Biblioteca Isc ordinata per nome autore, P3

“PFABIGAN Alfred”,”Karl Kraus. Una biografia politica.”,”Karl KRAUS (1874-1937). Kraus era uno scrittore che faceva “”partito a sé””: fustigava i costumi dell’ epoca ed è oggi visto come un intellettuale modero. Non apparteneva a nessuna corrente ideologica organizzata, ma se si vuole, a una generale ideologia della classe media. “”Il più importante collaboratore socialista della ‘Fiaccola’ il cui primo articolo suscitò uno scandalo e fece conoscere di colpo la rivista di Kraus ai circoli socialisti internazionali, fu però Wilhelm Liebknecht. Egli affrontò sulla Fiaccola numerosi problemi; i suoi articoli più interessanti si occuparono dell’ affare Dreyfus. (…) Liebknecht considerava Dreyfus colpevole per ragioni che allora suonavano logiche ma che oggi sembrano falsificate e la sua opinione per un socialista era sensazionale. Il motivo politico del suo articolo fu certamente la scusa per l’ astensione inziale del movimento dei lavoratori nella campagna Dreyfus; al tempo stesso si inserì anche nella lotta politica che covava allora in Germania a causa dell’ ingresso in un gabinetto borghese del socialista Alexandre Millerand. Kraus e Liebknecht erano d’accordo sul fatto che la campagna Dreyfus avrebbe potuto rafforzare il militarismo e lo sciovinismo. Liebknecht affrontò anche altri problemi sulla Fiaccola, la sua collaborazione alla rivista terminerà infatti solo con la sua morte. Al congresso di Dresda della socialdemocrazia tedesca, quando Kraus e il partito austriaco erano già in urto, si corcò di minimizzare il fatto che Liebknecht collaborava ad un giornale che si poneva criticamente di fronte alla socialdemocrazia. Victor Adler spiegò che Liebknecht aveva creduto che “”il partito non avesse alcuna obiezione contro la Fiaccola e Karl Kautsky affermò che lo stesso Liebknecht non avrebbe scritto per la rivista se l’ avesse conosciuta bene””””. (pag 47)”,”AUTx-022″
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – The First Day. Civil War America.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-022-FL”
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – The Second Day.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-033-FL”
“PFANZ Harry W.”,”Gettysburg – Culp’s Hill And Cemetery Hill.”,”Harry W. Pfanz is author of Gettysburg – The Second Day and Gettysburg – Culp’s Hill and Cemetery Hill. A lieutenant, field artillery, during World War II, he served for ten years as a historian at Gettysburg National Military Park and retired from the position of Chief Historian of the National Park Service in 1981.”,”USAQ-034-FL”
“PHAYER Michael”,”La Chiesa cattolica e l’Olocausto. L’evoluzione del pensiero ecclesiastico dall’ascesa di Adolf Hitler alla condanna ufficiale dell’antisemitismo nel 1965.”,”Michael Phayer insegna Storia alla Marquette University. Si occupa dei rapporti tra cattolici ed ebrei prima e dopo la Shoah.”,”RELC-070-FL”
“PHELAN Craig”,”Divided Loyalties. The Public and Private Life of Labor Leader John Mitchell.”,”PHELAN Craig è Assistente Professore di storia al King’s College. E’ autore di ‘William Green: Biography of a Labor Leader’ (SUNY PRESS).”,”MUSx-100″
“PHELAN Craig”,”Grand Master Workman. Terence Powderly and the Knights of Labor.”,”PHELAN Craig è lecturer in American Studies all’ Università del Galles, Swansea. Ha scritto anche una biografia di un leader Labor ‘William Green: Biography of a Labor Leader’ (1989). “”Il governo democratico, il campanilismo geografico, e l’ assenza di controlli burocratici, non il presunto disprezzo di Powderly per le interruzioni del lavoro, precluse la via a una politica di scioperi realizzabile. Nell’ estate del 1884, per esempio, Powderly visitò i minatori in sciopero della Hocking Valley in Ohio e la regione carbonifera di Connellsville, in Pennsylvania, e cercò di assicurare l’ assistenza GEB (General Executive Board, ndr) perfino a quelle lotte che non potevano essere strettamente definite serrate””. (pag 157)”,”MUSx-198″
“PHILIP André”,”Le socialisme trahi.”,”Militante socialista dal 1920, PHILIP, è un ex ministro, membro del Consiglio economico e Presidente internazionale del Movimento socialista per gli Stati Uniti d’Europa.”,”FRAP-034″
“PHILIP André”,”Trade Unionisme et Syndicalisme. Le Trade Unionisme en Grande Bretagne et aux Etats-Unis. Le syndicalisme francais. La CGT et le mouvement syndical.”,”””Dans ces conditions, la Fédération américaine du Travail va présenter une structure analogue à celle des Unions se rapprochant le plus de son esprit, les organisations carctéristiques du Vieil Unionisme anglais de 1850-85. Commes elles, elle groupe surtout des syndicats de métier, les seules Unions industrielles qu’ elle comptait en son sein avant la guerre étant celles de la brasserie (qui devait disparaître avec la prohibition) et des mines.”” (pag 123) “”Questi sindacati di mestiere sono degli organismi nazionali fortemente centralizzati con tutti i poteri nelle mani del presidente, che è pressoché sempre eletto a vita (nei mestieri importanti, il fondatore del Sindacato è rimasto presidente fino alla sua morte, e il suo successore immediato lo è ancora oggi). L’ uso costante del referendum per le decisioni importanti è anche servito a consacrare definitivamente questo predominio dell’ esecutivo””. (pag 123)”,”SIND-078″
“PHILIPOV Dimiter DORBRITZ Jürgen”,”Les conséquences démographiques de la transition économique dans les pays d’ Europe centrale et orientale.”,”Capitolo 1 e 4 di Jürgen DORBRITZ, capitolo 3 di PHILIPOV, capitolo 2 prima parte di PHILIPOV e 2° parte di DORBRITZ. “”E’ possibile comprendere meglio questi aspetti se si esamina la natura della transizione. La transizione è un periodo di rottura, nel quale un regime politico è bruscamente smantellato, se che un nuovo regime sia ancora solidamente installato. Questo periodo di rottura si caratteria per il disordine e l’ assenza di regole. Le norme e i valori di una volta sono rifiutati e manca il tempo éer stabilirne dei nuovi. Il ruolo di orientamento delle norme non è più svolto. Tale sconvolgimento porta ad un’ incertezza generale riguardo all’ avvenire, con un effetto simile a quello dell’ incertezza economica sulla presa di decisioni individuali. E’ tentando di analizzare questa evoluzione come un cambiamento di mentalità ma si tratta in effetti di un fenomeno diverso. Per esempio, il disordine costringe gli individui a essere autonomi ma questa non è una ricerca di autonomia assimilabile all’ ascesa dell’ individualismo osservato all’ Ovest.”” (pag 20-21)”,”DEMx-043″
“PHILIPPONNAT Olivier LIENHARDT Patrick”,”La vita di Irène Némirovsky.”,”””Irène Némirovsky è stata portata alla gendarmeria di Toulon-sur-Arroux’, a una decina di chilometri da Issy. Non è più una romanziera, una madre, una moglie, una donna, una russa, una francese: ormai è soltanto un’ebrea. Michel sa che è destinata a essere portata nel campo di concentramento di Pithiviers, nel Loiret. Gliene hanno anche detto il motivo: «Misura generale contro gli ebrei apolidi dai sedici anni al quarantacinque anni» (…) “” (pag 401) Notizie biografiche di Irène Némirovsky. ‘Irène Némirovsky nacque l’11 febbraio 1903 a Kiev, nell’allora Impero Russo, in una famiglia ebrea benestante. Durante la Rivoluzione Russa del 1917, la sua famiglia fuggì in Francia, dove Némirovsky trascorse gran parte della sua vita e carriera. Studiò alla Sorbona e iniziò a scrivere in francese, diventando una delle più importanti scrittrici del suo tempo. Nel 1926, sposò Michel Epstein, un banchiere, e insieme ebbero due figlie. Némirovsky è nota soprattutto per il suo romanzo incompiuto “”Suite française””, che descrive la vita in Francia durante l’occupazione nazista. Nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939, fu arrestata dai nazisti nel 1942 a causa delle sue origini ebraiche e deportata ad Auschwitz, dove morì il 17 agosto 1942 2. La sua opera è stata riscoperta e pubblicata postuma, guadagnando riconoscimenti e apprezzamenti a livello internazionale.’ (f. copilot)”,”BIOx-001-FMDP”
“PHILLIPS Kevin”,”William McKinley.”,”PHILLIPS Kevin è stato un commentatore politico ed economico per tre decenni. Ha collaborato regolarmente al Los Angeles Times e ad altri Magazines. Ha scritto vari libri tra cui ‘The Emerging Republican Majority’. Arthur M. SCHLESINGER jr è un noto storico politico. Ha preso due premi Pulitzer. Ha pubblicato il primo volume della sua autobiografia ‘A Life in the Twentieth Century’ nel 2000. Tra gli ‘Eminent McKinleyites’: Robert M. LA FOLLETTE (1855-1925), Theodore ROOSEVELT (1858-1919), William Howart TAFT (1857-1930). (pag 163-164) McKINLEY (1843-1901, morto per un attentato di un anarchico) eletto nel 1896 coincise con il ritorno dopo due decenni di una solida maggioranza repubblicana, mettendo il GOP in una posizione di dominio per una generazione. Ad un secolo dalla sua morte la sua figura è oscurata da quella del suo vicepresidente e successore Theodore ROOSEVELT. Ma secondo l’A, McKINLEY fu uno dei principali presidenti americani, appartiene al gruppo dei sedici eletti per due termini (1896, 1900) e al gruppo degli otto presidenti cha hanno guidato il paese in una guerra vittoriosa (contro la Spagna, 1898). Durante la sua amministrazione gli Stati Uniti fanno il loro debutto, diplomatico e militare, come potenza mondiale.”,”USAP-058″
“PHILLIPS Kevin”,”Ricchezza e democrazia. Una storia politica del capitalismo americano. (Tit.orig.: Wealth and Democracy)”,”PHILLIPS Kevin dopo aver studiato ad Edimburgo e Harvard, è da trentanni uno dei commentatori politici più noti. Ha scritto molti libri (v. 4° copertina). Comparazione declino americano con declino inglese. “”Un quesito significativo da porsi all’ inizio del millennio era dunque se la nuova globalizzazione dipendesse ancora da una grande potenza economica mondiale; e in caso affermativo, se le fondamenta dell’ economia americana fossero abbastanza solide. Certo, il crescente affidamento degli Stati Uniti sulla finanza era un fenomeno che i precedenti della Gran Bretagna, dell’ Olanda e anche della Spagna facevano ritenere precario. Eppure, un confronto accurato indica che la traiettoria seguita dagli Stati Uniti come prima potenza economica mondiale all’ inizio del nuovo millennio ricalcava quella percorsa dalla Gran Bretagna tra 1900 e 1914. Le successive fasi critiche dovevano ancora manifestarsi, e c’era di mezzo un’ egemonia mondiale. L’ ascendente incompleto degli Stati Uniti come prima potenza mondiale. Per essere precisi, gli Stati Uniti del 2000 erano distanti dal loro apogeo successivo al 1945 più o meno quanto lo era stata dal suo la Gran Bretagna del periodo 1900-1914. Anche l’ evoluzione della repubblica americana nell’ arco di quel mezzo secolo di predominio mondiale aveva comportato, come quella della Gran Bretagna, il ridimensionamento dei grandi settori industriali – tessile, acciaio, automobili ed elettronica di consumo – e il progressivo spopolamento delle vecchie metropoli industriali: Pittsburgh, Detroit, Cleveland e decine di città più piccole. Le donne entrarono in massa nella forza-lavoro per tenere a galla le loro famiglie (proprio come nella Gran Bretagna del 1900-1914).”” (pag 292-293)”,”USAE-049″
“PHILLIPS Gordon”,”The Rise of the Labour Party, 1893-1931.”,”PHILLIPS Gordon è Senior Lecturer in History nella University of Lancaster. E’ autore pure di ‘The General Strike’ e ‘Casual Labour’. “”Since the end of the 1860s, they had from time to time displayed a wish to secure entry into Parliament for ‘labour’ spokesmen, and set up national bodies for this purpose. The Labour Representation League was founded in 1869, the Labour Electoral Association in 1886, but neither body obtained the substantial and wholehearted baking of the movement. The larger unions, particularly the miners, preferred to adopt their own candidates. But whether acting alone or together, the unions were unwilling to engage in an electoral contest unless they could secure approval of their nominees from a local party association – almost always looking to the Liberals. They were reluctant to assume the entire responsibility for running and maintaining their own chosen candidates, still more those o other trades. As a result of electoral conditions and of their own caution, the unions thus accepted a political dependence on the Liberal party. Karl Marx complained in 1872 that ‘almost every leader of English working men was sold to Gladstone, Morley, Dilke and others’. The number of such ‘Labour’ men who entered the Commons was effectively determined by Liberal wishes: there were only eight so designated at the end of the 1880s. These MPs were expected to give loyal support to Liberal causes and administrations, and were conventionally known as ‘Lib-Labs’. Even so, we should not regard their appearance in the Commons as insignificant. Their present did indicate the desire of the trade unions, clearly expressed if tentatively pursued, to be represented by their own men”” (pag 4-5) [Gordon Phillips, The Rise of the Labour Party, 1893-1931, 1992]”,”MUKx-183″
“PHILLIPS Bernard S.”,”Metodologia della ricerca sociale.”,”Bernard Phillips è nato a New York nel 1931. Dopo aver studiato alla Columbia e alla Washington State University, ha conseguito il Ph. D. in sociologia alla Cornell University, dove ha insegnato psicologia sociale, e poi a Illinois come assistente di sociologia. Dal 1963 è professore di Sociologia a Boston. Ha pubblicato: Technical Material for an interview Survey of Aging e The Aging in a Central Illinois Community.”,”TEOS-008-FV”
“PHILLIPS E.D.”,”L’impero dei Mongoli.”,”E.D. Phillips, nato in Inghilterra nel 1910 ha insegnato lingue classiche in varie università inglesi. Attualmente (1979) è docente di greco alla Queen’s Unviersity di Belfast. E’ membro del ‘Royal Anthropological Institute'”,”ASIx-117″
“PI Y MARGALL Francisco”,”Las nacionalidades.”,”PI Y MARGALL F. è nato a Barcellona nel 1824 e morto nel 1901. Fautore del federalismo, ha scritto pure una ‘Storia generale dell’ America’ e altre opere. L’ Europa, la Russia e la Turchia. “”L’ Europa è circondata di pericoli. Invano ha cercato con vari mezzi un equilibrio che potesse tranquilizzarla. Senza accordo e soprattutto senza regole certe di condotta, non ha mai potuto impedire l’ incessante accrescimento della Russia. Prima di vederla muovere già si agita. E’ facile che rinasca per la centesima volta la questione d’ Oriente, e la Russia trami per scendere fino al Bosforo. Chi potrà contenere un impero che si estenda dall’ Oceano Glaciale al Mediterraneo e domini nel Baltico, nel Mar Nero e nel Caspio? L’ Europa, oh fatalità!, si vede obbligata per contenere gli Zar a difendere la causa dei turchi. Dei turchi, per chi rinunci agli interessi di religione e di razza! Dei turchi, non meno stranieri degli arabi e dei tartari!”” (pag 300)”,”SPAx-057″
“PIACENZA Paolo DI-MOTOLI Paolo a cura; saggi di Luca BRIATORE Paolo DI-MOTOLI e Paolo PIACENZA Bruno BONGIOVANNI”,”Il difficile equilibrio. Breve storia della politica estera italiana.”,”Foto di riunioni con firma di vari trattati tra le fonti E. Anchieri, La diplomazia contemporanea. Raccolta di documenti diplomatici (1815-1956), Cedam, Padova, 1959.”,”ITQM-016-FV”
“PIAGET J. GARCIA R.”,”Esperienza e teoria della causalità.”,”PIAGET è D e GARCIA collaboratore del Centro internazionale di epistemologia genetica.”,”SCIx-020″
“PIAGET Jean”,”Le structuralisme.”,”Lo strutturalismo è stato un indirizzo critico-filosofico sviluppatosi in Francia durante gli anni 1960 che estese alla antropologia, alle scienze umane e ad altri campi della cultra le teorie e i metodi dello strutturalismo linguistico. Tra i principali esponenti: antropologi come C. LEVI-STRAUSS, Psicoanalisti come J. LACAN, filosofi come L. ALTHUSSER e M. FOUCAULT, critici letterari come R. BARTHES ecc.”,”FILx-211″
“PIAGET Jean, a cura di Richard EVANS”,”Cos’è la psicologia. Con l’ autobiografia di Piaget e saggi di Elkind, Ginsburg, Krossner.”,”Il famoso psicologo svizzero Jean PIAGET ha elaborato le sue teorie e compiuto scoperte nell’ arco di 40 di studio sullo sviluppo intelligenza e il funzionamento della mente umana. Nato in Svizzera nel 1896, Piaget ha consiguito il dottorato in scienze e ha lavorato a Zurigo in laboratori di psicologia e nella celebre clinica psichiatrica di Eugen Bleuler. E’ considerato il più grande studioso dei processi cognitivi. Intelligenza e misura del quoziente intellettivo. “”Io penso che debbano essere fatti due rilievi. Primo, ovviamente che i fattori genetici esercitano un ruolo nello sviluppo della intelligenza, ma che essi non possono far niente di più che aprire certe possibilità. Essi cioè non possono fare niente per ciò che riguarda la realizzazione di queste possibilità. Non ci sono nella mente umana strutture innate che semplicemente vengono ad esistere; come ho già puntualizzato durante questa discussione, tutte le nostre strutture mentali debbono essere costruite. Così i fattori genetici e gli aspetti della maturazione non sono sufficienti a spiegare ciò che di fatto ha luogo in ogni stadio. Il mio secondo rilievo è questo: come fa Jensen a misurare l’ intelligenza? L’ intelligenza è misurata solo sulla base di alcune produzioni o si è arrivati alla competenza, alle strutture interne? Ho paura che in studi di questa sorta si siano sempre misurate le produzioni, ed è abbastanza ovvio che le produzioni varieranno a seconda degli ambienti sociali. Da parte mia, non ho fiducia in misurazioni basate sul quoziente intellettivo o comunque sulle produzioni. Così, in generale, la conclusione di Jensen mi pare opinabile.”” (pag 67)”,”SCIx-192″
“PIAGET Jean”,”Psychologie et épistemologie.”,”””Dans la mécanique relativiste, au contraire, la vitesse, même si elle conserve sa forme de rapport, est plus élémentaire que le temps, puisqu’elle comporte un ‘maximum’ et que le temps lui est relatif. A. Einstein a ien voulu nous conseiller un jour d’examiner la question du point de vue psychologique et de chercher s’il existait ou non une intuition de la vitesse indépendante du temps. Il s’ajoute à cette question cet autre aspect intéressant que la physique, même relativiste, s’est toujours résignée à admettre une sorte de cercle vicieux (sur lequel G. Juvet, parmi d’autres, a insisté avec profondeur): on définit la vitesse en utilisant le temps, mais on ne mesure le temps qu’en recourant à des vitesses. (…)””. (pag 102-103)”,”SCIx-262″
“PIAGET Jean”,”Saggezza e illusioni della filosofia.”,”Jean Piaget è nato a Neuchatel nel 1896 ed è morto nel 1980. Ha insegnato nelle università di Ginevra e Losanna. Ed è stato professore di psicologia genetica alla Sorbona.”,”SCIx-434″
“PIAGET Jean”,”L’epistemologia genetica.”,”J. Piaget, nato a Neuchatel nel 1896 è professore di psicologia infantile e psicologia sperimentale all’Università di Ginevra. Ha pubblicato molti studi anche in Italia (sulla rappresentazione del mondo nel fanciullo, il linguaggio e il pensiero del fanciullo, psicologia dell’intelligenza ecc.) “”Col celebre etologo K. Lorenz, l’innatismo delle strutture conoscitive è generalizzato secondo uno stile che egli vorrebbe esplicitamente kantiano: le «categorie» del sapere sarebbero biologicamente preformate a titolo di condizioni preliminari a qualunque esperienza, nello stesso modo in cui gli zoccoli del cavallo e le pinne natatorie dei pesci si sviluppano nell’embriogenesi in virtù di una programmazione ereditaria e molto prima che l’individuo (o il fenotipo) ne possa fare uso”” (pag 65)”,”SCIx-458″
“PIAN Alberto TELLOLI Giancarlo MOSCATO Antonio LAMBERT Serge BROUÉ Pierre SEDRAN Domenico ROSSELLI Carlo”,”Communisme et Oppositions en Italie. Le chemin de Tresso vers l’Opposition de gauche (Pian); Alfonso Leonetti dans le S.I. de l’Opposition de gauche et de la L.C.I. (Telloli); Correspondance Trotsky-Leonetti sur la guerre d’Ethiopie (Moscato); Notes sur l’histoire du trotskysme en Italie: le P.O.C. (Lambert); Le P.C. italien, la guerre et la révolution (Broué); Mémoires d’un prolétaire révolutionnaire (Sedran); Lettre à Trotsky – Rencontre avec Trotsky (Rosselli); Memoria antologica saggi critici e appunti biografici, un ricordo di Camillo Berneri; Moscow and the Italia Communist Party by Joan Barth Urban; Die POUM wänrend des Spanischen Bürgerkriegs by Reiner Tosstorff; Dictionnaire biograhipue du Mouvement ouvrier international de Jean Maitron.”,”Quelle di Pian, Telloli e Lambert sono tesi di laurea. 1944, Foggia, Sud Italia: “”Senza dibattito preliminare approfondito e sembra senza accordo politico preciso, Di Bartolomeo e Mangano decidono nel luglio 1944 di dare vita al Partito Operaio Comunista (POC). Questi pubblica ‘L’ Internazionale’, il cui primo numero esce il 5 agosto 1944 e il giornale viene immediatamente interdetto dagli Alleati (…) La breve storia del POC finisce in un fiasco”” (Note sulla storia del trotskismo in Italia: il POC, Lambert) “”In realtà, nella capacità del PCI di regolare i suoi problemi interni e le opposizioni sulla sua sinistra con altri metodi che le mitragliette o la bastonatura semplice, abbiamo un riflesso accidentale, ma significativo – “”effetto perverso”” dicono gli specialisti – dell’applicazione al PCI della legge di Marx sullo sviluppo ineguale e combinato. Un confronto con il PCF permetterà di illustrare e illustrare questa nozione”” (Pierre Broué, Il PC italiano, la guerra e la rivoluzione, recensione della tesi di Lambert, ‘Tradition révolutionnaire et “”Nouveau Parti’ en Italie (1942-1945), Thése Grenoble, 1985) (pag 76)”,”TROS-361″
“PIANCASTELLI Corrado BRIOSI Sandro PACCHIANO Giovanni BERNABEI Franco ACCAME Vincenzo”,”1945-1970. Aspetti della realtà contemporanea italiana. Narrativa, poesia, cinema, arti figurative, musica.”,”””Le radici del nostro Novecento letterario affondano, come è noto, nel periodo post-risorgimentale, specialmente tra il 1850 e il 1870, in un ventennio durante il quale la letteratura fu sostanzialmente politica, affrettando e rispecchiando, nel suo svolgersi, le speranze, le pene e le gioie, o giudicando gli avvenimenti che condussero all’Unità (…). Il realismo ha costituito la poetica più rappresentativa dell’800 e definiva l’arte come rappresentazione oggettiva della realtà sociale in polemica col soggettivismo dei romantici. (…) Sulla costituzione del realismo ottocentesco hanno agito vari fattori, come il superamento del romanticismo e dei concetti aristocratici e classicisti del ‘700, l’interesse sociale per il popolo e le classi povere (per esempio Manzoni), il superamento dei concetti come crudeltà, malvagità, considerati non più come fenomeni subnormali individuali, ma come realtà la cui causa si fa risalire alla società che opprime”” (pag 1-13), Corrado Piancastelli, Appunti per un retroterra del ‘900’)”,”ITAB-332″
“PIANCIOLA Cesare”,” Il marxismo militante di Raniero Panzieri.”,”In ricordo di Costanza Preve “”L”operaismo di movimento’ – con svolgimenti vari da “”classe operaia”” (1964-67), a ‘Potere Operaio’ (1969-73) all”Autonomia Operaia’ (1973-79) – ha avuto in Toni Negri il teorico principale (“”di tutti gli scrittori della sinistra rivoluzionaria (…) sembra essere insieme il più ferrato nella teoria e il più radicale nella pratica””, scriveva Bobbio in una versione del ‘Profilo ideologico del Novecento’). Nel ‘Frammento sulle macchine’ dei ‘Grundrisse’, Marx affermava che, di fronte all’immane sviluppo del capitale costante, la quantità di tempo di lavoro impiegato diventa una misura del valore del tutto inadeguata e “”il pluslavoro della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale””. Negri ne traeva la conclusione che le determinazioni oggettive del salario, le “”condizioni legate al funzionamento del mercato del lavoro, alla qualità della forza lavoro ecc.””, oggi vengono meno, e resta solamente il comando capitalistico (104); estinguendosi la legge del valore, rimane un rapporto tutto politico, di forza, di violenza del capitale e di violenza operaia, che si esprime in vari modi: “”dal sabotaggio allo sciopero di massa, dallo scontro di piazza alla lotta armata”” (105)”” (pag 38) (104) A. Negri, ‘Partito operaio contro il lavoro’, in S. Bologna P. Carpignano A. Negri, Crisi e organizzazione operaia, Milano, Feltrinelli, 1974, p. 135 (105) Ivi. p. 128″,”ITAC-137″
“PIANTA Mario a cura; saggi di Bennett HARRISON e Barry BLUESTONE Richard R. NELSON Yoko KITAZAWA Rob STEVEN Elmar ALTVATER e Kurt HÜBNER Mary KALDOR James O’CONNOR”,”L’economia globale. Stati Uniti, Europa e Giappone tra competizione e conflitto.”,”Mario Pianta ha studiato economia a Torino e ha ottenuto il Ph.D. alla London School of Economics. E’ autore pure di ‘Stati Uniti: il declino di un impero tecnologico’ (EL, 1988).”,”ECOI-348″
“PIANTA Mario”,”Stati Uniti: il declino di un impero tecnologico. Nuove tecnologie e potere economico internazionale tra Usa, Europa e Giappone.”,”Mario Pianta ha studiato economia a Torino e ha ottenuto il Ph.D. alla London School of Economics.”,”ECOI-349″
“PIANTA Mario”,”Globalizzazione dal basso. Economia mondiale e movimenti sociali.”,”Mario Pianta è professore di politica economica all’Università di Urbino. Partecipa alle iniziative della società civile sulla globalizzazione e collabora al Manifesto.”,”ECOI-194-FL”
“PIANZOLA Maurice”,”Lénine en Suisse.”,”””… il più terrestre di quelli che vivettero sulla terra””. Maiakovski Bollettino di adesione di Lenin alla Societé de Lecture di Ginevra. (12 dicembre 1904). Lenin sarà membro dal 13 dicembre 1904 e vi resterà fino al 16 dicembre 1908. (pag 47) Scheda compilata da Lenin per aver un prestito librario presso la Bibliothèque de littérature sociale, a Zurigo. Il prestito riguardava la rivista: ‘Linternationale des Jeunes’. (pag 139) Pagina del registro delle iscrizioni (31 maggio 1916) alla Biblioteca pubblica e universitaria di Ginevra. Lenin contrariamente al regolamento non aveva presentato la raccomandazione prevista. (pag 143) “”Il 20 e il 30 novembre Lenin si intrattiene nel caffé ‘Zum Adler’ con dei rappresentanti della sinistra del partito socialista svizzero, sui loro compiti e l’ atteggiamento del loro partito di fronte alla guerra. Il 20 novembre, scrive a Inès Armand, rimasta a Berna, riguardo a questi colloqui e a proposito di queste tesi, una lettera in cui ricorda che egli non pone la questione della difesa nazionale “”in generale”” ma ben nel caso preciso della guerra imperialista che si svolge in Europa: “”Vi ringrazio infinitamente per la traduzione delle tesi. Le invierò a Abramovich e a Guilbeaux. Adattarle per la Francia? Ne vale la pena? La situazione, laggiù, è talmente differente. (…) Quanto alle tesi secondo le quali, in ‘Svizzera’, i socialdemocratici non devono adesso, in alcun caso, votare i crediti militari, cercate briga. Fin dall’ inizio si parla ‘tutto il tempo’ della guerra imperialista. Si tratta unicamente di quella. “”L’ operaio non ha patria””, questo significa: a) che la situazione economica (il salariato) non è nazionale, ma internazionale; b) che il suo nemico di classe è internazionale; c) che le condizioni della sua emancipazione pure lo sono; d) che l’ unità internazionale dei lavoratori è ‘più importante’ dell’ unità nazionale. Questo significa e si ha il diritto di dedurre da ciò che precede ‘che non occorre’ combattere ‘quando si tratta’ di rovesciare il giogo di una nazione straniera? Si o no? La guerra di una colonia per la sua liberazione? – dell’ Irlanda contro l’ Inghilterra? Ma una insurrezione (nazionale) non è la difesa della patria? Vi invierò un mio articolo contro Kievsky su questo soggetto. (…)””. (pag 157-158-159)”,”LENS-172″
“PIATETSKAÏA S.”,”Lire les journaux russes…”,”Introduction, Traduit par O. TATARINOVA, Vocabulaire, Annexe, Corrige des exercices,”,”RUSx-260-FL”
“PIATNITSKY O.”,”Souvenirs d’un bolchévik, 1896-1917.”,”Libro dedicato alla memoria di Paul VOMPE’ (cheminot, Comintern)”,”RIRB-107″
“PIATNITSKY O.”,”Memoirs of a Bolshevik.”,”The Memoirs of Comrade O. Piatnitsky, one of the oldest active members of our Bolshevik Party, cover a long period, from 1896 to 1917, i.e. the whole period of the rise and development of the Bolshevik Party up till the February Revolution, 1917. Comrade Piatnitsky’s Memoirs contain a mass of factual material and thus serve as a valuable contribution to the literature on the history of our Party.”,”RIRB-034-FL”
“PIAZZA Francesco”,”La politica interna di Giolitti e i socialisti.”,”F. PIAZZA è nato nel 1946. Ha conseguito la laurea discutendo una tesi sul pensiero politico di J. LOCKE. Si è dedicato allo studio della storia italiana post unitaria. E’ ordinario di italiano e storia in un istituto superiore di Treviso. “”Ma i fatti di Libia avevano consigliato Giolitti di aspettare alcuni mesi prima di convocare i comizi elettorali; finalmente, nell’ autunno 1913, chiamò i cittadini alle urne per la 24° legislatura. La campagna elettorale impegnò i partiti soprattutto su un tema: la guerra di Libia. Il forte astensionismo- votò circa il 50% degli aventi diritto- favorì gli oppostori di Giolitti: i liberali persero una settantina di seggi, i due partiti socialisti ne conquistarono complessivamente 78, i radicali 73, i cattolici 30, i nazionalisti 6; i repubblicani invece subirono una flessione (da 24 deputati passarono a 17). La maggioranza giolittiana era riuscita, pertanto, per se ridimensionata, a mantenere un margine di vantaggio sulle opposizionoi sufficiente per governare senza troppi patemi. Ma ciò era vero solamente dal punto di vista numerico””. (pag 94)”,”ITAA-069″
“PIAZZA Francesco”,”Sotto la bandiera di Gigione. Luigi Luzzatti a Oderzo: un deputato e il suo collegio elettorale.”,”Luigi Luzzatti (Venezia, 1º marzo 1841 – Roma, 29 marzo 1927) è stato un giurista ed economista italiano, che fu Presidente del Consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911. È stato il fondatore della Banca Popolare di Milano e Presidente dello stesso istituto di credito dal 1865 al 1870, oltre ad esserne stato Presidente Onorario dal 1870 al 1927. Nato in una famiglia ebraica veneziana, dopo aver completato gli studi in giurisprudenza all’Università di Padova attirò su di sé l’attenzione della polizia austriaca a causa delle sue lezioni di economia politica, e fu costretto ad emigrare. Nel 1863 ottenne una cattedra presso l’Istituto Tecnico di Milano. Nello stesso anno, si affiliò alla loggia massonica milanese “”Cisalpina””. Nel 1867 fu nominato professore di diritto costituzionale all’Università di Padova: Luzzatti tenne la cattedra fino al 1896.”,”ITAA-146″
“PIAZZA Roberto”,”La valutazione del rumore.”,”Roberto Piazza è ricercatore capo nell’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino. Libero docente di audiologia nell’Università di Torino. Incaricato di fisica nella Univ. di Torino, Facoltà di Medicina.”,”SCIx-037-FV”
“PIAZZESE Antonino”,”Principi di filosofia. I problemi della conoscenza, della logica, delle scienze, della storia, della morale su basi scientifiche nuove.”,”””La mia generazione, come ben sai, fu colta da Croce all’ uscire di adolescenza (non erano crociani i nostri professori di liceo, né quelli di cui ebbi ad ascoltare alcune lezioni alla Università, ed i cui nomi sono quasi tutti dimenticati). Croce ci foggiò, quali direttamente, attraverso i suoi libri, quali per azione riflessa; non s’ insisterà mai abbastanza su quel ch’è stato Croce per due generazioni d’ italiani. Ciò ch’è stato modellato si trova a suo agio entro il modello; io non avverto alcuna ribellione per quel pensiero; che mi pare ben conciliabile con la mia fede religiosa.”” (pag 10-11, A.C. Jemolo, prefazione)”,”FILx-319″
“PIAZZESI Gianfranco”,”Gelli. La carriera di un eroe di questa Italia.”,”PIAZZESI Gianfranco è stato editorialista per la politica interna a ‘Il Giornale nuovo’ e al ‘Corriere della Sera’. Divenato direttore della ‘Nazione’ nell’ ottobre 1980 ha lasciato l’ incarico nel novembre dell’ anno successivo. Ha scritto ‘Berlinguer e il professore’. Il PCI e lo scandalo P2-Gelli. “”A conclusione non molto dissimili è giunto il senatore Bernardo D’Arezzo, che fa parte della commissione d’inchiesta sulla P2 per conto della DC. Anche D’Arezzo parte dalle vicende pistoiesi, tiene in gran conto l’ informativa del controspionaggio fiorentino e altri documenti di quegli anni, secondo i quali Gelli sarebbe stato addirittura iscritto al PCI e successivamente espulso per indegnità. Il senatore “”non esclude”” che si tratti di una rottura fittizia, “”di un congelamento secondo la metodologia più classica dei servizi segreti dell’ est””. In tal caso saremmo dinanzi a una delle più romanzesche vicende di spionaggio del dopoguerra, non solo in Italia, ma nell’ intero mondo occidentale. Il KGB avrebbe ingaggiato Gelli fino dal 1945, grazie all’ iniziale aiuto dei compagni italiani, per poi utilizzarlo, direttamente o attraverso qualche succursale, come informatore o come destabilizzatore. L’agente del Cominform Licio Gelli si sarebbe inserito nella massoneria e avrebbe assunto il controllo della P2 al solo scopo di stabilire rapporti qualificati con varie personalità dello stato e poi associarle in scandali con effetti destabilizzanti per la nazione. Nessuno più di me concorda su certe premesse. Gelli ha certamente avuto “”rapporti di lavoro”” prima col PCI e poi con i servizi segreti dell’ est europeo, anche per un lugno periodo. Non concordo invece sulle conclusioni (…)””. (pag 208-209)”,”ITAP-128″
“PIAZZESI Mario”,”Diario di uno squadrista toscano. 1919-1922.”,”PIAZZESI Mario nato a Cesena nel 1902, ingegnere, ha ricoperto cariche di federale fascista di Enna, Piacenza e Lucca negli anni 1937-1942, e capo di provincia nella RSI a Lucca, Piacenza e Alessandria dall’ottobre 1943 all’aprile 1945. E’ poi fuggito in Messico dove si è dedicato ad attività economiche. “”Ma che vale questo, che vale bruciare la casa del Popolo del Bandino, quando quei maledetti dopo gli assassini della mattina, an che se ne hanno lasciato uno attraverso quella finestra ed altri due lì nel fosso, dietro la catasta di legna, son riusciti a dileguersi? Ci sembra di esser stati giocati e con questo cruccio si ritorna nella città su questi camion sballonzolanti attraverso il sobborgo deserto. Vien da ridere nel vedere ancora cordoni di truppa alla Camera del Lavoro in via dei Tintori. “”Ma che ci state a fare, a proteggere quelli che vi ammazzano?””. “”Ma gli ordini…””. “”Ma che ordini o non ordini e vi si fa vedere noi come si ordina””. E si fa presto come al solito. Ora Pirro è felice è là nella Camera del Lavoro nel salone solo. Ha fatto una catasta di panche, registri, bandier gli ha dato fuoco e ora si scalda le mani. “”Oh, Pirro e ti bruci le scarpe nuove””. “”Lascia fare, lascia fare, Dio immortale oggi voglio bruciarmi anche queste””. I nostri capi ritornarono gongolanti dalla Prefettura dove son stati mandati a chiamare d’urgenza”” (pag 116)”,”ITAF-277″
“PIAZZESI Gianfranco”,”L’Italia spiegata al popolo.”,”Gianfranco Piazzesi, già giornalista in cronaca e poi in redazione, quindi inviato, infine editorialista.”,”ITAP-226″
“PICAPER Jean-Paul”,”Angela Merkel une Chanceliére à Berlin. La première femme à gouverner l’Allemagne.”,”PICAPER Jean-Paul ex professore di scienze politiche giornalista e scrittore corrispondente da Berlino di ‘Politique Internationale’ ex corrispondente del ‘Figaro’ in Germania. Germania: solo 8 cancellieri dalla nascita della RFT (5 CDU e 3 SPD) (pag 281)”,”GERV-065″
“PICARD Emile”,”La Science Moderne et son état actuel.”,”Principio relatività. (pag 180) “”Così le vecchie nozioni del senso comune sullo spazio e il tempo saranno da rivedere. (…) Niente è intangibile nella scienza; certe nozioni del senso comune alla lunga hanno dovuto essere modificate, e quando le esperienze positive avranno mostrato la necessità di cambiare le nostre idee tradizionali sullo spazio e il tempo, lo si dovrà fare. (…) Ma, del resto, tra le mani di Einstein, il principio della relatività è in via di evoluzione; la velocità della luce non sarà più un invariante assoluto, ma ci sarà però un assoluto al centro di tutto questo relativismo. Ma si tratta di cose più stupefacenti ancora, come la gravità dell’ energia. (…) Così un raggio di luce proveniente da una stella sarà attirato dal sole (…)””. (pag 181-182)”,”SCIx-228″
“PICARDI Roberta”,”Il concetto e la storia. La filosofia della storia di Fichte.”,”Roberta Picardi è assegnista di ricerca nell’Università di Pavia. Ha curato l’edizione del “”Carteggio Croce-Medicus””.”,”STOx-034-FL”
“PICART Bernard”,”Cerimonie e costumi di tutto il mondo nelle incisioni di Bernard Picart.”,”Stampato ad Amsterdam presso J.F. Bernard, fra il 1733 e il 1739 Buth, giovane fanatico che uccide tutti quelli che incontra per ingraziarsi Manipa, idolo o divinità di Lhasa, alla quale si offrono coloro che Buth ha ucciso (pag 196)”,”FOTO-097″
“PICAUDOU Nadine”,”La decennie qui ébranla le moyen-orient, 1914-1923.”,”Agregée d’histoire, Nadine PICAUDOU è stata pensionnaire al Centre d’Etudes et de Recherches sur le Moyen-Orient contemporain a Beirut. Chargée de cours all’Univ di Paris VII-Jussieu come pure all’ Institut National des Langues et Civilisations orientales de Paris, la PICAUDOU è autrice pure di ‘La dechirure libanaise’ per le stesse edizioni Complexe.”,”VIOx-002 UKIx-036″
“PICCIALUTI CAPRIOLI Maura”,”Radio Londra, 1939-1945.”,”Maura Piccialuti Caprioli, nata a Roma nel 1938. E’ dirigente presso l’Archivio centrale dello Stato. Collaboratrice della “”Rassegna degli archivi di Stato”” e del ‘Dizionario biografico degli italiani’.”,”QMIS-192″
“PICCIALUTI CAPRIOLI Maura”,”Radio Londra, 1939-1945.”,”Maura Piccialuti Caprioli, nata a Roma nel 1938. È dirigente presso l’Archivio centrale dello Stato. Collaboratrice della “”Rassegna degli archivi di Stato”” e del ‘Dizionario biografico degli italiani’. Il contributo politico e ideale delle trasmissioni di Radio Londra alla lotta antifascista e partigiana, ma non solo questo. I comunicati e conversazioni di Stevens e Candidus, Ruggero Orlando, Paolo Treves e Umberto Calosso, giorno per giorno ripercorrono la drammatica vicenda della guerra, e le alterne reazioni dell’opinione pubblica, incerta, ansiosa e in cerca di speranza.”,”QMIS-062-FV”
“PICCINNI Gabriella”,”I mille anni del Medioevo.”,”Gabriella Piccinni insegna Storia medievale all’Università di Siena. Tra le sue pubblicazioni: Siena nel Trecento, Assetto urbano e strutture edilizie (con D. Balestracci), ‘Seminare, fruttare, raccogliere’ Mezzadri e salariati sulle terre di Monte Oliveto Maggiore, Strutture famigliari, epidemie e migrazioni nell’Italia medievale (con R. Comba e G. Pinto), Il contratti di mezzadria nella Toscana Medievale, L’evoluzione della rendita fondiaria in Italia, Le donne nella vita economica, sociale e politica dell’Italia medievale (in: Il lavoro delle donne, a cura di Angela Groppi).”,”EURx-038-FL”
“PICCINNI Gabriella”,”””Seminare, fruttare, raccogliere””. Mezzadri e salariati sulle terre di Monte Oliveto Maggiore (1374-1430).”,”Gabriella Piccinni (1951, Siena) insegna Storia della Toscana nel Medioevo presso la Facoltà di Lettere della città.”,”MITT-001-FFS”
“PICCINNO Luisa”,”Economia marittima e operatività portuale. Genova, secc. XVII-XIX.”,”””La regolamentazione dell’ingresso dei bastimenti nel porto di Genova non si esaurisce con le sole prescrizioni sanitarie o con le norme per l’utilizzo del servizio di pilotaggio, ma prevede anche una serie di procedure burocratiche e operazioni complementari che diventano sempre più complesse con il passare dei secoli. Infatti, se il regolamento emanato a tale riguardo dai Conservatori del Mare nel 1692 consiste in soli sei articoli, le Regie Patenti del 1827 ne dedicano allo stesso argomento più di quaranta. Una parte consistente delle disposizioni riguarda la definizione dei criteri di assegnazione dei luoghi di attracco alle navi in arrivo, al fine di limitare gli intasamenti dello specchio acqueo portuale e di agevolare un rapido ed efficiente lavoro di movimentazione dei carichi (…)””. (pag 130)”,”LIGU-008″
“PICCIONI Leone”,”Vita di Ungaretti.”,”PICCIONI Leone ha curato l’edizione completa delle opere di Ungaretti. Ungaretti con Montale ritenuto uno dei maggiori poeti del Novecento 1962: è eletto presidente della Comunità europea degli scrittori. Per un congresso della Comunità si reca in URSS. 1964 tiene un ciclo di lezioni alla Columbia University di New York. 1970. Deluso per la mancata assegnazione del Nobel.”,”ITAB-313″
“PICCO Francesco”,”Molière e il suo teatro.”,”””Crisalo, il padre, “”borghese di buon casato””, com’è definito nell’elenco dei personaggi, è, in verità, una bona pasta d’uomo, un pavido Don Abbondio in panni borghesi, subisce supinamente la dittatura di Filaminta, è puerile, quand’ella è assente, nelle sue collere incomposte, e vile, lei presente, nelle sue accondiscendenze repentine. Si illude di esercitare un’autorità, che non possiede; si rassegna in cuor suo, alla schiavitù domestica, per amor del quieto vivere; e solo si ridesta vivo, tanto che non par più lui, al risorgere, e quasi all’insorgere, contro la sua remissività attuale, dei ricordi giocondi e lontani, dei suoi trascorsi giovanili. Era quello il tempo in cui ancora non gli gravava le spalle il giogo coniugale, e amorose gli sorridevano le fanciulle”” (pag 112)”,”VARx-028-FGB”
“PICCOLI Valentino”,”Vincenzo Gioberti.”,”””La teoria neoguelfa, esposta nel Primato, accetta quella idea federale che, nell’ Italia prequarantottesca sembrava quasi imporsi per la varie condizioni politiche dei popoli italici e per il diffondersi di speranze riposte in più di un governo della penisola. Federale fu in gran parte la Carboneria e fra gli stessi mazziniani non mancavano gli aderenti all’ idea di una confederazione italica. Il Gioberti pensava pertanto possibile la formazione di un forte vincolo federale, che riunisse tutti gli stati italiani- che avrebbero dovuto porsi su la via delle civili riforme ed inspirare la loro attività a un fine, che fosse a un tempo regionale e nazionale”” (pag 53).”,”ITAB-119″
“PICCOLI Paolo VADAGNINI Armando”,”Il movimento cattolico trentino dalle origini alla resistenza, 1844-1945.”,”PICCOLI Paolo (1946, notaio, DC, studioso del partito popolare, ha pubblicato tra l’ altro ‘Lo Stato totalitario, 1927-1940′ in opera collettanea. VADAGNINI Armando (1942, laureato in lettere, insegnante) si è occupato di storia locale. “”(…) gli argomenti affrontati durante questi incontri riguardavano soprattutto il problema della giustizia sociale alla luce dei principi della dottrina sociale della Chiesa. Tra gli oratori erano uomini del popolarismo come Giulio Savorana o giovani come Tullio Odorizzi, Luigi Menapace, don Dallabrida. Senza che ci fosse una voluta presa di posizione contro il fascismo, emergeva così nelle coscienze la consapevolezza di una radicale differenza fra il sistema corporativo, che voleva tutto ordinato dall’ alto, e le proposte del Toniolo che postulavano un’adesione dal basso. Si tennero inoltre concorsi a premio di cultura su temi come i motivi ispiratori del movimento cooperativo o la concezione generale dello stato: venne pubblicato, primo nel suo genere, un libro di canzoni della montagna con musica raccolta e trascritta da Guido Gabrielli e disegni di Livio Benetti. Fino al 1927 venne pubblicato “”Noi Giovani””, che nel 1924, per iniziativa di Guido Peterlongo, divenne mensile e sempre più ricco di spunti di riflessione.”” (pag 229)”,”ITAR-106″
“PICCOLI Valentino”,”Vita di Dante.”,”Vita di Dante: “”Fra il 1303 e il 1306 troviamo una lacuna che non ci è facile colmare”” (pag 113) “”Certo però l’umana e vasta esperienza di Dante doveva trovare fonti in diversi, e forse ignoti viaggi; e forse, quando egli canta di Ulisse, esprime quella che in ogni tempo era stato il suo anèlito a “”divenir del mondo esperto – e delli vizi umani e del valore”””” (pag 139)”,”ITAG-240″
“PICELLI Guido, a cura di William GAMBETTA”,”La mia divisa. Scritti e discorsi politici.”,”inserire in Correna William Gambetta, dottore di ricerca in Storia presso l’Università di Parma e in Scienze umane presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, è ricercatore del Centro studi movimenti. E’ autore di numerosi scritti tra cui ‘Una stagione di fuoco. Fascismo guerra resistenza nel Parmense’ (Bfs, 2021), ‘Memorie d’agosto. Letture delle Barricate antifasciste di Parma del 1922’ (Punto Rosso, 2007) e ‘Nella rete del regime. Gil antifascisti parmensi nelle carte di polizia (1922-1943)’ (Carocci, 2004). Tra gli scritti di Picelli: ‘Il pensiero dei comunisti sul bilancio militare’ e ‘Il pensiero dei comunisti sulla questione militare’ Picelli. “”In quel periodo – anche se i suoi studi erano quelli elementari, rafforzati però dai corsi di formazione per ufficiali – il ruolo di funzionario sindacale gli impose di scrivere lettere e relazioni, attività che, una volta eletto deputato, nel maggio 1921, dopo dieci mesi passati in carcere, intensificò maggiormente (11). Possiamo ipotizzare, con ragionevolezza, che i suoi viaggi a Roma i contatti con alcuni esponenti del Partito socialista (ad esempio con Gaetano Pilati, allora deputato e segretario nazionale della Lega proletaria) o la frequentazione di esponenti dell’ex combattentismo di sinistra (come Giuseppe Mingrino, anch’egli deputato socialista) abbiano influenzato non poco le sue analisi e posizioni, tanto che, alla fine di giugno, iniziò a organizzare a Parma la sezione degli Arditi del popolo. Sempre più critico verso la dirigenza del Psi, dopo il «patto di pacificazione» tra socialisti e fascisti dell’agosto 1921, lasciò il partito e si avvicinò alle posizione del Partito comunista di Amadeo Bordiga, di cui chiese la tessera (12). Nonostante fosse parlamentare, in questi anni Picelli restava un leader di secondo piano nel complesso panorama del movimento operaio parmense. Altre erano le figure di spicco, come i più noti e autorevoli dirigenti del sindacalismo corridoniano o quelli del socialismo massimalista e riformista, da Alceste De Ambris ad Alberto Simonini e Giovanni Faraboli, solo per fare qualche nome. L’animatore degli Arditi del popolo di Parma aveva dunque la necessità di legittimare la propria organizzazione agli occhi dei lavoratori che lo avevano votato pochi mesi prima. È sotto questa luce che si devono leggere i suoi numerosi interventi sulla stampa locale tra l’estate del 1921 e quella del 1922, dove all’urgenza di denunciare la violenza fascista si accompagnava la promozione della strategia unitaria di difesa armata. Presto quei suoi articoli trovarono un’elaborazione più organica in ‘Unità e riscossa proletaria’, stampato nel giugno 1922, nel quale Picelli argomentava la necessità di organizzarsi militarmente per rispondere alla reazione della borghesia (…)”” (pag 13-14) [‘Il percorso politico di Guido Picelli’ di William GAMBETTA, in Guido Picelli, ‘La mia divisa. Scritti e discorsi politici’, BFS, Pisa, 2021] [(11) Oltre gli articoli sui periodici “”sovversivi””, sono di questo periodo molte lettere in risposta a cronache o commenti di quotidiani cittadini, come la “”Gazzetta di Parma”” o “”Il Piccolo””; (12) Non è ancora chiaro l’anno della sua iscrizione al Partito comunista. Senz’altro la richiese una volta uscito dal Psi, nell’autunno del 1921, ma l’Esecutivo comunista gli impose la condizione delle sue dimissioni da deputato, che lui rifiutò. Da allora, e fino alla sua adesione formale nel 1924, fu tuttavia in stretto collegamento con il Pcd’I; cfr. F. Sicuri, ‘Il guerriero della rivoluzione’, cit., p. 147 e segg.]”,”MITC-161″
“PICHETTO Maria Teresa”,”Alle radici dell’odio. Preziosi e Benigni antisemiti.”,”Maria Teresa Pichetto (Torino, 1939) insegna metodologia della ricerca storica presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato l’edizione critica delle opere di C.H. Saint-Simon (Utet, 1975) e ‘La Terra Austraile’ di De-Foigny (Guida, 1978). Antisemitismo politico causa “”esterna”” per Preziosi dei fallimenti italiani (pag 42) Benigni, integralismo cattolico”,”ITAF-004-FMB”
“PICHETTO Maria Teresa”,”Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill.”,”Maria Teresa Pichetto (Torino, 1939) ha insegnato metodologia della ricerca storica presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato l’edizione critica delle opere di C.H. Saint-Simon (Utet, 1975) e ‘La Terra Austraile’ di De-Foigny (Guida, 1978). Ha al suo attivo molti importanti lavori. J.S. Mill scrisse al consiglio generale dell”International Workingmen’s Association’ approvando il discorso di Marx del 23 luglio 1870 sulla guerra franco-prussiana’ “”Nell’ambito del dibattito storiografico se Mill sia da definire un liberale o un socialista, è anche questione di un certo rilievo, e in passato vivacemente dibattuta, se e in quale misura Mill abbia conosciuto il pensiero di Marx e dei suoi seguaci. È vero sicuramente il reciproco, come dimostrano i numerosi riferimenti di Marx alle teoria di Mill nel ‘Capitale’ (73); e non sembrerebbe pensabile che il filosofo inglese, così attento al nascere e all’evolversi del socialismo europeo, non avesse avuto in alcun modo notizia, ad esempio, del ‘Manifesto del Partito comunista’, la cui prima edizione inglese era stata pubblicata nel 1850. In realtà mai Mill nei suoi scritti, e neppure nella corrispondenza, cita esplicitamente Marx o commenta dichiaratamente le sue teorie. E tuttavia una sua lettera scritta da Avignone il 4 marzo 1872 e indirizzata allo storico e critico danese Georg Brandes (74), nel chiarire le sue opinioni sulla prima Internazionale, fondata a Londra nel 1864, sembra offrire non equivoci indizi d’una diretta conoscenza del movimento marxista e delle sue posizioni all’interno del vasto arcipelago del socialismo europeo. «Voi mi domandate», scrive Mill a Brandes, «quale sia la mia opinione sull’Internazionale. Ebbene, io credo che questa associazione metta insieme una folla assai variegata di rappresentanti di tutte le scuole socialiste, dalle moderate alle estremiste. I membri inglesi, e io conosco parecchi fra i loro capi, mi sembrano in generale persone ragionevoli, che guardano soprattutto ai miglioramenti pratici della vita dei lavoratori, consapevoli delle difficoltà,, e non mossi da un odio pregiudiziale nei confronti delle classi di cui vogliono far cessare il predominio. Confesso che nei dibattiti del loro Congresso non ho trovato traccia di buonsenso se non nei delegati inglesi. Il fatto è che i miei compatrioti, per abitudine mentale, affidano la speranza di miglioramenti all’iniziativa individuale, allo spirito associativo dei privati piuttosto che all’intervento dello Stato. L’atteggiamento contrario, che prevale nel Continente, induce i riformatori a credere che basterà impadronirsi delle leve del governo per raggiungere immediatamente il loro scopo; e non soltanto i socialisti francesi, forse più moderati in fondo di tanti altri, ma più ancora i Belgi, i Tedeschi e persino gli Svizzeri, sotto l’influenza di qualche teorico russo, arrivano a pensare che basterà espropriare tutto il mondo, e abbattere tutti i governi esistenti, senza pensare minimamente, almeno per ora, a come sostituirli. Non li calunnio, anzi non faccio che ripetere ciò che ho letto nei loro giornali. Di conseguenza credo che il lato buono di quest’Associazione stia principalmente nei timori che suscita. Essa induce le classi che possiedono i beni del mondo a meditare sulla sorte che forse le attende in futuro se non si risolveranno a modificare le condizioni della società in senso favorevole alle grandi masse. Oggi la paura è ancora cattiva consigliera, come vediamo in Francia. Ma verrà un tempo in cui i problemi sociali saranno studiati con la reale volontà di trovare soluzioni migliori di quelle attuali. È dovere degli uomini illuminati, nell’attesa, preparare per quel tempo gli spiriti e i caratteri». È appunto da questa lettera (qui citata quasi integralmente per la sua importanza), che, seguendo le ipotesi di Feuer, si può dedurre un impatto di Mill con le iniziative marxiste nell’ambito della prima Internazionale. Quei «Tedeschi» membri estremisti dell’Associazione altri non sarebbe se non lo stesso Marx e il suo seguace Eccarius, che rappresentavano nel Consiglio generale i lavoratori della Germania (75); e del resto il famoso indirizzo inaugurale, il preambolo e le norme costitutive dell’Internazionale erano stati scritti da Marx”” (pag 152-153) [Maria Teresa Pichetto, ‘Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill’, Franco Angeli, Milano, 1996] [(73) Marx apprezza il fatto che Mill tenti di armonizzare l’economia politica classica con le richieste dell’emergente classe lavoratrice e apprezza la sua attività politica a favore del proletariato inglese: cfr. L.S. Feuer, ‘John Stuart Mill and Marxian Socialism’, in ‘Journal of the History ideas’, X 1949, n. 2, pp. 297-303 (in particolare p. 299): A. Staniscia (‘J.S. Mill e il socialismo’, cit., p. 287) cita una lettera di Marx del 24 giugno 1865 dalla quale si deduce che avesse interesse a far conoscere le proprie idee a Mill, vivendo nella stessa città e avendo amici comuni; (74) J.S. Milla, Lettera a Georg Brandes, C.W., vol., XVII, pp. 1874-1875. Brandes (1842-1927) aveva anche tradotto in danese ‘The Subjection of Women’, pubblicata nel novembre del 1869; (75) L.S. Feuer, ‘J.S. Mill and Marxian Socialism’, cit., p. 298. Eccarius, grazie all’appoggio di Marx, divenne nel 1866 direttore del giornale dell’Internazionale “”The Workmen’s Advocate””, che prese allora il nome di «Commonwealth» e sul quale, tra il novembre 1866 e il marzo 1867, scrisse una serie di articoli dal titolo ‘A Working Man’s Refutation of Some Points of Political Economy, endorsed and advocated by J.S. Mill’; Mill leggeva questo giornale, come pure “”Bee-Hive””, organo ufficiale della ‘London Trades Council’, diretta da George Potter, sul quale uscirono nel 1867 delle traduzioni delle teorie di Marx. Inoltre Mill aveva scritto al consiglio generale dell’ ‘International Workingmen’s Association’ approvando il discorso di Marx del 23 luglio 1870 sulla guerra franco-prussiana (cfr. la lettera di Mill a H. Fawcett del 26 luglio 1870, C.W., vol. XVII, p. 1753 e H. Collins C. Abramsky, ‘K. Marx and the British Labour Movement’, London, 1965, pp. 178-179); è difficile a questo punto sostenere che Mill non conoscesse il pensiero di Marx] “”Quanto all’atteggiamento di Mill, è evidentemente critico nei confronti delle frange più estremiste dell’Internazionale; e non è certo azzardato supporre che, quando si parla di «espropriare tutto il mondo», di «abbattere tutti i governi esistenti» senza peraltro proporre valide alternative, il suo bersaglio sia «la dittatura del proletariato» teorizzata dai marxisti. E d’altronde già nel 1869, nei ‘Chapters on Socialism’ Mill, modificando la distinzione fatta nei ‘Principi, parlava di due tipi di socialisti (…). È probabile che con il nome di «socialisti rivoluzionari» Mill indicasse gli aderenti all’Internazionale, di cui leggeva i giornali e di cui conosceva i delegati inglesi George Odger (77) e W. Randall Cremer (78), primo segretario del Consiglio generale. (…) Il rifiuto di usare il termine «rivoluzione» per indicare movimenti di riforma politica e sociale è ancora ribadito da Mill nella lettera a Thomas Smith, Segretario della sezione di Notthingham della ‘International Workingmen’s Association’, che gli aveva inviato una copia del programma dell’Associazione dal titolo ‘The Law of the Revolution’. Mill ritiene un errore definire le dottrine dell’Associazione, che pur sono essenziali per instaurare un governo più giusto, come «principi della rivoluzione sociale e politica», perché il termine «rivoluzione» è estraneo alla mentalità inglese, più attenta ai fatti che alle parole; vi è poi il pericolo che se gli uomini «si schierano sotto le bandiere di amici o di nemici della ‘Rivoluzione’, si perda di vista il problema più importante, che è giusto e utile, che i provvedimenti vengano giudicati non per il loro valore, ma per l’analogia che sembrano avere con una astrazione irrilevante» (80). Il diverso significato annesso al termine «rivoluzione» nel linguaggio di Mill e in quello di Marx indica sostanzialmente un diverso atteggiamento teorico: per Mill, che intende per «rivoluzione» un cambiamento di governo conseguito con la forza, occorre evitare l’uso di un linguaggio politico che inciti alla lotta di classe, più emotivo e metafisico che razionalmente concreto; per Marx certi termini, come appunto «rivoluzione», indicano un cambiamento radicale nei rapporti socio-economici e servono ad accrescere lo spirito di classe dei lavoratori, a dare il senso di una loro missione storica (81). L’opposizione di Mill al socialismo rivoluzionario nei suoi aspetti totalitari, l’insistenza sul fatto che si debba procedere attraverso riforme all’interno del tessuto istituzionale della proprietà privata, e d’altro canto il costante sostegno alla causa dell’uguaglianza e della giustizia sociale inseriscono l’atteggiamento di Mill nell’ambito di un socialismo liberale e cooperativistico, più vicino ai primi Fabiani (82) che non al socialismo dei nostri giorni”” (pag 153-156) [Maria Teresa Pichetto, ‘Verso un nuovo liberalismo. Le proposte politiche e sociali di John Stuart Mill’, Franco Angeli, Milano, 1996] [(77) George Odger fu per dieci anni (1862-1872) segretario della London Trades Council e tra i fondatori dell’International Workingmen’s Association; nel 1871 diede le dimissioni perché contrario all’appoggio dato da Marx alla Comune di Parigi. Mill sostenne la candidatura di Odger in Parlamento come indipendente e gli dimostrò la sua stima: cfr. le lettere di Mill a Odger, C.W., vol. XVII, pp. 1697 e 1816; (78) William Randall Cremer (1838-1908) fu, nel 1865 segretario della sezione inglese dell’ ‘International Workingmen’s Association’, segretario fino alla morte della ‘Workingmen’s Peace Association’ e vincitore nel 1903 del premio Noble per la Pace. La sua adesione alla campagna per l’estensione del suffragio alle classi lavoratrici lo portò ad intrattenere dei rapporti con Mill; (80) J.S. Mill, ‘Lettera a Th. Smith, 4 Oct. 1872, C.W., vol. XVII, pp. 1910-1912 (…). Da questa lettera trae spunto un articolo sul “”Bee-Hive”” in cui l’editorialista esprime disprezzo per i metodi politici e perfino per il linguaggio usati dagli Internazionalisti: «Non conosciamo nulla di simile alla ‘Rivoluzione’, che appartenga al presente e al futuro dell’Inghilterra… I lavoratori d’Inghilterra sanno ciò che vogliono e possono esprimersi in relazione ai loro bisogni nella loro lingua nativa» (L.a., ‘J.S. Mill and the International’, “”Bee-Hive””, 9 Nov., 1872, p. 9, riportato da E. Biagini, ‘Il liberalismo popolare’, cit., pp. 61-62; sulla base di questo e di molti altri articoli Biagini mette in evidenza il fatto che in Inghilterra l’Internazionale aveva incontrato poco successo e la cattiva stampa di cui godeva Marx contrastava con la larga diffusione che si dava alle idee di Mill; (81) Cfr. su questo punto L.S. Feuer, ‘J.S. Mill and Marxian Socialism’, cit., p. 302. Shapiro, nel ‘Comment’ a Feuer, ivi, pp. 303-304, osserva che passando dalla lettura delle pagine di Mill a quello di Marx si nota un cambiamento improvviso del clima intellettuale: «il cambiamento dal liberalismo tollerante e democratico al comunismo intollerante e autoritario»; (82) Cfr. quanto scrive Sidney Webb in ‘Fabian Essays in Socialism’, a cura di G.B. Shaw, London, W. Scott, 1899 e J. West nel ‘Fabian Tract’, n: 168 (London, 1913) che definisce Mill il primo dei Fabiani]”,”TEOP-049-FMB”
“PICHIERRI Angelo a cura; scritti di SERENI E. DANEO C. FERRARESI G. AMENDOLA G. CANDELORO G. PROCACCI G. ROSSI E. GALLINO L. DEL CARRIA R. CELLA G.P. e altri”,”Le classi sociali in Italia, 1870-1970.”,”Scritti di SERENI E. DANEO C. FERRARESI G. AMENDOLA G. CANDELORO G. PROCACCI E. ROSSI L. GALLINO R. DEL CARRIA e altri”,”ITAS-146″
“PICK Daniel”,”Volti della degenerazione. Una sindrome europea 1848 – 1918.”,”PICK insegna storia al Queen Mary and Westfield College dell’Univ di Londra dove è responsabile anche dei programmi di Master in storia delle idee. E’ condirettore di ‘History Workshop Journal’. Ha pubblicato ‘War Machine: The Rationalisation of Slaughter in the Modern Age’ (LONDON, 1993) tradotto in IT (La guerra nella cultura contemporanea).”,”SCIx-098″
“PICK Daniel”,”La guerra nella cultura contemporanea.”,”Daniel Pick studioso di psicologia e storia, dopo aver effettuato i suoi studi alla Cambridge University è stato Research Fellow al Christ’s College. Attualmente (1994) è Lecturer di Storia al Queen Mary and Westfield College della University of Londo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Faces of Degeneration. A European Desorder, c. 1848 – c. 1918’ (1989) probabilmente pubblicato in italiano (1995). Contiene tra l’altro i capitoli: II. La critica della guerra di Cobden III. Clausewitz e l’attrito IV. ‘La guerra e la pace’ di Proudhon V. Engels e la guerra divoratrice del futuro VIII. La biologia della guerra IX. Sulla scia del 1870 XI. 1914: le “”fonti profonde”” XII. La razionalizzazione del massacro “”Mentre Proudhon scriveva il suo ‘La guerre et la paix’, Engels leggeva Clausewitz, e gli piaceva. Come scrisse al principio del 1858 in una ben nota lettera a Marx: «Ora leggo tra l’altro Clausewitz, ‘Vom Kriege’. Strano modo di filosofare, ma quanto alla sostanza ottimo. Alla domanda se si debba dire arte o scienza della guerra, la risposta è che la guerra è simile soprattutto al commercio» (1). La guerra assomiglia al commercio (assomiglia a uno scambio di merci); ha un ethos mercantile, che comporta il calcolo di prezzi e rendimenti. Per dirla in altro modo, la guerra ha a che fare col commercio e non coll’industria perché nel modello del commercio è possibile immaginare due esseri raziocinanti autonomi e sovrani, i quali fanno i loro calcoli usando la guerra come moneta. Di fatto, l’analogia della guerra col commercio è solo una delle molte che troviamo nel ‘Vom Kriege’ di Clausewitz. Il messaggio che “”la guerra è commercio”” sarebbe una caratterizzazione molto parziale della storia raccontata dal ‘Vom Kriege’. Clausewitz scrisse nella prima parte dell’Ottocento; e dopo il 1870 fu riletto come l’apostolo della “”guerra tecnologica moderna”” degli anni Sessanta e successivi. Il suo freddo riconoscimento degli oneri sempre maggiori, e alla fine totalizzanti, che la macchina bellica rischia di imporre allo Stato che l’utilizza fa sì che Clausewitz appaia “”moderno””. Dopo tutto, egli parlò della «guerra moderna assoluta, nella sua energia frantumatrice» (2)”” (pag 72-73) [Daniel Pick, ‘La guerra nella cultura contemporanea’, Laterza, Bari Roma, 1994] [(1) Marx ed Engels, ‘Correspondence’, p. 100 (trad. it. vol. III, p. 149). Qualche mese prima Marx aveva sottolineato l’importanza dell’esercito: «La storia dell”Army’ mette in luce con maggior evidenza di qualsiasi altra cosa l’esattezza della nostra concezione del rapporto esistente tra le forze produttive e le condizioni sociali» (ivi, pp. 98-9 (ivi, p. 94)). Per un correttivo recente dell’idea che Marx ed Engels avessero (in un qualsiasi senso semplice) derivato le loro idee sulla guerra da Clausewitz, vedi Gat, ‘Clausewitz and the Marxists’. Gat vi sostiene che l’apparente affinità proviene non tanto da un’influenza diretta di Clausewitz, quanto dal fatto che tutti questi autori condividevano la medesima tradizione storicistica tedesca; (2) Vedi Clausewitz, ‘On War’, Penguin, 1986, p. 373 (trad. it. pp. 780-1): «Durante il XVIII secolo, all’epoca cioè delle campagne slesiane, la guerra era ancora un affare che interessava il solo governo. La nazione vi partecipava solo come cieco strumento. Al principio del XIX secolo, invece, le nazioni pesarono esse stesse sul piatto della bilancia (…). Per l’appunto le campagne del 1805, 1806, 1809 e quelle che le hanno seguite ci hanno molto agevolato il compito di trarre da esse il concetto del tipo di guerra moderna assoluta, nella sua energia frantumatrice. Vedi anche Howard, ‘The Influence di Clausewitz’] “”Marx condivideva con Cobden l’idea che il militarismo in quanto tale fosse fondamentalmente anacronistico e atavistico. Ma nella nozione stessa di una macchina che aliena l’individuo, teorizzata da lui e da Engels, c’era anche la base di una visione alquanto diversa dell’esercito e della potenza militare; una visione destinata a contare nel mondo di una Prussia rinnovata. Ed Engels avrebbe in effetti esplorato (diversamente da Marx) un moderno futuro tecnologico fatto di guerra e di trincee, di ristagno e di milioni di morti, non più concepibile in termini di scopi politici “”clausewitziani””, o di riflesso di un qualsivoglia “”interesse””. Già negli anni Quaranta e Cinquanta, Marx ed Engels avevano insistito che la disumanizzazione dell’operaio nelle moderne condizioni di fabbrica significava non soltanto alienazione ma una nuova specie d’irreggimentazione, una virtuale militarizzazione delle relazioni economiche (…) (pag 79-80) (pag 84-85)”,”QMIx-310″
“PICKLES Tim”,”New Orleans 1815. Andrew Jackson annienta gli Inglesi.”,”Nota: nell’anno 1815 gli inglesi erano ancora impegnati in due guerre (in Europa vs la Francia, e in America contro gli Stati Uniti) (ndr)”,”USAQ-102″
“PICKSHAUS Klaus RAULF Dieter”,”L’ Inghilterra. Classi, lavoro, sindacati.”,”PICKSHAUS Klaus RAULF Dieter sono due ricercatori del IMSF (Institut für Marxistische Studien und Forschungen) di Francoforte, che in collegamento con i sindacati britannici hanno compiuto questa analisi nel contesto di una serie di studi sui paesi europei. “”Quanto duramente possa essere minacciato il governo laburista dalla lotta politica di massa, è dimostrato dalla campagna contro l’ adesione alla CEE portata avanti dai sindacati e da molte organizzazioni politiche. Una crisi del governo in seguito al rifiuto da parte del parlamento dell’ adesione alla CEE, che avrebbe potuto portare alla caduta dei tories, fu evitata solo grazie all’ aperto tradimento di alcuni deputati laburisti di destra””. (pag 140)”,”MUKx-107″
“PICONE CHIODO Marco”,”…E malediranno l’ora in cui partorirono. L’odissea tedesca negli anni 1944-1949.”,”Marco Picone Chiodo è nato a Milano nel 1955. Si è laureato in Storia Moderna, Italianistica e Germanistica all’università di Monaco di Baviera. Attualmente insegna lingua e cultura italiana nella Repubblica Federale Tedesca.”,”QMIS-002-FL”
“PICOZZA Claudio”,”La moneta. Dagli scambi primitivi alle banche moderne. Chi detta legge e chi specula. I soldi di noi poveri e le finanze dei ricchi.”,”Tabella pag 20-23: Le monete nel mondo (paesi, moneta nazionale, cambio in lire al 1981)”,”ECOI-400″
“PICOZZI Luisa, a cura”,”I conti degli italiani. Rapporto Istat. Edizione 2001.”,”ISTAT Istituto Nazionale di statistica. Roma.”,”STAT-006-FL”
“PICQUART Pierre”,”L’ empire chinois. Mieux comprendre le futur numéro 1 mondial: histoire et actualité de la diaspora chinoise.”,”PICQUART è dottore in geopolitica dell’ Università di Parigi VIII, specialista in Geografia umana, autore di una tesi di dottorato nel 1999 e di numerosi lavori sulla diaspora cinese. E’ stato nel 2001 esperto in Cina per la Commissione Europea. “”Altro gigante con la Repubblica popolare cinese, l’ India con 1.05 miliardi di abitanti nel 2003 rappresenta circa un sesto dell’ umanità. Sembra certo, vista la prossimità geografica della Cina e dell’ India, che i cinesi arrivarono in India in tempi molto antichi. Ma per l’ India, l’ inserimento cinese ufficiale – o leggendario – inizia nel XVIII secolo (…). Ma la maggior parte dei cinesi lasciano queste terre e partono per la grande città di Calcutta che sta diventando il polo di attrazione dei nuovi migranti cinesi””. (pag 133)”,”CINE-010″
“PICQUART Pierre”,”La Chine: une menace militaire?”,”Pierre Picquart è dottore in geopolitica e geografia umana nell’Università di Parigi VIII, specialista della Cina. Ha al suo attivo molte pubblicazioni sulla Cina. “”Après avoir été surtout une armée de masse, l’armée de terre chinoise a entamé une reconversion pour réduire son personnel et se moderniser, avec des unités professionnelles et des armements technologiquement évolués. Grand importateur d’armes et cinquième exportateur d’armement mondial, son complexe militaro-industriel est le plus gros employeur mondial du secteur”” (pag 137)”,”CINx-289″
“PIECK Wilhelm BÖTTCHER Paul STOLZENBURG presidenti”,”Bericht über Verhandlungen des III. (8.) Parteitages der Kommunistischen Partei Deutschlands (Sektion der kommunistischen Internationale). Abgehalten in Leipzig vom 28. Januar bis 1. Februar 1923.”,” Rivoluzione tedesca in Sassonia. “”Die Arbeiterregierung ist jetzt nicht nur eine theoretische Frage. Die Situation, die sich heute in Sachsen ergeben hat, zeigt uns, daß die Frage der Arbeiterregierung ganz konkret vor uns steht.”” (pag 291) Le gouvernement de travailleur n’est pas seulement maintenant une question théorique. La situation qui est ressortie aujourd’hui en Saxe, nous montre que la question du gouvernement de travailleur est tout à fait concrètement avant nous.”,”MGEK-081″
“PIEHL Ernst”,”Multinationale Konzerne und internationale Gewerkschaftsbewegung. Ein Beitrag zur Analyse und zur Strategie der Arbeiterbewegung im international organisierten Kapitalismus insbesondere in Westeuropa.”,”Dalle prime 100 imprese industriali del mondo (1971) si rileva che 56 sono USA, 35 sono europee, 8 giapponesi e 1 australiana.”,”SIND-060″
“PIEMONTESE Giuseppe”,”Il movimento operaio a Trieste dalle origini alla fine della prima guerra mondiale.”,”Si alimenta la divisione tra operai italiani e sloveni. “”In linea generale si può affermare che fra i socialisti di nazionalità italiana e quelli di nazionalità slovena regnava un grande affiatamento, salvo taluni elementi, prevalentemente intellettuali. Nello uno e nell’altro campo c’era sempre chi ad ogni mutar di tempo si sentiva dolere qualche callo nazionalista. Ma il buon senso della massa dei lavoratori di entrambe le nazionalità e soprattutto lo spirito conciliativo di Valentino Pittoni, congiunto al suo grande prestigio, non tardavano a neutralizzare i soliti brontoloni. Quasi nello stesso momento in cui la borghesia nazionalista italiana si accorgeva che per impedire che la massa dei lavoratori (ormai, “”purtroppo””, con diritto di voto) le sfuggisse completamente di mano, bisognava far qualche cosa di concreto, non bastando più la solita invocazione a “”salvare l’italianità in pericolo””, anche la borghesia slovena fece uguale constatazione. E insieme a varie istituzioin di carattere mutualistico, diede vita ad un sindacalismo, “”apolitico””, naturalmente, ma “”nazionale””. E nel 1907 vennero fondate le ‘Narodne delavske organizacije’ (Organizzazioni operaie nazionali).”” (pag 140) “”L’8 agosto 1908 uscì il primo numero di ‘Narodni delavec’ (Lavoratore nazionale) enunciando un programma più che altro di aizzamento all’odio nazionale. “”La classe operaia slovana – si diceva – non può trovare nell’internazionale e nel socialismo la difesa dei suoi interessi””””. (pag 141)”,”MITT-255″
“PIERANTOZZI Libero”,”I cattolici nella storia d’Italia. Volume I.”,”PIERANTOZZI Libero”,”RELC-288″
“PIERANTOZZI Libero”,”I cattolici nella storia d’Italia. Volume II.”,”PIERANTOZZI Libero”,”RELC-289″
“PIERANTOZZI Libero LEONORI Franco BEDESCHI Lorenzo BARDELLI Mario VIVARELLI Umberto AZZONI Giuseppe MERENDI Enzo PAJETTA Gian Carlo”,”Leghe bianche e leghe rosse. L’esperienza unitaria di Guido Miglioli. Atti del convegno tenuto a Cremona, il 17 ottobre 1971. Conclusioni di Gian Carlo Pajetta.”,”Contiene il saggio: ‘La posizione dei comunisti cremonesi verso Guido Miglioli e il movimento delle leghe bianche nelle pagine dell’ ‘Eco dei comunisti’ (1921-1922)’ di Giuseppe Azzoni MIGLIOLI, Guido (trec) Nacque il 18 maggio 1879 a Castelnuovo Gherardi, in provincia di Cremona, da Colombo e da Paolina Villa, agricoltori benestanti. Laureatosi in lettere (1901) e poi in legge (1903) all’Università di Parma fece pratica presso lo studio legale di E. Sacchi, deputato cremonese ed esponente di spicco della Sinistra radicale. Dopo la brusca rottura con il Sacchi e gli ambienti radicali il M. iniziò a militare nel Movimento cattolico, dando vita, il 7 genn. 1905, al settimanale L’Azione, rivolto al proletariato agricolo cremonese, e impegnandosi nella diffusione e nel consolidamento delle leghe contadine d’ispirazione cristiana. In competizione con le leghe «rosse», accusate di voler ridurre i contadini a salariati di Stato, le leghe «bianche», promosse dal M., perseguivano forme di compartecipazione aziendale al fine di rendere più forte e stabile il rapporto dei lavoratori con la terra. Le lotte per i patti colonici del 1907 accrebbero la popolarità del M. che al congresso dell’Unione popolare, svoltosi a Genova nel marzo 1908, emerse come uno degli esponenti di punta dell’ala progressista del Movimento cattolico. Al congresso cattolico di Modena (9-11 ott. 1910) si oppose con successo, insieme con L. Sturzo, alla creazione di unioni sindacali di carattere confessionale aperte sia ai dipendenti sia ai datori di lavoro e riuscì a far passare una linea favorevole all’autonomia programmatica e operativa dei cattolici in campo elettorale. Oppositore di G. Giolitti e contrario alla guerra di Libia, il 26 ott. 1913 fu eletto alla Camera al primo turno, beneficiando più dei suoi avversari nel collegio di Soresina – il radicale A. Pavia e il socialista C. Lazzari – dell’introduzione del suffragio universale maschile. Dopo aver votato, nel marzo 1914, la fiducia al governo Salandra, avendone apprezzato l’attenzione ai problemi dell’agricoltura, il M., interprete dei sentimenti diffusi tra le masse rurali, fu risolutamente contrario all’intervento in guerra, esponendosi ai violenti attacchi degli interventisti cattolici e a minacce e aggressioni da parte dei nazionalisti. Nel 1914 avviò il processo di organizzazione su scala nazionale dei lavoratori della terra cattolici che, nel settembre 1916, portò alla costituzione della Federazione italiana dei lavoratori agricoli (FILA), di cui divenne presidente. Nel dopoguerra fu alla testa del movimento per «la terra ai contadini», slogan che egli, diversamente dai socialisti, intendeva come conquista graduale della proprietà attraverso l’associazione dei lavoratori alla conduzione dell’azienda agricola. Per perseguire tale obiettivo il M. definì una piattaforma di lotta che aveva come punti principali la conquista delle otto ore di lavoro, il controllo delle assunzioni e dei licenziamenti, l’imponibile di manodopera, l’equo canone d’affitto e la suddivisione degli utili. Nei primi mesi del 1919 le leghe bianche condussero insieme con quelle rosse una lotta unitaria per il patto colonico che portò, in maggio, alla conquista delle otto ore. Tale risultato riaccese gli entusiasmi per il raggiungimento degli altri obiettivi, a cominciare dalla partecipazione diretta dei contadini all’azienda e alla cointeressenza, determinando la rottura con i socialisti che insistevano per le rivendicazioni salariali mirando all’abolizione della proprietà privata. Otto giorni di sciopero e l’annuncio di una lotta a oltranza indussero gli agrari a fare le prime concessioni sulla ripartizione degli utili dell’azienda anche per i salariati agricoli. Tali concessioni furono di lì a poco rimesse in discussione, provocando scioperi durissimi, che in varie località del Cremonese diedero luogo a scontri tra socialisti e «migliolini» e a sanguinosi incidenti con la forza pubblica, in uno dei quali, il 12 giugno 1920, fu ucciso il capo-lega G. Paulli, vicino al Miglioli. Con il patto di Parma del 19 giugno gli agrari accettarono il principio della compartecipazione, ma ancora una volta gli accordi furono disattesi. I lavoratori occuparono allora le aziende, che vennero gestite dai «consigli di cascina». La lotta proseguì per diversi mesi e, dopo l’intromissione nelle trattative di R. Farinacci, si concluse il 10 ag. 1920 con il lodo Bianchi, che riconosceva ai salariati la compartecipazione ai capitali e agli utili, il controllo della contabilità e della conduzione dell’azienda stessa e la possibilità di acquistare le attività esistenti in bilancio alla fine del contratto. Fu una vittoria di grande portata, ma destinata a non produrre effetti concreti nella nuova situazione che vedeva il fascismo cremonese farsi strumento sempre più aggressivo della reazione agraria. L’intensa attività sindacale portata avanti nella sua terra non distolse il M. dagli impegni politici sul piano nazionale. L’evoluzione organizzativa e politica del Movimento cattolico non lo convinceva: nel marzo 1918 giudicò la costituzione della Confederazione italiana lavoratori (CIL) un’operazione calata dall’alto e destinata ad approfondire il solco tra lavoratori cattolici e socialisti. Fu anche critico – lui che da tempo si batteva per la nascita di una forza politica dei cattolici – nei confronti del Partito popolare italiano (PPI) che avrebbe voluto si caratterizzasse come partito del proletariato cristiano. Decise tuttavia di aderire al PPI alla vigilia del primo congresso (Bologna, 14-17 giugno 1919), consapevole di rappresentare al suo interno posizioni assai minoritarie. Al congresso di Napoli (8-11 apr. 1920) chiese l’espropriazione delle terre, la loro distribuzione ai contadini e l’alleanza con il Partito socialista italiano (PSI). Al congresso di Venezia (20-23 ott. 1921), sotto l’incalzare dello squadrismo fascista, tornò a perorare l’intesa con i socialisti, tentando, nel marzo 1922, di realizzarla sul piano locale. Sconfessato dai vertici nazionali del PPI e del PSI, si trovò esposto alla reazione violenta dei fascisti di Farinacci che lo aggredirono, devastarono la sua casa e lo misero al bando da Cremona. In ottobre diede vita con F.L. Ferrari al settimanale Il Domani d’Italia, che si batté per l’uscita dei popolari dal governo Mussolini. Non ricandidato alle elezioni del 6 apr. 1924, il M. si pronunciò contro la secessione dell’Aventino e di lì a poco, dopo un incontro con A. Gramsci, G. Di Vittorio e R. Grieco, maturò la convinzione che fosse necessario realizzare l’unità sindacale come primo passo verso l’unità di classe tra operai e contadini. L’11 dic. 1924, in una intervista al giornale comunista L’Unità, esternò questo convincimento affermando che nessuna conquista sindacale poteva considerarsi sicura senza la presa del potere politico da parte dei lavoratori. Tali affermazioni destarono scalpore, provocando, il 24 genn. 1925, la sua espulsione dal PPI. Il M. si avvicinò sempre più al mondo comunista e nell’aprile 1925 fu invitato in Unione Sovietica per partecipare al primo congresso dell’Internazionale contadina (Krestintern), di cui divenne vicepresidente. Protrasse il suo soggiorno per studiare le ripercussioni della rivoluzione russa nelle campagne (ne parlerà nel volume Una storia, un’idea, Torino 1926). Dopo una breve permanenza a Parigi rientrò in Italia tentando di riunire in un’unica organizzazione i lavoratori della terra, ma presto si convinse dell’opportunità di espatriare. La notte del Natale 1926 riparò in Svizzera, dove si stabilì per qualche tempo, prima d’intraprendere una lunga peregrinazione che lo portò in Germania, Belgio, Francia, Spagna, Unione Sovietica, Austria, Cecoslovacchia e Iugoslavia. Con il nome di battaglia di Giuseppe il M. continuò a collaborare con il movimento comunista senza mai aderirvi, per una sua scelta di autonomia e per una certa diffidenza che i dirigenti del Partito comunista italiano (PCI) mantenevano nei suoi confronti. Nel 1937 si stabilì a Parigi e quando, nel giugno 1940, i Tedeschi occuparono la città lanciò un suo programma, «non aderire, non sabotare», prese contatto con le autorità italiane in Francia e con esponenti del governo collaborazionista francese e tentò di favorire un riavvicinamento tra i due paesi. Nonostante ciò, il 15 febbr. 1941 venne arrestato e dalla prigione scrisse a Farinacci una lettera in cui si diceva vittima della plutocrazia ebraico-massonica, esaltava l’asse Roma-Berlino e rinnegava il lodo Bianchi. Grazie probabilmente all’intervento di Farinacci il M. fu trasferito in Italia e il 26 agosto rinchiuso nelle carceri di Bolzano. Il 10 ottobre fu condannato a cinque anni di confino. Fu confinato prima a Lipari e poi in Basilicata, a Lavello e a Pescopagano, da dove il 29 maggio 1943 indirizzò una petizione a B. Mussolini. Liberato dopo la caduta del regime, il 12 agosto, il M. si stabilì per qualche tempo a Roma, dove prese contatto con diversi esponenti del mondo cattolico: dai democristiani G. Spataro e A. De Gasperi, al fondatore del Movimento cristiano-sociale G. Bruni, ai cattolici-comunisti F. Rodano e A. Ossicini. Tornato a Cremona, dopo l’8 sett. 1943 si nascose nell’abitazione di un nipote a Milano, ma il 21 apr. 1944 venne arrestato. Farinacci, intenzionato a speculare sul suo «pentimento», lo fece ricondurre a Cremona dove fu sottoposto a libertà vigilata fino alla Liberazione. Incerto se entrare in una delle formazioni cattoliche di sinistra, promuoverne una nuova o aderire alla Democrazia cristiana (DC), optò per quest’ultima, ma, dopo aver partecipato alla campagna elettorale per le amministrative dell’aprile 1946, si vide rifiutare la tessera del partito. Decise allora di collocarsi definitivamente a sinistra, impegnandosi nelle organizzazioni contadine comuniste. Nel dicembre 1947 promosse, insieme con R. Grieco, la Costituente della terra e, dopo aver tentato di dar vita a un movimento dei lavoratori cristiani, costituì con A. Alessandrini il Movimento cristiano della pace. Aderì quindi al Fronte democratico popolare, nelle cui liste fu candidato alle elezioni del 18 apr. 1948 nella circoscrizione Cremona-Mantova senza risultare eletto. Con la Costituente della terra, fu alla testa dei grandi scioperi del 1948 e del 1949 per la riforma agraria, i consigli di cascina e la giusta causa delle disdette, ma presto maturò severe critiche verso la politica comunista del settore. Per quanto non avesse condiviso la scissione sindacale e la nascita della Confederazione italiana sindacati dei lavoratori (CISL), il M. tentò nuovamente di dar vita a un’organizzazione contadina bianca, cercando di coinvolgere le Associazioni cristiane lavoratori italiani (ACLI) e le Avanguardie cristiane di don P. Mazzolari. Alle elezioni amministrative del 1951 presentò a Castelleone una propria lista, denominata Avanguardia cristiana, per l’unità della massa contadina, che non ebbe successo. Il M. morì a Milano il 2 ott. 1954. Tra i suoi scritti si ricordano: Con Cristo, Milano 1947 (con P. Mazzolari); Un dibattito inedito sul contadino della Valle Padana (con R. Grieco), a cura di A. Zanibelli, Firenze 1957 e la raccolta di Documenti inediti 1940-1945, a cura di C. Bello – A. Zanibelli, Roma 1980. Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; R. Grieco, G. M. assertore dell’unità contadina, Cremona 1954; G. De Rosa, Storia del Partito popolare, Bari 1958, ad ind.; A. Canaletti Gaudenti, G. M. alfiere del quinto stato, Roma 1959; A. Zanibelli, Le «leghe bianche» nel Cremonese (dal 1900 al «lodo Bianchi»), Roma 1961, passim; L. Bedeschi, La sinistra cristiana e il dialogo con i comunisti, Parma 1966, ad ind.; L’Azione, 1905-1922, a cura di C. Bello, Roma 1967, ad ind.; F. Leonori, No guerra, ma terra! G. M. una vita per i contadini, Milano-Roma 1969; Gli Atti dei Congressi del Partito popolare italiano, a cura di F. Malgeri, Brescia 1969, ad ind.; Leghe bianche e leghe rosse: l’esperienza unitaria di G. M., Roma 1972; L’Azione 1918-1922. G. M.: un messaggio del passato per un sindacato di classe, Cremona 1974; L. Bedeschi, Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti, Milano 1974, ad ind.; P.G. Zunino, La questione cattolica nella sinistra italiana (1919-1939), Bologna 1975, ad ind.; M.G. Rossi – F.L. Ferrari, Dalle leghe bianche al Partito popolare, Roma 1977, ad ind.; A. Fappani, G. M. e il movimento contadino, Roma 1978; C. Bellò, Le avanguardie contadine cristiane nella Valle del Po, Roma 1979, passim; C.F. Casula, G. M. Fronte democratico popolare e Costituente della terra, Roma 1981; A. Zanibelli, G. M. e le leghe bianche, Roma 1982; La figura e l’opera di G. M. 1879-1979, a cura di F. Leonori, Roma 1982; A. Alessandrini, G. M. e il Movimento cristiano per la pace, Roma 1982; E. Guccione, La collocazione ideologica di G. M. nel Partito popolare italiano, Cremona 1986; G. Vecchio, Politica e democrazia nelle riviste popolari (1919-1926), Roma 1988, ad ind.; A. Parisella, G. M., in Il Parlamento italiano. Storia parlamentare e politica dell’Italia 1861-1992, XI, 1923-1928. Dalla conquista del potere al regime, Milano 1990, pp. 252-255, 538 s.; M. Felizietti, G. M. testimone di pace. Con una testimonianza di Adriano Ossicini, Roma 1999; C. Baldoli, G. M. Percorsi di un esule cattolico nell’Italia del dopoguerra, in Le rotte dell’io. Itinerari individuali e collettivi nelle svolte della storia d’Italia, Napoli 2008; Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, III, Milano 1976, s.v.; Il Movimento operaio italiano. Dizionario biografico, III, Roma 1977, s.v.; Dizionario storico del Movimento cattolico in Italia 1860-1980, II, I protagonisti, Casale Monferrato 1982, s.v. G. Sircana”,”PCIx-506″
“PIERCE John R.”,”La teoria dell’ informazione. Simboli, codici, messaggi.”,”PIERCE John R. è nato a Des Moines, Iowa, nel 1910. Si è laureato presso il California Institute of Technology. E’ direttore dal 1936 delle ricerche sui principi delle comunicazioni ai Belle Telephone Laboratories.”,”SCIx-119″
“PIERENKEMPER Toni”,”Gewerbe und Industrie. Im 19. und 20. Jahrhundert.”,”PIERENKEMPER Toni è professore ordinario di economia e storia sociale nell’Università di Francoforte aM.”,”GERE-030″
“PIERETTI Antonio a cura; testi di ADORNO ALTHUSSER BADALONI BLOCH DOBB GARAUDY HAVEMANN HELLER KORSCH KOSIK LABRIOLA LEFEBVRE RUBEL SWEEZY VRANICKI”,”Il marxismo contemporaneo tra umanesimo e scienza.”,”Testi di ADORNO, ALTHUSSER, BADALONI, BLOCH, DOBB, GARAUDY, HAVEMANN, HELLER, KORSCH, KOSIK, LABRIOLA, LEFEBVRE, RUBEL, SWEEZY, VRANICKI.”,”TEOC-023″
“PIERI Piero”,”La prima guerra mondiale 1914-18. Problemi di storia militare.”,”Nel retrocopertina si dice che questo volume da tempo esaurito (questa nuova edizione è curata da Giorgio ROCHAT) rappresenta il maggior contributo al dibattito tecnico e politico-strategico sulla guerra italiana. Esemplare è l’ analisi che viene fatta dalla Stafexpedition, della sconfitta di Caporetto e dello sbandamento della 2° Armata, ma ancora più avvincente è il confronto tra l’ interpretazione del generale Krafft von DELLMENSINGEN e quella del Generale BENCIVENGA. Piero PIERI (Sondrio 1893 – Torino 1979) combatté nella Grande Guerra nel battaglione alpino Belluno e fu decorato di medaglia d’ argento. Cadde prigioniero nei giorni di Caporetto. Allievo di SALVEMINI alla Scuola Normale di Pisa, dal 1927 fu docente di storia a Napoli e a Messina, dal 1939 insegnò nella facoltà di Magistero dell’ Università di Torino, di cui ricoprì più volte la carica di preside. E’ stato il maggior studioso italiano di storia militare. Tra le sue opere: – La nostra guerra tra le Tofane (1932 e 1984) – La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare, (1947 e 1986) – La guerra regia nella pianura padana (1954) – Guerra e politica negli scrittori italiani (1955) – Le forze armate nell’ età della Destra (1962) – Storia militare del Risorgimento (1962) – Il Rinascimento e la crisi militare italiana (1952) – L’ Italia nella prima guerra mondiale 1915-1918″,”ITQM-003 QMIP-022″
“PIERI Piero”,”L’ Italia nella prima guerra mondiale, 1915-1918.”,”Nato a Sondrio nel 1893, morto a Torino nel 1979, PIERI è noto per le sue opere di storia militare: ‘Il Rinascimento e la crisi militare italiana’ (1934) e ‘Storia militare del Risorgimento’ (1962).”,”ITQM-051″
“PIERI Piero”,”Il legame tra guerra e politica dal Clausewitz a noi. in Pieri P. (1955).”,”Piero PIERI, Università di Torino. E’ stato discepolo di G. SALVEMINI e quindi portato a studiare il lato politico-sociale dei fenomeni sotrici e del problema militare.”,”QMIx-084″
“PIERI Piero”,”Guerra e politica. L’ evoluzione dell’ arte militare dal Rinascimento alla seconda guerra mondiale.”,”””Sempre nella storia i più profondi e decisivi mutamenti dell’ arte militare si legano alle grandi rivoluzioni politico-sociali. Così l’ arte militare ellenica sorgeva dalla battaglia di Maratona, ossia dal trionfo della folla armata contro le sottili schiere dei tiratori persiani; così l’ arte militare moderna dalla folla armata dei contadini svizzeri, contro le esili formazioni dei cavalieri e dei tiratori borgognoni; così infine la leva in massa dei sanculotti contro i tiratori di mestiere del secolo XVIII. E nel suo sviluppo ogni ciclo tattico può dialetitcamente svolgersi fino a sboccare in forme antitetiche a quelle originarie: dal quadrato svizzero di picche alla sottile linea di tiratori! Così pure la nuova fase, iniziatasi con gli eserciti della Rivoluzione francese come un ritorno alla forma tattica risolutiva e al trionfo dell’ arma bianca, si è mutata in poco più di un secolo e ad onta di tutte le precettistiche ufficiali nella più esasperante forma di azione distruttiva; (…)”” (pag 127)”,”QMIx-123″
“PIERI Piero”,”Guerra e politica negli scrittori italiani.”,”””Secondo la concezione del Montecuccoli, dunque, le picche devono formare il muro impenetrabile dietro cui e tiratori e cavalieri possano riparare; viceversa, l’ impeto offensivo, l’ azione travolgente, resta alla cavalleria. Ne viene che la fanteria di picche è destinata a rimanere al centro, mentre l’ azione offensiva o difensiva – controffensiva dovrà svilupparsi alle ali, salvo particolari condizioni del terreno. Scrive al proposito il nostro, nel Dell’arte militare (del secondo periodo): “”La cura principale del capitano è di assicurare i fianchi, e noi dobbiamo sapere che in tutte le battaglie del nostro tempo in Germania e Fiandra, ha vinto sempre chi per primo respinse un’ ala di cavalleria; poiché tosto che questa cavalleria fu respinta, la fanteria venne avviluppata e non aveva alcun mezzo o volontà più, per difendersi, ma perse l’ animo, gettò via le armi, e si arrese, e di ciò si hanno infiniti esempi.”” Si comprende da tutto questo come il Montecuccoli sia in ordine di tempo il primo teorico della ‘battaglia d’ ala’, così diffusa nei decenni successivi.”” (pag 109-110-111)”,”QMIx-164″
“PIERI Piero”,”Machiavelli e la politica del suo tempo.”,”Si tratta di una dispensa universitaria. “”Dopo Saluzzo, è la volta di Genova, base navale importantissima per chi aspiri a conquistare Napoli. Genova si è data alla Francia nel 1396 – 1411 e nel 1458-61, poi si è ribellata; altre volte s’è data a Milano e s’è in seguito ribellata. Nel 1487 il Moro riesce a riottenere Genova, ma Carlo VIII afferma la sua alta sovranità sulla Suberba; il Moro accetta; al pari di Francesco Sforza la terrà come feudo del re di Francia. E nel 1491 ottiene dal re regolare investitura. Il Moro crede di aver vinto: alla Francia l’ alta sovranità nominale, a lui il vero possesso. Illusione! Non sono più i tempi di Francesco Sforza e d’un Luigi XI, sempre in lotta coi grandi vassalli e impedito d’ occuparsi veramente delle cose d’ Italia!””. (pag 16-17) Battaglia di Fornovo “”L’ insuccesso italiano si dovette specialmente al mancato funzionamento delle riserve; i capitani italiani volevano annientare l’ esercito francese, serrandolo in una morsa, e volevano agire dapprima con tre masse staccate (e una quarta di cavalleria leggere, masse seguite da fanteria e da cavalleria leggere) e con altre tre masse di riserva: un’ azione euritmica di ben sette reparti ed una dozzina almeno di successive schiere. (…)””. (pag 31) Fine della libertà italiana. “”Ma un fatto ha particolare importanza: la doppia rovina di Milano e di Napoli non segna qualche cosa di fortuito, non significa uno dei soliti improvvisi e non duraturi mutamenti della sorte! Ormai gli stranieri sono insediati in Italia e vi rimarranno: lo hanno potuto fare per l’ alleanza o la benevola neutralità o l’ assenteismo di Venezia e del Papa.”” (pag 98)”,”ITAG-153″
