libro [di A. De Clementi, ‘Amadeo Bordiga’, ndr] lo ammette) egli risale a ‘Il Capitale’, e mai (e il libro lo tace) agli spunti di Hilferding sul capitale finanziario, sviluppati nelle eleborazioni della Luxemburg e di Lenin sull’imperialismo. Tanto meno procede a un’analisi su questo piano delle contraddizioni dello sviluppo capitalista in Italia, delle sue strutturazioni bancario-industriali dall’inizio del secolo in poi, delle strozzature storico-strutturali nelle campagne e nel Mezzogiorno”” (pag 125) “”L’idiosincrasia per la fabbrica, già riscontrata a proposito dei Consigli, tocca un nodo già proposto nel ’19 ai rivoluzionari italiani da un opuscolo di Trotsky pubblicato dall’Avanti!, studiato da Togliatti e ignorato da Bordiga – opuscolo che sottolinea le ragioni teoriche e strategiche dell’organizzazione e delle lotta negli “”agglomerati organici e omogenei”” in cui la classe possa dilatare il suo rapporto di forza facendo leva su gangli del modo di produzione capitalistico”” (pag 133-134)”,”BORD-115″ “LEVRERO Silvano”,”Bordiga alla vigilia del Congresso di Livorno.”,”””La morte di Amadeo Bordiga il 26 luglio scorso ha richiamato, al di là dell’interesse d’occasione dimostrato da una serie di quotidiani e di settimanali, una più vasta attenzione delle forze socialiste su un’esigenza affermatasi ormai da tempo: quella di una valutazione critica, poggiata su un più attento esame storico (…)”” (pag 112)”,”BORD-006-FGB” “LEVRERO Silvano”,”L’orario di lavoro dai primordi alle 40 ore.”,” Marx pag 1 Marx pag 12 STORIA LOTTA PER RIDUZIONE GIORNATA LAVORATIVA ORARIO DI LAVORO CONDIZIONE CLASSE OPERAIA LOTTA PER 10 ORE AL GIORNO ANALISI MARX FASE CAPITALISMO NASCENTE LEGGE STATO SU DIECI ORE SITUAZIONE IN FRANCIA INGHILTERRA GERMANIA STATI UNITI USA CONGRESSO DI BALTIMORA MOVIMENTO OPERAIO AMERICANO CONGRESSO DI GINEVRA 1° PRIMA E 2° SECONDA INTERNAZIONALE LOTTA BATTAGLIA PER LE 8 OTTO ORE DI LAVORO SINDACATO MOVIMENTO SINDADALE E MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO 1° PRIMO MAGGIO NASCITA TAYLORISMO TAYLOR EFFETTI RIVOLUZIONE RUSSA IN EUROPA CONSIGLI OPERAI IN GERMANIAE UNGHERIA DOPOGUERRA IN FRANCIA E GRAN BRETAGNA CGL CGIL FIOM IN ITALIA GIORNALE ORDINE NUOVO ORARIO ANNI 1920 40 QUARANTA ORE CONQUISTE SINDACALI STATI UNITI CRISI IN FRANCIA FRONTE POPOLARE ESPERIENZA 2° SECONDO DOPOGUERRA”,”CONx-002-FGB” “LEVY Jean-Philippe”,”L’ economie antique.”,”Jean-Philippe LEVY è Prof alla facoltà di diritto e delle scienze economiche di Parigi.”,”STAx-032″ “LEVY Jacques; a cura di Sergio VENTRIGLIA”,”Europa. Una geografia.”,”Jacques LEVY (1952) insegna discipline geografiche presso l’ Università di Reims e presso l’ Institut d’ etudes politiques di Parigi. E’ animatore della rivista ‘Espace Temps’ sin dalla sua fondazione. Per bibliografia vedi retrocopertina.”,”EURx-107″ “LEVY Roger”,”La revolte de l’ Asie.”,”””La Cina ha una vocazione marittima? Lo si credeva, al tempo dei Ming, quando le spedizioni navali, ordinate dall’ imperatore, tormentavano le coste orientali d’ Africa. Questo va e vieni cessò completamente dopo qualche lustro. Oggi l’ assenza di una potente flotta aero-navale significa che, per un po’ di tempo, l’ imperialismo cinese può essere contenuto””. (pag 116) LEVY è segretario generale del Comité d’ Etudes des Problemes du Pacifique.”,”ASIx-067″ “LEVY Paul”,”Histoire du Laos.”,”LEVY P. è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”ASIx-071″ “LEVY Bernard-Henri”,”La barbarie dal volto umano.”,”LEVY Bernard-Henri (1948) docente di filosofia dirige a Parigi per l’ editore Grasset le collane dove si sono espressi i “”nuovi filosofi”” francesi. Questione dei tempi. “”Rileggere anche Lenin per vedere come l’ azione e la strategia politica siano anzitutto questione di cronologia; come il famoso “”anello debole”” sia l’ anello più debole di una catena di temporalità; come prendere il potere significhi anzitutto farsi padrone delle inflessioni e delle cesure, degli iati e delle occasioni che ritmano il corso della Storia. Cosa risponde Lenin il 5 ottobre a Volodarskij che teme di forzare troppo gli eventi? Rispondere che “”attendere, attendere è un delitto””, bisogna agire subito, “”senza perdere un minuto””. Cosa dice l’ 8 ottobre alle delegazioni bolsceviche dei Soviet della regione del Nord? Dice che “”il momento è tale che temporeggiare significa andare verso una morte certa””. Il 15 ottobre, a Joffe, anche lui scettico riguardo al calendario delle scandenze? Che “”l’ ora”” dell’ insurrezione è una questione politica e saper decifrare quell’ ora è ‘la’ politica, né più né meno, il nerbo stesso della politica. Il rivoluzionario è un orologiaio e la storia che si fa è un lavoro sulla storia che si dice.”” (pag 38) “”La società è causa della società”” scrive Montesquieu nelle ‘Lettere persiane’. (pag 43)”,”FILx-277″ “LEVY Francoise P.”,”Karl Marx. Histoire d’ un bourgeois allemand.”,”LEVY Francoise P. è nata nel 1940 ed è insegnante di lettere a Besancon e ricercatrice in sociologia urbana. “”Marx stesso nella prefazione al Manifesto del 1872 ammetterà che la “”Lega dei comunisti, società operaia internazionale (…) nelle circostanze di allora non poteva essere evidentemente che segreta”” anche se tutti i suoi sforzi al momento dell’ arresto dei comunisti di Colonia mirano a smarcarsi dalla frazione cospiratrice di Willich-Schapper. E in effetti sono due linee politiche che si affrontano dietro alle denominazioni; organizzazione insurrezionale da un lato (…); organizzazione politica dall’ altro che se anche non esclude la critica delle armi la mette dal centro delle preoccupazioni alla periferia.”” (pag 222)”,”MAES-065″ “LEVY Roger”,”Trois chinois. Sun Yat-Sen Chiang Kai-Shek Mao Tso-Tong.”,”””La sua memoria, preparata per l’ occasione, comportava quattro punti fondamentali: uno Stato moderno dovrà dare ogni possibilità agli uomini di fare valere le loro capacità. Occorre sfruttare la terra al massimo delle ricchezze del suolo; lasciare circolare liberamente tutte le merci. Sun visita Pekino, Hankeou, le Filippine, ritorna ancora alle Hawaii; vi fonda (1894) la Hing Tchoung-houei, “”Associazione per la resurrezione della Cina””, ma non arruola che una dozzina di adepti.”” (pag 10) “”Sun Yat-sen creerà e svilupperà durante la sua vita almeno cinque associazioni. Le loro forme, i loro mezzi variavano: esse tendevano a sostituire un governo, cosiddetto democratico, all’ impero manciù; ad avviare delle riforme economiche e sociali. Sbarazzarsi delle superstizioni, ma attenti al valore dei simboli. Sun prefigurava una Cina unificata, forte; e sempre colorata dal sogno.”” (pag 11) Negli Stati Uniti. “”(…) raccoglierà la frase di Lincoln: “”il governo del popolo da parte del popolo e per il popolo”” (…)”” (pag 11)”,”CINx-196″ “LEVY Carlos”,”Le filosofie ellenistiche.”,”Carlos Levy insegna all’Università di Parigi XII (Créteil) dove dirige il Centro di ricerche sulla filosofia ellenistica”,”FILx-506″ “LÉVY Bernard-Henri”,”L’ideologia francese.”,”Le figure del ‘fascismo dai colori di Francia’ (BHL) “”Più chiaro ancora il caso dei sindacati e della dipendenza di una parte di essi dal petenismo trionfante. Ci si è mai chiesti per quale mistero Lagardelle, erede di Georges Sorel e del sindacalismo rivoluzionario, sia potuto finire sulla poltrona di ministro del Maresciallo? (20). Come mai Yvetot, uno dei più degni sopravvissuti delle lotte operaie dell’inizio del secolo messosi nei panni di vittima delle bombe inglesi sia stato sepolto con gli onori e la fanfare della ‘Wehrmacht’? Come mai Charles Dhooges l’anarchico, il ribelle, l’assiduo dei tribunali e delle prigioni del periodo prebellico svolga il ruolo di propagandista dell’STO (‘Service du travail obligatoire’) qualificato come “”opera di giustizia sociale”” (21)? Come mai Dumoulin, amico di Monatte, avversario della sacra unione nel ’14, veterano incontestato dell’anarcosindacalismo agli esordi, svolga il ruolo di poliziotto, di delatore che segnala alla Gestapo la “”posizione razziale”” degli “”ebrei Guigui e Buisson”” (22)? Non c’è nessuna rottura: tutti questi uomini non mancano di raccogliersi alla fine di maggio sotto il muro dei Federati dove celebrano in silenzio la memoria della Comune. La corruzione non esiste o quasi: di fronte a un vecchi soldato che rinuncia alla pensione (sic!) per far loro dono della propria persona, i lavoratori francesi dichiarano di voler dare di sé l’immagine più proba e più degna dell’illustre esempio (23). E tanto meno esiste un’adesione subita, attendista, passiva, come è stato detto: ci tengono invece a ricordare che dopo tutto sono stati loro, i sindacalisti, a inventare e battezzare la collaborazione in corso con gli articoli di René Belin pubblicati nell’inverno del 1938 e intitolati appunto ‘Discorsi sulla collaborazione’ (24). Il fatto che i “”Discorsi”” in questione riguardassero la collaborazione di classe non cambia nulla: basteranno poche visite guidate nel paradiso del socialismo, e cioè in Germania, perché Dumoulin, Duvernet, Robert Ley scoprano il fascismo discreto di un “”bel sogno d’altri tempi che vedremmo vivere, del tutto reale, presso i vicini”” (25). E neppure cambia molto il fatto che Laval abbia avuto la diabolica idea di far firmare lo scioglimento della CGT da un suo eminente segretario diventato nel frattempo suo ministro del Lavoro, sempre secondo René Belin: il regime, contrariamente a quanto generalmente si crede, conferma “”lealmente”” le molte conquiste del ’36 e altrettanto “”lealmente”” (26) Dumoulin e i suoi amici tentano l’esperienza della Carta. Ascoltiamoli questi rappresentanti del proletariato francese! Non sono minimamente consapevoli di cedere dinanzi a uno stato forte, poliziesco, dispotico: anzi pensano che sia uno stato debole, pateticamente lacerato, esposto agli incessanti complotti dei trust e della finanza che richiede un concorso ed una generosa assistenza di ampie masse popolari. (…)”” (pag 39-41) [(20) Prima del ’14 fu direttore del “”Mouvement socialiste””, pubblicazione di cui vedremo in seguito (parte II, cap. 2) l’estrema importanza nella formazione dell’anarcosindacalismo; (21) Seguo qui la poco nota e eminente analisi di Jacques Rancière, ‘De Pelloutier à Hitler, syndicalisme et collaboration’, in “”Révoltes logiques”” (in “”L’atelier’, 15, marzo 1941); (22) Ibid. p.24; (23) Ibid., p: 29, Georges Dumoulin “”venera”” ugualmente il Maresciallo “”perché ha risparmiato la vita di un milione di giovani francesi”” (in L’atelier’, 15 marzo 1941); (24) Pascal Ory, op. cit., p. 139; (25) ‘L’Atelier’, 11 luglio 1942; (26) Cfr. l’articolo citato in ‘Révoltes logiques’, p. 31]; “”Tranne qualche eccezione e fino al novembre del 1942 (la Germania hitleriana) lascia ad alcuni francesi il compito di organizzarsi come credono e di assumersi, come dice lo stesso Pétain, “”le proprie responsabilità dinanzi alla storia”” (3). La Francia deve a questo la fortuna, che diventerà ben presto disonore, di essere stato l’unico paese dell’Europa vinta a mantenere uno stato sovrano (). Da qui proviene il suo privilegio – non lo si ripeterà mai abbastanza – di essere la sola a conservare un governo legale, che legiferi in suo nome. Il Maresciallo deve a questo di essere l’unico capo di stato dell’epoca a poter affermare pomposamente che “”la Francia ha un solo governo, quello che io dirigo con i collaboratori scelti da me”” (4). E così si spiega finalmente come il vecchio slogan “”La Francia ai francesi””, che si sarebbe potuto credere fuori luogo in quei tempi d'””occupazione”” abbia potuto continuare come se niente fosse le sue devastazioni d’anteguerra (…)”” (pag 50-51)]”,”FRAV-169″
“LÉVY Jacques, a cura di Sergio VENTRIGLIA”,”Europa. Una geografia.”,”Jacques Lévy (1952), insegna discipline geografiche presso l’Università di Reims e presso l’Institut d’études politiques di Parigi. É animatore della rivista Espace Temps sin dalla sua fondazione.”,”EURx-077-FL”
“LÉVY Michel Louis”,”Comprendre les statistiques.”,”Michel Louis Lévy, Né en 1939. Polytechnicien. Sciences po. Administrateur de l’INSEE. Responsable des publications de l’INSEE, puis de l’INED.”,”STAT-017-FL”
“LEVY-BRUHL L.”,”Jean Jaures. Esquisse biographique.”,”””Nella sua stanza di lavoro, il suo “”grenier””, come dicevano i suoi amici, i libri, gli opuscoli, le carte invadevano tutto. La tavola, gli scaffali in legno bianco lungo i muri, le panche, la vecchia poltrona sfondata e le sedie di paglia erano sovraccaricate. Era l’ immagine del più perfetto disordine. Jaurés non ritrovava sempre un libro su un pianale. Ma ritrovava immediatamente, e a colpo sicuro, una pagina in un libro che aveva letto una volta, e una sottolineatura in questa pagina. L’ ordine era perfetto quanto necessario, ossia nella sua testa. Le idee si disponevano attorno a certi assi, di importanza diversa, che si rimandavano le une alle altre e dipendevano esse stesse dalle direzioni essenziali del suo pensiero e della sua azione.”” (pag 57) “”Le concezioni sociali di Jaures sono legate alle sue idee metafisiche e religiose. Di solito lo si crede poco sistematico, perché si resta sbigottiti dalla ricchezza della sua immaginazione. E’ una falsa apparenza. Jaures è uno spirito amante della precisione e che ricerca il rigore logico.”” (pag 72) “”Quando il socialismo avrà trionfato, scriveva nel 1890, nel momento in cui si terminava la sua tesi, gli uomini comprenderanno meglio l’ universo. Perciò, vedendo nell’ umanità il trionfo della coscienza e dello spirito, essi sentiranno ben presto che questo universo, da cui l’ umanità è uscita, non può essere, al suo fondo, brutale e cieco, che c’è ovunque dello spirito, ovunque dell’ amore, e che l’ universo stesso non è che una immensa e confusa aspirazione verso l’ ordine, la bellezza, la libertà e la bontà””. (pag 73)”,”JAUx-038″
“LÉVY-BRUHL Lucien”,”Psiche e società primitive.”,”Nello spirito della sociologia francese degli ultimi anni dell’800, l’autore considera il comportamento del gruppo come un livello qualitativamente diverso e superiore rispetto alla somma dei comportamenti individuali: come già indicava Durkheim nelle sue ‘Régles de la méthode sociologique’, il fatto collettivo è “”un modo di fare e di pensare”” tale da “”esercitare sulla coscienza dell’individuo un’azione coercitiva”” …. (quarta di copertina)”,”TEOS-008-FFS”
“LÉVY-LEBOYER Maurice CASANOVA Jean-Claude a cura; saggi di J.C. ASSELAIN André BABEAU J.C. CASANOVA Bernard CAZES P. DUBOIS S. GUILLAUMONT JEANNENEY J.M. JEANNENEY M. LESCURE J. LESOURNE M. LÉVY-LEBOYER O. MARCHAND C. MORRISSON M. PÉBEREAU A. PLESSIS G. POSTEL-VINAY J.J. SALOMON C. STOFFAËS A. STRAUS G. TAPINOS C. THÉLOT”,”Fra Stato e mercato. L’economia francese dal 1880 ai giorni nostri. [‘Entre l’Etat et le marché. L’économie française des années 1880 à nos jours’]”,”Le moment est venu de repenser l’histoire économique française depuis un siècle. La croissance et l’ouverture l’ont emporté depuis quarante ans sur la stabilité et sur le repli vers le marché intérieur. Les inquiétudes que provoquaient autrefois le retard français, la capacité d’expansion et d’insertion de l’économie dans les échanges internationaux ont perdu leur signification. Les préventions accumulées à l’égard des entreprises se sont évanouies.Pourquoi et comment s’est opéré ce retournement ? Pourquoi avait-on choisi dans les années 1930 un dispositif qui visait à donner à l’État la responsabilité des investissements et du consensus social ? Comment cette conception a-t-elle été transformée par l’évolution politique et par celle des moeurs, des techniques et des échanges ? Pourquoi l’économie française s’est-elle comportée si différemment au début du siècle, dans l’entre-deux-guerres et après guerre ? Ce sont ces phases de croissance et de stagnation, ces blocages et ces hésitations, ces alternances d’intervention et de libération, ces difficultés pour équilibrer le rôle respectif des marchés et de l’État qui se trouvent au coeur de cet ouvrage.Vingt économistes et historiens offrent, sous la direction de Maurice Lévy-Leboyer et de Jean-Claude Casanova, une fresque explicative de cette évolution contrastée qui démontre qu’en économie aussi nous assistons bien à la fin de la spécificité française. (quarta di copertina)”,”FRAE-002-FC”
“LEW Roland”,”La Chine populaire.”,”Roland LEW è Professore all’ Université Libre de Bruxelles.”,”CINx-045″
“LEW Roland”,”L’intellectuel, l’état et la révolution. Essais sur le communisme chinois et le socialisme réel.”,”Roland LEW è professore di scienze politiche nell’Università Libera di Bruxelles e ricercatore associato al Centre Chine (CNRS-EHESS). Ha pubblicato ‘Mao prend le pouvoir’ (1981) e in collaborazione ‘La société chinoise après Mao’ (1986).”,”MCIx-047″
“LEW Roland, a cura di FABRE Guilhem GANDINI Jean-Jacques PINO Angel”,”Communisme chinois socialisme réel et auto-émancipation.”,”Éditorial Michel KAIL, avant-propos des éditeurs, note,l’Homme et la société directeurs Michel KAIL et Numa MURARD Contiene i saggi: – Il marxismo degli intellettuali e il marxismo per il movimento operaio – Rubel e la questione dell’ etica in Marx – Dimenticare Lenin? La visione di Lenin sulla prima guerra mondiale. “”Mais la guerre a un impact spécifique considérable. Il faut insister sur l’importance de la guerre dans le pensée de Lénine, comme l’a très bien montré G. Haupt. La guerre est analysée comme l’exacerbation des tendances du capitalisme et des conflits entre impérialismes dans la continuité du marxisme d’avant 1914. Il s’agit donc de radicaliser le combat et de la transformer en guerre civile contre l’ennemi qui est d’abord à l’intérieur de la nation. Lénine est de fait à l’extrême gauche des courants marxistes. Mais la guerre est aussi vue comme la destruction, l’affaiblissement du potentiel révolutionnaire de la classe ouvrière. Il y a une remarquable conscience chez Lénine des effets négatifs de la guerre”” (pag 118)”,”TEOC-627″
“LEWELLEN Ted C.”,”Antropologia politica.”,”Ted C. Lewellen è professore di antropologia nell’Università di Richmond. E’ autore di “”Peasants in Transition: the Changing Economy of the Peruvian Aymara”” (1978). “”La dottrina che lo stato si sia evoluto attraverso la lotta di classe è implicita in molti degli scritti di Carlo Marx. Comunque, queste idee non furono articolate chiaramente fino alla pubblicazione dell’opera di Engels, opera che uscì dopo la morte del suo autore (2). Secondo Engels, che attinse a piene mani dall’antropologo evoluzionista americano Lewis Henry Morgan, la prima forma dell’organizzazione sociale fu comunistica: le risorse erano divise egualmente tra tutti e non esisteva una chiara nozione del possesso personale. L’innovazione tecnologica diede origine al surplus, che permise lo sviluppo di una classe di non-coltivatori. Per Engels la proprietà privata è semplicemente un elemento concomitante della produzione delle merci. Una volta stabilita, la proprietà privata stimola una catena inesorabile di causa ed effetto che conduce alla formazione di una classe di imprenditori, che è proprietaria dei mezzi di produzione. Questo fenomeno, a sua volta, genera un accesso differenziale alle risorse, e determina ampie discrepanze nella ricchezza individuale. Per proteggere i propri interessi contro una massa di produttori attivi (che, come è comprensibile, vorrebbero avere parte della propria produzione) l’élite deve erigere una struttura che consenta una forza centralizzata permanente in grado di proteggere i propri interessi di classe. Questa analisi era sofisticata e sottile, nel tempo in cui fu formulata. Essa avanza chiaramente la tesi per cui la reciprocità è lo strumento primario di scambio nelle bande e nelle società tribali e i sistemi più complessi prevedono la concentrazione della ricchezza e la redistribuzione mediante una istituzione centrale, sia che si tratti di un capo, di una burocrazia o di un re. Engels ha applicato con competenza lo schema marxiano materialistico alla evoluzione sociale a lungo termine. Le cause fondamentali del cambiamento sono considerate tecnologiche e economiche, non «ideative». Inoltre, in Engels troviamo il chiaro riconoscimento che la stratificazione sociale è una delle caratteristiche essenziali dello stato. Purtroppo, come Elman Service ha fatto notare, «non ci sono le prove che si siano svolte contrattazioni private: nelle prime civiltà arcaiche né negli stati primitivi o nei regimi dei capi, noti agli storici e agli archeologi (3). Non ci sono le prove, dunque, dell’esistenza di un capitalismo». Infatti, proprio il concetto di comunismo e di capitalismo sembrano assurdi, quando vengono proiettati sulle bande o sulle comunità rette dai capi, che sono tanto diverse dai moderni stati industriali”” [Ted C. Lewellen, ‘Antropologia politica’, Bologna, 1987] [(2) Cfr. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, cit.; (3) Cfr. Service, ‘Origins of the State and Civilization: The Processes of Cultural Evolution’, cit., p. 283] La critica di un antropologo all”Origine della famiglia’ di Engels (pag 73-74)”,”TEOS-269″
“LEWIN Moshe”,”Storia sociale dello stalinismo.”,”M. LEWIN è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno in Polonia ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana fu occupata dai tedeschi e LEWIN fuggì in Russia dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquisita nel 1946 la cittadinanza polacca, nel 1951 si trasferì in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono dopo la guerra del 1956 ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand BRAUDEL e poi in Inghilterra e negli USA. Tra le sue opere ‘Contadini e potere sovietico’ (ANGELI, 1972), ‘L’ultima battaglia di Lenin’ (Laterza, 1968), ‘La Russia in una nuova era’ (Bollati B., 1988) (1).”,”RUSS-005″
“LEWIN Moshe”,”Economia e politica nella società sovietica.”,”LEWIN è docente presso il Center for Russian and East European Studies all’Univ di Birmingham. Tra le sue opere ricordo ‘L’ultima battaglia di Lenin’ (Bari, 1969) e ‘Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930’ (Milano, 1972).”,”RUSU-041″
“LEWIN Moshe”,”La Russia in una nuova era. Una interpretazione storica.”,”L’A è il maggior esperto di storia sociale della Russia sovietica.”,”RUSU-079″
“LEWIN Moshe”,”Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930. La lotta contro i kulaki e il dibattito tra Stalin e Bucharin. Un periodo decisivo per gli sviluppi futuri della società sovietica.”,”M. LEWIN ha vissuto in URSS e lavorato in un colcos, in miniere e impianti metallurgici negli Urali. Ha anche prestato servizio nell’ Armata sovietica. Dopo la 2° GM ha vissuto in Polonia, Francia e Israele. Ha insegnato all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Attualmente (1972) insegna all’ Univ di Columbia.”,”RUSU-100″
“LEWIN Moshe”,”Le siècle soviétique.”,”Nato nel 1921, Moshe LEWIN è stato il 1978 e il 2000, professore di storia all’ Università della Pennsylvania (Stati Uniti). Tra le sue opere ‘L’ ultima battaglia di Lenin’ e ‘La formazione del sistema sovietico’ “”Gorbaciov autorizza per di più il trasferimento di alcuni esperti degli Affari esteri al dipartimento internazionale per aiutare Dobrynin nelle sue nuove funzioni. Precisiamo che questi cambiamenti non erano sprovvisti di mire politiche. Come scrive nelle sue Memorie, Gorbaciov cercava con questo di privare Gromyko della sua influenza sulla politica estera, e anche di eliminarlo completamente dalla vita politica. E, grazie all’ esperienza di Dobrynin, il segretario generale aveva ormai, solo, il dominio sulla politica internazionale””. (pag 296) “”Anche se Dobrynin non lo dice esplicitamente, la sua descrizione lo conferma: “”Gorbaciov manipolava i suoi colleghi, con degli stratagemmi assai grossolani, per fare approvare le sue scelte. Era incapace di sbarazzarsi della “”sindrome del segretario generale””, e ci volle del tempo per comprendere che un potere che produce questo tipo di posizione centrale “”vuotata di ogni contenuto”” era già moribondo””. (pag 296-297)”,”RUSS-168″
“LEWIN Ariel”,”Limes. La frontiera romana nel deserto.”,”LEWIN Ariel insegna storia romana nell’ Università della Basilicata a Potenza. Ha studiato politica e amministrazione delle città dell’ impero romano ed è autore di ‘Studi sulla città imperiale romana nell’ Oriente tardoantico’ (Como 1991). e ‘Assemblee popolari e lotta politica nelle città dell’ impero romano (1995). “”Il limes tardoantico, in definitiva, costituisce una realtà estremamente complessa; come si è detto i limites erano distretti amministrativi in cui erano stanziati i soldati limitanei sotto il comando di un dux. Tale presenza militare doveva avere lo scopo di mantenere l’ ordine nelle province contro il banditismo e di sorvegliare i principali assi viari; questi soldati, inoltre, controllavano i movimenti lungo i confini e in caso di bisogno combattevano contro gli aggressori.”” (pag 54) “”Rimane, però, ancora non del tutto chiaro se lo straordinario impegno militare di Diocleziano – concretizzatosi con l’ erezione di strutture militari e la costruzione di strade anche in zone precedentemente trascurate – implichi anche per i decenni successivi la permanenza di una forte, costante minaccia sul fronte del Vicino Oriente.”” (pag 55)”,”STAx-177″
“LEWIN Moshe, a cura di Gregory ELLIOTT”,”The Soviet Century.”,”LEWIN Moshe noto studioso di storia russa e sovietica insegna all’ University of Pennsylvania. 1926. Fenomeni di agitazione e passività sociale. “”Reports from the GPU and the party’s information department noted that not all party members were strike-breakers, even if some were perceived as such and indeed were. Between January and September 1926, party members had participated in 45 of the 603 strikes recorded throughout the country. Documents show some party members not only initiating, but also leading, the strikes. Reports also deplore the negative conduct of members in various factories and stress that economic difficulties are engendering what are described as ‘peasant’ attitudes: passivity in social and working life, religious and nationalistic prejudices, hostile reactions to the decisions of the party cell.”” (pag 73-74) 1929. Grande crisi e mutamento economico e sociale. “”As the great leap unfolded, the way they had governed the country before 1929 must in retrospect have seemed like simplicity itself. The object of government was now literrally in perpetual motion. This enormous fluidity in society and istitutions was, of course, the result of the speed and scale of the transformation that had been embarked on. By definition, it was inevitable, and corrigible only in the long run. However, especially in the early 1930s, the regime had to undertake its enormous economic tasks in the here and now, while confronting intese social ferment.”” (pag 79) LEWIN Moshe noto studioso di storia russa e sovietica insegna all’ University of Pennsylvania.”,”RUSS-192″
“LEWIN Moshe, a cura di Andrea GRAZIOSI”,”Storia sociale dello stalinismo.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham.”,”RUSU-023-FL”
“LEWIN Moshe”,”Economia e politica nella società sovietica. Il dibattito economico nell’URSS da Bucharin alle riforme degli anni sessanta.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham.”,”RUSU-027-FL”
“LEWIN Moshe”,”The Soviet Century.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. Preface, Introduction, Glossary of Russian Terms, Appendices tabelle, Note on Sources ad References, Index,”,”RUSS-040-FL”
“LEWIN Moshe”,”L’ultima battaglia di Lenin.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922. Lenin e la ritirata strategica. “”(…) come giustificare teoricamente la NEP [Nuova Politica Economica], quale definizione strategica darne? In rapporto al periodo precedente si trattava di una «ritirata» – e cioè non si rinunziava né ai fini né ai metodi del comunismo di guerra, che si consideravano tutt’al più prematuri, – oppure si era, al contrario, ripresa la linea più giusta adottata nella primavera del 1918? Da quest’ultimo punto di vista il comunismo di guerra non era altro che una scelta contingente in gran parte sbagliata (7). Lenin non opta chiaramente né per l’una né per l’altra di queste due idee; ma nel suo ultimo discorso tornerà al concetto di una «ritirata», di un indietreggiare per meglio prender la rincorsa (8). Tutto questo non forniva una spiegazione sufficiente della NEP. Lungo periodo di transizione, essa doveva essere necessariamente all’inizio una ritirata strategica, e poi una ripresa della marcia in avanti. Lenin cercò di mettere un po’ d’ordine in tale confusione avanzando la teoria del «capitalismo di Stato», che egli formulò nel suo scritto ‘Sull’imposta in natura’ al momento del lancio della NEP, senza che si fosse totalmente abbandonata la tesi dell’inizio della tappa socialista. Questo concetto, già utilizzato dopo la rivoluzione di febbraio e ancora all’inizio del 1918, s’ispira all’esperienza dell’economia di guerra tedesca, fortemente statalizzata e rigidamente controllata. Nel quadro dell’economia sovietica esisteva tuttavia una differenza sostanziale: lo Stato non era capitalista ma proletario, ed occupava direttamente importanti posizioni economiche. Lenin impiegava il termine di «capitalismo di Stato» in quanto dava per scontata la collaborazione del capitalismo russo e soprattutto del grande capitale straniero: pensava che la Russia necessitava di un lungo periodo di sviluppo capitalistico per assimilare i metodi di organizzazione e le competenze tecniche, che lo Stato operaio non possedeva ancora. Quest’ultimo doveva evidentemente restare costantemente vigilante e forgiarsi i necessari metodi di sorveglianza e di controllo. Lenin sperava dunque di costruire il socialismo «con mani straniere», pensando che queste non avrebbero disconosciuto l’interesse del profitto che in simile circostanza avrebbero potuto trarne. Un’altra particolarità di questa teoria contribuì a renderla accettabile per altri dirigenti, e tra essi, Preobrazenskij, Bucharin e anche Trockij, sebbene con molte riserve. Secondo Lenin in quel momento il principale nemico dello Stato non era il grande capitale, bensì il settore piccolo-borghese, anarchico, frazionato, sfidante qualsiasi pianificazione e qualsiasi disciplina statale. Soltanto il grande capitale offriva caratteristiche utili al progresso, e precisamente la sua capacità di organizzare in grande scala, la sua tendenza a pianificare, il senso della disciplina. E’ per tali ragioni che lo Stato operaio doveva concludere con esso un’alleanza per combattere l’influenza perniciosa della piccola borghesia oscillante. Lenin afferma: «Si tratta di un contratto, di un blocco, di un’alleanza del potere statale sovietico, cioè proletario, col capitalismo di Stato, contro l’elemento piccolo-proprietario (patriarcale e piccolo borghese)», ed in un testo anteriore dello stesso anno cita un giudizio già avanzato nel 1918, precisamente che: «…bisogna denunciare l’errore di coloro che non vedono le condizioni economiche piccolo-borghesi e l’elemento piccolo-borghese come il ‘principale’ nemico del socialismo» (9)”” (pag 37-39) [(7) Cfr. Carr, ‘La rivoluzione bolscevica’, Einaudi, Torino, 1964, pp. 680 sgg.; (8) Socinenija, vol. XLV, p. 302; (9) Soc., vol. XLIV, p. 108, e vol. XLIII, p. 206 [Cfr. i passi sopra citati nell’articolo di Lenin ‘Sull’imposta in natura’, pubblicato in opuscolo nel maggio 1921, in ‘Opere’, vol. XXXII, pp. 309-44] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-060-FL”
“LEWIN Moshe”,”Stalinism and the Seeds of Soviet Reform. The Debates of the 1960s.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922. Foreword to 1991 Edition, Note about this edition, Author’s corrections to 1991 edition, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Glossary, Index,”,”RUSU-089-FL”
“LEWIN Moshe”,”Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922.”,”RUSU-098-FL”
“LEWIN Moshe”,”La Russia in una nuova era. Una interpretazione storica.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922.”,”RUSx-197-FL”
“LEWIN Moshe”,”L’ultima battaglia di Lenin.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. Lenin chiede il dossier sulla commissione d’inchiesta di Dzerzinskij in Georgia (sull’operao d Ordzonikidze e Stalin…) (pag 108-109)”,”LENS-018-FV”
“LEWINSOHN Richard”,”Histoire de l’ inflation. Le déplacement de la richesse en Europe (1914-1925).”,”Il libro si incentra principalmente sulla Germania del primo dopoguerra. “”Una ventina di banche più o meno fortemente interessate nel consortium, e tra cui tutte le banche berlinesi, si raggrupparono dunque, per sostenere Stinnes, in un consorzio diretto dalla Darmstädter Bank e la Nationalbank, e intrepresero il pagamento dei debiti di Stinnes. Gli impegni correnti che il consortium Stinnes aveva contratto presso le banche, e che si elevavano a una cinquantina di milioni di marchi, dovevano essere riportati provvisoriamente per sei mesi, e 40 milioni furono forniti per liquidare il resto del passivo. Così si sperava di cavarsela con 90 milioni. L’ insieme dell’ attivo del consortium Stinnes era valutato da 180 a 200 milioni, si pensava che la famiglia Stinnes dovesse possedere ancora un centinaio di milioni, ovvero sicuramente una delle maggiori fortune della Germania. Dal lato delle banche, si aveva la sensazione di compiere un dovere verso l’ economia del paese, ma, inoltre, sembrava all’ inizio che fosse un buon affare (…). Ma il consortium Stinnes si presentò ben presto sotto un altro aspetto che non poteva esere previsto dopo il primo inventario presentato da Hugo Stinnes. I creditori si presentarono sempre più numerosi e il debito si andò accumulando.”” (pag 136-137)”,”EURE-037″
“LEWINSOHN Richard (Morus)”,”Gli animali nella storia della civiltà.”,”””E così l’influenza dell’uomo sul regno animale si allarga anche mediante questi effetti involontari della civilizzazione. L’influenza volontaria agisce in verità soltanto su poche famigile e su poche centinaia di specie. Agli zoologi, che dedicano con lo stesso interesse agli animali grandi e a quelli minimi, può apparire cosa di ben scarso rilievo che l’uomo distrugga qualche specie, ne moltiplichi altre artificialmente e altre ne adatti quantitativamente alle proprie esigenze secondo i principi del maltusianeismo. Attualmente si conoscono circa un milione e mezzo di specie, e ogni anno se ne registrano altre diecimila nuove. Che importanza può quindi avere tutto il lavorio dell’uomo di fronte a questa quantità e varieta?”” (pag 435)”,”STOS-016-FSD”
“LEWIS Bernard”,”Gli arabi nella storia.”,”Bernard LEWIS è Prof di studi del Vicino Oriente nell’Univ di Princeton. Molte delle sue opere sono tradotte in italiano.”,”VIOx-033″
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti. Indagine su un conflitto e su un pregiudizio.”,”Questo libro non ripropone solo la semplice ricostruzione di un evento tragico come l’ Olocausto, ma rintraccia, attraverso un ricco apparato documentario, le premesse storiche politiche e culturali di un pregiudizio e di una violenza che ha trovato nel Medio Oriente condizioni particolarmente fertili di attecchimento. Come mostra l’A, l’ antisemitismo ha uno statuto plurisecolare ed è riconducibile a modelli culturali già presenti nell’antichità e attivi nella vicenda del cristianesimo in Europa. LEWIS Bernard è uno dei più autorevoli islamisti viventi. Ha insegnato all’Univ di Princeton nell’ Istituto per gli studi sul Medio Oriente. E’ autore di numerosi libri tra cui: – Europa barbara e infedele. I musulmani alla scoperta dell’ Europa. MONDADORI. 1983 – The Middle East and the West. 1968 – The Jews of Islam. 1984 – I musulmani alla scoperta dell’Europa. 1991 – Il linguaggio politico dell’ Islam. 1991 – Gli ebrei nel mondo islamico. 1991″,”EBRx-012″
“LEWIS Bernard”,”I musulmani alla scoperta dell’ Europa.”,”Bernard LEWIS (Londra, 1916) è Cleveland E. Dodge Professor Emeritus di studi medio-orientali alla Princeton University. Tra i maggiori esperti di storia dell’ Islam. Ha pubblicato per la Laterza: ‘Il linguaggio politico dell’ Islam’ (1991).”,”VIOx-040″
“LEWIS Bernard”,”Il linguaggio politico dell’ Islam.”,”Bernard LEWIS (Londra, 1916) è Cleveland E. Dodge Professor Emeritus di studi medio-orientali alla Princeton University. Tra i più esperti sotrici dell’ Islam, è noto in Italia per ‘Europa barbara e infedele’ (MILANO, 1983).”,”VIOx-046″
“LEWIS Bernard”,”Islam et laicité. La naissance de la Turquie moderne.”,”LEWIS orientalista di reputazione internazionale è professore all’Univ di Princeton.”,”TURx-010″
“LEWIS Bernard”,”Le molte identità del Medio Oriente.”,”LEWIS Bernard è Professore emerito di Near Eastern Studies nell’ Università di Princeton.”,”VIOx-076″
“LEWIS Bernard”,”Il suicidio dell’ Islam. In che cosa ha sbagliato la civiltà mediorientale.”,”LEWIS Bernard (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Questo libro è stato scritto alla vigilia dell’ 11 settembre 2001. E’ un’ invito all’ autocritica e a piantarla col vittimismo rivolto ai paesi mediorientali. “”La legge islamica, a differenza della legge romana e di quelle da essa derivate, non riconosce istituzioni dotate di personalità giuridica, e perciò non esistono equivalenti islamici di enti occidentali come il comune, il monastero o l’ istituto universitario. Le città erano perlopiù governate da funzionari regi, mentre i conventi e le università erano sovvenzionati da waqf regi o privati. Nella società musulmana tradizionale c’erano però altri gruppi di notevole validità e importanza. Quelli, per esempio, basati sulla parentela, come la famiglia, il clan, la tribù; o sulla fede, spesso collegati fra loro dall’ appartenenza comune a una confraternita sufi; o sul mestiere, riuniti in una corporazione; o sul quartiere o la vicinanza all’interno di una città. Molto spesso questi gruppi si sovrapponevano o addirittura coincidevano, e la vita di una città musulmana era determinata in gran parte dalla loro azione reciproca.”” (pag 121)”,”VIOx-112″
“LEWIS Bernard”,”La crisi dell’ Islam. Le radici dell’ odio verso l’ Occidente.”,”LEWIS Bernard (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Tra le sue opere ‘Semiti e antisemiti’ (1990), ‘Il linguaggio politico dell’ Islam’, ‘Gli Assassini’, ‘Il suicidio dell’ Islam’. “”Ma certamente l’ imperialismo, e più in generale l’ influenza occidentale o europea, ebbe importanti conseguenze negative, anche in quei paesi che riuscirono a conservare l’ indipendenza politica come la Turchia e l’ Iran. Effetti rilevanti della modernizzazione sono il rafforzamento dell’ autorità dello stato attraverso il potenziamento degli apparati di sorveglianza, repressione e indottrinamento, mentre diventano più deboli o spariscono del tutto quei poteri intermedi che nell’ ordine tradizionale limitavano il potere reale dei sovrani assoluti. Le trasformazioni sociali e il venir meno degli antichi rapporti e doveri sociali hanno nuociuto molto alla società e hanno creato nuove spaccature e contrasti che le comunicazioni moderne rendono ancor più visibili. Già nel 1832 un acuto osservatore britannico, un giovane ufficiale di marina di nome Adolphus Slade, notò questa differenza fra quelle che chiamò la vecchia e la nuova nobiltà. La vecchia nobiltà, disse, vive del suo patrimonio. Quanto alla nuova, il suo patrimonio è lo stato. Questo in gran parte della regione rimane vero anche oggi.”” (pag 59)”,”GOPx-003″
“LEWIS Ioan M.”,”Prospettive di antropologia.”,”Riti di passaggio. Passaggio da uno stato all’ altro. “”Van Gennep notò acutamente che l’ intero processo è in genere articolato su tre elementi fondamentali: la separazione iniziale del vecchio status (tesi); la fase intermedia dell’essere un nulla in un luogo “”inesistente”” – una situazione del tipo “”Aspettando Godot”” (antitesi); infine la definitiva acquisizione del nuovo status (sintesi). (…) Levi-Strauss e i suoi discepoli direbbero che c’è un rapporto dialettico tra il vecchio stato e il nuovo: l’ individuo passa infatti successivamente attraverso entrambi e, diventato uomo, non può dimenticare completamente di essere stato un ragazzo. (…)”” (pag 126) La morte. Ci può essere utile il riferimento dell’ affermazione di Thomas Mann che, tutto sommato, la morte di un uomo è una faccenda che riguarda più chi sopravvive che chi muore. Può suonare cinico, ma fermatevi un attimo a considerarne tutti gli aspetti. Nelle piccole comunità tribali, e fino a un certo punto anche nella nostra, chi muore lascia non solo proprietà (mogli incluse) da ridistribuire, ma anche una serie di ruoli e di status sociali da suddividere e riassegnare prima che si possa riparare la falla prodotta dal decesso nel tessuto sociale. La morte sfida la banale inadeguatezza della comune espressione consolatoria “”nessuno è indispensabile””.”” (pag 126-127)”,”SCIx-259″
“LEWIS W. Arthur”,”Teoria della sviluppo economico.”,”LEWIS W. A è uno studioso di origine giamaicana e insegnante di economia all’Univ. di Manchester.”,”ECOI-258″
“LEWIS Ben MACNAIR Mike (McNAIR), PARVUS (HELFAND Aleksandr)”,”- World War I: SPD left’s dirty secret. – Parvus’s ‘Fourth of August’. Section of the left also adopted a German-defencist position during 1914-18. – Parvus: for German victory. New translations shed light on the thinking of socialists who ended up supporting ‘their’ side in WWI. Mike Macnair introduces a second Parvus article.”,”MACNAIR Mike o McNAIR fa parte del Provisional Central Committee del CPGB, Partito comunista della Gran Bretagna. Ha pubblicato ‘Revolutionary Strategy’ (2008) Questione SPD- crediti di guerra in Germania, tesi continuità e non rottura con la fase precedente. “”Almost all historians agree that August 4 1914 was a milestone in the history of European socialism. But was the vote, and the consequent policy of ‘Burgfrieden’ (social peace), a break with or a continuation of earlier perspectives? Was it a necessary outcome of the party’s development before 1914 – in particular its approval of the government’s Military Tax Bill to enlarge the German army (1913), on the basis that this bill introduced progressive property taxation? (3). In his ‘German social democracy, 1905-1917’, Carl E. Schorske argues that “”the vote for the war credits on August 4 1914 is but the logical end of a clear line of development”” (4). Susan Miller (5) by contrast, accepts that reformism had come to dominate the party, but states: “”the question is merely whether a reformist policy necessarily had to the lead to the decision of August 3″” (when the majority of the party’s Reichstag fraction agreed on the action to be taken the following day). Could another decision have been possible?”” (pag 2/11)”,”MGER-135″
“LEWIS Bernard”,”L’Europa e l’Islam.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”VIOx-033-FL”
“LEWIS Bernard”,”Uno sguardo dal Medio Oriente.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein. Anche alcuni articoli pubblicati sul Wall Street Journal”,”VIOx-034-FL”
“LEWIS Bernard”,”Gli ebrei nel mondo islamico.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”EBRx-009-FL”
“LEWIS Bernard”,”Le molte identità del Medio Oriente.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”VIOx-058-FL”
“LEWIS Bernard”,”La rinascita Islamica.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi dul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-066-FL”
“LEWIS Bernard”,”Il suicidio dell’Islam. In che cosa ha sbagliato la civiltà mediorientale.”,”Bernard Lewis (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Tra le sue opere: Semiti e Antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Europa barbara e infedele, Gli assassini Il Medio Oriente.”,”VIOx-076-FL”
“LEWIS Bernard”,”La costruzione del Medio Oriente.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi dul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-096-FL”
“LEWIS David”,”The Man Who Invented Hitler.”,”David Lewis è un autore di successo che ha scritto ampiamente sulla storia del Terzo Reich. Psicologo ha ottenuto il dottorato all’Università del Sussez dove ha insegnato psicologia clinica e psicopatologia. Vive nell’East Sussex. Hitler da soldato qualunque sul fronte francese perse temporaneamente la vista per via dei gas. Durante questo periodo non diede mai segni di leadership. Ma dopo qualche mese dall’armistizio iniziò a costruire il partito nazista in cui emerse la sua emergente personalità. Quali le cause di questo repentino cambiamento? L’autore rivela che Hitler subì trattamenti in un ospedale psichiatrico e il dottore che lo ebbe in cura, Edmund Forster, contribuì inintenzionalmente a questo drammatico cambiamento.”,”GERN-009-FV”
“LEWIS Bernard”,”Il Medio Oriente. Duemila anni di storia.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-107-FL”
“LEWIS Bernard”,”I Musulmani alla scoperta dell’Europa.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-113-FL”
“LEWIS Bernard”,”Gli arabi nella storia.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-117-FL”
“LEWIS Bernard”,”Razza e colore nell’Islam.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-126-FL”
“LEWIS Irving Clarence LANGFORD Cooper Harold”,”Symbolic Logic.”,”Preface, Editor’s Introduction, Appendix: I. The Use of Dots as Brackets, II. The Structure of the System of Strict Implication, III. Final Note on System S2, Figure, Formule, Index, Contiene molte formule matematiche”,”SCIx-148-FL”
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”EBRx-021-FL”
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-133-FL”
“LEWIS W. Arthur”,”Teoria dello sviluppo economico.”,”W. Arthur Lewis è uno studioso di origine giamaicana e insegnante di Economia politica all’Università di Manchester.”,”ECOI-397″
“LEWIS David”,”Counterfactuals.”,”In memoria di Richard Montague”,”VARx-026-FRR”
“LEWIS Sinclair”,”Babbitt.”,”Sinclair Lews è nato nel 1885, a Sauk Center, una piccola città del Minnesota. Figlio d’un medico, ha compiuto gli studi universitari a Yale, una delle grandi università degli Stati Uniti. Collaborò a vari giornali in provincia; e salvo qualche breve periodo a Washington e a Nuova York, egli ha trascorso gran parte della sua esistenza viaggiando gli Stati Uniti in lungo e in largo, per lo più in automobile, sostando ora pochi giorni, ora mesi interi in un luogo o nell’altro. Probabilmente ciò gli ha valso quella profonda conoscenza dei caratteri essenziali del suo paese, della vita di provincia, di quella vita borghese e tipicamente americana ch’egli ha magistralmente dipinto nei suoi libri. Lewis debuttò come romanziere nel 1914 con un volume in gran parte autobiografico. Dal 1914 al ’19 seguirono altri volumi di minor conto; finché nel 1920 egli si affermava solidamente con “”Main Street””, romanzo di vita provinciale, in cui sono descritte le esperienze di una donna, moderna e coraggiosa, una dottoressa in medicina, nell’ambiente meschino della piccola città in cui vive. “”Main Street”” è considerato oggi ancora come uno dei migliori libri di Sinclair Lewis; già fin da allora egli batte in breccia contro certi essenziali caratteri della vita e della mentalità del suo popolo; e tutta la sua arte è una critica , una requisitoria implacabile, una incessante rettifca della civiltà e dello spirito americano. Questo stato d’animo raggiunge il suo diapason in “”Babbitt”” (1922). A Lewis è stato conferito nel 1931 il premio Nobel per la letteratura, e rappresenta in certo modo la sanzione del mondo intellettuale alla moderna letteratura nord-americana. Zenith’s gleaming, modern landscape of skyscrapers, factories, and automobiles seems like a paradise of post-World War I prosperity. Babbitt’s neighborhood, Floral Heights, contains neat rows of pleasant, comfortable homes, replete with all the modern conveniences. However, once one takes a look inside the houses, one notices there is a false, brittle cheer to Zenith’s middle-class lifestyle. Zenith and its citizens are characterized by a depressing sameness and a vicious competition for social status and wealth. Babbitt is a satire on the conformity, hypocrisy, and ignorance endemic to the American middle class. The houses of Zenith’s middle class look the same as middle-class houses all over the country, and the same “”modern conveniences”” furnish all of those identical houses. Perhaps most damning, Lewis portrays Zenith’s middle-class citizens as similarly standard, completely circumscribed by their comfortable, homogenized world. Through the experiences of Babbitt, the novel’s title character who rebels against the middle-class community of which he is a part, Babbitt seeks to expose the hypocrisy and emptiness underlying middle-class life. https://www.sparknotes.com/lit/babbitt/section13/ traduzione: Lo scintillante e moderno paesaggio di Zenith fatto di grattacieli, fabbriche e automobili sembra un paradiso della prosperità del dopoguerra. Il quartiere di Babbitt, Floral Heights, contiene file ordinate di case piacevoli e confortevoli, piene di tutti i comfort moderni. Tuttavia, una volta che si dà un’occhiata all’interno delle case, si nota che c’è una falsa, fragile allegria nello stile di vita della classe media di Zenith. Zenith e i suoi cittadini sono caratterizzati da un’identità deprimente e da una feroce competizione per lo status sociale e la ricchezza. Babbitt è una satira sul conformismo, l’ipocrisia e l’ignoranza endemica della classe media americana. Le case della classe media di Zenith hanno lo stesso aspetto delle case della classe media in tutto il paese, e le stesse “”convenienze moderne”” arredano tutte quelle case identiche. Forse la cosa più schiacciante, Lewis ritrae i cittadini della classe media di Zenith come standard simili, completamente circoscritti dal loro mondo confortevole e omogeneo. Attraverso le esperienze di Babbitt, il personaggio del titolo del romanzo che si ribella alla comunità della classe media di cui fa parte, Babbitt cerca di smascherare l’ipocrisia e il vuoto alla base della vita della classe media. Lewis mette alla berlina la comunità zenitale della classe media come irrimediabilmente compiacente, incapace di pensare con la propria testa, materialista, preoccupata solo dell’apparenza e dello status sociale, incolta in termini di arte, ipocrita nel suo sostegno all’etica e religiosa solo nella misura in cui aiuta i cittadini ‘ posizione sociale. Lewis ritrae la comunità della classe media come se trattasse tutto come un affare, motivato solo dal desiderio di cose superficiali. Dipinge inoltre la classe media come incapace di sfuggire al suo modo di vivere vuoto, anche se molti singoli membri della società della classe media si trovano insoddisfatti e annoiati dalla vita. Attraverso la breve relazione di Babbitt con Tanis, Lewis infilza allo stesso modo l’alternativa “”bohémien”” alla vita della classe media,Babbitt proclama, è vacuità. La satira potente ma piuttosto facile è complicata dalla risposta di Babbitt quando Myra si ammala. Ritornando al mondo della classe media di cui ora può vedere chiaramente i difetti, Babbitt si assume la responsabilità delle sue scelte. Accetta il mondo della classe media che trova così insoddisfacente non come qualcosa che gli è successo, ma come qualcosa che ha contribuito a creare. Babbitt stesso non è in grado di sfuggire alla sua creazione, ma attraverso suo figlio, Ted, la cui decisione di abbandonare la scuola Babbitt sostiene, Babbitt riconosce e abbraccia la possibilità che le generazioni future possano trovare una via d’uscita dalla palude vuota che la società della classe media era diventata .”,”VARx-029-FGB”
“LEWIS Roy”,”Il più grande uomo scimmia del Pleistocene.”,”Roy Lewis è nato nel 1913 e per molti anni ha lavorato come giornalista per il ‘Times’ e l”Economist’. Ha pubblicato varie opere di saggistica e il suo primo romanzo è stato ‘Il più grande uomo scimmia del Pleistocene’.”,”VARx-069-FRR”
“LEWIS C.S.”,”L’allegoria d’amore. Saggio sulla tradizione medievale.”,”C.S. Lewis, nato a Belfast nel 1898 è morto a Cambridge nel 1963. Aveva la cattedra di letteratura inglese medievale e rinascimentale nel 1963. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘A Preface to Paradise Lost’ (1942).”,”STMED-073-FSD”
“LEWIS Michael”,”The History of the British Navy. A connected story of the first and often the last line of British defence.”,”LEWIS Michael Arthur: (3/1/1890-27/2/1970). La famiglia proveniva dalla piccola nobiltà terriera del Carmarthenshire e di forte tradizione clericale. Gestirono locande che gli permisero un buon tenore di vita. Il padre aveva tra i propri avi un Marinaio e un Giudice. Lewis è stato uno storico navale britannico, scrittore di narrativa. Professore di Storia e Inglese al Royal Naval College di Greenwich, tra il 1934 e il 1955. Durante la Prima guerra mondiale prestò servizio nei Royal Marines dal 1914 al 1918, diventando tenente. «La prima parte si chiama The Old Navy. Qui “”Marina”” significa ciò che intendevano gli inglesi dell’epoca: “”Tutte le navi inglesi e tutti i marinai inglesi””. Così un elisabettiano, se rinascesse oggi, considererebbe istintivamente sia H.M.S. Vanguard (più equipaggio) e il transatlantico Queen Elizabeth (più equipaggio) come componenti della “”Marina””. Eppure anche lui farebbe una distinzione. La Vanguard sarebbe “”della Marina Reale””, poiché anche allora la Corona era solita dare il suo contributo all’intera Marina. Quel contributo, tuttavia, fu strettamente personale. Le singole “”navi della regina (o del re)”” che componevano la Marina reale erano in tutti i sensi proprietà privata della Corona, costruite a proprie spese e utilizzate per i propri scopi, che potevano o meno essere scopi statali. Tuttavia, poiché raramente c’erano abbastanza navi del Re per eseguire la politica navale dello Stato, il resto della “”Marina”” – tutte le altre navi inglesi, tutte di proprietà privata ed equipaggiate da sudditi della Corona – veniva periodicamente convocato, sia a noleggio che su commissione, per irrobustire lo sforzo. Ciò accadeva ogni volta che si presentava una situazione fuori dall’ordinario, di cui la più comune, ovviamente, era la guerra. Ma venivano sempre riconsegnate una volta terminata l’emergenza. Questo tipo di sforzo marittimo instabile e spasmodico ha funzionato finchè l’impegno marittimo rimase poco complesso. (…) Quindi essendo la necessità madre dell’invenzione, la Corona, responsabile della politica navale, iniziò a produrre navi (,,,) specializzate, monouso -navi da guerra- e, gradualmente, ufficiali e uomini per gestirle. (…) Nel frattempo arriva la rivoluzione che conclude la prima parte. A metà del XVII secolo la stessa Marina Reale cambiò padrone. Quando “”lo Stato”” strappò la sovranità alla “”Corona””, il Re smise di finanziarla e mantenerla e il “”Popolo”” si fece carico del compito. Questa forza marittima appena organizzata- e la Seconda parte -sono qui chiamate Royal Navy, il nome conferitole da Carlo II, il primo re che non la possedeva più. Quel nome è rimasto. La Royal Navy divenne, ed è tuttora, la forza marittima britannica permanente, professionale e gestita dalla nazione. (…) creò l’impero britannico. Eppure ci deve essere una terza parte: The New Navy. La guerra stessa divenne sempre più grande, finchè scoprimmo, non senza allarme, che la nostra impareggiabile Royal Navy da sola non era più in grado di far fronte ai nostri crescenti impegni in mare. Bisognava allora richiamare quegli elementi che nel XVII secolo erano stati scartati, riunendo ancora una volta “”tutte le navi britanniche e tutti i marinai britannici”” (…)» (dall’Introduzione pag 7-8; traduz.d.r.) «La Rivoluzione francese ha sconvolto molto più della struttura politica e sociale della Francia. Ha cambiato il mondo intero e la sua visione; in particolare. ha cambiato la guerra e l’atteggiamento degli uomini nei suoi confronti. In precedenza le guerre erano affari interstatali o dinastici (…) Ma il cencioso Esercito francese della Rivoluzione non era affatto un esercito””governativo”” professionale: era un esercito nazionale. (…) risultato dell’inadeguatezza delle forze armate puramente professionali; primi segnali del venir meno della distinzione tra “”combattenti”” e “”non combattenti””.» (pag 172, 173; traduz. d.r.)”,”QMIN-108-FSL”
“LEWONTIN Richard”,”Il sogno del genoma umano e altre illusioni della scienza.”,”Richard Lewontin, genetista di livello internazionale, è direttore di ricerca alla Harvard University. É autore di numerosi libri tra cui, La diversità umana, Biologia come ideologia, Gene, organismo e ambiente.”,”SCIx-114-FL”
“LEWY Guenter”,”L’Eglise catholique et l’Allemagne nazie.”,”Chiesa cattolica prima del 1933, Vescovi contro il nazismo, politica Partito del centro, primi giorni governo Hitler concordato 20 luglio 1933 grande riconciliazione, conferenza episcopale di Fulda, integrazione in 3° Reich, organizzazioni cattoliche in crisi, lotta ideologica, Chiesa e politica estera nazismo, 2° GM, scontro su eugenismo, questione ebrei ruolo Papa, Q della resistenza tedesca, i vescovi condannano la rivolta, la Chiesa e il totalitarismo, morale e politica”,”RELC-015″
“LEWY Guenter”,”Il massacro degli Armeni. Un genocidio controverso.”,”Guenter Lewy insegna Scienza della politica all’Università Amherst del Massachusetts. Storico dei totalitarismi e delle relazioni tra Germania e Stati Uniti, ha pubblicato per Einaudi La persecuzione nazista degli zingari.”,”TURx-007-FL”
“LEWYTZKYJ Borys”,”Die linke Opposition in der Sowjetunion. Systemkritik Programme Dokumente.”,”LEWYTZKYJ Borys, ucraino, è nato nel 1915. Nei suoi studi ha approfondito il problema sociale, sindacale e i problemi di politica interna dell’ URSS, lo stalinismo e il fenomeno del terrore.”,”RUSU-127″
“LEWYTZKYJ Borys”,”Die linke Opposition in der Sowjetunion. Systemkritik Programme Dokumente.”,”LEWYTZKYJ B. è nato a Vienna nel 1915, di origini ucraine, ha studiato e si è laureato a Lemberg e ha vissuto a Monaco. Il suo interesse di studio è stata la politica interna e la questione sociale in URSS. Ha pubblicato i suoi lavori in varie lingue. Tra i suoi libri: ‘Die Gewerkschaften in der Sowjetunion’ (1970), ‘Politische Opposition in der Sowjetunion’ (1972,1973), ‘The Stalinist Terror in the Thiertes’ (1973).”,”RUSS-159″
“LEWYTZKYJ Borys”,”L’ Inquisition Rouge. De la Tcheka au NKVD. L’ histoire d’un systeme policier. (Tit.orig.: Die Rote Inquisition)”,”””Après le pacte germano-soviétique. Le 17 septembre 1939, l’Armée rouge franchit la frontière polonaise et occupa l’Ukraine et la Biélorussie occidentales. Les deux territoires polonais furent incorporés respectivement à l’Ukraine et à la Biélorussie soviétiques. Quand l’Allemagne envahit, en avril 1940, le Danemarck et la Norvège, l’Union soviétique accéléra les préparatifs de conquête de la Lituanie, de la Lettonie et de l’Estonie. En juillet, elle put envoyer des troupes dans ces pays qui furent annexés en 1940 et transformés en républiques fédérales. La Bessarabie et la Bucovine septentrionale suivirent en juin 1940. Ces événements provoquèrent de grands remous dans les rangs des tchékistes soviétiques à qui incombait le maintien de l'””ordre”” dans les régions nouvellement acquises. D’autre part, la guerre finno-soviétique donna naissance à des difficultés imprévues. (…) Dans les territoires polonais annexés, les grandes déportations commencèrent dès 1939, alors qu’en Lituanie et en Lettonie, les premières évacuations n’eurent lieu qu’en 1941. Quand l’armée allemande occupa, en juin 1941, la Lituanie, les administrateurs soviétiques n’eurent pas le temps d’emporter ou de détruire leurs archives. Les listes découvertes par les Allemands prouvent que 24% de la population lituanienne étaient condamnés à la déportation””. (pag 177-178)”,”RUSS-197″
“LEYDI Roberto, collaborazione di Sandra MANTOVANI e Cristina PEDERIVA”,”I canti popolari italiani. 120 testi e musiche.”,”I due ultimi capitoli: Canti di lavoro e sul lavoro Canti sociali e politici Roberto LEYDI (Ivrea 1928) docente di etnomusicologia alal Facoltà di lettere e filosofia Università di Bologna.”,”ITAS-150″
“LEYS Simon”,”Ombre cinesi. Il fenomeno totalitario in Cina.”,”LEYS Simon (pseudonimo) osservatore, storico giornalista, collabora a periodici politici e culturali francesi e internazionali. E’ considerato un sinologo competente. G. Orwell su calunnie menzogne: “”Il libello dovrebbe esser la forma letteraria di un’età come la nostra. Viviamo in un’epoca in cui le passioni politiche sono ardenti, in cui i veicoli della libera espressione diventano sempre più rari, e in cui la menzogna organizzata regna su scala fino a oggi sconosciuta. Per colmare le lacune della storia, il libello è l’arnese ideale”” (G. Orwell, The Collected Essays, Journalism and Letters of George Orwell, vol II, p. 285, Londra, 1968) (cit in apertura) (p. 7) Gilas su indignazione morale: “”In politica più che altrove comincia tutto con l’indignazione morale”” (Milovan Gilaas, Conversations with Stalin, Penguin Books, 1963, p. 93. ed. it. 1962. (cit. pag 13) Lu Xun su repubblica. “”Dio solo sa come la vita sarebbe felicemente semplificata se riuscissimo a persuaderci che solo la Cina morta dovrebbe essere oggertto delle nostre attenzioni! Sarebbe comodo mantenere il silenzio sulla Cina che vive e soffre, e comprare questo prezzo la possibilità di rivedere ancora una volta questa terra tanto amata, ma temo che un tale silenzio non sarebbe quello di cui parlava Lu Xun nelle sue celebri parole: “”John Stuart Mill ha detto che la dittatura rende gli uomini cinici. Non sospettava che ci sarebbero state repubbliche per renderli muti”” (4). (dall’introduzione dell’autore, 1973) (4) Lu Xun Chuanji, Pechino, vol. III, p. 396. Sarete sorpresi di travare molte citazioni di Lu Xun in questo piccolo libro. Il presidente Mao che lo considera come il maestro della Cina contemporanea, ritiene che la sua opera sia di scottante attualità. Io che l’ho appena riletta integralmente sono dello stesso avviso (S.L.) (cit. pag 15)”,”CINx-277″
“LEYS Simon”,”Ombre cinesi. Il fenomeno totalitario in Cina.”,”Simon Leys (pseudonimo), osservatore, storico, giornalista, collabora a numerosi periodici politico-culturali francesi e internazionali. Considerato sinologo di rara competenza, ha pubblicato Images brisées e Gli abiti nuovi del presidente Mao.”,”CINx-038-FL”
“LEYS Simon”,”Gli abiti nuovi del presidente Mao. Cronaca della “”rivoluzione culturale””.”,”Dalle pagine di questa dissacrante cronaca – la cui edizione francese è stata meritatamente un best-seller – esce a frantumi il mito maoista. Anzi esce a frantumi la stessa rivoluzione culturale proletaria, cui l’autore nega sostanza sia rivoluzionaria, sia culturale, sia proletaria. Scritto con stile agile ed arguto ma sorretto da un eccezionale supporto documentario di prima mano, questo lavoro d’uno dei più noti sinologi (Leys, pseudonimo d’un appassionato studioso della cultura e della storia cinese, autore di vari libri, è stato chiamato nello scorso anno ad insegnare nell’Università di Canberra, in Australia) non mancherà di scandalizzare chi ancora, nonostante tutte le evidenze, crede nella salvezza secondo Mao.”,”CINx-044-FL”
“LEZAY-MARNÉSIA Adrien CONSTANT Benjamin, a cura di Mauro BARBERIS”,”Ordine e libertà.”,” “”Il lettore odierno, sulla scorta di Furet e/o di qualcuno dei suoi emuli, potrebbe essere colpito dalla caratterizzazione constantiana del Terrore come sistema di governo, caratterizzazione affiorante almeno una volta nel testo (30). Naturalmente, in spunti come questo non si può certo leggere una tematizzazione del totalitarismo, tematizzazione che ne anticiperebbe di un secolo l’apparizione: dopotutto, nonostante le tante letture del Novantatre operate ‘à rebours’, a partire dalla Rivoluzione d’Ottobre, è difficile vedere nel regime instaurato dal Comitato di salute pubblica qualcosa di più e di diverso da un tentativo di canalizzare la violenza popolare, dandole degli obiettivi e anche dei limiti. È vero però che la caratterizzazione constantiana del Terrore rompe consapevolmente con l’opinione comune dei contemporanei, che lo consideravano alla stregua di una parentesi di ‘anarchie’. Proprio con quest’opera di Constant, in effetti, si affaccia per la prima volta l’ipotesi che il Terrore sia stato qualcosa di diverso: qualcosa che ha a che fare con lo Stato, piuttosto che con la sua negazione. La tesi che quello terroristico sia in realtà un governo come tutti gli altri – anzi, il governo più forte che abbia mai retto la Francia – sarà formulata, espressamente dalla Madame de Staël delle postume ‘Considérations sur la Révolution française’ (31). Ma già nei constantiani ‘Principes de politique applicables à tous les gouvernements’, terminati almeno nel 1806, si trova un lungo passo sul Terrore, e una sua assimilazione al dispotismo monarchico, che vale la pena di riportare per intero. Dopo aver qualificato l’ ‘anarchie’ (rivoluzionaria) e il ‘despotisme’ (d”ancien régime’) come le due forme di governo essenzialmente illegittime, Constant prosegue così: «D’altra parte, non so se questa distinzione, spesso ripetuta a favore del dispotismo, corrisponda alla realtà. Tra dispotismi e anarchia vi sono più somiglianze di quel che si pensi. Ai nostri giorni si è chiamato anarchia, cioè assenza di governo, il governo più dispotico che sia mai esistito sulla terra (…). Ma ciò equivale ad abusare dei termini. Il governo rivoluzionario non era certo un’assenza di governo (…). Tutto ciò era esecrabile, ma nient’affatto anarchico. Non è affatto per mancanza di governo che la Francia è stata sgozzata dai suoi boia: al contrario, essa è stata sgozzata perché dei boia la governavano. Non vi era dunque assenza di governo, ma presenza continua e onnipresente di un governo atroce» (32)”” (pag XXIII-XXIV, introduzione di Mauro Barberis, (in) ‘Ordine e libertà’, di Adrien Lezay-Marnésia e Benjamin Constant, a cura di M. Barberis, La Rosa editrice, Torino, 1995] [(31) Cfr. A.L.G. De Staël, ‘Considérations sur la Révolution française’ (1818), a cura di J. Godechot, Tallandier, Paris, 1983, p. 205: «è a torto che si qualifica questo governo come anarchico. Mai un’autorità più forte aveva regnato sulla Francia»; (32) B. Constant, ‘Principles de politique’, cit., pp. 23-24]”,”FRAR-005-FMB”
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, L2
“LE THANY KHOI”,”L’ economie de l’ Asie du Sud Est.”,”LE THANY KHOI è assistente alla facoltà di diritto e scienze economiche di Parigi, laureato in lettere, diplomato all’ Ecole Nationale des Langues orientales, diplomato dell’ Accademia di diritto internazionale dell’ Aia.”,”ASIx-069″
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”Storia di un paese: Montaillou. Un villaggio occitanico durante l’ inquisizione. Un grande libro della moderna storiogr
afia.”,”LE ROY LADURIE Emmanuel è professore al College de France. E’ autore di ‘Contadini di Linguadoca’ , ‘Le frontiere dello storico’, ‘Autobiografia 1945-1963’, ‘Il carnevale di Romans’, ‘Il denaro l’ amore la morte in Occitania’ “”In ogni caso, e anche quando sono eccentrici rispetto al territorio della comunità, la chiesa, la piazza di fronte alla chiesa, la messa e soprattutto i momenti che precedono e seguono la messa, sono tra i teatri privilegiati della socialità dei maschi: i villici dell’ alta Ariège dispongono di un posto privilegiato nel loro santuario parrocchiale (nel coro?) mentre le loro donne sono relegate nella navata? Non lo sappiamo. E’ certo comunqwue che la metà maschile della popolazione considera la chiesa del villaggio come cosa propria, come l’ edificio che i lavoratori del posto, comandati o volontari, hanno costruito con le loro mani callosa… Si ritiene, in questa prospettiva, che la gerarchia dei vescovi e dei parroci goda nei confronti della casa del culto soltanto di una specie di usufrutto: ‘la chiesa e le campane sono nostre, noi le abbiamo costruite, noi ci abbiamo comprato e messo tutte le cose necessarie: noi le teniamo in vita; guai al vescovo e ai preti che ci espellono dalla nostra chiesa parocchiale, che ci impediscono di ascoltare la messa e cifanno restare fuori sotto la pioggia’, dichiara, di fronte a un gruppo di contadini maschi scomunicati Raymond de Laburat.”” (pag 283) Montaillou is a small village and commune in southern France. It is in the eastern half of the Pyrenees in the Ariège département. The town is best known for being the subject of Emmanuel Le Roy Ladurie’s pioneering work of microhistory, Montaillou, village occitan. It analyzes the town in great detail over a thirty-year period from 1294 to 1324. Then a village of some 250 people, the daily routines of the people are in the records of Jacques Fournier, later Pope Benedict XII. Montaillou was one of the last bastions of the Albigensian heresy and as the local bishop, Fournier launched an extensive inquisition. This involved dozens of lengthy interviews with the locals, all of which were faithfully recorded, and incidences such as the arrest of the entire village, as occurred in 1308. When Fournier became Pope he brought the records with him and they remain to this day in the Vatican Library. For details of the castle, see Château de Montaillou. [edit] Residents of early 14th-century Montaillou Pierre Clergue, priest and head of the powerful Clergue family Bernard Clergue, brother of Pierre and the town bayle Raymond Clergue, younger brother of Pierre and Bernard Pons Clergue, the father of the Clergue brothers Guillaume Clergue, brother of Pons Raymond “”Pathau”” Clergue, bastard brother of Pons Mengarde Clergue, the mother of the Clergue brothers Bérenger de Roquefort, minor noble who served as the châtelain of the town until his death in 1302 Béatrice de Planissoles, much younger wife of Bérenger de Roquefort assumed the duties of châtelaine after his death. For a time the mistress of Pierre Clergue and others Jacques Alsen made vice-châtelaine after the death of Bérenger de Roquefort Raymond Roussel, the steward who took care of the estate of the châtelaine Guillaume Benet, head of the wealthy Benet household, first in town converted to Albigensianism Bernard Benet, son of Guillaume Benet, lands confiscated and forced to become a shepherd Raymond Belot, head of the wealthy Belot family Guillaume Belot, brother of Raymond (Wikip)”,”STOS-134″
“LE QUÉMENT Joël”,”Shanghai. À la croisée des chemins du monde.”,”LE QUÉMENT Joël è funzionario nella Commissione europea (Direzione generale della ricerca)”,”CINE-042″
“LE BLANC Paul”,”Lenin and the Revolutionary Party.”,”Paul Le Blanc is Associate Professor of History at La Roche College. He has written extensively on historical, social and political issues (including A Short History of the U.S. Working Class and Black Liberatin and the American Dream), and is Associate Editor of The Encyclopedia of Protest and Revolution. Introduction by Ernest MANDEL, Preface, Acknowledgments, Note to the Paperback Edition: Additional Sources since First Publication. Conclusion, Afterword: In the Wake of ‘Communism’s Collapse’ the Left Debates Leninism, Bibliography. Index,”,”LENS-35-FL”
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”L’Ancien Régime. I. Il trionfo dell’assolutismo: da Luigi XIII a Luigi XIV (1610-1715).”,”Emmanuel Le Roy Ladurie insegna al Collège de France. Tra le sue opere tradotte in italiano: Montaillou, Il carnevale di Romans, Tempo di festa, tempo di carestia, Il denaro, l’amore, la morte in Occitania, I contadini di Linguadoca, Autobiografia, La strega di Jasmin, Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”FRAA-004-FL”
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”L’Ancien Régime. II. Il declino dell’assolutismo l’epoca di Luigi XV (1715-1770).”,”Emmanuel Le Roy Ladurie insegna al Collège de France. Tra le sue opere tradotte in italiano: Montaillou, Il carnevale di Romans, Tempo di festa, tempo di carestia, Il denaro, l’amore, la morte in Occitania, I contadini di Linguadoca, Autobiografia, La strega di Jasmin, Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”FRAA-005-FL”
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”Emmanuel Le Roy Ladurie insegna al Collège de France. Tra le sue opere tradotte in italiano: Montaillou, Il carnevale di Romans, Tempo di festa, tempo di carestia, Il denaro, l’amore, la morte in Occitania, I contadini di Linguadoca, Autobiografia, La strega di Jasmin, Lo Stato del re. La Francia dal 1460 al 1610.”,”FRAA-006-FL”
“LE GOFF Jacques SOURNIA Jean-Charles a cura; saggi di Jean BOTTERO Claude MOSSE’ Françoise MICHEAU Danielle JACQUART Alain DEMURGER Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne DE-SAINT-ROMAIN Anne Marie MOULIN Robert DELORT Françoise BERIAC Delphine PINEL Marie-José IMBAULT-HUART Yves-Marie BERCE’ Roger-Henri GURRAND Annie SAUNIER Claude GAUVARD Jacques GELIS François LEBRUN Joseph BARRY Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne Marie MOULIN Arlette LEBIGRE François LEBRUN Pierre DARMON Huguette MEUNIER Gabriel DESERT Jacques BARRAU Jean-Charles SOURNIA”,”Per una storia delle malattie.”,”Saggi di Jean BOTTERO Claude MOSSE’ Françoise MICHEAU Danielle JACQUART Alain DEMURGER Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne DE-SAINT-ROMAIN Anne Marie MOULIN Robert DELORT Françoise BERIAC Delphine PINEL Marie-José IMBAULT-HUART Yves-Marie BERCE’ Roger-Henri GURRAND Annie SAUNIER Claude GAUVARD Jacques GELIS François LEBRUN Joseph BARRY Pierre DARMON Jacques LEONARD Anne Marie MOULIN Arlette LEBIGRE François LEBRUN Pierre DARMON Huguette MEUNIER Gabriel DESERT Jacques BARRAU Jean-Charles SOURNIA”,”STOS-196″
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”I contadini di Linguadoca.”,”Emmanuel Le Roy Ladurie è nato nel 1929 a Caen. Storico tra i più promettenti della giovane generazione (proviene dalla scuola di Braudel), ha insegnato a Montpellier e a Parigi (Ecole Pratique des Hautes Etudes – VI Sezione). É autore, tra l’altro, di una pregevole Histoire du climat depuis l’an mil.”,”STOS-020-FL”
“LE GOFF Jacques”,”San Luigi.”,”Jacques Le Goff, oggi uno dei maggiori studiosi di storia medievale, è direttore di ricerca all’École des Hautes Études en Sciences Socials, di cui è stato per vari anni presidente. Ha pubblicato: La civiltà dell’Occidente medievale, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Storia e memoria, La nascita del Purgatorio; ha inoltre collaborato alla Storia d’Italia, all’Enciclopedia e alla Letteratura italiana.”,”BIOx-016-FL”
“LE BLANC Paul a cura, saggi di Frederick DOUGLASS Martin DELANEY Sojourner TRUTH Harriet TUBMAN Ida B. WELLS-BARNETT Booker T. WASHINGTON W.E.B. DU BOIS Marcus GARVEY A. Philip RANDOLPH Paul ROBESON Bayard RUSTIN Ella BAKER MALCOM X Martiin LUTER KING Jr. Septima P. CLARK Vincent HARDING Adolph REED Jr. Alan WALD C.L.R. JAMES Steve BLOOM David FINKEL Amiri BARAKA BLACK PANTHER PARTY Angela Y. DAVIS Audre LORDE David ROEDIGER June JORDAN Alice WALKER Ronald TAKAKI Manning MARABLE Saladin MUHAMMAD”,”Black Liberation and the American Dream. Analysis, Strategy, Readings.”,”Paul Le Blanc is associate professor of history and dean of the school of arts and sciences at La Roche College. He is the author or editor of mani books, including A Short History of the U.S. Working Class. Preface, Introduction, Notes, Revolutionary Studies, Series Editor: Paul Le Blanc,”,”USAS-013-FL”
“LEA Henry Charles”,”Il processo ai Templari e altri roghi.”,”Chiesa cattolica inquisizione tortura Medioevo repressione libertà comunali minoranze locali culture marginali lotte di fazione Clemente V Malkaw Connecte Savonarola”,”RELC-037″
“LEA Henry Ch.”,”Storia dell’ inquisizione. Origine organizzazione. (Tit.orig.: The Inquisition of the Middle-Ages)”,” Come si bruciavano i libri (pag 297) Processi pubblici solenni, autodafé. Durante il grande autodafé tenuto da Bernardo Gui a Tolosa nell’aprile 1310 (durò da domenica 5 a giovedì 9) venti persone, condannati a varie pene e diciotto bruciate vive. La Chiesa si premurava che non ci fossero contatti tra i condannati e il popolo perché non ci fossero proteste pubbliche di innocenti condannati ingiustamente (pag 206)”,”RELC-029″
“LEA Henri-Charles”,”Histoire de l’Inquisition au Moyen Age. Tomes I et II. Origines et procédures de l’Inquisition. L’inquisition dans le divers pays de la chrétienté.”,”LEA Henri-Charles (1825-1909) ha diretto per 25 anni la libreria e la casa editrice familiare a Filadelfia. In seguito si dedica allo studio della storia medievale e in particolare della Chiesa cattolica romana. Durante questi anni di ricerche, milita nei movimenti di riforma politica di Filadelfia. Ha scritto varie opere. Pag 620-625″,”RELC-252″
“LEA John PILLING Geoff a cura; saggi di Doria PILLING Keith GIBBARD Geoff PILLING John LEA Cliff SLAUGHTER Peter FRYER”,”The Condition of Britain. Essays on Frederik Engels.”,”John Lea insegna criminologia alla Middlesex University è ed autore del volume’What is to be Done About Law and Order’ (Pluto Press, 1993). Geoff Pilling insegna economia politica alla Middlesex University ed è autore di ‘The Crisis of Keynesian Economics’ (1985)”,”MAES-198″
“LEAB Daniel J. a cura; saggi e notizie biografiche di David BRODY James A. HENRETTA Gary B. NASH Alfred YOUNG Edward PESSEN David MONTGOMERY Herbert G. GUTMAN H.M. GITELMAN James HOLT Paul B. WORTHMAN Melvyn DUBOFSKY Michael H. EBNER Alice KESSLER-HARRIS Frank STRICKER Daniel J. LEAB Daniel NELSON Sidney FINE Jashua FREEMAN Nancy GABIN Dale NEWMAN”,”The Labor History Reader.”,”Collana ‘The Working Class in American History’ consiglio editoriale: David BRODY, Herbert G. GUTMAN, David MONTGOMERY. Saggi e notizie biografiche di David BRODY, James A. HENRETTA, Gary B. NASH, Alfred YOUNG, Edward PESSEN, David MONTGOMERY, Herbert G. GUTMAN, H.M. GITELMAN, James HOLT, Paul B. WORTHMAN, Melvyn DUBOFSKY, Michael H. EBNER, Alice KESSLER-HARRIS, Frank STRICKER, Daniel J. LEAB, Daniel NELSON, Sidney FINE, Jashua FREEMAN, Nancy GABIN, Dale NEWMAN.”,”MUSx-059″
“LEACH Douglas Edward”,”Arms for Empire. A Military History of the British Colonies in North America, 1607-1763.”,”LEACH Douglas Edward (Providence, 27 maggio 1920 – 1luglio 2003). Una delle massime autorità in materia di storia coloniale americana del XVII secolo, Leach si laureò nel 1942. Dopo aver prestato servizio come Ufficiale di coperta nella Marina degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale con una formazione speciale in guerra antisommergibile. Ottenne il suo M.A. nel 1947 e il Dottorato di ricerca in storia americana alla Harvard University nel 1952. «Le battaglie hanno svolto un ruolo importante nel determinare il corso della storia. Il professor Leach ci ha fornito un lucido riassunto delle campagne militari nelle colonie britanniche del Nord America dallo sbarco a Jamestown alla rivolta di Pontiac. Le parti più preziose del libro sono le descrizioni delle battaglie e le analisi della strategia britannica, (…) Sebbene, (…), tutti abbiano sentito parlare della sconfitta di Braddock, e gli storici riconoscano che essa portò gli inglesi a rivalutare i loro metodi, vale la pena ricordare il sanguinoso scontro sul lago George, 63 giorni dopo, perchè pose dei limiti al successo delle armi francesi nel 1755. L’autore ha attinto saggiamente dai resoconti contemporanei e da alcuni dei migliori studi del XX secolo. Puntando sulla strategia, Leach riassume la maggior parte dei piani della campagna britannica e alcuni di quelli francesi e spagnoli per gli anni in cui si verificarono i combattimenti più pesanti. Per 70 anni gli inglesi promossero piani per conquistare la Nuova Francia. Nonostante i ripetuti fallimenti, i comandanti successivi tornaro più o meno allo stesso piano generale, una campagna a due o tre punte mirata al cuore del Canada. (…) Un sistema militare coloniale emerse come risultato di combattimenti con gli indiani prima della guerra di re Guglielmo. La tradizionale milizia inglese della contea fu il fondamento del sistema. (…) Sebbene il costo delle operazioni militari spesso provocasse i coloni, le forze reclutate dalla popolazione nativa non furono mai considerate strumenti di repressione. Durante la cruciale guerra franco-indiana molte colonie furono placate quando ricevettero un risarcimento finanziario dall’Inghilterra per le spese militari sostenute. I generali coloniali dilettanti, così diffusi fino al 1755, fecero il meglio che ci si sarebbe potuti aspettare». (dalla recensione del Book Reviews, Louis M. Waddel, Pennsylvania Historical and Museum Commission, vol. 41, 4/10/1974 traduz. d. r.).”,”UKIQ-012-FSL”
“LEAKEY Richard”,”Le origini dell’ umanità.”,”Richard LEAKEY è autore di numerosi saggi tra cui, pubblicati in IT, ‘Origini’ (con Roger LEWIN, 1979), ‘Il lungo viaggio dell’uomo’ (1981), ‘Le origini dell’uomo’ (1993). LEAKEY è figlio di due celebri antropologi Louis e Mary.”,”SCIx-001″
“LEAKEY L.S.B. GOODALL Vanne Morris”,”La scoperta delle origini dell’ uomo. Dieci decenni di ricerche sull’ evoluzione umana.”,”LEAKEY L.S.B. àè un noto antropologo. La signora GOODALL VanneMorris è una studiosa di letteratura antropologica. “”La profezia di Charles Darwin si sta avverando. Si vengono accumulando prove sempre più numerose, che indicano il continente africano; e particolarmente l’Africa centro-orientale, quale culla della Famiglia degli Ominidi, cui appartiene tutto il genere umano estinto e vivente””. (pag 158)”,”SCIx-266″
“LEAKEY Louis Seymour Bazett GOODALL Vanne Morris”,”La scoperta delle origini dell’uomo. Dieci decenni di ricerche sull’evoluzione umana.”,”L.S.B. Leakey è un noto antropologo. Vanne Morris Goodall è una studiosa di letteratura antropologica. “”Charles Darwin era nato all’inizio del secolo, nel 1809, e era nipote di Erasmus Darwin, il famoso naturalista inglese le cui teorie preannunciarono quelle che avrebbero reso il nome di Darwin uno dei più famosi della storia mondiale. I genitori di Darwin lo avevano destinato alla carriera di medico, ma la stella che doveva guidarlo per tutta la vita fu il suo profondo interesse per la storia naturale. Nel 1831, quand’era ancora studente all’Università di Cambridge, si convinse a prendere parte a una spedizione scientifica che avrebbe percorso per cinque anni i mari del Sud. La mente del giovane Darwin, che si imbarcò nel 1831 sulla H.M.S. Beagle, era ancora profondamente influenzata dalla dottrina della “”creazione distinta”” e dalla conseguente tesi dell’immutabilità di tutte le forme di vita animale e vegetale. Le numerosissime meraviglie naturali che osservò durante il viaggio, e di cui prese minuziosamente nota, lo condussero progressivamente a formulare la sua nuova e diversa teoria per spiegare la molteplicità delle specie e la loro origine. Quando la ‘Beagle’ incrociò fra le isole Galapagos, al largo delle coste del Sud America, Darwin fece delle accurate osservazioni e ne rimase meravigliato. “”Il mio più grande piacere, “” egli scrisse, “”derivava da quanto passava nella mia mente mentre, da solo, ammiravo i paesaggi viaggiando tra zone desertiche e selvagge e maestose foreste… raccogliendo cumuli di fatti in silenzio e solitudine””. Egli osservò come le forme degli uccelli e dei rettili, pur assomigliando chiaramente a quelle proprie del Sud America, variavano tuttavia da un’isola all’altra che il vascello toccava. Fu inoltre colpito dalla somiglianza tra forme fossili di creature gigantesche, come l’armadillo, e quelle dei suoi moderni corrispondenti, e dal fatto che ambedue si potevano trovare solo in Sud America. Darwin notò che creature viventi, anche se apparivano strettamente collegate, mostravano variazioni persino in località diverse all’interno di una stessa area geografica. Si convinse quindi sempre più, con l’accumularsi dei dati raccolti, che la teoria dell’immutabilità della specie era completamente insostenibile: le specie non erano costanti ma si modificavano continuamente. Le domande fondamentali in proposito erano: “”perché””, e “”come””. Poteva darsi che una creatura come il gigantesco armadillo estinto fosse un antenato di quello esistente, oppure che ambedue rappresentassero i due estremi di una specie avente la stessa origine? Darwin tornò in Inghilterra con un numero stupefacente di appunti, in cui aveva meticolosamente tenuto nota delle piante e delle creature viventi osservate nel suo viaggio. Il viaggio era durato cinque interi anni, e fu immortalato da Darwin nel suo libro ‘Il viaggio della Beagle’, pubblicato nel 1839. (…) Darwin lavorò per vent’anni sul materiale che aveva raccolto e formulò la sua teoria dell’evoluzione”” (pag 30-31)”,”SCIx-006-FGB”
“LEAR Edward”,”Diario di un viaggio a piedi. Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio – 9 settembre 1847).”,”””Fare sempre ciò che ci piace, ammirare o fermarci per disegnare, senza alcuna regola precisa””: in questa intesa stabilita con il fedele accompagnatore fin dall’inizio del cammino, si può riassumere il sginificato, lo scopo, il metodo di tutto il viaggio compiuto da Edward Lear e da suo compagno John Proby attraverso la provincia di Reggio Calabria nel lontano 1847. (introduzione)”,”ITAS-013-FSD”
“LEBEDINSKY Mauricio”,”Frente al revisionismo. De “”izquierda”” y de derecha (en general y en la Argentina).”,” “”Quando ci riferiamo a Debray riguardo al caso nella storia conviene ricordare che Sorel sosteneva sempre che la storia era imprevedibile, che predominava il caso, che il mito svolgeva una funzione importante. Ovvero che rifiutava il materialismo storico. L’ uomo, per lui, impone l’ ordine e la ragione. Nella storia giocano il caso e la decadenza. Esiste una impossibilità di previsione e il socialismo è un’ esigenza morale che bisogna introdurre nella storia (per la fonte vedere: Pierre Soury, Le marxisme après Marx, Paris, Flammarion, 1970; Pierre et Monique Favre, Les marxismes après Marx, Paris, PUF, 1970)””. (pag 73)”,”TEOC-434″
“LEBER Annelore a cura, collaborazione di Willy BRANDT e Karl Dietrich BRACHER”,”The Conscience in Revolt. Portraits of the German Resistance 1933-1945.”,”LEBER Annelore Bibliografia del movimento operaio sul tema della resistenza opposizione al nazismo (pag 442-443) “”The Gestapo referred to the Schulze-Boysen-Harnack group as the most dangerous of all Communist organisations. The closing report of the State Security Service in 1942 read: “”It is a remarkable fact that among those captured, over 20% are professional soldiers, civil servants and government employees, 21% are artists, writers and journalists, while only 13% of those arrested are workers and tradesman. Of the total number of those arrested 26 persons, i.e. 29%, are academics and students.””. The circle, to which in particular young people who were dismayed at how the war was proceeding felt attracted, tried above all to influence soldiers and foreign labourers through the newspaper ‘Innere Front’.”” (pag 291)”,”GERR-035″
“LE-BLANC Paul”,”Lenin and the Revolutionary Party.”,”LE-BLANC Paul (1947-) ha curato assieme a Scott McLEMEE ‘C.L.R. James and Revolutionary Marxism’ (1993) e autore di ‘Permanent Revolution in Nicarague’ (1984). Ha scritto articoli per molte riviste. Scontro Lenin – Bucharin. “”Forti differenze si manifestarono in particolare tra Lenin e un gruppo attorno al giovane teorico Nikolai Bucharin. Lenin rispettava l’ abilità intellettuale di Bucharin, ma lo vedeva anche immaturo, instabile, e ultrasinistro. Bucharin era stato influenzato inizialmente da Alexander Bogdanov, e durante gli anni della guerra dalla sinistra marxista che gravitava attorno ad Anton Pannekoek. Il suo gruppo includeva Nikolai Krylenko, Elena Rozmirovoch e, più tardi, G.L. Piatakov e Yevgenia Bosch; questi ultimi due (influenzati da Rosa Luxemburg e Karl Radek) nettamente furono in disaccordo netto con il sostegno di Lenin alla autodeterminazione delle nazionalità oppresse, opponendo a questo un astratto internazionalismo proletario. Non solo Bucharin condivise questa posizione, ma in questo periodo non considerò i contadini come un significativo alleato della classe operaia, e fu in pure in disaccordo con la forte enfasi di Lenin sull’importanza delle richieste democratiche (…)””. (pag 231) “”Non molto dopo, Lenin acconsentì a partecipare come collaboratore e nel comitato editoriale di una rivista teorica, Kommunist, fondata da Bucharin, Piatakov, e Bosch. Essa fu vista come una pubblicazione del comitato centrale bolscevico, che contribuiva con significative risorse, sebbene i compagni dissidenti volessero assumere maggiori responsabilità editoriali. (…)”” (pag 233) In seguito Lenin uscì dal comitato di redazione della rivista ed essa non venne più considerata bolscevica dal comitato centrale del partito.”,”LENS-165″
“LE-BLANC Paul”,”A Short History of the U.S. Working Class. From Colonial Times to the Twenty-first Century.”,”Libro dedicato a Frank Lovell (1913-1998)”,”MUSx-299″
“LE-BLANC Paul”,”Marx, Lenin, and the Revolutionary Experience. Studies of Communism and Radicalism in the Age of Globalization.”,”Paul Le Blanc is Associate Professor of History at La Roche College. He has written extensively on historical, social and political issues (including A Short History of the U.S. Working Class and Black Liberatin and the American Dream), and is Associate Editor of The Encyclopedia of Protest and Revolution. Foreword by Dennis BRUTUS, Acknowledgments, Introduction, Endnotes, Bibliography, Index,”,”TEOC-075-FL”
“LE-BLANC Paul”,”A Short History of the U.S. Working Class. From Colonial Times to the Twenty-first Century.”,”Paul Le Blanc is Associate Professor of History at La Roche College. He has written extensively on historical, social and political issues (including A Short History of the U.S. Working Class and Black Liberatin and the American Dream), and is Associate Editor of The Encyclopedia of Protest and Revolution.”,”MUSx-006-FL”
“LEBON André”,”Immigration et presence etrangere en France 1990/1991. Les données, les faits.”,”André Lebon Conseiller technique à la Direction de la Population et des Migrations”,”STAT-581″
“LE-BRAS Gabriel”,”Studi di sociologia religiosa.”,”Gabriel LE-BRAS è considerato un maestro indiscusso della ricerca sociologica in Francia e all’ estero. Ha sempre rifiutato l’ astrattezza e la genericità. “”La conquista del suolo è stata opera dei missionari; la sua ripartizione in zone, il compito iniziale della Chiesa secolare; la sua occupazione sporadica, il compito incessante dei religiosi””. (pag 229) “”L’ installazione del cristianesimo fu lenta quanto la sua penetrazione. A dire la verità , non ha affatto un termine, poiché consiste in un costante adattamento alle circostanze e ai bisogni. Tra il V ed il X secolo, la maggior parte dei luoghi di culto sono stati fissati; la maggior parte dei territori delimitati, ma il duplice fenomeno che dobbiamo descrivere si svolge ancora sotto i nostri occhi.”” (pag 231)”,”FRAD-050″
“LE-BRAS Hervé”,”Il demone delle origini. Demografia e estrema destra.”,”LE-BRAS Hervé è Direttore di studi all’ EHESS di Parigi e direttore di ricerca all INED. Ha scritto ‘Les trois France’ (1995) e ‘Naissance de la mortalité’ (2000) “”La tesi di questo libro è semplice: la demografia in Francia sta per diventare un mezzo di espressione del razzismo. Si tratta di una tesi che suscita scandalo, perché mette in stretta relazione due ambiti che tutto sembra opporre: l’ impulso esecrabile e la scienza matematica, il populismo e l’ universo ovattato dell’ Ecole Polytechnique, il Front national e una prestigiosa istituzione di ricerca, tribuni che arringano dai giornali di estrema destra e professori che pubblicano nelle riviste di scienze morali e politiche. I fatti e i testi osservati e accumulati da qualche anno dimostrano tuttavia nettamente che queste opposizioni sono superate, e che tra i due ambiti si sta effettivamente sviluppando un rapporto.”” (pag 17)”,”DEMx-049″
“LE-BRAS Gabriel”,”Studi di sociologia religiosa.”,”Gabriel LE-BRAS è considerato un maestro indiscusso della ricerca sociologica in Francia e all’ estero. Ha sempre rifiutato l’ astrattezza e la genericità. La divisione della popolazione francese in gruppi di più o meno ‘fedeli’, osservanti: le quattro categorie (pag 129-131) – Al di fuori del recinto (atei, altre religioni, cristiani separati…) – All’interno del giardino (la maggioranza dei francesi) – La categoria dei fedeli (una minoranza di battezzati) – Minoranze fervente (è all’interno di questa elite che vengono reclutati il clero, le congregazioni religiose, le confraternite, le associazioni pie)”,”RELC-006-FB”
“LE-BRAZ Yves”,”Les rejetés. L’ affaire Marty-Tillon. Pour une histoire différente du PCF.”,”LE-BRAZ Yves è uno pseudonimo che nasconde un ex PCF ex militante di questa organizzazione alla quale aveva aderito all’ età di 16 anni nel 1958 e darà le dimissioni nel maggio 1968. Senza tener conto della lettera di André Marty, in data 24 agosto, l’ ufficio politico riprende contro di lui i rimproveri di ostilità alla dichiarazione di Thorez sull’ Armata Rossa. Manifestamente, niente modifica l’ attegiamento del tribunale: il processo è dunque giudicato. Cosa che spiega il machiavellismo del capitolo seguente consacrato all’ imperialismo americano e agli strumenti della sua politica. Nel 1947, Zdanov tuona contro i comunisti francesi che sottovalutano il pericolo socialista. Nel 1952, dopo delle ricerche che si spera lunghe e minuziose, l’ ufficio politico ha la convinzione che André Marty porti la responsabilità di una tale impasse ideologica. Al comitato centrale del 29 e 30 ottobre 1947, André Marty, in effetti, non ebbe una parola contro i socialisti ma vituperò solo i gollisti (a questo proposito, che diventa il “”gollista conseguente””?). Risultato: “”Marty dimenticava che la socialdemocrazia è il marciapiedi del fascismo (…). La sua concezione avrebbe condotto a disorientare la lotta per la pace che suppone la lotta contro quelli che, in seno alla classe operaia e del popolo, si fanno portatori dell’ ideologia di guerra ed esecutori di una politica di guerra, sotto l’ insegna del tradimento nazionale””. (pag 186-187)”,”PCFx-043″
“LE-BRETON Jean-Marie”,”Una storia infausta. L’ Europa centrale e orientale dal 1917 al 1990.”,”Jean-Marie LE-BRETON, già ambasciatore di Francia a Sofia e a Bucarest, ha insegnato all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi e all’ ENA.”,”EURC-044″
“LE-BRETON Jean-Marie”,”Una storia infausta. L’Europa centrale e orientale dal 1917 al 1990.”,”Jean-Marie Le Breton, già ambasciatore di Francia a Sofia e a Bucarest, ha insegnato all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e all’ENA.”,”EURC-072-FL”
“LE-BRIS Emile REY Pierre-Philippe SAMUEL Michel”,”Capitalisme negrier. La marche des paysans vers le proletariat.”,”””En effet, le mode de resistance de la paysannerie parcellaire (aussi bien aux Etats-Unis qu’en France d’ailleurs) à la domination capitaliste est fondamentalment identique à celui des communautés paysannes indiennes, africaines, etc: c’est l’ autarcie; des lors qu’il existe une complementarieté perfaite entre paysans et artisans ruraux, ou la circolation monetaire est presque nulle, le capitalisme n’a aucun moyen de s’ introduire (…).”” (pag 55)”,”CONx-102″
“LECHEVALIER Sébastien, contributi di Arnaud NANTA e Yves TIBERGHIEN”,”La grande transformation du capitalisme japonais (1980-2010).”,”Avec les contributions d’Arnaud Nanta et d’Yves Tiberghien S. Lechevalier è uno specialista di economia giapponese. E’ fondatore dell’Associazione France-Japone dell’EHESS dove è maitre des conferences. “”Une difficulté récurrente dans ce domaine [système de protection sociale dans le capitalisme japonais classique] est de classer le Japon dans les typologies existantes, dont la plus connue est bien sûr celle de Gosta Esping-Andersen, reposant sur la distinction entre trois régimes: social-démocrate, conservateur et libéral (18). Cette approche est en fait particulièrement inadaptée au cas japonais et conduit à ce que Shogo Takegawa appelle “”l’orientalisme du bien-être”” (welfare orientalism) (19), c’est-à-dire la vision simplificatrice des chercheurs européens et américains à l’égard des systémes de protection sociale en Asie (30). Par exemple, si l’on se limite à l’analyse de la part des dépenses sociales dans le PIB, alors on peut dire que la protection sociale dans le capitalisme japonais classique se caractérise par un niveau d’intervention de l’Etat plus faible qu’aux Etats-Unis (15.1% en 1997 contre 15.8% aus Etats-Unis, 29,2% en Allemagne et 35.7% en Suède). Ce seul critère conduirait à faire du système japonais de protection sociale un archétype du modèle libéral.. Cependant, il faut nuancer ce résultat à plusieurs niveaux”” (pag 205) (18) Gosta Esping-Andersen, ‘The Three Worlds of Welfare Capitalism’, Cambridge Polity Press, 1990; (19) Shogo Takegawa, “”Japan’s Welfare-State Regime. Welfare Politics, Provider and regulator””, Development and Society, 34 (2) 2005, p. 169-190; (20) Sont par exemple représentatifs de ce problème: Richard Rose et Rei Shiratori, ‘The Welfare State: East and West’, Oxford, Oup, 1986, et Arthur Gould, ‘Capitalist Welfare Systems. A Comparison of Japan, Britain and Sweden’, Longman, Londres, 1993 Biographie de l’auteur Sébastien Lechevalier est maître de conférences à l’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS), président de la Fondation France-Japon de l’EHESS et directeur du GIS/Réseau Asie. Il est l’auteur de La grande transformation du capitalisme japonais (Presses de Sciences Po, 2011). Brieuc Monfort est chercheur associé au Centre d’études avancées franco-japonais de Paris (CEAFJP). Il a travaillé au Japon comme conseiller financier pour la direction du Trésor et il a également été économiste au Fonds monétaire international et à l’INSEE. [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”JAPE-033″
“LECKIE Robert”,”George Washington’s War. The Saga of the American Revoluion.”,”I ‘Redcoats’ erano i soldati britannici che combatterono contro le tredici colonie nordamericane durante la guerra d’indipendenza americana. Questo conflitto, noto anche come rivoluzione americana, si svolse tra il 19 aprile 1775 e il 3 settembre 1783. Le tredici colonie, insieme alla Francia, alla Spagna e alle Province Unite, ottennero la vittoria, portando all’indipendenza delle colonie e alla formazione degli Stati Uniti d’America, L’Olanda ha giocato un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Nel 1780, l’Olanda si schierò a fianco dei ribelli americani contro la Gran Bretagna. Questo intervento fu decisivo per le sorti del conflitto. Alla battaglia di Yorktown nel 1781, dove si concentrò il grosso delle forze britanniche, le forze alleate (Francia, Spagna e Olanda) sbaragliarono il nemico, contribuendo alla vittoria finale delle tredici colonie nordamericane e all’indipendenza degli Stati Uniti d’America. C’è un collegamento tra la guerra di indipendenza americana e la guerra dei Sette Anni in Europa. Ecco come si collegano: Guerra dei Sette Anni (1756-1763): Questo conflitto coinvolse numerose nazioni europee e le loro colonie in America e in India. Originariamente scoppiata come una disputa tra l’Austria e la Prussia per il controllo della regione della Slesia in Germania, la guerra si espanse coinvolgendo altre nazioni europee. La Gran Bretagna, che aveva già ottenuto il Canada e altre terre dalle vittorie militari contro la Spagna e la Francia, giocò un ruolo chiave in questa guerra. Guerra d’indipendenza americana (1775-1783). Questo conflitto fu combattuto tra la Gran Bretagna e le sue Tredici colonie in Nord America, che alla fine ottennero l’indipendenza e diedero vita agli Stati Uniti d’America. Durante la guerra d’indipendenza americana, la Francia, desiderosa di riscattare la sconfitta subita durante la Guerra dei Sette Anni, si unì alle colonie ribelli, insieme alla Spagna e alle Province Unite (Paesi Bassi). La partecipazione di queste nazioni europee contribuì alla vittoria finale degli americani. In sintesi, la guerra dei Sette Anni in Europa ebbe un impatto sulle relazioni internazionali e sulla situazione politica che alla fine influenzò la guerra di indipendenza americana (f. copil)”,”USAG-008-FSD”
“LECOEUR Auguste”,”Croix de guerre pour une grève. 100.000 mineurs contre l’ occupant, 27 mai – 10 juin 1941.”,”‘Omaggio alla memoria di Auguste HAVEZ, Jean LESTIENNE, Marcel ROLLAND e dei francesi comunisti che salvarono l’onore del loro partito’ ( LE PCF, CONTINUITÉ DANS LE CHANGEMENT. De Maurice Thorez à Georges Marchais LECOEUR Auguste Libreria: LIVRESCOLLECTOR (Bruxelles, ., Belgium) Descrizione libro: Le Livre de Poche, Paris, 1979. Broché, couverture illustrée, 16,5cm x 11cm, 319pp, annexe, postface de Michel-P. Hamelet. Comme neuf. Deuxième édition, sans une partie des notes mais avec un chapitre ajouté relatif au procès intenté à l’auteur par Georges Marchais en 1978 concernant la présence de ce dernier en Allemagne pendant la guerre (pp277-309). Dans cet ouvrage, l’auteur démontre que “”le Parti ne change que pour mieux rester lui-même, derrière les séductions nouvelles dont il se pare”” (Quatrième de couverture), en analysant un par un l’application de ces quatre concepts: la théorie marxiste-léniniste, le centralisme démocratique, la dictature du prolétariat et l’internationalisme prolétarien. Il consacre en outre deux chapitres à, respectivement, Maurice Thorez (pp163-222) et Georges Marchais (pp223-276) dont il s’attache à la biographie changeante et particulièrement à son séjour volontaire en Allemagne pendant l’Occupation. L’auteur (1911-1992) adhère au Parti Communiste en 1927. En 1937, il est envoyé en Espagne comme Commissaire politique dans les Brigades Internationales et y participe aux combats. A son retour en France, il devient Secrétaire fédéral du Pas-de-Calais. Mobilisé, il est fait prisonnier en juin 1940, s’évade, devient responsable du Parti pour le Nord-Pas-de-Calais et organise les grandes grèves de mineurs de mai-juin 1941. N°4 du PC en 1942, il est chargé par Duclos de prendre en main l’organisation interne du Parti. En 1945, Thorez le nomme responsable de l’appareil clandestin du PC redevenu légal. En 1946, il est Sous-Secrétaire d’Etat à la Production charbonnière, et c’est lui qui fait promulguer le Statut du mineur et fait passer la loi sur les Charbonnages de France. En 1950, il apparaît comme le dauphin de Thorez. En 1952, il prend une part active à l’exclusion de Marty mais peu de temps après est accusé de “”fautes opportunistes””. Il refuse de se présenter devant le Comité Central pour y être jugé, quitte le Parti avec dignité, dénonce ses méthodes staliniennes et s’affile au Parti Socialiste en 1958, puis au Parti Socialiste Démocrate en 1976. ISBN 2253021717. “”Communisme””. Codice libro della libreria 7063)”,”PCFx-074″
“LECOMTE Bernard”,”Giovanni Paolo II.”,”Il Concilio Vaticano II. “”Per quanto giovane e inesperto – parecchi altri sono più giovani di lui – monsignor Karol Wojtyla ha lo stesso diritto di voto dei cardinali più anziani e può intervenire nei dibattiti. Un’ opportunità che non si lascia certo sfuggire e, grazie alla quale, nelle quattro sessioni conciliari, pronuncia otto discorsi in seduta plenaria e presenta tredici interventi scritti. Nella prima sessione (11 ottobre – 8 dicembre 1962), interviene nel dibattito sulla liturgia, benché non sia facile prendere la parola in quell’ aula impressionante. Alcuni partecipanti, poco abituati a parlare in pubblico, fanno prolungare i dibattiti senza motivo, leggendo con difficoltà testi scritti che non tengono conto di quanto è stato detto prima da altri. Inoltre, molti vescovi non hanno sufficiente padronanza del latino e spesso non riescono a farsi capire da gran parte dell’ assemblea. Le riunioni, poi, cominciano in genere con le relazioni di alcuni “”tenori”” molto ascoltati, fra i quali primeggiano i cardinali Spellman, Ruffini e Léger.”” (pag 163-164) Bernard Lecomte, vaticanista e giornalista specializzato nei temi dell’Europa orientale, ha scritto su Le Croix, é stato invitato de L’Express e caporedattore di Figaro Magazine prima di dirigere per tre anni il settore comunicazione del Consiglio regionale di Borgogna. Lecomte ha dedicato anni di lavoro e inchieste approfondite intorno alla figura di Giovani Paolo II per realizare, al di uno dei personaggi più emblematici della nostra epoca. Il bilancio di venticinque anni di pontificato tracciato da Lecomte mette in evidenza la contrappozizione tra l’audacia di certe iniziative e il rigido conservatorismo di cui Wojkyla si è fatto portavoce universale, ma è anche un ritratto intimistico di un uomo appassionato di poesia, teatro, sport, letture e incontri. Come verrà considerato Giovanni Paolo II, una volta che il suo magistero sarà consegnato al giudizio dei posteri? Nel corso di un pontificato di eccezionale durata, il primo papa polacco della Storia ha giocato un ruolo spesso contraddittorio. Da una parte, contro ogni attesa, ha ostinatamente difeso la tradizione, la liturgia, i dogmi della Chiesa cattolica, dando di sé talvolta un’immagine di conservatore integrale, quando non di reazionario, specie dal punto di vista della morale e dell’etica; ma dall’altra, soprattutto più recentemente, all’alba del terzo millennio dell’era cristiana, ha saputo modernizzare e ‘globalizzare’ la sua Chiesa di un miliardo di fedeli, situando l’Uomo, la sua dignità e la sua responsabilità al centro del messaggio evangelico contemporaneo. Va anche ricordato che, sul piano politico, è stato uno dei più attivi protagonisti della caduta del comunismo. Con i suoi numerosi viaggi apostolici, spesso spettacolari, sempre mediatici, ha raggiunto i popoli più avversi, trovando ascolto dovunque, dal mondo musulmano a quello laico e decristianizzato della Francia. Ha stupito tutti col denunciare gli errori passati della Chiesa, contribuendo alla riconciliazione con il mondo ebraico. Qual è dunque il vero Giovanni Paolo II, quel Karol Wojtyla che, eletto papa il 16 ottobre del 1978, all’età di cinquantotto anni, è stato di volta in volta poeta, drammaturgo, giornalista, professore, arcivescovo in una Polonia vittima prima del nazismo e poi del comunismo, e offre ancora di sé un’immagine con molte luci e ombre, sempre oggetto di indagine e di stupefatta ammirazione. Bernard Lecomte ha dedicato anni di lavoro e di inchieste alla figura di questo papa, per realizzare, al di là dell’agiografia corrente, il ritratto di un personaggio tra i più controversi del nostro tempo.”,”RELC-205″
“LE-COUR-GRANDMAISON Olivier”,”Coloniser, Exterminer. Sur la guerre et l’Etat colonial.”,”Uso di soldati africani, beduini, nella metropoli parigina per reprimere la guerra civile, nel giugno 1848, la rivoluzione del 1848 (pag 308) Contiene il paragrafo: Remarque 1. ‘Engels et Marx: le colonialisme au service de l'””Histoire”” universelle’ (pag 40-52) LE-COUR-GRANDMAISON Olivier insegna scienze politiche e filosofia politica all’Università. Ha pubblicato (v. 4° cop) tra l’altro ‘Le 17 octobre 1961: un crime d’Etat a Paris’.”,”FRQM-041″
“LECOURT Dominique”,”Lenin e la crisi delle scienze.”,”Questo studio è dedicato a ‘Materialismo ed empiriocriticismo’.”,”LENS-112″
“LEDDA Romano”,”La battaglia di Amman.”,”Romano Ledda è nato a Tunisi nel 1930. Ha aderito nel 1947 al Partito Comunista Italiano, del cui Comitato centrale è membro dal X Congresso. Nella segreteria nazionale della Federazione giovanile comunista fino al 1957, successivamente ha avuto incarichi di lavoro presso la Commissione culturale nazionale, il Comitato regionale del Lazio e la Sezione esteri del Comitato centrale. É stato vice-direttore di critica marxista dalla sua fondazione al 1965. Attualmente è vice-direttore di Rinascita. Inviato speciale dell’Unità nei paesi del terzo mondo, ha seguito dalla crisi congolese del 1960 a quella giordano-palestinese. Ha scritto una Storia delle rivoluzione africane, e un libro sulla esperienza teorica e pratica della guerra di popolo in Guinea Bissau.”,”VIOx-057-FL”
“LEDEEN Michael Arthur”,”L’ internazionale fascista.”,”LEDEEN è nato nel 1941 in America da famiglia mitteleuropea. Docente alla Washington University sta lavorando a un libro su D’ANNUNZIO e l’ impresa di Fiume.”,”ITAF-139″
“LEDEEN Michael A.”,”D’Annunzio a Fiume.”,”LEDEEN Michael A. dedica il libro ai suoi maestri: Alvin FRANK, Richard HEFFNER, George MOSSE, Richard POPKIN, Julius WEINBERG. Ringraziamenti a Renzo DE-FELICE “”Malgrado il carattere spesso assurdo dei testi dei trattati firmati a nome del Comando da Giuriati e da Host-Venturi a Venezia (e dei quali fu stesa una sola copia, rimasta in possesso del comandante), non c’è alcun dubbio che D’Annunzio fosse estremamente popolare tra i capi delle “”nazionalità oppresse”” comprese entro i confini della Jugoslavia. Se il comandante fosse riuscito a procurare i milioni da lui promessi ai rivoluzionari balcanici, egli sarebbe stato certamente in grado di organizzare una serie di insurrezioni del tipo invocato dai trattati. Comunque sia, l’impegno sottoscritto dalle due parti aveva un carattere duraturo, dal momento che il 19 ottobre l’accordo fu rinnnovato con una nuova serie di date per le rivolte nei Balcani, una nuova quantità di armi e di denaro che il Comando (ora Reggenza del Carnaro) doveva procurare e con l’aggiunta, all’elenco degli alleati balcanici, della Macedonia e della Vojvodina. Il totale dei rifornimenti promessi da D’Annunzio era impressionante: centotrentamila fucili e venti milioni di lire”” (pag 249)”,”ITAA-145″
“LEDEEN Michael A.”,”Il complesso di Nerone. Dal fascismo all’eurocomunismo.”,”Noto in Italia soprattutto per l”Intervista sul fascismo’ a Renzo De Felice, Michael L. Leeden corrispondente di ‘The New Republic’ e collaboratore del ‘Giornale nuovo’, è autore di ‘Intervista sul nazismo’ (1977), ‘The First Duce’ (1977) e di ‘Universal Fascism’ (1972). Attualmente (1978) sta ultimando ‘The Jews of Fascist Italy’, I suoi articoli appaiono su ‘Commentary’ e su ‘The Journal of American History’. “”Gli italiani non credono che il loro Paese attraversi una crisi. Quando si parla con i massimi uomini politici e con coloro che influenzano l’opinione pubblica, a Roma, si ha l’impressione di vivere in una sorta di Paese delle meraviglie nel quale le cose sono come le si immagina, invece che essere quello che realmente sono. Possiamo parlare di una «complesso di Nerone» di proporzioni enormi, poiché gli italiani stanno fischiettando, ballando e suonando mentre Roma lentamente si consuma nell’incendio dell’economia politica. Mentre uomini politici ed economisti si preoccupano a parole della crisi, nessuno dei dirigenti del Paese ha invitato gli italiani a compiere quei sacrifici sistematici e significativi che sembrano essere essenziali per la sopravvivenza nazionale. (…) Da lungo tempo l’Italia viene considerata, da alcuni dei suoi cittadini più riflessivi, come una sorta di laboratorio del mondo occidentale. E’ stata l’incubatrice del fascismo e ha dato all’Occidente l’eurocomunismo. (…) L’ipotesi più probabile è che l’Italia non risolverà la propria crisi, per lo meno a breve scadenza, e continuerà ad essere uno dei grandi problemi per la Cee e la Nato”” (pag 121-122)”,”ITAP-241″
“LEDERER Ivo J.”,”La Jugoslavia dalla Conferenza di Pace al Trattato di Rapallo.”,”Nato a Zagabria nel 1929, LEDERER, ha compiuto gli studi nella sua città natale, a Roma, a New York, nell’Univ del Colorado e in quella di Princeton. Specialista di storia dell’ Europa Orientale e di storia della politica estera russa, dal 1957 è Prof incaricato all’Univ di Yale, in USA, presso la quale dirige dal 1962 gli studi superiori europei e russi. Con le edizioni universitarie Yale ha pubblicato nel 1962 il volume da lui redatto in collaborazione con illustri studiosi USA ed EU, sulla politica estera russa: ‘Russian Foreign Policy: Essays in Historical Perspective’.”,”EURC-018″
“LEDERER Emil, a cura di Mariuccia SALVATI”,”Lo Stato delle masse. La minaccia della società senza classi.”,”Emil LEDERER nasce a Pilsen (Boemia) nel 1882, studia a Vienna e svolge la sua carriera accademica a Heidelberg. Sociologo ed economista, si impegna nella socialdemocrazia durante la fase della Repubblica di Weimar fino al 1933 quando è costretto a rifugiarsi a New York ove è accolto presso la New School for Social Research. Muore improvvisamente nel 1939. Noto per i suoi studi sulle classi medie e sulla disoccupazione di massa nelle società industrializzate ha scritto altre opere importanti (v. retrocopertina). L’ opera ‘Lo Stato delle masse’ fu pubblicato a New York nel 1940, un anno dopo la morte. Il suo lavoro sullo Stato totalitario riflette le conoscenze e le esperienze accumulate in una vita di studioso di classi sociali, di economia, militante sindacale durante la Repubblica di Weimar ed esule. Nella sua definizione di Stato totalitario include non solo la Germania e l’ Italia ma anche la Russia bolscevica. E lo indica come un sistema politico “”moderno””, la cui novità deriva dall’avere scientemente distrutto, primo nella storia, la struttura sociale precedente; basata sull’ esperienza di classe e gruppi, sostituendola con “”lo Stato delle masse””, cioè con un regime basato sull’ esistenza di masse amorfe. All’ uscita del suo libro, esso fu dapprima discusso ma poi sostanzialmente ignorato anche da chi, come la Hannah ARENDT, da quelle riflessioni ebbe a prendere più di uno spunto per il suo ‘Le origini del totalitarismo’. La distruzione dei sindacati. “”Il regime nazista fornì qualche surrogato per soddisfare delle necessità concrete e al tempo stesso rafforzare la presa del partito sui lavoratori. L’ organizzazione “”Forza attraverso la gioia”” offrendo viaggi all’estero e in Germania, spettacoli teatrali, concerti e così via, mirava a organizzare il tempo libero degli operai e ad assicurare che venissero sottoposti alle “”giuste”” influenze. Essi avevano la soddisfazione di ricevere le stesse opportunità dei ricchi, mentre veniva impedito loro di restare senza controllo o soli con i propri pensieri in cerca di idee pericolose. Questa organizzazione è un ottimo esempio della sagacia dei leader nazionalsocialisti: dopo la distruzione delle istituzioni autonome e spontanee che si erano sviluppate in Germania nei tempi andati, il regime sapeva come costruire qualcosa di nuovo che servisse per scopi di controllo, potesse essere usato per la propaganda e per diventare uno dei numerosi tentacoli attraverso i qual le masse venivano catturate e irregimentate. Lo stesso si può dire del fronte del lavoro, nonostante l’ opposizione che incontrò, del servizio del lavoro, delle organizzazioni giovanili; tutte queste istituzioni e formazioni conquistarono le masse rompendo le linee di demarcazione tra i gruppi sociali. Paradossalmente l’ antagonismo di classe venne utilizzato per distruggere il potere politico e sociale delle classi mentre le masse vennero istituzionalizzate ovunque, lasciando sfogare le loro emozioni e prevenendo ogni potenziale opposizione.”” (pag 58)”,”TEOS-105″
“LEDERER Ivo J.”,”La Jugoslavia dalla Conferenza della pace al Trattato di Rapallo, 1919-1920.”,”Nato a Zagabria nel 1929, Ivo J. Lederer ha compito gli studi nella sua città natale, a Roma, a New York, nell’Università del Colorado e in quella di Princeton. Specialista di storia dell’Europa orientale e di storia della politica estera russa, dal 1957 Lederer è professore incaricato all’Università di Yale, negli Stati Uniti, presso la quale dirige dal 1962 gli studi superiori europei e russi. E nelle edizioni universitarie di Yale ha pubblicato, con la collaborazione di illustri studiosi americani ed europei sulla politica estera russa “”Russian Foreign Policy: Essays in Historical Perspective””.”,”EURC-073-FL”
“LEDERER Emil, a cura di Michele BASSO”,”Sociologia della guerra mondiale.”,”‘Sociologia della guerra mondiale’ è stato scritto all’inizio del 1915, nel pieno del primo conflitto mondiale. Mentre la maggior parte degli intellettuali europei si faceva travolgere dall’ondata di nazionalismo, difendendo a spada tratta il proprio Paese, Lederer è tra i pochi che si propongano di analizzare lo scontro in qualità di scienziato sociale, senza prendere una posizione pregiudiziale, ma provando a dare una spiegazione scientifica a quello che gli sembra «il più grande evento della storia». Ne risulta una riflessione profonda sul rapporto tra Stato, società e guerra, sulla crisi dello Stato liberale, sull’inestricabile legame tra politica, economia e apparato militare, sulla potenza delle ideologie. Come ha affermato Hans Jonas, il testo merita di essere riconosciuto come un classico della sociologia della guerra, di cui si presenta qui la prima traduzione italiana. “”Il giudizio di Keynes su Lederer è limitato a tre articoli, ma è qui di qualche interese, in quanto permette di avvicinarci al plesso di questioni legato alla guerra. L’unica volta che lo cita, infatti, è in una breve recensione del «The Economic Journal» intitolata ‘Le economie di guerra in Germania’ (46). Keynes recensisce alcuni articoli comparsi sui tre ‘Quaderni sulla guerra’ (Kriegs hefte) pubblicati tra il dicembre 1914 e il marzo 1915 sull”Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik’ sotto il titolo di ‘Guerra ed economia’. Tra di essi, vi figurano tre articoli appunto di Emil Lederer (47) dedicati rispettivamente all’organizzazione dell’economia attraverso lo Stato nel corso della guerra, alla situazione del mercato del lavoro e delle associazioni di interessi dall’inizio del conflitto, e all’approvvigionamento di beni alimentari sempre durante la guerra. Quest’ultimo testo, di sole sette pagine, è definito da Keynes utile, ma è relegato tra gli articoli di secondaria importanza, ai quali non dedica ulteriori commenti. Il primo articolo è ritenuto «piuttosto deludente e non dice che poco o nulla che non possa essere dedotto a priori» (48), anche se l’economista inglese è colpito dal fatto che nei primi giorni di conflitto si considerasse più pressante il problema della riorganizzazione del credito che non quello della produzione industriale. Il resoconto di Lederer sul mercato del lavoro è invece ritenuto migliore, in quanto «meglio illustrato dai fatti» (49), dei quali Keynes riporta alcuni riferimenti essenziali. Più che il giudizio specifico sui testi di Lederer, a sollevare interesse è piuttosto l’impressione conclusiva ricavata da Keynes dalla lettura dei quaderni di guerra, che lo porta ad affermare che «la Germania e i tedeschi non sono poi così differenti dal resto del mondo come la nostra stampa quotidiana vorrebbe indurci a credere. Il mito tedesco, a cui siamo spinti oggi a dar credito, è quello di una macchina sovraumana guidata da mani inumane. la macchina è buona, ma non è in alcun modo mossa con prodigiosa facilità, come veniamo con troppo facilità indotti a pensare quando essa è nascosta da noi da una cortina di silenzio. E neppure i conducenti sono, dopotutto, così diversi rispetto a quanto eravamo abituati a pensare di loro prima della guerra. A parte il professor Jaffé, la nota generale è di moderazione, sobrietà, accuratezza, ragionevolezza, e verità» (50)”” (pag 34-37) [(46) Cfr. J.M. Keynes, The Economics of War in Germany, in ‘The Economic Journal’, 25, 99 (1915) (…); (47) Si tratta di E. Lederer, ‘Die Organisation der Wirtschaft durch den Staat im Kriege, (…); (48) J.M. Keynes, The Economics of War in Germany, cit., p. 446; (49) Ibidem; (50) Ibidem, p. 452] Emil Lederer (1882-1939) è stato un sociologo ed economista tedesco. Di origini ebraiche, nel 1933 è costretto a fuggire negli Stati Uniti dove diverrà il decano degli accademici in esilio presso la New School of Social Research di New York. Autore di studi pionieristici sulle classi medie, è nota anche per ‘Lo Stato delle masse’ (1939) uno dei primi studi sul totalitarismo Michele Basso è ricercatore in Filosofia politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi internazionali dell’Università di Padova. Ha pubblicato: ‘La città, alba dell’Occidente. Saggio su Max Weber’ (Quodlibet, 2020). Ha curato ‘Il costume’ di Ferdinand Tönnies’ (Morcelliana, 2019) prefazione: ‘Emil Lederer (1882-1939). Cenni su vita e opere – Lederer come studioso: il giudizio dei contemporanei – Sociologia della guerra mondiale – Guerra, società e Stato; nota del curatore, premessa; traduzione di Michele BASSO; collana Orso Blu; tratto dall’opera originale E. Lederer, Zur Soziologie des Weltkriegs’, in ‘Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik'”,”TEOS-350″
“LeDONNE John P.”,”The Grand Strategy of the Russian Empire, 1650-1831.”,”Preface, Acknowledgments, Maps, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSx-179-FL”
“LEDRE’ Charles”,”Histoire de la presse.”,”ANTE1-1″,”EDIx-081″
“LEE CHONG-SIK”,”Revolutionary Struggle in Manchuria. Chinese Communism and Soviet Interest 1922-1945.”,”LEE è Prof di scienze politiche e D del Anspach Institute for Diplomacy and Foreign Affairs, Univ of Pennsylvania. E’ coautore con Robert A. SCALAPINO dello studio ‘Communism in Korea’ (Univ California, 1974) vincitore di un premio. LEE ha passato gran parte della sua gioventù in Manciuria.”,”MCIx-007″
“LEE Stephen J.”,”Lenin and Revolutionary Russia.”,”Stephen J. Lee is Head of History at Bromsgrove School. His many publications include The European Dictatorships, 1918-1945 and in this series, Imperial Germany, 1871-1918, Hitler and Nazi Germany, The Weimar Republic and Stalin and the Soviet Union. Lenin and Revoutionary Russia examines the background to and the course of the Russian Revolution of 1917 and Lenin’s regime. It explores all the key aspects such as the development of the Bolsheviks as a revolutionary party, the 1905 Revolution, the collapse of the Tsarists, the Russian Civil War and lenin’s changes between 1918 and 1924.”,”LENS-032-FL”
“LEE Hsiao-Feng”,”Histoire de Taïwan.”,”Lee Hsiao-Feng, nato nel 1952 a Madou, distretto di Tainan, Taiwan. Ex redattore capo del periodici Taiwanais’, Les années 80 e Asiatique, giornalista e scrittore. Attualmente professore all’Università Shih-Hsin al dipartimento di Studi politici dell’Università Tung-Wu e membro del consiglio di amministrazione della Fondazione di documentazione storica Taiwanese Wu San-Lian. I bombardamenti del 23 agosto 1958 …. finire (pag 119-121)”,”CINx-310″
“LEE Hsiao-Feng”,”Histoire de Taïwan.”,”La guerra di bombardamento. I bombardamenti del 23 agosto 1958. ‘Piegandosi alla volontà americana Chiang Kai-Shek fece evacuare le sue truppe da Dachen e da Zhoushan. Gli Stati Uniti fece pressioni in seguito per fagli abbandonare anche le isole di Jinmen e di Mazu, ma Chiang questa volta non cedette. È così che queste due isole divennero una zona test nelle relazioni triangolari dei maoisti cinesi, dei nazionalisti e degli Americani. Infatti, il 23 agosto 1958 il potere maoista fece bombardare di nuovo Jinmen e Mazu, ma con una intensità ben superiore a quella del bombardamento del 3 settembre 1954. In due ore, oltre quarantamila proiettili colpirono le isole, segnando così l’inizio della guerra di bombardamento. I bombardamenti proseguirono per 44 giorni. Sui quasi 40 km2 di Jinmen piovvero 470.000 bombe. Gli Stati Uniti apportarono il solo sostegno finanziario per un aiuto materiale e militare; inviarono inoltre delle navi di scorta, e evitarono attentamente ogni implicazione nei combattimenti. Temevano in effetti di essere trascinati nella guerra sino-cinese, cosa che precisamente voleva Chiang Kai-shek nella speranza di ottenere un sostegno ancora più grande. Il 23 ottobre, Eisenhower e Chiang Kai-shek giunsero ad un compromesso e pubblicarono un comunicato comune. Chiang rinunciava a riprendere il continente con la forza, in cambio gli Stati Uniti riconoscevano che, nelle circostanze presenti, la difesa di Jinmen e di Mazu non poteva essere dissociata da quella di Taiwan e delle Penghu. Questo accordo rimetteva in causa la definizione della zona di sicurezza come figurava nel Trattato di mutua difesa. La guerra di bombardamento proseguì per quasi vent’anni, secondo una formula ritualizzata attraverso un tacito accordo tra le due parti, secondo il quale i bombardamenti avevano luogo regolarmente ogni due giorni”” (pag 119-121)”,”CINx-311″
“LEE Laurie”,”Moment of War. A Memoir of the Spanish Civil War.”,”Nel dicembre 1937 il giovane Lee attraversa i Pirenei ed entra in Spagna come volontario inglese, e passa un difficile inverno durante la guerra civile spagnola. Nelle sue memoria ricorda le scene del suo tempo di guerra e ritrae le scene di battaglia e la perdita del suo idealismo. L’autore in seguito è vissuto a Londra e ha pubblicato altre opere di memorie autobiografiche.”,”MSPG-034-FSD”
“LEED Eric J.”,”Terra di nessuno. Esperienza bellica e identità personale nella prima guerra mondiale. (Tit.orig.: No Man’s Land. Combat & Identity in World War I)”,”LEED Eric J. ha insegnato storia nella Florida International University di Miami. Il Mulino ha pubblicato pure ‘La mente del viaggiatore. Dall’ Odissea al turismo globale’ (1991) e ‘Per mare e per terra. Viaggi, missioni, spedizioni alla scoperta del mondo’ (1996). Nevrosi come indicatore del dissenso contro la guerra. “”La nevrosi fu funzionale alle autorità precisamente perché rappresentava una categoria di comportamento fondalmentalmente ambigua in termini etici e legali. All’ interno di questa categoria, i desideri inconsci del soldato e gli imperativi del dovere poterono essere negoziati con minor rispetto per la statura morale del paziente e – fatto ancor più importante – senza rimettere in discussione la legittimità della guerra. Georg Stertz, come tanti altri neurologhi tedeschi, era perfettamente consapevole del valore di questa ambigua categoria ai fini di rimozione di potenziali fonti di dissenso dalla prima linea. Egli trattò numerosi casi di coloro che definiva “”fanatici eccentrici””, pazienti le cui eccentricità tendevano ad assumere forma politica. Un caso tipico fu quello di K.K., un sottufficiale e volontario del 1914, che scrisse una lettera al suo ufficiale comandante esprimendo sentimenti contrari alla guerra: il fatto gli valse una punizione sul campo, che però fu revocata a causa della sua “”debolezza di nervi””””. (pag 223)”,”QMIP-042″
“LEFEBVRE Georges”,”La rivoluzione francese.”,”Contiene il saggio di D. ROCHE: ‘George Lefebvre tra storia scientifica e storia socialista. La rivoluzione francese’. Georges LEFEBVRE nacque a Lilla nel 1875 e morì a Parigi nell’inverno del 1960. A lungo professore nei licei, insegnò poi sino al 1945 alla Sorbona. Diresse le ‘Annales historiques de la Revolution francaise’ ed è considerato il maggior storico moderno della grande Rivoluzione.”,”FRAR-028″
“LEFEBVRE Georges”,”Folle rivoluzionarie. Aspetti della rivoluzione francese e questioni di metodo storico.”,”Georges LEFEBVRE (1874-1959) per molti anni ha ricorperto l’incarico di D delle ‘Annales historiques de la Revolution francaise’. In questo libro si alternano magistrali profili di protagonisti come DANTON, ROBESPIERRE, SAINT-JUST, BABEUF, a indagini storiche e sociali sui grandi moti popolari: le ‘folle rivoluzionarie’.”,”FRAR-031 FOLx-015″
“LEFEBVRE G. SOBOUL A. RUDE’ G.E. COBB R.C. a cura di Armando SAITTA”,”Sanculotti e contadini nella Rivoluzione francese.”,”Qui Georges LEFEBVRE e una equipe di suoi allievi scrive su contadini e agitazioni popolari, funzione dirigente o subalterna dei salariati, natura e programma della sanculotteria. Se il LEFEBVRE è soprattutto il grande storico dei contadini, all’orizzonte urbano si restringe il prevalente interesse di Georges RUDE’ e Albert SOBOUL, il primo facendo argomento della propria indagine l’elemento operaio nelle giornate rivoluzionarie e in seno al movimento popolare, il secondo la sanculotteria, mentre Richard COBB- minuzioso indagatore della questione del pane- esamina con pari interesse la realtà parigina e quella dei dipartimenti francesi.”,”FRAR-162″
“LEFEBVRE Georges”,”La Revolution francaise.”,”LEFEBVRE, Prof onorario alla Sorbona, storico francese (Lilla 1874 – Boulogne-Billancourt, Parigi, 1959). Si segnalò con una tesi di laurea su ‘I contadini del Nord durante la Rivoluzione’ (1924). Professore alle università di Clermont, Strasburgo (1928) e Parigi (1932), presidente della Société des études robespierristes e direttore delle Annales historiques de la Révolution, scrisse sulla Rivoluzione francese, mettendone in particolare rilievo le strutture sociali e i fatti economici: ‘La vendita dei beni nazionali’ (1928), ‘La Rivoluzione francese’ (1930), ‘La grande paura’ (1932), ‘Napoleone’ (1937), ‘I Termidoriani’ (1937), ‘L’Ottantanove’ (1939) ‘Il Direttorio’ (1946). (RIZ)”,”FRAR-170″
“LEFEBVRE Georges”,”L’ Ottantanove.”,”Saggio introduttivo di SOBOUL: ‘Georges Lefebvre storico della rivoluzione francese’ e saggio conclusivo: ‘La Rivoluzione francese nella storia del mondo’.”,”FRAR-182″
“LEFEBVRE Henri”,”Le Materialisme dialectique.”,”LEFEBVRE è stato Professore nella facoltà di lettere e scienze umane di Strasburgo.”,”FILx-142″
“LEFEBVRE Henri”,”La pensée de Lenine.”,”LEFEBVRE Henri è dottore in lettere Maitres de recherches al Centre National de la Recherche Scientifique.”,”LENS-104″
“LEFEBVRE Henri”,”Nietzsche.”,”””La leggenda di Prometeo è una proprietà originale della razza ariana tutta intera e un documento che testimonia della sua facoltà per il profondo e per il tragico; e potrebbe anche non essere inverosimile che questo mito abbia avuto per la natura ariana precisamente lo stesso significato caratteristico della leggenda della caduta dell’uomo per la razza semitica, e che sia esistito tra questi due miti un grado di parentela somigliante a quello di un fratello e una sorella…”” (NIETZSCHE, La nascita della tragedia).”,”FILx-185″
“LEFEBVRE Henri”,”Le nationalisme contre les nations.”,”””Il contenuto del sentimento nazionale precede storicamente la sua ‘forma’ cosciente”” VOLTAIRE nel XVIII secolo trova del tutto naturale dire nell’ articolo ‘Patria’ del Dizionario Filosofico che ‘un povero non ha patria’. Come osserva HAYES gli individui, in piena coscienza, per un guadagno economico, raramente sacrificano la loro vita, ma l’ hanno sacrificata per la nazione, o hanno creduto di offrila alla nazione. La teoria delle frontiere naturali non è che una finzione politica inventata da RICHELIEU. L’ A critica TROTSKY per aver sostenuto che il sentimento nazionale non è che un sedativo per le lotte sociali. Scrive TROTSKY: I problemi attuali non si possono risolvere solo con “”la liberazione completa delle forze produttive dalle catene imposte dallo Stato nazionale”” (pag 397, ‘Nationalism and Economic Life’ articolo apparso su Foreign Affairs, New York, ottobre 1934). LEFEBVRE ritiene più precisa la formulazione dei marxisti di destra come Otto BAUER. (pag 128).”,”BORx-010″
“LEFEBVRE Henri”,”Problemes actuels du marxisme.”,”””Il materialismo approfondito riconosce la realtà del mondo pratico “”così com’è”” ma per non accettarla come tale”” (pag 44) “”Marx ricorda che la dialettica è diventata percettibile al borghese pratico nelle contraddizioni della società capitalistica, e nel movimento ciclico della rivoluzione periodica che segue l’ industria moderna e il cui punto culminante è la crisi generale”” (pag 50)”,”MADS-315″
“LEFEBVRE Henri”,”La sociologia di Marx. Il marxismo e la società opulenta.”,”””La teoria dello Stato si trova al centro o, se si preferisce, al vertice del pensiero marxista, (…) Il pensiero di Marx sullo Stato si forma sin dagli inizi della sua riflessione e della sua opera: sin dalla critica della filosofia hegeliana del diritto e dello Stato. Contro Hegel, Marx stabilisce che l’ essenza dell’ essere umano non è politica ma sociale. L’ uomo non è un’ animale politico. (…) Secondo Marx, lo Stato non emana quindi da una razionalità trascendente, superiore alla vita sociale; esso non è neppure interno alla società, espressione della sua razionalità immanente. La ragione dello Stato e la ragione di Stato provengono da una non ragione- da una maturità insufficiente – della realtà umana, ossia sociale”” (pag 129-130)”,”TEOC-200″
“LEFEBVRE Henri”,”La sociologia di Marx. Il marxismo e la società.”,”‘””Nella misura in cui lo sfruttamento di un individuo da parte di un altro sarà abolito, lo sarà anche lo sfruttamento di una nazione da parte di un’ altra. Con l’ antagonismo delle classi all’ interno della nazione scompare l’ ostilità reciproca tra le nazioni”” (Marx, ndr). Se la lotta del proletariato contro la borghesia non è nazionale per il suo contenuto (storico, sociale, pratico) lo è però nella sua forma (politica). Tesi capitale che ritroveremo analizzando il testamento politico di Marx: le Note in margine al programma del partito operaio tedesco.’ pag 180) Henri LEFEBVRE (Hagetman 1905) è uno dei più noti teorici e interpreti del marxismo in Francia. Uscito dal PCF nel 1957; dopo un passato di marxista ortodosso e militante, ha lavorato alla sezione di sociologia rurale del CNRS e dal 1967 insegna nel Campus di Nanterre.”,”MADS-317″
“LEFEBVRE Henri”,”La fine della storia. Epilegomeni.”,”LEFEBVRE Henri è nato nel 1905 a Hagetmau nelle Lande. Dopo aver compiuto studi di filosofia ad Aix-en-Provence e poi a Parigi alla Sorbona, fonda insieme a FRIEDMANN e a POLITZER le riviste ‘Philosopies’ e ‘L’ Esprit’. Dal 1929 si dedica all’ insegnamento della filosofia. Dal 1940 combatte nella resistenza. Nel 1948 lavora al Centre National de la Recherche Scientifique. Nel 1961 è nominato direttore dell’ Istituto. Nell’ ottobre 1962 ottiene la cattedra di sociologia all’ Università di Strasburgo. Dopo parecchi anni passa ad insegnare sociologia all’ Università di Nanterre.”,”TEOC-216″
“LEFEBVRE Georges”,”1789. Das Jahr der Revolution. (Titolo orig: ‘Quatre-vingt-neuf’)”,”Georges LEFEBVRE è nato nel 1874 a Lille. Appartiene alla tradizione dei grandi storici francesi. Da 1935 alla sua morte, nel 1959, è stato professore alla Sorbona, direttore dell’ Istituto per la Storia della Rivoluzione francese e della ‘Societé des Etudes robespierristes’. Nel 1951 esce la sua opera principaçle ‘La Révolution francaise’.”,”FRAR-278″
“LEFEBVRE Henri”,”A la lumiere du matérialisme dialectique. I. Logique formelle logique dialectique.”,”””h. – E’ chiaro che la dialettica materialistica apporta alla teoria dell’ evoluzione degli arricchimenti sui quali non si può qui insistere, essendo il soggetto troppo vasto. In rapporto a questi arricchimenti, il vecchio evoluzionismo appare “”lineare””, unilaterale, “”magro, sterile, arido”” (Lenin). In particolare, la teoria dialettica del movimento nella natura e nella storia sfugge all’ accusa di “”finalismo”” lanciata contro il veccho evoluzionismo. Invece di vedere nell’ evoluzione semplicemente un progresso certo, la dialettica mostra che ci sono delle regressioni parziali o generali, dei declini, delle “”decadenze”” momentanee o no, degli elementi di decomposizione e di dissoluzione. Il tempo è una realtà infinitamente complessa: ogni crescita implica anche un invecchiamento. Così, il fine dell’ “”evoluzione””, la sua “”fine””, non è data a priori.”” (pag 237)”,”FILx-272″
“LEFEBVRE Henri”,”La revolucion urbana.”,”LEFEBVRE Henri, teorico ufficiale del PCF nel dopoguerra, venne espulso nel periodo del XX Congresso del PCF. A partire dal quel momento il suo programma intellettuale ha affrontato la dialettica e le nuove tendenze del capitalismo avanzato Il luogo di abitazione. “”Heidegger ha segnalato il cammino di questo recupero del senso dell’ abitare commentando la frase dimenticata o mal compresa di Hölderlin: “”L’ uomo vive in poeta”” (El hombre vive en poeta). Questo vuol dire che la relazione dell’ “”essere umano”” con la natura e la sua propria natura, con il “”suo”” e suo proprio essere, si situa nell’ abitare, in esso si realizza e in esso si comprende””. (pag 89)”,”DEMx-042″
“LEFEBVRE Henri”,”Le marxisme.”,”””I modi di produzione hanno sempre coesistito e coesistono ancora, agendo e reagendo gli uni sugli altri, senza limiti netti benché siano distinti. In fondo, un modo di produzione, come il feudalesimo, ha presentato delle sfumature e varianti innumerevoli; il feudalesimo asiativo differisce dal feudalesimo europeo, ecc.. Ciascun modo di produzione ha conosciuto una crescita, un apogeo, un declino, una crisi terminale (senza contare le crisi interne, momentanee o più profonde, nel corso di questo sviluppo).”” (pag 70)”,”TEOC-363″
“LEFEBVRE Henri, MARX Karl”,”La libertà marxista.”,”””La borghesia è ‘la classe che nega le classi’. I feudatari affermavano la esistenza delle classi a modo loro, distinguendo in “”ordini”” e “”stati”” che parevan fondati su realtà eterne; su distinzioni assolute fra gli esseri umani: Nobiltà, Clero, Terzo-stato (comprendente artigiani, borghesi, contadini ecc.). La borghesia nega le classi ‘ed è questa precisamente’ la sua ideologia di classe.”” (pag 59) ‘ ‘ in corsivo nel testo “”Marx si è sempre guardato dal portare contro il Capitalista l’ accusa semplicista, moraleggiante, di malvagità. Egli ha denunciato la cupidigia infinita dei capitalisti (per esempio quella degli industriali inglesi che fino al 1842 defalcavano dal salario dei loro operai quanto essi ricevevano dalle opere di carità!). Ma egli ha ben specificato che questi industriali non facevano che profittare delle circostanze, del “”Jus utendi et abutendi”” che il regno della libertà astratta conferiva loro sugli operai. “”Io non ho dipinto di rosa la figura del capitalista e del proprietario fondiario. Ma si tratta qui di persone nella sola misura in cui esse rappresentano rapporti di classe ed interessi determinati. Meno di qualsiasi altro, il mio punto di vista – che concepisce lo sviluppo della formazione economico-sociale come un processo naturale -, può chiamare l’ individuo responsabile di quei rapporti di cui egli resta socialmente il prodotto, benché a considerar soggettivamente le cose, egli li sorpassi di parecchio…”” (Prefazione del Capitale)””. (pag 61)”,”MADS-389″
“LEFEBVRE Henri”,”Pour connaitre la Pensée de Karl Marx.”,”La Lega dei Comunisti e il Manifesto. “”La sede del Comitato Centrale rimane a Londra; Marx però diviene il dirigente teorico. Egli fu incaricato, con lo stesso Engels, di stabilire al più prest un programma politico. Non si sa se Engels sottomise al Congresso il suo “”catechismo comunista””; si sa solo che i londoniani manifestarono nei mesi seguenti a più riprese il loro scontento e arrivarono fino a intravedere delle misure contro il “”cittadino Marx”” perché il programma non era pronto nel tempo fissato. Marx partì dal testo di Engels, rimaneggiandolo profondamente. Il Manifesto è dunque l’ opera comune di Marx e d’ Engels, ed è impossibile separare i loro apporti rispettivi. Ma la redazione definitiva, dunque il movimento, le formule, il vigore e la potenza di questo scritto vengono da Marx e da Marx solo. Engels, rendendo omaggio al suo amico, l’ ha detto e ridetto. Il manoscritto venne inviato a Londra verso il 1° gennaio 1848. In questo momento, la grande crisi rivoluzionaria era già cominciata.”” (pag 138) La legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e l’ imperialismo. “”La legge indica solamente una ‘tendenza’ storica. La legge specificatamente ‘economica in apparenza’ è in realtà ‘una legge dialettica’ che si collega alle leggi universali del divenire, essa mostra che le contraddizioni interne del capitalismo lo spingono verso la sua fine nel corso di una storia complessa. (…) Il capitalismo è riuscito in una certa misura a compensare l’ effetto della sua legge interna; per esempio aprendo sempre, ‘con la forza’, nuovi mercati. Allora, aumentando la massa generale dei profitti, l’ effetto della caduta tendenziale e relativa del profitto si trova mascherato. E’ una delle ragioni profonde della lotta sempre più accannita dei capitalisti per i mercati – ovvero dell’ imperialismo – fenomeno ‘politico’ essenziale del mondo moderno””. (pag 215)”,”MADS-390″
“LEFEBVRE Georges”,”Napoléon.”,”Gli accordi di Tilsit, il 7 luglio 1807. “”Per l’ avvenire dell’ alleanza franco-russa, l’ essenziale era di sapere ciò che sarebbero diventate le province polacche, Danzica messa da parte qui, ormai isolata, fu eretta a città libera, e che Rapp continua comunque ad occupare. E’ malauguratamente su questo punto che le discussioni sono rimaste circondate da spesse tenebre. Nessuno dubita che Napoleone volesse volentieri associare Alessandro allo smembramento della Prussia: gli aveva già proposto di avanzare fino al Niémen. Sembra che gli offrisse le sue conquiste polacche a condizione di prendersi in supplemento la Slesia. Può essere che Alessandro avesse accettato se Napoleone avesse consentito a rinunciare a quest’ ultima esigenza e a rendere alla Prussia i suoi territori della Germania centrale. (…) Sia che avesse lui stesso suggerito la soluzione come un compromesso provvisorio, sia che essa appartenesse a Napoleone, le spoglie polacche della Prussia furono costituite in un granducato di Varsavia, popolato da due milioni di abitanti, a profitto del re di Sassonia. Passando per Dresda, il 22 luglio, l’ imperatore la dotò di uno statuto costituzionale. Come la Westfalia, il nuovo granducato entrò nella Confederazione del Reno e 30.000 francesi vi rimasero come guarnigione. Una Polonia fu così ristabilita senza portarne il nome. Di fatto, essa non era che una marca militare opposta alla Russia e introdusse, fin dal primo momento, un germe di dissoluzione dell’ alleanza franco-russa.”” (pag 247)”,”FRAN-071″
“LEFEBVRE Henri”,”Le marxisme.”,”Henri Lefebvre professore all’Università di Parigi-Nanterre 2° copia “”Tout ce qui existe et vit n’existe et ne vit que par un mouvement, un devenir; mais Hegel, à force d’abstraction, parvint à une formule purement abstraite, purement logique, du mouvement en général; et alors il s’imagina tenir dans cette formule la méthode absolue, expliquant toute chose, et renfermant le mouvement de toute chose. Marx, au contraire (il ne faut pas se lasser d’insister su ce point essentiel), affirme que l’idée générale, ‘la méthode’, ne dispense pas de saisir en lui-même chaque objet; elle fournit simplement un guide, un cadre général, une orientation pour la raison dans la connaissance de chaque réalité. Dans chaque réalité, il faut saisir ‘ses’ contradictions propres, ‘son’ mouvement propre (interne), ‘sa’ qualité et ‘ses’ transformations brusques; la forme (logique) de la méthode doit donc se subordonner au contenu, à l’objet, à la ‘matière’ étudiée; elle permet d’en aborder efficacement l’étude en saisissant l’aspect le plus général de cette réalité, mais ne remplace jamais la recherche scientifique par une construction abstraite.”” (pag 31) [Henri Lefebvre, Le marxisme, 1978]”,”MADS-452″
“LEFEBVRE Henry”,”Marx. Uomo, pensatore, rivoluzionario.”,”””Tornato a Treviri, Karl si fidanza segretamente con Jenny. Si confida col padre. Spaventato sia per la giovane età di Marx che per lo scandalo che in una cittadina come quella un simile matrimonio potrebbe provocare, Hirschel-Heinrich Marx si affretta ad allontanare il figlio dalla città. Con aspri rimproveri lo manda a Berlino, “”centro di ogni cultura e di ogni verità”” (discorso di Hegel letto all’inaugurazione dell’università di Berlino nel 1818). A Berlino, nell’autunno del 1836, Karl Marx, che ha ora diciott’anni, si rende conto che il tempo dell’adolescenza è ormai trascorso. Si dedica come un forsennato agli studi. Legge tutti i libri che gli capitano sottomano: diritto, storia, geografia, poesia, letteratura e, soprattutto, filosofia. E’ ancora convinto che la sua vera vocazione sia, più che la filosofia, la letteratura. Trascorre le notti a scrivere poesie sul suo amore, su Jenny, su se stesso: “”Non posso più occuparmi tranquillamente / Di quel che s’impadronisce del mio animo / Non posso più restare in pace / Mi lancio con foga nel lavoro. / Vorrei conquistare tutto / Tutti i favori degli dei / E possedere il sapere / Abbracciare l’arte intera””. Ecco come il ragazzo di diciotto anni già esprime la sua bramosia di sapere, il suo senso della totalità. In quegli anni fecondi Karl Marx riesce a conciliare un lavoro accanito con l’assidua frequentazione delle birrerie, dove incontra gli intellettuali più “”avanzati”” del suo tempo: quelli della sinistra hegeliana. Non dorme più. (…)”” [Henry Lefebvre, Marx. Uomo, pensatore, rivoluzionario, 1970] (pag 9-10) “”Karl Marx, però, ha qualcosa di più dei suoi amici del ‘Doktorsklub’, Rutenberg, Bruno Bauer, Koppen, ecc. Egli avverte infatti una duplice esigenza: quella di entrare in contatto con il reale “”concreto””, e quella di modificare attivamente questo reale. Se scrive ancora versi, è solo per proclamare questa esigenza prometeica: ‘Per questo debbo tutto osare / Senza prender mai riposo / Non restiamo muti / Senza volerci realizzare / Non ci sottomettiamo mai / Silenziosi pavidi / All’umiliante giogo / Poiché il desiderio e la passione / Poiché l’azione ci rimangono’. (…) Le speranze di Karl Marx sono ben presto deluse. Il governo reazionario di Prussia esonera dall’insegnamento Bruno Bauer e rifiuta una cattedra al giovane dottor Marx. Il padre non aveva potuto assistere né ai suoi successi né a questa delusione. Era morto nel 1838 dopo una breve malattia, oppresso dai pensieri e dalle preoccupazioni per i figli, e soprattutto per il suo figlio prediletto, Karl. Una volta abbandonata la carriera universitaria, Karl Marx si avventura nel giornalismo. Entra nella redazione della ‘Rheinische Zeitung’ della quale diviene direttore nell’ottobre del 1842. (…) Nei primi giorni della primavera del 1844 esce il primo (ed unico) numero degli ‘Annali franco-tedeschi’, che contiene due importanti scritti di Marx, uno sulla filosofia del diritto di Hegel, l’altro sulla questione agraria. Vi appare inoltre un interessante lavoro intitolato ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’, a firma di Friedrich Engels.”” (pag 12-16)”,”MADS-023-FF”
“LEFEBVRE Georges”,”La rivoluzione francese.”,”Contiene il saggio di D. ROCHE: ‘George Lefebvre tra storia scientifica e storia socialista. La rivoluzione francese’. Georges LEFEBVRE nacque a Lilla nel 1875 e morì a Parigi nell’inverno del 1960. A lungo professore nei licei, insegnò poi sino al 1945 alla Sorbona. Diresse le ‘Annales historiques de la Revolution francaise’ ed è considerato il maggior storico moderno della grande Rivoluzione.”,”FRAR-005-FR”
“LEFEBVRE Georges”,”Quatre-Vingt-Neuf.”,”Albert Soboul professore alla Sorbona. “”Etape nécessaire de la transition générale du féodalisme au capitalisme, la Révolution française n’en conserve pas moins, au regard des diverses révolutions similaires, ses caractères propres qui tiennent à la structure spécifique de la société française à la fin de l’Ancien Regime. Ces caractères ont été niés. La Révolution française n’aurait été «qu’un aspect d’une révolution occidentale, ou plus exactement atlantique, qui a commencé dans les colonies anglaises d’Amerique, peu après 1763, s’est prolongée par les Révolutions de Suisse, des Pays Bas, d’Irlande, avant d’atteindre la France entre 1787 et 1789. De France, elle a rebondi aux Pays-Bas, a gagné l’Allemagne rhénane, la Suisse, l’Italie» (1) … La Révolution française s’intégrerait dans «la grande révolution ‘atlantique’». Sans doute on ne peut sous-estimer l’importance de l’Océan dans la rénovation de l’économie et dans l’exploitation des pays coloniaux par l’Occident. Mais là n’est pas le propos de nos auteurs, ni de montrer que la Révolution française ne fut qu’un épisode du mouvement général de l’histoire qui, après les Révolutions néerlandaise, anglaise et américaine, contribua à associer ou à porter la bourgeoisie au pouvoir. La Révolution française ne marque d’ailleurs pas le terme géographique de cette transformation, comme les qualificatifs ambigus d”atlantique’ ou d”occidental’ le donnent à entendre: au XIX° siècle, partout où s’est installés l’économie capitaliste, l’ascension de la bourgeoisie à marché de pair: la révolution bourgeoise fut de portée universelle. D’autre part, à mettre sur le même plan la Révolution française et «les Révolutions de Suisse, des Pays-Bas et d’Irlande»…, on minimise étrangement la profondeur, les dimensions de la première et la mutation brusque qu’elle constitua. Cette conception en vidant la Révolution française de tout contenu spécifique, économique (anti-féodal et capitaliste), social (anti-aristocratique et bourgeois) et national (un et indivisible), tiendrait pour nul un demi-siècle d’historiographie révolutionnaire, de Jean Jaurès à Georges Lefebvre. Tocqueville avait cependant ouvert la voie à la réflexion, lorsqu’il demandait «pourquoi des principles analogues et des théories politiques semblables n’ont mené les Etats-Unis qu’à un changement de gouvernment et la France à une subversion totale de la société». Poser le problème en ces termes, c’est dépasser l’aspect superficiel d’une histoire politique et institutionelle, pour s’efforcer d’atteindre les réalités économiques et sociales dans leur spécificité nationale. La Révolution française s’assigna finalement une place singulière dans l’histoire du monde contemporain”” (pag 275-276) [A. Soboul, Postface] [(1) J. Godechot: ‘La Grande Nation. L’expansion révolutionnaire de la France dans le monde, 1789-1799’ (Paris, 1956, 2 vol.), t. I, p. 11. Cette conception d’une revolution «occidentale» ou «atlantique» a d’abord été avancée par R.R. Palmer: «The world Revolution on the west», ‘Political science quarterly’, 1954. Elle a été reprise et développée par J. Godechot et R.R. Palmer: «Le problème de l’Atlantique du XVIII° au XX° siècle», ‘X Congresso internazionale di Scienze storiche. Relazioni (Florence, 1955), t. V, pp. 175-239; R.R. Palmer: ‘The Age of the Democratic Revolution. A political history of Europe and America, 1760-1800′, t. I: The Challenge’ (Princeton, 1959); J. Godechot: ‘Les Révolutions, 1770-1799’ (Paris, 1963, coll. “”Nouvelle Clio””). Exposé d’ensemble par J. Godechot et R.R. Palmer: «Révolution française, occidentale ou atlantique», ‘Bulletin de la Société d’Histoire moderne’, juillet 1960. Bibliographie dans J. Godechot: «Révolution française ou révolution occidentale?» ‘L’Information historique’, 1960, p. 6. Cette conception a été critiquée par G. Lefebvre: ‘Annales historiques de la Révolution française, 1957, p. 272]”,”FRAR-415″
“LEFEBVRE Henri”,”La pensée de Lénine.”,”Henri Lefebvre, professeur de sociologie à Nanterre, s’interroge sur la signification profonde du mouvement parti de Nanterre. Docteur ès lettres, Maitre de recherches au Centre National de la Recherche Scientifique. Avant-propos, Conclusion, note, bibliographie sommarie, Collection pour Connaitre,”,”LENS-054-FL”
“LEFEBVRE Henri”,”L’irruption de Nanterre au sommet.”,”LEFEBVRE Henri “”L’opera di Marx è necessaria ma non sufficiente per comprendere questo tempo, per interpretare l’avvenimento e se possibile orientarlo”” (pag 25) La questione della tecnica. Tesi di H. Lefebvre (1968): l’importanza della tecnica che tende a porsi come una forza autonoma “”Marx avait annoncé la fin du capitalisme concurrentiel sous la double poussée du prolétariat et de la concentration des capitaux. Ce que s’est effectivement accompli. Cependant Marx n’avait pas prévu que les rapports capitalistes et la bourgeoisie come classe survivraient à l’effondrement du capitalisme de libre concurrence; il ne pouvait concevoir l’élasticité et la capacité d’adaptation de ces rapports bien qu’il ait nettement stipulé que les limites du capitalisme lui étaient immanentes et que la bourgeoisie comme classe durerait tant qu’elle jouerait un rôle dans la croissance des forces productives. Que la société bourgeoise, par la médiation de la connaissance scientifique et du travail intellectuel, ait pu assimiler partiellement la pensée dialectique (non sans le rejeter en tant que pensée radicalement critique) et l’utiliser dans l’organisation del la société et de la culture, c’était inconcevable à l’époque. De même que la transformation du marxisme critique et révolutionnaire en superstructure idéologique des pays socialistes. Ni Marx, ni Engels, ni Lénine ne pouvaient supposer que viendrait un jour où il faudrait littéralement reconstruire la méthode et la théorie et que toute tentative, même entachée de dogmatisme, dans cette direction, aurait une portée. Pour Marx, la connaissance exclut l’idéologie, du seul fait que la théorie historique et dialectique des idéologies met fin à celles-ci. Et cela par une révolution théorique indissoluble de la révolution pratique, économique et sociale. Les mots «idéologie scientifique» ou «idéologie marxiste», couramment employés depuis des dizaines d’années, n’auraient eu aucun sens pour Marx. Chacun sait qu’il se disait non-marxiste, à la fin de sa vie. Quant au double schéma rappelé plus haut, il attribue une place considérable à la division technique et sociale du travail. Ce qui reste solide mais ne saurait interdire l’examen de phénomènes récents. L’extrême parcellarisation du travail intellectuel et productif (malgré les tendances à la reconstitution d’une unité globale sur des bases nouvelles) et l’importance de la technique tendant elle-même à s’ériger en force autonome, ont entremêlé la division technique et la division sociale du travail à tel point que l’analyse qui les discerne est aujourd’hui difficile. On s’en aperçoit aussi bien en ce qui concerne les travaux non productifs mais socialement nécessaires que les travaux immédiatement et matériellement productifs. L’intervention directe dans la production et par conséquent dans la division du travail de connaissances mal distinctes d’idéologies rend délicate l’analyse. Ce qui pose une problématique en partie nouvelle, la nôtre”” [Henri Lefebvre, ‘L’irruption de Nanterre au sommet’, Paris, 1968] (pag 20-21-22)”,”TEOC-718″
“LEFEBVRE Denis”,”Guy Mollet. Face à la torture en Algérie 1956-1957.”,”L’autore, nato nel 1953, è presidente del Centro Guy Mollet e segretario generale dell’ OURS, Office Universitaire de recherche socialiste. E’ autore della prima giografia di Guy Mollet (1992).”,”FRAV-164″
“LEFEBVRE Henri”,”Problemes actuels du marxisme.”,”Henri Lefebvre Professeur à la Faculté des Lettres et Sciences humaines de Paris-Ouest. “”De leur analyse des échecs révolutionnaires de 1848 et de 1871, Marx et Engels tirent une conclusion politique. La période de transition du capitalisme au socialisme se caractérisera politiquement par la ‘dictature du prolétariat’. La classe ouvrière ne peut s’organiser en classe dominante dans le cadre et la forme de l’Etat bourgeois existant. Il lui faut, pour imposer les transformations révolutionnaires dans les rapports sociaux, créer une nouvelle forme d’Etat, après avoir brisé l’appareil bureaucratique et militaire mis en place par la bourgeoisie. …. finire (pag 88-89)”,”MADS-018-FV”
“LEFEBVRE Georges”,”Riflessioni sulla storia.”,”E’ una raccolta di saggi di Georges Lefebvre (1874-1959) grande storico della rivoluzione francese, curata dal suo allievo Albert Soboul. Alcuni saggi sono dedicati a Tocqueville, Danton, Robespierre, Saint-Just, Babeuf. ‘Le origini del comunismo di Babeuf’ (pag 251-264) “”La lettera a Germain afferma che il lavoro sarà obbligatoro per tutti i membri della società: «ogni uomo sarà impiegato secondo il suo talento e l’attività di cui è esperto»; ciascuno deporrà al magazzino «i frutti in natura del suo lavoro». «Una semplice amministrazione di distribuzione, l’amministrazione dei viveri, tenendo conto di tutti gli individui e di tutte le cose, farà ripartire queste secondo la più scrupolosa eguaglianza e le farà consegnare al domicilio di ciascun cittadino». … finire (pag 260-261)”,”STOx-063-FF”
“LEFEBVRE Georges”,”Napoleone.”,”Georges Lefebvre (1874-1959) nacque e compì gli studi a Lille; nel 1924 fu nominato professore all’Università di Parigi. I suoi studi sulla Rivoluzione sottolineano la parte che vi ebbero le masse contadine, dal fondamentale Les paysans du Nord pendant la Rév. franç. a La grande peur de 1789, alle Questions agraires au temps de la Terreur.”,”FRAN-002-FL”
“LEFEBVRE Georges”,”Napoleone.”,”Georges Lefebvre (1874-1959) nacque e compì gli studi a Lille; nel 1924 fu nominato professore all’Università di Parigi. I suoi studi sulla Rivoluzione sottolineano la parte che vi ebbero le masse contadine, dal fondamentale ‘Les paysans du Nord pendant la Révolution française’ a ‘La grande peur de 1789’, alle ‘Questions agraires au temps de la Terreur’. Il metodo dell’amalgama la promozione per merito sul campo ‘Facendo continuamente la guerra, l’esercito napoleonico si formò dunque attraverso un continuo amalgama, il cui principio gli veniva dalla Rivoluzione. All’inizio d’ogni campagna, un contingente di reclute vestite e armate alla men peggio partiva a piccoli gruppi verso il fronte. «I coscritti non hanno bisogno di passare più di otto giorni al deposito«, scrive l’imperatore il 16 novembre 1806. Era molto se s’insegnava loro l’essenziale durante il cammino! Immessi nei reggimenti, essi si mescolavano ai soldati agguerriti e imparavano quel che potevano combattendo; negli istanti di riposo, nessuno si preoccupava di fare addestramento, considerandolo come una cosa inutile. Il soldato napoleonico non ha nulla del soldato di caserma: è un combattente improvvisato, come quello della Rivoluzione; conserva lo stesso spirito d’indipendenza; poiché gli ufficiali, venuti dalla gavetta, erano appena ieri suoi commilitoni, e poiché egli stesso può essere promosso domani, si impronta assai poco di spirito «militare»; la disciplina esteriore e meccanica gli riesce insopportabile; diserta senza scrupolo, per ritornare quando è il suo momento, e obbedisce volentieri solo sulla linea del fuoco. Pochi eserciti hanno spinto a tal punto l’insubordinazione; le manifestazioni collettive, le ribellioni individuali, gli ammutinamenti sono cosa frequente; Napoleone minaccia, ma poi si mostra, sempre, più indulgente dei rappresentanti del popolo. Nel soldato, egli non vede in fondo che il combattente e ciò che gli importa è che desideri la battaglia e che vi si getti dentro alla disperata. Codesto ardore, che davanti al nemico esalta l’iniziativa individuale, l’audacia, la fiducia in se stessi e nello stesso tempo dà all’esercito un’anima collettiva, è anch’esso un’eredità della Rivoluzione. Nel soldato napoleonico la passione del sanculotto, l’amore dell’eguaglianza, l’odio per l’aristocrazia, un vivo anticlericalismo, senza dubbio si assopirono col tempo, ma non si spensero (…). Tuttavia, la sua forza principale l’esercito napoleonico, come quelli della Convenzione e del Direttorio, la trae dalla rivoluzione sociale che ha aperto la via alle energie individuali proclamando l’eguaglianza, il cui simbolo militare è la promozione per merito. La costituzione dell’anno VIII conferisce al suo capo la scelta degli ufficiali; ma, anche se egli manifesta qualche velleità di ricostituire un’aristocrazia militare, ciò che essenzialmente guida le sue designazioni è il valore personale. L’anzianità non conta affatto; le qualità intellettuali, di per se stesse, non richiamano molto l’attenzione, e non è necessario essere molto istruiti per riuscire; l’audacia e la bravura fanno scomparire ogni altro merito. Dopo ogni battaglia, il colonnello, arbitro delle promozioni, colma i vuoti attingendo fra coloro che si distinguono nel proprio reggimento, e quest’ultimo è il miglior giudice della sua giustizia. Per i gradi superiori, Napoleone non si regola diversamente’ (pag 230-231)”,”BIOx-006-FGB”
“LEFEBVRE Georges”,”Études sur la Révolution française.”,”Georges Lefebvre, professore onorario alla Sorbona. Contiene due paragrafi su Babeuf: – Où il est question de Babeuf (pag 298-304) – Les origins du communisme de Babeuf (pag 305-314) “”En réalité, si l’on excepte Babeuf, les révolutionnaires qui tinrent des propos inquiétants pour les propriétaires ne nourrissaient pas l’intention de procéder à un partage des terres. (…)”” (pag 310)”,”FRAR-437″
“LEFEBVRE Georges”,”I Termidoriani.”,”””Ma per la seconda volta, fu alle bande della gioventù dorata che si fece ricorso per spezzare la resistenza dei moderati. Dal 25 nevoso almeno (14 gennaio 1795), le loro imprese si moltiplicarono. Le bande assalivano ormai i caffé giacobini, e – fatto nuovo e curioso – la gioventù si sforzava di conquistare il favore dei sanculotti dei ‘faubourgs’, mandando loro delegazioni per invitarli a fraternizzare, ed effettivamente riuscì ad accaparrarsene un certo numero offrendo pranzi da Février, al Palazzo Égalité. Il 29 il «Messager du soir» annunciò che la gioventù dorata aveva deciso di purificare le tribune della Convenzione e di bruciare pubblicamente, il 2 piovoso, un fantoccio rappresentante un giacobino coperto di sangue, ciò che fu fatto. Il 30 nevoso (19 gennaio), un artista del teatro di Feydeau, di nome Gaveaux, aveva cantato alla sezione Guglielmo Tell la sua canzone, ‘Le Réveil du peuple contre les terroristes’ (‘Il risveglio del popolo contro i terroristi’), di cui Souriguères aveva composto la musica, e che per vari mesi sarà l’inno della reazione, mentre sarà proscritta la «Marsigliese», considerata come il canto dei «bevitori di sangue». Cominciò allora la guerra dei teatri; nei primi giorni di piovoso, gli attori giacobini, Fusil al teatro della Repubblica, Trial a quello dell’Opéra furono costretti a fare ammenda onorevole; a ogni rappresentazione, si reclamava il ‘Réveil du peuple’, scatenando di solito un parapiglia generale, poiché la platea giacobina rispodenva con clamori e inni rivoluzionari. Finalmente, il 12 piovoso (31 gennaio), venne inaugurata agli ordini di Martainville, la caccia ai busti di Marat nella sala Feydeau. I comitati li fecero rimettere al loro posto; il 14 furono nuovamente abbattuti e, questa volta, il disordine si estese alle strade e ai caffè; in via Montmartre un busto venne gettato nella fogna. In seguito alle proteste dei sanculotti, scoppiarono risse un po’ dovunque. I comitati capitolarono prontamente, e il 20 (8 febbraio) Dumont fece decidere senza opposizione che gli onori del Pantheon e simili non potessero d’ora in avanti essere accordati se non dopo dieci anni dalla morte dell’interessato. Al provvedimento fu dato effetto retroattivo (…). Contemporaneamente veniva chiuso il club Lazovski nel ‘faubourg’ Marceau, e quello dei ‘Quinze-Vingts’, nel ‘faubourg’ Antoine. Babeuf venne di nuovo colpito da decreto di arresto e sfuggí solo momentaneamente alla prigione. (…) La gioventù dorata si riteneva ormai così potente che Fréron, per averle raccomandato la calma, perse di colpo la sua popolarità (…)”” (pag 84-86)”,”FRAR-440″
“LEFEBVRE Georges”,”Napoleone.”,”Georges Lefebvre (1874-1959) nacque e compì gli studi a Lille; nel 1924 fu nominato professore all’Università di Parigi. I suoi studi sulla Rivoluzione sottolineano la parte che vi ebbero le masse contadine, dal fondamentale ‘Les paysans du Nord pendant la Révolution française’ a ‘La grande peur de 1789’, alle ‘Questions agraires au temps de la Terreur’. ‘Tuttavia, la sua forza principale l’esercito napoleonico, come quelli della Convenzione e del Direttorio, la trae dalla rivoluzione sociale che ha aperto la via alle energie individuali proclamando l’eguaglianza, il cui simbolo militare è la promozione per merito. La costituzione dell’anno VIII conferisce al suo capo la scelta degli ufficiali; ma, anche se egli manifesta qualche velleità di ricostituire un’aristocrazia militare, ciò che essenzialmente guida le sue designazioni è il valore personale. L’anzianità non conta affatto; le qualità intellettuali, di per se stesse, non richiamano molto l’attenzione, e non è necessario essere molto istruiti per riuscire; l’audacia e la bravura fanno scomparire ogni altro merito”” (pag 223)”,”FRAN-002-FC”
“LEFEBVRE Henri”,”La pensée marxiste et la ville.”,”””Dans la partie de son ouvrage (1) intitulée «Les Grandes Villes», Frédéric Engels découvre la réalité urbaine dans toute son horreur. Pourtant, jamais cette réalité ne s’identifie pour lui avec un simple désordre, encore moins avec le mal, avec une maladie de «la société», comme dans beucoup de textes littéraires et scientifiques jusqu’à notre époque. Londres, Manchester, d’autres agglomérations anglaises, Engels les saisit comme un effets de causes et raisons à connaître, donc à maîtriser (par la connaissance d’abord, ensuite par l’action révolutionnaire). La bourgeoisie détient le capital, c’est-à-dire les moyens de production. Elle en use; elle détermine les conditions de leur usage productif. Sans aucun parti pris dépréciatif, Frédéric Engels met en pleine lumière les puissants contrastes de la réalité urbaine, la richesse et la pauvreté juxtaposées, la splendeur et la laideur (la laideur et la pauvreté recevant de ce voisinage une coloration intense et pathétique). Il commence par une déclaration enthousiaste: «Je ne connais rien de plus imposant que le spectacle offert par la Tamise lorsqu’on remonte le fleuve depuis la mer jusqu’au London Bridge… Tout cela est si grandiose, si énorme qu’on est absasordi et qu’on reste stupéfait de la grandeur de l’Angleterre avant même le pied sur son sol». La centralisation a centuplé la puissance de ces milliers d’hommes; elle a multiplié l’efficacité de leurs moyens. Contropartie de cette prodigieuse richesse sociale, réalisée sous l’égide économique et politique de la bourgeoisie anglaise: les sacrifices. les Londoniens «ont dû sacrifier la meilleure part de leur qualité d’hommes pour accomplir les miracles de la civilisation dont la ville regorge» (p. 60). Des forces qui sommeillaient en eux ont été étouffées, afin que «seules quelques-unes puissent se développer» en se multipliant par l’union avec celles de autres. La cohue des rues a déjà, à elle seule, queque chose de répugnant». Ces personnes, de tout état et de toutes classes, ne sont-elles par ‘toutes’ des hommes possédant les mêmes capacités, le mêmes intérêt dans la quête du bonheur? «Ne doivent-elles pas finalement quêter ce bonheur par les mêmes moyens et procédés? Et cependant, ces gens se croisent en courant, comme s’ils n’avaient riende commun…». Cette indifférence brutale, cet isolement insensible, cet égoïsme borné, ne se manifestent nulel part avec autant d’impudence. L’atomisation est ici poussée à l’extrême. Ainsi Engels introduit aussitôt le thème de la «foule solitaire» et de l’atomisation, la problématique de la rue. Jamais le thème de l’aliénation ne se présente abstraitement pour lui (comme séparé). Il perçoit et saisit concrètement l’aliénation”” (pag 13-14) [(1) ‘La situation del la classe laborieuse en Angleterre’, 1842] [Henri Lefebvre, La pensée marxiste et la ville, Casterman, Paris, 1972] [‘Nella parte della sua opera (1) intitolata “”Grandi città””, Frédéric Engels scopre la realtà urbana in tutto il suo orrore. Tuttavia, questa realtà non viene mai identificata per lui con il semplice disordine, tanto meno con il male, con una malattia della “”società””, come in molti testi letterari e scientifici fino ai nostri giorni. Londra, Manchester, altre città inglesi, Engels le coglie come effetto di cause e ragioni da conoscere, quindi da dominare (prima attraverso la conoscenza, poi attraverso l’azione rivoluzionaria). La borghesia detiene il capitale, cioè i mezzi di produzione, li utilizza, determina le condizioni del loro uso produttivo. Senza alcun pregiudizio dispregiativo, Frédéric Engels evidenzia i potenti contrasti della realtà urbana, ricchezza e povertà giustapposte, splendore e bruttura (bruttura e povertà ricevono un colore intenso e patetico da questo accostamento). Esordisce con una dichiarazione entusiastica: “”Non conosco niente di più imponente dello spettacolo offerto dal Tamigi quando si risale il fiume dal mare fino al London Bridge… Tutto questo è così grandioso, così enorme che si resta esterrefatti e si rimane stupiti dalla grandezza dell’Inghilterra ancor prima di mettere piede sul suo suolo. La centralizzazione ha centuplicato il potere di queste migliaia di uomini; ha moltiplicato l’efficacia dei loro mezzi. La contropartita di questa prodigiosa ricchezza sociale, realizzata sotto l’egida economica e politica della borghesia inglese: i sacrifici. I londinesi “”dovettero sacrificare la parte migliore delle loro qualità di uomini per compiere i miracoli della civiltà di cui la città abbonda”” (p. 60). Le forze che giacevano sopite dentro di loro furono soffocate, così che “”solo poche poterono svilupparsi”” moltiplicandosi attraverso l’unione con quelle degli altri. Il solo trambusto delle strade è già qualcosa di ripugnante. Queste persone, di tutti gli stati e di tutte le classi, non sono “”tutte”” degli uomini che possiedono le stesse capacità, lo stesso interesse nella ricerca della felicità? “”Non dovrebbero alla fine cercare questa felicità con gli stessi mezzi e processi? Eppure queste persone si incrociano correndo, come se non avessero nulla in comune…””. Questa brutale indifferenza, questo insensibile isolamento, questo egoismo limitato, non si manifesta da nessuna parte con tanta sfacciataggine. Qui l’atomizzazione è portata all’estremo. Engels introduce così subito il tema della “”folla solitaria”” e dell’atomizzazione, il problema della strada. Il tema dell’alienazione non si presenta mai per lui in astratto (come separato). Percepisce e coglie concretamente l’alienazione’] Nota: Critica di Lefebvre della piccola libro che raccoglie tre articoli di Engels scritti nel 1872, ‘La questione delle abitazioni’ (‘carattere circostanziale, benché la prefazione scritta in seguito da Engels (1887) corregge queste carattere e dà maggiore ampiezza al testo, ma – sempre secondo Lefebvre – ne accresce la confusione…’) (pag 109)”,”MAES-001-FSD”
“LE-FEBVRE Gérard”,”Le choc des télés.”,”Gérard La Febvre è Direttore generale di IP, prima regia pubblicitaria audiovisiva europea (Rtl)”,”FRAE-063″
“LEFEBVRE Georges”,”L’ Ottantanove.”,”L’ appello alle truppe (pag 106-107)”,”FRAR-007-FMB”
“LEFEBVRE-FILLEAU Jean-Paul”,”Les scandales de la IIIe République. Gambetta,assassiné par defeau des soins. Le scandale des décorations. Le scandale du Panama. L’affaire Norton. L’affaire Dreyfus. L’assassinat de Zola. L’affaire des fiches. L’affaire Henriette Caillaux. L’acquittement de l’assassin de Jaures. Lucien Bersot, fusillé pour l’exemple. En 1917 une occasion manquée: les offres de paix de l’Autriche-Hongrie. Les tractations occultes de Joseph Caillaux. L’affaire Albert Oustric. L’affaire Marthe Hanau. L’affaire Stavisky.”,”LEFEBVRE-FILLEAU Jean-Paul è autore di una decina di opere storiche. E’ membro della Societé des Gens de Lettres, amministratore della società Des Auteurs De Normandie (SADN). E’ segretario generale della Federazione dell’associazione degli scrittori di lingua francese.”,”FRAD-098″
“LEFEVRE Sylvie”,”Les relations économiques franco-allemandes de 1945 à 1955. De l’occupation à la coopération.”,”LEFEVRE Sylvie dottore in storia contemporanea, collabora alla pubblicazione dei ‘Documents diplomatiques français’ presso il ministero degli Affari esteri e conduce ricerche sulla RFT e la costruzione economica europea.”,”FRAE-045″
“LEFONS Chiara”,”Scienza, tecnica e organizzazione del lavoro in Gramsci.”,”””Gramsci non si è né a lungo né prevalentemente occupato dei problemi connessi alla scienza, alla tecnica e alla loro storia”” (P. Rossi, ‘Antonio Gramsci sulla scienza moderna’, Critica marxista, n. 2, 1976, poi in ‘Immagini della scienza’, Ed. Riun., 1977) (pag 106) Critica di Gramsci alla soluzione razionalizzatrice di Trotsky (pag 125, nota)”,”GRAS-007-FB”
“LEFORT Claude”,”La complication. Retour sur le communisme.”,”Claude LEFORT, uno degli interpreti più conosciuti del totalitarismo e della democrazia moderna, è l’autore di varie opere tra le quali: -Le Travail de l’oeuvre. Machiavel, 1972 -L’Invention democratique, 1981 -Essais sur le politique, 1986″,”RIRO-148″
“LEFRANC Georges”,”Les gauches en France 1789 – 1972.”,”Sinistra liberale e parlamentare, sinistra democratica e anticlericale, sinistra socialista e comunista”,”MFRx-048″
“LEFRANC Georges”,”Le syndicalisme en France.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”MFRx-114″
“LEFRANC Georges”,”Le socialisme reformiste.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”MEOx-009″
“LEFRANC Georges”,”Le syndicalisme dans le monde.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”SIND-007″
“LEFRANC Georges”,”Le mouvement syndical de la liberation aux evenements de mai-juin 1968.”,”LEFRANC è stato allievo dell’ Ecole Normale Superieure e Prof agregé d’histoire.”,”FRAP-035″
“LEFRANC Georges”,”Le syndicalisme en France.”,”LEFRANC è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure, Agregé d’Histoire et de Geographie.”,”SIND-033″
“LEFRANC Georges”,”Jaures et le socialisme des intellectuels.”,”LEFRANC mostra come JAURES sia stato il più eminente rappresentante del ‘socialismo degli intellettuali’ che è cominciato prima di lui e si prolungato dopo di lui, attento al ruolo delle idee, preoccupato dei problemi di ‘civilistique’, desideroso di creare un nuovo stile di vita. Per JAURES la rivoluzione non sorgerà dal cataclismo economico: “”Marx si sbagliava. Non è dall’ indigenza assoluta che potrà venire la liberazione assoluta. Per quanto povero fosse il proletario tedesco, non era la povertà suprema… Nessuno tra i socialisti d’ oggi accetta la teoria della pauperizzazione assoluta del proletariato”” (pag 47)”,”JAUx-030″
“LEFRANC Georges”,”El socialismo en el mundo.”,”In Giappone prima della guerra si potevano contare 350 mila affiliati ai sindacati specialmente del ramo tessile e tra i marittimi. Il sindacalismo si è esteso rapidamente con l’ occupazione americana: nel 1947, si potevano contare 6 milioni di iscritti ai sindacati, dei quali 3 milioni e mezzo appartenevano ad organizzazioni sindacali autonome. Due confederazioni si contrapponevano: Sodomei, di tipo tradeunionista, appoggiata dalla AFL, e Sanbetsu, appoggiata dal CIO. (pag 122).”,”SIND-038″
“LEFRANC Georges”,”Les organisations patronales en France. Du passé au present.”,”LEFRANC Georges è stato ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure e professore agregé di storia dottore in lettere.”,”FRAE-014″
“LEFRANC Georges”,”Histoire du Front Populaire, 1934-1938.”,”LEFRANC Georges è ex-allievo dell’ Ecole Normale Superieure Professore agrégé d’ histoire. “”Insensibile a questo appello, la destra vota contro il governo. Paradosso di una situazione, in cui i comunisti e la SFIO approvano con il loro voto una politica finanziaria che in loro stessi respingono e ove la destra rifiuta i voti a delle misure che la riempono di soddisfazione. (…) Contemporaneamente, i comunisti continuano ad attaccare la politica di non intervento che Delbos prosegue in Spagna. Gli scioperi si prolungano. I sindacati persistono a rifiutare le deroghe richieste alla 40 ore. (…) Riserve dei militanti socialisti. Riunito a Marsiglia dal 10 al 13 luglio 1937, il Congresso della SFIO traduceva i sentimenti profondi dei militanti socialisti. Atmosfera di pessimismo, scoraggiamento, constatano i partecipanti. “”Uno dei momenti più difficili e per molti versi uno dei più penosi”” di tutta la storia del partito socialista, constata Leon Blum. Quanto è lontana l’ euforia del giugno 1936!””. (pag 259-260)”,”FRAP-074″
“LEFRANC Georges”,”Le sinistre in Francia dalla rivoluzione ai giorni nostri. (Tit. orig.: Les gauches en France, 1789-1972)”,”””Ma l’ unità delle forze di sinistra a questo punto non era ancora completa: il Partito Comunista vi aveva aderito solo all’ ultimo momento e a sinistra lo si considerava ancora con sospetto. E opposizioni violente si manifestarono nell’ aprile 1934. Perché la “”svolta”” comunista divenisse un fatto compiuto, occorreva che i dirigenti di Mosca si rendessero pienamente conto del pericolo per l’ URSS dell’ insediamento a Parigi di un governo “”fascista””. Soltanto allora, infatti, decisero di smettere di considerare il nazismo un fenomeno passeggero e la socialdemocrazia il principale avversario del comunismo sulla via del potere, e la Francia e la Gran Bretagna due grandi potenze capitaliste pronte a promuovere una guerra controrivoluzionaria. Allora soltanto smisero di caldeggiare il fronte unico alla base per isolare i capi riformisti della SFIO e della CGT e accettarono uno scambio di vedute fra dirigenti. Si mostrarono perfino disposti ad andare più lontano, dopo che il 2 maggio 1935 Pierre Laval aveva concluso con Stalin, a Mosca, il patto franco-sovietico, che si era tradotto nell’ adesione dei comunisti alla difesa nazionale di una Francia considerata ormai alleata dell’ Unione Sovietica. Si trovavano così riunite quattro formazioni politiche di sinistra: il Partito Radicale in cui Edouard Daladier aveva trionfato sulle resistenze degli amici di Edouard Herriot; l’ Unione Socialista Repubblicana formata in maggioranza da ex-appartenenti alla SFIO riuniti intorno a Paul Boncour e Marcel Deat; la SFIO di Leon Blum e Paul Faure; il Partito Comunista con Maurice Thorez””. (pag 211)”,”MFRx-235″
“LEFRANC Georges”,”Histoire des doctrines sociales dans l’ Europe contemporaine. I. Jusqu’en 1914.”,”Contiene dedica dell’ autore a Lucien GENET. Proudhon e Marx. “”Ritornato in provincia, a Lione, Proudhon entra come contabile in una casa di commercio di carbone; si inizia alla contabilità che, più tardi, gli apparirà indispensabile per risolvere la questione sociale. Pubblica nel 1843 la ‘Création de l’ ordre dans l’ humanité””. A Parigi, entra in contatto con Marx che in quel momento si trova lì. Rifuguato a Bruxelles, Marx organizza un “”ufficio di corrispondenza”” internazionale tra i lavoratori e offre a Proudhon di essere suo corrispondente per la Francia. Proudhon accetta; capisce bene però di non lasciarsi confinare in un ruolo subalterno; vuole mantenere la sua originalità di pensiero. In ottobre 1846, pubblica il ‘Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère’ in cui prova ad applicare ciò che ha compreso della dialettica hegeliana ai problemi economici. E’ la rottura con Marx che risponde con la sua ‘Misère de la philosophie’. ‘Proudhon vuol essere la sintesi. E’ un errore composto. Vuole innalzarsi come uomo di scienza al di sopra di borghesi e proletari. Non è che il piccolo borghese sballottato continuamente tra il capitale e il lavoro, tra l’ economia politica e il comunismo””.”” (pag 61-62)”,”TEOC-408″
“LEFRANC Georges”,”Histoire des doctrines sociales dans l’ Europe contemporaine. II. Après 1914.”,”Contiene dedica dell’ autore a Lucien GENET. Planismo. De Man e il movimento planista. “”En Allemagne, Henri de Man avait assisté à partire de 1930 à la montée de l’ hitlérisme. ‘Le socialisme constructif’, publié en 1930, n’est qu’un recueil d’articles auquel il accordait peu d’importance. Tout au contraire, ‘L’ Idée socialiste’, à laquelle il avait travaillé cinq ans, deux fois plus qu’à ‘Au-delà du marxisme’, lui paraissait apporter quelque chose de positif. Il essaye de situer le socialisme dans l’ évolution des “”idées qui font et défont les civilisations””. Le socialisme y est défini comme “”l’ exécuteur testamentaire de tout le passé humaniste de notre civilisation””.”” (pag 73) Il Piano del Lavoro. “”Invano nei mesi che avevano preceduto l’avvento, Henri de Man aveva tentato di definire una nuova strategia del socialismo che gli avrebbe permesso di passare nuovamente all’ offensiva; e la sezione di Amburgo, nel dicembre 1932 adottando le sue proposte, chiedeva che il prossimo Congresso della Socialdemocrazia, previsto per marzo 1933, le acquisisse. Troppo tardi; Hitler divenne cancelliere del Reich nel gennaio 1933, Henri de Man fu costretto a rientrare in Belgio. In tutto il socialismo occidentale, il crollo del socialismo tedesco provocò un profondo smarrimento. Molti socialisti si rivolsero a de Man come verso l’ uomo che poteva apportare un elemento di rinnovamento. Una conferenza dell’ Internazionale operaia socialista, tenutasi a Parigi nell’ agosto 1933, si chiude ancora con una controversia sterile tra la sinistra, il cui principale rappresentante è Paul-Henri Spaak, e la destra, il cui portavoce è Adrien Marquet. Però in Belgio, una Commissione di quindici membri, comprendente rappresentanti del Partito operaio belga, dei sindacati, delle cooperative, adotta il 15 novembre, sotto la pressione dei sindacati che minacciano di agire da soli se il POB non va avanti, un piano redatto da Henri de Man e approvato da Emile Vandervelde. Il piano è ratificato dal Congresso del Partito operaio belga riunito a Natale 1933 (563.451 voti contro 8.500 astensioni).”” (pag 74)”,”TEOC-409″
“LEFRANC Georges a cura”,”Juin 36. “”L’explosion sociale””.”,”LEFRANC Georges, normaliano e incaricato di storia, segretario dell’ Institut Supérieur Ouvrier dal 1932 al 1939, si è dedicato alla storia del movimento operaio sindacale e socialista in cui ha militato attivamente tra le due guerre. E’ autore pure di una ‘Histoire du Front populaire, 1934-1938’ (Payot, 1965) e di ‘Front Populaire’ (PUF, 1965)”,”MFRx-358″
“LEFRANÇAIS Gustave”,”Souvenirs d’un révolutionnaire. De juin 1848 à la Commune.”,”Giovane maestro sulle barricate del giugno durante la rivoluzione del 1848, primo presidente eletto della Comune di Parigi nel marzo 1871: ecco la traiettoria rivoluzionaria di Lefrançais. Nei sui ‘Ricordi’ lo si segue in carcere e in esilio, nelle assemblee e nelle battaglie sanguinose in cui partecipa con entusiasmo…”,”MFRC-180″
“LEGA Alessio”,”Bakunin, il demone della rivolta. Tra insurrezioni, complotti e galere, i tumulti, le contraddizioni e la passione rivoluzionaria dell’anarchico russo.”,”Alessio Lega è uno dei cantautori più noti della sua generazione – esponente del canto sociale. Ha lavorato nel Nuovo Canzoniere Italiano e vinto la Targa Tenco nel 2004.”,”ANAx-388″
“LEGATUS”,”Vita diplomatica di Salvatore Contarini. Italia fra Inghilterra e Russia.”,”Salvatore Contarini, morto nel 1945 a 80 anni, assistette al crollo dell’Italia e di tutta la vecchia politica estera che ‘aveva portato il nostro paese alla prosperità, alla grandezza, ad una posizione internazionale di primo piano’. Il libro tenta di ricostruire quel periodo di diplomazia italiana e internazionale. (Dal risvolto di copertina)”,”ITQM-154″
“LEGGIO Augusto”,”Globalizzazione, nuova economia e ICT. Conoscerle per coglierne le opportunità ed evitare i rischi.”,”Augusto Leggio ha lavorato in IBM, ha diretto le Direzioni del Servizio elaborazioni e sistemi informativi della Banca d’Italia, è stato responsabile del sistema informativo della Sip, componente dell’Autorità per l’Informatica nella pubblica amministrazione, consigliere delegato delle Poste italiane e direttore del Comitato della Presidenza del Consiglio dei ministri per il problema informatico dell’anno 2000. Oggi è responsabile della funzione di mvalutazione e controllo strategico dell’Istat.”,”ECOI-179-FL”
“LEGIEN C. von”,”Aus Amerikas Arbeiterbewegung.”,”contiene dedica e firma di LEGIEN e altra dedica a fianco”,”MUSx-021″
“LEGIEN Catherine BROUÉ Pierre TROTSKY Leon RATNER Harry SIMON Serge MCLLROY John”,”A Paradise For Capitalism? Class and Leadership in Twentieth-Century. Belgium.”,”This book investigates the vicissitudes of the Trotskist movement in Belgium ftom its formation in the late 1920s through the 1930s and 1940s, and includes material by Leon Trotsky that has not previously appeared in an English translation. Series Editor: Al Richardson, Editorial, Obituaries, Work in Progress, Reviews, Letters, Reader’s Notes, Back Issues of Revolutionary History,”,”MHLx-001-FL”
“LE-GLAY Marcel VOISIN Jean-Louis LE-BOHEC Yann”,”Storia Romana.”,”Marcel Le Glay, scomparso nel 1993, ha insegnato alla Sorbona di Parigi. Jean-Louis Voisin insegna nell’Università della Borgogna. Yann Le Bohec insegna nell’Università di Lione III.”,”STAx-062-FL”
“LE-GLOANNEC Anne-Marie a cura; comitato di redazione: Serge CORDELLIER Beatrice DIDIOT Anne-Marie LE-GLOANNEC; redazione: Patrick ARTUS Klaus J. BADE Francois BAFOIL Frank BAUER Peter BENDER Jean BERENGER Christoph BERTRAM Christian de-BOISSIEU Xavier BOUGAREL Jean-Marcel BOUGUEREAU Dominique BOUREL Olivier de-BOYSSON André BRIGOT Cyril BUFFET Katharina von BÜLOW Anja BUNDSCHUH Philippe BURRIN Renaud CAYLA Gerald CHAIX Thibaut De CHAMPRIS Olivier CHRISTIN Erika CLAUPEIN Beate COLLET Michel-Francois DEMET Megali DEMOTES-MAINARD Veronique DONAT Rainer ECKERT Henning EICHBERG Michel FOUCHER Etienne FRANCOIS Thomas FRICKE Alfred FRISCH Renata FRITSCH-BOURNAZEL Michel FROMONT Lise FUNK-BRENTANO Oscar W. GABRIEL Xavier GAUTIER Georges-Arthur GOLDSCHMIDT Christine GRAU Wolfram GRÜHLER Catherine de GUIBERT-LANTOINE Frederic HARTWEG Pierre HASKI Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Stefan HRADIL Pia IMBS Jorn IPSEN Hervé JOLY Heinz Dieter KITTSTEINER Jean KLEIN Ingo KOLBOOM Pascale LABORIER Remi LALLEMENT René LASSERRE Alain LATTARD Wolfgang LAUTERBACH Anne-Marie LE-GLOANNEC Claus LEGGEWIE Mario Rainer LEPSIUS Werner LÖSER Kurt LÜSCHER Georg Michael LUYKEN Jean-Marie MARTIN Henri MENUDIER Sigrid MEUSCHEL Reinhart MEYER-KALKUS Pierre MICHEL Horst MÖLLER Steven MULLER José-Manuel NOBRE-CORREIA Dieter OBERNDÖRFER Michel PARISSE Daniel PERRAUD Pierre RIQUET Dietrich ROMETSCH Francois ROTH Joseph ROVAN Christian RUBY Gabi SCHILLING Stefan SCHMITZ David SCHOENBAUM Dieter SCHWITTMANN Ludwig SIEGELE Hans STARK Rudolf von THADDEN Reinold E. THIEL Karin THOMAS Danny TROM Sabine URBAN Jerome VAILANT Daniel VERNET Ricahrd WAGNER Wolfgang WALTER Peter WAPNEWSKI Siegfried WEICHLEIN Claus-Christian WIEGANDT Heinrich August WINKLER”,”L’ Etat de l’ Allemagne.”,”comitato di redazione: Serge CORDELLIER Beatrice DIDIOT Anne-Marie LE-GLOANNEC; redazione: Patrick ARTUS Klaus J. BADE Francois BAFOIL Frank BAUER Peter BENDER Jean BERENGER Christoph BERTRAM Christian de-BOISSIEU Xavier BOUGAREL Jean-Marcel BOUGUEREAU Dominique BOUREL Olivier de-BOYSSON André BRIGOT Cyril BUFFET Katharina von BÜLOW Anja BUNDSCHUH Philippe BURRIN Renaud CAYLA Gerald CHAIX Thibaut De CHAMPRIS Olivier CHRISTIN Erika CLAUPEIN Beate COLLET Michel-Francois DEMET Megali DEMOTES-MAINARD Veronique DONAT Rainer ECKERT Henning EICHBERG Michel FOUCHER Etienne FRANCOIS Thomas FRICKE Alfred FRISCH Renata FRITSCH-BOURNAZEL Michel FROMONT Lise FUNK-BRENTANO Oscar W. GABRIEL Xavier GAUTIER Georges-Arthur GOLDSCHMIDT Christine GRAU Wolfram GRÜHLER Catherine de GUIBERT-LANTOINE Frederic HARTWEG Pierre HASKI Marie-Claire HOOCK-DEMARLE Stefan HRADIL Pia IMBS Jorn IPSEN Hervé JOLY Heinz Dieter”,”REFx-059″
“LEGNANI Massimo VENDRAMINI Ferruccio a cura; scritti di Claudio PAVONE Massimo LEGNANI Giorgio VACCARINO Giannantonio PALADINI Marco PALLA Lutz KLINKHAMMER Daniele BORIOLI Roberto BOTTA Cesare BERMANI Angelo BENDOTTI Federico CEREJA Mario ISNENGHI Paolo CORSINI e Pier Paolo POGGIO Maurizio MAGRI Emilio SARZI AMADÈ Marco DI-GIOVANNI Agostino BISTARELLI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Silvio TRAMONTIN Antonio PARISELLA”,”Guerra Guerra di liberazione Guerra civile.”,”Contiene il capitolo: – ‘Contro la guerra civile. La strategia del «ponte» nel crepuscolo della RSI’, di Maurizio MAGRI (pag 299-322) (sui tentativi di superare lo scontro politico tra fascismo e antifascismo segnarono in molte province la riapparizione di un’organizzazoine fascista fra l’ottobre e il novembre 1943. In alcuni casi si trattò di scelte opportunistiche…) Guardia Nazionale Repubblicana . La Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) fu una forza armata (poi ridotta ad Arma) (wikip)”,”ITAR-011-FP”
“LEGNANI Massimo CASTELLI Franco VALABREGA Guido ELLWOOD David W. BRUTI-LIBERATI Luigi DE-LUNA Giovanni”,”Guerra e governo delle risorse. Strategie economiche e soggetti sociali nell’Italia 1940-1943 (Legnani); ‘Eserciti e popolazioni sul Sangro’ (Legnani); Diari della “”guerra breve””. Prime ricognizioni sulla diaristica resistenziale (Castelli); La politica di sterminio nazista (Valabrega); I combattenti della seconda guerra mondiale (Ellwood); Guerra e problema etnico in Canada (Bruti-Liberati); Grecia 1940-1949 (De-Luna).”,”Altre recensioni in ‘Rassegna bibliografica’ relative ai libri di Alberto Rovighi, ‘Le operazioni in Africa orientale, giugno 1940 – novembre 1941’ (Ufficio Storico SME, 1988); Dominick Graham, Shelford Bidwell, ‘La battaglia d’Italia, 1943-1945’, Rizzoli, 1989; Gianni Oliva ‘La resistenza alle porte di Torino’, F. Angeli, 1989, recensioni rispettivamente di Giorgio Rochat, Giancarlo Bergami) (pag 404-406) Una mobilitazione sotto tono. “”Riferirsi da un lato al 1935-1936 come al momento in cui vengono gettate le basi dell’economia di guerra e sottolineare dall’altro i limiti gravi – in termini di risorse, di condizionamenti sociali, di realtà istituzionali – della mobilitazione porta ad attribuire al giugno 1940 una duplice valenza. Esso infatti si iscrive in perfetta linea di continuità con le guerre locali degli anni precedenti, che avevano configurato come sempre più realistica l’eventualità di una conflagrazione generale, e contemporaneamente rappresenta una brusca rottura in quanto pone immediatamente e crudamente in evidenza l’impossibilità di affrontare con strumenti adeguati gli oneri di un conflitto su larga scala. È sufficiente chiedersi in quale tipologia rientri la preparazione bellica condotta dall’Italia per mettere a nudo questa anomia. Se in nessun caso si sarebbe potuto parlare di armamento ‘in profondità’ (comportante una riconversione radicale, scaglionata nel tempo, dell’apparato produttivo), anche la definizione di armamento ‘in estensione’ (massimo impulso, nell’immediato, alle produzioni di guerra, in coabitazione con una larga area riservata ai consumi civili) va circondata da molte cautele. (…) Il cammino della non belligeranza all’intervento è sufficientemente noto e pone bene in luce la convinzione, diffusa ai vertici del potere, che la posta in gioco sarebbe stata sì questa volta ben più alta – l’assetto europeo alle sue radici e non solo l’erosione dei margini dei sistemi imperiali britannico e francese -, ma non sostanzialmente diverso dall’immediato passato lo sforzo militare da produrre: una campagna di pochi mesi sull’onda di successi tedeschi di tale rapidità ed imponenza da configurare, persistendo l’assenza italiana dal conflitto, una redifinizione dei ruoli continentali in cui gli obiettivi dell’Italia sarebbero stati declassati a istanze regionali”” (pag 238) (Massimo Legnani, Guerra e governo delle risorse)”,”QMIS-022-FGB”
“LEGNANI Massimo”,”I. Guerra e governo delle risorse. Strategie economiche e soggetti sociali nell’Italia 1940-1943; II. La Francia di Vichy: strutture di governo e centri di potere; III. Interrogativi sulla guerra fascista 1940-1943 in una “”conversazione”” tra Enzo Collotti e Lutz Klinkhammer; IV. l “”ginger”” del generale Roatta. Le direttive della 2ª armata sulla repressione antipartigiana in Slovenia e Croazia (a cura di M. Legnani).”,”Massimo Legnani già docente di Storia d’Italia nel ventesimo secolo all’Università di Bologna. Ex Direttore scientifico dell’ Insmli e di ‘Italia contemporanea’. ‘Se l’intelaiatura del dirigismo fascista è stata ricostruita con sufficiente completezza (7), e se le quantità economiche che esso muove nell’arco che va dall’Etiopia al luglio 1943 sono almeno sommariamente note (8), molto più frammentarie e discontinue si presentano le valutazioni relative all’impatto di tali orientamenti sul corpo sociale (…)’ (pag 231) (in Legnani, Guerra e governo delle risorse) [(7) Per un profilo complessivo si veda Gianni Toniolo, ‘L’economia dell’Italia fascista’, Roma Bari, Laterza, 1980; (8) Gualberto Gualerni, ‘La politica industriale fascista’, Milano, Vita e pensiero, 1956, e, dello stesso, ‘Lo Stato industriale in Italia’, Milano, Vita e Pensiero, 1982] “”Alla metà degli anni Trenta l’Italia fascista si inoltra con sempre maggior determinazione sulla strada di una mobilitazione bellica intesa a forgiare gli strumenti esecutivi della politica di potenza e di espansione. Le guerre locali del 1935-1939 rappresentano il banco di prova dell’imperialismo fascista e l’incentivo che alimenta ulteriori ambizioni. Gli obiettivi perseguiti, di conflitto generale, coincidono solo in parte con la definizione di “”imperialismo straccione””, dotata di indubbio valore suggestivo, ma del tutto insufficiente come categoria analitica. Il tentativo imperialistico fu messo in atto e si sviluppò ben al di là della retorica”” (pag 260) (in Legnani, Guerra e governo delle risorse) “”Coi provvedimenti sulla riorganizzazione delle amministrazioni locali – ispirati, s’è detto, a un criterio centralistico e gerarchico che ritroveremo nei diversi settori dell’organizzazione politica e sindacale – si entra nel cuore del sistema istituzionale di Vichy. La soppressione di fatto del Parlamento e la riunione dei pieni poteri nelle mani del nuovo capo dello stato costituiscono un totale capovolgimento dell’assetto precedente. Ma quale configurazione assume il nuovo regime? Che cosa sostituisce a ciò che rifiuta? Gli atti costituzionali che Pétain emana tra il luglio 1940 e l’estate 1941 mirano esclusivamente a provocare la decadenza della costituzione del 1875 e a legittimare la propria illimitata facoltà di interavento. È vero che la messa fuori gioco del Parlamento è accompagnata dall’impegno formale a promulgare una nuova costituzione e a sottoporla alla ratifica del paese, ma nessun passo sostanziale verrà mai compiuto in quest’ultima direzione; anzi, come meglio vedremo a proposito delle vicende del Conseil national, qualsiasi compromesso con criteri di natura rappresentativa verrà rigorosamente contrastato dalla politica pétainista. Né serve invocare ancora una volta lo stato di necessità scaturito dall’armistizio e dalla presenza tedesca; a ben guardare il culto del Maresciallo, oltre che a fornire un farraginoso e martellante bagaglio propagandistico un farraginoso e martellante bagaglio propagandistico (al limite del grottesco: si veda la vicenda della Francisque Gallique), serve in definitiva a nascondere il vuoto costituzionale di Vichy; rinvia, dietro il paravento del capo carismatico, alle lacerazioni e ai contrasti tra gruppi e interessi diversi, al contesto entro il quale si sviluppa il tentativo di formare una nuova classe dirigente”” (pag 111-112) (M. Legnani, La Francia di Vichy) “”Ma, come s’è anticipato, non è tanto su questo versante che la “”conversazione”” fornisce gli spunti più nuovi, quanto a proposito dell’esigenza di strettamente riconnettere il rapporto che intercorre tra la costruzione del regime all’interno e la sua proiezione internazionale. “”Più il regime si sviluppa – osserva Collotti – più consolida le sue strutture, più è indissociabile il nesso tra il cambiamento della società, della mentalità, della cultura, e le estrinsecazioni di esso nella politica estera. Gli studi dovrebbero cercare sempre più di tenere uniti questi due livelli e di non considerare semplice propaganda alcuni elementi che hanno una base di elaborazione politico-culturale più seria, per lo meno nelle intenzioni e nei tentativi. Questi cambiamenti sono strettamente associati alla nuova strumentazione della politica estera del regime fascista”” (p. 43). E Klinkhammer pone ancor più esplicitamente in mora una analisi della politica estera che, rigidamente ancorata al livello delle relazioni diplomatiche, non dia spazio alle “”basi culturali”” e al “”clima politico-culturale creati dal fascismo negli anni che precedono il conflitto”” (p. 25); un’analisi, detto altrimenti, che sottovaluti “”l’importanza e il significato della violenza della guerra in funzione della formazione di uno ‘spirito fascista’ marziale e combattentistico. Questo aspetto – prosegue – si trova come filo rosso anche nel pensiero di Hitler: la guerra non come caratteristica della politica, ma come elemento della vita”” (p. 29)”” (pag 286-287) (M. Legnani, Interrogativi sulla guerra fascista 1940-1943′)”,”QMIS-024-FGB”
“LE-GOFF Jacques”,”Una vita per la storia. Intervista con Marc Heurgon.”,”LE-GOFF (1924) è uno dei massimi medievalisti viventi. Dirige in Italia per i tipi della Laterza la collana ‘Fare l’Europa’. E ha pubblicato ‘Intervista sulla storia’ (1982), ‘La borsa e la vita. Dall’usuraio al banchiere (1988), ‘L’ immaginario medievale’ (1991), ‘Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale’ (1992), ‘L’Europa medievale e il mondo moderno’ (1995), ‘Il medioevo. Alle origini dell’identità europea’ (1996). Ha curato inoltre ‘L’uomo medievale’.”,”STOx-018″
“LE-GOFF Jacques”,”Francesco d’ Assisi.”,”””La lotta per il livellamento. Lo scopo di Francesco è di rimpiazzare tali antagonismi con una società fondata sui rapporti familiari, in cui le sole ineguaglianze riposano sull’ età e sul sesso – ineguaglianze naturali, quindi divine. Da ciò deriva la diffidenza o l’ ostilità nei confronti di tutti quelli che si elevano al di sopra degli altri per mezzo di artifici sociali. I nemici di San Francesco sono coloro le cui definizioni comportano prefissi che rivelano la superiorità: magis- (magnus, magister, magnatus), prae- (praelatus, prior), super- (superior). In compenso, sono i disprezzati dalla società che vanno esaltati: minores, subditi. Il male sociale per eccellenza è la potenza. La migliore definizione dell’ uomo illecito è potens. Indubbiamente questa potenza si fonda su basi differenti che bisogna, se non distruggere, almeno neutralizzare.”” (pag 102)”,”RELC-199″
“LE-GOFF Jacques”,”Storia universale Feltrinelli. Volume 11. Il Basso Medioevo.”,”LE-GOFF J. (Tolone 1924 – ) ha studiato nell’ Ecole Normale Superieure di parigi. Dal 1962 è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. E’ tra i massimi studiosi del Medioevo. Bilancio delle crociate (pag 148-)”,”STOU-092″
“LE-GOFF Jacques”,”Il Basso Medioevo.”,”LE-GOFF J. (Tolone 1924 – ) ha studiato nell’ Ecole Normale Superieure di parigi. Dal 1962 è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. E’ tra i massimi studiosi della storia e della sociologia del Medioevo occidentale. Il peso delle “”mentalità”” nella società degli “”stati””. Per garantire l’equilibrio di questa società, alla gerarchia e alla stratificazione di fatto bisogna aggiungere la pressione della morale, della religione, del pregiudizio. Guai a chi vuole evadere dal suo stato: agli occhi degli uomini e di Dio commette il più grave dei peccati. Il desiderio d’ascesa sociale dev’essere bandito dalla società del XIII secolo. E’, dopo il fermento del secolo XI e del XII, il periodo dell’immobilità e della stabilizzazione. E voi soprattutto, poveri contadini, che vi trovate ai livelli infimi della scala sociale, non fatevi venire in mente di scimmiottare i signori. Vedete quel ch’è successo al figlio di Meier Helmbrecht. Non ha voluto lavorare con suo padre. Gli ha detto,andandosene di casa: “”Voglio conoscere che sapore ha la vita delle corti. Mai più porterò sacchi sulle mie spalle, non voglio più caricare il letame sul tuo carro. Dio mi maledica se ancora aggiogherò i buoi o tornerò a seminare la tua avena. (…)””. Ma non riuscì che a diventare un bandito. Quando è preso, il carnefice del signore gli strappa gli occhi, gli taglia una mano e un piede. Quando il ladrone cieco vaga mendicando per le campagne, i contadini gli gridano: “”Ah! Ah! Helmbrecht, ladrone! Se tu fossi rimasto contadino come noi adesso non saresti cieco, non saresti costretto a farti guidare da altri!””. E alla fine lo impiccano ad un albero. Helmbrecht non ha voluto ascoltare suo padre: “”E’ raro che abbia successo chi si ribella alla sua condizione; e la tua condizione è l’aratro””.”” (pag 235-236) Contiene appunti di Casella”,”STOS-175″
“LE-GOFF Jacques”,”Un lungo Medioevo.”,”””Il cristianesimo inventò la “”guerra giusta”” (pag 79-) – “”L’Histoire: In quale momento cambiano le cose? – Jacques Le-Goff: “”Le cose cambiano a partire dal IV secolo, essenzialmente perché il cristianesimo è diventato religione di Stato; i cristiani sono stati integrati nella società pubblica e non possono più opporre un rifiuto riguardo a una guerra che si impone: la società romana è esposta a molteplici attacchi, in particolare da parte di coloro che vengono chiamati «barbari». Da quel momento i cristiani sono costretti a cristianizzare la guerra””. – L’Histoire: Come la giustificano? – Jacques Le-Goff: “”Ancora una volta spunta il grande pensatore e pedagogo cristiano, sant’Agostino. Il suo atteggiamento nei confronti della guerra ha alla base un pessimismo innato: egli ritiene che l’uomo sia stato corrotto dal peccato originale e la guerra ne sia una delle conseguenze; così come il peccato originale peserà sull’uomo fino alla fine dei tempi, la guerra durerà fino alla fine dei tempi.. Sant’Agostino propone dunque di porre fin da subito dei limiti alla guerra; visto che non la si può sradicare, è necessario almeno limitarla, e poi sottometterla a regole promulgate dal cristianesimo. Prima regola, fondamentale, anche se non la si ricorda sempre: la sola guerra legittima, giusta (‘bellum justum’) è quella dichiarata da una persona dotata da Dio dell”autorictas’ e Agostino precisa che questa persona è il principe. Ciò è molto importante perché la Chiesa condannerà tutte le forme di guerra che non saranno decise e condotte da quel che oggi noi chiamiamo “”Stato””, il potere pubblico. Essa cercherà di sradicare, per parlare in termini moderni, tutte le forme di guerriglia. Tali prescrizioni della Chiesa saranno sfruttate dai principi, quando, a partire dal XII-XIII secolo, cercheranno di costruire lo Stato. San Luigi, in particolare, prende provvedimenti per vietare tutte le guerre tra signori e fare rispettare il monopolio regio in campo militare. Secondo punto: le motivazioni della guerra, che è «giusta» quando non è ispirata, come dice Agostino «dal desiderio di nuocere, dalla crudeltà nella vendetta, dallo spirito implacabile non pacificato, dal desiderio di dominio e da altri atteggiamenti simili». Ciò significa che la Chiesa esclude la guerra di conquista e ritiene lecito imbracciare le armi solo quando ci si deve difendere, quando si è attaccati ingiustamente. Sant’Agostino è fondamentalmente antipacifista, sostiene infatti che bisogna essere in grado di risolversi a combattere. In definitiva, la guerra, conseguenza del peccato, deve anche essere un rimedio al peccato. Da qui deriva la formula: «Le giuste guerre vendicano le ingiustizie». – L’Histoire: Sant’Agostino pensa a qualche conflitto in particolare? – Jacques Le-Goff: Egli si riferisce alla situazione dell’epoca. L’Impero romano è attaccato da due tipi di nemici: i barbari e gli eretici. Alcuni principi e alcuni popoli, i goti, ad esempio, si sono persino convertiti all’arianesimo (2). La lotta contro di essi è necessariamente militare. – L’Histoire: La guerra giusta entra così a far parte della dottrina della Chiesa? – Jacques Le-Goff: Si; ma bisogna sottolineare che l’atteggiamento cristiano nei confronti delle armi è ambivalente: da un lato, si legittima la guerra giusta, così come la definisce sant’Agostino; dall’altro, l’attività militare rimane legata al peccato, è cattiva e condannabile in particolare perché essa fa versare quel liquido di sozzura che è il sangue; essa, inoltre, rimane un triste privilegio dei laici, visto che è vietata al clero. Tale interdizione ha però conosciuto delle eccezioni. Nella ‘Chanson de Roland (XI secolo) l’arcivescovo Turpino è un guerriero, anche se piuttosto vergognoso”” (pag 80-82) [(2) Tale eresia si è diffusa dal IV al VI secolo. Condannata dal concilio di Nicea (325), essa negava l’uguaglianza del Figlio e del Padre nella Trinità]”,”STOS-198″
“LE-GOFF Jacques”,”Tempo della Chiesa e tempo del mercante. E altri saggi sul lavoro e la cultura nel Medioevo.”,”Jacques Le Goff, uno dei maggiori studiosi di storia medievale, ha insegnato all’EHESS di cui è stato per anni presidente. ‘Quale coscienza l’Università medievale ha avuto in se stessa?’ ‘Ai tempi di Abelardo e di Filippo di Harvengt, certamente non ci sono ancora universitari. Ma, in queste scuole urbane, di cui Abelardo è il primo luminoso rappresentante e di cui Filippo di Harvengt è uno dei primi a riconoscere l’esistenza, la novità e l’utilità, stanno nascendo un nuovo mestiere e dei nuovi artigiani: il mestiere scolastico e la sua gerarchia di ‘scolares’ e ‘magistri’ da cui usciranno università e universitari. Nella ‘Historia calamitatum’, Abelardo si definisce anzitutto – sul piano del temperamento individuale, ma un temperamento che è anche, fin dall’inizio, professionale – rispetto al mondo della piccola nobiltà da cui è nato. Notazione preziosa, egli indica che nel suo ambiente la regola sembrava l’alleanza tra una certa cultura intellettuale e la pratica militare: ‘litterae et arma’. Per lui la scelta è necessaria e drammatica. Novello Esaù, sacrificando la «pompa militaris gloriae» allo «studium letterarum», egli deve rinunziare nello stesso tempo al suo diritto di primogenitura. Così la scelta di quello che diverrà un mestiere lo fa radicalmente uscire dal suo gruppo sociale; è la rinuncia a un genere di vita, a una mentalità, a un ideale, a una struttura familiare e sociale. Invece un impegno totale: «Tu eris magister in aeternum». È tuttavia interessante notare che Abelardo – e sicuramente non è solo un artificio retorico – si esprime a proposito della sua carriera con l’ausilio di un vocabolario militare. Per lui la dialettica è un arsenale, gli argomenti delle armi, le ‘disputationes’ dei combattimenti. La Minerva per la quale abbandona Marte è una dea armata e bellicosa. Egli attacca, come un giovane cavaliere, i suoi vecchi maestri, il suo tirocinio scolastico è quello di un coscritto, «tirocinium». Le lotte intellettuali sono per lui dei tornei. Il figlio del piccolo nobile del Pallet resta così segnato dall’impronta della sua origine, come il suo secolo dallo stile di vita e dal vocabolario della classe dominante. È il secolo di san Bernardo, in cui gli ‘athletae Domini’ formano la ‘militia Christi””,”STOS-213″
“LE-GOFF Jacques a cura; saggi di Giovanni MICCOLI Franco CARDINI Giovanni CHERUBINI Jacques ROSSIAUD Mariateresa FUMAGALLI BEONIO BROCCHIERI Enrico CASTELNUOVO Aron Ja. GUREVIC Christiane KLAPISCH-ZUBER André VAUCHEZ Bronislaw GEREMEK”,”L’uomo medievale.”,”Fondo T. Parlanti Il monaco, il cavaliere, il contadino, il cittadino, l’intellettuale, l’artista, il mercante, la donna, il santo, l’emarginato…. Jacques Le Goff (1924-2014) è stato uno dei grandi storici del Medioevo ‘Jacques Le Goff (Tolone, 1º gennaio 1924 – Parigi, 1º aprile 2014) è stato uno storico francese, studioso della storia e della sociologia del Medioevo, tra i più autorevoli studiosi nel campo della ricerca agiografica1. ‘Nato in una famiglia modesta, suo padre era bretone e sua madre di origine italiana provenzale. Studiò a Marsiglia e successivamente a Parigi al Lycée Louis-le-Grand e all’École Normale Supérieure. Insegnò al Lycée Louis-Thuillier d’Amiens e poi si dedicò alla ricerca, entrando nel 1960 all’École Pratique des Hautes Études di Parigi, di cui divenne direttore due anni dopo. Fu docente nelle Università di Lilla e Parigi. Le sue opere includono saggi di storia medievale come “Gli Intellettuali del Medioevo”, “Il Basso Medioevo”, “La Civiltà dell’Occidente Medioevale”, “Mercanti e Banchieri del Medioevo”, e “Tempo della Chiesa e Tempo del Mercante”. Collaborò alla Storia d’Italia edita da Einaudi con il saggio “L’Italia nello Specchio del Medioevo”. Ricevette riconoscimenti e onorificenze per il suo contributo alla storia e alla cultura europea1. Jacques Le Goff ha lasciato un’impronta significativa nel campo della storiografia medievale e ha contribuito alla comprensione del passato europeo’ (copil.)”,”STMED-070-FSD”
“LE-GOFF Jacques”,”Il tempo continuo della storia.”,”La storia è una e continua o dobbiamo necessariamente dividerla in età e periodi? Periodizzare la storia non è mai un atto neutro. E’ a sua volta un appassionante tema di storia. L’ultimo libro di un grande maestro.”,”STOx-351″
“LE-GOFF Jacques”,”Storia e memoria.”,”J. Le Goff uno dei maggiori esperti di storia medievale è stato direttore dell’EHESS e poi presidente. Ha pubblicato molti libri in Italia per le edizioni Einaudi. Rivoluzione documentaria (pag 447-448) “”I fondatori della rivista «Annales d’histoire économique et sociale» (1929), pionieri di una storia nuova, hanno insistito sulla necessità di allargare la nozione di documento: «La storia si fa con i documenti scritti, certamente. Quando esistono. Ma la si può fare, la si deve fare senza documenti scritti se non ce ne sono. Con tutto ciò che l’ingegnosità dello storico gli consente di utiizzare per produrre il suo miele se gli mancano i fiori consueti. Quindi con delle parole. Dei segni. Dei paesaggi e delle tegole. Con le forme del campo e delle erbacce. Con le eclissi di luna e gli attacchi dei cavalli da tiro. Con le perizie su pietre fatte dai geologi e con le an alisi di metalli fatte dai chimici. Insomma, con tutto cià che, appartenendo all’uomo, dipende dall’uomo, serve all’uomo, esprime l’uomo, dimostra la presenza, l’attività, i gusti e i modi di essere dell’uomo. Forse che tutta una parte, e la più affascinante, del nostro lavoro di storici non consiste proprio nello sforzo continuo di far parlare le cose mute, di far di loro ciò che da sole non dicono sugli uomini, sulle società che le hanno prodotte, e di costituire finalmente quella vasta rete di solidarietà e di aiuto reciproco che supplisce alla mancanza del documento scritto?» [Febvre 1949, ed. 1953 p. 428] . E Bloch da parte sua, nell’ ‘Apologie pour l’histoire ou métier d’historien (1941-42): «Sarebbe una grande illusione immaginare che a ciascun problema storico corrisponda un tipo unico di documenti, specializzato per quell’uso… Quale storico delle religioni si conterebbe di consultare i trattati di teologia o di raccolte di inni? Egli lo sa bene: le immagini dipinte o scolpite sui muri dei santuari, la disposizione e l’arredamento delle tombe possoo dirgli, sulle credenze e le sensibilità morte, almeno quanto molti scritti» (trad.it., pp. 71-72). Anche Samaran sviluppa l’affermazione citata sopra: «Non c’è storia senza documenti», con questa precisazione: «Il termine ‘documento’ va preso nel senso più ampio, documentao scritto, illustrato, trasmesso mediante il suono, l’immagine, o in qualsiasi altro modo» [1961, p. XII). Ma questo allargamento del contenuto del termine ‘documento’ è stato solo una tappa verso l’esplosione del documento avvenuta a partire dagli anni 1960 e che ha portato a una vera ‘rivoluzione documentaria’ [cfr. Glénisson 1977]”” (pag 447-448) rileggere”,”STOx-355″
“LE-GOFF Jacques a cura; saggi di Michel VOVELLE Krzysztof POMIAN André BURGUIERE Philippe ARIES Jean-Marie PESEZ Jean LACOUTURE Guy BOIS Jean-Claude SCHMITT Evelyne PATLAGEAN”,”La nuova storia.”,”Contiene il saggio: – Guy BOIS, Marxismo e nuova storia (pag 235-256) [Influenza indiretta del marxismo sul rinnovamento metodologico,apporti diretti”,”STOS-002-FFS”
“LEGOUVÉ Ernest, a cura di Marisa FORCINA”,”La libertà voluta: «femmes» (1846). La storia di istituzioni e donne.”,”Marisa Forcina insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Lecce. Le sue ricerche riguardano il dibattito etico-politico, con riguardo alla Francia tra Ottocento e Novecento. Alcune sue pubblicazioni: ‘Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij’ (1976), ‘I diritti dell’esistente. La filosofia nella “”Encyclopédie nouvelle”” (1833-1847) (1990). La voce ‘Femmes’ appare nella “”Encyclopédie nouvelle”” nel 1846 ne è autore Ernest Legouvé (1807-1903), già famoso per alcune sue opere teatrili. La novità del suo testo è costituita, oltre che da taglio ideologico, dal ricchissimo apparato documentario che l’autore ricava dalle legislazioni, dai documenti di costume, dalle fonti istituzionali che concernono, in tempi e popoli diversi, il ruolo sociale della donna.”,”DONx-011-FSD”
“LEGRAND Jacques, direzione e cura, CHEMEL Edouard Capo redattore, consulenti Bernard COMBELLES Léonard JARVIS, Consigliere editoriale Thomas ANDRÉ Laurence CARACALLA Charles CHATELIN Christine COURTOIS Renée DEQUIDT Philippe DELAUNES Christian ERHENGARDT Brigitte FERRERE Corinne NEVEU Geneviève REYNES Ingrid SHOHET Michel SUAUD Carole THIERRY”,”Chronique de l’aviation.”,”Né le 15 0ctobre 1929, Edouard Chemel a eu la chance de pouvoir consacrer sa vie à ce qu’il aimait. A l’âge de dix-neuf ans, il entre à Air France comme radio-navigant. Très vite, il obtient ses brevets de pilote,”,”ECOI-195-FL”
“LEGRENZI Paolo”,”Forma e contenuto dei processi cognitivi. Storia di un problema.”,”Questo saggio esamina quattro grandi momenti della storia della psicologia: Associazionismo, Gestalt, Piaget e Chomsky.”,”SCIx-339-FRR”
“LEHMAN Daniel W.”,”John Reed & the Writing of Revolution.”,”Daniel W. Lehman is a professor of English at Ashland University in Ohio. He is the author of Matters of Fact: Reading Nonfiction over the Edge and the co-editor of River Teeth: A Journal of Nonfiction Narrative. Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Appendix: Two Metropolitan Magazine Articles by John Reed, Notes, Works Cited, Index,”,”REEx-019-FL”
“LEHMANN Hans Georg”,”Il dibattito sulla questione agraria nella socialdemocrazia tedesca e internazionale. Dal marxismo al revisionismo e al bolscevismo.”,”LEHMANN Hans Georg è nato nel 1935 in Cecoslovacchia. Ha studiato storia scienza politica ed economia politica presso le università di Monaco e Tubingen. Attualmente cura le edizioni degli ‘Akten zur deutschen auswärtigen Politik 1918-1945 presso il ministero degli esteri a Bonn e insegna nella stessa città teoria del marxismo.”,”MGEx-099″
“LEHNER Giancarlo”,”L’ affare SME. Fatti, protagonisti e retroscena di un giallo politico-giudiziario.”,”LEHNER giornalista e storico, direttore de ‘Il giusto processo’ è autore di numerosi volumi tra cui ‘Economia, politica e società nella Prima guerra mondiale’ (1974), ‘Togliatti, biografia di un vero stalinista’ (1991).”,”ITAE-101″
“LEHNER Giancarlo, con Francesco BIGAZZI”,”Carnefici e vittime. I crimini del Pci in Unione Sovietica.”,”LEHNER Giancarlo giornalista e storico è autore di numerosi volumi (v. risvolto di copertina) tra cui ‘Turati e Gramsci per il socialismo’, ‘La tragedia dei comunisti italiani’ (con BIGAZZI). Francesco BIGAZZI giornalista, già direttore dell’ Ansa a Mosca e a Varsavia, corrispondente del ‘Giorno’ e ‘Panorama’ nella capitale russa, ha scritto vari libri tra cui ‘Oro da Mosca’ con Valerio RIVA. Renato Cerquetti. Interrogatorio del 29 novembre 1937. “”Domanda:Lei ebbe un contatto personale con Bordiga? Risposta: Sì, lo ebbi. Nel 1925, nella riunione illegale, organizzata da Bordiga nel convitto dei funzionari del Comintern, in via Gorki, nell’ex albergo Lux. Domanda: Chi era presente a questa riunione illegale? Risposta: Alla riunione illegale… nella stanza di Bordiga erano presenti: Bordiga, Verdano, io Cerquetti, Nale, operaio del salumificio, Trovatelli, tornitore, Silva (Monotov), che studiava nell’accademia dello stato maggiore dell’Rkka, e altri bordighisti, i cui cognomi ora non ricordo. Domanda: Di cosa si discusse nella riunione illegale? Risposta: Nella riunione illegale, Bordiga intervenne contro l’Internazionale comunista sulla questione organizzativa, sulla questione del fronte unico, sulla questione della bolscevizzazione del partito comunista italiano, e in tutti i modi ci dimostrava che la vittoria del fascismo era una cosa apparente, poiché il fascismo non si distingueva affatto dalla democrazia borghese. Bordiga chiedeva a noi di combattere il Comintern e la sua sezione della Vkp(b). Ci diede il compito di far aderire alla nostra organizzazione bordighista, in sostanza fascista, tutti gli italiani residenti in Urss.”” (pag 182-183)”,”PCIx-242″
“LEHNER Giancarlo a cura; testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL”,”Economia, politica e società nella prima guerra mondiale.”,”Testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL”,”QMIP-058″
“LEHNER Giancarlo, con Francesco BIGAZZI”,”Carnefici e vittime. I crimini del Pci in Unione Sovietica.”,”2° copia dell’opera, edizione diversa LEHNER Giancarlo giornalista e storico è autore di numerosi volumi (v. risvolto di copertina) tra cui ‘Turati e Gramsci per il socialismo’, ‘La tragedia dei comunisti italiani’ (con BIGAZZI). Francesco BIGAZZI giornalista, già direttore dell’ Ansa a Mosca e a Varsavia, corrispondente del ‘Giorno’ e ‘Panorama’ nella capitale russa, ha scritto vari libri tra cui ‘Oro da Mosca’ con Valerio RIVA. “”Sergio Di Modugno: deportare Rossetti (Vincenzo Baccalà): trotzkista. Sono d’accordo.”” Ercoli (Palmiro Togliatti, 25 dicembre 1936).”,”RUSS-202″
“LEHNER Giancarlo”,”La famiglia Gramsci in Russia. Con i diari inediti di Margarita e Olga Gramsci.”,”Giancarlo Lehner (Roma, 1943) scrittore storico e giornalista già direttore dell’Avanti! e de ‘Il Giusto Processo’, è autore di numerosi volumi sulla storia del socialismo e sui rapporti tra politica e giustizia.”,”GRAS-077″
“LEHNER Giancarlo”,”Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse.”,”LEHNER Giancarlo è giornalista e storico”,”ITAP-163″
“LEHNER Giancarlo, con BIGAZZI Francesco”,”Lenin, Stalin, Togliatti. La dissoluzione del socialismo italiano.”,”Dedica dell’autore: ‘Ai socialisti italiani, da Turati a Matteotti, da Beneduce a Buozzi, da Saragat a Nenni, sino a Bettino Craxi’ (Della serie: calunnie su Lenin e bolscevichi) Lehner riprende la vecchia storia del finanziamento dei bolscevichi con i marchi tedeschi (pag 5-) “”Il regista della vigilanza rivoluzionaria è Togliatti, la manovalanza, invece, è fornita dai responsabili diretti della Sezione quadri, Ciufoli e Roasio, nonché da Robotti, Barontini e altri informatori-delatori occasionali o professionali. Denunciare un compagno è non solo un dovere di partito, ma anche la maniera ritenuta (talora, a torto, vedi il caso Robotti, arrestato e torturato) più sicura per evitare sospetti su di sé. Quando lo strumento delle schedature italiane è rivolto verso l’alto non termina nell’epurazione violenta – il Pcd’I è l’unico partito fratello che non registra vittime nel gruppo dirigente -, ma serve a tenere subalterno a Togliatti il gruppo dirigente. A tale scopo è Ercoli in persona a stendere biografie e giudizi, quasi mai del tutto lusinghieri, stilati cioè a mo’ di ammonimento”” (pag 203) [Esponenti del Pci schedati da Togliatti e altri: Furini (Giuseppe Dozza), Garlandi (Ruggero Grieco), Nicoletti (Giuseppe Di-Vittorio), Santhià, Maggi (Egidio Gennari), Gallo (Luigi Longo), Roncoli (Mario Montagnana), Jacopo (Giuseppe Berti), Lenti (Ezio Zanelli), Battista (Domenico Ciufoli), Estella (Teresa Noce), Silverio (Cesare Massini), Amoretti, Bibolotti, Via (Brelli Luigi), Tuti (Rigoletto Martini), Marcucci, Edo Fimmen (D’Onofrio Eugenio), Lovera Romolo (Luigi Amadesi), Emilio Sereni, Vincenzo Bianco, Nicola Giovanni] (pag 203-208-245)”,”PCIx-378″
“LEHNER Giancarlo; testi antologici di F. CHABOD L. NAMIER D. CANTIMORI B. CROCE H. KOHN W.L. SHIRER G.L. MOSSE Ch. MAURRAS E. NOLTE G. MACAULAY TREVELYAN R. KIPLING M. THEMELL R. MOLINELLI A. ORIANI G. PAPINI G. PREZZOLINI E. CORRADINI D. FRIGESSI L. GANAPINI G. DE-ROSA R. TIMEUS F. COPPOLA I. TAVOLATO G. D’ANNUNZIO R. VIVARELLI V. CASTRONOVO D. VENERUSO F. GAETA G. GOBETTI”,”Il nazionalismo in Italia e in Europa.”,”Mussolini, Il Popolo d’Italia e i fratelli Perrone. “”[…] Quanto alla situazione del «Popolo d’Italia», i primi dati raccolti […] parlavano dell’acquisto del giornale da parte dell’industriale marittimo Raffaele Bombrini di Genova, legato alla Banca Italiana di Sconto da molteplici interessi in aziende di navigazione, di armamento e chimiche. Successivi rapporti […] configuravano tuttavia, com maggiore attendibilità e ricchezza di particolari, il quadro entro cui erano state gettate le basi per l’accordo fra Mussolini e i Perrone, seguito dal mutamento, il 1° agosto 1918, del sottotitolo del «Popolo d’Italia», da «quotidiano socialista» a «quotidiano dei combattenti e dei produttori». Un rapporto dell’Ufficio speciale d’investigazione del 10 agosto 1918, così riferiva: «Perdura nell’ambiente politico e giornalistico la discussione sui veri motivi che avrebbero indotto “”Benito Mussolini”” (sic) a sospendere l’edizione romana del “”Popolo d’Italia””. Le ragioni sarebbero diverse: quella apparente, della inutilità della pubblicazione dell’edizione romana che ormai più non si vendeva al pubblico; quella reale, invece sarebbe costituita dal fatto che, essendo avvenuti dissidi tra il Mussolini e il “”Giuseppe De Falco”” (sic), suo collaboratore, il Mussolini sarebbesi determinato di restituirsi a Milano e di assicurar meglio i finanziamento del suo periodico. Corre voce che a tale finanziamento abbia provveduto il Comm. Pio Perrone dell'””Ansaldo””, ed infatti queste voci troverebbero una tal quale conferma nella stessa testata del “”Popolo d’Italia”” che da “”quotidiano socialista”” è diventato “”organo dei combattenti e dei produttori”” onde v’ha chi ritiene che siffatta testata costituisca tutto un programma. Per pratiche intercedute frattanto tra amici comuni del Mussolini e del De Falco, “”Il Popolo d’Italia”” ha aperta anche una redazione a Genova […]». […] Un rapporto successivo del 22 agosto era in grado di ricostruire infine, meno sommariamente, i retroscena della transizione stabilita nel capoluogo ligure: «Il Mussolini è rimasto parecchi giorni a Genova, ha avuto quotidiani lunghi contatti con i dirigenti della Ansaldo e durante la sua permanenza in detta città si sempre servito di un’automobile della Ditta che il Comm. Pio Perrone aveva messo a sua completa disposizione. I commenti che si fanno a Milano sul connubio Mussolini-Perrone non sono favorevoli alla Ditta Ansaldo, sul conto della quale circolano commenti di vario senso, sia nei riguardi della sua potenzialità finanziaria sia nei riguardi della bontà e della qualità della sua produzione bellica». I fondi per il «Popolo d’Italia» accordati dai Perrone si sarebbero aggirati sui quattro milioni di lire, ma per il momento Mussolini avrebbe ricevuto un primo versamento di 400.000 lire, così da fargli sospendere una sottoscrizione pubblica di solidarietà per il giornale, come riferiva un’altra nota del 18 agosto, la quale affermava che i Perrone lo avevano «anche indotto, non posso dire se gli è stato imposto, di cambiare il sottotitolo in giornale dei combattenti e dei produttori». (da V. Castronovo, ‘La stampa italiana’ in ‘Dall’Unità al fascismo’, cit., pp. 246-247; 261-263)”” [Giancarlo Lehner, ‘Il nazionalismo in Italia e in Europa’, testi antologici, Messina, 1973] (pag 160-161)”,”STOx-255″
“LEHNER Giancarlo”,”Legittimo sospetto. Trent’anni di toghe rosse.”,”Giancarlo Lehner, giornalista e storico, è autore di numerosi volumi tra cui: L’idea di nazione in Italia e in Europa, Economia politica e società nella Prima guerra mondiale.”,”ITAP-073-FL”
“LEHNER Giancarlo a cura; testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL”,”Economia, politica e società nella prima guerra mondiale.”,”Testi antologici di N. LENIN E.V. TARLE L.D. TROTSKY TROTSKIJ F.T. MARINETTI B. MUSSOLINI G. SALVEMINI G.D.H. COLE G. ARFE’ A. MONTICONE BENEDETTO XV M. ISNENGHI A. OMODEO P. MELOGRANI E. FORCELLA P. SPRIANO C. MALAPARTE O. MALAGODI R. PACI P. GRIFONE M. FERRO A. NEVINS H.S. COMMAGER R. VILLARI L. SALVATORELLI A. TASCA E. SANTARELLI, MANIFESTO DEL PSI MANIFESTO DI KIENTHAL I vescovi nazionalisti (pag 124-127) (da Alberto Monticone, I vescovi italiani e la guerra 1915-1918, (in) ‘Benedetto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale’, a cura di G. Rossini, Cinque Lune, Roma, 1963, pp. 627-659, ora anche in ‘Gli italiani in uniforme, 1915-1918’, Laterza, Bari, 1972, pp. 154-157, 161-166, 172-173″,”QMIP-288″
“LEHNERT Pascalina”,”Pio XII. Il privilegio di servirlo.”,”‘Suor Pascalina’ come da decenni è stata conosciuta nacque a Ebersberg nei pressi di Monaco di Baviera, settima di dodici figli. Suo padre era un impiegato postale. La vocazione religiosa nacque precocissima in lei. Fu la grande guerra a cambiarle però la vita. Nel 1918 venne chiamata alla Nunziatura di Monaco al servizio del Nunzio Pacelli. Per vent’anni rimase al fianco del Cardinale Segretario di Stato fino al conclave del marzo 1939. E dopo servì il Papa Pio XII, con la stessa riservatezza. Ha visstuo gli eventi più importanti del secolo e il libro rievoca la sua non comune esperienza. E’ morta a Vienna nel 1983 all’ età di 89 anni. Nunziatura e spartachismo. “”Mi era riuscito frattanto di telefonare. Alcuni giorni prima, il Governo Rivoluzionario (bavarese, ndr) aveva fatto sapere al Nunzio che, nel caso di pericolo per la Nunziatura, bastava fare una telefonata per ottenere immediatamente soccorso. Con mio grande raccapriccio, invece, la persona addetta mi disse: “”Se l’ automobile non viene subito consegnata, vi metto tutti al muro!””. Mi affrettai ad informare il Nunzio (Pacelli), riferendogli ciò che mi era stato detto per telefono. Egli fece allora aprire il garage. Pochi giorni prima, però, avveva dato ordine di mettere la macchina fuori uso, e così gli uomini non riuscirono a spostarla. Fu allora fermata un’ automobile di passaggio e la nostra macchina fu rimorchiata altrove. Tutto si svolse in meno di un’ ora, ma solo coloro che hanno vissuto questa vicenda possono capire quali siano state la tensione e la paura di quei momenti. Due ore dopo, il nostro autista riportò la macchina in salvo nel garage. Gli spartachisti avevano molta fretta di andarsene e avevano quindi abbandonato l’ impresa.”” (pag 19)”,”RELC-155″
“LEHNING Arthur”,”Marxismo e anarchismo nella rivoluzione russa.”,”Antecedenti storici prima del 1917, Lenin e il bakuninismo, la rivoluzione di Ottobre, lo Stato bolscevico e i Soviet.”,”RIRO-081″
“LEHNING Arthur; a cura Maurizio ANTONIOLI”,”L’ anarcosindacalismo. Scritti scelti.”,”LEHNING, nato nel 1889, studia economia a Rotterdam e storia a Berlino. Ad Amsterdam tra il 1927 e il 1929 pubblica la rivista ‘I dieci’, ‘organo di tutte le espressioni dello spirito moderno…’. Tra i redattori figurano J.J. OUD (architettura) e Lazlo MOHOLY-NAGY (film en foto) e tra i collaboratori Hans ARP, Marcel BREUER, LE-CORBUSIER, Walter GROPIUS, Wassily KANDINSKY, EL-LISSITZKY, Piet MONDRIAN, Gerrit RIETVELT, Kurt SCHWITTERS, Upton SINCLAIR, Georges VAN TONGERLOO, oltre a Max NETTLAU, Rudolf ROCKER, Bart DE-LIGT, Otto RÜHLE, Henriette Roland HOLST, Alexander BERKMAN, Aleksander SHAPIRO. Ovvero noti esponenti libertari accanto a prestigiosi rappresentanti delle avanguardie artistiche e letterarie. Attivo nel movimento anarchico di ispirazione sindacalista, L. è tra il 1932 al 1935 segretario dall’ AIT, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori sorta nel 1922 a Berlino e che raduna le organizzazioni anarcosindacaliste e sindacaliste rivoluzionarie che non si riconoscevano né nella linea dell’ Internazionale di Amsterdam (socialista riformista) né in quella dell’ Internaz dei Sindacati Rossi, Profintern, legata alla 3° Internazionale. Nel 1935 è tra i fondatori dell’ IISG (Istituto Internazionale di Storia Sociale) di Amsterdam. Dal 1939 al 1947 vive in UK ad Oxford dove dirige la sezione inglese dell’Istituto. Nel 1952 su invito del governo indonesiano organizza a Giacarta una biblioteca per le scienze politiche e sociali e insegna presso la locale università e presso l’Accademia degli affari esteri. Tornato in patria si dedica agli ‘Archives Bakunin’, la raccolta e la pubblicazione degli scritti di B. il cui primo volume ‘Michel Bakounine et l’Italie, 1871-72’ esce nel 1961. Tra le sue opere: -L’amico della mia giovinezza. Ricordi di H. Marsman, 1955 (in olandese) -Marsman en het expressionisme, (1959) -From Buonarroti e Bakunin (1970) -Michel Bakounine et les autres (1976). Ha collaborato alle riviste ‘De Nieuwe Stem’, ‘Libertinage’ e alle riviste dell’ IISG. Ha partecipato a convegni in IT. Nel 1973 è uscito in IT il suo ‘Marxismo e anarchismo nella rivoluzione russa’ saggio apparso per la prima volta nel 1929 nel mensile anarco-sindacalista ‘Die Internationale'”,”ANAx-011″
“LEHNING MÜLLER Arthur; MAXIMOFF G.P.”,”Marxismus und Anarchismus in der russischen Revolution (Lehning); Revolutionär-syndikalische Bewegung in Rußland (Maximoff).”,”Le 1er janvier 2000, Arthur Lehning nous a quittés, deux mois après avoir fêté ses cent ans. Arthur LEHNING est né le 23 octobre 1899 à Utrecht (Pays-Bas) de parents allemands. Il étudie l’économie à Rotterdam et l’histoire à Berlin. À la fin de la Première Guerre mondiale, il se rapproche des milieux antimilitaristes et notamment des libertaires. Après avoir séjourné à Paris et à Vienne, il s’installe à Amsterdam et, entre 1927 et 1929, y publie la revue 110 qui compte parmi ses collaborateurs certains des intellectuels les plus originaux de l’époque ainsi que des militants conseillistes et libertaires : Le Corbusier, Walter Gropius, Vassily Kandinski, Piet Mondrian, Upton Sinclair, Walter Benjamin, Ernst Bloch, mais aussi Max Netlau, Otto Rühle, Henriette Roland-Holst, Alexandre Berkman et Alexander Shapiro. Très actif dans les milieux anarcho-syndicalistes (notamment au sein de la FAUD allemande, avec Rudolf Rocker et Augustin Souchy, ainsi que du NAS et du NSV hollandais, avant et après 1923), il sera de 1932 à 1935, le secrétaire de l’AIT. Fondée à Berlin en 1922, celle-ci avait pour but de rassembler les organisations syndicalistes révolutionnaires et anarcho-syndicalistes qui se sentaient étrangères à la fois à l’internationale réformiste dominée par les socialistes et à l’ISR mise en place par les bolcheviks. En octobre 1936, on le trouve en Espagne. En 1935, il participe à la fondation de l’ Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis (IISG) (Institut international d’Histoire sociale) (IISH) d’Amsterdam, avec Posthumus, De Lieme, Netlau et Nikolaevskij, destiné au départ à accueillir l’énorme bibliothèque de Max Netlau, et qui s’ouvrira ensuite à celles de nombreux autres militants et organisations du mouvement ouvrier, à une époque où l’installation des fascismes ou des dictatures rendait impossible la conservation des sources pour l’histoire des exploités. Citons comme exemple la bibliothèque de Lucien Descaves sur la Commune de Paris, les archives du Bund sur le mouvement ouvrier juif en Lituanie, Pologne et Russie, du Parti social-démocrate allemand et du Parti socialiste- révolutionnaire russe, jusqu’à l’acquisition temporaire des archives de la CNT espagnole qu’il fallait mettre à l’abri après la victoire des franquistes. Entre 1939 et 1947, après avoir essayé de mettre en lieu sûr une partie des collections de l’Institut, il en dirige la section anglaise à Oxford, avec la collaboration de G.D.H. Cole. À la demande de l’État indonésien nouvellement indépendant, il organise en 1952 une bibliothèque pour l’Université de Djakarta et pour le ministère indonésien des Affaires étrangères. Rentré à Amsterdam, il se consacre à l’édition des oeuvres complètes de Michel Bakounine (les Archives Bakounine) dont le premier volume sortira en 1961, puis à la direction de l’Institut d’Histoire sociale. Parmi ses oeuvres en français (publiées en France ou à l’étranger), citons : Anarchisme et Bolchevisme (Einaudi, 1971), Bakounine et les autres (10/18, 1976), Anarchisme et Marxisme dans la révolution russe (Spartacus, 1977), Du syndicalisme révolutionnaire à l’anarcho-syndicalisme. La naissance de association internationale des travailleurs de Berlin (“” Ricerche Storiche “”, janvier-avril 1981). En 1999, le PC. Hooft-prijs (le plus important prix littéraire en Hollande) lui a été attribué pour l’ensemble de son oeuvre, qui portait aussi bien sur l’histoire du mouvement anarchiste et anarcho-syndicaliste et de ses théoriciens (notamment de Bakounine) que sur la critique du bolchevisme et du modèle soviétique. (Gianm Carrozza, Revue Itineraire).”,”RIRx-095″
“LEHNING Arthur”,”De Buonarroti a Bakounine. Etudes sur le Socialisme International.”,”Alla memoria di N.W. Posthumus (1880-1960) fondatore dell’ Institut International d’Histoire Sociale (IISG, IISH).”,”INTP-049″
“LEHNING Percy B.”,”Arthur Lehning – Biographische Literatur von un über Arthur Lehning. (in) ‘Katalog Sommer 2014’ – Anarchistica / Socialistica. Aus dem Nachlass von Arthur Lehning.”,”LEHNING Percy B. Wikip: Arthur Lehning (né le 23 octobre 1899 à Utrecht et décédé le 1er janvier 2000 à Lys-Saint-Georges), fils de parents allemands, était un anarchiste néerlandais, journaliste, essayiste et traducteur. Il a étudié l’économie à Rotterdam et l’histoire à Berlin. Il est cofondateur, en décembre 1919, avec Rudolf Rocker et Augustin Souchy de la F.A.U.D. (Freie Arbeiter Union Deutschland), qui adhère le 25 décembre 1922 à Berlin, à la nouvelle A.I.T anti-autoritaire. Il prend part aux actions en faveur de Sacco et Vanzetti et publie une importante critique du bolchevisme. Entre 1927 et 1929, proche du mouvement Bauhaus, il puble à Amsterdam le périodique I.10, où coopéraient les intellectuels, artistes et libertaires (entre autres) Le Corbusier, Walter Gropius, Wassily Kandinsky, Piet Mondriaan, Upton Sinclair, Walter Benjamin, Ernst Bloch, Max Nettlau, Otto Rühle, Henriette Roland Holst, Alexander Berkman et Alexander Shapiro. De 1933 à 1936, il est secrétaire de l’Association internationale des travailleurs (anarcho-syndicaliste) (AIT). En 1935, il est l’un des cofondateur de l’Institut international d’histoire sociale d’Amsterdam, qui deviendra un immense centre de documentation. Il participe, ensuite, en Catalogne à Révolution sociale espagnole de 1936. Dans les années 1950, il écrit pour le périodique Libertinage. Il meurt le 1er janvier 2000, à Lys-Saint-Georges (Indre, France) où il s’était retiré avec sa compagne Toke Van Helmond.”,”ANAx-374″
“LEHNING Arthur a cura; testi di Aleksandr HERZEN Vissarion BELINSKIJ Ivan TURGENEV Friedrich ENGELS Arnold RUGE Wilhelm WEITLING Georg HERWEGH George SAND Richard WAGNER Pierre-Joseph PROUDHON Jules MICHELET Karl MARX Albert RICHARD James GUILLAUME Errico MALATESTA Elisée RECLUS Petr KROPOTKIN James GUILLAUME CAFIERO Carlo TURATI Filippo ANNENKOV Pavel DE-PAEPE Cesar e altri”,”Bakunin e gli altri. Ritratti contemporanei di un rivoluzionario.”,”Testi in gran parte inediti in Italia Arthur Lehning nasce nel 1899 a Utrech in Olanda (muore in Francia nel 2000). Militante anarco-sindacalista ma anche archivista e storico del movimento anarchico internazionale frequenta ancora giovanissimo gli ambienti rivoluzionari che si oppongono alla guerra e allo statalismo bolscevico. Nel dicembre del 1919 fonda insieme a Rudolf Rocker e Augustin Souchy, la FAUD (Freie Arbeiter Union Deutschland) che aderisce alla nuova AIT (Association Internationale des Travailleurs) anti-autoritaria. Partecipa alle azioni di difesa di Sacco e Vanzetti. Nel 1935, ad Amsterdam fonda l’ IISG (International Instituut voor Sociale Geschiedenis – Istituto Internazionale di Storia Sociale). Negli anni 1970 pubblica i monumentali ‘archivi Bakunin’ di cui era responsabile presso l’IISG. E’ autore di testi come “”Da Buonarroti a Bakunin””, “”Anarchismo e marxismo nella rivoluzione russa””.”,”ANAx-405″
“LEHNING Arthur”,”La lutte des tendances au sein de la première internationale: Marx et Bakounine.”,”Arthur Lehning, Amsterdam”,”MOIx-046-L”
“LEHOUCK Emile”,”Vie de Charles Fourier. L’homme dans sa vérité.”,”nel 1832, Fourier realizza il sogno che aveva mancato per poco nel 1800: difendere le sue idee a capo di un giornale. Con i suoi amici lancia ‘Le Phalanstère ou la Réforme industrielle’. L’azione di questa pubblicazione, benché molto precaria finanziariamente, fu decisiva per la diffusione del fourierismo’ (pag 213) falanstèrio (o falanstèro) s. m. [dal fr. phalanstère, der. del gr. … «falange», col suff. di monastère» monastero»]. – 1. Grande edificio destinato a ospitare i membri delle cooperative di produzione e di consumo poste dall’utopista Ch. Fourier (1772-1837) alla base del suo sistema sociale (v. falange, nel sign. 3 a). 2. Con uso fig. e per lo più spreg., qualsiasi grosso fabbricato ad alta concentrazione abitativa. (trecc)”,”SOCU-005-FMB”
“LEIBNIZ Gottfried Wilhelm (1646-1716)”,”Nuovi saggi sull’ intelletto umano.”,”Filosofo e scienziato tedesco divide con NEWTON il merito della scoperta del calcolo infinitesimale. Razionalista, si propose la costruzione di una lingua universale avente come alfabeto i simboli designanti le nozioni più semplici. In rapporti con i vari sovrani europei, tentò la riunificazione delle varie Chiese cristiane.”,”FILx-053″
“LEIBNIZ Gottfried Wilhelm, a cura di Stefano GENSINI”,”L’armonia delle lingue.”,”Questo libro offre una scelta e un accurato commento delle pagine più significative dedicate da G. W. Leibniz (1646-1716) alla natura e al funzionamento dl linguaggio, privilegiando quelle mai prima d’ora tradotte in italiano.”,”FILx-046-FL”
“LEIBNIZ Goffredo Guglielmo, a cura di Francesco BARONE”,”Scritti di logica.”,”Gottfried Wilhelm von Leibniz (pronuncia tedesca latinizzato in Leibnitius, e talvolta italianizzato in Leibnizio; tedesco e francese desueto Leibnitz; Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716) è stato un filosofo, matematico, scienziato, logico, teologo, linguista, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco. Tra i massimi esponenti del pensiero occidentale, nonché una delle poche figure di “”genio universale””, la sua applicazione intellettuale a pressoché tutte le discipline del sapere ne rende l’opera vastissima e studiata ancor oggi trasversalmente: a lui ed a Isaac Newton vengono generalmente attribuiti l’introduzione e i primi sviluppi del calcolo infinitesimale, in particolare il concetto di integrale, per il quale si usano ancora oggi molte sue notazioni, i termini “”dinamica””.[2] e “”funzione””,[3] che egli usò per individuare le proprietà di una curva, tra cui l’andamento, la pendenza, la corda, la perpendicolare in un punto. (wikip) “”Bisogna abituarsi alle distinzioni, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto somiglianti, trovare subito le loro differenze. Bisogna abituarsi alle analogie, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto differenti, a trovare le loro somiglianze”” (pag 200-201) (Sulla saggezza)”,”FILx-131-FRR”
“LEIBNIZ Gottfried Wilhelm, a cura di Massimo MUGNAI”,”Nuovi saggi sull’ intelletto umano.”,”LEIBNIZ Gottfried Wilhelm (1646-1716) Trecc: Leibniz ‹làibniz›, Gottfried Wilhelm von. – Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi che ebbe da questo gli permisero di entrare in contatto, a Parigi, con le più spiccate personalità della scienza e della filosofia del tempo. Morto Boineburg, passò (1673) a Londra, dove conobbe varî scienziati, tra cui Newton. Dal 1676 fu consigliere e bibliotecario del duca di Hannover. Il nuovo ufficio, che avrebbe ricoperto sino alla morte, gli consentiva di attendere a studî storici (tra cui una storia della Casa di Brunswick) e a questioni giuridiche, politiche e religiose (tra cui quella della progettata riconciliazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese riformate, entrando anche in trattative con J.-B. Bossuet). Seguì il periodo della maggiore produzione scientifica e filosofica; tra i suoi scritti vanno ricordati: Meditationes de cognitione, veritate et ideis (1684), Discours de métaphysique (1685), Sur la question, si l’essence du corps consiste dans l’étendu (1691), Système nouveau de la nature et de la communication des substances (1695, seguito da varî Éclaircissements tra il 1696 e il 1712), Considérations sur la doctrine d’un esprit universel (1702), Nouveaux essais sur l’entendement humain (1704), Essais de théodicée (1710), Monadologie (1714), Principes de la nature et de la grâce (1714); grandissima importanza scientifica ha inoltre l’epistolario. Nel tempo stesso in cui componeva queste opere e portava importanti contributi alla soluzione di problemi scientifici e matematici (v. oltre), L. attendeva a vasti lavori di erudizione storica (fra essi, Codex iuris gentium diplomaticus, 1693; Scriptores rerum Brunsvicensium illustrationi inservientes, 1707-11) e partecipava alla vita politica, difendendo gli interessi della casa di Brunswick, e, attraverso consigli dati anche a Pietro il Grande e a Carlo VI, quelli più vasti della vita culturale e civile in genere: fondò a Vienna un Collegium historicum e a Berlino convinse Federico I a fondare l’Accademia prussiana delle scienze (1700) della quale fu presidente a vita; confidò nell’appoggio dello zar Pietro il Grande sia per lo sviluppo delle scienze, progettando un’accademia a Pietroburgo (1711), sia per la riunificazione della Chiesa greca alla latina. Negli ultimi anni della sua vita, morta Sofia Carlotta sua protettrice (1705), intiepiditi i rapporti con l’elettore Giorgio Luigi di Hannover passato sul trono d’Inghilterra (1714), L. vide alquanto declinare la sua influenza. Il pensiero filosofico Dei molti temi che si intrecciano nell’opera di L., assume particolare rilievo il concetto di sostanza individuale: lo svolgimento di questo tema, già presente nello scritto per il baccellierato De principio individui (1663) secondo suggestioni occamiste, si approfondisce sia attraverso la polemica contro l’identificazione cartesiana della sostanza materiale con l’estensione sia contro l’atomismo. La posizione cartesiana è respinta perché incapace di spiegare adeguatamente sia il movimento che la resistenza; quella atomistica d’altra parte non esprime un reale principio individuale perché l’atomo, in quanto punto fisico, è sempre ulteriormente divisibile. Tale principio, realmente individuale perché semplice e privo di parti, è costituito invece dalla monade (termine che compare nel 1696, ma che era già presente come concetto nel Discours de métaphysique), atomo immateriale, punto metafisico, centro di forza, principio insieme di costituzione e di spiegazione dell’intero universo. Un universo che viene così a configurarsi come un insieme di monadi indipendenti (esse non hanno “”finestre”” per comunicare tra loro ed esercitare influsso l’una sull’altra), mondi in sé conchiusi ciascuno dei quali rispecchia a suo modo Dio e l’universo. La sostanza individuale, in quanto incarnazione di una nozione perfetta di Dio, contiene in sé, e sviluppandosi esplicita, la completa serie dei suoi accadimenti, l’intera sua storia insomma, così come nella nozione del soggetto è semplicemente contenuta tutta la serie dei suoi predicati. Ciascuna diversa dall’altra in forza del principio degli indiscernibili per cui non possono darsi due monadi identiche (due monadi uguali verrebbero di fatto a essere una identica monade e non sarebbero perciò distinguibili), esse si dispongono nell’universo secondo una legge di continuità che non tollera la sussistenza di parti vuote e dà luogo a una gerarchia cosmica che vede al livello più basso le semplici monadi o entelechie, e via via si eleva alle anime e agli esseri razionali o spiriti. Si delinea così un mondo di essenze semplici e spirituali nel quale la materia e i corpi trovano difficile spiegazione. L. offre in proposito varie soluzioni, ora facendo ricorso alla dottrina del vinculum substantiale (e che è al centro del carteggio con B. Des Bosses), legame che dovrebbe assicurare all’aggregato corporeo un certo grado di unità, permettendo il passaggio al composto organico; ora introducendo il concetto di monade dominante, principio di organizzazione nel composto delle molteplici monadi che lo costituiscono; ora considerando la materia e il corpo come la zona oscura della monade, che non attinge la chiarezza della percezione. Poste le monadi come mondi a sé stanti, microcosmi indipendenti, il problema dei loro rapporti e della corrispondenza fra le percezioni e le espressioni di ciascuna rispetto alle altre è risolto da L. con la teoria dell’armonia prestabilita, artificio divino preventivo con il quale Dio forma le sostanze in modo così perfetto che esse si accordano necessariamente, seguendo unicamente le proprie interne leggi. Da questi principî segue che le sostanze immateriali “”vedono tutte le cose in Dio”” o, più precisamente, che “”la nostra anima esprime Dio e l’universo, tutte le essenze come tutte le esistenze”” e quindi porta con sé tutte le forme o idee in virtù dell’azione di Dio su ogni monade. Il concetto di sostanza individuale è anche alla base della dottrina della conoscenza, che si fonda, come L. spiega nei Nouveaux Essais commentando e criticando le teorie di Locke, su un retaggio innato di potenzialità, di disposizioni e attitudini al conoscere da cui, stimolate dalla conoscenza sensibile e occasionate da essa, si sviluppano le idee. Di qui la nota formula “”nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu nisi intellectus ipse””. L’attività della monade si caratterizza così come attività rappresentativa eccitata dall’appetizione che promuove l’esplicarsi e il susseguirsi delle percezioni (la percezione è definita da L. “”stato passeggero che comprende e rappresenta una molteplicità nell’unità””), dapprima inconsce, fino all’appercezione, o percezione accompagnata da coscienza. Ogni monade, sia pure appartenente agli infimi gradi della realtà, è dotata di siffatta attività rappresentativa che si distribuisce nella forma di una sempre maggiore chiarezza e distinzione, dalle pure o semplici monadi o entelechie, alle anime, in cui alla percezione si accompagna già la memoria e di cui sono dotate anche le bestie, agli spiriti, o esseri forniti non solo di percezione e appercezione, ma anche di ragione. Ai soli spiriti è dunque aperta la possibilità di conoscere le verità necessarie ed eterne, e ciò segna propriamente il confine tra le altre monadi e la monade uomo. La ragione è appunto l’organo che consente l’accesso alle verità di ragione, che sono distinte dalle verità di fatto rette da diversi principî logici (v. oltre). Tale distinzione ha valore però solo in relazione all’uomo, essere imperfetto, e non vale per Dio, per cui anche le verità di fatto sono verità di ragione, e quindi universali e necessarie. Le verità eterne, che L. chiama anche essenze o possibili, costituiscono la struttura stessa della mente divina e tra esse Dio trasceglie, ispirandosi al principio della maggior perfezione, quelle a cui dare esistenza. Dio si configura così come causa intelligente e libera che crea l’universo secondo il principio dell’ottimo (donde la denominazione di ottimismo con cui il sistema filosofico leibniziano è anche conosciuto), per cui quello attuale è sempre il migliore dei mondi possibili e in esso trova la sua giustificazione anche il male, sia metafisico che morale, che diventa così funzionale all’armonia del tutto. ? Notevole rilievo nell’opera di L. hanno gli studî di logica: sviluppando motivi della tradizione lulliana, egli persegue costantemente il progetto di una logica capace di essere universalmente valida in forza della semplicità e universalità dei concetti e della loro riduzione a caratteri i quali, combinati fra loro secondo leggi date, sarebbero fondamento di dimostrazioni incontrovertibili: l’operazione logica (basata su una caratteristica universale, presupposto di un linguaggio universale) si presenterebbe così come calcolo e diventerebbe capace di sanare ogni tipo di controversia, anche di ordine politico e religioso; sicché la logica costituisce per L. uno strumento essenziale per perseguire piani di pacificazione e unificazione politica e religiosa. Principî logici cardinali, per L., sono il principio di identità, fondamento della verità di ragione indipendente dall’esperienza (come i teoremi matematici) il cui opposto è falso; il principio di ragion sufficiente, per cui “”di ogni verità si può rendere ragione”” e che ci introduce nell’ambito delle verità di fatto delle quali da un punto di vista umano non si può dichiarare falso l’apporto, rientrando nell’ambito del contingente (ma contingenti non sono per Dio, che dalla nozione individuale di ogni sostanza deduce tutti i suoi attributi). L’opera matematica Già negli anni giovanili la cultura matematica di L. era vasta, come dimostra, per es., la Dissertatio de arte combinatoria; ma solo da C. Huygens (da lui incontrato in Francia nel 1672 e che resterà suo amico per tutta la vita) L. apprese la grande importanza della nuova scienza (l’analisi dell’infinito) che andava sviluppandosi, e alla quale L. si appassionò. Entrato in rapporti con i più illustri matematici dell’epoca (tra i quali I. Newton), si cimentò dapprima con successo in alcuni problemi particolari (per es., il calcolo della serie di L.: ?/4 = 1 ? 1/3 + 1/5 ? 1/7 + …). In seguito riuscì a elaborare alcuni metodi semplici e generali per la trattazione dei problemi infinitesimali che fanno di lui, insieme con Newton, uno dei fondatori del moderno calcolo infinitesimale: la critica storica, al di là delle polemiche dell’epoca, ha dimostrato la sostanziale indipendenza delle ricerche di L. e di Newton. Nella memoria Nova methodus pro maximis et minimis itemque tangentibus del 1684, L. ha la geniale idea di considerare l’operazione di derivazione come un’operazione da eseguirsi sopra una funzione; egli denota tale operazione col simbolo d, e ancora oggi si chiama notazione leibniziana il simbolo df/dx per la derivata di f; la introduce in modo chiaro, stabilendo una serie di regole che permettono di calcolare le derivate di somme, prodotti, quozienti, radici, ecc., di funzioni a partire dalle derivate delle funzioni stesse, e crea perciò un nuovo algoritmo, un nuovo tipo di calcolo (singulare calculi genus). Anche il simbolo di integrale, ?, è dovuto a L. (1686). Assai meno felice il tentativo di L. di cimentarsi con Newton nell’applicazione del nuovo calcolo ai moti dei corpi celesti (Tentamen de motuum coelestium causis, 1689); qui L. non solo resta di gran lunga al disotto del suo grande rivale, ma rivela quella “”envie immodérée de paroître”” (come scrisse Huygens, pur suo amico) che è il lato negativo della sua personalità, e che lo indusse, in questo caso, a fingere di non conoscere il lavoro di Newton. Il fatto è che L. aveva soprattutto interesse alle idee e ai metodi generali della matematica; non altrettanto interesse per le deduzioni, le applicazioni, la “”tecnica”” matematica. A L. si devono perciò poche formule, pochi risultati tecnici, e invece molte geniali anticipazioni dei concetti e dei metodi della matematica moderna: dalla matematizzazione della logica (lettera a Huygens del 1679) al calcolo delle variazioni (L. si accorge – 1700 – che nel problema della brachistocrona o in quello del solido di minima resistenza l’incognita non è più un solo numero o un solo punto, ma un’intera curva): anticipazioni che fanno di L. uno dei fondatori di varî, elevati indirizzi delle moderne matematiche. ? Formula di Leibniz: è la formula che dà la derivata n-esima del prodotto y(x) = ?(x)?(x) di due funzioni della variabile x: Formula che può scriversi simbolicamente y(n) = (? + ?)(n). VEDI ANCHE monade In filosofia, termine usato per la prima volta dai pitagorici per indicare i primi elementi, matematici, dell’universo. Platone chiamò monade anche le idee, per designare il loro carattere di unità indipendenti. Nel Rinascimento, il termine tornò in uso con Nicola Cusano e, soprattutto, con G. Bruno … logica filosofia Disciplina che studia le condizioni di validità delle argomentazioni deduttive. 1. La logica antica I vocaboli ? ?????? (?????), ?? ?????? si stabilizzarono nel significato di «teoria del giudizio e della conoscenza» nell’ambiente protostoico, pur conservando ??????? per tutta la grecità … intelletto La facoltà, propria dello spirito, o pensiero, di intendere le idee o di formare i concetti, o il potere conoscitivo della mente (contrapposta alla sensibilità, alla volontà ecc.). L’uso filosofico del termine, nella forma greca del ????, è inaugurato da Anassagora, che con esso identifica la divinità … sostanza anatomia In biologia e in anatomia, materia organica e organo che presentano aspetto omogeneo e limiti ben definiti. sostanza bianca e sostanza grigia Le due componenti fondamentali del sistema nervoso centrale, così denominate, la prima per il colore delle fibre mieliniche di cui è ricca, e la seconda … CATEGORIE BIOGRAFIE in Filosofia TAG ACCADEMIA PRUSSIANA DELLE SCIENZE PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE DOTTRINA DELLA CONOSCENZA CALCOLO DELLE VARIAZIONI CALCOLO INFINITESIMALE ALTRI RISULTATI PER LEIBNIZ, GOTTFRIED WILHELM VON Leibniz Enciclopedia della Matematica (2013) Gottfried Wilhelm von (Lipsia, Sassonia, 1646 – Hannover, Bassa Sassonia, 1716) filosofo e matematico tedesco. Inventore con I. Newton del calcolo infinitesimale, ebbe vasti interessi culturali e fu convinto assertore dell’unitarietà del sapere umano. Fu indirizzato fin dalla fanciullezza allo studio … Leibniz, Gottfried Wilhelm von Dizionario di filosofia (2009) Filosofo e scienziato (Lipsia 1646 – Hannover 1716). La vita e l’opera: il sogno di una scienza e di una ‘Res publica’ universali. Dopo aver studiato filosofia a Lipsia, matematica a Jena e diritto a Altdorf, entrato in rapporto con i Rosacroce conobbe Johann Christian barone di Boineburg: gli incarichi … Leibnitz Gottfried Wilhelm von Dizionario delle Scienze Fisiche (1996) Leibnitz ‹làipniz› Gottfried Wilhelm von (Lipsia 1646 – Hannover 1717) Matematico e filosofo. ? Condizione di Leibnitz Gottfried Wilhelm von per le parentesi di Poisson: Leibnitz Gottfried Wilhelm von moto, costanti del: IV 123 d. ? Principio d’identità degli indiscernibili di Leibnitz Gottfried … LEIBNIZ, Gottfried Wilhelm von Enciclopedia Italiana (1933) LEIBNIZ (da preferire questa grafia all’altra Leibnitz), Gottfried Wilhelm von. – Spirito multiforme e di attitudini veramente universali, fu grande sopra tutto come scienziato e come filosofo. Nacque a Lipsia il 3 luglio 1646 da Federico, professore di morale e giurisprudenza in quell’università, e … VOCABOLARIO leibniziano leibniziano ‹laib-› agg. e s. m. – 1. agg. Che si riferisce al filosofo e scienziato ted. G. W. von Leibniz (1646-1716), alle sue dottrine, ai suoi principî: il sistema monadologico leibniziano; l’opera matematica leibniziana. 2. s. m. Fautore,… von von ‹fòn› prep. ted. – Preposizione corrispondente all’ital. «di». In Germania e in Austria è frequente in nomi di antiche famiglie nobili indicate per mezzo del loro feudo, e anche come predicato nobiliare (premesso a cognomi di qualunque origine). 0 Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati Partita Iva 00892411000 Contatti Redazione Termini e Condizioni generali Condizioni di utilizzo dei Servizi”,”FILx-137-FRR”