“PIERI Piero”,”Il Rinascimento e la crisi militare italiana.”,”Le classi sociali e gli stati italiani. Il Sud. “”La vita delle università rimaneva senza nessun movente ideale, senza alcun vero carattere politico: anche durante la grande insurrezione baronale del 1485-86, le stesse università demaniali si barcamenarono, cercando soprattutto di mantenersi neutrali fra i due contendenti.”” (pag 138) Sul ruolo degli ebrei nella formazione della nuova borghesia. (pag 139) Il quadro non è migliore nelle altre città (oltre alla capitale, Napoli, ndr), dove la plebe è di miseri operai, di contadini, di birri e servi padronali, tutti quanti piùo meno legati dal vincolo della necesittà o della paura ai maggiorenti del posto. E nelle campagne?””. (pag 141) “”In conclusione, le plebi formavano soprattutto una massa amorfa, avvilita, dominata da una cupa rassegnazione. Non costituivano quindi una diretta minaccia, ma non rappresentavano affatto un elemento su cui la Corona potesse contare, un ceto entusiasmabile e capace all’ occorrenza di sacrifici e d’ eroismi. E si trattava, a dir poco, dei nove decimi della popolazione””. (pag 143) “”E che dire infine del clero? (…) Esso rappresentava in alto e in basso un elemento scadente, cupido, avaro: la sua azione educativa sulle plebi era scarsa, e non grande neppure fra i ceti superiori (…)””. (pag 143)”,”ITQM-122″
“PIERI Piero ROCHAT Giorgio”,”Badoglio.”,”PIERI è nato a Sondrio enl 1893. Libero docente di storia medievale e moderna nel 1927 incaricato nel 1929-1935 è stato dal 1935 professore di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina poi a Torino dal 1939 al 1963. E’ stato preside della facoltà sia a Messina che a Torino. Quindi professore emerito a Torino. ROCHAT, nato a Pavia nel 1936 è libero docente di storia contemporanea dal 1969. Incaricato di storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Milano. E’ segretario del Comité international d’histoire de la 2eme guerre mondiale. Per la bibliografia v. risvolto 4° cop.”,”ITQM-146″
“PIERI Piero”,”Il Rinascimento e la crisi militare italiana.”,”PIERI Piero è considerato il maggior studioso italiano di storia militare. Ha scritto la ‘Storia militare del Risorgimento’ e la fortunata sintesi ‘L’Italia nella prima guerra mondiale’. “”Il nostro assunto ci dispensa ora dall’esaminare partitamente la finanza dei minori stati italiani. In alcuni di essi – come Mantova, Ferrara . la particolare posizione consente forti introiti dei dazi doganali di transito; in altri, come Lucca, lo sviluppo industriale e commerciale permette una ricchezza diffusa e un gettito particolarmente forte dalle imposte indirette. Ma in conclusione noi possiamo notare uno straordinario sviluppo dell’imposta indiretta e specialmente sui consumi, e in generale un carico tributario, nei maggiori stati, veramente gravoso. Il popolo italiano risente in ultima analisi i danni del suo indomito particolarismo, del suo frazionamento, di troppe politiche estere regionali, instancabilmente vigili e attive, ma che costano assai e ingoiano e sperperano ricchezze. Come v’è ancora una economia sostanzialmente cittadina, e in parte solo regionale e internazionale, ma non mai nazionale, così v’è una politica cittadina e regionale, a volte internazionale, pressoché mai nazionale. E le finanze italiane si logorano nel sostenere questa politica troppo ristretta e troppo vasta, e presentano dei manifesti segni di stanchezza e di crisi, senza che lo sbocco della lotta politica nella formazione d’un grande organismo statale segni l’attuazione di ciò che avrebbe poputo essere il loro compito (…)”” (pag 127-128)”,”ITAG-241″
“PIERI Piero”,”L’ Italia nella prima guerra mondiale, 1915-1918.”,”‘Nato a Sondrio nel 1893, dal ’35 professore universitario, Piero Pieri è noto soprattutto per le sue opere di storia militare: ‘Il Rinascimento e la crisi militare italiana’ (1934, 3° ed. 1970) e l’importante ‘Storia militare del Risorgimento’ (Torino, 1962). Convinto interventista democratico, combattente e decorato nella guerra ’15-’18, cominciò a scrivere su di essa fin dal 1925 (‘La nostra guerra tra le Tofane’, Napoli, 1932) e poi, su sollecitazione di Adolfo Omodeo, continuò ad occuparsene in numerosi saggi e studi, poi raccolti nel volume ‘La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare’ (Torino, 1947)’. ‘Il nuovo carattere della guerra. Verso la guerra totale””. “”Così terminava il 1916 senza che risultati decisivi si fossero conseguiti ad onta dei sempre maggiori sforzi dell’esercito e della crescente tensione del paese per fronteggiare le ognora più grandi necessità della guerra. Se popoli più ricchi e paesi di più salda compagine politica faticavano grandemente per fronteggiare la nuova situazione, non sarà difficile comprendere con quale difficoltà popolo e governanti dovessero adattarsi a un tipo di guerra che tanto poco era previsto nella sua ampiezza e nella sua dura realtà. Non si trattava infatti di una delle solite guerre del passato, combattuta da piccoli eserciti di soldati di mestiere o dalle lunghe ferme, ma d’una guerra che nella sua forma, nella sua durata, nella varietà degli aspetti e dei problemi, nelle sforzo e nel sacrificio richiesti ed offerti col concorso di tutta la nazione, superava ogni previsione di tecnici e di politici. Infatti, non guerra breve e fulminea, attraverso la manovra strategica, e l’azione tattica il più possibile risolutiva, non guerra combattuta da eserciti numerosi sì, ma pure sempre costituiti dalle classi sotto le armi o da poche classi o frazioni di classi di leva di recente congedate, non ancora del tutto imborghesite, e da uomini non ancora gravati dal peso d’una numerosa famiglia; ma guerra totale, sopportata da tutte le classi tenute all’obbligo formale e teorico del richiamo – e destinate, secondo i competenti, a restare ‘sulla carta’ – e da altre ancora chiamate in anticipo od oltre il limite d’età prestabilito; e per intero ugualmente dalle prime, seconde e terze categorie, mandate indistintamente al fronte, e dagli stessi riveduti, sottoposti a visite sempre più severe.E guerra condotta non da una ristretta classe d’ufficiali, rinforzata da alcuni elementi di complemento, avvezza da anni al governo dei propri uomini e preparata alla soluzione di determinati compiti, ma dai quadri inferiori tratti dalla massa della borghesia, dall’insieme della classe dirigente; e in alto, eliminati in numero crescente i vecchi quadri superiori di professionisti, rivelatisi spesso impari al loro compito, da elementi più giovani, saliti con straordinaria rapidità ai gradi elevati e a funzioni nuove, sia per la necessità di colmare i vuoti prodotti dagli esoneri, sia per il bisogno d’inquadrare le nuove numerose unità. E nuove forme di impiego delle truppe: l’efficacia della difesa passiva e di nuove armi rivelatasi superiore a ogni previsione degli Stati maggiori: il valore del terreno enormemente accresciuto, la guerra anchilosata in una trincea o in un sistema di trincee continuo, senza altri limiti che il mare o il confine di qualche Stato neutrale. Guerra portata e mantenuta fra i ghiacci, fra rocce inaccessibili, ad onta di valanghe, nevi, tormente, oppure nel fango, fra nebbie e piogge desolanti; e senza limite di stagioni, ugualmente d’estate e d’inverno, a qualunque altezza, in qualsivoglia situazione. Questo in terra; per mare poi la rivelazione dell’efficiacia massima dei sommergibili e le conseguenti a volte tragiche difficoltà del traffico marittimo e degli approvvigionamenti; e nell’aria il crescente sviluppo dell’aviazione, con compiti sempre più ardui e importanti, e pure coi bombardamenti delle città e le vittime fra la popolazione civile. La guerra insomma è divenuta sempre più tecnica, più meccanizzata, conformemente anche allo sviluppo industriale e alla cultura dei paesi in lotta, e tale da assorbire tutte le risorse e capacità tecniche ed economiche. Da ciò nuovi ardui problemi: quello gravissimo e fondamentale della trasformazione industriale ai fini della guerra e l’altro ad essa strettamente legato delle materie prime e dell’alimentazione, poi quello finanziario e l’altro dei trasporti. Non solo, ma la guerra di logorio, colle sue battaglie sanguinosissime e l’altissimo numero dei morti e dei feriti, ha creato una serie di nuovi problemi: mentre ha dilatato enormemente i servizi ospitalieri e sanitari in genere, ha creato da un lato il problema del ricupero dei feriti e dall’altro quello dell’assistenza alle famiglie e delle pensioni di guerra. Insomma tutta una serie di problemi creati dall’improvviso e impreveduto passaggio dalla guerra parziale, breve, limitata, alla guerra integrale, totale, assoluta.”” (pag 122-123-124)”,”ITQM-009-FPA”
“PIERI Piero”,”Guerra e politica negli scrittori italiani.”,”Piero Pieri, nato a Sondrio nel 1893, combattente e medaglia d’argento della Grande Guerra, dal 1927 insegna storia medievale e moderna nelle Università di Napoli e Messina poi, dal 1939 è ordinario di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Torino. Autore di fondamentali opere come Il Risorgimento e la crisi militare italiana, Storia militare del Risorgimento, nella sua vasta bibliografia ricordiamo in particolare: La prima Guerra Mondiale. Problemi di storia militare, Le forze armate nell’età della Destra, la prima guerra mondiale, dapprima apparso come capitolo della Storia d’Italia coordinata da Nino Valeri, poi in edizione riveduta, ampliata e più volte ristampata.”,”ITQM-018-FL”
“PIERI Massimo”,”Doikeyt. Noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella Rivoluzione russa.”,”L’autore cita l’articolo di Lenin ‘La posizione del Bund nel partito’ (cit. p. 156) e di Kautsky ‘Il massacro di Kisinev e il problema ebraico’ (cit. p. 157) Nasceva a Vilna nel 1897 l’Unione Generale degli Operai Ebrei di Russia Polonia e Lituania, nota come Bund, il partito operaio rivoluzionario ‘Massimo Pieri, fisico e matematico, è stato un leader del ’68. E’ autore di varie pubblicazioni’ “”Il diritto di autodecisione delle nazioni era stato proclamato dal Partito Operaio Socialdemocratico Russo già nel suo manifesto inaugurale del 1898 che, nel punto 8 dichiarava, fra l’altro: «Il partito riconosce il diritto di ogni nazionalità all’autodecisione» (1) e veniva successivamente ribadito dal II Congresso che, nel punto 9 del programma, prevedeva il diritto di autodecisione per tutte le nazioni che fanno parte dello Stato (2). La spiegazione che Lenin dava di questo diritto era molto chiara. Per lui quel paragrafo del programma, sull’autodecisione delle nazioni, doveva essere interpretato nel senso dell’autodecisione politica, cioè del diritto di separazione e di costituzione di uno Stato indipendente. Tale posizione era coerente con l’analisi marxista sul destino delle nazioni in virtù dello sviluppo capitalistico: «In tutto il mondo, il periodo della vittoria definitiva del capitalismo sul feudalesimo fu connesso con movimenti nazionali. La base economica di questi movimenti sta nel fatto che per la vittoria completa della produzione mercantile è necessaria la conquista del mercato interno da parte della borghesia, l’unificazione politica dei territori la cui popolazione parla la stessa lingua, la soppressione di tutti gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo di questa lingua e il suo fissarsi nella letteratura» (3). La lingua era effettivamente una delle questioni su cui più insistevano i movimenti nazionali; Lenin, analizzando l’importanza di questo fattore dal punto di vista economico, sosteneva che la lingua era il mezzo più importante di comunicazione fra gli uomini e che l’unità della lingua e il suo libero sviluppo costituivano una delle premesse più importanti per una circolazione delle merci, realmente libera e vasta. Da queste esigenze Lenin derivava la spiegazione dello Stato moderno: «Ecco perché ogni movimento nazionale tende a costituire uno Stato nazionale che meglio corrisponda a queste esigenze del capitalismo moderno. Spingono a ciò i fattori economici più profondi: ecco perché in tutta l’Europa occidentale – o meglio in tutto il mondo civile – lo Stato nazionale è lo stato tipico e normale del periodo capitalistico» (4). Lenin riconosceva la nazione come necessità storica di una fase dello sviluppo economico, che rispondeva a determinati criteri; essa, pertanto, non solo non aveva nulla a che vedere con l’idea ebraica di popolo e di comunità, ma era anche diversa dall’idea di nazione, come entità culturale, che pure circolava negli ambienti socialdemocratici. Da questo derivava quella ristretta interpretazione del diritto di autodecisione del programma del POSDR da cui erano esclusi gli ebrei, che non potevano separarsi territorialmente. All’argomento principale usato da quei marxisti per negare agli ebrei i diritti delle nazionalità cioè la mancanza di territorio il Bund rispondeva proponendo l’autonomia nazional-culturale extraterritoriale, che significava il riconoscimento dell’autonomia a un gruppo etnico-culturale, a prescindere dal territorio di residenza dei suoi membri. A questo scopo dovevano essere istituiti alcuni organismi extraterritoriali preposti a rappresentare la nazione all’interno di uno Stato multinazionale e a gestire autonomamente le questioni culturali”” [Massimo Pieri, ‘Doikeyt. Noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella Rivoluzione russa’, Milano, 2017] [(1) Manifesto del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, Ginevra, 1903, in ‘Resolutions and Decisions of the Communist Party of the Soviet Union’, p. 37; (2) 1° Convegno Generale del Partito Operaio Socialdemocratico Russo’, Ginevra, 1904, ibid., p. 41; (3) V.I Lenin, ‘Tesi sulla questione nazionale’ (1925), in Lenin, Opere complete, Roma, vol. XIX, 1967, p. 220; (4) ‘Sul diritto di autodecisione delle nazioni’ (‘Prosvescenie’, nn. 4,5,6, aprile-giugno 1914, in Lenin, Opere Complete, vol. XX, p. 379] (pag 159-160)”,”RIRx-183″
“PIERI Piero”,”Storia militare d’Italia. Dal Risorgimento alla grande guerra. Tomo I.”,”Titolo originale dell’opera: ‘Storia militare del Risorgimento’ Piero Pieri (1893-1979), combattente nella guerra 1915-18 e decorato di medaglia d’argento, fu incaricato di Storia medievale e moderna e poi di Storia del XIX secolo all’Università di Napoli (1927-35). Nel 1935 passò all’Università di Messina come professore di storia e preside della facoltà di Magistero e poi a Torino.”,”ITQM-269″
“PIERI Piero ROCHAT Giorgio”,”Pietro Badoglio.”,”Piero Pieri è nato a Sondrio enl 1893. Libero docente di storia medievale e moderna nel 1927 incaricato nel 1929-1935 è stato dal 1935 professore di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina poi a Torino dal 1939 al 1963.È’ stato preside della facoltà sia a Messina che a Torino. Quindi professore emerito a Torino. Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, è libero docente di storia contemporanea dal 1969. Incaricato di storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Milano. È segretario del Comité international d’histoire de la 2eme guerre mondiale. Per la bibliografia v. risvolto 4° cop. Seconda guerra mondiale: Prunas chiede all’Urss il riconoscimento ufficiale del governo Badoglio. “”In due lunghi incontri l’8 e il 10 gennaio 1944 Prunas (1) chiese a Vishinsky che l’Unione sovietica riconoscesse formalmente il governo Badoglio (….). Con questa proposta Prunas e Badoglio miravano a sottrarsi alla condizione di governo fantoccio degli anglo-americani. Speravano infatti che la rottura dell’isolamento del regno del sud sul piano internazionale e una certa presenza sovietica in Italia avrebbero obbligato gli anglo-americani a rivedere la loro politica italiana, riconoscendo al governo Badoglio un ruolo di maggior rilievo. Temevano giustamente la reazione degli anglo-americani, che non avrebbero certo avuto piacere di vedersi scavalcati e costretti a rivedere la loro linea politica (e perciò chiedevano a Vishinsky di mantenere il segreto sulle trattative fino all’ultimo), ma evidentemente Prunas e Badoglio non vedevano altra possibilità di uscire da una situazione senza futuro. È presumibile che entrambi non si rendessero conto delle implicazioni di una apertura ai sovietici, sia sul piano dei rapporti con gli anglo-americani (probabilmente Badoglio non aveva afferrato la profondità dei contrasti che esistevano sotto la copertura della grande alleanza anglo-russo-americana), sia sul piano della politica interna (la svolta di Salerno avrebbe dimostrato l’estrema fragilità della posizione di Badoglio e del re, non appena si fosse sbloccata la situazione). Ed è sintomatico che in tutto l’arco del suo governo, Badoglio evitasse una simile apertura verso il governo provvisorio di De Gaulle, con il quale avrebbe potuto avviare una unità d’azione più solida che con l’Unione sovietica, a patto di saper denunciare pubblicamente le responsabilità italiane nella «pugnalata alla schiena» del giugno 1940 (una rottura col passato che non poteva non essere autocritica ed era quindi evitata con cura). Certo la versione delle trattative con i russi che Badoglio fornisce nel suo volume di memorie è così piena di reticenze e falsità da svelare tutto l’imbarazzo del maresciallo nell’affrontare retrospettivamente il problema. La decisione del governo sovietico, dopo i colloqui Prunas-Vishinsky, si fece attendere a lungo. Fu solo il 4 marzo che Bogomolov, nuovo rappresentante russo presso la Commissione consultiva, comunicò a Badoglio che l’Unione sovietica era disposta a riallacciare i normali rapporti diplomatici con l’Italia, anche se non a livello di ambasciatori (2). Subito Badoglio preparò una richiesta ufficiale in questo senso al governo sovietico ed il 14 marzo fu annunciata la ripresa delle relazioni diplomatiche tra l’Unione sovietica ed il regno del Sud. Pochi giorni prima, l’8 marzo, Prunas aveva finalmente messo al corrente gli anglo-americani della evoluzione della situazione, auspicando apertamente che l’accresciuta influenza russa nel Mediterraneo li spingesse ad una politica più aperta verso il governo Badoglio”” (pag 843-844) [Piero Pieri Giorgio Rochat, ‘Pietro Badoglio’, Utet, Torino, 1974] [(1) Renato Prunas era segretario generale del ministro degli esteri di Badoglio, ma svolgeva le funzioni di ministro degli esteri nel governo di Brindisi; (2) Secondo una voce degli ambienti diplomatici italiani, abbastanza attendibile da essere riportata dal Toscano, Bogomolov si presentò così improvvisamente che sorprese Badoglio intento alla lettura di un libro giallo nel suo ufficio]”,”BIOx-034-FSD”
“PIERO Pieri MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco BULFERETTI Luigi FONZI Fausto LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice ROMANO Salvatore Francesco CAIZZI Bruno PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo”,”Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell’unità d’Italia. Volume 2.”,”Saggi di BULFERETTI Luigi CAIZZI Bruno LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice PIERI Piero MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco FONZI Fausto ROMANO Salvatore Francesco PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo. Molto ampio il saggio di Adriano Carugo e di Felice Mondella: ‘Lo sviluppo delle scienze e delle tecniche in Italia dalla metà del XIX secolo alla prima guerra mondiale’ (pag 429-510) [Cap. 1- Lo sviluppo delle scienze matematico-fisiche e della chimica – Cap. 2- Lo sviluppo delle scienze biologiche naturali e della medicina – Cap. 3- Lo sviluppo delle tecniche relative alla produzione industriale ed agricola] STORIA GUERRE UNITA’ ITALIANA QUESTIONE MILITARE BIOGRAFIA MAZZINI VITTORIO EMANUELE II PARTITI POLITICI DOPO UNIFICAZIONE POLITICA ESTERA ITALIANA 1861 1918 RAPPORTI INTERNAZIONALI DIPLOMAZIA AFRICA ETIOPIA EUROPA PENSIERO POLITICO UTOPISMO SOCIALE DOTTRINE SOCIALISMO SCIENTIFICO ANARCHISMO RAPPORTI STATO CHIESA CATTOLICA ECONOMIA SCIENZA TECNICA FINO A 1° PRIMA GUERRA MONDIALE SCIENZE SVILUPPO INDUSTRIALE INDUSTRIA CLASSI SOCIALI QUESTIONE MERIDIONALE PARLAMENTARISMO E ANTIPARLAMENTARISMO IDEA NAZIONALE BIBLIOGRAFIA GENERALE RISORGIMENTO COLONIALISMO ETIOPIA MAZZINIANESIMO NAZIONALISMO BUONARROTI CAPPONI CATTANEO CAVOUR CRISPI D’AZEGLIO DE-PRETIS FERRARI GARIBALDI GIOBERTI GIOLITTI MINGHETTI NAPOLEONE III PIO IX RICASOLI SONNINO MEDICINA CHIMICA FISICA PRODUZIONE INDUSTRIALE AGRICOLA MATEMATICA BIOLOGIA”,”STOx-062-FF”
“PIERONI Alfredo”,”Austria infelix. Grandezza e decadenza della dolce Vienna dall’ impero asburgico a Haider.”,”Alfredo PIERONI, giornalista professionista, è stato editorialista politico, corrispondente da Londra e inviato specialde del ‘Corriere della Sera’. Ha diretto 0Il Resto del Carlino’. Tra le sue opere ricordo ‘Chi comanda in Italia’ (1959), ‘Dizionario degli italiani che contano’ (1986), ‘E se USA e URSS si alleassero?’ (1988), ‘I russi’ (1991), ‘Preché le sinistre non vinceranno mai più a meno che…’ (1996).”,”AUTx-013″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Francesco Misiano. Vita di un internazionalista.”,”””Si sa che il Partito comunista d’ Italia ancora bordighiano, era tra i più refrattari ad accettare la parola d’ ordine del fronte unico e in generale dell’ impostazione della Terza Internazionale in questo periodo, improntata alla necessità di una maggiore duttilità nell’ azione politica e di un ampliamento ddel raggio delle alleanze. La corrispondenza tra Terracini e Misiano dimostra chiaramente come quest’ ultimo, sempre coerente a se stesso, si trovasse proprio sulle posizion idell’ Internazionale, là dove il rigorismo e per certi aspetti anche il settarismo di Terracini, se pur giustificati dal bisogno, già messo in rilievo, di mantener saldo il principio della lotta in Italia, restavano tuttavia inficiati dalle posizioni tipiche dell’ estremismo di sinistra””. (pag 173)”,”MITC-069″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Socialismo e questione femminile in Italia, 1892-1922.”,”PIERONI BORTOLOTTI Franca è nata a Firenze nel 1925. ha scritto saggi di storia del movimento femminile democratico e lavori sul primo periodo del Partito Comunista in Italia. Ha collaborato a riviste storiche come Movimento operaio e socialista e Critica storica, Studi storici e altri. Scrive su L’ Unità. “”Sempre più forte e precisa diventava, in questa situazione, la tendenza a creare gruppi femminili collegati tra loro, soprattutto a Torino, dove, nel 1914, i gruppi erano 6 su 32 in campo nazionale, con 2 capigruppo ciascuno, che formavano un Comitato esecutivo femminile cittadino, tanto che il secondo convegno delle donne socialiste, quello di Ancona, stimava opportuno precisare alcune norme intorno a queste che parevano tendenze separatiste. Il Congresso metteva in luce figure nuove, la Mariani Rambelli a Roma, la De Meo Bordiga a Napoli, che lesse al Congresso l’ ordine del giorno Kuliscioff, rilevando il valore dell’ emancipazione di classe “”perché lo spirito democratico del suffragio non si risolva in un inganno e delusione””, la tessile Meroni, ecc.. Più tardi, nella direzione del PSI, convocata alla fine di ottobre del 1916, si precisava: “”In attesa delle decisioni dei Congressi nazionali, la direzione del PSI delibera che le donne socialiste possono organizzarsi anche in gruppi femminili separati dalle Sezioni ufficiali, prelevando le tessere del Partito direttamente dalla segreteria. Sono riconosciuti aderenti al Partito solo quei gruppi femminili che si uniformeranno al prelievo delle tessere per tutte le iscritte””. Ma la direzione restava salda nelle mani del gruppo Malnati-Kuliscioff-Terruzzi; la crisi doveva scoppiare proprio nel suo interno: una polemica Terruzzi-Malnati, in autunno, rivelava che la prima era già su posizioni interventiste e intesiste, al seguito dell’ ex direttore dell’ “”Avanti!””, Mussolini””. (pag 134-135)”,”MITS-282″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Femminismo e partiti politici in Italia, 1919-1926.”,”PIERONI BORTOLOTTI Franca insegna storia dei partiti e dei movimenti politici all’ Università di Siena. Ha pubblicato: ‘Alle origini del movimento femminile in Italia 1848-1892’ (1964), ‘Socialismo e questione femminile in Italia (1892-1922)’ (1976), ‘Francesco Misiano, vita di un internazionalista’ (1972). “”Ma fu proprio il quadro medio, e in parte anche quello dirigente del PSI, anche tra le donne, fu questa gente “”politicizzata”” che non capì la situazione. Se si va a vedere che cosa scrivevano le donne socialiste, ci si accorge che in questo periodo esse pubblicavano, sì, una nuova edizione di ‘La donna e il lavoro’, di Emilia Mariani; ma non trovavano, neppure nel ’22, il coraggio di pubblicare ‘La donna e il voto’. Per sostenere la proposta Modigliani, avrebbero dovuto almeno risalire dagli articoli della Mariani agli opuscoli della Mozzoni, cominciando a ripubblicare quello su ‘I socialisti e l’emancipazione della donna’, del 1892. Dal 1892, l’abitudine a ignorare i problemi di uguaglianza si era fatta strada nel movimento operaio, per esempio con quella Volontieri, assistente sociale, che respingeva perfino l’idea di “”centri di cultura”” per le donne, e che restava ferma alla tutela delle madri; (…)””. (pag 142)”,”MITC-081″
“PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Il Soccorso operaio internazionale nell’azione per l’unità antifascista.”,”””Il Soccorso Operaio Internazionale non va confuso col Soccorso Rosso, l’organizzazione sorta intorno al partito comunista per l’aiuto ai militanti perseguitati, incarcerati o costretti all’esilio…”” (pag 133) “”Una divergenza tra il SOI e il PCd’I doveva rivelarsi sui modi di organizzare l’emigrazione…”” (pag 145) “”Le qualità fondamentali di Misiano, fervido attivismo, viva sensibilità umana, interesse per i casi dei singoli compagni, sono qui testimoniate, messe allo scoperto dalle sue ansiose esortazioni”” (pag 146)”,”INTT-001-FGB”
“PIERONI BORTOLOTTI Franca; VITTORIA Albertina”,”La persecuzione antisemita sotto Salò (Pieroni Bortolotti); Bottai e la cultura fascista (Vittoria).”,” Anche molti ebrei in errore sulla vera natura del fascismo “”Una vena di antisemitismo circolava, per esempio, nel proudhonismo, veniva ereditata ed ingrossata dall’impostazione di Sorel soprattutto a contatto con l’ideologia reazionaria dell’ Action française, ecc. È noto che questi autori esercitarono una qualche influenza, come d’altra parte l’opera di Nietzsche, sulla mentalità del Mussolini fin dalla sua giovinezza, se pure in maniera confusa, e anche se il tentativo di influire sul sionismo per spostarlo a destra, a fianco dei nazionalfascisti, improntò a volte l’azione del primo fascismo, e indusse molti ebrei in errore, come nota a ragione Mayda, sulla vera natura del fascismo, fino a che l’alleanza con la Germania costrinse il «duce» del fascismo alla scelta inequivocabile”” (pag 185) (F. Pieroni Bortolotti) ‘Studio di Bottai come uomo di punta nelle polemiche sul revisionismo….’ (pag 190) (A. Vittoria)”,”ITAF-006-FGB”
“PIEROPAN Gianni”,”1916. Le montagne scottano.”,”Gianni Pieropan vicentino (1914-2000), è stato autore di molti saggi fra cui un ampio studio di questa spedizione austriaca e della controffensiva italiana.”,”QMIP-040-FV”
“PIERRARD Pierre”,”L’ eglise et les ouvriers en France (1840-1940).”,”PIERRARD è professore di storia all’ Institut catholique de Paris e all’ Ecole de journalisme de Lille. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina. Tra i paragrafi: ‘Eugene Sue, grand-prêtre de l’ anticlericalisme populaire’, ‘La prêtrophobie endemique du peuple’.”,”MFRx-178″
“PIERRARD Pierre”,”La vie quotidienne dans le Nord au XIXe siecle. Artois – Flandre – Hainaut – Picardie.”,”Originario di Roubaix, Pierre PIERRARD, è professore di storia contemporanea all’ Institut Catholique de Paris, professore di storia sociale all’ Ecole superieure de journalisme di Lilla. Dopo una tesi di dottorato su “”La vie ouvriere sous le Second Empire”” si è occupato di storia religiosa nella Francia contemporanea e di storia della regione del Nord. La pena degli uomini. Lo sfruttamento degli operai. “”I rapporti del tessitore con il padrone e il caposquadra non sono sempre eccellenti, perché accade che questi ultimi contestono la qualità della pezza fabbricata e riducano allora il salario dell’ operaio. Quanto alla tariffa della settimana a venire – variabile secondo la congiuntura – provocherà talvolta dibattiti difficili, dato che non c’è alcuna legge scritta a regolarla, così che si vedono gli operai dare al padrone pezze di 210 metri e ricevere il salario corrispondente a una pezza di 140 metri””. (pag 141)”,”FRAS-036″
“PIERRO Mariano”,”L’ esperimento Roosevelt e il movimento sociale negli Stati Uniti d’ America.”,”I due provvedimenti (di Roosevelt) fondamentali… furono l’ istituzione di un minimo-base di salario e di un massimo-base di ore lavorative. …Secondo un esplicito avvertimento contenuto nella Legge e riaffermato più volte dal Presidente in posteriori dichiarazioni, i Codici dovevano consacrare l’ obbligo per tutte le aziende di portare con l’ andar del tempo le retribuzioni operaie ad un livello compatibile con il “”concetto americano”” di un tenore di vita decente e in ogni caso superiore alla “”pura e semplice sussistenza””. La durata del lavoro per il lavoratori manuali non qualificati fu abbassata in media alla 40 e anche alle 35 ore settimanali…”,”MUSx-115″
“PIERSON Stanley”,”Leaving Marxism. Studies in the Dissolution of an Ideology.”,”PIERSON Stanley è professore emerito di storia all’ Università dell’ Oregon. E’ autore di ‘Marxist Intellettuals and the Working Class Mentality in Germany, 1887-1912′. Profilo biografico intellettuale di DE-MAN HORKHEIMER KOLAKOWSKI (pag 31-174) “”L’ influenza di Nietzsche sugli intellettuali socialisti francesi prima della prima guerra mondiale fu meno diretta rispetto alla sua influenza sulla Germania o la Gran Bretagna. Lo spazio che sarebbe stato disponibile per un presenza nietzschiana venne occupato da una figura che giocò un ruolo di primo piano nell’ introduzione delle idee del marxismo in Francia – Georges Sorel. , Comunque, quando Sorel tentò di affrontare i problemi posti dal marxismo ortodosso, si rivolse a Nietzsche come ad uno spirito familiare ed alleato.”” (pag 19)”,”TEOC-336″
“PIERSON Marc-Antoine”,”Histoire du Socialisme en Belgique.”,”””Aucune critique ne fut d’ailleurs élévée contre l’entrée au gouvernement, le 18 janvier 1916, d’Emile Vandervelde, bientôt suivi, le 1er janvier 1917, par Emile Brunet, en qualité de ministre sans portefeuille. Le parti ouvrier belge était ainsi amené, le premier en Europe, à prendre sa part des responsabilités gouvernamentales. Au moment où, en 1916, se formait le cabinet, qui mettait, après trente-deux ans, fin au gouvernement des cabinets catholiques, M. de Broqueville annonçait qu’à la rentrée au Pays, son intentio était de proposer la création d’une université flamande et la révision du système électoral, dans le sens du suffrage universel. On trouvera dans l’ouvrage de l’historien suédois, M. Carl-Henrik Höjer, ‘Le Régime Parlamentaire Belge de 1918 à 1940, una analyse de vues du gouvernement belge du Havre sur les problèmes de l’après-guerre, spécialement sur la question flamande et la réforme électorale, et des projets qu’il élabora pour y apporter une solution.”” (pag 128)”,”MHLx-030″
“PIETRANERA Giulio”,”Capitalismo ed economia.”,”PIETRANERA Giulio è nato a Genova. E’ stato libero docente di economia politica e incaricato all’ Università di Messina dal 1949. Tra le varie opere ha scritto un saggio sul pensiero economico di R. HILFERDING come introduzione all’ edizione italiana di ‘Capitale finanziario) (1961).”,”TEOC-211″
“PIETRANERA Giulio, a cura di Nicolò BELLANCA e Gianfranco PALA”,”Il capitalismo monopolistico finanziario. Determinazioni teoriche e storiche. Scritti scelti, 1947-61.”,”PIETRANERA G. (profilo biografico in risvolto 4° copertina) nato a Genova (Genova 1906-Roma 1974) è stato socialista. Negli anni precedenti la 2° guerra mondiale si è interessato alla ricerca sulle teorie del capitale cosa che ha continuato e approfondito dopo la guerra, studi sul capitalismo. Ha condotto una critica alla teoria economica neoclassica. E’ stato libero docente all’Università di Messina e consulente dell’Ufficio studi della BNL. A parte le sue opere, ha scritto importanti prefazioni (Hilferding, Il capitale finanziario, Marx, Per la critica dell’economia politica). Contiene il capitolo 6: Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca (pag 183-233)”,”TEOC-492″
“PIETRANERA Giulio”,”La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith.”,”””‘Dunque’, essere lavoratore produttivo non è una fortuna, ma una disgrazia”” (Karl Marx, Il Capitale, Libro IV) “”Nel c. V del I Libro del ‘Capitale’, Marx aveva scritto: “”Se si considera l’intero processo lavorativo dal punto di vista del suo risultato, mezzo di lavoro e oggetto di lavoro si presentano entrambi come mezzi di produzione, e il lavoro stesso si presenta come ‘lavoro produttivo'”” e aveva aggiunto: “”Questa definizione del lavoro produttivo, come risulta dal punto di vista del processo lavorativo semplice, non è affatto sufficiente per il processo di produzione capitalistico””. Ed infatti, nel c. XIV del I Libro, Marx aveva precisato: “”Il concetto di operaio produttivo non implica dunque affatto soltanto una relazione fra attività ed effetto utile, fra operaio e prodotto del lavoro, ma implica anche un rapporto di produzione specificamente sociale, di origine storica, che imprime all’operaio il marchio di mezzo diretto di valorizzazione del capitale””. Sempre Marx aveva infine racchiuso in una felice ‘boutade’ la più profonda contraddizione dell’economia capitalistica: “”dunque, esser lavoratore produttivo non è una fortuna ma una disgrazia”” (K. Marx, Il Capitale, Libro I, 2, sez V. p. 221)”” [in Giulio Pietranera, ‘La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith’, 1963] (pag 224-225)”,”ECOT-177″
“PIETRANERA Giulio”,”Strategia dello sviluppo economico. L’analisi economica.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: MELIS Antonio, José Carlos Mariátegui primo marxista d’America, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 2 MARZO-APRILE 1967 Riflessioni su libro di G. H. Hildebrand ‘Growth and Structure in the Economy of Modern Italy, (Harvard, 1966) “”Non si deve dimenticare che, durante la guerra, gli alleati d’occidente si guardarono bene – si dice che non riuscissero! – dal distruggere ed anche dal danneggiare ‘seriamente’ il potenziale produttivo dell’industria tedesca; il che, se fatto, avrebbe potuto condurre ad un più rapido fine della guerra, ma con esso, al caos sociale e aprire la via al comunismo. Si veda per una rassegna particolareggiata, senza eguale nella storia economica della guerra, “”The Effects of Strategic Bombing on the German War Economy””, in ‘U.S. Strategic Bombing Survey, 1945; e per un conciso sommario, N. Kaldor, “”The German War Economy””, in ‘The Review of Economic Studies, 1945-1946, pp. 33-52. I dati segreti nazisti caduti nelle mani alleate hanno rivelato che allo scoppio della guerra la Germania nazista disponeva di un ‘surplus’ di capacità produttiva di proporzioni inaspettatamente ampie, soprattutto per la produzione di macchine utensili. I danni successivamente apportati dalle incursioni aeree – dell’ordine del 6,5% .- eliminarono solo una piccolissima parte del successivo ininterrotto aumento di capacità verificatosi durante la guerra: cfr. “”Bombing Survey”” (titolo e argomento veramente attuali!), op. cit., p. 45. Le distruzioni successivamente arrecate dai combattimenti terrestri furono più gravi, ma pur esse non compromisero la capacità industriale tedesca. Le devastazioni dei centri urbani, la perdita di retaggi architettonici di valore inestimabile e la rovina, per gran parte della popolazione, delle basi della vita civile non dovrebbero indurre a sopravvalutare i danni subiti dalle attrezzature industriali e dai macchinari, meno suscettibili di distruzione, e soprattutto meno ricercati come bersaglio. Essi – si disse allora – furono il tributo pagato alle false informazioni economiche e militari e alla confusa strategia dei comandi delle forze aeree che conclamavano successi per ottenere maggiori assegnazioni di materiale bellico. L’opposizione ad ammettere siffatte circostanze sarebbe anzi stata una delle ragioni principali degli abbagli incorsi dal governo militare alleato nell’affrontare il problema tedesco. Tasli osservazioni sostenute dal Bailogh in diverse occasioni non sono per nulla convincenti. E’ possibile un “”errore”” sistematico e prolungato che lasci illeso il 94% circa della attrezzatura potenziale tedesca? E’ molto più facile supporre che gli alleati mirassero soprattutto a distruggere i centri urbani e le vite umane; tutti elementi, questi, più facilmente ricostruibili e tali da “”covare”” in sé il comunismo. Un verace annedoto al proposito: durante i più feroci bombardamenti subìti da Genova, un “”padrone del vapore”” chiedeva ad un operaio come osasse dormire la notte a pochi passi dagli stabilimenti industriali, se non negli stabilimenti stessi. La risposta fu che “”cane non mangia cane”” e che la paura del comunismo supera ogni inimicizia. Così, la retta “”filosofia”” del proletario lo portò indenne alla fine della guerra, mentre il “”capitalista””, che abitava nei quartieri alti, ove non era ombra d’industria, vi rimase sepolto e scontò la “”filosofia”” dei suoi Don Ferrante economisti””. (pag 222-223)”,”ECOS-001″
“PIETRANERA Giulio”,”La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith.”,”””‘Dunque’, essere lavoratore produttivo non è una fortuna, ma una disgrazia”” (Karl Marx, Il Capitale, Libro IV) “”Nel c. V del I Libro del ‘Capitale’, Marx aveva scritto: “”Se si considera l’intero processo lavorativo dal punto di vista del suo risultato, mezzo di lavoro e oggetto di lavoro si presentano entrambi come mezzi di produzione, e il lavoro stesso si presenta come ‘lavoro produttivo'”” e aveva aggiunto: “”Questa definizione del lavoro produttivo, come risulta dal punto di vista del processo lavorativo semplice, non è affatto sufficiente per il processo di produzione capitalistico””. Ed infatti, nel c. XIV del I Libro, Marx aveva precisato: “”Il concetto di operaio produttivo non implica dunque affatto soltanto una relazione fra attività ed effetto utile, fra operaio e prodotto del lavoro, ma implica anche un rapporto di produzione specificamente sociale, di origine storica, che imprime all’operaio il marchio di mezzo diretto di valorizzazione del capitale””. Sempre Marx aveva infine racchiuso in una felice ‘boutade’ la più profonda contraddizione dell’economia capitalistica: “”dunque, esser lavoratore produttivo non è una fortuna ma una disgrazia”” (K. Marx, Il Capitale, Libro I, 2, sez V. p. 221)”” [in Giulio Pietranera, ‘La teoria del valore e dello sviluppo capitalistico in Adamo Smith’, 1963] (pag 224-225)”,”ECOT-177″
“PIETRANERA Giulio”,”Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche.”,”Saggio in ECOT-237 Teorie che tentano di spiegare la crisi “”Ho raggruppato (…) le teorie principalissime in cinque gruppi e ne accennerò molto brevemente. Il primo gruppo comprende le cosiddette teorie (meteorologiche) della crisi e cioè teorie naturalistiche che vogliono spiegare l’andamento ciclico dell’economia, facendo perno su elementi esogeni al sistema economico. Così, due economisti inglesi, gli Jevons, padre e figlio, hanno spiegato le crisi partendo dall’influenza delle macchie solari sul sistema economico. Tale dimostrazione, che è divenuta “”classica”” piuttosto come spunto per spassose considerazioni, ha ceduto, a dire il vero, il campo ad altre spiegazioni naturalistiche che si sono presentate in modo più solido; per esempio quella che riconduce il ritmo del ciclo economico al divario di ritmo fra la produzione della materia organico ed inorganica (Sombart). Il secondo gruppo di teorie comprende le cosiddette teorie psicologiche che spiegano l’andamento ciclico dell’economia con corrispondenti movimenti di ottimismo e di pessimismo. E a questo proposito vi ricordo il nome di un economista vivente, notissimo, il Pigou. Il terzo è molto più celebre gruppo di teorie, sul quale dovremo tornare lungamente, comprende le teorie del sottoconsumo che spiegano la presentazione della crisi dando rilievo alla deficienza del reddito consumato rispetto al reddito prodotto ‘in genere’. Un economista che ha dato gran sviluppo a questa teoria (e che tra l’altro ha avuto reali meriti e qualche influenza sugli scritti di Lenin) è Hobson, studioso inglese, che partendo dalla diseguaglianza della distribuzione dei redditi in Inghilterra, deduceva la necessità di ricorrenti crisi in quanto, del reddito prodotto complessivamente da un paese, veniva consumata dalle classi più povere una parte minore di quella che sarebbe stato possibile consumare in astratto. Tale teoria del sottoconsumo, che ritorna spesso nell’economia tecnico-astratta, appare anche in Marx, ma in tutt’altra luce, e ciò vedremo in seguito. Notiamo per il momento che nelle teorie non marxiste del sottoconsumo si parla di redditi consumati rispetto ai redditi prodotti, senza notare che questa deficienza è possibile soltanto in una società divisa in classi in cui la massa dei salari non può acquistare i beni che periodicamente vengono prodotti. In altri termini, nell’economia tradizionale, questa teoria rimane nel generico in quanto, ad esempio, per uscire dal fatto “”critico”” del sottoconsumo non suggerisce sempre il sovraconsumo delle masse, ma spesso un aumento degli investimenti. Quindi il sotto consumo non viene mai interpretato come è stato interpretato da Marx o da qualche altro economista “”sociale”” ed utopista che lo precedette, come il Sismondi (e cioè come sottoconsumo delle masse lavoratrici). Un quarto gruppo di teorie fonda la sua spiegazione sul fatto della sovracapitalizzazione. Esso mette cioè in evidenza lo squilibrio fra la produzione dei beni strumentali e quella dei beni di consumo, squilibrio che sarebbe fatale allo sviluppo dell’economia e che si riprodurrebbe periodicamente. Infine, un quinto e più moderno gruppo di teorie economiche spiega il susseguirsi dei cicli economici e il presentarsi della crisi mettendo in primo piano il rapporto tra risparmio e investimento. Secondo queste teorie (fra le quali primeggia quella di Keynes), la situazione che precede la crisi è sempre una situazione di sovrarisparmio e di sottoinvestimento”” [Giulio Pietranera, Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche, Roma, 1955] (pag 2-3) “”Il rilievo dato da Marx al periodico ritorno delle crisi (che mettono sempre più minacciosamente in forse l’esistenza della società borghese) ci dà il modo di porre in evidenza un’altra caratteristica delle crisi economiche che non viene generalmente considerata dalla teoria tradizionale tecnico-astratta: la crescente gravità delle crisi e il loro collegamento nel lungo ciclo storico del capitalismo. E questo sembra un principio acquisito, ma non è tale in realtà. Notate, per esempio, l’uso dello stesso termine “”grande crisi”” (“”grande depressione””) impiegato tante volte nella storia. Si è così parlato di “”grande crisi”” dopo le guerre napoleoniche; si è detta “”grande crisi”” quella del 1874 (scoppiata in Inghilterra e ricordata “”come quello che è avvenuto quando sono state costruite le ferrovie””); si è parlato poi di “”grande crisi”” soprattutto negli anni 1929-30 e seguenti. Il termine “”grande crisi”” è stato quindi sempre successivamente allargato nel senso che le crisi sono andate via via sviluppandosi in ampiezza e gravità. Se di tale crescente gravità vogliamo cogliere un indice significativo, possiamo riferirci a quello della disoccupazione: nel 1860, la crisi aveva reso disoccupati in Inghilterra il 5% dei lavoratori precedentemente impiegati; nel 1865, i disoccupati sono aumentati all’8%; nel 1882-83, al 12%; dal 1900 al 1920, la percentuale media è scesa aggirandosi sul 10%; ma nel 1921 siamo già al 17% e nel 1929-30 al 22-23%. Per quanto poi riguarda la prospettiva di grandi crisi future, vi leggerò un breve passo di un economista inglese, il Sayers, che considera la possibilità che si presenti una crisi negli Stati Uniti d’America: “”Gli Stati Uniti hanno 140 milioni di abitanti di cui 60 milioni risultano occupati nei mesi più attivi (tre volte la cifra del Regno Unito). Tra i beni prodotti annualmente, abbiamo 90 milioni di tonnellate di acciaio, 600 milioni di tonnellate di carbone, 4 milioni di automobili e 800 mila case. Una depressione paragonabile a quella del 1929 significherebbe un aumento della disoccupazione per 20 milioni di unità, il che equivarrebbe a lasciare senza impiego l’intera popolazione occupata della Gran Bretagna””. In altri termini la percentuale di mano d’opera che resterebbe disoccupata in un’eventuale grande crisi – che viene peraltro prevista in modo piuttosto ottimistico – sarebbe del 33% dell’occupazione complessiva degli Stati Uniti. Notate ora come questo pauroso crescendo, questo concatenamento delle crisi, questo loro progressivo sviluppo ci portano a concludere che non si può parlare – come si fa generalmente – di cicli economici staccati gli uni dagli altri. Per contro dobbiamo abituarci a rappresentarci questi fenomeni di depressione e di espansione come strettamente concatenati. Dobbiamo ormai rappresentarci lo sviluppo ciclico storico dell’intera economia capitalistica che si attua attraverso scossoni sempre più paurosi che vengono denunciati dalla crescente gravità delle crisi”” [Giulio Pietranera, Economia politica. XIV lezione.La teoria delle crisi capitalistiche, Roma, 1955] (pag 6-7)”,”ECOT-237-K-1″
“PIETRANERA Giulio”,”Economia politica. XV lezione. La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx.”,”Saggio in ECOT-237 “”Dato così qualche cenno di critica alla legge di Say, di cui sempre si parla quando si studiano le crisi economiche, dobbiamo chiederci quale è la giusta via per seguire le orme di Marx. E dobbiamo allora rispondere che si tratta di sostituire all’astrazione individuale aproristica l’astrazione determinata e storica, il che significa inquadrare in modo esatto il problema della crisi. D’altra parte, Marx stesso, nel III libro del “”Capitale””, ci avverte in che modo possiamo affrontare il nostro problema: “”periodicamente si verifica una produzione di troppi mezzi di produzione e mezzi di sussistenza per permetterli di usarli come mezzi di sfruttamento dei lavoratori ad un certo saggio di profitto… non che si produca troppa ricchezza, ma si ha una periodica sovrapproduzione di ricchezza nella sua forma capitalistica e contraddittoria… il modo capitalista di produzione non può, per questa ragione, superare una certa scala di produzione, che sarebbe inadeguata in altre condizioni. Il sistema pertanto si arresta ad un punto determinato della produzione e realizzazione del profitto e non della soddisfazione dei bisogni sociali””. Si noti come in questo passo Marx chiarisca il suo concetto di ‘produzione relativa’ (cioè non assoluta, o ancora una produzione che è relativa a certe condizioni di classe e ad un certo livello del profitto). Pure, nel II libro del “”Capitale””, Marx scriveva: “”Ricardo concepisce la tradizione capitalistica come una forma assoluta di produzione, di cui le condizioni particolari non dovrebbero mai contraddire, od ostacolare gli scopi generali della produzione: l’abbondanza…””””. (pag 5) [Giulio Pietranera, La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx. Economia politica. XV lezione, Roma, 1955] “”Dovremo in seguito parlare ancora della determinante “”sproporzione”” e soffermarci sulle crisi generali che derivano dal movimento stesso del sistema capitalistico (che è espresso dalla caduta tendenziale del saggio del profitto). Credo tuttavia che, come avvio alle future considerazioni, non si possa far meglio se non leggere un passo della citata “”Introduzione”” di Dobb alla “”Storia delle Dottrine Economiche”” di Marx in cui l’economista inglese prospetta chiaramente i lineamenti generali della ricerca sulle crisi economiche: “”Marx parla delle crisi come manifestazione di tutte le contraddizioni della società borghese. Ciò voleva dire che le crisi sono il prodotto della contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione della società capitalistica, dal momento che è questa la forma più generale delle contraddizioni di tale forma di società; e che ogni movimento in avanti della produzione capitalistica (ch’egli virtualmente identificava con il processo dell’accumulazione e dell’investimento del capitale) tende a far sorgere da questa contraddizione un conflitto che esplode come una crisi generale. Questa perciò si presenta contemporaneamente come il momento culminante e la “”soluzione forzata”” di questa contraddizione. Ma questa contraddizione generale tra le forze produttive in sviluppo e i rapporti sociali di produzione che operano come limite presentava molti aspetti particolari (uno dei quali, per esempio, è quello della contraddizione tra la domanda dei consumatori e la capacità produttiva dei beni di consumo); e ogni crisi ‘particolare’ può presentare una diversa concatenazione delle fasi di sviluppo e può avere una diversa causa immediata della frattura nel processo d’investimento. In ogni singolo caso un “”fattore”” diverso, ovvero un particolare aspetto della contraddizione fondamentale, può apparire il primo elemento determinante: questo è un problema da studiarsi in concreto nel contesto degli avvenimenti reali””. Occorre quindi tener presente la teoria delle crisi come è stata elaborata da Marx, ma cercare di farla vivere e svilupparla nel contrasto degli avvenimenti reali (…)”” [Giulio Pietranera, ‘La teoria delle crisi capitalistiche nell’opera di Carlo Marx’, Economia politica. XV lezione, Roma, 1955] pag 7″,”ECOT-237-L-1″
“PIETROBELLI Carlo PUGLIESE Elisabetta”,”L’economia del Brasile. Dal caffè al bioetanolo: modernità e contraddizioni di un gigante.”,”PIETROBELLI Carlo insegna economia politica all’Univ. di Roma ove dirige il CREI Centro di Ricerca sull’Economia delle Istituzioni, PUGLIESE Elisabetta insegna economia politica come professore a contratto nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma Tre dal 1998. “”La verità è che oggi il Brasile è già un paese ricco. E’ una potenza agricola, energetica, mineraria, industriale. Ha una popolazione giovane e un mercato del lavoro con alte competenze specializzate, università eccellenti e grandi capacità imprenditoriali. Vi sono imprese brasiliane leader mondiali nei settori di appartenenza, come la Petrobras, la Embracer (quarto produttore mondiale di aeroplani civili e per uso militare, la compagnia Vale do Rio Doce (seconda maggior impresa siderurgica del mondo) e molte altre.”” (pag 113)”,”AMLx-150″
“PIETROMARCHI Luca”,”Il mondo sovietico.”,”””Lenin non si stancò di ripetere che “”il comunismo, se si prende questo termine nel suo senso più stretto, è il lavoro gratuito a profitto della collettività””. E aggiungeva: “”Noi chiamiamo comunismo un ordine sociale in cui gl’ individui si abituano ad adempiere i loro obblighi sociali indipendentemente da qualsiasi apparato coercitivo e in cui il lavoro gratuito per il bene di tutti è un fenomeno generale””. In conformità a questo principio fu disposta la piena uguaglianza delle paghe indipendentemente dal lavoro prestato”” (pag 304) “”Risulta che il 70 per cento degli ufficiali di grado superiore a colonnello furono giustiziati. 5000 ufficiali furono uccisi sotto l’ accusa di tradimento. Il fatto che l’ esercito si sia lasciato decimare senza ribellarsi e che migliaia di uomini, che avevano sfidato la morte in guerra, si siano lasciati sgozzare come pecore, dimostra la formidabile forza della dittatura”” (pag 656, a proposito del rapporto di Krusciov sul terrore staliniano)”,”RUSU-152″
“PIETROMARCHI Luca”,”Turchia vecchia e nuova.”,”PIETROMARCHI Luca è nato a Roma nel 1895. Frequentò il Liceo classico e la Facoltà di Giurisprudenza. Partecipò alla 1° guerra mondiale. Fu funzionario nella Amministrazione civile della Colonia Eritrea. Nel 1923 entrò nel ruolo diplomatico del Ministero degli Affari Esteri. Dal 1924 al 1930 fu membro del Segretario della Società delle Nazioni. Dal 1950 al 1958 fu ambasciatore ad Ankara. Dal 1958 al 1961 ambasciatore a Mosca. Geopolitica degli Stretti. “”Il punto essenziale da ritenere è che la via d’ acqua degli Stretti costituisce l’ asse centrale di tutto il sistema. E’ questa la direttrice storica della discesa dello slavismo nel Mediterraneo. Per mantenere il saldo controllo di questa insostituibile via di comunicazione tra l’ Europa e l’ Asia, occorre assicurarvi la difesa con una ampia zona di manovra a settentrione, che si estenda fino al Danubio ed alle Alpi. Quanto alla difesa meridionale, il baluardo anatolico non è sufficiente a garantirla, perché facilmente aggirabile da forze che scendano lungo quel piano inclinato che a guisa di corridoio scende dal Caspio fino al Mediterraneo e al Golfo Persico tra la Catena del Tauro ad Occidente e quella del Zagros ad Oriente. Questo piano inclinato è costituito dalla Siria e dall’ Irak e cioè da quell’ unità mesopotamica conosciuta col nome di Mezzaluna fertile, che, pur comprendendo vaste zone irrigabili, è per la massima parte un deserto. Per evitare l’ aggiramento dei due baluardi del Tauro e dello Zagros occorre appoggiare la testata orientale della difesa alle posizioni pakistanesi e cioè all’ Indo. Si è detto che la chiave di volta di questo sistema è la via d’ acqua degli Stretti. Se questa è perduta, l’ Europa è separata dall’ Asia; (…)””. (pag 263-264)”,”TURx-019″
“PIETROPAOLI Stefano”,”Schmitt.”,”Stefano Pietropaoli è ricercatore in Filosofia del diritto all’Università di Salerno. Ha pubblicato vari saggi e articoli sul pensiero schmittiano. Ha curato l’edizione italiana del testo di Carl Schmitt ‘Il concetto discriminatorio di guerra’, Laterza, 2008 Questione guerra ‘discriminatoria’. “”Nel 1938 Schmitt pubblica ‘Il concetto discriminatorio di guerra ‘ (1). Il testo riprende con minime varianti, una relazione presentata il 19 ottobre del 1937 al quarto congresso della Akademie für Deutsches Recht. Pur presentadosi come una semplice ricognizione dei diversi orientamenti sul tema della guerra presenti nella letteratura giuridica inglese e francese degli anni trenta, ‘Il concetto discriminatorio di guerra’ è un’opera dalle implicazioni ben più rilevanti a un testo strettamente tecnico-giuridico. In Schmitt già alla fine degli anni venti sia era radicata la convinzione che una ideologia universalistica escludeva la possibilità di considerare il nemico come uno ‘justus hostis’, come un nemico che può anche avere ragione. In una prospettiva “”ecumenica”” il nemico è sempre un emico ingiusto e di conseguenza la guerra o è una guerra giusta contro i nemici dell’umanità, oppure è un’azione criminale. Questa ideologia universalistica di origine liberal-democratica è interpretata da Schmitt come il fondamento teorico della Società delle Nazioni. Schmitt vede nell’istituzione ginevrina un’organizzazione che, pur essendo composta ancora da Stati, pretendeva di essere nello stesso tempo una “”società univesale”” capace di rappresentare il genere umano. Schmitt aveva individuato il pericolo che si annidava nella politica di prevenzione della guerra messa in atto dalla Società delle Nazioni: chi combatte una guerra ‘in nome’ dell’umanità nn combatte una guerra ‘per’ l’umanità, ma si appropria di un concetto universale al fine di qualificare l’avversario come un essere non-umano oppure come uno “”Stato-canaglia”” (‘Rauberstaat’), contro il quale ogni Stato ha un diritto di “”intervento umanitario”” (‘humaintäre Intervention’) che legittima l’uso di qualsiasi mezzo per “”ristabilire la pace””. In altre parole, secondo Schmitt il pacifismo universalista non soltanto non eliminava la possibilità della guerra, ma creava i presupposti per una guerra illimitata e quindi per la peggiore delle guerre possibili. Come noterà lo stesso Schmitt nell’edizione del 1963 del ‘Concetto di “”politico””‘, nel testo del 1932 mancava ancora «la distinzione chiara ed esplicita fra il concetto classico di guerra (non discriminatorio) e quello rivoluzionario, improntato a giustizia (discriminatori)» (2). In questo senso ‘Il concetto discriminatorio di guerra’ può essere interpretato come un passaggio intermedio tra il saggio sul concetto di politico e ‘Il nomos della terra’, che delle tesi sul politico e la guerra sarà «prosecuzione, approfondimento, modificazione e correzione» (3). Nel 1938 era ormai scardinato l’ordinamento giuridico eurocentrico dello ‘jus publicum europaeum’, per il quale nell’ambito dei conflitti interstatali la guerra non poteva essere misurata col metro della verità e della giustizia. Il concetto di guerra prefigurato dalla nuova dottrina internazionalista francese e anglosassone riproponeva invece il tema della “”guerra giusta””””(pag 119-120) [(1) ‘Die Wendung zum diskriminierenden Kriegsbegriff’, Duncker & Humblot, Monaco-Lipsia, 1938 (trad. it. ‘Il concetto discriminatorio di guerra’, Laterza, Roma-Bari 2008). Sul testo cfr. anche: G. Krauss, ‘Der diskriminierende Kiregsbefgriff’, conferenza tenuta il 18 marzo 1947, ora in P. Tommissen (a cura di), ‘Schmittiana-4′. Beiträge zu Leben und Werk Carl Schmitts’, Duncker & Humblot, Berlino, 1994, pp. 203-226]. Caamaño Martinez, ‘Sobre el concepto schmittiano de guerra discriminatoria’, in Revista española de derecho internacional’, 1, 1948, 2-3, pp. 456-66; (2) Sul punto si legga quanto dice Schmitt stesso nel nuovo ‘Vorwort’ a ‘Der Begriff des Politischen. Text von 1932 mitt einem Vorwort und drei Corollarien’, Duncker & Humblot, Berlino, 1963 (trad. it, ‘Il concetto di “”politico””. Testo del 1932 con una premessa e tre corollari’, in ‘Le categorie del “”politico””‘, Il Mulino, Bologna, 1972, p. 94); (3) Cfr. H. Hofmann, ‘Legitimität gegen Legalität. Der Weg der politischen Philosophie Carl Schmitts’, Luchterhand, Neuwied-Berlino, 1964 (trad. it ‘Legittimità contro legalità. La filosofia politica di Carl Schmitt’, ESI, Napoli, 1999, p. 242] inserire”,”TEOP-520″
“PIETTRE André”,”Marx et marxisme.”,”PIETTRE è Professore alla Facoltà di diritto e di scienze economiche di Parigi.”,”MADS-224″
“PIFFER Tommaso”,”Il banchiere della resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione.”,”””Per la vulgata, Pizzoni non è mai esistito e forse non esisterà mai”” Renzo De Felice PIFFER Tommaso, milanese, si è dedicato come storico alla ricerca sugli anni di piombo della storia recente. Per questo libro ha consultato gli archivi italiani, inglesi e americani.”,”ITAR-164″
“PIFFER Tommaso”,”La Gran Bretagna e la Resistenza partigiana nei Balcani, 1941-1945. Problemi storiografici e interpretativi.”,” Divergenze tra SOE e Foreign Office e la Resistenza in Grecia (pag 41) “”E’ ora, mettete fuoco all’Europa””. Con questa esortazione nel luglio del 1940 Winston Churchill battezzava il nuovo organismo segreto destinato ad operare contro le forze dell’asse, lo Special Operations Executive (Soe), al quale venne affidato il compito di condurre le operazioni clandestine in territorio nemico e sostenere i movimenti partigiani nei paesi occupati. Nel corso degli anni successivi, il Soe operò a fianco dei maggiori movimenti di resistenza europei, infiltrando agenti, inviando armi e materiale e rendendo possibile il coordinamento tra le forze alleate e i partigiani. (…) Non stupisce quindi che la politica inglese verso le formazioni partigiane nei Balcani, dove gli americani avevano accettato di riconoscere alla Gran Bretagna un’influenza preponderante in virtù dei loro interessi nella regione, sia stato oggetto delle maggiori polemiche, storiografiche e non. Qui infatti, a differenza di quanto accadde ad esempio in Italia e in Francia, la frattura tra le formazioni di ispirazione comunista e quelle di orientamento nazionalista degenerò fin dall’inizio in scontri armati che presero la forma di vere e proprie guerre civiil, e che avrebbero condizionato profondamente il quadro politico di entrambi i paesi nel dopoguerra. In Grecia, la guerra civile sarebbe durata a fasi alterne fino al 1949, coinvolgendo direttamente anche le truppe alleate. In Jugoslavia lo sviluppo del movimento partigiano comunista durante il conflitto avrebbe permesso al suo leader; il maresciallo Tito, di prendere il potere nel dopoguerra, instaurando nel paese un regime di stampo socialista. Come noto, nei due paesi gli inglesi seguirono durante il conflitto politiche differenti. In Grecia si adoperarono fino all’ultimo momento per far cooperare tra di loro i due gruppi avversari. Il tentativo funzionò solo in parte, e a momenti di collaborazione si alternarono violenti scontri tra le formazioni e con gli stessi inglesi, scontri che raggiunsero il loro apice nella rivolta di Atene del dicembre del 1944. In Jugoslavia, al contrario, in un primo momento gli inglesi appoggiarono esclusivamente le formazioni nazionaliste di Draza Mihailovic che, nominato nel frattempo ministro delle forze armate del governo jugoslavo in esilio, fu elevato dalla Bbc al ruolo di eroe della resistenza europea contro i nazisti”” (pag 39-40)”,”QMIS-211″
“PIFFER Tommaso”,”Il banchiere della resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della guerra di liberazione.”,”””Per la vulgata, Pizzoni non è mai esistito e forse non esisterà mai”” Renzo De Felice Tommaso Piffer, milanese, si è dedicato come storico alla ricerca sugli anni di piombo della storia recente. Per questo libro ha consultato gli archivi italiani, inglesi e americani.”,”ITAR-004-FMP”
“PIGA Gustavo, collaborazione di Valerio CRISPOLTI”,”Esercizi di economia politica.”,”Gustavo Piga, che ha conseguito il Ph.D. presso la Columbia University di New York, è ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-130-FL”
“PIGEARD Alain”,”Dictionnaire de la Grande Armée.”,”Alain Pigeard, Docteur en droit, Docteur en histoire en Sorbonne.”,”FRAN-059-FSL”
“PIGEARD Alain”,”La conscription au temps de Napoléon. 1798-1814″,”PIGEARD Alain: nato a Digione il 25 aprile 1948. Storico e avvocato francese specializzato in Napoleone e nell’epoca napoleonica (Consolato e Primo Impero); in particolare nella storia militare. Laureato presso l’Istituto di studi giudiziari, dottore in giurisprudenza(1997). E’ anche storico e dottore in Storia alla Sorbona. <> (Trad. d. r. dal retro di copertina).”,”FRAN-110-FSL”
“PIGEAT Henri PARACUELLOS Jean-Charles, relatori”,”Tendances economiques de la presse quotidienne dans le monde.”,”Il presidente del Gruppo di lavoro sulla stampa scritta è Jacques LEPRETTE, ambasciatore di Francia. “”I giornali hanno compiuto la femminizzazione del loro impiego: le donne occupano adesso il 48% di questo impiego, in luogo del 26% di trent’anni fa”” (pag 63)”,”EDIx-031″
“PIGENET Michel PASTURE Patrick ROBERT Jean-Louis a cura; saggi di Nicolas HATZFELD Giuseppe BERTA Jörg HOFMANN Paul STEWART Laurent FRAJERMAN Michel LEMOSSE André ROBERT Jeffrey TYSSENS Dieter WUNDER Michel DREYFUS Eric NIJHOFF Patrick PASTURE Noel WHITESIDE Conny DEVOLDER Pietro CAUSARANO Richard HYMAN Heribert KOHL Lars BERGGREN Marcel VAN-DER-LINDEN Frank GEORGI Francine BOLLE Claude PENNETIER Jean PUISSANT Susan MILNER René MOURIAUX Michel PIGENET Danielle TARTAKOWSKY Gita DENECKERE Pieter FRANÇOIS Chris WRIGLEY”,”L’apogée des syndicalismes en Europe occidentale 1960-1985.”,”saggi di Nicolas HATZFELD Giuseppe BERTA Jörg HOFMANN Paul STEWART Laurent FRAJERMAN Michel LEMOSSE André ROBERT Jeffrey TYSSENS Dieter WUNDER Michel DREYFUS Eric NIJHOFF Patrick PASTURE Noel WHITESIDE Conny DEVOLDER Pietro CAUSARANO Richard HYMAN Heribert KOHL Lars BERGGREN Marcel VAN-DER-LINDEN Frank GEORGI Francine BOLLE Claude PENNETIER Jean PUISSANT Susan MILNER René MOURIAUX Michel PIGENET Danielle TARTAKOWSKY Gita DENECKERE Pieter FRANÇOIS Chris WRIGLEY”,”SIND-100″
“PIGENET Michel PÉCOUT Gilles a cura; saggi di Jean-Paul BARRIERE Arnd BAUERKÄMPER Jean-Louis BRIQUET Gilbert GARRIER Geneviève GAVIGNAUD Philippe GRATTON Temma KAPLAN Constant LEONARD Guy LEONARD Gilles PECOUT Michel PIGENET Gilles POSTEL-VINAY Jean SAGNES Danielle TARTAKOWSKY”,”Campagnes et sociétés en Europe. France, Allemagne, Espagne, Italie. 1830-1930.”,”Raccolta di articoli della rivista ‘Mouvement social’ Saggi di Jean-Paul BARRIERE Arnd BAUERKÄMPER Jean-Louis BRIQUET Gilbert GARRIER Geneviève GAVIGNAUD Philippe GRATTON Temma KAPLAN Constant LEONARD Guy LEONARD Gilles PECOUT Michel PIGENET Gilles POSTEL-VINAY Jean SAGNES Danielle TARTAKOWSKY”,”STOS-163″
“PIGENET Michel TARTAKOWSKY Danielle a cura; saggi di Eric AGRIKOLIANSKY Claire ANDRIEU Pierre BARRON Emmanuel BELLANGER Fabrice BENSIMON Jean BERARD Sophie BEROUD Marie-Claude BLANC-CHALEARD Anne BORY Thomas BOUCHET Magali BOUMAZA Nicolas BOURGUINAT Damien BUCCO Sébastien CHAUVIN Christian CHEVANDIER Yolande COHEN Michel CORDILLOT Marianne DEBOUZY Laurent DORNEL Sophie DEBUISSON-QUELLIER Jean-Claude FARCY Laurent FRAJERMAN Jacques FREYSSINET Patrick FRIDENSON Ludovic FROBERT Emmanuel FUREIX Jean GARRIGUES Laure GODINEAU Fabien GRANJON Christine GUIONNET Nicolas HATZFELD Abdellali HAJJAT Ingrid HAYES Louis HINCKER Laurent JALABERT François JARRIGE Nicolas JOUNIN Christoph KALTER Michel KOKOREFF Jacqueline LALOUETTE Michel MARGAIRAZ Jean-Philippe MARTIN Lilian MATHIEU Denis MERKIEN Frédéric MORET Sylvie OLLITRAULT Patrick PASTURE Rémy PECH Irène PEREIRA Jean-Marie PERNOT Emmanuel PIERRU Michel PIGENET Antoine PROST Bernard PUDAL Michèle RIOT-SARCEY Jean-Louis ROBERT Vincent ROBERT Jacques ROUGERIE Anne-Marie SOHN Isabelle SOMMIER Danielle TARTAKOWSKY Françoise THEBAUD Bertrand TILLIER Robert TOMS Lucie TOURETTE Frédéric TRISTAM Bruno VILLALBA Claire ZALC”,”Histoire des mouvements sociaux en France. De 1814 à nos jours.”,”Autori: Eric AGRIKOLIANSKY Claire ANDRIEU Pierre BARRON Emmanuel BELLANGER Fabrice BENSIMON Jean BERARD Sophie BEROUD Marie-Claude BLANC-CHALEARD Anne BORY Thomas BOUCHET Magali BOUMAZA Nicolas BOURGUINAT Damien BUCCO Sébastien CHAUVIN Christian CHEVANDIER Yolande COHEN Michel CORDILLOT Marianne DEBOUZY Laurent DORNEL Sophie DEBUISSON-QUELLIER Jean-Claude FARCY Laurent FRAJERMAN Jacques FREYSSINET Patrick FRIDENSON Ludovic FROBERT Emmanuel FUREIX Jean GARRIGUES Laure GODINEAU Fabien GRANJON Christine GUIONNET Nicolas HATZFELD Abdellali HAJJAT Ingrid HAYES Louis HINCKER Laurent JALABERT François JARRIGE Nicolas JOUNIN Christoph KALTER Michel KOKOREFF Jacqueline LALOUETTE Michel MARGAIRAZ Jean-Philippe MARTIN Lilian MATHIEU Denis MERKIEN Frédéric MORET Sylvie OLLITRAULT Patrick PASTURE Rémy PECH Irène PEREIRA Jean-Marie PERNOT Emmanuel PIERRU Michel PIGENET Antoine PROST Bernard PUDAL Michèle RIOT-SARCEY Jean-Louis ROBERT Vincent ROBERT Jacques ROUGERIE Anne-Marie SOHN Isabelle SOMMIER Danielle TARTAKOWSKY Françoise THEBAUD Bertrand TILLIER Robert TOMS Lucie TOURETTE Frédéric TRISTAM Bruno VILLALBA Claire ZALC”,”MFRx-357″
“PIGEOT Jacqueline TSCHUDIN Jean-Jacques”,”La letteratura giapponese.”,”Letteratura proletaria. “”Costantemente esposti alla repressione governativa, sottomessi alle rigide direttive del partito ed intrappolati dal loro stesso terrorismo intellettuale, gli autori delle leghe proletarie faticarono molto ad armonizzare creazione letteraria ed esigenze politiche. Alcuni vi riuscirono; in particolare, Kabayashi Takiji (1903-1933) il cui ‘Kani kôsen’ (“”La nave officina””, 1929) resta un modello di romanzo militante non solo per la sua violenta denuncia delle spaventose condizioni di lavoro in alto mare dei pescatori di granchi, ma anche per i suoi pregi letterari. Notevole per l’abilità con la quale è descritta la natura sotto un’angolatura ostile , selvaggia, inusuale nella letteratura giapponese, e che si riscontra anche nei romanzi che quest’autore dedica alle usanze dei contadini di Hokkaidô. Se Kabayashi resta per il suo martirio – fu torturato a morte dalla polizia nel 1933 – e per il suo talento, la principale figura del movimento proletario, sarebbe ingiusto dimenticare completamente i suoi compagni. In effetti la descrizione che Hayama Yoshiki (1894-1945) fa della vita, a bordo di una nave da carico in ‘Umi ni ikuru hitobito’ (“”Quelli che vivono a mare””, 1926), e la descrizione di un grande sciopero industriale realizzata da Tokunaga Sunao in ‘Taiyô no nai machi’ (“”Il quartiere senza sole””, 1929), così come i racconti anti-militaristi di Kuroshima Denji (1898-1943), basati sulla sua vita di recluta in Siberia, meritano anch’essi un posto nella storia della letteratura di quest’epoca.”” (pag 102-103)”,”JAPx-077″
“PIGNAGNOLI Wilson”,”Reggio: Bandiera Rossa, 1921-1961. Quarant’anni di storia del PCI a Reggio Emilia.”,”””La sostanza dello scandalistico intervento di Waldo Magnani che, dopo la relazione ufficiale come segretario della federazione, aveva preso la parola “”come semplice compagno””, sta tutta nell’ ultima frase di un ordine del giorno che propose al Congresso. Quella frase dice che i comunisti “”pur convinti che i principi della loro dottrina non porteranno ad una aggressione da parte dell’ URSS, essi sono per la difesa del territorio nazionale contro un esercito che, da qualsiasi parte, non essendo attaccata l’ Italia, varcasse la frontiera e invadesse il Paese…””. La dichiarazione personale di Waldo Magnani; dato l’ enorme prestigio che egli si era conquistato presso tutti i compagni di Reggio, lasciò per un momento sconcertati i congressisti, producendo un senso di smarrimento generale. Si levò allora Nello Lusoli di Carpineti il quale, pur senza aver ben capito la posizione ideologica del Magnani, dissentì dalla sua tesi e riaffermò la sua fedeltà allo stalinismo e all’ Unione Sovietica. La discussione, dalla sede congressuale venne portata in federazione, e il giorno seguente furono studiate subito misure drastiche contro il Magnani. *** Waldo Magnani lasciò Reggio Emilia e si recò a Roma. Nella capitale il 23 gennaio 1951 Waldo Magnani si incontrò con la medaglia d’oro al valore militare per meriti conseguiti nella Resistenza, l’ onorevole Aldo Cucchi di Bologna, pure appartenente al PCI, che da tempo si trovava sulle stesse posizioni ideologiche di critica di Waldo Magnani. Insieme, i due parlamentari decisero di dimettersi dal PCI. Ma la direzione del Partito comunista di via delle Botteghe Oscura numero 4, al corrente di tutta la faccenda, stava cercando in tutti i modi di imbrigliare i ribelli e di attutire lo scandalo politico””. (pag 137-138) “”Magnani e Cucchi, che avevano fatto di tutto per evitare di incontrarsi con i caporioni di via Botteghe Oscure, non andarono all’ appuntamento di Secchia, ma alle ore 10 dello stesso venerdì 26 presentarono le dimissioni dalla Camera a Montecitorio. “”Ci recammo””, scrive Aldo Cucchi, “”alla stazione per prendere il treno in partenza per Milano alle 11.30 e fummo fermati sulla banchina dall’ onorevole Ciufoli, abitualmente residente a Praga, e dal Segretario di Secchia, Seniga; ci invitarono ad andare da Secchia e rifiutammo; solo quando la discussione divenne accesa, intervenne Maramotti e gli importuni si allontanarono””””. (pag 138) “”…il comitato federale decide unanimemente di respingere le dimissioni del Magnani e di espellerlo dal partito come volgare traditore””. (pag 140) “”coloro che hanno rassegnato le dimissioni in quel periodo pare non superino i duecento”” (pag 140) Togliatti lo definiva “”un pidocchio nella criniera di quel nobile destriero che è il Partito comunista””. (pag 140)”,”PCIx-146″
“PIGNATARO Luciano”,”Dopo la rivoluzione culturale; la svolta cinese (1976-1980). Per una ricostruzione dei fatti e del dibattito.”,”Questa è la prima ricostruzione sistematica degli avvenimenti accaduti in Cina tra il 1976 ed il 1980, anni che vedono la scomparsa di Mao Zedong, la sconfitta dell’ultrasinistra e la fine della rivoluzione culturale, nonchè l’affermarsi di nuove concezioni politiche ed economiche alla guida del paese dopo la fase intermedia gestita da Hua Guofeng.”,”CINx-005-FL”
“PIGNATELLI Luigi, a cura di Francesca DI-STRONGOLI”,”Il secondo regno. I prigionieri italiani nell’ultimo conflitto.”,”Luigi Pignatelli della Leonessa nacque a Napoli nel luglio 1904. Dopo essersi distinto per la sua collaborazione a importanti quotidiani con articoli di terza pagina, resse la direzione Affari Civili del governo dell’Eritrea dal 1941 al ’42. Aveva già partecipato alla guerra d’Abissinia e prese parte al secondo conflitto mondiale in Eritrea, dove, nel febbraio ’42, cadde nella mani degli inglesi, che lo internarono per tre anni nei campi di concentramento in Sudan e in Egitto. Dopo la guerra fu chiamato al Ministero degli Affari Esteri. Continuò a scrivere, fondò e diresse la rivista ‘Quadrivio’. Ha pubblicato i volumi: ‘Africa mia’, ‘Compagni di viaggio’ e ‘La guerra dei sette mesi’. E’ morto nel 1965 mentre stava completando il presente volume.”,”QMIS-234″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Socialismo y capitalismo comparados. La “”teoria general”” de Keynes.”,”PIGOU Arthur Cecil (1877-1959) fu professore per varie decadi all’ Università di Cambridge.”,”ECOT-050″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Economia del benessere.”,”23″,”ECOT-347″
“PIGOU Arthur Cecil”,”Economia del benessere.”,”Arthur Cecil Pigou è stato un economista inglese, conosciuto per il suo impegno nell’economia del benessere, di cui è considerato uno dei maggiori esponenti. Nascita 18 novembre 1877, Ryde, Regno Unito. Morte 7 marzo 1959. Istruzione Harrow School King’s College Cambridge.”,”ECOT-236-FL”
“PII Eluggero a cura; saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI”,”I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990.”,”Saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI Contiene il saggio: L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx, di Silvio Suppa (pag 457-479)”,”TEOP-417″
“PII Eluggero a cura; saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI”,”I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990.”,”Saggi di Salvo MASTELLONE John G. POCOCK Erasmo LESO Hugo de SCHEPPER Anna Maria STRUMIA Aurelio MUSI Sergio CARUSO Alberto POSTIGLIOLA Marco GEUNA Piero DEL-NEGRO Anna BENEVELLI BRISTOW Anna Maria RAO Luigi COMPAGNA Michel PERONNET Franco BARCIA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Francesca SOFIA Alberto GIL NOVALES Antonio COCO Stefano NUTINI Lea CAMPOS BORALEVI Vittorio CONTI Roberto TUFANO Enzo SCIACCA Aldo NICOSIA Marco FERRARI Maria Teresa PICHETTO Leonardo LA-PUMA Silvio SUPPA Carlo CARINI Contiene il saggio: L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx, di Silvio Suppa (pag 457-479) ‘Soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e organizzate le sue ‘forces propres’ come forze ‘sociali’… soltanto allora l’emancipazione umana è compiuta’ “”Né pace ed eguaglianza materiale, insomma, come già risulta evidente in Rousseau, vi è nello Stato politico moderno, ma nemmeno possibilità di contratto, di soluzioni oltre l’egoismo semplice della natura, oltre l’eguagliamento fra natura e privatezza. Insomma Marx sembra quasi approdare, all’indomani dell’emancipazione politica, al punto in cui era giunto Rousseau prima di affidare allo Stato politico la sintesi fra convenzione e civiltà. La risorsa roussoniana della politica, diventa per Marx la definitiva scoperta del dramma di una natura non socievole e di una valenza conflittuale dell’integrazione tra spirito libero della politica, e natura egoistica. In questo senso, il passaggio all’organizzazione della società e dello Stato comporta, sia in Rousseau, sia in Marx, un’importante modificazione: nel primo l’emancipazione politica cancella la natura isolata dell’uomo, o la riduce a ricordo culturale, persino a rimpianto. Ad essa si sostituisce un processo, e insieme una volontà di convivenza regolata, in cui il «negativo» degli interessi della società civile non muore, ma è sede dell’obbligo alla vita attraverso il contratto, infine alla vita grazie ad una tolleranza possibile. Diversa è la prospettiva di Marx. Per Marx l’emancipazione politica rinvia ad una pagina successiva, e per lui definitiva: quella dell’emancipazione umana. Egli la definisce come una fase di riconquista da parte dell’uomo, della qualità sociale delle sue «forze proprie». Utilizzando, non a caso, la medesima espressione di Rousseau, Marx rinvia ad un tempo futuro la vera realizzazione dell’uomo e la sua unità morale. Se l’emancipazione politica si risolve in una scissione fra libertà ed egoismo, il disegno dell’emancipazione umana nasce dalla ricerca di una nuova unità. Essere e coscienza vengono ancora una volta convocati alla verifica delle loro possibilità di incontro in una logica in cui il sentirsi dell’uomo, la sua autorappresentazione, la sua forma di coscienza, si organizza a chiave di lettura della sua stessa storia e del suo esito. In questo senso la coscienza del «cittadino» (uomo nello Stato), appare a Marx una autorizzazione alla scissione, mentre la coscienza del sociale, il senso di una appartenenza comune, ma distinta dalla forma statuale rappresentativa, funge da legittimazione alla ricomposizione: «’Ogni’ emancipazione – afferma Marx – è un ‘ricondurre’ il mondo umano, i rapporti umani all’ ‘uomo stesso’. L’emancipazione politica è la riduzione dell’uomo, da un lato, a membro della società civile, all’individuo ‘egoista indipendente’, dall’altro, al ‘cittadino’, alla persona morale. Solo quando il reale uomo, individuale riassume in sé il cittadino astratto, e come uomo individuale nella sua vita empirica, (…) è divenuto ‘ente generico’, soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e organizzato le sue ‘forces propres’ come forze ‘sociali’, e perciò non separa più da sé la forza sociale nella figura della forza ‘politica’, soltanto allora l’emancipazione umana è compiuta» (40).”” (pag 476-477) [dal saggio: ‘L’emancipazione politica fra Rousseau e Marx’, di Silvio Suppa (pag 457-479); (in) ‘I linguaggi politici delle rivoluzioni in Europa, XVII-XIX secolo. Atti del convegno, Lecce, 11-13 ottobre 1990’, a cura di Eluggero Pii, Editore Leo S. Olschki, Firenze, 1992] [(40) K. Marx, ‘Sulla questione ebraica’, cit., p. 182]”,”TEOS-034-FMB”
“PIKE Nelson”,”Mystic Union. An Essay in the Phenomenology of Mysticism.”,”CORREGGERE COLLOCAZIONE ALFANUM SU LIBRO (GIA’ RELC-009-FRR)”,”RELC-010-FRR”
“PIKETTY Thomas”,”Les hauts revenus en France au XX siecle. Inegalité et redistributions, 1901-1998.”,”Nato nel 1971, PIKETTY Thomas è direttore di studi all’ EHESS, Ecole des hautes etudes en sciences sociales di Parigi.”,”FRAE-011″
“PIKETTY Thomas”,”Il capitale nel XXI secolo.”,”Thomas Piketty, professore dell’Ecole des hautes etudes en sciences sociales (EHESS) e dell’Ecole d’economie de Paris, è autore di studi storici e teorici. Ha pubblicato pure: ‘Si può salvare l’Europa?’. L’accento dI Piketty posto nel libro sui patrimoni. “”La prima, urgente domanda è molto semplice: a che cosa serve lo sviluppo dell’industria, a che cosa servono tutte le innovazioni tecniche, tutta quella fatica, tutti quegli esodi, se in capo a mezzo secolo di crescita industriale la situazione delle masse resta sempre così miserabile, e se si è ridotti a proibire il lavoro in fabbrica ai bambini al di sotto degli 8 anni? Il fallimento del sistema economico e politico dominante appare del tutto ovvio. La seconda domanda è altrettanto ovvia: che cosa si può dire dello sviluppo a lungo termine di un tale sistema? Il compito che Marx si propone è appunto quello di dare una risposta. Nel 1848, alla vigilia della Primavera dei popoli, ha già pubblicato il ‘Manifesto del Partito comunista’, testo breve ed efficace che si apre con la famosa frase “”Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”” (6) e termina con la non meno famosa profezia rivoluzionaria: “”Lo sviluppo della grande industria ha tolto da sotto i piedi della borghesia il terreno stesso sul quale essa ha fissato il proprio sistema di produzione e di appropriazione. E’ la borghesia a produrre innanzitutto i suoi stessi becchini. La caduta della borghesia e la vittoria del proletariato sono parimenti inevitabili””. Marx, nei due decenni successivi, si dedicherà alla stesura del voluminoso trattato che dovrà giustificare la conclusione del ‘Manifesto’ e porre le fondamenta dell’analisi scientifica del capitalismo e del suo crollo. L’opera resterà incompiuta: il Libro I del ‘Capitale’ viene pubblicato nel 1867, ma Marx muore nel 1883 senza aver terminato i due volumi successivi, che verranno pubblicati postumi dall’amico Engels, sulla base dei frammenti manoscritti, a tratti oscuri, che Marx ha lasciato. Come Ricardo, Marx intende incentrare il proprio lavoro sull’analisi delle contraddizioni logiche connaturate al sistema capitalista. Aspira così a distinguersi sia dagli economisti borghesi (che vedono nel mercato un sistema autoregolato, ossia capace di equilibrarsi da solo, senza contraccolpi di rilievo, a somiglianza della “”mano invisibile”” di Smith e della “”legge degli sbocchi”” di Say), e dei socialisti utopisti o proudhoniani, i quali, secondo lui, si limitano a denunciare la miseria operaia, senza tuttavia proporre uno studio veramente scientifico dei processi economici in campo (7). Riassumendo, Marx muove dal modello ricardiano del valore del capitale e del principio di rarità, e spinge molto oltre l’analisi della dinamica del capitale stesso, considerando un mondo in cui il capitale è prima di tutto capitale industriale (macchine, attrezzature ecc.) e non terriero, e può dunque, in teoria, accumularsi illimitatamente. Di fatto la sua conclusione di fondo coincide con quello che possiamo chiamare “”principio di accumulazione infinita””, vale a dire la tendenza inevitabile del capitale ad accumularsi e concentrarsi su scala illimitata, senza un termine naturale, da cui discende la soluzione apocalittica prevista da Marx: o si arriva a un calo tendenziale del tasso di profitto del capitale (il che manda in tilt il motore dell’accumulazione e può portare i capitalisti a sbranarsi a vicenda) o la quota di capitale del reddito nazionale si accresce indefinitamente (il che porterà i lavoratori, a più o meno scadenza, a unirsi e a ribellarsi). In ogni caso, non è ipotizzabile alcuno stabile equilibrio socioeconomico o politico. (…)”” [Thomas Piketty, ‘Il capitale nel XXI secolo’, Milano, 2016] [(6) E prosegue poi così: “”Tutte le potenze della vecchia Europa si sono congiunte in una Santa Alleanza per dare la caccia a questo spettro: papa e zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi””. Il talento letterario e polemico di Karl Marx (1818-1883), filosofo ed economista tedesco, spiega sicuramente, almeno in parte, la sua immensa influenza; (7) Marx ha pubblicato nel 1847 ‘Miseria della filosofia’, libro nel quale ironizza sulla ‘Filosofia della miseria’ pubblicata alcuni anni prima da Proudhon] (pag 22-23)”,”ECOT-307″
“PIKETTY Thomas”,”Una breve storia dell’uguaglianza.”,”Thomas Piketty, professore dell’Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales (EHESS) e dell’Ecole d’Economie de Paris, dove è anche codirettore del World Inequality Lab (WIL), è autore di numerosi studi storici e teorici, che gli hanno fatto meritare nel 2013 il premio Y. Janhsson, assegnato dalal European Economic Association. Scrive per Libération e Le Monde. “”Il colonialismo post-schiavitù e la questione del lavoro forzato. Oltre al problema della schiavitù e delle compensazioni finanziarie ai proprietari, resta da affrontare quello dell’insieme dell’eredità coloniale. In generale, in base alla raccolta delle fonti disponibili sulla ripartizione delle ricchezze, risulta che le società schiaviste e coloniali figurano tra le più disegali della storia (cfr. grafico 12). L’apice storico è raggiunto dalle isole degli schiavi come Santo Domingo alla vigilia della Rivoluzione francese. Stando al conteggio delle piantagioni e alle fonti d’archivio di cui disponiamo, i proprietari, i coloni, i meticci e i liberi di coloro (il 10% della popolazione) possedevano circa l’80% della produzione, mentre l’alimentazione e il vestiario forniti agli schiavi (il 90% della popolazione) ne assorbivano appena il 20% (16). In teoria, potremmo immaginare per il futuro società ipertecnologiche capaci di produrre un livello di disuguaglianza ancora più estremo: l’abbondanza materiale contribuisce per principio a ricavi più forti, anche nel caso in cui la classe di tecnomiliardari al potere in queste ipotetiche società del futuro non riesca a sviluppare appieno strumenti adeguati sia in termini di repressione sia in termini di persuasione. Ma, al momento, una situazione del genere non si è ancora materializzata, per cui le isole degli schiavi del 1780-1790 continuano a detenere il primato della disuguaglianza nell’intera storia universale (17)”” (pag 137-139) [(16) Dell’80% della produzione detenuta dai proprietari, coloni, meticci e liberi di colore, l’equivalente del 55% veniva esportato a vantaggio dei proprietari (meno dell’1% della popolazione) per finanziare profitti e consumi nella madrepatria e nelle altre colonie, e il 25% veniva accumulato o consumato sul posto. Cfr. Piketty, ‘Capitale e ideologia’, cit., pp. 254-256; (17) Torna qui in primo piano la distinzione tra ripartizione della proprietà e ripartizione dei redditi (cfr. capitolo 2). La prima può essere molto più estrema, con una quota che arriva al 10% più ricco al quale tocca l’80-90% dei beni, come nella Francia del 1914; la seconda richiede calcoli più complessi (dovuti in parte al vincolo di sussistenza), e comporta un potere di dominio suglia altri ancora più duro]”,”ECOS-030″
“PILBEAM Pamela”,”French Socialists Before Marx. Workers, Women and the Social Question in France.”,”PILBEAM Pamela è professore di storia francese alla French History al Royal Holloway, Università di London. “”Blanqui spese oltre metà della sua vita da adulto in carcere, guadagnandosi il soprannome di “”l’ enfermé””. Fu assorbito completamente dalla sua vita clandestina, e fu costantemente minacciato da spie e agenti del governo. Sempre chiedeva agli amici di distruggere le lettere che mandava loro e tentò di ingerire documenti compromettenti in occasione del suo arresto nel 1836. Si è detto spesso che Blanqui fosse un isolato, ma le sue lettere suggeriscono altro. Può essere stato intransigente e abrasivo, diretto nelle sue violente invettive contro l’ ordine stabilito e assorbito dalla rivoluzione, ma egli non sembra essere stato tanto più isolato di quanto hanno imposto le frequenti condanne alla prigione. Il distacco ideologico ta lui e gli altri socialisti non lo condusse a dibattiti ostili e le sue lettere lo mostrano in grado di cooperare con fourieristi come Charles Dain e anche con Cabet. Ebbe relazioni molto amichevoli con Frederic Desgeorges, l’ editore del Progrès du Pas-de-Calais e sostenitore di Louis Blanc””. (pag 33) “”Louis Blanc fu il solo socialista francese ad entrare nel governo durante il XIX secolo, sebbene egli sia ricordato principalmente come un teorico e pubblicista””. (pag 147)”,”MFRx-209″
“PILI Virginia a cura; Dmitrij Andreevic FURMANOV Lev Semenovic SOSNOVSKIJ Aleksandr Serafimovic SERAFIMOVIC Larisa Michailovna REJSNER”,”I quattro anni che cambiarono il mondo.”,”La prima raccolta italiana dei testi scritti dai corrispondenti di guerra sovietici sul fronte della rivoluzione 1917-1921: dall’insurrezione all’edificazione del primo stato socialista… Profilo biografico degli autori Dmitrij Andreevic FURMANOV Lev Semenovic SOSNOVSKIJ Aleksandr Serafimovic SERAFIMOVIC Larisa Michailovna REJSNER Virginia Pili, nata nel 1980 a Cagliari, vive e lavora a Roma. Cultrice di storia e letteratura sovietica, sta conducendo ricerche sulla rivoluzione russa.”,”RIRO-478″
“PILLEPICH Alain”,”Napoléon et les italiens. République italienne et Royame d’Italie (1802-1814).”,”In apertura: ‘Audite et alteram partem’ (‘Ascoltate anche l’altra parte’, inscrizione sulla facciata del municipio di Gouda, Olanda) Cresciuto in Italia, Inghilterra e Francia, Alain Pillepich ha seguito l’insegnamento di Georges Lefebvre sul periodo rivoluzionario. Dopo una carriera di funzionario internazionale terminato alla corte dell’Aia, si è dedicato, sotto la direzione di Jean Tulard, alal redazione di una tesi di dottorato di Stao su ‘Milan capitale napoléonienne’. Durnte la straordinaria carriera di Napoleone Bonaparte l’Itlia è stata in varie forme e in proporzioni variabili occupata dalle armate francesi.”,”FRAN-004-FSL”
“PILLILINI Giovanni”,”Il giornalismo politico a Venezia nel 1848-49. Serie II, Memorie Vol. LII.”,”Giovanni Pillilini ha insegnato Storia moderna e contemporanea nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Venezia Ca’ Foscari. Ultimo capitolo: ‘L’ultimo governo Manin e il giornalismo ossidionale’ (ossidionale è un aggettivo che si riferisce ad un assedio. Ad esempio, macchine ossidionali si riferisce alle macchine usate per vincere gli ostacoli che si opponevano alla conquista di una fortezza. Questo termine è usato solo in poche locuzioni)”,”RISG-140-FSL”
“PILLITTERI Paolo”,”Anna Kuliscioff. Una biografia politica.”,”PILLITTERI Paolo (Milano, 1940) giornalista, è stato deputato ed è docente di storia del cinema presso l’ Istituto di lingue moderne di Milano. Ha pubblicato altri lavori. Anna KULISCIOFF (Crimea 1854, Milano 1925). “”Anna era certamente dotata d’ una forza, coraggio e volontà straordinari. Tanto è vero che Antonio Labriola scrivendo ad Engels espresse la famosa frase: “”A Milano non c’è che un uomo, che viceversa è una donna, la Kuliscioff””. (…) Anna Kuliscioff, la “”signora del socialismo italiano””, era dunque, socialista e femminista, donna impegnata nella politica, compagna, ispiratrice, collaboratrice del grande Filippo Turati, militante della causa dei più deboli, dei più indifesi che, allora, erano appunto le donne””. (pag 134)”,”MITS-246″
“PILLITTERI Paolo”,”Meglio rossi che morti? Le polemiche interne e esterne alla sinistra italiana (1981-1982).”,”Paolo Pillitteri giornalista scrittore editore uomo politico, consigliere e segretario regionale lombardo del Psi, membro del CC. Ha pubblicato tra l’altro ‘Somalia ’81’ (1981).”,”ITAP-002-FFS”
“PILLON Cesare”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume primo.”,”PCdI. “”Non appena Gramsci ha annunciato la convocazione del terzo Congresso, i “”sinistri”” tirano le fila del loro lavoro sotterraneo ed il 1° giugno 1925 costituiscono un Comitato d’ intesa, nel quale Bordiga ritiene prudente per il momento non figurare, anche se è lui che ha suggerito la manovra. Il Comitato d’ intesa è formato da tre deputati – Onorato Damen, Bruno Fortichiari e Luigi Repossi- dal redattore dell’ Unità Ugo Girone, e infine da Carlo Venegoni, Mario Lanfranchi, Fausto Gullo e Ottorino Perrone””. (pag 246) “”Malgrado la “”nuova carta d’ unità d’ azione”” firmata nel luglio precedente, tra le file socialiste continua a manifestare vivacemente le sue velleità “”autonomiste”” una corrente contraria al fronte unico con il Pcd’I. Più che da Emanuele Modigliani – legato a vecchi schemi riformisti – questa corrente è influenzata da Angelo Tasca, il quale, cittadino francese per naturalizzazione, e redattore di politica estera, con il nome di André Leroux, al Populaire, quotidiano di Leon Blum, è divenuto in seno al socialismo italiano, in virtù della “”doppia tessera””, portavoce della socialdemocrazia francese, cioè della Sfio, di cui ha dovuto, per necessità di cose, farsi membro. La Sfio, infatti, è entrata in contrasto con i comunisti – che pure avevano appoggiato con estremo vigore l’ esperimento del Fronte popolare – sulla questione spagnola: per “”salvare la pace””, i socialdemocratici francesi hanno abbandonato la repubblica spagnola, lasciando che il fascismo internazionale la strangolasse.”” (pag 578)”,”PCIx-174″
“PILLON Cesare”,”I comunisti nella storia d’ Italia. Volume secondo.”,”””Poi man mano che le forze angloamericane si avvicinavano alla capitale, il terrore scatenato da tedeschi e fascisti si è abbattuto con terribile violenza sulle organizzazioni clandestine: Il 27 maggio, in viale XXI aprile, è stato assassinato Eugenio Colorni, redattore capo dell’ Avanti!, uno dei migliori dirigenti del Psiup. Un mese prima, nei pressi del Colosseo, erano stati catturati dalla banda di Pietro Koch alcuni tra i più audaci gappisti romani, Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Silvio Serra ed altri, e successivamente Franco Ferri. Il giorno stesso dell’ arresto, con una fuga rocambolesca, Calamandrei era riuscito a svignarsela dalla famigerata pensione Jaccarino, sgattaiolando dalla finestrella del bagno. Salinari, invece, dovette la vita al solo fatto che nessuno dei fascisti s’era accorto di aver messo le mani sul capo dei Gap di Roma.”” (pag 853)”,”PCIx-175″
“PILLON Cesare a cura”,”Pia Carena Leonetti. Una donna del nostro tempo.”,”testi di Alfonso LEONETTI Ignazio SILONE Umberto TERRACINI Battista SANTHIA’ GIovanni GIARDINA Antonio OBERTI Nicola CILLA Camilla RAVERA Elena RAVERA GIovanna COSTANTINI Armida PLATONE Clemente FERRARIO Gastone MANACORDA Oreste MOSCA Valentino GERRATANA Enzo SANTARELLI Jean CHERVALIER Valentine BOIVIN Marie-Thérese GRIMAUD Janine BONAVITA SABENE Paul RAVERA Charles SANTINI Maria CHALENDARD Pierre DE-MONTERA Giuseppe GIANNONI Cesare PILLON Pia CARENA LEONETTI Costanzo COSTANTINI, interventi di Ferruccio PARRI Leonida REPACI GIuseppe ROSSINI Umberto TERRACINI Enzo SANTARELLI”,”PCIx-254″
“PILLON Cesare”,”I Comunisti e il Sindacato.”,”Pillon non è uno storico di professione ma un giornalista (pag IX) Lenin contro la tesi di Trotsky della statizzazione dei sindacati (pag 75-76) Paolo Ravazzoli e il movimento sindacale clandestino durante il fascismo ‘Il nuovo ‘leader’ della Cgl, Paolo Ravazzoli (Lino per il partito, Santini per il sindacato) è uno di quei quadri comunisti che, pur avendo partecipato alla fondazione del Pcd’I, si sono messi in luce come dirigenti solo in un secondo periodo, quandro Gramsci è riuscito a sconfiggere l’egemonia di Bordiga. E’ un tornitore meccanico di 33 anni (è nato a Stradella nel 1894) e possiede una notevole esperienza di lavoro sindacale. A Milano è molto popolare perché è stato uno dei pochi che fin dalla nascita del fascismo abbia cercato di organizzare squadre di proletari armati per opporsi alla violenza squadrista. Proprio per questo, quando nel 1923 Mussolini, arrivato al governo, ha scatenato la polizia alla caccia dei comunisti, è stato costretto a riparare in Francia, ma ne è tornato nel ’24 non appena la situazione glielo ha permesso. L’origine operaia e le avventure di una esistenza movimentata non gli hanno impedito di formarsi una preparazione culturale di insolito rigore e di vasta apertura. (…) I giudici del Tribunale speciale scriveranno infatti di Ravazzoli nell’incartamento del “”processone””: «Individuo intelligente e colto, ha sempre goduto grande ascendente fra i lavoratori, e specialmente in Milano, dove ha svolto tenace opera di propaganda fra gli operai» (36). Ora Ravazzoli è alla direzione del movimento sindacale clandestino, un movimento che per affermarsi deve vincere lo scoramento degli operai traditi dai loro dirigenti, deve trovare un collegamento internazionale per non restare isolato, deve farsi conoscere perché si sappia che i lavoratori italiani non si sono ancora piegati. E tutto questo senza esporre l’organizzazione illegale al pericolo di essere scoperta dalla polizia e distrutta in pochi giorni. E’ un compito estremamente difficile. (…) La Cgl clandestina ha subito durissimi colpi in conseguenza dell’occhiuta attività repressiva della polizia. Tre settimane dopo il convegno del 20 febbraio [1927], il Comitato direttivo milanese della Confederazione è stato arrestato al completo mentre teneva una riunione. Tra i suoi membri, insieme ad un noto organizzatore sindacale comunista, Giovanni Farina, erano due anarco-sindacalisti meridionali molto attivi: Nicola Modugno e Giuseppe Gervasio. Alla riunione dell’Ufficio politico di Parigi, Pietro Tresso (Blasco) ammette che le previsioni erano state troppo ottimistiche: «Al principio si era previsto di arrivare a 80 mila iscritti. Altri compagni avevano previsto 50 mila, il che era esagerato» (43)”” (pag 191-194) [(36) Cfr. Domenico Zucaro, Il processone, Editori Riuniti, Roma, 1961; (43) Dal rapporto di Tresso all’Ufficio politico, Archivo del Pci, citato da Pietro Secchia, ‘L’azione svolta dal Partito comunista in Italia durante il fascismo’, cit.] Biografia. Paolo Ravazzoli (Stradella, 1894 – 27 febbraio 1940) è stato un politico e sindacalista italiano e fu, con Pietro Tresso e Alfonso Leonetti, tra i dissidenti espulsi dal Partito Comunista d’Italia per la loro opposizione alla politica filo-staliniana. Iniziò a lavorare sin da giovane come meccanico e si iscrisse al Partito Socialista Italiano nella corrente di sinistra guidata da Amadeo Bordiga. Quando, da una costola socialista nacque il Partito Comunista d’Italia, Ravazzoli iniziò ad interessarsi di problematiche legate al sindacato entrando a far parte del comitato sindacale del partito. Con l’avvento del fascismo al potere, emigrò prima in Unione Sovietica e successivamente in Francia, a Billancourt; rientrò in Italia nel 1925 e aderì alle posizioni politiche di Antonio Gramsci entrando a far parte l’anno successivo del Comitato centrale e nel Comitato esecutivo del partito. Ravazzoli, il cui nome di battaglia in clandestinità era “”Lino Santini””, fu poi condannato in contumacia e, nonostante fosse attivamente ricercato dalle autorità, non smise di appoggiare l’attività sindacale nelle fabbriche e lavorò con Pietro Tresso, Camilla Ravera, Alfonso Leonetti, Girolamo Li Causi e Ignazio Silone all’organo della Confederazione Generale del Lavoro[1], il foglio clandestino “”Battaglie Sindacali”” che iniziava le sue pubblicazioni clandestine nel 1927. Trasferitosi in Svizzera, criticò, soprattutto dopo l’espulsione dal partito di Angelo Tasca, l’impostazione politica che Palmiro Togliatti stava dando al partito di accentuazione del filo-stalinismo. Nel novembre 1929, dette vita all’acceso dibattito riguardo alla “”svolta”” (la tattica del socialfascismo), le sue critiche ebbero l’appoggio di Pietro Tresso, di Francesco Leonetti, di Teresa Recchia, del Comitato Centrale e Mario Bavassano, tutti espulsi nel giugno 1930. Partecipò alla fondazione della Nuova Opposizione Italiana[2], in contatto con Lev Trotsky,[3] da cui si distaccò nel 1934, per entrare nel Partito Socialista Italiano, con l’intento di favorire un processo di radicalizzazione, nell’ambito della politica unitaria del Fronte popolare. Ma le sue speranze subirono un forte colpo, in seguito al patto tedesco-sovietico. In quegli anni, aveva trovato lavoro presso le officine Renault di Parigi dove, a causa di un infortunio, contrasse un’infezione che ne provocò la morte, il 27 febbraio 1940. (wikip) Bibliografia Franco Andreucci e Tommaso Detti, Il movimento operaio italiano: dizionario biografico, 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, 1979. Paolo Casciola, Appunti di storia del trotskismo italiano (1930-1945), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Studi e ricerche, n. 1, maggio 1986.”,”SIND-143″
“PILNIAK Boris”,”L’anno nudo. Romanzo.”,”Titolo originale ‘Goly god’, Izd. Grzhebin, Berlin, Peterburg, Moskva, 1922 ‘Pilniak fu accusato dai sovietici di essere un populista, un nazionalista slavofilo, un formalista, e in seguito la sua attività fu paralizzata. Egli resta. però, come pur lo considerava Voronskij – il maggior critico marxista dell’epoca. Lo scrittore più vero e provocante degli anni rivoluzionari. Pilniak dopo il ’30 fece un viaggio a Parigi, New York, Tokio, ma non volle restare all’estero come avava fatto Zamjatin, perché non si sentiva di vivere fuori dalla Russia. Nel 1937 fu arrestato e scomparve misteriosamente senza processo.’ (dai risvolti di copertina) Il traduttore. Pietro Antonio Zveteremich Pietro Antonio Zveteremich (Colonia, 2 aprile 1922 – Roma, 3 ottobre 1992) è stato un critico letterario, docente e traduttore italiano. È stato un letterato fondamentale nella diffusione della letteratura russa, in particolare quella dell’epoca sovietica. Ebbe un ruolo importante nella pubblicazione de Il dottor Živago, poiché ne consegnò il manoscritto alla Feltrinelli, consigliando vivamente di pubblicarlo, avendolo ricevuto dalla Unione sovietica, azione che provocò un caso diplomatico. Pietro Antonio Zveteremich non fu soltanto uno studioso della letteratura russa, ma anche un intellettuale libero e restio a ogni compromesso. Era vicino a Elio Vittorini negli anni del secondo dopoguerra, partecipò alla redazione del Politecnico, fu iscritto al Partito Comunista per molti anni, mantenendo sempre una posizione critica contro ogni presa di posizione puramente ideologica e contro ogni servilismo nei confronti del PCUS sovietico. Furono frequenti le pressioni su di lui esercitate, in Italia e in Unione Sovietica, per farlo desistere da iniziative editoriali scomode agli apparati. Fu traduttore di opere come Guerra e pace, Anna Karenina, le commedie di Cechov. È stato il primo in occidente a pubblicare una raccolta in traduzione (1967) dei versi di Marina Cvetaeva, tra le voci più alte della poesia mondiale del Novecento, ma soprattutto ci ha fatto conoscere quel filone eversivo, del grottesco, del fantastico che negli ultimi decenni dell’era sovietica era diventato di interesse predominante e alternativo alla letteratura di “”partito””. Zvetermich stesso si rese protagonista negli anni ’70 di questo filone, scrivendo Le notti di Mosca, un romanzo di satira pornopolitica, facendolo passare per un’opera arrivata direttamente dall’Unione Sovietica. In un’università americana adottarono il romanzo addirittura come testo per lo studio della lingua russa. Operò molto anche come storico. Il suo libro “”Il Grande Parvus”” (1988) è una vera e propria rivelazione sulla storia del marxismo e della Rivoluzione russa. Parvus, pseudonimo di Alexander Israel Helphand, è una figura chiave del marxismo teorico russo e soprattutto è l’occulto artefice dell’Ottobre rosso, l’uomo che promosse con i vertici del governo tedesco il ritorno di Lenin in Russia. Un uomo dalle risorse di pensiero straordinarie, che la storiografia sovietica aveva volutamente rimosso e quella occidentale dimenticato. Dal 1972 Zveteremich si dedicò anche all’attività di docenza presso l’Università di Messina per vent’anni, fino alla sua morte. Tutta la sua biblioteca personale venne donata, per sua esplicita volontà alla Facoltà di Magistero. È stato direttore delle riviste “”Rassegna della stampa sovietica”” e “”Rassegna sovietica””. (Wikip)”,”RIRO-391″
“PILNIAK Boris”,”Il Volga si getta nel Caspio.”,”Pilniak (1894-1939?) ebbe molta popolarità in Russia prima e durante il periodo della Nep. Durante l’imperare dello stalinismo cadde in disgrazia e venne deportato in Siberia dove è morto.”,”RUSU-268″
“PILO Rosalino, a cura di Gaetano FALZONE”,”Lettere di Rosalino Pilo. II Serie: Fonti. Vol. LXIII.”,”Rosolino Pilo è stato un patriota italiano, nato a Palermo il 15 luglio 1820 1. Fu uno dei promotori della rivolta palermitana che portò alla rivoluzione indipendentista siciliana del 1848 contro il regime borbonico 1. Quando i liberali si impadronirono della città, tenne il comando delle batterie e delle artiglierie palermitane sino al momento in cui la città fu costretta a capitolare 1. Dopo la repressione e il fallimento dei moti nel maggio 1849, Rosolino Pilo partì esule verso Marsiglia, e poi per Genova. Qui frequentò Giuseppe Mazzini e, grazie all’amicizia con la famiglia Orlando, riallacciò i contatti con gli altri esuli siciliani e conobbe e si innamorò di Rosetta Borlasca 1. Rosolino Pilo morì combattendo per la patria il 21 maggio 1860 a San Martino delle Scale 1. (f. copil)”,”RISG-060-FSL”
“PILSUDSKI Joseph”,”Biboula. Souvenirs d’un revolutionnaire.”,”Altre opere di PILSUDSKI tradotte in francese: -L’Année 1920. Edition complete avec le texte de l’ouvrage de M. TUCHACEVSKIJ: ‘La Marche au delà de la Vistule’ et les notes critiques du Bureau Historique Militaire de Varsovie. PARIS, LA RENAISSANCE DU LIVRE, 1929 -Mes premiers combats. Souvenirs rediges dans la forteresse de Magdebourg. GEBETHNER ET WOLFF. PARIS. 1931 -Du Revolutionnaire au Chef d’Etat. En preparation.”,”POLx-004″
“PILUSO Giandomenico”,”L’arte dei banchieri. Moneta e credito a Milano da Napoleone all’ Unità.”,”Indice. 1. Moneta, credito e sviluppo: un’introduzione 1. L’arte dei banchieri privati: l’esperienza milanese; 2. Cultura, istituzioni, riforme: un’analisi neoistituzionalista. 2. Milano, città di banca e commerci 1. L’economia lombarda: tendenze di lungo periodo; 2. Crescita economica e intermediazione: la piazza di Milano. 3. Le parole e le cose 1. Negozianti e banchieri: per una semantica storica; 2. Il numero dei banchieri; 3. La formazione dei banchieri: ritratti;. 4. Il lavoro di banca: contabilità e corrispondenza; 5. Le origini dei banchieri: i nomi. 6. La città dei banchieri. 4. Il mercato dei crediti: Milano e l’Europa 1. Il mercato della seta e i negozianti banchieri; 2.L’evoluzione dell’economia e i banchieri) 5. Il mercato monetario: arretratezza e riforme 1. Un mercato monetario imperfetto; 2. Lo sconto cambiario e le carte pubbliche; 3. Un “”risconto”” tardivo: la Cassa di Risparmio.”,”E1-BAIT-024″
“PIN Jean-Louis”,”L’ouverture économique de la Chine (1978-1999). Au profit de qui?”,”PIN Jean-Louis maître de conférences in scienze politiche all’Università della Savoia. Dit Divisione internazionale del lavoro”,”CINE-058″
“PINARDI Davide”,”Viaggio a Capri. I dieci giorni che sconvolsero Lenin.”,”Davide PINARDI assistente di storia contemporanea all’ Università Statale di Milano e docente nelle carceri di San Vittore, è autore di tre romanzi e di una raccolta. Ha scritto saggi di storia militare e agraria e collabora a La Repubblica. Crisi esistenziale di Lenin nel 1910. Lettera inedita di Inesse Armand del 10 febbraio 1910 a Georgia Richardson giovane suffragetta (lettera ora in archivio della Hoover Foundation di Boston). “”(…) Per dei motivi che gli sono del tutto oscuri, egli si sentirebbe inseguito da qualcosa di sovrumano e metastorico che mi ha definito più o meno come un “”eterno e infinito nulla””. (pag 12) Lenin, note a matita scritte sui bordi delle pagine 118 e 119 della propria copia personale del Von Kriege di Clausewitz. “”Marx – scrive il Nostro – a volte pare dedurre la vittoria del comunismo dalla logica delle cose, dalle leggi oggettive dello sviluppo materiale della società. Ma se così fosse, la vita umana non avrebbe senso perché serva di un arbitrio (1), sia pure di origine apparentemente non divina, che ha già deciso il destino dell’ umanità. Ugualmente, pure se fosse vero il contrario, vale a dire che la società umana di per sé, oggettivamente, non tende ad alcun traguardo o fine, di nuovo che senso vero avrebbe la vita umana? Essa infatti non sarebbe altro che il livello cosciente ma impotente del banale riprodursi biologico. (…)”” (pag 13) Incontro di Nath ROY e di SUN YAT-SEN con LENIN condotti all’ incontro da BOGDANOV. (pag 38-39) ‘Grigia è la teoria, verdi sono gli alberi di Capri…’ (pag 57)”,”LENS-154″
“PINCINI Luigino”,”Tiberio. Solitudine di un imperatore.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luigino Pincini insegna Lettere in un liceo classico milanese.”,”STAx-364″
“PINDARO”,”Tutte le opere. Olimpiche – Pitiche – Nemee – Istmiche – Frammenti.”,”””Siamo di un giorno. Uno, che è? Nessuno, che è? Sogno d’un’ombra è l’uomo. (…)”” (pag 303)”,”VARx-068-FL”
“PINDER J. PRYCE R.”,”L’Europa oltre il Mercato Comune.”,”Fondo Davoli Europa federale a difesa unica (sistema di difesa europeo) come contrappeso alla Russia (pag 131) Moneta unica. “”Un passo cruciale nella sfera monetaria internazionale potrebbe essere la creazione di un’unità di riserva europea che potrebbe essere chiamata l'””Europa””. Essa potrebbe diventare una moneta di riserva con degli interessi fissi, che un’Europa federale potrebbe offrire, se si dimostrasse inadeguata l’emissione dei DSP. Ciò potrebbe accadere se gli americani, registrando dei saldi attivi, bloccassero la emissione di DSP o, più probabilmente, se i detentori di dolalri se ne volessero sbarazzare assorbendo le disponibilità di DSP, sufficienti soltanto a coprire l’incremento annuale degli scambi. Non dovrebbe essere difficile, inoltre, ai detentori di “”Europa””, l’accesso ai mercati europei dei capitali a breve e a lungo termine, compreso il mercato di Londra, nel qual caso vi sarebbe un’alternativa del tutto valida al dollaro”” (pag 97)”,”EURE-089″
“PINFERI Ugo”,”Guida ai luoghi di Marx & Engels. Algeria, Austria, Belgio, Canada, Cecoslovacchia, Cuba, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Irlanda, Italia, Monaco, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Ungheria, Unione Sovietica.”,”””Gand: nel 1847 Marx partecipa ad un’ assemblea di oltre tremila persone per la fondazione di una sezione dell’ Association démocratique””. (pag 5)”,”MAES-059″
“PINGAUD Denis”,”La gauche de la gauche. Contre-enquête.”,”PINGAUD è D dello sviluppo a Medicins sans frontieres.”,”FRAP-042″
“PINGAUD Denis”,”Les taupes et les éléphants. L’ extrême gauche veut-elle faire perdre la gauche?”,”PINGAUD Denis si è imposto come un esperto della sinistra. Ha scritto ‘La Gauche de la gauche’ (2000), ‘La longue marche de José Bové’ (2002) e ‘L’ impossible défaite’ (2002). “”Il PC non ha rinunciato a una strategia di unità con il PS. I mandati elettorali ‘obligent’. L’ affare segue però il suo corso. Qualche tempo dopo, in una pizzeria vicino al Consiglio di Stato, si ritrovano Yves Salesse, Martine Billard, rappresentanti la sinistra dei Verdi, Roger Martelli e Pierre Zarka, che portano la cautela dell’ ala più aperta della direzione del PC. Questa volta, si gettano le basi di un appello pubblico, che non vedrà la luce, tuttavia, che dopo i diversi congressi di formazione della sinistra””. (pag 151)”,”FRAP-083″
“PINI Massimo”,”L’assalto al cielo. Le avventure dell’illusione rivoluzionaria.”,”Massimo Pini è nato nel 1937. Nel 1957 ha fondato la casa editrice SugarCo. Nel 1975-76 e dal 1980 al 1986 è stato consigliere di amministrazione della Rai. Dal 1986 è membro del comimtato di presidenza dell’ Iri. Ha fatto parte dell’Assemblea nazionale del Partito socialista. Ha pubblicato romanzi e pamphlet. E’ autore di una biografia-intervista di Leo Valiani (‘Sessant’anni di avventure e battaglie’).”,”ITAC-147″
“PINI Antonio Ivan”,”La popolazione di Imola e del suo territorio nel XIII e XIV secolo.”,”Città dell’Emilia, nella provincia di Bologna. Posta nella pianura, alla sinistra del Santerno, a 47 m. sul mare, dista 33 km. a ESE. da Bologna. Ha forma rettangolare, con la Via Emilia che la taglia in due parti pressoché uguali e con strade parallele ai lati del rettangolo, sì che ne risultare una rete stradale, regolare. Ai lati della Via Emilia sono sorti i principali monumenti: la rocca, il Duomo e il Palazzo Sforza a S., altri palazzi e chiese a N. Intorno si è venuta a costituire l’Imola nuova: essa si è estesa di più sul lato N., fra la vecchia città e la ferrovia. Il centro cittadino contava 19.581 ab. nel 1931 (15.497 nel 1921). Il comune di Imola (204,94 kmq.) si estende anche sulle prime colline; nel 1931 contava 40.030 ab., dei quali 19.581 nel centro cittadino, gli altri in piccoli agglomerati e (circa il 42% della popolazione totale) in case sparse. Da 14.986 ab., nel 1812, è salito a 27.012 ab. nel 1861; nel 1921 ne contava 37.293. Comune prevalentemente agricolo, ha anche alcune industrie (quelle dei mobili, delle ceramiche, del libro). Imola è stazione della linea ferroviaria Bologna-Rimini; una tramvia a vapore la unisce a Bologna e un’altra a Fontanelice. (treccani) A Imola, città situata nella Regione Emilia-Romagna e appartenente alla Città metropolitana di Bologna, la popolazione residente è di 69.298 abitanti. Di questi, 33.646 sono uomini e 36.290 sono donne, con una densità di 341,12 abitanti per chilometro quadrato. (copil.)”,”DEMx-004-FSD”
“PINI Giorgio”,”Vita di Umberto Cagni.”,”‘Nel momento politico critico, Cagni, si mantenne sereno, attivo, fiducioso nel fascismo e nel suo capo (Mussolini)’ (pag 441) ‘Umberto Cagni, conte di Bu Meliana, nacque ad Asti il 24 febbraio 1863 e morì a Genova il 22 aprile 1932. Fu un ammiraglio, esploratore e senatore del Regno d’Italia 1. Dopo aver studiato alla Scuola di marina di Napoli e all’Accademia navale di Livorno, iniziò la sua carriera militare nella Regia Marina nel 1881. Partecipò a diverse spedizioni, tra cui quella al Polo Nord nel 1899, organizzata dal duca degli Abruzzi, durante la quale raggiunse la latitudine più alta mai toccata fino a quel momento: 86° 41’. Nel 1911, durante la guerra italo-turca, guidò lo sbarco a Tripoli e contribuì alla conquista della città. Durante la Prima guerra mondiale comandò la divisione incrociatori a Brindisi e successivamente la base navale della Spezia 1. Nel 1918 fu nominato comandante delle forze navali destinate a Pola, imponendo la consegna della flotta austro-ungarica. Dopo il congedo nel 1923, ricoprì il ruolo di presidente del Consiglio Superiore di Marina e commissario del porto di Genova. Fu insignito di numerose onorificenze, tra cui la medaglia d’oro al valor militare 3. (f. copil.) Umberto Cagni, noto per la sua carriera militare e le esplorazioni, non è generalmente ricordato come un protagonista politico del fascismo. Tuttavia, secondo la biografia scritta da Giorgio Pini, Cagni mantenne un atteggiamento fiducioso nei confronti del regime e di Mussolini. Pini stesso fu un giornalista e politico molto vicino al fascismo, collaborando direttamente con Mussolini e dirigendo diversi giornali di propaganda 2. (copil.)”,”BIOx-004-FFS”
“PINKARD Terry”,”German Philosophy 1760-1860. The Legacy of Idealism.”,”Terry Pinkard is Professor of Philosophy and German at Northwestern University.”,”FILx-124-FL”
“PINKER Steven”,”Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali.”,”PINKER Steven è docente di psicologia e direttore del Centro di neuroscienza cognitiva al Mit. Ha scritto pure ‘L’istinto del linguaggio’ e ‘Come funziona la mente’. “”Gould non è un dottrinario come Rose e Lewontin, ma anch’egli fa uso del pronome di prima persona plurale come se in qualche modo potesse confutare l’importanza dei geni e dell’evoluzione nelle vicende umane. “”Quale…sceglieremo?… prendiamo questa posizione… Possiamo agire altrimenti””. Anch’egli, inoltre, cita il “”meraviglioso aforisma”” marxiano sugli uomini che fanno la propria storia e ritiene dimostrata da Marx la fondatezza del concetto di libero arbitrio: “”Marx aveva una visione assai più sottile della maggior parte dei suoi contemporanei sulle differenze fra storia umana e storia naturale. Egli comprendeva come l’evoluzione della coscienza, e il conseguente sviluppo dell’organizzazione sociale ed economica, avesse introdotto elementi di differenza e volizione che definiamo in genere “”libero arbitrio””””. (pag 160-161)”,”SCIx-335″
“PINKER Steven”,”The Language Instinct. The New Science of Language and Mind.”,”Steven Pinker è nato a Montreal, Canada. Ha studiato psicologia sperimenale alla McGill University e alla Harvard University. Ha insegnato ad Harverd, Stanford e al Massachusetts Institute of Tecnology (MIT). Attualmente (1994) è Professore presso il Department of Brain and Cognitive Sciences al MIT. “”Darwin himself expressed the key insight: «The formation of different languages and of distinct species, and the proofs that both have been developed through a gradual process, are curiously parallel… We find in distinct languages striking homologies due to community of descent, and analogies due to a similar process of formation… Languages, like organic beings, can be classed in groups under groups, and they can be classed either naturally, according to descent, or artificially by other characters. Dominant languages and dialects spread widely, and lead to the gradual extinction and dialects spread widely, and lead to the gradual extinction of other tongues. A language, like a species, when extinct, never… reappears». That is, English is similar though not identical to German for the same reason that foxes are similar though not identical to wolves: English and German are modifications of a common ancestor language spoken in the past, and foxes and wolves are modifications of a common ancestor species that lived in the past. Indeed, Darwin claimed to have taken some of his ideas about biological evolution from the linguistics of his time, which we will encounter later in this chapter. Differences among languages, like differences among species, are the effects of three processes acting over long spans of time. One process is variation – mutation, in the case of species; linguistic innovation, in the case of languages. The second is heredity, so that descendants resemble their progenitors in these variations – genetic inheritance, in the case of species, the ability to learn, in the case of languages. The third is isolation – by geography, breeding season, or reproductive anatomy, in the case of species; by migration or social barriers, in the case of languages. In both cases, isolated populations accumulate separate sets of variations and hence diverge over time. To understand why there is more than one language, the, we must understand the effects of innovation, learning; and migration”” (pag 241-242) “”Lo stesso Darwin ha espresso l’intuizione chiave: “”La formazione di lingue diverse e di specie distinte, e le prove che entrambe sono state sviluppate attraverso un processo graduale, sono curiosamente parallele … Troviamo in lingue diverse omologie che colpiscono dovute alla comunità di discendenza e analogie dovute a un simile processo di formazione … Le lingue, come gli esseri organici, possono essere classificate in gruppi sotto gruppi, e possono essere classificate in modo naturale, secondo la discendenza, o artificialmente da altri caratteri. Linguaggi dominanti e dialetti largamente diffusi conducono alla progressiva estinzione di altre lingue.Un linguaggio, come una specie, quando è estinto, non riappare mai …. Ecco, l’inglese è simile anche se non identico al Tedesco per la stessa ragione per cui le volpi sono simili anche se non identiche ai lupi: inglese e tedesco sono modifiche di una lingua antenata comune parlata in passato, e volpi e lupi sono modifiche di una specie di antenato comune che ha vissuto nel passato. In effetti, Darwin affermò di aver preso alcune delle sue idee sull’evoluzione biologica dalla linguistica del suo tempo, cosa che incontreremo più avanti in questo capitolo. Le differenze tra le lingue, come le differenze tra le specie, sono gli effetti di tre processi che agiscono su lunghi periodi di tempo. Primo: un processo è variazione – mutazione, nel caso di specie; innovazione linguistica, nel caso delle lingue. Secondo: è l’ereditarietà, in modo che i discendenti assomiglino i loro progenitori in queste variazioni: l’eredità genetica, nel caso delle specie, la capacità di apprendere, nel caso delle lingue. Terzo: è l’isolamento – per geografia, stagione riproduttiva o anatomia riproduttiva, nel caso delle specie; per migrazioni o barriere sociali, nel caso delle lingue. In entrambi i casi, le popolazioni isolate accumulano insiemi separati di variazioni e quindi divergono nel tempo. Per capire perché ci sono più lingue, dobbiamo comprendere gli effetti dell’innovazione, dell’apprendimento; e migrazione “””,”SCIx-476″
“PINKNEY David H.”,”The French Revolution of 1830.”,”PINKNEY David H. Professore di storia all’Università di Washington (1972). “”The crowd in 1830 – like the crowds in the Revolution of 1789 – was not made up of the desperately poor and the dispossessed, nor did the substantial middle class of business, the professions, and public office have more than a small part in it. Among the 211 dead on the surviving list of the Commission des Récompenses nationales and the 1327 wounded and other combatants who received compensations from the commission, fewer than 300 were laborers and servants, and but 85 came from the professions. Fifty-four were shopkeepers. Nearly 1000 were artisans and skilled workers: 126 carpenters, joiners, and cabinetmakers 118 stonemasons, 94 shoemakers, 57 locksmiths, 31 jewelry-makers, 28 printers, and 27 tailors (2). The numerical prominence pf some of these occupations in the crowd merely reflected their large numbers in the population of the city. No occupational census exists for 1830, but a record of the occupations of persons who died in Paris in 1831 and the Chamber of Commerce’s industrial census in 1846 give some clue the occupational structure of the city’s population. The percentage of printers, shoemakers, jewelrymakers, and tailors among the adult combatants is approximately the same in each case as their percentage in the adult, employed, male population”” (pag 251-252-253)”,”FRAD-117″
“PINKNEY David H.”,”La Révolution de 1830 en France.”,”David H.Pinkney, professore di storia all’Università di Washington (1972). “”La folla del 1830 – come quella della Rivoluzione del 1789 – non era composta da persone disperatamente povere e diseredate, né proveniva dalla consistente classe media degli affari, delle professioni e delle cariche pubbliche. Dei 211 morti riportati nell’elenco superstite della Commission des Récompenses nationales e dei 1.327 feriti e altri combattenti che ricevettero risarcimenti dalla commissione, meno di 300 erano operai e servitori, mentre solo 85 provenivano dai liberi professionisti. Cinquantaquattro erano commercianti. Quasi 1000 erano artigiani e lavoratori qualificati: 126 falegnami, falegnami ed ebanisti, 118 scalpellini, 94 calzolai, 57 fabbri, 31 gioiellieri, 28 tipografi e 27 sarti (2). L’importanza numerica di alcune di queste occupazioni rifletteva semplicemente il loro gran numero nella popolazione della città. Non esiste alcun censimento occupazionale per il 1830, ma un registro delle occupazioni delle persone che morirono a Parigi nel 1831 e il censimento industriale della Camera di commercio nel 1846 danno qualche indizio sulla struttura occupazionale della popolazione della città. La percentuale di tipografi, calzolai, gioiellieri e sarti tra i combattenti adulti è in ogni caso approssimativamente la stessa della loro percentuale nella popolazione maschile adulta, occupata””.”,”FRAD-003-FSD”
“PINKUS T. TUCEK M. a cura”,”BI – Bibliographische Information. Arbeiterbewegung Marxismus – Sozialismus Revolutionäre und Befreiungsbewegung Dritte Welt. Zusammengestellt von Dr. M. Tucek, Schweizerisches Sozialarchiv, Zürich, Theodor Pinkus, Zürich.”,”Il N° 4 si occupa delle riviste internazionali.”,”EMEx-038″
“PINNA Anna Grazia”,”Anna Kuliscioff. La politica e il mito.”,”PINNA Anna Grazia è nata a Nuoro nel 1969 e si è laureata in scienze politiche all’ Università degli Studi di Cagliari. Ha scritto articoli sulla condizione femminile nei paesi islamici. Questo lavoro è la sua tesi di laurea in Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici. Fondazione Anna Kuliscioff, fondatore GIulio Polotti, Consiglio amministrazione: Walter GALBUSERA (Presidente), Marina CATTANEO (vicepresidente), Maurizio ANTONIOLI, Furio BIAGINI, Davide CORTESE, Adelmo GRIMALDI, Massimo PINI, Anna SANCHIONI, Carlo TOGNOLI Denuncia l’ opportunismo e l’ incapacità riformista del partito socialista: “”La fiducia della Kuliscioff nella svolta riformista è, tuttavia, di breve durata. Si scontra quasi subito con la strisciante opposizione delle forze liberali in parlamento, che tendono ad annacquare ogni proposta realmente innovativa, e con il comportamento degli stessi socialisti che si adagiano su posizioni di mero opportunismo politico. Nei primi mesi del 1903 attacca duramente i compagni di partito, per non essersi opposti alla deliberazione dei nuovi stanziamenti per l’ esercito, dimostrando così la loro incapacità di opporsi ad una gestione di potere legata a schemi tradizionali.”” (pag 96) Governo Giolitti. “”Quella che fondalmentalmente suggerisce ai suoi compagni, è una strategia di “”grandi riforme”” capace di raccogliere il più ampio consenso possibile a livello di massa, e di introdurre contemporaneamente degli elementi di disgregazione all’ interno dell’ equilibrio di poteri del sistema giolittiano””. (pag 97)”,”MITS-238″
“PINNA Mario”,”La popolazione italiana.”,”””Dell’ afflusso di un gran numero di meridionali verso le aree industriali del Piemonte e della Lombardia abbiamo già fatto cenno nel precedente capitolo. Precisiamo qui che questa immigrazione pur tanto cospicua, non è tuttavia superiore a un terzo della somma complessiva delle varie correnti migratorie che affluiscono nelle zone economicamente più sviluppate dell’ Italia settentrionale. Infatti nelle grandi città, come Milano, Torino e Genova, arrivano numerosi immigrati dalle campagne vicine, dalle aree depresse della stessa regione e dalle regioni della stessa Italia settentrionale: in particolar modo dal Veneto e dal Friuli, zone di tradizionale emigrazione.”” (pag 69-70)”,”DEMx-046″
“PINNA Carla”,”New Age Old System.”,”Carla Pinna (Roma, 1960) è tra i fondatori di Prospettiva Edizioni.”,”TEOS-127-FL”
“PINOTTI Ferruccio, in collaborazione con Giovanni VIAFORA”,”La lobby di Dio. Fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere.”,”Pinotti, giornalista e scrittore, ha scritto ‘Poteri forti’ sulla morte di Calvi e ‘Opus dei segreti’ , ‘Fratelli d’Italia’ sulla massoneria, e ‘Colletti sporchi’ su mafia e soldi, ‘L’unto del signore’ sulla fortuna di Berlusconi e gli appoggi del Vaticano.”,”RELC-268″
“PINOTTI Ferruccio, con un saggio di Sergio NOTO”,”Finanza cattolica.”,”Ferruccio Pinotti, giornalista e scrittore, è autore di libri tra i quali ‘Opus Dei segreta’ (Bur, 2006), ‘Fratelli d’Italia’ (inchiesta sulla massoneria) (Bur, 2007), ‘Colletti sporchi’, con Luca Tescaroli, Bur 2008) su mafia e soldi, ‘L’unto del signore’ sulle origini della fortuna di Berlusconi e gli appoggi in Vaticano (con Udo Gümpel, Bur 2009), ‘La lobby di Dio’ (Chiarelettere, 2010) e ‘Wojtyla segreto’ con Giacomo Galeazzi, Chiarelettere 2011).”,”ECOG-053″
“PINTER Harold, a cura di Patricia HERN”,”The Caretaker.”,”Caretaker: il custode, guardiano, bidello, portiere, portinaio”,”VARx-406″
“PINTO Paolo”,”Carlo Alberto, il Savoia amletico.”,”Paolo Pinto è nato nel 1943 a Roma dove vive, giornalista professionista, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano ‘Il Popolo’. Ha pubblicato I giorni del tormento sulla prigionia e la morte di Aldo Moro.”,”ITAB-008-FV”
“PINTO Paolo”,”Carlo Alberto, il Savoia amletico.”,”Paolo Pinto è nato nel 1943 a Roma dove vive, giornalista professionista, è responsabile delle pagine culturali del quotidiano ‘Il Popolo’. Ha pubblicato I giorni del tormento sulla prigionia e la morte di Aldo Moro. “”Carlo Alberto usciva molto bene dalla guerra di Spagna, e poteva con malcelato orgoglio dire al Favarges: «Spero che questa volta il re sarà contento di me». E i Favarges, nel riferirlo a Torino, aggiungeva di suo «Decisione, coraggio, sangue freddo, bontà, niente gli ha fatto difetto; i soldati, gli ufficiali, i generali, tutti sono d’accordo sulla sua condotta e ne sono entusiasti»”” (pag 134)”,”BIOx-002-FMP”
“PINTO Michelangelo, a cura di Elena VECCHI-PINTO”,”Da Roma a Torino per la Confederazione italiana. II Serie: Fonti. Vol. LXXIII.”,”Michelangelo Pinto Michelangelo Pinto è stato un patriota, letterato e diplomatico italiano nato a Roma il 15 gennaio 1818 1. Di spirito liberale e contrario a Pio IX, fra il 1847 e il 1849 fondò e diresse a Roma, successivamente, l’Italico, l’Epoca e l’umoristico Don Pirlone 2. Poi si rifugiò a Torino, e dal governo sardo ebbe vari incarichi politici in Francia, Svizzera, Germania e Gran Bretagna 2. (copil)”,”RISG-069-FSL”
“PINTOR Luigi”,”Servabo. Memoria di fine secolo.”,”””I libri più utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole””. Voltaire (in apertura) PINTOR Luigi nato nel 1925 a Roma, ma di origine sarda, ha lavorato all’ Unità dal 1946 al 1965. Radiato dal PCI nel 1969, ha dato vita al Manifesto il quotidiano sul quale scrive dal 1971. Deputato del PCI dal 1968 al 1972 è stato rieletto alla Camera nel 1987 come indipendente. “”Scese finalmente un carceriere a dirci di avere appena ucciso per strada un nostro amico e che noi saremmo stati fucilati l’ indomani. La notizia dell’ esecuzione si seppe in città e noi fummo pianti per morti. Una mia sorella pregò per me con un futuro papa. Noi ci sentimmo invece curiosamente sollevati, perché non saremmo finiti in mani tedesche. L’ idea di dover affronare una tortura scientifica ci spaventava più di ogni altra cosa. La morte, a quell’ età, è invece molto difficile da percepire. Non riuscivamo a immaginarci bendati in un cortile di caserma o legati a una sedia in un prato di periferia o colpiti alla nuca in una cava. Per tutta la notte parlammo d’ altro e di nulla.”” (pag 44)”,”PCIx-233″
“PINTOR Giaime, scritti raccolti a cura di Valentino GERRATANA”,”Il sangue d’Europa (1939-1943).”,”Giaime Pintor è morto a 24 anni in uno dei primi episodi di guerra partigiana. Giaime Pintor partecipa ai Littoriali della cultura (Venezia, 1938) presidente della giuria Marinetti (pag 38) Contiene: ‘L’esempio di Pisacane’ prefazione al Saggio sulla Rivoluzione, Torino, Einaudi, 1942 (pag 173-177) “”Alla falsa e pericolosa richiesta di un “”nuovo romanticismo”” Giaime [Pintor] opponeva (…) la necessità di un “”nuovo illuminismo””, in cui “”l’onestà dei propositi”” fosse sorretta dalla “”chiarezza delle idee”” (1), e che fosse in tal modo strumento adeguato delle nuove esigenze rivoluzionarie di liberazione. (Nelle polemiche allora frequenti sul concetto di «libertà» egli si domandava, discutendo con gli amici, se a tale concetto non convenisse sostituire, per evitare gli equivoci delle mistificazioni idealistiche, quello più preciso di «liberazione»). Un orientamento culturale, così preciso, anche se non ancora sostenuto da un particolare rigore ideologico, non poteva non condurre a precise conseguenze nell’analisi dell’esperienza quotidiana, come in ogni campo di ricerca. Così, contemporaneamente alla revisione a cui continua a sottoporre la cultura tedesca, sente ora il bisogno di approfondire le indagini nel campo della storia italiana dell’ultimo secolo per vedere quanto ancora di valido e di utile dovesse riconoscersi nell’eredità della nostra tradizione risorgimentale. E’ in questa ricerca che incontra Carlo Pisacane e lo riscopre per la nostra generazione, cui quel nome non suscitava (come egli notava all’inizio della sua prefazione al ‘Saggio sulla Rivoluzione’), «altro ricordo che quello scolastico e vago dell’impresa di Sapri» (gli studi di Rosselli e di altri non erano conosciuti allora che tra cerchie ristrette di iniziati o di specialisti). Il ‘Saggio sulla Rivoluzione’ di Pisacane fu pubblicato nel 1942 dalla Casa Einaudi, della quale Giaime era diventato, da quando risiedeva a Torino, uno dei più attivi consulenti e collaboratori. In quel periodo, mentre le edizioni Laterza mantenevano la continuità della nostra vecchia tradizione umanistica e liberale, l’esigenza di un allargamento degli orizzonti culturali veniva alimentata, con un netto orientamento di polemica antifascista, dalla coraggiosa e spregiudicata attività editoriale della Casa Einaudi. E sebbene la difesa più efficace della cultura antifascista fosse allora nell’ignoranza generale del regime, pure non mancarono le richieste, da parte degli intellettuali fascisti più intransigenti, di intervento del braccio secolare, richieste che Giaime, cose si è ricordato, contribuì a rintuzzare (2). La pubblicazione del Pisacane fu in quel periodo uno dei più importanti contributi alla cultura antifascista della nostra generazione, che ancora per qualche anno del resto doveva soffrire delle enormi limitazioni e lacune imposte dalle condizioni oggettive. Così ad esempio Marx ed il marxismo erano conosciuti soltanto indirettamente attraverso deformazioni crociane (salvo l’unica e preziosa eccezione delle opere di Antonio Labriola, di cui il Croce stesso curava la ristampa illudendosi di potere in quel modo ammonire i giovani: è inutile che cerchiate per quella strada, con Labriola nacque il marxismo in Italia e con Croce morì). Si deve comunque alle limitazioni del tempo se l’identificazione del materialismo storico con il determinismo economico poteva essere accettata come una proposizione pacifica persino da un giovane coltissimo e attento come Giaime”” (pag 39-40)] [introduzione di Valentino Gerratana, (in) Giaime Pintor, Il sangue d’Europa (1939-1943)’, Torino, 1950] [(1) ‘XVI,’Il nuovo romanticismo’, p. 163; (2) Cfr. la polemica con Coppola, XX, ‘Sul protezionismo della cultura’, pp. 178-180] L’accostamento delle idee di Pisacane a quelle di Marx e Engels “”L’affinità dei motivi svolti nel ‘Saggio sulla Rivoluzione’ e già in alcune pagine di ‘Guerra combattuta’ con i temi fondamentali del marxismo è così evidente che ha procurato a Pisacane il nome di materialista storico e la fama di precursore di Sorel. Tali avvicinamenti possono sorprendere chi è rimasto all’immagine leggermente sfocata dell’eroe di Sapri; tuttavia essi trovano una precisa conferma nel linguaggio politico dello scrittore napoletano. L’affermazione così frequente in Pisacane che le idee derivano dai fatti, e non questi da quelle, corrisponde nella sua sommaria enunciazione al cosiddetto «rovesciamento della dialettica hegeliana» operato da Marx. La subordinazione dei fatti di natura politica a quelli di natura economica, che sarà più tardi il cardine del materialismo storico, ritorna con chiarezza in queste pagine (p. 116: «la ragione economica nella società domina la politica»). Perfino alcuni aspetti strettamente economici del processo storico, come la legge del concentramento dei capitali, sono noti a Pisacane; e il gusto delle formule di battaglia («distruzione di chi usurpa») fa pensare alle formule divulgate più tardi dal marxismo («espropriare gli espropriatori»). Queste affinità di linguaggio hanno indotto gli studiosi a domandarsi se Pisacane avesse letto a Londra il ‘Manifesto dei comunisti’. Dai dati che si posseggono non risulta un contatto diretto fra il nostro esule e il gruppo di emigrati internazionali che faceva capo a Marx e a Engels; comunque quello che preme sottolineare qui non è un problema di scuole, ma il singolare interesse che la polemica sociale di Pisacane ha tuttora nei riguardi del movimento rivoluzionario europeo. A quel movimento egli appartiene per l’intensità e il rigore delle sue convinzioni, ancor più che per lo sviluppo del suo pensiero. Pisacane non fu un grande teorico. I principi che sopra si sono citati e che attraverso il diffondersi del marxismo dovevano diventare la più forte leva rivoluzionaria d’Europa sarebbero rimasti nelle sue opere a uno stadio letterario e probabilmente infecondo. Nelle pagine dei ‘Saggi’ si trovano mescolate a intuizioni felici vecchie e screditate dottrine; e bisogna riconoscere che, se egli aveva raccolto la tradizione del pensiero politico italiano del Settecento, ne aveva anche avuto in eredità costruzioni artificiose e caduche, ora tanto più vuote dopo un secolo di vita”” [Giaime Pintor, ‘Il sangue d’Europa (1939-1943)’, Torino, 1950, scritti raccolti a cura di Valentino Gerratana]”,”ITAR-240″
“PINZANI Carlo”,”Il secolo della paura. Breve storia del Novecento.”,”Carlo PINZANI, a lungo funzionario del Senato della Repubblica e attualmente segretario generale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) ha al suo attivo diversi volumi e saggi di storia contemporanea. Tra i suoi lavori: ‘Da Roosevelt a Gorbaciov. Storia delle relazioni tra Stati Uniti ed URSS nel mondo bipolare’ e il lungo saggio ‘L’Italia nel mondo bipolare’ compreso nella ‘Storia dell’Italia repubblicana’ edita da Einaudi.”,”RAIx-043″
“PINZANI Carlo”,”Il secolo della paura. Breve storia del Novecento.”,”Carlo Pinzani, a lungo funzionario del Senato della Repubblica e attualmente segretario generale del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL), ha al suo attivo diversi volumi e numerosi saggi di storia contemporanea. Tra i suoi lavori ricordiamo: Da Roosevelt a Gorbaciov. Storia delle relazioni tra Stati Uniti ed Unione Sovietica nel dopoguerra e il lungo saggio L’Italia nel mondo bipolare compreso nella Storia dell’Italia repubblicana edita da Einaudi.”,”RAIx-038-FL”
“PINZANI Carlo”,”Intepretazioni di Yalta e caso polacco.”,”Mito arrendevolezza occidentale (di Roosevelt malato) nei confronti della spregiudicatezza di Stalin (pag 23)”,”RAIx-004-FGB”
“PINZANI Carlo”,”L’8 settembre 1943: Elementi ed ipotesi per un giudizio storico.”,”””La continuità tra l’allontanamento di Mussolini dal potere e la rottura dell’alleanza italo-tedesca fu un elemento di cui i contemporanei più avvertiti ebbero una coscienza abbastanza precisa. Nelle memorie di Bonomi relative a quel periodo è riportato un lucido giudizio di Alcide De Gaperi (11), formulato all’indomani del 25 luglio, in base al quale l’operazione che si era appena compiuta comprendeva un elemento positivo, cioè l’allontanamento del potere di Mussolini e la disgregazione del fascismo come partito, ed uno negativo, consistente nel trarre le conseguenze dell’ormai certa sconfitta militare itailana”” (pag 295-296) [(11) Cfr. I. Bonomi, ‘Diario di un anno (2 giugno 1943 – 10 giugno 1944), Milano, 1974, p. 35] Pericolo rosso. “”Da qui la decisione del re di non servirsi, nella nuova situazone, né dei dissidenti fascisti, che potrebbero radicalizzare la reazione dell’antifascismo democratico né degli antifascisti moderati, che potrebbero ripetere le debolezze del periodo 1919-1921 a vantaggio del pericolo rosso (16). È anche verosimile che la corona ed i suoi consiglieri abbiano visto rafforzata la loro idea di un’Italia nuovamente sull’orlo della rivoluzione dal rapidissimo e indolore dissolvimento del partito fascista”” (pag 298) [(16) La sola eccezione nella scelta del personale di governo fu rappresentata dai commissari governativi alle corporazioni dell’industria Grandi, Buozzi e Roveda: la scelta di questi, che dette luogo a vivi contrasti tra i dirigenti, fu fatta dal governo come male necessario, conseguente alle agitazioni operaie dell’agosto ’43, che non si potevano contenere soltanto con gli strumenti repressivi. Cfr. ‘L’Italia dei 45 giorni’, cit. pp. 139 sgg.] Il ventre mollo dell’Europa “”(…) Il 17 agosto gli americani ottennero un «accordo scritto che soddisfaceva largamente la loro richiesta di garanzie per l”Overlord’ (lo sbarco oltre Manica). Non ottennero una assoluta priorità per l’opeazione attraverso la Maica ma ricevettero assicurazioni che lo scacchiere mediterraneo sarebbe stato subordinato e che si sarebbero preparate soltanto operazioni limitate… Ma, nonostante la forza delle sue argomentazioni, il generale Marshall non ottenne per il Mediterraneo una formula che servisse ad eliminare il suo maggior timore: l’assorbimento di risorse in uno scacchiere secondario» (37). Quest’ultima riserva era, in definitiva, l’espressione di un compromesso tra la strategia churchilliana di attaccare la ‘Festung Europas’ attraverso il «molle basso ventre» e le vedute di Marshall che ritenefva impossibile una sconfitta tedesca senza passare per i tradizionali campi di battaglia della Francia settentrionale e delle Fiandre. Chi de compromesso risentiva in modo decisivo era Eisenhower, il quale veniva a trovarsi in una situazione assai difficile per il contrasto tra gli obiettivi strategici ceh gli venivano posti e la limitazione dei mezzi che aveva a disposizione per raggiungerli. Questo della relativa scarsità delle forze anglo-americane nello scacchiere mediterraneo è un elemento che deve essere sottolineato, in quanto di esso non tennero adeguato conto, né prima né dopo l’armistizio, i dirigenti italiani e neppure molti tra coloro che hanno scritto sull’argomento: eppure, è decisivo per comprendere il comportamento alleato”” (pag 306) [(37) ‘Sicily and the Surrender of Italy’, ‘United States Army in World War II, The Mediterranean Theater of Operations’, a cura di A.N. Garland, M. Mac Gaw Smyth e M. Blumenson, Washington, 1965, p. 439]”,”ITQM-004-FGB”
“PIOVANI Pietro”,”La teodicea sociale di Rosmini.”,”PIOVANI Pietro (Napoli 1922-1980) allievo di Giuseppe CAPOGRASSI è un importante filosofo italiano della seconda metà del ‘900. Ha insegnato filosofia morale all’Università di Napoli. Medioevo. “”(…) Rosmini non fa sua l’idealizzazione del Medio Evo, abituale al pensiero politico cattolico, specie nell’Ottocento. Quella idealizzazione gli è interdetta da un deciso giudizio: “”L’errore comune dei governi del Medio Evo era la mancanza d’economia””: l’idillico “”corporativismo medievale””, vagheggiato dalla maggior parte delle teorie sociali cattoliche in polemica con i principi economici liberali, viene implicitamente condannato da questa osservazione, che contiene anche il rifiuto delle teorie che non sappiano supplice a quella mancanza approfittando dei mezzi moderni messi a disposizione dall’economia politica.”” (pag 67)”,”RELC-301″
“PIOVANI Pietro”,”Giusnaturalismo ed etica moderna.”,”Pietro Piovani, nato a Napoli nel 1922, è autore di molti studi di filosofia del diritto, della morale, di storia delle idee. Ha insegnato all’Università di Trieste e dal 1954 all’Università di Firenze dove è diventato professore ordinario di Filosofia del diritto.”,”DIRx-002-FMB”
“PIOVENE Guido”,”De America.”,”Guido PIOVENE è nato a Vicenza nel 1907. Si è laureato in filosofia a Milano e poi ha alternato l’attività letteraria a quella giornalistica.”,”USAS-173″
“PIOVENE Guido”,”Europa semilibera.”,”PIOVENE Guido Gli articoli scritti durante il lungo viaggio e pubblicati dalla Stampa sono stati aggiornati, rimpastati, arricchiti, rielaborati. Del taglio giornalistico rimane solo poco. Guido Piovene è nato a Vicenza nel 1907. Dopo essersi laureato in filosofia all’Università di Milano alternò l’attività letteraria a quella giornalistica. La sua opera saggistica è diffusa in una gran numero di giornali e riviste. Nel secondo dopoguerra Piovene si dedicò soprattutto ai viaggi. Su questo materiale, che ha scritto e raccolto, ha pubblicato grossi libri: ‘De America’ (1953), ‘Viaggio in Italia’ (1957). ‘Shakespeare è un immenso campo di energia magnetica dove ogni tempo può mettere ciò che gli preme, le questioni del suo presente, perché vi prendano ogni volta risalto, impeto, furore. Ogni periodo della storia inglese vi torna, e sempre con successo, per guardarvisi dentro. Oggi vi porta dentro, vi esalta e vi contempla lo sgomento, il dubbio, il disgusto, la crisi, la violenza, la crudeltà; interpretare, recitare ed ascoltare Shakespeare resta sempre, anzitutto, un fare i conti con se stessi ed un atto di verità il cui valore pubblico non accenna a finire. Un professore, a Cambridge, ha confermato un mio vecchio pensiero. «L’Inghilterra» mi ha detto «è un popolo d’attori»; (e lo mostra di più dopo che ha perso la potenza); «l’intellettuale all’antica sta uscendo dalla scena». Prendo dunque come personaggio tipico non un «grande intellettuale», ma un giornalista noto con qualità d’attore e il dono del prestigio televisivo, cosa importante dappertutto, ma qui ancora più che da noi. Gli uomini che dominavano sugli schermi televisivi, essendo interamente liberi, hanno avuto una parte decisiva nella squalifica dell’Inghilterra ancora imperiale prebellica, servendosi specialmente dell’irrisione e facendo spettacolo. Quello che ho scelto, Malcom Muggeridge, definisce se stesso «straniero in uno strano mondo», e oggi, secondo molti, è stato riassorbito dall”establishment’, come del resto quasi tutti i rivoluzionari o semirivoluzionari di qualche anno fa. La parabola in lui sembrerebbe dunque completa. (…) La sua storia prebellica registra lunghi soggiorni in India ed a Mosca, simpatie comuniste tramontate anche per disprezzo del contegno condiscendente di alcuni «grandi intellettuali» d’allora. Dopo la guerra è parso soprattutto un canzonatore d’idoli o istituzioni come la monarchia. Ha scritto, e lo conferma con le parole: «Non ho mai potuto prendere interamente sul serio, e perciò credere valida e permanente, nessuna forma d’autorità». (…) Dice più tardi che nessuno dei grandi problemi del mondo si presenta solubile e accetta soluzioni. Nessun principio d’unità esiste infatti, in nessun caso, tra le parti in contrasto. Ognuna di esse percorre una sua strada separata ed è costretta alla violenza. Sono un principio d’unità le religioni? No, almeno in Inghilterra; se mai, di rivolta. Il comunismo? In Inghilterra è debole ed equivoco. E il patriottismo, l’orgoglio nazionale? Meno che meno. Esso non esiste più. «Il problema» dice «è vedere se il passo del progresso tecnico e il miglioramento del tenore di vita possono conciliarsi, a tempo indefinito, con una certa quantità d’anarchia: due cavalli in pariglia, che devono trottare insieme». «Pensa che l’Inghilterra sia cambiata radicalmente? Molti dicono che è il Paese più rivoluzionario d’Europa, sebbene in una forma più drammatica che ideologica, e che vi è accaduta una vera rivoluzione clandestina». «Non è cambiata molto, ed è ridicolo parlare di rivoluzione»”” (pag 79-84)”,”EURx-334″
“PIPES Richard”,”La rivoluzione russa. Dall’agonia dell’ancien regime al terrore rosso.”,”PIPES insegna storia alla Harvard Univ dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio di sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa.”,”RIRO-129″
“PIPES Richard”,”Il regime bolscevico. Dal terrore rosso alla morte di Lenin.”,”PIPES, polacco di nascita, dal 1950 insegna storia all’Univ di Harvard. nel 1981-1982 ha diretto il dipartimento per gli affari sovietici ed est-europei nel consiglio nazionale di sicurezza americano.”,”RIRO-136″
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Left, 1870-1905.”,”PIPES è Professore di storia e Direttore del Russian Research Center, Harvard University.”,”RIRB-045″
“PIPES Richard”,”La Russia. Potere e società dal Medioevo alla dissoluzione dell’ ancien regime.”,”Richard PIPES è professore ordinario di storia russa all’ Harvard University. Qui è stato per cinque anni direttore del Russian Research Center.”,”RUSx-076″
“PIPES Daniel”,”Greater Syria. The History of an Ambition.”,”Daniel PIPES è direttore del Foreign Policy Research Institute. Ha scritto altri libri tra cui ‘Damascus Courts the West’ (1991) e ‘Friendly Tyrants: An America Dilemma’ (1991). “”Per le potenze dell’ Asse, la Grande Siria offriva una via virtualmente senza costi per suscitare disordini contro i Britannici e i Francesi in Medio Oriente e nello stesso tempo per trovare nuovi amici. Gli italiani distribuirono opuscoli a favore della “”Grande Palestina”” . Il 30 giugno 1940, proprio dopo la caduta della Francia, essi annunciarono su Radio Bari la loro visione circa la formazione di un ‘Grande Stato siriano'””. (pag 96)”,”VIOx-093″
“PIPES Richard”,”Comunismo, una storia.”,”””Marx meditava questo: ‘Nella società comunista, in cui nessuno ha una sfera di attività esclusiva (…), la società regola la produzione generale e fa sì che io possa fare una cosa un giorno e un’ altra il giorno successivo, cacciare al mattino, pescare al pomeriggio, allevare il bestiame la sera, scrivere una critica dopo cena, come mi va, senza diventare cacciatore, pescatore, pastore o critico’. (pag 33) “”La Terza internazionale, o Comintern, che Trotsky chiamò “”lo stato maggiore della rivoluzione mondiale””, fu fondata a Mosca nel marzo del 1919 ma prese forma solo un anno dopo, nell’ estate del 1920, quando la guerra civile era di fatto finita e i comunisti poterono concentrarsi sulla politica estera””. (pag 132)”,”SOCx-115″
“PIPES Richard / KOWAL Lubomyr M.”,”La teoria dello sviluppo capitalistico in P. B. Struve / L’analisi dello sviluppo capitalistico in M. I. Tugan-Baranovskij.”,”Il tentativo di Tugan-Baranovskij di ‘andare oltre Marx, attraverso Marx’ “”Allo scopo di mostrare che cosa intendesse per produzione proporzionale, che fosse immune da ogni problema di sottoconsumo, Tugan usava gli “”schemi di riproduzione”” di Marx, dal secondo libro del ‘Capitale’. Ma, mentre Marx e Voroncov sostenevano la necessità del consumo e il bisogno di un mercato interno o estero, Tugan mise in secondo piano il consumo. La domanda di beni, nel sistema capitalistico, è in un certo senso indipendente dal consumo. Riferendosi specificamente alla teoria del mercato di Marx-Voroncov, Tugan scrive: “”Il processo di produzione crea il suo mercato e non ha bisogno di altri mercati. Se la produzione può essere aumentata e ciò è reso possibile dalle forze produttive, allora anche la domanda può essere allargata, perché, con una distribuzione appropriata delle risorse produttive, ogni nuova produzione crea un nuovo potere di acquisto per l’acquisto di altre merci”” (58). Naturalmente la domanda di beni non si limita ai beni di consumo. In vero la “”domanda di beni di consumo può diminuire mentre la domanda globale di prodotti può aumentare”” (59). Cioè, l’accumulazione di capitale può condurre a una diminuzione della domanda di beni di consumo e a un aumento nella domanda totale di beni. La ragione sta nel fatto, dice Tugan, che la produzione capitalistica non è regolata direttamente dal consumo. Il suo scopo non è il consumo, ma il massimo profitto. Nel modello di Tugan non compare il sottoconsumo, anche se il risparmio da parte dei capitalisti è tanto che la domanda di beni di consumo diminuisce (60). Tugan non sostiene che le cose stiano proprio così, ma respinge completamente e decisamente le tesi di Marx sull'””immiserimento””. Egli afferma, “”Tutta questa teoria senza speranza (la teoria di Marx dell’immiserimento) del deterioramento della maggior parte del genere umano, è una fantasia e una menzogna, respinta dalla realtà di un indiscutibile miglioramento delle condizioni economiche, morali e intellettuali della classe operaia nei tempi moderni. […] La vita rivendica i suoi diritti. Gli economisti borghesi hanno dimostrato per primi l’erroneità di questo dogma, poi sono venuti i socialisti. L’aspettativa di un futuro senza speranza per le classi lavoratrici nel sistema economico capitalistico ora non è più condivisa da nessuno”” (61). Tuttavia Tugan ci ricorda che una sovrapproduzione generale nel sistema capitalistico è “”inevitabile”” a causa delle due seguenti contraddizioni fondamentali del capitalismo: 1) la contraddizione fra la produzione come un ‘mezzo’ per soddisfare i bisogni umani e la produzione come un ‘fine’ in se stessa; 2) la contraddizione tra un lavoro organizzato entro ogni singola impresa e una produzione nazionale disorganizzata nell’insieme. Secondo lui è soprattutto quest’ultima “”contraddizione”” che rende possibile una sovrapproduzione generale (62). Cioè, secondo Tugan, sotto il capitalismo le crisi industriali sono inevitabili finché il capitalismo manca di qualsiasi meccanismo per una distribuzione proporzionale delle produzione”” [Lubomyr M. Kowal, L’analisi dello sviluppo capitalistico in M. I. Tugan-Baranovskij, ‘Annali’ Feltrinelli anno 1973, Milano 1974] (pag 508-509) [(58) Citato da A. Nove, M.I. Tugan-Baranovskij, cit., p. 249; cfr. anxche ‘Osnovy, III ed., pp. 554-55. Infatti, secondo Paul Sweezy (‘The Theory of Capitalist Development’, cit., pp. 159-60) “”Tugan-Baranovskij fu il primo a usare in questo senso gli schemi di riproduzione””. Inoltre dice Sweezy, “”la teoria della sproporzionalità, sviluppata in rapporto agli schemi di riproduzione, può essere considerata una teoria propria di Marx anzichè di Tugan. La sua vera origine fu trascurata e ignorata””. Tugan-Baranovskij sviluppò una versione più elaborata degli schemi di quel che non si trovi in Marx, col proposito di rifiutare piuttosto che presentare la teoria di Marx del sottoconsumo. Gli schemi di riproduzione di Tugan sono dati in termini numerici, e le condizioni di equilibrio sono descritte anziché espresse in forma di equazione. I suoi schemi sono presentati da Kowal nella sua dissertazione (cit., pp. 309-20) come si trovano nell’originale, praticamente parola per parola. Una versione più sintetica e in forma algebrica più generale di essi si trova in Sweezy (ivi, pp. 162-69), dove le condizioni di equilibrio sono espresse in forma di equazione; (59) ‘Promyslennye krizisy’, cit., p. 22; (60) Cfr. A. Nove, M.I. Tugan-Baranovskij, cit, p. 249; (61) Ocerki, 1903, p. 147; M.I. Tugan-Baranovskij, ‘Modern Socialism in its Historical Development’, cit., pp. 74-75; (62) ‘Promyslennye krizisy’, cit., p. 24-26] Vasily Vorontsov From Wikipedia, the free encyclopedia Voroncov, Vasilij Pavlovich.jpg Vasilii Pavlovich Vorontsov (Pseudonym: V.V., 1847-1918) was an influential Russian narodnik economist and sociologist, one of the principal protagonists in the controversy between narodnik and Marxist economists (like G.V. Plehkanov and P.B. Struve) in the 1880s and ’90s. Life[edit] V.P. Vorontsov came from a distinguished aristocratic family. In the 1860s and ’70s he became involved in the populist (narodnik) movement. Although he had contacts with illegal narodnik circles, he was not himself involved in significant revolutionary activity. Instead, he was associated with the ‘Legal Populists’ who advocated political and economic reform from above. In particular, Vorontsov advocated measures to protect the repartitional peasant land commune which still survived in Russia. Vorontsov was one of the first Russian economists to study the works of Karl Marx and was strongly influenced by Marx’ historical materialism. However, unlike other early Russian students of Marx (e.g., N.I. Ziber, N.F. Danielson or G.V. Plekhanov), Vorontsov did not think the development of industrial capitalism was possible in Russia. His argument was that Russia did not have access to sufficient markets to fuel capitalist industrialisation: foreign markets were largely dominated by older, established capitalist powers, and Russia’s domestic demand was too weak. As the 1890s wore on, Vorontsov had to admit that capitalism had made some inroads in Russia, but he attributed this to misguided government policies, such as protective tariffs on foreign manufactured goods, subsidies and low-interest loans to Russian industrialists and an ambitious infrastructure programme (e.g., railway building), together with agrarian policies designed to undermine communal land tenure. By contrast, Danielson thought that industrial capitalism had already taken root in Russia and that industrialisation was not necessarily bad, but that Russia, owing to its belated development, did not have to reproduce all the forms of capitalist relations of production under which industrialisation had occurred in the West, but could proceed to a more humane non-capitalist form of modernisation. Nevertheless, Vorontsov and Danielson are usually grouped together as major exponents of narodnik economics (much to Danielson’s dismay). The thesis that Russia did not have to undergo a period of capitalist development was sharply attacked by Russian Marxist economists. One of the earliest Russian Marxists, the economics professor N.I. Ziber (who was not a revolutionary), interpreted Marx to mean that a prolonged period of capitalism was a necessary ‘historical stage’ any society must undergo. While capitalism might already be in a state of crisis in Western Europe, in Russia, its development had just begun. The prospect for the foreseeable future — which Ziber welcomed — would therefore be a period of capitalist modernisation lasting several decades at least. Plekhanov, Struve and the young V.I. Lenin, who were associated with the revolutionary movement and with the founding of Russian Social-Democracy (RSDRP), looked for a quicker transition to socialism (although in the 1890s they insisted that Russia’s coming revolution would be ‘bourgeois-democratic’). Pace Vorontsov, they argued that the development of capitalism in Russia was not only inevitable but had already progressed sufficiently far to make its future breakdown visible on the horizon. They also disputed Vorontsov’s argument that lack of markets made capitalism ‘impossible’ in Russia. The controversy between narodnik and Marxist economists in the 1880s and ’90s was crucial in the formulation of Russian “”orthodox”” Marxism, and hence in the ideology that subsequently influenced the ideologies of Menshevism and Bolshevism and its derivatives. In January of 1894, at an underground meeting in the City of St Petersburg, V.P. Vorontsov faced off against V.I. Lenin in a debate which attracted the attention of spies. (See: V.I. Lenin) Vorontsov sympathised with the February Revolution of 1917 but opposed the October Revolution. Nevertheless he remained in Russia. He died in 1918. Works[edit] Sud’by kapitalizma v Rossii. St. Petersburg, 1882. Ocherki kustarnoi promyshlennosti v Rossii. St. Petersburg, 1886. “Krest’ianskaia obshchina.” In Itogi ekonomicheskikh issledovanii Rossii po dannym zemskoi statistiki, vol. 1. Moscow, 1892. Artel’nye nachinaniia russkogo obshchestva. St. Petersburg, 1895. Sud’ba kapitalisticheskoi Rossii. St. Petersburg, 1907. Ot semidesiatykh godov k deviatisotym. St. Petersburg, 1907. References[edit] Howard, M.C., and J.E. King, A History of Marxian Economics, Vol. 1: 1883-1929. Princeton, N.J., 1989. Barnett, V., A history of Russian economic thought. New York, 2005. Pipes, R., “”Narodnichestvo: A Semantic Inquiry.”” Slavic Review Vol. 23, No. 3 (Sep., 1964), pp. 441-458. The Great Soviet Encyclopedia. Moscow, 1979. Lenin, V. I. “Ekonomicheskoe soderzhanie narodnichestva i kritika ego v knige G. Struve.” Poln. sobr. soch., 5th ed., vol. 1. Lenin, V. I. “K kharakteristike ekonomicheskogo romantizma.” Ibid., vol. 2. Plekhanov, G. V. Obosnovanie narodnichestva v trudakh Vorontsova (V. V.). St. Petersburg, 1896. Istoriia russkoi ekonomicheskoi mysli, vol. 2, part 2. Moscow, 1960.”,”TEOC-649″
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Left, 1870-1905.”,”Abbreviations, Acknowledgments, Illustrations, Bibliography, Index, foto,”,”MRSx-004-FL”
“PIPES Richard con la collaborazione di David BRANDENBERGER”,”The Unknown Lenin. From the Secret Archive.”,”Richard Pipes is Baird Research Professor of History at Harvard University. A former director of East European and Soviet affairs for the National Security Council, he is the author of numerous books and essays of Russia. Basic translation of Russian documents by Catherine A. FITZPATRICK, List of Illustrations, Acknowledgments, Acknowledgments by Yury A. BURANOV, Works Frequently Cited, Political and Governmental Organizations, Note on the Documents, Introduction, Appendix: 1A. Memo from Marchlewski 26 October 1919, 2A. Telegram from Frunze 24 August 1920, 3A. Telegram from Artuzov November 1920, 4A. Telegrams from Trotsky 4 October 1921, 5A. Message from Chicherin 30 January 1922, 6A. Chicherin’s First Telegram 15 April 1922, 7A. Chicherin’s Second Telegram 15 April 1922, 8A. Resolution Aboution Lenin 18 December 1922, 9A. Instructions After Lenin’s Death 22 January 1924, List of Document and Illustration Credits, Index, Annals of Communism Series,”,”LENS-039-FL”
“PIPES Richard, a cura di DALLA FONTANA Luisa Agnese”,”La Rivoluzione Russa. Dall’agonia dell’ancien régime al terrore rosso. Vol. I.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-103-FL”
“PIPES Richard, a cura di DALLA FONTANA Luisa Agnese”,”La Rivoluzione Russa. Dall’agonia dell’ancien régime al terrore rosso. Vol. II.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-104-FL”
“PIPES Richard”,”Russian Conservatism and its Critics. A Study in Political Culture.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. List of Abbreviations, Introduction, Conclusions, Notes, Index,”,”RUSx-082-FL”
“PIPES Richard”,”Il Regime Bolscevico. Dal terrore rosso alla morte di Lenin.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Giudizio di Pipes su Trotsky sulla questione militare: non fu lui a prendere la decisione idi creare un grande esercito, l’Armata Rossa. Non aveva alcuna esperienza militare e il suo senso strategico lasciava a desiderare. Secondo Volkogonov (ex militare e poi storico) in materia militare Trotsky era un dilettante. Ma tuttavia svolse mansioni importanti e riusciva a elettrizzare truppe spesso democralizzate: in questo senso era un “”persuasore in capo””. Applicò una disciplina ferrea. Governò le forze armate con il ‘terrore’. Si giustificava così: “”Non si può costruire un esercito senza repressione. Non si possono condurre masse umane alla morte, se il comando non dispone nel suo arsenale della pena di morte. (…) il comando di questi eserciti dovrà porre i soldati di fronte all’alternativa tra una morte probabile al fronte e una morta sicura nelle retrovie”” (Trotsky, Moja zizn’, vol: 2, p. 141, (trad. it. p.385, La mia vita, Milano, 1976) (pag 65-66)”,”RIRO-119-FL”
“PIPES Richard”,”Social Democracy and the St. Petersburg Labor Movement, 1885-1897.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Preface, Illustrations, Abbreviations used in Notes and Bibliography, Conclusion, Appendix: I. Editorial from Rabochaia mysl’, II. Biographical Sketches, Bibliography, Index, Russian Research Center Studies n.46,”,”MRSx-011-FL”
“PIPES Richard”,”The Degaev Affair. Terror and Treason in Tsarist Russia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. List of Illustrations, Preface, List of Abbreviations, Epilogue, Appendix, Notes, Index,”,”RUSx-120-FL”
“PIPES Richard”,”Three “”Whys”” of the Russian Revolution.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”RIRO-147-FL”
“PIPES Richard”,”Struve. Liberal on the Right, 1905-1944.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Preface, Acknowledgments, Illustrations, Note on Dating and Abbreviations, A Chronology of Struve’s Life, Bibliography, Index, Russian Research Center Studies n. 64,”,”RUSx-126-FL”
“PIPES Richard”,”Comunismo, una storia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia.”,”SOCx-010-FL”
“PIPES Richard a cura, saggi di David BURG Boris ELKIN Leopold H. HAIMSON Max HAYWARD David JORAVSKY Leopold LABEDZ Martin MALIA Julián MARIAS Leonard SCHAPIRO Benjamin I. SCHWARTZ Gustav A. WETTER”,”The Russian Intelligentsia.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Perchè è avvenuta la caduta dello zarismo? Perchè triofarono i bolscevichi? Perchè Stalin succedette a lenin? Sono questi i tre “”perchè”” a cui questo libro di Pipes dà risposta. David Burg, a research student working on Russian literature at King’s College, Cambridge, was born in Moscow and was a university student in Russia. Boris Elkin was a member of the St. Petersburg bar and served on the editorial board of the weekly law review Pravo. Leopold H. Haimson is Professor of Russian History at the University of Chicago and director of a project on the Moscow from 1947 to 1949. Max Hayward is a fellow of St. Antony’s College at Oxford University. He was attached to the British Embassy in Moscow from 1947 to 1949. David Joravsky is Professor of history at Brown University. Leopold Labedz is engaged in research on Soviet ideology and social structure at the London School of Economics. Martin Malia is Professor of Russian History at the University of California, Berkeley. Julián Marias was, with Ortega y Gasset, a cofounder of the Instituto de Humanidades. He has taught widely throughout the United States, and most recently was research professor at the University of Puerto Rico. Leonard Schapiro spent his chilhood in Russia. He is a reader in Russian government and politcs at the London School of Economics and Political Science. Benjamin I. Schwartz is Professor of History and Government in the area of East Asian studies at Harvard University. Gustav A. Wetter, S.J., is Professor of the History of Russian Philosophy at the Pontificio Istituto Orientale at Rome. Foreword, Documents, Selective Glossary, Notes on Authors, Index,”,”RUSx-133-FL”
“PIPES Richard”,”Tre “”perchè”” della rivoluzione russa.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Perchè è avvenuta la caduta dello zarismo? Perchè triofarono i bolscevichi? Perchè Stalin succedette a lenin? Sono questi i tre “”perchè”” a cui questo libro di Pipes dà risposta. Pipes!!!: “”Credo che Stalin si considerasse sinceramente come un discepolo di Lenin, un uomo destinato a portare la sua agenda ad un esito positivo. Con un’eccezione, l’uccisione di compagni comunisti – un crimine che Lenin non commise – egli realizzò fedelmente i programmi di Lenin all’interno e all’estero”” (pag 94)”,”RIRO-161-FL”
“PIPES Richard”,”A Concise History of the Russian Revolution.”,”Richard Pipes insegna storia alla Harvard University dal 1958. Nel 1981-82 ha diretto il dipartimento per gli affari est-europei e sovietici presso il Consiglio per la sicurezza nazionale. Ha scritto numerosi libri sulla storia russa, fra cui ricordiamo: The Formation of the Soviet Union, Russia under the Bolshevik Regime, La Russia. Illustrations, Introduction, Glossary, Chronology References, Suggestions for Further Reading, Maps, Index,”,”RIRx-094-FL”
“PIPINO Andrea a cura, con Daniele CASSANDRO”,”In cerca di fortuna. L’emigrazione italiana dall’ottocento a oggi sulla stampa di tutto il mondo.”,”Il giornalismo ha sempre raccontato le migrazioni e continua a farlo anche adesso.. In che modo i giornali stranieri hanno raccontato dall’Ottocento ad oggi l’emigrazione italiana?”,”CONx-277″
“PIPPIDI Denis M.”,”I Greci nel basso Danubio. Dall’età arcaica alla conquista romana.”,”PIPPIDI Denis M. è professore di storia antica all’Università di Bucarest. “”La premura di negoziare la pace ogni qual volta era possibile si spiega con l’inferiorità militare di una città [Histria] che, in casi di emergenza, poteva sí organizzare un esercito in grado di resistere al nemico, ma non poteva certo vivere in uno stato di guerra permanente né basarsi esclusivamente su truppe di arcieri mercenari, sufficienti solo a difenderla dalle “”bande”” di predoni che abbiamo già ricordate. In tali condizioni risulta chiaro che gli Histriani dovevano rassegnarsi a versare somme in denaro per potere badare tranquillamente al laovro della terra e a concludere accordi durevoli, specialmente con i nemici più pericolosi, per evitare spiacevoli sorprese”” (pag 106)”,”STAx-257″
“PIPPIN Robert B.”,”Idealism as Modernism. Hegelian Variations.”,”Robert B. Pippin is Professor of Social Thought and Philosophy at the University of Chicago.”,”HEGx-042-FL”
“PIRACCI Marco; in appendice articoli di Friedrich ENGELS”,”Le persone prima dei profitti. Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra.”,”5 opere di Cervetto citate nella bibliografia (pag 138) Engels sulla lotta salariale. “”Abbiamo parlato della battaglia dell’operaio contro il capitale. Questa battaglia esiste, nonostante quello che sostengono gli apologeti del capitale. E continuerà ad esistere finché la riduzione dei salari rimarrà il più sicuro e rapido strumento per accrescere i profitti; anzi, finché esisterà il sistema salariale stesso. La stessa esistenza dei sindacati è una prova sufficiente di questo fatto; se non sono fatti per combattere contro l’usurpazione del capitale, che vengono istituiti a fare? Non servono smancerie. Nessuna parola dolce può nascondere lo spiacevole fatto che la presente società è divisa principalmente in due grandi classi antagoniste – in capitalisti, detentori di tutti i mezzi per l’impiego del lavoro, da un lato; e in operai, detentori di nient’altro che della loro forza-lavoro, dall’altro. Il prodotto del lavoro di questi ultimi dev’essere diviso tra entrambe le classi, ed è su questa divisione che si sviluppa costantemente il conflitto. Ogni classe tenta di ottenere la quota più grande possibile; e l’aspetto più curioso di tale battaglia è che la classe operaia, lottando per ottenere una quota di ciò che essa stessa ha prodotto, è spesso accusata di voler derubare i capitalisti! Ma una battaglia tra due grandi classi sociali diviene necessariamente una battaglia politica. Così è stato per la lunga battaglia tra la classe media, o capitalista, e l’aristocrazia terriera; così è anche per la lotta tra la classe operaia e questi stessi capitalisti. In ogni lotta di classe contro classe, l’obiettivo finale per cui si combatte è il potere politico; la classe dominante difende la propria supremazia politica (…)”” (pag 93) F. Engels, Sindacati, seconda parte, articolo pubblicato il 4 giugno 1881 sul ‘Labour Standard’] [in Marco Piracci, ‘Le persone prima dei profitti. Il movimento operaio e la sinistra rivoluzionaria in Inghilterra’, 2009]”,”MUKx-172″
“PIRANDELLO Luigi”,”Il giuoco delle parti (1918), commentato da Antonio Gramsci.”,”””Insomma, via, la salute è qui: trovare un perno, caro, il perno d’ un concetto per fissarsi”” (pag 17)”,”VARx-075″
“PIRANDELLO Luigi”,”Sei personaggi in cerca d’ autore.”,”””E’ certo però che nel Pirandello ci sono punti di vista che possono riallacciarsi genericamente a una concezione del mondo, che all’ ingrosso può essere identificata con quella soggettivistica”” (Gramsci, pag VI) “”A me pare che Pirandello sia artista proprio quando è “”dialettale”” e Liolà mi pare il suo capolavoro (…) (pag VIII) “”Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre ‘qualcuno’. Mentre un uomo – non dico lei, adesso – un uomo così in genere, può non essere ‘nessuno’.”” (pag 98)”,”VARx-086″
“PIRANDELLO Luigi”,”Maschere nude. Tutto per bene (1920) – Come prima meglio di prima (1920).”,”ANTE3-2″,”VARx-304″
“PIRANI Simon”,”The Russian Revolution in Retreat, 1920-24. Soviet workers and the new communist elite.”,”Cheka PIRANI S. ha studiato russo nell’University of London. E’ Senior research fellow presso l’Oxford Institute for Energy Studies.”,”RIRO-355″
“PIRELLI Alberto”,”Dopoguerra 1919-1932. Note ed esperienze.”,”Qualità del personale politico. “”Il Guicciardini attribuisce al duca Ludovico Sforza il detto: “”che una medesima regola serve a far conoscere e i Principi e le balestre. Se la balestra è buona si conosce dalle freccie che tira; così il valore dei Principi si conosce dalla qualità degli uomini che mandano fuori””. Questo detto vale tuttora se lo si riferisce, anziché al Principe, al Paese nel suo insieme, oggi chiamato a partecipare largamente alla vita internazionale attraverso i suoi esponenti, oltreché diplomatici, anche politici, economici e finanziari””- (pag 27) “”Ritorniamo al tema delle Riparazioni, per il quale eravamo rimasti al 1924, quando la Conferenza di Londra aveva approvato l’ applicazione del Piano Dawes. Il progresso che tale Piano rappresentava per l’ adempimento degli obblighi di Riparazioni, insieme con la distensione politica cui diede luogo, permise che seguisse un quinquennio circa di pace e di sviluppo economico in tutto il mondo. La Germania riusciva a trasferire in conto Riparazioni quasi 10 miliardi di marchi-oro, la sua moneta rimaneva stabile, la sua economia rifioriva. Tuttavia il bilancio statale, dopo essersi assestato, cominciò ben presto a dar luogo a nuove chiusure deficitarie. Inoltre la saldezza della moneta e l’ aumento delle riserve auree, nonostante il pagamento delle Riparazioni, erano in gran parte dovute all’ afflusso di investimenti e di prestiti esteri. L’ inflazione del periodo precedente aveva distrutto la liquidità del mercato finanziario e la contropartita in moneta locale del denaro estero era stata adoperata soprattutto per aumentare gli investimenti in beni strumentali, cosicché si ricorse al credito per aumentare la liquidità. L’ eccezionale afflusso di prestiti e investimenti dall’ estero, per un totale che venne calcolato in 15 miliardi di dollari, resero facile il trasferimento delle annualità Dawes, ma al debito politico così assolto si sostituivano debiti privati in parte anche a breve scadenza ed i nodi non potevano che venire al pettine. Provenivano tali prestiti soprattutto dagli Stati Uniti, animati da una larga fiducia nella capacità di recupero della Germania e nello sviluppo della sua forza industriale e delle sue esportazioni. L’ esperienza non fu felice come già non lo era stata quella di Paesi della vecchia Europa che in fatto di prestiti e investimenti all’ estero avevano in passato subito non pochi “”déboires””.”” (pag 137-138)”,”RAIx-221″
“PIRELLI Alberto, a cura di Donato BARBONE”,”Taccuini, 1922-1943.”,”Alberto PIRELLI nasce a Milano nel 1882 dieci anni dopo la nascita della G.B. Pirelli prima azienda italiana per la fabbricazione di articoli in gomma. Si laureò in giurisprudenza enel 1904 condivise con il padre e il fratello Piero la responsabilità della gestione dell’ azienda. Ma si è sempre confrontato con la questione culturale, con i grandi tempi della situazione politica sociale economica tecnologica del suo tempo. Partecipa alla conferenza di pace di Versailles all’ interno della delegazione italiana. Conferenza che abbandonerà poi nel giugno insieme con Keynes. E’ negoziatore dell’ Italia nelle trattative sulle riparazioni e i debiti di guerra. Avrà poi altri incarichi e presiderà l’ istituto nazionale per l’ esportazione (poi commercio estero). Dalla fondazione fino al 1967 è stato presidente dell’ Istituto per gli studi di politica internazionale’. E’ morto nel 1971. Ha scritto tre libri: ‘Economia e guerra’ (1940), ‘La Pirelli. Vita di un’ azienda industriale’ (1946), ‘Dopoguerra 1919-1932. Note ed esperienze’ (1961). “”Discorso di Blum sui generali russi… che non ci sono più. Al Quai d’Orsay dicono che sostituendo Tuchacevskij (1) fu sostituito un competente con un incompetente (“”Meglio la fedeltà che la competenza, diceva quel sultano che creò gran visir il suo lustrascarpe””) e per di più una sicura spia tedesca (del tempo di Kerensky) a uno sospettato”” (pag 204) Nota (1). (Nel giugno del 1937 il maresciallo Michail Nikolaevic Tuchacevskij fu giudicato colpevole di tradimento e fucilato. Gli subentrò nella carica di vice commissario alla Difesa il maresciallo Aleksandr Egorov (anche lui fucilato l’anno seguente). Mussolini. Politica estera. Accordi con Inghilterra riusciranno. C’è volontà da entrambe le parti. Chamberlain gioca non solo la sua fortuna personale, ma anche quella del partito conservatore. Certe by-elections e lo sbandamento nei recenti voti di quasi cento deputati (?) sono significativi. Ma in queti ultimi giorni Chamberlain è passato al contrattacco ed ha osato parlar chiaro sulla SdN ecc. conquistando approvazioni. “”Le assemblee sono come le donne e bisogna, come diceva Nietzsche, avvicinarle con una rosa in una mano, ma con la frusta nell’altra”” (!). L’ Inghilterra ha bisogno dell’accordo mediterraneo. La sua sola vera forza ivi è Malta, ma più di 300 aerei non ci stanno a Malta e navi portaerei non osa mandarne nel Mediterraneo. D’altronde se riesce un certo tipo di sottomarino d’assalto lo potremo fare in serie e nel Mediterraneo domineremo””. (pag 204-205)”,”ITAF-234″
“PIRELLI Giovanni a cura”,”Lettere della Resistenza europea.”,”Rudolf Seiffert, Walter Fillak, Tone Tomsic ecc. Rudolf Seiffert, idraulico tedesco, partecipa, sin da ragazzo, alle lotte degli operai di Berlino. Alla vigilia del 1° maggio 1929, durante uno scontro tra operai e polizia (1), un poliziotto gli spara a bruciapelo un colpo in una gamba, che deve essergli amputata. Seiffert, allora, ha 21 anni. Dieci anni più tardi lo ritroviamo capo di uno dei quattro gruppi che stampano e diffondono all’interno della Siemens (2) materiale contro il nazismo e la guerra. Nell’ultimo anno del conflitto il suo gruppo confluisce in una vasta organizzazione con diramazioni in numerosi centri della Germania e collegamenti con l’estero (3). Nell’estate del 1944 la polizia riesce a mettere le mani sull’intera organizzazione. Circa quattrocento membri del gruppo vengono assassinati laddove vengono sorpresi, oppure processati e giustiziati. Tra quest’ultimi c’è il trentaseienne Rudolf Seiffert. [Lettera trovata con altra, dopo la sua morte, nascosta nella sua gamba artificiale: “”Cara Hilla, cari bambini, si affacciano tempi grandiosi. Una nuova èra della storia sta per irrompere sull’Europa. La conseguenza della guerra, che porta a una nuova ripartizione del mondo, è il socialismo. La Germania vuole difendersi da una necessità storica. Più tardi, quando un tratto di questa via, penso, sarà stato percorso, dì ai nostri figli che il loro padre è stato giustiziato per questo. Da un sistema brutale che si oppone al progresso con tutte le sue forze. Da un sistema che non stimava la vita umana, ma solo le leggi del profitto. Quando i nostri figli saranno grandi e in grado di pensare da soli, capiranno che il mio sacrificio non è stato vano. Quando le bandiere del proletariato vittorioso sventoleranno sulla Germania, allora il passo verso il socialismo sarà una realtà. E il passo non è più lontano. I nostri figli potranno poi costruire un mondo quale il loro padre aveva immaginato nella lotta. E anche questa sarà una lotta dura, dalla dittatura del proletariato all’ordinamento socialista della società. E’ il più grande compito che mai si sia posto all’umanità. Che cos’è la vita di un uomo di fronte al raggiungimento di un fine così grandioso? Così mi avvio alla ghigliottina diritto e sereno. Il vostro padre””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, 15 gennaio 1945]; “”Nella cella della morte. Giorno e note sono ammanettato, le mani l’una sull’altra, libere solo nell’ora dei pasti. Attraverso la finestra a un solo vetro soffia l’aria gelida dell’inverno. Il termosifone della cella funziona solo per qualche ora. Durante il giorno la temperatura è al massimo 10°. Il corpo si ribella al freddo con tutte le sue forze, ma inutilmente, manca calore interno, la fame rode gli intestini. Sempre fame, sempre freddo. Di notte, con una coperta sul pagliericcio, è peggio ancora. Ti arricci come un embrione, la coperta sulla testa, e cerchi di procurarti un po’ di calore con il tuo fiato. Quando al mattino ti alzi congelato e speri di poterti riscaldare con un po’ di caffé, generalmente di accorgi che è freddo. La crosta di pane secco basta giusto per la cavità del dente, cena e pranzo sono assolutamente insufficienti. La fame aumenta di giorno in giorno. Per i tuoi bisogni c’è un minuscolo vasetto. Questa è la civiltà nel Terzo Reich. Così un giorno dopo l’altro. Stai qui e aspetti, settimana dopo settimana, che vengano a prelevarti per ammazzarti. Non hai nessuna notizia se la tua domanda di grazia sia stata respinta, quando sarà l’esecuzione. Niente, niente. Tu aspetti e aspetti come il bestiame sul luogo del macello. Il macello degli uomini avviene così. Un giorno, in genere il lunedì, la porta della cella si apre, il tuo nome viene chiamato. L’impiegato domanda: «Avete fatto il vostro testamento?». E poco dopo non sei più vivo. Così, come pratiche d’ufficio, si trattano le vite umane. E’ questa forse civiltà? E così un lunedì dopo l’altro, una settimana dopo l’altra, un meso dopo l’altro, 25 pezzi ogni lunedì, sì, pezzi! Questo è il linguaggio ufficiale per designare le vite umane. Un lotto di duecento condannati a morte riempe qui il penitenziario di Brandeburgo. Un continuo arrivare e partire verso il nulla. Ma tutti, l’uno come l’altro, sono diritti e decisi e così vanno al patibolo perché sanno che il loro sacrificio non è stato vano. S’aprono i tempi nuovi. Cara Hilla, parecchi bravi compagni hanno lasciato la cella prima di me, così come ho detto. Compagni con i quali ci si era famigliarizzati, compagni con i quali si sarebbe potuto trasformare il mondo. Sì, cara Hilla, così anch’io attendo che venga chiamato il mio nome; diritto e deciso… State dunque tutti bene, voi che mi foste cari. Rudolf””, [Rudolf Seiffert, Penitenziario di Brandeburgo, gennaio 1945] [(1) In quella ricorrenza trentatre lavoratori berlinesi furono uccisi dalla polizia. E non era ancora la polizia di Hitler, era la polizia di un governo che si definiva democratico!; (2) Grande gruppo industriale per la produzione di apparecchiature e impianti elettrici; (3) Il gruppo Saefkow-Jaboc-Bästlein. Sue attività erano: raccogliere e nascondere armi, sabotare la produzione bellica, preparare falsi documenti per i resistenti e i perseguitati politici, diffondere materiale di propaganda anche tra i lavoratori e prigionieri di altri paesi] (pag 84-86) T. Tomsic fucilato dalle truppe italiane comandate dal generale Roatta (pag 108-109)”,”GERR-001-FB”
“PIRENNE Henri”,”Storia d’ Europa dalle invasioni al XVI secolo.”,”-Storia d’Europa. Dalle invasioni al XVI secolo. SANSONI. FIRENZE. 1984 pag 452 8° PIRENNE è nato a Verviers nel 1862 e ha studiato all’Univ di Liegi orientandosi verso gli studi sul Medioevo. Ha studiato a Parigi, Berlino e Lipsia. Prof incaricato all’Univ di Liegi nel 1885 a soli 23 anni, vi insegnò fino al 1930 storia del Medioevo e storia del Belgio. Nella 1° GM fu assertore della resistenza passiva del popolo belga agli invasori tedeschi. Arrestato nel 1916, fu deportato in GERM sino alla fine della guerra. In prigionia trovò il modo di scrivere senza archivi e basandosi solo sulla sua prodigiosa memoria questa ‘Storia d’Europa’. Con la fine della guerra la stesura di questo libro fu interrotta. La monumentale ‘Histoire de Belgique’ iniziata nel 1899 doveva essere portata a termine. Nel 1932 uscì il 7° e e ultimo volume. Tre anni dopo PIRENNE moriva. Nel 1937 uscì ‘Maometto e Carlomagno’ opera che assieme a ‘Les villes du Moyen Age’ rapprensenta il più fecondo contributo alla storia economica e sociale del Medioevo.”,”EURx-009 EURx-009 bis”
“PIRENNE Henri”,”Storia economica e sociale del Medioevo.”,”Il saggio fondamentale di uno dei grandi maestri della storiografia contemporanea. Henri PIRENNE (1862-1935) storico belga, professore all’ Università di Gand dal 1886 al 1930, membro dell’ accademia reale del Belgio è noto per i suoi studi sul medioevo.”,”STOS-073″