“LEIBNIZ Goffredo Guglielmo, a cura di Vittorio MATHIEU”,”Teodicea. (Saggi d Teodicea sulla bontà di dio, sulla libertà dell’uomo, sull’origine del male).”,”Gottfried Wilhelm von Leibniz (pronuncia tedesca latinizzato in Leibnitius, e talvolta italianizzato in Leibnizio; tedesco e francese desueto Leibnitz; Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716) è stato un filosofo, matematico, scienziato, logico, teologo, linguista, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco. Tra i massimi esponenti del pensiero occidentale, nonché una delle poche figure di “”genio universale””, la sua applicazione intellettuale a pressoché tutte le discipline del sapere ne rende l’opera vastissima e studiata ancor oggi trasversalmente: a lui ed a Isaac Newton vengono generalmente attribuiti l’introduzione e i primi sviluppi del calcolo infinitesimale, in particolare il concetto di integrale, per il quale si usano ancora oggi molte sue notazioni, i termini “”dinamica””.[2] e “”funzione””,[3] che egli usò per individuare le proprietà di una curva, tra cui l’andamento, la pendenza, la corda, la perpendicolare in un punto. (wikip) “”Bisogna abituarsi alle distinzioni, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto somiglianti, trovare subito le loro differenze. Bisogna abituarsi alle analogie, vale a dire, qualora siano date due o più cose molto differenti, a trovare le loro somiglianze”” (pag 200-201) (Sulla saggezza)”,”FILx-138-FRR”
“LEIBOVITZ Clement FINKEL Alvin”,”Il nemico comune. La collusione antisovietica fra Gran Bretagna e Germania nazista.”,”Con il Patto di Monaco, stilato il 29 settembre 1938 allapresenza del primo ministro britannico Chamberlein, di Mussolini e del primo ministro francese Daladier, fu permesso a Hitler che aveva già incorporato l’ Austria con l’ Anschluss, di proseguire la sua politica di espansione in Europa. Chamberlain disse che l’ accordo avrebbe sancito “”la pace nella nostra epoca””. Altri lo videro come un grosso errore. Gli AA evidenziano l’ antisovietismo come asse portante della politica estera britannica di questi anni. LEIBOVITZ Clement è nato in Egitto, fisico di formazione, vive in Canada. Ha studiato le vicende che condussero alla 2° seconda guerra mondiale. FINKEL Alvin Professore di storia all’ Università di Athabasca, Stato dell’ Alberta (Canada), è autore di testi incentrati sugli anni Trenta. “”Chamberlain e Hitler avevano firmato a Monaco una dichiarazione d’ amicizia. La Francia progettava di arrivare, con Hitler, a una dichiarazione simile. L’ assassinio del segretario dell’ ambasciata tedesca a Parigi provocò un leggero ritardo. L’ accordo fu firmato il 6 dicembre 1938. Il 24 novembre 1938, prima di firmare l’ accordo con la Germania, la Francia invitò i leaders britannici ad incontrarsi sul tema dell’ imminente accordo. Daladier segnalava che l’ assassinio del segretario tedesco aveva fatto fare un passo indietro nei colloqui. Curiosamente, non fece cenno agli eventi della Kristallnacht come a un ostacolo. Il governo francese non sembrava più infastidito di Chamberlain dal montare della violenza di Stato contro gli ebrei tedeschi””. (pag 153)”,”RAIx-191″
“LEIBOVITZ Clement FINKEL Alvin”,”Il nemico comune. La collusione antisovietica fra Gran Bretagna e Germania nazista.”,”Clement Leibovitz, nato in Egitto, fisico do formazione, vive in Canada. Già insegnante di Scienze Informatiche all’Università di Edmonton nell’Alberta. Alvin Finkel, professore di Storia all’Università di Athabasca, Stato dell’Alberta (Canada).”,”RAIx-062-FL”
“LEIDIGKEIT Karl-Heinz”,”Wilhelm Liebknecht und August Bebel in der deutschen Arbeiterbewegung, 1862-1869.”,”Contiene il capitolo: – Die von Marx und Engels entwickelten strategischen und taktischen Leitsätze für die deutsche Arbeiterpartei (pag 88-95) (L’elaborazione della strategia e della tattica di Marx ed Engels per il partito operaio tedesco) 1865: Marx e Engels elaborano la strategia rivoluzionaria per il movimento operaio tedesco “”Es war in dieser Situation nötig, der Arbeiterklasse ihre Strategie und Taktik in der revolutionären Krise aufzuzeigen. Das mußte zuallererst in der Auseinandersetzung mit dem Lassalleanismus erfolgen, denn er war das verhängnisvolle Hindernis, das dem deutschen Proletariat auf dem Wege zur Aktionsfähigkeit in der revolutionären Krise entgegenstand. Im März 1865 erschien im Verlag Meißner in Hamburg die von Friedrich Engels verfaßte Broschüre “”Die preußische Militärfrage und die deutsche Arbeiterpartei””, in der der deutschen Arbeiterklasse ihre Strategie und Taktik dargelegt wurde (10). Diese Broschüre hatte sich entwickelt aus Artikeln über die Armeeorganisation in Preußen und war anfangs für den “”Social-Demokrat”” bestimmt gewesen. Marx und Engels faßten die Broschüre als ausführliche Demostration für die Notwendigkeit ihrer Trennung vom “”Social-Demokrat”” auf, sie wollten mit ihr “”in the nick of time”” (“”noch zur rechten Zeit”” – K.-H.L.) kommen (11)”” [(10) Engels macht in seiner Broschüre wesentliche Ausführungen zur Frage der preußischen Armeeorganisation, auf die aber in diesem Zusammenhang nicht eingegangen werden kann; (11) In einem Brief von 10.2.1865 drängte Marx Engels, die Arbeit in der Druck gehen zu lassen: “”Die Sache ist gut. Alles Feilen und Ausarbeiten, obgleich der Stil hier und da zu nachlässig, wäre jetzt nonsense, da es vor allem gilt, in the nick of time zu kommen, da ‘allbereits’ die Lösung diese Kollision vor der Tür steht”” (Marx-Engels Briefwechsel, Bd 3, a.a. O., S. 275)] [Karl-Heinz Leidgkeit, Wilhelm Liebknecht und August Bebel in der deutschen Arbeiterbewegung, 1862-1869, 1958] (pag 91)”,”BEBx-035″
“LEISS William”,”Scienza e dominio. Il «dominio sulla natura»: storia di una ideologia.”,”William Leiss è nato a New York nel 1939. Nel 1969 ha ottenuto il dottorato in filosofia all’università di California, San Diego. Ha insegnato presso il dipartimento di scienze politiche dell’Università di Saskatchewan In Canada. Oggi (2022) William Leiss, autore, è un accademico americano- canadese che è stato presidente della Royal Society of Canada dal 1999 al 2001. Nato a Long Island, New York, alla fine del 1939, è cresciuto nella Pennsylvania rurale. Candidature: National Book Award per la filosofia e la religione Dominio sulla natura e natura del dominio “”Verso il 1830, le fiduciose predizioni circa lo splendido futuro che, sulla base dell’industrializzazione, si preparava per il genere umano, erano già un fatto comune. Ma i sansimoniani andarono oltre, proclamando che lo sfruttamento della natura esterna (‘la nature extérieure’) nelle condizioni create dalla scienza e dalla tecnologia moderne avrebbe modificato in maniera radicale il corso della storia umana: «Lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo è giunto al suo termine… Lo sfruttamento del globo, della natura esterna, diviene da qui in avanti il solo fine dell’attività fisica dell’uomo…» (14). Ci si aspettava che le caratteristiche dell’attività umana in generale sarebbero mutate, poiché la pace e la cooperazione avrebbero preso il posto della competizione e della guerra. Questo rovesciamento rivoluzionario che avrebbe posto fine una volta per tutte allo sfruttamento del lavoro umano, doveva essere il diretto risultato delle realizzazioni nel campo dell’industria, poiché, secondo i seguaci di Saint-Simon, la forma industriale di produzione è per natura pacifica e tendente all’armonia sociale. A quel tempo, questo giudizio non era proprio così ingenuo come appare oggi. Ma, soltanto dieci anni dopo, Marx e Engels dovevano dare inizio ai loro più penetranti studi sulla struttura e lo sviluppo del capitalismo e dell’industrializzazione. Il concetto di natura è una delle categorie più importanti, in tutti gli stadi dell’opera marxiana (15). L’interazione tra l’uomo e la natura mediante il lavoro era per Marx la chiave alla comprensione della storia; la scienza naturale e l’industria del diciannovesimo secolo rappresentavano la forma fino allora più altamente sviluppata della continua «relazione teorico-pratica tra gli uomini e la natura». Il difficile compito postosi da Marx fu mostrare che questa relazione aveva un duplice aspetto, i cui singoli lati, così profondamente interconnessi, dovevano essere distinti. Da una parte, infatti, l’uomo è egli stesso un essere naturale e la sua capacità di lavoro è soltanto una forma dell’energia della natura; dall’altra, però, l’uomo cerca di trasformare la natura, così da poter soddisfare i suoi crescenti bisogni: «[… Egli] contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura. Mette in moto le forze naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, per appropriarsi i materiali della natura in forma usabile per la propria vita. Operando mediante tale moto sulla natura fuori di sé e cambiandola, egli cambia allo stesso tempo la natura sua propria. Sviluppa le facoltà che in questa sono assopite e assoggetta il gioco delle loro forze al proprio potere» (16). Marx abbozza qui a grandi linee la ‘dialettica’ di uomo e natura. Quest’ultima è il «campo d’impiego» di tutta l’attività umana, il terreno universale del processo lavorativo, comune a ogni forma di organizzazione sociale. Con la sua attività l’uomo cambia il mondo naturale, ma ne viene egli stesso mutato; le sue capacità creative si dispiegano, aprendo nuove possibilità di utilizzare le risorse naturali, e il processo continua indefinitamente. Marx intravedeva un mutamento qualitativo nello sviluppo umano sulla base delle potenzialità rivelate dal sistema industriale già alla metà del diciannovesimo secolo. La sostituzione della forza-lavoro con le macchine avrebbe gradualmente liberato l’individuo dall’incessante fatica, permettendo l’avvento di un nuovo tipo d’uomo, il quale «sta al di fuori del processo di produzione invece di essere l’agente principale del processo medesimo… In questa trasformazione, il fondamento della produzione e della ricchezza non è più il lavoro immediato compiuto dall’uomo, né il suo tempo di lavoro, bensì l’appropriazione della sua forza produttiva universale, cioè delle sue conoscenze e del suo dominio della natura tramite la sua esistenza sociale; in una parola, del suo sviluppo come individuo societario» (17)”” (pag 81-83) [William Leiss, ‘Scienza e dominio. Il «dominio sulla natura»: storia di una ideologia’, Longanesi, Milano, 1976] [(14) ‘Doctrine Saint-Simonienne: Exposition’, p. 463; cfr. anche pp. 338-467; (15) Si veda l’eccellente studio di Alfred Schmidt, ‘Der Begriff der Natur in der Lehre von Marx’ e anche le parti sul pensiero marxiano in Jürgen Habermas, ‘Knowledge and Human Interests’. Nella sua interpretazine di Marx, Kostas Axelos, in ‘Marx, penseur de la technique: De l’aliénation de l’homme à la conquête du monde’, tenta (senza successo) di presentare il marxismo come una forma estrema di sansimonismo); un utile correttivo è l’opera di Jean Fallot, ‘Marx et le machinisme’; (16) Capital, vol I., p. 177 (Il Capitale, vol. I, pp. 211-2); (17) ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’, p. 593; la citazione è tratta da Herbert Marcuse, ‘One-Dimensional Man’, p. 36 (H. Marcuse, ‘L’uomo a una dimensione’, p. 55)]”,”SCIx-546″
“LEJBZON V.M. SIRINJA K.K.”,”Il VII Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”””Al VII Congresso del Comintern Dimitrov insistette con decisione sulla necessità di “”farla finita con uno stato di cose nel quale i comunisti cui fa difetto la conoscenza e la capacità dell’ analisi marxista-leninista la sostituiscono con delle frasi e delle parole d’ ordine generiche come ad esempio quella della “”uscita rivoluzionaria dalla crisi”” (…)””. Il diffondersi di tali deficienze è spiegato da una serie di ragioni. Dopo gli anni impetuosi della sollevazione rivoluzionaria provocata dall’ Ottobre giunsero gli anni in cui il capitalismo si riprese e la situaizone per i comunisti diventò eccezionalmente complessa.”” (pag 211)”,”INTT-205″
“LEJEUNE Dominique”,”Les causes de la Premiere Guerre mondiale.”,”LEJEUNE Dominique, dottore in lettere e scienze umane, è professore ‘d’histoire en khagne’ al liceo Louis-le-Grand. Dirige una collezione di storia sociale ed è membro del Comité des travaux historiques et scientifiques.”,”QMIP-025″
“LEJEUNE Paule”,”La Commune de Paris au jour le jour (18 mars – 28 mai 1871).”,”Paule Lejeune, universitario (agrégation des Lettres classiques) è scrittore, fotografo, letterato. Si è occupato in particolare del ruolo delle donne nella storia.”,”MFRC-168″
“LEKACHMAN Robert a cura; scritti di D.G. CHAMPERNOWNE Gottfried HABERLER Sir Roy F. HARROD Abba P. LERNER W.B. REDDAWAY E.A.G. ROBINSON Paul A. SAMUELSON Paul M. SWEEZY Jacob VINER”,”La teoria general de Keynes. Informe de tres décades.”,”Scritti di D.G. CHAMPERNOWNE Gottfried HABERLER Sir Roy F. HARROD Abba P. LERNER W.B. REDDAWAY E.A.G. ROBINSON Paul A. SAMUELSON Paul M. SWEEZY Jacob VINER. Aspettative. Keynes attribuì molta importanza alla volatilità della curva di efficienza marginale del capitale in risposta ai cambiamenti nell’ opinione. In nessun momento permette che il lettore dimentichi che i guadagni o le quasi rendite che determinano la curva sono guadagni sperati e non guadagni reali””. (pag 196)”,”ECOT-105″
“LEKACHMAN Robert”,”Storia del pensiero economico. (Tit.orig.: A History of Economic Ideas)”,”LEKACHMAN R. è un noto studioso americano professore di economia e preside del Bernard College della Columbia University. E’ autore pure del ‘Il sistema keynesiano’.”,”ECOT-144″
“LEKOVIC Dragutin”,”La theorie marxiste de l’ alienation.”,”””Le cinquieme aspect de l’ argent comme alienation de l’ homme, c’est la reduction des relations humaines en relations exterieures et accidentelles. ‘Avec l’ argent, toute forme de circulation et la circulation elle-même pour les individus sont posées comme contigentes. Il est donc dans la nature même de l’ argent que toutes les relations jusqu’alors n’étaient que relations des individus dans des conditions determinées, et non des individus en tant qu’individus'””. (Marx, Ideologie allem.) (pag 125)”,”TEOC-236″
“LELLI Marcello”,”Tecnici e lotta di classe.”,” LELLI Marcello (Roma, 1944) professore di sociologia politica all’ Università di Sassari, collabora all’ organizzazione di corsi e seminari con gli operai dell’ Istituto di sociologia di Roma. Rapporto tecnici-classe operaia. “”La sociologia degli intellettuali ha sempre fornito, insieme al tema del ceto medio, l’ asse principale di tutte le polemiche e di tutte le analisi che si contrappongono al marxismo come teoria delle classi sociali: l’ apparente (o reale) libertà dell’ intellettuale serviva a fondare la libertà del lavoro, l’ esistenza di classi sganciate dal conflitto tradizionale tra proletariato e borghesia; a partire da Weber che sostiene che gli intellettuali, i tecnici non possidenti, la piccola borghesia sono altrettante classi sociali, fino a Mannheim a Michels e a Geiger, gli intellettuali umanisti e non sono figure anomale rispetto alla regolare struttura delle classi, che dimostrano con la loro esistenza l’ erroneità di una analisi, patrimonio non solo di Marx ma del movimento operaio nel suo complesso, fondata sulla bipolarità tendenziale tra proletariato e borghesia. In un certo senso, la figura dell’ intellettuale non proprietario è diventata nel tempo, nella sociologia e nelle ideologie ufficiali, il supporto centrale di tutte le teorie scalari della società, fondate su una definizione generica del termine “”classe”” e sull’ assunzione empirico-acritica di una classe intermedia tra proletariato e borghesia (inventati rispettivamente come classe superiore e classe inferiore, secondo una logica di descrizione acritica della realtà che lo stesso Wright Mills stigmatizza nell’ “”Immaginazione sociologica”” (…)””. (pag 125-126)”,”TEOS-130″
“LELLI Vera”,”Gli equilibri punteggiati e il marxismo: storia di un fraintendimento.”,”Nella bibliografia citata l’opera ‘Marx Engels, Lettere di K. Marx e F. Engels, ‘Istituto di Studi sul Capitalismo’, Genova 2002, opera inedita, trad. it (ISC) Contiene tra gli altri i seguenti capitoli o paragrafi: – 1859: Charles Darwin e “”L’origine della specie”” – La reazione di Karl Marx e Friedrich Engels – Le accuse (dei creazionisti) su un supposto legame darwinismo marxismo – Il reale rapporto di Gould con il marxismo – L’idealismo: la dialettica di Hegel – Il materialismo dialettico: la dialettica di Marx e Engels – Le leggi della dialettica – Le distorsioni della dialettica: lo Stalinismo e il Lysenkismo”,”SCIx-442″
“LELLI Marcello”,”Dialettica della città. Per una politica della città”,”Marcello Lelli (Roma, 1944) è incaricato dal 1971 di Sociologia e sociologia politica a Sassari e collabora con l’istituto di Sociologia dell’Università di Roma. E’ socio dell’ ISPROM. Ha pubblicato ‘Tecnici e lotta di classe’ e ‘Dialettica del baraccato’.”,”TEOS-003-FSD”
“LELLOUCHE Pierre”,”Le nouveau monde. De l’ ordre de Yalta au désordre des nations.”,”LELLOUCHE Pierre è nato nel 1951. Specialista di questioni strategiche e di relazioni internazionali, è autore di varie opere e articoli. “”Di conseguenza, se il protettore americano resta oggi ancora il solo detentore della leadership militare, la sua superpotenza economica di ieri si è trovata come “”travasata”” verso l’ Europa e il Giappone. In apparenza, la leadership politica americana sembra intatta (come testimonia l’ attivismo americano nella Guerra del Golfo e il suo seguito), ma a guardare da più vicino, si constata che l’ America non è già più in posizione d’ imporre da sola la sua legge e che deve arrivare ad una composizione con i suoi alleati, diventati i suoi creditori””. (pag 215)”,”RAIx-172″
“LELLOUCHE Pierre”,”L’avenir de la guerre.”,”Pierre Lellouche est adjoint au directeur de l’Institut Français de Relations Internationales, Maitre de conférence à l’ENA. Il est chargé des problèmes stratégique au Point et éditorialiste à ‘Newsweek’.”,”EURQ-003″
“LELLOUCHE Pierre”,”Il nuovo mondo. Dall’ordine di Yalta al disordine delle nazioni.”,”Pierre Lellouche, esperto di questioni strategiche e relazioni internazionali, ha pubblicato numerosi saggi e volumi, tra cui: L’avenir de la guerre, L’initiative de défense stratégique et la sécurité de l’Europe, La guerre des satellites: enjeux pour la communauté internationale.”,”RAIx-042-FL”
“LEMAIRE Henri Président, membres: Willy CALEWAERT Richard CARLIER Guy COEME Oscar DEBUNNE Robert FLAGOTHIER Wim GEDOLF Francois GUILLAUME Francois PIROT Guy SPITAELS Thierry VANDERKINDERE Jos VAN-EYNDE Karel VAN-MIERT; Comité d’organisation: Francois PIROT Claude DESAMA Robert FLAGOTHIER Marcel SONNEVILLE Oscar DEBUNNE Herman BALTHAZAR Wouter STEENHAUT Nic BAL; Collectif de recherches: Pierre DE-SPIEGELER Robert FLAGOTHIER Linda FLAGOTHIER-MUSIN Freddy JORIS Jean-Jacques MESSIAEN Arlette MUSICK”,”100 ans de Socialisme. Catalogue édité à l’ occasion de l’ exposition 1885-1985, organisée par le Comité national du centième anniversaire du Parti Ouvrier Belge à la Bibliothèque Royale Albert 1er du 23 mars au 20 avril 1985.”,”Membri: Willy CALEWAERT Richard CARLIER Guy COEME Oscar DEBUNNE Robert FLAGOTHIER Wim GEDOLF Francois GUILLAUME Francois PIROT Guy SPITAELS Thierry VANDERKINDERE Jos VAN-EYNDE Karel VAN-MIERT Comitato di organizzazione: Francois PIROT Claude DESAMA Robert FLAGOTHIER Marcel SONNEVILLE Oscar DEBUNNE Herman BALTHAZAR Wouter STEENHAUT Nic BAL Collettivo di ricerca: Pierre DE-SPIEGELER Robert FLAGOTHIER Linda FLAGOTHIER-MUSIN Freddy JORIS Jean-Jacques MESSIAEN Arlette MUSICK I socialisti si alleano con i liberali contro il governo cattolico per la riforma del sistema elettorale. “”Dés 1894, certains Fédérations régionales du P.O.B. avaient conclu des alliances électorales avec les libéraux afin de combattre la domination catholique: ce fut le cas à Liège et Namur en 1894, à Namur et Dinant en 1896, à Waremme, Huy, Alost et Gand en 1898. La représentation libérale au Parlement s’emenuisait de scrutin en scrutin, par l’effet du système majoritaire à deux tours (la liste ayant emporté le plus de voix au secondo tour emportait tous les sièges d’une circonscription). Pour éviter la disparition complète de leur parti, les libéraux ne pouvaient que se rallier à la rivendication du système de représentation proportionnelle, plus équitable, inscrite dans le programme socialiste depuis 1893. Un rapprochement sur ce thème s’opéra entre socialistes et libéraux. Les deux tendances manifestèrent en commun: ainsi à Gand, le 28 mai 1899, lorsqu’un cortège pour le suffrage universel rassembla des socialistes; des libéraux et des démocrates-chrétiens. C’est que la majorité catholique envisageait alors de n’instaurer la représentation proportionelle que dans le grands arrondissements, là où elle pouvati lui être favorable. L’opposition des deux partis laïques fit reculer le pouvoir, et c’est finalement la représentation proportionnelle généralisée (encore en vigueur aujourd’hui) qui fut introduite. Ses effets se firent sentir dès les élections de juin 1900, qui se soldèrent par un important recul du nombre d’élus catholiques eet, invérsement, un gain libéral: 32 députés, contre 33 aux socialistes. Désormais, les deux partis pouvaient envisager d’abattre ensemble le gouvernement catholique au pouvoir depuis 1884. Cette perspective allait influencer la tactique du P.O.B. pendant plusieurs années.”” (pag 75)”,”MEOx-083″
“LEMARCHAND Guy; BADIA Gilbert”,”Les grandes tendances de l’historiographie française (Lemarchand); Une question toujours controversée: les rapports entre industriels allemands et le national-socialisme.”,”Altri articoli su Jean Bouvier, Jean Maitron, H. Barbusse e due articoli sull’indipendenza dell’Algeria”,”STOx-256″
“LEMERCIER-QUELQUEJAY Chantal”,”La pace mongola.”,”Chantal Lemercier-Quelquejay nata nel 1926 è stata a capo dell’Ecole des Hautes Etudes di Parigi (VI sezione). È specialista di storia ottomana e dei Turchi orientali, dei Cosacchi zaporogi e dell’impero ottomano. Caratteristica della pax mongola. La totale libertà di circolazione delle merci e degli uomini durante la ‘pax mongolica’ “”La principale caratteristica della pace mongola, insieme alla sicurezza delle frontiere, era la prosperità economica, dovuta allo straordinario sviluppo del commercio terrestre e marittimo su scala mondiale. Per la prima volta nella storia, le carovaniere transcontinentali che univano da un lato l’Europa occidentale e centrale all’Estremo Oriente, e dall’altro l’Europa settentrionale dall’Africa, godevano di un’assoluta sicurezza. La grande strada che andava dall’est all’ovest, l’antica «via della seta», aveva due varianti: la via nord che, partendo da Pechino, attraversava la Mongolia, passava per Karakorum attraverso l’alto Orkhon e i monti Tarbagatai, scendeva lungo la valle dell’Ili, costeggiava il lago di Issiq Kul e, attraverso la valle del medio Syr-Dar’ja e la città di Otrar, raggiungeva la regione di Saraj sul basso Volga. A questo punto la carovaniera si biforcava, e mentre un tratto arrivava fino alle colonie genovesi di Tana, sull’estuario del Don, e di Caffa, in Crimea, l’altro costeggiava il mar Nero e risaliva la valla del Danubio. L’altra variante partiva dalla Cina centrale (e precisamente dalla valle del Fiume Giallo), attraversava il Kan Su, seguiva poi il corso del fiume Tarim, passava per le oasi della Kashgaria e, dagli alti valichi dell’Alaj, sboccava in Transoxiana e di là nel Khorasan. Questa via, che passava a sud del Caspio e attraversava le città di Kazvin, Sultaniyya e Tabriz, e che veniva usata soprattutto dalle carovane musulmane, veneziane e armene, si divideva a sua volta in due tronchi, uno dei quali attraversava l’Asia Minore, e finiva al porto di Trebisonda, mentre l’altro, attraverso la Mesopotamia, giungeva fino al Mediterraneo, e ai porti della Piccola Armenia (Cilicia), di fronte a Cipro. Alla via est-ovest, più importante, corrispondeva la via nord-sud, che collegava il Baltico all’Egitto. Fintanto che l’Orda d’oro e il regno di Il-Khan furono in lotta, questa via, che scendeva lungo la valle del Don, finiva a Caffa, donde le flotte marittime, soprattutto genovesi, assicuravano il collegamento con Alessandria. All’inizio del XIV secolo, quando i Khan Toktu dell’Orda d’Oro e Uljan-tu dell’Iran misero fine alla loro guerra fratricida , alla via marittima si aggiunse una via fluviale che, partendo da Novgorod, seguiva il corso del Volga fino ad Astrakan, donde le carovane raggiungevano Tabriz, Bagdad e Il Cairo costeggiando le rive occidentali del Caspio. la Cina, finalmente unificata sotto la dinastia mongola, grazie al commercio terrestre (nord-sud), fluviale (est-ovest) e marittimo (che collegava i porti della Cina con quelli iraniani del golfo Persico), avrebbe conosciuto un periodo di prosperità di cui Marco Polo ci ha lasciato un’ampia testimonianza. La totale libertà di circolazione delle merci e degli uomini spiega lo straordinario sviluppo economico e culturale di tutti i paesi attraversati dalle grandi vie carovaniere. Come scrive René Grousset «per la prima volta nella storia, la Cina, l’Iran e l’Occidente entravano veramente in contatto, ed era questo in fondo il risultato imprevedibile, quanto fecondo per la civiltà, della terribile conquista gengiskhanide». Momento unico nel corso della storia, in cui si potevano trovare colonie di mercanti italiani a Tabriz, Astrakan, Karakorum e Pechino, giunche cinesi nei porti del golfo Persico, mercanti di Novgorod ad Alessandria e a Shiraz, e armeni in tutte le città carovaniere, dal Danubio al Pacifico. Uomini e idee circolavano insieme alle mercanzie. Si poteva infatti viaggiare senza alcun pericolo dall’estremo Occidente europeo fino all’estremo oriente cinese, ed era appunto questo che conferiva all’impero mongolo il suo carattere di straordinario cosmopolitismo”” (pag 47-48) [Chantal Lemercier-Quelquejay, ‘La pace mongola’, U. Mursia, Milano, 1971] (pag 48) [Chantal Lemercier-Quelquejay, ‘La pace mongola’, U. Mursia, Milano, 1971]”,”ASIx-002-FFS”
“LEMINSKY Gerhard OTTO Bernd a cura, collaborazione di Gerhard BREIDENSTEIN; saggi di BÖLL Winfried WOLF Erika DUVE Freimut KERSTEN Otto TETZLAFF Rainer METZE Klaus Rüdiger LEITNER Kerstin SYMANOWSKI Horst WICHER Reinhard KRISTOFFERSEN Erwin SIELAFF Rüdiger RAMANUJAM G. DHUNJIBHOY Roshan BIELENSTEIN Dieter BÜNGER Hans-Ulrich AUTOR Chilenischer BORIS Dieter BREUER Wilhelm M. WAGNER Dieter BANGERT Siegfried WÜST Gottfried SELZNER Lothar BENJAMIN Gaston JOHNSON Oscar A. THONDAMAN S. VAN GENDEREN Thomas ENGELEN-KEFER Ursula UHLIG Christian KODJO Samuel GLASTETTER Werner BRICKE Dieter PRIEBE Hermann BREIDENSTEIN Gerhard MATTHÖFER Hans KISKER Klaus Peter DEVAN NAIR C.V. ARRATE Jorge PIEHL Ernst”,”Gewerkschaften und Entwicklungspolitik.”,”Gewerkschaften und Entwicklungspolitik: “”Sindacato e formazione politica”” ‘Anhang. Dokumentation gewerkschaftlicher Stellungnahmen zu entwicklungspolitischen Fragen zusammengestellt von Ulrike Mertes (pag 465-491). Die Mitarbeiter dieses Bandes (pag 492-496).'”,”SIND-104″
“LEMOINE Francoise”,”La nouvelle économie chinoise.”,”Francoise LEMOINE è una economista del CEPII (Centre d’etudes prospectives et d’informations internationales). E’ specialista delle economie di transizione. Ha pubblicato studi sull’Europa dell’Est e sulla Cina.”,”CINE-028″
“LEMOINE Françoise”,”L’économie de la Chine.”,”LEMOINE F. è un economista del CEPII (Centre d’etudes prospectives et d’informations itnernationales) specialista in economie emergenti.”,”CINE-035″
“LEMOINE Françoise”,”L’économie de la Chine.”,”Françoise Lemoine est économiste au Cepii (Centre d’études prospectives et d’informations internationales), spécialiste des économies émergentes, et a publié de nombreuses études sur la Chine, l’Inde et l’Europe de l’Est.”,”CINE-001-FV”
“LEMOINE Françoise”,”L’economia cinese.”,”Françoise Lemoine est économiste au Cepii (Centre d’études prospectives et d’informations internationales), spécialiste des économies émergentes, et a publié de nombreuses études sur la Chine, l’Inde et l’Europe de l’Est.”,”CINE-007-FL”
“LEMOYNE Gio.Batt. sac.”,”Cristoforo Colombo.”,”‘La Chiesa cattolica difende i selvaggi oppressi’ (pag 468)”,”ASGx-056″
“LE-NAOUR Jean-Yves”,”Fusillés. Enquête sur les crimes de la justice militaire.”,”L’A è uno storico della prima guerra mondiale pag 324: poema anonimo scritto da un mutilato di guerra e recitato da una bambina il giorno dell’inaugurazione del monumento ai fucilati di Souain nel cimitero di Sartilly, Manche, 20 settembre 1925 (Jeannette figlia del caporale Maupas fucilato) Pag 105 proposta legge di Sabinius VALIERE approvata dall’Ufficio nazionale della SFIO il 1 luglio 1921.”,”QMIP-066″
“LENCI Marco”,”All’ inferno e ritorno. Storie di deportati tra Italia ed Eritrea in epoca coloniale.”,”LENCI è docente di storia dell’ Africa presso la Facoltà di Lettere dell’ Università di Pisa. Si occupa da tempo del colonialismo italiano in Eritrea, a cui ha già dedicato il volume Eritrea e Yemen. Tensioni italo-turche nel Mar Rosso, 1885-1911 (F. ANGELI, 1990). “”Insomma il modello educativo seguito dagli insegnanti scandinavi aveva l’ obiettivo di fornire un tipo di formazione assolutamente opposta a quella a cui le autorità coloniali italiane miravano. L’ impegno (per altro assai scarso) italiano nel campo dell’ istruzione dei sudditi coloniali era infatti tutto finalizzato a suscitare in loro il sentimento di appartenere ad una razza inferiore e a modellarne la coscienza civica secondo gli schemi di una dedizione al regime fascista che non ammetteva alcuna deroga.”” (pag 52)”,”ITQM-092″
“LENCZOWSKI George”,”Russia and the West in Iran, 1918-1948. A Study in Big-Power Rivalry.”,”LENCZOWSKI George Politica sovietica del terrore applicata in Iran. “”In 1944-1945 it was impossible for the government to appoint a provincial governor to the Soviet zone if he was not acceptable to the Russians. The Soviet authorities had recourse to political terror from the very day of their entry. A number of political refugees from the Caucasus, such as the Dashnaks or the Mussavatists, were arrested. Others mysteriously disappeared. This happened not only in the north but also in Teheran, although the capital was in the neutral zone. Freedom of the press, enjoyed in Teheran, only partly applied to the northern provinces. An pone letter written in 1945 by the editor of the nationalist paper ‘Hur’ to the editor of the Communist ‘Darya’ vividly described the press restrictions in the Soviet zone”” (pag 197)”,”GOPx-020″
“LENCZOWSKI George”,”Oil and State in the Middle East.”,”LENCZOWSKI George, University of California at Berkeley La seconda parte del volume è dedicata alla legislazione sul lavoro, alle relazioni industriali, ai salari e alle condizioni dei lavoratori del settore, al movimento operaio e sindacale”,”VIOx-194″
“LENG Shao Chuan PALMER Norman D.”,”Sun Yat-sen and Communism.”,”LENG Shao C. ha ottenuto il BA degree in China e il suo MA e Ph.D. negli Stati Uniti. E’ Associate Professor of Foreign Affairs nell’Università della Virginia (1961). E’ autore di ‘Japan and Communist China’. Norman L. PALMER è professore di scienze politiche e Chairman dell’International Retations Group Committee nell’Università della Pennsylvania (1961). E’ coautore di ‘Internationl Relations’ e ‘Major Government of Asia’. “”It was during the late 1890’s and the early 1900’s that Dr. Sun came to grips with ideas of democracy and of socialism. In London, he was introduced to the works of Henry George and Karl Marx, and probably he also met Lenin and the Russian revolutionary exiles (8). In the United States, he came under the influence of the teachings of Abraham Lincoln and other liberal Americans. The frequent references to Rousseau, Montesquieu, Lincoln, Marx Henry George, and others in his later writing and speeches showed how well-read Sun was, and how great an impact these Western thinkers had on his own thinking. Furthermore, it was during his stay in Europe and America that Sun came to the realization of the existing inequalities and tensions in Western societies and, consequently, decided to work out a program for China to solve political and social problems at the same time. (…) Between 1905 and 1906, following his second trip to Europe and America, Dr. Sun’s revolutionary ideas began to take a more definite form”” (pag 19-20) (8) Stephen Chen and Robert Payne, ‘Sun Yat-sen: A Portrait, New York, John Day, 1946, p. 48″,”MCIx-065″
“LENGELLE’ Maurice”,”L’ esclavage.”,”Niente rende meglio la posizione della Chiesa che il contrasto tra due decisioni: quella del concilio di ‘Gangres’ (324), l’ anatema contro chiunque distoglierà gli schiavi dai loro doveri di servitù, e quella del concilio d’ ‘Albon’ (517) che vietano al padrone di uccidere senza diritto un servitore.”,”CONx-025″
“LENIN I.V.”,”L’ etat et la revolution.”,”[‘Lenin cominciò a lavorare all”Imperialismo’, tra la fine del 1915 e i primi del 1916, a Berna. Le questioni relative alle cause economiche della guerra, scrive la Krupskaia, “”furono studiate da Vladimir Ilic nel 1915 e poi nel 1916. Raccolse allora i materiali per il suo libro: ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’. Ilic rilesse ancora ed ancora Marx ed Engels per meglio chiarire il periodo della rivoluzione socialista, le sue vie e il suo sviluppo”” (1). Da Berna, l’11 gennaio del 1916, Lenin scrive a Gorki: “”sto lavorando attorno all’opuscolo sull’imperialismo”” e, dando un fuggevole scorcio delle sue condizioni di vita, aggiunge: “”A causa delle condizioni di guerra ho estremo bisogno di guadagnare”” (2). “”Nel gennaio del 1916, – dice sempre la Krupskaia, – Vladimir Ilic cominciò a scrivere un libro (l’Imperialismo) per la casa editrice La Vela. Ilic dava un’importanza enorme a tale questione ritenendo impossibile un giudizio veramente completo sulla guerra senza uno studio approfondito della sostanza dell’imperialismo, sia dal lato economico che politico. Si mise perciò volentieri al lavoro. Verso la metà di febbraio ebbe bisogno di lavorare nelle biblioteche di Zurigo. Vi andammo per alcune settimane: rinviammo così continuamente il nostro ritorno a Berna e finimmo per rimanere a Zurigo dove c’era maggiore animazione. Vi erano molti giovani stranieri di tendenze rivoluzionarie, vi era un ambiente operaio; il partito socialdemocratico era più a sinistra e sembrava che vi si sentisse molto meno lo spirito piccolo-borghese”” (3). Lenin a Zurigo lavorò all’Imperialismo fino al maggio e il 2 giugno del 1916 spedisce il manoscritto dell’opera allo storico Prokrovski perché ne curi la pubblicazione a Pietrogrado. (…)””. Note. (1) Nadezda Krupskaia, ‘La mia vita con Lenin’, Roma, Editori Riuniti, 1956, p. 271; (2) Lenin, ‘Opere’, vol. 35, ed. cit., p. 143. ‘Larga parte dei suoi scritti del periodo 1914-1917 affrontano i problemi del giudizio da dare sulla guerra e della posizione del movimento operaio internazionale di fronte ad essa. Le posizioni che Lenin viene assumendo in questi scritti sono fondamentalmente la premessa a quelle che egli confermerà poi nell”Imperialismo’: polemica fondo contro Kautsky e tutti i “”centristi”” e contro i nuovi teorici dell'””economicismo imperialistico”” (3), che sembravano riprodurre gli errori dei populisti (2), contro i quali Lenin polemizzava negli anni tra il 1894 e il 1901. (…) Nel corso di queste polemiche in Lenin si conferma la coscienza della necessità di fornire al movimento operaio un’analisi quanto più possibile approfondita e significativa della situazione economica. Questo compito egli affronta con l”Imperialismo’, che, proprio per la sua specifica collocazione nella lotta politica condotta da Lenin in quegli anni, per noi deve valere innanzitutto come indicazione di metodo (…)’. Note: (3) Cfr. Lenin, ‘Intorno ad una caricatura di marxismo e all'””economicismo imperialistico””, di cui un estratto è pubblicato in Lenin, ‘La guerra imperialista’, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, pp. 195-204 e Lenin, ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’, in op. cit., pp. 126-141; (4) Lenin, Opere, ed: cit., vol. 2, p. 201′] (dall’introduzione di Valentino Parlato a V.I. Lenin, L’imperialismo fase suprema del capitalismo, Roma, 1970, pag 6-7; 10-11]”,”LEND-046″
“LENIN V.I.”,”L’ imperialismo e la guerra imperialista.”,”Contiene pure ‘L’imperialismo e il diritto di autodecisione delle nazioni’.”,”LEND-032″
“LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra.”,”Qui LENIN cita CLAUSEWITZ (‘Della guerra’) “”La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”” (LENIN aggiunge “”con mezzi violenti””) (‘I principi del socialismo e la guerra del 1914-15’)”,”LEND-059 SOCx-048″
“LENIN V.I.”,”Colloqui con i giornalisti stranieri.”,”Lenin (pag 65 intervista di A.A. RANSOME per il ‘Manchester Guardian’ (27.10-5.11.1922) tra l’altro dice che “”il passaggio al comunismo è possibile anche attraverso il capitalismo di Stato, ove nello Stato il potere si trovi nelle mani della classe operaia. Il che è appunto il ‘nostro caso odierno'””.”,”LEND-038″
“LENIN V.I. a cura di Ovidio MARTINI”,”Pensieri scelti.”,”Questa raccolta è stata pubblicata in FR e adattata per il lettore italiano. L’opera di LENIN comprende circa 9 mila titoli.”,”LEND-096″
“LENIN V.I.”,”Scritti sulla rivoluzione culturale.”,”La burocrazia e la dittatura del proletariato; la situazione internazionale e interna della Repubblica sovietica; rapporto pol del CC del PCRb al XI Congresso del PCRb del 27 marzo 1922; le radici economiche del burocratismo, sull’ imposta in natura; lettera ai dirigenti delle istituzioni centrali sovietiche; intervento dell’8 marzo 1921 al X Congresso del PCRb; lettere al Commissario del popolo alla giustizia (D.I. KURSKI); l’ epurazione nel partito; lettera ai membri dell’ Ufficio politico sull’ epurazione del partito e le condizioni di ammissione al partito; sulle nuove condizioni di ammissione di nuovi membri al partito (Al compagno MOLOTOV); sull’ educazione politica (rapporto al II Congresso dei servizi di Educazione politica); sulla funzione del materialismo militante; meglio meno ma meglio (1923) (proposta di fondere la Ispezione operaia e contadina con la Commissione centrale di controllo); sulla cooperazione (NEP e capitalismo di Stato, legame tra capitalismo di Stato ordinario e speciale); sulla nostra rivoluzione (a proposito delle note di N. SUKHANOV).”,”LEND-036″
“LENIN V.I.”,”La questione nazionale negli anni 1908-1914. Le questioni del movimento rivoluzionario internazionale nel periodo 1908-1914.”,”Contiene gli scritti: -Sul diritto di autodeterminazione (autodecisione) delle nazioni -Le questioni del movimento rivoluzionario internazionale nel periodo 1908-1914 -Democrazia e populismo in Cina -La Cina rinnovata -Il congresso socialista internazionale di Stoccarda -Il militarismo militante e la tattica antimilitarista della socialdemocrazia -Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco”,”LEND-004″
“LENIN V.I.”,”Materialismo e empiriocriticismo. Note su una filosofia reazionaria.”,”Il dizionario filosofico è una traduzione dell’Indice compilato da LEVIEN e da IABLONSKY rimaneggiato solo in qualche parte da ZATTI. (il libro contiene commento critico manoscritto senza firma)”,”LEND-006″
“LENIN V.I. a cura di Umberto CERRONI”,”Scritti economici.”,”‘L’esportazione di capitale (…) intensifica il distacco del ceto dei ‘rentiers’ dalla produzione’. “”Parassitismo e putrefazione del capitalismo. (…) L’imperialismo è l’immensa accumulazione in pochi paesi di capitale liquido, che, come vedemmo, raggiunge da 100 a 150 miliardi di franchi di titoli. Da ciò segue, inevitabilmente, l’aumentare della classe o meglio del ceto dei ‘rentiers’, cioè di persone che vivono del «taglio delle cedole», non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio. L’esportazione di capitale, uno degli essenziali fondamenti economici dell’imperialismo, intensifica questo completo distacco del ceto dei ‘rentiers’ dalla produzione e dà un’impronta di parassitismo a tutto il paese, che vive dello sfruttamento del lavoro di pochi paesi e colonie d’oltre oceano. «Nel 1893 – scrive Hobson – il capitale britannico collocato all’estero costituiva circa il 15% della ricchezza totale del Regno Unito» (1) (Nel 1915 questo capitale era aumentato di circa due volte e mezzo…) «L’imperialismo aggressivo – leggiamo poco appresso nel libro di Hobson – che costa così caro ai contribuenti ed ha sì scarso valore per l’industriale e il commerciante… è fonte di grandi profitti per il capitalista che cerca investimenti al proprio capitale…[in inglese ciò si esprime con la parola «’investor’» ‘rentier’]. «Secondo la statistica di Giffen, il reddito totale annuo che la Gran Bretagna ricava dal suo commercio estero e coloniale, dalla sua importazione ed esportazione, ammontava per il 1899 a 18 milioni di sterline [circa 450 milioni di lire oro], se si calcola un reddito del 2,5% su un movimento totale di 800 milioni di sterline». Per quanto tale cifra sia considerevole, tuttavia essa non può spiegare l’imperialismo aggressivo della Gran Bretagna. Questo trova la sua spiegazione ben più nei 90-100 milioni di sterline che rappresentano il reddito del capitale «investito» all’estero, il profitto dei ‘rentiers’. Nel paese più «commerciale» del mondo i profitti dei ‘rentiers’ superano di ‘cinque volte’ quelli del commercio estero! In ciò sta l’essenza dell’imperialismo e del parassitismo imperialista. Per tale motivo nella letteratura economica sull’imperialismo è di uso ‘corrente’ il concetto di «Stato ‘rentier’» (Rentnerstaat) o Stato usuraio. Il mondo si divide in un piccolo gruppo di Stati usurai e in una immensa massa di Stati debitori. «Tra gli investimenti di capitali all’estero – scrive Schulze-Gaevernitz- primeggiano quelli fatti in paesi politicamente dipendenti o strettamente alleati: l’Inghilterra impresta all’Egitto, al Giappone, alla Cina, all’America del Sud. E in caso di bisogno la sua flotta da guerra funziona da ufficiale giudiziario. La forza politica dell’Inghilterra la preserva contro la eventualità di una sommossa dei debitori (2)». Sartorius von Waltershausen nel suo libro su ‘Il sistema economico del collocamento di capitali all’estero’ considera l’Olanda come tipo di «Stato ‘rentier’», e accenna che anche la Francia e l’Inghilterra sono sul punto di diventar tali (3). Schilder ritiene che i cinque Stati industriali, Inghilterra, Francia, Germania, Belgio e Svizzera, siano «nettamente paesi creditori». Ma non mette tra essi l’Olanda perché «poco industriale» (4). Gli Stati Uniti sono un paese creditore solo nei rapporti con altri paesi americani. «L’Inghilterra – scrive Schulze-Gaevernitz – a poco a poco da Stato industriale si trasforma in Stato creditore. Se la grandezza assoluta della produzione industriale e dell’esportazione di prodotti industriali è aumentata, tuttavia l’importanza relativa del guadagno in interessi e dividendi, emissioni, commissioni… e speculazioni, è di gran lunga cresciuta nell’economia nazionale complessiva. Secondo me, proprio questo fatto costituisce la vera base economica dello slancio imperialistico. Il creditore è più saldamente legato al debitore, che non il venditore al compratore» (5). Lansburgh, direttore della rivista berlinese ‘Die Bank’, così scriveva nel 1911 intorno alla Germania in un articolo intitolato ‘La Germania, Stato rentier’: «Volentieri in Germania ci si beffa della smania dei francesi di trasformarsi in ‘rentiers’, ma si dimentica che, per quanto concerne la classe media, le condizioni tedesche diventano sempre più simili alle francesi» (6). Lo Stato ‘rentier’ è lo Stato del capitalismo parassitario in putrefazione. Questo fatto necessariamente influisce su tutti i rapporti politico-sociali dei relativi paesi, e quindi anche sulle due correnti principali del movimento operaio in generale. Per dimostrare ciò nella maniera più evidente, lasciamo la parola a Hobson, il quale è il più «sicuro» come testimone, poiché non gli si può rimproverare alcuna predilezione per l’«ortodossia marxista»; inoltre egli è inglese e conoscitore delle cose del suo paese, che è il più ricco così di colonie come di capitale finanziario e di esperienza imperialistica. Sotto l’impressione ancor fresca della guerra contro i boeri, Hobson descrive la connessione dell’imperialismo con gli interessi degli uomini della finanza, dell’aumento dei profitti con gli appalti e le forniture, ecc., e a tale proposito scrive: «Coloro che fissano la direzione a questa esplicita politica parassitaria sono i capitalisti: ma gli stessi moventi esercitano la loro efficacia anche su determinate categorie di operai. In molte città i più importanti rami d’industria dipendono dalle commissioni governative, e questa è una delle non ultime ragioni dell’imperialismo dei centri delle industrie metallurgica e navale». Secondo Hobson, due categorie di circostanze indebolivano la potenza degli imperi antichi: 1) il «parassitismo economico»; 2) la composizione degli eserciti con elementi tratti dalle popolazioni soggette.”” [V.I. Lenin, a cura di Umberto Cerroni, ‘Scritti economici’, Roma, 1977] [note: (1) Hobson, op. cit., p. 59; (2) Schulze-Gaevernitz, ‘Britischer Imperialismus’, pp. 320 e sgg.; (3) Sartorius von Waltershausen, op. cit., libro IV; (4) Schilder , op. cit., p. 393; (5) Schulze-Gaevernitz, op.cit., p. 122; (6) ‘Die Bank’, 1911, I, p. 10-11] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-007″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Un passo avanti e due indietro. La crisi del nostro partito.”,”Proseguimento e complemento del ‘Che fare?’ con questo scritto LENIN entra nel vivo dei problemi connessi alla nascita del partito rivoluzionario (centralismo, disciplina) e si scaglia vs l’impostazione data dalla corrente opportunista del partito. LENIN Tesi: Vs opportunismo di MARTOV e AXELROD nelle Q organizzative”,”LEND-003″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”Contiene gli scritti: – Carlo Marx – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Marxismo e revisionismo – I destini storici della dottrina di Carlo Marx. “”Approfondendo e sviluppando il materialismo filosofico, Marx lo spinse fino alle ultime conseguenze e lo estese dalle conoscenze della natura alla conoscenza della società umana. Il materialismo storico di Marx fu una delle più grandi conquiste del pensiero scientifico””. (pag 42)”,”LEND-002″ “(LENIN)”,”Lettere dei lavoratori a Lenin.”,”Lettere di ZUBOV TURUNEN BARANOV GNIDKOV SYROMJATNIKOV ZLINCENKO SUPRUN FEDOSEEV NINA A VALJA DALLAS PRONKIN BALOG HOSSU IVANOV STURMIN MATUSEVIC MICHAJLOV FREJDIN STRUKOV PASTERNAK LESIJ BOGDANOVSKIJ IOKSIMOVIC ALEKSEEV VOINOVA-DANDUROVA DAVYDOV CEBOTAREV”,”LEND-008″ “LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”Lettera di ENGELS a TURATI, manifesto Basilea e Zimmerwald, 21 condizioni IC”,”LEND-011″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione del 1905. 1. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. 2. La questione agraria.”,”LENIN, La rivoluzione del 1905. I. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. EDIZ RINASCITA, 1949 pag 391 8°; II. La questione agraria. EDIZIONI RINASCITA. 1949, pag 250 8°, indice nomi giornali e riviste”,”LEND-0051″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Gli anni della reazione e della ripresa rivoluzionaria.”,”Contiene recensione di LENIN a libro di K. LEGIEN, rappresentante più in vista del movimento sindacale tedesco dell’epoca, ‘Sul movimento operaio in America’ resoconto del suo viaggio in USA concordato con i partiti socialisti USA che con l’ AFL. LENIN si sofferma sulla ‘malattia indiscutibile del partito tedesco’ (opportunismo dei suoi capi). Tastare il polso’ ai socialisti “”Marx aveva l’abitudine – così egli diceva – di “”tastare il polso”” ai suoi conoscenti socialisti, controllandone la coscienza e la forza di convinzione. Dopo aver fatto conoscenza con Lopatin (1), Marx scrive a Engels il 5 luglio 1870 cose oltremodo lusinghiere sul giovane socialista russo, ma aggiunge: “”…Punto debole: ‘la Polonia’. Su questo punto Lopatin parla assolutamente così come un inglese, diciamo come un “”cartista”” inglese della vecchia scuola, parla dell’Irlanda””. Al socialista della nazione che opprime, Marx rivolge delle domande sul suo atteggiamento verso la nazione oppressa e scopre immediatamente un difetto ‘comune’ ai socialisti delle nazioni domininanti (inglese e russa): l’incomprensione dei loro obblighi socialisti verso le nazioni schiacciate, le rimasticature di pregiudizi presi alla borghesia della “”grande potenza”””” [V.I. Lenin, Gli anni della reazione e della ripresa rivoluzionaria, 1950] [(1) autore con N.F. Danielson della prima traduzione russa del ‘Capitale’, ndr] (pag 270-271) Voce sito http://www.russinitalia.it/intellettuali.php?id=82 German Aleksandrovic Lopatin Luogo e data di nascita: Nižnyj Novgorod, 13(25) gennaio 1845 Luogo e data di morte: Pietrogrado, 26 dicembre 1918 Professione: rivoluzionario, giornalista, scrittore È uno dei protagonisti del movimento populista e rivoluzionario russo della seconda metà del XIX secolo, amico di Marx ed Engels, autore della prima traduzione russa del Capitale, attivo nel gruppo “”Narodnaja volja”” e poi vicino al Partito socialista rivoluzionario. Vive in Italia dal 1908 al 1913. Appartenente ad una famiglia aristocratica, nel 1866 si laurea in biologia all’università di Pietroburgo. L’anno successivo, da poco uscito di prigione, compie il suo primo viaggio in Italia per unirsi alle truppe di Garibaldi. Come scrive nell’Autobiografia: “”Nel 1867 lessi nel giornale del mattino che Garibaldi, fuggito da Caprera, moveva verso Roma. La sera dello stesso giorno lasciai Pietroburgo per correre in Italia, giungendo però a Firenze proprio il giorno della battaglia di Mentana”” (Venturi 1952, p. 269). Rientrato in Russia, nel 1868 viene arrestato per attività politica populista, poi confinato a Stavropol’ dove comincia a studiare Marx. Nel 1870 fugge a Pietroburgo, organizza l’evasione di Petr Lavrov e con lui si rifugia all’estero. A Parigi lavora alla traduzione del Capitale (traduce il primo libro, l’edizione russa esce a Pietroburgo nel 1872), aderisce alla Prima Internazionale socialista e nell’estate del 1870 si trasferisce a Londra, dove conosce Karl Marx e ne diventa amico. Torna in Russia per tentare di liberare Nikolaj Cernyševskij dall’esilio siberiano, ma è arrestato a Irkutsk nel 1871, quindi fugge nuovamente all’estero. Il lavoro clandestino per “”Narodnaja volja”” è intervallato da arresti e fughe fino al 1884 quando durante una missione segreta in Russia Lopatin è incarcerato e, nel 1887, condannato nel cosiddetto “”processo dei 21″” alla pena di morte, commutata in carcere a vita nella fortezza di Šlissel’burg. Liberato durante la rivoluzione del 1905, ma in uno stato di salute assai compromesso, Lopatin comincia all’età di sessant’anni quella che definisce la sua “”seconda vita””, molta parte della quale trascorsa a distanza dalla Russia e dalla politica attiva. È in questo periodo che, dopo diverse peregrinazioni tra le capitali europee, si stabilisce in Italia, esattamente dal dicembre del 1908 fino al giugno 1913, anno in cui, grazie all’amnistia per il trecentenario dei Romanov, può rientrare a Pietroburgo. Vive in Liguria, inizialmente presso G. S. Petrov e in seguito ospite di Aleksandr Amfiteatrov a Cavi di Lavagna, nel 1910 trascorre un periodo nella villa di Abram Zalmanov a Bogliasco (Nervi), dove può curarsi e stare in compagnia della nipote Zlata Aleksandrovna Lopatina; infine si stabilisce a Fezzano (Portovenere), nella nuova casa della famiglia Amfiteatrov. Della permanenza a Cavi e dell’ospitalità di Amfiteatrov, Lopatin scrive alla sorella che “”sarebbe difficile trovare un posto più adatto per un nevrastenico in età avanzata”” (Gor’kij i G. A. Lopatin, p. 766), come ironicamente definisce se stesso, tuttavia il suo soggiorno ligure è molto disturbato dalla stretta sorveglianza degli agenti di polizia, russi e italiani, che lo seguono senza tregua, divenendo particolarmente invadenti nel periodo della visita di Nicola II in Italia (ottobre 1909). Ricorda lui stesso: in occasione della visita dello zar il nostro paesino si è popolato per due settimane di una quindicina di agenti della polizia che seguivano ciascuno di noi – a piedi, in bicicletta e sui treni – in ogni nostro spostamento, breve o lungo che fosse. I nostri telegrammi venivano aperti, la posta arrivava in ritardo. Ma dopo un dispaccio di Amfiteatrov, una mia lettera a Giolitti e un appello ai giornali, tutto questo venne fatto con una certa discrezione, ovvero apparentemente senza farsi vedere (Gor’kij i G. A. Lopatin, pp. 778-779). Nonostante la salute malferma Lopatin conduce una vita estremamente dinamica, lascia spesso la casa di Amfiteatrov per viaggi a Parigi, a Londra, in Svizzera e in varie località italiane. Nei ricordi di Elena Grigorovic fa lunghe camminate in montagna e bagni di mare anche in inverno, mentre nei momenti di quiete studia l’italiano sulla stampa locale e leggendo le novelle di Papini (Grigorovic 1928). Per il tramite di Amfiteatrov, Lopatin conosce Maksim Gor’kij: nel dicembre 1909 va a trovarlo a Capri, lo incontra diverse volte in Liguria, fa un secondo viaggio a Capri nell’autunno-inverno del 1912. In questa occasione si ferma anche Napoli e a Roma, dove assiste a una conferenza di Viktor Cernov presso il Circolo russo “”Leone Tolstoj””. Nel suo periodo italiano, Lopatin è già una leggenda vivente: i 21 anni di reclusione in fortezza e le innumerevoli imprese nel movimento rivoluzionario lo rendono agli occhi dei contemporanei un personaggio pieno di fascino e di mistero. Gor’kij è profondamente colpito anche dalla sua semplice umanità, come trapela dalla interessante corrispondenza “”italiana”” tra i due (Perepiska Gor’kogo s G. A. Lopatinym, Literaturnoe Nasledstvo 95, Moskva 1988) e dal resoconto di K. P. Pjatnickij sul soggiorno caprese di Lopatin (G. A. Lopatin v gostjach u Gor’kogo na Kapri, Ivi). Insieme a Gor’kij e Amfiteatrov, nel 1911 Lopatin lavora al primo numero di “”Sovremennik”” (Il contemporaneo), che si stampa in Russia, pubblicandovi il suo saggio Ne naši (già pubblicato su “”Vpered!”” nel 1874), su una setta di nichilisti russi. Nello stesso periodo ha intensi rapporti con Vladimir Burcev, che dopo il “”caso Azev”” (1908) lo coinvolge in diverse pubblicazioni sul movimento rivoluzionario (“”Byloe””, “”Obšcee delo””, “”Budušcee””). Tornato in Russia nel 1913, accoglie con entusiasmo la rivoluzione di febbraio ma si oppone a quella d’ottobre. Muore di cancro nel 1918. Ha avuto come compagna Z. S. Apseitova, da cui si separa nel 1883, e un figlio, Bruno Germanovic Lopatin-Burt (1877-1938), nato a Londra. È autore, oltre che di molte traduzioni, di poesie, racconti, memorie sulla prigionia e di un’autobiografia. Pubblicazioni German Aleksandrovic Lopatin (1845-1918), Avtobiografija. Pokazanija i pis’ma. Stat’i i stichotvorenija. Bibliografija, Praga 1922. Bibliografia E. Ju. Grigorovic, G. A. Lopatin. Vospominanija 1909-1916 gg., «Volja Rossii», Janvar’, Praga 1928. G. Pevsner, Appendice IV, in La doppia vita di Evno Azev, Milano, Mondadori, 1936, p. 312 (l’autore narra di un’intervista rilasciata a Roma da Lopatin sul caso Azev). F. Venturi, Il populismo russo, vol. II, Torino, Einaudi, 1952. Bol’šaja Sovetskaja Enciklopedija, 3-e izd., M. 1970-1978. Gor’kij i G. A. Lopatin, in Gor’kij i russkaja žurnalistika nacala XX veka. Neizdannaja perepiska, Literaturnoe nasledstvo 95, Moskva, Nauka, 1988, pp. 758-906. Russkie pisateli 1800-1917: K-M. Biograficeskij slovar’, M. 1989. Angelo Tamborra, Esuli russi in Italia dal 1905 al 1917. Riviera ligure, Capri, Messina, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2002, pp. 67-71. Fonti archivistiche Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Ufficio riservato, 1909, cat. Affari diversi, b. 1, f. Nervi. Archivio Centrale dello Stato, Roma, Ministero dell’Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1911, cat. A11, b. 6, f. Nervi. Siti interessanti http://az.lib.ru/l/lopatin_g_a/ Agnese Accattoli Scheda aggiornata al 14 maggio 2012 Kapital. Kritika politicheskoy ekonomii. [Translated by German Alexandrovich Lopatin and Nikolay Frantsevich Danielson]. MARX, Karl. Libreria: Shapero Rare Books (London, GL, United Kingdom) Valutazione libreria: Quantità: 1 Prezzo: EUR 7.900,73 Convertire valuta Spese di spedizione: EUR 9,41 Da: Regno Unito a: Italia Destinazione, tempi e costi Descrizione libro: N.P. Polyakov St.Petersburg, 1872. Large 8vo (23.7 x 15.2 cm). Half title present; light soiling at beginning, Georgian stamps to half-title, title and a few pages. Contemporary Russian half calf, spine with raised bands, gilt fillets, gilt lettering in Cyrillic to one compartment; worn, upper cover split. Provenance: ‘N. S.’ lettered in gilt in Cyrillic at spinefoot. FIRST EDITION IN RUSSIAN AND FIRST FOREIGN LANGUAGE TRANSLATION. Only the first volume was published, and this copy belongs to the genuine Russian edition: a coma in the table of contents for p.73 and a ‘e’ at the end of line 40 on page 65. Codice libro della libreria 74445 Info su libreria e pagamento | Cerca altri libr”,”LEND-015 PAR-009″ “LENIN V.I.”,”La guerra imperialista.”,”Altra edizione: RINASCITA, ROMA, 1950 pag 221 8° vedi scheda LEND-“,”LEND-016” “LENIN V.I.”,”Lottiamo per trasformare la guerra imperialistica nella guerra civile.”,”Situazione e compiti della Internazionale socialista, Pacifismo e marxismo (ZINOVIEV), Del disfattismo nella guerra imperialistica, Sulla parola d’ordine del ‘disarmo’ e della milizia, Risoluzione del 1° Congresso della IC, Istruzioni di LENIN per la delegazione russa alla Conferenza dell’ Aja.”,”LEND-037″ “LENIN V.I. introduzione e cura SANTARELLI Enzo”,”L’ emancipazione della donna.”,”Altra edizione: EDIZIONE RINASCITA. 1950 (traduzione di Elena ROBOTTI)”,”LEND-040″ “LENIN V.I. a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Una caricatura del marxismo.”,”Se KAUTSKY coltivava il sogno di un ‘ultraimperialismo’ pacifico relativamente privo di antagonismi catastrofici, non meno rivelatrice di un carattere economistico (e opportunistico) fondato su una visione meccanicistica dei rapporti tra economia e politica e, in senso più lato, tra la base economico-sociale e le sovrastrutture politico-giuridiche e culturali, è la posizione comunista di sinistra assunta ai primi di marzo 1915, alla conferenza di Berna delle sezioni estere del partito bolscevico, dal solo BUCHARIN, come una divergenza sulla Q particolare del diritto di autodecisione delle nazioni oppresse (riecheggiante note tesi di Rosa LUXEMBURG e altri). Una posizione adottata qualche mese dopo dai ‘giapponesi’ cioè dai bolscevichi Evgenija BOS e Grigorij PJATAKOV emigrati dalla Russia in Svizzera attraverso il Giappone, e poi riproposta dallo stesso BUCHARIN in connessione con le tesi di vari gruppi internazionali di sinistra e ormai non più come un dissenso parziale, ma quasi come una teoria d’insieme.(Dall’ introduzione). Testi della polemica LENIN vs economismo imperialistico di BUCHARIN e altri scritti su Q rapp democrazia-socialismo”,”LEND-043″ “LENIN V.I. a cura Umberto CERRONI”,”Due tattiche della socialdemocrazia.”,”Sulla parola d’ordine della dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini. Lo scritto di LENIN si colloca temporalmente tra la ‘domenica di sangue’ (9 gennaio) e il Manifesto del 17 Ottobre con cui lo Zar concedeva le libertà politiche e convocava la prima Duma. Questo periodo si trova tra i due estremi: l’ insurrezione proletaria e il costituzionalismo dall’alto. Opera scritta da LENIN nel luglio 1905 “”Il seguente brano (di Marx, ndr) dell’ articolo della Neue Rheinische Zeitung del 29 luglio 1848 dà una chiara risposta a questa domanda: “”… La rivoluzione tedesca del 1848 è solo ‘la parodia della Rivoluzione francese del 1789’. (…) “”La borghesia francese del 1789 non abbandonò un attimo i suoi alleati, i contadini. Sapeva che la base del suo dominio era la distruzione del feudalesimo in campagna, la creazione di una classe contadina libera, in possesso di terra (…)””. “”La borghesia tedesca del 1848 tradisce senza la minima esitazione questi contadini, i suoi ‘più naturali alleati’, carne della sua carne, senza i quali è impotente di fronte alla nobiltà. (…)””. Brano molto istruttivo, che ci fornisce quattro tesi importanti. 1. La rivoluzione tedesca incompiuta differisce dalla rivoluzione francese portata a termine per il fatto che la borghesia tradì non solamente la democrazia in generale, ma anche i contadini in particolare. 2. L’ attuazione completa di una rivoluzione democratica ha per base la creazione di una libera classe contadina. 3. Creare questa classe significa abolire gli obblighi feudali, distruggere il feudalesimo; ma ciò non è ancora affatto la rivoluzione socialista. 4. I contadini sono gli alleati “”più naturali”” della borghesia, e appunto della borghesia democratica, la quale, senza di essi, è “”impotente”” di fronte alla reazione.”” (pag 151-152)”,”LEND-048″ “LENIN V.I.”,”Il proletariato e il partito nella rivoluzione.”,”La lotta delle classi e la politica del partito operaio dal governo provvisorio all’ Ottobre 1917.”,”LEND-051″ “LENIN V.I.”,”La comune di Parigi.”,”Questi schemi furono alla base della Conferenza sulla Comune tenuta da LENIN a Ginevra il 22.3. 1904. Sulla base di tali piani fu elaborato inoltre lo ‘Schema di conferenza sulla Comune'”,”LEND-052″ “LENIN V.I.”,”Lo sviluppo del capitalismo.”,”‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ opera che conclude la polemica contro il populismo russo, completa “”una autentica rivoluzione teorica”” mostrando il retroterra di analisi scientifica che supportava l’elaborazione politica di LENIN. E’ una scelta di parti dell’opera di LENIN ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (parte teorica)”,”LEND-053″ “LENIN V.I.”,”Un passo avanti e due indietro. La crisi del nostro partito.”,”Scritto nel 1904 questo libro commenta l’andamento e l’esito del 2° Congresso del POSDR tenutosi nel 1903 prima a Bruxelles poi a Londra. In tale congresso si erano scontrate due diverse concezioni di lotta rivoluzionaria: quella dei menscevichi e quella di LENIN da cui discendeva la definizione di Partito come avanguardia e ‘coscienza’ del proletariato. Questa teoria già elaborata nel ‘Che fare?’ si arrichisce ulteriormente in ‘Un passo avanti e due indietro’ dove LENIN contesta le posizioni degli avversari e mira a preparare un’organizzazione davvero rivoluzionaria. ‘Il testo in cui si completa la teoria leniniana del partito come avanguardia del proletariato'”,”LEND-054″ “LENIN V.I.”,”L’ autodecisione delle nazioni.”,”Nel 1907-1908 come supplemento a ‘Neue Zeit’ K. KAUTSKY aveva scritto ‘Nazionalità e internazionalità’ tradotto in Russia nel 1910. KAUTSKY dopo aver analizzato la Q dello Stato nazionale giunge alla conclusione che Otto BAUER “”sottovaluta la forza della tendenza a costituire uno Stato nazionale””. R. LUXEMBURG conosce bene questo opuscolo di K. e cita lei stessa le parole di K. “”Lo Stato nazionale è la forma di stato che meglio corrisponde alle condizioni moderne””, “”la forma in cui esso può più facilmente assolvere i propri compiti””. K. aggiunge che gli Stati composti di varie nazioni (Stati plurinazionali) sono “”sempre Stati la cui organizzazione interna, per una ragione o per l’altra, è rimasta anomala o incompiuta””.”,”LEND-055″ “LENIN V.I. a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Lettera al Congresso e ultimi scritti.”,”Nello scritto di LENIN ‘Sulla cooperazione’ parte II il suo pensiero sul ‘capitalismo di stato’.”,”LEND-056″ “LENIN V.I. a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo malattia infantile del comunismo.”,”In appendice: La scissione dei comunisti tedeschi, I comunisti e gli ‘indipendenti’ in Germania, Turati e compagni in Italia, False conclusioni da giuste premesse.”,”LEND-060″ “LENIN V.I. a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Lettere da lontano.”,”La prima elaborazione della strategia che la guidato la rivoluzione proletaria del 1917 in Russia.”,”LEND-062″ “LENIN V.I.”,”Lettere da lontano.”,”Brevi biografie di BUCHARIN, CCHEIDZE, CERETELI, DAVID, GORKIJ, GUCKOV, GVOZDEV, KALININ, KAMENEV, KAUTSKY, KERENSKIJ, KRUPSKAJA, LUXEMBURG, LVOV, MILJUKOV, MOLOTOV, MURANOV, PANNEKOEK, PJATAKOV, PLECHANOV, POTRESOV, RADEK, RODZJANKO, SCHEIDEMANN, SKOBELEV, SLJAPNIKOV, STALIN, STOLYPIN, TROTSKY, TRUBECKOJ.”,”LEND-076″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio: Il marxismo sullo Stato.”,”Lo studio preparatorio ‘Il marxismo sullo Stato’ (o se si vuole i Quaderni sullo Stato) è stato pubblicato per la prima volta nel 1930 su Miscellanea di Lenin in russo). E’ poi apparso nella V° edizione delle opere complete in russo (vol 33, anno di pubblicazione del volume 1969). La V edizione delle Opere Complete in russo è composta da 55 volumi, dall’ 1 al 45 contiene le opere e nello stesso volume i materiali preparatori, i volumi 46-54 comprendono il carteggio e il 55 le lettere ai familiari. Lo studio non si trova nell’ edizione italiana delle opere complete.”,”LEND-077″ “LENIN V.I. saggio in appendice di Eugenio VARGA”,”L’ imperialismo fase suprema del capitalismo. Saggio popolare.”,”Collana ‘I classici del marxismo’ a cura di Palmiro TOGLIATTI, Delio CANTIMORI, Ambrogio DONINI, Cesare LUPORINI, Gastone MANACORDA, Aldo NATOLI, Antonio PESENTI, Felice PLATONE”,”LEND-081″ “LENIN V.I.”,”Oeuvres completes. Voll. IV VII VIII X XIII XX XXI XXV”,”Traduction redigée par Victor SERGE, d’apres la deuxieme edition russe (revue et completee) de l’ Institut Lenin de Moscou. Per ragioni di ordine tecnico l’uscita dei tomi francesi non ha seguito l’ordine cronologico ma sono apparsi i volumi con carattere di attualità più significativo. Il progetto editoriale prevedeva 30 tomi. Secondo il catalogo della libreria antiquaria L’Autodidacte, è un’edizione “”de reference etablie et annotée par les compagnons de Lenine: s’opposant à la compilation des années 1950 diffusée par les ed. du Progres. Huit tomes avaient eté traduits notamment par V. Serge et Ch. Rappoport’.”,”LEND-082″ “LENIN ZINOVIEV BUCHARIN TROTSKY LEVI MEYER WALCHER VOLFSTEIN ROSMER SADOUL GUILBEAUX QUELCH GALLACHER E.S. PANKHURST MAC LAINE FLEEN A. FRAYNA BILAN REED SERRATI BOMBACCI GRAZIADEI BORDIGA PESTANA HERZOG HUMBERT-DROZ RACOCZY VARGA ATCHARIA SHEFFIK LAU-SIU-CHEU e altri; firmatari”,”Le monde capitaliste et l’ internationale communiste. Manifeste du IIe Congres de la IIIe Internationale Communiste.”,”LENIN ZINOVIEV BUCHARIN TROTSKY LEVI MEYER WALCHER VOLFSTEIN ROSMER SADOUL GUILBEAUX QUELCH GALLACHER E.S. PANKHURST MAC LAINE FLEEN A. FRAYNA BILAN REED SERRATI BOMBACCI GRAZIADEI BORDIGA PESTANA HERZOG HUMBERT-DROZ RACOCZY VARGA ATCHARIA SHEFFIK LAU-SIU-CHEU e altri; firmatari”,”INTT-082″ “LENIN V.I.”,”On the United States of America.”,” “”Monopolio! Questa è l’ ultima parola nell’ “”ultima fase dello sviluppo capitalistico””. Ma noi avremo solo una nozione povera, molto insufficiente e incompleta del reale potere e del significato dei monopoli moderni se non prendiamo in considerazione la parte giocata dalle banche””. (pag 225, L’ imperialismo; La concentrazione della produzione e i monopoli)”,”LEND-144″ “LENIN Vladimir I.; a cura di Vittorio STRADA; scritti di V. AKIMOV P. AKSELROD A. BOGDANOV L. MARTOV D. RJAZANOV G. PLECHANOV L. TROTSKY V. VOROVSKIJ”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”L’opera è seguita dagli atti delle sedute del secondo congresso del partito operaio socialdemocratico russo (1903) POSDR, e dagli scritti di V. AKIMOV, P. AKSELROD, A. BOGDANOV, L. MARTOV, D. RJAZANOV, G. PLECHANOV, L. TROTSKY, V. VOROVSKIJ sul concetto di partito.”,”LEND-014″ “LENIN Vladimir I.”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”Fondo Gian Maria PEGORARO”,”LEND-148″ “LENIN V.I.”,”La enfermedad infantil del izquierdismo en el comunismo.”,”Quest’ opera di LENIN fu pubblicata quasi allo stesso tempo (giugno) in russo, tedesco, francese e inglese. LENIN controllò personalmente la composizione e la stampa del libro, al fine della sua apparizione prima dei lavori del 2° Congresso dell’ Internazionale Comunista. Il libro fu distribuito a tutti i delegati del 2° Congresso. Tra luglio e novembre 1920, fu rieditato in tedesco a Lipsia, in francese a Parigi, e in inglese a Londra.”,”LEND-153″ “LENIN V.I. a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo malattia infantile del comunismo.”,”In appendice: La scissione dei comunisti tedeschi, I comunisti e gli ‘indipendenti’ in Germania, Turati e compagni in Italia, False conclusioni da giuste premesse.”,”LEND-156″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Sull’ internazionalismo proletario.”,”””Il movimento rivoluzionario internazionale del proletariato non procede e non può procedere di pari passo e in forme uguali nei diversi paesi”””,”LEND-157″ “LENIN V.I.”,”Problemas de la edificacion del socialismo y del comunismo en la URSS.”,”Nel 1922 per LENIN coesistono in Russia cinque forme economiche: 1. forma patriarcale di agricoltura primitiva; 2. piccola produzione mercantile (compresi i contadini che vendono il proprio raccolto); 3. capitalismo privato; 4. capitalismo di Stato; 5. socialismo.”,”LEND-158″ “LENIN V.I.”,”El imperialismo y la escision del socialismo.”,”Il ‘Sotsial-Demokrat’ era l’organo centrale del POSDR, un periodico illegale, edito dal febbraio 1908 fino al gennaio 1917 (in tutto sono apparsi 58 numeri). Su questo giornale sono stati pubblicati 80 articoli di LENIN. Dal dicembre 1911 il giornale fu diretto da LENIN. KAUTSKY separa la politica dell’ imperialismo dalla sua economia, separa il monopolismo in politica dal monopolismo in economia, per sbarazzare il cammino al suo volgare riformismo borghese come nel caso del ‘disarmo’, dell’ ‘ultraimperialismo’… MARX in una lettera a ENGELS nel 1858 rileva che il ‘proletariato inglese si va imborghesendo’ e a ‘fianco della borghesia’ si va formando ‘una aristocrazia borghese e una proletariato borghese’. ENGELS parlerà di “”partito operaio borghese”” in Inghilterra. All’ epoca di LENIN questo partito è all’ opera in tutti i paesi imperialistici.”,”LEND-159″ “LENIN V.I.”,”Dos tacticas de la socialdemocracia en la revolucion democratica.”,”Contiene il capitolo: ‘L’ interpretazione volgare borghese del concetto di dittatura e il concetto che ne ha Marx”””,”LEND-163″ “LENIN V.I.”,”El Estado y la revolucion.”,”LENIN ha scritto quest’ opera durante la clandestinità tra l’ agosto e il settembre 1917. L’ idea della necessità di elabrare teoricamente il problema dello Stato fu espressa da LENIN nella seconda metà del 1916. LENIN scrisse l’ articolo ‘L’ internazionale giovanile’ in cui criticò la posizione antimarxista di BUCHARIN riguardo al problema dello Stato e si ripromise di scrivere un esteso articolo sulle posizioni del marxismo riguardo alla questione.”,”LEND-164″ “LENIN W.I. STALIN J.W.”,”Über die Gewerkschaften, 1. 1899-1917. Ausgewählt und zusammengestellt von einer Kommission des Bundesvorstandes des FDGB. 1899 bis September 1917.”,”Contiene uno scritto tratto dall’ articolo di LENIN ‘Der Janaer Parteitag der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands’ (pag 67) (Il congresso di Jena del Partito socialdemocratico tedesco).”,”LEND-166″ “LENIN V.I.”,”Le multe nelle fabbriche.”,”””Gli operai capiranno, infine, che la legge non fa nulla per migliorare la loro situazione, finché esisterà la dipendenza degli operai dai capitalisti, perché la legge sarà sempre a favore dei capitalisti-fabbricanti, perché i fabbricanti sapranno sempre trovare dei sotterfugi per raggirare la legge”””,”LEND-168″ “LENIN V.I.”,”Lenin e l’ Italia.”,”Contiene estratto articolo: ‘Pacifismo borghese e pacifismo socialista’ (pag 143)”,”LEND-169″ “LENIN V.I.”,”Materialisme et empiriocriticisme. Notes critiques sur une philosophie reactionnaire.”,”Le note e i riferimenti che si trovano in quest’ opera sono tutti di Lenin, eccezione per quelli seguiti dalla sigla NR. L’ opera contiene il frammento ‘A propos de la dielectique’ che forma una parte dei Cahiers philosphiques di Lenin, inediti fino ad oggi (1948) e che si trovano all’ Istituto Lenin di Mosca. Vi si trova una serie di note ed estratti sulle scienze naturali e la filosofia. Questo frammento fu redatto probabilmente tra il 1912 e 1914. E’ già apparso nel periodico ‘Sous la banniere du marxisme’ (edizione tedesca 1925, 2). Lo sdoppiamento di ciò che è uno e la conoscenza delle sue parti contradditorie (vedere, in ‘Eraclito’ di Lassalle (pag 400 delle Raccolta di testi e discorsi di Ferdinand Lassalle; tomo VIII, curato da E. Bernstein, 1920, ndr), la citazione che fa di Filone concernente Eraclito…, ecco una delle cose essenziali, una delle particolarità principali, se non l’assolutamente principale, della dialettica”” (A proposito della dialettica, pag 341) principio di Eraclito: “”essere o non essere, è identico”” “”L’ unità (coincidenza, identità, equipollenza) dei contrari è condizionata, temporanea, passeggera, relativa. La lotta dei principi che si escludono reciprocamente è assoluta, l’ evoluzione, il movimento essendo in sé assoluto”” (pag 343) “”ciò che è particolare è generale”” (Hegel) (pag 344 “”La dialettica è essenzialmente la teoria della conoscenza (da Hegel al marxismo)…”” (pag 345) “”La dialettica in quanto conoscenza vivente, poliscopica (polyscopique) (la moltiplicità degli aspetti da considerare non cessa di aumentare),…”” (pag 346)”,”LEND-171″ “LENIN V.I.”,”Acerca de la juventud.”,”””Propugnare la creazione di scuole nazionali speciali per ciascuna “”cultura nazionale”” è reazionario. Però se esiste una democrazia autentica, è pienamente possibile garantire gli interessi dell’ insegnamento in lingua vernacolare, della storia della nazione corrispondente ecc., senza dividere le scuole per nazionalità. E l’ autonomia locale completa significa l’ impossibilità di imporre nulla per forza (…). La propaganda di una irrealizzabile autonomia nazional-culturale è un assurdo che non fa che dividere ideologicamente gli operai già da ora. La propaganda dell’ unione degli operai di tutte le nazionalità facilita l’ esito della solidarietà proletaria di classe (…).”” (pag42)”,”LEND-172″ “LENIN V.I.”,”Acerca del Estado Socialista.”,”””La differenza scientifica tra socialismo e comunismo è chiara. Ciò che si usa chiamare socialismo, Marx lo chiamava “”prima”” fase o fase inferiore della società comunista. Per quanto i mezzi di produzione si convertano in proprietà comune, si può impiegare la parola “”comunismo”” sempre e quando non si perda di vista che questo non è il comunismo completo. La grande importanza della spiegazione di Marx risiede nel fatto che anche qui applica conseguentemente la dialettica materialista, la teoria dello sviluppo, considerando il comunismo come ciò che si sviluppa dal capitalismo. Invece di “”immaginare”” definizioni scolastiche e artificiali e di dispute sterili sulle parole (cos’è il socialismo, cos’è il comunismo), Marx fa un’analisi che di ciò che potremo chiamare grado di maturazione economica del comunismo”” (pag 68) (Stato e rivoluzione).”,”LEND-173″ “LENIN V.I.”,”La gran revolucion de Octubre.”,”””Gli Stati Uniti del mondo (e non dell’ Europa) costituiscono la forma statale di unificazione e libertà delle nazioni, forma che noi mettiamo in relazione con il socialismo, finché la vittoria completa del comunismo non porti la sparizione definitiva di ogni Stato, incluso lo Stato democratico”” (pag 23, (agosto 1915).”,”LEND-174″ “LENIN V.I.”,”Sulla frase rivoluzionaria. Articoli e discorsi sugli errori dei “”comunisti di sinistra”” nella questione della conclusione della pace di Brest-Litovsk.”,”””So bene compagni, e l’ ho detto chiaramente più di una volta, che questa bandiera è in mani deboli, e che gli operai di un paese estremamente arretrato non riusciranno a tenerla alta finché non verranno loro in aiuto gli operai di tutti i paesi avanzati. Le trasformazioni socialiste che abbiamo compiuto sono in gran parte imperfette, deboli e insufficienti; esse serviranno di indicazione agli operai avanzati dell’ Europa occidentale che si diranno: “”i russi non hanno cominciato l’ impresa come bisognava fare””, ma l’ importante è che il nostro popolo rispetto al popolo tedesco è non solo debole e non solo arretrato, ma è il popolo che ha levato la bandiera della rivoluzione”” (pag 135)”,”LEND-182″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. Il marxismo sullo Stato.”,”””Ben lontano dal disinteressarsi delle forme dello Stato, Engels si sforza al contrario di analizzare con la massima attenzione proprio le forme transitorie, per determinare in ogni caso specifico, in base alle particolarità storiche concrete, quale passaggio, da che cosa e verso che cosa, rappresenti la forma transitoria esaminata. Come Marx, Engels difende, dal punto di vista del proletariato e della rivoluzione proletaria, il centralismo democratico, la repubblica una e indivisibile. Egli considera la repubblica federale o come un’ eccezione alla regola e un ostacolo allo sviluppo, o come una transizione tra la monarchia e la repubblica centralizzata, come un “”passo avanti””, in certe condizioni particolari. E fra queste condizioni particolari, mette in evidenza la questione nazionale””. (pag 76) “”Ancora due osservazioni: 1. Quando Engels dice che, nella repubblica democratica “”non meno”” che nella monarchia, lo Stato rimane “”una macchina per l’ oppressione di una classe da parte di un’ altra””, ciò non significa affatto che la forma d’ oppressione sia indifferente per il proletariato, come “”insegnano”” certi anarchici. Una forma più larga, più libera, più aperta di lotta di classe e di oppressione di classe facilita immensamente al proletariato la sua lotta per la soppressione delle classi in generale.”” (pag 83-84)”,”LEND-188″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione del 1905. 1. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. 2. La questione agraria.”,”LENIN, La rivoluzione del 1905. I. La tattica dei bolscevichi nella rivoluzione democratica. EDIZ RINASCITA, 1949 pag 391 8°; II. La questione agraria. EDIZIONI RINASCITA. 1949, pag 250 8°, indice nomi giornali e riviste”,”RIRx-064″ “LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”””Che vi sia stato quest’ insuccesso è cosa indiscutibile, ed è anche indiscutibile che qualunque insuccesso significa una debolezza del movimento; però il punto di vista liberale si rivela nel considerare come “”un lato debole del movimento”” proprio l’ unione della lotta economica con quella politica. Il punto di vista marxista vede una debolezza nell’ insufficienza di questa unione (…)”” (pag 68-69) “”Ma un anno è un periodo troppo lungo per lo studio del movimento a ondate degli scioperi del triennio 1905-1907″” (pag 71)”,”LEND-189″ “LENIN V.I., a cura di Felice PLATONE”,”Sul movimento operaio italiano. La politica e le tendenze dei partiti proletari italiani nel giudizio di Lenin.”,”””Tutta la stampa borghese di tutti i paesi, compresa la stampa dei democratici piccolo-borghesi e cioè dei socialdemocratici e di socialisti, compresi Kautsky, Hilferding, Martov, Cernov, Longuet, ecc., ecc., lancia fulmini contro i bolscevichi precisamente per la violazione della libertà e dell’ uguaglianza. Da un punto di vista teorico, ciò è perfettamente comprensibile. Ricordi il lettore le celebri parole sarcastiche di Marx nel Capitale: “”La sfera della circolazione o dello scambio delle merci, nei limiti dei quali si operano la compra e la vendita della forza-lavoro, è il vero Eden dei diritti naturali dell’ uomo. Qui regnano soltato la libertà, l’ uguaglianza, la proprietà e Bentham”” (Il Capitale, vol 1, parte II, fine del cap.IV). Queste parole permeate di sarcasmo hanno una profondissima sostanza storica e filosofica. Bisogna paragonarle con le spiegazioni popolari della stessa questione che Engels dà nell’ Anti-Dühring, e soprattutto con l’ affermazione di Engels, che l’ uguaglianza è un pregiudizio o una stupidità, Se per uguaglianza non s’ intende la distruzione delle classi”” (pag 215)”,”LEND-190″ “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Valentino GERRATANA”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Come tutti gli opportunisti, come i kautskiani dei nostri giorni, Bernstein non ha assolutamente compreso che, in primo luogo, il passaggio dal capitalismo al socialismo è impossibile senza un certo “”ritorno”” al democratismo “”primitivo”” (come si potrebbe altrimenti far compiere alla maggioranza della popolazione, e poi all’ intera popolazione, le funzioni dello Stato?); in secondo luogo, che il “”democratismo primitivo”” sulla base del capitalismo e della civiltà capitalistica non è il democratismo primitivo delle epoche patriarcali e precapitalistiche”” (pag 106)”,”LEND-192″ “LENIN V.I., a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo, malattia infantile del comunismo.”,”””Sopprimere la classi non significa soltanto cacciare i proprietari fondiari e i capitalisti, – ciò che noi abbiamo fatto con relativa facilità – ma vuol dire eliminare i piccoli produttori di merci, che è impossibile schiacciare, con i quali bisogna trovare un’ intesa, che si possono (e si devono) trasformare, rieducare solo con un lavoro di organizzazione molto lungo, molto lento e molto prudente. Essi avvolgono il proletariato da ogni parte, in un ambiente piccolo-borghese, lo penetrano di questo ambiente, lo corrompono con esso, spingono continuamente il proletariato a ricadere nella mancanza di carattere, nella dispersione, nell’ individualismo, nelle alternative di entusiamo e di abbattimento, che sono proprie della piccola borghesia.”” (pag 57-58)”,”LEND-193″ “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Alberto CECCHI”,”L’ estremismo malattia infantile del comunismo.”,”””Il mezzo più sicuro per discreditare una nuova idea politica (e non soltanto politica) e per sabotarla, consiste nello spingerla fino all’ assurdo col pretesto di difenderla. Perché tutte le verità, se spinte “”all’ eccesso”” (come diceva Dietzgen padre), se esagerate, se estese oltre i limiti della loro effettiva applicabilità, possono essere portate all’ assurdo, anzi, in tali condizioni, diventano inevitabilmente assurde.”” (pag 92-93)”,”LEND-195″ “LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”Lettera di ENGELS a TURATI, manifesto Basilea e Zimmerwald, 21 condizioni IC”,”MITC-003″ “LENIN V.I., a cura SANTARELLI Enzo”,”L’ emancipazione della donna.”,”Altra edizione: EDIZIONE RINASCITA. 1950 (traduzione di Elena ROBOTTI)”,”DONx-001″ “LENIN V.I. a cura di Lucio COLLETTI”,”Quaderni filosofici. (Filosofskie Tetradi).”,”‘Rinvenuti nelle carte personali di Lenin dopo la sua morte, i Quaderni filosofici sono stati pubblicati per la prima volta nel 1929-1930 nei tomi IX e XII dei Leninski Sborniki e, poco tempo dopo, in un volume a sé, che, apparso nel 1933, ebbe successive ristampe nel ’34, nel ’36 e nel ’38’. (pag CLXVIII) “”Qui è importante: 1. la caratterizzazione della dialettica: automovimento, sorgente d’ attività, movimento della vita e dello spirito; coincidenza dei concetti del soggetto (dell’ uomo) con la realtà; 2. l’ oggettivismo al massimo grado (il “”momento più oggettivo””)”” (pag 225)”,”LEND-196″ “LENIN V.I.”,”Materialismus und Empiriokritizismus. Kritische Bemerkungen über eine Reaktionäre Philosophie.”,”‘Diese “”Ideologen””, wie Boltzmann manchmal die philosophischen Idealisten nennt, zeichnen uns ein “”subjektives Weltbild””, der Verfasser dagegen zieht ein “”einfacheres objektives “”Weltbild”” vor’. (pag 298)”,”LEND-197″ “LENIN V.I.”,”L’ internazionale comunista.”,”””Penso che i compagni Wijnkoop e Münzenberg abbiano torto a mostrarsi malcontenti perché abbiamo invitato il Partito Socialdemocratico Indipendente e perché trattiamo con i suoi rappresentanti. Quando Kautsky scende in campo contro di noi e pubblica dei libri, noi polemizziamo con lui come si polemizza con un nemico della nostra classe. Ma quando i delegati del Partito Socialdemocratico Indipendente – di un partito cresciuto grazie all’ influsso di operai rivoluzionari – vengono qui per condurre delle trattative, noi dobbiamo parlare con loro, perché rappresentano una parte degli operai rivoluzionari. Noi possiamo venire subito a un accordo con gli indipendenti tedeschi, con i francesi e con gli inglesi a proposito dell’ Internazionale. Il compagno Wijnkoop, in ognuno dei suoi discorsi, dimostra di condividere quasi tutti gli errori del compagno Pannekoek.”” (pag 297, Lenin, Le condizioni di ammissione all’ IC, 2° Congresso IC, 1920)”,”INTT-163″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati, gli scioperi, l’ economismo.”,”””La storia della socialdemocrazia internazionale pullula di piani proposti da questo o a quel capo politico, piani che ora attestano la chiaroveggenza e la giustezza delle opinioni politiche e organizzative, ora svelano la cecità e gli errori politici dei loro autori. Quando la Germania attraversò una della più grandi crisi della storia – formazione dell’ Impero, apertura del Reichstag, concessione del suffragio universale -, Liebknecht aveva un piano di politica e di azione socialdemocratica e Schweitzer ne aveva un altro. Quando i socialisti tedeschi furono colpiti dalle leggi eccezionali, Most e Hasselmann avevano un piano, l’ appello puro e semplice alla violenza e al terrore; Höchberg, Schramm e (in parte) Bernstein ne avevano un altro: si dettero a predicare ai socialdemocratici che, poiché avevano provocato con la violenza inconsiderata e con il loro spirito rivoluzionario la legge che li colpiva, dovevano ora ottenere il perdono con una condotta esemplare; esisteva infine un terzo piano: quello degli uomini che preparavano e attuavano la pubblicazione di un giornale illegale””. (pag 59)”,”LEND-199″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione.”,”””L’ onnipotenza della ‘ricchezza’ è più sicura in una repubblica democratica già per il solo fatto che essa non dipende dal cattivo involucro del capitalismo.”” (pag 13) “”Sinché dura il capitalismo, noi consideriamo la repubblica democratica come la forma statale migliore per il proletariato, ma non dobbiamo dimenticare che anche nella repubblica democratica borghese la sorte del popolo è la schiavitù del salario”” (pag 20) “”Quindi ciascuno stato è non libero, e non è uno stato del popolo”” (pag 20) “”Per la completa scomparsa dello stato si richiede il perfetto comunismo”” (pag 108)”,”LEND-201″ “LENIN V.I.”,”La catastrofe imminente e come lottare contro di essa.”,”Questo lavoro di LENIN fu scritto nel settembre 1917 alla vigilia della rivoluzione d’ Ottobre. Fu poi pubblicato come opuscolo separato alla fine d’ ottobre dello stsso anno. “”Tutti parlano dell’ imperialismo. Ma l’ imperialismo non è altro che il capitalismo monopolistico. Che anche in Russia il capitalismo sia diventato monopolistico, lo testimoniano con sufficiente evidenza il “”Produgol””, il “”Prodamet””, il sindacato dello zucchero, ecc. Lo stesso sindacato dello zucchero è una prova lampante della trasformazione del capitalismo monopolistico in capitalismo monopolistico di Stato””. (pag 42)”,”LEND-202″ “LENIN V.I.”,”Lettre de Lenine aux Ouvriers Americains.”,”‘L’ azione storica non è il marciapiede della prospettiva Nevsky””, diceva il grande rivoluzionario russo Chernichevsky. Colui che non “”ammette”” la rivoluzione del proletariato a condizione che essa vada avanti facilmente e regolarmente, che l’ azione comune dei proletari dei diversi paesi si sviluppi simultaneamente, che si abbia in anticipo una garanzia contro la disfatta, che la strada della rivoluzione sia larga, libera e diretta, che non si sia obbligati a volte, andando verso la vittoria, a fare i sacrifici più penosi, ad essere “”assediati in una fortezza bombardata””, o a prendere i più stretti e inaccessibili sentieri di montagna, i più tortuosi e pericolosi, quest’ uomo non è un rivoluzionario, non si è liberato dalla pedanteria dell’ intellettuale borghese; e, nell’ azione, lo si vedrà sempre ricadere nel campo della borghesia controrivoluzionaria, come i nostri social-rivoluzionari di destra, i nostri menscevichi e anche (anche se più raramente) i nostri social-rivoluzionari di sinistra””. (pag 7) “”La borghesia dell’ imperialismo internazionale ha massacrato 10 milioni di uomini, ne ha mutilato 20 milioni nel corso della “”sua”” guerra imperialista, per decidere se la dominazione universale andrà ai rapaci inglesi o tedeschi. Se la nostra guerra a noi, la guerra degli oppressi e degli sfruttati contro gli oppressori e gli sfruttatori, costa mezzo milione o un milione di vittime in tutti i paesi, la borghesia dirà che le prime vittime sono legittime e le seconde criminali”” (pag 9) “”Sappiamo che l’ aiuto che dovrete portarci, compagni, operai d’ America, potrebbe non arrivare molto presto, perché lo sviluppo della rivoluzione nei diversi paesi differisce per la forma e la velocità (e non potrebbe essere altrimenti).”” (pag 12) “”(..) fino all’ esplosione della rivoluzione internazionale la disfatta di una serie di rivoluzioni isolate è possibile””. (pag 12)”,”LEND-204″ “LENIN V.I.”,”Lettere da lontano.”,”””Questo nuovo governo (…), non è un raggruppamento accidentale di persone. Esso è costituito dai rappresentanti di una nuova classe assurta in Russia al potere politico, la classe dei grandi proprietari fondiari capitalisti e della borghesia, che da molto tempo dirige economicamente il nostro paese e che, sia durante la rivoluzione del 1905-1907 come nel corso della controrivoluzione del 1907-1914, e infine, con una rapidità particolare, durante la guerra del 1914-1917, si è assai presto organizzata politicamente impadronendosi delle amministrazioni locali, dell’ istruzione pubblica, dei congressi di ogni specie, della Duma, dei comitati industriali di guerra, etc. Questa nuova classe era già “”quasi completamente”” giunta al potere all’ inizio del 1917; è questa la ragione che spiega perché, fin dai primi colpi che gli sono stati inferti, lo zarismo è crollato cedendo il posto alla borghesia. Esigendo una estrema tensione di forze, la guerra imperialistica ha accelerato lo sviluppo della Russia arretrata a tal punto che noi abbiamo “”di colpo”” (in realtà, sembra che sia di colpo) raggiunto l’ Italia, l’ Inghilterra, quasi la Francia, ottenuto un governo “”parlamentare, “”di coalizione””, “”nazionale”” (cioè adatto a condurre la carneficina imperialistica e a ingannare il popolo). Accanto a questo governo – che in fondo, non è che un semplice commesso della “”ditta”” di miliardari “”Inghilterra & Francia”” nella attuale guerra – è sorto un governo operaio (…).”,”LEND-205″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Ma quel che importa è vedere qual punto è falsa l’ idea borghese corrente che il socialismo sia qualche cosa di morto, di fisso, di dato una volta per sempre, mentre in realtà soltanto col socialismo incomincerà, in tutti i campi della vita sociale e privata, un movimento progressivo rapido, vero, effettivamente di massa a cui parteciperà la maggioranza della popolazione prima e tutta la popolazione poi.”” (pag 111)”,”LEND-206″ “LENIN V.I.”,”Che cosa sono “”gli amici del popolo”” e come lottano contro i sociademocratici.”,”””Per quanto riguarda il secondo pilastro del marxismo – il metodo dialettico – è stata sufficiente una piccola spinta dell’ ardito critico per farlo crollare. E la spinta è stata molto precisa: il critico si è dato da fare ed ha fatto degli sforzi superiori alle sue forze per confutare la tesi secondo la quale con le triadi si potrebbe dimostrare qualche cosa, ma non ha detto una parola a proposito del fatto che il metodo dialettico non consiste affatto nelle triadi, ma consiste per l’ appunto nella negazione dei metodi dell’ idealismo e del soggettivismo in sociologia””. (pag 78)”,”LEND-207″ “LENIN V.I.”,”Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici.”,”Scritto da LENIN nel marzo 1903 e pubblicato nel maggio dello stesso anno in opuscolo a Ginevra nell’ edizione della Lega della socialdemocrazia russa all’ estero. “”E’ finché i contadini poveri non sapranno unirsi e diventare, mediante questa unione, una forza temibile, “”lo Stato”” rimarrà sempre un servo fedele della classe dei proprietari fondiari. Non bisogna dimenticare quest’ altra cosa ancora: prima i proprietari fondiari erano quasi tutti nobili. I nobili hanno anche ora moltissime terre (nel 1877-1878 si è calcolato che 115 mila nobili possedevano 73 milioni di desiatine). Ma ora è il denaro, il capitale, che è diventato la forza principale””. (pag 27)”,”LEND-208″ “LENIN V.I.”,”Un passo avanti e due passi indietro. (La crisi del nostro partito).”,”Scritta tra il febbraio e il maggio 1904 e pubblicata subito dopo a Ginevra. La presente traduzione ha conservato i tagli apportati da LENIN all’ edizione del 1908. “”Citiamo nella nota in calce le differenti formule intorno alle quali, al congresso, si sono accese interessanti discussioni (1). (…) Si domanda: qual era l’ essenza della questione discussa? L’ ho già detto al congresso e l’ ho ripetuto più volte che “”non considero affato la nostra divergenza (sul primo paragrafo) come fondamentale, al punto da farne dipendere la vita o la morte del partito. Non periremo certamente per un articolo cattivo””. Questa divergenza, benché racchiuda sfumature di principio, non poteva in alcun modo cagionare di per sé il dissenso (in realtà, per parlare senza sottintesi: la scissione) che si è avuto dopo il congresso. Ma ogni piccola divergenza può assumere un’ importanza enorme, se serve come punto di partenza per una svolta verso certe concezioni errate; e se queste concezioni errate si combinano, in forza di nuove e complementari divergenze, con atti anarchici che portano il partito alla scissione””. (pag 44-45)”,”LEND-209″ “LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra.”,”””In questo si trovano ugualmente d’accordo Kautsky e Plekhanov, Vittorio Adler e Heine. Vittorio Adler scrive che “”quando avremo superato questo grave periodo, il nostro primo dovere sarà di rimproverarci a vicenda””. (…) In una parola, quando la guerra terminerà, formate una commissione composta da Kautsky e Plechanov, Vandervelde ed Adler, ed in un istante verrà adottata una risoluzione “”unanime”” ispirata all’ amnistia reciproca. Il contrasto verrà felicemente messo a tacere. Invece di aiutare gli operai ad orientarsi negli avvenimenti, li si ingannerà mostrando loro una apparente “”unità”” sulla carta. L’ unione dei socialsciovinisti e degli ipocriti di tutti i paesi sarà chiamata la ricostituzione dell’ Internazionale””. (pag 46)”,”LEND-210″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati.”,”””L’ arma principale di questo passaggio fu lo sciopero generale. L’ originalità della rivoluzione russa consiste precisamente nel fatto che essa fu democratica borghese, per il suo contenuto sociale, ma proletaria per i suoi mezzi di lotta. Fu democratica borghese perché tendeva immediatamente – e poteva immediatamente pervenire con le proprie forze – ad una repubblica democratica, alla giornata di otto ore, alla confisca di immense proprietà fondiarie della nobiltà, tutte misure che la rivoluzione borghese in Francia nel 1792-93 aveva quasi completamente realizzate””. (pag 32)”,”LEND-211″ “LENIN V.I.”,”Sulla gioventù e sulla scuola.”,”””La rottura dello studente socialdemocratico con i rivoluzionari e gli uomini politici di tutte le altre tendenze non significa affatto rottura con le organizzazioni di tutti gli studenti e le organizzazioni educative; al contrario, soltanto sostenendo la necessità di un programma nettamente determinato si può e si deve lavorare negli ambienti studenteschi più larghi per ampliare l’ orizzonte accademico e divulgare il socialismo scientifico, cioè il marxismo””. (pag 46)”,”LEND-212″ “LENIN V.I.”,”Sulla via dell’ insurrezione.”,”””In che cosa consiste il dualismo del potere? In ciò che, accanto al governo provvisorio, al governo della borghesia, si è costituito – ancora debole, embrionale, ma senza dubbio reale e in via di consolidarsi – un altro governo: i Soviet dei deputati operai e soldati””. (pag 36) “”L’ umanità non ha ancora elaborato, e noi non conosciamo finora, un tipo di governo superiore ai Soviet dei deputati operai, salariati, agricoli, contadini e soldati””. (pag 38) “”La menzogna opportunistica secondo la quale la preparazione dell’ insurrezione e, in generale, il considerare l’ insurrezione come un’ arte è “”blanquismo””, è una delle peggiori e forse la più diffusa delle deformazioni del marxismo operate dai partiti “”socialisti”” dominanti””. (pag 89) “”Per riuscire, l’ insurrezione deve appoggiarsi non su un complotto, non su di un partito, ma sulla classe progressiva. Questo in primo luogo. L’ insurrezione deve appoggiarsi sull’ ondata rivoluzionaria del popolo. Questo in secondo luogo. L’ insurrezione deve appoggiarsi su quel punto critico nella storia della rivoluzione ascendente, che è il momento in cui l’ attività della avanguardia del popolo è massima e più forti sono esitazioni nelle file dei nemici e nelle file degli amici deboli, equivoci e indecisi della rivoluzione. Questo in terzo lugoo. Ecco le tre condizioni che, nell’ impostazione del problema dell’ insurrezione, distinguono il marxismo dal blanquismo.”” (pag 89-90)”,”LEND-213″ “LENIN V.I.”,”La Comune di Parigi.”,”””Kautsky non ha per nulla capito il senso di queste parole di Marx: ‘La Comune non doveva essere un organismo parlamentare, ma di lavoro; esecutivo e legislativo allo stesso tempo’. Kautsky non ha capito la differenza fra il parlamentarismo borghese che unisce la democrazia (non per il popolo) alla burocrazia (contro il popolo) e la democrazia proletaria, che prenderà subito misure tendenti ad estirpare la burocrazia, misure abbastanza forti da arrivare fino alla estirpazione totale della burocrazia, fino alla formazione di una completa democrazia per il popolo. Kautsky, come gli altri, ha dato prova di “”venerazione superstiziosa”” verso lo Stato, di “”fede superstiziosa”” nella burocrazia…””. (pag 49)”,”LEND-214″ “LENIN V.I.”,”La maladie infantile du Communisme (1920). (Le “”Communisme de gauche””). Essai de vulgarisation de la strategie e de la tactique marxistes.”,”””Il capitalismo non sarebbe se stesso se il proletariato “”puro”” non fosse circondato da una massa estremamente variegata di tipi sociali, passando dal proletario al semiproletario (quello che non trae che la metà dei suoi mezzi di sussistenza dalla vendita delle sue braccia), dal semi-proletario al piccolo contadino (oppure al piccolo artigiano, al piccolo produttore, al piccolo padrone in generale), dal piccolo contadino al contadino medio, ecc, e se lo stesso proletariato non avesse delle divisioni in cerchie più o meno sviluppate, territoriali, professionali, perfino religiose, ecc.”” (pag 62)”,”LEND-215″ “LENIN N.”,”Staat und Revolution.”,”””Der Staat ist “”eine besondere Repressions-gewalt””. Engels gibt diese glänzende und im höchstem Maße gehaltvolle Definition hier in denkbar größter Klarheit””. (pag 17) Lo Stato è “”una forza di repressione specifica”” Engels ci dà questa definizione brillante e densa di contenuto nella misura più elevata e nella massima chiarezza concepibile”,”LEND-216″ “LENIN V.I.”,”Acerca de la gran revolucion socialista de octubre.”,”””Di fronte a tale situazione, sottostimare l’ importanza della questione nazionale in Ucraina (…) equivarrebbe a commettere un profondo e pericoloso errore. Non si può attribuire al caso che nel 1917 gli eserciti russo e ucraino già fossero divisi in Ucraina. E noialtri, come internazionalisti, abbiamo, in primo luogo, il dovere di lottare molto energicamente contro le reminescenze (a volte incoscienti) dell’ imperialismo e dello sciovinismo grande russo tra i comunisti ‘russi’; (…)””. (pag 271)”,”LEND-217″ “LENIN V.I.”,”Lettres de Lenine a sa famille.”,”””Lenin sapeva perfettamente che con questo lavoro, stabiliva solamente un quadro, dava una direzione, in vista di un lavoro più grande, che resta da fare dopo di lui. Nelle note a margine de La Logica di Hegel, Lenin disse a più riprese che continuare l’ opera di Marx ed Engels in filosofia consiste nella “”elaborazione”” (1) dialettica di tutta la storia del pensiero, della scienza e della tecnica umane. In occasione della lettura che fece del libro di Lassalle su Eraclito, nota come domini del sapere necessari all’ edificazione della teoria della conoscenza e della dialettica: “”La storia della filosofia, la storia delle differenti scienze, la storia dell’ evoluzione spirituale del bambino, la storia dell’ evoluzione psichica degli animali, la storia della lingua, della psicologia, della fisiologia degli organi dei sensi – ovvero, in breve, la storia della conoscenza tutta intera””. (pag 80-81)”,”LEND-218″ “LENIN V.I., documenti raccolti e presentati da Georges HAUPT”,”Correspondance entre Lenine et Camille Huysmans, 1905-1914.”,”””E’ all’ inizio della prima rivoluzione russa, nel febbraio 1905, che un giovane intellettuale fiammingo, Camille Huysmans, viene chiamato ad occupare le funzioni di segretario del B.S.I., posto che occuperà senza interruzione fino al 1922. Nato a Bilzen, il 26 maggio 1871, entra, dall’ età di 17 anni, nei ranghi del socialismo ove era attirato, secondo le sue proprie dichiarazioni, per il suo gusto dei dibattiti di idee. Allievo all’ Ecole Normale des Humanités collegata all’ Università di Liegi, poi diplomato in lettere, specialista in lingue germaniche, incaricato, diviene infine professore di liceo – per poco tempo, in quanto il ministero dell’ istruzione lo revoca nel 1897 per via della sua collaborazione assidua con la stampa socialista. Da allora, C. Huysmans si consacra interamente alla stampa socialista. Militante stimato per la sua energia e il suo spirito di indipendenza, si impone all’inizio del XX secolo come una delle figure centrali del Partito Operaio Belga.”” (pag 17)”,”LEND-219″ “LENIN V.I.”,”Ecrits sur l’ art et la littérature.”,”””La lingua russa è grande e potente, ci dicono i liberali. Vi opponete dunque a che gli abitanti di tutte le regioni periferiche della Russia conoscano questa lingua così grande e potente? Non vedete dunque che la lingua russa arricchirà la letteratura degli altri gruppi etnici (allogènes), che gli darà la possibilità di aver accesso ai più alti valori culturali, ecc.? Tutto questo è vero, signori liberali, gli rispondiamo. Sappiamo, meglio di voi che la lingua di Turgenev, di Tolstoi, di Dobroliubov, di Chernichevsky, è grande e potente. Più di voi, vogliamo vedere stabilite tra le classi oppresse di tutte le nazioni che popolano la Russia senza alcuna eccezione, le relazioni più strette e una unità fraterna. E desideriamo, va da sé, che ciascun abitante della Russia abbia la possibilità di apprendere la grande lingua russa. C’è una cosa che non vogliamo: l’ imposizione””. (pag 96) pag 246-259: N. Krupskaia: I libri che Lenin amava (estratto).”,”LEND-220″ “LENIN V.I.”,”La costruzione del socialismo.”,”””Presunzione comunista significa che un individuo che si trova nel partito comunista e non ne è ancora stato espulso immagina di poter risolvere tutti i suoi compiti a colpi di decreti comunisti””. (pag 201) “”se esiste un fenomeno come la corruzione, se è possibile una cosa di questo genere, non si può parlare di politica (…)””. (pag 201) “”E’ indubbio che oggi il nostro partito, per la sua composizione, non è sufficientemente proletario. Credo che nessuno possa contestarlo; basta dare un’ occhiata alle statistiche per trovarne la conferma. Dal tempo della guerra la massa operaia delle fabbriche e delle officine russe è diventata molto meno proletaria di prima, giacché durante la guerra entravano nelle officine coloro che volevano sottrarsi al servizio militare. Questo è un fatto universalmente noto. (…)””. (pag 349)”,”LEND-221″ “LENIN V.I.”,”Teoria della questione agraria.”,”Marx su ripartizione ‘americana’ (critica di Marx a Kriege) (pag 201) Il capitalismo e l’ agricoltura negli Stati Uniti d’ America. (pag 265) “”Ma il flagello capitalistico che voi pensate invano di poter evitare, storicamente è un bene perché affretterà grandemente lo sviluppo sociale e avvicinerà di molto le nuove forme superiori del movimento comunista. Il colpo inferto alla proprietà fondiaria faciliterà gli inevitabili colpi ulteriori contro la proprietà in generale (…)””. (pag 208) “”Il paese d’ avanguardia del più moderno capitalismo presenta un interesse particolare per lo studio della struttura sociale-economica dell’ agricoltura contemporanea e della sua evoluzione. Gli Stati Uniti non hanno rivali che li eguaglino, né per la rapidità con la quale si è sviluppato il capitalismo alla fine del secolo XIX e al principio del XX, né per l’ alto livello raggiunto nello sviluppo capitalistico, né per l’ immensa superficie coltivata con un’ attrezzatura tecnica rispondente all’ ultima parola della scienza, adeguata alla considerevole varietà delle condizioni naturali e storiche, né per la libertà politica e per il livello di civiltà della massa della popolazione. Per molti rispetti, questo paese è il modello e l’ ideale della nostra civiltà borghese””. (pag 266, Lenin 1914-1915)”,”LEND-222″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 1. 1893-1894. Nouvelles transformations economiques dans la vie paysanne. A propos de la questione dite des marchés. Ce que sont les “”Amis du peuple”” et comment ils luttent contre les social-démocrates. Le contenu economique du populisme et la critique qu’en fait dans son livre M. Strouve.”,”””Questa volta ancora il piccolo borghese vuole troncare le cose e spiegare la natura borghese propria della nostra “”società”” durante tutta l’ epoca che seguì l’ abolizione della servitù della gleba con una sorta di entusiasmo effimero momentaneo, con una moda. Gli alberi gli impediscono di vedere la foresta, questo è il tratto principale del pensiero piccolo borghese””. (pag 416)”,”LEND-223″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 2. 1895-1897. Friedrich Engels. Pour caractériser le romanticisme économique. Le tâches des socialdémocrates russes. Quel héritage renions-nous?”,”””Cosa si trova alla base del dominio che esercita la classe dei capitalisti sulla massa dei lavoratori? Il possesso da parte dei capitalisti, a titolo di proprietà privata, dell’ insieme delle fabbriche, officine, miniere, macchine e strumenti di lavoro; il fatto che essi detengono enormi estensioni di terra.”” (pag 104) “”riconoscere il carattere progressivo del grande capitale in rapporto alla piccola produzione non è farne l’ ‘apologia’”” (pag 267) “”Per associare il lavoro produttivo di tutti all’ istruzione di tutti, occorre evidentemente imporre a tutti l’ obbligo di prendere parte al lavoro produttivo””. (pag 486)”,”LEND-224″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 3. Le developpement du capitalisme en Russie. Une critique acritique.”,”Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Opera di Lenin redatta nel 1896-1899 e pubblicata per la prima volta alla fine di marzo 1899. Conforme al testo della seconda edizione del libro (1908). Sulla questione della rovina dei piccoli produttori (disgregazione contadina) Lenin si riferisce al punto di vista di Marx. “”L’ espropriazione e l’ espulsione di una parte della popolazione rurale non solo rende disponibile nello stesso tempo gli operai i loro mezzi di sussistenza e di lavoro per il capitalista industriale, ma crea il mercato interno”” (Il Capitale, I, 778). Si vede dunque che dal punto di vista teorico astratto, la rovina dei piccoli produttori in una società in cui l’ economia mercantile e il capitalismo sono in via di sviluppo ha delle conseguenze esattamente opposte a quelle che M.M. N.-on e V.V. deducono: lungi dal provocare un restringimento del mercato interno, in effetti, essa provoca la formazione di questo mercato””. (pag 33)”,”LEND-225″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 4. 1898 – avril 1901. “”A propos de notre statistique des fabriques et des usines. Le capitalisme dans l’ agricolture. Protestation des social-democrates de Russie. Projet de programme pour notre parti. A propos des greves. Comment l’ ‘Iskra’ faillit s’eteindre. Les objectif immediats de notre mouvement. Le parti ouvrier et la paysannerie.”””,”Contiene le recensioni di LENIN ai libri di BOGDANOV, PARVUS, GVOZDEV e KAUTSKY. “”Infine, dopo lo strato medio, viene la massa degli strati inferiori del proletariato. E’ certo possibile che il giornale socialista sia loro interamente o pressoché interamente inaccessibile (…), ma sarebbe assurdo dedurne che il giornale dei socialdemocratici deve adattarsi al livello più basso possibile degli operai. Ne consegue solo che per agire su questi strati, occorrono altri mezzi di agitazione e di propaganda: opuscoli molto popolari, l’ agitazione orale, e soprattutto dei volantini sugli avvenimenti locali. I socialdemocratici devono però andare più lontano: è possibile che i primi sforzi per risvegliare la coscienza degli strati operai inferiori debbano essere compiuti attraverso l’ azione educativa legale. (…) ‘Non bisogna confondere la tattica e l’ agitazione’ – dice Kautsky nel suo libro contro Bernstein. ‘Il modo di agitazione deve adattarsi alle condizioni individuali e locali. In materia d’ agitazione, bisogna lasciare a ciascun agitatore la libertà di scegliere i mezzi di cui dispone (…). L’ agitatore deve parlare in modo da farsi comprendere; deve parlare di ciò che è ben conosciuto dai suoi ascoltatori. (…) L’ agitazione deve essere individualizzata, ma la nostra tattica, la nostra attività politica deve essere una’. Queste parole di un rappresentante eminente della teoria socialdemocraitca contengono un’ eccellente apprezzamento dell’ agitazione nel quadro dell’ attività generale del Partito. Esse mostrano quanto siano infondate le apprensioni di quelli che pensano che la formazione di un partito rivoluzionario che conduca una lotta politica impedirà l’ agitazione, la sospingerà in secondo piano o restringerà la libertà degli agitatori. Al contrario (…) è solo in un partito organizzato che gli uomini adatti al lavoro di agitazione potranno consacarsi interamente a questo compito (…). Ma esagerare così un aspetto dell’ attività a detrimento delle altre, e voler gettare interamente (…) gli altri aspetti, minaccia il movimento operaio russo di conseguenze ancor più disastrose””. (pag 290-291)”,”LEND-226″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 5. Mai 1901 – Fevrier 1902. Par où commencer? La questione agraire et les “”critiques”” de Marx. Que faire?”,”””Ricordatevi, inoltre, che i comunisti devono sosteneri ogni movimento rivoluzionario diretto contro il regime esistente. Queste parole sono sovente comprese in modo troppo ristretto, escludendo l’ opposizione liberale. Non bisogna dimenticare che ci sono delle epoche in cui ogni urto con il governo a proposito di interessi generali progressivi, anche in sé infimo, può, in certe condizioni (e il nostro appoggio è una di queste condizioni) trasformarsi in una conflagrazione generale””. (pag 347)”,”LEND-227″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 6. Janvier 1902 – août 1903. Materiaux pour l’ élaboration du programme du POSDR. Aux paysans pauvres.”,”‘Materiaux pour l’ élaboration du programme du POSDR. Aux paysans pauvres.’ Progetto di statuto del POSDR. 1. E’ membro del partito chiunque riconosca il suo programma e sostenga il partito sia materialmente che militando personalmente in una delle sue organizzazioni. (…) 10. Tutta l’ organizzazione del partito è tenuta a fornire al Comitato Centrale e all’ organo centrale tutte le informazioni necessarie sulla sua attività e i suoi effettivi. (pag 499-500, 2° Congresso del POSDR, 1903)”,”LEND-228″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 7. Septembre 1903 – Décembre 1904. Relations du IIe Congres du POSDR. Un pas en avant, deux pas en arriere. La campagne des zemstvos et le plan de l’ ‘Iskra’.”,”‘Relations du IIe Congres du POSDR. Un pas en avant, deux pas en arriere. La campagne des zemstvos et le plan de l’ ‘Iskra”. I compiti della gioventù rivoluzionaria (pag 38) “”La concorrenza non è possibile (e ineluttabile) che tra una organizzazione politica e un’ altra organizzazione ugualmente politica, tra una tendenza politica e un’ altra tendenza politica. Tra una società di mutuo soccorso e un circolo rivoluzionario, la rivalità è impossibile (…). Ma se, in questa società di mutuo soccorso si afferma una certa tendenza politica – non per aiutare i rivoluzionari per esempio (…) – allora la concorrenza e la lotta aperta sono obbligatorie per ogni “”politica”” onesta.”” (pag 47) Sulla cooptazione nei comitati e sul diritto del Comitato centrale del partito di introdurre nuovi membri (giugno 1904) (pag 458)”,”LEND-229″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 8. Janvier-Juillet 1905. Journées revolutionnaires. La social-democratie et le gouvernement revolutionnaire provisoire. IIIe Congres du POSDR. L’ armée revolutionnaire et le gouvernement revolutionnaire”,”‘Journées revolutionnaires. La social-democratie et le gouvernement revolutionnaire provisoire. IIIe Congres du POSDR. L’ armée revolutionnaire et le gouvernement revolutionnaire’. “”Ora, il proletariato non forma attualmente che la minoranza della popolazione russa. Esso non può divenire una maggioranza enorme, schiacciante, che unendosi alla massa dei semi-proletari, dei semi-padroni, ovvero alla massa povera della piccola borghesia delle città e delle campagne. Questa composizione della base sociale della dittatura rivoluzionaria democratica, possibile e desiderabile, influirà, evidentemente, sulla composizione del governo rivoluzionario, renderà inevitabile l’ entrata, o anche la preponderanza, in questo governo dei rappresentanti più eterogenei della democrazia rivoluzionaria. Sarà estremamente nocivo farci la minima illusione a questo riguardo. Se, vuoto e risonante, Trotsky scrive adesso (malaugaratamente al fianco di Parvus) che “”un prete Gapon ha potuto apparire una volta”” ma che “”un secondo Gapon è impossibile””, non lo scrive perché è vuoto e risonante. Se non ci sarà posto in Russia per un secondo Gapon, non ci sarà posto per una rivoluzione democratica veramente “”grande””, che vada fino in fondo””. (pag 292)”,”LEND-230″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 9. Juin-novembre 1905. Deux tactiques de la social-democratie dans la revolution democratique. Le proletariat combat, la bourgeoisie se faufile au pouvoir. Le socialisme et les paysans. Socialisme petit-bourgeois et socialisme proletarien.”,”””Innanzitutto, quella è una calunnia contro Bebel, una calunnia nello stile di Novoie Vrémia. Bebel ha sempre tracciato, senza riserve, una “”linea di demarcazione”” tra la democrazia borghese e la democrazia proletaria””. (pag 331, Lenin, 1905)”,”LEND-231″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 10. Novembre 1905- Juin 1906. De la reorganization du parti. L’ organisation du parti e la litterature de parti. La victoire des cadets et le tâches du parti ouvrier. Rapport sur le Congrès d’ unification du P.O.S.D.R.”,”‘De la reorganization du parti. L’ organisation du parti e la litterature de parti. La victoire des cadets et le tâches du parti ouvrier. Rapport sur le Congrès d’ unification du P.O.S.D.R.’ Sulla questione agraria: “”E da un punto di vista rigorosamente scientifico, dal punto di vista delle condizioni di sviluppo capitalistico in generale, dobbiamo assolutamente dire, se non vogliamo essere in disaccordo con il terzo tomo del Capitale, che la nazionalizzazione della terra è possibile in una società borghese, che essa contribuisce allo sviluppo economico, che facilita la concorrenza e l’ afflusso dei capitali nell’ agricoltura, che riduce il prezzo del grano, ecc. ecc.””. (pag 361)”,”LEND-232″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 11. Juin 1906 – janvier 1907. La dissolution de la Douma et le tâches du prolètariat. Les enseignements de l’ insurrection de Moscou. La guerre de partisans. La social-democratie et les accords electoraux”,”‘La dissolution de la Douma et le tâches du prolètariat. Les enseignements de l’ insurrection de Moscou. La guerre de partisans. La social-democratie et les accords electoraux’ “”Il fenomeno che ci interessa , è la lotta armata. Essa è condotta da individui e da piccoli gruppi di individui. Parzialmente, essi aderiscono ad organizzazioni rivoluzionarie; parzialmente (e, in certe località della Russia in gran parte) essi non appartengono ad alcuna organizzazione rivoluzionaria. (…) Questo metodo di lotta sociale è adottato di preferenza, e anche esclusivamente, dagli elementi declassati della popolazione, lumpen-prolétariat e gruppi anarchici. Come forma di lotta di “”reazione”” da parte dell’ autocrazia; conviene citare lo stato d’ assedio, la mobilitazione di nuove truppe, i pogroms di Centoneri (Siedlce), le corti marziali. Abitualmente la valutazione di questa forma di lotta si riassume così: è l’ anarchismo, il blanquismo, un ritorno al vecchio terrorismo; sono degli atti di individui che hanno perso il contatto con le masse, che demoralizzano gli operai, distolgono da questi le simpatie di larghe cerchie della popolazione, disorganizzano il movimento e nuociono alla rivoluzione.”” (pag 219)”,”LEND-233″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 12. Janvier-juin 1907. La tactique du POSDR dans la campagne electorale. Les bolcheviks et la petite bourgeoisie. A propos de la revolution nationale. Le Ve congres du POSDR. Attitute envers les partis bourgeois.”,”‘La tactique du POSDR dans la campagne electorale. Les bolcheviks et la petite bourgeoisie. A propos de la revolution nationale. Le Ve congres du POSDR. Attitute envers les partis bourgeois. Voto nei quartieri operai di Pietroburgo competizione tra socialdemocrazia (bolscevichi, menscevichi) e socialisti rivoluzionari. (pag 57-92) Prefazione di Lenin alla traduzione russa delle lettere di Marx a Kugelmann (pag 101) “”Il marxismo menscevico è un marxismo rimaneggiato a misura del liberalismo borghese”” (pag 503)”,”LEND-234″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 13. Juin 1907 – avril 1908. Contre le boycottage. Le congres socialiste international de Stuttgart. La question agraire et les “”critiques de Marx””. Programme agraire de la socialdcemocratie dans la premiere revolution russe de 1905-1907″,”‘Contre le boycottage. Le congres socialiste international de Stuttgart. La question agraire et les “”critiques de Marx””. Programme agraire de la socialdcemocratie dans la premiere revolution russe de 1905-1907′. “”Il marxismo, contrariamente alla concezione naïve del populismo, analizza il nuovo regime in via di formazione”” (pag 311) “”La teoria di Marx distingue due forme di rendita: differenziale e assoluta””. (pag 312) “”La rendita differenziale si forma ineluttabilmente in regime capitalistico, anche se la proprietà privata del suolo è totalmente abolita. Con l’ esistenza della proprietà fondiaria, è il possessore della terra che riceverà questa rendita poiché la concorrenza dei capitali obbligherà il coltivatore (il gestore) ad accontentarsi del profitto medio del capitale. Se la proprietà privata del suolo si trova abolita, è lo Stato che riceverà questa rendita. Questa rendita non può essere soppressa finché esiste il modo di produzione capitalistico. La rendita assoluta proviene dalla proprietà privata della terra.”” (pag 313) Come il liberalismo internazionale giudica Marx. “”Un eroe di Turgenev (1) aveva trasformato nel modo seguente i versi del grande poeta tedesco: Wer den Feind will versteh’n, Muss in Feindes Lande geh’n ovvero: “”chi vuole conoscere il suo nemico deve andare nel paese di questo nemico””, prendere conoscenza sul posto delle abitudini, dei costumi, dei metodi di ragionamento e d’ azione del suo nemico””. Lo stesso, i marxisti devono gettare un colpo d’occhio sul modo in cui hanno reagito alla celebrazione del 25° anniversario della morte di Marx i principali organi della stampa politica dei diversi paesi, in particolare i giornali borghesi liberali e “”democratici”” (…)””. (pag 514)”,”LEND-235″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 14. 1908. Materialisme et empiriocriticisme. Dix questions au conferencier.”,”‘Materialisme et empiriocriticisme. Dix questions au conferencier’. “”il materialismo, in pieno accordo con le scienze della natura, considera la materia come il dato primo, e la coscienza, il pensiero, la sensazione come il dato secondo (…)””. (pag 44)”,”LEND-236″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 15. Mars 1908 – août 1909. Les matieres inflammables de la politique mondiale. Leon Tolstoi, miroir de la revolution russe. Une manifestation pacifiste des ouvriers anglais et allemands. Conference de la redaction elargie du ‘Proletari’.”,”‘Les matieres inflammables de la politique mondiale. Leon Tolstoi, miroir de la revolution russe. Une manifestation pacifiste des ouvriers anglais et allemands. Conference de la redaction elargie du ‘Proletari’.’ Contiene l’ articolo: ‘Le materie infiammabili della politica mondiale’ (pag 194) “”Al presente, tutti parlano o si sentono come quell’ operaio tessitore che dichiarava in una lettera al suo giornale sindacale: i padroni ci hanno ripreso tutto quello che avevamo conquistato, i capi ricominciano a farci subire le loro vessazioni, ma pazienza, ci sarà un altro 1905. Pazienza, ci sarà un altro 1905, Ecco ciò che pensano gli operai.”” (pag 51, Per ben giudicare la rivoluzione russa)”,”LEND-237″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 16. Septembre 1909 – décembre 1910. La fraction des partisans de l’ otzovisme dt de la construction de dieu. A propos de ‘Viekhi’. Leon Tolstoi. La signification historique de la lutte au sein du parti en Russie.”,”‘La fraction des partisans de l’ otzovisme dt de la construction de dieu. A propos de ‘Viekhi’. Leon Tolstoi. La signification historique de la lutte au sein du parti en Russie.’ Nella commissione sulle cooperative due tendenze sono improvvisamente venute alla luce. Una è quella di Jaures e di Elm. Quest’ultimo è stato uno dei quattro delegati tedeschi alla commissione sulle cooperative, è intervenuto in quanto rappresentante dei tedeschi, in uno spirito nettamente opportunista. L’ altra tendenza è la tendenza belga””. (pag 292)”,”LEND-238″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 17. Décembre 1910 – avril 1912. De certaines particularités du développement historique du marxisme. Leon Tolstoi et son époque. Le congrés du Parti social-démocrate anglais. Hyndman et Marx. VIe Congrès du P.O.S.D.R. (“”Conference de Prague).”,”””De certaines particularités du développement historique du marxisme. Leon Tolstoi et son époque. Le congrés du Parti social-démocrate anglais. Hyndman et Marx. VIe Congrès du P.O.S.D.R. (“”Conference de Prague).”” ‘Hyndman e Marx’: “”Sono appena state pubblicate le voluminose memorie di Henry Mayers Hyndman, uno dei fondatori e capi del “”partito social-democratico”” inglese. Il libro, intitolato “”Racconto di una vita avventurosa”” (1), è composto da circa 500 pagine; presenta in uno stile pieno di verve i ricordi dell’ autore: la sua attività politica e le “”persone celebri”” che ha conosciuto””. (…) Cominciamo con i ricordi di Hyndman su Marx (…).”” (pag 310)”,”LEND-239″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 18. Avril 1912 – mars 1913. A la memoire de Herzen. Les partis poliques en Russie. Démocratie et populisme en Chine. Les discussions sur la politique ouvrière des libéraux en Angleterre. Les destinées historiques de la doctrine de Karl Marx.”,”””A la memoire de Herzen. Les partis poliques en Russie. Démocratie et populisme en Chine. Les discussions sur la politique ouvrière des libéraux en Angleterre. Les destinées historiques de la doctrine de Karl Marx””. Democrazia e populismo in Cina. (pag 162) “”E Sun Yat-sen con un candore incomparabile, verginale, potrà dire, fatta a pezzi da lui stesso la sua teoria populista reazionaria e riconoscendo ciò che la vita spinge a confessare, ovvero che “”la Cina è alla vigilia di un gigantesco sviluppo industriale”” (ovvero il capitalismo) “”prenderà enormi proporzioni””, che “”in 50 anni si avranno da noi molte Shanghai””, ovvero dei centri popolosi di prosperità capitalistica e di bisogno e di miseria proletaria””. (pag 166) “”La democrazia borghese rivoluzionaria, rappresentata da Sun Yat-sen, cerca a giusto titolo la via verso il “”rinnovamento”” della Cina sviluppando al massimo l’ autonomia, la decisione e l’ audacia delle masse contadine nel dominio delle riforme politiche ed agrarie. Infine, più il numero delle Shanghai crescerà in Cina, e più il proletariato cinese si svilupperà””. (pag 168)”,”LEND-240″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 19. Mars-décembre 1913. Les trois sources et les trois parties constitutives du marxisme. Le capitalisme et les impots. Marxisme et réformisme. La correspondance entre Marx et Engels.”,”””Les trois sources et les trois parties constitutives du marxisme. Le capitalisme et les impots. Marxisme et réformisme. La correspondance entre Marx et Engels.”” Questione petrolio: “”La Russia e l’ America fornivano insieme, nel 1900, più di 9/10 dell’ estrazione mondiale del petrolio, e più degli 8/10 nel 1910″”. (pag 25) “”Il capitalismo mondiale e il movimento russo del 1905 hanno definitivamente risvegliato l’ Asia””. (pag 79) Paura del tunnel: A proposito del progetto di scavo di un tunnel sotto la Manica per unire l’ Inghilterra al continente europeo bloccato per timori di un’ invasione militare (pag 417) “”Barbarie civilizzata””. “”La barbarie capitalista è più forte di ogni civiltà”” (pag 418)”,”LEND-241″ “LENIN V.I., a cura di Paolo ARENA”,”Momenti della rivoluzione russa.”,”””La classe operaia bolscevica russa è stata sempre internazionalista a fatti e non a vane parole; essa era ben altro che gli ignobili eroi della II Internazionale, i quali tradivano alleandosi direttamente con la loro borghesia, ovvero si contentavano di chiacchiere (come Kautsky, Otto Bauer e C.) inventando dei pretesti per rinnegare la rivoluzione, per combattere ogni grande azione rivoluzionaria audace, biasimando ogni sacrificio di interessi strettamente nazionali offerto per il progresso della rivoluzione proletaria””. (pag 132) “”Compagni, il problema della politica estera e delle relazioni internazionali ci si è presentato fin dal tempo della rivoluzione d’ ottobre. Era questo il problema più essenziale, non solo perché l’ imperialismo chiude tutti i paesi in un potente e inestricabile sistema, in un blocco di sangue e di fango, si potrebbe dire, ma soprattutto perché la vittoria completa della rivoluzione socialista è impossibile in una sola nazione; essa esige perlomeno un concorso attivo di grandi nazioni evolute, fra le quali non si trova la Russia. Ecco perché sorge la domanda: potremo noi ottenere lo scoppio della rivoluzione negli altri paesi? e quale resistenza saremo in grado di opporre all’ imperialismo? Era uno dei problemi più vitali per la rivoluzione””. (pag 134) “”Ma qui non siamo nell’ Africa centrale; qui i soldati, per quanto forte possa essere il loro esercito, si “”disfanno”” quando incontrano una rivoluzione. L’ esempio della Germania dimostra che questa non è una frase. In Germania, in ogni caso, la disciplina dei soldati era esemplare. Quando i tedeschi entrarono in Ucraina, altri motivi li posero ancora fuori di ogni disciplina.”” (pag 140)”,”LEND-268″ “LENIN V.I., a cura di Paolo ARENA”,”Momenti della rivoluzione russa.”,”Dal capitolo ‘Il discorso del 29 marzo 1922′ (l’ ultimo discorso di Lenin). (parte: La ritirata è terminata). (pag 322) “”Alcuni di essi fanno finta di essere comunisti, ma fra loro vi sono uomini più leali: Ustrialov per esempio. Credo che fosse ministro sotto Kolciak. Egli non è d’accordo coi suoi camerati; e dice: “”Dite del comunismo tutto il bene che volete, ma io affermo che non si tratta di una tattica, ma di una forma evolutiva.”” Credo che Ustrialov ci sia molto utile per la franchezza delle sue affermazioni. Tutti noi sentiamo ogni giorno, ed io più degli altri a causa delle mie funzioni, tante menzogne comuniste sdolcinate, tante “”commenzogne””, da farci venire la nausea e talvolta atrocemente. Ed ecco che al posto di questa “”commenzogna”” ricevete un numero della Smiena Viekh che vi dichiara a bruciapelo: “”Tutto questo non è ciò che immaginate: in realtà voi navigate verso una comune palude borghese sulla quale si agitano alcune bandiere comuniste con ogni genere di belle parole scrittevi su””. (…) “”Io sono per il potere dei Soviet in Russia, dice Ustrialov che è stato un cadetto, un borghese, un seguace dell’ intervento, sono per il Potere Sovietico perché si è incamminato sulla via che lo porta ad un potere borghese normale””. (…) Un’ evoluzione come la prevedeva Ustrialov è possibile. La storia ha visto ogni sorta di metamorfosi””. (pag 322-323) “”Il centro di gravità dev’ essere la scelta degli uomini e la verifica pratica dei risultati del loro lavoro”” (pag 334) Dal capitolo: Il testamento politico (pag 335) “”Mi sovviene che Napoleone scriveva: “”Si attacca e poi si vede””. In libera interpretazione questo significa: “”Bisogna cominciare con l’ attaccare una lotta seria, in seguito si vedrà ciò che succede””. Fu questo che facemmo nell’ ottobre 1917, attaccando una lotta seria; solamente in seguito abbiamo potuto discernere i particolari dell’ evoluzione – e dal punto di vista della storia mondiale questi non sono che particolari – come la pace di Brest, la NEP, ecc.. Oggi non c’è più dubbio: in linea essenziale abbiamo riportato la vittoria””. (pag 341)”,”RIRO-262″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 20. Décembre 1913-aoüt 1914. Notes critiques sur la question nationale””. Du droit des nations a disposer d’ elles-memes. La lutte ideologique dans le moviment ouvrier. Rapport du comité central du parti ouvrier socialdemocrate de russie et instruction à la délégation du comité central à la Conférence de Bruxelles. Paysannerie et travail salarié. La question agraire en Russie.”,”Notes critiques sur la question nationale””. Du droit des nations a disposer d’ elles-memes. La lutte ideologique dans le moviment ouvrier. Rapport du comité central du parti ouvrier socialdemocrate de russie et instruction à la délégation du comité central à la Conférence de Bruxelles. Paysannerie et travail salarié. La question agraire en Russie. “”La grande produzione, le macchine, le ferrovie, il telefono, tutto ciò offre mille possibilità di ridurre di quattro volte il tempo di lavoro degli operai organizzati, assicurando loro quattro volte di più il benessere che hanno adesso””. (Il sistema Taylor, asservimento dell’ uomo, pag 157 “”K. Legien ha raccolto una enorme documentazione sul movimento sindacale americano, ma è stato assolutamente incapace di trarre partito dalla sua lavoro (…). Anche gli statuti dei sindacati americani, che interessano in modo particolare Legien, non sono né studiati, né analizzati, ma solamente tradotti, senza metodo e non completamente””. (pag 264, Quello che non bisogna imitare nel movimento operaio tedesco) “”Un operaio non saprà essere cosciente se resta indifferente alla storia del suo movimento”” (pag 290, La lotta ideologica nel movimento operaio)”,”LEND-242″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 21. Août-décembre 1915. Le tâches de la social-démocratie révolutionnaire dans la guerre européenne. La guerre et la social-démocratie russe. Le socialisme et la guerre. La faillite de la IIe Internationale. A propos du mot d’ ordre des Etats-Unis d’ Europe. Karl Marx.”,”‘Le tâches de la social-démocratie révolutionnaire dans la guerre européenne. La guerre et la social-démocratie russe. Le socialisme et la guerre. La faillite de la IIe Internationale. A propos du mot d’ ordre des Etats-Unis d’ Europe. Karl Marx.’ “”Il termine internazionalismo ritorna molto sovente; si proclama “”una rottura ideologica completa con tutte le varietà del nazionalismo socialista””, si citano le risoluzioni di Stuttgart e Basilea. Le intenzioni sono eccellenti, senza alcun dubbio. Ma… ma è visibile che si ci esalta della parola, perché, in realtà, non è né possibile né necessario rompere “”completamente”” con “”tutte”” le varietà del social-nazionalismo; come non è né possibile né necessario enumerare tutte le varietà di sfruttamento capitalistico per diventare un nemico del capitalismo. Ma è possibile e necessario rompere senza ambiguità con le sue principali varietà, per esempio con quelle di Plechanov, di Potressov (Naché Diélo), del Bund, di Axelrod, di Kautsky.”” (pag 196-197) Contiene lo scritto: ‘Il pacifismo inglese e l’ avversione inglese per la teoria””. (pag 267)”,”LEND-243″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 22. Décembre 1915 – Juillet 1916. Nouvelles données sur les lois du développement du capitalisme dans l’ agriculture. L’ opportunisme et la faillite de la IIe Internationale. La révolution socialiste et le droit des nations à disposer d’elles-mêmes. L’ impérialisme, stade suprême du capitalisme.”,”””Nouvelles données sur les lois du développement du capitalisme dans l’ agriculture. L’ opportunisme et la faillite de la IIe Internationale. La révolution socialiste et le droit des nations à disposer d’elles-mêmes. L’ impérialisme, stade suprême du capitalisme. “”La lettera di Engels a Kautsky. Nel suo opuscolo ‘Le socialisme et la politique coloniale’ (Berlin, 1907), Kautsky, che era ancora marxista a quell’ epoca, ha pubblicato una lettera che Engels gli aveva indirizzato il 12 settembre 1882 e che presenta un immenso interesse riguardo alla questione che ci preoccupa: ecco il passaggio principale: “”…A mio avviso, le colonie propriamente dette, ovvero le terre occupate dalla popolazione europea, il Canada, il Capo, l’ Australia, diventeranno tutte indipendenti; per contro, per ciò che concerne i territori solamente asserviti, abitati dagli indigeni, l’ India, l’ Algeria, i possedimenti olandesi, portoghesi, spagnoli, il proletariato dovrà provvisoriamente farsene carico e condurle il più velocemente possibile all’ indipendenza. E’ difficile dire come si svolgerà questo processo. (…)””. “”Una sola cosa è certa: è che il proletariato vittorioso non può imporre una prosperità qualunque ad alcun popolo straniero senza compromettere con ciò la propria vittoria””. Naturalmente, ciò non esclude (…) le guerre difensive di diversa natura”” (…)”” (pag 379-380) 379″,”LEND-244″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 23. Août 1916 – mars 1917. Une caricature du marxisme et à propos de l’ “”économisme impérialiste””. L’ impérialisme et la scission du socialisme. Pacifisme bourgeois et pacifisme socialiste. Rapport sur la révolution de 1905. Lettres de loin.”,”‘Une caricature du marxisme et à propos de l’ “”économisme impérialiste””. L’ impérialisme et la scission du socialisme. Pacifisme bourgeois et pacifisme socialiste. Rapport sur la révolution de 1905. Lettres de loin.’ “”L’ autore pone la questione di sapere in che i socialisti e gli anarchici si differenziano nella loro attitudine nei confronti dello Stato, ma invece di rispondere, risponde a una questione differente, quella delle loro attitudini rispettive relative alle basi economiche della società futura. Certo, questa è una questione molto importante che non potrà essere elusa. Ma non ne consegue che si possa dimenticare l’ essenziale nella differenza di atteggiamento dei socialisti e degli anarchici verso lo Stato. I socialisti vogliono utilizzare lo Stato moderno e le sue istituzioni nella lotta per la liberazione della classe operaia; essi affermano pure la necessità di utilizzare lo Stato sotto una forma di transizione particolare corrispondente al passaggio del capitalismo al socialismo. Questa forma di transizione, che è anche uno Stato, è la dittatura del proletariato. Gli anarchici vogliono “”abolire”” lo Stato, “”farlo saltare”” (“”sprengen””) (…)””. (pag 181-182)”,”LEND-245″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 24. Avril – juin 1917. Le tâches du proletariat dans la presente revolution. Les taches du prolétariat dans notre revolution (project de plate-forme pour le parti du proletariat). La conference de Petrograd-ville du POSD(b)R. La septieme conference de Russie du POSD(b)R (Conference d’ avril). La guerre et la revolution.”,”‘Le tâches du proletariat dans la presente revolution. Les taches du prolétariat dans notre revolution (project de plate-forme pour le parti du proletariat). La conference de Petrograd-ville du POSD(b)R. La septieme conference de Russie du POSD(b)R (Conference d’ avril). La guerre et la revolution.’ “”Il dualismo del potere non riflette che un periodo transitorio dello sviluppo della rivoluzione, il periodo in cui questa ultima è andata al di là di una rivoluzione democratica borghese ordinaria, ma non ha ancora condotto a una dittatura del proletariato e dei contadini “”allo stato puro””””. (pag 53) “”Il vecchio bolscevismo deve essere abbandonato. E’ indispensabile stabilire una demarcazione tra la linea della piccola borghesia e quella del proletariato salariato. Le frasi sul popolo rivoluzionario siano lasciate a un Kerensky ma non al proletariato rivoluzionario.”” (pag 143)”,”LEND-246″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 25. Juin-septembre 1917. Premier Congres de soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Les enseignements de la revolution. La catastrophe imminente et le moyens de la conjurer. L’ etat et la revolution.”,”‘Premier Congres de soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Les enseignements de la revolution. La catastrophe imminente et le moyens de la conjurer. L’ etat et la revolution.’ “”L’ esperienza della rivoluzione russa durante la quale gli avvenimenti, influenzati soprattutto dalla guerra imperialista e la crisi profonda che essa ha provocato, si sono sviluppati con una rapidità estrema, questa esperienza da febbraio a luglio 1917 ha confermato con un vigore e una nettezza rimarcabili il vecchio assioma marxista dell’ instabilità della piccola borghesia””. (pag 262)”,”LEND-247″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 26. Septembre 1917 – fevrier 1918. Les bolcheviks doivent prendre le pouvoir. Le marxisme et l’ insurrection. Les tâches de la revolution. Les bolcheviks garderont-ils le pouvoir? Deuxieme congres des soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Déclaration des droits du peuple travailleur et exploité.”,”””Les bolcheviks doivent prendre le pouvoir. Le marxisme et l’ insurrection. Les tâches de la revolution. Les bolcheviks garderont-ils le pouvoir? Deuxieme congres des soviets des deputes ouvriers et soldats de Russie. Déclaration des droits du peuple travailleur et exploité.”” “”Quando tutti i documenti saranno pubblicati, la posizione di crumiri di Zinoviev e di Kamenev apparirà ancora più chiara””. (…) (pag 222) “”Tempi duri. Problema difficile. Tradimento grave. Però il problema sarà risolto, gli operai stringeranno i ranghi, la rivolta contadina e l’ impazienza estrema dei soldati al fronte faranno la loro opera! Stringiamo ancora i ranghi, il proletariato deve vincere!”” (pag 223, 18 ottobre 1917)”,”LEND-248″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 27. Fevrier 1918 – juillet 1918. Le septieme congres du PC(b)R. Les taches immediates du pouvoir des soviets. Sur l’ infantilisme “”de gauche”” et les idees petites-bourgeoises.”,”””Le septieme congres du PC(b)R. Les taches immediates du pouvoir des soviets. Sur l’ infantilisme “”de gauche”” et les idees petites-bourgeoises””. “”Tutto ciò che c’è di cosciente nel proletariato deve esser lanciato nella lotta contro questo elemento piccolo-borghese, che si manifesta direttamente (nell’ appoggio accordato dalla borghesia e i suoi sostenitori. menscevichi, socialisti-rivoluzionari di destra, ecc. a ogni resistenza al potere proletario), e anche indirettamente (in questo ondeggiamento storico di cui danno prova, nelle questioni politiche essenziali, il partito piccolo-borghese dei socialisti-rivoluzionari di sinistra come pure, nel nostro Partito, la corrente “”comunisti di sinitra””; che si abbassa fino ai metodi rivoluzionari piccolo-borghesi e imita i socialisti rivoluzionari di sinistra). Una disciplina di ferro e una dittatura del proletariato apllicata fino in fondo contro le esitazioni piccolo-borghesi: questa è la parola d’ ordine generale del momento.”” (pag 330, 1918)”,”LEND-249″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 28. Juillet 1918 – mars 1919. Lettre aux ouvriers americains. La revolution proletarienne et le renegat Kautsky. Les taches des syndicats. 1er Congres de l’ Internationale communiste.”,”‘Lettre aux ouvriers americains. La revolution proletarienne et le renegat Kautsky. Les taches des syndicats. 1er Congres de l’ Internationale communiste. “”La sfiducia politica riguardo ai rappresentanti dell’ apparato borghese è legittima e indispensabile. Il rifiuto di utilizzarli per la gestione e l’ edificazione è la più grande stupidità, che porta nocumento al comunismo. Chiunque volesse raccomandare un menscevico come socialista, o come dirigente politico, o anche come consigliere politico, commetterebbe un’ errore enorme, perché la storia della Rivoluzione in Russia ha definitivamente provato che i menscevichi (e i socialisti rivoluzionari) non sono dei socialisti, ma dei democratici piccolo-borghesi, capaci, in qualsiasi aggravamento serio della lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, di schierarsi al fianco della borghesia. Ma la democrazia piccolo-borghese è un prodotto inevitabile del capitalismo e non una formazione politica fortuita né una qualunque eccezione; e qui, il vecchio contadiname medio precapitalista, economicamente reazionario, non è il solo “”fornitore”” di questa democrazia; vale lo stesso per le cooperative, queste istituzioni culturali capitaliste, che crescono sul terreno del grande capitalismo, per gli intellettuali ecc..””. (pag 407)”,”LEND-250″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 29. Mars-août 1919. Le projet de programme du PC(b)R. Le VIII congres du PC(b)R. La III Internationale et sa place dans l’ histoire. La grande initiative de l’ etat.”,”‘Le projet de programme du PC(b)R. Le VIII congres du PC(b)R. La III Internationale et sa place dans l’ histoire. La grande initiative de l’ etat.’ “”5°. Tutte le requisizioni arbitrarie, ovvero non fondate sulle disposizioni decretate dal potere centrale devono essere implacabilmente perseguite””. (pag 219) “”Il partito esige che per ciò che concerne i contadini medi, la riscossione dell’ imposta straordinaria sia attenuata in tutti i casi, e che non si esiti a diminuirne l’ ammontare””. (pag 220)”,”LEND-251″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 30. Septembre 1919 – avril 1920. Salut aux communistes italiens, francais et allemands. Au camarade Loriot et à tous les amis francais qui ont adheré a la III Internationale. L’ economie et la politique à l’ epoque de la dictature du proletariat. Rapport presenté au II Congres de Russie des organisations communistes des peuples d’ orient. IX Congres du PC(b)R.”,”‘Salut aux communistes italiens, francais et allemands. Au camarade Loriot et à tous les amis francais qui ont adheré a la III Internationale. L’ economie et la politique à l’ epoque de la dictature du proletariat. Rapport presenté au II Congres de Russie des organisations communistes des peuples d’ orient. IX Congres du PC(b)R.’ “”E’ questa dialettica che i traditori, gli spiriti ottusi e i pedanti della 2° Internazionale non hanno mai potuto comprendere: il proletariato non può vincere senza guadagnare dalla propria parte la maggioranza della popolazione. Ma limitare o subordinare questa conquista all’ ottenimento della maggioranza dei voti alle elezioni, sotto il dominio della borghesia, è fare prova di incurabile mancanza di spirito, o è semplicemente ingannare gli operai. Per conquistare la maggioranza della popolazione al proprio fianco, il proletariato deve primariamente rovesciare la borghesia e impadronirsi del potere dello Stato; deve secondariamente instaurare il potere dei Soviets, dopo aver demolito a fondo il vecchio apparato dello Stato, minando così in un sol colpo il dominio, il prestigio, l’ influenza della borghesia e dei conciliatori piccolo-borghesi sulle masse lavoratrici non proletarie. Deve in terzo luogo terminare l’ opera di distruzione dell’ influenza della borghesia e dei conciliatori piccolo-borghesi sulla maggioranza delle masse lavoratrici non proletarie, soddisfacendo con mezzi rivoluzionari i loro bisogni economici a spese degli sfruttatori””. (pag 272)”,”LEND-252″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 31. Avril-décembre 1920. La maladie infantile du communisme (le ‘Gauchisme’). IIé Congres de l’ Internationale communiste. Lettres aux ouvriers allemands et francais. Le taches des unoins de la jeunesse. VIII COngres des soviets de Russie.”,”‘La maladie infantile du communisme (le ‘Gauchisme’). IIé Congres de l’ Internationale communiste. Lettres aux ouvriers allemands et francais. Le taches des unoins de la jeunesse. VIII COngres des soviets de Russie’. “”Compagni, Serrati ha detto: non abbiamo ancora inventato il sincerometro; designando con questo neologismo francese uno strumento in grado di misurare la sincerità; un tale strumento non è ancora stato inventato. Non ne abbiamo assolutamente bisogno; per contro, possediamo già uno strumento che permette di apprezzare le tendenze. E il torto, di cui parlerò più avanti, del compagno Serrati è stato quello di aver disprezzato questo strumento conosciuto da lungo tempo. (…)””. (pag 254, Discorso sulle condizioni di ammissione all’ Internazionale comunista, 30 luglio) “”Vorrei dire qualche parola soltanto a proposito del compagno Crispien. (…) A una osservazione Crispien ha risposto: “”La dittatura, non è una novità, se ne parlava già nel Programma di Erfurt””. Questo programma non dice niente; e la storia ha provato che non è un azzardo. (…) Così la dittatura del proletariato è stata inclusa nel nostro programma del 1903. Quando il compagno Crispien dice adesso che la dittatura del proletariato non è una novità, e aggiunge: “”Siamo sempre stati per la conquista del potere politico””, questo significa eludere il fondo del problema. Si ammette la conquista del potere politico, ma non la dittatura. (…) Il compagno Crispien continua: “”Siamo dei capi eletti dalle masse””. E’ un punto di vista formale e falso perché, all’ ultimo congresso di partito degli Indipendenti tedeschi, la lotta tra le tendenze ci era apparsa chiara. Non c’è bisogno di ricercare un sincerometro e di scherzare su questo tema, come fa il compagno Serrati, per stabilire questo semplice fatto che la lotta di tendenza deve esistere ed esiste; una delle tendenze raccoglie gli operai rivoluzionari, recentemente venuti a noi e avversari dell’ aristocrazia operaia; l’ altra tendenza, è l’ aristocrazia operaia guidata in tutti i paesi civilizzati dai vecchi capi.”” (pag 254-255, Discorso sulle condizioni di ammissione all’ Internazionale comunista, 30 luglio).”,”LEND-253″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 32. Décembre 1920 – août 1921. Le plan economique unique. X Congres du PC(b)R. L’ impot en nature. III Congres de l’ Internationale communiste.”,”””Le plan economique unique. X Congres du PC(b)R. L’ impot en nature. III Congres de l’ Internationale communiste’. “”Perché cambiare il nome del partito? – domanda il compagno Lazzari. – Non è pienamente soddisfacente?”” Non possiamo condividere questo punto di vista. Conosciamo la storia della 2° Internazionale, la sua caduta e il suo fallimento. Non conosciamo la storia del partito tedesco? Non sappiamo che la grande disgrazia del movimento operaio tedesco è di non aver operato la rottura prima della guerra? Ciò è costato la vita a 20.000 operai, consegnati al governo tedesco da parte degli scheidemaniani e i centristi, a causa delle loro polemiche e delle loro proteste contro i comunisti tedeschi.”” (pag 493)”,”LEND-254″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 33. Août 1921 – mars 1923. La nouvelle politique économique et les taches des instructeurs politiques. XI Congres du PC(b)R. De la cooperation. Comment reorganiser l’ inspection ouvriere et paysanne? Mieux vaut moins mais mieux.”,”””La nouvelle politique économique et les taches des instructeurs politiques. XI Congres du PC(b)R. De la cooperation. Comment reorganiser l’ inspection ouvriere et paysanne? Mieux vaut moins mais mieux.”” “”Per realizzare questo miglioramento, occorre sbarazzare il partito dagli elementi che perdono il contatto con la massa (senza parlare, ben inteso, degli elementi che disonorano il partito agli occhi della massa). E’ evidente che non obbediremo a tutte le suggestioni della massa perche anch’essa qualche volta si lascia influenzare, soprattutto negli anni di fatica estrema, di superlavoro, di privazioni e di sofferenze eccessive, da delle idee che sono niente meno che avanzate. Ma eminentemente preziose sono le indicazioni della massa proletaria senza-partito, e in molte occasioni quelle della massa contadina senza-partito, per giudicare gli uomini, ripudiare gli “”intrusi””, i “”grandi signori””, i “”burocratizzati””. La massa laboriosa sente con un istinto ammirevole la differenza tra i comunisti onesti e devoti e quelli che ispirano un sentimento di disgusto all’ uomo che guadagna il pane con il sudore della fronte, a quello che non ha alcun privilegio, alcun “”privilegio-speciale””. (pag 31-32)”,”LEND-255″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 34. Lettres. Novembre 1895-1911.”,”””Il vostro articolo tocca un soggetto molto interessante, d’ estrema attualità. Recentemente, il Leipziger Volkszeitung (1) nel suo editoriale derideva i partigiani del zemstvo a causa del loro congresso di settembre, essi “”giocano alla costituzione””, hanno già l’ aria di essere dei parlamentari, ecc. ecc.. L’ errore di Parvus e di Martov richiede assolutamente un’ analisi di questo punto di vista. Ma voi non fornite una analisi. A mio avviso, occorre rifare l’ articolo in una di queste due direzioni: o riportare il centro di gravità sui nostri nuovi iskristi “”che giocano al parlamentarismo””, dimostrare in dettaglio l’ importanza relativa, temporanea del parlamentarismo, la superficialità delle “”illusioni parlamentari”” in un’ epoca di lotta rivoluzionaria, ecc., spiegando questo a partire dall’ abc (molto utile per i Russi!) e servendosi di Hilferding proprio per illustrare, molto discretamente. O si prende Hilferding per base, in questo caso occorre rivedere meno l’ articolo, dandogli un altro titolo, ma presentando più nettamente il modo stesso con cui Hilferding pone il problema.”” (pag 364, Lenin a Lunacharskij, 11 ottobre 1905) (1) organo dell’ ala sinistra della socialdemocrazia tedesca (quotidiano dal 1894 al 1933). Diretto per vari anni da F. MEHRING e R. LUXEMBURG. Dal 1917 al 1922 fu l’ organo degli ‘indipendenti’ tedeschi. Dopo il 1922 organo dei socialdemocratici di destra.”,”LEND-256″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 35. Lettres. Février 1912-décembre 1922.”,”””Caro compagno, La Pravda ha oggi citato degli estratti dell’ articolo di Kautsky contro il bolscevismo (dal Sozialistische Auslandpolitik). La vergognosa inettitudine, il farfugliantemente puerile e l’ opportunismo più piatto di Kautsky sollevano la questione: perché non facciamo niente per lottare contro lo svilimento teorico del marxismo da parte di Kautsky? Si può tollerare che anche della persone come Mehring e Zetkin rinneghino Kautsky più “”moralmente”” (se è consentito esprimersi così) che teoricamente. Kautsky, dicono, non ha trovato di meglio che attaccare adesso i bolscevichi. E’ questo un argomento? Si può indebolire così una posizione? Ma questo equivale semplicemente a fornire della armi a Kautsky!! E ciò al posto di scrivere: Kautsky non ha assolutamente compreso e ha snaturato in un modo puramente opportunista l’ insegnamento di Marx sullo Stato l’ insegnamento di Marx sulla dittatura del proletariato l’ insegnamento di Marx sulla democrazia borghese l’ insegnamento di Marx sul parlamentarismo l’ insegnamento di Marx sul ruolo e l’ importanza della Comune, ecc. Occorrerrà prendere le misure seguenti: (…)””. pag 369-370, lettera di Lenin a V.V. Voroski, 20.IX.1918)”,”LEND-257″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 36. 1900-1923. Lettres au congres. Attribution de fonctions legislatives au Gosplan. La question des nationalites ou de l’ “”autonomie””. Lettres de 1900-1923.”,”Lettera al Congresso (Testamento). “”Raccomando di procedere seduta stante, in questo congresso, ad una serie di cambiamenti politici. Tengo a farvi partecipi delle riflessioni che considero particolarmente importanti. Innanzitutto propongo di portare gli effettivi del Comitato Centrale a varie decine e anche a un centinaio di membri. Mi sembra che il nostro Comitato Centrale sarà minacciato di gravi pericoli se il corso degli avvenimenti non ci sarà perfettamente favorevole (cosa su cui non possiamo comunque contare) e se non intraprendiamo questa riforma. Penso poi di proporre al Congresso di conferire un carattere legislativo, a certe condizioni, alle decisioni della Commissione del Piano di Stato, aderendo al desiderio del compagno Trotsky, in una certa misura e a certe condizioni. Per ciò che concerne il primo punto, ovvero l’ aumento degli effettivi del Comitato Centrale, penso che ciò sarà necessario per accrescere l’ autorità del C.C. e per migliorare seriamente il nostro apparato, e anche per evitare che i conflitti di alcuni piccoli gruppi del Comitato Centrale possano assumere un’ importanza troppo grande per i destini del Partito. Mi sembra che il nostro Partito possa chiedere per il Comitato Centrale da 50 a 100 membri alla classe operaia, e che questa possa fornirli senza una tensione eccessiva delle sue forze. Una tale riforma aumenterà notevolmente la solidità del nostro partito e gli faciliterà la lotta in un contesto di Stati ostili, lotta che secondo me può e deve aggravarsi fortemente nei prossimi anni. Mi sembra che la coesione del nostro Partito sarà enormemente rafforzata dall’ adozione di questa misura.”” (Lenin, 23.XII.22) (pag 605-606)”,”LEND-258″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 37. Lettres à sa famille, 1893-1922. Lettres, telegrammes et notes de Lenine adresses à sa famille de 1893 à 1922, dont onze lettres inédites. En annexe, on trouvera 55 lettres de Kroupskaia.”,”Contiene le lettere di Lenin a M.A. Ulianova relative alla preparazione, all’ impostazione editoriale e alla stampa del suo libro ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’: “”Ti invio oggi, cara mammina, i due ultimi quaderni del mio lavoro: i capitoli VII e VIII, più due allegati (II e III) e il sommario dei due ultimi capitoli (1) . Finalmente ho terminato questo lavoro che rischiava a un certo punto di non finire mai. Pregherei Aniouta di rispedirlo al più presto all’ autore, come pure il resoconto qui allegato del libro di Gvozdev. Questo libro mi è stato inviato dall’ autore “”per la recensione””, ed è per questo che ho trovato poco delicato di dire no da qui. Ma non mi è stato gradevole fare questo resoconto. Il libro non mi è piaciuto: niente di veramento nuovo, luoghi comuni, uno stile a momenti impossibile (del tipo “”perturbazioni nelle occupazioni agricole””, ecc.). L’ autore è allo stesso tempo partigiano e avversario dei populisti e -soprattutto- è collaboratore di Natchalo. (…)””. (pag 232, Lenin a M.A. Ulianova, 3.II.99) “”Ho spedito oggi a tuo nome, cara mammina, un altro piccolo pacco (raccomandato): contiene, primo, il numero delle ‘Informations che mi è stato chiesto di restituire e, secondo un resoconto che ti prego di rispedire all’ autore. Con il prossimo corriere, ti manderò ancora una piccola aggiunta al capitolo VII. Spero che non sia troppo tardi. Mi sembra di aver dimenticato di dire l’ ultima volta che, secondo i miei calcoli approssimativi, il libro avrà in totale circa 934.000 caratteri. Non è enorme: intorno a 467 pagine stampate in tutto, se si contano 2000 battute per pagina. Con meno caratteri per pagina, 1680 per esempio (come nelle ‘Crisi’ di Tugan-Baranovski), – cosa che fa aumentare senza necessità il prezzo dell’ edizione, – questo farà allora 530 pagine a basso prezzo””. (pag 234, Lenin a M.A. Ulianova, 7.II.99)”,”LEND-259″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 38. Cahiers philosophiques.”,”Note di Lenin sul libro di Plenge “”Marx ed Hegel””. (…)”” Da dove viene questa citazione? l’ autore non lo indica. NB NB: “”Senza rivoluzione, il socialismo non si può realizzare. Si ha bisogno di questo atto politico, come si ha bisogno di distruzione e di rovina. Ma là dove comincia la sua attività organica, là dove la sua propria fine rivela il suo spirito, il socialismo rifiuta il suo involucro politico.”” E riportando questa citazione senza indicarne la fonte, Plenge continua: “”L’ involucro politico”” che cade è evidentemente l’ intero marxismo””. (Come Plenge scopre le “”contraddizioni””: Marx avrebbe scritto nella “”Rheinische Zeitung””: “”Lo stesso spirito che costruisce le ferrovie con le braccia dell’ industria, costruisce i sistemi filosofici nel cervello della filosofia”” (p. 143). Questi mezzi di produzione si emancipano in seguito dallo spirito che li crea e da parte loro determinano sommamente lo spirito””). (“”Che spirito!””). (pag 375)”,”LEND-260″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 39. Cahiers de l’ imperialisme.”,”””L’ opera di Hobson sull’ imperialismo è utile in generale, ma è soprattutto utile perché aiuta a svelare la falsità fondamentale del kautskismo in questa questione. Costantemente, l’ imperialismo trascina di nuovo il capitalismo (a partire dall’ economia naturale delle colonie e dei paesi arretrati), trascina nuovamente il passaggio del piccolo al grande capitalismo, dallo scambio di merci ridotto allo scambio sviluppato, ecc, ecc.. I kautskiani (K. Kautsky, Spectator e Cie) citano questi fatti del capitalismo “”sano””, “”pacifico””, fondato su dei “”rapporti pacifici””, e gli oppongono al saccheggio finanziario, ai monopoli bancari, agli accomodamenti delle banche con il potere dello Stato, all’ oppressione coloniale, ecc., essi li oppongono come il normale all’ anormale, il desiderabile all’ indesiderabile, il progressivo al reazionario, l’ essenziale al fortuito ecc.. E’ un nuovo proudhonismo. Il vecchio proudhonismo su nuove basi e in una nuova forma. Riformismo piccolo borghese: per un capitalismo ben pulito, ben leccato, moderato e ordinato. (…)”” (pag 113-114) Lensch, La socialdemocrazia tedesca e la guerra mondiale. (…) “”Il “”pericolo di guerra”” (56): ecco la causa del ritardo del progresso democratico in Germania. “”Militarismo”” (58) in Germania?? Al contrario, il servizio militare obbligatorio = l’ istituzione più democratica e “”pressoché la sola istituzione democratica”” (Engels), mentre presso di voi ci sono delle “”truppe mercenarie”” (59)… “”Unione degli Stati dell’ Europa Centrale”” (voluta da Liszt, vedete voi) – (+ paesi scandinavi + Svizzera + Italia + Balcani + Turchia) – “”epoca nuova dell’ evoluzione politica mondiale”” (63)… – “”locomotiva della storia del mondo”” (62) (…)””. (pag 340)”,”LEND-261″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 40. Cahiers sur la question agraire, 1900-1916.”,”Parte III: Materiali per lo studio dell’ economia capitalistica in Europa e negli USA (1910-16) (pag 313) Capitalismo e agricoltura negli Stati Uniti (pag 426) “”L’ immenso difetto della statistica americana è l’ assenza di tabelle combinatorie. Sarà estremamente importante comparare i dati sullo sfruttamento in base alla superficie nei limiti di uno stesso tipo di sfruttamento. Questo non viene fatto.”” (pag 437) “”La cosa più interessante nella statistica americana è la combinazione (anche se non viene condotta sino in fondo) di tre gruppi: in base alla superficie, al reddito e alla fonte principale di entrata. La comparazione dei gruppi per superficie e per reddito mostra chiaramente la superiorità del secondo.”” (pag 440-441)”,”LEND-262″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 41. 1896 – Octobre 1917.”,”La lotta di partito in Cina. “”Il popolo cinese ha rovesciato il vecchio regime medievale e il governo che lo sosteneva. Esso ha istituito una repubblica e, all’ ora attuale, questo grande paese asiatico, il cui immobilismo e stagnazione hanno così lungamente deliziato il cuore dei Cento-Neri di tutte le nazionalità, è per la prima volta nella sua storia dotato di un parlamento eletto che ha già cominciato a funzionare da varie settimane. Il partito “”nazionalista”” (il Kuomintang) dei partigiani di Sun Yat-sen dispone di una debole maggioranza alla camera bassa del parlamento cinese e di una maggioranza più confortevole alla camera alta. Per dare un’ idea di questo partito, diciamo che, nelle condizioni russe, esso corrisponderebbe a un partito radical-populista-repubblicano, che è il partito della democrazia. (…)”” (pag 281-282)”,”LEND-263″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 42. Octobre 1917 – mars 1923.”,”””Gli ex principali dell’ industria, i vecchi capi e sfruttatori devono occupare le funzioni di esperti tecnici, di dirigenti, di consulenti, di consiglieri. Dobbiamo svolgere un compito difficile e nuovo, ma straordinariamente fertile: la congiunzione di tutta l’ esperienza, di tutto il sapere che questi rappresentanti delle classi sfruttatrici hanno accumulato, con l’ iniziativa, l’ energia, il lavoro delle ampie cerchie delle masse lavoratrici. Perché solo questa congiunzione può costruire il ponte che conduce dalla vecchia società capitalista alla nuova società socialista””. (pag 62, marzo 1918)”,”LEND-264″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 43. Decembre 1893 – Octobre 1917. Lettres.”,”””L’ autore non ha assolutamente compreso la situazione in Russia (…). In Russia il partito operaio marxista è in via di ristabilirsi e di rafforzarsi. Le discussioni e risoluzioni che provocano l’ ironia miope dell’ autore rivestono un immenso valore educativo e organizzativo. “”Si grida hurrà!”” ironizza l’ autore, e la sua ironia è puramente liberale, è l’ ironia di un intellettuale completamente staccato dal movimento operaio. Come si può se non c’è un solo altro partito di opposizione russa in cui i gruppi locali svelino pubblicamente le divergenze interne del loro partito?? Uhm?? L’ autore difende un punto di vista sentimentale e isterico. Le risoluzioni riflettono i grandissimi processi di coesione del partito operaio, perché niente al mondo obbligherà gli operai a fare una scelta tra due hurrà (gli hurrà dei veri membri del partito e gli hurrà dei liquidatori), se non c’è la simpatia cosciente e l’ esame delle tendenze. E’ fare prova di una cecità fenomenale non vedere dietro alla forma qualche volta grossolana della “”bagarre”” proletaria l’ immenso valore ideologico e organizzativo della lotta della classe operaia sulla questione delle due correnti””. (pag 370, lettera di Lenin a V.S. Voitinski, 20.XII.1913)”,”LEND-265″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 44. Octobre 1917 – novembre 1920. Lettres.”,”””E’ indispensabile progredire in una parte della Galizia e della Bukovina per stabilire il contatto con l’ Ungheria sovietica. Questa missione deve essere svolta in modo rapido e sicuro, ma al di là di ciò, non abbiamo alcuno bisogno di occupare la Galizia e la Bukovina, perché l’ armata ucraina non deve assolutamente e in nessun caso sviare dal suoi compiti principali, ovvero, in primo luogo, il più importante e il più urgente, è l’ aiuto da apportare al Donbass. Occorre che questo aiuto sia fornito rapidamente e molto ampiamente. Il secondo compito, è quello di stabilire un collegamento ferroviario solido con l’ Ungheria sovietica. Fate conoscere le istruzioni che vi diamo ad Antonov e le misure prese per controllare l’ esecuzione. (pag 205, Telegramma di Lenin, presidente del Consiglio della Difesa, a Vatsétis, comandante in capo, e Aralov, membro del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica Serpukhov, 22 aprile 1919)”,”LEND-266″ “LENIN V.I.”,”Lenine. Oeuvres. Tome 45. Novembre 1920 – mars 1923. Lettres.”,”””Lenin era molto preoccupato per la “”questione giorgiana””; il 12 dicembre, F. Dzerjinski gli rese conto dei risultati del suo viaggio. Lenin era scontento del lavoro della commissione, giudicando che essa aveva affrontato in modo unilaterale e parziale l’ esame del conflitto in Georgia e non aveva rilevato i seri errori commessi da G. Ordjonikidze. Lenin collegava la “”questione georgiana”” al problema generale della formazione dell’ URSS; esprimeva la sua inquietudine riguardo allo spirito con le quali in seguito verranno applicati, in occasione dell’ unificazione delle repubbliche, i principi dell’ internazionalismo proletario. Nella sua lettera “”La questione delle nazionalità o dell’ “”autonomia””, Lenin condanna gli intrighi di Ordjonikidze e la compiacenza di cui aveva beneficiato da parte della commissione Dzerjinski, e anche da Stalin. Per Lenin la responsabilità politica di tutto questo affare incombeva in primo luogo su Stalin che, nella sua qualità di segretario generale del Comitato centrale, aveva commesso errori seri al momento dell’ unificazione delle repubbliche (…). Lenin (…) riscontrando il pericolo principale del momento nello sciovinismo da grande potenza e considerando che il compito di combatterlo spettava principalmente ai comunisti della nazione una volta dominante, (…) concentrava la sua attenzione sugli errori di Stalin, di Dzerjinski e di Ordjonikidze a proposito della “”questione georgiana””. Sosteneva la necessità in questa questione, soprattutto in quel momento, a causa dell’ unificazione delle repubbliche, di “”raddoppiare la prudenza, l’ attenzione e il compromesso””, e che “”nel caso considerato, è meglio forzare la lettera nel senso dello spirito di compromesso e della gentilezza riguardo alle minoranze nazionali che fare l’ inverso””. (pag 797, nota)”,”LEND-267″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”””Sottolineando il fatto che anche i menscevichi furono a Zimmerwald (1) (è un diploma certamente, sebbene…già andato a male), Kautsky così descrive le idee dei menscevichi, che egli condivide: …””I menscevichi volevano la pace generale, volevano che tutti i belligeranti accettassero la parola d’ ordine: senza annessioni, né riparazioni. Finché questo scopo non fosse stato raggiunto, l’ esercito russo doveva rimanere con le armi al piede, pronto a combattere. I bolscevichi invece esigevano la pace immediata ad ogni costo, erano pronti, in caso di necessità, a concludere una pace separata, e cercavano di imporla con la forza, ammettendo la disorganizzazione nell’ esercito, già molto grande senza di questo””. I bolscevichi, secondo Kautsky, non avrebbero dovuto prendere il potere, ma accontentarsi dell’ Assemblea costituente.”” (pag 79-80) Servilismo verso la borghesia sotto l’ aspetto della “”analisi economica”” (pag 97) “”Il menscevico P. Maslov (2), così infelicemente scelto da Kautsky come suo consigliere, negava che i contadini russi potessero acconsentire alla nazionalizzazione di tutta la terra (compresa la terra appartenente ai contadini). Quest’ opinione di Maslov potrebbe sino a un certo punto, connettersi alla sua “”originale”” teoria (che ripete la critica borghese di Marx), cioè alla sua negazione della rendita assoluta e al riconoscimento della “”legge”” (o “”fatto””, secondo la parola di Maslov) della “”produttività decrescente del terreno””. (pag 122)”,”LEND-269″ “LENIN V.I., a cura di Wolf GIUSTI”,”Il pensiero di Lenin.”,”Internazionalismo e Stati Uniti del Mondo. “”Gli Stati Uniti del mondo (e non dell’ Europa) appaiono come quella forma statale di unione e di libertà delle nazioni, che noi congiungiamo con il concetto di socialismo, – fino a quando la piena vittoria del comunismo non avrà condotto alla scomparsa di ogni stato, anche di quello democratico. Come parola d’ ordine indipendente, la formula degli Stati Uniti del mondo sarebbe tuttavia ben difficilmente una formula giusta, in primo luogo perché essa si viene a fondere con il concetto di socialismo; in secondo luogo perché essa potrebbe generare un’ inesatta interpretazione sull’ impossibilità della vittoria del socialismo in un paese e sui rapporti di tale paese verso gli altri…””. (pag 46) Ai giovani. “”Non voglio con la mia critica predicare l’ ascetismo. Non ne ho la minima intenzione. Il comunismo non predica l’ ascetismo, ma la gioia del vivere, la forza ed anche il soddisfacimento della vita amorosa. Ora, per quanto io sappia, l’ ipertrofia di sessualità che oggi si constata, non porta affatto ad un aumento della gioia di vivere e della forza, anzi le distrugge. Nell’ epoca della rivoluzione tutto ciò è grave, molto grave, giacché alla gioventù la gioia e la forza sono indispensabili. Mens sana in corpore sano: né monaco, né Don Giovanni, ma neppure, come termine intermedio, il filisteo tedesco. La rivoluzione esige concentrazione, aumento delle forze. Dalla massa e dall’ individuo. Non tollera gli stati continui di orgia, cari agli eroi ed alle eroine del decadentismo dannunziano. La sfrenatezza della vita sessuale è una caratteristica borghese, un sintomo di decadenza. Il proletariato è una classe che deve progredire. Non gli è necessaria l’ ebbrezza né come stordimento né per stimolo. Dominio di sé, autodisciplina non è schiavitù, nemmeno in amore!”” (pag 85-86, da una lettera a Clara Zetkin, 1920)”,”LEND-270″ “LENIN Nicola, edizione italiana a cura di Enrico DAMIANI”,”La rivoluzione e la guerra. L’ ipocrisia “”centrista””. Il commiato dai lavoratori svizzeri. Il pacifismo imbelle. Il manifesto dei socialisti russi del 1914. Le tesi di Berna del 1915.”,”Sul pacifismo: “”Noi non siamo pacifisti! Noi siamo nemici delle guerre imperialistiche, che vengono compiute dai capitalisti per la ripartizione del bottino imperialistico, ma abbiamo sempre dichiarato follia intimorire il proletariato rivoluzionario, perché rifugga da guerre rivoluzionarie, che possano apparirgli necessarie nell’ interesse del socialismo””. (pag 31) “”Ora, dopo il marzo 1917, soltanto un cieco non potrebbe vedere quanto fosse logica questa soluzione. La trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile comincia a diventare realtà. Viva l’ incipiente rivoluzione proletaria in Europa!”” (pag 35)”,”LEND-271″ “LENIN W.I., a cura di B.P. BIERMANN”,”Über den Kampf gegen die Kriegsgefahr. Am Beispiel der Schweizerischen Arbeiterbewegung (1916-1917).”,”””Se si proclama semplicemente il rifiuto della difesa nazionale, così senza cambiare qualcosa, ovvero senza porsi la questione della coscienza, senza darsi una spiegazione, senza l’ esauriente propaganda, agitazione, organizzazione, brevemente: senza cambiare l’ attività complessiva di base del partito, per “”rigenerarsi”” (per usare un ‘espressione di Karl Liebknecht), adeguarsi ai più elevati compiti rivoluzionari, allora si trasforma precisamente questa proclamazione in una semplice frase””. (pag 18-19)”,”LEND-272″ “LENIN N. TROTSKI L. ZINOVIEV H. RADEK Karl LIEBKNECHT Karl KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. RAPPOPORT C. HÖGLUND J. OLAUSSEN E. MÜNZENBERG W e altri contributi”,”Jugend-Internationale. Die elf historischen Nummern der Kriegsausgabe 1915-1918.”,”‘Jugend-Internationale (Deutsche Ausgabe) Kampf-und Propaandaorgan der internationalen Verbindung sozialistischer Jugendorganisationen’. (Gli undici numeri storici del giornale editi durante la guerra)”,”INTx-031″ “LENIN V.I. STALIN J. TROTSKY L. FALCON I. KOLTSOV M.”,”Trotsky et le trotskisme. Textes et documents.”,”Maturità politica del proletariato. “”Per Martov, “”l’ esperienza russa”” si avvicina alla “”vittoria della grossolanità blanquista e anarchista sulla cultura marxista”” (ovvero dei bolscevichi sui menscevichi). “”La socialdemocrazia russa ha troppo voluto parlare alla russa”” e non si è ispirata abbastanza alla tattica “”europea””. In Trotsky, ritroviamo una “”filosofia della storia”” analoga. Per lui, il motivo della lotta è “”l’ adattamento degli intellettuali marxisti al movimento di classe del proletariato””. In primo piano, Trotsky colloca “”lo spirito settario, l’ individualismo degli intellettuali, il feticismo ideologico””. “”La lotta per l’ influenza su un proletariato non ancora maturo politicamente””, questo è, a suo parere, l’ essenza del problema. La teoria che vede nella lotta del bolscevismo contro il menscevismo una lotta per l’ influenza su un proletariato non ancora maturo politicamente non è originale. La si ritrova, dal 1905 (sicuramente dal 1903), in una moltitudine di libri, di opuscoli, di articoli della stampa liberale. E’ vero che il proletariato russo è inferiore al proletariato occidentale in rapporto alla maturità politica. Ma di tutte le classi della società russa, è proprio il proletariato che ha dato prova della più grande maturità politica. La borghesia liberale, che si è mossa da noi più meschinamente, più pigramente, più stupidamente e anche più slealmente della borghesia tedesca del 1848, odia proprio il proletariato russo, perché quest’ ultimo si è mostrato, nel 1905, tanto maturo dal punto di vista politico da prendere la direzione del movimento e smascherare senza pietà la doppiezza dei liberali””. (pag 32, Lenin, 1911, “”Il significato storico della lotta interna del Partito in Russia””, OC vol. XV)”,”TROS-146″ “LENIN V.I.”,”Caratteristiche del romanticismo economico. Sismondi e i nostri sismondisti russi.”,”Questione della necessità degli sbocchi. “”Un altro errore di Sismondi, derivante dall’ errata teoria del reddito e del prodotto sociale della società capitalistica, è la dottrina dell’ impossibilità di realizzare il prodotto in generale e il plusvalore in particolare e, come conseguenza di tale impossibilità, la necessità di un mercato estero.”” (pag 55) Movimento nella forma e dimensione. La legge dell’ espansione illimitata. “”Siamo così giunti al problema del perché sia necessario il mercato estero a un paese capitalistico. Non perché il prodotto in generale non possa essere realizzato in regime capitalistico. Questo è un’ assurdità. Il mercato estero è indipensabile perché è propria della produzione capitalistica la tendenza a espandersi illimitatamente, a differenza di tutti gli antichi metodi di produzione, circoscritti entro i confini dell’ obscina, della votcina, della tribù, di un dato territorio o dello Stato. Mentre in tutti i regimi primitivi la produzione si rinnovava nella stessa forma e con le stesse dimensioni di prima, nel regime capitalistico, ciò diventa impossibile: legge della produzione capitalistica è l’ illimitata espansione, l’ eterno movimento in avanti””. (pag 58-59) Teoria delle crisi e classi sociali. “”La terza conclusione errata che Sismondi tra dall’ errata teoria di A. Smith, da lui accettata, è la sua teoria delle crisi. Dalla concezione di Sismondi che l’ accumulazione (l’ aumento della produzione in generale) è determinata dal consumo, e dall’ errata spiegazione della realizzazione del prodotto sociale complessivo (ridotto alle quote del reddito spettanti rispettivamente agli operai e ai capitalisti) è scaturita in modo naturale e inevitabile la tesi che le crisi si spiegano con uno squilibrio tra la produzione e il consumo””. (pag 61) Note di Lenin. Le teorie economiche del romanticismo. La critica del capitalismo nei romantici. L’opera è compilata da LENIN nella primavera del 1897 durante la sua deportazione in Siberia. Nel preparare le edizioni legali del 1897 e del 1898 Lenin fu costretto, per ragioni di censura, a scrivere “”teoria moderna”” invece di “”teoria di Marx”” o “”teoria del marxismo””; “”il nostro economista tedesco”” invece “”Karl Marx””; realista invece di marxista; “”il trattato”” invece di “”Il capitale”” e così via. Nella terza edizione Lenin corresse la maggior parte di tali espressioni oppure le chiarì in nota. La presente traduzione italiana (Editori Riuniti, 1955) riporta le rettifiche di Lenin. Le note a piè pagina sono di Lenin e quelle aggiunte nell’ edizione del 1908 recano la data tra parentesi.”,”ECOT-086″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Un passo avanti e due indietro. La crisi del nostro partito.”,”Centenario dell’ opera di Lenin (1904). Proseguimento e complemento del ‘Che fare?’ con questo scritto LENIN entra nel vivo dei problemi connessi alla nascita del partito rivoluzionario (centralismo, disciplina) e si scaglia contro l’impostazione data dalla corrente opportunista del partito. “”Sin dalle primissime pagine del suo scritto Lenin tiene a precisare che “”le divergenze che dividono attualmente le due ali non vertono sulle questioni programmatiche e tattiche, ma soltanto sulle questioni organizzative”” e ad insistere che l’ accusa di “”opportunismo”” che egli rivolge ai menscevichi concerne “”l’ opportunismo nelle questioni organizzative””. (pag VIII) Lenin costruttore dell’ Unione di Lotta di Pietroburgo. “”Il Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR) era stato costituito formalmente a Kiev nel marzo 1898, in una riunione clandestina di nove delegati di alcune “”Unioni di lotta per l’ emancipazione della classe operaia”” e del Bund (lega), organismo unitario dei socialdemocratici ebrei di Russia. Le “”Unioni di lotta”” erano organizzazioni di studio, di propaganda del marxismo e di agitazione politica che erano andate sorgendo, illegalmente, negli ultimi anni del secolo scorso in alcune delle maggiori città. Lenin, che era stato il costruttore di quella di Pietroburgo, (autunno 1895), aveva pagato con il carcere e la deportazione in Siberia Orientale la sua attività; al momento della riunione di Kiev si trovava, appunto, in domicilio coatto, e non aveva perciò potuto prendervi parte, sebbene già in prigione, all’ inizio del 1896, avesse elaborato un primo progetto di programma del partito.”” (pag IX) Contro la disorganizzazione. “”Il concetto di “”disciplina”” ispira al compagno W. Heine una non meno nobile indignazione che al compagno Axelrod. “”…Si rimprovera ai revisionisti – egli scrive – la mancanza di disciplina, perché hanno collaborato ai Quaderni mensili socialisti, ai quali, poiché non sono sotto il controllo del partito, si è voluto persino negare il carattere di rivista socialdemocratica. Già questo tentativo di restringere il concetto di “”socialdemocratico””, questo richiedere la disciplina nel campo della produzione spirituale, nel quale deve regnare un’ assoluta libertà”” (ricordate: la lotta ideale è un processo, mentre le forme dell’ organizzazione sono soltanto forme) “”attestano la tendenza al burocratismo e alla repressione dell’ individualità””. E per molto, molto tempo ancora W. Heine infuria in tutti i toni possibili contro quest’ odiosa tendenza a creare “”una grande organizzazione che tutto abbracci, il più centralizzata possibile, una tattica, una teoria””, infuria contro la richiesta della “”più incondizionata sottomissione””, della “”sottomissione cieca””, infuria contro il “”centralismo semplificato”” ecc. ecc., letteralmente: “”alla Axelrod””.”” (pag 82) (1)”,”PARx-030″ “LENIN V.I.; a cura di Franca PIZZINI Maria Grazia CALDIROLA”,”V.I. Lenin. Biografia politica.”,”Testamento di Lenin. “”Il nostro partito si fonda su due classi, e sarebbe perciò possibile la sua instabilità, inevitabile il suo crollo, se tra queste due classi non potesse sussistere un’ intesa. In questo caso sarebbe inutile prendere questi o quei provvedimenti e in generale discutere sulla stabilità del nostro CC. Non ci sono provvedimenti, in questo caso, capaci di arrestare la scissione. Ma spero che questo sia un avvenimento di un futuro troppo lontano e troppo inverosimile perché se ne debba parlare.”” (pag 401)”,”LEND-273″ “LENIN Vladimir, a cura di Georges LABICA”,”Le cahier bleu (Le marxisme quant à l’ Etat).”,”””Dal punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si escludono l’una con l’ altra”” (Lenin, 1920) (in apertura) Storia del quaderno blu. “”Il 7 luglio, il Governo provvisorio lancia un mandato d’ arresto contro di lui. D’accordo con il consiglio della direzione del partito che rifiuta di correre dei rischi di una sua comparizione davanti ai tribunali, (Lenin ndr) riprende il cammino, l’ 11, della clandestinità e si installa sulle rive del lago Razliv, in una capanna utilizzata da Emélianov, in compagnia di Zinoviev. Rimarrà un mese in questo ritiro forzato, in cui il pensiero di terminare il suo lavoro sullo Stato non lo lascerà mai. Nel suo romanzo, intitolato proprio Le Cahier blue, E. Kazakiévitch ha ricostruito la storia di questo soggiorno (trad. R. L’Hermite, Gallimard, NRF, Parig, 1963). (…)””. (pag 9) “”In generale: il censo. Nella Repubblica democratica “”la ricchezza esercita il suo potere in modo indiretto, ma tanto più sicuro: (1) “”corruzione diretta dei funzionari”” (America); (2) “”alleanza tra il governo e la borsa”” (Francia e America. Il suffragio universale è anche un’ arma di dominio della borghesia. Suffragio universale = “”indice di maturità della classe operaia. Nello Stato attuale, (questo diritto) non può dare e non darà più”” (suffragio universale = solo un indice di maturità) (pag 64)”,”LEND-274″ “LENIN V.I.”,”Les previsions de Lenine sur les tempetes revolutionnaires en Orient.”,”La rivoluzione del 1905 fattore del risveglio asiatico. “”Il capitalismo mondiale e il movimento russo del 1905 hanno definitivamente risvegliato l’ Asia””. (pag 11, Lenin, 1913) “”Le masse lavoratrici dei paesi coloniali e semicoloniali, che formano l’ immensa maggioranza della popolazione del globo, sono state svegliate alla vita politica dall’ inizio del XX secolo, principalmente dalle rivoluzioni di Russia, di Turchia, di Persia e della Cina. La guerra imperialista del 1914-1918 e il potere sovietico in Russia fanno definitivamente di queste masse un fattore attivo della politica mondiale e della distruzione rivoluzionaria dell’ imperialismo, benché la piccola borghesia istruita d’ Europa e d’ America, compreso i capi della 2° Internazionale e dell’ Internazionale 2 1/2, si ostinino a non rilevarlo””. (pag 18, Lenin, 3° Congresso dell’ IC, 1921)”,”LEND-275″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Chto dielat? Nabolievshie voprosy nashego dvizheniia.”,”Timbro di appartenenza Bund Archives of the Jewish Labor Movement, New York”,”LEND-277″ “LENIN V.I.”,”Oeuvres choisies. Volume 1.”,”Contiene, tra gli altri, gli articoli e le opere di LENIN: – L’ utopista Marx e la pratica R. Luxemburg (pag 736) – A proposito della parola d’ ordine degli stati uniti d’ Europa (pag 772) – Il programma militare della rivoluzione proletaria (pag 903) – L’ imperialismo, stadio supremo del capitalismo (pag 783) – La guerra e la socialdemocrazia russa (pag 759) – Le due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica (pag 535) – Un passo avanti e due indietro (pag 315) – Che fare? (pag 132) – Karl Marx (pag 26) – Friedrich Engels (pag 59) – Le tre fonti e le tre parti integranti del marxismo (pag 68)”,”LEND-278″ “LENIN V.I., scelta dei testi a cura di S. MANBEKOVA e A. KHOMENKO”,”Sulla guerra imperialista.”,”””Il considerare che una guerra è una guerra di liberazione nazionale porta con sé una tattica; il considerare che essa è imperialista ne implica un’ altra. Il manifesto indica chiaramente quest’ altra tattica. La guerra “”porterà a una crisi economica e politica””, che si dovrà “”utilizzare”” non per attenuare la crisi, non per difendere la patria, ma, al contrario, per “”scuotere”” le masse, per “”affrettare la caduta del dominio capitalistico””. Non si può affrettare ciò per cui le condizioni storiche nono sono ancora mature. Il manifesto ha riconosciuto che la rivoluzione sociale è possibile, che le sue premesse sono mature, che essa verrà precisamente con la guerra: “”le classi dirigenti”” temono “”la rivoluzione proletaria”” dichiara il manifesto portando l’ esempio della Comune di Parigi e della rivoluzione del 1905 in Russia, gli esempi, cioè, di scioperi di massa e di guerra civile.”” (pag 183)”,”LEND-279″ “LENIN V.I.”,”Sur Marx et Engels.”,”””La teoria del plusvalore costituisce la pietra angolare della teoria economica di Marx””. (pag 63) Bernstein e Bebel curano l’ edizione della Corrispondenza. “”La corrispondenza tra Marx ed Engels, pubblicata da qualche settimana a Stuttgart da Dietz, comprende quattro grossi volumi. Essi contengono in tutto 1386 lettere scambiate da Marx ed Engels durante l’ immenso periodo che si estende tra il 1844 e il 1883. Il lavoro di redazione, ovvero la scrittura di prefazioni per i diversi periodi, è opera di Ed. Bernstein. Come bisognava attendersi, questo lavoro è insufficiente tanto sotto l’ aspetto tecnico che sotto l’ aspetto ideologico. Un uomo come Bernstein non poteva – dopo la sua “”evoluzione”” tristemente celebre verso punti di vista dell’ estremo opportunismo – farsi carico della pubblicazione di lettere, penetrate dall’ inizio alla fine di uno spirito rivoluzionario. Le prefazioni di Bernstein sono in parte vuote di contenuto, in parte assolutamente false; così, per esempio, invece dell’ identificazione precisa, chiara, diretta degli errori opportunistici di Lassalle e di Schweizer svelati da Marx ed Engels, si leggono delle frasi eclettiche e degli attacchi del genere: “”Marx ed Engels non avevano sempre ragione contro Lassalle”” (tomo III, p. XVIII) oppure: essi “”erano più vicini”” nella tattica a Schweizer che a Liebknecht (tomo IV, p. X). Questi attacchi non hanno alcun contenuto se non il desiderio di nascondere e di cammuffare l’ opportunismo. (…)””. (pag 67-68) “”Per ciò che concerne la teoria del valore, è sufficiente dire che, eccetto i sospiri e le allusioni molto nebulose alla Böhm-Bawerk, i revisionisti non hanno dato assolutamente niente e, di conseguenza, non hanno lasciato nessuna traccia nello sviluppo del pensiero scientifico””. (pag 89-90)”,”LEND-280″ “LENIN V.I., a cura di Jean-Michel PALMIER”,”Sur l’ art et la littérature. 1.”,”””Questa dottrina, comune a tutti i populisti, relativa ai destini particolari della Russia non ha, ancora una volta, nulla in comune con l’ “”eredità””; essa la contraddice anche espressamente. I pensatori degli anni 60 volevano al contrario europeizzare la Russia; erano convinti che essa si sarebbe iniziata alla civiltà europea; si preoccupavano di trapiantare le istituzioni di questa civiltà sul nostro suolo che non offre alcun carattere originale. Ogni dottrina secondo la quale i destini particolari attendono la Russia è in disaccordo completo con lo spirito e la tradizione degli anni 60. Il disaccordo è ancora più grande tra questa tradizione e l’ idealizzazione populista della campagna. Questa idealizzazione menzognera, che vuole vedere ad ogni costo nella campagna russa qualcosa di particolare, completamente diversa dal regime esistente nella campagna in tutti gli altri paesi durante il periodo precapitalistico, è in contraddizione flagrante con le tradizioni di una eredità lucida e realista. Più il capitalismo si sviluppa in estensione e in profondità, più vivamente si manifestano nelle campagne le contraddizioni inerenti a tutta la società mercantile capitalistica, (…)””. (pag 209-210)”,”LEND-281″ “LENIN V.I., a cura di Jean-Michel PALMIER”,”Sur l’ art et la littérature. 2.”,”””””Dio è l’ insieme delle idee elaborate dalla tribù, la nazione, l’ umanità, idee che risvegliano e organizzano i sentimenti sociali, mirando a legare l’ individuo alla società, a domare l’ individualismo zoologico.”” Questa teoria si collega manifestamente alle teorie di Bogdanov e Lunacharski. Ed essa è manifestamente errata e manifestamente reazionaria. Come i socialisti cristiani (la peggior specie di “”socialismo”” e la sua peggior deformazione) impiegate il procedimento che (malgrado le vostre migliori intenzioni) riproduce l’ arte del prestigiatore del clericalismo: dall’ idea di dio si toglie ciò che essa comporta di storico e di quotidiano (gli elementi demoniaci, i pregiudizi, la consacrazione dell’ ignoranza e dell’ instupidimento da un lato, della servitù e della monarchia, dall’ altro), e allo stesso tempo, al posto della realtà storica e quotidiana si introduce nell’ idea di dio la buona piccola frase piccolo-borghese (dio = “”delle idee che svegliano e organizzano i sentimenti sociali””””. (pag 212-213, Lenin, lettera a Gorki, dicembre 1913)”,”LEND-282″ “LENIN V.I. TROTSKY L.”,”III Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del I congresso dell’ Internazionale comunista.”,”””Già nel 1907, al congresso internazionale socialista di Stoccarda, quando la Seconda Internazionale affrontò la questione della politica coloniale e delle guerre imperialistiche, si verificò che più della metà della Seconda Internazionale e la maggioranza dei suoi dirigenti erano su tali questioni molto più vicine al punto di vista della borghesia che non al punto di vista comunista di Marx e di Engels. Ciò nonostante il congresso di Stoccarda adottò un emendamento proposto dai rappresentanti dell’ ala rivoluzionaria, N. Lenin e Rosa Luxemburg, che era concepito in questi termini: “”Se tuttavia una guerra scoppia, i socialisti hanno il dovere di adoperarsi per una sua rapida fine e di utilizzare con tutti i mezzi la crisi economica e politica causata dalla guerra per risvegliare il popolo e affrettare così il crollo del dominio del capitalismo””. (pag 59) “”Ai primi colpi di cannone caduti sui campi del macello imperialistico, i principali partiti della Seconda Internazionale tradirono la classe operaia e, sotto il manto della “”difesa nazionale””, passarono ciascuno dalla parte della propria borghesia. Scheidemann ed Ebert in Germania, Thomas e Renaudel in Francia, Henderson e Hyndman in Inghilterra, Vandervelde e De Brouckère in Belgio, Renner e Pernerstorfer in Austria, Plechanov e Rubanovitch in Russia, Branting e il suo partito in Svezia, Gompers e i suoi compagni di idee in America, Mussolini e c. in Italia esortarono il proletariato a una tregua con la borghesia del “”loro”” paese, a rinunciare alla guerra contro la guerra e, nella realtà dei fatti, a diventare carne da cannone per gli imperialisti. Fu questo il momento in cui la Seconda Internazionale fece definitivamente fallimento e morì.”” (pag 60)”,”INTT-200″ “LENIN V.I.”,”A propos du mot d’ ordre des Etats-Unis d’ Europe. Le programme militaire de la révolution prolétarienne.”,”””La questione che ci interessa per ora è di sapere se la rivendicazione del disarmo risponde alla tendenza rivoluzionaria che esiste tra i socialdemocratici svizzeri. Evidentemente no. Oggettivamente, il “”disarmo”” è un programma tipicamente, specificatamente nazionale di piccoli Stati; questo non è assolutamente il programma internazionale della socialdemocrazia rivoluzionaria internazionale””. (pag 26, Lenin, 1916)”,”LEND-283″ “LENIN V.I.”,”Socialisme petit-bourgeois et socialisme prolétarien.”,”””Il proletariato si batte contro la borghesia ovunque esistano dei rapporti di produzione capitalistici (e essi esistono pure – avverto i nostri socialisti-rivoluzionari – in seno alla comunità contadina (…)””. (pag 11)”,”LEND-284″ “LENIN V.I.”,”La maladie infantile du communisme (le “”gauchisme””).”,”””Sarò più preciso. I comunisti inglesi dovono, a mio avviso, riunire i loro quattro partiti e gruppi (tutti molto deboli, alcuni assolutamente deboli) in un solo partito comunista sulla base dei principi della 3° Internazionale e della partecipazione obbligatoria al parlamento. Il Partito comunista propose agli Henderson e agli Snowden un “”compromesso””, un accordo elettorale: noi marciamo insieme contro la coalizione di Lloyd George e dei conservatori; noi dividiamo i seggi parlamentari proporzionalmente al numero di voti dati dagli operai sia al Labour Party, sia ai comunisti (non alle elezioni, ma in un voto speciale); noi manteniamo, da parte nostra, la totale libertà di propaganda, di agitazione, di azione politica. Senza quest’ ultima condizione, impossibile fare blocco, evidentemente, perché sarebbe un tradimento: i comunisti inglesi devono esigere e assicurarsi assolutamente la più completa libertà di denunciare gli Henderson e gli Snowden come hanno fatto (durante quindici anni, dal 1903 al 1917) i bolscevichi russi, nei confronti degli Henderson e degli Snowden russi, ovvero i menscevichi.”” (pag 88-89)”,”LEND-285″ “LENIN V.I.”,”Rapport présenté au IIe Congrès de Russie des organisations des peuples d’ Orient, le 22 novembre 1919.”,”””Si tratta di risvegliare l’ attività rivoluzionaria delle masse lavoratrici, quale che sia il loro livello, per portarle a far prova d’ iniziativa e ad organizzarsi; di tradurre nella lingua di ciascun popolo la vera dottrina comunista, destinata ai comunisti dei paesi più avanzati; di realizzare i compiti pratici che devono essere assolti senza ritardo e allearsi, nella lotta comune, ai proletari degli altri paesi. Tali sono i problemi che non troverete la soluzione in alcun libro comunista, ma solamente nella lotta comune che la Russia ha cominciato””. (pag 19)”,”LEND-286″ “LENIN V.I.”,”L’ opportunisme et la faillite de la IIe Internationale.”,”””Oggi la situazione è assolutamente analoga in Europa: sarà insensato appellarsi a un assalto “”immediato””. Ma sarebbe disonorevole dirsi socialdemocrazia e non consigliare agli operai di rompere con gli opportunisti e di consolidare, di approfondire, di allargare e di intensificare con tutte le loro forze il movimento e le manifestazioni rivoluzionarie che cominciano a prodursi. La rivoluzione non cade mai di colpo dal cielo e, all’ inizio dell’ effervescenza rivoluzionaria, non si sa mai se e quando essa porterà a una “”vera””, “”autentica”” rivoluzione. Kautsky e Axelrod danno agli operai dei consigli superati, deformati, controrivoluzionari.”” (pag 18)”,”LEND-287″ “LENIN V.I.”,”La grande initiative (L’ héroisme des ouvriers de l’ arrière. A propos des “”samedis communistes). Comment organiser l’ émulation?”,”””Karl Marx, nel Capitale, deride l’ enfasi e la magniloquenza della grande carta democratica borghese delle libertà e diritti dell’ uomo, tutta questa fraseologia sulla libertà, l’ eguaglianza, la fraternità in generale, che acceca i piccoli borghesi e i filistei di tutti i paesi, fino ai vili eroi attuali della vile Internazionale di Berna. A queste dichiarazioni pompose, Marx oppone in modo semplice, modesto, pratico e quotidiano, ciò di cui il proletariato pone la questione: riduzione da parte dello Stato della giornata di lavoro (…).”” (pag 27)”,”LEND-288″ “LENIN V.I.”,”On Religion.”,”””Rifiutiamo ogni morale basata su concetti extra-umani ed extra-classe. Diciamo che questo è un inganno, un imbroglio, presa in giro dei lavoratori e dei contadini nell’ interesse di proprietari terrieri e capitalisti. Diciamo che la nostra morale è interamente subordinata agli interessi della lotta di classe del proletariato. La nostra moralità deriva dagli interessi della lotta di classe del proletariato.”” (pag 58)”,”LEND-289″ “LENIN V.I.”,”Le pouvoir des soviets et la condition de la femme. La journée internationale des travailleuses.”,”””In due anni, in uno dei paesi più arretrati d’ Europa, il potere dei Soviet ha fatto per l’ emancipazione delle donne, per la loro eguaglianza con il sesso “”forte””, molto di più di ciò che hanno potuto fare in 130 anni le repubbliche “”democratiche”” evolute e illuminate del mondo””. (pag 5)”,”LEND-290″ “LENIN V.I.”,”Marxisme et révisionisme.”,”””Intorno al 1890, questa vittoria, nelle sue linee generali, era un fatto compiuto. Anche nei paesi latini, ove le tradizioni proudhoniane si erano mantenute più a lungo, i partiti operai edificavano in effetti il loro programma e la loro tattica sulla base marxista. L’ organizzazione internazionale del movimento operaio, rescuscitata sotto forma di congressi internazionali periodici si collocava subito e pressoché senza lotta, in tutte le questioni essenziali, sul terreno del marxismo. Ma allorché il marxismo aveva soppiantato le teorie avverse così poco coerenti, le tendenze che queste teorie traducevano ricercarono vie nuove. Le forme e i motivi della lotta erano cambiati, ma la lotta continuava. E il secondo mezzo secolo di esistenza del marxismo cominciava (dopo il 1890) con la lotta della corrente antimarxista in seno al marxismo””. (pag 4-5)”,”LEND-291″ “LENIN V.I.”,”De la culture proletarienne.”,”””I membri dell’ Unione devono consacrare tutte le loro ore di tempo libero a migliorare gli orti, a organizzare in qualche officina o fabbrica l’ istruzione della gioventù ecc.. Noi vogliamo fare della Russia miserabile e povera un paese ricco. Occorre dunque che l’ Unione della gioventù comunista unisca la sua educazione, la sua istruzione, il suo apprendimento al lavoro degli operai e dei contadini, che essa non si richiuda nelle sue scuole e non si limiti alla lettura dei libri e opuscoli comunisti.”” (pag 32)”,”LEND-292″ “LENIN V.I.”,”Sur la base matérielle et technique du communisme.”,”””Tali sono le questioni intorno alle quali deve dispiegarsi l’ emulazione dei comunisti, comunità, società mutue di consumo e di produzione, di Soviets dei deputati operai, soldati e contadini. Tale è il terreno sul quale gli organizzatori di talento dovono mettersi in evidenza praticamente, al fine di accedere a delle funzioni superiori nell’ amministrazione dello Stato””. (pag 24) “”i…) il centralismo democratico non esclude per nulla l’ autonomia e la federazione non esclude per nulla ma implica, al contrario, la libertà più completa delle diverse località e anche delle diverse comunità dello Stato nell’ elaborazione delle forme diverse della vita politica, sociale ed economica””. (pag 26)”,”LEND-294″ “LENIN V.I. ZINOVIEV G.”,”Lottiamo per trasformare la guerra imperialistica nella guerra civile.”,”””3. Comunisti. Questa tendenza, che difendeva i punti di vista comunisti-marxisti sulla guerra e sui compiti del proletariato (Stoccarda, 1907, risoluzione Lenin-Luxemburg) restò in minoranza nella 2° Internazionale. Il gruppo “”radicale di sinistra”” (più tardi gruppo Spartacus) in Germania, il Partito bolscevico in Russia, i “”tribunisti”” in Olanda, le organizzazioni della gioventù in Svezia, l’ ala sinistra dell’ Internazionale dei giovani in un certo numero di paesi, costituivano il primo nucleo della nuova Internazionale. Fedeli agli interessi della classe operaia, questa tendenza lanciò, fin dal principio della guerra, la seguente parola d’ ordine: trasformazione della guerra imperialista in guerra civile. Questa tendenza si è ora costituita nella Terza Internazionale. La Conferenza socialista di Berna del febbraio 1919, fu un tentativo per rianimare il cadavere della Seconda Internazionale. La composizione della Conferenza di Berna mostra chiaramente che essa non ha più niente di comune col proletariato rivoluzionario del mondo intero””. (pag 26)”,”LEND-295″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 1 (1893-1894).”,”1″,”LEND-296″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 2 (1895-1897).”,”2″,”LEND-297″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 3 (1899) (Lo sviluppo del capitalismo in Russia)”,”3″,”LEND-298″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 4 (1898-1901)”,”4″,”LEND-299″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 5 (1901-1902).”,”5″,”LEND-300″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 6 (1902-1903)”,”6″,”LEND-301″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 7 (1903-1904).”,”7″,”LEND-302″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 8 (1905)”,”8″,”LEND-303″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 9 (1905)”,”9″,”LEND-304″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 10 (1905-1906).”,”10″,”LEND-305″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 11 (1906-1907)”,”11″,”LEND-306″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 12 (1907)”,”12″,”LEND-307″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 13 (1907-1908)”,”13″,”LEND-308″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 14 (1908)”,”14″,”LEND-309″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 15 (1908-1909)”,”15″,”LEND-310″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 16 (1909-1910).”,”16″,”LEND-311″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 17 (1910-1912)”,”17″,”LEND-312″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 18 (1912-1913).”,”18″,”LEND-313″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 19 (1913)”,”19″,”LEND-314″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 20 (1913-1914).”,”20″,”LEND-315″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 21 (1914-1915).”,”21″,”LEND-316″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 22 (1915-1916).”,”22″,”LEND-317″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 23 (1916-1917).”,”23″,”LEND-318″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 24 (1917).”,”24″,”LEND-319″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 25 (1917).”,”25″,”LEND-320″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 26 (1917-1918).”,”26″,”LEND-321″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 27 (1918).”,”27″,”LEND-322″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 28 (1918-1919).”,”28″,”LEND-323″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 29 (1919)”,”29″,”LEND-324″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 30 (1919-1920).”,”30″,”LEND-325″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 31 (1920).”,”31″,”LEND-326″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 32 (1921-1923).”,”32″,”LEND-327″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 33 (1921-1923).”,”33″,”LEND-328″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 34. Lettere (1895-1911).”,”34″,”LEND-329″ “LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 35. Lettere (1912-1922)”,”35″,”LEND-330″ “LENIN V.I.”,”Indice delle opere complete di Lenin. (in lingua russa)”,”36″,”LEND-331″ “LENIN V.I.”,”Les divergences dans le mouvement ouvrier européen.”,”””Il libretto, apparso l’ anno scorso, del marxista olandese Anton Pannekoek: Le divergenze tattiche nel movimento operaio (Anton Pannekoek: Die Taktischen Differenzen in der Arbeiterbewegung. Hambourg, Erdmann Dubber, 1909) è un tentativo interessante di analisi scientifica di queste cause. Nel corso di questa esposizione, faremo conoscere al lettore le deduzioni di Pannekoek, di cui non si può riconoscere l’ assoluta giustezza. Una delle cause più profonde che trascinano dei disaccordi periodici riguardo alla tattica è il fatto stesso della crescita del movimento operaio. (…) Inoltre, una fonte continua di divergenze è il carattere dialettico dell’ evoluzione sociale, che si compie nelle contraddizioni e per via di contraddizioni. Il capitalismo è progressista, perciò distrugge i vecchi modi di produzione e sviluppa le forze produttive; ma nello stesso tempo, a un certo grado di sviluppo, ostacola la crescita delle forze produttive.”” (pag 4-5)”,”LEND-332″ “LENIN V.I.”,”Les tâches des socialdémocrates russes.”,”””Le tradizioni del blanquismo, della cospirazione, sono terribilmente forti tra i partigiani della “”Nardonaïa Volia””, così forti che essi non possono rappresentarsi la lotta politica altrimenti che nella forma di un complotto politico. Ora, i socialdemocratici non pencolano verso questa ristrettezza di idee; non credono ai complotti; pensano che l’ epoca dei complotti è da lungo tempo finita, che ridurre la lotta politica a un complotto, è, da una parte sospingerla all’ estremo e, dall’altra, scegliere i metodi di lotta meno felici. Ciascuno comprende che la dichiarazione di P. Lavrov pretendente che “”l’ Occidente serve da modello indiscutibile ai socialdemocratici russi”” (…) non è che un metodo polemico; che in realtà, i socialdemocratici russi non hanno mai perso di vista le nostre condizioni politiche, né sognato riguardo alla possibilità di creare in Russia un partito operaio legale; che essi non hanno mai separato la lotta per il socialismo dalla lotta per la libertà politica. Per contro, hanno sempre pensato, e continuano a pensare, che questa lotta deve essere condotta non da dei cospiratori, ma da un partito rivoluzionario che si appoggi sul movimento operaio””. (pag 32-33)”,”LEND-333″ “LENIN V.I.”,”La catastrophe imminente et les moyens de la conjurer.”,”””Le banche moderne sono così indissolubilmente legate con il commercio (del grano come di ogni altro prodotto) e l’ industria che, senza “”mettere le mani”” sulle banche, è assolutamente impossibile fare qualcosa di serio, che sia veramente “”democratico e rivoluzionario””. (pag 13)”,”LEND-334″ “LENIN V.I.”,”Qu’est-ce que le pouvoir des soviets?”,”””L’ organizzazione sovietica ha permesso la creazione di una forza armata di operai e contadini molto più legata di prima alle masse dei lavoratori e degli sfruttati. Senza questa, sarebbe impossibile realizzare una delle condizioni fondamentali della vittoria del socialismo, ovvero l’ armamento degli operai e il disarmo della borghesia””. (pag 15)”,”LEND-335″ “LENIN V.I.”,”Escritos económicos (1893-1899). I. Contenido economico del populismo y su critica en el libro del señor Struve.”,”””Il signor Struve dice che Marx concepiva il passaggio del capitalismo a un nuovo regime sociale come una brusca caduta, come il collasso del capitalismo (crede il signor Struve che alcuni passaggi di Marx consentano di trarre questo giudizio, quando in realtà questa opinione si può cogliere in tutta la sua opera). Gli adepti di Marx lottano per riforme. Nel punto di vista che Marx sosteneva nella decade ’40 si “”introdusse un’ importante correzione””: in luogo di “”crollo”” che media tra il capitalismo e il nuovo regime, si riconosceva che doveva esserci “”tutta una serie di transizioni””. Non possiamo ammettere che questo sia accertato. Gli “”adepti di Marx”” non hanno introdotto nessuna “”correzione””, né importante né non importante, nelle concezioni del loro maestro. La lotta per riforme non è prova di “”correzioni””, non corregge la teoria del crollo e la caduta brusca, dato che questa lotta si dispiega con un fine riconosciuto aperto e chiaro: arrivare a questa “”caduta””””. (pag 174-175)”,”LEND-336″ “LENIN V.I.”,”Escritos económicos (1893-1899). III. Sobre el problema de los mercados.”,”””Può esistere un capitalismo in cui lo sviluppo del commercio e dell’ industria non sopravanzano quello dell’ agricoltura? La crescita del capitalismo è la crescita dell’ economia mercantile, ovvero, della divisione sociale del lavoro, che una dopo l’ altra strappano all’ agricoltura le diverse forme della elaborazione della materia prima, originariamente vincolata alla sua attenzione, elaborazione e consumo, all’ interno di un’ unica economia naturale. Perciò, in ogni parte e sempre il capitalismo significa uno sviluppo più rapido del commercio e dell’ industria in confronto con l’ agricoltura, uno sviluppo più rapido della popolazione commerciale e industriale, un peso e importanza maggiore del commercio e dell’ industria all’ interno del regime generale dell’ economia sociale. Non può essere altrimenti””. (pag 144)”,”LEND-337″ “LENIN V.I.”,”El marxismo y el Estado. Materiales preparatorios para el libro ‘El Estado y la revolución.”,”Opportunismo onesto. “”Questa dimenticanza delle considerazioni grandi e fondamentali sull’ altare di interessi momentanei del giorno, questo perseguimento di esiti passeggeri e il condurre la lotta per essi senza preoccuparsi delle conseguenze ulteriori, questo sacrificio dell’ avvenire del movimento sull’ altare del suo presente potrà obbedire a motivi “”onesti””, ma è continuare a fare opportunismo e l’ opportunismo “”onesto”” è il più pericoloso di tutti”” (pag 12-13)”,”LEND-338″ “LENIN V.I., a cura di Jean FREVILLE”,”Lenine.”,”Libertà e necessità. “”Engels (Antidühring, ndr) dice: ‘Hegel fu il primo ad esporre esattamente il rapporto tra libertà e necessità. Per lui, la libertà consiste nel comprendere la necessità. “”La necessità non è cieca che fintanto che non è compresa””. Non è nel sogno di un’ azione indipendente delle leggi della natura che consiste la libertà, ma nella conoscenza di queste leggi, e nella possibilità così data di farle agire sistematicamente in vista di fini determinati. Ciò è vero sia per le leggi del mondo esteriore che per quelle che regolano l’ esistenza corporale e intellettuale dell’ uomo, due ordini di leggi che possiamo separare tutt’al più nel pensiero, ma non nella realtà. La libertà della volontà non è dunque altra cosa che la capacità di decidersi in conoscenza di causa. Ne risulta che, più libero è il giudizio di un uomo concernente una questione determinata, più grande è la necessità che determina il tenore di questo giudizio… La libertà consiste dunque in questa sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura”” (pag 170-171, ediz. Costes).”” (pag 94-95)”,”LEND-339″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 3. The Development of capitalism in Russia. The process of the formation of a home market for large-scale industry.”,”Si tratta dell’ opera di Lenin ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’.”,”LEND-342″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 7. September 1903 – December 1904. Account of the Second Congress of the R.S.D.L.P. One step forward, two steps back. The Zemstvo campaign and Iskra ‘s plan.”,”Contiene l’ opera di Lenin ‘Un passo avanti, due indietro (La crisi nel nostro partito)’. (pag 203-423, scritto nel febbraio-maggio 1904 e pubblicato nel maggio 1904.”,”LEND-346″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 8. January-July 1905. Revolutionary days. Social-democracy and the provisional revolutionary government. The third congress of the RSDLP. The revolutionary army and the revolutionary government.”,”Dovremo organizzare la rivoluzione? “”(…) E Parvus propone lo slogan che proponemmo nel n° 6 di Vperiod – “”Organizza la Rivoluzione!””. Le lezioni della rivoluzione hanno convinto Parvus che “”nelle presenti condizioni politiche noi non possiamo organizzare le centinaia di migliaia”” (il riferimento è alle masse pronte per la rivoluzione). “”Ma””, dice, ripetendo con buona ragione un’ idea espressa molto tempo fa da “”Che fare?””, “”possiamo creare una organizzazione che dovrebbe servire come un fermento alla riunione, e, al momento della rivoluzione, a radunare le centinaia di migliaia dalla nostra parte. Dobbiamo organizzare i circoli operai che dovranno avere compiti ben definiti, precisamente, a preparare le masse alla rivolta, farle schierare al nostro fianco al momento dell’ insurrezione, e lanciare la rivolta quanto la parola d’ ordine è data””.”” (pag 168) Schema di una conferenza sulla Comune di Parigi. (pag 206) Una rivoluzione del tipo 1789 o del tipo 1848? (pag 257)”,”LEND-347″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 9. June-November 1905.”,”Nota sull’ articolo di Pokrovsky “”Gli intellettuali professionali e i socialidemocratici””. (pag 189) La teoria della generazione spontanea. “”L’ Iskra ha mostrato che un’ assemblea costituente può essere formata attraverso lo generazione spontanea, senza l’ aiuto di qualsivoglia governo, e conseguentemente senza l’ aiuto di un governo provvisorio. D’ora in avanti questo terribile problema può essere considerato risolto, e tutte le dispute collegate con esso devono cessare””. Così afferma una dichiarazione del Bund fatta nel N° 247 della Posledniye Izvestia, del 1 settembre (Augusto 19). (…)””. (pag 246)”,”LEND-348″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 10. November 1905 – June 1906. The Reorganisation of the Party. Party Organisation and Party Literature. The Victory of the Cadets and the Tasks of the Workers’ Party. Report on the Unity Congress of the R.S.D.L.P.”,”Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito. “”Una piena aderenza alla teoria del partito è il corollario e il risultato di una lotta di classe altamente sviluppata. E, viceversa, gli interessi di un’ aperta e diffusa lotta di classe richiedono lo sviluppo di una dottrina di partito rigorosa.”” (pag 75)”,”LEND-349″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 12. January-June 1907. The Social-democratic Election Campaign in St. Petersburg. The Bolsheviks and the Petty Bourgeoisie. The Fifth Congress of the R.S.D.L.P. The Attitude Towards Bourgeois Parties.”,”Contiene tra l’ altro: ‘Franz Mehring sulla Seconda Duma. (pag 383) (contiene una completa traduzione della seconda parte dell’ articolo di Mehring apparso sul giornale Die Neue Zeit del 6 marzo 1907.”,”LEND-351″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 17. December 1910 – April 1912. Certain features of the historical development of marxism. Lev Tolstoi and his epoch. Conference of the British Social-democratic Party. Hyndman on Marx. The Sixth (Prague) All-Russia Conference of the R.S.D.L.P..”,”Contiene l’ articolo ‘Hyndman su Marx’ (i ricordi di Hyndman su Marx) (‘The Record of an Adventurous Life’ di Henry Mayers Hyndman, London, Macmillan, 1911. (pag 306) L’ anonimo scrittore su Vorwärts. Sulla ricostruzione fatta dal Vorwarts sulla Conferenza del POSDR russo. Il giornale socialdemocratico si è rifiutato di pubblicare la replica all’ infamante articolo che fa campagna in favore dei liquidatori. (pag 535)”,”LEND-356″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 18. April 1912 – March 1913. In memory of Herzen. Political parties in Russia. Democracy and Narodism in China. Debates in Britain on Liberal Labour Policy. The historical destiny of the doctrine of Karl Marx.”,”Un questionario sulle organizzazioni del grande capitale. “”Delle 22 organizzazioni in riunite in gruppo, solo 7 sono nate nel periodo 1870-1900, 2 dal 1901 al 1904, 8 nei due anni di rivoluzione – 1905-1906 – e 5 dal 1907 al 1910. Tutti questi “”riunioni di managers”” dei rappresentanti dell’ industria in generale – proprietari di miniere, industriali del petrolio, e così via – sono principalmente un prodotto del periodo della rivoluzione e della controrivoluzione””. (pag 57) Partito illegale e lavoro legale. (pag 387)”,”LEND-357″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 21. August 1914 – December 1915.”,”Lotta contro il social-sciovinismo. (pag 199) Il crollo della Seconda Internazionale. (pag 205) Il pacifismo britannico e l’ avversione britannica per la teoria. (pag 260) “”I fabiani sono più sinceri e onesti di Kautsky e compagnia, perché essi non hanno promesso di stare per la rivoluzione; politicamente, comunque, essi sono della stessa specie. La lunga storia della libertà politica della Gran Bretagna e le condizioni avanzate della sua vita politica in generale, e della sua borghesia in particolare, hanno avuto come risultato il formarsi di varie gradazioni di opinione borghese che hanno la possibilità di trovare rapidamente, libera e aperta espressione nelle nuove organizzazioni politiche del paese””. (pag 261) Socialismo e guerra. (pag 295) Sulla parola d’ ordine degli stati uniti d’ Europa. (pag 339) Imperialismo e socialismo in Italia. (pag 357) Disfattismo rivoluzionario. “”No, di fronte alla crisi rivoluzionaria in Russia, che sta accelerando per la disfatta – e questo è quello che gli eterogenei oppositori del “”disfattismo”” hanno paura ad ammettere – il dovere del proletariato sarà quello di condurre la lotta contro l’ opportunismo e lo chauvinismo (…)””. (pag 381)”,”LEND-360″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 23. August 1916 – March 1917. The Military Programme of the Proletarian Revolution. Bourgeois Pacifism and Socialist Pacifism. Lecture on the 1905 Revolution. Letters from Afar.”,”Lettera aperta a Boris Souvarine. (Questione guerra, Zimmerwald e Trotsky) (pag 195) “”Le obiettive circostanze della guerra imperialista rendono certo che la rivoluzione non sarà limitata al primo stadio della Rivoluzione russa, che la rivoluzione non sarà limitata alla Russia. Il proletariato tedesco è il più fidato, il più affidabile alleato della Russia e della rivoluzione proletaria mondiale”” (pag 373, Lenin 26 marzo 1917)”,”LEND-362″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 24. April-June 1917.”,”Il significato della fraternizzazione. “”I soldati devono ora passare a una forma di fraternizzazione in cui si discuta un chiaro programma politico. Noi non siamo anarchici. Non pensiamo che la guerra possa essere terminata con un semplice “”rifiuto””, un rifiuto di individui, gruppi o di una folla spontanea””. (pag 318) I segreti della politica estera. (pag 378) Il bolscevismo e la “”demoralizzazione”” dell’ esercito. “”Laddove il bolscevismo ha la possibilità di esprimere pubblicamente, apertamente i suoi punti di vista, non troviamo nessuna disorganizzazione. Laddove non ci sono bolscevichi o non è permesso a loro parlare, ci sono eccessi, demoralizzazione, e pseudo-bolscevichi.”” (pag 571)”,”LEND-363″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 27. February-July 1918. Extraordinary Seventh Congress of the RCP(B). The Immediate Tasks of the Soviet Government. “”Left-Wing”” Childishness and the Petty-Bourgeois Mentality.”,”””La posizione di Ghe secondo cui il proletariato europeo è impuro, che in Germania il proletariato è corrotto, è così crudelmente nazionalistica, così ottusa che non so cosa ci sarebbe ancora da dire. Il proletariato in Europa non è un briciolo più impuro che in Russia, ma far partire una rivoluzione è più difficile perché la gente al potere non è idiota come i Romanov o millantore come Kerensky ma sono seri leaders del capitalismo, cosa che non era il caso della Russia.”” (pag 307)”,”LEND-366″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 28. July 1918 – March 1919.”,”Che cos’è l’ internazionalismo? (pag 280, da La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky) (pag 280) “”Il bolscevismo ha popolarizzato in tutto il mondo l’ idea della “”dittatura del proletariato””, ha tradotto queste parole dal Latino, prima in Russia, e poi nelle lingue di tutto il mondo (…)”” (pag 293) Era solo dopo che io lessi il libro di Kautsky che ebbi l’ opportunità di conoscere il “”Socialismo contro lo Stato”” di Vandervelde (Parigi, 1918). Kautsky è il leader ideologico della Seconda Internazionale (1889-1914), mentre Vandervelde, nella sua funzione di Presidente dell’ International Socialist Bureau, è il suo rappresentante ufficiale. Entrambi rappresentano la completa bancarotta della Seconda Internazionale, ed entrambi con la destrezza di giornalisti esperti “”abilmente”” mascherano questa bancarotta e la loro propria bancarotta e diserzione verso la borghesia con slogans marxisti””. (pag 319) “”Democrazia”” e dittatura. (pag 368)”,”LEND-367″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 29. March-August 1919.”,”Aristocrazia operaia. “”La Gran Bretagna è stato il modello di paese in cui, come ha sottolineato Engels, la borghesia ha prodotto, accanto a un’ aristocrazia borghese, uno strato superiore del proletariato molto borghese. Per molti decenni questo paese capitalistico avanzato è rimasto indietro nella lotta rivoluzionaria del proletariato””. (pag 309) “”La storia mondiale sta portando fermamente verso la dittatura del proletariato, ma sta facendo questo attraverso paths che sono tutto fuorché facili, semplici e rettilinei.”” (pag 309)”,”LEND-368″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 31. April-December 1920. “”Left-wing””. Communism an infantile disorder. The Second Congress of the Communist International. Letter to the German and the French Workers. The Tasks of the Youth Leagues. The Eighth All-Russia Congress of Soviets.”,”Contiene l’ opera “”Estremismo malattia infantile del comunismo””. Coordinare le rivoluzioni in Europa. “”Mi sorprende come il compagno Serrati possa aver pubblicato sul suo giornale ‘Comunismo’ (N° 24 Settembre 15-30, 1920), senza ogni commento, un articolo superficiale di G.C. intitolato “”Saremo bloccati?””. Nonostante quel che dice l’ autore di questo articolo, io personalmente penso che nell’ eventualità di una rivoluzione del proletariato in Italia, il blocco di questo paese da parte di Gran Bretagna, Francia e America è possibile e probabile. Secondo me, il compagno Graziadei era più vicino alla verità nel suo discorso alla riunione del Comitato Centrale del partito italiano (Avanti!, 1° ottobre 1920, edizione di Milano), quando ammetteva che il problema di un possibile blocco era “”molto serio”” (“”problema gravissimo””). Egli diceva che la Russia si è tenuta aperta, in particolare per via della dispersione della sua popolazione e del suo enorme territorio, ma la rivoluzione in Italia “”non potrebbe resistere per lungo se non fosse coordinata con una rivoluzione in qualche altro paese dell’ Europa centrale””, e che “”ogni coordinamento è difficile ma non impossibile”” perchè l’ intera Europa continentale sta passando attraverso un periodo rivoluzionario””. (pag 387)”,”LEND-370″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 33. August 1921 – March 1923.”,”Epurazione nel partito. “”Epurare il partito è molto importante per prendere in considerazione le proposte dei lavoratori non appartenenti al partito””. (pag 40) Una ritirata strategica. La Nep. “”Ogni ritirata su ogni fronte, comunque, genera in alcuni del panico per un certo tempo. Ma in ogni occasione – sul fronte di Kolchak, sul fronte di Denikin, sul fronte di Yudenich, suul fronte polacco e sul fronte di Wrangel – una volta che siamo stati duramente battuti (e qualche volta più di una) abbiamo provato la verità del proverbio: “”Chi è stato sconfitto vale due volte di più di chi non lo è stato””””. (pag 63) Capitalismo di stato in uno stato proletario e i sindacati. (pag 185) I sindacati e l’ influenza della piccola borghesia sulla classe operaia. (pag 195)”,”LEND-372″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 35. February 1912 – Decembre 1922. Letters.”,”Lettera a Sverdlov e Trotsky. “”Le cose si sono così “”accelerate”” in Germania che noi non dobbiamo rimanere indietro. Ma oggi noi siamo già indietro. Dovremo fare appello domani ad una sessione unita del Comitato esecutivo centrale Soviet di Mosca Soviets di distretto Sindacati ecc. Si devono fare dei resoconti sull’ inizio della rivoluzione in Germania. (Vittoria della nostra tattica di lotta contro l’ imperialismo tedesco. E così via). Deve essere adottata una risoluzione. La rivoluzione internazionale si è così avvicinata in una settimana che si può considerare come un evento dei prossimi giorni.”” (pag 364, 1 ottobre 1918) Lettera di saluto ai membri del gruppo spartachista. (pag 369, 18 ottobre 1918)”,”LEND-374″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 41. 1896 – October 1917.”,”Piano di relazioni sul marxismo. (1908-1909) (pag 221) “”E’ precisamente questo tipo di inganno del popolo e di distrazione del proletariato dalla lotta rivoluzionaria che caratterizza il “”programma di pace”” che è ora “”unanimamente”” spinto innanzi sia dal portavoce ufficiale della Seconda Internazionale Huysmans al Congresso del Partito operaio socialdemocratico d’ Olanda ad Anrhem, e da Kautsky, il più influente teorico della Seconda Internazionale e il più influente avvocato dei social-patrioti e social-sciovinisti di tutti i paesi. Il loro programma consiste in servizi impertinenti e ipocriti ad alcune pie aspirazioni democratiche: ripudio delle annessioni e indennità, autodeterminazione delle nazioni, democratizzazione della politica estera, corti di arbitrato per risolvere i conflitti tra gli Stati, disarmo, Stati Uniti d’ Europa, ecc.””. (pag 371)”,”LEND-380″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 42. October 1917 – March 1923.”,”””Compagno Molotov per i membri del Politburo. I penso che la questione di Genova è chiara dopo i memorandum di Cicerin, Joffe, Krasin e Litvinov. I suggerisco uno schema di decisione. Piano: tutti i membri del Politburo tentano di giungere ad un accordo scritto. In mancanza di questo, riunione di tutti e seduta di un’ ora sola (e senza una segretaria). Poi 1 o 2 opre con la delegazione e finis.”” (pag 404, Lenin, promemoria a Molotov, per i membri del CC, RCP(b), 24. Feb. 1922) Altri riferimenti: Plechanov sul terrore. (pag 47, 1918) Note sulle tesi su un fronte unico. “”(…) ll paragrafo sulla storia del bolscevismo dovrebbe essere ampliato e in parte modificato. Non è corretto dire che ci fu una scissione solo nel 1910. Dovrebbe essere indicato che la separazioni formali con i Menscevichi nella primavera del 1905 e nel gennaio 1912 si alternarono con la semi-unità e l’ unità del 1906 e 1907 seguite da quella del 1910 non solo a causa delle vicissitudini della lotta ma anche sotto la pressione della base, che chiedeva di provare in base alla sua propria esperienza. (…)””. (pag 368, Lenin a Zinoviev) rank and file base (diz) Nota N° 613 pag 621: Elenco libri chiesti da Lenin. Nota n° 615 sul ‘Caso giorgiano’. Lenin chiese a Trotsky di trattare il “”caso giorgiano”” al plenum del C.C. Trotsky, invocando una malattia, disse che non poteva prendere su di sé questo impegno. (pag 621, 5 marzo, dal diario degli impegni delle segretarie (novembre 21, 1922 – marzo 6, 1923)”,”LEND-381″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 44. October 1917 – November 1920.”,”””(…) N.B. Mandami: Longuet, La politique internationale du marxisme. Karl Marx et la France. Vandervelde, L’ Etat et le socialisme e tutti i pamphlets di questo tipo in francese, tedesco, inglese e italiano, tutti, tutti, tutti! Anche: La Russia socialista (socialisti-rivoluzionari di sinistra), vedi La Feuille (Ginevra), 3.X.1918. Pierre Loti, Quelques aspects du vertige mondial, Paris (Flammarion). Leon Frapie, Les contes de la guerre (ibid.). Ho appena ricevuto da Sverdlov un gruppo di tue pubblicazioni (non sarebbe male se me le mandassi anche tu). Troppo poco! Troppo poco!! Troppo poco!!! Ingaggia un gruppo di traduttori e pubblica 10 volte di più. Peluso può (e dovrebbe) scrivere tre opuscoletti alla settimana (su tutti i soggetti, compilazioni dai nostri giornali – tu fornisci i temi e una lista degli articoli appropriati per la compilazione). Il suo articolo in Droit du Peuple (“”Contro-rivoluzionari””) è buono. Pagalo bene e pubblica dieci volte di più. (I traduttori devono essere ingaggiati, per pubblicare in quattro lingue: francese, tedesco, inglese e italiano. Non hai niente nelle ultime due. Scandaloso! Scandaloso!!). Tu sei pieno di soldi. (Mandami subito un resoconto delle somme che hai speso). Avremo sempre più disponibilità. Scrivi quanto vuoi. Bisogna pubblicare 100 volte di più, in quattro lingue, opuscoli di 4-8-16-32 pagine. Metti della gente per fare questo. (…)”” (pag 154, Lenin, Lettera a J.A. Berzin, 15, X. 1918)”,”LEND-383″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 38. Philosophical Notebooks.”,”L’ obiettività della dialettica. “”…””La dialettica è stata spesso considerata un’ arte, come se essa riposasse su un talento soggettivo e non appartenesse all’ oggettività della Nozione…”” (336-337) (Hegel, Scienza della logica). E’ un importante merito di Kant aver reintrodotto la dialettica, averla riconosciuta come “”necessaria”” (una proprietà) “”della ragione”” (337) ma il risultato (dell’ applicazione della dialettica) deve essere “”opposto”” (al kantismo). Vedere sopra.”” (pag 223)”,”LEND-377″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 19. 1916-1917. Writings and speeches of V.I. Lenin during 1916 and 1917 dealing with the national question, the labor movement, and problems arising out of the first world war.”,”A proposito dell’ articolo di P. Kievsky. “”La diffusione dell’ “”economicismo imperialistico”” nelle fila dei marxisti che hanno preso un posizione decisa contro il social-sciovinismo e a favore dell’ internazionalismo rivoluzionario nell’ attuale grande crisi del socialismo sarebbe un serio colpo al nostro corso, e al nostro partito, perché significherebbe compromettere il partito dall’ interno, all’ interno delle proprie fila, significherebbe convertirlo in una rappresentazione di una caricatura del marxismo.”” (pag 215)”,”LEND-358″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 20. The Revolution of 1917. From the March Revolution to the July Days. Book I.”,”Questione del ritorno di Lenin in Russia attraverso la Germania (Treno piombato). “”Allo scopo di mettere fine alle menzogne diffuse dalla stampa borghese è necessario che la risoluzione promossa dal compagno Zinoviev sia adottata. Essa propone che agli emigranti di tutte le posizioni politiche sia permesso di passare. Noi non abbiamo assunto alcun impegno. Abbiamo semplicemente promesso che al nostro ritorno avremmo chiamato i lavoratori a cooperare in materia di scambio. Una volta che si riconosce uno scambio come corretto, implicitamente si rifiutano tutte le bugie. Altrimenti si fornisce terreno alle insinuazioni e alle calunnie””. (pag 94, minuta, discorso che tratta la questione del viagigo attraverso la Germania, tenuto di fronte alla Sessione del Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado, 17 aprile 1917).”,”LEND-359″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 2. 1895-1897.”,”A. Smith e Marx. “”Questa teoria, che l’ intero prodotto della società capitalistica consiste in due parti – la parte dei lavoratori (salari, o capitale variabile, per usare una terminologia moderna) e la parte dei capitalisti (plusvalore), non è peculiare a Sismondi. Non appartiene a lui. Egli l’ha presa in prestito nella sua interezza da Adam Smith, e rimane perfino un passo indietro da quest’ultimo. L’ intera politica economica successiva (Ricardo, Mill, Proudhon e Rodbertus) ripetette questo errore, che fu rivelato solo dall’ autore del Capitale, nella Parte III del Volume II. (…) Al presente osserviamo che questo errore è ripetuto dai nostri economisti Narodniki.”” (pag 145)”,”LEND-341″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 1. 1893-1894. New Economic Developments in peasant life. On the so-called market question. What the “”Friends of the People”” are and how the fight the socialdemocrats. The economic content of narodism and the criticism of it in Mr. Struve’s book.”,”Narodism si può considerare un insieme di tattiche rivoluzionarie usate dai Narodnichi russi e successivamente dal partito della volontà del popolo, che ha combattuto per la difesa dei contadini in Russia. Lenin ha individuato varie caratteristiche di questa formazione: 1. vede il capitalismo in Russia come una regressione. 2. crede nel carattere eccezionale del sistema economico russo in generale e nelle campagne (comune di villaggio ecc.) 3. non crede a un rapporto tra l’ intelligentsia e le istituzioni politiche e legali del paese con gli interessi materiali delle classi sociali. Ciò lo induce a credersi una forza capace di far seguire alla storia un’ altra linea di movimento. 4. Successivamente ha ritenuto che lo sviluppo delle forze produttive in Russia potesse far saltare direttamente il paese dal feudalesimo al socialismo senza passare per il capitalismo. 5. Questa corrente ha sviluppato la pratica del terrorismo 6. Dopo la dissoluzione della ‘Volontà del popolo’ al suo posto sono emersi altri partiti : i Socialisti-Rivoluzionari e i Trudovichi. (f. Mia)”,”LEND-340″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 5. Mai 1901 – February 1902.”,”””Per avere una chiara idea della natura di questa caccia ai mercati e ai profitti, dobbiamo ricordare quali giganti vi prendono parte. Quando parliamo di “”imprese singole”” e “”capitalisti individuali””, qualche volta dimentichiamo che, strettamente parlando, questi termini sono inesatti. In realtà, solo l’ appropriazione del profitto è rimasta individuale ma la produzione è diventata sociale. Giganteschi crolli sono resi possibili e inevitabili, solo perché le forze sociali produttive sono subordinate ad un pugno di ricchi, la cui sola preoccupazione è quella di fare profitti””. (pag 91)”,”LEND-344″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 6. January 1902 – August 1903. Material for the preparation of the programme of the R.S.D.L.P. – To the Rural Poor.”,”Avventurismo rivoluzionario (i Socialisti-Rivoluzionari) “”Nella loro difesa del terrorismo, che l’ esperienza del movimento rivoluzionario russo ha così chiaramente provato essere inefficace, i Socialisti Rivoluzionari parlano scuri in volto nell’ asserire che essi riconoscono il terrorismo solo in congiunzione con il lavoro tra le masse, e che perciò gli argomenti usati dai Socialdemocratici russi per rifiutare l’ efficacia di questo metodo di lotta (e che hanno rifiutato comunque per un lungo tempo a venire) non deve essere applicato a loro””. (pag 189)”,”LEND-345″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 4. The Iskra Period, 1900-1902. Book I.”,”””Molto si è detto recentemente sull’ impossibilità e la disperazione della lotta di strada contro gli eserciti moderni. Ciò è stato particolarmente insistito da parte dei saggi “”critici””, che hanno riproposto il vecchio ciarpame della scienza borghese al posto delle nuove, imparziali, conclusioni scientifiche, e facendo questo distorcono ciò che Engels dice, con riferimento solo alla tattica transitoria della Socialdemocrazia tedesca. E perfino allora egli dice ciò con alcunere riserve. Ma persino battaglie isolate dimostrano quanto siano assurdi questi argomenti. La lotta di strada è possibile. Non è la posizione dei combattenti, ma la posizione del governo che è disperata se si trova di fronte grandi numeri e non gli occupati di una singola fabbrica.”” (pag 121)”,”LEND-343″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 4. The Iskra Period, 1900-1902. Book II.”,”””Abbiamo forze sufficienti per essere in grado di dirigere la nostra propaganda ed agitazione tra tutte le classi della popolazione? Naturalmente l’ abbiamo. I nostri Economicisti sono spesso orientati a negarlo. Essi perdono di vista il gigantesco progresso che il nostro movimento ha fatto approssimativamente dal 1894 al 1901.”” (pag 165)”,”LEND-343-B” “LENIN Vladimir Ilich”,”El estado y la revolucion. La doctrina marxista del estado y las tareas del proletariado en la revolucion.”,”Scritto nell’ agosto-settembre 1917, il paragrafo 3 (Come Marx poneva la questione nel 1852) (pag 33) del capitolo II prima del 17 dicembre del 1918 (aggiunto alla 2° edizione). Pubblicato nel 1918 in un pamphlet per le edizioni Zhizn y Znanie di Pietrogrado. “”Nella ‘Critica del Programma di Gotha’, Marx rifiuta minuziosamente l’ idea lassalliana secondo cui, con il socialismo, l’ operaio riceverà il “”prodotto totale (o “”completo””) del lavoro””. Marx dimostra che da tutto il lavoro sociale di tutta la società occorrerà togliere un fondo di riserva, un altro fondo per ampliare la produzione, per sostituire le macchine “”vecchie””, ecc., e, oltre agli articoli di consumo, un fondo per i costi di amministrazione, scuole, ospedali, asili per anziani, ecc.”” (pag 79)”,”LEND-385″ “LENIN V.I.”,”Sobre el estado. Conferencia pronunciada en la Universidad Sverdlov del 11 de julio de 1919.”,”””Lo Stato è una macchina per mantenere il dominio di una classe sull’ altra””. (pag 11) “”Il cambiamento nella forma di sfruttamento trasformò lo Stato schiavista in Stato feudale””. (pag 14) “”Lo sviluppo del commercio, lo sviluppo dello scambio di merci, condussero alla formazione di una nuova classe, dei capitalisti.”” (pag 17) Nota 1. L’ Università Comunista I.M. Sverdlov fu fondata sulla base di un istituto di agitatori e istruttori, organizzato nel 1918, collegato al Comitato Esecutivo centrale di tutta la Russia. In seguito i corsi furono riorganizzati in Scuola di Lavoro dei Soviets. Dopo la risoluzione adottata dall’ 8° Congresso del PCRb sull’ organizzazione di una scuola superiore collegata al CC per preparare i quadri del partito, la scuola si trasformò in Scuola Centrale di Lavoro dei Soviets e del Partito; nel secondo semestre del 1919 per decisione dell’ Ufficio Organizzazione del CC del PCR(b) la Scuola ricevette il nome di Università Comunista I.M. Sverdlov. Lenin vi tenne una conferenza sullo Stato. Il testo della seconda pronunciato il 29 agosto del 1919 non è stato conservato.”,”LEND-386″ “LENIN V.I.”,”Obras completas. Tomo 3. 1896-1899. El desarrollo del capitalismo en Rusia. El proceso de formación del mercado interior para la gran industria.”,”””In secondo luogo, l’ ipotesi di una tale piena specializzazione dell’ agricoltura presuppone una organizzazione puramente capitalistica di quest’ ultima, la completa scissione dei ‘farmers’ capitalisti e degli operai salariati. Parlare in queste condizioni del “”contadino”” (…) è il massimo di mancanza di logica. L’ organizzazione puramente capitalistica dell’ agricoltura presuppone, a sua volta, una distribuzione più regolare dei lavori nel corso dell’ anno (in conseguenza della rotazione delle coltivazioni, dell’ allevamento razionale, ecc.), l’ unione con l’ agricoltura, in molti casi, dell’ elabrazione tecnica del prodotto, l’ inversione della maggior quantità di lavoro nei lavori preparatori del suolo, ecc.””. (pag 333)”,”LEND-387″ “LENIN V.I.”,”Sul diritto delle nazioni all’ autodecisione. (1914)”,”Separazione della Norvegia dalla Svezia. “”Rosa Luxemburg prende precisamente questo esempio e a questo proposito ragiona nel modo seguente: ‘L’ ultimo avvenimento nella storia dei rapporti federativi, la separazione della Norvegia dalla Svezia, – che a sua tempo fu affrettatamente esaltato dalla stampa socialpatriottica polacca (…) come una manifestazione rallegrante della forza e del carattere progressivo delle aspirazioni alla separazione politica – si trasformò immediatamente inuna prova evidente del fatto che il federalismo e la separazione politica che ne deriva, non sono per niente l’ espressione di un progresso o di democratismo. Dopo la cosiddetta “”rivoluzione”” norvegese, che consistette nel deporre e allontanare il re di Svezia dalla Norvegia, i norvegesi si elessero pacificamente un altro re, repingendo con un plebiscito il progetto di instaurare una repubblica. Ciò che gli ammiratori superficiali di ogni movimento nazionale e di ogni sembianza d’ indipendenza avevano proclamato una “”rivoluzione””, non fu che una semplice manifestazione del particolarismo contadino e piccolo borghese (…)””. E’, alla lettera, tutto ciò che dice Rosa Luxemburg su questa questione!! E bisogna riconoscere che sarebbe difficile mostrare con maggior rilievo l’ impotenza della propria posizione di quel che non abbia fatto Rosa Luxemburg con l’ esempio citato. Si trattava e si tratta di sapere se, in uno Stato a composizione nazionale eterogenea, la socialdemocrazia ha o no bisogno di un programma che riconosca il diritto all’ autodecisione o alla separazione””. (pag 39-40) “”Si dice che per i topi non c’è animale più forte del gatto.”” (Lenin, pag 40)”,”LEND-388″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. Volume 55. (in lingua russa)”,”55″,”LEND-390″ “LENIN V.I.”,”Materialismo y empiriocriticismo. Notas críticas sobre una filosofía reaccionaria.”,”Quest’ opera fu scritta nella seconda metà del 1908 e pubblicata nel 1909 dalla casa editrice Zvienó. Questa edizione è quella del 1909 confrontata con l’ edizione del 1920. (1) scritto nel maggio giugno 1908 e pubblicato per la prima volta nel 1925 nei Leninski Sbornik III. “”Engels voleva “”salvare il lettore””, ossia, evitare ai socialdemocratici il piacere di conoscere le degenerazioni ciarlatanesche con cui si qualificavano i filosofi. Ma chi sono i rappresentati di detti “”epigoni””? Apriamo il libro di Starke (C.N. Starke, Ludwig Feuerbach, Stuttgart, 1885) e leggiamo gli incessanti riferimenti ai partigiani di Hume e di Kant. Starke separa Feuerbach da queste due linee, citando A. Riehl, Windelband e A. Lange (…). Apriamo il libro di Avenarius La concezione umana del mondo, edito nel 1891, (…)””. (pag 163)”,”LEND-391″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo II. 1905- mayo de 1909.”,”””Il marxismo non insegna al proletariato a mantenersi al margine della rivoluzione borghese, a non partecipare ad essa, a lasciare la sua direzione alla borghesia (…)””. (pag 57)”,”LEND-392″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo III. Noviembre de 1909 – setiembre de 1916.”,”””Gli “”iskristi”” non avrebbero potuto difendere i fondamenti teorici e politici del proletariato, contro il populismo piccolo-borghese e contro il liberalismo borghese senza una ampia lotta contro l’ “”economicismo””. Egual cosa accadde con il bolscevismo, che trionfò nel movimento operaio di massa nel 1905 a causa, tra gli altri motivi, di una corretta applicazione della consegna di “”boicottaggio della Duma zarista”” quando si svilupparono le lotte più importanti della rivoluzione russa, nell’ autunno del 1905″”. (pag 496)”,”LEND-393″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo IV. 1917 – enero de 1918.”,”””La sostituzione della classe e i partiti che occupano il potere si sarebbe potuto operare pacificamente dentro i soviets, sempre che questi disponessero di una totale e pieno potere. Il vincolo tra tutti i partiti rappresentati nei soviets e le masse si sarebbe mantenuto solido e integro. Non si deve perdere di vista nemmeno un istante che solo questo vincolo stretto, ogni volta maggiore in estensione e profondità, tra i partiti rappresentati nei soviets e le masse, avrebbe potuto contribuire ad eliminare pacificamente le illusioni nella politica piccolo-borghese dei patti con la borghesia””. (pag 216)”,”LEND-394″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas. Tomo V. Febrero de 1918 – abril de 1920.”,”””La dittatura del proletariato è una necessità indispensabile nella transizione dal capitalismo al socialismo, e nella nostra rivoluzione questa verità fu totalmente confermata nella pratica””. (pag 179)”,”LEND-395″ “LENIN N., a cura di N. TASIN”,”Ideario bolchevista.”,”Probabilmente nel 1921, nella prefazione TASIN parla di Lenin come attuale capo del governo bolscevico. TASIN afferma che all’ epoca alcune opere di Lenin non erano state ancora tradotte dal russo come ‘Le due tattiche’, ‘Un passo avanti e due indietro’, ‘Il Che fare?’, ecc.. “”D’ altra parte, una deformazione borghese del socialismo è il “”centro”” – in Germania gli “”indipendenti”” – , che si può osservare allo stesso modo in tutte le nazioni capitalistiche e che oscilla, fluttua, tra i social-sciovinisti e i comunisti, sostenendo la unità con i primi e agendo per ripetere la bancarotta della Seconda Internazionale.”” (pag 193)”,”LEND-396″ “LENIN V.I.”,”Deux tactiques de la social-democratie dans la revolution democratique.”,”Tattica eliminazione dal governo dei conservatori (pag 60) La rappresentazione borghese volgare della dittatura e la concezione di Marx. “”Mehring racconta, nelle note che aveva fatto seguire alla sua edizione degli articoli di Marx, pubblicati nel 1848 sulla Nuova Gazzetta Renana, che le pubblicazioni borghesi indirizzavano notamente a questo giornale il rimprovero seguente: la Neue Rheinische Zeitung avrebbe esigito l’ “”istituzione immediata della dittatura come solo mezzo di realizzare la democrazia”” (Marx, nachlass, t. III, p. 53). Da punto di vista borghese volgare, le nozioni di dittatura e di democrazia si escludono l’ un l’ altra. Non comprendendo la teoria delle lotte di classe, abituato a vedere sulla scena politica le meschine querelles dei diversi gruppi e fazioni della borghesia, il borghese intende per dittatura l’ abolizione di tutte le libertà e di tutte le garanzie della democrazia, l’ arbitrio generalizzato, l’ abuso generalizzato del potere nell’ interesse personale del dittatore.”” (pag 149-150)”,”LEND-397″ “LENIN V.I.”,”Opere complete III. Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Processo di formazione del mercato interno.”,”Il volume ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’ curato da Lenin anche nella sua veste tipografica uscì nel 1899 sotto lo pseudonimo di Vladimir ILIN con una tiratura di 2400 copie. (pag VI) “”Si capisce che, partendo da questa base economica, la rivoluzione in Russia deve inevitabilmente essere una rivoluzione borghese. Questa tesi del marxismo è assolutamente irrefutabile. Non si deve mai dimenticarla. Si deve sempre applicarla a tutte le questioni economiche e politiche della rivoluzione russa. Ma occorre saperla applicare.”” (pag 9) “”Il modo di ragionare opposto, che s’incontra sovente tra i socialdemocratici dell’ ala destra, e in prima linea in Plechanov – la tendenza, cioè, a cercare le risposte a domande concrete nel semplice sviluppo logico di una verità generale sul carattere fondamentale della nostra rivoluzione – altro non è che un avvilimento del marxismo e una derisione del materialismo dialettico””. (pag 9) “”(…) Marx direbbe probabilmente, ripetendo la frase di Heine da lui già citata una volta: “”Ho seminato draghi e ho raccolto pulci””. (pag 9) Perché una nazione capitalistica ha bisogno di un mercato estero. (pag 42) “”L’autore non si nasconde affatto la difficoltà e persino il pericolo in cui incorre assumendosi un tema così vasto, ma gli è sembrato che per chiarire il problema del mercato interno per il capitalismo russo fosse assolutamente indispensabile mostrare il nesso e l’interdipendenza tra i vari aspetti del processo che si va svolgendo in tutte le sfere dell’economia sociale. Ci limiteremo perciò ad esaminare i lineamenti fondamentali del processo, rinviando ad indagini successive il compito di studiarlo in maniera più approfondita. Il piano del nostro lavoro è il seguente. Nel primo capitolo esamineremo, il più brevemente possibile, le tesi teoriche fondamentali dell’economia politica astratta sul problema del mercato interno per il capitalismo. Ciò fungerà da introduzione a quella parte del nostro lavoro che è consacrata all’esame dei dati di fatto, esimendoci dalla necessità di dover ripetutamente richiamarci alla teoria nell’esposizione che seguirà. Nei tre capitoli successivi ci proponiamo di descrivere l’evoluzione capitalistica dell’agricoltura in Russia dopo la riforma, e precisamente: nel secondo capitolo analizzeremo i dati delle statistiche degli ‘zemstvo’ (1) sulla disgregazione della popolazione contadina, nel terzo i dati concernenti lo stato di transizione dell’azienda signorile, la sostituzione cioè del sistema della ‘barscina’ (2) col sistema capitalistico, nel quarto capitolo daremo i dati sulle forme che l’agricoltura mercantile e capitalistica assume nel corso della sua formazione. I tre capitoli successivi saranno dedicati alle forme ed alle fasi dello sviluppo del capitalismo nella nostra industria: nel quinto capitolo esamineremo le prime fasi del capitalismo nell’industria, e precisamente ‘nella piccola industria contadina (cosiddetta artigiana)’, nel sesto capitolo i dati sulla manifattura capitalistica e sul lavoro a domicilio capitalistico, e nel settimo quelli sullo sviluppo della grande industria meccanica. Nell’ultimo capitolo (l’ottavo) ci proponiamo di dimostrare il nesso esistente tra i diversi aspetti del processo sopra descritto e di tracciare un quadro generale di questo processo”” [V.I. Lenin, Prefazione alla prima edizione de ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, Roma, 1956] [(1) forma di governatorato locale, introdotto nel 1864, ndr; (2) lavoro obbligatorio non retribuito, ndr]”,”LEND-398″ “LENIN N.”,”La Révolution Prolétarienne et le renégat Kautsky. (1918)”,”Alla fine del 1901 V.I. ULIANOV o ULYANOV assunse lo pseudonimo di N. LENIN (qualche volta interpretato come Nikolay Lenin). Quando divenne una figura pubblica venne identificato con lo pseudonimo V.I. Lenin e con V.I. Ulyanov Lenin. (fonte Enc. Britannica) “”Insomma, pretendendo di trattare della dittatura, Kautsky ha detto coscientemente molte falsità, ma non ha dato alcuna definizione. Se, invece di fidarsi delle sue facoltà intellettuali, avesse consultato la sua memoria, avrebbe potuto trarre dalla casistica tutti i casi in cui Marx parla di dittatura. Avrebbe, senza alcun dubbio, ottenuto la definizione seguente o qualche altra fondamentalmente equivalente: La dittatura è un potere che si appoggia direttamente sulla forza e che non è sottoposto ad alcuna legge. La dittatura rivoluzionaria del proletariato è un potere conquistato e mantenuto con la forza impiegata dal proletariato contro la borghesia, potere che non è sottoposto ad alcuna legge””. (pag 15-16)”,”LEND-399″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas en tres tomos. 1.”,”””La nozione di “”disciplina”” ispira al compagno W. Heine una indignazione non meno nobile di quella del compagno Axelrod. (…) Y.W. Heine segue per molto tempo fulminando in tutti i modi questa odiosa tendenza a creare “”una vasta organizzazione assoluta, la più centralizzata possibile, una tattica, una teoria””; fulmina il fatto che si esiga “”il centralismo semplificat””, ecc., ecc., letteralmente “”alla Axelrod””””. (pag 451, Un passo avanti e due indietro)”,”LEND-400″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 1. 1893-1894.”,”””E come ha risposto Plechanov? Nel solo modo nel quale poteva rispondere un marxista: Egli ha lasciato completamente da parte, come oziosa e interessante soltanto per i soggettivisti, la questione dell’ obbligatorietà, e ha parlato sempre soltanto degli effettivi rapporti economico-sociali, della loro evoluzione effettiva. Perciò non ha dato neppure una risposta diretta a un quesito formulato in modo così sbagliato, e ha risposto invece così: “”la Russia è entrata nella via capitalistica””.”” (pag 193)”,”LEND-401″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 2. 1895-1897.”,”Progettomania populista. La scuola. “”Tutte queste frasi sono pure menzogne, vote parole, che velano l’ essenza stessa della realtà attuale mediante le “”aspirazioni””, prive di ogni significato, del Kleinbürger, aspirazioni che si trasformano inavvertitamente in una caratterizzazione di quel che esiste. Se si vuole trovare un’ analogia con una simile concezione del mondo, da cui queste frasi scaturiscono, bisogna ricorrere ai rappresentanti della scuola “”etica”” dell’ Occidente, che è stata l’ espressione naturale e inevitabile della viltà teorica e dello smarrimento politico della borghesia occidentale. Dal canto nostro, ci limitiamo a contrapporre un piccolo fatto a questa sublime eloquenza e a questo ottimismo, a questa stupenda perspicacia e lungimiranza. Il sig. Iugiakov affronta il problema della scuola di casta e della scuola di classe. Riguardo alla pria si possono trovare dati statistici esatti, almeno per i ginnasi e proginnasi maschili e per gli istituti tecnici. Riferiamo i dati tratti da una pubblicazione del ministero delle finanze, Le forze produttive della Russia (Pietroburgo, 1896, Sezione XIX, Pubblica Istruzione, p.31). “”La distribuzione degli studenti per ceti (in % rispetto al loro numero complessivo) risulta dalla seguente tabella: (…). Questa tabella ci mostra chiaramente con quanta imprudenza si sia espresso il sig Iugiakov quando ha dichiarato che noi d’un sol tratto e recisamente (??) “”abbiamo ripudiato la scuola di casta””.”” (pag 461) Beltov pseudonimo di Plechanov”,”LEND-402″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 3. Lo sviluppo del capitalismo in Russia.”,”Il capitalismo agrario. La concorrenza del farmer americano. “”Poiché tutto questo processo si svolge sotto l’ imperio di esigenze capricciose del mercato che persino il produttore non sempre conosce, l’ agricoltura capitalistica diviene in ogni singolo caso (spesso in ogni singola zona e, talvolta, persono in ogni singolo paese) più unilaterale, più esclusiva rispetto a quella precedente; in compenso, però, essa diviene, nel complesso, incomparabilmente più varia e razionale dell’ agricoltura patriarcale. Il sorgere di forme particolari di agricoltura mercantile rende possibili ed inevitabili le crisi capitalistiche nell’ agricoltura ed i casi di sovrapproduzione capitalistica, ma queste crisi (come, del resto tutte le crisi capitalistiche in generale) danno un impulso ancora più forte allo sviluppo della produzione mondiale ed alla socializzazione del lavoro””. (1) (pag (1) I romantici dell’ Europa occidentale ed i populisti russi si affannano a mettere in rilievo, in questo processo, l’ unilateralità dell’ agricoltura capitalistica, l’ instabilità creata dal capitalismo e le crisi, e negano perciò il carattere progressivo del movimento capitalistico nei confronti della stagnazione precapitalistica.”,”LEND-403″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 4. Febbraio 1898 – febbraio 1901.”,”Contiene recensioni libri di BOGDANOV PARVUS GVOZDEV KAUTSKY HOBSON PROKOPOVIC. 10 punti. “”Ecco quali devono essere, dunque, a nostro avviso, le parti costitutive del programma del partito operaio socialdemocratico russo. 1. indicazione delle caratteristiche fondamentali dello sviluppo economico della Russia. 2. indicazione del risultato inevitabile del capitalismo: aumento della miseria e del fermento fra gli operai. 3. indicazione della lotta di classe del proletariato quale base del nostro movimento. 4. indicazione dei fini ultimi del movimento operaio socialdemocratico; della sua lotta tesa alla conquista del potere per attuare questi fini; del carattere internazionale del movimento. 5 indicazione della necessità che la lotta di classe assuma un carattere politico (…)””. (pag 256)”,”LEND-404″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 5. Maggio 1901 – febbraio 1902.”,”””(…) La lotta di partito dà a un partito la forza e vitalità; la maggior prova di debolezza di un partito è la sua dispersione e la scomparsa di barriere nettamente definite; epurandosi, un partito si rafforza (….). (Da una lettera di Lassalle a Marx, 24 giugno 1852) (in apertura libro Lenin Che fare?) (pag 329) “”Ecco come andarono le cose: nel 1872 (settantadue!) Engels ebbe, nel giornale socialdemocratico Volkstaat, una polemica col proudhoniano tedesco Mülberger, e, protestando contro l’ esagerazione dell’ importanza del proudhonismo, scriveva: ‘L’ unico paese in cui il movimento operaio si trova sotto l’ influenza diretta dei “”principi”” di Proudhon è il Belgio; e appunto percuò il movimento belga, come direbbe Hegel, va “”dal nulla attraverso il nulla al nulla””. E’ dunque un’ aperta menzogna dire che Engels avrebbe “”profetizzato”” o “”predetto”” qualche cosa. Egli ha soltanto parlato di quello che è, cioè di quello che era nel 1872. Ed è un fatto storico incontestabile che in quel momento il movimento belga stava segnando il passo proprio a causa del prevalere del proudhonismo, i cui capi si pronunciavano contro il collettivismo e respingevano un’ attività politica indipendente del proletariato. Soltanto nel 1879 venno costituito il Partito Socialista Belga, e da quel momento soltanto incominciò l’ agitazione per il suffragio universale che ha segnato la vittoria del marxismo sul proudhonismo (riconoscimento della lotta politica del proletariato organizzato in partito di classe indipendente) e l’ inizio di grandi successi del movimento””. (pag 139)”,”LEND-405″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 6. Gennaio 1902 – agosto 1903.”,”Contiene: Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi (pag 215-231) “”A proposito, vorrei ancora dire qualche parola sui propagandisti, contro l’ abitudine di ‘sovraccaricare’ questo ramo d’ attività di elementi poco capaci, con la conseguenza di abbassare il livello della propaganda. Da noi accade che ogni studente venga immancabilmente considerato un propagandista e tutti i giovani chiedano che venga loro “”affidato un circolo”” ecc.. Si dovrebbe lottare contro questa abitudine, perché il danno che ne deriva è molto grande. I propagandisti capaci e di principi effettivamente fermi sono molto pochi (e per divenirlo bisogna studiare parecchio e accumulare esperienza), e bisogna specializzarli, impegnarli integralmente e averne una cura gelosa. Bisogna organizzare per loro alcune conferenze ogni settimana, saperli inviare in tempo in altre città e in generale organizzare le cose in modo che i propagandisti abili vadano in diverse città. Alla massa dei giovani principianti si devono invece affidare più che altro i compiti pratici, che di solito da noi sono trascurati rispetto a quei giri degli studenti nei circoli che con ottimismo vengono chiamati “”propaganda””. Cetto, anche per i compiti pratici importanti occorre una preparazione approfondita, ma in questo campo è tuttavia più facile trovare un lavoro anche per i “”principianti””. Veniamo ai circoli d’ officina. (…)””. (pag 222, Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi)”,”LEND-406″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 7. Settembre 1903 – dicembre 1904.”,”Borghesia populisteggiante. Bernsteinismo. “”Il bernsteinismo dell’ Europa occidentale fu lo zampillo nuovo che rafforzò e in pari tempo modificò la corrente accennata (populista, ndr). Non a caso si dice, e giustamente: “”Nessuno è profeta in patria””. Bernstein non ebbe fortuna in patria, ma in compenso le sue idee “”furono prese sul serio”” e messe in pratica in Francia, in Italia, in Russia, da alcuni socialisti che si trasformarono rapidamente in rapporesentanti del riformismo borghese. Fecondata da queste idee la onstra tendenza populistico-liberale si conquistò nuovi sostenitori tra gli ex marxisti e si rinvigorì nello stesso tempo anche internamente, liberandosi da certe illusioni primitive e appendici reazionarie. Il bernsteinismo svolse la sua funzione non col modificare il socialismo, ma col dare un volto alla nuova fase del liberalismo borghese e col togliere il volto del socialismo a certi pseudosocialisti.”” (pag 98-99) Un passo avanti e due indietro. Risposta di N. Lenin a Rosa Luxemburg. (pag 460)”,”LEND-407″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 8. Gennaio – luglio 1905.”,”Sulla lotta di strada. Consigli di un generale della Comune. Biografia di Cluseret. “”L’ articolo che presentiamo è la traduzione di uno dei memoriali di Cluseret, noto esponente della Comune di Parigi. Egli basa le sue considerazioni, come risulta dai brevi dati biografici che seguono, soprattutto, anche se non esclusivamente, sull’ esperienza delle insurrezioni parigine. (…)””. (pag 215) Il giovane Marx su ripartizione nera americana. “”Marx, con la lucidità del materialista, si sforza di determinare l’ essenza storica reale e le conseguenze inevitabili che devono prodursi in forza delle condizioni obiettive, indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza, dai sogni e dalle teorie di questa o quella persona. Perciò Marx non biasima, ma approva interamente l’ appoggio che i comunisti danno a questo movimento. Marx si mette sul piano della dialettica, considera cioè il movimento in tutti i suoi aspetti, tenendo conto del passato e dell’ avvenire, rilevando il lato rivoluzionario dell’ attentato alla proprietà fondiaria e riconoscendo nel movimento piccolo-borghese una forma primordiale originale del movimento proletario comunista. Ciò che voi sognate di ottenere con questo movimento, dice Marx rivolgendosi a Kriege, non l’ otterrete: invece della fratellanza, avrete l’ isolamento piccolo-borghese; invece dell’ inalienabilità dei lotti contadini, avrete l’ attrazione della terra nell’ orbita della circolazione mercantile; invece di un colpo inferto ai rapaci speculatori, avrete una base più estesa per lo sviluppo capitalistico. Ma il flagello capitalistico, che voi pensate invano di poter evitare, storicamente è un bene, perché affretterà al massimo l’ evoluzione sociale e avvicinerà di molto le nuove forme superiori del movimento comunista.”” (pag 297) 292″,”LEND-408″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 9. Giugno – novembre 1905.”,”Teoria della generazione spontanea. “”Come tutte le scoperte geniali, la teoria della generazione spontanea dell’ Assemblea costituente ha illuminato di colpo la questione. Ora tutto è diventato chiaro. Nonn c’è più ragione di pensare al governo rivoluzionario provvisorio (ricordate la famosa massima dell’ Iskra: non contamini le vostre labbra l’ associazione delle parole “”evviva”” e “”governo””!), non c’è più ragione di pretendere dai membri della Duma “”l’ impegno rivoluzionario”” di “”trasformare la Duma in assemblea rivoluzionaria””. (…) L’ Assemblea costituente può nascere spontaneamente!! Sarà la casta procreazione del popolo stesso, che non si sarà contaminato con nessuna “”mediazione”” di un governo, anche se provvisorio, anche se rivoluzionario. Sarà una nascita “”senza decomposizione””, semplicemente per mezzo di elezioni generali, senza nessuna lotta “”giacobina”” per il potere, una nascita che avverrà senza che la sacra causa venga insozzata dal tridmento delle assemblee rappresentative borghesi, persino senza che appaiano le volgari levatrici che finora, in questo turpe mondo, peccaminoso e impuro, si sono sempre puntualmente presentate sulla scena ogniqualvolta la vecchia società era gravida di un nuovo mondo””. (pag 230)”,”LEND-409″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 10. Novembre 1905 – giugno 1906.”,”Imparate dai nemici (pag 50). “”Imparate dai nemici, compagni operai che apirate a creare una organizzazione operaia apartitica che siete comunque indifferenti di fronte a questa aspirazione! Ricordate il Manifesto delpartito comunista di Marx e di Engels, che parla di trasformazione del proletariato in classe mediante il progressivo sviluppo non soltanto della sua unità, ma anche della sua coscienza””. (pag 51) Non deve quindi il proletariato appoggiare la rivendicazione della borghesia liberale, cioè la creazione di un ministero cadetto da parte del potere supremo? Non è il proletariato costretto a farlo per trarre profitto da quella facilitazione della lotta per la libertà e per il socialismo che potrà assicurargli un ministero cadetto? No, un simile passo sarebbe un gravissimo errore e un tradimento degli interessi del proletariato. Significherebbe infatti sacrificare in cerca d’un effimero successo, gli interessi fondamentali del proletariato nella rivoluzione. Significherebbe correre dietro alle chimere e consigliare al proletariato di “”disarmare””, mentre mancano le più elementari garanzie reali di un’ effettiva facilitazione della sua lotta. Sarebbe questa la peggior forma di opportunismo””. (pag 470)”,”LEND-410″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 11. Giugno 1906 – gennaio 1907.”,”L’ organizzazione delle masse e la scelta del momento della lotta. “”Creare il Soviet significa creare gli organi della lotta di massa immediata del proletariato. Questi organi non si possono creare in qualsiasi momento, mentre invece i sindacati e i partiti politici soo necessari sempre e incondizionatamente, possono e devono essere creati in qualsiasi situazione. Perciò è un grave errore opporsi al Comitato di Pietroburgo tirando in ballo l’ importanza delle organizzazioni in generale. Perciò è sbagliato anche il richiamo alla difesa, da parte di tutti i socialdemocratici, dell’ idea dei comitati contadini per la sistemazione del regime fondiario: questi comitati vengono progettati proprio in legame con la discussione generale della riforma agraria, in legame col movimento agrario che già sta sviluppandosi. Ma questi comitati possono anche condurre a un’ azione “”prematura””! – ironizza il compagno Khrustaliov. Il fatto è che fra le azioni dei contadini e quelle degli operai esiste, proprio in questo momento, una differenza sostenziale. Una vasta azione contadina nel momento attuale non può apparire “”prematura””, mentre una vasta azione operaia lo sarebbe certamente. Il motivo è comprensibile: la classe operaia ha oltrepassato i contadini nel suo sviluppo politico, mentre i contadini non hanno ancora raggiunto la classe operaia nella loro preparazione all’ azione rivoluzionaria in tutta la Russia. (…)””. (pag 81) Sentirai il giudizio dello stolto. “”Proprio perché, spettabilissimo, noi vogliamo scuoter l’ uomo della strada e trasformarlo in cittadino. E per farlo bisogna ‘costringerlo’ a scegliere tra la politica filistea del cadetto che striscia davanti (pfu! pfu!) alla “”Costituzione”” e la politica rivoluzionaria del proletariato socialista. (…) “”Costringere l’ uomo della strada a scegliere””, abbiamo detto. Appunto costringere. Nessun partito socialista al mondo ha potuto strappare le masse all’ influenza dei partiti borghesi liberali o radicali, che si basano sulla mentalità filistea, senza una certa spinta, senza una certa resistenza, senza il rischio della prima esperienza: chi di fatto difende la libertà, i cadetti o noi? Se c’è un accordo con i cadetti, l’ uomo della strada non ha bisogno di pensarci su. Per lui hanno pensato i politicanti fra i chiacchieroni radicali e gli opportunisti socialdemocratici, hanno pensato nel rendez-vous con i cadetti. L’ uomo della strada si è spostato a sinistra (non per colpa vostra, non per la nostra propaganda di partito, ma grazie allo zelo di Stolypin). L’ uomo della strada si è spostato a sinistra; per noi basta. (…)””. (pag 436)”,”LEND-411″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 12. Gennaio-giugno 1907.”,”Martov pseudonimo di O. ZEDERBAUM “”Qui è riconosciuta esplicitamente la necessità di avere un atteggiamento ben definito nei confronti della lotta direttamente rivoluzionaria dei contadini, delle “”azioni”” con un carattere di massa, che abbracciano un immenso territorio e una grandissima parte della popolazione del paese. Non solo tra la borghesia “”liberale””, cioè la media e parte della grande borghesia, ma nemmeno tra la piccola borghesia democratica urbana non si nota nulla che assomigli a queste azioni rivoluzionarie. Il partito socialdemocratico operaio non ha mai promesso, e non poteva promettere, alla borghesia urbana nessun “”appoggio”” a qualsiasi progetto “”di confisca””. E’ già evidente quindi fino a che punto sia sbagliato il consueto ragionamento dei menscevichi circa la borghesia “”urbana progressiva”” e la borghesia “”rurale arretrata””, ragionamento al quale accenna anche la piattaforma esaminata e la cui base è l’ incomprensione delle idee fondamentali di tutto il nostro programma sulla lotta contra i residui della servitù della gleba, lotta che costituisce il contenuto economico della rivoluzione borghese in Russia””. (pag 232)”,”LEND-412″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 13. Luglio 1907 – marzo 1908.”,”Prefazione a opuscolo di Voinov (A.V. Lunaciarski) pag 147 (atteggiamento partito verso i sindacati) Basi teoriche della nazionalizzazione e della municipalizzazione (pag 277) (da Il programma agrario della socialdemocrazia nella rivoluzione russa del 1905-1907) Come il liberalismo internazionale giudica Marx (pag 463) “”Il concetto di nazionalizzazione della terra, ricondotto sul terreno della realtà economica, è dunque una categoria della società mercantile e capitalistica. In questo concetto è reale non ciò che pensano i contadini o dicono i populisti, ma ciò che scaturisce dai rapporti economici della nostra società. La nazionalizzazione della terra, esistendo i rapporti capitalistici, è il trasferimento della rendita allo Stato, né più né meno. Ma che cos’è la rendita nella società capitalistica? Non è affatto il reddito della terra in generale. E’ la parte di plusvalore che rimane dopo aver detratto il profitto medio del capitale. Quindi la rendita presuppone il lavoro salariato nell’ agricoltura, la trasformazione dell’ agricoltore in farmer, in imprenditore. La nazionalizzazione (nella sua forma pura) presuppone che lo Stato riceva la rendita da imprenditori agricoli che pagano un salario agli operai salariati e ricevono un profitto medio per il loro capitale, medio in rapporto a tutte le imprese, sia agricole che non agricole, di un determinato paese o di un complesso di paesi””. (pag 280)”,”LEND-413″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 14. 1908.”,”Della causalità e della necessità nella natura. Ordine, finalità, legge della natura. “”(…) Per quanto riguarda Engels, egli non ebbe occasione, se non erro, di contrapporre, in modo speciale, sulla questione della causalità, il suo punto di vista materialistico alle altre tendenze. Egli non aveva nessun bisogno di far questo dal momento che si era separato da tutti gli agnostici nel modo più netto, sul terreno della questione capitale della realtà obiettiva del mondo esterno in generale. Ma, per chi ha letto un po’ attentamente le sue opere filosofiche, dev’esser chiaro che Engels non ammetteva neppur l’ ombra di un dubbio sull’ esistenza della legge obiettiva, della causalità della necessità della natura. Limitiamoci a qualche esempio. (…)””. (pag 152) Libertà e necessità. “”Engels dice: “”Hegel fu il primo a rappresentare in modo giusto il rapporto di libertà e necessità. Per lui la libertà è il riconoscimento della necessità. ‘Cieca è la necessità solo nella misura in cui non viene compresa’. La libertà non consiste nel sognare l’ indipendenza dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità, legata a questa conoscenza, di farle agire secondo un piano per un fine determinato. Ciò vale in riferimento tanto alle leggi della natura esterna, quanto a quelle che regolano l’ esistenza fisica e spirituale dell’ uomo stesso: due classi di leggi che possiamo separare l’ una dall’ altra tutt’al più nell’ idea, ma non nella realtà. Libertà del volere non significa altro perciò che la capacità di poter decidere con cognizione di causa. Quindi quanto più libero è il giudizio dell’ uomo per quel che concerne un determinato punto controverso, tanto maggiore sarà la necessità con cui sarà determinato il contenuto di questo giudizio… La libertà consiste dunque nel dominio di noi stessi e della natura esterna, fondato sulla conoscenza delle necessità naturali (Naturnotwendigkeiten) …”” (pp.112 e 113 della 5 ediz tedesca).”” (pag 184)”,”LEND-414″ “LENIN V.I.”,”Opere complete. 15. Marzo 1908 – agosto 1909.”,”Sostanze infiammabili politica mondiale (pag 177) Il cammino per la rivoluzione vittoriosa. “”In Turchia il movimento rivoluzionario dell’ esercito, sotto la guida dei “”giovani turchi””, ha ottenuto una vittoria. Si tratta, è vero, di una mezza vittoria, e forse meno, perché per ora il Nicola II turco se l’è cavata con la promessa di restaurare la famosa Costituzione turca. Ma, nel corso delle rivoluzioni, queste mezze vittorie, queste frettolose e forzate concessioni del vecchio potere sono la garanzia più sicura di nuovi episodi di guerra civile, molto più asprie e decisivi, che coinvolgeranno masse popolari sempre più grandi. E la scuola della guerra civile non passa invano per il popolo. E’ una scuola difficile, il cui corso completo comprende inevitabilmente anche le vittorie della controrivoluzione, l’ orgia dei reazionari inferociti, le selvagge repressioni degli insorti da parte del vecchio potere, ecc. Ma solo i pedanti incurabili e le mummie rimbambite possono lamentare che i popoli siano entrati in questa scuola di sofferenze. Questa scuola educa le classi oppresse a fare la guerra civile, la educa alla rivoluzione vittoriosa concentra nelle masse degli schiavi moderni l’ odio che eternamente si nasconde negli schiavi oppressi, ottusi, ignoranti e che spinge ai più grandi eroismi storici gli schiavi coscienti della vergogna della propria schiavitù””. (pag 178) Sviluppo ineguale del movimento operaio rivoluzionario. “”Il movimento rivoluzionario internazionale del proletariato non procede e non può procedere di pari passo e in forme uguali nei diversi paesi. L’ utilizzazione completa e onnilaterale di tutte le possibilità, in ogni sfera di attività, matura soltanto come il risultato della lotta di classe degli operai dei diversi paesi. Ogni paese reca il suo prezioso apporto originale al flusso comune, ma in ogni singolo paese il movimento pecca, in un modo o nell’ altro, di unilateralità, delle varie deficienze teoriche e pratiche dei singoli partiti socialisti. (…)””. (pag 182) “”Nessun libro di divulgazione potrà sradicare la religione dalle masse abbrutite dalla galera capitalistica, soggette alle cieche forze devastatrici del capitalismo, fino a che queste masse non avranno imparato esse stesse a lottare in modo unitario, organizzato, pianificato e cosciente contro questa ‘radice’ della religione, contro il ‘potere del capitale’ in tutte le sue forme. Deriva da ciò che un libro di divulgazione scientifica antireligiosa sia nocivo o inutile? No. La conclusione che ne deriva è tutt’altra. E’ che la propaganda atea della socialdemocrazia deve essere ‘subordinata’ al suo compito fondamentale, ossia allo sviluppo della lotta di classe delle ‘masse’ sfruttate contro gli sfruttatori. Chi non ha riflettuto a fondo sui principi del materialismo dialettico, cioè della filosofia di Marx e di Engels, può non comprendere (o, quanto meno non comprendere di colpo) questa tesi. Ma come? Subordinare la propaganda ideale, la predicazione di certe idee, la lotta contro il millenario nemico della cultura e del progresso (ossia contro la religione) alla lotta di classe, cioè alla lotta per determinati fini pratici in campo economico e politico? Quest’obiezione rientra fra quelle mosse comunemente al marxismo e che attestano la totale incomprensione della dialettica marxista. La contraddizione che turba chi formula queste obiezioni è la viva contraddizione della vita reale, cioè una contraddizione dialettica, non verbale, né inventata. Separare con una barriera rigida e insormontabile la propaganda teorica dell’ateismo, cioè la distruzione delle credenze religiose in determinati strati del proletariato, dall’esito, dall’andamento e dalle condizioni della lotta di classe di questi strati significa ragionare in modo non dialettico; significa trasformare in una rigida barriera quella che è invece una barriera mobile e relativa; significa scindere con la violenza ciò che è inscindibilmente connesso nella realtà della vita. Facciamo un esempio. Il proletariato di una data regione e di un dato settore industriale si suddivide, poniamo, in uno strato progressivo di socialdemocratici abbastanza coscienti, che sono naturalmente atei, e in una massa di operai abbastanza arretrati, legati ancora alla campagna e ai contadini, che credono in dio, vanno in chiesa e sono persino soggetti all’influenza diretta del prete locale, il quale sta fondando, poniamo, un sindacato operaio cristiano. Supponiamo inoltre che la lotta economica sfoci, in questa località, in uno sciopero. Il marxista è tenuto a porre in primo piano il buon esito dello sciopero, deve reagire con energia alla divisione degli operai – durante questa lotta – in atei e cristiani, deve battersi con fermezza contro questa scissione. La propaganda atea può risultare in queste circostanze superflua e nociva, non per le considerazioni filistee del non spaventare gli strati arretrati, del perdere un mandato alle elezioni, ecc., ma sotto il profilo del progresso reale della lotta di classe, che, nella società capitalistica moderna, condurrà gli operai cristiani alla socialdemocrazia e all’ateismo cento volte meglio di quanto possa farlo la pura e semplice predicazione atea. In questa fase e in questa situazione il predicare dell’ateismo farebbe soltanto il ‘gioco’ del prete e di tutti i preti, i quali non desiderano altro che sostituire la divisione degli operai in base alla loro partecipazione allo sciopero con la loro scissione in base alla fede in dio. L’anarchico predicando la guerra contro dio ad ogni costo, aiuterebbe di fatto i preti e la borghesia (sempre, del resto, gli anarchici aiutano ‘di fatto’ la borghesia). Il marxista deve essere materialista, ossia nemico della religione, ma materialista dialettico, che pone cioè la causa della lotta contro la religione non su un piano astratto, non sul piano puramente teorico di una predizione sempre uguale a sé stessa, ma in concreto, sul piano della lotta di classe, che conduce ‘di fatto’ ed educa le masse più e meglio d’ogni altra cosa”” [V.I. Lenin, ‘Il partito operaio verso la religione’, in Opere Complete, XV volume (marzo 1908-agosto 1909), Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-415″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 16. Settembre 1909 – dicembre 1910.”,”””L’ opportunismo è l’ opportunismo appunto perché sacrifica gli interessi fondamentali del movimento ai vantaggi o alle considerazioni del momento, basati su un calcolo miope, superficiale. Frank ha parlato con enfasi a Magdeburgo della “”volontà”” dei ministri del Baden “”di farci parteciapre, noi socialdemocratici, al lavoro comune!””. Non in alto bisogna guardare, ma in basso, dicevamo noi durante la rivoluzione ai nostri opportunisti, che si lasciavano spesso attrarre dalle diverse prospettive cadette””. (pag 286) I dissensi nel movimento operaio. “”I revisionisti considerano vuote frasi tutti i ragionamenti sui “”salti”” e sull’ opposizione di principio fra il movimento operaio e tutta la vecchia società. Essi prendono le riforme per una realizzazione parziale del socialismo. L’ anarco-sindacalista ripudia il “”lavoro minuto”” e soprattutto l’ utilizzazione della tribuna parlamentare. In realtà, quest’ ultima tattica si riduce all’ attesa delle “”grandi giornate””, unita all’ incapacità di raccogliere le forze che creano i grandi avvenimenti. Gli uni e gli altri frenano l’ opera più importante e più urgente: il raggruppamento degli operai in organizzazioni vaste, potenti, che funzionino bene e sappiano funzionar bene in qualsiasi condizione, che siano compenetrate dallo spirito della lotta di classe, che comprendano chiaramente i loro scopi, che siano educate nella vera concezione marxista del mondo””. (pag 322)”,”LEND-416″