“PIRENNE Henri”,”Maometto e Carlomagno.”,”””Nella celebre “”tesi Pirenne”” sulle origini del Medioevo occidentale, Maometto e Carlomagno sono gli emblemi delle grandi forze storiche- le invasioni islamiche, i regni romani-germanici, la Chiesa di Roma, che presiedono alla crisi definitiva del mondo antico e stabiliscono le linee maestre della storia moderna d’ Europa: la frattura tra Oriente e Occidente, lo spostamento dei centri vitali della civiltà europea verso Nord, dove nascono nuove forme di produzione, i nuovi istituti giuridici: il feudalesimo”” “”Il Germano si romanizza nel momento che entra nella Romania; il Romano invece si arabizza nel momento che è conquistato dall’ Islam”” “”Con l’ Islam un nuovo mondo entra nel bacino del Mediterraneo, dove Roma aveva diffuso il sincretismo della sua civiltà. Ha inizio una lacerazione, che durerà fino ai giorni nostri”” (pag 142)”,”EURx-128″
“PIRENNE Jacques, prima edizione italiana a cura di M. ROMOLI”,”Storia universale. Vol. III. Dall’ età dell’ illuminismo alle rivoluzioni del 1830. (Tit. orig.: Les grands courants de l’ histoire universelle)”,”La Storia Universale è l’ opera principale di Jacques PIRENNE, inseigne storico già docente nelle Università di Grenoble e di Ginevra, e poi nell’ Università di Bruxelles. A quest’opera monumentale l’A ha dedicato lunghi anni. Gli stati occidentali si orientano verso il liberalismo, le potenze continentali si basano sull’ autoritarismo. (pag 195) Napoleone tenta di imporre all’ Europa un impero autoritario. (pag 429) Impero mediterraneo. “”Impadronendosi del potere, Bonaparte non limitava le sue mire a una restaurazione interna della Francia; mirava alla costituzione di un vasto impero mediterraneo, orientato economicamente verso l’ oriente e verso i mari.”” (pag 429)”,”STOU-065″
“PIRENNE Jacques, prima edizione italiana a cura di M. ROMOLI”,”Storia universale. Vol. IV. Dal 1815 alla prima guerra mondiale. (Tit. orig.: Les grands courants de l’ histoire universelle)”,”La Storia Universale è l’ opera principale di Jacques PIRENNE, inseigne storico già docente nelle Università di Grenoble e di Ginevra, e poi nell’ Università di Bruxelles. A quest’opera monumentale l’A ha dedicato lunghi anni. L’ opera si compone di 4 volumi. Tre egemonie. Il mondo si divide in tre egemonie, dell’ Inghilterra sui mari, della Germania sull’ Europa e degli Stati Uniti sull’ America. (pag 359) “”La Prussia realizza l’ unità della Germania sulle rovine del Secondo Impero francese””. (pag 359) Bismarck e il libero-scambio. “”Arrogandosi il diritto di agire come rappresentante dello Zollverein, egli (Bismarck) firmò in suo nome – nonostante l’ opposizione della Baviera e del Württemberg – un trattato di commercio con la Francia (1862). Questo trattato libero-scambista, che allargava il mercato internazionale per l’ industria tedesca, legò alla sua politica la borghesia industriale e paralizzò d’un sol colpo l’ opposizione che le tendenze liberali avrebbero potuto provocare alla politica autoritaria della Prussia””. (pag 359)”,”STOU-066″
“PIRENNE Henri”,”Las ciudades de la Edad Media.”,”””Il Mediterraneo non perde la sua importanza durante il periodo delle invasioni. Mantiene per i germani come era prima del loro arrivo: il centro stesso dell’ Europa, il mare nostrum.”” (pag 11) “”Le città, allo stesso tempo che residenze episcopali erano pure fortezze. Durante gli ultimi tempi dell’ Impero Romano fu necessario circondarle di mura per porle al riparo dai barbari. Queste muraglie c’erano quasi da tutte le parti e i vescovi si occupavano di mantenerle o restaurarle con tanto più zelo quanto più le incursioni dei saraceni e dei normanni dimostrarono, durante il secolo IX, ogni volta in maniera più sconfortante, la necessità di protezione. Il vecchio recinto romano continuò, allora, a proteggere le citta contro i nuovi pericoli.”” (pag 47) PIRENNE Henri (1862-1935) fu un grande rinnovatore degli studi sul medioevo europeo.”,”STOS-128″
“PIRENNE Henri”,”Storia economica e sociale del Medioevo.”,”Henri Pirenne (1862-1935) storico belga, professore all’Università di Gand dal 1886 al 1930, membro dell’Accademia reale del Belgio. Nella bibliografia generale cita il lavoro di G. Arias, ‘Il sistema della costituzione economica e sociale italiana nell’età dei comuni, Torino-Roma, 1905 (pag 11)”,”EURE-004-FV”
“PIRENNE Henri”,”Le città del Medioevo.”,”‘L’autorità pubblica prese nello stesso tempo il mercante sotto la propria protezione. I principi territoriali, che nelle loro contee dovevano custodire la pace e l’ordine pubblico, e ai quali spettava inoltre la vigilanza sulle strade e la salvaguardia dei viaggiatori, estesero la loro tutela ai mercanti. Così facendo, non facevano che continuare la tradizione dello Stato di cui avevano usurpato i poteri. Già nel suo Impero agricolo, Carlo Magno si era preoccupato di mantenere la libertà di circolazione. Aveva emanato misure in favore dei pellegrini e dei commercianti ebrei o cristiani, e i capitolari dei suoi successori attestano la loro fedeltà a questa politica. Gli imperatori della Casa di Sassonia non agirono diversamente in Germania, e i re di Francia, non appena ne ebbero il potere, fecero lo stesso. Del resto, i principi avevano tutto l’interesse ad attirare i mercanti verso il loro paese, dove questi introducevano una rinnovata attività e incrementavano i proventi del teloneo. Assai presto si vedono i conti prendere energiche misure contro i saccheggiatori, vigilare sul buon ordine delle fiere e sulla sicurezza delle vie di comunicazione. Nell’XI secolo grandi progressi sono stati compiuti, e gli autori di cronache constatano che vi sono regioni in cui si può viaggiare con una borsa d’oro senza rischiare di essere depredati. Dal canto suo, la Chiesa colpisce con la scomunica i rapinatori delle strade maestre, e le tregue di Dio avviate alla fine del X secolo proteggono in modo particolare i mercanti. Ma non basta che i mercanti siano posti sotto la salvaguardia e la giurisdizione dei poteri pubblici. La novità della loro professione esige anche che il diritto, fatto per una civiltà fondata sull’agricoltura, diventi più flessibile e si presti alle necessità fondamentali che questa nuova professione gli impone. La procedura giudiziaria, con il suo formalismo rigido e tradizionale, con le sue lentezze, con strumenti di prova primitivi come il duello, con il suo abuso del giuramento assolutorio, con le sue «ordalie» che rimettono al caso l’esito di un processo, per i commercianti è un continuo fastidio. Hanno bisogno di un diritto più semplice, più agile e più equo. (…) Il mercante si rivela così, non soltanto un uomo libero, ma anche un privilegiato. Come il chierico e il nobile, gode di un diritto eccezionale. Sfugge come loro al potere dominicale e al potere signorile che continuano a gravare sui contadini’ (pag 91-92)”,”STOS-224″
“PIRENNE Henri”,”Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo.”,”Tesi Pirenne: il passaggio dall’età antica a quella medievale dovuto più agli arabi che agli occidentali. “”Il mutamento profondo (…) avviene nell’VIII secolo, allorché nel Mediterraneo, sembrano quasi non trovarsi più naviganti, le importazioni di merci dall’Oriente verso il regno franco, appaiono interrotte, cessa la circolazione della moneta occidentale, non si incrementano i commerci che anzi si spengono, non si scorgono quasi mercanti provenienti dalle regioni bizantine, siriane o persiane. A provocare tale frattura non riscontrabile nei precedenti duecentocinquanta-trecento anni, a generare la sparizione della tradizione antica non sono stati i Vandali, non i Goti o i Longobardi ma i Musulmani. A porre per la prima volta l’accento su questo evento, lo storico è indotto proprio nella ricerca che ora presentiamo, ove la questione viene enunciata in linee ancor generali; infatti le condizioni eccezionali in cui essa vide la luce hanno fuor di dubbio impedito all’autore di addurre dati precisi e conseguenti, per comprovare la sua tesi. L’intuizione, però, è lucidamente avvertita e, fra l’altro, consente allo storico di conferire un ampio spessore ai problemi legati al mare e specialmente al Mediterraneo, secondo la teorica perenniana una sorta di chiave di volta attraverso la quale si passa dall’età antica alla medievale il cui avvento, in certa misura, può ascriversis più agli Arabi che agli Occidentali”” (pag 11)”,”STOS-004-FC”
“PIRENNE Henri”,”Le città del Medioevo.”,”””Ma se si ammette – come è ormai chiaro che si deve ammettere (49) – che la spinta iniziale alla ripresa economica al rinnovarsi delle strutture economiche e sociali dell’Europa occidentale si produsse nel secolo IX, cade, oltre che una tesi fondamentale di ‘Maometto e Carlomagno’ (Pirenne, ndr), anche la principale, o almeno una delle principali, delle ‘Villes du Moyen Age’. Non c’entra più la questione delle fasi diverse delle concezioni storiografiche dello stesso Pirenne o la saltuarietà dell’elaborazione delle sue teoria. C’è soltanto e massimamente da rilevare che Pirenne ha scambiato per «origine» di un fenomeno la macroscopicità del fenomeno stesso (perché appare fuor di dubbio che, per questo aspetto, differenze ci furono tra IX-X e XI-XII secolo) ed ha proiettato, in maniera alquanto meccanica, all’indietro tutta una serie di deduzioni non sufficientemente documentate. Che cosa lo ha spinto a fare ciò? Un’adesione ad una visione dialettica, storico-materialistica della storia, risponde il Dhondt, che egli avrebbe accolto, «sans avoir lu une ligne de Marx» (50). Ma il punto è proprio questo: se è vero che nel saggio ‘les périodes de l’histoire sociale du capitalisme’, che è del 1914 (51), egli il successivo nascere e tramontare di diversi tipi di capitalismo, ognuno dei quali soccombe per far luogo ad un altro, ci sembra sia altrettanto vero che questo non basta a definire la concezione del «capitalismo» che ha il Pirenne come una concezione dialettica marxista o para-marxista. La dialettica in questo caso si risolve in mera successione (52). Pensiamo, piuttosto, che l’ingegno di Pirenne, negli anni giustamente indicati dal Dhondt come compresi tra il 1890 circa e il 1905, particolarmente sensibile ai problemi storico-economici abbia intravvisto nell’adozione schematica e indiretta di elementi storico materialistici ‘filtrati attraverso una cultura generale sensibilizzata a certe impostazioni filosofiche’ – cui lo storico rimane sostanzialmente estraneo, per quel che concerne una vera e propria ‘Weltanschauung’ – una possibilità unica di razionalizzare la storia e quindi la storiografia. Ma basta. Il Dhondt avrebbe forse potuto ricordare che, in quegli stessi anni, in Italia, un grande medievista, G. Volpe, studioso geniale del fenomeno economico comunale, appariva, ben più dello stesso Pirenne, vivamente influenzato dal materialismo storico”” (pag XXXVII-XXXVIII) [Ovidio Capitani, introduzione, (in) Henri Pirenne, ‘Le città del Medioevo’, Laterza, Roma Bari, 1993] [(49) Cfr. J. Dhondt, ‘Henri Pirenne: historien des istitutions urbaine’, in ‘Annali della Fondazione italiana per la Storia amministrativa’, III, 1, 1966, p. 122; (50) Ivi, p. 127; (51) Ivi, pp. 103-4 e n 38 a p. 103; (52) Su questa elementare, ma fondamentale differenza, tra dialettica e successione cronologica, a proposito di Sombart e di Marx, rimandiamo ancora all’ ‘Introduzione’ di A. Cavalli a ‘Il capitalismo moderno’, Torino, 1967, pp. 25-6]”,”STMED-001-FMDP”
“PIRETTO Gian Piero”,”Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche.”,”Gian Piero Piretto (1952) insegna Letteratura russa contemporanea all’Università statale di Milano.”,”RUSS-087-FL”
“PIRETTO Gian Piero”,”Gli occhi di Stalin. La cultura visuale sovietica nell’era staliniana.”,”Gian Piero Piretto insegna Cultura russa e Metodologia della cultura visuale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato diversi saggi sulla letteratura russa dell’Ottocento e del Novecento e specificamente sul tema della città in letteratura. Da alcuni anni si occupa di studi culturali in particolare dell’aspetto visuale della cultura russa in epoca sovietica. “”Mosca doveva essere-apparire splendida, monumentale, attraente, efficiente. Ricalcando, anche se mai fu apertamente dichiarato, le orme che l’antagonista Pietroburgo aveva tracciato all’inizio della propria esistenza: stupire, incantare… magari superandola in grandezza. Non solo per la maestosità delle sue proporzioni e l’originalità delle sue prospettive, come era stato per la capitale del Nord, ma, in perfetto stile staliniano, anche per la straordinaria funzionalità della tecnica e delle strutture che stavano alla base di ogni iniziativa e di ogni realizzazione (8). Estetica e tecnologia dovevano marciare di pari passo verso la conquista del comunismo, dopo che a metà degli anni Trenta era stata solennemente annunciata la realizzazione del socialismo. Come nel caso dell’urbanistica haussmanniana, stigmatizzata da Benjamin, “”nobilitare necessità tecniche con finalità artistiche”” (9)”” (pag 128-129) [(8) E’ scontato rimandare all’esempio più eclatante di questo stato di cose, la metropolitana di Mosca. Vedi J. Bouvard, “”La città del futuro: la metropolitana di Mosca””, in A. De Magistris (a cura), ‘URSS anni ’30-’50. Paesaggi dell’utopia staliniana’, tr. it. Mazzotta, Milano, 1977, pp. 47-61 (…). Meno ovvio è citare il canale Mosca-Volga (vedi il capitolo 3 in questo volume), prontamente battezzato Canale “”Mosca”” (antropomorfizzazione della città e sua trasformazione in elemento umano, vivo e attivo; vedi V. Papernyj, ‘Kul’tura dva’, Ardis, Ann Arbor, 1996, p. 188) che, a differenza del suo omologo del Mar Bianco, fu concepito, su base architettonica e non solo tecnica, “”come insieme unico che aveva inizio sulla Volga, con le gigantesche statue di Lenin e Stalin, e terminava a Mosca, con l’elegante edificio della stazione fluviale, opera dell’architetto Ruchljadev. Le chiuse e le stazioni di pompaggio furono decorate nello stile dell’architettura russa fine XVIII secolo-inizio XIX e lussuosamente abbellite con statue, bassorilievi, sopraelevazioni e simboli ideologici”” (D. Chmel’nickij, ‘Architektura Stalina. Psichologija i stil’, Progress Tradicija, Moskva, 2007, p. 213; (9) W. Benjamin, ‘Parigi capitale del XIX secolo. I “”passages”” di Parigi’, tr. it., Einaudi, Torino, 1986, p. 182]”,”RUSS-262″
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni.”,”L’A insegna storia dell’ Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. Nel 1993 ha pubblicato con la Nuova Eri ‘Il giorno di San Vito’ una ampia monografia sulla storia della Jugoslavia.”,”EURC-052″
“PIRJEVEC Joze”,”Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992. Storia di una tragedia.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è certamente tra i pochissimi, autentici esperti italiani dell’imbrogliata matassa dei balcani.. Dopo studi alle Università di Trieste e Pisa e attività scientifica e di ricerca a Vienna e Lubiana, dal 1971 in segna Storia dell’Europa Orientale, di cui è attualmente professore ordinario presso la Facoltà di Scienze politiche di Padova. É autore di numerose pubblicazioni. Tra i libri ricordiamo: Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia, Storia della Russia dal 1800 al 1917, Il gran rifiuto. Questo libro è un’opera completa per capire il dramma Jugoslavo e muoversi, senza perdersi, dentro il groviglio dei Balcani.”,”EURC-011-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, Croati, Sloveni. Storia di tre nazioni.”,”Joze Pirjevec insegna Storia dell’Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Tra le sue opere: Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992 e Le guerre jugoslave 1991-1999.”,”EURC-048-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è certamente tra i pochissimi, autentici esperti italiani dell’imbrogliata matassa dei balcani.. Dopo studi alle Università di Trieste e Pisa e attività scientifica e di ricerca a Vienna e Lubiana, dal 1971 in segna Storia dell’Europa Orientale, di cui è attualmente professore ordinario presso la Facoltà di Scienze politiche di Padova. É autore di numerose pubblicazioni. Tra i libri ricordiamo: Niccolò Tommaseo tra Italia e Slavia, Storia della Russia dal 1800 al 1917, Il gran rifiuto. Questo libro è un’opera completa per capire il dramma Jugoslavo e muoversi, senza perdersi, dentro il groviglio dei Balcani.”,”EURC-067-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Serbi, Croati, Sloveni. Storie di tre nazioni.”,”Joze Pirjevec insegna Storia dell’Europa orientale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Tra le sue opere: Il giorno di San Vito. Jugoslavia 1918-1992 e Le guerre jugoslave 1991-1999.”,”EURC-084-FL”
“PIRJEVEC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”Joze Pirjevec (Trieste 1940) è docente di Storia all’Università del Litorale, Koper / Capodistria e membro dell’Accademia slovena delle Scienze e delle Arti. Per Einaudi ha pubblicato ‘Foibe’ (2009) e ‘Tito e i suoi compagni’ (2015). Con ‘Le guerre jugoslave’ ha vinto il Premio Acqui Storia 2002.”,”QMIx-001-FER”
“PIRJEVIC Joze”,”Le guerre jugoslave, 1991-1999.”,”PIRJEVIC Joze è docente di storia dei Paesi slavi all’università di Trieste. Ha scritto e pubblicato altri libri tra dcui ‘Serbi, Croati, Sloveni. Storia di tre nazioni’ (1995).”,”EURC-105″
“PIRO Franco”,”Il denaro. La libertà. La paura. L’avventura secolare della finanza europea.”,”Franco PIRO (Cosenza 1948) insegna storia economica contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ. di Bologna. “”Il credito a lungo termine diventava la base dei rapporti tra banche e industria. Il 1870 rappresenta nella storia tedesca un anno di svolta. I successi politici e militari erano orami legati al nuovo spirito d’iniziativa economica, tanto che è difficile dire quale fosse il motore della macchina. La macchina, ormai, andava. Il tramonto della giornata del 3 luglio 1866 segnava l’alba di una nuova potenza che si affacciava sullo scenario europeo. Le truppe austriache erano battute a Sadowa. Mezzo milione di soldati aveva combattuto. Uno su quattro era morto. Fu Bismarck a evitare che i suoi soldati raggiungessero Vienna. I suoi pensieri erano altrove.”” (pag 169)”,”EURE-085″
“PIRO Francesco”,”Universo linguistico e giustizia in Pascal e Leibniz.”,”Leibniz: l’ordine come sistema (1666-1686) (cap: II) “”Il punto di crisi, che la fisica fa emergere, nel rapporto tra ordine e tempo non è dunque un momento isolato nella formulazione del sistema maturo”” (pag 85)”,”FILx-018-FMB1″
“PIROLA Giuseppe”,”Religione e utopia concreta in Ernest Bloch.”,”L’A è un gesuita e filosofo (nato nel 1930).”,”TEOC-033″
“PIROLA Giuseppe”,”Religione e utopia concreta in Ernst Bloch.”,”Giuseppe Pirola, gesuita, nato nel 1930 laureato in Lettere e filosofia, docente di filosofia della religione presso l’Aloisianum di Gallarate e l’Istituto Teologico del PIME di Monza. Collabora a ‘Rassegna di Teologia’ L’ analisi blochiana della religione (pag 65-)”,”RELx-029-FF”
“PIROU Gaëtan”,”Les doctrines économiques en France depuis 1870.”,”PIROU Gaëtan professeru à la Faculté de Droit de Paris. Ha scritto ‘Proudhonisme et Syndicalisme révolutionnaire’ (1910), La Crise du capitalisme (1934), Georges Sorel (1927), Leon Duguit et l’Economie politique’ (1933).”,”MFRx-326″
“PIROZKÒVA Antonìna Nikolàevna, a cura di Gianlorenzo PACINI”,”Al suo fianco. Gli ultimi anni di Isaàk Bàbel’.”,”Antonìna Nikolàevna Pirozkòva è nata nel 1909 in Siberia e ha avuto una brillante carriera com ingegnere edile, lavorando per anni alla realizzazione della metropolitana di Mosca. Nel 1996 lascia la Russia e si trasferisce con la figlia Lìdija e il nipote Andrej Malaev-Bàbel’.”,”BIOx-051-FL”
“PIRRO Ugo”,”Mio figlio non sa leggere.”,”‘Una riscoperta scandalosa dell’amore paterno in un’epoca in cui padri e figli si ignorano o si cercano senza trovarsi’.”,”VARx-095-FV”
“PIRZIO-BIROLI Detalmo”,”Rivoluzione culturale africana.”,”Libro dedicato a Léopold Sédar Senghor. D. Pirzio-Biroli è nato in Friuli nel 1916. Dopo aver svolto attività presso il Consiglio d’Europa, l’Ueo e l’Eni, è diventato funzionario della Commissione delle Comunità Europee a Bruxelles, dove ha fatto parte della Direzione generale dello sviluppo. Ha pubblicato ”Africa nera’ (1978).”,”AFRx-006-FFS”
“PISACANE Carlo a cura di Giacomo CANTONI”,”Saggio sulla rivoluzione.”,”PISACANE, uomo politico (Napoli 1818-Sanza, Salerno, 1857). Ufficiale borbonico di famiglia aristocratica e di idee liberali, nel febbraio 1847 fuggì da Napoli a Parigi con Enrichetta di Lorenzo, moglie di tale D. Lazzari. Dopo una breve parentesi nella Legione straniera in Algeria, nel 1848 accorse in Lombardia e combatté valorosamente sul Garda. Accostatosi intanto a Cattaneo e a Mazzini, partecipò alla difesa di Roma dove fu l’anima della commissione di guerra e dimostrò grandi capacità di comando. Caduta la Repubblica, riparò all’estero e poi a Genova (1850) dove, allontanatosi da Mazzini, precisò il suo orientamento ideologico in senso nettamente socialista e proudhoniano. Frutto di tale maturazione fu la sua storia della Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49 (1851) in cui, attraverso l’analisi delle vicende”,”ITAB-006″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume primo.”,”””Coloro i quali, senza rimontare alle cause, si fermano alle prime impressioni, giudicano i Napoletani non buoni soldati; altri, per contrastare quest’ idea, cercano di richiamare alla memoria le antiche gesta dei nostri antenati ricorrendo ad epoche assai remote. Ma parmi che tanto gli uni come gli altri cadano in errore: il valore, come tutte le altre virtù spirituali, non è certo ereditario, ma è figlio dell’ educazione: e perciò, secondo i tempi, vediamo le nazioni ora fiorenti, ora cadere nell’ ignominia.”” (pag 110)”,”ITAB-176″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume secondo.”,”””Anche negli eserciti regolari, ma nuovi alla guerra, è difficile trovare un subalterno capace di condurre a fine un’ operazione isolata; è quindi impossibile sperarlo inun esercito ove manca ordine, disciplina e confidenza scambievole fra capi e soldati. Con tali eserciti si può sperare qualche successo, tenendoli sempre agglomerati quanto più è possibile; ma guai se una parte comincia a staccarsene!”” (pag 77)”,”ITAB-177″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Epistolario.”,”””Se un esercito di Italiani combattesse eziandio contro le falangi del francese socialismo, non faremmo voti ardenti per una sua vittoria””. (pag 198) “”Io so la vostra risposta, noi corromperemo l’ esercito, tenteremo una rivoluzione militare. Credo difficile, o signori, che l’ esercito si lasci ingannare da voi. L’ esercito Napoletano, non è l’ esercito del 1815, il Murat non ha in esso alcun prestigio, esso è l’ esercito nato il 1830; e, quando non sarà più di Ferdinando II, sarà del paese, non già Murat. L’ esercito ha discernimento abbastanza per comprendere che un nuvolo di favoriti e di stranieri verrebbe ad occupare i gradi i più eminenti: e, diventato lo Stato un’ appendice di Francia, sarebbe inviato ad essere distrutto dalla peste in lontane regioni per soddisfare i capricci d’un uomo. L’ esercito che ora sente il peso della tirannide di cui fecesi sostegno, comprende che non è il maestro di cappella che bisogna cangiare, ma la musica. E’ questa una frase venuta da Napoli, in risposta ad un murattiano, che leggendola se ne rammenterà””. (pag 199, Lettera di Pisacane al Direttore di Italia e Popolo, Genova, 23 maggio 1855)”,”ITAB-182″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Cenno storico d’ Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume primo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura)”,”ITAG-166″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Cenno storico d’ Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume primo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura) “”Fu notato che la guerra lascia risentimenti assai meno profondi nel cuore dei popoli vinti, che non le offese recate all’ ombra della pace. La necessità è la prima legge a cui noi abbiamo appreso inchinarci: e la vittoria, la conquista, grandi sviluppi della forza umana, ci fanno riconoscere l’ imperio della necessità. Neppur questa consolazione ebbero gl’ Italiani nel loro assoggettamento aglI Alemanni, attesoché riconobbero Ottone per sovrano, trascinati dall’ imprudenza de’ capi e dalla riconoscenza delle popolazioin: non combatterono, non furono vint, e tutto ad un tratto s’accorsero che la loro patria era diventata un’ appendice della corona germanica, senza che quelli che dicevasi loro padroni avessero alcun titolo al mondo per giustificare l’ usurpazione, neppur quella della conquista””. (pag 70)”,”ITAG-167″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Dell’ arte bellica in Italia. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume secondo.”,”””Non temete nuotare contro il torrente; è d’un’ anima sordida pensare come il volgo perché il volgo è in maggioranza””. Giordano Bruno (in apertura) Riflessioni sull’ ordine concavo e la battaglia di Canne (pag 197) “”Se dai particolari combattimenti ci faremo a considerare l’ intero campo di battaglia, non vedremo più, come presso gli antichi, le schiere sempre disposte in ordine continuo, breve, regolare, e che svelava allo sguardo dell’ avversario i disegni del generale; ma il campo dei moderni è vasto e raramente si può signoreggiare con lo sguardo. Sovente burroni, boschi, villaggi, poggi, lo dividono, lo frastagliano, nascondono le schiere, o appena le lasciano scorgere dall’ incerto luccicar delle armi. Qualche volta gli ostacoli di maggior rilievo separano le due ali, o una di essa, dal centro; ma tutte le mosse che costituiscono il concetto della battaglia, divise in apparenza, sono collegate nella mente del generale; e quelli attacchi separati e lontani cospirano al medesimo fine, alla vittoria su quel punto dal quale dipende il possesso di tutto il terreno occupato. In questi campi, in queste battaglie, tanto dalle antiche differenti, l’ evoluzioni prendono norma da quel principio medesimo che formava la base dell’ antica tattica: operare il masso sforzo sulla chiave delle nemiche difese. Da questo principio ne derivano tutti gli altri (…)””. (pag 196-197)”,”ITAG-168″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”La rivoluzione. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume terzo.”,”””La libertà, e non già la forza, potrà unificare l’ Italia”” (pag 81) “”Nei rivolgimenti popolari, egli è vero, che accanto agli eroi si veggono codardi ed impostori, ed il disordine spesso accompagna le grandi imprese, ma non perciò vien turbato il rapido corso degli avvenimenti. Le rivoluzioni son come le onde d’un rapido torrente che, quantunque torbide della mota sollevata dal fondo, non s’arrestano perciò, nè cessano di sgombrare con fremito gli ostacoli che contrastano al loro corso. Appena un principe, o un potere qualunque sorge a reggere il movimento, e dice: farò io, immediatamente ogni cittadino diviene d’attore spettatore, l’ impeto della rivoluzione s’ammorza.”” (pag 92) “”Finalmente, se la sola guerra di popolo, e guerra affatto rivoluzionaria, può solo riscattare l’ Italia dal suo servaggio, non v’è luogo più a dubbi, se debbasi o pur no lasciar campo alla monarchia di mischiarvisi.”” (pag 95) “”La prima verità che non può disconoscersi, senza negare l’ evidenza, senza negare quaranta secoli di storia, è, che la ragione economica, nella società, domina la politica; quindi senza riformar quella, riesce inutile riformar questa””. (pag 114, Carlo Pisacane, La rivoluzione)”,”ITAG-169″
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Ordinamento dell’ esercito italiano. Saggi storici-politici-militari sull’ Italia. Riportati alla lezione originale secondo l’ autografo e per la prima volta pubblicati integralmente. Volume quarto.”,”Comando dell’ esercito. “”Gli antichi, la cui natura era meno che la nostra depravata dal costume, non usarono chiedere l’ avviso di molti pei loro disegni di guerra, ma il concetto e l’ esecuzione di esso reano pienamente affidati al generale; fra i moderni si riscontrano due esempi, il comitato di salute pubblica ed il consiglio aulico: nel primo era militare il solo Carnot, e suoi furono i progetti, sovente riprovevoli; le prove, poi, fatte da secondo, bastano a discreditare un tal metodo, e (fanno) conchiudere che un solo debba assumere la responsabilità di ideare un disegno di guerra.”” (pag 20) “”La guerra può definirsi l’ azione nell’ azione, e quindi richiede la massima energia, e la massima rapidità, e questa e quella non possono conseguirsi che dall’ autorità d’ un solo. Incertezza e perdita di tempo sono conseguenze inevitabili della discussione; mentre si discute niun parere è adottato, e di tutti i stati questo è il peggiore.”” (pag 21) “”Il modo di schierarsi a battaglia di un esercito romano era quasi invariabile, mentre oggi “”su due leghe quadrate di terreno, dice Federico II, si possono prendere qualche volta diciotto posture. Un buon generale al primo sguardo saprà scegliere la più vantaggiosa””. Quale campo non sarebbe questo d’ interminabile discussione?”” (pag 22)”,”ITAG-170″
“PISACANE Carlo”,”Ordinamento e costituzione delle milizie italiane ossia Come ordinare la Nazione Armata.”,”””John Brown è più grande di Washington e Pisacane è più grande di Garibaldi”” (V. Hugo) (in apertura)”,”ITQM-150″
“PISACANE Carlo”,”Eguaglianza.”,”Carlo PISACANE (1818-1857) è la figura più radicale del risorgimento italiano sostenitore e protagonista della via rivoluzionaria. Ha partecipato alla Repubblica romana e per la spedizione e il tentaivo di rivolta con lo sbarco a Ponza represso nel sangue dai contadini oppressi che voleva liberare. Mario Pagano. Citato da Pisacane assieme a Beccaria nella parte finale dello scritto ‘Eguaglianza’, contro il diritto di proprietà (pag 45) a sostegno della tesi dell’abolizione della proprietà: “”Il frutto del proprio lavoro garentito; tutt’altra proprietà non solo abolita, ma dalle leggi fulminata come il furto, dovrà essere la chiave del nuovo edifizio sociale. E’ ormai tempo di porre ad esecuzione la solenne sentenza che la Natura ha pronunciato per la bocca di Mario Pagano: ‘la distruzione di chi usurpa’”” (pag 47-48) Bibliografia (da Nello Rosselli, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano) Nota bibliografica La nota bibliografica vuol essere completa per quanto riguarda gli scritti di Pisacane a noi fin qui noti; pressoché completa (con omissione cioè soltanto di pochi opuscoli o articoli di scarsa o nessuna importanza) per quanto riguarda gli scritti su Pisacane o su Sapri; per tutto il resto non offre invece che una scelta delle sole pubblicazioni piú utili o piú direttamente riferentisi a Pisacane. Si omettono le citazioni della sterminata bibliografia mazziniana, la cui conoscenza è naturalmente indispensabile per la ricostruzione della vita di pensiero e d’azione di Pisacane. Particolarmente importante è la consultazione dell’epistolario mazziniano per gli anni dal 1849 al 1857: gli accenni a Pisacane vi sono assai frequenti. Non sono citate le opere d’informazione generale sul Risorgimento italiano, ancorché dedichino pagine e pagine a Pisacane e alla sua spedizione. a) Scritti di P. e loro principali edizioni (in ordine cronologico). b) Scritti su P. — Onoranze postume a P. c) Scritti sulla spedizione di Sapri. d) Scritti principali da consultarsi sui tempi e gli amici di P. e) Scelta di opere pubblicate in Piemonte fra il 1849 e il 1855 intorno alla questione sociale. a) 1. Sul momentaneo ordinamento dell’esercito Lombardo in aprile 1848 (pubblicato postumo da C. CATTANEO ne Il Politecnico, Milano, II serie, 1860, pp. 270 sg.). 2. Piano di Guerra presentato al Comitato di Guerra di Brescia, da Tremosine, 26 maggio 1848 (pubblicato postumo da G. FALCO, op. cit., pp. 246-47). 3. Bollettino del Corpo di Operazione (pubblicato ne Il Monitore Romano, Roma, 25 maggio 1849, a firma ROSSELLI e PISACANE). 4. Cenni sui fatti del 26 e del 27 (pubblicati ne Il Monitore Romano, Roma, 27 giugno 1849). 5. Ordini del Giorno, Relazioni, Sentenze, Ordinanze, ecc. vergate da P. a Roma nel 1849, nella sua qualità di Membro della Commissione di Guerra, di Presidente del Consiglio di Guerra, di Sostituto del Ministro della Guerra, di Capo di Stato Maggiore, ecc. (pubblicate ne Il Monitore Romano e nel Bollettino delle Leggi e Regolamenti della Repubblica Romana). 6. Rapido cenno sugli ultimi avvenimenti di Roma dalla salita della breccia al dí 15 luglio 1849, per C. P. capo di S. M. generale dell’esercito della Repubblica Romana, Losanna, Soc. Ed. L’Unione, 1849, in 8°, pp. 4-32 (ristampato nella Biblioteca democratica educativa, Roma, 1892, in 16°, pp. 32). 7. Lettre du Chef de l’état major de l’armée de la Republique Romaine au general en chef de l’armée Française en Italie, Lausanne, L’Union, 1849, in 8°, pp. 14 (traduzione italiana: Torino, Fontana, 1849). 8. La Guerra Italiana (pubblicato ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. I, sett. 1849, pp. 29-42). 9. Rapido cenno sugli avvenimenti di Roma (breve estratto del n. VI; pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 107-13). 10. Sulla scienza della Guerra. Pensieri (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 181-89; n. III, ott. 1849, pp. 277-301). 11. Poche parole sulla relazione della campagna nel 1849 in Sicilia, pubblicata da S. J., aiutante di campo del gen. Mieroslawski (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. II, sett. 1849, pp. 207-12). 12. Relazione storica delle operazioni militari eseguite dalla Repubblica Romana (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. V, dic. 1849, pp. 676-91; n. VI, dic. 1849, pp. 858-69). 13. Qualche osservazione sulla relazione scritta dal Gen. Bava della campagna di Lombardia nel 1848 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. VII, gennaio 1850, PP. 33-47). 14. Poche parole sulla campagna di Bade del 1849 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. VIII, genn. 1850, pp. 179-86). 15. La neutralità della Svizzera (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, n. IX, febbr. 1850, pp, 318-23). 16. Pensieri sugli eserciti permanenti (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Losanna, marzo 1850, pp. 735-45). 17. Programma del libro di imminente pubblicazione La Guerra Combattuta, a firma P. (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 6 luglio 1851). 18. Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49. Narrazione di C. P., Genova, Pavesi, 1851 (tip. Moretti), in 16°, pp. 372 (ristampato nella Biblioteca storica del Risorgimento, Roma, 1906, in 16°, pp. 340, a cura di L. MAINO; tradotto in tedesco da A. CLOTZMANN. Chur, Hitz, 1852, pp. 28-370: presenta, rispetto all’originale, leggere varianti, opera di P. stesso). 19. Dichiarazione a firma C. P. (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 22 agosto 1850 a proposito della Guerra combattuta). 20. Recensione di C. P. al volume di P. ROSELLI, Memorie relative alla spedizione e combattimento di Velletri (pubbl. ne La Voce della Libertà, Torino, sett. 1853, nn. 260, 261, 262). 21. Viva il Trattato (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 21 febbraio 1855). 22. Altri articoli ispirati alla guerra d’oriente pubbl. sullo stesso giornale, ma di non certa attribuzione. Si vedano i nn. 18 febbr.; 14, 15, 17 marzo; 27 marzo; 30 marzo; 4 aprile 1855. 23. I Muratisti (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, n. 199, 20 luglio 1855). 24. Il partito Muratiano e la questione Italiana (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 22 sett. 1855). 25. Articoli vari pubbl. ne La Libera Parola, Genova, agosto 1856, aprile 1857 (l’articolo Murat e i Borboni, ivi compreso, venne ristampato ne L’Italia e Popolo, Genova, n. 263, 1856; e poi, con la firma di P., in Pensiero e Azione, Londra, 1° gennaio 1859. Un altro, Italia e Murat, venne ristampato ne Il Diritto, Torino, n. 225, 1856, ed è comunemente attribuito a P. Sicuramente di P. è finalmente un terzo articolo dedicato ad Agesilao Milano, che L’Italia e Popolo, Genova, ristampò l’11 gennaio 1857). 26. Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia (pubbl. ne L’Italia e Popolo, Genova, 25 ott., 4, 10, 26 nov. 1856: sono alcuni paragrafi di argomento militare tratti dall’opera, inedita allora, di cui al n. 32). 27. Recensione di C. P. a Una lettera di V. G. Orsini all’anonimo autore delle memorie Storico-Critiche della Rivoluzione avvenuta in Sicilia nel 1848 (pubbl. ne L’Italia del Popolo, Genova, 7 marzo 1857, n. 15). 28. Abbozzo di Proclama spedito al Comitato rivoluzionario di Napoli, 1° giugno 1857 (pubbl. da DE MONTE, op. cit., nella redazione originale; da PALAMENGHI CRISPI, op. cit., con le correzioni addottevi da MAZZINI). 29. Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia, 4 voll., Genova, Stab. Tip. Naz. – Milano, Agnelli, 1858-1860, in 8°, pp. XX-102, 168, 178, 187. (Non ha mai avuto ristampe integrali. Il 1° saggio, Cenno storico d’Italia, è stato ripubbl. dall’Ist. Ed. Ital., Milano, 1917, Breviari intellettuali, n. 83. Il 3°, Sulla Rivoluzione, è stato ripubbl. a Bologna, Virano, 1894, pp. IX-269, come I vol. della Biblioteca socialista, con avvertenza di MALAGODI, OLIVETTI, GRAZIADEI, e pref. di COLAJANNI; in appendice il Testamento Politico e qualche estratto degli altri saggi. Successivamente lo stesso 3° saggio, in edizione molto purgata, è stato ripubbl. da Sonzogno, Milano, 1905, Biblioteca universale, n. 339. Il 4° saggio, Ordinamento e Costituzione delle Milizie Italiane, è stato ripubbl. da Sandron, Palermo, 1901, con pref. di G. RENSI, col titolo Come ordinare la Nazione armata, n. 4 della Biblioteca rara; e in parte dall’Ist. Ed. Ital., 1919, Breviari intellettuali, n. 176, col titolo Pensieri sulla strategia). Una edizione critica dei saggi è, sembra, in preparazione a Roma. 30. Testamento Politico (pubbl. nel Journal des Débats, Parigi, luglio 1857 e poi su parecchi giornali politici italiani e stranieri. Venne successivamente ristampato piú volte: in appendice all’edizione originale dei Saggi, come opuscolo a sé, su giornali e riviste. È certamente il piú noto fra gli scritti di P.). 31. Dichiarazione sul libro di bordo del Cagliari, 25 giugno 1857 (pubbl. sui giornali del luglio 1857 e poi piú volte ristampata). 32. Proclama letto a Torraca il 29 giugno 1857 (come sopra). Lettere di Pisacane. Se ne trovano stampate nelle opere piú oltre cit. di DE MONTE, MARIO J., SAFFIOTTI, CORRIDORE, NEGRI, PALAMENGHI-CRISPI, PESCI, ROMANO, FALCO, LOEVINSON, OLIVIERI; in ROSI, G. Mazzini e le critiche di un emigrato (Rivista d’Italia, giugno 1905); nella Rivista di Roma, 23 gennaio 1902, pp. 51-53; nell’Epistolario di Cattaneo, Firenze, Barbera, 1901; in VALZANIA, Ai Ministri Nicotera e Mancini. Memoria, Cesena, 1876; in CONSIGLIO, Un amore di G. P. (Italia letteraria, Roma, 26 giugno 1932). Una lettera inedita, al Masi, da Roma, 6 maggio 1849, trovasi nell’autografoteca Campori, a Modena (ma di nessun interesse); molte, dello stesso periodo e d’interesse puramente militare, trovansi nella Biblioteca Naz. Vitt. Em. in Roma (Il Catalogo della mostra storica del Risorgimento Italiano, ivi ordinata nel 1895, ne numera cinque dell’aprile e giugno 1849, nonché una, a Dall’Ongaro, da Genova, 28 sett. 1852). Nel testo, in fronte a p. 216, ho pubbl. la fotografia di una lettera sin qui inedita a Cosenz; e a p. 257 ho dato notizia di un’altra lettera inedita custodita nel Museo del Risorgimento in Milano, Cartella Pisacane. Ciò nonostante può dirsi che l’epistolario di P. sia andato in grandissima parte perduto; a meno che gelosi depositari non ci riservino gradite sorprese. Un breve autografo di P. trovasi riprodotto ne Il Risorgimento Italiano, 1914, p. 125; d’un altro ha dato notizia il FALCO, op. cit. P. 258: trattasi di due righe scritte da P. nell’Album di Pateras, il 24 gennaio 1851. [Le Opere complete di Pisacane sono state curate da A. Romano per le Edizioni «Avanti!», Milano 1957-64 (Saggi Storici-Politici-Militari sull’Italia…, 4 voll., 1957; Guerra combattuta in Italia…, 1961; Scritti vari, inediti o rari, 3 voll., 1964). Le lettere di Pisacane sono state raccolte da A. Romano nell’Epistolario, Milano-Genova 1937. Per gli studi su Pisacane, si veda la Nota bibliografica di F. Della Peruta in C. PISACANE, La rivoluzione, Einaudi, Torino 1976]. b) La letteratura su P. è estremamente misera. BELLONI G. A., Bibliografia di C. P., in Rassegna storica del Risorgimento, 1929, fasc. I, pp. 253-59. CAVALLI A., P., in La rivoluzione liberale, Torino, 31 maggio 1925. Cenni sulla vita di C. P., premessi al I vol. dei Saggi, ed. originale, pp. v-xx. CONVERTI N., Brevi cenni su P., in La questione sociale, Paterson, 1895-1896. CORRIDORE F., Autografi di C. P., Torino, 1911. C. S., Articolo su P. nel Giornale delle associazioni operaie, Genova, 3 luglio 1864. DA CIMBRO, C. P., in Pagine critiche, 1926, p. 171 sg. DEL RE, C. P. e le sue opere postume, in Rivista contemporanea, Torino, marzo 1859, pp. II-VIII. FABBRI L., C. P. La vita, le opere, l’azione rivoluzionaria. Cenni storici, Roma-Firenze, 1904, pp. 32. FALCO G., Note e documenti intorno a P., in Rivista storica italiana, Torino, luglio 1927, pp. 241-302. GHISALBERTI A. M., Il capo di S. M. della Repubblica Romana del 49, in Rassegna storica del Risorgimento, Roma, 1925, pp. 681-687. Grido (il). Numero unico dedicato a P. nel I centenario della nascita. Napoli, 22 agosto 1918. MACCHI M., C. P., in Almanacco nazionale per il 1858, Torino, 1858, pp. 26-41. – C. P., in La Ragione, Torino, 25 luglio 1857. MALON B., C. P., in Revue socialiste, Paris, nov. 1888. MAZZINI G., Ricordi su C. P., in Italia del Popolo, Genova, 2, 4, 5, 7 maggio 1858. Poi in opuscolo e nelle raccolte dei suoi Scritti. MERLINO F. S., C. P., Milano, 1878. MONTICELLI C., Da C. P. alle bande di Benevento, ne L’Avanti!, Milano, 2 luglio 1911. N(EGRI) E., L’idea politico-sociale di C. P., in La rivendicazione, Forlí, n. 45, 27 agosto 1887. (All’articolo segue una lunga scelta di passi dei Saggi, brevemente commentati: si vedano i nn. 46-52, 55, 57, 61-62 del sett. dic.; nel n. 51, 8 ott., compare un ritratto di P. NEGRI L., C. P. e la campagna del 1848-49, in Rassegna storica del Risorgimento, Roma, 1924, pp. 874-85. NERI A., Una lettera di Cattaneo a P., in Il Risorgimento italiano, Torino, 1908, pp. 306-8. NOI (COLAJANNI N.), Gli avvenimenti e gli uomini: C. P., in Rivista popolare di politica lettere e scienze sociali, Roma, 1904, 15 luglio, pp. 337-39. Con ritratto di P. ORANO P., I patriarchi del socialismo. Pisacane. Roma, 1904, pp. 130-136 e 214-15. PALAMENGHI-CRISPI T., All’eroe di Sapri precursore di Garibaldi. Documenti inediti, in Il giornale d’Italia, Roma, 3 luglio 1904. – Fabrizi, P., Pilo, in Il Risorgimento italiano, 1914, pp. 323-409. – R. Pilo e C. P., ivi, p. 533. PISACANE (c.). Numero unico. Napoli, 2 luglio 1884, pp. 4. Pisacane in L’Avanti della domenica, 1907, n. 32. – in Humanitas, Napoli, 2 luglio 1887. P. e i Mazziniani, in La questione sociale, Firenze, 29 dic. 1883. PISELLI G., Articoli commemorativi di P., in La rivendicazione, Forlí, 7 luglio 1888, 6 luglio 1889, 12 luglio 1890. PUGLIONISI C., P., in La rivoluzione liberale, Torino, 31 maggio 1925. RENSI G., I profeti dell’idea socialista: C. P., in La critica sociale, Milano, 1-15 aprile 1901. ROMANO A., Contributo alla biografia di C. P., in La civiltà moderna, Firenze, 15 giugno 1931. SAFFIOTTI U., Un periodo sconosciuto della vita di C. P., in La nuova antologia, 16 marzo 1913, p. 227 sg. SAVELLI A., P., Firenze, 1925, pp. 116. SPADONI D., Una voce della tomba, in La Critica sociale, Milano, 16 apr. 1897. TRUSIANI M., Considerazione sopra un articolo del colonnello P., in La voce della libertà, Torino, 1853, n. 306; 1854, nn. 3, 8, 14, 21, VAIRO F., C. P. e la nazione armata, in Nuova riv. di fanteria, Roma, 15 maggio 1910, p. 429 sg. VENOSTA F., C. P. e compagni martiri a Sanza, Milano, 1863 (in appendice un articolo di P. PICCARDI, di critica ai principî socialisti di P.). – C. P., A. Milano ed altre vittime napoletane. Notizie storiche, Milano, 1864. – C. P. e C. Nicotera. Notizie storiche, Milano, 1876. Vittime (le) del fanatismo. C. P., Firenze, Nerbini, s. d., pp. 12. ZUCCARINI E., P. e il socialismo moderno, Napoli, 1887. Articoli vari in morte di P. comparvero ne L’Indipendente, Torino, 13, 21 luglio 1857; nel Diritto, Torino, 21 luglio 1857; ne L’Italia del Popolo, luglio 1857 (cit. nel testo); ne L’Armonia, Torino, 17 luglio 1857; in vari giornali inglesi ecc. Articoli biografici su P. si trovano nelle opere di CARPI, Il Risorgimento italiano, Milano, 1884, vol. III; di BONOLA, I patrioti italiani, Milano, 1871; di D’AYALA, Vite degli italiani benemeriti della libertà e della patria, Firenze, 1868, vol. I, pp. 328-31. Notevoli accenni a P. si trovano nelle seguenti opere: ANGIOLINI A., Cinquant’anni di socialismo in Italia. Firenze, 1919, pp. 23-43. DE CESARE R., La fine di un regno, Città di Castello, 1900. DEL CERRO E., Fra le quinte della storia. Torino, 1903, pp. 199-215. DOMANICO, L’Internazionale, vol. I. Firenze, 1911, pp. XVIII-XXVIII. FALDELLA G., Dai fratelli Bandiera alla dissidenza. Torino, 1883. FERRARI A., I precursori del movimento socialista in Italia, in Nuova rivista storica, 1926. LUCARELLI A., La Puglia nel sec. XIX. Bari, 1927. LUZIO A., Carlo Alberto e Mazzini. Torino, 1923, pp. 416-34. MALON B., Histoire du socialisme, vol. IV. Paris, 1884. MARIO J., Opere piú volte cit. MICHELS R., Storia critica del movimento socialista in Italia. Firenze, 1927. MORANDO F. E., Mazziniani e Garibaldini. Genova, 1931. NETTLAU M., E. Malatesta. New York, 1922. NITTI F. S., Gli eroi della rivoluzione, in La vita italiana nel Risorgimento, serie IV, vol. I, p. 59 sg. ORIANI A., La lotta politica in Italia. Bologna, 1925, vol. II, pp. 406-413. Onoranze postume a Pisacane: Monumenti ecc. A Salerno, nei giardini pubblici, venne nel 1864 inaugurato un monumento a P. [A questa cerimonia si riferisce probabilmente La rivendicazione, Forlí, 6 luglio 1889, quando afferma che nel 1875 fu inaugurato in Salerno un monumento a P., oratore il Bovio e che il socialista Covelli non venne lasciato parlare.] (V. ASPRONI G., Il simulacro di C. P. inaugurato in Salerno addí 2 luglio 1864. Napoli, 1864. Nel Museo del Risorgimento in Milano, cartella P., trovasi una scheda di sottoscrizione per questo monumento, intestata Associazione dei Comitati di provvedimento preside Garibaldi. Comitato centrale Genova; s. d.). A Napoli, nel cimitero di Poggioreale, venne eretto nel 1872, a cura di Nicotera, un altro monumento a P. [Presso al quale nel 1890, veniva sepolta Silvia, ricordata in una bellissima epigrafe di G. Bovio (v. BILOTTI, op. cit., p. 437). Il monumento sorge in uno speciale recinto dedicato agli uomini illustri. Quanti amici di P. sepolti lí presso! Conforti, Mezzacapo, D’Ayala, Dall’Ongaro, Boldoni,Cosenz…] (v. ORANO, op. cit., p. 133). In Sapri la spedizione non venne ricordata che da una concisa epigrafe; similmente a Ponza. Il 2 luglio 1903 venne posta, a Sanza, la prima pietra di un cippo ai caduti (v. il giornale Masuccio, di Salerno, 2 luglio 1903, numero unico dedicato alle onoranze a Pisacane, con articoli di Morvillo, Natoli ecc. Il 3 luglio 1904 il cippo venne solennemente inaugurato, presenti un nipote di P. e i fratelli di Falcone. Parlarono per l’occasione i deputati Camera e De Marinis (v. La cronaca di Salerno, 6 luglio 1904; La rivista popolare, 15 luglio 1904; Il giornale d’Italia, 3 luglio 1904). Nel 1906 venne deliberata l’apposizione di una lapide commemorativa al Fortino di Cervara (BILOTTI, 20). In Napoli Pisacane non è ricordato che dal nome di una modesta strada (come in molte altre città italiane). Nel 1911 venne inaugurata a Tatti (Massa marittima) una targa di marmo a P. precursore di Garibaldi e primo banditore del socialismo in Italia (e nella stessa occasione ristampato in opuscolo il suo Testamento politico. Grosseto, 1911). A Genova P. è ricordato da una lapide murata sulla facciata di casa Benettini, nella via a porta degli Archi. Varie. Fin dall’ottobre 1857 Mazzini pensò a fare coniare una medaglia in onore di P., raccogliendo contributi fissi di 50 cent. in Italia e all’estero; ma l’iniziativa, s’è detto, non ebbe attuazione. Nel 1860 Garibaldi dittatore assegnò una pensione vitalizia a Silvia, figlia di P. (v. MARIO J., In memoria di Nicotera, 48 sg.; A. Bertani e i suoi tempi, I, 245). Una proposta di legge per «lo assegnamento di una pensione vitalizia ai superstiti della spedizione P. nel 1857» venne presentata alla Camera nel 1877 da Cairoli, Garibaldi, Sprovieri, Fabrizi, Bertani ecc. La discussione ebbe luogo il 29-30 gennaio, oratori principali il Cairoli (in favore), Sella (contro). Il progetto venne preso in considerazione, ma restò poi sempre allo stato di progetto (v. MARIO, In memoria, p. 117 e i giornali del tempo, ad es. Il Dovere, Roma, 1° febbraio 1877. Il discorso Cairoli venne anche pubbl. a parte: Roma, 1877, pp. 10). Gruppi socialisti ed anarchici intitolati a P. vennero fondati qua e là in Italia dopo il 1880: ad es. a Forlí nel 1886, a Cervia e a Villa Savio nel 1888. Le date anniversarie di P. vennero frequentemente commemorate dai socialisti, la prima volta, credo, dalla Federazione socialista forlivese, il 2 luglio 1882. Tre numeri unici di giornali vennero, per quanto mi consta, dedicati a P.: il 2 luglio 1884, il 2 luglio 1903 e il 22 agosto 1918 (già cit.). Nell’ottobre 1887 Antonio Fratti, mazziniano, tenne a Forlí una conferenza in gran parte dedicata a P. (v. La rivendicazione, Forlí, 15 ott. 1887) [Fratti rivendicò il sostanziale accordo di pensiero tra Mazzini e P., ma venne vivacemente rimbeccato dalla stampa socialista]. Il nome di P. echeggiò spesso alla Camera italiana: ad es. l’1 luglio 1861 (Crispi); il 29-30 gennaio 1877 (Cairoli, Sella); il 17 giugno 1882 (Cavallotti); il 13 giugno 1891 (Imbriani); il 13 giugno 1894 (idem); il 10 aprile 1897 (Bissolati); l’11 aprile 1897 (Imbriani) [Bissolati esaltò «l’atto dell’eroe di Sapri, che, socialista, si immolava per creare l’Italia borghese, perché sapeva che lo sviluppo della borghesia e la costituzione della nazionalità sono preparazione necessaria della società comunista». Imbriani ribatté che «P., sbarcando a Sapri, non aveva che un pensiero: l’unità italiana sotto la bandiera della repubblica».] c) ALBINI D., La S. di S. e la provincia di Basilicata. Roma, 1891, pp. 24. AMABILE A., La genesi storica e il contrib. ideale della S. di S. Nocera, 1899. Ansie (le) del governo borbonico nel 1857. In Il Ris. ital., 1920, p. 399 sg. BILOTTI P. E., La S. di S. Da Genova a Sanza. Salerno, 1907. C.(ASANOVA) E.(UGENIO), Sulla preparazione di S., in Rass. stor. del Ris., 1924, p. 511 sg. DE LEO A., Commemorazione della S. di S. Salerno, 1885. DE MONTE L., Cronaca del Comitato segreto di Napoli su la S. di S. Napoli, 1877. FABRIZI N., La S. di S. e il Comitato di Napoli. Napoli, 1864. FISCHETTI G., Cenno storico dell’invasione dei liberali in Sapri nel 1857. Napoli, 1877. GIANGIACOMI P., Anconitani precursori e soldati dei Mille. Ancona, 1910. LABATE V., R. Pilo e la S. di S., in Rivista d’Italia, gennaio 1908, pp. 145-64. LACAVA M., Nuova luce sulla S. di S., in Atti dell’Accad. Pontaniana, vol. XXII. MAZZIOTTI M., Documenti relativi alla S. di S., in Rass. stor. del Ris., 1916, p. 765 sg. MESSAGGI G., Della sommossa di Genova, dei fatti di Livorno e dello sbarco dei rivoltosi in Sicilia nel 1857. Milano, 1857. PAOLUCCI G., Rosolino Pilo. Memorie e documenti dal 1857 al 1860, in Archivio stor. sicil., 1899, pp. 210-84. POGGI F., Sapri (sped. di), in Dizionario del Ris. nazionale, Milano, 1931, pp. 949-54. RACCIOPPI G., La S. di Carlo Pis. a S., con nuovi doc. inediti. Napoli, 1863. – Gli echi di Sapri. 1897. RONDINI D., La S. di S., in Il Ris. Ital., 1911, pp. 160-88. SAFFI A., Cenni biografici e storici a proemio dal testo, in Scritti ed inediti di G. MAZZINI, vol.. IX, pp. CXXX-CLIV. ZAGARIA R., La parte del Mazzini nella spedizione di Sapri, in Rass. stor. del Risorg., aprile-giugno 1927. (Si vedano in TABARRINI, Vita di Lenza; MINGHETTI, Miei ricordi; PASOLINI, Memorie raccolte da suo figlio, le impressioni destate su Pio IX, allora in viaggio nelle Legazioni, dalle notizie della Spedizione di Sapri). La spedizione di Sapri dette luogo a numerosi componimenti poetici, quasi tutti assai scadenti, seppure calorosi e ispirati. Vanno citati, in ordine di tempo: MERCANTINI L., La spigolatrice di Sapri, stampata la prima volta nel Movimento, Genova, 3 agosto 1857; RICCIARDI C., Novissima verba. Carme ai caduti di Sapri, in La Gazzetta del Popolo, Torino, 29 luglio 1857: VECCHI C. A., Canto funebre, ivi, 17 agosto 1857; CURZIO F., L’eroe di Sapri (4 sonetti), 1858, ristampati in Poesie edite ed inedite di F. C., Milano, 1883. LOMBARDI E., La spedizione di Sapri, letta la prima volta nel 1865 e poi stampata nella Biblioteca universale del Sonzogno; QUARTA A., La spedizione di Sapri. Versi, Roma, 1877; versi di TERZI R., e di CAPASSO G. si leggono sul giornale Masuccio, Salerno, 2 luglio 1903. Fra gli stranieri che cantarono la spedizione si veggano SWINBORNE, Song of Italy; HARRIET HAMILTON-KING, The disciples, London, 1873 (v. il brutto poemetto Nicotera). CARDUCCI dedica due versi a Pisacane in una delle sue odi barbare (Scoglio di Quarto). È noto che anche VICTOR HUGO tessé l’apologia di P., dicendolo piú grande di Garibaldi nello stesso modo che Brown era da considerarsi piú grande di Washington. d) Sugli amici di Pisacane: CARRANO F., Ricordanze stor. del Ris. ital., 1822-1870. Torino, 1885. CASONI F., G. Cadolini, in Rass. stor. del Ris., 1922, p. 45 sg., 315 sg. (anche: CADOLINI, Memorie, Milano, 1911). CATTANEO C., Opere ed epistolario, varie edizioni. COLLETTI A., A. Franchi e i suoi tempi. Torino, 1925. DE GUBERNATIS A., F. Dall’Ongaro e il suo epistolario scelto. Firenze, 1875. (FANELLI, intorno a): CHIARELLI G., Un patriota martinese: G. F., in Il Mondo, Roma, 12 aprile 1925. TEOFILATO C., G. F. dalla Giovine Italia alla Intern., in Vita e pensiero, Roma, 1° agosto 1925, pp. 205-8. MALATESTA E., G. F. Ricordi personali, in Vita e pensiero, Roma, 16 sett. 1925, pp. 252-54. LUCARELLI A., La Puglia nel sec. XIX, cit., p. 223 sg. FERRARELLI G., L. Mezzacapo e i suoi tempi. Roma, 1885. FRANCHI A., A G. Mazzini. Torino, 1857. GROPPA B., B. Falcone: discorso. Corigliano cal., 1911. GUARDIONE F., Il generale E. Cosenz. Palermo, 1900. HERZEN A., My past and thoughts. The memoirs of. London, 1924. ITALICUS, L. Orlando e i suoi fratelli. Roma, 1898. MACCHI M., La conciliazione dei partiti. Genova, 1856. MARIO J., A. Bertani e i suoi tempi. Firenze, 1888. – In memoria di G. Nicotera. Firenze, 1894. NERI A., Un episodio inedito della vita di N. Bixio. Genova, 1912. OLIVIERI G., I Plutino nel Risorg. nazionale. Campobasso, 1907. PESCI U., Il gen. C. Mezzacapo e il suo tempo. Bologna, 1908. PUPINO CARBONELLI C., G. Mignogna nella storia dell’unità d’Italia. Napoli, 1889. ROMANO N., G. B. Falcone, Città di Castello, 1888. SAFFIOTTI U., Lettere ined. di C. Cattaneo a M. Macchi, in Rass. stor. del Ris., ott.-dic. 1925, pp. 721-800. VISALLI V., C. De Lieto. Roma, 1919. Sui tempi di Pisacane: (Sulla vita militare nelle Due Sicilie borboniche) D’AYALA M., Memorie di M. D’Ayala e del suo tempo. Torino, 1886; FERRARELLI G., Memorie militari del Mezzogiorno d’Italia. Bari, 1911. (Sulle condizioni civili delle Due Sicilie borboniche) DE CESARE, op. cit.; MAZZIOTTI M., La reazione borbonica nel regno di Napoli. Milano, 1912. (Sulla Legione straniera) MOREL, La Légion étrangère. Paris, 1912; GRISOT et COULOMBON, Historique de la L. E. de 1831 à 1887. Paris, 1888. (Sulle campagne di guerra del 1848-49 le citazioni sarebbero innumerevoli, perciò si omettono; le op. seguenti vengono notate solo perché hanno riferimenti diretti a Pisacane) DE HOFSTETTER G., Giornale delle cose di Roma nel 1849. Torino, 1851; LOEVINSON E., G. Garibaldi e la sua legione nello Stato romano 1848-49. Roma, 1902-907; ROSELLI P., Memorie relative alla spedizione e combattimento di Velletri. Torino, 1853; GABUSSI G., Memorie per servire alla storia della rivoluzione degli Stati romani. Genova, 1850. (Sulla emigrazione politica in Isvizzera e in Piemonte) CADOLINI G., Memorie del Ris. dal 1848 al 1862. Milano, 1911; LOERO A., Gli emigrati politici in Genova nell’epoca del Ris., Bologna, 1911; CASANOVA E., L’emigrazione siciliana dal 1849 al 1851, in Rass. stor. del Ris., XI, 1924; POGGI F., Emigrazione politica italiana nel Regno di Sardegna, in Dizion. del Ris. Naz., cit., vol. I, pp. 964-972. (Sulla emigrazione politica in Inghilterra) CALMAN A. R., Ledru-Rollin après 1848 et les proscrits français en Angleterre. Paris, 1921; WHITAKER T., Sicily and England. London, 1907. (Sul dissidentismo nel movimento repubblicano) La bibliografia è molto vasta; si vedano, per una prima informazione, LAVELLI E., PEREGO P., I misteri repubblicani e la ditta Brofferio, Cattaneo, Cernuschi e Ferrari. Torino, 1851; ROSI M., Mazzini e la critica di un emigrato, in Riv. d’Italia, 1905. (Sul murattismo) L’opera piú recente è GAVOTTI M. V., Il movimento murattiano dal 1850 al 1860. Roma, 1927. (Su La libera parola) CASONI F., La Libera parola. Sua diffus. e influenza, in Rass. stor. del Ris., 1928, p. 362 sg.; MICHEL E., Un giornale rivoluzionario: La Libera Parola, in Riv. d’Italia, 30 giugno 1915, PP. 942-48; ITALICUS, op. cit.; ROSI M., I Cairoli. Torino, 1908. (Sui movimenti di Genova e di Livorno, 1857) MICHEL E., L’ultimo moto mazziniano. Livorno, 1903; PARETO-MAGLIANO B., Lettere e ricordi di Mazzini. Torino, 1924; scritti vari di J. MARIO, cit., e specialmente il seguente: La spedizione di C. Pisacane e i fatti di Genova del 1857, in La Riv. popolare a G. Mazzini nel 100° anniversario della nascita; Processo di Genova, 1858, in La gazzetta dei tribunali, febbraio 1858. (Sul processo di Salerno, 1858) Atto di accusa proposto dal Proc. del Re… contro G. Nicotera ed altri imputati… e decisione emessa dal G. C. su di essa. Salerno, 1857; Atto di accusa per i fatti di Ponza e di Sapri. Salerno, 1859. (Sulle polemiche determinate dall’insuccesso della spedizione di Sapri) Oltre alle opere già citate sulla spedizione: Resoconto del processo di diffamazione promosso da S. E. il Min. dell’Interno G. Nicotera contro S. Visconti, gerente della Gazzetta d’Italia. Firenze, 1877; FOSCHINI L. D., Processo Nicotera – Gazzetta d’Italia. Resoconto stor. aneddotico. Milano, 1876; PALLESCHI F. G., G. Nicotera ed i fatti di Sapri, Firenze, 1876; DE BELLIS F., L’eroe di Sapri. Napoli, 1877; ed altri scritti sul processo di Firenze di CARRARA F., CERLENIZZA L., CORSI T., MARI A. (Sulla questione del Cagliari) Voluminose memorie ufficiali dei governi napoletano ed inglese si trovano a stampa; intorno ad esse si ebbe una vasta fioritura di opuscoli; molto materiale trovasi ancora inedito negli Archivi di Napoli, Torino e Londra. Si veda BIANCHI N., Storia della diplomazia europea in Italia, VII, pp. 408-24. e) ACERBI C., Progetto di miglioramento morale e materiale, a uso delle classi operaie. Casale, 1851. BIANCHI-GIOVINI A., Prediche domenicali. Torino, 1856. Biblioteca democratica settimanale. Genova, 1850-51. BOCCARDO G., Trattato teorico pratico di economia politica. Torino, 1853. CAPELLO G., Pensieri sul miglioramento morale e materiale della classe degli operai. Torino, 1849. CARPI L., Del credito agrario e fondiario. Torino, 1854. C. G. A. R., Timori e speranze per la Chiesa dalle ultime vicende di Roma. Genova, 1850. CORVAJA G., La bancocrazia. Torino, 1853. – La lega industriale, ossia la panacea generale per guarire la società di tutti i mali del monopolio. Torino, 1853. Demagogia (la) italiana ed il papa-re. Torino, 1849. F. T., Cenni sull’attuale politica europea, ossia il nuovo sistema di. Genova, 1850. GIUDICE L. M., Elementi di economia politica e industriale. Torino, 1855. GIULIO C. I., Della tassa del pane. Torino, 1853. MACCHI M., Dell’importanza sociale acquistata dalle moltitudini. Valenza, 1856. MASSINO-TURINA P. G., La beneficenza ordinata a sistema, ossia ricerca delle cause della miseria e dei modi pratici di fermarne il corso. Torino, 1850. MENEGHINI A., Elementi di economia sociale ad uso del popolo. Torino, 1851. MONTANELLI G., Introduzione ad alcuni appunti storici sulla rivoluzione d’Italia. Torino, 1851. MORELLI G., Enosetnismo. 1855. QUAGLIA L. Z., Sulle società di operai formatesi in Piemonte dopo lo Statuto. Torino, 1854. Repubblica (la) italiana del 49. Suo processo. Torino, 1850. ROSMINI A., Comunismo e Socialismo. Ragionamento. Genova, 1849. RUSCONI C., Prolegomeni di economia politica. Torino, 1852. Saggio intorno al socialismo e alle dottrine e tendenze socialiste. Torino, 1851. SCIALOIA A., I principii della economia sociale. Torino, 1849. – Carestia e governo. Torino, 1853. (TAPARELLI D’AZEGLIO P. L.) Sette libere parole di un italiano sulla Italia. 2a ed., Torino, 1849. TRINCHERA F., Corso di economia politica. Torino, 1854. TURCOTTI A., Dei diritti dell’uomo su la produzione del lavoro nell’interesse delle classi operaie. Varallo, 1853. TUVERI G. B., Specifici contro il codinismo. Cagliari, 1849. – Del diritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi. Cagliari,1851.”,”SOCU-175″
“PISACANE Carlo a cura di LEPRE Aurelio”,”La rivoluzione in Italia.”,”L’illusione del salto rivoluzionario in Pisacane, saltando la fase della rivoluzione borghese, ha radice nel ripensamento degli avvenimenti del 1848. Si tratta della fine del concetto di rivoluzione europea… (pag 25, introduzione) Pisacane rivendica il “”primato”” italiano per affermare la possibilità di una rivoluzione socialista là dove non c’è ancora stata una rivoluzione democratico-borghese (pag 27 introduzione) PISACANE Carlo a cura di LEPRE Aurelio, La rivoluzione in Italia. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1968 pag 225 8° prefazione di Aurelio LEPRE (pag 7-28). [‘Il Mazzini, per mantenersi su queste posizioni, è costretto a rompere con i settori più avanzati della democrazia. Nel 1851, che è l’anno più importante per il processo di chiarificazione e di riassestamento nelle file della democrazia, egli precisa energicamente il suo atteggiamento contrario al socialismo. Nello stesso tempo invece, il Pisacane guarda al fallimento del 1848 in modo spregiudicato, disposto ad accogliere qualsiasi teoria che possa meglio chiarirgli i termini del conflitto in corso. Aiutato dalla lettura assidua di testi socialisti, egli vede, sotto lo schermo della guerra d’indipendenza, svolgersi, contemporaneamente, la lotta di classe. Il suo distacco da Mazzini, di conseguenza, non avviene soltanto sul piano del rifiuto delle «declamazioni da ispirato», ma anche su quello della questione sociale: «Il dire più eque le condizioni fra contadino e proprietario, fra capitalisti e operai – scrive al Dall’Ongaro – non ammette che due casi: o P. [Pippo] crede possibile risolvere il problema sociale senza abolire la proprietà; ed allora non ha studiato a fondo la società presente, o P. parla così per non intimidire i proprietari; e allora simula; ciò non è rivoluzionario… Ho studiato con assiduità (e non ho ancora terminato) tutti gli economisti e i socialisti e ti assicuro che per ottenere ciò che vuole P. non si è mezzo termine; gli strumenti del lavoro debbono essere in comune. Perché temere di parlar chiaro, perché non fare tra le masse una propaganda di questo genere, l a quale è facilissima? (1)». In realtà, una propaganda del genere non è affatto facile, e Pisacane se ne accorgerà presto. Con questa questione siamo però giunti ad una tappa estremamente importante dello svolgimento del pensiero pisacaniano. La propaganda tra le masse investe infatti i problemi della direzione e dell’organizzazione rivoluzionaria. Il modo come Pisacane li affronta ha molti punti di contatto con le teorie di Herzen. E’ nota la concezione di Herzen, espressa nell’affermazione delle necessità di creare dei rivoluzionari che, come ha scritto il Venturi, «spezzino individualmente il legame con il mondo circostante» (cioè con la loro classe) per «dedicarsi al popolo e penetrare in esso» (2). Analoga, a questo proposito, è la posizione che il Pisacane esprime nella ‘Guerra combattuta’ quando scrive che i «pensatori» dovrebbero «svolgere, elaborare, discutere, formulare» il germe di malcontento che esiste nelle classi più povere, così da «renderlo popolare e farne la bandiera di un partito». La questione, indipendentemente dallo studio del Pisacane, ma in relazione ai gruppi mazziniani a cui il Pisacane era vicino, è stata analizzata da Gramsci, che ne ha sottolineata tutta la validità ed importanza, osservando che «il collegamento delle diverse classi rurali che si realizzava in un blocco reazionario attraverso i diversi ceti intellettuali legittimisti-clericali poteva essere dissolto per addivenire ad una nuova formazione liberale-nazionale solo se si faceva forza in due direzioni: sui contadini di base (…) e sugli intellettuali degli strati medi e inferiori, concentrandoli e insistendo sui motivi che più li potevano interessare (…). Si può dire però che, data la dispersione e l’isolamento della popolazione rurale e la difficoltà quindi di concentrarla in solide organizzazioni, conviene iniziare il movimento dai gruppi intellettuali» (3). Che il Pisacane abbia preso in considerazione questa opportunità mostra la stretta aderenza del suo pensiero alla situazione che faceva oggetto della sua indagine. Aderenza che appare ancora più rilevante se si considera che il Pisacane non poneva la questione in astratto, ma in relazione al ceto intellettuale italiano, che non era certo su posizioni rivoluzionarie. Ed è questa constatazione («Ma disgraziatamente l’Italia non conta gli apostoli del suo avvenire» fatta nella ‘Guerra combattuta’, a spingerlo più tardi, nei ‘Saggi’, a delineare meglio le sue idee a tale proposito: «Ognuno diventi un Socrate, in piazza, ne’ trivii, al deschetto del ciabattino, al pancone del falegname, si faccia ad interrogare quelle rozze menti, e le conduca passo per passo alla scoverta della verità. Io sono simile a mia madre, diceva Socrate, figlio di una levatrice, non creo nulla, ma aiuto gli altri a produrre. E’ questo il solo mezzo di rischiarare, in parte, la mente del popolo, di educarlo, e non già tenendolo a forza nelle scuole, o stampando libri che esso non legge. E questo mezzo di propaganda volgare, ed adatto alla sua intelligenza, e che trae argomento dai suoi più pressanti bisogni, neppur è bastante a conseguire lo scopo desiderato. La plebe non si lascia convincere che da’ fatti, ma la propaganda di cui discorremmo elabora fra un numero significativo di giovani la conoscenza de’ diritti che ad ogni uomo accorda la Natura; e cotesti giovani, appena il popolo, sotto la sferza del dolore, si precipita nel moto, e dubbioso non sa ove dirigere gli attacchi e come colorire i desideri, facendosi tutti oratori di circostanza dureranno pochissima fatica a far loro comprendere quello che in un secolo di calma ed in mille volumi non avrebbero mai appreso dai dottrinari» (4). In questo passo vi è tutta la concezione insurrezionale del Pisacane, concretatasi poi nell’organizzazione della spedizione di Sapri’ (pag 12-13-14) [Aurelio Lepre, Prefazione] [(1) Citata da N. Rosselli, in ‘Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano’, Milano, 1958, p,. 198; (2) F. Venturi, Il populismo russo, Torino, 1952, vol. I, p. 63; (3) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, cit., pp. 81-82; (4) C. Pisacane, ‘Saggi storici-politici-militari sull’Italia’, a cura di A. Romano, Milano-Roma, 1957, vol. III, p. 201] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QUAR-090&#8243;
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume primo.”,”””Coloro i quali, senza rimontare alle cause, si fermano alle prime impressioni, giudicano i Napoletani non buoni soldati; altri, per contrastare quest’ idea, cercano di richiamare alla memoria le antiche gesta dei nostri antenati ricorrendo ad epoche assai remote. Ma parmi che tanto gli uni come gli altri cadano in errore: il valore, come tutte le altre virtù spirituali, non è certo ereditario, ma è figlio dell’ educazione: e perciò, secondo i tempi, vediamo le nazioni ora fiorenti, ora cadere nell’ ignominia.”” (pag 110)”,”ITAB-041-FF”
“PISACANE Carlo, a cura di Aldo ROMANO”,”Scritti vari. Inediti o rari. Volume secondo.”,”””Anche negli eserciti regolari, ma nuovi alla guerra, è difficile trovare un subalterno capace di condurre a fine un’ operazione isolata; è quindi impossibile sperarlo inun esercito ove manca ordine, disciplina e confidenza scambievole fra capi e soldati. Con tali eserciti si può sperare qualche successo, tenendoli sempre agglomerati quanto più è possibile; ma guai se una parte comincia a staccarsene!”” (pag 77)”,”ITAB-042-FF”
“PISACANE Carlo, a cura di Giacomo CANTONI”,”Saggio sulla rivoluzione.”,”Carlo Pisacane, uomo politico (Napoli 1818-Sanza, Salerno, 1857). Ufficiale borbonico di famiglia aristocratica e di idee liberali, nel febbraio 1847 fuggì da Napoli a Parigi con Enrichetta di Lorenzo, moglie di tale D. Lazzari. Dopo una breve parentesi nella Legione straniera in Algeria, nel 1848 accorse in Lombardia e combatté valorosamente sul Garda. Accostatosi intanto a Cattaneo e a Mazzini, partecipò alla difesa di Roma dove fu l’anima della commissione di guerra e dimostrò grandi capacità di comando. Caduta la Repubblica, riparò all’estero e poi a Genova (1850) dove, allontanatosi da Mazzini, precisò il suo orientamento ideologico in senso nettamente socialista e proudhoniano. Frutto di tale maturazione fu la sua storia della ‘Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49’ (1851) (…)”,”SOCU-001-FER”
“PISANO Rossano a cura; saggi di Patrizia AUDENINO Gabriella BONACCHI Michela DE-GIORGIO Fiamma LUSSANA Andrea PANACCIONE Rossano PISANO Stefano PIVATO Maurizio RIDOLFI; scritti di Giacomo STERN Gino ALFANI J.L. JOYNES Giuseppe OGGERO Luigi BERTRAND Eugenio CIACCHI Isidoro LEVEQUE Giorgio PLECHANOV Dott. BIEL Andrea COSTA Emilia MARIANI Aroldo NORLENGHI Giorgio RENARD Eodardo COSTANZI Alfredo NOVARO Gustavo ROUANET Giovanni BONAGIUSO”,”Educazione e propaganda nel primo socialismo. La ‘Libreria’ della ‘Lotta di classe’ 1892-1898.”,”saggi di Patrizia AUDENINO Gabriella BONACCHI Michela DE-GIORGIO Fiamma LUSSANA Andrea PANACCIONE Rossano PISANO Stefano PIVATO Maurizio RIDOLFI; scritti di Giacomo STERN Gino ALFANI J.L. JOYNES Giuseppe OGGERO Luigi BERTRAND Eugenio CIACCHI Isidoro LEVEQUE Giorgio PLECHANOV Dott. BIEL Andrea COSTA Emilia MARIANI Aroldo NORLENGHI Giorgio RENARD Eodardo COSTANZI Alfredo NOVARO Gustavo ROUANET Giovanni BONAGIUSO”,”MITS-128″
“PISANTI Tommaso”,”Storia della letteratura americana.”,”Tommaso Pisanti insegna letteratura nordamericana nell’Università di Salerno. Crito e saggista, è autore di varie opere tra cui ‘Poesia del Novecento americano’ (1978) “”Nato in California, avido lettore, con studi irregolari (studiò biologia a Stanford, senza però laurearsi) e varie esperienze, John Steinbeck (1902-1968) si volse a rappresentare figure e situazioni di quel suo angolo di California americana-messicana, intorno a Monterey, ancora tipica e pittoresca «piccola città». Un fusione socio-folklorica, che affascina il primo Steinbeck (‘Cup of Gold’, La coppa d’oro, 1929, che riporta alle leggende di pirati e bucanieri; e ‘The Pastures of Heaven’, I pascoli del cielo, 1932). Elementi di una vaga ma pregnante «mistica della terra» animano ‘To a God Unknown’ (A un Dio ignoto, 1933). Ma è con ‘Tortilla Flat’ (Pian della Tortilla, 1935), con le picaresche vicende dei ‘paisanos’ della Valle di Monterey che Steinbeck dà precisa focalizzazione a tale tematica californiana; cui tornerà in ‘Cannery Row’ (1945). Ma l’estensione e la gravità della «grande crisi» acuivano l’attenzione verso il «sociale». Sembrava che stesse per verificarsi la profezia marxiana sul «crollo» del capitalismo. In ‘Dubious Battle’ (La battaglia, 1936) è il ‘report’ di un lungo sciopero di braccianti contro i frutticoltori. Ma, come su uno sfondo, pur sempre, di saga cavalleresca e di contrapposizione antinomica (tra Mac, il sindacalista «duro», d’acciaio, e Doc «umanitario»). Del resto, anche Steinbeck, come Doc, «non crede tanto nella causa, quanto negli uomini», ed elementi umorosi-liricizzanti s’intrecciano quindi con quelli epico-sociali, senza che vi sia, spesso, però, adeguata fusione. Anche in ‘The Grapes of Wrath’ (Furore, 1939) – romanzo di enorme risonanza (John Ford ne trarrà l’altrettanto famoso film) – il drammatico viaggio della famiglia Joad, su un camion sgangherato, verso il miraggio dei frutteti della California, si snoda tra plastica asprezza realistica e ricalco di avventurosi itinerari western”” (pag 68) L’estensione e la gravità della «grande crisi» acuivano l’attenzione degli scrittori verso il «sociale»”,”VARx-619″
“PISCHEL Giuliano”,”Marx giovane (1818-1849).”,”””Il giudizio che della Neue rheinische Zeitung ha dato Franz Mehring, lo storico della socialdemocrazia tedesca, rimane il più vero: “”Essa associava una profonda intelligenza del nesso storico delle cose – intendimento che non degenerò mai in oziosa contemplazione – con un’ ardita smania di operare, che non si perdette mai in illusioni. Essa non adulava il paese, come non si sognava di adulare i despoti. Flagellava a sangue tutto ciò che ancora v’ era di filisteo e di servile nei tedeschi, ma alimentava ogni favilla rivoluzionaria che promettesse di divampare come fuoco purificatore…Per la stolta placidità dietro cui il piccolo borghese tedesco nascondeva la sua sonnolenza essa non aveva che scherno e beffe.”” (pag 349) “”E Marx poneva risolutamente il problema: “”L’ abisso profondo che si apre ai nostri occhi deve ingannare noi democratici, deve farci pensare che la lotta per le forme statali sia illusoria, non porti a nulla? Soltanto gli spiriti deboli, poltroni, possono fare questa domanda. Dai conflitti che nascono dalle condizioni stesse della società borghese e che non potrebbero essere appianati da sogni chimerici, bisogna trionfare con la lotta””. (pag 357)”,”MADS-335″
“PISCITELLI Enzo”,”Da Parri a De Gasperi. Storia del dopoguerra 1945-1948.”,”PISCITELLI Enzo è libero docente presso l’ Università di Roma e insegna Storia moderna nell’ Istituto universitario pareggiato di Cassino. Ha pubblicato: ‘Stato e Chiesa sotto la Monarchia di luglio’; Pio VI e gli scrittori economici romani’, ‘Storia della resistenza romana’.”,”ITAP-024″
“PISCITELLI Enzo”,”Storia della Resistenza romana.”,”””Le azioni compiute sono, tuttavia, ancora sporadiche, a carattere individuale, senza peso determinante. Occorre rafforzare l’ organizzazione clandestina e creare gli strumenti adatti alla lotta. Vi provvedono i partiti di sinistra: il PSIUP, il partito d’ azione, il Movimento comunista d’ Italia e il PCI. Del tutto assente ed estraneo a questo tipo di lotta, per i motivi già spiegati, è il FCMR. Ma il PSIUP, benché conti circa 2500 aderenti cittadini, poco può fare: purtroppo, il 15 ottobre, con l’ arresto di Giuseppe Saragat e, soprattutto, di Sandro Pertini, ha subito un colpo che ne ha scompaginato le file direttive. Il partito d’ azione, formato preminentemente da intellettuali, stenta a mettersi in moto in questo particolare settore. D’altra parte, in un momento cruciale per la sua organizzazione e per la lotta, tra il 19 e il 20 novembre, molti suoi valorosi dirigenti come Leone Ginzburg, Manlio Rossi-Doria, Carlo Muscetta, Giuseppe Martini e Giuseppe Orlando, cadono in un trabocchetto e nelle mani della polizia fascista (…). Il Movimento comunista d’ Italia, per il suo carattere accentuatamente popolare e alquanto disorganizzato, agisce soprattutto in periferia e nelle borgate. Pertanto, l’ organizzazione dell’ attività armata nel centro della città è opera principalmente del PCI.”” (pag 227-228)”,”ITAR-072″
“PISIER-KOUCHNER Evelyne a cura, saggi di B. BARRET-KRIEGEL J. BROYELLE D. COLAS L. FERRY G. LAVAU M. LOWY T. MACLET L. MARCOU O. MONGIN N. RACINE P. RAYNAUD A. RENAUT P. THIBAUD J.M. VINCENT H. WEBER”,”Les interprétations du stalinisme.”,”Saggi di B. BARRET-KRIEGEL J. BROYELLE D. COLAS L. FERRY G. LAVAU M. LOWY T. MACLET L. MARCOU O. MONGIN N. RACINE P. RAYNAUD A. RENAUT P. THIBAUD J.M. VINCENT H. WEBER”,”TEOC-510″
“PISKUNOV Nikolaj S.”,”Calcolo differenziale e integrale Volume I.”,”Nikolaj Piskunov appartine alla nuova scuola di matematici sovietici. É conosciuto per le sue ricerche nel campo della matematica teorica e applicata; ha pubblicato oltre quaranta opere sulle equazioni differenziali, sulla fisica matematica e sull’idrodinamica.”,”SCIx-187-FL”
“PISKUNOV Nikolaj S.”,”Calcolo differenziale e integrale. Volume II.”,”Nikolaj Piskunov appartine alla nuova scuola di matematici sovietici. É conosciuto per le sue ricerche nel campo della matematica teorica e applicata; ha pubblicato oltre quaranta opere sulle equazioni differenziali, sulla fisica matematica e sull’idrodinamica.”,”SCIx-188-FL”
“PISTARINO Geo”,”I barbari nell’impero d’occidente.”,”Prof. PISTARINO Geo pag 79: ‘Evoluzione concetto di sovranità’ presso i re vandali”,”STAx-241″
“PISTARINO Geo”,”Pagine sul Medioevo a Genova e in Liguria.”,”Geo Pistarino, nato ad Alessandria nel 1917, professore ordinario di Storia medievale nell’Università di Genova. Ha fondato l’Istituto di Medievistica della Facoltà di lettere e ne è stato il direttore.”,”LIGU-008-FFS”
“PISTILLO Michele”,”Pagine di storia del Partito Comunista Italiano tra revisione e revisionismo storiografico.”,”PISTILLO Michele (S. Severo, Foggia, 1926), biografo di Di-Vittorio, si occupa da anni della vita di Antonio Gramsci e più in generale della storia del PCI. Ha scritto tra l’altro ‘Gramsci in carcere’ (2002). Rivalutazione di Serrati. “”La testimonianza di Greco non è stata mai presa in considerazione, in questi cinquant’anni, dagli storici che si sono occupati dal PCI e della scissione di Livorno. Un ponte era stato gettato da Serrati per giungere ugualmente all’accettazione dei 21 punti dell’Internazionale comunista, senza dover procedere alla espulsione di uomini come Turati, Treves, Modigliani. Ma, come nota lo stesso Natta, nel suo libro su Serrati, per questi era più facile intendersi con Lenin (“”più duttile ed esperto””) che con Bordiga e Gramsci, decisi a compiere l’atto liberatorio dai massimalisti considerati, in fondo, l’ostacolo principale alla formazione di un partito “”autenticamente rivoluzionario””. Solo dopo la sua morte, Gramsci riconoscerà il significato vero della personalità di Serrati e della linea da lui seguita al Congresso di Livorno. Scriverà Gramsci: “”Ora, il tratto essenziale della personalità di Serrati, come uomo di partito, era dato (…) dal sentimento dell’unità, che rappresentava decine e decine di anni di sacrifici e di lotta, che significava persecuzioni insieme sopportate, anni di galera insieme scontati””.”” (pag 43)”,”PCIx-262″
“PISTILLO Michele”,”Vita di Ruggero Grieco.”,”””E’ impossibile non ricordare, con gratitudine e commozione l’aiuto che ci ha dato Lila Okhocinskaja (Valentina), dal 1930 compagna della sua vita. Lila aveva conservato non soltanto la memoria di fatti e di avvenimenti, ma aveva voluto scrivere, nonostante le sue già precarie condizioni di salute, alcune testimonianze che abbiamo inserito direttamente nel testo, soprattutto per i periodi per i quali mancava una qualsiasi documentazione”” (pag 6, introduzione) “”Il primo agosto del 1914 Ruggero Grieco e Ines Garbarini si sposano. Fra i testimoni, al loro matrimonio, c’è Amadeo Bordiga”” (pag 36) “”Per solidarietà con Bordiga, per esaltarne l’opera mentre è rinchiuso in carcere; per rispondere, in un certo modo, alla campagna in corso contro di lui, Grieco scrive un articolo dal titolo ‘Bordiga’, sul ‘Lavoratore’ di Trieste, il 7 marzo, non firmato. E’ un articolo che non sarà condiviso da Gramsci, per le affermazioni in esso contenute e che direttamente lo riguardano…”” (pag 54) Distacco da Bordiga. Superamento del bordighismo e avvicinamento a Gramsci (specie sulla tattica agraria dell’IC) (pag 67)”,”PCIx-451″
“PISTOI Paolo”,”Una comunità sotto controllo. Operazioni contro-insurrezionali delle forze di sicurezza britanniche nel quartiere cattolico di Ballymurphy, Belfast.”,”Paolo Pistoi, nato a Torino nel 1948, si è laureato in sociologia alle Università di Londra e Torino, specializzato all’Univ. di Essex e completato il dottorato di ricerca all’Università di Oxford. Vive in Gran Bretagna e si è specializzato nello studio dei fenomeni di conflittualità sociale. Sottolineature (GMB) in capitolo-paragrafo 1.4 ‘Il Regno Unito e l’Home Rule'”,”IRLx-002-FMB”
“PISTONE Sergio”,”La Germania e l’unità europea.”,”PISTONE (nato nel 1938 a Valenza Po) è docente di storia del pensiero pol contemporaneo nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino. Ha scritto, oltre a diversi saggi sulla teoria della ragion di Stato, sulla teoria dell’ imperialismo, sulla teoria delle relazioni internazionali e sulla storia dell’idea di unità europea e del processo di unificazione europea, una vasta monografia su ‘F. Meinecke e la crisi dello Stato nazionale tedesco’ (Torino, 1969) e la prima monografia dedicata a Ludwig DEHIO (1977). Ha curato ‘Politica di potenza e imperialismo. L’analisi dell’ imperialismo alla luce della dottrina della ragione di Stato’ (Milano, 1973) e ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”GERV-022″
“PISTONE Sergio a cura; contributi di AGNELLI Arduino BOBBIO Norberto COFRANCESCO Dino LEVI Lucio LIPGENS Walter MONTELEONE Renato ROSSOLILLO Francesco”,”L’idea dell’Unificazione Europea. Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Relazioni tenute al convegno di studi svoltosi presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 25-26 ottobre 1974).”,”Contiene il saggio di Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’ (pag 77-96) E.J. Hobsbawm, La diffusione del marxismo (1890-1905), “”Studi storici””, XV, 1974, p. 249 La questione nazionale “”Le idee di “”nazione””, “”nazionalità””, “”federazione””, hanno radici profonde nell’elaborazione teorica del socialismo. (…) Con Marx ed Engels quelle idee furono riprese e dibattute sul terreno di un internazionalismo “”scientifico””, in connessione alla dialettica della lotta di classe e all’obiettivo della rivoluzione proletaria. (…) E’ noto però che Marx ed Engels nel corso della loro lunga riflessione sulla “”questione nazionale””, tra i moti quarantotteschi e gli anni ’80, evitarono scrupolosamente di fissarne la soluzione in una formula codificata. Come nel caso della guerra, anche per la questione nazionale essi adattarono di volta in volta i loro giudizi alle circostanze particolari e a un’attenta analisi delle forze che erano in gioco e dei fini che si proponevano. Comunque, nella variabilità delle loro valutazioni è possibile cogliere una costante irrinunciabile, e cioè che in ogni caso i movimenti di liberazione nazionale vanno subordinati e commisurati in funzione del progresso sociale e della rivoluzione europea. Questa costante è per molti versi legata alla preoccupazione principale con cui Marx ed Engels affrontarono l’argomento, ovvero al ruolo che essi attribuivano agli Stati plurinazionali come l’Austria-Ungheria, l’Impero ottomano e soprattutto la Russia zarista, definita come “”la più grande riserva della reazione europea”” e perciò massimo ostacolo alla vittoria della rivoluzione proletaria nel continente”” [ Renato Monteleone, ‘Le ragioni teoriche del rifiuto della parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa nel movimento comunista internazionale’] [in ‘L’idea dell’Unificazione Europea. Dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. Relazioni tenute al convegno di studi svoltosi presso la Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 25-26 ottobre 1974)’, a cura di Sergio Pistone, 1975] (pag 77-78). Hilferding sull’idea della “”banca centrale unica”” (pag 79) Kautsky sugli “”Stati Uniti d’Europa”” (pag 80) “”La parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa fu formalmente accolta nel manifesto del CC del POSDR pubblicato nel “”Sozialdemokrat”” del 1° novembre 1914, ma con la precisazione che doveva intendersi come “”parola d’ordine ‘politica’””, rigorosamente connessa all’abbattimento rivoluzionario delle Monarchie tedesca, austriaca e russa. Lenin da principio mantenne un certo riserbo sulla questione. (…) Ciò che più impensieriva Lenin era che la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa potesse generare equivoci sulla possibilità della vittoria del socialismo in un paes solo e sui rapporti di questo paese con gli altri. Egli temeva, cioè, che la prospettiva dell’unificazione europea potesse paralizzare le forze rivoluzionarie in uno stato di attesa o comunque alimentare l’illusione “”pacifista”” sulla attuabilità di questa unificazione su basi capitalistiche. Perciò sfoderò contro Trotsky quella stessa ‘teoria dello sviluppo ineguale’ che usava per confutare l’ipotesi kautskyana dell’ultraimperialismo, e su tale base concluse che la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa era sbagliata. In una nota redazionale apparsa alla fine di agosto sul “”Sozialdemokrat”” riassunse in questo modo il suo pensiero: “”[La parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa] o è ‘una rivendicazione irrealizzabile’, perché presuppone uno sviluppo armonico dell’economia mondiael mentre le colonie, le sfere d’influenza ecc. sono divise fra i diversi paesi. O ‘è una parola d’ordine reazionaria’, che significa un’alleanza temporanea delle grandi potenze d’Europa per una più efficace oppressione delle colonie e per la rapina del Giappone e dell’America che si sviluppano rapidamente”” (V.I. Lenin, Opere, Roma , 1966 vol XXI, p. 315). Alle critiche di Lenin Trotsky rispose subito con un articolo su “”Nashe Slovo”” che poi fece confluire nel ‘Programma di pace’ pubblicato nel 1917. Naturalmente Trotsky ammise senza difficoltà il carattere utopistico di una “”Europa realizzata dall’alto sulla base di intese tra governi capitalisti”” (7). L’unificazione europea era un compito rivoluzionario del proletariato occidentale, della sua lotta contro l’imperialismo. Trotsky riconobbe anche che la ‘teoria dello sviluppo ineguale’ era la sola obiezione concreta e fondata che fosse stata fatta contro l’idea degli Stati Uniti d’Europa, però faceva al riguardo questa importante precisazione: “”Ma questa ineguaglianza è essa stessa molto ineguale. Il livello capitalistico dell’Inghilterra, dell’Austria, della Germania o della Francia non è lo stesso. Ma, rispetto all’Africa o all’Asia, tutti questi paesi rappresentano un'””Europa”” capitalistica matura per la rivoluzione sociale. Ché nessun paese debba “”attendere”” gli altri nella sua lotta, è un’idea elementare che è utile e necessario ripetere, affinché all’idea di un’azione internazionale parallela non si sostituisca l’idea dell’attesa passiva internazionale. Senza attendere gli altri noi cominciamo e continuiamo la lotta sul terreno nazionale, pienamente sicuri che la nostra iniziativa stimolerà la lotta negli altri paesi; ma se ciò non avviene è assurdo pensare (…) che, per esempio la Russia rivoluzionaria possa far fronte a un’Europa conservatrice, o che la Germania socialista possa sussistere isolata nel mondo capitalista.”” In questo passo c’è già tutta la sostanza della teoria trotskista dello ‘sviluppo ineguale e combinato’, nei suoi due più tipici postulati: 1) che la rivoluzione proletaria non è simultanea e può essere avviata anche in un paese arretrato, 2) che però il socialismo non potrà essere costruito in un paese solo se non nel quadro di interdipendenza dei vari paesi e delle loro economie. Bisogna dire che queste precisazioni di Trotsky (echeggianti, tra l’altro, spunti di provenienza luxemburghiana) servivano poco a dissipare i sospetti di Lenin e a conciliarlo con la tesi dell’unificazione europea. Al contrario Lenin in quel momento era già arrivato a mettere a punto l’analisi dell’imperialismo e in correlazione alle sue risultanze aveva definito anche tutta una serie di questioni teoriche che lo portavano a divergere più che mai dalla linea di Trotsky. Per cominciare, la diffidenza di Lenin per la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa cresceva nella misura stessa in cui se ne appropriavano i rappresentanti della II Internazionale e quando nel 1916 la socialdemocrazia l’accolse nel suo programma di pace, egli non esitò a gridare all’inganno e all’ipocrisia borghese”” (pag 83-84)”,”EURx-290″
“PISTONE Sergio, a cura; scritti di Carlo CATTANEO Luigi EINAUDI Giovanni AGNELLI e Attilio CABIATI Filippo TURATI Carlo ROSSELLI Altiero SPINELLI Luigi EINAUDI Eugenio COLORNI Giorgio PEYRONEL Ignazio SILONE Ferruccio PARRI Alcide DE-GASPERI Ugo LA-MALFA Mario ZAGARI Mario ALBERTINI Giuseppe PETRILLI Francesco ROSSOLILLO Dario VELO Giorgio AMENDOLA Giorgio BENVENUTO Emanuele GAZZO Guido MONTANI”,”L’Italia e l’unità europea. Dalle premesse storiche all’elezione del parlamento europeo.”,”Sergio Pistone, nato a Valenza nel 1938, è stato professore straordinario di storia del pensiero politico contemporaneo nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro: ‘F. Meinecke e la crisi dello Stato nazionale tedesco’ (Torino, 1969), ‘Politica di potenza e imperialismo’ (1973), ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1975), ‘La Germania e l’unità europea’ (1978). Dal risorgimento al periodo tra le due guerre la resistenza e l’unità europea l’avvio dell’unificazione economica europea l’integrazione economica “”negativa”” crisi della comunità europea e crisi dell’Italia”,”EURx-349″