“LENIN V.I.”,”Las Tesis de Abril.”,”””L’ errore del compagno Kamenev consiste nel fatto che anche nel 1917 guarda solo al passato della dittatura democratica e rivoluzionaria del proletariato e dei contadini. E, perciò, nella pratica è cominciato già il futuro, poi, nella pratica gli interessi e la politica dell’ operaia salariato e del piccolo padrone hanno divorziato, e, per di più, su un problema tanto importante come il “”difensivismo””, come l’ atteggiamento di fronte alla guerra imperialista. E qui è arrivato al secondo errore nel giudizio del compagno Kamenev da me citato. (…)””. (pag 19)”,”LEND-450″
“LENIN V.I.”,”Le mouvement de libération nationale des peuples d’ Orient.”,”La critica dell’ imperialismo. Socialimperialismo. “”Noi intendiamo la critica dell’ imperialismo nel senso ampio del termine, come l’ atteggiamento delle differenti classi della società verso la politica dell’ imperialismo, a partire dall’ ideologia generale di ciascuna di esse. La proporzione gigantesca del capitale finanziario concentrato in qualche mano e creante una rete straordinariamente vasta e serrata di rapporti e di relazioni, per mezzo della quale sottomette al suo potere la massa non solamente dei medi e piccoli, ma anche dei piccolissimi capitalisti e padroni, da una parte, e la lotta acuta contro gli altri gruppi nazionali di finanzieri per la spartizione del mondo e la dominazione sugli altri paesi, dall’ altra – tutto ciò fa sì che le classi possidenti passino in blocco nel campo dell’ imperialismo. Infatuazione “”generale”” per le prospettive dell’ imperialismo, difesa accannita di questo, tendenza a mascherarlo in tutti i modi, non è che il segno dei tempi. L’ ideologia imperialista penetra pure nella classe operaia, che non è separata dalle altre classi da una muraglia cinese. Se i capi dell’ attuale partito detto “”social-democratico”” tedesco sono considerati a giusto titolo “”social-imperialisti””, ovvero socialisti a parole e imperialisti nei fatti, occorre dire che, già nel 1902, Hobson segnalava l’ esistenza in Inghilterra degli “”imperialisti fabiani””, appartenenti all’ opportunista “”Società dei fabiani””.”” (pag 194, Lenin, L’ imperialismo)”,”LEND-451″
“LENIN V.I.”,”Carlos Marx: breve esbozo biográfico. Federico Engels. Tre fuentes y tres partes integrantes del marxismo. Marxismo y revisionismo.”,”””(…) sostenendo che era necessario saper lavorare nella situazione nuova, nella fase che andava a preparare, nonostante una “”pace”” apparente, nuove rivoluzioni. Il seguente apprezzamento della situazione della Germania nell’ epoca della più nera reazione, nell’ anno 1856, mostra che aspettative aveva Marx che si incanalasse questo lavoro: “”In Germania tutto dipenderà dalla possibilità di realizzare la rivoluzione proletaria con una sorta di seconda edizione della guerra contadina”” (Corrispondenza con Engels, II, 108)”” (pag 55)”,”LEND-452″
“LENIN V.I.”,”Marx-Engels-Marxismus. Grundsätzliches aus schriften und reden.”,”””Über die “”Ritter der Arbeit”” (Knights of Labor), die damalige Organisation der amerikanischen Arbeiter, schrieb Engels im gleichen Brief: “”Die faulste Seite der Knights of Labor war ihre politische Neutralität… Der erste große Schritt, worauf s in jedem neu in die Bewegung eintretenden Land ankommt, ist immer die Konstituierung der Arbeiter als selbständige politische Partei, einerlei wie, solange es nur eine distinkte Arbeiterpartei ist””. (pag 200) “”Su “”Cavalieri del Lavoro”” (Knights of Labor), l’ organizzazione dell’ epoca dei lavoratori americani, ha scritto Engels nella stessa lettera: “”Il lato più putrefatto dei Knights of Labor era la sua neutralità politica… La prima grande tappa, nei paesi in cui si producono dei nuovi movimenti, è sempre la costituzione dei lavoratori sia come partito politico indipendente, ovvero come partito operaio distinto””.”,”LEND-453″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 11. June 1906 – January 1907.”,”Disciplina di partito. “”Abbiamo più di una volta già enunciato la nostra visione teorica sull’ importanza della disciplina a su come questo concetto deve essere compreso dal partito della classe operaia. No definemmo essa come: unità di azione, libertà di discussione e critica. Solo la disciplina è degna del partito democratico della classe d’ avanguardia. La forza delle classe operaia risiede nell’ organizzazione. Se le masse non sono organizzate, il proletariato è nulla. Organizzato, è tutto. Organizzazione significa unità di azione, unità nel funzionamento pratico. (…)””. (pag 320)”,”LEND-350″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 14. 1908. Ten Questions to a Lecturer. Materialism and Empirio-criticism.”,”””Argomento numero uno: Marx è un “”metafisico”” che non conduce l’ epistemologica “”critica dei concetti””, che non lavora a una teoria generale della conoscenza e che semplicemente inserisce il materialismo in nella sua “”teoria speciale della conoscenza””. (pag 317) “”Argomento numero due: il marxismo è “”metafisico”” quanto le scienze naturali (fisiologia). (…) “”Argomento numero tre: il marxismo dichiara che la “”personalità”” è una quantità trascurabile, un ‘cypher’ che l’ uomo è un “”qualcosa di accidentale””, soggetto a certe “”leggi immanenti della economia, (…)””. “”Argomento numero quattro: la teoria di Marx è “”non biologica””, essa non sa nulla delle “”differenze vitali”” e dei vari spuri termini biologici che costituiscono la “”scienza”” del professore reazionario, Avenarius””. (pag 318)”,”LEND-353″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 16. September 1909 – December 1910.”,”Differenze nel movimento operaio europeo. “”Un piccolo libro, ‘Le differenze nella tattica del movimento operaio’, ‘The Tactical Differences in the Labour Movement’ (Die taktischen Differenzen in der Arbeterbewegung), Amburgo, Erdmann Dubber, 1909), pubblicato l’anno scorso da un marxista olandese, Anton Pannekoek, rappresenta un interessante tentativo di una investigazione scientifica di queste cause. Nella nostra esposizione metteremo al corrente il lettore delle conclusioni di Pannekoek, che, deve essere riconosciuto, sono abbastanza corrette””. (pag 347)”,”LEND-355″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 17. Dicembre 1910 – aprile 1912.”,”””La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’ azione.”” (pag 29, Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo) Hyndman su Marx. “”Le divergenze di quei tempi tra Marx e Hyndman si rivelano in maniera ultracaratteristica in ciò che quest’ultimo ci fa sapere del giudizio di Marx su Henry George. Questo giudizio è noto dalla lettera di Marx a Sorge del 20 aprile 1881. Hyndman ‘davanti’ a Marx difendeva H. George con argomenti come questo: “”George – egli diceva – insegnerà di più col suo inculcare l’ errore di quanto non insegneranno gli altri espondendo pienamente la verità””. “”Marx – scrive Hyndman – non vuole neanche sentir parlare dell’ ammissibilità di simili argomenti. La diffusione dell’ errore non ha mai potuto essere utile al popolo: tale era la sua opinione. “”Lasciar passare un errore senza confutarlo significa incoraggiare la disonestà intellettuale. Contro i dieci che andranno oltre George ce ne saranno forse cento che si attarderanno sulle sue opinioni, e questo è un pericolo troppo grande perché lo si debba rischiare.”” Così diceva Marx!”” (pag 292) Manifesto partito operaio liberale. (pag 294)”,”LEND-417″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 18. Aprile 1912 – marzo 1913.”,”Inchiesta sulle organizzazioni del grande capitale. (commenti al libro di Guscka, i comitati di Borsa ecc.) (pag 48) Conclusioni sulla mobilitazione preelettorale. (pag 70) “”A rappresentare il tipo del progressista possono servire il grande proprietario fondiario Efremov e il milionario Riabuscinski. A rappresentare quello del democratico indeciso, il trudovik del campo populista e il liquidatore del campo marxista. Prendete tutta la storia del partito cadetto e vedrete che quest’ ultimo ha sempre agito precisamente in modo da essere sempre a parole per la democrazia e nei fatti per il liberalismo “”di Efremov, consono a Riabuscinski””.”” (pag 72) Partito illegale e lavoro illegale. (La conferenza di dicembre del POSDR tenutasi nel 1908) “”La questione del partito illegale e del lavoro legale dei socialdemocratici in Russia è una delle questioni più importanti del partito; durante tutto il periodo che è seguito alla rivoluzione essa ha occupato il POSDR e ha suscitato la più accanita lotta interna nelle sue file. La lotta dei liquidatori contro gli antiliquidatori è stata condotto soprattutto intorno a tale questione, e il suo accanimento può essere pienamente spiegato col fatto che essa si riduceva all’ alternativa: deve o non deve esistere il nostro vecchio partito illegale””. (pag 372) La Cina rinnovata (pag 385) Risultati e significato delle elezioni presidenziali in America (pag 387)”,”LEND-418″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 19. Marzo – dicembre 1913.”,”La “”carestia di petrolio””. “”In dieci anni in Russia i prezzi sono aumentati più di sei volte in confronto al prezzo più basso registrato nel 1902 e riportato dallo stesso signor ministro. In America non si è verificato nulla di simile. Dal 1909 al 1910 il prezzo in America è diminuito. Negli ultimi anni il prezzo non ha subito variazioni. Il risultato di tutto ciò è che in America il rincaro è di due volte e in Russia di sei. L’ estrazione del petrolio in America nel 1900 è stata minore che in Russia, nel 1910 il triplo.”” (pag 21) Armamenti e capitalismo (pag 88) Capitalismo e imposte (pag 177) Dati sui partiti in Germania (pag 242) Capitalismo e immigrazione operaia (pag 420) Intellettualità operaia (pag 443)”,”LEND-419″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 20. Dicembre 1913 – agosto 1914.”,”La corruzione degli operai da parte dei liberali. I liquidatori. “”Coloro che tradiscono tutto il passato marxista strepitano sul “”partito aperto”” e sull’ “”unità””!… Ecco una derisione degli operai coscienti. (…)”” (pag 79) “”Compiendo il nostro dovere, non ci stancheremo di ripetere agli operai coscienti che la propaganda a favore di un partito operaio aperto è una vuota chiacchiera liberale che corrompe gli operai e distrugge l’ organizzazione marxista. L’ esistenza e lo sviluppo di quest’ organizzazione sono impossibili senza una lotta energica e implacabile contro coloro che tendono tutti i loro sforzi verso la distruzione di quell’ organizzazione marxista nella quale lo slancio degli ultimi due anni ha fatto affluire nuove e sane linfe vitali””. (pag 80) Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco. “”Sul movimento sindacale K. Liegen ha raccolto in America una gran mole di documenti, ma egli non ha saputo ordinarli nel suo libro, che è soprattutto pieno di chiacchiere in forma di una descrizione incompleta del viaggio. Queste descrizioni, per il contenuto, sono come un romanzo d’ appendice, ma per lo stile noioso sono anche peggiori. Perfino gli statuti dei sindacati, che interessavano Legien in modo particolare, non sono né studiati né analizzati, ma semplicemente tradotti incompletamente e senza metodo””. (pag 239) “”Prendete la rivista tedesca “”Sozialistische (???) Monatshefte”” e vi troverete costantemente degli articoli di militanti come Legien, articoli interamente opportunistici, che nulla hanno in comune con il socialismo e che concernono tutte le questione più importanti del movimento operaio. E, se la spiegazione “”ufficiale”” del partito tedesco “”ufficiale”” consiste nel dire che “”nessuno legge”” i Sozialistische Monatshefte, che questi non hanno nessuna influenza, ebbene quest’ affermazione è falsa. Il “”caso”” di Stoccarda ha dimostrato che essa è falsa. I militanti responsabili più noti, i parlamentari, i capi dei sindacati che scrivono nei Sozialistische Monatshefte fanno penetrare le loro ide tra le masse i modo costante e regolare.”” (pag 242)”,”LEND-420″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 21. Agosto 1914 – dicembre 1915.”,”Pacifismo inglese. “”In Inghilterra la libertà politica è stata finora incomparabilmente più ampia che negli altri paesi d’ Europa. Qui la borghesia è più di ogni altra abituata a dirigere e capace di dirigere. (…) Le Trade Unions inglesi riuniscono circa un quinto degli operai salariati. I capi di queste Trade-Unions sono per la maggior parte liberali, e Marx già da molto tempo li aveva definiti agenti della borghesia. Tutte queste particolarità dell’ Inghilterra da una parte ci aiutano a capire più facilmente la sostanza del socialsciovinismo contemporaneo, che è uguale nei paesi autocratici e in quelli democratici, nei paesi militaristi e in quelli che non conoscono il servizio militare; dall’altro lato, esse ci aiutano a valutare, in base ai fatti, il significato della tendenza alla conciliazione con il socialsciovinismo che si esprime, per esempio, nell’ esaltazione della parola d’ ordine della pace, ecc.””. (pag 235) “”L’ espressione più compiuta dell’ opportunismo e della politica operaia liberale si ha, indubbiamente, nella “”Fabian Society””. Il lettore dia un’ occhiata alla corrispondenza di Marx ed Engels con Sorge (ci sono due edizioni della traduzione russa). Ci troverà una brillante definizione di questa società, formulata da Engels, che tratta i signori Sidney Webb e soci come una banda di farabutti borghesi che vogliono corrompere gli operai, esercitare su di loro un’ influenza controrivoluzionaria””. (pag 236) Opportunismo tedesco. L’ opera principale dell’ opportunismo tedesco sulla guerra. “”Il libro di Eduard David La socialdemocrazia nella guerra mondiale (Berlino ed. del Vorwärts, 1915) offre un buon riassunto dei fatti e degli argomenti relativi alla tattica del partito socialdemocratico tedesco ufficiale nell’ attuale guerra””. (pag 244)”,”LEND-421″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 23. 1918-1919.”,”Rapporti con Germania (pag 153) “”La follia criminale e senza senso dei socialisti rivoluzionari di sinistra ci ha portato sull’ orlo della guerra. Le nostre relazioni con il Governo tedesco, nonostante le nostre migliori intenzioni, stanno per diventare tese. Riconoscendo i legittimi desideri del governo tedesco di rafforzare la guardia alla sua Ambasciata, abbiamo compiuto e siamo preparati a compiere un lungo percorso per andare incontro a queste aspettative.”” (pag 154, 15 luglio 1918) Sulla morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. (pag 502)”,”LEND-519″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 22. Dicembre 1915 – luglio 1916.”,”E’ “”realizzabile”” la democrazia nell’ epoca dell’ imperialismo? “”L’ impossibilità economica dell’ autodecisione dovrebbe essere dimostrata mediante un’ analisi economica, come quella con cui dimostriamo l’ impossibilità della proibizione delle macchine oppure dell’ istituzione del denaro-lavoro, ecc. Nessuno tenta di fornire una simile analisi. Nessuno vorrà affermare che, sia pure in un solo paese, “”in via eccezionale””, si sia riusciti a introdurre in regime capitalista il “”denaro-lavoro””, come in un piccolo paese si è riusciti, invece, in via eccezionale, nell’ epoca dell’ imperialismo più sfrenato, a realizzare l’ irrealizzabile autodecisione, e persino senza guerra e senza rivoluzione (Norvegia, 1905). In generale la democrazia politica è soltanto una delle possibili ‘forme’ di ‘sovrastruttura’ del capitalismo. Sia il capitalismo che l’ imperialismo, come dimostrano i fatti, si sviluppano sotto ‘qualsiasi’ forma politica, sottomettendole ‘tutte’. E’ quindi teoricamente sbagliato dire che è “”impossibile realizzare”” ‘una’ delle forme e ‘una’ delle rivendicazioni della democrazia””. (pag 324-325) (‘ ‘ in corsivo nel testo)”,”LEND-422″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 23. Agosto 1916 – marzo 1917.”,”””Il manifesto di Basilea del 24 novembre 1912, sottoscritto da tutti i partiti socialisti e in riferimento alla stessa guerra che stava per scoppiare, quando minacciò ai governi la “”rivoluzione proetaria””, richiamandosi alla Comune di Parigi, disse una verità che i traditori del socialismo oggi vilmente rinnegano. Se infatti nel 1871 gli operai parigini poterono impiegare le ottime armi, che Napoleone III aveva fornito loro per i suoi fini cesaristici, allo scopo di fare un tentativo eroico ed acclamato dai socialisti di tutto il mondo, il tentativo cioè di rovesciare la borghesia e conquistare il potere per realizzare il socialismo, oggi che un numero molto più alto di operai meglio organizzati e più coscienti di vari paesi dispone di un armamento notevolmente migliore e che le masse vengono sempre più illuminate e conquistate alle idee rivoluzionarie dall’ andamento della guerra, un simile tentativo è mille volte più realizzabile e destinato al successo. Il principale ostacolo che si frappone oggi, in tutti i paesi, allo sviluppo di una propaganda e di un’ agitazione sistematiche in questo spirito non consiste affatto nella “”stanchezza delle masse””, alla quale si richiamano ipocritamente gli Scheidemann e insieme i Kautsky, ecc.; le “”masse”” non sono ancora stanche di sparare (…); l’ ostacolo principale consiste invece nella ‘fiducia’ che una parte degli operai coscienti concede ai socialimperialisti e ai socialpacifisti; e quindi il compito più importante dell’ ora è di minare ogni fiducia in queste correnti, ‘idee’ e posizioni ‘politiche'””. (pag 212)”,”LEND-423″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 24. Aprile – giugno 1917.”,”””Anche la seconda parte della denominazione del nostro partito (social’democratico’) è scientificamente sbagliata. La denominazione è una delle forme dello Stato. Ma noi marxisti siamo nemici di ogni Stato. (…) Il marxismo si distingue dall’ anarchismo perché riconosce la necessità di uno Stato per la transizione al socialismo (…)””. (pag 77) “”Il comitato coentrale ha diffuso ieri mattina e pubblicato oggni nella Pravda una risoluzione in cui si dice che “”in questo momento è assurda e grottesca ogni idea di guerra civile””, che le dimostrazioni devono essere pacifiche e che la responsabilità della violenza ricadrà sul governo provvisorio e sui suoi sostenitori. Il nostro partito considera quindi assolutamente giusta e da applicare senza condizioni la deliberazione del soviet dei deputati degli operai e dei soldati ricordata più sopra (che vieta in particolare le manifestazioni armate e i colpi sparati in aria)””. (pag 210) Una voce onesta in un coro di calunniatori (pag 131) Il bolscevismo e la disgregazione dell’ esercito (pag 578)”,”LEND-424″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 25. Giugno – settembre 1917.”,”La politica estera della rivoluzione russa (pag 77) “”Non c’è idea più errata e nociva che quella di separare la politica estera dalla politica interna. E proprio in tempo di guerra tale estremo errore appare ancora più grave.”” (…) “”Colui il cui pensiero non varca i limiti dei rapporti capitalistici non comprende che la classe operaia, se è cosciente, non può parteggiare per nessuno dei gruppi di paesi imperialistici””. Bonapartismo (pag 210) “”L’ errore più grande, più fatale che i marxisti potrebbero commettere ora, dopo la formazione del ministero Kerenski, Nekrasov, Avxentiev e soci, sarebbe di prendere le parole per fatti, l’ apparenza illusoria per sostanza o, in generale per qualcosa di serio””. (…) “”Non lasciamoci ingannaredalle frasi. Non lasciamoci indurre in errore dal fatto che ci troviamo di fronte ai primi passi del bonapartismo. Bisogna saper discernere proprio i primi passi per non cadere nella situazione del filisteo ottuso che si metterà a lamentarsi per il secondo passo, dopo aver incoraggiato il primo””. (pag 211) Violazione della democrazia nelle organizzazioni di massa (pag 290)”,”LEND-425″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 26. Settembre 1917 – febbraio 1918.”,”””Per la lotta ai controrivoluzionari e ai sabotatori, sono necessarie misure straordinarie. In considerazione di questa necessità il Consiglio dei commissari del popolo decide: 1. Le persone appartenenti alle classi ricche (cioè le persona che hanno un’ entrata mensile di 500 rubli e più, i proprietari di immobili urbani, di azioni e di somme di denaro superiori a 1000 rubli), come pure gli impiegati delle banche, delle società per azioni, delle istituzioni pubbliche e statali, sono tenute a presentare entro tre giorni ai comitati di caseggiato una dichiarazione in tre esemplari delle loro entrate, del loro impiego e delle loro occupazioni, firmata e con indicazione del loro indirizzo. (…)”” Lenin, Promemoria a Dzerzinski, 7 dicembre 1917 (pag 356) ZINOVIEV pseudonimo di G.I. RADOMYSLSKI”,”LEND-426″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 27. Febbraio – luglio 1918.”,”””In confronto ai lavoratori delle nazioni progredite, il russo è un cattivo lavoratore. E non poteva essere altrimenti sotto il regime zarista in cui sopravvivevano i resti del regime feudale. Imparara a lavorare: ecco il compito che il potere dei soviet deve porre di fronte al popolo in tutta la sua ampiezza. L’ ultima parola del capitalismo a questo proposito, il sistema Taylor, – come tutti i progressi del capitalismo – unisce in sé la crudeltà raffinata dello sfruttamento borghese e una serie di ricchissime conquiste scientifiche per quanto riguarda l’ analisi dei movimenti meccanici durante il lavoro, l’ eliminazione dei movimenti superflui e maldestri, l’ elaborazione di metodi di lavoro più razionali, l’ introduzione dei migliori sistemi di inventario e controllo, ecc.. La repubblica sovietica deve ad ogni costo assimilare tutto ciò che vi è di prezioso tra le conquiste della scienza e della tecnica in questo campo.”” (pag 231)”,”LEND-427″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 28. Luglio 1918.- marzo 1919.”,”Le calunnie di Kautsky. “”Kautsky apre la sua “”analisi economica”” dell’ industria con il seguente magnifico ragionamento. In Russia esiste la grande industria capitalistica. Non si potrebbe costruire su questo fondamento la produzione socialista? “”Si potrebbe pensarlo, se il socialismo consistesse nel fatto che gli operai delle singole fabbriche e miniere le prendono in proprietà (letteralmente: se le appropriano) per gestire separatamente ognuna di esse””. “”Oggi stesso, 5 agosto, mentre scrivo queste righe, – aggiunge Kautsky, – da Mosca si comunica che Lenin, in un discorso del 2 agosto, avrebbe detto: “”Gli operai tengono saldamente le fabbriche nelle loro mani, e i contadini non restituiranno la terra ai grandi proprietari fondiari””. La parola d’ordine: “”La fabbrica agli operai, la terra ai contadini”” è stato sinora una rivendicazione anarco-sindacalistica, non già socialdemocratica””. Abbiamo riferito per esteso questo ragionamento perché gli operai russi, che un tempo – e ben a ragione – stimavano Kautsky, vedano con i loro occhi i metodi di cui si serve questo transfuga passato alla borghesia. Pensate: il 5 agosto, quando ormai esistevano numerosi decreti sulla nazionalizzazione delle fabbriche in Russia, e gli operai non si erano “”appropriata”” nessuna di queste fabbriche, che erano diventate ‘tutte’ proprietà della repubblica, Kautsky, sulla base di un’ interpretazione palesemente truffaldina di una frase del mio discorso, suggerisce ai lettori tedeschi l’ idea che in Russia le fabbriche sarebbero state consegnate ai rispettivi operai! E, dopo di ciò, ripete per decine di pagine, fino alla sazietà, che le fabbriche non devono essere consegnate singolarmente agli operai! Questa non è critica, ma il metodo di un lacché della borghesia, assoldato dai capitalisti per calunniare la rivoluzione operaia””. (pag 319-320)”,”LEND-428″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 29. Marzo – agosto 1919.”,”””E perciò diciamo: chiunque pretenda di essere un democratico o un socialista di qualunque sfumatura e diffonda fra il popolo, in un modo o nell’ altro, direttamente o indirettamente, l’ accusa che i bolscevichi prolungano la guerra civile, guerra dura, guerra dolorosa, mentre avevano promesso la pace, è un fautore della borghesia e noi gli risponderemo e ci leveremo contro di lui, come contro Kolciak: ecco la nostra risposta. Ecco di che si tratta. (…) Affermate che siete contro Kolciak. Prendo i giornali Vsiegdà Vperiod! e Dielo Naroda, prendo tutti i ragionamenti filistei di questo tipo, questi stati d’ animo che sono assai diffusi, che predominano fra gli intellettuali, e dico: ciascuno di voi, che diffonde tra il popolo accuse di questo genere, è un fautore di Kolciak, perché non capisce la differenza elementare, fondamentale, comprensibile a ogni persona istruita, fra la guerra imperialistica, alla quale abbiamo messo fine, e la guerra civile che ci siamo tirati addosso. Non abbiamo mai nascosto al popolo che correvamo questo rischio. Noi stiamo tendendo tutte le forze per battere la borghesia in questa guerra civile e per scalzare alla radice ogni possibilità di oppressione di classe. No, non ci sono state né possono esservi rivoluzioni garantite contro una lotta lunga, dura, e forse piena dei più disperati sacrifici. (…) chi non sa distinguere questi sacrifici dai sacrifici di una guerra di sfruttamento e di rapina, dimostra la più assoluta ignoranza (…). (pag 314)”,”LEND-429″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 30. Settembre 1919 – aprile 1920.”,”Contiene: Economia e politica nell’ epoca della dittatura del proletariato (pag 88-98) Sui compromessi (pag 444) “”Nel XX secolo, nei paesi civili la guerra costringe i governi a smascherarsi da sé. In un giornale francese sono stati pubblicati documenti dell’ ex-imperatore austriaco Carlo, il quale, nel 1916, propose alla Francia di concludere la pace. Ora la sua lettera è stata pubblicata e gli operai si rivolgono al capo dei socialisti, ad Albert Thomas, e domandano: voi allora eravate al governo e al vostro governo offrivano la pace. Che cosa avete fatto allora? Quando si è chiesto questo ad Albert Thomas, egli ha taciuto””. (pag 382) “”Nessuno sa dove e come scoppierà, ma tutti vedono e sanno e dicono che la guerra è inevitabile e che sta nuovamente preparando””. (pag 383)”,”LEND-430″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 31. Aprile – dicembre 1920.”,”””Un anno e mezzo fa volevamo firmare la pace, in base alla quale Denikin e Kolciak avrebbero avuto una gran parte del nostro territorio. Essi hanno rifiutato questa proposta e hanno perduto tutto. Noi abbiamo tracciato giustamente la via della rivoluzione internazionale, ma questa strada non è rettilinea, si muove a zigzag.”” (pag 415, Discorso ai segretari di cellula, 26 novembre 1920)”,”LEND-431″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 32. Dicembre 1920 – agosto 1921.”,”Errori sulla questione sindacale di Trotsky e Bucharin (pag 9 e 57) Ancora sui sindacati. Lenin, 25 gennaio 1921. “”La stessa idea si trova nella sesta tesi di Bucharin e del suo “”gruppo”” o “”frazione””: “”…da una parte essi (i sindacati) sono una scuola di comunismo,… dall’ altra sono, e in misura crescente, parte integrante dell’ apparato economico e dell’ apparato del potere statale in generale…”” (Pravda, 16 gennaio). Ecco, qui sta l’ errore teorico fondamentale del compagno Bucharin: sostituire alla dialettica del marxismo l’ eclettismo (particolarmente diffuso tra gli autori di diversi sistemi filosofici reazionari “”di moda””). Il compagno Bucharin parla di fondamento “”logico””. Tutto il suo ragionamento dimostra che egli, forse inconsciamente, segue il punto di vista della logica formale scolastica, e non quello della logica dialettica o marxista. (…). La logica dialettica esige che si vada oltre. Per conoscere realmente un oggetto bisogna considerare, studiare tutti i suoi aspetti, tutti i suoi legami e le sue “”mediazioni””. Non ci arriveremo mai interamente, ma l’ esigenza di considerare tutti gli aspetti ci metterà in guardia dagli errori e dalla fossilizzazione. Questo in primo luogo. In secondo luogo, la logica dialettica esige che si consideri l’ oggetto nel suo sviluppo, nel suo “”moto proprio”” (come dice talvolta Hegel), nel suo cambiamento. Per quanto riguarda il bicchiere, ciò non è subito chiaro, ma anche un bicchiare non resta immutabile, e in particolare si modifica la sua destinazione, il suo uso, il suo ‘legame’ con il mondo circostante. In terzo luogo, tutta la pratica umana deve entrare nella “”definizione”” completa dell’ oggetto, sia come criterio di verità, sia come determinante pratica del legame dell’ oggetto con ciò che occorre all’ uomo. In quarto luogo, la logica dialettica insegna che “”non esiste verità astratta, la verità è sempre concreta””, come amava dire, dopo Hegel, il defunto Plechanov. (Mi sembra opportuno osservare tra parentesi, per i giovani membri del partito, che ‘non si può’ diventare un comunista cosciente, ‘autentico’ senza aver studiato, proprio ‘studiato’, tutti gli scritti filosofici di Plekhanov perché è quanto c’è di meglio in tutta la letteratura marxista internazionale (1).”” (1) “”A questo proposito non si può non augurarsi in primo luogo che nell’ edizione delle opere di Plekhanov, in corso di pubblicazione, tutti gli articoli filosofici siano riuniti in uno o più volumi a sé con un indice assai particolareggiato, ecc.. Perché questi volumi debbono entrare nella serie dei libri di testo obbligatori del comunismo. In secondo luogo, a mio parere, lo Stato operaio deve esigere che i professori di filosofia conoscano l’ esposizione della filosofia marxista fatta da Plechanov e sappiano trasmetterla ai loro allievi. Ma questo ci allontana già dalla “”propaganda”” e ci porta verso l’ “”amministrazione””. (pag 79-80-81)”,”LEND-432″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 33. Agosto 1921 – marzo 1923.”,”Opera ‘La Nep e i compiti dei centri di educazione politica’. Il nostro errore (pag 48) Ritirata strategica (pag 49) E’ questa l’ ultima battaglia (pag 54) Funzione e compiti dei sindacati nelle condizioni della nuova politica economica. (pag 165-177) Conferenza internazionale dei cooperatori comunisti (pag 365) “”Levi e Serrati sono caratteristici non per se stessi, ma come modello attuale dell’ estrema sinistra della democrazia piccolo-borghese, del “”loro”” campo, del campo dei capitalisti internazionali, opposto al nostro campo. Il “”loro”” campo tutto intero – da Gompers a Serrati – gioisce malignamente, esulta o versa lacrime di coccodrillo a propostio della nostra ritirata, della nostra “”discesa””, della nostra nuova politica economica. Che esultino. Facciano pure le loro capriole pagliaccesche. A ciascuno il suo. Noi non ci lasceremo dominare né dalle illusioni né dallo scoraggiamento. Se noi non temeremo di riconoscere i nostri errori, se non temeremo di affrontare, molte, reiterate fatiche per correggerli, raggiungeremo la cima. La causa del blocco internazionale – che va da Gompers a Serrati – è una causa perduta””. (pag 190, fine febbraio 1922)”,”LEND-433″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 34. Carteggio (novembre 1895 – novembre 1911).”,”Il presente volume è stato curato da R. ANGELOZZI per la traduzione e da E. FUBINI, M.A. MANACORDA, E. ROBOTTI I. SOLFRINI per la revisione redazionale. Trotsky (Balalaikin, Però) Sul malcontento e sulle critiche a compagni nel partito. “”La “”condotta personale”” dei “”funzionari”” o è realmente soltanto personale (è al di fuori della carica che ricoprono, non la riguarda affatto), e in questo caso discuterla in sede di gruppo significa far ‘pettegolezzi’, o è in rapporto con la carica, e allora ogni membro del partito che ha motivo di esserne scontento e insiste perché la cosa sia esaminata ‘formalmente, ufficialmente, deve’ rivolgersi innanzitutto formalmente al CC. Il gruppo di Ginevra del POSDR, permettendo che si “”sollevassero”” nel gruppo stesso questioni circa il malcontento nei confronti dei fiduciari del CC, esaminate ‘formalmente’ prima di darne ‘formale’ comunicazione al CC, ha permesso quindi un’ infrazione alla disciplina e allo statuto del partito. Della differenza cui ho or ora accennato fra ‘pettegolezzo e critica di un funzionario’ (critica ‘doverosa’ per ogni membro del partito, ma in forma aperta e direttamente rivolta alle istanze centrali o al congresso, e non critica subdola, privata o di circolo), di questa differenza, a quanto pare, il gruppo non si rende chiaramente conto. Perciò il rappresentante estero del CC ritiene proprio dovere mettere in guardia tutti i giovani compagni del gruppo. Nell’ ambiente “”coloniale”” dell’ emigrazione si possono sempre trovare persone capaci di lasciarsi contagiare dalla malattia del litigio, del pettegolezzo, delle chiacchiere; (…)””. (pag 253, A Lepescinski, 1905)”,”LEND-434″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 35. Carteggio (febbraio 1912 – dicembre 1922).”,”Il presente volume è stato curato da F. LAGHEZZA per la traduzione e da E. FUBINI, M.A. MANACORDA, E. ROBOTTI, I. SOLFRINI per la revisione redazionale. “”Se non si troveranno i quattrini per ampliare e consolidare la Pravda, questa morirà. Il deficit è ora di 50-60 rubli al giorno. Bisogna aumentare la tiratura, economizzare sulle spese, ampliare il giornale. Duecento numeri hanno retto alla prova: è un record. Esercitare un’ influenza sistematica nello spirito del marxismo su 20-30 mila lettori operai, è un’ opera grandiosa; e sarebbe un maledetto peccato se dovesse venir meno. Stiamo studiando da tutte le parti e in tutti i modi, assieme ai deputati, come tirar fuori la Pravda dalla sua difficile situazione, ma abbiamo paura che senza un appoggio finanziario dall’ esterno non ne verremo a capo. Malinovski, Petrovski e Badaiev vi inviano un cordiale saluto e i migliori auguri. Bravi ragazzi, specialmente il primo. Con questa gente è possibile, altroché se è possibile, edificare il partito operaio, benché le difficoltà siano incredibilmente grandi.”” (pag 38-39, Lettera a Gorki, gennaio 1913)”,”LEND-435″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 36. 1900-1923.”,”A proposito della dialettica. “”Lo sdoppiamento di tutto e la conoscenza dei suoi elementi contradditori (cfr. la citazione di Filone su Eraclito all’ inizio della III parte (Sulla conoscenza) dell’ Eraclito di Lassalle) è l’ ‘essenza’ (una delle “”sostanze””, una delle particolarità e tratti fondamentali, se non la fondamentale) della dialettica. Così appunto pone la questione anche Hegel (Aristotele nella sua ‘metafisica’ si ‘affatica’ continuamente intorno a questo argomento e ‘lotta’ contro Eraclito, cioè contro le idee eraclitee). La giustezza di questo aspetto del contenuto della dialettica deve essere verificata dalla storia della scienza. Di solito non si presta sufficiente attenzione a questo aspetto della dialettica (per esempio Plechanov): l’ identità dei contrari è considerata come una somma di ‘esempi’ (“”per esempio, il grano””; “”per esempio, il comunismo primitivo””. Lo stesso fa Engels. Ma lo fa “”a scopo divulgativo””…), e non come ‘legge della conoscenza’ (e legge del mondo oggettivo). (…)””. (pag 260, Lenin, 1915) “”La conoscenza dell’ uomo non è (resp. non segue) una linea retta, ma una linea curva, che si avvicina indefinitamente a una serie di circoli, alla spirale. Qualsiasi segmento, frammento, pezzetto di questa linea curva può essere trasformato (unilateralmente trasformato) in una linea retta completa indipendente, che (se al di là degli alberi non si vede la foresta) conduce allora nella palude, nell’ oscurantismo clericale (dove la ‘trattiene’ l’ interesse di classe delle classi dominanti)””. (pag 263) Problema del partito tra gli studenti democratici (pag 139) La classe operaia e la sua rappresentanza “”parlamentare””. (pag 145) La socialdemocrazia tedesca e gli armamenti (pag 166) Discorso sul passaggio attraverso la Germania (pag 315) Premessa all’ articolo di G. Zinoviev “”Sugli effettivi del nostro partito) (pag 540) Sulla rivolta di Kronstadt. (pag 390) Note sulla storia del PCR (pag 399)”,”LEND-436″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 37. Lettere ai familiari, 1893-1922.”,”””(…) Chiederò ad Aniuta di rispedirlo al più presto allo scrittore, insieme con l’ acclusa recensione del libro di Gvozdev. Si tratta di un libro che mi è stato inviato dalla scrittore “”da recensire””, e perciò non ho ritenuto opportuno rifiutarmi. Ma non è stato certo un lavoro molto gradevole. Il libro non mi è piaciuto: niente di nuovo, luoghi comuni, un linguaggio a tratti impossibile (“”trascuratezza nelle occupazioni agricole”” e via dicendo). Nello stesso tempo, si tratta di uno che la pensa come noi, di un avversario del populismo e, soprattutto, di un collaboratore del ‘Nacialo’. Per quanto questo spirito “”di Samara”” mi piaccia ben poco, ho deciso di dominarmi e di inzeppare per quattro quinti la recensione con osservazioni dirette contro i populisti e per un quinto con osservazioni dirette contro Gvozdev. Non so davvero se questo andrà a genio alla redazione; non so in quali rapporti si trovi con i “”samaresi””.”” (pag 171, Lenin a M.A. Ulianova, 3, II, 1899)”,”LEND-437″
“LENIN V.I., a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere complete. 38. Quaderni filosofici.”,”Avvertenza. “”(…) La maggior parte di questi materiali è stata pubblicata in Unione sovietica, per la prima volta, nei tomi IX (1929) e XII (1930) del Leninskij sbornik (Miscellanea di Lenin); è stata quindi riunita in volume, nel 1933, col titolo di ‘Filosofskie tetradi’, e ristampata quattro volte sino al 1947. Nel 1958 i Quaderni filosofici, integrati con nuovi documenti, sono stati inseriti per la prima volta nelle Opere dei Lenin (IV edizione, vol 38). La raccolta è stata ulteriormente arricchita, con i brani annotati dei libri di Dietzgen e di Steklov, ed è apparsa, nel 1963, nel v. 29 della quinta edizione delle Opere. A questa raccolta, che è la più completa sinora pubblicata, ci si è attenuti nella presente edizione italiana””. (pag 5) Scienza della logica. Dialettica. “”Non la nuda negazione, non la negazione irriflessa, non la negazione scettica, l’ esitazione, il dubbio sono caratteristici ed essenziali nella dialettica, – la quale contiene indubbiamente in sé l’ elemento della negazione e, per giunta, come suo elemento più importante, – ma la negazione come momento della connessione, come momento di sviluppo, con la conservazione del positivo, cioè senza alcuna esitazione, senza alcun eclettismo””. “”La dialettica consiste, in generale, nella negazione della prima proposizione, nella sua sostituzione con la seconda (nel trapasso della prima nella seconda, nell’ indicazione del nesso tra la prima e la seconda ecc.). La seconda può essere presa come predicato della prima: “”per esempio, il finito è l’ infinito, l’ uno è molteplice, l’ individuale è universale”” (341)…”” (pag 210)”,”LEND-438″
“LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Opere complete. 39. Quaderni sull’ imperialismo.”,”””Dei 21 quaderni citati, venti furono pubblicati per la prima volta nell’ Unione Sovietica tra il 1933 e il 1938 nei volumi XXII, XXVII-XXXI del Leninski Sbornik (la Miscellanea di Lenin). Il quaderno ‘…’ (segno grafico delta, ndr), ritrovato più tardi, fu pubblicato per la prima volta nel 1938, nel n. 9 della rivista Proletarskaia Revoliutsia. Tutti questi materiali furono raccolti in volume nel 1939, con il titolo appunto di Quaderni sull’ imperialismo. I primi 15 quaderni conservavano naturalmente l’ ordine dato loro da Lenin. Gli altri 6 quaderni, non numerati da Lenin, erano collocai dopo i primi quindici in ordine cronologico, così come gli appunti del 1912-16, legati per il contenuto ai Quaderni, che erano apparsi nei volumi XXIX e XXX del Leninski Sbornik””. (pag VI) “”La piccola borghesia guadagna in ogni modo dalle guarnigioni. E’ una delle ragioni della popolarità del militarismo!”” (pag 173) Importanza economica dell’ apparato militare tedesco (pag 172) Jaeger, La persia e la questione persiana (pag 701)”,”LEND-439″
“LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Opere complete. 40. Quaderni sulla questione agraria.”,”L’ economia capitalistica in Europa e negli Stati Uniti. “”La cosa più interessante nella statistica americana è la combinazione (sia pure non realizzata fino in fondo) dei ‘tre’ raggruppamenti: per superficie, per reddito e per fonte principale del reddito. Il confronto del raggruppamento ‘per superficie’ con quello per reddito (p. 10 e 9 degli estratti) dimostra chiaramente la superiorità del ‘secondo’. (pag 411) (‘ ‘ in corsivo nel testo)”,”LEND-440″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 41. 1896- ottobre 1917.”,”Piano di lezioni sul marxismo. (pag 277) “”L’ Italia si fa insolente nella sua politica di saccheggio delle terre turche””. (pag 323) “”La crisi balcanica è uno degli anelli di quella catena di eventi che dall’ inizio del secolo XX sta conducendo dappertutto a un inasprimento delle contraddizioni di classe e dei contrasti internazionali, alle guerre e alle rivoluzioni. La guerra russo-giapponese, la rivoluzione in Russia, una serie di rivoluzioni in Asia, l’ acuirsi della rivalità e dell’ inimicizia tra gli Stati europei, la minaccia alla pace per la questione del Marocco, la predatoria campagna dell’ Italia contro Tripoli, ecco che cosa ha preparato la crisi odierna””. (pag 323) La lotta dei partiti in Cina. (pag 345) Aggiungere SUN YAT-SEN”,”LEND-441″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 42. Ottobre 1917 – marzo 1923.”,”Sullo stipendio degli specialisti (112) Plechanov su terrore (pag 20) Riorganizzazione ispezione operaia e contadina (pag 470) appendice Testamento di Engels (pag 457) “”Avrei preferito, invece di una breve prefazione, fare un’ analisi particolareggiata di qualche opera di J. Ramsay MacDonald che, per quanto ne so, appartiene al novero degli autori inglesi più influenti e più letti della stessa tendenza sostanzialmente “”kautskiana””. Purtroppo non ho potuto ricevere il libro di J. Ramsay MacDonald ‘Parliament and Revolution’ che contiene capitoletti sulla “”democrazia sovietica”” e sul “”sistema elettorale sovietico””, ma dell’ articolo dello stesso autore Socialist Review Outlook, pubblicato nella rivista diretta da MacDonald, The Socialist Review, october-december, 1919, risulta con assoluta chiarezza il punto di vista “”kautskiano”” dell’ autore. MacDonald non è un marxista, e l’ opportunismo verniciato di marxismo che costituisce la particolarità di Kautsky, non è tipico per l’ Inghilterra.”” (pag 162)”,”LEND-442″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 43. Dicembre 1893 – ottobre 1917.”,”Sono qui raccolti appunti lettere telegrammi scritti da Lenin nel periodo sopra indicato e non apparsi nei volumi 34 35 e 36 della presente edizione dei quali costituiscono una sostanziale integrazione. Lettera a K. Kautsky del 29.6.1903 “”Egregio compagno, vi allego una copia della traduzione russa del vostro opuscolo (Die sociale Revolution). Ho aggiunto ‘soltanto una’ nota alle pagine 129-130, in cui sulla base dei dati della statistica industriale russa ho mostrato quanto potrebbe risparmiare anche la Russia organizzando aziende più grandi (di cento e più operai) che lavorino con due o tre turni, e chiudendo le piccole. L’ opuscolo nella traduzione russa è stato pubblicato in cinquemila copie. I miei migliori saluti. Lenin.”” (pag 83-84) Molte lettere a Huysmans, I. Armand Kamenev e Karpinski, Zinoviev”,”LEND-443″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 44. Ottobre 1917 – novembre 1920.”,”Sono qui raccolti appunti lettere telegrammi scritti da Lenin nel periodo sopra indicato e non apparsi nei rispettivi volumi della quarta edizione russa dello Opere Complete. “”Compagno Dzerginski, vi presento una richiesta. Vi prego di ricercare immancabilmente il colpevole delle lungaggini burocratiche (nessuna risposta dal 3 al 20 dicembre!! e il decreto è del 21 novembre!!!) e di denunciarlo al tribunale. Non si può lasciare impunita una simile mostruosità. E’ evidente che negli uffici ci sono dei sabotatori. (…)”” (pag 144-145, 21 dicembre 1918) Telegramma a Sapronov T.V. “”La situazione dei trasporti è qui talmente pesante che sono necessari sforzi eroici tanto per ottenere il carbone quanto per intensificare ulteriormente la riparazione delle locomotive. Concentrate in questo lavoro le forze migliori, controllate personalmente, fissate premi in grano per ogni locomotiva riparata, ricostruite le migliori officine, stabilite due e tre turni. Telegrafate esecuzione.”” (Lenin, 26 dicembre 1919) (pag 299) Tukhacevski. (pag 385)”,”LEND-444″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. 45. Novembre 1920 – marzo 1923.”,”””Considero assolutamente giusta la vostra decisione di incaricare il commissario del popolo agli approvvigionamenti di organizzare un particolare negozio (deposito) per la vendita di prodotti alimentari (e di altre cose) agli stranieri e ai compagni dell’ Internazionale comunista venuti a Mosca. Propongo di fare approvare la decisione dal Consiglio del lavoro e della difesa e di sollecitare con tutte le forze. Il negozio dev’essere organizzato con criteri rigorosamente commerciali e con direzione personale. Potranno fare acquisti in questo negozio soltanto i forestieri venuti dall’ estero, muniti di apposite carte d’ identità, e soltanto con tessere personali. Incarico Smolianinov di seguire particolarmente la cosa.”” (pag 201, Fonogramma di Lenin a Rykov, 22 luglio 1921) Sono qui raccolti appunti lettere telegrammi scritti da Lenin nel periodo sopra indicato e non apparsi nei rispettivi volumi della quarta edizione russa dello Opere Complete. Caso Rozkov e quadri all’ internazionale comunista Lettera a Stalin (8 dicembre 1922) (pag 614) Lettera a Koenen Thalheimer Frolich. (pag 163) Lettera questione di politica finanziaria. (pag 553) Lettera a Lazzari. (pag 616) Lettera a Smolianinov. (pag 260)”,”LEND-445″
“LENIN V.I.”,”Que faire?”,”‘La lutte de parti donne des forces et de la vitalité au Parti, la meilleure preuve de faiblesse d’un parti, c’est sa position diffuse et l’ effacement des frontières nettement tracées; le Parti se renforce en s’épurant….””. (Estratto di una lettere di Lassalle a Marx, 24 giugno 1852) “”Non sono semplicemente i rivoluzionari che, in generale, sono in ritardo sullo slancio spontaneo delle masse; anche gli operai rivoluzionari ritardano sullo slancio spontaneo delle masse operaie. E questo fatto conferma con ogni evidenza, anche da punto di vista “”pratico””, non solo l’ assurdità, ma anche il carattere politico reazionario della “”pedagogia”” che ci è sovente servita a proposito dei nostri doveri verso gli operai. Attesta che nostro obbligo primario e imperioso è di contribuire a formare dei rivoluzioari operai che, in rapporto all’ attività nel Partito, siano allo stesso livello dei rivoluzionari intellettuali. (Sottolineamo: in rapporto dell’ attività nel Partito, perché, da altri punti di vista, raggiungere questo livello è, per gli operai, cosa molto meno facile e molto meno urgente, benché necessaria).”” (pag 191)”,”LEND-446″
“LENIN V.I. ZINOVIEV G.”,”Socialism and war.”,”Ristampato da ‘The Imperialist War’ di V.I. Lenin. Esempio di fraternizzazione nelle trincee. “”I giornali borghesi di tutti i paesi belligeranti hanno riportato esempi di fraternizzazione tra i soldati delle nazioni belligeranti, perfino nelle trincee. Il fatto che le autorità militari della Germania ed Inghilterra hanno impartito severi ordini contro qualsiasi fraternizzazione prova che il governo e la borghesia considera ciò di seria importanza””. Gli AA proseguono dicendo che se ciò si è verificato in una fase di influenza dell’ opportunismo nei partiti socialdemocratici europei, figuriamoci cosa potrebbe diventare il fenomeno delle fraternizzazioni se la direzione del movimento fosse affidata al movimento rivoluzionario internazionale, almeno dai socialisti di sinistra europeo. (pag 23)”,”LEND-447″
“LENIN V.I.”,”Materialismo y empirio-criticismo.”,”””Non si hanno sensazioni (umane) senza uomo. (…) “”Il mondo fisico esisteva prima che potesse comparire quello psichico come il prodotto supremo della forma suprema della materia organica””. “”Ovvero: 1. Il mondo fisico esiste indipendentemente dalla coscienza dell’ uomo ed esisteva molto prima dell’ uomo, prima di tutta “”l’ esperienza umana””; 2. (Il mondo, nrd) psichico, la coscienza, ecc., è il prodotto supremo della materia (ovvero, di quello fisico), è una funzione di quel frammento particolarmente complesso della materia che si chiama cervello umano””. (pag 249-250) (pag 249, Lenin, critica la ‘scala’ di Bogdanov)”,”LEND-448″
“LENIN V.I. (LENINE N.) ZINOVIEV G.”,”Contre le courant. Tome premier, 1914-1915.”,”””La maggior parte degli articoli qui riuniti sono stati già pubblicati nel Socialdemocratico (Sozialdemokrat) organo centrale del partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico) che apparve in Svizzera dalla fine del 1914 fino all’ inizio del 1917. Uno solo di questi articoli, uno dei più considerevoli, è attitno dalla rivista Le Communiste, che non ebbe che un solo numero, nel 1916, sempre in Svizzera””. (Lenin, pag 5) “”Beninteso, esistono delle possibilità di accordi ‘temporanei’ tra capitalisti e tra potenze. E’ in questo senso che si possono concepire degli Stati Uniti d’ Europa, come una convenzione tra capitalisti europei, ma… una convenzione incentrata su che? Unicamente su una politica comune per spezzare il socialismo in Europa, per conservare le colonie di cui si sono impadroniti attraverso il brigantaggio contro le imprese del Giappone e dell’ America (…). Sulla base dell’ economia attuale, ovvero in regime capitalistico, gli Stati Uniti d’ Europa non saranno che un’ organizzazione della reazione per ritardare il troppo rapido progresso dell’ America. L’ epoca o la causa della democrazia e quella del socialismo legate solo alle sorti dell’ Europa, è definitivamente tramontata. Gli Stati Uniti del mondo ( e non solamente d’ Europa): ecco la formula statale dell’ unione e della libertà delle nazioni che noi colleghiamo al socialismo, fino al giorno in cui la completa vittoria del comunismo porterà la definitva sparizione di ogni Stato, anche puramente democratico””. (pag 139, Sulla parola d’ ordine degli Stati Uniti d’ Europa, Lenin, 1915)”,”ZIND-028″
“LENIN V.I.”,”Sur l’ Etat socialiste.”,”Carattere democratico e socialista del potere sovietico (1918). “” (…) I soviets concentrano nelle loro mani non solo il potere legislativo e il controllo dell’ applicazione delle leggi, ma pure la messa in opera diretta delle leggi da parte dei membri dei Soviets, allo scopo di assicurare la consegna progressiva delle funzioni legislative e dell’ amministrazione dello Stato a tutta la popolazione lavoratrice.”” (pag 89) “”(…) ogni legittimazione diretta o indiretta della proprietà degli operai di una fabbrica o di una professione sulla loro propria produzione, o del loro diritto di restringere o frenare le disposizioni delle autorità centrali, è una deformazione molto grave dei principi del potere sovietico e un abbandono totale del socialismo””. (pag 89)”,”LEND-449″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”L’ Etat et la revolution. La doctrine marxiste de l’ Etat et le taches du proletariat dans la revolution.”,”Rivoluzione violenta (pag 18) Engels contro l’ opportunismo. “”Formulando la sua tesi famosa: “”lo Stato si estingue””, Engels spiega concretamente che essa è diretta sia contro gli opportunisti che contro gli anarchici. E ciò che viene in primo luogo letto in Engels, è la conclusione, tirata dalla sua tesi sull’ “”estinzione dello Stato””, che dirige contro gli opportunisti. Si può scommettere che su 10 mila persone che hanno letto qualche cosa a proposito dell’ “”estinzione”” dello Stato o ne hanno sentito parlare, 9990 ignorano assolutamente o non si ricordano più che le conclusioni di questa tesi, Engels non le dirigeva unicamente contro gli anarchici. E, su le altre dieci persone, nove a colpo sicuro non sanno cosè lo “”Stato popolare libero”” e perché, attaccandosi a questa parola d’ ordine, ci si attacca anche agli opportunisti””. (pag 22) “”Lo “”Stato popolare libero”” era una rivendicazione iscritta nel programma dei socialdemocratici tedeschi degli anni 70 e che era diventato presso di loro una formula corrente. Questa parola d’ ordine, sprovvista completamente del suo contenuto politico, non contiene che una traduzione piccolo-borghese o enfatica del concetto di democrazia”” (pag 22)”,”LEND-454″
“LENIN V.I.”,”Sulla religione.”,”Morale religiosa e morale comunista (pag 58) “”Ma esiste una morale comunista? Senza dubbio. Ci s’ immagina spesso che noi non abbiamo una morale nostra propria , e la borghesia ci rimprovera sovente, noi comunisti, di ripudiare ogni morale. E’ un modo come un altro di falsificare le idee, di gettar polvere negli occhi agli operai e contadini. In che senso, ripudiamo la morale? Nel senso della morale predicata dalla borghesia che la deduce dai comandamenti di dio. Naturalmente, noi diciamo che non crediamo in dio, che sappiamo benissimo che il clero, i proprietari fondiari, la borghesia invocano la divinità per difendere i loro interessi di sfruttatori. (…) Noi diciamo che la nostra morale è completamente subordinata agli interessi della lotta di classe del proletariato. La nostra morale discende dagli interessi della lotta di classe del proletariato.”” (pag 58-59)”,”LEND-456″
“LENIN V.I.”,”El imperialismo fase superior del capitalismo.”,”ARBASINO critico del costume dell’ Italia contemporanea (v. opere ISC) (radio) “”La prospettiva della distribuzione della Cina suscita in Hobson il seguente giudizio economico: “”La maggior parte dell’ Europa Occidentale potrà acquisire allora l’ aspetto e il carattere che hanno attualmente certe parti di questi paesi nel Sud dell’ Inghilterra,nella Riviera e nei luoghi dell’ Italia e della Svizzera più frequentati dai turisti e che sono residenza di gente ricca, ovvero: un pugno di ricchi aristocratici che percepiscono dividendi e pensioni dal Lontano Oriente, con un gruppo anche più considerevole di impiegati professionali e di commercianti e un numero maggiore di servitori e di operai occupati nel trasporto e nell’ industria dedicata all’ ultima fase di preparazione degli articoli di facile lavorazione. In cambio, i rami principali dell’ industria spariranno, e i prodotti alimentari di grande consumo e gli articoli semi-manifatturieri correnti affluiranno, come un tributo, dall’ Asia e dall’ Africa.”””” (pag 116) (controllare su testo italiano)”,”LEND-457″
“LENIN V.I.”,”Cartas sobre táctica.”,”Lettera ai comunisti tedeschi. Levi e la scissione dal KPD della sinistra KAPD e della destra (Paul Levi con la sua rivista ‘Unser Weg’). “”(…) Non perdere la serenità e la fermezza; correggere sistematicamente gli errori del passato; conquistare con costanza la maggioranza tra le masse operaie dentro e fuori dei sindacati; formare pazientemente un partito comunista vigoroso e intelligente, capace di dirigere veramente le masse in qualsiasi cambiamento di situazione; elaborare una strategia che sia al livello della migliore strategia internazionale della borghesia più avanzata e “”istruita”” (per l’ esperienza secolare, in generale, e per l’ esperienza “”russa””, in particolare), questo è ciò che deve fare e ciò che farà il proletariato tedesco, ciò che ci garantirà la vittoria””. (pag 63-64, Lenin, 1921)”,”LEND-458″
“LENIN V.I.”,”Acerca de la emulacion socialista.”,”””Quando sulla scena storica entra una classe nuova come capo e dirigente della società, da una parte si ha sempre un periodo di grandi “”shocks””, sconvolgimenti, lotte e tempeste, e, dall’ altra a volte capita un periodo di titubanze, esperimenti, oscillazioni e dubbi rispetto alla nascita di nuovi metodi corrispondenti alla nuova situazione obiettiva… Si richiedono, a questo scopo, molti mesi e anni, e non settimane, affinché la nuova classe sociale, fino ad allora oppressa e schiacciata dalla miseria e dalla ignoranza, possa familiarizzarsi con la nuova situazione, orientarsi, organizzare il suo lavoro ed esprimere i suoi organizzatori””. (pag 25)”,”LEND-459″
“LENIN V.I.”,”Acerca del imperialismo norteamericano.”,”Contesa tra quattro grandi potenze: Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Germania. “”La guerra ha determinato due contraddizioni principali, che a loro volta hanno determinato la situazione internazionale della Repubblica Sovietica Socialista in questo momento. La prima di esse è la lotta, che è giunta al grado estremo di accanimento tra la Germania e l’ Inghilterra, sul fronte occidentale. (…) La seconda contraddizione che determina la situazione internazionale della Russia, è la rivalità tra il Giappone e il Nordamerica. Lo sviluppo ecoomico di questi paesi nel corso di vari decenni ha accumulato una grande quantità di materiale infiammabile, che genera inevitabilmente una contesa disperata di queste potenze per il dominio nell’ oceano Pacifico e nel suo litorale.”” (pag 60-61, 1918)”,”LEND-460″
“LENIN V.I.”,”Acerca de las guerras justas i injustas.”,”Risposta a K. Kievski (G. Piatakov) “”La guerra – come tutte le crisi nella vita dell’ uomo o nella storia dei popoli – stordisce e sconvolge alcuni, tempra e istruisce altri. (…) Una di queste forme di confusione o oppressione del pensiero umano per la guerra è il disprezzo della democrazia da parte dell’ “”economismo imperialista””.”” (pag 68, Risposta a P. Kievski (G. Piatakov)) (Nota: economicismo imperialista, tendenza opportuinstica nella socialdemocrazia internazionale manifestata durante la prima guerra mondiale. Gli economicisti imperialisti si pronunciarono contro l’ autodeterminazione delle nazioni, contro la lotta per le riforme e le trasformazioni democratiche…(pag 197) [‘La guerra – come tutte le crisi nella vita dell’uomo o nella storia dei popoli – abbatte e spezza alcuni, tempra e istruisce altri. Questa verità si sta facendo luce anche nel campo del pensiero socialdemocratico sulla guerra e sulle sue circostanze. Una cosa è riflettere a fondo sulle cause e sul significato della guerra imperialistica, nel quadro di un capitalismo molto progredito, sugli obiettivi della tattica socialdemocratica in relazione alla guerra, sulle cause della crisi della socialdemocrazia, ecc. Un’altra cosa è lasciare che la guerra ‘annienti’ la nostra stessa facoltà di pensare, smettere di ragionare e analizzare, ‘sotto il peso’ delle terribili impressioni e delle dolorose conseguenze o peculiarità della guerra. Una di queste forme di ‘avvilimento o annientamento’ dell’umana capacità di pensare ad opera della guerra è l’atteggiamento di disprezzo che l'””economismo imperialistico”” assume nei confronti della ‘democrazia’. (…) La difesa della patria è una menzogna in una guerra imperialistica, ma non lo è affatto in una guerra democratica e rivoluzionaria. I discorsi sui “”diritti”” sembrano ridicoli in tempo di guerra, perché ‘ogni’ guerra sostituisce al diritto la violenza aperta e immediata; ma non bisogna tuttavia dimenticare che nella storia ci sono state (e senza dubbio ci saranno ancora, dovranno esserci in avvenire) delle guerre (democratiche e rivoluzionarie) che, pur sostituendo, nel loro corso, la violenza ad ogni “”diritto”” e ad ogni democrazia, ‘hanno’ però ‘giovato’, per il loro contenuto sociale e per le loro conseguenze, alla causa della democrazia, e, ‘quindi’ del socialismo. (…)’ [Lenin, Risposta a P. Kievski (Iu. Piatakov), scritta nell’agosto-settembre 1916, pubblicata per la prima volta nel 1929]”,”LEND-461″
“LENIN V.I.”,”Un paso adelante, dos pasos atràs. (Una crisis en nuestro partido)”,”””In connessione inseparabile con il girondinismo e l’ anarchismo feudale si ha un’ ultima particolarità caratteristica della posizione della nuova “”Iskra”” sulle questioni di organizzazione: la difesa dell’ autonomismo contro il centralismo. Questo è precisamente il significato dei principi che sottendono (ammesso che ne abbiano) i clamori contro il burocratismo e l’ autocrazia (…)””. (pag 105) Nota Il termine anarchia feudale (per es: articolo di Luciano Atticciati “”Verso la fine del IX secolo l’Europa entrò in un periodo che molti storici definiscono di anarchia feudale. La dissoluzione dello stato fu un fenomeno lento. Con la fine dello stato romano (o romano bizantino) scomparì l’istruzione laica, e tutta la cultura si concentrò nel mondo ecclesiastico. La figura di maggiore rilievo dal punto di vista della filosofia politica, fu quella di S. Agostino. Nel Civitate Dei, il filosofo aveva radicalmente separato il mondo materiale, considerato fonte di ogni male, da quello divino. Autori successivi, come San Bernardo di Chiaravalle, importante pensatore del movimento monastico cistercense, avevano ulteriormente forzato tale visione, arrivando alla svalutazione della ragione di fronte alla fede. Tale modo di vedere aveva avuto notevoli conseguenze. La Chiesa acquisì un potere morale fortissimo, divenne in pratica l’istituzione in grado di fornire legittimità ai capi politici, qualcosa di simile potremmo dire a quello che avviene oggi in certi paesi mussulmani. Già dai tempi di Costantino si era verificato una certa commistione fra potere civile e quello spirituale, nel periodo successivo molti vescovi divennero anche funzionari dello stato e consiglieri del re. La grande abbondanza di ricchezze e di proprietà terriere della Chiesa, aveva ulteriormente rafforzato tale tendenza, e il suo peso sulla scena politica. Contemporaneamente alla crescita del potere religioso, si assistette all’indebolimento del potere politico. L’impoverimento generale della società nonché lo stato d’abbandono delle vie di comunicazione resero sempre più difficile il controllo del potere centrale sulla periferia. I tre regni romano barbarici (Visigoti in Spagna, Franchi in Francia, e Ostrogoti in Italia) mantennero le istituzioni romane antiche e riconobbero almeno formalmente il potere dell’imperatore bizantino, ma non poterono esercitare un adeguato controllo sui conti che amministravano le province (il territorio della civitas), mentre i grandi proprietari terrieri acquisirono di fatto sempre maggiori poteri. La piccola proprietà scomparve, sia a causa della pressione fiscale, sia per il bisogno di protezione, mentre il mondo urbano, con le sue attività e la sua mobilità cessò di esistere. Il potere del re era in linea teorica notevole, ma non disponendo più nel periodo successivo a quello merovingio di un gettito fiscale, non poté mantenere un forte esercito e fu costretto a concordare tutte le decisioni del regno con i “grandi”. I conti non più retribuiti dallo stato, ottennero un gran numero di proprietà terriere per i loro servigi, si radicarono pertanto nel territorio che amministravano, e fatto ancora più rilevante nel periodo di Carlo il Calvo, l’ultimo dei sovrani carolingi di una certa importanza, il loro titolo divenne ereditario, e pertanto non più controllabile dall’alto. Con la dissoluzione dello stato si verificò nel X secolo il fenomeno dell’incastellamento. Tutte le famiglie “potenti” si crearono delle residenze fortificate entro le quali erano praticamente intoccabili. In tal modo sparì il potere pubblico, l’attività legislativa (sostituita da singoli atti amministrativi), e lo stesso diritto. Il potere reale passò nelle mani delle grandi famiglie proprietarie di terre, che disponevano di eserciti privati e legate fra di loro da vincoli feudali. Già nel VI secolo si era diffuso il rapporto di raccomandazione e l’immunità che aveva reso alcuni territori autonomi, nel periodo successivo i feudi, che erano semplici concessioni temporanee divennero definitive ed ereditarie. Non esistendo un catasto ed un’anagrafe, il periodo in questione divenne un periodo di incertezza e di precarietà, con numerose guerre a carattere locale. Altro elemento che contribuì alla formazione di una potente aristocrazia, fu quello militare. Nel periodo successivo a quello dello stato romano gli eserciti avevano perso la capacità di combattere in formazione compatte, e tale situazione rese la cavalleria formata da nobili, gli unici che potevano permettersi un cavallo e un’armatura, un arma estremamente potente. Il periodo di anarchia feudale coincise anche con quello delle nuove incursioni barbariche (normanni, ungari, saraceni) nonché con quello della decadenza morale di quello che era considerato il capo della Chiesa, il vescovo di Roma. Per lungo tempo il vescovo di Roma, come gli altri vescovi, era nominato dall’imperatore, o quanto meno la sua nomina veniva concordata fra clero locale e il potere centrale. Nel periodo successivo a quello di Carlo Magno, le famiglie nobili romane si disputarono il titolo, e la Chiesa decadde ai livelli più bassi. Tale situazione favorì il nascere di movimenti di riforma come quello dei cluniacensi e dei cistercensi, nonché i successivi movimenti eretici. Il decadimento morale della Chiesa in linea generale contribuì al successivo affrancamento del potere politico da quello ecclesiastico. Il Sacro Romano Impero creato da Carlo Magno presentava una caratteristica che contribuì alla sua decadenza, la mancanza di una capitale, e quindi di una organizzazione burocratica stabile, e di una regolare successione imperiale. Nell’843 l’impero venne diviso in tre parti, sulle quali prevalse quella tedesca, che pur essendo più arretrata dal punto di vista economico, si presentava meno frammentata, ed in parte rimaneva allo stato tribale. All’interno del regno di Germania prevalsero i duchi di Sassonia e successivamente quelli di Franconia esclusivamente per ragioni militari. Il nuovo impero fece ancora più affidamento del precedente sul potere dei vescovi, e comunque dovette ampliare le concessioni di autonomia della nobiltà. Il periodo di anarchia feudale iniziò a essere superato intorno al 1100 ad opera di due monarchie normanne francesizzate, quella inglese fondata da Guglielmo il Conquistatore, e quella di Sicilia (Ruggero II), il paese economicamente più sviluppato d’Europa. Le due nuove monarchie ripristinirano un’efficiente amministrazione periferica. Contemporaneamente il sorgere in Italia di università non controllate dalla Chiesa contribuì alla idea di uno stato autonomo dal potere religioso. All’inizio del secolo successivo Filippo Augusto in Francia diede vita ad una solida monarchia, l’evoluzione fu lenta e si potrà considerare conclusa non prima della fine del Quattrocento.”” (fonte internet)”,”LEND-462″
“LENIN V.I.”,”Materialismo y empiriocriticismo.”,” “”La questione veramente importante della teoria della conoscenza, che divide le strade filosofiche non consiste nel sapere qual è il grado di precisione che hanno realizzato le nostre descrizioni delle connessioni causali, né se tali descrizioni possano essere espresse in una formula matematica precisa, ma sapere se l’ origine della nostra conoscenza di queste connessioni è compresa nelle leggi oggettive della nautra o nelle proprietà della nostra mente, nella capacità inerente ad essa di conoscere certe verità aprioristiche, ecc. Questo è ciò che separa per sempre i materialisti Feuerbach, Marx ed Engels, dagli agnostici (…) Avenarius e Mach.”” (pag 169) (…) (humistas)”,”LEND-463″
“LENIN V.I.”,”El socialismo utópico y el socialismo científico.”,” Marx e Darwin. “”Il Capitale ha avuto un effetto così grande precisamente perché questo libro di un “”economista tedesco”” ha mostrato al lettore tutta la formazione sociale capitalista come organismo vivente: con i suoi diversi aspetti della vita quotidiana, con la manifestazione sociale effettiva dell’ antagonismo di classe propria di tali rapporti di produzione, con la sua sovrastruttura politica borghese che protegge la dominazione della classe dei capitalisti, con le sue idee borghesi di libertà, eguaglianza, ecc., con i suoi rapporti familiari borghesi. Si capisce adesso che la comparazione con Darwin è completamente esatta: il Capitale non è altro che “”alcune idee generalizzatrici, strettamente legate tra loro, che fanno da corona a tutto un Monte Bianco di fatti concreti””.”” (pag 15, Lenin, Che cosa sono gli amici del popolo…)”,”LEND-464″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo I. 1894-1901. Quiénes son los “”amigos del pueblo”” y cómo luchan contra los socialdemócratas. Federico Engels. Contribución a la caracterización del romanticismo económico. Las tareas de los socialdemócratas rusos. A qué herencia renunciamos?”,”””Dopo il movimento del 1849-1849, Marx ed Engels, nell’ esilio, non si dedicarono solo al lavoro scientifico. Marx fondò nel 1864 la Associazione Internazionale dei Lavoratori, che diresse per un decennio. Pure Engels partecipò intensamente alle sue attività. Il lavoro dell’ Associazione Internazionale, che, in accordo con le idee di Marx, univa i proletari di tutti i paesi, ebbe grandi importanza per lo sviluppo del movimento operaio””. (pag 225-226)”,”LEND-465″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo II. 1902-1905. Qué hacer? A los pobres del campo. Un paso adelante, dos pasos atrás. El proletadiado y el campesinado. Ejército revolucionario y gobierno revolucionario.”,”””Adesso nessun socialdemocratico russo può porre in dubbio che la rottura definitiva della tendenza rivoluzionaria con la opportunista non si sia originata per questioni “”di organizzazione””, se non precisamente per il desiderio degli opportunisti di rafforzare la fisionomia propria dell’ opportunismo e di continuare ad affuscare le menti con le disquisizioni dei Krichevski e dei Martinov””. (pag 187) Marx e il reparto dei neri d’ America. (pag 434) Levin-Egorov (nato nel 1873) socialdemocratico russo, uno dei dirigenti del gruppo Yuzhni Rabochi, al II Congresso del POSDR tenne una posizione centrista e dopo il congresso aderì ai menscevichi.”,”LEND-466″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo III. 1905-1912. Dos tácticas de la socialdemocracia en la revolución democrática. Marxismo y revisionismo. Material inflamable en la política mundial. Las enseñanzas de la revolución.”,”Prefazione a traduzione russa del libro di corrispondenze di J.F. BECKER J. DIETZGEN F. ENGELS, C. MARX e altri con F.A. SORGE e altri (pag 256) “”Riguardo al problema della condotta che si deve seguire in caso di dichiarazione di guerra, la maggioranza dei socialdemocratici tedeschi, con Bebel e Vollmar in testa, mantengono con ostinazione la posizione secondo cui i socialdemocratici devono difendere la propria patria di fronte all’ aggressione, per cui sono obbligati a prendervi parte in una guerra “”difensiva””. Questa tesi conduce Vollmar a dichiarare a Stuttgart che “”tutto l’ amore verso l’ umanità non può impedirci di essere buoni tedeschi”” e al discusso deputato socialdemocratico Noske di proclamare nel Reichstag che, in caso di guerra contro la Germania, “”i socialdemocratici non si distingueranno dai partiti borghesi e si porranno il fucile in spalla””. A Noske non gli è bastato più che un altro passo per dire: “”Diciamo che la Germania è armata tutto il possibile””.”” (pag 333, Lenin 1908, “”Il militarismo bellicoso e la tattica antimilitarista della socialdemocrazia””)”,”LEND-467″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo IV. 1908-1915. Materialismo y empiriocriticismo. En torno a la dialéctica.”,”Intorno alla dialettica (frammento, originale sintesi dei lavori di filosofia di Lenin nel 1914-1915). Lenin analizza in esso la legge dialettica dell’ unità degli opposti, le concezioni metafisica e dialettica dello sviluppo e le categorie dell’ assoluto, del relativo, dell’ astratto e del concreto, del generale e del particolare e del singolare, il logico e lo storico, e così via, scopre il carattere dialettico del processo di conoscenza e mostra le radici gneosologiche e di classe dell’ idealismo (nota 102 pag 387) “”Secondo. Engels non elabora “”definizioni”” della libertà e la necessità, definizioni scolastiche che interessano di più i cattedratici reazionari (del tipo di Avenarius) ed i suoi discepoli (del tipo di Bodganov). Engels prende la conoscenza e la volontà dell’ uomo, da un lato, e la necessità della natura, dall’ altro, e al posto di qualche definizione dice semplicemente che la necessità della natura è il primario, e la volontà e la coscienza dell’ uomo il secondario. Queste ultime debbono, immancabilmente e necessariamente, adattarsi alla prima; Engels considera questo cosa talmente evidente che non impiega parole inutili nello spiegare il suo punto di vista.”” (pag 182)”,”LEND-468″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo V. 1913-1916. Vicisitudes históricas de la doctrina de Carlos Marx. Las tres fuentes y las tres partes integrantes del marxismo. Carlos Marx (Breve esbozo biográfico con una exposición del marxismo). El derecho de las naciones a la autodeterminación. La bancarrota de la II Internacional. El imperialismo, fase superior del capitalismo.”,”””(…) come ha scritto Martov sul Golos: “”Vorwärts morto; “”la socialdemocrazia, che rende pubblica la rinuncia alla lotta di classe, dovrebbe riconoscere senza indugi che ciò è dissolvere innanzitutto la sua organizzazione e chiudere i propri organi di stampa””; come Plechanov, secondo un’ informazione di Golos, ha detto in una conferenza:””sono grande nemico della scissione; ma se si sacrificano i principi a sacrificio della integrità dell’ organizzazione, è preferibile la scissione ad una falsa unità””. Plechanov ha detto questo, referendosi ai radicali tedeschi: vede la pagliuzza nell’ occhio dei tedeschi e non vede la trave nel proprio””.”” (pag 213)”,”LEND-469″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo VI. Julie de 1916 – julio de 1917. El programa militar de la revolución proletaria. El imperialismo y la escisión del socialismo. Cartas desde lejos. Las tareas del proletariado en nuestra revolución. VII Conferencia (Conferencia de Abril) de toda Rusia del POSD(b) R 24-29 de abril (7-12 de mayo) de 1917.”,”Sul pamphlet di Junius (pag 1) Chjeidze uno dei leaders del menscevismo (1864-1926) Sul dualismo di potere (pag 284) “”La Russia è il paese più piccolo-borghese di tutta Europa. Questa gigantesca onda piccolo-borghese lo ha inondato tutto, ha isolato il proletariato cosciente non solo con la forza del numero, ma anche ideologicamente; ovvero, ha afflitto e contaminato con le sue concezioni piccolo-borghesi della politica grandi settori della classe operaia. Nella vita reale, la piccola borghesia dipende dalla borghesia: la sua vita è (per il posto che occupa nella produzione sociale) quella del proprietario, non quella del proletario, e nella sua forma di pensare segue la borghesia””. (pag 285, Lenin, I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione, 1917)”,”LEND-470″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo VII. Julie de 1917 – febrero de 1918. El Estado y la revolución. Las enseñanzas de la revolución. La catástrofe que nos amenaza y cómo combatirla. El marxismo y la insurrección. Cómo debe organizarse la emulación?”,”Engels su superamento democrazia (pag 77) “”La giustizia è una parola vuota, dicono gli intellettuali e astuti che si ritengono marxisti per la sublime ragione di aver “”contemplato la parte posteriore”” del materialismo economico. Le idee si convertono in forza quando incontrano le masse. E oggi proprio i bolscevichi, ovvero, i rappresentanti dell’ internazionalismo proletario, rivoluzionario, incarnano con la loro politica l’ idea che mette in azione nel mondo intero una immensa massa di lavoratori. Ma da sola, la giustizia, il sentimento delle masse indignate per lo sfruttamento, mai avrebbe portato al cammino sicuro del socialismo. Ma quando si è formato, grazie al capitalismo, il meccanismo materiale delle grandi banche, dei consorzi, delle ferrovie, ecc; quando la ricchissima esperienza dei paesi avanzati ha accumulato riserve delle meraviglie della tecnica, la cui applicazione viene frenata dal capitalismo; quando gli operai coscienti hanno forgiato un partito di un quarto di milione di militanti (…), non ci sarà forza al mondo capace di impedire ai bolscevichi (…) di giungere fino al trionfo della rivoluzione socialista mondiale””. (pag 320)”,”LEND-471″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo VIII. De marzo a noviembre de 1918. VII Congreso Extraordinario de PC(b) de Rusia. Las tareas inmediatas del Poder soviético. Acerca del infantilismo “”izquierdista”” y del espíritu pequeñoburgués. Carta a los obreros norteamericanos. Discurso pronunciado en el I Congreso de Obreras de toda Rusia.”,”Il carattere dei nostri periodici. (pag 349) “”L’ esperienza irrefutabile della storia mostra che la dittatura di determinate persone è stata con molta frequenza, nel corso di movimenti rivoluzionari, l’ espressione della dittatura delle classi rivoluzionarie (…)””. (pag 119) “”I razionamenti non possono essere peggiori. Se non siamo anarchici, dobbiamo ammettere la necessità dello Stato, ovvero, la coercizione, per passare dal capitalismo al socialismo. La forma della coercizione è determinata dal grado di sviluppo della classe rivoluzionaria corrispondente, da circostanze speciali – come è, per esempio, la eredità ricevuta di una guerra ampia e reazionaria – e dalle forme di resistenza della borghesia e della piccola borghesia. Non esiste assolutamente nessuna contraddizione di principio tra la democrazia sovietica (ovvero, socialista) e l’ esercizio del potere dittatoriale di determinate persone. La dittatura proletaria si differenzia dalla dittatura borghese in quanto la prima dirige i suoi colpi contro la minoranza sfruttatrice, a favore della maggioranza sfruttata; (…)””. (pag 120)”,”LEND-472″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo IX. Octubre de 1918 – mayo de 1919. La revolución proletaria y el renegado Kautsky. “”Democracia”” y dictadura. Carta a los obreras de Europa y América. I Congreso de la Internacional Comunista. VIII Congreso del PC(b) de Rusia.”,”Cos’è l’ internazionalismo? (pag 53) “”Da questa situazione discendono i seguenti compiti dei sindacati nel momento che stiamo attraversando. Non certo sicuramente parlare di “”neutralità”” dei sindacati. Tutta la propaganda sulla neutralità o è una copertura ipocrita dello spirito controrivoluzionario oppure una manifestazione di totale incoscienza. Adessa siamo abbastanza forti nel nucleo fondamentale del movimento sindacale da poter subordinare alla nosta influenza e alla disciplina generale proletaria sia gli elementi non comunisti, attardati o passivi, dentro i sindacati, sia i settori di lavoratori che in alcuni aspetti continuano ad essere piccolo-borghesi””. (pag 153-154) (1918)”,”LEND-473″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo X. Junio de 1919 – abril de 1920. Una gran iniciativa. Acerca del Estado. Economía y política en la época de la dictadura del proletariado. Las elecciones a la Asamblea Constituyente y la dictadura del proletariado. Entrevistas con corresponsales extranjeros. Sobre los compromisos.”,””” (…) i veri rivoluzionari proletari mai hanno dimenticato le parole pronunciate da Marx nel 1870: “”la borghesia insegnerà al proletariato il maneggio delle armi””. Solo i traditori del socialismo austro-tedeschi e anglo-franco-russi possono parlare di “”difesa della patria”” nella guerra imperialista, che è una guerra di rapina da ambo le parti, mentre i rivoluzionari proletari concentravano tutta la loro attenzione (a partire dall’ agosto 1914) nel lavoro rivoluzionario nell’ esercito, per utilizzarlo contro i banditi imperialisti della borghesia, (…)””. (pag 311)”,”LEND-474″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo XI. Mayo de 1920 – marzo de 1921. La enfermedad infantil del “”izquierdismo”” en el comunismo. II Congreso de la Internacional Comunista. Tareas de las organizaciones juveniles. Sobre los sindicatos, el momento actual y los errores del camarada Trotski. El Día Internacional de la Obrera.”,”””Perché quando la rivoluzione si è convertita già in una forza indiscutibile e la “”riconoscono”” persino i liberali, quando le classi governanti non solo esse vedono, ma che sentono il potere invicibile delle masse oppresse, tutto il problema si riduce – sia per i teorici come per i dirigenti pratici della politica – di dare una definzione classista esatta della rivoluzione. E senza il concetto di “”dittatura”” è impossibile dare questa definizione classista esatta. Senza preparare la dittatura è impossibile essere veri rivoluzionari. Questa verità non l’ hanno compresa nel 1905 i menscevichi né la comprendono nel 1920 i socialisti italiani, tedeschi, fancesi, ecc, che temono le rigorose “”condizioni”” della Internazionale Comunista; (…)””. (pag 225)”,”LEND-475″
“LENIN V.I.”,”Obras escogidas. En doce tomos. Tomo XII. Marzo de 1921 – marzo de 1923. X Congreso del PC(b) de Rusia. Sobre el impuesto en especie. III Congreso de la Internacional Comunista. Acerca de la significación del oro ahora y después de la victoria completa del socialismo. El significado del materialismo militante. Cinco años de la revolución rusa y perspectivas de la revolución mundial. Acerca del monopolio del comercio exterior.”,”””3. Su questa questione, la propaganda deve consistere, da un lato, nel chiarire a fondo il danno e il pericolo del frazionalismo dal punto di vista dell’ unità del partito e dell’ esercizio della volontà unica della avanguardia del proletariato come condizione fondamentale dell’ esito della dittatura del proletariato, e, dall’ altro, nello spiegare la peculiarità dei nuovi metodi tattici di nemici del Potere sovietico. Questi, appurato che la bandiera delle guardie bianche, la causa della controrivoluzione è perduta, adesso tendono tutte le loro forze per approfondire le discrepanze esistenti dentro il PC russo e dare impulso in un altro modo alla controrivoluzione, dedicando le forze alla tendenza politica più propensa ad apparire che riconosce il Potere sovietico””. (pag 53, X Congresso del PCb di Russia)”,”LEND-476″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. IX. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-09″,”LEND-477″
“LENIN V.I., a cura di V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV e altri”,”Leninskij Sbornik. X. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-10″,”LEND-478″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XIX. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-19 Fogli bianchi in corrispondenza indice fine volume”,”LEND-479″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXI. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-21″,”LEND-480″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXIV. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-24″,”LEND-481″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXVII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-27″,”LEND-482″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXVIII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-28″,”LEND-483″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXX. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-30″,”LEND-484″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXXI. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-31″,”LEND-485″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXXIII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-33″,”LEND-486″
“LENIN V.I., a cura di V.V. ADORATSKIY V.M. MOLOTOV M.A. CAVELIEV V.G. SORIN”,”Leninskij Sbornik. XXXVII. (Miscellanea Lenin)”,”Volume-37″,”LEND-487″
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA”,”Note al libro di von Clausewitz “”Sulla guerra e la condotta della guerra””.”,”I classici del marxismo, direttore editoriale Filippo GAJA “”Senza una volontà autoritaria, dominatrice che raggiunga fino all’ ultimo membro dell’ esercito, non è possibile alcuna buona condotta di eserciti e chi volesse attenersi all’ abitudine di ripromettersi costantemente dai subordinati il massimo rendimento, per ciò stesso dimostrerebbe di essere incapace di esercitare il comando e la direzione…”” (pag 46, Clausewitz) “”Arte o scienza della guerra? (Paragrafo 3: La guerra è un atto della vita sociale). “”Diciamo dunque che la guerra non è né un’arte né una scienza, ma che è un atto della vita sociale. E’ un conflitto di grandi interessi che si risolve solo con spargimento di sangue e che, solamente in questo, differisce da tutti gli altri conflitti che sorgono fra gli uomini. Essa ha ben minor rapporto con le arti e le scienze che con il commercio, che costituisce ugualmente un conflitto di interessi e attività ma che si avvicina ‘molto di più’ (sottolineato da Clausewitz) alla politica, che è essa stessa una sorta di commercio di dimensioni ingrandite, in cui la guerra si sviluppa come il bambino nel grembo della madre e dove i caratteri principali della guerra si trovano riuniti allo stato latente come lo sono le proprietà degli esseri viventi nei loro germi””. (pag 34) I classici del marxismo, direttore editoriale Filippo GAJA, comitato di redazione: Susanna ANGELERI Gianni ANNOSCIA Roberto BARBIERI Mauro BUZZI Antonio CONVERSO Vincenzo DE-MARIA Roberto ERCOLINI Roberto FRATTI Dirce GIAMMARCHI Patrizia GIANELLI Nicola PIERELLI Ezio SCOTTI Giuseppe TURANI Amneris VERGANI Gianni ZONCA”,”LEND-488″
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA e Amneris VERGANI”,”Sugli scioperi. Scritti dal 1912 al 1913. III. Lo sciopero rivoluzionario.”,”direttore editoriale Filippo GAJA, Comitato di redazione: Roberto BARBIERI Gabriella CASONI Ezio CONTIERO Stefano DATOLA Vincenzo DE-MARIA Roberto ERCOLINI Nicola FALCIONI Roberto FRANCESCHI Maurizio GHIONI Enzo GHIRINGHELLI Franco GUIDO Giancarlo LEGGIO Ezio SCOTTI Luciano VERONA Amneris VERGANI Opuscolo fondo di PS e GB”,”LEND-489″
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA e Amneris VERGANI”,”Programma militare della rivoluzione. E altri scritti militari.”,”direttore editoriale Filippo GAJA, Comitato di redazione: Susanna ANGELERI Gianni ANNOSCIA Roberto BARBIERI Mauro BUZZI Antonio CONVERSO Vincenzo DE-MARIA Maurizio DE-STEFANO Roberto ERCOLINI Roberto FRATTI Dirce GIAMMARCHI Nicola PIERELLI Ezio SCOTTI Giuseppe TURANI Amneris VERGANI GIanni ZONCA “”Per rendere più chiare queste idee, citerò un esempio puramente schematico. Non occorre dire che sarebbe assurdo pretendere di fare un “”piano”” per la milizia proletaria: quando gli operai e tutta la massa del popolo si metteranno al lavoro praticamente sapranno elaborarlo e realizzarlo cento volte meglio di qualsiasi teorico. Non propongo nessun “”piano””, voglio solo illustrare il mio pensiero. Pietroburgo conta circa due milioni di abitanti. Oltre la metà di essi ha un’ età fra i 15 e i 65 anni. Prendiamo la metà: un milione. Sottraiamone la quarta parte, cioè i malati, ecc., che attualmente non prendono parte al servizio civile per motivi plausibili. Restano 750.000 cittadini che, lavorando nella milizia, poniamo, un giorno su quindici (e continuando a ricevere il salario dei padroni), costituiscono un esercito di 50.000 uomini. Ecco il tipo di stato di cui abbiamo bisogno! Ecco una milizia “”popolare”” nei fatti e non solo a parole! E’ questa la strada che dobbiamo percorrere perchè sia impossibile ricostituire una polizia e un esercito separati dal popolo. Questa milizia sarebbe composta, per il novantacinque per cento, di operai e di contadini ed esprimerebbe realmente l’ intelligenza e la volontà, la forza e il potere della stragrande maggioranza della popolazione””. (pag 41-42, Lenin, Lettere da lontano, Sulla milizia proletaria, 11 marzo 1917) “”Nella maggior parte delle località della Russia, la situazione del nostro partito è tale che i comitati e i centri direttivi continuamente vengono arrestati e nuovamente si formano, grazie alla presenza di ogni sorta di gruppi socialdemocratici nelle fabbriche, nei sindacati di distretto e di quartiere, vale a dire grazie a quelle stesse “”cellule”” che hanno sempre suscitato l’ odio dei liberali e dei liquidatori. (…) Ciò che rende importante il citato manifesto particolarmente significativo e importante è appunto il fatto che, a causa dell’ arresto del comitato di Pietroburgo, sono appunto le “”cellule”” che devono entrare in scena, essendo state “”sbarazzate””, per volontà della polizia, del “”centro direttivo””, così odiato dai liquidatori. Grazie a questa circostanza, triste per ogni rivoluzionario, è venuta alla luce del sole la vita ‘autonoma’ delle cellule. E’ stato necessario che le cellule, in fretta, sotto le persecuzioni della polizia, veramente furibonda alla vigilia del 1° maggio, unissero le loro forze, stabilissero i loro contatti, ricostituissero la “”clandestinità””. (…) Il Comitato di Pietroburgo è stato smantellato dagli arresti. Ora si potrà vedere che cosa sono in realtà le cellule clandestine, che cosa fanno, e che cosa possono fare, quali idee hanno in realtà assimilato e coltivato in sè e non solamente prese in prestito dalle istanze superiori del partito, quali sono le idee che godono veramente della simpatia degli operai. Il manifesto mostra che cosa fanno le cellule: esse continuano il lavoro del Comitato di Pietroburgo momentaneamente distrutto (distrutto per la gioia di tutti i vari nemici della clandestinità). Continuano i preparativi per il 1° maggio. Riallacciano rapidamente i legami fra i ‘diversi’ grupppi clandestini socialdemocratici. (…)””. (pag 175-176-177)”,”LEND-490″
“LENIN V.I. KAUTSKY Carlos ENGELS Federico LAFARGUE Pablo”,”El materialismo historico segun los grandes marxistas.”,”Marx ed Engels. “”Ma non seguirono lo stesso cammino. Marx, figlio di un giurista, fu destinato all’inizio alla carriera della giurisprudenza e dell’ insegnamento. Studiò le scienze naturali, la filosofia, la storia, e non si dedicò agli studi economici fino al giorno in cui si rese conto, con amarezza, della necessità di questa conoscenza e della stessa. A Parigi, studiò economia, storia della rivoluzione e del socialismo. Il grande pensatore Saint-Simon ebbe su di lui una influenza molto considerevole. Dopo questi studi, comprese che non era la legge dello Stato che faceva la società, ma, al contrario, era la società sorta dai processi economici che, secondo le sue necessità, crea lo Stato e la legge. (…)””. (pag 106, Karl Kautsky, Il marxismo) “”Marx era quello che valeva di più ed Engels seppe, meglio che ogni altro, riconoscerlo senza invidia e anche con piacere. E così fu Marx che diede il nome alla teoria dei due. Ciononostante, Marx non avrebbe potuto fare quello che fece senza la collaborazione di Engels, e lo stesso vale reciprocamente. Sia l’ uno che l’ altro guadagnarono da questa collaborazione una visione più ampia e una universalità che nessuno dei due avrebbe avuto lavorando da solo. Isolatamente, ciascuno dei due sarebbe arrivato alla concezione materialista della storia; ma la sua evoluzione avrebbe incontrato più errori e scontri. Marx aveva più profondità; Engels un pensiero più audace. Ciò che aveva più sviluppato in Marx era la facoltà di astrazione, il dono di riconoscere nel caos dei fenomeni particolari ciò che si ha di generale; quello che era preminente in Engels era, per al contrario, la facoltà di combinazione, il poter stabilire il rapporto di un fenomeno con alcuni aspetti dispersi. Ciò che attraeva in Marx era la facoltà critica, perfino autocritica, che poneva un freno all’ audacia del suo pensiero e gli consigliava di avanzare con prudenza e dopo una costante esplorazione del terreno; Engels, al contrario, ebbro dalle scoperte meravigliose che aveva compiuto, sembrava avere le ali, e superava, come giocando, le maggiori difficoltà””. (pag 107-108)”,”MADS-393″
“LENIN V.I., a cura di Pierre DURAND e David ALLIOT”,”Lénine en verve. Mots propos aphorismes.”,”””La difesa della patria è una menzogna nella guerra imperialista, ma niente affatto in una guerra democratica e rivoluzionaria””. (OC, T. XXIII, pag 21) “”E’ impossibile vincere senza aver appreso la scienza dell’ offensiva e della ritirata”” (Opere complete, XXXI, pag 22) (pag 63) “”Non crediate assolutamente al cinismo! Il cinismo è nelle cose e non nelle parole che esprimono le cose!”” (Lenin, Per caratterizzare il romancismo economico) (pag 64) “”Marx metteva in primo piano, considerando tutti gli interessi della lotta di classe del proletariato dei paesi avanzati, il principio fondamentale dell’ internazionalismo e del socialismo: un popolo che ne opprime un altro non potrà essere libero”” (pag 66) (OC, XXII, 162)”,”LEND-491″
“LENIN V.I.”,”Sur la défense de la patrie socialiste.”,”La guerra civile. L’ armata rossa. La lotta contro Denikin. Aiuto diretto all’ esercito. (pag 74) Riduzione del lavoro non militare. (pag 76) Il lavoro nella zona del fronte. (pag 79) La questione degli specialisti militari. (pag 82) “”Ma sarebbe commettere un errore irreparabile e dare prova di una imperdonabile mancanza di carattere il considerare, per questa ragione, di modificare le basi della nostra politica militare. Centinaia e centinaia di specialisti militari ci tradiscono e ci tradiranno: noi li prenderemo e li fucileremo. Ma abbiamo regolarmente e da lungo tempo al nostro servizio migliaia e decine di migliaia di specialisti militari senza i quali ci sarebbe stato impossibile creare l’ Armata Rossa che, uscita dalla dannata guerriglia, ha saputo riportare brillanti vittorie all’ Est. Gli esperti che dirigono il nostro dipartimento militare, indicano con ragione che laddove la politica del partito è più strettamente applicata in ciò che concerne gli specialisti militari e per estirpare delle abitudini della guerriglia; laddove la disciplina è più ferma; laddove il lavoro politico tra le truppe e il lavoro dei commissari sono effettuati con più senno, troviamo, insomma, tra gli specialisti militari, il minimo di propensione al tradimento (…)””. (pag 82-83)”,”LEND-492″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 46. Index part 1. Index of Works – Name Index.”,”Nell’ indice manca il nome di Victor SERGE”,”LEND-493″
“LENIN V.I.”,”L’ emancipazione della donna.”,”””La rivoluzione bolscevica, sovietica distrugge le radici dell’ oppressione e dell’ ineguaglianza delle donne assai più profondamente di quanto, fino ad oggi, abbiano osato nessun partito e nessuna rivoluzione. Da noi, nella Russia sovietica, non è rimasta nessuna traccia della ineguaglianza giuridica tra uomini e donne. Il potere sovietico ha abolito del tutto l’ ineguaglianza particolarmente ignobile, abietta e ipocrita che improntava il diritto matrimoniale e familiare, l’ ineguaglianza nei riguardi dei figli. Tutto ciò è appena il primo passo verso l’ emancipazione della donna.”” (pag 50, Lenin, La giornata internazionale della donna, Pravda 8 marzo 1921) L’ istituzione del divorzio non distrugge la famiglia. “”Un certo P.A. Sorokin pubblica in questa rivista vasti studi di pretesa “”sociologia”” ‘Sull’ influenza della guerra’. Questo sapiente articolo pullula di riferimenti eruditi alle opere “”sociologiche”” dell’ autore e dei suoi numerosi maestri e colleghi stranieri. Ecco qual’è la sua “”erudizione””. A p. 83 leggiamo: “”A Pietrogrado, su 10.000 matrimoni si contano oggi 92.2 divorzi. Cifra fantastica: aggungiamo che, su 100 matrimoni, 51.1 si sono sciolti dopo meno di un anno, 11 dopo meno di un mese, 22 dopo meno di due mesi, 41 dopo meno di tre-sei mesi e soltanto 26 dopo più di sei mesi. Queste cifre attenstano che il matrimonio legale è al presente una formalità che maschera rapporti sessuali sostanzialmente extraconiugali e permette agli amatori di “”avventure”” di soddisfare legalmente i loro “”appetiti”” (Ekonomist, n.1, p. 83)””. Nessun dubbio che questo signore, e con lui l’ Associazione tecnica russa che pubblica la rivista in questione e stampa tali ragionamenti, si annoverino tra i fautori della democrazia e si reputerebbero profondamente offesi se li si chiamasse col loro vero nome e cioè: feudali, reazionari e “”servitori diplomati del pretume””.”” (pag 53-54)”,”LEND-495″
“LENIN V.I.”,”La Comune di Parigi.”,”pag 40-41, Lettera Engels a Bebel sulla questione dello Stato. Engels sulla questione dello Stato. “”Uno dei più notevoli, se non il più notevole, fra i passi di Marx ed Engels relativi allo stato è la seguente lettera di Engels a Bebel, del 18 (28) marzo 1875. Notiamo fra parentesi che questa lettera è stata stampata per la prima volta, se la memoria non ci tradisce, nel volume II dei ‘Ricordi della mia vita’ di BebeL, pubblicato nel 1911, cioè 36 anni dopo che era stata redatta e inviata. Criticando il progetto del programma di Gotha, criticato anche da Marx nella sua famosa lettera a G. Bracke, Engels tocca in particolare la questione dello stato. Egli scrive a Bebel: “”…Lo stato popolare libero si è trasformato in stato libero. Secondo il senso grammaticale di queste parole, uno stato libero è quello che è libero verso i suoi cittadini, cioè è uno stato con un governo dispotico. Sarebbe ora di farla finita con tutte queste chiacchiere sullo stato, specialmente dopo la Comune, che non era più uno stato nel senso proprio della parola. Gli anarchici ci hanno abbastanza rinfacciato lo “”stato popolare””, benché già il libro di Marx contro Proudhon e in seguito il Manifesto Comunista dicano esplicitamente che con l’ instaurazione del regime sociale socialista lo stato si dissolve da sé e scompare. Non essendo altro che un’ istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per tenere soggiogati con la forza i propri nemici, parlare di uno “”stato popolare libero”” è pura assurdità; finché il proletariato ha ancora ‘bisogno dello stato’, ne ha bisogno non nell’ interesse della libertà ma nell’ interesse dell’ assoggettamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo stato come tale cessa di esistere. Noi proporremmo quindi di mettere ovunque invece della parola “”stato”” la parola ‘Gemeinwesen’, una vecchia eccellente parola tedesca che corrisponde alla parola francese ‘Commune'”” (pp. 321-322 dell’ originale tedesco)…””””. (pag 41-42) Engels sulla violenza della Comune. “”In terzo luogo. Mi permetto di ricordare umilmente al signor Kautsky, che conosce a memoria gli scritti di Marx e di Engels, il seguente apprezzamento dal punto di vista della … “”democrazia pura”” dato da Engels sulla Comune: “”Non hanno mai visto una rivoluzione questi signori (antiautoritari)? Una rivoluzione è certamente la cosa più antiautoritaria che vi sia; è l’ atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà sull’ altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuol avere combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi inspirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?”””” (pag 52)”,”MFRC-121″
“LENIN V.I.”,”Karl Marx et sa doctrine.”,”””Il comunismo è la giovinezza del mondo”” Paul Vaillant-Couturier Contiene gli scritti di Lenin: – Karl Marx – Le tre fonti e parti integranti del marxismo – I destini storici della dottrina di Karl Marx – Marxismo e revisionismo – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo “”Marx ha questo di geniale che è stato il primo ad elaborare e ad applicare in modo conseguente l’ insegnamento che comporta la storia universale. Questo insegnamento, è la dottrina della ‘lotta delle classi’.”” (pag 41) “”La dialettica della storia è tale che la vittoria del marxismo in materia di teoria obbliga i suoi nemici a ‘travestirsi’ da marxisti”” “”La dialectique de l’ histoire est telle que la victorie du marxisme en matiére de théorie oblige ses ennemis à ‘se déguiser’ en marxistes””. (pag 45) “”La piccola produzione è generata e continua costantemente a generarsi costantemente nel capitalismo. Questo crea ineluttabilmente dei nuovi “”ceti medi”” (appendice della fabbrica, lavoro a domicilio, piccole imprese disseminate in tutto il paese, in ragione delle necessità della grande industria, per esempio la bicicletta e l’ automobile, ecc.). Questi nuovi piccoli produttori sono, anch’essi, ineluttabilmente rigettati nei ranghi del proletariato. Quindi, è perfettamente naturale che le concezioni piccolo-borghesi penetrino ancora ed ancora nei ranghi dei grandi partiti operai. Quindi è perfettamente naturale che ciò deve essere e debba essere così fino alle peripezie stesse della rivoluzione proletaria. Perciò sarebbe un grave errore credere che affinché questa rivoluzione si compia, sia necessaria una proletarizzazione “”integrale”” della maggioranza della popolazione.”” (pag 54, Lenin, Marxismo e revisionismo, 1908)”,”LEND-496″
“LENIN V.I.”,”¿Quienes son los “”amigos del pueblo”” y come luchan contra los socialdemocratas? (Respuesta a los articulos de Russkoie Bogatstvo contra los marxistas). Escritos económicos (1893-1899), 2.”,”””Ricordate la definizione tedesca di filisteo? Was ist der Philister? Ein hohler Darm Voll Furcht und Hoffnung, Dass Gott erbarm. Questa definizione è un po’ inadeguata per noi. Dio…Dio per noi sta assolutamente in secondo piano. In quanto alle autorità, questa è gia un’ altra cosa. E se in questa definizione sostituiamo la parola “”Dio”” con la parola “”autorità””, avremo la più esatta espressione del bagaglio ideologico, del livello morale e del valore civile degli “”amici del popolo”” russi umanitario-liberali””. (pag 62) (1) In tedesco nell’ originale. Epigramma di Goethe: “”Chi è un filisteo? Un intestino vuoto, pieno di paura e di speranza. Che Dio ci protegga!”””,”LEND-497″
“LENIN N. (V.I. ULIANOV)”,”The Proletarian Revolution.”,”””Ancora, nel mio libro “”Imperialismo ultimo stadio del capitalismo””, che fu scritto nel 1916 e pubblicato a Pietrogrado nel 1917, ho esaminato in dettaglio l’ errore teorico di tutta la discussione di Kautsky sull’ imperialismo. Citai la definizione di imperialismo data da Kautsky: “”Imperialismo è il prodotto di un alto sviluppo del capitalismo industriale. Esso incorpora lo sforzo di ogni nazione capitalistica industriale di annettere o di soggiogare tutte le vaste aree ‘agrarie’ (il corsivo è di Kautsky) senza tener conto delle nazioni di cui esse sono popolate.”””” (pag 4, Lenin, Prefazione) Stato sovietico e Soviets (pag 38) internazionalismo (pag 67)”,”LEND-498″
“LENIN V.I.”,”Lenin on organization.”,”Sulla disciplina di partito (da pag 29) La proibizione di frazioni e gruppi non implica, ovviamente, la proibizione della discussione su questioni controverse e la critica dell’ attività degli organismi di guida del Partito. Al contrario, nei nuclei, alle riunioni generali, alle conferenze di Partito ed ai congressi, ogni membro ha diritto a discutere questioni controverse, criticare l’ attività dei principali organi del partito, ed esprimere le proprie convinzioni. Ma come la risoluzione della 13a conferenza del RCP dice. “”La libertà di discussione interna non implica per nessun motivo la libertà di minare la disciplina di partito””””. (pag 35) Lenin: “”Il nostro non è un club di dibattiti””. (pag 35)”,”LEND-499″
“LENIN V.I.”,”Lenin about the press.”,”””Il partito socialista britannico venne fondato a Manchester nel 1911. Esso incluse l’ ex Socialist Party, che in precedenza era conosciuto come la Social Democratic Federation, ed altri gruppi isolati e individui, tra loro Victor Grayson, un socialista molto ardente ma non molto forte nei principi e dalla frase ad effetto. La Seconda Conferenza del British Socialist Party fu tenuta nella città marittima di Blackpool dal 10 al 12 maggio. Solo 100 delegati erano presenti, meno di un terzo del numero degli aventi diritto, e questa circostanza, assieme con l’ amara lotta della maggioranza dei delegati contro il vecchio esecutivo del partito, produsse un’ impressione molto cattiva sugli osservatori stranieri. La stampa borghese britannica (esattamente come in Russia) dà il meglio di sé nel cercare di far colore attingendo a piccoli episodi di vario tipo per mostrare la lotta acuta tra il partito e il suo esecutivo. La stampa borghese non è attenta all’ aspetto ideologico della lotta all’ interno del movimento socialista. Tutto ciò di cui ha bisogno è la sensazione, e un po’ di scandalo (…)””. (pag 235)”,”LEND-500″
“LENIN V.I., a cura di Gérard WALTER”,”Lénine.”,”La nota bibliografica (pag 673-674) parla della decisione della CC del PCUS del gennaio 1957 di pubblicare le opere complete di Lenin compresi i materiali preparatori. La realizzazione di questo compito venne affidato all’ Istituto del marxismo leninismo creato presso il CC. Ci sono comunque circa un migliaio di scritti di Lenin che non sono stati ritrovati. La nota si chiude con un elenco di biografie di Lenin pubblicate in Francia. Questione somma di incarichi di Stalin “”1922, marzo: Preobrajenski ha lanciato qui alla leggera che Stalin appartiene a due Commissariati. Ma chi tra noi non ha assunto più funzioni alla volta? E come può fare altrimenti affinché lo si abbia al Commissariato alle nazionalità in tutte le questioni del Turkestan, del Caucaso, ecc.? Ci occorre un uomo, non importa quale rappresentante delle nazionalità, che possa andare a vedere per raccontargli il suo affare. Dove trovare quest’uomo? Penso che lo stesso Preobrazhenskij non potrebbe proporre un’altra candidatura che quella di Stalin. Lo stesso per l’ Ispezione operaia e contadina. E’ un lavoro gigantesco. Occorre che vi sia alla testa un uomo che abbia dell’ autorità. Se no andiamo a finire in intrighi meschini””. (Proposta di Lenin al XI Congresso del partito) (pag 661) Giudizi di Lenin di ARMAND AXELROD BEBEL BOGDANOV BUCHARIN GORKI HILFERDING JAURES KAMENEV KAUTSKY LAFARGUE LEVI LUXEMBURG KERENSKY MARTOV MIKHAILOVSKI OSSINSKI PARVUS PLECHANOV RADEK SERRATI STALIN STRUVE SVERDLOV TOLSTOI TUGAN-BARANOVSKI TROTSKY VANDERVELDE ZINOVIEV e altri”,”LEND-501″
“LENIN V.I., a cura di A. D’AMBROSIO”,”Scritti e discorsi. Antologia a cura di A. D’Ambrosio. Volume I.”,”La rivoluzione del 1905. G. Plechanov. L’ insurrezione di Mosca. “”Non c’è dunque nulla di più miope dell’ opinione di Plekhanov, accolta da tutti gli opportunisti; che “”non si sarebbe dovuto prendere le armi””, che è stata una pazzia iniziare inopportunamente lo sciopero. Proprio al contrario, invece: si sarebbe dovuto prendere le armi più decisamente, più energicamente e più violentemente; si sarebbe dovuto chiarire alle masse che il solo sciopero pacifico è impossibile e che è necessario intraprendere coraggiosamente e spregiudicatamente la lotta armata””. (pag 67-68) “”L’ insurrezione di Mosca dimostra in modo chiaro come una simile concezione sia meccanica e rigida. Il titubare delle truppe è inevitabile in ogni vero movimento sociale: l’ aggravarsi della lotta rivoluzionaria porta ad “”una lotta ‘per’ l’ esercito”” nel vero senso della parola””. (pag 68)”,”LEND-502″
“LENIN V.I., a cura di A. D’AMBROSIO”,”Scritti e discorsi. Antologia a cura di A. D’Ambrosio. Volume II.”,”””Ciò significa che lo sviluppo del capitalismo è arrivato a un tale grado che, benché la produzione delle merci continui ad essere considerata come la base dell’ economia, essa in realtà è decaduta e i grossi guadagni vanno al “”genio”” delle combinazioni finanziarie. Alla base di queste combinazioni e di queste truffe, noi vediamo la socializzazione della produzione; ma l’ immenso progresso raggiunto in tal modo dall’ umanità non profitta che a delle minoranze di speculatori. Vedremo più oltre la critica reazionaria, piccolo borghese, dell’ imperialismo capitalista sognare “”per tali ragioni”” un ritorno all’ indietro, alla concorrenza “”libera””, “”pacifica””, “”onesta””””. (pag 38) La lotta per il mercato mondiale del petrolio. (pag 50-51) Imperialismo, opportunismo operaio, socialimperialismo. “”L’ imperialismo ha una tendenza a creare tra gli operai delle categorie privilegiate e a staccarle dalle larghe masse proletarie. E’ da notare che in Inghilterra la tendenza all’ imperialismo a dividere in tal modo i lavoratori, a rafforzare tra loro l’ opportunismo, a causare la concrena temporanea del movimento operaio, si è manifestata molto prima della fine del XIX secolo: col possesso di vaste colonie e il monopolio del mercato mondiale. Marx ed Engels sistematicamente hanno per diecine d’anni seguito i rapporti tra l’ opportunismo operaio e le particolarità del capitalismo inglese. Per esempio Engels scriveva a Marx il 7 ottobre 1858: “”Il proletariato inglese si imborghesisce sempre più, talchè la borghesia di tutte le nazioni sembra che potrà arrivare ad avere in fin dei conti, al suo fianco, una aristocrazia e una borghesia proletaria. Evidentemente ciò, in una certa misura, è ben calcolato da parte di una nazione che sfrutta l’ universo””. Più di un quarto di secolo più tardi, in una lettera dell’ 11 aprile 1881, Engels parla delle peggiori trade-unions inglesi, che “”permettono a degli uomini comprati dalla borghesia, o almeno pagati da essa, di dirigerle””. In una lettera a Kautsky, del 12 settembre 1882, Engels scriveva: “”Voi mi chiedete ciò che pensano della politica coloniale gli operai inglesi? La stessa cosa che pensano della politica in generale. Non esiste, qui, un partito operaio, non vi sono che radicali, conservatori e liberali, e molto tranquillamente gli operai godono con loro il monopolio coloniale dell’ Inghilterra e il suo monopolio del mercato mondiale””. Engels ha esposto per il gran pubblico le sue idee nella prefazione alla seconda edizione de La situazione della classe operaia in Inghilterra, apparsa nel 1892. Le cause e le conseguenze vi sono chiaramente indicate.”” (pag 79-80) ‘Das Verhältnis der deutschen Grossbanken zur Industrie mit besonderer Berücksichtigung der Eisenindustrie. JEIDELS, Otto, Leipzig, Duncker und Humblot, 1905. XII, 271 S. Lwd. (312-4-0361) Staats- und sozialwissenschaftliche Forschungen, Band 24, Heft 2.”,”LEND-503″
“LENIN V.I., a cura di V. BILCHAI”,”Sur le rôle de la femme dans la société.”,”””Ben inteso, ciò non impedisce ai menscevichi, ai socialisti rivoluzionari e una parte degli anarchici, come a tutti i partiti corrispondenti in Occidente di continuare a gridare alla democrazia e alle sue violazioni da parte dei bolscevichi. In realtà, solo la rivoluzione bolscevica è precisamente una rivoluzione democratica conseguente in materia di matrimonio, divorzio e riguardo alla situazione dei figli naturali.”” (pag 26) “”Bisogna che l’ operaia ottenga l’ eguaglianza con l’ operaio non solo davanti alla legge, ma anche nella vita. Occorre per questo che le operaie abbiano una parte più grande nella gestione delle imprese pubbliche e nell’ amministrazione dello Stato.”” (pag 44)”,”LEND-504″
“LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”””Ma la “”scuola di guerra”” non è ancora la guerra stessa. Quando fra gli operai si diffondono largamente gli scioperi, alcuni operai (e alcuni socialisti) incominciano a pensare che la classe operaia può limitarsi agli scioperi e alle casse o società di resistenza per gli scioperi, che mediante i soli scioperi la classe operaia può ottenere importanti miglioramenti delle sue condizioni o persino la sua emancipazione. Vedendo quale forza rappresentano l’ unione degli operai e persino i loro piccoli scioperi, qualcuno pensa che sia sufficiente scatenare lo sciopero generale in tutto il paese perché gli operai possano ottenere dai capitalisti e dal governo tutto quel che vogliono. Tale opinione è stata espressa anche da operai di altri paesi, quando il movimento operaio era solo agli inizi e gli operai erano ancora molto inesperti. Ma è ‘un’opinione errata’. Gli scioperi sono ‘uno’ dei mezzi di lotta della classe operaia per la sua emancipazione, ma non sono l’ unico mezzo; e se gli operai trascureranno gli altri ritarderanno lo sviluppo e il successo della classe operaia””. (pag 17)”,”LEND-505″
“LENIN V.I. STALIN J. (LENINE V.I. STALINE J.)”,”La révolution russe de 1917. Extraits des oeuvres complètes des auteurs.”,”””La crisi del 20-21 aprile è stata la prima manifestazione di queste contraddizioni. Miliukov ha fatto un tentativo di trasformare l’ imperialismo passivo in un imperialismo attivo. Il movimento di massa è sfociato nella formazione di un governo di coalizione. Come l’ esperienza ha dimostrato, il principio della coalizione è il mezzo migliore tra le mani della borghesia per ingannare le masse e continuare a condurle al suo seguito. Con la formazione del governo di coalizione comincia la mobilitazione della controrivoluzione dell’ alto verso il basso””. (pag 182, Stalin, Discorso al VI Congresso del POSDR, 12 agosto 1917) “”Plechanov non comprende che, finché i capitalisti sono al potere, ‘non è’ lo Stato nel suo insieme che difende, ma l’ interesse del capitale imperialista russo e “”alleato””; Plechanov, non comprende che la guerra non cesserà di essere una guerra di conquista e di saccheggio, una guerra imperialista, finché non si giunga alla rottura con i capitalisti e i ‘loro’ trattati segreti, le ‘loro’ annessioni territoriali, e i loro imbrogli finanziari. Plechanov non comprende che solo dopo, nel caso l’ avversario rifiuti la pace equa che venga formalmente proposta, che la guerra diventerà una guerra difensiva, una guerra giusta. Plechanov non comprende che la capacità di resistenza di un paese che abbia scosso il giogo del Capitale, che abbia dato la terra ai contadini, messo le banche e le fabbriche sotto il controllo operaio, sarà ‘incomparabilmente’ superiore alla capacità di resistenza di un paese capitalista.”” (pag 307, Lenin, I bolscevichi conserveranno il potere?)”,”LEND-506″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”La révolution bolcheviste. Ecrits et discours de Lénine de 1917 a 1923, traduits du russe et annotés par Serge Oldenbourg.”,”Firma ex-proprietario “”Nous savons que seulement une entente avec les paysans peut préserver la révolution socialiste en Russie aussi longtemps que ne survient pas la révolution dans les autres pays””. (pag 281) “”Voi decretate: Per creare il socialismo occorre essere civilizzati. Molto bene. Ma perché non potremmo cominciare creando le premesse della civilizzazione, come l’ espulsione dei proprietari fondiari e dei capitalisti russi, se ci si vuole incamminare poi verso il socialismo? In quali libri avete attinto la certezza che una deviazione simile dalla corrente storica abituale è inamissibile? Mi ricordo che Napoleone scriveva: “”on s’engage et puis on voit””. Parafrasando liberamente, questo significa: “”Occorre cominciare ad ingaggiare una lotta seria; poi si vedrà quello che succede””. E’ quello che facemmo nell’ ottobre 1917, ingaggiando una lotta seria; è successivamente che abbiamo potuto discernere i dettagli dell’ evoluzione (dal punto di vista della storia mondiale non sono che dettagli) come la pace di Brest, la NEP, ecc.. Al momento, non ci sono dubbi: nell’ essenziale abbiamo riportato la vittoria””. (pag 382) (dall’ ultimo discorso di Lenin)”,”LEND-507″
“LENIN V.I.”,”Che fare?”,”””Abbiamo già accennato che la gioventù universitaria di allora si entusiasmava contagiosamente per il marxismo. Tanta passione era naturalmente provocata, più che dal marxismo come teoria, dalla risposta che il marxismo dava alla domanda: “”Che fare?””, dall’ appello a marciare contro il nemico””. (pag 94) “”Costoro, che non possono pronunciare la parola “”teorico”” senza una mossa sdegnosa, che qualificano “”senso della vita”” la loro adorazione per l’ impreparazione, dimostrano di non comprendere niente dei nostri compiti pratici più urgenti. Ai ritardatari si grida: “”Al passo! Non troppo presto!””. A coloro che mancano di energia e di iniziativa nell’ organizzazione di piani vasti ed arditi, si predica la “”tattica processo””! Il nostro errore capitale consiste nell’ ‘abbassare’ i nostri compiti politici ed ‘organizzativi’ agli interessi immediati, “”tangibili””, “”concreti”” della lotta economica corrente””. (pag 99)”,”LEND-508″
“LENIN N.”,”Sozialismus und Krieg. Mit einem Geleitwort von Fritz Fridolin Windisch.”,”Deformazione delle analisi di Marx ed Engels da parte di Plechanov in Russia e dei tedeschi come Lensch, Davied, Kautsky ecc. (pag 9) “”Die russischen Sozialpatrioten mit Plechanow an der Spitze berufen sich auf die Taktik von Marx und Engels im Jahre 1871. Deutsche Sozialpatrioten (wie Lensch, Davied & Co.) berufen sich auf den Artikel Engels vom Jahre 1891, in dem er im Falle eines Krieges Rußlands und Frankreichs gegen Deutschland von der Pflicht der Sozialdemokraten der Vaterlandsverteidigung spricht. Die Sozialpatrioten vom Typus Kautsky, die alle Teile des internationalen Sozialpatriotismus versöhnen und als berechtigt zeigen wollen, berufen sich darauf, daß, obwohl Marx und Engels die Kriege verurteilten, sie sich trotzdem in der Zeit von 1859 – 71 und im Jahre 1871/7 auf die Seite einer der kriegführenden Parteien stellten, nachdem der Krieg einmal ausgebrochen war.”” (pag 9)”,”LEND-509″
“LENIN V.I.”,”Imperialism and the Split in Socialism.”,”Pubblicato in Sbornik Sotsial-Demokrata n° 2, Decembre 1916. “”Il fatto è che “”i partiti operai borghesi””, come fenomeno politico, sono stati già formati in ‘tutti’ i principali paesi capitalistici, e che senza una lotta decisa e instancabile condotta contro questi partiti – o gruppi, correnti ecc., non ci può essere una lotta contro l’ imperialismo, non si può parlare di marxismo, o di movimento operaio socialista.”” (pag 16) “”Engels fa una distinzione tra “”il partito operaio borghese”” delle ‘vecchie’ trade unions – la minoranza privilegiata – e la “”massa inferiore””, la maggioranza reale, e si appella a quest’ ultima, che non è infettata dalla “”rispettabilità borghese””. Questa è l’ essenza della tattica marxista!”” (pag 17)”,”LEND-521″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 1. 1893-1894.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1961 Questione del mercato. (riporta schemi tabelle e dati statistici) (pag 69-) (Zur sogenannten Frage der Märkte) “”Zum Schluß wird es vielleicht nicht überflüssig sein, die strittige Frage – die, so scheint es, schon allzusehr mit Abstraktionen, Schemata und Formeln belastet ist – durch eine Analyse der Betrachtungen eines der neuesten und angesehensten Vetreter der “”landläufigen Anschauungen”” zu illustrieren””. (pag 113)”,”LEND-551″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 2. 1895-1897.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1961 tabelle pag 377 378 “”Diese detaillierten Daten bestätigen also völlig die oben ausgesprochene, auf den ersten Blick paradox erscheinende These: je größer der Betrieb nach der Gesamtzahl der Arbeitskräfte, desto mehr Familienarbeitskräfte sind im Betrieb tätig,desto umfassender ist folglich die “”Familienkooperation””, aber zugleich wird auch die kapitalistische Kooperation erweitert, und zwar unvergleichlich schneller.”” (pag 377) (Die Kustarzäblung von 1894-95 im Gouvernment Perm)”,”LEND-552″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 3. Die Entwicklung des Kapitalismus in Russland. Der Prozeß der Bildung des inneren Marktes für die Großindustrie.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1956 Opera Die Entwicklung des Kapitalismus in Rußland, Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Contiene una grande mole di tabelle grafici e dati statistici. “”Vor allem ist es interessant, die angeführten Daten über die berufliche Gliderung der gesamten Bevölkerung Rußlands so zu gruppieren, daß sie die ‘gesellschaftliche Arbeitsteilung’ als die Grundlage der gesamten Warenproduktion und des Kapitalismus in Rußland illustrieren.”” (pag 516)”,”LEND-553″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 4. 1898-April 1901.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1955 Articolo: ‘Notiz zur fragfe der Theorie der Märkte (Aus Anlaß der Polemik zwischen Herrn Tugan-Baranowski und Herrn Bulgakow) (pag 45-54) “”Herr Tugan-Baranowski erklärt, daß Marx “”im zweiten Band die Frage des äußeren Markets absolut nicht berührt”” (l.c.). Das ist falsch. In demselben (dritten) Abschnitt des zweiten Bandes, in demo die Realisation des Produkts analysiert wird, stellt Marx mit aller Bestimmtheit klar, was der auswärtige Handel und folglich auch der äußere Markt mit dieser Frage zu tun haben. Er sagt darüber folgendes: “”Kapitalistische Produktion existiert überhaupt nicht ohne auswärtigen Handel. Wird aber normale jährliche Reproduktion, auf einer gegebnen Stufenleiter unterstellt, so ist damit auch unterstellt, daß der auswärtige Handel ‘nur durch Artikel”” (Waren) “”von andrer Gebrauchs- oder Naturalform einheimische Artikel ersetzt’, ohne die Wertverhältnisse zu affizieren, also auch nicht die Wertverhältnisse, worin die zwei Kategorien: Produktionsmittel und Konsumtionsmittel, sich gegeneinander umsetzen, und ebensowenig die Verhältnisse von kostantem Kapital, variablem Kapital und Mehrwert, worin der Wert des Produkts jeder dieser Kategorien zerfällbar””. (pag 46-47)”,”LEND-554″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 5. Mai 1901 – Februar 1902.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1955 Molte tabelle e dati statistici in ‘Die Agrarfrage und die “”Marxkritiker””. (1901) Lenin sulla questione agraria di Kautsky. “”In Kautskys “”Agrarfrage”” (S. 88-89) ist von der Konzentration der Hypotheken die Rede. “”Wir werden noch sehen””, schreibt Kautsky, “”wie die zahlreichen kleinen Dorfwucherer immer mehr beiseite geschoben werden, um großen zentralisierten kapitalistischen oder genossenschaftlichen Instituten Platz zu machen, die den Hypothekenkredit monopolisieren””. Kautsky zählt eine Reihe kapitalistischer und genossenschaftlicher Institute dieser Art auf, spricht von genossenschaftlichen Bodenkreditinstituten, weist darauf hin, daß sowohl ‘Sparkassen’ als auch Versicherungsgesellschaften und Korporationen aller Art (S. 89) ihre Fonds in Hypotheken u. dgl. anlegen.”” (pag 143-144)”,”LEND-555″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 6. Januar 1902 – August 1903.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1956 “”Wie die Bauern die Sklaven der Gutsbesitzer waren, so bleibt das russische Volk bis heute der Sklave der Beamten. Wie die Bauern unter der Leibeigenschaft keine bürgerliche Freiheit hatten, so hat das russische Volk bis heute keine ‘politische’ Freiheit.”” (pag 364) Appunti manoscritti e grafico (pag 374) Berechnung des Bodenbesitzes nach Klassengruppierungen, aufestellt von W.I. Lenin bei den Vorarbeiten zur Broschüre “”An die Dorfarmut””, 1903″,”LEND-556″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 7. September 1903 – Dezember 1904.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1956 Un passo avanti e due indietro. “”Die Mentalität des Zirkelwesens und einer erstaunlichen Unreife in Parteidingen, die außerstande ist, den frischen Wind in aller Öffentlichkeit geführter Diskussionen zu ertragen, offenbarte sich hier anschaulich. Es ist das jene, dem Russen wohlbekannte Mentalität, die in dem alten Wort ihren Ausdruck findet: Und willst du nicht mein Bruder sein, so schlag ich dir den Schädel ein! Die Leute waren so gewöhnt an die Glasglocke einer abgeschlossenen und gemültlichen kleinen Gesellschaft, daß sie gleich in Ohnmacht fielen, als man das erstemal unter eigener Verantwortung auf offenem und freiem Kampfplatz auftrat.”” (pag 284)”,”LEND-557″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 8. Januar – Juli 1905.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands Socialdemocrazia e governo rivoluzionario provvisorio (pag 267 285) Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands 1° edizione 1958 Socialdemocrazia e governo rivoluzionario provvisorio (pag 267 285) Das europaïsche Kapital und die Selbstherrschaft. “”Das europaïsche Kapital spekuliert auf den Frieden. Die Bourgeoisie nicht nur in Rußland, sondern auch in Europa hat den Zusammenhang zwischen Krieg und Revolution zu begreifen begonnen, sie hat Angst vor einer wirklich vom Volk getragenen siegreichen Bewegung gegen den Zarismus.”” (pag 260)”,”LEND-558″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 9. Juni-November 1905.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands “”In der jetzigen russischen Revolution tritt die Aufgabe, die Kräfte des Proletariats zusammenzuschließen, es zu organisieren, die Arbeiterklasse politisch zu schulen und zu erziehen, besonders eindringlich hervor. Je mehr die Schwarzhunderterregierung wütet, je eifriger ihre Lockspitzel bemüht sind, die niedrigen Instinkte der underwissenden Masse aufzustacheln, (…)””. (pag 59)”,”LEND-560″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 11. Juni 1906 – Januar 1907.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands “”‘Diese Bewegung ‘zwingt’ zur Auflösung der Duma. Die Erfahrung bestätigt, daß die Kadetten nur der “”Schaum”” sind. Ihre Stärke beruht allein auf der Stärke der Revolution. Auf die Revolution aber antwortet die Regierung mit der im Wesen revolutionären (obschon in der Form konstitutionellen) Auflösung der Duma””. (pag 101)”,”LEND-561″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 13. Juni 1907 – April 1908.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Heyden war ein gebildeter, kulturvoller, humaner, duldsamer Mensch””, schreien vurzückt die liberalen und demokratischen Geiferer und dünken sich über jeden “”Parteistandpunkt”” erhaben zu sein und auf einem “”allgemeinmenschlichen”” Standpunkt zu stehen. Ihr irrt euch, Verehrteste. (…)”” (pag 41, Graf Heyden zum Gedächtnis)”,”LEND-563″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 14. Materialismus und Empiriokritizismus.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Nett, nicht wahr? Dieses Subjekt unternahm es, öffentlich über die Philosophie des Marxismus zu schwatzen, um nun zu erklären, daß ihm die elementarsten Sätze des Materialismus “”unkar”” seine! Engels zeigte an dem Beispiel Dührings, daß eine halbwegs konsequente Philosophie die Eintheit der Welt entweder aus dem Denken ableiten kann – dann ist sie gegenüber dem Spiritualismus und Fideismus hilflos (…), und die Argumentation einer solchen Philosophie läuft unausweichlich auf Taschenspielerphrasen hinaus – oder aus jener objektiven Realität, die außer uns existiert, seit langem in der Erkenntstheorie als Materie bezeichnet und von der Naturwissenschaft erforscht wird””. (pag 169)”,”LEND-564″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 15. März 1908 – August 1909.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Maslov. “”Das ist ein Argument Maslows gegen Marx. ‘Dieses’ Argument habe ich angegriffen, und ich behaupte nach wie vor, daß es ganz und gar verkehrt und lauter Konfusion ist. Maslow aber entgegnet mir, indem er ‘dieselbe’ Seite 112 ‘unter Weglassung’ seines Angriffs gegen Marx zitiert! Statt dieses Angriffs stehen ‘mehrere Punkte’: vor der Punktierung ist der ‘Anfang’, nach ihr das ‘Ende’ der Seite zitiert, der Angriff gegen Marx aber ist verschwunden. Das soll keine Verfälschung und offenkundige Unwahrheit sein?”” (pag 247, Ein hysterischer Anfall P. Maslows)”,”LEND-565″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 16. September 1909 – Dezember 1910.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Die schwere Krise der Arbeiterbewegung und der sozialdemokratischen Partei in Rußland dauert immer noch an. Zerfall der Parteiorganisationen, aus denen fast alle Intellektuellen flüchten, Zerfahrenheit und Schwankungen under denen, die der Sozialdemokratie treu geblieben sind, Niedergeschlagenheit und Apathie under ziemlich breiten Schichten des fortgeschritenen Proletariats, Unsicherheit in der Frage nach dem Ausweg aus dieser lage – das sind die Merkmale, die die gegenwärtige Situation kennzeichnen.”” (pag 293, Ankündingung der Herausgabe der “”Rabotschaja Gaseta””)”,”LEND-566″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 18. April 1912 – März 1913.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Partito illegale e lavoro legale (pag 380-389) Movimento operaio inglese nel 1912 (pag 460-461) Schizzo storico dell’ insegnamento di Karl Marx (pag 576-579) “”Das Beispiel aus der Geschichte Deutschlands zeigt uns die ‘Logik des Opportunismus’ in den Ansichten Nikolins, der uns ‘gerade deshalb’ so aufgebracht wegen ‘ausgesprochner Kadettenfresserei’ tadelt, weil er ‘nicht sieht’, wie er selber zu den liquidatorischen Ideen der liberalen Arbeiterpolitik hinabgleitet.”” (pag 324)”,”LEND-568″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 19. März-Dezember 1913.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. A. Bebel (pag 285-291) Intellettuali senza partito contro il marxismo (pag 373) Capitalismo e immigrazione operaia (pag 447-450) Carteggio Marx – Engels (pag 548-554) “”Als Rosa Luxemburg dagegen einwandte, daß “”der Ausdruck Kautskys, die russische Partei sei tot, ein un unbedachtes Wort ist””, begnügte sich Kautsky mit einem Protest “”dagegen, gesagt zu haben, die russische Sozialdemokratie sei tot. Er habe nur ausgeführ, daß die alten Formen zerbrochen und daß man eine neue Form schaffen müsse.”””” (pag 525)”,”LEND-569″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 20. Dezember 1913 – August 1914.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Wenn aber von einer tatsächlich marxistischen Einheit die Rede ist, so werden wir sagen: Seit dem Bestehen der prawdistischen Zeitungen rufen wir zum Zusammenschluß aller Kräfte des Marxismus auf, zur Einheit von unten, zur Einheit in der praktischen Arbeit. Kein Liebäugeln mit den Liquidatoren, keine diplomatischen Verhandlungen mit den Zirkeln derer, die die Gesamtheit zerstören – alle Kräfte für den Zusammenschluß der marxistischen Arbeiter auf dem Boden der marxistischen Losungen, auf dem Boden der marxistischen Gesamtheit.”” (pag 228)”,”LEND-570″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 21. August 1914 – Dezember 1915.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Aspirazione nazionale grande-russa (pag 91-95) “”Der Bolschewismus dagegen stellte den sozialdemokratischen Arbeitern die Aufgabe, die demokratisch gesinnte Bauernschaft allen Schwankungen und Verrätereien des Liberalismus zum Trotz zum revolutionären Kampf zu mobilisieren.”” (pag 335)”,”LEND-571″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 27. Februar-Juli 1918.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Nimmt man die westeuropäischen Revolutionen als Maßstab, so stehen wir jetz ungefähr auf dem Niveau dessen, was in den Jahren 1793 und 1871 erreicht worden ist. Wir haben das gute Recht, solz darauf zu sein, daß wir uns auf dieses Niveau erhoben haben und in einer Hinsicht zweifellos etwas weitergegangen sind, nämlich: daß wir in ganz Rußland den höchsten ‘Typus’ des Staates, die Sowjetmacht, dekretiert und errichtet haben.”” (pag 235)”,”LEND-577″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 28. Juli 1918 – März 1919.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Und eben diese Politik der Menscheviki und Sozialrevolutionäre beweist vor unser aller Augen endgültig unsere These, daß es ein Fehler ist, sie für Sozialisten zu halten. Sozialisten waren sie wohl nur in ihrer Phraseologie und in der Erinnerung, in Wirklichkeit aber sind sie russisches Kleinbürgertum.”” (pag 201)”,”LEND-578″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 29. März – August 1919.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”In der Tat, wo konnte der Mittelbauer in einer Epoche eines rein imperialistischen Kapitalismus herkommen? Hat es ihn doch sogar in einfach kapitalistischen Ländern nicht gegeben. Wenn wir die Frage unserer Stellung zu dieser schier mittelalterlichen Erscheinung (der Mittelbauernschaft) ausschließlich vom Standpunkt des Imperialismus und der Diktatur des Proletariats entscheiden werden, dann werden wir absolut nicht zu Rande kommen und uns arg die Köpfe einrennen.”” (pag 154-155)”,”LEND-579″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 31. April-Dezember 1920.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Zwai Kommunistische Parteien stehen also jetzt einander gegenüber: ‘Eine Führerpartei’, die den revolutionären Kampf zu organisieren und ‘von oben’ zu meistern sucht, zu Kompromissen und Parlamentarismus bereit, um Situationen zu schaffen, die ihr den Eintritt in eine Koalitionsregierung gestatten, in deren Händen die Diktatur zu liegen hätte, und ‘eine Massenpartei’, die das Emporschlangen des revolutionären Kampfes ‘von unten’ ervartet, in diesem Kampfe unter Ablehnung aller parlamentarischen und opportunistischen Methoden nur eine zielklare Methode kennt und übt, nämlich die der rücksichtslosen ‘Niederwerfung der Bourgeoisie’, um dann die proletarische Klassendiktatur zur Durchführung des Sozialismus zu errichten.”” (pag 25)”,”LEND-581″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 32. Dezember 1920 – August 1921.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Bucharin ist ein ausgezeichnet gebildeter marxistischer Ökonom. Deshalb erinnerte er sich daran, daß Marx in höchsten Grade recht hatte, als er die Arbeiter lehrte, daß es wichtig sei, die Organisation der Großproduktion gerade im Interesse eines leichtern Übergangs zum Sozialismus zu erhalten, und daß der Gedanke durchaus zulässig sei, ‘die Kapitalisten gut zu bezahlen’, sie auszukaufen, wenn (als Ausnahme: England war damals eine Ausnahme) die Umstände sich so gestalten, daß sie die Kapitalisten zwingen, sich friedlich zu fügen und in kultivierter, organisierter Weise, under der Bedingung des Auskaufs, zum Sozialismus überzugehen.”” (pag 351)”,”LEND-582″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 33. August 1921 – März 1923.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Das brächten viele, darunter auch Gen. Larin, wunderbar fertig. Dort wären seine Qualitäten außerordentlich nutzbrigend, und dann wäre bei uns die Aufgabe gelöst, die Gen. (Trotzki) Trotsky richtig hervorhob, als er erklärte, die Hauptsache sei jetzt die Erziehung der jungen Generation, dazu fehle es uns aber an Lehrmitteln. In der Tat, woraus lernt sie die Gesellschaftswissenschaften? Aus altem bürgerlichen Plunder. Das ist eine Schmach! Und das, obwohl wir Hunderte marxistischer Publizisten haben, die Lehrbücher über alle geselllschaftlichen Fragen liefern könnten, sie aber nicht liefern, weil sie sich nicht mit dem befassen und ihre Aufmerksamkeit nicht darauf richten, was nötig ist””. (pag 298)”,”LEND-583″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 34. November 1895 – November 1911.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Das Fiasko komt unvermeidlich, und zwar ziemlich bald, und es wäre geradezu kindisch, dies zu ignorieren. Was werdet Ihr uns denn nach Eurem Fiasko hinterlassen? Die Martowleute verfügen über frische und erstarkte Kräfte. Bei uns – zerschlagene Reihen. Bei ihnen- ein gefestigtes Zentralorgan. Bei uns – Leute, die dieses Zentralorgan, von dem sie beschimpft werden, schlecht ins Land beförden. Das ist doch der sichere Weg zur Niederlage, das ist doch nur ein schändliches und dummes Hinausschieben der ‘unausbleiblichen’ Niederlage. Ihr verschließt nur die Augen davor und macht Euch dabei zunutze, daß der Kampf im Ausland nur langsam auf Euch übergreift. Eure Taktik läuft doch buchstäblich darauf hinaus: nach uns (mach dem ZK in seiner jetzigen Zusammensetzung) die Sintflut (für die Mehrheit).”” (pag 204)”,”LEND-584″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 35. Februar 1912 – Dezember 1922.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Weiter, Werden nicht zuweilen hinter Reihen von Zahlen die ‘Typen’ außer acht gelassen, die sozialökonomischen ‘Typen’ der Wirtschaften (der bäuerliche Großeigentümer, der Dorfbourgeois; der mittlere Eigentümer; der Halproletarier; der Proletarier)? Dies Gefahr ist ‘sehr’ broß infolge der ‘Eigenart’ des statistichen Materials. Die “”Zahlenreihen”” sind verführerisch. Ich möchte dem Autor raten, diese Gefahr in Betracht zu ziehen: unsere “”Kathedergrößen”” ‘ersticken’ auf diese Art und Weise zweifellos den elbendigen, marxistischen Inhalt der Daten. Sie ertränken den Klassenkampf in endlosen Reihen von Zahlen. Bei dem Autor ist das ‘nicht’ der Fall, aber in der großen Arbeit, die er in Angriff genommen hat, muß diese Gefahr, diese “”Linie”” der Kathedergrößen, der Liberalen und der Volkstümler, ganz besonders berücksichtigt werden. Berücksichtigt und natürlich ‘ausgeschaltet’ werden””. (pag 17, Lenin a B.N. Knipowitsch, Knipovisch, 1912)”,”LEND-585″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 36. 1900-1923.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. “”Aus der Sprache der “”hohen Politik”” in die Sprache einfacher Menchen übersetz, bedeutet das eines: sowohl die Kadetten als auch die Oktobristen und die Progressisten ‘versprechen’, die Sicherheit der ‘Gutsbesitzer’, selbstverständlich als Klasse und nicht als Personen, besser zu schützen, als es beim jetzigen System der Fall ist. Viertens – alle drei gennanten Parteien stehen auf dem Standpunkt des Nationalismus und Chauvinismus: das Ministerium, heißt es, “”schwächt die Macht Rußlands”” (bei den Oktobristen und Progressisten) oder “”die äußere Macht”” (noch klarer!) “”des Staates”” (bei den Kadetten).”” (pag 224)”,”LEND-586″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 37. Briefe an die Angehörigen, 1893-1922.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Cita opere occidentali di Antonio LABRIOLA (pag 659) ecc. Cechov. “”Geht Ihr ins Theater? Was ist das für ein neues Stück von Tschechow “”Drei Schwestern””? Habt Ihr es gesehen, und wie findet Ihr es? Ich habe die Kritik in der Zeitung gelesen. Ausgezeichnet spielen sie im “”Künstlertheater”” – bis zum heutigen Tag denke ich gern an meinen Besuch im vergagenen Jahr, zusammen mit dem armen Kolumbus. Ist er gesund? Ich nehme mir immer vor, ihm zu schreiben, komme aber nicht dazu, weil ich zuviel zu tun habe.”” (pag 261, Lenin a M.A. Uljanowa, Ulianova)”,”LEND-587″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 39. Hefte zum Imperialismus.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Quadflieg. “”Russische Expansionspolitik””. “”‘England ist immer der Freund der schwächeren Macht’, um die stärlere auf eine für England micht mehr gefährliche Stufe herabzubringen. Erst verband es sich mit Holland, um der Spanier Macht zu vernichten, dann mit Frankreich, um der Generalstaaten Mitherrschaft zur See ein Ende zu machen, dann unterstützte es Friedrich den Großen, um Frankreichs Kolonialreich besser zerstückeln zu können, so verband es sich mit Japan, um dem bedrohlichen Machtzuwachs der Russen in den ostasiatischen Gewässern entgegenzutreten, so ist es heute Frankreichs oder Rußlands Freund, um Deutschlands Seemachtstellung vernichten zu können, so wird es Deutschlands Verbündeter werden, sobald es von dessen Flotte nichts mehr zu fürchten hat, sei es, daß diese vernichtet wurde, oder daß Deutschland freiwillig auf den Wettbewerb verzichtet, dann mag wohl der folgende Gegner das Zarenreich sein””. (pag 699-700, appunti da ‘Russische Expansionspolitik von 1774 bis 1914’ von Dr. Franz Quadflieg, Berlin, 1914)”,”LEND-589″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 40. Hefte zur Agrarfrage, 1900-1916.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands. Teoria sottoconsumo e pluslavoro. “”Von Anfang an wendet sich E. David gegen die Theorie von Unterkonsumtion und Überarbeit (62, “”übermenschliche Arbeit und untermenschliche Lebensweise””). E. David macht sich über den streggläubigen Marxismus u.ä. lustig (63) und sagt: “”In folgenden möchte ich nur der von Kautsky gegebenen Zeichnung der ‘rüchständigen Kleinbauern das Bild eines ‘modernen’ Kleinbauern gegenüberstellen. Es gibt nämlich auch einen solchen Typus; und der zeigt als Wirtschafter und Mensch so wesentlich verschiedene Züge von dem verlumpten Halbbarbaren, der uns in dem Kautskyschen Buche entgegentritt, daß es sehr nützlich ist für alle, die praktische Landagitation treiben wollen, sich auch mit ihm etwas näher bekannt zu machen””. (pag 92)”,”LEND-590″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 30. September 1919 – April 1920. To the American Workers. Economics and Politics in Era of the Dictatorship of the Proletariat. Address to the Second All-Russia Congress of Communist Organisations of the Peoples of the East. In Reply to Questions put by a Correspondent of the Daily Express. Ninth Congress of the R.C.P.(B.).”,”Discorso in memoria di Sverdlov. (pag 433) “”Under these circumstances, to ignore the importance of the national question in the Ukraine – a sin of which Great Russians are often guilty (and of which the Jews are guilty perhaps only a little less often than the Great Russians) – is a great and dangerous mistake. The division between the Russian and Ukrainian Socialist-Revolutionaires as early as 1917 could not have been accidenal. As internationalists it is our duty, first, to combat very vigorously the survivals (sometimes unconscious) of Great-Russian imperialism and chauvinism among “”Russian”” Communists; and secondly, it is our duty, precisely on the national question, which is a relatively minor one (for an internationalist the question of state frontiers is a secondary, if not a tenth-rate, question), to make concessions.”” (pag 270-271) “”Vogliamo che la donna lavoratrice sia uguale all’uomo lavoratore non solo davanti alla legge ma allo stato dei fatti. Per questo le donne lavoratrici devono prendere sempre più parte all’ amministrazione delle imprese socializzate e all’ amministrazione dello Stato””. (pag 371)”,”LEND-369″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 32. December 1920 – August 1921. Integrated Economic Plan. Tenth Congresso of the RCP(B). The Tax in Kind. Third Congresso of the Communist International.”,”””A fortnight before the Kronstadt events, the Paris newspapers reported a mutiny at Kronstadt. It is quite clear that it is the work of Socialist-Revolutionaries and white-guard émigrés, and at the same time the movement was reduced to a petty-bourgeois counter-revolution and petty-bourgeois anarchism””. (pag 184) “”Le due principali questioni a cui ogni funzionario sovietico impegnato nel lavoro economico deve porre attenzione sono: quanto del surplus prodotto dalla fattoria, oltre e al di sopra delle tasse, è stato scambiato dai contadini per i prodotti manifatturieri della piccola industria e del commercio privato, e quanto per prodotti industriali forniti dallo Stato?”” (pag 379)”,”LEND-371″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 25. June-September 1917.”,”Nationalisation of the Banks. “”The banks, as we know, are centres of modern economic life, the principal nerve centres of the whole capitalist economic system. To talk abour “”regulating economic life”” and yet evade the question of nationalisation of the banks means either betraying the most profound ignorance or deceiving the “”common people”” by florid words and grandiloquent promises with the deliberate intention of not fulfilling these promises. It is absurd to control and regulate deliveries of grain, or the production and distribution of goods generally, without controlling and regulating banks operations. It is like trying to snatch at odd kopeks and closing one’s eyes to millions to rubles””. (pag 333)”,”LEND-364″
“LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 13. Materialism and Empirio-Criticism. Critical Notes Concerning a Reactionary Philosophy.”,”Edizione autorizzata dall’ V.I. Lenin Institute, Moscow. “”In the ‘Dialogue of D’Alembert and Diderot’, Diderot thus states his philosophic position: “”Suppose a pianoforte be endowed with the faculty of sensation and memory, tell me would it not of its own accord repeat those airs which you have played on its keyboard? We are instruments endowed with the faculties of sensation and memory. Our senses are keys upon which surrounding nature strikes and which strike upon themselves. This is all, according to my opinion, that occurs in the piano which is organised like you and myself””””. (pag 17)”,”LEND-352″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 45. November 1920 – March 1923. Letters.”,”Sugli specialisti. “”We must prepare the material, verify it, expose the culprits and condemn them ‘in the full view of all’, and impose exemplary punishment. The military specialist is caught out on treason. But the military specialists have all been recruited, and are working. Lunacharsky and Pokrovsky don’t know how to “”catch out”” their own specialists and, being dissatisfied with themselves, are taking it out of everybody else. That is Pokrovsky’s mistake. In fact, you and I may not have all that many differences. The worst thing about the People’s Commissariat for Education (PCE) is the lack of system, of self-control. Their communist cells are also shockingly “”lax””. The people over at the P.C.E. have still to learn how to work out ‘methods’ of “”catching out”” their specialists and ‘punishing’ them, and of catching out and training the communist cells.”” (Lenin a Preobrazhensky, 19 aprile 1921)”,”LEND-384″
“LENIN V.I.”,”La alianza de la clase obrera y del campesinado.”,”””La ley de la mecánica establece que la acción es equivalente a la reacción. En la historia, la fueza destructora de la revolución depende también, y no poco, de la fuerza y de la duración del período de aplastamiento de las aspiraciones de libertad, de la profundidad que alcancen las contradicciones entre la “”superestructura”” antediluviana y las fuerzas vivas de la época actual. Y la situación política internacional, en muchos sentidos, va siendo la más ventajosa para la revolución rusa.”” (pag 221)”,”LEND-522″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 36. 1900-1923.”,”36″,”LEND-523″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 37. 1893-1922.”,”37″,”LEND-524″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 38. (Quaderni filosofici)”,”38″,”LEND-525″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Tomo 39. (Quaderni sull’ imperialismo)”,”39″,”LEND-526″
“LENIN N.”,”El estado y la revolución proletaria.”,”””La omnipotencia de la riqueza está más asegurada en una República democrática porque no está sometida a las formas politicas odiosas del capitalismo. La República democrática es la forma política más adecuada para el capitalismo, y por esa razón, cuando el capitalismo ha elevado la garra – empleando a los Paltchinski, Chernov y Tseretelli, – su poder está asegudado de un modo tan firme, que no hay cambio de personas, partidos e istituciones capaz de echarlo por tierra. La República burguesa le pertenece. Digamos también que Engels considera el sufragio universal como un medio que contribuye directamente a asegurar la dominación capitalista.”” (pag 52)”,”LEND-592″
“LENIN V.I.”,”La guerra imperialista.”,”Collana ‘I classici del marxismo’ a cura di Palmiro TOGLIATTI, Delio CANTIMORI, Ambrogio DONINI, Cesare LUPORINI Gastone MANACORDA Aldo NATOLI Antonio PESENTI Felice PLATONE “”L’ opportunismo consiste nel sacrificare gli interessi fondamentali delle masse agli interessi temporanei d’un’infima minoranza di operai, oppure, in altri termini, nell’ alleanza di una parte degli operai con la borghesia, contro la massa del proletariato. La guerra rende tale alleanza particolarmente evidente e coercitiva. L’ opportunismo è stato generato, nel corso di decenni, dalle particolarità di un determinato periodo di sviluppo del capitalismo, in cui uno strato di operai privilegiati, che aveva un’ esistenza relativamente tranquilla e civile, veniva “”imborghesito””, riceveva qualche briciola dei profitti del proprio capitale nazionale e veniva staccato dalla miseria, dalla sofferenza e dalla stato d’animo rivoluzionario delle masse misere e rovinate.”” (pag 93)”,”LEND-594″
“LENIN V.I.”,”L’ imperialismo come fase suprema del capitalismo.”,”””Finché il capitalismo resta tale, l’ eccesso di capitali non sarà impiegato ad elevare il tenore di vita delle masse del rispettivo paese, perché ciò importerebbe diminuzione dei profitti dei capitalisti, ma ad elevare tali profitti mediante l’ esportazione di capitale all’estero, nei paesimeno progrediti. In questi ultimi il profitto ordinariamente è assai alto, poiché colà vi sono pochi capitali, il terreno vi è relativamente a buon mercato, le mercedi basse e le materie prime a poco prezzo.”” (pag 71) “”L’amercano Henry C. Morris nella sua “”Storia della colonizzazione””, cerca di riunire le cifre sulla grandezza dei possedimenti coloniali dell’Inghilterra, della Francia e della Germania (…)”” (pag 88) Nota fondo pagina: “”J. Patouillet, L’ imperialisme américain, Digione, 1904″” (pag 127) Nota fondo pagina: “”Dawid Jayne Hill, A History of the Diplomacy in the international development of Europe, Vol I p. X”” (pag 138)”,”LEND-595″
“LENIN V.I.”,”Sulla religione.”,”””Per mantenere il popolo nella schiavitù spirituale, occorre la più stretta alleanza fra la chiesa e i cento neri, dicevano, per bocca di Purisckevic, il barbaro latifondista e il vecchio aguzzino. Vi ingannate signori, risponde loro, per bocca di Karaulov, il borghese controrivoluzionario. Con questi mezzi non farete altro che respingere definitivamente il popolo dalla religione. Operiamo dunque con maggior intelligenza, abilità e destrezza; togliamo di mezzo i cento neri troppo stupidi e troppo grossolani,dichiariamo guerra alla “”snazionalizzazione della chiesa””, scriviamo sulla nostra bandiera le “”parole d’oro”” del vescovo Eulogio, il quale dice che la chiesa è al di sopra della politica. Soltanto se agiremo così, sapremo ingannare almeno una parte di operai più arretrati e, particolarmente, i piccoli borghesi e i contadini, e aiuteremo la chiesa rinnovata ad assolvere la sua “”grande e santa missione”” di mantenere nella schiavitù spirituale le masse del popolo””. (pag 44)”,”LEND-596″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 10 . November 1905 – Juni 1906.”,”Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands “”Der Ausgang der Revolution hängt davon ab, ob die Arbeiterklasse als handlanger der Bourgeoisie, der in seiner Stoßkraft gegen die Selbstherrschaft zwar mächtig, politisch aber ohnmächtig ist, oder als Führer der Volksrevolution auftreten wird””. (pag 5, Vorwort, Zwei Taktiken)”,”LEND-559″
“LENIN Nicola”,”Pagine scelte.”,”””Recentemente siamo stati informati che l’ America c’invia 500 comunisti per sbarazzarsi di agitatori pericolosi. Se anche, invece di inviarcene 500, essa ci inviasse 500.000 agitatori americani, giapponesi o francesi, la situazione non muterebbe per questo, non potendo la sproporzione tra il prezzo dei viveri ed i salari, subire alcuna modificazione. Nulla si può fare, essendo la proprietà privata strettamente rispettata: essendo – non dimentichiamolo – sacra, per tutti i paesi, tranne per la Russia, dove, come conviene ricordarsi, la proprietà è stata abolita. I capitalisti sono dunque impotenti a modificare la situazione ed i lavoratori non possono vivere con quel che guadagnano. Contro questa disgrazia, nessun vecchio metodo può servire; nessuno sciopero parziale, nessuna azione parlamentare, nessuno scrutinio, niente può giovare, finchè resterà sacra la proprietà privata, mentre i capitalisti hanno accumulato i debiti e monopolizzato tutte le ricchezze nelle mani di alcuni uomini, rendendo sempre più insopportabili le condizioni di esistenza degli operai. Al di fuori dell’ abolizione della proprietà privata degli sfruttatori non vi è uscita. Il compagno Lapinski, nel suo volume: ‘L’ Inghilterra e la rivoluzione mondiale’, da cui il nostro messaggero del Commissariato degli Affari Esteri, ha estratto nel febbraio 1920 alcuni passi notevolmente interessanti, indica che i prezzi di estrazione del carbone sono rimasti in Inghilterra due volte più alti di quanto si era supposto nei centri industriali. (…)”” (pag 168-169) “”Dobbiamo qui notare che nella ripartizione dei benefici bancari i direttori e gli amministratori di Banca fanno naturalmente la parte del leone, dissimulando una parte del profitto sotto la forma di premi, di percentuali, ecc..”” (pag 169) “”Rimarchiamo soprattutto questa circostanza, che il compagno Levi ha messo in rilievo nel suo rapporto tedesco: il ribasso della moneta. In seguito ai debiti, alla emissione considerevole di carta moneta, la moneta ha subito un deprezzamento generale. Lo stesso economista borghese Keynes ha dichiarato l’ 8 marzo al Consiglio Supremo Economico che, secondo i suoi calcoli, il deprezzamento della moneta confrontato col dollaro è di un terzo in Inghilterra; di due terzi in Francia ed in Italia e si eleva in Germania a 96 per cento.”” (pag 169-170)”,”LEND-597″
“LENIN V.I.”,”Acerca de la prensa y la literatura.”,”””La stessa rivoluzione non si deve immaginare come un atto unico (come, abbiamo visto, se lo immaginano i Nadiezhdin), ma come una successione rapida di esplosioni più o meno violente, alternando periodi di calma più o meno profonda. Pertanto, il contenuto capitale delle attività dell’ organizzazione del nostro partito, il centro di gravità di queste attività deve consistere in un lavoro che è possibile e necessario, sia durante il periodo dell’ esplosione più violenta, come durante la calma più completa, ovvero: in un lavoro di agitazione politica unificata in tutta la Russia che getti luce su tutti gli aspetti della vita e che sia diretto alle grandi masse.”” (pag 108-109)”,”LEND-598″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Indice analitico. Parte I.”,”Indici 1″,”LEND-527″
“LENIN V.I.”,”Opere complete (in lingua russa). Indice nomi. Parte II.”,”Indici 2″,”LEND-528″
“LENIN V.I.”,”El marxismo y el Estado. Materiales preparatorios para el libro El Estado y la revolución.”,”Dall’ indice: Lettera di Marx a Varlin e Frankel del 1871. Risposta Engels ai giovani 1890. Scritto Beer su Imperialismo Engels sulla guerra mondiale imminente che dovrà condurre alla creazione delle condizioni per la vittoria definitiva della classe operaia (pag 36) Lenin Imperialismo: “”Durante l’apogeo della libera concorrenza in Inghilterra, tra il 1840 e il 1860, i dirigenti politici borghesi d’Inghilterra erano avversari della politica coloniale, e consideravano come inevitabile ed utile la liberazione delle colonie e la loro completa separazione dall’Inghilterra. M. Beer nel suo studio sul “”più recente imperialismo inglese”” [*3], apparso nel 1898, dice che un uomo di Stato inglese, così incline in generale all’imperialismo come Disraeli [1], aveva dichiarato nel 1852 che “”le colonie sono pietre attaccate al nostro collo””. Ma alla fine del secolo XIX gli eroi del giorno in Inghilterra erano Cecil Rhodes e Joseph Chamberlain [2], che propagandavano apertamente l’imperialismo e facevano la più cinica politica imperialistica!”” *3. Die Neue Zeit, XVI, 1898, 1, p. 302″,”LEND-599″
“LENIN V.I.”,”Lénine et la presse.”,”””Pour ne pas laisser de lacune dans l’exposé des conceptions de Marx en 1848, il importe de noter un trait essentiel qui distingue la social-democratie allemande d’alors (ou le Parti communiste du prolétariat, pour empunter la langue de l’époque) de la social- démocratie russe d’aujourd’hui. Laissons la parole à Mehring: “”Elle (la Nouvelle Gazette rhénane) est entrée dans l’ arène politique comme un “”organe de la démocratie””. Il est impossible de ne pas voir l’ idée qui domine tous ses articles. Mais, dans son activité directe, elle défendait plus les intérêts du prolétariat contre ceux de la bourgeoisie. On trouvera peu de chose dans ses colonnes sur le mouvement spécifiquement ouvrier pendant la révolution, bien qu’il ne faille pas oublier qu’à côté d’elle paraissait deux fois par semaine, sous la rédaction de Moll et Schapper, l’ organe spécial de l’Union ouvrière de Cologne.”” (pag 163)”,”LEND-600″
“LENIN V.I.”,”K. Marx / F. Engels.”,”Lo scritto su Marx, Lenin lo pubblicò nel 1915 sotto lo pseudonimo di V. ILIN. Quello di Engels nel 1896. Le pagine su Marx furono scritte nel 1913 per il Dizionario Granat. “”Las nacionaes son el fruto inevitable y, además, una forma inevitable de la época burguesa de desarrollo de la sociedad. Y la clase obrera no podía fortalecerse, alcanzar su madurez, formarse, sin “”organizarse en el marco de la nación””, sin ser “”nacional”” (“”aunque de ningún modo en el sendido burgués””). Pero ed dearrollo del capitalismo va destruyendo cada vez más las barreras nacionales, pone fin al aislamiento nacional y sustituye los antagonismos nacionales por los antagonismos de clase. Por eso es una verdad innegable que en los países capitalistas adelantados “”los obreros no tienen patria”” (…)””. (pag 62)”,”LEND-601″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”La Grande Révolution socialiste d’ Octobre. Articles et discours.”,”Le oscillazioni piccolo-borghesi. Il riformismo piccolo-borghese, ovvero il servilismo davanti alla borghesia, servilismo dissimulato con belle frasette democratiche e “”social””democratiche (…), e il rivoluzionarismo piccolo-borghese temibile a parole, pieno di orgoglio e di vanità, ma in realtà vuoto di contenuto (…) sono queste sono oggi le due correnti dell’ oscillazione piccolo borghese. (pag 430) Tempi nuovi e vecchi errori in forma nuova. “”Opposer avec le plus de lucidité et de précision possibles, aux lamentations et à la panique des philistins du réformisme et des philistins du révolutionnarisme, les faits incontestables et le rapport réel des forces de classes, telle est la tâche des marxistes.”” (pag 431) “”Nous voici arrivés au point culminant et, en même temps, le plus difficile de notre lutte historique d’une portée mondiale. En ce moment précis, pour la période de temps actuelle, l’ ennemi n’est pas le même qu’hier. L’ennemi; ce ne sont plus les hordes de gardes blancs sous le commandement des hobereaux que soutiennent tous les menchéviks et socialistes-révolutionnaires, toute la bourgeoisie internationale. L’ennemi, c’est la grisaille quotidienne de l’économie dans un pays de petite agriculture où la grosse industrie est ruinée. L’ennemi c’est l’élément petit-bourgeois qui nous entoure comme l’ air et pénètre fortement dans les rangs du prolétariat.”” (pag 433-434)”,”LEND-602″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”Problèmes d’ organisation de l’économie socialiste. Recueil d’ articles et de discours.”,”Il socialismo e i grandi gruppi. “”Non. Ne sont dignes de s’appeler communistes que ceux qui comprennent qu’on ‘ne peut pas’ créer ou instaurer le socialisme sans ‘se mettre à l’école’ des organisateurs de trusts. Car le socialisme n’est pas une invention; c’est l’assimilation et l’application, par l’avant-garde du prolétariat qui a conquis le pouvoir, de ce qui a été créé par les trusts. Nous, parti du prolétariat, nous ne pouvons prendre ‘nulle part’ l’art d’organiser la grande production à l’instar des trusts, comme les trusts, – ‘nulle part’ à moins que nous n’allions le chercher chez les spécialistes les plus qualifiés du capitalisme’. (pag 165-166, Sur l’infantilisme “”de gauche””, 1918)”,”LEND-603″
“LENIN V.I. TROTSKY. L.”,”I Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del I Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”””1° Uno dei compiti più importanti per i compagni dell’Europa occidentale è quello di spiegare alle masse il significato, l’importanza e la necessità del sistema sovietico. Va constatata, sotto questo profilo, una insufficiente comprensione. Se è vero che Kautsky e Hilferding hanno fatto fallimento come teorici, gli ultimi articoli della “”Freiheit”” provano tuttavia ch’essi hanno saputo esprimere esattamente lo stato d’animo dei settori arretrati del proletariato tedesco. E’ accaduto lo stesso da noi. Durante i primi otto mesi della rivoluzione russa la questione dell’organizzazione sovietica è stata molto discussa, e gli operai non vedevano abbastanza chiaramente in che cosa consistesse il nuovo sistema, né se era possibile costruire l’apparato statale con i soviet. Nella nostra rivoluzione siamo andati progredendo non per via teorica ma per via pratica. Così,per esempio, noi non abbiamo mai posto prima teoricamente il problema dell’Assemblea costituente, e non abbiamo mai detto che non l’avremmo riconosciuta. Solo più tardi, quando le istituzioni sovietiche si diffusero in tutto il paese e conquistarono il potere politico, decidemmo di disperdere l’Assemblea costituente. Vediamo ora che la questione si pone in modo anco più acuto in Ungheria e in Svizzera. Da un lato è benessimo che sia così: proprio su questo fatto noi baisamo la certezza assoluta che la rivoluzione avanza più rapidamente negli Stati dell’Europa occidentale e ch’essa ci porterà grandi vittorie. Ma d’altra parte vi è il pericolo che la lotta sia tanto accanita e tesa che la coscienza delle masse operaia non sarà in grado di seguirne il ritmo. Il significato del sistema sovietico non è tuttora abbastanza chiaro alle grandi masse degli operai tedeschi politicamente istruiti, perché essi sono stati educati nello spirito del parlamentarismo e dei pregiudizi borghesi””. (pag 55, Lenin, Discorso di Lenin sulle tesi)”,”INTT-234″
“LENIN V.I. (LENINE)”,”Aux travailleurs d’ Europe et d’ Amerique.”,”””Entre les spartaciens et les Scheidemanies, se trovent le Kautskiens, les disciples de Kautski, hésitants, veulés, “”indépendents”” en paroles, en fait “”dependants”” totalement et sur toute la ligne aujourd’hui de la borgeoisie et des Scheidemanies, demain des Spartaciens, (…)””. (pag 6)”,”LEND-606″
“LENIN V.I., a cura di ZIZEK Slavoj”,”Revolution at the Gates. A Selection of Writings from February to October 1917.”,”ZIZEK Slavoj è Senior Researcher presso l’ Institute for Social Studies in Lubiana. Euro 30.0″,”LEND-605″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 15. March 1908 – August 1909.”,”””In the interests of this new sorting-out a strengthening of theoretical work is essential. The “”present moment’ in Russia is precisely one in which the theoretical work of Marxism, its deepening and expansion, are dictated not by the state of mind of this or that individual, not by the enthusiasm of one or another group, and not even by the external police conditions which have condemned many to elimination from “”practical work”” – but by the whole objective state of affairs in the country. When the masses are digesting a new and exceptionally rich experience of direct revolutionary struggle, the theoretical struggle for a revolutionary outlook, i.e., for revolutionary Marxism, becomes the watchword of the day.”” (pag 290) pag 476″,”LEND-354″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 15. March 1908 – August 1909.”,”pag 402 posizione lavoratori su questione religione e pag 414 “”That is why the Third Duma marks a special stage in the break-down of the old tsarism, in the intensification of its adventurist character, in the deepening of the old revolutionary aims, in the widening of the field of struggle (and of the numbers taking part in the struggle) for these aims. We must get over this stage. The present new conditions require new forms of struggle. The use of the Duma tribune is an absolute necessity. A prolonged effort to educate and organise the masses of the proletariat becomes particularly important. The combination of illegal and legal organisation raises special problems before the Party. The popularisation and clarification of the experience of the revolution, which the liberals and liquidationist intellectuals are seeking to discredit, are necessary both for theoretical and practical purposes.”” (pag 350-351)”,”LEND-354-B”
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 22. December 1915 – July 1916.”,” Analisi sviluppo agricoltura americana (pag 14-100) “”The number of cartels in Germany was estimated at about 250 in 1896 and at 385 in 1905, with about 12,000 firms participating. But it is generally recognised that these figures are underestimations. From the statistics of German industry for 1907 we quoted above, it is evident that even these 12,000 very big enterprises probably consume more than half the steam and electric power used in the country. In the United States of America, the number of trusts in 1900 was estimated at 185 and in 1907, 250. American statistics divide all industrial enterprises into those belonging to individuals, to private firms or to corporations. The latter in 1904 comprised 23.6 per cent, and in 1909, 25,9 per cent, i.e., more than one-fourth of the total industrial enterprises in the country. These employed in 1904, 70.6 per cent, and in 1909, 75.6 per cent, i.e, more than three-fourths of the total wages-earners. Their output at these two dates was valued at $10,900,000,000, and $ 16,300,000,000, i.e,, 73.7 per cent and 79.0 per cent of the total, respectively.”” (pag 202-203)”,”LEND-361″
“LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 26. September 1917 – February 1918.”,”Analisi sviluppo agricoltura americana (pag 14-100) Arte insurrezione. “”Marxism is an extremely profound and many-sided doctrine. It is, therefore, no wonder that ‘scraps’ of quotations from Marx – especially when the quotations are made ‘inappropriately’ – can always be found among the “”arguments”” of those who break with Marxism. Military conspiracy is Blanquism, ‘if’ it is organised not by a party of a definite class, ‘if’ its organisers have not analysed the political moment in general and the international situation in particular, ‘if’ the party has not on its side the sympathy of the majority of the people, as proved by objective facts, ‘if’ the development of revolutionary events has not brought about a practical refutation of the conciliatory illusions of the petty bourgeoisie, ‘if’ the majority of the Soviet-type organs of revolutionary struggle that have been recognised as authoritative or have shown themselves to be such in practice have not been won over, ‘if’ there has not matured a sentiment in the army (if in war-time) against the government that protracts the unjust war against the will of the whole people, ‘if’ the slogans of the uprising (like “”All power to the Soviets””, “”Land to the peasants””, or “”Immediate offer of a democratic peace to all the belligerent nations, with an immediate abrogation of all secret treaties and secret diplomacy””, etc.) have not become widely known and popular, ‘if’ the advanced workers are not sure of the desperate situation of the masses and of the support of the countryside, a support proved by a serious peasant movement or by an uprising against the landowners and the government that defends the landowners, ‘if’ the country’s economic situation inspires earnest hopes for a favourable solution of the crisis by peaceable and parliamentary means. This is probably enough. In my pamphlet entitled: ‘Can the Bolsheviks Retain State Power?’ (…), there is a quotation from Marx which really bears upon the question of insurrection and which enumerates the features of insurrection as an “”art””.”” (pag 212-213)”,”LEND-365″
“LENIN V.I.”,”Opere complete. Volumi 1-35. (in lingua russa)”,”Tomi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35″,”LEND-610″
“LENIN V.I.”,”Lettere da lontano.”,”Fondo Guglielmo Zatti Guglielmo Zatti (Brescia, 17 aprile 1907 – ?) giornalista, visse dal 1930 al 1942 all’estero avvicinandosi all’ambiente dei fuoriusciti comunisti; rientrato in patria prese contatto con l’antifascismo bresciano. Fondò il locale foglio clandestino “”Vivi”” e nel dopoguerra il settimanale “”Ordine nuovo””, dal 1947 abbandonò la politica attiva. Il fondo raccolto in una busta e un album conserva una serie di fotocopie, tutte relative alle vicende dello Zatti dal 1932 al 1942, provenienti dall’Archivio Centrale dello Stato, fondi Ministero dell’Interno, direzione generale della Pubblica Sicurezza, Casellario Politico Centrale, Ministero degli affari esteri e della Prefettura di Brescia; tali fotocopie contengono note informative di fonte confidenziale. Seguono una serie di manoscritti e dattiloscritti inediti, alcune centinaia di cartelle degli anni Settanta, dove lo Zatti analizza criticamente il quadro politico italiano dell’epoca. (Fondazione Micheletti)”,”LEND-612″
“LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina del marxismo sullo Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Ciò che attrae soprattutto l’attenzione di Bernstein è la conclusione che Marx sottolineò nella prefazione del 1872 al “”Manifesto del Partito comunista”” e ove è detto: “”La classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i propri fini””. Questa espressione è talmente “”piaciuta”” a Bernstein ch’egli la ripete non meno di tre volte nel suo libro, interpretandola nel senso più deformato, più opportunistico. Come abbiamo visto, Marx vuol dire che la classe operaia deve ‘spezzare, demolire, far saltare’ (‘Sprengung’, esplosione. Il termine è di Engels) tutta la macchina dello Stato. Ora, secondo Bernstein, Marx avrebbe con ciò messo in guardia la classe operaia ‘contro’ un ardore troppo rivoluzionario nel momento della presa del potere. Non si può immaginare falsificazione più grossolana, più mostruosa del pensiero di Marx.”” (pag 121)”,”LEND-615″
“LENIN V.I.”,”Sul diritto delle nazioni all’autodecisione.”,”2° copia Separazione della Norvegia dalla Svezia (pag 38)”,”LEND-617″
“LENIN V.I. MARKUS B. KRUJKOV N. GUBAREV KETEKIN BELIAEV KHOLODKOV M.I. SIROTKIN V. MANUKHINE TOCHTCHAKOV J.P. NIEMANEJIN K.V. CHESTAKOV A. KUTCHKIN A. LEONTIEV A. BRAGUINSKI M. BELOZEROVA KVITKOSKAIA ZEMLIATCHKA R. STEPANOV S. KRYLOV S.V. PHILIPPOV B.P. WALTMANN G.M. MIROCHNIKOV A.K. STANOVOV V. MTATLEV J. SCHWEITZER V. (MARKOUS KROUJKOV GOUBAREV SIROTKINE MANOUKHINE LENINE NIEMANEJINE KOUTCHINE)”,”La révolution de février 1917 en Russie. Souvenirs et documents.”,”””Le 4 (17) avril, Lénine prit la parole à la réunion des bolchéviks où il exposa ses “”Thèses d’avril”” d’une importance historique mondiale. Dans ces thèses, Lénine indiqua avec toute la clarté nécessaire la route à suivre pour le développement ultérieur de la révolution. Il traça le plan du combat du prolétariat, lança les mots d’ordre clairs capables de mobiliser les ouvriers et les éléments les plus pauvres de la paysannerie pour la lutte pour la révolution socialiste. La révolution, écrivit Lénine dans ses “”Thèses d’avril”” a dépassé sa primière étape et est entrée dans la deuxième; à l’ordre du jour se trouve une nuovelle tâche, à savoir: la révolution socialiste. “”Ce qu’il a de particulier dans l’actualité russe, c’est la ‘transition’ de la première étape de la révolution, qui a donné le pouvoir à la bourgeoisie par suite du degré insuffisant de conscience et d’organisation du prolétariat, à la ‘deuxième’ étape, qui doit donner le pouvoir au prolétariat et aux couches les plus pauvres de la paysannerie”” (1). Le prolétariat ne saurait accomplir la révolution socialiste qu’à condition que la majorité des ouvriers et des paysans pauvres suivent le Parti bolchévik. D’ici, découle la principale tâche du moment: éclairer avec soin, avec persévérance, avec patiente les masses sur la duperie dont elles sont l’objet de la part des menchéviks et des socialistes révolutionnaires et, par là même, aider les masses qui les suivaient à passer aux côtés des bolchéviks. (…)”,”RIRx-145″
“LENIN V.I. (LENINE N.)”,”La Révolution Prolétarienne et le renégat Kautsky. (1918)”,”””Chacune de ces thèses, bien connues de l’érudit Kautsky, le cingle au visage et dévoile sa trahison. Dans toute sa brochure, Kautsky ne dénote pas la moindre conception de ces vérités et d’un bout à l’autre il ne fait que se moquer du marxisme. Prenez les lois fondamentales des Etats contemporains, prenez leur Gouvernement, prenez les libertés de réunion ou de presse, prenez “”l’égalité des citoyens devant la loi””, et vous verrez à chaque pas l’hypocrisie de la démocratie bourgeoise bien connue de tout travailleur honnête et conscient. Il n’y a pas d’Etat, même le plus démocratique, qui n’ait dans sa constitution quelque fissure ou quelque réserve fournissant à la bourgeoisie le moyen de lancer la troupe contre les ouvriers, de décréter l’état de siège, etc., “”en cas de perturbation de l’ordre””, entendez à la moindre tentative de la classe exploitée pour secouer son esclavage et essayer de se conduire en être humain. Kautsky, farde sans vergogne la démocratie bourgeoise, et ne souffle mot des répressions dirigées par exemple contre les grévistes par les bourgeois les plus républicains et les plus démocrates d’Amérique et de Suisse. Oh! non, le prudent et savant Kautsky n’en souffle mot. Il ne comprend pas, ce politique érudit, que le silence en l’occurence est une lâcheté. Il préfère berner les travailleurs en leur contant par exemple que démocratie veut dire “”défense de la minorité””. Incroyable! mais c’est come cela!”” [N. Lénine, La Révolution Prolétarienne et le renégat Kautsky, 1921] [Lenin-Bibliographical-Materials] (pag 29) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-618″ “LENIN V.I.”,”Opere scelte. Volume 3. (in sanscrito)”,”Sanscrito appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee, è una Lingua ufficiale dell’India, dalla quale derivano molte moderne lingue del paese (primo tra tutti l’hindi, la più diffusa); il termine sams-kr-ta significa, nell’antica lingua, “”perfezionato”” e può essere reso col latino con-fec-tus (si noti che la radice kr del sanscrito corrisponde alla radice fac, es. facio, del latino). Il ruolo di questa lingua nella cultura indiana è simile a quello del Latino e del Greco antico in Europa. In sanscrito furono composti molti testi classici, come ad esempio i Veda. Si distingue, solitamente (ma le diversità sono minime), tra sanscrito vedico e sanscrito classico, più tardo, nel quale furono scritte le grandi epiche indiane Mahabharata e Ramayana.”,”LEND-607″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. E lo studio preparatorio: Il marxismo sullo Stato.”,”Lenin scrisse ‘Stato e rivoluzione’ nell’agosto-settembre 1917, dopo gli avvimenti di luglio e la fuga in Finlandia. Per la stesura del libro si servì delle note e degli appunti che aveva elaborato quando si trovava in Svizzera e che vengono pubblicati nella presente edizione per la prima volta in Italia (‘Quaderni sullo stato’ o ‘Il marxismo sullo Stato’ . L’opera doveva comprendere sette capitoli ma il settimo ‘L’esperienza delle Rivoluzioni russe del 1905 e del 1917’ non fu però mai scritto da Lenin, che lasciò solamente le prime righe della stesura definitiva e uno schema dello stesso (v. pag 140). Lenin scrisse in una nota editoriale: “”Se tarderò troppo prima di terminare questo settimo capitolo, o se dovesse venire troppo lungo, occorrerà pubblicare intanto i primi sei, come ‘prima parte’. Altre notizie si trovano nella nota di pagina 2. “”Giudizio di Bernstein: Bernstein nelle ‘Premesse’ (pag. 134 cita questi passi (N. 12 e N. 13 e N. 15 nel mio scritto) della ‘Guerra civile’ e dichiara: questo “”programma”” “”per il suo contenuto politico rivela una grandissima somiglianza in tutti i tratti essenziali con il federalismo di Proudhon (ah – ah!). …””Con tutte le divergenze esistenti fra Marx e (!!) il “”piccolo borghese”” Proudhon, in questi punti il loro pensiero è vicino quanto solo è possibile”” (136). E più avanti: l’importanza delle “”municipalità”” aumenta, ma: “”mi sembra dubbio che primo compito della democrazia sia un tale dissolvimento (Auflösung) degli stati moderni e un tale rovesciamento (Umwandlung) della loro organizzazione come pensano Marx e Proudhon (creazione di una assemblea nazionale dei delegati delle assemblee provinciali o regionali, le quali, a loro volta, sono composte dai delegati delle comuni) in modo tale che tutta la struttura precedente delle rappresentanze nazionali scompaia completamente”” (136). Già, non si può stare senza il controllo delle direzioni centrali!!”” (pag 203, V.I. Lenin, Studio preparatorio: Il marxismo e lo Stato, in ‘Stato e rivoluzione, Savelli, 1963)”,”LEND-608″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”Contiene di Lenin: – Carlo Marx – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Marxismo e revisionismo – I destini storici della dottrina di Carlo Marx Contiene di Lenin: – Carlo Marx – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Marxismo e revisionismo – I destini storici della dottrina di Carlo Marx “”L’economia politica classica anteriore a Marx nacque in Inghilterra, il paese capitalista più progredito. Adamo Smith e Davide Ricardo, studiando il regime economico, gettarono le basi della ‘teoria secondo cui il valore deriva dal lavoro’. Marx continuò la loro opera, dette una rigorosa base scientifica e sviluppò in modo coerente questa teoria. Egli dimostrò che il valore di ogni merce è determinato dalla quantità di lavoro socialmente necessario, ovvero dal tempo di lavoro socialmente necessario alla sua produzione. Là dove gli economisti borghesi vedevano dei rapporti tra oggetti (scambio di una merce con un’altra), Marx scoprì dei ‘rapporti tra uomini’. Lo scambio delle merci esprime il legame tra singoli produttori per il tramite del mercato. Il ‘denaro’ indica che questo legame diventa sempre più stretto, fino ad unire in tutto indissolubile la vita economica dei produttori isolati. Il ‘capitale’ indica lo sviluppo ulteriore di questo legame: la forza-lavoro dell’uomo diventa merce. L’operaio salariato vende la sua forza-lavoro al proprietario della terra, delle fabbriche, degli strumenti di produzione. L’operaio impiega una parte della giornata di lavoro a coprire le spese del mantenimento suo e della sua famiglia (il salario), e l’altra parte a lavorare gratuitamente, creando per il capitalista il ‘plusvalore’, fonte del profitto, fonte della ricchezza della classe dei capitalisti. La dottrina del plusvalore è la pietra angolare della teoria economica di Marx.”” [V.I. Lenin, Carlo Marx, 1999] (pag 59) “”Nel famoso ‘Indirizzo dell’Internazionale’ del 9 settembre 1870 Marx mise in guardia il proletariato francese contro un’insurrezione intempestiva; ma quando tuttavia essa avvenne (1871) egli salutò con entusiasmo l’iniziativa rivoluzionaria delle masse “”che danno l’assalto al cielo”” (lettera di Marx a Kugelmann). La sconfitta dell’azione rivoluzionaria, in questa come in molte altre situazioni, era, secondo il materialismo dialettico di Marx, minor male, per l’andamento generale ‘e per l’esito’ della lotta proletaria, che l’abbandono di una posizione conquistata e la resa senza lotta, perché una tale capitolazione avrebbe demoralizzato il proletariato e diminuita la sua capacità di combattere.”” (pag 54) [V.I. Lenin, Carlo Marx, Robin Edizioni, 2000]”,”LEND-620″ “LENIN V.I.”,”Collected works. Volume 36. Letters and Documents, 1900-1923.”,”Volume 36″,”LEND-375″ “LENIN V.I.”,”Obras escogidas en tres tomos. 1.”,”””La nozione di “”disciplina”” ispira al compagno W. Heine una indignazione non meno nobile di quella del compagno Axelrod. (…) Y.W. Heine segue per molto tempo fulminando in tutti i modi questa odiosa tendenza a creare “”una vasta organizzazione assoluta, la più centralizzata possibile, una tattica, una teoria””; fulmina il fatto che si esiga “”il centralismo semplificat””, ecc., ecc., letteralmente “”alla Axelrod””””. (pag 451, Un passo avanti e due indietro)”,”LEND-400″ “LENIN V.I. (LENINE), a cura di Serge OLDENBOURG (OLDENBURG)”,”La révolution bolcheviste. Ecrits et discours de Lénine de 1917 a 1923, traduits du russe et annotés par Serge Oldenbourg.”,”Ultimo discorso di Lenin: 29 marzo 1922: “”On s’engage et puis on voit”” “”Il me revient que Napoléon écrivait: “”On s’engage et puis on voit””. En paraphrase libre, cela signifie: “”Il faut commencer par engager une lutte sérieuse, dans la suite on verra ce qui en advient””. C’est ce que nous fîmes en octobre 1917, en engageant une lutte sérieuse; ce n’est que dans la suite que nous avons discerné les détails de l’évolution (au point de vue de l’histoire mondiale ce ne sont que des détails) tels que la paix de Brest, la NEP, etc. Présentement il n’y a plus de doute: dans l’essentiel nous avons remporté la victoire. Nos soukhanovs, sans parler des socialistes plus à droite encore, n’ont pu même s’imaginer comment se passaient en réalité les révolutions””. (pag 382)”,”RIRO-364″ “LENIN V.I.”,”Sulla via dell’ insurrezione.”,”Cofanetto, opera n° 4″,”SOCx-170″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”Cofanetto, opera n° 5″,”SOCx-171″ “LENIN V.I.”,”Sulla gioventù e sulla scuola.”,”Cofanetto, opera n° 6″,”SOCx-172″ “LENIN V.I.”,”L’ alleanza degli operai e dei contadini.”,”Cofanetto, opera n° 7″,”SOCx-173″ “LENIN V.I.”,”L’ emancipazione della donna.”,”Cofanetto, opera n° 8″,”SOCx-174″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati.”,”Cofanetto, opera n° 9″,”SOCx-175″ “LENIN V.I.”,”Sulla cooperazione.”,”Cofanetto, opera n° 10″,”SOCx-176″ “LENIN V.I.”,”Sulla religione.”,”Cofanetto, opera n° 12 “”Primus in orbe deos fecit timor”” (la prima a creare gli dei sulla terra fu la paura) aforisma latino riferito per la prima volta dal poeta satirico del I secolo Petronio Arbitro e ripreso da Stazio, viene citato anche da Feuerbach nelle sue Lezioni sull’essenza della religione (nota 1, pag 25)”,”SOCx-178″ “LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”Cofanetto, opera n° 14″,”SOCx-180″ “LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra.”,”Cofanetto, opera n° 16″,”SOCx-182″ “LENIN V.I.”,”Le multe nelle fabbriche.”,”Cofanetto, opera n° 23″,”SOCx-189″ “LENIN V.I.”,”La Comune di Parigi.”,”Cofanetto, opera n° 24″,”SOCx-190″ “LENIN V.I.”,”Un passo avanti, due passi indietro. (La crisi del nostro partito).”,”Cofanetto, opera n° 25″,”SOCx-191″ “LENIN V.I.”,”Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici.”,”Cofanetto, opera n° 27″,”SOCx-193″ “LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”Cofanetto, opera n° 32″,”SOCx-198″ “LENIN V.I.”,”Che cosa sono “”gli amici del popolo”” e come lottano contro i sociademocratici.”,”Cofanetto, opera n° 33″,”SOCx-199″ “LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”Cofanetto, opera n° 42″,”SOCx-208″ “LENIN V.I., a cura di Alberto CECCHI”,”L’estremismo, malattia infantile del comunismo.”,”Cofanetto, opera n° 49 L’ estremismo, malattia infantile del comunismo (scritto e pubblicato nel 1920)”,”SOCx-215″ “LENIN V.I.”,”Sul diritto delle nazioni all’autodecisione.”,”Cofanetto, opera n° 50″,”SOCx-216″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 39. Notebooks on Imperialism.”,”39″,”LEND-378″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 37. Letters to Relatives, 1893-1922.”,”Volume 37″,”LEND-376″ “LENIN V.I.”,”Collected Works. Volume 43. December 1893-October 1917.”,”43″,”LEND-382″ “LENIN V.I.”,”Materialismo ed empiriocriticismo. Note critiche su una filosofia reazionaria.”,” Lenin su ‘Libertà e necessità’ (pag 183) “”Engels dice: “”Hegel fu il primo a rappresentare in modo giusto il rapporto di libertà e necessità. Per lui la libertà è il riconoscimento della necessità. “”‘Cieca è’ la necessità solo ‘nella misura in cui non viene compresa’””. La libertà non consiste nel sognare l’indipendenza dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità, legata a questa conoscenza, di farle agire secondo un piano per un fine determinato. Ciò vale in riferimento tanto alle leggi della natura esterna, quanto a quelle che regolano l’esistenza fisica e spirituale dell’uomo stesso: due classi di leggi che possiamo separare l’una dall’altra tutt’al più nell’idea, ma non nella realtà. (…) La libertà consiste dunque nel dominio di noi stessi e della natura esterna, fondato sulla conoscenza delle necessità naturali [Naturnotwendigkeiten]….”” (pp. 112 e 113 della 5. ediz. tedesca)”” (pag 184) Voroscilov eroe di Turghenev (pag 97)”,”FILx-432″ “LENIN V.I. (LENINE) – CERVETTO Arrigo”,”Materialisme et empiriocriticisme. Notes critiques sur une philosophie reactionnaire (Lenin). Lectures: La critique libérale de Bernstein (A. Cervetto)”,”””Ceux qui veulent connaître la pensée de Marx ne sont certes pas tenus de recourir à la libre transposition de Plekhanov, mais ils sont tenus en revanche d’approfondir Marx au lieu de se livrer, à la Vorochilov, à de fantaisistes randonnées. Fait curieux: si, parmi des gens qui se disent socialistes, il en est qui ne veulent pas ou ne peuvent pas approfondir les “”thèses”” de Marx, on trouve parfois des philosophes bourgeois rompus aux choses de la philosophie et qui font preuve de plus de bonne foi. Je connais un écrivain qui a étudié la philosophie de Feuerbach et analysé, en relation avec celle-ci, les “”thèses”” de Marx. Cet écrivain, Albert Lévy, a consacré le troisième chapitre de la deuxième partie de son livre sur Feuerbach à l’étude de l’influence de ce philosophe sur Marx (1). Sans nous demander si Lévy interprète toujours de façon juste Feuerbach, et comment il critique Marx du point de vue bourgeois habituel, nous citerons seulement son appréciation du contenu philosophique des célèbres “”thèses”” de Marx. “”Marx, dit Lévy, à propos de la première thèse, admet d’une part, avec tout le matérialisme antérieur et avec Feuerbach, qu’à nos réprésentations des choses correspondent des objets réels et distincts hors de nous…””. Albert Lévy, on le voit, saisit bien d’emblée la thèse fondamentale du matérialisme, non pas seulement du matérialisme marxiste, mais de ‘tout’ matérialisme, de “”‘tout’ le matérialisme ‘antérieur'””: admission des objets réels existant hors de nous, auxquels “”correspondent”” nos représentations””. (pag 122-123) (1) Albert Lévy, La Philosophie de Feuerbach et son influence sur la littérature allemande, Paris, 1904 [in Lenin V.I.- Cervetto A., Materialisme et empiriocriticisme. Notes critiques sur une philosophie reactionnaire (Lenin). Lectures: La critique libérale de Bernstein (A. Cervetto), 2009]”,”ELCx-161″ “LENIN V.I.”,”Il socialismo e la guerra. Antologia.”,”Falsi richiami a Marx e a Engels. “”I socialsciovinisti russi, con Plechanov alla testa, si richiamano alla tattica di Marx nella guerra del 1870; i tedeschi sul tipo di Lensch, di David e soci, si richiamano alla dichiarazione di Engels del 1891 sull’obbligo per i socialisti tedeschi di difendere la patria in caso di guerra contro la Russia e la Francia unite; infine, i socialsciovinisti tipo Kautsky, che desiderano conciliare e legalizzare lo sciovinismo internazionale, si richiamano al fatto che Marx ed Engels, pur condannando le guerre, si posero, nondimeno, continuamente dal 1854-1855 fino al 1870-1871 e 1876-1877, dalla parte di un determinato Stato belligerante, una volta che la guerra era scoppiata. Tutte queste citazioni rappresentano di per sé una ripugnante deformazione a profitto della borghesia e degli opportunisti, delle teorie di Marx ed Engels, precisamente come gli scritti degli anarchici Guillaume e soci rappresentano una deformazione delle teorie di Marx ed Engels, fatta per giustificare l’anarchismo. La guerra del 1870-1871, finche Napoleone III non fu vinto, era storicamente progressiva per la Germania; poiché Napoleone, insieme allo zar, oppresse per lunghi anni la Germania, mantenendovi il frazionamento feudale. Ma non appena la guerra finì con la rapina a danno della Francia (annessione dell’Alsazia-Lorena), Marx ed Engels condannarono decisamente i tedeschi. Inoltre, al principio di quella guerra, Marx ed Engels avevano approvato il rifiuto di Bebel e di Liebknecht di votare per i crediti di guerra, e avevano consigliato i socialdemocratici a non fondersi con la borghesia e a difendere gli interessi di classe indipendenti del proletariato. Trasferire il giudizio dato su quella guerra, borghese-progressiva e di liberazione nazionale, all’attuale guerra imperialista, è farsi beffa della verità.”” [Lenin, Il socialismo e la guerra, Edizioni Lotta Comunista, 2008] (pag 118) “”Chi si richiama adesso all’atteggiamento di Marx verso le guerre del ‘periodo progressivo’ della borghesia e dimentica le parole di Marx: “”gli operai non hanno patria”” – parole che si riferiscono ‘precisamente’ all’epoca della borghesia reazionaria, superata, all’epoca della rivoluzione socialista – deforma spudoratamente Marx e sostituisce al punto di vista socialista il punto di vista borghese.”” [Lenin, Il socialismo e la guerra, Edizioni Lotta Comunista, 2008] (pag 119)”,”ELCx-162″ “LENIN V.I. (LENINE V.)”,”Sur la politique nationale et l’internationalisme prolétarien.”,”””””Un peuple qui en opprime d’autres ne saurait être libre””, disaient les plus grands représentants de la démocratie conséquente du XIXe siècle, Marx et Engels, devenus les éducateurs du prolétariat révolutionnaire. Et nous, ouvriers grands-russes, pénétrés d’un sentiment de fierté nationale, nous voulons à tout prix une Grande-Russie fière, libre et indépendante, démocratique, républicaine, qui baserait ses rapports avec ses voisins sur le principe humain de l’égalité, et non sur le principe féodal des privilèges qui avilit une grande nation. Précisément parce que nous la voulons telle, nous disons: on ne peut au XXe siècle, en Europe (fût-ce l’Europe extrême-orientale), “”défendre la patrie”” autrement qu’en combattant par tous les moyens révolutionnaires la monarchie, les grands propriétaires fonciers et les capitalistes de ‘sa’ patrie, c’est-à-dire les ‘pires’ ennemis de notre patrie; les Grands-Russes ne peuvent “”défendre la patrie”” autrement qu’en souhaitant la défaite du tsarisme dans toute guerre comme un moindre mal pour les neuf dixièmes de la population de la Grande-Russie, car non seulement le tsarisme opprime économiquement et politiquement ces neuf dixièmes de la population, mais il la démoralise, l’avilit, la déshonore, la prostitue, en l’accoutumant à opprimer les autres peuples, en l’accoutumant à voiler sa honte sous des phrases hypocrites pseudo-patriotiques””. (pag 86-87) (Lenin, De la fierté nationale des grands-russes) [V.I. Lenin, Sur la politique nationale et l’internationalisme prolétarien, 1969]”,”LEND-628″ “LENIN V.I. (LENINE V.)”,”Sur le marxisme.”,”Bazarov e Stépanov buoni traduttori delle opere di Marx (pag 54) (v. Il Capitale in russo). Quella di Danielson è mediocre. (idem) “”Né des antagonismes de classes, l’Etat devient “”l’Etat de la classe la plus puissante, de celle qui domine au point de vue economique et qui, grâce à lui, devient aussi classe politiquement dominante et acquiert ainsi de nouveaux moyens pour mater et exploiter la classe opprimée. C’est ainsi que l’Etat antique était avant tout l’Etat des propriétaires d’esclaves pour mater les esclaves, comme l’Etat féodal fut l’organe de la noblesse pour mater les paysans serts et corvéables, et comme l’Etat representatif moderne est l’instrument de l’exploitation du travail salarié par le capital”” (F. Engels, L’origine de la famille, de la propriété privée et de l’Etat’, où il expose ses vues et celles de Marx). La forme même la plus libre et la plus progressive de l’Etat bourgeois, la république démocratique, n’élimine nullement ce fait, mais en modifie seulement l’aspect (liaison du gouvernement avec la Bourse, corruption directe et indirecte des fonctionnaires et de la presse, etc.).”” [Lenin, Sur le marxisme, 1969]”,”LEND-629″ “LENIN V.I. (LENINE V.)”,”Sur la coopération. (1923)”,”Sul capitalismo di Stato. “”Chaque fois que j’ai traité de la nouvelle politique économique, j’ai cité mon article de 1918 sur le capitalisme d’Etat. Cela a suscité plus d’une fois des doutes dans l’esprit de certains jeunes camarades. Mais leurs doutes visaient surtout des questions abstraites d’ordre politique. Ils pensaient qu’on ne devait pas appeler capitalisme d’Etat un régime où les moyens de production appartiennent à la classe ouvrière, et où celle-ci détient le pouvoir de l’Etat. Mais ils n’ont pas remarqué que je me servais de ce terme, ‘premièrement’ pour indiquer la liaison historique entre notre position actuelle et ma position dans la polémique contre les communistes dits de gauche; déjà à ce moment, j’ai montré que le capitalisme d’Etat serait supérieur au régime économique existant actuellement chez nous; (…)””. (pag 8)”,”LEND-630″ “LENIN V.I., a cura di Jeffrey BROOKS e Georgiy CHERNYAVSKIY”,”Lenin and the Making of the Soviet State. A Brief History with Documents.”,”””By educating the workers’ party, Marxism educates the vanguard of the proletariat, capable of assuming power and ‘leading the whole people’ to socialism, of directing and organizing the new system, of being the teacher, the guide, the leader of all the working and exploited people in organizing their social life without the bourgeoisie and against the bourgeoisie. (….) The essence of Marx’s theory of the state as been mastered only by those who realize that the dictatorship of a ‘single’ class in necessary not only for every class society in general, not only for the ‘proletariat’ which has overthrown the bourgeoisie, but also for the entire ‘historical period’ which separates capitalism from “”classless society””, from communism (…)””. (pag 47) [Lenin, The State and Revolution][in Jeffrey Brooks Georgiy Chernyavskiy, Lenin and the Making of the Soviet State. A Brief History with Documents, 2007]”,”LEND-631″ “LENIN V.I. (LENINE)”,”Comment les bolchéviks-communistes traitent la classe paysanne moyenne. Rapport du camarade Lénine au 8ème Congrès du Parti Communiste Russi (bolchéviste) 18-22 mars 1919.”,”””Engels, qui, avec Marx, a posé les fondements du marxisme scientifique (auquel notre parti s’est toujours conformé, surtout pendant la révolution), divisait déjà de son temps la classe paysanne en trois catégories, la petite, la moyenne et la grosse. Pour la grande majorité des pays d’Europe, cette division correspond à la réalité. Engels disait: “”Peut-être n’aura-t-on même pas partout besoin de réduire par la force la catégorie des gros paysans””. Mais que nous puissions un jour employer la violence envers la catégorie moyenne (la catégorie des petits étant notre alliée), aucun socialiste de bon sens n’y a jamais songé!”” [V.I. Lenine, Comment les bolchéviks-communistes traitent la classe paysanne moyenne. Rapport du camarade Lénine au 8ème Congrès du Parti Communiste Russi (bolchéviste) 18-22 mars 1919, 1919]”,”LEND-632″ “LENIN V.I., a cura di Leonardo DI-STEFANO”,”Scritti sul programma.”,”LENIN V.I., “”La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’azione. Questa classica formula sottolinea con forza e concisione meravigliose quell’aspetto del marxismo che viene sempre perso di vista. E perdendolo di vista, noi facciamo del marxismo una cosa unilaterale, deforme e morta; lo svuotiamo del suo vivo contenuto, scalziamo le sue basi teoriche fondamentali: la dialettica, la dottrina dell’evoluzione storica multiforme e piena di contraddizioni; indeboliamo il suo legame con i precisi compiti pratici dell’epoca, che possono cambiare a ogni nuova svolta della storia. E’ proprio nei nostri tempi, fra coloro che si interessano delle sorti del marxismo in Russia, s’incontrano molto spesso persone che perdono di vista appunto questo aspetto del marxismo”” [V.I. Lenin, Zviezdà, n° 2, 23 dicembre 1910, firmato V. Ilin] [in V.I. Lenin, Scritti sul programma, 1997] (pag 70)”,”LEND-634″ “LENIN V.I.”,”Contro il burocratismo e per l’epurazione del partito.”,”Libro di GB e PS GAJA Filippo “”Basta guardarci, guardare come ci riuniamo, come lavoriamo nelle commissioni, per poter dire che ‘il vecchio Oblomov (1) è rimasto in vita e che bisogna lavarlo e strigliarlo, scuoterlo e picchiarlo a dovere per farne qualcosa di buono’. A questo proposito dobbiamo considerare la nostra situazione senza illusioni. Non abbiamo mai imitato nessuno di coloro che scrivono la parola “”rivoluzione”” con la maiuscola, come fanno i socialisti-rivoluzionari. Possiamo bensì ripetere con Marx che durante la rivoluzione si fanno non meno sciocchezze, anzi a volte se ne fanno di più. Bisogna considerare queste sciocchezze con mente chiara e senza paura, ed è quanto noi, rivoluzionari, dobbiamo imparare a fare. (…) ‘Ci occorre il controllo della capacità degli uomini, il controllo dell’esecuzione pratica’. (…) Controllare gli uomini e controllare l’esecuzione pratica del lavoro: ecco, lo ripeto, il punto centrale di tutto il nostro lavoro, di tutta la nostra politica.”” (Lenin, 1922) (pag 9) [(1) Nome del personaggio principale del romanzo ‘Oblomov’ di I. Gonciarov, sinonimo di inerzia, di abitudinarietà e di superficialità] [V.I. Lenin, Contro il burocratismo, 1970]”,”LEND-627″ “LENIN V.I.”,”Programme agraire de la social-démocratie dans la première révolution russe de 1905-1907.”,”Maslov contro Marx (pag 121-134) “”Ce n’est pas vrai que, d’après Marx, la rente absolu s’obtient grâce à la composition basse du capital agricole. La rente absolue s’obtient grâce à la propriété privée de la terre. Cette propriété privée crée un monopole particulier qui n’a rien de commun avec le mode de production capitaliste, lequel peut exister aussi bien sur la terre communale que sur la terre nationalisée (Cf. Théories de la plus-value, t. II, 1re partie, p. 208, où Marx explique que le propriétaire terrien est un personnage tout à fait superflu pour la production capitaliste, que le but de cette dernière “”se réalise fort bien”” si la terre appartient à l’Etat). Le monopole non capitaliste de la propriété foncière privée empêche l’égalisation du profit dans les branches de production préservées par ce monopole. Pour que “”la composition du capital n’influe pas sur le taux du profit”” (il faut ajouter: la composition du capital individuel ou du capital d’une industrie distincte; là encore Maslov s’embrouille en exposant Marx); pour que se forme le taux ‘moyen’ du profit, il faut ‘égaliser’ le profit de toutes les entreprises et de toutes les branches d’industrie. L’égalisation se fait par la liberté de concurrence, la liberté d’application du capital à toutes les branches de la production indifféremment. Cette liberté peut-elle exister là où existe le monopole non capitaliste? Evidemment non. Le monopole de la proprieté privée de la terre ‘entrave’ la liberté d’application du capital, entrave la liberté de concurrence, entrave l’ègalisation du profit agricole élevé hors de proportion (par suite de la composition basse du capital agricole). L’objection de Maslov est un tissu d’incohérences (…)”” (pag 121-122) [V.I. Lenin, Programme agraire de la social-démocratie dans la première révolution russe de 1905-1907, 1969] “”Troisièmement (nous nous excusons auprès du lecteur de le fatiguer par une si longue énumération des erreurs de Maslov au sujet de chacune de ses phrases, mais que faire si nous nous trouvons en présence d’un si “”fécond”” Konfusionsrat, “”conseiller abstrus””, comme disent les Allemands?), troisièmement, le raisonnement de Maslov sur le dernier et l’avant-dernier capital est fondé sur la fameuse “”loi de la fertilité décroissante du sol””. Toute comme les économistes bourgeois, Maslov reconnaît cette loi (en appelant même cette invention un fait, “”pour y donner plus d’importance””). Toute comme les économistes bourgeois, Maslov rattache cette loi à la théorie de la rente, en déclarant “”s’il n’y avait pas le fait d’une diminuition du rendement des dernières dépenses du capital, il n’y aurait pas non plus de rente foncière””. Pour la critique de cette “”loi de la fertilité décroissante du sol””, loi platement bourgeoise, nous renvoyons le lecteur à ce que j’ai dit en 1901 contre M. Boulgakov. Dans ‘cette’ question il n’y a ‘aucune’ difference ‘quant au fond’ entre Boulgakov et Maslov.”” (pag 125-126) [V.I. Lenin, Programme agraire de la social-démocratie dans la première révolution russe de 1905-1907, 1969]”,”LEND-635″ “LENIN Nikolaj, a cura di Luciano SANTONI”,”L’imperialismo ultima fase del capitalismo.”,”””Le crisi – di qualsiasi tipo, per lo più economiche, ma non solamente queste ultime – aumentano a loro volta in sommo grado la tendenza alla concentrazione di capitali e alla formazione dei monopoli. Ecco a questo proposito alcune considerazioni del tutto edificanti, di Jeidels sulla crisi del 1900 che, come sappiamo già, fu la pietra miliare della storia dei monopoli. “”La crisi del 1900 sorprese, nello stesso tempo che imprese gigantesche, disseminate nelle principali branche della produzione, una quantità di organizzazioni invechiate per le nostre idee attuali, isolate, cioè non combinate, che il flusso di una favorevole congiuntura economica aveva portato a galla. Il ribasso dei prezzi, la contrazione della domanda misero queste imprese non combinate in una situazione tanto precaria quanto le grandi imprese non conobbero mai, o comunque se ne avvicinarono solo momentaneamente. Perciò la crisi del 1900 provocò, molto più di quella del 1873, la concentrazione della produzione. (…)”””” (pag 79) “”Jeidels, che è autore di una delle migliori opere sull'””atteggiamento delle grandi banche tedesche nei confronti dell’industria”” (1) ((1) Jeidels, Das Verhältniss der deutschen Grossbanken zur Industrie mit bsonderer Berücksichtigung der Eisenindustrie, Lipsia, 1905) (pag 78)”,”LEND-637″ “LENIN V.I.”,”Che fare? – L’imperialismo fase suprema del capitalismo (a cura di Valentino Parlato) – Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione (a cura di Valentino Gerratana) – L’estremismo, malattia infantile del comunismo (a cura di Alberto Cecchi).”,”””Ricordiamoci le osservazioni di Engels (1874) sull’importanza della teoria nel movimento socialdemocratico. Secondo Engels, esistono ‘non due’ forme della grande lotta socialdemocratica (politica ed economica) – come si pensa abitualmente tra noi -, ‘ma tre, ponendosi accanto a queste anche la lotta teorica’. La raccomandazione che egli fa al movimento operaio tedesco, già rafforzatosi praticamente e politicamente, è talmente istruttiva, da punto di vista delle questioni e discussioni attuali, che il lettore ci scuserà se riportiamo il lungo brano seguente della prefazione all’opuscolo ‘Der deutsche Bauernkrieg’ che è diventato da molto tempo una rarità bibliografica eccezionale: “”Gli operai tedeschi hanno due vantaggi essenziali sugli operai del resto dell’Europa. In primo luogo essi appartengono al popolo dell’Europa più portato alla teoria ed hanno conservato il senso teorico, che i cosiddetti “”uomini colti”” della Germania hanno totalmente perduto. Senza il precedente della filosofia tedesca e precisamente della filosofia di Hegel, il socialismo scientifico tedesco – l’unico socialismo scientifico che sia mai esistito – non sarebbe mai nato. (…) Il secondo vantaggio è costituito dal fatto che i tedeschi sono arrivati quasi ultimi nel movimento operaio dell’epoca. Come il socialismo tedesco non dimenticherà mai che esso, diremo, poggia sulle spalle di Saint-Simon, Fourier e Owen, tre uomini che, con tutta la loro fantasticheria e tutto il loro utopismo, sono tra le teste più fini di tutti i tempi e hanno anticipato infinite cose che noi oggi dimostriamo scientificamente, così il movimento operaio pratico tedesco non può mai dimenticare che esso si è sviluppato sulle spalle dei movimenti inglese e francese, e può con tutta semplicità trarre profitto dalle loro esperienze acquistate a così caro prezzo ed evitare oggi i loro errori che erano allora inevitabili. Senza il gigantesco impulso dato specialmente dalla Comune di Parigi, dallo sviluppo precedente delle trade-unions inglesi e dalle lotte politiche degli operai francesi, a che punto saremmo noi ora? (…)””. (…)””. (pag57-58) [V.I. Lenin, Che fare?, 1970] “”Occorre rilevare come in Inghilterra la tendenza dell’imperialismo a scindere la classe lavoratrice, a rafforzare in essa l’opportunismo, e quindi a determinare per qualche tempo il ristagno del movimento operaio, si sia manifestata assai prima della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Ivi, infatti, le due importanti caratteristiche dell’imperialismo, cioè un grande possesso coloniale e una posizione di monopolio nel mercato mondiale, apparvero fin dalla metà del secolo XIX. Marx ed Engels seguirono per decenni, sistematicamente, la connessione dell’opportunismo in seno al movimento operaio con le peculiarità imperialiste del capitalismo inglese. Per esempio Engels scriveva a Marx il 7 ottobre 1858: “”…l’effettivo progressivo imborghesimento del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto da avere un’aristocrazia borghese e un proletariato ‘accanto’ alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero, ciò è in certo qual modo spiegabile””. Circa un quarto di secolo più tardi, in una lettera dell’11 agosto 1881, egli parla delle “”peggiori Trade-unions inglesi che si lasciano guidare da uomini che sono venduti alla borghesia o per lo meno pagati da essa.”” In una lettera a Kautsky del 12 settembre 1882, Engels scriveva: “”Ella mi domanda che cosa pensino gli operai della politica coloniale. Ebbene: precisamente lo stesso che della politica in generale. In realtà non esiste qui alcun partito operaio, ma solo radicali, conservatori e radicali-liberali, e gli operai si godono tranquillamente insieme con essi il monopolio commerciale e coloniale dell’Inghilterra sul mondo”” (Briefwechsel von Marx und Engels, vol. II, p. 290; vol. IV, p. 453). “”L’unico “”emendamento”” che Marx giudicò necessario apportare al ‘Manifesto del Partito comunista’, lo fece sulla base dell’esperienza rivoluzionaria dei comunardi di Parigi. L’ultima prefazione a una nuova edizione tedesca del ‘Manifesto del Partito comunista’ firmata insieme dai due autori porta la data del 24 giugno 1872. In questa prefazione Karl Marx e Friedrich Engels dicono che il programma del ‘Manifesto del Partito comunista’ “”è oggi qua e là invecchiato””. “”…La Comune, specialmente, – essi aggiungono, – ha fornito la prova che “”la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i suoi propri fini””…””. Le ultime parole, fra virgolette, di questa citazione sono prese dagli autori dall’opera di Marx: ‘La guerra civile in Francia’. Così, a questo insegnamento principale e fondamentale della Comune di Parigi, venne attribuita da Marx ed Engels un’importanza talmente grande da trarne un emendamento sostanziale al ‘Manifesto del Partito comunista’. E’ estremamente caratteristico che gli opportunisti abbiano snaturato proprio questo emendamento sostanziale; e i nove decimi, se non i novantanove centesimi, dei lettori del ‘Manifesto del Partito comunista’ non ne afferrano certamente la portata. Su questa deformazione parleremo in particolare, in un capitolo successivo dedicato in modo speciale alle deformazioni.”” (pag 98-99) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, 1970] “”E’ triste vedere come degli uomini, i quali indubbiamente si considerano marxisti e vogliono essere marxisti, abbiano dimenticato le verità fondamentali del marxismo. Ecco che cosa scriveva, nel 1874, contro il manifesto dei 33 comunardi blanquisti, Engels, il quale appartiene come Marx a quei rari e rarissimi scrittori nei quali ogni frase di ognuna delle opere maggiori ha un contenuto di ammirevole profondità: “”…””Noi siamo comunisti (hanno scritto i comunardi blanquisti nel loro manifesto) perché vogliamo raggiungere il nostro scopo senza fermarci nelle stazioni intermedie, senza addivenire a compromessi, i quali altro non fanno che allontanare il giorno della vittoria e prolungare il periodo della schiavitù””. I comunisti tedeschi sono comunisti perché attraverso tutte le stazioni intermedie e tutti i compromessi, che non sono stati creati da loro, ma dal corso dello sviluppo storico, vedono chiaramente e perseguono costantemente lo scopo finale: l’abolizione delle classi e la creazione di un ordine sociale in cui non ci sia più posto per la proprietà privata della terra e di tutti i mezzi di produzione. I 33 blanquisti sono comunisti, perché immaginano che, dal momento che ‘essi’ vogliono saltare le stazioni intermedie e i compromessi, la cosa sia bell’e fatta, e che se (come essi credono fermamente) l’affare “”incomincerà”” a giorni e il potere verrà a trovarsi nelle loro mani, il giorno dopo “”sarà instaurato il comunismo””. In conseguenza, se la cosa non si può far subito, essi non sono comunisti. Quale puerile ingenuità portare come argomento teorico la propria impazienza!”” (Friedrich Engels: ‘Il programma dei comunardi blanquisti’, dal giornale socialdemocratico tedesco ‘Der Volksstaat, 1874, n. 73, nella raccolta ‘Articoli del 1871-1875’, Pietrogrado, 1919, pp. 52-53, trad. russa).”” [V.I. Lenin, L’estremismo, malattia infantile del comunismo, 1970] (pag 99-100)”,”LEND-638″ “LENIN MARTYNOV MARTOV GORIN LYADOV PLECHANOV AKIMOV KARSKY LIEBER TROTSKY STRAKHOV AKSELROD RUSOV PAVLOVIC KOSTROV e altri, interventi”,”Russia 1903. Programma e statuto della socialdemocrazia.”,”Interventi di MARTYNOV MARTOV GORIN LYADOV PLECHANOV AKIMOV KARSKY LIEBER LENIN TROTSKY STRAKHOV AKSELROD RUSOV PAVLOVIC KOSTROV e altri”,”RIRx-168″ “LENIN V.I.”,”The Three Sources and Three Component Parts of Marxism – Karl Marx – Frederick Engels.”,”””La filosofia di Marx è il materialismo”” “”‘Marxism’ is the system of Marx’s views and teachings. Marx was the genius who continued and consummated the three main ideological currents of the nineteenth century, as represented by the three most advanced countries of mankind: classical German philosophy, classical English political economy, and French socialism combined with French revolutionary doctrines in general. Acknowledged even by his opponents, the remarkable consistency and integrity of Marx’s views, whose totality constitutes modern materialism and modern scientific socialism, as the theory and programme of the working-class movement in all the civilised countries of the world, make it incumbent on us to present a brief outline of his world-conception in general, prior to giving an exposition of the principal content of Marxism, namely, Marx’s economic doctrine”” (pag 16) [V.I. Lenin, Karl Marx] [in Lenin, The Three Sources and Three Component Parts of Marxism – Karl Marx – Frederick Engels, 1969] “”””The great basic thought””, Engels writes, “”that the world is not to be comprehended has a complex of ready-made things, but as a complex of processes, in which the things apparently stable no less than their mind images in our heads, the concepts, go through an uninterrupted change of coming into being and passing away… this great fundamental thought has, especially since the time of Hegel, so thoroughly permeated ordinary consciousness that in this generality it is now scarcely ever contradicted. But to acknowledge this fundamental thought in words and to apply it in reality in detail to each domain of investigation are two different things… For dialectical philosophy nothing is final, absolute, sacred. It reveals the transitory character of everything and in everything; nothing can endure before it except the uninterrupted process of becoming and of passing away, of endless ascendency from the lower to the higher. And dialectical philosophy itself is nothing more than the mere reflection of this process in the thinking brain””. Thus, according to Marx, dialectics is “”the science of the general laws of motion, both of the external world and of human thought”” (F. Engels, ‘Ludwig Feuerbach and the End of Classical German Philosophy”” (see Marx and Engels, Selected Works, vol II, Moscow, 1962, pp. 387-88, 363, 387)). This revolutionary aspect of Hegel’s philosophy was adopted and developed by Marx”” (pag 19-20) [V.I. Lenin, Karl Marx] [in Lenin, The Three Sources and Three Component Parts of Marxism – Karl Marx – Frederick Engels, 1969]”,”MADS-591″ “LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”””Nel suo lavoro su Ludovico Feuerbach – dove Engels espone le opinioni sue e di Marx sulla filosofia di Feuerbach e che l’autore mandò alle stampe solo dopo aver riletto un vecchio manoscritto suo e di Marx degli anni 1844-45 sulla questione di Hegel, Feuerbach e dell’interpretazione materialistica della storia – Engels scrive: “”Il grande fondamentale problema di ogni filosofia, ma specialmente della filosofia moderna, è quello dei rapporti tra il pensare e l’essere, tra lo spirito e la natura…Che cosa è la prima: lo spirito o la natura?