“PISTONE Sergio”,”Ludwig Dehio.”,”Sergio Pistone docente di Storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di Scienze poltiche dell’Univeristà di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Politica di potenza e imperialismo.L’analisi dell’imperialismo alla luce della dottrina della ragion di Stato’ (Milano, 1973) e ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’ (Torino, 1973). ‘L’importanza e il valore dell’opera storiografica di Ludwig Dehio, e, quindi , la ragione per cui egli trova legittimamente posto in questa collana sono legate fondamentalmente a due libri, ‘Equilibrio e egemonia’ (1) e ‘La Germania e la politica mondiale del XX secolo’ (2), e a una serie di saggi, tutti scritti e pubblicati dopo la Seconda guerra mondiale e cioè nell’ultimo periodo della sua vita”” (pag 5, introduzione)”” [(1) ‘Equilibrio o egemonia. Considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna’, Brescia, 1954 (indicata con sigla E.); (2) L. Dehio, ‘Deutschland und die Weltpolitik in 20 Jahrhundert, München, 1955, trad. it., di A. Cavalli, Milano, 1962, ‘La Germania e la politica mondiale del XX secolo’ (indicata con sigla G.]; “”Naturalmente il crollo della Repubblica di Weimar e la vittoria dell’alternativa fascista hanno le loro cause prossime nella grande crisi del 1929. Questa, d’altra parte, non può essere considerata come un fenomeno isolato o casuale rispetto ai fattori di crisi del sistema europeo che danno un’impronta determinante al processo storico postbellico, ma è al contrario a essi strettamente connessa. La crisi ebbe infatti, secondo Dehio, la sua radice principale nella contraddizione fra lo sviluppo della civilizzazione economica, che rendeva sempre più interdipendente il mondo intero e spingeva all’unificazione su scala continentale e, in prospettiva, mondiale, e l’organizzazione politica del mondo fondata su Stati sovrani e quindi priva di strutture politiche in grado di gestire adeguatamente l’interdipendenza crescente e, concretamente, di imporre una linea comune di fronte alla crisi (59). Questa contraddizione, che era ormai in fase acuta in Europa, cominciava a manifestarsi anche sul piano mondiale e produsse appunto, con la grande crisi, la tendenza da parte di ogni Stato a chiudersi ancor più in se stesso di fronte alle accentuate difficoltà economiche e portò, di conseguenza, a un crollo del mercato mondiale che per le già asfittiche economie europee ebbe effetti catastrofici (60). In sostanza, con la crisi del ’29 il problema generale della decadenza degli Stati nazionali europei entrò in una fase cruciale e si presentò in termini più acuti e drammatici in Germania a causa della sua più accentuata dipendenza dal commercio estero e della ristrettezza del suo territorio in confronto con le esigenze del suo sviluppo economico”” (pag 129-130) [Sergio Pistone, ‘Ludiwig Dehio’, Guida Editori, Napoli, 1977] [(59) E., p. 279. A un’interpretazione analoga, ma elaborata in modo più approfondito e con l’ausilio di rigorosi strumenti scientifici di analisi economica, della crisi del 1929 erano giunti negli anni successivi alla crisi e nel corso della Seconda guerra mondiale i più lucidi sostenitori dell’esigenza dell’unificazione federale europea. Cfr. in particolare L. Robbins ‘L’economia pianificata e l’ordine internazionale’, 1938, trad. it., Milano, 1948 e L. Einaudi, ‘I problemi economici della Federazione Europea’, Lugano, 1944, raccolto in ‘La guerra e l’unità europea’, Milano, 1948. Per un inquadramento generale cfr. S. PIstone, ‘L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale’, cit.; (60) In ‘Versailles’, pp. 103-109, Dehio osserva che la Società delle Nazioni avrebbe potuto funzionare validamente come strumento per gestire la crescente interdipendenza a livello mondiale soltanto alla condizione che vi avesse partecipato l’America esercitandovi una forte ‘leadership’]”,”STOx-026-FMB”
“PISU Renata”,”Alle radici del sole. I mille volti del Giappone: incontri luoghi riti e follie.”,”Renata PISU ha frequentato i corsi di lingua cinese e di storia della Cina moderna all’ Università di Pechino fino agli inizi della Rivoluzione Culturale. Da allora svolge la professione di giornalista con particolare attenzione ai problemi dell’ Asia Orientale. E’ stata corrispondente per ‘La Stampa’ negli anni 1980 e di ‘Repubblica’ dal 1990. Ha scritto vari libri (vedi retrocopertina).”,”JAPx-036″
“PISU Renata”,”Cina: il Drago rampante.”,”PISU Renata conoscitrice e studiosa profonda della Cina, ha frequentato i corsi di lingua cinese e di storia della Cina moderna all’ Università di Pechino fino agli inizi della Rivoluzione Culturale. Da allora svolge la professione di giornalista con particolare attenzione ai problemi dell’ Asia Orientale. E’ stata corrispondente per ‘La Stampa’ negli anni 1980 e di ‘Repubblica’ dal 1990. Scrive per l’Espresso. Ha condotto per la Rai trasmissioni radiofoniche.”,”CINx-264″
“PITCHER Harvey”,”Witnesses of the Russian Revolution.”,”Harvey Pitcher has made a special study of the Briand American communities in Russia before 1917. His books on the subject include When Miss Emmie was in Russia and The Smiths of Moscow. He is also a leading Chekhov scholar. He lives in Norfolk. Illustrations, Foreword, Map, Acknowledgements, Sources and Bibliography, Notes and References, Index,”,”RIRB-026-FL”
“PITOCCO Francesco a cura; scritti di Lucien FEBVRE Fernand BRAUDEL Jacques LE-GOFF Jean DELUMEAU Philippe ARIES MIchel VOVELLE Robert MANDROU Emmanuel LE ROY LADURIE Edward P. THOMPSON Witold KULA Georges LEFEBVRE”,”Storia delle mentalità.”,”Scritti di Lucien FEBVRE Fernand BRAUDEL Jacques LE-GOFF Jean DELUMEAU Philippe ARIES MIchel VOVELLE Robert MANDROU Emmanuel LE ROY LADURIE Edward P. THOMPSON Witold KULA Georges LEFEBVRE. “”Gli uomini fanno la storia, ma non sanno di farla”” (Marx) (cit da C. LEVI-STRAUSS) (pag 65) “”Il genio di Marx, il segreto del fascino da lui a lungo esercitato, consiste nel fatto che è stato il primo a costruire dei veri modelli sociali e questo a partire dalla lunga durata storica. Questi modelli sono stati irrigiditi nella loro semplicità conferendo loro valore di legge, di spiegazione preliminare, automatica, applicabile in tutti i luoghi, a tutte le società…In tal modo è stato limitato il potere creativo della più possente analisi sociale del secolo scorso, che potrebbe ritrovare forza e giovinezza solo rituffandosi nella lunga durata”” (pag 78, F. BRAUDEL).”,”STOS-080″
“PITTO Andrea”,”Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli. Eresia, misticismo, energia, nazismo.”,”PITTO Andrea laurea in medicina, diploma quadriennale in Agopuntura e Tecniche affini, laurea in filosofia. E’ ricercatore indipendente negli ambiti: filosofia della mente, psicologia, morale, medicina della complessità, e rapporto mente-corpo. Vive e lavora a Genova: Contiene il paragrafo: ‘Volontà di potenza e socialismo: Alfred Adler’ (pag 167-168)”,”TEOS-229″
“PITTO Andrea”,”Wilhelm Reich e il Freudo-Marxismo. Psicoanalisi e politica.”,”Andrea Pitto, laurea in filosofia con indirizzo epistemologico e cognitivo, laurea in medicina e chirurgia, diploma quadriennale in Agopuntura e Tecniche affini. E’ ricercatore indipendente negli ambiti: filosofia della mente, psicologia, morale, medicina della complessità, e rapporto mente-corpo, rapporti tra personalità e strutture socaili. Vive e lavora a Genova. Volume omaggio dell’autore. Ringraziamenti all’Istituto a pag 20 Engels. “”Engels specifica il ruolo della soggettività umana nella storia nel suo ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ (1886), in cui esprime in due passi lo stesso concetto ma declinandolo diversamente quasi contraddicendosi, anche se in realtà il secondo brano prende in considerazione un fattore trascurato nel primo. Dapprima scrive che l’evoluzione della natura si differenzia dalla storia della società, poiché nulla di ciò che accade in essa è prodotto come finalità consapevole e voluta; i fattori determinanti sono assolutamente ‘ciechi e incoscienti’, quindi al di fuori del dominio della volontà e della consapevolezza. Nella storia invece gli elementi attivi sono solamente gli uomini con la loro coscienza, le loro emozioni e la capacità di riflettere sulla realtà, ponendosi fini da raggiungere. Poi aggiunge che nulla accade ‘senza intenzione cosciente, senza uno scopo voluto’ (F. Engels, 1886, pp. 1136-7). In un secondo brano precisa che le motivazioni che muovono gli uomini ad agire sulla scena della storia sono assai spesso incoscienti, anzi queste sono i motivi ultimi, specie quando mettono in moto grandi masse, popoli o intere classi. Queste azioni motivate incoscientemente sono di lunga durata e mettono capo a grandi trasformazioni storiche. Engels, che intuisce l’importanza degli stati non coscienti della mente, afferma che valutare nel giusto modo come tali cause determinanti e inconsce si riflettano, divenendo coscienti, nella psicologia delle masse e in quella dei loro capi è l’unica possibilità che permetta la comprensione delle leggi della storia in generale e anche quella dei singoli paesi o di determinati periodi storici. Poi Engels aggiunge: «Ciò che mette in movimento gli uomini deve passare per il loro cervello; ma la forma che esso assume nel loro cervello dipende molto dalle circostanze» (ivi, p. 1139). Engels in sostanza giunge alla considerazione che vi sono dei fattori inconsci nello sviluppo della storia e tanto più nel divenire della natura, come del resto aveva già fatto notare Arthur Schopenhauer (1788-1860) col suo concetto di ‘volontà’, modalità dinamica e involontaria e impersonale della natura nel suo continuo processo di trasformazione. Questi fattori inconsci, riflette Engels, debbono, in qualche maniera condizionare o interagire coi fattori coscienti, con la volontà che emerge negli uomini sia nel loro essere elementi di una massa, sia quando assumano ruolo di ‘capi’, i cosiddetti ‘grandi uomini’. A questo ragionamento si riferisce Plechanov che, come vedremo, pone direttamente il problema del ruolo della personalità nella storia. Dunque non soltanto la coscienza o l’autocoscienza, hanno diritto d’asilo nella ricerca storica, ma si inizia a pensare che se il fattore soggettivo è implicato nei mutamenti della società – come potrebbe non esserlo – esso non è composto soltanto di istanze immediatamente coscienti”” [Andrea Pitto, ‘Wilhelm Reich e il Freudo-Marxismo. Psicoanalisi e politica’, Milano, 2017] (pag 191-193)”,”TEOS-263″
“PITTO Andrea”,”Il mondo come ribellione e reazione. Homo Pandemicus e teorie della cospirazione nel tardocapitalismo.”,”Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020. A proposito della guerra. ‘Lenin nel 1917 diceva: “”vallo a cercare il colpevole! Il colpevole è mezzo secolo di sviluppo capitalista e la sola via d’uscita è il rovesciamento del dominio capitalista e la rivoluzione operaia””‘ (pag 41) “”Dispiace ricordare a questo proposito il libello di Lenin ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’ (1920), perché in esso leggiamo una critica eccessiva e spesso non giustificata a tutte le componenti rivoluzionarie russe da parte del bolscevismo, ‘statu nascendi’ della dittatura sovietica, nonostante ciò vi sono, con le dovute proporzioni, delle analogie che riguardano proprio il narciribelle e l’attività manifestazionaria’”,”TEOS-342″
“PITTO Andrea”,”Fenomenologia del tardocapitalismo. Homo custoditus, sorveglianza, cospirazione, guerra.”,”Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020. Citato brevemente A. Cervetto riguardo alla teoria dell’ imperialismo unitario e Lotta comunista (pag 36)”,”TEOS-343″
“PITTO Andrea”,”Jung l’eretico. Misticismo, esoterismo, meccanica quantistica, nazismo.”,”‘Nel febbraio 1934 la rivista ‘Neue Zurcher Zeitung’ pubblica un articolo dello psichiatra svizzero Gustav Bally che, con toni ironici e incalzanti, chiede ragione a Jung della sua alleanza con le istituzioni naziste e, a proposito della distinzione da lui fatta fra psicologia ebraica e tedesca, Bally scrive: «Cosa intende Jung con questo? Vuole che a proposito di un lavoro scientifico, noi ci domandiamo: è germanico o ebraico? E come vuoi distinguere la psicologia germanica da quella ebraica? Quale valore avrebbe per la ricerca in scienze umane il fatto di considerare “”altrimenti”” le opere dell’ebreo Husserl e quelle di Meinong e Dilthey, di applicare il criterio razziale al lavoro degli psicologi della Gestalt tra i quali si trovano dei germanici come Von Ehrenfels, Wolfgang Kohler, ma anche ebrei come Koffa e Wertheimer (…). Perché dunque (Jung) non si obbliga prima di tutto a dire chiaramente in cosa consiste (…) questa così importante distinzione senza giudizio di valore tra Ebrei e germani, distinzione da cui egli si aspetta la salvezza della futura psicoterapia? (307)». Jung si impegna immediatamente a dare le risposte che il collega svizzero richiede con tanta urgenza. Innanzitutto Jung è convinto che vi sia la necessità assoluta di mantenere i contatti con gli psicoterapeuti tedeschi, considerando che, con l’avvento del nazismo, la psicoterapia potrebbe essere eliminata completamente. Egli vuole offrire il suo contributo affinché ciò non avvenga e dichiara che farebbe la medesima cosa se questa necessità emergesse a Mosca o a Pietroburgo. Porre l’attenzione sulla questione ebraica, anche sotto il profilo psicologico, non deve essere inteso in senso razzistico e denigratorio, ma come fenomeno da studiare alla stregua di qualsiasi altro e per farlo è necessario essere presenti in Germania altrimenti ogni canale di comunicazione tra certe idee e quelle naziste verrebbero meno. Jung, con la fama che si porta appresso, è l’uomo giusto per ottenere quel poco che è possibile nella situazione drammatica e minacciosa presente in Germania dopo l’avvento di Hitler al potere. Nella sua replica a Bally, Jung si sofferma molto sulla questione delle differenze. In effetti, sostiene, cominciando il suo ragionamento, che la necessità di uniformità non nasce in Germania, ma nasce almeno in ambito europeo, dalle pretese totalitarie della Chiesa che al tempo non usava filo spinato, ma ‘faceva un largo consumo di legna da ardere’. Niente di nuovo dunque se in Germania la popolazione era costretta a esprimere segni di fedeltà con giuramenti sui principi del nazionalsocialismo’ (pag 185-186) [dal cap. XII, ‘L’antisemitismo e Jung’ (pag 175-204)] [(307) ‘Jung e l’ebraismo’, 2001, p.46-47] [ISC Newsletter N° 96]”,”TEOS-344″
“PITTO Andrea”,”Wilhelm Reich libertario? Autorità e autonomia, fascismo, controllo e rivolta.”,”Critica dell’autore a Lenin riguardo alla sua considerazione sulla idiosincrasia degli anarchici contro il potere e la subordinazione. Per l’autore la teoria anarchica ha affrontato questo tema, ad es. Bakunin in ‘Dio e lo Stato’ (sconosciuto a Lenin, o dimenticato, ipotizza l’autore, sic!) (pag 134) Andrea Pitto, laurea in Filosofia con indirizzo epistemologico cognitivo e in Medicina e Chirurgia, vive a Genova dove lavora, studia, scrive. Ricercatore indipendente. studioso degli aspetti psicologici (personalità) e sociali del tardocapitalismo e tardoliberismo. Ha pubbilcato articoli vari e libri tra cui ‘Jung e Reich. Freud e i suoi discepoli’, Mimesis, 2014; Wilhelm Reich e il freudo-marxismo’ Unicopli, 2017, ‘Pandemia e psicopolitica. Ipercapitalismo, medicina, filosofia’, Guida editori, 2020.”,”TEOS-345″
“PIVA Francesco TATTARA Giuseppe a cura; saggi di Valerio BELOTTI Maurizio CARBOGNIN Paolo FELTRIN Pietro MANTOVAN Francesco PIVA Fabio RAVANNE Giuseppe TATTARA”,”I primi operai di Marghera. Mercato, reclutamento, occupazione 1917-1940.”,”Saggi di Valerio BELOTTI Maurizio CARBOGNIN Paolo FELTRIN Pietro MANTOVAN Francesco PIVA Fabio RAVANNE Giuseppe TATTARA “”Ben raramente, invece, è stata presa in considerazione la distribuzione del tempo di lavoro nel lungo periodo. Thompson, nel suo famoso saggio su ‘Tempo, disciplina del lavoro e capitalismo industriale’ (1), accenna a una discontiuità negli schemi di lavoro giornalieri, settimanali e annui e alla loro trasformazione con l’ affermarsi del capitalismo industriale, ma il suo problema di ricerca riguarda il rapporto tra disciplina del lavoro e modificarsi della misurazione interiore del tempo””. (pag 168-169) (1) E.P. Thompson, Società patrizia, cultura plebea, Torino 1981 “”In proposito, risulta significativa la critica di Pollard, riferita alla Gran Bretagna, alla “”tesi convenzionale che l’ industrializzazione aumentò il tasso di partecipazione di tutti i tipi di lavoratori trasformando il lavoro a tempo parziale in lavoro a tempo pieno, creando nuove specializzazioni all’ interno dei singoli settori industriali e spostando i lavoratori da una condizione di disoccupazione nascosta in agricoltura verso la piena occupazione”””” (2). (pag 169) (2) S. Pollard, La forza lavoro in Gran Bretagna., in Storia economica di Cambridge, Torino, 1978″,”MITT-208″
“PIVANO Fernanda a cura,collaborazione di Ted WILENTZ”,”Poesia degli ultimi americani.”,”PIVANO nata a Genova, scuole a Torino, allieva di Cesare PAVESE, ha tradotto e introdotto molte opere tra cui ‘Antologia di Spoon River’ (1943). BREMSER CORSO CREELEY DI-PRIMA DORN DUNCAN FERLINGHTTI GINSBERG JONES KAUFMAN KELLY KEROUAC KOCH LAMANTIA LEVERTOV LOEWINSOHN McCLURE MAILER O’HARA OISON OPPENHEIMER ORLOVSKY SANDERS SNYDER SORREIS WHALEN WELCH WIENERS WILLIAMS “”Chi mai potrà conoscere il mondo prima che se ne vada?”” (Jack Kerouac) (pag 169)”,”VARx-084″
“PIVANO Fernanda”,”L’altra America negli anni Sessanta. Vol. 5. Il quinto potere – Neri Rossi Gialli Bianchi – Profezie della realtà.”,”PIVANO Fernanda Ultimo volume del viaggio della Pivano nell’America anti-establishment.”,”USAS-179″
“PIVANO Fernanda”,”America rossa e nera.”,”PIVANO Fernanda nata a Genova nel 1917 ha studiato letteratura americana sotto la guida di Cesare Pavese incominciando a tradurre e a scrivere saggi critici. Curatrice dell’opera omnia di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, si è interessata anche agli scrittori ‘beatnik’ e ai poeti d’avanguardia americani. “”Un giovane ‘beat’ non compierà mai un gesto di violenza, a meno che sia in stato di ubriachezza molesta, come può accadere anche a un professore universitario o a un magistrato. I vandalismi dei giovani delinquenti lo inorridiscono, la loro smania di pubblicità lo fa sorridere. L’anarchia del giovane ‘beat’ è infinitamente più profonda, più intelligente e più pericolosa di quella di un ragazzetto che diventerebbe il più conformista di conformisti se la società gliene offrisse i mezzi. E’ molto improbabile invece che il giovane ‘beat’ possa rientrare nella corrente. Non c’è nulla che la società possa dargli; il suo è un caso di sfiducia verso il ‘potere’ della società, non verso i ‘mezzI’ per procurarsi quel potere”” (pag 303)”,”USAS-195″
“PIVANO Fernanda”,”America rossa e nera.”,”PIVANO Fernanda nata a Genova nel 1917 ha studiato letteratura americana sotto la guida di Cesare Pavese incominciando a tradurre e a scrivere saggi critici. Curatrice dell’opera omnia di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, si è interessata anche agli scrittori ‘beatnik’ e ai poeti d’avanguardia americani. “”Mentre i magnati rifornivano di grano e petrolio tutto il mondo, le loro mogli colmarono le case di argenteria e mobili quasi raffinati; per la felicità dei loro bambini uscì nel 1885 ‘Huckleberry Finn’ di Mark Twain e l’anno dopo il ‘Little Lord Fauntleroy’ con le illustrazioni di Reginald Birch, portavoce e insieme creatore della moda infantile del tempo. Pochi si occupavano degli scioperi di Chicago, che finirono nel 1886 con otto impiccati; pochi badarono in quello stesso anno alla resa definitiva di Geronimo e al suo esilio dalla terra degli Apaches. L’interesse pubblico era attratto piuttosto dalla prima linotype e dai primi clichés a retino, dall’addizionatrice inventata dal padre di William Burroughs e dalla macchina per battere la cartolina oraria degli operai inventata da Willard Bundy, dalla prima Kodak messa in commercio da Eastman e dal primo alluminio prodotto da Charles Hal. Soprattutto era attratto dalla novità della sedia elettrica, usata per la prima volta a New York nel 1888. L’ultimo ventennio del secolo, a parte gli indiani spodestati e i negri traditi, a parte un po’ di incendi e un po’ di alluvioni, a parte un po’ di impiccagioni di scioperanti, si poteva dunque dire molto soddisfatto e poteva sentirsi orgoglioso e sicuro di sé.”” (pag 47) (da inserire)”,”VARx-020-FV”
“PIVATO Stefano, in collaborazione con Amoreno MARTELLINI”,”Bella ciao. Canto e politica nella storia d’ Italia. Con una scelta di testi.”,”PIVATO Stefano è docente di storia contemporanea presso l’ Università Carlo Bo di Urbino. Si occupa del rapporto tra cultura popolare e cultura politica. Ha scritto ‘La storia leggera’ (2002). La Marsigliese di Rouget de Lisle. “”Con la Restaurazione del 1815 e il ritorno dei regimi dispotici ‘La Marsigliese’ viene bandita da tutti i governi che diffindano delle idee democratiche, ma il suo canto riaffiora in occasione delle ventate liberali che percorrono l’Europa nel corso dell’Ottocento; nel 1830, nel 1870, infine sulle barricate della Comune parigina. Anzi, dalla Comune in poi La Marsigliese assume un ruolo che va ben oltre quello puramente patriottico, per divenire il canto della rivoluzione universale contro i suoi nemici. Essa rappresenta forse l’unico caso di un inno nazionale che ha avuto larga fortuna fuori dai confini nazionali, fino a divenire nel XIX e nel XX secolo l’inno di tutti i movimenti rivoluzionari, prima di essere soppiantato in questo ruolo dall’ ‘Internazionale’. (pag 51-52) (La Marseillaise è stata composta da Claude Joseph Rouget de Lisle a Strasburgo nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1792, in seguito alla dichiarazione di guerra della Francia all’Austria. Il nome originale era Chant de guerre pour l’armée du Rhin (Canto di guerra per l’armata del Reno) ed era stata dedicata al maresciallo Nicolas Luckner, un ufficiale franco-bavarese nato a Cham. L’inno divenne la chiamata alle armi della Rivoluzione francese e in questo contesto assunse il nome di Marsigliese perché cantata per le strade dai volontari (fédérés) provenienti da Marsiglia al loro arrivo a Parigi. Il sindaco di Strasburgo, il barone di Dietrich, domandò a Rouget de Lisle, in visita alla città, di scrivere un canto di guerra. Quando Rouget de Lisle tornò a casa alla sera, in rue de la Mèsange, compose L’inno di guerra dedicato al maresciallo Luckner. In effetti ai tempi era il bavarese Nicolas Luckner che comandava l’Armata del Reno. Ironia della sorte: il futuro inno nazionale fu dedicato a un bavarese che sarà ghigliottinato meno di due anni più tardi. L’indomani Rouget cantò a casa del barone Dietrich per la prima volta quello che sarebbe diventato l’inno nazionale francese. Questa scena è immortalata nel quadro di Isidore Pils, esposto al museo di Belle Arti di Strasburgo. Il canto venne in seguito pubblicato ed esposto davanti al municipio di Strasburgo. Il testo è fortemente ispirato ad alcuni volantini di propaganda diffusi a quell’epoca. L’origine della musica è più discussa, poiché essa non è stata scritta (contrariamente alle altre composizioni di Rouget de Lisle). Tuttavia, la somiglianza con la linea melodica dell’allegro maestoso del concerto per piano n° 25 (datato 1786) di Wolfgang Amadeus Mozart è da segnalare.) (Wikip)”,”ITAS-123″
“PIVATO Stefano, in collaborazione con Amoreno MARTELLINI”,”Bella ciao. Canto e politica nella storia d’ Italia. Con una scelta di testi.”,” Stefano Pivato è docente di storia contemporanea presso l’ Università Carlo Bo di Urbino. Si occupa del rapporto tra cultura popolare e cultura politica. Ha scritto ‘La storia leggera’ (2002). Capitolo XXIII. Da Lenin e Lennon (a “”Forza Italia””). Il tramonto degli inni politici (pag 308-317)”,”ITAS-002-FC”
“PIVATO Stefano”,”La storia leggera. L’uso pubblico della storia nella canzone italiana.”,”Stefano Pivato insegna Storia contemporanea nella facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Urbino. Ha pubblicato ‘Clericalismo e laicismo nella cultura popolare italiana’, Angeli, 1996.”,”ITAS-010-FSD”
“PIVERT-DE-SENANCOUR Etienne”,”Oberman.”,”PIVERT-DE-SENANCOUR Etienne era avverso alla Rivoluzione francese e ostile a Napoleone.”,”VARx-321″
“PIZZI Claudio a cura; saggi di A.N. PRIOR R.A. BULL Krister SEGERBERG e altri”,”La logica del tempo.”,”Claudio Pizzi nato a Milano nel 1944 si è laureato nel 1969 all’Università statale di Milano con una tesi sulle modalità fisiche. Si è occupato anche di logica modale.”,”SCIx-220-FRR”
“PIZZINELLI Corrado”,”Siamo tutti in guerra. Le inutili stragi nel Vietnam.”,”Franco ESCOFFIER sul Gazzettino di Venezia parlando dell’ ironia di PIZZINELLI la definiva “”assai vicina a certe ironie dietro le quali Hemingway (con lo stesso secco stiel, lo stesso ritmo, per giunta) nascondeva la propria solidarietà con la pena dei suoi personaggi””. (…) Certamente BURDICK e LEDERER nel ‘Buon Americano’ (Longanesi) avevano già indicato una via d’ accusa e di rivelazioni dove personaggi da romanzo hanno una stretta correlazione con la realtà. E poi, a proposito della brutalità di ogni guerra e soprattutto di quella del Vietnam, è stato pubblicato il libro del filosofo Bertrand RUSSELL ‘Crimini di guerra nel Vietnam’ (Longanesi). “”Case spaventose piene di bambini, di fango, di merda, di radioline, di odor di cipolle fritte, di ragazze con le trecce infiocchettate di rosso, di vecchie che orinavano in mezzo alla stanza in piedi e fumando, di diciottenni con i capelli a frangetta sulla fronte, calzoni a tubo, sandali e occhi molli, di pederasti, di cozze nere, di rimasugli di plastica galleggianti su acqua lurida, di paioli, di rigovernatura, di verdura in decomposizione, di vecchi sordi e ciechi, di gridi, di incenso, di fumo, di bougainvillee. Dentro quei lunghi budelli di orrore e di miseria avevo scoperto i venditori d’ oppio, di bambine e di morfina, i trafficanti di dollari e i venditori di salvacondotti per le zone infestate dai vietcong. Si vendeva di tutto a Saigon, perché non vendere anche quelli?””. (pag 53)”,”VARx-154″
“PIZZINELLI Corrado”,”Siamo tutti in guerra. Le inutili stragi nel Vietnam.”,”Franco ESCOFFIER sul Gazzettino di Venezia parlando dell’ ironia di PIZZINELLI la definiva “”assai vicina a certe ironie dietro le quali Hemingway (con lo stesso secco stiel, lo stesso ritmo, per giunta) nascondeva la propria solidarietà con la pena dei suoi personaggi””. (…) Certamente BURDICK e LEDERER nel ‘Buon Americano’ (Longanesi) avevano già indicato una via d’ accusa e di rivelazioni dove personaggi da romanzo hanno una stretta correlazione con la realtà. E poi, a proposito della brutalità di ogni guerra e soprattutto di quella del Vietnam, è stato pubblicato il libro del filosofo Bertrand RUSSELL ‘Crimini di guerra nel Vietnam’ (Longanesi). “”Case spaventose piene di bambini, di fango, di merda, di radioline, di odor di cipolle fritte, di ragazze con le trecce infiocchettate di rosso, di vecchie che orinavano in mezzo alla stanza in piedi e fumando, di diciottenni con i capelli a frangetta sulla fronte, calzoni a tubo, sandali e occhi molli, di pederasti, di cozze nere, di rimasugli di plastica galleggianti su acqua lurida, di paioli, di rigovernatura, di verdura in decomposizione, di vecchi sordi e ciechi, di gridi, di incenso, di fumo, di bougainvillee. Dentro quei lunghi budelli di orrore e di miseria avevo scoperto i venditori d’ oppio, di bambine e di morfina, i trafficanti di dollari e i venditori di salvacondotti per le zone infestate dai vietcong. Si vendeva di tutto a Saigon, perché non vendere anche quelli?””. (pag 53)”,”QMIx-006-FV”
“PIZZONI Alfredo”,”Alla guida del CLNAI. Memorie per i figli.”,”””Gli elementi essenziali della partecipazione di Pizzoni alle vicende dei quarantacinque giorni, durante i quali egli fu uno dei principali animatori del comitato milanese dei partiti antifascisti, poi trasformatosi nel CLN milanese, e, su proposta di Verratti, il suo presidente e a quelle successive della Resistenza li troverà in questo volume”” (pag XX)”,”ITAR-011-FSD”
“PIZZORUSSO Arnaldo”,”Ai margini dell’autobiografia. Studi francesi.”,”PIZZORUSSO Arnaldo è Professore di Letteratura francese nell’Università di Firenze .”,”STOx-208″
“PIZZORUSSO Alessandro”,”Che cos’è l’eguaglianza. Il principio etico e la norma giuridica nella vita reale.”,”Alessando Pizzorusso (Bagni di Lucca, 1931) è stato professore di diritto costituzionale comparato nell’Università di Firenze. Ha scritto saggi e volumi di teoria e storia del diritto fra cui ‘L’ordinamento giudiziario’ (1974), ‘Lezioni di diritto costituzionale’ (1978), ‘Lo Stato, il cittadino, le formazioni sociali’ (1980).”,”DIRx-053″
“PIZZUTI Domenico”,”Mezzogiorno industriale ed operaio.”,”Padre PIZZUTI Domenico La crisi produttiva all’ Alfa-Sud. “”Per quanto attiene all’ ‘assenteismo’ (intendendo con questo termine le sole assenze per malattia), le sue dimensioni non sarebbero così gravi come si vorrebbe far credere, se si tiene conto delle percentuali che si verificano all’ Alfa-Nord di Milano ed allo stesso stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco, e le sue “”distruttive”” conseguenze sull’ attività produttiva sarebbero tutte da verificare. La stessa “”erraticità”” dell’ assenteismo nei vari reparti dello stabilimento, addotta dall’ azienda, non può costituire una valida argomentazione, perché non risulta che i lavoratori programmino a turno le loro assenze. Né si deve dimenticare a questo proposito che l’ azienda ha potuto usufruire di un accordo sindacale che ha permesso trasferimenti definitivi di manodopera per un riequilibrio degli organici.”” (pag 87) La questione della ‘microconflittualità’. (pag 87)”,”MITT-227″
“PIZZUTI Domenico”,”Mezzogiorno industriale e operaio.”,”Padre Domenico Pizzuti”,”ITAS-039-FL”
“PJATNITZKI O. BENNET REMMELE e altri”,”Protokoll sechster weltkongress der kommunistishen internationale, Moskau, 17.Juli – 1. september 1928. Revolutionäre Bewegung in den Kolonien. Lage in der Sowjetunion. A. Wirtschaftliche Lage. B. Lage in der KPdSU. Berichte der Kommissionen Wahlen. Protokoll sechster weltkongress der kommunistische internationale, Moskau, 17. Juli – 1. September 1928. Thesen – Resolutionen – Programm – Statuten.”,”Contiene: – Beschluß zur Appellation von Trotzki, Sapronow u.a. (1 september 1928) – Beschluß zur Appellation von Maslow, Ruth Fischer (1. september 1928) – Beschluß zur Appellation von Suzanne Girault u.a. (idem) – Beschluß zur Appellation der Wynkoop-Gruppe) (idem) (pag 210 213 della 2° parte) (Decisione sulla Richiesta d’ appello di Trotsky, Sapronov e altri (1 settembre 1928) Decisione sull’ Appello di Maslov, Ruth Fischer (idem) Decisione sull’ Appello del gruppo Wynkoop)”,”INTT-191″
“PLAMENATZ John”,”Karl Marx’s Philosophy of man.”,”Stato come forma di vita alienata (pag 277) Populismo. I borghesi ridotti a nullità politiche. “”In seguito in questa stessa opera (Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, ndr), Marx individua che l’ idea di libertà e democrazia, che i borghesi proclamano, può essere usata contro di loro. (…) Marx poi conclude che il governo parlamentare è un lusso che il borghese non possono permettersi oltre. Per mantenere intatto il loro potere sociale essi hanno bisono di un altro tipo di governo che riduca la loro classe a ciò che chiama “”nullità politica””. Il governo che Marx ha in mente qui è il tipo di autocrazia popolare realizzato da Luigi Bonaparte, che fece uno zero di parlamento e che ridusse quelle che Marx chiama “”le libertà borghesi”” molto più drasticamente di quanto fece la Costituzione del 1848. Questo governo, dato che ha ridotto il borghese a “”nullità politica””, è stato presumibilmente non un organo o uno strumento del loro dominio di classe, eppure, come abbiamo visto, esso ha mantenuto l’ ordine sociale su cui loro predominano, il loro status superiore, e la loro abilità a sfruttare è rimasta.”” (pag 300)”,”MADS-387″
“PLAMENATZ John”,”The Revolutionary Movement in France, 1815-71.”,”PLAMENATZ John, Fellow of Nufflield College, Oxford”,”MFRx-324″
“PLAMENATZ John”,”Man and Society. Political and Social Theories from Machiavelli to Marx. Volume three. Hegel, Marx and Engels, and the Idea of Progress.”,”PLAMENATZ John M.E. Plamenatz è la vedova di John Plamentatz. E’ stata coinvolta nella preparazione di tutte le fasi dell’opera originale. John Plamenatz (1912-1975) nato in Montenegro e dopo aver studiato in Inghilterra qui è divenuto Fellow of the British Academy e Chichele Professor of Social and Political Theory ad Oxford. Man and Society è la sua opera fondamentale. “”In an argument which has found admirers, Hegel contends that, whereas the slave is progressive, the master is not. This is so, he thinks, partly because the master is in an ‘impasse’, being unable to get real satisfaction from his recognition by the slave, whom he cannot recognize without forfeiting his mastery, which he will not do voluntarily; and partly because the slave is a worker, and through his work attains understanding of, and power over, both nature and himself, as the master does not.”” (pag 66-67)”,”HEGx-025″
“PLANA Manuel”,”Pancho Villa e la rivoluzione messicana.”,”Manuel PLANA è docente di storia dei paesi latinoamericani presso l’Univ di Firenze. E’ autore del volume ‘Il regno del cotone in Messico. La struttura agraria de La Laguna, 1855-1910’ (F. ANGELI, 1984) e con Angelo TRENTO, di ‘L’ America latina nel XX secolo. Economia e società. Istituzioni e politica’ (PONTE ALLE GRAZIE, 1992).”,”AMLx-017″
“PLANCHAIS Jean”,”Un homme du Monde.”,”L’A racconta la sua esperienza a ‘Le Monde’ che è cominciata nel lontano 1945. Non disegna soltanto il ritratto dei direttori successivi da Hubert BEUVE-MARY (le ‘père’) a André FONTAINE passando per Jacques FAUVET, André LAURENS e Claude JULIEN. Si sofferma pure su Olivier MERLIN, Pierre VIANSSON-PONTE’, Raymond BARRILLON, Bertrand POIROT-DELPECH, Jacqueline PIATIER, Yvonne BABY, Claude SARRAUTE. Grande reporter, ha visto l’Ungheria del 1949, la Spagna di Franco, ecc. Esce fuori la storia di questo piccolo giornale austero che si installa nel 1944 nei locali del ‘Temps’ per divenire, a poco a poco, una istituzione. PLANCHAIS ha tenuto per vent’anni la rubrica sulla Q della difesa a ‘Le Monde’ prima di divenire un uomo di ‘apparato’: capo del servizi informazioni generali poi consigliere della direzione e redattore capo aggiunto fino al 1987. Ha pubblicato in collaborazione con Jacques FAUVET, ‘La fronde des generaux’ e con Jacques NOBLECOURT, ‘Une histoire politique de l’armée’.”,”FRAE-010″
“PLANCHE Fernand”,”La vie ardente et intrépide de Louise Michel. Avec des documents inédits et de nombreux portraits.”,”La Librairie Internationaliste a Altfortville à publié, en 1905, un premier livre d’Oeuvres posthumes. Dans ce volume elle annonce la parution de deux autres: ‘Prométhée’ drame puissant qui fut joué à Londres, et un deuxième livre d’oeuvres posthumes”” (pag 211)”,”MFRC-172″
“PLANCK Max”,”Max Planck. Fisica e filosofia. I grandi della scienza.”,”PLANCK Max “”La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile”” (paradosso esposto da Einstein) (introduzione) Planck durante il nazismo gira la Germania e i territori occupati per tenere conferenze sul valore culturale della scienza e sul rapporto di complementarità con la religione. (pag 49) Alla fine del 1944, il figlio di Planck, Erwin, viene accusato di complicità nel tentativo di assassinare Hitler. Nonostante Planck abbia messo in moto “”cielo e inferno”” per ottenere la commutazione della pena di morte e nonostante le garanzie che aveva ottenuto, senza alcun preavviso il figlio fu impiccato”” (pag 51)”,”SCIx-370″
“PLANTEY Alain”,”De la politique entre les Etats. Principes de diplomatie.”,”ANTE3-38 Alan PLANTEY è membro dell’Academie des Sciences morales et politiques. E’ stato nell’entourage di De-Gaulle quand’era alla presidenza della Repubblica, in qualità di capo di missione diplomatica, delegato alle nazioni unite, alto funzionario europeo, negoziatore a diverse conferenze internazionali”,”RAIx-240″
“PLATINA Bartolomeo, a cura di Emilio FACCIOLI”,”Il piacere onesto e la buona salute.”,”‘Il piacere onesto’ propone nuove istituzioni del gusto facendo convergere nel costume della “”continenza del vitto”” l’appagamento di quel “”piacewre che nasce dalle azioni oneste», e che «conduce alla felicità, così come la medicina restituisce la salute all’ammalato». Il che è strettamente connesso non soltanto alle concezioni del Platina, ai suoi tentativi di sincretismo fra tradizione cristiana e pensiero stoico ed epicureo, ma anche alla destinazione del suo trattato, il quale è rivolto a fruitori socialismente classificabili nel ceto medio-alto, a una élite borghese intellettualmente e moralmente preparata a recepire il suo discorso e a renderlo operativo nella pratica quotidiana”” (dall’introduzione)”,”VARx-017-FSD”
“PLATONE a cura di Elmo TOTTI”,”Gli ultimi giorni di Socrate.”,”PLATONE (427-347 aC) filosofo tra i massimi d’ ogni tempo, nasce ad Atene e incontra SOCRATE a vent’anni. Nel 387 fonda l’ Accademia, scuola filosofica e sodalizio religioso. Ciò che resta oggi della sua dottrina consiste in un corpus di 36 titoli formato da 35 dialoghi e 13 lettere. SOCRATE non ha lasciato nulla di scritto.”,”FILx-234″
“PLATONE”,”Il Critone.”,”””Socrate reagisce contro questo principio che, sebbene imperi nella coscienza giuridica del suo popolo, è privo di fondamento morale. Egli pensa che la reazione, quando, uscendo dai limiti della necessaria difesa, viene a configurarsi come una ritorsione, è , come l’ ingiustizia iniziale, una forma d’ ingiustizia”” (dalla introduzione, pag XIX) “”Il principio greco che la legge è un contratto, una convenzione che definisce il giusto e impegna ad osservarlo così com’è stato definito, insorgerebbe a condannar la condotta di Socrate, se egli fuggisse”” (pag XXIII)”,”STAx-101″
“PLATONE”,”Simposio.”,”””Purtroppo però, commenta Socrate, la vista del pensiero comincia a vedere acutamente solo quando quella degli occhi tende a scemare e da questo Albidiade è ancora lontano. Legato ai beni apparenti del corpo, Alcibiade, per sua stessa ammissione, è incapace di mutare vita, di compiere quella conversione di cui Socrate tenta di indurlo””. (pag XXXVIII) “”Ma, benedetto amico, l’ occhio dell’ intelligenza viene acquistando la vista acuta, quando quello del corpo comincia a declinare; e tu sei ancora lontano da questo momento””. (pag 109)”,”FILx-280″
“PLATONE, a cura dI Giuseppe LOZZA”,”La repubblica.”,”””Infatti è onesto chi ha un animo onesto. Al contrario, l’ uomo furbo e pronto a sospettare il male, colui che ha commesso molte disonestà e si crede scaltro e sapiente, quando s’ imbatte in persone come lui dà prova di superiore chiaroveggenza, perché si basa sul modello che porta dentro di sé. Quando invece incontra persone oneste e più anziane, si rivela un incapace, perché diffida a torto e ignora l’ onestà, di cui non possiede in se stesso il modello. Ma dato che s’ imbatte in gente malvagia più spesso che in gente onesta, dà l’ impressione agli altri e a se stesso di essere non un ignorante bensì un sapiente.”” (pag 251-253) “”La scienza riguarda l’ essere, ossia conosce ciò che è?”” “”Si.”” “”L’ opinione, diciamo noi, coglie le apparenze?”” “”Si.”” “”Conosce il medesimo oggetto della scienza? La medesima cosa sarà conoscibile e insieme opinabile? Oppure ciò è impossibile?””. “”Impossibile”” rispose “”in base alle nostre premesse. (…)””. (pag 445) “”Platone, come Socrate, è invece convinto che la politica sia una scienza, e come tale si possa imparare: cfr. Protagora 319a-320d.”” (nota 7, pag 467) Omero e i poeti. “”Ma tu, Glaucone, credi che Omero, se veramente fosse stato capace di educare gli uomini e di renderli migliori per una reale conoscenza anziché per imitazione, non si sarebbe fatto molti seguaci e non sarebbe stato da loro apprezzato e amato? Eppure Protagora di Abdera e Prodico di Ceo e moltissimi altri riescono a persuadere i loro seguaci, grazie alle conversazioni private, che saranno in grado di governare la propria casa e la propria città soltanto se si sottoporranno alla loro direzione pedagogica. E per questa sapienza sono tanto amati da essere quasi portati sulle teste dei loro seguaci. (…) “”Possiamo dunque affermare che tutti i poeti, e Omero per primo, riguardo alla virtù e a qualsiasi altro tema sono imitatori d’ immagini e non raggiungono la verità; (…)””. (pag 781)”,”TEOP-187″
“PLATONE”,”Processo e morte di Socrate. Pagine scelte dal Convito, Fedro, Eutifrone, Apologia Critone, Fedone.”,”””Quel continuo girovagare e interrogare, scrutare, criticare (che Anito chiamava maldicenza””), quel distruggere con implacabile ironia le convinzioni, le idee tradizionali, i pregiudizi, di cui è pur gelosa la gente comune, ed infine quel distogliere i giovani, con la passione del discorrere messa loro addosso, dalle normali occupazioni della vita, abituandoli ad aggirarsi, invece, quasi da sfaccendati per le vie della città e rendendoli temerari al punto di ardire di fermare le persone più autorevoli per convincerle d’ ignoranza, doveva apparire naturalmente uno spettacolo del tutto sconcertante anche agli occhi di chi in fondo non era interamente avverso allo strano uomo””. (pag XVI)”,”STAx-129″
“PLATONE”,”Apologia de Socrates. Criton o el deber del ciudadano.”,”Socrate. “”Non mi suona strano che sia stato condannato, ateniesi. Lo speravo: (…). Quello che mi sorprende è il numero di voti dati pro o contro. Non credevo che mi si condannasse per così pochi voti, ma con una grande maggioranza. Da quello che si vede, con trenta voti di più in mio favore sarei stato assolto””. (pag 75)”,”STAx-141″
“PLATONE”,”Dialoghi. III. Critone.”,”Le calunnie. “”Oh, si può essere più infamato, che quando la gente crede che tu fai più conto de’ danari che dell’ amico?”” (pag 30) “”E poi, non vedi? come si vendono a buon patto cotesti calunniatori, e che non c’è bisogno di molto denaro per turar loro la bocca?”” (pag 34) “”Socrate, Adunque non si dee rendere a nessuno ingiustizia per ingiustizia, male per male, qual ch’ella sia la ingiuria che abbia ricevuto””. (pag 50)”,”FILx-354″
“PLATONE”,”Opere complete. Volume 3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro.”,”Nota: Per ‘Autenticità e cronologia degli scritti di Platone’ e per la ‘Vita di Platone’ di Diogene Laerzio si rinvia al volime primo delle Opere complete. Per l’ indice degli argomenti, dei nomi e l’ indice generale, al volume 9. “”Ma l’ infinità delle cose, l’ infinita molteplicità che è in ciascune di esse, in ogni caso ti fa incapace di pensare con acutezza e impedisce che tu sia uomo illustre e di valore riconosciuto, qualora appunto non sia mai riuscito a scorgere in nessuna cosa nessuna determinazione quantitativa””. (pag 83, Platone, Filebo) Sulla vita saggia e temperata. “”PROT. Ma capisco ciò che tu vuoi dire, e vedo che v’è una grande differenza. Infatti i saggi e temperanti, direi, in ogni occasione li trattiene anche la massima che ordina “”nulla di troppo””, massima cui obbediscono; ma per quanto riguarda gli stolti e gli intemperanti quel violento piacere che li domina fino alla follia li rende universalmente oggetto di cattiva fama. SOCR. Bene. E se le cose sanno così, è chiaro che i più grandi piaceri sorgono in una certa condizione di vizio dell’ anima e del corpo e non nella virtù, e così pure è dei più grandi dolori.”” (pag 118-119) “”- Se prima è fermo e poi si muove e poi si ferma, tutto ciò non potrà avvenire per l’ uno senza un mutamento. – E come potrebbe, infatti? – Non c’è nessun tempo in cui sia possibile che qualche cosa né si muova né stia ferma. – Non c’è. – Ma neppure muta senza mutare.- Non è verosimile. – E quando muta? Non quando è fermo, non quando è in moto, non quando è nel tempo. – No, infatti. – Ma dunque ci sarà queasta cosa assurda in cui esso è allorquando muta? – Che cosa? – L’ istante. Pare che ‘istante’ significhi qualche cosa di simile: ciò da cui qualche cosa muov verso l’una o l’ altra delle due condizioni opposte. Non vi è un mutamento infatti che si inizi dalla quiete ancora immobile né dal movimento ancora in moto (…)”” (pag 54) problema divenire mutamento cambiamento pag 53-54″,”FILx-372″
“PLATONE, a cura di Giovanni REALE”,”Tutti gli scritti.”,”Fondo R. Casella Lo scontro fra i Greci favorisce le mire dei Cartaginesi (pag 1830) Bisogna che legge e misura divengano sovrane. L’invito rivolto al partito dei tiranni L’invito rivolto al partito democratico. (pag 1830-1831) “”Ora, assunta la veste di consigliere di un tiranno, gli farei la proposta di rifiutare sia il nome che l’esercizio della tirannide, e di modificarla, appena possibile, in una forma di monarchia. E questa possibilità esiste, come ha dimostrato quell’uomo sapiente e virtuoso di nome Licurgo. Costui, in effetti, osservando che i suoi parenti d’Argo e Messene si erano trasformati da re in tiranni, e in ambedue i casi s’erano rovinati con le proprie mani, trascinando nella caduta le rispettive città, per timore che la medesima sorte toccasse alla sua stessa stirpe e città, trovò la soluzione di porre, a fianco del tiranno, l’assemblea degli anziani e pure gli efori che ne limitassero il potere. Fu così che l’istituto monarchico poté salvarsi e queste dinastie si perpetuarono mantenendo alta la propria fama: e in effetti ciò avvenne perché fu la legge ad avere sovrana autorità sugli uomini e non gli uomini sulla legge. (…) Raccomando piuttosto di fare ogni sforzo per trasformare la tirannide in una forma di monarchia in cui domini la legge, e che serbino per sé solo quelle onorificenze che sono conformi alle leggi e alla libera volontà degli uomini. (…) A chi, invece, si pone come ideale la libertà dei costumi e fugge come fosse un male il giogo della servitù faccio questa raccomandazione. Si guardi dall’inesauribile desiderio di una libertà insensata, se vuole evitare di incorrere nella medesima malattia che afflisse i suoi antenati, quando per un esagerato rifiuto dell’autorità, ebbero a patire le conseguenze del loro eccessivo amore per la libertà”” (pag 1830-1831)”,”FILx-488″
“PLATONE”,”Cratilo.”,”Il “”Cratilo”” di Platone è la più antica opera relativa ai problemi del linguaggio. “”Di lui (Cratilo) sappiamo abbastanza poco, disponendo della testimonianza platonica nel nostro dialogo e di quella aristotelica in due passi della ‘Metafisica’ e in un passo, più breve e meno significativo, della ‘Retorica’ (Metaph. 987a 29 sgg; 1010a 7 sgg; Rhet. 1417b 1-2); le altre fonti, Diogene Laerzio, Ammonio e Proclo, decisamente più tarde, non hanno rilevanza, poiché dipendono palesemente da Platone e Aristotele. Dal testo di Platone risulta che Cratilo, quando era in giovane ètà, sosteneva: a) che i nomi hanno una loro correttezza per natura, universale, che è la stessa per i Greci e per i barbari; b) che non è possibile dire il falso poiché dire il falso è «non dire ciò che è» (1) (…). Dal testo di Aristotele (Metaph. 987a 29 sgg); 1010a 7 sgg) risulta: a1) che Platone da giovane fu in dimestichezza con Cratilo e con le teorie eraclitee. b1) che secondo Cratilo non è possibile conoscere le cose poiché esse sono in continuo «scorrimento». c1) che secondo Cratilo non è possibile dire il vero poché tutto muta: perciò egli arrivò a ritenere di non dover dire più nulla e si limitava a far cenni con un dito. d1) che Cratilo, riprendendo un detto eracliteo in base al quale «non è possibile entrare due volte nello stesso fiume», lo correggeva dicendo che ciò non è possibile neppure una volta sola. Dalle due autorevoli fonti ci provengono notizie che a prima vista è difficile far combaciare. Secondo Aristotele Cratilo avrebbe esasperato certi presupposti eraclitei, assumendo un atteggiamento critico nei confronti di Eraclito. Da Platone, invece, il legame con Eraclito non viene in alcun modo esplicitato, anzi l’assunto b) riprende piuttosto un motivo di matrice eleatica”” (pag 6-7) [introduzione di Caterina Licciardi all’opera di Platone, ‘Cratilo’, Milano, 1989] (1) L’espressione non va confusa con quella di Soph. 260c 3 (…): («dire ciò che non è») come avviene nella maggior parte delle traduzioni, compresa quella del Martini: “”Concludendo dunque, Cratilo, può darsi che sia così e può darsi che non sia. Ad ogni modo, bisogna indagare bravamente e bene, e non ammettere facilmente, ché sei ancora giovane e in età; e quando ci abbia meditato, ove ti riesca di trovare, farne partecipe me pure””. Dal testo: (Cratilo): “”Ma lo farò. Tuttavia sappi, Socrate, che anche ora non sono senza averci meditato; però quando ci medito e me ne occupo, mi pare assai più credibile che le cose stieno come dice Eraclito””. (Socrate): “”Sta bene; me lo insegnerai un’altra volta, al tuo ritorno, amico mio. Per ora, come eri sulle mosse di fare, vattene in villa; e t’accompagnerà anche il nostro Ermogene””. (Cratilo): “”Sarà fato, Socrate; ma anche tu ingegnati ancora di comprenderla questa dottrina”” [Platone, Cratilo, Milano, 1989]”,”FILx-507″
“PLATONE, a cura di Augusto GUZZO”,”Apologia di Socrate.”,”Platone non “”difende”” Socrate ma contrattacca gli accusatori (pag 4)”,”STAx-014-FV”
“PLATONE, a cura di Raffaele CESARI”,”Eutifrone.”,”””La santità è la scienza di domandare e di donare agli dèi, cioè di domandare ciò di cui noi abbisognano essi”” (pag 9, introduzione)”,”FILx-031-FV”
“PLATONE, a cura di Giuseppe LOZZA Paolo SCAGLIETTI Marco DORATI”,”Platone. Volume II.”,”Platone nasce ad Atene nel 427 mese di Targelione (maggio-giugno) da ricca e nobile famiglia: il padre, Aristone, discende da Codro, mitico re di Atene; la madre, Perictione, da Solone ed è nipote di Crizia, che diverrà più tardi uno dei cosiddetti Trenta Tiranni. Fratelli di Platone sono Glaucone e Adimanto. La sorella Potone sarà madre di Speusippo, colui che succederà allo zio nella direzione dell’Accademia. Nel 407 Platone entra nella cerchia dei discepoli di Socrate. Nel 399 processo e morte di Socrate. Platone si reca a Megara da Euclide. Poi ritorna ad Atene, ma intraprende subito un viaggio a Cirene e in Egitto. Dopo tale viaggio comincia la sua attività di scrittore. Nel 388/7 visita la Sicilia, e a Siracusa conosce Dione, cognato di Dionigi I. Di ritorno ad Atene Platone fonda una scuola, l’Accademia, nei giardini dedicati all’eroe Academo. Nel 348/7 Platone muore ad Atene, senza aver potuto dare l’ultima revisione al suo ultimo e più ampio dialogo, ancora una volta d’argomento politico, Le leggi.”,”FILx-115-FL”
“PLATONE, a cura di Carlo CARENA, versione di Francesco ACRI”,”Platone. Volume I.”,”Platone nasce ad Atene nel 427 mese di Targelione (maggio-giugno) da ricca e nobile famiglia: il padre, Aristone, discende da Codro, mitico re di Atene; la madre, Perictione, da Solone ed è nipote di Crizia, che diverrà più tardi uno dei cosiddetti Trenta Tiranni. Fratelli di Platone sono Glaucone e Adimanto. La sorella Potone sarà madre di Speusippo, colui che succederà allo zio nella direzione dell’Accademia. Nel 407 Platone entra nella cerchia dei discepoli di Socrate. Nel 399 processo e morte di Socrate. Platone si reca a Megara da Euclide. Poi ritorna ad Atene, ma intraprende subito un viaggio a Cirene e in Egitto. Dopo tale viaggio comincia la sua attività di scrittore. Nel 388/7 visita la Sicilia, e a Siracusa conosce Dione, cognato di Dionigi I. Di ritorno ad Atene Platone fonda una scuola, l’Accademia, nei giardini dedicati all’eroe Academo. Nel 348/7 Platone muore ad Atene, senza aver potuto dare l’ultima revisione al suo ultimo e più ampio dialogo, ancora una volta d’argomento politico, Le leggi.”,”FILx-116-FL”
“PLATONE, a cura di Michele Federico SCIACCA”,”Timeo.”,”””Un interesse filosofico presenta, invece, l’altra questione del perché il ‘Timeo’ incominci con un riepilogo delle principali conclusioni a cui Platone era pervenuto intorno al problema dello Stato, nella ‘Repubblica’. (…) Da questo punto di vista la “”summa”” del ‘Timeo’ è una continuazione e un complemento di quella della ‘Repubblica’”” (pag 3, introduzione)”,”FILx-019-FGB”
“PLATONOV Sergei Feodorovich, a cura di John T. ALEXANDER”,”The Time of Troubles. A Historical Study of the Internal Crisis and Social Struggle in Sixteenth-and Seventeenth-Century Muscovy.”,”Sergei Feodorovich Platonov’s Time of Troubles is a classic study of the years 1598-1613, a turbulent and decisive period in Russian history. Available for the first time in English, this work will be a valuble tool for students of the medieval as well as modern periods. Platonov, himself a tragic victim of the regimentation imposed on Soviet cultural life in the 1920’s, was born in 1860 and attained immense public and professional recognition in Russia as a leading historian. John T. Alexander is a member of the history department at the University of Kansas. Translator’s Introduction, Author’s Preface, Translator’s Appendices: Genealogical Chart, Chronological Table, Glossary of Terms, For Further Reading, Bibliographical Update, Index,”,”RUSx-135-FL”
“PLAUTO Tito Maccio, a cura di Giovanni LA-MAGNA”,”Il soldato vanaglorioso (Miles Gloriosus).”,”PLAUTO (250-184 aC) visse a Roma, autore di molte commedie (si parla di 21 ma c’è chi arrivava ad attribuirgliene 130). La sua spontaneità, vivacità e vigore di linguaggio con cui ha rappresentato una varietà di caratteri appartenenti alla natura umana, ha ispirato SHAKEASPEARE che ha adattato un suo lavoro nella Commedia degli errori, MOLIERO in L’ Avaro e altri autori di teatro. “”Non vedi che il nemico ti è vicino e sta pensando un assedio alle spalle? Metti in azione tutti gli aiuti del caso; bisogna agire presto, non con tutto il nostro comodo. Previeni il nemico da qualche parte, conduci i tuoi soldati a preparare qualche imboscata; stringi d’ assedio gli avversari, e per i nostri prepara una difesa; taglia ai nemici le vettovaglie, e per te fortifica una via, per cui possano giungere al sicuro, a te e ai tuoi, cibi e rifornimenti. A questo devi pensare; questa è la cosa urgente. Trova, inventa, dammi subito una trovata calda calda, perché quel ch’è stato fatto non sia stato fatto, e quel ch’è stato visto non sia stato visto. Se tu dici di addossarti sulle spalle questa impresa, io ho fiducia che sconfiggeremo il nemico””. (pag 46-47)”,”VARx-159″
“PLAUTO Tito Maccio”,”Commedie. Volume primo.”,”Sulla vita di Plauto, che interessò un arco di tempo di circa settant’anni, le notizie delle fonti antiche sono scarse, numerose le congetture dei moderni. Cicerone (in De senectute 50) lo considera nato prima del 250 a.C., seguendo inderettamente anche il parere di Varrone, la cui attendibilità è però discutibile. Secondo la tradizione era originario di Sarsina, una piccola cittadina sull’Appennino, oggi in Romagna ma nell’antichità in Umbria.”,”STAx-106-FL”
“PLAUTO Tito Maccio”,”Commedie. Volume secondo.”,”Sulla vita di Plauto, che interessò un arco di tempo di circa settant’anni, le notizie delle fonti antiche sono scarse, numerose le congetture dei moderni. Cicerone (in De senectute 50) lo considera nato prima del 250 a.C., seguendo inderettamente anche il parere di Varrone, la cui attendibilità è però discutibile. Secondo la tradizione era originario di Sarsina, una piccola cittadina sull’Appennino, oggi in Romagna ma nell’antichità in Umbria.”,”STAx-107-FL”
“PLEBE Armando”,”Che cosa ha veramente detto Marx.”,”PLEBE Armando filosofo italiano è attualmente professore ordinario di storia della Filosofia nella Facoltà di lettere dell’Università di Palermo. Nato ad Alessandria nel 1927 ha studiato a Torino prima e Innsbruck poi. Ha insegnato nell’Università di Perugia e poi in quella di Roma. Studioso della filosofia del diritto di Hegel e dell’etica ed estetica di Aristotele a lui si devono alcuni commenti critici ed edizioni delle opere italiane di Hegel e di Aristotele. Si è occupato anche di sociologia dell’arte. “”La fame – ebbe a scrivere Marx – è la fame, ma la fame che si soddisfa con carne cotta, mangiata con coltello e forchetta, è una fame diversa da quella che divora carne cruda, aiutandosi con mani, unghie e denti”” (in apertura, prefazione) “”””Mentre la borghesia di ciascuna nazione conserva ancora interessi nazionali particolari, la grande industria creò una classe che ha il medesimo interesse in tutte le nazioni e per la quale la nazionalità è già annullata, una classe che è realmente liberata da tutto il vecchio mondo e in pari tempo si oppone ad esso””. Ormai, rileva Marx, le questioni sorgenti dai rapporti tra nazione e nazione diventano irrilevanti rispetto ai problemi effettivamente decisivi per la nostra società. Il problema oggi fondamentale per i rapporti sociali è il fatto che le forze produttive si sono ormai staccate dagli individui e appaiono ormai completamente indipendenti ad essi: la lotta è ormai volta esclusivamente all’appropriazione di tali forze. Mentre sinora tutte le appropriazioni rivoluzionarie erano state limitate, ora si tratta invece che l’intera massa dei sistemi di produzione deve venire in possesso dei proletari e la loro totalità deve appropriarsi della totalità dei mezzi di produzione””. (pag 47) [Armando Plebe, Che cosa ha veramente detto Marx, 1967]”,”MADS-621″
“PLEBE Armando”,”Il quinto libro del Capitale. Marx contro i marxisti.”,”Armando Plebe (Alessandria, 1927) è autore di vari volumi di storia della filosofia, di politica e di estetica. Ha pubblicato ‘Breve storia della retorica antica’, e ‘Quel che nonn ha capito Carlo Marx’ (1972), ‘Dimenticare Marx’ (1993) ‘Dieci lezioni di politica’ (1994). E’ stato ordinario di Storia della filosofia nell’Università di Palermo. Senatore della Repubblica per due legislature e parlamentare europeo. “”Le pagine che seguono non vanno tuttavia confuse con quelle critiche serrate di quegli studiosi di Cambridge che, basandosi sull’edizione francese riveduta del Capitale (uscì tra il 1872 e il 1875), pubblicarono nel 1885 i “”Commenti sull’uso dei ‘Blue Books’ da parte di Karl Marx nel capitolo XV del Capitale”” (i ‘Blue Books’, ovvero le relazioni degli atti del Parlamento. Tali commenti verificarono le citazioni di Marx e trovarono numerose discrepanze ed errori probabilmente voluti: la differenza tra quanto si leggeva in questi documenti e quello che riportava Marx “”rivelava sintomi di una tendenza alla distorsione”””” (pag 13) (introduzione di Armando Torno)”,”TEOC-664″
“PLECHANOV Georges”,”Histoire de la pensée sociale russe.”,”Il volume termina con la VI parte che affronta l’ultimo quarto di secolo XIX: la reazione degli anni 1880, il liberalismo, l’ intelligentsia rivoluzionaria, il populismo legale, il marxismo nella letteratura russa, la nascita dei primi circoli della socialdemocrazia, la lotta del marxismo per la sua esistenza teorica.”,”PLED-012″
“PLECHANOV G.”,”Le materialisme militant.”,”‘Materialismus militans’ è un brillante modello di polemica.”,”PLED-025″
“PLECHANOV Georges”,”Essais sur l’ histoire du materialisme. D’ Holbach, Helvetius, Marx.”,”HOLBACH filosofo francese di origine tedesca (1723-1789), sviluppò in senso materialista e ateo le premesse della filosofia dell’ illuminismo. Sostenne l’ arbitrarietà di ogni potere statale privo di consenso. Scrisse ‘Sistema della natura’ (1770) e ‘La morale universale’ 1776). HELVETIUS (1715-1771) filosofo francese illuminista, legato a VOLTAIRE e a MONTESQUIEU, sensista sostenne un utilitarismo e un egualitarismo radicali. Scrisse ‘Dello spirito’ (1758), e ‘Dell’ uomo’ (1772). (Eug)”,”PLED-026″
“PLECHANOV Georges”,”Introduction a l’ histoire sociale de la Russie.”,”Il caso della Repubblica di Novgorod. Comparazione della sua storia con quella delle repubbliche italiane contemporanee. (pag 15) Opinione di Soloviev sul ruolo in Occidente della conquista dei barbari e su quello dell’ ambiente geografico nella storia russa. (pag 20) L’ invasione dei nomadi causa un ritardo generale della Russia. Trasferimento del suo centro di gravità a Nord-Est. Causa sociale dell’ antagonismo tra questo e il Sud-Ovest. (pag 56) I contadini della Russia del Nord-Est. I loro rapporti con lo Stato. Parallelo con le monarchie dispotiche d’ Oriente. (pag 80) L’ allargamento della europeizzazione sotto la spinta del progresso economico. (pag 145)”,”PLED-028″
“PLECHANOV G.V.”,”Les questions fondamentales du marxisme.”,”Necessità, libertà, Marx Engels. “”Tutto il problema è nella questione di sapere ciò che bisogna intendere precisamente per necessità. Aristotele aveva già indicato che il concetto di necessità ha molte sfumature: è necessario prendere il medicamento per guarire; è necessario respirare per vivere; è necessario fare un viaggio a Egine per recuperare una somma di denaro. E’ una necessità, per così dire condizionale: occorre che noi respiriamo, se vogliamo vivere; occorre che prendiamo medicine, se vogliamo guarire dalla malattia, e così via. L’ uomo ha costantemente a che fare con delle necessità di questo genere nel processo della sua azione sulla natura esterna (…). Non è tutto. (…) Noi tocchiamo qui il punto che può essere il più importante nella dottrina della libertà, un punto che non è stato menzionato da Engels, per la sola ragione evidentemente che questo punto era comprensibile, senza altre spiegazioni, a chiunque aveva seguito la scuola di Hegel. Nella sua filosofia della religione, Hegel, dice: “”Die Freiheit ist dies: nichts zu wollen als sich””, ovvero “”La libertà consiste nel non voler altro che sé””. E questa osservazione getta una luce chiarificatrice su tutta la questione della libertà, nella misura in cui essa concerne la psicologia sociale (…). (pag 78-79)”,”PLED-030″
“PLECHANOV Georges”,”Oeuvres philosophiques. Tome II.”,”””Nel mio articolo della Neue Zeit “”Bernstein e il materialismo””, ho mostrato la stupefacente magrezza del bagaglio filosofico di quest’ uomo e a qual punto egli si faceva del materialismo in generale un’ idea aberrante. Nell’ articolo che sto scrivendo, sempre per la Neue Zeit, farò vedere come egli non ha compreso la concezione materialista della storia. Per adesso, vi pregherei solamente di osservare in qualche sconvolgente misura egli ha poco compreso la teoria delle catastrofi che ha moluto sottomettere al fuoco della sua “”critica””.”” (pag 387)”,”PLED-032″
“PLECHANOV Giorgio (Plekhanoff)”,”Intorno al sindacalismo e ai sindacalisti.”,”Contiene dedica al Prof. Loria da parte di Angelica Balabanoff. E’ una puntuale critica alle opere di Arturo LABRIOLA ‘Riforme e rivoluzione sociale’, Enrico LEONE ‘Il sindacalismo’ e Ivanoe BONOMI ‘Le vie nuove del socialismo’. “”Nel capitolo VII del suo libro questo meraviglioso “”teorico”” si studia di dimostrare con una serie di argomenti veramente comici che Marx, uno degli autori del Manifesto del partito comuista, in fondo non sia mai stato comunista. A codesti argomenti ridicoli di Arturo Labriola ha sufficientemente risposto un certo sig. Lunacharskij, autore della postilla alla traduzione russa del libro di Labriola, citando un brano dell’ opuscolo di Marx “”Guerra civile in Francia”” che contiene fra le altre le seguenti righe: “”Se la produzione cooperativa non deve rimanere un miraggio, un tranello, se essa deve sostituire la produzione capitalista, se le società cooperative devono subordinare tutta la produzione nazionale ad un piano solo, assumendone il controllo e mettendo fine alla continua anarchia e ai sussulti periodici che sono le conseguenze inevitabili della produzione capitalistica, allora, signori miei, che cos’è il cooperativismo se non il comunismo?””””. (pag 33) “”E’ vero che il “”prelevamento gratuito dal lavoro dell’ operaio”” sia oggi maggiore che “”quarant’anni addietro?”” E’ una verità inoppugnabile. Più un paese è “”economicamente evoluto”” maggiore è in esso il grado di sfruttamento del lavoro da parte del capitale. W. Sombart nel suo libro “”Perché non vi è il socialismo negli Stati Uniti?”” osserva giustamente che in nessun luogo del mondo l’ operaio salariato viene sfruttato dal capitalismo come negli Stati Uniti””. (pag 40-41)”,”PLED-033″
“PLECHANOV (PLEJANOV) Jorge”,”La concepcion materialista de la historia – El arte y la vida social.”,”Flaubert diceva: “”L’art c’est la recherche de l’ inutile”” (pag 150) “”‘La storia delle ideologie si spiega in gran parte con la formazione, modificazione e distruzione di associazioni di idee sotto l’ influenza della formazione, modificazione e distruzione di determinate combinazioni di forze sociali’. Labriola non ha prestata a questo aspetto del problema tutta l’ attenzione che merita.”” (pag 61) ‘ in corsivo nel testo”,”PLED-036″
“PLECHANOV George (PLEKHANOV); a cura di Subrata MUKHERJEE e Sushila RAMASWAMY”,”George Plekhanov. His Thoughts and Works.”,”Opera dedicata a Jurgen Habermas Il professor Subrata MUKHERJEE ha ottenuto il PhD. presso l’Indiana University (USA) e la professoressa Sushila RAMASWAMY nell’Università di Delhi. Entrambi sono specialisti in teoria politica.”,”PLED-039″
“PLECHANOV Georgij V.”,”Scritti di estetica.”,”Gianlorenzo PACINI (1930) si è occupato di letteratura russa.”,”PLED-043″
“PLECHANOV Georgij V.”,”Scritti di estetica.”,”””Knut Hamsun possiede un grande talento. Ma nessun talento è in grado di trasformare in verità ciò che della verità costituisce la diretta contraddizione. Gl’immensi difetti del dramma ‘Alle porte del regno’ sono la naturale conseguenza dell’assoluta inconsistenza dell’idea che ne sta a fondamento. E l’inconsistenza di tale idea è determinata dall’incapacità dell’autore di comprendere il senso della lotta tra le classi nella società attuale, lotta di cui il suo stesso dramma costituisce un’eco. Knut Hamsun non è francese, ma questo non cambia niente alla sostanza delle cose. Già il ‘Manifesto del Partito comunista’ ha dimostrato molto giustamente che nei paesi civili, grazie allo sviluppo del capitalismo, “”la limitatezza e l’unilateralità nazionale diventano ora sempre più inattuabili, e dalle molte letterature nazionali e locali si viene ormai formando una letteratura mondiale””.”” (pag 206) (Georgij V. Plechanov, Scritti di estetica, 1972)”,”PLED-044″
“PLECHANOV Giorgio (Plekhanoff)”,”Intorno al sindacalismo e ai sindacalisti.”,” “”In tutto quello che Arturo Labriola dice di Marx, non vi è di giusto che una cosa sola, che cioè i riformisti hanno errato del tutto proclamando il marxismo teoria pacifica per eccellenza. Ma pure là, dove a chi sappia ragionare sembrerebbe molto difficile sbagliarsi, il nostro teorico del sindacalismo si circonda delle più dense tenebre. Eccone un esempio. A pagina 156 egli scrive: “”Nel ‘Capitale’ egli (cioè Marx, G.P.) dice che fra due diritti giudica la forza””. Tale concetto è difatti stato espresso da Marx e prima ancora di lui da Hegel. Ma guardate come esso viene commentato da Labriola. Marx fa questa osservazione nel capitolo che tratta della giornata del lavoro. Il capitalista aspira a protrarre la giornata del lavoro, l’operaio a diminuirla. L’uno ha ragione come ‘compratore’ della forza-lavoro – l’altro come ‘venditore’ di essa. Ciascuno ha ragione a modo suo e tra due diritti uguali decide soltanto la forza. A questo proposito Labriola scrive: “”Questo passo del ‘Capitale’ è molto importante per determinare la funzione della violenza nel sistema marxista. Noi abbiamo una posizione iniziale: una determinata giornata di lavoro. Esiste un movimento antitetico diretto da un lato a protrarre, dall’altro a ridurre il limite esistente della giornata di lavoro. A che si deve il risultato? Alla forza preponderante. Di qui una nuova posizione economica, che per effetto della consuetudine vien rispettata come legge. La legge economica è dunque – come la legge politica – il risultato d’una coazione vittoriosa. ‘La violenza condizionata genera le posizioni iniziali dell’economia’. Questo è il marxismo””. E’ diftti un passo molto importante tanto dal punto di vista economico quanto dal punto di vista storico, ma è stato esso giustamente compreso da Labriola? Mercè quale “”forza”” viene decisa la contesa fra il capitalista e l’operaio per la durata della giornata di lavoro? Evidentemente essa viene decisa mercè quelle forze ‘economiche’ delle classi in lotta, il cui grado viene determinato dal carattere generale dei rapporti di produzione capitalistica e dal grado del loro sviluppo, in quel dato momento e in quella data società: ora si tratta di sapere se mai i revisionisti o i riformisti abbiano affermato che le contese fra operai e capitalisti ‘non dovranno essere decise mercè le forze economiche’. Essi non l’hanno mai affermato. E’ quindi fuori di posto adittar loro quel brano del “”Capitale”” come argomento contrario al loro metodo. Ma la contesa circa la giornata di lavoro può essere risolta anche mercè l’intervento dello Stato. Certo, lo stesso intervento dello Stato non è altro che il risultato dei rapporti reciproci delle forze di ogni data società. Però neanch’esso intervento dello Stato ha nulla di comune col “”metodo rivoluzionario””, cosa che dovrebbe essere nota al nostro sindacalista rivoluzionario che si scaglia contro il riformismo. Quindi neanche questo è un argomento da additarsi per difendere il “”metodo rivoluzionario””. Infine bisogna ammettere che in certi casi eccezionali la contesa circa la durata della giornata di lavoro può essere risolta mercè questo semplicissimo fatto: che cioè il proprietario della fabbrica tema una “”sommossa”” da parte dei suoi operai: la rottura delle macchine, il guasto degli edifizi. Ma fatti simili succedono soltanto nei primi stadi dello sviluppo capitalista, quando la coscienza della classe lavoratrice si trova anche ai suoi primordi ed è evidente che Marx, parlando della ‘forza’ che decide la contesa circa la durata della giornata di lavoro, intendeva non le sommosse, né le rotture delle macchine, né il guasto degli edifizi. Come mai allora Arturo Labriola ha potuto citare ‘questo’ brano del “”Capitale”” per dimostrare – il concetto in sè stesso è giusto – che Marx non era nient’affatto fautore esclusivo dello sviluppo pacifico? La cosa si spiega in un modo semplicissimo. La parola ‘forza’ (‘Gewalt’) (1) Arturo Labriola l’ha tradotta colla parola ‘violenza’. Così egli è giunto alla conclusione che la contesa si risolve in una una rissa tra il proletariato della fabbrica e i suoi operai. E se così fosse, se cioè Marx avesse pensato che perfin dei conflitti come la contesa circa la durata della giornata di lavoro si risolvono mercè le risse, ne risulterebbe senz’altro che ‘tutta la storia dello sviluppo capitalistico’ è una perenne rivoluzione e che Marx, conoscitore profondo dello sviluppo della società capitalistica, non poteva non apprezzare il compito importantissimo della violenza nella storia dell’umanità. Appunto, ‘se così fosse’; ma il pensiero di Marx non era nient’affatto tale e le conclusioni del sig. Labriola sono molto “”precipitate”””” ((pag 84-87) (ancora da inserire)”,”PLED-001-FL”
“PLECHANOV Georges”,”Introduction a l’histoire sociale de la Russie.”,”Il ruolo dei principi come difensori dei contadini russi. “”Nous avons vu que les attaques plusieurs fois séculaires des nomades ont entravé la croissance des forces productives dont disposait la population sédentaire de la Russie, et que ce retard, à son tour, a retardé la formation d’une classe puissante de détenteurs de terres et l’établissement de formes déterminées de la vie politique. Il faut maintenant ajouter que ces mêmes attaques des nomades, qui, par leurs conséquences économiques, devaient affaiblir la force des boïars et par là favoriser l’accroissement de la puissance des princes, contribuèrent encore d’une autre manière au progrès de cette puissance. Engels a justement remarqué qu’à la base d’une domination politique, il y a toujours eu l’exercice d’une fonction sociale, et que cette domination ne se maintient longtemps que lorsqu’elle s’acquitte d’une fonction importante pour la vie de la societé (1). Or, le prince avec sa ‘droujina’ avait charge de défendre la principauté contre les attaques de l’ennemi. Le prince était le ‘gardien militaire de la terre’, selon l’expression de Klioutchevski, ce qui ne signifie pas qu’il s’acquittât toujours avec soin et succès de sa fonction, et ne sacrifiât pas parfois les intérêts du pays aux siens propres. Il s’en faut de beaucoup que tous les princes aient eu l’intelligence et l’énergie de Vladimir Monomaque, et tous avaient pour règle le proverbe russe “”c’est ta propre chemise qui est le plus près de ton corps (2)””. Cependant, aux yeux de la population, le prince était précisément et avant tout le gardien armé de la terre; plus le besoin de ce gardie était sensible, plus augmentaient son importance et sa puissance”” [Georges Plékhanov, Introduction a l’histoire sociale de la Russie, 1926] (pag 56-57) [(1) ‘Anti-Dühring, p. 149 de la traduction russe (éd. V.I. Iskovenko); (2) Lorsque leurs intérêts étaient en jeu, les princes introduisaient eux-mêmes les “”païens”” dans la terre russe et ne se souciaient guère du mal que ceux-ci faisaient aux paysans]”,”PLED-002-FL”
“PLECHANOV G.V., a cura di Dante LEPORE”,”Il materialismo militante. Risposte al signor Bogdanov e altri scritti su Karl Marx, F. Engels e sul materialismo.”,” “”Ne ‘Il Mercante di Venezia’ di Shakespeare, Bassanio dice di Gratiano: “”I suoi ragionamenti sono esattamente come due chicchi di grano nascosti in due misure di paglia. Per trovarli, bisogna cercare tutta la giornata, e se li trovi, ti accorgi che non valeva la pena cercarli”” (pag 66) Plechanov, Engels e la letteratura materialista francese del XVIII secolo (pag 21-22) “”Nell’articolo “”Programm der blankistischen Kommune-Flücht-linge”” (Programma dei rifugiati blanquisti della Comune), pubblicato inizialmente nel n. 73 del giornale “”Volkstaat”” nel 1874 e incluso successivamente nella raccolta ‘Internationales aus dem “”Volkstaat”’ Engels, indicando con soddisfazione che gli operai socialdemocratici tedeschi ‘sind mit Gott einfach fertig’ (l’hanno semplicemente smessa con Dio) e che essi vivono e pensano come dei materialisti, nota a p. 44 di questa raccolta, che probabilmente in Francia è la stessa cosa. “”Altrimenti, ammette, quale cosa più semplice che diffondere tra gli operai l’eccellente letteratura materialista del secolo scorso [vale a dire del XVIII secolo, signor Bodganov – G.V.P.], letteratura che resta fino ad oggi, tanto per la forma che per il contenuto, un capolavoro dello spirito francese, e che – tenuto conto del livello della scienza dell’epoca – è sempre infinitamente elevata quanto al contenuto (‘dern Inhalt nach auch heute noch unendlich hoch steht’) e di una perfezione incomparabile quanto alla forma””. Come vedete, signor Bogdanov, Engels non solo non temeva di diffondere nel proletariato questa “”filosofia della natura”” che vi piace chiamare la filosofia dei “”più puri ideologi della borghesia””, ma raccomandava la diffusione massiccia delle sue idee fra gli operai francesi nel caso in cui questi operai non fossero ancora diventati dei materialisti. Noi, discepoli russi di Marx ed Engels, riteniamo utile diffondere queste idee, fra le altre, fra i proletari russi, i cui rappresentanti coscienti sono purtroppo ancora lungi dall’aver adottato il punto di vista materialista. Considerando l’utilità di questa diffusione, mi proponevo d’intraprendere, due anni or sono, l’edizione in lingua russa di una biblioteca materialista in cui il primo posto sarebbe stato occupato da traduzioni delle opere dei materialisti francesi del XVIII secolo, incomparabili in effetti per la forma e ancora oggi estremamente istruttivi per il loro contenuto. Questo proponimento non è andato avanti. Da noi è infinitamente più facile scrivere le opere di queste numerose scuole della filosofia contemporanea che Engels designava con disprezzo mediante l’appellativo generale di “”povera zuppa eclettica”” (1) che non le opere che, in un modo o nell’altro, sono dedicate al materialismo. Un esempio che stupisce: l’opera di Engels, ‘Ludwig Feuerbach’, che ho tradotto in lingua russa e che è sotto ogni aspetto notevole, si vende malissimo. Il nostro pubblico di lettori è oggi indifferente al materialismo. Ma aspettate prima di rallegrarvene, signor Bogdanov. E’ un cattivo segno; ciò indica che questo stesso pubblico di lettori continua a portare una lunga treccia conservatrice anche quando sembra preoccupato di “”ricerche”” teoriche le più intrepide e più “”avanzate””. La sfortuna storica del povero pensiero russo consiste in ciò, che, anche nei periodi del più grande slancio rivoluzionario, solo raramente esso perviene a liberarsi dall’influenza del pensiero borghese occidentale, pensiero che non può non essere conservatore nelle attuali condizioni sociali nell’Occidente”” [G.V. Plechanov, ‘Il materialismo militante. Risposte al signor Bogdanov e altri scritti su Karl Marx, F. Engels e sul materialismo’, ‘Prima lettera’, Torino, 2010] [(1) ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie’, Stuttgart, 1888. La tr. it., Roma, 1950] (pag 21-22-23)”,”PLED-050″
“PLECHANOV Georgij V.”,”La funzione della personalità nella storia.”,”Intorno alla metà degli anni settanta Plechanov (1856.1918) aderì al movimento rivoluzionario russo, lavorò nelle organizzazioni populistiche e nei loro organi di stampa e, dopo il fallimento dell’azione populistica, emigrò all’estero. Nel 1903 Plechanov si affiancò ai menscevichi, nel 1905 fu contrario all’insurrezione e nel 1917 cadde su posizioni di nazionalismo retorico, che lo estraniarono completamente dalla grande rivoluzione di ottobre. Morì in Finlandia nel 1918. Fu sepolto a Pietrogrado, accanto alla tomba di Belinskij. In questo opuscolo del 1898 Plechanov delinea, in serrata polemica con le concezioni soggettivistiche del populismo soprattutto russo, la propria interpretazione marxista del rapporto tra determinismo e libertà, tra necessità e casualità, tra individuo e masse nel processo storico.”,”PLED-003-FL”
“PLECHANOV Georgij Valentinov (PLEHANOV, PLEKHANOFF)”,”Anarchisme et socialisme. (Éd. 1896)”,”””E’ solo con Marx che il socialismo si colloca sul terreno della lotta di classe. I socialisti utopisti non avevano alcuna nozione così precisa. In questo erano in ritardo sui teorici della borghesia, loro contemporanei, che comprendevano bene il significato storico della lotta del Terzo Stato contro la nobiltà”” (pag 10)”,”PLED-054″
“PLECHANOV Georgij V. a cura di Mario DE-STEFANIS”,”La concezione materialistica della storia.”,”Le due tendenze del marxismo: Lenin e Plechanov Il materialismo storico Il materialismo dialettico”,”PLED-001-FC”
“PLECHANOV Georgij V., a cura di Paolo FLORES D’ARCAIS”,”La concezione materialistica della storia e altri scritti. Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel – La concezione materialistica della storia – La funzione della personalità nella storia.”,”Con il 1905 inizia la inesorabile parabola discendente di Plechanov e il suo ruolo nel movimento socialdemocratico russo diviene via via più modesto e irrilevante. Il credito di cui continuerà a godere negli ambienti della “”provinciale”” Seconda internazionale andrà di pari passo con il discredito di questa organizzazione. (…) L’occidentalismo di Plechanov era solo l’anticamera del socialsciovinismo, un civettare con il marxismo deformato e impoverito, spogliato della sua forza di teoria rivoluzionaria, quale si configurava nella Seconda Internazionale. Negli anni della rivoluzione il suo nome sarebbe stato dimenticato (pag 23-24, presentazione) Concetto di necessità e di libertà in Schelling (pag 69-70) “”(…) [N]ei fenomeni storici, ad agire non sono ‘delle cose inanimate’, ma degli uomini e gli uomini sono datati di coscienza e di volontà. Ci si può dunque domandare con piena legittimità se il concetto di ‘necessità’ – senza di cui non esiste concezione ‘scientifica’ – dei fenomeni, nella storia come nella scienza della natura, non escluda quello della ‘libertà umana’. Formulato in altri termini il problema si pone così: ‘Vi è modo di conciliare la libera azione degli uomini con la necessità della storia?’. Di primo acchito sembra di no, sembra che la necessità escluda la libertà e viceversa. Ma risulta così solo a colui il cui sguardo si arresta alla superficie delle cose, alla scorza dei fenomeni. In realtà, questa famosa contraddizione, questa pretesa antinomia, non esiste. Lungi dall’escludere la libertà, la necessità ne è la condizione e il fondamento. Appunto questo Schelling si provava a dimostrare in uno dei capitoli del suo ‘Sistema dell’idealismo trascendentale’. Secondo Schelling, la libertà è impossibile senza la necessità. Se agendo, non posso contare che sulla libertà degli altri uomini, mi è impossibile ‘prevedere le conseguenze delle mie azioni’, poiché ad ogni istante il mio calcolo anche più perfetto potrebbe essere completamente vanificato dalla libertà altrui e di conseguenza dalle nostre azioni potrebbe risultare tutt’altra cosa rispetto alla mia previsione. La mia libertà sarebbe dunque nulla e la mia vita sarebbe sottoposta al caso. Io non potrei essere sicuro delle conseguenze delle mie azioni che nel caso in cui potessi prevedere le azioni del mio prossimo, e perché io le possa prevedere bisogna che sia soggette a leggi, cioè bisogna che siano determinate, che siano ‘necessarie’. La necessità delle azioni degli altri è dunque la prima condizione della libertà delle mie azioni. Ma, dall’altro lato, agendo in modo ‘necessario’, gli uomini possono al tempo stesso conservare la piena libertà delle proprie azioni. Cos’è un’azione ‘necessaria’? È un’azione che è impossibile che un individuo non compia in circostanze date. E di dove viene l’impossibilità a non compiere tale azione? Deriva dalla ‘natura’ di questo uomo plasmata dalla sua eredità e dalla sua anteriore evoluzione. La natura di quest’uomo è tale che non può agire in un modo dato in circostanze date. Chiaro, non è vero? Ebbene! aggiungeteci che la natura di quest’uomo è tale che non può non formulare determinate volontà, e avrete conciliato il concetto di ‘libertà’ con quello di ‘necessità’. Io sono ‘libero’ quando posso agire ‘come voglio’. E la mia libera azione è al tempo stesso ‘necessaria’ perché il mio ‘atto di volontà’ è determinato dalla mia struttura e dalle circostanze date. La necessità non esclude dunque la libertà. La necessità è la libertà stessa, ma considerata solamente da un altro lato o da un altro punto di vista. (…) La filosofia di Hegel, come quella di Schelling, era una filosofia ‘idealistica’. (…)”” (pag 69-70); “”In conclusione, per idealista che fosse, Hegel, come gli storici di cui abbiamo fatto prima cenno, si richiama alle ‘condizioni sociali’ come alla base più profonda della vita dei popoli. In questo, non è stato in ritardo sul suo tempo, ma non l’ha nemmeno anticipato. Egli resta impotente a spiegare ‘le origini delle condizioni sociali’ poiché non significa spiegare nulla dire, come dice, che in una epoca data, le condizioni sociali di un popolo dipendono, come le sue condizioni politiche, religiose, estetiche, morali, intellettuali, dallo ‘spirito del tempo’. In quanto idealista, Hegel si richiama allo spirito come ultima molla del movimento storico. Quando un popolo passa da un grado della sua evoluzione ad un altro, significa che ‘lo Spirito Assoluto’ (o universale) di cui questo popolo è solo l’agente, si innalza ad una fase superiore del suo sviluppo. Poiché spiegazioni di tal fatta non spiegano nulla, Hegel si è trovato nello stesso circolo vizioso degli storici e dei sociologi francesi: essi spiegavano le condizioni sociali con le idee e le idee dell’epoca con le condizioni sociali. Vediamo dunque che da ogni lato, dal lato della filosofia come dal lato della storia propriamente detta e della letteratura l’evoluzione della scienza sociale nelle sue diverse branche conduceva al medesimo problema: ‘spiegare le origini delle condizioni sociali’. (…) La concezione marxista della storia. Marx, elaborando la sua concezione ‘materialistica’, ha perseguito proprio la soluzione di questo problema. Nella prefazione ad una delle sue opere: ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx stesso racconta come i suoi studi lo condussero a questa concezione: «La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di “”società civile””» (21). Come vedete si tratta dello stesso risultato cui abbiamo visto pervenire gli storici, i sociologi e i critici francesi, così come i filosofi idealisti tedeschi. Ma Marx procede oltre. Si domanda quali sono le cause che determinano la società civile e risponde che è ‘nell’economia politica che va ricercata l’anatomia della società civile’. È dunque la condizione economica di un popolo che determina la sua condizione sociale e la condizione sociale di un popolo determina a sua volta i suoi caratteri politici, religiosi e così via. Ma, domanderete, la condizione economica non ha alcuna causa? Senza dubbio, come tutte le cose di questa terra, ha la sua causa e questa causa, ‘causa fondamentale di tutta l’evoluzione sociale e che sostiene l’insieme del movimento storico’ è la lotta che l’uomo conduce con la natura per la propria esistenza’”” (pag 71-73) [G.V. Plechanov, La concezione materialistica della storia e altri scritti. Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel – La concezione materialistica della storia – La funzione della personalità nella storia’, Samonà Savelli, Roma, 1970, a cura di Paolo Flores d’Arcais] [(21) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 4]”,”PLED-001-FGB”
“PLECHANOV G.V. (PLEKHANOV)”,”Contributi alla storia del materialismo.”,”””I filosofi francesi avevano solo ‘disprezzo’ o, piuttosto, ‘odio’ per il ‘Medioevo’. Ad Helvétius il feudalesimo appare come un «capolavoro dell’assurdo». Hegel, per quanto ben lontano dall’idealizzazione romantica dei costumi e delle istituzioni del Medioevo, considera quest’epoca come un elemento necessario nello sviluppo dell’umanità. ‘Ancor più’, già vede che sono state le contraddizioni immanenti nella vita sociale del Medioevo a produrre la società moderna. I filosofi francesi, nella religione vedevano solo un mucchio di superstizioni, dovute alla stupidità umana e alla furfanteria di preti e profeti. La religione sapevano solo ‘combatterla’. Utile al suo tempo, questo lavoro non stimolava però in nessun modo lo studio scientifico delle religioni. L’idealismo dialettico prepara questo studio. Basta solo paragonare ‘La vita di Gesù’ di Strauss con la ‘Storia critica di Gesù Cristo’ di Holbach per comprendere l’enorme passo compiuto dalla filosofia della religione sotto il benefico influsso del metodo dialettico di Hegel”” (pag 134-135)”,”PLED-002-FC”
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”El papel del individuo en la historia.”,”Auto-sviluppo dei concetti. Il pericolo della logica delle contraddizioni. “”Non avvertendo questo pericolo, Marx e Engels non presero precauzioni contro di esso e per questo, più di una volta, furono condotti a deviazioni provocate dal proprio metodo. Così, per esempio, nel Manifesto del Partito Comunista Marx ed Engels dichiarano che in Germania la rivoluzione borghese può essere un prologo della rivoluzione operaia. Perché si sbagliarono Marx ed Engels? Perche applicarono qui la dialettica. Per lo meno, così dice il signor Bernstein.”” (pag 93)”,”PLED-031″
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”Materialismo militante.”,”Traduzione in spagnolo di Rodolfo Garcia HIGUERA dell’ edizione tedesca della rivista Vorwaerts, Berlin, 1907 Solipsismo morale. Psicologia sociale della borghesia. “”La causa dell’ odio borghese contro il materialismo, che ho indicato, si completa con un altro elemento che ha molte delle sue radici nella psicologia della borghesia come classe dominante nella nostra società capitalista. Tutta la classe legata al potere tende naturalmente alla ‘soddisfazione di sé’. E la borghesia, che domina in una società basata sulla competizione feroce dei produttori di merci, pecca, naturalmente, di questa soddisfazione di se stessa, sprovvista del minimo altruismo. L’ importante io di ciascun degno rappresentante della borghesia colma interamente tutti i propri desideri, tutti i suoi pensieri.”” (pag 45)”,”PLED-034″
“PLEJANOV Jorge (PLECHANOV)”,”Sindicalismo y marxismo.”,”Arturo Labriola, Riformismo e sindacalismo, prefazione dell’ A per l’ edizione russa, posfazione di A. Lunacharski, San Pietroburgo, 1907 N. Kritskaya N. Lebedev, Historia del movimiento sindacalista en Francia, Prologo de E. Pouget, Moscù, 1908 Polemica con Arturo Labriola. “”Nell’ articolo ‘Il riformismo e il sindacalismo in Italia’, Arturo Labriola si era inserito nel solco idealista; nel libro ‘Riformismo e sindacalismo’ tenta di inserirsi nel solco materialista di Carlo Marx, e per il colmo si proclama unico fedele interprete della sua dottrina. Ma, per interpretare con certezza una dottrina qualsiasi è necessario, prima di tutto, comprenderla. Questo non è il caso di Labriola, il quale non ha la minima idea di Marx. “”Uno degli aspetti teorici più difficili del materialismo storico – dice – è precisamente la combinazione tra gli sforzi di volontà individuali e collettivi, da una parte, e le leggi immanenti di un sistema sociale determinato, dall’ altra”” (pagina 145). La difficoltà a cui si riferisce Labriola esisteva, effettivamente, in un altro tempo per la letteratura sociale e storica. Ma fu superata dalla filosofia idealista tedesca della prima metà del secolo XIX. Utilizzando l’ eredità filosofica della filosofia tedesca, il materialismo storico non poteva avere nessuna difficoltà in un problema già risolto””. (pag 59)”,”PLED-035″
“PLEKHANOFF G. (PLECHANOV)”,”La conception matérialiste de l’histoire.”,”””La philosophie historique de Voltaire est un ‘essai d’interprétation scientifique de l’histoire'”” (pag 13) “”Comme Thierry, Mignet est le représentant convaincu de la classe moyenne. Tant qu’il s’agit de juger l’action politique de cette classe, Mignet va jusqu’à préconiser les moyens violents: “”On n’obtient le droit que par la force””. Chez Guizot nous retrouvons les mêmes tendances, les mêmes sympathies et le mêmes point de vue”” (pag 26) Hegel. “”Selon ce grand penseur, ‘l’histoire n’est que le développement de l’Esprit universel dans le temps'”” (pag 31) Marx. “”C’est la solution de ce probléme qu’a poursuivie Marx en élaborant sa conception ‘matérialiste’. Dans la préface d’une de ses oeuvres: ‘Critique de l’Economie Politique’, Marx raconte lui-même comment ses études l’amenèrent à cette conception: “”Mes recherches aboutirent à ce résultat: que les rapports juridiques, ainsi que les formes de l’Etat, ne peuvent s’expliquer ni par eux-mêmes, ni par la soi-disant évolution génerale de l’esprit humain; qu’ils prennent leurs racines plutôt dans les conditions d’existence matérielles que Hegel, à l’exemple des Anglais et des Français du XVIIIe siècle, comprenait sous le nom de “”société civile”””” (1). Comme vous le voyez c’est le même résultat auquel nous avons vu aboutir les historiens, les sociologues et les critiques français de même que les philosophes idéalistes allemands. Mais Marx va plus loin. Il demande quelles sont les causes déterminantes de la société civile,et il répond que c’est dans ‘l’économie politique qu’il faut chercher l’anatomie de la société civile’. Ainsi c’est l’état économique d’un peuple qui détermine son état social, et l’état social d’un peuple détermine a son tour son état politique, religieux et ainsi de suite. Mais, demandez-vous, l’état économique n’est pas sans cause non plus? Sans doute, comme toutes choses ici-bas, il a sa cause à lui, et cette cause, ‘cause fondamentale de toute l’évolution sociale et partant de tout mouvement historique, c’est la lutte que l’homme mène avec la nature pour son existence'”” [G. Plechanov, La conception matérialiste de l’histoire, Paris, 1946] [(1) ‘Contribution à la Critique de l’Economie politique’, par Karl Marx, traduction française par Laura Lafargue, p. 4]”,”PLED-051″
“PLEKHANOV G.V.”,”History of Russian Social Thought.”,”Michail Vasil’evic Lomonosov (19 novembre 1711 – San Pietroburgo, 15 aprile 1765) è stato uno scienziato e linguista russo. Per il contributo che ha dato alla cultura e alla scienza russa, per la spinta verso una modernizzazione della sua patria e per il ruolo che ha avuto anche a livello mondiale, viene spesso considerato il Leonardo da Vinci russo. Fu scienziato, naturalista, poeta. Fu inoltre pittore, storico, promotore di uno sviluppo nazionale dell’istruzione, delle scienze e dell’economia, e contribuì alla formulazione di una teoria cinetica del calore, di una teoria cinetica dei gas, di un principio di conservazione della materia e di una ipotesi ondulatoria della luce[1]. A lui sono intitolate numerose istituzioni culturali e università russe, nonché monumenti, stazioni della metropolitana e alcune località. La questione linguistica [modifica] Creò le basi della lingua letteraria russa moderna, mettendo a punto il sistema di versificazione tonico-sillabico, ancor oggi prevalente in Russia. Intervenne in ottica classicista all’interno del dibattito sulla “”questione della lingua”” (quale lingua fosse opportuno usare e in quale genere letterario: lo slavo ecclesiastico più ricco di termini astratti, o il russo parlato, più diffuso e molto diretto). Suggerisce che ai tre stili (alto-sublime, medio, umile) corrispondano tre usi della lingua: lo slavo ecclesiastico per i componimenti più solenni, una commistione delle due per i generi medi, ed una prevalenza del russo corrente per le opere di stile “”basso””. Antioch Dmitrievic Kantemir Costantinopoli, 10 settembre 1708 – Parigi, 31 marzo 1744) è stato uno scrittore, poeta e traduttore russo, di origine moldava. La sua fama è strettamente legata all’importanza delle sue nove satire, che risultarono fondamentali per lo sviluppo della letteratura classicista russa”,”PLED-040″
“PLEKHANOV Gheorghi V. (PLECHANOV)”,”La funzione della personalità nella storia.”,”Cofanetto, opera n° 48″,”SOCx-214″
“PLÉKHANOV (PLECHANOV) Georges, a cura di Antonio D’AMBROSIO”,”Le questioni fondamentali del marxismo.”,”Giorgio Plekhanov è stato il protagonista della prima manifestzione politica pubblica in Russia ed il fondatore del primo gruppo marxista russo. A nostro parere le “”questioni fondamentali”” realizzano quanto diceva Federico Engels del metodo del materialismo storico: “”Ciò di cui abbiamo bisogno non sono tanto i risultati, quanto lo studio; i risultati sono nulla senza l’evoluzione che conduce ad essi”””,”PLED-007-FL”
“PLENER Ulla a cura; saggi di Werner BRAMKE Marcel BOIS e Reiner TOSSTORFF Hartmut HENICKE e Mario HESSELBARTH Ottokar LUBAN Ulla PLENER Ingo MATERNA Lennart LÜPKE e Nadine KRUPPA Judith PAKH Silvio REISINGER Helmut SCHWARZBACH Günter WEHNER Ralf HOFFROGGE Gerhard ENGEL Florian WILDE Eckhard MÜLLER Mirjam SACHSE Wolfgang BEUTIN Hartmut HENICKE Peter SCHERER Werner BRAMKE”,”Die Novemberrevolution 1918/1919 in Deutschland. Für bürgerliche und sozialistische Demokratie. Allgemeine, regionale und biographische Aspekte. Beiträge zum 90. Jahrestag der Revolution.”,”Saggi di Werner BRAMKE Marcel BOIS e Reiner TOSSTORFF Hartmut HENICKE e Mario HESSELBARTH Ottokar LUBAN Ulla PLENER Ingo MATERNA Lennart LÜPKE e Nadine KRUPPA Judith PAKH Silvio REISINGER Helmut SCHWARZBACH Günter WEHNER Ralf HOFFROGGE Gerhard ENGEL Florian WILDE Eckhard MÜLLER Mirjam SACHSE Wolfgang BEUTIN Hartmut HENICKE Peter SCHERER Werner BRAMKE”,”MGER-108″
“PLENER Ulla”,”Rosa Luxemburg und Lenin: Gemeinsamkeiten und Kontroversen. Gegen ihre dogmatische Entgegenstellung.”,”(Rosa Luxembourg e Lenin: Analogie e polemiche. Contro le loro antitesi dogmatiche) Contiene l’estratto di Paul Avrich dal libro ‘Kronstadt 1921 (pag 235-290): ‘Memorandum über die Organisation eines Aufstandes in Kronstadt, Februar 1921. Streng geheim’ (pag 285-290)”,”LUXS-046″
“PLESHAKOV Constantine”,”Stalin’s Folly. The tragic first ten days of World War II on the Eastern Front.”,”Constantine Pleshakov, a visiting professor at Mount Holyoke College, is the author of The Tsar’s Last Armada, Inside the Kremlin’s Cold War, and The Flight of the Romanovs.”,”QMIS-012-FL”
“PLESHAKOV Constantine”,”Il silenzio di Stalin. I primi tragici giorni dell’Operazione Barbarossa.”,”Constantine Pleshakov, a visiting professor at Mount Holyoke College, is the author of The Tsar’s Last Armada, Inside the Kremlin’s Cold War, and The Flight of the Romanovs. Giugno 1941. Vigilia dell’invasione. I russi colgono un movimento di truppe tedesche lungo la frontiera e altri segnali. Giovedì 19 giugno, Stalin venne meno ancora una volta al suo orario d’ufficio (117). Era lontano dalla sua scrivania da ventitré ore, ma tornò finalmente al Cremlino poco prima delle venti di venerdì 20 giugno. Qui ricevette un altro avvertimento. Il vecchio collega Mikojan, responsabile del commercio estero, lo informò che all’improvviso un gruppo di venticinque vascelli tedeschi aveva lasciato il porto di Riga senza aver completato le operazioni di carico e scarico delle merci (118). Stalin disse che erano liberi di fare quello che volevano, ma intuiva che c’era sotto qualcosa. Chiamò il generale Ivan Tjulenev, capo della difesa aerea del distretto militare di Mosca, e gli disse: «La situazione si è fatta incerta. Aumentate la prontezza della difesa aerea al 75%» (119). Comunque, non convocò Timoscenco né Zukov. Non voleva provocare i tedeschi mettendo le sue truppe in allerta precombattimento (120). Il giorno successivo, sabato 21 giugno, comprese di dover fare qualcosa di più. L’istinto gli diceva che l’inerzia sarebbe stata pericolosa. Il giorno successivo, sabato 21 giugno, comprese di dover fare qualcosa di più. L’istinto gli diceva che l’inerzia sarebbe stata pericolosa. La prima misura che prese fu largamente simbolica: fece portare alcuni popolari poeti alla sede della Radio con l’ordine di comporre canzoni bellicose e antinaziste (121). Il secondo passo era invece concreto: istruì i diplomatici sovietici a Berlino di far visita immediatamente a Ribbentrop, al ministero degli Esteri, onde domandargli spiegazioni per la concentrazione di truppe tedesche lungo il confine (122). Il ministro degli Esteri tedesco rispose che Ribbentrop era fuori città. Tutte le richieste inoltrate quel giorno ricevettero lo stesso responso. Senza essere allarmato seriamente, Stalin convocò un incontro urgente”” (pag 116-117) [(117) Vypiska, 2, p. 300; (118) Mikojan, citato in Kumanev, p. 24; (119) Tjulenev, p. 140; (120) Vypiska, 2, p. 300; (121) Simonov, 100 sutok vojny, p. 5; (122) VBerezkov, p. 55; Erickson, pp. 103-104] [Constantine Pleshakov, ‘Il silenzio di Stalin. I primi tragici giorni dell’Operazione Barbarossa’, Corbaccio, Milano, 2007]”,”QMIS-052-FSD”
“PLESSIS Alain”,”Histoires de la Banque de France.”,”Alain Plessis è professore di storia contemporanea all’Università di Paris X Nanterre. Nato nel 1932 è morto nel 2010.”,”FRAE-060″
“PLOTINO, a cura di Vincenzo CILENTO”,”Enneadi. Prima versione integra e commentario critico di Vincenzo Cilento. Volume I.”,”Trecc: Plotino (lat. Plotinus). – Filosofo greco (n. Licopoli, Egitto, 203-206 – m. in Campania 269-270), massimo rappresentante del neoplatonismo antico. P. è autore delle Enneadi, cioè di sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. P. riprende le formulazioni più tarde del pensiero platonico e sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Vita Fonte principale per la sua biografia è la Vita che di lui scrisse il suo scolaro Porfirio; altri elementi forniscono Eunapio, nelle sue Vitae sophistarum, e il lessico di Suida. A ventotto anni si dedicò agli studi filosofici, e divenne dopo qualche tempo scolaro di Ammonio Sacca, che la tradizione designa come iniziatore del neoplatonismo classico e che certo ebbe influenza decisiva sulla formazione speculativa di Plotino. Nel 242, nell’intento di prendere conoscenza della filosofia persiana, prese parte alla spedizione dell’imperatore Gordiano contro la Persia ma, per l’insuccesso della spedizione, dovette riparare ad Antiochia. Si recò allora a Roma dove, quarantenne, iniziò la sua attività didattica, divenendo famoso non solo tra coloro a cui più direttamente si dirigeva il suo insegnamento, ma anche tra il popolo, che vedeva in lui un esempio di superiore serenità e saggezza e ricorreva a lui per consiglio e per la risoluzione di controversie: non pochi, morendo, gli affidarono persino la tutela dei figli. Dopo ventisei anni d’insegnamento P. si ritirò, malato, da Roma nella villa di un suo scolaro in Campania, e vi morì. Opere e pensiero L’interesse che il suo insegnamento destava nell’alta società romana richiamò d’altronde su P. il favore dell’imperatore Gallieno e dell’imperatrice Salonina; e fu per tale protezione imperiale che P. poté concepire, senza peraltro poter realizzare, il progetto di uno stato ideale secondo l’ultima e più matura forma che gli aveva data Platone. Sul modello delle Leggi doveva infatti essere fondata, o richiamata in vita, e costituzionalmente organizzata una città, che avrebbe assunto il nome di Platonopoli e in cui si sarebbe naturalmente trasferito P. con i suoi seguaci. L’opera di P. è costituita dalle Enneadi, cioè da sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. Il neoplatonismo plotiniano, che del pensiero platonico riprende specialmente le formulazioni più tarde, sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Tale discesa si configura per P. come una emanazione, cioè come un processo onde ogni realtà molteplice dell’universo discende dall’assoluta unità di Dio, senza peraltro che questa deroghi in nulla dalla sua purissima trascendenza e sia in alcuna misura diminuita da tale derivazione. Secondo l’immagine a cui spesso ricorre P., il principio divino è come la realtà luminosa, da cui la luce si diffonde incessante senza che per ciò a quella realtà venga meno neppure la minima parte della sua sostanza: donde il nome di «effulgurazione», che viene usato talvolta per fornire all’idea dell’emanazione una maggior evidenza intuitiva. L’incondizionata perfezione e trascendenza del principio divino è concepita, nel modo più rigoroso, come quel puro ente eleatico, il cui carattere di assoluta unità era stato messo in primo piano dallo scolaro di Parmenide, Zenone. Escludendo da sé ogni molteplicità, il supremo principio dell’Uno è immune anche dalla primordiale dualità che nel Dio aristotelico, «pensiero del pensiero», pone a fronte e identifica la consapevolezza divina e il suo stesso contenuto; essa, per tale suo carattere di elementarissima geminazione dell’unità originaria, deve anzi apparire quale primo momento derivato, nel processo dell’emanazione. Dalla suprema trascendente e ineffabile Unità discende così l’intelletto (????) in cui essa si sdoppia nella duplicità del pensante e del pensato, concetto in cui confluisce la visione aristotelica di Dio sopra ricordata e quella platonica del «mondo intelligibile» (?????? ??????). Tale mondo intelligibile si rispecchia a sua volta nell’anima (????), terza e ultima ipostasi nel processo emanativo, realtà intermedia tra la mortalità del corporeo e l’immortalità dell’intelligibile, concepita da P. anche nel senso stoico come universale vitalità informante mediante le idee (chiamate, in riferimento a tale funzione, ????? ???????????, rationes seminales) il mondo materiale. L’Uno, l’Intelletto e l’Anima universale sono dunque le tre «ipostasi» (??????????, e cioè, anche etimologicamente, substantiae, realtà sussistenti in sé come ideale fondamento di tutte le altre), che nel neoplatonismo plotiniano, conciliante nella sua sintesi le più importanti concezioni della metafisica e della gnoseologia precedenti, manifestano il processo di discesa dal principio supremo fino ai limiti del sensibile. Oltre tali ipostasi è solo la materia, indeterminata e indefinibile, puro non essere e tenebra, in quanto privazione di luce. Il concetto dell’emanazione, per cui il supremo principio, pur permanendo chiuso nella sua trascendente perfezione, si moltiplica dando luogo alle realtà inferiori, si presenta, nella formulazione plotiniana, come un originale compromesso tra la teologia ellenica e la teologia cristiana che afferma l’azione di Dio nel mondo, operante come volontà creatrice, donde il vasto influsso di P. sulla stessa patristica greca e sul pensiero cristiano in generale. In campo etico, riprendendo le concezioni platoniche e aristoteliche, P. afferma la superiorità della teoria sulla prassi e indica nella contemplazione il modo di attuazione di quella assimilazione al divino che costituisce il fine ultimo dell’umano operare, mentre nell’intuizione del primo principio culmina l’ascesa etica che, progredendo dalle virtù etiche a quelle dianoetiche, si attua come ritorno all’Uno di ciò che dall’Uno ha tratto origine. Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere una conoscenza razionale (alla quale è necessariamente connessa la pluralità nella distinzione di soggetto e oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore e completa dedizione, nell’uscita dell’individuo da sé stesso.”,”FILx-275-FF”
“PLOTINO, a cura di Vincenzo CILENTO”,”Enneadi. Prima versione integra e commentario critico di Vincenzo Cilento. Volume II.”,”Trecc: Plotino (lat. Plotinus). – Filosofo greco (n. Licopoli, Egitto, 203-206 – m. in Campania 269-270), massimo rappresentante del neoplatonismo antico. P. è autore delle Enneadi, cioè di sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. P. riprende le formulazioni più tarde del pensiero platonico e sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Vita Fonte principale per la sua biografia è la Vita che di lui scrisse il suo scolaro Porfirio; altri elementi forniscono Eunapio, nelle sue Vitae sophistarum, e il lessico di Suida. A ventotto anni si dedicò agli studi filosofici, e divenne dopo qualche tempo scolaro di Ammonio Sacca, che la tradizione designa come iniziatore del neoplatonismo classico e che certo ebbe influenza decisiva sulla formazione speculativa di Plotino. Nel 242, nell’intento di prendere conoscenza della filosofia persiana, prese parte alla spedizione dell’imperatore Gordiano contro la Persia ma, per l’insuccesso della spedizione, dovette riparare ad Antiochia. Si recò allora a Roma dove, quarantenne, iniziò la sua attività didattica, divenendo famoso non solo tra coloro a cui più direttamente si dirigeva il suo insegnamento, ma anche tra il popolo, che vedeva in lui un esempio di superiore serenità e saggezza e ricorreva a lui per consiglio e per la risoluzione di controversie: non pochi, morendo, gli affidarono persino la tutela dei figli. Dopo ventisei anni d’insegnamento P. si ritirò, malato, da Roma nella villa di un suo scolaro in Campania, e vi morì. Opere e pensiero L’interesse che il suo insegnamento destava nell’alta società romana richiamò d’altronde su P. il favore dell’imperatore Gallieno e dell’imperatrice Salonina; e fu per tale protezione imperiale che P. poté concepire, senza peraltro poter realizzare, il progetto di uno stato ideale secondo l’ultima e più matura forma che gli aveva data Platone. Sul modello delle Leggi doveva infatti essere fondata, o richiamata in vita, e costituzionalmente organizzata una città, che avrebbe assunto il nome di Platonopoli e in cui si sarebbe naturalmente trasferito P. con i suoi seguaci. L’opera di P. è costituita dalle Enneadi, cioè da sei gruppi di nove scritti ciascuno, raccolti da Porfirio. Il neoplatonismo plotiniano, che del pensiero platonico riprende specialmente le formulazioni più tarde, sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, dall’Uno al molteplice. Tale discesa si configura per P. come una emanazione, cioè come un processo onde ogni realtà molteplice dell’universo discende dall’assoluta unità di Dio, senza peraltro che questa deroghi in nulla dalla sua purissima trascendenza e sia in alcuna misura diminuita da tale derivazione. Secondo l’immagine a cui spesso ricorre P., il principio divino è come la realtà luminosa, da cui la luce si diffonde incessante senza che per ciò a quella realtà venga meno neppure la minima parte della sua sostanza: donde il nome di «effulgurazione», che viene usato talvolta per fornire all’idea dell’emanazione una maggior evidenza intuitiva. L’incondizionata perfezione e trascendenza del principio divino è concepita, nel modo più rigoroso, come quel puro ente eleatico, il cui carattere di assoluta unità era stato messo in primo piano dallo scolaro di Parmenide, Zenone. Escludendo da sé ogni molteplicità, il supremo principio dell’Uno è immune anche dalla primordiale dualità che nel Dio aristotelico, «pensiero del pensiero», pone a fronte e identifica la consapevolezza divina e il suo stesso contenuto; essa, per tale suo carattere di elementarissima geminazione dell’unità originaria, deve anzi apparire quale primo momento derivato, nel processo dell’emanazione. Dalla suprema trascendente e ineffabile Unità discende così l’intelletto (????) in cui essa si sdoppia nella duplicità del pensante e del pensato, concetto in cui confluisce la visione aristotelica di Dio sopra ricordata e quella platonica del «mondo intelligibile» (?????? ??????). Tale mondo intelligibile si rispecchia a sua volta nell’anima (????), terza e ultima ipostasi nel processo emanativo, realtà intermedia tra la mortalità del corporeo e l’immortalità dell’intelligibile, concepita da P. anche nel senso stoico come universale vitalità informante mediante le idee (chiamate, in riferimento a tale funzione, ????? ???????????, rationes seminales) il mondo materiale. L’Uno, l’Intelletto e l’Anima universale sono dunque le tre «ipostasi» (??????????, e cioè, anche etimologicamente, substantiae, realtà sussistenti in sé come ideale fondamento di tutte le altre), che nel neoplatonismo plotiniano, conciliante nella sua sintesi le più importanti concezioni della metafisica e della gnoseologia precedenti, manifestano il processo di discesa dal principio supremo fino ai limiti del sensibile. Oltre tali ipostasi è solo la materia, indeterminata e indefinibile, puro non essere e tenebra, in quanto privazione di luce. Il concetto dell’emanazione, per cui il supremo principio, pur permanendo chiuso nella sua trascendente perfezione, si moltiplica dando luogo alle realtà inferiori, si presenta, nella formulazione plotiniana, come un originale compromesso tra la teologia ellenica e la teologia cristiana che afferma l’azione di Dio nel mondo, operante come volontà creatrice, donde il vasto influsso di P. sulla stessa patristica greca e sul pensiero cristiano in generale. In campo etico, riprendendo le concezioni platoniche e aristoteliche, P. afferma la superiorità della teoria sulla prassi e indica nella contemplazione il modo di attuazione di quella assimilazione al divino che costituisce il fine ultimo dell’umano operare, mentre nell’intuizione del primo principio culmina l’ascesa etica che, progredendo dalle virtù etiche a quelle dianoetiche, si attua come ritorno all’Uno di ciò che dall’Uno ha tratto origine. Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere una conoscenza razionale (alla quale è necessariamente connessa la pluralità nella distinzione di soggetto e oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore e completa dedizione, nell’uscita dell’individuo da sé stesso.”,”FILx-275-B-FF”
“PLOUFFE David”,”The Audacity to Win. The Inside Story and Lessons of Barack Obama’s Historic Victory.”,”PLOUFFE David è un esperto nella gestione delle campagne elettorali (Senato e Congresso) per il partito democratico)”,”USAS-196″
“PLUM Werner”,”Working Men’s Reports on the Beginnings of the World of Industrial Labour.”,”””E’ anche degno di nota che in tutti quegli scritti ci sono pochi riferimenti agli esponenti tedeschi del socialismo (…). Saint Simon, Fourier, Considerant, anche Owen sono ben conosciuti, e la discussione spesso si incentra sulle loro vedute. Riguardo agli esponenti tedeschi di quelle vedute, solo Weitling è occasionalmente citato. Agli altri ci si riferisce raramente. Il libro di Friedrich Engels sulla condizione della classe operaia in Inghilterra qualche volta è citato con approvazione, mentre i nomi di Rodbertus e Karl Marx sono virtualmente assenti da questa letteratura, perfino all’ inizio degli anni 1850″” (Paul Mombert, ‘Aus der Literatur über die soziale Frage und über die Arbeiterbewegung in Deutschland in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts, Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung, ed. by Carl Grundberg, vol 9, Leipzig, 1921 pag 222) (pag 88)”,”CONx-101″
“PLUM Werner a cura; testi di Robert VON-MOHL Karl MARLO Friedrich ENGELS Bruno HILDEBRAND Johann Heinrich VON-THÜNEN Adam SMITH Thomas Robert MALTHUS Charles Robert DARWIN Karl MARX”,”Le débat sur la misère de masse aux débuts de l’industrialisation.”,”Marx : Più è grande l’esercito industriale di riserva dei lavoratori e più è alto il pauperismo ufficiale “”L’armée de réserve industrielle est ‘d’autant plus grande que la richesse sociale’, le capital en fonction, l’étendue et l’énergie de son accroissement’ et par suite la grandeur absolue du prolétariat et la force productive de son travail’ sont plus considérables. Les causes qui développent la ‘force expansive du capital’ développent également la force de ‘travail disponible’. La grandeur relative de l’armée de réserve industrielle croît donc avec les puissances de la richesse. Mais plus cette armée de réserve est nombreuse par rapporto à l’armée active des travailleurs, et plus est grande la surpopulation ‘consolidée’, dont la misère est en raison inverse de son travail. Enfin, plus est grande la classe des malheureux de la classe ouvrière et l’armée de réserve industrielle, et plus est considérable le paupérisme officiel”” (Karl Marx, Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie; Le Capital. Critique de l’économie politique, livre 1: Le procès de la production du capital, Chapitre 23. Formes diverses de l’existence de la surpopulation relative’, Oeuvres complètes, tome 4, ed. A. Costes, Paris, 1924) [Werner Plum, a cura, ‘Le débat sur la misère de masse aux débuts de l’industrialisation’, F. Ebert Institute, Bonn, 1977]”,”TEOC-794″
“PLUM Werner”,”Récits d’ouvriers sur les débuts du monde moderne du travail.”,”Dono Davoli”,”CONx-278″
“PLUM Werner”,”Les sciences de la nature et la technique sur la voie de la «révolution industrielle».”,”Dono Davoli Engels e le scienze della natura “”Avec la catégorie des scientifiques apparait une force d’un type nouveau qui agit sur le développement des techniques par le biais de l’invention d’une idée neuve venant compléter ou remplacer des conceptions antérieures. Sans doute les hasards de l’inspiration et les conditions environnantes plus ou moins favorables n’ont-elles pas été non plus sans influencer l’evolution des sciences de la nature. Ce qui est – et reste – propre au scientifique, c’est la ‘remise en question’ à laquelle il procède, de résultats, connaissances et expériences antérieurement acquis. Si sur ce point nous citons encore une fois Friedrich Engels, c’est d’abord parce qu’il a été l’un des seuls parmi ses contemporains à voir une relation étroit entre les sciences de la nature et les sciences sociales; mais aussi parce que, à une époque où on considérait généralement le développement de la physique «classique» come achevè, il remettait déjà en question cet achèvement: «La forme de développement de la science de la nature, dans la mesure où celle-ci pense, est l’ ‘hypothèse’. L’observation révèle un fait nouveau qui rend impossible le mode d’explication antérieur des faits appartenant au même groupe. Dès cet instant naît le besoin de nouveaux modes d’explication fondés d’abord sur un nombre seulement limité de faits et d’observation. Le matériel d’expérience qui vient s’y ajouter épure ces hypothèses, élimine les unes, corrige les autres jusqu’à ce que la loi soit enfin établie sous sa forme pure. Si l’on voulait attendre jusqu’à ce que les matériaux nécessaires à la loi soient ‘purs’, cela signifierait suspendre jusque-là les investigations de la pensée, et ce serait une raison suffisante pour que la loi ne soit jamais mise sur pied. Le nombre et la varieté des hypothèses qui s’éliminent l’une l’autre, – étant donné le manque de formation logique et dialectique des savants, – donnent alors facilement naissance à l’idée que nous ne pouvons connaître l’ ‘essence’ des choses. (…) Prise historiquement, la chose aurait un certain sens: nous ne pouvons connaître que dans les conditions de notre époque et ‘dans les limites de celles-ci’» (Friedrich Engels, Dialectique de la nature, Editions Sociales, Paris, 1952, p. 242 sq] (pag 22-23) [Werner Plum, Les sciences de la nature et la technique sur la voie de la «révolution industrielle»’, Friedrich Ebert Stiftung, Bonn, 1976] [“”Con la categoria degli scienziati appare una forza di nuovo tipo che agisce sullo sviluppo delle tecniche mediante l’invenzione di una nuova idea per integrare o sostituire concezioni precedenti. Senza dubbio le possibilità di ispirazione e le condizioni circostanti, più o meno favorevoli, non hanno mancato di influenzare l’evoluzione delle scienze naturali. Ciò che è – e rimane – specifico dello scienziato è la “”rimessa in discussione”” a cui egli procede dei risultati, conoscenze ed esperienze precedentemente acquisite. Se su questo punto citiamo ancora una volta Friedrich Engels, è innanzitutto perché fu uno dei pochi contemporanei a vedere uno stretto rapporto tra scienze naturali e scienze sociali, ma anche perché, in un momento in cui lo sviluppo della fisica “”classica”” si considerava generalmente come completato, egli stava già mettendo in discussione questo completamento: “”La forma dello sviluppo della scienza della natura, nella misura in cui essa pensa, è l'””ipotesi””. L’osservazione rivela un fatto nuovo che rende impossibile la precedente modalità di spiegazione dei fatti appartenenti allo stesso gruppo. Da questo momento nasce la necessità di nuove modalità di spiegazione basate inizialmente solo su un numero limitato di fatti e osservazioni. Il materiale dell’esperienza che vi si aggiunge purifica queste ipotesi, ne elimina alcune, corregge le altre fino a che la legge non sia finalmente stabilita nella sua forma pura. Se si aspettasse che i materiali necessari per la legge fossero “”puri””, ciò significherebbe sospendere fino a quel momento le indagini del pensiero, e questo sarebbe motivo sufficiente per non stabilire mai la legge. Il numero e la varietà delle ipotesi che si eliminano a vicenda – data la mancanza di formazione logica e dialettica degli studiosi – danno poi facilmente origine all’idea che non si possa conoscere l'””essenza”” cose. (…) Storicamente, la cosa avrebbe un certo significato: possiamo conoscere solo nelle condizioni del nostro tempo e ‘entro i limiti di queste qui'”” [Friedrich Engels, Dialectique de la nature, Editions Sociales, Paris , 1952, p. 242 sq] (pag 22-23) [Werner Plum, Natural Sciences and Technology on the Road to the “”Industrial Revolution””, Friedrich Ebert Stiftung, Bonn, 1976]”,”SCIx-538″
“PLUM Werner”,”Les utopies anglaises, modèles de coopération sociale et technologique.”,”Dono Davoli”,”SOCU-231″
“PLUTARCO, a cura di Giuliano PISANI”,”Come trarre vantaggio dai nemici.”,”La politica ha scritto André MALRAUX, “”non si fa con la morale, ma non si può fare nemmeno senza””. (pag 33) “”Tali uscite gettano discredito su chi le fa più su chi le ascolta, e inotre creano confusione nella vita pubblica e turbano i Consigli e le assemblee. Fece dunque benissimo Focione a interrompere la sua esposizione e a cedere il posto a un tale che inveiva contro di lui; poi, quando finalmente quello ebbe finito, riguadagnò la tribuna e proseguì dicendo: “”Sui cavalieri e gli opliti mi avete già ascoltato: dunque mi rimane da trattare della fanteria leggera e dei peltasti””. In queste situazioni, però, molti faticano a mantenere il controllo e reagiscono, riuscendo spesso a che a tappare la bocca a chi inveiva contro di loro, ma in questi casi è essenziale che la replica sia secca e non lasci trasparire collera o astio, ma una pacatezza che, in tono spiritoso amabile, riesca in qualche modo a mordere””. (pag 38) “”Dato però che, come dice Simonide, ‘ogni allodola deve avere il suo ciuffo’, e ogni natura umana è portata alla rivalità, alla gelosia e all’ invidia, ‘compagna degli uomini fatui’, come dice Pindaro, si potrebbe ricavare un non modesto profitto facendo spurgare queste passioni sui nostri nemici e deviandole, come fossero scoli di fogna, il più lontano possibile da amici e familiari.”” (pag 80-81)”,”STAx-136″
“PLUTARCO, a cura di Alessandro DE-LAZZER”,”Anziani e politica.”,”””A un giovane che le rinfacciava i danni fisici della sua vecchiaia, un’ arguta donna anziana replicava: “”Hai ragione, figlio: che Iddio ti scansi da questa malattia””. (risvolto di copertina) “”La scusa che declina aperta lizza / getta virtù nel baratro del buio.”” (versi di Pindaro, pag 9) “”Quando, ad esempio, Agamennone, il re dei re, pregava gli dei con queste parole: ‘Dieci consiglieri achei di tal fatta potessi avere,’ intendendo co ciò riferirsi a uomini della tempra di Nestore, ebbene nessuno degli “”Achei bellicosi”” e “”spiranti di collera”” aveva qualcosa da ridire; anzi tutti ammettevano che il vecchio tanto in politica quanto in battaglia possiede grande energia. ‘Un solo saggio consigli può vincere molte mani,’ così come un solo parere, purché assennato e convincente, può compiere in politica opere splendide e grandiose””. (pag 30)”,”STAx-137″
“PLUTARCO, a cura di Giuliano PISANI”,”L’ arte di ascoltare.”,”””Non è difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da un altro, anzi è quanto mai facile; ben più faticoso, invece, è contrapporne uno migliore.”” (retrocop.) “”Le pulsioni verso il piacere e le diffidenze verso la fatica sono sorgenti per così dire native – e non esterne o fatte affluire in noi dalle parole – di infinite passioni e malattie (…)”” (pag 54) “”Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla, nell’ uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto. I parti e i travagli “”di vento”” delle galline si dice diano origine a gusci imperfetti e privi di vita: così realmente “”di vento”” è il discorso che esce da giovani incapaci di ascoltare e disabituati a trarre profitto attraverso l’ udito, e ‘oscuro ed ignoto, si disperde sotto le nubi’.”” (pag 55) “”(…) se i denigratori e gli arroganti ricavano da chi parla un profitto minore, gli entusiasti e gli ingenui ne ricevano danni maggiori e non smentiscono il detto eracliteo: “”Lo stupido, suole stupirsi a ogni parola””. Bisogna essere generosi nell’ elogiare chi parla ma cauti nel prestare fede alle sue parole; si deve essere spettatori bendisposti e no prevenuti dello stile e della dizione di chi dibatte, ma critici attenti e severi dell’ utilità e della veridicità di ciò che dice (…)””. (pag 61) “”Non è difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da un altro, anzi è quanto mai facile; ben più faticoso, invece, è contrapporne uno migliore””. (pag 60)”,”STOx-105″
“PLUTARCO, a cura di Pasquale MARTINO”,”Sertorio.”,”””Da un punto di vista strettamente interno al sistema politico romano la guerra di Sertorio fu l’ epilogo di cinquant’anni di lotta di classe e di fazione, combattuta spesso con le armi, e conclusa con la reazione oligarchica di Silla (82 aC). Vasti movimenti vi si erano intrecciati, tutti miranti, per motivi diversi e con varia intensità, a rovesciare il potere dell’ oligarchia senatoria: gli ottimati, una élite fortemente esclusiva composta dai grandi proprietari di mezzi di produzione che erano, insieme, ceto politico a tempo pieno. Coloro che propugnavano la redistribuzione del potere fra altre classi si erano andati raggruppando nella composita tendenza dei populares, nella quale convivevano diverse rivedicazioni: la riforma agraria (progettata dai fratelli Gracchi), che doveva intaccare il latifondo e rafforzare i contadini romano-italici; l’ estensione della cittadinanza e dei diritti politici alle comunità italiche; l’ accesso del ceto mercantile dei cavalieri ai vertici del potere; l’ ampliamento dei sussidi al sottoproletariato dell’ Urbe.”” (pag 65) “”L’ ideologia romana pura, invece, era fondata su una brutale etica della forza; Plutarco lo dice espressamente nella prosecuzione del passo già citato del Coriolano (…): “”Non c’è dubbio che a quel tempo Roma celebrava come virtù tutto ciò che aveva a che fare con azioni belliche e militari; ne è prova il fatto che i Romani definiscono la virtù (areté) solo col nome della forza (andrèia, latino virtus) e che il sostantivo di significato comune e generale è lo stesso con cui il latino chiama la forza””””. (pag 79)”,”STAx-139″
“PLUTARCO”,”Consigli politici.”,”Plutarco autore delle celebri ‘Vite parallele’, ha al suo attivo oltre 80 scritti che accanto a temi filosofico-etici, toccano ogni aspetto del sapere antico, raccolti sotto il titolo complessivo di ‘Moralia’. Da questo corpus è stat selezionata un’antologia di scritti politici. Plutarco non dà consigli su come conquistare il governo ma su come gestirlo nell’interesse della collettività. Prioritaria è la formazione culturale e morale dell’uomo di Stato, che dev’essere politicamente esperto, tecnicamente preparato ad assolvere i propri compiti e soprattutto di altissima integrità: “”perché non è possibile che chi è ignorante insegni, che chi non è equilibrato possa dare equilibrio, né governare chi non ha in sé governo”” (risvolto di copertina) “”Si addice a un comportamento democratico sopportare l’insulto e l’ira di colui che governa, ricordando sommessamente il detto di Diomede: «A questo poi seguirà la gloria» (Hom, Iliade, IV, v. 415) o quello di Demostene, cioè che, non è al presente Demostene solo, ma anche un legislatore, o un corega, o un portatore di corona. (113). Bisogna dunque rimandare la propria difesa nel tempo, perché o ci muoveremo contro di lui quando è uscito dalla carica, o avremo il vantaggio, col prendere tempo, di esserci liberati dalla collera”” (pag 99) (113) Il passo intende fare distinzione fra offesa fatta a pubblico ufficiale come in questo caso, ove si tratta di offesa pubblica”,”STAx-304″
“PLUTARCO”,”Biografie parallele. 1. Alessandro e Cesare. 2. Demostene e Cicerone.”,”””Demostene diresse tutta l’intelligenza, che la natura gli diede, e l’esercizio, cui si sottopose, all’arte oratoria, riuscendo a superare per chiarezza e veemenza tutti quelli che si cimentavano con lui nelle assemblee o nei processi, per ampiezza e magnificenza gli oratori, per abilità dialettica i sofisti; Cicerone invece, uomo di vasta e varia cultura, che gli derivava dalla profonda applicazione agli studi, lasciò non pochi libri di filosofia scritti secondo la maniera accademica, e anche nei suoi discorsi giudiziari è facile notare il costante desiderio di far mostra di cultura letteraria. Ma nei discorsi di entrambi questi oratori emerge qualche aspetto della loro personalità. Lo stile di Demostene, molto accurato, senza ornamenti e senza celle, non odorava affatto di lucerna, come gli disse con acrimonia Pitea: aveva limpidezza, acutezza di pensiero ed era ispirato a grande serietà. Cicerone invece fu spesso portato alla scurrilità dalla mania di apparir caustico; ironizzava, nei processi, su cose serie, con il riso e lo scherno, senza disporre del necessario senso di opportunità. Nella difesa di Cecilio, infatti, afferma che il suo protetto non aveva agito male abbandonandosi agli eccessi, dal momento che possedeva tante ricchezze; anzi, aggiunse, sarebbe da sciocchi non servirsene quando si può, giacché molti filosofi, anche celebri, ripongono la felicità nel piacere. … finire (pag 87-88)”,”STAx-017-FV”
“PLUTARCO”,”Vite parallele. Volume primo.”,”””Il valore di questi scritti è molto vario: si va dalla pura compilazione all’esposizione di dottrine filosofiche e a tratti più originali.”,”STAx-003-FC”
“PLUTARCO”,”Le contraddizioni degli stoici.”,”””La dottrina crisippea della vita del cosmo è carente anche nell’aspetto per cui, conseguendo alla dichiarata autosufficienza del cosmo la non-autosufficienza degli dei (= degli astri), e quindi l’impossibilità che essi siano beati, questa conclusione contrasta con la comune opinione sugli dei, che Crisippo approva e per la quale essi sono esseri felici”” (pag 396)”,”FILx-005-FMP”
“POCHHAMMER Hans”,”L’ultima crociera dell’Ammiraglio Spee (Coronel e Falkland).”,”Hans Pochhammer, Capitano di fregata “”Sulle colline di Valparaiso alcuni emigranti tedeschi del Cile hanno eretto un piccolo monumento in memoria della squadra asiatica degli incrociatori tedeschi. Malinconico ricordo per i pochi superstiti che avevano là sostato dopo la vittoriosa battaglia di Coronel. La sorta della squadra tedesca venne decisa alle isole Falkland all’estremità sud della Terra del Fuoco – nel basso Atlantico che permetteva di immaginare laggià fra cielo e mare la loro patria. Sparivano fra i gorghi i 2100 marinai dei quattro incrociatori con oltre 100 ufficiali ed il magnifico Ammiraglio von Spee. Falkland passa alla storia per il loro eroismo, e concella dagli oceani lontani l’ultimo segno della flotta tedesca d’alto mare. Ma s’inzia da quel giorno la guerra sottomarina (…)”” (M. Pfützer, Milano, 1932)”,”QMIP-022-FV”
“POCOCK John G.A.”,”Il momento machiavelliano. Il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone. II. La “”repubblica”” nel pensiero politico anglosassone.”,”POCOCK John G.A. è professore di storia alla John Hopkins University. Ha scritto vari libri (v. 4° cop).”,”TEOP-359″
“POCOCK Rowland F.”,”The early British radio industry.”,”Contiene schede di appunti manoscritte in allegato: ‘L’industria della radio è stata fondata da un gruppo di scienziati che non erano ingegneri telegrafici….'”,”EDIx-216″
“PODBIELSKI Gisele”,”Storia dell’ economia italiana 1945-1974.”,”PODBIELSKI Gisele ha studiato all’ università di Ginevra e alla London School of Economics. Si è specializzata a Cambridge ed è stata fra l’ altro per molti anni Economic Affairs Officer presso la Commissione economica per l’ Europa delle Nazioni Unite, diretta da Gunnar MYRDAL. Vive a Roma.”,”ITAE-042″
“PODDA Luigi”,”Dell’ ergastolo.”,”””Si aggiunga a tutto ciò il fatto che la Sardegna era diventata luogo di punizione per tutti quei funzionari amministrativi e di polizia che avessero in qualche modo demiritato nell’ esercizio delle loro funzioni, per incapacità o altro. Si trattava insomma di una regione “”coloniale”” a tutti gli effetti, nella quale i rapporti con la popolazione erano regolati attraverso quei metodi coercitivi sempre usati nelle colonie””. (pag 102)”,”ITAV-012″
“PODDA Stefania”,”Marie Curie.”,”Stefania Podda è una giornalista e autrice televisiva. Ha scritto una biografia di Margherita Cagol, il primo capo delle Br. Barbara Biscotti ha curato per il ‘Corriere’ la collana I grandi processi della storia (2019). E’ una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. Marie Curie: due premi nobel: il primo per la fisica vinto assieme a Pierre, il secondo per la chimica vinto da sola “”La vita non è facile per nessuno, e allora?'”,”SCIx-532″
“PODDA Stefania”,”Golda Meir.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Stefania Podda è una giornalista e autrice televisiva. Ha scritto una biografia di Margherita Cagol, il primo capo delle Br, ed una su ‘Marie Curie’.”,”VIOx-231″
“PODVOISKI Nikolai Ilic”,”Memorie di un rivoluzionario. Aprile – Ottobre 1917.”,”PODVOISKI Nikolai Ilic era il “”borghese sottile e barbuto che fu lo stratega dell’ insurrezione””: questa è la sommaria descrizione che ne fa John REED nei suoi ‘Dieci giorni’. Membro del partito dal 1901 svolse lavoro clandestino in Ucraina, a Pietrogrado e in altre località. E’ fra i dirigenti dello sciopero politico degli operai del 1905 e fra gli organizzatori del Soviet del centro tessile di Ivanovo-Voznesensk. Più volte arrestato emigra nel 1906 per rientrare clandestinamente a Pietroburgo. Nel 1912-14 con altri crea l’ organizzazione per pubblicare i giornali bolscevichi Zvezda e Pravda. Partecipa alla rivoluzione di febbraio 1917 e dal febbraio all’ ottobre è membro del POSDR(b) di Pietrogrado. Dirige l’ organizzazione militare del partito. Muore nel 1948.”,”RIRx-086″
“POERIO Ilaria”,”A scuola di dissenso. Storia di resistenza al confino di polizia (1926-43).”,”Ilaria Poerio è dottore di ricerca in Italian Studies presso l’Università di Reading (Uk). Si interessa alla storia d’Italia e dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato: ‘Vento del Sud. Gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna’ (con Vania Sapere), U. Arcuri, 2007.”,”ITAR-332″
“POGGI Gianfranco”,”Calvinismo e spirito del capitalismo. Contesti della « tesi di Weber ».”,”POGGI Gianfranco nato a Modena nel 1934 ha studiato giurisprudenza a Padova e ha conseguito il dottorato in sociologia a Berkeley. Dal 1964 insegna a Edimburgo, dove occupa la cattedra di sociologia. Ha pubblicato pure: ‘Immagini della società: saggi sulle teorie di Tocqueville, Marx e Durkheim’ (1973) e ‘La vicenda dello stato moderno’ (1978)”,”WEBx-026″
“POGGI Fabrizio, a cura; scritti di Konstantin KHUDOLEEV, Andrej LAZUTIKIN Viktor SAULKIN, Jaroslav BUTAKOV, Ivan EGOROV e Vladimir MAKAROV, Vladimir RUZANSKIJ, Aleksej NECAEV, Konstantin KHOLMSKIJ, Vladimir MOZEGOV, Petr MUL’TATULI, Andrej R., F. ALEKSANDER, Oleg AJRAPETOV, Vladislav SVED, Igor SISKIN”,”Falsi storici. Chi ha scatenato la Seconda guerra mondiale?”,”‘Nel 75° della vittoria sul nazismo, gli ex “”alleati”” cercano di far proprio un trionfo costato all’Unione Sovietica 27 milioni di morti; è così che stravolgono figure, eventi, date. Una nuova traduzione di “”Falsificatori della storia””, pubblicato nel 1948 dal Informbjuro dell’URSS e una rassegna della recente pubblicista russa sugli stessi temi offrono gli strumenti per contrastare le falsità occidentali sulla Seconda guerra mondiale’ ‘Nel 2020 gli ex “”alleati”” celebrano il 75° anniversario della fine del nazismo, costata venticinque milioni di morti all?Unione Sovietica, appropriandosi di una vittoria alla quale avevano contribuito in misura del tutto marginale e accusando l’Unione Sovietica di essere stata corresponsabile, insieme alla Germania, dello scoppio della guerra. E tutto questo mentre il Parlamento europeo, con la risoluzione ‘Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa’, vieta ‘le ideologie comuniste e naziste’. Anche per rispondere a questo attacco, questo libro che, tra l’altro, riporta (per la prima volta in italiano) l’opuscolo ‘Fal’sifikatory istorii. Istoriceskaja spravka’ (Falsificatori della storia. Informazione storica), pubblicato nel 1948 dal Informbjuro del Governo sovietico, per smentire le affermazioni anglo-americane su ‘connubio Berlino-Mosca’ ai danni delle democrazie occidentali, e sul ‘patto segreto tra URSS e Germania nazista per spartirsi tutta l’Europa orientale’. (Russia-press) Temi trattati: ‘Collaborazione della Polonia con Hitler’, ‘Perché odiano così tanto il Patto Molotov-Ribbentrop’, ‘””Integrazione”” polacco-germanica contro l’Urss’, Come Stalin vinse Churchill sulla Polonia’, ‘Falsificatori della storia e Terza guerra mondiale’, ‘Agenti segreti del Terzo Reich’, ‘Chi ha scatenato davvero la Seconda guerra mondiale?’, ‘La crisi isterica polacca per la visione russa della storia’, ‘Il Sejm contro manipolazioni e menzogne sulla storia da parte dei politici della Federazione Russa’, ‘Sul ruolo della Polonia nello scatenamento della Seconda guerra mondiale’, ‘La difesa di Berlino: SS francesi e militari olandesi’, ‘Come la “”generosa”” America spennò l’Urss con il Lend-Lease’, ‘Fine agosto 1939. Vittorie diplomatiche e militari dell’Urss’, ‘Il patto Molotov-Ribbentrop determinò la disfatta di Hitler’, ‘Il trionfo della diplomazia di Stalin’ ‘Non è possibile capire che l’attuale contrapposizione tra potenze mondiali minaccia di trasformarsi in una Terza guerra mondiale a tutti gli effetti. Quale sarà il detonatore e dove scoppierà – nella penisola coreana, in Iran, in Medio Oriente o in Ucraina – si può solo supporre, scriveva Viktor Saulkin nel giugno 2019’ (pag 175)”,”QMIS-339″
“POGGI Giuseppe, a cura di Fiorenzo TOSO”,”Ginn-a de Sampedaenn-a. Romanzo.”,”Pubblicato per la prima volta nel 1883 e poi nel 1891 e 1901, su ‘O Balilla’ questo romanzo è un esempio di narrativa genovese tra ‘800 e ‘900. Vicende sentimentali e avventure con sullo sfondo l’America delle speranze…”,”LIGU-020-FFS”
“POGGIALI Vieri”,”I grandi banchieri.”,”POGGIALI Vieri”,”ECOI-308″
“POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e rivoluzione in Russia. L’ Obscina.”,”Pier Paolo POGGIO è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Vive ad Ovada. Ha partecipato all’attività di ‘Classe operaia’ (1963-64), del ‘Circolo Rosa Luxemburg’ (1966-68) e della ‘Lega operai-studenti’ (1968-1969) di Genova. E’ stato tra i promotori del ‘Ludd’ (1969-1970). Dal 1971 è legato all’elaborazione teorica di ‘Invariance’. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando, in tempi diversi, con l’ Istituto di storia moderna (ISM) e il Centro Ligure di Storia Sociale (CLSS) di Genova (Campetto), l’ Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”MRSx-015″
“POGGIO Pier Paolo”,”Nazismo e revisionismo storico.”,”POGGIO Pier Paolo ha collaborato alla creazione e allo sviluppo della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia per la quale ha curato numerose pubblicazioni tra cui ‘La Repubblica Sociale Italiana 1943-45, Brescia, 1986, ‘Il Sessantotto: l’ evento e la storia’, Brescia 1990, ‘Comune contadina e rivoluzione in Russia’ (1978), con A. BONOMI ha curato ‘Ethnos e Demos. Dal leghismo al populismo’ (1995). Il razzismo nazista. “”Nella concezione nazista gli ebrei non sono una razza inferiore, che possa essere semplicemente schiavizzata e utilizzata economicamente, essi sono l’ incarnazione della assoluta alterità: non sono una razza dal punto di vista genetico, ma un’ antirazza, una razza mentale, un principio spirituale irriducibile che non può essere sottomesso ma solo distrutto. “”Per i fascisti gli ebrei – scrivono Adorno e Horkheimer – sono l’ incarnazione del principio negativo come tale; la felicità del mondo intero dipende dalla loro distruzione. Il razzismo nazista consente lo sfruttamento ma mira all’ annientamento degli ebrei e di altri gruppi etnici o sociali e politici (non si può quindi neppure ridurre unicamente ad una forma estrema di antisemitismo)””. (pag 103)”,”STOx-107″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. Volume I. Europa 1900-1945.”,”Testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”TEOC-569″
“POGGIO Pier Paolo”,”Aspetti della teoria sociale in Russia. L’ideologia comunitaria slavofila.”,”””Tra le figure principali del movimento rivoluzionario russo P.N. Tkacev fu il primo autentico (e coerente) esponente del “”materialismo economico””; egli riconduceva tutti gli elementi di ogni sistema culturale-ideologico alla base economica. La sua determinazione assoluta dei processi evolutivi secondo i principi economici dominanti nelle varie fasi storiche, fa di Tkacev un interprete particolarmente rigido della teoria della successione dei modi di produzione (cisì come è delineata nella Prefazione (1859) a ‘Per la critica dell’economia politica’). Il suo giacobinismo rappresenta uno sviluppo peculiare ma non contradditorio di tale concezione. Secondo Tkacev la Russia si trovava in un momento eccezionalmente favorevole dato che il sistema borghese non s’era ancora instaurato e il vecchio “”principio economico”” aveva ormai esaurito le sue potenzialità, era il momento in cui l’azione decisa di un gruppo di rivoluzionari avrebbe potuto far imboccare alla Russia un cammino diverso da quello già percorso dall’Occidente. Se si lasciava cadere tale occasione si sarebbe dovuto aspettare che la formazione sociale capitalistica avesse compiuto l’intero suo ciclo storico”” (pag 9) “”Nei populisti e in Marx c’è già il superamento delle posizioni eurocentriche della socialdemocrazia europea e della II Internazionale; per questo motivo i populisti dovevano essere posti al di fuori dello schieramento “”internazionalista”” e le affermazioni di Marx restare lettera morta ovvero anche essere nascoste o mistificate (1) . Solo con il dibattito di Baku (1920) si avrà una riaffermazione del carattere internazionalista della rivoluzione, una conferma della necessità di rifiutare l’Occidente capitalistico e la sua “”civiltà””, di non seguirne la strada sanguinosa e mortale (2).”” (pag 23-24) (1) Una conclusione diversa sembrerebbe emergere sulla base dello studio di A. Kimball, The First International and the Russia Obshchina’ (Slavic Review, 1973) (…) (2) J. Camatte, Comunità e comunismo in Russia, Milano 1975 Stanislaw Andrzej Walicki (nato nel 1930 a Varsavia ) è uno storico e filosofo polacco. E’ stato professore presso l’Università di Notre Dame (USA) e membro dell’Accademia polacca delle Scienze e autore di numerose opere di filosofia”,”MRSx-053″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. Volume I. Europa 1900-1945.”,”2° copia “”Mentre i surrealisti aderivano alla rivista di Bataille “”Contrattacco””, che invitava all’azione armata degli intellettuali a fianco di operai e contadini per abbattere l’autorità capitalista, in Spagna scoppiò la guerra civile e l’unico surrealista a trasformare la teoria in prassi fu Benjamin Peret, unico ad aver creato una poesia che dimostrava di aver bisogno della rivoluzione sociale per rivelare a tutti la sua banale naturalezza. Sulle barricate della Barcellona del 1936, a chiudere il cerchio della storia raccontata finora ritroviamo un altro dei suoi protagonisti: Carl Einstein, già espressionista, dadaista e spartachista. Dopo aver conosciuto Durruti nel 1932 a Bruxelles, appena scoppiò la rivoluzione anche Einstein abbandonò la brillante attività di critico dell’arte per arruolarsi nella Colonna Durruti. Nel senso della scelta di Peret e di Einstein è segnato il culmine ma anche la fine del progetto di fondere arte, vita e rivoluzione nel tumulto della storia del XX secolo, nel momento in cui in Spagna il confine tra rivoluzione e controrivoluzione emerse in tutta la sua drammatica chiarezza: “”Noi – riassume bene il senso di tutto ciò Breton – potevamo applaudire, senza riserve, indistintamente le vittorie della FAI e del POUM, calcolare quotidianamente le loro possibilità di compiere una rivoluzione che fosse la terza delle grandi rivoluzioni dei tempi moderni e che fosse – chissà – la prima a non conoscere un Termidoro. E’ abbastanza noto che cosa abbia potuto fare di queste illusioni, di tutte queste speranze l’intervento staliniano. L’iconografia dei primi giorni della rivoluzione spagnola ci conserva l’imagine di Benjamin Peret che, seduto dinanzi a una porta di Barcellona con un fucile in mano, carezzava un gatto sulle sue ginocchia”” (A. Breton, Storia del surrealismo, Schwarz, Milano, 1960, p. 161)”” (pag 111) Testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”SOCx-233″
“POGGIO Pier Paolo”,”Marx, Engels e la rivoluzione russa.”,”Cit pag 132-133 “”La comune agricola pur rientrando nella formazione primaria si distingue da tutti i tipi arcaici perché a differenza di questi non è basata su rapporti immediati (naturali) di consanguineità. Essa rappresentò “”il primo raggruppamento sociale di uomini liberi, non vincolati strettamente dai legami di sangue”” (K, Marx, Terzo abbozzo, cit., p. 274, lettera di K. Marx a V. Zasulic 8.3.1881, in ‘Sulle società precapitalistiche’, 1970). Nella comune agricola la casa e la corte rustica appartengono già in privato al coltivatore. La terra coltivabile invece è proprietà inalienabile e comune, viene però periodicamente divisa in modo tale che ognuno sfrutta in proprio i campi a lui assegnati e si appropria dei prodotti. Rispetto alle forme più primitive si ha quindi un certo sviluppo del sistema del lavoro e dell’appropriazione privata. Per cui si può classificare la comune agricola come l’ultimo tipo della formazione arcaica, e momento di transizione alla formazione secondaria. Ma questo sviluppo non è obbligatorio, l’elemento collettivo può anche imporsi su quello privato, tutto dipende dall’ambiente storico in cui la comune è collocata (K. Marx, Ibidem, p. 276). Questo è il punto fondamentale da tener presente affrontando il problema del destino della comune russa. Altre generalizzazioni non sono lecite né possibili dato lo stadio delle ricerche: “”La storia della decadenza delle comunità primitive (…) non è ancora stata fatta. Fino ad oggi sono stati fatti scarni abbozzi. In ogni modo l’esplorazione è abbastanza avanti per poter affermare: 1. che la vitalità delle comunità primitive era incomparabilmente più grande di quella delle società semitiche, greche, romane, ecc., e quindi di quella delle moderne società capitalistiche; 2. che le cause della loro decadenza derivano da fattori economici che impedivano loro di superare un certo grado di sviluppo, in ambienti storici per nulla analoghi all’ambiente storico dell’attuale comune russa”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit, p. 257 n.). Secondo Marx, dal punto di vista dell’evoluzione storica, c’è un solo argomento serio che si possa avanzare a favore della tesi della ‘fatale dissoluzione’ della proprietà comunale in Russia. “”La proprietà comunale è esistita ovunque nell’Europa occidentale, ovunque è scomparsa con l’avanzare del progresso sociale (…), in che modo potrebbe sfuggire allo stesso destino in Russia?”” (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 269). Lo sforzo di Marx va quindi innanzi tutto nel senso di spiegare i motivi che lo inducono a limitare la validità di un tale argomento alle esperienze europee (K. Marx, Terzo abbozzo, cit, p. 273). Si tratta perciò di affrontare direttamente il problema delle peculiarità della situazione russa. Un primo dato balza evidente: “”La Russia è il ‘solo paese europeo’ in cui la “”comune agricola”” si sia mantenuta fino ad oggi su scala nazionale…come forma quasi predominante della vita popolare, diffusa su un immenso Impero… non già in residui sparsi”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit, pp. 260-61). Questo mentre in Europa occidentale la morte della proprietà comunale e la nascita della produzione capitalistica sono separate l’una dall’altra da un intervallo immenso che comprende tutta una serie di evoluzioni e di rivoluzioni economiche che solo in ultimo hanno condotto alla produzione capitalistica (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 269). Ora, “”se la Russia si trovasse isolata dal resto del mondo essa dovrebbe elaborare da sola le conquiste economiche, acquisite dall’Europa occidentale soltanto dopo un lungo percorso e una lunga serie di evoluzioni a partire dall’esistenza primitiva fino ai nostri giorni. Non vi sarebbe allora, almeno ai miei occhi, nessun dubbio che tali comunità sarebbero fatalmente condannate a perire con lo sviluppo della società russa. Ma la situazione della comune russa è assolutamente diversa da quelle delle comunità primitive dell’Occidente (Ibidem, pp. 269-70). La Russia non è isolata dal resto del mondo e può approfittare della contemporaneità della produzione capitalistica, dominante il mercato mondiale, appropriandosene le acquisizioni positive “”senza passare sotto le sue forche caudine”” (K. Marx, Primo abbozzo, cit., p. 260). Da questo punto di vista il modo di produzione capitalistico costituisce la premessa necessaria di una formazione superiore ma solo in un senso ristretto e delimitato: il capitalismo crea la base materiale necessaria portando il livello tecnologico al punto in cui è possibile un libero sviluppo delle forze produttive organizzate su base collettiva (Cfr. K. Marx Il Capitale, Libro I, cit, pp. 111 e 551). A coloro che negavano la possibilità di utilizzare le acquisizioni positive elaborate dal modo di produzione capitalistico senza spezzare la struttura sociale costituita dalla comune rurale e passando quindi direttamente ad una forma superiore, Marx fa osservare che anche il capitalismo si imponeva in Russia saltando tutta una serie di tappe e presentandosi ‘formalmente’ al livello più alto del suo sviluppo. “”Se i sostenitori del sistema capitalistico in Russia negano la possibilità di una tale combinazione, dimostrino pure che la Russia, per sfruttare le macchine, è stata costretta a passare per un periodo di incubazione della produzione meccanica! Che mi spieghino in che modo sono riusciti ad introdurre nel loro paese, in qualche giorno per così dire, i meccanismi dello scambio (banche, società di credito, ecc.) la cui elaborazione è costata secoli all’Occidente”” (K. Marx, Secondo abbozzo, cit, p. 270)”” [Pier Paolo Poggio, Marx, Engels e la rivoluzione russa, Quaderni di Movimento Operaio e Socialista, N° 1, luglio 1974] (pag 142-144)”,”MAES-119″
“POGGIO Pier Paolo a cura; saggi di Luisa PASSERINI Aldo MARCHETTI Paul GINSBORG Nicola GALLERANO Danielle TARTAKOWSKY Bruno CARTOSIO Johannes AGNOLI Nicole JANIGRO Pier Paolo POGGIO Marcello FLORES Alessandro PORTELLI Peppino ORTOLEVA Riccardo BELLOFIORE Gaetano FORNI Leopoldina FORTUNATI Laura BALBO Santina MOBIGLIA Attilio MANGANO Marco REVELLI Alberto DE-BERNARDI Emilio FRANZINA, Roberto BARTOLOZZI Andrea POLCRI Gianni QUILICI Maria SALVATORI Anna Maria SICCARDI, Franco e Monica MANNI Cesare BERMANI Piero BARBAINI”,”Il Sessantotto: l’evento e la storia.”,”Saggi di Luisa PASSERINI Aldo MARCHETTI Paul GINSBORG Nicola GALLERANO Danielle TARTAKOWSKY Bruno CARTOSIO Johannes AGNOLI Nicole JANIGRO Pier Paolo POGGIO Marcello FLORES Alessandro PORTELLI Peppino ORTOLEVA Riccardo BELLOFIORE Gaetano FORNI Leopoldina FORTUNATI Laura BALBO Santina MOBIGLIA Attilio MANGANO Marco REVELLI Alberto DE-BERNARDI Emilio FRANZINA, Roberto BARTOLOZZI Andrea POLCRI Gianni QUILICI Maria SALVATORI Anna Maria SICCARDI, Franco e Monica MANNI Cesare BERMANI Piero BARBAINI “”L’abolizione della lezione cattedratica, degli esami di profitto e di laurea, delle tradizionali figure dei docenti e la creazione di strutture alternative di formazione politico-culturale si delinearono, nel clima caldo delle occupazioni, come il tentativo, ingenuo e ambizioso, di trasformare l’università in una struttura tutta politica, legata alle esigenze di estensione e di radicamento del movimento, strappandola al suo ruolo istituzionale di strumento formativo funzionale all’organizzazione capitalistica del lavoro e alla riproduzione della società borghese. (…) Questa strategia ben presto, però, si arena: da un lato si andò traducendo, infatti, in una serie di micro conquiste, in parte rese possibili dall’adesione alla lotta studentesca di un gruppo di docenti democratici (i filosofi Dal Pra e Paci, il geografo Lucio Gambi, gli storici Della Peruta e Berengo, la storica dell’arte Marta Luisa Brizio, per non citare che i più impegnati), private però di ogni carattere organicamente alternativo; dall’altro, si scontrò con l’assenza di ogni spazio e di ogni struttura di mediazione politiica che consentissero alle lotte di sfuggire alla spirale deformante e perversa fatta di repressione e di radicalizzazione”” [Alberto De Bernardi, Le componenti sociali e politiche del Sessantotto a Milano] (pag 284)”,”ANNx-030″
“POGGIO Pier Paolo MICHELETTI Bruna a cura, saggi di KNOX MacGregor ROCHAT Giorgio DEAKIN Frederick William SALA Teodoro SCHREIBER Gerhard FERRARI Dorello CURAMI Andrea FERENC Tone MALEV Tatjana Crisman CEVA Lucio VACCARINO Giorgio FERRANTE Ezio SCIALUGA Ugo BENDOTTI Angelo BERTACCHI Giuliana PELLICCIOLI Mario VALTULINA Eugenia BERTUZZI Gian Carlo LEGNANI Massimo BATTILOSSI Stefano MANTELLI Brunello BERMANI Cesare BALDISSARA Luca MARTELLINI Amoreno FONTANA Sandro CAVAZZOLI Luigi PORTA Gianfranco CORSINI Paolo RAPONE Leonardo COLARIZI Simona TRANIELLO Francesco PETERSEN Jens MIGNEMI Adolfo IACCIO Pasquale CAVALLO Pietro TURI Gabriele SANTOMASSIMO Giampasquale CAGNETTA Mariella MONTUORO Rodolfo CHERCHI Placido DE LUNA Giovanni GAGLIANI Dianella STEFANUTTO Daniela LAGORIO Francesca BISTARELLI Agostino DI GIOVANNI Marco ABSALOM Roger”,”L’Italia in guerra 1940-43.”,”POGGIO Pier Paolo MICHELETTI Bruna a cura, saggi di KNOX MacGregor ROCHAT Giorgio DEAKIN Frederick William SALA Teodoro SCHREIBER Gerhard FERRARI Dorello CURAMI Andrea FERENC Tone MALEV Tatjana Crisman CEVA Lucio VACCARINO Giorgio FERRANTE Ezio SCIALUGA Ugo BENDOTTI Angelo BERTACCHI Giuliana PELLICCIOLI Mario VALTULINA Eugenia BERTUZZI Gian Carlo LEGNANI Massimo BATTILOSSI Stefano MANTELLI Brunello BERMANI Cesare BALDISSARA Luca MARTELLINI Amoreno FONTANA Sandro CAVAZZOLI Luigi PORTA Gianfranco CORSINI Paolo RAPONE Leonardo COLARIZI Simona TRANIELLO Francesco PETERSEN Jens MIGNEMI Adolfo IACCIO Pasquale CAVALLO Pietro TURI Gabriele SANTOMASSIMO Giampasquale CAGNETTA Mariella MONTUORO Rodolfo CHERCHI Placido DE LUNA Giovanni GAGLIANI Dianella STEFANUTTO Daniela LAGORIO Francesca BISTARELLI Agostino DI GIOVANNI Marco ABSALOM Roger Contiene il saggio di Cesare Bermani, I lavoratori italiani nel Terzo Reich. Per una migliore comprensione dei loro comportamenti di lotta, pag 425-461, in cui si parla dello sciopero del 7 aprile 1942 alla Krupp di Essen (astensione dal lavoro di 600 operai italiani). (pag 448) Antonio Gibelli è lo storico che per primo in Italia si è occupato del flusso migratorio degli operai italiani in Germania (pag 428) La stima dei lavoratori italiani in Germania oscilla da 250 a 300 mila”,”ANNx-031″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI”,”L’età del comunismo sovietico. (Europa: 1900-1945). L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume I.”,”Saggi di Claudio ALBERTANI Tiziano BAGAROLO Giorgio BARBERIS Riccardo BELLOFIORE Giampietro BERTI René CAPOVIN Massimo CAPPITTI Gianni CARROZZA Alberto CASTELLI Tomaso CAVALLO Delfo CECCHI Anna DI-BIAGIO Enrico DONAGGIO Mauro FARNESI CAMELLONE Roberto FINELLI Gian Andrea FRANCHI Francesco GERMINARIO Charles JACQUIER Peter KAMMERER Leonardo LIPPOLIS Corrado MALANDRINO Maria Grazia MERIGGI Daniela MURACA John NEWSINGER Alasia NUTI Santo PELI Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Marco REVELLI Andrea RICCIARDI Renzo RONCONI Paolo SENSINI Alessandro SEREGNI Nicolas TERTULIAN Federico TROCINI Nel suoi saggio Poggio cita brani di Lenin (1905) in cui parla di ‘sterminio’: “”In determinate condizioni la lotta di classe sfocia in forme di lotta armata e di guerra civile; vi sono momenti in cui gli interessi del proletariato esigono lo spietato sterminio dei nemici in combattimenti aperti”” (V.I. Lenin, Gli insegnamenti della Comune’, Op. comp. vol XIII pp. 450-451) (pag 10) “”I critici successivi del leninismo non hanno aggiunto molto di sostanziale alle argomentazioni sviluppate da Akselrod nel 1906-7. Con molta acutezza egli scorgeva il pericolo principale nella tendenza del «partito leninista» a negare l’autonomia del proletariato facendosene l’unico interprete e portavoce autorizzato. Con lo scoppio del conflitto mondiale Lenin vede nella guerra un’occasione per l’innesco del processo rivoluzionario. Di qui la parola d’ordine del disfattismo e della trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile, rovesciando la guerra contro coloro che l’hanno voluta. Del resto trasformare la guerra in guerra civile significa metterne in luce la vera natura. Il mezzo più efficace per combattere la guerra è la rivoluzione e «la rivoluzione in tempo di guerra è guerra civile» (10). Sullo sfondo della Prima guerra mondiale Lenin sviluppa e radicalizza la sua teorizzazione della guerra civile, reagendo con rapidità e audacia all’impotenza del socialismo internazionale. L’incisività e nettezza delle sue posizioni non debbono far dimenticare che in Russia la guerra civile scoppiò ‘dopo la rivoluzione’ e si sviluppò ben oltre la fine della Guerra mondiale. Nel 1915 nell’intervento dal titolo ‘Alcune tesi’, apparso sul «Social Demokrat», Lenin traccia un possibile scenario nel caso di una vittoria della rivoluzione in Russia. La parola d’ordine dovrebbe essere pace per tutti e libertà per le colonie. Gli Stati borghesi non l’accetterebbero, di qui la necessità di condurre una guerra rivoluzionaria, basata sull’insurrezione dei popoli oppressi (guerre di liberazione nazionale) e del proletariato (rivoluzione sociale). La Guerra mondiale ha enormemente accelerato le tappe della rivoluzione socialista, su questo sfondo è possibile pensare a una trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile su scala mondiale condotta dal proletariato contro la borghesia. La trasformazione della guerra tra Stati nazionali in guerra civile in quanto forma estrema della lotta di classe era già rintracciabile negli scritti di Marx sulla Comune e Lenin, a partire dalla rivoluzione russa del 1905, si era collegato a tale esperienza proponendo di unire lo sciopero politico di massa all’insurrezione armata. Negli scritti degli anni della guerra è esplicito il riferimento a Clausewitz; Lenin non si stanca di ripetere che «sarebbe un grave errore dimenticare che ogni guerra è solo la continuazione della politica con altri mezzi». Ma in Clausewitz la guerra è il banco di prova dell’unità tra Stato e popolo. Nel caso russo invece la guerra rivelerà – secondo Lenin – la totale separazione del popolo dello Stato, divenendo un’arma formidabile in mano al partito dell’insurrezione. La guerra è l’esito ultimo e inevitabile della struttura classista della società: «Essa è lo scoppio delle contraddizioni storiche, acuitesi in modo tale da non poter essere risolte con nessun altro mezzo» (11). In base alla teoria marxista e realistica della guerra, non ha senso introdurvi considerazioni di diritto o di morale, e sono secondarie le distinzioni tra guerre difensive e offensive, primario è l’interesse del proletariato e l’analisi classista dei conflitti. Utilizzando Clausewitz, Lenin si ricollega a Marx e a Engels; questa continuità è innegabile, ma non esaurisce il problema data l’intensità con cui Lenin aveva recepito la connessione clausewitziana tra guerra e politica, al punto che la distinzione rischiava di scomparire. E’ quel che argomenta Carl Schmitt, secondo cui Lenin ha spostato all’interno del conflitto politico il concetto di nemico che era proprio della guerra, operando una doppia radicalizzazione, in base alla quale la politica passava sotto il segno del conflitto bellico, in concreto della guerra civile, e l’avversario politico, ovvero il nemico di classe, diventava un nemico assoluto, mentre la guerra non aveva più limiti caricandosi di una totale ostilità ideologica. Fondendo politica e guerra, sotto la spinta dell’ideologia della violenza, Lenin porta la lotta armata dentro la politica: «La teoria militare di un rivoluzionario di professione quale Lenin distrusse ciecamente tutte le delimitazioni tradizionali della guerra, quest’ultima diventò guerra assoluta contro un nemico assoluto». Con Lenin ha inizio una nuova era, quella della guerra civile mondiale. Nell’interpretazione di Schmitt il bolscevismo rappresenta una novità sconvolgente perché ha operato un’inversione della formula di Clausewitz facendo della politica una continuazione della guerra. Ma l’affermazione che la guerra, cioè l’uccisione fisica del nemico, sia il presupposto, il contenuto e lo scopo della politica, esprime ciò che Schmitt attribuisce a Lenin, non la concezione leniniana del rapporto tra politica e guerra. In Lenin la violenza e i nemici politici non sono mai degli «assoluti» ma lo strumento e gli obiettivi di una concezione rivoluzionaria e spregiudicatamente realistica della politica. Lenin attraverso Marx, è d’accordo con Clausewitz nel collocare al primo posto la politica, rispetto a cui la guerra, compresa la guerra civile, è uno strumento da valutare caso per caso. Schmitt imputa invece a Lenin la riduzione della politica a guerra, a lotta mortale contro il nemico (lo straniero). Dice esplicitamente che il presupposto della politica è la guerra, assolutizzando quello che in Lenin è contingente e sempre subordinato agli obiettivi dell’azione politica del partito. Schmitt proietta Lenin nel contesto della scena politica novecentesca e ne fa l’iniziatore della guerra civile mondiale, in cui si riassume ai suoi occhi il concetto di comunismo”” (pag 11-12) [Pier Paolo Poggio, ‘La rivoluzione russa, il bolscevismo e lo stalinismo’] [(in) Pier Paolo Poggio, a cura, ‘L’età del comunismo sovietico (Europa: 1900-1945), ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume 1′, Milano, 2010] [(10) V.I. Lenin, ‘La guerra imperialista’, Roma, 1972, p. 27; (11) Cit. da C. Ancona, ‘L’influenza del “”Vom Kriege”” di Clausewitz sul pensiero marxista di Marx e Lenin’, Rivista storica del socialismo, 1964, nn. 25-26, p.142]”,”TEOC-691″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Stanley ARONOWITZ Davide ARTICO Daniele BALICCO Giorgio BARBERIS Alessandro BELLAN Cesare BERMANI Mauro BERTANI Daniel BLANCHARD Sergio BOLOGNA Massimo CAPPITTI Delfo CECCHI Placido CHERCHI Fabio CIARAMELLI Pietro CLEMENTE Marco CLEMENTI Cristina CORRADI Vincenzo COSTA Michele DE-GREGORIO Pino FERRARIS Gianfranco FIAMENI Gian Andrea FRANCHI Chiara GIORGI Paolo GODANI Françoise GOLLAIN Peter KAMMERER Martin KLIMKE Eugenia LAMEDICA Sergio LANDUCCI Gianfranco MARELLI Marco MAURIZI Giancarlo MONINA Samantha NOVELLO Andrea PANACCIONE Luisa PASSERINI Vincenza PETYX Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Fabio RAIMONDI Sergio REPETTI Massimiliano TOMBA Franco TOSCANI Patrick TROUDE-CHASTENET Xavier VIGNA Michelle ZANCARINI-FOURNEL”,”Il sistema e i movimenti. (Europa: 1945-1989). ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume II.”,”Testi di Stanley ARONOWITZ Davide ARTICO Daniele BALICCO Giorgio BARBERIS Alessandro BELLAN Cesare BERMANI Mauro BERTANI Daniel BLANCHARD Sergio BOLOGNA Massimo CAPPITTI Delfo CECCHI Placido CHERCHI Fabio CIARAMELLI Pietro CLEMENTE Marco CLEMENTI Cristina CORRADI Vincenzo COSTA Michele DE-GREGORIO Pino FERRARIS Gianfranco FIAMENI Gian Andrea FRANCHI Chiara GIORGI Paolo GODANI Françoise GOLLAIN Peter KAMMERER Martin KLIMKE Eugenia LAMEDICA Sergio LANDUCCI Gianfranco MARELLI Marco MAURIZI Giancarlo MONINA Samantha NOVELLO Andrea PANACCIONE Luisa PASSERINI Vincenza PETYX Mario PEZZELLA Pier Paolo POGGIO Gianfranco RAGONA Fabio RAIMONDI Sergio REPETTI Massimiliano TOMBA Franco TOSCANI Patrick TROUDE-CHASTENET Xavier VIGNA Michelle ZANCARINI-FOURNEL Marxismo, etica e scienza. “”Il problema della scientificità del marxismo era stato al centro di vivaci dibattiti nel passato. Già alla fine dell’Ottocento Eduard Bernstein -alfiere del revisionismo – aveva posto la questione nei seguenti termini: se il marxismo era classificabile come una scienza, esso avrebbe dovuto rinunciare a essere l’espressione teorica d’interessi specifici d’una classe – il proletariato – ed essere accolto da tutti coloro che fossero disponibili a comprendere il carattere progressivo e necessario dello sviluppo storico. Tale prospettiva, contrastata da Bernstein, si era affermata nella socialdemocrazia tedesca, dacché con il congresso di Erfurt (1891) il Partito aveva indicato il marxismo quale supporto del suo programma, fornendone un’interpretazione alquanto semplificata ma politicamente efficace. Il marxismo coincideva con il socialismo scientifico, era anti-utopista e non concedeva nulla all’etica, giacché la società futura sarebbe stata l’esito necessario della crescita delle forze produttive del capitalismo. La dottrina assunse in questo modo le sembianze di una filosofia della storia, con gli uomini e le classi chiamati a comprendere il senso dello sviluppo. Era del tutto coerente, in questo contesto, privilegiare il lato scientifico della dottrina, o al limite ricondurre la soggettività e l’etica sotto il manto protettiva della scienza. [Maximilien] Rubel riconobbe sempre il carattere scientifico della riflessione marxiana, con particolare riferimento al materialismo storico, ma era persuaso che da esso non si potesse dedurre alcuna prassi sociale e politica, non importava se rivoluzionaria o riformista, cui la classe lavoratrice dovesse piegarsi. L’azione, le speranze, le scelte del proletariato e delle sue organizzazioni erano ancorate all’aspirazione etica dell’affrancamento di classe, tappa preliminare dell’emancipazione umana. Ciò nonostante, egli non intendeva offrire una nuova interpretazione di Marx tra le molte esistenti, inducendo a credere che nel pensatore l’etica si fosse presentata quale sfera autonoma e separata dalla altre: intendeva piuttosto riconoscere al tedesco il grande merito di aver fornito una solida base scientifica all’etica socialista mutuata dai pensatori precedenti. Concedeva che l’autore del ‘Capitale’ aveva sempre respinto l’idea di morale, ma sottolineava come egli avesse parimenti nutrito l’esigenza di dare un senso alla vita individuale e collettiva. In ciò individuava un’etica – in un’accezione che si conciliava perfettamente con il rifiuto d’istituire un sistema di morale astratto o trascendente, separato e autonomo – le cui norme dovevano essere derivate dall’ideale che gli uomini razionalmente prospettavano e desideravano: il suo ancoraggio, infatti, non era nel passato, ma nell’utopia socialista del futuro, autentico criterio d’orientamento per l’azione. Rubel riteneva che in Marx etica e scienza fossero sempre coesistite: da una parte era comparsa l’analisi scientifica della società capitalistica, condotta «con la partecipazione delle scienze naturali» (6); da un’altra parte si era presentata la concezione dell’uomo, con i suoi valori, le sue credenze, agente della storia e non da essa dominato. Di fronte alle contraddizioni della società capitalistica, che sembravano preannunciare l’avvento del socialismo, Marx era stato consapevole che, se il proletariato non avesse preso coscienza della propria missione storica, la trasformazione non sarebbe stata possibile: «Al ‘determinismo casuale’ che regge i fenomeni storici del passato corrisponde, nella sfera dei valori etici, la ‘scelta’ dei ‘mezzi’ immediati impiegati in vista di un ‘fine’ lontano, fine e mezzi dovendo ‘psicologicamente’ coincidere nella ‘pratica rivoluzionaria’, che implica la metamorfosi simultanea del mondo e degli uomini» (7). Nel Marx di Rubel, pertanto, all’analisi scientifica competeva l’individuazione di leggi e tendenze storiche; apparteneva invece a una dimensione di diversa natura la prefigurazione del mondo da costruire, imperniata sui risultati che l’osservazione scientifica della realtà sociale metteva a disposizione, ma afferente a un percorso spirituale, che faceva riferimento all’attività rivoluzionaria orientata all’emancipazione dell’umanità intera: «La predizione del socialismo non è in quanto tale una verità scientifica, ma un giudizio di valore sostenuto da una convinzione e un atteggiamento etici, che trovano alimento nella conoscenza oggettiva dei dati materiali, economici e storici, capaci di condurre a una rivoluzione totale della società attuale e alla nascita dell’«umanità sociale» (X tesi su Feuerbach). In una parola, la tesi dell’ineluttabilità del socialismo appartiene al campo di quelle verità che per divenire «oggettive» necessitano di una ‘partecipazione’ attiva, di un ‘impegno etico’» (8). Tutta l’originalità di Marx albergava nella fusione di scienza e etica, nell’articolazione tra elemento scientifico e elemento normativo (9), come a Rubel sembrava evidente sia nel ‘Manifesto comunista’ sia nel ‘Capitale’. Leggendo il testo del 1848, per esempio, egli si era soffermato sulla concezione della storia quale storia di «lotte di classi», che, secondo Marx, dovevano concludersi sempre «o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta» (10), un’alternativa che più tardi Rosa Luxemburg avrebbe efficacemente espresso nella formula «socialismo o barbarie» (11). Agli occhi di Rubel, ciò significava che il socialismo non era destinato a realizzarsi per la natura stessa delle cose: la scienza marxiana poneva un dilemma oggettivo, o l’emancipazione umana o la crisi di civiltà, ma la soluzione d’esso competeva alla soggettività rivoluzionaria, all’organizzazione e all’azione politica, cui gli autori del ‘Manifesto’ sollecitarono instancabilmente il proletariato, affinché il socialismo si affermasse contro la barbarie”” [Gianfranco Ragona, ‘Il socialismo tra etica e scienza: la «marxologia» di Maximilien Rubel’] [(in) ‘Il sistema e i movimenti. (Europa: 1945-1989). ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume II’, Milano, 2011, a cura di Pier Paolo Poggio] [(6) K. Marx, ‘Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica”, in K. Marx, F. Engels, Opere scelte (1966), Roma, 1976, p. 747; (7) Cfr. M. Rubel, ‘Introduction à l’éthique marxienne’, in K. Marx, ‘Pages choisies pour une éthique socialiste’, Marcel Riviere, Paris, 1948, pp. VI-L, Seconda edizione in due volumi, a cui faccio riferimento, Payot, Paris, 1970, vol. I., pp. 7-53: la citazione è alle pp. 24-25; (8) M. Rubel, ‘Introduction à l’éthique marxienne’, cit., p. 30; (9) «Laddove scienza ed etica si compenetrano, là c’è tutta l’originalità di Marx»: M. Rubel, ‘Mise au point non dielectique’, ‘Les Temps Modernes’, XIII, n. 142, dicembre 1957, p. 1139; (10) K. Marx, F. Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’ (1848), Torino, 1998, p. 7; (11) R. Luxemburg, ‘La crisi della socialdemocrazia’ (1916), in L. Basso (a cura di), ‘Scritti politici’, Roma, 1970, pp. 447-448: si tratta dello scritto noto quale ‘Junius-broschure’] pag 319-320-321)”,”TEOC-692″
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Piero ADAMO Marco ARMIERO Daniele BALICCO Riccardo BELLOFIORE Bruna BIANCHI Pietro BIANCHI Elisabetta BINI Alexander BLOOM Giovanni BORGOGNONE Paul BUHLE Rosa M. CALCATERRA Massimo CAPPITTI Dorothy Sue COBBLE Lorenzo COSTAGUTA Dimitri DELLA-FAILLE Irene DIONISIO Jim FOREST Marc-André GAGNON Ferruccio GAMBINO Maria Susanna GARRONI Alessandra LORINI Erik S. McDUFFIE Franco MELI Giorgio NEBBIA Immanuel NESS Bryan D. PALMER Sandro PORTELLI Raffaele RAUTY Francesco REGALZI Salvatore SALERNO Mariuccia SALVATI Karl Ludwig SCHIBEL Nadia VENTURINI Valter ZANIN Jacob ZUMOFF”,”Il capitalismo americano e i suoi critici. ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume III.”,”Alla redazione ha collaborato Moreno PAULON testi di Piero ADAMO Marco ARMIERO Daniele BALICCO Riccardo BELLOFIORE Bruna BIANCHI Pietro BIANCHI Elisabetta BINI Alexander BLOOM Giovanni BORGOGNONE Paul BUHLE Rosa M. CALCATERRA Massimo CAPPITTI Dorothy Sue COBBLE Lorenzo COSTAGUTA Dimitri DELLA-FAILLE Irene DIONISIO Jim FOREST Marc-André GAGNON Ferruccio GAMBINO Maria Susanna GARRONI Alessandra LORINI Erik S. McDUFFIE Franco MELI Giorgio NEBBIA Immanuel NESS Bryan D. PALMER Sandro PORTELLI Raffaele RAUTY Francesco REGALZI Salvatore SALERNO Mariuccia SALVATI Karl Ludwig SCHIBEL Nadia VENTURINI Valter ZANIN Jacob ZUMOFF De Leon e l’assimilazione delle opere di Marx e Engels (pag 376, 378, 379) “”Fondato nel 1877 con il nome di Working’s Men Party sotto l’egida di Friedrich Adolph Sorge e Otto Weydemeyer (figlio di Joseph, amico fraterno di Marx ed Engels emigrato negli USA nel 1852), il Socialist Labor Party (SLP) era il risultato di un movimento nato intorno all’Associazione internazionale dei lavoratori (la Prima internazionale), che Karl Marx aveva deciso di spostare a New York nel 1872 e di affidare proprio a Sorge (2). Data questa importante filiazione, il primo gruppo dirigente del partito aveva goduto a lungo di una fortissima legittimazione. Schieratosi con il Greenback Party nelle presidenziali del 1880 e a sostegno della candidatura di Henry George a sindaco di New York nel 1886, il SLP a fine anni Ottanta stava affrontando un periodo di forte crisi: gli iscritti erano 1500 (di cui solo il 10% di nazionalità americana) e il numero delle sezioni era ormai ridotto all’osso”” (3). L’ingresso di De Leon nel partito mutò radicalmente questa situazione. Nel giro di un paio di anni egli ne divenne il leader indiscusso grazie alla sua nomina a ‘editor’ di «The People» nel 1891, carica che tenne fino al 1913. Una posizione chiave, in termini politici, per un partito di piccole dimensioni e sparso su un vastissimo territorio. Contestualmente all’ascesa di De Leon, il SLP crebbe con regolarità fino al 1898, giungendo ad avere sezioni in 22 Stati e rafforzando significativamente la sua presenza soprattutto tra gli operai americani. Daniel De Leon spiccava in termini intellettuali rispetto a tutti gli altri leader. Conosceva cinque lingue (l’inglese, il tedesco, lo spagnolo, il francese e l’olandese), aveva una solida formazione umanistica ed era un profondo conoscitore del diritto internazionale e costituzionale americano. Il suo ‘background’ culturale e personale era vasto e frutto di una formazione insolita, su cui vale la pena di soffermarsi”” (pag 376)”,”TEOC-693″
” POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e Rivoluzione in Russia. L’obscina.”,”Pier Paolo Poggio è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando in tempi diversi, con l’Istituto di Storia Moderna e il Centro Ligure di Storia Sociale di Genova, l’Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”RIRx-036-FL”
“POGGIO Pier Paolo a cura, testi di Gerardo ABOY CARLES Claudio ALBERTANI Daniele BENZI Luigi BIONDI Cristina BRAMBILLA Maura BRIGHENTI Peter BURKE Yves CARRIER Elvira CONCHEIRO BORQUEZ Gustavo Roberto CRUX Massimo DE-GIUSEPPE Arnaldo DE-VIDI Arturo ESCOBAR Gustavo ESTEVA Hugo ESTRELLA Carlo FORMENTI Ana Maria GONZALEZ LUNA François HOUTART Yvon LE-BOT Filippo LENZI-GRILLINI Michael LÖWY Pablo MAMANI RAMIREZ Silvia Maria MANFREDI Miguel MELLINO Julian MELO Antonio MOSCATO Tania PACHECO Massimiliano PICCOLO Joao QUARTIM DE MORAES Roberto REGALADO ALVAREZ Pedro Pablo RODRIGUEZ Maria Rosaria STABILI Stefano TEDESCHI Edilene TOLEDO Luciano VASAPOLLO Francesco VIGLIAROLO Aldo ZANCHETTA Raul ZIBECHI”,”Rivoluzione e sviluppo in America Latina. ‘L’altronovecento, comunismo eretico e pensiero critico’, volume IV.”,”Redazione e impaginazione Fondazione Luigi Micheletti, Brescia Saggi di Gerardo ABOY CARLES Claudio ALBERTANI Daniele BENZI Luigi BIONDI Cristina BRAMBILLA Maura BRIGHENTI Peter BURKE Yves CARRIER Elvira CONCHEIRO BORQUEZ Gustavo Roberto CRUX Massimo DE-GIUSEPPE Arnaldo DE-VIDI Arturo ESCOBAR Gustavo ESTEVA Hugo ESTRELLA Carlo FORMENTI Ana Maria GONZALEZ LUNA François HOUTART Yvon LE-BOT Filippo LENZI-GRILLINI Michael LÖWY Pablo MAMANI RAMIREZ Silvia Maria MANFREDI Miguel MELLINO Julian MELO Antonio MOSCATO Tania PACHECO Massimiliano PICCOLO Joao QUARTIM DE MORAES Roberto REGALADO ALVAREZ Pedro Pablo RODRIGUEZ Maria Rosaria STABILI Stefano TEDESCHI Edilene TOLEDO Luciano VASAPOLLO Francesco VIGLIAROLO Aldo ZANCHETTA Raul ZIBECHI”,”AMLx-166″
“POGGIO Pier Paolo”,”Comune contadina e rivoluzione in Russia. L’ Obscina.”,”«Mi sembra che in Russia l’isolamento imposto all’origine dalla vasta estensione territoriale sarà facilmente eliminabile non appena verranno eliminati gli impedimenti governativi» (136). A Marx non sfuggiva però che la data la natura dell’autocrazia zarista ciò sarebbe stato possibile solo con un sollevamento generale. Per cui in definitiva: «L’isolamento della ‘comune rurale’, la mancanza di legami tra la vita di una comune con quella di tutte le altre, in una parola il suo ‘microcosmo localizzato’ che gli impedisce (…) l’iniziativa storica, può essere spezzato soltanto in seno a un sollevamento generale della società russa» (137). Nel caso che ciò non avvenga, lo «sviluppo naturale» della comune rurale sulla sua base ristretta, porterà inevitabilmente ad una rapida disgregazione. Il dualismo interno, sotto la pressione dei negativi influssi esterni, opererà come solvente dei legami comunitari. (…) Marx ribadisce che ciò non vuole affatto dire che il carattere storico della comune agricola fatalmente dovrà sfociare in questa direzione: «Il suo dualismo fondamentale permette una alternativa, o il suo elemento di proprietà privata prevarrà sul suo elemento collettivo, oppure quest’ultimo prevarrà sull’altro. Tutto dipende dall’ambiente storico in cui essa si trova» (139). «Ciò che minaccia la vita della comune russa, non è né una fatalità storica, né una fatalità teorica: è l’oppressione da parte dello Stato e da parte degli interessi capitalistici resi potenti a spese dello Stato» (140). Fin dalla cosiddetta emancipazione dei contadini, la comune russa venne costretta dallo Stato in condizioni economiche anormali e dal quel tempo non ha cessato di assillarla con le forze sociali concentrate nelle sue mani. Spossata dalle esazioni fiscali presto divenne una materia inerte, facile preda dello sfruttamento da parte dei traffici, della proprietà fondiaria e dell’usura. Questa oppressione che veniva dell’esterno ha scatenato in seno alla comunità stesso il conflitto di interessi già presente e sviluppato rapidamente i germi della sua dissoluzione. Ma questo non è tutto. Lo Stato, a spese dei contadini, ha sviluppato come in una serra calda le branche del sistema capitalistico di facile acclimatazione quali, la borsa, la speculazione, le banche, le società per azioni, le ferrovie, ecc. «Lo Stato ha così cooperato all’arricchimento di una nuova feccia capitalistica che succhia il sangue già mancante della ‘comune rurale’». «L’azione di queste influenze distruttrici, a meno che non venga spezzata da una potente reazione, sfocierà naturalmente nella morte della comune rurale» (141)’ (pag 159-161) [(136) K. Marx, ‘Secondo abbozzo’, cit. (), p. 271; (137) K. Marx, ‘Terzo abbozzo’, cit, pp. 276-277; ‘Primo abbozzo’, cit., p. 262; (138) K. Marx, ‘Terzo abbozzo, cit., p. 275; (139) Idem, p. 276; (140) Idem, p. 272; (141) K. Marx, ‘Primo abbozzo, cit., pp. 264-265] [() K. Marx, dagli ‘Abbozzi preliminari’ della lettera alla Zasulic dell’8 marzo 1881, in ‘India, Cina, Russa, cit.,]”,”RUSx-006-FF”
“POGGIO Pier Paolo ZANE Marcello a cura; scritti di Emilio CHIRONE Valerio CASTRONOVO Carlo G. LACAITA Giovanni PAOLONI Paolo BAGNOLI Michela MINESSO Giovanni BATTIMELLI Luigi PEPE Vittorio MARCHIS Andrea SILVESTRI Stefano MOROSINI Nicoletta NICOLINI Marcello ZANE Fabrizio TRISOGLIO Giorgio DE-VECCHI”,”Scienza, tecnica e industria durante la Grande Guerra.”,”POGGIO Pier Paolo ZANE Marcello a cura; scritti di Emilio CHIRONE Valerio CASTRONOVO Carlo G. LACAITA Giovanni PAOLONI Paolo BAGNOLI Michela MINESSO Giovanni BATTIMELLI Luigi PEPE Vittorio MARCHIS Andrea SILVESTRI Stefano MOROSINI Nicoletta NICOLINI Marcello ZANE Fabrizio TRISOGLIO Giorgio DE-VECCHI “”Se la Grande Guerra fu il conflitto più devastante fino allora conosciuto dall’umanità, fu anche perché i mezzi messi a disposizione delle forze belligeranti ebbero una potenza mai prima raggiunta. E ciò per il nesso sempre più stretto che si era andato creando fra scienza, tecnica e industria. Negli oltre quattro anni del conflitto gli ambienti tecnico-scientifici furono ampiamente mobilitati nei diversi Paesi, con esiti di vario ordine. Il caso italiano, da questo punto di vista, non fu affatto secondario, comportando conseguenze che si svilupparono nel lungo periodo, al di là delle traumatiche conseguenze politiche, concretizzatesi nell’instaurazione del fascismo. Un’attenzione particolare e contributi analitici sono dedicati al Politecnico di Milano e di Torino, alle industrie gravitanti sulla capitale lombarda e su Brescia, epicentri della produzione bellica durante la Grande guerra””. Tra i molti contributi, c’è quello di Luigi Pepe, ‘I matematici italiani e l’artiglieria nella Prima guerra mondiale’ (pag 83-104)”,”QMIP-281″
“POGIOLI Franco”,”Una vita in tuta blu. Memorie di un metalmeccanico.”,”A pag 56 cita i vari gruppi davanti ai cancelli del Cantiere (tra cui Lc).”,”LIGU-121″
“POGLIANO Claudio”,”Piero Gobetti e l’ideologia dell’assenza.”,”””Nasce anche da queste note gobettiane la futura immagine critica di un Salvemini che annacqua la robustezza del suo impegno politico passando «da Marx e da Cattaneo alla democrazia» e che non oppone al rivoluzionarismo verbale ed inconcludente dei massimalisti nessuna linea realisticamente rivoluzionaria”” (pag 177) Claudio Pogliano, nato a Torino nel 1953, ha studiato filosofia a Firenze, dove si è laureato con Eugenio Garin. Ha poi svolto lavoro di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa occupandosi del rapporto tra cultura e socialismo in Italia nella seconda metà dell’Ottocento.”,”ITAD-003-FMB”
“POGORELSKIN Alexis”,”Kamenev and the peasant question: the turn to opposition, 1924-1925.”,”Alexis Pogorelskin, Deluth, MN, USA “”Unlike Zinoviev, who oversaw the most industrialized urban center in the Soviet Union, Kamenev maintained his power base within the Moscow party organization where he belonged to the Moscow party committee ‘buro’ and chaired the Moscow Soviet”” (pag 382)”,”RIRB-171″
“POHL Otto J.”,”Ethnic Cleansing in the USSR, 1937-1949.”,”POHL Otto J. (1970-) è un giornalista freelance e uno storico. E’ autore di ‘Stalinist Penal System: A Statistical History of Soviet Repression and Terror, 1930-53’ (1997).”,”RUSS-114″
“POHL Walter”,”Le origini etniche dell’ Europa. Barbari e romani tra antichità e medioevo.”,”POHL Walter è direttore dell’ Unità di ricerca di storia medievale all’ Accademia Austriaca delle Scienze e insegna storia medievale all’ Università di Vienna. Ha pubblicato numerosi saggi e libri sui popoli dell’ alto medioevo, tra i quali ‘Die Awaren’ (1988), ‘Die Germanen’ (2000). Attualmente sta studiando i Longobardi. “”nessuno dei popoli europei moderni può affermare di essere erede diretto di una gens altomedievale”” “”il numero di gentes è cresciuto molto di più di quello delle lingue”” (Agostino) Contiene il capitolo: ‘L’ esercito romano e i Longobardi: strategie militari e politiche’ Sullo scontento dei Romani contro l’ amministrazione Bizantina: “”Lo stesso Gregorio ebbe a lamentarsi dell’ esarca di Roma: “”La sua malvagità nei nostri confronti supera la violenza dei Longobardi, cosicché i nemici che ci uccidono paiono benefattori, rispetto al modo in cui ci distruggono gli ufficiali pubblici con la loro perfidia, le loro rapine e i loro inganni”””,”EURx-131″
“POIDEVIN Raymond”,”Finances et relations internationales 1887-1914.”,”POIDEVIN è docente della facoltà di lettere a scienze umane di Metz.”,”RAIx-038″
“POIDEVIN Raymond SCHIRMANN Sylvain”,”Storia della Germania dal Medioevo alla caduta del Muro.”,”POIDEVIN, già autore di molti libri sulla storia della Germania, è Prof di storia presso l’Univ Robert Schuman di Strasburgo. SCHIRMANN, prof aggregato di storia, insegna presso il liceo Jean Rostand di Strasburgo.”,”GERx-047″
“POIDEVIN Raymond”,”L’ Allemagne de Guillaume II a Hindenburg 1900 – 1933.”,”POIDEVIN è Prof all’ Università di Metz. La collana ‘L’univers contemporain’ è diretta da Jean-Baptiste DUROSELLE e pubblicata in ragione del suo carattere scientifico e culturale con il concorso eccezionale dell’ Imprimerie Nationale.”,”GERG-022″
“POIDEVIN Raymond BARIETY Jacques”,”Les relations franco-allemandes 1815-1975.”,”POIDEVIN è professore di storia contemporanea all’ Università di Metz in cui dirige il Dipartimento di storia e il Centre de Recherches ‘Relations internationales’. Ha scritto molte opere (v. risvolto copertina). BARIETY dirige l’ Institut d’ histoire contemporaine all’ Université des sciences humaines de Strasbourg. Ha pubblicato la tesi ‘les relations franco-allemandes aprés la premiere guerre mondiale’.”,”RAIx-104″
“POINCARE’ H.”,”La Science et l’ Hypothèse.”,”POINCARE’ H., membro dell’ Institut, Professore alla Sorbona. “”La teoria di Maxwell. E’, si sa, Maxwell che ha riunito in un legame stretto due parti della fisica, fino ad allora completamente straniere l’ una all’ altra, l’ ottica e l’ elettricità. Fondando così in un insieme più vasto, in un’ armonia superiore, l’ ottica di Fresnel non ha cessato di essere viva. (…) La prima volta che un lettore francese apre il libro di Maxwell, una sensazione di malessere, e sovente anche di sfiducia si mescola subito all’ ammirazione per lui. E’ solo con un lavoro prolungato e a prezzo di molti sforzi, che questa sensazione si dissipa. “” (pag 247)”,”SCIx-216″