… I filosofi si sono divisi in due grandi campi, a seconda del come hanno risposto a questa domanda. Coloro i quali sostengono che lo spirito esiste prima della natura e riconoscono pertanto, in un modo o nell’altro, la creazione del mondo… costituiscono il campo idealista. Coloro invece i quali considerano la natura come un principio fondamentale, appartengono alle varie scuole del materialismo””. Qualsiasi altro uso dei concetti filosofici “”idealismo”” e “”materialismo”” crea soltanto confusione. Marx respinge decisamente non solo l’idealismo, che è sempre legato in qualche modo alla religione, ma anche le opinioni di Hume e Kant, attualmente tanto diffuse, l’agnosticismo, il criticismo, il positivismo di varie specie, considerando tali filosofie come “”reazionarie”” concessioni all’idealismo e, nel migliore dei casi “”timorose introduzioni per la porta di servizio del materialismo che si rinnega agli occhi del pubblico””.”” (pag 8) [V.I. Lenin, Carlo Marx, (1945 ca.)]”,”LEND-001-FPA” “LENIN V.I. – BUCHARIN N.”,”Annotazioni di Lenin al libro di Bucharin sull’economia del periodo di transizione.”,”Pubblicate a Mosca nel 1932, a cura dell’Istituto Marx-Engels-Lenin resso il CC del PC(b) sotto il frontespizio “”V.I. Lenin, Annotazioni al libro di Bucharin ‘L’economia del periodo di transizione’, maggio 1920, seconda edizione””. Inesattezze teoriche soprattutto nella prima parte migliora nella seconda (“”ottimo finale del libro”” (pag 325)) [Bucharin] [33-34] “”… La penetrazione del capitale bancario nell’industria ha portato al consolidamento delle imprese (alla creazione di “”fusioni””, di trust combinati, ecc.). Di conseguenza in questi casi i processi organizzativi passano dalla sfera della circolazione alla sfera della produzione. Ciò avviene perché il processo di circolazione è una parte costitutiva del “”processo complessivo”” generale, del processo di riproduzione, che ha una “”legge coercitiva”” per tutte le sue parti e fasi (9)”” [Nota a margine di Lenin: ‘N.B’]. Nota (9) di Bucharin: “”A. Bogdanov preferisce vedere in tutto il processo organizzativo del tempo di guerra soltanto delle “”carte””, cioè soltanto un processo di fissazione di norme, che nasce sulla base del regresso delle forze produttive. In realtà invece il processo di fissazione delle norme è incommensurabilmente più profondo per la sua importanza. Il regresso delle forze produttive non esclude affatto qui il progresso delle forme organizzative del capitalismo. (x) Così era anche nei “”tempi normali””, e precisamente durante le crisi, quando il regresso temporaneo delle forze produttive era accompagnato da una centralizzazione accelerata della produzione e dal sorgere di organizzazioni capitalistiche. Un tale errore – mutatis mutandis – ha fatto anche Engels quando ha parlato dei sindacati e dei trust. Questo errore non è necessario ripeterlo ora””. [Nota a margine di Lenin: ‘dove?’] [nota di Lenin (x): ‘Marx ha parlato ‘in modo più semplice’ (senza giuocare con i “”termini””; i “”sistemi”” e le sociologie) e ha parlato ‘in modo più’ esatto della ‘socializzazione’. L’autore fornisce ‘nuovi fatti’ preziosi, ma peggiora, ‘verballhornt’ [muta peggiorando: Ndt] la teoria di Marx con una scolastica “”sociologica””‘] [Bucharin] [43-44] “”Il capitalismo è un sistema antagonistico, contraddittorio (x). Ma l’antagonismo di classe che scinde la società in due classi fondamentali è attuato coerentemente dappertutto. Di conseguenza, la struttura del capitalismo è un’antagonismo monistico ovvero un monismo antagonistico. Noi abbiamo preso la società, come un sistema di elementi ‘in natura’…”” [Nota a margine di Lenin: ‘uff! aiuto!’] [nota di Lenin (x): ‘arcinesatto, l’antagonismo e le contraddizioni non sono affatto la stessa cosa. Il primo sparirà, le seconde resteranno nel socialismo’] (pag 281-282) [Annotazioni di Lenin al libro di Bucharin sull’economia del periodo di transizione, Roma, 1967] [Pubblicate a Mosca nel 1932, a cura dell’Istituto Marx-Engels-Lenin presso il CC del PC(b) sotto il frontespizio “”V.I. Lenin, Annotazioni al libro di Bucharin ‘L’economia del periodo di transizione’, maggio 1920, seconda edizione””]”,”LEND-645″ “LENIN V.I.”,”Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Il programma militare della rivoluzione proletaria.”,”Il primo scritto è del 23 agosto 1915 pubblicato su Sozial-Demokrat, n: 44 Il secondo scritto è del settembre 1916 pubblicato su Jugend-Internatinale n. 9 e 10 settembre e ottobre 1917 “”Il capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione e l’anarchia della produzione. Predicare una “”giusta”” divisione del reddito su tale base è proudhonismo, ignoranza piccolo-borghese, filisteismo. Non si può dividere se non “”secondo la forza””. E la forza cambia nel corso dello sviluppo economico. Dopo il 1871 la Germania si è rafforzata tre o quattro volte più rapidamente dell’Inghilterra e della Francia, e il Giappone dieci volte più rapidamente della Russia. Per mettere a prova la forza reale di uno Stato capitalista, non c’è e non può esservi altro mezzo che la guerra. La guerra non è in contraddizione con le basi della proprietà privata, ma ne è lo sviluppo diretto e inevitabile. In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, né delle singole aziende, né dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l’equilibrio scosso, all’infuori delle crisi nell’industria e della guerra nella politica. Certo, fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili degli accordi ‘temporanei’. (…) L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo”” (pag 5-6) [V.I. Lenin, Sozial-Demokrat, n: 44, 23 agosto 1915] [V.I. Lenin, Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa, 1949] “”Lo sviluppo del capitalismo avviene nei vari paesi in modo estremamente ineguale. Del resto non potrebbe essere diversamente in regime di produzione mercantile. Di qui l’inevitabile conclusione: il socialismo non può vincere contemporaneamente ‘in tutti’ i paesi. Esso vincerà dapprima in uno o in alcuni paesi, mentre gli altri resteranno, per un certo periodo, paesi borghesi o preborghesi. Ciò provocherà non soltanto attriti, ma un’aperta tendenza della borghesia degli altri paesi a schiacciare il proletariato vittorioso dello Stato socialista. In tali casi la guerra da parte nostra sarebbe legittima e giusta. Sarebbe una guerra per il socialismo, per la liberazione degli altri popoli dal giogo della borghesia. Engels aveva perfettamente ragione allorquando, nella sua lettera a Kautsky del 12 settembre 1882, riconosceva categoricamente la possibilità di “”guerre difensive”” del socialismo ‘già vittorioso’. Egli alludeva appunto alla difesa del proletariato vittorioso contro la borghesia degli altri paesi. Soltanto dopo che avremo abbattuta, definitivamente vinta ed espropriata la borghesia in tutto il mondo, – e non in un solo paese, – le guerre diventeranno impossibili. E dal punto di vista scientifico, sarebbe assolutamente erroneo e assolutamente non rivoluzionario eludere o attenuare ciò che è precisamente il più importante: la repressione della resistenza della borghesia, che è la cosa più difficile e che richiede la più intensa lotta nel periodo del passaggio al socialismo. I preti “”sociali”” e gli opportunisti sono sempre disposti a sognare un socialismo pacifico dell’avvenire, ma essi si distinguono appunto dai socialdemocratici rivoluzionari perché non vogliono pensare e meditare sulla lotta di classe accanita, nè sulle ‘guerre’ di classe per realizzare questo magnifico avvenire. Noi non dobbiamo permettere che ci si inganni con parole. L’idea della “”difesa della patria””, per esempio, è a molti odiosa, perché gli opportunisti aperti e i kautskiani se ne servono per coprire e mascherare la menzogna della borghesia nella ‘presente’ guerra di rapina. E’ un fatto. Ma da ciò non consegue che noi dovremmo cessare di riflettere sul significato delle parole d’ordine politiche. Ammettere la “”difesa della patria”” nella guerra attuale significa considerarla una guerra “”giusta””, conforme agli interessi del proletariato, – e nulla più, assolutamente nulla, poiché nessuna guerra esclude l’invasione. Sarebbe semplicemente sciocco negare “”la difesa della patria”” ‘da parte’ dei popoli oppressi nella loro guerra ‘contro’ le grandi potenze imperialiste, o da parte del proletariato vittorioso nella ‘sua’ guerra contro un qualsiasi Galliffet (9) di uno Stato borghese. Teoricamente si commetterebbe un grave errore se si dimenticasse che ogni guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi; la guerra imperialista attuale è la continuazione della politica imperialista di due gruppi di grandi potenze; e questa politica è generata e alimentata dall’assieme dei rapporti esistenti nell’epoca dell’imperialismo”” (pag 10-11) [V.I. Lenin, ‘Jugend Internationale’, n. 9-10 settembre-ottobre 1917] [V.I. Lenin, Il programma militare della rivoluzione proletaria, 1949] [(9) Galliffet, generale francese, noto per la feroce repressione scatenata contro i combattenti della Comune di Parigi nel 1871]”,”LEND-646″ “LENIN V.I.”,”Oeuvres. Index thématique. 2. [Volume I e II]”,”Prima guerra mondiale: Guerra imperialista del 1914 1918 natura carattere cause: Volumi: 15 216-217 21 9, 11-12, 16, 21-23, 32, 34, 106, 118-119, 122-123, 158, 159, 178-179, 185, 212-214, 221-228, 224-225, 239-242, 247-248, 280, 300-301, 311-316, (…) 22 116-117, 119, 132-134, 149-150, 164-165, 177, 178-179, 188, 189, 206-207, 331-332 ecc. 23 24 30-31, 32-35, 36-37 85.-86, 87-88, 89, 138-144 ecc. 24 11, 24-25, 57-58, 59, 79-80, 94, 95, 102-103, 106-108, 109-111 ecc 26 125-126, 162-164, 167-169, 306-307, 360-361, 404 27. 137, 160, 303, 304, 383-385 ecc. 28. 29. 30. 31. 33. 35. 36. 39. 41.”,”LEND-647″ “LENIN V.I., a cura di Gellio CERRI”,”Guerra e Pace.”,”Testo conforme a quello pubblicato in cinese nel 1960 dalle Edizioni del Popolo di Pechino “”Una guerra è la continuazione, con mezzi violenti, della politica seguita dalle classi dominanti delle potenze belligeranti molto tempo prima che la guerra scoppi. La pace è la continuazione di ‘questa stessa’ politica, ‘tenendo conto’ dei cambiamenti intervenuti nel rapporto di forze antagoniste in seguito alle operazioni militari”” (da ‘Il ‘Programma di pace’, Pubblicato su ‘Il socialdemocratico, n. 52 del 25 marzo 1916) (pag 31) “”Kautsky mostra delle esitazioni davvero stupefacenti nei riguardi del carattere e del significato dell’attuale conflitto armato; aggiungiamo che questo degno capo partito evita le dichiarazioni precise e le formulazioni dei congressi di Basilea e di Chemnitz con la prudenza del ladro il quale evita di tornare sul luogo del suo ultimo furto. Nel suo opuscolo ‘Lo Stato nazionale’, ecc., scritto nel febbraio 1915, Kautsky affermava che la guerra “”è senz’altro, in un’ultima analisi, imperialista”” (pag. 64). Oggi, egli avanza una nuova riserva: la guerra non è ‘puramente’ imperialista. Ma allora che cos’è dunque?”” (da ‘Il fallimento della II Internazionale, maggio-giugno 1915) (pag 36-37) “”Kautsky “”concilia””, senza preoccuparsi dell’ideologia, il pensiero fondamentale del social-sciovinismo, il riconoscimento della difesa della patria nella guerra attuale, con una concessione diplomatica dimostrativa ai sinistri, consistente nell’astenersi dal votare i crediti di guerra, nell’affermare a parole il suo atteggiamento d’opposizione, ecc. Kautsky, che nel 1909 aveva scritto tutta un’opera sull’approssimarsi dell’epoca delle rivoluzioni e sul nesso esistente tra la guerra e la rivoluzione, Kautsky che nel 1912 ha firmato il manifesto di Basilea sull’utilizzazione rivoluzionaria della futura guerra, giustifica ora in tutti i modi e mette in buona luce il social-sciovinismo e, al pari di Plekhanov, si unisce alla borghesia, per schernire ogni proposito rivoluzionario, ogni passo verso un’immediata lotta rivoluzionaria”” (da ‘Il socialismo e la guerra’, luglio-agosto 1915) (pag 37-38)”,”LEND-648″ “[LENIN V.I.]”,”Partito proletario, rivoluzione borghese, Stato e democrazia in alcuni scritti di Lenin.”,”Vantaggi per il proletariato di una rivoluzione borghese in Russia. (pag 138-139-140) Necessità della dittatura di una sola classe (pag 152) Burocrazia e revocabilità funzionari dello Stato “”La civiltà capitalistica ‘ha creato’ la grande produzione, le officine, le ferrovie, la posta, il telefono, ecc.; e ‘su questa base’, l’immensa maggioranza delle funzioni del vecchio “”potere statale”” si sono a tal punto semplificate e possono essere ridotte a così semplici operazioni di registrazione, d’iscrizione, di controllo, da poter essere benissimo compiute da tutti i cittadini con un minimo di istruzione e per un normale “”salario da operai””; si può (e si deve) quindi togliere a queste funzioni ogni minima ombra che dia loro qualsiasi carattere di privilegio e di “”gerarchia””. Eleggibilità assoluta, revocabilità ‘in qualsiasi momento’, di tutti i funzionari senza alcuna eccezione, riduzione dei loro stipendi al livello abituale del “”salario da operaio””: questi semplici e “”naturali”” provvedimenti democratici, mentre stringono pienamente in una comunità di interessi gli operai e la maggioranza dei contadini, servono in pari tempo da passerella tra il capitalismo e il socialismo. Questi provvedimenti concernono la riorganizzazione statale, puramente politica, della società; ma essi, naturalmente, assumono tutto il loro significato e tutta la loro importanza solo in legame con la “”espropriazione degli espropriatori”” realizzata o preparata; in legame cioè con la trasformazione della proprietà privata capitalistica dei mezzi di produzione in proprietà sociale (…). Non sarebbe possibile distruggere di punto in bianco, dappertutto, completamente, la burocrazia. Sarebbe utopia. Ma spezzare subito la vecchia macchina amministrativa per cominciare immediatamente a costruirne una nuova, che permetta la graduale soppressione di ogni burocrazia, ‘non’ è utopia, è l’esperienza della Comune, è il compito primordiale e immediato del proletariato rivoluzionario”” (pag 152-153) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione] [(in) Partito proletario, rivoluzione borghese, Stato e democrazia in alcuni scritti di Lenin, Quaderni de ‘La rivista trimestrale’, 1978] “”Ora soltanto possiamo apprezzare tutta la giustezza delle osservazioni di Engels, che colpisce implacabilmente con i suoi sarcasmi l’assurdo accoppiamento delle parole “”libertà”” e “”Stato””. Finché esiste lo Stato non vi è libertà; quando si avrà libertà non vi sarà più lo Stato. La condizione economica della completa estinzione dello Stato è che il comunismo giunga a un grado così elevato di sviluppo che ogni contrasto di lavoro intellettuale e fisico scompaia, e che scompaia quindi una delle principali fonti della disuguaglianza ‘sociale’ contemporanea, fonte che la sola socializzazione dei mezzi di produzione, la sola espropriazione dei capitalisti non può inaridire di colpo. Questa espropriazione renderà ‘possibile’ uno sviluppo gigantesco delle forze produttive. E vedendo come, già ora, il capitalismo ‘intralci’ in modo assurdo questo sviluppo, e quali progressi potrebbero essere realizzati grazie alla tecnica moderna già acquisita, abbiamo il diritto di affermare con assoluta certezza che l’espropriazione dei capitalisti darà necessariamente un gigantesco impulso alle forze produttive della società umana. Ma non sappiamo ‘e non possiamo’ sapere quale sarà la rapidità di questo sviluppo, quando esso giungerà a una rottura con la divisione del lavoro, alla soppressione del contrasto fra il lavoro intellettuale e fisico, alla trasformazione del lavoro nel “”primo bisogno della vita””. Abbiamo perciò diritto di parlare unicamente dell’inevitabile estinzione dello Stato, sottolineando la durata di questo processo, la sua dipendenza dalla rapidità di sviluppo della ‘fase più elevata’ del comunismo, lasciando assolutamente in sospeso la questione del momento in cui avverrà e delle forme concrete che questa estinzione assumerà, poiché ‘non abbiamo’ dati che ci permettano di risolvere simili questioni”” (pag 158) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione] [(in) ‘Partito proletario, rivoluzione borghese, Stato e democrazia in alcuni scritti di Lenin’, Quaderni de ‘La rivista trimestrale’, 1978]”,”LEND-649″ “LENIN Vladimir I.”,”L’atteggiamento del partito operaio verso la religione – Classi e partiti di fronte alla religione e alla Chiesa. (Estratto da Opere Complete”,”(pag 384-385) (pag 385-386) Traduzioni della ‘MIA’ (non coincidenti con quella degli Editori Riuniti) (MIA:) “”Il marxismo è materialismo. Come tale, esso è altrettanto implacabilmente ostile alla religione quanto il materialismo degli enciclopedisti o delle scienze sociali. Dobbiamo lottare contro la religione. Ma il marxismo non è un materialismo che si sia fermato all’abbicci. Il marxismo va oltre. Dice: bisogna saper lottare contro la religione, e per questo bisogna spiegare materialisticamente l’origine della fede e della religione tra le masse. Non si può ridurre la lotta contro la religione ad una propaganda ideologica astratta; bisogna legare questa lotta alla prassi concreta del movimento di classe, tendente a far scomparire le radici sociali della religione. Perché la religione si mantiene negli strati arretrati del proletariato urbano, nei larghi strati del semiproletariato, nonché fra la massa dei contadini? Per l’ignoranza del popolo, risponde il progressista borghese, il radicale o il materialista borghese. Dunque, abbasso la religione, viva l’ateismo: la diffusione di idee ateistiche è il nostro compito principale. Il marxista dice: ciò è falso. Un simile modo di vedere non è che un intellettualismo superficiale, borghesemente limitato. Un simile modo di vedere non spiega abbastanza a fondo, non spiega materialisticamente, ma idealisticamente, le radici della religione. Nei paesi capitalistici odierni queste radici sono soprattutto sociali. L’oppressione sociale delle masse lavoratrici, la loro apparente totale impotenza di fronte alle cieche forze del capitalismo, che è causa, ogni giorno e ogni ora che passa, delle sofferenze più orribili, dei tormenti più selvaggi per la massa dei lavoratori, in misura mille volte maggiore di tutte le calamità come guerre, terremoti ecc.: ecco in che cosa consiste attualmente la radice più profonda della religione. “”La paura ha creato gli dei”” (pag 3) [V.I. Lenin, L’atteggiamento del partito operaio verso la religione, 1909, (in) Opere complete, Roma, 1955-1970, vol. XV] “”Separare con una barriera assoluta, insormontabile, la propaganda teorica dell’ateismo, cioè la distruzione delle credenze religiose in determinati strati del proletariato, dal successo, dall’andamento, dalle condizioni della lotta di classe di questi strati significa ragionare in maniera non dialettica, trasformare in una barriera assoluta, insormontabile, la propaganda teorica dell’ateismo, cioè la distruzione delle credenze religione in determinati strati del proletariato, dal successo, dall’andamento, dalle condizioni della lotta di classe di questi strati significa ragionare in maniera non dialettica, trasformare in una barriera assoluta quella che è una barriera mobile, relativa, significa scindere violentemente ciò che è indissolubilmente legato nella realtà della vita. Prendiamo un esempio. Il proletariato di una determinata regione e di un determintato ramo d’industria si divide, poniamo, in uno strato avanzato di socialdemocratici coscienti, che sono beninteso, atei, e in operai piuttosto arretrati, ancora legati alla campagna e ai contadini, che credono in dio, vanno in Chiesa o sono perfino sottoposti all’influenza diretta del prete locale, che, poniamo, sta fondando un sindacato operaio cristiano. Supponiamo, inoltre, che la lotta economica in questa località abbia portato ad uno sciopero. Un marxista deve necessariamente reagire risolutamente contro la divisione degli operai nel corso di questa lotta, in atei e cristiani, combattere risolutamente questa scissione. In tali circostanze, la propaganda ateistica può risultare superflua e nociva, non dal punto di vista di considerazioni filistee, sull’opportunità di non spaventare gli strati arretrati, sulla eventuale perdita di mandato alle elezioni, ecc., ma dal punto di vista del reale progresso della lotta di classe, che, nelle condizioni della odierna società capitalistica, porterà gli operai cristiani alla socialdemocrazia e all’ateismo cento volte meglio di quanto non lo possa fare la nuda propaganda ateistica. In tale momento e in tali condizioni, il propagandista dell’ateismo farebbe ilgioco del prete e di tutti i preti, in generale, i quali non desiderano nulla di meglio, che di poteri sostituire la divisione degli operai in base alla loro partecipazione allo sciopero con una divisione in base alla fede in dio. L’anarchico, predicando la guerra contro dio ad ogni costo, aiuterebbe di fatto i preti e la borghesia (come sempre, del resto gli anarchici aiutano, di fatto, la borghesia). Il marxista deve essere materialista, cioè nemico della religione, ma materialista dialettico, che pone cioè la causa della lotta contro la religione non in modo astratto, non sul terreno di una propaganda astratta puramente teorica, sempre uguale a se stessa, ma in modo concreto, sul terreno della lotta di classe realmente in cammino e che educa le masse più di tutto e meglio di tutto”” [V.I. Lenin, [V.I. Lenin, L’atteggiamento del partito operaio verso la religione, 1909, (in) Opere complete, Roma, 1955-1970, vol. XV] (pag 4)”,”LEND-650″ “LENIN V.I.”,”Sui sindacati.”,” “”Compagni, il più recente avvenimento in Germania, l’uccisione feroce, proditoria di Liebknecht e della Luxemburg non è solo l’avvenimento più drammatico e tragico della rivoluzione che incomincia in Germania (1); esso getta anche una luce straordinariamente viva sul modo con cui si pongono i problemi della lotta presente, nelle attuali correnti delle varie opinioni politiche e nelle attuali concezioni teoriche. Proprio dalla Germania, soprattutto, abbiamo sentito, per esempio, discorsi sulla decantata democrazia, sulle parole d’ordine sia della democrazia in generale, sia dell’indipendenza della classe operaia dal potere statale. Queste parole d’ordine che forse a prima vista possono sembrare indipendenti l’una dall’altra, in realtà sono strettamente legate. Sono strettamente legate perchè dimostrano quanto siano forti, ancor oggi, i pregiudizi piccolo-borghesi, nonostante l’immensa esperienza della lotta di classe del proletariato. Esse dimostrano come finora, sempre e dappertutto, la coscienza della lotta di classe sia (per usare l’espressione tedesca) sulle labbra, ma non sia effettivamente nella mente e nel cuore di quelli che ne parlano. In realtà, se ricordiamo anche solo l’abbiccì dell’economia politica come l’abbiamo assimilata dal ‘Capitale’ di Marx (la dottrina della lotta di classe sulla quale noi poggiamo con entrambi i piedi), oggi, davanti all’acutezza della lotta nelle sue attuali oscillazioni e proporzioni, quando la rivoluzione socialista è chiaramente all’ordine del giorno in tutto il mondo (lo dimostra praticamente la sua influenza nei paesi più democratici), come si può parlare di indipendenza? Chi pensa così dimostra, dal punto di vista dell’economia politica, di non aver capito una sola pagina del ‘Capitale’ di Marx, davanti al quale oggi si inchinano, senza eccezione, tutti i socialisti di tutto il mondo. Ma in realtà, pur inchinandosi a quest’opera, essi, quando sono quasi giunti alla lotta decisiva alla quale ci ha portati il ‘Capitale’ di Marx, abbandonano quella lotta di classe e immaginano che possa esistere una democrazia al di fuori o al di sopra delle classi, e che la democrazia, nella società attuale, finché perdurerà la proprietà capitalistica, possa esser diversa dalla democrazia borghese, cioè dalla dittatura borghese mascherata con false, ingannevoli insegne democratiche. Proprio dalla Germania ci sono arrivate recentemente delle voci secondo le quali, laggiù, la dittatura del proletariato, probabilmente, e forse sicuramente, non uscirà dai limiti della democrazia, e la democrazia resterà in atto. Proprio laggiù, degli individui pretendono di essere maestri di marxismo, individui del genere di Kautsky – che sono stati teorici della II Internazionale dal 1889 al 1914 – hanno alzato la bandiera della democrazia, senza capire che la democrazia, finchè perdura la proprietà capitalista, è soltanto un’ipocrita maschera della dittatura borghese”” (pag 44-45-46) [V.I. Lenin, Sui sindacati, 1950] [(1) Nel gennaio 1919, l’insurrezione degli operai berlinesi (ultimo episodio della rivoluzione in Germania) fu sopraffatta dalle forze del governo di Scheidemann: Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg, che ne erano stati gli animatori e i dirigenti, furono arrestati e barbaramente trucidati] In questo libro trovata lettera inserita da Parodi e scritta dalla città di Vercelli a Vignale (1954) ora originale a Savona (28.1.2015)”,”LEND-003-FPA” “LENIN V.I.”,”Sugli scioperi.”,”‘Il presente volumetto consiste di una scelta originale di scritti di Lenin che si riferiscono agli anni 1899-1913’ “”E infatti in tutti i paesi gli scioperi hanno insegnato a poco a poco agli operai a condurre la lotta contro i governi per i diritti degli operai e di tutto il popolo. Come abbiamo già detto or ora, soltanto il partito socialista operaio può condurre una tale lotta, diffondendo fra gli operai giuste nozioni sulla natura del governo e sulla causa operaia. Un’altra volta parleremo particolarmente del modo come si conducono gli scioperi da noi, in Russia, e come gli operai coscienti devono utilizzarli. Subito dobbiamo rilevare, come abbiamo notato più sopra, che gli scioperi sono una “”scuola di guerra””, e non la guerra stessa; che gli scioperi sono soltanto un mezzo di lotta, soltanto una forma del movimento operaio. Dagli scioperi isolati gli operai possono e devono passare, e realmente passano in tutti i paesi, alla lotta di tutta la classe operaia per l’emancipazione di tutti i lavoratori. Quando tutti gli operai coscienti diverranno dei socialisti, cioè degli uomini che aspirano a tale emancipazione, quando si uniranno in tutto il paese per diffondere fra i loro compagni il socialismo, per insegnare ad essi tutti i mezzi di lotta contro i loro nemici, quando costituiranno il partito socialista operaio (…) soltanto allora la classe operaia aderirà completamente a quel grande movimento degli operai di tutti i paesi che unisce tutti gli operai e innalza la bandiera rossa sulla quale è scritto: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!”””” [V.I. Lenin, Sugli scioperi, 1951] (pag 19) “”La statistica degli scioperi ci mostra in modo lampante la principale forza motrice di questa evoluzione. Ciò non significa affatto che la forma del movimento in questione sia l’unica forma o la forma superiore; sappiamo che non è così; ciò non significa che da questa forma del movimento si possano trarre conclusioni valevoli anche per le questioni particolari dell’evoluzione sociale e politica. Ciò significa, però, che abbiamo davanti a noi il quadro statistico (quadro certamente molto incompleto) del movimento di una classe che è stata la molla principale che ha determinato l’orientamento generale assunto dagli avvenimenti. Il movimento delle altre classi si raggruppa attorno a questo centro, lo segue, viene da esso diretto o determinato (in senso positivo o negativo), dipende da esso”” [V.I. Lenin, Sugli scioperi, 1951] (pag 60)”,”LEND-004-FPA” “LENIN V.I.”,”Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi.”,”””L’opuscolo del compagno Guilbeaux arriva proprio nel momento giusto. La storia del movimento socialista e di quello sindacale durante la guerra deve essere scritta per tutti i paesi. Questa storia mostra con tutta chiarezza la lenta ma continua svolta a sinistra, lo spostamento della classe operaia verso il pensiero e l’azione rivoluzionaria. Essa mette a nudo, da una parte, le profonde radici della III Internazionale, l’Internazionale comunista, ne mostra la preparazione, che all’interno di ogni nazione, in corrispondenza delle particolarità storiche, ha avuto caratteristiche proprie. Bisogna conoscere le radici profonde della III Internazionale per capire la sua ineluttabilità e la diversità delle vie che hanno portato verso di essa i vari partiti socialisti nazionali. Dall’altra parte, la storia del movimento socialista e di quello sindacale durante la guerra ci mostra l’inizio del fallimento della democrazia e del parlamentarismo borghesi, e l’inizio della svolta della democrazia borghese verso la democrazia sovietica o proletaria. Questo cambiamento, d’una immensa importanza storica universale, molti e molti socialisti non riescono ancora a comprenderlo, perché sono legati dalle catene della consuetudine, dall’ossequio filisteo per ciò che è e per ciò che è stato, dalla cecità piccolo-borghese nei confronti di ciò che la storia del capitalismo morente sta generando in tutti i paesi. Il compagno Guilbeaux si è assunto il compito di scrivere un saggio sulla storia del movimento socialista e di quello sindacale in Francia durante la guerra. La chiara e precisa enumerazione dei fatti mostra con evidenza al lettore l’inizio di una grande svolta, di un rivolgimento nella storia del socialismo. Si può essere certi che l’opuscolo di Guilbeaux non soltanto avrà la più larga diffusione fra tutti gli operai coscienti, ma inciterà a pubblicare una serie di altri opuscoli simili, dedicati alla storia del socialismo e del movimento operaio degli altri paesi durante la guerra”” (V.I. Lenin, Prefazione all’opuscolo di Henri Guilbeaux: “”Socialismo e sindacalismo in Francia durante la guerra””, Mosca, 13 aprile 1919] [(in) Lenin, Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi, Ed. Progress, 1970 ca.] (pag 340-341) (nota) (brano di Lenin da mettere in volume 2 dello Speciale Prima Guerra Mondiale),”,”LEND-005-FPA” “LENIN V.I.”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica.”,”””Le rivoluzioni sono il cammino della storia….”” “”Le rivoluzioni, – diceva Marx, – sono le locomotive della storia. La rivoluzione è la festa degli oppressi e degli sfruttati. Mai la massa popolare è capace di agire come creatore attivo di nuovi regimi sociali come durante la rivoluzione. In tali epoche il popolo è capace di fare miracoli, dal punto di vista ristretto, piccolo-borghese del progresso graduale. Ma in queste epoche bisogna che anche i dirigenti dei partiti rivoluzionari pongano i loro compiti con maggiore ampiezza e ardire, che le loro parole d’ordine precedino sempre l’attività spontanea rivoluzionaria delle masse, servendole da faro, mostrando in tutta la sua grandezza e in tutto il suo fascino il nostro ideale democratico e socialista, additando il cammino più bvreve, più diritto verso la vittoria completa, assoluta, decisiva. Lasciamo che gli opportunisti borghesi rappresentati dall'””Osvobozdenie”” inventino, – per paura della rivoluzione e del cammino diritto, – cammini tortuosi, che girano al largo, dei compromessi. Se noi saremo trascinati a forza per questi cammini, sapremo compiere il nostro dovere anche in un lavoro quotidiano minuto. Ma prima, una lotta implacabile decida la questione della scelta del cammino. Saremmo dei vili e dei traditori della rivoluzione se non utilizzassimo quest’energia festosa delle masse e il loro entusiasmo rivoluzionario per la lotta implacabile e piena di abnegazione in favore del cammino diritto e decisivo. Lasciamo che gli opportunisti della borghesia pensino con timore alla reazione futura. Gli operai non si lasciano spaventare dall’idea che la reazione promette di essere terribile, nè dall’idea che la borghesia si accinge ad abbandonare la rivoluzione. GLi operai non attendono transazioni, non chiedono elemosine; essi aspirano a schiacciare implacabilmente le forze reazionarie; aspirano cioè alla ‘dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini'”” (pag 118-119)”,”LEND-048-B” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere scelte.”,”Nota: articoli da inserire in 2° parte Speciale 1° guerra mondiale. “”La storia non perdonerebbe il temporeggiamento ai rivoluzionari che possono vincere oggi (e vinceranno certamente oggi), ma rischierebbero di perdere molto, di perdere tutto domani”” (Lenin, Lettera ai membri del Comitato Centrale, 24 ottobre (6 novembre) 1917 (pag 989-990) Il ‘difensismo rivoluzionario’ e il suo significato di classe. 9. Bisogna riconoscere il ‘difensivismo rivoluzionario’ come la più considerevole e la più chiara manifestazione dell’ondata piccolo-borghese che ha sommerso “”quasi tutto””. E’ prorpio questo il nemico peggiore del progresso e del successo della rivoluzione russa. Chi ha ceduto su questo punto e non ha saputo liberarsi, è perduto per la rivoluzione. Ma le masse cedono diversamente dai capi e ‘diversamente’ riprendono la loro libertà, con un’altra marcia dell’evoluzione e con altri metodi. Il difensivismo rivoluzionario è, da un lato, il frutto dell’inganno delle masse per opera della borghesia, il frutto della fiducia incosciente dei contadini e di una parte degli operai:… (pag 729-730) La concezione borghese volgare della dittatura e la concezione di Marx. “”Mehring racconta nelle note di cui corredò la sua edizione degli articoli di Marx, pubblicati nel 1848 nella ‘Nuova gazzetta renana’, che le pubblicazioni borghesi facevano tra l’altro la seguente accusa a questo giornale: la ‘Nuova gazzetta renana’ avrebbe rivendicato “”l’instaurazione imediata della dittatura come unico mezzo per realizzare la democrazia”” (Marx, ‘Nachlass’, v: III, p. 53). Dal punto di vista borghese volgare il concetto di dittatura e il concetto di democrazia si escludono l’un l’altro. … (pag 414-416) [V.I. Lenin, Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica, 1905] [(in) V.I., Lenin, Opere scelte, Roma, 1976] Contiene: OPERE SCELTE LENIN CHE COSA SONO GLI AMICI DEL POPOLO UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO DUE TATTICHE DELLA SOCIALDEMOCRAZIA NELLA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA RIORGANIZZAZIONE PARTITO INSEGNAMENTI INSURREZIONE MOSCA MARXISMO E REVISIONISMO IN CAMMINO ALCUNE PARTICOLARITA’ SVILUPPO STORICO DEL MARXISMO RIPRESA RIVOLUZIONARIA TRE FONTI E TRE PARTI INTEGRANTI DEL MARXISMO DESTINI STORICI DOTTRINA KARL MARX EUROPA ARRETRATA ASIA AVANZATA SU DIRITTO AUTODECISIONE NAZIONI GUERRA E SOCIALDEMOCRAZIA RUSSA FIEREZZA NAZIONALE GRANDI RUSSI SULLA PAROLA D’ORDINE STATI UNITI D’ EUROPA OPPORTUNISMOE CROLLO 2° SECONDA INTERNAZIONALE IMPERIALISMO FASE SUPREMA DEL CAPITALISMO PROGRAMMA MILITARE RIVOLUZIONE PROLETARIA RAPPORTO SU RIVOLUZIONE DEL 1905 LETTERE DA LONTANO COMPITI PROLETARIATO IN RIVOLUZIONE ATTUALE DUALISMO DI POTERE COMPITI PROLETARIATO IN NOSTRA RIVOLUZIONE VII 7° CONFERENZA POSDR PROGETTO DI RISOLUZIONE SU QUESTIONE AGRARIA 1° PRIMO CONGRESSO DE DEPUTATI OPERAI E SOLDATI DI TUTTA LA RUSSIA SULLE PAROLE D’ ORDINE INSEGNAMENTI RIVOLUZIONE COMITATO CENTRALE POSDR CATASTROFE IMMINENTE E COME LOTTARE CONTRO DI ESSA DIARIO DI UN PUBBLICISTGA BOLSCEVICHI DEVONO PRENDERE IL POTERE STATO E RIVOLUZIONE MARXISMO E INSURREZIONE CRISI E’ MATURA COMPITI DELLA RIVOLUZIONE CONSIGLI DI UN ASSENTE LETTERA AI COMPAGNI BOLSCEVICHI DELEGATI ALLA CONFERENZA REGIONALE DEI SOVIET DEL NORD LETTERE MANIFESTO AGLI OPERAI SOLDATI E CONTADINI RELAZIONE SU PACE QUESTIONE TERRA CONTROLLO OPERAIO APPELLO DEL CC POSDR ALLEANZA OPERAI CONTADINI TESI SU ASSEMBLEA COSTITUENTE PROGETTO DI DECRETO PER SCIOGLIMENTO ASSEMBLEA COSTITUENTE TESI SU CONCLUSIONE PACE IMMEDIATA SEPARATA E ANNESSIONISTA PATRIA SOCIALISTA IN PERICOLO COSA STRANA E MOSTRUOSA RAPPORTO SULLA GUERRA E SULLA PACE AL VII CONGRESSO DEL PCbR COMPITO PRINCIPALE COMPITI IMMEDIATI POTERE SOVIETICO DISCORSO A I PRIMO CONGRESSO CONSIGLI ECONOMIA APPELLO COMPAGNI OPERAI LOTTA FINALE DECISIVA RIVOLUZIONE PROLETARIA E RINNEGATO KAUTSKY CONQUISTATO E REGISTRATO SUCCESSI E DIFFICOLTA’ POTERE SOVIETICO RAPPORTO SU PROGRAMMA PARTITO PRESENTATO VIII 8° CONGRESSO PARTITO COMUNISTA BOLSCEVICO DI RUSSIA RAPPORTO SU LAVORO IN CAMPAGNA VIII CONGRESSO PCbR TESI CC PARTITO SITUAZIONE FRONTE ORIENTALE GUERRA CIVILE III 3° TERZA INTERNAZIONALE E SUO POSTO IN STORIA SALUTO A OPERAI UNGHERESI GRANDE INIZIATIVA LOTTA CONTRO DENIKIN LETTERA A OPERAI E CONTADINI VITTORIA SU KOLCIAK ECONOMIA E POLITICA IN EPOCA DITTATURA PROLETARIATO DISCORSO A 1° PRIMO GONGRESSO COMUNI E ARTEL AGRICOLI LETTERA A OPERAI E CONTADINI UCRAINA QUESTIONE VITTORIE SU DENIKIN IX 9° CONGRESSO PCbR PCRb ESTREMISMO MALATTIA INFANTILE COMUNISMO TESI SU QUESTIONE AGRARIA TESI SU QUESTIONE NAZIONALE E COLONIALE 2° SECONDO CONGRESSO IC COMINTERN COMPITI ASSOCIAZIONI GIOVANILI GIOVANI DA GUERRA A PACE UNITA’ PARTITO DEVIAZIONE SINDACALISTA E ANARCHICA IN NOSTRO PARTITO SALUTO A REPUBBLICHE SOVIETICHE CAUCASO IMPOSTA IN NATURA OPERAI E CONTADINI TESI PER RAPPORTO SU TATTICA PC DI RUSSIA A 3° TERZO CONGRESSO IC TATTICA PC RUSSO NUOVI TEMPI VECCHI ERRORI IN FORMA NUOVA EPURAZIONE IN PARTITO 4° QUARTO ANNIVERSARIO RIVOLUZIONE OTTOBRE NUOVA POLITICA ECONOMICA NEP COMPITI CENTRI DI EDUCAZIONE POLITICA IMPORTANZA ORO DOPO VITTORIA SOCIALISMO FUNZIONE E COMPITI DEI SINDACATI NELLE CONDIZIONI DELLA NUOVA POLITICA ECONOMICA QUESTIONE SINDACATI CAPIALISMO DI STATO LOTTA DI CLASSE IN POTERE POLITICO IN MANI PROLETARIATO QUESTIONE SPECIALISTI INFLUENZA PICCOLO BORGHESE SU CLASSE OPERAIA SITUAZIONE INTERNAZIONALE E INTERNA DELLA REPUBBLICA SOVIETICA FINE DELLA RITIRATA CINQUE ANNI DI RIVOLUZIONE RUSSA E PROSPETTIVE RIVOLUZIONE MONDIALE DIFFICILE AVANZATA APPUNTI SU COMPITI NOSTRA DELEGAZIONE A CONFERENZA INTERNAZIONALE AJA AIA LETTERA A CONGRESSO E APPUNTI 1922 1923 PAGINETTE DI DIARIO SU COOPERAZIONE SU NOSTRA RIVOLUZIONE RIORGANIZZARE ISPEZIONE OPERAIA E CONTADINA MEGLIO MENO MA MEGLIO”,”LEND-651″ “LENIN V.I.”,”Tre scritti sul marxismo. Tre fonti e tre parti integranti del marxismo (1913) – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo (1911) – I destini storici della dottrina di Karl Marx (1913).”,”Omaggio di Marco Ottolini “”Il punto essenziale della dottrina di Karl Marx è l’interpretazione della funzione storica mondiale del proletariato come creatore della società socialista”” (pag 41) (I destini storici della dottrina di Karl Marx) (p. 41) “”Lenin sottolinea in un altro suo scritto (‘Chi sono gli amici del popolo?’, 1899) come grande merito di Marx sia di aver scoperto come lo sviluppo economico della società umana non si attui in un divenire indifferenziato. Lo sviluppo economico della società si scandisce invece in ‘formazioni sociali’ distinte (per esempio: schiavista, feudale, borghese) fondate su sistemi economici differenti e rette da leggi economiche diverse. Marx ci ha dato appunto le leggi che governano ‘questa’ formazione sociale, capitalistica. Marx è stato il primo a capire che ciò che distingue e caratterizza le diverse formazioni sociali è la loro ‘base’ economica, la ‘struttura’ della loro economia. Dalla struttura economica sono determinate – seppure in modo non meccanico – le forme politiche, statali, giuridiche culturali della vita sociale. Marx ha visto come la ‘struttura’ economica sia caratterizzata dai ‘rapporti di produzione’ (giuridicamente, i rapporti di proprietà) che si stabiliscono tra gli uomini. La radice della lotta di classe si trova appunto nella contraddizione che si manifesta, ad un certo punto dello sviluppo economico, tra i ‘rapporti di produzione’ e le ‘forze produttive’ che crescono entro questi rapporti; tra il proletariato (principale forza produttiva nella società capitalistica, insieme alle macchine, alle fonti di energia, alle materie prime) e i rapporti di produzione capitalistici (fondati sul fatto che vi è da una parte il proprietario dei mezzi di produzione – fabbriche, miniere, terra, macchine ecc. – e dall’altro i proletari – che senza nulla possedere fanno operare i mezzi di produzione). Marx ha dato insomma una spiegazione ‘materialistica’ dello sviluppo della società (intendendosi per ‘materia’ l”economia; vale a dire l’insieme dei beni materiali che sono necessari alla sussistenza umana). Ma con ciò – spiega Lenin nel primo paragrafo di questo articolo [‘Tre fonti e tre parti integranti del marxismo’ (1913)] – Marx si è riallacciato a tutta una corrente del pensiero filosofico: la corrente ‘materialista’ (…) Ma Marx ha saputo applicare al materialismo – particolarmente a quello che, nel ‘700, ebbe funzione altamente progressiva – la dialettica di Hegel. Questo grande pensatore tedesco (1770-1831) seppe comprendere che il pensiero, la scienza, l’umanità stessa – e con esse anche la natura – non sono realtà immobili: tutto diviene, si sviluppa costantemente. (…) Ma questo divenire non si compie secondo una linea costante e regolare, ma attraverso ‘contraddizioni’. Tutto ciò che è reale, concreto, è contraddittorio”” (pag 12-14) [Luciano Gruppi, Introduzione’ a: V.I. Lenin, ‘Tre scritti sul marxismo’, Roma, 1973]”,”LEND-652″ “LENIN V.I. TROTSKY Lev”,”I Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del I Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”Dono Marco Ottolini”,”INTT-285″ “LENIN V.I. ZINOVIEV BUCHARIN TROTSKY LEVI MEYER WALCHER WOLFSTEIN ROSMER SADOUL GUILBEAUX QUELCH GALLACHER PANKHURST LAINE FRAYNA BILAN REED SERRATI BOMBACCI GRAZIADEI BORDIGA e altri firmatari”,”II Congresso della Internazionale Comunista. Tesi manifesti e risoluzioni del II Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”Dono Marco Ottolini”,”INTT-286″ “LENIN V.I.”,”Sullo Stato. Lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio1919.”,” “”Finché non v’erano classi, non v’era neanche quest’apparato. Quando apparvero le classi, sempre e dovunque; contemporaneamente allo sviluppo e al rafforzarsi di questa divisione, apparve pure quest’istituto speciale: lo Stato. Le forme di Stato furono straordinariamente varie. Nel periodo della schiavitù, nei paesi più progrediti, più colti e civili per quei tempi, ad esempio nell’antica Grecia e a Roma che erano interamente basate sulla schiavitù, noi abbiamo già varie forme di Stato. Già allora sorse la differenza tra la monarchia e la repubblica, tra l’aristocrazia e la democrazia. La monarchia, come potere di una sola persona; la repubblica, come assenza di qualsiasi potere non elettivo. L’aristocrazia come potere di una minoranza comparativamente piccola; la democrazia, come potere del popolo (democrazia nella traduzione letterale dal greco significa appunto: potere del popolo). Tutte queste differenze sorsero all’epoca della schiavitù. Nonostante queste differenze, lo Stato dell’epoca della schiavitù era uno Stato schiavistico, fosse esso monarchico o repubblica aristocratica o democratica. (…) Lo Stato è una macchina per l’oppressione di una classe da parte di un’altra, una macchina per tenere sottomesse ad una classe le altre classi soggette. La forma di questa macchina può essere diversa. Nello Stato schiavista noi abbiamo la monarchia, la repubblica aristocratica o persino la repubblica democratica. Le forme di governo furono in realtà estremamente varie, ma la sostanza delle cose rimase sempre la medesima: gli schiavi non avevano nessun diritto, rimanevano la classe oppressa e non erano considerati esseri umani. La stessa cosa riscontriamo nello Stato feudale. Il mutarsi della forma di sfruttamento ha trasformato lo Stato schiavista in Stato feudale”” [V.I. Lenin, ‘Sullo Stato. Lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio1919’, Mosca, 1949] (pag 12-13) “”Non soltanto le persone che si trovano in dipendenza diretta dalla borghesia, non soltanto coloro che si trovano sotto il giogo del capitale e che sono corrotti da questo capitale (al servizio del capitale si trova una moltitudine di ogni genere di scienziati, di artisti, di preti, ecc.), ma anche le persone che si trovano semplicemente sotto l’influenza dei pregiudizi della libertà borghese, – tutta questa gente è insorta contro il bolscevismo in tutto il mondo, perchè fin dalla sua fondazione la Repubblica sovietica ha rigettato la menzogna borghese ed ha dichiarato apertamente: voi chiamate il vostro Stato libero, ma in realtà, finchè esiste la proprietà privata, il vostro Stato, anche se fosse una repubblica democratica, non è altro che una macchina nelle mani dei capitalisti per opprimere gli operai; e più lo Stato è libero, tanto più chiaramente questo risalta. Esempio di questo sono la Svizzera in Europa e gli Stati Uniti d’America. In nessun luogo il capitale domina così cinicamente e inesorabilmente, e in nessun luogo questo fatto è così evidente come appunto in questi paesi, malgrado entrambi siano repubbliche democratiche, nonostante che esse siano delicatamente imbellettate, malgrado tutte le parole sulla democrazia del lavoro e sull’eguaglianza di tutti i cittadini. In realtà, in Isvizzera e in America impera il capitale e ogni tentativo degli operai di ottenere un miglioramento più o meno serio della loro situazione s’imbatte immediatamente nella guerra civile. In questi paesi v’è una quantità minore di soldati, minore è l’esercito regolare, (…) e perciò allorchè ha luogo uno sciopero, la borghesia si arma, arruola dei soldati e schiaccia lo sciopero: in nessun luogo questo soffocamento del movimento operaio avviene con tale ferocia inesorabile come avviene in Isvizzera e in America, e in nessun parlamento l’influenza del capitale si fa sentire così fortemente come si fa sentire proprio in questi paesi. La potenza del capitale è tutto, la Borsa è tutto, mentre il parlamento, le elezioni sono delle marionette, dei pupazzi… Ma più si va avanti, più le bende cadono dagli occhi degli operai, e più largamente si diffonde il concetto del Potere sovietico, specie dopo il macello sanguinoso che abbiamo vissuto ultimamente”” [V.I. Lenin, ‘Sullo Stato. Lezione tenuta all’Università Sverdlov l’11 luglio1919’, Mosca, 1949] (pag 20-21) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-653″
“LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”[Il volume contiene il capitolo: ‘Dalle guerre di liberazione nazionale alla prima guerra mondiale. Guerre nazionali e guerre imperialiste – Le guerre nazionali del secolo XIX – Italia e Turchia – La guerra per Tripoli – Contrasti fra Italia e Austria nei Balcani – Gli armamenti e il capitalismo – Imperialismo e socialismo in Italia’ (pag 53-69). ‘In questa nota ci proponiamo di esaminare soltanto il materiale che offrono sulla questione i libri pubblicati dopo l’inizio della guerra dal professore borghese Roberto Michels: ‘L’imperialismo italiano’ (1914) e dal socialista T. Barboni: ‘Internazionalismo o nazionalismo di classe? (Il proletariato d’Italia e la guerra europea)’ (1915). (…) L’imperialismo italiano è stato chiamato “”l’imperialismo della povera gente”” in considerazione della povertà dell’Italia e della disperata miseria delle masse degli emigrati italiani. Lo sciovinista italiano Arturo Labriola, che si distingue dal suo avversario G. Plekhanov solo perché ha rivelato un po’ prima il suo socialsciovinismo e perché è giunto a questo socialsciovinismo attraverso il semianarchismo piccolo borghese e non attraverso l’opportunismo piccolo-borghese, questo Arturo Labriola scriveva nel suo libro sulla guerra di Tripoli (1912): “”… E’ chiaro che noi non lottiamo soltanto contro i turchi, … ma anche contro gli intrighi, le minacce, il denaro e gli eserciti dell’Europa plutocratica, la quale non può tollerare che le piccole nazioni osino fare anche un solo atto o dire una parola che comprometta la sua ferrea “”egemonia”” (p. 22). E il capo dei nazionalisti italiani dichiarava: “”… come il socialismo fu il metodo di redenzione del proletariato dalle classi borghesi, così il nazionalismo sarà per noi italiani il ‘metodo di redenzione’ dai francesi, dai tedeschi, dagli inglesi, dagli americani del Nord e del Sud che sono i nostri borghesi””. (…) Fino alla guerra di Tripoli, l’Italia non aveva depredato altri popoli, o, almeno, non in grande misura. Non è questo un affronto insopportabile per l’orgoglio nazionale? Gli italiani sono oppressi e umiliati di fronte alle altre naizoni. L’emigrazione italiana ammontava a circa 100.000 persone all’anno verso il 1870, e giunge ora a una cifra che varia da mezzo milione a un milione: e son tutti miserabili che la fame, nel senso letterale della parola, caccia dal loro paese, fornitori di forza-lavoro per le industria che danno i salari peggiori, una massa che popola i quartieri più affollati, poveri e sudici della città d’Ameirca e d’Europa. Il numero degli italiani che vivono all’estero è salito da un milione nel 1881 a cinque milioni e mezzo nel 1910, di cui la più gran parte spetta a paesi “”grandi”” e ricchi, nei quali gli italiani costituiscono la massa operaia più rozza, più “”greggia””, più misera e del tutto priva di diritti. (…) Come dunque non riconoscere con Labriola e gli altri “”plekhanovisti”” italiani, che l’Italia ha “”diritto”” alla sua colonia di Tripoli, a opprimere gli slavi nella Dalmazia, a prender parte alla spartizione dell’Asia Minore, ecc.! Come Plekhanov difende la guerra “”di liberazione”” della Russia contro l’aspirazione della Germania a fare di essa una sua colonia, così il capo del partito riformista, Leonida Bissolati, strilla contro “”l’invasione del capitale straniero in Italia”” (p. 97): capitale tedesco in Lombardia, inglese in Sicilia, francese nel Piacentino, belga nelle imprese tranviarie, ecc. ecc., senza fine. La questione è posta in modo categorico e non si può non riconoscere che la guerra europea ha recato all’umanità l’enorme vantaggio di porre la questione stessa, di fatto, categoricamente, davanti a centinaia di milioni di uomini dele diverse nazioni: o difendere col fucile o con la penna, direttamente o indirettamente, in una forma qualunque, i privilegi della grande potenza in genere o i vantaggi o le pretese della “”propria”” borghesia, e ciò vuol dire esserne i seguaci e servitori, ‘oppure’ servirsi di ogni lotta, e soprattutto di ogni lotta armata per quei privilegi, allo scopo di smascherare e abbattere ogni governo, e in prima linea, il ‘proprio’ governo per mezzo dell’azione rivoluzionaria del proletariato internazionalmente solidale. Non c’è via di mezzo; in altre parole: il tentativo di prendere una posizione intermedia significa in realtà un passaggio camuffato dalla parte della borghesia imperialista”” (1). (pag 62-63-64-65) [V.I. Lenin, capitolo: ‘Dalle guerre di liberazione nazionale alla prima guerra mondiale’, articolo:’Imperialismo e socialismo in Italia’. Nota: (1) Questo articolo “”Imperialismo e socialismo in Italia”” è stato pubblicato la prima volta sul ‘Kommunist’, n. 1-2 agosto 1915 (vol. XVIII, pp. 289-296). Da allora è stato riprodotto numerose volte sulla stampa operaio internazionale e italiana]”,”LEND-011-B”
“LENIN V.I.”,”Sul movimento operaio italiano.”,”2° copia Fondo Gian Maria Pegoraro [Il volume contiene i capitoli: 3. ‘La prima guerra mondiale (1914-1918): La posizione del partito socialista – La guerra europea e il socialismo internazionale – Tentativi di ristabilire i rapporti internazionali – Gli Alleati e l’Italia – Sul segreto dei trattati – La lotta tra Italia e Austria per l’Albania – I compiti del proletariato nella guerra imperialista (pag 35-50); 4. ‘Il partito socialista italiano durante la guerra’: Il caso Bissolati – Gli italiani a Zimmerwald e a Kienthal – Saluto a un Congresso di socialisti italiani – Pacifismo borghese e pacifismo socialista – Kautsky e Turati – “”Difesa della patria”” – Una svolta nella politica mondiale – Appello ai socialisti – “”Programmi di pace”” – La lotta contro il riformismo – Il PSI dopo Kienthal – Centrismo – Uscire dall’equivoco di Zimmerwald – Le tre correnti del movimento socialista internazionale (pag 51-98). ‘Sul segreto dei trattati. Perché i difensori della guerra imperialista custodiscono così gelosamente il segreto dei trattati? Volete sapere il perchè, compagni operai e soldati? Considerate almeno uno di questi nobili trattati: il “”nostro”” trattato con l’Italia (cioè con i capitalisti italiani) concluso all’inizio del 1915 (1). Il democratico borghese, signor V. Vodovosov, nel giornale ‘Dien’ (‘Il giorno’) (del 6 maggio 1917), basandosi sui documenti pubblicati dal ‘Novoie Vremia’ riferisce il contenuto di questo trattato: “”Gli alleati hanno garantito all’Italia il Tirolo meridionale con Trento, tutto il litorale adriatico, la parte settentrionale della Dalmazia con le città di Zara e Spalato, la parte centrale dell’Albania con Valona, le isole dell’Egeo presso le coste dell’Asia minore, e inoltre una lucrosa concessione ferroviaria nella Turchia asiatica: questo è il prezzo del sangue di cui l’Italia ha fatto mercato. Questi acquisti territoriali superano di parecchie volte ogni pretesa nazionale che l’Italia avesse mai manifestata. (…) Questo è l’unico trattato, riguardante la guerra, che noi conosciamo, ed è un trattato di brutale rapina. Non sappiamo se negli altri trattati si manifestino o meno gli stessi istinti predaci. In ogni caso, per la democrazia che scrive sula sua bandiera “”pace senza annessioni”” sarebbe molto importante saperlo””. “”Non sappiamo”” fino a che punto gli altri trattati segreti siano briganteschi? No, signor Vodovosov, noi lo sappiamo molto bene: i trattati segreti riguardanti la spartizione della Persia, della Turchia, l’usurpazione della Germania, dell’Armenia, sono luridi trattati briganteschi né più né meno del brigantesco trattato con l’Italia. Compagni soldati e operai! Vi si dice che voi difendete la “”libertà”” e la “”rivoluzione””? In realtà voi difendete i loschi trattati dello zar, che vi si tengonp nascosti come si tiene nascosta una malattia segreta”” (2). Note: (1) Il patto di Londra; concluso segretamente fra gli “”Alleati”” e l’Italia il 26 aprile 1915; (2) Dall’articolo ‘Uno dei trattati segreti’, pubblicato dalla ‘Pravda’, n. 53, 23 (10) maggio 1917 (vol. XX pp. 359-60)]”,”LEND-011-C”
“LENIN V.I. (LÉNINE)”,”Socialisme et Religion. (1905)”,”‘La religione deve essere dichiarata un affare privato’ “”La religion doit être proclamée une affaire privée, c’est ainsi qu’on a coutume de définir l’attitude des socialistes envers la religion. Mais il convient de préciser la signification de ces mots pour qu’ils ne puissent susciter aucun malentendu. Nous exigeons que la religion soit une affaire privée par rapport à l’Etat, mais nous ne pouvons en aucune manière considérer la religion comme une affaire privée par rapport à notre propre Parti. L’Etat n’a pas à s’occuper de la religion, les sociétés religieuses ne doivent pas être liées au pouvoir d’Etat. Chacun doit être absolument libre de confesser la religion qui lui plaît ou de n’en reconnaître aucune, c’est-à-dire d’être athée, comme tout socialiste l’est ordinairement. Toute distinction des droits entre citoyens, selon leurs croyances religieuses, est absolument inadmissible.Toute mention de la religion des citoyens dans les documents officiels doit être totalement supprimée. L’Etat ne doit accorder aucune subvention ni à l’Eglise, ni aux sociétés ecclésiastiques ou religieuses, lesquelles doivent être des unions de citoyens-coreligionnaires, unions absolutement libres, indépendantes vis-à-vis du pouvoir. Seule la satisfaction pleine et entière de ces revendications peut mettre un terme à ce passé honteux et maudit, quand l’Eglise se trouvait dans une dépendance féodale vis-à-vis de l’Etat, et les citoyens russes – dans une dépendance féodale vis-à-vis de l’Eglise officielle; quand existaient et étaient appliquées des lois moyenâgeuses, inquisitoriales (qui subsistent jusqu’à présent dans notre code pénal et dans nos règlements), qui poursuivaient les gens pour leurs croyances ou pour leur athéisme, qui faisaient violence à la conscience de l’homme, qui rattachaient les sinécures et revenus officiels à la distribution par l’Etat et l’Eglise d’un alcool intellectuel. La séparation totale de l’Eglise et de l’Etat, voilà la revendication que le prolétariat socialiste présente à l’Etat et à l’Eglise modernes. La révolution russe doit faire aboutir cette revendication comme une partie intégrante de la liberté politique”” (pag 4-5) [V.I. Lenin (Lénine), Socialisme et Religion, Moscou, 1952]”,”LEND-655″
“LENIN V.I., a cura di George FYSON”,”Lenin’s Final Fight. Speeches and Writings, 1922-23.”,”””The decision of the plenary meeting of the CC of October 6 (minutes no. 7, point 3) institutes what seems to be an unimportant, partial reform: “”implement a number of separate decisions of the Council of Labor and Defense on temporary permission for the import and export of individual categories of goods or on granting the permission for specific frontiers”” (10). In actual fact, however, this wrecks the foreign trade monopoly . Small wonder that Comrade Sokolnikov has been trying to get this done and has succeeded. He has always been for it; he likes paradoxes and has always undertaken to prove that monopoly is not to our advantage. But it is surprising that people who in principle favor the monopoly have voted for this without asking for detailed information from any of the business executives. What does the decision that has been adopted signify? Purchaising offices are being opened for the import and export trade. The owner of such an office has the right to buy an sell only specially listed good. Where is the control over this? Where are the means of control? In Russia flax costs 4 rubles 50 kopecks, in Britain it costs 14 rubles. All of us have read in ‘Capital’ how capitalism changes internally and grows more daring when interest rates and profits rise quickly. All of us recall that capitalism is capable of taking deadly risks and that Marx recognized this long before the war and before capitalism began its “”leaps””. What is the situation now? What force is capable of holding the peasants and the traders from extremely profitable deals? Cover Russia with a network of overseers? Catch the neighbour in a purchasing office and prove that his flax has been sold to be smuggled out of the country? Comrade Sokolnikov’s paradoxes are always clever, but one must distinguish between paradoxes and the grim truth. No “”legality”” on such a question is at all possible in the Russian countryside (…)”” (pag 88-89) [V.I. Lenin, ‘On the foreign trade monopoly. Letter to Joseph Stalin for the members of the Central Committee, October 13, 1922] [(in V.I. Lenin, Lenin’s Final Fight. Speeches and Writings, 1922-23, New York, 1993] [(10) Under the state monopoly on foreign trade, all exporting and importing activity was centralized in the hands of a state agency. There were continuing proposals to relax the monopoly from a number of party leaders, including Bukharin, Zinoviev, Kamenev, and Stalin. Lenin responded to these proposals with a letter on May 15, 1922, calling for “”a ‘formal ban’ on all talks and negotiations and commissions, etc, concerning the relaxation of the foreign trade monopoly”” (…)]”,”LEND-656″
“LENIN Vladimir Ilic GORTER Herman KUN Béla TROTSKY Lev’ Davidovic”,”Dibattito sull’estremismo.”,”Il Partito socialdemocratico (SDP) di Herman Gorter e di Anton Pannekoek fu fondato nel 1909 dal collettivo redazionale di ‘Die Tribune’ dopo la sua espulsione dal Partito operaio socialdemocratico (SDAP) ad opera della direzione revisionista di Troelstra e van Kol. Soltanto il partito bolscevico aveva rotto, sia pure in modo non definitivo e completo, con i revisionisti prima degli olandesi. Il ‘caso’ fu una delle grosse questioni discusse nella XI sessione del bureau della Seconda Internazionale il 7 novembre 1909. Lenin, che era membro del bureau e che continuava a sostenere una tenace battaglia per impedire che l’organo internazionale riconoscesse il partito menscevico invece del suo, intervenne nella discussione per impedire la manovra degli opportunisti tendente ad escludere il SDP dall’Internazionale. «Lo sviluppo del settarismo socialista e lo sviluppo del vero movimento operaio sono sempre in rapporto inverso e, fino a quando le sette hanno una ragione (storica) di essere, la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. Quando avrà raggiunto questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie». (Lettera di Marx a Bolta, 1871)”,”LEND-005-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Sui sindacati, gli scioperi, l’economismo.”,”Gli scritti presentati in questo volume sono tratti da V.I. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, Roma, 1954.”,”LEND-006-FL”
“LENIN V.I., a cura di Dirce GIAMMARCHI e Amneris VERGANI”,”Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. I. L’educazione delle masse alla lotta.”,”In unico cofanetto parte I, II, III “”Il primo problema è di sapere come nascono e si diffondono gli scioperi. Chiunque ricordi tutti i casi di scioperi a lui noti o per esperienza personale o per averne avuto notizia dai racconti di altre persone o dai giornali, constaterà subito che gli scioperi iniziano e si diffondono dove sorgono e si moltiplicano le grandi fabbriche. Tra le maggiori fabbriche che occupano centinaia (e a volte migliaia) di operai, non ne troverà una sola nella quale non si siano prodotti scioperi operai. Quando le grandi fabbriche e le officine erano poco numerose in Russia, erano poco numerosi anche gli scioperi; da quando le grandi fabbriche rapidamente si moltiplicano, sia nelle vecchie località industriali che nelle città nuove e nei villaggi, gli scioperi diventano sempre più frequenti. Quale è la ragione per cui la grande produzione industriale conduce sempre agli scioperi? La ragione sta nel fatto che il capitalismo conduce necessariamente alla lotta degli operai contro i padroni; e quando la produzione si sviluppa, questa lotta assume necessariamente la forma di scioperi. (…) In tutti i paesi l’indignazione degli operai si è manifestata all’inizio con rivolte isolate o sommosse, per usare il linguaggio della polizia e dei capitalisti. In tutti i paesi queste rivolte isolate hanno generato da una parte scioperi più o meno pacifici e dall’altra una lotta generale della classe operaia per la sua emancipazione. (…) Qual’è la funzione degli scioperi (o astensioni dal lavoro) nelle lotte della classe operaia? Per rispondere a questa domandanoi dobbiamo dapprima soffermarci un poco più a lungo sugli scioperi. Se come abbiamo visto, il salario è determinato da un contratto tra l’operaio e il suo padrone e se in questa circostanza l’operaio isolato si trova completamente impotente, è evidente che gli operai devono necessariamente sostenere insieme le loro rivendicazioni; è evidente che essi debbono necessariamente organizzare scioperi o per ottenere un salario più elevato o per impederire che il padrone riduca i salari. E, infatti, non c’è un solo paese capitalista dove non si siano verificati scioperi operai. In tutti i paesi d’Europa e in America, ovunque, gli operai sono disarmati quando si muovono isolatamente e non possono resistere al padronato se non uniti, organizzando scioperi o agitando la minaccia di scioperi”” (pag 4-7-8) [V.I. Lenin, Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. I. L’educazione delle masse alla lotta (a cura di Dirce Giammarchi e Amneris Vergani), Milano, 1971; Redatto alla fine del 1899 e pubblicato nel 1924 nel numero 8-9 della Rivista “”Proletarskaia Revolutsia””] Scioperi scuola di guerra (pag 13)”,”LEND-657″
“LENIN V.I.”,”Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. II. Sciopero economico e sciopero politico.”,”In unico cofanetto parte I, II, III “”La classe operaia, durante uno sciopero politico, agisce come la classe di avanguardia di tutto il popolo. Il proletariato in tali circostanze assume non solo la funzione di una classe della società borghese, ma quello di forza dominante, vale a dire di direzione e di guida. Le idee politiche che vengono alla luce nel movimento rivestono un carattere nazionale, vale a dire toccano le condizioni fondamentali, le condizioni più profonde della vita politica di tutto il paese. Questo carattere dello sciopero politico, come dimostrano le indagini scientifiche del periodo 1905-1907, interessò al movimento tutte le classi, e in particolare gli strati più larghi, più numerosi e più democratici della popolazione, come i contadini, ecc.”” [V.I. Lenin, Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. II. Sciopero economico e sciopero politico, Milano, 1971] (pag 89-90) Martov (pag 114-115) “”Parlare della lotta delle tendenze nella rivoluzione russa attribuendo a ciascuna di ese una etichetta come “”settarismo””, “”incultura””, ecc. e non dire nemmeno una parola sugli interessi economici del proletariato, della borghesia liberale e dei contadini democratici, tutto ciò equivale ad abbassarsi al rango di giornalisti di bassa lega. Un esempio. “”Nell’insieme dell’Europa occidentale”” scrive Martov, “”le masse contadine sono ritenute delle degne alleate (per il proletariato), unicamente nella misura in cui fanno conoscenza con le dure conseguenze della trasformazione capitalistica dell’agricoltura; in Russia invece si pensava di far alleare un proletariato numericamente debole a cento milioni di contadini che non avevano – o quasi – risentito dell’azione “”educatrice”” del capitalismo e che per questo motivo non erano ancora stati per nulla alla scuola della borghesia capitalista””. Non crediate che si tratti di un lapsus da parte di Martov: è il punto centrale di ‘tutte’ le concezioni mensceviche. Sono le stesse idee che impregnano tutta la storia dell’opportunismo nella rivoluzione russa e che gli opportunisti pubblicano ora in Russia sotto la direzione di Potresov, Martov e Maslov (‘Il movimento sociale in Russia all’inizio del XX secolo’). Il menscevico Maslov ha espresso queste idee con ancora più rilievo, dichiarando nell’articolo che riassume “”l’opera”” in questione: “”La dittatura del proletariato e dei contadini sarebbe in contraddizione con il ‘corso dello sviluppo economico’””. E’ precisamente qui che bisogna cercare le radici delle divergenze che mettono in opposizione il bolscevismo al menscevismo. Martov ha ‘sostituito’ la scuola del ‘capitalismo’ con quella della ‘borghesia capitalista’ (diciamo tra parentesi che in nessuna parte del mondo esiste una borghesia che non sia capitalista). In che cosa consiste la scuola del capitalismo? In questo: che il capitalismo strappa i contadini all’idiotismo della campagna, che li scuote dal loro torpore e li ‘spinge alla lotta’. In che cosa consiste la scuola della””borghesia capitalista?”” In questo, che la “”borghesia tedesca del 1848 ha tradito senza il minimo scrupolo i contadini, i suoi alleati più naturali, senza i quali essa è impotente di fronte all’aristocrazia”” (K. Marx, nella ‘Nuova gazzetta renana’ del 29 luglio 1848) (1). In questo: che la borghesia liberale russa ha tradito i contadini in un modo costante e sistematico, nel corso degli anni 1905-1907, schierandosi in realtà con il partito dei grandi proprietari fondiari e dello zarismo contro la lotta dei contadini, e ostacolando nel modo più diretto l’evoluzione di questa lotta. Sotto la copertura delle frasi “”marxiste”” sull'””educazione”” dei contadini da parte del capitalismo, Martov difende in realtà l'””‘educazione”” dei contadini (‘che lottano in modo rivoluzionario contro l’aristocrazia’) da parte dei liberali (‘che hanno venduto i contadini all’aristocrazia’). Ecco come si sostituisce il liberalismo al marxismo. Ecco come si abbellisce il liberalismo con frasi marxiste. Ciò che Bebel ha detto a Magdeburgo, cioè che vi sono dei nazionali-liberali tra i socialdemocratici, non vale solo per la Germania (2).”” (pag 114-115) [(1) ‘Lenin cita l’articolo di K. Marx “”Progetto di legge sulla soppressione dei canoni feudali””, pubblicato sulla ‘Nuova Gazzetta Renana’. Inedito in Italia (1971)’; (2) ‘Federico Augusto Bebel, socialista tedesco, marxista, uno dei fondatori del partito socialdemocratico tedesco. Nel 1864 prese parte con Marx ed Engels alla costituzione della I Internazionale. Negli ultimi anni della sua vita, il suo spirito rivoluzionario si affievolì, facendolo scivolare sul terreno delle concessioni al riformismo’ (p. 115)]”,”LEND-657-B”
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA e Amneris VERGANI”,”Scritti sugli scioperi. Scritti dal 1896 al 1902. III. Lo sciopero rivoluzionario.”,”In unico cofanetto parte I, II, III Contiene l’articolo di Lenin: ‘Il primo maggio del proletariato rivoluzionario’ (sull’ importanza degli scioperi del 1° maggio 1913 in Russia cui parteciparono circa 250.000 operai) (pubblicato su ‘Socialdemocratico’, n. 34, 15 giugno 1913)”,”LEND-657-C”
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 12 . Januar – Juni 1907.”,”12 Herausgegeben auf Beschluss des IX. Parteitages der KPR(B) und des II. Sowjetkongresses der UdSSR. Die Deutsche Ausgabe Erscheint auf Beschluss des Zentralkomitees der Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands Contiene: ‘Vorwort zur russischen Übersetzung des Buches “”Briefe und Auszüge aus Briefen von Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Friedrich Engels, Karl Marx u. A. an F.A. Sorge und andere”” (pag 357-376) [Prefazione alla traduzione russa del libro “”Lettere e estratti di lettere da Joh. Phil. Becker, Jos. Dietzgen, Frederick Engels, Karl Marx e altri. A F. A. Sorge e altri””] [contiene pure la prefazione alla traduzione russa delle lettere di Marx a Kugelmann”,”LEND-562″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 17. Dezember 1910 – april 1912.”,”17 Contiene: ‘Über einige Besonderheiten der historischen Entwicklung des Marxismus (pag 23-28) ‘A proposito di alcune peculiarità dello sviluppo storico del marxismo’ (pag 23-28) contiene purfe: Hyndman su Marx”,”LEND-567″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 22. Dezember 1915 – Juli 1916.”,”22 Contiene: ‘Neue Daten über die Entwicklungesgesetze des Kapitalismus in der Landwirtschaft’ (‘Nuovi dati sulle leggi di sviluppo del capitalismo in agricoltura’) Altri scritti riportati nel volume: Sul crollo della Seconda Internazionale e l’opera l’Imperialismo”,”LEND-572″
“LENIN W.I.”,”Werke. Band 23. August 1916 – März 1917.”,”23 Contiene: ‘Über eine Karikatur auf den Marxismus und über den “”imperialistischen Ökonomismus””, “”Das Millitärprogramm der proletarischen Revolution””, ‘Über die Losung der “”Entwaffnung””, ‘Prinzipielles zur Militärfrage’, ‘Bürgerlicher und sozialisticher Pazifismus’, ‘Briefe aus der Ferne’ (A proposito di una caricatura del marxismo e sull’ “”economicismo imperialista””, “”Il programma militare della rivoluzione proletaria””‘, ‘Sulla parola d’ordine “”disarmo””, ‘Principi sulla questione militare ‘,’Pacifismo borghese e socialista’, ‘Lettere da lontano’)”,”LEND-573″
“LENIN V.I. e altri”,”Tesi e statuto della Internazionale comunista con aggiuntivi il Manifesto della Terza Internazionale e il discorso di Lenin all’inaugurazione del Congresso.”,”Manifesto dell’Internazionale Comunista ai lavoratori e alle lavoratrici di tutto il mondo (pag 9-41) firmato da Lenin, Zinoviev, Trotsky, Levi, Meyer, Valcker, Wolfstein, Steinhardt, Thomas, Stroemer, Rosmer, Sadoul, Guilbeaux, Quelch, Gallacher, Pankhurst, Mac-Laine, Fline, Fraina, Bilan, Reed, Serrati, Bombacci, Graziadei, Bordiga, Freies, Schefflo, Madsen, Dahlstrom, Samuelson, Winberg, Iorgensen, Nilsen, Vynkoop, Iansen, Van-Leuven, Van-Overstraten, Pestana, Herzog, Humbert Droz, Rakosi, Rudniansky, Varga, Levitzky, Marchlevsky, Stutchka, Mitzkewic, Monsulov, Vanek, Gula, Sapotozky, Vakman, Pegelman, Rachia, Lotonitzky, Manner, Kabakcief, Maximof, Chablin, Milkic, Mika, Zachakaia, Nichad, Sultan Saké, Atcharia, Maring, Lau-Siu-Tchan, Tak-Din-Chun [Discorso di Lenin sulla situazione politica ed economica ed il compito della Terza Internazionale] (pag 42-59) “”Mi contenterò di dimostrare questo con qualche esempio. Si guardino i debiti degli Stati. Sappiamo che i debiti degli Stati si sono accresciuti almeno sette volte nel corso del periodo che va dal 1914 al 1920 nei principali paesi dell’Europa. Informazioni particolarmente interessanti si trovano dal punto di vista economico nel libro del diplomatico inglese Keynes, intitolato: «Le conseguenze economiche della pace». Questo diplomatico era stato incaricato dal suo Governo di prendere parte alle trattative di Versailles. Egli ha potuto osservare direttamente, mettendosi da un punto di vista puramente borghese, quello che si faceva a Versailles. Passo passo egli ha studiato i dettagli. In qualità di economista, ha preso parte a tutte le sedute. Le conclusioni che ha dedotto dalle sue molteplici osservazioni sono molto più forti, molto più istruttive e più evidenti di quelle che avrebbe potuto fare un comunista. In effetti queste conclusioni sono quelle di un borghese, di un avversario spietato dei bolscevichi, dei quali si fa, come piccolo borghese inglese, una idea mostruosissima. La sua opinione è che tutto il mondo, per la pace di Versailles, marcia verso la bancarotta. Egli ha dato le sue dimissioni ed ha gettato il suo libro sulla faccia del Governo gridando: «Voi commettete una follia!». Citerò ora alcune cifre che daranno un’idea di insieme del debito che pesa sul bilancio delle grandi potenze. Convertirò le lire sterline in rubli d’oro, contando dieci rubli per una lira sterlina. Ecco ciò che abbiamo: «Gli Stati Uniti hanno un attivo di 10 miliardi, un passivo di zero; prima della guerra essi erano i debitori dell’Inghilterra. (…) Solo l’America si è trovata in una situazione finanziaria indipendente. Essa aveva dei debiti prima della guerra, ora resta invece la creditrice degli altri Stati. La situazione dell’Inghilterra si riassume in un attivo di 17 miliardi ed un passivo di 8 miliardi, vale a dire che la metà del suo bilancio è composto da debiti. (…) Ad onta di queste circostanze particolarmente favorevoli, ad onta della vittoria che ha riportato, la Francia resta la debitrice degli altri paesi. Uno scrittore borghese americano, citato dal compagno comunista Braun, nel suo libro: «Chi deve pagare i debiti di guerra?» (Lipsia, 1920), dimostra che i debiti sono ripartiti nel modo seguente: Nei paesi che hanno riportato la vittoria, in Inghilterra ed in Francia, i debiti costituiscono il 50 per cento del bilancio nazionale. I debiti dell’Italia costituiscono dal 60 al 70 per cento del suo bilancio, quelli della Russia il 90 per cento. Ma questi debiti, quanto a noi, non ci imbarazzano, poichè poco prima che apparisse il libro di Keynes, noi abbiamo seguito il suo prezioso consiglio di annullare i nostri debiti. Keynes non fa che rilevare qui la sua abituale bizzarria di filisteo, consigliando di annullare i debiti. Egli dice che la Francia non potrà che guadagnarne, che l’Inghilterra non vi perderà gran cosa, poichè non potrà in ogni modo ricavare niente dalla Russia. Certo l’America vi perderà. Ma Keynes conta sulla nobiltà dei sentimenti dell’America. In questo caso, i compagni russi non dividono l’opinione di Keynes e degli altri pacifisti borghesi. Noi pensiamo che essi avranno da attendere ancora abbastanza tempo, se contano per annullare i debiti sulla nobiltà dei signori capitalisti e che essi farebbero meglio a lavorare in un altro senso. Da queste cifre si vede che la guerra imperialista ha creato anche per i paesi vittoriosi una situazione impossibile”” [Discorso di Lenin sulla situazione politica ed economica ed il compito della Terza Internazionale] (pag 45-46-47)”,”INTT-299″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Che fare?”,”””Chiunque abbia una conoscenza anche limitata della situazione di fatto del nostro movimento non può non vedere che la grande diffusione del marxismo è stata accompagnata da un certo abbassamento del livello teorico. Molta gente, la cui preparazione teorica era infima e persino inesistente, ha aderito al movimento grazie alla sua importanza pratica e ai suoi progressi pratici. Ognuno può dunque vedere quanto manchi di tatto il ‘Raboceie Dielo’ quando agita trionfalmente la frase di Marx: “”Ogni passo del movimento reale è più importante di una dozzina di programmi”” (1). Ripetere queste parole in un momento di sbandamento teorico, è come “”fare dello spirito a un funerale””. Queste parole, d’altra parte, sono estratte dalla lettera sul programma di Gotha, nella quale Marx ‘condanna categoricamente’ l’eclettismo nell’enunciazione dei principi. Se è necessario unirsi – scriveva Marx ai capi del partito – fate accordi allo scopo di raggiungere i fini pratici del movimento, ma non fate commercio dei principi e non fate “”concessioni”” teoriche. Questo era il pensiero di Marx, e fra noi si trova della gente che nel suo nome tenta di sminuire l’importanza della teoria! Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario. Non si insisterà mai troppo su questo concetto in un periodo in cui la predicazione opportunistica venuta di moda è accompagnata dall’esaltazione delle forme più anguste di azione pratica. Ma per la socialdemocrazia russa, in particolare, la teoria acquista un’importanza ancora maggiore per le tre considerazioni seguenti, che sono spesso dimenticate. Innanzi tutto, il nostro partito è ancora in via di formazione, sta ancora definendo la sua fisionomia ed è ben lungi dall’aver saldato i conti con le altre correnti del pensiero rivoluzionario, che minacciano di far deviare il movimento dalla giusta via. Anzi, proprio in questi ultimi anni (come Axerlrod (2) già da molto tempo aveva predetto agli economisti) ci troviamo di fronte ad una reviviscenza delle tendenze rivoluzionarie non socialdemocratiche. In siffatte condizioni, un errore, che a prima vista sembra “”senza importanza””, può avere le più deplorevoli conseguenze; e bisogna essere ben miopi per giudicare inopportune e superflue le discussioni di frazione e la rigorosa definizione delle varie tendenze. Dal consolidarsi dell’una piuttosto che dell’altra “”tendenza”” può dipendere per lunghi anni l’avvenire della socialdemocrazia russa. In secondo luogo, il movimento socialdemocratico è per la sua stessa sostanza internazionale. Ciò non significa soltanto che dobbiamo combattere lo sciovinismo nazionale. Significa anche che in un paese giovane un movimento appena nato può avere successo solo se applica l’esperienza degli altri paesi. Ma per applicarla non basta conoscerla o limitarsi a copiare le ultime risoluzioni. Bisogna saper valutare criticamente e verificare da se stessi questa esperienza. (…) In terzo luogo, i compiti nazionali della socialdemocrazia russa sono tali, quali non si sono mai presentati a nessun altro partito socialista del mondo. Vedremo in seguito quali doveri politici ed organizzativi ci impone il compito di liberare tutto il popolo dal giogo dell’autocrazia. Per il momento ci limitiamo a rilevare che ‘solo un partito guidato da una teoria di avanguardia può adempiere la funzione di combattente di avanguardia’”” (pag 55-56) [V.I. Lenin, Che fare?, Editori Riuniti, Roma, 1970] [‘(1) Dalla lettera di Marx a Bracke, del 5 maggio 1875; (2) P.B. Axelrod (1850-1928). Uno dei dirigenti più noti dei menscevichi]”,”LEND-659″
“LENIN Vladimir Ilic; a cura di Valentino GERRATANA”,”Stato e Rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,”””Sebbene sia stata scritta nell’immediata vigilia della rivoluzione d’Ottobre, tra l’agosto e il settembre 1917, quest’opera non ha la sua origine solo in una riflessioni sui problemi specifici della rivoluzione russa….”” (pag 17) (introduzione di Valentino Gerratana) “”Fino al 1914 il pensiero di Lenin si era sviluppato in modo originale, ma ancora all’interno del marxismo della Seconda Internazionale. Anche dopo il fallimento della Seconda Internazionale, che lo convinse della necessità di una rottura definitiva non solo con l’opportunismo di destra, ma anche con il centrismo kautskiano, Lenin non si rese subito conto di ‘tutte’ le implicazioni teoriche che questa rottura comportava. Fu solo attraverso lo studio approfondito dei problemi della teoria marxista dello Stato, tra la fine del 1916 e l’inizio del 1917, che maturò in lui la convinzione che proprio qui, nella teoria dello Stato, era la radice della degradazione a cui il marxismo era stato condotto dalla socialdemocrazia tedesca, il partito “”guida”” della Seconda Internazionale. Un indice significativo di questo sviluppo del pensiero di Lenin si può trovare nei suoi giudizi intorno ad una opera del miglior Kautsky, ‘La via al potere’ (‘Der Weg zur Macht’), che è del 1909, quando ancora non era iniziato il graduale spostamento dell’autore verso posizioni opportunistiche (30). Su questo libro, che prevedeva nel 1909 come imminente la tragica crisi del capitalismo mondiale e giudicava già matura la rivoluzione socialista in Europa, Lenin aveva già avuto occasione di esprimere giudizi del tutto positivi, privi di ogni riserva, a volte persino entusiastici, prima e anche dopo l’agosto del 1914. Ad esempio, ancora nel dicembre del 1914 Lenin poteva ricordare ‘Der Weg zur Macht’ come “”l’esposizione ‘più completa’ dei compiti della nostra epoca””, aggiungendo: “”ecco ciò che era, o piuttosto ciò che prometteva di essere, la socialdemocrazia tedesca. Ecco la socialdemocrazia che si poteva e si doveva rispettare (31). Un anno dopo questo giudizio è riconfermato in un accenno che definisce lo stesso libro di Kautsky “”una certa opera in cui egli ha presentato per l’ultima volta delle conclusioni interamente marxiste”” (32). E ancora pochi mesi prima di impegnarsi nello studio del problema dello Stato, nel principale scritto di polemica contro “”l’economismo imperialistico”” (agosto-ottobre 1916), Lenin può scrivere che, prima della guerra “”K. Kautsky era marxista, e a lui si devono tutta una serie di opere e di dichiarazioni della più grande importanza, che rimarranno per sempre dei modelli di marxismo”” (33). Ma dopo aver approfondito lo studio della teoria marxista dello Stato, la rilettura di ‘Der Weg zur Macht’ appare a Lenin in una diversa luce; e può vederne infine, al di là dei pregi che continua a riconoscere, il grave limite, che è pure il vizio d’origine di tutto il marxismo della Seconda Internazionale (34). Come può porsi concretamente, sul terreno pratico, il problema della rivoluzione socialista, che è il problema della trasformazione radicale della società attraverso una rivoluzione ‘politica’, senza porsi il problema della ‘natura’ del potere politico?”” [Valentino Gerratana, Introduzione a V.I. Lenin, ‘Stato e Rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione’, Roma, 1970] [(30) Superficiale e schematica deve considerarsi l’idea di un ‘kautskismo’ come sistema organico presente in tutti i momenti della lunga attività politica e teorica di Kautsky. Cfr. su ciò l’eccellente saggio di Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla socialdemocrazia tedesca’, in ‘Annali’ dell’Istituto G.G. Feltrinelli, A.I. (1958), pp. 105-146. (…); (31) Nell’articolo ‘Sciovinismo morto e sciovinismo vivo’, in Lénine, Oeuvres, cit., t. 21, p. 90 e sgg.; (32) In una prefazione scritta nel dicembre 1915 per l’opuscolo di Bucharin, l”Economia mondiale e l’imperialismo’; cfr. Lénine, Oeuvres, cit., t. 22, p 112; (33) Lénine, Oeuvres, cit., t. 23; p: 35; (34) Cfr. più avanti, nel testo di ‘Stato e rivoluzione’, p. 191. Dopo aver riconfermato che “”questo opuscolo di Kautsky può servire come utile termine di confronto per vedere ciò che la socialdemocrazia tedesca ‘prometteva di essere’ prima della guerra imperialistica e quanto in basso essa (e Kautsky con essa) sia caduta allo scoppio della guerra””, Lenin osserva: “”Tanto più caratteristico è il fatto che dopo aver proclamato in modo così categorico che l’era delle rivoluzioni incominciava, Kautsky, in un opuscolo dedicato, secondo le sue stesse parole, proprio all’analisi del problema della “”rivoluzione ‘politica’””, abbia ancora una volta completamente trascurato la questione dello Stato””. Lo stesso giudizio è già nel quaderno “”Il marxismo sullo Stato””]”,”LEND-660″
“LENIN W.I.”,”Konspekt zum “”Briefwechsel zwischen Karl Marx und Friedrich Engels, 1844-1883″”. [Compendio della “”Corrispondenza tra Karl Marx e Friedrich Engels, 1844-1883″”]”,”Auszüge aus dem “”Briefwechsel zwischen Karl Marx und Friedrich Engels”” Chiose a margine di Lenin evidenziate in neretto: ‘NB: Bourgeoisie und Bauernschaft’ (pag 7); ‘(Gegen Milde der Revolutionäre. NB)’ (pag 9); ‘Soll man an einer liberalen Zeitung mitarbeiten? Die Liberalen sind direkt gegen uns!!’ (pag 9); ‘””Schein der Agitation””‘ (pag 12); ‘101: NB [Selbst eine Niederlage wenn nur revolutionär gehandelt wird]’ (pag 20); ‘Proletariat und Bauernschaft NB – 108: “”The whole thing in Germany [wird abhängen von der Möglichkeit], to back the ‘Proletarian’ revolution by some second edition of the ‘Peasants’ war”” (1856)’ (pag 23); ‘129. ‘Polen “”verkannte Nationalitäten”” – Verherrlichung ihrer Vergangenheit. Es ist sinnlos, etwas von der ‘Dorfgemeinde’ zu erwarten’ (pag 27); ‘Rein ökonomische Entstehung der Leibeigenschaft’, 130: Rein ökonomische Entstehung der Leibigenschaft (pag 28); ‘134: ‘Polen ist “”auswärtiger”” Thermometer der Revolution. (Für Polen) (Kosciuszko 1794. Französische Revolution.)’ (pag 29); ‘135: Charakteristik der Geschichte Preußens’ (pag 30); (“”Pietist, Unteroffizierund Hanswurst””, “”goldene Mittel-mäßigkeit””) (Herrlich) (pag 31); “”Ist Marx für Boykott?”” 140: Ledru-Rollin isf für die Teil-nahme (der Republikaner) an den Wahlen zur gesetz-gebenden Körperschaft. (“”Zur gesetzlichen Opposition herabgesimpelt””) (pag 32); “”Armee und ökonomische Ordnung”” 194: Zusammenhang zwischen Geschichte der Armee und Produktions-verhältnissen. (pag 34); (208): Statt wirklicher Agitation (Krise) – eine von Jones erfundene. (pag 36); 218: [Die “”Prosperität”” “”hat die Arbeiter furchtbar demoralisiert””: die Krise gibt dem Proletariat nicht gleich Impuls zur Revolution] Demoralisierung der Arbeiter durch Friedens-periode (pag 39).; Das Rationelle in Hegels “”Logik”” [235: Dar ‘Rationalle’ in Hegels “”Logik””, in seiner Methode. [Marx 1858: hat Hegels “”Logik”” wieder durchgeblättert und hätte gern in 2 oder 3 Druckbogen dargelegt, was in ihr das Ragionelle ist] [Ohne seine, Hegels, “”Mystifikation””] (pag 40); 242/243: Der “”Herakleitos”” von Lassalle ist ein schülerhaftes Werk. Keinerlei”,”LEND-661″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Che cosa sono gli «amici del popolo» e come lottano contro i socialdemocratici?”,”L’attività teorico-pratica del giovane Lenin si apre con una risoluta polemica contro il populismo, l’ideologia imperante fra i progressisti russi della seconda metà dell’ottocento.”,”LEND-007-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Lettera al congresso e ultimi scritti.”,”La lettera inviata da Lenin, impossibilitato dalla malattia a partecipare ai lavori congressuali, al XII Congresso del Partito Comunista della Russia (lettera che è stata anche chiamata il suo ‘testamento’) e gli ultimi scritti del grande rivoluzionario, qui raccolti, testimoniano i nuovi immensi problemi legati alla costruzione dello Stato socialista e la pronta intelligenza che Lenin, pur malato, conserva, si può dire fino all’ultimo, dei punti e dei momenti critici di questa complessa e difficile edificazione.”,”LEND-008-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Caratteristiche del romanticismo economico.”,”Nel corso della sua polemica contro il populismo, intesa a recuperare nei suoi termini autentici la teoria marxista per applicarla alla realtà russa, Lenin esamina anche la dottrina economica degli ‘amici del popolo’ riscontrandovi aperte analogie con le posizioni di Sismondi, già criticate da Marx. le caratteristiche del romanticismo economico, scritto nel 1897, la riflessione leniniana s’allarga a considerare vari aspetti della teorizzazione economica sismondiano-populista, ma soprattutto ne scopre il carattere ‘reazionario e utopistico’, contrapponendovi una visione scientifica, dialettica, che non sopporta nessuna ‘critica sentimentale’ del capitalismo, ma parte dalle contraddizioni di questo per superarlo nel socialismo.”,”LEND-009-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”La questione agraria e i «critici di Marx».”,”Nel saggio sulla Questione agraria e i critici di Marx (1901-1907), che rielabora le acquisizioni dello Sviluppo del capitalismo in Russia, Lenin analizza criticamente le posizioni opportunistiche dei ‘revisionisti’ russi e tedeschi e delinea nei tratti essenziali il programma agrario della socialdemocrazia rivoluzionaria di Russia e l’atteggiamento che il partito operaio è tenuto ad assumere nei confronti delle masse contadine.”,”LEND-010-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Umberto CERRONI”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica.”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica venne scritto da Lenin nel luglio del 1905, a metà strada fra la ‘domenica di sangue’ del 9 gennaio e il Manifesto del 17 ottobre con cui lo zar concedeva le libertà politiche e convocava la prima Duma Quale doveva essere in questa situazione il ruolo del movimento socialista? Ecco il quesito cui Lenin risponde tratteggiando il quadro del dissenso che lacera il movimento socialista spaccato già da qualche tempo sul problema del partito fra menscevichi e bolscevichi.”,”LEND-011-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Lettere da lontano.”,”Nelle Tesi di aprile, sui Compiti del partito, Lenin propose di modificare il programma del partito su questi punti: 1) Sull’imperialismo e sulla guerra imperialista, 2) Sull’atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello Stato-Comune, 3) Correggere il programma minimo invecchiato.”,”LEND-012-FL”
“LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”L’imperialismo fase suprema del capitalismo. Letture: La teoria marxista delle relazioni internazionali.”,”Nelle Tesi del ’57, punto di partenza per fissare le prospettive Strategiche su cui fondare lo sviluppo di un partito rivoluzionario in Italia, Cervetto parte proprio dall’affermazione che «si tratta di ristabilire la definizione di imperialismo risalendo alle fonti della teoria marxista ed alle leggi obiettive che questa ha scoperto nel processo di produzione capitalistico. Nel quadro di questa fedele definizione… si colloca il doppio problema dello sviluppo capitalistico e delle sue contraddizioni e crisi; problema fondamentale per la strategia del partito rivoluzionario…»”,”LEND-015-FL”
“LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione. Letture: Il restauro della teoria marxista.”,”Scrive Lenin: «La burocrazia e l’esercito permanente soni i ‘parassiti’ sul corpo della società borghese, parassiti generati dalle contraddizioni interne che dilaniano questa società, ma parassiti appunto che ne ‘ostruiscono’ i pori vitali»”,”LEND-016-FL”
“LENIN V.I.”,”Scritti sulla religione.”,”””Nei paesi più liberi, in cui è ‘assolutamente’ fuori posto fare appello alla «democrazia, al popolo, all’opinione pubblica ed alla scienza», in questi paesi (America, Svizzera, ecc.) si impiega uno zelo particolare per abbruttire il popolo e gli operai proprio con l’idea di un buon dio lustro, spirituale ed edificabile. E ogni idea religiosa, ogni concezione di un qualsiasi buon dio, ogni civettare, persino, con il buon dio è un’abominazione verso la quale la borghesia ‘democratica’ si mostra particolarmente tollerante (e spesso anche benevola) ed appunto perciò è la più pericolosa delle abominazioni, il più infame dei «contagi». La folla scorge più facilmente un milione di peccati, porcherie, violenze e contagi ‘fisici’, i quali appunto perciò sono meno pericolosi, che non l’idea del buon dio, ‘sottile’, spirituale e circondata di vivaci fronzoli ideologici. Il prete cattolico che travia delle ragazze (leggo casualmente questo fatto in un giornale tedesco) è ‘molto meno’ pericoloso, proprio per la «democrazia», del prete senza sottana, del prete che non ha una religione grossolana, del prete idealista e democratico che predica l’edificazione e la creazione del buon dio. Perchè è ‘facile’ smascherare, condannare e cacciare il primo; ma ‘non è possibile’ disfarsi del secondo con la stessa facilità ed è mille volte più difficile smascherarlo. Non si troverà neppure un filisteo «fragile e pietosamente male in gambe» che voglia «condannarlo». Ora, voi, che sapete quanto sia «fragile e pietosamente male in gambe» l’anima ‘filistea’ (russa: perché russa? quella italiana è forse migliore?), intorbidate quest’anima col veleno più dolciastro e più inzuccherato e con ogni sorta di variopinte fantasie! E’ davvero terribile. «Ma basta con le autoflagellazioni che, in noi sostituiscono l’autocritica». E l’edificazione della divinità non è forse la ‘peggiore’ forma di autoflagellazione? Chiunque si dedichi all’edificazione della ‘divinità’ od anche soltanto ammetta quest’edificazione, ‘si autoflagella’ nel peggiore dei modi, perché invece di «agire» si occupa ‘precisamente’ di autocontemplazione, di autoammirazione, e ciò che egli contempla sono i tratti od i trattini, i più sordidi, i più piatti, i più vili del suo «io», deificati con l’edificazione di dio. Da un punto di vista non personale, ma sociale, ‘ogni’ edificazione della divinità non è altro che ‘una autocontemplazione amorosa’ di piccoli borghesi ottusi, di filistei fragili, è una «autoflagellazione meditativa» di filistei e di piccoli-borghesi «disperati e stanchi» (come voi avete così ben detto a proposito dell”anima’: ma non avreste dovuto dire «russa», bensì ‘piccolo-borghese’, perché, sia che si tratti di anima israelita, italiana o inglese, se non è zuppa è pan bagnato, e la ripugnante natura piccolo-borghese è dappertutto egualmente infame, e doppiamente infami sono «i piccoli-borghesi democratici» che si danno alla necrofilia ideologica). Rileggendo con grande attenzione il vostro articolo e sforzandomi di scoprire l’ordine di questo vostro ‘granchio’, rimango perplesso. Di che cosa si tratta? Di residui della ‘Confessione’ (1) che voi stesso non approvate affatto? Di echi di questa ‘Confessione’? Oppure, per esempio, è un tentativo disgraziato di ‘piegarvi’ fino al punto di vista ‘della democrazia in genere’ sostituendolo al punto di vista ‘proletario’? O forse avete voluto balbettare (perdonate l’espressione), come si fa con i bambini, per conversare con la «democrazia in generale»? O avete voluto ammettere per un minuto i suoi pregiudizi, e quelli dei filistei, nel tentativo di volgarizzarla ad uso dei ‘filistei’? Ma questo è un procedimento ‘sbagliato’ da tutti i punti di vista e sotto tutti gli aspetti”” (pag 47) [V.I. Lenin, Lettera a Gorkij, 14 novembre 1913] [(in) V.I. Lenin, ‘Scritti sulla religione’, Ragusa, 1970] [(1) Titolo di un romanzo di Gorki] Morale religiosa e morale comunista (pag 54-55) Sulla dialettica hegeliana interpretata in senso materialista (pag 62-63)”,”LEND-662″
“LENIN V.I.”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista sullo Stato e i compiti del Proletariato nella Rivoluzione.”,”Dono di Michele Bernardi 2° copia “”La questione della natura dello Stato assume oggi speciale importanza, così nella teoria come nella prassi politica. La guerra imperialista ha grandemente accelerato e intensificato il processo, per cui il capitalismo monopolistico si trasforma in capitalismo monopolistico di Stato. L’asservimento delle classi lavoratrici allo Stato, che si identifica sempre più con le onnipotenti leghe di capitalisti, diventa ogni giorno più mostruoso. I paesi civili – noi parliamo delle zone interne di tali paesi – diventano reclusori militari per i lavoratori. Gli inauditi orrori e dolori della lunga guerra rendono insopportabile la situazione delle masse, rafforzando tra queste lo spirito di rivolta. La rivoluzione proletaria internazionale s’avvicina visibilmente. La questione della sua attitudine di fronte allo Stato assume quindi importanza pratica. Gli elementi opportunistici, raccoltisi durante vari decenni di un’evoluzione relativamente pacifica, hanno dato vita alla tendenza social-nazionalista, dominante nei partiti socialisti ufficiali di tutto il mondo. Questa corrente di socialismo a parole e di nazionalismo nei fatti (rappresentata in Russia da Plechanov, Potresov, la Bresikovskaia, da Rubanovic, e, in forma un po’ più dissimulata, dai sigg. Tsereteli, Cernov e compagni; in Germania da Scheidemann, Legien, David, ecc.; in Francia e in Belgio da Renaudel, Guesde, Vandervelde; in Inghilterra da Hyndman e dai Fabiani, ecc., ecc.), nei fatti, è contrassegnata da un impudente e servile adattamento dei «capi del socialismo» agli interessi non solo della «propria» borghesia nazionale, ma, in maniera speciale, anche al «proprio» Stato, giacchè la maggior parte delle cosiddette grandi potenze già da lungo tempo ha asservito e sfrutta tutta una serie di piccoli e deboli popoli. Ma la guerra imperialistica è fatta appunto per la distribuzione e redistribuzione di tale bottino. La lotta per la liberazione delle masse lavoratrici dal dominio della borghesia in generale e della borghesia imperialistica in particolare, è quindi impossibile se non si distruggono i pregiudizi opportunistici sullo «Stato». Noi prenderemo in esame anzitutto la dottrina di Marx e di Engels sullo Stato, e ci occuperemo a fondo specialmente dei lati di questa dottrina, che sono stati dimenticati oppure opportunisticamente traviati. Quindi ci dedicheremo in modo particolare al principale responsabile di tali contraffazioni, Karl Kautsky, il più noto capo della Seconda Internazionale (1889-1914), la quale in questa guerra ha dovuto subire un così obbrobrioso disastro. Finalmente trarremo la somma delle esperienze delle rivoluzioni russe del 1905 e 1917. Quest’ultima, apparentemente, chiude oggi (principio d’agosto 1917) la prima fase del suo sviluppo. Ma essa non può esser capita nel suo complesso se non come anello di una serie di rivoluzioni proletarie, socialiste, provocate dalla guerra imperialista. La questione dell’attitudine, che la rivoluzione socialista del proletariato deve assumere di fronte allo Stato, ha perciò non solo grande importanza politica pratica, ma è anche della massima attualità, giacché le masse debbono essere illuminate su ciò che devono fare prima d’ogni altra cosa per la propria liberazione dal giogo del capitale”” [V.I. Lenin, Prefazione (agosto 1917)] [(in V.I. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, Società Editrice Avanti!, Milano, 1920] (pag 3-4)”,”MADS-698″
“LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”””Kautsky ragiona nel modo seguente: 1. «Gli sfruttatori costituivano sempre soltanto una piccola minoranza della popolazione» (p. 14 del suo opuscolo ()). Questa è una verità incontestabile. Come si deve ragionare partendo da questa verità? Si può ragionare come un marxista, un socialista, – e allora si devono prendere come base i rapporti tra gli sfruttati e gli sfruttatori. Si può ragionare come un liberale, un democratico borghese, – e allora si devono prendere come base i rapporti tra maggioranza e minoranza. Se si ragiona come un marxista, si è costretti a dire: gli sfruttatori trasformano inevitabilmente lo Stato (si tratta della democrazia, cioè di una delle forme statali) in uno strumento di dominio della loro classe – la classe degli sfruttatori – sugli sfruttati. Anche lo Stato democratico quindi, finché vi sono sfruttatori che esercitano il loro dominio sulla maggioranza degli sfruttati, sarà inevitabilmente una democrazia per gli ‘sfruttatori’. Lo Stato degli sfruttati deve distinguersi fondamentalmente da un tale Stato, deve essere democrazia per gli sfruttati e ‘repressione per gli sfruttatori’. Ma la repressione di una classe significa ineguaglianza di questa classe, sua esclusione dalla «democrazia». Se si ragiona come un liberale, si è costretti a dire: la maggioranza decide, la minoranza ubbidisce. Chi non ubbidisce è punito. Ed è tutto. Inutile dissertare sul carattere classista dello Stato in generale e sulla «democrazia pura» in particolare; ciò non ha a che fare con l’argomento, perché la maggioranza è maggioranza e la minoranza è minoranza. Una libbra di carne è una libbra di carne, e basta. Kautsky ragiona precisamente così: 2. «Per quali ragioni dovrebbe poi il dominio del proletariato assumere una forma ed essere costretto ad assumerla, che è incompatibile con la democrazia?» (p. 21). Segue quindi la spiegazione: il proletariato ha dalla sua parte la maggioranza, spiegazione molto circostanziata e ricca di parole, completata con una citazione di Marx e con dati numerici sulle votazioni della Comune di Parigi. Conclusione: «Un regime che ha così profonde radici nelle masse non ha alcun motivo di attentare alla democrazia. Esso non potrà sempre fare a meno della violenza, nel caso in cui ne venga fatto uso per reprimere la democrazia. Alla violenza si può rispondere unicamente con la violenza. Ma un regime che sa di avere con sè le masse, farà uso della violenza unicamente per ‘tutelare’ la democrazia, e non per ‘sopprimerla’. Esso commetterebbe un vero suicidio se volesse sopprimere la sua base più sicura, il suffragio universale, fonte profonda di una potente autorità morale» (p. 22). Vedere: il rapporto tra sfruttati e sfruttatori è scomparso nell’argomentazione di Kautsky. E’ rimasta unicamente la maggioranza in generale, la minoranza in generale, la democrazia in generale, la «democrazia pura» a noi già nota. E notate che ciò è detto ‘in connessione con la Comune di Parigi’! Riferiamo dunque, per fare vedere chiaramente le cose, in qual modo Marx ed Engels abbiano parlato della dittatura ‘in connessione con la Comune’: Marx: …«Se gli operai sostituiscono la loro dittatura rivoluzionaria alla dittatura della classe borghese… per schiacciare la resistenza della classe borghese… essi danno allo Stato una forma rivoluzionaria e transitoria»… (4). Engels: …«E il partito vittorioso, se non vuol avere combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?»… (5). Lo stesso: «Non essendo lo Stato altro che una istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per schiacciare con la forza i propri nemici, parlare di uno Stato popolare libero è pura assurdità: finché il proletariato ha ancora bisogno dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma nell’interesse dello schiacciamento dei suoi avversari, e quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo Stato come tale cessa di esistere»… (6). Kautsky è lontano da Marx e da Engels come il cielo è lontano dalla terra, come un liberale è lontano da un rivoluzionario proletario””,[V.I. Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky’, Mosca, 1949] [() “”La dittatura del proletariato””, Vienna 1918, Ignaz Brand, 63 pagine); (4) Si veda C. Marx, “”L’indifferenza in materia politica””, articolo pubblicato nell’Almanacco Repubblicano per l’anno 1874; (5) Si veda F. Engels, “”Dell’autorità””, articolo pubblicato dall’Almanacco Repubblicano per l’anno 1874; (6) Si veda F. Engels: “”Lettera ad Augusto Bebel””, (C. Marx, ‘Scritti scelti’, vol. II, p. 515 ed. italiana, Mosca 1944)]”,”LEND-663″
“LENIN Vladimir Ilyich Ulyanov, a cura di VENA Stefania”,”Scritti sul Partito.”,”””Nell’azione politica del partito socialdemocratico c’è, e ci sarà sempre, un elemento pedagogico; bisogna educare l’intera classe degli operai salariati a combattere per la liberazione di tutta l’umanità da ogni oppressione; bisogna educare l’intera classe degli operai salariati a combattere per la liberazione di tutta l’umanità da ogni oppressione; bisogna addestrare tenacemente sempre nuovi strati di questa classe; bisogna saper avvicinare gli elementi meno coscienti ed evoluti della classe, gli elementi meno toccati dalla nostra scienza e dalla scienza della vita, per parlare con loro; bisogna saperli avvicinare, saperli elevare con coerenza, con pazienza fino alla coscienza socialdemocratica, senza trasformare la nostra dottrina in un arido dogma, non insegnandola solo con i libri, ma anche con la partecipazione alla lotta quotidiana degli strati più umili ed arretrati del proletariato. Quest’azione quotidiana contiene in sè – lo ripetiamo – un certo elemento pedagogico. Il socialdemocratico che dimentichi tale attività cessa di essere socialdemocratico. E’ così. Ma tra noi si dimentica spesso che anche il socialdemocratico che cominci a ridurre alla pedagogia i compiti politici cessa – se pure per altro motivo – di essere socialdemocratico. Chi pensasse di trasformare la «pedadogia» in una parola d’ordine particolare, di ‘opporla’ alla «politica», di fondare su questa opposizione una tendenza particolare , di far appello alle masse in nome di questa parola d’ordine contro i “”politici”” della socialdemocrazia, diventerebbe di colpo e inevitabilmente un demagogo”” [V.I. Lenin, ‘Sulla fusione di politica e pedagogia’ (scritto nel giugno 1905 e pubblicato per la prima volta nel 1926)] [(in) Id., ‘Scritti sul Partito’, 1996]”,”LEND-019-FL”
“LENIN V.I., TROTSKY Leon”,”Lénine contre Staline.”,”Introduzione: Lenin il primo trotskista nel partito comunista sovietico “”Le trait général caractérisant notre vie actuelle est celui-ci: nous avons détruit l’industrie capitaliste, nous nous sommes appliqués à démolir à fond les institutions moyenâgeuses, la propriété seigneuriale, et sur cette base, nous avons créé la petite et très petite paysannerie, qui suit le prolétariat, confiante dans les résultats de son action révolutionnaire. Cependant, avec cette confiance à elle seule, il ne nous est pas facile de tenir jusqu’à la victoire de la révolution socialiste dans les pays plus avancés; car la petite et la toute petite paysannerie, surtout sous la NEP, reste, par nécessité économique, à un niveau de productivité du travail extrêmement bas. Au demeurant, la situation internationale fait que la Russie est aujourd’hui rejetée en arrière; que dans l’ensemble la productivité du travail national est maintenant sensiblement moins élevée chez nous qu’avant la guerre. Les puissances capitalistes de l’Europe occidentale, partie sciemment, partie spontanément, ont fait tout leur possible pour nous rejeter en arrière, pour profiter de la guerre civile en Russie en vue de ruiner au maximum notre pays. Précisément une telle issue à la guerre impérialiste leur apparaissait, bien entendu, comme offrant les avantages sensibles; si nous ne renversons pas le régime révolutionnaire en Russie, nous entraverons du moins son évolution vers le socialisme, voilà à peu près comment ces puissances raisonnaient, et de leur point de vue, elles ne pouvaient raisonner autrement. En fin de compte elles ont accompli leur tâche à moitié. Elles n’ont pas renversé le nouveau régime instauré par la révolution, mais elles ne lui ont pas permis non plus de faire aussitôt un pas en avant tel qu’il eût justifié les prévisions des socialistes, qui leur eût permis de développer à una cadence extrêmement rapide les forces productives; de développer toutes les possibilités dont l’ensemble eût formé le socialisme: de montrer à tous et à chacun nettement, de toute évidence, que le socialisme implique des forces immenses et que l’humanité est passée maintenant à un stade de développement nouveau, qui comporte des perspectives extraordinairement brillantes. Le système des rapports internationaux est maintenant tel qu’en Europe, un Etat, l’Allemagne, est asservi par les vainqueurs. Ensuite, plusieurs Etats, parmi les plus vieux d’Occident, se trouvent, à la suite de la victoire, dans des conditions qui leur permettent d’en profiter pour faire certaines concessions à leurs classes opprimées, concessions qui, bien que médiocres, retardent le mouvement révolutionnaire dans ces pays et créent un semblant de «paix sociale». Par ailleurs, bon nombre de pays, ceux d’Orient, l’Inde, la Chine, etc, précisément du fait de la dernière guerre impérialiste, se sont trouvés définitivement rejetés hors de l’ornière. Leur évolution s’est orientée définitivement dans la voie générale du capitalisme européen. La fermentation qui travaille toute l’Europe y a commencé. Et il est clair maintenant, pour le monde entier, qu’ils se sont lancés dans une voie qui ne peut manquer d’aboutir à une crise de l’ensemble du capitalisme mondial”” [Lénine, ‘Mieux vaut moins mais mieux’, 2 mars 1923, “”Pravda””] [(in V.I. Lenin, Leon Trotsky, ‘Lénine contre Staline’, Paris, 1971] (pag 22-23) Contiene: ‘Sverdlov e Stalin come tipi di organizzatori’ (di Trotsky) (pag 66-70)”,”LEND-664″
“LENIN V.I”,”L’imperialismo come fase suprema del capitalismo. (Saggio popolare)”,”Teoria Kautsky della pace permamente (pag 136) (teoria ultraimperialismo o superimperialismo) Sul perenne mutamento dei rapporti di forza tra le potenze imperialistiche nel corso dei decenni “”Infatti in regime capitalista ‘non si può pensare’ ad alcun altra base per la ripartizione delle sfere d’interessi e d’influenza, delle colonie, ecc. che non sia la valutazione della ‘potenza’ dei partecipanti alla spartizione, della generale potenza economica, finanziaria, militare, ecc. Ma i rapporti di potenza si modificano, nei partecipanti alla spartizione, difformemente, giacché in regime capitalista non può darsi sviluppo ‘uniforme’ di tutte le singole imprese, trust, rami d’industria, paesi, ecc. Mezzo secolo fa la Germania faceva pietà nel confronto della sua potenza capitalista con quella dell’Inghilterra d’allora; e così il Giappone nel confronto con la Russia. Si può «concepire» che nel corso di 10 a 20 anni i rapporti di forza tra le potenze imperialiste rimangano ‘immutati’? Assolutamente no. Pertanto, nella realtà capitalista, e non nella volgare fantasia dei preti inglesi o del «marxista tedesco» Kautsky, le alleanze «interimperialiste» o «ultraimperialiste» non sono ‘altro’ che un «momento di respiro» tra una guerra e l’altra, qualsiasi forma assumano dette alleanze, sia quella di una coalizione imperialista contro un’altra coalizione imperialista, sia quella di una lega generale tra ‘tutti’ i paesi imperialisti. Le alleanze di pace preparano le guerre ed a loro volta nascono da queste; le une e le altre forme si determinano reciprocamente e producono, ‘sull’unico e identico’ terreno, dei nessi imperialistici e dei rapporti dell’economia mondiale e della politica mondiale, l’alternarsi della forma pacifica e non pacifica della lotta”” [V.I. Lenin, L’imperialismo come fase suprema del capitalismo. (Saggio popolare), Mosca, 1949] (pag 137)”,”LEND-665″
“LENIN V.I.”,”Per la revisione del programma di partito. Estratto da ‘Opere complete’, volume XXVI, settembre 1917 – febbraio 1918.”,” Sul collegamento crisi e guerre (pag 147-148) Sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri “”Terminando così l’esame del progetto del compagno S. [Sokolnikov], dobbiamo notare soprattutto un’altra aggiunta molto preziosa, che egli propone e che, a mio parere, bisognerebbe accettare e perfino ampliare. E precisamente: egli propone di aggiungere nel paragrafo che parla del progresso tecnico e dell’incremento dell’impiego del lavoro delle donne e dei fanciulli: (impiegare) «parimenti il lavoro degli operai stranieri non qualificati, importati dai paesi arretrati». E’ un’aggiunta preziosa e necessaria. E’ infatti proprio caratteristico in particolare dell’imperialismo questo sfruttamento del lavoro degli operai ‘peggio pagati’ provenienti dai paesi arretrati. Proprio su di esso è fondato, in certa misura, il ‘parassitismo’ dei paesi imperialistici ricchi, che corrompono anche una parte dei propri operai con una paga più alta, mentre sfruttano oltre misura e senza vergogna il lavoro degli operai stranieri «a buon mercato». Alle parole «peggio pagati», bisognerebbe aggiungere anche: «e spesso privi di diritti», poiché gli sfruttatori dei paesi «civili» approfittano sempre del fatto che gli operai stranieri importati sono senza diritti. Ciò si osserva costantemente non solo in Germania nei confronti degli operai russi, cioè provenienti dalla Russia, ma anche in Svizzera nei confronti degli italiani, in Francia nei confronti degli spagnoli e degli italiani, ecc.”” [V.I. Lenin, ‘Per la revisione del programma di partito. Estratto da ‘Opere complete’, volume XXVI, settembre 1917 – febbraio 1918′, Roma, 1966, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 154-155) Sulla imminente rivoluzione e il fatto di non eliminare il programma minimo (pag 156-157)”,”LEND-666″ “LENIN Vladimir Ilic”,”La última lucha de Lenin. Discursos y escritos, 1922-23.”,”Contiene anche un paio di scritti di Stalin”,”LEND-667″ “LENIN V.I. (LENINE) BUCHARIN N. (BOUKHARINE) STALIN J. (STALINE)”,”Le Communisme et la question nationale et coloniale.”,”Si cita un brano di un intervento di Lenin del 1916 intitolandolo: ‘L’éducation dans l’esprit de l’internationalisme révolutionnaire’: “”Cette éducation peut-elle être identique dans les grandes nations qui en oppriment d’autres et dans les petites nations opprimées, dans le pays qui annexent et dans les pays annexés? Evidemment non. La marche vers un but unique: l’égalité complète, le rapprochement étroit, la fusion de toutes les nations peut emprunter divers chemins. Ainsi, pour arriver à un point situé au centre d’une page, on peut partir du bord gauche ou droit de cette page. Si, prêchant la fusion des peuples, le socialiste d’un grand pays oppresseur oublie que Nicolas II, Guillaume, Georges V, Poincaré et autres sont aussi pour la «fusion» avec les petites nations (au moyen de l’annexion), que Nicolas II est pour la «fusion» avec la Belgique, etc., il ne sera en théorie, qu’un doctrinaire ridicule, et, en pratique, qu’on auxilaire de l’impérialisme. (…)”” (pag 25-26). In questo testo vi sono omissioni o mancanze o deformazioni… Qui di seguito il testo ‘originale’ riportato da marxists.com: “”Cette éducation, dont la nécessité et l’importance de tout premier plan ne sauraient susciter aucune divergence parmi les zimmerwaldiens de gauche, peut-elle être concrètement identique dans les grandes nations qui oppriment et dans les petites nations opprimées ? Dans les nations qui annexent et dans celles qui sont annexées? Non, bien sûr. La marche vers un but unique: la complète égalité en droits, le rapprochement le plus étroit et, ultérieurement, la fusion de toutes les nations, emprunte évidemment ici des chemins concrets différents, de même, par exemple, que le chemin qui mène au point central d’une page prend à gauche en partant d’une des marges et à droite en partant de la marge opposée. Si, prêchant la fusion des nations en général, un social-démocrate d’une grande nation qui annexe et opprime oubliait, un instant, que “”son”” Nicolas Il, “”son”” Guillaume, “”son”” Georges, “”son”” Poincaré, etc., sont eux aussi pour la fusion avec les petites nations (au moyen d’annexions), Nicolas Il est pour la “”fusion”” avec la Galicie, Guillaume Il, pour la “”fusion”” avec la Belgique, etc., – un tel social-démocrate ne serait qu’un ridicule doctrinaire en théorie, et un auxiliaire de l’impérialisme dans la pratique. L’éducation internationaliste des ouvriers des pays oppresseurs doit nécessairement consister, en tout premier lieu, à prêcher et à défendre le principe de la liberté de séparation des pays opprimés. Sinon, pas d’internationalisme. Nous avons le droit et le devoir de traiter d’impérialiste et de gredin tout social-démocrate d’une nation oppressive qui ne fait pas cette propagande. Cette revendication doit être posée d’une façon absolue, sans aucune réserve, quand bien même l’éventualité de la séparation ne devrait se présenter et être “”réalisable””, avant l’avènement du socialisme, que dans un cas sur mille. Nous avons le devoir de développer chez les ouvriers l'””indifférence”” à l’égard des distinctions nationales. C’est incontestable. Mais non pas l’indifférence que professent les annexionnistes. Un membre d’une nation oppressive doit rester “”indifférent”” à la question de savoir si des petites nations font partie de son Etat ou d’un Etat voisin, ou bien sont indépendantes, selon leurs sympathies : s’il n’y est pas “”indifférent””, il n’est pas social-démocrate. Pour être un social-démocrate internationaliste, il faut penser non pas seulement à sa propre nation; il faut placer au-dessus d’elle les intérêts de toutes les nations, leur liberté et leur égalité de droits à toutes. En “”théorie””, tout le monde est d’accord sur ce point, mais dans la pratique, on manifeste précisément cette indifférence qui est propre aux annexionnistes. C’est là la racine du mal. Au contraire, le social-démocrate d’une petite nation doit reporter le centre de gravité de son agitation sur le premier mot de notre formule générale: “”union librement consentie”” des nations. Il peut, sans faillir à ses obligations d’internationaliste, être ù la fois pour l’indépendance politique de sa nation, et pour son intégration à un Etat voisin X, Y, Z, etc. Mais il doit en tout état de cause lutter contre la mentalité étriquée de petite nation, la tendance à s’isoler et à se replier sur soi-même pour la prise en considération du tout et de l’universel, pour la subordination de l’intérêt particulier à l’intérêt général. Les gens qui n’ont pas approfondi cette question trouvent “”contradictoire”” que les social-démocrates des nations qui en oppriment d’autres insistent sur la “”liberté de séparation””, et les social-démocrates des nations opprimées, sur la “”liberté d’union””. Mais un peu de réflexion montre que, pour parvenir à l’internationalisme et à la fusion des nations en partant de la situation actuelle, il n’y a pas et il ne peut y avoir d’autre voie. Et ceci nous amène à la situation particulière de la social-démocratie hollandaise et polonaise”” [Lenin etc, ‘Le Communisme et la question nationale et coloniale’, Bureau d’Editions, Paris, sd., testo corretto con testo fonte marxists.org] Riportato altro brano del discorso di Lenin al 2° congresso dell’IC (pag 43-44), Bucharin rapporto al VII Esecutivo allargato ricorda le idee di Lenin sulle prospettive di sviluppo dei paesi coloniali e parla a proposito della Cina (pag 45-46-47)”,”INTT-308″ “LENIN (LENINE) V.I.”,”La faillite de la Deuxième Internationale. (1915)”,”Traduzione conforme al testo della 4° edizione delle ‘Opere’ di Lenin, tomo XXI. Le note non segnate sono dell’autore, quelle che segnate con NR sono della redazione L’importanza del Manifesto di Basilea (pag 8-9) La questione degli ‘interessi’ “”Kautsky applique le marxisme de telle sorte qu’il en fait évaporer tout le contenu et qu’il ne reste que le petit mot «intérêt» dans on ne sait quelle conception surnaturelle, spiritualiste, car il n’y est pas question de vie économique réelle, mais de souhaits innocents sur le bien-être général. Le marxisme juge des «intérêts» sur la base des antagonismes de classe et de la lutte des classes qui se manifestent au travers de millions de faits de la vie quotidienne. La petite bourgeoisie rêve de l’atténuation des antagonismes et bavarde en avançant cet «argument» que leur aggravation entraîne des «conséquences nuisibles». L’impérialisme, c’est la subordination de toutes les couches des classes possédantes au capital financier et le partage du monde entre cinq ou dix «grandes» puissances, dont la plupart participent aujourd’hui à la guerre. Le partage du monde par les grandes puissances signifie que toutes leurs couches possédantes sont ‘intéressées’ à la possession de colonies, de sphères d’influence, à l’oppression de nations étrangères, aux postes plus ou moins lucratifs et aux privilèges conférés par le fait d’appartenir à une «grande» puissance et à une nation oppressive (1). Il est ‘impossible’ de vivre à l’ancienne mode, dans une atmosphère relativement calme, paisible, de bonne intelligence, et qui est celle du capitalisme évoluant sans à-coups et s’etendant progressivement à de nouveaux pays, car une autre époque est arrivée. Le capital financier ‘évince’ et évincera le pays en question du nombre des grandes puissances, lui enlèvera ses colonies et ses sphères d’influence (ainsi que menace de le faire l’Allemagne, partie en guerre contre l’Angleterre); il enlèvera à la petite bourgeoisie ses privilèges et ses revenus subsidiaires de «nation impérialiste». C’est un fait prouvé par la guerre. C’est à cela qu’a ‘abouti’ effectivement l’exaspération des antagonismes, reconnue par tous depuis longtemps, y compris par ce même Kautsky dans sa brochure ‘le Chemin du pouvoir’. Et maintenant que la lutte armée pour les privilèges de nation impérialiste est devenue en fait acquis, Kautsky commence à ‘persuader’ aux capitalistes et à la petite bourgeoisie que la guerre est une chose horrible tands que le désarmement est une bonne chose; exactement de la même façon et exactement avec les même résultats qu’un pope chrétien, du haut de la chaire, persuade aux capitalistes que l’amour du prochain est un précepte de Dieu, une aspiration de l’âme et une loi morale de la civilisation. Ce que Kautsky appelle tendances économiques vers l’«ultra-impérialisme», est précisément une ‘persuasion’ petite-bougeoisie pour décider les financiers à ne pas faire le mal”” (pag 28-29) [(1) E. Schultze rapporte que vers 1915, on estimait la somme des valeurs dans le monde entier à 732 milliards de francs, y compris les emprunts des Etats et des municipalités, les hypothèques et les actions des sociétés commerciales et industrielles, etc. De cette somme 130 milliards de francs revenaient à l’Angleterre, 115 aux Etats-Unis d’Amérique, 100 à la France et 75 à l’Allemagne, soit 420 milliards de francs pour ces quatre grandes puissances, soit plus de la moitié de la somme totale. Ceci permet de juger combien grands sont les avantages et les privilèges des nations impérialistes avancées qui ont dépassé les autres peuples qui les oppriment et les spolient (Dr. Ernst Schultze: «Das Finanz-Archiv, Berlin, 1915, 32° année, p. 127). La «défense de la patrie» des nations impérialistes est la défense du droit au butin provenant du pillage des nations étrangères. En Russie, comme on sait, l’impérialisme capitaliste est plus faible: par contre, l’impérialisme militaire-féodal est plus fort] [V.I. Lenin, ‘La faillite de la Deuxième Internationale’ (1915), Paris, 1973] La dialettica di Marx ultima parola del metodo evoluzionista-scientifico… In natura e nella società, i fenomeni “”puri”” non esistono e non possono esistere, è precisamente ciò che ci insegna la dialettica di Marx… “”La dialectique devient la sophistique la plus infâme, la plus vile! L’élément national dans la guerre actuelle est représenté ‘seulement’ par la guerre de la Serbie contre l’Autriche (chose qui a d’ailleurs été marquée par la résolution de la conférence de notre Parti à Berne (1)). C’est en Serbie et parmi les Serbes seulement qu’il existe un mouvement de libération nationale datant de longues années et embrassant des millions d’individues parmi les «masses populaires», et dont le «prolongement» est la guerre de la Serbie contre l’Autriche. Si cette guerre était isolée, c’est-à-dire si elle n’était pas liée à la guerre européenne générale, aux visées intéressées et spoliatrices de l’Angleterre; de la Russie, etc., tous les socialistes seraient ‘tenus’ de souhaiter le succès de la ‘bourgeoisie’ serbe – c’est là la seule conclusion juste et absolument nécessaire à tirer du facteur national dans la guerre actuelle. Mais le sophiste Kautsky, qui est présentement au service des bourgeois, cléricaux et généraux autrichiens, n’en tire précisément pas cette conclusion! Poursuivons. La dialectique de Marx, dernier mot de la méthode évolutionniste-scientifique, interdit justement l’examen isolé, c’est-à-dire unilatéral et monstrueusement déformé, de l’objet. Le facteur national dans la guerre serbo-autrichienne n’a et ne peut avoir ‘aucune’ importance sérieuse dans la guerre européenne générale. Si l’Allemagne triomphe, elle étouffera la Belgique, encore une partie de la Pologne, peut-être une partie de la France, etc. Si la Russie remporte la victoire, elle étouffera la Galicie, encore une partie de la Pologne, l’Arménie, etc. Si le résultat est «nul», l’ancienne oppression nationale demeurera, Pour la Serbie, c’est-à-dire pour environ un centième des participants à la guerre actuelle, celle-ci est le «prolongement de la politique» du mouvement libérateur bourgeois. Pour 99 pour cent la guerre est le prolongement de la politique de la bougeoisie impérialiste, c’est-à-dire caduque, capable de dépraver, mais non pas d’affranchir des nations. L’Entente, en «libérant» la Serbie ‘vend’ les intérêts de la liberté serbe à l’impérialisme italien contre son appui dans le pillage de l’Autriche. Tout cela est de notorieté pubblique, et tout cela a été déformé sans scrupule par Kautsky afin de justifier les opportunistes. Ni dans la nature, ni dans la société, les phénomènes «purs» ‘n’existent’ et ne peuvent exister, c’est précisément ce que nous enseigne la dialectique de Marx qui montre que la notion même de pureté constitue une certaine étroitesse, un sens unilatéral de la connaissance humaine, qui n’embrasse pas l’objet jusqu’au bout, dans toute sa complexité. Il n’y a et il ne peut y avoir au monde de capitalisme «pur», mais il y a toujours des ‘mélanges’ de féodalisme, d’élément petit-bourgeois ou d’autre chose encore. C’est pourquoi rappeler que la guerre n’est pas «purement» impérialiste – alors qu’il s’agit d’une duperie scandaleuse des «masses populaires» par les impérialistes qui masquent à bon escient par una phraséologie «nationale» les buts de franc pillage -, c’est être un pédant infiniment obtus, ou un chicanier et un imposteur. Toute la question est que Kautsky ‘soutient’ la duperie du peuple par les impérialistes lorsqu’il dit que pour les «masses populaires, y compris les masses prolétariennes», les problèmes nationaux ont une «valeur décisive», ‘alors que’ pour les «classes dominantes ce sont les tendances impérialistes qui l’emportent» (p. 273), et lorsqu’il «corrobore» cette affirmation par une référence prétendument dialectique à la «réalité infiniment variée» (p. 274). Nul doute que la réalité ne soit infiniment variée, c’est une sainte vérité! Mais il n’est pas douteux non plus que cette infinie variété comporte deux courants fondamentaux et essentiels: le contenu objectif de la guerre est un «prolongement de la politique» de l’impérialisme, c’est-à-dire du pillage des autres nations par la bourgeoisie caduque des «grandes puissances» (et par les gouvernement de ces dernières); quant à l’idéologie dominante «subjective», ce sont là des phrases «nationales» propagées en vue de duper les masses”” [(1) La ‘Conférence de Berne’ des sections du POSDR de l’étranger se tint à Berne du 27 février au 4 mars 1915. Convoquée sur l’initiative de Lénine, elle eut la portée d’une conférence bolchévik générale du Parti, la guerre n’ayant pas permis de réunir une conférence de toutes les organisations de Russie. Elle était composée des délégués des sections bolchéviks de Paris, Zurich, Genève, Berne, Lausanne et d’un «groupe de Baugy». Lénine y représentait le Comité central et l’organe central du Parti: le ‘Social-Démocrate’. Il dirigea les travaux de la conférence et rapporta sur la question centrale: «La guerre et les tâches du Parti». La conférence adopta les résolutions proposées par Lénine sur la guerre (NR).]”,”LEND-668″ “LENIN V.I. (LENINE) TROTSKY Leon e altri”,”Thèses, manifestes et résolutions adoptés par les Ier, IIe, IIIe et IVe Congrès de l’Internationale Communiste (1919-1923). Textes complets.”,”Primo congresso Marzo 1919; Secondo congresso Luglio 1920; Terzo congresso Giugno 1921; Fronte Unico; La Conferenza preliminare delle Tre internazionali; Quarto congresso Novembre 1922 Tesi di Lenin sulla democrazia borghese e la dittatura del proletariato (pag 6-13), Discorso di Trotsky (pag 28-29) e discorso di chiusura di Lenin (7 marzo 1919) Manifesto dell’Internazionale Comunista ai proletari del mondo intero (pag 30-34)”,”INTT-311″ “LENIN (LÉNINE) Vladimir Ilitch; CERVETTO Arrigo”,”La révolution prolétarienne et le renégat Kautsky. Lectures: A. Cervetto: ‘Le fondement scientifique de la lutte des classes’.”,”«Il est naturel qu’un liberal parle de “”démocratie”” en général. Un marxiste ne manquera jamais de demander: “”Pour quelle classe?””» (pag 43) Giudizio di Marx ed Engels sulla “”democrazia pura”” (pag 49)”,”ELCx-218″ “LENIN V.I. (LENINE)”,”Bilan d’une discussion sur le droit des nations à disposer d’elles-mêmes. (1916)”,”Lenin cita articolo di F. Engels: ‘Il panslavismo democratico’ apparso sulla Nuova Gazzetta Renana n. 222 e 223 il 15 e 16 febbraio 1849 Lettera di Engels a Kautsky di immenso interesse (12 settembre 1882) pubblicata da Kautsky nel suo opuscolo ‘Le socialisme et la politique coloniale’ (Berlin, 1907) (pag 45) Articolo precedente di Lenin: ‘La revolution socialiste et le droit des nations à disposer d’elle-mêmes” Critica di Lenin delle tesi polacche. “”Notre référence au point de vue de Marx sur la séparation de l’Irlande a suscité de la part des camarades polonais une réponse non pas détournée, pour une fois, mais directe. En quoi consiste leur objection? Ils sont d’avis que les références à l’attitude de Marx au cours des années 1848-1871 sont “”sans aucune valeur””. Cette déclaration singulièrement sévère et péremptoire est motivée par le fait que Marx s’est prononcé “”dans le même temps”” contre les aspirations à l’indépendance”” des Tchèques; des Slaves du Sud; etc (1)””. Si cette motivation est particulièrement sévère, c’est parce qu’elle est aussi particulièrement inconsistante. … (pag 31-32) (pag 36-37)”,”LEND-669″ “LENIN V.I.”,”Scritti su Tolstoj.”,”””L’opera di Tolstoj, nella lettura di Lenin, è tutto questo, in modo magnifico, grandioso, irritante: la denuncia impietosa, realistica di un sistema di relazioni sociali inique, la descrizione di vite sfigurate e avvilite da povertà e ignoranza, l’illusione agli occhi di Lenin insopportabile (1) di poter trovare nell’esperienza religiosa, nella resistenza passiva al male, la forza per rovesciare l’iniquità del mondo. E’ un’interpretazione, questa tracciata con rapidi schizzi da Lenin, tutt’altro che superficiale, ben presente nel dibattito interpretativo degli anni successivi. Non a caso, di questa lettura si sarebbe impadronito due decenni dopo, alla metà degli anni Trenta, György Lukács nei suoi ‘Saggi sul realismo’; lo scritto dedicato a Tolstoj (‘Tolstoj e l’evoluzione del realismo’ (2)) è punteggiato da riferimenti frequenti a queste pagine, in cui Lukács ritrova anticipata in qualche misura la sua idea di realismo e la sua distinzione tra il grande romanzo borghese, tra le opere di scrittori (in tempi e modi diversi, Fielding e Defoe, Balzac, Stendhal e appunto Tolstoj) capaci di afferrare ed esprimere le tendenze essenziali, profonde delle società in cui vivono (a prescindere dalla loro simpatia per questi processi, progressisti o reazionari che siano nell’ideologia e nella fede che esplicitamente professano), e il mediocre empirismo del romanzo naturalistico, l’asfissiante attenzione per il dettaglio che avvilisce la prosa, pur raffinata, di Flaubert, Maupassant, di Zola. Modulata in modo differente nei testi, questa è l’immagine che Lenin traccia di Tolstoj, perfettamente chiara, a tutto tondo, senza esitazioni: la Russia contadina tra 1861 e 1905, le sue paure, le sue velleità e aspirazioni, tutto questo è Tolstoj, specchio fedele di un mondo e della catastrofe che in questi anni lo sta travolgendo”” [Roberto Peverelli, introduzione a: V.I. Lenin, ‘Scritti su Tolstoj’, Milano, 2017] [(1) «Una delle cose più ignobili che sono al mondo, ovvero la religione, la tendenza a sostiuire i papi-funzionari di Stato con i papi per convinzione, ovvero la cultura del ‘clericalismo’, la più raffinata e, per questo, la più disgustosa»] (pag 6-7-8, 14)”,”LEND-670″ “LENIN Vladimir Ilic”,”L’imperialismo fase suprema del capitalismo.”,”””Alcuni scrittori borghesi (a cui si è unito K. Kautsky) che ha completamente tradito la propria posizione marxista del 1909, per esempio) sostengono che i cartelli internazionali, poiché sono la manifestazione più evidente dell’internazionalizzazione del capitale, possono dare speranza di pace tra i popoli in regime capitalista. Quest’opinione teoricamente è un assurdo, e praticamente un sofisma, una disonesta difesa del peggiore opportunismo. I cartelli internazionali mostrano sino a qual punto si siano sviluppati i monopoli capitalistici, e ‘quale sia il motivo’ della lotta tra i complessi capitalistici. Quest’ultima circostanza è particolarmente importante, giacché essa soltanto ci illumina sul vero senso storico-economico degli avvenimenti. Infatti può mutare, e di fatto muta continuamente, la ‘forma’ della lotta a seconda delle differenti condizioni parziali e temporanee; ma finché esistono classi ‘non’ muta mai assolutamente la ‘sostanza’ della lotta, il suo ‘contenuto’ di classe. Certamente interessa, per esempio, alla borghesia tedesca (a cui si è unito in sostanza Kautsky coi suoi ragionamenti teorici [e di questo diremo dopo]) di nascondere il ‘contenuto’ dell’odierna lotta economica (cioè la spartizione del mondo) e di mettere in evidenza ora una, ora l’altra ‘forma’ della lotta. Lo stesso errore commette Kautsky. Né si tratta solo della borghesia tedesca, ma di quella di tutto il mondo. I capitalisti si spartiscono il mondo non per la loro speciale malvagità, bensì perché il grado raggiunto dalla concentrazione li costringe a battere questa via, se vogliono ottenere dei profitti. E la spartizione si compie «proporzionalmente al capitale», «in proporzione alla forza» poiché in regime di produzione mercantile e di capitalismo non è possibile alcun altro sistema di spartizione. Ma la forza muta per il mutare dello sviluppo economico e politico. Per capire gli avvenimenti, occorre sapere quali questioni siano risolte da un mutamento di potenza; che poi tale mutamento sia di natura «puramente» economica, oppure ‘extra’-economica (per esempio militare), ciò, in sé, è questione secondaria, che non può mutar nulla nella fondamentale concezione del più recente periodo del capitalismo. Sostituire la questione del ‘contenuto’ della lotta e delle stipulazioni tra le leghe capitalistiche con quella della forma di tale lotta e di tali stipulazioni (che oggi può essere pacifica, domani bellica, dopodomani nuovamente pacifica), significa cadere al livello del sofista. L’età del più recente capitalismo ci dimostra come tra le leghe capitalistiche si formino determinati rapporti ‘sul terreno’ della spartizione economica del mondo, e, di pari passo con tale fenomeno e in connessione con esso, si formino anche tra le leghe politiche, cioè gli Stati, determinati rapporti sul terreno della spartizione territoriale del mondo, della lotta per le colonie, della «lotta per il territorio economico»”” [V.I. Lenin, ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’, Roma, 1972, ristampa 1973] (pag 100-101)”,”LEND-671″ “LENIN Vladimir Ilic,”,”L’estremismo malattia infantile del comunismo.”,””Tutti’ i paesi dovranno fare inevitabilmente ciò che ha fatto la Russia’ “”In poche settimane i menscevichi (6) e i “”socialisti-rivoluzionari”” (7) si appropriano a meraviglia di tutti i metodi e modi, delle argomentazioni e dei sofismi degli eroi europei della II Internazionale, dei ministerialisti (8) e della restante turba opportunistica. Tutto quello che leggiamo oggi su Scheidemann e Noske, su Kautsky e Hilferding, su Renner e Austerlitz, su Otto Bauer e Friedrich Adler, su Turati e Longuet, sui fabiani e sui capi del Partito laburista indipendente in Inghilterra, tutto questo sembra (ed è di fatto) una noiosa ripetizione, un ritornello vecchio e ben noto. Tutto questo l’abbiamo già visto tra i menscevichi. La storia ha fatto uno dei suoi scherzi e ha costretto gli opportunisti di un paese arretrato a precorrere gli opportunisti di molti paesi progrediti. Se tutti gli eroi della II Internazionale sono falliti e si sono coperti di vergogna nella questione del significato e della funzione dei Soviet e del potere sovietico, se con singolare “”chiarezza”” si sono coperti di vergogna e impantanati in tale questione i capi di tre importanti partiti ora usciti dalla II Internazionale (cioè il Partito socialdemocratico indipendente di Germania (9), il Partito longuettista francese e il Partito laburista indipendente inglese), se tutti costoro si sono rivelati schiavi dei pregiudizi della democrazia piccolo-borghese (proprio come i piccoli borghesi del 1848 che si chiamavano “”socialdemocratici””), ebbene, noi avevamo visto ‘tutto ciò’ dall’esempio dei menscevichi. La storia ha fatto questo scherzo: nel 1905 sono sorti in Russia i Soviet; dal febbraio all’ottobre 1917 i Soviet sono stati contraffatti dai menscevichi, che sono falliti per la loro incapacità di comprenderne la funzione e l’importanza; oggi l’idea del potere sovietico è sorta ‘in tutto il mondo’ e si diffonde con inaudita rapidità in seno al proletariato di tutti i paesi, mentre tutti i vecchi eroi della II Internazionale, per effetto della stessa incapacità di comprendere la funzione e l’importanza dei Soviet, falliscono ‘dappertutto’ come i nostri menscevichi. L’esperienza ha dimostrato come in alcune questioni essenzialissime della rivoluzione proletaria ‘tutti’ i paesi dovranno fare inevitabilmente ciò che ha fatto la Russia. I bolscevichi hanno cominciato con molta prudenza la loro lotta vittoriosa contro la repubblica parlamentare (di fatto) borghese e contro i menscevichi e l’hanno preparata in modo tutt’altro che semplice, a dispetto delle opinioni che vengono spesso ripetute in Europa e in America. All’inizio del periodo indicato ‘non’ abbiamo incitato a rovesciare il governo, ma abbiamo chiarito l’impossibilità di rovesciarlo ‘senza’ operare mutamenti preliminari nella composizione e nell’indirizzo dei Soviet. Non abbiamo proclamato il boicottaggio del parlamento borghese, della Costituente, ma fin dalla Conferenza di aprile (1917) del nostro partito abbiamo dichiarato ufficialmente, in nome del partito, che una repubblica borghese con una Assemblea costituente è migliore di una repubblica borghese senza Assemblea costituente, ma che tuttavia la repubblica sovietica, “”operaia-contadina””, è migliore di qualsiasi repubblica parlamentare democratica borghese. Senza tale preparazione lunga, prudente, circostanziata, previdente, non avremmo potuto né riportare la vittoria nell’ottobre 1917 né difendere questa vittoria”” [V.I. Lenin, ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, Roma, 1970] (pag 31-32-33-34)”,”LEND-672″ “LENIN V.I., volume a cura di A. CARPITELLA”,”Opere complete. I. 1893-1894.”,”””Sta di fatto che quest’idea del conflitto tra il determinismo e la morale, tra la necessità storica e l’importanza dell’individuo, è uno dei trastulli preferiti del filosofo soggettivista. Egli ha imbrattato a questo proposito montagne di carta e detto un cumulo di sciocchezze sentimentali piccolo-borghesi per appianare questo conflitto a vantaggio della morale e della funzione dell’individuo. In realtà qui non c’è nessun conflitto; esso è stato inventato dal signor Mikhailovski, il quale temeva (e non senza ragione) che il determinismo scalzasse le basi della morale piccolo-borghese che gli è così cara. L’idea del determinismo, stabilendo la necessità delle azioni umane, rigettando la favola sciocca del libero arbitrio, non sopprime affatto la ragione, né la coscienza dell’uomo, né l’apprezzamento delle sue azioni. All’opposto, soltanto dal punto di vista del determinismo è possibile dare un apprezzamento rigoroso e giusto, invece di attribuire tutto ciò che si vuole al libero arbitrio. Nello stesso modo anche l’idea della necessità storica non compromette per nulla la funzione dell’individuo nella storia: tutta la storia si compone appunto delle azioni di individui che sono indubbiamente dei fattori attivi. La questione reale che sorge quando si deve giudicare l’attività sociale di un individuo, consiste nel sapere : in quali condizioni il successo è assicurato a questa attività? quali sono le garanzie che questa attività non rimanga un atto isolato, sommerso in una marea di atti contrastanti? A questo si riduce anche un’altra questione che i socialdemocratici e gli altri socialisti russi risolvono differentemente: in qual modo l’attività tendente all’attuazione del regime socialista deve attrarre le masse per dar risultati seri? E’ evidente che la soluzione di questo problema dipende direttamente e immediatamente dal concetto che si ha del raggruppamento delle forze sociali in Russia, delle lotte delle classi, di cui si compone la società russa (…)”” (pag 155-156) [V.I. Lenin, ‘Che cosa sono “”gli amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici?’ (1894), in: V.I. Lenin, ‘Opere complete, I. 1893-1894’, Roma, 1954] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] “”Come dimostrazione riporto ‘in extenso’ l’esposizione del metodo dialettico pubblicata nel ‘Viestnik Evropy’ (35), anno 1872, n. 5 (la nota intitolata: ‘Il punto di vista della critica dell’economia politica’ di K. Marx) (36), che Marx cita nel suo ‘Poscritto’ alla seconda edizione del ‘Capitale’. In questo poscritto Marx dice che il metodo da lui applicato nel ‘Capitale’ era stato mal compreso. «I recensori tedeschi, naturalmente, gridano alla sofistica hegeliana». E per maggior chiarezza Marx cita l’esposizione del suo metodo, data nella nota suddetta. Per Marx – si dice in quella nota – una cosa sola importa, e precisamente: trovare la legge dei fenomeni che sta indagando, e per lui è importante soprattutto la legge del loro mutamento, del loro sviluppo, del trapasso dei fenomeni da una forma nell’altra, da un ordinamento dei rapporti sociali nell’altro. In conseguenza di ciò Marx si preoccupa di una cosa sola: comprovare attraverso un’indagine scientifica precisa la necessità degli attuali ordinamenti dei rapporti sociali, costatando nel modo più completo possibile quei fatti che gli servono come punti di partenza o come punti di appoggio. A questo scopo è del tutto sufficiente dimostrare, insieme alla necessità dell’ordine esistente, la necessità di un ordine nuovo, nel quale il primo deve trapassare inevitabilmente, del tutto indifferente rimanendo che gli uomini vi credano o non vi credano, che essi ne siano o non ne siano coscienti. [libro Cervetto] Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale retto da leggi che non solo non dipendono dalla volontà, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma che, anzi, determinano la loro volontà, la loro coscienza e le loro intenzioni. (Ne prendano nota i signori soggettivisti, che distinguono lo sviluppo sociale dallo sviluppo che ha luogo nella storia naturale appunto perchè l’uomo si prefigge dei «fini» coscienti ed è guidato da determinati ideali). Se l’elemento cosciente ha una funzione così subordinata nella storia della civiltà, è ovvio che la critica che ha per oggetto la civiltà stessa men che mai potrà prendere a fondamento una qualsiasi forma o un qualsiasi risultato della coscienza. Il che significa che non l’idea, ma solo il fenomeno esterno, oggettivo, può servirle come punto di partenza. La critica deve consistere nel raffrontare, nel comparare un fatto determinato non con l’idea, ma con un altro fatto; per essa importa soltanto che entrambi i dati di fatto vengano indagati nel modo più esatto possibile e che costituiscano differenti momenti di sviluppo l’uno in confronto all’altro; inoltre è particolarmente necessario che venga indagata con altrettanta esattezza tutta la serie degli ordinamenti noti, la loro successione e il nesso nel quale si presentano i vari gradi dello sviluppo. Marx nega proprio l’idea che le leggi della vita economica siano identiche sia per il passato che per l’avvenire. Al contrario ogni periodo storico ha le sue leggi proprie. La vita economica ci offre un fenomeno analogo a quello della storia dello sviluppo negli altri settori della biologia. Gli economisti del passato, quando confrontavano le leggi economiche con le leggi della fisica e della chimica, non ne comprendevano la natura. Un’analisi più profonda dimostra che la distinzione fra i vari organismi sociali è altrettanto profonda quanto quella fra gli organismi vegetali e gli organismi animali. Marx, proponendosi di studiare l’ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che deve proporsi ogni indagine precisa della vita economica. Il valore scientifico di tale indagine sta nella spiegazione delle leggi specifiche (storiche) che regolano nascita, esistenza, sviluppo e morte di un organismo sociale dato e la sua sostituzione da parte di un altro superiore. Ecco una descrizione del metodo dialettico pescata da Marx nella gran mole di note apparse sui giornali e sulle riviste a proposito del ‘Capitale’, e tradotta da lui in tedesco perché, com’egli dice, questa definizione del metodo è perfettamente esatta””. [Lenin, Che cosa sono gli amici del popolo’ (pag 162-163-164) [(35) ‘Viestnik Evropy’ (Il messaggero d’Europa): rivista mensile, pubblicata a Pietroburgo dal 1866 all’estate del 1918. La rivista propugnava le concezioni della borghesia liberale russa; a cominciare dagli anni novanta condusse una lotta sistematica contro il marxismo, p. 162; (36) L’autore della nota (I.K.-n) era I.I. Kaufman, professore all’Università di Pietroburgo. Marx giudicò quella nota una delle migliori esposizioni del metodo dialettico. Cfr. ‘Poscritto’ alla seconda edizione del I libro del ‘Capitale’, (I, I, ed.cit., pp. 25-27), p. 162]”,”LEND-673″
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Quaderni sull’imperialismo.”,”Iquaderni sull’imperialismo costituiscono i materiali preparatori al volume L’imperialismo, fase suprema del capitalismo – Saggio popolare, scritto nella prima metà del 1916 e pubblicato a Pietrogrado dalla casa editrice ‘Parus’ (La vela) nel gennaio 1917, in cui Lenin, partendo dall’analisi marxista del capitalismo e riprendendo gli studi di Hobson e di Hilferding sull’imperialismo e sul capitale finanziario, portava avanti l’analisi del moderno capitalismo monopolistico, al fine di dare il necessario fondamento economico alla teoria della trasformazione socialista della società. Per la prima volta in italiano i famosi materiali preparatori dell’opera fondamentale di Lenin. Estratti, annotazioni, appunti critici relativi alla pubblicistica tedesca, inglese, francese e italiana sull’imperialismo. “”La Russia, l’unico paese settentrionale che faccia una politica imperialistica, dirige prevalentemente le sue forze all’occupazione dell’Asia e, benché la sua colonizzaione più naturale avvenga mediante l’allargamento dei confini statali, presto essa si scontrerà con le altre potenze sul problema della spartizione dell’Asia”” [Lenin, Quaderno X. J. A. cit. da Hobson, ‘L’imperialismo’, Londra 1902] (pag 376)”,”LEND-021-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Umberto CERRONI”,”Scritti economici.”,”Nella costruzione dell’antologia sono stati seguiti due principali criteri: quello di fornire il più possibile scritti (o parti di scritti) organici di Lenin e quello di riunirli sotto rubriche significative non solo sul piano cronologico ma nache sul piano logico. “”Parassitismo e putrefazione del capitalismo. (…) L’imperialismo è l’immensa accumulazione in pochi paesi di capitale liquido, che, come vedemmo, raggiunge da 100 a 150 miliardi di franchi di titoli. Da ciò segue, inevitabilmente, l’aumetare della classe o meglio del ceto dei ‘rentiers’, cioè di persone che vivono del «taglio delle cedole», onn partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio. …. finire (pag 581-583″,”LEND-022-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Felice PLATONE”,”Teoria della questione agraria.”,”Un testo fondamentale per lo studio dei rapporti economici che caratterizzano l’agricoltura nell’epoca capitalistica. “”In quali condizioni può attuarsi la nazionalizzazione? Tra i marxisti si trova spesso chi sostiene che la nazionalizzazione non sarà attuabile se non nello stadio superiore di sviluppo del capitalismo, quando il capitalismo avrà già completamente preparato le condizioni per la «separazione dei proprietari fondiari dall’agricoltura» (attraverso l’affitto e l’ipoteca). Si presume che la grande agricoltura capitalistica debba formarsi ‘prima’ che divenga attuabile la nazionalizzazione della terra, la quale amputa la rendita ma lascia intatto l’organismo economico (1). E’ giusta quest’opinione? Essa non può avere un fondamento teorico: non è possibile sostenerla con argomenti presi da Marx; i dati dell’esperienza le sono piuttosto contrari. Dal punto di vista teorico, la nazionalizzazione è lo sviluppo «idealmente» puro del capitalismo nell’agricoltura. Tutt’altra cosa è invece la questione di sapere se nella storia si trovino frequentemente realizzate le combinazioni di fattori e una correlazione di forze che rendano possibile la nazionalizzazione nella società capitalistica. Ma la nazionalizzazione non è soltanto il risultato del rapido sviluppo del capitalismo, ne è anche la condizione. Pensare che la nazionalizzazione non sia possibile se non con uno sviluppo elevatissimo del capitalismo nell’agricoltura, significa certo negare la nazionalizzazione come misura del progresso ‘borghese’, perché l’elevato sviluppo del capitalismo agricolo ha già messo ovunque all’ordine del giorno (e, a suo tempo, metterà all’ordine dei giorno in nuovi paesi) la «socializzazione della produzione agricola», la rivoluzione socialista. Una misura che promuove il progresso borghese non può concepirsi come tale se la lotta di classe tra il proletariato e la borghesia è molto aspra. Una tale misura è piuttosto connaturata a una «giovane» società borghese che non ha ancora sviluppato le sue contraddizioni fino in fondo, che non ha ancora creato un proletariato talmente forte da tendere immediatamente alla rivoluzione socialista. Anche Marx ammetteva la nazionalizzazione e spesso la difendeva apertamente non soltanto all’epoca della rivoluzione tedesca del 1848, ma anche nel 1846 per l’America (2), a proposito della quale egli diceva già a quel tempo, con assoluta precisione, che essa ‘era appena agli inizi’ dello sviluppo «industriale». L’esperienza dei diversi paesi capitalistici non ci offre esempi di nazionalizzazione della terra in una forma più o meno pura. Troviamo qualche cosa di simile alla nazionalizzazione nella Nuova Zelanda, dove esiste una giovane democrazia capitalistica e dove non si potrebbe neppure parlare di un elevato sviluppo del capitalismo agricolo. Qualche cosa di simile alla nazionalizzazione si è avuto in America quando lo Stato promulgò la legge sugli ‘homesteads’ e distribuì degli appezzamenti ai piccoli coltivatori contro il pagamento della rendita nominale. No. Pretendere che la nazionalizzazione sia realizzabile soltanto nell’epoca del capitalismo altamente sviluppato, significa negarla in quanto misura di progresso borghese. E questa negazione è in aperto contrasto con la teoria economica. Mi pare che Marx, nelle seguenti considerazioni che noi togliamo dalle ‘Teorie del plusvalore’, abbia definito in modo ‘ben diverso’ da quello che si pensa di solito le condizioni nelle quali è possibile nazionalizzare le terre. Dopo aver dimostrato che il proprietario fondiario è una figura del tutto superflua nella produzione capitalistica, che il fine di quest’ultima è «pienamente raggiungibile» se la terra appartiene allo Stato, Marx continua: «Perciò il borghese radicale giunge in teoria alla negazione della proprietà della terra… Ma in pratica gli manca il coraggio, perché l’attacco contro una delle forme di proprietà – contro la forma della proprietà privata delle condizioni di lavoro – sarebbe pericolosissimo anche per l’altra forma di proprietà. Inoltre, il borghese si è egli steso territorializzato» (‘Theorien über den Mehrwert’, II Band, 1 Teil, S. 208). Marx non indica qui lo scarso sviluppo del capitalismo nell’agricoltura come un ostacolo all’attuazione della nazionalizzazione. Egli indica ‘due’ altri ostacoli, ma essi convalidano l’idea che la nazionalizzazione è attuabile nel periodo della ‘rivoluzione borghese’. Primo ostacolo: al borghese radicale ‘manca il coraggio’ di attaccare la proprietà privata fondiaria, dato il pericolo di ogni attacco socialista contro ogni forma di proprietà privata, o, in altri termini, dato il pericolo della rivoluzione socialista. Secondo ostacolo: «il borghese si è egli stesso territorializzato». Marx allude indubbiamente al fatto che il modo di produzione borghese si è già consolidato nella proprietà privata delle terre, vale a dire che questa proprietà privata è divenuta assai più borghese che feudale. Quando la borghesia, considerata come classe, si è già legata in grandissima maggioranza alla proprietà fondiaria, «si è territorializzata», «si è insediata sulla terra», ha pienamente subordinato a sé la proprietà fondiaria, ‘non può’ esservi un movimento veramente ‘sociale’ della borghesia in favore della nazionalizzazione. E non può esservi per la semplice ragione che nessuna classe sociale agisce contro se stessa. In linea generale, questi due ostacoli possono essere eliminati soltanto nel periodo dell’inizio del capitalismo, e non nel periodo della sua fine; nel periodo della rivoluzione ‘borghese’, e non alla vigilia della rivoluzione socialista. L’opinione secondo la quale la nazionalizzazione non è realizzabile se non quando esista un capitalismo altamente sviluppato non può essere chiamata una opinione marxista. Essa è in contraddizione con le premesse generali della teoria di Marx e con le sue parole da noi citate. Essa ‘riduce’ a un’astrazione pura e schematica il problema dei fattori storici concreti della nazionalizzazione come provvedimento preso da determinate classi e forze sociali. Il «borghese radicale» ‘non può’ essere ‘coraggioso’ nell’epoca del capitalismo fortemente sviluppato. In una tale epoca questo borghese, in complesso, è già inevitabilmente controrivoluzionario. In una tale epoca la «territorializzazione» quasi completa della borghesia è già inevitabile. Per contro, nell’epoca della rivoluzione borghese, le condizioni ‘obiettive’ costringono il «borghese radicale» a essere coraggioso, perché, egli, adempiendo il compito storico del suo tempo, non può ancora temere, come classe, la rivoluzione ‘proletaria’. Nell’epoca della rivoluzione borghese, la borghesia ‘non si è ancora territorializzata’: la proprietà fondiaria è ancora impregnata di feudalesimo. Può allora accadere che la massa degli agricoltori borghesi, dei ‘farmers’, combatta le ‘principali’ forme esistenti del possesso della terra e perciò giunga praticamente ad attuare il ‘completo’ «affrancamento» borghese «della terra», ‘cioè la nazionalizzazione'”” [Lenin, ‘Il programma agrario della socialdemocrazia nella rivoluzione russa del 1905-1907. Le basi teoriche della nazionalizzazione e della municipalizzazione’, novembre-dicembre 1907] [(in) Lenin, ‘Teoria della questione agraria’, Roma, 1972] [(1) Ecco una delle più precise formulazioni di quest’opinione; data dal compagno Borisov, sostenitore della spartizione: «…in seguito essa [la rivendicazione della nazionalizzazione della terra] sarà posta dalla storia, e sarà posta quando la piccola azienda borghese decadrà, quando il capitalismo avrà conquistato nell’agricoltura posizioni solide, e la Russia non sarà più un paese contadino» (p. 127 dei ‘Verbali del Congresso di Stoccolma’; (2) Cfr. nel presente volume, pp. 203-209, ndt] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-023-FL” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere complete. Volume XIV 1908. Materialismo ed empiriocriticismo.”,”Questo volume comprende, oltre alle brevi tesi contro Bogdanov che sono intitolate Dieci domande al relatore, il testo completo della famosa opera di Lenin Materialismo ed empiriocriticismo.”,”LEND-024-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Pio MARCONI”,”Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato.”,”Lenin scrisse ‘Stato e rivoluzione’ nell’agosto-settembre 1917, quando, dopo gli avvenimenti del 3-5 luglio a Pietrogrado fu costretto a nascondersi per sfuggire al mandato di cattura del governo provvisorio prima a Razliv e quindi a Helsingfors (Helsinski).”,”LEND-025-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Una caricatura del marxismo.”,”I testi della polemica leniniana contro l’economismo imperialistico di Bucharin e altri scritti sul problema dei rapporti tra democrazia e socialismo.”,”LEND-026-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Mario CACIAGLI”,”L’informazione di classe.”,”Al centro degli articoli nella prima parte di questa antologia, articoli che hanno il punto di confluenza nel più famoso Che fare?, sta proprio il momento, l’esigenza della organizzazione. Per Lenin di quegli anni, fra il 1899 e il 1905, il problema che urge è quello dell’unificazione di tutti i socialisti russi, del superamento del frazionismo, della creazione di un partito unico ed efficiente della classe lavoratrice. Per raggiungere questo scopo un ruolo determinante, se non decisivo, egli affida appunto ad un organo di stampa. 2 s”,”LEND-027-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Enzo SANTARELLI”,”La Comune di Parigi.”,”La Comune di Parigi, scrive Lenin, «ha tentato di spezzare, di distruggere dalle fondamenta l’apparato statale borghese, burocratico, giudiziario, militare, poliziesco, sostituendolo con l’organizzazione autonoma delle masse operaie, che non conosce distinzioni tra il potere legislativo e il potere esecutivo». «La causa della Comune è la causa della rivoluzione socialista, la causa dell’integrale emancipazione politica ed economica dei lavoratori, è la causa del proletariato mondiale. In tal senso essa è immortale.» “”4. Riconoscere che il nostro partito è in minoranza, e costituisce per ora un’esigua minoranza, nella maggior parte dei soviet dei deputati operai, di fronte al ‘blocco di tutti’ gli elementi opportunisti piccolo-borghesi, che sono soggetti all’influenza della borghesia e che estendono quest’influenza al proletariato: dai socialisti-popolari e dai socialisti-rivoluzionari fino al Comitato di organizzazione (Chheidze, Tsereteli, ecc.), a Steklov, ecc., ecc.. Spiegare alle masse che i soviet dei deputati operai sono l”unica’ forma ‘possibile’ di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che ‘questo’ governo sarà sottomesso all’influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello ‘spiegare’ alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, gli errori della loro tattica. Fino a che saremo in minoranza, svolgeremo un’opera di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai soviet dei deputati operai, perché le masse possano liberarsi dei loro errori sulla base dell’esperienza. 5. Niente repubblica parlamentare, – ritornare a essa dopo i soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro, – ma repubblica dei soviet di deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini di tutto il paese, dal basso in alto. Sopprimere la polizia, l’esercito (1) e il corpo dei funzionari. Lo stipendio dei funzionari – tutti eleggibili e revocabili in qualsiasi momento – non deve superare il salario medio di un buon operaio (…)”” [V.I. Lenin, ‘Tesi di Aprile’] [(in) V.I. Lenin, ‘La comune di Parigi’, Roma, 1971] [(1) Cioè sostituire l’esercito permamente con l’armamento generale del popolo (nota di Lenin)] (pag 80)”,”LEND-028-FL” “LENIN V.I. ZINOVIEV G. BUCHARIN N. TROTSKY L. LEVI P. MEYER E. WALCHER Y WOLFSTEIN R. ROSMER J. SADOUL J. GUILBEAUX H. SERRATI D.M. BOMBACCI N. GRAZIADEI BORDIGA A. PANKHURST Sylvia E. FRAYNA A. REED J. e altri”,”Thèses, Manifestes et Résolutions adoptés par les I, II, III et IV Congrès de l’Internationale Communiste (1919-1923). Textes complets.”,”Avertissement, Notice historique,”,”INTT-027-FL” “LENIN V.I., a cura Valentino PARLATO”,”L’ imperialismo fase suprema del capitalismo.”,”””Lenin cominciò a lavorare all”Imperialismo’, tra la fine del 1915 e i primi del 1916, a Berna. Le questioni relative alle cause economiche della guerra, scrive la Krupskaia, «furono studiate da Vladimir Ilic nel 1915 e poi nel 1916. Raccolse allora i materiali per il suo libro: ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’. Ilic rilesse ancora ed ancora Marx ed Engels per meglio chiarire il periodo della rivoluzione socialista, le sue vie e il suo sviluppo» (1). Da Berna, l’11 gennaio del 1916, Lenin scrive a Gorki «sto lavorando attorno all’opuscolo sull’imperialismo», e, dando un fuggevole scorcio delle sue condizioni di vita, aggiunge: «A causa delle condizioni di guerra ho estremo bisogno di guadagnare» (2). «Ne gennaio del 1916, – dice sempre la Krupskaia, – Vladimir Ilic cominciò a scrivere un libro (l”Imperialismo’) per la casa editrice La Vela. Ilic dava un’importanza enorme a tale questione ritenendo impossibile un giudizio veramente completo sulla guerra senza uno studio approfondito della sostanza dell’imperialismo, sia dal lato economico che politico. Si mise perciò volentieri al lavoro. Verso la metà di febbraio ebbe bisogno di lavorare nelle biblioteche di Zurigo. Vi andammo per alcune settimane: rinviammo così continuamente il nostro ritorno a Berna e finimmo per rimanere a Zurigo dove c’era maggiore animazione. Vi erano molti giovani stranieri di tendenze rivoluzionarie, vi era un ambiente operaio; il partito socialdemocratico era più a sinistra e sembrava che vi sis sentisse molto meno lo spirito piccolo-borghese» (3). Lenin a Zurigo lavora all”Imperialismo’ fino al maggio e il 2 giugno del 1916 spedisce il manoscritto dell’opera allo storico Pokrovski perché ne curi la pubblicazione a Pietrogrado”” [(1) Nadezda Krupskaia, ‘La mia vita con Lenin’, Roma, Editori Riuniti, 1956, p. 271; (2) Lenin, Opere, vol. 35, ed. cit., p. 143; (3) N. Krupskaia, op.cit., p. 272] (pag 6-7); (…) “”Larga parte dei suoi scritti del periodo 1914-1917 affrontano i problemi del giudizio da dare sulla guerra e della posizione del movimento operaio internazionale di fronte ad essa. Le posizioni che Lenin viene ad assumere in questi scritti sono fondamentalmente la premessa a quelle che egli confermerà poi nell”Imperialismo’: polemica a fondo contro Kautsky e tutti i «centristi» e contro in nuovi teorici dell’«economismo imperialistico» (1), che sembrano riprodurre gli errori dei populisti (2), contro i quali Lenin polemizzava negli anni tra il 1894 e il 1901″” (pag 10) [(1) Cfr Lenin, ‘Intorno ad una caricatura del marxismo e all’«economismo imperialistico», di cui un estratto è pubblicato in Lenin ‘La guerra imperialista’, Roma; 1950, pp. 195-204 e Lenin, ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’, in op. cit., pp. 126-141; (2) Lenin , Opere, ed. cit., vol. 2; 1955] [Valentino Parlato, ‘Introduzione’, in V.I. Lenin, L’ imperialismo fase suprema del capitalismo, Roma, 1970]”,”LEND-007-FV” “LENIN V.I. a cura Valentino PARLATO”,”L’ imperialismo fase suprema del capitalismo.”,”””Se la critica teorica che Kautsky fa dell’imperialismo non ha nulla in comune col marxismo, ma ha unicamente valore per la propaganda pacifista e per il conseguimento dell’unità con gli opportunisti e i socialsciovinisti, è appunto perché nasconde ed elude più profondi e fondamentali antagonismi dell’imperialsmo, cioè quelli esistenti tra i monopoli e la libera concorrenza ancora superstite, tra le gigantesche «operazioni» (e i giganteschi profitti) del capitale finanziario e l’«onesto commercio» sul mercato libero, tra i cartelli e i trust da un lato e l’industria libera dall’altro, ecc.. … finire”,”LEND-008-FV” “LENIN V.I.”,”La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.”,”””Vi è ora di fatto una situazione rivoluzionaria o no? Kautsky non ha saputo impostare neppure questa questione. I fatti economici rispondono: la carestia e la rovina generate ovunque dalla guerra denotano una situazione rivoluzionaria. A questa questione rispondono anche i fatti politici: fin dal 1915 in ‘tutti’ i paesi si è nettamente manifestato un processo di scissione nei vecchi partiti socialisti, putrefatti, un processo di ‘allontanamento’ dai loro capi socialsciovinisti ‘delle masse’ proletarie che vanno a sinistra, verso le idee e le tendenze rivoluzionarie, verso i capi rivoluzionari”” (pag 73)”,”KAUS-001-FV” “LENIN V.I.”,”Materialismo ed empiriocriticismo. Note critiche su una filosofia reazionaria.”,”Lenin su Diderot e Mach (pag 32 e pag 44-45)”,”LEND-017-FV” “LENIN V.I.”,”Sulla gioventù e sulla scuola.”,”””Uno dei mali peggiori e delle peggiori calamità lasciateci dalla vecchia società capitalistica è il distacco completo tra il libro e la vita pratica, giacchè noi aveva libri in cui tutto era descritto nel miglior modo possibile, ma essi erano, nella maggior parte dei casi, la menzogna più ripugnante e ipocrita, perché ci dipingevano la società comunista sotto un falso aspetto”” (pag 91)”,”LEND-015-FV” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Mario CACIAGLI”,”L’informazione di classe.”,”Al centro degli articoli nella prima parte di questa antologia, articoli che hanno il punto di confluenza nel più famoso Che fare?, sta proprio il momento, l’esigenza della organizzazione. Per Lenin di quegli anni, fra il 1899 e il 1905, il problema che urge è quello dell’unificazione di tutti i socialisti russi, del superamento del frazionismo, della creazione di un partito unico ed efficiente della classe lavoratrice. Per raggiungere questo scopo un ruolo determinante, se non decisivo, egli affida appunto ad un organo di stampa. 2 s”,”LEND-016-FV” “LENIN V.I; CERVETTO Arrigo”,”The State and Revolution. The marxist theory of the state and the tasks of the proletariat in the revolution (V.I. Lenin); Reading: The Restoration of Marxian Theory (Arrigo Cervetto).”,”Prima fase comunismo (pag 118-119-120) “”””Equality”” apparently reigns supreme. But when Lassalle, having in view such a social order (usually called socialism, but termed by Marx the first phase of communism), says that this is “”equitable distribution””, that this is “”the equal right of all to an equal product of labour””, Lassalle is mistaken and Marx exposes the mistake. ….”””,”ELCx-230″ “LENIN V.I., a cura di Felice PLATONE”,”La questione agraria e i «critici di Marx». / Marx sulla «ripartizione nera» americana. (in) ‘Teoria della questione agraria’.”,”””Marx sulla “”ripartizione nera”” americana (1). Nel n. 12 del ‘Vperiod’ si è accennato all’articolo di Marx contro Kriege (2) a proposito della questione agraria. Questo articolo non fu scritto nel 1848, come per errore è detto nell’articolo del compagno X, ma nel 1846. Un collaboratore di Marx, Hermann Kriege, che a quel tempo era ancora molto giovane, si era trasferito nel 1845 in America e vi aveva fondato la rivista ‘Der Volkstribun’ (Il Tribuno del Popolo) per la propaganda comunista. Ma la sua propaganda era condotta in un modo tale che Marx fu costretto a protestare risolutamente in nome dei comunisti tedeschi contro Hermann Kriege, il quale comprometteva il partito comunista. La critica dell’orientamento di Kriege, pubblicata nel 1846 nella rivista ‘Westfälisches Dampfboot’ e riprodotta nel II volume delle ‘Opere’ di Marx (edizione Mehring), presenta per i socialdemocratici russi di oggi un grandissimo interesse. Sta di fatto che il corso stesso del movimento sociale americano poneva allora la questione agraria in primo piano, come oggi avviene in Russia, e per giunta non si trattava di una società capitalistica sviluppata, ma della creazione delle premesse primordiali, fondamentali per un effettivo sviluppo del capitalismo. Quest’ultima circostanza ha una particolare importanza quando si vuole stabilire un parallelo fra l’atteggiamento di Marx verso le idee americane sulla «ripartizione nera», e l’atteggiamento dei socialdemocratici russi verso il movimento contadino contemporaneo. Nella sua rivista, Kriege non dava materiali per uno studio delle concrete particolarità sociali della società americana o per mettere in luce la vera natura del movimento dei riformatori agrari di allora i quali tendevano alla soppressione della rendita. Kriege invece (proprio come i nostri «socialisti-rivoluzionari») rivestiva la questione della rivoluzione agraria con frasi enfatiche e piene di promesse lusingatrici. «Ogni povero – scriveva Kriege – si trasformerà in un membro utile della società non appena gli verrà data la possibilità di compiere un lavoro produttivo. Questa possibilità gli sarà assicurata per sempre non appena la società gli darà un pezzo di terra che gli permetta di nutrirsi e di nutrire la sua famiglia… Se questa immensa estensione di terra (i 1.400 milioni di acri delle terre statali dell’America del Nord) sarà sottratta alla circolazione commerciale e assicurata alle forze del lavoro in quantità limitata (3), il pauperismo americano riceverà il colpo di grazia…». Al che Marx obbietta: «C’era da sperare che si sarebbe capito che non è in potere dei legislatori arrestare con decreti la trasformazione del regime patriarcale, caro a Kriege, in un regime industriale o di rigettare gli Stati industriali e commerciali del litorale orientale verso la barbarie patriarcale». Ecco dunque davanti a noi un vero e proprio piano americano di ripartizione nera: la terra sottratta alla circolazione commerciale, il diritto alla terra, la limitazione del possesso o del godimento della terra. E Marx, fin dal primo momento, interviene con una critica serena dell’utopismo, rileva l’inevitabilità della trasformazione del regime patriarcale in regime industriale, cioè, per parlare il linguaggio dei nostri giorni, l’ineluttabilità dello sviluppo del capitalismo. Ma sarebbe un grande errore pensare che i sogni utopistici dei partecipanti al movimento abbiano indotto Marx a prendere un atteggiamento negativo verso il movimento stesso in generale. Niente di tutto questo. Già fin d’allora, ai primi inizi della sua attività letteraria, Marx sapeva discernere la reale essenza progressiva del movimento dagli orpelli vistosi della sua ideologia. Marx nella seconda parte della sua critica, intitolata: «L’economia (cioè l’economia politica) del ‘Tribuno del Popolo’ e il suo atteggiamento verso la giovane America» (4), scriveva: «Riconosciamo in pieno la legittimità storica del movimento dei nazional-riformisti americani. Sappiamo che questo movimento mira a ottenere un risultato il quale, in questo momento darebbe, è vero, impulso allo sviluppo dell’industrialismo nella moderna società borghese, ma che, essendo frutto di un movimento proletario, nell’attacco alla proprietà fondiaria in generale e in un attacco alla proprietà fondiaria nelle condizioni oggi esistenti in America in particolare, deve ineluttabilmente procedere oltre, in forza delle sue proprie conseguenze, verso il comunismo. Kriege, che assieme ai comunisti tedeschi a New York ha aderito al movimento contro la rendita [‘Anti-Rent-Bewegung’], adorna questo semplice fatto di frasi enfatiche senza curarsi di esaminare l’essenza del movimento. Egli dimostra così di non avere un’idea chiara del nesso esistente tra la giovane America e le condizioni sociali dell’America. (…)». La critica di Marx è tutta imperniata di bruciante sarcasmo. Egli sferza Kriege appunto per gli stessi tratti delle sue concezioni che noi osserviamo oggi nei «socialisti-rivoluzionari»: regno delle frasi, utopie piccolo-borghesi presentate come il più alto utopismo rivoluzionario, incomprensione delle basi reali del regime economico moderno e del suo sviluppo. Marx, che allora era soltanto un ‘futuro’ economista, indicava con mirabile perspicacia la funzione dello scambio, dell’economia mercantile. Se i contadini non scambieranno la terra, egli dice, essi scambieranno i prodotti della terra. E questo vuol dire tutto! Questo modo di porre la questione è applicabile in larghissima misura al movimento contadino russo e ai suoi ideologi «socialisti» piccolo-borghesi. Ma, nello stesso tempo, Marx è ben lontano dal «negare» semplicemente questo movimento piccolo-borghese, dall’ignorarlo come farebbe un dottrinario, dal temere, come molti aridi eruditi, di sporcarsi le mani venendo a contatto con la democrazia rivoluzionaria piccolo-borghese. Pur schernendo senza pietà l’assurdo travestimento ideologico del movimento, Marx, con la lucidità del materialista, si sforza di determinare l’essenza storica ‘reale’ e le conseguenze inevitabili che devono prodursi in forza delle condizioni obiettive, indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza, dai sogni e dalle teorie di questa o quella persona. Perciò Marx non biasima, ma approva interamente l’appoggio che i comunisti danno a tale movimento. Marx si mette da un punto di vista dialettico, cioè considera il movimento in tutti i suoi aspetti, tenendo conto del passato e dell’avvenire, rileva il lato rivoluzionario dell’attentato alla proprietà fondiaria e riconosce nel movimento piccolo-borghese una forma primitiva originale del movimento proletario comunista. Ciò che voi sognate di ottenere con questo movimento, dice Marx rivolgendosi a Kriege, non l’otterrete: invece della fratellanza, avrete l’isolamento piccolo-borghese; invece dell’inalienabilità dei lotti contadini, avrete l’attrazione della terra nell’orbita della circolazione mercantile; invece di un colpo inferto ai rapaci speculatori, avrete una base più estesa per lo sviluppo capitalistico. Ma il flagello capitalistico che voi pensate invano di poter evitare, storicamente è un bene perché affretterà grandemente lo sviluppo sociale e avvicinerà di molto le nuove forme superiori del movimento comunista. Il colpo inferto alla proprietà fondiaria faciliterà gli inevitabili colpi ulteriori contro la proprietà in generale; l’intervento rivoluzionario di una classe inferiore e la trasformazione che assicurerà provvisoriamente, e tutt’altro che a tutti, un modesto benessere, faciliterà l’ulteriore inevitabile azione rivoluzionaria della classe che sta più in basso e una trasformazione la quale assicurerà effettivamente a tutti i lavoratori una felicità umana completa”” [V.I. Lenin, ‘Marx sulla «ripartizione nera» americana, Vperiod, n. 15, aprile 1905] [(in) V.I. Lenin, ‘Teoria della questione agraria’, Roma; 1972] [(1) Lenin, riferendosi alla ripartizione nera (ugualitaria) delle terre sostenuta in Russia da una corrente dei populisti, usa questo stesso termine per la distribuzione delle terre incolte in America, n.d.t.; (2) Lenin aveva ricordato questo articolo di Marx nella sua lettera sul programma agrario del POSDR al II Congresso del partito stesso, pubblicata nel ‘Vperiod’, n. 12, 29 (16) marzo 1905, n.d.t.; (3) Ricordatevi che cosa scriveva la ‘Revoliutsionnaia Rossia’, cominciando dal n. 8, sul passaggio delle terre dal capitale al lavoro, sull’importanza delle terre demaniali in Russia, sul godimento egualitario della terra, sull’idea borghese di immettere le terre nella circolazione commerciale, ecc. Proprio come Kriege!; (4) ‘Okonomie des Volkstribunen und seine Stellung zum jungen Amerika’, in Marx-Engels Gesamtausgabe, Erste Abteilung, Band 5, pp. 10-13, n.d.t] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 205-207, 209)”,”MADS-736″
“LENIN V.I.”,”Lo sviluppo del capitalismo.”,”‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ opera che conclude la polemica contro il populismo russo, completa “”una autentica rivoluzione teorica”” mostrando il retroterra di analisi scientifica che supportava l’elaborazione politica di Lenin La parte teorica di uno degli scritti fondamentali di Lenin E’ una scelta di parti dell’opera di Lenin ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (parte teorica) La teoria della realizzazione. LEND-019-FV V.I. Lenin, Lo sviluppo del capitalismo, Editori Riuniti, Roma, 1972 La teoria della realizzazione. L’assoluta erroneità delle concezioni che chiamano in causa il mercato estero nella questione della realizzazione “”(4) La realizzazione del prodotto nella società capitalistica (e quindi anche la realizzazione del plusvalore) non può essere spiegata senza aver chiarito 1) che il prodotto sociale, al pari di quello individuale, si scompone, per quel che concerne il valore, in tre parti, e non in due (in capitale costante + capitale variabile + plusvalore, e non soltanto in capitale variabile + plusvalore, come insegnavano Adam Smith e, dopo di lui, tutta l’economia politica fino a Marx), e 2) che, per quel che concerne la sua forma naturale, esso deve essere diviso in due grandi sezioni: mezzi di produzione (consumati produttivamente) e beni di consumo (consumati individualmente). Stabilite queste tesi teoriche fondamentali, Marx ha spiegato a fondo il processo di realizzazione del prodotto in generale e del plusvalore in particolare nella produzione capitalistica, mettendo a nudo l’assoluta erroneità delle concezioni che chiamano in causa il mercato estero nella questione della realizzazione. (5) La teoria della realizzazione di Marx ha fatto luce anche sulla questione del consumo e del reddito nazionale. Da quanto abbiamo esposto risulta automaticamente che una questione del mercato interno come questione a sé, indipendente da quella del grado di sviluppo del capitalismo, non esiste affatto. Ecco appunto perché la teoria di Marx non la pone mai e in nessun luogo come questione a sé. Il mercato interno sorge quando sorge l’economia mercantile; esso è creato dallo sviluppo di questa economia mercantile, e il grado raggiunto dalla divisione sociale del lavoro determina il livello del suo sviluppo; esso si estende con l’estendersi dell’economia mercantile dai prodotti alla forza-lavoro, e solo nella misura in cui quest’ultima si trasforma in merce il capitalismo abbraccia tutta la produzione del paese, sviluppandosi principalmente nel campo dei mezzi di produzione, che nella società capitalistica occupano un posto sempre più importante. Il «mercato interno» per il capitalismo è creato dallo stesso capitalismo nel corso del suo sviluppo, che approfondisce la divisione sociale del lavoro e divide i produttori diretti in capitalisti e operai. Il grado di sviluppo del mercato interno è anche il grado di sviluppo del capitalismo nel paese. Porre la questione dei limiti del mercato interno indipendentemente da quella del grado di sviluppo del capitalismo (come fanno gli economisti populisti) è un errore. Perciò la questione: come si forma il mercato interno per il capitalismo russo? si riduce a quest’altra: come e in qual direzione si sviluppano i diversi aspetti dell’economia nazionale russa? In che cosa consiste il nesso e l’interdipendenza di questi diversi aspetti?”” (inserire in Cas3 L e in Pc salone) (già in sito Marx) (pag 73-74) [V.I. Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo’, Roma, 1972]”,”LEND-019-FV”
“LENIN Vladimir I.; a cura di J.J. MARIE”,”Que faire?”,”””L’erreur capitale de ceux qui polémiquent aujourd’hui contre ‘Que faire?’ consiste à isoler complètement cette oeuvre de la situation historique déterminée où elle est née, de la période déjà fort lointaine du développement de notre Parti au cours de laquelle elle a été rédigée. Parvus () (sans parler de nombreux mencheviks) illustre de façon très frappante cette erreur, lui qui, plusieurs années après la parution de la brochure, en a critiqué les idées exagérées ou fausses sur l’organisation des révolutionnaires professionnels. Aujourd’hui des déclarations de ce genre paraissent bien risibles: il semble que l’on veuille ignorer toute une période du développement de notre Parti, faire fi de conquêtes pour lesquelles il a fallu naguère se battre, mais qui, depuis longtemps déjà sont assurées et on fait leur oeuvre. Critiquer aujourd’hui les exagérations de l”Iskra’ (‘en 1901 et 1902!’) sur l’organisation des révolutionnaires professionnels équivaut, ‘après’ la guerre russo-japonaise, à reprocher aux Japonais d’avoir surestimé l’armée russe et d’avoir en conséquence préparé trop soigneusement la guerre contre elle. Les Japonais devaient rassembler toutes leurs forces pour combattre le plus grand nombre possible de troupes russes et remporter la victoire. Malheuresement nombreux sont ceux qui jugent de notre Parti, de loin, sans connaître son histoire, sans voir que ‘maintenant’ l’idée de l’organisation des révolutionnaires professionnels a ‘déjà’ remporté une victoire complète. Cette victoire aurait été impossible si l’on ne l’avait pas inculquée «avec exagération» à ceux qui en contrecarraient la réalisation. ‘Que faire?’ est un «résumé» de la tactique de l”Iskra’ et de sa politique d’organisation pendant les années 1901 et 1902. Exactement un «résumé», rien de plus, rien de moins. Il suffit de se donner la peine d’étudier l”Iskra’ des années 1901 et 1902 pour s’en convaincre pleinement. Juger de ce résumé sans connaître la lutte de l”Iskra’ contre «l’economisme» alors ‘prépondérant’, c’est tout simplement parler en l’air. L”Iskra’ s’est battue pour la création d’une organisation de révolutionnaires professionnels, elle s’est battue avec une énergie particulière pendant les années 1901 et 1902, elle a terrassé «l’économisme» alor prépondérant, elle a ‘réussi à créer’ définitivement cette organisation en 1903, et elle l’a maintenue de 1901-1902 jusqu’à aujourd’hui malgré la scission de iskristes, malgré l’extrême agitation qui a régné à l’époque de la tempête et de la ruée, elle l’a maintenue pendant tout le cours de la révolution russe. Et maintenant que la lutte pour la création de cette organisation est depuis longtemps terminée, maintenant que les semailles sont achevées, que le grain a mûri et que la moisson est récoltée certains viennent déclamer sur «l’exagération que constitue l’idée d’une organisation de révolutionnaires professionnels»! N’est-ce pas ridicule?”” [Lénine, Préface du recueil «douze années”” [Cette préface de Lénine présente successivement touts les textes publiés dans ce recueil en 1907. Nous avons traduit intégralement la partie consacrée à ‘Que faire?’ (note de J.J. Marie)] [(in) Lénine, ‘Que faire?’] (pag 44-45) [() (…) ‘Parvus écrivit en novembre 1903 un article contre les conceptions organisationnelles de Lénine dans ‘Aus der Weltpolitik’, auquel Lénine fait allusion dans sa lettre a l”Iskra’, ‘Pourquoi ai-je abandonné la rédaction de l’Iskra?’: «meme le bon Parvus s’est mis en campagne contre la tendance à rassembler tous les fils dans une seule main et a «commander» (sic) aux ouvriers à partir d’une quelconque Genève (‘Aus der Weltpolitik’, V. Jahrg n° 48, 30-XI-1903)». Il en écrivit un second publié dans l”Iskra’ en 1905, repris dans son livre ‘La Russie et la Révolution’ () et dont nous publions des extraits’ (J.J.M.); () publiée en 1907 à Saint-Pétersbourg] (pag 316 e 289) ‘Studiate l’Iskra. Il ‘Che fare?’ è una sintesi della tattica e della politica di organizzazione dell’Iskra’ “”L’errore capitale di coloro che oggi discutono contro ‘Che fare?’, isolare completamente quest’opera dalla situazione storica definita in cui è nata, dal periodo già molto lontano dallo sviluppo del nostro partito in cui è stato scritto. Parvus () (per non parlare di molti menscevichi) illustra in modo calzante questo errore, lui che, parecchi anni dopo la pubblicazione dell’opuscolo, ne ha criticato le idee esagerate o false sull’organizzazione dei rivoluzionari professionisti. Oggi, tali dichiarazioni sembrano molto ridicole: sembra che si voglia ignorare un intero periodo di sviluppo del nostro partito, ignorare le conquiste per le quali era necessario combattere, ma che per lungo tempo sono già state assicurate e stanno facendo il loro lavoro. Criticare oggi le esagerazioni dell’Iskra ‘(‘ nel 1901 e nel 1902! ‘) sull’organizzazione dei rivoluzionari professionisti equivale,’ dopo ‘la guerra russo-giapponese, a rimproverare i giapponesi per aver sovrastimato l’esercito russo e di conseguenza preparato con troppa cura la guerra contro di esso. I giapponesi dovevano riunire tutte le loro forze per combattere quante più truppe russe possibili e ottenere la vittoria. Sfortunatamente, ci sono molti che giudicano il nostro Partito da lontano, senza conoscerne la storia, senza vedere che “”ora”” l’idea dell’organizzazione dei rivoluzionari professionisti ha già ottenuto una vittoria completa. Questa vittoria sarebbe stata impossibile se non fosse stata inculcata “”con esagerazione”” a coloro che ne ostacolarono la realizzazione. “”Che fare?”” è un “”riassunto”” della tattica dell’Iskra e della sua politica di organizzazione, niente di più, niente di meno. Prendetevi la briga di studiare l’Iskra degli anni 1901 e 1902 per essere pienamente convinti. Giudicare questa sintesi senza conoscere la lotta di ‘Iskra’ contro ‘l’economismo’, allora ‘preponderante’ significa semplicemente parlare a vuoto. L ‘””Iskra”” ha combattuto per la creazione di un’organizzazione di rivoluzionari professionali, ha combattuto con particolare energia durante gli anni 1901 e 1902, ha sconfitto “”l’economismo”” prevalente, è “”riuscita a creare definitivamente questa organizzazione nel 1903, e a mantenerla dal 1901 al 1902 fino a oggi, nonostante la scissione di iskristi, nonostante l’estrema agitazione che prevaleva al momento della tempesta e della lotta, lo mantenne per tutto il corso della rivoluzione russa. E ora che la lotta per la creazione di questa organizzazione è stata da tempo finita, ora che la semina è finita, il grano è maturato e il raccolto è stato raccolto, alcuni stanno declamando sulla “”esagerazione dell’idea di organizzazione di rivoluzionari professionisti “”! Non è ridicolo? “”[Lenin, Prefazione alla Collezione”” Dodici anni “”] [Questa prefazione di Lenin presenta successivamente tutti i testi pubblicati in questa raccolta nel 1907. Abbiamo tradotto per intero la sezione dedicata a”” Cosa fare? “” (nota di JJ Marie)] [() (…) ‘Parvus scrisse nel novembre 1903 un articolo contro le concezioni organizzative di Lenin in’ Aus der Weltpolitik ‘, a cui Lenin fa riferimento nella sua lettera a’ Iskra ‘ ‘Perché ho abbandonato la redazione dell’ Iskra?’ “”Anche il buon Parvus ha fatto una campagna contro la tendenza a raccogliere tutti i fili in una mano e a “”comandare”” (sic) i lavoratori in da una qualsiasi Ginevra (‘Aus der Weltpolitik’, V. Jahrg No. 48, 30-XI-1903). Ne scrisse un secondo pubblicato su “”Iskra”” nel 1905, incluso nel suo libro “”Russia and the Revolution”” () e di cui pubblichiamo estratti “”(J.J.M.); () pubblicato a San Pietroburgo nel 1907] (pag 316 e 289) [(in) Lenin, ‘Che fare?’, Parigi, 1966, cura di JJ Marie] (pagina 44-45) [Lenin-Bibliographical -Materiali] [LBM ]”,”LEND-677″ “LENIN V.I., a cura di Jean-Michel PALMIER”,”Sur l’art et la littérature. Tome III.”,”La questione dell’ assimilazione “”Quant au rythme général du processus d’assimilation des nations dans le cadre actuel du capitalisme avancé, on peut s’en faire une idée approximative en se référant, par exemple, aux données, sur l’émigration vers les Etats-Unis d’Amérique du Nord. L’Europe y a laissé partir en dix ans, de 1891 à 1900, 3,7 milions de personnes; et en neuf ans, de 1901 à 1909, 7,2 millions de personnes. Le recensement de 1900 a dénombré aux Etats-Unis plus de 10 millions d’étrangers. L’Etat de New York, où ce même recensement a enregistré plus de 78.000 Autrichiens, 136.000 Anglais, 20.000 Français, 480.000 Allemands, 37.000 Hongrois, 425.000 Irlandais, 182.000 Italiens, 70.000 Polonais, 166.000 personnes originaires de Russie (pour la plupart des Juifs), 43.000 Suédois, etc., ressemble à un moulin en train de broyer les distinctions nationales. Et ce qui se passe à New York dans de vastes proportions internationales se produit aussi dans ‘chaque’ grande ville et ‘chaque’ localité industrielle. Quiconque n’a pas sembré dans les préjugés nationalistes ne peut pas ne pas voir dans ce processus d’assimilation des nations par le capitalisme un immense progrès historique, la destruction de la routine nationale des différents coins perdus, notamment dans les pays arriérés tels que la Russie”” (pag 29)”,”LEND-202-B” “LENIN V.I. LANSBURY LITVINOV RADEK CICERIN ZINOVIEV BASHANOW BRONSKI BUCHARIN GOODE KRUMIN LOMOW RYKOV MILJUTIN STRUMILIN TOMSKI TROTSKY GORKI KALININ LOSOVSKIJ KRUPSKAIA LUNACHARSKIJ”,”Russische Korrespondenz. Jahrgang I. Band 1. Januar-Juli 1920.”,”Tra i moltissimi articoli: – Trotsky, Sull’organizzazione dell’ Armata Rossa in Russia (VI-VII, 28)”,”EMEx-114″ “LENIN V.I.”,”Sul partito.”,”Tutti i brani citati compresi quelli delle note fanno riferimento alla traduzione e alal datazione di V.I. Lenin, ‘Opere complete’, Editori Riuniti, 1955-. “”Il movimento rivoluzionario in Russia, estendendosi rapidamente a sempre nuovi strati della popolazione, crea tutta una serie di organizzazioni indipendenti dai partiti. L’esigenza dell’unità erompe qui tanto più vigorosa, quanto più è stata repressa e conculcata. Di continuo sorgono organizzazioni di questo o di quel tipo, spesso completamente amorfe, e il loro carattere è molto originale. Mancano ad esse quei contorni netti che sono propri delle organizzazioni europee. I sindacati assumono un carattere politico. La lotta politica si fonde con quella economica – nella forma dello sciopero, per esempio, – dando vita a forme miste di organizzazioni provvisorie, o più o meno permanenti. Il rigoroso spirito di partito è il compagno di viaggio e il frutto di una lotta di classe molto evoluta. E, d’altro canto, nell’interesse di una lotta di classe aperta e ampia, è indispensabile sviluppare un rigoroso spirito di partito. Pertanto, il partito del proletariato cosciente, la socialdemocrazia, combatte con assoluta legittimità contro l’assenza d’ogni spirito di partito, lavora instancabilmente per costruire un partito operaio socialista, fedele ai principi e saldamente coeso. Questo lavoro avrà successo tra le masse solo nella misura in cui lo sviluppo del capitalismo dividerà sempre più profondamente il popolo in classi, inasprendo le contraddizioni di esse”” [Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito’, novembre-dicembre 1905, pag 87-88] [(in) V.I. Lenin, ‘Sul partito’, Roma, 1978]”,”LEND-679″ “LENIN V.I. (LÉNINE N.) ZINOVIEV Grigori”,”Contre le Courant. Tome premier, 1914-1915.”,”Contiene l’importante saggio di Lenin ‘Le krach de la IIe Internationale’ (Il crollo della 2° Internazionale) (pag 143-183) e il ‘Disfattismo nella guerra imperialista’ (pag 116-121) Traduit par V. SERGE & PARIJANINE, Préface N. LÉNINE, note,”,”LEND-029-FL” “LENIN V.I. (LÉNINE N.) ZINOVIEV Grigori”,”Contre le Courant. Tome second, 1915-1917.”,”Contiene: ‘Zimmerwald et Kienthal’ di Zinoviev (1916) (pag 75-86) ‘Le conclusions d’un débt sur le droit des nations à se définir elles-mêmes’ (Lenin) (1916) (pag 120-153) ‘La IIe Internationale et le problème de la guerre’ (Zinoviev) (1916) (pag 196-245)”,”LEND-030-FL” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Vittorio STRADA”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”Il Che fare? di Vladimir Il’ic Ul’janov Lenin, il testo fondatore del bolscevismo, fu scritto settant’anni fa, tra l’autunno del 1901 e il febbraio del 1902, e fu pubblicato per la prima volta a Stoccarda nel marzo del 1902. “”Ma una socialdemocrazia antirivoluzionaria è l’impensabile come il fuoco bagnato o l’acqua secca”” (pag 238) (appendici al ‘Che fare?)”,”LEND-031-FL” “LENIN Vladimir Ilic KRUPSKAYA N. BUBNOV A. LONDARSKOI M. PODVOISKY N. FLEROVSKY I. KHOKHRYAKOV A. ANTONOV-OVSEYENKO V. BLAGONRAVOV G. NEVSKY V. DZENIS O. LUNACHARSKY A. ILYIN-ZHENEVSKY A. BELYSHEV A. KOLBIN I. YEGOROV A. VASILYEV V. SVESHNIKOV N, MALAKHOVSKY V. SOKOLOV S. IZMAILOV N. PETROVSKY G. DYBENKO P. MALYANTOVICH P.”,”Petrograd, October 1917. Reminiscences.”,”These are the reminiscences of active participants un the armed uprising in Petrograd which began on October 25 (November 7) 1917; most of them were published between 1919 and 1930 in such journals as Proletarskaya revolyutsiya (Proletarian Revolution), Katorga i Ssylka (Prison and Exile), Krasnaya Letopis (Red Annals). Publisher’s Note, Notes, foto, documenti, Appendix: In the Winter Palace on October 25-26, 1917. P. Malyntovich,”,”RIRO-171-FL” “LENIN V.I. GORTER H. TROTSKY L. BELA KUN”,”Dibattito sull’ estremismo.”,”Contiene i testi: Lenin ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’ (1920), Gorter: ‘Risposta e Lenin’ (1920), Trotsky: ‘Risposta al compagno Gorter’ (1920), Bela Kun: ‘Dal settarismo alla controrivoluzione’ Trotsky, ‘Risposta al compagno Gorter’ (discorso pronunciato da T. nella seduta del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista del 24 novembre 1920) Lenin (pag 52-53) “”La negazione del partito e della disciplina di partito: ecco il ‘risultato al quale è giunta’ l’opposizione. E ciò equivale al completo disarmo del proletariato ‘a favore della borghesia’. Ciò equivale appunto a quella dispersione, a quella incostanza, a quella incapacità di esser fermi, di essere uniti, di coordinare le azioni che sono proprie della piccola borghesia e che rovinano inevitabilmente ogni movimento rivoluzionario del proletariato se vengono trattate con indulgenza. Da punto di vista del comunismo, negare il partito, significa voler saltare dalla vigilia del crollo del capitalismo (in Germania), non alla fase più bassa o a quella media, ma alla fase superiore del comunismo. Noi in Russia (nel terzo anno dopo l’abbattimento della borghesia) muoviamo i primi passi sulla via del passaggio dal capitalismo al socialismo, ossia alla fase inferiore del comunismo. Le classi hanno continuato ad esistere ed esisteranno ancora ‘per anni’, dappertutto, anche ‘dopo’ la conquista del potere da parte del proletariato. … finire (pag 52-53)”,”LEND-001-FC” “LENIN V.I.”,”Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi.”,”””(…) è evidente che la mèta finale della lotta mediante gli scioperi è, in regime capitalistico, la distruzione dell’apparato statale, l’abbattimento di quel potere statale di classe. In uno Stato proletario di tipo transitorio, qual è il nostro, l’obiettivo finale di ogni sciopero non può essere invece, che il rafforzamento dello Stato proletario e del potere statale della classe proletaria mediante la lotta contro le degenerazioni burocratiche di questo Stato, contro i suoi errori e le sue debolezze, contro gli appetiti di classe dei capitalisti che cercano di sottrarsi al suo controllo, ecc.”” (pag 470) Prosegue Lenin: il ricorso allo sciopero in uno stato proletario può essere giustificato da una parte dalle degenerazioni burocratiche di questo stato e dalle sopravvivenze del vecchio capitalismo, dalla mancanza di formazione politica e dall’arretratezza culturale delle masse lavoratrici (pag 470) (Lenin, Progetto di tesi sulla funzione e i compiti dei sindacati nelle condizioni create dalla nuova politica economica, 30 dicembre 1921)”,”LEND-002-FC” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere scelte.”,”””Le prime opere del marxismo giunto a maturità, la ‘Miseria della filosofia’ e il ‘Manifesto del Partito comunista’, appartengono appunto al periodo che precede immediatamente la rivoluzione del 1848. Grazie a questa circostanza, noi troviamo in esse, in una certa misura, accanto all’esposizione dei principi generali del marxismo, un riflesso della situazione rivoluzionaria concreta di quel tempo; conviene quindi, io credo, studiare ciò che gli autori di queste opere dicono dello Stato, immediatamente prima di esporre le loro conclusiomni sull’esperienza degli anni 1848-1851. «… La classe lavoratrice – scrive Marx – …. .. finire “”Vediamo qui formulata una delle più notevoli e importanti idee del marxismo a proposito dello Stato, l’idea della «dittatura del proletariato» (espressione che Marx ed Engels cominciano ad usare dopo la Comune di Parigi) vi troviamo in seguito una definizione dello Stato la Comune di Parigi) vi troviamo in seguito una definizione dello Stato del più alto interesse e che fa anch’essa parte delle «parole dimenticate» del maxismo: «lo Stato, vale a dire il proletariato organizzato come classe dominante». Questa definizione dello Stato non solo non è mai stata commentata nella letteratura di propaganda e di agitazione che predomina nei partito socialdemocratici ufficiali. Peggio ancora, essa è stata dimenticata appunto perché è assolutamente inconciliabile col riformismo e perché contrasta in modo irriducibile con i pregiudizi opportunistici abituali e con le illusioni piccolo-borghesi sullo «sviluppo pacifico della democrazia». Il proletariato ha bisogno di uno Stato, ripetono tutti gli opportunisti, i socialsciovinismo e i kautskiani, assicurando che questa è la dottrina di Marx, ma «’dimenticando’» di aggiungere che innanzi tutto il proletariato, secondo Marx, ha bisogno unicamente di uno Stato in via di estinzione, organizzato cioè in modo tale che cominci subito ad estinguersi, e non possa non estinguersi. E, in secondo luogo, che i lavoratori hanno bisogno dello «Stato», «cioè del proletariato organizzato come classe dominante». Lo Stato è un’organizzazione particolare della forza, è l’organizzazione della violenza destinata a reprimere una certa classe. Qual è, dunque, la classe che il proletariato deve reprimere? Evidentemente una sola: la classe degli sfrutturatori, vale a dire la borghesia. I lavoratori hanno bisogno dello Stato solo per reprimere la resistenza degli sfruttatori, e solo il proletariato è in grado di dirigere e di attuare questa repressione, perché il proletariato è la sola classe rivoluzionaria fino in fondo, la sola classe capace di unire tutti i lavoratori e tutti gli sfruttati, nella lotta contro la borghesia, per soppiantarla completamente”” (pag 866-867)”,”LEND-020-FV” “LENIN V.I. (LÉNINE)”,”Sur la démocratie socialiste.”,”Tesi e rapporto sulla democrazia borghese e la dittatura del proletariato, 4 marzo, 1° primo congresso dell’ Internazionale comunista, 2-6 marzo 1919 (pag 51-) Kautsky sostiene che i soviets devono giocare solo un ruolo economico e non devono essere considerati una organizzazione dello Stato (pag 68) Hilferding propone di riunire per via legislativa il sistema dei soviet e l’Assemblea nazionale. Questa proposta è stata poi approvata dal partito indipendente tedesco, l’11 febbraio (pag 68)”,”LEND-680″ “LENIN V.I. MARX K. ENGELS F., a cura di Joachim MÜLLER, collaborazione di Bernd DULAK Gudrun RAU Ingeborg GUSCHEWSKI Inge HILGERT Gabriele LEBISCH e altri”,”Über die Frau und die Familie. Auswahlband.”,”‘Sulla donna e la famiglia. Antologia’ ‘Was die Frauen den Klassikern verdanken’ ‘Über die Unterdrückung und Ausbeutung der werktätigen Frau in den antagonistischen Klassengesellschaften’ (“”Sull’oppressione e lo sfruttamento della lavoratrice nelle società classiche antagoniste””) Lavoro femminile nell’industria capitalistica Lavoro femminile in agricoltura Donne e lotta di classe Für die Gleichberechtigung und die Befreiung der Frau (Per l’uguaglianza e la liberazione delle donne) Sull’amore, il matrimonio e la famiglia Liberazione della donna nel socialismo e nel comunismo Ricordi su Lenin”,”LEND-682″ “LENIN V.I.”,”Lénine. Oeuvres. Tome 39. Cahiers de l’ imperialisme.”,” “”Social-imperialisme et radicalisme de gauche’ (pag 791) Socialimperialismo e radicalismo di sinistra “”A propos de l’article “”L’impérialisme et la scission du socialisme”” (tendenze al parassitismo, opportunismo, imperialismo popolare russo (K. Leuthner) (pag 799-802)”,”LEND-021-FV” “LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”El Estado y la Revolución. La doctrina marxista del Estado y las tareas del proletariado en la revolución. La restauración de la teoría marxista.”,”Prefacio, Notas, Palabras finales a la primera edición, Indice de los nombres, Biblioteca Jóvenes,”,”ELCx-001-FL” “LENIN Valdimir Ilic; CERVETTO Arrigo”,”Lenin y la revolución china. Material inflamable en la politica mundial y otros escritos”,”Prefacio, Notas, Apéndice: El internacionalismo y la cuestión crucial de la contrarrevolución estalinista, Indice de los nombres, Biblioteca Jóvenes,”,”ELCx-002-FL” “LENIN Valdimir Ilic CERVETTO Arrigo MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Reactionary Terrorism, Imperialist Europeanism, Communist Internationalism.”,”Editor’s Note, Preface, Premise, Introduction – Lenin on Terrorism, Foreword, Conclusions, Index of Personal Names,”,”ELCx-003-FL” “LENIN V.I.”,”Opere I. 1893-1894. Nuovi spostamenti economici nella vita contadina (1893) – A proposito della cosiddetta questione dei mercati (1893) – Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici? (1894) – Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del Signor Struve.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1954; presente volume curato da A. Carpitella, per la traduzione e da E. Fubini, A. Herzel, M.A. Manacorda, E. Robotti e I. Solfrini per la revisione redazionale Cogliere la differenziazione. Il libro di Postnikov sul mutamento economico sociale nelle campagne russe. “”Può sembrare che in questa constatazione della differenziazione tra i contadini non vi sia niente di nuovo: in generale se ne fa menzione quasi in ogni opera dedicata all’economia contadina. Ma in realtà si menziona di solito questo fatto senza annettervi importanza, lo si considera non sostanziale o persino fortuito; si ritiene possibile parlare di un’azienda contadina tipica, caratterizzandola con cifre medie; si discute l’importanza di varie misure pratiche valevoli per tutti i contadini. Nel libro di Postnikov si scorge una protesta contro simili modi di vedere. Egli sottolinea (e più di una volta) «l’enorme eterogeneità nelle condizioni economiche delle singole famiglie all’interno dell”obstcina’ (p. 323), e si scaglia contro «la tendenza a considerare il ‘mir’ contadino come un qualcosa di organico e di omogeneo, quale viene tuttora concepito dai nostri intellettuali di citta» (p. 351). «Le indagini statistiche degli ‘zemstvo’ dell’ultimo decennio – egli dice – hanno chiarito che la nostra ‘obstcina’ rurale non è affatto un’unità omogenea, quale appariva ai nostri pubblicisti degli anni settanta, e che negli ultimi decenni si è verificata in essa una differenziazione della popolazione in gruppi il cui tenore di vita è molto diverso» (p. 323)”” (pag 8-9) Lenin, Nuovi spostamenti economici nella vita contadina (1893)“,”LEND-685-1” “LENIN V.I.”,”Opere. II. 1895-1897. Friedrich Engels – Commento alla legge sulle multe inflitte agli operai nelle fabbriche e nelle officine – Aziende ginnasiali e ginnasi correzionali – Agli operai e alle operaie della Thornton – A che cosa pensano i nostri ministri? – Progetto di spiegazione del programma del partito socialdemocratico – Al governo zarista – Le caratteristiche del romanticismo economico – A proposito di un articolo di giornale – I compiti dei socialdemocratici russi – L’«Unione di lotta» agli operai e ai socialisti di Pietroburgo – Il censimento del 1894-1895 degli artigiani del governatorato di Perm e i problemi generali dell’ industria «artigiana» – Perle della progettomania populista – Quare eredità respingiamo?”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1954 “”L’autore [Iugiakov, articoli pubblicati sulla ‘Russkoie Bogatstvo, 1895-1897, ndr] dice molto giustamente che la formula: «la scuola deve preparare l’uomo alla vita» è del tutto priva di contenuto e che la questione sta nel determinare che cosa occorre per la vita e «a chi occorre» (6). «””A chi occorre l’istruzione media”” significa: nell’interesse di chi, per il bene a vantaggio di chi si impartisce l’istruzione agli allievi della scuola media?» (7). Eccellente impostazione del problema! Ci congratuleremmo sinceramente con il sig. Iugiakov, se … se tutti questi preamboli non si rivelassero, nell’esposizione che segue, vuote frasi. «Forse nell’interesse, per il bene e a vantaggio dello Stato, della nazione, di questa o quella classe sociale, dello stesso individuo istruito». Qui incomincia la confusione: bisogna concludere che una società divisa in classi è compatibile con uno Stato senza classi, con una nazione senza classi, con individui che stanno al di sopra delle classi! Vedremo subito che non si tratta di un lapsus del sig. Iugiakov, ma che egli sostiene effettivamente un’opinione così assurda. «Se durante l’elaborazione del programma scolastico si tien conto degli interessi di classi, non si può parlare di un unico tipo generale di scuola media di Stato. In tal caso, gli istituti scolastici sono necessariamente di casta, e per di più non sono solamente istituti d’istruzione, ma istituti educativi, perchè oltre a impartire un insegnamento corrispondente agli interessi e ai problemi particolari di una casta, debbono dare agli allievi abitudini di casta e spirito corporativo, di casta» (7). La prima conclusione di questa tirata è che il sig. Iugiakov non comprende la differenza tra caste e classi e quindi confonde in modo inammissibile due concetti radicalmente diversi. In altri passi dello stesso articolo (cfr., p. es., p. 8) si rivela la stessa incomprensione, e ciò è ancor più sorprendente quando si pensi che in quest’articolo il sig. Iugiakov ha quasi afferrato la differenza sostanziale fra i due concetti. «Bisogna ricordare – afferma il sig. Iugiakov a p. 11 – che spesso (tuttavia non necessariamente) le organizzazioni politiche, economiche e culturali costituiscono talora un privilegio giuridico, talora un attributo di fatto di determinati gruppi della popolazione. Nel primo caso si hanno le caste, nel secondo le classi». E’ qui indicata con esattezza ‘una’ delle differenze che corrono tra la classe e la casta; si rileva cioè che le classi non si differenziano tra loro per i privilegi giuridici, ma per le condizioni di fatto, e che quindi le classi della società moderna presuppongono l”uguaglianza giuridica’. Ma sembra che il sig. Iugiakov non ignori un’altra differenza fra le caste e le classi: «…Noi .. ripudiammo allora (ossia dopo l’abolizione della servitù della gleba) … l’ordinamento feudale e di casta della vita nazionale, e quindi, il sistema della scuola chiusa, di casta. Attualmente la penetrazione del processo capitalistico fraziona la nazione russa non tanto in caste, quanto in classi economiche…» (8). Viene qui giustamente sottolineata una seconda caratteristica che differenzia la casta dalla classe nella storia d’Europa e della Russia: si afferma cioè che le caste sono un attributo della società feudale, e le classi della società capitalistica (). Se il sig. Iugiakov avesse riflettuto, anche solo un poco, su queste differenze e non si fosse lasciato prender la mano con tanta leggerezza dalla sua agile penna e il suo cuore di ‘Kleinbürger’, non avrebbe scritto né la surriferita tirata né altre stoltezze di questo genere: i programmi della scuola di classe debbono distinguersi in programmi per i ricchi e programmi per i poveri; nell’Europa occidentale i programmi di classe non hanno successo; la scuola di classe presuppone l’esclusività di classe, ecc. ecc.. Tutto ciò dimostra nel modo più lampante che, nonostante il titolo promettente, nonostante le frasi magniloquenti, il sig. Iugiakov non ha affatto compreso l’essenza della scuola di classe. Questa essenza, egregio signor populista, sta nel fatto che per tutti gli ‘abbienti’ l’istruzione è organizzata nello stesso modo ed è ugualmente accessibile. Solo nel termine di abbienti sta l’essenza della scuola di classe e la sua differenza dalla scuola di casta”” (pag 456-457) [() Essendo una delle forme delle differenze di classe, le caste presuppongono la divisione della società in classi. Quando parliamo semplicemente di classi, intendiamo sempre le classi della società capitalistica, non così rigidamente divise come le caste]”,”LEND-685-2″ “LENIN V.I.”,”Opere III. Lo sviluppo del capitalismo in Russia.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1956 Quest’opera di Lenin fu iniziata nel gennaio 1896 nel carcere di Pietroburgo e portata a termine in Siberia nel villaggio di Sciuscenskoie, dove Lenin scontava la condanna di tre anni inflittagli per attività svolta come membro ed animatore dell’ “”Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia”” (pag V) “”[S]orge naturalmente una domanda: ma dov’è la linea di confine tra il mercato interno e il mercato estero? Prendere il confine politico dello Stato sarebbe una soluzione troppo meccanica,; e sarebbe poi una soluzione? Se l’Asia centrale è mercato interno e la Persia mercato estero, come considerare Khiva e Bukhara? Se la Siberia è mercato interno e la Cina mercato estero, come considerare la Manciuria? Simili questioni non hanno grande importanza. L’importante è che il capitalismo non può esistere e sviluppare senza estendere continuamente la sfera del suo dominio, senza colonizzare nuovi paesi e trascinare i vecchi paesi non capitalistici nel turbine dell’economia mondiale. E questa particolarità del capitalismo si è manifestata e continua a manifestarsi con grandissima forza nella Russia posteriore alla riforma. Il processo di formazione del mercato per il capitalismo presenta, dunque, due aspetti, e precisamente: sviluppo del capitalismo in profondità, cioè ulteriore sviluppo dell’agricoltura capitalistica e dell’industria capitalistica in un dato territorio, determinato e circoscritto, e suo sviluppo in estensione, cioè ampliamento della sfera di dominio del capitalismo a nuovi territori. Conformemente al piano del presente lavoro, ci siamo limitati quasi esclusivamente al primo aspetto di tale processo, per cui riteniamo necessario sottolineare qui che l’altro aspetto ha una grandissima importanza. Uno studio in qualche modo completo del processo di colonizzazione delle regioni periferiche e dell’espansione del territorio russo dal punto di vista dello sviluppo del capitalismo richiederebbe un’opera speciale. Qui basta notare che la Russia, in conseguenza dell’abbondanza di terre libere ed accessibili alla colonizzazione nelle sue regioni periferiche, si trova in condizioni particolarmente vantaggiose rispetto ad altri paesi capitalistici ()’. [() La circostanza indicata nel testo presenta anche un altro aspetto. Lo sviluppo del capitalismo in profondità sul vecchio territorio, popolato da gran tempo; viene ritardato in conseguenza della colonizzazione delle regioni periferiche. La risoluzione delle contraddizioni proprie del capitalismo e da esso generate viene temporaneamente rinviata in conseguenza del fatto che il capitalismo può agevolmente svilupparsi in estensione. La simultanea esistenza, per esempio, delle forme d’industria più progredite e di forme di agricoltura semi-medioevali costituisce indubbiamente una contraddizione. Se il capitalismo russo non avesse avuto la possibilità di estendersi oltre i limiti del territorio già occupato all’inizio del periodo posteriore alla riforma, questa contraddizione fra la grande industria capitalistica e gli istituti arcaici presenti nella vita rurale (incatenamento dei contadini alla terra, ecc.) avrebbe dovuto portare rapidamente alla completa abolizione di questi istituti, a spianare completamente la via al capitalismo agrario in Russia. Ma la possibilità (per il fabbricante) di cercare e di trovare un mercato nelle regioni periferiche in via di colonizzazione e la possibilità (per il contadino) di rifugiarsi in nuove terre attenuano l’asprezza di tale contraddizione e rallentano la sua risoluzione. Va da sé che ‘tale’ rallentamento dello sviluppo del capitalismo equivale a preparare un suo sviluppo ancora maggiore e più ampio nel prossimo futuro””]”,”LEND-685-3″ “LENIN V.I.”,”Opere IV. Febbraio 1898-febbraio 1901. A proposito della nostra statistica delle fabbriche e delle officine – Recensione: Bogdanov, Breve corso di scienza economica – Nota sul problema della teoria dei mercati – Recensione: Parvus, Il mercato mondiale e la crisi agraria – Recensione: Gvozdev, I kulak usurai e la loro importanza economico-sociale – Recensione: La Russia industriale e commerciale – Ancora sulla teoria della realizzazone – Recensione, Karl Kautsky, Die Agrarfrage. Eine Uebersicht über die Tendenzen der modernen Landwirtschaft und die Agrarpolitik u.s.w. – Recensione, Hobson, L’evoluzione del capitalismo moderno – Il capitalismo nell’agricoltura – Risposta al Signor P. Nezdanov – Protesta dei socialdemocratici russi – Recensione, Karl Kautsky, Bernstein und das socialdemokratische Programm. Ein Antikritik – Articoli per la «Rabociaia Gazieta» – Progetto di programma del nostro partito – Una tendenza retrograda nella socialdemocrazia russa – A proposito della «profession de foi» – Sui tribunali industriali – Sugli scioperi – Una critica acritica – Progetto di dichiarazione delle redazioni dell’ «Iskra» e della «Zarià» – Perché è mancato poco che la «scintilla» si spegnesse – Progetto di accordo – Dichiarazione della redazione dell’ «Iskra» – Prefazione all’opuscolo «Le giornate di maggio a Kharkov» – I compiti urgenti del nostro movimento – La guerra cinese – La scissione dell’unione dei socialdemocratici russi all’estero – Nota del 29 dicembre 1900 – Note occasionali: I. Picchia, sì, ma non a morte, II. Perchè accelerare il corso dei tempi?, III. Una statistica oggettiva – Arruolamento forzato di 183 studenti – Il partito operaio e i contadini.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1957 Recensione al libro di Parvus ‘Il mercato mondiale e la crisi agraria’ (pag 65-66) Altre recensioni dei libri di Bogdanov, Gvozdev, Kautsky, Hobson “”Il signor Bulgakov ha però ripreso (p. 30 e sgg.) assolutamente senza motivo, l’impostazione puramente scolastica di questo problema degli economisti precedenti (il salario si attinge dalla produzione corrente oppure dalla produzione del periodo produttivo precedente?) e si è creato inutili difficoltà, «scartando» l’indicazione di Marx, il quale «contraddirebbe il suo punto di vista fondamentale», «ragionando come se» «il salario si attingesse non dal capitale, ma dalla produzione corrente» (p. 135). Marx non imposta affatto il problema in questa forma. Il signor Bulgakov sente la necessità di «scartare» l’indicazione di Marx perché cerca di applicare alla teoria di Marx un’impostazione del problema che a Marx è del tutto estranea. Una volta spiegato il processo della produzione sociale complessiva in relazione al consumo del prodotto da parte delle varie classi della società, e come i capitalisti anticipano il denaro necessario per la circolazione del prodotto, una volta spiegato tutto ciò, sapere se il salario si attinga dalla produzione corrente o da quella precedente non ha più alcuna importanza. Per questo Engels, che ha curato gli ultimi volumi del ‘Capitale’, dice nella prefazone al secondo volume che le speculazioni, per esempio di Rodbertus tendenti a stabilire «se il salario derivi dal capitale o dal reddito appartengono alla scolastica e sono definitivamente liquidate con la III sezione di questo secondo libro del ‘Capitale’» (‘Das Kapital’, II, Vorwordt, p. XXI)”” (Ivi, II, I, p. 25 – p. 66) (pag 64) (firmato Vladimir Ilin)”,”LEND-685-4″ “LENIN V.I.”,”Opere V. Maggio 1901 – febbraio 1902. Da che cosa cominciare? – Un nuovo eccidio – I persecutori degli Zemstvo e gli Annibali del liberalismo – Una preziosa confessione – Gli insegnamenti della crisi – I feudali al lavoro – Il congresso degli Zemstvo – La questione agraria e i «critici di Marx» – Il congresso di unificazione delle organizzazioni del POSDR all’estero, 21-22 settembre (4-5 ottobre) 1901 – La lotta contro gli affamati – Risposta al Comitato di Pietroburgo – La situazione all’estero – Norme carcerarie e condanna ai lavori forzati – Rassegna di politica interna – Prefazone all’opuscolo «documenti del congresso di unificazione» – La protesta del popolo finlandese – La rivista Svoboda – Un colloquio con i sostenitori dell’economismo – Il 25° anniversario dell’attività rivoluzionaria di G.V. Plekhanov – L’inizio delle manifestazioni – Una lettera degli «operai del Sud» – Anarchia e socialismo – A proposito del bilancio dello Stato – L’agitazione politica e il «punto di vista di classe» – Risposta a un «lettore» – Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento (1902).”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1958 Contiene: – Da che cosa cominciare – La questione agraria e i “”critici di Marx”” – Il venticinquesimo anniversario dell’attività rivoluzionaria d G.V. Plechanov – Anarchia e socialismo – Che fare? Engels e l’importanza della lotta teorica (pag 338-343) (in ‘Che fare?)”,”LEND-685-5″ “LENIN V.I.”,”Opere VI. Gennaio 1902 – agosto 1903. Materiali per l’elaborazione del programma del POSDR – Sintomi di bancarotta – Dalla vita economica della Russia. Le casse di risparmio – Rapporto della redazione dell’«Iskra» alla riunione (conferenza) dei comitati del POSDR – Il programma agrario della socialdemocrazia russa – Lettera ai membri degli «zemstvo» – Il gruppo «La lotta» – Lettera all’«Unione settentrionale» – Perchè la socialdemocrazia deve dichiarare una guerra risoluta e implacabile ai socialisti-rivoluzionari? – Due lettere a I.I. Radcenko – Avventurismo rivoluzionario – Lettera al comitato di Mosca – Prefazione alla seconda edizione dell’opuscolo «I compiti dei socialdemocratici russi» – Il progetto di una nuove legge sugli scioperi – Lettera alla redazione del «Iuzny Raboci» – Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi – Lotta politica e politicantismo – Le dimostrazioni – Il socialismo volgare e il populismo risuscitati dai socialisti-rivoluzionari – I compiti del movimento socialdemocratico – Tesi fondamentale contro i socialisti-rivoluzionari – Nuovi avvenimenti e vecchi problemi – Agli studenti delle scuole medie – Il gruppo «Svoboda» – Estratto di un articolo contro i socialisti-rivoluzionari – Progetto di indirizzo del comitato d’organizzazione russo alla lega, all’unione e al comitato estero del Bund – A proposito delle relazioni dei comitati e dei gruppi del POSDR al congresso generale del partito – Gli zubatovisti di Mosca a Pietroburgo – Comunicato sulla costituzione del «Comitato d’organizzazione» – Alcune considerazioni a proposito della lettera di 7Z 6F – La dichiarazione del Bund – Il manifesto dei socialdemocratici armeni – Occorre un «partito politico autonomo» al proletariato ebraico? – Le concezioni marxiste sulla questione agraria in Europa e in Russia – L’autocrazia tentenna…. – Il signor Struve smascherato da un suo collaboratore ai contadini poveri – Les beaux esprits se rencontrent – Risposta alla critica del nostro progetto di programma – Schema di un articolo contro i socialisti-rivoluzionari – Il congresso del POSDR – L’era delle riforme – L’ultima parola del nazionalismo bundista – Contraddizioni e zigzag di Martov.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1959 Contiene in particolare: – Il programma agrario della socialdemocrazia russa (pag 95-136) – Articoli vari e tesi contro gli SR, i socialisti-rivoluzionari – Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi (pag 231-) – Occorre un “”partito politico autonomo”” al proletariato ebraico? (pag 306-311) – L’ultima parola del nazionalismo bundista (pag 481-485) – Le concezioni marxiste sulla questione agraria in Europa e in Russia (pag 312-318) – Il congresso del POSR (pag 431-472) – Lotta politica e politicantismo (pag 232-239) (vs Struve) “”Il signor Struve, vedete un po’, dissente decisamente e incondizionatamente dall’opinione che la rivoluzione violenta è preferibile alla rivoluzione pacifica. I rivoluzionari russi più decisi – egli dice – hanno preferito per principio la via pacifica, e nessuna dottrina può offuscare questa gloriosa tradizione. E’ difficile concepire qualcosa di più falso e stiracchiato di questo ragionamento. Possibile che il signor Struve non capisca che lo schiavo che si è ribellato ha il diritto di dire che è preferibile la pace con il proprietario di schiavi, mentre lo schiavo che rinuncia a ribellarsi, ripetendo le stesse parole, cade in una vergognosa ipocrisia? «In Russia, purtroppo ‘o fortunatamente’, gli elementi della rivoluzione non sono maturi», dice il signor Struve, e questa parola «fortunatamente» lo tradisce. Quanto alle gloriose tradizioni del pensiero rivoluzionario, sarebbe meglio che il signor Struve tacesse. Ci basta menzionare le celebri parole conclusive del ‘Manifesto’ (57). Ci basta ricordare che trent’anni dopo il ‘Manifesto’, quando gli operai tedeschi furono privati di una piccola parte di quei diritti che il popolo russo non ha mai avuto, Engels diede la seguente energica risposta a Dühring: «Per il signor Dühring la forza è il male assoluto, il primo atto di violenza è per lui il peccato originale, tutta la sua esposizione è una geremiade sul fatto che la violenza, questa potenza diabolica, ha infettato tutta la storia fino ad ora con la tabe del peccato originale, ed ha vergognosamente falsificato tutte le leggi naturali e sociali. Ma che la violenza abbia nella società ancora un’altra funzione, una funzione rivoluzionaria, che essa, secondo le parole di Marx, sia la levatrice di ogni vecchia società gravida di nuova, che essa sia lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte, di tutto questo nel signor Dühring non si trova neanche una parola. Solo con sospiri e con gemiti egli ammette la possibilità che per abbattere l’economia dello sfruttamento sarà forse necessaria la violenza… purtroppo! Infatti ogni uso di violenza demoralizza colui che la usa. E questo di fronte all’elevato slancio morale e intellettuale che è stato il risultato di ogni rivoluzione vittoriosa! E questo in Germania, dove una violenta collisione, che potrebbe anche essere imposta al popolo, avrebbe almeno il vantaggio di estirpare lo spirito servile che, a causa dell’avvilimento conseguente alla guerra dei trent’anni, ha permeato la coscienza nazionale. E questa mentalità da predicatore, fiacca, insipida e impotente, ha la pretesa di imporsi al partito più rivoluzionario che la storia conosca?» (58)”” (pag 237-238) [(57) Cfr. il ‘Manifesto del partito comunista, cit., p. 144; (58) Cfr. F. Engels, ‘Antidühring’, Roma, Editori Rinascita, 1950, pp. 201-2]”,”LEND-685-6″ “LENIN V.I.”,”Opere VII. Settembre 1903 – dicembre 1904. Racconto sul II Congresso del POSDR – Il colpo è fallito!… – Piano delle lettere sui compiti della gioventù rivoluzionaria – I compiti della gioventù rivoluzionaria. Lettera prima – Il secondo congresso del partito. Schema di articolo – Il massimo di impudenza e il minimo di logica – Progetto di appello del CC e della redazione dell’organo centrale ai membri dell’opposizione. Variante – Il II congresso della lega estera della socialdemocrazia rivoluzionaria russa. 13-18 (26-31) ottobre 1903 – Una dichiarazione non presentata – Dichiarazione di rinuncia alla carica di membro del consiglio del partito e di redattore dell’organo centrale – La posizione del Bund nel partito – Borghesia populisteggiante e populismo smarrito – Alla redazione dell’organo centrale del POSDR – Una dichiarazione inedita – Lettera alla redazione dell’«Iskra» – Lettera del CC del POSDR all’amministrazione della Lega estera, ai gruppi sostenitori del partito e a tutti i membri del partito all’estero – Nota sulla posizione della nuova «Iskra» – Prefazione all’opuscolo «Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi» – Poscritto all’opuscolo «Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi» – Ai membri del partito. Progetto di appello – Il consiglio del POSDR – Al partito. Progetto di appello – Sulle circostanze della mia uscita dalla redazione dell’«Iskra» – Il primo maggio. Progetto di manifestino – Un passo avanti e due indietro. (La crisi del nostro partito) – Lettera ai membri del CC – Dichiarazione di tre membri del CC – Al partito. Schema di appello – Il consiglio del POSDR. 31 maggio (13 giugno) e 5 (18) giugno 1904 – Che cosa ci proponiamo di ottenere? (Al partito) – Al partito – Ai cinque membri del Comitato centrale in Russia – Lettera ai fiduciari del CC e ai membri dei comitati del POSDR dichiaratisi per la maggioranza del secondo congresso del partito – Lettera a Glebov (v. A. Noskov) – Un passo avanti e due indietro. Risposta di N. Lenin a Rosa Luxemburg – Un liberale compiacente – Prefazione all’opuscolo di N. Sciakhov «La lotta per il congresso» – Informazione sull’avvenuta costituzione dell’Ufficio dei comitati della maggioranza. Progetto – La campagna degli Zemstvo e il piano dell’«Iskra» – Tesi della relazione sulla situazione interna del partito. Tesi della mia relazione – Lettera ai compagni. (In occasione della pubblicazione di un organo di stampa della maggioranza del partito) – Dichiarazione e documenti sulla rottura degli organismi centrali col partito.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1959 Contiene in particolare: Sui giovani: I compiti della gioventù rivoluzionaria’ (pag 35-) (1903) – La posizione del Bund nel partito (pag 86-) – Prefazione e poscritto all’ opuscolo “”Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi”” (1904) – Il primo maggio. Progetto di manifesto (1904) pag 192 – Un passo avanti e due indietro (pag 197) – Risposta a R. Luxemburg a proposito di ‘Un passo avanti e due indietro’ (pag 460-) Un passo avanti e due indietro. Risposta di N. Lenin a Rosa Luxemburg (130) “”La compagna Luxemburg dice (…) che nel mio libro [‘Un passo avanti e due indietro’, ndr] ha trovato netta e chiara espressione la tendenza ad un «centralismo che non tien conto di nulla». La compagna Luxemburg ritiene in tal modo che io difenda un sistema organizzativo contro un altro. In effetti però non è così. Nel corso di tutto il libro, dalla prima all’ultima pagina, io difendo le tesi elementari di qualsiasi sistema di qualsiasi organizzazione di partito pensabile. Nel mio libro si esamina non la questione della differenza tra questo o quel sistema organizzativo, ma la questione del modo in cui un qualsiasi sistema si debba sostenere, criticare e correggere senza contraddire ai principi del partito. (…) La compagna Rosa Luxemburg dice che nella socialdemocrazia russa non sussisterebbero dubbi circa la necessità di un partito unitario e che tutta la polemica verterebbe sulla questione di un maggiore o minore accentramento. In realtà questo non è vero. Se la compagna Rosa Luxemburg si fosse data la pena di conoscere le risoluzioni dei numerosi comitati locali del partito che costituiscono la maggioranza, avrebbe potuto agevolmente capire (ciò è del resto chiaramente evidente anche dal mio libro) che tra noi la polemica verte su una questione: se cioè il Comitato centrale e l’organo centrale debbano o no rappresentare per se stessi l’orientamento della maggioranza del congresso del partito. Su questa «ultracentralistica» e meramente «blanquistica» esigenza la nostra stimata compagna non dice mezza parola; lei preferisce tuonare contro la meccanica sottomissione della parte al tutto, contro l’ubbidienza da cadavere, contro la subordinazione cieca e altri simili spauracchi. Sono molto grato alla compagna Luxemburg per la spiegazione dell’idea davvero profonda che l’ubbidienza da cadavere è dannosissima per il partito, ma vorrei tanto sapere: ritiene normale la nostra compagna, può ammettere, ha mai visto in un qualche partito che negli organi centrali che si definiscono organi del partito domini la minoranza del congresso del partito? (…). La compagna Luxemburg dice che con la mia definizione del «socialdemocratico rivoluzionario» come giacobino legato all’organizzazione degli operai dotati di coscienza di classe ho caratterizzato forse il mio punto di vista più acutamente di quanto non avesse potuto fare uno qualsiasi dei mie avversari. Ancora una volta un’inesattezza di fatto. Non io, ma P. Axelrod è stato il primo a parlare di giacobinismo. E’ stato Axelrod il primo a paragonare le nostre sfumature di partito con quelle dei tempi della grande rivoluzione francese. Io ho rilevato unicamente che questo confronto è ammissibile solo nel senso che la divisione dell’odierna socialdemocrazia in rivoluzionaria e opportunistica corrisponde fino ad un certo punto alla divisione in montagnardi e girondini. Un simile confronto è stato fatto spesso dalla vecchia ‘Iskra’, riconosciuta dal congresso del partito. (…) Rosa Luxemburg ‘confonde’ qui la relazione esistente tra due correnti rivoluzionarie del XVIII e del XX secolo con l’identificazione di queste due correnti”” (pag 460-463) [(130) L’articolo di Lenin ‘Un passo avanti e due indietro (risposta all’articolo di Rosa Luxemburg ‘Organisationsfragen der russischen Sozialdemokratie’) venne inviato a Kautsky perché venisse pubblicato nell’organo della socialdemocrazia tedesca ‘Die Neue Zeit’, ma Kautsky si rifiutò di pubblicarlo]”,”LEND-685-7″ “LENIN V.I.”,”Opere VIII. Gennaio-luglio 1905. Autocrazia e proletariato – Ottime manifestazioni di proletari e pessimi ragionamenti di certi intellettuali – E’ ora di finirla – Conferenze di comitati – Un altro prestito alla Russia – Ad A.A. Bogdanov – La caduta di Port-Arthur – La gente non si nutre di chiacchiere – Lettera al gruppo dei bolscevichi di Zurigo – Lettera a E.D. Stasova e ai compagni detenuti nel carcere di Mosca – La rivoluzione in Russia – Democrazia operaia e democrazia borghese – Dal populismo al marxismo. Articolo primo – Lo sciopero di Pietroburgo – I nostri tartufi – L’inizio della rivoluzione in Russia – Giornate rivoluzionarie – La pace dello zar – Breve esposto sulla scissione del POSDR – Trepov spadroneggia – Pietroburgo dopo il nove gennaio (1905) – Primi insegnamenti – Lettera ad A.A. Bogdanov e S.I. Gusev – Due tattiche – Intorno all’accordo di lotta per l’insurrezione – Dobbiamo organizzare la rivoluzione? Sulla convocazione del III congresso del partito – Dal campo neoiskrista – Lettera alle organizzazioni di Russia – Piano generale delle decisioni del III congresso – Progetti di risoluzione del III congresso del POSDR – Emendamento al paragrafo dello statuto sui centri – Inchiesta per il III congresso del partito – Prefazione all’opuscolo «Memorandum di Lopukhin, direttore del dipartimento di polizia» – Schema di conferenza sulla Comune – Nuovi compiti e nuove forze – Osvobozdentsy e neoiskristi, monarchici e girondini – Infiniti pretesti – Ma chi vogliono ingannare? – Proletariato e democrazia borghese – Il proletariato e i contadini – Sulla lotta di strada (Consigli di un generale della Comune) – Un primo passo – Per la storia del programma del partito – Sul nostro programma agrario (Lettera al III Congresso) – Manovre dei bonapartisti – Una rivoluzione del tipo 1789 o del tipo 1848? – Al partito – Un secondo passo – Il capitale europeo e l’autocrazia – La socialdemocrazia e il governo rivoluzionario provvisorio – La dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini – L’abitudine franco-russa di «ungere»! – La colpa è sempre degli altri – Il programma agrario dei liberali – Marx sulla «ripartizione nera» americana – Il consiglio smascherato – Lettera aperta al compagno Plekhanov, presidente del consiglio del POSDR – Sul problema del III congresso – Abbozzo di manifestino per il Primo maggio – Primo maggio – Il mercato costituzionale – Sulle relazioni quindicinali delle organizzazioni del partito – III congresso del POSDR, 12 (25) aprile – 27 aprile (10 maggio) 1905 – Sofismi politici – Informazioni sul terzo congresso del partito operaio socialdemocratico di Russia – Sulla costituzione del congresso – Il terzo congresso – La rivoluzione vittoriosa – Sulla fusione di politica e pedagogia – Lettera all’ufficio internazionale socialista – Consigli della borghesia conservatrice – Sul governo rivoluzionario provvisorio – La disfatta – Lotta rivoluzionaria e mediazione liberale – Agli operai ebrei – La nuova unione operaia rivoluzionaria – I compiti democratici del proletariato rivoluzionario – Primi passi del tradimento borghese – «Rivoluzionari» in guanti bianchi – Lettera aperta alla redazione del «Leipziger Volkszeitung» – Quadro del governo rivoluzionario provvisorio – La lotta del proletariato e il servilismo della borghesia – Un terzo passo indietro – All’ufficio internazionale socialista – Tre costituzioni ovvero tre tipi di struttura statale – L’esercito rivoluzionario e il governo rivoluzionario – Lo zar russo cerca la protezione del sultano turco contro il proprio popolo – La borghesia mercanteggia con l’autocrazia. L’autocrazia mercanteggia con la borghesia.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1961 Contiene in particolare: – Dal populismo al marxismo (pag 70-) – Sulla lotta di strada (Consigli di un generale della Comune) (pag 215) – Una rivoluzione del tipo 1789 o del tipo 1848 ? (pag 232-) – Marx sulla “”ripartizione nera”” (pag 292-) – Sulla fusione di politica e pedagogia (pag 414-) – L’ esercito rivoluzionario e il governo rivoluzionario (pag 518-) Cluseret. “”L’articolo che presentiamo è la traduzione di uno dei memoriali di Cluseret, noto esponente della Comune di Parigi. Egli basa le sue considerazioni, come risulta dai brevi dati biografici che seguono, soprattutto, anche se non esclusivamente, sull’esperienza delle insurrezioni parigine. Inoltre egli esamina specificatamente la rivoluzione del proletariato contro tutte le classi abbienti, mentre in Russia l’attuale lotta rivoluzionaria è combattuta in genere da tutto il popolo contro la cricca governativa. Le originali idee di Cluseret possono quindi fornire al proletariato russo solo i documenti per elaborare in modo autonomo, in rapporto alle condizioni russe, l’esperienza dei compagni dell’Europa occidentale. Non ci sembra superfluo dare al lettore qualche cenno sull’interessante biografia dell’autore. Gustav-Paul Cluseret nacque a Parigi il 13 giugno 1823. Frequentò la scuola di guerra di Saint-Cry, da cui uscì nel 1843 col grado di sottotenente (souslieutenant). Nel 1848 prese parte attiva, come tenente, alla repressione dell’insurrezione operaia di Parigi (giornate di giugno). Nel giro di 6 ore espugnò 11 barricate e catturò 3 bandiere. Per questa «impresa» fu insignito dell’ordine della Legion d’onore. Nel 1855 partecipò col grado di capitano alla campagna di Crimea. Quindi lasciò il servizio. Dopo aver preso parte con Garibaldi alla guerra di liberazione italiana, nel 1861 partì per l’America e diede il suo contributo alla guerra civile contro gli Stati schiavisti. Fu nominato generale e, dopo la vittoria di Croskeys, ottenne la cittadinanza americana. Rientrato in Francia nel 1868 fu imprigionato per gli articoli pubblicati sul giornale ‘L’Art’. Nel carcere di Sainte-Pelagie prese contatto con gli esponenti dell’Internazionale. Per le sue aspre critiche di carattere militare pubblicate sulla stampa fu espulso dalla Francia come cittadino americano. Dopo la proclamazione della repubblica (4 settembre 1870) fece ritorno a Parigi, e prese parte ai tentativi insurrezionali di Lione e di Marsiglia. Il 3 aprile 1871 fu nominato ministro della guerra della Comune. Il 16 aprile fu eletto membro della Comune. Per la capitolazione del forte di Issy fu destituito dalla Comune e arrestato, ma poi assolto. Dopo l’amnistia del 1881 tornò in Francia e pubblicò a puntate ‘La Commune’ e ‘La Marseillaise’. Condannato a due anni di carcere per aver istigato l’esercito all’insubordinazione, fuggì dalla Francia. Nel 1888, alle elezioni della Camera dei deputati, si presentò come candidato del partito rivoluzionario e attaccò a fondo il parlamentarismo e il partito radicale di Clemenceau. Nel 1889 venne eletto deputato nelle seconda circoscrizione di Tolone. Fece parte del gruppo operaio socialista. Scrisse ‘L’armée et la democratie’ (1869) e due volumi di ‘Mémoires’ (1887) dedicati alla Comune”” (pag 215-216) [V.I. Lenin, Sulla lotta di strada (Consigli di un generale della Comune), Vperiod, n. 11 23 (10) marzo 1905; Opere complete, volume 8, gennaio-luglio 1905, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002]”,”LEND-685-8″ “LENIN V.I.”,”Opere IX. Giugno-novembre 1905. Due tattiche della socialdemocrazia tedesca nella rivoluzione democratica – Postilla – Ultima parte dell’articolo «La Comune di Parigi e gli obiettivi della dittatura democratica» – Alla segreteria dell’Ufficio internazionale socialista, Bruxelles – La rivoluzione istruisce – Rabbiosa impotenza – Prima variante della prefazione all’opuscolo «Gli operai e la scissione del partito» – Prefazione all’opuscolo «Gli operai e la scissione del partito» – Il proletariato lotta, la borghesia si insinua al potere – Il boicottaggio della Duma di Bulyghin e l’ insurrezione – Nota alla risoluzione della conferenza delle organizzazioni estere del POSDR – Nota all’articolo di M.N. Pokrovski «Gli intellettuali professionisti e i socialdemocratici» – Risposta alla redazione del «Proletari» alla domanda del compagno «operaio» – «L’unione dello zar con il popolo e del popolo con lo zar» – I centoneri e l’ organizzazione dell’ insurrezione – Postilla della redazione all’articolo «Il III° Congresso davanti al tribunale dei menscevichi del Caucaso» – Gli zemtsy «liberali» già battono in ritirata? – La classe operaia e la rivoluzione – Prefazione alla terza edizione dell’opuscolo «I compiti dei socialdemocratici russi» – Nota all’opuscolo di P. Nikolaiev «La rivoluzione in Russia» – A rimorchio della borghesia monarchica o alla testa del proletariato rivoluzionario e dei contadini? – La più chiara esposizione del piano più confuso – La socialdemocrazia internazionale deve conoscere i nostri affari di partito – Nota all’articolo «Le finanze della Russia e la rivoluzione» – L’atteggiamento della socialdemocrazia verso il movimento contadino – Che cosa vogliono e che cosa temono i nostri borghesi liberali? – La teoria della generazione spontanea – Lettera all’ Ufficio internazionale socialista – Incontro tra amici – Discutete sulla tattica, ma date parole d’ordine chiare! – Si giuoca al parlamentarismo – Le unioni liberali e la socialdemocrazia – Dalla difesa all’attacco – Il momento – Lettera alla redazione dell’organo centrale del POSDR – Il congresso di Jena del Partito operaio socialdemocratico tedesco – Nessuna falsità! La nostra forza sta nel proclamare la verità – La cosiddetta organizzazione operaia socialdemocratica armena – Il congresso degli «zemtsy» – Il socialismo e i contadini – Borghesia sazia e borghesia avida – I grandi proprietari feudali e il boicottaggio della Duma – L’unificazione del partito – Una replica rabbiosa – Una nuova conferenza menscevica – La rappresentanza del POSDR presso l’Ufficio internazionale socialista – Dai colloqui con i lettori – Giornate di sangue a Mosca – Borghesia dormiente e borghesia desta – Al comitato di lotta presso il comitato di Pietroburgo – Sciopero politico e lotta di strada a Mosca – L’ultima parola della tattica «iskrista» o elezioni farsa come nuovo motivo stimolante per l’insurrezione – Nota all’articolo di M. Borisov «Il movimento sindacale e i compiti della socialdemocrazia» – A proposito della morte di Trubetskoi – Gli insegnamenti dei fatti di Mosca – La «Borbà» proletaria – La gioventù emigrata e la rivoluzione russa – Lettera all’Ufficio internazionale socialista – Sciopero politico generale in Russia – Primi risultati dello schieramento politico – Isterismo di sconfitti – Un ultimatum di Riga rivoluzionaria – I piani del minostro-clown – In Russia la situazione si aggrava – Note all’articolo «Il movimento operaio britannico e il congresso delle Trade Unions» – Equilibrio delle forze – Una duscecka socialdemocratica – L’opuscolo di P.B. Axelrod «La duma popolare ed il congresso operaio» – Il compiti dei distaccamenti dell’esercito rivoluzionario – Speranze liberali nella Duma – Prima vittoria della rivoluzione – Ultime notizie – Nikolai Ernestovic Bauman – Socialismo piccolo-borghese e socialismo proletario – L’epilogo si avvicina – Interpolazione all’articolo di V. Kalinin «Il congresso dei contadini» – Tra due battaglie.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1960 Contiene in particolare: – Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica (p. 9-) – La rivoluzione istruisce (p. 132-) – Nota all’articolo di Pokrovski “”Gli intellettuali professionisti e i socialdemocratici “” (p. 172) – prefazione alla 3° edizione dell’ opuscolo ‘I compiti dei socialdemocratici russi’ (p. 192) – La teoria della generazione spontanea (p. 229-) – Il congresso di Jena della SPD (p. 271) – Giornate di sangue a Mosca (p. 317-) – La gioventù emigrata e la rivoluzione russa (p. 366-) – Note all’articolo “”Il movimento operaio britannico e il congresso delle Trade Unions”” (p. 391) – I compiti dei distaccamenti dell’ esercito rivoluzionario (p. 398-) – Socialismo piccolo-borghese e socialismo proletario (p. 416) “”L’arretratezza della Russia spiega naturalmente come nel nostro paese siano molto radicate le diverse dottrine socialiste ormai invecchiate. Tutta la storia del pensiero rivoluzionario russo negli ultimi venticinque anni è la storia della lotta del marxismo contro il socialismo populista piccolo-borghese. E se il rapido sviluppo e i sorprendenti successi del movimento operaio russo hanno permesso al marxismo di vincere anche in Russia, d’altra parte lo sviluppo di un movimento contadino indubbiamente rivoluzionario, specialmente dopo le famose sommosse contadine del 1902 nella Piccola Russia (116), ha in certo qual modo rianimato il decrepito populismo. L’antico populismo, verniciato dell’opportunismo europeo di moda (revisionismo bernsteinismo, critici di Marx), costituisce tutto l’originale bagaglio ideale dei cosiddetti socialisti-rivoluzionari. Il problema contadino occupa quindi un posto centrale nelle polemiche dei marxisti tanto con i populisti propriamente detti, quanto con i socialisti-rivoluzionari. Il populismo era in una certa misura una dottrina organica e conseguente. Negava il dominio del capitalismo in Russia; negava la funzione degli operai delle fabbriche e delle officine quali combattenti d’avanguardia di tutto il proletariato; negava l’importanza della rivoluzione politica e della libertà politica borghese; predicava una rivoluzione socialista che sarebbe sorta di colpo dalla comunità contadina, con la sua piccola economia agricola. Di tutta questa dottrina non sono rimasti ora che i brandelli, ma per comprendere bene le attuali polemiche, per evitare che si convertano in un alterco è indispensabile non perdere mai di vista le ‘basi’ populiste, generali e fondamentali, degli errori dei nostri socialisti-rivoluzionari. …. finire (pag 416-418) [‘Socialismo piccolo-borghese e socialismo proletario’]”,”LEND-685-9″ “LENIN V.I.”,”Opere X. Novembre 1905 – giugno 1906. I nostri compiti e il soviet dei deputati operai sulla riorganizzazione del partito – Il proletariato e i contadini – Organizzazione di partito e letteratura di partito – Deliberazione del comitato esecutivo del Soviet dei deputati operai di Pietroburgo sulla lotta contro la serrata – Una provocazione fallita – L’ esercito e la rivoluzione – I piatti della bilancia si equilibrano – Imparate dai nemici – Il burocratismo rivoluzionario e la causa rivoluzionaria – L’autocrazia morente e i nuovi organi del potere popolare – Socialismo e anarchia – Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito – Socialismo e religione – Risoluzione della conferenza della «maggioranza» di Tammerfors sulla questione agraria – Fasi, orientamento e prospettive della rivoluzione – Il partito operaio e i suoi compiti nella situazione attuale – Bisogna boicottare la Duma di Stato? – La Duma e la tattica socialdemocratica – La situazione attuale della Russia e la tattica del partito operaio – A tutti gli operai e operaie della città di Pietroburgo e della provincia – Risoluzione dell’organizzazione pietroburghese del POSDR sulla tattica del boicottaggio – La rivoluzione russa e i compiti del proletariato – Piattaforma tattica per il congresso di unificazione del POSDR – Revisione del programma agrario del partito operaio – Prefazione all’edizione russa dell’ opuscolo di Kautsky “”La distruzione della socialdemocrazia”” – La vittoria dei cadetti e i compiti del partito operaio – Congresso di unificazione del POSDR 10 (23) aprile – 25 aprile (8 maggio) 1906 – Indirizzo al partito dei delegati al congresso di unificazione già appartenenti all’ex frazione dei “”bolscevichi””, relazione sul congresso di unificazione del POSDR, Lettera agli operai di Pietroburgo – Lotta per la libertà e lotta per il potere – Una nuova ascesa – Per un consuntivo del congresso – La Duma e il popolo – Fra giornali e riviste – A proposito della risoluzione bolscevica sulla Duma – Il gruppo operaio alla Duma – A proposito del problema dell’organizzazione – Discorso al comizio in casa della Panina – Risoluzione approvata nel comizio in casa della Panina – Il gruppo contadino o del lavoro e il POSDR – La questione della terra alla Duma – Risoluzione e rivoluzione – Né terra né libertà – La vittoria elettorale della socialdemocrazia a Tiflis – Il governo, la duma e il popolo – I cadetti impediscono alla Duma di rivolgersi al popolo – E non vogliono mercanteggiare! – L’appello dei deputati operai della Duma – La questione della terra e la lotta per la libertà – I «goremycniki», gli ottobristi e i cadetti – Libertà di critica e unità d’azione – Cattivi consigli – Voci e pettegolezzi sullo scioglimento della Duma di stato – Kautsky e la Duma di stato – I cadetti, i trudoviki e il partito operaio – Come ragiona il compagno Plekhanov sulla tattica della socialdemocrazia? – Risoluzione (II) del comitato pietroburghese del POSDR sulla Duma di stato – Sulla parola d’ordine del ministero della Duma – L’attuale situazione politica – La tattica del proletariato e i compiti del momento – La socialdemocrazia tedesca a proposito dei cadetti – Fra giornali e riviste – Decidano gli operai! – «Non bisogna guardare in alto, ma in basso» – La reazione scatena la lotta armata – Risoluzione (III) del comitato pietroburghese del POSDR sul ministero della Duma.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1961 Contiene in particolare: – Organizzazione di partito e letteratura di partito (p. 34-) – Imparate dai nemici (p. 50-) – Il partito socialista e il rivoluzionarismo senza partito (p. 65-) – Socialismo e religione (p. 73-) – Kautsky e la Duma di stato (p. 431-) – Come ragiona il compagno Plekhanov sulla tattica della socialdemocrazia? (p. 439-) – La socialdemocrazia tedesca a proposito dei cadetti (p. 472-) “”Imparate dai nemici, compagni operai che aspirate a creare una organizzazione operaia apartitica o che siete comunque indifferenti di fronte a questa aspirazione! Ricordate il ‘Manifesto del partito comunista’ di Marx e di Engels, che parla di ‘trasformazione’ del proletariato in ‘classe’ mediante il progressivo sviluppo non soltanto della sua unità, ma anche della sua ‘coscienza’. Ricordate l’esempio di paesi come l’ Inghilterra, nei quali la lotta di classe del proletariato contro la borghesia è stata condotta sempre e dappertutto; ma nei quali il proletariato è rimasto tuttavia diviso, i suoi eletti sono stati comprati dalla borghesia, la sua coscienza è stata corrotta dagli ideologi del capitale, la sua forza è stata dissipata mediante il distacco dell’ aristocrazia operaia dalla massa degli operai. Ricordate tutto questo, compagni proletari, e perverrete alla convinzione che soltanto il proletariato socialdemocratico è un proletariato consapevole dei propri compiti ‘di classe’. Abbasso l’apartiticità! L’apartiticità è stata sempre e dappertutto strumento e parola d’ordine della borghesia. Noi possiamo e dobbiamo, a certe condizioni, marciare insieme con i proletari non coscienti, insieme con i proletari che accettano dottrine non proletarie (il programma dei «socialisti-rivoluzionari»), ma non dovremo mai e in nessun caso attenuare il nostro rigoroso spirito di partito, non dovremo mai e in nessun caso dimenticare, né permetterci di dimenticare, che l’ostilità per la socialdemocrazia nelle file della classe operaia è un residuo di concezioni borghesi in seno al proletariato”” [Lenin, ‘Imparate dai nemici’, Novaia Gizn, n. 16, 18 novembre 1905] (pag 50-51)”,”LEND-685-10″ “LENIN V.I.”,”Opere XI. Giugno 1906 – gennaio 1907. Vigilia – Esitazione in alto, risolutezza in basso – La Duma e il popolo – Lotta per il potere e «lotta» per le elemosine – La dichiarazione del nostro gruppo alla Duma – «Quel che stai facendo, fallo presto!» – Una polemica utile – L’aiuto agli affamati e la tattica alla Duma – La trattative per il ministero – Fra giornali e riviste – Chi è per le alleanze con i cadetti? – La Duma cadetta ha dato i fondi al governo degli organizzatori di progrom – I tirapiedi dei cadetti – Ancora sul ministero della Duma – Fra giornali e riviste – Le argomentazioni sbagliate dei boicottisti «senza partito» – Sermoni della borghesia e appelli del proletariato – L’ esercito e il popolo – Fra giornali e riviste – L’organizzazione delle masse e la scelta del momento della lotta – La lotta – Fra giornali e riviste – Assalto audace e pavida difesa – I partiti alla Duma e il popolo – Complotti della redazione e minacce degli organizzatori di pogrom – Lo scioglimento della Duma e i compiti del proletariato – Invio di una delegazione a Sveaborg – Prima della tempesta – Il boicottaggio – La crisi politica e il fallimento della tattica opportunistica – Gli avvenimenti del giorno – Il “”congresso operaio”” – Gli insegnamenti dell’insurrezione di Mosca – Esitazioni circa la tattica – La politica del governo e la lotta imminente – Giù le mani! – L’azione partigiana del partito socialista polacco – L’unificazione del Bund con il partito operaio – L’unificazione del Bund con il partito operaio socialdemocratico in Russia – I menscevichi socialisti-rivoluzionari – Si prepara un nuovo colpo di stato! – La guerra partigiana – La questione della guerra partigiana – Tentativo di classificazione dei partiti politici russi – Osservazioni sul N. 1 del Sozial-Demokrat – Il radicale russo è forte nel senno di poi! – I risultati del congresso cadetto – Il filisteismo nell’ambiente rivoluzionario – Gli scritti di Martov e Cerevanin sulla stampa borghese – La convocazione del congresso straordinario del partito – Come si scrive la storia… – Poscritto all’articolo: «La socialdemocrazia e la campagna elettorale» – La socialdemocrazia e gli accordi elettorali – Opinione particolare esposta alla conferenza del POSDR nome dei delegati della socialdemocrazia della Polonia, della regione lettone, di Pietroburgo, di Mosca, della regione industriale centrale e di quella del Volga – Progetto di appello agli elettori – La lotta contro i socialdemocratici cadetteggianti – La lotta contro i socialdemocratici cadetteggianti di Armavir? – Chi eleggere alla Duma? – Nuovo chiarimento del senato – La crisi del menscevismo – Il proletariato e il suo alleato nella rivoluzione russa – A proposito di un articolo pubblicato nell’organo di stampa del Bund – La contraffazione della Duma da parte del governo e i compiti della socialdemocrazia – La situazione politica e i compiti della classe operaia – I compiti del partito operaio e i contadini – Prefazione alla traduzione russa dell’opuscolo «W. Liebknecht. Nessun compromesso, nessun accordo elettorale» – Prefazione alla traduzione dell’opuscolo: «K. Kautsky. Le forze motrici e le prospettive della rivoluzione russa» – Quale posizione hanno i partiti borghesi e il paritto operaio nelle elezioni della Duma? – Plekhanov e Vasiliev – La campagna elettorale del partito operaio a Pietroburgo – La socialdemocrazia e le elizioni alla Duma – Postilla – «Sentirai il giudizio dello stolto».”