“POINCARE’ Raymond”,”Au service de la France. Neuf années de souvenirs. IX. L’année trouble, 1917.”,”POINCARE’ Raymond de l’Académie Francaise. Biografia. (fonte Sapere.it) Poincaré, Raymond uomo politico francese (Bar-le-Duc 1860-Parigi 1934), cugino di Jules-Henri. Avvocato, si avviò alla politica militando nell’Unione delle sinistre, ma coltivando nel contempo la professione forense: il che lo costrinse, per qualche tempo, a limitare la sua partecipazione al governo, al quale era naturalmente portato (nel quadro politico del momento) dalle sue doti personali e dalla collocazione politica sostanzialmente moderata. Deputato dal 1887 al 1903, tra il 1893 e il 1895 fu ministro alla Pubblica Istruzione e alle Finanze. Senatore (1903-13), nel 1906 riprese il portafoglio delle Finanze nel governo Sarrien. Sei anni dopo (1912) divenne presidente del Consiglio, a capo di un governo di centro. Era un momento estremamente delicato: la crisi dell’Europa stava divenendo drammatica e Poincaré era convinto che una delle cause principali fosse la politica militarista della Germania e che occorreva “prepararsi”. Rafforzò l’esercito, la marina, cercò di rinsaldare (anche con aiuti finanziari) i legami con gli Alleati dell’Intesa (primo viaggio in Russia, 1912). Nel gennaio 1913 fu eletto alla presidenza della Repubblica. Era di nuovo in Russia con Viviani (16-23 luglio 1914) quando l’Austria lanciò il fatale ultimatum alla Serbia che doveva dare l’avvio alla I guerra mondiale. Rientrato in Francia, Poincaré si dedicò interamente alla lotta contro la Germania. E, nonostante antichi dissapori, non esitò a chiamare al governo (1917) Clemenceau come il solo uomo capace di vincere la guerra, appoggiandone le direttive e le scelte. Protestò tuttavia all’atto dell’armistizio che gli sembrò prematuro: avrebbe voluto che le armate francesi occupassero, prima, la Renania. Scaduto il mandato, fu a capo della Commissione per le riparazioni di guerra (1920) ma se ne allontanò reputandola troppo condiscendente verso i Tedeschi per i quali reclamava una linea intransigente. Fece cadere Briand, troppo “morbido”, e riprese il governo (1922) tenendosi anche il portafoglio degli Esteri. Sempre diffidente nei confronti dei Tedeschi, non esitò a occupare la Ruhr (gennaio 1923) tentando anche di dare spazio alle locali tendenze separatiste. Erano anni difficili e in Francia apparivano i sintomi di una grave crisi finanziaria: la sua politica risoluta e dura non trovò l’appoggio degli Alleati e sotto la duplice spinta delle pressioni diplomatiche e della congiuntura economica Poincaré fu costretto ad accettare il piano Dawes per il risanamento delle finanze tedesche e a far votare nuove imposte proprio alla vigilia delle elezioni. Il cartello delle sinistre vinse largamente e Poincaré diede le dimissioni (giugno 1924). Ma il precipitare della crisi determinò nell’opinione pubblica e nel Parlamento un largo schieramento a suo favore e Poincaré (luglio 1926) ritornò al governo a capo di un gabinetto di Unione nazionale. Ottenuti i pieni poteri, avviò una serie di provvedimenti che in breve riportarono la situazione alla normalità (1928). Il ritiro dei radicali dalla maggioranza lo portò a formare un nuovo governo appoggiato dai conservatori (novembre 1928): poco dopo una grave infermità (luglio 1929) lo costrinse a dimettersi. Si ritirò a vita privata dedicandosi alle proprie memorie: Au service de la France (10 vol., 1926 e seguenti).”,”FRAV-078″
“POINCARÉ Jules Henri”,”Il valore della scienza.”,”POINCARÉ Jules Henri (1854-1912) matematico e fisico matematico, insegnò alla Sorbona dal 1885 alla morte, occupando le cattedre di meccanica fisica e sperimentale, fisica meccanica e meccanica celeste, partecipando attivamente al dibattito filosofico ed epistemologico sull’interpretazione delle nuove teorie scientifiche e sui fondamenti delle scienze, e dando profondo impulso alle ricerche nel campo della topologia con i suoi fondamentali studi sulle “”varietà”” e sugli spazi a ‘n’ dimensioni, insieme a Klein, Moebius e Riemann. Spazio visivo e spazio motorio. “”Ma lo spazio visivo è solo una parte dello spazio e nella nozione stessa di spazio c’è qualcosa di artificiale, come ho spiegato all’inizio. Lo spazio autentico è lo spazio motorio e noi lo esamineremo nel capitolo seguente.”” (pag 79)”,”SCIx-378″
“POIRIER Lucien”,”Les voix de la stratégie. Généalogie de la stratégie militaire. Guibert, Jomini.”,”Citazione di Eraclito, in apertura. “”On ne peut pas descendre deux fois dans le même flueve, ni toucher deux fois une substance périssable dans le même état, car, par la promptitude et la rapidité de sa transformation, elle se disperse et se réunit à nouveau, ou plutôt, ni à nouveau, ni après, c’est en même temps qu’elle se rassemble et qu’elle se retire, qu’elle survient et s’en va.”” (Heraclite, Fragment, 91) Specialista internazionale, il generale Lucien POIRIER è direttore di studi presso la Fondation pour les Etudes de Defense nationale. Ha contribuito su diverse riviste a dibattiti sulla polemologia, la strategia, la politica di difesa francese. E’ autore di alcune opere (v. 4° copertina). “”Questi fatti d’ invarianza permettono dunque di definire ogni sistema militare come una ‘struttura funzionale’. Tuttavia, la genealogia dice anche che questa struttura è evoluta secondo una doppia legge di sviluppo specifico: una prima legge di differenziazione funzionale crescente, (…). Correlata alla precedente, la seconda legge, detta di coordinamento o d’ integrazione funzionale, procede da questa osservazione: più le parti di un sistema sono differenziate e specializzate – prima legge – e più il loro coordinamento diventa necessario per assicurare la loro sinergia.”” (pag 96-97) Guibert. “”La ‘Défense’ (dI Guibert, ndr) toglie dunque un primo equivoco: la forza armata ha per obiettivo primo quello di mantenere la pace. Non che ritorni sull’ ineluttabilità delle guerre ammessa nell’ ‘Essai’; ma pone, senza ambiguità questa volta, che occorre diminuire la probabilità e moderare gli eccessi naturali. La pace tende troppo a diventare “”essa stessa un prolungamento dello stato di guerra””. Valorizzando la pace, si rende possibile grazie a un equilibrio delle potenze militari evitando che i perturbatori rischino avventure troppo onerose (…)””. (pag 295) “”Ecco dunque formulato chiaramente, per la prima volta nella storia e partendo dal concetto di stabilità politica, la nozione di strategia militare d’ interdizione che prende la forma di dissuasione ed anche di dissuasione multilaterale””. (pag 295-296)”,”QMIx-170″
“POKROVSKI M.N.”,”Pages d’ histoire. La méthode du matérialisme historique appliquée à quelques problèmes historiques concrets.”,”POKROVSKI M.N. Presidente dell’ Accademia comunista dell’ Unione Sovietica “”La necessità di raggruppare sul terreno scientifico il numero già assai grande dei compagni comunisti che insegnano la storia nelle nostre scuole superiori, mano a mano che i quadri sempre più larghi degli storici borghesi si avvicinano a noi e accettando il marxismo, è sentita da lungo tempo. Durante gli anni di studio, questa necessità è soddistatta dai seminari storici dell’ Istituto dei professori rossi, ma, una volta terminati gli studi, il legame scientifico si rompe, i collaboratori di ieri si trasformano in ricercatori isolati, ovvero subendo una degradazione evidente. Quanto agli storici borghesi simpatizzanti essi sono interamente privati di ogni possibilità di fare qualsiasi lavoro collettivo””. (pag 13, 1925) “”Lenin scrive di questi profeti: “”Si chiamano sempre marxisti, ma comprendono il marxismo come incurabili pedanti quali sono. Essi non hanno compreso niente del marxismo né della sua dialettica rivoluzionaria””. Termina il suo articolo con queste parole: “”Non c’è che dire, un manuale scritto da Kautsky era a suo tempo una cosa molto utile. Ma, il momento è venuto di rinunciare all’ idea che questo manuale abbia potuto prevedere tutte le forme di evoluzione della storia mondiale futura. Quelli che pensassero così dovrebbero semplicemente essere considerati come degli imbecilli””. (pag 25)”,”RUSx-107″
“POKROVSKI M.”,”La revolution rusa. Historia de sus causas economicas.”,”””Ho ricordato già più di una volta che, a partire dal gennaio 1905, gli scioperi non cessarono per un istante in tutto il paese. Per dare un’ idea concreta delle proporzioni del movimento di scioperi nell’ anno menzionato, riproduciamo alcune cifre. Qui, in primo luogo, in migliaia il numero di scioperanti in Russia nel 1905, e il numero massimo, sempre in migliaia, degli operai che sono scesi in sciopero negli altri paesi durante i quandi anni compresi tra il 1894 e il 1908: Russia (1905) 2863 Stati Uniti 660 Germania 527 Francia 438 In nessuno di questi paesi e in nessun anno il numero di scioperanti è giunto alla quarta parte degli operai russi in sciopero. E dato che numericamente il proletariato del nostro paese era inferiore, naturalmente, a quello nordamericano, al tedesco e anche al francese, si può trarre da questa comparazione che durante l’ anno menzionato ciascun operaio russo è sceso in sciopero più di una volta. E, in effetti, se facciamo 100 il numero totale di operai russi nel 1905, il numero di scioperanti sarà 164.”” (pag 186)”,”RIRx-134″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 1 Band: 14. Januar bis 15 März 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-312″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 2 Band: 14. März bis 15. Mai 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-313″
“POKROVSKI M.N. (POKROWSKI) a cura; edizione tedesca a cura di Otto HOETZSCH”,”Die Internationalen Beziehungen im Zeitalter des Imperialismus. Dokumente aus den Archiven der Zarischen und der Provisorischen Regierung. Reihe I. Das Jahr 1914 bis zum Kriegsausbruch. 3 Band: 15. Mai bis 27 Juni 1914.”,”Kommission beim Zentralexekutivkomitee der Sowjetregierung unter dem Vorsitz von M.N. Pokrowski Einzig berechtigte deutsche Ausgabe Namens der Deutschen Gesellschaft zum Studium Osteuropas herausgegeben von Otto Hoetzsch.”,”RAIx-314″
“POKROVSKIJ Michail N.”,”Storia della Russia.”,”‘La ‘Storia della Russai’ di Michail Nikolaevic POKROVSKIJ (1868-1932) rappresenta la prima espressione di autocoscienza storica della rivoluzione di ottobre rispetto alla storia del paese nel quale aveva condotto alla vittoria la classe operaia. Salutata al suo primo apparire (1920) da LENIN come un soccesso e da lui ritenuta degna di essere tradotta in numerose lingue europee, l’ opera di P. ebbe negli anni 1920 grande importanza nella formazione dei nuovi quadri della società….'”,”RUSx-044″
“POKROVSKIJ Michail N.”,”Storia della Russia.”,”‘Tesi generale di Pokrovskij (che riprende positivamente Plechanov del 1885 contro i populisti (‘Le nostre divergenze’): – Che lo sviluppo capitalistico russo è uguale a quello occidentale, solo è più arretrato, questione di grado, di quantità, non di qualità. – Ma, da cosa dipende questa maggiore arretratezza? Chiedo io? Solo da combinazioni, circostanze storiche’ (pag 1, nota manoscritta) Penultimo capitolo: ‘La rivoluzione del 1905 nelle regioni periferiche’ (pag 492-513) “”È molto difficile, e in un compendio persino impossibile, isolare l’Ucraina dal resto del movimento. L’insurrezione ucraina di quei giorni si intrecciò quasi inscidibilmente con il movimento russo generale. Il primo congresso del Partito operaio socialdemocratico di Russia venne convocato per iniziativa dell’Ucraina kieviana di lotta per l’emancipazione della classe operaia. Le prime ‘manifestazioni’, le prime azioni del movimento rivoluzionario, ebbero luogo a Charkov nel 1901. Le prime grandi ‘agitazioni contadine’ si svolsero nei governatorati di Poltava e di Charkov nella primavera del 1902. Teatro del primo ‘sciopero generale’, nell’estate del 1903, fu il sud della Russia, cioè di nuovo l’Ucraina. La prima grande ‘insurrezione nelle forze armate’, la vicenda della ‘Potëmkin’, fu legata a Odessa, ecc., ecc.. Ma di tutti questi fatti bisogna parlare come di momenti della rivoluzione del 1905, come momenti della rivoluzione russa generale. Se a ciò si aggiunge che le parole d’ordine nazionali non ebbero alcuna funzione nel movimento ucraino del 1905 (in quanto si rivendicò soltanto l’introduzione della lingua ucraina nella scuola e nei tribunali, cioè l’autonomia «culturale nazionale», perché la rivendicazione dell’indipendenza politica emerse soltanto nel 1917), il lettore converrà che è difficile dedicare in un compendio una sezione a sé stante al movimento ucraino del 1905. Sarebbe forse più opportuno presentare la storia della prima rivoluzione russa dal punto di vista di un ucraino, ma questo lavoro può spettare soltanto a uno storico ucraino. Del tutto diversa è la situazione relativa alla Polonia e alla Finlandia”” (pag 494 ) “”Il movimento rivoluzionario finlandese ebbe in comune con quello polacco la netta prevalenza delle parole d’ordine ‘nazionali’, e la piccola borghesia finlandese (1) (più numerosa e più forte di quella polacca) lottò anzitutto contro l’autocrazia per conquistare l”indipendenza nazionale’. Per i finlandesi era più facile che per i polacchi questa lotta, in quanto essi conservavano alcune ‘vestigia’ di quella indipendenza”” (pag 498) [(1) Bisogna usare questo termine, perché i finnici non vivono nella sola Finlandia e perché la Finlandia, oltre che dai finnici, è abitata dagli svedesi nelle zone meridionali e occidentali e dai lapponi nella zona settentrionale (n.d.a.)]”,”RUSx-005-FC”
“POKROWSKI M.N. (POKROVSKI)”,”Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925′ (in) Historische Aufsätze. Ein sammelband.”,”2° copia Contiene: ‘Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925’ (‘I compiti dello storico sociale marxista. Discorso alla sessione di apertura della società il 1 ° Giugno 1925 ‘ “”Nichtsdestoweniger ergoß sich der historische Materialismus in einem machtvollen Strom, sprengte nich nur den Rahmen der revolutionären Arbeiterzirkel, sondern ging selbst über den des Proletariats überhaupt weit hinaus. Meine Zuhörer werden sich nur schwerlich vorstellen können, daß die Front des “”ökonomischen Materialismus”” (es gab damals einen solchen Terminus – ich werde darauf noch zurückkommen) von Plechanow und Lenin auf dem linken Flügel bis zu Maxim Kowaleski und Miljukow (!) auf der äußersten Rechten reichte. Manche alten Leute, die sich an diese Zeit noch erinnern können, halten heute noch Maxim Kowalewski für einen der Begründer des historischen Materialismus in Rußland. Was Wunder also, wenn auch in jenen Tagen in den Spalten der großen Journale, sogar in den Schriften des deutschen Privatdozenten Weisengrün, historischer Materialismus “”entdeckt”” wurde, und das zu einer Zeit, wo es bereits – zum Teil sogar in russischer Uebersetzung – den ganzen Marx, den ganzen Engels, die besten Arbeiten des jungen Kautsky sowie die Schriften Mehrings gab, und in russischer Sprache, zudem noch in einem sehr guten Russisch, Plechanow existierte, die früheren Arbeiten von Tschernyschewski und Tkatschow schon gar nicht mitgerechnet. Nichts wirkt neuer als etwas, was man gründlich vergessen hat.”” (pag 14) [‘Die Aufgaben der Gesellschaft Marxistischer Historiker. Rede, Gehalten in der Eröffnungssitzung der Gesellschaft am 1. Juni 1925] [in M.N. Pokrowski, Historische Aufsätze. Ein sammelband, 1928]”,”MRSx-049″
“POLANSKY David”,”L’ impero che non c’è. Geopolitica degli Stati Uniti d’ America.”,”David POLANSKY è nato nel 1981 a Baltimora e collabora con la rivista italiana di geopolitica Limes. “”E, infine, ci fu la guerra coreana. Commentando l’ attacco nord-coreano alla Corea del Sud, il presidente Truman affermò: “”Questa è la Grecia dell’ Estremo Oriente””. Sarebbe davvero difficile pensare a una dichiarazione meno geopolitica di questa, che mette a confronto nazioni con una storia e una cultura diverse e chiamate a far fronte a minacce differenti. Più semplicemente, il presidente americano intendeva dire che l’ appoggio ai governi di Grecia e Turchia, in accordo alla dottrina Truman, valeva anche per la Corea del Sud, un paese che in precedenza non aveva mai attirato gli interessi o l’ attenzione dell’ America. A essere in gioco, tuttavia, non era l’ importanza particolare della Corea del Sud, ma il contenimento dell’ aggressione per motivi di principio””. (pag 126)”,”USAP-073″
“POLANSKY David”,”L’Impero che non c’è. Geopolitica degli Stati Uniti d’America.”,”David Polansky è nato nel 1981 a Baltimora e collabora con la rivista italiana di geopolitica Limes.”,”USAP-008-FL”
“POLANYI Karl”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”L’A (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University.”,”STOS-032″
“POLANYI Karl a cura, collaborazione di Conrad M. ARENSBERG e Harry W. PEARSON; saggi di Harry W. PEARSON Karl POLANYI A.L. OPPENHEIM Robert B. REVERE Conrad M. ARENSBERG Anne M. CHAPMAN Rosemary ARNOLD Francisco BENET Walter C. NEALE Terence K. HOPKINS Daniel B. FUSFELD”,”Traffici e mercati negli antichi imperi. Le economie nella storia e nella teoria.”,”Karl POLANYI (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest, dove fu tra i fondatori del Circolo Galilei, centro d’ incontro tra studenti e intellettuali progressisti. Redattore a Vienna di ‘Der Osterreichische Volkswirt”” tra il 1924 e il 1933, emigrò in Inghilterra dove tenne conferenze. Fu borsista al Bennington College a Boston tra il 1940 e il 1943, e qui scrisse ‘La grande trasformazione’. Nel 1947 tornò negli Stati Uniti come Visiting Professor di economia alla Columbia University, incarico che tenne fino al 1953. Saggi di Harry W. PEARSON Karl POLANYI A.L. OPPENHEIM Robert B. REVERE Conrad M. ARENSBERG Anne M. CHAPMAN Rosemary ARNOLD Francisco BENET Walter C. NEALE Terence K. HOPKINS Daniel B. FUSFELD “”Le attività dei mercanti sono molteplici: procurarsi il rame, raccoglierlo e trasportarlo; raffinarlo, immagazzinarlo e pagarlo. Toccava al mercante stimolare l’ industria estrattiva degli indigeni facendo degli anticipi e, forse, degli investimenti a lungo termine, fino a diversi anni di durata, e assicurare la consegna e il deposito del rame presso gli uffici della gilda a Kanish”” (pag 27)”,”STOS-086″
“POLANYI Karl, a cura di Alfredo SALSANO”,”La libertà in una società complessa.”,”POLANYI Karl (1886-1964) nacque a Vienna e studiò diritto e filosofia a Budapest. Nel 1919 emigrò a Vienna, poi, nel 1933 in Gran Bretagna. Borsista negli USA dal 1940 al 1943, vi tornò nel 1947 come Visiting Professor di economia alla Columbia University incarico che ricopriì fino al 1953. Ha scritto varie opere tra cui ‘La grande trasformazione’. “”Si può dire che due teorie della comunità siano d’accordo col vitalismo. La prima è basata sul principio di “”inimicizia”” di Karl Schmitt: secondo lui la politica è una categoria basata sul fenomeno dell’ inimicizia. Poiché lo Stato è la principale istituzione di tipo politico, suo prerequisito è la riconosciuta necessità della distruzione del nemico. Lo Stato è pertanto sinonimo di uno strumento di lotta armata. Esiste solo in quanto questo è il suo compito ipotetico. Uno Stato mondiale è una contraddizione in termini, poiché un simile Stato non potrebbe essere in guerra per mancanza di un nemico. Alternative etiche o economiche alla guerra sono concettualmente escluse dalla politica. La teoria della politica di Schmitt conviene perfettamente al tribalismo insito nell’ approccio sociale del vitalista. E’ un tipico prodotto di quella ‘morale close’ che, come ha mostrato Bergson, è l’ espressione della istintiva morale tribale della paura. L’ opposto è la ‘morale ouverte’ del cristianesimo.”” (pag 106) crisi economica mondiale (pag 74)”,”TEOP-218″
“POLANYI Michael”,”The Magic of Marxism and The Next Stage of History.”,”””L’ universo artificiale rivestito in un gergo ufficiale è sempre stato supplementato dai sentimenti umani naturali espressi nel linguaggio normale, e periodicamente grandi quantità di questo venivano reintrodotte. Questo accadde negli anni 1930 quando il Cremlino decise di restaurare il sentimento nazionale e i suoi tradizionali eroi nella coscienza storica russa, abbandonando perciò la dottrina di M.N. Pokrovsky (1868-1932) precedentemente indiscussa che aveva piegato la storiografia in una analisi sociologica astratta su linee marxiste. Un’ altra occasione, quando, nel 1950, Stalin ripudiò l’ assurda dottrina di N.Y. Marr (1864-1934) secondo cui tutti i linguaggi erano linguaggi di classe, il dittatore diede un vivido quadro di come questa ortodossia aveva in precedenza calpestato la linguistica sovietica (…)””. (pag 18)”,”TEOC-392″
“POLANYI Karl, a cura di Alfredo SALSANO”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”L’A (1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University.”,”TEOS-030-FRR”
“POLANYI Michael”,”La conoscenza inespressa.”,”””Il perfezionismo accetta ciecamente come giustificazione scientifica di questa convinzione il marxismo, che infatti incorpora le illimitate aspirazioni morali dell’uomo moderno entro una teoria che pone gli ideali dell’uomo al riparo del dubbio scettico negando l’eistenza delle motivazioni morali nella vita pubblica. La forza del marxismo consiste nel ricomporre il conflitto fra le due forze contradditorie dello spirito moderno nell’unità di una particolare dottrina politica. È venuta così a originarsi un’idea che abbraccia il mondo nella sua totalità e in cui il dubbio morale è esasperato dalla violenza morale a sua volta armata dal nichilismo scientifico. Il circolo si è chiuso perfettamente nella primavera del 1935 quando Bucharin espresse placidamente l’opinione che in futuro sotto il socialismo la verità scientifica non sarebbe stata più perseguita per se stessa. Incorporato in un po tere politico coronato da sanzione scientifica, il perfezionismo morale non aveva lasciato alcun posto per la verità. Lo stesso Bucharin ebbe modo di confermare ciò tre anni dopo allorché, affrontando la morte, recò falsa testimonianza contro se stesso. Dire la verità, infatti, sarebbe stato come condannare la rivoluzione, il che era inconcepibile”” (pag 75-76)”,”SCIx-344-FRR”
“POLANYI Karl”,”La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca.”,”Karl Polanyi(1886-1964) studiò diritto e filosofia a Budapest dove fu tra i fondatori del circolo Galilei centro di incontro degli intellettuali progressisti. Tra il 1924 e il 1933 fu redattore di ‘Der Osterreichische Volkswirt’ a Vienna. Poi emigrò in UK. Nel 1947 tornò negli USA dove fu visiting professor di economia alla Columbia University. ‘Il sistema Speenhamland, noto anche come Berkshire Bread Act, fu un metodo di assistenza sociale introdotto in Inghilterra alla fine del XVIII secolo per alleviare la povertà rurale. Questo sistema prende il nome da un incontro tenutosi il 6 maggio 1795 al Pelican Inn di Speenhamland, nel Berkshire, dove i magistrati locali idearono un sistema di sussidi salariali per mitigare gli effetti dell’alto prezzo dei cereali 1. Il sistema prevedeva che le famiglie ricevessero un’integrazione salariale per raggiungere un livello di reddito stabilito in base al numero di figli e al prezzo del pane. Ad esempio, se il prezzo del pane era di 14 penny a pagnotta, i salari di una famiglia con due figli venivano integrati fino a 102 pence1. Questo sistema fu particolarmente popolare nel sud dell’Inghilterra durante le guerre napoleoniche. Tuttavia, il sistema Speenhamland fu criticato per aver creato una dipendenza dai sussidi e per aver ostacolato lo sviluppo di un mercato del lavoro competitivo. Fu abolito nel 1834 con il Poor Law Amendment Act, che introdusse un approccio più restrittivo all’assistenza ai poveri 1. (f. copil.) La natura del fascismo negli anni del primo dopoguerra. Poi si presenterà come soluzione alternativa al problema di una società industriale “”Soltanto per caso, come vediamo, il fascismo europeo si legava negli anni venti alle tendenze nazionali e controrivoluzionarie. Si trattava di un caso di simbiosi tra movimenti di origine indipendente che si rafforzavano l’un l’altro e creavano l’impressione di una sostanziale somiglianza, mentre erano di fatto privi di rapporto. La parte svolta dal fascismo fu determinata in realtà da un fattore: la situazione del sistema di mercato. Durante il periodo 1917-23 i governi ricercarono talvolta l’aiuto fascista per ristabilire la legge e l’ordine: questo bastava per mettere in moto il sistema di mercato. Il fascismo ancora non si sviluppava. Nel periodo 1924-29, quando la restaurazione del sistema di mercato apparve assicurata, il fascismo svanì completamente come forza politica. Dopo il 1930 l’economia di mercato era in una crisi generale. In pochi anni il fascismo diventò una forza mondiale. Il primo periodo 1917-23 produsse poco più del nome del fascismo. In diversi paesi europei come Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Romania, Bulgaria, Grecia ed Ungheria avevano avuto luogo delle rivoluzioni agrarie o socialiste, mentre in altri, tra i quali l’Italia, la Germania e l’Austria, la classe operaia industriale aveva acquistato influenza politica. Le controrivoluzioni finivano col ristabilire l’equilibrio del potere interno. Nella maggior parte dei paesi, i contadini si rivoltarono contro i lavoratori urbani; in alcuni paesi ufficiali e proprietari terrieri guidavano i contadini in movimenti fascisti, in altri come l’Italia i disoccupati e la piccola borghesia costituirono la truppa fascista. Da nessuna parte fu sollevata altra questione che quella della legge e dell’ordine e nessun problema di riforme radicali venne presentato. In altre parole non apparve alcun segno di rivoluzione fascista. Questi movimenti erano fascisti soltanto nella forma, cioè soltanto nella misura in cui delle bande di civili, cosiddetti elementi irresponsabili, facevano uso della forrza e della violenza con la connivenza delle persone al potere. La filosofia antidemocratica del fascismo era già nata ma non era ancora un fattore politico. Trotsky presentò una voluminosa relazione sulla situazione in Italia alla vigilia del secondo congresso del Komintern nel 1920 ma non accennò neanche al fascismo per quanto i fasci esistessero già da qualche tempo. Furono necessari altri dieci anni o più prima che il fascismo italiano da tempo installato al governo del paese sviluppasse qualcosa del tipo di un sistema sociale particolare. (…) Fu nel terzo periodo, dopo il 1929, che il vero significato del fascismo divenne evidente. Il punto morto del sistema di mercato era chiaro. Fino ad allora il fascismo era stato poco più che una caratteristica del governo autoritario in Italia, il quale sarebbe stato altrimenti soltanto di poco diverso da quelli di tipo più tradizionale. Ora esso si presentava come soluzione alternativa al problema di una società industriale. La Germania prese una posizione di guida in una rivoluzione di portata europea e lo schieramento fascista fornì alla sua lotta per il potere una dinamica che presto abbracciò cinque continenti. La storia era nel meccanismo del mutamento sociale”” (pag 303-304-305) [Karl Polanyi, ‘La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca’, Einaudi, Torino, 1974]”,”STOx-002-FMDP”
“POLEGGI Ennio BOSSAGLIA Rossana”,”L’immagine Ansaldo: architettura, grafica e pubblicità.”,”POLEGGI Ennio “”””Se nel 1877 parte, con tutte le cautele del caso, l’urbanizzazione dei sei comuni del Bisagno, annessi alla città tre anni prima, a Ponente e in Polcevera i principali comuni di Sampierdarena, Cornigliano, Sestri e Rivarolo dovranno attendere quasi un ventennio prima di potersi dotare – in una situazione che appare subito drammatica – di quei discutibili strumenti di governo che sono i Piani Regolatori”” (pag 19)”,”LIGU-088″
“POLEGGI Ennio e Fiorella, a cura”,”Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818.”,”Brevi notizie sul ghetto degli ebrei a pagina 236″,”LIGU-113″
“POLESE REMAGGI Luca”,”””Il Ponte”” di Calamandrei, 1945-1956.”,”‘Il Ponte’ rivista mensile diretta da Piero Calamandrei. “”Avremo modo di sottolineare che l’ importanza dell’ asse Firenze-Torino nella vita materiale e spirituale della rivista non deve essere esagerata, dal momento che le fonti di sostentamento e di ispirazione furono anche altre”” (pag 238)”,”ITAP-037″
“POLESE REMAGGI Luca”,”Ferruccio Parri. Il pensiero dei padri costituenti.”,”POLESE REMAGGI Luca “”Il disprezzo di Parri per le masse operaie e socialiste non costituisce soltanto l’eco di frequentazioni orianesche, dirette o indirette che fossero. Sia pure con sfumature ed obiettivi politici diversi, tutta la cultura contraria a Giolitti aveva denunciato il “”protezionismo”” operaio, facendo di questa denuncia uno dei momenti più qualificanti della propria battaglia. L’immagine dei “”bandieroni-protesta”” dei socialisti .- seguiti “”dall’ignoranza, dall’avidità, dalla ‘fourberie’ di quella nostra plebe che col suo enorme peso bruto imporrà la politica della sua pancia”” – fa peraltro pensare che Parri avesse assorbito soltanto i tratti esteriori della lezione salveminiana”” (pag 32) “”Il ritorno dal confino alla fine del 1932 aprì una stagione nuova nella vita di Parri e della sua famiglia. Finalmente, si profilò all’orizzonte un periodo di stabilità economica, soprattutto quando alla fine del 1934 Parri fu impiegato stabilmente nell’Ufficio studi della Edison.”” (pag 127) “”Pisacane fu l’eroe che campeggiò al centro delle riflessioni storiche di Parri nel corso degli anni Trenta. Lo sbarco nella Sapri fascista, che Parri aveva tentato insieme a Rosselli e a Bauer era fallito non già perché l’azione fosse prematura, come già era stato per Pisacane di fronte ai contadini analfabeti, ma per il motivo esattamente opposto: la rivoluzione antifascista arrivava troppo tardi nella misura in cui continuava a riposare su premesse inadeguate in un ambito storico radicalmente trasformato. Infatti, con buona pace dei democratici del Risorgimento, le masse novecentesche si erano ribellate alle strutture di tutela e di dominio tradizionali in una direzione ben diversa da quella auspicata, aprendo la strada ai regimi totalitari di massa”” (pag 129)”,”ITAP-191″
“POLESE-REMAGGI Luca”,”Il nemico tra di noi. La sinistra internazionale di fronte alle repressioni sovietiche (1918-1957).”,” Lavoro forzato sovietico secondo Dallin (pag 295) L’errore di Aron (pag 252) Da catalogo: Molto tempo prima che giungesse in Occidente la grande letteratura concentrazionaria sovietica, donne e uomini di sinistra (esuli russi compresi) iniziarono a raccogliere testimonianze e documenti su arresti, deportazioni e lavoro forzato realizzati dallo stato sovietico. Tra le due guerre, a Praga e a Berlino, a Parigi e a Londra fino a Città del Messico e a New York, una rete transnazionale lavorò a un immaginario primo ‘libro nero’ del comunismo sovietico. I protagonisti di questo grande impegno morale e intellettuale vissero vicende alterne: spesso si trovarono ad essere una forza minoritaria, perché le ragioni commerciali, politiche e ideologiche si dimostrarono in Occidente più forti della difesa dei diritti umani. In altri casi essi riuscirono invece a collegarsi alle strategie geopolitiche dei governi statunitense e britannico e al processo di formazione di norme giuridiche a livello internazionale. L’aver insistito per decenni che un mondo migliore si costruisce espandendo i diritti degli individui, e non proteggendo la sicurezza dello stato rivoluzionario, ha forse salvato le ragioni della sinistra come forza globale nel XXI secolo. Luca Polese Remaggi insegna Storia contemporanea all’Università di Salerno. Ha studiato la storia dell’antifascismo italiano e della sinistra internazionale di fronte ai regimi di tipo sovietico. Tra i suoi libri: ‘Il “”Ponte”” di Calamandrei, 1945-1956’ (Olschki, 2001), ‘La nazione perduta. Ferruccio Parri nel Novecento italiano (Mulino, 2004), ‘La democrazia divisa. Cultura e politica della sinistra democratica dal dopoguerra alle origini del centro-sinistra’ (Unicopli, 2011). Indice. Abbreviazioni Fonti archivistiche Introduzione 1. Di fronte a uno stato di tipo nuovo (1918-1928) 1. Introduzione 2. Eredità del passato. Dalle prigioni zariste alle speranze del 1917 3. «Terrore rosso» e guerra civile: documentare la nascita di uno stato militare 4. Testimonianze sulle prigioni e sui primi campi 5. «Lettere dalle prigioni russe». La solidarietà internazionale al tempo della NEP 6. Intuizioni di fine decennio. Il carattere regressivo del bolscevismo al potere 2. Una «conquista in stile assiro» (1929-1938) 1. Introduzione 2. Il «grande balzo in avanti» di Stalin trova i suoi critici a sinistra 3. Moralità, potere e diritto. La prima grande mobilitazione internazionale contro il lavoro forzato sovietico 4. Gli imbarazzi antifascisti e la carestia come ultimo grande racconto prima del silenzio internazionale 5. Regressione civile e sterminio. Formazione di un paradigma interpretativo alla metà degli anni Trenta 6. A fari spenti nella nebbia: l’URSS di Stalin dietro una cortina di ferro 3. La «scoperta» dei campi sovietici (1939-1949) 1. Introduzione 2. Guerra: totalitarismo e rivoluzione documentaria 3. Verso la guerra fredda: l’allineamento di moralità, potere e diritto 4. Il dibattito intorno ai campi sovietici. Il contributo degli intellettuali 5. La macchina della guerra fredda culturale a pieni giri. Inchiesta alle Nazioni Unite e processo Kravcenko 4. Il lavoro forzato sovietico in un mondo in trasformazione (1950-1957) 1. Introduzione 2. David Rousset e il contesto internazionale della sua iniziativa contro i campi sovietici 3. La conoscenza del nemico, la decostruzione del suo fascino 4. Progressismo su scala globale. Il primo Comitato ad hoc contro il lavoro forzato 5. La difficile strada verso la nuova convenzione contro il lavoro forzato (1957) Indice dei nomi”,”RUSS-272″
“POLI Emanuela”,”Forza Italia. Strutture, leadership e radicamento territoriale.”,”La POLI ha conseguito il dottorato di ricerca in European Politics presso il St. Antony’s College dell’ Università di Oxford.”,”ITAP-031″
“POLI Flavio”,”Non di solo pane. Il movimento cooperativo di consumo in Ticino dalle origini al 1920.”,”POLI Flavio”,”MEOx-099″
“POLI Marco, collaborazione di Giorgio GOLINELLI”,”Giuseppe Massarenti. Una vita per i più deboli.”,”POLI Marco (Bologna, 1946) laureato in lettere classiche è stato amministratore del Comune di Bologna e direttore generale di una Fondazione bancaria. Collabora al ‘Resto del Carlino’. Ha pubblicato nel 1980: ‘La ricostruzione del PSIUP a Bologna’ e nel 2006 assieme a Armando Antonelli: ‘Il Palazzo dei Bentivoglio’. Giuseppe Massarenti (1867-1950) è stato uno dei protagonisti del socialismo riformista che in Emilia Romagna e nella pianura padana si sono battuti per gli interessi immediati dei lavoratori della terra. Era convinto della necessità di un sindacato forte, una cooperazione diffusa e l’amministrazione socialista dei comuni. Fra il 1890 e il 1921 fece di Molinella un modello unico di “”Repubblica socialista””. Venne spedito al confino dal fascismo e perfino in manicomio. Nel 1922 aderì al PSU di Turati, Treves e Prampolini, il cui segretario era Giacomo Matteotti.”,”MITS-413″
“POLI Roberto”,”Ontologia formale.”,”Roberto Poli (1955) è ricercatore confermato presso la Facoltà di Sociologia di Trento. É segretario del Centro Studi per la Filosofia Mitteleuropea, coordinatore dei lavori delle International Summer Schools in Philosophy and Artificial Intelligence di Bolzano, editor della Nijhoff International Philosophy Series del gruppo Kluwer Academic Publishers, nonchè direttore di ‘Axiomathes’. Da alcuni anni studia il pensiero di Brentano e dei suoi principali allievi, dedicando particolare attenzion alla scuola anto-logica polacca. Tema primario delle attuali ricerche è l’ontologia formale, sia nella accezione inizialmente proposta da Husserl, sia nella contemporanea accezione analitica. Ha pubblicato: Osservazioni di logica deontica, Topics in Philosophy and Artificial Intelligence, Kazimiers Ajdukiewicz: lingua e linguaggi, The Polish Scientific Philosophy, ha tradotto Sul metodo in filosofia di Castaneda.”,”FILx-067-FL”
“POLIAKOV Leon”,”Il nazismo e lo sterminio degli ebrei.”,”Leon POLIAKOV, nato a Leningrado nel 1910, vive in Francia dal 1920. Laureato in giurisprudenza, è stato giornalista fino alla guerra, durante la quale ha combattuto nelle file della Resistenza. Dopo la liberazione si dedica al ‘Centro di documentazione ebraica contemporanea’ di cui è stato uno dei fondatori. Oltre a questo volume ha pubblicato ‘La condition des Juifs sous l’ occupation italienne’, ‘L’ etoile jaune’, ‘Du Christ aux Juifs de Cour’, ‘De Mahomet aux marranes’.”,”GERN-008″
“POLIAKOV Leon”,”I Banchieri ebrei e la Santa Sede dal XIII al XVII secolo.”,”Leon POLIAKOV è nato nel 1910. Ha vissuto in Francia dal 1920. Ha compiuto studi di diritto e si è dedicato al giornalismo e alla ricerca storica. Nel 1943 partecipa alla creazione del “”Centro di documentazione ebraica contemporanea””. Ha condotto una vasta ricerca sull’ antisemitismo. “”Ma sai bene come il popolo di Edom (per estensione i cristiani, ndr) ha amato da sempre il rosso (il colore dell’ oro è di un giallo tendende al rossastro, ndr); corre dietro l’ oro e l’ argento, e la sua voracità è insaziabile. Come chiudere le gole di orsi e leoni se non grazie a questi due splendori che sono d’ aiuto nella sventura? Questi due astri brillano giorno e notte, distogliendo le cattive azioni e sventando i complotti, per cui la mucca e l’ orso possono pascolare insieme e i loro piccoli dormire uno a fianco all’ altro. Già il re Salomone ha detto che “”l’ argento tutela ogni cosa”” (…). E adesso, osserva attentamente quella corte di Roma alla quale tutti i Cristiani sono sottomessi e il cui dominio si estende da un oceano all’altro e “”nel suo tempio, il Signore che cercate”” (il papa): tutti sono avidi di guadagni e sguinzagliano i loro collettori per estorcere al popolo: “”Il loro rubacchiare frutta più della nostra vendemmia””. In verità, così stabiliscono la loro autorità, impongono quanto decidono, conducono a buon fine i loro disegni, realizzano i loro progetti sventando quelli degli avversari, distruggono case e costruiscono fortezze! Come mettono su gli eserciti per i grandi massacrie vasti attacchi? Come depongono i re dai troni mettendo altri al loro posto? Come combinano le alleanze e imparentano dinastie? Come arrangiano matrimoni tra i principi? Come umiliano gli avversari e li riducono alla loro mercé…Tutto ciò non opera dei preti che vengono da ogni parte per estendere i decreti (del papa) e inchinarsi davanti a lui? (…) (Dalla lettera di Jacob Ben Elie, pag 253)”,”EBRx-020″
“POLIAKOV Leon SABILLE Jacques”,”Gli ebrei sotto l’ occupazione italiana.”,”””a) Gli italiani non solo non applicano alcuna restrizione agli Ebrei, ma al contrario, nella loro zona, essi proteggono gli Ebrei di tutte le nazionalità e proibiscono al governo francese di mettere in atto misure restrittive anche contro gli Ebrei di nazionalità francese. b) Il Maresciallo Petain si opporrà certamente in maniera categorica all’ internamento e alla deportazione di Ebrei di nazionalità francese. 4) L’ atteggiamento del Maresciallo Petain diviene chiaro quando si osserva che la polizia francese e personalmente lo stesso Capo della Polizia francese, Bousquet, fanno tutto il possibile per ostacolare la deportazione di Ebrei francesi. Ecco un esempio. Gli Ebrei di nazionalità francese che vengono arrestati perché non portano la stella gialla o per altre infrazioni alla legge dovrebbero essere deportati. Bousquet disse che essi possono essere deportati, ma che la polizia francese non si presterà a queste misure. Quando noi rispondemmo che ci avrebbero pensato i Tedeschi, la polizia francese replicò organizzando una retata durante la quale vennero arrestati 1300 Ebrei di nazionalità straniera. Questi furono consegnati alla polizia tedesca, con la richiesta di deportarli in sostituzione di Ebrei di nazionalità francese. E’ evidente che in questo caso entrambe le categorie di Ebrei saranno deportate.”” (pag 52-53) (Documento 10, 12 febbraio 1943, firmato Dr. Knochen, SS Standartenfueherer)”,”ITAF-207″
“POLIAKOV Leon”,”Il nazismo e lo sterminio degli ebrei.”,”Leon POLIAKOV, nato a Leningrado nel 1910, vive in Francia dal 1920. Laureato in giurisprudenza, è stato giornalista fino alla guerra, durante la quale ha combattuto nelle file della Resistenza. Dopo la liberazione si dedica al ‘Centro di documentazione ebraica contemporanea’ di cui è stato uno dei fondatori. Oltre a questo volume ha pubblicato ‘La condition des Juifs sous l’ occupation italienne’, ‘L’ etoile jaune’, ‘Du Christ aux Juifs de Cour’, ‘De Mahomet aux marranes’. “”Adolf Eichmann, capo supremo dell’ apparato delle deportazioni, estende la sua rete attraverso tutta l’ Europa. La Polonia, “”camera di smistamento dell’ Europa””, secondo la terminologia hitleriana, è il paese dove avvengono le esecuzioni, dove vengono perfezionate le camere a gas e costruiti i grandi crematori. A Belzec, il commissiario Christian Wirth, già da tempo specializzato nell’ eutanasia, ha messo in perfetta efficienza i suoi mezzi tecnici; ad Auschwitz, Rudolf Hoess, favorito di Hitler, perfeziona i metodi e supera in breve il suo maestro. L’ ossido di carbonio cede il posto al “”Cyclone B””, insetticida a base di acido prussico.”” (pag 158-159) “”Qualche settimana dopo, Hitler dà a Himmler l’ ordine di far accelerare il progrmama di sterminio con estrema energia e domanda un rapporto statistico sullo svolgimento progressivo dell’ azione; potrà così avere la soddisfazione di sapere che “”il numero degli Ebrei in Europa si è ridotto di circa la metà dal 1933, cioè durante i primi dieci anni del nazionalsocialismo.”” Da allora più nulla influirà sul ritmo progressivo del genocidio, tranne fattori puramente tecnici (…)””. (pag 159)”,”GERN-123″
“POLIAKOV Léon”,”De l’antisionisme à l’antisemitisme.”,”Antisemitismo di sinistra o antisemitismo di Stato? “”Gli ebrei sovietici, il cui numero era vicino ai cinque milioni nel 1940-1941, non erano più di due o tre milioni (le statistiche esatte mancano) all’indomani della guerra”” (pag 63) Le grandi purghe operate dallo stalinismo (del 1936-37, ndr). “”Ces purges eurent-elles un relent antisémite? C’est ce qu’affimait Trotsky, dès 1937″” (segue citazione di Trotsky di parte dell’ intervista al giornale ‘Der Weg’, Messico, 18 gennaio 1937) (pag 51)”,”EBRx-072″
“POLIAKOV Léon DELACAMPAGNE Christian GIRARD Patrick”,”Le racisme. Mythes et sciences.”,”Léon Poliakov è nato a Leningrado nel 1910. Emigrato in Francia compie qui la sua educazione. Tra il 1940 e il 1944 le sue origini ‘razziali’ lo costringono ad una esistenza difficile e ad assumere una falsa identità. Da qui il suo interesse al problema del razzismo. Dal 1973 è direttore di ricerca al CNRS e anima un gruppo di studio sul razzismo. Accuse a Marx e Proudhon di antisemitismo (sic) (pag 83) Rivoluzione russa diretta da leaders bolscevichi (ma anche menscevichi) di origini ebraiche. La rivoluzione russa viene vista in occidente come un complotto giudeo-boscevico-tedesco, anche per il caso del ‘vagone piombato’ con cui Lenin attraversa la Germania col consenso dei tedeschi (pag 88)”,”TEOS-321″
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. I. Da Cristo agli Ebrei di corte.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante. “”L’ebraismo non si è conservato malgrado la storia, bensì per mezzo della storia.”” K. Marx E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che «Herr von»! F. Engels I nemici dei lavoratori non sono gli ebrei. I nemici dei lavoratori sono i capitalisti di tutti i paesi. V.I. Lenin”,”EBRx-004-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. II. Da Maometto ai Marrani.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-005-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. III. Da Voltaire a Wagner.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-006-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. IV. L’Europa suicida, 1870-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-007-FV”
“POLIAKOV Léon, Saggi di Klaus VON MÜNCHHAUSEN Rudolf PFISTERER Philo BREGSTEIN Christian DELACAMPAGNE Evelyne KENIG Paul ZAWADZKI Laurent MARAWIEC e Robert GREENBERG Lucienne SAADA Rivka YADLIN Adriana GOLDSTAUB”,”Storia dell’antisemitismo, 1945-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-008-FV”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. I. Da Cristo agli Ebrei di corte.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante. “”L’ebraismo non si è conservato malgrado la storia, bensì per mezzo della storia.”” K. Marx E in verità, se dovessi scegliere, piuttosto ebreo che «Herr von»! F. Engels I nemici dei lavoratori non sono gli ebrei. I nemici dei lavoratori sono i capitalisti di tutti i paesi. V.I. Lenin”,”EBRx-032-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. II. Da Maometto ai Marrani.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-033-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. III. Da Voltaire a Wagner.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-034-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Storia dell’antisemitismo. IV. L’Europa suicida, 1870-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-035-FL”
“POLIAKOV Léon, Saggi di Klaus VON MÜNCHHAUSEN Rudolf PFISTERER Philo BREGSTEIN Christian DELACAMPAGNE Evelyne KENIG Paul ZAWADZKI Laurent MARAWIEC e Robert GREENBERG Lucienne SAADA Rivka YADLIN Adriana GOLDSTAUB”,”Storia dell’antisemitismo, 1945-1993.”,”Léon Poliakov è nato nel 1910 a Pietroburgo (Leningrado), ma vive in Francia dal 1920. Dopo aver studiato diritto a Parigi si è dato al giornalismo e alla ricerca storica, orientando i suoi interessi verso la storia dell’ebraismo e del pregiudizio antisemita. Nel 1944 ha partecipato alla creazione del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Si è consacrato poi a questa monumentale ricerca, che costituisce la sua opera più importante.”,”EBRx-036-FL”
“POLIAKOV Léon”,”Dall’antisionismo all’antisemitismo.”,”Le discussioni sul Medio Oriente riguardano per lo più i rapporti tra ebrei e stato di Israele. Benché molti ebrei parteggini per gli arabi e l’opinione pubblica sia in complesso filo-israeliana, l’ebraismo nel suo complesso è accusato di essere sionista. Come stabilire la distinzione tra antisionismo e antisemitismo? Questo piccolo libro propone elementi per una risposta tracciando in particolare la storia del “”complotto sionista”” mito fabbricato a Praga nel 1952. Poliakov autore della monumentale ‘Storia dell’antisemitismo’ utilizza il metodo della critica storica. E’ importante constatare come il regime sovietico ispirato da Lenin abbia saputo conciliare il suo antisionismo di principio con una lotta implacabile contro ogni forma di antisemitismo, almeno fino alle ‘grandi purghe’ di Stalin. Dopo. anche per effetto di una certa osmosi hitleriana, si stabiiì il clima delle persecuzioni antisemite del 1948-53. (dalla quarta di copertina) “”Negli anni eroici della rivoluzione, le tendenze centrifughe delle minoranze allogene (separatismo ucraino, ribellioni georgiane, ecc.) complicavano particolarmente il consolidamento del regime bolscevico. I grandi russi non s’erano sbarazzati da un giorno all’altro della vecchia abitudine imperialista. Ascoltiamo Lenin, alla fine del 1922: «Noi ci rendiamo quasi sempre colpevoli, lungo la nostra storia di un’infinità di violenze; non solo, ma commettiamo un’infinità di ingiustizie e prevaricazioni senza accorgercene (…). I polacchi, i tartari, gli ucraini, i georgiani e gli altri allogeni del Caucaso si sentono chiamare rispettivamente solo con soprannomi peggiorativi come: ‘poliatchichka’, ‘kniaz’, ‘khokhol’, ‘kavkazki’, ‘celovek’» (7) (bisogna essere russi per afferrare le sfumature di questo umorismo popolare, grossolano e bonaccione, ma che non si trova già più nell’infamante ‘jud’). Molti luogotenenti di Lenin si comportavano allora come russificatori abusivi. Ascoltiamolo ancora: ogni parola, ogni avvertimenti vale qui tanto oro quanto pesa: «Abbiamo preso con cura sufficiente misure per difendere effettivamente gli allogeni contro il tipico aguzzino russo? Io penso che non abbiamo preso queste misure, sebbene avessimo potuto e dovuto farlo. Penso che un ruolo fatale abbia qui avuto la fretta di Stalin e il suo amore per l’amministrazione. Temo anche che il compagno Dzerjinskij… si sia distinto in modo straordinario per il suo animo russo al 100% (si sa che gli allogeni russificati hanno tendenza a strafare)» (8). La realtà dell’antica «prigione delle nazioni» zarista, inasprita qua e là dalla natura d’aguzzini di certi Stalin in erba, fecero adottare al partito bolscevico la formula e la costituzione federale che resta quella dell’Unione Sovietica attuale (per Lenin che sperava nella rivoluzione mondiale, a breve scadenza, senza dubbio non si trattava che d’un espediente più o meno provvisorio; tanto più notevole appare quindi l’attenzione ch’egli dedicò al problema). Sotto la dittatura del proletariato ci fu un’epoca nel corso della quale il governo sovietico vegliava con assoluta serietà a rendere la stessa giustizia così agli ebrei come ai georgiani e ai baschiri e a questi come ai grandi russi, e questo periodo durò in pratica fino alle grandi purghe. «La maggioranza degli ebrei sono operai, lavoratori. Sono nostri fratelli, oppressi come noi dal capitale. Sono nostri compagni (…). Gli ebrei ricchi, come i russi ricchi, come i ricconi di ogni paese, uniti gli uni agli altri, opprimono, derubano gli operai e seminano la zizzania tra loro» (9)”” (pag 20-21) [(7) Lenin, ‘Questions de la politique nationale et de l’internationalisme prolétarien’, Editions du Progrès, Moscou, 1968, p. 241; (8) Ibidem, p. 239; (9) Lenin, ‘Sulla persecuzione e i pogrom degli ebrei’ (proclama del 31 marzo 1919)] [Léon Poliakov, ‘Dall’antisionismo all’antisemitismo’, La Nuova Italia, Firenze, 1971] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] inserire in sito M.”,”EBRx-088″ “POLIAKOVLéon”,”Il mito ariano. Saggio sulle origini del nazismo e dei nazionalismi.”,”Léon Poliakov, nato nel 1910 a San Pietroburgo e trasferitosi in Francia nel 1920, si volse alla ricerca storica dopo studi di diritto. Fondatore nel 1944 del Centro di documentazione ebraica, in seguito si dedicò principalmente alla monumentale ‘Storia dell’antisemitismo’. Tra le sue opere: ‘Il nazismo e lo sterminio degli ebrei’. Il capitolo 4° è dedicato al razzismo di Gobineau (‘Gobineau e i suoi contemporanei’), e non senza gravi forzature, introduce tra i suoi contemporanei anche Hegel (giudizio sui negri, neri) e Marx Engels (razza bianca portatrice di progresso). A questo proposito cita la ‘Dialettica della natura’ e l’apprezzamento di Marx per il libro di Trémaux sull’inflenza dell’ambiente e del suolo sull’uomo (lettere a Engels) (pag 274-280) ‘Il decano della scuola antropologica francese, Armand de Quatrefages, condivideva la convinzione generale sull’origine ariana degli Europei (19). Durante l’assedio di Parigi egli fu il testimone del bombardamento della popolazione civile e delle istituzioni scientifiche da parte dell’esercito prussiano. Cercò ben presto di spiegare come antropologo una condotta indegna di un popolo civile. Una simile barbarie, scriveva fin dal 1871 (20), non poteva dipendere che da quegli abitanti primitivi del Nord-Est europeo, anteriori agli Ariani, di cui i dotti svedesi avevano appena postulato l’esistenza. Lungi dall’essere degli autentici Germani, i Prussiani erano, dal punto di vista antropologico, dei ‘Finnici’, o degli Slavo-Finnici’, cioè «degli uomini anteriori a ogni storia», contemporanei dell’epoca in cui «vivevano in Europa il rinoceronte e l’elefante, la renna e il bue muschiato». Essi avevano conservato da questo passato «un tratto realmente nazionale». “”Il finnico non perdona mai un’offesa vera o supposta, si vendica alla prima occasione e non è esigente riguardo alla scelta dei mezzi. Si spiega così la frequenza degli assassinii in Finlandia fra i contadini che appartengono a questa razza””. Così tutto diventava chiaro: «Non contenta di subordinare i Germani agli Slavo-Finnici, la Germania ha fatto propri gli odi e servito gli istinti di coloro che ha messo al suo comando». Così si spiegavano particolarmente il bombardamento del Museo di Parigi e l’incendio della biblioteca di Strasburgo: «In nessuna parte l’oscuro rancore dei Finnici, l’odio geloso del semibarbaro per una civiltà superiore si accusano più nettamente». Di conseguenza l’Europa poteva aspettarsi un oscuro domani: «Le razze slavo-finniche vorranno forse regnare al contempo sui Germani e sui Latini? E il mondo così diviso si sottometterà in silenzio?». Dopo la guerra la tesi di Quatrefages conobbe in Francia un certo successo. Un manuale illustrato, ‘Les races humaines’ di Louis Figuier, ne era testimone nel 1872. Per questo autore, che continuava a porre al vertice della razza bianca «la famiglia teutonica», Quatrefages aveva «scientificamente dimostrato» che i Prussiani non ne facevano parte: «Questi Finnici o abitanti primitivi delle rive del Baltico hanno come caratteri propri l’astuzia e la violenza, unite a una considerevole tenacia. I Prussiani moderni fanno rivivere tutti questi difetti dei loro antenati» (21). Al di là del Reno la «tesi finnica» suscitò naturalmente l’indignazione’ (pag 296-297) [(19) Cfr. Il corso tenuto da Quatrefages nel 1868: «Io mi occuperò innanzitutto degli Europei che hanno per antenati gli Ariani…» (“”Revue des cours scientifiques de la France et de l’étranger””, V, 1868, p. 727); (20) A. de Quatrefages, ‘La race prussiene’, Paris, 1871 (questo lavoro fu dapprima pubblicato in una versione più succinta, nella “”Revue des Deux Mondes”” del 15 febbraio 1871, pp. 687 e seguenti); L. Figuier, ‘Tableau de la nature. Les races humaines’, Paris, 1872, p. 59]”,”TEOS-245″ “POLIBIO”,”Storie.”,”””Chi infatti può essere tanto stolto o pigro da non sentire il desiderio di sapere come e sotto quale forma di governo i Romani, in meno di 53 anni (dal 221 al 168 a.C., ndr) – fatto senza precedenti nella storia – abbiano conquistato quasi tutta la terra abitata, o chi ancora potrebbe essere tanto appassionato ad altra forma di studio o spettacolo, da considerarlo preferibile alla ricerca storica?”” (pag 3, Libro I) POLIBIO (c 203-121 aC) è l’ ultimo scrittore della Grecia libera e lo storico della conquista romana. Studioso degli ordinamenti giuridici e militari, e soprattutto della struttura politica economica del nuovo impero, ebbe modo di considerarne i vari aspetti in una luce critica tra le più severe ed obbiettive della storia. Tale interpretazione, che egli stesso definì “”pragmatica””, appare in lui nutrita quanto più possibile di dati tecnici, geografici, d’ arte militare. Inquadra il processo evolutivo di un popolo e perviene a spiegarne storicamente le ragioni del trionfo, attraverso fonti accertabili e nulla concendendo alla fantasia o al mito. Ha scritto Benedetto CROCE: “”In Polibio la vigilanza critica, l’ austerità scientifica, l’ anelito verso l’ alta e severa storia, giungono a sì alto segno che si sarebbe inclini a trattare lo storico di Megalopoli come uno di quei grandi pagani che l’ immaginazione medievale ammise nel Paradiso, o almeno nel Purgatorio: degni di aver conosciuto per vie straordinarie, e in premio della intensa loro coscienza morale, il vero Dio””. (retrocopertina)”,”STAx-121″ “POLIBIO, a cura di Roberto NICOLAI”,”Storie. Libri X-XXI.”,”Polibio (200-118 aC) uomo politico e storico ellenistico, fu ipparco della Lega achea dal 170 al 169. Nel 168 fu deportato a Roma con altri mille aderenti alla Lega, con l’accusa di aver favorito i Macedoni. Qui strinse amicizia con Scipione Emiliano che seguì nell’assedio di Cartagine (146) e forse in quello di Numanzia (133). Morì in patria in seguito a una rovinosa caduta da cavallo a 82 anni. Roberto NICOLAI insegna Letteratura greca all’Università di Sassari.”,”STAx-302″ “POLIBIO, a cura di Roberto NICOLAI”,”Storie. Libri XXII-XXXIX. Frammenti.”,”Polibio (200-118 aC) uomo politico e storico ellenistico, fu ipparco della Lega achea dal 170 al 169. Nel 168 fu deportato a Roma con altri mille aderenti alla Lega, con l’accusa di aver favorito i Macedoni. Qui strinse amicizia con Scipione Emiliano che seguì nell’assedio di Cartagine (146) e forse in quello di Numanzia (133). Morì in patria in seguito a una rovinosa caduta da cavallo a 82 anni. Roberto NICOLAI insegna Letteratura greca all’Università di Sassari. Scipione l’Emiliano piange sulle rovine di Cartagine temendo che un giorno una sorte simile possa toccare a Roma (pag 26)”,”STAx-303″ “POLILLO Arrigo”,”Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana.”,”Con 102 fotografie Arrigo POLILLO (1919) si occupa attivamente del jazz da oltre trent’anni ed è molto noto nel mondo del jazz internazionale.”,”VARx-290″ “POLIMENI Bruna AMICO Valentina, a cura; ricerca e riproduzione fotografica, CAVALIERI Silvio, sviluppo e stampa, MARCHINI Claudio allestimento”,”1870/1945. Scrivere libero fuori d’Italia. 400 immagini di stampa italiana all’estero.”,”Contiene foto delle testate e riproduzioni fotografiche di alcuni articoli Attenzione: mancante: danneggiato in modo irreparabile da caduta acqua dal tetto Isc3 (dicembre 2022)”,”MITS-432″ “POLITKOVSKAJA Anna, a cura di Claudia ZONGHETTI”,”Diario russo, 2003-2005.”,”Anna Politkovskaja (1958-2006), inviato speciale del quotidiano moscovita ‘Novaja gazeta’, dal 1999 è diventata uno dei giornalisti più noti in Russia e all’estero per le sue corrispondenze dal fronte di guerra del Caucaso. . I suoi libri non sono mai usciti in Russia. Diario russo è il testamento morale di Anna Politkovskaja, ma anche la spiegazione implicita del suo assassinio, avvenuto il 7 ottobre 2006 e rimasto impunito.”,”RUSx-112-FL” “POLITKOVSKAJA Anna”,”La Russia di Putin.”,”Anna Politkovskaja, corrispondente speciale del giornale moscovita Novaja gazeta, nel 2000 ha vinto il Golden Pen Award dell’Associazione dei giornalisti russi per le sue cronache dal fronte del conflitto ceceno, a cui ha dedicato anche un libro uscito nel 2003: Cecenia. Il disonore russo. Nell’ottobre del 2002 ha coraggiosamente accettato di negoziare per la liberazione degli ostaggi prigionieri nel teatro Dubrovka di Mosca.”,”RUSx-188-FL” “POLITO Ennio”,”La strage infinita. Indonesia: dal grande “”pogrom”” anticomunista al genocidio di Timor Est.”,”POLITO Ennio (1927) entrato giovanissimo nella redazione de l’ Unità, si è dedicato alla politica internazionale divenendo capo servizio esteri di quel giornale. Inviato in Medio Oriente, in Africa e in America Latina, è autore di vari libri. Collabora a ‘Liberazione’.”,”ASIx-047″ “POLITO Domenico”,”Giustizia allegra. La giustizia d’oggi vista da un avvocato.”,”Domenico Polito, avvocato, giornalista e scrittore”,”DIRx-059″ “POLITZER Georges”,”Le bergsonisme. Une mystification philosophique.”,”Henry BERGSON (1859-1941) filosofo francese premio Nobel 1928 per la letteratura. Nel ‘Saggio sui dati immediati della coscienza’ (1889) si distaccò dal positivismo, rilevando come l’ idea di tempo non ammetta una caratterizzazione fisico-matematica: la scienza spazializza il tempo riducendolo a successione di intervalli, ma non ne coglie l’ essenza, che è la durata del flusso continuo degli stati di coscienza. In ‘Materia e memoria’ (1896) definì la memoria come fenomeno caratteristico della vita spirituale e contrapposta alla materia come pura istantaneità. Nell’ Evoluzione creatrice (1907) delineò una visione globale della realtà, raggiungibile solo attraverso l’ intuizione. (EUG)”,”FILx-190″ “POLITZER Georges”,”Revolution et contre-revolution au XXe siecle. Reponse a “”or et sang”” de M. Rosenberg.”,”Questo opuscolo è stato pubblicato originariamente nel gennaio-febbraio 1941 dal PCF e secondo quanto dice J.K. nell’ avvertenza, essendo stato pubblicato prima dell’ entrata in guerra dell’ URSS, testimonierebbe che fin dall’ inizio dell’ occupazione il PCF era il solo (lo dice anche POLITZER nella sua prefazione) a combattere contro l’ invasore nazista. POLITZER si rifece alla rivoluzione francese per combattere i ROSENBERG tedeschi e vichysti. ROSENBERG dice che nel XX c’è stata la grande lotta mondiale tra l’ oro e il sangue, iniziata con la prima guerra mondiale e continuata con la seconda. Il sangue sarebbe la Germania, l’ oro gli avversari della Germania. La vittoria della Germania porterà alla pace duratura e a un “”nuovo ordine europeo””. POLITZER su questo punto cita l’ analisi di LENIN sugli ‘Stati Uniti d’ Europa’ in regime capitalista (1915). Alfred ROSENBERG (1893-1946) politico tedesco, nazista, teorico del razzismo, ministro dei territori occupati dell’ Europa Orientale (1941-45), responsabile degli stermini di massa. Processato a Norimberga e impiccato. Ha scritto ‘Il mito del XX secolo’ (1930).”,”GERN-076″ “POLITZER Georges BESSE Guy CAVEING Maurice”,”Principes fondamentaux de philosophie.”,”””…un caso di “”trasformazione della quantità in qualità””: realizzata tanto pienamente e tanto metodicamente come è possibile concepirla, la democrazia, da borghese, diviene proletaria”” (Lenin) (pag 462)”,”TEOC-229″ “POLITZER Georges”,”Principi elementari di filosofia.”,”Georges Politzer, filosofo, militante del PCF, giornalista dell’Humanité, resistente, arrestato dalla Gestapo nel 1942, torturato e infine fucilato assieme a J. Solomon. Illustra e commenta le quattro leggi della dialettica: 1. Il mutamento dialettico, 2. l’ azione reciproca, 3. la contraddizione, 4. la trasformazione della quantità in qualità (pag 127-170) “”Adesso vediamo la conoscenza. Può esservi una conoscenza al cento per cento? No. Si ignora sempre qualcosa. Lenin dice: “”L’oggetto della conoscenza è inesauribile””; il che significa che vi è sempre da imparare. ‘Non vi è conoscenza assoluta’. Ogni sapere, ogni conoscenza contengono una parte d’ignoranza (5). Esistono nella realtà un’ignoranza e una conoscenza ‘relative’, un miscuglio di conoscenza e d’ignoranza. Non è dunque la ‘trasformazione’ delle cose nei loro contrari che constatiamo in questo esempio, ma è, ‘nella stessa cosa’, l’esistenza di contrari o ”unità dei contrari’. Potremmo riprendere gli esempi già esaminati: la vita e la morte, la verità e l’errore, e constateremmo che nell’uno e nell’altro caso, come in tutte le cose; esiste una unità dei contrari, cioè che ogni cosa contiene nello stesso tempo se stessa e il suo contrario. Perciò Engels dirà: “”Se però nelle ricerche si parte continuamente da questo modo di vedere, allora finisce una volta per sempre la esigenza di soluzioni e di verità definitive; si è sempre coscienti che ogni conoscenza acquisita è necessariamente limitata, è dipendente dalle circostanze in cui la si è acquistata; ugualmente non ci lascia più condizionare dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomie che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno un valore relativo, che ciò che oggi viene riconosciuto come vero ha il suo lato falso, oggi nascosto ma che verrà alla luce più tardi, così come ciò che oggi è riconosciuto come falso, ha il suo lato vero, grazie al quale prima poteva essere considerato vero”” (6). Questo testo di Engels ci mostra chiaramente come occorre comprendere la dialettica e il vero senso dell’unità dei contrari”” (pag 164-165) [Georges Politzer, Principi elementari di filosofia, 1977] [(5) “”La storia delle scienze è la storia dell’eliminazione progressiva dell’errore, cioè della sua sostituzione con un errore nuovo, ma sempre meno assurdo”” (Engels); (6) F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit., p. 59]”,”MAES-143″ “POLKINGHORNE John”,”Quantum Theory. A Very Short Introduction.”,”John Polkinghorne was Professor of Mathematical Physics in the University of Cambridge from 1968 to 1979, and later president of Queens’ College. He is a Fellow of the Royal Society, and was knightede in 1997. Ackledgements, Preface, List of illustrations, Further reading, Glossary, Mathematical appendix, Index, A Very Short Introduction 67,”,”SCIx-195-FL” “POLLACK Robert”,”I segni della vita. Il linguaggio e il significato del DNA.”,”Robert Pollack è stato a lungo collaboratore di James Watson nelle ricerche sul DNA, e ha insegnato per molti anni alla Columbia University. Divulgatore di successo, è vincitore di una Guggenheim Writing Fellowship.”,”SCIx-161-FL” “POLLARD Sidney”,”Labour History and the Labour Movement in Britain.”,”””L’ industrializzazione in Gran Bretagna fu un lento, continuo processo, e ci furono pochi grandi balzi in avanti. Uno delle più significative nuove partenze fu il ‘water-powered cotton mill””, e il grande passo fu preso con la prima fabbrica di Richard Arkwright costruita a Cromford nel 1771. Lì egli trovò soluzioni a numerosi problemi di base, e, come è stato spesso rimarcato, nel suo progetto e organizzazione, la fabbrica rimase il prototipo di tutta l’ industria tessile per almeno sessant’anni in Inghilterra, in USA e altrove””. (pag 51) “”Come sempre, la questione della caduta dei salari reali, espressa in questo caso dall’ aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, è al centro della rivolta della classe operaia. Gli otto comitati nominati per indagare sull “”industrial unrest”” del giugno – luglio 1917 giunsero con stupefacente unanimità alla stessa conclusione per ogni zona della Gran Bretagna: la causa principale era l’ aumento del prezzo dei generi alimentari””. (pag 206)”,”MUKx-118″ “POLLARD Sidney”,”L’ economia internazionale dal 1945 ad oggi.”,”POLLARD Sidney (1925-1998) già Senior Honorary Fellow presso l’ Università di Sheffield è stato tra i maggiori storici economici del mondo. aggiungere: tabelle Tabella Fig. 1.1 Pnl a prezzi costanti nel 1950 in alcuni paesi (1938 = 100) USA 179 Svezia 148 Svizzera 131 URSS 128 Olanda 127 Belgio 124 Francia 121 Gran Bretagna 114 Italia 104 Giappone 72 Germania 64 “”La figura 1.1. mostra che negli Stati Uniti, dove negli anni ’30 l’ occupazione era largamente al di sotto del pieno impiego e quindi vi era grande disponibilità di manodopera, la crescita è stata notevole. Anche la Svezia e la Svizzera, neutrali durante la guerra, hanno migliorato la loro posizione con ampi margini. Fra i paesi che avevano partecipato al conflitto, i vincitori hanno raggiunto livelli molto superiori a quelli prebellici. Invece, fra i paesi dell’ Asse sconfitti dalla guerra, l’ Italia si è ripresa con più successo della Germania o del Giappone.”” (pag 9)”,”ECOI-218″ “POLLARD Sidney”,”Il sogno di Robert Owen: mito e realtà. Le origini della cooperazione in Gran Bretagna. Dagli inizi del cooperavismo al 1834. La seconda fase del movimento cooperativo, dal 1834 in poi.”,”‘La presente edizione esce in formato ridotto rispetto al volume come originariamente proposto dalla Fondazione Basso-Issoco all’ Editore La Pietra per la collana storica ‘Il filo rosso del movimento operaio’, collana fondata da Lelio BASSO che si cessò di pubblicare nel 1982. Ringraziamo Franco ZANNINO e Ferdinando CORDOVA’ “”Considerato che l’esercizio del lavoro mentale è svolto, forse inevitabilmente, con più piacere del lavoro fisico o muscolare; considerato che la forza superiore o l’abilità rendono senza dubbio più leggero e piacevole il lavoro in cui si è impegnati; e che tutti sono ugualmente soggetti dalla nascita e vita natural durante a deficienze organiche, a precetti errati nell’educazione o a incidenti; a causa di tutto ciò noi siamo per quella giustizia (che è solo una variante della magnanimità, o uno dei mezzi per metterne in pratica le aspirazioni) la quale, considerando la felicità come obiettivo finale, esige che tutti i diversi tipi di produttori, lavoratori e cooperatori per il bene comune, che esercitino ugualmente, o che siano ugualmente desiderosi di esercitare le loro varie facoltà, debbano esser ricompensati, per quanto è nelle nostre capacità, con una uguale felicità. Questo particolarmente quando verifichiamo che il frutto tendenziale di tale uguale distribuzione è una produzione assai più abbondante rispetto a qualsiasi altro modo di produzione ineguale che sia mai stato direttamente o indirettamente acquisito, realizzato o inventato; infatti, in quanto distribuzione uguale, non solo permette, ‘ma fa sì che sia nell’interesse generale che le facoltà di tutti siano sviluppate al massimo grado e rese produttive, cosicché la parte spettante a ciascuno risulti aumentata. (…)”” (Dal Documento n° 1.23. William Thompson su uguaglianza e comunismo) (pag 106)”,”MUKx-152″ “POLLARD Sidney a cura”,”Storia economica del Novecento.”,”Alla stesura dell’opera, nell’edizione originale, hanno partecipato come consulenti Carlo M. CIPOLLA e David LANDES e in qualità di collaboratori Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH. POLLARD Sidney insegna storia economica nell’Università di Sheffield. La sua opera più nota è ‘La conquista pacifica. L’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970’ (Il Mulino 1989). In italiano è stato tradotto pure ‘Il sogno di Robert Owen’ (Bulzoni, 1992).”,”ECOI-262″ “POLLARD Sidney a cura; consulenza di Carlo M. CIPOLLA e David LANDES collaborazione di Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH”,”Storia economica del Novecento.”,”Alla stesura dell’opera hanno partecipato come consulenti Carlo M. CIPOLLA e David LANDES e come collaboratori Gerold AMBROSIUS P.L. COTTRELL James FOREMAN-PECK Lucy NEWTON e Harald WIXFORTH Grafico pag 63: flussi internazionali di capitali POLLARD S. (1925-1998) ha insegnato storia economica nell’Università di Sheffield. Ha scritto ‘La conquista pacifica. L’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970’. In italiano è stato tradotto pure: ‘Il sogno di Robert Owen’.”,”ECOI-268″ “POLLARD Sidney”,”The Idea of Progress. History and Society.”,”Sidney Pollard è stato Professore di Storia economica all’Università di Sheffield. I suoi principali interessi sono stati l’economia moderna e la ‘labour history’.”,”STOx-007-FSD” “POLLARD Sidney”,”L’economia internazionale dal 1945 a oggi.”,”Sidney Pollard (Vienna 1925-Sheffield 1998) si laureò presso la London School of Economics e dal 1950 al 1980 lavorò ininterrottamente all’Università di Sheffield, successivamente, fino al 1990, anno in cui si ritirò dall’insegnamento attivo, presso l’Università tedesca di Bielefeld. Per i suoi meriti di speecialista in storia economica e sociale fu nominato socio corrispondente della British Academy nel 1998 e l’Università di Sheffield gli conferì la laurea ad honorem nel 1992.”,”ECOI-199-FL” “POLLARD Sidney”,”Storia economica del Novecento.”,”Sidney Pollard (Vienna 1925-Sheffield 1998) si laureò presso la London School of Economics e dal 1950 al 1980 lavorò ininterrottamente all’Università di Sheffield, successivamente, fino al 1990, anno in cui si ritirò dall’insegnamento attivo, presso l’Università tedesca di Bielefeld. Per i suoi meriti di speecialista in storia economica e sociale fu nominato socio corrispondente della British Academy nel 1998 e l’Università di Sheffield gli conferì la laurea ad honorem nel 1992.”,”ECOI-218-FL” “POLLINI Leo”,”La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853.”,”‘Nelle Rivoluzioni ogni errore è gradino alla verità’ Wikip ecc. Vediamo come prese posizione Marx, attento osservatore dei fatti italiani. In un articolo, apparso l’ 8.3.1853 sul New York Daily Tribune, dal titolo “I moti a Milano”, scrive: “L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa …” “Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. E’ da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione …” “Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.” “ ’La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale”. La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853 Risorgimento, rivoluzione e terrorismo Domenica 6 febbraio 1853, alle ore 16,45 scoppia a Milano un’insurrezione popolare anti-austriaca. Il giorno fu scelto, dal Comitato Rivoluzionario organizzatore (Piolti, capo civile; Brizi, capo militare; Fronti, logistica; Vigorelli, cassiere), perché era l’ultima domenica di carnevale e gli insorti contavano, di conseguenza, che i soldati austriaci in libera uscita si spargessero per le osterie. Armati soltanto di coltelli e pugnali, dato che la mancata collaborazione del comitato militare di Genova (del partito mazziniano) e degli esuli repubblicani in Svizzera, non avevano permesso di far loro arrivare i fucili, un migliaio circa di artigiani e di operai, sul fare della sera, danno audacemente l’assalto alle caserme, ai posti di guardia austriaci, ad ufficiali di passaggio e posti di polizia, confidando anche sulla promessa diserzione delle truppe ungheresi (che non ci fu). Mancò anche l’intervento concordato dal Brizi con un ingegnere del municipio, che aveva ai suoi ordini un centinaio di operai per la manutenzione delle vie, che avrebbero dovuto intervenire – al momento opportuno – coi loro attrezzi a dar man forte nel costruire barricate, dove si era deciso di costruirle, e per tagliare le tubazioni del gas e lasciare la città al buio. Stampa d’epoca mostrante una barricata eretta per bloccare una strada e i rivoltosi in armi a suo presidio ——————————— Le barricate furono erette al Cordusio (Gaetano Vigorelli, Luigi e Giuseppe Baglia, Leopoldo Negri, ecc.), a Porta Tosa (ora dal Verziere al corso di Porta Vittoria), Piazza del Verzaro (ora di S.Stefano), Via della Signora, Via dell’Ospedale, Porta Ticinese, Porta Vicentina, al principio della Corsia (via Torino). L’azione più incisiva e prolungata fu quella di Porta Tosa (Giuseppe Varisco, il pettinaio Saporiti, il Ferri, il pettinaio Carlo Galli, Biffi, Colla, l’ortolano Crespi, il calzolaio Galimberti, e altri). Viene poi presa d’assalto la Gran Guardia al Palazzo Reale: al comando del Ferri, si battono i fratelli Piazza (Camillo e Luigi), Giuseppe Moiraghi, Modesto Diotti, Antonio Cavallotti, Alessandro Silva, Pietro Varisco, Luigi Brigatti, Giuseppe Forlivesi, Antonio Marozzi, e altri. I rivoltosi si impossessano, ma solo per poco tempo, delle armi (fucili). Gli scontri proseguono in via Rastrelli, Larga, del Pesce (oggi Paolo da Cannobbio), piazza Borromeo, San Bernardino delle Monache, Palazzo Litta, contrada della Lupa. Gli scontri più violenti avvengono in Corso di Porta Romana (un soldato ucciso); al Carrobbio (il cappellaio Opizzi, lo scalpellino Rivolta, ecc.: un insorto ci rimise il braccio, troncato di netto); nel borgo di Porta Ticinese, vicino al Ponte sul Naviglio; Corso di Porta Vercellina, presso Palazzo Litta (l’acquavitaio Antonio Cavallotti guida l’azione, ma viene arrestato); da via San Vincenzino sino all’arco di San Giovanni Sul Muro (Francesco Segalini, già combattente del ‘48, appoggiato da due dei suoi figli, fu ferito gravemente e morirà il 2 marzo di dissanguamento per essersi strappato le fasciature, onde schivare la forca); nella stessa Piazza Duomo e in Mercanti; Piazza Fontana, contrada dei Borromei; Via Orefici. Negli scontri, tra gli insorti rimasero uccisi (oltre al Segalini), Giuseppe Conti e Moiraghi. Tra i soldati austriaci si contarono 10 morti e 47 feriti. Viene assalito, senza successo, il Circondario di Polizia in Piazza Mercanti. Ma gli attacchi non sono coordinati, le energie vengono disperse in mille rivoli. Manca una direzione unitaria, centralizzata, risultando così inefficaci. Si contava, in origine, sull’apporto di almeno 5.000 insorti. Ma i mazziniani borghesi rimangono chiusi nelle loro case, e il restante ceto popolare, pur appoggiando in tutti i modi la rivolta (incitando i combattenti, aiutandoli nelle barricate, gettando oggetti dalle finestre sui soldati, esultando quando venivano feriti, ecc.), non si lascia trascinare in massa dal moto. Reparti austriaci prontamente accorsi da fuori Milano riescono perciò subito a circoscrivere la rivolta e a spegnerla prima dell’alba del giorno successivo. Seguono 420 arresti (in tutto saranno 895), sei impiccagioni e una fucilazione immediate. Il 10 altri quattro furono impiccati; il 14 due e il 17 gli ultimi tre. In totale 16 giustiziati (1). Il piano originario prevedeva, profittando di un ballo cui doveva partecipare tutta l’alta ufficialità austriaca il 31 gennaio a palazzo Marino, di avvelenarli tutti e di sbarazzarsene in una sola volta. La guarnigione di Milano sarebbe stata facilmente in balìa degli eventi e la rivolta vittoriosa. Ma il piano fu lasciato cadere. Qualcuno aveva proposto anche di assassinare tre personaggi dell’aristocrazia milanese, particolarmente ligi all’imperatore austriaco, ma non se ne fece nulla. L’Orsini, nelle sue Memorie, disse che si mancò “alla prima legge della cospirazione, la quale vuole, che dove mancano armi, dove sono proibiti i bastoni, egli è lecito ricorrere ad ogni mezzo che valga a distruggere il nemico”. Ogni tanto, un ripasso di storia non fa male, può schiarire le idee a chi si riempie la bocca di, o si fa confondere dalla, “lotta al terrorismo”, senza chiarire, o avere chiaro prima di chi, contro chi e per che cosa. Oppure, dovremmo definire seguaci di Bin Laden, ante-litteram, Mazzini, Saffi, Orsini, ecc.? E, con loro, terrorismo buona parte del Risorgimento italiano, e dei suoi martiri. Un’Italia unita, figlia del terrorismo? che orrore! Vediamo come prese posizione Marx, attento osservatore dei fatti italiani. In un articolo, apparso l’ 8.3.1853 sul New York Daily Tribune, dal titolo “I moti a Milano”, scrive: “L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa …” “Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. E’ da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione …” “Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.” “ ’La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale”. ——– Fonti: – Bontempelli, Bruni: Storia e coscienza storica. Vol.3. – L.Pollini: La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853. Ceschina, Milano 1953, pp.337. – K.Marx: L’insurrezione italiana, 11.2.1853, New York Daily Tribune. – K.Marx: I moti a Milano, 8.3.1853, ibidem. – F.Engels-K.Marx, Lettera 11.2.1853. ———————————————- (1) I giustiziati proletari dell’8 febbraio: – Antonio Cavallotti (anni 31, falegname di pianoforti, celibe); – Cesare Faccioli (anni 42, garzone di caffè, celibe); – Pietro Canevari (anni 23, facchino, celibe); – Luigi Piazza (anni 29, falegname, celibe); – Camillo Piazza (suo fratello, anni 26, stampatore di caratteri, celibe); – Alessandro Silva (anni 32, cappellaio, coniugato); – Bonaventura Broggini (anni 57, garzone di macellaio, celibe); – Eligio Brigatti (anni 26, falegname di pianoforti) (2). Quelli del 10 febbraio: – Alessandro Scannini (anni 56, maestro ginnasiale privato); – Benedetto Biotti (anni 40, garzone falegname); – Giuseppe Monti (anni 36, garzone falegname). Quelli del 14 febbraio: – Gaetano o Girolamo Saporiti (anni 26, lavorante in pettini); – Siro Taddei (anni 27, lattaio). E i tre del 17 febbraio: – Angelo Galimberti (calzolaio); – Angelo Bissi (facchino); – Pietro Colla (fabbro). Degli arrestati e processati, 20 furono condannati alla pena di morte per impiccagione (poi commutata dall’Imperatore d’Austria in 20 anni di carcere); 44 da 20 anni “”di fortezza ai ferri”” o ai “”lavori forzati con ferri pesanti”” a 10 anni “”con ferri leggeri”” (alcune commutate fino a 2 anni). Prosciolti: 185. Seguirono altri processi e altre condanne. (2) “Era di Curno della provincia milanese, egli fu condannato per aver eretto le barricate. Dalla sentenza non risulta l’impiego di armi ma solo di un paio di stiletti e l’unico che riuscì a ferire un soldato austriaco fu il Piazza, la sentenza non specifica quale” dei due fratelli (da una mail del 6.7.2005 di un discendente del Brigatti, Luca). s.b. Fonte web: Agire per capire, capire per agire: La rivolta del 6.2.1853″,”ITAB-297″ “POLLINI Gabriele SCIDA’ Giuseppe”,”Sociologia delle migrazioni.”,”Marx e Lenin sui fenomeni migratori. (pag 31-32) “”In particolare Marx non analizza tanto il fenomeno migratorio nel suo complesso, quanto piuttosto il fenomeno emigratorio e di quest’ultimo il suo carattere espulsivo e forzato (la cosiddetta “”emigrazione forzata””) (Marx, 1853). Egli distingue innanzitutto tra un’emigrazione forzata tipica delle società antiche ed un’emigrazione forzata tipica delle società moderne e della Gran Bretagna in particolare. Mentre l’emigrazione forzata antica costituiva l’unico rimedio alla forte pressione della popolazione, via via che essa aumentava di numero, sulle forze produttive, in modo tale che la popolazione eccedente era costretta ad emigrare altrove, l’emigrazione forzata nell’epoca della società industriale ha cause del tutto opposte. Non è qui in gioco, infatti, la pressione della popolazione sulle forze produttive insufficienti ed inadeguate, bensì sono le forze produttive stesse che premono sulla popolazione, richiedendo una diminuzione di quest’ultima ed espellendo l’eccedenza “”con la fame o con l’emigrazione””. In particolare in Gran Bretagna ove, secondo Marx, lo svolgimento di questo processo è trasparente al massimo grado, è l’applicazione della scienza moderna alla produzione a causare lo spopolamento delle campagne e la concentrazione della popolazione nei centri industriali. Mentre la popolazione rurale va scomparendo, si rafforza numericamente il proletariato industriale che si trova concentrato in centri enormi intorno ai luoghi in cui operano le forze produttive. Quello descritto da Marx, oltre che essere un tipico processo di emigrazione forzata, è anche un tipico processo di ‘migrazione interna’ dalle località rurali alle località urbano-industriali (movimenti che innescano il tipico processo di urbanizzazione). La causa di tale migrazione forzata interna è individuata nella sfera economica dell’organizzazione sociale capitalista che nella sua dinamica produce progressivamente impoverimento e disoccupazione della forza-lavoro e relega ampie quote di quest’ultima a costituire ‘esercito industriale di riserva disponibile o sovrappopolazione relativa’. Con queste locuzioni, da Marx usate come sinonimi, egli intende riferirsi ai lavoratori espulsi dalla produzione, generalmente a seguito della meccanizzazione, sempre pronti però ad essere richiamati fra gli attivi con l’effetto di contenere gli eventuali aumenti salariali (Marx, 1973: vol. I, 3 tomo, pp. 78-79). «Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario della accumulazione ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalista, questa sovrappopolazione diventa, viceversa, la leva dell’accumulazione capitalista e addirittura ‘una delle condizioni d’esistenza del modo di produzione capitalistico’» (p. 82, corsivo nell’originale). La versione di ‘esercito industriale di riserva’ offerta da Lenin (nel suo ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’) non si discosta molto da quella di Karl Marx mostrandoci come l’espansione imperialista delle economie capitaliste le spinga al primo esordio dell’industrializzazione e in seguito, nei periodi di crisi economica, ad alleggerirsi del proprio surplus di forza lavoro per poi chiamarne altra dalle colonie nelle fasi di espansione. I migranti internazionali quali “”esercito industriale di riserva”” svolgerebbero la loro funzione di ammortizzatori delle tensioni del sistema capitalistico operando in direzione della stabilizzazione, a breve termine, sia del mercato del lavoro dei Paesi di esodo che di quelli di arrivo con l’effetto di consolidare la posizione politica ed economica della dominante classe borghese. Nel lungo periodo, ciò non di meno, i movimenti migratori, per Lenin, non risolverebbero le ineguaglianze economiche internazionali favorendo al contrario la destabilizzazione di tutti i sistemi di produzione capitalista”” (pag 31-32)”,”DEMx-068″ “POLLIO-SALIMBENI Antonio”,”Il grande mercato. Realtà e miti della globalizzazione. Con i testi di: Kobrin, Stiglitz, Squire, Rodrik, Laïdi.”,”Antonio Pollio Salimbeni, esperto di economia internazionale, giornalista, inviato de l’Unità, segue da anni i principali eventi economici e monetari europei e mondiali.”,”ECOT-216-FL” “POLLOCK Friedrich”,”Automazione. Dati per la valutazione delle conseguenze economiche e sociali. (Tit.orig.: Automation. Materialien zur Beurteilung der ökonomischen und sozialen Folgen)”,”Minaccia disoccupazione tecnologica (pag 94) Tavola 7 Albero genealogico della famiglia dei calcolatori “”Nel suo libro sulla “”liberazione”” dei lavoratori ad opera delle macchine, pubblicato nel 1933, Kähler giunge alla conclusione che, a partire da un certo livello, il progresso tecnico pone dei compiti che forse non possono essere risolti dalla libera economia. Nel suo studio parimenti edito dall’ Ufficio internazionale del lavoro, Woytinsky rileva che nell’ estate del 1929, epoca della massima occupazione dopo la guerra, in molti paesi c’erano più disoccupati e sotto-occupati che prima della prima guerra mondiale anche in anni di crisi, e che forse la crisi degli anni ’30 non avrebbe assunto proporzioni così minacciose “”…se il sistema sociale del mondo già da tempo non fosse stato scosso da una disoccupazione che si era sviluppata nel bel mezzo del boom congiunturale””””. (pag 73) “”Non è necessario riportare qui gli argomenti pro e contro una politica della piena occupazione, che da vent’anni hanno largo posto nei dibattiti sulla scienza economica. Basterà osservare che i lavori pubblici possono costituire un efficace contrappeso alla disoccupazione tecnologica di massa, solo se vengono attuati in una misura conforme allo scopo e per un periodo abbastanza lungo. In questo caso essi avrebbero probabilmente per conseguenza un ulteriore sviluppo verso il capitalismo di stato””. (pag 97)”,”USAE-054″ “POLLOCK Friedrich, a cura di Giacomo MARRAMAO”,”Teoria e prassi dell’economia di piano. Antologia degli scritti, 1928-1941.”,”””””Ogni scienza – è scritto nel ‘Capitale’ – sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica strettamente coincidessero””. Ogni qualvolta è in discussione una teoria di Marx e lo sforzo teso a comprenderla offre motivi di riflessione sui presupposti del pensiero marxiano, è necessario che si chiarisca in tutta la sua portata questa distinzione tra essenza e fenomeno, poiché è appunto essa che dà alla critica dell’economia politica la sua impronta caratterizzante rispetto ai sistemi dell'””economia volgare””. Se la caratteristica dell’economia volgare è di limitarsi a sistematizzare le “”forme fenomeniche””, occorre allora chiarire e, ove si tratti di Marx, stabilire sempre quale tema dell’economia politica venga da lui posto in discussione con il concetto di “”essenza””.”” [Friedrich Pollock, “”””Ogni scienza – è scritto nel ‘Capitale’ – sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica strettamente coincidessero””. Ogni qualvolta è in discussione una teoria di Marx e lo sforzo teso a comprenderla offre motivi di riflessione sui presupposti del pensiero marxiano, è necessario che si chiarisca in tutta la sua portata questa distinzione tra essenza e fenomeno, poiché è appunto essa che dà alla critica dell’economia politica la sua impronta caratterizzante rispetto ai sistemi dell'””economia volgare””. Se la caratteristica dell’economia volgare è di limitarsi a sistematizzare le “”forme fenomeniche””, occorre allora chiarire e, ove si tratti di Marx, stabilire sempre quale tema dell’economia politica venga da lui posto in discussione con il concetto di “”essenza””.”” (pag 61) [Friedrich Pollock, Teoria e prassi dell’economia di piano. Antologia degli scritti, 1928-1941, 1973] Analogia tra crollo di Borsa di New York del 1929 e del crac a Vienna nel 1873 (pag 137)”,”TEOC-547″ “POLLOCK Friedrich”,”Automazione. Conseguenze economiche e sociali.”,”Friedrich Pollock è nato a Friburgo nel 1894. Ha studiato economia e scienza della politica nelle università di Monaco, Friburgo e Francoforte, dove si è laureato nel 1923, iniziando pochi anni dopo l’insegnamento di economia politica. Fondatore con Adorno, Horkheimer e altri del famoso Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, ha diviso con questi l’esilio dopo il 1936, assumendo la direzione operativa dell’ Institute of Social Research di New York che raggruppava in quegli anni la maggior parte degli studiosi tedeschi ostili al nazismo. E’ autore di opere sui primi periodi di pianificazione sovietica (1929) e sui mutamenti strutturali nell’economia americana (1940). A partire dal 1950, ripreso l’insegnamento e la collaborazione al risorto Institut für Sozialforschung, si è occupato soprattutto di studi sulle conseguenze sociali dell’automazione. “”E’ chiaro che nel passaggio ai nuovi metodi di produzione non si tratta di problemi teorici nuovi. Se il processo dell’automazione avesse, anche solo approssimativamente, il carattere esplosivo della prima rivoluzione industriale, sussisterebbe senza dubbio il pericolo di una grande disoccupazione tecnologica. … finire (pag 183-185)”,”TEOS-016-FV” “POLNITZ Gotz Von”,”I Fugger.”,”Famiglia di banchieri tedeschi, originaria della Svevia e insediatasi dal 1367 ad Augusta. I primi esponenti esercitavano l’arte della tessitura. Fu Jakob I il Vecchio (1412-1469) a sviluppare l’attività commerciale, i cui proventi gli permisero di concedere ingenti prestiti al papa. I figli, specialmente Ulrich (1441-1510) e Jakob II, avviarono un proficuo sfruttamento minerario (argento, rame, ferro) in Tirolo, Boemia, Slesia, Spagna e Ungheria, e il commercio con l’America e l’Asia. Con Anton si ebbero i primi segni di crisi. La casata ebbe ancora illustri rappresentanti fino al sec. XIX, elevati ad alte cariche nell’impero. Cultori dell’arte, i F. lasciarono splendidi monumenti ad Augusta e una collezione di ca. 140 ritratti.”,”GERE-002″ “POLO Max”,”La seconda guerra mondiale. Prigionieri e deportati.”,”””Capitalismo e proletariato nei campi. Sì. Rubavano i comandanti, rubavano le funzionarie, le aiuto-funzionarie, le guardiane, le kapò… Perché non dovevano rubare anche le prigioniere? Non rubare, ma “”organizzare””. Il termine è trovato: “”organizzare””, sinonimo di rubare. “”Sai in quella baracca hanno organizzato questa notte un chilo di patate”” (…) (pag 109).”,”QMIS-063″ “POLO Max”,”Storia delle polizie segrete in URSS.”,”””L’ assassinio di Trotsky è stato il grande capolavoro di Beria”””,”RUSS-135″ “POLO Max, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. La conquista dell’ Italia.”,”””La trovata era geniale. L’ impiego degli elefanti ricorda l’ apparizione dei primi tanks. Ma non c’è arma nuova d’ offesa che immediatamente non ne richiami un’altra altrettanto nuova di difesa. Per i mezzi corazzati sarà l’ artiglieria anticarro. Per gli elefanti, un po’ più semplice. Non molto tempo dopo la battaglia di Eraclea, i Romani non tarderanno a scoprire l’ antidoto: il rumore e il fuoco””. (pag 173) “”Ascoli dunque è una battaglia senza vinti e senza vincitori. Benché ferito, benché derubato, resta sempre un mistero la “”ritirata”” di Pirro. Come pure rimane un mistero il mancato inseguimento dei Romani, ammesso che costoro si sentissero vincitori. E’ da preseumere che le due parti fossero talmente stremate da ritenere conveniente sospendere i combattimenti. Ad Ascoli i due eserciti si affrontarono e si annientarono a vicenda. Risultato: la fine delle ostilità. La guerra che uccide se stessa””. (pag 187)”,”STAx-108″ “POLO Max, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. I grandi antagonisti.”,”””Riferiamo – per dare alcuni tratti del suo carattere – un episodio che avverrà più tardi, quando sarà già un generale affermato. Un certo Caio Lusio, suo nipote, che ricopriva nell’ esercito un posto di comando, si era perdutamente innamorato di un suo soldato, di nome Trebonio. Fattolo chiamare di notte nella sua tenda, gli si era avventato sopra tentando di usargli violenza. Il soldato aveva reagito, e lo aveva ucciso. Portato davanti a un tribunale militare e processato per direttissima nel campo, Trebonio aveva cercato invano di giustificarsi, dicendo che era stato aggredito. Quando già il processo stava per mettersi male, ecco Mario alzarsi e comandare che fosse portata la corona che tradizionalmente si attribuiva per un atto di valore, e con le sue stesse mani incoronò Trebonio, dicendo che aveva fatto benissimo, che il suo gesto era onorevole e oppoprtuno in un momento in cui l’ esercito aveva bisogno di uomini e non di pederasti””. (pag 97)”,”STAx-110″ “POLO Marco, a cura di Ettore CAMESASCA”,”Il Milione.”,”Islam e Maometto. “”Mosul si è un gran reame, ov’hae molte generazioni di gente, le quali vi conteremo incontanente; e v’ha una gente che si chiamano arabi, che adorano Malcometto. Un’ altra gente v’ha che tengono la legge cristiana, ma non come comanda la Chiesa di Roma, ma fallono in più cose. Egli sono chiamati nestorini e iacopini. Egli hanno un patriarca (…). L’ altre parti sono saracini, che adorano Malcometto; e sono mala gente, e rubano volentieri i mercatanti.”” (pag 44)”,”VARx-163″ “POLO Marco, a cura di Fabrizio CLERICI”,”Il Milione.”,”Il Milione di Marco Polo, mercante, viaggiatore e scrittore nato a Venezia nel 1254 e che si recò in Asia, col padre Niccolò e lo zio Matteo, nel settimo decennio del Duecento. Il Milione è il racconto di un lungo viaggio attraverso terre e popoli lontani che Marco Polo scopre e rivela all’Occidente. É l’apertura di un grande varco tra civiltà con diversi sviluppi economici e culturali, un varco che ha contato assai per la crescità della civiltà umana. É un grande libro dell’incontro e del diaologo, del rapporto e della conoscenza tra Europa e Asia nel XIII Secolo.”,”VARx-024-FL” “POLO Max”,”L’occupazione nazista in Europa. L’occupazione nazista in Italia e in Francia. Volume I.”,”La Storia dell’occupazione nazista in Europa significa rievocare il più grande dramma umano dell’età moderrna.”,”GERN-015-FL” “POLO Gabriele SABATTINI Claudio”,”Restaurazione italiana. Fiat, la sconfitta operaia dell’autunno 1980: alle origini della controrivoluzione liberista.”,”La ricostruzione dei 35 giorni è stata fatta utilizzando la letteratura in materia (citata nella bibliografia), i giornali di allora, le fonti d’archivio (sindacali e imprenditoriali), ma soprattutto la memoria dei protagonisti. Ringraziamenti vanni a Sandro Bianchi, Silvio Canapè, Marco Giatti, Fulvio Perini, Luciano Pregnolato, Marco Revelli, Tiziano Rinaldini e tutti i compagni del Coordinamento cassintegrati Fiat.”,”MITT-425″ “POLO Gabriele”,”Assalto a San Lorenzo. La prima strage del fascismo al potere.”,”l 30 ottobre 1922, mentre le ultime colonne della marcia su Roma entrano in città e Mussolini presenta al re la lista dei ministri del suo primo governo, un centinaio di fascisti armati fa irruzione nel quartiere di San Lorenzo e apre il fuoco contro passanti e abitanti. E un attacco del tutto gratuito, politicamente inutile ai fini della conquista ormai avvenuta del potere, privo di qualsiasi logica, se non quella della vendetta. Gli squadristi hanno come unico obiettivo quello di punire gli abitanti di una zona della capitale in cui non sono mai riusciti a entrare e dove, quando hanno provato a farlo, sono stati sempre respinti. Ne nasce un lungo conflitto a fuoco tra camicie nere, esercito e militanti dei partiti di sinistra che lascerà sul terreno un numero imprecisato di vittime, tutte tra gli abitanti del quartiere. Il generale Pugliese darà subito ordine di trasportare i corpi al cimitero del Verano, per seppellirli «senza cerimonia funebre, per evitare nuovi disordini». In questo modo, di quei morti e della loro storia si perderà traccia e memoria. A poco più di cento anni di distanza, Gabriele Polo ricostruisce la genesi e la cronaca di quella giornata, restituendo un volto e una voce a chi ne rimase vittima e allo stesso tempo riportando alla luce, con una narrazione quasi in presa diretta, le tensioni che attraversarono quei momenti davvero fatali. Nel libro, la strage di San Lorenzo, immediatamente oscurata e rimossa, assume le caratteristiche di un episodio emblematico, nel quale è possibile ritrovare gli elementi che, da quel momento in poi, caratterizzeranno l’era fascista: la violenza, l’eversione, l’impunità e la propaganda, che trasformerà gli atti criminali di quei giorni nel mito della rivoluzione del duce. Gabriele Polo, giornalista, dal 2003 al 2009 è stato direttore del quotidiano «il manifesto». E autore di numerosi libri, tra i quali ricordiamo: ‘Lavorare manca. La crisi vista dal basso’ (con G. Boursier, Einaudi, 2014); ‘Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari’ (Marsilio, 2015); ‘Il sindacalista. Claudio Sabattini, una vita in movimento’ (Castelvecchi, 2022).”,”ITAR-362″ “POLO-FRIZ Luigi”,”1866. Una missione segreta di Lodovico Frapolli a Berlino. L’emigrazione ungherese. II Serie: Fonti. Vol. XCV.