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1962 Contiene in particolare: – La socialdemocrazia e gli accordi elettorali (pag 255) – La crisi del menscevismo (pag 319) – Prefazione alla traduzione russa dell’opuscolo: W. Liebknecht… (pag 375) – Prefazione alla traduzione russa dell’opuscolo: K. Kautsky… (pag 382) “”Liebknecht ci insegna che in ogni alleato proveniente dalla borghesia il socialdemocratico deve saper scoprire i lati pericolosi e non nasconderli, mentre da noi i menscevichi gridano che non contro i cadetti bisognalottare, ma contro il pericolo centonero! Come sarebbe utile per costoro riflettere sulle parole di Liebknecht: «Le stolte e feroci violenze dei politici polizieschi, gli attentati costituiti dalla legge contro i socialisti, legge repressiva, legge contro il partito che propaganda la rivoluzione, possono suscitare in noi un sentimento di sprezzante compassione, ma il nemico che ci tende la mano per l’accordo elettorale e si struscia a noi come un amico e un fratello, questo nemico e ‘soltanto questo nemico noi dobbiamo temere'”” (pag 376)”,”LEND-685-11″ “LENIN V.I.”,”Opere XII. Gennaio-giugno 1907. La campagna elettorale della socialdemocrazia a Pietroburgo – Di gradino in gradino – La protesta dei 31 menscevichi – Le elezioni a Pietroburgo e l’ipocrisia dei 31 menscevichi – Come votare a Pietroburgo? (Esiste il pericolo di una vittoria dei centoneri a Pietroburgo?) – Le elezioni a Pietroburgo e la crisi dell’ opportunismo – Le elezioni nella curia operaia a Pietroburgo – La lotta fra i socialdemocratici e i socialisti-rivoluzionari alle elezioni nella curia operaia di Pietroburgo – Come votare a Pietroburgo? (A chi giovano le favole sul pericolo centonero?) – Dati preliminari delle elezioni a Mosca – Un affare Lidval sul piano politico – Bilancio delle elezioni nella curia operaia a Pietroburgo – Il resoconto del rione «Mosca» di Pietroburgo sulle elezioni della II Duma – Alcuni dati sulle elezioni nella curia operaia nel sud della Russia – Significato delle elezioni a Pietroburgo – Prefazione alla traduzione russa delle lettere di K. Marx a L. Kugelmann – La seconda Duma e la seconda ondata della rivoluzione – Il risultato delle elezioni a Pietroburgo – Rapporto alla conferenza dell’organizzazione di Pietroburgo sulla campagna elettorale e sulla tattica alla Duma – Progetti di risoluzione per il quinto congresso del POSDR – La tattica nel POSDR nella campagna elettorale – L’apertura della II Duma – La II Duma e i compiti del proletariato – Un primo passo importante – Tattica piccolo-borghese – Gli organizzatori della scissione e la prossima scissione – La tattica dell’opportunismo – I bolscevichi e la piccola borghesia – Il prossimo scioglimento della Duma e le questioni tattiche – Cadetti e «trudoviki» – La dichiarazione di Stolypin – Le elezioni alla Duma e la tattica della socialdemocrazia russa – La piattaforma della socialdemocrazia rivoluzionaria – Come non bisogna scrivere le risoluzioni – Osservazioni sulla risoluzione dei socialdemocratici estoni – Le basi della transazione – La piattaforma tattica dei menscevichi – Progetto di discorso alla II Duma sulla questione agraria – Un letto morbido, su cui si dorme male – L Duma e l’approvazione del bilancio – La cornacchia loda il corvo… – I bellicosi intellettuali contro la supremazia dell’intellettualità – Iroso smarrimento – La questione agraria e le forze della rivoluzione – Duma anemica o piccola borghesia anemica – La volgarità trionfante o i socialisti-rivoluzionari cadettegianti – Il gruppo socialdemocratico e il 3 aprile alla Duma – Forza e debolezza della rivoluzione russa – Prefazione all’edizione russa del «Carteggio di J. Ph. Becker, J. Dietzgen, F. Engels, K. Marx e altri con F.A. Sorge e altri» – La Duma e i liberali russi – Franz Mehring e la II Duma – Larin e Kurustaliov – La riorganizzazione a Pietroburgo e la fine della scissione – Intorno al problema della rivoluzione nazionale – I verbali della Conferenza di novembre delle organizzazioni militari e di combattimento del Partito operaio socialdemocratico di Russia – Relazione al V Congresso del POSDR a proposito della sciossione di Pietroburgo e della istituzione di un tribunale di partito – V congresso del POSDR – L’atteggiamento verso i partiti borghesi.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1965 Contiene in particolare: – Prefazione alla traduzione russa delle lettere di K. Marx a L. Kugelmann (pag 92-100) – Forze e debolezze della rivoluzione russa (pag 318-326) – Prefazione all’edizione russa del “”Carteggio di J.Ph. Becker J. Dietzgen F. Engels K. Marx e altri con F.A. Sorge e altri”” (Giudizio classico sull’ opportunismo degli intellettuali della socialdemocrazia) (pag 338-345) – Franz Mehring e la II Duma russa (pag 350-356) “”Vediamo (…) che per più di dieci anni (1884-1894 ndr) Marx ed Engels lottarono sistematicamente, con tenacia, contro l’ opportunismo nel partito socialdemocratico tedesco e perseguitarono il filisteismo intellettuale e lo spirito piccolo-borghese nel socialismo. Questo è un fatto estremamente importante. Il grande pubblico sa che la socialdemocrazia tedesca è considerata come il modello della politica e della tattica marxista del proletariato, ma non sa quale guerra continua dovettero condurre i fondatori del marxismo contro l’«ala destra» (espressione di Engels) di questo partito. Che dopo la morte di Engels questa guerra segreta sia divenuta palese non è un effetto del caso, ma il risultato di decenni di sviluppo storico della socialdemocrazia tedesca. Ora scorgiamo con estrema evidenza le due linee dei consigli, indicazioni, emendamenti, minacce, ammonizioni di Engels (e di Marx). Essi incitavano con particolare insistenza i socialisti anglo-americani a fondersi con il movimento operaio, a sradicare dalle loro organizzazioni lo spirito settario ristretto e incallito. E ai socialdemocratici tedeschi insegnavano con particolare insistenza: non cadete nel filisteismo, nel “”cretinismo parlamentare”” (espressione di Marx nella lettera del 19 settembre 1879) (88), nell’opportunismo da intellettuali piccolo-borghesi. Non è forse caratteristico che le nostre comari socialdemocratiche abbiano fatto tanto strepito a proposito dei consigli della prima specie e si sian tappata la bocca, passando sotto silenzio i consigli della seconda? Forse che una ‘simile’ unilateralità nell’apprezzamento delle lettere di Marx e di Engels non è il miglior indice di una certa… «unilateralità» nostra, russa socialdemocratica? Oggi che il movimento operaio internazionale manifesta sintomi di profonda effervescenza e oscillazione, che l’estremismo dell’opportunismo, del «cretinismo parlamentare» e del riformismo filisteo ha suscitato l’estremismo opposto, quello del sindacalismo rivoluzionario, oggi la linea generale degli «emendamenti» apportati da Marx e Engels al socialismo anglo-americano e a quello tedesco acquista un’importanza eccezionale”” (pag 339-340) [V.I. Lenin, ‘Prefazione all’edizione russa del “”Carteggio di J.Ph. Becker J. Dietzgen F. Engels K. Marx e altri con F.A. Sorge e altri”” (Giudizio classico sull’ opportunismo degli intellettuali della socialdemocrazia)’] [(88) ‘Ausgewälte Briefe’, cit. p. 392] ‘Non cadete nel filisteismo, nel “”cretinismo parlamentare””, nell’opportunismo da intellettuali piccolo-borghesi'”,”LEND-685-12″ “LENIN V.I.”,”Opere XIII. Luglio 1907 – marzo 1908. Contro il boicottaggio – In memoria del conte Heiden – Tesi del rapporto tenuto l’8 luglio alla conferenza cittadina di Pietroburgo sulla questione dell’atteggiamento del partito operaio socialdemocratico russo verso la terza Duma – La terza conferenza del PSODR – Note di un pubblicista – Il congresso internazionale socialista di Stoccarda I – Il congresso internazionale socialista di Stoccarda II – Prefazione alla raccolta «Dodici anni» – Rivoluzione e controrivoluzione – La terza Duma – Un articolo di Plekhanov – Conferenza dell’organizzazione di Pietroburgo del POSDR – Si prepara un’«orgia ripugnante» – Ma i giudici chi sono? – Prefazione all’opuscolo di Voinov (A.V. Lunaciarski) sull’atteggiamento del partito verso i sindacati – La questione agraria e i «critici di Marx» – Il programma agrario della socialdemocrazia tedesca nella prima rivoluzione russa del 1905-1907 – I dibattiti sull’estensione dei diritti della Duma in fatto di bilancio – Poscritto all’articolo «I dibattiti sull’estensione dei diritti della Duma in fatto di bilancio» – Note politiche – Dichiarazione della redazione del «Proletari» – Lettera ad A.M. Gorki – La nuova politica agraria – Neutralità dei sindacati – L’incidente occorso al re del Portogallo – Gli insegnamenti della Comune – Una dimostrazione patriottica su ordinazione della polizia – I liberali ingannano il popolo – Come il liberalismo internazionale giudica Marx.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1965 Contiene in particolare: – Il Congresso internazionale socialista di Stoccarda (pag 68 e 75) (Seconda internazionale) – Conferenza dell’organizzazione di Pietroburgo del Posdr (pag 121-) – Prefazione all’ opuscolo di Voinov (A.V. Lunaciarski) sull’atteggiamento del partito verso i sindacati (pag 147-) – La questione agraria e i critici di Marx (pag 155-) – Il programma agrario deella socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa del 1905-1907 (pag 203-) – Neutralità dei sindacati (pag 434-) – Gli insegnamenti della Comune (pag 448) – Come il liberalismo internazionale giudica Marx (pag 463) Il lavoro dei bolscevichi nei sindacati. (pag 152-153) “”Oggi a proposito della questione dei sindacati è necessario sottolineare altrettanto risolutamente che il bolscevismo segue la tattica della socialdemocrazia rivoluzionaria in tutti i campi di lotta, in tutti i campi di attività. La differenza tra il bolscevismo e il menscevismo non sta nel fatto che il primo «neghi» il lavoro nei sindacati o nelle cooperative, ecc., ma nel fatto che il primo ‘segue una linea diversa’ nel lavoro di propaganda, agitazione e organizzazione della classe operaia. Oggi l’attività nei sindacati acquista, senza dubbio, un’enorme importanza. Il contrapposizione al neutralismo dei menscevichi, noi dobbiamo svolgere quest’attività ponendoci lo scopo di avvicinare i sindacati al partito, di sviluppare una coscienza socialista, e di comprendere i compiti rivoluzionari del proletariato. Nell’Europa occidentale il sindacalismo rivoluzionario è stato in molti paesi il risultato diretto e inevitabile dell’opportunismo, del riformismo e del cretinismo parlamentare. Anche da noi i primi passi dell’«attività della Duma» hanno immensamente rafforzato l’opportunismo, hanno condotto i menscevichi sino al servilismo nei confronti dei cadetti. Plechanov, per esempio, nel suo ordinario lavoro politico ‘si è unito’ di fatto ai signori Prokopovic e Kuskova. Nel 1900 egli si scagliò contro di loro, accusandoli di bernsteinismo, perché contemplavano soltanto le «parti posteriori» del proletariato russo (‘Vademecum per la redazione del «Raboceie Dielo»’, Ginevra, 1900). Negli anni 1906-1907 le prime schede elettorali gettavano Plechanov tra le braccia di questi signori, che oggi contemplano le «parti posteriori» del liberalismo russo. Il sindacalismo non può non svilupparsi sul terreno russo come reazione contro questa vergognosa condotta di «eminenti» socialdemocratici. In maniera del tutto giusta, perciò, il compagno Voinov definisce la propria linea, invitando i socialdemocratici ad imparare ‘sull”esempio dell’opportunismo e ‘sull”esempio del sindacalismo. Lavoro rivoluzionario nei sindacati; spostamento del centro di gravità dai trucchi parlamentari all’educazione del proletariato, all’unione compatta di organizzazioni puramente classiste, alla lotta extraparlamentare; capacità di utilizzare (e preparazione delle masse alla possibilità di utilizzare con successo) lo sciopero generale, nonché le «forme di lotta del dicembre» nella rivoluzione russa, tutto questo emerge con forza particolare quale compito della corrente bolscevica. E l’esperienza della rivoluzione russa ci agevola enormemente questo compito, ci fornisce ricchissime indicazioni pratiche, ci fornisce una massa di materiale storico che consente di valutare in tutta concretezza i nuovi metodi di lotta (…)”” (pag 152-153)”,”LEND-685-13″ “LENIN V.I.”,”Opere XIV. 1908. Materialismo ed empiriocriticismo.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1963 Materialismo ed empiriocriticismo fu scritto dal febbraio al settembre del 1908. Lenin, che in quel periodo risiedeva a Ginevra, si recò per un mese a Londra, nel maggio del 1908, per consultare al British Museum le pubblicazioni che non aveva potuto trovare a Ginevra”” (Nota dell’editore) Contiene in particolare: – Cernov e Bazarov confutano o rielaborano F. Engels sulla cosa in sé – Feuerbach e Dietzgen sulla cosa in sé (pag 95-134) – Questione esistenza verità obiettiva, assoluta e relativa. L’ eclettismo di Engels scoperto da Bogdanov (pag 128-) – Errore di Plechanov sul concetto di esperienza (pag 148-) – Libertà e necessità (p. 183-) (Engels dice “”Hegel fu il primo a rappresentare in modo giusto il rapporto libertà e necessità. Per lui la libertà è il riconoscimento della necessità…) – La crisi della fisica contemporanea. La ‘scomparsa’ della materia. E’ concepibile il movimento senza materia? (p. 247-260) – Come Bogdanov corregge e ‘sviluppa’ Marx (p. 317) – Da quale lato N.G. Cernyscevski criticava il kantismo (p. 353)”,”LEND-685-14″ “LENIN V.I.”,”Opere XV. Marzo 1908 – agosto 1909. Sulla buona strada – Sulla «natura» della rivoluzione russa – Marxismo e revisionismo – Per un sentiero battuto! – Un blocco dei cadetti con gli ottobristi? – Per una valutazione della rivoluzione russa – I cadetti della seconda leva – La questione agraria in Russia alla fine del secolo XIX – Alcune caratteristiche dello sfacelo attuale – Il programma agraio della socialdemocrazia nella rivoluzione russa – Sostanze infiammabili nella politica mondiale – Dalla redazione – Il militarismo militante e la tattica antimilitaristica della socialdemocrazia – Una pacifica manifestazione degli operai inglesi e tedeschi – Lev Tolstoi come specchio della rivoluzione russa – Il movimento studentesco e la situazione politica attuale – Gli avvenimenti nei Balcani e in Persia – La riunione dell’Ufficio internazionale socialista – Isterismo di Piotr Maslov – Alcune osservazioni a proposito della «risposta» di Piotr Maslov – Per una valutazione del momento attuale – Come Plekhanov e soci difendono il revisionismo – A proposito di due lettere – I dibattiti agrari alla terza Duma – La quinta conferenza del POSDR – Come i socialisti-rivoluzionari fannoil bilancio della rivoluzione e come la rivoluzione ha fatto il bilancio del socialismo-rivoluzionario – In cammino – A proposito dell’articolo «Sui problemi più urgenti» – Il fine della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione – Alla direzione del partito socialdemocratico di Germania – Una caricatura del bolscevismo – Il «radicalismo» della borghesia e i compiti del proletariato – L’atteggiamento del partito operaio verso la religione – Classi e partiti di fronte alla religione e alla chiesa – Conferenza della redazione allargata del «Proletari» – Liquidazione del liquidatorismo – Il viaggio dello Zar in Europa e di alcuni deputati della Duma centonera in Inghilterra – Nota alla lettera di M. Liadov al «Proletari» – Lettera agli organizzatori della scuola di partito di Capri – Abbozzo di lettera del Centro bolscevico al Consiglio della scuola di Capri – Lettera agli allievi della scuola di partito di Capri.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1967 Contiene tra l’altro: – ‘Sulla “”natura”” della rivoluzione russa’ e ‘Per una valutazione della rivoluzione russa’ – Sostanze infiammabili nella politica mondiale – La riunione dell’ Ufficio Internazionale Socialista – Il fine della lotta del proletariato nella nostra rivoluzione – Alla direzione del Partito socialdemocratico di Germania – Una caricatura del bolscevismo – ‘L’atteggiamento del partito operaio verso la religione’, ‘Classi e partiti di fronte alla religione e alla Chiesa’ – ‘Discorso sulla scuola di Capri’, ‘Lettera agli organizzatori della scuola di partito di Capri’, ‘Lettera agli allievi della scuola di partito di Capri'”,”LEND-685-15″ “LENIN V.I.”,”Opere XVI. Settembre 1909 – dicembre 1910. I liquidatori smascherati – La lettera aperta della commissione esecutiva del comitato distrettuale di Mosca – Le elezioni a Pietroburgo – La frazione dei fautori dell’ otzovismo e della costruzione di dio – Ancora sulla partiticità e l’apartiticità – Colloquio con i bolscevichi di Pietroburgo – Nota all’articolo «Le elezioni a Pietroburgo» – Progetto di risoluzione sul rafforzamento del partito e della sua unità – Discorso sulla scissione del partito operaio socialdemocratico olandese pronunciato a una seduta dell’Ufficio internazionale socialista – Lo zar contro il popolo finlandese – Lettera agli allievi della scuola di Capri – Vergognoso fallimento – Alcune cause dell’attuale sbandamento ideologico – I metodi dei liquidatori e i compiti del partito dei bolscevichi – Il «Golos sotsial-demokrata» e Cerevanin – Una favola della stampa borghese sull’espulsione di Gorki – Disgregazione e sbandamento ideologico nella socialdemocrazia russa – Nota esplicativa al progetto di legge sulla giornata lavorativa di otto ore e sulle sue motivazioni fondamentali – Lettera a I.I. Skvortsov-Stepanov – I «Viekhi» – L’ultima parola del liberalismo russo – L’undicesima sessione dell’Ufficio internazionale socialista – Il gruppo «Vperiod» – Per l’unità – Il «Golos» dei liquidatori contro il partito – Per che cosa si deve lottare? Campagna contro la Finlandia – Hanno paura per l’esercito – L’unificazione del partito all’estero – Uno degli ostacoli all’unità del partito – Al comitato centrale del POSDR – Note di un pubblicista. La “”piattaforma”” dei fautori e dei difensori dell’otzovismo. La “”crisi di unificazione”” nel nostro partito – Per il numero celebrativo di “”Zihna”” – Progetto di risoluzione sulle cooperative presentato dalla delegazione del POSDR al Congresso di Copenaghen – Lettera all’ufficio internazionale socialista sulla rappresentanza del POSDR – La frazione dei “”Vperiodisti”” – La questione delle cooperative al congresso internazionale socialista di Copenaghen – Come alcuni socialdemocratici informano l’Internazionale Socialista di Copenaghen – Annuncio della pubblicazione della “”Rabociaia Gazieta”” – Gli insegnamenti della rivoluzione – Due mondi – La manifestazione per la morte di Muromtsev – E’ cominciata la svolta? – L.N. Tolstoi – Ai compagni allievi della scuola di Bologna – L.N. Tolstoi e il movimento operaio attuale – Lettera aperta a tutti i socialdemocratici partitisti – I dissensi nel movimento operaio europeo – Tolstoi e la lotta del proletariato – L’inizio delle dimostrazioni – Che cosa accade nelle campagne? – Ivan Vasilievic Babusckin – Al Comitato Centrale – I campioni delle “”riserve”” – Il significato storico della lotta all’interno del partito in Russia – Statistica degli scioperi in Russia – La struttura capitalistica dell’agricoltura moderna.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1965 Contiene tra l’altro: – Ancora sulla partiticità e apartiticità (pag 53-56) – I dissensi nel movimento operaio europeo (pag 320-) – L.N. Tolstoi (3 articoli) (pag 298, 305, 325) – Babusckin (pag 333-) – Statistica degli scioperi in Russia (pag 365) – Sviluppo capitalistico in agricoltura moderna (pag 395-)”,”LEND-685-16″ “LENIN V.I.”,”Opere XVII. Dicembre 1910 – aprile 1912. Lettera al collegio russo del CC del POSDR – La situazione nel partito – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo – Rossore di vergogna di Iuduscka Trotski – La carriera di un terrorista russo – L.N. Tolstoi e la sua epoca – Il marxismo e la «Nascia Zarià» – I nostri abolizionisti – I cadetti, i «due campi» e il «ragionevole compromesso» – Il cinquantenario dell’abolizione della servitù della gleba – Pal Singer – Asterischi – Nel collegio russo del CC – A proposito di un anniversario – «Riforma contadina» e rivoluzione proletaria-contadina – I demolitori del partito nella parte di «demolitori di leggende» – Cadetti e ottobristi – In memoria della Comune – La struttura sociale del potere, le prospettive e il liquidatorismo – Note polemiche – Il significato di una crisi – Il congresso del partito socialdemocratico inglese – Dialogo tra un legalitario e un antiliquidatore – «Rammarico» e «vergogna» – Materiali per la riunione dei membri del CC del POSDR – Per un bilancio della sessione della Duma – Vecchie, ma sempre nuove verità – Risoluzione del secondo gruppo parigino del POSDR sulla situazione esistente nel partito – Prefazione all’opuscolo «Due partiti» – Il riformismo nella socialdemocrazia russa – Da campo del partito «operaio» di Stolypin – Nota della redazione del «Sotsial-Demokrat» alla dichiarazione della commissione per la convocazione della sessione plenaria del CC del POSDR – Stolypin e la rivoluzione – La nuova frazione dei conciliatori o dei virtuosi – La campagna elettorale e la piattaforma elettorale – Dal campo del partito «operaio» di Stolypin – Il risultato – I due centri – Il vecchio e il nuovo – Discorso ai funerali di Paul e Laura Lafargue – Hyndman su Marx – Il Manifesto del partito operaio liberale – Il gruppo socialdemocratico alla II Duma – Parole d’ordine e impostazione del lavoro socialdemocratico alla Duma e fuori della Duma – Un’agenzia della borghesia liberale – La soluzione alla crisi del partito – Dal campo del partito «operaio» di Stolypin – Sulla diplomazia di Trotski e su una piattaforma unitaria dei partitisti – Le conclusioni del Collegio arbitrale dei «depositari» – La campagna elettorale per la IV Duma – Vecchio e nuovo – Convegno dei gruppi bolscevichi all’estero – Questioni di principio della campagna elettorale – Prime rivelazioni sulle trattative del partito cadetto coi ministri – Tre interpellanze – La fame e la Duma nera – IV Conferenza del POSDR (Conferenza di Praga) – L’organo della politica operaia dei liberali – Contro l’unificazione coi liquidatori – I partiti politici nei cinque anni della III Duma – Rapporto all’Ufficio internazionale socialista sulla Conferenza del POSDR – Piattaforma elettorale del POSDR – Alla redazione della «Zviedzdà» – Carte in tavola – Le dimissioni del deputato Belousov dal gruppo socialdemocratico alla Duma – La fame – I contadini e le elezioni per la IV Duma – L’anonimo del Vorwärts e la situazione nel POSDR – Lettera a Huysmans, segretario dell’Ufficio internazionale socialista – Il blocco dei cadetti coi progressisti e il suo significato – Una cattiva difesa della politica operaia liberale – Il ballottaggio in Russia e i compiti della classe operaia – Liberalismo e democrazia.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene tra l’altro: – Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo (pag 29-34) – L.N. Tolstoi e la nostra epoca (pag 39-43) – Paul Singer (pag 77-80) – In memoria della Comune (di Parigi) (pag 123-127) – Il congresso del partito socialdemocratico inglese (pag 156-161) – Discorso ai funerali di Paul e Laura Lafargue (pag 285-287) – Hyndman su Marx (pag 287-293) – L’ anonimo del Vorwärts e la situazione nel POSDR (pag 501-512) – Liberalismo e democrazia (pag 533-542) “”Nel ‘Vorwärts’ del 26 marzo sono stati pubblicati un comunicato ufficiale sulla conferenza del POSDR e un articolo anonimo nel quale l’autore, seguendo l’esempio della risoluzione dei gruppi esteri dei socialdemocratici russi (124), copre d’ingiurie la conferenza, conferenza che è stata il coronamento di una lotta di quattro anni contro i liquidatori e s’è tenuta malgrado tutti gli intrighi di costoro, i quali volevano impedire ad ogni costo la ricostituzione del partito. E’ naturale che i liquidatori e tutti coloro che li fiancheggiano si scaglino ora contro la conferenza. Poiché il ‘Vorwärts’ si rifiuta di far posto alla nostra risposta all’articolo menzognero, calunnioso dell’anonimo e continua la sua campagna in favore dei liquidatori, pubblichiamo sotto forma di opuscolo questa risposta per informare i compagni tedeschi. Essa è dedicata, principalmente, a una breve esposizione dell’importanza, dell’andamento e dell’esito della lotta contro i liquidatori [La redazione del «Sotsial-Demokrat», organo centrale del POSDR (pag 501, prefazione); “”(…) La lotta in seno al POSDR assume talora forme molto esasperate. Non può essere diversamente nelle condizioni dell’emigrazione; non è avvenuto diversamente in nessun altro paese condannato alla controrivoluzione e all’emigrazione. «Condannare» queste forme di lotta con frasi altisonanti, eluderle, accontentarsi di ragionamenti melliflui e filistei sull’«utilità dell’unità» non è che un indice di leggerezza. Chi intenda studiare seriamente la storia del POSDR nei duri anni 1908-1911 ha a propria disposizione un gran numero di pubblicazioni illegali e un numero ancora maggiore di pubblicazioni legali. Esse contengono materiali quanto mai istruttivi sul carattere delle correnti, sull’importanza di principio delle divergenze, sulle radici della lotta, sulle circostanze e condizioni del suo sviluppo, ecc. Nessun partito socialdemocratico al mondo si è formato – specialmente nell’epoca delle rivoluzioni borghesi – senza una lotta aspra e una serie di scissioni dai compagni di strada borghesi del proletariato. Nel corso di un’aspra lotta contro tali compagni di strada si costituisce, a cominciare dal 1898, si sviluppa, si rafforza e si tempra, nonostante tutti gli ostacoli, esattamente nello stesso modo anche il Partito operaio socialdemocratico russo”” (pag 511) [V.I. Lenin, ‘L’anonimo del ‘Vorwärts’ e la situazione nel POSDR’ (123)] [(124) Si tratta della risoluzione antipartito e calunniosa approvata il 12 marzo 1912 al convegno tenutosi a Parigi, dei rappresentanti del comitato estero del Bund, del gruppo “”Vperiod””, del “”Golos-Sotsial-Demokrata””, della “”Pravda”” viennese, dei menscevichi partitisti e dei conciliatori. Pubblicata in un foglio a sé, era stata riprodotta nella “”Pravda”” viennese e nel n. 4 dell'””Informatsionni Litstok”” del Bund; (123) L’opuscolo venne scritto in risposta a un articolo calunnioso di Trotsky (pubblicato senza firma nell’organo centrale della socialdemocrazia tedesca) contro la Conferenza di Praga e le sue decisioni]”,”LEND-685-17″ “LENIN V.I.”,”Opere XVIII. Aprile 1912-marzo 1913. La campagna elettorale per la quarta duma e i compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria – I liquidatori contro il partito – Alla memoria di Herzen – Il possesso fondiario nella Russia europea – I «Trudoviki» e la democrazia operaia – I partiti politici in Russia – Inchiesta sulle organizzazioni del grande capitale – La sostanza della «questione agraria in Russia» – Alcune conclusioni sulla mobilitazione preelettorale – Sciopero economico e sciopero politico – Il problema delle migrazioni interne – La ripresa rivoluzionaria – Le parole d’ordine della conferenza del POSDR del gennaio 1912 e il movimento del maggio – I liquidatori contro gli scioperi rivoluzionari di massa – «Unificatori» – Carattere e significato della nostra polemica con i liberali – Capitalismo e «parlamento» – Le elezioni e l’opposizione – L’importanza delle elezioni a Pietroburgo – Confronto tra il programma agrario di Stolypin e quello dei populisti – La situazione del POSDR e i compiti immediati del partito – Risposta ai liquidatori – In Svizzera – Democrazia e populismo in Cina – Il congresso dei socialisti italiani – La «libertà di parola» in Russia – Come Axelrod smaschera i liquidatori – I risultati di sei mesi di lavoro – La situazione attuale nel POSDR – Prima stesura del poscritto all’opuscolo «La situazione attuale nel POSDR» – Capitalismo e consumo popolare – Liberali e clericali – I cadetti e la democrazia – La campagna dei liberali – Le rivolte nell’esercito e nella marina – Alla vigilia delle elezioni della IV Duma – Può oggi il movimento operaio prendere come base la parola d’ordine della «libertà di coalizione»? – Lettera agli operai svizzeri – Questioni di principio – L’ultima valvola – Piccola informazione – Il salario degli operai e i profitti dei capitalisti in Russia – Gli scioperi e il salario – La giornata lavorativa nelle fabbriche del governatorato di Mosca – Giornata lavorativa e anno lavorativo nel governatorato di Mosca – In Inghilterra – La concentrazione della produzione in Russia – Una carriera – Al segretariato dell’Ufficio internazionale socialista – I cadetti e la questione agraria – Una pessima difesa – I liquidatori e l’«unità» – Conversazione sulla «cadettofagia» – Gli operai e la «Pravda» – Allora e oggi – Il congresso internazionale dei magistrati nella Svizzera – Il clero e la politica – Ancora una campagna contro la democrazia – L’unione dei cadetti e del «Novoie Vremia» – La lettera di N.S. Polianski – La linea politica – I successi degli operai americani – La fine della guerra dell’Italia contro la Turchia – Giuoco d’azzardo – Il clero nelle elezioni e le elezioni con il clero – La «posizione» del signor Miliukov – Il deputato degli operai di Pietroburgo – I popoli dei Balcani e la diplomazia europea – La volpe e il pollaio – Una risoluzione vergognosa – Due utopie – Discussioni in Inghilterra sulla politica operaia liberale – Un professore cadetto – Un nuovo capitolo della storia mondiale – I cadetti e i nazionalisti – Gli orrori della guerra – I cadetti e la grande borghesia – Morale autenticamente russa – La piattaforma dei riformisti e la piattaforma dei socialdemocratici rivoluzionari – Partito illegale e lavoro illegale – Il significato sociale delle vittorie serbo-bulgare – La Cina rinnovata – Risultati e significato delle elezioni presidenziali in America – «Questioni nevralgiche» nel nostro partito – Intorno ad alcuni interventi dei deputati operai – Sulla questione dei deputati operai alla Duma e sulla loro dichiarazione – Intorno alla dimostrazione del 15 novembre – Lettera a I.V. Stalin – Lettera a I.V. Stalin – La malattia del riformismo – La pauperizzazione nella società capitalistica – La classe operaia e la sua rappresentanza «parlamentare» – «Conciliazione» dei nazionalisti con i cadetti – I nazional-liberali – L’atteggiamento verso il liquidatorismo e l’unità – Comunicato e risoluzioni della riunione del Comitato centrale del POSDR con funzionari di partito – Il movimento operaio inglese nel 1912 – Meglio tardi che mai – Sviluppo dello sciopero rivoluzionario e delle dimostrazioni di strada – Prima stesura del poscritto dell’articolo «sviluppo dello sciopero rivoluzionario e delle dimostrazioni di strada» – La scissione della socialdemocrazia polacca – Il bolscevismo – Il significato dell’elezione di Poincaré – Sincerità – Il ministro Briand – I risultati delle elezioni – La vita insegna – Una nuova democrazia – Il populismo – Ai socialdemocratici – Nel mondo degli Azef – Borghesia e riformismo – Il partito legale – La mobilitazione delle terre contadine – Due parole sugli scioperi – I russi e i negri – Una scoperta – Il congresso del partito operaio inglese – Il crollo delle illusioni costituzionali – Ringraziamo per la franchezza – Il problema dell’unità – Che cosa accade nel populismo e che cosa accade nelle campagne – Crescente discordanza. ‘Note di un pubblicista’ – Alcuni risultati del «riordino fondiario» – I destini storici della dottrina di Karl Marx – La grande proprietà fondiaria e la piccola proprietà contadina in Russia – Note false – Il «nodo del problema» – Imbellettamento liberale della servitù della gleba – Sistema «scientifico» per spremere il sudore – I nostri «successi» – Accordo o scissione? – «Disponibilità finanziarie».”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene tra l’altro: – Inchiesta sulle organizzazioni del grande capitale – Sciopero economico e sciopero politico – Il problema delle migrazioni interne – Capitalismo e parlamento – Democrazia e populismo in Cina – Il congresso dei socialisti italiani – Gli orrori della guerra – Partito illegale e lavoro illegale – Risultati e significato delle elezioni presidenziali in America – Il movimento operaio inglese nel 1912 – La scissione della socialdemocrazia polacca – I destini storici della dottrina di Karl Marx – I russi e i negri “”Che strano raffronto? – penserà il lettore – Come si possono porre accanto una razza e una nazione? Il raffronto è possibile. I negri si sono emancipati dalla schiavitù più tardi di tutti , e fino ad oggi pesano su di loro, anche nei paesi più avanzati, le più gravi vestigia della schiavitù, poiché il capitalismo non può «capire» altra emancipazione se non quella giuridica, e anche quest’ultima viene in ogni modo mutilata. La storia dice dei russi che essi «quasi» si emanciparono dalla schiavitù ‘feudale’ nel 1861. Circa nello stesso periodo, dopo la guerra civile contro gli schiavisti americani, i negri dell’America del nord si emanciparono dalla schiavitù. L’emancipazione degli schiavi americani avvenne per un via meno «riformatrice» di quella degli schiavi russi. ‘Perciò’ oggi, dopo cinquant’anni, le vestigia della schiavitù gravano ‘molto più’ sui russi che non sui negri. E saremmo persino molto più precisi se parlassimo non soltanto delle vestigia, ma anche degli istituti… Ma ci limitiamo in questo breve articolo a una piccola illustrazione di ciò che si è detto: il problema dell’istruzione. E’ noto che l’analfabetismo è una delle vestigia della schiavitù. Non può saper leggere e scrivere la maggioranza della popolazione in un paese oppresso dai pascià, dai Purischevic, ecc. In Russia gli analfabeti sono il 73 per cento, senza contare i bambini al di sotto dei nove anni. Fra i negri degli Stati Uniti d’America gli analfabeti erano nel 1900 il 44,5 per cento. Una simile percentuale, scandalosamente alta, è una vergogna per un paese civile, avanzato qual è la repubblica nordamericana. E tutti sanno, inoltre, che ‘in generale’ le condizioni dei negri in America non sono degne di un paese civile: il capitalismo ‘non può’ dare la ‘piena’ emancipazione e nemmeno la piena eguaglianza. E’ istruttivo il fatto che fra i bianchi d’America la percentuale degli analfabeti sia soltanto il 6 per cento. Ma se suddividiamo l’America in zone ex schiaviste (America «russa») e in zone non schiaviste (America non russa) avremo una percentuale di analfabeti ‘fra i bianchi’ dell’11-12 per cento nelle prime e del 4-8 per cento nelle seconde! Nelle ex zone schiaviste la percentuale degli analfabeti ‘fra i bianchi è di due volte superiore’. Le vestigia della schiavitù non pesano soltanto sui negri!. Vergogna all’America per le condizioni dei negri!”” (pag 522-523 ) [‘I russi e i neri’, scritto alla fine del gennaio 1913, pubblicato per la prima volta nel 1925 nella ‘Krasnaia Niva’, n. 3, firmato W.]”,”LEND-685-18″ “LENIN V.I.”,”Opere XIX. Marzo-dicembre 1913. Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – Un importante successo della Repubblica cinese – Vecchi problemi e fiacchezza senile del liberalismo – La «carestia di petrolio» – Il progetto di legge dei cadetti sulle riunioni – La guerra nei Balcani e lo sciovinismo borghese – Conversazione – La Russia odierna e il movimento operaio – Deputati colti – «A chi giova?» – In Inghilterra – I civili europei e i barbari asiatici – Conti da mercante – Un grande vittoria della tecnica – Qualcosa sui risultati e sui fatti – Significato delle migrazoni interne – I Viekhisti e il nazionalismo – I liberali e la libertà di associazione – Lettori del «Luc» e della «Pravda», fate attenzione! – Nel venticinquesimo anniversario della morte di Joseph Dietzgen – La borghesia e la pace – Il risveglio dell’Asia – I separatisti in Russia e i separatisti in Austria – Ancora sulle migrazioni interne – La classe operaia e la questione nazionale – Il congresso del «partito socialista britannico» – I contadini stanno meglio o si impoveriscono? – L’Europa arretrata e l’Asia avanzata – Male! – Il riordino agrario dei grandi proprietari fondiari – Gli armamenti e il capitalismo – Impotenza e smarrimento – Progetto di piattaforma per il IV Congresso della Socialdemocrazia della regione lettone – Concetto liberale e concetto marxista della lotta di classe – Gli industriali e gli scioperi operai – A proposito di un discorso del cadetto Maklakov – Discorsi sinceri di un liberale – La politica del ministero dell’istruzione pubblica – Questioni controverse – Lettera a M.S. Olminski (Vitimski) – Il signor Bogdanov e il gruppo «Vperiod» – La «Pravda» ha dimostrato il separatismo dei bundisti? – I liberali nella parte di difensori della IV Duma – La politica agraria (generale) dell’attuale governo – Il capitalismo e le imposte – Gli scioperi economici nel 1912 e nel 1905 – Aumento della ricchezza capitalistica – I contadini e la classe operaia – Il lavoro dei fanciulli nelle aziende contadine – I risultati degli scioperi del 1912 in confronto al passato – In Australia – Il primo maggio del proletariato rivoluzionario – Note di un pubblicista – Una menzogna – La classe operaia e il neomaltusianismo – Gli inviti dei liberali a sostenere la IV Duma – Affaristi della finanza e politici borghesi – Tesi sulla questione nazionale – Discorsi istruttivi – Quadri dal vero – Lo scioglimento della Duma e lo smarrimento dei liberali – Il quinto congresso internazionale per la lotta contro la prostituzione – Le parole e i fatti – I cadetti sulla questione ucraina – Ultimi dati sui partiti in Germania – Gli opportunisti inglesi smascherati – Le idee del capitale d’avanguardia – Che cosa può fare l’istruzione pubblica – La piccola produzione nell’agricoltura – Un ramo industriale «di moda» – Il liquidatorismo morto e la «riec» viva – La mobilitazione delle terre del «nadiel» – Come aumentare il consumo pro capite in Russia? – August Babel – Distacco del liberalismo della democrazia – Un fatto significativo – La nazionalizzazione della scuola ebraica – Il ferro nell’azienda contadina – Gli scioperi metallurgici nel 1912 – La borghesia russa e il riformismo russo – La funzione dei ceti e delle classi nel movimento di liberazione – Guerra di classe a Dublino – Nuove misure di «riforma» agraria – Il commerciante Salazkin e lo scrittore F.D. – La lotta per il marxismo – Una settimana dopo il massacro di Dublino – Questioni politiche di principio – Liberali e democratici sulla questione delle lingue – Il linguaggio delle cifre – I signori borghesi e l’agricoltura «dei lavoratori» – Harry Quelch – Marxismo e riformismo – Il riordino agrario e i contadini poveri – Come difende gli ucraini il vescovo Nikon? – Note di un pubblicista – Barbarie civile – Il centonerismo – L’amministrazione russa e le riforme russe – Come V. Zasulic uccide il liquidatorismo – Risoluzioni della riunione estiva del 1913 del CC del POSDR con funzionari del partito – E si dice «Trudovik»! – I confusi fautori dell’apartiticità – I liberali e la questione agraria in Inghilterra – Cattiva difesa di una cattiva causa – Dichiarazione – I «sette» della Duma – La borghesia liberale e i liquidatori – Il capitalismo e l’immigrazione operaia – Materiali sulla lotta all’interno del gruppo socialdemocratico alla Duma – Un proprietario di case cadetto che ragiona «secondo Marx» – La massa operaia e l’intellettualità operaia – La scissione nel gruppo socialdemocratico russo alla Duma – I populisti di sinistra e la lotta tra i marxisti – La questione agraria e la situazione attuale della Russia – Due metodi di discussione e di lotta – E si dicono unitari! – Lettera a S.G. Sciaumian – L’autonomia «nazionale culturale» – I gruppetti esteri e i liquidatori russi – Il cadetto Maklakov e il socialdemocratico Petrovski – Zabern – Le decisioni dell’Ufficio internazionale socialista – L’unità operaia – Si ostinano a difendere una cattiva causa – I cadetti e il «diritto dei popoli all’autodecisione» – Una buona risoluzione e un cattivo discorso – La ripartizione nazionale degli studenti nella scuola russa – Gli scioperi in Russia – Il programma nazionale del POSDR – Un inamissibile errore di Kautsky – Ancora sulla divisione della scuola secondo le nazionalità – Il signor Gorski e un proverbio latino – Il carteggio Marx-Engels.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Tre fonti e tre parti integranti del marxismo – La guerra nei Balcani e lo sciovinismo borghese – Significato delle migrazioni interne – Anniversa della morte di J. Dietzgen – Ancora sulle migrazioni interne – L’Europa arretrata e l’Asia avanzata – Gli armamenti e il capitalismo – Concetto liberale e concetto marxista della lotta di classe – Il capitalismo e le imposte – La classe operaia e il neomaltusianesimo – Affaristi della finanza e politici borghesi – Ultimi dati sui partiti in Germania – Guerra di classe a Dublino – La lotta per il marxismo – Marxismo e riformismo – Il centonerismo – Il capitalismo e l’immigrazione operaia (pag 420-423) – L’autonomia «nazionale culturale» – Un inamissibile errore di Kautsky – Il carteggio Marx-Engels “”Il capitalismo ha creato un tipo particolare di migrazione di popoli. I paesi che si sviluppano industrialmente in fretta, introducendo più macchine e soppiantando i paesi arretrati nel mercato mondiale, elevano il salario al di sopra della media e attirano gli operai salariati di quei paesi. Centinaia di migliaia di operai si spostano in questo modo per centinaia di migliaia di verste. Il capitalismo avanzato li assorbe violentemente nel suo vortice, li strappa dalle località sperdute, li fa partecipare al movimento storico mondiale, li mette faccia a faccia con la possente, unita classe internazionale degli industriali. Non c’è dubbio che solo l’estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più disonesta gli operai immigrati. Ma solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul significato ‘progressivo’ di questa migrazione moderna di popoli La liberazione dall’oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di ‘tutto’ il mondo, spezzando il ristagno e l’arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo gli operai di tutti i paesi nelle più grandi fabbriche e miniere dell’America, della Germania, ecc.. L’America è alla testa dei paesi che importano operai. Ecco i dati sul numero degli immigrati in America: In dieci anni 1821-1830 99 mila; 1831-1840 496 mila; 1841-1850 1.597 mila; 1851-1860 2.453 mila; 1861-1870 2.064 mila; 1871-1880 2.262 mila; 1881-1890 4.722 mila; 1891-1900 3.703 mila; 1901-1909 (nove anni) 7.210 mila. Lo sviluppo dell’emigrazione è enorme e aumenta sempre più. (…) La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un’altra, cercando di dividerli. Gli operai coscienti, comprendendo l’inevitabilità e il carattere progressivo della distruzione di tutte le barriere nazionali operata dal capitalismo, cercano di aiutare a illuminare e a organizzare i loro compagni dei paesi arretrati”” [‘Il capitalismo e l’immigrazione operaia’, ‘La Pravda’, n. 22, 29 ottobre 1913] (pag 420-421)”,”LEND-685-19″ “LENIN V.I. (LÉNINE Vladimir Ilitch)”,”Sur la littérature et l’art. Textes choisis.”,”Il poeta operaio E. Pottier “”Pottier était né dans une famille pauvre et, durant toute sa vie, il resta un pauvre, un prolétaire, gagnant son pain come emballeur, puis comme dessinateur sur étoffes. A partir de 1840, il réagit à tous les événements importants de la vie de la France par son chant de combat, éveillant, fustigeant la bourgeoisie et les gouvernement bourgeois de la France. A l’époque de la Grande Commune de Paris (1871), Pottier fu élu membre de la Commune. Il recueillit 3.352 voix sur 3.601 votants. Il participa à toute l’activité de la Commune, ce premier gouvernement prolétarien. La chute de la Commune contraignit Pottier à se réfugier en Grande-Bretagne, puis en Amérique. Il écrivit le célèbre chant ‘L’Internationale’ en ‘juin 1871’, au lendemain, peut-on dire, de la sanglante défaite de mai… La Commune a été écrasée… Mais ‘L’Internationale’ de Pottier a propagé ses idées à travers le monde entier, et elle est à présent plus vivante que jamais. En 1876, pendant son exil, Pottier écrivit le poème: «Les ouvriers d’Amérique aux ouvriers de France». Il y a dépeint la vie des ouvriérs sous le joug du capitalisme, leur misère, leur travail forçat, leur exploitation, leur ferme confiance dans la victoire prochaine de leur cause. C’est seulement neuf ans après la Commune que Pottier rentra en France: il adhéra aussitôt au Parti ouvrier. Un premier volume de ses poésies parut en 1884. Un second en 1887, sous le titre: ‘Chants révolutionnaires’. Un certain nombre d’autres chansons du poète-ouvrier on été éditées après sa mort. Le 8 novembre 1887, les ouvriers parisiens accompagnèrent la dépouille de Pottier au cimetière de Père-Lachaise, où son enterrés les communard fusillés. La police provoqua des bagarres et arracha le drapeau rouge. Une foule énorme assista aux obsèques civiles. Des cris s’élevaient de toutes parts: «Vive Pottier!». Pottier mourut dans la misère. Mais il a «laissé derrière lui un monument vraiment impérissable. Il fut l’un des plus grands ‘propagandistes par la chanson’. Quand il a composé sa première chanson, les ouvriers socialistes se comptaien, au maximum, par dizaines. Des dizaines de millions de prolétaires connaissent aujourd’hui le chant historique d’Eugène Pottier…”” (pag 109-111)] [Eugène Pottier (Pour le 25° anniversaire de sa mort) (Per il 25° anniversario della morte) (3 gennaio 1913)] La Commune a été écrasée… Mais ‘L’Internationale’ de Pottier a propagé ses idées à travers le monde entier. Il fut l’un des plus grands ‘propagandistes par la chanson. La Comune è stata schiacciata … Ma “”L’Internazionale”” di Pottier ha diffuso le sue idee in tutto il mondo. Pottier era uno dei più grandi propagandisti attraverso la canzone.”,”LEND-684″ “LENIN V.I. (LÉNINE)”,”La Commune de Paris.”,”Marx è per il centralismo (proletario). “”L’opportuniste a si bien désappris à penser révolutionnairement et à réfléchir à la révolution, qu’il voit du «fédéralisme» chez Marx, ainsi confondu avec le fondateur de l’anarchisme, Proudhon. Et Kautsky, et Plékhanov, qui prétendent être des marxistes révolutionnaire, se taisent là-dessus. On découvre ici l’une des racines de cette extrême indigence de vues sur la différence entre le marxisme et l’anarchisme, qui caractérise les kautskistes aussi bien que les opportunistes et dont nous aurons encore à parler. Dans les considérations déjà citées de Marx sur l’expérience de la Commune, il n’y a pas trace de fédéralisme. Marx s’accorde avec Proudhon précisement sur un point que l’opportuniste Bernstein n’aperçoit pas. Marx est en désaccord avec Proudhon précisement là où Bernstein les voit s’accorder. Marx s’accorde avec Proudhon en ce sens que tous deux sont pour la «démolition» de la machine d’Etat actuelle. Cette similitude du marxisme avec l’anarchisme (avec Proudhon comme avec Bakounine), ni les opportunistes, ni les kautskistes ne veulent l’apercevoir car, sur ce point, ils se sont éloignés du marxisme. Marx est en désaccord et avec Proudhon et avec Bakounine précisément à propos du fédéralisme (sans parler de la dictature du prolétariat). Les principes du fédéralisme découlent des conceptions petites-bourgeoises de l’anarchisme. Marx est centraliste. Et, dans les passages cités de lui, il n’existe pas la moindre dérogation au centralisme. Seuls des gens imbus d’une «foi superstitieuse» petite-bourgeoise en l’Etat peuvent prendre la destruction de la machine bourgeoise pour la destruction du centralisme! Mais si le prolétariat et la paysannerie pauvre prennent en main le pouvoir d’Etat, s’organisent en toute liberté au sein des communes et ‘unissent’ l’action de toutes les communes pour frapper le Capital, écraser la résistance des capitalistes, remettre à ‘toute’ la nation, à toute la societé, la propriété privée des chemins de fer, des fabriques, de la terre, etc., ne sera-ce pas là du centralisme? Ne sera-ce pas là le centralisme démocratique les plus conséquent et, qui plus est, un centralisme prolétarien?”” (pag 52-53) [V.I. Lénine, La Commune de Paris, Editions en langues etrangères, Moscou, 1961] [brano tratto da: Lenin, ‘L’etat et la revolution’]”,”LEND-686″ “LENIN V.I.”,”Opere XX. Dicembre 1913 – agosto 1914. Osservazioni critiche sulla questione nazionale – Ancora una volta sull’Ufficio internazionale socialista e sui liquidatori – Il nazional-liberalismo e il diritto di autodecisione delle nazioni – Populismo e liquidatorismo come fattori di disgregazione del movimento operaio – A proposito di una lettera di Kautsky – Il «Novoie Vremia» e la «Riec» sul diritto di autodecisione delle nazioni – Lettera alla redazione – Quattromila rubli all’anno e giornata lavorativa di sei ore – E’ necessaria una lingua di stato obbligatoria? – A C. Huysmans – Sui problemi della statistica degli Zemstvo – Recensione – La corruzione degli operai da parte dei liberali – Una lettera alla redazione – Il capo dei liquidatori sulle condizioni che liquidano l’«unità» – Per la storia del programma nazionale in Austria e in Russia – Il magnifico proprietario fondiario liberale sulla «Nuova Russia degli Zemstvo» – Il populismo e la classe degli operai salariati – Ancora sul «nazionalismo» – Contadini e lavoro salariato – Il signor Struve sul «risanamento del potere» – I populisti e N.K. Mikhailovski – A proposito di A. Bogdanov – Nota della redazione all’articolo di Veteran: «La questione nazionale e il proletariato lettone» – Prefazione a «Marxismo e liquidatorismo» – Polemiche politiche fra i liberali – I contadini «lavoratori» e il commercio della terra – La preoccupazione dei liberali – I populisti e i liquidatori nel movimento sindacale – Pii desideri – Un professore liberale sull’uguaglianza – I liberali inglesi e l’Irlanda – Il taylorismo asserve l’uomo alla macchina – L’«opposizione responsabile» e la partecipazione dei cadetti alla conferenza del primo marzo – La disgregazione del blocco «d’agosto» – Il capitalismo e la stampa – Un borghese radicale sugli operai russi – Insegnamenti politici – Progetto di legge sull’uguaglianza nazionale – Il salario degli operai agricoli – Gli operai lettoni sulla scissione nel gruppo socialdemocratico – Denuncia della finzione «d’agosto» – Ancora una liquidazione del socialismo – Sulle forme del movimento operaio – I populisti di sinistra idealizzano la borghesia – Sulla questione della politica nazionale – La crisi costituzionale in Inghilterra – Unità – I marxisti organizzati sull’intervento dell’Ufficio internazionale – L’uguaglianza nazionale – I liquidatori e il movimento operaio lettone – L’economia servile nelle campagne – Dalla storia della stampa operaia in Russia – Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco – Recensione – Una definizione del liquidatorismo – Conclusione per la raccolta: «marxismo e liquidatorismo – Ancora sulla crisi politica – La lotta ideale nel movimento operaio – Progetto di legge sulla parità giuridica delle nazioni e sulla tutela dei diritti delle minoranze nazionali – «Vicini di podere» – I populisti e la «violenza frazionistica» – Come si corrompono gli operai per mezzo di un nazionalismo raffinato – Sulla situazione politica – L’unità degli operai e le «correnti» degli intellettuali – I populisti di sinistra – I liquidatori e la biografia di Malinovski – Due vie – Plekhanov non sa quello che vuole – Sul bilancio del ministero dell’agricoltura – Sull’unità – Chi ha troppa fretta si copre di ridicolo – Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità – Recensione – Chiarezza è fatta – Sull’ avventurismo – Le deliberazioni dei marxisti lettoni e i liquidatori – La classe operaia e la stampa operaia – Populismo di sinistra e marxismo – La questione agraria in Russia – Sul significato politico delle ingiurie – Dati oggettivi sulla forza delle diverse correnti del movimento operaio – La forza dei populisti di sinistra fra gli operai – Sul diritto di autodecisione delle nazioni – I metodi degli intellettuali borghesi nella lotta contro gli operai – I «vperiodisti» e il gruppo «Vperiod» – Nota «della redazione» per «l’appello agli operai ucraini» di Oxen Lola – Rapporto del Comitato centrale del POSDR e istruzioni – Alla delegazione del Comitato centrale alla Conferenza di Bruxelles (allegati: istruzioni) – Risposta degli operai alla costituzione del gruppo operaio socialdemocratico di Russia alla Duma di Stato – Chiarezza prima di tutto – Per un bilancio del giorno della stampa operaia – L’opposizione socialdemocratica polacca al bivio – Risposta a un articolo della «Leipziger Volkszeitung».”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene in particolare: – La corruzione degli operai da parte dei liberali (pag 78-81) – Il populismo e la classe degli operai salariati (pag 93-97) – Un professore liberale sull’uguaglianza (pag 133-136) – Il taylorismo asserve l’uomo alla macchina (pag 141-144) – Il capitalismo e la stampa (pag 151-155) – Ancora una liquidazione del socialismo (pag 175-196) – Sulle forme del movimento operaio (pag 197-200) – Che cosa non si deve imitare nel movimento operaio tedesco (pag 239-243) – Due vie (pag 290-292) – Dati oggettivi sulla forza delle diverse correnti del movimento operaio (pag 364-370) – La forza dei populisti di sinistra fra gli operai (pag 371-374) – Sul diritto di autodecisione delle nazioni (pag 375-434) Due vie. “”La Russia è un paese capitalistico e non può non svilupparsi in senso capitalistico. La Russia sta attraversando oggi la fase della trasformazione democratica borghese, dell’affrancamento del servaggio, dell’emancipazione. Nel quadro del capitalismo mondiale l’emancipazione della Russia è inevitabile. Non si sa quale sarà la risultante delle forze sociali che tendono all’emancipazione”” (pag 290-291)”,”LEND-685-20″ “LENIN V.I.”,”Opere scelte.”,”Emigrazione in epoca imperialismo e opportunismo, formazione aristocrazia operaia in proletariato inglese (da L’imperialismo) “”Una delle particolarità dell’imperialismo, collegata all’accennata cerchia di fenomeni, è la diminuzione dell’ emigrazione dai paesi imperialisti e l’aumento dell’immigrazione in essi di individui provenienti dai paesi più arretrati, con salari inferiori. Secondo Hobson l’emigrazione inglese è scesa da 242 mila persone nel 1884 a 169 mila nel 1900. L’emigrazione dalla Germania raggiunge il punto culminante nel decennio 1881-1890, con 1.453.000, e nei due decenni successivi scese a 544 e 341 mila. Invece crebbe il numero dei lavoratori accorsi in Germania dall’Austria, dall’Italia, dalla Russia, ecc.. Secondo il censimento del 1907 vivevano allora in Germania 1.342.294 stranieri di cui 440.800 lavoratori industriali e 257.329 lavoratori della terra (). In Francia i lavoratori delle miniere sono «in gran parte» stranieri: polacchi, italiani, spagnoli (). Negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa Orientale coprono i posti peggio pagati, mentre i lavoratori americani danno la maggior percentuale di candidati ai posti di sorveglianza e ai posti meglio pagati (). L’imperialismo tende a costituire anche tra i lavoratori categorie privilegiate e a staccarle dalla gran massa dei proletari. Occorre rilevare come in Inghilterra la tendenza dell’imperialismo a scindere la classe lavoratrice, a rafforzare in essa l’opportunismo, e quindi a determinare per qualche tempo il ristagno del movimento operaio, si sia manifestata assai prima della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Ivi, infatti, le due importanti caratteristiche dell’imperialismo, cioè un grande possesso coloniale e una posizione di monopolio nel mercato mondiale, apparvero fin dalla metà del secolo XIX. Marx ed Engels seguirono per decenni, sistematicamente, la connessione dell’opportunismo in seno al movimento operaio con le peculiarità imperialiste del capitalismo inglese. Per esempio Engels scriveva a Marx il 7 ottobre 1858: «…l’effettivo progressivo imborghesimento del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto da avere un’aristocrazia borghese e una proletariato borghese ‘accanto’ alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero, ciò è in certo qual modo spiegabile». Circa un quarto di secolo più tardi, in una lettera dell’11 agosto 1881, egli parla delle «peggiori trade-unions inglesi che si lasciano guidare da uomini che sono venduti alla borghesia o per lo meno pagati da essa». In una lettera a Kautsky del 12 settembre 1882, Engels scriveva: «Ella mi domanda che cosa pensino gli operai inglesi della politica coloniale. Ebbene: precisamente lo stesso che della politica in generale. In realtà non esiste qui alcun partito operaio, ma solo radicali, conservatori e radical-liberali, e gli operai si godono tranquillamente insieme con essi il monopolio commerciale e coloniale dell’Inghilterra sul mondo» (). (Lo stesso dice Engels nella prefazione alla seconda edizione (1892) della ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra)”” [V.I. Lenin, ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’, in: Opere scelte, 1971, (pag 249-250)] [() Statistik des Deutschen Reichs, vol. 211; () Henger, Die Kapitalsanlage der Franzosen, Stoccarda, 1913; () Hourwich, ‘Immigration and Labour’, New York, 1913; () Briefwechsel von Marx und Engels, vol. II, p. 290; vol. IV, p. 433 – Karl Kautsky, Sozialismus und Kolonialpolitik, Berlino, 1907, p. 79. Opuscolo scritto nei tempi infinitamente lontani in cui Kautsky era ancora marxista] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Una delle particolarità dell’imperialismo è la diminuzione dell’emigrazione dai paesi imperialisti e l’aumento dell’immigrazione in essi di lavoratori provenienti dai paesi più arretrati, con salari inferiori”,”LEND-687″
“LENIN V.I.”,”Opere XXI. Agosto 1914 – dicembre 1915. I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea – La guerra europea e il socialismo internazionale – La guerra e la socialdemocrazia russa – La situazione e i compiti dell’Internazionale socialista – Lettera al «Vorwärts» e all’«Arbeiter Zeitung» di Vienna – Karl Marx – Una voce tedesca sulla guerra – Sciovinismo morto e socialismo vivo – Della fierezza nazionale dei grandi russi – E adesso? – Quale «unità» ha proclamato Larin al congresso svedese? – I Südekum russi – Alla redazione del «Nasce Slovo» – Come la polizia e i reazionari proteggono l’unità della socialdemocrazia tedesca – La conferenza di Londra – Sotto la bandiera altrui – La conferenza delle sezioni estere del Partito operaio socialdemocratico russo – Lettera del Comitato centrale del POSDR alla redazione del «Nasce Slovo» – Che cosa ha dimostrato il processo contro il gruppo parlamentare operaio socialdemocratico russo? – A proposito della conferenza di Londra – Per illustrare la parola d’ordine della guerra civile – I sofismi dei socialsciovinisti – Il problema dell’unificazione degli internazionalisti – I filantropi borghesi e la socialidemocrazia rivoluzionaria – Il fallimento dell’internazionalismo platonico – Sulla lotta contro il socialsciovinismo – Il fallimento della II Internazionale – Il pacifismo inglese e l’avversione inglese per la teoria – Come conciliare l’asservimento alla reazione col giuoco alla democrazia? – L’opera principale dell’opportunismo tedesco sulla guerra – La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica – La situazione nella socialdemocrazia russa – Per una valutazione della parola d’ordine della «pace» – La questione della pace – Il socialismo e la guerra – Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Progetto di risoluzione della sinistra di Zimmerwald – La voce onesta di un socialista francese – Imperialismo e socialismo in Italia – Appello sulla guerra – Grazie della sincerità – Alla commissione socialista internazionale (ISK) – La sconfitta della Russia e la crisi rivoluzionaria – Un primo passo – I marxisti rivoluzionari alla Conferenza internazionale socialista del 5-8 settembre 1915 – De veri internazionalisti: Kautsky, Axelrod, Martov – Alcune tesi – Il proletariato rivoluzionario e il diritto di autodecisione delle nazioni – A proposito di due linee della rivoluzione – Al limite estremo – Al segretario della «Lega per la propaganda socialista» – Come si maschera la politica socialsciovinista con frasi internazionaliste – L’opportunismo e il fallimento della II Internazionale.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene in particolare: – I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea – La guerra europea e il socialismo internazionale – La guerra e la socialdemocrazia russa – La situazione e i compiti dell’Internazionale socialista – Kar Marx – Per illustrare la parola d’ordine della guerra civile – Della fierezza nazionale dei grandi russi – Il fallimento dell’internazionalismo platonico – Sulla lotta contro il socialsciovinismo – Il fallimento della II Internazionale – Il pacifismo inglese e l’avversione inglese per la teoria – L’opera principale dell’opportunismo tedesco sulla guerra – La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica – Il socialismo e la guerra – Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa – Progetto di risoluzione della sinistra di Zimmerwald – Imperialismo e socialismo in Italia – La sconfitta della Russia e la crisi rivoluzionaria – L’opportunismo e il fallimento della Seconda Internazionale. ‘Chi volesse seriamente confutare la «parola d’ordine» della disfatta del proprio governo nella guerra imperialista dovrebbe dimostrare una di queste tre cose…’ Sul ‘disfattismo’ rivoluzionario (vs Kautsky e Trotsky tra gli altri) «Una classe rivoluzionaria non può, durante una guerra reazionaria, non augurarsi la sconfitta del proprio governo. Questo è un assioma contestato soltanto dai fautori coscienti o dagli impotenti accoliti dei socialsciovinisti. (…) La rivoluzione in tempo di guerra è guerra civile; la ‘trasformazione’ della guerra dei governi in guerra civile è facilitata da una parte dai rovesci militari (dalla «sconfitta») di questi governi; d’altra parte è praticamente ‘impossibile’ tendere realmente a questa trasformazione senza concorrere, in pari tempo, alla disfatta. (…) Chi volesse seriamente confutare la «parola d’ordine» della disfatta del proprio governo nella guerra imperialista dovrebbe dimostrare una di queste tre cose: 1) che la guerra del 1914-1915 non è reazionaria; 2) che la rivoluzione in connessione con questa guerra è impossibile; 3) che sono impossibili il coordinamento e la cooperazione dei movimenti rivoluzionari di ‘tutti’ i paesi belligeranti. Quest’ultimo argomento è particolarmente importante per la Russia, paese più arretrato di tutti gli altri e in cui una rivoluzione socialista immediata è impossibile. Precisamente per questo motivo i socialdemocratici russi hanno dovuto per primi, far valere «in teoria e in pratica» la «parola d’ordine» della disfatta. E il governo zarista aveva completamente ragione di affermare che l’agitazione del gruppo parlamentare del POSDR è l’ ‘unico’ esempio nell’Internazionale, non soltanto di un’opposizione parlamentare, ma di un’agitazione veramente rivoluzionaria fra le masse contro il loro governo; che questa agitazione indeboliva la «potenza militare» della Russia e concorreva alla sua disfatta. E’ un fatto. Volerlo negare non è dar prova di intelligenza”” [V.I. Lenin, ‘La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialista’, Sotsial-Demokrat, n. 43, 26 luglio 1915] [in ‘Opere’, volume 21, agosto 1914 – dicembre 1915, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002, (pag 249-250)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-21″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXII. Dicembre 1915 – luglio 1916. Nuovi dati sulle leggi di sviluppo del capitalismo nell’agricoltura – Parte I. Il capitalismo e l’agricoltrua negli Stati Uniti d’America – Prefazione all’opuscolo di Bukharin «L’economia mondiale e l’imperialismo» – L’opportunismo e il fallimento della II Internazionale – Progetto di risoluzione sulla convocazione della Seconda Conferenza socialista – Per la Conferenza del 24 aprile 1916 – Discorso pronunciato al comizio internazionale di Berna – I compiti dell’opposizione in Francia – Il Comitato d’organizzazione e la frazione di Ckheidze hanno una loro linea? – La pace senza annessioni e l’indipendenza della Polonia, parole d’ordine attuali in Russia – Wilhelm Kolb e Georghi Plekhanov – La rivoluzione socialista e il diritto delle nazioni all’autodecisione – Lettera del comitato delle organizzazioni estere alle sezioni del POSDR – A proposito del “”programma di pace”” – Proposta del Comitato Centrale del POSDR alla II Conferenza socialista – Scissione o imputridimento? – Lo sciovinismo tedesco e non tedesco – L’imperialismo, fase suprema del capitalismo – A proposito dell’opuscolo di Junius – Risultati della discussione sull’autodecisione.”,”Riproduzione anastatica delle Edizioni Rinascita, Roma, 1966 Contiene in particolare: – Il capitalismo e l’ agricoltura negli Stati Uniti – Prefazione all’opuscolo di Bucharin ‘L’ economia mondiale e l’ imperialismo’ – L’ opportunismo e il fallimento della Seconda Internazionale – I compiti dell’ opposizione in Francia – Wilhelm Kolb e G. Plechanov – Lo sciovinismo tedesco e non tedesco – L’ imperialismo fase suprema del capitalismo – A proposito dell’ opuscolo di Junius – Risultati della discussione sull’ autodecisione (questione opposizione alle annessioni, marxismo o proudhonismo, lettera di Engels a Kautsky, l’ insurrezione irlandese del 1916, ecc.) Lettera di Engels a Kautsky del 12 settembre 1882 “”Nel suo opuscolo ‘Il socialismo e la politica coloniale’ (Berlino, 1907) Kautsky, che allora era ancora marxista, ha pubblicato una lettera inviatagli da Engels il 12 settembre 1882, la quale è di grande importanza per la questione che stiamo esaminando. Eccone la parte principale: «… A mio parere, le colonie propriamente dette, cioè le terre occupate da una popolazione europea, il Canada, il Capo, l’Australia, diventeranno tutte indipendenti; le terre soltanto asservite, abitate dagli indigeni, l’India, l’Algeria, i possedimenti olandesi, portoghesi, spagnuoli, dovranno per qualche tempo esser prese dal proletariato nelle sue mani e portate al più presto verso l’indipendenza. E’ difficile dire come precisamente si svolgerà questo processo. L’India, forse, farà la rivoluzione; questo è anche probabile, e siccome il proletariato che si sta liberando non può condurre guerre coloniali, bisognerà rassegnarvisi, dato che, naturalmente, ciò non avverrà senza distruzioni di ogni specie. Ma cose di questo genere accadono in tutte le rivoluzioni. Lo stesso può avvenire anche in altri luoghi, per esempio in Algeria e in Egitto, e ‘per noi’ ciò sarebbe indubbiamente quanto può esservi di meglio. Avremo abbastanza da fare a casa nostra. Appena l’Europa e l’America del Nord saranno riorganizzate, questo ci darà una forza così colossale e un tale esempio che i paesi semicivili ci seguiranno spontaneamente; di ciò si incaricheranno le sole esigenze economiche. Per quali fasi sociali e politiche dovranno allora passare questi paesi prima di giungere anch’essi all’organizzazione socialista? Su questo potremmo a parer mio fare soltanto ipotesi piuttosto oziose. Una sola cosa è certa: ‘il proletariato vittorioso non può imporre nessuna felicità a nessun popolo straniero senza minare con ciò la sua propria vittoria’. Questo s’intende, non esclude in nessun modo le guerre difensive di diverso genere…» (87). Engels non crede affatto che l’«economico» possa di per sé e immediatamente eliminare tutte le difficoltà. Il rivolgimento economico stimolerà ‘tutti’ i popoli a ‘orientarsi’ verso il socialismo; ma nello stesso tempo sono possibili sia delle rivoluzioni – contro lo Stato socialista – sia delle guerre. L’adattamento della politica all’economia avverrà inevitabilmente, ma non d’un tratto, e non in modo liscio, non semplicemente, non immediatamente. Come «cosa certa», Engels pone un solo principio, assolutamente internazionalista, ch’egli applica a ‘tutti’ i «popoli stranieri», e cioè non soltanto ai popoli coloniali: imporre loro la felicità significherebbe minare la vittoria del proletariato”” (pag 349-350), V.I. Lenin, Opere, Volume 22, Dicembre 1915 – luglio 1916, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [in ‘Risultati della discussione sull’ autodecisione’]”,”LEND-685-22″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXIII. Agosto 1916 – marzo 1917. Sulla tendenza nascente dell’«economismo imperialistico» – Risposta a P. Kievski (Iu. Piatakov) – Intorno a una caricatura del marxismo e all’«economismo imperialistico» – Il programma militare della rivoluzione proletaria – Affogati in un bicchier d’acqua – Saluto al Congresso del Partito Socialista italiano – Sulla parola d’ordine del «disarmo» – L’imperialismo e la scissione del socialismo – Discorso al congresso del Partito socialdemocratico svizzero – Sulla pace separata – Una buona decina di ministri «socialisti» – I compiti degli zimmerwaldiani di sinistra nel Partito socialdemocratico svizzero – Tesi sull’atteggiamento del Partito socialdemocratico svizzero verso la guerra – Posizioni di principio sul problema della guerra – Per l’impostazione del problema della difesa della patria – L’internazionale giovanile – Vani tentativi di scagionare l’opportunismo – Il gruppo Ckheidze e la sua funzione – Pacifismo borghese e pacifismo socialista – Lettera aperta a Boris Souvarine – Abbozzo di tesi per un appello alla Commissione socialista internazionale e a tutti i partiti socialisti – A V.A. Karpinsnki – Lettera aperta a Cherles Naine membro della Commissione socialista internazionale di Berna – Agli operai che sostengono la lotta contro la guerra e contro i socialisti che si sono schierati con i loro governi – Rapporto sulla rivoluzione del 1905 – Dodici brevi tesi sulle argomentazioni di H. Greulich – A favore della difesa della patria – La difesa della neutralità – Una svolta nella politica mondiale – Statistica e sociologia – Palude immaginaria o reale? – Proposta di emendamenti alla risoluzione sulla questione della guerra – Storia di un breve periodo di vita di un partito socialista – Abbozzo di tesi del 4 (17) marzo 1917 – Telegramma ai bolscevichi in partenza per la Russia – Dichiarazione al giornale «Volksrecht» – Lettere da lontano – Lettera prima. La prima fase della prima rivoluzione – Lettera seconda. Il nuovo governo e il proletariato – Lettera terza. Sulla milizia proletaria – Lettera quarta. Come ottenere la pace? – Lettera quinta. I compiti dell’organizzazione proletaria rivoluzionaria dello Stato – Ai compagni che soffrono la prigionia – La rivoluzione in Russia e i compiti degli operai di tutti i paesi – Sui compiti del POSDR nella rivoluzione russa – Le piccole astuzie degli sciovinisti repubblicani – Deliberazione della sezione estera del CC del POSDR – Lettera di commiato agli operai svizzeri.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1965 Contiene in particolare: – Intorno a una caricatura del marxismo e all’«economismo imperialistico» – Il programma militare della rivoluzione proletaria – Sulla parola d’ordine del «disarmo» – L’imperialismo e la scissione del socialismo – Posizioni di principio sul problema della guerra – Per l’impostazione del problema della difesa della patria – Pacifismo borghese e pacifismo socialista [Una svolta nella politica mondiale; Il pacifismo di Kautsky e di Turati; Il pacifismo dei socialisti e dei sindacalisti francesi; Zimmerwald al bivio] – Agli operai che sostengono la lotta contro la guerra e contro i socialisti che si sono schierati con i loro governi – Rapporto sulla rivoluzione del 1905 – Lettere da lontano. Sulla milizia proletaria (pag 320-331) Bucharin pseudonimo: ‘Nota-bene’ (v. indice nomi) Nell’articolo ‘Palude immaginaria o reale? (pag 279-282), Lenin polemizza con le posizioni di R. Grimm (centrista) “”[Può] Grimm ignorare che la destra di Zimmerwald, o centro, prende posizione nell’odierno movimento socialista ‘contro’ la rottura immediata con l’Ufficio socialista internazionale dell’Aja, con l”Ufficio dei socialpatrioti?’ che la sinistra è ‘per’ questa rottura? che i rappresentanti del gruppo «Internazionale» – e Liebknecht appartiene a questo gruppo – si sono battuti contro la convocazione dell’Ufficio socialista internazionale e per la rottura con esso? (…) [H]a forse Grimm dimenticato che il socialpacifismo, recisamente condannato dalla risoluzione di Kienthal, è divenuto proprio oggi la piattaforma del centro in Francia, in Germania e in Italia? che l’intero partito italiano, il quale non ha protestato né contro le numerosi mozioni e dichiarazioni socialpacifistiche del proprio gruppo parlamentare né contro il vergognoso discorso di Turati del 17 dicembre, è sulla piattaforma del socialpacifismo? che i due gruppi tedeschi di sinistra, gli ISD (Socialisti internazionalisti di Germania) e l’«Internazionale» (o gruppo «Spartaco», al quale appartiene Liebknecht), dimentichi, inoltre che i più nocivi socialimperiasti e socialpatrioti di Francia, con Sembat, Renaudel e Jouhaux alla testa, hanno votato ‘anch’essi’ risoluzioni socialpacifistiche e che in tal modo è stato messo a nudo con singolare chiarezza il significato reale e oggettivo del socialpacifismo. (…) Grimm aderisce proprio alle posizioni del centro quando consiglia al partito svizzero di «limitarsi» a rifiutare i crediti di guerra e la pace civile, come ha fatto il partito italiano. Egli critica le proposte della maggioranza dal punto di vista del centro, perché questa maggioranza vuole avvicinarsi alla posizione di ‘Liebknecht’. Grimm si schiera a difesa della chiarezza, della sincerità e dell’onestà. D’accordo! Ma queste eccellenti qualità non impongono forse di distinguere chiaramente, sinceramente e onestamente le concezioni e la tattica di Liebknecht da quelle del centro e di non metterle nello stesso sacco? Essere con Liebknecht significa: 1. attaccare il nemico principale nel proprio paese; 2. smascherare i socialpatrioti del proprio paese (e, col vostro permesso, compagno Grimm!) non unirsi a loro contro i radicali della sinistra; 3. criticare e denunciare apertamente le debolezze non solo dei socialpatrioti, ma anche dei socialpacifisti e dei «centristi» del proprio paese; 4. servirsi della tribuna parlamentare per incitare il proletariato alla lotta rivoluzionaria, per indurlo a rivolgere le armi contro la propria borghesia; 5. diffondere pubblicazioni illegali e organizzare riunioni clandestine; 6. organizzare manifestazioni proletarie come quella di piazza Potsdam a Berlino, dove è stato arrestato Liebknecht; 7. chiamare allo sciopero gli operai dell’industria di guerra, come ha fatto, con i suoi appelli clandestini, il gruppo «Internazionale»; 8. dimostrare apertamente la necessità di «rinnovare» a fondo gli attuali partiti, che si limitano ad un’attività riformistica, e agire secondo l’esempio di Liebknecht; 9. respingere categoricamente la difesa della patria nella guerra imperialistica; 11. intervenire con altrettanta intransigenza contro i dirigenti sindacali, che in tutti i paesi, e specialmente in Germania, in Inghilterra e in Svizzera, costituiscono l’avanguardia del socialpatriottismo e dell’opportunismo, ecc.”” (pag 280-281) [V.I. Lenin, ‘Palude immaginaria o reale?’, scritto in tedesco alla fine del gennaio 1917, pubblicato in russo in ‘Miscellanea di Lenin, XVII, 1931] [(in) V.I. Lenin, Opere XXIII. Agosto 1916 – marzo 1917, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002]”,”LEND-685-23″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXIV. Aprile-giugno 1917. Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale. Tesi – Come siamo rientrati – Due mondi – Abbozzo di articolo o discorso a sostegno delle tesi d’aprile – Lo spirito di Louis Blanc – Sul dualismo al potere – Lettere sulla tattica – I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione – I partiti politici in Russia e i compiti del proletariato – Discorso ai soldati – Una sfrontata menzogna dei capitalisti – La guerra e il governo provvisorio – Sulle orme della «Russkaia Volia» – L’intesa della menzogna – Un’importante rivelazione – Banche e ministri – Ai soldati e ai marinai – Contro gli istigatori di pogrom – Cittadini, sono questi i metodi dei capitalisti di tutti i paesi – Un «accordo volontario» tra i grandi proprietari fondiari e i contadini? – Un voce onesta in un coro di calunniatori – Conferenza cittadina pietrogradese del POSDR – I soldati e la terra – Il congresso dei deputati contadini – Per il ritorno degli emigrati – La nostra posizione – Come si sono legati ai capitalisti – Sulla milizia proletaria – Fallimento? – Risoluzione del CC del POSDR (b) sulla crisi aperta dalla nota del governo provvisorio del 18 aprile (1° maggio) 1917 – Appello ai soldati di tutti i paesi belligeranti – La nota del governo provvisorio – Una questione fondamentale – Con le icone contro i cannoni, con le frasi contro il capitale – La logica del cittadino V. Cernov – Mancati tentativi del signor Plekhanov di cavarsi d’impaccio – Risoluzione del comitato centrale del POSDR approvata il 21 aprile (4 maggio) 1917 – Il difensismo in buona fede si fa sentire – Follia di capitalisti o incomprensione dei socialdemocratici? – Il consiglio o l’ordinanaza di Scingarev e il consiglio di un soviet locale di deputati degli operai e dei soldati – Risoluzione del comitato centrale del POSDR del 22 aprile (5 maggio) 1917 – All’attenzione dei compagni!”” – Gli insegnamenti della crisi – Come s’ingarbuglia una questione chiara – Che cosa intendono per «disonore» i capitalisti e che cosa i proletari – Intervista concessa a E. Tornianen – Settima conferenza panrussa del POSDR (b) – Introduzione alle risoluzioni della settima conferenza panrussa del POSDR – Il significato della fraternizzazione – Dove conducono gli atti controrivoluzionari del governo provvisorio? Una menzogna troppo di volgare – Socialsciovinisti e internazionalisti – Tsereteli e la lotta di classe – Inquietudine – La «crisi del potere» – Finlandia e Russia – Lettera alla redazione – Un’apologia dell’imperialismo camuffata con le belle frasi – Un triste documento – Come si terrorizza il popolo con i terrori della borghesia – Alla vigilia – Hanno dimenticato l’essenziale – Mandato per i deputati delle fabbriche e dei reggimenti al soviet dei deputati degli operai e dei soldati – Collaborazione di classe con il capitale o lotta di classe contro il capitale? – Per un potere rivoluzionario forte – Per ogni nuovo dente… un «nuovo» governo – Il «nuovo» governo è già in ritardo non solo sugli operai rivoluzionari ma anche sulle masse contadine – Cercano di prevenirci – Lettera aperta ai delegati del congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – L’«armistizio di fatto» – I segreti della politica estera – Uno dei trattati segreti – Un tono ministeriale – Alla ricerca di Napoleone – Niente è cambiato – Un triste rinnegamento della democrazia – Sulla convocazione di una conferenza internazionale sedicente socialista con la partecipazione dei socialsciovinisti – Discorso al comizio della fabbrica Putilov – Il partito del proletariato e le elezioni delle Dume rionali – Le dichiarazioni del nostro partito sulla guerra prima della rivoluzione – La rovina è imminente – La guerra e la rivoluzione – Metodi spregevoli – Catastrofe inevitabile e promesse smisurate – A proposito dell’unificazione degli internazionalisti – Confusione nelle teste – La lotta contro lo sfacelo economico mediante la moltiplicazione delle commissioni – Un nuovo rinnegamento della democrazia – Come i capitalisti cercano di intimidire il popolo – Ancora un crimine dei capitalisti – Sempre e ancora menzogne – Lettera alla redazione – E’ finito il dualismo di potere? – Sull’«occupazione arbitraria» delle terre – Documenti per la revisione del programma del partito – Primo congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – I partiti e le elezioni delle dume rionali di Pietroburgo – Due difetti – Risoluzioni sulle misure di lotta contro lo sfacelo economico – Compromesso con i capitalisti o rovesciamento dei capitalisti? – La solidità di una catena dipende dalla solidità del suo anello più debole – Bisogna smascherare i capitalisti – Rapporti sullo sfacelo economico – «Giuochi di mano» e giuochi di prestigio di una politica senza principi – I centoneri sono per i cadetti, i menscevichi e i populisti sono al governo con i cadetti – L’infame alleanza tra i menscevichi e i populisti e l’«Iedinstvo» – La controrivoluzione passa all’offensiva – Una questione di principio – In mancanza di armi pulite e di argomenti teorici impugnano le armi più sudicie – Riunione del comitato pietroburghese del POSDR – Le frasi vuote sono dannose – I capitalisti si prendono giuoco del popolo – Lettera ai comitati rionali dell’organizzazione pietrogradese del PSODR – Discorso alla prima conferenza dei comitati di fabbrica e di officina di Pietrogrado – Giustificazione di un’infamia – Una posizione piccolo-borghese nella questione dello sfacelo economico – La pagliuzza nell’occhio altrui – Non è democratico, cittadino Kerenski! – Il bolscevismo e la «disgregazione» dell’esercito – Di chi ridete? Di voi stessi ridete!”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1966 Contiene in particolare: – Il significato della fraternizzazione (pag 328-331) – I segreti della politica estera (pag 388-391) – Uno dei trattati segreti (pag 391-393) – La guerra e la rivoluzione (pag 409-432) – E’ finito il dualismo di potere? (pag 457-461) – La solidità di una catena dipende dalla solidità del suo anello più debole (pag 528-530) – Il bolscevismo e la «disgregazione» dell’esercito (pag 578-581)”,”LEND-685-24″ “LENIN V.I.”,”Marx Engels Marxisme.”,”Da ‘De certaines particularités du développement historique du marxisme’ “”La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’azione. Questa classica formula sottolinea con forza e concisione meravigliose quell’aspetto del marxismo che a ogni istante viene perso di vista. E perdendolo di vista, noi facciamo del marxismo una cosa unilaterale, deforme e morta; lo svuotiamo del suo vivo contenuto, scalziamo le sue basi teoriche fondamentali: la dialettica, la dottrina dell’evoluzione storica multiforme e piena di contraddizioni; indeboliamo il suo legame con i precisi compiti pratici dell’epoca, che possono cambiare a ogni nuova svolta della storia. e proprio nei nostri tempi, fra coloro che si interessano delle sorti del marxismo in Russia, s’incontrano molto spesso persone che perdono di vista appunto questo aspetto del marxismo. Pertanto tutti si rendono conto che in questi ultimi anni in Russia si sono avute svolte repentine che hanno modificato con una rapidità sorprendente e in modo eccezionalmente brusco la situazione, la situazione sociale e politica che determina in modo diretto e immediato le condizioni dell’azione, e quindi gli obiettivi di questa azione. (…) Appunto perché il marxismo non è un dogma morto, non è una dottrina compiuta, bell’e pronta, immutabile, ma una guida viva per l’azione, esso doveva necessariamente riflettere il cambiamento eccezionalmente brusco avvenuto nelle condizioni della vita sociale. La disgregazione profonda, la confusione, i tentennamenti di ogni genere, in una parola, una gravissima crisi ‘interna’ del marxismo è stato il riflesso di questo cambiamento. L’azione vigorosa contro questa disgregazione, la lotta decisa e tenace per la difesa dei ‘principi’ del marxismo è stata di nuovo posta all’ordine del giorno. Strati estremamente larghi delle classi che non potevano evitare il marxismo nel formulare i loro obiettivi, l’avevano assimilato, nel precedente periodo, in modo estremamente unilaterale e deformato; si erano impressi nella mente questa o quella «parola d’ordine», questa o quella risposta alle questioni tattiche, ‘senza comprendere’ i criteri marxisti di queste risposte. La «revisione di tutti i valori» nei diversi campi della vita sociale condusse alla «revisione» dei principi filosofici più astratti e più generali del marxismo. L’influenza della filosofia borghese, nelle sue svariate sfumature idealistiche, si è fatta sentire nel contagio machista tra i marxisti. La ripetizione di «parole d’ordine», imparate a memoria ma non comprese né meditate, ha portato alla larga diffusione della vuota frase, che in realtà sfociava in tendenze assolutamente non marxiste, in tendenze piccolo-borghesi, quali l’«otzovismo» aperto o verecondo, o il riconoscimento dell’otzovismo come una «sfumatura legittima» del marxismo”” (pag 245, 248-249) [V.I. Lenin, ‘De certaines particularités du développement historique du marxisme’ (Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-688″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXV. Giugno-Settembre 1917. Primo congresso dei Soviet dei deputati operai e soldati di tutta la Russia – Lo sfacelo economico e la lotta del proletariato contro di esso – L’ennesima menzogna dei capitalisti – Gli ultrareazionari del 3 giugno per l’offensiva immediata – Un’alleanza per fermare la rivoluzione – Ringraziamento – Esiste una via verso una pace giusta? – Sui nemici del popolo – Nota – La «grande ritirata» – Utilità della polemica di sostanza – Epidemia di credulità – Meglio un uovo oggi che una gallina domani – Instaurare il socialismo o denunziare le malversazioni? – Confusi e impauriti – Insinuazioni – «Voci che turbano la popolazione» – Indovinello – Progetto di dichiarazione del CC del POSDR (B) e del direttivo del gruppo bolscevico al congresso dei soviet di tutta la Russia suldivieto della dimostrazione – Discorso al comitato di Pietrogrado del POSDR (B) sulla revoca della dimostrazione – A una svolta – Lettera alla redazione – La politica estera della rivoluzione russa – Posizione contraddittoria – L’Ucraina – Da quale classe vengono e «verranno» i Cavaignac? – Come combattere la controrivoluzione – L’Ucraina e la sconfitta dei partiti dirigenti della Russia – Sotto processo Rodzianko e Dzunkovski per aver cooperato con un provocatore! – Uno strano travisamento nelle citazioni – Partiti dominanti e responsabili – D’altra commissione – Il 18 giugno – La rivoluzione, l’offensiva e il nostro partito – In che cosa vi distinguete da Plekhanov, signori socialisti rivoluzionari e menscevichi? – Come si giustifica Rodzianko – Dove hanno portato la rivoluzione i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi? – Si può spaventare la classe operaia con lo spauracchio del «giacobinismo»? – Sulla necessità di fondare un’associazione degli operai agricoli della Russia – Rivoluzione in sfacelo – Spostamento di classi – Prodigi di energia rivoluzionaria – Frasi e fatti – Come i signori capitalisti nascondono i loro profitti – La crisi s’avvicina, lo sfacelo aumenta – Come farlo? – Come e perché i contadini sono stati ingannati – Di chi è la colpa? – Su che cosa potevano contare i cadetti uscendo dal governo – Tutto il potere ai Soviet! – Dov’è il potere e dove la controrivoluzione? – Le infami menzogne dei giornali centoneri e di Alexinski – Calunnie e fatti – Il nocciolo della questione – Un nuovo affare Dreyfus? – Appello della Commissione esecutiva del Comitato di Pietrogrado del POSDR (B) – Dreyfusiade – Smentita di voci infami – Tre crisi – I dirigenti bolscevichi devono comparire in giudizio? La situazione politica – Lettera alla redazione della «Novaia Gizn» – Lettera alla redazione del «Proletarskoie Dielo» – Sulle parole d’ordine – Ringraziamento al principe G.E. Lvov – Illusioni costituzionali – Risposta – L’inizio del bonapartismo – Gli insegnamenti della rivoluzione – Il discorso di Kamenev sulla conferenza di Stoccolma – Voci di complotto – Vedono gli alberi e non la foresta – Ricatto politico – Risoluzioni di carta – La conferenza di Stoccolma – Dal diario di un pubblicista. Contadini e operai – I calunniatori – Al Comitato centrale del POSDR – Dal Diario di un pubblicista. La radice del male. “”Barstcina”” e socialismo – Sul programma del partito – La questione di Zimmerwald – Violazioni della democrazia nelle organizzazioni di massa – Sui compromessi – Progetto di risoluzione sulla situazione politica attuale – La catastrofe imminente e come lottare contro di essa – Uno dei problemi fondamentali della rivoluzione – Come assicurare il successo dell’assemblea costituente – Stato e rivoluzione – Poscritto alla prima edizione.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1966 Contiene in particolare: – La politica estera della rivoluzione russa (pag 77-79) – La catastrofe imminente e come lottare contro di essa – Uno dei problemi fondamentali della rivoluzione – Stato e rivoluzione – Poscritto alla prima edizione. Il «segreto» delle relazioni diplomatiche è accuratamente osservato anche nei paesi capitalistici più liberi, nelle repubbliche più democratiche. “”Non c’è idea più errata e nociva che quella di separare la politica estera dalla politica interna. E proprio in tempo di guerra tale estremo errore appare ancor più grave. Ma la borghesia fa il possibile e l’impossibile per inculcare e alimentare quest’idea. L’ignoranza delle masse popolari nel campo della politica estera è assi più diffusa che nel campo della politica interna. Il «segreto» delle relazioni diplomatiche è accuratamente osservato anche nei paesi capitalistici più liberi, nelle repubbliche più democratiche. L’inganno delle masse popolari è magistralmente elaborato per quanto riguarda gli «affari» della politica estera e crea le peggiori difficoltà alla nostra rivoluzione. Milioni di copie di giornali borghesi diffondono dappertutto il veleno dell’inganno. Con l’uno o con l’altro dei due gruppi di rapaci imperialisti immensamente ricchi e immensamente forti: così la realtà capitalistica pone il problema fondamentale dell’attuale politica estera. Così il problema viene posto dalla classe dei capitalisti. Così, s’intende, pone il problema anche la grande massa della piccola borghesia che conserva le antiche concezioni e i pregiudizi capitalistici. Colui il cui pensiero non varca i limiti dei rapporti capitalistici non comprende che la classe operaia, se è cosciente, non può parteggiare ‘per nessuno’ dei gruppi rapaci imperialisti. L’operaio viceversa non capisce che si accusino di tendere alla pace separata coi tedeschi, o di servire di fatto a una tale pace, i socialisti rimasti fedeli all’alleanza fraterna degli operai di tutti i paesi contro i capitalisti di tutti i paesi. Questi socialisti (compresi dunque i bolscevichi) non potrebbero in nessun caso acconsentire a nessuna pace separata fra capitalisti. Né pace separata coi capitalisti tedeschi, né alleanza coi capitalisti anglo-francesi: ecco la base della politica estera del proletariato cosciente. Insorgendo contro questo programma, temendo la rottura con «l’Inghilterra e la Francia», i nostri menscevichi e socialisti-rivoluzionari attuano di fatto il programma capitalistico di politica estera, e se la cavano ornando questo programma coi fiori di un’innocente eloquenza, come la «revisione dei trattati», le dichiarazioni a favore della «pace senza annessioni», ecc. Tutti questi pii desideri sono condannati a restare vane chiacchiere, poiché la realtà ‘capitalistica’ pone la questione nettamente: o sottomettersi agli imperialisti di uno dei gruppi, o partecipare alla lotta rivoluzionaria contro ogni imperialismo. Vi sono alleati per una simile lotta? Ve ne sono. Le classi oppresse dell’Europa, il proletariato prima di tutto; i popoli oppressi dell’imperialismo, in primo luogo i popoli dell’Asia, nostri vicini”” (pag 77-78) [V.I. Lenin, ‘La politica estera della rivoluzione russa’, in ‘Opere XXV. Giugno-Settembre 1917’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-25″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXVI. Settembre 1917 – febbraio 1918. I bolscevichi devono prendere il potere – Il marxismo e l’insurrezione – La rivoluzione russa e la guerra civile – I campioni della frode e gli errori dei bolscevichi – Dal diario di un pubblicista – I compiti della rivoluzione – Lettera al presidente del comitato regionale dell’esercito della flotta e degli operai di Finlandia – La crisi è matura – I bolscevichi conserveranno il potere statale? – Agli operai, ai contadini e ai soldati – Lettera al comitato centrale, al comitato di Mosca, al comitato di Pietroburgo e ai membri bolscevichi dei soviet di Pietrogrado e di Mosca – Tesi per il rapporto alla conferenza dell’8 ottobre della organizzazione di Pietroburgo, e anche per la risoluzione e per il mandato ai delegati al congresso del partito – Lettera alla conferenza cittadina di Pietrogrado – Per la revisione del programma di partito – Consigli d’un assente – Lettera ai compagni bolscevichi delegati alla conferenza regionale dei soviet del nord – Seduta del comitato centrale del POSDR del 10 (23) ottobre 1917 – Seduta del comitato centrale del POSDR del 16 (29) ottobre 1917 – Lettera ai compagni – Lettera ai membri del partito bolscevico – I compiti del nostro partito nell’Internazionale – Lettera al comitato centrale del POSDR – I contadini nuovamente ingannati dal Partito dei socialisti-rivoluzionari – Lettera ai membri del CC – Ai cittadini di Russia – Seduta del soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado del 25 ottobre (7 novembre) 1917 – Il congresso dei soviet dei deputati operai e soldati di tutta la Russia – Conversazione telefonica con Helsingfors – Riunione dei rappresentanti di reggimento della guarnigione di Pietrogrado – Radiogramma del Consiglio dei commissari del popolo – Schema di regolamento per gli impiegati – Progetto di regolamento del controllo operaio – Interventi alla seduta del comitato centrale del POSDR (B) – Risoluzione del Comitato centrale del POSDR (B) sulla questione dell’opposizione all’interno del CC – Ultimatum della maggioranza del Comitato centrale del POSDR (B) alla minoranza – Progetto di risoluzione sulla libertà di stampa – Seduta del comitato esecutivo centrale dei soviet di tutta la Russa del 4 (17) novembre 1917 – Discorso alla seduta del Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado con i rappresentanti del fronte – Risposta alle domande dei contadini – Alla popolazione – Lettera del comitato centrale del Partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico) – Appello del Comitato centrale del Partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico) – Prefazione all’opuscolo: «Come i socialisti-rivoluzionari hanno ingannato il popolo e che cosa ha dato al popolo il nuovo governo dei bolscevichi» – Conversazione telefonica del governo con il quartier generale – Per radio, a tutti – Seduta del comitato esecutivo centrale dei soviet di tutta la Russia del 10 (23) novembre 1917 – Congresso straordinario dei soviet dei deputati contadini di tutta la Russia – Il consiglio dei commissari del popolo al comitato militare rivoluzionario – Sui compiti della biblioteca pubblica di Pietrogrado – L’alleanza degli operai con i contadini lavoratori e sfruttati – Progetto di decreto sul diritto di revoca – Rapporto sul diritto di revoca alla seduta del comitato esecutivo centrale dei soviet – Discorso al primo congresso della marina da guerra di tutta la Russia – Prefazione all’opuscolo «Materiali sulla questione agraria» – Decreto di arresto dei capi della guerra civile contro la rivoluzione – Seduta del CEC del 1° (14 dicembre) 1917 – Discorso al secondo congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – Manifesto al popolo ucraino con richieste ultimative alla Rada ucraina – Rapporto sulla situazione economica degli operai di Pietrogrado e sui compiti della classe operaia alla seduta della sezione operaia del soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado – Sulla inaugurazione dell’Assemblea costituente – Progetto di appello ai contadini del II congresso dei deputati contadini di tutta la Russia – Promemoria a F.E. Dzerginski – Discorso alla seduta del comitato centrale del POSDR (B) – Progetto di risoluzione sul direttivo provvisorio del gruppo bolscevico all’Assemblea costituente – Tesi sull’Assemblea costituente – Discorso al congresso straordinario dei ferrovieri di tutta la Russia – Discorso sulla nazionalizzazione delle banche – Per il pane e per la pace – Progetto di decreto sulla nazionalizzazione delle banche – Domande ai delegati al congresso generale per la smobilitazione dell’esercito – Progetto di risoluzione del consiglio dei commissari del popolo – Risoluzione del consiglio dei commissari del popolo sulle trattative con la Rada – Chi è spaventato dal crollo del vecchio e chi lotta per il nuovo – Come organizzare l’emulazione? – Progetto di decreto sulle cooperative di consumo – Risoluzione del Consiglio dei commissari del popolo sulla risposta alla Rada – Discorso alla partenza dei primi scaglioni dell’esercito socialista – Colloquio telefonico – Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato – Al congresso generale dell’esercito per la smobilitazione – Decreto del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Dichiarazione del gruppo bolscevico alla seduta dell’assemblea costituente – Gente dell’altro mondo – Progetto di decreto per lo scioglimento dell’Assemblea costituente – Per la storia di una pace disgraziata – Poscritto alle tesi sulla conclusione immediata di una pace separata e annessionistica – III congresso dei soviet dei deputati operai, soldati e contadini di tutta la Russia – Ordine allo stato maggiore della guardia rossa – Congresso straordinario dei ferrovieri di tutta la Russia – Riunione del presidium del Soviet di Pietrogrado con i rappresentanti delle organizzazioni del settore militare – Progetto di decreto sulla nazionalizzazione della flotta mercantile marittima e fluviale – Interventi al Comitato centrale del POSDR (B) – Per radio a tutti, in particolare alla delegazione di pace a Brest-Litovsk – Radiogramma a tutti, a tutti – Discorsi al comitato centrale del POSDR (B) – Discorsi al comitato centrale del POSDR (B) – Colloquio telefonico con i membri del soviet di Dvinsk – Progetto iniziale di radiogramma al governo del Reich – Conversazione telefonica con il soviet di Mosca.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1966 Contiene in particolare: – Ultimatum della maggioranza del Comitato centrale del POSDR (B) alla minoranza (pag 263-265) – Sui compiti della biblioteca pubblica di Pietrogrado (pag 316-317) “”Per partecipare razionalmente, riflessivamente, con successo alla rivoluzione bisogna istruirsi. Il funzionamento delle biblioteche a Pietrogrado, a causa del danno causato all’istruzione pubblica dallo zarismo, è veramente pessimo. E’ indispensabile realizzare subito e senza fallo le seguenti trasformazioni fondamentali, fondate sui principi da tempo attuati nei liberi Stati dell’Occidente, in particolare in Svizzera e negli Stati Uniti del Nord America: 1. La biblioteca pubblica (ex imperiale) deve procedere immediatamente allo ‘scambio’ dei libri sia con ‘tutte’ le biblioteche pubbliche di Pietrogrado e provincia, sia con le biblioteche ‘straniere’ (Finlandia, Svezia ‘e così via’) 2. La spedizione dei libri ‘da una biblioteca all’altra’ deve essere proclamata ‘gratuita’ per legge 3. La sala di lettura della biblioteca deve essere aperta, tutti i giorni, ‘non’ escluse le feste e le domeniche, dalle 8 del mattino alle 11 di sera, come si fa nei paesi civili per i ‘ricchi’ nelle biblioteche e sale di lettura ‘private’. 4. Bisogna trasferire immediatamente un numero necessario di impiegati alla biblioteca pubblica dai dipartimenti del ministero dell’istruzione pubblica (allargando l’impiego di personale femminile, dato che il personale maschile è assorbito dalle esigenze di guerra), nei quali dipartimenti i nove decimi sono occupati in lavori non soltanto inutili, ma dannosi”” [V.I. Lenin, ‘Sui compiti della biblioteca pubblica di Pietrogrado’ (novembre 1917) (nota: Le proposte di Lenin furono trasmesse alla Biblioteca pubblica di Pietrogrado. Il titolo del documento è dell’Istituto Marx-Engels-Lenin)] [V.I. Lenin, Opere XXVI. Settembre 1917 – febbraio 1918, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002]”,”LEND-685-26″ “LENIN V.I.”,”L’alleanza degli operai e dei contadini.”,”‘Ci vuole molta capacità pratica, la conoscenza delle condizioni locali. Noi non ne abbiamo ancora. Non è affatto una vergogna confessarlo; dobbiamo riconoscerlo apertamente’ “”Già Engels, che insieme a Marx pose le basi del marxismo scientifico, cioè della dottrina che sempre serve di guida al nostro partito, e particolarmente durante la rivoluzione, già Engels aveva suddiviso i contadini in piccoli, medi e ricchi, e quella divisione corrisponde ancor oggi alla realtà per la maggior parte dei paesi europei. Engels diceva: «Forse non ci sarà bisogno di schiacciare dappertutto con la violenza neppure i contadini ricchi». E che noi potremmo usare qualche volta la violenza verso i contadini medi (i piccoli sono nostri amici), nessun socialista ragionevole l’ha mai pensato. Così parlava Engels nel 1894, un anno prima della sua morte, quando la questione agraria si era posta all’ordine del giorno. Questo modo di vedere ci conferma quella verità che talvolta si dimentica, ma su cui, in teoria, siamo tutti d’accordo. Riguardo ai grandi proprietari fondiari e ai capitalisti, il nostro compito è la completa espropriazione. ‘Ma noi non ammettiamo nessun genere di violenza verso il contadino medio’. Anche per il contadino ricco noi non diciamo con altrettanta decisione che per la borghesia: espropriazione assoluta del contadino ricco e del kulak. Nel nostro programma questa differenza risulta. Noi diciamo: combattere la resistenza del contadino ricco, combattere le sue tendenze controrivoluzionarie. Il che non vuol dire espropriazione completa. (…) Ci vuole molta capacità pratica, la conoscenza delle condizioni locali. Noi non ne abbiamo ancora. Non è affatto una vergogna confessarlo; dobbiamo riconoscerlo apertamente. Non siamo mai stati utopisti e non abbiamo mai pensato di poter edificare la società comunista con le mani pure di comunisti puri che dovrebbero nascere ed essere educati in una società comunista pura. Sono favole puerili. Noi dobbiamo edificare il comunismo dalle macerie del capitalismo, e può farlo solo quella classe che si è temprata nella lotta contro il capitalismo. Al proletariato, lo sapete bene, non mancano i difetti, e le debolezze della società capitalista. Esso lotta per il socialismo e al tempo stesso contro i propri difetti. La parte migliore, l’avanguardia del proletariato, che nelle città ha condotto per decenni una lotta disperata, ha potuto appropriarsi in questa lotta tutta la cultura della vita della città e della capitale ed in un certo grado l’ha assimilata. Sapete che anche nei paesi progrediti la campagna è stata condannata all’ignoranza. Noi, certo, eleveremo il grado di cultura della campagna, ma questa sarà un’impresa di anni ed anni. Ecco quel che i nostri compagni dimenticano dovunque e che ci appare in maniera particolarmente evidente ad ogni parola dei militanti delle organizzazioni di base, e non degli intellettuali di qui; non dai rappresentanti ufficiali – li abbiamo molto ascoltati – ma dalla gente che ha osservato direttamente il lavoro nelle campagne. Queste voci appunto sono state particolarmente preziose per noi, della sezione agraria. Queste voci saranno particolarmente preziose ora, ne sono convinto, per il congresso del partito, poiché ci vengono non dai libri, non dai decreti, ma dalla vita stessa”” [V.I. Lenin, ‘L’alleanza degli operai e dei contadini’, Edizioni Rinascita, Roma, 1954, pag 52, 55]; [V.I. Lenin, ‘Rapporto sul lavoro nelle campagne’, VIII Congresso del PCRb, 23 marzo 1919, Opere complete, vol. 29, pp: 175-191] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRO-001-FGB”
“LENIN V.I.”,”Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici.”,”Scritto nel 1903 e pubblicato per la prima volta nel maggio dello stesso anno, in opuscolo a Ginevra, nell’edizione della ‘Lega della socialdemocrazia russa all’estero’. La presente traduzione è stata condotta sul testo delle ‘Opere complete’ di Lenin, IV ediz, in lingua russa, vol. 6, Mosca, 1946, pp, 325-392 “”Ogni operaio e contadino cosciente deve raggruppare attorno a sè i compagni più sensati, fidati e coraggiosi. Deve cercare di spiegare loro che cosa vogliono i socialdemocratici; affinché tutti capiscano quale lotta bisogna condurre e che cosa bisogna rivendicare. I socialdemocratici coscienti devono cominciare gradualmente, prudentemente, ma con perseveranza a insegnare ai contadini la propria dottrina, devono far leggere le loro pubblicazioni socialdemocratiche, illustrare queste pubblicazioni in riunioni ristrette di persone fidate. Ma bisogna spiegare la dottrina socialdemocratica non solo sui libri, ma anche sulla base degli esempi pratici, cogliendo ogni episodio di oppressione o di ingiustizia che si verifichi sotto i nostri occhi. La dottrina socialdemocratica è la dottrina della lotta contro qualsiasi giogo, contro qualsiasi spoliazione, contro qualsiasi ingiustizia. Può essere considerato un vero socialdemocratico soltanto colui che conosce le cause dell’oppressione e ‘contro ogni episodio d’oppressione lotta tutta la vita’. Come farlo? I socialdemocratici coscienti si riuniscano nella propria città, nel proprio villaggio, e decidano essi stessi come farlo, come essere della maggiore utilità a tutta la classe operaia”” [V.I. Lenin, Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici, Edizioni Rinascita, Roma, 1950] [Scritto nel 1903 e pubblicato per la prima volta nel maggio dello stesso anno, in opuscolo a Ginevra, nell’edizione della ‘Lega della socialdemocrazia russa all’estero’. La presente traduzione è stata condotta sul testo delle ‘Opere complete’ di Lenin, IV ediz, in lingua russa, vol. 6, Mosca, 1946, pp, 325-392] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRx-001-FGB” “LENIN V.I.; MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Stato e rivoluzione. Preceduto da ‘Critica del programma di Gotha’ di Karl Marx.”,”””Caro Bracke!, Le seguenti note critiche in margine al programma di unificazione debbono essere comunicate, dopo averle lette, a Geib e Auer, Bebel e Liebknecht, perché ne prendano conoscenza. Sono sovraccarico di lavoro e debbo già superare di molto la quantità di lavoro che i medici mi hanno prescritto. Perciò non è stato punto un “”piacere”” per me lo scrivere uno scartafaccio così lungo. Ma la cosa era necessaria, affinché i passi che il dovrò fare in seguito non vengano fraintesi dagli amici del partito, a cui è destinata questa comunicazione. – Alludo al fatto che dopo il Congresso di unificazione Engels ed io pubblicheremo una breve dichiarazione, in cui dichiareremo che non condividiamo il principi del suddetto programma e che non abbiamo niente a che fare con esso. Ciò è assolutamente necessario, perché all’estero si diffonde premurosamente l’opinione, alimentata dai nemici del partito – e opinione assolutamente falsa – che noi dirigeremmo segretamente di qui il movimento del cosiddetto partito eisenachiano. Ancora in uno scritto russo (4), pubblicato poco tempo fa, Bakunin, per esempio, mi rende responsabile non solo di tutti i programmi, ecc. di quel partito, ma persino di ogni passo fatto da Liebknecht dal momento della sua cooperazione col partito del popolo. Prescindendo da questo è mio dovere non riconoscere nemmeno con un silenzio diplomatico un programma che, secondo la mia convinzione, deve essere assolutamente respinto e che demoralizza il partito. … finire (pag 9-10) [Lettera di Karl Marx a G. Bracke, Londra, 5 maggio 1875]”,”LEND-003-FGB” “LENIN V.I.”,”Lo sviluppo del capitalismo in Russia.”,”””‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ nasce come conclusione della polemica teorica che Lenin conduce contro il populismo tra il 1893 e il 1899. Viene dopo ‘A proposito della cosiddetta questione dei mercati’ (1893), ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici? (1894), ‘Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve’ (1894), ‘Caratteristiche del romanticismo economico’ (1897). Queste opere costituiscono – nella storia del pensiero politico-sociale russo – una autentica rivoluzione teorica: dopo di esse il populismo, certo per ragioni storiche profonde e tuttavia per le ragioni che appunto Lenin seppe individuare, sparisce dalla scena politica e culturale della Russia. Non sparirà, naturalmente, senza lasciare tracce tanto sulla cultura quanto sulla pratica politica della Russia: nondimeno come fenomeno vitale e come protagonista storico scompare. (…) Con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, però, Lenin non polemizza soltanto con i populisti. In realtà – ed egli stesso lo rileva nella prefazione alla seconda edizione – egli polemizza anche con un marxismo schematico che si era affermato in Russia sotto lo scudo prestigioso di Plechanov. Se per i populisti la Russia «faceva eccezione» e ad essa non si potevano dunque estendere le scoperte di Marx né le proposte politiche e sociali del marxismo occidentale, per Plechanov non si trattava di far altro che ripetere in Russia l’«applicazione» del marxismo (6). Ma di quale marxismo? Del marxismo fatto di rilevazioni storiche ‘specifiche’ sul capitalismo sviluppato e nel corpo delle quali ‘soltanto’ Marx aveva compiuto appropriate generalizzazioni. Ora, per Lenin non si tratta di «cercare risposte a domande concrete nel semplice sviluppo logico di una verità generale», ma invece di rifare sulle condizioni storico-sociali caratteristiche della Russia l’operazione scientifica che Marx aveva condotto sull’Inghilterra. Negando l”eccezionalità’ della Russia Lenin ne vuole dunque trovare la ‘specificità’ storica autentica giacché è proprio il mancato chiarimento scientifico di questa che ha indotto e induce ancora i populisti a proclamare la Russia una eccezione. E per altro verso egli è ben convinto che proprio la spiegazione analitica dell’economia russa proverà il suo carattere capitalistico. Ecco perché si trova a dover criticare tanto i populisti per i quali la Russia non rientra nelle leggi del capitalismo, quanto lo schematismo di Plechanov per il quale si tratta soltanto di compiere, per così dire, una meccanica annessione della Russia al campo indagato da Marx”” (pag 11-14) [Umberto Cerroni, Introduzione’, (in) V.I. Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, Editori Riuniti, Roma, 1972) [(6) Su ciò cfr, l’acuto scritto di M. Gefter, ‘Iz istorii leninskoj mysli (Novy) Mir’, n. 4, 1969, pp. 136-156), di cui si può vedere una traduzione in ‘Rassegna sovietica’, n. 4, 1969, pp. 14-48] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-004-FGB”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXVII. Febbraio-luglio 1918. Sulla frase rivoluzionaria – La patria socialista è in pericolo! – Supplemento al decreto del Consiglio dei Commissari del Popolo: «La patria socialista è in pericolo!» – La scabbia – Pace o guerra? – Discorso alla seduta comune dei gruppi bolscevico e socialista-rivoluzionario «di sinistra» del Comitato esecutivo centrale dei Soviet di tutta la Russia – Rapporto sulla seduta del Comitato esecutivo centrale dei Soviet di tutta la Russia – Dov’è l’errore? – Una pace disgraziata – Interventi alla riunione del Comitato centrale del POSDR(B) – Nota sulla necessità di firmare la pace – La posizione del CC del POSDR(B) sulla questione della pace separata e annessionistica – Una lezione dura ma necessaria – Progetto di decreto del Consiglio dei Commissari del Popolo sull’evacuazione del governo – Strano e mostruoso – Su un terreno pratico – Progetto di ordine del giorno a tutti i Soviet dei deputati – VII Congresso del Partito comunista (bolscevico) della Russia – Il compito principale dei nostri giorni – Discorso al Soviet diMosca dei deputati operai, contadini e soldati rossi – IV Congresso straordinario dei Soviet di tutta la Russia [(…) Risoluzione sulla ratifica del trattato di Brest-Litovsk] – Nota sull’atteggiamento dei «comunisti di sinistra» – Prima stesura dell’articolo «I compiti immediati del potere sovietico» – A proposito del decreto sui tribunali rivoluzionari – Prefazione alla raccolta «Contro corrente» – Tesi sulla politica bancaria – Discorso al comizio del maneggio Alexeievski – Direttive al Soviet di Vladivostok – Discorso sulla questione finanziaria alla seduta del Comitato esecutivo centrale di tutte la Russia – Discorso al Soviet di Mosca dei deputati operai, contadini e soldati rossi – I compiti immediati del potere sovietico – Seduta del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Sei tesi sui compiti immediati del potere sovietico – Principi fondamentali di politica economica e particolarmente bancaria – Schema di piano per i lavori tecnico-scientifici – Al Comitato centrale del Partito comunista russo – Sull’infantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo-borghese – Risoluzione del CC del PC(b) di Russia sulla situazione internazionale – Disposizioni fondamentali del decreto sulla dittatura nel settore degli approvvigionamenti – Protesta al governo tedesco contro l’occupazione della Crimea – Tesi sulla situazione politica attuale – Rapporto sulla politica estera alla seduta comune del CEC di tutta la Russia e del Soviet di Mosca – Rapporto sulla situazione attuale alla Conferenza regionale di Mosca del PC(B) di Russia – Rapporto al congresso dei rappresentanti delle sezioni finanziarie dei Soviet di tutta la Russia – Lettera alla conferenza dei rappresentanti delle imprese nazionalizzate – Abbozzo di telegramma agli operai di Pietrogrado – Sulla carestia – Discorso pronunciato al congresso dei Commissari sul lavoro – Sulla Accademia socialista delle scienze sociali – Tesi sul momento «attuale» – Discorso al I congresso dei Consigli dell’economia nazionale – Appello ai lavoratori delle ferrovie, dei trasporti per via d’acqua e ai metallurgici – Nomina di I.V. Stalin alla direzione degli approvvigionamenti nel sud della Russia – Seduta comune del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia, del Soviet dei deputati operai, contadini e soldati rossi di Mosca e dei sindacati – Discorso al Congresso degli insegnanti internazionalisti di tutta la Russia – Telegramma a I.V. Stalin – Sui reparti di approvvigionamento alimentare – Discorso al comizio nel club di Sokolniki – Telegramma sull’organizzazione dei repartidi approvvigionamento alimentare – IV Conferenza dei sindacati e dei comitati di fabbrica e d’officina di Mosca – Discorso al comizio nel quartierre Simonovski – Parole profetiche – Discorso al comizio del maneggio Alexeievski – Discorso al Gruppo comunista del V Congresso dei Soviet – V Congresso dei Soviet dei deputati operai, contadini e soldati di tutta la Russia – Scambio di telegrammi con Stalin – Intervista alle «Izvestia» sulla rivolta dei socialisti-rivoluzionari «di sinistra» – Agli operai di Pietrogrado – Dichiarazione alla seduta del Comitato esecutivo centrale dei Soviet di tutta la Russia – Discorso al comizio del distretto di Lefortovo – A Zinoviev, a Lascevic e alla Stassova – Rapporto alla conferenza dei comitati di fabbrica del governatorato di Mosca – Colloquio telefonico con I.V. Stalin – Discorso al comizio del distretto di Khamovniki – Per telefono, a Zinoviev, Smolny, Pietrogrado.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Risoluzione sulla ratifica del Trattato di Brest Litovsk (pag 178) – I compiti immediati del potere sovietico – Sull’infantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo-borghese Questione tempi. Lenin, marzo 1918: dovremo rassegnarci alla ritirata per guadagnare tempo, finché c’è tempo, in attesa che arrivino gli alleati: la classe operaia tedesca e internazionale. “”Non dobbiamo dimenticare con quale nemico abbiamo a che fare. I nemici che abbiamo dovuto affrontare finora, – i Romanov, i Kerenski, la borghesia russa, ottusa, disorganizzata, incolta, che ieri baciava lo stivale del Romanov e poi scappava con i trattati segreti in tasca, – che cos’erano in confronto a quella borghesia internazionale che ha trasformato tutte le conquiste dell’intelletto umano in arma per schiacciare la volontà dei lavoratori e ha adattato tutta la sua organizzazione per lo stermino degli uomini? Ecco il nemico che si è abbattuto su di noi in un momento in cui siamo assolutamente disarmati, in cui dobbiamo dire apertamente: non abbiamo un esercito, e un paese che è privo di un esercito deve accettare la pace, anche se indicibilmente infame. Noi non tradiamo nessuno, non cediamo nessuno al nemico, non rifiutiamo l’aiuto dei nostri fratelli. Ma dovremo accettare una pace incredibilmente dura, dovremo accettare condizioni terribili, dovremo rassegnarci alla ritirata per guadagnare tempo, finché c’è tempo, in attesa che arrivino gli alleati, e di alleati ne abbiamo. Per quanto grande sia l’odio verso l’imperialismo, per quanto forte il sentimento, il legittimo sentimento di sdegno e di ribellione contro di esso, dobbiamo riconoscere che adesso siamo difensisti. Però non difendiamo i trattati segreti, difendiamo il socialismo, difendiamo la pace socialista. Ma, per avere la possibilità di difenderla, abbiamo dovuto rassegnarci a subire le più dure umiliazioni. Sappiamo che vi sono periodi nella storia di ogni popolo in cui bisogna arretrare di fronte all’urto di un nemico più forte. Abbiamo ottenuto un rinvio, e dobbiamo sfruttarlo perché l’esercito possa respirare un po’, perché esso comprenda nella sua grande massa – cioè si convincano non solo quelle decine di migliaia di persone che frequentano i comizi nelle grandi città, ma i milioni e le decine di milioni di persone disperse nelle campagne – che la vecchia guerra è finita e comincia una nuova guerra, una guerra alla quale abbiamo risposto proponendo la pace, una guerra nella quale siamo scesi a patti, per superare la nostra mancanza di disciplina, la nostra debolezza, la nostra miseria, con la quale abbiamo potuto vincere lo zarismo e la borghesia russa, ma non la borghesia europea e internazionale. Se sapremo superarle, vinceremo, perché abbiamo degli alleati, ne siamo convinti. Per quanto ora si scatenino gli imperialisti internazionali, vedendo la nostra sconfitta, in seno al loro paesi maturano i loro nemici e nostri alleati. Sapevamo e sappiamo con certezza che nella classe operaia tedesca questo processo si svolge forse più lentamente di quel che noi ci aspettavamo, di quel che noi, forse desideriamo, ma è indubbio che cresce lo sdegno contro gli imperialisti, cresce il numero dei nostri alleati che ci verranno sicuramente in aiuto”” (pag 147-148) [V.I. Lenin, ‘Discorso al Soviet di Mosca dei deputati operai, contadini e soldati rossi, 12 marzo 1918’, in V.I. Lenin, Opere, volume 27, febbraio-luglio 1918, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-27″ “LENIN V.I. – MARX Karl”,”Stato e rivoluzione. Preceduto da ‘Critica del programma di Gotha di Karl Marx.”,”””A proposito del problema dello Stato che ci interessa, Marx, nella sua opera “”Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte””, fa con questo ragionamento il bilancio dei risultati della rivoluzione del 1848-1851: (…)”” (pag 71) “”Qui potrebbe sorgere la domanda se sia giusto generalizzare l’esperienza, le osservazioni e le conclusioni di Marx e applicarle a un campo più vasto che non la storia di tre anni della Francia: dal 1848 al 1851. Ricordiamo innanzi tutto, per anailzzare la questione, un’osservazione di Engels. Passeremo poi all’esame dei fatti”” (pag 75)”,”LEND-022-FV” “LENIN V.I.”,”Opere scelte in due volumi. Volume II. Periodo della preparazione e del compimento della rivoluzione socialista d’Ottobre.”,”””Noi, partito dei bolscevichi, ‘abbiamo convinto ‘ la Russia. ‘Abbiamo conquistato’ la Russia, l’abbiamo presa ai ricchi per darla ai poveri, l’abbiamo presa agli sfruttatori per darla ai lavoratori. Dobbiamo ora ‘ammiinstrarla’. E tutta l’originalità del momento attuale, tutta la difficoltà consiste nel comprendere le particolarità del passaggio da un periodo in cui il compito fondamenale era di persuadere il popolo e di reprimere militarmente gli sfruttatori, a un periodo in cui il compito principale è di ‘amministrare’. Per la prima volta nella storia del mondo un partto socialista ha potuto portare a termine, nelle sue grandi linee, l’opera della conquista del potere e della repressione degli sfruttatori, ha potuto affrontare ‘in pieno’ il compito dell”amministrazione’. Dobbiamo mostrarci degni realizzatori di questo compito, il più difficile (e il più meritorio) della rivoluzione socialista. Dobbiamo ben ‘comprendere’ che per amministrare bene ‘non basta’ saper persuadere, non basta saper riportare la vittoria nella guerra civile: bisogna anche saper ‘organizzare’ praticamente. E’ il compito più difficile, giacchè si tratta di organizzare in modo nuovo le basi più profonde, le basi economiche della vita di decine e decine di milioni di uomini. Ed è anche il compito più meritorio, poichè ‘soltanto dopo averlo assolto’ (nelle sue linee principali e fondamentali) si potrà dire che la Russia è ‘diventata’ una repubblica non solo sovietica, ma anche socialista’ (pag 360) [V.I. Lenin, I compiti immediati del potere sovietico, Isvestia, n. 85, 28 aprile 1918] [(in) V.I. Lenin, Opere scelte, II., Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1949]”,”RIRO-024-FV” “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXVIII. Luglio 1918 – marzo 1919. Discorso alla seduta comune del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia, del Soviet di Mosca, dei Comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati di Mosca – Discorso al Congresso dei presidenti dei soviet provinciali – Discorso al comizio del reggimento rivoluzionario di Varsavia – Discorso al comizio del rione Butyrki – Discorso al comizio dei soldati rossi alla Khodynka – Tesi sulla questione dell’approvvigionamento – Sull’ammissione agli istituti superiori d’istruzione della RSFSR – Lettera agli operai di Elets – Compagni operai, alla lotta finale, decisiva! – Discorso al comizio del rione Sokolniki – Abbozzo di telegramma a tutti i soviet di deputati sull’alleanza degli operai e dei contadini – Discorsi al comitato moscovita del partito sui gruppi di simpatizzanti – Lettera agli operai americani – Discorso al comizio del Museo politecnico – Discorso alla Casa del popolo Alexeev – Discorso al primo congresso dell’istruzione – Discorso al comizio del rione Basmanny – Discorso alla fabbrica «ex – Michelson» – Saluto all’esercito rosso per la conquista di Kazan – Telegramma a V.V. Kuibyschev – Lettera alla presidenza del convegno delle organizzazioni culturali ed educative del proletariato – Telegramma agli allievi della scuola militare di Pietrogrado – Sul carattere dei nostri giornali – Lettera ai soldati dell’esercito rosso che hanno partecipato alla conquista di Kazan – Lettera alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca, dei delegati dei comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky – Rapporto alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca, dei delegati dei comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati – Risoluzione della seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca, dei delegati dei comitati di fabbrica e d’officina e dei sindacati – Discorso alla manifestazione in onore della rivoluzione austro-ungherese – Discorso alla seduta del Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia e del consiglio dei sindacati di Mosca – IV Congresso straordinario dei Soviet di deputati degli operai, dei contadini, dei cosacchi e dei soldati dell’esercito rosso. 1. Discorso per il primo anniversario della rivoluzione. 2. Discorso sulla situazione internazionale – Discorso per l’inaugurazione del monumento a Marx e Engels – Discorso per l’inaugurazione della lapide in onore dei combattenti della Rivoluzione d’ottobre – Discorso al comizio dei membri della Commissione straordinaria di Russia – Discorso ai delegati dei contadini poveri – Telegramma a tutti i soviet di deputati, a tutti, a tutti – Discorso al I Congresso delle operaie di tutta la Russia – Le preziose ammissioni di Pitirim Sorokin – Discorso all’assemblea in onore di Lenin – Discorso per la giornata dell’ufficiale rosso – DIscorso all’assemblea dei delegati della cooperativa operaia centrale di Mosca – Assemblea dell’attivo di partito di Mosca – Telegramma al Comandante in capo – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky – Progetto di deliberazione sull’applicazione del controllo di Stato – Discorso al congresso provinciale moscovita dei soviet, dei comitati di contadini poveri e dei comitati distrettuali del partito comunista di Russia – Discorso al III Congresso della cooperazione operaia – Discorso al I Congresso delle sezioni agrarie, dei comitati di contadini poveri e delle comuni di tutta la Russia – Progetto di regolamento per la gestione delle istituzioni sovietiche – Progetto di deliberazione del CC del PCR – Discorso alla conferenza operaia del rione Presnia – Telegramma agli ucraini della regione di Samara – L’impresa degli operai del rione Presnia – «Democrazia» e dittatura – Discorso al II Congresso dei consigli dell’economia nazionale – I compiti dei sindacati – Un quadretto che aiuta a chiarire i grandi problemi – Telegramma a I.V. Stalin e F.E. Dzerginski – Discorso alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet di Mosca e del congresso dei sindacati di Russia – Discorso alla conferenza cittadina di Mosca del PCR – Discorso al secondo congresso degli insegnanti internazionalisti di tutta la Russia – Discorso per l’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht – Rapporto al II congresso dei sindacati di tutta la Russia – Lettera agli operai d’Europa e d’America – Discorso alla II conferenza dei dirigenti delle sottosezioni extrascolastiche delle sezioni provinciali della pubblica istruzione – Tutti al lavoro per l’approvvigionamento e i trasporti! – Dalla distribuzione cooperativa borghese alla ripartizione proletaria comunista dei prodotti – Telegramma al comitato rivoluzionario del governatorato di Ufà – Abbozzo di radiotelegramma del Commissariato del popolo agli affari esteri – Sulla soppressione di un giornale menscevico – Al Commissariato del popolo all’istruzione – I congresso dell’Internazionale Comunista. Discorso di apertura del congresso, Tesi e rapporto sulla democrazia borghese e sulla dittatura del proletariato – Risoluzione sulle tesi relative alla democrazia borghese e alla dittatura del proletariato – Discorso di chiusura del congresso – Conquistato e registrato – La fondazione dell’Internazionale Comunista – Nota a Stalin sulla riorganizzazione del controllo di stato.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Sul carattere dei nostri giornali (pag 99-) – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky (pag 106-114) (articolo) – La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky (pag 231-330) (opuscolo) – I compiti dei sindacati (pag 386–389) – Discorso per l’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht (pag 417-418) – Lettera agli operai d’Europa e d’America (pag 434-441) “”Il bolscevismo mondiale trionferà sulla borghesia mondiale. 9 ottobre 1918″” (pag 114) [In chiusura dell’articolo ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky’] – La fondazione dell’Internazionale Comunista (484-488) “”Riporto ora una breve citazione da un giornale italiano. Si tenta di isolarci dal resto del mondo in modo tale che noi riceviamo i giornali socialisti degli altri paesi come una grande rarità. Come una rarità ci è pervenuto un numero del giornale italiano ‘Avanti!’, organo del Partito socialista italiano, che ha partecipato a Zimmerwald, che ha lottato contro la guerra e che ha deciso oggi di non intervenire al congresso dei gialli a Berna, al congresso della vecchia Internazionale, al congresso di coloro che hanno contribuito con i propri governi a tirare a lungo questa guerra criminale. L”Avanti!’ è ancora sottoposto a una censura rigorosa. Ma nel numero, che ci è capitato di avere per caso, leggo una corrispondenza sulla vita del partito da una località chiamata Cavriago (un angolino sperduto, evidentemente, perché non si trova sulla carta geografica) e vedo che gli operai, dopo essersi riuniti, hanno approvato una risoluzione in cui si esprime simpatia al giornale per la sua intransigenza e dichiarano di approvare gli spartachisti tedeschi; seguono quindi parole che, pur scritte in italiano, sono comprensibili in tutto il mondo: «sovietisti russi»; gli operai salutano i «sovietisti» russi ed esprimono l’augurio che il programma dei rivoluzionari russi e tedeschi sia accettato in tutto il mondo e serva a condurre sino in fondo la lotta contro la borghesia e contro la dominazione militare. Ebbene, quando leggiamo una tale risoluzione di una qualsiasi sperduta Poscekhonie italiana, possiamo dire a buon diritto che le masse italiane sono per noi, che le masse italiane hanno capito che cosa sono i «sovietisti» russi, quale è il programma dei «sovietisti» e degli spartachisti tedeschi. E dire che fino a poco fa non avevamo un tale programma! Non avevamo alcun programma comune con gli spartachisti tedeschi! Ma gli operai italiani respingono tutto ciò che leggono nella loro stampa borghese, la quale, pagata dai milionari e dai miliardari, diffonde in milioni di copie calunnie contro di noi. Gli operai italiani non si fanno ingannare. Essi capiscono che cosa sono gli spartachisti e i «sovietisti» e dichiarano di simpatizzare per il loro programma, persino nel momento in cui questo programma non è ancora tracciato. Ecco perché è sotto così facile il nostro lavoro a questo congresso. Ci è bastato trascrivere come programma ciò che era già impresso nella coscienza e nei cuori degli operai, persino di quelli isolati in un angolino sperduto, separati da noi mediante cordoni polizieschi e militari. Ecco perché abbiamo ottenuto così facilmente o concordemente, in tutte le questioni principali, una decisione unanime, ecco perché siamo pienamente convinti che queste decisioni avranno una ripercussione possente sul proletariato di tutti i paesi. Il movimento dei soviet, compagni, ecco la forma che è stata conquistata in Russia, che si propaga oggi nel mondo intero e che con il suo solo nome fornisce gli operai un programma”” (pag 486-487) [V.I. Lenin, ‘La fondazione dell’Internazionale Comunista’, Pravda, 7 marzo 1919, (in) V.I. Lenin, Opere XXVIII. Luglio 1918 – marzo 1919, Edizione Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-28″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXIX. Marzo-agosto 1919. Seduta dei soviet di Pietrogrado del 12 marzo 1919 – Primo congresso degli operai agricoli del governatorato di Pietrogrado – Discorso pronunziato in un comizio alla Casa del popolo di Pietrogrado – Successi e difficoltà del potere sovietico – Discorso in memoria di I.M. Sverdlov alla seduta straordinaria del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Discorso ai funerali di Sverdlov – Progetto di programma del PCR(b) – VIII Congresso del PCR(b) – Radiomessaggio al governo della Repubblica sovietica ungherese – Radiogramma a Bela Kun – Risposta a una lettera aperta di uno specialista – Sulla candidatura di M.I. Kalinin alla carica di presidente del comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Discorsi registrati su dischi – Fonogramma alla Commissione straordinaria di tutta la Russia – Seduta plenaria straordinaria del soviet dei deputati operai e soldati di Mosca – Lettera agli operai di Pietrogrado sugli aiuti al fronte orientale – Tesi del CC del PCR(b) sulla situazione del fronte orientale – Assemblea plenaria del consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia – Prefazione all’opuscolo di Henri Guilbeaux: «Socialismo e sindacalismo in Francia durante la guerra» – Discorso pronunziato a Mosca al primo corso per comandanti sovietici – La III Terza Internazionale e il posto nella storia – Discorso alla conferenza dei ferrovieri di Mosca – Discorso sulla lotta contro Kolciak alla conferenza dei comitati d’azienda e dei sindacati di Mosca – Discorso al I Congresso degli studenti comunisti di tutta la Russia – Saluto alla Repubblica dei consigli bavarese – Telegramma al presidente del consiglio dei commissari del popolo dell’Ucraina – Tre discorsi pronunziati sulla piazza Rossa il 1° maggio 1919 – I Congresso di tutta la Russia per l’istruzione extrascolastica – Prefazione alla edizione del discorso «Come si inganna il popolo con le parole d’ordine di libertà e di eguaglianza» – Telegramma al Consiglio dei commissari del popolo d’Ucraina – Aggiunta al progetto di appello agli operai tedeschi e ai contadini tedeschi che non sfruttano il lavoro altrui – Telegramma a V.I. Stalin – DIscorso alla festa dell’istruzione militare generale – Saluto agli operai ungheresi – Gli eroi dell’Internazionale di Berna – Telegramma a V.I. Stalin – Guardatevi dalle spie! – Progetto di direttiva del Comitato centrale sull’unificazione militare – Telegramma a V.I. Stalin – Progetto di risoluzione del CC del PCR(b) a proposito del fronte di Pietrogrado – Telegramma a I.V. Stalin – Tutti contro la lotta contro Denikin! – La situazione attuale e i compiti immediati del potere sovietico – Sullo Stato – Rapporto sulla situazione interna ed estera della Repubblica presentato alla conferenza di Mosca del PCR(b) – I compiti della III Internazionale – Discorso sulla situazione estera ed interna pronunziato alla conferenza dei soldati rossi dei campi di Khodynka – Risposta alle domande di un giornalista americano – Discorso sugli approvigionamenti e sulla situazione militare pronunziato alla conferenza di Mosca dei comitati di fabbrica, dei sindacati e dei delagati della cooperativa operaia centrale di Mosca – Discorso pronunziato ai I congresso di tutta la Russia dei lavoratori dell’istruzione e della cultura socialista – Nella stanza della servitù – Discorso pronunziato alla conferenza degli operai e dei soldati rossi senza partito – Ai compagni Serrati e Lazzari – Lettera agli operai e ai contadini dopo la vittoria su Kolciak – Lettera a Sylvia Pankhurst – Sul libero commercio del grano.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Discorso in memoria di Sverdlov (pag 75) – Discorso ai funerali di Sverdlov (pag 81) – I compiti della Terza Internazionale (pag 453-470) «Imperialismo fabiano» e «socialimperialismo» sono la stessa cosa: socialismo a parole, imperialismo nei fatti “”La questione dell’imperialismo e dei ‘suoi rapporti’ con l’opportunismo nel movimento operaio, col tradimento della causa operaia compiuto dai dirigenti operai è stata posta da molto , da moltissimo tempo. Per ‘quarant’anni, dal 1852 al 1892, Marx ed Engels hanno dimostrato costantemente l”imborghesimento’ degli strati superiori della classe operaia inglese in conseguenza delle sue particolari condizioni economiche (70) (colonie, monopolio del mercato mondiale, ecc.). Tra il 1870 e il 1880, Marx si guadagnò l’odio onorifico dei volgari eroi della tendenza che allora svolgeva la funzione dell’Internazionale «di Berna», degli opportunisti e dei riformisti, per aver bollato molti capi delle Trade Unions inglesi che si erano venduti alla borghesia o venivano pagati da essa per i servizi prestati a ‘questa’ classe ‘all’interno’ del movimento operaio. Durante la guerra anglo-boera, la stampa anglo-sassone aveva già ben posto chiaramente la questione dell’imperialismo, come la più recente (‘e ultima’) fase del capitalismo. Se la memoria non m’inganna MacDonald in persona uscì allora dalla società dei Fabiani, precorritrice dell’Internazionale «di Berna» , vivaio e modello di opportunismo, caratterizzata da Engels con forza, chiarezza e verità geniali nella sua corrispondenza con Sorge (71). «Imperialismo fabiano» – tale era l’espressione allora corrente nella letteratura socialista inglese. Se Ramsay MacDonald lo ha dimenticato, tanto peggio per lui. «Imperialismo fabiano» e «socialimperialismo» sono la stessa cosa: socialismo a parole, imperialismo nei fatti, ‘sviluppo dell’opportunismo in imperialismo’. Adesso, durante e dopo la guerra del 1914-1918, questo fenomeno è diventato ‘mondiale’. L’incomprensione di questo fatto è la maggior prova di cecità dell’Internazionale gialla «di Berna» e il suo maggiore delitto. L’opportunismo o riformismo dovevano, inevitabilmente, svilupparsi in un ‘imperialismo socialista’ o socialsciovinismo d’importanza storica mondiale; perché l’imperialismo ha fatto avanzare un pugno di nazioni progredite, ricchissime, che depredano tutto il mondo, permettendo così alla borghesia di quei paesi di ‘corrompere’ con una parte dei propri sovrapprofitti monopolistici (l’imperialismo è il capitalismo monopolistico) ‘gli strati superiori della classe operaia’ di questi paesi. Solo dei perfetti ignoranti o degli ipocriti che ingannano gli operai, ripetendo ‘luoghi comuni’ sul capitalismo e nascondendo così la amara verità del passaggio di ‘un’intera corrente del socialismo’ dalla parte della borghesia imperialistica, possono non vedere l’inevitabilità economia di questo fatto in regime imperialistico’ (pag 460-461) [V.I. Lenin, I compiti della III Internazionale] [(in) V.I. Lenin, ‘Opere’, vol. 29, Marzo-agosto 1919, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [(71) Cfr. la lettera di Engels a Sorge del 18 gennaio 1893, in Karl Marx – Friedrich Engels, ”Ausgewählte Briefe’, Berlin, 1953, p. 546]”,”LEND-685-29″ “LENIN V.I.”,”Über die Junius-Brochüre. Juli 1916.”,”Junius pseudonimo di Rosa Luxemburg Difetti e ragionamenti sbagliati di Junius (v. pag 305-318, Op. Compl. in italiano, vol. 22] Lenin: ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’ “”L’opuscolo, come spiega l’autore [Rosa Luxemburg, ndr] nell’introduzione in data 2 gennaio 1916, è stato scritto nell’aprile 1915 e stampato poi «senza modificazioni». (…) L’opuscolo non è tanto consacrato alla «crisi della socialdemocrazia», quanto piuttosto a un’analisi della guerra, alla confutazione della leggenda del suo carattere di liberazione, alla dimostrazione che si tratta di una guerra imperialista sia da parte della Germania che delle altre grandi potenze, e a una critica rivoluzionaria dell’atteggiamento del partito ufficiale. (…) Il difetto principale dell’opuscolo di Junius – difetto che rappresenta senz’altro un passo indietro rispetto alla rivista legale (anche se proibita subito dopo la sua pubblicazione) ‘Die Internationale’ – è il silenzio sui legami esistenti tra il socialsciovinismo (l’autore non adopera né questo termine, né l’altro, meno preciso di socialpatriottismo) e l’opportunismo. L’autore parla in modo del tutto giusto della «capitolazione» e del fallimento del partito socialdemocratico tedesco, del «tradimento» dei suoi «capi ufficiali», ma non va più in là. E tuttavia la rivista ‘Die Internationale’ aveva già svolto una critica del «centro», cioè del kautskismo, comprendo di ridicolo, con piena ragione, la sua mancanza di carattere, la suo opera di prostituzione del marxismo, il suo servilismo verso gli opportunisti. E la stessa rivista ‘aveva incominciato’ a smascherare al condotta reale degli opportunisti, pubblicando, per esempio, il fatto importantissimo che il 4 agosto 1914 gli opportunisti si erano presentati con un ultimatum, con la decisione già presa di votare, in ‘ogni’ caso, ‘per’ i crediti. Né l’opuscolo di Junius, né le tesi parlano dell’opportunismo e del kautskismo! Ciò è teoricamente sbagliato, giacché non si può ‘spiegare’ il «tradimento» senza collegarlo all’opportunismo, come ‘tendenza’ che ha una lunga storia, la storia di tutta la II Internazionale. E’ sbagliato dal punto di vista pratico e politico, giacché non si può comprendere né superare la «crisi della socialdemocrazia» senza chiarire il significato e la funzione delle ‘due tendenze’: la tendenza apertamente opportunista (Legien, David, ecc.) e la tendenza opportunista mascherata (Kautsky e soci). E’ un passo indietro, per esempio, rispetto allo storico articolo di Otto Rühle, pubblicato sul ‘Vorwärts’ del 12 gennaio 1916, nel quale egli dimostra chiaramente e apertamente l”inevitabilità’ della scissione del partito socialdemocratico tedesco. (…)”” [V.I. Lenin, ‘Über die Junius-Brochüre. Juli 1916’, Verlag Neue Einheit, Berlin, 1974] (pag 1-3) (edizione italiana ‘A proposito dell’opuscolo di Junius’, in V.I. Lenin, ‘Opere’, volume 22, Edizioni Lotta Comunista, 2002, pag 304-306) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-689″
“LENIN Vladimir Ilic GORTER Herman TROTSKY (TROTSKIJ) Lev Davidovic KUN Béla”,”Dibattito sull’estremismo.”,”””Lo sviluppo del settarismo socialista e lo sviluppo del vero movimento operaio sono sempre in rapporto inverso e, fino a quando le sette hanno una ragione (storica) di essere, la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. Quando avrà raggiunto questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie””. Lettera di Marx a Bolta, 1871.”,”LEND-032-FL”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXX. Settembre 1919 – aprile 1920. Discorso alla conferenza degli operai e dei soldati rossi senza partito dei quartieri Basmanni, Lefortovo, Alexeievski e Sokolniki – Come la borghesia si serve dei rinnegati – Agli operai americani – I compiti del movimento operaio femminile nella Repubblica dei Soviet – L’esempio degli operai di Pietrogrado – Risposta alle domande del corrispondente del giornale americano «The Chicago Daily News» – Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi – Lo stato operaio e la settimana del partito – Discorso agli operai comunisti mobilitati, pronunziato dal balcone del Soviet dei deputati, degli operai e dei soldati rossi di Mosca – Agli operai e ai soldati rossi di Pietrogrado – Ai compagni soldati rossi – Bilancio della settimana del partito a Mosca e i nostri compiti – Discorso agli studenti dell’Università «Sverdlov» in partenza per il fronte – Al compagno Loriot e a tutti gli amici francesi che hanno aderito alla III Internazionale – Lettera al comitato centrale del Partito comunista tedesco sulla scissione – Ai compagni comunisti che facevano parte del Partito comunista tedesco e che hanno ora costituito un nuovo partito – Al compagno Serrati e ai comunisti italiani in generale – Sulla dittatura del proletariato – Economia e politica nell’epoca della dittatura del proletariato – Saluto agli operai di Pietrogrado – Il potere sovietico e la situazione della donna – Due anni di potere sovietico – Ai compagni comunisti del Turkestan – Alla lotta contro la crisi del combustibile! – Discorso alla I Conferenza di tutta la Russia sul lavoro del Partito nelle campagne – Rapporto al II Congresso di Russia delle organizzazioni comuniste dei popoli dell’Oriente – Progetto di risoluzione del CC del PCRb sul potere sovietico in Ucraina – Ottava conferenza del PCRb – Discorso al I congresso delle comuni e delle «artel» agricole – Settimo congresso dei Soviet di tutta la Russia – Le elezioni all’assemblea costituente e la dittatura del proletariato – Alla nuova generazione – Discorso a un comizio per l’anniversario dell’insurrezione di dicembre del 1905, nel quartiere Presnia – Rapporto sui sabati comunisti tenuto alla conferenza del PCRb di Mosca – Lettera agli operai e ai contadini dell’Ucraina in occasione delle vittorie riportate su Denikin – L’epurazione della lingua russa – All’ufficio del congresso femminile del governatorato di Pietrogrado – A I.V. Stalin – Discorso pronunciato alla conferenza degli operai e dei soldati rossi senza partito del quartiere Presnia – Progetti di risoluzioni e direttive sulla cooperazione – Discorso pronunciato al III congresso dei consigli dell’economia nazionale di tutta la Russia – Ai membri del consiglio della difesa – Rapporto sull’attività del comitato esecutivo centrale della Russia e del consiglio dei commissari del popolo alla prima sessione del comitato esecutivo centrale della VII legislatura – Progetto (o tesi) di risposta del PCR(b) alla lettera del Partito socialdemocratico indipendente tedesco – Discorso pronunziato alla conferenza dei ferrovieri del nord ferroviario di Mosca – «À la guerre comme à la guerre» – Discorso pronunciato alla conferenza dei senza partito del quartiere Blaguscia-Fefortovo – Note di un pubblicista – Telegramma a I.V. Stalin – Telegramma a I.V. Stalin – Risposta alle domande del corrispondente del giornale americano «New York Evening Journal» – Risposta alle domande del corrispondente del giornale inglese «Daily Express» – Al compagno Stalin, membro del consiglio militare rivoluzionario del fronte sud-occidentale – Alle operaie – Telegramma a I.V. Stalin – Discorso alla III Conferenza della Russia dei dirigenti delle sottosezioni extrascolastiche fecenti parte delle sezioni di governatorato della pubblica istruzione – Rapporto al I congresso dei cosacchi lavoratori di tutta la Russia – Discorso pronunziato al II congresso dei lavoratori del servizio medico-sanitario di tutta la Russia – Lettera alle organizzazioni del PCR sulla preparazione del congresso del partito – La giornata internazionale della donna – Discorso pronunziato alla seduta del soviet dei deputati degli operai e dei soldati rossi di Mosca – Discorso pronunziato alla seduta solenne del soviet di Mosca nell’anniversario della III Internazionale – Discorso pronunziato al II congresso degli operai dei trasporti fluviali della Russia – Discorso alla seduta dedicata alla memoria di I.M. Sverdlov – Due discorsi registrati su dischi – IX congresso del PCR(b) – Sui compromessi – Telegramma a G.K. Orgionikidze – Discorso al I congresso costitutivo del sindacato dei minatori della Russia – Discorso al III congresso dei sindacati di tutta la Russia – Dalla distruzione di un ordinamento secolare alla creazione di un ordine nuovo – Discorso al III congresso dei tessili di tutta la Russia – Discorso all’assemblea organizzata dal comitato di Mosca del PCRb in onore del cinquantesimo compleanno di V.I. Lenin.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – Sulla dittatura del proletariato (schema, punti sintetici) (Engels, Kautsky ecc) (pag 77-87) – «À la guerre comme à la guerre» (pag 311-312) – Note di un pubblicista (pag 316-325) – Discorso alla seduta dedicata alla memoria di I.M. Sverdlov (pag 391-392) “”Per essere trattato in un opuscolo il problema va diviso in quattro grandi sezioni: A. La dittatura del proletariato come nuova forma di lotta di classe del proletariato (in altri termini: sua nuova fase, con nuovi compiti). B. La dittatura del proletariato come distruzione della democrazia borghese e creazione della democrazia proletaria. C. La dittatura del proletariato e le particolarità dell’imperialismo (o della fase imperialistica del capitalismo). D. La dittatura del proletariato e il potere sovietico. Piano di elaborazione di queste quattro sezioni: I. (A) La dittatura del proletariato come nuova forma della lotta di classe del proletariato. 1. La ragione principale per cui dei «socialisti» non comprendono la dittatura del proletariato è che essi non portano fino in fondo l’idea della lotta di classe (cfr. Marx, 1852) (19). La dittatura del proletariato è la ‘continuazione’ della lotta di classe del proletariato in forme ‘nuove’. Qui sta l’essenziale ed essi non lo capiscono. Il proletariato, come classe ‘a sé continua’ a condurre da solo la lotta di classe. 2. Lo Stato è soltanto uno ‘strumento’ del proletariato nella sua lotta di classe. Una specie di ‘manganello, rien de plus!’ Vecchi pregiudizi sullo Stato (cfr. ‘Stato e rivoluzione’). Nuove forme di Stato: tema della sezione B; qui lo si affronta appena. 3. Le forme della lotta di classe del proletariato durante la sua dittatura non possono essere quelle di prima. ‘Cinque’ nuovi compiti (principali) e rispettivamente cinque nuove forme: 4. (1). Spezzare la resistenza degli sfruttatori (…). (2). Guerra civile (…). (3). ‘Neutralizzazione’ della piccola borghesia, e soprattutto dei contadini (…). (4). ‘Utilizzazione’ della borghesia (Gli ‘specialisti’ (…). (5). Formazione di una nuova disciplina. La dittatura del proletariato e i sindacati (…)”” (pag 79-81) [V.I. Lenin, ‘Sulla dittatura del proletariato’, settembre-ottobre 1919, pubblicato nel 1925; (in) V.I. Lenin, ‘Opere’, XXX. Settembre 1919 – aprile 1920, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [(19) Lettera di K. Marx a J. Weidemeyer del 5 marzo 1852] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-30″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXI. Aprile – dicembre 1920. L’«estremismo» malattia infantile del comunismo – Discorso al congresso degli operai dell’industria del vetro e della porcellana – Dal primo «sabato comunista» sulla linea ferroviaria Mosca-Kazan al «sabato comunista» del primo maggio in tutta la Russia – Discorso per la posa della prima pietra del monumento al lavoro – Discorso ai soldati rossi in partenza per il fronte polacco – Discorso alla seduta comune del comitato esecutivo centrale, del soviet moscovita dei deputati degli operai, dei contadini e dei soldati rossi, dei sindacati e dei comitati di fabbrica e d’officina – Telegramma al governo socialista sovietico dell’Azerbaidgian – Discorso alla conferenza degli operai e dei soldati rossi del quartiere Rogozsko-Simonovski – All’Associazione nazionale indiana – Lettera agli operai inglesi – «Kommunismus» – Discorso alla seconda conferenza per l’approvvigionamento – Aiutiamo i soldati rossi feriti! – Risposta alla lettera del comitato provvisorio per la costituzione del partito comunista di Gran Bretagna – Telefonogramma a I.V. Stalin – Telegramma a I.V. Stalin – Tesi per il secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Telegramma a I.V. Stalin – Lettera ai comunisti austriaci – Il Secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Risposta al Signor Segrew, corrispondente del «Daily News» – Discorso alla IX conferenza del partito comunista di Russia – Lettera agli operai tedeschi e francesi – I compiti delle associazioni giovanili – Discorso al congresso degli operai e degli impiegati dell’industria del cuoio – Ai contadini poveri dell’Ucraina – Sulla cultura proletaria – Conferenza dei presidenti dei comitati esecutivi di distretto del Volost e di villaggio della provincia di Mosca – Telegramma al governo provvisorio d’Ucraina – Per la storia della questione della dittatura – Telegramma a I.V. Stalin – Discorso alla conferenza dei comitati per l’istruzione politica presso le sezioni provinciali e distrettuali della pubblica istruzione – A proposito della lotta in seno al partito socialista italiano – Discorso per il terzo anniversario della rivoluzione d’ottobre – Progetto di risoluzione sui compiti dei sindacati e sui metodi per assolverli – Telegramma a I.V. Stalin – Tesi sulla propaganda della produzione – Da una conversazione per filo diretto con I.V. Stalin – Conferenza provinciale moscovita del PCR – Discorso alla conferenza dei comitati di fabbrica e d’officina delle aziende moscovite dell’industria poligrafica – Discorso all’assemblea dei segretari di cellul dell’organizzazione moscovita del partito comunista di Russia – Rapporto all’assemblea generale dei comunisti del rione Zamoskvoriece – Telegramma al presidente del comitato militare rivoluzionario d’Armenia – Discorso all’assemblea dei militanti dell’organizzazione moscovita del partito comunista di Russia – VIII congresso dei Soviet di tutta la Russia – Lettera agli operai del rione Krasnaia Presnia.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: L’«estremismo» malattia infantile del comunismo Tesi per il secondo congresso dell’Internazionale Comunista – Secondo congresso dell’Internazionale Comunista Per la storia della questione della dittatura (pag 326-345) A proposito della lotta in seno al partito socialista italiano (pag 357-370) Progetto di risoluzione sui compiti dei sindacati e sui metodi per assolverli “”Il dibattito si è chiuso con la votazione di due mozioni, la prima delle quali si può definire comunista, mentre l’altra si può chiamare «centristica» o elusiva e si può dire che difende copertamente l’alleanza (l’«unità»!) con i riformisti. La prima ha vinto e ottenuto sette voti (Terracini, Gennari, Regent, Tuntar, Casucci, Marziale e Bellone); la seconda è stata respinta (ha avuto cinque voti: Baratono, Zannerini, Bacci, Giacomini, Serrati). La prima mozione si distingue per la sua notevole chiarezza e precisione. Comincia con l’indicare che le «condizioni attuali» della lotta rivoluzionaria in Italia esigono «la più grande omogeneità» del partito. Più oltre si dice che è permesso a tutti rimanere nel partito a condizione che ci si sottometta alla sua disciplina; si riconosce che questa condizione non è stata rispettata; che è un errore aspettarsi che si sottomettano alla disciplina coloro le cui opinioni sono opposte ai principi e alla tattica della III Internazionale; che pertanto, dopo aver accettato le 21 condizioni di Mosca, bisogna procedere a un’«epurazione radicale» del partito, ‘allontanando’ gli opportunisti e i riformisti. Qui non si tratta né di nomi né di casi particolari. Qui si configura una linea politica chiara. Sono esattamente indicati i motivi della deliberazione: i fatti concreti della storia del partito in Italia, le particolarità concrete della situazione rivoluzionaria. La seconda mozione è un modello di elusività e di gretta diplomazia: accettiamo i 21 punti, ma riconosciamo che «queste condizioni possono dar luogo a interpretazioni equivoche» e che «è necessario concedere a ogni sezione dell’Internazionale comunista una libertà di valutazione politica conforme alle condizioni storiche e ai fatti concreti particolari dei paesi in questione, pur ammettendone la ratifica da parte dell’Internazionale». La risoluzione sottolinea la «necessità di conservare l’unità del Partito socialista italiano sulla base dei 21 punti». I casi particolari di violazione della disciplina devono essere severamente puniti dal Comitato centrale del partito. La mozione comunista dice: la situazione rivoluzionaria esige la più grande omogeneità del partito. Quest’affermazione è incontestabile. La mozione dei difensori dell’«unità» con i riformisti tenta invece di eludere questa verità, senza però decidersi a contestarla. La mozione comunista dice: la particolarità dell’Italia consiste nel fatto che la condizione della subordinazione dei riformisti alle decisioni del partito non è stata rispettata. Sta qui il nodo della questione. E , se le cose stanno a questo modo, tollerare che i riformisti rimangano nel partito, ‘mentre’ la situazione rivoluzionaria generale ‘si acuisce’, e si è forse già alla vigilia di battaglie rivoluzionarie decisive, non è soltanto un errore, ‘ma anche un delitto'”” (pag 360-361) [V.I. Lenin, ‘A proposito della lotta in seno al partito socialista italiano’, 11 dicembre 1920, in Id., Opere XXXI, Aprile-dicembre 1920, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-31″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXII. Dicembre 1920 – agosto 1921. I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky – La crisi del partito – Il congresso dei minatori di tutta la Russia – Sui mezzi per assicurare il lavoro scientifico dell’accademico Pavlov e dei suoi collaboratori – Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky e di Bucharin – Discorso alla conferenza allargata dei metallurgici di Mosca – Discorso al IV congresso degli operai dell’abbigliamento di tutta la Russia – Direttive del comitato centrale ai comunisti del Commissariato del Popolo per l’istruzione pubblica – L’attività del Commissariato del popolo per l’istruzione pubblica – Abbozzo preliminare di tesi sui contadini – Biglietto a I.V. Stalin e agli altri membri dell’ufficio politico – Il piano economico unico – Saluto al V Congresso dei soviet di tutta l’Ucraina – Discorso all’assemblea plenaria del soviet di Mosca dei deputati operai e contadini – Lettera a G. Orgionikidze – La giornata internazionale delle operaie – X Congresso del PCR(b) – Discorso al congresso degli operai dei trasporti di tutta la Russia – Al comitato di fabbrica e a tutti gli operai della fabbrica statale di automobili n.1 – Rapporto sull’imposta in natura all’assemblea dei segretari e dei responsabili delle cellule del PCR(b) della città e del governatorato di Mosca – Messaggio di saluto alla conferenza delle sezioni femminili dei popoli delle regioni e delle repubbliche sovietiche d’oriente – Rapporto sulle concessioni presentato alla riunione della frazione comunista del consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia – Ai compagni comunisti dell’Azerbaigian, della Georgia, dell’Armenia, del Daghestan e della Repubblica dei popoli del Caucaso del Nord – Alla conferenza generale degli operai senza partito di Pietrogrado – Schema dell’opuscolo «Sull’imposta in natura» – Sull’imposta in natura – Discorsi registrati sui dischi – Al compagno Krgigianovski presso la presidenza del «Gosplan» – Direttive del Consiglio del lavoro e della difesa alle amministrazioni sovietiche locali – X Conferenza dei PCR(b) di tutta la Russia – Discorso sugli organismi economici locali pronunziato alla riunione del comitato esecutivo centrale di tutta la Russia – Discorso alla III Conferenza di tutta la Russia per gli approvvigionamenti – III Congresso dell’Internazionale comunista – Considerazioni sul «piano» dell’economia statale – Saluto al congresso dei delegati del Centrosoiuz – Saluto al I congresso internazionale delle associazioni sindacali rivoluzionarie – Appello al proletariato internazionale – Appello ai contadini dell’Ucraina – Lettera a G. Miasnikov – Al compagno Thomas Bell – Lettera ai comunisti tedeschi.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky (pag 9-30) – La crisi del partito (pag 31-42) – Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky e di Bucharin (pag 57-94) Bisogna ricordare che un dirigente politico non è soltanto responsabile della sua politica, ma anche di ciò che fanno i suoi subalterni “”Abbiamo una preziosa esperienza militare: eroismo, zelo ecc. Abbiamo anche aspetti negativi nell’esperienza dei peggiori elementi militari: burocrazia, boria. Le tesi di Trotsky, malgrado la coscienza e la volontà dell’autore, hanno appoggiato non già quanto vi era di meglio, ma quanto vi era di peggio nell’esperienza militare. Bisogna ricordare che un dirigente politico non è soltanto responsabile della sua politica, ma anche di ciò che fanno i suoi subalterni. L’ultima cosa che volevo dirvi, e per la quale ieri avrei dovuto darmi dello stupido, è che ho lasciato passare inosservate le tesi del compagno Rudzutak. Rudzutak ha il difetto di non saper parlare forte, inosservato. Ieri, non avendo potuto assistere alla riunione, ho esaminato il materiale pervenutomi e ho trovato un foglietto pubblicato per la V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia che ha avuto luogo dal 2 al 6 novembre 1920 (13). Questo foglietto è intitolato: ‘I compiti dei sindacati nella produzione’. Ve lo leggerò tutto, non è lungo. (…) Ecco una piattaforma cento volte migliore di quella che il compagno Trotsky ha redatto dopo averci più volte riflettuto, e di quella che ha steso il compagno Bucharin (risoluzione dell’assemblea plenaria del 7 dicembre) senza averci riflettuto affatto. Tutti noi, membri del Comitato centrale che da molti anni non lavoriamo nel movimento sindacale, dovremmo imparare dal compagno Rudzutak, e anche il compagno Trotsky e il compagno Bucharin dovrebbero imparare da lui. I sindacati hanno approvato questo programma. Noi tutti abbiamo dimenticato i tribunali disciplinari, ma senza i tribunali disciplinari, senza i premi in natura, la «democrazia della produzione» non è che vaniloquio. Confronto le tesi di Rudzutak con quelle presentate da Trotsky al Comitato centrale. Alla fine della quinta tesi di Trotsky leggo: «… è indispensabile affrontare subito la riorganizzazione dei sindacati, cioè prima di tutto la selezione del personale dirigente proprio da questo punto di vista…». Ecco la vera burocrazia! Trotsky e Krestinski selezioneranno «il personale dirigente» dei sindacati! (…) In conclusione, le tesi di Trotsky e di Bucharin contengono una serie di errori teorici, una serie d’inesattezze di principio. Il loro modo di affrontare la questione manca assolutamente di accortezza. Le «tesi» del compagno Trotsky sono politicamente dannose. La sua è insomma una politica di seccature burocratiche nei confronti dei sindacati. E il congresso del nostro partito, ne sono convinto, condannerà e respingerà questa politica”” (pag 29-30) [V.I. Lenin, ‘I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky. Discorso alla seduta comune dei delegati dell’VIII Congresso dei soviet, dei membri del Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia e del Consiglio dei sindacati di Mosca iscritti al PCR(b), 30 dicembre 1920, pubblicato in opuscolo nel 1921] [(in) Id., Opere XXXII. Dicembre 1920 – agosto 1921, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [(13) Durante la riunione dei comunisti delegati alla V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia Trotsky trovò l’opposizione dei delegati comunisti, i quali approvarono una risoluzione il cui fondamento era costituito dal progetto di risoluzione su ‘I compiti dei sindacati e i metodi per realizzarli’ redatto da Lenin (cfr. nella presente edizione, vol. 31)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-32″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXIII. Agosto 1921 – marzo 1923. Tempi nuovi, errori vecchi in forma nuova – Lettere all’ufficio centrale di statistica – Lettera alla redazione del giornale «Ekonomiceskaia Gizn» – L’epurazione nel partito – A proposito dei compiti dell’ispezione operaia e contadina, della loro interpretazione ed esecuzione – Alla presidenza dell’VIII congresso degli elettrotecnici di tutta la Russia – Per il quarto anniversario della rivoluzione d’ottobre – La nuova politica economica e i compiti dei centri di educazione politica. Rapporto al II Congresso dei Centro di educazione politica di tutta la Russia – VII Conferenza del partito del governatorato di Mosca – L’importanza dell’oro oggi e dopo la vittoria completa del socialismo – Discorso pronunciato all’assemblea degli operai della manifattura Prokhorov in occasione del IV anniversario della rivoluzione d’ottobre – Discorso all’assemblea degli operai, delle operaie, dei soldati rossi e dei giovani del quartiere Khomovniki dedicata al IV anniversario della rivoluzione d’ottobre – Discorso all’assemblea degli operai della fabbrica Elektrosila n. 3 (ex Dinamo) in occasione del IV anniversario della rivoluzione d’ottobre – Prefazione all’opuscolo «A proposito della nuova politica economica (due vecchi articoli e un epilogo ancor più vecchio)» – Telegramma a Narimanov, presidente del consiglio dei commissari del popolo dell’Azerbaigian Un librio pieno di talento – Progetto di proposta per la formazione di una federazione delle repubbliche transcaucasiche – Discorso pronunciato al I congresso agricolo del governatorato di Mosca – A proposito delle tesi del partito comunista francese sulla questione agraria – Lettera i membri dell’ufficio politico sull’epurazione del partito e le condizioni di ammissione al partito – Lettera all’ufficio politico per una risoluzione del IX Congresso dei Soviet sulla situazione internazionale – IX Congresso dei soviet di tutta la Russia – Sulla politica del partito laburista inglese – Funzione e compiti dei sindacati nelle condizioni della nuova politica economica – Progetti di direttiva dell’ufficio politico del CC del PCR(b) sulla nuova politica economica – Ai lavoratori del Daghestan – Lettera al compagno Orgionikidze sul rafforzamento dell’esercito rosso georgiano – Lettera a D.I. Kurski – Note di un pubblicista – La situazione internazionale e interna della repubblica sovietica – Il significato del materialismo militante – Al compagno Molotov per i membri dell’ufficio politico – Progetto di risposta a E. Vandervelde – Prefazione al libro di I.L. Stepanov «L’elettrificazione della RSFSR in relazione alla fase di transizione dell’economia mondiale» – Lettera a Stalin sulle funzioni dei vicepresidenti dei commissari del popolo e del consiglio del lavoro e della difesa – Per il IV anniversario di «Biednotà» – Lettera a Molotov sullo schema del rapporto politico per l’XI congresso del partito – A proposito delle condizioni di ammissione di nuovi membri del partito – XI congresso del partito – A proposito del progetto di risoluzione dell’XI congresso del partito sul lavoro nelle campagne – Abbiamo pagato troppo caro – Risoluzione sulle funzioni dei vicepresidenti del consiglio dei commissari del popolo e del consiglio del lavoro e della difesa – Lettera a I.V. Stalin – Prefazione all’opuscolo «Vecchi articoli su temi di attualità» – Telegramma agli operai e agl ingegneri dell’Azneft – Per il X anniversario della «Pravda» – Lettera a I.V. Stalin per i membri dell’Ufficio politico – Progetto di risoluzione del Cec sul rapporto della delegazione alla conferenza di Genova – Lettera a D.I. Kurski – Lettere a I.V. Stalin sullo sviluppo della radiotecnica – Sulla «doppia» subordinazione e sulla legalità – Un cucchiaio di fiele in un barile di miele – Lettera al V Congresso dei sindacati di tutta la Russi – Biglietto all’ufficio politico sulla lotta contro lo sciovinismo di grande potenza – Agli operai di Bakú – Al V Congresso dell’Unione della gioventù comunista russa – Lettera sul monopolio del commercio estero – Al congresso degli impiegati delle finanze di tutta la Russia – All’associazione degli amici della Russia sovietica (in America) – Alla associazione per l’aiuto tecnico alla Russia sovietica – Saluto al Primorie libero – Intervista a Farbman, corrispondente dell’«Observer» e del «Manchester Guardian» – Discorso alla IV Conferenza del CEC della IX legistatura – Alla «Petrogradskaia Pravda» – Alla «Pravda» – Alla prima conferenza internazionale dei cooperatori comunisti – Al congresso degli statistici di tutta la Russia – Intervista a A.A. Ransom, corrispondente del «Manchester Guardian» – Alla conferenza delle operaie e delle contadine senza partito di Mosca e del governatorato di Mosca – Agli operai della fabbrica ex Michelson – Agli opera e agli impiegati della centrale elettrica statale «Elektroperedacia» – Agli operai della fabbrica tessile Stodolskaia di Klintsky – IV Congresso dell’Internazionale Comunista – Messaggio alla esposizione agricola di tutta la Russia – Al gruppo «Clarté» – Discorso alla seduta plenaria del soviet di Mosca – Alla presidenza del V congresso del sindacato dei funzionari dei soviet – Al congresso dei lavoratori dell’istruzione – Al III congresso mondiale dell’Internazionale giovanile comunista a Mosca – Appunti sui compiti della nostra delegazione alla conferenza dell’Aja – Qualche parola su N.E. Fedoseev – Al congresso dei soviet dell’Ucraina – Sul monopolio del commercio estero – Lettera a I.V. Stalin per i membri del CC in merito all’intervento al X congresso dei soviet di tutta la Russia – Pagine di diario – Sulla cooperazione – Sulla nostra rivoluzione – Come riorganizzare l’ispezione operaia e contadina – Meglio meno, ma meglio.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1967 Contiene in particolare: – L’ epurazione del partito (27-30) – Sulla politica del partito laburista inglese. Lettera al CC del PCR(b) (pag 163-164) – Funzioni e compiti dei sindacati nelle condizioni della Nep (pag 165-176) “”Il telegramma concernente il Partito laburista britannico mostra la straordinaria ingenuità di Krasin. A mio avviso, si deve adesso agire in due direzioni: 1) pubblicare sulla stampa una serie di articoli, firmati da varie persone che ridicolizzino le vedute della sedicente democrazia europea sulla questione georgiana; 2) incaricare subito un giornalista mordace di abbozzare una nota estremamente gentile in risposta al Partito laburista inglese. Spiegare in questa nota, con il tono più insistente, che la proposta di ritirare le nostre truppe dalla Georgia e di indirvi un referendum potrebbe essere perfettamente ragionevole e considerata come proveniente da persone che non hanno perduto il senno e che non sono state corrotte dall’Intesa, se essa venisse estesa a tutte le nazionalità del globo; in particolare, allo scopo di indurre i dirigenti del partito laburista inglese a riflettere su ciò che significano in politica internazionale i rapporti imperialistici contemporanei, noi proponiamo di esaminare con benevolenza: in primo luogo, il ritiro delle truppe inglesi dall’Irlanda e l’organizzazione di un referendum in questo paese; in secondo luogo, idem per l’India; in terzo luogo, idem per le truppe giapponesi in Corea; in quarto luogo, idem per tutti i paesi in cui si trovino delle truppe di un grande Stato imperialista. Esprimere nella nota, con la più grande cortesia, l’idea che le persone desiderose di riflettere su questo proposte e sul sistema dei rapporti imperialistici in politica internazionale possono mostrarsi capaci di comprendere il carattere «interessante» delle proposte da noi avanzate al partito laburista inglese. Insomma il progetto di nota deve ridicolizzare, con uno stile estremamente gentile ed estremamente popolare (al livello mentale di un bambino di dieci anni) i capi imbecilli del partito laburista inglese. Propongo all’Ufficio politico di esaminare l’opportunità di inviare una copia di questa lettera a Krasin. Personalmente sono favorevole”” [V.I. Lenin, ‘Sulla politica del partito laburista inglese. Lettera al CC del PCR(b)’, 27 dicembre 1921] [(in) V.I. Lenin, ‘Opere, vol. XXXIII. Agosto 1921 – marzo 1923’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Invitare i dirigenti del partito laburista inglese a riflettere su ciò che significano in politica internazionale i rapporti imperialistici contemporanei [Sulla politica del partito laburista inglese. Lettera al CC del PCR(b) (pag 163-164)]”,”LEND-685-33″
“LENIN V.I.”,”Hyndman on Marx.”,”Hyndman si volse al socialismo dopo aver letto il Capitale nella traduzione francese durante uno dei suoi numerosi viaggi verso l’America tra il 1874 e il 1880. Accompagnato da Karl Hirsch, Hyndman nella sua visita a Marx, mentalmente compara Marx a Mazzini! Nel 1880 Marx era praticamente sconosciuto al pubblico inglese.”,”LEND-691″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXIV. Carteggio (novembre 1895-novembre 1911). Lettere 1895-1911.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1955 Lettera di Lenin al Comitato della Siberia, Ginevra 30.10.1904. “”Stimati compagni, vorrei per mezzo vostro rispondere al compagno Simonov, che è stato qui in qualità di rappresentante dell’Unione siberiana e prima di partire mi ha lasciato una lettera (allora non mi trovavo a Ginevra) in cui mi espone il suo punto di vista conciliatore. È appunto a proposito di questa lettera, il cui contenuto vi sarà stato reso noto dal compagno Simonov si riduce dunque a questo: certamente essi (la minoranza) sono degli anarchici e dei disorganizzatori, ma non ci si può far niente; è necessaria una «sospensione delle ostilità» al fine di uscire in qualche modo da una situazione insostenibile, al fine di rimettersi in forze per continuare la lotta contro la minoranza. È stato per me molto istruttivo leggere la lettera del compagno Simonov, il quale è uno dei rari fautori ‘sinceri’ della conciliazione. Fra i conciliatori c’è un tale subisso di ipocrisia, che i ragionamenti (anche se sbagliati) di un uomo che dice quello che pensa ti danno un senso di riposo. Ma il suo ragionamento è assolutamente sbagliato. Egli stesso comprende che con le menzogne, gli imbrogli, le porcherie non ci si può ‘conciliare’; ma allora che senso ha parlare di ‘sospensione’ delle ostilità? La minoranza, è chiaro, approfitterebbe di questa sospensione delle ostilità solo per consolidare le proprie posizioni. La polemica frazionistica (che un CC ipocrita ha ipocritamente promesso di far cessare nella sua recentissima lettera ai comitati, lettera che probabilmente avrete già ricevuto anche voi) non è cessata, ma ha assunto forme così abiette che persino Kautsky, che pure è per la minoranza, ha dovuto condannarle. Perfino K. Kautsky ha dichiarato in una sua lettera all”Iskra’ che la polemica «mascherata» è peggiore di qualsiasi altra, giacché così le cose si imbrogliano, gli accenni restano nel vago e le risposte dirette sono impossibili. Prendete l”Iskra’, il n. 75, l’articolo di fondo, il cui tema è molto lontano dai nostri dissensi, e vedrete che è costellato di improperi da vecchio stizzito, che c’entrano come i cavoli a merenda, contro i consiglieri Ivanov, i crassi ignoranti, ecc. ecc. Secondo i nostri transfughi del CC, questa, a quanto pare, non è polemica frazionistica! Non entro poi nella sostanza delle conclusioni dell’autore dell’articolo (evidentemente Plekhanov): Marx fu ‘mite’ con i proudhoniani. È possibile un modo più ipocrita di utilizzare i fatti storici e i grandi nomi storici? Che cosa avrebbe detto Marx se con la parola d’ordine della mitezza si fosse cercato di mascherare la ‘confusione’ fra marxismo e proudhonismo? (e la nuova ‘Iskra’ non si occupa forse a tutto andare di confondere il rabocedielismo con l’iskrismo?). Che cosa avrebbe detto Marx se in nome della mitezza si fosse riconosciuto sulla stampa che il proudhonismo era più giusto del marxismo? (e Plekhanov non sta forse giocando d’astuzia sulla stampa quando finge di riconoscere che in linea di principio la minoranza ha ragione?). Ma già con questo solo paragone Plekhanov si tradisce, ammettendo che il rapporto tra maggioranza e minoranza equivale al rapporto tra marxismo e proudhonismo, al rapporto stesso tra l’ala rivoluzionaria e l’ala opportunista di cui si parla anche nel memorabile articolo ‘Che cosa non fare’. (…)”” (pag 196-197) [Lettera di Lenin al Comitato della Siberia, Ginevra 30.10.1904] [V.I. Lenin, ‘Opere XXXIV. Carteggio (novembre 1895-novembre 1911)’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-34″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXV. Carteggio (febbraio 1912-dicembre 1922). Lettere e dispacci, 1912-1922.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1955 “”Caro compagno, purtroppo, l’articolo ‘Contributo alla teoria dello Stato imperialistico’ non possiamo pubblicarlo. Lo spazio, infatti, è talmente preso da materiali russi che tutti gli altri temi ne risultano sacrificati, e il denaro non basta. Siamo in difficoltà. Ma l’essenziale non sta in ciò. L’essenziale è che l’articolo presenta alcuni difetti. Il titolo non risponde al contenuto. L’articolo si compone di due parti, messe insieme senza averci meditato sufficientemente: 1) lo Stato in generale e 2) il capitalismo di Stato e il suo sviluppo (particolarmente in Germania). La seconda parte è buona e utile, ma per i nove decimi legale. Consiglieremmo di pubblicarla in una miscellanea legale (se non nella ‘Lietopis’) dopo qualche ‘piccolo’ ritocco, e saremmo pronti a fare tutto quanto dipende da noi perchè venga pubblicata. La prima parte tocca un tema di importanza di principio enorme, ma appunto lo ‘tocca’ soltanto. Tenuto conto che pubblichiamo miscellanee una volta all’anno, non possiamo stampare per una questione di teoria così essenziale una cosa non sufficientemente meditata. Lasciando da parte la polemica con Gumplovic ecc. (pure questa sarebbe meglio rimaneggiarla e ‘svilupparla’ in un articolo legale), dobbiamo rivelare una serie di formulazioni estremamente imprecise da parte dell’autore. Il marxismo è la «teoria dello Stato» «sociologia» (???); lo Stato = organizzazione «generale» (?) delle classi dominanti; le citazioni di Engels sono ‘troncate’ proprio in quei punti che sono ‘particolarmente’ importanti, dal momento che è di questo che si parla. La differenza tra i marxisti e gli anarchici sulla questione dello Stato (pp. 15-16) è definita in modo ‘assolutamente errato’: se si vuol parlare di questo ‘non’ si deve, ‘non si può’ parlarne così. La conclusione (il corsivo è dell’autore): «la socialdemocrazia deve sottolineare vigorosamente la propria ostilità di principio al potere statale» (p. 53); [confrontate: il proletariato creerà «una sua organizzazione statale del potere» !?)], è anch’essi estremamente imprecisa o errata. Consiglio: modificare per la stampa legale a) quanto riguarda il capitalismo di Stato e b) la polemica con Gumplovic e C. Quanto al resto, ‘lasciar maturare’. Questa è la nostra convinzione”” [Lettera di V.I. Lenin a N. Bucharin scritta nell’agosto 1916, spedita a Cristiania da Flüms, pubblicata per la prima volta nel 1932] (pag 158-159) [V.I. Lenin, ‘Opere XXXV. Carteggio (febbraio 1912-dicembre 1922)’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Non si può capire una data guerra senza aver capito l’epoca. L’epoca è la somma di svariati fenomeni, nella quale oltre al tipico c’è ‘sempre’ dell’altro’ “”L’articolo di Bukharin non va assolutamente (161). ‘Non c’è’ neanche l’ombra della «teoria dello Stato imperialistico». È un riassunto di dati sullo sviluppo del capitalismo di Stato e basta. Riempire di questo materiale più che legale una rivista illegale è assurdo. Bisogna rifiutare (con la massima cortesia, promettendo di adoperarsi in tutti i modi per la pubblicazione su una rivista legale) (a). Ma forse è meglio aspettare l’articolo di Iuri e non scrivere intanto a Bucharin. Aspettare anche per l’invio a Bukharin della lettera riguardante la loro «frazione», altrimenti egli penserà che abbiamo rifiutato per «spirito di frazione». (…) Porre la questione dell’«epoca» e della «’guerra in corso’» come «estremi», significa appunto cadere nell’eclettismo. Quasi che nostro compito fosse di prendere la «via di mezzo» «tra gli estremi»!!! Il problema è di determinare ‘esattamente’ il rapporto tra l”epoca’ e la guerra ‘in corso’. E appunto questo è stato fatto sia nelle risoluzioni, sia nei miei articoli: «’questa’ guerra imperialistica ‘non è un’eccezione’, ma un fenomeno tipico nell”epoca’ imperialistica». [[Tipico, non unico]]. Non si può capire una data guerra senza aver capito l’epoca. Quando si parla dell’epoca, non si tratta di una frase. È giusto. E le vostre citazioni dai miei vecchi articoli dicono ‘solo’ questo. ‘Esse sono giuste’. Ma quando ‘si comincia’ a dedurne: «nell’epoca dell’imperialismo non ‘possono’ esservi guerre nazionali», questo è un’assurdità. È un evidente errore storico, politico, ‘logico’ (poichè l’epoca è la somma di svariati fenomeni, nella quale oltre al tipico c’è ‘sempre’ dell’altro). E voi ‘ripetete questo errore’ quando scrivete nelle osservazioni: «i piccoli paesi non possono nell’epoca attuale difendere la patria» [= semplificatori]. Non è esatto!! Questo è appunto l’errore di Junius, di Radek, dei «disarmisti» e dei giapponesi!!. Bisogna dire: «’Nemmeno’ i piccoli paesi possono difendere la patria ‘nelle guerre imperialistiche’, particolarmente tipiche dell’epoca imperialistica contemporanea». C’è una differenza. Tutta la ‘sostanza’ di questa differenza è contro i ‘semplificatori’. E voi non avete notato proprio la ‘sostanza’. Grimm ripete l’errore dei semplificatori, e voi lo ‘incoraggiate’ dando una formulazione errata. Bisogna, al contrario, appunto ora (sia nelle conversazioni che nella stampa) confutare dinanzi a Grimm i semplificatori. Noi non siamo affatto contro la «difesa della patria» ‘in generale’, non siamo affatto contro le «guerre difensive» ‘in generale’. ‘Non’ troverete mai questa assurdità in nessuna risoluzione (e in nessun mio articolo). Noi siamo contro la difesa della patria e la difensiva ‘nella guerra imperialistica’ 1914-1916 e nelle altre guerre ‘imperialistiche’, tipiche dell”epoca’ imperialistica. (Nb). Ma nell”epoca’ imperialistica ‘possono’ esserci anche guerre «giuste», di «difesa», rivoluzionarie [[precisamente: 1) nazionali; 2) civili; 3) socialiste, ecc.]]”” [V.I. Lenin, Lettera a Zinoviev, agosto 1916, spedita a Berna da Flüms (Svizzera). Pubblicata per la prima volta nel 1931] (pag 156-158) [V.I. Lenin, ‘Opere XXXV. Carteggio (febbraio 1912-dicembre 1922)’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [(a) Personalmente, da parte mia, aggiungerò per Bukharin un consiglio: cambiare il titolo e lasciare la ‘sola’ parte economica. Perchè la parte politica è assolutamente incompleta, superficiale, inutile] [(161) Si tratta di un articolo sullo Stato che Bukharin aveva scritto per lo ‘Sbornik Sozial-Demokrat’. L’articolo non venne pubblicato. P. 156]”,”LEND-685-35″ “LENIN W.I.”,”Werke. Band 25. Juni – September 1917.”,”25″,”LEND-575″ “LENIN W.I.”,”Werke. Band 26. September 1917 – Februar 1918.”,”26″,”LEND-576″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XXXVI. Supplemento – varia 1900-1923.”,” La lotta dei contrari. “”Lo sdoppiamento di un tutto e la conoscenza dei suoi elementi contradditori (cfr. la citazione di Filone su Eraclito all’inizio della III parte [‘Sulla conoscenza’] dell”Eraclito’ di Lassalle) è l’ ‘essenza’ (una delle «sostanze», una delle particolarità e tratti fondamentali, se non la fondamentale) della dialettica. Così appunto pone la questione anche Hegel (Aristotele nella sua ‘metafisica’ si ‘affatica’ continuamente intorno a questo argomento e ‘lotta’ contro Eraclito, cioè contro le idee eraclitee). La giustezza di questo aspetto del contenuto della dialettica deve essere verificata dalla storia della scienza. Di solito non si presta sufficiente attenzione a questo aspetto della dialettica (per esempio, Plekhanov): l’identità dei contrari è considerata come una somma di ‘esempi’ [«per esempio, il grano»; «per esempio, il comunismo primitivo». Lo stesso fa Engels. Ma lo fa «a scopo divulgativo»…], e non come ‘legge della conoscenza’ (‘e’ legge del mondo oggettivo). In matematica + e -. Differenziale e integrale. In meccanica azione e reazione. In fisica elettricità positiva e negativa. In chimica associazione e dissociazione degli atomi. Nella scienza sociale lotta di classe. L’identità dei contrari (la loro «unità».forse sarebbe meglio dire? Anche se la distinzione fra i termini identità e unità non è qui particolarmente essenziale. In un certo senso sono giusti ambedue) è il ricoscimento (la scoperta) di tendenze opposte, contraddittorie ‘che si escludono a vicenda’, in ‘tutti’ i fenomeni e i processi della natura (compresi quelli dello spirito e della società). La condizione della conoscenza di tutti i processi del mondo nel loro «automovimento», nel loro sviluppo spontaneo, nella loro realtà vivente, è la loro conoscenza come unità di contrari. Lo sviluppo è una «lotta» di contrari. Le due concezioni fondamentali (o le due possibili? o le due concezioni constatate nella storia?) dello sviluppo (evoluzione) sono: lo sviluppo come diminuzione e ingrandimento, come ripetizione, ‘e’ lo sviluppo come unità dei contrari (sdoppiamento di un tutto in contrari escludentisi a vicenda e interrelazione tra loro). La prima concezione del movimento lascia in ombra l’ ‘aut’ (ovvero questa fonte viene trasferita ‘al di fuori’: dio, soggetto, ecc.). La seconda concezione concentra l’attenzione principale esattamente sulla conoscenza della ‘fonte’ dell’ «’auto’movimento». La prima concezione è morta, povera, arida. La seconda è viva. ‘Solo’ la seconda fornisce la chiave dell’ «automovimento» di tutta l’esistenza; solo essa fornisce la chiave dei «salti», della «soluzione di continuità», della «trasformazione nel proprio contrario», della distruzione del vecchio e del sorgere del nuovo. L’unità (coincidenza, identità, parità di effetti) dei contrari, è condizionata, temporanea, passeggera, relativa. La lotta di contrari che si escludono a vicenda è assoluta, come assoluto è lo sviluppo, il movimento”” (pag 260-261)”,”LEND-685-36″ “LENIN W.I., collettivo di redazione: W. WILKE H. KALISCH W. KREMER E. SCHMIDT”,”Über die Gewerkschaftsbewegung. Band 2.”,”SDAPR Partito Operaio Socialdemocratico russo = POSDR”,”LEND-694″ “LENIN V.I.”,”Rivoluzione e indipendenza nazionale. Sul diritto delle nazioni all’autodecisione.”,”Per quest’opera è stata adottata la traduzione italiana delle Edizioni in lingue estere di Mosca Cap. 8: ‘L’utopista Karl Marx e la pratica Rosa Luxemburg (pag 77-88) “”Marx aveva l’abitudine, – così diceva, – Adi «tastare il dente» ai suoi conoscenti socialisti, controllandone la coscienza e la forza di convinzione. Dopo aver fatto conoscenza con Lopatin, Marx scrive ad Engels il 5 luglio 1870 cose oltremodo lusinghiere sul giovane socialista russo, ma aggiunge: «… Punto debole: ‘la Polonia’. Su questo punto Lopatin parla assolutamente come un inglese, diciamo come un “”cartista”” inglese della vecchia scuola, parla dell’Irlanda. Al socialista della nazione che opprime, Marx rivolge delle domande sul suo atteggiamento verso la nazione oppressa e scopre immediatamente un difetto comune ai socialisti delle nazioni dominanti (inglese e russa): l’incomprensione dei loro obblighi socialisti verso le nazioni oppresse, le rimasticature di pregiudizi presi alla borghesia della «grande potenza»”” (pag 77-78)”,”LEND-695″ “LENIN V.I., a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Quaderni filosofici.”,”””Le questioni ‘religiose”” hanno oggi un significato ‘sociale'””: questo è stato mostrato nei ‘Deutsche-franzosische Jahrbucher… (pag 29) Riassunto delle “”Lezioni sulla Essenza delle Religione”” di Feuerbach: “”Far dipendere la natura da Dio significa far dipendere l’ordine universale e la necessità della natura dalla volontà”” (pag 70) Sofistica e dialettica (pag 104) I concetti sono il prodotto più alto del cervello, che è il prodotto più alto della materia (pag 154) Connessione di ‘germi’ di pensiero scientifico e di fantasie di tipo religioso e mitologico. E oggi? La stessa cosa, la stessa connessione, pur se è diversa la proporzione tra scienza e mitologia (pag 255) La dialettica vera e propria è lo studio della contraddizione nell’ ‘essenza stessa degli oggetti’: non soltanto le apparenze, ma anche le ‘essenzialità’ delle cose sono transeunti, mobili, fugaci, separate da limiti solo convenzionali (pag 257) … Inconsapevole per gli uomini, appare come risultato delle loro azioni… … In questo senso “”la ragione governa il mondo”” ….Nella storia, attraverso le azioni degli uomini, si compie “” (si ottiene) anche qualche cosa di diverso da ciò che esis si prefiggono e conseguono, da ciò che essi immediatamente sanno e vogliono”” … “”Essi”” (die Menschen) “”realizzano il loro interesse, ma con ciò si realizza anche qualcosa di più remoto, che, pur implicito nell’interesse, non era però racchiuso nella loro coscienza e nel loro proposito”” (cfr Engels) …. “”I grandi uomini dellla storia sono quelli i cui scopi particolari contengono il sostanziale, che è volontà dello spirito del mondo””… (pag 310) Un quadro eccellente della storia: una somma di passioni individuali, azioni, ecc. (“”dappertutto ciò che è nostro, e quindi dappertutto si ridesta il nostro interesse pro o contro””, ora una massa di interessi generali, ora una moltitudine di “”piccole forze”” (“”una tensione infinita di piccole forze, le quali da ciò che appare insignificante generano un che di grandioso””) (pag 311) positivismo = agnosticismo (pag 335)”,”HEGx-010-FC” “LENIN Vladimir Ilic, N.K. KRUPSKAIA”,”Opere XXXVII. Lettere ai familiari, 1893-1922.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Lettera di Lenin (da Cracovia) a Maria I. Ulianova (a Vologda) (pag 353) (letture e libri) Lenin critica Tugan-Baranovski (pag 32) (anche pag 196-197) «A Mitia. [lettera di Lenin a M.I. Ulianova, 20.6.1899]. Nel n. 5 del ‘Naucnoie Obozrenie’ ho visto un articolo di Tugan-Baranovski, mostruosamente stupido e presuntuoso: per «confutare» Marx, egli ha semplicemente apportato modificazioni arbitrarie al tasso del plusvalore, e presupposto una cosa del tutto assurda, cioè una variazione della produttività del lavoro senza che varii il costo del prodotto. Non so davvero se valga la pena di mettersi a scrivere per ogni assurdo articoletto di tal fatta: mantenga prima la sua promessa di sviluppare più a fondo il tema (267). In generale, sto diventando un avversario sempre più convinto della recente «corrente critica» in seno al marxismo, e anche del neokantismo (che ha tra l’altro generato l’idea della separazione delle leggi sociologiche da quelle economiche). Ha perfettamente ragione l’autore dei ‘Beitrage zur Geschichte des Materialismus’ quando definisce il neokantismo una teoria reazionaria della borghesia reazionaria e insorge contro Bernstein (268). Mi ha interessato assai il nuovo libro di Bogdanov (‘Elementi fondamentali di una concezione storica della natura’, Pietroburgo, 1899), e ho scritto che me lo mandino. Nel numero di maggio del ‘Nacialo’ c’è una recensione fatta coi piedi di frasi presuntuose e che non tocca affatto la sostanza del problema. Mi dispiace molto di essermi lasciato sfuggire l’annuncio della pubblicazione di questo libro. Penso che si debba trattare di una cosa seria e che non si possa lasciare senza risposta quella recensione (269). (…)» (pag 196-197) [Lenin a M.I. Ulianova, 20.6.1899] [(in) V.I. Lenin, ‘Opere XXXVII. Lettere ai familiari, 1893-1922’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [(267) Lenin non ha scritto alcun trafiletto particolarmente dedicato all’articolo di Tugan-Baranovski ‘L’errore fondamentale della teoria astratta del capitalismo di Marx’. Egli ne parla in una nota che si riferisce al paragrafo finale del suo articolo ‘Una critica acritica’ (cfr., nella presente edizione, v. 4, pp. 351-352). D’altra parte, in una lettera a A. Potresov del 27 giugno 1899, Lenin scrive: «Quanto alle “”sbalorditive scoperte”” dei discepoli russi e al loro neokantismo, la mia indignazione aumenta sempre più. Ho letto l’articolo di Tugan-Baranovski sul n. 5 di ‘Naucnoie Obozrenie. Quale cumulo di stupide e pretenziose assurdità! Senza uno studio storico della dottrina di Marx, senza nessuna nuova ricerca, sulla base di errori contenuti in schemi (cambiamento arbitrario del saggio del plusvalore) e di casi particolari eretti a regole generali (aumento della produttività del lavoro ‘senza’ diminuzione del valore del prodotto: basta prenderlo come fenomeno generale perché diventi un assurdo), enunciare su queste basi una “”nuova teoria””, affermare che Marx ha sbagliato, che bisogna rifare tutto… No, non posso credere, a quanto mi dite, e cioè che Tugan-Baranovski stia diventando sempre più un ‘Genosse’» [compagno] (cfr. nella presente edizione, v. 24, pp. 23-24]; (268) È il libro di Plekhanov ‘Beiträge zur Geschichte des Materialsmus’, 1896 (Saggi sulla storia del materialismo). Lenin si riferisce anche a quest’opera nel suo articolo ‘Ancora sulla teoria della realizzazione’ ove parla dell’ammirazione di Struve per la «filosofia critica» e del vano tentativo dei discepoli di Marx di fecondare la teoria di Marx con il neokantismo (cfr. nella presente edizione, v. 4, p. 82, nota 2); (269) È la recensione di G-d al libro di A. Bogdanov ‘Elementi fondamentali della concezione storica della natura’. Si ignora se Lenin scrisse poi una riposta a questa recensione. Egli ricevette in Siberia l’opera di Bogdanov, come attesta la sua lettera a Gorki del 25 febbraio 1908 nella quale egli scrive: «Le opere di filosofia di Bogdanov, le ho seguite a cominciare dal suo energico libro sulla ‘Concezione storica della natura’, che studiai quando mi trovavo in Siberia. Per Bogdanov questa posizione era solo una fase di transizione ad altre concezioni filosofiche» (cfr. nella presente edizione, v. 13, p. 425). È noto, dalla sua lettera a A. Potresov del 27 giugno 1899, che Lenin pensava allora che A. Bogdanov fosse uno pseudonimo di G. Plekhanov (cfr., nella presente edizione, v. 34, pp. 22-27)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-37″
“LENIN V.I.”,”Carlo Marx.”,”””Per quel che concerne la teoria delle crisi e la teoria del crollo, per i revisionisti le cose sono andate ancor peggio. Soltanto per un brevissimo periodo di tempo e solo persone di vista ben corta potevano pensare a rimaneggiare i principi della dottrina di Marx sotto l’influenza di alcuni anni di slancio e prosperità industriale. La realtà ha dimostrato ben presto ai revisionisti che le crisi non avevano fatto il loro tempo: alla prosperità ha tenuto dietro la crisi. Sono cambiate le forme, l’ordine, la fisionomia delle singole crisi, ma le crisi continuano ad essere parte integrante del regime capitalista. I cartelli e i trust mentre hanno concentrato la produzione ne hanno aggravato nello stesso tempo, agli occhi di tutti l’anarchia, hanno aumentato l’incertezza del domani per il proletariato e l’oppressione del capitale, inasprendo così in modo inaudito le contraddizioni di classe. Che il capitalismo vada verso il crollo – tanto nel senso delle singole crisi economiche e politiche, quanto della catastrofe completa di tutto il regime capitalista – lo hanno dimostrato in modo particolarmente evidente e in proporzioni particolarmente vaste i giganteschi trust contemporanei. La recente crisi finanziaria in America, la estensione terribile della disoccupazione in Europa, senza parlare poi della crisi industriale imminente, annunciata da sintomi numerosi – tutto questo ha fatto sì che le recenti «teorie» dei revisionisti sono state dimenticate da tutti e, a quanto pare, da molti revisionisti stessi. Occorre soltanto non dimenticare gli insegnamenti che la classe operaia ha ricevuto da questa instabilità di intellettuali”” [Lenin, ‘Marxismo e revisionismo’ [scritto nell’aprile del 1908 e pubblicato lo stesso anno nella raccolta ‘In memoria di Carlo Marx’, Opere complete, vol. XII, pp. 183-189)] (pag 78-79) [(in) V.I. Lenin, Carlo Marx, Biblioteca del Vascello. Roma, 1990] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-033-FL” “LENIN V.I.”,”Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica.”,”1905. La parola d’ordine della dittatura. Rappresentazione borghese volgare della dittatura e come Marx concepiva quest’ultima. Marx sferza i democratici borghesi per le loro «illusioni costituzionali» nell’epoca della rivoluzione e della guerra civile aperta. “”Mehring racconta nelle note di cui corredò la sua edizione degli articoli di Marx pubblicati nel 1848 nella «Nuova Gazzetta Renana», che le pubblicazioni borghesi facevano tra l’altro la seguente accusa a questo giornale: la «Nuova gazzetta renana» avrebbe rivendicato «l’istituzione immediata della dittatura come unico mezzo per realizzare la democrazia» (Marx, “”Nachlass””, volume III, p. 53). Dal punto di vista volgare borghese la nozione di dittatura e la nozione di democrazia si escludono l’un l’altra. Non comprendendo la teoria della lotta di classe, assuefatto a vedere sulla scena della lotta politica le meschine baruffe dei diversi gruppi e ‘coteries’ della borghesia, il borghese per dittatura intende l’abolizione di tutte le libertà e di tutte le garanzie della democrazia, l’arbitrio generalizzato, l’abuso generalizzato del potere negli interessi personali del dittatore. In fondo, è proprio questa concezione borghese volgare che trapela dal nostro Martynov, allorché, per terminare la sua «nuova campagna» nella nuova «Iskra», egli spiega la predilezione del «Vperiod» e del «Proletari» per la parola d’ordine della dittatura col fatto che Lenin «desidera ardentemente tentare la sua sorte» («Iskra», n. 163, p. 3, colonna 2). Per spiegare a Martynov la differenza che esiste tra la nozione di dittatura di una classe e quella di dittatura di un individuo, tra i compiti della dittatura democratica e quelli della dittatura socialista, non sarà inutile soffermarci sulle concezioni della «Nuova gazzetta renana». «Ogni organizzazione provvisoria dello Stato – scrive la «Nuova gazzetta renana» il 14 settembre 1848 – dopo la rivoluzione esige la dittatura, e una dittatura energica. Non abbiamo sin dall’inizio rimproverato a Camphausen [presidente del Consiglio dei ministri dopo il 18 marzo 1848] di non agire in modo dittatoriale, di non spezzare ed estirpare immediatamente i resti delle vecchie istituzioni. E mentre il signor Camphausen si cullava nelle illusioni costituzionali, il partito vinto [ossia il partito della reazione» rafforzava le sue posizioni nella burocrazia e nell’esercizio e, qua e là, si arrischiava persino a riprendere di nuovo apertamente la lotta». In queste parole, – come disse giustamente Mehring – è riassunto in poche tesi ciò che è stato sviluppato con ricchezza di particolari dalla «Nuova gazzetta renana», in lunghi articoli sul ministero Camphausen. Che cosa ci dicono queste parole di Marx? Che il governo rivoluzionario provvisorio ‘deve’ agire dittatorialmente (tesi che, nel sacro orrore per parola d’ordine di dittatura, l’«Iskra» non ha mai potuto comprendere), che il compito di questa dittatura è di distruggere i resti delle vecchie istituzioni (appunto ciò che è indicato con tanta chiarezza nella risoluzione del III Congresso del POSDR sulla lotta contro la controrivoluzione e che è omesso nella risoluzione della conferenza, come abbiamo dimostrato più sopra). Infine e in terzo luogo da queste parole risulta che Marx sferza i democratici borghesi per le loro «illusioni costituzionali» nell’epoca della rivoluzione e della guerra civile aperta. Il vero senso di queste parole risulta con maggior rilievo dall’articolo della «Nuova gazzetta renana» del 6 giugno 1848. «L’Assemblea costituente popolare – scriveva Marx – deve essere innanzi tutto un’assemblea attiva, rivoluzionariamente attiva. E l’Assemblea di Francoforte si occupa di esercizi scolastici di parlamentarismo e lascia al governo la cura di agire. Ammettiamo che questo dotto concilio riesca, dopo una matura riflessione, ad elaborare il migliore ordine del giorno e la migliore conclusione. A che varrà il migliore ordine del giorno e la migliore costituzione se nel frattempo i governi tedeschi avranno già messo all’ordine del giorno la baionetta?». Ecco il senso della parola d’ordine: dittatura. Si può vedere da ciò quale sarebbe stato l’atteggiamento di Marx verso le risoluzioni che chiamano vittoria decisiva «la decisione di organizzare l’Assemblea costituente», o invitano «a rimanere il partito di estrema opposizione rivoluzionaria»! I grandi problemi della vita dei popoli vengono risolti esclusivamente con la forza. Le classi più reazionarie sono abitualmente le prime a far ricorso alla forza, alla guerra civile, a «mettere all’ordine del giorno la baionetta», come ha fatto e continua a fare sistematicamente, inflessibilmente, sempre e dappertutto l’autocrazia russa sin dal 9 gennaio. E dal momento che una tale situazione si è creata, da momento che la baionetta figura realmente in testa all’ordine del giorno politico e che l’insurrezione si è dimostrata necessaria e urgente, le illusioni costituzionali e gli esercizi scolastici di parlamentarismo non servono più che a nascondere il tradimento della borghesia verso la rivoluzione, a nascondere il modo con cui la borghesia «si allontana» dalla rivoluzione. La classe effettivamente rivoluzionaria deve allora enunciare precisamente la parola d’ordine della dittatura”” (pag 127-129) [V.I. Lenin, ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1949] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-034-FL”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Enzo SANTARELLI”,”La Comune di Parigi.”,”””La Comune di Parigi è stata una dittatura del proletariato, ma essa è stata eletta a suffragio ‘universale’, cioè senza che la borghesia venisse privata dei suoi diritti elettorali, cioè «democraticamente». E Kautsky esclama in tono di trionfo: «…Per Marx [o secondo Marx] la dittatura del proletariato era uno stato di fatto che scaturisce di necessità dalla democrazia pura, se il proletariato costituisce la maggioranza (‘bei überwiegendem Proletariat’, p. 21)». Quest’argomento di Kautsky è così spassoso che si prova davvero un ‘embarras des richesses’ (un imbarazzo nella scelta… delle obiezioni). (…). Mi permetto inoltre di ricordare rispettosamente al signor Kautsky, che conosce a memoria gli scritti di Marx e di Engels, il seguente giudizio formulato da Engels sulla Comune dal punto di vista della … «democrazia pura»: «Non hanno mai veduto una rivoluzione questi signori [gli antiautoritari]? Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria che vi sia; è l’altro per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari. La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita di questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?» (1). Eccovi la «democrazia pura»! Ah, come Engels avrebbe deriso quel volgare filisteo, quel «socialdemocratico» (nel senso francese degli anni quaranta o nel senso europeo degli anni 1914-1918), al quale fosse venuto in mente di parlare in generale di «democrazia pura» in una società, al quale fosse venuto in mente di parlare in generale di «democrazia pura» in una società divisa in classi! Ma può bastare. È impossibile enumerare tutte le assurdità che Kautsky si lascia sfuggire, perché ogni sua frase è un abisso senza fondo di abiura. Marx ed Engels hanno dato un’analisi oltremodo minuziosa della Comune di Parigi, dimostrato che il suo merito è consistito nel tentativo di ‘spezzare’, di ‘distruggere’ la «macchina statale già pronta» (2). Ed essi consideravano così importante questa conclusione che nel 1872 hanno apportato ‘soltanto’ questo emendamento al programma (parzialmente) «invecchiato» del ‘Manifesto comunista’ (3). Marx e Engels hanno dimostrato che la Comune aveva distrutto l’esercito e la burocrazia, aveva distrutto il ‘parlamentarismo’, aveva soppresso l’«escrescenza parassitaria, lo Stato», ecc., mentre il saggissimo Kautsky, copertosi la testa col berretto da notte, ripete favole sulla «democrazia pura», ripete le cose già dette mille volte dei professori liberali. Non per caso Rosa Luxemburg diceva il 4 agosto 1914 che la socialdemocrazia tedesca è ormai un ‘fetido cadavere'”” (pag 156-157) [(1) Marx-Engels, ‘Contro l’anarchismo’, pp. 47-48; (2) Marx-Engels, ‘Opere scelte’, pp. 95 sgg., 1159 sgg.; (3) Marx-Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, p. 33] [testo tratto dall’opuscolo di Lenin: ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Katusky’, Ed. Riun., 1969] [V.I. Lenin, ‘La Comune di Parigi’, Editori Riuniti, Roma, 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials]”,”MFRC-001-FMP”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Ignazio AMBROGIO”,”Opere XXXVIII. Quaderni filosofici.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1969 “”Marx nel ‘Capitale’ analizza dapprima il ‘rapporto’ più semplice, abituale, fondamentale, più diffuso, più ricorrente, riscontrabile miliardi di volte, della società (mercantile) borghese: lo scambio di merci. L’analisi discopre in questo fenomeno semplicissimo (in questa «cellula» della società borghese) ‘tutte’ le contraddizioni (respective l’embrione di ‘tutte’ le contraddizioni) della società moderna. L’ulteriore esposizione ci mostra lo sviluppo (‘sia’ la crescita ‘che’ il movimento) di queste contraddizioni e di questa società, [nella sommatoria] delle singole parti, dal suo inizio alla fine. Tale deve essere il metodo di esposizione (respective di studio) della dialettica in generale (poiché la dialettica della società borghese è in Marx soltanto un caso particolare della dialettica). Cominciare dal più semplice, abituale, diffuso, ecc., da una ‘proposizione qualsiasi’: le foglie dell’albero sono verdi; Ivan è un uomo; Zucka è un cane, ecc. Già qui (come ha osservato genialmente Hegel) c’è la ‘dialettica’: ‘l’individuale è universale’ (cfr. Aristoteles, ‘Metaphysik’, trad. Schwegler, v. II, p. 40, libro 3, cap. 4, 8-9: «denn natürlich kann man nicht der Meinung sein, dass es ein Haus [una casa in generale] gebe ausser den sichtbaren Häusern», (…). Gli opposti (l’individuale è l’opposto dell’universale) sono quindi identici: l’individuale non esiste altrimenti se non nella connessione che lo congiunge con l’universale. L’universale esiste soltanto nell’individuale, attraverso l’individuale. Ogni individuale è (in un modo o nell’altro) universale. Ogni universale è (una particella o un lato o l’essenza) dell’individuale. Ogni universale abbraccia solo approssimativamente tutti gli oggetti individuali. Ogni individuale entra in modo incompleto nell’universale, ecc., ecc. Ogni individuale è collegato da migliaia di trapassi agli individuali (cose, fenomeni, processi) di un’altra ‘specie’, ecc. ‘Già qui’ si danno elementi, embrioni del concetto di ‘necessità’, di connessione oggettiva della natura, ecc. Accidentale e necessario, fenomeno ed essenza sono già qui presenti, perché, nel dire: Ivan è un uomo, Zucka è un cane, ‘questa’ è una foglia d’albero, ecc., ‘tralasciamo’ come ‘accidentali’ una serie di tratti, separiamo l’essenziale dall’apparente e opponiamo l’uno all’altro. Per tale modo, in ‘ogni’ proposizione possiamo (e dobbiamo) scoprire come in una «cellula», gli embrioni di ‘tutti’ gli elementi della dialettica, mostrando così che la dialettica inerisce in generale all’intera conoscenza umana. Le scienze naturali ci presentano (e, di nuovo, questo va dimostrato con un ‘qualsiasi’ esempio molto semplice) la natura oggettiva con queste stesse sue proprietà: trasformazione dell’individuale in universale, dell’accidentale in necessario, trapassi, digradamenti, connessione reciproca degli opposti. La dialettica ‘è appunto’ la teoria della conoscenza (di Hegel e) del marxismo: proprio a questo «lato (che non è un «lato», ma l”essenza’) del problema non ha prestato attenzione Plechanov, per non dire di altri marxisti”” (pag 361-366) [V.I. Lenin, ‘A proposito della dialettica’ () (in) V.I. Lenin, Opere XXXVIII. Quaderni filosofici, a cura di Ignazio Ambrogio, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2002] [nota (): Il noto frammento leniniano ‘A proposito della dialettica’ scritto nel 1915 e pubblicato per la prima volta in ‘Bolsevik’, 1925, n. 5-6, è contenuto nel quaderno intitolato ‘Filosofia’, subito dopo il riassunto dell”Eraclito’ lassalliano (cfr. n. 112). Il titolo è di Lenin]”,”LEND-685-38″
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Opere XXXIX. Quaderni sull’imperialismo.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1971 Alcuni articoli di interesse: – Nota su K. Kautsky versus imperialismo (pag 87-88) (vedi) – “”«La guerra tecnica». «Il cancelliere dello scacchiere aveva ragione quando diceva: “”Questa è una guerra tecnica””. Vediamo il marchio della tecnica in ogni fase dell’immensa lotta che si sta ora svolgendo in tutto il mondo. La tecnica non ha più una funzione secondaria. Essa è diventata la caratteristica fondamentale della guerra a tal punto che un “”testimone oculare”” ha ritenuto possibile definirla “”guerra della benzina””, descrivendo recentemente la parte che ha la trazione meccanica sul continente. Forse sarebbe più giusto chiamarla “”guerra del petrolio”” poiché questo termine comprenderebbe anche la flotta, visto che si tratta di molte delle sue più grandi e più piccole navi come corazzate e sottomarini». (…)”” [The Daily Telegraph, 15.11.1915. «Engineering War» «’Il petrolio nella guerra’. La nave da guerra interamente a nafta»]”” (pag 279) – Junius. «La crisi della socialdemocrazia» (pag 279-284) – Schulze-Gaevernitz «L’imperialismo britannico» (pag 414-429) – Georg Adler «La politica sociale imperialistica» (pag 501-502) (o anche “”imperialsocialismo””, Disraeli, Napoleone III, Bismarck) – Il socialismo in Cina (pag 508) – Rohrbach «Perché questa guerra è tedesca» (pag 534) – Marx, ‘Articolo del 1878 sull’Internazionale. Nota sull’ autodecisione delle nazioni (pag 545) – Engels e Marx sugli operai inglesi (pag 584-587) – Gli operai stranieri che abbassano i salari e l’Internazionale (pag 626-627) (un proletariato d’avanguardia può mantenersi solidarizzando, appoggiando quelli che sono rimasti indietro…) – Engels. Una lettera del 12 settembre 1882 (pag 640-641)”,”LEND-685-39″
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Tamás KRAUSZ”,”Stato e rivoluzione. Edizione del centenario.”,” Tamás Krausz insegna Storia russa presso l’Università E. Loránd di Budapest ed è direttore del Dipartimento di Studi sull’Europa orientale. Presiede il Comitato editoriale di ‘Eszemélet’, l’unica rivista politica marxista ungherese, fondata nel 1989. E’ autore di una monumentale biografia di Lenin, pubblicata in traduzione inglese ‘Reconstructing Lenin: An Intellectual Biography’ (2015). “”La questione centrale dell’esposizione di Lenin, quella dell’«’estinzione’ dello Stato», era fondata sulle riflessioni critiche di Engels, a loro volta censorie delle «chiacchiere dei socialdemocratici». In una lettera a Bebel del 28 marzo 1875, Engels suggeriva di abolire la parola «Stato» e di sostituirla con «comunità». Lenin faceva di nuovo riferimento a Marx ed Engels, dunque, nel proporre l’eliminazione del concetto di Stato nel contesto del socialismo e la sua sostituzione con la parola «Comune». E infatti esiste una variante russa della parola, ‘kommuna’ (23). Probabilmente compare per la prima volta in una nota di Lenin sulla riunione del Comitato del partito di Pietrogrado del 14 (1°) novembre 1917. Per motivi politici in ‘Stato e rivoluzione’ Lenin deliberatamente non ha usato il termine «soviet», derivato dal nascente movimento dei soviet (pur enfatizzandolo espressamente nelle sue note sul 1905!), perché nel momento in cui scriveva non poteva sapere se i soviet sarebbero stati capaci di prendere il potere attraverso la via rivoluzionaria o se sarebbero rimasti sulle posizioni della maggioranza menscevico-socialista rivoluzionaria. Per come la considerava Lenin, anche la Comune di Parigi non era «uno Stato ne vero senso della parola». Lo Stato in via di estinzione (Comune), che viene alla luce nel periodo della rivoluzione, era presentato come un’istituzione fondamentale della ‘fase politica di transizione o dittatura del proletariato’, la quale in linea di principio dovrebbe creare le premesse per il socialismo. In questa struttura teorica (in tre fasi), il socialismo viene considerato come prima fase del comunismo, mentre il comunismo stesso è presentato come ‘possibile’ risultato finale di un lungo processo di sviluppo storico. Nel quadro del socialismo può già scomparire l’oppressione dello Stato, ma l’umanità civilizzata potrà trasformarsi definitivamente e completamente in una «libera ed eguale associazione di produttori» soltanto con il comunismo (24). A queste conclusioni Lenin perviene dopo aver analizzato le differenti fondamenta economiche dello Stato e dello Stato in via di estinzione, come pure le differenze nei rapporti di produzione e proprietà che ne sono alla base”” (pag 19-20) [(23) «L’unica difficoltà sarà, pensiamo, di tipo terminologico. In tedesco esistono due parole che significano “”comune””, Engels scelse quella che ‘non’ indica la singola comune ma il loro insieme, un sistema di comuni. In russo non esiste una parola simile e forse bisognerà ricorrere al termine francese “”commune””, sebbene anch’esso presenti degli inconvenienti», Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, infra, p. 141; (24) Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, infra, p. 94] [Tamás Krausz, introduzione: ‘Lenin e la rivoluzione d’Ottobre’, (in) V.I. Lenin, ‘Stato e rivoluzione. Edizione del centenario’, Donzelli, Roma, 2017] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-696″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XL. Quaderni sulla questione agraria.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1970″,”LEND-685-40″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLI. Miscellanea, 1896 – ottobre 1917.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Contiene tra l’altro: Piano di lezioni sul marxismo (pag 277) I capitalisti e l’ armamento (pag 355) “”La stampa operaia inglese continua la sua interessante e istruttiva campagna di denunce sul modo come i sindacati dei capitalisti unificati internazionalmente spingono i popoli verso la guerra. Eccovi il ‘trust’ (o sindacato) ‘della dinamite’ di Nobel. Il suo capitale è di 30 milioni di rubli. L’utile netto realizzato nell’ultimo anno è di 3.300.000 rubli. L’11% di utile netto: niente male, no? Nel loro resoconto annuale i nobili commercianti in materiali di sterminio dell’umanità spiegano modestamente i propri successi con una laconica espressione: «È aumentata quest’anno la domanda di prodotti bellici». Sfido io! La stampa capitalistica e i politici che sono al servizio dei capitalisti strepitano sulla guerra, esigono nuovi armamenti, e la cosa è ben vantaggiosa per gli industriali che fabbricano prodotti bellici! (…). I capi dei partiti ‘nazionali’ in diversi parlamenti, che strepitano sulla «potenza dello Stato» e sul «patriottismo» (si vedano le formule usate dai cadetti, dai progressisti e dagli ottobristi alla IV Duma! (230), realizzano questo patriottismo armando la Francia contro la Germania, la Germania contro l’Inghilterra, ecc. Tutti costoro sono patrioti ardenti. Essi si accendono molto, moltissimo sulla «potenza dello Stato», del loro, naturalmente, contro quello del nemico. E tuttavia siedono, insieme con questi «nemici», nelle direzioni delle società per azioni e nelle assemblee degli azionisti del trust della dinamite e di altri trusts (sindacati), ottenendo milioni di rubli di utile netto e spingendo ognuno il «suo» popolo alla guerra contro altri popoli”” [V.I. Lenin, ‘I capitalisti e l’armamento’, ‘Pravda’, n. 133, 12 giugno 1913 (in) V.I. Lenin, Opere, Vol. 41, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2002] [(230) Lenin si riferisce qui all’atteggiamento sciovinistico assunto dagli ottobristi, dai progressisti e dai cadetti nel corso della discussione sul bilancio del ministero degli interni tenutasi alla IV Duma nel maggio 1913] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-41″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLII. Miscellanea, Ottobre 1917 – marzo 1923.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Contiene tra l’altro: – Sull’impostazione del lavoro nelle biblioteche (pag 71) – Sul lavoro delle biblioteche (pag 100)”,”LEND-685-42″
“LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLIII. Miscellanea, Lettere, Dicembre 1893 – ottobre 1917.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1968 Lettera a L.B. Kamenev (27 agosto 1909) e Lettera a G.E. Zinoviev (27 agosto 1909) (pag 182-1849 “”Caro L.B., Ho ricevuto le due lettere e l’articolo. Quest’ultimo richiederebbe, a mio avviso, alcune abbreviazioni. Cercherò di farle io, ma non so se ci riuscirò. Resto in attesa dell’articolo sulla solidarietà internazionale del proletariato (su questa questione ho una circolare dell’Ufficio internazionale socialista; non ve la mando perché è tardi). Informatene Grigori. (…) Per quanto riguarda il ritorno a Parigi, Grigori scrive che vi sarà entro il 4 settembre. Io prevedo di recarmici non prima del 15 settembre. Alla vostra domanda se è il caso che partiate, posso soltanto rispondervi: ‘se’ vi siete ‘pienamente’ riposato sarebbe bene che partiste per cominciare immediatamente l’attività del club del ‘Proletari’, tenere due conferenze (divulgative) agli operai sul ‘liquidatorismo’ di Potresov e sulla «sinistra» per il bolscevichi; quindi preparare per la fine di settembre (approssimativamente) un ciclo di conferenze tra i gruppi all’estero. Questo è indispensabile che lo facciate. A proposito dei menscevichi e di Prokopovic con la Kuskova sarà interessante parlarne quando ci vedremo. Bisogna attaccare il liquidatorismo di Potresov quanto più forte possibile, sia con articoli che nelle conferenze. Qui siamo in ritardo. Una stretta di mano. P.S. Dalla Russia ci scrivono che le cose non vanno molto bene. Davydov è stato arrestato. Bisognerà premere di più qui per svolgere un’agitazione all’estero”” [Lettera di Lenin a L.B. Kamenev (27 agosto 1909)]; “”Caro Gr., vi invio il ‘Vorwärts’ e l’articolo di Kamenev. Quest’ultimo, a mio avviso, è da pubblicare ‘necessariamente’ e ‘immediatamente’, poiché siamo già in terribile ritardo con questo articolo che indubbiamente è indispensabile sotto tutti gli aspetti per il ‘Proletari’. Bisognerà dividerlo in due puntate. La prima l’ho già segnata (pp. 1-33) e corretta. Forse voi riuscirete ad abbreviarlo ancora di più. Io non rinuncio a cercare di accorciarlo ancora nelle bozze: inviatelo immediatamente in composizione e ordinate che mi mandino ‘subito’ le bozze. Si tratta di un articolo importante, sul quale bisogna lavorare con maggiore attenzione. Dispiace che Kamenev lavori con negligenza. Un tema tanto elevato, e lui si mette a vagare, si disperde, gira attorno all’argomento, non riesce a centrarlo e a cogliere la vera essenza del problema. Non sarà il caso di inviargli la seconda metà affinché la rifaccia in tal senso? Sarebbe bene! Scrivetegli a nome di noi due, dicendo che lo preghiamo di ‘riscrivere ex novo’ la seconda parte (conservando anche la prima variante), che le modifiche vanno fatte nel senso suddetto, che allora si avrebbe un articolo meraviglioso, ecc., e speditegli la seconda parte. Le speranze che rielabori lo scritto non sono molte, ma bisogna insistere e insistere. Ha promesso anche tra qualche giorno un articolo di fondo per il ‘Proletari’. Vedremo. Gli articoli per il ‘Proletari’ li scriverò e manderò direttamente in composizione (321), dato che voi volete essere il 4 settembre a Parigi. Io non penso di tornare prima del 15 settembre. Inutilmente trattenete Kamenev ad Arcachon. Se si è riposato, che torni; e bisogna ‘a qualsiasi costo mandarlo a tenere conferenze’. Una stretta di mano. N. Lenin. Non ho intenzione di mettermi a fare una disamina dei bundisti. Ma è ‘indispensabile’ attaccare il loro numero due. Fatelo voi. Pubblicheremo un numero grande e combattivo. Scrivete un articolo contro il n. 2 (322). (pag 183-184) [Lettera di Lenin a G.E. Zinoviev (27 agosto 1909)] [(in) V.I. Lenin, Opere XLIII. Miscellanea, Lettere, Dicembre 1893 – ottobre 1917′, Edizione Lotta comunista, Milano, 2002] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-685-43″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLIV. Miscellanea, Lettere e dispacci, Ottobre 1917 – novembre 1920.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1969 Maggioranza del CC vs Trotsky (giugno 1919). “”Al CC del Partito Comunista. Il compagno Trotski è in errore: qui (219) non vi sono capricci, monellerie, ghiribizzi, disperazione, ansia, né «elementi» di queste piacevoli qualità (dileggiate da Trotski con sferzante ironia). Rimane ciò che Trotski ha eluso: la maggioranza del CC si è persuasa che lo stato maggiore generale è un «covo», che le cose ‘vanno male’ allo stato maggiore, e pertanto si è compiuto un ‘passo’ concreto ‘per ottenere un serio miglioramento’, per ottenere un ‘cambiamento radicale’. Ecco tutto. Mosca, 17 giugno 1919, Lenin”” (pag 230) [(219) Cioè nella decisione presa dal CC del PCR il 15 giugno 1919 a proposito dello stato maggiore generale]”,”LEND-685-44″ “LENIN Vladimir Ilic”,”Opere XLV. Miscellanea, Lettere e dispacci, Novembre 1920 – marzo 1923.”,”Riproduzione anastatica delle Editori Riuniti, Roma, 1970″,”LEND-685-45″ “LENIN V.I.”,”Opere scelte in due volumi. Volume I.”,”Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo (pag 458-461)”,”LEND-678-A” “LENIN V.I.”,”Sulla rivoluzione culturale. Sull’educazione politica – Sulla funzione del materialismo militante – Meglio meno, ma meglio – Sulla cooperazione – Sulla nostra rivoluzione. (Estratti)”,”””Engels ha sempre consigliato ai dirigenti del proletariato contemporaneo di tradurre – per diffonderla nel popolo – la letteratura militante degli atei della fine del XVIII secolo (1). A nostra vergogna, finora noi non lo abbiamo fatto (ed è una delle tante prove che è molto più facile conquistare il potere in epoca rivoluzionaria che usare correttamente questo potere). Talvolta si giustifica la nostra mollezza, l’inattività e l’incapacità, con ogni genere di considerazioni magniloquenti: per esempio, dicendo che la vecchia letteratura ateistica del XVIII secolo è invecchiata, non scientifica, puerile, ecc. Non c’è nulla di peggio di questo genere di sofismi pseudoscientifici che mascherano un pedantismo o una incomprensione totale del marxismo. Naturalmente si possono trovare molte cose non scientifiche e puerili nelle opere ateistiche dei rivoluzionari del XVIII secolo, ma nessuno impedisce agli editori di queste opere di abbreviarle e di corredarle di brevi aggiunte con l’indicazione dei progressi realizzati dall’umanità nella critica scientifica delle religioni dopo la fine del XVIII secolo, menzionando le opere più recenti in questo campo, ecc. Il più grande e il peggiore degli errori che può commettere un marxista, è quello di credere che le masse popolari, composte di molti milioni di esseri umani (e soprattutto la massa di contadini e di artigiani) votati dalla società moderna alle tenebre, all’ignoranza e ai pregiudizi, non possano uscire da queste tenebre, che attraverso la via diretta di una istruzione puramente marxista. E’ indispensabile fornire a queste masse i materiali più vari di propaganda atea, iniziarle ai fatti dei più vari settori della vita, avvicinarsi ad esse in vario modo per interessarle, risvegliarle dal loro sonno religioso, scuoterle a fondo con tutti i mezzi. Gli scritti ardenti, vivi, ingegnosi, spiritosi dei vecchi ateisti del XVIII secolo, che attaccavano apertamente la pretaglia dominante, si riveleranno mille volte più adatti a risvegliare la gente dal sonno religioso che non le noiose, aride rielaborazioni del marxismo, quasi completamente prive di fatti abilmente scelti che predominano nella nostra letteratura e che (è inutile nasconderlo) deformano spesso i marxismo. Tutte le opere di qualche importanza di Marx e di Engels sono state tradotte nella nostra lingua. Non vi è decisamente nessuna ragione di temere che il vecchio ateismo e il vecchio materialismo non siano da noi completati con i correttivi apportati da Marx e da Engels. L’essenziale – proprio ciò che spesso dimenticano i nostri comunisti sedicenti marxisti, che in realtà invece snaturano il marxismo – è saper interessare le masse ancora assolutamente incolte, con un atteggiamento cosciente verso le questioni religiose e con una critica chiara delle religioni. D’altra parte, guardate i rappresentanti della critica scientifica moderna delle religioni. Quasi sempre questi portavoce della borghesia colta «completano» la propria confutazione dei pregiudizi religiosi con ragionamenti che li denunciano subito come schiavi ideologici della borghesia, come «lacché diplomati della pretaglia»”” [Lenin: ‘Sulla funzione del materialismo militante’, marzo 1922] [(1) Lenin si riferisce qui a uno scritto di Engels intitolato «Lettere di emigrati»] [(in) V.I. Lenin, ‘Sulla rivoluzione culturale. Sull’educazione politica – Sulla funzione del materialismo militante – Meglio meno, ma meglio – Sulla cooperazione – Sulla nostra rivoluzione. (Estratti)’, Edizioni del Maquis, Milano, 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-005-FGB”
“LENIN V.I., a cura di Filippo GAJA”,”Note al libro di von Clausewitz «Sulla guerra e la condotta della guerra».”,”””Questo gioco (delle manovre strategiche, ecc.) era considerato come il summum dell’arte militare. [Lenin, nota a margine: Guerra = gioco]. «Questa concezione era più o meno quella di tutti i teorici quando scoppiarono le guerre della Rivoluzione francese [Lenin nota a margine: Cambiamento totale]. Poiché queste rivelarono d’improvviso tutto un mondo nuovo di fenomeni bellici (all’inizio un po’ rozzi e spontanei, ma che Bonaparte trasformò più tardi in un metodo grandioso), i successi riportati in queste guerre generarono stupore in vecchi e giovani [Lenin nota a margine: Rivoluzione francese]; occorse, da allora, rinunciare alle vecchie mode e si credette che tutto ciò non fosse che la conseguenza di nuove scoperte, di nuove idee grandiose, ecc., ma non – comunque – di un cambiamento di condizioni sociali. Si credette di non aver più bisogno del vecchio sistema, che non sarebbe stato mai più richiamato in vita. Ma qui, come in tutte le grandi rivoluzioni intellettuali, si formarono due partiti; l’antico metodo trovò i suoi difensori che, nel nuovo, non volevano vedere che una decadenza dell’arte, e nei suoi risultati le manifestazioni della forza brutale; per essi, non v’è cultura militare che nell’apprendimento del gioco vano dell’equilibrio delle forze. Questa opinione manca fondamentalmente di logica e di filosofia, e si potrebbe dire che è solo una disperata confusione di idee; ma l’opinione opposta, la quale pretende che le manovre strategiche abbiano irrevocabilmente finito il loro tempo e non riappaiano più, è altrettanto illogica [Lenin nota a margine: N.b. giusto!]. Si devono attribuire i fatti nuovi che si sono manifestati nell’arte militare molto meno alle invenzioni e alle nuove idee militari, che a un cambiamento delle condizioni e dei rapporti sociali». «Quando non si può erigere un sistema, alcun ordine prefisso di verità, esiste pur sempre una verità; però non si scopre, di massima, che attraverso un giudizio esercitato e mediante il tatto conferito da una lunga esperienza. Non vi è nella storia alcuna formula, ma la storia ci dà almeno modo di esercitarci a giudicare» [Lenin nota a margine: La verità non è «nei sistemi»]”” (pag 49-50] [V.I. Lenin, a cura di Filippo Gaja, ‘Note al libro di von Clausewitz «Sulla guerra e la condotta della guerra»’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-006-FGB” “LENIN Vladimir I.; a cura di J.J. MARIE”,”Que faire?”,”Contiene ritaglio di giornale, con articolo di Raymond Aron ‘Il ne savait pas l’histoire qu’il faisat’ (22.4.70) (‘Lenin, senza il quale, a credere a Trotsky, la Rivoluzione d’Ottobre non avrebbe avuto luogo, Lenin, marxista e rivoluzionario, ha cambiato il mondo, ma riconoscerebbe il suo pensiero nei cambiamenti di cui assume in parte la responsabilità?…)”,”LEND-007-FGB” “LENIN V.I.; a cura di M.A. KHARLAMOVA”,”Lenin e l’ Italia.”,”””Soltanto dei mascalzoni o dei semplicioni possono credere che il proletariato debba prima conquistare la maggioranza alle elezioni effettuate ‘sotto il giogo della borghesia’, sotto ‘il giogo della schiavitù salariata’, e poi conquistare il potere. È il colmo della stupidità o dell’ipocrisia; ciò vuol dire sostituire alla lotta di classe e alla rivoluzione le elezioni fatte sotto il vecchio regime, sotto il vecchio potere. Il proletariato conduce la sua lotta di classe senza aspettare le elezioni per incominciare uno sciopero, benché per il completo successo dello sciopero occorra la simpatia della maggioranza della popolazione). Il proletariato conduce la sua lotta di classe abbattendo la borghesia, senza aspettare nessuna votazione preliminare (organizzata dalla borghesia e che si svolga sotto la sua oppressione), e nel farlo sa benissimo che per il successo della sua rivoluzione, per l’abbattimento della borghesia è ‘assolutamente necessaria’ la simpatia della maggioranza dei lavoratori (e di conseguenza della maggioranza della popolazione). I cretini parlamentari e i moderni Louis Blanc «esigono» assolutamente delle elezioni, e assolutamente organizzate dalla borghesia, per determinare la simpatia della maggioranza dei lavoratori. Ma questo è un punto di vista di pedanti, di cadaveri o di abili ingannatori. La realtà viva, la storia delle vere rivoluzioni mostrano che assai spesso «la simpatia della maggioranza dei lavoratori» non può essere dimostrata da nessuna votazione (per non parlare delle elezioni organizzate dagli sfruttatori, con l’«eguaglianza» tra sfruttatore e sfruttato!). Assai spesso «la simpatia della maggioranza dei lavoratori» è dimostrata ‘non’ da votazioni, ma dallo sviluppo di un partito, o dall’aumento del numero dei suoi membri nei Soviet, o dal successo di uno sciopero che, per un qualche motivo, abbia acquistato grandissima importanza, o dal successo nella guerra civile, ecc. ecc.”” (pag 265-266) [V.I. Lenin, Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi, 10 ottobre 1919, in V.I. ‘Lenin e l’Italia’, Edizioni Progress, Mosca; 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-023-FV”
“LENIN V.I.”,”Scritti sulla violenza, 1905-1906.”,”La difficile formazione dell’ esercito rivoluzionario (pag 30) “”Sarebbe un errore credere che le classi rivoluzionarie abbiano sempre abbastanza forza per fare la rivoluzione, quando questa rivoluzione è già del tutto maturata mercè le condizioni dello sviluppo sociale ed economico. No, la società umana non è costituita in una maniera così razionale e così «comoda» per gli elementi avanzati. La rivoluzione può maturare, ma gli autori della trasformazione rivoluzionaria possono non possedere le forze sufficienti per attuarla, allora la società imputridisce, e questa putrefazione si prolunga talvolta per decenni. Non vi è nessun dubbio che in Russia la rivoluzione democratica è matura. Ma non si sa ancora se, le classi rivoluzionarie abbiano abbastanza forze per compierla. Ciò sarà deciso dalla lotta, il cui momento critico si avvicina con grande rapidità, se una serie di indizi diretti ed indiretti non ci traggono in errore. La superiorità morale è incontestabile, la forza morale è già straordinaria: senza questo fattore sarebbe, certo, impossibile parlare di rivoluzione. È una condizione necessaria, ‘non ancora sufficiente’. Si muterà o no in forza materiale, sufficiente a demolire la resistenza estremamente seria dell’autocrazia (non chiudiamo gli occhi su questo fatto), lo dimostrerà il risultato della lotta. La parola d’ordine dell’insurrezione significa risolvere la questione per mezzo della forza materiale; e una simile forza, nella civiltà europea contemporanea, può essere soltanto la forza militare. Questa parola d’ordine non può essere lanciata tra le masse sino a quando non siano maturate le condizioni generali per la rivoluzione, sino a quando non si sia manifestata nettamente tra le masse una vera effervescenza ed esse non si siano mostrate decise ad agire, sino a quando i fattori esteriori non arrivino ad una crisi aperta. Ma se una simile parola d’ordine è stata già lanciata, sarebbe semplicemente vergognoso tornare di nuovo indietro verso la forza morale, verso una delle condizioni della preparazione del terreno per l’insurrezione, verso uno dei «passaggi possibili», ecc. ecc.. No, giacchè il dado è già stato tratto, bisogna lasciare da parte tutti i sotterfugi, bisogna spiegare apertamente e sinceramente alle grandi masse quali sono adesso le condizioni pratiche, per il successo della rivoluzione”” (pag 30-31) [Lenin, ‘La preparazione dell’insurrezione e le regole principali per la direzione della lotta armata del popolo’) (dall’articolo “”L’ultima parola della tattica Iskrista’) [Lenin, Scritti sulla violenza, 1905-1906′, Mob, Verbania, 1978] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-697″ “LENIN V.I. (Lénine)”,”Culture et révolution culturelle.”,”Nota per Bucharin. “”Compagno Bucharin, Ti invio la ‘Pravda’ di oggi. Perché pubblicare delle sciocchezze sotto la copertura di un romanzo, in cui Pletnev si compiace con tutte le parole più erudite e alla moda? Ho notato due sciocchezze e ho messo una serie di punti interrogativi. L’autore non deve apprendere la scienza “”proletaria””, ma semplicemente apprendere. Possibile che la redazione della ‘Pravda’ non spieghi all’autore i suoi errori? Perché veramente questo è ‘falsificare’ il materialismo storico! Questo è giocare al materialismo storico! Il vostro Lenin (scritto il 27 settembre 1922, Oeuvres Paris-Moscou, t. 35, p. 574 (Nota per Boukharin, (pag 186) [VI Lenin, ‘Culture et révolution culturelle’, Editions du Progres, Mosca, 1969] [( 64 ) Si tratta dell’articolo del presidente del Proletkult V. Pletnev “”Sul fronte ideologico”” pubblicato sulla “”Pravda”” del 27 settembre 1922 – p. 186] “”Camarade Boukharine, Je vous adresse la ‘Pravda’ d’aujourd’hui. Voyons pourquoi publier des bêtises sous couvert d’un feuilleton, où Pletnev se gargarise de tuous les mots savantissimes et à la mode? J’ai noté deux bêtises et mis une série de points d’interrogation. L’auteur doit apprendre non pas la science «prolétarienne», mais s’instruire tout courte. Est-il possible que la rédaction del la ‘Pravda’ n’expliquera pas ses erreurs à l’auteur? Car vraimente c’est ‘falsifier’ le matérialisme historique! C’est jouer au matérialisme historique! Votre Lènine (rédigé le 27 septembre 1922, Oeuvres Paris-Moscou, t. 35, p. 574 (Note pour Boukharin, pag 186 [V.I. Lénine, ‘Culture et révolution culturelle’, Editions du Progres, Moscou, 1969] [(64) Il s’agit de l’article du président du Proletkult V. Pletnev “”Sur le front ideologique”” publié dans la ‘Pravda’ du 27 septembre 1922 – p. 186]”,”LEND-698″ “LENIN V.I., a cura di Mario CIACAGLI”,”L’ informazione di classe. Antologia.”,”””Un fatto degno di rilievo e non valutato fino ad ora come sarebbe necessario è questo: appena in Russia ebbe inizio il movimento operaio ‘di massa’ (1895-1896), immediatamente si delineò la divisione in una corrente marxista e in una corrente opportunistica, una divisione che cambia forma, aspetto, ecc., ma che rimane in sostanza invariata tra il 1894 e il 1914. Vuol dire che proprio questa divisione, e non un’altra, e la lotta interna tra i socialdemocratici derivano da radici sociali, classiste, profonde’ (pag 101)”,”LEND-024-FV” “LENIN N.”,”La Nuova Politica Economica della Russia soviettista (Sull’imposta in natura). (La Nep)”,”‘Quando Martov dichiara nella sua rivista di Berlino che Kronstadt non solo ha elevato le sue parole d’ordine mensceviche, ma anche fornito la prova della possibilità di un movimento antibolscevico, che non sia interamente asservito alla genia reazionaria, ai capitalisti ed ai latifondisti, noi abbiamo davanti a noi il prototipo del vanitoso Narciso piccolo-borghese’ (pag 45)”,”LEND-025-FV” “LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Rivoluzione in Occidente e infantilismo di sinistra.”,”La rivoluzione in Occidente non è e non sarà una marcia trionfale ‘a suon di urrà’ “”La rivoluzione non verrà così presto come ci aspettavamo. La storia lo ha dimostrato e bisogna saperlo accettare come un dato di fatto, bisogna saper tener conto del fatto che la rivoluzione socialista mondiale non può cominciare nei paesi avanzati come è cominciata in Russia, nel paese di Nicola e di Rasputin, dove a una grandissima parte della popolazione non importava assolutamente nulla di sapere quali popoli vivessero ai confini e che cosa vi accadesse. In un paese simile era facile cominciare la rivoluzione, facile come sollevare una piuma. Ma cominciare, senza preparazione la rivoluzione in un paese in cui si è sviluppato il capitalismo, che ha dato, fino all’ultimo uomo, una cultura e un metodo di organizzazione democratica è sbagliato, è assurdo. Qui noi cominciamo appena ad affrontare il periodo doloroso che contraddistingue l’inizio delle rivoluzioni socialiste. Questo è un fatto. Noi non sappiamo, nessuno sa, forse, – ciò è pienamente possibile, – se essa vincerà tra qualche settimana, o addirittura tra qualche giorno, ma non si può puntare su una simile possibilità. Bisogna essere preparati ad affrontare difficoltà eccezionali, sconfitte eccezionalmente dure, che sono inevitabili perché in Europa la rivoluzione non è ancora cominciata, anche se può cominciare domani; e quando comincerà, certo, non ci tormenteranno più i nostri dubbi, non ci saranno più problemi circa la guerra rivoluzionaria, ma ci sarà soltanto una vera e propria marcia trionfale. Ciò avverrà, inevitabilmente, ma ancora non avviene. Ecco il semplice fatto che la storia ci ha insegnato, con il quale ci ha dato un colpo assai doloroso; ma, uomo avvisato, mezzo salvato. Perciò io ritengo che, avendoci la storia colpito in questa speranza – che il tedesco non ci avrebbe attaccato e che avremmo potuto avanzare «a suon di urrà» – questa lezione penetrerà molto presto nella coscienza delle masse della Russia sovietica, grazie alle nostre organizzazioni dei soviet. Queste si danno da fare, si preparano al congresso, presentano risoluzioni, riflettono e discutono su quanto è accaduto. Da noi non avvengono più quelle dispute prerivoluzionarie che restavano all’interno di ristretti circoli di partito. Tutte le questioni vengono portate all’esame delle masse, le quali esigono che vengano controllate con l’esperienza, la pratica, e non si fanno mai sedurre dai facili discorsi, non si lasciano mai deviare dal cammino segnato dal corso obiettivo degli avvenimenti. Certo, se trovate di fronte a un intellettuale o a un bolscevico di sinistra, potrete vedere come si possano eludere le difficoltà che stanno dinanzi a noi; egli, certo , potrà eludere il fatto che non c’è esercito e che, la rivoluzione in Germania non incomincia. Le masse sono fatte di milioni di uomini, e la politica comincia laddove ci sono milioni di uomini. Non dove ce ne sono migliaia, ma dove ce ne sono milioni comincia la politica seria: i milioni sanno che cos’è l’esercito, hanno visto i soldati che tornavano dal fronte. Essi sanno – se consideriamo non le singole persone, ma la massa effettiva – che non possiamo combattere, che ogni uomo al fronte ha sopportato tutto ciò che era immaginabile. La massa ha capito questa verità: se non avete un esercito e avete i predoni alle costole, dovete firmare il trattato di pace anche più gravoso e umiliante. È inevitabile, finché non nascerà la rivoluzione, fino a quando non riuscirete a rimettere in sesto il vostro esercito, finché non lo avete rimandato a casa. Fino ad allora l’ammalato non ritroverà la salute. E noi non prenderemo il predone tedesco con un semplice «urrà», non lo abbatteremo, come abbiamo abbattuto Kerenski e Kornilov. Ecco la lezione che le masse hanno imparato, senza le riserve che alcuni, desiderosi di eludere l’amara realtà, cercavano di imporre loro”” (pag 66-67) [V.I. Lenin, ‘Rapporto sulla guerra e la pace’ (1), (in) V.I. Lenin, ‘Rivoluzione in Occidente e infantilismo di sinistra’, Editori Riuniti, Roma, 1971] [(1) Tenuto il 7 marzo 1918 al VII Congresso del Partito comunista (bolscevico) della Russia, che si svolse a Pietrogrado dal 6 all’8 marzo per discutere e decidere la questione della pace. Vi parteciparono 46 delegati con voto deliberativo e 58 con voto consultivo, in rappresentanza di circa 170.000 iscritti (i membri erano 300.000, ma molte regioni erano occupate dal nemico e non potevano inviare delegati. Il Congresso approvò a schiacciante maggioranza le tesi di Lenin, respingendo le tesi, contrarie alla pace, di Trotsky e di Bucharin] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-001-FER”
“LENIN Vladimir Ilic”,”L’estremismo malattia infantile del comunismo.”,”””La legge fondamentale della rivoluzione”” “”La legge fondamentale della rivoluzione, convalidata da tutte le rivoluzioni e in particolare dalle tre rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non basta che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’impossibilità di continuare a vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando ‘gli “”strati inferiori”” non vogliono’ più il passato e gli “”strati superiori”” ‘non possano più vivere come in passato’, la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità significa che la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè sfruttati e sfruttatori). Per la rivoluzione è quindi anzitutto necessario che la maggioranza degli operai (o, quanto meno, la maggioranza degli operai coscienti, pensanti, politicamente attivi) comprenda pienamente la necessità del rivolgimento e sia pronta ad affrontare la morte per esso, e, inoltre, che le classi dirigenti attraversino una crisi di governo che trascini nella politica anche le masse più arretrate (l’inizio di ogni vera rivoluzione è caratterizzato dal rapido decuplicarsi o centuplicarsi del numero dei rappresentanti della massa lavoratrice e oppressa, fino a quel momento apatica, capaci di condurre la lotta politica), indebolisca il governo e consenta ai rivoluzionari di abbatterlo al più presto”” [V.I. Lenin, ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, Samonà e Savelli, Roma, 1973] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-002-FER” “LENIN V.I., a cura di Antonio D’AMBROSIO Luigi CECCHINI”,”L’ imperialismo ultima fase del capitalismo.”,” “”Negli Stati Uniti, la guerra imperialista mossa contro la Spagna nel 1898 suscita l’opposizione anti-imperialista degli «ultimi Moicani», delle borghesia democratica, i quali dichiarano criminale questa guerra, denunziano che la costituzione è stata violata con l’annessione di territori stranieri, denunziano la «slealtà degli sciovinisti» che hanno ingannato il capo degli insorti indigeni delle Filippine, Aguinaldo (al quale gli Americani dapprima promisero l’indipendenza del suo paese; ma in seguito sbarcarono le truppe e si annetterono le Filippine), citano queste parole di Lincoln: «Quando un bianco si governa da sé, esiste un auto-governo; quando si governa da sé, ma governa anche gli altri, non esiste più auto-governo, ma dispotismo» (1). Tutta questa critica temeva di riconoscere l’indissolubile legame tra l’imperialismo e i trusts e, quindi, tra l’imperialismo e le fondamenta stesse del capitalismo, temeva di unirsi alle forze causate dal grande capitalismo nel suo sviluppo, si limitava a dei «voti innocenti». È anche l’atteggiamento di Hobson nella sua critica all’imperialismo. Hobson ha preceduto e sorpassato Kautsky insorgendo contro la concezione dell’«ineluttabilità dell’imperialismo» e invocando la necessità di «elevare la capacità di consumo delle popolazioni» (in regime capitalista!). Il punto di vista piccolo-borghese nella critica dell’imperialismo, dell’onnipotenza delle banche, dell’oligarchia finanziaria ecc., è quello degli autori più volte citati: Agadh, Lansburg, L. Eschwege e, tra gli scrittori francesi, Victor Bérard, autore di un libro superficiale: ‘L’Inghilterra e l’imperialismo’, apparso nel 1900. Tutti questi autori, che non pretendono affatto di essere marxisti, oppongono all’imperialismo la libera concorrenza della democrazia, condannano l’avventura della ferrovia di Bagdad, esprimono «voti innocenti» per la pace, in ogni circostanza, persino nelle statistiche delle emissioni internazionali di M. Neymarck, che, avendo calcolato le centinaia di miliardi di franchi rappresentati dai valori «internazionali», esclamava nel 1912: «Possiamo ammettere che la pace sia turbata? Che si rischi, di fronte a cifre enormi, di provocare una guerra?» Tanta ingenuità da parte degli economisti borghesi non ci stupisce. Il loro interesse d’altronde è di apparire tanto ingenui e di parlare seriamente della pace in presenza dell’imperialismo. Ma che resta di marxismo in Kautsky quando, nel 1914-15-16, si pone dallo stesso punto di vista dei riformisti borghesi e afferma «che tutti sono d’accordo» sulla pace? Invece dell’analisi e della rivelazione delle profonde contraddizioni interne dell’imperialismo, non vi scorgiamo che l’«innocente desiderio» del riformista di non vederle, di non parlarne”” (pag 154-155) [V.I. Lenin, ‘L’ imperialismo ultima fase del capitalismo’, Fasani, Milano, 1946] [(1) J. Patouillet, ‘L’imperialismo americano’, Digione, 1904, p. 272] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-003-FER”
“LENIN V.I.”,”La Rivoluzione d’ottobre.”,”Sul dualismo di potere (pag 33-35): ‘Questo potere è dello stesso tipo di quello della Comune di Parigi del 1871. Eccone i tratti essenziali (…)’ (pag 33) ‘Non siamo dei blanquisti, non siamo dei fautori della conquista del potere per opera di una minoranza. Siamo dei marxisti, fautori della lotta di classe proletaria contro l’intossicazione piccolo-borghese, cioè contro lo sciovinismo, la difesa della patria, le frasi, la dipendenza dalla borghesia’ (pag 35) ‘La borghesia è per il potere unico della borghesia’ (pag 35)”,”LEND-004-FER”
“LENIN Vladimir Ilic”,”Sui sindacati. Raccolta di scritti e discorsi.”,”‘I risultati degli scioperi del 1912 in confronto al passato’ (pag 236-238) (con tabelle)”,”LEND-006-FER”
“LENIN V.I.”,”Teoria della questione agraria.”,”In particolare: ‘Pietro Maslov corregge gli appunti di Marx… ma avrebbe dovuto almeno studiare a fondo ‘Le teorie del plusvalore’ di Marx’ “”Nel 1901, nella ‘Zarià’ che si stampava all’estero, ebbi già occasione di rilevare, a proposito degli articoli pubblicati da Maslov nella rivista ‘Gizn’ (2), che il loro autore non interpretava in modo giusto la teoria della rendita. Come ho già osservato, prima di Stoccolma e a Stoccolma le discussioni si concentrarono, oltre ogni misura, sul lato politico della questione. Ma dopo Stoccolma, M. Olenov, nell’articolo ‘Le basi teoriche della municipalizzazione della terra’ (Obrazovanie, 1907, n. 1), ha recensito il libro di Maslov sulla questione agraria in Russia e ha sottolineato in modo particolare l’errore della ‘teoria economica’ di Maslov che, in generale, nega la rendita assoluta. Maslov ha risposto a Olenov nei nn. 2e 3 dell”Obrazovanie’ accusando il suo avversario di «impudenza», «leggerezza», «disinvoltura», ecc. In realtà, nel campo della ‘teoria marxista’, è proprio Pietro Masov che dà prova di una disinvoltura imputente e sciocca, perchè è difficile concepire una critica più ignorante della presuntuosa «critica» che Maslov, perseverando nei suoi vecchi errori, fa di Marx. «La contraddizione della teoria della rendita assoluta con tutta la teoria della ripartizione esposta nel vol. III – scrive il compagno Maslov – è così lampante che è possibile spiegarla in un solo modo: il III vol. è un’opera postuma che contiene anche gli accunti dell’autore» (‘La questione agraria’, p. 108, nota). Soltanto un individuo che non ha capito nulla della teoria della rendita di Marx poteva scrivere una cosa simile. Ma l’indulgente disprezzo che il magnanimo Pietro Maslov ostenta per l’autore degli appunti è davvero incomparabile! Questo «marxista» è troppo superiore per ritenere che si a necessario ‘studiare’ Marx prima di insegnarlo agli altri, che sia necessario studiare a fondo almeno ‘Le teorie del plusvalore’, pubblicate nel 1905, dove la teoria della rendita, si può dire, è messa alla portata persino dei Maslov!”” (pag 219-220) [V.I. Lenin, ‘Teoria della questione agraria’, Edizioni Rinascita, Roma, 1951] [(2) Cfr. ‘La questione agraria’, I. parte, Pietroburgo 1908, articolo ‘La questione agraria e i «critici di Marx», nota nelle pp. 178-179 (nel presente volume a p. 84)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LEND-007-FER” “LENIN Vladimir Ilic, a cura di Umberto CERRONI”,”Scritti economici. L’analisi scientifica che è stata a fondamento della rivoluzione socialista.”,”Nella costruzione dell’antologia sono stati seguiti due principali criteri: quello di fornire il più possibile scritti (o parti di scritti) organici di Lenin e quello di riunirli sotto rubriche significative non solo sul piano cronologico ma anche sul piano logico. Il ‘sistema della partecipazione’: il controllo dalla società “”madre”” alle società “”figlie””, “”nipoti”” ecc. “”Concentrazione della produzione; conseguenti monopoli; fusione e simbiosi delle banche con l’industria: in ciò si compendia la storia della formazione del capitale finanziario e il contenuto del relativo concetto. Ora dovremmo esporre come lo «spadroneggiare» dei monopoli capitalistici, nell’ambito generale della produzione di merci e della proprietà privata, metta inevitabilmente capo al dominio dell’oligarchia finanziaria. È da osservare che i rappresentanti della scienza borghese tedesca – e non di quella sola – come Riesser, Schulze-Gaeverniz, Liefmann, ecc., sono, senza eccezione, apologeti dell’imperialismo e del capitale finanziario. Essi non svelano, anzi occultano e abbelliscono il «meccanismo» della formazione dell’oligarchia, i suoi metodi, l’entità delle sue entrate (così «lecite» come «illecite»), la sua collusione con i parlamenti, ecc. Essi sfuggono alle «questioni maledette» con frasi ampollose quanto oscure, richiamandosi al «senso di responsabilità» dei direttori di banche, levando alle stelle il «senso del dovere» dei funzionari prussiani e occupandosi con grande serietà dei particolari di progetti di legge poco seri sulla «sorveglianza» e sulla «regolamentazione» e di frascherie teoriche quale la seguente «scientifica» definizione alla quale è pervenuto il prof. Liefmann (…). Ma i fatti mostruosi, che riguardano il mostruoso dominio dell’oligarchia finanziaria, saltano talmente agli occhi che in tutti i paesi capitalistici, così in America come in Francia e in Germania, è sorta un’intera letteratura, che pur rimanendo sul terreno dei concetti ‘borghesi’, tuttavia dà un quadro approssimativamente esatto e una critica – piccolo-borghese , s’intende – dell’oligarchia finanziaria. La pietra angolare è nel «sistema della partecipazione» (1), al quale si è già accennato. Un economista tedesco, Heymann, forse il primo che ha rivolto l’attenzione a questo sistema, così lo descrive: «Il dirigente controlla la “”società madre”” [cioè la società base], questa le “”società figlie”” [cioè le società che le dipendono], queste a loro volta le “”società nipoti”” e così via. In questo modo con capitali non eccessivamente grandi, si possono padroneggiare immensi campi della produzione; giacché, posto che per esercitare il controllo sopra una società per azioni è sufficiente la padronanza del cinquanta per cento del capitale, basta al dirigente di possedere un milione, per poter controllare nelle società nipoti, già 8 milioni di capitale. Se detto “”intreccio”” si estende ancor più, si ha il controllo su 16 milioni, su 32 e via dicendo (). Ma in realtà l’esperienza dimostra che basta possedere il quaranta per cento di tutte le azioni per dominare l’andamento degli affari di una società per azioni () , giacché una parte dei piccoli azionisti, disseminati qua e là, non ha la possibilità di intervenire alle assemblee generali, ecc. La «democratizzazione» del possesso di azioni, dalla quale i sofisti borghesi e gli opportunisti «pseudo-socialdemocratici» si ripromettono (o fingono di ripromettersi) la «democratizzazione del capitale», l’aumento d’importanza e di funzione della piccola produzione, ecc., nella realtà costituisce un mezzo per accrescere la potenza dell’oligarchia finanziaria. È precisamente per questo che nei più progrediti o più antichi ed «esperti» paesi capitalistici la legislazione permette l’emissione delle azioni più piccole”” (pag 534-535) [Capitale finanziario e oligarchia finanziaria’, (in) ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, (in) V.I. Lenin, ‘Scritti economici’, Editori Riuniti, Roma, 1977] [ (1) È quello che oggi viene comunemente definito sistema delle ‘holdings’ e delle società a catena; (*) H.G. Heymann, ‘Die gemischten Werke im deutsche Grosseisengewerbew’, Stoccarda, 1904, p. 269; () Liefmann, op. cit.; p. 358]”,”LEND-008-FGB”
“LENIN V.I.”,”Lénine et la religion.”,”””Il marxismo è materialismo e in questo senso è anche implacabilmente ostile alla religione come il materialismo degli enciclopedisti del XVIII secolo o il materialismo di Feuerbach. Ma il materialismo dialettico di Marx ed Engels va più lontano degli enciclopedisti e di Feuerbach, nell’applicazione della filosofia materialista al dominio della storia, al dominio delle scienze sociali. Noi dobbiamo combattere la religione. E’ l’abc di ‘tutto’ il materialismo e, pertanto, del marxismo. Ma il marxismo non è un materialismo che si ferma all’abc. Il marxismo va più lontano. Esso dice: occorre ‘saper’ lottare contro la religione; ora, per questo, occorre spiegare nel senso ‘materialista, la fonte della fede e della religione delle masse. Non di deve confinare la lotta contro la religione in una predicazione ideologica astratta; non si deve ridurla a una predicazione di questa natura; bisogna legare questa lotta alla partica concreta del movimento di classe mirando a far sparire le radici sociali della religione. (…)”” (Lenin, Sull’atteggiamento del Partito Operaio riguardo alla Religione, maggio 1909]”,”LEND-699″
“LENIN V.I.”,”Materialismo ed empiriocriticismo. Note critiche su una filosofia reazionaria.”,”””I materialisti, ci si dice, ammettono qualcosa di impensabile e di inconoscibile, la «cosa in sé», la materia «fuori dell’esperienza», fuori della conoscenza. Essi cadono nel misticismo vero e proprio ammettendo l’esistenza di qualche cosa che sta al di là, oltre i limiti dell’«esperienza» e della conoscenza (…)”” (pag 20)”,”FILx-003-FC”
“LENIN V.I., a cura di Giuseppe GARRITANO”,”Quaderni sull’imperialismo.”,”Scritti nel 1915-1916 in russo tedesco francese inglese e altre lingue pubblicati per la 1° volta tra il 1933 e il 1938 in ‘Miscellanea di Lenin'”,”LEND-004-FC”
“LENIN Vladimir I.; a cura di Vittorio STRADA; scritti di V. AKIMOV P. AKSELROD A. BOGDANOV L. MARTOV D. RJAZANOV G. PLECHANOV L. TROTSKY V. VOROVSKIJ”,”Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento.”,”L’opera è seguita dagli atti delle sedute del secondo congresso del partito operaio socialdemocratico russo (1903) POSDR, e dagli scritti di V. AKIMOV, P. AKSELROD, A. BOGDANOV, L. MARTOV, D. RJAZANOV, G. PLECHANOV, L. TROTSKY, V. VOROVSKIJ sul concetto di partito. Ideologia borghese e spontaneità “”Ma perché – domanderà il lettore – il movimento spontaneo, il movimento che segue la linea della minor resistenza va verso il predominio dell’ideologia borghese? Pe la semplice ragione che per la sua origine l’ideologia borgese è molto più antica di quella socialista, che essa è più elaborata in tutti i suoi aspetti e possiede mezzi ‘incomparabilmente’ più grandi di diffusione”” (pag 50)”,”LEND-005-FC”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Pio MARCONI”,”Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato.”,”Lenin scrisse ‘Stato e rivoluzione’ nell’agosto-settembre 1917, quando, dopo gli avvenimenti del 3-5 luglio a Pietrogrado fu costretto a nascondersi per sfuggire al mandato di cattura del governo provvisorio prima a Razliv e quindi a Helsingfors (Helsinski). “”Il 12 aprile 1871 Marx scrive a Kugelmann (Neue Zeit, XX, I, 1901-2, pag 709; in questo volume vi sono solo due lettere sulla Comune; le altre lettere a Kugelmann sono nel volume XX, 2, nb): «Se tu rileggi l’ultimo capitolo del mio ’18 Brumaio’ troverai che io affermo che il prossimo tentativo della rivoluzione francese non consisterà nel trasferire da una mano ad un’altra la macchina militare e burocratica, come è avvenuto fino ad ora, ma nello ‘spezzarla’ (corsivo di Marx), e che tale è la condizione preliminare di ogni reale rivoluzione popolare sul Continente. Proprio in questo consiste il tentativo dei nostri eroici compagni parigini» (2). Molto importante è il giudizio di Marx sulle cause della possibile sconfitta della Comune: «Se soccomberanno la colpa sarà solo della loro “”bonarietà””. Occorreva marciare subito su Versailles, … Per scrupoli di coscienza si è lasciato passare il momento opportuno. Non si è voluto ‘cominciare la guerra civile’ come se … Thiers… non l’avesse già iniziata. Secondo errore: il Comitato contrale ha deposto il suo potere troppo presto, per cedere il posto alla Comune. Ancora una volta per scrupolo di “”onore”” esagerato» (pag. 709) (3)”” (pag 149) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, ‘Il marxismo e lo Stato, più precisamente: I compiti della rivoluzione proletaria nei confronti dello stato’] [(2) Marx a Kugelmann, in ‘Il partito e l’Internazionale’, cit., pag 207, dove però “”spezzarla”” non è corsivo; (3) ibid.] “”Engels nel 1891 scrive (‘Per la critica del progetto di programma socialdemocratico del 1891’, Neue Zeit, XX, 1, 1901-2, pag 5 e seguenti): (…) «Questo dimenticare (pag 11) i grandi principi fondamentali di fronte agli interessi passeggeri del momento, questo lottare e tendere al successo momentaneo senza preoccuparsi delle conseguenze che ne scaturiranno, questo sacrificare il futuro del movimento per il presente del movimento, può essere considerato onorevole, ‘ma è e rimane opportunismo, e l’opportunismo «onorevole» è forse il peggiore di tutti”” (pag 157-158) [V.I. Lenin, Stato e rivoluzione e lo studio preparatorio. Il marxismo sullo Stato’, Samonà e Savelli, Roma, 1972, ‘Il marxismo e lo Stato, più precisamente: I compiti della rivoluzione proletaria nei confronti dello stato’]”,”LEND-006-FC”
“LENIN V.I.”,”Karl Marx.”,”Saggio di Lenin redatto per il dizionario enciclopedico Granat. A questo si aggiungono alcuni articoli di lenin sull’argomento (Tre fonti e tre parti integranti del marxismo, Marxismo e revisionismo, I destini storici della dottrina di Karl Marx. “”La nostra dottrina, diceva Engels parlando di se stesso e del suo celebre amico, non è un dogma, ma una guida per l’azione. Questa classica formula sottolinea con forza e concisione meravigliose quell’aspetto del marxismo che ad ogni istante viene perso di vista. E perdendolo di vista, noi facciamo del marxismo una cosa unilaterale, deforme e morta; lo svuotiamo della sua essenza, scalziamo le sue basi teoriche fondamentali: la dialettica, la dottrina dell’evoluzione storica multiforme e piena di contraddizioni; indeboliamo il suo legame con i precisi compiti pratici dell’epoca, che possono cambiare ad ogni nuova svolta della storia. E proprio nei nostri tempi, fra coloro che si interessano delle sorti del marxismo in Russia, s’incontrano molto spesso persone che perdono di vista appunto questo aspetto del marxismo”” (pag 99) [V.I. Lenin, ‘Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo’ (in) V.I. Lenin, ‘Karl Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1965] [Pubblicato nella ‘Zviezdà’, n. 2, 23 dicembre 1910, Opere complete, vol. 17, pp. 20-24] “”Nessun paese capitalistico si organizzò su una base più o meno libera, più o meno democratica, senza una lotta a morte tra le diverse classi della società capitalistica. La genialità di Marx consiste nel fatto che da ciò egli seppe, per primo, trarre ed applicare coerentemente la conclusione che la storia universale insegna. Questa conclusione è la dottrina della ‘lotta di classe’. Fino a quando gli uomini non avranno imparato a discernere, sotto qualunque frase, dichiarazione e promessa morale, religiosa, politica e sociale, gli ‘interessi’ di queste o quelle classi, essi in politica saranno sempre, come sono sempre stati, vittime ingenue degli inganni e delle illusioni. I fautori delle riforme e dei miglioramenti saranno sempre ingannati dai difensori del passato, fino a quando non avranno compreso che ogni vecchia istituzione, per barbara e corrotta che essa sembri, si regge sulle forze di queste o di quelle classi dominanti. E per spezzare la resistenza di queste classi vi è ‘un solo mezzo’: trovare nella stessa società che ne circonda, educare e organizzare per la lotta forze che possano – e che per la loro situazione sociale ‘debbano’ – spazzar via il vecchio ordine e crearne uno nuovo. Soltanto il materialismo filosofico di Marx ha indicato al proletariato la via di uscita dalla schiavitù spirituale nella quale hanno vegetato fino ad oggi tutte le classi oppresse. Soltanto la teoria economica di Marx ha chiarito la situazione reale del proletariato nel regime capitalistico”” (pag 66) [Lenin, ‘Tre fonti e tre parti integranti del marxismo’ (in) V.I. Lenin, ‘Karl Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1965] [Pubblicato nella rivista ‘Prosvestcenie’ (L’educazione), n. 3, marzo 1918, Opere complete, vol. 19, pp. 3-8] Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”LEND-001-FAP”
“LENIN Vladimir Ilic, a cura di Valentino GERRATANA”,”Stato e rivoluzione. La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione.”,” “”Ma Engels non concepisce affatto il centralismo democratico nel senso burocratico dato a questa nozione dagli ideologi borghesi e piccolo-borghesi, compresi, fra questi ultimi, gli anarchici. Per Engels il centralismo non esclude affatto una larga autonomia amministrativa locale, la quale, mantenendo le «comuni» e le regioni volontariamente l’unità dello Stato, sopprime recisamente ogni burocrazia e ogni “”comando”” dall’alto”” (pag 143) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”LEND-002-FAP”
“LENIN V.I.”,”Un passo avanti e due indietro. (La crisi del nostro partito).”,”L’opera fu scritta tra il febbraio e il maggio del 1904 e pubblicato subito dopo a Ginevra Incipit. “”Quando si combatte una lotta lunga, tenace, ardente, dopo un certo periodo di tempo incominciano di solito a delinearsi i punti di dissenso centrali, fondamentali, dal cui superamento dipende l’esito definitivo della campagna e in confronto ai quali vengono sempre più respinti in secondo piano tutti i piccoli e insignificanti incidenti di ogni genere. Così stanno le cose anche per la lotta interna di partito, che già da sei mesi avvince l’attenzione di tutti i membri di partito”” (pag 5) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”LEND-003-FAP”
“LENIN V.I.”,”Opere scelte.”,”””Senza il lavoro, senza la lotta, la conoscenza libresca del comunismo, acquisita attraverso la lettura degli opuscoli e degli scritti comunisti non vale un bel niente, perché non farebbe che perpetuare il vecchio distacco che costituiva il tratto più ripugnante della vecchia società borghese”” (Lenin, I compiti delle associazioni giovanili) (in 4° di copertina) Il capitalismo di Stato (in ‘Sull’imposta in natura’ (1921) ‘Il capitalismo di Stato esiste … ovunque vi sono elementi di libero commercio e di capitalismo in generale’ “”Quale politica può dunque condurre il proletariato di fronte a questa realtà economica? Dare al piccolo contadino ‘tutti’ i prodotti della produzione della grande industria socialista, di cui ha bisogno, in cambio del grano e delle materie prime? Questa sarebbe la politica più desiderabile, più “”giusta””; e noi l’abbiamo appunto iniziata. Ma non possiamo dare ‘tutti’ i prodotti, non lo possiamo assolutamente e non lo potremo tanto presto, non lo potremo almeno fino a quando non porteremo a termine almeno la prima fase dei lavori per l’elettrificazione di tutto il paese. Che fare dunque? O tentare di proibire, di impedire ad ogno costo ogni sviluppo dello scambio privato, non statale, cioè del commercio, del capitalismo, inevitabile quando esistono milioni di piccoli produttori. Questa sarebbe una politica sciocca e costituirebbe un suicidio per il partito che la tentasse. Una politica sciocca poiché i partiti che tentano una politica simile subiscono un fallimento inevitabile. Non v’è alcuna ragione di nascondere gli errori; alcuni comunisti hanno sbagliato «col pensiero, con la parola e con l’azione», cadendo proprio in ‘questa’ politica. Cerchiamo di correggerci in questi errori. Bisogna assolutamente correggerci, altrimenti le cose andranno veramente male. Oppure (è l’ultima politica ‘possibile’ e la sola sensata) non tentare di proibire o di bloccare lo sviluppo del capitalismo, ma sforzarsi di incanalarlo nell’alveo del ‘capitalismo di Stato’. Ciò è economicamente possibile, poiché il capitalismo di Stato esiste – in questa o quella forma, in questo o quel grado – ovunque vi sono elementi di libero commercio e di capitalismo in generale. È possibile la combinazione, l’unione, la coesistenza dello Stato sovietico, della dittatura del proletariato, col capitalismo di Stato? Naturalmente, è possibile. Appunto ciò mi proponevo di dimostrare nel maggio 1918. Appunto questo spero di aver dimostrato nel maggio del 1918. Inoltre, allora ho anche dimostrato che il capitalismo di Stato è un passo avanti in confronto all’elemento piccolo-proprietario (piccolo-patriarcale e piccolo-borghese). Commettono un’infinità di errori coloro che raffrontano e contrappongono il capitalismo di Stato soltanto al socialismo, mentre nell’attuale situazione politica ed economica bisogna contrapporlo anche alla produzione piccolo-borghese. Tutto il problema, sia teorico che pratico, consiste nel trovare i metodi giusti appunto per incanalare lo sviluppo inevitabile (fino ad un certo punto e per un certo periodo) del capitalismo nell’alveo del capitalismo di Stato, nel trovare le condizioni che garantiscano questo sviluppo e assicurino in un futuro non lontano la trasformazione del capitalismo di Stato in socialismo. Per avvicinarsi alla soluzione di questo problema, bisogna anzitutto rappresentarsi nel modo più chiaro possibile che cosa praticamente sarà e potrà essere il capitalismo di Stato all’interno del nostro sistema sovietico, nel quadro del nostro Stato sovietico”” (pag 1268-1269) [V.I. Lenin, ‘Sull’imposta in natura’ (1921), (in) V.I. Lenin, ‘Opere scelte’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2024]”,”ELCx-341″
“LENIN V.I., a cura di Vladimiro GIACCHÉ”,”Economia della rivoluzione.”,”Introduzione: ‘Un autore inattuale e i suoi testi – Dopo la rivoluzione: i primi mesi del potere sovietico – La guerra civile e il comunismo di guerra – La Nuova politica economica (Nep) – Lenin dopo Lenin (pag 11-93) “”In economia ci sono due possibilità. O siete leninisti, O non cambierete nulla”” (quarta di copertina) Vladimiro Giacché (La Spezia, 1963) economista e presidente del Centro Europa Ricerche. Ha pubblicato pure ‘Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa’ (Imprimiatur, 2013)”,”LEND-701″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, L1
“LA GRASSA Gianfranco”,”Fuori della corrente. Decostruzione-ricostruzione di una teoria critica del capitalismo.”,”LA GRASSA Gianfranco già docente di Economia nelle Università di Pisa e Venezia, studioso di marxismo e teoria della società capitalistica, si è formato nelle corrente althusseriana seguendo C. BETTELHEIM all’ EPHE (oggi EHESS) di Parigi. E’ autore o curatore di una trentina di volumi e di decine di articoli. “”Anche se faticosamente, credo sia ineluttabile che si entri via via in un’ epoca policentrica per quanto concerne il polo strutturale economico della formazione sociale capitalistica mondiale. I paesi del modello detto renano sembrano avere davanti a loro solo due prospettive. Possono servirsi delle “”sinistre”” di Governo, per spremerle ben bene e far loro assumere il compito di favorire la redistribuzione del reddito verso l’ alto, onde soddisfare i bisogni del grande capitale imprenditorial-finanziario relativamente alla cosiddetta competitività, ottenendo il sostanziale consenso delle masse popolari, cioè soprattutto del lavoro dipendente (salariato) controllato, sempre meno per la verità, dai sindacati; consenso sia ad essere direttamente tosato sia ad appoggiare la tosatura di vasta parte dei ceti medi. In ogni caso, all’ ordine del giorno sarà a lungo il graduale smantellamento del Welfare, la flessibilità e precarietà del lavoro e, soprattutto e come conseguenza di questa flessibilità, quella dei salari.”” (pag 165-166)”,”TEOC-285″
“LA VERGATA Antonello”,”Nonostante Malthus. Fecondità, popolazioni e armonia della natura, 1700-1900.”,”Antonello LA-VERGATA, nato a Cosenza nel 1954, è ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia dell’ Università della Calabria. Ha pubblicato ‘L’ equilibrio e la guerra della natura. Dalla teologia naturale al darwinismo’ (Morano, 1990). “”””L’ uomo non è fatto per il riposo””, aveva scritto qualche anno prima un altro scozzese, quell’ Adam Ferguson in cui Marx vedeva il primo grande critico della disumanizzante società mercantile e industriale. (…) Ma, a differenza del suo conterraneo (Kames, ndr), Ferguson vedeva la minaccia più grave di deterioramento della natura dell’ uomo non tanto nell’ indolenza, nel lusso e nella mollezza, quanto nella frustrazione, nello “”smembramento”” e nella mortificazione di qualità innate del “”carattere umano”” prodotti dalla società mercantile fondata sul calcolo, sull’ interesse, sulla parcellizzazione della vita economica e sociale.”” (pag 79)”,”DEMx-044″
“LA BARBERA Guido”,”L’ Europa e lo Stato.”,”””La vita del capitalismo è, nello stesso tempo, sviluppo e crisi, perché è lo sviluppo caotico a provocare crisi””. (pag 64, A. Cervetto) Sulla crisi generale capitalistica. “”Nel concetto di “”crollo del capitalismo””, nota innanzi tutto Cervetto nel 1954, “”è insito un difetto meccanicistico””. E’ il filo della riflessione che ritroveremo nella Questione dei tempi, dove il carattere qualitativo della crisi è connesso alla “”capacità soggettiva”” di impugnarla da parte delle forze rivoluzionarie.”” (pag 135)”,”ELCx-085″
“LA BARBERA Guido”,”L’ Europa e lo Stato.”,”””Scriverà Cervetto che solo attraverso la “”teoria organizzata in partito”” il proletariato può avere coscienza della propria continuità storica e può basare su questo la propria autonoma azione politica. Il tempo storico di azione politica del proletariato è un tempo di continuità teorica nelle generazioni. Ogni singola generazione affronta politicamente gli andirivieni della storia e “”non può affrontare la linea secolare plurigenerazionale come l’ affronta la teoria””. E ancora: “”Un movimento pratico non può direttamente risolvere teoricamente ciò che solo la teoria continuata da più generazioni può risolvere nel lungo periodo””. (pag 64)”,”EURx-224″
“LA BARBERA Guido”,”Crisi globale e ristrutturazione europea.”,”LA BARBERA Guido”,”ELCx-178″
“LA BARBERA Guido”,”La nuova fase strategica.”,”””Non si tratta dell’affermarsi universale di una fantomatica “”classe media””, che dissolverebbe i tratti autoritari presenti nel decollo delle nuove potenze. Invece è in gioco il riformismo del grande capitale, che cerca gli strumenti statali e di influenza sociale per il combattimento mondiale imperialista”” (pag 13) “”La nozione di crisi di modernizzazione imperialista’ intende riassumere tutti questi aspetti parziali. Vi confluiscono squilibrio politico, mutamento sociale, ristrutturazione produttiva, internazionalizzazione, nelle differenti combinazioni multiformi delle diverse potenze, in relazione con i tratti specifici della loro storia e della loro tradizione politica”” (pag 14) “”Indagare sul senso storico del nuovo ciclo di crisi e di mutamento chiede di tornare ai capisaldi della riflessione strategica rivoluzionaria e sulla “”questione dei tempi””. Arrigo Cervetto, nei primi articoli raccolti in ‘La difficile questione dei tempi’, parte dagli scritti di Marx ed Engels del 1850 sulla ‘Nuova Gazzetta Renana-Revue’. La tendenza mondiale allo sviluppo capitalistico, la scoperta dell’oro in California facevano intravedere un Nord America divenuto “”il fulcro del traffico mondiale””, con l’Europa a rischio di decadenza e la costa americana rivolta all’Asia in rapido sviluppo: “”Allora l’oceano Pacifico avrà la stessa funzione che ora ha l’oceano Atlantico, e che nel medioevo fu del Mediterraneo, la funzione cioè di grande via marittima del traffico mondiale; e l’oceano Atlantico si ridurrà al ruolo di mare interno, come è ora il Mediterraneo””. Marx ed Engels collegavano a questa dialettica, tra condizioni europee e sviluppo mondiale, la “”questione difficile”” dei tempi della rivoluzione. Sul Continente, scrivono, “”la rivoluzione è imminente e prenderà anche subito un carattere socialista””. Non sarà soffocata “”in questo piccolo angolo di mondo”” dato che il movimento della società borghese è ancora ascendente “”su un’area molto maggiore?””. Non è qui questione che Marx ed Engels vedessero come ravvicinati nei decenni processi che avrebbero richiesto un secolo e mezzo. Semmai, è proprio lì il valore scientifico anticipatore della loro riflessione: il fatto che l’Europa potesse essere concepita ‘nel 1850’ come un “”piccolo angolo di mondo””, a confronto di America e Asia, dà l’idea della forza di previsione strategica legata alla scoperta delle leggi dello sviluppo capitalistico. Marx ed Engels nel 1850 collegano mercato mondiale, crisi economica, sommovimenti politici e “”grandi collisioni sul Continente””, per dedurne la previsione di una rivoluzione in Inghilterra. La previsione è errata, nota Cervetto, ma per la mancata coincidenza con la guerra europea. Il conflitto di Creima del 1853 resterà un episodio isolato, il 1859 si limiterà al teatro italiano. Passerà quasi un ventennio prima di Sadowa, nel 1866, e di Sedan, nel 1870, ma anche in questo caso Gran Bretagna e Russia resteranno fuori. Non si replicherà quella “”dimensione continentale”” dei conflitti, di fatto una guerra mondiale, che era stata sempre presente nella concezione strategica di Marx ed Engels, sulla scorta dell'””analogia storica”” con le guerre napoleoniche. Anche qui, la questione centrale non è l’errore di previsione. I tempi strategici dello sviluppo intravisto da Marx ed Engels semplicemente travalicheranno il tempo biologico della loro esistenza. Quando la guerra mondiale ci sarà, e troverà nei bolscevichi di Lenin chi saprà afferrarne la contraddizione, ci sarà anche la Rivoluzione d’Ottobre. Il concetto di crisi nel pensiero di Marx, fissa Arrigo Cervetto, comprende “”il ciclo economico e il ciclo politico, in particolare quello bellico”” (pag 276-277) [Guido La Barbera, La nuova fase strategica, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2014]”,”ELCx-183″
“LA FERLA Giuseppe”,”Ippolito Taine.”,”LA FERLA Giuseppe”,”STOx-233″
“LA GRASSA Gianfranco”,”Finanza e poteri.”,”LA GRASSA Gianfranco hna insegnato Economia politica nelle Università di Pisa e di Venezia. Ha pubbliato numerosi volumi sul marxismo e la teoria del capitalismo, tra cui ‘Gli strateghi del capitale’ (2005) “”In base alla sua [Marx] previsione, largamente verificatasi, di forte e crescente processo di centralizzazione dei capitali, la proprietà degli stessi avrebbe assunto prevalentemente, mediante quel potente strumento giuridico rappresentato dalla società per azioni, la forma del possesso di pacchetti di maggioranza o di quote di controllo delle stesse. I proprietari capitalisti si sarebbero sempre più staccati dalla direzione – anzi da ogni presa in carico – dei processi produttivi, affidati a gruppi di dirigenti salariati, divenendo meri rentier, percettori di reddito che era pur sempre plusvalore (pluslavoro) ma ormai dissimile dal profitto goduto da quel capitalista che, come scrisse “”Marx nelle ‘Glosse’ a ‘Wagner’, è “”un funzionario necessario della produzione capitalistica”” che “”non si limita a ‘prelevare’ o ‘rapinare’, ma al contrario impone la ‘produzione del plusvalore’, contribuisce cioè innanzitutto alla creazione di ciò che sarà prelevato”” (con buona pace di quegli ignoranti che hanno attribuito a Marx, confondendolo con Proudhon, l’affermazione: “”la proprietà è un furto””)”” (pag 103) [Gianfranco La Grassa, Finanza e poteri, 2008]”,”TEOC-656″
“LAANEOTS Ants”,”The Russian-Georgian War of 2008: causes and implications.”,”Il fondamento ideologico degli intenti e delle attività della Russia è diventato chiaro nel 2009 quando un libro ordinato dal Cremlino intitolato ‘La nuova dottrina della Russia. E ora di spiegare le nostre ali’ è stato pubblicato. Il libro prescriveva due ambiziosi obiettivi strategici per lo stato russo: 1. Obiettivo a breve termine: ripristinare il controllo sullo spazio post-sovietico e stabilire una nuova Unione. 2. Obiettivo finale: diventare un amministratore globale e detronizzare gli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’obiettivo finale, il libro afferma: ‘Mentre gli Stati Uniti stanno semplicemente imitando e in realtà offuscano il ruolo di amministratore globale, la Russia dovrebbe avere un diritto naturale per questa missione. Ora la Russia deve confermare questo ruolo implementandolo di fatto. “”Non possiamo escludere la possibilità che la Russia conduca offensive militari oltre a strumenti e metodi ibridi. A causa della reazione disordinata dell’Occidente, la Russia è stata abbastanza incoraggiata da intraprendere una seconda e ancora più grande sfida all’ordine di sicurezza europeo con l’annessione della Crimea e l’invasione dell’Ucraina orientale. In retrospettiva, la strategia generale e molte delle tattiche impiegate dalla Russia sono state provate per la prima volta in Georgia cinque o sei anni prima. Le riforme intraprese dall’esercito russo, così come le strutture di difesa nazionale, al fine di affrontare le principali carenze sperimentate durante la guerra georgiana sono state rilevate dall’Occidente ma non prese in considerazione. Anche dopo la guerra, la Russia ha continuato ad acquistare equipaggiamento militare e alcuni armamenti da compagnie occidentali, che hanno tutti contribuito alla loro riforma militare. Sebbene la riforma non sia stata attuata completamente come previsto, a causa di vincoli finanziari e strutturali, i successi raggiunti sono diventati evidenti anche prima dell’annessione della Crimea. Anno dopo anno, l’esercito russo ha condotto esercitazioni su scala sempre più ampia che includevano componenti congiunte e coordinamento e coinvolgevano armamenti e tecnologia più moderni. La portata delle esercitazioni variava dalla controinsurrezione al combattimento convenzionale fino al livello di guerra nucleare di teatro, operazioni che la NATO non aveva condotto durante le esercitazioni dalla fine della Guerra Fredda. Oggi la Russia sta conducendo un febbrile programma di riarmo con le forze nucleari strategiche e tattiche come priorità assoluta, oltre ad aumentare le capacità offensiva delle forze di terra e delle forze speciali. La posizione aggressiva della leadership russa e una maggiore posizione di minaccia nei confronti dei suoi vicini intorno al Mar Baltico sono ulteriormente confermate dal numero di forze in forte aumento nel distretto militare occidentale. (introduzione) Nota. ‘Il libro che consiglio di leggere nel decimo anniversario della guerra di agosto 2008 tra Georgia e Russia in Ossezia del Sud è ‘Near Abroad’ di Gerard Toal. Pubblicato nel 2017, offre un’eccellente panoramica della catena di eventi che ha portato allo scoppio della guerra in quei giorni di agosto, così come delle culture geopolitiche che hanno contribuito a plasmare quegli eventi e in gran parte determinato sia le reazioni politiche che la copertura mediatica al tempo. E importante leggerlo anche perché incoraggia i lettori ad abbracciare la complessità e trovare le proprie risposte a domande che sono ovvie solo a prima vista. Importano i dettagli di ciò che è accaduto sul terreno? Toal cita il controverso punto di vista di Robert Kagan “”I dettagli su chi ha fatto cosa per scatenare la guerra della Russia contro la Georgia non sono molto importanti. Vi ricordate i dettagli precisi della crisi dei Sudeti che ha portato all’invasione della Cecoslovacchia da parte della Germania nazista? Certo che no, perché quella disputa moralmente ambigua è giustamente ricordata come una piccola parte di un dramma molto più grande”” (G. Comai, ‘Tbilisi, 7 agosto 2009. Nel primo anniversario della guerra del 2008 in Ossezia del Sud’, Ispionline)”,”RUSx-199″
“LABANCA Nicola”,”Una guerra per l’ impero. Memorie della campagna d’ Etiopia, 1935-36.”,”LABANCA Nicola insegna storia contemporanea e storia dell’ espansione europea all’ Università di Siena. Ha pubblicato altre opere (v. 4° copertina). “”La seconda considerazione, più di storia sociale, concerne la provenienza di questi uomini. Abbiamo più volte ricordato che per dimensioni la guerra d’Etiopia fu la terza guerra di massa dell’Italia unita, dopo la partecipazione alle due guerre mondiali. Ma da quale Italia provenivano i combattenti? Converrà ricordare che all’inizio degli anni Trenta gli italiani erano poco più di 40 milioni. Al censimento del 1931 la classe 1911, cioè i giovani che allora avevano vent’anni e che sarebbero stati richiamati nel 1935, erano forse 450 mila: ne partirono quindi più di un terzo, una percentuale notevole. L’incidenza dei ventenni sul totale degli italiani era di poco variata nel corso dei decenni (dal 9.1% del 1871 all’8.2% del 1931) ma, segno di variata composizione demografica nazionale, le altre classi di età pesavano in maniera assai diversa. I sessantenni sopravvissuti erano il 33% nel 1881 ma il 60% nel 1931, cosa che aveva spostato l’età media nazionale da trentacinque a cinquantacinque anni: i giovani pesavano ancora meno e, da alcuni di loro, una guerra poteva essere vista come un segno di distinzione””. (pag 64)”,”ITAF-233″
“LABANCA Nicola”,”Caporetto. Storia di una disfatta.”,”LABANCA Nicola insegna storia contemporanea all’Università di Siena. E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. E’ autore di ‘L’istituzione militare in Italia. Politica e società’ (2002) e ‘Oltremare. Storia dell’espansione coloniale itaiana’ (2002), ‘In marcia verso Adua’ (1993), Una guerra per l’impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia, 1935-1936′ (2005).”,”QMIP-063″
“LABANCA Nicola PROCACCI Giovanna TOMASSINI Luigi”,”Caporetto. Esercito, Stato e Società.”,”Nicola Labanca è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università di Siena. Giovanna Procacci insegna Storia contemporanea nell’Università di Modena. Luigi Tomassini è ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università di Firenze. (1997) “”Il collettivismo bellico””. “”Questa svolta statalista dopo l’iniziale orientamento liberista, fece parlare critici autorevoli come Einaudi, di una specie di “”collettivismo bellico””. In realtà, le necessità di coordinamento e pianificazione dell’economia e anche di alcuni aspetti della vita associata furono tratti caratteristici di tutte le potenze impegnate nel conflitto. La crescita dell’apparato dello Stato (i ministeri passarono da 11 dell’anteguerra a 22 del 1918. I dipendenti pubblici passarono dai 339.203 del primo luglio 1915 ai 619.440 del primo gennaio 1921) portò a un incremento non solo quantitativo degli apparati burocratici. Entrarono a far parte degli organismi incaricati di regolare la mobilitazione dell’industria e dell’economia personaggi illustri dell’imprenditoria, come Pirelli, Perrone, Ferraris, Conti, Crespi, e via dicendo. Si sviluppò un apparato burocratico in cui facevano le loro prove personaggi come Beneduce o Giuffrida, mentre nei settori militarizzati entravano a far parte della macchina amministrativa influenti figure della cultura e della scienza, dai giuristi, economisti e statistici in età idonea al servizio militare, fino agli intellettuali come Volpe o Prezzolini, raccolti in organismi come l’Ufficio Storiografico dell’Esercito, o gli scienziati veri e propri, riuniti in un organismo ministeriale che dette luogo nel 1918 al primo nucleo dell’attuale Cnr”” (pag 55-56)”,”QMIP-187″
“LABANCA Nicola a cura, testi di Andrea BARAVELLI Elena PAPADIA Filippo CAPPELLANO Marco MONDINI Daniele CESCHIN Fabio DEGLI ESPOSTI Paolo POZZATO Fabio CAFFARENA Fabio DE-NINNO Irene GUERRINI e Marco PLUVIANO Luca GORGOLINI Hubert HEYRIES Mariano GABRIELE Pierluigi SCOLE’ Piero DI-GIROLAMO Andrea SCARTABELLATI e Felicita RATTI, Beatrice PISA Maria Concetta DENTONI Bruna BIANCHI Roberto BIANCHI Matteo ERMACORA Stefania BARTOLONI Antonio GIBELLI Carlo STIACCINI Mauro FORNO Maria PAIANO Renate LUNZER Monica CIOLI Fabio TODERO Alessandro FACCIOLI OIiver JANZ Nicola LABANCA”,”Dizionario storico della Prima guerra mondiale.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Studioso di storia militare e di storia coloniale. Ha scritto tra l’altro un volume su ‘Caporetto’. Testi di Andrea BARAVELLI Elena PAPADIA Filippo CAPPELLANO Marco MONDINI Daniele CESCHIN Fabio DEGLI ESPOSTI Paolo POZZATO Fabio CAFFARENA Fabio DE-NINNO Irene GUERRINI e Marco PLUVIANO Luca GORGOLINI Hubert HEYRIES Mariano GABRIELE Pierluigi SCOLE’ Piero DI-GIROLAMO Andrea SCARTABELLATI e Felicita RATTI, Beatrice PISA Maria Concetta DENTONI Bruna BIANCHI Roberto BIANCHI Matteo ERMACORA Stefania BARTOLONI Antonio GIBELLI Carlo STIACCINI Mauro FORNO Maria PAIANO Renate LUNZER Monica CIOLI Fabio TODERO Alessandro FACCIOLI OIiver JANZ Nicola LABANCA “”D’altro canto, con il prolungamento della guerra lo strumento della repressione – sostenuto principalmente dalla parte imprenditoriale – non poteva essere sufficiente, per cui la stessa mobilitazione industriale inaugurò una politica conciliativa, mediante la creazione della Commissione cottimi (agosto 1916), organismo misto tra industriali e rappresentanti degli operai, e l’inserimento nel Comitato centrale della mobilitazione industriale del deputato Angelo Cabrini (1869-1937), socialista riformista espulso dal Partito nel 1912, che divenne un importante elemento di mediazione tra sindacato e organismi statali. In un contesto difficile, l’attività della Fiom ebbe luci e ombre; se da una parte all’interno della Commissione cottimi i sindacati riuscirono a proporre una serie di misure assicurative e sociali che furono poi varate nell’ultimo anno di guerra, dall’altra dovettero rinunciare all’obbietitvo delle 8 ore, accettare modesti aumenti salariali in cambio dell’aumento della produttività e assistere impotenti alla repressione antioperaia. La stessa strategia rivendicativa si rivelò peraltro inadeguata in un contesto segnato dalla rigida disciplina, da una mutata composizione operaia e da una vertiginosa inflazione, tanto che sollecitò un aumento degli scioperi e una progressiva radicalizzazione operaia. Infatti i tentativi di difesa delle qualifiche professionali non incontrarono il favore delle maestranze non specializzate e diedero luogo a intense agitazioni – in larga parte spontanee – per le indennità caroviveri, promosse dalle commissioni operaie attraverso i “”memoriali”” (memorandum). Nel maggio del 1917 tali commissioni vennero legittimate e nel luglio i rappresentanti degli operai (sia pure “”moderati””, come Ludovico Calda, 1874-1947, segretario della Camera del Lavoro di Genova e Emilio Colombino della Fiom di Torino, 1884-1933) vennero ufficialmente inseriti nel Comitato centrale della mobilitazione industriale; dopo Caporetto, la Cgdl non si sottrasse all’ondata patriottica mentre i rapporti tra sindacato e Psi si resero sempre più critici in ragione del rafforzamento dell’ala massimalistica e delle suggestioni della rivoluzione bolscevica; tuttavia, nel febbraio del 1918 un decreto permise agli operai di appoggiarsi alle locali Camere del lavoro, consentendo così una rinnovata azione sindacale. In questo modo, gli organizzatori sindacali della Fiom e della Cgdl ebbero un ruolo maggiore nella contrattazione, tuttavia non sufficiente per tacitare il malcontento operaio”” (pag 271-272) Treccani: CALDA, Ludovico Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 16 (1973) di Bruno Anatra CALDA, Ludovico. – Nacque a Parma il 9 luglio 1874 da Giacomo ed Erminia Bosi. Quando il padre, maestro elementare, nel 1887 prese servizio a Licciana (Massa-Carrara), egli aveva già lasciato la famiglia. Giovane irrequieto, abbandonò ben presto gli studi, per cercarsi un lavoro come tipografo, prima nella città natale, poi a Borgotaro, dove entrò in contatto con l’associazione tipografica, che, nel gennaio ’93, gli rifiutava un articolo, “”per irruenza del linguaggio””. Fu ancora a La Spezia e, alla fine del ’93, approdò a Genova dove nel luglio ’94 veniva licenziato dall’azienda presso la quale lavorava, per aver cercato di organizzare gli operai. Iscrittosi all’associazione tipografica, divenuta Federazione del libro, e al Partito socialista, figurava tra i sottoscrittori per De Felice e i fasci siciliani. Lavorando saltuariamente nella tipografia del Secolo XIX, diviene l’animatore della sezione genovese della Federazione del libro, che lo manda al congresso di Bologna del marzo ’98: quando, nel maggio dello stesso anno, il prefetto ordina lo scioglimento dell’organizzazione, il C. viene deferito all’autorità giudiziaria. Coopera con Leone Ricciotti e Giovanni Lerda alla ricostituzione della sezione tipografica sotto veste di Società di mutuo soccorso e di quella del Partito socialista come circolo Pisacane; subisce una condanna pecuniaria nel gennaio ’99. Nuovo decreto di scioglimento, nel maggio ‘900, e nuova condanna questa volta a un mese di carcere. Quando esce si affianca a Pietro Chiesa, nell’opera di ricostruzione della Camera del lavoro. Collabora all’Avanti! e al Giornale del Popolo, ad Era nuova, periodico diretto dal Canepa. Sul giornale Il Tipografo si batte per una maggiore qualificazione politica degli organismi di categoria. Viene rapidamente acquisito nel gruppo dirigente del sindacalismo ligure: in ottobre, a Sampierdarena, è relatore al congresso regionale delle mutue, cooperative e Camere del lavoro, ed estensore dell’ordine del giorno in favore della Federazione nazionale delle Camere del lavoro. È tra gli animatori dello sciopero con cui la Camera del lavoro di Genova riconquista la legalità, e fornisce l’occasione alla svolta giolittiana: parla alla imponente assemblea del teatro Carlo Felice, il 23 dicembre, a nome della nuova commissione esecutiva, della quale diventa primo segretario, in sostituzione del panettiere A. Benatti. Della triade del riformismo genovese, di cui Chiesa rappresentava la voce in Parlamento e Canepa il teorico ufficiale, il C. diviene la pedina più preziosa, il momento imprescindibile, assolutamente prezioso, dell’organizzazione, dell’imbrigliamento e della regolamentazione delle energie spontanee, di categorie che avevano ancora evidenti caratteri corporativistici e che, come i lavoratori portuali, divennero le sezioni portanti della versione riformista della Camera del lavoro genovese. Questo prezioso lavoro, fatto di assidua presenza nelle lotte sindacali negli anni cruciali 1901-1902, di una sapiente opera di freno e di mediazione, sfocia, agli inizi del 1903, nell’operazione in virtù della quale la Camera del lavoro di Genova si afferma come la roccaforte del riformismo, ligure e il perno della sua presenza nella regione. Messi in minoranza nella sezione socialista – il C. non fu delegato a Imola (1902), come non lo sarà a Bologna (1904) – il 26 febbr. 1903 i riformisti lanciavano la proposta, nell’assemblea della sezione socialista genovese, di un organo coordinatore di tutte le associazioni operaie del Genovesato. Cinque associazioni aderiscono, e danno vita a un comitato provvisorio in cui entra anche il C., che in tempi brevi prepara un congresso costitutivo per il 26 aprile; congresso dal quale esce legittimata l’Unione regionale ligure fra le associazioni operaie. In quella stessa sede il C., che con Chiesa e Muraldi viene chiamato a dirigere l’Unione, propone la pubblicazione di un quotidiano: è Il Lavoro che, subentrando al periodico Era nuova, inizia le pubblicazioni il 7giugno, sotto la direzione del Canepa. Il C. coopera con la presidenza del Consorzio del porto, a fine giugno, per convogliare all’interno di quell’organismo, da lui stesso propugnato, gli interessi dei lavoratori portuali dei quali dirige la Federazione nazionale che ha sede in Genova, e vive quasi esclusivamente degli iscritti genovesi. Alle elezioni amministrative del giugno 1902, intanto, il C. era entrato nel Consiglio comunale, una esperienza che si chiude con le elezioni del 1906; è ormai un uomo influente anche su scala nazionale. Nel 1904, grazie alle sue pressioni, Chiesa, sconfitto a Genova, viene eletto nel collegio di Budrio, lasciato libero da Bissolati, e il riformismo genovese può continuare a usuftuire del suo rappresentante a Genova. L’offensiva generale dell’ala rivoluzionaria del Partito socialista ha successo anche localmente. I riformisti, che perdono il controllo della Camera del lavoro di Sampierdarena, rispondono dichiarando la Camera del lavoro di Genova autonoma dal Segretariato nazionale della resistenza e, dopo averla epurata di alcuni iscritti, fondano una Federazione autonoma socialista, di cui il C. è tra i dirigenti. Nell’agosto 1906, il C. partecipa alla riunione di Milano, indetta da Cabrini, in cui i riformisti predispongono i tempi e i modi del congresso costitutivo della Confederazione generale del lavoro, che si tiene due mesi dopo. Al congresso il C., per il gruppo genovese, appoggia l’ordine del giorno Reina sulla cui base, con l’emarginazione dei sindacalisti rivoluzionari, si struttura la nuova organizzazione sindacale centralizzata. Nel novembre, il C. viene cooptato nel comitato direttivo della C.G.d.L., in sostituzione di un membro, dimessosi per incompatibilità. Negli anni pieni dell’età giolittiana sempre mantenendo la segreteria della C.d.L. di Genova, mette al servizio della Confederazione del lavoro tutte le sue capacità di paziente elaboratore di tecniche sindacali, interessandosi di infartunistica del lavoro, di disciplina degli appelli nazionali ed internazionali durante gli scioperi, di rapporti tra resistenza e cooperazione e tra diverse categorie di lavoratori. Il compito più delicato gli viene affidato nel 1911: è quello di svolgere, con la Bonetti Altobelli, l’inchiesta sui fatti di Romagna per la questione delle trebbiatrici; sua la relazione conclusiva, approvata al Consiglio direttivo del 31 marzo-1º apr. 1912, e presentata al Consiglio nazionale del 2-5 aprile per il conferimento delle trebbiatrici “”alle organizzazioni collettivamente interessate””. Intanto una nuova crisi matura nel Partito socialista, di fronte alla quale la triade riformista genovese pare seguire vie diverse: in seguito al congresso di Reggio Emilia, mentre la sezione socialista di Sampierdarena, con P. Chiesa, resta nel partito, la sezione di Genova, con Canepa, si organizza in gruppo autonomo, riesumando l’organo ufficiale Era nuova.Il C. invece, “”posponendo la passione politica a quella sindacale”” (Bettinotti), si dimette dal partito senza però aderire ufficialmente al gruppo. La ritrosia del C. a impegnarsi in una attività più squisitamente politica si riscontra anche sul terreno della battaglia elettorale: candidato nel III collegio a sua insaputa, e senza successo, alle elezioni del 1913, declinerà poi la proposta di ripresentarsi e nel 1919 e nel 1921. La rottura col Partito socialista ufficiale è, comunque, rinviata di poco. Decisamente contrario alla politica dineutralità, allo scoppio della I guerra mondiale si pronuncia per la partecipazione accanto agli Stati dell’Intesa, facendosi portavoce di questa linea assieme al Canepa, dalle pagine de IlLavoro, mentre, nell’agosto 1914, la Camera del lavoro di Genova fa proprie le posizioni ufficiali della C.G.d.L., pur lasciando ai suoi soci libertà di opinione e azione. Nell’ottobre è tra quelli che simpatizzano con il gesto di Mussolini, che provoca l’espulsione e il passaggio dello stesso nello schieramento interventista. è l’unico a votare contro la blanda mozione neutralista del direttivo della C.G.d.L. del 5 genn. 1915, voto che ha la debolezza di giustificare, in privato, a Rigola, come espressione della maggioranza dei socialisti genovesi. Il che non lo esime, in vista della “”probabilissima partecipazione dell’Italia al conflitto””, nell’aprile del ’15, dal presentarsi dimissionario dalla segreteria della Camera del lavoro: dimissioni ripetute nell’ottobre (assieme a quelle da consigliere della C.G.d.L.), sempre respinte e rientrate definitivamente con la clausola, voluta dal C., che avrebbe riassunto, a partire dal 1º dicembre, la segreteria fino a non più di quattro mesi dopo la fine della guerra. Declinato verbalmente un incarico a metà dicembre, gli si apriva quello, vacante per la morte di Chiesa, di consigliere della Cassa di previdenza per l’incolumità e vecchiaia degli operai (istituita nel 1898), di cui tre anni dopo diveniva vicepresidente, subentrando a Leopoldo Torlonia: nel 1920 l’ente, con l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria, si trasformava in Cassa nazionale per le assicurazioni sociali e il C. ne assumeva una delle due vicepresidenze (quella di parte operaia). Nei primi due anni di guerra, in assenza di Giulietti, arruolatosi, fu delegato della direzione della Federazione dei lavoratori del mare. Ai primi di luglio del 1916, nonostante il parere contrario della C.G.d.L., con Cabrini e Bonfiglio, della Lavoratori del mare, si reca alla conferenza di Leeds che lo nomina nell’ufficio centrale. Agli inizi del ’17 viene richiamato nella milizia territoriale, in un battaglione di stanza a Genova, in sostituzione del secondo segretario della Camera del lavoro Ancillotti, e presenta ancora le dimissioni da consigliere della C.G.d.L.; in sostituzione, ora, di Cabrini, nell’agosto, entra nel Comitato per la mobilitazione industriale, presieduto dal gen. Dallolio. Dopo Caporetto, si mette a disposizione del gen. Pellegrini, capo dell’ufficio propaganda e collabora al giornale per la truppa, Resistere (“”si prodiga in mille modi nei comitati assistenziali””). Senza darlo a vedere, a passi lenti ma metodici, sia pure su posizioni di rincalzo, in pieno conflitto, il C. si trova inserito in due tra gli organi più delicati (propaganda tra le truppe e mobilitazione industriale) della macchina bellica italiana. Nel primo dopoguerra, il movimento operaio gli appare investito da un “”vento di follia””: di fronte alle lotte contro il carovita dell’estate 1919 dichiara, che il problema deve essere affrontato nella “”più fraterna solidarietà””. Anche il movimento operaio genovese ha cambiato volto: ai primi del ’20 la Camera del lavoro si scinde in due. Nel giugno il C. si dimette da segretario. Gli resta la segreteria del Sindacato nazionale delle organizzazioni portuarie, carica che in agosto assomma a quella di direzione dell’Ufficio tecnico di assistenza e di coordinamento del movimento operaio di Genova, vecchio organo di collegamento, riesumato dai riformisti, per ridare vigore alla loro azione nel Genovesato. Il pragmatismo del primo decennio si va stemperando in un arido e incolore tecnicismo, in un possibilismo molto lato, che non si arresta né si sconcerta dinanzi all’azione politica del vecchio amico Mussolini. Nel settembre del ’21, avendo raccolto voci di una prossima spedizione fascista a Genova, scrive a Canepa per consigliarlo di recarsi presso il prefetto, e insieme, per scongiurare la cosa, di intervenire sui fascisti locali. Sul finire dell’anno Canepa lascia la direzione de Il Lavoro e viene temporaneamente sostituito dal C.; dimessosi da quell’incarico, il consiglio d’amministrazione del giornale lo coopta alla propria presidenza. Nel gennaio del ’22, con l’aiuto di Giulietti, blocca l’azione rivendicativa del sindacato dei portuali, di cui è sempre segretario; nel luglio si dichiara contro lo sciopero generale; nel settembre è tra i primi a pronunciarsi per la rottura del patto d’unità col Partito socialista. Il C., con tutto il gruppo di quadri, soprattutto sindacali, che si è aggregato nel decennio giolittiano, pensa probabilmente di salvare la “”sua”” organizzazione, ritirandola dalla mischia, sottraendola allo scontro. Ma sotto la cenere della problematica sindacale cova una molla più profonda, un vecchio motivo corporativo, residuato degli anni della sua formazione, che è quello che gli fa dire, d’accordo con i fascisti, che “”la produzione non è il fatto del solo lavoro manuale, e che pertanto esiste una solidarietà fra i diversi fattori della produzione socialmente utili”” (Bettinotti). Non a caso perciò, ai primi del ’27, all’interno di un regime che si va consolidando, con la “”vecchia scuola confederale”” si raccoglie nella Associazione nazionale studi (A.N.S.) “”Problemi del lavoro””, riesumando una rivista e una tematica, già sperimentata dai riformisti con ben altra vitalità, venticinque anni prima. L’operazione, in realtà, serve al regime, in un momento in cui, auspice Cabrini, con la Carta del lavoro, mira ad avere udienza presso gli organismi internazionali di Ginevra. Le stesse intenzioni (“”non chiudere gli occhi dinanzi alla realtà””) presiedono alla ripresa della pubblicazione de IlLavoro nel maggio (dopo una sospensione di sei mesi), giornale nel quale il C. mantiene la presidenza del consiglio di amministrazione. La politica corporativa è occasione perché il primitivo atteggiamento di “”studio e interessamento”” si trasformi in una manifestazione di “”simpatia e adesione”” da parte del gruppo della rivista, che progressivamente langue e si spegne (con l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale). Nonostante sia un “”ammiratore e devoto di S. E. Mussolini”” (come sostiene il ministro degli Interni, in una lettera al prefetto di Genova: cfr. Arch. Centr. d. Stato), nel corso degli anni ’33-35, il C. deve lamentare alcune fastidiose attenzioni degli organi di polizia. Nel marzo del ’38 assume anche la direzione de IlLavoro, che continua ad uscire fino al 1944. Dopo il ’42 scende progressivamente il silenzio su di lui. Il C. morì a Genova il 15 giugno 1947. Fonti e Bibl.: Archivio Centrale dello Stato, Casellario polit. centrale, busta 691, fasc. 9193. Apologetico, ma tanto utile quanto significativo, il libro di M. Bettinotti, Vent’anni di movim. operaio genovese: P. Chiesa, G. Canepa, L. C., Milano 1932, passim;nutrito di riferimenti il lungo saggio di G. Perillo, Socialismo e classe operaia nel Genovesato dallo sciopero del 1900 alla scissione sindacalista, in Movimento operaio e socialista in Liguria, VI(1960), n. 4, pp. 103-121; n. 5, pp. 155-179; n. 6, pp. 183-203; VII (1961), n. I, pp. 37-56; n. 3-4, pp. 285-333 passim;ed ancora di G. Perillo, Icomunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22,ibid., VIII (1962), n. 3-4, pp. 223-294; IX (1963), n. 2-3, pp. 189-244 passim. Cfr. inoltre: A. Malatesta, I socialisti italiani durante la guerra, Milano 1926, p. 46; R. Rigola, Storia delmovimento operaio italiano, Milano 1946, pp. 198, 315; G. Zibordi, Storia del Partito socialistaitaliano attraverso i suoi congressi, Reggio Emilia s.d., p. 89; L. Albertini, Vent’anni di vitapolitica, II, L’Italia nella guerra mondiale, Bologna 1951, I, p. 419; S. Merli, Corporativismo fascista e illusioniriformistiche nei primi anni del regime. L’attività dell’A.N.S. – Problemi del lavoro nelle carte di R. Rigola, in Riv. stor. del soc., II(1959), n. 5, p. 136; Il delitto Matteotti tra Viminale e Aventino, a cura di G. Rossini, Bologna 1961, p. 968; L. Ambrosoli, Néaderire né sabotare, Milano 1961, pp. 60, 104, 137; F. Pedone, IlPartito socialista italiano nei suoi congressi, Milano 1961, II, pp. 125, 162, 168, 180, 188, 216; Lo Stato Operaio (1927-1939), I, a cura di F. Ferri, Roma 1962, ad Indicem; La Confederazione generale del lavoro, negli atti, nei documenti, nei congressi (1906-1926), a cura di L. Marchetti, Milano 1962, ad Indicem; Quarant’anni di politica italiana, II(1901-1909), a cura di G. Carocci, Milano 1962, ad Indicem;R. Zangrandi, Illungo viaggio attraverso il fascismo, Milano 1962, pp. 64 s.; L. Valiani, IlPartito socialista ital. nel periodo della neutralità (1914-15), Milano 1963, ad Indicem; Documenti inediti dell’Archivio A. Tasca. La Rinascita del socialismo ital. e la lotta contro il fascismo dal 1934 al 1939, a cura di S. Merli, Milano 1963, pp. 96 s.; G. Trevisani, Storia del movim. operaio italiano, Milano 1965, II, p. 310; III, pp. 129 s., 345; A. Gramsci, Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo (1921-1922), Torino 1966, ad Indicem;A. L. Horowitz, Storia del movim. sindacale in Italia, Bologna 1966, p. 117; A. Bertondini, La vita politica e sociale in Ravenna e in Romagna dal 1870 al 1910, in N. Baldini nella storia della cooperazione, Milano 1966, p. 387; E. Santarelli Storia del movim. e del regime fascista, Roma 1967, I, p. 431; R. De Felice, Mussolini il fascista. L’organizzazione dello Stato fascista (1925-29), Torino 1968, p. 456; G. Mammarella, Riformisti e rivoluzionari. Il Partito socialista italiano: 1900-1912, Padova 1968, ad Indicem;P.Spriano, Storia del Partito comunista ital., II, Gli anni della clandestinità, Torino 1969, p. 97; F. Fabbri, L’azione polit. di G. M. Serrati nella neutralità, in Riv. stor. del socialismo, X(1969), n. 32, p. 127; G. Procacci, La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX, Roma 1970, ad Indicem.”,”QMIP-208″
“LABANCA Nicola ÜBEREGGER Oswald a cura; saggi di”,”La guerra italo-austriaca (1915-18).”,”‘La diplomazia austriaca e gli ufficiali dell’imperial-regio esercito tacciarono di tradimento il cambio di alleanza dell’Italia. (…) Per l’anziano imperatore l’intervento equivalse a un “”tradimento di cui la storia non conosce l’eguale””. (…) Che cos’era successo dallo scoppio del conflitto nell’agosto 1914? Quando a seguito dell’attentato di Sarajevo fu intrapresa un’azione contro la Serbia, la monarchia danubiana e il Reich non coinvolsero l’Italia. (…) Le richieste di compensazione italiane per i passi mossi da Vienna nei Balcani non si fecero attendere. Ben presto Roma rivendicò – dapprima cauta, poi dal dicembre 1914 sempre più risoluta – il Trentino. Da Vienna giunse un categorico rifiuto. Fu soprattutto l’imperatore che vi si oppose strenuamente. (…) Le rivendicazioni territoriali avanzate dall’Italia nei confronti dell’Austria-Ungheria furono appoggiate dalla Germania. La diplomazia tedesca non cessò di esortare Vienna ad andare incontro alle richieste italiane. Bisognava evitare di spingere l’Italia tra le braccia dell’Intesa. Se convincere Roma a intervenire a fianco degli Imperi centrali era fuori dalla portata del Reich, la neutralità italiana era tuttavia indispensabile per vincere la guerra. Questa linea fu seguita fino alle sue estreme conseguenze. Quando nel marzo 1915 la situazione si inasprì, agli austriaci venne fatta la cosiddetta “”offerta della Slesia””: nel caso in cui la monarchia avesse ceduto il Trentino all’Italia, si intendeva indennizzare l’Austria-Ungheria cedendole dei territori in Slesia. Ma l’Austria faticò a mutare atteggiamento. (…) Vienna temporeggiò e per lungo tempo non prese sul serio le rivendicazioni italiane. “”L’Italia è militarmente debole, è vile; non dobbiamo farci trarre in inganno””: queste le parole con cui il presidente del Consiglio Tisza riassunse un pensiero diffuso. L’insipienza viennese finì col fare il gioco dell’Intesa, ben disposta a offrire a Roma ciò che Vienna non intendeva cedere (…). Nel marzo 1915 l’Italia condusse trattative con l’Intesa e parallelamente – anche se solo fittizie – con l’Austria-Ungheria. Francesco Giuseppe aveva rinunciato al suo atteggiamento intransigente e si pronunciò infine, sebbene a malincuore, per la cessione del Trentino. Troppo tardi. (…) Fu l’Italia – come credono certi storici – il fatidico ago della bilancia che decise da ultimo la sconfitta degli imperi centrali? Sono tutte domande controfattuali cui non è possibile dare una risposta. Ciò che invece rimane assodato è che la Grande guerra e soprattutto le sue conseguenze furono una catastrofe per entrambi i Paesi’ (Oswald Überegger, CS 16.11.2014, p. 21). Altro volume a cura di Nicola Labanca (assieme a Pierpaolo Poggio) sul tema delle armi: – Labanca Nicola Poggio Pier Paolo a cura, Storie di armi, Unicopli, Milano, 2009 pag 342 Euro 20.0]”,”QMIP-250″
“LABANCA Nicola ÜBEREGGER Oswald, a cura; saggi di Martin MOLL Daniele CESCHIN Günther KRONENBITTER Fortunato MINNITI Christa HÄMMERLE Federico MAZZINI Hermann J.W. KUPRIAN Giovanna PROCACCI Oswald ÜBEREGGER Fabio TODERO Werner SUPPANZ Nicola LABANCA”,”La guerra italo-austriaca (1915-18).”,”Saggi di Martin MOLL Daniele CESCHIN Günther KRONENBITTER Fortunato MINNITI Christa HÄMMERLE Federico MAZZINI Hermann J.W. KUPRIAN Giovanna PROCACCI Oswald ÜBEREGGER Fabio TODERO Werner SUPPANZ Nicola LABANCA “”La classe lavoratrice fu colpita in maniera ancora più dolorosa e persistente periché intere aziende furono assoggettate alla legge sullo sforzo bellico del 1912. Questa legge obbligava le proprietà aziendali a sviluppare l’attività per rifornire l’esercito o permettere che essa venisse posta sotto gestione militare. In genere le proprietà traevano profitto, incrementando nettamente le proprie entrate, dal fatto che la loro azienda fosse assoggettata a quella legge. Quanto al lavoratore militarizzato, va detto invece che era fortemente penalizzato nei suoi diritti: perdeva il diritto di recedere dal contratto di lavoro, era assoggettato al potere disciplinare dell’esercito, era costretto a un orario di lavoro lungo e non regolamentato, che poteva raggiungere le ottanta ore settimanali, e riceveva in cambio un misero salario, che, tenuto conto dei rincari dovuti alla guerra, spesso non bastava nemmeno al sostentamento della famiglia. A fronte di queste nuove condizioni, il lavoratore dell’industria si trasformò ben presto “”in macchina da lavoro priva di diritti per l’economia di guerra””(23)”” (pag 198-199) [Hermann J.W. Kuprian, Fronti interni: storia sociale ed economica della guerra’ (pag 187-214) (23) Cfr. Id. Überleben, cit, p. 269; cfr anche Rettenwander, Stilels Helden tum?, cit. pp. 110-112; Mayr, Arbeit inm Krieg, cit: pp. 85-103]”,”QMIP-252″
“LABANCA Nicola POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Renato Gianni RIDELLA Fabio DEGLI-ESPOSTI Sergio ONGER David BURIGANA Stefano LEVATI Andrea CURAMI e Paolo FERRARI Mimmo FRANZINELLI Carlo TOMBOLA Walter PANCIERA Guido CANDIANI Giovanni CERINO BADONE Alessandro MASSIGNANI Marilena GALA Daniele DIOTALLEVI Claudia CERIOLI Denise MODONESI Alberto MIORANDI Matteo PAESANO”,”Storie di armi.”,”[‘La guerra di trincea mise in evidenza la superiorità della mitragliatrice rispetto al tiro collettivo di fucileria e l’arma automatica iniziò a essere distribuita a livello reggimentale in un numero sempre maggiore di esemplari, ma emerse anche l’esigenza di dotarsi di un’arma automatica più facilmente trasportabile seppur rinunciando alla stabilità offerta dal treppiede e alla possibilità di tiro anche con puntamento indiretto sulle lunghe distanze. Nacque così l’idea della mitragliatrice leggera, raffreddata ad aria, per battere a puntamento diretto distanze non superiori a quelle del tiro di fucileria, mentre quelle ad acqua, dotate di pesante sostegno e di un opportuno congegno di puntamento per lo sfruttamento della loro gittata, furono denominate, per l’appunto, pesanti (3). Dalla presenza della mitragliatrice derivò, presto, l’opportunità di sostituire il fucile con un moschetto, più maneggevole e meno pesante del primo, con la possibilità così di dotare il fante di un maggior numero di munizioni e/o di bombe a mano che già si pensava di tirare col moschetto tramite un opportuno tubo di lancio da applicarsi alla volata della canna. (…) Verso la fine della guerra, si pensò anche alla riduzione del calibro del moschetto (…)’. Nota (3). Nel 1917 due esemplari Fiat mod: 14 erano stati trasformati dalla Fabbrica d’armi di Brescia in “”tipo leggero portatile analogamente al tipo Maxim modificato tedesco””, dotandoli di bipiede anteriore (…)] [dal saggio di Andrea Curami e Paolo Ferrari, ‘Dalla Grande guerra al fascismo. Armi leggere per la fanteria’ (pag 119-139)]”,”QMIx-262″
“LABANCA Nicola”,”Caporetto storia di una disfatta.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea all’Università di Siena. É presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. É autore fra l’altro di L’istituzione militare in Italia. Politica e società, Oltremare, Storia dell’espansione coloniale italiana, nonchè di In Marcia verso Adua e di Una guerra per l’Impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia 1935-1936.”,”QMIP-025-FL”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea e Storia dell’espansione europea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche ‘Una guerra per l’impero’ (2005). Per ‘Oltremare’ ha ricevuto il premio Cherasco Storia. Una ricostruzione complessiva delle conquiste in terra africana (Eritrea, Somalia, Libia e, da ultimo, Etiopia) che appassionarono il pubblico dell’Italia liberale e del regime fascista: è quanto si prefigge questo volume. L’autore smonta i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani, mostra i pochi reali vantaggi tratti dall’Italia dai suoi possedimenti africani, descrive la società coloniale creata nell’Oltremare, con i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale, le sue istituzioni. Prestigio per i governi, gloria per i militari, profitti per gli imprenditori, fortuna per gli avventurieri, terre per i poveri coloni “”emigrati”” in Africa. “”Le forze armate italiane usarono i gas. Lo fecero per direttive che risalirono allo stesso Mussolini e in spregio alla Convenzione di Ginevra del 1925 quando, inorridite dallo spettacolo della guerra di gas del 1914-1918, le maggiori potenze europee fra cui la stessa Italia fascista avevano deciso di non utilizzare mai più gli aggressivi chimici. I gas furono usati anche se in realtà non furono necessari per vincere la guerra, e nemmeno per avere il sopravvento in uno specifico combattimento. Furono usati spesso a scopi terroristici, contro le retrovie; e questo rese il tutto più odioso. Le forze armate italiane bombardarono anche località e presidi coperti dalla bandiera della Croce rossa. L’Italia fascista fu quindi accusata dall’Etiopia, dagli antifascisti e dall’opinione pubblica internazionale. La guerra fu una guerra fascista. Mussolini ne aveva impostato il carattere, i suoi generali la condussero senza esitare a ricorrere ai mezzi bellici più brutali, i maggiori gerarchi del regime fecero a gara per arruolarsi volontari (anche se in genere pochi si esposero a particolari pericoli). Per la guerra il regime organizzò una notevole massa di camice nere (per la verità, non ben viste dall’esercito e da Badoglio) che con il dato politico della loro stessa presenza resero il conflitto diverso dai precedenti. Quella del 1935-1936 fu poi una guerra dove centrali furono il controllo delle informazioni e la propaganda: De Bono e soprattutto Badoglio organizzarono un ferreo sistema di censura. Non solo l’opinione pubblica italiana, esposta all’azione organizzata del ministero della Stampa e Propaganda, ma anche quella internazionale furono pesantemente condizionate (pochi furono i giornalisti sul fronte etiopico. La guerra ebbe altri effetti, non direttamente legati alla storia dell’espansione coloniale, alcuni dei quali è necessario almeno accennare. La guerra inflisse un costo ed un rallentamento allo sforzo di riarmo che pure il regime fascista stava portando avanti. Il conflitto italo-etiopico illuse le forze armate del fascismo circa la propria preparazione: la vittoria era stata conseguita su un debole nemico africano, e poche lezioni avrebbero potuto essere tratte da quella guerra africana per essere immediatamente trasferibili in un guerra europea (ma alcune, utili, furono trascurate). La guerra contribuì a convincere Mussolini di possedere alcune sue personali doti di capo di guerra: cosa che lo avrebbe portato a fare errori gravidi di maggiori conseguenze negli anni della guerra mondiale. Come è stato osservato, il successo di prestigio per il regime finì per trasformarsi in un elemento di debolezza per la preparazione italiana della guerra generale”” (pag 192-193)”,”ITQM-232″
“LABANCA Nicola”,”La guerra italiana per la Libia, 1911-1931.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. La deportazione della popolazione. “”(…) [I]l regime e Badoglio – superate le operazioni del 1929-1930 e lo strumentale intermezzo della politica della pacificazione – avevano delineato il quadro d’azione. Era a loro chiaro che non sarebbe più bastata un’operazione militare di fronte al persistere della ribellione in Cirenaica. In maniera anche più chiara rispetto a quella della Tripolitania, di fatto un’evoluzione e un perfezionamento delle operazioni già avviate dall’Italia liberale, la fase finale della riconquista di quella provincia sarebbe nata da una nuova politica. Si sarebbe dovuto colpire non più solo i reparti armati della resistenza anticoloniale ma l’intera popolazione di quei territori, sul Gebel e fra i deserti e le oasi meridionali, che i pur riformati reparti militari stentavano a riconquistare. In quel frangente di resilienza della resistenza anticoloniale, era possibile infatti guardare alla popolazione civile sostanzialmente in tre modi: o cercando di guadagnarsela come alleata per staccarla dalla resistenza, o lasciandola neutrale nello scontro contro la resistenza intervenendo solo con o contro i suoi notabii, o infine vedendola come avversaria. Mussolini, il suo ministro delle Colonie, i governatori e i comandanti italiani delle truppe finirono per scegliere di fatto quest’ultima ipotesi. (…) A Badoglio per primo toccò tradurre in pratica il nuovo indirizzo. In Cirenaica, egli scrisse, «non ci fu mai distinzione fra sottomessi e ribelli […] i sottomessi alimentavano la ribellione tanto che Omar al-Mukhtar, nonostante perdite avute in combattimento, ebbe sempre rifornimenti e uomini sottomessi». Tutta la regione era «un organismo intossicato». L’idea di fondo era quella di deportare le popolazioni del Gebel per rescindere i suoi legami con la resistenza armata: «Unica via da seguire è quella di isolare anzitutto il dor dalla rimanente popolazione e stroncare tutto l’intreccio dell’organizzazione fra popolazione e dor». Invece di continuare a cercare di battere la resistenza, ci si proponeva di colpire la popolazione, segregandola, per rescindere i suoi legami con i resistenti. Ciò significava, come ha lucidamente riassunto Giorgio Rochat, che i militari e il regime avevano «abbandonata ogni illusione di distruggere i duar con una serie di successi campali e invece impostata una strategia di logoramento di lungo respiro, che aveva la sua premessa essenziale nella deportazione delle popolazioni». Per il suo sostegno ai ribelli, la popolazione diventava insomma un nemico in sé, da piegare: non certo da schiacciare o sterminare come la resistenza, ma comunque da punire nella sua totalità. Era una visione, se vogliamo, poco militare e poco coloniale: era una visione totalitaria della guerra coloniale. Non era la strategia del solo Badoglio, ma del fascismo”” (pag 186-187)”,”ITQM-233″
“LABANCA Nicola”,”La guerra italiana per la Libia, 1911-1931.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. Turati e la battaglia di Adua “”Pur essendo una società per molti versi ancora agricola, l’Italia era pur sempre, in virtù della sua storia, un Paese di città, il che aggiungeva vivacità e radicalismo alla sua vita politica. Le modalità dell’unificazione e soprattutto la presa di Roma del 1870 avevano scavato un solco dentro la classe dirigente, a lungo spaccata fra cattolici e no, o meglio fra cattolici intransigenti da un lato e cattolici transigenti e liberali dall’altro, con i primi in più occasioni non meno duri nei confronti dello Stato liberale di quanto lo fossero i socialisti. Era difficile dimenticare, per esempio, che nell’approssimarsi di Adua tanto il foglio socialista «Critica Sociale» di Filippo Turati quanto quello gesuita assai vicino al Vaticano «La civiltà cattolica» si erano concordemente augurati la sconfitta delle truppe italiane, considerate espressione di uno Stato imperialista dal primo e massonico anti-clericale dal secondo. A questa spaccatura politica fra intransigenti e liberali, tanto più grave in una società fortemente polarizzata e in un sistema politico accentuatamente autoritario, si doveva aggiungere un non imprevedibile sovversivismo delle masse popolari dal basso (cui si aggiungeva un ridotto attaccamento alle istituzioni liberali da parte delle classi superiori, un “”sovversivismo delle classi dirigenti», come lo avrebbe definito Antonio Gramsci)”” (pag 28) Per l’opposizione alla guerra di Libia v. note bibliografiche pag 268-269″,”ITQM-238″
“LABANCA Nicola”,”La guerra d’Etiopia, 1935-1941.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche “”Una guerra per l’impero”” (2005) e “”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana”” (2012). E’ presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militare. Contiene i capitoli: – L’impero e le leggi razziste 1936-1937 (pag 133-161 – L’ Africa orientale italiana nella guerra mondiale e la perdita dell’impero (1940-41) (pag 179-)”,”ITQM-240″
“LABANCA Nicola”,”Storia dell’Italia coloniale.”,”Nicola Labanca è studioso di storia della politica militare e coloniale italiana e componente del comitato scientifico del Centro interuniversitario di studi storico-militari. È autore tra l’altro di ‘In marcia verso Adua’ (Torino, 1993). L’attacco italiano all’Etiopia. Uno dei prodromi della Seconda guerra mondiale. Lo sforzo di guerra dell’Italia. “”I primi piani espliciti in cui si parla di aggressione all’Etiopia sono del 1932. A questi seguì una preparazione diplomatica presso le cancellerie di Londra e di Parigi tanto cauta quanto l’impresa necessitava. Purtroppo, nell’illusione che uno sfogo coloniale del fascismo avrebbe fatto astenere Mussolini dall’insistere nella sua opera di destabilizzzione del quadro diplomatico europeo, Londra e Parigi di fatto diedero mano libera a Roma. Mussolini d’altronde, puntava moltissimo sull’aggressione all’Etiopia: per un compattamento interno e per far dimenticare i riflessi della Grande Crisi sull’economia italiana; per ragioni ideologiche, assegnando al fascismo il compito di vendicare quell’Adua subita dall’Italia liberale; e soprattutto per motivi di prestigio internazionale, visto anche che dal 1933 il nazionalsocialista Hitler comandava in Germania un regime totalitario e bellicista che minacciava di ricacciare l’Italia (seppur primo regime fascista) nei ranghi di potenza secondaria. Nel 1935-36, intanto, per avere ragione in fretta e completamente di un avversario come quello etiopico tanto inferiore tecnicamente quanto però numericamente non indifferente e soprattutto a suo agio nel proprio terreno, il fascismo scatenò sull’Etiopia una guerra che più che coloniale può dirsi moderna e di massa. Quasi mezzo milione di uomini, fra militari e operai militarizzati furono sbarcati sul Corno d’Africa e, in massima parte dall’Eritrea in parte minore dalla Somalia, lanciati alla conquista dell’Etiopia. Dopo una prima fase (ottobre-metà novembre 1935) in cui le truppe, comandate da De Bono, occuparono sino a Macallè, e una fase di riorganizzazione nella quale, sotto il comando di Badoglio, fu rafforzata la struttura logistica e l’artiglieria, gli italiani giunsero a Addis Abeba il 5 maggio 1936. Mussolini dichiarò unilateralmente la fine della guerra (5 maggio 1936) e la costituzione dell'””impero”” (9 maggio), il re divene “”imperatore””, Addis Abeba proclamata capitae dell’ AOI, fu sede di un governatore generale e vicerè. Lo sforzo per la guerra, non breve, era stato colossale. Diverse centinaia di migliaia di uomini furono gettati nel Corno d’Africa; l’Eritrea era stata nel giro di meno di un anno trasformata da sonnolenta colonia in frenetico centro organizzatore dell’aggressione. Per raggiungere in fretta l’obiettivo della ‘debellatio’ dell’avversario Mussolini non aveva esitato a ordinare l’uso dei gas contro gli armati etiopici (un uso che, seppur su scala ridotta, fu ripetuto poi contro la resistenza patriottica etiopica). Il costo di questa impresa non è stato mi determinato, ma studi recenti lo computano in almeno 46 miliardi spesi fra il 1935 e il 1939: una cifra enorme, che arrivò a rappresentare annualmente fra un quarto e un quinto della spesa statale complessiva e il 12 per cento del reddito nazionale (contro il solo mezzo miliardo e poco più del 2 per cento della spesa pubblica sino allra devoluto in media dal fascismo stesso a tutte le colonie). Come e peggio che ai tempi della Libia, un’impresa “”coloniale”” aveva aperto un deficit eccezionale”” (pag 44-46) Le teorie dell’imperialismo e il caso italiano Le teorie classiche dell’imperialismo offrono diverse risposte, teoriche per l’appunto, ognuna delle uali da sola però non spiega completamente il caso italiano. La teoria più importante – elaborata a cavallo del Novecento da un economista come Hobson e perfezionata poi da rivoluzionari come Lenin e la Luxemburg – è com’è noto quella dell’imperialismo come esportazione di capitali, in funzione anticiclica contro crisi interne di sovrapproduzione o da sottoconsumo. Altre teorie sono di impostazione sociologica, come quella di Schumpeter; e vedono l’imperialismo come espressione degli elementi più atavici e conservatori della società. Altre fanno invece risalire l’origine e lo sviluppo degli imperi coloniali alle tradizionali aspirazioni di potenza e alle contese diplomatiche fra le cancellerie europee. Guardando agli scenari internazionali, altri studiosi hanno addebitato il sorgere di dominii coloniali all’assenza di poteri forti nelle aree meno sviluppate. Guardando al fronte interno, altri hanno infine hanno sottolineato come l’imperialismo aggregasse consenso all’interno e integrasse le opposizioni nel sistema dominante (da qui la definizione di “”socialimperialismo””). Ognuna di queste teorie da sola non riesce a spiegare il perché i governanti dell’Italia unificata solo nel 1861, con enormi problemi causati da una finanza pubblica oberata da interessi passivi e da un’economia del paese che era ben lungi dall’essere in condizione di superare il decisivo tornante del processo di industrializzazione, con un rilevantedivari fra Settentrione e Mezzogiorno del paese – un’Italia soprattutto priva di quell’esperienza plurisecolare di dominio coloniale che le grandi potenze coloniali europee dell’età moderna detenevano -decisero o permisero che una parte delle poche risorse disponibili fosse destinata a imprese oltremare”” (pag 8-9) Hilferding. Rudolf Hilferding (Vienna, 10 agosto 1877 – Parigi, 11 febbraio 1941) è stato un economista, politico e medico tedesco di origine austriaca. Di idee marxiste, dettò la politica economica del Partito socialdemocratico tedesco e fu deputato e ministro delle finanze della Repubblica di Weimar. Con l’avvento di Hitler si rifugiò in Francia, ma dopo l’occupazione nazista venne arrestato e morì in carcere in circostanze mai chiarite. Il Capitale finanziario (1910) di Rudolf Hilferding è stato la base sulla quale Lenin ha scritto L’imperialismo: le teorie che Lenin vi ha sviluppato sulle crisi del capitalismo, sulla concentrazione del capitale e sul prevalere del capitale finanziario su quello industriale sono prese di peso dall’opera di Hilferding, socialdemocratico che non passò mai al comunismo. Sviluppo e crisi nel capitalismo monopolistico, di Vitantonio Gioia EDIZIONI DEDALO, 1981 – 265 pagine”,”ITAF-402″
“LABANCA Nicola a cura; saggi di Luigi BONANATE Fabrizio BATTISTELLI Gian Mario BRAVO Marino BIONDI Alan KRAMER Hubert HEYRIES Thomas SCHLEMMER Brian R. SULLIVAN Marco BETTALLI Giovanni BRIZZI Aldo A. SETTIA e Fabio BARGIGIA Piero DEL-NEGRO Giorgio ROCHAT Giuseppe CONTI Fabio DEGLI-ESPOSTI Marco DI-GIOVANNI”,”Storie di guerre ed eserciti. Gli studi italiani di storia militare negli ultimi venticinque anni.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università degli studi Siena. E’ il Presidente del Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari. Fascismo e seconda guerra mondiale. “”Per quanto riguarda la preparazione militare nel campo degli armamenti, il terreno era stato dissodato da studi come quello di Ceva, e soprattutto, quelli di Fortunato Minniti, cui dobbiamo numerosi contributi sia sulla questione delle materie prime nella pianificazione militare del regime, sia sulla politica delle commesse seguita dal ministero dell’Aeronautica, sia, infine, sull’attività del Fabbriguerra (41), arrivando a conclusioni che, ci pare, non sono state smentite, nei loro tratti essenziali, dai suoi lavori successivi, di cui segnaliamo soprattutto il lungo saggio apparso nel volume curato da Vera Zamagni ‘Come perdere la guerra e vincere la pace’ (42). In queste pagine lo studioso romano tira anche le fila dei risultati ottenuti dalla ricerca storiografica soprattutto nell’ultimo scorcio degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, in cui si collocano diversi studi relativi a singole imprese, fra cui ovviamente segnaliamo il quinto e sesto volume della ‘Storia dell’Ansaldo’ (43), entrambi curati da Gabriele De Rosa, ed alcune monografie aziendali che, sebbene talvolta di carattere giubilare, contengono informazioni assai utili (44). In particolare, però, vanno ricordati alcuni contributi settoriali, a partire da quello di Ceva e Curami dedicato alla meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini fino al 1943 uscito nella collana dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’esercito. Nei due volumi – ricchi di documenti e di materiale iconografico – i due autori ricostruiiscono il dibattito interno all’esercito italiano sull’alternativa fra motorizzazione e meccanizzazione, e poi le travagliate vicende dello sviuppo dei mezzi corazzati italiani, destinato a tradursi nella creazione di un duopolio fra Fiat e Ansaldo che, a dispetto del carattere semi-pubblico della società genovese, riuscì a far accettare alle forze armate prodotti che, alla prova dei fatti, si rivelarono nettamente inferiori rispetto a quelli degli altri belligeranti (45). Temi, quelli dei noni chiari rapporti fra imprese e amministrazioni pubbliche (anche militari), e del ruolo di presidenti e amministratori d’imprese affidati a generali e ammiragli di cui non si erano mai sospettate vocazioni imprenditoriali, su cui Ceva e Curami sono tornait anche in un successivo volume, dedicato alla siderurgia bellica e alla produzione di materiale d’artiglieria (46). Insomma, al di là delle parole d’ordine bellicose, la politica militare del fascismo fu fortemente condizionata sia dalla necessità di mantenere buoni rapporti con gli ambienti economici più influenti, in particolare quelli industriali, sia dalla volontà di Mussolini di evitare forme di coordinamento troppo strette fra i mininisteri militari, con obiettivi di controllo politico, con il risultato che ciascuna forza armata formulò proprie concezioni strategiche e propri programmi di armamento in completa autonomia, con un influsso negativo come si può facilmente immaginare, sulla pianificazione delle operazioni e sui mezzi da impiegare. Infine non vanno trascurate le preoccupazioni di ordine finanziario, in cui la produzione bellica destinata all’esportazione non rispondeva, com’è ovvio, solo a considerazioni di ordine politico, ma anche a ben più contingenti e pressanti esigenze di bilancia commerciale (47). In quest’ottica, si badi bene, rientravano anche transazioni di altrotipo: si pensi ad esempio, nel quadro del progressivo avvicinamento dell’Italia all’alleato nazista, gli accordi per il trasferimento di forza lavoro italiana in Germania, efficacemente illustrato da Brunello Mantelli (48). Anche questo è uno dei tanti tasselli della storia economica della guerra che non può essere trascurato. Sulle vicende della produzione bellica negli anni fra il 1940 e il 1943 possiamo rimandare ai saggi già segnalati in queste note, cui sipotrebbero aggiungere quelli inseriti nei volumi, curati dalla Commissione italiana di storia militare, che raccolgono gli atti dei convegni sull’Italia nella seconda guerra mondiale tenutisi nei primi anni Novanta (49), più qualche altro contributo sparso, ad esempio quelli di Castronovo e Curami negli atti del convegno internazionale organizzato nel 1985 dall’Istituto lombsrdo per la storia del movimento di liberazione in Italia e dedicato appunto alle vicende del nostro paese durante il secondo conflitto mondiale (50). Non è pertanto il caso di insistere su questi aspetti. Semmai è opportuno spendere alcune parole sulle variabili generali della guerra, e cioè sui caratteri della politica economica del regime fascista in previsione del conflitto. Da ricordare in proposito sono in primo luog alcuni interventi di Massimo Legnani dedicati alla finanza di guerra e alla mobilitazione economica, e quello, più recente, di Vera Zamagni. Si tratta di saggi assai densi, seppure relativamente brevi, e di cui non è semplice rendere i termini generali”” (pag 308-310) [note: (41) Lucio Ceva, ‘Un intervento di Badoglio e il mancato rinnovo delle artiglierie italiane’, in ‘Il Risorgimento’, a. 1976, n. 2 (…); (42) Fortunato Minniti, ‘L’industria italiana degi armamenti dal 1940 al 1943: i mercati, le produzioni’, in Vera Zamagni, a cura, ‘Come perdere la guerra e vincere la pace’, Bologna, Il Mulino, pp. 55-156 (…); (43) Storia dell’Ansaldo, vol. 5. Dal crollo alla ricostruzione, 1919-1929′, a cura di Gabriele De-Rosa, 1998 (…); (44) Ad esempio Corrado Binel (a cura), Dall’Ansaldo alla Cogne: un esempio di siderurgia integrale, 1917-1945′, Milano, Electa, 1997; Francesco Fatutta, ‘Oto Melara, 1905-1990. 85 anni per la difesa’, Grafiche PFG, 1990 (…); (45) Lucio Ceva, Andrea Curami, ‘La meccanizzazione dell’esercito italiano dalle origini al 1943’, Roma, Ufficio Storico SME, 1989, 2 voll.; (46) Lucio Ceva, Andrea Curami, ‘Industria bellica anni Trenta: commesse militari, l’Ansaldo ed altri, Milano, Angeli, 1992 (…); (47) Su questi aspetti si veda ora Andrea Filippo Saba, ‘L’imperialismo opportunista. Politica estera italiana e industria degli armamenti (1919-1941)’, Napoli, Esi, 2001 (…); (48) Brunello Mantelli, ‘Camerati del lavoro’. I lavoratori italiani emigrati nel Terzo Reich nel periodo dell’Asse 1938-1943′, Firenze, La Nuova Italia, 1992; (49) Segnaliamo senza pretesa di completezza, Andrea Curami, ‘Commesse belliche e approvvigionamenti di materie prime’, in Roman H. Rainero e Antonello Biagini, a cura, ‘L’Italia in guerra. Il 1° anno 1940, Roma, Work Line, 1991 (…); (50) Francesca Ferratini Tosi, Gaetano Grassi, Massimo Legnani, a cura, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale e nella resistenza’, Milano, Angeli, 1988; (…)]”,”QMIx-325″
“LABANCA Nicola a cura; saggi di Enrico FRANCIA Marco ROVINELLO Marco DI-GIOVANNI Emanuele SICA Nicola LABANCA Hubert HEYRIÈS Fabio DE-NINNO Riccardo CAPPELLI Gastone BRECCIA Fatima FARINA”,”Guerre ed eserciti nell’età contemporanea.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea nell’Università di Siena. Per il Mulino ha pubblicato tra l’altro ‘Oltremare’ (2007), ‘La guerra italiana per la Libia’ (2012), ‘La guerra d’Etiopia’ (2015), ‘Una guerra per l’impero’ (2015) e ‘Caporetto. Storia e memoria di una disfatta’ (2019). Guerre ed eserciti nella storia, a cura di Nicola Labanca: ‘Il rapporto millenario degli italiani con la guerra: le battaglie e le armi, la politica e la strategia, l’economia e la logistica, le fortificazioni, le opere d’arte che ritraggono o cantano guerre e soldati, la guerra di terra e quella di mare, poi quella dell’aria, la guerra delle informazioni, il mantenimento dell’ordine’ Deludente esito dello sforzo bellico italiano nella Seconda guerra mondiale. “”Al di là delle scelte delle maggiori cariche politiche e militari e dell’osservazione generale della non corrispondenza fra obiettivi di regime e mezzi militari, alcune debolezze strutturali possono facilmente spiegare il deludente esito dello sforzo bellico italiano. Innanzitutto gli uomini mobilitati oscillarono dal 1.6 milioni all’inizio del conflitto ai 3.7 milioni all’8 settembre 1943, senza che fosse effettuata la chiara scelta di impegnare tutte le forze vive del paese e con un’ondivaga successione di mobilitazioni e smobilitazioni parziali, le cui conseguenze non favorivano di certo né lo spirito di corpo nei reparti né l’addestramento dei soldati (Montanari, 2007). L’affiatamento nelle unità venne peggiorato poi da una vera e propria divisione quasi castale fra ufficiali e soldati, retaggio dei vecchi eserciti del XIX secolo in cui il rango rispecchiava la classe sociale. Difficile era la possibilità di avanzamento da sottufficiale a ufficiale per meriti di guerra, una prassi invece comune in molti eserciti, tra cui quello dell’alleato tedesco (Knox 2000b, 146). Ufficiali e soldati mangiavano in mense rigorosamente separate pietanze di diversa qualità e un tentativo in Grecia di unire mense e menù per questioni di logistiche venne interrotto non solo per l’opposizione del corpo degli ufficiali, ma anche perché i soldati, vedendo gli ufficiali mangiare alla loro mensa, pensarono che questi ultimi fossero stati puniti dai comandanti per i cattivo andamento della campagna (Sica 2016, 107). Inoltre l’insufficienza di alcuni armamenti e un parco macchine non all’altezza di un esercito moderno penalizzarono oltremodo lo sforzo logistico sui vari teatri di guerra (Knox 2000b). L’ ‘intelligence’, in particolar modo il Servizio informazioni militare (SIM), fu di limitato aiuto nella condotta della guerra, non tanto per mancanza di professionalità o per carenze tecniche, quanto troppo spesso per la diffidenza dei comandi militari e del duce nell’utilizzare informazioni che potessero mettere in discussione i loro piani (Conti 2009). Questo in parte spiega come sia in Francia sia in Grecia gli italiani abbiano sottostimato la voglia di combattere delle truppe nemiche, venendo poi sorpresi nella loro avanzata dall’incessante fuoco nemico, anche indipendentemente dal dato di fatto che – nella guerra segreta dei codici e delle intercettazioni, in cui pure non mancò qualche buon successo italiano – furono più spesso gli avversari a «leggere» le comunicazioni italiane che il contrario (tutta la vicenda del ruolo del progetto ULTRA, con la macchina Enigma, nella decrittazione dei messaggi italiani nello scacchiere mediterraneo lo dimostra)”” (pag 199-200) Mitizzazione del maresciallo Erwin Rommel, la ‘Volpe del deserto’ da parte di storici anglosassoni come Basil Liddell Hart e di quanti hanno creduto alla retorica della ‘guerra senza odio’, quasi cavalleresca, tra britannici e tedeschi (Labanca, Reynolds e Wieviorka 2019) (pag 200)”,”ITQM-267″
“LABANCA Nicola, ROCHAT Giorgio, a cura di; saggi di ILARI Virgilio, GABRIELE Mariano, ISNENGHI Mario, PROCACCI Giovanni, STICCIANI Carlo, GIBELLI Antonio, HEYRIES Hubert, FABI Lucio, DEL BOCA Angelo, ROCHAT Giorgio”,”Il soldato, la guerra e il rischio di morire.”,”Saggi di ILARI Virgilio, GABRIELE Mariano, ISNENGHI Mario, PROCACCI Giovanni, STICCIANI Carlo, GIBELLI Antonio, HEYRIES Hubert, FABI Lucio, DEL BOCA Angelo (…) ROCHAT Giorgio”,”QMIx-060-FSL”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea all’Università di Siena. É presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. É autore fra l’altro di L’istituzione militare in Italia. Politica e società, Oltremare, Storia dell’espansione coloniale italiana, nonchè di In Marcia verso Adua e di Una guerra per l’Impero. Memorie di combattenti della guerra d’Etiopia 1935-1936.”,”ITQM-036-FL”
“LABANCA Nicola, a cura di”,”Forze Armate. Cultura, società, politica.”,”LABANCA Nicola (Firenze 9/7/1957) insegna Storia contemporanea Università degli Studi di Siena, ricercatore dell’espansione coloniale italiana in Africa e rapporto fra guerra, forze armate e società nell’Italia otto-novecentesca. Presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari. Gli studi di più autori, qui raccolti, ripercorrono l’età moderna e contemporanea, scandagliando lo studio storico delle forze armate italiane preunitarie e unitarie sotto il triplice registro dell’analisi culturale, sociale e politica. Questo permette di cogliere discontinuità e permanenze nel fluire dei secoli. E’ un registro che fornisce anche una traccia dell’evoluzione degli studi italiani di storia militare degli ultimi decenni. (dalla copertina). Saggi di Porto Luca, Frasca Francesco, Bianchi Paola, Levati Stefano, Cuccoli Lorenzo, Scotti Douglas Vittorio, Ilari Virgilio, Cecchinato Eva, Visintin Angelo, Gooch John, Mondini Marco, Rainero Romain H., Gabriele Mariano,Heyriès Hubert, Caforio Giuseppe.”,”QMIx-190-FSL”
“LABANCA Nicola”,”Una guerra per l’impero. Memorie della campagna d’Etiopia, 1935-36.”,”Nicola Labanca insegna storia contemporanea e storia dell’ espansione europea all’ Università di Siena (al 2005). Ha pubblicato altre opere tra cui ‘L’istituzione militare in Italia’ (Unicopli, 2002) Carenza di pane e cibo in scatola per i soldati. Le difficoltà della logistica. “”Altrove fu scritto, in realtà esagerando un punto che pure aveva del vero che «nella guerra coloniale il fattore logistico prende assai il sopravvento sul fattore tattico» (64). A tanta retorica, da parte dei combattenti si rispose scrivendo – più sinteticamente, ma non meno efficacemente che «la situazione logistica (…) presenta tremente difficoltà» (65). L’alimentazione dei reparti e in particolare di quelli più avanzati rappresentò per esempio un problema costante, per l’intendenza e ovviamente per gli uomini di quei reparti. L’assenza delle cucine rotabili (cioè mobili) da campo complicò ulteriormente le cose e lasciò ai singoli reparti e ai singoli soldati la soluzione del problema. Di fronte al permanere delle difficoltà, assai presto fu spiegato ai soldati come fabbricarsi il pane «indigeno» alla maniera appunto dei nativi: era il segno, anche simbolico, di una resa. In alternativa ai soldati fruono somministrati cibi inscatolati in quantità, soprattutto il minestrone «Chiarizia» (dal generale omonimo). Era meglio del pane indigeno, e molto meglio del digiuno, ma era sempre qualcosa di meno di ciò che l’esercito di una potenza imperiale avrebbe dovuto fornire ai propri soldati impegnati in una guerra pianificata da tempo”” (pag 157-158) [(64) Cabiati, Mareb Neghelli Endertà, cit., p. 7; (65) Arrigo Chiavegatti e Corrado Piazzesi, ‘Con la “”23 marzo”” alla conquista dell’impero’, Roma, Novissima, 1937, p. 40]”,”ITQM-003-FSD”
“LABANCA Nicola”,”Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana.”,”Nicola Labanca insegna Storia contemporanea e Storia dell’espansione europea all’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato anche ‘Una guerra per l’impero’ (2005). Per ‘Oltremare’ ha ricevuto il premio Cherasco Storia. Una ricostruzione complessiva delle conquiste in terra africana (Eritrea, Somalia, Libia e, da ultimo, Etiopia) che appassionarono il pubblico dell’Italia liberale e del regime fascista: è quanto si prefigge questo volume. L’autore smonta i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani, mostra i pochi reali vantaggi tratti dall’Italia dai suoi possedimenti africani, descrive la società coloniale creata nell’Oltremare, con i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale, le sue istituzioni. Prestigio per i governi, gloria per i militari, profitti per gli imprenditori, fortuna per gli avventurieri, terre per i poveri coloni “”emigrati”” in Africa.”,”ITQM-005-FSD”
“LABANCA Nicola, ROCHAT Giorgio, a cura di; saggi di ILARI Virgilio GABRIELE Mariano ISNENGHI Mario PROCACCI Giovanni STICCIANI Carlo GIBELLI Antonio HEYRIES Hubert FABI Lucio DEL BOCA Angelo ROCHAT Giorgio”,”Il soldato, la guerra e il rischio di morire.”,”Perché i soldati si fanno ammazzare, perché accettano la fatica e le sofferenze del mestiere delle armi, perché affrontano i rischi del combattimento e della morte? Perché si fanno uccidere e uccidono?”,”ITQM-003-FMB”
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa, l’ Asia e la crisi.”,”””La Cina che diviene “”la fabbrica del mondo”” e l’ India in parte “”l’ ufficio””, come è stato scritto, incarnano un processo epocale che ha effetti contemporanei e intrecciati nelle relazioni tra gli Stati e tra le classi. Significa che la Cina, e l’ India a scalare di circa un decennio, emergono come potenze, dunque come Stati ‘nel sistema di Stati’ centrato sul cartello del liberismo imperialista – il Fondo Monetario, il WTO, il “”Washington Consensus”” – sinora indirizzato da USA, UE e Giappone. Significa che Cina e India assurgono a tale ruolo in virtù della loro stazza continentale e del fatto che la loro forza demografica ora è moltiplicata dalla sua trasformazione in lavoro salariato””. (pag 77) “”Harold James, storico a Princeton, anticipa al Financial Times il suo nuovo testo ‘The Roman Predicament’, dove una riflessione non banale sulla globalizzazione è agganciata al ripetitivo dibattito sul dilemma ‘imperiale’ americano che si va trascinando negli USA. Un confronto spesso superficiale, in cui torna però sotto altro nome la questione del “”declino””, che debuttò negli anni Ottanta con le tesi di Paul Kennedy. Scrive James che il “”dilemma romano””, inteso appunto come il dilemma “”imperiale”” degli USA, è che il commercio pacifico è spesso visto come un modo per costruire “”una società internazionale stabile, prospera ed integrata””, ma esso nello stesso tempo conduce a conflitti interni e internazionali che possono minare e persino distruggere le basi della prosperità. La contraddizione intrinseca è che l’ ordine mondiale liberale “”sovverte e distrugge se stesso””””. (pag 269)”,”ELCx-103″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa, l’ Asia e la crisi.”,”””La crisi francese avrà portata e durata tale da riflettersi in una protratta ‘non corrispondenza europea’? “”Tempesta politica sulle valute europee”” fu il titolo, tredici anni fa, con cui Arrigo Cervetto rimarcava la natura politica dello scontro sul Sistema Monetario Europeo, innescato anche in quel caso dal referendum francese su Maastricht. A consuntivo, la crisi comportò l’ uscita di Londra dallo SME, ma non riuscì ad impedire, pochi anni dopo, la moneta unica e la fusione dei poteri monetari nazionali nella BCE””. (pag 227) “”L’ universo di John Maynard Keynes è la sfera d’ influenza dell’ imperialismo inglese, minacciato dall’ ascesa della Germania e degli Stati Uniti e poi da questi ultimi soppiantato. Il liberismo di Milton Friedman e della “”scuola di Chicago”” è quello dell’ America trionfante dell’ immediato secondo dopoguerra. Charles Kindleberger si avvicina più di altri al nesso tra crisi e ineguale sviluppo nel sistema mondiale delle potenze. A suo avviso, nella crisi del 1929 il fatto cruciale è che Londra non è più in grado di farsi garante del sistema internazionale e Washington non vuole o non sa ancora farlo. Tuttavia la sua idea che la stabilità globale richieda una potenza egemone ordinatrice rifletteva anch’essa il punto di vista americano nell’ era del “”Washington consensus””.”” (pag 361) 2° copia”,”EURx-231″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europa e la guerra.”,”QUESTIONE GUERRA IRAK RUOLO EUROPA ASIA RUSSIA STATI UNITI PETROLIO BILANCIA POTENZA DIPLOMAZIA RAPPORTI INTERNAZIONALI POLITICA ESTERA DOTTRINA AMMINISTRAZIONE AMERICANA BUSH GUERRA PREVENTIVA INSTABILITA’ BILANCIA MEDIO ORIENTE ATLANTICO RAPPORTI EURO-ATLANTICI COSTITUZIONE EUROPEA UE UNIONE EUROPEA IMPERIALISMO EUROPEO COALIZIONE BELLICA RIARMO UNIONE CONVENZIONE GISCARD D’ESTAING CICLO LIBERISTA MONDIALE TEORIE BILANCIA DETERRENZA PREVENTIVA FRANCIA GERMANIA GRAN BRETAGNA STATI UNITI INGHILTERRA Convergenza strategica tra Washington e Nuova Delhi nel Golfo. “”Secondo Kissinger, nell’ arco da Aden a Singapore, gli interessi indiani e americani “”corrono pressoché paralleli””. Sia Washington che Nuova Delhi vogliono evitare che un Islam fondamentalista domini la regione, anche se le motivazioni sono differenti.”” (pag 115) “”La regione tra l’ India e Singapore è il teatro di uno dei due sistemi di bilancia in cui Kissinger vede il futuro dell’ Asia. “”Col crescere della Cina in forza e del Giappone in assertività””, è probabile prenda corpo una rivalità triangolare, forse estendibile a quattro protagonisti qualora l’ Indonesia riesca a consolidarsi.”” (pag 115) Lunga instabilità della bilancia in Medio Oriente. La guerra di Crimea fu un passaggio chiave per la politica di bilancia inglese nel Mediterraneo, per il versante centrato sulla difesa della Turchia contro la Russia. Essa ebbe però come ‘casus belli’ la disputa tra chiese ortodosse e chiese latine sulla protezione dei Luoghi Santi. Riepilogandone in un articolo del 1854 l’intricatissima trama, Karl Marx ne concludeva che quel cozzare di Stati, di chiese e di sette, attorno a Gerusalemme e al Santo Sepolcro, non era che “”una fase della questione d’Oriente, che si rinnova incessantemente, regolarmente si calma, ma non è mai risolta””. Il crollo dell’Impero turco, il mandato britannico tra le due guerre, la decolonizzazione, l’inserimento dello Stato d’Israele, il moltiplicatore petrolifero delle tensioni hanno radicalmente mutato gli attori e la portata dell’area di crisi, ma rimane vitale l’indicazione di metodo. Quella situazione endemica di tensioni e conflitti aveva radici storiche pressoché inestricabili e una logica propria di movimento, inclusa la capacità d’influire sulle nascenti opinioni pubbliche europee in forza dei legami etnici e religiosi. Andava intesa però non in sé, ma appunto come “”una fase della questione d’Oriente””, ossia per come si offriva a pretesto nel conflitto tra le potenze””‘ (pag 91); ‘Lenin ne ‘L’imperialismo’ prende il confronto sul petrolio ad esempio della dialettica di spartizione e concorrenza tra le massime concentrazioni industriali e finanziarie, dove una divisione acquista dei mercati “”non esclude che possa avvenire una ‘nuova spartizione’, non appena sia mutato il rapporto delle forze in corrispondenza dell’ineguale sviluppo, per effetto di guerre, di crac, eccetera””. In base alle fonti a disposizione, Lenin descrive la spartizione tra due grandi gruppi finanziari, “”la Standard Oil Company americana, di Rockefeller, e i padroni del petrolio russo d Baku, Rothschild e Nobel””. Quell’assetto era minacciato però da nuove tendenze e nuovi concorrenti: “” 1) l’esaurimento delle sorgenti petrolifere d’America; 2) la concorrenza della ditta Mantascev e Co, di Baku; 3) le sorgenti di petrolio in Austria; 4) in Romania; 5) le sorgenti petrolifere transoceaniche, specialmente nelle colonie olandesi (le ricchissime ditte Samuel e Shell, legate anche al capitale inglese). Questi tre ultimi gruppi di imprese sono legati alle banche tedesche, con alla testa la più grande, la Deutsche Bank””. Nel duro confronto che la stampa dell’epoca descrive come lotta per la “”spartizione del mondo””, la Standard Oil cerca di piegare il trust anglo-olandese Shell, mentre la Deutsche Bank prima si scontra, poi arriva a un accordo con gli americani e infine tenta di forzare quelle stesse intese premendo per il monopolio statale del petrolio, attaccata però dalla banca concorrente Disconto Gesellschaft. E’ il governo tedesco ad abbandonare nel 1913 l’ipotesi del monopolio, nel timore che senza i Rockefeller la Germania si trovasse tagliata fuori dalle linee di rifornimento. Ricaviamo da quella battaglia d’esordio della lunga guerra energetica presa ad esempio da Lenin alcuni vitali strumenti d’analisi: spartizione e ‘nuova spartizione’ s’intrecciano con l’ineguale sviluppo economico e politico; il campo di battaglia è il mercato mondiale; la guerra economica s’intreccia e si alterna con la guerra militare. Infine il nesso tra grandi gruppi e governi è fatto d’influenza reciproca ed è la risultante dello scontro e della composizione di una pluralità di spinte: nella “”commedia del petrolio”” del 1913 il governo non segue la Deutsche Bank, sia in conseguenza dello scontro con la Disconto, sia perché al momento ciò che prevale non è l’interesse particolare della nascente industria petrolifera tedesca, ma la propensione generale a veder assicurato il petrolio della Standard Oil di Rockefeller, ancorché americana. Il quindicennio tra la Prima guerra mondiale imperialistica (1914-1918) e la conclusione della “”nuova spartizione”” con la divisione delle spoglie petrolifere dell’Impero ottomano (1928), è un saggio grandioso di queste e delle altre leggi di movimento popolarizzate ne ‘L’imperialismo’. Ma è anche una conferma di quanto il tortuoso metabolismo che porta la lotta economica a riflettersi nella bilancia di potenza non vada ridotto a meccanico determinismo. Pochi mesi prima dello scoppio della guerra, ricostruisce Daniel Yergin in ‘The Prize’, l’accordo raggiunto dalla Turkish Petroleum Company, il consorzio che i diritti di esplorazione nell’area del Golfo, è nell’essenza un cartello anglo-tedesco. Qui il tentativo di spartizione precede la guerra: la britannica Anglo-Persian – futura British Petroleum – ha il 50%, la Shell il 25% e la Deutsche Bank l’altro 25 per cento. In stretto parallelismo, ricostruisce Lothar Gall in ‘The Deutsche Bank’, un accordo tra Londra e Berlino estende il progetto per la ferrovia Berlino-Baghdad sino a Bassora, con la nuova tratta finanziata e costruita da gruppi britannici. La guerra porta al fallimento l’ipotesi di spartizione tra Gran Bretagna e Germania, ma apre la strada a nuove combinazioni. Nel 1920, con il Compromesso di San Remo, Parigi rileva come riparazione di guerra la partecipazione tedesca nel consorzio (…)’ (pag 119-120-121) [Guido La Barbera, ‘L’Europa e la guerra’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2007]”,”EURx-232″
“LA-BARBERA Guido”,”L’ Europe et l’ Etat.”,”””L’orizon stratégique de 1848, écrit Engels dans le bilan politique qu’il tire quelques quarante ans plus tard, était la révolution européenne. Et la révolution européenne, bien qu’encore entièrement contenue en Allemagne sous sa forme de révolution nationale et démocratique bourgeoisie, trouverait inévitablement dans la Russie tsariste son adversaire le plus irrédutible. Toute considération sur l’unité allemande et ses formes politiques découlait de cette perspective, dans une corrélation qui portait en germe la conception stratégique de la ‘révolution permanente’, et qui ne pouvait trouver son principe unifiant que dans la chaîne des relations internationales: “”Le programme politique de ‘La Nouvelle Gazette Rhénane’ comportait deux points essentiels: uné république allemande démocratique, une et indivisible, et la guerre contre la Russie qui incluait la résurrection de la Pologne””.”” (pag 183))”,”ELCx-119″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Il gruppo originario, 1943-1952.”,”Il riordino del carteggio di Arrigo Cervetto è stato completato nache grazie alla disponibilità offerta da Pier Carlo Masini nel 1996. Si ringrazia per la collaborazione la BFS Biblioteca Franco Serantini depositaria dell’Archivio Masini. “”””Conoscere il nemico è averlo battuto a metà””. Fu il motto adottato dai bolscevichi per lo studio dell’imperialismo”” (pag 21) “”””Bisogna sapere con chi si ha a che fare””. Lo scrive Marx ad Engels, nel novembre del 1953. Non è un caso che Marx si fosse presto posto, settant’anni prima, lo stesso problema dei bolscevichi. La battaglia politica contro il governo di Lord Palmerston, e il tentativo di dare una teoria rivoluzionaria al Partito Cartista, lo avevano riportato a studiare la politica estera. Addentrarsi nei misteri della politica internazionale significava per l’avanguardia degli operai inglesi difendere la propria autonomia, sfuggire alle sirene della politica liberale, smascherarne le trame nella politica europea. Marx aveva salito n gradino nel cammino del partito-strategia. Sapere con chi si aveva a che fare, nel 1853 a Londra, era l’autonomia dalle forze della borghesia inglese. In Germania, nella polemica con Ferdinand Lassalle, sarà autonomia dallo stalinismo prussiano di Otto von Bismarck; in Francia dal mito di Luigi Bonaparte “”liberatore dei popoli””. (pag 21-22)”,”ELCx-166″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Le groupe d’origine, 1943-1952.”,”Marx e la teoria dell’equilibrio (pag 229-) “”Mais la connaissance stratégique ne signifie pas seulement se soustraire à l’influence des forces de la classe dominante; cela signifie identifier leurs tendances de mouvement, pour comprendre et exploiter les contradictions de la ligne de front adverse. Une deuxième filière du matériel de 1968 a cette finalité: Cervetto cherche chez Marx et Engels les fondements de leur stratégie, dans la conception et l’emploi de la politique de l’équilibre. L’examen de la politique de puissance au cours du XIXe siècle européen mené par Pierre Renouvin en est le préalable. Les révolutions de 1848 ébranlent les équilibres entérinés au congrès de Vienne en 1815: “” Ni la Russie, ni le Royaume-Uni, ni la France ne désiraient l’écroulement de l’Empire autrichien, dont les conséquences pour l’équilibre européen auraient été incalculables”” (Pierre Renouvin, Histoire des relations internationales, 1947-1960). Cervetto note: “”Donc ils n’appuient pas la Hongrie””. Voilà donc “”una des raisons pour lesquelles le mouvement hongrois échoue, tandis qu’avance le mouvement italien””, sur lequel se greffe la concurrence entre la France et le Royaume Uni. Sur la Hongrie, à la difference de l’Italie, il y a une convergence entre les puissances du “”concert”” européen, le Yalta de l’époque. La France craint que l’effondrement autrichien n’ouvre la voie danubienne à la Russie; en contre l’Autriche sans la Hongrie serait absorbée par l’Allemagne. Le Royaume-Uni craint l’effondrement de Vienne pour le mêmes raisons. La Russie veut que l’Autriche reste un contrepoids à la Prusse, et veut éviter qu’un succès hongrois n’encourage la Pologne. En quelques lignes, l’intuition scientifique de Cervetto se révèle, avec deux points d’interrogation qui signalent que le concept est élaboré ici pour la première fois: “”Note: pouvons-nous dire que le cours des révolutions bourgeoises (et pourquoi pas, des révolutions prolétariennes aussi?), comme celles de 1848, dépend des contrepoids des puissances??”” (1). Dans les années à venir, Cervetto précisera la question en concluant que la stratégie révolutionnaire se base sur l’étude marxiste des relations internationales, et que la brèche pour l’action de classe est ouverte par l’impossibilité pour l’impérialisme de maintenir l’équilibre dans les relations entre les puissances. La faille dans laquelle peut s’insérer la stratégie révolutionnaire réside dans la crisi de l’équilibre, dans la “”rupture de l’ordre””, lorsque le développement inégal conduit les vieilles et les nouvelles puissances à s’affronter dans la guerre, où les nouveux rapports de force et les nouveaux partage sont mis à l’épreuve.”” (pag 228-229) Guido La Barbera, Lotta comunista. Le groupe d’origine, 1943-1952, Editions Science Marxiste, 2012 A. Cervetto, notes manuscrites dans “”Impérialisme russe et Europe centrale et balkanique””, 1968 . Notes sur P. Renouvin, Storia della politica mondiale (trad. italienne de ‘Histoire des relations internationales’, 1947-1960)) La politica de l’equilibrio. Marx e Engels e le lotte nazionali dell’Italia, l’Ungheria e in parte della Polonia (pag 233)”,”ELCx-172″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta comunista. Verso il partito strategia, 1953-1965.”,”I 10 punti di Livorno. Azione comunista 15 gennaio 1957. I dieci punti di Livorno, principi ispiratori per la fondazione del Pcd’I nel 1921 furono la piattaforma comune per il Movimento della Sinistra Comunista e per l’iniziativa al cinema Dante del dicembre 1956. (pag 124) “”Ciò che ci interessa è l’aspetto teorico della questione. Cervetto in quegli anni completa la formulazione per cui la strategia è “”la teoria delle relazioni internazionali”” e il suo contenuto ultimo è la “”rottura dell’ordine””, per l’incapacità e l’impossibilità dell’imperialismo di mantenere stabile l’equilibrio tra le potenze. Il nocciolo è il restauro dell”Imperialismo’ di Lenin. La legge dell’ineguale sviluppo economico e politico è anche la legge politica dell’imperialismo, che rende impossibile una “”Yalta mondiale””, un’intesa globale di spartizione, e rende transitoria ogni alleanza imperialista. Ogni accordo è parziale, ogni intesa è limitata nel tempo, la dinamica della contesa porta alla “”rottura dell’ordine”” (161). Sono difficili accordi di spartizione “”che resistano a lungo in una singola zona””, sono impossibili intese che si propongano di “”regolare tutte le zone”” (162). La “”scoperta scientifica”” del 1968 è fondata sulla ricognizione “”genetica”” della strategia di Marx, Engels e Lenin, dove Cervetto arriva a ricostruire un salto concettuale di natura analoga in Marx ed Engels. Al termine del ciclo di guerre nazionali degli anni Cinquanta e Sessanta del XIX secolo, Marx ed Engels arrivano alla conclusione che la crisi rivoluzionaria non scaturisce solo dalla crisi economica, ma può trovare anche nella guerra la faglia in cui può incunearsi la strategia rivoluzionaria. La strategia di Marx non si limita alla crisi economica ma ha come componente inseparabile la guerra, argomenta Cervetto nella ‘Questione dei tempi’ (163). C’è in Marx ed Engels un uso della teoria della bilancia di potenza nelle relazioni delle classi e degli Stati, che è parte integrante della loro concezione della strategia. Si devono accostare i due passaggi. Marx ed Engels che ancorano la strategia rivoluzionaria alla guerra e non solo alla crisi, e che fanno un loro uso della teoria dell’equilibrio; Cervetto che, studiando Marx ed Engels, perfeziona la teoria dell’imperialismo unitario e vi include la dinamica specifica della bilancia di potenza e non solo l’espressione politica diretta dei rapporti economici. Il nesso concettuale è della stessa natura, e soprattutto è studiando quel nesso nella strategia di Marx ed Engels che Cervetto arriva all’analoga “”scoperta scientifica”” nel 1968. Questo passaggio, questo perfezionamento della teoria, può allora illuminare il bilancio delle “”Tesi””, e anche la questione dei “”vent’anni”” per l’industrializzazione asiatica. Nelle “”Tesi”” e nelle elaborazioni di quegli anni , la costruzione che argomenta le prospettive della crisi generale dell’imperialismo è ancora legata a quella prima formulazione della teoria dell’imperialismo unitario, la crisi è in primo luogo l’impossibilità per le metropoli di esportare le proprie contraddizioni nelle aree arretrate, una volta che queste aree arrivino alla condizione intermedia di potenze industriali. Beninteso, la dinamica di potenza sin d’allora è già presente nell’analisi di Cervetto, ma solo con i passaggi del 1968 e con l’elaborazione successiva dei primi anni Ottanta matura una concezione dialettica della relazione tra rapporti di forza economici e bilancia delle potenze. Questo passaggio non cancella la precedente formulazione della teoria dell’imperialismo unitario, ma si può dire che ne esprime al meglio le potenzialità: l’imperialismo unitario è unità e scissione, e la scissione passa per crisi parziali e generali dell’equilibrio tra le potenze”” [Guido La Barbera, Lotta comunista. Verso il partito strategia, 1953-1965, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2015]”,”ELCx-192″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. Il modello bolscevico, 1965-1995.”,”«Veniamo alla tesi di Engels, cui Cervetto lega la valutazione della crisi. La premessa è l’estensione globale del modo di produzione capitalistico: «Questa constatazione ci permette di comprendere la validità e l’attualità della tesi di Engels sul ciclo prolungato, tesi che Bernstein aveva cercato di utilizzare revisionisticamente ma che in realtà si ritorceva contro il suo tentativo. Marx aveva descritto un ciclo decennale di espansione e di crisi. Engels constata il prolungamento del ciclo e ne individua chiaramente la causa nel fatto che “in ogni parte del mondo si aprono sempre più estesi e numerosi territori alle eccedenze del capitale europeo”. Engels vede soprattutto lo sbocco americano, ma è interessante notare, metodologicamente, che egli si riferisce alla quantità e alla estensione dei nuovi territori di investimento per la produzione capitalistica di plusvalore» [Arrigo Cervetto, “Regolarità storica della crisi”, in: A. Cervetto, “L’imperialismo unitario”, cit.]. Ancora più importante della tesi del prolungamento del ciclo, nota Cervetto, è che per Engels l’estensione del mercato mondiale e la formazione di trust, cartelli e dazi protettivi portano «con sé il germe di crisi più imponenti e regolari» [Guido La Barbera, “Lotta Comunista. Il modello bolscevico 1965-1995”, Edizioni Lotta Comunista, Milano 2017, p. 168) I Quaderni sull’imperialismo di Lenin (pag 131) La questione militare e la strategia (pag 133) La tesi di Engels sul ciclo prolungato (pag 168) La teoria marxista sulla violenza (pag 173) Marx ed Engels e la politica internazionale (p. 348) Le rettifiche di Cervetto (pag 364) Nuove forme di aristocrazia operaia (pag 397)”,”ELCx-214″
“LA-BARBERA Guido”,”La nouvelle phase stratégique.”,”Introduction, glossaire des sigles, chronologie, ceuvres citées, index des noms et nitices biographiques,”,”ELCx-225″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. The Origins, 1943-1952.”,”Preface to the English Edition, Preface, Useful dates, Conclusions, Bibliography, Newspapers of the Workers’ Revolutionary Movement Quoted in the Book, Glossary, Maps, Index of Personal Names, Biographical Profils,”,”ELCx-226″
“LA-BARBERA Guido”,”Lotta Comunista. Hacia el partido estrategia 1953-1965.”,”Este volumen es la continuación de la historia de Lotta Comunista que habíamos emprendido con el primer volumen sobre el Grupo originario, entre 1943 y 1952. Premisa, Alguna fecha útil para encuadrar la situación, Conclusión, Note, Notas bibliográficas, Glosario, Índice de los nombres, Perfiles biográficos,”,”ELCx-004-FL”
“LA-BARBERA Guido”,”Crisi dell’ordine e pandemia secolare.”,”Cervetto sulle ‘due vie’ per l’Italia (pag 114-115)”,”ELCx-297″
“LABARCA GODDARD Eduardo”,”El Chile de Luis Corvalan. Una entrevista de 27 horas.”,”””Per otra parte, la gestación de nuestro Partido viene desde antes de la Revolución Rusa y tendría que recordar, además, que Recabarren, en 1921 en la Cámara de Diputados, al responder a las acusaciones de los reaccionarios por la defensa que haciá de la Revolución Soviética, les dijo que fueran consecuentes y respetaran el derecho a que los proletarios defendieran la primera revolución proletaria triunfante, así como ellos habían defendido la Revolución Francesa y demás revoluciones burguesas””. (pag 177)”,”AMLx-087″
“LABAREE Benjamin Woods a cura di”,”A Supplement (1971-1986) to Albion’s Robert G. Naval & Maritime History. An Annotated Bibliography.”,”LABAREE B. W. (1927-2021) tra i maggiori storici della storia coloniale e marittima americana. Continua, con questo supplemento del 1988 che aggiunge 2000 opere, la raccolta di Bibliografie iniziate dal professor ALBION Robert G. sulla storia marittima e navale. ALBION R. G. primo storico oceanico americano.”,”QMIx-169-FSL”
“LABBE’ Francois”,”Anacharsis Cloots le Prussien francophile. Un philosophe au service de la Revolution francaise et universelle.”,”Dottore in lettere, professore agrégé, Francois LABBE’ ha pubblicato molti articoli sul teatro nel XVIII e XIX secolo, sugli aspetti letterari della massoneria e sui rapporti franco-tedeschi. Attualmetnte è Direttore della sezione francese del Lycee franco-allemand di Fribourg (RFA). “”L’ influenza dell’ Europa sul resto del mondo sarà irresistibile quando lo stendardo della pacee della libertà sventolerà da Pietroburgo fino a Lisbona. Datemi al Repubblica europea, e avrò ben presto la Repubblica dell’ universo”” (CLOOTS, pag 316) Tesi: Francia catalizzatore della rivoluzione internazionale”,”FRAR-216″
“LABEDZ Leopold a cura; saggi di Christian GNEUSS Samuel BARON F.L. CARSTEN Heinz SCHURER Sidney HEITMAN Z.A.B. ZEMAN S.V. UTECHIN René AHLBERG Morris WATNICK Jürgen RÜHLE Leszek KOLAKOWSKI Adam SCHAFF G.E. RUSCONI”,”Il revisionismo.”,”Il precursore: Edouard BERNSTEIN (saggio di Christian GNEUSS). Tra MARX e LENIN: George PLECHANOV (Samuel BARON). Libertà e rivoluzione: Rosa LUXEMBURG (F.L. CARSTEN). La rivoluzione permanente: Lev TROTSKY (Heinz SCHURER). Tra LENIN e STALIN: Nikolai BUCHARIN (Sidney HEITMAN). Dal Manifesto Comunista alla dichiarazione dell’81 (Z.A.B. ZEMAN). Filosofia e società: Alexander BOGDANOV (S.V. UTECHIN). Il filosofo dimenticato: Abram DEBORIN (René AHLBERG). Relativismo e coscienza di classe: Georg LUKACS (Morris WATNICK). Il filosofo della speranza: Ernst BLOCH (Jürgen RÜHLE). Karl MARX e la definizione classica della verità (Leszek KOLAKOWSKI). Studi sul giovane MARX: una replica (Adam SCHAFF). Appendice alla ed. it: Teoria e azione rivoluzionaria in K. KORSCH (G.E.RUSCONI)”,”TEOC-036 BERN-001 TROS-048″
“LABI Maurice”,”La grande division des travailleurs. Premiere scission de la CGT, 1914 – 1921.”,”Base lavoro tesi di laurea sotto direz di René REMOND”,”MFRx-080″
“LABICA Georges a cura; saggi di LEFEBVRE Jean-Pierre ZAPATA Renè COTTEN Jean-Pierre COIN Jean-Pierre ARENZ Horst RAMALHO Luiz NADEL Henri GUERY Francois DUICHIN Marco SALEM Jean MERCIER-JOSA Solange ROJAHN J. LORAUX Patrice MULLER Hans-Peter WINKELMANN Rainer BADIA Gilbert TOSEL Andrè D’HONDT Jacques BIDET Jacques MAINFROY Claude LEFEBVRE Henri SEVE Lucien BERTRAND Michele TARTAKOWSKY Danielle CAIRE Guy DELAUNAY J.C. GUINCHARD J.J. REICHELT H. FERNANDEZ-DIAZ O., DUPARC J., DAVIDSON A. ROSIER J.M. BEHAR N. NAOUMOV G. GASCH E. RIBAS P. RAPTIS M. BRAVO G.M. VIROLI M. SAGNOL M. COQUERY-VIDROVITCH C. BENOT J., DE ANDRADE M. CHAABAN W. AMIN EL ALEM M. HARMEL M. PEEV Yordan LIANG GU LOI M. HONG Guang-Yob VAN THAO Trinh VILAR Pierre”,”1883 – 1983. L’oeuvre de Marx un siecle aprés. Colloque international 17-20 mars 1983.”,”saggi di LEFEBVRE Jean-Pierre ZAPATA Renè COTTEN Jean-Pierre COIN Jean-Pierre ARENZ Horst RAMALHO Luiz NADEL Henri GUERY Francois DUICHIN Marco SALEM Jean MERCIER-JOSA Solange ROJAHN J. LORAUX Patrice MULLER Hans-Peter WINKELMANN Rainer BADIA Gilbert TOSEL Andrè D’HONDT Jacques BIDET Jacques MAINFROY Claude LEFEBVRE Henri SEVE Lucien BERTRAND Michele TARTAKOWSKY Danielle CAIRE Guy DELAUNAY J.C. GUINCHARD J.J. REICHELT H. FERNANDEZ-DIAZ O., DUPARC J., DAVIDSON A. ROSIER J.M. BEHAR N. NAOUMOV G. GASCH E. RIBAS P. RAPTIS M. BRAVO G.M. VIROLI M. SAGNOL M. COQUERY-VIDROVITCH C. BENOT J., DE ANDRADE M. CHAABAN W. AMIN EL ALEM M. HARMEL M. PEEV Yordan LIANG GU LOI M. HONG Guang-Yob VAN THAO Trinh VILAR Pierre”,”MADS-111″
“LABICA Georges TEXIER Jacques a cura; saggi di André TOSEL Alain PONS Nicola SICILIANI DE CUMIS Valentino GERRATANA Beverly L. KAHN Antonio SANTUCCI Georges LABICA Michele BERTRAND Yves ROUCAUTE Jean ROBELIN Biagio DE-GIOVANNI Jacques TEXIER Jacques BIDET Annick JAULIN Hugues PORTELLI Shlomo SAND Daniel LINDENBERG Detlev ALBERS Giuseppe CACCIATORE Radzislawa GORTAT”,”Labriola d’un siecle à l’autre.”,”Saggi di André TOSEL, Alain PONS, Nicola SICILIANI DE CUMIS, Valentino GERRATANA, Beverly L. KAHN, Antonio SANTUCCI, Georges LABICA, Michele BERTRAND, Yves ROUCAUTE, Jean ROBELIN, Biagio DE-GIOVANNI, Jacques TEXIER, Jacques BIDET, Annick JAULIN, Hugues PORTELLI, Shlomo SAND, Daniel LINDENBERG, Detlev ALBERS, Giuseppe CACCIATORE, Radzislawa GORTAT.”,”LABD-015″
“LABICA Georges DELBRACCIO Mireille, a cura; saggi di Matthias TRIPP Jacques D’HONDT Jacques TEXIER Johannes ROHBECK Gerard BENSUSSAN Alain GOUHIER Saen-Yang KHA Marc SAUTET Pierre KAHN Nicole-Edith THEVENIN Bruno THIRY Jean-Pierre DELILEZ Claude ROCHE Mireille DELBRACCIO”,”De Marx au marxisme.”,”Raccolta diretta da Georges LABICA e preparata da Mireille DELBRACCIO. Saggi di Matthias TRIPP Jacques D’HONDT Jacques TEXIER Johannes ROHBECK Gerard BENSUSSAN Alain GOUHIER Saen-Yang KHA Marc SAUTET Pierre KAHN Nicole-Edith THEVENIN Bruno THIRY Jean-Pierre DELILEZ Claude ROCHE Mireille DELBRACCIO. “”Il testo di Marx che abbiamo lungamente citato contiene a questo riguardo un’ osservazione essenziale che ci riporterà alle nostra analisi precedenti sul rapporto natura-storia: “”In tutte le forme di società in cui domina la proprietà fondiaria, la relazione naturale (die Naturbeziehung) resta preponderante. In quelle in cui domina il capitale, è l’ elemento creato dalla società, dalla “”storia”” (das gesellschaftlich, historisch, geschaffne Element) (1).”””” ((1) nota: Marx, Introduzione del 1857, Jacques Texier nella nota dice che rettifica la traduzione su un punto essenziale: ‘Der Naturbeziehung’ è ‘la relazione naturale’ e non ‘la relazione con la natura’. Le quattro traduzioni francesi di questo testo riprendono lo stesso errore. Si trova pure nella traduzione italiana dei Grundrisse di Enzo Grillo, La Nuova Italia Editrice, Firenze). (pag 66 e 74 (nota))”,”MADS-364″
“LABICA Georges (direzione) DELBRACCIO Mireille (collaborazione) a cura; saggi di Gilbert BADIA Michael LÖWY Jean ROBELIN Domenico LOSURDO Elvira CONCHEIRO Charles KANELOPOULOS Theodor BERGMANN Maurice MOISSONNIER Solange MERCIER-JOSA Claude MAINFROY-PELLIOT Gilbert ACHCAR Jacques TEXIER Josette TRAT Juan TRIAS Enzo TRAVERSO Jaime MASSARDO Pedro RIBAS Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Joao Maria de FREITAS BRANCO Jacques MICHEL Lucien SEVE Henri RADU-FLORIAN Henri MALER Thomas KUCZYNSKI Mohamed MOULFI Guy CAIRE Christian SAVES Micheal VADEE”,”Friedrich Engels, savant et révolutionnaire.”,”Direzione di George LABICA Opera pubblicata con il concorso dell’ Università di Parigi X Nanterre e dell’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del CNRS e della Fondation Jean Jaures. Saggi di Gilbert BADIA Michael LÖWY Jean ROBELIN Domenico LOSURDO Elvira CONCHEIRO Charles KANELOPOULOS Theodor BERGMANN Maurice MOISSONNIER Solange MERCIER-JOSA Claude MAINFROY-PELLIOT Gilbert ACHCAR Jacques TEXIER Josette TRAT Juan TRIAS Enzo TRAVERSO Jaime MASSARDO Pedro RIBAS Georges LABICA Sven Eric LIEDMAN Joao Maria de FREITAS BRANCO Jacques MICHEL Lucien SEVE Henri RADU-FLORIAN Henri MALER Thomas KUCZYNSKI Mohamed MOULFI Guy CAIRE Christian SAVES Micheal VADEE ( saggio di bibliografia Engels) Il “”testamento”” politico di Friedrich Engels: una conversione al revisionismo-riformista? (pag 363) “”E’ che Engels ha sempre manifestato delle posizioni di una grande ortodossia, denudato tutte le ambiguità, allorché si trattava di parlare di democrazia, in seno al movimento operaio””. (pag 369) “”Le posizioni di Engels, riguardo alla democrazia, dovevano caratterizzarsi per una rimarcabile continuità.”” (pag 369)”,”MAES-058″
“LA-BOÉTIE Étienne de, a cura di Enrico DONAGGIO, interventi di Miguel BENASAYAG e Miguel ABENSOUR”,”Discorso della servitù volontaria.”,”””Decidetevi a non servire più, ed eccovi liberi”” (La Boétie’ “”Si erano accorti che c’erano tra noi uomini sazi e ingozzati di ogni sorta di beni di lusso, mentre altri stavano a mendicare alle porte, sbranati dalla fame e dalla povertà; e trovavano strano che quelli, così bisognosi, potessero sopportare una tale ingiustizia; che non prendessero gli altri per la gola o appiccassero il fuoco alle loro case”” (Michel De Montaigne, ‘Saggi’) (in apertura) Etienne de La Boétie (Sarlat, Dordogna 1530 – Germignan, Gironda 1563), filosofo, poeta, umanista, fu molto vicino al pensiero stoico. Consigliere al Parlamento di Bordeaux, tra i protagonisti nei tentativi di riconciliazione ai tempi delle guerre di religione in Francia, morì giovanissimo tra le braccia dell’amico Montaigne, che lo definì “”il più grande uomo del suo tempo””. Enrico Donaggio insegna filosofia della storia all’Università di Torino e all’Università di Aix-Marseille. Ha scritto la postfazione ai ‘Colloqui con Marx ed Engels’, a cura di H.S. Enzensberger, Feltrinelli, 2019. Miguel Benasayag (1953) filosofo e psicanalista di origine argentina, rifugiatosi in Francia, è atorie di molti libri tra cui ‘Elogio del conflitto’ (2008) con Angélique del Rey. Miguel Abensour (1939-2017) ha insegnato Filosofia politica all’Università di Paris VII e diretto il Collège International de philosophie. E’ considerato un raffinato interprete del pensiero utopico. Tra i suoi libri in italiano: ‘L’utopia da Thomas More a Walter Benjamin’ (2015, Inschibboleth) “”Nelle battaglie tanto famose di Milziade, di Leonida, di Temistocle, avvenute duemila anni orsono, ma ancora oggi così vive nella memoria dei libri e degli uomini cose se si fossero svolte l’altro ieri, avvenute in Grecia per il bene dei Greci e per esempio al mondo intero, cosa si pensa abbia dato a un numero di persone tanto esiguo quali erano i Greci non il potere, ma l’animo di resistere alla forza di flotte in grado di oscurare la superficie del mare? Di sbaragliare nazioni in numero talmente grande che la truppa greca non sarebbe stata capace di fornire, all’occasione, neppure i capitani alle armate nemiche? Il fatto che in quei giorni gloriosi non si svolgesse tanto la battaglia dei Greci contro i Persiani, quanto la vittoria della libertà sul dominio, dell’indipendenza sulla cupidigia. È straordinario sentire parlare del valore che la libertà infonde nel cuore di quanti la difendono; ma quel che accade in tutti i paesi, a tutti gli uomini, tutti i giorni, ossia che un uomo solo ne maltratti centomila e li privi della loro libertà, chi mai lo crederebbe se ne avesse soltanto sentito dire, invece di averlo visto di persona? E se ciò accadesse solamente in paesi stranieri e in terre lontane, e ci venisse poi raccontato, chi non penserebbe a menzogna e invenzione, piuttosto che a qualcosa di vero? Si aggiunga, per di più, che non è necessario combattere questo tiranno, non è necessario levarlo di mezzo: si leva di mezzo da sé, a patto che il paese non acconsenta alla propria servitù; non bisogna togliergli nulla, bisogna non regalargli nulla; non è necessario che il paese si dia pena di fare qualcosa per sé, a patto che non faccia nulla contro di sé. Sono infatti i popoli che si lasciano o, piuttosto, si fanno maltrattare, dal momento che, smettendo di servire, sarebbero liberi; è il popolo che si fa servo, che si taglia da solo la gola, che avendo la scelta tra essere servo o essere libero rinuncia all’indipendenza e prende il giogo: che acconsente al proprio male o piuttosto lo persegue. (…) Per conquistare il bene che desiderano, i coraggiosi non temono alcun pericolo, i saggi non rifuggono alcuna pena; i vigliacchi e gli ingordi non sanno invece sopportare il male, né riconquistare il bene. Si limitano a bramarlo, con la viltà a fare da intralcio a questa loro virtù (…)”” (pag 33-35)”,”TEOP-555″
“LA-BOÉTIE Étienne de, a cura di Ugo Maria OLIVIERI”,”Discorso sulla Servitù volontaria.”,”‘Étienne de La Boétie (1º novembre 1530 – 18 agosto 1563) è stato un filosofo, scrittore, politico e giurista francese. Nato a Sarlat, in Francia, rimase orfano in giovane età e fu allevato dallo zio, un curato1. Studiò presso l’Università di Orléans, dove si laureò in giurisprudenza nel 1553. La Boétie è noto soprattutto per il suo “”Discorso sulla servitù volontaria”” (pubblicato postumo nel 1576), una dissertazione retorica sull’arbitrarietà del potere e la libertà individuale. Fu amico intimo di Michel de Montaigne, che curò la pubblicazione delle sue opere e lo menzionò nei suoi “”Essais””2. La Boétie morì di peste a Germignan, vicino a Bordeaux, all’età di 32 anni. La sua opera ha influenzato molti pensatori successivi e continua ad essere studiata per il suo contributo alla filosofia politica e alla teoria della libertà.’ (f. copilot)”,”FILx-016-FMB”
“LABOR Livio”,”In campo aperto.”,”Livio Labor, laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano. E’ stato membro del Consiglio nazionale della DC dal 1954 al 1956 e poi nel 1961. E’ stato consulentedell’Eni e dell’Iri per i problemi del lavoro. La sua attività principale l’ha svolta alle Acli.”,”RELC-024-FV”
“LABORIT Henri”,”Biologia e struttura.”,”LABORIT Henri (1914) ufficiale medico, chirurgo dal 1948, si è dedicato alla ricerca fondamentale in biochimica, neurofisiologia, psicofarmacologia. Si deve a lui l’ introduzione dell’ uso terapeutico della cloropromazina, il primo “”tranquillante””, dell’ibernazione artificiale e di altre droghe ad azione psicotropa. Si è occupato di anestesia e rianimazione. Dirige il reparto ricerche del servizio sanitario della Difesa. “”In due libri ormai vecchi, abbiamo cercato di approfondire l’ analogia tra organismi, cioè tra società cellulari e società umane. Dall’ evoluzione noi possiamo attenderci, piuttosto che una mutazione del nostro patrimonio biologico, la nascita di un nuovo organismo superiore e più complesso, che comprenda l’ insieme degli uomini. (…) L’ analogia non ha d’altronde un carattere unicamente teorico ma attribuisce un significato biologico ad alcuni grandi fenomeni umani come la nascita delle classi sociali, lo schiavismo e il colonialismo, le basi economiche della politica, ecc. e può dunque servire a provocare reazioni meno emotive di quelle che generalmente sono suscitate da uno studio meramente ideologico o tecnicistico di questi problemi””. (pag 113) pag 51″,”SCIx-209″
“LABOUGLE Eduardo”,”La Revolution Allemande de 1918.”,”L’A è stato primo segretario dell’ambasciata argentina a Berlino. Altre sue opere: -Puertos y zonas francas. 1912 -Las pesquerias en los paies bajos. 1912 -La revolution alemana de 1918. 1921 -Jpsé Antonio Miralla. Poete argentin, precurseur de l’Independance de Cuba. 1924 -L’Allemagne dans la paix et dans la guerre. 1924 -Les utopistes de tous le temps. 1926 -Evolution du socialisme allemand.”,”MGER-002″
“LABRANDE Christian a cura”,”La Première Internationale.”,”””Quanto ai mezzi di realizzazione, non ce n’è che uno solo: è la forza che deve reprimere le intrusioni della forza. Si avrà torto a credere che nell’ 89 le riforme proclamate dall’ Assemblea nazionale siano state prodotte da un cambiamento nelle leggi; agli occhi del potere di allora, i costituenti non erano che dei faziosi che si subivano, non si osava cacciare, e se le risoluzioni erano state approvate, lo erano, non perché esse fossero la legge, ma perché i contadini si incaricarono di promulgarle a colpi di forcone, e i cittadini a colpi di picca.”” (intervento di Hins, Congresso Basilea, 1° internazionale) (pag 280)”,”INTP-039″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Delucidazione preliminare.”,”In appendice: a proposito della crisi del marxismo (a proposito del libro di MASARYK T.G. ‘Die philosophischen un sociologischen grandlagen des marxismus-studien zur socialen frage’, WIEN, 1902)”,”LABD-004″
“LABRIOLA Arturo”,”Voltaire e la filosofia della liberazione.”,”Esperienza inglese, superamento della metafisica, anticristo, satira della civiltà, Voltaire ed il socialismo, tolleranza, umanitarismo, significato ed eredità della filosofia della liberazione.”,”FILx-032″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico. (1896) Nuova edizione dei tre famosi saggi di Labriola con i più importanti scritti minori e un’ampia nota bio-bibliografica aggiornata.”,”In appendice: A proposito del libro di Bernstein; A proposito della crisi del marxismo; Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico; Da un secolo all’altro; Post-scriptum all’edizione francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’; Prefazione all’edizione francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’.”,”LABD-001 MADS-196″
“LABRIOLA Antonio a cura Valentino GERRATANA e Antonio A. SANTUCCI”,”Epistolario 1896-1904.”,”La genesi e la diffusione dei saggi sul materialismo storico nel carteggio con CROCE, BERNSTEIN, KAUTSKY”,”LABD-011″
“LABRIOLA Antonio a cura di Bruno WIDMAR”,”Dal secolo XIX al secolo XX. Dall’era della concorrenza al monopolio nascita e lotte del socialismo.”,”Dei quattro saggi di LABRIOLA sulla concezione materialistica della storia, il IV saggio è rimasto incompiuto per la morte dell’A. Benedetto CROCE, pubblicando questo frammento negli ‘Scritti editi e inediti di filosofia e di politica’ (LATERZA, BARI, 1906) gli diede il titolo ‘Da un secolo all’altro’.”,”LABD-014″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luciano CAFAGNA”,”Democrazia e socialismo in Italia.”,”appendice: notizie di alcune conferenze di Antonio LABRIOLA: tentativi conciliazione, patria e socialismo”,”LABD-022″
“LABRIOLA Antonio a cura di MARTINELLI R. DUGINI D.”,”Epistolario 1861 – 1890. La formazione intellettuale e il tirocinio universitario. Lettere a Bertrando e Silvio Spaventa.”,”A cura di Delia DUGINI e Renzo MARTINELLI”,”LABD-025″
“LABRIOLA Antonio; a cura e introduzione di Stefano MICCOLIS”,”La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alle “”Basler Nachrichten””.”,”Stefano MICCOLIS ha pubblicato (1988 e 1990-91) parti inedite dell’ epistolario di Antonio LABRIOLA (1843-1904) e scritto articoli (di argomento anche crociano) su varie riviste. Lavora ad una edizione critica dell’ intero carteggio labrioliano.”,”LABD-031″
“LABRIOLA Antonio a cura di Valentino GERRATANA Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”In appendice: A proposito del libro di BERNSTEIN; A proposito della crisi del marxismo; Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico; Da un secolo all’altro; Post-scriptum all’ediz francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’; Prefaz all’ediz francese di ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’.”,”LABD-032″
“LABRIOLA Antonio; a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. I. 1861-1880.”,”Stefano MICCOLIS, nato a Corato nel 1945, ha dedicato un abbondante ventennio alla ricerca in archivi pubblici e privati del ricco carteggio di Antonio LABRIOLA, del quale ha pubblicato parti inedite nel 1988 e 1992. Sulla vicenda politico-intellettuale del filosofo ha scritto articoli in varie riviste. E ha pubblicato saggi in opere collettanee (v. retrocopertina).”,”LABD-035″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL PANE”,”La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele (1871).”,”””Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, (Socrate) eccitava stupore per la moderazione, e per la presenza d’ animo che non l’ abbandonavano mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi interlocutori, non prendeva mai il tono dell’ esortatore ma condiva di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare l’ altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l’ udivano il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e delle proprie capacità””. (pag 44).”,”LABD-036″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL PANE”,”La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele (1871).”,”””Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, (Socrate) eccitava stupore per la moderazione, e per la presenza d’ animo che non l’ abbandonavano mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi interlocutori, non prendeva mai il tono dell’ esortatore ma condiva di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare l’ altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l’ udivano il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e delle proprie capacità””. (pag 44).”,”FILx-208″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luigi DAL-PANE”,”Scritti e appunti su Zeller e su Spinoza 1862-1868.”,”””La memoria non è per Spinoza vera conoscenza. Il nesso delle idee in essa non esprime il nesso reale delle cose””. (pag 74) “”Spinoza è stato l’ avversario più dichiarato del libero arbitrio. Riposando tutta la sua filosofia sul concetto causale, la libertà del volere gli è sparita dagli occhi come un fantasma dell’ immaginazione”” (pag 113)”,”FILx-209″
“LABRIOLA Antonio a cura di Valentino GERRATANA”,”Scritti politici, 1886-1904.”,”Antonio LABRIOLA (1843-1904) fu professore universitario a Roma dal ’74 fino alla morte. Scrisse importanti saggi sulla concezione materialistica della storia raccolti e pubblicati da CROCE tra il 1895 e il 1898 e poi ripubblicati da GARIN nel 1969. “”La predica astratta del socialismo è una vanità intellettuale, procedente deal vecchio pregiudizio, che dalle idee vengan le cose, mentre nelle cose e dalle cose appunto germogliano, nascono e si alimentano le idee: e il socialismo non è e non può essere che il riflesso mentale e teorico della rivoluzione proletaria, che spontanea ed imperiosa si prepara già in tutto il mondo civile. I riformatori a buon mercato, i progettisti d’ ogni maniera, gli inventori di ripieghi legali, danno prova di sognare ad occhi aperti, se non vedono che dove non è forza non è diritto,…”” (pag 255)”,”LABD-037″
“LABRIOLA Antonio a cura di Eugenio GARIN”,”La concezione materialistica della storia.”,”Antonio LABRIOLA (1843-1904) fu professore universitario a Roma dal ’74 fino alla morte. Scrisse importanti saggi sulla concezione materialistica della storia raccolti e pubblicati da CROCE tra il 1895 e il 1898 e poi ripubblicati da GARIN nel 1969. Intervenne autorevolmente con saggi e lettere nel dibattito teorico della Seconda Internazionale. “”Torno per un momento sulla questione del tradurre. L’ Antidühring è il libro che prima di ogni altro conviene che entri nella circolazione internazionale. Pochi libri che io conosco, che possano stargli a paro, per densità di pensiero, per molteplicità di punti di vista, per duttilità di penetrazione suggestiva. Può essere una medicina mentis per la gioventù intellettuale…”” pag 211)”,”LABD-038″
“LABRIOLA Antonio”,”Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904.”,”””Turati, Avanti e simile genìa son tutta marmaglia. Conosci tu il professore Triantafillis? Dammi qualche ragguaglio preciso sul suo conto. Mi occorre. Io fino a ieri ho creduto che il governo italiano, fatto in certo modo prigioniero dell’ opinione pubblica, avrebbe capito perché via dovesse mettersi. Ma non pare che il Rudinì abbia mai avuta la vocazione di capire. Quale più bella occasione per ridurre la triplice ai mini termini (prima che sparisca)- scomporre la duplice, e cacciarsi nelle cose d’ Oriente con una politica propria, nella quale sarebbe possibile di conciliare l’ utile col dilettevole – il calcolo con l’ altruismo. La storia non ha sempre i suoi interpreti. La peggior figura l’ hanno fatto i socialisti tedeschi – e in capite il Vorwärts. Che ci siano in mezzo a loro molti piccoli borghesi Inhaber di azioni delle banche creditrici della Turchia si sa – ma che un grande partito si dia l’ aria di non capire una situazione nuova perché Marx ed Engels 20 anni fa credevano utile la conservazione della Turchia contro l’ invasione russa – è – via cosa che rasenta il cretinismo.”” (pag 199-200) (lettera di Labriola a Croce, 11 marzo 1897)”,”LABD-039″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo historico.”,”””Tanto la accion reciproca de los diferentes factores, sin la cual ni es posible el mas simple relato, como las noticias mas o menos seguras sobre los origines y las variaciones de los mismos factores, requerian la investigacion y el pensamiento mucho mas de lo que la solicitaban la narracion configurativa de aquellos grandes histoiradores que son verdaderos y propios artistas””. (pag 53)”,”LABD-040″
“LABRIOLA Arturo”,”Salvate l’ Italia! (Dopo il fascismo).”,”””Vorrei appunto ritornare a quella lettera di Federico Engels del 18-28 marzo 1875, ad Augusto Bebel, sul progetto di programma detto di Gotha. Fra le varie cose che l’ Engels rimproverava ai social-democratici tedeschi erano, oltre lo “”statalismo”” di tendenza lassalliana, tanto la tenue accentuazione dell’ internazionalismo, quanto lo scarso riconoscimento dell’ importanza del movimento sindacale per l’ avvenire del socialismo. Scriveva, catalogando i motivi della sua avversione a quel programma: “”In secondo luogo il principio dell’ internazionalismo del movimento operaio è per così dire completamente negato per il presente, e ciò da parte di gente che, durante cinque anni e nelle circostanze più difficili, hanno rivendicato quel principio. Il fatto che gli operai tedeschi sono oggi alla testa del movimento europeo riposa prima di tutto sull’ attitudine veramente internazionale che essi hanno avuto durante la guerra; non c’è un altro proletariato che si sarebbe così ben condotto. (…)”” (pag 81) “”Entrati come saremmo (si vede!) nella fase planetaria della storia, la questione dell’ appartenenza di un blocco di terra a questo o quell’ ente costituzionalmente sovrano, ha perduto gran parte della sua importanza. L’ Austria habsburgica visse inconsapevolmente di questa illusione per qualche secolo, consapevolmente almeno dal 1866. Gli scrittori socialisti (K. Renner, Otto Bauer, ecc), che, sul tramonto di essa, tentarono un’ ultima giustificazione dell’ Austria nazionalmente composita, quindi di un’ Austria internazionale, sostennero appunto la tesi che la Nazione è un’ entità giuridica, non un’ entità territoriale, e che i componenti di una Nazione possono appartenere ad essa – nel senso di dipenderne giuridicamente- senza che la Nazione sia territorialmente sovrana sui luoghi dove essi si trovano. Ciò non impedì all’ Austria “”internazionale””, antesignana e prototipo dei futuri Stati Uniti d’ Europa, di precipitare in rovina nel 1918…””. (pag 135)”,”ITAP-078″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. II. 1881-1889.”,”””Sciosciammoca, cioè il Popolo Italiano sta bene. L’ asta elettorale procede benissimo. Il Popolo Romano ne ingrassa dalla gioia – i Gesuiti sono su tutte le furie perché si dà loro la colpa d’ avere educato cotesti bricconcelli. Dicono che è roba da Scolopi, e non da pari loro. Dicono che anche un nostro amico scrive da Scolopio (…)””. (Lettera di A. Labriola a Bertrando Spaventa, 17 ottobre 1882) (pag 45-46) “”Caro Gnoli, Poco fa son venuto alla Biblioteca a chiedere il Bri(n)ckmeier (manuale di scienza cronologica) che mi fu negato perché si trova nella sala riservata. Credo che in massima non convenga sottrarre al prestito molti più libri di quello che il regolamento generale prescrive; ma nel caso speciale il Brinckmeier è proprio un libro di studio, e punto di semplice consultazione. Perciò ti prego di autorizzarmi a prenderlo. (…)”” (Labriola, 1883) (pag 57)”,”LABD-041″
“LABRIOLA Antonio”,”L’ università e la libertà della scienza.”,”Discorso pronunciato da Labriola nel 1896 all’ Università. A. Labriola diede a Croce piena licenza di pubblicazione. “”Questa è per ora la sola riforma urgente a completare il nostro ordinamento. Essa ne trarrà dietro delle altre naturalmente; come p.e. la riforma del sistema delle tasse, che a molti pare di grande importanza, e a me invece secondaria affatto. E passo sopra all’ eventuale sparizione di parecchie Università, che pur può essere una conseguenza del cambiato sistema. Professori e studenti si troverebbero a migliore agio gli uni verso gli altri. I tumulti universitarii, che si rinnovano con fastidiosa periodicità, finirebbero per sempre. Non ebbero mai cause direttamente politiche, come sognano alcuni. Germogliano quasi sempre da un indeterminato sentimento di disagio, che la fantasia moltiplica, e l’ inesperienza giovanile fa trascendere in atti inconsiderati.”” (pag 22)”,”LABD-042″
“LABRIOLA Antonio”,”Scritti vari di filosofia e politica. Raccolti e pubblicati da B. Croce.”,”Recensione al libro di LINDNER ‘Psicologia della societa’. “”Il Lindner è un herbartiano: non certo di quelli che si sono segnalati nella scuola per averne accresciuto il capitale scientifico con un ricco tributo proprio, ma pur notevole per molti lavori degni di non poca lode. (…) (pag 91) “”La psicologia sociale è una parte della sociologia. In questa, quando si prenda a guardarla nel suo complesso, la statistica corrisponde alla generale ricognizione dei fatti immediati; di quei fatti similari, che è possibile raccogliere in tutta la distesa dello spazio e del tempo. Quei fatti, raccolti che sieno, danno luogo a due specie di problemi: perché altro è indagare quali siano le azioni reciproche degli individui, dalle quali procedono le leggi dello scambio economico; altro è sapere su che fondamento riposi lo scambio delle forze psichiche degl’ individui; in quanto coscienza, sentimento e volere. Questa seconda sorta di problemi costituisce l’ oggetto proprio ed esclusivo della psicologia sociale””. (pag 95) “”Noi italiani, che ci siamo vista crescere strepitosamente la potenza inglese e francese qui attorno a noi nel Mediterraneo, proprio dacché ci siamo ricostituiti ad unità di Stato; noi che vediamo di continuo svolgersi l’ influenza austriaca nei Balcani, e passare di sopra a quella influenza la merce tedesca e il capitale tedesco oramai invasore della Turchia asiatica, – noi platonicamente aspetteremo gli arbitrati, senza cercare i modi e senza tentare le vie per aumentare le condizioni materiali di nostra potenza, senza ulteriori sforzi di quell’ arte politica, la quale è non solo abilità, ma è prestigio ed esercizio di forza?”” (pag 425) Sull’ espansione coloniale (da un’ intervista): “”Gli interessi dei socialisti non possono essere opposti agli interessi nazionali, anzi li debbono promuovere sotto tutte le forme. Gli Stati d’ Europa – vi ripeto concetti e frasi che ho altra volta espressi – sono in un continuo e complicato divenire, in ciò che ambiscono, conquistano, assoggettano e sfruttano in tutto il resto del mondo. L’ Italia non può sottrarsi a questo svolgimento degli Stati che porta con sè uno svolgimento dei popoli. Se lo facesse, e potesse farlo, in realtà si sottrarrebbe alla circolazione universale della vita moderna, e rimarrebbe arretrata in Europa. Il movimento espansionista delle nazioni ha le sue ragioni politiche profonde nella concorrenza economica””. (pag 433-434)”,”LABD-044″
“LABRIOLA Arturo”,”Reforma y revolución social (La crisis práctica del partido socialista).”,”””La violenza è il parto di tutte le vecchie società che portano in grembo la nuova. Essa è giustamente una potenza economica””. (Marx, il Capitale, 1, 4 ediz, p. 716) Cittadino in armi. “”La rivoluzione procede inesorabile nel suo cammino. Distrugge tutte le barriere che esistono tra il cittadino e lo Stato. Ciò che risulterà dal processo rivoluzionario sarà la polarizzazione dell’ individuo elettore e dello Stato. “”Hanno lì – dice Taine, il vero sovrano: l’ elettore guardia nazionale e votante. Egli è che la Costituzione ha fatto re; in tutti i gradi della gerarchia, egli sta lì con il suo suffragio per delegare l’ autorità e con il suo fucile per fortificare l’ esercito”” (H. Taine, La rivoluzione, pag 263) (pag 39)”,”MITS-236″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. III. 1890-1895.”,”Questo terzo volume raccoglie tutta la corrispondenza di LABRIOLA con ENGELS e quasi per intero il carteggio con Filippo TURATI. Vi sono anche scambi epistolari con A. COSTA, C. PRAMPOLINI, P. MARTIGNETTI, A. SCHIAVI, K. e L. KAUTSKY, E. BERNSTEIN, V. ADLER, W. ELLENBOGEN, R. FISCHER, J. GUESDE, F. LESSNER, W. LIEBKNECHT. C’ è uno scambio di lettere con CROCE e iniziano le prime missive a W. SOMBART. Le lettere inedite sono 22 di cui 14 di LABRIOLA. “”Ma in ciò io non mi accordo con voi, ché Voi sembrate sdegnarvi perché il partito non c’è, perché esso non è nato magicamente al nostro fiat; io cerco di spiegarne le complesse cagioni (ohibò! ch’io fossi più critico di un professore?!) per cui il partito è ancora allo stato di nebulosa””. (pag 114, Labriola a Turati, 17 gennaio 1891)”,”LABD-046″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio. IV. 1896-1898.”,”Il nucleo centrale di questo volume è costituito dalle lettere (259) a Benedetto CROCE, cui si aggiungono quattro risposte del giovane filosofo, due delle quali appartengono ad un breve periodo (novembre 1898 marzo 1899) l’ unico che ci consenta di avere un’ idea dell’ intenso rapporto stabilitosi tra maestro e discepolo. Il volume comprende inoltre la parte più consistente delle lettere dirette a Eduard BERNSTEIN, Richard FISCHER, Karl e Luise KAUTSKY, Romeo SOLDI, GIovanni GENTILE, Igino PETRONE, Mario Luigi PATRIZI. C’è anche un carteggio con il leader socialista Boleslaw Antoni JEDRZEJOWSKI. Ci sono 26 lettere inedite di LABRIOLA, nove delle quali allo storico tedesco Alexander CARTELLIERI. Alcune lettere sono in tedesco. “”E poi c’è troppa business in tutto il socialismo!”” (dalla lettera di LABRIOLA a K. KAUTSKY, 29 agosto 1897, pag 375)”,”LABD-047″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Marzio ZANANTONI”,”Del socialismo e altri scritti politici.”,”Antonio LABRIOLA (Cassino 1843-1904) dopo aver rececito il pensiero di Hegel attraverso la lezione di Bertrando SPAVENTA ed aver militato nell’ ambito della Destra moderata napoletana, negli anni Settanta e Ottanta se ne distacca per aderire definivamente, negli anni ’90 al marxismo. Terrà un fitto epistolario con F. ENGELS e i maggiori protagonisti della socialdemocrazia tedesca e del socialismo europeo diventando uno dei maggiori artefici della nascita del socialismo e del marxismo in Italia. Mario ZANANTONI si occupa da anni di Antonio LABRIOLA e di stora dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento. “”Dottrina di apostoli, di precursori, di scuotitori di dormienti, il socialismo mira a risolvere i problemi che gli scettici ignorano, i liberali rimandano in infinito, i demagoghi sfruttano””. (pag 61-62)”,”LABD-049″
“LABRIOLA Antonio”,”Tre prelezioni sulla storia e il materialismo storico. In memoria del manifesto dei comunisti.”,”Motto della casa editrice ‘Non temete nuotare contro il torrente’. “”Capire è superare”” dice Hegel (pag 25) Le tre prelezioni sono state trascritte dal Dr. A.F. FORMIGGINI, e hanno fatto parte del corso di filosofia della storia che Antonio LABRIOLA tenne nell’ Università di Roma nell’ anno scolastico 1902-1903. Esse furono per la prima volta pubblicate dalla casa editrice Laterza nel 1906 in un volume di scritti vari di A.L. raccolti da B. CROCE. “”La parola storia, per nostra confusione, è adoperata ad esprimere due ordini di nozioni diverse, e cioè l’ insieme delle cose accadute, e quell’ insieme di mezzi letterari che sono adoperati per tentarne la esposizione. (…) Quindi la domanda che alcuni si fanno se la storia possa diventare una scienza, esige una doppia trattazione, secondo che noi pigliamo la parola nel primo o nel secondo significato.”” (pag 9) “”Perché, se occorreva appunto al ritrovamento dei definitivi principi del materialismo storico il genio del comunista Marx, che appunto perché comunista si trovava posta ad infinita distanza dalla difesa del presente ordine sociale (capire è superare, dice Hegel), ciò non vuol dire che le sorti ulteriori del materialismo storico come dottrina dipendano dalle “”séances pratiques”” del socialismo. Poniamo che l’ ordine attuale della società civile d’ Europa col predominio della classe borghese si perpetuasse ancora per secoli, ciò per nulla contradirebbe al materialismo storico, perché tale perpetuarsi dimostrerebbe soltanto che la società della concorrenza può vivere ancora. E’ vero che Bebel, alcuni anni fa, prometteva una repubblica sociale in Germania per l’ anno 1910; ma io oltre che io non so se Bebel coglionasse il prossimo, è certo che al Bebel non ho mai offerto una cattedra di Filosofia della Storia””. (pag 25)”,”LABD-050″
“LABRIOLA Arturo”,”Finanza ed Economia. Saggi.”,”””Ciò, dunque, che lo Stato intende produrre nel caso dell’ assunzione d’una impresa pubblica è la ‘garentia d’un interesse generale’, non già il ‘bene specifico’. Questa circostanza deve tenersi bene in mente allorché si vuole affrontare la ‘vexata quaestio’ del prezzo dei servizi pubblici, in tutti i casi di statizzazione o di municipalizzazione. Bisogna infatti escludere che lo Stato avochi a sè una impresa per convenienza di guadagno. E’ vecchio assioma che lo Stato amministri male. Ora tenendoci in disparte da ogni valutazione del citato assioma, noi dobbiamo sempre, nei casi di statizzazione, rievocare lo scopo dell’ atto. Il quale come è l’ assicurazione del realizzamento d’ uno scopo collettivamente sentito dagli innumerevoli individui che compongono la società o da una parte determinata di essi, non può proporsi fini sussidiari, che in parte frusterebbero lo scopo diretto. Nessun’idea di guadagno può immediatamente dirigere o ha storicamente diretta le varie specie di statizzazioni (o municipalizzazioni). Quindi allorché lo Stato ha potuto reintegrare le somme che la speciale produzione gli costa, esso non deve chiedere altro””. (pag 143)”,”ECOT-107″
“LABRIOLA Arturo”,”La “”Comune”” di Parigi. Raccolta di otto conferenze.”,”Manifesto sezione berlinese dell’ Internazionale ai lavoratori francesi (pag 38) Lettera di Marx pubblicata nel Sozialdemokrat del 1865 e riprodotta nella tradzione tedesca della Misere de pa Philosophie (Stuttgart, 1892) pag XXVI-XXIX) (pag 84) “”Proudhon inclinava per natura alla dialettica. ma come egli non comprese mai la dialettica scientifica, il suo spirito lo condusse soltanto alla sofistica””. (pag 86) Manifesto della Comune ai contadini (pag 218) Sesta conferenza: Blanqui (pag 227) Giudizio di Engels su Blanqui. “”Engels, scrivendo di Blanqui, dice: “”Blanqui non è essenzialmente che un rivoluzionario politico, socialista di sentimento, pieno di simpatia per i dolori del popolo, ma egli non possiede nè una eoria socialista, nè formule determinate o proposte pratiche per risolvere i difetti della società. Nella sua attività politica egli fu essenzialmente un “”uomo del fatto”” pieno della fede che una piccola minoranza organizzata, la quale tenti al momento giusto un colpo di mano decisivo, dopo qualche successo, trascinerà con sè la massa e farà la rivoluzione vittoriosa””. Ora resta a spiegare in che modo questo “”uomo del fatto”” questo puro “”rivoluzionario politico”” sia diventato il vero maestro del socialismo spontaneo francese e, indirettamente uno dei più grandi educatori del socialismo internazionale.”” (pag 228)”,”MFRC-114″
“LABRIOLA Arturo”,”Studio su Marx. Seconda edizione corretta con appendice di Giorgio Sorel.”,”Labriolino: “”Marx è stato un poco felice teorizzatore della società mercantile: il suo sistema di spiegazioni di quella società non convince. Ma noi vediamo che dove Marx ci ha dato una teoria del capitalismo, il suo sguardo aquilino è giunto infinitamente più lontano di tutti gli altri economisti.”” (pag 182) “”La paura di una ‘crisi generale permanente’ è fanciullesca. L’ indole della crisi è di cercare automaticamente la propria soluzione. Ma nei limiti stessi in cui il sistema capitalistico tende a dare la prevalenza alla produzione non per il consumo, ma per la produzione medesima, il pericolo della sovrapproduzione cronica diventa inconcepibile. Naturalmente accadrà sempre che le forze produttive si distribuiscano in maniera eterogenea, e perciò si svilupperanno forze che tenderanno a stabilire una più esatta proporzione fra di esse. Ma la sovrapproduzione cronica (proprio cronica!) nel senso in cui mostra di temerla il Kautsky, è un non-senso, perché evidentemente la produzione si sarebbe arrestata prima (1). Marx non ha saputo misurare l’ influenza che il mercato esercita sulla produzione.”” (pag 239-240) (1) “”Es ist klar, die kapitalistiche Produktion wird von dem historischen Moment an zur Unmöglichkeit… sobald die Überproduktion kronisch wird””, K. Kautsky, Bernstein und das sozialdokratische Programm, Stuttgart, 1899 pag 142″,”MADS-403″
“LABRIOLA Arturo”,”Al di là del capitalismo e del socialismo.”,”””Vediamo ora che ne è di questa definizione che gli invoca così spesso: la produzione di plus-valore, “”questo segreto della società moderna””. Ahimé! E’ appunto qui che Marx smentisce se stesso con una di quelle sublimi inconseguenze che sono la caratteristica dei temperamenti più vivi e più ricchi ed ai quali non è la teoria od il vero oggetto che importano, ma le loro conseguenze pratiche. Marx dichiara esplicitamente: “”Il capitale non ha inventato il plus-valore. Dovunque una parte della società possiede il monopolio dei mezzi di produzione, il lavoratore, libero o non, è costretto ad aggiungere al tempo di lavoro necessario al suo sostentamento, un di più destinato a produrre la sussistenza del proprietario dei mezzi di produzione”” (Capital, I, pag 101). Per conseguenza, il lavoro in più od il plus-lavoro (che diventa in seguito il plus-valore per il fatto che il lavoro si trasforma in valore in ogni società mercantile) non è un fenomeno specifico della società capitalistica.”” (pag 146-147) “”Egli (Marx, ndr) scriverà: “”In linea generale, il sopra-lavoro, o il lavoro in quantità più considerevole di quanto esigano i bisogni del lavoratore, è inevitabile in tutte le organizzazioni””. (Capital, III, 2° parte, trad. fr., pag 418). E fra queste organizzazioni economiche bisogna citare anche la…””futura società comunistica, allorquando verrà””. Infatti, Marx scrive alla pagina seguente: “”Il capitalismo contribuisce al progresso delle società stranendo il sopra-lavoro con procedimenti e forme più favorevoli di quelle dei sistemi precedenti (schiavitù, servaggio, ecc.) ed allo sviluppo delle forze produttive, all’ stensione dei rapporti sociali ed alla nascita dei fattori di una cultura superiore. Esso prepara così una forma più elevata nella quale una delle parti della società non godrà più a detrimento dell’ altra del potere e del monopolio dello sviluppo sociale, con tutti i vantaggi materiali ed intellettuali comuni, e nella quale il sopralavoro avrà per effetto la riduzione del tempo consacrato al lavoro materiale generale””. (…)””. (pag 148) “”Occorre tuttavia notare che la separazione del socialismo e dell’ anarchismo si è operata più nel dominio del metodo che su un terreno di principii. L’ appello alla violenza – nozione che d’altra parte non è essenziale nell’ anarchismo -, il rifiuto dell’ azione parlamentare, la concezione anti-unitaria del movimento operaio, tutto ciò ha costituito l’ insieme delle circostanze fondamentali che hanno provocata la separazione fra socialismo ed anarchismo, portabandiera delle idee in questione””. (pag 306)”,”TEOC-404″
“LABRIOLA Arturo”,”Spiegazioni a me stesso. Note personali e culturali.”,”Citazione versi di Heine in apertura. (in tedesco) “”Il riformismo turatiano non era – come esso stesso amava presentarsi – una forza che si proponeva di realizzare il socialismo per le vie delle riforme graduali da introdurre nella società. Esso era piuttosto un movimento politico il quale, nello sforzo di realizzare i propri ideali, talvolta prescindeva dalla natura del Principato e tal altra sembrava volesse utilizzarlo. I repubblicani, nelle polemiche che infuriavano fra essi e i socialisti del gruppo turatiano, mettevano spesso in rilievo questo carattere condizionalmente monarchico del movimento.”” (pag 112) “”Ma quando il discroso cade intorno alle origini (dottrinali) del fascismo, ci cascano in mezzo Nietzsche e Sorel. Credo che i due nomi s’invochino a torto. Lasciamo stare il Nietzsche; debbo però sommessamente osservare che il Sindacalismo rivoluzionario, quale almeno lo abbiamo elaborato il Sorel, io, il Lagardelle e il Berth, non può essere citato in linea col fascismo, né come antenato, né come consanguineo: è un’altra cosa, migliore o peggiore non importa (…)””. (pag 122) “”Singolare è anche in questo la coincidenza fra il pensiero del Mach e quello del Marx. In una lettera a Kugelmann, che non vedo citata in questa polemica, il Marx scriveva: “”il pensiero è esso stesso un pezzo del processo della Natura”” (Neue Zeit, XX annata, II volume, p. 222). Questa è appunto la tesi del Mach.”” (pag 153)”,”MITS-307″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Luigi DAL-PANE”,”Saggi intorno alla concezione materialistica della storia. IV. Antonio Labriola, Da un secolo all’ altro. Considerazioni retrospettive e presagi. Ricostruzione di Luigi Dal Pane.”,”‘Alla venerata memoria di Antonio Labriola, maestro perpetuo dedico questo lavoro di ricostruzione’, Luigi Dal Pane Posto dell’ Europa nel mondo (pag X) “”‘Benchè’ i politici inglesi abbiano più volte predicato la loro astensione dalle cose del mondo, ‘l’ Inghilterra’ ha le mani dovunque. (…) Londra è il centro del mondo abitato. Tutto ciò è accaduto non per guerra con le potenze politiche di altri paesi (incidente della Crimea, evitata guerra con l’ Afghanistan), ma per accomodazioni con i barbari, per piccole scaramucce coloniali, con opportuni bombardamenti, con il dilazionare o con il rigirare la politica europea interna.”” (pag 61) Mediterraneo (XVIII) Divisione del lavoro. “”La ‘spartizione’ sociale del lavoro in lavoro di campagna e d’industria ‘si muove’ tra questi estremi: Austria-Ungheria, Italia e Scandinavia con più del 50% all’ agricoltura ‘da un lato’ e Inghilterra con il 15% ‘dall’ altro’. ‘Degli altri paesi l’ America ha una popolazione di attivi nell’ industria da bilanciare gli occupati nell’ agricoltura.’ La Francia ha il 40% circa dei Thätige all’ agricoltura per il gran numero dei piccoli proprietari. ‘La’ Germania ‘ha il 49% circa di occupati’ nell’ industria, commercio e trasporti, ossia un milione in meno dell’ Inghilterra, ‘che’ ha ‘una’ popolazione industriale di circa 9 milioni ‘di fronte ad una’ popolazione ‘totale di circa’ 40 milioni, ’12 circa meno della Germania’. ‘L’Inghilterra è dunque’ la grande officina del mondo, ‘un curioso’ contrasto con la vicina ‘Irlanda’!”” (pag 68) ‘ ‘ in corsivo “”La maggior parte della lana ancora nel 1860 si produceva in Europa. Ora il rapporto è capovolto. ‘Abbiamo infatti una produzione mondiale di lana grezza (in migliaia di Pounds) così distribuita nelle parti del mondo. Produzione nel 1902 Nord America 336.300 Sud America 562.590 Europa 873.890 Asia 193.220 Africa 130.290 Oceania 554.810 Totale 2.651.100 (1000 ibs.) Nella elaborazioni in tessuti tiene il primo posto l’ Inghilterra.”” (pag 88-89) Marx, il marxismo e la Prima Internazionale. (da pagina 127) “”L’ acuita emigrazione è un’altra rivelazione grave. Mentre la borghesia italiana è tenuta stretta dalla borghesia degli altri paesi, mentre ha di contro l’ internazione capitalistica e quella del papa, sorge un moto operaio certo in ogni parte savio nei mezzi e giusto apprezzatore degli effetti. Ma che fare? Rompere la doppia linea francese e inglese nel Mediterraneo? Dov’è il Caio Gracco che deve fondare la nuova colonia di Cartagine?”” (pag 131)”,”LABD-056″
“LABRIOLA Antonio”,”Saggi intorno alla concezione materialistica della storia. I. In memoria del Manifesto dei comunisti.”,”Saint-Simon e Fourier. “”Ma per divinazione afferrarono alcuni lati notevoli dei principi direttivi della società senza antitesi. Il primo concepì nettamente il governo tecnico della società, senza dominio dell’ uomo su l’ uomo; e l’ altro indovinò, intravide e presagì, attraverso a tante e tante stravaganze di una lussureggiante e irrefrenata fantasia, non pochi aspetti notevoli della psicologia e della pedagogica di quella convivenza futura, nella quale, secondo l’ espressione del Manifesto: ‘il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti’. Il Saintsimonismo s’era già dileguato quando il Manifesto apparve. Il Fourierismo invece fioriva in Francia, e, per l’ indole sua, non come partito ma come scuola.”” (pag 38) Nota (1) “”Non sono alieno dal riconoscere con Anton Menger, che Saint-Simon non fu veramente utopista, come furono in forma spiccata, tipica e classica, Fourier ed Owen (pag 38) “”L’ Italia non fu, per ragioni ovvie, terreno proprio di una autogenetica formazione di idee e di tendenze socialistiche. Filippo Buonarroti, il compagno di Babeuf, e fu poscia più tardi il rinnovatore del Babuvismo nella Francia di dopo il 1830! Il socialismo fece la sua prima apparizione in Italia ai tempi della ‘Internazionale’, nella confusa e incoerente forma del Bakuninismo; e non come movimento di massa proletaria, ma anzi come di piccolo borghesi, di ‘déclasses’ e di rivoluzionari per impulso e per istinto.”” (1′) (pag 71) Nota (1′) “”Diverso fu il caso della Germania. Ivi, di dopo il 1830, il socialismo venuto di fuori si diffuse come corrente letteraria, e subì le alterazioni ‘filosofiche’ di cui Grün fu il rappresentante tipico. (…)”””,”LABD-057″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Lettere inedite (1862-1903).”,”Lettera a Domenico Gnoli del 21 febbraio 1883: “”Caro Gnoli, Poco fa son venuto alla Biblioteca a chiedere il Brinckmeier (manuale di scienza cronologica) che mi fu negato perché si trova nella ‘sala riservata’. Credo che in massima non convenga sottrarre al prestito molti più libri di quello che il regolamento generale prescrive; ma nel caso speciale il ‘Brinckmeier’ è proprio un ‘libro di studio’, e punto di semplice consultazione. Perciò ti prego di autorizzarmi a prenderlo. (…)””. (pag 94-95) Il partito socialista e il parlamentarismo. Lettera a Andrea Costa, Roma, 29 giugno 1894. “”(…) Ora poi visto il contegno dei nostri deputati durante la discussione finanziaria: – che ciascuno ha fatto e parlato di capo suo – mi son persuaso che passerà del tempo prima che i socialisti italiani trovino modo di dire che cosa vogliono. La situazione generale della politica europea diventa grave – e quello che i socialisti potrebbero e dovrebbero fare ora si riduce a questo: non impedire, e possibilmente favorire la formazioe della repubblica.”” (pag 240-241) A proposito dei concorsi e raccomandazioni. Lettera a Carlo Fiorilli, Roma, 29 marzo 1903. “”(…) Pare che il più fortemente raccomandato sia il ‘Tombesi’ (Istituto di Pesaro). Io non so nulla dei suoi scritti. Ho visto citato un suo lavoro su la industria del ferro in Italia. Certo non è libero docente, e non ha mai concorso a cattedre universitarie. Voglio dire solo che non è un uomo illustre, come parve per un momento il Graziadei (ora all’ Istituto Tecnico di Milano) il quale da socialista militante fu arrestato nel 1898, e l’ anno dopo fece molto parlare di sé per un ‘pamphlet contro’ Marx. Entrò subito negl’ Istituti Tecnici. E’ anche cugino di Codronchi e di Guiccioli. Come vedete non si trattra di far proprio un grave torto, né a persone eminenti, né a persone ‘del tutto bisognosee d’un posto’. Si tratta più o meno di quasi eguali. Nel concorso al posto di Capodivisione il caso è diverso. Ci sono persone ‘notevoli’. (…)””. (pag 394-395)”,”LABD-058″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”I problemi della filosofia della storia.”,”Nella Nota bibliografica si citano le opere (su Labriola) di CROCE, S. DAMBRINI PALAZZI, L. DAL-PANE, S. BRUZZO, G. MASTROIANNI, M. ROSSI, E. GARIN, A. GUERRA, B. WIDMAR, V. GERRATANA, F. SBARBERI. Sociologia, psicologia sociale. “”Alcuni anni fa io feci oggetto d’una critica, direi quasi spietata, un manuale di ‘psicologia sociale’ uscito dalla penna di uno dei minori scrittori della scuola herbartiana, e tengo fermo anche oggi nei miei dubbi e nelle mie riserve per rispetto alle formule troppo recise di qualsivoglia psicologia sociale; appunto perché vedo quanto ci sia di frettoloso e di poco conclusivo nella più parte dei libri che pigliano a fondamento delle loro indagini il cosiddetto spirito collettivo, e con tal proposito innalzano un edificio di bella apparenza, ma tutto fatto di frasi analogiche: del quale appunto non è chi possa scolpare lo Schäffle; scrittore per altri rispetti notevolissimo. Io credo, insomma, che in cotesto genere di studi siamo ancora allo stadio della preparazioen, e che non abbiamo superato la critica elementare, che dee formare oggetto di una propedeutica speciale.”” (pag 36) “”Ma la difficoltà maggiore consiste nell’ ‘idea’ del progresso, in quanto si applichi alla totalità dei fatti e delle condizioni umane. Né dico a caso ‘idea’; perché in questa parola si compendia ed esprime tutto un insieme di vedute e di apprezzamenti, di pensieri e di aspettazioni, e non è chi possa dire che essa significhi un semplice fatto, o una elementare relazione””. (pag 46-47)”,”LABD-059″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”Scritti liberali.”,”SICILIANI DE CUMIS (Catanzaro 1943) insegna pedagogia nelal facoltà di magistero di Palermo. Ha dedicato vari libri a Labriola tra cui ‘Studi su Labriola’, Argalia, 1976, ‘Antonio Labriola 1868-1872, Sansoni, 1981. Gl’ ignoranti in politica (pag 119) I dottrinari. Il metodo di “”I problemi delle società nostre sono diventati troppo difficili e complessi, perché una felice intuizione, di cui anche un ignorante sia capace, si possa sperare adatta a scioglierli. Se le vie delle soluzioni sono in apparenza parecchie, non possono esser viste nessuna di sse, se non da uno sguardo educato; e solo uno studio diligente, ostinato può bastare a ritrovare la vera; e a renderti abile a guidare altrui almeno ne’ primi passi. Come si può credere, che sappiano guidare costoro, i quali aggiungono al non sapere, la vanagloria di menarne vanto, vanagloria la quale basta a provare in che bassa condizione di spirito sono nati, e vivono? Molte volte si è fatta confusione tra la coltura che è necessaria ad ogni uomo politico, e quel particolar difetto che può nascere nella mente di lui dalla troppa assoluta fiducia che prende in alcuni principii o in un sistema d’ idee. Questa fiducia lo abitua talora a trascurare tutti i fatti, che a quei principii non s’attagliano facilmente, o che in quel sistema d’ idee non trovano un facile posto. E da essa, di fatti, vien fuori una falsa, una viziata direzione politica; che può mandare in rovina. E’ il difetto della scuola de’ dottrinarii; ed è questo il pericolo dei dotti. Ma a questo pericolo non è un rimedio il non sapere, bensì il sapere di più; non è un rimedio lo stringere la propria visuale, lasciandosi nascondere dalla nebbia dell’ ignoranza gran parte del mondo, ma l’ allargarla; non è un rimedio lo scendere più abbasso, ma il salire più alto. Bisogna, insomma, per usare una parola comune tra cotesti spregiatori d’ogni scienza, non iscordare la metafisica, ma il saperla tutta, il saperne anche quella parte che insegna e mostra le condizioni della realtà, le complicazioni proprie del fatto sociale e umano, ed i ragionamenti che gli son proprii per intenderlo e dirigerlo.”” (pag 120)”,”LABD-060″
“LABRIOLA Arturo”,”Manuale di Economia Politica.”,”La tendenza alla formazione di tesori. “”””Per poter trattenere l’ oro come denaro, e perciò come mezzo della formazione di tesori, bisogna impedirgli di circolare o come mezzo di compera di dissolversi in mezzo di godimento. Il tesaurizzatore sacrifica il suo desiderio della carne al feticcio dell’ oro. Egli prende sul serio il vangelo della rinunzia. D’altra parte egli non può sottrarre il denaro alla circolazione se non quanto di merci egli trae nella circolazione. Quanto più egli produce, tanto più egli può vendere. Laboriosità, sparagnineria e avidità formano le virtù cardinali: molto vendere, poco comprare è la somma della sua Economia politica”” (Marx)””. (pag 331) “”Nei paesi a processo economico rilassato o stagnante, come nelle Indie del XVII e XVIII secolo, in Cina anche oggi, nell’ Italia meridionale prima del 1860 esistono grandi depositi monetari, molti tesori inoperosi. Ciò non è indizio di ricchezza, anzi del fatto opposto, cioè di scarsa attività economica, quindi di miseria generale. Non vi è dubbio che prima del 1860, l’ Italia meridionale abbondasse di oro e di argento molto più di adesso, ma non vi è nemmeno dubbio che allora fosse molto più povera di adesso e che le sofferenze delle classi popolari fossero allora inenarrabili. Basta appena ricordare lo stato edilizio delle grandi città, la esistenza di ‘fondachi’, le abitazioni sotterranee, e la vita animalesca degli infimi strati sociali””. (pag 331-332) “”Il capitalismo di Stato.”” (pag 479)”,”ECOT-128″
“LABRIOLA Arturo”,”Le due politiche. Fascismo e riformismo. (Note)”,”””Che la ‘dittatura del proletariato’ fosse un’idea specificamente antisocialistica, sebbene favorevole agli interessi mondani e temporali del Partito Socialista, era cosa che soltanto alcuni socialisti avevano potuto comprendere. Fortunatamente per noi e sventuratamente per i russi, è venuta la rivoluzione russa, che si è svolta appunto secondo il tipo della dittatura del proletariato, ed oramai siamo in grado di comprendere che cosa la realizzazione di questa idea promette alla dolente ed ingannata umanità. La nozione della dittatura del proletariato era in Marx puramente fraseologica.”” (pag 75-76)”,”ITAD-094″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Marzio ZANANTONI”,”Origine e natura delle passioni secondo l”Etica’ di Spinoza.”,”Marzio ZANANTONI si occupa da anni di Antonio LABRIOLA e di storia dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento Ha pubblicato ‘Anarchismo’ (1996), e ‘Positivismo’ (1998), E’ direttore editoriale delle edizioni Unicopli.”,”LABD-069″
“LABRIOLA Antonio”,”Socialism and Philosophy.”,”LABRIOLA Antonio”,”LABD-072″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS”,”Carteggio V. 1899-1904.”,”LABRIOLA Antonio I nuclei più consistenti di lettere sono a Croce, Karl e Luise Kautsky, Carlo Fiorilli, Luigi Morandi, Alberto Franz Labriola. Vi sono comprese 61 lettere inedite (tra cui quelle a Antonio Fratti, Giuseppe Canepa, Jean Longuet, Adolfo Venturi, Ettore Ferrari) “”Caro amico, Mi congratulo per il bel n. 23 che la Neue Zeit (1) ha dedicato alla memoria di Marx. Mi trovo quasi del tutto d’accordo con l’interpretazione lì sostenuta del momento attuale: solo che, per buoni motivi, mi sento un po’ più pessimista riguardo alla terza crisi del marxismo, specialmente per quel che concerne i paesi latini. Ti mando un pezzo dell’Avanti! di oggi, perché tu veda quali cose curiose si possono scrivere su Marx. Vergognoso!”” (A. Labriola a K. Kautsky, 14 marzo 1903) [in Antonio Labriola, Carteggio V. 1899-1904, 2006] [(1) La Neue Zeit del 2 marzo 1903 (1902-03, Bd. 1, Nr. 23) conteneva i seguenti articoli: [F. Mehring] Karl Marx, pp. 705-710; K. Marx, Einleitung zu einer Kritik der politischen Oekonomie, pp. 710-718 (è la “”Introduzione”” del 1857, la cui pubblicazione sarà completata nei N.rn 24, pp. 741-745, e 25, pp. 772-781); F.A. Sorge, Zum 14 März, pp. 719-723]”,”LABD-074″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Franco SBARBERI”,”Opere.”,”LABRIOLA Antonio “”Quando il ‘Manifesto’ dichiarava, che tutta la storia fosse finora consistita nelle lotte di classe, e che in queste fu la ragione di tutte le rivoluzioni, come anche il motivo dei regressi, esso faceva due cose ad un tempo. Dava al comunismo gli elementi di una nuova dottrina, e ai comunisti il filo conduttore per ravvisare nelle intricate vicende della vita politica, le condizioni del sottostante movimento economico.”” [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto…][in Antonio Labriola, Opere, 1972] (pag 238) “”A undici anni dalla pubblicazione del ‘Manifesto’, Marx racchiudeva in chiara e trasparente formula i principi direttivi della interpretazione materialistica della storia; e ciò nella prefazione ad un libro, che è il prodromo del ‘Capitale’. Ecco riprodotto il brano: “”Il primo lavoro da me intrapreso, per risolvere i dubbi che mi assediavano, fu quello di una revisione critica della ‘Filosofia del diritto’ di Hegel; del quale lavoro apparve la prefazione nei “”Deutsch-Französische Jahrbücher”” pubblicati a Parigi nel 1844. La mia ricerca mise capo in questo resultato: che i rapporti giuridici e le forme politiche dello stato non possono intendersi, né per se stessi, né per mezzo del così detto sviluppo generale dello spirito umano; ma anzi hanno radice nei rapporti materiali della vita, il cui complesso Hegel raccoglieva sotto al nome di ‘società civile’, secondo l’uso dei francesi ed inglesi del secolo decimottavo; e che inoltre l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica. Le ricerche intorno a questa, dopo cominciatele a Parigi, io le continuai a Bruxelles, dove ero emigrato per l’ordine di sfratto avuto dal signor Guizot. Il resultato generale che n’ebbi, e che, una volta ottenuto, mi valse come di filo conduttore dei miei studi, può essere formulato come segue: ‘nella produzione sociale della loro vita gli uomini entran fra loro in rapporti determinati, necessari ed indipendenti dal loro arbitrio, cioè in rapporti di produzione, i quali corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle materiali forze di produzione. L’insieme di tali rapporti costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale, su la quale si eleva una soprastruzione politica e giuridica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali della coscienza. La maniera della produzione della vita materiale determina innanzi e soprattutto il processo sociale, politico e intellettuale della vita. Non è la coscienza dell’uomo che determina il suo essere, ma è all’incontro il suo essere sociale che determina la sua coscienza. A un determinato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società si trovano in contraddizione coi preesistenti rapporti della produzione (cioè coi rapporti della proprietà, il che è l’equivalente giuridico di tale espressione), dentro dei quali esse forze per l’innanzi s’eran mosse. Questi rapporti della produzione, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro impedimenti. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale”” (…)””. [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto…][in Antonio Labriola, Opere, 1972] (pag 239-240)”,”LABD-075″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Antonio A. SANTUCCI”,”Epistolario, 1890-1895. Volume II.”,”Alcune lettere sono inedite “”E. Sig, Tra qualche giorno devo informarla di cosa di una ‘certa importanza’. Non si abbia a male di ricevere una lettera, che verrà a turbare il suo lavoro. Mi affretto intanto a richiamare la sua attenzione sul voto veramente ‘osceno’ alla Camera italiana di ieri sera (1) (v. ‘Tribuna’ 25). E’ il colmo dell’impudenza. Ho l’animo tutto rivolto alle elezioni di Germania. Il successo è non solo grande ma sicuro: e non si torna più indietro. Manca una sola cosa al quadro: la figura di Marx ancor vivo, che verifichi di persona con lei 50 anni di storia pensata prima che fatta. Aff. ((1) Nel quadro dell’inchiesta sugli scandali bancari, la proposta di Cavallotti che chiedeva il rinvio del dibattito parlamentare sul riordinamento degli istituti di emissione e di credito, era stata fatta cadere con il voto di 28 deputati della sinistra) [Antonio Labriola a Friedrich Engels 6 giugno 1892] [Antonio Labriola, Epistolario, 1890-1895, 1983] (pag 421)”,”LABD-078″
“LABRIOLA Antonio”,”Discorrendo di socialismo e di filosofia.”,”””‘A quoi bon’ questo ‘post-scriputm?’ dirà forse il lettore. Ecco qua: io non sono il paladino di Marx, ammetto tutte le critiche, sono io stesso in tutto ciò che dico un critico, non smentisco la sentenza: ‘comprendere è superare’; – ma mi conviene pur d’aggiungere, che ‘superare è aver compreso'””. (pag 168)”,”SOCx-226″
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico e altri scritti.”,”LABRIOLA Antonio Articolo di Filippo Turati pubblicato su Critica sociale in occasione della morte di Antonio Labriola. “”Ma intendo dire di quegli uomini, che nel gergo vano ed orgoglioso della letteratura borghese sarebber detti oscuri: – di quel calzolario Bauer, di quei sarti Lessner ed Eccarius, di quel miniaturista Pfänder, di quell’orologiaio Moll, di quel Lochner, o come altro si chiamino quei che primi iniziarono consapevolmente il nostro movimento. Sta come indice della loro apparizione il motto: ‘Proletarii di tutto il mondo, unitevi’. Sta come resultato dell’opera loro: ‘il passaggio del socialismo dall’utopia alla scienza’. La sopravvivenza dell’istinto loro e del loro primitivo impulso nell’opera nostra dell’oggi, è il titolo indimenticabile, che quei precursori si acquistarono alla gratitudine di tutti i socialisti. Come italiano ritorno io tanto più volentieri su questo primo inizio del socialismo moderno, perché, per la mia parte almeno, non rimanga senza effetto un recente monito dell’Engels: “”E così la scoverta, che, sempre a da per tutto, le condizioni e gli accadimenti politici trovino la loro spiegazione nelle rispettive condizioni economiche, non sarebbe stata punto fatta da Marx nell’anno 1845, ma anzi dal signor Loria nel 1886. Per lo meno egli è riuscito ad imporre tale credenza ai suoi concittadini, e da che il suo libro fu tradotto in Francia, anche ad alcuni francesi, e può ora andare attorno per l’Italia tronfio e pettoruto, come scovritore di una teoria che fa epoca; finché i socialisti del suo paese non trovino il tempo di strappare all’illustre Loria le rubate penne di pavone”” (Nella prefazione al terzo volume del ‘Capitale’ di Marx, Hamburg 1894, pp. XIX-XX. La data del 1845 si riferisce principalmente al libro: ‘Die heilige Familie’, Frankfurt 1845, che scrissero in collaborazione Marx ed Engels. Quel libro occorre innanzi tutto di leggere, se si vuole intendere la originazione teorica del materialismo storico)””. (pag 47-48) [Antonio Labriola, Del materialismo storico e altri scritti, 2004]”,”LABD-080″
“LABRIOLA Antonio a cura di Luciano CAFAGNA”,”Democrazia e socialismo in Italia.”,”appendice: notizie di alcune conferenze di Antonio LABRIOLA: tentativi conciliazione, patria e socialismo”,”MITS-094″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Stefano MICCOLIS e Alessandro SAVORELLI”,”Da un secolo all’altro, 1897-1903.”,”Comitato scientifico: Fulvio TESSITORE Luigi PINZO Mario AGRIMI Gian Mario BRAVO Alberto BURGIO Giuseppe CACCIATORE Beatrice CENTI Claudio CESA Michele CILIBERTO Luigi CORTESI Girolamo COTRONEO Angelo D’ORSI Giuseppe GALASSO Pasquale GUARAGNELLA Guido LIGUORI Stefano MICCOLIS Alberto POSTIGLIOLA Gennaro SASSO Alessandro SAVORELLI Nicola SICILIANI DE CUMIS Gabriele TURI Giuseppe VACCA Ignazio VOLPICELLI Aldo ZANARDO ‘Il Positivismo, dalle sue origini è stato sempre alle calcagna del socialismo. Ideologicamente le due cose nacquero, quasi ad un tempo, nella mente indistintamente geniale di Saint-Simon. Furono come il complemento, per antitesi, dei principii della ‘Rivoluzione’. La opposizione fra i due termini si venne svolgendo nella variopinta discendenza Saint-simoniana; e a un certo punto il Comte divenne il rappresentante della reazione (‘aristocratica’, direbbe il Masaryk), che dispensa agli uomini, nel quadro fisso del sistema, il posto e la destinazione, in nome della scienza ‘classificativa’ ed onnisciente. A misura che il socialismo è diventato la coscienza della lotta di classe per entro all’orbita della produzione capitalistica, e a misura che la sociologia, più volte mal tentata, s’è venuta consolidando nel materialismo storico, il ‘Positivismo’, da erede infedele dello spirito rivoluzionario, s’è chiuso nell’orgoglio della sovraeminente classificazione delle scienze, che disprezza il concetto materialistico della scienza stessa, come di cosa mutabilmente consona al variare delle condizioni pratiche, ossia del ‘lavoro’. Masaryk è un uomo troppo modesto per rimettere in iscena il papato scientifico del Comte, ma è abbastanza professore per credere ancora alla ‘Weltanschauung’, come a un qualcosa di sovrastante alla questione sociale degli ‘umili lavoratori’. Giratela e voltatela quanto e come volete, c’è nel professore un che sempre del prete, che crea l’iddio che poi adora, sia esso il feticcio, o l’ostia consacrata.”” ((in) ‘A proposito della crisi del marxismo’, Roma, 18 giugno 1899) (pag 64)”,”LABD-083″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Aldo ZANARDO”,”Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900.”,”””Dei temi non direttamente italiani sui quali questa prima parte del carteggio richiama l’attenzione i più importanti sono forse alcuni problemi internazionali del movimento socialista, e precisamente, per usare un’espressione di Labriola, cosa sia e in quali atti e legami debba consistere l”internazionalità socialistica’. Questa, a giudizio di Labriola, non può limitarsi allo scambio di indirizzi di saluti e auguri in occasione dei congressi. Essa significa intanto, nella sua forma più elementare, dare informazioni precise sull’Italia e dare, per quanto riguarda il partito, informazioni non propagandistiche ma aderenti alla realtà, critiche, atte ad orientare effettivamente i movimenti socialisti stranieri, anche se private e riservate come, Labriola lo sottolinea più volte, è giusto che sia quando gli avversari sono ancora tanti, quando il movimento non è ancora così forte da potersi permettere la pubblicità delle critiche e quando si tratta pur sempre di deficienze che saranno superate. Significa poi istituire, sotto l’alleanza o l’ostilità reciproca dei governi e delle classi borghesi, una solidarietà proletaria: saper resistere alle tendenze nazionalistiche, che sono un cedimento verso la propria borghesia, e saper esprimere in qualche modo il proprio appoggio nei momenti critici al movimento popolare e operaio degli altri paesi. In tale quadro si collocano le critiche di Labriola alle esitazioni e al silenzio del partito operaio francese di fronte ai fatti di Aigues-Mortes, le critiche all’autosufficienza dei partiti socialisti francese e tedesco, le offerte di denaro per gli scioperanti di Carmaux o le vittime di Falkenau e Ostrau, il sollecitare a tedeschi e ad austriaci e a quasi tutti i partiti socialisti europei manifestazioni di solidarietà per i Fasci siciliani. Altra questione importante che tocca il problema dell’internazionalità è quella dell’emigrazione operaia italiana e della funzione di massa di manovra per il contenimento dei salari che essa si trovava ad assolvere. Labriola si adopera perché i partiti socialdemocratici dei paesi ospitanti l’emigrazione aiutino la tendenza all’associazione di questi gruppi di lavoratori italiani e contribuiscano alla loro presa di coscienza sindacale e socialista. Occorrerebbe creare – è la conclusione di Labriola, una conclusione che esprime chiaramente la sua concezione pluralistica dell’unità del movimento socialista internazionale – un organo internazionale del socialismo. Si tratta in sostanza di riuscire a fare in forma sistematica e multilaterale, non più solo personale, ciò che Labriola cercava di fare con la sua corrispondenza, e ciò che soprattutto faceva, con i libri, con gli articoli, con le lettere, il “”cervello internazionale”” Engels”” [Aldo Zanardo, Introduzione] [(in) [Antonio Labriola, a cura di Aldo Zanardo, Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900, 1963] (pag 423) “”Fino ad ora la parola di un Italiano non poteva essere che modesta, anzi modestissima, nei rapporti del socialismo internazionale. Tutto al più avea valor di convincimento personale, o di promessa e di speranza da parte di pochi precursori liberamente e spontaneamente associati. Mancava il fermento della massa proletaria, che risultasse dal sentimento di una determinata situazione economica. Ora ciò è cambiato. Coi tristi casi di Sicilia il proletariato è venuto su la scena. Questa è la prima volta in Italia, che il proletariato, con la coscienza di classe oppressa e con la tendenza al socialismo, sè trovato di fronte alla borghesia. Alla prima mossa è succeduta rapida la repressione. Ma ciò non rimarrà senza effetto. Gli stessi errori commessi serviranno di ammaestramento. La stessa borghesia, che per difendersi ha bisogno di reprimere, fa da maestra. D’ora innanzi non ci sarà che progresso. Il socialismo, come forza impulsiva, investirà la massa proletaria. Cinquanta anni fa C. Marx ha detto (ripeto il senso, non le parole), che non importa di guardare a quello che il singolo pensa o dice, né a quello che tutti i proletari pensano o dicono, ma a quello a cui i proletarii sono necessariamente portati dalla loro stessa situazione. L’Italia di ora conferma. Antonio Labriola, Roma, 10 aprile 1894 (4)”” [Antonio Labriola, a cura di Aldo Zanardo, Lettere di Antonio Labriola a L. Mariano e J. Guesde, a V. Adler e W. Ellenbogen, a G.V. Plechanov, 1892-1900, Annali Feltrinelli 1962, edizione 1963] [(4) Questo breve scritto di Labriola fu pubblicato col titolo ‘Da una lettera di un compagno italiano’ nell”Arbeiterzeitung’ del 24 aprile 1894, n. 33. In italiano è stato riprodotto in E. Ragionieri, op. cit., p. 340] (pag 450-451)”,”LABD-086″
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895)”,” “”Di qui comincia il socialismo strettamente moderno. Qui è la linea di delimitazione da tutto il resto. La ‘Lega dei Comunisti’ era divenuta tale, dopo d’essere stata ‘Lega dei Giusti’; e questa alla sua volta s’era gradatamente specificata, per chiara coscienza d’intenti proletarii, dalla lega generica dei profughi, ossia degli ‘sbanditi’. Come tipo, che rechi in sè quasi in disegno embrionale la forma d’ogni ulteriore movimento socialistico e proletario, essa avea attraversato le varie fasi della cospirazione e del socialismo ‘egalitario’. Avea metafisicato con Grün, e utopizzato con Weitling. Avendo sua sede principale a Londra, s’era affiatata, rifluendo in piccola parte sopra di esso, col movimento ‘cartista’; il quale esemplificava nel suo carattere saltuario, perchè di primo esperimento, e punto premeditato, perchè più di cospirazione o di setta, la dura e faticosa formazione del partito vero e proprio della politica proletaria. La tendenza al socialismo non giunse a maturità nel ‘Cartismo’, se non quando il moto suo fu promosso a fallire, e di fatti fallì (indimenticabili voi, Jones ed Harney!). La ‘Lega’ fiutava da per tutto la rivoluzione, e perchè la cosa era nell’aria, e perchè il suo istinto e il suo metodo d’informazioni a ciò portava: e, mentre la rivoluzione effettivamente scoppiava, essa si fornì nella nuova dottrina del Manifesto di un istrumento di orientazione, che era in pari tempo un’arma di combattimento. Già di fatti internazionale, parte per la qualità e origine varia dei membri suoi, ma assai più ancora per l’istinto e per la vocazione che erano in tutti loro, essa venne a prender posto nel movimento generale della vita politica, qual precorrimento chiaro e preciso di tutto ciò che ora può ragionevolmente dirsi socialismo moderno; se cotal parola di ‘moderno’ non deve esprimere una semplice data di cronologia estrinseca, ma anzi un indice del processo interno, ossia morfologico della società”” (pag 12-13) [Antonio Labriola, In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895), Roma, 1902] volume con carta in cattive condizioni ‘Intendere è superare’ (Hegel) (pag 70)”,”LABD-090″
“LABRIOLA Antonio”,”Fra Dolcino.”,”Alessandro Savorelli ha ritrovato nelle carte di Labriola appunti inediti delle lezioni da lui tenute all’Università di Roma su Fra Dolcino. “”Nelle lezioni sugli antecedenti storici del socialismo Labriola aveva fatto ricorso a ‘La guerra dei contadini in Germania’ di Friedrich Engels (1850), dove peraltro Dolcino non era nominato, ma lo stimolo più diretto gli venne dalla pubblicazione, nel 1895, del primo volume dei ‘Precursori del socialismo’ di Karl Kautsky, nel cui terzo capitolo («Il comunismo ereticale in Italia e nelle Francia meridionale») si discuteva di Dolcino e degli Apostolici. Nello stesso anno ne trattò estesamente anche Adolph Hausrath, docente di esegesi neotestamentaria e storia della Chiesa a Heildeberg, nel terzo volume dei ‘Riformatori medievali’, un testo più aggiornato rispetto alla precedente bibliografia sull’argomento, ma poco noto in Italia, che Labriola utilizzerà sistematicamente, traducendolo qua e là alla lettera, nei due corsi universitari (6). Labriola, come Kautsky, non ebbe dubbi sull’interpretazione del moto degli Apostolici in rapporto a lotte di carattere sociale: tesi che, più in generale quanto alle eresie medievali e nella fattispecie al caso di Dolcino, la critica moderna ha poi variamente contestato, sostenendo la «preminenza» del «piano ecclesiastico-religioso» sui «meno evidenti conflitti socioeconomici» (7) e ridimensionando l’evento da consapevole progetto insurrezionale a tragico epilogo di ua crociata repressiva (8). L’esiguità dei riferimenti a Dolcino nel ‘Discorrendo’ ha talvolta autorizzato una superficiale sovrapposizione con le tesi di Kautsky (9). Ma le lezioni mostrano una notevole indipendenza di Labriola in punti decisivi: la sua trattazione si sforza quanto meno di sfuggire a un’applicazione dogmatica del materialismo storico, esposto, nella considerazione della storia come «una illazione logica» dalle «condizioni economiche» e dai rapporti «delle classi», al rischio massimo – maggiore che nelle altre scuole di pensiero – di «degenerare in determinismo». Kautsky e Labriola, premettono al racconto un diverso quadro della situazione sociale, economica e politica dell’Italia fra Due e Trecento. Per il primo lo sfondo sociale ed economico della rivolta è dato dall’acuirsi del conflitto tra contadini e signori feudali, e Dolcino avrebbe tentato nelle campagne del Novarese di dar via a una vera e propria insurrezione tesa a realizzare un esperimento comunista ed una generale riforma della società. Il progetto cadde per la limitatezza delle vedute di classe delle plebi rurali, rispetto alle quali quel programma, benché utopico, sarebbe stato politicamente più avanzato (10). La tesi di Labriola è più sfumata: a suo dire, sulla scia di autori come Samuel Sugenheim e Heinrich Leo, sono le trasformazioni in atto nelle campagne a seguito del crescente controllo della proprietà ‘borghese’ e l’abolizione della servitù personale, a creare i presupposti della formazione di un «enorme prorletariato di campagna», una nuova classe di «straccioni ai quali il nuovissimo evangelo era diretto». Frammenti di ceti o «detriti» non integrati, «disoccupati», emigranti, alimento dell’economia cittadina, delle milizie mercenarie e delle sette, allo stesso francescanesimo, «specie nelle sue manifestazioni ereticali»: più che una ‘jacquerie’, della quale non sussistevano le condizioni, la sollevazione di una disgregata «opposizione plebea», formata da «declassés» esposti alle suggestioni della propaganda chiliastica e antigerarchica, fu il risultato di un’economia agraria «precocemente modernizzata» (11). Tutta la prima parte del corso è dedicata ad argomentare questa tesi. Dolcino fallì, secondo Labriola, non per essere un’avanguardia, come riteneva Kautsky, ma perché ben altre forze, e non le rivolte agrarie o il fragile miraggio profetico degli apostolici, stavano minando l’arcaico sistema feudale e il dispotismo ecclesiastico: la «borghesia nascente» dei comuni, col suo impetuoso sviluppo protocapitalistico, la moderna monarchia francese, con Filippo il Bello, l’«intelletto diventato prosaico» e una politica ormai profanizzata: sì che qualche decennio dopo anche il moto dei Ciompi non avrà «più carattere religioso», anzi sarà «ateo nella sua punta estrema». Prescindendo dalla sua verosimiglianza, c’era in questa ricostruzione una non irrilevante lezione di metodo: la storia delle rivolte premoderne non poteva farsi – caso per caso – senza il presupposto dello sviluppo diseguale del capitalismo nei vari paesi, che certi generici schemi morfologici del materialismo storico non rappresentavano correttamente. Da qui anche la critica a Marx (l’«errore del ‘Manifesto dei Comunisti’» sull’origine della borghesia medievale) e l’esplicita denuncia del dogmatismo dei «volgari ‘marxisti’», ripetitori meccanici delle formule del ‘Capitale'”” (pag 7-9) [dall’introduzione di Alessandro Savorelli] [(in) Antonio Labriola, ‘Fra Dolcino’, Pisa, 2013] [(6) K. Kautsky, ‘Die Vorläufer des neueren Sozialismus, I, 1. Von Plato bis zu den Wiedertäufern’, Stuttgart, Dietz, 1895, pp. 148-63; A. Hausrath, ‘Die Arnoldisten (Weltverbesserer im Mittelalter’, Bd. 3), Leipzig, Breitkopf u. Härtel 1895, pp. 279-387. Per il testo di F. Engels, ‘Der deutsche Bauernkrieg’, vd. Mega, I/10, Berlin, Dietz, 1977, pp. 377-443; (7) G.G. Merlo, ‘Fra Dolcino e i movimenti di rivolta contadini’, in ‘La crisi del sistema comunale’, Milano, Teti, 1982, p. 291 (ma vd. anche Id., ‘Eretici ed eresie medievali’, Bologna, Il Mulino, 1989, pp. 119-28); (8) La posizione più intransigente nei confronti delle letture ‘sociologiche’ è quella di R. Orioli, ‘Venit perfidus heresiarcha’. Il movimento apostolico-dolciniano dal 1260 al 1307′, Roma, Ist. storico itailano per il Medio Evo, 1988, passim, ed Id., ‘Fra Dolcino; nascita, vita e morte di un’eresia medievale’, Novara, Europia 1992 (2); pp. 33-4. Una ripresa del tema in chiave marxista aveva tentato B. Töpfer, ‘Il regno del futuro della libertà. Lo sviluppo delle speranze millenaristiche nel Medioevo contrale’, Genova, Marietti, 1992, ma si vedano anche G. Barone, ‘Le componenti religiose delle rivolte’, in ‘Rivolte urbane e rivolte contadine nell’Europa del Trecento. Un confronto’, a cura di M. Bourin, G. Cherubini e G. Pinto, Firenze, University Press, 2008, pp. 323-36; e C. Mornese, ‘Eresia dolciniana e resistenza montanara’, Roma, Derive Approdi 2002, che, come il gruppo di autori raccolti attorno alla “”Rivista dolciniana”” (dal 1994), sposta l’accento sulla specificità dei rapporti sociali dell’area valsesiana negli anni della rivolta; (9) Come in Orioli, ‘Venit perfidus heresiarcha’, pp. 217-8, che, menzionando di seconda mano l’edizione del 1921 del ‘Vorläufer’, cade nell’equivoco di attribuire anacronisticamente a Kautsky un «tentativo di concretizzare il pensiero del Labriola». Assai più equilibrato il giudizio di Miccoli, ‘Note sulla fortuna’, pp. 255-9; (10) Kautsky, ‘Die Vorläufer’, pp. 153-60; (11) L’appartenenza dei docininani a strati infimi della plebe rurale è oggi messa in discussione, sulla base di dati emersi dai documenti dei processi agli Apostolici (vd. per es. Merlo, ‘Eretici ed eresie medievali’, p. 124)]”,”LABD-104″
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del manifesto dei comunisti. E traduzione di: Marx-Engels, Manifesto del partito comunista.”,”””In questa prima fase sono le premesse di tutta la società capitalistica, come Marx avvertì in una nota al primo volume del ‘Capitale’ (). Questa prima fase, che raggiunse la sua forma perfetta nei Comuni Italiani, è la preistoria di quella accumulazione capitalistica, che Marx studiò con tanta evidenza di particolari nella serie chiara e compiuta della evoluzione dell’Inghilterra. Ma di ciò basta. I proletarii non possono mirare che all’avvenire. Ai socialisti scientifici preme innanzi tutto il presente, come quello in cui spontaneamente si sviluppano e maturano le condizioni dell’avvenire. La conoscenza del passato giova ed interessa praticamente, solo in quanto essa può dar luce e orientazione critica a spiegarsi il presente. Per ora basta che i comunisti critici, già cinquanta anni fa, abbiano escogitato e ritrovato gli elementi primissimi della nuova e definitiva filosofia della storia. A breve andare tale intendimento s’imporrà per la provata impossibilità di pensare il contrario: e la scoperta parrà l’uovo di Colombo. E forse prima che una schiera di dotti usi ed applichi tale concezione estesamente, plasmandola, cioè, nel racconto continuativo di tutta la storia, i successi del proletariato saranno tali, che l’epoca borghese parrà a tutti superabile, perché prossima ad esser superata. ‘Intendere è superare’ (Hegel)”” [Antonio, Labriola, In memoria del manifesto dei comunisti’, Roma, 1978] [() Nota 189 a pag. 682 della quarta ed. tedesca. Corrisponde a pag. 315 della trad. francese]”,”LABD-107″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Luca BASILE e Lorenzo STEARDO”,”Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell’educazione. Una risposta alla prolusione di Zeller – Della relazione della Chiesa allo Stato – Origine e natura delle passioni secondo l’Etica di Spinoza – La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone ed Aristotele – Della libertà morale – Morale e religione – Del concetto della libertà – Dell’insegnamento della storia – Lezioni di pedagogia – I problemi della filosofia della storia – Del socialismo – Saggi intorno alla concezione materialistica della storia – Al Comitato per la commemorazione di Giordano Bruno in Pisa – Giordano Bruno – L’Università della libertà della scienza – A proposito del libro di Bernstein – Da un secolo all’altro – Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico.”,”Luca Basile (La Spezia, 1980) si è laureato all’Università di Pisa e addottorato in Filosofia e teorie sociali contemporanee presso l’Università di Bari. Lorenzo Steardo (La Spezia, 1982) ha studiato all’Università e alla Scuola Normale di Pisa- Biagio De Giovanni (Napoli, 1931) ha insegnato Filosofia del diritto, Filosofia morale e Storia delle dottrine politiche negli atenei di Bari, Salerno e Napoli. Antonio Labriola (Cassino 1843 – Roma 1904) si forma alla scuola di Bertrando Spaventa. Docente, pubblicista ed esperto di educazione, filosofo italiano che ha recepito tra i primi l’opera di Marx. Fu il principale corrispondente italiano di Engels, interlocutore di Sorel, Bernstein, Kautsky e del giovane Croce. Del materialismo storico (pag 1359-1360) “”Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologisti e degli individualisti, e al tempo stesso elimina l’eclettismo dei narratori empirici. Innanzi tutto il ‘factum’. Che quel determinato Cesare, che fu Napoleone, nascesse l’anno tale, facesse tal carriera, e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio; – tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose, che spingeva la nuova classe, padrona del campo, a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare, al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico-militare. L’uomo, o gli uomini adatti bisognava pur trovarli. Ma, che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo, ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all’impresa, e non un povero Monk, o un ridicolo Boulanger (32). E da questo punto in poi l’accidente cessa di essere accidente; appunto perché è quella determinata persona che dà l’impronta e la fisionomia agli avvenimenti, nel modo, e per il modo come si svolsero. Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi, su i contrasti, su le lotte, su le guerre, spiega l’influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni. Cotesti uomini non sono, né un accidente trascurabile del meccanismo sociale, né dei miracolosi creatori di ciò che la società, senza di loro, non avrebbe fatto in nessun modo. Gli è l’intreccio stesso delle condizioni antitetiche, il quale fa che determinati individui, o geniali, o eroici, o fortunati, o malvagi, sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva. Mentre gl’interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione, che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano, a muovere l’ingranaggio politico occorre l’individuale coscienza di una determinata persona. Le antitesi sociali, le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile, dànno alla storia, specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti, il carattere del dramma. Questo dramma si ripete nei rapporti da comunità a comunità, da nazione a nazione, da stato a stato, perché le interne disuguaglianze, concorrendo con le differenziazioni esterne, han prodotto e producono tutto il moto delle guerre, delle conquiste, dei trattati, delle colonizzazioni e così via. In questo dramma apparvero sempre come condottieri delle società gli uomini che si chiamano eminenti, o grandi, e dalla presenza loro l’empirismo ha argomentato, che essi fossero i principali autori della storia stessa. Ricondurre la spiegazione del loro apparire alle cause generali e alla condizioni comuni della struttura sociale, è cosa che perfettamente armonizza coi dati della nostra dottrina; ma provarsi ad eliminarli, come volentieri farebbero certi affettati oggettivisti del sociologismo, gli è una vera fatuità. E in conclusione, il seguace del materialismo storico, che si metta ad esporre e a raccontare, non dee far ciò schematizzando. La storia è sempre determinata, configurata, infinitamente accidentata e variopinta. Essa ha combinatoria e prospettiva. Non basta di avere eliminato preventivamente il presupposto dei fattori; perché chi narra si trova di continuo a fronte di cose, che paiono disparate, indipendenti, e per sé stanti. Cogliere l’insieme come insieme, e scorgervi i rapporti continuativi di serrati accadimenti, ecco la difficoltà”” [Antonio Labriola, ‘Del materialismo storico’, seconda edizione 1902] [(in) Antonio Labriola, ‘Tutti gli scritti filosofici e di teoria dell’educazione’, Milano, 2014] [(32) Accomunati in verità solo dalla brillante carriera militare, e dalla tendenza a servirsene in modo disinvolto per i propri fini politici e interessi personali, i due personaggi evocati da Labriola si collocano in contesti storici ben diversi. Ufficiale inglese, fedele alla Corona, George Monk (1608-1670) non esitò a combattere al fianco di Oliver Cromwell in Scozia e nella guerra anglo-olandese per poi tornare a servire nuovamente il re, Carlo II, dopo la restaurazione della monarchia. Fu proprio per i servigi prestati al nuovo monarca che Monk ottenne il titolo di duca di Albermarle ed una cospicua pensione. Figura d’attualità ai tempi di Labriola, il generale francese Georges Boulanger (1837-1891) seppe far leva sul desiderio di riscatto anti-germanico: divenuto ministro della guerra nel 1886, nel 1887 dovette lasciare il governo ma non cessò di occupare la ribalta politica, ponendosi alla testa di un movimento populista, noto appunto come “”boulangismo””, capace di raccogliere, accanto a quelle dei militari, le simpatie di parte della destra e dei nostalgici bonapartisti. Ormai ad un passo dal colpo di Stato, nel gennaio del 1889 fu messo sotto accusa dal Parlamento e costretto alla fuga. Condannato in contumacia per alto tradimento, non fece più ritorno in Francia] (pag 1359-1360)”,”LABD-109″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”””Pensare è produrre. Imparare è produrre riproducendo. Noi non sappiamo bene e davvero, se non ciò che noi stessi siam capaci di produrre, pensando, lavorando, provando e riprovando; e sempre per virtù delle forze che ci son proprie, nel campo sociale e dall’angolo visuale in cui ci troviamo”” (pag 198) Contiene segnalibri manoscritti di RC”,”LABD-001-FC”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,”””Dicevo, qui poco innanzi, che la nostra dottrina obiettivizza, e in un certo senso ‘naturalizza’ la storia, invertendo la spiegazione dai dati alla prima evidenti delle volontà operanti a disegno, e delle ideazioni ausiliari all’opera, alle cause ed ai moventi del volere e dell’operare, per trovar poi la coordinazione di tali cause e moventi nei processi elementari della produzione dei mezzi immediati della vita. Ora in cotesto termine del ‘naturalizzare’ si cela per molti una forte seduzione a confondere queste ordine di problemi con un altro ordine di problemi; e, cioè, ad estendere alla storia le leggi e i modi del pensiero, che parvero già appropriati e convenienti allo studio ed alla spiegazione del mondo naturale in genere, e del mondo animale in ispecie. E perché il Darwinismo è riuscito ad espugnare, col principio del trasformismo della specie, l’ultima cittadella della fissità metafisica delle cose, onde poi gli organismi diventan per noi le fasi ed i momenti di una vera e propria ‘storia naturale’ (15), è parso a molti fosse ovvia e semplice impresa quella di assumere a spiegazione del divenire e del vivere umano storico i concetti, e i principii, e i modi di vedere cui venne subordinata la vita animale; che per le condizioni immediate della lotta per l’esistenza si svolge negli ambiti topografici della terra non modificati da opera di lavoro. Il ‘Darwinismo politico e sociale’ (16) ha invaso, a guisa di epidemia, per non breve corso di anni, le menti di parecchi ricercatori, e assai più degli avvocati e dei declamatori della sociologia, ed è venuto a riflettersi, quale abito di moda e qual corrente fraseologica, perfino nel linguaggio cotidiano dei politicanti”” [Antonio Labriola, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, Roma, 1972, note di Ascanio Cinquepalmi, introduzione di Giuseppe Bedeschi] [(15) E’ lo stesso concetto espresso da Marx nella Prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’ allorché scriveva: «Il mio punto di vista… considera ‘lo sviluppo della formazione economica della società’ come ‘processo di storia naturale’ (…)» (K. Marx, ‘Il Capitale’, Newton Compton ed., Roma, 1970, pag. 43). Labriola, peraltro, osserva anche che «la rivoluzione intellettuale, che ha condotto a considerare come assolutamente obiettivi i processi della storia umana è coeva e rispondente a quell’altra rivoluzione intellettuale, che è riuscita a storicizzare la natura fisica» (‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in ‘Saggi’, op. cit., pag. 208); (16) La polemica di Labriola si svolge sempre non contro la teoria darwiniana dell’evoluzionismo, cui anzi riconosce un’omogeneità metodologica con il marxismo (in questo stesso volume nel cap. V, pag. 67), ma contro quella sua deviazione «volgare» che tende all’applicazione immediata di quella teoria alla storia umana pretendendo di averne scoperto la legge universale (cfr. ‘In memoria del Manifesto dei Comunisti’, in ‘Saggi’, op. cit., pag. 19). Labriola in altri termini respinge l’ipotesi di una derivazione subordinata del materialismo storico dal darwinismo, cui arriva solo a riconoscere una sorta di affinità «analogica» con il marxismo. Labriola nelle critiche al darwinismo sociale riprende peraltro le conclusioni teoriche già acquisite dal marxismo della Seconda Internazionale. Su questo punto cfr. Ernesto Ragionieri: ‘Il marxismo e l’Internazionale’, Roma, 1968. Sullo sviluppo della polemica marxismo-darwinismo in Italia si confronti la discussione tra Turati e Ferrero sulla «Critica sociale», 1892 (II), n. 9, dal titolo ‘Carlo Marx ucciso da Carlo Darwin’] (pag 51-52)”,”LABD-004-FC”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,”””Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologi e degli individualisti, e al tempo stesso elimina l’eclettismo dei narratori empirici. Innanzi tutto il ‘factum’. Che quel determinato Cesare, che fu Napoleone, nascesse l’anno tale, facesse la tal carriera, e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio; – tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose, che spingeva la nuova classe, padrona del campo, a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare, al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico-militare. L’uomo, o gli uomini adatti bisognava pur trovarli. Ma, che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo, ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all’impresa, e non un povero Monk, o un ridicolo Boulanger (45). E da questo punto in poi l’accidente cessa di essere accidente; appunto perché è quella determinata persona che dà l’impronta e la fisionomia agli avvenimenti, nel modo, e per il modo come si svolsero. Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi, sui contrasti, su le lotte, su le guerre, spiega l’influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni. Cotesti uomini non sono, né un accidente trascurabile del meccanismo sociale, né dei miracolosi creatori di ciò che la società, senza di loro, non avrebbe fatto in nessun modo. Gli è l’intreccio stesso delle condizioni antitetiche, il quale fa che determinati individui, o geniali, o eroici, o fortunati, o malvagi, sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva. Mentre gl’interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione, che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano, a muovere l’ingranaggio politico occorre l’individuale coscienza di una determinata persona. Le antitesi sociali, le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile, dànno alla storia, specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti, il carattere del dramma”” (pag 142-143)”,”LABD-003-FV”
“LABRIOLA Antonio”,”L’ università e la libertà della scienza.”,”Discorso pronunciato da Labriola il 14 novembre 1896 all’ Università. Agli studenti Voi avete, senza dubbio, il diritto di discutere nei nostri insegnamenti la scienza che vi si rivela. Il discutere è condizione dell’apprendere; e la critica è la condizione d’ogni progresso. Ma per discutere, occorre d’aver già imparato. ‘La scienza è lavoro’, e il lavoro non è improvvisazione. Non vogliate aggiustar fede a quel ‘mito psicologico’ della ‘genialità’, che serve spesso a nascondere tanta ciarlataneria; e non vogliate credere al privilegio di razza, in fatto d’ingegno. Son queste le illusioni nelle quali si cullano i ‘decadenti’ e i ‘decaduti'””. Noi fummo l’una cosa e l’altra per secoli, e ora pare che basti. Io mi auguro che voi, discutendo e criticando, supererete noi, ossia questo periodo nostro. L’Italia ha bisogno di progredire materialmente, moralmente, intellettualmente. Io spero che voi vedrete un’Italia, nella quale l’atavistico assetto della cultura dei campi sarà soppiantato dall’introduzione delle macchine e dalle larghe applicazioni della chimica; e che vediate strappata ai corsi superiori dei fiumi, e forse alle onde del mare ed ai venti, la forza generatrice della elettricità, che sola può compensarci del carbon fossile che ci manca. (…)’] (pag 38-39)”,”LABD-004-FF”
“LABRIOLA Arturo”,”Spiegazioni a me stesso. Note personali e culturali.”,”Arturo Labriola nasce ad Acerra (Napoli) il 22/1/1873 da una famiglia di piccoli artigiani. Nel 1889 si iscrive a giurisprudenza a Napoli, laureandosi nel 1895. All’università si avvicina alla politica attiva militando prima nel movimento repubblicano e poi in quello socialista, si iscrive al PSI nel 1905 ed inizia a scrivere su l’Avanti e su Critica Sociale. Riparato in Svizzera nel 1898 per sfuggire ad una condanna inflittagli per aver organizzato a Napoli una manifestazione di protesta contro gli eccidi di Milano, passa poi in Francia ove entra in contatto con gli ambienti che sono sotto l’influenza della posizione di Sorel. Rientrato in Italia nel 1900, collabora al periodico napoletano La Propaganda. Si trasferisce a Milano dove fonda e dirige il periodico L’Avanguardia socialista, che diventa l’organo principale del sindacalismo rivoluzionario italiano. Nel 1906 torna a Napoli per insegnare Economia politica all’università. Dal 1906 al 1909 è condirettore, con Olivetti, del Quindicinale Pagine Libere. Espulso nel 1907 dal PSI, assume posizioni più moderate e distanti dal sindacalismo rivoluzionario. Favorevole all’impresa libica nel 1913 viene eletto deputato come ‘socialista indipendente’.”,”MITS-022-FL”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Davide BONDÌ e Alessandro SAVORELLI”,”Marx.”,” “”Tra il 10 e il 24 maggio 1893 Labriola inserì nel corso una biografia di Marx, che fu ripetuta nei due anni successivi con alcune integrazioni («ripigliato ’93-94 e ’94-95 con caratteristica generale», è annotato sulla pagina iniziale), cui seguì un breve schizzo della vita di Engels (lezione del 24 maggio 1893 (16)). Gli appunti degli uditori Alceste Della Seta e Alessandro Schiavi ne chiariscono qualche passaggio e attestano integrazioni estemporanee all’esile ‘scheletro’ del manoscritto originale. In una lezione del gennaio 1895, Labriola spiegherà che lo scopo di quei corsi era di stabilire come molti enunciati teorici di Marx trovassero riscontro nella sua «formazione subiettiva»: a) la filosofia del divenire, b) il passare dalle cose alle ideazioni, c) il comunismo (utopico), d) il rivol’gimento’ negli studii storici, e) il movimento proletario, f) l’incaglio dell’economia, g) la coscienza rivoluzionaria del 1818, h) la democrazia e le cause del suo insuccesso», ma soprattutto «la grande scuola intuitiva» della Rivoluzione francese, dalla quale «era nata, non solo una nuova intuizione sociale, ma una nuova concezione della storia» (17). «È comodo» – spiegava – «dire le idee sono il risultato della “”istituzioni””, ma ci vuole la individua manifestazione» (18). Da qui il senso delle biografie in generale, come avrebbe teorizzato nel capitolo XI del secondo ‘Saggio’ e più specificamente nel ‘Discorrendo’, chiarendo che per «intendere a pieno» gli scritti di Marx e di Engels «bisogna ricollegarli biograficamente; e in tale biografia è come la traccia e l’orma, e a volte l’indice e il riflesso della genesi del socialismo moderno. Chi cotesta genesi non è in grado di seguire, cercherà in quei frammenti ciò che non c’è, e non ci ha da essere: per es. delle risposte a tutti i quesiti che la scienza storica e la scienza sociale possano mai offrire nella loro vastità e varietà empirica, o una soluzione sommaria dei problemi pratici d’ogni tempo e d’ogni luogo» (19). In sintesi, ciò significava storicizzare l’opera di Marx, in rapporto con le concrete esperienze politiche ed intellettuali in cui era nata, onde non correre il rischio di trasformarla – e sarebbe avvenuto più volte – in un’enciclopedia o in un ‘vademecum’ pragmatico (20). L’intento di Labriola nello stilare la biografia era tuttavia anche quello di raccogliere dati su un personaggio di cui in Italia si sapeva poco, e quel poco era disseminato di errori e travisamenti. A tal fine, oltre che ai brevi lavori di Engels, egli attinse ampiamente, talora parafrasandola, alla compendiosa ‘Zur Orientierung über Marx’ Lebe und Entwicklungsgang’, contenuta nel volume di Georg Adler ‘Die Grundlagen der Karl Marx’schen Kritik der bestehenden Volkswirtschaft’ (21). Nonostante le critiche radicali di Adler al marxismo, che Labriola contestò con durezza, egli ricorse a quel testo per ricavarne informazioni altrimenti indisponibili per lui e, soprattutto, ampie citazioni dirette dalle opere giovanili di Marx – prima del ‘Manifesto’ – che non possedeva e che cercò faticosamente di procurarsi negli anni successivi, colmando le lacune nelle sue fonti”” (pag 8-10) [Introduzione di Alessandro Savorelli] [(in) Antonio Labriola, ‘Marx’, Edizioni della Normale di Pisa, Pisa, 2019] [(16) Basato sulla biografia di Engels scritta da Karl Kautsky ‘Friedrich Engels. Sein Leben, sein Wirken, seine Schriften’, mit Engels’ Portrait, Berlin, 1908(2) (1895), che era stata anticipata sullo “”Osterreichische Arbeitskalender”” del 1888; (17) Ms. 10.4, cc. 21 sgg; (18) Ms, 10.4, cc. 22-25; (19) SMS, Discorrendo, p. 183; (20) Come osservato da Marcello Musto, «in molte biografie di Marx» il racconto degli eventi «della sua esistenza è stato isolato dalla sua elaborazione teorica». M. Musto, ‘Karl Marx. Biografia intellettuale e politica, 1857-1883’, Torino 2018, p. IX; (21) AG, pp. 226-90. Quanto a Engels; cfr. ‘Karl Marx (1878), in MEGA, I/25, 1985, pp. 100-11; ‘Marx, Heinrich Karl (1892), in MEGA, I/32, 2010, pp. 182-8] Alessandro Savorelli Alessandro Savorelli, ricercatore presso la Scuola Normale di Pisa, allievo di E. Garin e C. Cesa, ha dedicato vari lavori alla cultura filosofica italiana tra Otto e Novecento, tra cui: Le carte Spaventa della Biblioteca Nazionale di Napoli (1980); Positivismo a Napoli. La metafisica critica di A. Angiulli (1990); L’aurea catena (2003). Ha curato di B. Spaventa: Esperienza e metafisica (1983), Lettera sulla dottrina di Bruno (con M. Rascaglia, 2000), La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea (2003); di A. Angiulli, Gli hegeliani e i positivisti in Italia ed altri scritti inediti (1992); di A. Labriola: Giordano Bruno. Scritti editi e inediti (2008), Da un secolo all’altro 1897-1903 (2012), entrambi con S. Miccolis; Tra Hegel e Spinoza (con A. Zanardo, 2015); di B. Croce: Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici (1998) e Saggio sullo Hegel (2006). Dal 1990 è redattore del «Giornale critico della filosofia italiana». (fonte Viella.it)”,”LABD-001-FGB”
“LABRIOLA Antonio”,”Fra Dolcino.”,”Alessandro Savorelli ha ritrovato nelle carte di Labriola appunti inediti delle lezioni da lui tenute all’Università di Roma su Fra Dolcino. “”Senza indulgere a certe semplificazioni di Kautsky ed Engels, Labriola mette alla prova la sua concezione dell’ideologia, che – nonostante evidente oscillazioni – è uno degli aspetti più originali della sua lettura del materialismo storico”” (pag 12, introduzione di A. Savorelli) [(15) G. Liguori, La concezione delle ideologia in Labriola e Gramsci’, in ‘Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte’, a cura di L. Punzo, Cassino, Edizioni dell’Università degli Studi, 2006, pag 394-416]”,”LABD-002-FGB”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Valentino GERRATANA e Augusto GUERRA”,”Saggi sul materialismo storico.”,”In appendice: ‘Post-scriptum all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘Prefazione all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘A proposito del libro di Bernstein’; ‘A proposito della crisi del marxismo’; ‘Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico’; ‘Da un secolo all’altro’ prefazione dei curatori, note appendice: ‘Post-scriptum all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘Prefazione all’edizione francese di «Discorrendo di socialismo e filosofia»’; ‘A proposito del libro di Bernstein’; ‘A proposito della crisi del marxismo’; ‘Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico’; ‘Da un secolo all’altro’; note, nota bio-bibliografica: I. Cronaca biografica; II. Scritti di Labriola. A. Scritti pubblicati dall’autore; B. Nuove edizioni, scritti inediti e raccolte, pubblicati dopo la morte dell’autore; C. Traduzioni; D. Epistolari; III. Scritti su Labriola. A. Saggi, articoli, testimonianze; B. Recensioni; C. Enciclopedie, manuali, repertori (pag 381-457); indice dei nomi; prima edizione Sulla lettura dei testi di Marx ed Engels “”Ed ora permettetemi di passare alla considerazione di certe cose prosaicamente piccole, ma che, come assi spesso accade delle cose piccole nelle faccende grosse del mondo, hanno assai peso nel fatto nostro. Gli scritti di Marx e di Engels – tanto per tornare a loro, che sono principalmente in causa – furon essi mai letti ‘per intero’ da nessuno, il quale si trovasse fuori della schiera dei prossimi amici ed adepti, e quindi, dei seguaci e degl’interpreti diretti degli autori stessi? Furono mai quegli scritti fatti ‘tutti’ oggetto di commento e di illustrazione, da gente che si trovasse fuori del campo, che s’è formato intorno alla tradizione della ‘deutsche Socialdemokratie’; nella quale impresa di lavoro applicativo ed esplicativo ha per anni primeggiato soprattutto la ‘Neue Zeit’, magazzino indispensabile delle dottrine del partito? Intorno a quegli scritti, in brevi parole, non si è formato, fuori che in Germania, ed anche ivi assai parzialmente, e qualche volta con modi non pienamente critici, ciò che i neologisti chiamano ambiente letterario. E poi la rarità di molti di quegli scritti, e anzi la irreperibilità di alcuni di essi! C’è molta gente al mondo, che abbia la pazienza di mettersi per degli anni, come toccò a me, alla ricerca di un esemplare della ‘Misère de la Philosophie’, che fu solo assai di recente ristampata a Parigi, o di quel singolare libro che è la ‘Heilige Familie’; e che sia disposta a durar più fatica per avere a disposizione un esemplare della ‘Neue Rheinische Zeitung’, di quella non tocchi, in condizioni ordinarie, a qualunque filologo o storico presentemente per leggere e studiare tutti i documenti dell’antico Egitto? A me, che pure ho una certa pratica alquanto notevole dei libri e del modo di ricercarli, non è toccata mai briga più fastidiosa di cotesta. Il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati! (1). Che meraviglia, dunque, se fuori dalla Germania, e quindi anche in Francia, e anzi in Francia segnatamente, molti e molti scrittori, e specie fra i pubblicisti, abbiano avuto la tentazione di ritrarre, o da critiche di avversarii, o da citazioni incidentali, o da frettolose illazioni ricavate da brani speciali, o da vaghi ricordi, gli elementi per foggiarsi un ‘Marxismo’ di loro invenzione e maniera? Tanto più, poi, che, col sorgere in Francia ed in Italia di partiti socialistici, che da più al meno sono in voce di rappresentare una esplicazione del Marxismo, il che pare a me invero designazione inesatta, ai letterati d’ogni maniera si offerse la comoda opportunità di credere o di far credere, che in ogni discorso di propagandista o di deputato, in ogni enunciato di programma, in ogni articolo di giornale, in ogni atto di partito, ci fosse come l’autentica e ortodossa rivelazione della nuova dottrina, esplicantesi nella nuova chiesa”” (pag 178-179) Antonio Labriola, Roma, 24 aprile ’97 ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’ (in) ‘Saggi sul materialismo storico’, Editori Riuniti, Roma, 1964] [(1) È assai di recente che Franz Mehring ha intrapresa la riproduzione di tutti gli scritti men noti di Marx e di Engels del periodo fra il ’40 e il ’50, e tra questi è riapparsa anche la ‘Heilige Familie. (Nota a questa ristampa) (8)]”,”LABD-006-FV”
“LABRIOLA Antonio”,”Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare.”,” Volume realizzato sotto la consulenza di Umberto Cerroni Le catastrofi singolari in cui tutto un modo precipita… “”Fatta eccezione di alcuni momenti critici, nei quali le classi sociali, per estrema incapacità a tenersi in una condizone di relativo equilibrio per adattamento, entrano in una più o meno prolungata crisi di anarchia; e fatta eccezione di quelle singolari catastrofi, nelle quali tutto un mondo precipita, come alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, o al dissolversi del Califfato: dacché c’è memoria di storia scritta, lo Stato apparisce, non solo come l’apice, e come il vertice della società, ma come il reggitore di essa. Il primo passo che il pensiero ingenuo abbia fatto in tale ordine di considerazioni consiste in questo enunciato: il reggitore è l”autore’. Fatta, inoltre, eccezione di certi brevi periodi di democrazia esercitata con la viva coscienza della sovranità popolare, come fu di alcune ‘città’ greche, e segnatamente di Atene, e di alcuni ‘comuni’ italiani, e specie di Firenze (quelle erano, però, di uomini liberi padroni di schiavi, questi furono di cittadini privilegiati sfruttanti il forestiero e la campagna), la società retta a stato fu sempre di una maggioranza messa in balia di una minoranza. Cosicché la maggiornaza degli uomini è apparsa nella storia come una massa retta, governata, guidata, sfruttata e maltrattata; o, per lo meno, qual variopinta conglomerazione d’interessi, che ‘alcuni pochi’ avessero da regolare, mantenendo in equilibrio le divergenze, per pressione o per compensazione. Di qui la necessità di un’arte di governo; e, come questa si fa prima di ogni altra cosa palese agli osservatori della vita collettiva, così era naturale, che la ‘politica’ apparisse come l’ ‘autrice’ dell’ordine sociale, e come l’indice della continuità nel succedersi delle forme storiche. Chi dice politica, dice attività, che fino ad un certo punto si conduce a disegno; cioè fino a che i calcoli non dian di cozzo in ignorate e inaspettate resistenze. Assumendo, per quel che suggeriva la imperfetta esperienza, ad autore della società lo Stato, e ad autrice dell’ordine sociale la politica, ne venia di conseguenza, che gli storici narratori o ragionatori fossero portati a riporre l’essenziale della storia nel succedersi delle forme, delle istituzioni e delle idee politiche”” (pag 102-103) [Antonio Labriola, ‘Del materialismo storico’, Newton Compton editori, Roma, 1975]”,”LABD-126″
“LABRIOLA Antonio, a cura di Franco SBARBERI”,”Scritti filosofici e politici. I.”,”Antonio Labriola nasce nel 1843 a Cassino da Francesco Saverio, insegnante di scuola media e Francesca Ponari. Compie nel 1861 gli studi inferiori nell’Abbazia di Montecassino e si trasferisce a Napoli per compiervi gli studi universitari nella facoltà di Lettere e Filosofia. Comincia a frequentare Antonio Tari e Bertrando Spaventa, amici paterni. Nel 1862 scrive la memoria Una risposta alla prolusione di Zeller, di impostazione hegeliano-spaventiana, respingendo la tesi di Zeller che auspicava un ritorno a Kant. Nel 1866 inizia lo studio di Feuerbach. Nel 1867 scrive la memoria La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele. Nel 1874 viene nominato professore straordinario di filosofia morale e pedagogia all’Università di Roma. Mel 1881 pubblica l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Nel 1890 aderisce al marxismo. Incomincia uno scambio epistolare con Engels che continua fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1895. Muore il 2 febbraioi 1904 a Roma.”,”LABD-003-FL”
“LABRIOLA Antonio, a cura di Nicola D’ANTUONO”,”Discorrendo di Socialismo e di Filosofia.”,”Antonio Labriola nasce nel 1843 a Cassino da Francesco Saverio, insegnante di scuola media e Francesca Ponari. Compie nel 1861 gli studi inferiori nell’Abbazia di Montecassino e si trasferisce a Napoli per compiervi gli studi universitari nella facoltà di Lettere e Filosofia. Comincia a frequentare Antonio Tari e Bertrando Spaventa, amici paterni. Nel 1862 scrive la memoria Una risposta alla prolusione di Zeller, di impostazione hegeliano-spaventiana, respingendo la tesi di Zeller che auspicava un ritorno a Kant. Nel 1866 inizia lo studio di Feuerbach. Nel 1867 scrive la memoria La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele. Nel 1874 viene nominato professore straordinario di filosofia morale e pedagogia all’Università di Roma. Mel 1881 pubblica l’Ordinamento della scuola popolare in diversi paesi. Nel 1890 aderisce al marxismo. Incomincia uno scambio epistolare con Engels che continua fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1895. Muore il 2 febbraioi 1904 a Roma. Nicola D’Antuono è professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea nella facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Chieti-Pescara, dove coordina un dottorato sull’area adriatica. Dirige, per l’editore Millennium, le Collane Modernità e Forme.”,”LABD-004-FL”
“LABRIOLA Antonio”,”In memoria del Manifesto dei comunisti. (1895)”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti “”A quanti furono comunisti ideologici, religiosi ed utopistici, o a dirittura profetici od apocalittici, parve sempre in passato, che il regno della giustizia, della eguaglianza e della felicità dovesse avere per teatro il mondo intero. Per ora la conquista del mondo la fa l’epoca dei civilizzati; cioè la società, che si regge su le antitesi delle classi, e su la dominazione di classe, nella forma della produzione borghese (il Giappone insegni!). La coesistenza di due nazioni in uno e medesimo stato, che fu già precisata dal divino Platone, si perpetua. L’acquisizione della Terra al comunismo non è cosa di domani. Ma più larghi si fanno i confini del mondo borghese, più popoli vi entrano, abbandonando o sorpassando le forme inferiori di produzione, ed ecco che più precise e sicure divengono le aspettazioni del comunismo: soprattutto perché decrescono, nel campo e nella gara della concorrenza, i deviatori della conquista e della colonizzazione. La ‘Internazionale dei Proletarii’, che era appena embrionale nella ‘Lega dei Comunisti’ di cinquanta anni fa, diventata oramai interoceanica, dice ed afferma intuitivamente ogni primo di Maggio, che i proletarii di tutto il mondo sono realmente e operosamente uniti. I prossimi o futuri sotterratori della borghesia, e i loro nipoti e pronipoti, ricorderanno in perpetuo la data del Manifesto dei Comunisti”” (Roma, 7 aprile 1895) (pag 71) [Antonio Labriola ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, Ermanno Loescher, Roma, 1902]”,”LABD-001-FAP”
“LABRIOLA Antonio a cura di Eugenio GARIN”,”La concezione materialistica della storia.”,”Antonio Labriola sulla ‘favola del diritto al lavoro’ “”Ma, dal giorno in cui apparve (la dottrina de ‘Il Manifesto dei comunisti’, febbraio 1848, ndr) essa fu la critica anticipata di quel ‘socialismus vulgaris’, che vegetò per l’Europa, e specialmente in Francia, dal Colpo di Stato all’apparizione della ‘Internazionale’, la quale del resto, nel breve periodo di sua vita, non ebbe tempo di vincerlo, di esaurirlo, di eliminarlo del tutto. Si alimentava cotesto socialismo volgare, quando non d’altro e di più sconnesso, principalmente delle dottrine e assai più dei paradossi di Proudhon, il quale, superato già da lungo tempo teoricamente da Marx (2), non fu praticamente battuto se non durante la Comune, quando i seguaci suoi, per la più salutare lezione delle cose, furon costretti a fare il contrario delle dottrine proprie e del maestro. Fin dal primo momento in cui apparve, questa nuova dottrina del comunismo, fu la critica implicita di ogni forma di ‘socialismo di stato’, da Louis Blanc a Lassalle. Il socialismo di stato, per quanto commisto allora a tendenze rivoluzionarie, si concentrava tutto nella favola, nell’Hokus Pokus, del ‘diritto al lavoro’. Questo è termine insidioso se implica domanda che si rivolga ad un governo, sia pure di borghesi rivoluzionarii. Questo è assurdo economico, se si ha in mente di sopprimere la variabile disoccupazione, che influisce sul variare dei salarii, ossia su le condizioni della concorrenza. Questo può essere artificio di politicanti, se è ripiego per sedare le turbolenze di una massa agitantesi di proletarii non organizzati. Questa è una superflua teoretica, per chi concepisca nettamente il corso di una rivoluzione vittoriosa del proletariato; la quale non può non avviare alla socializzazione dei mezzi di produzione, mediante la presa di possesso di questi: ossia non può non avviare alla forma economica, in cui non c’è né merce né salariato, e nella quale il diritto al lavoro e il dovere di lavorare fanno uno nella necessità comune a tutti che tutti lavorino. La favola del diritto al lavoro finì nella tragedia delle giornate di Giugno. La discussione parlamentare che se ne fece in seguito fu parodia. Il piagnucoloso e retorico Lamartine, quel grande uomo di occasione, avea avuto la opportunità di pronunciare l’ultima o la penultima delle sue celebrate frasi: «L’esperienza dei popoli sono le catastrofi»; e ciò bastava per l’ ‘ironia’ della storia”” (pag 23-24) [Antonio Labriola, a cura di Eugenio Garin, La concezione materialistica della storia’, Laterza, Bari, 1965] [(2) ‘Misère de la Philosophie’, par Karl Marx, Paris et Bruxelles, 1847]”,”LABD-002-FMB”
“LABRO Philippe MANCEAUX Michele, con l’equipe di ‘D’edition speciale’: Michel ABRAMI Marie-Claire HOUNAU Robert JAMMES Jean LETIT Danielle MENNESSON Françoise MONIER Laure SEGALEN Jacques SERAIN Guillemette de VÉRICOURT, collaborazione di Evelyne SULLEROT”,”Mai-Juin 68. “”Ce n’est qu’un debut””.”,”Mai-Juin 68 : *Ce n’est qu’un debut : ce slogan des étudiants et des jeune s travailleurs fut scandé pour la première fois, à la fin du défilé du 13 mai…. – Paris : Editions et publications premières, 1968″,”FRAP-001-FSD”
“LABROSSE Claude RETAT Pierre”,”Naissance du journal revolutionnaire 1789.”,”La diffusione dei giornali e pamphlets ad opera di strilloni. Il ‘colportage’. “”Il grido dei diffusori di strada o strilloni (colporteurs) contribuisce prima di tutto all’ animazione della Parigi rivoluzionaria.”” (pag 75) “”Quando la Comune, alla fine di dicembre, prova a limitarne il numero a 300, di imporre loro una targhetta, e di regolamentare più severamente la loro attività, essi reagiscono violentemente gridando all’ usurpazione e denunciano in queste misure un ritorno all’ Ancien Regime.”” (pag 78)”,”FRAR-079″
“LABROSSE Claude RETAT Pierre”,”Naissance du journal révolutionnaire, 1789.”,”Con la rivoluzione nascono 140 nuovi giornali a Parigi in un solo anno!”,”EDIx-065″
“LABROUSSE M.E.”,”Origines et aspects economiques et sociaux de la revolution francaise, 1774-1791.”,”L’A è Prof alla facoltà di lettere di Parigi. L’A consiglia come bibliografia l’articolo bibliografico di Henri CALVET pubblicato sulla rivista ‘Annales Historiques de la Revolution francaise’ (N° Ott-Dic 1951, pagg 399-404) Rivolta contadina e grande paura. Luglio 1789. Rivoluzione francese. “”Les troubles de Juillet 1789 présentent un caractère nettement anti-seigneurial. C’est ce qui distingue ces troubles de ceux du printemps, qui sont surtout provoqués par la hausse du prix du pain tout en présentant parfois eux aussi un caractère anti-seigneurial qui apparait même dès 1788. Les paysans prennent l’initiative. L’assemblée n’a cependant pas encore délibéré sur la dîme et les droits féodaux. Il n’est d’ailleurs nullement question, même pour la bourgeoisie, de les supprimer sans indemnité. Mais en 1788 et en 1789 – notamment, pour cette dernière année, dans la moitié est du pays, la récolte est mauvaise. Et le refus de payes les droits se généralise. 2. Rapports avec la grande Peur: On peut considérer cette révolte, soit comme une cause, soit comme une conséquence de la Peur. 1. C’est une cause dans la mesure où la révolte paysanne jette l’épouvante chez les notables – nobles ou bourgeois – et leru apparait comme une émoute de brigands, de gens sans aveu. 2. On peut aussi penser que le bruit de l’arrivée des brigands a réuni les paysans en armes; ceux-ci mécontets de s’être dérangés pour rien, profitent de cette occasion pour détruire les chartriens, le mouvement paysan serait donc une conséquence de la Peur.”” (pag 101-102)”,”FRAR-014″
“LABROUSSE Ernest a cura di M. CEDRONIO”,”Come nascono le rivoluzioni. Economia e politica nella Francia del XVIII e XIX secolo.”,”Altro testo in ‘I viaggi di Erodoto’, B. MONDADORI n° 3 Dic 1987 pag 19 8°”,”FRAR-047 FRAR-047 bis”
“LABROUSSE E.”,”Le mouvement ouvrier et les theories sociales en France de 1815 à 1848.”,”LABROUSSE, Prof alla Facoltà di lettere di Parigi.”,”MFRx-101″
“LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD.”,”La Premiere Internationale. L’ institution l’ implantation le rayonnement. Paris 16-18.11.1964″,”Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD.”,”INTP-012″
“LABROUSSE Alain KOUTOUZIS Michel”,”Geopolitica e Geostrategie delle Droghe.”,”LABROUSSE Alain autore di numerosi testi ed articoli sul problema della droga, è il fondatore dell’ Osservatorio Geopolitico delle Droghe di Parigi (OGD). Nell’ anno accademico 1995-1996 ha inaugurato un corso di studi in questo campo all’ Istituto di Scienze politiche di Parigi. Michel KOUTOUZIS studioso di etnologia è il coordinatore dell’ Atlas mondial des droghes e collabora all’ OGD per le ricerche sulla geopolitica delle droghe nei Balcani e nel Caucaso. Gli USA e la droga. “”La geopolitica americana differisce nettamente dall’ approccio tradizionale europeo perché, come sostiene Francois-Xavier Dudouet, “”essa si basa sia su un’ occupazione ideologica dello spazio che su un’ occupazione di tipo economico e militare””. Si può anche affermare che l’ occupazione ideologica precede talvolta quelle di altro tipo. A questo proposito la politica americana in materia di stupefacenti è emblematica, poiché gli Stati Uniti riusciranno in primo luogo a far aderire tutto il mondo alle loro tesi proibizioniste prima di intervenire economiciamente e militarmente sul terreno delle droghe. Le origini del proibizionismo e la discussione su questo n egli Stati Uniti risalgono alla fine del XIX secolo. Messi di fronte all’ oppiomania, molto diffusa tra i cinesi immigrati sulla costa occidentale, diversi Stati adottarono dal 1875 le prime leggi che vietavano di fumare l’ oppio.”” (pag 71)”,”ECOI-179″
“LABROUSSE Ernest”,”Le mouvement ouvrier et les idées sociales en France de 1815 à la fin du XIXe siècle.”,”LABROUSSE E. professeur à la Faculté des Lettres de Paris. Penetrazione del marxismo in Francia. “”La pénetration du marxisme en France, c’est l’introduction d’une doctrine selon laquelle le mouvement de l’histoire s’explique en dernière analyse par la lutte des classes. La synthèse marxiste (…) est essentiellement Economie, Sociologie, (et notamment interprétation de l’Histoire), Philosophie. Elle est faite tout d’abord de vieux socialisme français. Elle trouve déjà en lui l’idée de l’exploitation de la classe ouvrière déjà formulée par Sismondi, Saint-Simon et Proudhon, et même par nos “”socialistes”” moralistes du XVIIIe siècle. Saint-Simon, opposant la classe des travailleurs à celle des oisifs, formule lui-même, bien que dans un sens très différent de celui de Marx, l’idée de l’antagonisme des classes. Sismondi avait noté avant Marx le fait de la concentration progressive des entreprises capitalistes. Plus largement, Marx, associé aux grands mouvements de libération de 1848, reprend le vieux rêve de justice de notre école socialiste – mais en l’intégrant dans le réel, et en lui donnant dans une large mesure un caractère de nécessité. La synthèse marxiste est faite ensuite d’économie classique anglaise; Marx se refuse à construire une utopie; il n’est pas un moraliste, mais un économiste et un historien. Il analyse en économiste, en réaliste, les mécanismes de la production et de l’échange. Sa dette est immense envers les grands classiques, envers Adam Smith et Ricardo, notamment dans la construction de sa théorie de la valeur-travail, au point qu’on l’a surnommé le Ricardo du Socialisme et qu’on a présenté ‘le Capital’ comme le dernier grand livre de l’économie classique. La synthèse marxiste est aussi faite d’observation historique, d’économie historique à la manière allemande. Il y a conflit des méthodes entre l’économie abstraite anglaise et l’économie historique allemande. On trouve le sens du réel, du relatif, du transitoire chez les économistes historiens allemands. Pour Marx, le capitalisme n’est qu’une catégorie historique, le capitalisme n’est qu’une étape dans l’évolution humaine qui nous conduit au socialisme. Enfin la synthèse marxiste est faite de dialectique hégélienne, représentant, après la transformation que Marx lui a fait subir, une conception évolutive, dynamique, historique du monde. Pratiquement, dans la vie politique, le marxisme conduit aux positions suivantes: à la constitution d’un parti de la classe ouvrière, distinct de toutes les fractions bourgeoises. C’est donc, formellement du moins, la rupture avec la démocratie petite-bourgeoises, avec le radicalisme, avec le jacobinisme. La classe ouvrière doit constituer une force autonome qui, dans la présente conjoncture, apparaît comme la classe motrice de l’histoire. L’objet essentiel de ce parti et la socialisation des moyens de production et d’échange (terres, usines, banques): ce bouleversement de la structure économique des sociétés amènera la fin du patronat et du salariat, c’est-à-dire l’avènement d’une société sans classes (la classe étant définie d’après le critère de l’appropriation des moyens de production et d’échange) et la fin de l’exploitation ouvrière. Conséquence de cette étape, d’un caractère nécessaire et préalable: conformement aux conclusions de l’interpretation matérialiste de l’histoire, cette révolution de structure (ou d’infrastructure) amènera une révolution de superstructure qui bouleversera les rapports sociaux et conduira à une civilisation nouvelle (démocratie effective, c’est-à-dire entre hommes économiquement égaux; libération de la femme; universalisation de la culture, et, par là même, création de nouvelles formes de culture; etc…). Le marxisme ne fait pas ainsi dépendre la revolution économique d’une révolution morale et culturelle, mais la révolution morale et culturelle de la révolution économique. Les moins qu’il emploie c’est la conquête des pouvoirs publics et la destruction de l’Etat bourgeois”” (pag 13-14) [Ernest Labrousse, Le mouvement ouvrier et les idées sociales en France de 1815 à la fin du XIXe siècle, Paris, 1948]”,”SOCU-204″
“LA-CAPRIA Raffaele”,”Cinquant’anni di false partenze, ovvero L’apprendista scrittore.”,”Raffaele LA-CAPRIA (Napoli, 1922) è uno dei maestri della letteratura italiana contemporanea. Autore di roman zi e saggi. “”La vita è ciò che accade mentre ci occupiamo d’altro”” (pag 56)”,”VARx-385″
“LACASCADE Jean-Louis”,”Les métamorphoses du jeune Marx.”,”LACASCADE Jean-Louis è sociologo al CSU (Cultures et sociétés urbaines), laboratorio del CNRS-IRESCO (Institut de recherches sur le societés contemporaines). Ha studiato teatro, cinema, urbanesimo e nuove tecnologie. Autore di una tesi su “”Marxismo e modi di vita””, si è dedicato da qualche anno alla socio-genesi dell’ opera di Marx. “”Il cosmopolitismo di Marx rende conto della sua visione e concezione internazionalista del socialismo in opposizione a quella più terra terra, da paese di Feuerbach o più tardi di Proudhon””. (pag 67) “”Feuerbach in seguito si proclamerà “”comunista””, aderirà al partito socialdemocratico e denuncerà l’ invasione della Francia da parte della Prussia. Mai Feuerbach si compromise politicamente. In occasione della sua morte il 13 settembre 1872, Karl Marx fece depositare una corona sul suo feretro nel cimitero Johannis di Norimberga. Bebel, Liebknecht, così come il partito socialdemocratico di Norimberga, di cui era membro, gli resero omaggio, migliaia di operai parteciparono alla cerimonia e ascoltarono questo elogio funebre del deputato del Reichstag Memminger (…)”” (pag 87)”,”MADS-334″
“LACASTA ZABALZA José Ignacio”,”Georges Sorel en su tiempo (1847-1922). El conductor de herejías.”,”LACASTA ZABALZA José Ignacio (Pamplona, 1946) ha la cattedra di filosofia del diritto, morale e politica nell’ Università di Saragozza. Ha scritto tra l’ altro ‘Georges Sorel. El marxismo de Marx’ (1992). Il marxismo di George SOREL: una teoria moderna della complessità dello sviluppo sociale. (pag 246) “”Ma c’è un pensiero che ha richamato in particolare l’ attenzione di Sorel, è quello del professore universitario di Breslau, Werner Sombart. Le sue osservazioni apparse sulla “”Critica sociale”” a proposito de “”il terzo volume del Capitale””, gli hanno confermato alcune tesi e fatto scoprire altre.”” (pag 265)”,”TEOC-332″
“LACCHE’ Luigi”,”La Libertà che guida il Popolo. Le Tre Gloriose Giornate del luglio 1830 e le “”Chartes”” nel costituzionalismo francese.”,”LACCHE’ Luigi è professore ordinario di storia del diritto italiano e di storia delle costituzioni moderne presso la Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Macerata. Ha scritto altri libri. La Carta, tra sovranità e forza. “”Le Carte del 1814 e del 1830 rappresentano – assieme alle altre più brevi esperienze della Restaurazione – il tentativo di dare voce a un complesso e multiforme esprit liberale, senza però poter trovare un punto di equilibrio tra sovranità e Costituzione. La natura ‘democratica’ della sovranità, che si esprime attraverso il potere costituente, è vista come una forza bruta, un fiume in piena che non sembra riconoscere né argini, né barriere, che abbratte il pluralismo dei poteri, livelle le condizioni, riduce lo spazio di autonomia degli individui, contesta le differenze e i ranghi sociali. Le Chartes rivelano un’ intrinseca debolezza: la difficoltà di “”affrontare”” il problema costituzionale della sovranità. Una buona misura dell’ ambiguità “”strutturale”” che caratterizza le Carte discende proprio da questo limite originario che attiene alla cultura politica. I liberali cercano in vari modi di “”neutralizzare”” la sovranità poiché sanno per esperienza diretta che questa tende a concentrare il potere in un solo “”luogo””. La topografia liberale si fonda – come detto – su una pluralità di luoghi del potere, divisi eppure collaboranti, moderatori l’ uno dell’ altro, rivolti a uno stesso fine””.”,”FRAD-064″
“LACCHÈ Luigi”,”La libertà che guida il popolo. Le Tre gloriose giornate del luglio 1830 e le ‘Chartes’ nel costituzionalismo francese.”,”Luigi Lacchè è professore ordinario di Storia del diritto italiano e di Storia delle costituzioni moderne presso l Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. tra i suoi libri: L’espropriazione per pubblica utilità, Amministratori e proprietari nella Francia dell’Ottocento, ‘Un liberale europeo’ Pellegrino Rossi (1787-1848).”,”FRAD-002-FL”
“LACCHI Mario a cura, Saggi di Umberto CRISPO Aldo MINUCCI Massimo PIERRO Ernesto SPARANO Vincenzi VELLECCO Ugo VITTO”,”Il Banchiere.”,”Roberto Ruozi, direttore dell’Istituto di Economia Aziendale Università Commerciale L.Bocconi. Umberto Crispi, laureato in giurisprudenza presso la Università di Napoli. É vice direttore presso il Centro di Formazione del Banco di Napoli ed è docente di sviluppo organizzativo nei corsi aziendali. Mario Lacchi. É nato a Napoli dove si è laureato in Economia e Commercio. Dirigente del Banco di Napoli, dal 1971 è responsabile dell’area della Formazione del Personale. Docente di Management, rappresenta la sua azienda nei Consigli direttivi dell’ASFOR (Associazione fra le Scuole di Formazione Manageriale) di Torino. Aldo Minucci, laureato in Scienze politiche e sociali presso l’Università di Napoli. Ha diretto una Filiale autonoma del Banco di Napoli. Massimo Pierro. É laureato in Economia e Commercio. Dirigente presso il Servizio Partecipazioni Borsa e Titoli del Banco di Napoli. Ernesto Sparano. É avvocato presso il Servizio Legale del Banco di Napoli. Vincenzo Vellecco, laureato in Scienze Politiche e Sociali presso l’Università di Napoli. Dirigente presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli. Vincenzo Vellecco, laureato in Scienze Politiche e Sociali presso l’Universtà di Napoli. Dirigente presso l’Ufficio Studi del Banco di Napoli. Ugo Vitto, laureato in Giurisprudenza presso la Universiyà di Napoli. É stato settorista du una Filiale del Banco di Napoli.”,”ECOT-281-FL”
“LA-CECILIA G.”,”Filippo Buonarroti (1761-1837).”,”””Grato m’è il sonno, e più l’ esser di sasso / Infin che il danno e la vergogna dura, (…) Parole di Michelangelo (riferite all’ Italia rappresentata da una donna che dorme) “”Sulla bandiera dell’ insurrezione scrissero: ‘Felicità comune’.”” (pag 318) “”Oh Buonarroti! pochi forse sapranno ammirarti, niuno imitarti”” (pag 331, in chiusura) “”””Il lavoro è un debito che ogni cittadino valido deve avere alla Società. L’ozio dev’essere infamato al pari del furto, come una sorgente inesauribile di cattivi costumi.”” Il pensiero unico, costante di tutta la vita di Buonarroti stava adunque nell’immeglimento radicale del genere umano: al virtuosissimo uomo non bastavano repubblica e democrazia; ei voleva la riforma della società intiera””. (pag 328)”,”SOCU-151″
“LA-CHESNAIS P.G.”,”La Révolution Russe et ses résultats, 1904-1908.”,”Gli effetti sociali della controrivoluzione e del riflusso. “”Nelle statistiche delle morti violente, necessariamente molto incomplete, questi disordini causano quasi regolarmente 1.100 morti al mese: la cifra non è pressoché variata dalla metà del 1906 (scioglimento della prima Duma). Ma ci sono delle variazoini nella ripartizione per causa. Dopo otto mesi i casi classificati come “”rappresaglie dal basso””, e che sembrano comprendere i torbidi agrari, contano per la metà nella statistica funebre. Tra questi morti, tre al giorno, in media, sono di condannati per crimini politici. E c’è una colonna più sinistra, in cui le cifre aumentano, di mese in mese, con sua stupefacente regolarità: è la colonna dei suicidi. Si sono superati i 200 al mese dall’ ultimo novembre – invece dei 12 al mese nel 1905. Solo a Pietroburgo, durante il secondo semestre dell’ ultimo anno, si sono registrati 1.050 tentativi di suicidio, la metà mortali””. (pag 72)”,”RIRx-115″
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome premier. Ab-Du.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-016-FSL”
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome second. Ea-Mu.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-017-FSL”
“LA-CHESNAY-DES-BOIS Aubert de”,”Dictionnaire militaire, portatif, contenant tous les termes propre à la guerre. Sur ce qui regarde la tactique, le génie, l’artillerie, la subsistance, la discipline des troupes, et de la marine, de M.D.L.C.D.B. Tome troisieme. Na-ZO.”,”‘Dinamica: i matematici intendevano con questa parola la scienza del movimento dei corpi che agiscono gli uni sugli altri in una qualsiasi maniera’ (pag 659)”,”QMIx-018-FSL”
“LA-CIERVA Juan de”,”Discorsi dell’ex ministro La Cierva pronunziati alla Camera spagnola discutendosi La revisione del processo Ferrer.”,”Il 13 ottobre 1909 veniva fucilato dai militari Francisco Ferrer. La Cierva apre e chiude il dibattito giustificando la condanna a morte.”,”MSPx-090″
“LACLAU Ernesto, a cura di Davide TARIZZO”,”La ragione populista.”,”Ernesto Laclau insegna Teoria politica all’Università di Essex ed è Distinguished Professor for Humanities and Rhetorical Studies alla Northwestern University. Ha elaborato in collaborazione con Chantal Mouffe un originale ripensamento sulle fondamentali categorie della filosofia di ispirazione socialista, sostituente la classica nozione di lotta di classe con nozioni più attuali di antagonismo sociale e di democrazia radicale. Questo è il primo libro tradotto in Italia. Questione contagio. Per Le Bon, è una forma di trasmissione patologica, la cui causa va riposta nel fenomeno più generale della “”suggestionabilità””, che era a quel tempo il vero e proprio ‘deus ex machina’ della psicologia delle masse”” (pag 27) “”Successivamente spiegherò come le trasformazioni della teoria psichiatrica e un progressivo trasferimento della «razionalità» dell’individuo al gruppo abbiano aperto la strada a una nuova comprensione del comportamento delle masse”” (pag 29)”,”TEOS-319″
“LACORNE Denis”,”La crisi dell’identità americana. Dal «melting pot» al multiculturalismo.”,”Denis Lacorne è direttore di ricerca alla Fondation nationale des sciences politiques. Ha pubblicato ‘Les notables rouges’ (1980) e ‘L’invention de la République. Le modèle américain’ (1991). “”Ci vorrà ancora un secolo perché la Corte Suprema scelga di imporre agli Stati tutto il rigore laico della Costituzione federale degli Stati Uniti. Oggi il dibattito, come ha osservato John Wilson, gira intorno all’interpretazione da dare alla metafora jeffersoniana del «muro di separazione» (64). Per i «separatisti», che non sono, va sottolineato, anticlericali, la religione non appartiene alla sfera politica. Di conseguenza è inconcepibile che gli Stati, federali o federati, possano sovvenzionare una scuola confessionale”” (pag 57-58) [(64) John F. Wilson ‘Religion, Government and Power in the New American Nation’, in M. Noll, ‘Religion and American Politics’, cit., pp. 72-91. Riprendo da Wilson la distinzione fra “”separatisti”” e “”concilianti””]”,”USAS-020-FL”
“LACOSTE Yves e altri; saggi di LACOSTE Jean-Luc RACINE Ravinder KUMAR Jean-Alphonse BERNARD Max-Jean ZINS Christophe JAFFRELOT Dharma KUMAR Violette GRAFF Muzaffar ALAM Gerard HEUZE’ Christiane HURTIG Anne VAUGIER-CHATTERJEE Gilles BOQUERAT Jean-Luc RACINE”,”L’ Inde et la question nationale.”,”Direttore della rivista Y. LACOSTE, Comitato di redazione: Beatrice GIBLIN, Michel KORINMAN, Barbara LOYER, Jean RACINE, Etienne SUR, Charles URJEWICZ, Stephane YERASIMOS”,”INDx-007″
“LACOSTE Yves a cura; saggi di Michel BRUNEAU Laurent CARROUE’ Anne CORBETT Hervé COUTEAU-BEGARIE Dominique DARBON Rodolphe DE KONINCK Olivier DOLLFUS Gerard DOREL Martine DROULERS Beatrice GIBLIN-DELVALLET Michel KORINMAN Yves LACOSTE Roland LEW Barbara LOYER Alain MUSSET Roland POURTIER Jean-Luc RACINE Jean Pierre RAISON Michel ROUX Etienne SUR Charles URJEWICZ Stephane YERASIMOS; collaborazione di AYEB Habib BERNIER Jacques BLANC-NOEL Nathalie BRETON Roland CAMROUX David CHEMILLER-GENDREAU Monique DIECKHOFF Alain FOSSAERT Robert GASCON Alain GHORRA-GOBIN Cynthia GIRAULT René HOURCADE Bernard LA ROCHE Xavier LACOSTE-DUJARDIN Camille LAVERGNE Marc LOROT Pascal NICOLAS Guy QUANTIN Patrick RIGOULET David ROSIERE Stephane ROY Olivier SAVIGNON Michel SOURBES Isabelle TANABE’ Hiroshi VLACH Vania YOO Junghwan”,”Dictionnaire de geopolitique.”,”Il libro contiene più di duemila articoli consacrati a territori, regioni, città, concetti, tecniche, avvenimenti, personaggi e duecento cartine geografiche che mettono in evidenza le caratteristiche che sottendono ad una lettura geopolitica del mondo e permettono la comprensione della sua evoluzione storica. Saggi di: Michel BRUNEAU, Laurent CARROUE’, Anne CORBETT, Hervé COUTEAU-BEGARIE, Dominique DARBON, Rodolphe DE KONINCK, Olivier DOLLFUS, Gerard DOREL, Martine DROULERS, Beatrice GIBLIN-DELVALLET, Michel KORINMAN, Yves LACOSTE, Roland LEW, Barbara LOYER, Alain MUSSET, Roland POURTIER, Jean-Luc RACINE, Jean Pierre RAISON, Michel ROUX, Etienne SUR, Charles URJEWICZ, Stephane YERASIMOS. E con il concorso di:”,”RAIx-033″
“LACOSTE Yves”,”Geografia del sottosviluppo.”,”LACOSTE Yves è uno dei più noti esponenti della moderna scuola francese di geografia umana.”,”PVSx-012″
“LACOSTE Yves”,”Ibn Khaldoun. Naissance de l’histoire passé du tiers-monde.”,”LACOSTE Yves, nato a Fès el 1929 ha passato la sua infanzia in Marocco. Ha compiuto gli studi secondari e superiori a Parigi. Ha insegnato in un liceo di Algeri. Ha scoperto l’opera di Ibn Khaldoun nel 1954. Militante anti-colonialista ha dovuto lasciare l’Algeria nel 1955. A Parigi ha insegnato alla Sorbona. “”C’est avec Thycydide (460-395 av. J.C.) qu’appairaît véritablement l’Histoire. Certes avec Hérodote (480-425 av. J.C.) la pensée historienne avait fait de grand progrès: elle se dégageait peu à peu des récits légendaires et des interprétations mythologiques. Mais, ayant pour but de “”préserver de l’oubli des récits merveilleux”” elle n’avait encore qu’une notion très imprécise de la temporalité et de la causalité. L’oeuvre de Thycydide, en revanche, marque une étape décisive de la pensée humaine. Pour la première fosi apparait la recherche consciente de l’intelligibilité des actes humains”” (pag 183) Wikip: Ibn Khaldun Tunisi, 27 maggio 1332 – Il Cairo, 17 marzo 1406, equivalenti al 1° Ramadan 732 – 26 Ramadan 808), è stato il massimo storico e filosofo del Maghreb, e viene considerato un sociologo ante litteram delle società araba, berbera e persiana. È uno dei padri fondatori della storiografia e della sociologia, ed è considerato uno dei primi economisti.[1]. Ha introdotto la nozione di “”storia ciclica””, fondata su fattori profani generati dalla naturale tendenza ad indebolirsi delle generazioni sedentarizzate, eredi dei conquistatori nomadi, trascinate però in una progressiva e inesorabile decadenza ad opera della ricchezza e dal modo di vita urbano. Molto apprezzato in Occidente per la modernità delle sue concezioni. L’attività principale di Ibn Khaldun fu quella di uomo politico, cortigiano e ministro, al servizio uno dopo l’altro degli Hafsidi tunisini, dei Merinidi del Marocco, degli Zayyanidi di Tlemcen, dei Nasridi del Sultanato di Granada e dei Mamelucchi burji d’Egitto. Fu anche ambasciatore presso il re di Castiglia, Pietro I di Castiglia, detto Pietro il Crudele, e presso il temibile Timur Lang (Tamerlano). Ebbe così la possibilità di conoscere da vicino e porre a confronto tra loro i diversi modi di esercitare il potere, misurandone la precarietà. I diversi sovrani, impressionati dalle sue grandi capacità e dalla sua grande cultura, gli perdonarono a più riprese la sua versatilità e i suoi tradimenti.”,”STOx-232″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Béatrice GIBLIN-DELVALLET Jean SELLIER Jean-Claude BOYER Jean-François DENEUX Pierre MERLIN Paul BACHELARD Marcel BAZIN Maurice BADOIS Bernard CHARPENTIER Georges CLAUSE Jean-Marie GEHRING Claude SAINT-DIZIER Richard KLEINSCHMAGER”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 1. La France septentrionale. Nord-Pas-de-Calais, Picardie, Paris-Ile de-France, Centre, Champagne-Ardenne, Lorraine, Alsace.”,”saggi di Béatrice GIBLIN-DELVALLET Jean SELLIER Jean-Claude BOYER Jean-François DENEUX Pierre MERLIN Paul BACHELARD Marcel BAZIN Maurice BADOIS Bernard CHARPENTIER Georges CLAUSE Jean-Marie GEHRING Claude SAINT-DIZIER Richard KLEINSCHMAGER”,”FRAS-053″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Armand FRÉMONT Yves GUERMONT Michel PHILIPPONNEAU Jean RENARD Jacques LUNEAU Nicole MATHIEU Pierre DUBOSCQ Joël PAILHE Collectif PAMBENEL”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 2. La façade occidentale. Basse-Normandie, Haute-Normandie, Bretagne, Pays de la Loire, Poitou-Charents, Limousin, Aquitaine, Midi-Pyrénées.”,”saggi di Armand FRÉMONT Yves GUERMONT Michel PHILIPPONNEAU Jean RENARD Jacques LUNEAU Nicole MATHIEU Pierre DUBOSCQ Joël PAILHE Collectif PAMBENEL”,”FRAS-054″
“LACOSTE Yves a cura, saggi di Jean LABASSE Olivier BRACHET Paul BACOT Claude MERCIER Daniel MATHIEU André ROBERT Françoise PLET Pierre MAZATAUD Robert FERERAS Jean-Paul FERRIER Raymond GUGLIELMO Germain KRIER Guy PORTE Yves RINAUDO Yves LACOSTE Pierre TAFANI”,”Geopolitiques des regions francaises. Tome 3. La France du Sud-Est. Rhône-Alpes, Franche-Comté, Bourgogne, Auvergne, Languedoc-Roussillon, Provence-Alpes-Côte d’Azur, Corse.”,”saggi di Jean LABASSE Olivier BRACHET Paul BACOT Claude MERCIER Daniel MATHIEU André ROBERT Françoise PLET Pierre MAZATAUD Robert FERERAS Jean-Paul FERRIER Raymond GUGLIELMO Germain KRIER Guy PORTE Yves RINAUDO Yves LACOSTE Pierre TAFANI”,”FRAS-055″
“LACOSTE Yves, edizione italiana a cura di Pasquale COPPOLA”,”Crisi della geografia. Geografia della crisi.”,”Su Marx: – Uno spazio “”trascurato”” da Marx (pag 43-) (tesi assenza di interesse di Marx ed Engels per la geografia…) Yves Lacoste (1929-), geografo, ha insegnato geografia nell’Università di Paris VIII, Vincennes. Ha studiato i problemi del Terzo Mondo, dei paesi sottosviluppati in alcuni suoi lavori. Ha diretto la rivista ‘Hérodote’.”,”ASGx-008-FSD”
“LACOUE-LABARTHE Philippe NANCY Jean-Luc”,”Il mito nazi.”,”Philippe Lacoue-Labarthe (1940-2007) filosofo e scrittore francese. Jean-Luc Nancy filosofo francese nato nel 1940. Entrambi hanno al loro attivo varie pubblicazioni (v. 4° di copertina)”,”GERN-171″
“LACOUR-GAYET Georges”,”Talleyrand.”,”LACOUR-GAYET Georges: (Marsiglia, 31 maggio 1856 – Parigi, 8 dicembre 1935). Storico e scrittore francese, membro dell’Institut Français, dell’Académie des sciences morales et politiques, dell’Académie de Marine e dal 1924 della Société de l’histoire de France. A 20 anni entrò all’École normale supérieure. Professore all’École navale. Durante la Prima guerra mondiale svolse una missione in Russia. La sua biografia su TALLEYRAND per lungo tempo fu considerata un riferimento. Padre dell’economista LACOUR-GAYET Jacques e della storica e giornalista francese ELGEY Georgette (figlia da lui non riconosciuta). FURET François: (Parigi, 27/3/1927 – Tolosa, 12/7/1997). Storico francese, tra i più importanti studiosi della Rivoluzione francese. Entra nel PCF nel 1949 ma ne esce nell’autunno del 1956 dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria, pur mantenendosi sempre vicino a posizioni socialiste. Colpito dalla tubercolosi si laurea in Storia a Parigi nel 1954. Segue l’attività giornalistica presso il France-Observateur, divenuto poi nel 1964, con il suo contributo, il Nouvel Observateur. Entra nel 1960 nella prestigiosa Scuola di studi superiori in scienze sociali. Nel 1997 è membro dell’Académie Française. Noto per le critiche che indirizzò rispetto alla corrente storiografica marxista sulla Rivoluzione francese, criticando il dogmatismo della storiografia di SOBOUL Albert. Egli rigettò l’interpretazione prevalente all’epoca della Rivoluzione come frutto della lotta di classe, per una visione legata ad una lotta unitaria tesa all’affermazione degli ideali liberali e democratici. «(…) non si troverebbe una carriera così piena come quella di TALLEYRAND (Charles-Maurice de). Il nostro uomo è agente generale del clero, poi vescovo di Autun sotto l’Ancien Régime. Membro dell’Assemblea costituente, vicino a MIRABEAU (Gabriel Honoré), fu una delle figure importanti della Rivoluzione del 1789, e il suo ruolo attivo si estese fino al 10 agosto 1792. Qui iniziò l’unica interruzione di carriera che avrebbe influenzato la sua esistenza, e che lo portò prima in Inghilterra, poi in America. Ritornato nel settembre 1796, ritrovò al potere o quasi al potere i suoi amici del 1789: ottenne il Ministero degli Affari Esteri, che lasciò giusto in tempo, nel 1799, per essere uno dei grandi architetti del 18 brumaio. Allora cominciò il periodo più brillante della sua vita, quando, ritornato al suo ministero, dettò il bello e il cattivo tempo in Europa, nel nome dell’uomo e della nazione più grandi del suo tempo. In ritirata dal 1807, e persino quasi in disgrazia dal 1809, pianificò e preparò il regime seguente con l’aiuto dello Zar: fu l’uomo chiave della Restaurazione nel 1814. Ancora una volta Ministro degli Affari Esteri, pari di Francia per giunta, dovette presto lasciare l’incarico sotto la pressione degli ultra-monarchici, ma rimase uno dei grandi leader del regime, accumulando i privilegi dati alle sue successive lealtà. Anche la rivoluzione del luglio 1830 lo trovò nel campo dei vincitori, condannando all’esilio quel conte d’Artois divenuto Carlo X, del quale era stato amico all’epoca d’oro dell’Ancien Régime. Gli offre l’ultimo dei suoi grandi incarichi, quello di ambasciatore a Londra. Non gli resta che fare pace con la Chiesa e dare all’avventura della sua vita una rispettabilità duramente negoziata all’ultimo minuto: l’ultima cosa della sua esistenza. La carriera di TALLEYRAND si estende quindi da Luigi XVI a Luigi Filippo. Raggiunse il suo apice tra i due, con la dinastia Bonaparte, nata morta. Ma ebbe anche un grande inizio (…). E ha un finale lungo e felice, dai Borbone agli Orléans. (…)» (pag I, II introduzione di Furet; traduz.d.r.)”,”FRAN-133-FSL”
“LACOUTURE Jean”,”Malraux. Une vie dans le siecle 1901-1976.”,”LACOUTURE, giornalista e storico (Le Monde, Le Nouvel Obeservateur, L’Histoire), dopo ‘Malraux’, ha pubblicato varie biografie tra cui ‘Francois Mauriac’ (1980, ‘Pierre Mendes-France’ (1981), ‘De-Gaulle’ (1984 e 1986, tre volumi), ‘Jesuites. Une multibiographie’ (1991, 2 volumi).”,”BIOx-007″
“LACOUTURE Jean”,”I gesuiti. 1. La conquista 1540-1773.”,”LOYOLA, santo, fondatore della Compagnia di Gesù (Loyola, Azpeitia, 1491-Roma 1556). Di profonda educazione cattolica, fu alla corte di Ferdinando di Castiglia come paggio e divenne più tardi gentiluomo del viceré di Navarra. Ferito gravemente nella difesa di Pamplona (1521), durante la lunga degenza si orientò verso la vita religiosa e perfezionò il suo proposito nel ritiro della grotta di Manresa. Si dedicò quindi agli studi, passando da Alcalà a Parigi, Venezia e Roma (1522-41), riunendo nel contempo compagni per il nuovo apostolato, che attraverso le diverse esperienze vissute e osservate veniva organizzandosi in un preciso programma: esercizi spirituali, catechismo, vita pastorale intensa, conversione e difesa degli ebrei. Con lo sviluppo di queste attività, I. si convinse della necessità di fondare un nuovo ordine religioso, che nel 1540 ricevette l’approvazione del papa Paolo III con la bolla Regimini militantis Ecclesiae e venne chiamato Compagnia di Gesù: fondato un primo noviziato”,”RELC-04″
“LACOUTURE Jean”,”I gesuiti. 2. Il ritorno 1773-1993.”,”LACOUTURE dopo aver studiato in un collegio di gesuiti, ha seguito gli studi storici presso l’Univ di Parigi. Autore di numerose biografie, ha condotto importanti inchieste storiche e giornalistiche sui maggiori avvenimenti chiave della storia contemporanea.”,”RELC-049″
“LACOUTURE Jean”,”Ho Chi Minh.”,”LACOUTURE Jean è un noto giornalista francese corrispondente inviato speciale addetto stampa testimone degli avvenimenti di storia coloniale in Africa ed Oriente. “”Se non conobbe Lenin, morto alcuni giorni prima del suo arrivo nell’Unione Sovietica, Nguyen Ai Quoc (alias Ho Chi Minh) poté allora frequentare i più intimi sodali di chi promosse la rivoluzione: Bucharin, Radek, Zinoviev e ancora meglio Stalin, ex commissario del popolo alle nazionalità, portato a studiare con un’attenzione particolare i diversi sistemi di tipo coloniale. Conobbe anche gli animatori stranieri del Comintern: Dimitrov, che fu uno dei suoi maestri, Kuusinen, Thälmann. Incontra infine i principali rivoluzionari asiatici: il cinese Li Li-san e l’indiano Roy, l’unico che abbia espresso un giudizio poco favorevole sul futuro Ho Chi Minh, almeno per quel che riguarda le sue capacità intellettuali”” (pag 53)”,”BIOx-159″
“LACOUTURE Jean”,”De Gaulle.”,”Jean Lacouture, nato a Bordeaux (1921), laureato in diritto e il letteratura, è in Indocina nel 1945, poi a Rabat nell’ufficio stampa del generale Leclerc. Nel 1950 è redattore politico di ‘Combat’ e poi del ‘Monde’. Dal ’53 al ’56 corrispondente di ‘France Soir’ al Cairo. Infine reporter del ‘Monde’ dal 1957. E’ professore all’Istituto di Studi Politici di Parigi, Ha scritto libri (biografie) e si è dedicato ai problemi del Medio ed Estremo Oriente. “”L’esperienza tedesca è, senza dubbio, fruttuosa. Ma bisogna allargare il proprio orizzonte. De Gaulle parte per l’Oriente, più discretamente di Buonaparte. Beirut, dove un allievo chiamato Georges Schehadé ascolta estasiato, Gabriel Bounoure parlare di Jouve e dei surrealisti, non è un ambiente adatto a lui. Quell’universo a ‘trompe-l’oeil’, serico e cangiante, non si addice al Connestabile, tanto più che il trasferimento del colonnello Catroux al Marocco lo priva di un incomparabile iniziatore alle giostre con gli arcidiaconi, con gli allenatori dell’ippodromo e con i condottieri dello Sciuf di cui forse, sarcasticamente, avrebbe gustato il sapore. Ma il personaggio «lascia il segno» là come altrove. I suoi colleghi, irritati, vedono tutti in lui uno dei futuri dominatori dell’apparato militare. E bisogna leggere il racconto di una ‘performance’ di Charles de Gaulle, nel luglio 1930, scritta da un testimone di cui si dirà, per semplificare, che sa di che cosa parla. «Durante una distribuzione di premi, lo vidi alzarsi e fare due passi verso il pubblico, una pertica di comandante tutto vestito di bianco, con una grande sciabola e l’aria di chi ci avrebbe procurato nuove seccature. Prese la parola e allora tutte queste impressioni di colpo svanirono. Ascoltammo idee nuove e rare che zampillavano a ogni secondo in una forma così esatta e adeguata da non sapere a quale elemento apparteneva l’iniziativa: se alle parole o alla forza del pensiero. L’apparecchio del linguaggio, maneggiato da lui, si innalzava al di sopra delle contingenze fittizie, spalancando il regno della libera volontà, dell’energia umana capace di modificare l’enorme potenza della storia…». Il comandante de Gaulle visita il Cairo, Bagdad, Damasco, Aleppo e Gerusalemme, senza che la sua vena epistolare ne sia arricchita. Dal discopolo di Barrès ci aspettavamo un colpo d’ala. Abbiamo semplicemente un colpo d’occhio. Dal Levante scrive a Lucien Nachin, dopo se mesi di soggiorno: «La mia impressione è che qui non penetriamo affatto, e che gli abitanti ci sono estranei (e noi a loro) più che mai. E’ vero che, per agire, abbiamo adottato il sistema peggiore in questo paese, cioè abbiamo incitato la gente a prendere iniziative…mentre qui non è mai stato realizzato niente, né i canali del Nilo, né l’acquedotto di Palmira, né una strada romana, né un oliveto, senza il pungolo della costrizione. Secondo me, dovremo seguire questa via, o andarcene…». Non siamo all’altezza di un Gobineau, e nemmeno delle lettere di Lyautey sul Tonchino. Ma la perspicacia rimane intatta. Fanno capolino le idee che saranno alla base della politica dell’«Algeria algerina»; non abbiamo «penetrato» una civiltà essenzialmente diversa che ci rimane estranea; e là dove non si «lascia il segno» perché indugiare, perché non svincolarsi? De Gaulle ha tastato il polso alla Germania, ha fiutato la Polonia e misurato con quanto peso la rivoluzione sovietica gravi sull’Europa dell’Est. Ora fa il suo assaggio di esperienze orientali. Può tornare nello stato maggiore, riprendere la via che porta al comando, all’esercizio del potere, a quel compito di capo per il quale si prepara e che raggiungerà muovendosi con il suo passo da dinosauro verticale, con semplicità fulminea”” (pag 63-64)”,”BIOx-327″
“LACOUTURE Jean”,”Quattro uomini. Quattro rivoluzioni.”,”Jean Lacouture. Nato a Bordeaux il 09/06/1921, laureato in diritto e in lettere, è in Indocina nel 1945, poi a Rabat nell’ufficio stampa del generale Leclerc. Nel 1950 è prima redattore politico di Combat, poi del Monde. Dal 1953 al 1956, corrispondente di France Soir al Cairo. Infine reporter del Monde dal 1957. É professore all’Istituto di Studi politici di Parigi, incaricato all’Università di Harvard. Ha pubblicato numerose opere, biografie e saggi, dedicati soprattutto ai problemi del Medio e dell’Estremo Oriente.”,”PVSx-027-FL”
“LACOUTURE Jean”,”Ho Chi Minh. Édition revue et complétée en 1976.”,”Jean Lacouture è nato il 9 giugno 1921 a Bordeaux, dove ha studiato Diritto, Lettere e Scienze politiche. Come ‘attaché de presse’ del generale Leclerc è stato in Indocina nel 1945. Nel 1950-51 è stato redattore dipomatica a ‘Combat’, poi al ‘Monde’. Grande reporter del Monde e poi del Nouvel Observateur.”,”ASIx-001-FSD”
“LACROIX E. Abbé”,”La Semaine sanglante. Episodes des huit derniers jours de la Commune. 21 Mai – 28 Mai 1871.”,”LACROIX E. Abbé ancien Aumonier militaire, de marine. E’ la testimonianza di un rappresentante del clero schierato dalla parte di Versailles. Il prete tenta di convertire i federati condannati a morte. “”Je reste una partie de l’ après-midi sur le quai de l’ Hotel-de-Ville. La journée est superbe, un ciel bleu, un soleil brillant, contraste saissisant, éclairent les tristesses dont la rue est le théâtre. Voici des fédérés, pris les armes à la main. Ils passent entre des soldats, que vont-ils devenir? Mon ministère est d’aller à eux, de leur adresser la parole, de leur offrir de les réconcilier avec Dieu. Moments assurément anxieux, pénibles, mais je ne saurais me dérober. Je vais à eux au milieu de la rue, je leur tends la main et leur dis des paroles que Dieu m’inspire. Plusieurs refusent mon ministère, c’est le petit nombre. La plupart acceptent l’absolution que je leur offre. Et plus d’une fois, je vois des hommes surpris d’abord à ma vue, étonnés de m’entendre leur parler là, sur la voie publique, entre des soldats, et devant des curieux toujours trop nombreux; étonnés, dis-je, de voir un de ces prêtres, dont, peut-être hier encore, ils demandaient la mort, tout d’un coup conquis par la grâce divine, tomber à genoux et recevoir le pardon de Celui qui pardonne toujours.”” (pag 31-32)”,”MFRC-128″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Industriels et banquiers sous l’ occupation. La collaboration économique avec le Reich et Vichy.”,”””La lotta dell’ uomo contro il potere E’ la lotta della memoria contro l’ oblio Milan Kundera LACROIX-RIZ Annie è ex-allieva dell’ Ecole Normale superieure, agregé d’ histoire, professore di storia contemporanea all’ università di Paris 7. Ha pubblicato ‘La choix de Marianne: les relations franco-americaines de 1944 à 1947’ e ‘Le Vatican, l’ Europe et le Reich’. L’ alleanza franco-tedesca per impadronirsi del capitale ebraico. “”Il disprezzo della proprietà privata”” ebraica crea tra i suoi beneficiari francesi e l’ occupante una complicità diretta che rivela le pratiche dei Feldkommandanturen nella zona occupata. Quello di Digione fece fissare, nel marzo 1941, il valore dei “”fondi”” messi in vendita “”attraverso l’ estrazione a sorte tra gli acquirenti interessati”” con “”un abbattimento dell’ 80% non solo sul valore degli elementi immateriali, ma anche sul materiale”” (…)””. (pag 357-358)”,”FRAE-017″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Le choix de la défaite. Les élites francaises dans les années 1930.”,”LACROIX-RIZ Annie exallieva dell’ Ecole normale supérieure, agrégée d’histoire, professore di storia contemporanea all’Università Paris 7 ha pubblicato pure ‘Le Vatican, l’Europe et le Reich’ e ‘Industriels et banquiers sous l’Occupation’.”,”FRAV-131″
“LACROIX-RIZ Annie”,”Le Vatican, l’Europe et le Reich de la Première Guerre mondiale à la guerre froide.”,”Il sostegno vaticano all’Anschluss (pag 69) Vaticano vs Repubblica spagnola 1936 (pag 355) LACROIX-RIZ Annie ex allieva dell’Ecole normale superieure è professore universitario di stroia contemporanea a Toulouse-Le Mirail. Specialista di relazioni internazionali ha pubblicato ‘Les Proctetorats du Maghreb entre la France et Washington du debarquement a l’independence, 1942-1956’ e ‘L’economie suedoise entre l’Est et l’Ouest, 1944-1949’.”,”RELC-237″
“LADJEVARDI Habib”,”Labor Unions and Autocracy in Iran.”,”LADJEVARDI è D dell’ Irananian Oral History Project, alla Harvard University. Nato a Teheran è cresciuto a Scarsdale, NY. E’ tornato in Iran ne 1963 cominciano il lavoro come capo del personale nell’ azienda di famiglia. Poi ha fondato l’ Iran Center for Management Studies in Teheran in cui ha insegnato fino al 1976.”,”MVOx-007″
“LADOUS Régis”,”Darwin, Marx, Engels, Lyssenko et les autres.”,”””Quant au géologue anglais Charles Lyell, dont Engels a recommandé la lecture à Marx, il ne s’est pas contenté de montrer que mers et continents ont changé de configuration. Dans ‘The Geological evidences of the Antiquity of Man’ (1863), dont Marx a annoté plusieurs passages, il a associé dans une perspective évolutive la géologie et l’anthropologie. Lyell est l’un des rares auteurs dont on puisse affirmer qu’il a été lu attentivement et par Marx et par Darwin.”” (pag 12)”,”MAES-102″
“LADOUS Régis”,”De l’état russe a l’état soviétique, 1825-1941.”,”LADOUS Régis professore dell’Università di Lione Marx e la mancata censura di Skutarov (pag 153-155) “”A partir de 1872, quand la censure impériale autorisa la première traduction russe du ‘Capital’, le marxisme influença l’ensemble de l’intelligentsia, qu’elle fût intégrée ou radicale. On sait que Marx est passé par une crise de russophobie qui l’amena à exclure du concert des nations civilisées “”le barbare des rives glacées de la Néva”” (1853). Mais quand cette russophobie s’atténua, dans les années 1870, il se trouva jusque dans les ministères de Saint-Pétersbourg des fonctionnaires pour s’enchanter d’une pensée qui creusait l’écart entre l’Occident et la Russie et, par là-même, semblait justifier l’existence et la permanence d’un appareil d’Etat différent de tout ce qui existait à l’Ouest. En cela, ils pensaient comme Skutarov, le censeur qui laissa passer le ‘Capital’. Skutarov estima que la critique marxiste portait essentiellement contre l’industrialisation et le laisser-faire de l’école de Manchester, ce qui ne pouvait que conforter l’ordre russe, ce robuste contraire de tousles dévergondages britanniques. Après l’échec de Terre et Liberté, le traducteur russe du ‘Capital’, Danielson, pensait que les révolutionnaires devaient laisser à l’Etat la charge d’endiguer le capitalisme sauvage et de préserver le système communitaire traditionnel. Au ministère de l’Intérieur, ce populisme d’Etat ne déplut pas aux éléments les plus conservateurs, les moins “”bismarckiens””, attentifs à tirer partie de tout ce qui critiquait le désordre occidental. Dans les années 1890, changement de perspective: au ministère des Finances, l’oeuvre majeure de Marx ne fut plus comprise comme un anathème, mais comme un évangile. Ce fut surtout sous Serge Witte que le ‘Capital’ passa pour une apologie passionnée de l’industrialisme et Marx pour un champion du capitalisme, tant il montrait de fougue à chanter les prouesses de la bourgeoisie usinière et de foi dans l’action irréversible des lois économiques. Les fonctionnaires qui fondaient l’industrie lourde et construisaient le réseau ferré en faisant suer le moujik n’interprétèrent pas son déterminisme économique d’une manière dialectique (tout ce qui existe engendre sa propre contradiction) mais positiviste: après l’ère de l’agriculture, celle de l’industrie. Ainsi se trouvait justifié le sacrifice des masses rurales, sacrifice inscrit dans la nature des choses, sinon dans le sens de l’histoire”” [Régis Ladous, De l’état russe a l’état soviétique, 1825-1941, 1990] (pag 153-155)”,”RUSx-169″
“LADVOCAT Jean-Baptiste”,”Dizionario storico portatile che contiene la storia. De’ Patriarchi, de’ Principi Ebrei, degl’ Imperadori, de’ Re, e de’ grandi Capitani; degli Dei, degli Eroi dell’ antichità Pagana, ec. de’ Papi, de’ SS. Padri, de’ Vescovi, e de’ Cardinali più celebri; E generalmente di tutti gli uomini illustri nelle Arti, e nelle Scienze, ec. Colle loro opere principali, e colle migliori Edizioni di esse; Tomo Terzo.”,”Presente in catalogo internet: LADVOCAT, Jean Baptiste Dizionario storico portatile ; che contiene la storia de’ Patriarchi, de’ principi ebrei, degl’ imperadori… / composto in francese dal signor abate Ladvocat. – edizione novissima. – Bassano : a spese Remondini di Venezia, 1790. – opera in sette tomi ; 18 cm tomo terzo : F-K. – 311 p 1. storia I. Tit. 93/99″,”VARx-204″
“LAFARGUE Paolo”,”Il materialismo economico di Carlo Marx.”,”L’ idealismo e il materialismo nella storia, l’ ambiente naturale: teoria DARWIN, l’ambiente artificiale: teoria della lotta di classe. “”Fu solo quando Darwin risuscitò la grande teoria di Lamarck e di Saint-Hilaire e la rese irrefutabile mercé un ammasso formidabile di fatti e di scoperte geniali, fu solo allora che l’idealismo fu cacciato dalla storia naturale e che la scienza naturale diventò una “”scienza generale e filosofica””, come Saint-Hilaire aveva predetto. La sua filosofia rovescia tutte le metafisiche. Marx ha importato la teoria degli ambienti nella storia umana. – Ma non è da credere che il materialismo economico di Marx e d’Engels sia uno di quei volgari adattamenti delle teorie naturaliste alle scienze sociali, onde in questi ultimi tempi furono tanto prodighi i darwiniani d’Inghilterra, di Germania e di Francia. No, Carlo Marx è cronologicamente il primo. Quando la teoria degli ambienti dormiva quel greve sonno che cominciò nel 1832, Marx formulava la sua teoria della lotta delle classi nella sua ‘Miseria della filosofia’, pubblicata in francese nel 1847; l’anno seguente, Marx e Engels esponevano, nel ‘Manifesto Comunista’, la teoria delle trasformazioni sociali imposte dalle trasformazioni dell’ambiente economico. Il materialismo economico di Marx ucciderà l’idealismo storico e il suo fatalismo che abbrutisce; creerà la filosofia della storia e preparerà le teste pensanti del proletariato alla rivoluzione economica, che schiuderà le porte di un mondo novello – il mondo del lavoro libero”” (pag 16) [LEGGERE IN: Paolo LAFARGUE, Il materialismo economico di Carlo Marx, Uffici della Critica Sociale, Milano, 1894] [Versione digitale su richiesta]”,”LAFx-003″
“LAFARGUE Paul”,”La religione del capitale. Massime preghiere e lamenti del capitalista.”,”Paul LAFARGUE (1842-1911), militante marxista francese, fu uno dei fondatori del Partito Socialista francese e uno dei primi rappresentanti del socialismo scientifico in Francia e Spagna. Genero e discepolo di MARX, fu (come lo definì LENIN nel 1911) ‘uno dei propagatori più intelligenti e profondi del marxismo’. LAFARGUE è autore del notissimo ‘Il diritto all’ozio'”,”LAFx-001″
“LAFARGUE Paul RJAZANOV David”,”Karl Marx, souvenirs personnels; La ‘confession’ de Karl Marx.”,”Il difetto che ispira più avversione a MARX è il servilismo.”,”MADS-123″
“LAFARGUE Paul”,”Le droit à la paresse.”,”Allegati: La festa di Saint-Faineant de La Napoule, Le annotazioni di MARX al libro di MOREAU-CHRISTOPHE ‘Du droit à l’oisiveté’, la morte di LAFARGUE, discorso di LENIN ai funerali di Paul LAFARGUE e Laura LAFARGUE MARX.”,”LAFx-006″
“LAFARGUE P. LUXEMBURG R. SINGER DAVID CURRAN QUELCH ADLER SKARET VANDERVELDE FURNEMONT NEMEC LEDENSKI Mario GUESDE KNUDSEN BORGBJERG IGLESIAS SANIAL KRELLOW JAURES ALLEMANE HEPPENHEIMER BRIAND, VAN-KOL TROELSTRA COSTA FERRI LUNANOWSKI DASZYNSKI CAMBIER KRITCHEVSKY PLECHANOV MENANDER ANDERSSON FURHOLZ RAPIN”,”Compte rendu stenographique non officiel de la version francaise du 5° Congres Socialiste tenu a Paris du 23 au 27 septembre 1900.International,”,”Delegati delle varie sezioni: SINGER, DAVID, CURRAN, QUELCH, ADLER, SKARET, VANDERVELDE, FURNEMONT, NEMEC, LEDENSKI, Mario GUESDE, KNUDSEN, BORGBJERG, IGLESIAS, SANIAL, KRELLOW, JAURES, ALLEMANE, HEPPENHEIMER, BRIAND, VAN-KOL, TROELSTRA, COSTA, FERRI, LUNANOWSKI, DASZYNSKI, CAMBIER, KRITCHEVSKY, PLECHANOV, MENANDER, ANDERSSON, FURHOLZ, RAPIN. Clara ZETKIN è traduttrice per il tedesco, e SMITH per l’inglese. Alla fine della 1° giornata interviene LAFARGUE per leggere una protesta sulla Q della verifica dei poteri per la sezione francese. Durante la 2° giornata interviene Rosa LUXEMBURG (in francese) (Q mandati delegazione polacca).”,”INTS-015″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Marx. Ricerche sull’ origine e sull’ evoluzione delle idee di giustizia, di bene, di anima e di dio.”,”Questo classico del marxismo che riprende molti temi del filone MORGAN-ENGELS, apparve per la prima volta in Francia nel 1909 e rappresenta la sistemazione logica di alcuni articoli che LAFARGUE pubblicò sulla rivista tedesca ‘Die Neue Zeit’. “”Scriveva Marx già nel 1844: “”In lotta contro tali condizioni, la critica non è una passione del cervello. Non è un coltello anatomico, ma un’arma. Il suo soggetto è il suo nemico, che essa non vuole confutare, bensì distruggere, poiché lo spirito di tali condizioni di vita è già confutato. Non si tratta di oggetti di per sé ‘degni’ di attenzione, bensì di spregevoli e disprezzate ‘esistenze’. La critica per se stessa non ha bisogno di chiarire i suoi rapporti con tale oggetto, essendo nei suoi confronti perfettamente in chiaro. Essa non si pone più come fine assoluto, ma soltanto come mezzo. Il suo atteggiamento essenziale è l”indignazione’, la sua ragione di vita è la denuncia””. (Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, in Annali franco-tedeschi, 1965, p. 128)”” [Paul Lafargue, Il determinismo economico di Marx, 1976, testo e note a cura di Fabio Freddi, nota 1] (pag 44)”,”LAFx-005″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto alla pigrizia.”,”””Joffe, già discepolo e amico di Trotsky all’ epoca del suicidio di Lafargue, approvò caldamente quella morte eccezionale. Del resto anch’egli si sarebbe suicidato nel 1927, dopo tutta un’ esistenza consacrata al socialismo; l’ esempio di Lafargue pesò certamente sulla sua decisione, proprio come aveva spinto Robin a interessarsi concretamente al suicidio. Joffe riteneva che, vinto dalla vecchiaia e dalle infermità, la sua vita non avesse più senso, dal momento che egli non era più in grado di combattere. “”L’ uomo politico – scrisse per giustificare il colpo di rivoltella che si sparò – deve sapere quando andarsene e deve farlo a tempo, nel momento in cui è consapevole di non poter più essere utile alla causa che ha servito””. Trotsky non la pensava allo stesso modo. Prendendo la parola alle esequie del suo vecchio compagno, insistette sul fatto che, poiché la lotta continua, ognuno deve rimanere al proprio posto e, di conseguenza, è la vita e non il suicidio di Joffe a servire da modello per coloro che restano. Tuttavia tredici anni più tardi, sentendo avvicinarsi la fine, Trotsky doveva cambiare opinione. Aggiungerà al suo testamento del 27 febbraio 1940 un poscritto incompiuto, il 3 marzo seguente (…). (…) scrisse nel suo poscritto questa frase che non lascia spazio ad alcun dubbio: “”Mi riservo il diritto di stabilire io stesso l’ ora della mia morte””. (…) Lenin provava un grande rispetto per Lafargue, pur mantenendo sempre un atteggiamento critico nei confronti dei capi del socialismo francese. Perciò ai funerali di Lafargue, parlando in nome del Partito operaio socialdemocratico russo, in un breve discorso fece il loro elogio, salutando in Paul “”uno dei più capaci e acuti divulgatori del marxismo””. Si astenne dal biasimare il suicidio. Tuttavia, secondo la testimonianza di Serafina Gopner, allora aderente al gruppo bolscevico di Parigi, Lenin lo condannava. In effetti in una conferenza successiva alle esequie, dedicata al suicidio, espresse la propria opinione con le parole seguenti: “”Un socialista non appartiene a se stesso, ma al partito. Se può essere ancora utile alla classe operaia in qualunque cosa, per esempio scrivere anche un solo articolo o un appello, allora non ha il diritto di suicidarsi””. Lenin aggiunse anche che il caso di Lafargue era ancora più grave, tenendo conto del fatto che i partiti operai sono molto più carenti di scrittori, rispetto ai partiti borghesi””. (pag 126-128)”,”LAFx-016″
“LAFARGUE Paul”,”La légende de Victor Hugo.”,”E’ in prigione, a Sainte-Pélagie, che Paul LAFARGUE, le cui attività politiche sono sorvegliate dalla polizia, redige questo lavoro mentre la Francia intera, e Parigi, è in lutto per la scomparsa dell’ “”immense génie””, presto pantheonizzato. Lo scrittore socialista è l’ unico ad andare controcorrente criticando la leggenda nazionale e repubblicana. Per lui il percorso politico del poeta è quello dello scrittore borghese che ha tradito a più riprese la causa del proletariato. LAFARGUE fu il primo a non soccombere alla ‘hugolatria’. “”Hugo è stato un amico dell’ ordine: non ha mai cospirato contro alcun governo, eccetto quello di Napoleone III, li ha sempre accettati e sostenuti con la penna e la parola e non li ha abbandonati che all’ indomani della loro caduta””. (pag 33)”,”LAFx-017″
“LAFARGUE Paul”,”Les luttes de classes en Flandre, de 1336-1348 et de 1379-1385. De Klassenstrijd in Vlaanderen van 1336-1348 en van 1379-1385.”,”””L’ aristocrazia del comune di Gand terrorizzata a causa del sollevamento popolare, si sottomise al Conte Luigi nel 1348; – nel 1871 l’ alta borghesia parigina terrorizzata dalle agitazioni popolari della fase dell’ assedio, accolse come una liberazione la pace prussiana che consegnava cinque miliardi e due province della Francia. Cosi termina la prima rivolta della città di Gand””. (pag 10)”,”LAFx-018″
“LAFARGUE Paolo”,”Il materialismo economico di Carlo Marx. I. L’ idealismo e il materialismo nella storia. II. L’ ambiente naturale: teoria darwiniana. III. L’ ambiente artificiale: teoria della lotta di classe.”,”””Nel formicaio regna il più assoluto comunismo. Il lavoro vi è libero, le formiche attendono ad esso instancabili””. (pag 38) “”Il governo sulle persone cede il posto all’ amministrazione delle cose e alla direzione dei processi di produzione. La società libera non tollera uno Stato fra sé e i propri membri””. (Engels, Socialismo utopistico e socialismo scientifico) (pag 45) “”Dacché l’ umanità è uscita dallo stampo comunista – questa prima culla delle società umane – queste ingrandirono in tre ambienti economici caratterizzati dal rispettivo modo di produzione: schiavitù, servitù, salariato””. (pag 15) Firma ex-proprietario Natale Cifarelli”,”LAFx-019″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto all’ ozio.”,”””I greci della grande epoca, non avevano, anche essi, che disprezzo per il lavoro; agli schiavi solo era permesso di lavorare: l’ uomo libero non conosceva che gli esercizi corporali ed i giochi dell’ intelligenza. Questo era il tempo – però – in cui nacquero Fidia, Aristotele, Aristofane, ed un pugno di bravi schiacciava a Maratona le orde dell’ Asia.”” (pag 8) “”Come noi abbiamo oltrepassato ciò; nec plus ultra! Le officine moderne sono trasformate in case ideali di correzione, dove s’ incarcerano le masse operaie, dove si condannano al lavoro forzato per 12 o 14 ore, non solamente gli uomini, ma le donne ed i fanciulli.”” (pag 10)”,”LAFx-020″
“LAFARGUE Paul”,”La religione del Capitale.”,”””Il congresso di Londra. “”I progressi del socialismo inquietano le classi possidenti d’ Europa e d’ America. Ora è qualche mese, degli uomini venuti da tutti i paesi civilizzati si riunirono a Londra, al fine di ricercare i mezzi più efficaci per arrestare i pericoli dell’ invasione delle idee socialiste. Si notavano fra i rappresentanti della borghesia capitalista d’ Inghilterra lord Salisbury, Chamberlain, Samuel Morley, Lord Randolph Churchill, Herbert Spencer, il cardinale Manning. Il principe Bismarck trattenuto da una crisi alcolica, aveva inviato il suo consigliere intimo, l’ ebreo Breichroeder. I grandi industriali ed i finanzieri dei due mondi, Vanderbilt, Rotschild, Gould, Souberyan, Krupp, Dollfus, Dietz-Menin, Schneider, assistevano di persona o si erano fatti rimpiazzare da uomini di fiducia. Mai si erano viste delle persone d’opinioni o di nazionalità sì differenti intendersi così fraternamente. Paolo Bert sedeva vicino a Freppell, Gladstone stringeva la mano a Parnell, Clemenceau ciarlava con Ferry, e Moltke discuteva amichevolmente delle sorte di una guerra di rivincita con Deroulède e Reinach. La causa che li riuniva , imponeva silenzio ai loro rancori personali, alle loro passioni politiche ed alle loro gelosie patriottiche. Il legato del papa prese la parola per il primo””. (pag 3) “”Il congresso di Londra, sarà contato nella storia quanto i grandi Concili che elaborarono la religione cattolica; esso tenne le sue sedute durante due settimane: si nominò una commissione composta dai rappresentanti di tutte le nazioni, incaricata di redigere i processi verbali e di raggruppare, in un corpo di dottrine, le opinioni e le idee emesse. Noi abbiamo potuto procurarci i differenti lavori di questa commissione, e li pubblichiamo nel presente volume””. (pag 9)”,”LAFx-021″
“LAFARGUE Paolo”,”Carlo Marx. Ricordi personali di Paolo Lafargue.”,”””Marx leggeva tutte le lingue europee e ne scriveva tre: tedesco, francese ed inglese, con ammirazione dei conoscitori di queste lingue; egli ripeteva volentieri il detto: “”La conoscenza di una lingua straniera è un’ arma nella lotta per la vita””. Egli possedeva un grande talento filologico, che si trasmise anche alle sue figlie. Aveva già 50 anni quando incominciò a studiare il russo e sebbene questa lingua non fosse in nessuna prossima connessione etimologica con le lingue antiche e moderne da lui conosciute, dopo sei mesi la possedeva già al punto da potersi allietare nella lettura di poeti e degli scrittori russi che egli particolarmente apprezzava: Puschkin, Gogol e Schlschedrin (Schedrin, Saltykov).”” (pag 7) “”Il solo esercizio fisico da lui esercitato regolarmente era la passeggiata; egli poteva camminare o salire colli lunghe ore chiacchierando e fumando senza sentire stanchezza. Si può affermare che egli lavorava camminando nel suo gabinetto; egli non si sedeva se non a brevi intervalli per potere scrivere ciò che aveva pensato camminando (…)””. (pag 9) “”Ritornato a casa io scrivevo sempre come meglio potevo ciò che avevo udito, in principio mi riusciva molto difficile il seguire il profondo e complicato corso dei pensieri di Marx. (…)””. (pag 9) “”Tutto sommato egli era un uomo. Io non ne vedrò mai più un altro simile””. (in apertura, Lafargue su Marx)”,”MADS-392″
“LAFARGUE Pablo”,”El Matriarcado. Estudio sobre los origenes de la familia.”,”Contiene il testo: La giornata legale di lavoro ridotta a otto ore. “”Ma i perfezionamenti della macchina riducono costantemente il numero di operai impiegati in fabbrica, li getta sulla strada e crea una sovrappopolazione operaia artificiale, chiamata da Engels “”esercito di riserva del capitale, che viene assorbito in fabbrica solo nei casi estremi””. Questo esercito di riserva del capitale è l’ arma terribile del capitalista per abbassare i salari al loro minimo e prolungare la giornata al suo massimo. Quindi, l’ interesse primordiale della classe operaia, esistendo la società borghese, è ridurre al massimo possibile questo “”esercito di riserva del capitale””, per far questo ci sono solo due mezzi; l’ emigrazione e la limitazione della giornata legale del lavoro.”” (pag 86)”,”LAFx-024″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Marx. Ricerche sull’ origine e sull’ evoluzione delle idee di giustizia, di bene, di anima e di dio.”,”Questo classico del marxismo che riprende molti temi del filone MORGAN-ENGELS, apparve per la prima volta in Francia nel 1909 e rappresenta la sistemazione logica di alcuni articoli che LAFARGUE pubblicò sulla rivista tedesca ‘Die Neue Zeit’.”,”MADS-552″
“LAFARGUE Paul”,”Le Socialisme et la Conquete des Pouvoirs Publics (1899).”,”LAFARGUE Paul”,”LAFx-031″
“LAFARGUE Paul – VAILLANT Edouard – GUESDE Jules – DEVILLE Gabriel – VANDERVELDE E. – LIEBKNECHT Guillaume”,”Les Bonnes Thèses du Socialisme. La religion du Capital (Lafargue) – La charité chretienne (Lafargue) – Suppression de l’Armée permanente et des Conseils de Guerre (Vaillant) – La lois de salaires et ses conséquences. Suivi d’une Réponse à la “”Réponse de M. Clémenceau”” (Guesde) – Collectivisme et révolution (Guesde) – L’évolution du Capital. I. Génese du Capital. II. Formation du prolétariat. III. Coopération et manufacture. IV. Machinisme et Grande Industrie. V. Fin du Capital (Deville) – La Grève Générale (Vandervelde) – Attaque et Défense (Liebknecht).”,”Firma proprietario G. Galopin”,”SOCx-249″
“LAFARGUE Paul, a cura di J. VARLET”,”Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet.”,”””Lafargue ne peut être considéré comme un pape infaillible du marxisme. Esprit audacieux, il s’est souvent trompé. Mais, même dans ses erreurs, il demeure toujours attrayant et fécond. “”C’était un dialecticien né – a dit de lui F. Mehring. la dialectique a formé le lien le plus solide qui l’unissait à Marx””. Paul Lafargue naquit le 15 janvier 1841 à Santiago-de-Cuba, de père et mère français. Il avait fait son éducation en Europe et étudia en France la médecine. De convictions républicaines, il fut l’un des organisateurs du congrès de Liége, première grande manifestation de la jeunesse républicaine contre l’Empire. Poursuivi à son retour avec Victor Jaclar, Gustave Tridon, et quelques autres, il fut exclu de toutes les facultés de France et du finir ses études de médecine à Londres. C’est à Londres qu’il fit la connaissance de Karl Marx. Lafargue a raconté lui-même que, proudhonien comme la plupart des socialistes française de cette époque, il hésita longtemps à rentre visite à Marx. C’est presque à regret qu’il était allé avec une lettre de présentation de Jaclar (1) faire à Marx une simple visite de politesse. La discussion s’engagea aussitôt, l’impétuosité de Lafargue fut vaincue par la dialectique implacable de Marx. Il ne se retira qu’au matin, séduit et conquis (2). La sympathie s’établit vite: hôte assidu de la maison de Marx, il devenait bientôt son gendre. Il épousa en effet Laura, la deuxième fille de Marx, née a Bruxelles en 1846. Il retourna à Paris pour mener la lutte contre l’Empire. (…) Lafargue ne connut Guesde qu’à Londres où celui-ci, d’accord avec Benoît-Malon, arrivait en mai 1880 pour rédiger avec Marx un programme destiné au prolétariat français. Ce programme, avec quelques additions émanant de groupes réprésentés au congrès régional de Paris, devenait le programme du Parti ouvrier. (…) Lafargue profita de son mandat législatif pour se faire “”commis voyageur en socialisme””, allant porter partout la parole révolutionnaire à travers la France. Les “”travaux parlementaires”” ne l’enthousiasmaient pas, Il ne fut pas réélu et ne fut plus jamais “”élu du peuple””. Lafargue n’avait rien d’electoral”” [J. Varlet, Préface] [(in) Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet, 1933] (pag 8-12)V [(1) Suivant d’autre sources, de Tolain; (2) Lafargue, cependant ne se débarrassa pas vite de son proudhonisme. Marx ècrit à ce propos à Engels: “”Ce sacré Lafargue me fatigue avec son proudhonisme, il ne me laissera en paix que le jour où je lui assènerai quelques bons coups sur sa caboche de créole] “”Il est impossible d’écrire en détails la vie militante de Lafargue, car ce serait retracer l’histoire du mouvement ouvrier français, du Parti ouvrier français d’abord (il fut l’un de ses chefs, secrétaire pour les relations internationales, Guesde étant le secrétaire pour l’intérieur) et, après l’unité, l’un des chefs de la tendance “”guesdiste”” dans le Parti socialiste unifié. A chaque congrès du Parti socialiste unifié, Lafargue intervenait avec autorité. Citons son discours au congrès de Toulouse (1908) dans lequel il se déclara partisan de la dictature du prolétariat: “”Les socialistes en sont pas des parlementaires, ils sont au contraire des antiparlementaires qui veulent renverser le gouvernement, ce régime du mensonge et de l’incohérence”” (…). Lafargue fut un polémiste hors ligne, mordant, incisif, d’un esprit étincelant. Il ne s’abaissa jamais à la trivialité et ses écrits sont des modèles du genre. Il fut puissamment secondé dans son travail par sa femme Laura, deuxième fille de Marx. Elle publia avec lui ‘Du Socialisme utopique au socialisme scientifique’ d’Engels. Elle traduisit avec lui le ‘Manifeste du Parti communiste’. Seule, elle publia la traduction d’oeuvres de son père et d’Engels: ‘Révolution et contre-révolution en Allemagne’, Contribution à la critique de l’économie politique'”” [J. Varlet, Préface] [(in) Paul Lafargue, théoricien du marxisme. Textes choisis, annotés et préfacés par J. Varlet, 1933] (pag 12-13)”,”LAFx-033″
“LAFARGUE Paul RUSSEL Bertrand, a cura di Domenico DE-MASI”,”Economia dell’ozio.”,”estratti da ‘Il Diritto all’ozio’ di Paul Lafargue, traduzione dall’originale francese di Raffaele RINALDI, estratti da ‘Elogio dell’ozio’ di Bertrand RUSSELL, traduzione dall’originale inglese di Elisa MARPICATI”,”LAFx-037″
“LAFARGUE François”,”Demain, la guerre du feu. États-Unis et Chine, à la conquête de l’énergie.”,”LAFARGUE François laureato in geopolitica e in scienze politiche, professore di geopolitica all’Ecole supérieure de gestion, all’Ecole centrale de Paris, all’Université de St-Quentin. Ha pubblicato pure ‘Opium, pétrole et islamisme’. “”L’intervention américaine en Irak en 1991 puis celle en Afghanistan dix ans plus tard, s’inscrivent dans une perspective comparable. L’objectif des Etats-Unis vise à prendre le contrôle des gisement d’hydrocarbures du Moyen-Orient, non pour garantir leur propre approvisionnement énergétique mais pour disposer d’un levier d’influence envers la Chine. La faible dépendance pétrolière des Etats-Unis à l’égard du Moyen-Orient ne peut à elle seule suffire à justifier leur intervention en Irak en 1991. Car un autre prisme permet de comprendre ce conflit. La guerre contre l’Irak peut être aussi interprétés comme une action préventive contre la Chine. Puis l’engagement des Etats-Unis au Kosovo en 1999, là aussi peut être interprété comme un signal adressé à la Chine. Enfin la troisième et dernière partie de ce chapitre porte sur la stratégie d’encerclement de la Chine, parachevée par l’intervention américaine en Afghanistan depuis octobre 2001″” (pag 175)”,”CINE-084″
“LAFARGUE Paul”,”Il determinismo economico di Karl Marx. Ricerche sull’origine e sull’evoluzione delle idee di Giustizia, di Bene, di anima e di dio.”,”””Il modo di produzione della vita materiale condiziona in generale il processo di sviluppo della vita sociale, politica ed intellettuale”” (in apertura) “”Marx da circa mezzo secolo ha proposto un nuovo metodo di interpretazione della storia che lui ed Engels hanno sempre applicato nei loro studi. Si capisce che gli storici, i sociologi ed i filosofi, nel timore che il pensatore comunista corrompa la loro innocenza e faccia loro perdere i favori della borghesia, lo ignorino, ma è strano che certi socialisti esitino a servirsene, per timore forse di arrivare a delle conclusioni che offenderebbero le nozioni borghesi delle quali a loro insaputa restano prigionieri. Al posto di sperimentare questo metodo per giudicarlo solamente dopo averlo usato, essi preferiscono discutere sul suo valore in sé e trovargli innumerevoli difetti: dicono che ignora l’ideale e la sua azione, che brutalizza le verità ed i principi eterni, che non tiene conto dell’individuo e del suo ruolo, che giunge ad un fatalismo economico che dispensa l’uomo da ogni sforzo, ecc. Cosa penserebbero i compagni di un carpentiere il quale, al posto di lavorare con martello, sega e pialla messi a sua disposizione, iniziasse a cavillare su questi attrezzi? Siccome non esiste un attrezzo perfetto, si potrebbe dar luogo ad infinite diatribe. La critica cessa di essere futile per divenire feconda solo quando segue l’esperienza, la quale, meglio dei più sottili ragionamenti, fa sentire le imperfezioni ed insegna a correggerle. L’uomo all’inizio si è servito di rudimentali martelli di pietra ed il loro uso gli ha insegnato a realizzarne più di cento tipi, differenti per la materia utilizzata, il peso e la forma. Leucippo ed il suo discepolo Democrito, cinque secoli avanti cristo, introdussero il concetto di atomo per comprendere la costituzione dello spirito e della materia, e per più di duemila anni i filosofi, al posto di cercare di ricorrere all’esperienza per verificare l’ipotesi atomistica, discussero sull’atomo in sé, sul ‘pieno’ della materia indefinitamente continua, sul ‘vuoto’ e la ‘discontinuità’, ecc., ed è solo alla fine del XVIII secolo che Dalton utilizzò la concezione di Democrito per spiegare le combinazioni chimiche. L’atomo, del quale i filosofi non avevano saputo far niente, diventò tra le mani dei chimici “”uno dei più potenti strumenti di ricerca che la ragione umana abbia saputo creare””. Ma ecco che solo dopo l’utilizzazione questo meraviglioso strumento si manifesta imperfetto, ecco che la radioattività della materia obbliga i fisici a polverizzare l’atomo, questa particella ultima, indivisibile ed impenetrabile della materia, in particelle ultra-ultime, della stessa natura di tutti gli atomi e conduttrici di elettricità. Le particelle, mille volte più piccole dell’atomo di idrogeno, il più piccolo degli atomi, ruoterebbero con straordinaria velocità attorno ad un nucleo centrale, come i pianeti e la Terra ruotano attorno al sole. L’atomo sarebbe un minuscolo sistema solare e gli elementi dei corpi che noi conosciamo non si differenzierebbero tra loro che per il numero ed i movimenti rotatori delle particelle. Le recenti scoperte della radioattività, che scuotono le leggi fondamentali della fisica matematica, rovinano la base atomica dell’edificio della Chimica. Non si può citare un esempio più memorabile della sterilità delle discussioni verbali e della fecondità dell’esperienza. Solamente l’azione nel mondo materiale ed intellettuale è feconda: “”All’inizio era l’azione””. Il determinismo economico è un nuovo strumento, messo da Marx a disposizione dei socialisti per stabilire un po’ di ordine nel disordine dei fatti storici che gli storici ed i filosofi sono stati incapaci di classificare ed ordinare. I loro pregiudizi di classe e la loro grettezza mentale danno ai socialisti il monopolio di questo strumento; ma questi prima di utilizzarlo si vogliono convincere che sia assolutamente perfetto e che possa divenire la chiave di tutti i problemi della storia; a tal proposito potranno per l’intera loro vita continuare a discutere ed a scrivere articoli e volumi sul materialismo storico, senza far avanzare la questione di un’idea. Gli scienziati non sono così timorati; pensano “”che dal punto di vista pratico sia di importanza secondaria che le teorie e le ipotesi siano corrette, purché ci guidino a risultati verificabili coi fatti “” (1). La verità, dopotutto, non è che l’ipotesi che opera meglio: spesso l’errore è il più breve cammino verso una scoperta. Cristoforo Colombo, partendo dall’errore di calcolo commesso da Tolomeo per la circonferenza della terra, scoprì l’America, mentre intendeva giungere alle Indie orientali. Darwin riconosce che l’idea primitiva della sua teoria sulla selezione naturale gli fu suggerita dalla falsa legge di Malthus sulla popolazione, da lui accettata ad occhi chiusi. I fisici possono oggi ben comprendere che l’ipotesi di Democrito è insufficiente per comprendere i fenomeni recentemente studiati, ma ciò non impedisce che sia servita da inizio alla chimica moderna. Marx, e questo è un fatto che si nota poco, non ha presentato il suo metodo di interpretazione storica in un corpo di dottrine con assiomi, teoremi, corollari e lemmi: esso non è per lui che uno strumento di ricerca, e lo ha formulato in uno stile lapidario mettendolo alla prova. Non si può criticarlo dunque che contestando i risultati che dà, rifiutando per esempio la sua teoria della lotta di classe. Ma se ne guardano bene. Gli storici ed i filosofi lo tengono per opera impura del demonio, precisamente perché ha condotto Marx a scoprire questo potente motore della storia”” [Paul Lafargue, ‘Il determinismo economico di Karl Marx. Ricerche sull’origine e sull’evoluzione delle idee di Giustizia, di Bene, di anima e di dio’, Napoli, 2014] [(1) W. Rucker, ‘Discours inaugural du Congrès scientifique de Glasgow’, del 1901] (pag 9-10)”,”LAFx-039″
“LAFARGUE Paul”,”Il diritto alla pigrizia. Seguito dalla controversia Jaures-Lafargue su ‘Idealismo e materialismo nella concezione della storia’.”,”””La rivoluzione russa ha aperto l’età delle rivoluzioni democratiche in tutta l’Asia e 800 milioni d’uomini fanno attualmente parte del movimento democratico in tutto il mondo civile. In Europa si moltiplicano i segni precursori della fine dell’epoca in cui dominava il parlamentarismo borghese così detto pacifico, epoca che cederà il posto a quella delle lotte rivoluzionarie del proletariato organizzato ed educato nello spirito delle idee del marxismo, che rovescerà il potere della borghesia ed instaurerà l’ordine comunista”” (pag 9, V.I. Lenin, Discorso ai funerali di Paul e Laura Lafargue, 3 dicembre 1911)”,”LAFx-001-FL”
“LAFARGUE Paul”,”Origine ed evoluzione della proprietà.”,”””In uno studio dedicato alla funzione economica della Borsa nel capitalismo maturo, pubblicato nel 1897, Lafargue prende lo spunto da alcune osservazioni di Marx e di Engels per dimostrare che la Borsa onn fa altro che ricondurre ad un saggio medio di interesse o di profitto tutti i capitali, e che a “”quantità uguali di capitali sono distribuite parti aliquote del plusvalore creato dal capitale sociale complessivo”” (7). In questo modo cercava di applicare gli insegnamenti del terzo libro del ‘Capitale’, allora poco conosciuto, in un campo non certo nuovo, ma i cui sviluppi abnormi erano molto recenti. Anche se uno studioso di Lafargue, Claude Willard, ha scritto che, salvo eccezioni, l’economia politica non era un campo in cui il suo apporo sia stato veramente originale e creativo, in quanto si era limitato soprattutto a volgarizzare i temi fondamentali della critica economica marxista (8), in realtà Lafargue è molto attento all’evoluzione subita dal capitalismo nei paesi avanzati verso la fine del secolo. Si avvede infatti che si è aperta una nuova fase caratterizzata dall’enorme concentrazione dei capitali, dal sorgere dei cosiddetti trust, e questo nuovo stadio egli lo pone al centro dell’attenzione di alcuni suoi scritti, ed in particolare di ‘Les trusts américains’, pubblicato nel 1903 (9). La parte finale dell”Origine ed evoluzione della proprietà’ anticipava già queste ricerche successive. Anzi si può affermare che questo scritto sul capitale monopolistico può essere considerato come il proseguimento e completamento, del suo libro sulla proprietà”” [Arturo Peregalli, saggio introduttivo] (pag 30) (inserire)”,”LAFx-001-FC”
“LAFARGUE Paul, a cura di Lanfranco BINNI; ABSENT Karl”,”Il diritto all’ozio, 1883; Arbeit macht frei 1976. Il lavoro rende liberi, 1976.”,”L’introduzione di M. Dommanget all’edizione francese de ‘Le droit à la paresse’ di Lafargue, Paris, Maspero, 1969, edizione tradotta da Feltrinelli nel 1971, contiene molti cenni biografici su Lafargue. (pag 60) “”Essere presenti nei posti di lavoro è importante, ma con quale presenza? Gli operai americani organizzati nell’ IWW, nel 1912 cantavano in un loro ‘Inno del ribelle’: «niente è meglio di un buon vecchio zoccolo di legno», indicando nell’uso risoluto nel «sabot» un’adeguata forma di lotta anticapitalista. ‘L’Unità’ del 1934, in piena dittatura fascista (sempre di capitalismo si tratta) indicava: «A salario di merda, lavoro di merda!». Alla Fiat di Torino, nel 1963, durante la prima grande crisi economica del dopoguerra, il Gatto Selvaggio pisciava nelle vasche di verniciatura delle pepè”” (pag 9) (Karl Absent)”,”CONx-258″
“LAFARGUE Paul RUSSELL Bertrand, a cura di Domenico DE-MASI”,”Economia dell’ ozio. ‘Il diritto all’ozio’ (Lafargue) – ‘Elogio dell’ozio’ (Russell).”,”I saggi di Lafargue fanno parte di una serie di articoli scritti tra il 1879 e il 1890 dopo il suo esilio spagnolo, per la rivista francese ‘L’ Egalité’. I saggi di B. Russell fanno parte di una serie di articoli pubblicati su ‘Harper’s Magazine’, ‘The Modern Monthly’, ‘The Political Quarterly’, ‘The Outlook’ e ‘The New Stateman and Nation’. “”Un poeta greco del tempo di Cicerone, Antiparos, così cantava l’invenzione del mulino ad acqua (per la macina del grano): avrebbe emancipato le donne schiave e riportato l’età dell’oro: “”Risparmiate il braccio che fa girare la macina, o mugnaie, e dormite serene! Invano il gallo vi annunci l’alba! Demetra ha imposto alle ninfe il lavoro delle schiave ed ecco che allegramente saltellano sulla ruota ed ecco che l’asse messo in moto gira coi suoi raggi, facendo muovere la pesante pietra girevole. Viviamo la vita dei nostri padri e godiamo oziosi dei doni accordatici dalla dea”””” (pag 73)”,”LAFx-001-FV”
“LAFARGUE Paul”,”La religione del capitale. Massime preghiere e lamenti del capitalista.”,”Paul Lafargue (1842-1911), militante marxista francese, fu uno dei fondatori del Partito socialista francese (POF) e uno dei primi rappresentanti del socialismo scientifico in Francia e in Spagna. Genero e discepolo di Marx, fu (come lo definì Lenin nel 1911) «uno dei propagatori più intelligenti e profondi del marxismo»”,”LAFx-001-FF”
“LAFAY Gérard”,”Capire la globalizzazione.”,”LAFAY Gérard insegna all’Università di Parigi II.”,”ECOI-313″
“LA-FERLA Giuseppe”,”Ippolito Taine.”,”Taine (Hippolyte), filosofo, storico e critico letterario francese (Vouziers, Ardenne, 1828 – Parigi 1893). Boicottato dai rappresentanti della cultura ufficiale per la sua avversione allo spiritualismo dominante, dovette rassegnarsi ad abbandonare Parigi e a insegnare in licei di provincia (1851-1852). Ben presto però tornò a Parigi, dove cominciò a collaborare al Journal des débats e alla Revue des Deux Mondes e ottenne il dottorato in lettere (1853) con un Saggio sulle favole di La Fontaine e con la dissertazione latina De personis platonicis. La sua vita successiva trascorse senza avvenimenti esterni di rilievo, tutta dedicata a un’intensissima attività di studio. I numerosi viaggi (nei Pirenei, in Inghilterra, in Belgio, in Germania, in Italia) ebbero la funzione di importanti esperienze culturali e segnarono le tappe dello sviluppo dei suoi interessi intellettuali. Con l’affievolirsi della pressione del potere politico nel secondo decennio dell’ Impero anche l’ostracismo accademico contro Taine venne a cadere: nel 1863 fu nominato esaminatore alla scuola speciale militare di Saint-Cyr e nel 1866 ebbe l’incarico dell’insegnamento della storia dell’arte alla Scuola di belle arti. Dopo il 1870 visse per gran parte dell’anno a Menthon, sul lago di Annecy. Nel 1878 entrò nell’ Accademia. Se le prime opere di Taine, in particolare il Saggio su Tito Livio (1856) e i Saggi di critica e di storia (1858), attestano ancora interessi prevalenti di storico della letteratura, la sua personalità di filosofo, formatosi su Hegel, su Condillac, su Bain, su Comte, su J. Stuart Mill e sui grandi empiristi inglesi, venne tuttavia ben presto in primo piano. Dopo gli studi sui Filosofi francesi del XIX secolo (1857), nei quali regola polemicamente i suoi conti con l’aborrito eclettismo elaborato da Cousin, Taine si concentrò nella redazione del suo capolavoro, il trattato Dell’ intelligenza, scritto in polemica contro la concezione spiritualistica dell’uomo e pubblicato solo nel 1870. Intanto, dopo il viaggio in Italia (1864) narrato in un’opera in due volumi (1866), dai corsi di estetica e di storia dell’arte tenuti alla Scuola di belle arti erano nati numerosi saggi dedicati alla “filosofia dell’arte” nei vari paesi (Italia, Paesi Bassi, Grecia), saggi pubblicati dal 1865 al 1869 e riuniti poi nella Filosofia dell’arte, che rimase il testo più significativo di tutta l’estetica positivistica. L’arte e la letteratura sono funzioni naturali di quell’animale superiore che è l’uomo. Tutti i grandi artisti e i grandi scrittori sono guidati da una facoltà dominante (faculté maîtresse), che può essere quella poetica, come in La Fontaine, o quella oratoria, come in Tito Livio. A sua volta questa facoltà è sottoposta all’influenza della posizione geografica, del suolo e del clima (Viaggio ai Pirenei, 1855), e soprattutto al condizionamento della razza, del momento e dell’ambiente (prefazione alla Storia della letteratura inglese, 1863). Dopo la sconfitta militare del 1870 a opera dei Prussiani, la caduta del secondo Impero e la crisi degli anni successivi, Taine intraprese la stesura delle monumentali Origini della Francia contemporanea (6 voll., 1875-1893). L’opera è animata da spirito antigiacobino e da una visione ridimensionatrice della ‘grande rivoluzione’, alla quale viene fatta risalire la responsabilità dell’indebolimento della coscienza morale della nazione. Tra le altre opere di Taine sono ancora degne di menzione: Nuovi saggi (1865), Vita e opinioni di Thomas Graindorge (1867), Ultimi saggi di critica e di storia (1892) e l’Epistolario, pubblicato postumo (4 voll., 1904-1907). La reazione antipositivistica non fu generosa con il Taine: in particolare l’affermazione del Croce che il Taine appartenga, più che alla storia della filosofia e della storiografia, “a quella delle tendenze e mode culturali” è senza dubbio troppo ingiustamente riduttiva. Il lettore contemporaneo, meno coinvolto in quelle controversie di scuola, non può non riconoscere l’acume dell’ingegno di Taine, la sua eccezionale capacità di sintesi e il suo talento di scrittore. (RIZ).”,”STOx-068″
“LAFFIN John”,”L’ esercito israeliano nelle guerre in Medio Oriente 1948-73. Gli eserciti arabi nelle guerre in Medio Oriente 1948-1973.”,”””Israele dà per scontato che la sconfitta in guerra significhi la fine della nazione ebraica, e conduce le guerre di conseguenza. Questo fattore deve essere colto se si vuole comprendere l’ approccio di Israele al suo esercito e alla strategia, alle tattiche, all’ addestramento e ai metodi di conduzione della guerra””. In Israele non esiste distinzione tra esercito e società. Yigal YADIN che organizzò l’ esercito dopo la sua prima guerra diceva che ogni cittadino maschio di Israele è un soldato in licenza per 11 mesi all’ anno. Negli anni 1950, dopo che con la guerra di indipendenza (1948) l’ esercito aveva perso i suoi migliori ufficiali, fu compiuto un immenso sforzo nell’ addestramento degli ufficiali. Il Generale Haim LASKOV fu incaricato dell’ operazione il cui obiettivo era di addestrare 27 mila ufficiali in 18 mesi. Sotto le sue direttive vennero create 30 scuole militari. Uno dei primi provvedimenti fu quello di insegnare l’ inglese in modo che gli ufficiali potessero leggere la letteratura militare straniera. Nel 1973 i comandanti dell’ esercito egiziano avevano più scaltrezza di quanta gli israeliani attribuissero loro.”,”QMIx-097″
“LAFFITTE Jacques”,”Memorie del banchiere di Napoleone.”,”Laffitte non solo è stato il banchiere di Napoleone ma ha sposato la figlia all’ erede del Maresciallo Ney. facendola diventare principessa della Moscova. Il debito di Talleyrand. “”Si sa che i banchieri non prestano il loro denaro a lunghe scadenze; così, gli chiesi di pagarmi, al termine del primo anno. Gli calcolavo gli interessi al cinque per cento appena, senza provvisione. Egli vedeva dunque che mi comportavo da gentiluomo. Tuttavia, non rispose nulla. Un anno dopo, uguale richiesta, uguale silenzio, niente quattrini! Il terzo anno fu ancora la stessa storia ed io cominciai a perdere la pazienza. Mi rammentavo la storia del suo sarto: – Monsignore, quando vi compiacete di pagarmi? – Come siete curioso!”””” (pag 51) Talleyrand paga il suo debito senza parlarne. (pag 52-53)”,”FRAN-079″
“LAFON Alexandre”,”La camaraderie au front – 1914-1918.”,”‘Il cameratismo al fronte, 1914-1918’. [Il rifugio diventa anche un elemento di affermazione della solidarietà Così, nell’aprile del 1917 sul fronte di Champagne Louis Barthas nota.”” In qualsiasi momento, tutte le sere, uomini di corvée venivano a cercare riparo e venivano accolti nel nostro rifugio. (…) Henri Despeyrières evoca con emozione che però non si era in grado di accogliere tutti i soldati sotto bombardamenti improvvisi: “”Ho alcuni poveri disgraziati precipitarsi alla porta del nostro rifugio accolti, per quanto possibile (…) ma molti sono rimasti fuori dalla porta come un povero cane in un giorno di pioggia””] [“”L’abri devient aussi un élément d’affirmation de la solidarité. Ainsi, en avril 1917 sur le front de Champagne, Louis Barthas note: “”À tout instant, chaque nuit, des hommes de corvées, de liaison, des ravitailleurs surpris dans notre voisinage par des tirs de barrage épouvantables venaient chercher un refuge dans notre abri hospitalier, s’empilant, s’écrasant dans les escaliers””. Lui même à plusieurs reprises a pu profiter de la protection d’abris occupés et partagés, notemment dans le secteur d’Agnez-les-Duisans alors que la pluie détrempe les tranchées et liquéfie les parois des abris (…). Henri Despeyrières évoque avec émotion l’impossibilité de pouvoir abriter l’ensemble des soldats sous le bombardement: “”J’ai vu des pauvres malheureux se presser devant la porte de notre abri et nous en avons fait entrer autant que possible (…) beaucoup sont restés devant la porte comme un pauvre chien un jour de pluie”””” (pag 235). Insegnante di storia e geografia, Alexandre Lafon, è laureato in storia contemporanea e consigliere per l’azione pedagogica della ‘Mission du centenaire de la Première Guerre mondiale’] [‘Si l’autorité militaire et le discours dominant du temps de guerre évoquent la «camaraderie» des hommes et leur solidarité patriotique face à un ennemi barbare durant la Grande Guerre, qu’en a-t-il vraiment été sur le front? Sur le terrain, c’est en effet tout un univers relationnel complexe qui se met en place à travers une triple identité: sociale, militaire et combattante. Qui est alors réellement le camarade? Les anciens combattants ont développé après guerre l’idée d’une «fraternité des tranchées» pour donner un sens à leur expérience collective de la guerre. Les témoignages privés de combattants, écrits ou photographiques (parmi lesquels ceux des écrivains Dorgelès, Barbusse ou Genevoix) donnent à lire, au-delà de la violence de la situation, ce que les soldats ont pu vivre, ressentir et penser de l’égalité tant promise par la République et que la guerre a mise à l’épreuve’]”,”QMIP-234″
“LAFORGUE René”,”Talleyrand. L’homme de la France. Essai psychanalytique sur la personnalité collective française.”,”Mentalità nazionale francese (pag 87-101) Psicologia del prestigio (pag 87-104)”,”FRAN-107″
“LA-FRANCESCA Salvatore”,”La politica economica italiana dal 1900 al 1913.”,”””A Rosario Romeo si deve un’ interpretazione acuta ed organica dello sviluppo economico italiano nel suo intero arco di svolgimento. L’ intervento, sempre determinante, dello Stato, il ruolo, talvolta decisivo, della banca d’affari nel quadro del progetto industriale, sono individuati dal Romeo in alcune pagine magistrali della “”Breve storia della grande industria in Italia””. Tali elementi fondamentali il Cafagna ha felicemente indicato con il termine di “”macro-impulsi””, analizzandone l’azione durante il ventennio 1896-1914, nell’ affermazione, ed in qualche modo nel coordinamento di questi, si ravvisano i fattori determinanti di un processo di sviluppo economico tardivo, quale quello italiano.”” (pag 107)”,”ITAE-191″
“LAFUE Pierre”,”Lenine ou le mouvement.”,”Lenin: “”Non c’è una via media””. Quelli che parlano di giusto mezzo sono “”degli ingannatori o degli ingannati””. Presto i suoi compagni, colpiti dalla sua decisione nel proseguire un’ idea, lo chiamano: Tiapkin, colui che va al fondo di tutte le cose””. (pag 44) “”Ma, più che mai, egli stima che il numero, per chi lo sa maneggiare, può diventare “”il vero fattore di potenza””””. (pag 62) “”Il bolscevismo, sono io!”” (pag 63) “”Aveva, dall’ inizio, dichiarato ai suoi uomini: “”E’ importante che non abbiate più preoccupazioni materiali di quante ne ha un soldato o un monaco”” (pag 64)”,”LENS-136″
“LAFUE Pierre”,”Storia della Germania.”,”Edizione speciale di cinquecento copie, esemplare n. 471 La vecchia Sassonia è il cuore del ‘Deutschtum’ “”Ma il re di Prussia manovrava sullo scacchiere diplomatico altrettanto bene come sui campi di battaglia. Abbastanza accorto da comprendere la necessità di non rompere con la Francia, seppe anzi rendere ancor più stretti i loro rapporti, concludendo il 16 gennaio 1756 un trattato di neutralità con l’ Inghilterra, destinato ufficialmente a mettere la Russia alle strette, ma in realtà a stornare i Francesi, come i Russi, da qualsiasi velleità di conquiste in territorio tedesco. La sua abilità parve tuttavia aver raggiunto i limiti allorché avendo nel 1757 la dieta dichiarato la guerra d’ impero al Brandeburgo, la Francia e la Svezia, potenze garanti – in virtù del trattato di Westfalia – delle “”libertà germaniche””, presero, in quella loro veste, le armi e, decisione ancor più pericolosa per l’ avvenire della Prussia quando, compiendo “”il rovesciamento delle alleanze””, Luigi XV firmò il 1° maggio 1757 un accordo con la Russia e l’ Austria, che aveva come scopo principale la spartizione della Marca dell’ est. Contro lo Stato nuovo che minacciava, se non di asservire la Germania, di rialzarla almeno dalla sua impotenza, la monarchia francese reagiva dunque con energia e chiaroveggenza””. (pag 448 – 449)”,”GERx-101″
“LAGARDELLE Hubert LABRIOLA Arturo MICHELS Robert KRITCHEWSKY Boris GRIFFUELHES Victor”,”Syndicalisme & Socialisme. Conference internationale (1907).”,”””Il sindacalismo francese è nato dalla reazione del proletariato contro la democrazia”” (pag 36) “”allorché tutto ciò fu chiaro per la coscienza operaia, ci fu nel proletariato come una brusca eccitazione, che si tradusse in una doppia reazione contro il socialismo parlamentare e lo Stato democratico”” (pag 39)”,”MOIx-019″
“LAGARDELLE Hubert SOREL Georges BERTH Edouard PANNUNZIO Sergio GRIFFUELHES Victor DELASALLE Paul POUGET Emile”,”Sindicalismo revolucionario.”,”Il saggio più ampio è quello di Lagardelle (pag 47-82) sui ‘Caratteri generali del sindacalismo’”,”ANAx-392″
“LAGERSVÄRD Johan Claes, a cura di Vittorio E. GIUNTELLA”,”Lettere a Giovanni Ferri De Saint-Constant. II Serie: Fonti. Vol. LV.”,”LAGERSVÄRD Johan Claes nato a Upsala, Svezia, carriera amministrativa, inviato in Italia nel 1789 come primo segretario di lars von Engestrom inviato straordinario svedese… Johan Claes Lagersvärd (1756-1836) è stato un diplomatico svedese. Ha lavorato come primo segretario dell’invio straordinario svedese in Italia, Lars von Engeström, dal 1789. Lagersvärd è stato anche un pittore dilettante e ha posato per il ritratto del pittore francese Louis Gauffier, che lo ha raffigurato seduto davanti alla cupola di Firenze 12.”,”RISG-052-FSL”
“LAGHI Ivo a cura, saggi di LABRIOLA Arturo LEONE Enrico OLIVIERO OLIVETTI Angelo DE-AMBRIS Alceste BIANCHI Michele PANUNZIO Sergio ORANO Paolo MANTICA Paolo MASOTTI Tullio BARNI Giulio LANZILLO Agostino DI-VITTORIO Giuseppe BORGHI Armando RAZZA Luigi”,”La rivoluzione sociale del primo sindacalismo. Antologia del sindacalismo rivoluzionario.”,”Ivo Laghi è nato a Lagonegro nel 1929, Segretario Generale della CISNAL dal 1979, riconfermato nell’incarico dai Congressi Confederali del 1980 e del 1987. É membro del Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL) e direttore dei periodici Pagine libere di Azione Sindacale e La mèta sociale, Arturo Labriola nasce ad Acerra (Napoli) il 22/1/1873 da una famiglia di piccoli artigiani. Nel 1889 si iscrive a giurisprudenza a Napoli, laureandosi nel 1895. All’università si avvicina alla politica attiva militando prima nel movimento repubblicano e poi in quello socialista, si iscrive al PSI nel 1905 ed inizia a scrivere su l’Avanti e su Critica Sociale. Riparato in Svizzera nel 1898 per sfuggire ad una condanna inflittagli per aver organizzato a Napoli una manifestazione di protesta contro gli eccidi di Milano, passa poi in Francia ove entra in contatto con gli ambienti che sono sotto l’influenza della posizione di Sorel. Rientrato in Italia nel 1900, collabora al periodico napoletano La Propaganda. Si trasferisce a Milano dove fonda e dirige il periodico L’Avanguardia socialista, che diventa l’organo principale del sindacalismo rivoluzionario italiano. Nel 1906 torna a Napoli per insegnare Economia politica all’università. Dal 1906 al 1909 è condirettore, con Olivetti, del Quindicinale Pagine Libere. Espulso nel 1907 dal PSI, assume posizioni più moderate e distanti dal sindacalismo rivoluzionario. Favorevole all’impresa libica nel 1913 viene eletto deputato come ‘socialista indipendente’. Enrico Leone nasce a Pietramelara l’11/7/1875. Aderisce al movimento anarchico napoletano e nel 1894 viene arrestato per aver organizzato una manifestazione antimonarchia. Si avvicina successivamente al PSI, collaborando nel 1897 al periodico socialista La Terra,nel 1899 fonda il settimanale La Propaganda, Nel 1900 si laurea in legge, l’anno successivo è eletto a Napoli consigliere comunale per il PSI. Entrato in contatto con l’ambiente sindacalista rivoluzionario ne resta affascinato, così da fondare e dirigere dal 1903 al 1906 il periodico Divenire sociale. Del 1906 è la sua opera più importante Il sindacalismo. Nel 1906 per un breve periodo pubblica il quotidiano L’Azione, come organo dissidente del PSI. Partecipa al quotidiano Il Domani, collabora alla Bandiera del Popolo di Rossoni e con Mantica dirige dal 1906 al 1908 la Rivista del socialismo scientifico. Angelo Oliviero Olivetti nasce a Ravenna il 21/6/1874 da una famiglia agiata e di sentimento monarchici. Compie gli studi liceali presso l’esclusivo collegio Cicognini di Prato, si iscrive a giurisprudenza a Bologna, laureandosi a soli diciannove anni. La sua militanza socialista risale all’università, quando assieme a Costa e Balducci, scrive sul periodico socialista La Lotta. Nel 1892 è uno dei partecipanti al congresso fondatore del PSI. Nel 1906 inizia a pubblicare a Lugano Pagine Libere. Nel 1911 si pronuncia a favore dell’intervento in Libia. Alceste De-Ambris nasce a Licciana (Massa Carrara) il 15/9/1874 da famiglia agiata. Compie un regolare iter scolastico e si iscrive alla facoltà di legge. Alla fine del secolo si iscrive al PSI e diventa attivista. Chiamato alle armi, emigra in Francia e poi in Brasile. L’avversione ostile dei latifondisti brasiliani nei suoi confronti, lo obbliga a tornare in Italia, a Savona, dove nel 1903 è eletto segretario della Camera del lavoro. A Roma il PSI lo chiama a dirigere l’organo della Federazione Giovanile La Gioventù socialista. Ne4l 1906 si trasferisce a Milano, nel 1907 è chiamato a dirigere la Camera del lavoro di Parma e il periodico L’Internazionale, organo dei sindacalisti emiliani. Nel Parmense guida tutte le lotte dei lavoratori agricoli e degli operai fino al fanmoso sciopero ad oltranza del maggio-giugno 1908. In conseguenza della sua attività è obbligato a fuggire in Svizzera e poi di nuo in Brasile. Dalla Svizzera si oppone all’impresa Libica. Allo scoppio della guerra si mette alla testa del sindacalismo rivoluzionario interventista. Michele Bianchi nasce a Belmonte Calabro (Cosenza) il 22/7/1883 da una famiglia appartenente al ceto medio. Compie gli studi classici a Cosenza e frequenta a Roma la facoltà di legge, che successivamente abbandona per dedicarsi all’attività politica com e redattore dell’Avanti. Aderisce alla corrente rivoluzionaria del PSI nel 1903 è a favore dell’ordine del giorno di Susi che chiede l’espulsione dal Partito del riformista Turati. Nel 1905 si dimette dall’Avanti motivando la sua decisione con un articolo sul Divenire sociale. Nel dicembre si trasferisce come segretario dalla Locale Camera del Lavoro e direttore di Lotta socialista a Genova, ove svolge una intensa attività organizzativa per conquistare alla corrente sindacalista l’egemonia sul mondo operaio genovese.Nel 1907 si trasferisce a Savona dove è eletto segretario della Camera del Lavoro.Allo scoppio del conflitto mondiale partecipa alla campagna interventista a fianco di Corridoni e De-Ambris. Sergio Panunzio nasce il 20/7/1886 a Molfetta. Fin da giovane partecipa alla vita politica aderendo al movimento socialista. Studente liceale collabora all’Avanguardia socialista di Labriola. Dopo la laurea in legge nel 1908 si dedica agli studi ed alla docenza.. Paolo Orano nasce a Roma nel 1875, dove si laurea in lettere. Iscritto all’Unione socialista romana svolge una intensa attività propagandistica per la corrente intransigente di Ferri. Nel 1904-1905 collabora all’Avanti. Collabora assieme a Bianchi a Gioventù socialista e a Lotta proletaria e al Divenire sociale di Leone. Dal 1909 al 1910 dirige con Olivetti Pagine Libere e collabora con Avanguardia sindacalista e alla rivista di Dinale La Demolizione. Nel 1912 appoggia l’intervento in Libia. Fonda a Firenze la rivista La Lupa. Allo scoppio della guerra si impegna nella campagna interventista. Paolo Mantica calabrese di nascita si trasferisce giovanissimo a Roma, dapprima studente, poi professore presso un Istituto superiore femminile. Aderisce al PSI e viene eletto deputato nel Collegio di Cittanova. Nel 1904 è nominato direttore dell’Avanti. Nel 1906 con Leone dirige Roma la Rivista del socialismo scientifico. Entrato in rapporto con Mussolini collabora su Il Popolo d’Italia alla campagna interventista. Tullio Masotti nasce a Falerone (Ascoli Piceno) nel 1886, aderisce giovanissimo al PSI per il quale svolge attività giornalistica. Conosciuto De-Ambris si trasferisce a Parma con il quale organizza il famoso sciopero del 1908. Spenta l’agitazione ripara in Francia, da dove torna nel 1911 per organizzare scioperi negli stabilimenti siderurgici di Portoferraio. Neutralista riguardo alla campagna libica partecipa alla fondazione dell’USI. Giulio Barni nato a Firenze si trasferisce giovanissimo a Parma, ove inizia a frequentare l’ambiente operaio. Nel 1908 si sposta a Brescia come segretario della Camera del Lavoro, dove svolge attività di pubblicista per il giornale Lotte del lavoro. Nel 1909 passa a Ferrara e nel 1910 si trasferisce a Trento per assumere gli incarichi di segretario del Segretariato del Lavoro e di direttore del periodico Avvenire del Lavoratore. Nel trentino inizia a collaborare anche alla rivista La Demolizione di Dinale, Marinetti ed Orano. Collabora al quotidiano operaio La Conquista. Colpito da condanna per motivi politici si rifugia in Svizzera ove diventa redattore dell’Aurora, organo del partito socialista ticinese. Nel 1913 ritorna in Italia e collabora alla rivista del socialismo rivoluzionario ‘Utopia’ diretta da Mussolini. Allo scoppio del conflitto mondiale partecipa alla lotta interventista. Nel 1915 si arruola volontario per andare a morire nello stesso anno sul Carso. Agostino Lanzillo nasce a Reggio Calabria il 31/8/1886. Si laurea in legge nel 1910 a Roma con una tesi su Proudhon. Aderisce subito al movimento sindacalista rivoluzionario attratto dalla figura e dal pensiero di Sorel. Redattore del periodico sindacalista Divenire sociale di Leone, collabora a La Lupa di Orano, alla Voce di Prezzolini e poi su richiesta di Mussolini all’Avanti e successivamente a Il Popolo d’Italia. Partecipa alla campagna interventista. Giuseppe Di-Vittorio nasce a Cerignola (Foggia) l’11/8/1892 da una famiglia di braccianti agricoli. Dopo la seconda elementare deve lasciare la scuola per i lavori nei campi, come bracciante, assieme ai genitori. Quindicenne accetta di dedicarsi al movimento dei lavoratori e nel 1907 viene eletto componente del Direttivo della Lega contadini di Cerignola. Si iscrive al PSI nel 1909 e viene eletto segretario della Federazione regionale pugliese. Entra in contatto con i sindacalisti rivoluzionari ed inizia ad inviare corrispondenze a L’Internazionale di Alceste De-Ambris. Nel 1910 viene eletto segretario della Camera del Lavoro di Minervino Murge. Nel 1911 guida lo sciopero dei braccianti di Cerignola, viene arrestato, resta in carcere tre mesi.Nel 1912 esce dalla Confederazione e aderisce all’USI. Guida lo sciopero generale in Puglia dopo l’eccidio di Ancona del giugno 1914, dopo si rifugia in Svizzera a Lugano. All’inizio del 1915 rientra in Puglia e si impegna per l’intervento nella prima guerra mondiale, cui partecipa sul Carso e nel Trentino. Armando Borghi nasce a Castel Bolognese (Ravenna) il 6/4/1882 in una famiglia di tradizioni anarchiche. Dall’ambiente familiare trae le sue prime consapevolezze politiche e sociali, formandosi con la lettura del settimanale anarchico di Malatesta L’Agitazione.Nel 1907 si trasferisce a Bologna e viene eletto segretario provinciale del sindacato degli edili, incarico che mantiene per oltre tre anni. Nel frattempo si fa promotore della Biblioteca Lux, la cui funzione è la propaganda di opuscoli insurrezionali ed antimilitaristi.Incriminato per questa attrività nel 1910 fugge a Parigi dove entra in contatto con gli ambienti soreliani della Bataille syndacaliste. Nel 1912 ritorna in Italia, dove viene arrestato per un comizio contro gli eccidi proletari. Uscito di prigione aderisce all’USI. Allo scoppio della guerra si pone all’interno dell’USI alla testa di quanti si oppongono alle tesi interventiste di Corridoni e De-Ambris. A seguito delle sue idee neutraliste trascorse il periodo bellico internato prima ad Impruneta, poi ad Isernia. Luigi Razza nasce a Vibo Valentia (Catanzaro) il 12/12/1892. Trasferitosi con la famiglia a Noto inizia ivi la sua attività giornalistica come fondadore e direttore del giornale socialista Gagliardo.Trasferitosi a Lecce frequenta l’ambiente sindacalista rivoluzionario gravitante su Di-Vittorio. Costituita l’USI, si trasferisce a Milano e diventa segretario propagandista della nuova organizzazione sindacale. Allo scoppio della guerra partecipa alla campagna interventista come redattore de Il Popolo d’Italia.”,”MITT-027-FL”
“LAGI Sara”,”Adolf Fischhof e Karl Renner: la questione nazionale austriaca (1869-1917).”,”Sara Lagi è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo. E’ stata borsista alla Fondazione Luigi Firpo e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di studi sociali dell’Università di Firenze. Ha pubblicato una monografia sul pensiero politico di Hans Kelsen, e per il Centro Editoriale Toscano ‘Georg Jennikek storico del pensiero politico (1883-1905)’. Sui articoli sono apparsi su “”Il Pensiero politico””, ‘Il giornale di storia costituzionale’, ‘Res Publica’ e ‘Co-herencia’. Attualmente (2011) insegna presso il Middlebury College e la Florence University of the Arts a Firenze. Sara Lagi, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società (Department of Culture, Politics and Society), Faculty Member. At present, I am Associate Professor of the History of European Political Thought at the University of Turin (Italy); I got my Ph.d. in the History of European Political Thought at the University of Perugia (2005) and I have taught as Adjunct Professor History of the European Union at the Middlebury College School in Italy (2004-2014) and Political Economy of the EU crisis as Visiting Scholar at the Middlebury College (Vermont, USA). ( Ringraziamenti dell’autrice al Prof. Peter Urbanitsch, una delle massime autorità sulla storia dell’Impero austro-ungarico. Ringraziamenti pure al Proff. Rainer Bauböck, Lea Campos Boralevi, Corrado Malandrino, Gilda Manganaro Favaretto e Diego Quaglioni Problema unione fra Germania e Austria (pag 28-29) Rapporto tra SPÖ e austro-marxismo (pag 70)”,”AUTx-047″
“LAGI Sara”,”Karl Renner: Staat und Nation (1899).”,”Renner definì il liberale Adolf Fischhof ‘l’unica mente veramente politica della borghesia (austro)-tedesca”” (pag 111) Questione stato plurinazionale. Fischhof pubblicò nel 1869 la sua opera principale ‘Österrich und die Bürgschaften seines Bestandes. Politische Studie’ (L’Austria e le condizioni della sua esistenza. Uno studio politico) in cui si chiedeva come pacificare le nazionalità che vivevano nell’Impero. Come Fischhof, Renner sottolineava con insistenza l’importanza del principio di uguaglianza (pag 120) Fischhof e Renner due riformatori nell’Austria asburgica (pag 123)”,”TEOC-780″
“LAGONEGRO Giovanni”,”Storia politica di Euskadi Ta Askatasuna e dei Paesi Baschi.”,”Eta: Euskadi Ta Askatasuna (Eta acronimo di Paesi Baschi e Libertà)”,”SPAx-105″
“LAGORIO Lelio LEHNER Giancarlo”,”Turati e Gramsci per il socialismo.”,”””Ancora nel 1917 – e siamo già nella prima fase della Rivoluzione russa – Gramsci non prende parte ai moti torinesi del 23-26 agosto. Non gli sembrano una reazione popolare alla guerra “”borghese e imperialistica””. Li giudica con l’ottica tipica di un cripto-interventista, come un siluro della burocrazia giolittiana amica dei tedeschi che, a bella posta, avrebbe fatto mancare il pane a una città strategicamente essenziale per la produzione bellica. A distanza di più di dieci anni, ormai chiuso nel carcere, Gramsci rianalizzerà così quegli avvenimenti (Quaderni 1, XVI, § 116): “”L’attività di Ciccotti (socialista neutralista, ndr) è delle più complesse e difficili… Durante la guerra ebbe atteggiamenti disparati: fu sempre un agente di Nitti o per qualche tempo anche di Giolitti? A Torino nel ’16-17 era assolutamente disfattista; egli invitava all’azione immediata… Ricordo la sua conferenza del ’16 o del ’17, dopo la quale furono arrestati un centinaio di giovani e adulti accusati di aver gridato: “”Evviva l’Austria!””…”” (pag 25) “”Oh voi che siete due dentro ad un fuoco”” (Dante) (in apertura) “”Sovra i cener che d’Attila rimase”” (Dante) “”Dopo lunga tenzone / verranno al sangue e la parte selvaggia / caccerà l’altra con molta offensione”” (Dante) “”Noi veggiam come quei c’ha mala luce”” (Dante) “”Allor mi dolsi, e ora mi ridolgo quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi”” “”Colui che perde si riman dolente, repetendo le volte, e tristo impara”” “”… là dentro si martira / Ulisse e Diomede, e così insieme / a la vendetta vanno come a l’ira”” (libro Turati e Gramsci per il socialismo; di Lagorio e Lehner)”,”MITS-372″
“LAGORIO Paolo”,”Come si legge un testo letterario.”,”””Chi liberò in parte la critica marxista dalle strettoie in cui si trovava, e le conferì un carattere più marcatamente letterario fu uno studioso ungherese, György Lukács (1885-1971), il quale rielaborò la teoria del rispecchiamento di Lenin in senso letterario, applicandola al rapporto fra l’elemento sovrastrutturale della letteratura e la struttura della società: per il critico e pensatore marxista ciò che importa per capire la letteratura non è tanto che essa nasca dalla struttura, quanto che essa poi la rispecchi (…)”” (pag 49) Dal ‘Dizionario di filosofia’ Treccani: “”La filosofia. Se si escludono alcuni testi di carattere divulgativo, dedicati all’esposizione del pensiero di Marx e di Engels, L. pubblicò un solo libro di contenuto specificamente filosofico, Materialismo ed empiriocriticismo. La stesura di questo testo – che conobbe una seconda edizione, nel 1920, ma fu tradotto e conosciuto in Europa occidentale soltanto nel 1927 – fu occasionata dall’uscita, nel 1908, di una raccolta di saggi firmata, tra gli altri, da Bogdanov e A. Lunacarskij (Saggi intorno alla filosofia del marxismo), due bolscevichi che, nel Congresso del 1905, avevano appoggiato le tesi della maggioranza; sostenendo l’esigenza di una revisione del marxismo in senso empiriocriticista, Bogdanov e Lunacarskij esponevano, infatti, la maggioranza agli attacchi dei menscevichi (in partic. di Plechanov), i quali potevano presentarsi come custodi dell’ortodossia. Tale situazione, che cadeva per di più in un momento di grave difficoltà del partito russo, indusse quindi Lenin a intervenire nel dibattito filosofico, per criticare le tesi dei ‘machisti’ russi e per affermare, più in generale, l’inconciliabilità del marxismo con ogni forma di «idealismo soggettivo», rielaborando le indicazioni già fornite da Engels. Se, infatti, il problema principale per Engels era stato quello di criticare, dal punto di vista storico-materialistico, le filosofie meccanicistiche della seconda metà dell’Ottocento, L. si pone, dal medesimo punto di vista, il problema opposto, di combattere la spinta antimaterialista che andava emergendo nel primo Novecento, proprio sulla base del rifiuto del meccanicismo. Egli sviluppa quindi la sua polemica attorno a tre capisaldi. In primo luogo riafferma il concetto di realtà obiettiva, come ciò che esiste indipendentemente, come materia preesistente, anche in senso cronologico, rispetto al soggetto che esercita l’attività conoscitiva; in secondo luogo sostiene, contro le posizioni convenzionalistiche o strumentalistiche, la capacità della conoscenza di cogliere la legalità intrinseca della natura, a partire dai dati percettivi (cosiddetta teoria del riflesso, o del rispecchiamento); in terzo luogo sottolinea la natura processuale, e quindi sempre relativa, dell’attività conoscitiva, quale si manifesta specialmente nel susseguirsi storico delle teorie. Più in partic., L. pone l’accento sull’importanza che assume, in questo quadro, la concezione materialistica della dialettica, in quanto consente di dar conto della dinamicità del processo conoscitivo, e di superare quindi la tradizionale antitesi tra verità relativa e verità assoluta. Dopo la morte di L., tra il 1929 e il 1930, in Unione Sovietica furono pubblicati alcuni suoi quaderni di appunti (trad. it. Quaderni filosofici), redatti tra il 1895 e il 1917, sotto forma di riassunti e di osservazioni critiche, nel corso della lettura delle opere filosofiche di Marx, Engels, Feuerbach ed Hegel. Buona parte di questi appunti è dedicata alla concezione hegeliana della dialettica; questa circostanza, unitamente alla valutazione sostanzialmente positiva dell’«idealismo oggettivo» di Hegel, contro quello «soggettivo» di Berkeley, Hume e Kant, ha portato alcuni interpreti a scorgere in questi scritti una implicita autocritica di L. rispetto alle posizione espresse in Materialismo ed empiriocriticismo. Secondo altri interpreti, nei Quaderni filosofici si configurerebbe piuttosto un approfondimento delle posizioni esposte nel 1909, in cui si dà maggior rilievo al ruolo della prassi nel processo conoscitivo, nonché al carattere relativo, sempre modificabile, dei risultati di tale processo.”” Sulla teoria del rispecchiamento di Lenin vedi pure libro di Marino Centrone, ‘Logica formale e materialismo’, Dedalo, 1977, a pagina 30: “”Questa teoria è intesa da molti come se la nostra coscienza fosse una specie di macchina fotografica in cui si riflette la realtà. Veramente già un’immagine fotografica non è identica all’oggetto riprodotto, e molto meno lo è ciè che nella nostra coscienza diventa la riproduzione della realtà. Senza dubbio forma e contenuto formano sempre un’unità, ma un’unità contraddittoria, appunto un’unità dialettica. Essenza e fenomeno, contenuto e forma, immagine e oggetto raffigurato si contrappongono tra loro e, in pari tempo, sono una cosa sola”” (9) per la fonte della citazione vedi nota (9)”,”VARx-566″
“LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri”,”La bataille de la maison blanche. De Johnson à Nixon 300 jours de sang et d’ espoir.”,”E’ una raccolta di dispacci dei corrispondenti e inviati dell’ Agenzia France-Presse negli Stati Uniti: LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri E’ una raccolta di dispacci dei corrispondenti e inviati dell’ Agenzia France-Presse negli Stati Uniti: LAGRANGE Jean DEROCHE Louis MOISY Claude CENTASSI René ULLMANN Bernard LANTERI Roger PELLISSIER Edouard MARIN Jean e altri. 1968. “”Il partito repubblicano a Miami è stato tanto prudente quanto Nixon nella sua campagna. Non si è pronunciato sulla cessazione dei bombardamenti o sulla ritirata delle forze americane. Propone un piano di pace fondato sul pensiero pio dell’ autodeterminazione. I democratici avevano la scelta a Chicago tra il rifiuto della politica attuale e la sua accettazione. La convenzione, visibilmente teleguidata dal Texas dal capo del partito, che non voleva avere le mani legate, non ha osato andare contro Johnson. Quali che fossero le sue velleità di indipendenza, Humphrey è rimasto prigioniero di questa politica.”” (pag 213)”,”USAS-153″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.”,”””Si metterà una pezza da una parte – cioè la metteranno gli USA per i loro specifici interessi, badando sempre meno a quelli degli altri, che verranno allegramente calpestati – e si apriranno altre falle in numerose aree mondiali. Non ci sarà spazio per tutti, detto in modo prosaico””. (…)”” (pag 68) “”Paesi europei capitalisticamente avanzati, Giappone, Russia, Cina, India, ecc. saranno obbligati – chi al fine di mantenere buoni ritmi di sviluppo che gli consentano di accedere agli alti gradini dello sviluppo capitalistico, chi per non decadere e cercare di mantenere le posizioni – ad entrare in competizione fra loro ma, in ultima analisi, anche con il paese dominante centrale che, con le sue reiterate mosse strategiche in atto da ormai dodici anni, tende a ritardare il loro sviluppo, le loro possibili alleanze (divide et impera), per non veder sorgere un giorno contro di sé un nuovo polo imperialistico (…)””. (pag 68) “”Il paese maggiormente deflazionistico, al momento attuale, è la Cina, seguita dai paesi del sud-est asiatico. Ragionando in termini soltanto economicistici, potremmo dire che tale deflazione è “”virtuosa””, poiché connessa a forti ritmi di sviluppo (in Cina, si è ancora sull’ 8% di aumento annuo del PIL); essa sarebbe una deflazione “”da costi””, cioè provocata da celeri aumenti di produttività che, con salari non in linea (almeno nella loro stragrande maggioranza) con la stessa, provoca riduzione di costi e prezzi, quindi aumento dei consumi e di produzione. Invece, la deflazione in Giappone (e quella in agguato negli altri paesi avanzati) sarebbe “”da domanda””, quindi dovuta a scarso aumento, in taluni casi diminuzione, di consumi, quindi di produzione, quindi di occupazione e di reddito, con ulteriori effetti depressivi sui consumi, ecc. Da qui la richiesta di una nuova ondata di keynesismo, di spesa statale””. (pag 69)”,”TEOC-306″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ ascia e lo scalpello. Scritti di teoria e congiuntura.”,”LA-GRASSA Gianfranco già docente di economia politica nelle Università di Pisa e Venezia, è autore di molti libri e saggi sul marxismo e la teoria della società. E’ membro dell’ Associazione “”Louis Althusser””. “”Chiudo lo scritto, parafrasando Heidegger: “”Solo un Lenin, ci piò salvare””! Sperando di non essere frainteso. Occorre un Lenin odierno, non la mera ripetizione del leninismo di un tempo. Ed inoltre, un individuo geniale è solo la sintesi di un movimento (ma di pensiero e di organizzazione) che ha preparato una nuova strada. Ed un altro principio sintetico ci dovrebbe guidare nel muovere i primi passi del neonato. Esiste oggi un monoimperialismo statunitense, cosa assai diversa dall’ imperialismo dell’ inizio del ‘900. Il nemico numero uno – ma con laidi vassalli al so seguito, estremamente pericolosi quanto più servili sono – è il blocco dominante (economico, politico, ideologico) del paese attualmente centrale, non certamente il suo popolo o la sua cultura.”” (pag 87) “”Non vorrei. in particolare, venisse fraintesa la famosa affermazione di Lenin riguardo alla relativa positività della funzione dell’ “”emiro dell’ Afghanistan. Detta affermazione, pur reinterpretata e riportata all’ oggi, significa – e ciò mi sembra giustissimo – che perfino chi lotta contro certe politiche imperialistiche di paesi ad alto sviluppo capitalistico (oggi sostanzialmente gli USA) soltanto per i suoi interessi (di casta), può assolvere una funzione che più non hanno le forze politiche dette riformiste nei paesi capitalistici in questione, ormai degenerate in apparati organicamente funzionali agli interessi imperialistici; (…)””. (pag 104) “”Per molto tempo si è detto – e già da parte dei più avveduti – che il vero toccasana per il sistema capitalistico, dopo la grande crisi del ’29, non fu il New Deal roosveltiano, non furono le politiche keynesiane della spesa statale in deficit di bilancio, ma fu proprio la seconda guerra mondiale che – con le sue distruzioni (e successiva necessità di ricostruzioni), da una parte, e con l’ enorme spesa bellica, dall’ altra – risollevò definitivamente l’ economia. C’è del vero, ma annegato in un mare di economicismo, in un impasto di marxismo (volgare) e di keynesismo. L’ effettivo motivo dell’ uscita dalla crisi fu il regolamento definitivo dei conti per la supremazia nell’ ambito del campo capitalistico – conflitto tra USA e Giappone per il controllo dell’ area del Pacifico e, soprattutto, tra USA e Germania per il dominio più generale del sistema capitalistico mondiale, con l’ Inghilterra ridotta progressivamente , in specie dopo l’ avventura di Suez dell’ autunno 1956, al rango di ancella (…)””. (pag 138)”,”TEOC-307″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”Struttura economica e società.”,”””La stessa cosa deve asserirsi per il cosiddetto “”sfruttamento”” delle masse lavoratrici dei paesi “”arretrati””, cui parteciperebbe anche il proletariato dei paesi capitalistici “”avanzati””. Non si tratta ovviamente di scandalizzarsi perché questa tesi è contraria all’ “”ortodossia”” marxista. Senza dubbio, il capitalismo, secondo la struttura che lo contraddistingueva nella sua fase “”concorrenziale””, non si è esteso a tutto il mondo, cosa che, del resto, era già implicita nel processo di “”centralizzazione”” dei capitali individuato da Marx. Il successivo sviluppo della concorrenza di tipo monopolistico e l’ affermarsi dell’ imperialismo hanno portato a tutt’ altro tipo di “”diffusione”” dei rapporti di produzione capitalistici a livello mondiale. Nella formazione sociale mondiale (almeno nella sua “”porzione”” di tipo capitalistico) vi è un intreccio di rapporti capitalistici di produzione tale che lo sviluppo delle forze produttive – e delle corrispondenti forme di articolazione del processo produttivo e dei rapporti di produzione – è stato “”deviato”” o “”bloccato”” in una vasta area mondiale. Da questo fatto è derivato il “”pompaggio”” di plusvalore delle aree meno sviluppate a quelle più sviluppate; da questo fatto è derivato il mantenimento di vecchi modi di produzione e di vecchie forme economico-sociali pur all’ interno di un organismo socio-economico complessivo ormai dominato dal modo di produzione specificamente capitalistico, che ha permeato completamente di sé tutti i rapporti sociali solo nel “”settore”” più “”avanzato”” della formazione sociale mondiale””. (pag 97-98)”,”TEOC-393″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”Il capitalismo oggi. Dalla prosperità al conflitto strategico. Per una teoria del capitalismo.”,”Volume verte sul ‘superamento del marxismo della tradizione’ “”Mi interessa sottolineare un altro fatto di importanza rilevante, in specie per i futuri conflitti che potessero aprirsi nell’area ‘non’ centrale del capitalismo avanzato, e in particolare in Europa. L’azione cinquantennale degli agenti politici e ideologici in tale area – in particolare di quelli legati inizialmente alle forze che propugnavano almeno a parole il rivoluzionamento del capitalismo, poi trasformatisi in opportunisti al servizio del grande capitale – ha avuto, a differenza dei loro omologhi nei paesi “”socialisti””, pieno successo nel trasformarsi in un importante pezzo della ‘cultura generale’ vigente nel capitalismo avanzato non centrale. Se nel “”socialismo”” ciò non avvenne, mentre si è realizzata nei paesi capitalistici più sviluppati, la spiegazione va trovata nel fatto, mai veramente riconosciuto dagli sclerotici marxisti “”rivoluzionari””, che la sedicente classe operaia – il marxiano ‘lavoratore collettivo cooperativo dal direttore all’ultimo manovale’ non essendosi mai formato – non ha alcuna capacità egemonica, per esercitare la quale si deve essere in grado di ‘far nascere dal proprio seno’ un esteso e rilevante gruppo di intellettuali dotati di più complessive concezioni del mondo. Ancora una volta fu Lenin ad intuire il problema, senza trarne, come al solito, conclusioni teoriche che sarebbero apparse all’epoca ‘revisioniste’, e avrebbero quindi indebolito la lotta contro il revisionismo opportunista e capitolazionista. Da sola, affermò Lenin, la classe operaia giunge al massimo alla coscienza tradeunionistica dei propri compiti, è capace solo di una lotta ‘redistributiva’ per il ‘miglior’ inserimento – quanto a condizioni materiali di vita – nella formazione sociale capitalistica. Eccezionalmente mi concedo una citazione dal ‘Che fare’ (p. 278 del primo dei sei volumi di ‘Opere scelte’ pubblicati dagli Editori Riuniti con la Progress di Mosca) in cui si pone in rilievo “”l’aspirazione di tutti gli operai a ‘ottenere dallo Stato’ [corsivo mio] misure atte a rimediare ai mali che comporta la loro condizione, ma non ancora a sopprimere questa condizione, cioè a distruggere la sottomissione del lavoro al capitale”””” [Gianfranco La Grassa, ‘Il capitalismo oggi. Dalla prosperità al conflitto strategico. Per una teoria del capitalismo’, Pistoia, 2004] (pag 114-115)”,”TEOC-694″
“LA-GRASSA Gianfranco”,”L’ imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.”,”Esemplare malamente sottolineato La copia con codice TEOC-306 in prestito non è stata restituita “”Non si può non ricordare al proposito, sia pure ‘mutatis mutandis’, la famosa affermazione del lucido Lenin sull’Oriente culturalmente arretrato, ma politicamente avanzato, di contro all’occidente, in cui le masse lavoratrici erano ancora sotto l’influenza dei “”moderni”” socialdemocratici, che parteciparono alla guerra imperialistica scatenata dai dominanti dei loro rispettivi paesi”” (pag 70)”,”TEOC-774″
“LA-GRECA Agnese FABENI Francesca CAVALCA Simona NERI Piero OLIVIERI Cladio SCAROLA Renato BISCEGLIE Anna ROMANINI Claudia SANTAMARIA Michele PRESTIPINO Giuseppe e SAVIO Antonella RENZI Dario”,”La nostra Rosa rossa. L’impegno per cambiare la vita. Giornata internazionale di studio e dibattito. Firenze, 2 maggio 2009.”,”Quaderni Rosa Luxemburg, Comitato teorico: Dario Renzi, Anna Bisceglie, Sibilla Caroppo, Donatella Di Tosto, Francesca Fabeni, Agnese La Greca, Piero Neri, Claudio Olivieri, Giorgio Salmon, Antonella Savio, Vincenzo Sommella Contiene il saggio di Claudia Romanini ‘Socialismo o barbarie “”In primo luogo vorrei contestualizzare il momento in cui Rosa Luxemburg si sofferma sul concetto di “”socialismo o barbarie”” – già elaborato da Engels – non tanto dal punto di vista storico quanto dal punto di vista dell’interpretazione che Rosa Luxemburg ne dà in alcuni passaggi della sua elaborazione. Infatti Rosa Luxemburg riprende il concetto di “”socialismo o barbarie”” allo scoppio della Prima guerra mondiale che, come sapete, pur non avendo reali dimensioni mondiali investì l’area europea con un’intensità senza precedenti; sono passati inoltre nove anni dalla prima rivoluzione russa, quella del 1905, che RL aveva interpretato come un evento che apriva un’epoca nuova (…)”” (pag 64) Lo slogan (‘SoB’) è stato utilizzato da RL in ‘La crisi della socialdemocrazia’ (ora inserito in ‘Scritti politici’). In questo scritto RL si richiama appunto al “”socialismo o barbarie”” di cui parlava Engels, e afferma: “”In questa guerra l’imperialismo ha vinto”” (pag 66)”,”LUXS-074″
“LAGUILLER Arlette”,”Mon communisme.”,”Arlette Laguiller, dirigeante de lutte ouvrière, plusieurs fois candidate à la prèsidence de la République, a publiè chez Plon son autobiographie politique, C’est toute ma vie! et un esemble de tèmoignages sur la condition ouvrière, Paroles de prolétaires.”,”FRAP-006-FL”
“LAI Benny”,”Finanze e finanzieri vaticani fra l’ 800 e il 900. Da Pio IX a Benedetto XV. Atti e documenti.”,”Benny LAI giornalista, in trascrizione integrale, raccogli qui gli atti e i documenti su cui l’A si è basato per ricostruire le vicende riferite in ‘Finanze e finanzieri vaticani tra ‘800 e ‘900’. LAI è un giornalista e studioso della politica vaticana. Corrispondente di alcuni quotidiani dal Vaticano, ha scritto vari libri sul tema. “”Nelle strettezze, in cui versa il S. Padre per la totale usurpazione del Patrimonio della Chiesa e di ogni Suo avere, si vede Egli obbligato a trarre unico ed esclusivo profitto da quei caritatevoli soccorsi che i Fedeli del Mondo Cattolico depongono ai Suoi Piedi SS.mi quale obolo di S. Pietro.”” (pag 27, Antonelli ai Nunzi, 5 dicembre 1870)”,”RELC-148″
“LAI Benny”,”Affari del Papa. Storia di cardinali, nobiluomini e faccendieri nella Roma dell’ Ottocento.”,”Le vicende di Enrico FOLCHI tesoriere di fiducia di PIO IX e poi di LEONE XIII, amministratore del patrimonio vaticano, prima rapidamente asceso ai vertici della curia poi processato e condannato ingiustamente. Una storia ricca di aneddoti e personaggi, dai principi alle grandi famiglie romane, ai banchieri ROTSCHILD, dai cardinali ai faccendieri che operavano intorno al Vaticano, sullo sfondo di una Roma che passa da città papalina a capitale dell’ Italia unita. LAI Benny è giornalista e studioso politico della Santa Sede. Ha pubblicato varie opere sul tema (v. retrocopertina) Politica estera vaticana e obolo di S. Pietro. “”Nel registrare le elemosine trasmesse a Roma dalle nunziature, Folchi aveva constatato come il prestigio internazionale acquistato da Leone XIII, chiamato anche ad arbitrare la contesa tra Spagna e Germania per il possesso nel Pacifico delle isole Caroline, non influisse sul gettito dell’ obolo. Anzi gli atteggiamenti e le esortazioni papali, sovente diretti a esaltare i vantaggi per gli Stati di giungere a una intesa con la Chiesa, peraltro neutrale nei confronti delle diverse forme di governo, sconcertavano larghe porzioni di fedeli. La rinauncia all’ opposizione, imposta ai cattolici tedeschi per facilitare l’ accordo con Bismarck, le aperture in favore della Francia repubblicana o le riannodate relazioni con l’ Impero zarista suscitavano sospetti e frenavano la generosità dei cattolici.”” (pag 115)”,”RELC-166″
“LAI Benny”,”I segreti del Vaticano da Pio XII a papa Wojtyla.”,”””La verità genera odio e perciò porta al patibolo”” (dal sermone ‘In cathedra Sancti Petri’ di Sant’Antonio di Padova) (in apertura) Benny Lai (Aprigliano, 1925) giornalista e studioso della politica della S. Sede, è stato responsabile del settore Vaticano per “”Il Resto del Carlino”” di Bologna e “”La Nazione”” di Firenze. Ha pubblicato: ‘Vaticano sottovoce’ (1968), ‘Vaticano aperto’ (1968), ‘La seconda Conciliazione’ (1978), ‘Finanze e finanzieri vaticani fra l’800 e il ‘900 – Da Pio IX a Benedetto XV’ (Milano 1979).”,”RELC-419″
“LAÏDI Zaki”,”La gauche à venir. Politique et mondialisation.”,”LAÏDI Zaki è ricercatore al CERI (Sciences-po). Studia la mondializzazione. Effetto Tocqueville “”La gauche sondagière a oublié la puissance du paradoxe de Tocqueville: c’est quand la situation s’améliore que le mécontentement s’accroît, ce qui, politiquement, veut dire que tout immobilisme préélectoral n’est ni plus ni moins qu’une préparation à la défaite. Mais l’effet Tocqueville n’explique pas tout. Derrière lui se profile une évolution plus inquiètante qui indique que la “”vie en société”” s’apparente en fait de plus en plus à un recoupement aléatoire et fragile entre trois societés qui s’ignorent: la société politique, la société économique et la société civile”” (pag 118)”,”FRAE-046″
“LAÍN Petro Entralgo”,”La generación del 98.”,”Pedro Laín Entralgo è un cattedratico, accademico e pensatore, nato a Urrea de Gaén, Teruel, nel 1908. Il suo studio comparato si occupa delle persone che costituivano il famoso gruppo di fine secolo (Unamuno, Baroja, Azorin, Antonio Machado,Valle-Inclan, Ganivet e Maeztu). Gioventù legata a Madrid proveniente dalla provincia.”,”SPAx-039-FSD”
“LAIR Maurice”,”Jaurès et l’Allemagne.”,”””Marx a cru, tout comme Blanqui, à la conquête violente du pouvoir: Jaurès le rappelle, mais c’est pour protester: «Sur ce point, la pensée de Marx est surannée». Dans son Manifeste de 1847, il croit que la révolution prolétarienne se greffera sur une révolution bourgeosie qui sera vile dépassée. «Ceci est à proprement parler une utopie: «car si le prolétariat n’a pas lui-même la force de déclancher la révolution bourgeoise, comment triompherait-il ensuite de cette bourgeoisie, fortifiée par sa victoire? (…)”” (pag 59)”,”JAUx-053″
“LAJOLO Laurana”,”Gramsci un uomo sconfitto. Con una testimonianza inedita di Umberto Terracini.”,”Il libro della LAJOLO si situa tra il saggio e la biografia. Laurana LAJOLO si è laureata in filosofia teoretica all’ Università di Milano. Accanto alla scelta dell’ insegnamento, ha diretto dal 1967 al 1970 l’ Istituto Nuovi Incontri di Asti, la cui attività è sintetizzata in una collana di “”Quaderni””, su temi culturali, politici, sociologici, storici propri dell’ area astigiana. Ha già pubblicato per l’ editore Vallecchi nel 1967 un’ antologia, curata insieme ad Elio ARCHIMEDE, degli scritti politici di Angelo BROFFERIO, dal titolo “”Brofferio l’ oppositore””.”,”GRAS-029″
“LAJOLO Davide”,”Storia segreta del PCI.”,”La polemica tra Amendola e Bobbio. “”Intanto Norberto Bobbio insisteva indirizzando ad Amendola una seconda lettera nella quale diceva tra l’ altro: “”Non condivido il tuo ragionamento per due motivi: anzitutto ritengo terribilmente dottrinaria e settaria la distinzione che travaglia il movimento operaio da cent’anni, tra socialismo rivoluzionario e socialismo riformista. Ciò che conta non sono i mezzi ma il fine. Nella lotta per la emancipazione delle classi più povere della società vi sono periodi storici e Paesi in cui il successo non può essere ottenuto se non sovvertendo il sistema; vi sono altri periodi storici e Paesi in cui decisivi passi avanti possono essere compiuti soltanto attraverso riforme graduali del sistema””. Nella lunga risposta di Amendola ecco il passaggio che doveva rinfocolare la polemica nel Pci e fuori: “”L’ esigenza di un partito unico della classe operaia italiana nasce da una constatazione critica: nessuna delle due soluzioni prospettate alla classe operaia dei Paesi capitalisti dell’ Europa occidentale negli ultimi cinquant’anni, la soluzione socialdemocratica e la soluzione comunista si è rivelata fino ad ora valida al fine di realizzare una trasformazione socialista della società, un mutamento del sistema. (…)”” (pag 69-70)”,”PCIx-169″
“LAJOLO Davide”,”Finestre aperte a Botteghe Oscure. Da Togliatti a Longo a Berlinguer, dieci anni vissuti all’ interno del PCI.”,”LAJOLO Davide è nato nel Monferrato il 29 luglio 1912 da genitori contadini. Comandante del Raggruppamento Divisioni Garibaldine VIII e IX tra Alba, Asti e Alessandria, con il nome di battaglia di Ulisse, descrisse la vita della Resistenza nel libro Classe 1912, recentemente ristampato con il nuovo titolo di ‘A conquistare la rossa primavera’. Tra le sue opere ‘Il Vizio assurdo’ (1960) sulla vita di Cesare Pavese, e ‘Il Voltagabbana’ (1963), ‘Pavese e Fenoglio’ (1971), ‘Giuseppe Di Vittorio’ (1972), ‘I Rossi’ (1974). Ha diretto per oltre dieci anni l’ Unità e poi il settimanale I giorni. E’ stato deputato alla Camera per il PCI e membro del CC. “”Ecco, proprio i fatti di Praga hanno certamente avuto un peso anche contro il fisico di Longo. Non c’è dubbio che i malori vengono quando vogliono, ma è scientificamente provato che il grande lavoro portato avanti per anni in condizioni aspre com’è sempre stata l’ attività politica clandestina o no, in galera o sui sentieri partigiani, segna il fisico. Ma certe malattie, come quella che ha colpito Longo, sono anche determinate dagli stress dolorosi, dal dovere assumersi responsabilità fuori del comune ed è senza dubbio il caso di Longo che intimamente era l’ opposto di un burocrate e non aveva mai avuto tregua nel suo lavoro appassionato e difficile.”” (pag 106-107) “”L’ ultimo elemento di giudizio di Amendola sta a dimostrare il suo senso autocritico oltre che la sua generosità politica e il suo attaccamento al partito: “”Il segretario del partito deve essere il garante dell’ unità del partito. Ciò esige capacità di pensiero e forza di convinzione che in Berlinguer non manca, ma anche attitudine a superare contrasti ed a non esasperarli. Ed è proprio la qualità che a me è sempre mancata””. (pag 117)”,”PCIx-207″
“LAJOLO Davide”,”Di Vittorio. Il volto umano di un rivoluzionario.”,”Davide LAJOLO è nato a Vinchio (Asti) nel 1912. Comandante partigiano, parlametnare per tre legislature, direttore dell’Unità per oltre 10 anni e poi di Giorni – Vie Nuove, ha pubblicato tra l’altro: ‘Il vizio assurdo’, ‘Il voltagabbana’, ‘Pavese e Fenoglio’. “”I due anni di Mosca furono i più sereni per la moglie e i figli e proficui per lui. Lavorava, studiava approfondendo le sue conoscenze politiche e culturali e la sua preparazione ideologica. Soprattutto scriveva e fu allora che redasse tra gli altri il saggio: “”Il fascismo contro i contadini””, nel quale riuscì con chiarezza anche ideologica a spiegare cause e motivi dell’avvento del fascismo e dell’apporto dato dai fascisti alla dominazione agraria nelle campagne italiane. Alla fine del 1930 il PCI ebbe necessità della sua presenza a Parigi per il lavoro organizzativo.”” (pag 73-74)”,”PCIx-338″
“LAJOLO Davide”,”Il “”voltagabbana””.”,”Davide Lajolo è nato nel 1912 a Vinchio d’Asti, a poca distanza da S. Stefano Belbo, dove nel 1908 era nato Pavese. Noto con il nome di battagli “”Ulisse””, fu comandante della divisione partigiana “”Garibaldi-Monferrato”” che operò dal 1943 al 1945 tra Alba e Asti. Dopo la liberazione fu caporedattore dell”Unità’ di Torino e successivamente direttore del quotidiano comunista a Milano. Dal 1958 al 1972 è stato deputato al Parlamento. Ha collaborato a riviste letterarie e politiche, e curato in collaborazione con Ungaretti, l’antologia ‘Poeti di Saint-Vincent’. Ha pubblicato libri di liriche e il diario-racconto ‘Classe 1912’. ‘Il “”vizio assurdo’ gli è valso il premio letterario Crotone 1960. In seguito ha pubblicato ‘Il voltagabbana’ e il saggio ‘Pavese e Fenoglio’. Dal 1970 ha diretto il settimanale “”Giorni-Vie nuove””.”,”PCIx-004-FER”
“LAJOLO Laurana”,”Gramsci un uomo sconfitto.”,”Laurana Lajolo si è laureata in filosofia teoretica con Enzo Paci all’Università di Milano, presentando una tesi sull’opera giovanile di Antonio Banfi. Ha pubblicato un’antologia curata insieme a Elio Archimede degli scritti politici di Angelo Brofferio, dal titolo ‘Brofferio l’oppositore’. L’interventismo del giovane Gramsci. “”Aveva già espresso la sua scelta l’anno precedente, in occasione delle prime elezioni a suffragio universale del 1913, e ora si iscrive alla sezione torinese del Psi, spinto soprattutto da motivazioni umanitarie maturate nel pessimismo della sua solitudine di emigrato nella grande città. Manifesta così la volontà di sostituire ai principi ormai anacronistici dell’autonomismo sardo quelli moderni della città, secondo un programma costruito dalla ragione. Il suo primo atto politico è un articolo che appare su “”Il grido del popolo””, il 31 ottobre 1914, dal titolo “”Neutralità attiva e operante””, un intervento che suscita subito aspri contrasti e polemiche, che verranno ripresi anche in anni successivi. Collegandosi alla posizione favorevole all’interventismo sostenuta da Mussolini, allora direttore dell'””Avanti!””, Gramsci esprime la convinzione che il movimento socialista debba uscire dall’atteggiamento esclusivamente passivo della neutralità, atteggiamento che si è rivelato utilissimo nel primo momento della crisi mondiale, ma che ora si dimostra inadeguato a quanto richiede la gravità della situazione. Inoltre il Psi non può cristalizzarsi in affermazioi “”dogmaticamente intransigenti””, bensì deve liberarsi da tutte le incrostazioni borghesi che l’intermezzo della guerra “”gli ha appiccicato addosso””. È necessario, cioè, che il proletariato non assista da spettatore alla storia – come vorrebbero i riformisti, mentre i borghesi si rafforzano in previsione dello scontro di classe – ma intervenga attivamente nel processo storico allo scopo di preparare “”il massimo di condizioni favorevoli per lo ‘strappo’ definitivo (la rivoluzione)””. Gramsci conclude che Mussolini, nonostante “”le sue un po’ disorganiche dichiarazioni”” (2), sta interpretando giustamente le funzioni attuali del proletariato. Lo scandalo suscitato dall’articolo non lo sorprende troppo, poiché aveva notato in altre circostanze l’impostazione politica, piuttosto chiusa e dogmatica, della sezione torinese del Psi. Già da qualche mese infatti partecipava assiduamente alle riunioni, rimanendo però in disparte, senza intervenire nelle discussioni. Le sue idee trovavano invece rispondenza in alcuni giovani iscritti, insofferenti come lui di un certo conformismo dei dirigenti della sezione; questi giovani dibattono la prospettiva rivoluzionaria con l’aiuto ideologico e culturale del prof. Cosmo, anch’egli militante del Psi, su posizioni critiche rispetto al riformismo di Turati. Con l’appoggio di quel gruppo di giovani, divenuto solidale per idee e amicizia, Gramsci propone la candidatura dell’intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini in sostituzione di un deputato socialista eletto nel IV Collegio di Torino nelle elezioni del 1913 e successivamente deceduto. Salvemini è in quel momento l’esponente radicale più avanzato delle masse contadine del Mezzogiorno, però non è iscritto al partito socialista e sta conducendo una campagna vivace, e in qualche modo pericolosa, non soltatno contro i dirigenti riformisti, ma anche contro il proletariato industriale nel suo complesso”” (pag 28-29) [Laurana Lajolo, ‘Gramsci un uomo sconfitto’, Rizzoli, Milano, 1980] [(2) A. Gramsci (S.G.) “”Neutralità attiva ed operante””, in ‘Il grido del popolo’, 31 ottobre 1914, in ‘2000 pagine di Gramsci’, Il Saggiatore, Milano, 1964, vol. I, pag 180]”,”GRAS-004-FMB”
“LAJOLO Davide”,”Il “”vizio assurdo””.”,”Davide Lajolo (Vinchio d’Asti, 1912) ha fatto pratica in guerra come ufficiale di fanteria. Durante la resistenza ha comandato con il nome partigiano di ‘Ulisse’ la divisione Garibaldi Monferrato. Nel 1946 è diventato direttore dell’Unità (Pci) di Milano, deputato al Parlamento dal 1958, ha collaborato a riviste politiche e letterarie. Oltre a questo libro, già tradotto in francese tedesco e spagnolo, ha pubblicato il diario racconto ‘Classe 1912), e l’autobiografia ‘Il voltagabbana’. Cesare Pavese nome prestigioso della letteratura italiana del ‘900, la passione per la ‘penna’, non servì a riscattarlo da ‘vizio assurdo’, dalla tentazione suicida. Lajolo ebbe molta confidenza con lo scrittore negli ultimi anni della sua vita, e qui ne ricostruisce la parabola esistenziale, in cui ritrae Pavese uomo e scrittore dagli anni della giovinezza alla morte. “”Pavese, pur amando ancora il ragionare per paradossi che inficierà molte pagine del ‘Mestiere di vivere’, in quegli anni abbandona quasi completamente il riferimento alla sua mania suicida, al suo “”vizio assurdo””. A rincuorare ancor più questa rinascita fisica e morale, è l’incontro con Giaime Pintor, un giovanissimo ufficiale giunto alla fine del ’39 a Torino, per poi prestare servizio presso la Commissione d’Armistizio con la Francia”” (pag 247)”,”BIOx-001-FFS”
“LAJOLO Laurana”,”I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946.”,”Laurana Lajolo, laureata in filosofia teoretica, si è occupata di questioni pedagoche di sperimentazione didattica e, dal 1970 al 1985, dell’elaborazione di strategie di politica culturale e salvaguardia dei beni ambientali e culturali per il comune di Asti. Tra le sue opere ‘Brofferio l’oppositore’ (1967, ‘Gramsci un uomo sconfitto’ (1980), ‘La guerra non finisce mai. Diario di prigionia di un giovane contadino’ (1993). “”Uno dei nodi conflittuali, dunque, tra la Resistenza e la nascente democrazia italiana è l’applicazione dell’epurazione, cartina di tornasole del cambiamento non avvenuto e della sostanziale continuità strutturale con lo Stato fascista. Si conclude così, in modo contrastato, il processo difficile e contraddittorio, iniziato in piena guerra di liberazione, con la nomina da parte del governo Badoglio, nell’aprile 1944, di un Alto Commissario per l’epurazione, retto da Sforza e Scoccimarro, con il compito di escludere gli uomini politici e gli amministratori compromessi con il regime dai posti di responsabilità. I tribunali speciali, insediati nel primo mese dopo la Liberazione, presto perdono i loro poteri. Ad Asti il Tribunale di guerra viene istituito nel pomeriggio del 25 aprile 1945 dal Comitato di liberazione provinciale, che ha assunto i poteri quella mattina, e opera fino al 4 giugno. Le prime sentenze contro i gerarchi più importanti e i responsabili più spietati delle rappresaglie e dei rastrellamenti, catturati nei giorni della Liberazione, sono quindici condanne a morte, tutte eseguite. Il 4 giugno assume la competenza per i processi contro i reati fascisti la Corte d’assise straordinaria, che in un anno di attività commina 942 anni di reclusione e cinque ergastoli. Nel secondo semestre del ’45 vengono emesse 83 sentenze contro i fascisti, di cui 63 condanne, comprese 10 pene di morte (tre eseguite entro l’ottobre ’45). Il 4 settembre viene fucilato alla schiena il comandante dell’ufficio politico investigativo e maggiore della guardia nazionale repubblicana, Giovanni Nardulli, al poligono di tiro di Sessant, nello stesso posto dove era stato fucilato il primo partigiano, Remo Dovano, il 4 maggio 1944. Vengono anche emesse condanne contro collaborazionisti, insegnanti, ausiliarie e segretari locali del Fascio. I giornali astigiani (quello che riporta più notizie in dettaglio è il settimanale della curia, «La Gazzetta d’Asti») danno spazio alle notizie sui processi, mantenendo alto l’interesse dell’opinione pubblica. Il fronte antifascista e resistenziale è ancora molto compatto e unitariamente fa pressione perché i processi di epurazione siano condotti a termine con severità. Nel caso le condanne siano ritenute non adeguate alla gravità dei reati contestati, gli ex partigiani assumono una posizione pubblica (…)”” (pag 13, premessa) [Laurana Lajolo, ‘I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946’ Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1995] Da Internet: ‘Ritorno a Santa Libera 1946-1921. Ricordo della rivolta partigiana dell’agosto 1946 Il 20 agosto 1946, a seguito dell’indignazione partigiana per l’amnistia Togliatti che aveva portato alla scarcerazione di numerosi criminali e torturatori nazifascisti, nonché per il generale e sostanziale tradimento politico-sociale della Resistenza, un gruppo di partigiani riprese le armi e occupò la frazione di Santa Libera nel comune di Santo Stefano Belbo, al confine tra Cuneo e Asti. I ribelli erano guidati dal Comandante Armando Valpreda, Partigiano con le formazioni Giustizia e Libertà in Valle Stura e Segretario dell’ANPI di Asti, che diventerà negli anni ’90 il Presidente della Sezione A.N.P.I. di Grugliasco (TO).'”,”ITAR-378″
“LAJUGIE Joseph; a cura di Dionisia CAZZANIGA FRANCESETTI”,”Storia delle dottrine economiche. Con i confronti antologici da J.M. Keynes, Lenin, J.A. Schumpeter, A.C. Pigou, J.K. Galbraith, J. Robinson.”,”tratto dalla collana ‘Que sais-je?'”,”ECOT-041″
“LAKATOS Imre, a cura di John WORRALL e Gregory CURRIE, edizione italiana a cura di Marcello D’AGOSTINO.”,”La metodologia dei programmi di ricerca scientifica. Scritti filosofici I.”,”Imre Lakatos nacque in Ungheria nel 1922. Imprigionato durante l’epurazione stalinista degli anni Cinquanta, fuggì nel 1956 in occidente. Fino alla sua morte nel 1974 fu professore di logica e di filosofia della matematica alla London School of Economics.”,”SCIx-060-FL”
“LAKATOS Imre, a cura di John WORRALL e Gregory CURRIE, edizione italiana a cura di Marcello D’AGOSTINO”,”Matematica, scienza e epistemologia. Scritti filosofici II.”,”Imre Lakatos nacque in Ungheria nel 1922. Imprigionato durante l’epurazione stalinista degli anni Cinquanta, fuggì nel 1956 in occidente. Fino alla sua morte nel 1974 fu professore di logica e di filosofia della matematica alla London School of Economics.”,”SCIx-061-FL”
“LAKS Monique”,”Autogestion ouvrière et pouvoir politique en Algérie (1962-1965).”,”Introduzione: Una società di transizione di tipo nuovo.”,”AFRx-048″
“LAL KHAN”,”Partition, can it be undone? Crisis in the indian subcontinent.”,”Nei risvolti di copertina lunga citazione di Marx ‘La prima guerra di indipendenza indiana, 1857-59′”,”INDx-144″
“LALOY Jean”,”Le socialisme de Lénine.”,”””Les hommes vraiment grands doivent éprouver une immense tristesse sur terre”” (Dostoievski) (in apertura) “”Per ista transuentes, illis inhaerentes”” (Saint Augustin, De Trinitate, XII, 13, 21) (in apertura) “”D’une certaine façon, c’est toujours le même Lénine, balançant depuis 1917 entre l’élan révolutionnaire et l’effort d’organisation. Mais c’est aussi autre chose. Les derniers écrits de Lénine révèlent un changement non dans les conceptions mais dans l’éclairage. Ce qui intéresse Lénine ce sont moins les “”conditions objectives””, les lois de l’histoire, leur pouvoir contraignant assuré par le parti, que les facteurs subjectifs, la culture, l’honnêteté, le travail, les qualités morales des individus. “”Ce qui importe c’est que les meilleurs éléments que nous avons: les ouvriers d’avant-garde d’une parte, les éléments vraiment cultivés sur lesquels on peut compter, d’autre part, n’acceptent aucune parole sans la vérifier, ne prononcent aucune contre leur conscience, n’aient peur d’aucune difficulté, n’aient peur d’aucun effort pour atteindre le but qu’ils se sont sérieusement assigné (1)…””. On retrouve le même souci dans la Lettre au Congrès où sont analysés les qualités et les défauts de Stalin, Trotski, Zinoviev, Kamenev, Boukharine et Piatakov. “”Staline est trop grossier…”” “”Ce n’est pas un détail, car ce détaile peut avoir une influence décisive””. Ce qui compte désormais, disait Lénine dès mars 1922, “”ce sont les hommes, c’est le choix des hommes…”” (2)”” [Jean Laloy, ‘Le socialisme de Lénine’, Paris, 1967] [(1) Lénine, ‘Moins nombreux mais meilleurs’, 2 mars 1923, (Oeuvres, t. 45, p. 401), p. 392; (2) Lénine, ‘Rapport au XIe Congrès’, op. cit., p. 110]”,”LENS-275″
“LALOY Jean”,”L’établissement des relations entre la Russie soviétique et le reste du monde après 1917.”,”Jstor 2° Secondo Congresso della Terza Internazionale: “”Nella congiuntura internazionale attuale, non c’è salvezza per i piccoli e asserviti popoli al di fuori dalla Federazione delle Repubbliche sovietique”” (pag 585) (1) (1) ‘Manifestes, thèses et résolutions des quatre premiers Congrès mondiaux de l’Internationale communiste (1919-1923)’, Bibliothèque communiste, Paris, 1934, p. 58 et Lénin, Oeuvres, 5° ed., t. 41, p. 167″,”RUST-167″
“LAMA Luciano, relazione e conclusioni; interventi di GIOVANNETTI MARIANETTI GIOVANNINI BERTINOTTI MILITELLO TRENTIN BENASSI SCHEDA USAI e altri”,”CGIL verso il Congresso per l’unità. Consiglio generale CGIL del 7-8 marzo 1972: “”Convocazione del Congresso di scioglimento e per l’unità sindacale. Situazione politica e sociale, prospettive di movimento””.”,”ESI ora EDIESSE”,”SIND-006-FB”
“LAMA Luciano, a cura di Giampaolo PANSA”,”Intervista sul mio partito.”,”Luciano Lama è stato segretario della Cgil dal 1970 al 1985. Ha poi diretto l’Ufficio di Programma del Pci e è stato membro della direzione. Ha pubblicato pure ‘Intervista sul sindacato’, a cura di Massimo Riva (1975) Giampaolo Pansa giornalista e vicedirettore di ‘Repubblica’ ha pubblicato tra i volti volumi ‘La guerra partigiana tra Genova e il Po’, 1967. Intervista incentrata su Enrico Berlinguer”,”PCIx-481″
“LAMA Luisa”,”Giuseppe Dozza. Storia di un sindaco comunista.”,”‘Aldo Cucchi e Valdo Magnani, entrambi reggiani e deputati erano amici da lungo tempo. L’uno svolgeva la propria attività professionale e politica a Bologna, dove era professore incaricato all’Istituto di medicina legale, consigliere comunale e membro del Comitato federale; l’altro era segretario della Federazione nella propria città natale e, sul piano personale, era legato a Nilde Iotti da un rapporto di stretta parentela. Il professor Cucchi, nel presentare le sue dimissioni, partiva proprio dalla condivisione delle idee di Magnani che – scriveva – aveva il merito di rilanciare «la rivoluzione socialista in Italia» (46). La reazione dei dirigenti bolognesi è rabbiosa e sferzante (47). Le espressioni di “”traditore”” e di “”agente del nemico”” si sprecano; anzi le dimissioni venivano respinte perché era il partito che doveva decidere, e decideva per l’espulsione. Lo stesso Dozza sceglie i toni della polemica più aggressiva. Il sindaco accusa Aldo Cucchi di «scarsa tempra militante». Forse pensando a se stesso e alla propria generazione, forgiata da esperienze dure e selettive, Dozza parla di giovani “”demoralizzati””, che non sanno aspettare e soprattutto non sono pronti «per combattere una battaglia che deve durare degli anni». E a un certo punto si chiede: «Siamo di fronte al caso di colui che è mandato nelle nostre file per poi un giorno organizzare il tradimento per la borghesia che lo manda?». Il sindaco ammette di non saperlo, ma incita il Pci a non abbassare la guardia. Senza esagerare nel sospetto, il partito deve raddoppiare la vigilanza. A questo punto Dozza introduce il tema della pace e fa un’affermazione coraggiosa, che spiazza un po’ i toni del dibattito. Sia pure di sfuggita e in conclusione del suo intervento, Giuseppe Dozza sostiene che il Pci deve combattere tutte le posizioni belliciste e non solo quelle di parte filo-occidentale’ (pag 236) [(46) A. Cucchi, cit. in ‘I Magnacucchi’, cit.; (47) Cfr. Esame dell’atteggiamento di Aldo Cucchi nei confronti del partito e provvedimenti da prendersi’, CF del 2 febbraio 1951 in IGER] (pag 236)”,”PCIx-053-FV”
“LAMA Luciano, a cura di Giampaolo PANSA”,”Intervista sul mio partito.”,”Luciano Lama è stato segretario della Cgil dal 1970 al 1985. Attualmente dirige l’Ufficio del programma del Pci ed è membro della direzione. Giampaolo Pansa, giornalista e vice-direttore della Repubblica, ha pubblicato con noi La guerra partigiana tra Genova e il Po e storie italiane di violenza e terrorismo.”,”PCIx-043-FL”
“LAMA Luciano, conversazione; brani antologici di NOVELLA FOA GIUGNI LETTIERI CELLA BENVENUTO MARIANETTI CARNITI RUFFOLO TRENTIN SYLOS-LABINI SALVATI GARAVINI STORTI MODIGLIANI DEGLI-ESPOSTI CAFAGNA LATTES DONOLO ERGAS PIZZINATO BENTIVOGLI GALLI MATTINA MARCELLINO GIUNTI BORDINI SPAVENTA VERZELLI ACCORNERO COLLIDA’ BAGLIONI DEL-TURCO PERULLI RIESER BERTINOTTI BOLAFFI CAZZOLA ARNESE SCLAVI”,”Gli anni settanta del sindacato. Speciale XX. Monografia.”,”Conversazione con Luciano Lama: L’unità del sindacato, il progetto per il cambiamento e la questione politica (pag 5-20)”,”SIND-203″
“LA-MALFA Ugo”,”L’ altra Italia. Documenti su un decennio di politica italiana, 1965-1975.”,”””Il ridotto peso dell’ Italia nel MEC. L’ Italia avrebbe potuto ben dare una maggiore spinta e un maggiore contributo allo sviluppo della costruzione politica ed economica dell’ Europa, se proprio negli ultimissimi anni, in conseguenza della crisi politica, economica e sociale che l’ha investita, il suo peso non fosse malauratamente ridotto.”” (pag 218) “”Nel quadro mondiale, l’ Italia aveva un tasso di sviluppo che l’ avvicinava al Giappone, nel quadro europeo un tasso di sviluppo che l’ avvicinava alla Germania occidentale””. (pag 218)”,”ITAP-104″
“LA-MALFA Giorgio”,”Cuccia e il segreto di Mediobanca.”,”L’insolubile problema della disoccupazione nella società capitalistica. “”Nell’epoca moderna si è affermato il convincimento che il problema occupazionale sia prevalentemente di natura economica e la sua soluzione debba essere ricercata nella legge della domanda e dell’offerta. Cinquant’anni fa Keynes rese evidente l’inconsistenza della tesi che affidava al libero giuoco delle forze di mercato il “”clearing”” tra l’offerta e la domanda di lavoro. Di fatto, di fronte ad un’eccedenza dell’offerta di mano d’opera, non è pensabile il ricorso ad una riduzione dei salari monetari, quale mezzo per sollecitare la domanda, data la loro rigidità verso il basso; ma, anche ammettendo la possibilità di una loro riduzione, essa avrebbe come conseguenza una contrazione dei consumi e, quindi, una nuova spinta alla disoccupazione. La teoria keynesiana stimava necessario un intervento nel campo degli investimenti per incentivare, attraverso il meccanismo del “”multiplier””, una ripresa dell’occupazione. E’ noto che questa tesi è maturata nel fervore degli studi suscitati dalla “”Grande Crisi”” (1929-34) e venne elaborata, oltre che dal Keynes nel 1936, anche dal Kalecki (Polonia, 1935), indipendentemente l’uno dall’altro: mentre quest’ultimo ragionava in un’ottica integralmente marxista, Keynes, invocando un intervento pubblico, notava: “”Dobbiamo riconoscere che soltanto l’esperienza potrà mostrare sino a che punto la volontà comune, impersonata nella politica dello Stato, debba essere diretta ad aumentare e complementare l’incentivazione ad investire””. Non v’è dubbio che il problema dell’intervento pubblico nell’economia – sia esso finanziato dal gettito tributario o dall’indebitamento – è anzitutto un fatto politico che presenta aspetti di particolare delicatezza quando si tratta di mettere i piedi meccanismi destinati a “”creare posti di lavoro””. Si può anche vedere nella “”General Theory”” un tentativo di individuare forme di interventi pubblici che si sostituissero nelle democrazie moderne al “”paternalismo”” dei governi assolutisti dei secoli precedenti. – Nelle democrazie moderne l’approvazione di una spesa pubblica richiede determinate procedure parlamentari; e, scrive il Keynes: “”E’ curioso come il senso comune, cercando di svincolarsi da conclusioni assurde, si sia adattato a dare la preferenza a forme di spese, finanziate da prestiti, interamente sprecate, piuttosto che a forme parzialmente sprecate che, proprio perché non sono interamente sprecate, tendono ad essere giudicate sulla base di criteri strettamente affaristici””. Per la verità, le fantasiose ipotesi di spreco integrale, del tipo di quelle che proponevano di impiegare mano d’opera per scavare e successivamente riempire delle buche, furono inventate dagli economisti e sono rimaste in pratica fantasie; e quanto ai criteri per la valutazione degli investimenti destinati ad assorbire mano d’opera è significativo quest’accenno della “”General Theory””: “”Quando esiste disoccupazione involontaria, la disutilità marginale del lavoro è necessariamente inferiore all’utilità marginale del prodotto. Di fatto, può essere molto inferiore. Per un uomo che è stato per lungo tempo disoccupato, una qualche misura di lavoro può avere una certa utilità positiva. Se ciò è ammesso, questo ragionamento mostra come una spesa finanziata da prestiti possa, tutto considerato, arricchire a saldo la comunità. La costruzione di piramidi, i terremoti, persino le guerre, possono servire ad aumentare la ricchezza, se l’educazione dei nostri uomini politici, basata sui principi dell’economia classica, è di ostacolo a travare qualcosa di meglio””. – Nel 1936, quando la “”General Theory”” vide la luce, la fase più acuta della “”Grande Crisi”” era superata. In quell’anno, la guerra di Spagna costituì il preludio al secondo conflitto mondiale: guerre, distruzioni e ricostruzioni resero inauttuale il problema della disoccupazione sino alla fine degli anni sessanta. Successivamente, il “”mass unemployment”” ha ripreso piede, senza che, specialmente nei paesi europei, doce esso ha assunto dimensioni preoccupanti, si sia riusciti ad individuare iniziative e procedure di qualche validità per il riassorbimento del fenomeno. I soli interventi governativi hanno riguardato l’applicazione di diverse forme di pressione per ritardare il licenziamento della mano d’opera sovrabbonante in imprese sia private che a partecipazioe statale o l’incremento degli organici nelle amministrazioni pubbliche: la formazione, cioè, di strati più o meno larghi, di “”disguised unemployment”” con conseguenze, di fatto, negative sulla congiuntura economica. Le applicazioni concrete della “”General Theory”” alla lotta contro la disoccupazione appaiono oggi controverse. Nel 1984, Malinvaud ha scritto: “”Alcuni dei miei colleghi considerano che, quali economisti, noi comprendiamo troppo poco il fenomeno della disoccupazione di massa per poterne dire alcunché ai nostri concittadini””. Ma i dubbi hanno origine ben anteriore: nel 1950, Pigou, nel saggio con cui volle correggere l’accoglienza polemica da lui riservata nel 1936 alla “”General Theory””, parlò di limiti della teoria “”di cui occorre ricordarsi quando si intende di applicare l’apparato di Keynes direttamente alla soluzione di problemi pratici””. (…) – Il problema della disoccupazione resta, comunque, il problema di fondo delle democrazie moderne, le quali, nel corso di questo secolo, hanno seguito la sola strada ragionevolmente prevedibile, e cioè, il varo, in forme diverse, di schemi di assicurazioni sociali; e si è arrivati da una parte a porsi il quesito – che non sembra del tutto infondato – se i sussidi ai “”senza lavoro”” non finiscano con l’influire sul livello e sulla durata della disoccupazione; e dall’altra; sull’effetto moralmente degradante della mancanza di impiego, anche se al disoccupato vengono forniti mezzi di sussistenza”” [‘Una nota del 1987 di Enrico Cuccia sulla disoccupazione’ (appendice) (in) Giorgio La Malfa, Cuccia e il segreto di Mediobanca, Milano, 2014] (pag 276-278) “”Nirgends Geliebte, wird Welt sein, als innen, Unser Leben geht hin mit Verwandlung. Und immer geringer schwindet das Außen”” (in apertura: cit presa da Rainer Maria Rilke, Settima Elegia, (Elegie duinesi) “”…Visibile vogliamo farlo, perché la felicità più visibile a noi si rivela soltanto se dentro di noi la trasformiamo. In nessun dove, amata, sarà mondo, se non dentro di noi. La nostra vita passa trasformandosi…”” Rainer M. Rilke Feltrinelli Editore, 2006 – 80 pagine 0 Recensioni Le “”Elegie duinesi”” sono l’ultima e somma opera poetica di Rainer Maria Rilke, che è considerato uno dei massimi lirici tedeschi moderni, ammirato tra gli altri da filosofi come Wittgenstein e da scrittori come Pasternak. Rilke iniziò a scrivere le Elegie a Duino – da cui il nome – nel 1912: si tratta di dieci componimenti di ispirazione filosofica, che trattando di varie tematiche cercano di rispondere alle domande poste nelle precedenti opere rilkiane sull’insensatezza e incomprensibilità della vita, e sulla paura della morte. Le poesie ruotano attorno a temi quali l’identità di vita e morte in quanto momenti dello stesso processo del divenire in un’eterna metamorfosi; l’inesistenza di una distinzione tra al di qua e al di là, per la coesistenza di regni materiale e spirituale sotto l’egida degli Angeli, creature superiori all’uomo che si trova in una condizione mediana, superiore a sua volta all’ignara natura animale, ma comunque di spettatore della vita; la bellezza dell’essere che va sottratta alla consunzione del tempo tramite l’eternità dello spirito, la creatività dell’arte che getta un ponte tra i due regni; la fortuna di chi muore fanciullo, il destino delle donne abbandonate alla purezza del loro amore; la virile accettazione della vita e del dolore da parte dell’eroe; la celebrazione finale della morte.”,”ECOG-046″
“LA-MALFA Patrizia”,”Politica come utopia.”,”Patrizia La Malfa nata a Roma nel 1943 si è laureata in filosofia del diritto. Ha insegnato filosofia in un istituto romano di istruzione secondaria.”,”TEOP-003-FMDP”
“LA-MANTIA Benito CUCCA Gabriella”,”Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica.”,”LA-MANTIA Benito CUCCA Gabriella, Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica. NUOVI EQUILIBRI. VITERBO. 2007 pag 261 16° prefazione di Lidia MENAPACE, Elenco parziale di autori e opere presenti negl’Indici romani dei libri proibiti dal 1557 al 1966, con l’aggiunta di autori censurati ma non iscritti, bibliografia indice nomi.[‘La Chiesa condannò (…) nell’Ottocento varie correnti filosofiche e giuridiche, diversi atteggiamenti religiosi giudicati non ortodossi, numerose ideologie politiche ed economiche, nonché nuovi percorsi scientifici, originali metodi storico-critici, scelte ritenute immorali e così via. Per fare alcuni esempi, caddero sotto la scure cattolica l’illuminismo, l’empirismo, il positivismo, il materialismo, il razionalismo, il nichilismo, il panteismo, il naturalismo, il giurisdizionalismo, il giansenismo, il quietismo, l’indifferentismo, il liberismo, il sansimonismo, il socialismo, il comunismo, la massoneria, il libertinismo, ecc.. Poiché non esisteva distinzione fra “”errore”” ed “”errante””, le opere di coloro che avevano abbracciato una o più di queste scelte erano da considerarsi proibite. Ulteriori generiche norme inserite negl’Indici avevano condannato fra l’altro, come si è in parte visto, i libri lascivi o osceni, libri di qualsiasi acattolico che trattavano di religione, libri che sostenevano il divorzio e il suicidio, libri di duelli, libri che difendevano “”errori”” condannati dalla S. Sede, nonché libri o libelli “”famosi”” contro il culto, l’onore di Dio, la vergine Maria, i santi, i sacramenti, la Chiesa cattolica, la S. Sede pontificia e i sacri ministri ecclesiastici. Si può ben immaginare a questo punto quale sterminata mole di autori e di testi, pur non esplicitamente presente nell’Indice, sia dunque stata bandita. Non deve quindi sorprendere, in base a quanto chiarito, l’assenza in quegli elenchi di proscrizione per fare alcuni esempi, della ‘Necessità dell’ateismo’ e de ‘La regina Mah’ di Percy Bysshe Shelley; di gran parte della produzione iniziale di Swinburne; de ‘L’età della Ragione’ di Thomas Paine; della ‘Favola della botte’ di Jonathan Swift, dove si attaccano le Chiese cattolica, luterana e anglicana; del ‘Satyricon’ di Petronio, degli ‘Amores’ di Ovidio e delle ‘Metamorfosi’ di Apuleio; di parti consistenti dell’opera poetica di Catullo e di Tibullo; de ‘I gioielli indiscreti’ di Diderot e de ‘Le amicizie pericolose’ di Choderlos de Laclos; dei romanzi del marchese de Sade e di Crébillon figlio; di molti lavori di Nietzsche, in primo luogo ‘Umano troppo umano’, ‘L’anticristo’, ‘Al di là del bene e del male’, ‘La genealogia della morale’; dell”Essenza del Cristianesimo’ di Feuerbach; degli scritti di Saint-Simon, di Marx, di Engels e di tutti i loro seguaci; di testi di Gassendi, di Fichte (che fu sospeso dall’insegnamento per ateismo), di Schopenhauer, di Mazzini, e di Garibaldi, del primo Carducci e così via. Altre condanne generiche si aggiungeranno nel Novecento e altri testi dovranno essere considerati proibiti in base alle vecchie e nuove disposizioni’ (pag 137-138-139)] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”EDIx-168″
“LAMARCK Jean-Baptiste, a cura di Roberto CARNEVALI”,”Ricerche sull’organizzazione dei corpi viventi.”,”Jean-Baptiste Lamarck nacque a Barentin nel 1744. Avviato dal padre alla carriera ecclesiastica scelse, alla morte di questi, la vita militare. Al termine della guerra dei sette anni (1763) depose le armi e andò a stabilirsi a Parigi per riprendere gli studi di zoologia che aveva interrotto da ragazzo. Si dedicò però a lungo a studi di meteorologia e di botanica, e solo con la rivoluzione francese si vide assegnata, nel 1793, la cattedra di zoologia degli invertebrati, il trattato Filosofia zoologica e il Sistema delle conoscenze positive dell’uomo, con cui portò le sue concezioni evoluzionistiche al livello di una vera e propria metafisica della natura. Morì a Parigi nel 1829. Roberto Carnevali è nato a Milano nel 1952. Laureato in Psicologia, lavora dal 1977 in ambito psichiatrico. Attualmente è psicologo collaboratore nel servizio psichiatrico dell’USSL 58. Di formazione psicoanalitica, si interessa in modo particolare di gruppi.”,”SCIx-233-FL”
“LAMARTINE Alphonse de”,”History of the French Revolution of 1848.”,”ritratti di LAMARTINE BLANC CREMIEUX ROLLIN ARAGO DUPONT DE L’EURE”,”QUAR-014″
“LAMARTINE Alphonse de”,”La rivoluzione francese del 1848. Prima versione italiana a cura e con note di Ernesto Grassi.”,”LAMARTINE, Alphonse-Marie-Louis de (Mâcon 1790 – Parigi 1869), scrittore francese. Figlio di un ufficiale dell’esercito regio, nel 1820 divenne segretario dell’ambasciata di Francia a Napoli. Durante il regno di Carlo X operò nel corpo diplomatico a Firenze, e sotto Luigi Filippo fu eletto deputato. Successivamente fu ministro degli Esteri nel governo repubblicano del 1848. La poesia di Lamartine, ricca di motivi romantici, immerge descrizioni di paesaggi campestri in un’atmosfera di dolce e sottile malinconia, facendo della musicalità del verso il principale veicolo espressivo. Il suo volume di poesie più noto è ‘Meditazioni poetiche’ (1820), cui seguirono le raccolte ‘Nouvelles méditations poétiques’ (1823), ‘Armonie poetiche e religiose’ (1830), il poema incompiuto ‘Jocelyn’ (1836) e La caduta di un angelo (1838). Tra le opere in prosa si ricordano ‘Storia dei girondini’ (1847) e i romanzi autobiografici ‘Raffaello (1849) e ‘Graziella’ (1849). (ENC) In Italia si ebbero le prime insurrezioni a Palermo (12 gennaio 1848, a carattere autonomistico) e pochi giorni dopo a Napoli; la protesta convinse il re Ferdinando II di Borbone ad annunciare una Costituzione per il Regno delle Due Sicilie. Richieste analoghe trovarono ascolto in Piemonte, nel Granducato di Toscana e nello Stato Pontificio: il re di Sardegna Carlo Alberto e il granduca di Toscana Leopoldo II, e il papa Pio IX, si affrettarono a loro volta a concedere la Costituzione, che nel Regno di Sardegna ebbe il nome di Statuto albertino, legge fondamentale del futuro Regno d’Italia fino al 1948. Tra febbraio e marzo la rivoluzione si estese alla Francia con l’insurrezione antimonarchica del popolo di Parigi (22 febbraio), che portò all’abdicazione di Luigi Filippo e alla proclamazione della Seconda Repubblica. Il governo repubblicano introdusse misure di contenuto democratico e sociale: suffragio universale maschile, libertà di stampa, riduzione a dieci ore della giornata lavorativa, creazione degli opifici nazionali (ateliers nationaux), voluti dai socialisti di Louis Blanc per combattere la disoccupazione. Nel giugno una nuova insurrezione popolare, scatenata dalla chiusura degli ateliers, fu repressa con la forza dal governo, in cui avevano preso il sopravvento i settori moderati. Nella primavera, a Vienna (13 marzo) un episodio insurrezionale costrinse l’imperatore a concedere la Costituzione e a licenziare il cancelliere Metternich, l’alfiere della Restaurazione. Sulla spinta dei fatti viennesi scoppiarono rivolte nazionali in tutte le principali aree dell’impero asburgico: insorsero gli ungheresi, i boemi, i croati, gli italiani del Regno Lombardo-Veneto, tutti chiedendo l’indipendenza da Vienna. In Italia la questione nazionale e le rivendicazioni indipendentistiche animarono la sollevazione di Milano, guidata da Carlo Cattaneo (le Cinque giornate dal 18 al 22 marzo), prodromo della prima guerra d’indipendenza. Negli stessi giorni l’insurrezione di Berlino costrinse il re prussiano Federico Guglielmo IV a convocare una Dieta, che si riunì a Francoforte, che avrebbe dovuto rappresentare l’Assemblea costituente dell’unificazione nazionale della Germania. In quella sede si scontrarono due ipotesi: l’una propugnava un’unione degli stati tedeschi sotto la Corona imperiale austriaca; l’altra, maggioritaria, sosteneva il ruolo della Prussia come centro di aggregazione dello stato nazionale. Ma a causa dell’opposizione del re prussiano, avverso ad accettare qualsiasi sovranità proveniente da un organismo democratico, la Costituente fallì il suo scopo. In Ungheria e in Boemia si formarono governi provvisori con l’obiettivo di costituire regimi politici nazionali e costituzionali. Per l’impero fu prevista la convocazione di un parlamento eletto a suffragio universale. Il ripristino dell’ordine Ben presto l’ondata insurrezionale si placò e tra le stesse forze sociali che ne erano state protagoniste insorsero perplessità e divisioni: si formò un’ala moderata, ovunque intimidita dalle agitazioni operaie che si stavano verificando, che finì per appoggiare le forze della reazione. La svolta partì dall’impero austriaco, dove l’imperatore abdicò in favore del nipote, il diciottenne Francesco Giuseppe. Nella primavera del 1849 il nuovo imperatore cominciò a contrastare le richieste dei liberali, incarcerando gli uomini che si erano battuti per la Costituzione e sciogliendo il parlamento tedesco. Nel giugno del 1848 ordinò che Praga, capitale della Boemia insorta, fosse riconquistata dall’esercito. Più arduo si rivelò sconfiggere la resistenza ungherese, perché i patrioti guidati da Lajos Kossuth tennero testa agli austriaci, appoggiati dai russi, fino all’agosto del 1849. Anche in Prussia il re poté riacquistare l’assoluto controllo dei suoi territori sciogliendo il parlamento che si era riunito a Francoforte. Solo in Italia i moti rivoluzionari ripresero nuovo slancio tra la fine del 1848 e l’estate del 1849: in Toscana si formò un governo popolare; a Venezia e a Roma fu proclamata la repubblica (vedi Repubblica di San Marco; Repubblica Romana). Ma il quadro europeo non favoriva il successo dei democratici, tanto più che la seconda sconfitta subita dall’esercito sardo a opera degli austriaci (battaglia di Novara, 1849) apriva la strada alla restaurazione. A Roma, nel luglio, dopo l’attacco delle truppe francesi inviate da Luigi Napoleone (il futuro Napoleone III) su richiesta di papa Pio IX, i volontari repubblicani comandati da Giuseppe Garibaldi si arresero. A Venezia, assediata dagli austriaci, il capo dell’insurrezione, Daniele Manin, accettò la capitolazione il 23 agosto 1849. (ENC)”,”QUAR-035″
“LA-MATTINA Amedeo”,”Mai sono stata tranquilla. La vita di Angelica Balabanoff, la donna che ruppe con Mussolini e Lenin.”,”LA-MATTINA Amedeo ha studiato giornalismo alla Luiss. Pag 191 difettosa “”Insomma, che Angelica abbia portato i soldi di Mosca non ci sono dubbi, almeno stando alle informazioni dell’Ufficio centrale d’investigazione (Uci). I milioni giunti in Svizzera “”sono già in circolazione presso diverse banche (…). L’inforrmatore del Centro della Marina di Berna, un certo Cavalier Rostagno, cmunica all’Uci che “”i fondi portati dalla Balabanoff, persona al corrente della loro destinazione, assicura che ne furono dati alle federazioni dei ferrovieri, dei metallurgici e dei tipografi. Gli opuscoli rivoluzionari si trovano presso tutti i segretari politici pronti alla diffusione.””. Sono 100.000 gli opuscoli rivoluzionari stampati a Lugano nella tipografia S. Vito e introdotti in Italia attraverso il confine di Chiasso da Pasquale Taborelli e Angelo Neuroni: quest’ultimo è un contrabbandiere di professione””. (pag 202-203) “”(Angelica Balabanoff) Si rifiuta perfino di consegnare all’esecutivo dell’artificiale Terza Internazionale i documenti della Commissione di Zimmerwald. La richiesta viene fatta per iscritto da Lenin, Trotsky, Zinoviev, Rakovskij (presidente dei commissari in Ucraina) e dal socialista svizzero Platten. Ma Angelica è irremovibile. Risponde di essere consapevole che il movimento del quale è segretaria non ha più motivo di esistere, essendo nato per contrastare la guerra. Ma ciò non la autorizza a decidere al posto di quegli zimmerwaldiani che non sono presenti all’incontro di Mosca e di coloro che non condividono politica e metodi leninisti. I bolscevichi considerano assurdo e schizzinoso questo atteggiamento, troppo attento alle forme, alla legalità, ai sentimenti (…)””. (pag 211) La Balabanoff viene espulsa dal partito comunista russo nel 1924 (pag 254)”,”RIRB-114″
“LA-MATTINA Amedeo”,”Mai sono stata tranquilla. La vita di Angelica Balabanoff, la donna che ruppe con Mussolini e Lenin.”,”LA-MATTINA Amedeo ha studiato giornalismo alla Luiss.”,”MITS-403″
“LAMB Richard”,”La guerra in Italia, 1943-1945.”,”Richard Lamb, ufficiale dell’8° Armata, partecipò attivamente alla Campagna d’Italia. E’ autore di sei volumi sulla storia contemporanea. Il 25 luglio 1943 “”All’indomani, il 25 luglio 1943, Vittorio Emanuele, una volta tanto fermo nella sua decisione, ordinò l’arresto di Mussolini e nominò Badoglio capo di un nuovo governo non fascista. Gli inglesi e gli americani vennero colti totalmente di sorpresa. Infatti, nonostante i sondaggi avviati già in precedenza da Badoglio e dai suoi inviati a Berna tramite il servizio segreto britannico con la proposta di incaricare il generale Pesenti, noto antifascista, di costituire un esercito formato da ex prigionieri di guerra italiani, ill ministro degli Esteri britanico Anthony Eden respinse freddamente tanto quest’offerta quanto altre cinque avanzate da monarchici e da altri antifascisti. Era stato così impossibile coordinare i piani militari alleati con l’eventuale caduta di Mussolini. Agli emissiari italiani fu detto che nulla poteva essere accettato all’infuori di una resa incondizionata da parte di un governo italiano non fascista che avesse chiesto la pace separata. La formula della «resa incondizionata» era stata decisa alla conferenza angloamericana di Casalanca nel gennaio 1943. Nel 1940 e ancora nel 1941 Churchill (in un primo tempo con Halifax quale suo ministro degli Esteri) era disposto a concedere a un eventuale governo italiano non fascista condizioni di pace «morbide», per esempio concedendo all’Italia di conservare la colonia della Cirenaica. Aveva addirittura cercato un De Gaulle italiano che reclutasse un esercito non fascista e assumesse l’amministrazione delle colonie italiane liberate. In seguito si era dichiarato restio ad applicare all’ItalIa la formula decisa nel 1943. Eden era rimasto però inflessibile. Fu così che, nell’estate di quell’anno, con l’Italia ormai sull’orlo della disfatta, l’Inghilterra assunse la linea più dura possibile: il «più assoluto silenzio» fu la risposta del Foreign Office agli italiani dissidenti, nonostante l’avvicinarsi della data decisa per l’invasione della Sicilia (1). In conseguenza della mancata elaborazione da parte degli Alleati di un piano per un colpo di stato concordato con gli antifascisti, andò perduta l’occasione di uno sbarco in Italia che non incontrasse resistenza. Il 25 luglio, infatti, i tedeschi disponevano soltanto di una divisione ancora incompleta (più alcuni reparti di paracadutisti) nell’Italia centrale e di due divisioni al sud, mentre nei combattimenti in Sicilia tenevano impegnate quattro divisioni. Se le forze alleate e italiane di terra e di mare avessero collaborato tra loro, le unità germaniche nell’isola si sarebbero trovate in trappola e quindi impossibilitat a riattraversare lo stretto di Messina”” (pag 26-28) [(1) Lamb, ‘The Ghost of Peace’, pp. 147-158]”,”QMIS-197″
“LAMBERT Denis Clair MARTIN Jean Marie”,”L’ America Latina. Strutture economiche e sociali.”,”In appendice: lessico delle sigle di organizzazioni economiche o finanziarie latino-americane. LAMBERT ha soggiornato a lungo in varie riprese in America Latina. Insegna economia politica all’Univ di Lione. MARTIN ha studiato i problemi della industrializzazione in Argentina e Brasile. E’ D di ricerca presso il Consiglio Nazionale della Ricerca Scientifica e D dell’ Istituto Economico dell’ Energia.”,”AMLx-015″
“LAMBERT Jacques”,”L’ America latina. Strutture sociali e istituzioni politiche.”,”Il potenziale demografico dell’ America latina. “”Dall’ inizio del XX secolo, l’ America latina è la parte del mondo in cui la popolazione aumenta più rapidamente, senza che sia necessario ricorrere a un’ immigrazione su vasta scala. Le grandi masse popolari, assai povere e poco istruite, hanno conservato, assieme a forme di vita arcaiche, un tasso di natalità (40 per mille e oltre) tipico dell’ epoca precedente alla diffusione del controllo delle nascite; mentre in quella parte dell’ America latina i cui governanti si sono formati nella cultura europea, la applicazione di tecniche d’ igiene sociale semplici e poco costose ha già ridotto la mortalità a tassi medi che vanno al 10 al 15 per mile e dovrebbero ancora diminuire rapidamente in un prossimo avvenire. In quarant’anni, dal 1920 al 1960, la popolazione dell’ Europa è aumentata del 23%, ma quella dell’ America latina è aumentata del 126%. Con i suoi 63 milioni di abitanti, l’ America latina era nel 1900 sensibilmente meno popolata degli Stati Uniti: ma nel 1960 li aveva già superati con 202 milioni di abitanti. Se, come è assai probabile, le attuali tendenze si mantengono sino alla fine del secolo, i latinoamericani saranno nel duemila più di 600 milioni, vale a dire più del doppio degli anglosassoni di America. Verso la fine del XX secolo il Brasile, che nel 1960 era già il paese di cultura latina più popolato (70 milioni di abitanti), potrebbe diventare una delle maggiori potenze mondiali per numero d’ abitanti; mentre il Messico, che per ora ha soltanto 34 milioni di abitanti, potrebbe superare i 100″”. (pag 45-46) (pag 45)”,”AMLx-054″
“LAMBRINI Paola”,”I Gracchi. Il mito dei due fratelli rivoluzionari.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Paola Lambrini è professoressa di Fondamenti di diritto europeo e di Diritto romano presso l’Università di Padova e presso la facoltà di Diritto canonico San Pio X di Venezia. “”Tiberio nel suo rigore stoico era estremamente parsimonioso, mite, sereno e misurato anche nell’eloquenza, che era assai gradevole e sapeva suscitare pietà, pur essendo controllata. Con il suo anacronistico vagheggiamento del ritorno ai contadini-soldati egli appare più idealista del fratello minore. Secondo Plutarco, Tiberio era un sognatore che «lottava per un’idea bella e giusta, a servizio della quale metteva un’eloquenza che avrebbe adornato perfino una causa abietta». Caio era impetuoso, impulsivo e focoso, non spendaccione, ma ricercato e attento al lusso in confronto al fratello; aveva in mente un progetto politico ben definito, a monte del quale non vi era alcuna spinta emozionale, ma solo attenta riflessioni sulle condizioni generali dello Stato. La sua capacità oratoria corrispondeva al carattere: appassionata fino all’esagerazione; ricca di effetti; con una voce molto forte, egli era un vero trascinatore di popolo. Sembra che abbia anche introdotto delle importanti innovazioni nell’arte retorica: fu il primo romano a muoversi sulla tribuna mentre parlava e a lasciar cadere la toga dalla spalla; inoltre, iniziò la consuetudine di paralare rivolti verso il popolo, anziché verso i senatori: «mentre tutti gli oratori prima di lui parlando si orientavano verso il senaot e il cosiddetto comizio, egli per primo, quando presentò la legge giudiziaria, parlò rivolgendosi al foro, e dopo di lui si fa sempre così. Perciò, con un piccolo spostamento, modificando la postura, diede origine a un grande rivolgimento e in certo qual senso trasformò il regime politico da aristocratico a democratico» (Plutarco, Ca. Gracch., 264)”” (pag 80)”,”STAx-366″
“LAMCHICHI Abderrahim”,”Geopolitique de l’ islamisme.”,”LAMCHICHI Abderrahim è dottore in scienze economiche e in scienze politiche. Maitre de conferences di scienze politiche all’ Università di Picardia ove insegna economia politica, politiche comunitarie e relazioni internazionali, è membro del comitato di redazione della rivista ‘Confluences-Mediterranée’. E’ autore di varie opere sul Maghreb e il mondo arabo, l’ islamismo politico, l’ islam in Francia e l’ islam di fronte alla modernità.”,”VIOx-067″
“LAMENNAIS F.-R. LACORDAIRE H. GERBET P. e altri”,”L’ Avenir, 1830-1831. Antologia degli articoli di Félicité-Robert Lamennais e degli altri collaboratori.”,”””Il nuovo regime doveva anche seguire una politica economica che limitasse i profitti esorbitanti degli industriali ed elevasse i salari degli operai, che riportasse cioè la stabilità e la fiducia nell’ attività economica dopo la crisi iniziata già prima della Rivoluzione di Luglio e aggravatasi con essa, rassicurando al tempo stesso i capitalisti e gli operai. L’ Avenir, quindi, propugnava un sistema nuovo nelle relazioni tra Stato e Chiesa, insieme con un nuovo regime politico: anzi, il regime politico democratico era considerato come la condizione indispensabile del sorgere di quel sistema nuovo nei rapporti fra Stato e Chiesa, del rinnovamento del Cattolicesimo e della Chiesa””. (pag XIX)”,”EMEx-055″
“LA-MESA Rina, a cura; scritti di PEYREFTTE GOETHE SIMOND GREGOROVIUS DRY RIEDESEL DE-MAUPASSANT VUILLIER BERENSON SERSTEVENS e altri”,”Viaggiatori stranieri in Sicilia.”,”Evocazione di Goethe: “”sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d’oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro umil germoglia il mirto, alto l’alloro…”” (pag 5, introduzione)”,”ITAS-003-FFS”
“LA-METTRIE Jules O.”,”L’ homme machine.”,”Jules O. LA-METTRIE, filosofo francese (Saint-Malo 1709-Berlino 1751). Laureatosi in medicina, esercitò la sua professione in un reggimento. Durante una malattia, osservò che l’indebolimento delle sue attività psichiche faceva seguito al deperimento del suo organismo; ne dedusse che il pensiero è un prodotto dell’ organismo corporeo e sostenne la sua tesi nell’ ‘Histoire naturelle de l’âme’ (1745), seguita nel 1748 da ‘L’homme plante’ che suscitò aspre critiche, mentre il suo autore doveva riparare a Berlino. L. estese all’uomo la concezione meccanicistica del mondo naturale che era stata introdotta da Cartesio, affermando che tutti i fenomeni psichici possono essere spiegati in maniera adeguata in base alle proprietà e alle leggi della sostanza materiale estesa: anche l’uomo, quindi,”,”FILx-119″
“LAMFALUSSY Alexandre”,”Crisi finanziarie nei mercati emergenti. Globalizzazione e fragilità.”,”Alexandre Lamfalussy già direttore della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) e presidente dell’ Istituto Monetario Europeo.”,”ECOI-394″
“LAMFALUSSY Alexandre, collaborazione di Francesco CESARINI”,”I mercati finanziari europei.”,”Dono di P.M. Davoli Alexandre Lamfalussy è Maitre de Conférences all’Università Cattolica di Lovanio e direttore della Banca di Bruxelles. (1972) La congiuntura europea del 1958 (pag 66-)”,”EURE-144″
“LAMI Francesco”,”Le Casse di Risparmio ordinarie nel credito e nella economia nazionale.”,”Appendice: – Per l’incremento del servizio assegni dello Istituto di Credito. – Casse di Risparmio ordinarie e Casse di Risparmio postali. – Credito agrario e Casse di Risparmio.”,”E1-BAIT-002″
“LAMI Giulia”,”Ucraina, 1921-1956,”,”Giulia Lami docente di Storia dei Paesi slavi nell’Università degli Studi di Milano, è specialista di storia e cultura e della storiografia russa e europea orientale. Ha pubblicato una biografia su N.K. Michajlovskij ‘Un ribelle “”legale””‘, Milano 1990 “”Conquest ricorda che Lenin, ben prima della rivoluzione, incalzato a definire chi dovesse essere considerato ‘kulak’, rispondeva infastidito “”si saprà subito chi è un kulak””, facendo intendere che non era definibile attraverso un criterio economico, ma ideologico”” (R. Conquest, ‘Raccolto di dolore’, Roma, 2004) Citato nelle note il volume di Ju. Borys, ‘The Sovietization of Ukraine, 1917-1923’ (p. 17) Michajlovskij, Nikolaj Konstantinovic. – Sociologo e critico letterario (Mescovok 1842 – Pietroburgo 1904), il più notevole rappresentante del populismo nel campo della critica. Nei suoi saggi su Tolstoj e Dostoevskij (Žestokij talant “”Un ingegno crudele””, 1882) M. seppe fondere le sue dottrine sociologiche con una buona comprensione dell’arte. Importanti ancora oggi sono i suoi studî su Turgenev, G. Uspenskij, Saltykov-Šcedrin, V. M. Garšin e i suoi saggi sui rapporti tra letteratura e vita. Tra le opere sociologiche ricordiamo: Cto takoe progress? (“”Che cos’è il progresso?””, 1869), Bor´ba za individual´nost´ (“”La lotta per l’individualità””, 1875), Geroj i tolpa (“”L’eroe e la folla””, 1882), O Vsevolode Garšine (“”Su Vsevolod Garšin””, 1885). Negli ultimi anni assunse un atteggiamento polemico nei confronti del marxismo. Significativi in proposito sono gli articoli dedicati a M. Gor´kij (1898). (Treccani)”,”EURC-130″
“LAMI Giulia”,”La questione ucraina fra ‘800 e ‘900.”,”Giulia Lami docente di Storia dei Paesi slavi nell’Università degli Studi di Milano, è specialista di storia e cultura e della storiografia russa e europea orientale. Ha pubblicato una biografia su N.K. Michajlovskij ‘Un ribelle “”legale””‘, Milano 1990″,”EURC-100”
“LAMI Lucio”,”Morire per Kabul. Una lunga marcia afgana.”,”Luciano Lami inviato speciale del ‘Giornale’, è nato in Lombardia nel 1936. Giornalista con una lunga esperienza come redattore capo e direttore di settimanali presso grandi editori. Ha pubblicato anche vari libri.”,”QMIx-321″
“LA-MOTTA Mirella a cura”,”Rassegna Storica del Risorgimento. Indici per autori e per soggetti, 1964-1993. Serie II, Memorie vol. XL.”,”In memoria di Alberto M. Ghisalberti nel centenario della nascita (1894-1994)”,”RISG-128-FSL”
“LAMOUR Catherine LAMBERTI Michel R.”,”Il sistema mondiale della droga. La tossicomania come prodotto del capitalismo internazionale.”,”C. Lamour, giornalista diplomata all’Institut des sciences politiques di Parigi. E’ stata corrispondente dall’estero per ‘Le Monde’. M.R. Lamberti pseudonimo di un economista dell’Università di Parigi si è occupato di Terzo Mondo Le rotte dell’oppio turco in Europa e nel mondo Hong Kong città costruita sull’oppio”,”PVSx-072″
“LAMOUREUX Jean-Claude”,”Les 10 derniers jours. 26 Juillet – 4 août 1914 (Paris – Berlin – Bruxelles). Du refus de la guerre à l’exaltation patriotique.”,”La Spd si divide sul problema dei crediti di guerra. Lunedì 3 agosto 1914. “”Pendant ce temps, les députés du parti se déchirent. Kautsky, “”dont toute l’autorité consistait en la conciliation de l’opportunisme en politique et du marxisme en théorie””, selon Trotsky, les rejoint. Lui-même penche pour l’abstention. On écoute d’abord le rapport de Müller, retour de Paris, qui exprime sa conviction que le Français vont voter en bloc les crédits – ce qui se vérifiera. Les majoritaires font valori leur peu de poids dans le pays, malgré leur centaine de députés. Ils affirment qu’une bonne partie de ces crédits est destinée à soulager la population civile des misères du conflit. Ils repoussent toute idée de grève génèrale qui ne peut être tentée que si l’on est assez fort pour faire plier le gouvernement, sinon elle ne peut que servir l’ennemi. Ce qui serait un paradoxe: le pays politiquement le plus avancé, qui aurait pu réussir un tel mouvement, se retrouvant en position de faiblesse sur le plan militaire face à son adversaire plus arrièré dont la classe ouvrière aurait répondu à l’ordre de mobilisation. Ils reprennent ainsi une argumentation déjà classique, développée paradoxalement pour la première fois par l’introducteur du marxisme en Russie – pays incontestablement retardataire-, Gueorgui Plélkhanov, au congrès de Zürich, en 1893. Et puis, et surtout, il faut tout faire pour éviter une victoire du despotisme russe, vu depuis Marx comme la force principale de la réaction européenne, “”le gendarme de l’Europe””. Les partisans du refus rappellent pour leur part qu’en 1870, alors que le parti ne comptait que deux députés (August Bebel et Wilhelm Liebknecht, père de Karl), ceux-ci s’étaient abstenus lors du vote sanctionnannt l’état de guerre entre l’Allemagne et la France, Liebknecht regrettant plus tard de n’avoir pas voté contre. Ils demandent pourquoi faire aujourd’hui confiance à un gouvernement que le parti a toujours combattu quand il affirme que ce sont les autres (la Russie, la France) qui agressent l’Allemagne. Et ils font remarquer l’exemple déplorable que donnerait au mouvement ouvrier international son parti le plus fort. Ils n’ont pas tort. Même Lénine, lisant l’édition du ‘Vorwärts’ annonçant la nouvelle, croira à un faux fabriqué par l’état-major. Au final, sur 110 inscrits mais 92 présent, seuls 15 parlementaires (en comptant Emmel absent ce jour-là, qui rejoindra les contre) déclarent vouloir voter non, parmi lesquels Ledebour, Haase, Karl Liebknecht, Kurt Geyer, Karl Stolle, Oscar Cohn, Otto Rühle, Fritz Kunert et Paul Lensch, directeur du ‘Leipziger Volkszeitung’. Deux députés alsaciens votent contre: Jacques Peirotes (député de Colmar), ainsi que Joseph Emmel (Mulhouse) donc; Richard Fuchs (Strasbourg-campagne) s’abstient; Bernhard Böhle (Strasbourg-ville) vote pour. On apprendra plus tard que le député SPD de Metz, Georges Weill, qui était avec Jaurès le soir fatal, s’est engagé dans l’armée française le 5 août. Parmi les pour, on remarque le nom d’Eduard Bernstein, le “”révisionniste”” qui voisine avec celui de Kautsky, l'””orthodoxe”” ce dernier manifestant cependant quelques “”réserves”””” (pag 109-110) (pag 108-109-110)”,”QMIP-213″
“LAMPE John R.”,”Yugoslavia as History, Twice There was a Country.”,”John Lampe is Professor of History at the University of Maryland, College Park. List of plates, List of Maps, List of tables, Acknowledgments, Preface to the second edition, Note on pronunciation, Introduction, Notes, Selected further reading (in English ad German), Index,”,”EURC-050-FL”
“LAMPERT E.”,”Sons against Fathers. Studies in Russian Radicalism and Revolution.”,”This book, originally planned as part of a larger work, is concerned with Russian radical and revolutionary thought in the eighteen-sixties, and its theme is the interplay of persons, ideas, and events. Preface, List of Plates, Abbreviations, Notes, Index,”,”RIRx-087-FL”
“LAMPIS Giuseppe”,”Stato democrazia sindacato (1947-1977).”,”2° copia”,”ITAE-383″
“LAMPIS Giuseppe”,”Stato democrazia sindacato (1947-1977).”,”2° copia”,”SIND-002-FB”
“LAMPRONTI Maurizio”,”L’altra resistenza, l’altra opposizione (Comunisti dissidenti dal 1943 al 1951).”,”Maurizio Lampronti è nato ad Ancona nel 1950. Vive a Firenze ove si è laureato in scienze politiche nel 1973. Attualmente (1984) è insegnante negli istituti tecnici. Anni Quaranta, divergenze tra ‘Stella Rossa’ e il PCI (pag 21) “”(…) le divergenze tra Stella Rossa ed il PCI non vertevano sull’unità antifascista, riconosciuta giusta, in linea di massima, ma piuttosto sull’azione successiva al momento della liberazione; nell’azione pratica di ognigiorno, gli uomini di Stella Rossa si adeguavano alle direttive del PCI, realizzandole a volte essi stessi, quando mancavano quadri ufficiali del partito. Nel giugno 1944, Stella Rossa aveva creato a Torino varie sezioni e contava duemila iscritti, una forza rispettabile di fronte ai cinquemila membri del PCI; la FIAT -Grandi Motori e lo stabilimento di Mirafiori erano i luoghi dove Stella Rossa aveva raggiunto la massima espansione (14)”” (pag 21) (14) R. Luraghi, Il movimento operaio torinese…, op. cit., pag 210″,”ITAC-002-FGB”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dalle origini al IV Secolo A.C.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-243-FL”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dall’Ellenismo all’età di Traiano.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-244-FL”
“LANA Italo MALTESE Enrico V. Direzione, collaboratori Michael VON ALBRECHT Antonio ALONI Giuseppe ARICÒ Giudo AVEZZÙ Renato BADALÌ Giorgio BERNARDI PERINI Giuseppe Gilberto BIONDI Carlo CARENA Franco CASAVOLA Michele R. CATAUDELLA Sergio CECCHIN Ettore CINGANO Giovanni CIPRIANI Eugenio CORSINI Guido CORTASSA Pier Vincenzo COVA Carmelo CURTI Domenico DEVOTI Marco FANTUZZI Laura FIOCCHI Ezio GALLICET Italo GALLO Giovanna GARBARINO Antonio GARZYA Gian Franco GIANOTTI Valeria GIGANTE LANZARA Alberto GRILLI Giulio GUIDORIZZI Antonio LA PENNA Domenico LASSANDRO Claudio LEONARDI Valeria LOMANTO Vincenzo LONGO Nino MARINONE Clementina MAZZUCCO Dina MICALELLA Claudio MORESCHINI Dante NARDO Giuseppe NENCI Guido PADUANO Roberto PRETAGOSTINI Luciana REPICI Elisa ROMANO Jacqueline DE ROMILLY Maria Teresa SBLENDORIO CUGUSI Paolo SINISCALCO Francesco SISTI Paolo SOVERINI Raffaella TABACCO Lucio TROIANI Mario VEGETTI Dionigi VOTTERO”,”Storia della Civiltà letteraria Greca e Latina. Dall’età degli Antonini alla fine del Mondo antico.”,”Italo Lana è professore emerito di letteratura latina presso l’Università degli studi di Torino. Si è occupato di pensiero greco (utopisti, filosofi presocratici, cosmopolitismo) e di vari aspetti della civiltà letteraria latina (storiografia, teatro repubblicano, poesia pagana e cristiana, scienza tecnica, filosofia , problemi del Tardoantico). Dirige presso l’Utet i Classici greci e latini. Enrico V. Maltese insegna filologia bizantina presso l’Università di Torino. Si è occupato , tra l’altro, di dramma satiresco, oratoria attica, storiografia tardoantica, stoicismo di epoca imperiale.”,”VARx-245-FL”
“LANARO Silvio”,”Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia, 1870-1925.”,”Silvio Lanaro, nato a Schio nel 1942, insegna storia del risorgimento nell’Università di Padova. Ha scritto articoli e saggi sul movimento cattolico fra otto e novecento, sulle radici dell’industrialismo italiano, sul corporativismo fascista, sulle origini della DC. Ha pubblicato ‘Società e ideologie nel Veneto rurale (1866-1898)’. Il volume contiene ampie note. “”Il padre delle scienze sociali italiane, Corrado Gini, già fra il 1911 e il 1914 mette a punto un edificio concettuale che per quanto lo riguarda è definitivo, e al quale rimarrà fedele per tutta la vita arricchendolo solo di contributi analitici: un sistema di correlazioni tra demografia, antropometria, eugenica e sociologia economica, istituite e rese affidabili ad una ad una – senza eccezioni – dalle “”certezze”” epistemologiche racchiuse nel metodo statistico. Imbaldanzito nel suo eurocentrismo dalle “”verifiche”” coloniali, Gini postula l’esistenza delel nazioni come personalità collettive, che obbediscono a leggi “”biogenetiche”” prima di lasciarsi toccare da accadimenti storico-sociali: “”Attraverso alla varia e variamente descritta fenomenologia che offre la storia dei singoli popoli, e facendo astrazione, per quanto si può, dalle ripercussioni che le vicende dell’uno esercitano sulle vicende dell’altro, una certa regolarità si discopre: anche i popoli, come gli organismi, hanno un periodo di accrescimento, una maturità e una decadenza senile”” (1)”” (pag 44-45) (1) Id., ‘I fattori demografici dell’evoluzione delle nazioni’, Torino, 1912, p. 34. Anche nel 1930 la nazione sarà definita come “”(…) un gruppo di persone che ha una individualità propria, non solo dal punto di vista politico e culturale ma anche dal punto di vista biologico”” (Id. Nascita evoluzione e morte delle nazioni. La teoria ciclica della popolazione e i vari sistemi di politica demografica’, Roma, 1930, p. 17) Socialismo della cattedra (pag 151)”,”ITAG-243″
“LANARO Silvio”,”Storia dell’Italia repubblicana. Dalla fine della guerra agli anni novanta.”,”Silvio Lanaro è professore ordinario di storia del Risorgimento all’Università di Padova (1992). Ha scritto numerosi saggi sulle ideologie dell’industrialismo italiano, culminati nel volume ‘Nazione e lavoro’. Ha ideato e curato il volume ‘Il Veneto’ della serie ‘Le regioni’ della ‘Storia d’Italia’ (1984).”,”ITAP-246″
“LA-NAVE Gaetano”,”La guerra fredda.”,”Gaetano La Nave, nato a Napoli nel 1978, assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi l’Orientale di Napoli, svolge attività didattica in Storia delle relazioni internazionali e in storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo.”,”RAIx-355″
“LANCHESTER Fulco”,”Sistemi elettorali e forma di governo.”,”Fulco Lanchester è assistente ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma.”,”ITAP-038-FV”
“LANCIOTTI Lionello a cura; saggi di Alberto GIUGANINO Luciano PETECH Alessandro BAUSANI Ernest GIDDEY Joseph NEEDHAM Mark ELVIN LU GWEI DJEN Loris PREMUDA Attilio FRAJESE Max KALTENMARK, ETIEMBLE, Jacques GERNET Paolo BEONIO-BROCCHIERI Lionello LANCIOTTI Piero CORRADINI Cesare BONACOSSA”,”Sviluppi scientifici, prospettive religiose, movimenti rivoluzionari in Cina.”,”Atti del convegno internazionale di studi cinesi promosso dalla Fondazione Cini in collaborazione con l’ ISMEO e l’ Università di Venezia. (1973). Saggi di Alberto GIUGANINO Luciano PETECH Alessandro BAUSANI Ernest GIDDEY Joseph NEEDHAM Mark ELVIN LU GWEI DJEN Loris PREMUDA Attilio FRAJESE Max KALTENMARK, ETIEMBLE, Jacques GERNET Paolo BEONIO-BROCCHIERI Lionello LANCIOTTI Piero CORRADINI Cesare BONACOSSA Sulla scienza e tecnologia della società cinese. Il contributo cinese alla storia delle scienze. “”L’ ipotesi che è stata fatta è che le grandi invenzioni cinesi, inclue carta e stampa, orologio idro-meccanico, sismografo e strumenti avanzati di meteorologia e astronomia, assieme all’ invenzione nei trasporti come i ponti ad arco segmentale e i ponti sospesi erano tutte in un modo o nell’ altro utili a uno stato burocratico centralizzato””. (pag 51)”,”CINx-170″
“LANDAU Kurt LANDAU Katia; altri scritti di Hans SCHAFRANEK e Pierre BROUE'”,”Sur la capitulation de Maslov, Ruth Fischer, Scholem et consorts; Lettre à Contre le courant, (21 septembre 1929); La crise de la démocratie bourgeoise et la lutte de la classe ouvrière; La revolución española de 1936; The Spanish Revolution of 1936 and the German Revolution of 1918-19; Stalinism in Spain (Katia Landau).”,”Kurt Landau (1903-1937) Kurt Landau (January 29, 1903 – on or shortly after September 23, 1937) was an Austrian communist, member of the International Left Opposition, author, and Trotskyist. He was murdered by agents of Stalin’s NKVD during the Spanish Civil War.”,”MSPG-258″
“LANDAU Ralph”,”Halcon International, Inc. An Entrepreneurial Chemical Company.”,”Fondo Palumberi Ralph Landau member of the Newcomen Society Chairman and Chief Executive Officer Halcon International New York City”,”ECOG-071″
“LANDAU-ALDANOV A.”,”Lenin.”,”LANDAU-ALDANOV A. fa parte del partito laborista diretto da MIAKOTIN e PESCEKHONOF, ex collaboratori di MIKAILOVSKY e di CIAKOVSKY, capo dell’ attuale governo di Arcangelo. La linea di questo partito è stata quella della difesa nazionale senza sciovinismo e imperialismo, democrazia e suffragio universale, riforme sociali nell’ ordine legale.”,”LENS-109″
“LANDAUER Gustav, a cura di H.J. HEYDORN”,”Zwang und Befreiung. Eine Auswahl aus seinem Werk.”,”Goethe politico (pag 57) “”Und dein Streben, sei’s in Liebe, Und dein Leben sei die Tat””. (pag 70, Goethe) (E la tua aspirazione, è nell’ amore, E la tua vita è l’ azione) (appr.)”,”GERG-056″
“LANDAUER Carl”,”European Socialism. A History of Ideas and Movements. Volume I. From the Industrial Revolution to Hitler’s Seizure of Power.”,”LANDAUER Carl Il volume 2° ha come tittolo ‘The Socialist Struggle against Capitalism and Totalitarism’ (la lotta per la leadership all’internod del comunismo sovietico (1919-1924), Socialismo europeo e suoi oppositori in epoca grande depressione (1924-1929), L’impatto della depressione (1930-32). La fine di un’epca, Teoria socialista nel XX secolo Le questioni morale ed etica e il marxismo. La questione morale ed etica sono in ultima istanza un prodotto di particolari condizioni socioeconomiche. “”Marx and Engels, refusing to associate ethical concepts with any standard of value of their own, regard them as a phenomenon to be explained rather than as a code of obligations to which men should be induced to pay obedience. “”Communists neither take the side of egoism against self-sacrifice, nor that of self-sacrifice against egoism; they do not conceive of the antagonism of these two either in that sentimental nor in the other exuberant, ideological form [these expressions refer to the preceding polemic against Max Stirner] but rather point out its birth place in material conditions together with which it will eventually disappear. The Communists do not preach morality… They do not address to human beings the moral demand: love each other, do not be egoists, etc. The Communists, on the contrary, know very well that egoism and self-sacrifice are each a different way for individuals to realize themselves either one necessary under certain conditions”” (97). When Marx and Engels wrote these sentences, they stood at the beginning of their careers. Although they were already full of partisan sentiment and determined to play a role in the revolutionary struggle, they had not yet had any prolonged experience to teach them that it is not enough for the revolutionary or reformer to understand the origin of ethical concepts: that he has to develop his own ethical standard, to accept it as an “”eternal truth”” and to judge his actions and those of other in accordance with this standard. Yet although later writings by Marx and Engels reflect that experience (98), the latter still protested thirty years later – in his Anti-Dühring – against the “”attempt to impose upon us any moral dogmatism as an eternal and definitive moral law, immutable in the future””; he regards it as a mere pretext for such an attempt to assert “”that the moral world has any unchangeable principles which are above history and the differences between nations””. “”On the contrary, we maintain that hitherto all ethical theory has in the last instance been a product of particular socioeconomic conditions. And just as society has up to now been moved through class antagonism, so morality has always been class morality; either it justified the rule and the interests of the dominating class, or, as soon as the oppressed class had become powerful enough, morality justified the revolt against the system of domination and the future interests of the oppressed. It is indubitably true that thereby, on the whole, progress as made in morality itself as in all other fields of human knowledge, but we are not yet beyond class morality. A morality above class antagonism and above the tradition=n of such antagonism, a truly human morality will become possible only when development has reached a stage at which class antagonism hat not merely been eliminated but forgotten”” “” [Carl Landauer, European Socialism. A History of Ideas and Movements. Volume I. From the Industrial Revolution to Hitler’s Seizure of Power, Berkeley, 1959] [(97) Engels “”Anti-Dühring””, Landmark, ed., p: 127; (98) Translated from “”Die deutsche Ideologie””, Marx-Engels Gesamtausgabe, series I; V, 227. The America edition, ‘The German Ideology’ (1939), does not contain this part of “”Die deutsche Ideologie””] (pag 193-194) Distinzione tra morale e etica. ‘Ci siamo spesso chiesti quale sia la differenza tra etica e morale. Molto spesso i due termini vengono usati come sinonimi ma in realtà non è così. Il termine etica deriva dal greco èthos. Per etica si intende quel ramo della filosofia che analizza il comportamento ritenuto corretto, il modo di pensare e dei valori giusti che si dovrebbero seguire in qualsiasi circostanza. Il focus dell’etica è senza dubbio lo studio di norme che l’individuo dovrebbe utilizzare nella propria vita quotidiana. Differenze tra morale ed etica Differenze tra etica e morale Inoltre l’etica viene intesa anche come la ricerca di uno o più criteri che permettono alla persona di gestire in modo consono e adeguato la propria libertà, in quanto ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell’individuo. L’etica si sofferma sul senso dell’esistere dell’uomo, sul suo significato profondo etico-esistenziale, sulla vita di ogni singolo individuo e dell’universo che lo circonda. In sintesi l’etica, se viene associata alla comunità, definisce la morale comune che l’individuo dovrebbe in ogni caso seguire. (fonte http://cultura.biografieonline.it/morale-etica-differenze/)”,”SOCx-262″
“LANDES D.S. MATHIAS P. MORI G. NORTH D.C. SAUL S.B. LEBRUN P. CAYEZ P. TILLY R.H. BERGIER J.F. NADAL J. CRISP O. BEREND I.T. RANKI G. HILDEBRAND K.G.; a cura di Luciano SEGRETO”,”La rivoluzione industriale tra il Settecento e l’ Ottocento.”,”Tesi: fattori nazionali della rivoluzione industriale”,”ECOI-037″
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’ Europa Occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”LANDES David S., docente di storia alla Harvard University ha insegnato alla Columbia, a Berkeley e a Stanford. Ha collaborato a varie riviste e scritto molte opere tra cui ‘Storia del tempo’ (1983) e ‘A che servono i padroni?’ (1987).”,”EURE-010″
“LANDES David S.”,”La ricchezza e la povertà delle nazioni. Perché alcune sono così ricche e altre così povere.”,”LANDES è professore emerito di storia ed economia alla Harvard University. E’ autore di ‘Storia del tempo. L’ orologio e la nascita del mondo moderno’ (1984), di ‘A che servono i padroni? Le alternative storiche all’ industrializzazione’ (1987) ‘Banchieri e pascià’ (1990) e ‘Prometo liberato’ (1990).”,”ECOI-078″
“LANDES David S.”,”Storia del tempo. L’ orologio e la nascita del mondo moderno.”,”David D. LANDES, professore di storia e di economia alla Harvard University è uno dei maggiori storici della tecnologia e dele sue implicazioni nella storia economica. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”STOS-074″
“LANDES David S.”,”Banchieri e pascià. Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”LANDES David S. nato a New York nel 1924 è dal 1964 professore di storia ed economia alla Harvard University. Studioso delle trasformazioni tecnologiche e dello sviluppo industriale internazionale nonché di storia d’ impresa ha scritto ‘Prometeo liberato’ (1978) e ‘Storia del tempo’ (1984). Ha contribuito alla ‘Storia economica Cambridge’. Dervieu, Marcuard-André e la banca imperiale ottomana. “”La Imperial Ottoman Bank, si è visto, rappresentava l’ alta finanza internazionale ai suoi massimi livelli. Creata da alcune fra le più potenti case europee, teneva in pugno la vita finanziaria di un impero. La sua solidità economica era garantita anche per il futuro da privilegi e monopoli, mentre la sua natura versatile e flessibile era garantita da statuti onnicomprensivi che le consentivano di dirigere le proprie attività nella direzione più vantaggiosa. Il suo lancio, innanzitutto, era stato magnifico, come di rado capita ai finanzieri. Nelle settimane precedenti l’ emissione, gli investitori britannici si erano accapigliati nella corsa ai certificati provvisori, arrivando a pagare anche 13 e 14 sterline di aggio per ogni singola azione. E 125.000 azioni erano state espressamente create per i promotori e ad ssi vendute alla pari, a ricompensa degli sforzi sostenuti; per non parlare di altre 10.000 azioni rimaste ingiustificate e che, a quanto sembra, erano state “”date via””. L’ intera operazione fu uno splendido esempio della strategia “”tutto al promotore e al diavolo gli azionisti””. (…)””. (pag 127-128) “”Ma una cosa era limitarsi a non condividere, un’altra provare a fare qualcosa. Diversamente dai precedenti istituti, la nuova Imperial Ottoman non era soggetta alla legge britannica. Gli azionisti potevano lanciare invettive dalle pagine dei giornali, ma avevano le mani legate.”” (pag 128)”,”ECOI-217″
“LANDES David S.”,”La favola del cavallo morto, ovvero la rivoluzione industriale rivisitata.”,”L’interpretazione della rivoluzione industriale come un mutamento epocale nella storia del genere umano è, per i teorici della New Economic History, un’immagine superata, paragonabile al cavallo della favola, il quale ‘non voleva rassegnarsi a tirare le cuoia’. David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”UKIE-005-FL”
“LANDES David S. a cura, saggi di Stephen A. MARGLIN David L. LANDES Charles F. SABEL e Jonathan ZEITLIN”,”A che servono i padroni? Le alternative storiche dell’industrializzazione.”,”David S. Landes autore di ‘Prometeo liberato’ e collaboratore dell’opera ‘Storia economica Cambridge’ (Einaudi).”,”ECOI-002-FC”
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”L’interpretazione della rivoluzione industriale come un mutamento epocale nella storia del genere umano è, per i teorici della New Economic History, un’immagine superata, paragonabile al cavallo della favola, il quale ‘non voleva rassegnarsi a tirare le cuoia’. David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”EURE-010-FV”
“LANDES David S.”,”Banchieri e pascià. Finanza internazionale e imperialismo economico.”,”David S. Landes nato a New York nel 1924 è dal 1964 professore di storia ed economia alla Harvard University. Studioso delle trasformazioni tecnologiche e dello sviluppo industriale internazionale nonché di storia d’ impresa ha scritto ‘Prometeo liberato’ (1978) e ‘Storia del tempo’ (1984). Ha contribuito alla ‘Storia economica Cambridge’. Un episocio ottocentesco della storia dell’ imperialismo come “”espressione ed esercizio di un potere arbitrario”””,”EURE-005-FSD”
“LANDES David S.”,”Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri.”,”David S. Landes, nato a New York nel 1924, è professore di storia ed economia all’Università di Harvard. Ha insegnato alla Colombia, a Berkeley e a Stanford, ed è uno dei maggiori studiosi della tecnologia e dello sviluppo industriale, oltre che di storia dell’impresa. Tra le sue opere: Prometeo liberato, Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Storia del tempo, L’orologio e la nascita del mondo moderno, Banchieri e pascià, Finanza internazionale e imperialismo economico. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi. In questo quadro, muovendosi con attenzione tra i vari modelli interpretativi, Landes indaga sulle cause, il corso e la localizzazione dello svluppo. La struttura del credito e il sistema scolastico, il potenziale militare e l’incremento democrafico. “”A questo riguardo vi sono due punti importanti da considerare. Il primo è la relazione fra l’offerta di manodopera e l’estensione del nuovo modo di produzione; il secondo, il posto del sistema di fabbrica nel quadro generale della trasformazione economica. Sul primo punto – il reclutamento di una manodopera di fabbrica – si è discusso molto. I fatti sono abbastanza chiari. Nel 1830 c’erano centinaia di migliaia di uomini donne e bambini occupati nell’industria di fabbrica (125). Erano entrati negli opifici nonostante una grande paura dell’ignoto, l’avversione alla sorveglianza e alla disciplina, e il rancore per le implacabili esigenze della macchina. I regolamenti delle prime fabbriche sono per noi l’indice migliore dell’importanza di questi elementi: le multe più gravi si riferivano alle assenze (il peccato capitale, che spesso costava parecchi giorni di paga), ai ritardi e alle distrazioni dal lavoro. L’interpretazione di questi fatti è un altro paio di maniche. Per molto tempo l’opinione più accettata è stata quella proposta da Marx, e ripetuta e rifinita da generazioni di storici socialisti e anche non socialisti. Questa tesi spiega la realizzazione di una trasformazione sociale così enorme – la creazione di un proletariato industriale nono stante le tenaci resistenze – postulando un atto di espropriazione forzata: le recinzioni dei terreni sradicarono l’abitante del villaggio e il piccolo contadino, e li spinsero negli opifici. Recenti ricerche empiriche hanno invalidato questa ipotesi: i dati indicano che la rivoluzione agricolo connessa alle recinzioni accrebbe la domanda di manodopera contadina, e che anzi le zone rurali in cui le recinzioni furono più intense ebbero il massimo incremento di popolazione residente (126). Fra il 1750 e il 1830 le contee agricole d’Inghilterra raddoppiarono i loro abitanti. Resta però da vedere se documenti obiettivi di questo genere basteranno a liquidare quello che è diventato una specie di articolo di fede. Una interpretazione più recente abborda il problema dal lato opposto, e argomenta che poiché le fabbriche a un bel momento ebbero la manodopera di cui avevano bisogno, non vi fu mai il problema di reclutamento; che, nell’ingannevole linguaggio del senso comune, non vi fu mai scarsezza di manodopera. La proposizione è inconfutabile, e quindi non significa nulla”” (pag 152-153) [David S. Landes, ‘Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri’, Einaudi, Torino, 1993] [(125) Anche dopo l’approvazione della legge del 1833 e l’istituzione di regolari ispezioni, non abbiamo un computo completo della manodopera di fabbrica in un determinato momento. In primo luogo, la definizione ufficiale di fabbrica limitava il termine agli stabilimenti tessili dotati di forza motrice a vapore; in secondo luogo, la manodopera occupata cambiava di continuo, e i vari ispettori raccoglievano le loro statistiche nel corso di parecchi mesi. Cfr. i dati per il 1935 in A. Ure, ‘The Philosophy of Manufactures’, London, 1835, appendice; (126) Cfr. l’importante articolo di J.D. Chambers, ‘Enclosure and the labour supply in the Industrial Revolution’, in “”Economic History Review’, 2a serie, V, 1953, pp. 318-43]”,”TEOS-018-FMDP”
“LANDI Fiorenzo a cura”,”Confische e sviluppo capitalistico. I grandi patrimoni del clero regolare in età moderna in Europa e nel Continente Americano.”,”LANDI Fiorenzo è il coordinatore del gruppo di ricerca. E’ professore di storia economica dell’ Università di Bologna e ha dedicato alla storia economica del clero regolare la monografia ‘Il paradiso dei monaci. Accumulazione e dissoluzione dei patrimoni del clero regolare in età moderna’ (NIS, 1996) e l’ edizione del volume ‘Accumulation and dissolution of large estates of the Regular Clergy in Early Modern Europe (1999). Chiesa, ordini religiosi e rendita fondiaria. “”(…) le vicende fin qui illustrate hanno posto in rilievo come i patrimoni monastici si caratterizzavano per l’ assoluta prevalenza di beni fondiari, da cui era tratta la gran massa di rendite, giungendo soprattutto nel caso degli insediamenti maggiori a sviluppare vaste e complesse strutture di organizzazione agraria. (…) Gli immobili urbani, pur presenti soprattutto tra i conventi posti nei centri urbani maggiori, rivestivano invece un ruolo del tutto marginale, oltre a comportare numerosi problemi di ordinaria gestione””. (pag 109-110)”,”RELC-151″
“LANDI Giovanni”,”Pier Paolo Pasolini. Assassinio di un intellettuale scomodo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Giovanni Landi è laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Scienze giuridiche. Diplomato alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.”,”ITAS-233″
“LANDI Gianpiero a cura; relazioni di Lamberto BORGHI Massimo LA-TORRE Stefano MERLI Gianpiero LANDI Giampietro BERTI Pierluigi CESA Piero GRAGLIA Giuseppe ARMANI, interventi di Costanzo CASUCCI Goffredo FOFI”,”Andrea Caffi, un socialista libertario. Atti del convegno di Bologna, 7 novembre 1993.”,”Andrea Caffi (Pietroburgo 1887 – Parigi 1955) è una delle figure più affascinanti ma più trascurate e dimenticate, del movimento socialista italiano ed europeo del Novecento. Cospiratore nella Russia zarista, studente universitario a Berlino, in contatto con l’avanguardia artistica e letteraria nella Parigi di inizio secolo, testimone critico del nuovo regime sovietico nella Russia della rivoluzione, attivo nella lotta antifascista in Italia e nell’emigrazione in Francia, catturato e torturato dalla Gestapo per il suo impegno nella Resistenza, Caffi intellettuale brillante e colto, è stato amico di Antonio Banfi, Giuseppe Prezzolini, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Nicola Chiaromonte, Angelo Tasca, Albert Camus.”,”MITS-474″
“LANDI Giovanni”,”Agatha Christie.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Giovanni Landi è laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Scienze giuridiche. Diplomato alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.”,”BIOx-385″
“LANDI Giuseppe”,”Rapporto sulla resistenza nella zona Piave.”,”Queste pagine che Giuseppe Landi aveva redatto nel carcere di Belluno nell’autunno 1945 non erano destinate alla pubblicazione. … G. Landi (1916-1979) assegnato al confino nell’ottobre 1934 per la sua attività antifascista, dal settembre 1943 fu promotore ed organizzatore della lotta di liberazione, prima nel Bolognese, poi nell’Alto Veneto. Dall’autunno 1944 alla liberazione divenne commissario politico della Zona Piave alle cui dipendenze operarono le divisioni ‘Belluno’ e ‘Nannetti’. Luciano Casali è docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna. Ha pubblicato ‘Il movimento di liberazione a Ravenna’, tre voll. (1964, 1965, 1977) e ‘Storia della Resistenza a Modena (1980), e ‘Bologna 1920, le origini del fascismo’ (1982)”,”ITAR-341″
“LANDI Gianpiero a cura; relazioni di Giampietro BERTI Massimo LA-TORRE Enrico VOCCIA Natale MUSARRA Emilio Raffaele PAPA Bruno BONGIOVANNI Paolo FAVILLI Raimondo CUBEDDU Pietro ADAMO Nadia URBINATI Gianpiero LANDI; interventi di Luciano LANZA e Luciano PELLICANI”,”La fine del socialismo: Francesco Saverio Merlino e l’anarchia possibile. Atti del Convegno di Imola, 1 luglio 2000.”,”Contiene due scritti inediti di Bruno Rizzi su Merlino (v: Appendice A, pag 258-280) Opere di Marlino ‘Pro e contro il socialismo’ (1897), ‘L’utopia collettivista e la crisi del “”socialismo scientifico”” (1898), ‘Formes et essence du socialisme’ (1898), oltre all’importante ‘Rivista critica del socialiso’ che uscì per tutto il 1899 sotto la sua direzione (pag 11)”,”MITS-483″
“LANDIER Hubert LABBE’ Daniel”,”Les organisations syndicales en France. Des origines aux difficultés actuelles.”,”LABBE’ ex responsabile CFDT presso Renault è autore di varie opere sul sindacalismo. LANDIER, D della rivista ‘Management et conjoncture sociale’ è esperto di management e consulente presso le grandi imprese francesi e straniere.”,”MFRx-103″
“LANDOLFI Enrico”,”Rosso imperiale. Le sorprese espansionistiche in Antonio Labriola e altri saggi.”,”Enrico LANDOLFI, napoletano che vive e lavora a Roma, è giornalista e saggista. Dal 1966 milita nell’area socialista dopo essere stato nella corrente di sinistra del partito socialdemocratico. Ha pubblicato vari volumi. Il volume contiene uno scritto di Giancarlo LEHNER ‘Landolfi e il progetto socialista’. L’A riporta brani dell’ intervista rilasciata da Antonio LABRIOLA ad Andrea TORRE del ‘Giornale d’Italia’ organo ufficioso della destra liberal conservatrice (13/4/1902). Labriola si esprime a favore di un espansionismo italiano sulla costa africana. Tesi: concezione filo-colonialista di LABRIOLA”,”LABD-026″
“LANDOLFI Antonio”,”L’ Europa dei Socialisti. Da Garibaldi all’ Unione Europea.”,”Antonio LANDOLFI è uno storico che ha insegnato all’ Università di Aquila, di Palermo, della Sapienza di Roma ed attualmente alla LUISS. E’ stato dirigente del partito socialista (anche parlamentare e senatore). E’ autore di opere sul socialismo italiano. “”Il PSI partecipò al convegno internazionale di Zimmerwald, in Svizzera, che si tenne il 5 e il 6 settembre del 1915. Al convegno, presieduto da Angelica Balabanoff, si recarono, per il PSI, il segretario Lazzari e il direttore dell’ “”Avanti!””, Serrati: con due rappresentanti del gruppo parlamentare, Modigliani e Morgari. La linea internazionalista e pacifista espressa a Zimmerwald dalle forze socialiste ivi presenti fu fatta propria formalmente dal PSI, in quanto coincideva con la linea da esso seguita ufficialmente. Tutto questo suscitò l’ interesse benevolo di Lenin, che dalla Svizzera, dove risiedeva, aveva intensificato la sua attenzione alle cose italiane, e che trovava positiva, dal suo punto di vista, la posizione dei socialisti nostrani ai quali dava soprattutto credito per aver espulso dal partito la “”destra”” riformista di Bissolati e Bonomi””. (pag 55)”,”EURx-179″
“LANDOLFI Antonio”,”Giappone. Analisi di una società industriale.”,”LANDOLFI Antonio ha studiato a Roma dove si è laureato in giurisprudenza,. E’ direttore della rivista di urbanistica e pianificazione territoriale ‘Città Spazio’ edita da Lerici. Giovanissimo ha partecipato alla Resistenza e dopo aver militato nel PCI ha aderito al PSI entrando nella sezione economica della direzione nazionale. Studioso di problemi di economia politica e sociologia è autore di varie pubblicazioni tra cui ‘Il pensiero di Marx e il nostro tempo’ (1965) e ‘Il socialismo italiano’ (1968). Cultura e politica di una società autonoma. “”Il Giappone è divenuto la terza potenza industriale del mondo non comunista. Nel 1955 il suo prodotto nazionale lordo non raggiungeva neppure la metà di quello della Gran Bretagna. Nel 1968 lo supera del 25 per cento. Dieci anni fa in Giappone c’era un’ auto privata ogni trecento persone. Oggi, 1969, il Giappone è il secondo paese del mondo nel settore della produzione automobilistica. Nonostante quel che se ne pensa, il Giappone ha una struttura economica autonoma dagli USA. E’ il solo paese “”capitalistico”” nel quale il capitale americano non domina, né interferisce in modo sensibile nell’ industria petrolifera, in quella siderurgica, in quella elettronica, né in quella automobilistica.”” (pag 103)”,”JAPE-014″
“LANDOLFI Antonio”,”Il socialismo italiano. Strutture comportamenti valori.”,”Contiene dedica manoscritta di Landolfi a Fabrizio Onofri. La crisi del 1956 e le vicende del PSI. “”Circa la seconda questione, quella del potere dell’ apparato, essa è stata al centro del dibattito del partito dal 1956 in poi: il ritorno alla democrazia interna, al dibattito e alla circolazione delle idee ha posto un limite sostanziale al predominio incontrastato dell’ apparato così come si esercitava negli anni dal ’50 al ’55. Il processo di revisione autonomistico, fu non solo reazione contro una determinata politica, ma si manifestò anche come reazione contro l’ apparato, cioè contro la strozzatura della democrazia interna.”” (pag 174)”,”ITAP-109″
“LANDOLFI Enrico”,”Rosso imperiale. Le sorprese espansionistiche in Antonio Labriola e altri saggi.”,”Enrico LANDOLFI, napoletano che vive e lavora a Roma, è giornalista e saggista. Dal 1966 milita nell’area socialista dopo essere stato nella corrente di sinistra del partito socialdemocratico. Ha pubblicato vari volumi. Il volume contiene uno scritto di Giancarlo LEHNER ‘Landolfi e il progetto socialista’. L’A riporta brani dell’ intervista rilasciata da Antonio LABRIOLA ad Andrea TORRE del ‘Giornale d’Italia’ organo ufficioso della destra liberal conservatrice (13/4/1902). Labriola si esprime a favore di un espansionismo italiano sulla costa africana. Titolo del 1° saggio: ‘Antonio Labriola. Imperialista africanista nazionale-popolare’ “”Esaurita l’ analisi dell’ intervista occorre doverosamente significare al Lettore che nell’ incontro con il rappresentante de “”Il Giornale d’ Italia””, Antonio Labriola non improvvisava, non si esibiva in un’ alzata d’ ingegno, non faceva, come oggi si dice, politica-spettacolo. Già in altre sedi e occasioni aveva esternato le stesse idee, i medesimi ideali. Per esempio, allorché qualche tempo prima, esattamente il 21 giugno 1901, aveva polemizzato “”ad armi cortesi ed anzi cortesissime”” – locuzione dei bei tempi andati – e mediante intervento epistolare apparso sulle colonne del quotidiano giolittiano “”La Tribuna””, con Teodoro Moneta, presidente della Società Internazionale della Pace. Costui aveva indirizzato a personaggi di chiara fama, in primo luogo a quelli della sinistra, una circolare recante suggerimenti di iniziativa politica e diplomatica diretta a rafforzare la pace. (…)””. (pag 29-30) La replica di Labriola a Moneta sulla base del “”realismo””. “”Noi italiani, che ci siamo vista crescere strepitosamente la potenza inglese e francese qui intorno a noi nel Mediterraneo, proprio dacché ci siamo ricostituiti ad unità di Stato; noi che vediamo di continuo svolgersi l’ influenza austriaca nei Balcani, e passare di sopra a quella influenza la merce tedesca e il capitale tedesco ormai invasore della Turchia adriatica – noi platonicamente aspetteremo gli arbitrati senza cercare i modi e senza tentare le vie per aumentare le condizioni materiali di nostra potenza, senza ulteriori sforzi di quell’ arte politica, la quale non è solo abilità, ma è prestigio ed esercizio di forza?.”” (pag 31)”,”MITS-295″
“LANDOLFI Antonio”,”Lenin e il dispotismo orientale.”,”Nella collana Argomenti della Sugarco edizioni, diretta da Luciano Pellicani e Paolo Flores D’Arcais è stata pubblicata una nuova edizione della più nota e significativa operea di Karl Wittfogel ‘Il dispotismo orientale’, preceduta da una prefazione dello stesso autore “”a un libro – per dirla con lui – che si rivelò molto inquietante””. Dopo oltre vent’anni dall’uscita di quest’opera che un vero e proprio “”studio comparativo sul potere assoluto””, possiamo dire che rappresenta un contributo per “”conoscere la realtà dell’Oriente””. Analisi di Marx e Lenin su modo di produzione asiatico e condizioni semi-asiatiche di partenza della Russia. Polemica di Lenin con Plechanov del 1906. Dilemma tra società russa tendente alla occidentalizzazione o direzione russa verso la totale asiatizzazione. Secondo l’autore, Lenin scelse nella pratica la seconda strada (con la rivoluzione d’ottobre), cioè la strada del dispotismo asiatico integrale… (pag 126)”,”LENS-013-FGB”
“LANDRETH Harry COLANDER David C.”,”Storia del pensiero economico.”,”Harry Landreth insegna al Centre College di Danville, Kentucky. David C. Colander insegna al Middlebury College di Middlebury, Vermont.”,”ECOT-248-FL”
“LANDUCCI Sergio”,”La doppia verità. Conflitti di ragione e fede tra Medioevo e prima modernità.”,”Sergio Landucci (Sarzana 1938) ha insegnato per quarant’anni nell’Università di Firenze. É autore di Cultura e ideologia in Francesco De Sanctis, I filosofi e i selvaggi, Hegel: la coscienza e la storia, La contraddizione in Hegel, La teodicea nell’età cartesiana, Sull’etica in Kant, La mente in Cartesio, I filosofi e Dio.”,”FILx-033-FL”
“LANDUCCI Franca a cura”,”Alessandro Magno e gli imperi ellenistici.”,”Franca Landucci insegna Storia economica e sociale del mondo antico all’Università Cattolica di Milano.”,”STAx-277″
“LANDUCCI Giovanni”,”Darwinismo a Firenze. Tra scienza e ideologia (1860-1900).”,”””Un esempio singolare di questa vasta operazione culturale (‘un programma di diffusione e di umanizzazione della scienza’, ndr) è rappresentato dalla «Rivista di Filosofia scientifica» stampata a Torino dal 1880 al 1891, diretta da E. Morselli e finanziata dall’editore Pompeo Dumolard. Nonostante la collaborazione di studiosi che non erano positivisti, la rivista si mosse in ambito positivistico. (…) Nelle pagine della rivista, il darwinismo fu applicato ai campi più diversi. Marinelli lo applicava alla geografia, Romiti all’embriologia, Canestrini alla biologia, Trezza alle formazioni storiche, Vignoli al pensiero, Checchia alla critica letteraria, E. Ferri, Cesare Lombroso e altri al diritto ecc. Il Sergi apriva il corso di lezioni di Antropologia all’Università di Roma nell’anno accademico 1887-1888 con una prolusione sull’evoluzione umana riaffermando la sua fede (ormai più volte espressa) sull’evoluzione fisica, completandola con la fede nell’evoluzione mentale e concludendo con la netta distinzione tra razze «dotate di qualità fisiche e mentali superiori e razze con qualità fisiche (in parte) e mentali (in tutte) inferiori». La selezione naturale ha già pronunciato il verdetto sulle razze inferiori nel momento in cui esse entrano in contatto con le superiori (39). Morselli teneva le sue lezioni sull’uomo a Torino partendo dalla teoria dell’evoluzione (40). De Dominicis, seguendo Spencer, scriveva sulla moralità come patrimonio della specie: una moralità relativa, influenzata dall’ambiente, dall’economia, dalla religione, dalla politica , dall’estetica e perfino dalla forma di governo. (…) Anche questi furono alcuni degli esiti possibili di certo naturalismo evoluzionistico. Ben lo comprese Antonio Labriola nella sua costante e lucida polemica contro i «generalizzatori del darwinismo e gli ammiratori del grande Enrico Spencer» (45). Fu perfino rimproverato da Ferri per aver scritto contro il darwinismo sociale (46). Ma egli, che aveva una vera ammirazione per Darwin (lo definisce varie volte «insigne scienziato»), che aveva proposto al Congresso di Milano di integrare il corso di laurea in filosofia con l’insegnamento delle materie scientifiche (47), non sa trattenere l’indignazione e ricorre perfino al sarcasmo della volgare cronologia quando De Bella voleva fare di Marx un positivista (48). La sua polemica non era ovviamente contro la scienza, ma contro i «facili e spensierati applicatori del darwinismo a cose e fatti e relazioni e funzioni, per le quali non furono certo escogitate le teorie dell’insigne scienziato Darwin» (49). Che un certo naturalismo mal si conciliasse con il marxismo, Labriola lo comprese bene. E non è un caso che egli ricordasse spesso la sua formazione «hegeliana» ed «herbartiana» ricevuta alla scuola di Spaventa e perseguita per sua libera elezione (50). E non è nemmeno un caso che consigliasse al giovane Croce di studiare una serie di manuali di psicologia, di logica e di estetica tutti scritti da herbartiani (51)”” (pag 12-16) [Giovanni Landucci, Darwinismo a Firenze. Tra scienza e ideologia (1860-1900)’, Leo S. Olschki, Firenze; 1997] [(39) G. Sergi, ‘Evoluzione umana’, Rivista di filosofia scientifica, vol. VII, 1888, pp. 15-31; ((40) E. Morselli, ‘Antropologia generale. Lezioni sull’uomo secondo la teoria dell’evoluzione’, Torino, 1888; …. (45) A. Labriola, ‘Lettera ad Engels del 13 giugno 1894’, in ‘Scritti filosofici e politici’, cit., p. 393; (46) Nella edizione francese del noto e infelice libro di E. Ferri, ‘Darwin, Spencer, Marx’, Parigi, 1897, Ferri si riferiva ad un passo dello scritto di Labriola ‘In memoria del Manifesto’ in cui si negava la ‘derivazione’ del materialismo storico dal darwinismo, ma si sosteneva l”analogia’. Su questo argomento si veda sempre di A. Labriola, ‘Del materialismo storico’, cap. IV, in ‘Scritti filosofici e politici’, cit., vol. II, p. 545 sgg; (47) Sul Congresso universitario di Milano scrisse E. Morselli, ‘L’ordinamento didattico delle facoltà filosofiche in Italia e il Congresso Universitario di Milano, «Rivista di Filosofia scientifica», vol. VI, 1887, pp. 598-620; questo intervento era integrato dalla pubblicazione della ‘Relazione’ di A. Labriola (ivi, pp. 623-629); (48) A. Labriola, ‘Discutendo di socialismo e di filosofia’, cap. VII, ivi, p. 725 sgg.; (49) A. Labriola, ‘I problemi della filosofia della storia’, ivi, vol. I, p. 29; (50) A conferma, ricordiamo che il primo scritto di A. Labriola del 1862 era una ‘Difesa della dialettica di Hegel contro il ritorno a Kant iniziato da Zeller’. Aveva solo 19 anni e lo ricordava ad Engels nella lettera del 14 marzo 1894 sopra citata rievocando tra l’altro la rinascenza dell’«Hegellismo» nell’ambiente napoletano nel quale si era formato. Ma si veda anche la lettera del 2 gennaio 1904 inviata a B. Croce, in A. Labriola, ‘Lettere a Benedetto Croce, 1885-1904’, Napoli, 1975, pp. 371-374; (51) Ivi, p.4]”,”SCIx-008-FMB”
“LANDUYT Ariane”,”La Comune di Vienna e l’ antifascismo italiano.”,”L’A ha insegnato storia dei partiti alla facoltà di scienze politiche di Bologna. Attualmente insegna storia moderna a Siena. Ha pubblicato ‘La sinistra e l’Aventino’ (1973) e saggi di storia dell’antifascismo.”,”MAUx-004″
“LANDUYT Ariane FURIOZZI Gian Biagio a cura; saggi dei curatori e di Lucio D’ANGELO Giorgio SPINI Ivo BIAGIANTI Sandro ROGARI Santi FEDELE Marco GERVASONI Donatella CHERUBINI Maria Luisa CICALESE Daniele PASQUINUCCI Giancarlo PELLEGRINI Claudio PALAZZOLO”,”Il modello laburista nell’ Italia del Novecento.”,”Saggi dei curatori e di Lucio D’ANGELO Giorgio SPINI Ivo BIAGIANTI Sandro ROGARI Santi FEDELE Marco GERVASONI Donatella CHERUBINI Maria Luisa CICALESE Daniele PASQUINUCCI Giancarlo PELLEGRINI Claudio PALAZZOLO. “”Non sorprende perciò il giudizio decisamente liquidatorio di Gramsci sul Labour Party. Se il partito doveva accompagnare e stimolare le diffusioni di autogoverno proletario occorreva una marcia centralizzata e decisa certo assai lontana da quella del Labour Party. Per il suo pluralismo decisionale, Gramsci accostava il PSI all’ organizzazione guidata da Mac-Donald, “”è un conglomerato di partiti; si muove e non può non muoversi pigramente e tardamente; è esposto continuamente a diventare il facile paese di conquista di avventurieri, di carrieristi, di ambiziosi senza serietà e capacità politica, per la sua eterogeneità, per gli attriti innumerevoli dei suoi ingranaggi, logorati e sabotati dalle serve-padrone, non è in grado di assumersi il peso e la responsabilità delle iniziative e delle azioni rivoluzionarie””. (Gramsci, ‘Il partito comunista’, 4 settembre 1920) (pag 120)”,”MITS-229″
“LANDUYT Ariane a cura; saggi di Ariane LANDUYT Marie-Therese BITSCH Jacques VALETTE Robert BIDELEUX Paola OTTONELLO Robert BIDELEUX Mercedes SAMANIEGO BONEU Maria Manuela TAVARES RIBEIRO Nicole PIETRI Jean-Pierre MOUSSON-LESTANG Pertti AHONEN Matti WIBERG Tapio RAUNIO Daniela PREDA”,”Idee d’ Europa e integrazione europea.”,”Collana del Centro di ricerca sull’ integrazione europea, diretta da Giulio GUDERZO, Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Ariane LANDUYT Lucio LEVI Luigi V. MAJOCCHI Sergio PISTONE Xenio TOSCANI Antonio VARSORI Danilo VENERUSO Giovanni VIGO Luigi ZANZI Saggi di Ariane LANDUYT Marie-Therese BITSCH Jacques VALETTE Robert BIDELEUX Paola OTTONELLO Robert BIDELEUX Mercedes SAMANIEGO BONEU Maria Manuela TAVARES RIBEIRO Nicole PIETRI Jean-Pierre MOUSSON-LESTANG Pertti AHONEN Matti WIBERG Tapio RAUNIO Daniela PREDA La LANDUYT è professore ordinario di storia contemporanea e Cattedra J. Monnet in storia dell’ integrazione europea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Siena. “”Sfortunatamente, l’ approccio sempre più ottimista di Macmillan all’ integrazione europea, fu annientato dal primo veto di De Gaulle nel gennaio 1963, che smorzò molto dell’ entusiasmo per l’ entrata dell’ Inghilterra nella Comunità europea che Macmillan e Heath erano riusciti a suscitare tra il 1961 e il 1962. Il 28 gennaio 1963, Macmillan sarcasticamente informò il Presidente Kennedy: “”De Gaulle sta cercando di dominare l’ Europa. La sua idea non è quella di una comunità, ma di un’ egemonia alla Napoleone o alla Luigi XIV””. E’ interessante notare come negli anni Cinquanta e negli anni Sessanta i legami dell’ Inghilterra con il Commonwealth e con gli USA fossero considerati ostacoli alla piena partecipazione inglese alla Comunità, mentre questi stessi legami non sono stati alla base del rapporto problematico dell’ Inghilterra con la Comunità europea da quando la Gran Bretagna ne divenne membro nel 1973″”. (pag 202-203)”,”EURx-188″
“LANDUYT Ariane”,”Le sinistre e l’Aventino.”,”Veto pontificio agli accordi PPI e PSU (pag 184) Lo sforzo del PCdI di creare nuclei armati (pag 410) LANDUYT A. è attualmente (1973) assistente ordinaria presso la cattedra di storia moderna della Facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri di Firenze.”,”ITAD-102″
“LANDUYT Ariane”,”La comune di Vienna e l’antifascismo italiano.”,”Suggerita da Mussolini, guidata da Dollfuss, la sanguinosa offensiva contro la comune socialista di Vienna segna un momento di grande importanza nella storia dell’Europa fra le due guerre.. Culla di uno dei filoni più originali e ancora oggi più vivi del pensiero socialista -l’austromarxismo- Vienna la rossa, vede abbatersi su di sè l’attacco spietato delle Heimwheren che dopo il massacro nelle strade e nelle piazze decapitano il movimento, portandone al patibolo i capi. Landuyt ricostruisce l’appassionato e suggestivo dibattito che il caso Vienna apre nell’antifascismo italiano. Dall’esperienza viennese, infatti, nasce il superamento di antiche e nuove controversie dottrinali e la convinzione, dopo l’avvento di Hitler in Germania, alla vigilia del colpo di Franco in Spagna, che la lotta al fascismo non può essere affidata alle diplomazie, ma deve privilegiare la volontà dei popoli di battersi per la conquista della libertà. Ariane Landuyt ha insegnato Storia dei partiti alla facoltà di Scienze politiche di Bologna, attualmente insegna storia moderna a Siena. Ha pubblicato ‘La sinistra e l’Aventino’ e saggi di storia dell’antifascismo. Ha in corso di pubblicazione un saggio sul ‘centro estero del PSI in Svizzera nel 1943-44’.”,”ITAD-008-FL”
“LANDY Frédéric”,”Paysans de l’Inde du Sud. Le choix et la contrainte.”,”Frédéric Landy, nato nel 1963, è maitre de conférences in geografia all’Università di Paris X-Nanterre. Ha passato un anno nell’India del Sud, abitando in due villaggi del Karnataka (l’uno irrigato da canali e l’altro no) per tentare di comprendere la mentalità contadina.”,”INDE-029″
“LANE David”,”The Roots of Russian Communism. A Social and Historical Study of Russian Social-Democracy 1898-1907.”,”Dr. Lane è un lecturer in Sociologia all’ Università di Essex Cartina provenienza regionale dei delegati bolscevichi e menscevichi al congresso del 1907 del partito (pag 42) “”Sebbene i bolscevichi fossero relativamente forti a Baku più che altrove nel Caucaso, essi avevano pochi membri e un debolo sostegno popolare. Ciò fu dovuto a due principali fattori: la composizione multi-nazionale dell’ area e la struttura occupazionale altamente stratificata.”” (pag 191) “”Mentre i menscevichi erano in grado di capitalizzare e rafforzare il loro sostegno lungo linee nazionali, l’ opposto si applica ai bolscevichi. I gruppi di lavoratori a basso salario erano non-russi e avevano una forte solidarietà nazionale e provavano ostilità verso i russi. I bolscevichi rifiutando le politiche degli oppositori socialdemocratici a favore dei lavoratori più privilegiati, erano forzati a trovare appoggio tra i lavoratori degli strati più bassi. Nel fare questo, non solo dovettero affrontare tremendi problemi organizzativi e difficoltà di trasmettere una politica di classe, ma rischiarono anche di perdere il sostegno tra i lavoratori di lingua russa a basso salario.”” (pag 191)”,”RIRB-082″
“LANE Frederic Chapin”,”Storia di Venezia.”,”LANE Frederic Chapin nato a Lansing (Michigan) nel 1900, docente di storia alla Johns Hopkins University dal 1928, si è dedicato alla storia di Venezia di cui ha indagato soprattutto la vita economica. Ha studiato in via pioneristica la tecnica marittima e la navigazione di Venezia in ‘Venetian Ship and Shipbuilders of the Renaissance’. Genova, Venezia e la Francia. “”Se Cipro di per sé non appariva loro di interesse vitale, i veneziani tuttavia si allarmarono quando una flotta numerosa partì da Genvoa e si diresse colà al comando di un nobile francese, il maresciallo Boucicault, famoso per le sue gesta militari e per la sua indole imperiosa e amante dell’avventura. Dopo aver cambiato doge dieci volte in cinque anni i genovesi si erano infeudati al re di Francia, che aveva mandato il Boucicault come governatore. Le dimensioni della flotta e la reputazione del comandante fecero temere ai veneziani che la spedizione avesse altri obiettivi oltre a quello dichiarato di constringere il re di Cipro a soddisfare le richieste genovesi. In effetti, sistemate le cosa a Cipro, il Boucicault si dedicò a una sorta di crociata, secondo che egli la considerava, ossia al saccheggio dei porti di mare musulmani. Fece così incursioni in Alessandria, a Beirut e a Tripoli: proprio i porti utilizzati dai veneziani nell’evitare Famagosta; e a Beirut depredò non solo i musulmani, ma anche i magazzini contenenti le mercanzie veneziane. Venezia di conseguenza, pur nell’incertezza se le reali intenzioni del Boucicault fossero ostili o amichevoli, giudicò di avere in ogni caso un torto da vendicare. Frattanto essa aveva mobilitato, al comando di Carlo Zeno, quella che dati i tempi le sembrò una grossa flotta, 14 galere di cui cinque equipaggiate nella stessa Venezia. Nell’autunno del 1403 il Boucicault, sulla via del ritorno, gettò l’ancora presso un’isola situata di fronte alal base veneziana di Modone, dove stazionava lo Zeno. Il giorno seguente le due flotte impegnarono battaglia, e lo Zeno costrinse l’avversario a fuggire dopo aver preso tre galere. Boucicault protestò di essere stato assalito proditoriamente, ma né il re di Francia né i genovesi gli diedero appoggio; sicché si concluse rapidamente una pace che fruttò ai veneziani una indennità e il prestigio della vittoria.”” (pag 238-239)”,”ITAG-175″
“LANE David”,”Leninism: A sociological interpretation.”,”David Lane, University of Birmingham. Preface, Epilogue, References, index, Figures, Notes, Themes in the Social Sciences,”,”LENS-056-FL”
“LANE David”,”The Roots of Russian Communism. A Social and Historical Study of Russian Social-Democracy, 1898-1907.”,”Dr. David Lane, Fellow of Emmanuel College, Cambridge, and Lecturer in Social and Political Studies, University of Cambridge, England. Index of Tables, Index of Charts, Index of Maps, Abbreviations, Preface, Introduction, Foreword, Conclusion, Appendix: Notes on the Social Classification of the biographies, Bibliography, Index,”,”MRSx-020-FL”
“LANE David”,”L’ombra del potere.”,”David Lane è corrispondente dall’Italia dell’Economist dal 1994 ed è stato coautore degli speciali su Silvio Berlusconi. Ingegnere elettrico è stato ufficiale di carriera nella Marina militare britannica, professore di Ricerca operativa presso il Polytechnic of Central London. Vive in Italia da trant’anni.”,”ITAP-026-FV”
“LANE Fintan”,”The Origins of Modern Irish Socialism, 1881-1896.”,”Fintan Lane è stato ricercatore presso il Munster Literature Centre in Cork Marx e la Prima internazionale in Irlanda (pag 19-27)”,”MIRx-006″
“LANFRANCHI Ferruccio”,”La resa degli Ottocentomila. Con le memorie autografe del barone Luigi Parrilli.”,”Foto dei tedeschi in fuga che depongono le armi a Chiasso (pag 224) Foto Maresciallo Graziani catturato dai partigiani (pag 225) Gli ultimi giorni. Lo spettro di Hitler al Quartier Generale. Il racconto di Karl Wolff, generale delle SS in Italia. “”[Wolff] raccontò, animandosi man mano, le sue avventure. Dopo un viaggio aereo insidiatissimo dalla caccia nemica era atterrato a Proga, proseguendo poi in automobile sino a Berlino, dove era giunto alle 22 del 16 aprile [1945]. Himmler gli diede udienza soltanto alle 14 del giorno dopo e il colloquio, totla solo qualche interruzione per rifocillarsi, si prolungò per dodici ore. La prima fase, protattasi dalle 14 alle 18, fu, per così dire, di carattere intimo. Wolff aveva trovato Himmler fisicamente e moralmente depresso. (…) Il Reichsfueher aveva sempre conisderato Wolff come una sua creatura, e conservava per lui una certa predilezione. Cominciò ad accusarlo di ingratitudine, rimproverandogli una “”indipendenza di iniziativa”” sconveniente verso chi aveva sempre riposto fiducia in lui. Quindi gli mosse una serie di contestazioni, dal tenore delle quali peraltro Wolff capì che le informazioni che si possedevano sul suo conto erano incomplete e soprattutto imprecise. (…) Ed allora da accusato si trasformò in accusatore, attribuendo alla sordida gelosia di Kaltenbrunner la campagna di calunnie condotta contro di lui e addebitandogli la responsabilità di compromettere, con le sue manovre subdole, l’unica via di salvezza che restava alla Germania: una intesa con gli anglo-americani. Esausto, incapace di sostenere più oltre la discussione, Himmler aveva fatto chiamare Kaltenbrunner, il quale aveva raccolto in un voluminoso ‘dossier’ le ‘prove’ del tradimento di [Obergruppenfüher] Wolff. Fra i due avversari si svolse, presente il Reichsfuehrer, un serrato duello oratorio. Wolff non si lasciò intimidire dalle “”documentazioni”” di Kaltenbrunner, traendo anzi pretesto dalle numerose e sostanziali lacune per infirmarne la consistenza. Tra l’altro, Kaltenbrunner rimproverò Wolff di essere in combutta con il cardinale Schuster, per patteggiare con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nulla di più falso; il generale non aveva mai parlato con l’Arcivescovo di Milano, né tanto meno aveva coltivato rapporti con il CLNAI. Di vero c’era soltanto l’autorizzazione data ad un subalterno, il colonnello Rauff, di mantenersi a contatto col Cardinale – che effettivamente si agitava, e da parecchi mesi, per favorire un “”modus vivendi”” fra partigiani e nazifascisti, in previsione di una ritirata tedesca dall’Italia – allo scopo di essere tempestivamente informati sulle sue mosse. Non migliore fortuna ebbe Kaltenbrunner quando accusò Wolff di aver annunciato, in una radiocomunicazione rivolta agli Alleati, la conclusione di un armistizio nel termine di cinque giorni. Accusa grottesca (…). Il generale, fra una coppa e l’altra di spumante, continuò il suo appassionante racconto, che noi seguivamo attentissimi: «Mi trovai al cospetto non di un uomo, ma di uno spettro. Affranto dalla stanchezza, ridotto a uno scheletro, Hitler stava coricandosi. Dimostrò scarso interesse alla visita e ci ordinò di tornare nel pomeriggio, alle diciasette». La dilazione servì a Wolff per coordinare le idee e ritemprare le energie. Quando si ripresentò, affiancato da Kaltenbrunner, che lo guardava come un falco da preda, non trovò il Fuehrer in veste di giudice, come si attendeva; trovò un essere allucinato, ai margini della follia. «Mio Fueher», esordì, «ancora due mesi fa, in febbraio, voi mi diceste di saggiare l’opinione degli anglo-americani …». Hitler lo fermò con un gesto stanco della mano, né permise a Kaltenbrunner di sviluppare le sue accuse. Neppure l’ombra del sospetto che Wolff potesse tradire sfiorò la mente del Fuehrer. Egli parve anzi ingnorare il motivo che aveva guidato a lui i due gerarchi e si abbandonò ad una delle sue prolisse concioni. Nel suo monologo da esaltato, tratteggiò un panorama della situazione, come lui la vedeva, diffondendosi in particolari tecnici sulla condotta della guerra. Bisognava sospendere ogni trattativa con gli Alleati e tenere il fronte italiano ancora due mesi: entro questo periodo, le nuove armi di fabbricazione sarebbero state pronte e le sorti della guerra sarebbero cambiate: «Noi dobbiamo unicamente preoccuparci di guadagnar tempo», precisò Wolff, ripetendo testualmente le dichiarazioni di Hitler: «appena disporremo delle nuove armi, la frattura fra gli anglo-americani e i russi sarà inevitabile, ed allora io accetterò le proposte migliori, ‘da qualsiasi parte verranno’» Il Fuehrer concluse la sua arringa affermando che, terminata la guerra, egli avrebbe finalmente potuto realizzare un suo antico sogno: quello di ritirarsi a vita privata, ‘per influire da una certa distanza sul destino del popolo tedesco’. Il generale Wolff concluse il suo racconto dichiarando di aver riportato dal colloquio col Fuehrer l’impressione che egli fosse in uno stato di “”trance”” e non si rendesse affatto conto della tragicità della situazione: stava andando ad occhi chiusi verso l’abisso. Furono quelle, probabilmente, le ultime “”direttive”” impartite da Hitler ai suoi fidi, o che riteneva ancora tali. Non risulta che, prima della catastrofe, egli abbia avuto occasione di dettare altri programmi”” (pag 249-251)”,”QMIS-018-FGB”
“LANFRANCHI Ferruccio”,”La resa degli Ottocentomila. Con le memorie autografe del barone Luigi Parrilli.”,”Foto dei tedeschi in fuga che depongono le armi a Chiasso (pag 224) Foto Maresciallo Graziani catturato dai partigiani (pag 225) Gli ultimi giorni. Lo spettro di Hitler al Quartier Generale. Il racconto di Karl Wolff, generale delle SS in Italia. “”[Wolff] raccontò, animandosi man mano, le sue avventure. Dopo un viaggio aereo insidiatissimo dalla caccia nemica era atterrato a Proga, proseguendo poi in automobile sino a Berlino, dove era giunto alle 22 del 16 aprile [1945]. Himmler gli diede udienza soltanto alle 14 del giorno dopo e il colloquio, totla solo qualche interruzione per rifocillarsi, si prolungò per dodici ore. La prima fase, protattasi dalle 14 alle 18, fu, per così dire, di carattere intimo. Wolff aveva trovato Himmler fisicamente e moralmente depresso. (…) Il Reichsfueher aveva sempre conisderato Wolff come una sua creatura, e conservava per lui una certa predilezione. Cominciò ad accusarlo di ingratitudine, rimproverandogli una “”indipendenza di iniziativa”” sconveniente verso chi aveva sempre riposto fiducia in lui. Quindi gli mosse una serie di contestazioni, dal tenore delle quali peraltro Wolff capì che le informazioni che si possedevano sul suo conto erano incomplete e soprattutto imprecise. (…) Ed allora da accusato si trasformò in accusatore, attribuendo alla sordida gelosia di Kaltenbrunner la campagna di calunnie condotta contro di lui e addebitandogli la responsabilità di compromettere, con le sue manovre subdole, l’unica via di salvezza che restava alla Germania: una intesa con gli anglo-americani. Esausto, incapace di sostenere più oltre la discussione, Himmler aveva fatto chiamare Kaltenbrunner, il quale aveva raccolto in un voluminoso ‘dossier’ le ‘prove’ del tradimento di [Obergruppenfüher] Wolff. Fra i due avversari si svolse, presente il Reichsfuehrer, un serrato duello oratorio. Wolff non si lasciò intimidire dalle “”documentazioni”” di Kaltenbrunner, traendo anzi pretesto dalle numerose e sostanziali lacune per infirmarne la consistenza. Tra l’altro, Kaltenbrunner rimproverò Wolff di essere in combutta con il cardinale Schuster, per patteggiare con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nulla di più falso; il generale non aveva mai parlato con l’Arcivescovo di Milano, né tanto meno aveva coltivato rapporti con il CLNAI. Di vero c’era soltanto l’autorizzazione data ad un subalterno, il colonnello Rauff, di mantenersi a contatto col Cardinale – che effettivamente si agitava, e da parecchi mesi, per favorire un “”modus vivendi”” fra partigiani e nazifascisti, in previsione di una ritirata tedesca dall’Italia – allo scopo di essere tempestivamente informati sulle sue mosse. Non migliore fortuna ebbe Kaltenbrunner quando accusò Wolff di aver annunciato, in una radiocomunicazione rivolta agli Alleati, la conclusione di un armistizio nel termine di cinque giorni. Accusa grottesca (…). Il generale, fra una coppa e l’altra di spumante, continuò il suo appassionante racconto, che noi seguivamo attentissimi: «Mi trovai al cospetto non di un uomo, ma di uno spettro. Affranto dalla stanchezza, ridotto a uno scheletro, Hitler stava coricandosi. Dimostrò scarso interesse alla visita e ci ordinò di tornare nel pomeriggio, alle diciasette». La dilazione servì a Wolff per coordinare le idee e ritemprare le energie. Quando si ripresentò, affiancato da Kaltenbrunner, che lo guardava come un falco da preda, non trovò il Fuehrer in veste di giudice, come si attendeva; trovò un essere allucinato, ai margini della follia. «Mio Fueher», esordì, «ancora due mesi fa, in febbraio, voi mi diceste di saggiare l’opinione degli anglo-americani …». Hitler lo fermò con un gesto stanco della mano, né permise a Kaltenbrunner di sviluppare le sue accuse. Neppure l’ombra del sospetto che Wolff potesse tradire sfiorò la mente del Fuehrer. Egli parve anzi ingnorare il motivo che aveva guidato a lui i due gerarchi e si abbandonò ad una delle sue prolisse concioni. Nel suo monologo da esaltato, tratteggiò un panorama della situazione, come lui la vedeva, diffondendosi in particolari tecnici sulla condotta della guerra. Bisognava sospendere ogni trattativa con gli Alleati e tenere il fronte italiano ancora due mesi: entro questo periodo, le nuove armi di fabbricazione sarebbero state pronte e le sorti della guerra sarebbero cambiate: «Noi dobbiamo unicamente preoccuparci di guadagnar tempo», precisò Wolff, ripetendo testualmente le dichiarazioni di Hitler: «appena disporremo delle nuove armi, la frattura fra gli anglo-americani e i russi sarà inevitabile, ed allora io accetterò le proposte migliori, ‘da qualsiasi parte verranno’» Il Fuehrer concluse la sua arringa affermando che, terminata la guerra, egli avrebbe finalmente potuto realizzare un suo antico sogno: quello di ritirarsi a vita privata, ‘per influire da una certa distanza sul destino del popolo tedesco’. Il generale Wolff concluse il suo racconto dichiarando di aver riportato dal colloquio col Fuehrer l’impressione che egli fosse in uno stato di “”trance”” e non si rendesse affatto conto della tragicità della situazione: stava andando ad occhi chiusi verso l’abisso. Furono quelle, probabilmente, le ultime “”direttive”” impartite da Hitler ai suoi fidi, o che riteneva ancora tali. Non risulta che, prima della catastrofe, egli abbia avuto occasione di dettare altri programmi”” (pag 249-251)”,”RAIx-019-FV”
“LANG David Marshall”,”The First Russian Radical. Alexander Radishchev. 1749 – 1802.”,”RADISCEV, scrittore russo (presso Mosca 1749-San Pietroburgo 1802). Di origine nobile, studiò lungamente a Lipsia dove subì l’influenza degli scritti di Voltaire, Diderot e Rousseau e l’attrazione del radicalismo politico francese con le sue idee sociali. Un enorme successo ebbe il suo libro ‘Viaggio da Pietroburgo’ a Mosca (1790), immediatamente sequestrato dalla censura per i suoi violenti attacchi all’istituto della servitù della gleba e alla società russa in generale. Condannato alla deportazione in Siberia, poté rientrare a Pietroburgo solo dopo dieci anni di esilio. Una profonda crisi depressiva lo condusse al suicidio. La pubblicazione dei suoi scritti restò proibita in Russia fino alla rivoluzione del 1905, ma la sua opera principale circolava comunque in copie manoscritte. Considerato dalla intelligencija russa come il suo primo esponente, R. fu anche autore del breve romanzo autobiografico La vita di F. V. Usakov (1787), di scritti storico-sociali e di alcune odi, tra cui Alla libertà (1783). (GE20)”,”RUSx-029″
“LANGE Oskar”,”Economia politica Parte II.”,”””L’ automazione della guida e della regolazione della attività delle macchine non è cosa nuova. Essa è il diretto seguito della meccanizzazione, cooè della sostituzione dell’ uso diretto da parte dell’ uomo degli strumenti di lavoro con un meccanismo accoppiante l’ attività di numerosi strumetni, che vengono a costituire una macchina. Per questo già nel Medioevo lo sviluppo di meccanismi ad orologeria si ricollega all’ automazione di varie altre attività. Come risultato furono costruiti molti complicati meccanismi con guida e regolazione automatica (…)””. (pag 20) “”Oltre all’ automazione dell’ attività delle varie macchine si ha anche automazione della coordinazione di un insieme di macchine o di una intera fabbrica. “”Tuttavia un vero e proprio ‘sistema di macchine’ – dice Marx – subentra alla ‘singola macchina indipendente’ solo laddove l’ oggetto del lavoro percorre una serie continua di processi graduali differenti, eseguiti da una catena di macchine utensili ‘eterogenee’, ma integrantisi reciprocamente””. E in seguito: “”Ogni macchina parziale fornisce la materia prima alla prima macchina che segue nella serie; e poiché operano tutte contemporaneamente, il prodotto si trova sempre nei diversi gradi del suo processo di formazione, come è costantemente in transizione da una fase all’ altra della produzione””. Il risultato, è che, come Marx immaginificamente ci dice, “”quivi alla singola macchina subentra un mostro meccanico, che riempie del suo corpo interi edifici di fabbriche, e la cui forza demoniaca, dapprima nascosta dal movimento quasi solennemente misurato delle sue membra gigantesche, esplode poi nella folle e febbrile danza turbinosa dei suoi innumerovoli organi di lavoro in senso proprio””(1)””. (pag 21) (1) Marx, Il capitale”,”ECOT-116″
“LANGE Jürgen”,”Die Schlacht bei Pelkum im März 1920. Legenden und Dokumente. (La battaglia di Pelkum, marzo 1920)”,”Liste der bei den Kämpfen am 1. April 1920 erschossenen Rotarmisten (pag 175) (le vittime operaie delle formazioni rosse in gran parte minatori)”,”MGER-110″
“LANGE Oscar”,”Teoria marxista, economia politica e socialismo. Scritti di economia e sociologia. I.”,”””Engels espresse più chiaramente questa idea dell’ordine di sviluppo delle strutture sociali su scala mondiale in una lettera a Kautsky del 1882: “”Secondo il mio parere, le colonie propriamente dette, cioè i paesi occupati dalla popolazione europea – Canada, il Capo, l’Australia – diventeranno tutte indipendenti; d’altra parte quei paesi abitati dalla popolazione indigena che sono semplicemente sottomessi – India, Algeria, i possedimenti olandesi, portoghesi e spagnoli – devono per quel periodo essere conquistati dal proletariato e portati il più rapidamente possibile verso l’indipendenza. Come si svilupperà questo processo è difficile dire””. Engels continua: “”Una volta che l’Europa e il Nord America siano riorganizzati, formeranno un potere così colossale e forniranno un tale esempio, che i paesi semicivilizzati seguiranno spontaneamente il nostro esempio. I fabbisogni economici ne saranno i soli responsabili. Ma sulle fasi politiche e sociali attraverso cui questi paesi dovranno passare prime di arrivare all’organizzazione socialista, ritengo che oggi possiamo avanzare solo delle ipotesi vuote. E’ certa solamente una cosa: il proletariato vittorioso non può imporre nessuna benedizione di nessun genere a nessuna nazione straniera senza minare ciò facendo la propria vittoria”” (Marx Engels, Selected Works, vol. 2, Lawrence e Wishart, p. 665-666, Londra, 1942). Questa era l’opinione di Marx ed Engels.”” (pag 64-65) [Oscar Lange, Teoria marxista, economia politica e socialismo. Scritti di economia e sociologia. I., 1975]”,”ECOT-010-FPA”
“LANGE Oskar TAYLOR Fred M.”,”Sobre la teoría económica del socialismo.”,”In appendice: ‘La asignación de recursos bajo el socialismo, en la literatura marxista’ ‘Allocazione delle risorse sotto il socialismo nella letteratura marxista’ (cita lettera di Marx a Kugelmann del 1888)”,”ECOT-261″
“LANGENDORF Jean-Jacques”,”Faire la guerre: Antoine-Henri Jomini. Volume 1. Chronique, Situation, Caractere.”,”LANGENDORF Jean-Jacques ha consacrato varie oper al pensiero militare tedesco, svizzero e austriaco del XIX secolo. E’ maitre de recherches all’ Institut de strategie comparée de Paris, e D di studi all’ EHESS, e Presidente dell’ Institut de tactique comparée di Vienne. JOMINI considerava SHERMAN uno dei migliori generali del Nord (pag 286) 21 settembre 1857 “”De Ryde, Friedrich Engels à Karl Marx à Londres: “”Je ne me souviens pas d’ une action particulierement importante de B(ernadotte) à cette occasion (Austerlitz), et je ne trouve rien dans Jomini”””,”QMIx-106″
“LANGER Walter L.”,”Psicanalisi di Hitler. Rapporto segreto sul tempo di guerra.”,”Questo documento segreto, uno studio psicoanalitico, fu redatto nel 1943 per incarico del servizio informazioni statunitense. LANGER per psicnanalizzare HITLER studiò migliaia di documenti, discorsi, dichiarazioni, interrogò persone in America che l’ avevano conosciuto. W.L. LANGER fu uno dei maggiori psicoanalisti americani. Era di origine austriaca. Esercitò la professione a Vienna fino 1938 quando emigrò negli USA. “”Scrive (Francois-Poncet): Le persone che lo circondano sono le prime ad ammettere che egli si ritiene ormai infallibile e invincibile. Ciò spiega come non possa più tollerare né una critica né la minima contraddizione. Contraddirlo rappresenta ai suoi occhi un delitto di “”lesa maestà””; un accenno di opposizione ai suoi piani, da qualsiasi parte gli venga, assume il valore di un sacrilegio irrimediabile, cui la sola risposta possibile deve essere un’ immediata e sensazionale dimostrazione della sua onnipotenza””. (pag 248)”,”GERN-087″
“LANGER William L.”,”La diplomazia dell’ imperialismo (1890-1902). Volume I. (Tit.orig.: The Diplomacy of Imperialism)”,”””Quello che ci interessa qui è piuttosto l’ impressione prodotta in Europa dagli eventi di Costantinopoli e la politica dei Governi europei nella successiva crisi. Le notizie giunte dalla capitale turca fecero rabbrividire d’ orrore tutta l’ Europa occidentale. Per un momento i sentimenti umani e religiosi sopraffecero ogni considerazione politica. L’ imperatore Guglielmo, che tanto spesso era stato accusato di avere una particolare simpatia per il “”Grande assassino””, espresse la propria immediata reazione cone le seguenti parole: “”Il Sultano deve essere deposto””. Il linguaggio con cui l’ ambasciatore di Germania ammonì il Sultano sulle conseguenze della sua azione non era ancora abbastanza forte per l’ Imperatore. Con tutta probabilità Lavisse ha ragione quando esprime un’ idea largamente diffusa a quell’ epoca, e cioè che se, subito dopo il massacro, una qualunque Potenza europea avesse mandato le proprie navi attraverso i Dardanelli per fare un’ azione dimostrativa a Yildiz Kiosk, il Sultano sarebbe stato rovesciato da una rivoluzione e l’ Europa, ben lungi dall’ opporsi a simile iniziativa singola, l’ avrebbe applaudita””. (pag 525)”,”RAIx-169″
“LANGER William L.”,”La diplomazia dell’ imperialismo (1890-1902). Volume II. (Tit.orig.: The Diplomacy of Imperialism)”,”””Da parte tedesca non vi era un maggiore entusiasmo popolare nei confronti degl’ inglesi. Molti giornali influenti (…) parlavano in tono favorevole delle allusioni fatte da Balfour alla comunanza degl’ interessi inglesi e tedeschi nell’ Estremo Oriente, ed esprimevano il desiderio che si verificasse un miglioramento nei rapporti tra i due paesi. D’altro canto respingevano tutti l’ idea di assumere un atteggiamento ostile verso la Russia e affermavano che l’ Inghilterra doveva trattare con la Germania da pari a pari, cioè pagare il giusto prezzo.”” (pag 145) “”L’ addetto militare (russo, ndr) a Tokio riferiva che ci sarebbero voluti molti anni, forse centinaia d’ anni, prima che l’ esercito giapponese potesse acquistare quella base morale su cui poggiava l’ organizzazione degli eserciti europei e prima che potesse affrontare su un piede di parità il più debole esercito europeo. Un buon reggimento di cavalleria, dotato di artiglieria, secondo lui, poteva riportare una vittoria decisiva contro tutto l’ esercito nipponico, purché agisse prontamente ed energicamente. “”Un esercito di lattanti”” fu il verdetto del generale Ivanov dopo aver studiato le forze giapponesi. “”Da non confrontarsi con nessuno dei grandi eserciti europei, e tanto meno con quello russo”” affermava il generale Jilinski””. (pag 535) “”Ora sorge un problema: fino a che punto erano a conoscenza di questi negoziati le altre Potenze e specialmente l’ Inghilterra e il Giappone? La politica russa, influì in qualche modo sulle discussioni relative al progetto di un’ alleanza anglo-giapponese? Non è facile dare una risposta. (…)””. (pag 541)”,”RAIx-170″
“LANGER William L. a cura”,”Enciclopedia della storia universale.”,”Collaborazione di John K. FAIRBANK Edwin O. REISCHAUER William THOMSON Halil INALCIK e altri.”,”STOU-071″
“LANGER Susanne K.”,”An Introduction to Symbolic Logic.”,”Preface to the First Edition, Preface to the Second Edition, Appendix: A. Symbolic Logic and the Logic of the Syllogism, B. Proofs of Theorems, C. The Construction and Use of Truth-Tables, Suggestions for Further Study, Index,”,”SCIx-166-FL”
“LANNA Luciano ROSSI Filippo”,”Fascisti immaginari. Tutto quello che c’è da sapere sulla destra.”,”LANNA Luciano laureato in filosofia giornalista professionista dal 1992 è caporedattore del bimestrale Ideazione. ROSSI Filippo giornalista parlamentare professionista dal 1996 è stato caporedattore del settimanale L’Italia. E’ responsabile delle news di Radio 101 network. “”In questo clima, nei primi anni ’70, la casa editrice Savelli mandava in stampa ‘In caso di golpe’, un “”manuale teorico-pratico per il cittadino di resistenza totale e di guerra di popolo, di guerriglia e di controguerriglia””, curato da Stella Rossa, con un sottotitolo davvero significativo: “”Quello che i golpisti sanno già e che ogni democratico dovrebbe sapere””. “”Ci sarà un golpe fascista?””, si chiedevano gli autori del “”manuale””. Aggiungendo: “”Come comportarsi in questo caso? La lotta di classe evolve verso lo scontro armato? Che fare?””. E da allora quella parola spagnola ‘golpe’ – letteralmente “”colpo””, sottinteso ‘de Estado’, “”di Stato”” – diventava di uso corrente per evocare anche in Italia il possibile ricorso a quella “”soluzione militare”” tipica delle Repubbliche sudamericane. “”Negli anni ’60 – ha detto Rauti – io stesso sono stato coinvolto in rapporti con i militari contribuendo a stilare l’opuscolo “”Le mani rosse sulle forze armate””, commissionato dal generale Giuseppe Aloja. Io lo vedevo come un tentativo di ideologizzare l’esercito.”” (pag …) Stessa pagina: “”Franco era un uomo dell’Opus Dei (…)”””,”ITAP-139″
“LANNES Xavier ADLER-BRESSE Marcelle”,”Les conséquences démographiques de la Seconde guerre mondiale en Europe.”,”La sottonatalità in Europa dovuta alla guerra. ‘Le popolazioni dei paesi coinvolti nella guerra hanno subito alcune perturbazioni nel loro movimento naturale: la natalità è calata un po’ dappertutto, in proporzioni più o meno forti, mentre la mortalità «normale» è aumentata. La caduta della natalità è stata però, nell’insieme, molto meno sensibile rispetto alla guerra precedente. In un certo numero di paesi, la guerra ha colpito in modo leggero una natalità in piena ripresa; la maggior parte delle nascite differite dagli avvenimenti sono state «recuperate», sovente a breve termine. Altri paesi sono stati colpiti in misura più seria: sia perché le perdite di guerra hanno ridotto fortemente il numero delle coppie fertili, sia perché i fattori economici o psicologici hanno prolungato, ben al di là della fine delle ostilità, l’effetto depressivo della guerra e il recupero delle nascite differite è stato incompleto. La Finlandia, la Danimarca, la Norvegia, il Regno Unito, i Paesi Bassi, il Belgio e la Francia entrano nella prima categoria, mentre la Cecoslovacchia e la Bulgaria; la Germania, l’Austria, l’Italia, la Jugoslavia, la Grecia, la Romania, la Polonia e, in minor grado, l’Ungheria, nella seconda’ (pag 8)”,”QMIS-044-FGB”
“LANNUTTI Giancarlo”,”Iran e Iraq. Guida storico-politica.”,”LANNUTTI (Roma, 1951), giornalista all”Avanti’, a ‘Mondo nuovo’, di cui è stato D e all’Unità, dove è stato capo servizi esteri, per molti anni è stato inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato: ‘Enciclopedia del Medio Oriente’ (1979), ‘Palestina e Libano’ (1991), ‘Israele e Palestina. Due popoli, due stati’ (1994), ‘Guida ai paesi del Medioriente’ (1997), ‘Guida ai paesi del Maghreb’ (1997).”,”VIOx-052″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Guida storico-politica. Iran e Iraq.”,”LANNUTTI (Roma, 1951), giornalista all”Avanti’, a ‘Mondo nuovo’, di cui è stato D e all’Unità, dove è stato capo servizi esteri, per molti anni è stato inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato: ‘Enciclopedia del Medio Oriente’ (1979), ‘Palestina e Libano’ (1991), ‘Israele e Palestina. Due popoli, due stati’ (1994), ‘Guida ai paesi del Medioriente’ (1997), ‘Guida ai paesi del Maghreb’ (1997).”,”VIOx-034″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Breve storia dell’ Iraq. Dalle origini ad oggi.”,”Giancarlo LANNUTTI (1931) giornalista all’ Avanti!, a Mondo Nuovo di cui è stato direttore, e all’ Unità dove è stato capo servizio esteri e per molti anni inviato in Medio Oriente. Ora collabora con ‘Liberazione’. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). “”Nelle intenzioni (o nelle illusioni) di Saddam Hussein si sarebbe dovuto trattare di una guerra lampo, da risolvere in qualche settimana, se non addirittura in pochi giorni. Il già potente esercito iraniano era infatti stato scompaginato dalla rivoluzione, molti dei suoi ufficiali – soprattutto nelle armi più tecnologiche, come l’ aviazione e le forze corazzate – si erano formati nelle scuole americane ed erano stati perciò allonanati o messi in galera; quanto ai Pasdaran (Guardiani della rivoluzione) si riteneva che fossero validi come strumento di repressione interna ma non come unità di combattenti. Il calcolo di Saddam si rivelò invece clamorosamente sbagliato (come del resto accadrà dieci anni dopo con l’ invasione del Kuwait). (pag 54)”,”VIOx-110″
“LANNUTTI Giancarlo”,”Storia della Palestina.”,”LANNUTTI Giancarlo (1931) giornalista all’ Avanti, a Mondo Nuovo di cui è stato direttore, all’ Unità, dove è stato capo servizio esteri, e per molti anni inviato in Medio Oriente, ha collaborato poi con Liberazione. Ha pubblicato: ‘Encicolopedia del Medio Oriente’, ‘Palestina e Libano’, ‘Israele e Palestina. Due popoli due stati’, ‘Guida ai paesi del Medio oriente’, Guida ai paesi del Maghreb’, Guida Iran e Iraq’, ‘Guida Yemen e Arabia Saudita’. “”Il sorgere di campi alla periferia della capitale – Sabra, Chatila, Burj el Barajneh, nomi che diventeranno tristemente famosi – o addirittura nel cuore stesso della Beirut cristiana – come Tall l Zaatar – fu incoraggiato dalla borghesia libanese, per lo più cristiana ma comunque anche musulmana, proprio per questo, per sfruttarne la mano d’ opera e “”mettere in riga”” i lavoratori locali ai quali i comunisti, i socialisti e altri gruppi progressisti predicavano idee di eguaglianza e di riscatto. Come per una nemesi storica, la classe dirigente cristiano-maronita pagherà poi un caro prezzo per questo suo anche troppo disinvolto cinismo””. (pag 62) “”E così che a metà degli anni ’70, quando i campi ospitavano non meno di 350 mila profugh ai quali si erano aggiunti migliaia di combattenti e quadri delle diverse organizzazioni provenienti dalla Giordania, l’ Olp era diventata una sorta di Stato nello Stato. Un quartiere di Beirut, quello di Fakani accanto all’ Università araba, era di fatto sotto il controllo palestinese, e si saldava geograficamente ai campi della periferia sud; ma un po’ dovunque in città c’erano sedi e residenze vigilate e protette da uomini in armi””. (pag 63)”,”VIOx-150″
“LANNUTTI Elio FRACASSI Franco”,”Morte dei Paschi. Dal suicidio di David Rossi ai risparmiatori truffati”,”Franco Fracassi è giornalista e fotografo. Da 25 anni realizza inchieste sui ministeri più importanti italiani e internazionali, legati a mafia, terrorismo e corruzione. Come inviato ha raccontato molti dei principali eventi a partire dalla caduta del muro di Berlino. Per 16 anni è stato inviato di guerra in Croazia, Bosnia, Kosovo, Angola, Iraq e Afghanistan. Elio Lannutti, giornalista e scrittor, fondatore di Adusbef (Associazione consumatori specializzata in banca e finanza) eletto al Senato nel 2008 come indipendente (lista Di Pietro Idv). Ha condotto inchieste e scritto articoli per vari giornali. Ha pubblicato: ‘I furbetti del quartierino’ con Michele Gambino (Editori Riuniti, 2005) e ‘La Repubblica delle Banche’ Arianna editrice, 2008.”,”ECOG-081″
“LANOUX Armand”,”Une histoire de la Commune de Paris. I. La polka des canons.”,”Esemplare numerato LANOUX Armand dell’ Academie Goncourt. Il Marx della Comune. “”L’ Internazionale consigliava la ragione in tutti gli organismi in cui sono presenti i suoi militanti (…) Riformismo? Solo valutazione della debolezza, piuttosto. Nel febbraio 1871, Marx si muoveva nella stessa direzione e ricordava che sarebbe stato pericoloso ‘impegnarsi in un’azione insurrezionale prematura fino a che lo sforzo di organizzazione della classe operaia non fosse stato compiuto’. I blanquisti e gli anarchici risposero attaccando Marx, l’ ispiratore di questo “”disfattismo””: “”Il Prussiano Karl Marx vola in soccorso del Prussiano Bismarck””.”” (pag 500)”,”MFRC-124″
“LANOUX Armand”,”Une histoire de la Commune de Paris. II. Le coq rouge.”,”Esemplare numerato LANOUX Armand dell’ Academie Goncourt. Pag 24 (inserto). La repressione della Comune: cadaveri di comunardi fucilati. Quattro ragioni per non marciare su Versailles (da pag 25) Morte di un generale operaio (Il versagliese Vinoy fa fucilare Duval) (pag 152) Avvertimenti di Marx alla Comune. I consigli militari. Marx suggerisce la ritirata ordinata. “”Da molte settimane, la Comune era stata avvertita da Karl Marx dell’ esistenza di un accordo segreto tra Bismarck e Thiers. Marx utilizza spesso i servizi di un commerciante tedesco che viaggia tutto l’anno tra Londra e Parigi. E’ per questa via che trasmette, a Parigi, il suo messaggio del 13, a Frankel e a Varlin: “”La Comune sembra perdere troppo tempo con bagatelle e litigi personali. (…) I prussiani non consegnano i forti nelle mani dei versagliesi, ma, dopo la conclusione definitiva della pace, ‘essi permettono al governo di circondare Parigi con i suoi soldati…’. Consiglia alla Comune di fortificare Montmartre sul suo fronte prussiano, cosa che non sarà fatta, e la invita a spedire a Londra gli archivi e le carte compromettenti. Marx suggerisce così discretamente la ritirata da una guerra nei confronti della quale manifesta la sua ammirazione ma di cui non crede possibile la vittoria.”” (pag 343) I provvedimenti della Comune (pag 550)”,”MFRC-125″
“LANSFORD Willam D.”,”Pancho Villa.”,”Pancho Villa non si interessava dei piccoli intrighi di corte che si stavano rapidamente sviluppando al quartier generale del primo esercito rivoluzionario a Guerrero. Si faceva molto parlare e si agiva poco. Si passavano notti e giorni a bere, a discutere e a fare piani grandiosi di attaccare questa o quella città. A Villa sembrava uno spreco di tempo dedicare tanta energia a semplici congetture e a formulare elaborati, quando erano negativi, messaggi a Francisco Madero (il cui governo provvisorio era ancora a El Paso nel Texas) invece di far qualcosa per far tornare Madero nel Messico e per prendere il potere”” (pag 40) [Il peon impara, 1910]”,”AMLx-186″
“LANTERNARI Vittorio”,”L’ “”incivilimento dei barbari””. Identità, migrazioni e neo-razzismo.”,”LANTERNARI Vittorio (1918) professore emerito già ordinario di Etnologia, ha insegnato all’ Università di Bari e a La Sapienza di Roma. Ha svolto ricerche sul terreno in Ghana (Dei, profeti, contadini. Incontri nel Ghana, Napoli 1988), altre ricerche su feste religiose popolari nelnostro Sud e sui nuovi movimenti religiosi in Italia (Crisi e ricerca d’ identità, Napoli, 1978). La sua opera più nota a livello internazionale è ‘Movimenti religiosi di libertà e salvezza dei popoli oppressi’ (Milano, 1960).”,”PVSx-008″
“LANTERNARI Vittorio”,”Antropologia e imperialismo e altri saggi.”,”LANTERNARI Vittorio (1918) insegna etnologia nell’ Università di Roma. I suoi lavori principali: ‘La grande festa: storia del capodanno nelle civiltà primitive’ (Il saggiatore, Milano) , ‘Occidente e Terzo Mondo’ (1967) e altro. “”Per venire a tempi moderni e più presso a noi, il movimento di Davide Lazzaretti, tra i contadini e paesani del monte Amiata, può paragonarsi ai precedenti. “”Nell’aprile 1868 una serie di visioni, precedute e seguite da febbri violentissime, scossero (Davide) profondamente, inducendolo a dedicarsi totalmente a severissime pratiche ascetiche e alla pubblica predicazione.””. Le visioni avute da Lazzaretti, annunciatrici di rivolgimenti apocalittici e di una missione sacrale, indicano che anche in ambiente cattolico l’arcaico valore proprio del sogno sciamanico; magico, iniziatico, si ripete nel sogno mistico, che diventa a sua volta artefice di destino: così come avviene nel caso parallelo ed equivalente del portoricano pentecostale; in ambiente protestante.”” (pag 161)”,”TEOS-152″
“LANTERNARI Vittorio”,”Antropologia e imperialismo e altri saggi.”,”Vittorio Lanternari nato nel 1918, ha insegnato Etnologia nell’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi’ (Feltrinelli, Milano, 1960, 1974, tradotto in varie lingue).”,”TEOS-009-FSD”
“LANTOS Ivan”,”La vita di Stalin. Il dittatore che dominò per mezzo secolo la storia dell’ URSS.”,”Lenin, Stalin e il CC del partito bolscevico. “”Per Koba era un momento decisamente favorevole. Nel gennaio del 1912, Lenin riunì a Praga i bolscevichi e un gruppo di seguaci di Plechanov: lo scopo della riunione era quello di comunicare la costituzione in partito della sua fazione o, come dice Isaac Deutscher “”per fare della sua fazione “”il”” partito””. (…) In occasione di quel congresso praghese, Lenin propose (…) Koba come candidato a far parte del comitato centrale. Il nome del candidato georgiano non era così popolare tra i delegati come invece aveva creduto Lenin. (…) Venne invece eletto Sergei Orgionikidze che di Koba era stato uno degli aiutanti e che aveva diviso con lui la cella nella prigione di Baku. L’ elezione di Orgionikidze non fu altro che la conferma della condotta dei delegati: egli infatti era conosciuto in quanto viveva a Parigi dove frequentava la scuola ideologica leninista di Longjumeau. Ma Lenin non si diede per vinto. Aveva deciso che Koba doveva far parte del comitato centrale e così sarebbe stato.”” (pag 99-100) “”Il nuovo comitato centrale era formato da Lenin, Grigorij Zinoviev, Sergei Orgionikidze, Roman Malinovskij (un polacco naturalizzato russo che successivamente si rivelò un agente dell’ Okrana) e Josif Vissarionovic Giugashvili detto Koba, assente giustificato””. (pag 100) “”Esaminati tutti i rapporti sulla Georgia, Lenin, nel marzo del 1923, aveva scritto alcune lettere. Una, indirizzata ai bolscevichi georgiani Budu Mdivani e Philip Macharadze, è d’una eloquenza sconcertante. (…) “”(…) Sono sdegnato della brutalità di Orgionikidze e della disonestà di Stalin e Dzerzhinski””. A Trotsky: “”Caro compagno Trotsky, ti chiedo molto seriamente di assumere la difesa dell’ affare georgiano al comitato centrale del partito. Ora esso viene condotto da Stalin e Dzerzhinski, ma con modalità tali da non permettermi di avere fiducia nella loro imparzialità. Anzi, proprio il contrario! (…). Quanto al comportamento di Stalin nei confronti di Nadezda Costantinova Krupskaia, ecco ciò che Lenin scrisse a Stalin in una “”segretissima personale””: (…)””. (pag 188) Sul suicidio della moglie di Stalin, madre di Svetlana Stalin (autrice di ‘Soltanto un anno’). (pag 214)”,”STAS-053″
“LANUCARA Amedeo”,”Berlinguer segreto. Carriere e lotta interna nel PCI.”,”Dono di Mario Caprini Lotta interna al Pci su ‘caso Seniga’ e ‘caso Secchia’, caso ‘salita al potere’ nel Pci del giovane Berlinguer ‘Retroscena della affermazione del giovane Berlinguer proveniente da una piccola provincia sarda giunto alle soglie del Palazzo attraverso il ruolo del padre ambizioso presso Togliatti, e per le credenziali fornite al giovane Enrico da Stefano Siglienti presidente IMI dal 1946 al 1971, elemento di raccordo tra i circoli finanziari laici legati alla Massoneria e quelli cattolici dipendenti dal Vaticano’ (dalla quarta di copertina)”,”PCIx-514″
“LANUQUE Jean-Guillaume SALLES Jean-Paul”,”Les trotskystes français et le Seconde Guerre mondiale.”,”Gravi errori di linea del PCF in merito alla seconda guerra mondiale: attribuire la responsabilità del conflitto, all’inizio della guerra, ai due paesi Germania nazista e Inghilterra e fare di De Gaulle un agente della finanza inglese. Posizione che mal si acconcia con l’immagine del “”partito dei fucilati”” si si volle dare nell’immediato dopoguerra del PCF. Una posizione dei trotskisti era quella di considerare la Germania “”spina dorsale della rivoluzione europea””, una trasposizione dell’analisi dei bolscevichi negli anni 1919 1923 che individuava la Germania prima potenza industriale del continente e patria del più potente movimento operaio d’Europa. Conseguenza alcuni trotskisti vedevano lo STO (trasferimento degli operai francesi per lavorare in Germania) come la possibilità di andare a lavorare a contatto degli operai tedeschi… Parola d’ordine: “”pace immediata e fraternizzazione”””,”QMIS-199″
“LANZA Aldo”,”Operai e sindacati negli Stati Uniti. Come si organizzano i lavoratori nella società americana.”,”L’A (Cuneo, 1943) insegna in una scuola secondaria superiore. Tra le sue pubblicazioni: ‘Maccartismo’ in P. BAIRATI (a cura), Storia del Nord America, LA NUOVA ITALIA. 1978; ‘L’ideologia dello Stato post-industriale negli USA degli anni ’60’, in ‘Classe’ n° 16, dicembre 1978; ‘Taylorismo, fordismo e il movimento di riorganizzazione industriale negli USA 1890-1920’, in ‘Testi e Contesti’, 2.1979.”,”MUSx-001″
“LANZA Andrea”,”All’abolizione del proletariato! Il discorso del socialista fraternitario, Parigi 1839-1847.”,”LANZA Andrea addottorato in studi politici all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e assegnista di ricerca all’Università del Piemonte Orientale ha pubblicato i suoi contributi su diverse riviste di filosofia politica e storia.”,”SOCU-174″
“LANZA César”,”El agua y lo signos de la razón. Estudio sobre arquitectura hidráulica y so contexto.”,”Tra i molti scienziati citati nel testo: Leonhardt Eurer (Eulero in italiano) Eulero nacque a Basilea figlio di Paul Euler, un pastore protestante, e di Marguerite Brucker. Dopo di lui nacquero due sorelle, Anna Maria e Maria Magdalena. Poco dopo la nascita di Leonhard, la famiglia si trasferì a Riehen, dove Eulero passò la maggior parte dell’infanzia. Paul Euler era amico della famiglia Bernoulli, e di Johann Bernoulli, uno dei più famosi matematici d’Europa, che ebbe molta influenza su Leonhard. Eulero entrò all’Università di Basilea tredicenne e si laureò in filosofia. A quel tempo riceveva anche lezioni di matematica da Johann Bernoulli, che aveva scoperto il suo enorme talento.[2] Il padre di Eulero lo voleva teologo e gli fece studiare il greco e l’ebraico, ma Bernoulli lo convinse che il destino del figlio era la matematica. Così, nel 1726 Eulero completò il dottorato sulla propagazione del suono e, nel 1727, partecipò al Grand Prix dell’Accademia francese delle scienze. Il problema di quell’anno riguardava il miglior modo di disporre gli alberi su una nave. Arrivò secondo subito dopo Pierre Bouguer, oggi riconosciuto come il padre dell’architettura navale. Eulero comunque vinse quel premio ben dodici volte nella sua vita. San Pietroburgo Francobollo emesso in Unione Sovietica nel 1957 per commemorare il 250º anniversario della nascita di Eulero In quegli anni i due figli di Johann Bernoulli, Daniel e Nicolas, lavoravano all’Accademia imperiale delle scienze di San Pietroburgo. Nel 1726 Nicolas morì e Daniel prese la cattedra di matematica e fisica del fratello, lasciando vacante la sua cattedra in medicina. Per questa fece quindi il nome di Eulero, che accettò. Trovò lavoro anche come medico nella marina russa.[3] Eulero arrivò nella capitale russa nel 1727. Poco tempo dopo passò dal dipartimento di medicina a quello di matematica. In quegli anni alloggiò con Daniel Bernoulli con cui avviò un’intensa collaborazione matematica. Grazie alla sua incredibile memoria Eulero imparò facilmente il russo. L’Accademia più che un luogo d’insegnamento era un luogo di ricerca. Pietro il Grande infatti aveva creato l’Accademia per poter annullare il divario scientifico tra la Russia imperiale e l’Occidente. Dopo la morte di Caterina I, che aveva continuato la politica di Pietro, venne al potere Pietro II. Questi, sospettoso degli scienziati stranieri, tagliò i fondi destinati a Eulero e ai suoi colleghi. Nel 1734 il matematico sposò Katharina Gsell, figlia di Georg, un pittore dell’Accademia.[4] La giovane coppia si trasferì in una casa vicino al fiume Neva. Ebbero ben tredici figli, dei quali però solo cinque sopravvissero.[5] Berlino I continui tumulti in Russia avevano stancato Eulero che amava una vita più tranquilla. Gli fu offerto un posto all’Accademia di Berlino da Federico II di Prussia. Eulero accettò e partì per Berlino nel 1741. Visse a Berlino per i successivi 25 anni, e là ebbe anche occasione di conoscere Johann Sebastian Bach. In un quarto di secolo pubblicò ben 380 articoli, oltre che le sue due opere principali l’Introductio in analysin infinitorum, del 1748 e le Institutiones calculi differentialis (1755).[6] In quel periodo Eulero fece anche da tutore alla principessa di Anhalt-Dessau, nipote di Federico. Le scriverà oltre 200 lettere riguardanti le scienze. Furono pubblicate in un libro che vendette moltissimo: Lettere a una principessa tedesca. Il libro, la cui popolarità testimonia una forte capacità divulgatrice di Eulero, fornisce anche molte informazioni sulla sua personalità e sulle sue credenze religiose. Nonostante la sua presenza conferisse un enorme prestigio all’Accademia, Eulero dovette allontanarsi da Berlino per un conflitto con il Re. Quest’ultimo, infatti, lo riteneva troppo poco raffinato per la sua corte che, tra le altre personalità, alloggiava addirittura Voltaire. Eulero era un religioso semplice e un gran lavoratore e aveva idee e gusti molto convenzionali. Tutto l’opposto di Voltaire e questo lo rendeva bersaglio delle battute del filosofo. Oltre che questi contrasti, Federico il Grande di Prussia criticò in un’occasione anche le sue capacità ingegneristiche: «Volevo un getto d’acqua nel mio giardino: Eulero ha calcolato la forza delle ruote necessarie per portare l’acqua in un serbatoio, da dove sarebbe ricaduta, attraverso canali e, infine, sgorgata in Sanssouci. Il mio mulino era stato costruito con criteri geometrici e non poteva portare un sorso d’acqua a più di cinquanta passi dal serbatoio. Vanità delle vanità! Vanità della geometria! [7]» Deterioramento della vista Ritratto di Eulero di Emanuel Handmann, dove si nota la cecità all’occhio destro[8] La vista di Eulero peggiorò molto durante la sua carriera. Dopo aver sofferto di una febbre cerebrale, nel 1735 diventò quasi cieco all’occhio destro. Tra le cause di questa cecità, Eulero annoverò il lavoro scrupoloso di cartografia che effettuò per l’Accademia di San Pietroburgo. La vista di Eulero da quell’occhio peggiorò così tanto durante il suo soggiorno in Germania che Federico II lo soprannominò “”il mio Ciclope””. Successivamente Eulero soffrì di cataratta all’occhio sinistro, e questo lo rese quasi completamente cieco. Nondimeno, il suo stato ebbe scarso effetto sul suo rendimento: compensò la vista con le sue abilità mentali di calcolo e memoria fotografica. Per esempio, Eulero poteva ripetere l’Eneide di Virgilio dall’inizio alla fine senza esitazione e dire la prima e l’ultima riga di ogni pagina dell’edizione in cui l’aveva imparata. Dopo la perdita della vista, Eulero fu aiutato da Nicolaus Fuss, che gli fece da segretario. Ritorno in Russia Tomba di Eulero nel Monastero di Alexander Nevsky In Russia la situazione politica si stabilizzò e Caterina la Grande, salita al potere nel 1766, lo invitò a San Pietroburgo. Egli accettò e ritornò in Russia dove restò fino alla morte. Il suo soggiorno fu inizialmente funestato da un evento tragico: nel 1771, mentre lavorava nel suo studio, per San Pietroburgo si propagò un incendio. Eulero, praticamente cieco, non se ne accorse fino a quando il suo ufficio non fu completamente avvolto dalle fiamme. Fu portato fortunosamente in salvo insieme con gran parte della sua biblioteca, ma tutti i suoi appunti andarono in fumo. Nel 1773 perse la moglie Katharina, dopo quarant’anni di matrimonio. Si risposò tre anni dopo. Il 18 settembre 1783, in una giornata come le altre, in cui discusse del nuovo pianeta Urano appena scoperto, scherzò col nipote e gli fece lezione, fu colto improvvisamente da un’emorragia cerebrale e morì poche ore dopo. Aveva 76 anni. Il suo elogio funebre fu scritto da Nicolaus Fuss e dal filosofo e matematico Marquis de Condorcet, che commentò sinteticamente: (FR) «[…] il cessa de calculer et de vivre.» (IT) «[…] ha cessato di calcolare e di vivere.» Un aneddoto vuole che mentre Eulero si trovava alla corte russa, arrivasse lì Denis Diderot. Il filosofo, che incitava all’ateismo, chiese beffardamente a Eulero se avesse una dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio. Eulero rispose: “”Signore, a + b alla n diviso n = x {a+b {alla n}: diviso (n}}=x quindi Dio esiste!””. Diderot, che (secondo la storia) non capiva la matematica, rimase disorientato e non poté confutare la prova, abbandonando la corte il giorno dopo. L’aneddoto è quasi certamente falso dal momento che Diderot era un matematico capace[24]. (Wikip) Bibll.: Sandro Caparrini e Giorgio Rivieccio. Eulero: dai logaritmi alla meccanica razionale. Collana Grandangolo Scienza, n. 24. Milano, RCS MediaGroup, 2017.”,”SCIx-557″
“LANZA Andrea”,”All’abolizione del proletariato! Il discorso socialista fraternitario, Parigi 1839-1847.”,”Andrea Lanza, addottorato in Studi Politici all’ École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, e assegnista di ricerca all’Università del Piemonte Orientale. Ha pubblicato diversi contributi e si interessa particolarmente a comprendere la democrazia come forma di società nella prima metà dell’Ottocento e sui decenni finali del ‘900. Marx Engels il primo socialismo francese e il socialismo scientifico (pag 14-15) “”La storia di questa storiografia potrebbe essere uno specchio attraverso cui studiare trasformazioni, tensioni, aspirazioni, contraddizioni e sensi di colpa del socialismo francese e, più in generale, del socialismo europeo. Così il socialismo francese «fondato sulla fratellanza e l’unione delle classi» è stato evocato contro il socialismo tedesco della lotta di classe (9); il socialismo dell’organizzazione del lavoro è stato riattivato durante la fase neo-corporativista degli anni Trenta e Quaranta (10), il socialismo critico è stato riesumato come fonte importante di Karl Marx (11); il socialismo della differenza è stato recuperato dopo la liquidazione del marxismo (12). Si tratta di analisi a volte interessanti, talvolta particolarmente fini, ma per la loro prospettiva teleologica, poco interessate a mettere in luce la logica irriducibilmente propria di questo socialismo. Per sottovalutazione della specificità del momento storico intendo, invece, la propensione a vedere nei socialisti repubblicani della Monarchia di luglio nient’altro che l’ultima incarnazione dell’egualitarismo rivoluzionario, la prima espressione confusa di un socialismo scientifico a venire o un momento di formazione del repubblicanesimo francese la cui piena maturità non sarà raggiunta che con la fondazione della Terza repubblica. Il decennio che precede il 1848 diviene così una tappa secondaria in percorsi biografici e politici che hanno il proprio centro e il proprio senso altrove. Per evitare questa tentazione storiografica, in questo lavoro, ho scelto di sviluppare un’analisi che, valorizzando l’unicità del periodo chiave della Monarchia di luglio (13), si preoccupasse innanzitutto di comprendere come le eredità repubblicane e operaie siano state reinterpretate all’interno di un nuovo modo di pensare. Ho così anche cercato di ovviare ai limiti imposti dalla segmentazione degli studi dedicati a particolari correnti politiche o a singoli autori, ponendo invece al centro dell’analisi la rottura, nel modo di pensare la politica e la società, che si realizza trasversalmente nel decennio considerato. Tale rottura è stata messa in evidenza, da Marcel Mauss che, già intorno al 1920, distingue con forza Babeuf e Buonarroti («des égalitaires attardés») dai veri socialisti (Saint-Simon, Sismondi, Louis Blanc, Fourier e la sua scuola, Cabet, Raybaud, Pierre Leroux, gli owenisti e tutte le nuove scuole) (14). Analogamente a Marx, nonostante fossero venute meno le motivazioni tattiche che avevano influito nella classificazione scelta nel ‘Manifesto’, Mauss riunisce però tutte le correnti della prima fase del socialismo sotto l’etichetta di «utopici e critici» nascondendone così un fondamentale elemento. Non solo parti critiche e parti costruttive sono sempre inscindibili, ma anche, e fin da subito, il socialismo si accompagna, e non casualmente, alla volontà di fondare e di affinare una scienza sociale (15) In questo senso, anche nelle sue declinazioni più misticheggianti, non vi è socialismo francese nella prima metà dell’Ottocento che non sia scientifico”” (pag 14-15) [Andrea Lanza, ‘All’abolizione del proletariato! Il discorso socialista fraternitario, Parigi 1839-1847’, Franco Angeli, Milano, 2010] [(9) Cfr. per esempio G. Isambert, ‘Les idées socialistes en France de 1815 à 1848. Le socialisme fondé sur la fraternité et l’union des classe’, Paris, Félix Alcan, 1905; (10) Particolarmente emblematico, ma certo non unico: P. Verlinde, ‘L’oeuvre économique de Louis BLanc’, cit.; (11) Si fa riferimento non solo alle opere più schematiche della scuola marxista (di cui è esemplare R. Garaudy, ‘Les sources françaises du socialisme scientifique’, Paris, Editeurs Reunis, 1949), ma anche e soprattutto a un largo ed eteronegeno spettro di ricerche, talvolta sottili e problematiche. Gian Mario Bravo, presentando quella che è stata a lungo in Italia, e non solo, l’introduzione più conosciuta al primo socialismo, riassume bene la prospettiva: «In tale corpo teorico si presentarono, il più delle volte scisse e non coordinate in un sistema omogeno, tutte quelle motivazioni che Marx ed Engels recepiranno, vaglieranno o esporranno, in modo che appunto verrà detto “scientifico”» (‘Storia del socialismo, 1789-1848. Il pensiero socialista prima di Marx’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 9; (12) Si può pensare, nella forma più fine, alla lettura di Pierre Leroux, avanzata da Miguel Abensour (cfr. per es: ‘Le procès des maîtres réveurs’, Arles, Sulliver, 2000, p. 21); (13) Per una sintesi di tratti maggior del quinto decennio dell’Ottocento e l’ambiguo sentimento di un cambiamento d’epoca, cfr. V. Collina, ‘Le democrazie nella Francia del 1840’, Firenze, D’Anna, 1990; e anche, per la sintesi, J.C. Caron, ‘Le “”tournant”” de 1845 et la prise de conscience de Michelet’, “”Textuel””, 2005, n. 47 (‘Comment lire’ Le Peuple?), pp. 51-65; (14) M. Mauss, ‘Les idées socialistes. Le principe de la nationalisation’ (chapitre inédit de l’ouvrage sur la nation), in Id., ‘Ècrits politiques’, Paris, Fayard, 1997, p. 251 (trad. it. in ‘I fondamenti di un’antropologia storica’, Torino, Einaudi, 1998; (15) Sulla categoria di utopia in riferimento al primo socialismo francese, cfr. M. Larizza Lolli, ‘«Socialisme» et «utopisme»: deux catégories à méditer?. Quelques considérations à partir du cas du saint-simonisme’, in ‘Romantismes et socialismes en Europe, 1800-1848), Actes du Colloque de Lille (1987), Paris Didier Érudition, 1988, pp. 137-150]”,”SOCU-021-FMB”
“LANZARDO Liliana”,”Classe operaia e partito comunista alla Fiat. La strategia della collaborazione: 1945-1949.”,”””Nell’ analisi condotta dal PCI, i primi otto mesi del dopoguerra vengono considerati come momento di “”dualismo di potere””, poiché i proprietari sono allontanati dall’ azienda e sostituiti provvisoriamente da commissari di gestione nominati dal CLN. Si sostiene di conseguenza che “”gli operai hanno in mano la direzione effettiva dell’ intero stabilimento””. (pag 13)”,”MITT-162″
“LANZARDO Liliana”,”Personalità operaia e coscienza di classe. Comunisti e cattolici nelle fabbriche torinesi del dopoguerra.”,”LANZARDO Liliana è nata a La Spezia nel 1938. Dal 1959 vive a Torino. Qui ha partecipato alla nascita dei “”Quaderni rossi”” che sin dal 1960 avvia un’inchiesta alla Fiat. Scrive saggi sulla rivista ‘Quaderni rossi’, nel volume ‘Clesse operaia e partito comunista alla Fiat’ (Einaudi, 1971) e in altri studi sul movimento operaio (in ‘Il mondo contemporaneo’, La Nuova Italia, Annali Feltrinelli). Dal 1975 passa all’Università di Trieste. “”Se il racconto dei sindacalisti sembra mettere fuori discussione il riferimento positivo al ruolo svolto dal Pci e dagli operai nelle fabbriche nella Resistenza, resta da spiegare come essi non abbiano percepito nel corso della lotta armata a Torino quella incompatibilità di valori che guidava l’intervento dei due diversi settori comunista e cattolico”” (pag 225)”,”MITT-337″
“LANZARDO Liliana”,”Classe operaia e partito comunista alla Fiat. La strategia della collaborazione: 1945-1949.”,”L’occupazione delle fabbriche a seguito dell’attentato a Togliatti, 14 luglio 1949 (pag 479-497) In alcune fabbriche compaiono le armi… “”Nelle prime ore del pomeriggio del 14 luglio, non appena giunge a Torino la notizia dell’attentato, gli operai occupano le fabbriche. Alla Fiat, in ogni stabilimento, si bloccano le macchine togliendo la corrente elettrica, si tagliano i fili del telefono, si sprangano i cancelli impedendo l’uscita. La mobilitazione è rapidissima: nel giro di poche ore la fabbrica è in stato d’assedio, e attorno agli stabilimenti si preparano blocchi stradali che i sindacalisti, giunti nella fabbrica per tenere improvvisati comizi e avere le prima informazioin, si affrettano a far demolire. Ci si prepara alla difesa degli stabilimenti. In alcune fabbriche compaiono le armi, in altre non vengono tirate fuori, anche se si conoscono i luoghi in cui sono nascoste; si preparano anche altri mezzi di difesa, come alle Fonderie Ghisa ove cassoni pieni di ghisa e mucchi di sabbia vengono portati sul tetto degli edifici. Alcuni operai vengono inviati a presidiare la Camera del Lavoro”” (pag 479-480)”,”PCIx-018-FAP”
“LANZAVECCHIA Giuseppe a cura; saggi di Luca CERIOTTI e Giuseppe LANZAVECCHIA”,”Elogio dell’energia elettrica.”,”LANZAVECCHIA Giuseppe Legame industria italiana e tedesca. “”In Italia l’abbondanza d’acqua sulle Alpi venne sfruttata per far nascere un’industria idroelettrica finanziata con i capitali liberati dalla nazionalizzazione delle ferrovie e sotto la spinta dell’interesse delle grandi banche d’affari che si erano formate per iniziativa tedesca dopo la crisi bancaria degli anni Novanta. Le banche adottarono una vera e propria strategia d’intervento basata sulle ricche risorse naturali dei grandi bacini idrici. A detta di molti commentatori dell’epoca, tale strategia aveva fra i suoi fini anche quello di combinare lo sviluppo industriale italiano con gli interessi per l’esportazione dell’industria tedesca di macchinari, anzitutto elettrici, puntando così a rendere l’industrializzazione italiana complementare a quella tedesca.”” (pag 56)”,”SCIx-340″
“LANZILLO Agostino”,”Le rivoluzioni del dopoguerra. Critiche e diagnosi.”,”””L’ esperienza della Terza Internazionale ricade mirabilmente a proposito per dimostrare la distanza che separa Lenin da Sorel. La Terza Internazionale – ripeto – tenta nel proposito del Pontefice russo un obietto preciso, che è – disgraziatamente – quanto di meno sindacalista e di meno Soreliano si potesse concepire. Ed è somma fortuna che il grande scrittore se ne sia avveduto in tempo, proprio quando si può da tutti facilmente constatare il fallimento della politica estera di espansionismo rivoluzionaria del Leninismo. (…) La “”Terza Internazionale”” non era se non nelle apparenze e nei discorsi della oligarchia di Mosca, una manifestazione del movimento operaio di tutti i paesi. Nella realtà, essa era, o meglio doveva essere, l’ istrumento della politica estera della Russia di Lenin””. (pag 104)”,”ITAD-062″
“LANZILLO Agostino”,”Giorgio Sorel. Con una lettera autobiografica. Bibliografia, Ritratto e Autografo.”,”””Questo distacco di Sorel dagli anarchici fu seguito da una polemica molto violenta che si ebbe verso i primi del gennaio ultimo scorso tra Hervé ed uno dei segretari della Confederazione Generale del Lavoro, Yvetot. (…)””. (pag 71) “”Qualche anno dietro corse pei giornali italiani la notizia che Giorgio Sorel aveva abbandonato il sindacalismo. La cosa fu molto discussa con stupore da parte dei giornali conservatori, con mal dissimulata gioia da parte dei giornali bloccaiuoli che vedevano in questo distacco un sintomo del prossimo tramonto del sindacalismo. (…) Sorel si era distaccato semplicemente dai sindacalisti intellettuali. (…)””. (pag 71) “”Sorel è antiparlamentare.”” (pag 73) “”Egli (Sorel, ndr) approva lo spirito dell’ Action Francaise come è vicino all’ essenza della Chiesa cattolica, come forse si è avvicinato al socialismo; sono i due lati del problema umano che ogni anima, che ha fede, vorrebbe risovere. Come che si voglia vedere il socialismo, esso implica un problema morale e per la sua altitudine attinge ala profonda ed oscura tragedia della vita dello spirito: confina colla religione. Il fiorire del socialismo nel periodo del massimo trionfo del positivismo è la causa forse più importante della sua corruzione””. (pag 86)”,”TEOC-324″
“LAOUST Henri”,”Gli scismi nell’Islam. Un percorso nella pluralità del mondo musulmano.”,”Henri Laoust è stato uno dei massimi islamisti contemporanei. Professore al Collège de France e membro dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha studiato sopratutto il pensiero di Ibn Taymiyya sul quale ha pubblicato numerosi saggi e articoli.”,”RELx-008-FL”
“LAPARRA Jean-Claude, collaborazione di Jacques DIDIER e Pascal HESSE”,”La machine à vaincre. L’ armée allemande, 1914-1918.”,”ANTE3-44 LAPARRA Jean-Claude professore di storia dell’Università Paris I Sorbonne è autore di opere e articoli su vari aspetti dell’esercito tedesco. pag 202 germe disfatta pag 278 carri armati errore”,”GERQ-080″
“LA-PENNA Antonio”,”Fra teatro, poesia e politica romana. Con due scritti sulla cultura classica di oggi. Politica e cultura in Roma antica e nella tradizione classica moderna.”,”LA-PENNA A. (1925) è docente di letteratura latina presso la Facoltà di lettere dell’Università di Firenze e di filologia latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha dedicato studi e ricerche a poeti e scrittori della fine della repubblica romana e dell’età augustea.”,”STAx-211″
“LA-PENNA Antonio”,”Aspetti del pensiero storico latino. Con due scritti sulla scuola classica. Politica e cultura in Roma antica e nells tradizione classica moderna.”,”Antonio La Penna, nato nel 1925, è docente di letteratura latina presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze e di filologia latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.”,”STAx-112-FL”
“LAPERCHE Blandine”,”Les inventions, la science et la guerre: le place du secret.”,”Blandine Laperche, Laboratoire Redéploiment Industriel et Innovation Unviersité du Littoral Côte d’Opale. “”Il XX secolo mette il sigillo sull’unione tra la scienza e la guerra. Durante la grande guerra, il legame tra scienza e guerra si traduce nello sviluppo di mezzi aerei e chimici. La grande guerra crea inoltre una scienza organizzata dallo Stato. La scienza è così divenuta per molti governi un’accessorio utile alla guerra. Questa relazione non ha fatto che intensificarsi con la seconda guerra mondiale (nascita della ‘Big Science’) sovente considerata come la guerra dei fisici e delle armi nucleari. poi con la guerra fredda e … la ‘guerra delle stelle'”” (pag 5) “”Il codice Enigma ha potuto essere risolto, grazia a un tradimento tedesco (comunicazione dei piani agli Alleati), in primis dalla Polonia che era minacciata da una invasione tedesca e che accordò importanti mezzi alla criptoanalisi. Poi nel corso della Seconda guerra mondiale, furono gli inglesi a proseguire il lavoro condotto dalla Polonia, studiando la versione migliorata di Enigma: importanti mezzi furono riuniti a Bletchley Parl, non lontano da Cambridge, e Alan Turing fu una figura chiave nella criptoanalisi in questo periodo. Grazie a lui, fu possibile risolvere il codice Enigma nelle circostanze più difficili, per via della sua macchina per decrittare “”la bomba di Turing””. Un’altra Macchina fu costruita a Bletchley, Colossus, concepita per risolvere altri codici ancora più efficaci, il codice di Lorenz, utilizzato per decrittare messaggi tra Hitler e i suoi generali. Questa macchina, precursore del computer, fu però distrutta dopo la guerra, per questioni di segretezza. In nome del segreto, è dunque l’ ENIAC (fabbricato dagli amiercani) che fu considerato come il precursore dell’ordinatore, e non Colossus”” (pag 9) Utilizzo del segreto sempre più ampiamente nel campo della difesa. Il XX secolo è dunque segnato da una istituzionalizzazione del segreto, in particolare nel dominio delle invenzioni (pag 15)”,”QMIS-048-FGB”
“LAPIDUS I. OSTROVITYANOV K.”,”An Outline of Political Economy. Political Economy and Soviet Economics.”,”Publisher’s Note, Foreword to Russian Edition, Introduction, Table, Notes, Index of Subjects,”,”RUSU-064-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 1. Le origini dell’Islam. Secoli VII-XIII.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-123-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 2. La diffusione dell’Islam. Secoli X-XIX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-124-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 3. I popoli musulmani. Secoli XIX.XX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-125-FL”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 1. Le origini dell’Islam. Secoli VII-XIII.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-009-FSD”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 2. La diffusione delle società islamiche. Secoli X-XIX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-010-FSD”
“LAPIDUS Ira M.”,”Storia delle società islamiche. 3. I popoli musulmani. Secoli XIX.XX.”,”Ira M. Lapidus è professore di storia presso la University of California di Berkeley.”,”VIOx-011-FSD”
“LAPIE Pierre-Olivier”,”Cromwell.”,”Cromwell stratega. (da pag 168) La guerra di Cromwell in Irlanda. “”Il massacro a sangue freddo che, nel racconto di Cromwell, può essere minimizzato, causò un’ emozione considerevole. (…) Questo comportamento si spiega con il desiderio di mostrare una forte crudeltà che terrorizza il nemico. E, in effetti, Dundalh e Trim si arresero poco dopo. Si spiega pure con il fuoco dell’ azione, perché lo stesso Cromwell si era trovato sulla breccia, trascinando gli uomini con il suo esempio, nel momento critico in cui i due primi assalti erano stati respinti; infine con i racconti, di cui erano imbevuti gli inglesi, delle atrocità commesse dagli Irlandesi, in occasione della rivolta del 1641. L’ Inghilterra non parlava che di questi trentamila morti; essa non pesnava mai al regime terribile al quale gli invasori inglesi e scozzesi del tempo di Elisabetta sottomisero l’ Irlanda, ai massacri di donne e bambini, ai campi devastati (…)””. (pag 174)”,”UKIR-038″
“LAPIERRE Dominique MORO Javier”,”Mezzanotte e cinque a Bophal.”,”Dominique LAPIERRE giornalista e scrittore ha percorso il mondo ed è stato promotore di attività benefiche. A Bophal si stima vi siano stati dai 16 mila ai 30 mila morti e oltre cinquecentomila feriti.”,”CONx-069″
“LAPIERRE Dominique COLLINS Larry”,”Gerusalemme! Gerusalemme!”,”Il 29 novembre 1947 un voto dell’ Assemblea generale delle Nazioni Unite stabiliva che allo scadere del Mandato britannico, il 14 maggio 1948, la Palestina sarebbe stata divisa in uno stato arabo ed uno ebraico. Iniziava così con gli arabi irriducibilmente avversi alla spartizione e gli ebrei che vedevano realizzato un sogno millenario, una delle più feroci lotte della storia contemporanea, tuttora in corso. In questo conflitto, la città di Gerusalemme, luogo simbolo delle tre grandi religioni monoteiste, ha assunto il tragico valore di simbolo. Nessun’altra località della Palestina viene contesa e considerata una posta altissima. Capitale dello Stato ebraico per David BEN GURION, gemma della corona di re ABDULLAH di Transgiordania, feudo personale da riconquistare per il Gran Mufti Haj Amin el HUSSEINI, ex collaboratore di HITLER, città soggetta a controllo internazionale per l’ ONU. Lo scontro è aperto su tutti i terreni, politico e militare, e non escluso quello diplomatico. La continua incertezza dell’ amministrazione TRUMAN se riconoscere o meno lo Stato ebraico, le astuzie impiegate da arabi ed ebrei per procurarsi le armi, l’ assenteismo degli inglesi durante gli ultimi mesi del Mandato e le erronee valutazioni politiche, l’ incapacità delle Nazioni Unite e l’ indifferenza degli ‘Stati cristiani’ che pur avevano richiesto l’ internazionalizzazione della Città Santa, sono stati fattori in gioco ed elementi che sono andati a complicare la situazione. L’ indagine giornalistica di LAPIERRE e COLLINS è minuziosa nei particolari e documentata con fatti e interviste ai contemporanei.”,”VIOx-111″
“LAPIN Nikolai I.”,”Der junge Marx.”,”Contiene l’ immagine di Prometeo incatenato tratto dalla Rheinischen Zeitung in occasione della chiusura.”,”MADS-306″
“LA-PORTA Lelio”,”Rivoluzione francese e democrazia: una ricognizione sul concetto gramsciano di giacobinismo.”,”note molto ampie Carattere del giacobinismo. “”Qual è il carattere precipuo del giacobinismo secondo Gramsci? Si tratta di leggere il paragrafo 24 del quaderno 19 (a): ‘Il problema della direzione politica nella formazione e nello sviluppo della nazione e dello Stato moderno in Italia’. Gramsci individua nei giacobini l’avanguardia, il partito dirigente che fu in grado di imporsi alla borghesia francese, guidandola in una posizione cui essa non avrebbe avuto nulla da temere, evitando così «i colpi di ritorno e la funzione di Napoleone I» (22). Come si arrivò all’egemonia giacobina nel processo rivoluzionario francese? Gramsci, dopo aver sottolineato come i rappresentanti del terzo stato pongano, all’inizio, solo la soluzione di problemi corporativi (23), configurandosi, quindi, come «riformatori moderati, che fanno la voce grossa ma in realtà domandano ben poco» (24), continua mettendo in evidenza la formazione di un gruppo che, andando oltre il ristretto orizzonte delle riforme corporative, «tende a concepire la borghesia come il gruppo egemone di tutte le forze popolari» (25), gruppo che si aggrega in virtù dell’azione di due fattori: «la resistenza delle vecchie forze sociali e la minaccia internazionale» (26). La risolutezza dei giacobini, secondo Gramsci, fu nel capire il tentativo delle vecchie forze di arrestare il processo di trasformazione della società, mandando «alla ghigliottina non solo gli elementi della vecchia società dura a morire, ma anche i rivoluzionari di ieri, oggi diventati reazionari» (27). Quindi i giacobini furono il vero partito della rivoluzione, in quanto rappresentavano gli interessi della borghesia, e al tempo stesso, rappresentando i bisogni futuri di tutti i gruppi nazionali, essi «rappresentavano il movimento rivoluzionario nel suo insieme, come sviluppo storico integrale» (28), come democratizzazione”” (pag 520) [(a) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975] [(22) Quaderni, p. 2027; (23) «Corporativi, nel senso tradizionale, di immediati ed egoistici in senso gretto di una determinata categoria» (ibidem); (24) Ibidem; (25) Q., p. 2028; (26) Ibidem; (27) Ibidem; (28) Ibidem] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Il giacobinismo è la rivelazione della traducibilità del rapporto rivoluzione francese – filosofia classica tedesca… (pag 521)”,”GRAS-149″
“LA-PORTA Filippo”,”Eretico controvoglia. Nicola Chiaromonte. Una vita tra giustizia e libertà.”,”Dello stesso autore presso Bompiani: ‘Dizionario della critica militante’ (con Giuseppe Leonelli), ‘Indaffarati’, ‘Il bene e gli altri’ Filippo La-Porta è saggista, critico letterario. Collabora con quotidiani e riviste, tra cui “”Repubblica””. Gli autori di riferimento di Chiaromonte: Proudhon, Tolstoj, Herzen oltre ai filosofi classici come Platone (pag 7)”,”ITAD-158″
“LA-PORTA Lelio”,”Etica e rivoluzione nel giovane Lukács.”,”Questo lavoro è frutto di una ricerca svolta fra il 1985 e il 1986 presso l’Archivio Lukács di Budapest. “”Nel 1922 Lukács chiarirà il perché del cambiamento della sua prospettiva in un articolo intitolato ‘La confessione di Stravrogin’ (10). In esso Lukács sottolinea che la carica fortemente utopica presente in Dostoevskij, utopia che arriva al punto di pensare un mondo addirittura liberato, dai disumani meccanismi capitalisti e dalla reificazione senz’anima (‘seelenlos Verdinglichte’) tipica della società capitalista. E Stravogin, che nell’interpretazione di Lukács diventa Dostoevskij stesso, è l’esempio tipico degli intellettuali russi che, nel tentativo di trovare un fine alla propria esistenza, si accorgono che la scelta si riduce a tre sole possibilità: il suicidio, la decadenza o la rivoluzione; Stavrogin sceglie il suicidio. Operando questa scelta, Stravrogin-Dostoevskij sembra rifiutare la rivoluzione quasi come una maledizione, mentre il suicidio assume il significato di una glorificazione di una necessità esclusivamente soggettiva e, per il Lukács del 1922, priva di scopo. Insomma, nella critica lukácsiana è esplicito il nuovo orientamento del filosofo, maturato nel corso degli anni che vanno dal 1910 al 1922, a contatto proprio con Dostoevskij: il cambiamento del mondo per mezzo della rivoluzione. Scorrendo ancora le note che avrebbero dovuto costituire l’indice del II capitolo del libro su Dostoevskij, si incontrano termini quali Jehovah, cristianesimo, Stato, socialismo, solitudine. Partendo dal presupposto che Lukács intende per Jehovah tutto ciò che è religione autoritaria e potere istituzionale, e che sottolinea il tradimento perpetrato dalla Chiesa nei confronti dello spirito di Cristo e di San Francesco (11), ciò significa che l’unica possibilità di sfuggire a Jehovah (12) è riposta nella vittoria del socialismo. Altrimenti, resta la solitudine, condizione tipicamente tedesca. Il passaggio dal potere istituzionale al socialismo dovrebbe essere assicurato dall’azione del terrorista russo che incarna l’essenza della ribellione contro Jehovah. Resta il problema del ‘tutto è permesso (Alles ist erlaubt)’, trattato attraverso la considerazione della tragedia di Hebbel, ‘Judith’, nella quale l’omicidio del tiranno Oloferne appare quasi come una giustificazione dell’assassinio stesso; e, poiché Oloferne era un tiranno al potere, da qui il rapporto stretto con la questione del terrorismo. Ma, da un altro lato, l’ ‘Alles ist erlaubt’ (tutto è permesso) rimanda al dostoevskijano ‘Delitto e castigo’, ove lo scrittore russo discute sulla validità dell’attribuzione di un fondamento morale all’assassinio o, comunque, all’uccisione in genere; ed è una posizione antitetica a quella di Raskolnikov che invece sostiene che ‘tutto è permesso’ per un giusto fine. È il problema che, sotto forme apparentemente diverse, si presenta a Lukács nel dicembre 1918: «Il bolscevismo riposa sulla seguente ipotesi metafisica: il bene sorge dal male, ed è possibile, come dice Razoumikhine in ‘Delitto e castigo’, arrivare alla verità mentendo» (13). È, ancora una volta, la questione del ‘che fare?’ (pag 69-70)”,”TEOC-798″
“LAPOUGE Gilles”,”Utopie et civilisation.”,”Ippodamo di Mileto, un architetto e urbanista greco antico, è noto per aver introdotto schemi planimetrici regolari nella pianificazione delle città. A lui viene attribuito lo schema ortogonale, detto appunto schema ippodameo, che caratterizza alcune città di nuova fondazione nel mondo greco tra il V e il IV secolo a.C. Questo schema prevedeva tre assi longitudinali orientati est-ovest, intersecati da assi perpendicolari orientati nord-sud, formando isolati rettangolari. Aristotele riferisce anche l’aspetto politico del pensiero di Ippodamo, che prefigurava l’ordine sociale di una sorta di città ideale, con massimo 10.000 abitanti suddivisi in tre classi: artigiani, agricoltori e armati 1. Ippodamo fu coinvolto nella ricostruzione di Mileto, sua città natale, e sovraintese alla costruzione della nuova città di Rodi nel 408 a.C.1. La sua influenza si riflette ancora oggi in alcune città che seguono schemi simili, come Alessandria (f. copil.) Esiodo, un antico poeta greco, è noto per le sue opere epiche e didattiche. Tuttavia, non sembra che abbia scritto specificamente sulla ‘città ideale’. Questo concetto è più spesso associato a filosofi come Platone, che nel suo dialogo La Repubblica discute la sua visione di una città ideale chiamata Callipolis. Platone critica i poeti, tra cui Omero e Esiodo, per il loro endorsement tacito della giustizia solo per la reputazione, l’onore e i premi che essa porta (f. copil.) “”Marx riprende e prolunga uno dei grandi miti escatologici del mondo asiano-mediterraneo, dice Mircea Eliade, riguardo il ruolo redentore del Giusto (l’eletto, l’unto, l’innocente, il messaggero, e ai nostri giorni il proletariato) le cui sofferenze sono chiamate a cambiare lo statuto ontologico del mondo (…)”” (pag 264-265) Chigalev, un personaggio del romanzo I Demoni di Fëdor Dostoevskij, incarna la fede dei rivoluzionari nella loro capacità di guidare la storia verso la realizzazione di un futuro oggettivamente significativo 1. Tuttavia, Albert Camus ha affrontato il tema della rivolta in modo diverso. Nel suo saggio Il ribelle, Camus sostiene che Lenin, il leader della Rivoluzione del 1917, abbia rafforzato il potere dello Stato e soffocato ogni ribellione contro il regime 2. Camus esamina anche il governo sovietico dell’epoca, guidato da Stalin. (v. Albert Camus on Revolt and Revolution) (copil.)”,”SOCU-003-FSD”
“LAPPARELLI Luigi”,”Breve storia del movimento operaio.”,”LAPPARELLI Luigi nato a Piacenza nel 1931, sindacalista, approda al giornalismo e dirige alcuni periodici sindacali (1981). Sommovimento politico con lo scoppio della guerra di Libia “”Giolitti, frattanto, anche per ricreare equilibri a destra, favorisce l’impresa libica (1911). Ma in questo modo rimette automaticamente in crisi il riformismo: una politica di guerra può solo comportare una forte detrazione dei fondi destinati alle riforme. L’appoggio dei socialisti a questa politica non ha quindi più senso. Al Congresso di Imola (1911) si forma nel Partito socialista una nuova maggioranza, assai composita, di estrema sinistra. Essa va dai massoni intransigenti a C. Lazzari e G. Menotti Serrati, teorici del marxismo; da Benito Mussolini, che rappresenta in quel periodo la tradizione sovversiva della Romagna, ai sindacalisti rivouzionari seguaci di Sorel. Sconfitti anche nel Congresso di Reggio Emilia (1912), i socialisti riformisti perdono la direzione del Partito socialista italiano, dal quale anzi vengono espulsi i “”revisionisti”” L. Bissolati e I. Bonomi. C. Lazzari è nominato segretario del Partito e Benito Mussolini direttore dell'””Avanti!””. In novembre, anarchici e socialisti rivoluzionari danno via all’ Unione Sindacale Italiana (USI)”” (pag 62)”,”MEOx-112″
“LA-PUMA Leonardo”,”Contro le egemonie. Etica e politica tra Ottocento e Novecento.”,”Leonardo La Puma lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce (1988). Ha pubblicato pure ‘Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di P. Leroux e G. Mazzini’ (F. Angeli, 1984) e ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’ (Messapica, 1977).”,”TEOP-012-FMB”
“LA-PUMA Leonardo”,”Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo.”,”Contiene il capitolo VI: – Pisacane tra Mazzini e Marx (pag 101-120) – Interpretazioni del socialismo di Pisacane (121-134) Pisacane e Marx (pag 113-114) Pisacane non ha né la cultura storico-filosofica, né la potenza speculativa di Marx, “”La fortuna di Marx e la compiutezza universalmente riconosciuta dalla sua dottrina hanno offuscato l’opera di chi, già prima o contemporaneamente a lui, aveva dato testimonianza di spunti o intuizioni poi elaborati dal pensatore tedesco. Sicché ogni confronto con Marx risulta perdente in partenza. Nel nostro caso, è indubbio che Pisacane non ha né la cultura storico-filosofica, né la potenza speculativa di Marx, né può usufruire della sollecitazione di una realtà storico-sociale come quella inglese, fortemente industrializzata e perciò stesso gravida di enormi contraddizioni tali da incentivare l’indagine sociale. L’Italia, al contrario, estremamente povera ed arretrata, offre un panorama sociale non dialetticamente stimolante, cui Pisacane non poteva certo supplire con le brevi puntate in Inghilterra ed in Francia, che pure gli fornirono importanti spunti di riflessione. Aggiungasi in Pisacane, la compresenza, accanto alla questione sociale e politica, del vivo desiderio e della attrazione per la questione nazionale, l’urgenza di risolvere la quale lo porta alla teorizzazione del salto storico-dialettico della fase capitalistica in senso marxiano. A parte ciò, è inopportuno guardare alla teoria dell’italiano tenendo di mira quella di Marx ed Engels o viceversa (32)”” [Leonardo La Puma, ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’, Messapica, Lecce, 1976] [(32) L. Russi, Pisacane e la rivoluzione fallita’, Milano, 1972, p. 109 sgg]”,”SOCU-237″
“LA-PUMA Leonardo”,”Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di Pierre Leroux.”,”Leonardo La Puma lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce (1988). Ha pubblicato pure: ‘Carlo Pisacane. Dall’illuminismo al socialismo’ (Messapica, 1977) e ‘Marxismo e umanesimo in Vittorini e il Politecnico’, Lecce, 1980. Si occupa di storia del pensiero politico italiano e francese dell’800 e del ‘900. E’ membro del comitato scientifico del Centro studi C. Péguy. Leroux e il ‘gruppo’ di Marx. Pierre Leroux ha colto un’esigenza di rinnovamento filosofico giusto ed indifferibile ma, secondo Marx, ha sbagliato l’interlocutore, il compagno di strada “”Nel gennaio del 1842, tanto per restare ancora un momento sul terreno delle suggestioni, Leroux pubblica l’estratto di un romanzo inedito del fratello Achille, dal titolo ‘Les proletaires’. Nel pezzo, titolato sulla rivista ‘Une fin d’année’, ad un certo punto Spartacus, venuto in sogno al protagonista, pronuncia le parole magiche: «A moi! prolétaires de toutes nations’» (76), che come è universalmente noto, costituiranno il motto conclusivo, nel 1848, del ‘Manifesto’ di Marx-Engels. Al di là di queste valutazioni, pure indicative, interessa rimarcare una sorta di fluido culturale, un rapporto ideale privilegiato che si viene consolidando in questo periodo fra il gruppo lerouxiano e quello marxiano, anche se, al riguardo, le fonte sono scarse. Venendo ad indicazioni più precise, il punto nodale sul quale si incrociano gli interessi è quella sorta di alleanza intellettiva franco-tedesca che Leroux andava predicando, come si è visto, già da qualche anno e che il gruppo di Marx andava scoprendo giorno dopo giorno, in virtù di una analisi positiva della Rivoluzione e dei diritti da essa conquistati. Si assiste così ad un Leroux che, commentando Schelling, inneggia nuovamente alla Francia ed alla Germania come nazioni iniziatrici della nuova alleanza unitaria (77); ed ai discepoli di Hegel, i quali scrivono al filosofo francese per assicurarlo che la loro scuola, la sinistra hegeliana, «si richiama alla Rivoluzione, aspira alla fede nuova e marcia in politica sulle tracce della Francia» (78). Ad accreditare maggiormente la figura di Leroux presso la sinistra hegeliana è il tono elogiativo usato nei suoi riguardi da Heine sulla «Ausburgische Allgemeine Zeitung». Questi, infatti, lo definisce «indubbiamente uno dei maggiori filosofi francesi», unendo a tale valutazione, con sottile ammiccamento e cn narcisistica autocitazione, l’apprezzamento per l’anticonformismo storiografico di Leroux, il quale, «solo quand’ebbe letto l’ ‘Allemagne’ di Henri Heine, capì che la filosofia tedesca non era poi tanto mistica e religiosa, come fino allora s’era fatto credere ai francesi» (79). Ai fini di questa ricostruzione è importante anche quanto scrive l’altro tedesco Karl Rosenkranz, il futuro biografo di Hegel. Egli, dopo aver letto il saggio di Leroux sul corso di Schelling (80), compone ed invia al filosofo parigino una dissertazione, ‘Über Schelling und Hegel. Eine Sendschreiben an Pierre Leroux’, a difesa di Hegel, ma con questa dedica a Leroux: «Voi non sapete forse niente della stima che vi consacro dopo la lettura del vostro libro sull’ Eclettismo: stima confermata dopo i vostri articoli sull’ ‘Encyclopédie nouvelle’ e la vostra opera ‘De l’Humanité’, e che si accresce costantemente» (81). Rosenkranz, pur criticando l’atteggiamento negativo della «Revue indépendante» nei confronti dell’hegelismo, tuttavia scrive ancora di Leroux come di «un uomo che in questo momento si trova alla testa di tutta la filosofia francese e che più di ogni altro conosce la filosofia tedesca» (82). È evidente che l’interpretazione schellinghiana ad opera di Leroux si presenta come una mezza, seppur bonaria, falsificazione, che peraltro trova riscontro in una notevole discordanza fra il pensiero del filosofo tedesco e quello del francese (83); ed ha ragione Rosenkranz di dolersene. Senonché, è proprio questa strumentalizzazione ingenua e passionale che, paradossalmente, sembra dare un concorso alla crescita del peso di Leroux presso la sinistra hegeliana. Marx, infatti, scrivendo a Feuerbach, mette in luce l’errore di prospettiva e di analisi nell’esame lerouxiano della dottrina di Schelling. Ma dov’è l’errore di Leroux secondo Marx? È nell’aver colto, sì, un’esigenza di rinnovamento filosofico giusto ed indifferibile, attraverso però un pensatore tutto sommato reazionario; è, quindi, nell’aver visto in Schelling «un uomo che ha sostituito all’idealismo trascendentale il realismo razionale, al pensiero astratto un pensiero di carne e sangue, alla filosofia dei filosofi la filosofia del mondo» (84). Leroux ha capito in pieno i termini della questione, il cambio di rotta necessario del sapere, il problema cruciale in cui dibatte la filosofia tedesca, ma, dice Marx, ha sbagliato l’interlocutore, il compagno di strada”” (pag 147-149) [Leonardo La Puma, ‘Il socialismo sconfitto. Saggio sul pensiero politico di Pierre Leroux’, Franco Angeli, Milano, 1984] [(76) Cfr. l’estratto in questione in ‘Rev. ind.’, 1 gen. 1842, pp. 182-92, ora anche in J.P. Lacassagne, op. cit., pp 327-35 (la citaz. è a p. 331); (77) Cfr. P. Leroux, ‘De Dieu, ou de la vie considérée dans les êtres particuliers et dans l’Etre universel. Premier fragment. Rev. Ind., apr. 1842. Nel fasc. del mese precedente, Leroux nell’art. ‘La France sous Louis-Philippe’ (poi in Oeuvres, cit., I, p. 420) aveva fatto espresso riferimento, citando la «Gazzetta Renana», ai «nobles esprits» d’oltre Reno che guardavano con un certo interesse alla storia e alla cultura francesi; (78) Cfr. J. Viard, op. cit., p. 65, che riprende a sua volta J. Droz, ‘Les révolutions allemandes de 1848’, Paris, 1957, p. 57; (79) H. Heine, ‘Lutezia’, tr. it-, con introd. e note ac di Ferruccio Amoroso, Torino, 1959, p: 233; (80) Cfr. P. Leroux, ‘Du cours de philosophie de Schelling, Aperçue de la situation de la philosophie en Allemagne’, Rev. Ind., mag. 1842. (…); (81) Königsberg, 1843, p. 1; (82) Ivi, p. 2. Al Rosenkranz faceva eco in Francia la ‘Revue des Deux Mondes’ del gen. 1843: cfr. X. Tilliette, ‘Schelling. Une philosophie en devenir’, 2 voll., Pars, 1979, II, pp. 444-45, nota 44; (83) Cfr. M. Frank-G. Kurz, ‘Materialien zu Schelling philosophischen Anfangen’, Frankfurt, 1975, p. 433 ss, dove si sostiene che l’errata esegesi lerouxiana potrebbe essere imputata alla distorta diffusione in Francia, da parte di Heine, del pensiero schellinghiano; cfr. pure H.. de Lubac, ‘Posterité spirituelle de Joachim de Flore’, 2 voll,, Paris, 1980-82, che dedica un cap. a Schelling (…) ed uno a Leroux (…); (84) Lettera del 3 ott. 1843, in K. Marx-F. Engels, ‘Werke’, vol. 27, Berlin, 1965, p. 420]”,”SOCU-020-FMB”
“LAQUEUR Walter Z. LABEDZ L. a cura; saggi di ULAM A., LABEDZ L., FRANK L., HACKER J., KERBLAY B.”,”The State of Soviet Studies.”,”Studi sovietici in Occidente.”,”RUST-016″
“LAQUEUR Walter”,”La Repubblica di Weimar. Vita e morte di una società permissiva.”,”Da Potsdam a Weimar, gli intellettuali di sinistra, l’irriducibile ostilità della destra, ascesa e declino dell’ avanguardia prima maniera: letteratura teatro, seconda avanguardia: modernismo e arti, le università roccheforti dell’ opposizione, Berlin s’amuse, “”una fine dell’orrore””, Weimar in prospettiva.”,”GERG-004″
“LAQUEUR Walter”,”The New Terrorism. Fanaticism and the Arms of Mass Destruction.”,”Walter LAQUEUR è co-chairman, International Research Council, the Center for Strategic and International Studies. E’ autore di ‘Terrorism’, ‘Guerrilla’, ‘Fascism’ e ‘The Dream That Failed’.”,”TEMx-019″
“LAQUEUR Walter”,”Il nuovo terrorismo. Fanatismo e armi di distruzione di massa.”,”(Titolo originale: The New Terrorism. Fanatism and Arms of Mass Destruction). W. LAQUEUR, storico di fama mandiale, è uno dei fondatori del ‘Journal of Contemporary History’. Attualmente è presidente dell’ International Reserch Council del Center for Strategic and International Studies di Washington. Ha scritto molti libri (v. retrocopertina). “”Nelle testimonianze scritte di tutte le principali religioni si rivengono continuamente riferimenti alla tolleranza, e il Corano non fa eccezione. La Sura 2, verso 256, dice che nessuno dovrebbe essere costretto ad aderire a una religione, ma l’ osservanza di questa norma è rara nell’ Islam. Nell’ insieme, la violenza è sacra se usata contro gli infedeli o gli eretici “”sulle orme di Allah””. A livello filosofico-religioso non C’è spazio per i non credenti nel sistema islamico, anche se le minoranze sono temporaneamente tollerate. (…). Negli ultimi mille anni le realtà politiche hanno mitigato queste norme rigorose per tutti, tranne che per i fondamentalisti, per i quali la prospettiva di fondo del credente è sempre stata la stessa. Ma il pacifismo continua a non essere una virtù agli occhi dei musulmani. In breve, l’ atteggiamento fondamentalista islamico nei confronti della violenza è improntato al cinismo del fine che giustifica i mezzi””. (pag 161)”,”TEMx-024″
“LAQUEUR Walter”,”Un mondo di segreti. Impieghi e limiti dello spionaggio.”,”””La grande maggioranza delle spie sovietiche catturate dopo la seconda guerra mondiale, dalle “”spie atomiche”” a quelle identificate in tempi più recenti, era impegnata nello spionaggio tecnico.”” (pag 75) “”Il mondo dei servizi segreti, nelle sue previsioni formali dal 1961 al 1963, si dimostrò scettico sulle prospettive di sopravvivenza a lunga scadenza di un Vietnam del Sud non comunista; non diede molto peso alle linee politiche caldeggiate dal presidente Kennedy nel quadro delle probabilità di successo. In generale, queste valutazioni fornirono un quadro preciso dell’ insurrezione comunista. Tuttavia, la CIA, il cui Office of National Estimates (ONE) aveva la maggiore responsabilità del tono delle NIE, non espresse quasi mai il suo giudizio sul nemico e sulle conseguenze della politica americana nel contesto storico. Così venne a mancare una inestimabile prospettiva: l’ esperienza francese nella cosiddetta prima guerra d’ indocina del 1946-54. Qualsiasi lezione la CIA abbia tratto dai documenti dell’ insuccesso francese e qualsiasi insegnamento abbia distillato dalle valutazioni ufficiali e accademiche francesi della guerra e del nemico, non lasciò tracce, o solo raramente, nelle NIE. Questo, a sua volta, rese difficile ai funzionari che utilizzarono questi documenti mettere nella giusta prospettiva l’ impegno americano in Vietnam, perché nessuno dei principali consiglieri del presidente Kennedy aveva letto personalmente i documenti francesi sull’ Indocina, né sapeva molto della storia recente del Vietnam. Il fatto che non si sia imparato nulla dai francesi è di fondamentale importanza nella valutazione delle decisioni dei più importanti uomini di governo americani.”” (pag 222-223)”,”TEMx-030″
“LAQUEUR Walter”,”L’ età del terrorismo. Storia del più inquietante fenomeno del mondo contemporaneo.”,”W. LAQUEUR è presidente dell’ International Research Council del Center for Strategic and International Studies dell’ Università di Georgetown e docente di storia contemporanea e relazioni internazionali. “”Se il terrorismo è propaganda del fatto, il successo di una campagna terroristica dipende in modo decisivo dal grado di pubblicità che essa riceve. Da questo punto di vista, i giornalisti e le telecamere sono i migliori amici dei terroristi””. (pag 147-148) “”Gli attacchi con automobili esplosive ai marines USA nel Libano sono stati un successo del terrorismo, nella misura in cui hanno determinato il ritiro delle forze americane dal Libano e hanno messo in luce, se così può dirsi, l’ impotenza di una grande potenza di fronte a un pugno di fanatici terroristi. Ma il ritiro delle forze USA non faceva parte di una strategia di grande respiro e, in ogni caso, non era in grado di porre fine alla guerra civile libanese; è probabile, anzi, che in tal senso sia stato del tutto ininfluente. Obbligando i marines americani a ritirarsi, è problabile che i terroristi abbiano, in realtà, salvato gli Stati Uniti da un più ampio coinvolgimento in quella guerra e da una più umiliante sconfitta””. (pag 171) “”Poiché alcune delle più importanti azioni terroristiche sono state compiute da giovani uomini e donne votati dichiaratamente al suicidio, alcuni osservatori del fenomeno terrorista, e in special modo i mass-media, si sono convinti che esista un legame profondo tra il suicidio e la religione sciita. Alcuni sono arrivati a sostenere che il terrorismo contemporaneo, non solo in Medio Oriente ma nel mondo intero, era entrato in una nuova fase e avrebbe potuto diventare invincibile””. (pag 278)”,”TEMx-031″
“LAQUEUR Walter”,”Histoire du sionisme.”,”LAQUEUR Walter direttore dell’ Institut d’ histoire contemporaine de Londres e professore di storia all’ Università di Tel-Aviv, nato nel 1921, è autore di più opere sulla storia d’ Europa e sul conflitto israele-arabo. E’ pure redattore in capo del Journal of contemporary history. “”Wolffsohn non trascurerà i contatti stabiliti da Herzl. Rese visita a Rothschild a Parigi e, un più felice del suo predecessore, ottenne almeno un sostegno platonico. Incontra Vambéry e, nel 1908, decidce di inviare nella capitale turca Victor Jacobson, sionista russo e cognato di Ussishkin, come rappresentante permanente dell’ esecutivo. Wolffsohn si recò lui stesso due volte a Costantinopoli. (…) Un progetto che prevedeva che cinquantamila famiglie ebree si installassero in Palestina, ma non a Gerusalemme, fu sottomesso ai Turchi. Questi immigrati sarebbero diventati sudditi ottomani e avrebbero servito nell’ esercito ma sarebbero stati esentati da imposte per venticinque anni. I terreni sarebbero stati acquistati dall’ esecutivo sionista e sarebbero rimasti di sua proprietà. I Turchi volevano, per consolidare il loro debito, un prestito di 26 milioni di lire sterline. Wolffsohn offrì loro 2 milioni di sterline ma era già un’ offerta un po’ imprudente – che apparentemente non si ci si poteva aspettare che fosse accettata perché il budget annuale dell’ esecutivo arrivava all’ epoca a 4000 sterline, (…)””. (pag 163)”,”EBRx-035″
“LAQUEUR Walter”,”Fascismi. Passato, presente, futuro.”,”LAQUEUR W., autorevole storico e giornalista, è nato in Germania nel 1921 da famiglia ebrea. Nel 1938 emigra in Palestina, allora sotto mandato britannico, mentre i suoi genitori muoiono durante la Shoah. Dopo aver lavorato come giornalista in Palestina, negli anni cinquanta si trasferisce a Londra, dove dirige l’ Institute of Contemporary History e la Wiener Library per 25 anni. Attualmente è co-direttore del ‘Journal of Contemporary History’ e presidente dell’ International Studies di Washington. La sua produzione libraria è vasta (v. 4° cop.) Fascismo operaio (pag 63-64-65 e 87)”,”EURx-259″
“LAQUEUR Walter”,”Terrorism.”,”Fondo Tino Albertocchi Contiene ritagli di giornale LAQUEUR Walter direttore dell’ Institute of Contemporary History e Wiener Library in London. Chairman of the Center of Strategic and International Studies in Washington. Codirettore di Journal of Contemporary History. Insegna storia moderna in Tel Aviv.”,”TEMx-066″
“LAQUEUR Walter”,”Europe in Our Time. A History 1945-1992.”,”W. Laqueur distinguished professor of history and eminent commentator and expert in international affairs, chairman on the International Research Concil of the Center for Strategic and International Studies at Geogetown University in Washington, DC., and director of the Institute of Contemporary History and Wiener Library in London. He has written and edited more than twenty-five books – among them, ‘Europe Since Hitler’, ‘The Terrible Secret’ and ‘Terrorism’. La distruzione dell’Europa. “”Material losses, too, were imcomparably greater than during the First World War. Large parts of Europe had been directly affected: Poland and Russia, Yugoslavia and Greece, Italy and northern France, Belgium and Holland, and, in the last stages, Germany. (…) finire (pag 5-6)”,”EURx-002-FP”
“LARCHER Valerio”,”Dalla mappa alla politica: l’atlante storico tedesco e italiano tra geopolitica e ‘Zeitgeist’. Tesi di laurea.”,”La mappe negli anni del nazismo e del fascismo Atlanti storici. Le mappe etnografiche negli anni del nazismo e del fascismo in Germania e Italia “”Le mappe etnografiche (32) (…) erano state uno strumento fondamentale della propaganda nazionalistica ben prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: nell’edizione del 1918 [Atlante storico Putzger, ndr] se ne contano già 6, numero che salirà solo a 7 in quella del 1925. E’ scontato che il numero aumenti sensibilmente in epoca nazista, viste le politiche fortemente ‘völkisch’ del regime hitleriano, e infatti il numero di tavole aumenta a 9 nell’edizione ridotta del 1935 e a 15 in quella regolare del 1937. Oltre al numero delle tavole aumenta anche la grandezza delle stesse in modo da aumentarne la risonanza, inoltre, vengono aggiunte delle carte che suddividono le diverse popolazioni su basi non più solo linguistiche, come la tavola delle ‘Razze Europee’ ben dimostra (figura 40). Questa carta, infatti, mostra un’Europa suddivisa in una serie di etnie (33) i cui nomi conferiscono allo studio una patina di scientificità e che si sovrappongono alla tradizionale suddivisione linguistica. Anche in questo caso va sottolineato il sapiente uso dei colori: la ‘razza nordica’, infatti, presenta la stessa colorazione rosa che ha il popolo tedesco nelle tradizionali mappe etnografiche, favorendo così l’identificazione automatica tra ‘nordici’ e ‘tedeschi’ (14). Sempre alle tra le tavole etnografiche, nelle edizioni naziste viene aggiunta una serie di carte che mostra la diffusione degli Ebrei in Germania e in Europa (1 nell’edizione del 1935, 3 in quella del 1937). Come si desume dalla figura 41, le motivazioni di questa aggiunta sono prettamente propagandistiche: le carte sulla diffusione degli israeliti in Europa e Germania sono infatti affiancate a quella che raffigura gli omicidi compiuti dai “”Rossi”” ai danni dei nazisti e dei loro alleati nazionalisti, al fruitore sprovveduto viene in questo modo naturale associare gli Ebrei ai «nemici comunisti»”” (pag 101-102 ) [(32) Tra cui quelle precedentemente analizzate sull’Ostsiedlung; (33) Nordica, Orientale-Baltica, Orientale-Alpina, Dinarica, Occidentale, Asiatica Anteriore e Mongola; (34) Questo tipo di carta viene ripreso negli atlanti fascisti (cfr. ‘L’atlante fascista e nazista’) e non sarà epurato da quelli repubblicani fino alla fine degli anni settanta. In Germania, invece, sparirà dopo la Seconda guerra mondiale]”,”STOx-323″
“LARCO Renzo”,”La Russia e la sua rivoluzione.”,”Contiene ritaglio articolo giornale 1928 La dipendenza russa dall’ economia tedesca. “”Possiamo capire, così, come l’ uomo russo intelligente sentisse spesso troppo grave il peso dell’ invasione straniera, la quale d’ altro canto mancava sovente di quel garbo e di quella finezza prudente che soli possono renderla, per inavvertenza, accetta. La guerra, per questo, aveva risvegliato un fervore di riscossa, poiché gli interessi vitali di tutto un popolo erano danneggiati. E la guerra, facendo mancare a un tratto tutto quanto fino allora comodamente s’ importava dalla Germania, aveva dato il modo di calcolare nel suo insieme enorme la sbalorditiva quantità di prodotti dei quali l’ industria russa difettava. Molti liberali esclamavano: “”Il fabbricante e il viaggiatore tedeschi sono diventati una necessità per il vuoto dell’ economia russa; e la guerra non ha fatto che rivelare l’ abisso della nostra inerzia incalcolabile; giacchè, non appena sono stati scacciati i tedeschi, ci si è accorti che i fabbricanti russi non hanno appreso a fare l’ ovatta, gli aghi, i bottoni senza parlare dei colori e delle macchina. Il “”giogo”” siamo noi a essercelo imposto””.”” (pag 139-140)”,”RIRx-130″
“LARDINOIS Roland, a cura; saggi di M.N. SRINIVAS Krishna BHARADWAJ Rajnarayan CHANDAVARKAR Radha KUMAR Surajt SINHA J.P.S. UBEROI Imitiaz AHMAD Ranajit GUHA Ashis NANDY Tapan RAYCHAUDHURI SRINIVAS M.N. RAMASWAMY E.A. MADAN T.N.”,”Miroir de l’Inde. Etudes indiennes en sciences sociales.”,”Contiene il saggio di Radha Kumar: ‘La famiglia e l’officina: le donne nell’industria tessile del cotone a Bombay, 1919-1939 (pag 169-201)”,”INDE-003-FC”
“LA-REGINA Francesco”,”Architettura, storia e politica. L’architettura come forza produttiva.”,”Francesco La Regina (Napoli, 1939) è assistente presso la cattreda di Restauro dei monumenti dell’Università di Napoli.”,”SCIx-012-FSD”
“LARGO CABALLERO Francisco”,”Carta a un obrero. La emigracion ha borrado entre nosotros toda jerarquia politica o sindical. Principios y moral sindicalista.”,”””Una Repubblica democratica deve governare con grande comprensione e flessibilità nel suo modo d’ azione, ma deve essere intransigente e se necessario dittatoriale in riferimento all’ istruzione. Non può tollerare che un cittadino, qualunque sia la sua categoria sociale, non riceva il primo o secondo insegnamento, incluso il professionale. La scuola deve aprirsi a tutti e la Università, che coloro che dimostrino disposizione di capacità. Le famiglie modeste devono ricevere un indennizzo a compensazione per la mancanza di salario dei figli nel periodo scolastico””. (pag 11)”,”MSPx-065″
“LARGO CABALLERO Francisco”,”Presente y futuro de la Union General de Trabajadores, 1888-1925.”,”UGT. “”Nel 1902 si celebra a Stuttgart una Conferenza per costituire l’ Unione Sindacale Internazionale, figlia legittima delle Segreterie nazionali fondate per l’accordo stabilito al Congresso di Bruxelles del 1891, e l’ Union General è rappresentata in questa Conferenza da Antonio Garcia Quejido, e il Comitato nazionale, prima, e il Congresso, poi, accettano gli accordi presi, ed è incorporata nell’ organismo internazionale. Nel 1919 si tiene una Conferenza e un Congresso per trasformare l’ Unione Sindacale Internazionale nella Federazione Sindacale Internazionale, figlia legittima pure della prima, e l’ Unione Generale è rappresentata dal compagno Besteiro e da me, e il Comitato nazionale, prima, e il Congresso, poi, approvano il fatto, senza alcuna osservazione. Da quanto precede risulta che la ‘Union General de Trabajadores de España’ ha collaborato direttamente alla creazione e all’ orientamento dell’ Internazionale di Amsterdam, che ha rafificato tutti gli accordi dei suoi Congressi, e, quindi, che direttamente è responsabile dei risultati e degli errori commessi da questa. In questa situazione si pretende che l’ Union General abbandoni la Federazione Sindacale Internazionale per collaborazionismo (amarilla in spagnolo, appellativo dato alle organizzazioni operaie al servizio dei padroni e dei suoi affiliati, sindacati gialli, ecc. ndr), tradimento e non so quante altre cose.”” (pag 95-96)”,”MSPx-071″
“LARGUIER Leo”,”Le Citoyen Jaures.”,”citazioni Jaures”,”JAUx-008″
“LARGUIER Gilbert QUARETTI Jerome a cura; saggi e interventi di Claude WILLARD Jacques ROUGERIE Pierre BOISSEAU Louis ASSIER-ANDRIEU Marc CESAR Pierre SERRAF Maurice MOISSONNIER Raymond HUARD Jerome QUARETTI Jean-Marcel GOGER Joel DELHOM Michel CADE’ Danielle TARTAKOWSKY André COMBES Denis LEFEBVRE Jean-Marc SCHIAPPA Pierre BOISSEAU Georges ROQUES Raoul DUBOIS Danielle BONNAUD-LAMOTTE Marcel CERF Nicolas GREGOIRE Sylvie DALLET Remy CAZALS Gilbert LARGUIER Michel LUBAC”,”La Commune de 1871: Utopie ou modernité?”,”saggi e interventi di Claude WILLARD Jacques ROUGERIE Pierre BOISSEAU Louis ASSIER-ANDRIEU Marc CESAR Pierre SERRAF Maurice MOISSONNIER Raymond HUARD Jerome QUARETTI Jean-Marcel GOGER Joel DELHOM Michel CADE’ Danielle TARTAKOWSKY André COMBES Denis LEFEBVRE Jean-Marc SCHIAPPA Pierre BOISSEAU Georges ROQUES Raoul DUBOIS Danielle BONNAUD-LAMOTTE Marcel CERF Nicolas GREGOIRE Sylvie DALLET Remy CAZALS Gilbert LARGUIER Michel LUBAC Compagnie JOLIE MOME”,”MFRC-073″
“LARICCIA Giovanni”,”Le radici dell’Informatica.”,”Giovanni Lariccia, matematico e informatico, ma soprattutto fine educatore e pedagogista.”,”SCIx-104-FL”
“LARIZZA LOLLI Mirella a cura; relazioni e commenti di Maurice AGULHON Guido VERUCCI Francesco TRANIELLO Jean-Claude CARON Lucio LEVI Franco DELLA-PERUTA Umberto LEVRA Jacques GRANDJONC Massimo L. SALVADORI Claude NICOLET Delia FRIGESSI; comunicazioni e discussione di Regina POZZI Leonardo LA-PUMA Antonio DE-FRANCESCO Giovanna ANGELINI Vittore COLLINA Maria Teresa PICHETTO Silvio SUPPA”,”Ideologia del 1848 e mutamento sociale. V giornata Luigi Firpo. Atti del Convegno internazionale 20 marzo 1998.”,”Relazioni e commenti di Maurice AGULHON Guido VERUCCI Francesco TRANIELLO Jean-Claude CARON Lucio LEVI Franco DELLA-PERUTA Umberto LEVRA Jacques GRANDJONC Massimo L. SALVADORI Claude NICOLET Delia FRIGESSI; comunicazioni e discussione di Regina POZZI Leonardo LA-PUMA Antonio DE-FRANCESCO Giovanna ANGELINI Vittore COLLINA Maria Teresa PICHETTO Silvio SUPPA Contiene il saggio di GRANDJONC ‘Economie, democratie, societé dans le Manifeste du parti communiste, e il saggio di SUPPA ‘Tempo, costruzione e distruzione nel conflitto del Manifesto. Ovvero, borghesia e proletariato: antagonismo o omologazione?'”,”QUAR-045″
“LARIZZA LOLLI Mirella”,”Il sansimonismo (1825-1830). Un’ ideologia per lo sviluppo industriale.”,”””Alle accuse di “”spiriti vaghi e metafisici””, i collaboratori del “”Producteur”” restarono sostanzialmente impermeabili. A esse opponevano la logica di un sistema di riorganizzazione sociale ideato in rapporto a una determinata diagnosi delle esigenze del ‘démarrage’ del paese, logica che essi prospettavano come inerente allo sviluppo storico, e perciò stesso suffragata dalla sanzione della verità. “”Ma la verità resiste a tutto questo””, scriveva Cerclet riferendosi alle confutazioni di Constant e alle “”calunnie”” di Stendhal. Ed esprimendo stati d’animo e atteggiamenti comuni al gruppo redazionale, affermava: “”Se le idee che noi professiamo sono in rapporto con lo stato attuale della civiltà, se corrispondono ai bisogni materiali, ai sentimenti morali e alle conoscenze intellettuali della nostra èra sociale, alcuni attacchi, quale ne sia la natura, il numero e la violenza, non faranno che acelerarne il trionfo.”” (pag 152-153)”,”SOCU-150″
“LARIZZA Mirella, a cura di Manuela CERETTA”,”Fourier.”,”””L’approfondimento dei contenuti offerti dalla dottrina di Fourier, che Marx ed Engels operano negli anni 1844-1846, si risolve – sulla base di un procedimento affine a quello che caratterizza l’incontro marx-engelsiano con altre esperienze culturali – nell’originale sviluppo di alcune indicazioni proposte dal socialismo fourieriano, e in un globale superamento; che si attua progressivamente, attraverso un lento e travagliato processo di analisi, di confronto e di discussione.”” (pag 118) “”Il mito dell’accordo delle classi, la fede nella rivoluzione della ragione, la netta cesura tra reale e ideale, gli schematismi, le ingenuità, insomma tutta l’impalcatura del socialismo fourieriano e utopistico in genere, non reggono alla prima approssimativa valutazione della carica reattiva dirompente delle tensioni che lacerano la società capitalistica. E’ dunque il contesto dell’alienazione e della lotta proletaria che palesa, in primo luogo, l’inadeguatezza delle formulazioni degli utopisti, e che impone, nell’interesse della causa proletaria, la chiarificazione della “”nuova teoria”” nei loro confronti””. (pag 119)”,”SOCU-155″
“LARIZZA LOLLI Mirella, a cura di CERETTA Manuela”,”Stato e potere nell’Anarchismo.”,”LARIZZA LOLLI Mirella (1942-1998) ha insegnato storia delle dottrine politiche prima a Torino, poi come professore ordinario nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Manuela CERETTA è docente di storia del pensiero politico presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Ha scritto sulla questione irlandese. Bakunin e Proudhon. “”Più profondo e articolato il rapporto con Proudhon, che avviò e approfondì negli anni del soggiorno parigino (1844-47) e della cui intensità fa fede un osservatore privilegiato quale Aleksandr Herzen. Fu un commercio fecondo per entrambi, i cui frutti Bakunin avrebbe raccolto nella tarda maturità (…)”” (pag 57)”,”ANAx-354″
“LARIZZA Mirella”,”Bandiera verde contro bandiera rossa. Auguste Comte e gli inizi della Société positiviste (1848-1852).”,”Mirella Larizza Lolli (1942-1998) ha insegnato Storia delle Dottrine politiche prima a Torino, poi come professore ordinario nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Milano. Tra le sue opere ‘Il sansimonismo’ (1976), ‘Stato e potere nell’anarchismo’ (1986). Sul Bonapartismo. “”Il voto che ne aveva sanzionato il successo (di Luigi Napoleone Bonaparte, ndr) era stato da lui interpretato in questa prospettiva: come rivalsa della campagna sulla città, come rivincita dell’arcaismo sulle forze trainanti dello sviluppo (48). Il massiccio carattere contadino del consenso ottenuto dal Bonaparte, denunciato a caldo da Comte, è un dato che si impose immediatamente all’attenzione dei contemporanei, e dal quale le analisi successive non hanno potuto prescindere. Gli studi più recenti hanno proposto tuttavia una lettura più raffinata di questo voto, sia segnalando le varietà delle componenti sociali che in esso confluirono, sia e soprattutto sviscerando la complessità delle sue valenze ideali e politiche. Frédéric Bluche e Bernard Ménager, in particolare, hanno sottolineato come esso abbia in parte dato voce a un radicalismo popolare protestatario nei confronti della gestione «repubblicana» della Rivoluzione del febbraio (49). Al risultato elettorale del 10-11 dicembre Comte attribuì invece, lo si è visto, una connotazione esclusivamente passatista, coerentemente del resto alla sua più generale lettura del bonapartismo come ultimo sussulto di un mondo ormai sconfitto dalla storia. Il gioco del rinvio analogico all’esperienza della prima Rivoluzione, insieme al radicalizzarsi delo scontro politico, fecero velo a Comte che, al pari di molti contemporanei, non seppe individuare il coagulo di interessi, antichi e recenti, aggregatisi attorno alla persona di Luigi Napoleone Bonaparte, né presentire il ruolo dinamico che egli avrebbe svolto nella modernizzazione del paese (50). In questa chiave di lettura la spedizione romana, rigurgito di istinto bellicistico e riesumazione dell’alleanza con il partito teologico, fu da lui additata come l’episodio nel quale meglio si esprimeva la natura obsoleta del regime. E fu, non casualmente, quello contro il quale più inflessibile si levò la sua critica (51). Anacronismo senza consistenza, «dont les chefs naturels touchent à la tombe» (52), il bonapartismo non poteva perciò stesso essere pericoloso. Come non lo aveva ritenuto tale neppure nei giorni immediatamente successivi alla straripante legittimazione popolare ricevuta dal suo leader, quando, forte dei suoi sei milioni di voti, notava, avrebbe potuto schiacciare l’Assemblea. A maggior ragione non lo reputò una minaccia più avanti, e lo ritenne anzi per qualche tempo fenomeno di brevissima durata (53)”” (pag 478-480) [Mirella Larizza, ‘Bandiera verde contro bandiera rossa. Auguste Comte e gli inizi della Société positiviste (1848-1852)’, Il Mulino, Bologna, 1999] [(48) Comte a de Tholouze, 18 dicembre 1848 e 31 marzo 1849, CG, IV, pp. 213-214 e V, pp. 17-18, dove parla del bonapartismo come di anacronismo senza consistenza; (49) A. Dansette, ‘Louis Napoléon à la conquête du pouvoir’, Paris, Hachette, 1961, pp. 251 ss; A.J. Tudesq, ‘L’éléction présidentielle de Louis Napoléon Bonaparte, 10 décembre 1848’, Paris, Colin, 1965, pp. 200 ss.; F. Bluche, ‘Le bonapartisme. Aux origines de la droite autoritaire (1800-1850)’, Paris, Nouvelles éditions latines, 1980, pp. 268 ss; B. Ménager, Les Napoléons du peuple’, Paris, Aubier, 1988, pp, 102 ss. Anche Marx, che pure denuncia la prevalente componente contadina del voto, segnala l’apporto di altre classi, ivi compreso il proletariato (K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’ (1850); trad. it., a cura di G. Giorgetti, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 169 ss.); (50) G. Roux, ‘Napoléon III’, Paris, Flammarion, 1969; R. Price, ‘The Economic Modernisation of France, 1730-1880′, London, Croom Helm, 1975; A. Dansette, Naissance de la France moderne’, Paris Hacette, 1970; (51) Comte a Laffitte, 14 Dante 63 [29 luglio 1851] CG, VI, p. 121; Comte a de Tholouze, 25 Dante 63 [9 agosto 1851], ibidem, p. 126; Comte a Laffitte, 13 Shakespeare 63 [22 settembre 1851], ibidem, p. 169. (…); (52) Comte a De Tholouze, 31 marzo 1849, CG, V, pp. 17-18; (53) Comte a De Tholouze, 18 dicembre 1848 e 31 marzo 1849, CG, IV,pp 213-214, e V, pp 17-18]”,”FRAD-006-FMB”
“LARIZZA-LOLLI Mirella”,”Alle origini dell’industrialismo. Il pensiero di Saint-Simon e quello dei suoi primi seguaci.”,”‘Verso il 1830 e il 1832 il sansimonismo conobbe la stagione della sua massima fioritura. Furono gli anni della trasformazione in setta del movimento e della scuola in chiesa, con il moltiplicarsi delle adesoni e l’inquadramento degli adepti in un’organizzazione gerarchica a carattere pseudo-religioso, virtualmente estesa all’intera Francia’. (pag 102)”,”SOCU-023-FMB”
“LARNER John”,”L’Italia nell’età di Dante, Petrarca e Boccaccio. (Tit.orig.: Italy in the Age of Dante and Petrarca, 1216-1390)”,”Rivolta dei Ciompi pag 341 LARNER John è nato nel 1930 a Londra. Ha studiato ad Oxford perfezionando in Italia i suoi studi (Accademia britannica di Roma). Insegna nell’Università di Glasgow.”,”ITAG-184″
“LA-ROCCA Tommaso”,”La critica marxista della religione. Da Karl Marx a Ernst Bloch, dalla critica dell’ ideologia alla rivendicazione dell’ utopia religiosa.”,”Tommaso LA-ROCCA è un ricercatore confermato presso l’ Istituto di Filosofia dell’ Università di Ferrara. Ha pubblicato ‘La critica marxiana della religione negli studi recenti (1968-1976)”” (Univ Ferrara), Gramsci e la religione (Brescia 1981), Teologia e rivoluzione in Thomas Müntzer nell’ interpretazione marxista classica’ (1984). Ha scritto saggi per volumi collettanei. Libro di GB La concezione evoluzionistica dell’ universo di Engels. Non c’è posto per un creatore né per un ordinatore. “”Sappiamo la risposta di Marx, nel senso dell’ improponibilità dell’ idea di Dio creatore, come tesi conseguente del carattere ateo della sua ‘antropologia’. Engels riafferma la tesi marxiana con l’ aggiunta del carattere ateo anche della ‘cosmologia’. La scoperta della “”legge della trasformazione dell’ energia”” fa concludere ad Engels che “”il movimento non potrebbe essere creato, può solo essere trasmesso””. Viene così “”cancellato l’ ultimo ricordo di un creatore sopranaturale””. Se “”il movimento è il modo di esistere della materia”” e se il movimento è “”increabile e indistruttibile”” ed è il principio dell’ autocrazione e riproduzione della natura, è ovvia la conclusione engelsiana circa l’ eternità della materia e l’ esclusione dell’ idea di un dio creatore nella spiegazione della genesi della natura.”” (pag 58-59)”,”MAES-066″
“LA-ROCCA Tommaso”,”Max Adler e Otto Bauer. Il fenomeno della religione nell’ austromarxismo.”,”LA-ROCCA Tommaso è professore di filosofia morale all’ Università di Ferrara. ha scritto molte opere (v. risvolto di 4° copertina). “”Nel frattempo, Bauer s’era sposato (1913), aveva partecipato alla guerra sul fronte russo, era stato fatto prigioniero e inviato in Siberia (1915-17), e successivamente, liberato (Settembre 1917) per intervento di Victor Adler, aveva preso parte al “”Circolo Karl Marx””, notoriamente schierato a sinistra del partito e a favore dell’ internazionalismo proletario e dell’ autonomia delle nazioni. Era divenuto Ministro degli Esteri nel governo di coalizione diretto da Karl Renner; aveva pubblicato le sue opere maggiori più importanti ed era diventato segretario di partito.”” (pag 159-160) “”Ci si potrebbe chiedere perché Bauer taccia così a lungo, dal 1911 al 1926, su una questione, come quella religiosa, che egli aveva fatto capire, e lo farà ancora più espressamente, di importanza nodale per il destino dell’ Austria e del socialismo austriaco ed europeo””. (pag 161)”,”TEOC-396″
“LA-ROCCA Tommaso, saggi di Peter BLICKLE Gerhard BRENDLER Emidio CAMPI Rosino GIBELLINI Hans-Jürgen GOERTZ Tommaso LA-ROCCA Valerio MARCHETTI Marco MIEGGE Giorgio POLITI Armido RIZZI Stefano ZECCHI”,”Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune.”,”Laureatosi con il Professore Italo Mancini nel 1971, ha iniziato poi il lavoro di ricerca scientifica sotto la sua direzione all’Università di Urbino, trasferendosi nel 1975 all’Università di Ferrara, dove ha insegnato Filosofia Morale fino al 2009. Vive attualmente tra Ferrara e Vienna. Ambiti di ricerca: Politica e Religione nel marxismo classico e neo-marxismo italiano, tedesco e austriaco (austromarxismo) e nel movimento radicale di Thomas Müntzer della Riforma protestante del XVI secolo. Alcune tra le sue pubblicazioni: Gramsci e la Religione (1981); Antonio Gramsci, La religione come senso comune (1997); La critica marxista della religione da Karl Marx a Ernst Bloch (1985); Es ist Zeit. Apocalisse e Storia. Studio su Thomas Müntzer 1490-1525 (1988); Max Adler e Otto Bauer, il fenomeno della religione nell’ austromarxismo (2001); L’albero della conoscenza del bene e del male. L’etica di Immanuel Kant (2009). Negli ultimi anni si è dedicato anche alla narrativa: Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore sulle orme di Ulisse (2013); Con gli occhi del dopo. Volume 2. La penna prestata (2018). (Susil-edizioni) Rivoluzione proto-borghese (pag 105-106) “”Nel campo della teoria storica si sosteneva il dovere di esaminare a fondo e superare l’interpretazione di un ruolo o posizione particolare della Germania nella storia europea, cioè che nella storia tedesca sono valide le stesse regole che vigono negli altri paesi europei. Campo sperimentale di questa idea divenne la Riforma. Da allora è in gioco la sintesi di riforma e rivoluzione, di Lutero e Müntzer. Questa sintesi è contraddittoria come la storia stessa; è – per dirla con Hegel, Marx, Lenin – l’unione di opposti. Ma è anche l’essenza di una fondazione dello stato e di una formazione della nazione: quella di riunire in una unità l’opposto. Nel 1952 appare il libro di Alfred Meusel, ‘Thomas Müntzer e il suo tempo’. Fu il primo scritto marxista nella RDT sul nostro tema e riproduceva a grandi linee l’interpretazione dell’opera di Friedrich Engels del 1850, ‘La guerra dei contadini’. Ma recava un’importante novità, che da allora determinò la direzione del pensiero e che non fu soltanto di natura terminologica. Meusel scrisse che la Germania dal 1517 al 1525 compì una «rivoluzione proto-borghese». Riforma e guerra dei contadini vi vennero intese come due livelli di sviluppo di un processo rivoluzionario. Questo era e in linea di principio viene ritenuto fino ad oggi l’indicatore di progresso. Con questo libro di Meusel e con questa parola d’ordine della «rivoluzione proto-borghese» viene avviata la significativa sintesi storico-nazionale di Riforma e di guerra dei contadini, di riforma e di rivoluzione. È questo il merito duraturo di Alfred Meusel, il cui nome venne poi più tardi appena menzionato nella discussione teorica”” (pag 105-106) [Gerhard Brendler, ‘L’interpretazione di Müntzer nella Repubblica Democratica Tedesca’] [(in) Tommaso La Rocca, ‘Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune’, Claudiana, Torino, 1990] Tommaso La Rocca, ‘Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels’. Paragrafo:’Interpretazione di Engels’ (pag 137-149) Tommaso LA ROCCA Sperlonga, 23/09/1943 Università degli Studi di Ferrara Dipartimento di Scienze Umane Tommaso La Rocca Aracne editrice Tommaso La Rocca è nato a Sperlonga nel 1943. Dopo aver frequentato la Scuola Primaria nel paese d’origine, le Scuole Medie e Superiori tra Fondi, Gaeta, Nola e Anagni, ha compiuto i suoi studi all’Università di Urbino con una Tesi sulla Filosofia di Emanuele Severino. Ha iniziato il suo lavoro di ricerca scientifica nel 1972 nell’Università di Urbino, trasferendosi successivamente all’Università di Ferrara, dove ha insegnato Filosofia Morale fino al 2009. Oltre che in Italia, ha svolto attività di ricerca scientifica, anche in Germania e Austria. Vive attualmente tra Ferrara e Vienna. Come Ricercatore e Professore di Filosofia, Tommaso la Rocca dopo l’iniziale interesse per il Nichilismo di Emanuele Severino, ha percorso sue principali direzioni di ricerca: l’indagine sul rapporto tra Politica e Religione nel Marxismo, classico e contemporaneo e gli studi sul Movimento radicale della Riforma protestante del XVI secolo. Alcune tra le sue pubblicazioni: Gramsci e la Religione (Brescia 1981, 1991), La critica marxista della religione da Karl Marx a Ernst Bloch (Bologna 1985, Ferrara 1996), Es ist Zeit. Apocalisse e Storia. Studio su Thomas Müntzer 1490-1525 (Bologna 1988), Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune (Torino 1990), Antonio Gramsci, La religione come senso comune (Milano 1997), Max Adler e Otto Bauer, Il fenomeno della religione nell’austromarxismo (Lecce 2001), Max Adler, Religion Privatsache, Salisburgo Vienna, 1997, (in traduzione italiana: Filosofia della Religione, Roma 1997), Otto Bauer, Religion als Privatsache, Salisburgo Vienna 2001 (in traduzione italiana: La Religione come affare privato, Firenze 2001), Karl Renner, Politik und Religion (Francoforte s.M. 2004, in traduzione italiana: Karl Renner, Scritti su religione e politica,Roma 2005), L’albero della conoscenza del bene e del male. L’etica di Immanuel Kant (Roma 2009). In fase di pubblicazione un volume su Il giovane Hegel (Genova 2019), in omaggio al proprio paese, oltre ai due volumi in collaborazione con Nicola Reale, ha curato la raccolta degli scritti di Don Raffaele Chinappi, dal 1949 al 1989, Al mio popolo (Roma 1994). Ultimamente ha pubblicato due volumi di narrativa, entrambi per i tipi di Susil Edizione: Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore sulle orme di Ulisse (2013) e la penna prestata (2018). (Aracne editrice)”,”SOCU-232″
“LA-ROCCA Tommaso”,”Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels. [Estratto dal volume ‘Thomas Müntzer e la rivoluzione dell’uomo comune’]”,”Nella storia delle interpretazioni muntzeriane da Lutero a Engels, i realtà tra i due c’è un vuoto storiografico di più di tre secoli. (pag 133) Dopo Engels è da segnalare in particolare l’opera di Ernst Bloch (pag 139) Müntzer: Engels ne mette in luce il carattere e le doti di «rivoluzionario di professione», di teorico e di uomo d’azione “”Engels capovolge totalmente il giudizio di Lutero. E lo fa mediante una rilettura complessiva della guerra dei contadini presentandola come nodo cruciale della storia della Germania e insieme dell’Europa. La immagina come un movimento carsico che ha origine nell’opposizione rivoluzionaria contro la feudalità ecclesiastica del Medioevo, emerge in maniera dirompente agli inizi del XVI secolo e, non esaurito, rispunta nei grandi momenti rivoluzionari dell’età moderna, fino a collegarsi con le rivoluzioni europee contemporanee del secolo XIX. (…) La riabilitazione engelsiana di Müntzer non si arresta a questo livello di inquadramento generale della guerra dei contadini nella storia tedesca ed europea. Nell’opera di Engels è rintracciabile l’intenzione di evidenziare la guerra dei contadini e Müntzer anche come un capitolo specifico della Riforma, contro la lettura tradizionale che li aveva presentati in generale come una deviazione della Riforma, distorta e fanatica radicalizzazione di tesi e di posizioni luterane. Sotto questo profilo, la posizione di Engels, per certi versi, è coincidente, per altri più avanzata rispetto a quella di Karl Marx (…). Dalla lettura della pagina di Marx appare chiaro che egli sta parlando della teologia della Riforma, senza distinguere tra quella di Lutero e quella di Müntzer. La Riforma si presenta ai suoi occhi come una nebulosa alquanto indistinta. Ma è certo che, nella rievocazione della guerra dei contadini, Marx ha presente anche colui che ne fu il protagonista principale (16). Probabilmente, pur ritenendo la teologia di Müntzer più radicale di quella di Lutero, egli le pensa, non contrapposte, come, invece, faranno in seguito Engels e, soprattutto Ernst Bloch. Forse è per questo che nel testo non si fa distinzione fra l’una e l’altra; e Lutero e Müntzer vengono accomunati in un unico giudizio. (…) Al contrario Engels esalta il movimento dei contadini e la figura di Thomas Müntzer quali fedeli portatori dello spirito originario della Riforma, che tendono a tradurre nel concreto della vita religiosa e civile i principi cristiani che avevano ispirato il movimento riformatore. Di Müntzer, in particolare, Engels tenta un recupero quasi integrale e come rivoluzionario e come ideologo, come uomo d’azione e insieme di pensiero. Ne mette in luce il carattere e le doti di «rivoluzionario di professione». Gli attribuisce non solo il merito dell’ideazione, ma anche la capacità di progettazione concreta della rivoluzione (21). Engels vede il suo progetto rivoluzionario basato su una analisi sociale e politica realistica, sostenuto da una precisa dottrina politica, fondata a sua volta in una radicale concezione filosofico-religiosa. Engels evidenzia la consapevolezza di Müntzer circa la situazione dei contadini e rimarca la sua denuncia delle responsabilità dei governanti e degli ecclesiastici (22). La dottrina politica e la concezione filosofica-religiosa che fanno da sostegno all’azione e al progetto rivoluzionari müntzeriano sono colte da Engels nella figura sintetica del «regno di Dio». Con questa espressione Müntzer designa, secondo Engels, un nuovo ordinamento che deve essere realizzato sulla terra senza differenze sociali, senza proprietà privata, senza autorità statale estranea e indipendente contrapposta ai membri della società. Il progetto implica concretamente la confisca dei beni ecclesiastici e la loro destinazione comunitaria, l’instaurazione della «comunanza delle attività e dei beni e della più completa uguaglianza», l’«obbligo di lavoro per tutti», il suffragio universale e il controllo della giustizia mediante tribunali elettivi. Un tipo di rivoluzione che doveva sostituire l’Impero tedesco con la repubblica (23). Ma prima e più che politico, precisa ancora Engels, «Müntzer era ancora anzitutto un ‘teologo’» (26)”” (pag 133, 137-139, 142-143) [Tommaso La Rocca, Interpretazioni di Müntzer da Lutero a Engels’, Claudiana, Torino, 1990] [(16) La citazione del brano di Müntzer ne ‘La questione ebraica’ (…) scritta e pubblicata contemporaneamente alla ‘Introduzione’, non lascia dubbi in merito; (21) Nella fondazione della “”Lega degli eletti”” Engels intravede la formazione di un partito vero e proprio, a cui Müntzer assegna compiti ed obiettivi rivoluzionari immediati e precisi o a più lunga scadenza: un partito che Müntzer si preoccupa di organizzare, armare ed estendere “”non solo a tutta la Germania, ma a tutta la cristianità (‘La guerra dei contadini’) sebbene in realtà sia destinato a rimanere “”una piccola minoranza nella massa degli insorti”” (…); (22) Engels cita espressamente dai testi di Müntzer (…) (La guerra dei contadini, p. 66) (…); (23) Ivi, p. 129; (26) Ivi, p. 62]”,”MAES-012-FGB”
“LARONI Nereo”,”L’ amico di Stalin.”,”Nereo LARONI dirige una rivista di politica estera. E’ stato sindaco di Venezia e parlamentare europeo. Questo è il suo primo romanzo. ‘La vicenda si svolge in Russia. La “”Domenica di sangue”” del gennaio 1905 segna una svolta cruciale. Da quel momento un gruppo di uomini comincia a gettare le basi di un lavoro che porterà al crollo del regime zarista, alla rivoluzione e alla guerra civile. Uno di loro è Kamò, giovane armeno amico di Stalin che si unisce ai bolscevichi diventando presto protagonista con l’ organizzazione di attentati e azioni di guerriglia alla guida di un piccolo esercito nella Russia meridionale e nel Caucaso.’ “”Il fior fiore dei banditi del Caucaso è stato assoldato da quel furbacchione di Koba che riesce a lucrare vantaggi dalle rapine e anche dalla polizia segreta. Tutti sanno che veden regolarmente quelli che dovrebbero essere i suoi compagni in cambio dell’ impunità””. (pag 182)”,”RIRB-067″
“LAROQUE Pierre, a cura di Fausta GIANI CECCHINI”,”Le classi sociali.”,”Pierre Laroque, nato nel 1907 a Parigi. La sua lunga carriera di esperto di problemi sociali e previdenziali lo ha portato all’insegnamento universitario e, contemporaneamente, ad incarichi nell’Amministrazione dello Stato francese; è stato, tra l’altro, direttore generale delle Assicurazioni sociali, Presidente della Cassa nazionale delle Assicurazioni sociali, Consigliere di Stato. Attualmente presiede il Comitato d’espert della Carta sociale europea.”,”TEOS-088-FL”
“LA-ROSA Michele”,”Weber Marx e Panzieri. Ricerca sociologica e capitalismo. Con tre saggi di Weber, Marx e Panzieri su lavoro e ricerca empirica.”,”LA-ROSA Michele è professore ordinario in Sociologia del lavoro e dell’ industria presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Bologna, ove insegna ‘Sociologia economica’ e ‘Sociologia del lavoro’. Il Questionario di Marx. “”Nessuno governo, sia esso monarchico o repubblicano borghese, ha osato mai intraprendere una inchiesta seria sulla situazione della classe operaia francese. Abbiamo invece una massa di inchieste sulle crisi agricole, finanziarie, industriali, commerciali, politiche. (…) La nostra speranza è di essere sostenuti, in quest’ opera, da tutti gli operai delle città e delle campagne, i quali comprendono come essi soli possono descrivere, in tutta conoscenza di causa, i mali che li colpiscono; che essi soli, e non dei salvatori provvidenziali, possono applicare energici rimedi alle miserie sociali di cui soffrono; contiamo anche sui socialisti di tutte le tendenze che, volendo una riforma sociale, devono esigere una conoscenza esatta e positiva delle condizioni nelle quali vive e lavora la classe operaia, la classe a cui appartiene l’ avvenire. Questi ‘Cahiers du travail’ sono la prima opera che si impone alla democrazia socialista per preparare il rinnovamento sociale””. (pag 133, K. Marx , L’ inchiesta operaia)”,”TEOS-122″
“LA-ROSA Michele GORI Mauro a cura, testi di ENGELS GRAMSCI GURVITCH HUBERMAN LEFEBVRE LENIN MARX PROUDHON SWEEZY TROTSKY BAGLIONI BELLASI BOLOGNA BOURDET CHAUVEY DAGHINI DAMBROSIO GALLICO GIULIANI GORI GUIDUCCI ISELLA JURAS LAPASSADE LA-ROSA MANDEL MARKOVIC MACCARARO MAIRE MANGHI MASSARI MURRI PELLICCIARI PIAGET ROSNER RUFFOLO STOJANOVIC SOFRI STURZO TONIOLO TREU”,”L’ autogestione. Democrazia politica e democrazia industriale.”,”Testi di ENGELS GRAMSCI GURVITCH HUBERMAN LEFEBVRE LENIN MARX PROUDHON SWEEZY TROTSKY BAGLIONI BELLASI BOLOGNA BOURDET CHAUVEY DAGHINI DAMBROSIO GALLICO GIULIANI GORI GUIDUCCI ISELLA JURAS LAPASSADE LA-ROSA MANDEL MARKOVIC MACCARARO MAIRE MANGHI MASSARI MURRI PELLICCIARI PIAGET ROSNER RUFFOLO STOJANOVIC SOFRI STURZO TONIOLO TREU Gori ha curato la terza parte del saggio introduttivo e i paragrafi 6 e 7 della proposta bibliografica. La Rosa ha predisposto la premessa, la prima e la seconda parte del saggio introduttivo e i restanti paragrafi della proposta bibliografica. LA ROSA è docente di sociologia del lavoro e dell’ industria presso l’ Istituto di Sociologia dell’ Università di Bologna. E’ direttore del Centro internazionale di documentazione e studi sociologici sui problemi del lavoro. Ha scritto vari saggi tra cui ‘Sociologia, realtà e astrazione in G. Gurvitch’ (1973). GORI dell’Università di Bologna si è occupato di formazione del personale sociale e sanitario ‘La formazione del personale sociale e sanitario non laureato in Emilia Romagna’ (1976). “”La natura non costruisce macchine, non costruisce locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici, ecc.. Essi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale, trasformato in organi della volontà umana sulla natura o della sua esplicazione nella natura. Sono ‘organi del cervello umano creati dalla mano umana’: capacità scientifica oggettivata. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, ‘knowledge’, è diventato ‘forza produttiva immediata’, e quindi le condizioni del processo vitale stesso della società sono passate sotto il controllo del ‘general intellect’, e rimodellate in conformità di esso; fino a quale grado le forze produttive sociali sono prodotte, non solo nella forma del sapere, ma come organi immediati della prassi sociale, del processo di vita reale””. (pag 160, Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, pp 400-403)”,”SIND-080″
“LA-ROSA Michele RIZZA Roberto ZURLA Paolo”,”Lavoro e società industriale. Da Adam Smith a Karl Polanyi.”,”Contiene il capitolo: ‘Karl Marx: lavoro, macchine e grande industria nella produzione capitalistica’ (pag 33-70) Tratta inoltre i seguenti autori: Durkheim, Weber, Schumpeter, Polanyi, Taylor, Mayo. Michele La Rosa insegna Sociologia del lavoro e Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche di Bologna. Dirige la rivista ‘Sociologia del lavoro’. Roberto Rizza, ricercatore persso il Dipartimento di sociologia di Bologna, insegna Sociologia del lavoro presso la Facoltà di Scienze politiche ‘Roberto Ruffilli’ di Forlì. Paolo Zurla, ordinario di Sociologia e presidente del Polo Scientifico-didattico di Forlì – Università di Bologna, è direttore del quadrimestrale a schede “”Autonomie Locali e Servizi Sociali””. Dalla bibliografia: – Martinelli A. (1990), Economia e società. Marx, Weber, Schumpeter, Polanyi, Parsons e Smelser, Edizioni di Comunità, Milano (pag 68) Parte prima. Capitoli 2, 3 e 4 (Paolo Zurla) Capitolo 5 (Roberto Rizza) Capitolo 6 (Michele La Rosa) Capitolo 7 (Roberto Rizza) Parte seconda. Capitolo 2 e 3 Michele La Rosa”,”TEOS-300″
“LAROUI Abdallah”,”L’ideologia araba contemporanea.”,”Fotocopia, mancante dell’indice dei nomi “”Il liberale perviene al marxismo attraverso una sorta di marxismo legale che, verificatosi durante il periodo borghese, fornisce l’indicazione della sua collocazione e ruolo, ne esalta la missione e lo rassicura sul suo avvenire. Fa sua la frase di J. Schumpeter: «Dire che Marx, una volta privato della sua fraseologia, può essere interpretato in senso “”conservatore”” significa dire che lo si può prendere sul serio» (1). Il marxismo, pensa, non è altro che la più chiara teoria dello sviluppo capitalista. Il marxismo manifesta una razionalità mirabilmente semplice; stabilisce l’ordine delle priorità e concentra tutta la sua critica contro tutte le manifestazioni : economiche, umane e culturali del sistema feudale. Di fronte alle relazioni personali in economia, esalta il libero contratto; di fronte ai legami di potere, egemonia, vassallaggio, vanta la libera espressione della volontà democratica; di fronte alla verità circoscritta e imposta mediante metodi polizieschi, invoca la libertà di ricerca e di pensiero. Il marxismo giustifica e soprattutto predice l’avvento ineluttabile di tutto ciò che il liberale esige con più o meno fortuna e decisione. Più la lotta contro le strutture tradizionali si perpetua, più il liberale si sente pronto ad attingere ragioni di speranza (2) nel marxismo. Ma un marxismo così concepito gli serve soprattutto per difendersi: pretendendo di imporre il silenzio a tutti gli impazienti, a quelli che sperano di creare il tempo nel tempo e a obbligare la storia a secernere la sua sostanza”” (pag 180-181) [Abdallah Laroui, ‘L’ideologia araba contemporanea’, Milano, 1969] [(1) J. Schumpeter, ‘Capitalismo, socialismo e democrazia’, Milano, 1967; (2) L’esempio più tipico è quello di Mohammed Mandur, all’epoca del Walfd]”,”VIOx-219″
“LAROULANDIE Fabrice”,”Les ouvriers de Paris au XIXeme siecle.”,”L’A nato nel 1965 è ex allievo dell’Ecole normale superieure di Saint-Cloud. Agregé d’histoire è Prof de ‘khâgne’ a Limoges.”,”MFRx-106″
“LAROULANDIE Fabrice”,”Les ouvriers de Paris au XIXeme siecle.”,”LAROULANDIE Fabrice è nato nel 1965 ed è ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure de Saint-Cloud. Agregé d’ histoire, è professore di Khâgne a Limoges. Ha pubblicato: ‘La France de 1898 à 1940’ (ELLIPSES, 1996) e ha partecipato alla stesura del ‘Dictionnaire du Second Empire’ diretto da Jean TULARD (ELLIPSES, 1996).”,”MFRx-144″
“LARRAZABAL Ramón Salas”,”Los datos exactos de la guerra civil.”,”LARRAZABAL Ramón Salas di origine basca-castigliana è nato a Burgos e ha studiato scienze a madrid. Prende parte alla guerra civile dalla parte dei franchisti (si iscrive ad un Tercio de requetés), in seguito entra in aviazione e prende parte alla campagna di Russia durante la seconda guerra mondiale. Ha poi svolto la professione di storico per varie università. Ha scritto sulla guerra civile varie opere tra cui ‘Aproximacion historica a la Guerra Espanola’, in collaborazione con V. PALACIO ATTARD e Ricardo DE-LA-CIERVA, ‘The Republic and the civil war in Spain’ (Macmillan), ‘Historia del Ejercito Popular de la Republica’ (4 voll), ‘Perdidas de Guerra’ (Planeta). “”Largo Caballero cominciava ad essere un pericolo per comunisti, repubblicani e non pochi socialisti. All’interno, per le sue relazioni sempre migliori con la CNT; all’ esterno, forse a causa della freddezza di Gran Bretagna e Francia, i cui aiuti si consideravano necessari per aspirare alla vittoria””. (pag 132)”,”MSPG-177″
“LARSON Erik”,”Splendore e viltà.”,”Alcuni libri più recenti citati dall’autore nella bibliografia: – Mark Clapson, ‘The Blitz Companion’, London, Westminster Press, 2019 – Allen Packwood, ‘How Churchill Waged War: the Most Challenging Decision of the Second World War’, Frontline Books, Yorkshire, 2018 – Cita Stelzer, ‘Dinner with Churchill: Policy-Making at the Dinner Table, Pegasus, New York, 2012 – Cita Stelzer, ‘Working with Churchill’, Londra, Head of Zeus, 2019 Martedì 6 maggio 1941 (pag 565-566) “”Quel giorno Harriman scrise a Roosevelt per riferirgli alcune impressioni su Churchill e sulla capacità della Gran Bretagna di sopportare la guerra. Harriman non si illudeva sulle motivazioni che spingevano Churchill a tenerlo stretto a sé e a farsi accompagnare durante le sue numerose visite alle città bombardate. «Ritiene che avere un americano accanto sia utile per il morale della gente» disse a Roosevelt. Sapeva anche, però, che si trattava di una motivazione secondaria. «Vuole anche che di tanto in tanto faccia rapporto a lei» (7). A quel punto ciò che da tempo era chiaro a Churchill lo era diventato anche per Harriman: la Gran Bretagna non aveva alcuna speranza di vincere la guerra senza il diretto intervento degli Stati Uniti. Harriman si rendeva conto di essere la lente attraverso la quale Roosevelt poteva vedere al di là della censura e della propaganda, dritto nel cuore della strategia bellica britannica. Conosceva il numero complessivo di aerei, i ritmi di produzione, la quantità di scorte alimentari e la disposizione delle navi da guerra; così come conosceva, grazie alle numerose visite alle città bombardate, l’odore della cordite e dei corpi in decomposizione. Cosa non meno importante, era al corrente delle interazioni tra le figure che circondavano Churchill. Sapeva ad esempio che Max Beaverbrook, recentemente nominato da Churchill ministro dello Stato, aveva ora il compito di fare con i carri armati ciò che aveva fatto con i caccia durante l’incarico precedente. La Gran Bretagna aveva trascurato il problema dei carri armati e ne stava pagando il prezzo in Medio Oriente. «La campagna di Libia in entrambi i fronti è stata un duro colpo per molti. Ci saranno forti pressioni per l’incremento della produzione sia in Inghilterra che in America» scrisse Harriman. Servivano carri armati migliori e più numerosi per difendere la Gran Bretagna dall’invasione, se l’esercito imperiale voleva sperare di contrastare le incursioni delle unità corazzate di Hitler. «I responsabili dei carri armati mi hanno confessato di trovare ironico che ad aiutarli ora sia Beaverbrook, vista la sua tendenza, in passato, a derubarli di tutto ciò di cui avevano bisogno» ovvero materiali e strumenti. «Beaverbrook non gode di grandi simpatie, ma la gente sa che è l’unico in grado di aggirare la burocrazia, e inoltre è un gradito alleato»”” ‘Il 3 settembre 1939, in risposta all’occupazione della Polonia da parte di Hitler, la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania, e l’intero paese si prepara ai bombardamenti e all’invasione naziste. Le istruzioni del governo, impartite alla popolazione, non smorzano affatto la gravità dell’ora: «Dove il nemico atterrerà» avvertono, «i combattimenti saranno violentissimi». Vengono smontati i segnali stradali, distribuite 35 milioni di maschere antigas ai civili, l’oscuramento è così totale che nelle notti senza luna i pedoni urtano contro i pali della luce e inciampano nei sacchi di sabbia. La paura di ritrovarsi i tedeschi nel giardino di casa è tale che persino gli alti vertici dello Stato si preparano a scelte estreme. Harold Nicolson, futuro segretario parlamentare al ministero dell’Informazione, e la moglie, Vita Sackville-West, mettono nel conto la possibilità di suicidarsi pur di non cadere in mano nemica. «Dovrà essere qualcosa di rapido, indolore e poco ingombrante» scrive Vita al marito. Nel maggio 1940 i bombardamenti cominciano realmente. Dapprima con attacchi apparentemente casuali, poi con un assalto in piena regola contro Londra: 57 notti consecutive di bombardamenti, seguiti nei 6 mesi successivi da una serie sempre più intensa di raid notturni. Nel maggio 1940, alle prime incursioni aeree sul suolo britannico, il primo ministro Neville Chamberlain, sfiduciato di fatto dal parlamento, si dimette e re Giorgio VI nomina al suo posto Winston Churchill. Dal 10 maggio 1940 al 10 maggio 1941 si svolge l’anno decisivo delle sorti del Regno Unito, anno che si conclude con «sette giorni di violenza quasi fantascientifica, durante i quali realtà e immaginazione si fusero, segnando la prima grande vittoria della guerra contro i tedeschi». L’anno in cui «Churchill diventò Churchill – il bulldog con il sigaro in bocca che tutti noi crediamo di conoscere – e in cui tenne i suoi discorsi più memorabili, dimostrando al mondo intero che cosa fossero il coraggio e la leadership». Erik Larson lo narra in questo libro, formidabile cronaca dei giorni bui e di quelli luminosi di Churchill e della sua cerchia ristretta, e avvincente racconto dei «piccoli ma curiosi episodi che rivelano come fosse realmente la vita durante le tempeste d’acciaio di Hitler»’ (risvolto di copertina) Erik Larson è nato a Freeport, Long Island, nel 1954. Collaboratore di Time, New Yorker, Atlantic Monthly, Harper’s e altre prestigiose riviste americane, ha scritto numerose opere, tra le quali si segnalano Il giardino delle bestie, Gugliemo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen e Scia di morte. L’ultimo viaggio di Lusitania, tutte pubblicate da Neri Pozza. Il diavolo e la città bianca ha vinto l’Edgar Award in the Best Fact Crime 2004. Erik Larson vive a Seattle con la moglie e tre figlie. (da ISCO)”,”QMIS-352″
“LARSSON Reidar”,”Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution.”,”LARSSON Reidar “”By that approached the realization of the tremendous task which Marx and Engels posed for their supporters in 1850: to make the revolution permanent, using the anti-capitalist programme of the petty bourgeoisie and peasants as a starting-point, ‘until all more or less propertied classes have been forced out of their domination, the state power has been conquered by the proletariat and the association of the proletariat has advanced so far, not only in one country but in all dominant countries in the whole world, that the rivalry of the proletarians has ceased in those countries and at least the main forces of production have been concentrated in the hands of the proletariat’ (Werke, 7, pp 284, 252)”” [Reidar Larsson, Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution, 1970] (pag 37)”,”TEOC-559″
“LARSSON Reidar”,”Theories of Revolution. From Marx to the First Russian Revolution.”,”LARSSON Reidar La frase ‘Senza una teoria rivoluzionaria non può esserci alcun movimento rivoluzionario’ sarebbe stata pronunciata da Plechanov e ripresa spesso da Lenin. “”Without a revolutionary theory there could not be any revolutionary movement, Plekhanov had once said, but the sentence has become famous because Lenin quoted it so frequently (2)). If every sidestep from the true theory strengthened the bourgeoisie, as Lenin asserted, then its importance is not difficult to understand. Without theory, no revolution. It then became even more important that Lenin, in his statement that the working class by itself could only develop a trade-unionist consciousness, rejected the train of thought which once had been Plekhanov’s final resource and which was the foundation of the Revolutionary Economist’s reliance on the masses, namely that the class become conscious by themselves, without outside assistance. In his argumentation, Lenin also generalized the role which the revolutionary intelligentsia must play temporarily, according to the other members of Iskra’s staff. By quoting Kautsky’s criticism of the Austrian party programme, he wished to prove that the workers could not ‘give rise to’ an independent ideology by themselves”” (pag 208) (2) Op. cit., p. 380, cf. Zadachi russkikh sotsial-demokratov, ‘Lenin’ II, p. 191, Plekhanov, Sotsializm, ‘Plekh., II, p. 71″,”TEOC-027-FV”
“LARTEGUY Jean”,”Né onore né gloria. Romanzo. (Tit.orig.: Les Centurions)”,”LARTEGUY Jean nato nella regione francese della Lozère arruolatosi nel ’39, fatto prigioniero dai tedeschi, si unì alle forze francesi di liberazione comandate da De-Gaulle. E’ stato per sette anni ufficiale effettivo, corrispondente di guerra dalla Corea e dall’Indocina vivendo personalemnte la maggior parte delle esperienze che poi ha narrato nei suoi romanzi. La minaccia di vendetta dei soldati romani, dislocati ai confini dell’impero contro i barbari, contro gli imperatori che li tradivano (pag 7)”,”VARx-347″
“LARUE-LANGLOIS Francoys”,”Gracchus Babeuf tribun du peuple.”,”LARUE-LANGLOIS Francoys è nato a Montreal nel 1960. E’ storico di formazione. Gracchus Babeuf (1760-1797), uomo di lettere, giornalista, pamphletario, agitatore politico, è una delle grandi figure della rivoluzione francese del 1789 e di uno che non accetterà il suo corso. Nel 1796 gioca un ruolo chiave nella “”congiura degli Eguali””. Uno scacco, che lo condurrà al patibolo, ma gli varrà l’ omaggio di Karl Marx che gli accrediterà di aver fatto “”germinare l’ idea comunista””. Il comunismo degli Eguali. “”(…) Marx ed Engels hanno segnalato a più riprese la filiazione che univa il loro pensiero a quello di Babeuf. Essi non l’ hanno fatto però senza introdurre delle correzioni ai loro propositi, e se Marx ha riconosciuto che Babeuf aveva fatto germinare l’ idea comunista, Engels nondimeno ha precisato che nel 1796, “”il complotto comunista non riuscì perche il comunismo di allora era ancora troppo grossolano e superficiale e che, d’altro lato, l’ opinione pubblica non era ancora molto avanzata””. Engels ammise nondimeno che “”Babeuf e quelli che presero parte alla cospirazione tirarono dalle idee della democrazia del 1793 le conclusioni le più radicali che potevano trarre all’ epoca””. Si può dire che “”lo scacco della congiura rinvia non alle sue debolezze interne ma al quelle dell’ insieme della situazione””. “”Si può certo rimproverare a Babeuf “”il carattere prematuro della sua linea d’ azione e il carattere retrogrado del suo pensiero (1), ma “”è inutile dire a un uomo affamato che la sua rivolta è prematura di cinquanta anni””. Comunque sia, gli Eguali si proponevano “”di creare un altro mondo; non con altri uomini, ma precisamente un mondo per loro stessi, come essi erano””. Facendo questo, essi si collocarono ai confini della storia del “”comunismo storico””, questa materia “”evolutiva e mobile, sotto-insieme singolare di una storia più generale con la quale l’ interazione è permanente””. Con Babeuf e i babuvisti, si constata che “”l’ umanità, prima di dividersi e di opporsi a se stessa sotto il dominio del rapporto capitalistico, ha tentato di uscire dal nulla, dall’ arretratezza e dalla miseria””. (pag 85-86)”,”FRAR-294″
“LARUE-LANGLOIS Francoys”,”Paul Lafargue.”,”LARUE-LANGLOIS Francoys è uno storico che ha pubblicato le biografie di G. BABEUF e di C. LACOMBE figura emblematica della rivoluzione francese “”Le cose andavano al peggio nella famiglia Marx. Non solo la giovane Tussy (aveva 25 anni nel 1881) non si rimetteva dalla depressione in cui l’ aveva fatta cadere la rottura con Lissagaray sei anni prima, ma la moglie di Marx era, per sovrappiù, colpita da un cancro al fegato. Evidentemente, i mali di sua moglie e di sua figlia non potevano non colpire Karl, che Lafargue descrive in questo periodo come minato da “”le veglie, le emozioni, la mancanza d’ aria e di esercizio.”” Nell’ estate del 1881, Jenny Marx volle rivedere un’ ultima volta la figlia Jennychen e i suoi bambini. Andò a visitarli ad Argenteuil, ove arrivò con Karl il 26 luglio. Tussy approfittò dell’ assenza dei suoi genitori per compiere un tentativo di suicidio, forzando Karl a ritornare precipitosamente a Londra il 17 agosto. Suo moglie lo raggiunse qualche giorno dopo. Ella visse ancora qualche mese.”” (pag 53)”,”LAFx-022″
“LAS CASAS Bartolomé de”,”Brevissima relazione della distruzione delle Indie.”,”Parallelamente al radicalizzarsi delle prese di posizione politiche di LAS-CASAS si assiste a una straordinaria evoluzione del suo pensiero in materia di religione e della idea di cultura. La Q è stata oggetto di un’attenta analisi di T. TODOROV. Fino al 1550 l’atteggiamento di LAS-CASAS nei confronti degli indiani è stato di carattere assimilazionistico: sono miei uguali, degni dei miei valori culturali che, per il loro bene, è mio diritto-dovere, di spartire con loro. La posizione è molto vicina a quella del colonizzatore. Ma a partire dall’ Apologia latina, redatta in occasione della controversia con Juan Gines de SEPULVEDA si fa strada nel pensiero di LAS-CASAS il concetto della relatività delle culture. Nella stesura della introduzione ACUTIS ha raccolto importanti suggerimenti e dati da:”,”AMLx-005″
“LAS-CASAS Bartolomé de, a cura Cesare ACUTIS”,”Brevissima relazione della distruzione delle Indie. (1542)”,”Parallelamente al radicalizzarsi delle prese di posizione politiche di Las Casas si assiste a una straordinaria evoluzione del suo pensiero in materia di religione e della idea di cultura. La questone è stata oggetto di un’attenta analisi di T. Todorov. Fino al 1550 l’atteggiamento di Las Casas nei confronti degli indiani è stato di carattere assimilazionistico: sono miei uguali, degni dei miei valori culturali che, per il loro bene, è mio diritto-dovere, di spartire con loro. La posizione è molto vicina a quella del colonizzatore. Ma a partire dall’ Apologia latina, redatta in occasione della controversia con Juan Gines de Sepulveda si fa strada nel pensiero di Las Casas il concetto della relatività delle culture. La ‘Brevissima relazione’ scritta nel 1542 e fino inedita in Italia non è tanto un’opera storica quanto un terribile memoriale d’accusa.”,”AMLx-003-FFS”
“LAS-CASES Emmanuel Comte, a cura di Thierry LENTZ Peter HICKS François HOUDECEK Chantal PRÉVOT”,”Le mémorial de Sainte-Hélene. Le manuscrit etrouvé.”,”””Lowe, Sir Hudson (1769-1844). Se Napoleone era Prometeo, occorreva un’aquila, non del Caucaso, ma britannica per torturarlo: era proprio lui. Tuttavia, prima di Sant’Elena, Hudson Lowe aveva avuto una carriera brillante. (…) Dopo la morte di Napoleone, Lowe rientra in Inghilterra e viene deluso dall’atteggiamento dei suoi capi. Se ottiene promozioni e onori, non ottiene gratificazioni finanziarie. Sopratutto si trova di fronte un’opinione pubblica molto critica. (…)”” (pag 779-780)”,”FRAN-011-FSL”
“LAS-CASES Emmanuel – ANTOMMARCHI François”,”Il memoriale di Sant’Elena (Las Cases) – Gli ultimi giorni di Napoleonme. Volume Quarto. Capitoli IX-XI. Settembre-Novembre 1816.”,”La falalità sul campo i battaglia e stanchezza dei soldati e dei generali (pag 1047) Fattore tempo (1051) Battaglia di Dresda e analogia con campagna d’Italia Quando Bonaparte non è presente sul campo di battaglia i francesi vengono schiacciati (pag 1058) Movimento combinato su Berlino (pag 1059) Macchinazioni interne e slealtà (pag 1062) …. ….”,”FRAN-002-FGB”
“LASCH Christopher”,”Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica.”,”Obsolescenza dei concetti di destra e sinistra, riconsiderazione idea progresso, tradizione sociologica e idea di comunità, la “”modernizzazione”” come risposta al marxismo, campagna populista contro lo “”sviluppo””, l’età del sindacalismo: lotta di classe e controllo operaio come equivalente morale della proprietà e della guerra, lavoro e lealtà nel pensiero sociale dell’era “”progressista””, la disciplina spirituale contro il risentimento, le politiche della minoranza civile, il populismo di destra e la rivolta contro il liberalismo. L’A è uno storico delle idee e insegna all’ Università di Rochester. Tra i suoi libri: ‘La cultura del narcisismo’, BOMPIANI, 1981 e ‘Rifugio in un mondo senza cuore’ idem 1982, ‘L’io minimo’, FELTRINELLI, 1985″,”USAS-023″
“LASCH Christopher”,”Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica.”,”Christopher Lasch è uno storico delle idee e insegna all’Università di Rochester. Tra i suoi libri: La cultura del narcisismo, Rifugio in un mondo senza cuore, L’io minimo. Il paradiso in terra affronta il problema del progresso. La fede nel progresso è, per Lasch, l’elemento che contraddistingue la cultura moderna dall’Illuminismo in poi, particolarmente di quell’ampio filone che nei paesi anglosassoni si definisce ‘liberale’ e noi, in genere, preferiamo chiamare democratico.”,”TEOS-055-FL”
“LASCH Christopher”,”The American Liberals and the Russian Revolution.”,”Christopher Lasch è uno storico delle idee e insegna all’Università di Rochester. Tra i suoi libri: La cultura del narcisismo, Rifugio in un mondo senza cuore, L’io minimo. Il paradiso in terra affronta il problema del progresso. La fede nel progresso è, per Lasch, l’elemento che contraddistingue la cultura moderna dall’Illuminismo in poi, particolarmente di quell’ampio filone che nei paesi anglosassoni si definisce ‘liberale’ e noi, in genere, preferiamo chiamare democratico. Foreword, Notes, Acknowledgments and Bibliography, Index,”,”MUSx-007-FL”
“LASCH Christopher”,”La ribellione delle élite. Il tradimento della democrazia.”,”Christopher Lasch (1932-1994) è stato professore di Storia all’Università di Rochester. Tra i suoi libri, oltre a ‘La ribellione delle élite’ (Feltrinelli, 1995) ricordiamo: ‘La cultura del narcisismo’ (Bompiani, 1981) ‘L’io minimo’ (Feltrinelli, 1985) e ‘Il paradiso in terra’ (Feltrinelli, 1992). Il declino del giornalismo. ‘Lo sviluppo parallelo dell’industria della pubblicità e delle pubbliche relazioni ci aiuta a capire perché la stampa ha abdicato alla sua funzione più importante – quella di allargare il Foro pubblico – proprio nel momento in cui diventava più “”responsabile””. Una stampa responsabile, nel senso di non partigiana e non schierata ideologicamente, attraeva proprio quei lettori che i pubblicitari erano ansiosi di avvicinare: dei lettori prosperi e ben pasciuti, che probabilmente si consideravano elettori indipendenti. Lettori del genere volevano avere la garanzia di leggere tutte le notizie che valeva la pena di stampare, non quelle ammesse dalla specifica visione del mondo, sicuramente distorta, del direttore. La responsabilità ha finito per identificarsi con l’assenza di controversie perché gli inserzionisti erano disposti a pagare per averla. Certo, c’erano anche degli inserzionisti disposti a pagare per il sensazionalismo, ma nel complesso le preferenze andavano a un corpo di lettori responsabile. Quello che certamente non preferivano era l'””opinione””, non perché condividessero le argomentazioni filosofiche di Lippmann, ma perché fornire delle notizie non distinte dalle opinioni non garantiva il pubblico giusto. E senza dubbio speravano che un certo tono di obiettività, il marchio del giornalismo responsabile, avrebbe avuto una ricaduta positiva sulle inserzioni che circondavano colonne di testo sempre più esili. In una specie di curioso contorcimento storico, la pubblicità, le inserzioni e altre forme di persuasione commerciale hanno finito con l’essere travestite da informazione. La pubblicità ha preso il posto del dibattito esplicito. I “”persuasori occulti”” (come li definiva Vance Packard) hanno sostituito gli opinionisti, i saggisti e gli oratori di una volta, che non facevano mistero della propria partigianeria. La maggior parte delle “”notizie”” dei nostri giornali – il quaranta per cento, secondo una stima prudenziale del professor Scott Cutlip dell’Università di Georgia – consistono di articoli forniti da agenzie di stampa e da professionisti delle relazioni pubbliche, assorbiti e poi rigurgitati intatti dagli organi del giornalismo “”obiettivo””. Ormai ci siamo abituati all’idea che la maggior parte dello spazio negli organi cosiddetti di informazione sia destinato alla pubblicità: nei nostri giornali, almeno i due terzi. Ma se consideriamo le relazioni pubbliche come un’altra forma di pubblicità, il che non è lontano dal vero, perché entrambe sono promosse da organizzazioni commerciali private, dobbiamo rassegnarci all’idea che anche la maggior parte delle “”notizie”” vere e proprie non sia altro che pubblicità’ (pag 143-144)”,”TEOS-298″
“LASCHITZA Annelies a cura, collaborazione di Elke KELLER; scritti di Karl LIEBKNECHT e altri”,”Karl Liebknecht. Eine Biographie in Dokumenten.”,”440. Deutschland und die russische Revolution (Mitte 1917). 1904 schleuderte Fürst Bülow jenes “”tua res agitatur”” (Um deine eigene Sache geht es, in nota) gegen die aufdämmernde russische Revolution; und wie über ein Jahrhundert vorher, so war das Jahrzehnt bis zum Ausbruch des Weltkrieges eine dauernde borusso-zarische Allianz gegen die russische Revolution. Hat sich dies seit dem August 1914, in dem die Kriegstimmung des deutschen Volkes mit der frechen Demagogie “”Gegen den Zarismus!”” aufgepeitscht wurde, und gar seit dem März 1917 in sein Gegenteil verkehrt? Natürlich nicht. Die Katzenfreundlichkeiten gegen das revolutionäre Rußland, das halb friedensreif geprügelt, halb friedensreif gestreichelt werden soll… Das zarische Rußland durfte für die preußsich, deutsche Reaktion stark sein, ja mußte oder sollte es doch sein. Ein revolutioäres Rußland darf für die preußsich-deutsche Reaktion auch heute so wenig stark wie eine revolutionäre Macht in Deutschland selbst: Es bedroht die innerpolitische und soziale Position der herrschenden Klassen des Deutschen Reichs. Tua res agitur – gilt ihnen trotz aller aus schlauer Sonderfriedens (…)”” (pag 362) Tua res agitur: Si tratta di un tuo problema (Orazio Episolarum liber I. Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet, et neglecta solent incendia sumere …”,”LIEK-017″
“LASCHITZA Annelies”,”Die Liebknechts. Karl und Sophie – Politik und Familie.”,”ANTE1-50 LASCHITZA nata nel 1934 è una storica che ha curato anche l’edizione completa del carteggio e ha collaborato alla pubblicazione delle opere di Rosa Luxemburg.”,”LIEK-018″
“LASKI Harold J.”,”La repubblica presidenziale americana (The American Presidency).”,”LASKI nato nel 1893, si è laureato nel 1914 in storia moderna. Ha insegnato all’ Università McGill e a Harvard per diventare professore di scienze politiche al Magdalene College di Londra. Le sue idee politiche molto avanzate hanno influenzato l’ opinione pubblica inglese. “”La vera fonte, clientele a parte, del potere presidenziale risiede in definitiva nell’ appello all’ opinione pubblica. (…) Per la nazione, il presidente in carica è la sua stessa incarnazione. E’ la nazione che lo ha fatto presidente; questo atto creativo gli conferisce, agli occhi della nazione, una realtà e un rispetto del tutto diversi da quelli che vanno a una monarchia ereditaria. (…) Il presidente, per storica tradizione, è posto in una posizione così elevata che neppure una figura eminente come il Chief Justice degli Stati Uniti può sperare di battere”” (pag 103)”,”USAG-039″
“LASKI Harold J.”,”Political Thought in England from Locke to Bentham.”,”””Burke, indeed, was never a democrat, and that is the real root of his philosophy. He saw the value of the party-system, and he admitted the necessity of some degree of popular representation. But he was entirely satisfied with current Whig principles, could they but be purged of their grosser deformities.”” (pag 67) “”The liberalism of Burke is most apparent in his handling of the immediate issues of the age. Upon Ireland, America and India, he was at every point upon the side of the future. Where constitutional reform was in debate no man saw more clearly than he the evils that needed remedy; though, to a later generation, his own schemes bear the amrk of timid conservatism. In the last decade of his life he encountered the greatest cataclysm unloosed upon Europe since the Reformation, and it is not too much to say that at every point he missed the essence of its meaning. Yet even upon France and the English Constitution he was full of practical sagacity.”” (pag 83)”,”TEOP-331″
“LASKI Harold J. a cura; MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Communist Manifesto Socialist Landmark. A New Appreciation written for the Labour Party.”,”””All this is reasonably evident if Engels’ own ‘History of the Communist League’ is amended in conjunction with other documents of the time. We know that, on behalf of the London Committee, Schapper and Moll had drawn up an outline of a “”Creed”” which had been circulated to a few branches and discussed by them. We know, further, that the Paris branch had discussed a draft submitted by the German socialist, Moses Hess; and that Hess’s draft was so severely criticised by Engels that the Paris branch asked him to write a new one himself. Engels was elected the Paris delegate to the London Conference of December, 1847, and he made a new draft of his own. In doing so he rejected the term “”Creed”” and the League’s desire for a Catechism by question and answer on the ground that “”the statement must contain some history””. We have his letter to Marx of 24 November 1847, in which he proposed that “”the thing”” should be called the “”Communist Manifesto””. He told Marx that his own sketch was “”nothing but narrative, and badly flung together, in a frightful hurry””. He also urged Marx to “”think over the creed a bit””. It seems probable that the draft sent by Engels to Marx was largely concerned with the contemporary problems of the international proletariat, and written with a view to being read by working-class readers. (…) In all that he wrote, especially after Marx’s death, Engels always insisted that the main ideas of the ‘Manifesto’ came from Marx, and that, both in substance and in composition, it is to Marx that the main credit for it belongs.”” [Harold J. Laski, Communist Manifesto Socialist Landmark. A New Appreciation written for the Labour Party, 1954] (pag 24-25)”,”MADS-576″
“LASKINE Edmond”,”L’Internationale et le Pangermanisme.”,”LASKINE Edmond”,”INTx-046″
“LASKY Victor”,”J.F.K. l’ uomo e il mito. Una biografia critica.”,”””Perché il vero nemico della verità molto spesso non è la menzogna, deliberata, consapevole e disonesta, ma è il mito, insistente, persuasivo, chimerico.”” (J.F. Kennedy, 1962) “”E debbesi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubbia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini”” Machiavelli, Il Principe, VI, 5 Il dibattito televisivo Nixon-Kennedy. “”””La faccia di una persona, la sua corrispondenza allo stereotipo del buono o del cattivo, creato con tanto impegno dalla televisione, assume un’ importanza fondamentale””, osservò Harvey Wheeler, de contro per gli studi delle istituzioni democratiche. “”Non v’è dubbio che nei suoi dibattiti con Nixon, Kennedy approfittò della propria fortuita somiglianza col prestabilito modello televisivo del ‘buono’. Appare probabile che in avvenire, una delle prove concernenti l’ ‘idoneità’ di un candidato a un incarico politico sarà la sua concordanza con l’ immagine corrente del ‘buono’.”” (pag 312) “”””In politica””, aveva scritto il professor Wheeler, “”il vantaggio sta sempre dalla parte capace di mantenersi all’ offensiva, e l’ offensiva politica si avvantaggia del fatto che gli elettori, in media, votano ‘contro’, piuttosto che ‘per’, una persona o un’ idea””””. (pag 313)”,”USAS-144″
“LASLETT John H.M. a cura; saggi di John H.M. LASLETT Perry K. BLATZ Craig PHELAN Alan J. SINGER Robert H. ZIEGER Keith DIX Price V. FISHBACK Alan DERICKSON George S. GOLDSTEIN Joe W. TROTTER Ronald L. LEWIS Mildred A. BEIK Priscilla LONG Stephane E. BOOTH Isaac COHEN David FRANK Paul F. CLARK Marat MOORE James R. GREEN Maier B. FOX”,”The United Mine Workers of America. A Model of Industrial Solidarity?”,”saggi di John H.M. LASLETT Perry K. BLATZ Craig PHELAN Alan J. SINGER Robert H. ZIEGER Keith DIX Price V. FISHBACK Alan DERICKSON George S. GOLDSTEIN Joe W. TROTTER Ronald L. LEWIS Mildred A. BEIK Priscilla LONG Stephane E. BOOTH Isaac COHEN David FRANK Paul F. CLARK Marat MOORE James R. GREEN Maier B. FOX. LASLETT è professore di storia all’ Università di California, Los Angeles.”,”MUSx-091″
“LASLETT Peter”,”Il mondo che abbiamo perduto. L’Inghilterra prima dell’era industriale.”,”Peter Laslett. Membro associato del Trinity College, prima di insegnare storia a Cambridge, ha lavorato con la BBC, nella quale è stato uno dei fondatori del Terzo Programma. Ha trascorso vari periodi di insegnamento a Princeton, Harvard e in altre università degli Stati Uniti. É curatore delle edizioni delle opere di John Locke e Richard Filmer. Dagli inizi della sua attività si è sempre interessato di sociologia storia, e ha fondato co n E.A. Wrigley il Cambridge Group for the History of Population and Social Structure, del quale è direttore Costituito nel 1964, questo gruppo è divenuto uno dei più dinamici centri di ricerca europei sulla storia della struttura sociale.”,”UKIE-006-FL”
“LASSALLE Ferdinand”,”Aus Seinen Reden und Schriften.”,”Lassalle, Ferdinand uomo politico e filosofo tedesco (Breslavia 1825-Ginevra 1864). Studente all’Università di Breslavia, poi a Berlino, fu profondamente influenzato dalla filosofia di Hegel, alla quale restò per sempre legato, facendo propri gli schemi interpretativi della cosiddetta sinistra hegeliana. A Parigi nel 1845 (qui il suo nome Lassal fu francesizzato in L.) conobbe il sansimonismo e Proudhon ed entrò in contatto con le idee di Marx. Divenuto celebre per la focosa difesa della contessa Sofia di Hatzfeldt, in un lungo processo che opponeva la nobildonna al marito, L. poté approfondire le sue conoscenze giuridiche (esposte poi in Das System der erworbenen Rechte, 1861; Il sistema dei diritti acquisiti) e arrivare a teorizzare sulla scorta dell’hegelismo la storicità del diritto e la possibilità del venir meno anche del principio di proprietà privata, quando non avesse più corrisposto agli interessi della collettività. Esponente del movimento rivoluzionario, nel 1848 fu imprigionato per pochi mesi, ma, appena tornato in libertà, approfondì gli studi filosofici, manifestando la propria insofferenza per l’inadeguatezza programmatica dei gruppi progressisti prussiani. Favorevole alle aspirazioni unitarie germaniche e italiane, vide nell’Impero austriaco il comune nemico da combattere (Der italienische Krieg und die Aufgabe Preusses, 1859) e nel 1861 s’incontrò con Garibaldi a Caprera per stabilire una convergenza di strategia. Il suo impegno per dar vita a un autonomo movimento operaio organizzato, iniziato nel 1862 con la pubblicazione dell’Arbeiter-Programm, si concretizzò nel 1863 col sorgere dell’Associazione generale dei lavoratori, di cui L. fu primo presidente. In alternativa al capitalismo privato L. affermava la necessità di dar vita a cooperative di produzione, nelle quali lo Stato doveva assumersi l’onere di fornire i capitali per l’avvio delle attività economiche. Inoltre, perevitare ogni politica in difesa dei privilegi di classe, L. reclamava l’esercizio da parte delle masse popolari del suffragio universale come strumento di democrazia e condizione di un’autentica giustizia sociale. Morì in duello, cui fu trascinato da una passione amorosa. Bibliografia D. Footman, Ferdinand Lassalle, Londra, 1946; Th. Ramm, Ferdinand Lassalle als Rechts und Sozialphilosoph, Meisenheim Glan, 1953; A. Beccari, Lassalle e la fondazione della socialdemocrazia, Milano, 1959.”,”LASx-005″
“LASSALLE Ferdinand”,”Arbeiter-Programm, 1862; Offenes Antwortschreiben, 1863.”,”Lassalle (Ferdinand), propr. Ferdinand LASSAL, filosofo, scrittore politico e agitatore socialista tedesco (Breslavia 1825 – Ginevra 1864). Figlio di un agiato mercante ebreo, studiò (dal 1841 al 1845) filologia, storia e filosofia prima a Breslavia e poi a Berlino, ove assimilò il pensiero hegeliano, destinato a influenzare profondamente la sua formazione intellettuale; nel 1845 fu a Parigi (dove francesizzò il cognome Lassal in Lassalle) per compiere gli studi preparatori dell’opera La filosofia di Eraclito, l’Oscuro di Efeso (pubblicata nel 1858). Qui ebbe i primi contatti con le correnti socialiste francesi ispirate a Louis Blanc e Ledru-Rollin. Tornato in patria, assunse le difese della contessa Sophie Hatzfeld nel processo di separazione che ebbe larga risonanza nell’opinione pubblica e che si protrasse per un decennio. Durante i moti del 1848 si affermò come uno dei capi del movimento democratico rivoluzionario di Düsseldorf; nel 1849 collaborò alla Neue Rheinische Zeitung diretta da Karl Marx. L’attività politica gli fece subire due processi per propaganda eversiva e una condanna a sei mesi di carcere; scontata la pena tornò agli studi, completando la redazione dell’opera su Eraclito e scrivendo il poema drammatico a sfondo politico Franz von Sickingen (1859). Nello stesso anno, in occasione della guerra tra l’Austria e i Franco-Piemontesi, scrisse l’opuscolo La guerra dell’Italia e la missione della Prussia, in cui sostenne la causa italiana e propugnò un ideale nazionale molto vicino a quello dei “Piccoli Tedeschi”; contemporaneamente attese alla stesura di un ponderoso trattato di filosofia del diritto, II sistema dei diritti acquisiti (1861), che riprendeva la concezione hegeliana del diritto come fenomeno storico estendendone gli aspetti critici anche al presente e traendone spunti rivoluzionari. Dopo un viaggio in Svizzera e in Italia, durante il quale incontrò Garibaldi a Caprera (e lo incitò a porsi a capo di un movimento armato contro l’Austria) e uomini del partito d’azione (tra cui Alberto Mario e Bertani), prese contatti con i progressisti prussiani nell’intento di fondare un nuovo partito che fosse espressione tanto delle istanze popolari quanto di quelle borghesi. A tale scopo elaborò un programma noto col nome di Programma operaio, in cui si sovrapposero le esigenze dell’eliminazione dei residui feudali in Prussia e della costituzione di uno Stato democratico che trovasse la sua base negli operai (da lui chiamati “Quarto Stato” in analogia con le distinzioni sociali della Francia dell’Ancien régime). Se da un lato tale documento richiamò nuovamente su Lassalle l’attenzione della magistratura prussiana, dall’altro esso sancì la rottura con Karl Marx che imputò al filosofo di sostenere un socialismo utopistico non fondato sui reali rapporti di classe; di fronte all’inettitudine dei progressisti prussiani Lassalle si appoggiò alle organizzazioni operaie socialisteggianti, nell’intento di fondare un partito operaio indipendente, del quale redasse un programma noto col nome di Lettera aperta in risposta al Comitato centrale di Lipsia (1863), che proponeva come obiettivi immediati il suffragio universale e un sistema di cooperative operaie di produzione e consumo, finanziate dallo Stato. Il progetto fu realizzato nel maggio 1863 con la costituzione dell’Associazione nazionale degli operai tedeschi, di cui egli fu il primo presidente, e che rappresentò l’embrione del partito socialdemocratico tedesco. Da allora Lassalle perseguì una politica di avvicinamento con Bismarck e il partito conservatore, dovuta in parte alla convergenza d’interessi contingenti, benché se ne differenziasse in relazione al fine. La preoccupazione fondamentale di Lassalle fu di spezzare la “legge ferrea (o bronzea) dei salari”, elaborata nella sua ultima opera Il signor Bastiat- Schulze von Delitzsch, il Giuliano dell’economia, ovvero capitale e lavoro (1864), secondo la quale, nel sistema di produzione borghese, il lavoratore non sarebbe mai riuscito a superare il salario minimo di sostentamento benché l’organizzazione economica tendesse a una crescente socializzazione attraverso il superamento delle periodiche crisi economiche di sovrapproduzione. Lassalle perdette la vita, ancor giovane, in un duello con il principe Ianco de Racowitza, fidanzato della donna che avrebbe voluto sposare. (RIZ)”,”LASx-007″
“LASSALLE Ferdinando”,”Agli albori socialisti. Dal ‘Programma operaio’ ‘La lettera aperta’.”,”Su LASSALLE nella bibliografia riportata ci sono due libri: -Eugenio DI-CARLO, Ferdinando Lassalle. STABILIMENTO ARTI GRAFICHE E. PRIULLA. PALERMO. 1919 -Ed. BERNSTEIN, Lassalle und der Sozialismus. PAUL CASSIER. BERLIN. 1920″,”LASx-018″
“LASSALLE Ferdinand”,”Herr Bastiat-Schulze von Delitzsch der oekonomische Julian oder Capital und Arbeit.”,”LASSALLE,F. Herr Bastiat-Schulze von Delitzsch der oekonomische Julian, oder Capital und Arbeit. Berlin, R.Schlingmann 1864. IX,[1],269,[1]p. Original printed orange wrappers, trifle damaged at back. Ownership entry on front cover, repeated on title page. First edition. The principal economic work of Ferdinand Lassalle. In its form it is a sharp and sometimes coarse polemic with the leader of the German co-operative movement Schulze- Delitzsch, but its substance is one of the most vehement attacks on classical liberal theories, here represented by Frederic Bastiat. *Einaudi 3226. (13557)”,”LASx-024″
“LASSALLE Ferdinand”,”La guerra d’ Italia, ed altri scritti sulle costituzioni.”,”””Nessun più grande errore di credere che il popolo francese concepisca la sua nazionalità in un senso ostile alla Germania e che vaneggi per desiderio della conquista del Reno. Facendo eccezione per alcuni avanzi dell’ impero e per alcuni vuoti alti strilloni, la nazione francese non pensa più a questo assolutamente. Tale risultato si deve al progresso delle idee democratiche in Francia. La democrazia che ha per suo principio il rispetto alle nazionalità, non può pensare a impadronirsi di una parte del territorio di lingua tedesca, la linea più indubbia di demarcazione delle nazionalità, e manomettere la discendenza e la storia”” (pag 73)”,”LASx-032″
“LASSALLE Ferdinand”,”Capital et travail ou M. Bastiat-Schulze (De Delitzch). Premiere traduction francaise avec une notice sur le Developpement du socialisme en France et en Allemagne et sur la vie de Ferdinand Lassalle par B. Malon.”,”””Le travailleur est productif, il partage parfaitement le talent productif de la bourgeoisie; mais ce talent speculatif, il ne l’à pas et il faut esperer qu’il ne l’ aura jamais”” (pag 272)”,”LASx-033″
“LASSALLE Fernando”,”Que es una constitucion? Conferencia pronunciada ante una agrupación ciudadana de Berlin, en abril de 1862.”,”Al termine della conferenza Lassalle cita il poeta: Non audet Stygius Pluto tentars quod audet Effrenus monachus plenaque fraudis anus (pag 145) Il testo originale della citazione, secondo un’altra fonte (1), è un po’ diverso: Manoscritto I-33 The London Tower Fechtbuch (1300 c.a) Trascrizione e traduzione dal latino a cura di Giovanni Rapisardi Manoscritto I-33 (Fechtbuch della Torre di Londra-1300 c.a) “”Non audet Stygius Pluto tentare quod audet Effrenis monachus plenaque dolis anus. (…)”” Traduzione “”Plutone Stigio non osa tentare ciò che osa il monaco sregolato e la vecchia piena di inganni.”” Segue poi: “”E’ da notare che generalmente tutti i combattenti, così come tutti gli uomini che si trovano una spada in mano, anche non conoscendo l’arte del combattimento, si servono di queste sette guardie, sulle quali abbiamo sette versi: Ci sono sette guardie, la prima è sotto il braccio, l’altra è alla spalla destra, la terza alla sinistra, alla testa la quarta, la quinta al lato destro, al petto la sesta, l’ultima è langort (posta lunga) Si noti che l’arte del combattimento è così definita: l’arte del combattimento è l’ordinamento di diversi colpi ed è divisa in sette parti, come qui. Nota che tutto il nucleo dell’arte consiste nell’ultima guardia, detta langort; perciò tutte le azioni di difesa o di attacco sono racchiuse in essa, ovvero in essa hanno fine, e non nelle altre; quindi tieni questa in maggior considerazione delle precedenti guardie suddette. Tre sono quelle che avanzano e le altre allora fuggono Queste sette parti sono eseguite da tutti (…)””. (1) http://www.achillemarozzo.it/risorse/trattati/1300_fine_XIII_secolo_London_Tower_Fechtbuch_I-33_ “”Così stavano disposte le cose quando, nell’ aprile del 1862, Lassalle pronunciò la sua prima conferenza sul tema costituzionale. Già si comprende che un uomo come Lassalle seguiva il processo che abbiamo raccontato con uno scontento crescente: “”chi viva in Berlino, nei tempi che corrono, e non muore di liberalismo, non ha che morire di rabbia””, scriveva a Carlo Marx. Ma Lassalle era un politico abbastanza chiaro e riflessivo, per allentare la sua collera, per legittima che fosse (…)””. (pag 37)”,”LASx-035″
“LASSALLE Ferdinand; a cura di Konrad HAENISCH”,”Ferdinand Lassalle. Der Mensch und Politiker in Selbstzeugnissen. Mit einem Bild Lassalles.”,”Lassalle nella rivoluzione (1849). (pag 78) Lassalle e la questione femminile (pag 84) In tempi di reazione (1860) (pag 136) La lotta per l’ unità tedesca (1859) (pag 143) Lo Stato (1862) (pag 199)”,”LASx-037″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Erster Band. Briefe von un an Lassalle bis 1848.”,”Volume 1″,”LASx-040″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Zweiter Band. Von der Revolution von 1848 bis zum beginn seiner Arbeiteragitation.”,”Volume 2″,”LASx-041″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Dritter Band. Der Briefwechsel zwischen Lassalle und Marx. Nebst briefen von Friedrich Engels und Jenny Marx an Lassalle und von Karl Marx an Gräfin Sophie Hatzfeldt.”,”Volume 3″,”LASx-042″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Vierter Band. Lassalles Briefwechsel mit Gräfin Sophie von Hatzfeldt.”,”Volume 4″,”LASx-043″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Fünfter Band. Lassalles Briefwechsel aus den Jahren seiner Arbeiteragitation, 1862-1864.”,”Volume 5″,”LASx-044″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Gustav MAYER”,”Nachgelassene Briefe und Schriften. Sechster Band. Die Schriften des Nachlasses und der Briefwechsel mit Karl Rodbertus.”,”Volume 6″,”LASx-045″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Thilo RAMM”,”Ausgewählte Texte.”,”””Es ist die Politik, die Lassalles Leben und Werk zur Einheit werden läßt. Doch führt diese Feststellung nur zu der neuen Frage nach Lassalles politischem Verhalten und Ziel: 1848 kämpft er mit ‘Marx’ und ‘Engels’ auf dem äußersten linken Flügel der Demokratie, 1859 tritt er für eine “”Politik Friedrichs des Großen”” ein, in Österreich einzumarschieren und das deutsche Kaisertum zu proklamieren, und 1861 versucht er in Verhandlungen mit ‘Garibaldi’ diesen zu einem Angriff auf die Donaumonarchie zu bewegen, damit in Ungarn und Wien eine neue Revolution entstehen und auf Berlin zurückwirken könne. Im Verfassungskonflikt zwischen preußischer Krone und Nationalversammlung über di Heeresvermehrung unterstützt er die letztere, vollzieht aber fast gleichzeitig die Trennung vom liberalen Bürgertum mit seinem “”Arbeiterprogramm”” und später mit seinem “”Offenen Antwortschreiben””, das zur Gründung des “”Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins”” führt (23. Mai 1863), dessen erster Präsident mit praktisch unberschränkter Alleinherrschaft er auf fünf Jahre wird. Und nun wird der Kampf gegen das Bürgertum, gegen die preußische Fortschrittspartei, zum Hauptinhalt von Lassalles Agitation. Er paktiert dabei sogar mit ‘Bismarck’ und versucht, ihn zur Wiederein führung des 1850 in Preußen abgeschafften allgemeinen gleichen Stimmrechts zu bewegen”” (pag X-XI) [Thilo Ramm, Einleitung] [(in) Ferdinand Lassalle, Ausgewählte Texte, 1962]”,”LASx-050″
“LASSALLE Ferdinando”,”Agli operai di Berlino. Indirizzo in nome degli operai della Unione generale operaia germanica (14 ottobre 1863).”,”””Io non ho invocato e non invoco altro se non questo: che lo Stato futuro, lo Stato democratico rigenerato dall’adozione del suffragio universale diretto, fornisca con facili operazioni di credito le anticipazioni di capitale necessarie affinché gli operai possano costituire delle associazioni di produzione! Questa assistenza dello Stato non è affatto in contraddizione coll'””aiuta te stesso!””. Essa tende a procacciarvi in primo luogo la possibilità di migliorare, coll’aiutar voi stessi, la vostra condizione, di avvantaggiarvi con vostre intraprese, raccogliendo voi stessi il frutto del vostro lavoro!”” (pag 20-21)”,”LASx-009-B”
“LASSALLE Ferdinando”,”Forza e diritto. Lettera aperta. (1863)”,”””Nessuno nello Stato prussiano può arrogarsi di parlare di “”diritto”” tranne la democrazia, l’antica, la vera democrazia! Perchè essa soltanto si è attenuta al diritto e non si è abbassata giammai ad alcun compromesso collo forza. (…) Il partito progressista non ha diritto di parlare del diritto avendo fatto violenza nel modo più manifesto. (…) La democrazia soltanto ha dalla sua parte il diritto, dalla sua parte soltanto sarà la forza!”” (pag 6-7)”,”LASx-011-B”
“LASSALLE Ferdinand”,”Discours et pamphlets.”,”Fonte Gallica”,”LASx-055″
“LASSALLE Ferdinand, a cura di Hans Jürgen FRIEDERICI”,”Ausgewählte Reden und Schriften, 1849-1864. Ausgabe in einem Band.”,”Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins: Associazione generale dei lavoratori tedeschi”,”LASx-056″
“LASSERRE Georges”,”La cooperation.”,”LASSERRE è Prof alla Facoltà di diritto e di scienze economiche alla Univ di Parigi.”,”ECOI-047″
“LASSERRE Pierre”,”Georges Sorel theoricien de l’ imperialisme. Son idées. Son action.”,”””Il più famoso tra questi critici del marxismo, sorti all’ interno della scuola, è Edward Bernstein. Ecco quello che scriveva nel 1887: “”Oggi, malgrado in cambiamenti continui nei gruppi e nelle condizioni interne delle industrie, la situazione si presenta come segue: la grande industria non assorbe continuamente la piccola e media impresa, ma si afferma e cresce a fianco di essa. Solo le imprese minuscole diminuiscono in assoluto e relativo. Ma quanto alle imprese piccole e medie, il loro numero si accresce”” (1). (pag 179) “”Se è vero, ha scritto Kautsky in risposta a Bernstein, che il numero di possidenti aumenta da lungo tempo invece di diminuire, non arriveremo mai all’ obiettivo. Se è il numero di capitalisti che aumenta, e non quello degli spossessati, noi ci allontaniamo sempre di più a misura che si realizza il progresso, ed è allora il capitalismo che si stabilisce, e non il socialismo””. (pag 183)”,”TEOC-313″
“LASSERRE André”,”La Suisse des années sombres. Courants d’opinion pendant la Deuxième Guerre mondiale 1939-1945.”,”André Lasserre, storico, è professore all’Università di Losanna e da vari anni è depututo del Grand Conseil vaudois. I pensatori politici germanofili (pag 159-163) (segue paragrafo sui ‘non-allineati’)”,”EURx-338″
“LASSIEUR Pierre”,”L’ immigration de Jules Cesar à nos jours.”,”LASSIEUR Pierre ha pubblicato in dieci anni quattro volumi che trattano della verità di vangeli e degli errori del progressismo cristiano. Ha criticato l’ indulgenza con cui si trattano i casi di delinquenza giovanile in Francia. Il progetto di una moschea a Roma data da più di mezzo secolo, da MUSSOLINI. Essa avrebbe dovuto essere costruita con i soldi dello Shah dell’ Iran. MUSSOLINI però voleva in cambio la costruzione di una chiesa a La Mecca. La risposta negativa ebbe la giustificazione seguente: l’ Arabia Saudita tutta intera (4 volte la superficie delle Francia) è una gigantesca moschea ed è impossibile perciò costruire una chiesa all’ interno di una moschea… (pag 247).”,”FRAS-018″
“LATELLA Maria”,”Come si conquista un paese. I sei mesi in cui Berlusconi ha cambiato l’Italia.”,”Maria Letella è direttore del settimanale ‘A’ e da quattro anni conduce programmi di attualità politica su Sky. ‘””Faccio cinquanta telefonate al giorno, quando sono a Roma ricevo, tra mattino e sera, almeno una ventina di persone. Solo Gianni Letta ha un ritmo di lavoro più intenso del mio. E’ unico, Gianni. Se non ci fosse, mollerei anch’io””. Lo dice da quindici anni, ed è qusta, forse, la cifra (o una delle chiavi di interpretazione) che può aiutare a capire l’uomo che nel 1994 ha cambiato la storia di questo Paese”” (pag 10)”,”ITAP-001-FC”
“LATIMER Jon”,”Alamein.”,”””Before Alamein we never had a victory. After Alamein we never had a defeat”” (Winston Churchill) “”For all his undoubted tactical brilliance, Rommel failed to understand what Wavell knew: that modern warfare is a matter of administration, and that unlike tactics – certainly in the desert – administration is the art of the possible (57). Thus Alamein, like Stalingrad and the Marne, Would become, in the words of the American Brigadier-General S.L.A. Marshall, a ‘monument of the supreme folly of over-extension’ (58). Rommel’s administrative weakness, coupled with a failure to husband his armour for a concerted blow, meant that he was never able to threaten Montgomery’s precious ‘balance’, although the only Eighth Army manoeuvre that really made him dance was the series of blows struck by the Australians against 164th Division towards the coast (59). But such criticisms are the matter of the military professional, and not strictly relevant to the wider importance of the victory. Certainly they were not relevant to the people of Britain, for whom Alamein was the first ‘permanent’ victory Churchill, with his unrivalled ability to coin a phrase, in a speech at the Mansion House on 10 November said “”Now this is not the end, it is not even the beginning of the end. But it is perhaps the and of the beginning (60)”” (pag 318-319). Jon Latimer per molti anni ha servito nella ‘Territorial Army’ e ha pubblicato molti articoli sui giornali militari. È pure autore di ‘Operation Compass 1940’, ‘Tobruk 1941’ e recentemente ‘Deception in War’. Vive nel Galles (2002). [Jon Latimer, Alamein, John Murray, London, 2002] [(57) Wavell, ‘The Good Soldier’, pp. 10-11; (58) Lucas-Phillips, Alamein, p. 35; (5) Tuker, ‘Approach to Battle’, pp. 242-4, 256-7; (60) Churchill, ‘The Second War’, vol. IV, p. 487] ‘””Nonostante tutta la sua indubbia abilità tattica, Rommel non riuscì a capire ciò che Wavell sapeva: che la guerra moderna è una questione di amministrazione, e che a differenza della tattica – certamente nel deserto – l’amministrazione è l’arte del possibile (57). Così Alamein, come Stalingrado e la Marna diventerebbero, secondo le parole del generale di brigata americano S.L.A. Marshall, un “”monumento della suprema follia della sovra-estensione”” (58). La debolezza amministrativa di Rommel, unita all’incapacità di combinare la sua armata per un colpo concertato, fece sì che non riuscì mai a mettere in pericolo il prezioso “”equilibrio”” di Montgomery, anche se l’unica manovra dell’Ottava Armata che lo fece davvero ballare fu la serie di colpi sferrati dagli australiani contro la 164a Divisione verso la costa (59). Le critiche sono materia dei professionisti militari e non sono strettamente rilevanti per l’importanza più ampia della vittoria. Certamente non erano rilevanti per il popolo britannico, per il quale Alamein fu la prima vittoria “”permanente”” di Churchill, con la sua impareggiabile capacità di coniare un frase, in un discorso alla Mansion House il 10 novembre disse: “”Ora questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse la fine dell’inizio (60)'”,”QMIS-050-FSD”
“LATOUCHE Serge”,”L’ occidentalizzazione del mondo. Saggio sul significato la portata e i limiti dell’uniformazione planetaria.”,”L’A insegna alla Facoltà di giurisprudenza della Univ di Parigi XI e presso l’ IEDES (Inst. d’Etude du Development economique et social, Paris). Specialista del Terzo Mondo è autore inoltre di: -Critique de l’imperialisme. ANTHROPOS -Faut-il refuser le developpement? PUF -La planete des naufrages. Essai sur l’ apres-developpement. LA DECOUVERTE”,”ECOI-026″
“LATOUCHE Serge”,”Breve trattato sulla decrescita serena.”,”LATOUCHE Serge è professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris-Sud. Specialista dei rapporti economici e culturali Nord Sud e dell’epistemologia delle scienze sociali ha scritto vari libri pubblicati in Italia tra cui ‘Il pianeta dei naufraghi’ e ‘Come sopravvivere allo sviluppo’.”,”ECOI-291″
“LATOUCHE Serge a cura, saggi di Marie.Annick BARTHE Gérald BERTHOUD Alain CAILLÉ Jacques CHARMES Denis CLERC Pascal COMBEMALE Jean-Joseph GOUX Berbard GUERRIEN Philippe D’IRIBARNE Paul JORION Jean-François NOËL”,”L’economia svelata. Dal bilancio familiare alla globalizzazione.”,”Marie-Annick Barthe, Maïtre de Conférences in scienza economica all’Università di Parigi V e ricercatrice presso il Laboratoire d’économie sociale CNRS Paris I. Gérard Berthoud, Professore all’Istituto di antropologia e sociologia dell’Università di Losanna. Alain Caillé, Professore di Sociologia all’Università Paris X – Nanterre. Nel 1981 fonda il Mouvement anti-utilitariste dans les sciences sociales e dirige la Revue du MAUSS. Jacques Charmes, Direttore dell’Institut français de recherche scientifique pour le développement en coopération presso l’ORSTOM. Pioniere a livello mondiale nello studio del settore dell’economia informale, collabora con l’INSEE e con l’ONU a New York. Denis Clerc, Direttore-fondatore della rivista Alternatives économiques dal 1980. Insegna gestione aziendale presso l’École d’Ingénieurs dell’Università di Bourgogne a Dijon. Pascal Combemale, Professore di scienze sociali al Liceo Henri IV di Parigi. Jean-josephj Goux, Professore alla Rice University di Houston e direttore scientifico del Collège International de Philosophie. Bernard Guerrien, Matematico ed economista, è maître de conférences all’Università Paris I. Philippe d’Iribarne, Direttore del gruppo di ricerca Gestion et Société del CNRS, ha pubblicato La Logique de l’honneur, Seuil, Paris 1989. Paul Jorion, Antropologo ed esperto in modelli matematici in antropologia ha insegnato presso le università di Bruxelles, Cambridge e Paris VIII. Serge Latouche, Professore di economia politica e di epistemologia delle scienze sociali ed esperto del Terzo Mondo, insegna all’Università Paris I e a l’IEDES Institut d’étude du développement économique et Social. Jean-Fraçois Noël, Maïtre de conférences e direttore aggiunto del centre d’Économie-Espace Environnment dell’Università Paris I.”,”ECOT-164-FL”
“LATOUCHE Serge HARPAGÈS Didier”,”Il tempo della decrescita. Introduzione alla frugalità felice.”,”Serge Latouche filosofo ed economista, professore emerito all’Università Paris XI e all’ IEDES (Istituto di Studi sullo Sviluppo economico e sociale). Didier Harpagés professore di scienze economiche e sociali in un liceo di Parigi.”,”ECOS-001-FFS”
“LATTA Claude VUILLEUMIER Marc GÂCON Gerard a cura; saggi di Bruno ANTONINI Michel BELLET Letterio BRIGUGLIO Brigitte CARRIER-REYNAUD André COMBES Michel CORDILLOT Alain DALOTEL Alex DEVAUX PELIER Gerard GÂCON Charles-Henri GIRIN Claude LATTA Pierre LEVEQUE Jean LORCIN Anna-Maria LONGHIN Francois MAROTIN Didier NOURRISSON Bernadette SEGOIN Jacques VIARD Marc VUILLEUMIER”,”Du Forez à La Revue socialiste: Benoït Malon (1841-1893). Reevaluations d’un itineraire militant et d’une oeuvre fondatrice.”,”saggi di Bruno ANTONINI Michel BELLET Letterio BRIGUGLIO Brigitte CARRIER-REYNAUD André COMBES Michel CORDILLOT Alain DALOTEL Alex DEVAUX PELIER Gerard GÂCON Charles-Henri GIRIN Claude LATTA Pierre LEVEQUE Jean LORCIN Anna-Maria LONGHIN Francois MAROTIN Didier NOURRISSON Bernadette SEGOIN Jacques VIARD Marc VUILLEUMIER”,”MFRx-147″
“LATTARULO Leonardo a cura; testi di C. VARESE G.B. BAZZONI F.D. GUERRAZZI A. MANZONI G. ROVANI N. TOMMASEO W. SCOTT M. D’AZEGLIO T. GROSSI C. CANTU’ C. TENCA R. GIOVAGNOLI E. CALANDRA S. UZIELLI P. ZAJOTTI G. SCALVINI G.B. NICCOLINI F. DE-SANCTIS L. MAIGRON B. CROCE G. LUKACS A. LEONE-DE-CASTRIS G. DEBENEDETTI A. BORLENGHI G. BALDI P. DE-TOMMASO B. STAGNITTO F. PORTINARI”,”Il romanzo storico.”,”Leonardo Lattarulo (Lecce, 1948) lavora presso l’istituto di filologia moderna dell’Università di Roma (1978). ‘Lo sviluppo del romanzo storico nella letteratura europea del primo Ottocento è una delle più interessanti manifestazioni del “”bisogno di storia”” che caratterizza la cultura borghese nell’età della restaurazione dopo gli sconvolgimenti della rivoluzione e dell’età napoleonica’ (4° di copertina)”,”VARx-615″
“LATTEK Christine”,”Revolutionary Refugees. German socialism in Britain, 1840-1860.”,”ANTE1-11 LATTEK Christine ha studiato nelle università di Berlino Tubinga e Cambridge dove ha ricevuto il suo PhD per la sua tesi sulla Socialdemocrazia tedesca in esilio in Inghilterra.”,”MGEx-193″
“LATTES Renato MONTANI Gianni MURARO Giuseppe NORTON Nelly OLIVERO Fredo VALPREDA Pietro a cura, articoli di Wlodek GOLDKORN Hermis SAGATTI Jadwiga STANISZKIS Jerzy STRZELEKI Jan LITINSKI Stefan KUROWSKI Jacek KURON Karol MODZELEWSKI Zbigniew BUJAK Jerzi STEPLEN Jna RULEWSCKI Bogdan LJS”,”Polonia ’81. Solidarnosc Autogestione.”,”Contiene: ‘La crisi dell’economia nel decennio di Gierek’ a cura del Centro studi di politica internazionale del Pci.”,”POLx-045″
“LATTIMORE Owen”,”La frontiera. Popoli e imperialismi alla frontiera tra Cina e Russia.”,”Raramente la biografia di uno studioso si fonde con la sua attività scientifica, almeno nella misura in cui questo avviene per Owen Lattimore.”,”ASIx-007-FL”
“LAUBE Adolf STEINMETZ Max VOGLER Günter, collaborazione di Renate WEBER”,”Illustrierte Geschichte der deutschen frühbürgerlichen Revolution.”,”Cartina della diffusione in Germania della Riforma come movimento popolare (1517-1525). (pag 156) Carta europea delle conseguenze della Riforma in Europa nel XVI secolo. (pag 377)”,”GERx-103″
“LAUBER Patricia”,”Il pianeta Terra.”,”””Queste circostanze hanno costretto gli scienziati a concludere che il mantello è solido e liquido insieme: cioè è un solido che si comporta anche come un liquido. E’ tanto caldo da trovarsi allo stato fuso, ma l’ enorme pressione delle rocce sovrastanti lo mantiene allo stato solido. (…) “”Nella profodità della Terra, quindi, “”solido”” e “”liquido”” non hanno lo stesso significato che hanno per noi alla superficie.”” (pag 34-35)”,”SCIx-161″
“LAUDANI Raffaele”,”Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse.”,”Il nome di Herbert Marcuse (1898-1979) è legato alle vicende dei movimenti antisistemici degli anni sessanta e settanta. Raffaele Laudani è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche (Università di Torino) e in Philosophie et histoire des idées (Université de Nice – Sophie Antipolis).”,”TEOP-095-FL”
“LAUFENBERG Heinrich”,”Der politische Streik.”,”Laufenberg autore di ‘Der Politische Streik’ (1914) diventerà poi con Wolffheim un leader teorico del nazionalbolscevismo (nazional-bolscevismo) (citato da Marramao, Teoria del crollo e capitalismo organizzato…)”,”MGEx-090″
“LAURAT Lucien”,”L’ accumulation du capital d’ apres Rosa Luxembourg. Suivi d’un apercu sur la discussion du probleme depuis la mort de Rosa Luxembourg.”,”Nei suoi ‘Studi sulla teoria e la storia delle crisi’ TUGAN-BARANOVSKY si chiede: “”i paesi dell’ America Latina dove hanno preso i mezzi per acquistare nel 1825 due volte più merci di quelle del 1821? Sono gli stessi inglesi che gli hanno fornito questi mezzi. I prestiti contrattati alla Borsa di Londra sono serviti per pagare le merci importate. I fabbricanti inglesi si fecero illusioni sulla domanda creata da loro stessi e fu duro convincerli che le loro speranze erano esagerate””. Questa concezione che considera il pagamento di merci inglesi con denaro prestato dagli inglesi come una “”illusione”” e un rapporto economico anormale, era stata formulata, ben prima di TUGAN-BARANOVSKY da SISMONDI, nella seconda edizione dei suoi “”Nuovi principi di economia politica””. (pag 114) A pag. 168 c’è il paragrafo: ‘Il credito e lo Stato possono realizzare il plusvalore?’. Secondo Ch. DVOLAITSKY e Helene BAUER, il primo bolscevico-leninista e la seconda austro-marxista, Rosa LUXEMBURG ha dovuto fare appello alle aree non capitalistiche perché non ha tenuto conto del credito.”,”LUXS-031″
“LAURAT Lucien”,”Problemas actuales del socialismo.”,”””L’ insurrezione e la guerra civile sono ai loro (ai pensatori socialisti, ndr) i mezzi più idonei per rendere il socialismo impossibile, poiché distruggono le forze produttive, senza le quali il socialismo è inconcepibile, e impediscono, allo stesso tempo, la selezione dei settori suscettibili di passare alla collettività e la indennizzazione equa dei proprietari espropriati, cosa che condurrebbe alla collettivizzazione generale, qualificata da Karl Renner come “”sproposito generale””. Possiamo qui citare un testimone che non sospetto di “”riformismo””: Leon Trotsky in persona. Questo è quello che disse l’ uomo che collaborò con Lenin nella rivoluzione del 1917, in un discorso diretto al IV Congresso del Comintern, nel novembre 1922: “”E’ impossibile comprendere la storia della edificazione economica della Russia sovietica durante i cinque anni della sua esistenza se la si giudica unicamente dal punto di vista dell’ opportunità economica. E’ necessario giudicarla tenendo conto, in primo luogo, della opportunità militare e politica, e solo dopo queste, l’ opportunità economica. La sana ragione economica non coincide sempre, ma molto meno, con la necessità politica (…)””. (pag 83-84)”,”SOCx-119″
“LAURENT Alain”,”Storia dell’individualismo.”,”Alain Laurent insegna Filosofia nell’Ecole des Hautes Etudes Politiques et Sociales di Parigi. Tra i suoi libri: De l’individu et ses ennemis, Solidaire, si je le veux e L’individualismo.”,”TEOS-030-FL”
“LAURENT Eric”,”La guerra dei Bush. I segreti inconfessabili di un conflitto.”,”Eric Laurent, nato nel 1947, inviato specialista di politica internazionale, è grand reporter per Le Figaro. Inoltre presenta un popolare programma radiofonico di attualità, “”Lo scacchiere internazionale””, su France Culture.”,”USAQ-013-FL”
“LAURENT Boris”,”La guerre totale à l’Est, 1941-1945. Nouvelles perspectives sur la guerre germano-soviétique (1941-1945).”,”””L’on ne saurait introduire un principe modérateur dans la philosophie de la guerre elle-même sans commettre une absurdité (…). La guerre est un acte de violence et il n’y a pas de limite à la manifestation de cette violence”” (Clausewitz, De la guerre, Livre I, chapitre I) Giornalista specializzato in storia militare, Boris Laurent ha diretto il settimanale ‘Axe & Alliés’ e commentato presso le Nouveau Monde Editions le ‘Mémoires de Paulus’ e di ‘Patton’. Cecità intellettuale tedesca con Operazione Barbarossa (pag 42-44). Delirio strategico: la forza dell’Armata Rossa è ‘la grande sconosciuta’. “”Au début du mois de juillet [1940, ndr], le général Marcks travaille sur un plan de guerre contre l’URSS. Son plan va en réalité devenir la pierre angulaire de la future opération ‘Barbarossa’ (57). L”Operationsentwurf Ost’ envisage deux assauts principaux, l’un au nord et l’autre a sud des marais du Pripet. Le pince la plus puissante de cette tenaille est située au nord et doit percer à partir de la Prusse-Orientale et de la Pologne en direction de Moscou, clef pour «éliminer la cohérence de l’État russe» (58) (…). La destruction de masse de l’Armée rouge dans les régions les plus à l’ouest permettra à la Wehrmacht de progresser rapidement dans l’hinterland et de repousser le rayon d’action des bombardiers russes. L’objectif final est de rejoindre une ligne qui part de Rostov au sud, passe par Gorki à l’est de Moscou et remonte à Arkhangelsk sur la mer Blanche. L’état-major général de l’OKH pense qu’une telle percée permettrait de briser la résistance soviétiqe et de capturer les ressources nécessaires à la poursuite des opérations. Un simple regard su une carte montre à quel point le général Marcks est confiant pour atteindre des objectifs phénoménaux en seulement quelques semaines. Les troupes allemandes devront avancer et se battre sur 3.5 millions de kilomètres carrés. C’est quatorze fois l’espace français. Les objectifs ultimes de cette campagne titanesque sont à 1.880, 1550 et 2.060 kilomètres des bases de départ allemands. Le général Halder, commanditaire du plan Marcks, approuve l’idée et ne bronche pas face à ce délire stratégiques. Il dit d’ailleurs au mois de juillet: «L’affaire devrait être réglée en quadre à six semaines». Comme l’indique l’historien français Jean Lopez, l’objectif délirant que s’est assigné l’état-major général est «réalisable… en temps de paix (59)». Or, comme l’écrira le Feldmarchall Paulus, les forces de l’Armée rouge constituent «la grande inconnue» (60). Effectivement, les chefs de l’armée allemande n’ont aucune idée de la capacité numérique de l’Armée rouge. Leurs reinsegnement estimeront à la hausse le nombre de division soviétiques mois après mois. Le plan de Marcks révèle au plus haut point la cécité intellectuelle des généraux allemands et l’extraordinaire ‘hubris’ dont il font preuve. Les capacités de la Wehrmacht pour venir à bout de l’Armée rouge en une seule campagne ne sont pas remises en question. Tous ceux qui doutent de ses capacités sont immédiatement écartés par le général Halder qui s’arc-boute sur l’idée d’une offensive axée sur Moscou et dissuade Marcks (61) de lancer l’assaut principal au sud de l’URSS. Pour Halder, la victoire totale ne s’acquerra que si la capitale soviétique est capturée (62) et rien ne pourra barrer la route de la Wehrmacht car la capacité de combat de l’Armée rouge est tenue pour quantité négligeable. L’extrême confiance de l’état-major général illustre le mépris culturel, racial et militaire dont font preuve les Allemands à l’égard des Russes”” (pag 42-44) [(57) Ernst Klink, “”Die militarische Konzeption””, ‘Das deutsche Reich und der Zweite Weltkrieg’, vol. 4, ‘Der Angriff auf die Sowjetunion’, 1983, Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, pp. 219-220; (58) Friedhelm Klein et Inglo Laschnit, ‘Der Operationsentwurf Ost des Generalmajors Markcs von 5. August 1940″”, Wehrforschung 4, p. 116; (59) Jean Lopez,’Hitler attaque Staline’, Guerre & Histoire, n. 2, op. cit., p. 41; (60) Boris Laurent, ‘Friedrich Paulus. La bataille de Stalingrad’, op. cit., p. 59; (61) À ce moment, Marcks n’exclue pas un état de guerre permament à l’Est, au-delà de la ligne Arkhangelsk-Gorki-Rostov, mais à petit échelle; (62) Bryan Fugate, ‘Operation Barbarossa. Strategy and Tactics on the Eastern Front, 1941’, 1984, Novato, Presidio Press, p. 67] Fossato ideologico e intellettuale tra i due eserciti. “”Ce conflit germano-soviétique nous apprend que le fossé qui sépare les deux armées ne se limite pas à la seule idéologie. Il est aussi intellectuel. En ce sens, Wehrmacht et Armée rouge se battent sur les même champs de bataille, mais évoluent dans deux univers radicalement différents. L’univers allemand tourne autour du principe cardinal de l’engagement décifif. Pour l’état-major allemand, la guerre est une succession de coups, de batailles – batailles d’encerclement, batailles d’anéantissement, batailles décisives – qui constituent les opérations. L’héritage des concepts napoléoniens est ici très prégnant. La tactique est la reine à laquelle sont subordonnées la question logistique ou encore celle du renseignement, pourtant capitales. (…) (pag 536-537-538)”,”QMIS-236″
“LAURENT Eric”,”Mosca a Wall Street.”,”Eric Laurent giornalista, specialista in politica estera presso ‘Radio France’ e Figaro Magazine, ha lavorato a Washington per un Centro di studi specializzato in problemi di sicurezza internazionale. Oltre ad alcuni saggi, è anche autore di un romanzo a sfondo politico, ‘Carl Marx Avenue’, Orban, 1986.”,”RUST-169″
“LAURENTI Renato”,”Eraclito.”,”Guerra e frammenti del flusso. ‘Se tutto è passaggio da un contrario all’altro e se tale passaggio è sostenuto dalla continua tensione di forze contrapposte, sarà agevole concludere che tutto è guerra. La guerra è una realtà tragica ma intimamente radicata nella natura dell’uomo, e il greco, come ogni altro, ne aveva esperienza: guerra come scontro di eserciti (l”Iliade’ e l”Odissea’ si svolgono su uno sfondo di guerra), come scontro di idee (le ‘Opere’ di Esiodo sono incentrate sulla lite col fratello): guerra tra uomini e guerra tra dèi, guerra di conquista e di liberazione, esecrata e bramata come quella che dà lutti e insieme gloria. A tale realtà fa appello Eraclito per spiegare il divenire . B 80: “”Bisogna sapere che ‘polemos’ è comune e giustizia è contesa e che tutte le cose si producono secondo contesa e necessità””. (…) ‘Polemos’ nel frammento non significa soltanto lo scontro sul campo di battaglia giacché si parla anche di cose: è quindi l’urto tra gli avversari, la lotta tra opposti, l’affrontarsi dei contrari, è la radice di ogni cosa, la fonte di ogni divenire. (…) Che Eraclito abbia avuto un suggerimento da Esiodo e da Omero è possibile, ma più interessante è notare come, solo se adagiate su un piano filosofico, le parole acquistino un senso trasparente. Perciò è preferibile vedere in Anassimandro il vero predecessore di Eraclito. Anche nel Milesio si parla di ingiustizia commessa da un contrario ai danni dell’altro, ingiustizia di cui giustamente il trasgressore dovrà pagare il fio all’altro secondo le disposizioni del tempo. Eraclito riproporrà in un’altra dimensione la lotta dei contrari e tale lotta proclamerà giusta, perché senza lotta non c’è, non può esserci niente. (…) Dunque c’è giustizia perché c’è lotta. La spiegazione è sempre la stessa: le tensioni sulle quali si costituisce l’altra. Ma con ciò non si dice che giustizia sia ingiustizia o che guerra sia pace – o, per lo meno, le frasi vanno comprese. La lotta dei contrari è il requisito indispensabile perché le cose vengano alla luce e si mantengano momento per momento’ (pag 129-132)”,”FILx-026-FV”
“LAURETI Giacomo a cura”,”Democrazia assoluta e relativa.”,”Dattiloscritto Lucidamente scrisse il Barbagallo: “”se gli uomini volessero guardare con gli occhi aperti, troverebbero che dal giorno in cui la grande industria irruppe nel mondo, noi, senza saperlo, cominciammo ad entrare nell’era del collettivismo, perchè, fatalmente non avemmo più la forza di sorreggere individualmente il peso del suo meccanismo”” (pag 5) Fascicolo dattiloscritto allegato: Roberto Bachi, La mobilità della popolazione all’interno delle città europee (pp. 5) (1933)”,”TEOP-512″
“LAURIA Felicetta”,”L’Unione Europea. Origine, sviluppi, problemi attuali.”,”Lo studio delle Comunità impone una continua opera non solo di aggiornamemto ma di analisi dei risultati raggiunti: ma è altrettanto certo che il lavoro della Profesoressa Lauria, nato dai corsi di diritto comunitario tenuti da ormai cinque anni nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano costituisce uno strimento essenziale per conoscere nei suoi veri termini la realtà attuale delle Comunità e di riflesso l’ambito di potere degli Stati membri. Introduzione Alessandro Migliazza. Milano, maggio 1988.”,”EURx-119-FL”
“LAURIE Bruce”,”Artisans into Workers. Labor in Nineteenth-Century America.”,”Bruce Laurie è professore di storia all’Università del Massachusetts, Amherst. Ha ricevuto il dottorato all’Università di Pittsburgh ed è autore di ‘Workin People of Philadelphia: 1800-1850’. Molto spazio dedicato ai Cavalieri del Lavoro (Knights of Labor) di T. Powderly, al movimento sindacale (AFL) e al leader sindacale Gompers”,”MUSx-318″
“LAURIN-FRENETTE Nicole”,”Classes sociales et pouvoir. Les théories fonctionnalistes.”,”Nicole Laurin-Frenette, sociologia, Università di Montréal. – Dahrendorf (La società post-capitalista) (pag 272) – Touraine (La società post-industriale) (pag 281) Dahrendorf e la società post-capitalista. (pag 272-273) “”Dahrendorf montre ensuite comment l’analyse de la société moderne confirme ces diverses hypothèses concernant les classes et la lutte des classes. Nous reprendrons seulement ses conclusions principales. D’abord, les nations occidentales doivent être considérées, en ce qui concerne les rapports entre les classes, comme des sociétés post-capitalistes. D’une part, les seules associations impératives dont la structure engendre des classes antagoniques sont l’État et l’entreprise. D’autre part, l’intensité et la violence de la lutte des classes sont considérablement plus faibles que dans les formations industrielles capitalistes auxquelles s’appliquait la théorie marxiste. Ainsi, l’évolution historique nous permet, d’envisager la théorie marxiste comme une application particulière de la théorie générale du conflit à un cas unique, celui des sociétés industrielles, au stade capitaliste des antagonismes sociaux. Ce stade capitaliste, qui correspond à la situation décrite par Marx, se caractérise dans les termes de la théorie générale de Dahrendorf par : 1° la juxtaposition ou la surimposition de la lutte industrielle et de la lutte politique entre les classes ; 2° la coïncidence de la distribution de l’autorité et de la distribution des ressources et récompenses : propriété, prestige, revenu et autres ; 3° l’absence de mobilité entre les classes dans l’industrie et dans les autres associations impératives et 4° l’absence de régulation effective du conflit et par conséquent, l’impossibilité d’une transformation graduelle, ordonnée et pacifique des structures sociales. Cet ensemble de conditions implique des rapports de classes explosifs, susceptibles de provoquer des changements soudains et radicaux – de type révolutionnaire – proportionnels à l’intensité et à la violence de la lutte. Résumant ces particularités de l’ordre social capitaliste, Dahrendorf écrit :«Pour le capitaliste, la domination était associée à des gains financiers importants tandis que pour les travailleurs, l’assujettissement entraînait une extrême misère matérielle. (…) Les groupes qui détenaient l’autorité dans l’entreprise industrielle contrôlaient aussi l’État, soit en personne, soit par l’intermédiaire de membres de leur famille ou d’autres agents. Par contre, les groupes assujettis dans l’entreprise, étaient exclus comme tels du gouvernement. (…) Ainsi, les conditions propres à la société capitaliste, faisaient de l’industrie et de la société en général, le théâtre d’un seul et même conflit dont l’intensité pouvait atteindre un degré extraordinaire. (…) L’absence de mobilité entre les classes aggravait davantage ce conflit» (1). Le passage de la société capitaliste à la société post-capitaliste est lié, en premier lieu, à l’établissement de mécanismes efficaces de régulation du conflit, dans l’entreprise et dans l’appareil d’État : représentation, arbitrage, participation, etc., bref, à l’instauration de la « démocratie industrielle » et de la « démocratie politique ». L’avènement de l’ère post-capitaliste s’accompagne en second lieu, de « l’isolement institutionnel de l’industrie et du conflit industriel » : les positions de domination dans l’industrie et dans les autres sphères de la société ne sont plus surimposées et juxtaposées. Elles ont tendance à se dissocier progressivement, tout comme la distribution de l’autorité et celles du revenu, de la propriété et du prestige. Ce qui fait dire à Dahrendorf que s’il existe encore des capitalistes et des ouvriers dans la société postcapitaliste, ils ne forment ni une bourgeoisie, ni un prolétariat puisque, par exemple, l’ouvrier d’usine peut théoriquement devenir ministre au Parlement, actionnaire d’une entreprise ou vedette de la télévision! Sous l’effet du processus de dissociation des conflits, les classes qui s’affrontent dans l’entreprise industrielle perdent leur « prolongement » direct dans la « société politique»; les thèses de Marx ne peuvent donc plus rendre compte de la conjoncture politique : «Il n’est plus nécessaire que la classe dominante et la classe dominée, dans l’entreprise, se confondent avec les classes politiques correspondantes. (…) Le « vieux » conflit persiste mais ses effets sont restreints, à la sphère institutionnelle de l’industrie. Hors de l’entreprise, dans la société politique, le conflit du « capital » et du « travail » ne trouve plus désormais son prolongement dans la lutte entre la bourgeoisie et le prolétariat, au sens marxiste» (2). Dans la sphère politique, la société post-capitaliste se rapproche, selon l’auteur, du modèle décrit par Riesman: une vaste classe dirigeante composée de l’élite (bureaucratie et gouvernement) et de tous les groupes d’intérêts dont les revendications sont prises en considération par les gouvernants, à divers moments. Les groupes d’intérêt sont alternativement associés au pouvoir; la classe dominée – ceux qui sont dépourvus d’autorité – devient une catégorie fluctuante, «une classe conjoncturelle (situational) dont chaque élément a la possibilité d’exercer l’autorité» (3)”” (pag 272-273) [(1) ‘Class and Class Conflict in Industrial Society’, pp. 242-243; (2) ‘Class and Class Conflict in Industrial Society’ pp. 271-272; (3) Ibid., p. 305]”,”TEOS-286″
“L’AURORA Enrico Michele, a cura di Pietro THEMELLY”,”Scritti politici e autobiografici. Inediti e rari (1796-1802).”,”Intorno al 1760 – 1763 nasce a Roma Enrico Michele L’Aurora. All’età di 26 anni nel 1786 viaggiò i n Europa, nell’Africa e nel Messico. All’inizio della Rivoluzione 1789 scrisse varie memorie alla Convenzione. Nel 1792 giunge a Nizza con l’esercito francese. Poi s9i reca a Mentone e Novi. Primi progetti d’insurrezione nazionale. 1793 indirizza un messaggio alle Legioni italiane che innalzando sugli stendardi L’aquila romana dovranno liberare Roma dal governo del papa. 1794 dopo Termidoro soggiorna a Parigi. 1796 marzo: Bonaparte assume il comando dell’Armée d’Italie. Marzo-Maggio 1796 Enrico Michele L’Aurora partecipa alla lotta per la liberazione della Lombardia.”,”BIOx-077-FL”
“LAVAL Michel”,”L’homme sans concessions. Arthur Koestler et son siècle.”,”Arthur Koestler (Budapest, 5 settembre 1905 – Londra, 3 marzo 1983) è stato uno scrittore e filosofo ungherese. (fonte wikip) Cenni biografici Il padre era ungherese e la madre austriaca, entrambi di origine ebraica. Nei primi anni venti la famiglia si trasferì a Vienna, dove Koestler frequentò il Politecnico. Nel 1926 abbandonò l’Europa e si trasferì con i primi coloni in Palestina, allora possedimento inglese. Assunto da un giornale tedesco, divenne inviato da Gerusalemme, per poi trasferirsi in Germania, per assumere la carica di condirettore del Berliner Zeitung am Mittag, iscrivendosi successivamente al Partito comunista. Nel 1934 si rifugiò a Parigi per sfuggire alle persecuzioni razziali naziste. Continuò la sua attività di giornalista indipendente, denunciando sempre il pericolo costituito dal regime nazista. Inviato in Spagna per seguire gli sviluppi della guerra civile spagnola, venne catturato e condannato a morte dall’esercito franchista. L’intervento della diplomazia britannica gli salvò la vita. Tornato in Francia nel 1939, decise di abbandonare il partito comunista, di cui abiurò l’ideologia a seguito delle grandi purghe e deportazioni Staliniane. Scrisse “”Buio a mezzogiorno””, il cui protagonista è un uomo del Partito Bolscevico sovietico che cade vittima del sistema di persecuzione di cui egli stesso aveva fatto parte. Il romanzo gli provocò l’ostilità di numerosi intellettuali di sinistra vicini al partito comunista; come conseguenza, lo scrittore cadde in una forte depressione che lo spinse a tentare il suicidio col gas. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le autorità della Francia occupata lo tennero per qualche mese in un campo di detenzione; liberato, si arruolò nella Legione Straniera, per sfuggire alla deportazione sotto il regime collaborazionista della Repubblica di Vichy governata dal generale Pétain. Riuscì in tal modo a raggiugere Londra, dove si stabilì definitivamente, prendendo anche la cittadinanza britannica. Nel secondo dopoguerra continuò l’attività di scrittore e polemista, su posizioni decisamente anticomuniste. Fu anche insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico. Nel 1983 Koestler, ormai ammalato del morbo di Parkinson e di leucemia, si suicidò insieme alla terza moglie Cynthia. Era da tempo un sostenitore dell’eutanasia. Curiosità. Secondo quanto riportato nel testo “”La guerra fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti””, della storica e giornalista inglese Francis Stonor Saunders, la rivista tedesca “”Der Monat””, ove furono pubblicati i testi raccolti in seguito nel libro dal titolo “”Il dio che è fallito””,fu finanziata dalla CIA attraverso il Congress for Cultural Freedom in funzione d’un progetto di “”persuasione ideologica””. [1] Bibliografia Romanzi I gladiatori (The gladiators, 1939) (Mondadori, 1959 – Net, 2002) Buio a mezzogiorno (Darkness at noon, 1940) (Mondadori, 1946) Arrivo e partenza (Arrival and Departure, 1943) (Mondadori, 1966) Ladri nella notte (Thieves in the Night : Chronicle of an Experiment, 1946) (Mondadori, 1947) L’età del desiderio (The Age of Longing, 1951) (Jaca Book, 1982) (precedentemente Gli angeli caduti, Mondadori, 1952) Le squillo. Una tragicommedia con un prologo e un epilogo (The Call Girls: A Tragicomedy with a Prologue and Epilogue, 1972) (Rizzoli, 1975) Teatro Il bar del crepuscolo. Un’evasione in quattro atti (Twilight Bar, 1945) (U, 1947 – Liberal, 2003) Testi autobiografici [modifica] (Spanish Testament, 1937) Schiuma della terra (Scum of the Earth, 1941) (Il Mulino, 1989) Dialogo con la morte (Dialogue with Death, 1942) (Bompiani, 1947 – Il Mulino, 1993) Freccia nell’azzurro. Autobiografia 1905-1931 (Arrow In The Blue: The First Volume Of An Autobiography, 1905-31, 1952) (Mondadori, 1955 – Il Mulino, 1990) La scrittura invisibile. Autobiografia 1932-1940 (The Invisible Writing: The Second Volume Of An Autobiography, 1932-40, 1954) (Il Mulino, 1991) (Stranger on the Square, 1984) (con Cynthia Koestler) Saggi [modifica] Lo yogi e il commissario (The Yogi and the Commissar and other essays, 1945) (Liberal, 2002) (precendentemente Il yogi e il commissario, Bompiani, 1947) La pena di morte (con Albert Camus) (Riflexions sur la peine capitale, 1955) (Newton Compton, 1972) I sonnambuli. Storia delle concezioni dell’Universo (The Sleepwalkers: A History of Man’s Changing Vision of the Universe, 1959) (Jaca Book, 1982) Il fiore di loto e il robot (The Lotus and the Robot, 1960) (?, ?) La forca in Inghilterra (Hanged by the neck, 1961) (Edizioni di Comunità, 1963) L’atto della creazione (The act of creation, 1964) (Astrolabio Ubaldini, 1975) Il fantasma dentro la macchina (The Ghost in the Machine, 1967) (Societa Editrice Internazionale, 1970) Il caso del rospo ostetrico. Il “”giallo”” scientifico attorno al prof. Kammerer (The Case of the Midwife Toad, 1971) (Jaca Book, 1979) Le radici del caso (The Roots of Coincidence, 1972) (Astrolabio Ubaldini, 1972) La sfida del caso. Esperimenti e speculazioni (The challenge of chance, 1973) (Astrolabio Ubaldini, 1974) La tredicesima tribù. Storia dei cazari, dal Medioevo all’Olocausto ebraico (The Thirteenth Tribe: The Khazar Empire and Its Heritage, 1976) (Utet, 2003) (precedentemente La tredicesima tribù: l’impero dei cazari e la sua eredità, Edizioni di Comunità, 1980) Il principio di Giano (Janus: A Summing Up, 1978) (Edizioni di Comunità, 1980) Varia L’ ultimo avversario (di Richard Hillary) (The last enemy, ) (Mondadori, 1946) (con un saggio di Arthur Koestler ) Il dio che è fallito. testimonianze sul comunismo (The god that failed, ) (Edizioni di Comunità, 1957) (con interventi di L. Fischer, A. Gide, A. Koestler, I. Silone, S. Spender, R. Wright) L’amico ritrovato (di Fred Uhlman) (Reunion. Der wiedergefundene Freund, 1971) (Feltrinelli, 1987) (precedentemente Ritorno. Seguito da Per carita, che i morti non risorgano, Longanesi, 1979) (introduzione di Arthur Koestler) (fonte wikip)”,”BIOx-185″
“LAVAL Christian”,”Marx au combat.”,”LAVAL Christian è sociologo, professore di scienze economiche e sociali. E’ autore di una storia della sociologia classica: ‘L’ambition sociologique’ (La Decouverte, 2002) e di ‘L’Homme économique’ (Gallimard, NRF, 2007). Ha scritto pure ‘Sauver Marx?’ in collaborazione con Pierre DARDOT e EL Mouhoub MOUHOUD (La Decouverte, 2007) e ‘La Nouvelle Raison du monde, essai sur la societé néoliberale’ con Pierre DARDOT (Decouverte, 2009). Analisi della crisi europea del 1845-1848: “”La crise elle-même éclate d’abord là où sévit la spéculation et ce n’est que plus tard qu’elle gagne la production. L’observateur superficiel ne voit pas la cause de la crise dans la surproduction. La désorganisation consécutive de la production n’apparaît pas comme un résultat nécessaire de sa proprie exubérance antérieure mais comme une simple réaction à la spéculation qui se dégonfle”” (pag 11) [citazione presa dall’A da: ‘Karl Marx Friedrich Engels, La Crise, traduzione e note di Roger Dangeville, 10/18, 1978, pag 94) Lo storico Guizot è uno dei primi a proporre una concezione della storia europea facendo della lotta un principio esplicativo generale. Guizot, vent’anni prima del Manifesto aveva usato questa formula: “”(…) la lotta delle classi riempe la storia moderna”” precisando: “”L’Europa moderna è nata dalla lotta delle diverse classi della società. (…) Nessuna classe ha potuto vincere né assoggettare le altre; la lotta, invece di diventare un principio di immobilità, è stata la causa del progresso (…)””. (pag 94) E’ Guizot ad aver firmato nel 1844 l’ordine di espulsione di Marx dalla Francia (pag 95) Marx nel 1850 sul rapporto crisi – rivoluzione. “”Di fronte alla prosperità generale in cui si sviluppano a profusione le forze produttive della società borghese, non si può porre la questione di una vera rivoluzione. (…) Una nuova rivoluzione non è possibile che a seguito di una nuova crisi. Ma essa è altrettanto certa quanto questa””. (pag 196) [Passo citato da Maximilien Rubel in “”Introduction””, Opere II, Economia, Gallimard pag LXXIII] Sulla rivoluzione del 1848. Essa va considerata non solo come “”l’avvenimento più formidabile nella storia delle guerre civili in Europa””, ma anche come il punto di partenza delle rivoluzioni future. (pag 120) [18 Brumaio]”,”MADS-500″
“LA-VALLE Davide”,”Le origini della classe operaia alla Fiat. Salario e forza-lavoro dalla fondazione ai consigli di fabbrica.”,”Proposta della trasformazione della Fiat in cooperativa (pag 130 e seguenti) 85 consigli di fabbrica a Torino nel settembre 1920. La Fiat punta di diamante dell’intero movimento. (pag 141)”,”MITT-185″
“LAVATORI Renzo”,”Gli angeli.”,”Renzo Lavatori, sacerdote, laureato in teologia e filosofia, docente di teologia dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma.”,”RELx-014-FL”
“LAVENIA Vincenzo”,”L’infamia e il perdono. Tributi, pene e confessione nella teologia morale della prima età moderna.”,”Vincenzo Lavenia si è formato e perfezionato alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove è assegnista (2004). Si è occupato di storia dell’ inquisizione romana, e di storia della giustizia, della medicina legale e della teologia morale. Erasmo. “”La confessione immaginata dall’umanista doveva essere esercizio frequente, misericordioso e capace di istruire, più che puntare a una sentenza precisa e giusta, più che accrescere il senso di precarietà del cristiano di fronte al peccato con cavillosi scrutini, l’ascolto delle colpe – riformato attraverso una dura selezione dei confessori abilitati e il controllo dei manuali, specie di quelli in volgare, infarciti di elenchi troppo minuziosi – doveva contribuire a una metodica, individuale e sociale al tempo stesso. Erasmo osteggiava l’ossessione per gli esami di coscienza e la lussuria; lo sconcertava il rosario di interrogazioni che Gerson aveva sciorinato per ammaestrare i confessori più ingenui alle prese con gil allettamenti della carne (…)”” (pag 82) Jean Gerson ha contribuito alla condanna a morte di Jan Hus. ‘Jean Gerson, noto anche come Jean Charlier de Gerson, è stato un importante teologo e filosofo francese del tardo Medioevo. Nato nel 1363 a Gerson, in Champagne, e morto nel 1429 a Lione, è conosciuto per il suo ruolo di cancelliere dell’Università di Parigi e per il suo contributo alla teologia mistica. Gerson è stato un fervente sostenitore dell’autonomia della Chiesa gallicana e ha combattuto contro le dottrine eretiche, partecipando attivamente ai concili di Pisa e di Costanza. È noto per aver contribuito alla condanna a morte di Jan Hus e Girolamo da Praga¹. Durante il suo esilio in Baviera, ha scritto le “”Consolazioni della teologia””, un’opera in quattro libri. Come teologo, Gerson ha cercato di sviluppare una teologia mistica che si opponesse alla teologia scolastica, enfatizzando l’importanza delle esperienze interiori e della volontà divina. Il suo lavoro “”De Mystica Theologia”” è considerato fondamentale per lo studio della mistica.’ (f. copil.)”,”RELC-002-FMB”
“LA-VERGATA Antonello”,”Nonostante Malthus. Fecondità, popolazioni e armonia della natura, 1700-1900.”,”Antonello La Vergata, nato a Cosenza nel 1954, è ricercatore presso il Dipartimento fi Filosofia dell’Università della Calabria.”,”DEMx-003-FL”
“LAVERY Brian”,”Navi. 5000 anni di avventure in mare. Seconda parte.”,”La campagna dei Dardanelli. “”La grande battaglia terrestre della Marna, che si svolse nel settebre 1914 nel nord della Francia, bloccò l’avanzata tedesca. Scavate lunghe linee di trincee, iniziò l’estenuante “”guerra di posizione””. Vi fu una fase di stallo anche sul fronte orientale, dove Germania e Austria-Ungheria combattevano contro le forze russe: I generali aveva pianificato vastissime offensive di terra che causarono migliaia di vittime. Presso l’ammiragliato britannico, Wiston Churchill vide un’altra via di attacco, contro la potenza nemica più debole: la Turchia. Se si fosse riusciti a far penetrare una flotta anglo-francese nel Mar Nero attraverso i Dardanelli, si sarebbe potuto eliminare la Turchia dallo schiaramento nemico e aprire un varco verso la Russia per inviare rifornimenti all’esercito russo, numeroso ma poco equipaggiato. Il piano di Churchill fu male attuato. Dopo avere bombardato i forti esterni dei Dardanelli, il 18 marzo 1915, un’unità anglo-francese di 16 corazzate cercò di superare lo stretto, ma incontrò una fascia minata che procurò danni all’incrociatore corazzato ‘Inflexible’ e affondò altre due navi. Il tentativo fu abbandonato”” (pag 289) Lo Jutland e le sue conseguenze. “”Bloccata l’offensiva sottomarina, nella primavera del 1916 la flotta tedesca, passata sotto il comando dell’ammiraglio Reinhard Scheer adottò una politica più aggressiva, che condusse alla grande battaglia dello Jutland. Dopo questo terribile scontro, la Germania reclamò la vittoria, avendo perduto solo una grande nave, l’incrociatore corazzato Lützow, contro le tre perse dalla Gran Bretagna. Gli Inglesi contavano 6000 morti su 60.000 impiegati, i Tedeschi 2500 su 36.000. La potente Royal Navy, che dai tempi di Nelson sembrava invincibile, aveva subito un duro colpo. La Gran Bretagna fu più chiusa riguardo all’esito della battaglia, di certo deludente perché ancora una volta i Tedeschi erano riusciti a sfuggirle di mano evidenziando alcuni punti deboli della sua flotta. La Germania tuttavia aveva riunciato al tentativo serio di dominare il Mare del Nord con i mezzi di superficie e, ben presto, tornò all’impiego dei sommergibili, finendo col provocare l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. Quella dello Jutland fu l’unica grande battaglia dell’era della ‘Dreadnought’, principalmente perché i Tedeschi erano restii ad allontanarsi dai porti e gli Inglesi cauti in battaglia. Nei vent’nni che seguirono fu al centro del dibatitto interno alla Royal Navy, divisa fra i sostenitori di Jellicoe e di Beatty. Fu anche l’ultima battaglia navale in cui l’aeronautica non ebbe una funzione significativa. Benché la portaidrovolanti britannica avesse lanciato un solo volo, che peraltro non riuscì a stabilire il contatto con il nemico, la Royal Navy continuò a lavorare all’arma aerea e a lanciare caccia e ricognitori direttamente dalle corazzate e incrociatori”” (pag 291)”,”QMIx-237″
“LAVERY Brian”,”Nelson and the Nile. The Naval War against Bonaparte, 1798.”,”Brian Nelson, nato in Scozia ha curato il settore della tecnologia navale presso il Museo Marittimo Nazionale a Greenwich. Ha pubblicato prure ‘The Ship of the Line’ (2 voll. 1983-84) e ‘Nelson’s Navy. the Ships, Men and Organization’ (1989).”,”QMIN-070-FSL”
“LAVEZZI Gianfranca”,”I numeri della poesia. Guida alla metrica italiana.”,”Gianfranca Lavezzi insegna Letteratura italiana all’Università di Pavia. Si è occupata soprattutto della tradizione lirica fra Settecento e Novecento, ed è autrice, tra l’altro, di studi su Foscolo, D’Annunzio, Saba, Montale.”,”VARx-091-FL”
“LAVIOSA Caterina”,”Le ideologie politiche nella crisi mondiale. Saggio sui documenti diplomatici della seconda grande guerra.”,”””Il camerata Stalin, come vedete, ha raggiunto lo scopo denunziando gli intrighi politici dell’Europa occidentale, che cercano di precipitare l’una contro l’altra la Germania e l’Unione sovietica. Bisogna riconoscere che nel nostro Paese vi furono certe persone miopi che si entusiasmarono per l’agitazione antifascista semplicista e dimenticarono questa attività provocatrice dei nostri nemici. Il camerata Stalin, prendendo in considerazione questa circostanza, sollevò già allora la questione della possibilità di altri rapporti di buon vicinato non ostili tra la Germania e l’URSS. Si vede adesso che quelle dichiarazioni del camerata Stalin sono state, in generale, giustamente intese in Germania, e che se ne sono tirate delle conclusioni pratiche (risa). La conclusione del patto tedesco-sovietico di non aggressione prova che la previsione storica del camerata Stalin si è brillantemente avverata. (Applausi prolungati)… (…) Il patto sovietico-tedesco di non aggressione mette termine alla inimicizia tra la Germania e l’URSS e ciò è nell’interesse dei due Paesi. La differenza che esiste nelle loro concezioni e nei loro sistemi politici non deve e non può essere ostacolo allo stabilirsi di buone relazioni politiche tra i due Stati, nello stesso modo che questa differenza non impedisce le buone relazioni politiche dell’URSS con altri Paesi non sovietici, capitalisti.”” (pag 87-89) (dal Discorso di Molotov al Soviet Supremo 31 agosto 1939)”,”RAIx-304″
“LAVISTA Fabio”,”Cultura manageriale e Industria Italiana. Gino Martinoli fra organizzazione d’impresa e politiche di sviluppo (1945-1970).”,”LAVISTA Fabio laureato in Storia dell’industria presso l’Università degli studi di Milano. Collabora con l’Istituto di storia economica. Gino Martinoli (1901-1996) manager formatosi all’Olivetti tra le due guerre mondiali.”,”ITAE-280″
“LAVRETSKI J.”,”Salvador Allende.”,”””Nell’ ottobre 1972 i nemici del Governo (di Allende, ndr) provocarono lo sciopero dei camionisti, sostenendo falsamente che questo si proponeva di monopolizzare tutto il trasporto. Lo sciopero disarticolò la distribuzione dei viveri ai centri urbani e degli articoli industriali alle località rurali. Subito aderirono ad esso i commercianti e gli impiegati bancari. I leaders degli scioperanti esigettero dal Governo che devolvesse agli ex proprietari le imprese nazionalizzate, requisite o controllate dallo Stato, liquidasse i comitati di lotta contro la speculazione e rinunciasse alla statalizzazione del sistema bancario. Lo sciopero di camionisti e commercianti durò 26 giorni.”” (pag 178-179)”,”AMLx-086″
“LAVROFF Dmitri Georges”,”I partiti politici nell’Africa nera.”,”L’autore è nato nel 1934 a Bordeaux. Ha studiato diritto e scienze politiche ottenendo in seguito la cattedra di diritto costituzionale alla facoltà di diritto di Dakar. E’ stato consigliere alla corte suprema del Senegal e consigliere del presidente della Repubblica per la stesura della costituzione senegalese nel 1963. E’ stato poi direttore del Centro studi sull’Africa nera di Bordeaux,”,”AFRx-100″
“LAW David S.”,”The Left Opposition in 1923.”,”David S. Law is a Lecturer in Soviet History at the University of Keele. Sapronov speaker dell’opposizione. “”The second period of the struggle was concluded by a meeting of the local Party in Moscow on December 11th; attended by over 1,000 people (13). At his meeting, assessed by E.H. Carr as “”the last occasion of frank and fully reported debate capable of swaying opinion within the Party”” , Kamenev made the opening speech (14). He admitted the need to renew Party life and the apparatus, and to abolish appointments in favour of elections; however, no groupings must be permitted, whether factional or not. Unlike Kamenev, Sapronov, the principal speaker for the Opposition, freely refereed to Trotsky, quoting him in support of his arguments. A general debate followed the two main speeches. Amongst others, Preobrazhensky, Radek and Zinoviev spoke. Stalin, although apparently present, remained silent (15). Yaroslavsky was the only speaker to make a direct attack on Trotsky, an attack which was not well received; but Kamenev, in his concluding speech, regretted certain aspects of Trotsky’s letter and called upon him to explain his attitude further”” (pag 41) (13) Stalin, Collected Works, vol. 5; Moscow, 1953, p. 383 (14) Carr, ‘Interregnum’, p. 322. Kamenev’s speech is reported in ‘Pravda’, Decembre 13th 1923. The debate is fully reported in successive issues of Pravda; (15) Stalin, vol. 6, p. 12 Attacchi di Stalin, Zinoviev, Bucharin controTrotsky. Articoli di difesa Trotsky su generazioni partito (pag 42) “”The third period of the struggle, prefaced by growing criticism in ‘Pravda’, was launched by Stalin in a ‘Pravda’ article of December 15th, and in a speech made by Zinoviev on the same day (18). A particular feature of this period was the attack on Trotsky. Previously Trotsky had not been selected for special criticism; now, however, the official leadership mounted an attack unfettered by political principle. Typical of such an approach was Bukharin’s serialised ‘Pravda’ articles, ‘Down with Factionalism’, which accompanied Trotsky’s articles on ‘Groups and Factional Formations’ and on ‘The Question of Party Generations’ (19). Bukharin accused “”the faction of Trotsky, Sapronov and Preabrazhensky”” of departing from Leninism on questions of internal Party policy”” (pag 42)”,”TROS-275″
“LAW David S.”,”L’opposizione di sinistra sovietica nel 1923.”,”””Il secondo periodo di lotta concluso con un’ assemblea dell’organizzazione locale del partito di Mosca, l’11 dicembre, alla quale parteciparono oltre mille persone. A quella riunione, che E.H. Carr ha definito come «l’ultima occasione di un pubblico dibattito, franco e completamente reso noto, capace di influenzare l’opinione del partito¼, Kamenev pronunciò il discorso di apertura. Egli ammise la necessità di rinnovare la vita del partito e l’apparato, e di abolire le nomine a vangaggio delle elezioni; tuttavia nessun gruppo, frazionistico o meno, doveva essere consentito. A differenza di Kamenev, Sapronov, principale oratore dell’Opposizione, fece liberamente riferimento a Trotsky, citandolo a sostegno delle proprie argomentazioni”” (pag 5)”,”RIRB-177″
“LAWRENCE Thomas E.”,”I sette pilastri della saggezza.”,”LAWRENCE Thomas E. (1888-1935) scrittore e militare inglese, archeologo e orientalista, agente del servizio segreto britannico, acquisì fama come ‘Lawrence d’ Arabia’ per aver appoggiato la causa dell’ indipendenza araba contro i turchi, esperienza che raccontò in ‘I Sette pilastri della saggezza’ (1921). (Eug) “”La guerra araba era un problema geografico, nel quale l’ esercito turco rappresentava un ostacolo accidentale. Il nostro scopo doveva essere quello di cercare l’ anello più debole nella catena nemica, e logorare quell’ unico punto finché il tempo avesse distrutto tutta quanta la catena”” (pag 260).”,”VIOx-084″
“LAWRENCE T.E.”,”I sette pilastri della saggezza.”,”LAWRENCE T.E. nasce nel Galles nel 1888. Studente ad Oxford, archeologo appassionato e acutissimo (tra il 1910 e il 1914 egli compie i primi soggiorni in Siria e Mesopotamia, condottiero di ventura protetto da alcuni dei “”grandi pirati”” del colonialismo britannico e dal Foreign Office, ha partecipato ad imprese straordinarie durante la prima guerra mondiale, e nascerà in questi anni la leggenda Lawrence d’Arabia. Nel 1918 rientra in Inghilterra. Celebre e povero vive tra scandali ed amarezze. Nel 1922 tenta di arruolarsi nella RAF sotto falso nome. Scoperto e congedato riesce a rientrarvi nel 1925 sempre con identità falsa. Inviato in Afghanistan è accusato di insubordinazione e sobillazione. Ritorna in Gran Bretagna nel 1929. Assegnato ai reparti corazzati, muore nel 1935 in un incidente motociclistico. ‘I sette pilastri’ escono nel 1926. “”Tuttavia, la rivolta si fondava sul favore di Allenby, il che imponeva d’ intraprendere almeno qualche operazione, se non una sommossa generale, nella retroguardia nemica: una operazione da compiere con un gruppo mobile, senza coinvolgere le popolazioni sedentarie, eppure tale da soddisfarlo e risolversi in un sostanziale aiuto alla campagna inglese. Queste condizioni ed esigenze mi suggerirono, dopo lunghe considerazioni, il tentativo di tagliare uno dei grandi ponti della valle dello Yarmuk.”” (pag 461)”,”VIOx-149″
“LAWRENCE David”,”””U.S. News & World Report””. A Two-Way System of Communication.”,”Fondo Palumberi David Lawrence, member of the Newcomen Society Chairman of the Board of USNews, Washington”,”EDIx-179″
“LAWRENCE David Herbert”,”Libri di viaggio e pagine di paese. Crepuscolo Italia – Mare e Sardegna – “”Introduzione”” alle “”Memorie della Legione Straniera”” di Maurizio Magnus – Mattinate al Messico – Luoghi etruschi – Genti, paesi, razze.”,”Dopo Lawrence romanziere e novelliere, ecco Lawrence viaggiatore… ‘David Herbert Lawrence, noto come D.H. Lawrence, è stato uno degli scrittori più influenti del XX secolo, famoso per la sua esplorazione delle dinamiche psicologiche, sociali e sessuali nelle relazioni umane2. Vita privata: Lawrence nacque l’11 settembre 1885 a Eastwood, Nottinghamshire, in Inghilterra, in una famiglia di estrazione sociale contrastante: il padre era un minatore, mentre la madre proveniva da un ambiente borghese impoverito. Questa dicotomia influenzò profondamente la sua visione delle divisioni di classe. Si sposò con Frieda von Richthofen, una donna tedesca di nobili origini, con cui condivise una vita di viaggi e avventure. La sua salute fu spesso compromessa dalla tubercolosi, che lo portò alla morte il 2 marzo 1930 a Vence, in Francia 2. Vita pubblica: Lawrence iniziò la sua carriera come insegnante, ma presto si dedicò alla scrittura. Tra le sue opere più celebri ci sono Figli e amanti (1913), L’arcobaleno (1915), Donne innamorate (1920) e L’amante di Lady Chatterley (1928), quest’ultimo bandito in molti paesi per decenni a causa delle sue descrizioni esplicite della sessualità. Lawrence fu anche un poeta, saggista e pittore, e trascorse gran parte della sua vita adulta viaggiando in Europa, America e Australia, in cerca di una vita più in armonia con la natura e le sue idee di libertà personale 2.’ (f. copilot)”,”VARx-001-FFS”
“LAWRENCE David Herbert”,”Apocalisse.”,”L’autore era figlio di un minatore. ‘David Herbert Lawrence (1885–1930) è stato uno scrittore, poeta, saggista e pittore britannico, considerato una delle figure più emblematiche della letteratura del XX secolo. Nato a Eastwood, nel Nottinghamshire, da una famiglia della classe operaia, visse un’infanzia segnata dalle tensioni familiari e da una salute cagionevole, elementi che influenzarono profondamente la sua opera. Dopo aver lavorato come insegnante, si dedicò alla scrittura, pubblicando il suo primo romanzo, Il pavone bianco, nel 1911. La sua produzione letteraria è vasta e spazia dalla narrativa alla poesia, dal teatro alla saggistica. Tra le sue opere più celebri figurano Figli e amanti, Donne innamorate e L’amante di Lady Chatterley, spesso al centro di controversie per i temi sessuali e sociali trattati con audacia. Negli ultimi anni della sua vita, Lawrence scrisse Apocalisse (1929), un saggio visionario e provocatorio sull’ultimo libro della Bibbia. In quest’opera, Lawrence interpreta l’Apocalisse non come una profezia religiosa, ma come un testo simbolico e misterico, deformato nel tempo da interpretazioni e poteri religiosi. Il libro riflette la sua critica alla modernità, alla società di massa e alla perdita del legame spirituale con il cosmo. Morì a Vence, in Francia, nel 1930, a causa della tubercolosi. La sua eredità letteraria continua a stimolare dibattiti e letture critiche ancora oggi.’ (f: copilot)”,”VARx-009-FFS”
“LAYBOURN Keith JAMES David a cura; saggi di LAYBOURN Patricia DAWSON JAMES, Tony JOWITT Keith LAYBOURN Robert B. PERKS Jack REYNOLDS”,”‘The Rising Sun of Socialism’. The Independent Labour Party in the Textile District of the West Riding of Yorkshire between 1890 and 1914.”,”Saggi di LAYBOURN, Patricia DAWSON, JAMES, Tony JOWITT, Keith LAYBOURN, Robert B. PERKS, Jack REYNOLDS (1915-1988 ha ispirato la ricerca nella storia degli inizi del Labour Party britannico e dell’ Independent Labour Party).”,”MUKx-001″
“LAYBOURN Keith JAMES David JOWITT Tony a cura; contributi di A.W. PURDUE Jeffrey HILL Ian S. WOOD Bill LANCASTER Tony JOWITT Keith LAYBOURN Martin CRICK June HANNAM Andrew TAYLOR Leonard SMITH Carolyn STEEDMAN Chris WRIGLEY David JAMES Barry WINTER”,”The Centennial History of the Independent Labour Party.”,”I contributi sono di A.W. PURDUE, Jeffrey HILL, Ian S. WOOD, Bill LANCASTER, Tony JOWITT, Keith LAYBOURN, Martin CRICK, June HANNAM, Andrew TAYLOR, Leonard SMITH, Carolyn STEEDMAN, Chris WRIGLEY, David JAMES, Barry WINTER.”,”MUKx-053″
“LAYBOURN Keith”,”Marxism in Britain. Dissent, decline and re-emergence, 1945-c.2000.”,”LAYBOURN Keith è professore di storia all’Università di Huddersfield. Ha scritto molto sulla ‘British labour history’.”,”MUKx-160″
“LAYBOURN Keith”,”The Rise of Socialism in Britain, c. 1881-1951.”,”””The lack of a positive policy towards trade unions was a fatal flaw in the SDF’s political programme [Social Democratic Federation]. Engels recognised this in 1891 when he suggested that the SDF was becoming a ‘mere sect because they cannot conceive that living theory of action, of working with the working classes at every possible stage of this development (29). Tom Mann was similarly critical: ‘I am convinced, however, that Hyndman’s bourgeois mentality made it impossible for him to estimate the worth of industrial organisation correctly’ (30). The fact is that the lack of a positive policy towards trade unions and industrial action was to undermine constantly the position of the SDF in relation to other socialist groups, and particularly to the ILP. This issue cropped up throughout the history of the SDF and was evident in the case of the Socialist Unity debate before the First World War (…). The SDF’s attitude to trade unionism was partly conditioned by the extracts of Marx’s writings that were published by the SDF. ‘Wages, Labour and Capital’, which was translated by J.L. Joynes and serialised in ‘Justice’ in 1884, the first volume of ‘Capital’ partially translated in ‘Today’ in October 1885, and the ‘Communist Manifesto’, serialised in ‘Justice’, were, on the whole, dismissive of trade unionism. The first two suggested that trade unions could have no more than a marginal influence upon wages and working conditions, although the third of these did suggest that trade unions could help to build up organisation. In a period of weak trade unionism when the collapse of capitalism seemed imminent it appeared foolish to assign much importance to trade unionism”” (pag 10) [Keith Laybourn, The Rise of Socialism in Britain, c. 1881-1951, Gloucestershire, 1997] [(29) Letter from F. Engels to Laura Lafargue, 4 May 1891, quoted in Kapp, ‘Eleanor Marx’, p. 475; (30) T. Mann, ‘Memoirs’, London, Labour Publishing Company, 1923, p. 41]”,”MUKx-195″
“LAYTON Robert”,”Teorie antropologiche. Un’introduzione.”,”Robert Layton è professore di Antropologia sociale all’Università di Durham, Gran Bretagna. É autore di The Anthropology of Art e Australian Rock Art.”,”SCIx-164-FL”
“LAZAGNA G.B. (Carlo)”,”Ponte rotto. Testimonianza di un partigiano della divisione garibaldina ‘Pinan-Cichero’.”,”””Questo sistema di scambi dette buoni risultati. Quanto al cuoio esistevano nella nostra zona molte pelli di bestie macellate ed una conceria che non poteva lavorare per mancanza di prodotti chimici. Per mezzo dei Comitati di Liberazione della zona occupata dai tedeschi, potemmo acquistare questi prodotti che furono adibiti alla concia delle pelli, fornendo così al nostro territorio buona quantità di cuoio. D’ altra parte le autorità fasciste avevano sospeso i rifornimenti di viveri alla popolazione dopo la nostra occupazione delle vallate. Da alcuni mesi la popolazione non riceveva più sale, tabacco, zucchero, olio, sapone. Decidemmo allora di mandare un’ intimazione a queste autorità fasciste personalmente. Tutte ubbidirono. Il podestà di Tortona venne addirittura a parlare con noi e chiese in cambio di questi viveri qualche carro di legname per il riscaldamento delle scuole e degli ospedali della città. Questo gli fu da noi concesso a condizione che i nostri inviati controllassero l’ uso del legname.”” (pag 167-168)”,”ITAR-067″
“LAZAGNA Giambattista”,”Il caso del partigiano Pircher.”,”Il 22 aprile 1945 a San Leonardo venne ucciso a colpi di arma da fuoco il capitano medico dell’esercito germanico, Franz Hofer heim. Dell’uccisione venne accustato Franz Pixner, che apparteneva alla Banda Gofler, la “”banda dei lupi mannari””, come la ricordano gli abitanti della Val Passiria. Franz Pixner confessa. Poi, in un secondo momento accua del delitto Johann Pircher di 21 anni. Apparteneva al gruppo “”Ergarter”” gruppo dei pargiani altoatesini che ha operato attorno agli anni ’44 e ’45 in Val Venosta e val Passiria. Pircher viene rinchiuso nel carcere di Fossano. La corte di assise di Bolzano assolve lui e 17 compagni di lotta partigiana per insufficienze di prove (1952). Pircher vuole l’assoluzione piena e ricorre in appello. Ma ricorre anche il Pubblico MInistero. A trento i giudici sono inflessibili e lo condannano a 30 anni con 5 condonati. Pircher passa così undici anni in carcere. Giambattista Lazagna anche lui rinchiuso nello stesso carcere, racconta la vicenda giudiziaria del suo compagno di prigionia.”,”ITAR-351″
“LAZAR Marc”,”Maisons rouges. Les partis communistes français et italien de la Libération à nos jours.”,”Togliatti e Thorez muoiono nello stesso anno 1964. LAZAR Marc (nel 1992) maitre de conferences nell’Università di Parigi I e all’Institut d’Etudes de Paris. Il volume dedica ampio spazio al PCI”,”PCFx-086″
“LAZAR Marc”,”Le communisme, une passion française.”,”Marc Lazar è professore all’IEP Institut d’études politiques de Paris. Noto specialista dell’Italia e della sinistra dell’Europa Occidentale, ha pubblicato numere opere sul comunismo occidentale. Dello stesso autore: – Les cultures politiques en France, a cura di Serge Berstein, Le Seuil, Paris, 2003″,”PCFx-128″
“LAZITCH Branko”,”Tito et la revolution yougoslave 1937 – 1956.”,”LAZITCH ha partecipato al movimento di resistenza nazionale del colonnello MIHAILOVITCH che combatté al fianco dei comunisti di TITO nella prima fase della guerra. Ricercato dalla Gestapo nel 1942 e 1943, si diede alla macchia. Rifugiato in Svizzera dopo l’entrata delle truppe sovietiche in Jugoslavia, LAZITCH ha insegnato sotira del movimento comunista al ‘College d’Europe’ a Bruges. Ha pubblicato vari libri sull’azione comunista in JUG e sul mov comunista internazionale.”,”EURC-039″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Lenin and the Comintern. Volume 1.”,”LAZITCH è un redattore della rivista ‘Est et Ouest’ a Parigi e Milorad DRACHKOVITCH è Senior Fellow all’ Hoover Institution. Ciascuno di loro ha alle spalle molti libri e articoli. I lavori del primo includono ‘Lenine et la IIIe Internationale’, ‘Le partis communistes d’ Europe, 1919-1955′, ‘Tito et la revolution yougoslave’. I lavori del secondo ‘Les socialismes francais et allemand et le probleme de la guerre, 1870 – 1914’, ‘De Karl Marx à Leon Blum’. Recentemente ha curato altri lavori: ‘Fifty Years of Communism in Russia’, ‘Marxism in the Modern World’ e insieme a LAZITCH, ‘The Comintern: Historical Highlights’.”,”INTT-073″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Biographical Dictionary of the Comintern.”,”I due autori hanno edito una raccolta documentaria del Comintern che contiene alcuni documenti dell’ esecutivo dell’ IC non esistenti a Mosca. LAZITCH Branko è lo pseudonimo di Branislav STRANJAKOVIC (N/s originale è a SV. Disponibile (F)”,”INTT-074″
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Biographical Dictionary of the Comintern.”,”The Hoover Institution on War, Revolution and Peace è stato fondato nel 1919 presso la Stanford University dal futuro Presidente Herbert HOOVER. (1) LAZITCH è direttore della rivista ‘Est et Ouest’ a Parigi e autore tra l’ altro di ‘Lenin et la 3° Internationale’ ‘Les Partis communistes d’ Europe, 1919-1955′, ‘Tito et la revolution yougoslave’. M.M. DRACHKOVITCH è Senior Fellow all’ Hoover Institution. In precedenza ha curato ‘Fifty Years of Communism in Russia’ e ‘Marxism in the Modern World’ (1) Hoover (Herbert Clark), uomo politico americano, 31º presidente degli Stati Uniti (West Branch, Iowa, 1874 – New York 1964). Durante la prima guerra mondiale venne incaricato (1914-1917) di organizzare il ritorno dei connazionali sorpresi dal conflitto in Europa, poi di rifornire le regioni invase del Belgio e della Francia. Dopo l’intervento americano, diresse il commissariato ai viveri negli USA (giugno 1917 – luglio 1919). Nel dopoguerra ebbe a occuparsi ancora di rifornimenti all’Europa centrale e a quella orientale che soffrivano della carestia. Nel marzo 1921 fu chiamato dal presidente Harding a ricoprire la carica di ministro del commercio, che tenne anche sotto Coolidge fino alla propria elezione presidenziale, avvenuta per il partito repubblicano il 7 novembre 1928 contro il democratico A. E. Smith. Durante il suo mandato si verificò la grande crisi economica del 1929 e Hoover ebbe frequenti contrasti con una camera dominata dai democratici il cui candidato Roosevelt trionfò nelle elezioni del 1932. In Appello alla libertà (1934) reagì al New Deal, da lui giudicato una pericolosa concessione al dirigismo socialista. Nel 1937 organizzò l’aiuto americano alla Cina e nel 1939 alla Finlandia, ma si dimostrò contrario al Lend-Lease Act (Legge affitti e prestiti). Dal marzo 1946 diresse il comitato d’emergenza per i rifornimenti alimentari ai paesi sottoalimentati d’Europa e d’Asia. Nel 1947 ebbe l’incarico di una missione speciale in Germania e in Austria per gli aiuti a quelle popolazioni. Tra le sue opere ricordiamo Memorie (3 voll., 1951-1952). La sua opera come presidente va valutata nel quadro della difficile situazione degli Stati Uniti durante i primi e più duri anni della crisi, di cui da alcuni fu fatta risalire ingiustamente la responsabilità a Hoover. Negli ultimi tempi della sua presidenza quest’ultimo, esautorato, non poté neppure provvedere efficacemente a fronteggiare la crisi, anche perché l’elezione di Roosevelt e la vittoria dei democratici apparivano certe. (RIZ)”,”INTT-164″
“LAZITCH Branko”,”Les Partis Communistes d’Europe, 1919-1955.”,”Contiene brevi biografie dei principali dirigenti dei vari Pc europei negli anni 1920 1930 1940 1950, e dati sugli iscritti e sui risultati elettorali Errori in biografia di Togliatti (pag 232)”,”INTT-279″
“LAZITCH Branko a cura, in collaborazione con Milorad M. DRACHKOVITCH Milorad”,”Biographical Dictionary of the Comintern. New, Revised, and Expanded Edition.”,”There is no need to document the fact that as a political organization the Comintern was unique in modern history. One can find no counterpart among its forebears in the international socialist movement or among its would-be successors in the international communist movement. There has never been another organization able to mobilize the masses in the same way and, without serious competition, to monopolize political and social revolution on a world-wide scale.”,”INTT-006-FL”
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M. a cura, Contributors POSSONY Stefan T. WOLFE Bertram D. GROSS Babette L. THORNTON Richard C. SOUVARINE Boris REALE Eugenio”,”The Comintern: Historical Highlights Essays, Recollections, Documents.”,”Branko Lazitch was born un Uzice, Yugoslavia, in 1923. Branko Lazitch is an editor of the review Est et Ouest in Paris, and Milorad M. Drachkovitch is a Senior Fellow of the Hoover Institution. Each has authored many books and articles. Lazitch’s works include Lénine et la III Internationale; Les partis communistes d’Europe, 1919-1955; and Tito et la Révolution yougoslave. Drachkovitch’s include Les socialismes français et allemand et le problème de la guerre, 1870-1914 and De Karl Marx à Léon Blum. In recent years Drachkovitch has edited among other titles, Fifty Years of Cmmunism in Russia; Marxism in the Modern World; and, together with Lazitch, The Comintern: Historical Highlights. This is the first volume of a comprehensive study of the birth and evolution of the international Communist movement in the period between 1919 and 1924. M.M. Drachkovitch was born in Belgrade in 1921. Stefan T. Possony was born in Vienna in 1913 and educated in Austria, Germany, Italy, France, and the United States. He was a Carnegie research fellow at the Institute for Advanced Study at Princeton University in 1941-42; special adviser to the U.S. Air Force in Washington, D.C., 1946-61; and provessor of international politics at Georgetown University, Washington, D.C., 1946-61. Since 1961 he has been Director of International Political Studies at the Hoover Institution. Bertram D. Wolfe was born in 1896 and as one of the founders of the left wing of the American Socialist Party which became the American Communist Party, he was founder of the Comintern. Mr. Wolfe attended the Fifth Comintern Congress as a delegate of the Mexican Communist Party. In 1929 he represented the American party at the Executive Committee of the Communist International (ECCI) and engaged in a long controversy with Stalin which resulted in his break with the Comintern in July 1929. Mr. Wolfe has M.A. degrees from the Universities of Mexico (1925) and Columbia (1932) and an LL.D. from the University of California (1962). Babette L. Gross was born in Potsdam in 1898, joined the German Communist Party in 1921 and from 1923 to 1933 was in charge of a Communist publishing house. A close working associate and common-law wife of Willy Münzenberg, she emigrated from Germany in 1933 and settled in Paris. Richard C. Thornton, born in 1936, is a doctoral candidate in Far Eastern and Russian history at the University of Washington, Seattle. Boris Souvarine was born in 1895 and joined the French Socialist movement while still a youth. Eugenio Reale was born in Naples in 1905, a member of a family of intellectuals. He studied medicine and practiced as a surgeon in his native city and in the early period of Fascist rule joined the Communist Party. In 1931 Dr. Reale was arrested, sentenced to solitary confinement, and in 1937 exiled to France. There he became editor of La Voce degli italiani, a Daily newspaper published in Paris. Interned in 1940 by the French and extradited to Italy in 1943, he was once more incarcerated, but was finally released in September 1943. Dr. Reale occupied important state and party posts during the last phase of the Second World War and during the immediate post-war years: he has been a member of the Italian Communist Party secretariat (March 1944), under.secretary for foreign affairs in various governments prior to 1947, Italian ambassador to Poland from August 1945 to January 1947, a member of the Italian delegation at the peace conference in Paris, a member of the central committee of the Italian Communist Party from its fifth congress in 1946, Italian delegate to the founding meeting of the Cominform in 1947, a member of the Italian Consultative Assembly, a deputy to the Constituent Assembly, and a senator of the Italian Republic. Contributors, Preface Introduction, Biographical Notes, Notes, Index,”,”INTT-017-FL”
“LAZITCH Branko DRACHKOVITCH Milorad M.”,”Lenin and the Comintern. Volume I.”,”Branko Lazitch is an editor of the review Est et Ouest in Paris, and Milorad M. Drachkovitch is a Senior Fellow of the Hoover Institution. Each has authored many books and articles. Lazitch’s works include Lénine et la III Internationale; Les partis communistes d’Europe, 1919-1955; and Tito et la Révolution yougoslave. Drachkovitch’s include Les socialismes français et allemand et le problème de la guerre, 1870-1914 and De Karl Marx à Léon Blum. In recent years Drachkovitch has edited among other titles, Fifty Years of Cmmunism in Russia; Marxism in the Modern World; and, together with Lazitch, The Comintern: Historical Highlights. This is the first volume of a comprehensive study of the birth and evolution of the international Communist movement in the period between 1919 and 1924. Preface, Notes, Bibliographical Note, Index, Hoover Institution Publications n.106,”,”INTT-018-FL”
“LAZOTTI Gianni”,”Germania “”dietrofront””.”,”L’A è da tra anni corrispondente del ‘Tempo’ di Roma.”,”GERV-039″
“LAZOTTI Gianni”,”Quel giovedì nero del 1929.”,”LAZOTTI Gianni è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto volontario nella guerra di liberazione. E’ kaureato in giurisprudenza. E’ stato redattore del quotidiano ‘Il Tempo’. E collaboratore economico del settimanale ‘Il Borghese’. Tabella pag 121 (pag 24) “”Da principio, anche per le pressanti insistenze della moglie, pensò di ritirarsi dalla vita politica. Poi, sentendosi sempre meno attratto dalla carriera legale, tornò nell’alveo democratico, indottovi soprattutto dalla sconfitta di Smith alle elezioni del ’24. Quattro anni più tardi, nel 1928, venne eletto governatore dello Stato di New York con una somma di voti piuttosto esigua (25.000, laddove due anni prima Smith aveva fallito la prova pur avendo totalizzato più di centomila voti: stranezze dei regolamenti elettorali americani) e fece abbastanza buona prova, al punto che, nel ’30, venne rieletto, e questa volta con un’autentica messe di suffragi: ben 725.000. Cominciò allora ad accarezzare sogni presidenziali, incoraggiato dall’evidente perdita di popolarità del presidente Hoover, sotto il cui mandato era avvenuto il grande crollo di Wall Street. Ed invaghitosi anche della sua stessa figura di politico-invalido. Tuttavia, un conto sono i sogni e un conto è la realtà della lotta quotidiana, così dura e così spietata nelle elezioni presidenziali americane. Lanciata più o meno vagamente l’idea di una sua candidatura, cominciò a svilupparsi in Franklin Delano Roosevelt, che nel 1932 contava ormai cinquantun’anni, una specie di timor panico per il cimento che lo attendeva. Aveva paura di non poter reggere il ritmo imposto dalla campagna elettorale, aveva paura, nonostante tutto di un fiasco. E manifestò più volte queste apprensioni ai compagni di scalata. Di qui scaturì la frase impietosa (anche in constatazione del suo stato di salute) gettatagli sulla faccia da Jack Garner, che pure era stato suo rivale nell’ambito del partito: “”Franklin Delano Roosevelt: tutto quello che dovete fare per essere eletto è di rimanere vivo!””.”” (pag 157)”,”ECOI-232″
“LAZOTTI Gianni”,”Quel giovedì nero del 1929.”,”LAZOTTI Gianni è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto volontario nella guerra di liberazione. E’ kaureato in giurisprudenza. E’ stato redattore del quotidiano ‘Il Tempo’. E collaboratore economico del settimanale ‘Il Borghese’. Gianni Lazotti, uno dei pochi giornalisti italiani non contagiati dal dilagante morbo del conformismo di regime, è nato a Roma da famiglia ligure-piemontese. Ha combattuto, volontario nella guerra di Liberazione, tra le file del 183 Reggimento Paracadutisti Nembo del gruppo di combattimento Folgore, e ha preso parte al fatto d’armi di Grizzano fra paracadutisti italiani e i celebri Grüne Teufeln (Diavoli verdi) tedeschi reduci da Cassino. É laureato in Giurisprudenza. Da oltre vent’anni redattore del quotidiano Il Tempo, è stato capo dei servizi sportivi, inviato, editorialista e corsivista, soprattutto per la trattazione di problemi di politica economica di cui è studioso. É collaboratore economico del Il Borghese e di diversi altri periodici. É autore di un volume sulla Riforma tributaria.”,”USAE-006-FV”
“LAZZARI Giovanni”,”Libri e popolo. Politica della biblioteca pubblica in Italia dal 1861 ad oggi.”,”Giovanni LAZZARI è nato in provincia di Roma. Lavora pressa la biblioteca della Camera dei Deputati ed è stato D della Biblioteca centrale del Ministero della Difesa-Aeronautica. E’ segretario nazionale dell’ Associazione Italiana Biblioteche. Ha collaborato al programma ‘Libro e Moschetto’ (RaiTv 1, 1978). Ha pubblicato: -Le parole del fascismo. BASTOGI -L’ enciclopedia Treccani. Intellettuali e potere durante il fascismo -I littoriali della cultura e dell’ arte”,”ARCx-007″
“LAZZARI Costantino; a cura di Alessandro SCHIAVI”,”Memorie.”,”E’ la continuazione dal numero precedente. Nota: Il fascicolo contiene in appendice il testo degli interrogatori sostenuti da Antonio LABRIOLA per i fatti del 1° Maggio 1891 a Roma.”,”MITS-098″
“LAZZARI Costantino”,”Il mio ultimo colloquio con Nicola Lenin.”,”Contiene dedica e firma autografa di Costantino Lazzari “”(Lenin) ‘E’ vero: ma noi abbiamo bisogno che le sezioni dell’Internazionale Comunista siano ben omogenee nella loro organizzazione per essere in grado di compiere la loro parte di lavoro e il vostro partito è diviso in tre frazioni…’ (Lazzari) ‘Puoi essere sicuro che la grande maggioranza del nostro Partito è completamente dominata dallo spirito comunista e se la frazione comunista non si fosse staccata dalla nostra organizzazione, la frazione riformista non avrebbe avuta importanza alcuna.’ (Lenin) ‘Ecco il vostro errore: voi credete che in Italia i riformisti non abbiano alcuna influenza mentre a loro dovete l’insuccesso dello sforzo rivoluzionario del vostro proletariato l’anno scorso, all’epoca dell’occupazione delle fabbriche e delle terre. Oh! che bella occasione vi siete lasciata sfuggire!’ (Lazzari) ‘Non ritengo che il moviment dell’anno scorso avesse veramente un carattere rivoluzionario: era una questione economica di tariffa di salari, alla quale il nostro partito non era ancora in grado di dare ua vera portata politica e rivoluzionaria. Del resto dopo il 1919 il partito era nelle mani della frazione comunista e questo Bombacci e questo Gennari che ora sono tanto accaniti contro di noi, avevano allora la direzione del movimento mentre la frazione riformista aveva talmente perduto il suo carattere che nella dichiarazione di Reggio Emilia aveva affermato la sua disciplina e accettato i principii dello sciopero generale e della dittatura proletaria.’ (Lenin) ‘E’ furberia, è furberia! Tu non capisci l’abilità di questi uomini che sono e restano anti-rivoluzionari, contro-rivoluzionari. Guarda che cosa hanno fatto proprio ora nel vostro Parlamento. Per la risposta al discorso del vostro re, il partito ha scelto per oratore Baratono che ha fatto un discorso più filosofico che poiltico ma tollerabile ed ecco che la frazione riformista ha fatto parlare Treves il quale ha pronunciato un discorso collaborazionista con l’apologia del governo democratico della Georgia, col quale egli sa che noi siamo in guerra per la difesa degli interessi della rivoluzione sociale e dei contadini in rivolta contro i signori della terra..’.”” (pag 10-11)”,”MITS-411″
“LAZZARI Costantino”,”Come Giacomo Matteotti venne al socialismo. Come si facevano una volta i buoni socialisti (Matteo, Silvio e Giacomo Matteotti).”,”Contiene dedica e firma autografa di Costantino Lazzari “”Verso la fine del 1922 essendo avvenuta la separazione dal partito dei riformisti, egli non esitò ad abbandonare l’antica nostra organizzazione per dare la sua attività al partito unitario che meglio rappresentava il suo costante pensiero riformista, ma anche dietro questa nuova bandiera egli continuò, durante tutta la XXVI legislatura, la stessa energica battaglia in difesa dei diritti e degli interessi del proletariato. Diventato segretario del partito unitario dedicò la sua esuberante volontà alla organizzazione nazionale ed internazionale dei riformisti italiani, riuscendo a mobilitare in esso degli elementi vecchi e nuovi attratti dalla sua nobile, simpatica e tenace operosità”” (pag 10)”,”MITS-412″
“LAZZARINI Giorgio MILANI Mino MAYDA Giuseppe BERTOLDI Silvio BARBERIS Alfredo”,”I grandi protagonisti della seconda guerra mondiale: Montgomery Eisenhower Hitler Badoglio Churchill.”,”(un autore per fascicolo)”,”QMIS-022″
“LAZZARINI Mario NISCO Vincenzo TODARO Angelo redazione”,”Italiani nella guerra di Spagna.”,”Contiene molte foto L’ esercito spagnolo al momento dell’ insurrezione si divise in questo modo: ufficiali 7000 ai nazionalisti ufficiali 260 ai repubblicani truppa 25.000 ai nazionalisti truppa 36.000 ai repubblicani (pag 49)”,”MSPG-215″
“LAZZARINO-DEL-GROSSO Anna Maria, a cura; saggi di Diego QUAGLIONI Carlo CARINI Giuseppe BUTTA’ Nicola MATTEUCCI Dino CONFRANCESCO Gian Mario BRAVO Arturo COLOMBO Salvo MASTELLONE”,”Temi politici del Novecento.”,”Contiene il saggio: – Gian Mario Bravo, La rivoluzione nel Novecento: modelli e tipologie’ (pag 153-169) (una veloce rassegna di autori intorno al concetto e alla natura delle rivoluzioni del Novecento e di quelle passate)”,”TEOP-066-FMB”
“LAZZARINO-DEL-GROSSO Anna M.”,”Società e potere nella Germania del XII secolo. Gerhoch di Reichersberg.”,”‘Gerhoch di Reichersberg (1093-1169) è stato un teologo e riformatore della Chiesa bavarese nel XII secolo. Fu un fervente sostenitore della riforma gregoriana, opponendosi alla simonia e al clero nicolaita, e collaborò con figure come San Bernardo di Chiaravalle2. Dopo aver studiato presso la scuola cattedrale di Augusta, divenne prevosto dell’abbazia di Reichersberg nel 1132, dove continuò la sua battaglia per la riforma ecclesiastica attraverso numerosi scritti. Fu un critico della teologia scolastica francese, opponendosi a pensatori come Abelardo e Pietro Lombardo2. Le sue opere, tra cui Liber de aedificio Dei e De corrupto Ecclesiae statu, riflettono una visione pessimistica della Chiesa e una forte tensione escatologica. Gerhoch sostenne Papa Alessandro III contro l’imperatore Federico Barbarossa, il che portò al bando imperiale del suo monastero nel 1167 e alla sua distruzione2’ (f. copilot)”,”STMED-007-FMB”
“LAZZATI Giuseppe”,”Il fondamento di ogni ricostruzione.”,”LAZZATI Giuseppe è stato professore nell’ Università cattolica del S. Cuore e deputato alla Costituente.”,”RELC-094″
“LAZZATI Giulio”,”Ali nella tragedia. Gli aviatori italiani dopo l’8 settembre.”,”Giulio Lazzati è nato a Milano nel 1927.”,”QMIS-006-FV”
“LAZZATI Giulio”,”I soliti quattro gatti.”,”Dono di Boccuni “”Il 10 giugno 1940, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Regia Aeronautica aveva una consistenza di 5.239 velivoli, ma, esclusi i velivoli scuola, i trasporti e quelli di non pronto impiego, avevamo solo 1.870 aerei di reale efficienza bellica, di cui 166 si trovavano in Africa Orientale. Qualche altra cifra, che si riferisce alla nostra produzione nel periodo 1940-’43: la nostra produzione media era di 200/220 aerei mensili (a volte, come nel gennaio 1941, si ebbero 104 aerei prodotti contro 363 persi: novembre 1942: 240 contro 306; gennaio 1943: 134 contro 490!), mentre i nostri avversari producevano mensilmente 5.500 velivoli gli americani, 2.300 gli inglesi, circa 3.000 i russi. Fu proprio la deficienza delle nostre forze industriali (a confronto di quelle degli avversari) a rendere vano ed ancor più doloroso l’olocausto dell’Arma azzurra. In Africa Settentrionale, per molti mesi, il ‘Fiat CR 42’ fu l’unico nostro caccia, e molti reparti lo ebbero in dotazione sino alla completa e definitiva evacuazione della Cirenaica. Anche gl’inglesi avevano in linea un velivolo analogo al CR 42, il ‘Gloster Gladiator’, ma, unitamente ad esso, esistevano gli ‘Hurricane’, che andarono progressivamente aumentando per venire poi affiancati dai ‘Curtiss P. 40’, dagli ‘Spitfire’, ecc. (…) E ho citato solo i principali tipi di velivoli da caccia; se passiamo ai bombardieri, la percentuale si fa ancor più disastrosa a nostro sfavore. Nonostante tale disparità di forze, i nostri aviatori distrussero in aria od al suolo 1.920 aerei nemici, lanciarono migliaia di tonnellate di bombe, distrussero migliaia di mezzi corazzati o motorizzati nemici, scortarono initerrottamente i nostri convogli attraverso il Mediterraneo, affondarono (sono dati dell’Ammiragliato britannico: otto incrociatori, ventisei cacciatorpediniere, quattro sommergibili, una sessantina di unità varie, settantasette navi trasporto, danneggiando, inoltre, più di trecento navi da guerra. Questi risultati richiesero il sacrificio di 12.808 aviatori caduti e circa diecimila tra feriti e mutilati. Alla data dell’armistizio (8 settembre 1943), avevamo perso 6.483 aerei su un totale di 7.844, costruiti dalla nostra industria aeronautica durante il periodo bellico”” (‘Al lettore, di Giulio Lazzati) (pag VIII-X)”,”QMIS-310″
“LAZZERI Gerolamo”,”La scissione socialista. Con un’ appendice di documenti.”,”dichiarazione di Kabakcief o Kabacev Bibliografia su Kabacev, emissario del Comintern in Italia al Congresso di Livorno, delegato della Terza Internazionale al Congresso del PSI di Livorno: – Il socialismo italiano dinanzi alla rivoluzione mondiale : discorso tenuto al Congresso socialista di Livorno a nome del C.E. dell’Internazionale comunista / Christo Kabakcief. – Roma : Libreria editrice del Partito comunista d’Italia, 1921. – 55 pag”,”MITS-181″
“LAZZERI Gerolamo”,”Il Bolscevismo. Com’é nato. Che cos’é. Resultanze.”,”LAZZERI Gerolamo Profili biografici di Lenin, Trotsky, Lunaciarski, Noghine, Aviloff, Rikoff, Sverdlow, Stalin – Djougachvili, Zinovief, Kamenev, Ouritzki, Petrof, Cicerin, Pokrovski, Bukarine. (pag 175-183)”,”RIRO-373″
“LAZZERI Gerolamo”,”Il Bolscevismo. Com’é nato. Che cos’é. Resultanze.”,”Profili biografici di Lenin, Trotsky, Lunaciarski, Noghine, Aviloff, Rikoff, Sverdlow, Stalin – Djougachvili, Zinovief, Kamenev, Ouritzki, Petrof, Cicerin, Pokrovski, Bukarine. (pag 175-183)”,”RIRO-027-FV”
“LAZZERO Ricciotti”,”Gli schiavi di Hitler. I deportati italiani in Germania nella seconda guerra mondiale.”,”Ricciotti LAZZERO (Trieste 1921) ha partecipato giovanissimo alla campagna di Russia nella Divisione Cosseria e, in seguito, alla Resistenza in Piemonte. Giornalista, ha lavorato alla ‘Stampa’, al ‘Corriere della sera’, al ‘Tempo’ e a ‘Epoca’, collaborando inoltre per molti anni a ‘Storia illustrata’. Tra i suoi libri ricordiamo: -Le SS italiane. RIZZOLI, 1982 -Le brigate nere. RIZZOLI, 1983 -La decima Mas. RIZZOLI, 1984 -Il Partito Nazionale Fascista. RIZZOLI, 1985 -Il sacco d’Italia. MONDADORI, 1994″,”GERN-058″
“LE THANY KHOI”,”L’ economie de l’ Asie du Sud Est.”,”LE THANY KHOI è assistente alla facoltà di diritto e scienze economiche di Parigi, laureato in lettere, diplomato all’ Ecole Nationale des Langues orientales, diplomato dell’ Accademia di diritto internazionale dell’ Aia.”,”ASIx-069″
“LE ROY LADURIE Emmanuel”,”Storia di un paese: Montaillou. Un villaggio occitanico durante l’ inquisizione. Un grande libro della moderna storiogr