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil)”,”RISG-089-FSL” “POLO-FRIZ Luigi”,”Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento. Volume I. La vita. II Serie: Fonti. Vol. CV.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil) Il primo volume di Luigi Polo Friz ‘Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento’ (Roma, 2014) riporta il paragrafo: ‘1871. La Comune di Parigi e quella di Marsiglia’ (pag 251-258) Vosgi. Rilievo montuoso della Francia orientale, che, con direzione SO-NE, si estende per circa 250 km tra il Colle di Saverne a N e il Passo di Belfort a S, l’altopiano triassico lorenese e le colline argillose dei Faucilles a O, e infine la pianura alsaziana a levante.”,”RISG-096-FSL” “POLO-FRIZ Luigi”,”Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento. Volume II. II carteggio. II Serie: Fonti. Vol. CVI.”,”Lodovico Frapolli (1815-1878) è stato un politico, generale e patriota italiano. Nato a Milano, Frapolli frequentò dapprima l’Accademia militare di Olmütz in Moravia, poi studiò a Parigi a l’Ecole des mines e si laureò in ingegneria mineraria. Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e nel 1848-1849 fu ambasciatore a Parigi del Governo provvisorio della Lombardia, poi della Toscana e infine della Repubblica romana. Nel 1859 diventò Ministro della Guerra nel Governo Provvisorio di Modena, con Luigi Carlo Farini. Tra il 1860 e il 1871 prese parte alle imprese garibaldine, raggiungendo gli alti vertici militari, col grado di generale. Fu deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna e dalla IX alla XI legislatura del Regno d’Italia, nelle file dell’opposizione di sinistra 12. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Da Impero a Repubblica: la costruzione della Turchia moderna. Mustafa Kemal e il kemalismo” 1, “Memorie dal fronte” 1, “Notte di nozze” 1, e “Coricarsi e morire” 1. (copil) Il primo volume di Luigi Polo Friz ‘Lodovico Frapolli. Biografia e Carteggio. Scienziato, Rivoluzionario, Diplomatico, Svizzero, Massone, Uomo del Risorgimento’ (Roma, 2014) riporta il paragrafo: ‘1871. La Comune di Parigi e quella di Marsiglia’ (pag 251-258)”,”RISG-097-FSL” “POLSBY Nelson W. WILDAVSKY Aaron”,”Les elections presidentielles aux Etats-Unis. (Tit.orig.: Presidential Elections. Strategies of American Electoral Politics. Sixth Edition)”,”””Les habitudes de l’électorat américain, encore que sujet à des sautes d’humeur ,sont des plus stables dans l’ensemble. Depuis 1860, les deux mêmes vieux partis se partagent l’essentiel des charges publiques. De temps en temps, mais c’est très rare (dans les années 1860, 1890 et 1930 par exemple), il se produit, pour une raison ou pour une autre, un glissement de terrain, avec apparition de nouvelles frontières politiques sous l’égide des deux partis. Les clivages se redéfinissent en profondeur, et l’on voit émerger de nouvelles majorités et minorités plus ou moins durables, une nouvelle version du consensus idéologique, des hommes politiques nouveaux, ou une combination des trois phénomènes.”” (pag 222-223)”,”USAS-157″ “POLSI Alessandro”,”Storia dell’ Onu.”,”Alessandro Polsi, insegna Storia delle istituzioni politiche e Storia delle istituzioni internazionali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi in libri e riviste italiane ed estere. E’ autore, tra l’altro di ‘Alle origini del capitalismo italiano’ (Torino, 1993) e ‘Stato e banca centrale in Italia. Il governo della moneta e del sistema bancario in Italia dall’Unità a oggi’.”,”RAIx-373″ “POLSI Alessandro”,”Stato e Banca Centrale in Italia. Il governo della moneta e del sistema bancario dall’Ottocento a oggi.”,”Alessandro Polsi (Trieste, 1955) è ricercatore di Storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e docente di Storia dell’Amministrazione all’Università di Trieste. Si è occupato di storia del sistema creditizio.”,”ITAE-082-FL” “POLYA George”,”Come risolvere i problemi di matematica. Logica ed euristica nel metodo matematico.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-275-FL” “POLYA George”,”La scoperta matematica. Volume primo. Capire, imparare e insegnare a risolvere i problemi.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-276-FL” “POLYA George”,”La scoperta matematica. Volume secondo. Capire, imparare e insegnare a risolvere i problemi.”,”George Polya, professore emerito di matematiche, ha insegnato dal 1942 alla Stanford University. Laureatosi a Budapest, da 1914 al 1940 ha lavorato presso l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.”,”SCIx-292-FL” “POMBENI Paolo PIRO Franco a cura; saggi di Hans MOMMSEN Aldo AGOSTI Dieter GROH Frank DEPPE Madeleine REBERIOUX David MARQUAND Robert SKIDELSKY Leo MOULIN Renato MONTELEONE Fulvio Giovanni CAMMARANO Antonio CARATTONI”,”Movimento operaio e società industriale in Europa, 1870 – 1970.”,”Storia movimento operaio questione governo economia, gruppi dirigenti sezioni Terza Internazionale 3°, Q partito politico, formazione classe operaia GERM, FR, UK, Belgio, AU, UNGH, G. BOSIO e la 1° fase del ‘movimento operaio’, organizzazioni operaie IT industria pubblica, ruolo movimento operaio in aree marginali.”,”PARx-006″ “POMBENI Paolo”,”La politica nell’ Europa del ‘900.”,”Paolo POMBENI (Bolzano 1948) è Prof ordinario di storia comparata dei sistemi politici europei presso la facoltà di Scienze politiche di Bologna. Fra le sue pubblicazioni: – Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea. MULINO. 1994 – La Costituente. Un problema storico-politico. IDEM. 1995 – Lo Stato e la politica. IDEM. 1997. Dirige la rivista ‘Ricerche di storia politica’.”,”EUVx-006″ “POMBENI Paolo”,”Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”POMBENI Paolo è professore ordinario di storia dei partiti politici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Bologna. Ha scritto ‘Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana’ (1979), ‘All’ origine della forma-partito contemporanea’ (1984), ‘Demagogia e tirannide. Uno studio sulla forma-partito del fascismo’ (1984). “”Nel 1883 fu creato il primo partito strettamente socialista e di incerta ispirazione marxista, la Social Democratic Federation che tuttavia non ebbe grande importanza. Ben più significativo fu invece l’ Independent Labour Party (ILP, ndr) non tanto per il fatto che il suo leader, Keir Hardie, riuscì ad essere parlamentare per un breve periodo (1892-1895; il partito era stato ufficialmente fondato nel 1893) quanto perché dalle sua fila provenirono molti dei più sperimentati capi del futuro partito laburista. Altrettanta importanza è attribuibile alla Fabian Society, una organizzazione di studi e di azione politica che deve il suo curioso nome al riferimento al condottiero romano Fabio Massimo il Temporeggiatore come richiamo ad una tattica di trasformazione attraverso una lotta costante ma graduale. Essa fu fondata nel 1884 ed “”allevò”” i quadri intellettuali che teorizzarono la trasformazione “”socialista”” inglese con grande rigore e con un notevole sforzo di studi (da essi fra l’ altro partì l’ inizativa per la fondazione nel 1895 della famosa London School of Economics and Political Sciences) (LSE, ndr)””. (pag 274-275).”,”PARx-031″ “POMBENI Paolo”,”La ragione e la passione. Le forme della politica nell’Europa contemporanea.”,”Dedica dell’autore, Pombeni, ‘ai miei Maestri’: Giuseppe Alberigo, Roberto Ruffilli, Paolo Prodi Welfare state (pag 485-486) “”Il tema della redistribuzione e della gestione dello «sviluppo» rimase dominante e canonico nei sistemi politici europei almeno fino alla prima crisi petrolifera del 1973. E’ chiaro che esso poneva problemi non semplicemente di «giustizia sociale» o di «welfare», benché già questi temi da soli avessero una rilevanza capitale. Accanto a essi si collocavano tutte le questioni relative alla trasformazione dei costumi, della geografia politica, dell’equilibrio fra i diversi settori economici coi relativi poteri che vi erano connessi (…). Erano tutti fenomeni che richiedevano canalizzazione del consenso, disciplinamento sociale, governo delle angosce popolari (perché ogni trasformazione genera angoscia), azione equilibratrice fra le diverse componenti a tutela dell’equilibrio esistente. Nessuna società europea aveva dimenticato quanto la sottovalutazione di questi aspetti, come appunto era avvenuto negli anni Venti e Trenta, potesse essere pagata a caro prezzo. Non è certo un caso che un potente strumento di affermazione delle prime forme di «Comunità Europea» sia stata la sua politica agricola, formidabile caso di «ammortizzatore sociale», come si amerebbe dire oggi. Quel fenomeno di omogeneizzazione verso il centro della scala sociale dell’intero spettro della cittadinanza, che ha fatto parlare alcuni osservatori di una via paradossale alla realizzazione della società «senza classi» profetizzata da Marx, non sarebbe immaginabile senza l’attiva presenza della forma partito moderna, con le sue caratteristiche di «partito pigliatutto» (catch-all-party), di partito società e partito ghetto, orientato però a garantire ai suoi membri la fruizione non tanto della «giustizia sociale» (come in fondo era stato nell’Ottocento), ma del benessere individuale. Questo era però raggiungibile solo con un incremento della produzione economica e del reddito nazionale, tale da poter essere ridistribuito: questa era la «pianificazione economica» che tutti accettavano, ma che era qualcosa di ben diverso da quella immaginata da Hayek come via alla schiavitù. Non si trattava più infatti di decidere in termini prescrittivi «cosa» produrre e a quali costi, come si era fatto nelle economie belliche. Adesso, e qui stava la rivoluzione keynesiana, si trattava di coordinare gli strumenti del governo del ciclo economico in modo che questo fosse in grado non solo di produrre, ma di far circolare la ricchezza: cosa produrre era relativamente indifferente, purché si trovasse modo di inserire quella produzione nel circuito virtuoso che generava consumo e attraverso questo nuova ricchezza (33)”” (pag 485-486) [(33) Per i riferimenti bibliografici e gli ampliamenti di questo tema rinvio al mio, ‘La legittimazione del benessere’, cit.]”,”TEOP-518″ “POMBENI Paolo”,”Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea (1830-1968).”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”EURx-060-FL” “POMBENI Paolo a cura, con la collaborazione di Barbara COVILI”,”Introduzione alla storia contemporanea.”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”STOx-080-FL” “POMELLA Andrea”,”La guerra come forma e come metafisica. Tesi di dottorato.”,”Emmerich De-Vattel, La guerre en forme”,”QMIx-008-FGB” “POMERANZ Kenneth”,”La grande divergenza. La Cina, l’ Europa e la nascita dell’ economia mondiale moderna.”,”POMERANZ Kenneth insegna storia nell’ Università della California a Irvine. Ha pubblicato pure ‘The Making of a Hinterland: State, Society and Economy in Inland North China, 1853-1937’ (1993) e ‘The World that Trade Created. Society, Culture and the World Economy, 1400-the Present’ (con S. TOPIK, 1999). L’ agricoltura in Inghilterra. “”(…) sembra che la produttività agricola inglese non sia cambiata di molto fra il 1750 e il 1850″”. (pag 332) “”Le ricerche di Mauro Ambrosoli mostrano che sebbene gli inglesi studiassero le pratiche continentali, i manuali classici di agricoltura, e sperimentassero alacremente, gran parte di quello che impararono circa il modo migliore di mantenere la fertilità dei suoli pur aumentando le rese non trovò pratica applicazione in Gran Bretagna, perché implicava il ricorso a tecniche labour-intensive e gli agricoltori capitalisti inglesi (al contrario dei contadini del continente, suggerisce Ambrosoli) miravano a contenere al massimo il costo del lavoro e a massimizzare i profitti. I metodi adottati dagli agricoltori inglesi, elevando la produttività del lavoro, rappresentarono una rottura decisiva rispetto a gran parte della letteratura agronomica e in molti casi misero a repentaglio la fertilità del suolo. Fu in parte a causa di queste scelte strategiche che durante il XIX secolo dovettero essere importate quantità crescenti di fosfati e di nitrati, anche solo per impedire una diminuzione delle rese. In altre parole, senza i nuovi input provenienti dall’ industria, l’ Inghilterra avrebbe avuto difficoltà anche a mantenere invariato il livello delle rese agricole senza destinare all’ agricoltura una maggiore quantità di lavoro. Come vedremo, molte altre aree si avviarono sulla strada di un’ agricoltura labour-intensive che non condusse all’ industrializzazione””. (pag 332-333)”,”CINE-014″ “POMEROY Sarah B.”,”Donne in Atene e Roma.”,”L’A è docente alla City University di New York. “”Le donne delle famiglie influenti furono onorate anche con l’ erezione di statue ed edifici. Durante la tarda Repubblica e l’ Impero furono erette statue a molte donne, nonostante che Catone si fosse pronunciato aspramente contro questa abitudine, e che l’ imperatore Tiberio ordinasse di contenere gli onori ufficiali tributati alle donne.”” (pag 194) Odi e antagonismi ricadevano sugli uomini. “”Fulvia fu la prima moglie di Antonio, ma era già stata sposata due volte a mariti di illustre condizione e brillante carriera politica. Era la figlia di Sempronia, ma quantunque non avesse ereditato il fascino della madre, attrasse tre mariti con la propria ricchezza. (…) La sua “”virilità”” consisteva nell’ intromettersi in sfere riservate agli uomini. I suoi intrighi politici a favore dei vari mariti avevano lo scopo di favorirli, ma le sue ambizioni le attirarono odi personali. L’ antagonismo che suscitò dà la misura dell’ effettivo potere politico che le donne come lei esercitavano, sia attraverso la ricchezza che attraverso la loro influenza. Questo risultava anche dall’ odio che si addensava sugli uomini a cui esse erano legate; (…)””. (pag 195-196)”,”STAx-128″ “POMFRET David M.”,”‘Child Slavery’ in British and French Far-Eastern Colonies 1880-1945.”,”POMFRET David M. dell’Università di Hong Kong”,”CONx-162″ “POMIAN Krzysztof”,”L’Europa e le sue nazioni.”,”POMIAN è nato a Varsavia nel 1934. Espulso dal POUP nel 1966, due anni dopo viene estromesso dall’Università dove insegnava Storia della filosofia. Nel 1969-71 lavora al dipartimento manoscritti della Biblioteca nazionale di Varsavia. Dal 1973 risiede a Parigi dove è D di ricerca al CNRS. Si è occupato di storia socio-culturale della FR, della Polonia e dell’Italia. Autore di varie opere storiografiche e filosofiche, per i tipi del Saggiatore ha pubblicato: -Collezionisti, amatori e curiosi. 1989″,”EURx-063″ “POMIAN Krzysztof a cura, saggi di AMSTERDAMSKI Stefan, ATLAN Henri, DANCHIN Antoine, EKELAND Ivar, LARGEAULT Jean, MORIN Edgar, PETITOT Jean, PRIGOGINE Ilya, RUELLE David, STENGERS Isabelle, THOM Renè”,”Sul determinismo. La filosofia della scienza oggi.”,”Ordine e disordine, caso e necessità, informazione e rumore, singolarità e regolarità, la casualità, la previsione, i suoi fondamenti e i suoi limiti: sono queste le grandi questioni e i principali concetti, emergenti nella controversia sul determinismo, che la scienza e l’epistemologia contemporanee stanno sollevando.”,”FILx-040-FL” “POMIAN Krzysztof”,”L’ordine del tempo.”,”K. Pomian (Varsavia 1934) è stato direttore di ricerca al CNR di Parigi. È stato consulente al progetto dell’ ‘Enciclopedia Einaudi’, per cui ha scritto diverse voci sul tema del tempo e della periodizzazione. Fra le sue opere tradotte in Italia ‘Collezionisti, amatori e curiosi’ (Milano, 1989). Avvenimenti, Ripetizioni, Epoche, Strutture, Tempo. Contiene, tra i molti, i paragrafi: – I cicli e le crisi: Marx (pag 66-70) – Cicli lunghi, cicli brevi: Schumpeter (pag 70-74) – Filosofia della storia e idea di progresso: Hegel (pag 140-148) – Filosofia della storia: frattura tra presente e futuro: Marx (pag 149-155) I cicli del capitale e la tendenza a crisi economiche su scala sempre maggiore. “”Marx è l’unico che, nel secolo XIX, tenti una spiegazione, sulla base delle stesse forze interne, sia delle fluttuazioni periodiche sia del movimento lineare dell’economia capitalistica. Invece che accidenti causati da fattori esogeni, le crisi sono, per Marx, «sempre e solo delle temporanee e violente soluzioni delle contraddizioni esistenti, violente eruzioni che ristabiliscono momentaneamente l’equilibrio turbato» (23). D’altra parte, le crisi non sono fenomeni di circolazione; l’equilibrio che ristabiliscono non è tra domanda e offerta, né tra produzione e consumo. Si tratta invece di un equilibrio nei rapporti tra capitale, considerato complessivamente, e popolazione operaia, la forza lavoro, considerata anch’essa complessivamente; equilibrio soggetto a perturbazioni sempre maggiori nella misura in cui l’economia capitalistica si sviluppa, tanto che le crisi, sempre più acute, si succedono a intervalli sempre più brevi: «Fino ad oggi la durata periodica dei cicli è di dieci-undici anni, ma non c’è nessuna ragione per considerare costante questa cifra. Al contrario si deve inferire dalle leggi della produzione capitalistica (…) che è variabile e che il periodo dei cicli si ridurrà gradualmente» (24). Infatti, le leggi che regolano l’economia capitalistica le consentono «di superare questi limiti immanenti» ma unicamente «con mezzi che la pongono di fronte agli stessi limiti su scala rinnovata e più alta» (25)”” (pag 66-67) [Krzysztof Pomian, L’ordine del tempo, Einaudi, Torino, 1992] [(23) Karl Marx, ‘Das Kapital’, Hamburg 1894, libro III, sez. 3, cap. XV, II, trad. it. ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica’, Torino, 1975, pp. 349-50]; (24) Ibid., Libro I, cap. XXV, III; (25) Ibid., libro III, sez. 3, cap. XV, III, trad. it. cit., pp. 350-51] “”Filosofia della storia: frattura tra presente e futuro. Marx. (pag 149-155) “”In una lettera – spedita nel novembre 1877 – alla redazione degli «Otecestvennye Zapiski», Marx accusa un critico russo del ‘Capitale’ di trasformare il suo «schizzo storico della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una storia storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a ‘tutti’ i popoli, in qualunque situazione storica essi si trovino, per giungere infine alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo del lavoro sociale, assicura il più integrale sviluppo dell’uomo» (99). Si può sorvolare sul problema teorico e politico che sta all’origine di questa lettera: lo sviluppo capitalistico in Russia. Interessa soltanto l’opposizione che Marx stabilisce tra il proprio procedimento e quello che era costitutivo di una filosofia della storia di tipo hegeliano, se non di tutta la filosofia concepibile della storia. Lo studio di un fenomeno circoscritto e localizzato, la cui gestazione era già arrivata al termine, sta in opposizione con una generalizzazione a pretesa validità universale, che determina, una volta per tutte, la traiettoria che ogni popolo deve inevitabilmente percorrere. Non è obbligatorio accettare in pieno le opinioni di Marx sulla sua opera: ciò non toglie che le si debba conoscere. Il rifiuto della filosofia della storia, soprattutto ma non soltanto nella sua forma hegeliana, è costante nell’opera di Marx. «Là dove cessa la speculazione, – si legge nell’ ‘Ideologia tedesca’, – nella vita reale, comincia dunque la scienza reale e positiva, la rappresentazione dell’attività pratica, del processo pratico di sviluppo degli uomini. Cadono le frasi sulla coscienza e al loro posto deve subentrare il sapere reale. Con la rappresentazione della realtà la filosofia autonoma perde i suoi mezzi d’esistenza. Al suo posto può tutt’al più subentrare una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dell’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto, come la filosofia, una ricetta o uno schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (100). In quest’opera giovanile, la «scienza», l’ «analisi», lo «studio», il «sapere» sono opposti alla «speculazione», alla «filosofia». Il ruolo delle «astrazioni» è ridotto a quello di strumenti che possono facilitare un lavoro di classificazione dei fatti, assimilato, senza che la parola sia pronunziata, a una periodizzazione dalla quale sarebbe peraltro assente ogni idea di necessità supposta come determinante, una volta per tutte, la successione delle epoche. Un lungo passo di cui la parte citata costituisce la conclusione mostra come Marx ed Engels concepiscono una tale periodizzazione. Essa riguarda «le forme della proprietà» che rappresentano altrettanti stadi di sviluppo della divisione del lavoro, i quali manifestano a loro volta il grado di sviluppo raggiunto dalle forze produttive”” (pag 149-150) [Krzysztof Pomian, L’ordine del tempo, Einaudi, Torino, 1992] [(99) K. Marx, Lettera del novembre alla redazione degli “”Otecetstvennye Zapiski””, in “”Vestnik Narodnoj Volij””, maggio 1884 [trad. it. in B. Maffi (a cura di), ‘India, Cina, Russia’, Milano, 1970 (II ediz), pp. 300-3; (100) K. Marx e F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie’, in ‘Historische-kritische Gesamtausgabe’, Frankfurt am Main, Berlin, Moskva, 1932 [trad. it., ‘L’ideologia tedesca’, Roma, 1967 (II ediz), p. 14]”,”TEOS-010-FSD” “POMPEJANO Daniele RAFFAELE Giovanni”,”Nel vento del Sud… La Federazione messinese del PCI nella crisi e nel dibattito del 1943-1945. Storia e documenti.”,”Le posizioni delle sinistre prima del Congresso di Bari (pag 56-57) (posizione su Governo Badoglio e il re, la questione della partecipazione del PCI al governo Badoglio) “”E’ noto infatti che le forze moderate, Croce e De Nicola in primo luogo, premevano perché dal Congresso uscisse una posizione di rifiuto della collaborazione alle condizioni correnti con il governo Badoglio; tale rigidità copriva in realtà il progetto luogotenziale che esi meditavano di realizzare iproprio in forza di quella posizione di intransigenza e di rifiuto. Le sinistre, dunque, andavano a BNari su posizioni di netta intransigenza circa la presenza del monarca. Per il PSI O. Lizzadri raggiungeva Napoli alla vigilia del Congresso ed era latore di un documento redatto dallo stesso Nenni, e di uno del CCLN. (…) Il PCI dal canto suo si incontrava ufficialmente con Badoglio il 20 gennaio 1944. Ai suoi interlocutori, V. Spano ed E. Reale, il Maresciallo propose di partecipare alla formazione di un nuovo gabinetto dal momento che “”soltanto la presenza attiva dei rappresentanti i partiti di massa poteva dare al governo l’autorità necessaria a una partecipazione alla guerra ed a una ripresa della vita nazionale”” (25). Il PCI dovette opporre rifiuto alla richiesta di Badoglio dal momento che “”la permanenza sul trono del re fascista universalmente disprezzato [avrebbe vanificato] sin dall’inizio ogni tentativo patriottico di un qualsiasi governo il quale avrebbe perduto, per il fatto stesso di collaborare con Vittorio Emanuele, ogni sua autorità”” (pag 56-57-58)”,”PCIx-421″ “POMPEO FARACOVI Ornella”,”Il marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura, (1945-1968).”,”POMPEO FARACOVI Ornella si è laureata in filosofia all’Università di Firenze con una tesi (finanziarta dal CNR) di cui il presente volume costituisce lo sviluppo. Ha scritto pure un saggio su Sartre. Godelier (pag 257-258) Le due contraddizioni fondamentali secondo Godelier “”Godelier distingue nel ‘Capitale’ due diverse nozioni di contraddizione: “”abbiamo contraddizioni interne ad un sistema e contraddizioni fra questo ed altri sistemi”” (30). La contraddizione, cioè, fra classe capitalistica e classe operaia, è interna, specifica, ai rapporti di produzione capitalistici; essa “”caratterizza il sistema ‘fin dalla sua origine’, ed è continuamente riprodotta dal funzionamento del sistema stesso”” (31). Ma non è questa la contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico, bensì l’altra, che si instaura non all’interno di una struttura, ma fra due strutture diverse: la contraddizione fra lo sviluppo delle forze produttive, e i rapporti di produzione, nella forma della proprietà privata dei mezzi di produzione. Si tratta di una contraddizione che non è specifica del sistema, in quanto esiste in esso non dalla sua origine, bensì si produce a un certo stadio della sua evoluzione. “”La contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalista è nata dallo sviluppo di questo modo di produzione, ma essa non è lo sviluppo di una contraddizione presente ‘fin dall’origine’ nel sistema. Questa contraddizione appare senza che nessuno abbia voluto farla apparire. Questa contraddizione è dunque inintenzionale”” (32). La superiorità del modo di produzione socialista sta nel fatto che “”la struttura dei rapporti di produzione, nel socialismo, ‘corrisponde’ funzionalmente alle nuove condizioni di sviluppo delle forze produttive”” (33). Il socialismo risolve dunque la contraddizione del capitalismo senza che tra l’uno e l’altro sia configurabile un rapporto dialettico di evoluzione; la contraddizione fondamentale non è infatti interna ai rapporti di produzione del capitalismo, e la contraddizione interna, quella tra capitalisti e operai, “”non contiene al proprio interno l’insieme delle contraddizioni indispensabili per la propria soluzione”” (34)”” [Ornella Pompeo Faracovi, Il marxismo francese contemporaneo fra dialettica e struttura, (1945-1968), 1972] [(30) Maurice Godelier, Razionalità e irrazionalità nell’economia, 1970, p. 184; (312) Ivi, p. 185; (32) Ivi, p. 187 (33) Ivi, p. 188; (34) Ivi, p. 193 (in corsivo nel testo)]”,”TEOC-611″ “POMPER Philip”,”Lenin, Trotsky and Stalin. The Intelligentsia and Power.”,”Philip POMPER è professore di storia alla Wesleyan University. E’ autore di numerosi libri, incluso ‘The Structure of the Minde in History’ e ‘Trotsky’s Notebooks, 1933-35’ entrambi pubblicati dalla Columbia University Press. In questo libro ‘Lenin Trotsky e Stalin’ POMPER esamina la psicologia e l’ interazione politica dei tre uomini che giocarono un ruolo centrale nell’ instaurazione del potere bolscevico. POMPER studia dapprima l’ ascesa personale e politica di LENIN come leader del movimento socialdemocratico. Poi introduce TROTSKY e STALIN, attinge documenti dagli archivi di Max EASTMAN, e dagli scritti di emigrati e dissidenti. “”Sia la Krupskaia che Valentinov attestano del suo esaurimento psicologico e fisico – quest’ultimo legato probabilmente alla depressione. Dopo un anno di vana lotta contro i menscevichi “”disorganizzatori””, le defezioni dai suoi comitati bolscevichi, e l’ insuccesso nel giungere a un nuovo congresso di partito, egli fece ricorso alla terapia dell’ isolamento. Abituato in passato a toniche vacanze estive in campagna, ritornò a questo metodo alla fine di luglio 1904. Lenin e la Krupskaia riempirono gli zaini e passarono le successive poche settimane in escursioni in montagna. Con i nervi tonificati, Lenin cominciò a reclutare collaboratori letterari per il nuovo organo della frazione bolscevica col suo usuale zelo””. (pag 79)”,”RIRx-100″ “POMPER Philip”,”Lenin’s brother. The origins of the October Revolution.”,”POMPER Philip è William F. Armstrong Professor of History alla Wesleyan University. E’ autore pure di ‘The Russian Revolutionary Intelligentsia’. “”Lenin believed in Engels’s dictum that the goddess of History, whose dialectic presumably guarantees progress, is nonetheless the cruelest of them all”” (pag 217) Sasha legge le opere di Marx (Annali franco-tedeschi, critica della filosofia di Hegel) e di Plechanov ma non si converte al marxismo (pag 98)”,”RIRB-132″ “POMPER Philip”,”Peter Lavrov and the Russian Revolutionary Movement.”,”Peter Lavrov (1823-1900) has possibly been the most neglected of all major figures in the history of the Russian revolutionary movement. In the U.S.S.R. he was posthumously ‘purged’ under Stalin, and he has not been totally ‘rehabilitated’ since then. Indeed, Philip Pomper’s biographical and analytical work is the first comprehensive book-length study of this important figure in any language. Professor Pomper, using a wide range of sources, including archival materials, traces the history of Lavrov’s revolutionary pursuits from his role as a prophet of the preparationist strategy of the early 1870s through his involvement in the strategic debates and innovations between the mid 1870s and 1900. Of central importance are Lavrov’s concessions to Bakuninism and his eventual acceptance of terrorism as an instrument of revolution. Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University. He is the author of The Russian Revolutionary Intelligentsia.”,”MRSx-003-FL” “POMPER Philip”,”The Russian Revolutionary Intelligentsia.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Preface, Bibliographical Essay, Index,”,”RIRx-051-FL” “POMPER Philip”,”Sergei Nechaev.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Sergei Nechaev (1847-1882) was a firebrand, would-be revolutionary, a conspirator who murdered one of his own comrades, a self.styled avenger bent on ridding mid-nineteenth-century Russia of the Tsar and all his instruments of oppression. His effect on the older émigré revolutionaries, Bakunin and Ogarev, was considerable, and because of the force of his personality and his singular skills at manipulanting people-from fellow students to his own prison guards his influence and notoriety far exceeded his effectiveness as an agent of revolution. Preface, Introduction, Abbreviations Used in the Notes, Notes, Bibliography, Index,”,”ANAx-017-FL” “POMPER Philip”,”Lenin, Trotsky, and Stalin. The Intelligentsia and Power.”,”Philip Pomper is associate professor of history at Wesleyan University in Connecticut. Preface, Acknowledgments, A Note on Dates and Transliterations, Notes, Index,”,”RIRx-060-FL” “POMPILI Giulia”,”Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l’Asia.”,”Giulia Pompili è giornalista del “”Foglio”” dal 2010, dove segue le notizie dell’Asia orientale, tra Giappone, Cina, le due Coree e Taiwan. Corea del Sud come nuovo Giappone (pag 211)”,”ASIx-127″ “POMPILIO Giordano”,”La Camera del Lavoro di Alessandria dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Libro pionieristico sullo stesso tema di Roberto BOTTA oggi direttore dell’ Istituto per la storia della resistenza e dela società contemporanea. (ROBERTO BOTTA, Le origini della Camera del Lavoro di Alessandria, Alessandria, Edizioni dell´Orso, 1985, pp. 104, L. 16.000. Esaurito) Giordano POMPILIO è nato ad Alessandria nel 1973. Si è laureato presso la facoltà di scienze politiche dell’ Univeristà del Piemonte Orientale con una tesi dedicata alla storia del movimento operaio alessandrino di inizio secolo della quale questo lavoro costituisce una rielaborazione. “”Al termine del suo secondo anno da segretario, Casorati era riuscito a riportare il numero dei soci organizzati sui livelli del 1901-1902: gli operai in possesso della tessera camerale al 31 dicembre 1906 arrivarono a 2.939, con un balzo in avanti di quasi 700 iscrizioni in più rispetto al passato 1905. Molte leghe avevano notevolmente ingrossato le proprie fila: “”notiamo la Sezione femminile dei Cappellai che da 420 è salita a 600 (…), la sezione Contadini che da 54 è salita a 174, le Lega Muratori che da 26 è arrivata a 122.”” Il notevole calo di presenze registrato tra i ferrovieri (scesi in dodici mesi da 472 a 370 circa) passava in secondo piano (…)””. (pag 71)”,”MITT-225″ “POMPILIO Giordano”,”La Camera del Lavoro di Alessandria dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Giordano POMPILIO è nato ad Alessandria nel 1973. Si è laureato presso la facoltà di scienze politiche dell’ Univeristà del Piemonte Orientale con una tesi dedicata alla storia del movimento operaio alessandrino di inizio secolo della quale questo lavoro costituisce una rielaborazione.”,”MITT-001-FSD” “PONCE Anibal”,”Educazione e lotta di classe. Una ricostruzione marxista della storia dell’ educazione.”,”Anibal Norberto PONCE, scrittore e saggista (Baires 1898-Città del Messico 1938) è il più noto intellettuale marxista argentino.”,”STOS-024″ “POND Hugh”,”Salerno!”,”Libro scritto dal Maggiore Hugh Pond, sposato a un’italiana. L’autore non risparmia nulla e nessuno. L’operazione «Avalanche», ossia valanga, passò alla storia come «una valanga di errori», perché le truppe scaraventate nella zona di Salerno, dopo aver subito perdite immense, rischiarono di essere ricacciate in mare dai poderosi soldati del Feldmaresciallo Kesserling. Di certi eventi della battaglia scrissero, ma brevemente, il generale Mark Clark, americano, e il maresciallo Alexander; ma la storia completa e brutale di quei nove giorni è rimasta sconosciuta sino all’apparire di questo libro. Dalla prefazione: “”Il termine militare «giorno D» è strettamente connesso nella mente del pubblico con il 6 giugno 1944 e con l’apertura del secondo fronte in Europa. nella seconda guerra mondiale vi furono però centinaia di altri «giorni D» per operazioni piccole e grandi, che sono altrettanto importanti per le migliaia di soldati che vi presero parte, dalla Norvegia alla Nuova Guinea e da Arnheim a Guadalcanal. Il 9 settembre 1943 fu un «giorno D» particolarmente significativo per le numerose truppe anglo-americane che formavano la quinta armata che seguì il primo sbarco contrastato su grande scala nel continente europeo. Da quest’operazione e da quelle che la seguirono, come ad esempio Anzio, furono tratte molte lezioni preziose, che furono poi messe in pratica in «Overlord». Lo sbarco di Salerno fu chiamato «Avalanche» e fu descritto da alcuni come una «valanga di errori». Ma quantunque nei primi giorni l’operazione minacciasse di essere disastrosa per gli alleati, essa fu alla fine coronata di successo e formò il preludio della lunga e costosa campagna d’Italia. (…) Confusione, caos e talvolta quasi un senso di catastrofe risulterebbero dalle mie discussioni con gli uomini che rpesero parte a questa battaglia, ma la conclusione finale è una storia di bravura e di tenacia non soltanto degli alleati, ma anche dei tedeschi. (…) Quando l’ammiraglio Lord Cunningham di Hyndhope scrisse i suoi dispacci, giunse alla conclusione che la marina era stata il fattore decisivo. Alexander non fu d’accordo con questo punto di vista e la pubblicazione di dispacci fu ritardata di parecchi mesi; l’edizione finale non conteneva che una versione molto diluita degli avvenimenti, che non rende veramente giustizia all’attività svolta dalla marina anglo-americana. In questa battaglia i tedeschi diedero prova di grande valore, specialmente la sedicesima divisione corazzata la quale, di fronte alle soverchianti forze alleate, inflisse perdite gravi alla quinta armata e riuscì quasi a spazzarla via dalla piccola testa di ponte. È quindi tanto più deplorevole che gli scrittori di recenti storie militari tedesche abbiano ritenuto opportuno inserirvi senza alcuna necessità delle semi verità per scusare la sconfitta. La storia della sedicesima divisione corazzata, pubblicata nel 1958, asserisce che il «giorno D» gli alleati avevano a Salerno sei divisioni complete. Ciò è assolutamente falso, dato che furono sbarcate solo tre divisioni alleate. (…) I rinforzi tedeschi giunsero sul campo di battaglia per via di terra molto più presto di quelli alleati, e a un certo momento furono i tedeschi ad avere un forte vantaggio numerico. Si ha la sgradevole sensazione che gli storici tedeschi stiano riscrivendo la storia, nascondendo gli errori commessi, per essere certi di presentare alla gioventù germanica di oggi il «giusto punto di vista». Il generale Mark Clark appare come una figura alquanto discutibile, e il suo comportamento è estremamente interessante, soprattutto se prendiamo in considerazione le successive operazioni ad Anzio e a Cassino”” (pag 14-16)”,”QMIS-033-FGB” “POND Hugh”,”Sicilia!”,”‘Uno storico inglese spiega gli errori compiuti dagli alleati e gli eroismi inutili degli italiani durante lo sbarco in Sicilia’ (in copertina) ‘Molti libri sono stati scritti sull’invasione della Sicilia da parte degli alleati, ma questo rivela per la prima volta con l’esattezza e lo scrupolo che hano già portato al successo ‘Salerno!’, i retroscena e i contrasti degli stati maggiori, l’incompetenza di Montgomery, l’incoscienza del generale Eisenhower, i litigi tra Monty, Eisenhower e Alexander, i sospetti tra italiani e tedeschi, le dispute strategiche tra il generale Guzzoni che quasi era riuscito a rigettare in mare gli americani e il Feldmaresciallo Kesselring che nel tentativo di ricostruire tutte le difese dell’isola venne sorpreso con le sue forze sparse durante il giorno dell’invasione. Il maggiore Pond, con la sua solita imparzialità, mostra gli errori e le confusioni in cui caddero la marina e l’aviazione oltreché le forze da sbarco alleate, e che consentirono ai tedeschi, numericamente inferiori da uno a dieci, quasi una vittoria”” (quarta di copertina)”,”QMIS-004-FFS” “PONIATOWSKI Michel”,”Storia del Direttorio da Talleyrand a Napoleone. La fine della Rivoluzione Francese.”,”PONIATOWSKI è nato nel 1922. Discendente da una nobile famiglia polacca, si è laureato a Parigi e a Cambridge. Diplomatico, esperto di alta finanza, più volte ministro, è stato negli anni 1970 tra i principali collaboratori di Giscard D’ESTAING. Presidente onorario del Partito Repubblicano, è anche membro del Parlamento europeo.”,”FRAN-036″ “PONOMAREV B.N. ZAGLADIN V.V. e altri, a cura; comitato editoriale A.A. GALKIN L.I. GINTSBERG N.A. KOVALSKY N.F. KUZMIN T.T. TIMOFEYEV”,”The International Working Class Movement. Problems of History and Theory. Volume II. The Working Class Movement in the period of transition to imperialism (1871-1904).”,”Opera in sette volumi Comitato editoriale A.A. GALKIN L.I. GINTSBERG N.A. KOVALSKY N.F. KUZMIN T.T. TIMOFEYEV”,”MOIx-009-E” “PONOMAREV B.N. ZAGLADIN V.V. e altri, a cura, comitato editoriale S.S. KHROMOV, B.I. KOVAL, I.M. KRIVOGUZ, P.A. RODIONOV, R.Y. YEVZEROV”,”The International Working Class Movement. Problems of History and Theory. Volume III. Revolutionary Battles of the Early 20th Century.”,”Opera in sette volumi Comitato editoriale S.S. KHROMOV, B.I. KOVAL, I.M. KRIVOGUZ, P.A. RODIONOV, R.Y. YEVZEROV”,”MOIx-009-F” “PONOMARIOV B.N. VOLKOV I.M. VOLIN M.S. ZAITSEV V.S. KUCKIN A.P. MINTS I.I. SLEPOV L.A. SOBOLEV A.A. TIMOFEIEVSKI A.A. KHVOSTOV V.M. SCIATAGHIN N.I. a cura”,”Storia del partito comunista dell’ Unione Sovietica.”,”””Ogni mese di questo periodo, – affermava Lenin, – dal punto di vista dell’ insegnamento degli elementi fondamentali della scienza politica, alle masse e ai capi, alle classi e ai partiti, equivale a un anno di sviluppo “”pacifico””, “”costituzionale””””. (Lenin, L’ internazionale comunista, Edizioni Rinascita). (pag 127)”,”RIRx-096″ “PONOMARIOV B.N. VOLKOV I.M. VOLIN M.S. ZAITSEV V.S. KUCKIN A.P. MINTS I.I. SLEPOV L.A. SOBOLEV A.A. TIMOFEIEVSKI A.A. KHVOSTOV V.M. SCIATAGHIN N.I. a cura”,”Storia del partito comunista dell’ Unione Sovietica.”,”””…il socialismo – diceva V.I. Lenin – è la società che nasce direttamente dal capitalismo… Il comunismo è invece una specie superiore, e può svilupparsi soltanto quando il socialismo si è pienamente consolidato””. (Opere, vol XXX, pag 260) (pag 121)”,”RIRx-097″ “PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”Russia in the Age of Wars 1914-1945.”,”saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”RUST-060″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura; collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume primo. A-L.”,”Collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”EURC-102″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura; collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume secondo M-Z.”,”””In un manuale del Comintern sulle rivolte armate, Tuchacevskij trattò dei combattimenti in città. Egli non esitò a riprendere queste idee nei tardi anni Venti, quando ormai l’Urss intratteneva relazioni diplomatiche con la maggior parte dei paesi europei. Dal 1925, come capo di Stato maggiore dell’Armata Rossa, Tuchacevskij iniziò a studiare le probabili caratteristiche dei conflitti futuri. Nel maggio 1928, in un volume intitolato ‘Guerra futura’ pose l’accento sullo sviluppo industriale come precondizione dell’artiglieria pesante, delle armi chimiche e di altri mezzi bellici. L’Armata Rossa avrebbe avuto bisogno di unità mobili, di autoblindo, di carri armati e di una grande aviazione – tutti fattori non disponibili negli anni Venti. L’intento di superare l’arretratezza tecnica dell’esercito saldò gli obiettivi delle forze armate e dell’industria allorché, verso la fine degli anni Venti, ebbe inizio l’èra dei piani””. (pag 494) (Lehnart Samuelson) Collaborazione di Aldo AGOSTI Robert ALEXANDER Catherine ANDREYEV John D. BARBER Francesco BENVENUTI Thomas BERNSTEIN Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Antonello F. BIAGINI David BIDUSSA Alain BLUM Stefano BOTTONI Michel BOURDEAUX David BRANDENBERGER Alessandro BROGI Archie BROWN Philippe BUTON Irina V. BYSTROVA Giampaolo CALCHI NOVATI Francesco M. CATALUCCIO David P. CHANDLER Timothy CHEEK Paolo CHIARINI Oleg V. CHLEVNJUK Charles E. CLARK Florin CONSTANTINIU Marta CRAVERI Stephen F. CROWLEY Mario Alessandro CURLETTO Norman DAVIES Robert W. DAVIES Alessandro DE-MAGISTRIS Anna DI-BIAGIO Sabine DULLIN Elena DUNDOVICH Antonio ELORZA Maria FERRETTI Alberto FILIPPI Donald A. FILTZER Gyorgy FÖLDES Delia FONTANA Juliane FUERST Ilja V. GAJDUK Stefano GARZONIO Leonid Ja. GIBJANSKIJ Graeme GILL Agostino GIOVAGNOLI Abbott GLEASON Piero GLEIJESES Francesca GORI José GOTOVITCH Andrea GRAZIOSI Roberto GUALTIERI Adriano GUERRA Sandro GUERRIERI Renzo GUOLO Igal HALFIN Frederick HALLIDAY Mark HARRISON John E. HAYNES Paul HOLLANDER David HOLLOWAY John O. IATRIDES Jon S. JACOBSON JI YOU Robert JOHNSON Karel KAPLAN Michael Ch. KASER Peter KENEZ Lutz KLINKHAMMER Mark KRAMER Ragnheidur KRISTJANSDOTTIR Rick KUHN Ana LALAJ Andrei N. LANKOV Iain LAUCHLAN Marc LAZAR Natalja S. LEBEDEVA Melvyn P. LEFFLER Matthew LENOE Jurij LEVADA Wilfried LOTH Ottokar LUBAN Arto LUUKKANEN Sergio LUZZATTO Maurizio MARINELLI Vojtech MASTNY Kevin F. McDERMOTT Ellen MICKIEWICZ Rana MITTER Vsevolod MOZAEV Norman M. NAIMARK Michail M. NARINSKIJ Nation R. CRAIG Joao Arsenio NUNES Elena A. OSOKINA Fraser OTTANELLI Richard J. OVERY Andzrej PACZKOWSKI Leonardo PAGGI Marco PALLA Gian Piero PIRETTO Silvio PONS Catherine POUJOL Vladimir POZNJAKOV Sophie QUINN-JUDGE Nicole RACINE Gabriele RANZATO Leonardo RAPONE Christopher READ Arfon E. REES Kimmo RENTOLA Pierre RIGOULOT Geoffrey K. ROBERTS Andrea ROMANO Federico ROMERO Laurent RUCKER Anthony SAICH Francesco SALVI Lennart SAMUELSON Donald SASSOON Biancamaria SCARCIA AMORETTI Ellen SCHRECKER Vjacesalv SEREDA Robert SERVICE Jeremy R. SMITH Carlo SPAGNOLO Alessandro STANZIANI Anders STEPHANSON Richard STITES Arthur STOCKWIN Vittorio STRADA Brigitte STUDER Aleksandr S. STYKALIN Attila SZAKOLCZAI William TAUBMAN Ermanno TAVIANI Richard TAYLOR Nicolas TERTULIAN Ian D. THATCHER Andrew J. THORPE Luigi TOMBA Olle TÖRNQUIST Vitka TOSKOVA Giuseppe VACCA Giampalo VALDEVIT Alekandr I. VATLIN Antonello VENTURI Tom VILLIS Lynne VIOLA Kathryn WEATHERSBY Nicolas WERTH Odd Arne WESTAD Stephen G. WHEATCROFT Stephen WITHE Serge WOLIKOW Loris ZANATTA Victor ZASLAVSKY Elena U. ZUBKOVA Vladislav M. ZUBOK”,”EURC-102-B” “PONS Silvio”,”La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale, 1917-1991.”,”PONS Silvio insegna storia dell’Europa orientale all’Università di Roma Tor Vergata. “”Nel luglio 1930 i dirigenti russi chiesero ai comunisti tedeschi di battersi energicamente contro i nazionalsocialisti. Un anno più tardi, però, il Comintern ispirò la decisione dei comunisti di appoggiare un referendum promosso dai nazionalsocialisti contro il governo socialidemocratico in Prussia. In realtà, come era accaduto nel decennio precedente, la condotta dei comunisti tedeschi non fu interamente determinata dalle direttive centrali. Svariati episodi di unità antifascista si verificarono a livello locale. Ma il conflitto con la socialdemocrazia finì per prevalere sulla resistenza all’ascesa impetuosa della destra radicale, perché il rifiuto verso Weimar era più forte della volontà di arginare il nazionalismo e perché si credeva che il collasso dei precari equilibri della repubblica avrebbe potuto aprire una nuova stagione rivoluzionaria. I comunisti tedeschi furono dei pionieri nell’applicare l’assioma che quanto più le cose andavano male, tanto più la situazione sarebbe stata favorevole. Essi bollarono come “”fascisti”” i governi di Weimar sin dal 1930, offuscando così la vera minaccia costituita dal nazionalsocialismo. Anche questa volta, il “”nazionalbolscevismo”” immaginato da Radek anni prima non trovò uno sbocco concreto e rimase subordinato al discorso classista. Ma la frattura tra comunisti e socialdemocratici fu sufficiente per aggravare irreparabilmente la divisione del movimento operaio tedesco, destinata a favorire Hitler. A differenza che nel 1923, però, i comunisti tedeschi non giocarono neppure la carta dell’insurrezione. Malgrado la retorica rivoluzionaria cominternista, una simile scelta era esclusa dall’interesse dell’Urss di evitare una guerra nell’Europa centrale, come Manuilskij affermò esplicitamente all’XI Plenum dell’Ikki, nel marzo 1931. L’apparato paramilitare della Kpd approntò i suoi piani per aiutare l’Urss in caso di guerra, ma non per tentare di prendere il potere. Nessun autentico ripensamento della teoria del “”socialfascismo”” si profilò a Mosca come a Berlino neppure al momento dell’avvento di Hitler al potere, nel marzo 1933. I comunisti tedeschi si distinsero per essere tra le prime vittime del regime nazista. I sovietici assistettero alla rovina del principale partito comunista europeo senza cambiare una virgola delle proprie asserzioni. Nel dicembre 1933, il XIII Plenum dell’Ikki indicò una volta di più tanto nel fascismo quanto nella socialdemocrazia i nemici da combattere e annunciò nuove crisi rivoluzionarie. La voce di Trotsky si levò con ragione dall’esilio per denunciare la cecità della teoria del “”socialfascismo”””” (pag 96-97)”,”RUST-150″ “PONS Silvio SERVICE Robert a cura”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume primo A-L.”,”Pons Silvio, universitàTor Vergata, Roma. Service Robert, Oxford University, regno Unito.”,”RUST-010-FL” “PONS Silvio SERVICE Robert a cura”,”Dizionario del comunismo nel XX secolo. Volume secondo M-Z,”,”Pons Silvio, universitàTor Vergata, Roma. Service Robert, Oxford University, regno Unito.”,”RUST-011-FL” “PONS Silvio ROCCUCCI Adriano ROMERO Federico a cura; saggi di Federico ROMERO Silvio PONS Sergio FABBRINI Valerio CASTRONOVO Carlo FUMIAN Roberto ARTONI Guido M. REY Guido FABIANI Saverio LUZZI Antonio VARSORI Luca RICCARDI Luciano TOSI Massimo BUCARELLI Giovanni Mario CECI Laura CIGLIONI Daniela PREDA Marinella NERI GUALDESI Franco BOTTA Matteo GERLINI Paolo BORRUSO Marco IMPAGLIAZZO Danilo RAPONI Gabriele D’OTTAVIO”,”L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. Volume I. Fine della Guerra fredda e globalizzazione.”,”Saggi di Federico ROMERO Silvio PONS Sergio FABBRINI Valerio CASTRONOVO Carlo FUMIAN Roberto ARTONI Guido M. REY Guido FABIANI Saverio LUZZI Antonio VARSORI Luca RICCARDI Luciano TOSI Massimo BUCARELLI Giovanni Mario CECI Laura CIGLIONI Daniela PREDA Marinella NERI GUALDESI Franco BOTTA Matteo GERLINI Paolo BORRUSO Marco IMPAGLIAZZO Danilo RAPONI Gabriele D’OTTAVIO”,”ITAV-017″ “PONS Silvio”,”In the Aftermath of the Age of Wars: the Impact of World War II on Soviet Security Policy. Estratto da: ‘Russia in the Age of Wars 1914-1945′.”,”Silvio Pons insegna storia russa all’Università di Bologna e storia contemporanea all’Università di Bari. E’ direttore della Fondazione Istituto Gramsci (2000). E’ autore tra l’altro di ‘Stalin e la guerra inevitabile, 1936-41′ (1995) “”In July 1940 Stalin revealed to Cripps the main principle underlying his strategy, declaring that the USSR rejected any policy which involved defending the “”old older”” in Europe (6). The same “”revisionist”” principle underlay the instructions which Stalin sent to Molotov in November 1940 just before the Berlin meetings. These instructions focused exclusively on the carving out of “”spheres of influence”” (especially in Central and South East Europe) as the means for ensuring Soviet security. Stalin’s instruction provide us with a detailed overview of the geostrategic thinking of Soviet leaders in the first phase of the Second Word War (7). The objective of completing the allocation of German and Soviet zones of influence which had been started in August and September 1939 was explicitly stated. Stalin’s planes covered the whole theatre of Eastern and South-Eastern Europe, with the obvious exception of Poland and the Baltic stated”” (pag 278) Volume: PONS Silvio ROMANO Andrea a cura; saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS, Russia in the Age of Wars 1914-1945. ANNALI FONDAZIONE GIANGIACOMO FELTRINELLI. MILANO. 2000 pag XXV 322 8° presentazione introduzione di PONS e ROMANO abbreviazioni note notizie sui collaboratori indice nomi. saggi di M. VON-HAGEN P. GATRELL, A. SALOMONI R. SERVICE A. DI-BIAGIO A. ROMANO S. DULLIN G. ROBERTS O. KHLEVNIUK S.J. MAIN L. SAMUELSON V. POZNIAKOV G. GORODETSKY V. NEVEZHIN J. BARBER S. PONS”,”QMIS-221″ “PONS Silvio”,”Berlinguer e la fine del comunismo.”,”Silvio Pons è nato a Firenze nel 1955. E’ docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Roma ‘Tor Vergata’ e direttore della Fondazione Istituto Gramsci.”,”PCIx-003-FC” “PONS Silvio”,”I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento.”,”Manca la bibliografia Silvio Pons insegna Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È presidente della Fondazione Gramsci. Tra le sue pubblicazioni (Einaudi) ‘Berlinguer e la fine del comunismo’ (2000), ‘La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale, 1917-1991’ (2012) e la cura (con Robert Service) del ‘Dizionario del comunismo nel XX secolo’ (2006-2007). “”Le critiche di esponenti del Comintern ai comunisti italiani si estesero soprattutto all’analisi del fascismo. In particolare, Giulio Aquila (Gyula Sas), comunista ungherese inviato in Italia, insisteva sul carattere di massa non effimero del fascismo, capace di suscitare un consenso popolare tramite la combinazione sincretica di socialismo e nazionalismo e persino di autonomizzarsi dalle élite capitalistiche (45). La nozione del carattere di massa del fascismo, in realtà, non era ignota all’ex gruppo ordinovista. Ne è testimonianza un rapporto di Palmiro Togliatti che non era giunto in tempo a Mosca per il Congresso del Comintern e che delineava un’interpretazione incentrata sulle debolezze dello Stato liberale italiano e sui tratti di originalità del fenomeno fascista, diversa da quella rigidamente classista di Bordiga (46). Tuttavia i nessi tra l’analisi e la linea politica stentavano a comporre un quadro coerente. Gramsci a Mosca svolse un ruolo di mediazione, scontando la debolezza di un partito decimato dagli arresti di polizia e mancante di una forte base di militanti. Accusò Rákosi di adottare metodi sbrigativi e sprezzanti delle capacità organizzative dei comunisti italiani, ma riconobbe che la linea del Comintern non poteva non mirare a conquistare la massa dei partiti socialisti europei (47). Poco dopo però Zinoviev censurò duramente i dirigenti italiani e criticò Gramsci per aver fatto vaghe promesse di sostenere la linea della fusione, che non aveva mantenuto (48). Gramsci annotò che la tattica del fronte unico non aveva trovato «in nessun paese partito e uomini che sapessero concretarla (…). Evidentemente tutto ciò non può essere casuale. C’è qualche cosa che non funziona in tutto il campo internazionale e c’è una debolezza e una deficienza di direzione» (49). Dopo il primo anno a Mosca egli giunse così alla conclusione che l’intera revisione strategica operata dopo il fallimento della rivoluzione europea nei primi due anni del dopoguerra fosse un’esperienza frustrante e poco convincente, anche per una responsabilità del gruppo dirigente russo. A Mosca il campo visuale che si aprì a Gramsci era molto più ampio di quanto non suggeriscano le dinamiche cominterniste tra centro e periferia. Entrando in contatto diretto con i bolscevichi e con l’ambiente cosmopolita del comunismo internazionale, Gramsci si mise alle spalle il generico internazionalismo dei rivoluzionari europei del dopoguerra. I suo contatti con Trotsky, Bucharin e altri esponenti del gruppo dirigente del Comintern furono significativi. Egli fu testimone partecipe della riconversione del bolscevismo al potere dopo la guerra civile. Proprio nel novembre 1922, Lenin e Trotsky dilatarono il tempo storico della rivoluzione mondiale, immaginata originariamente come un evento immediato e travolgente, senza mancare di rivendicare il 1917 come modello. In parallelo, Lenin presentò la Nep (Novaja Ekonomiceskaja Politika, Nuova Politica Economica) come un’opzione strategica, anche se il suo giudizio oscillava tra l’idea di una «ritirata» e una visione di più lungo periodo. I bolscevichi seguivano la logica del consolidamento del loro potere statale, che li portava a privilegiare la ripresa economica e la stabilità interna. La loro revisione dopo il «comunismo di guerra» era molto più empirica che concettuale. Il duplice compromesso costituito dalla Nep in Russia e dal «fronte unico» nel movimento comunista si prestava a interpretazioni diverse e assunse un evidente aspetto asimmetrico, perché il tema dell’«alleanza» con il mondo contadino appariva a molti più persuasivo e necessario di quello del rapporto con il mondo socialdemocratico. In ogni caso, l’adeguamento a un tempo e uno spazio della rivoluzione diversi da come erano stati pensati nel 1917 era il tema all’ordine del giorno nella Mosca del 1922. L’incontro di Gramsci con Lenin, il 25 ottobre 1922, fu probabilmente importante a questo proposito. È facile ritenere che il dialogo con Lenin indusse una riflessione sul fallimento dell’occupazione delle fabbriche di due anni prima, come avvenne poco dopo nel caso di Tasca (50). Di fatto si pose allora il problema del passaggio dalla «guerra di movimento» alla «guerra di posizione», destinato a lasciare una lunga traccia nel pensiero di Gramsci, fino a sovrapporre un decennio più tardi la memoria del IV Congresso del Comintern, depurata dai suoi aspetti contingenti, e l’elaborazione teorica retrospettiva compiuta in prigione (51)”” (pag 20-21-22) [Silvio Pons, I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento’, Einaudi, Torino, 2021] [note: (45) G. Sas ‘Der Faschismus in Italien, C.Hoym, Hamburg 1923; e D. Renton, Fascism. Theory and Practice, Pluto Press, London, 1999, pp. 58-60 (…); (46) Palmiro Togliatti. La politica nel pensiero e nell’azione. Scritti e discorsi 1917-1964, a cura di M. Ciliberto e G. Vacca, Bompiani, Milano, 2014, pp. 43-67; (47) Rgaspi, f: 513, op. 1, d. 1871, II, 14-17; e ivi d. 166, II, 6-11; (48) Riunione della Commissione italiana del 21 giugno 1923, in FG, Pcd’I, scatola Ic 1922-1925; (49) Gramsci, La costruzione del partito comunista, cit-, pp. 456-57; (50) A. Tasca, I primi dieci anni del Pci, Laterza, Roma Bari, 1973 , p. 115; (G. Vacca, Modernità alternative. Il Novecento di Antonio Gramsci’, Einaudi, Torino, 2017, pp. 63-65]”,”PCIx-483″ “PONS Silvio a cura; saggi di Francesco GIASI Leonardo Pompeo D’ALESSANDRO Alessio GAGLIARDI Alexander HÖBEL Anna TONELLI Tommaso BARIS Carlo SPAGNOLO Molly TAMBOR Andrea GUISO Patrizia DOGLIANI Marco FINCARDI Giulio AZZOLINI Daniela SARESELLA Ermanno TAVIANI Marco DI-MAGGIO e Gabriele SIRACUSANO Teresa MALICE Maria Luisa RIGHI Massimo ASTA Bruno SETTIS Luca BALDISSARA Michele COLUCCI Valentina CASINI Guido PANVINI Chiara GIORGI e Ilaria PAVAN Vanessa ROGHI Maud Anne BRACKE Grazia PAGNOTTA Gianluca FIOCCO Sandro GUERRIERI Paolo CAPUZZO Michele DI-DONATO Gregorio SORGONA’ Silvio PONS”,”Il comunismo italiano nella storia del Novecento.”,”saggi di Francesco GIASI Leonardo Pompeo D’ALESSANDRO Alessio GAGLIARDI Alexander HÖBEL Anna TONELLI Tommaso BARIS Carlo SPAGNOLO Molly TAMBOR Andrea GUISO Patrizia DOGLIANI Marco FINCARDI Giulio AZZOLINI Daniela SARESELLA Ermanno TAVIANI Marco DI-MAGGIO e Gabriele SIRACUSANO Teresa MALICE Maria Luisa RIGHI Massimo ASTA Bruno SETTIS Luca BALDISSARA Michele COLUCCI Valentina CASINI Guido PANVINI Chiara GIORGI e Ilaria PAVAN Vanessa ROGHI Maud Anne BRACKE Grazia PAGNOTTA Gianluca FIOCCO Sandro GUERRIERI Paolo CAPUZZO Michele DI-DONATO Gregorio SORGONA’ Silvio PONS Rottura del gruppo dirigente del Pcdi (pag 89) (Bordiga, Fortichiari ecc.) Le origini della Fgcdi (FGCD’I) (1921-1949) (nasce nel 1921..) (pag 210)”,”PCIx-495″ “PONSI Alberto”,”Partito unico e democrazia in URSS. La costituzione sovietica del 1936.”,”””In tal modo, non solo è stato portato a termine il processo di “”espropriazione degli espropriatori”” (liquidazione del nepman e dello speculatore commerciale, liquidazione dei kulaki come classe), ma è anche storicamente scomparsa “”la porcheria della proprietà della terra”” di cui parlava Marx, che riteneva la sua liquidazione una necessaria “”riforma dell’agricoltura””, “”alfa e omega della futura rivoluzione””, ‘senza’ la quale la società si sarebbe trovata in uno stato di sottoalimentazione, “”e padre Malthus si sarebbe trovato nel giusto””. (intervento di Bucharin, 1936) (pag 171) Alberto PONSI è nato a Viareggio nel 1951.Laureato in Storia moderna all’università di Firenze. Attualmente è borsista presso la Fondazione Feltrinelli.”,”RUSU-221″ “PONSI Alberto”,”Partito unico e democrazia in URSS. La costituzione sovietica del 1936.”,”Alberto Ponsi è nato a Viareggio nel 1951. Laureato in storia moderna all’università di Firenze, attualmente è borsista presso la Fondazione Feltrinelli.”,”RUSU-115-FL” “PONSO Marzia”,”Cosmopoliti e patrioti. Trasformazioni dell’ideologia nazionale tedesca tra Kant e Hegel (1795-1815).”,”Marzia Ponso ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso l’Università di Torino, dove attualmente è assegnista del Dipartimento di Studi Politici e dell’Istituto di Studi storici Gaetano Salvemini. Vi svolge ricerche sulla storia delle dottrine politiche nella Germania moderna e contemporanea.”,”GERx-033-FL” “PONSOT Pierre”,”Les grèves de 1870 et la Commune de 1871 au Creusot.”,”Le Creusot, petit ville du département de Saône-et-Loire, arrondissement d’Autun, a son nom inscrit dans l’histoire de l’industrie française et dans l’histoire des luttes ouvrières. Sa renommée a été portée dans le monde entier sur les canons ou les ponts métalliques sorti de ses usines, quelquefois aussi par la nouvelle d’une flambée de révolte ouvrière; et le nom de Schneider est devenu en France le symbole du grand capitalisme industriel”” (pag 7)”,”MFRx-346″ “PONTAROLLO Enzo”,”Il salvataggio industriale nell’Europa della crisi.”,”Enzo Pontarollo è nato a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, nel 1946. Ha svolto i suoi studi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed il Ruskin College di Oxford. Attualmente (1976) insegna Economia del lavoro nell’Università di Trento ed è membro della Commissione nazionale per l’industria tessile.”,”EURE-121″ “PONTECORVO Bruno, a cura di Sergio AMADESI”,”Fermi e la fisica moderna.”,”FERMI lavorò a Los Alamos alla costruzione della bomba atomica e prese parte agli esperimenti sul primo prototipo.”,”SCIx-122″ “PONTEIL Felix”,”L’Eveil des nationalites et le mouvement liberal 1815 – 1848.”,”Felix PONTEIL è corrispondente dell’ Institut, Prof onorario alla Facoltà di Lettere e Scienze umane di Strasburgo, rettore dell’ Accademia di Besancon.”,”RAIx-054″ “PONTEIL Félix LUZZATTO Gino DUROSELLE Jean-Baptiste GOLLWITRZER Heinz WOODWARD Llewellyn BOURGIN Georges PORTAL Roger HANTSCH Hugo PERTICONE Giacomo VICENS VIVES Jaimes FREYMOND Jacques SCHNABEL Franz DROZ Jacques MEDLICOTT W.N.”,”L’Europe du XIXe et du XXe siécle (1870-1914). Problèmes et interprétations historiques. Volume I.”,”Centinaia di autori citati nel testo, l’indice dei nomi è alla fine del secondo volume Saggio di Jean Baptiste Duroselle: ‘L’évolution culturelle’ (pag 77-134) (contiene tra l’altro: ‘Il tempo e lo spazio. Il tempo e la dialettica marxista, il rapporto tra Marx e Bergson, Darwin e Bergson. Il movimento storico e la nascita dell’erudizione tedesca (…) I marxisti. Lenin e l’idea di Stato) Saggio di Jacques Freymond, ‘Nationalité – Equilibre’ (pag 431-462) (contiene tra l’altro: nazionalità e rottura dell’ equilibrio: il dibattito sulle cause della guerra)”,”STOx-288″ “PONZANI Michela”,”Processo alla Resistenza. L’eredità della guerra partigiana nella Repubblica, 1945-2022.”,”Michela Ponzani (Roma, 1978) insegna Storia contemporanea all’Università degli studi di Roma ‘Tor Vergata’. Autrice e onduttrice tv per Rai Storia è stata borsista della Fondazione Luigi Einaudi di Torino e consulente dell’Archivio Storico del Senato della Repubblica. Ha pubblicato: ‘Figli del nemico. Le relazioni d’amore in tempo di guerra, 1943-1948’ (Laterza, 2015), e con Massimiliano Griner, ‘Donne di Roma. La lunga strada dell’emancipazione femminile nella città eterna’ (Rizzoli; 2017). Con Einaudi: ‘Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, “”amanti del nemico””, 1940-45′, (2021) con Rosario Bentivegna. (…) Questo saggio della Ponzani è dedicato al difficile tema dell’ eredità della Resistenza nella Repubblica, cioè al modo in cui lo Stato, dopo la tragedia della dittatura e della guerra, ha affrontato la stagione della ricostruzione di uno spirito unitario, di una convivenza tra italiani. (…) Permane la sensazione che nella nostra storia nazionale si sia troppo in fretta rimosso il carattere drammatico del conflitto tra libertà e autoritarismo, tra democrazia e dittatura che ha segnato buona parte del nostro Novecento. Quella che Claudio Pavone ha coraggiosamente definito una «guerra civile» è stata superata troppo rapidamente, rimossa e quindi continua a permanere, sotto traccia, nella coscienza della nazione. (….) Chi ebbe la responsabilità di assicurare la transizione dalla dittatura alla democrazia, chi dovette affrontare la dura condizione dello sconfitto e ricostruire un sistema di relazioni internazionali che aiutasse il Paese a risollevarsi, chi doveva essere partecipe di un nuovo conflitto politico che si delineava in un mondo che scopriva nuove faglie, lungo la linea della libertà, persino tra le file dei vincitori; insomma, chi governava l’ Italia del dopoguerra aveva la necessità di chiudere la stagione precedente, di superarla. De Gasperi, il 10 giugno del 1946, esclamò davanti ai Paesi vincitori queste parole dolenti: «Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato». (…) Lo stesso Togliatti, con l’amnistia che tante critiche sollevò, si proponeva un obiettivo analogo e consentì l’uscita dal carcere di più di diecimila fascisti (chissà cosa ne direbbero oggi sui social), compresi agenti dei servizi e responsabili di fatti gravi. Il libro di Ponzani documenta una casistica dettagliata delle aberrazioni interpretative che la magistratura fece di un testo legislativo già abbastanza generoso. Vale quello che scrisse, come esempio, Piero Calamandrei a Dante Livio Bianco. «L’appartenente alle brigate nere che ha saccheggiato la casa di un antifascista e che magari tiene ancora presso di sé la mobilia rubata, non potrebbe essere individualmente condannato al risarcimento dei danni o alle restituzioni perché il suo delitto sarebbe coperto dal fatto di guerra». Molti esponenti della Resistenza furono processati perché «fu anzitutto la mancata equiparazione dei partigiani ai membri effettivi delle forze armate, ad aprire le porte a un giudizio di irregolarità per le azioni di resistenza, valutate come episodi di criminalità comune». Aggiunge l’autrice: «E mentre ex fascisti e collaborazionisti della Rsi, autori di stragi e crimini contro civili, sarebbero stati assolti, riabilitati e persino graziati per aver “”obbedito ad ordini militari superiori”” o semplicemente per la loro natura «di buoni padri di famiglia», i partigiani sarebbero stati giudicati come responsabili (sia pure in via indiretta) per le rappresaglie scatenate dai nazifascisti, per non essersi consegnati al nemico». E il caso delle Fosse Ardeatine. Di quella strage assurda, in cui furono uccisi anche ragazzini innocenti, si discute da anni non per la ferocia dei nazisti o la collaborazione dei fascisti che compilarono le liste, ma per mettere in discussione la liceità di un’azione partigiana che rientrava nella guerra all’occupante straniero. Scrisse la Cassazione nel 1954, a proposito dei partigiani gappisti chiamati sul banco degli accusati, come fosse «inconcepibile che potesse qualificarsi illecito quel che ormai era legittimamente considerato atto di guerra e anzi, come tale, meritevole di speciale menzione» e aggiunse, per evitare un capovolgimento dei ruoli di responsabilità: «Non rei, da una parte, ma combattenti; non semplici vittime di un’azione dannosa dall’altra ma caduti per la Patria».”,”ITAR-358″ “PONZIO Augusto”,”Responsabilità e alterità in Emmanuel Lévinas.”,”Emmanuel Lévinas (Kaunas, Lituania 1906) è certamente una figura fondamentale della filosofia europea di questo secolo. Augusto Ponzio (1942) è professore ordinario di Filosofia del linguaggio e direttore dell’Istituto di filosofia e Scienza del linguaggio nell’Università di Bari. Ha fondato e dirige la rivesta Athanor. Arte letteratura semiotica filosofia.”,”FILx-106-FL” “PONZIO Augusto”,”Persona umana, linguaggio e conoscenza in Adam Schaff.”,”””«L’essere umano non è un’astrazione immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l’insieme dei rapporti sociali». In questa enunciazione di Marx, contenuta nelle ‘Tesi su Feuerbach’, Schaff individua la specificità dell’impostazione marxista del problema dell’individuo che la pone in netto contrasto sia con l’esistenzialismo e il personalismo (1) – per la loro visione astratta della persona umana quale individuo isolato – sia con le interpretazioni in senso naturalistico, biologistico del rapporto sociale, cioè come mero rapporto fra rappresentanti della stessa specie (2). La concezione marxiana dell’individuo, quale risulta già nella VI delle ‘Tesi su Feuerbach’, costituisce altresì la confutazione dell’interpretazione in senso esistenzialista del giovane Marx sostenuta da parte di alcuni «marxisti» che, deformando il pensiero degli scritti giovanili di Marx e in contrasto con la realtà storica, contrappongono il giovane Marx al Marx dell’età matura e Marx ad Engels. Schaff non è contrario allo studio del giovane Marx che si proponga di ricercare una risposta alle questioni umane e ai problemi dell’individuo che soprattutto l’esistenzialismo ha il merito di aver direttamente affrontato; ciò che respinge è invece l’interpretazione esistenzialistica del giovane Marx connessa con l’accettazione – tanto più criticabile quando avviene in ambienti marxisti (3) – della concezione esistenzialistica o personalistica dell’individuo. In Marx, secondo Schaff, non solo i problemi dell’individuo sono adeguatamente impostati, ma è possibile trovare anche – e proprio nel giovane Marx – la critica all’impostazione esistenzialista di quei problemi”” (pag 35-36) [Augusto Ponzio, ‘Persona umana, linguaggio e conoscenza in Adam Schaff’, Dedalo, Bari, 1974] [(1) La critica dell’esistenzialismo è rivolta da Schaff in ‘La filosofia dell’uomo’ (1961) (…); (2) Cfr. A. Schaff, ‘La filosofia dell’uomo, cit., pp. 26-27; (3) Schaff si riferisce nella ‘Filosofia dell’uomo’, direttamente a L. Kolakowski: v. p. 32. A questo proposito v. A. Martini, ‘Una polemica polacca (L. Kolakowski e A. Schaff)’, in ‘Rivista di filosofia’, 1963, pp. 209-218]”,”TEOC-007-FRR” “POOL James POOL Suzanne”,”Who Financed Hitler. The Secret Funding of Hitler’s Rise to Power 1919-1933.”,”””If money go before, all ways do lie open.”” Shakespeare Foto pag 265, Henry Ford riceve la Gran Croce dell’ Aquila Germanica dai rappresentanti di Hitler. Tra i più famosi contributori esteri al partito di HITLER vi erano l’ americano Henry FORD, Benito MUSSOLINI, il magnate del petrolio anglo-olandese Henri DETERDING. Poi i nazisti cavavano fino all’ ultimo penny dalle tasche degli iscritti. Tutto questo suggerisce l’idea che ciò dovrebbe essere classificato come un culto o una setta, non come un partito. “”Sebbene avesse simpatizzato con quasi ogni cosa detta da Hitler, Kirdorf non si unì immediatamente al partito nazional-socialista. Le differenze di classe separavano in modo troppo forte la grande figura industriale dal movimento nazista piccolo piccolo borghese. Fu solo attraverso una “”rispettabile”” introduzione che Hitler e Kirdorf alla fine ebbero un incontro personale in cui il vecchio tycoon del carbone fu completamente convinto alla causa nazista. Questa introduzione fu procurata da Frau Elsa Bruckmann, che era sempre stata un sollecito supporto per Hitler nell’ alta società. Ella scrisse a Kirdorf nell’ estate del 1927 dicendogli che “”come una entusiastica seguace del Führer, essa avrebbe avuto la missione di far incontrare lui (Hitler) con l’ uomo guida dell’ industria””. In seguito spiegò che un amico comune, il Principe Karl zu Loewenstein (anch’egli simpatizzante nazista), disse a lei che Kirdorf sarebbe stato interessato al Partito nazista. L’ incontro tra Hitler e Kirdorf avvenne il 4 luglio del 1927 in casa della Bruckmann a Monaco.”” (pag 141) “”E’ un fatto ben noto che Hitler cercò di ottenere l’ appoggio della comunità d’ affari dopo la depressione che distrusse la fiducia di molti industriali nella Repubblica di Weimar.”” (pag 142)”,”GERN-129″ “POORE Carol J.”,”German-American Socialist Literature, 1865-1900.”,”””This situation increased competition among different groups, made it easier for employers to play off one against other, contributed to the strengthening of a secure “”labor aristocracy”” within the AFL, and accordingly made union and socialist organizing more difficult”” (pag 70) L’attenzione di Engels per il movimento socialista americano. “”The American labor movement, along with the German SPD (which continued to increase its share of the electorate in spite of the Anti Socialist Laws), was regarded by many as the most advanced in the world. The comments of the French newspaper ‘Le Socialiste’ in May of 1886 on the Haymarket bombing were typical: “”The social revolution announces itself in the United States… and is the tocsin for the social revolution in England, France, Germany, in a word, in all the civilized world”” (179). And Friedrich Engels, in his preface to the American edition (1887) of ‘The Condition of the Working Class in England’, stated with great enthusiasm that “”during these ten months, a revolution has been accomplished in American society such us, in any other country, would have taken at least ten years. In February 1885, American public opinion was almost unanimous on this one point; that there was no working class, in the European sense of the word, in America; that consequently no class struggle between workmen and capitalists, such as tore European society to pieces, was possible in the American Republic; and that, therefore, socialism was a thing of foreign importation which could never take root on American soil. And yet, at the moment, the coming class struggle was casting its gigantic shadow before it in the strikes of the Pennsylvania coal miners, and of many other trades, and especially in the preparations, all over the country, for the great eight hours’ movement which was to come off and did come off in the May following. … No one could then foresee that in such a short time the movement would burst out with irresistible force, would spread with the rapidity of a prairie fire, would shake American society to its very foundations. (…)”” [Carol J. Poore, German-American Socialist Literature, 1865-1900, 1982] (pag 69) [(179) Quoted in R.L. Moore, European Socialists and the American Promised Land, 1970, p. 71]”,”MUSx-291″ “POPE Stephen”,”Dictionary of Napoleonic Wars.”,”POPE Stephen è un ex-studioso di Storia moderna ad Oxford. E’ coautore di altri dizionari (2° guerra mondiale, prima guerra mondiale ecc.). Napoleone vs Scharnhorst: “”Dopo che Tilsit ebbe ridotto l’ esercito prussiano ad una forza scheletrica di 42 mila uomini, egli fu promosso general-maggiore ed ebbe il compito di procedere alla riforma come Direttore del Dipartimento della Guerra. Il periodo di Scharnhorst nel suo ufficio dal 1808 al 1810, quando le pressioni di Napoleone lo forzano alle dimissioni, è considerato come cruciale per il successivo rinascimento militare e per lo sviluppo di un nazionalismo popolare tedesco. In concerto con politici riformatori come Stein e Hardenberg, e aiutato da Gneisenau, egli modernizzò l’ organizzazione dell’ esercito …””. (pag 440) Strategia offensiva di Napoleone e contro-strategie difensive degli avversari. “”(…) Napoleone sviluppava con successo metodi alternativi di attacco strategico. (…) Quando si trovava in una posizione di forza, dovendo fronteggiare forze più numerose o forze disorganizzate, lanciava il grosso del suo esercito in una posizione dietro a quella nemica che poteva essere ignorata solo correndo enormi rischi, mirando a sviluppare confusione nell’ avversario che doveva volgersi indietro per proteggere le sue linee di comunicazione. Affidandosi sugli effetti psicologici della sorpresa e del potenziale isolamento, questo metodo sperimentato con successo a Ceva e Lodi nel 1796, fu impiegato due dozzine di volte nei successivi vent’anni. Quando Napoleone era fronteggiato da forze superiori, usualmente cercava di dividere il nemico, entrando a cuneo tra le sue parti, e affidandosi ad un rapido trasferimento di riserve batteva le singole frazioni dello schieramento avversario. La sua prima offensiva come Comandante in Capo, a Saorgio nell’ aprile 1796, è un modello di questa strategia, ed è fondamentale per la sua pianificazione per le campagne del 1814 e 1815. Napoleone non aveva il monopolio del successo strategico. La strategia peninsulare di base di Wellington consisteva in un’ esca per le forze francesi che venivano distrutte per mezzo di avanzate in posizioni che non potevano essere ignorate e difese dagli attacchi che seguivano, sia con attenti dispiegamenti difensivi sia con ritirate per far spezzare gli inseguitori esausti contro difese preparate. Sebbene forzata dalle circostanze, la strategia dell’ esercito russo di ritirata permanente applicata nel 1812, e la strategia della Sesta Coalizione durante le campagne del 1813-1814 furono altri esempi di successo negativo, il piano Trachenberg sosteneva la ritirata ovunque lo stesso Napoleone fosse al comando sul campo di battaglia e l’ avanzata sono contro i suoi subordinati intimiditi.”” (pag 463)”,”QMIx-135″ “POPE Dudley”,”Life in Nelson’s Navy.”,”POPE Dudley Bernard Egerton: (29 dicembre 1925 – 25 aprile 1997) britannico (nato ad Ashford, nel Kent) autore di narrativa nautica e saggistica. Storico navale specializzato nell’età di Orazio Nelson. All’età di sedici anni si unì alla marina mercantile come cadetto. La sua nave fu silurata l’anno successivo (1942). Trascorse due settimane su una scialuppa di salvataggio con pochi altri sopravvissuti. Nel 1944 divenne corrispondente della marina e della difesa a Londra all’Evening News. Da lì si dedicò alla lettura e alla scrittura di storia navale. Dal 1953 cominciò a vivere sulle barche, dove scrisse buona parte di suoi saggi. Riproduzione e caratteristiche della HMS Victory. «Questo libro insolito è un resoconto altamente fruibile della vita navale a terra e in mare alla fine del XVIII secolo. Sebbene la Royal Navy ai tempi di Nelson sia un argomento avvincente, l’unico modo in cui il lettore moderno, fino ad ora, è stato in grado di scoprire molto al riguardo è stato leggere faticosamente i giornali di bordo originali delle navi, i verbali delle corti marziali, i documenti delle navi stampati privatamente e i manuali. Ora, Pope, ci ha fornito una vivida descrizione della vita in mare nella Marina di Nelson. Ecco una giornata tipo a bordo di una nave da guerra. (…) Racconta come funzionavano realmente le press gangs [ndr: volgarizzazione di impressment arruolamento per costrizione] e come veniva costruita una nave da guerra. Attraverso una ricchezza di dettagli affascinanti, spiega che per ottenere il legname necessario per costruire una nave di linea da 74 cannoni, si dovettero abbattere 50 acri di querce.» (dal risvolto di copertina; traduz. d. r.) «La vita in mare ai tempi di Nelson è un argomento che fin dall’epoca vittoriana è stato grossolanamente distorto, in particolare dagli scrittori romantici. Ad esempio, si dà molta importanza alla “”press gang”” (…) (ma si scorda che) durante la seconda guerra mondiale in Gran Bretagna vigeva la coscrizione obbligatoria. È stato detto che i marinai feriti nella guerra contro Napoleone furono abbandonati con le loro disabilità. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, ogni uomo che riceveva una pensione britannica per invalidità pari o inferiore al 45%, compreso io stesso, vide la sospensione della pensione. Ciò è stato fatto da un governo socialista (…)» (pag VII, prefazione dell’autore; traduz. d. r.)”,”QMIN-110-FSL” “POPEL Nikolaj”,”I carri avanzano all’ Ovest. La controffensiva sovietica dopo Stalingrado.”,”Tattica russa di inserimento tra i mezzi corazzati e la fanteria. “”Il sergente Tretjakov, commissario politico di una compagnia del mio battaglione, ha assunto il comando quanto tutti gli ufficiali erano caduti, ed è stato il primo a portare all’ attacco la sua compagnia. Sono andati a finire tra i carri armati e i fanti tedeschi. Senza l’ appoggio della fanteria, i carri devono fermarsi, e Tretjakov ha bloccato la fanteria. Ha preso possesso di alcune trincee, e i tedeschi non riescono a snidarli. Noi cerchiamo di aiutare Tretjakov con qualche colpo, ogni tanto; ma lui non può tornare indietro. E’ l’ una e mezza: Tretjakov e i suoi stanno combattendo da dodici ore (…). (pag 148) “”Nei combattimenti di Kursk ho imparato ad apprezzare soprattutto la saldezza di nervi, la capacità di controllarsi anche nei momenti disperati: di afferrare cioè la situazione, sviscerarla, prendere e attuare le decisioni più importanti. Il sette luglio fu una sequenza di momenti disperati””. (pag 151-152)”,”QMIS-090″ “POPEREN Jean”,”La gauche francaise. Le nouvel âge, 1958-1965.”,”POPEREN è stato uno dei fondatori del PSU. 47 anni (nel 1972) è maitre-assistant d’ histoire alla Sorbona e membro dell’ Ufficio esecutivo nazionale del partito socialista. E’ autore di varie opere. “”Spinta dalle circostanze, più che dalle critiche, a procedere a qualche ritocco, la direzione del PCF non tratta sulla questione delle “”alleanze””. Il PCF, e questa indicazione è ricca d’ insegnamenti per tutto il periodo a venire, si tiene, dopo il referendum come prima, al suo schema classico: non c’è un altro partner serio che la socialdemocrazia. Nell’ immediato, la dialettica della tattica del Fronte Unico esige una lotta accresciuta contro i dirigenti SFIO, assieme a un rafforzamento dell’ azione per il “”fronte unico alla base””. “”Occorre dunque parlare, dimostrare, spiegare in un linguaggio convincente per questi milioni di “”si”” e non prenderli contropelo””. Una lettera del Comitato centrale “”ai lavoratori socialisti”” critica il ruolo della SFIO nel maggio 1958; accusa G. Mollet d’ essere stato un “”briseur de grève””, poi conclude, all’ indirizzo dei destinatari: “”L’ essenziale dipende da voi. Vi chiediamo di finirla con l’ anticomunismo prima che sia troppo tardi.”” Thorez si scatena contro quelli che suggeriscono di rompere con la tattica del fronte unico””. (pag 113)”,”FRAP-086″ “POPHAM Hugh”,”A Damned Cunning Fellow. The Eventful Life of Rear-Admiral Sir Home Popham, 1762-1820.”,”Da Wikipedia, l’enciclopedia libera Sir Home Riggs Popham Il contrammiraglio Sir Home Riggs Popham , KCB , KCH (12 ottobre 1762 – 20 settembre 1820), era un comandante della Royal Navy che prestò servizio contro i francesi durante le guerre rivoluzionarie e napoleoniche . È ricordato per i suoi successi scientifici, in particolare per lo sviluppo di un codice di segnale adottato dalla Royal Navy nel 1803. Primi anni di vita Infanzia Home Popham nacque a Gibilterra il 12 ottobre 1762, quindicesimo figlio di Joseph Popham, console britannico a Tétouan in Marocco , e della sua prima moglie Mary, nata Riggs. È probabile che il nome del bambino sia stato scelto per onorare l’ex governatore di Gibilterra William Home . Mary Popham morì un’ora dopo la nascita di Home, per complicazioni associate al parto. Nove mesi dopo Joseph sposò Catherine Lamb, che divenne responsabile della crescita di Home e dei suoi fratelli. La coppia ebbe anche altri sei figli. [1] Nel 1769 Joseph Popham fu costretto a dimettersi dalla carica di console dopo una disputa personale con l’imperatore marocchino riguardo alla pirateria contro i mercantili inglesi. Il governo britannico successivamente incolpò Joseph Popham per il disaccordo, con il governatore di Gibilterra Edward Cornwallis che lo descrisse come un “”uomo onesto e ben intenzionato”” che aveva avuto “”scarso successo”” e da quel momento in poi era “”una persona inappropriata per servire Sua Maestà [come console]. “” [1] La famiglia Popham tornò in Inghilterra, stabilendosi prima a Chichester e poi a Guernsey. Joseph cercò ulteriori incarichi diplomatici, ma riuscì solo ad assicurarsi una pensione governativa annuale di £ 200, che non era sufficiente a coprire i debiti contratti durante il suo consolato marocchino.Stephen Popham che allora era un avvocato di successo. Nel 1772 Home fu mandato alla Westminster School di Londra, dove rimase per tre anni. Suo padre Joseph morì a Guernsey nel 1774. [1] Il 3 gennaio 1776 Home fu ammesso a proseguire gli studi al Trinity College di Cambridge . [2] La sua educazione potrebbe essere stata pagata da suo fratello Stephen o dal capitano Edward Thompson , un amico di famiglia. Non c’è traccia di Home che risieda effettivamente a Cambridge o che partecipi a lezioni. Nell’aprile 1778 abbandonò gli studi e si arruolò nella Royal Navy come abile marinaio a bordo della fregata HMS Hyaena di recente costruzione di Thompson . [1] I primi viaggi Popham prestò servizio sotto la bandiera dell’ammiraglio George Rodney fino alla fine della guerra d’indipendenza americana . Nel 1781 era a bordo della HMS Shelanagig quando i francesi del conte di Grasse la catturarono vicino a Santa Lucia . Popham fu scambiato e rimesso in servizio. Nel 1783 fu promosso tenente e per un certo periodo fu impegnato in servizio di ricognizione sulla costa africana . [3] Tra il 1787 e il 1793 fu impegnato in una serie di imprese commerciali nel Mare Orientale, navigando prima per la Compagnia Imperiale di Ostenda, e poi sull’Etrusco, nave che acquistò e in parte caricò lui stesso. [3] Durante questo periodo effettuò diversi rilievi e rese alcuni servizi alla Compagnia britannica delle Indie Orientali , che furono ufficialmente riconosciuti. Nel 1793, tuttavia, la sua nave fu sequestrata, in parte perché trasportava contrabbando, e in parte perché stava violando il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali. Il valore della sua perdita è stato stimato a £ 70.000 ed è stato coinvolto in un contenzioso. Nel 1805 ottenne un risarcimento per un importo di £ 25.000. Il caso era difficile, perché senza dubbio stava navigando con la consapevolezza dei funzionari in India . [3] Servizio nelle guerre con la Francia Mentre questa disputa era in corso, Popham aveva ripreso la sua carriera di ufficiale di marina. Prestò servizio nell’esercito del Duca di York nelle Fiandre come “”sovrintendente della navigazione interna”” e si conquistò la sua fiducia. La protezione del duca fu esercitata con così tanto effetto che Popham fu promosso comandante nel 1794 e capitano di posta nel 1795. Fu quindi impegnato per diversi anni a cooperare a livello navale con le truppe della Gran Bretagna e dei suoi alleati. [3] I suoi conti per la riparazione della sua nave a Calcutta furono la scusa per un attacco contro di lui e per addebitargli l’importo. Era proprio il momento della riforma generale dei cantieri navali, e c’era molta diffidenza nell’aria. Era anche vero che a Lord St. Vincent Popham non piaceva, e che Benjamin Tucker (1762–1829), segretario dell’Ammiragliato, che era stato segretario dell’ammiraglio, era la sua creatura e adulatore. Tuttavia, Popham non era l’uomo da eliminare senza uno sforzo. Portò il suo caso davanti al Parlamento e poté dimostrare che c’era stata, se non deliberata disonestà, almeno la più grossolana negligenza da parte dei suoi aggressori. [3] Nella primavera del 1798 l’Ammiragliato creò i Sea Fencibles , una forza di milizia costiera, seguendo un piano di Popham. [4] L’8 maggio 1798 Home Popham guidò una spedizione a Ostenda per distruggere le chiuse del canale di Bruge. La spedizione sbarcò un contingente di 1.300 soldati dell’esercito britannico sotto il comando del maggiore generale Coote . Le truppe hanno bruciato alcune navi nel porto prima di far saltare in aria chiuse e cancelli del canale. Le sue forze allora circondate dovettero arrendersi poiché i venti avversi ne impedirono il reimbarco. [5]Fu durante questo periodo, forse in cattività, prima di tornare a casa, che Popham iniziò a lavorare su un manuale di istruzioni standard per i segnali per la Royal Navy. La comunicazione da nave a nave era molto casuale: un sistema di flotta che proteggesse le fregate vulnerabili in stazione era essenziale per risparmiare tempo e materiale. Il carattere globale della marina richiedeva il collegamento a formazioni di flotte più grandi. Durante il servizio sulla HMS Romney nella battaglia di CopenaghenPopham testò la sua attrezzatura telegrafica. Ha agito come ufficiale di collegamento con la corte danese fuori dalla stazione di Elsinore. Popham era sotto la direzione dell’ammiraglio Archibald Dickson quando ideò l’alzabandiera a due o tre bandiere, in cui ogni segno era un numero e ogni combinazione un diverso stato di preparazione. Il vocabolario era limitato e totalmente nautico, adeguato a un comando diretto. A Copenaghen le barche potevano essere mandate a terra, ma non era necessario utilizzare solo i segnali di bandiera. Popham fu profondamente incoraggiato da Lord Spencer, primo Lord dell’Ammiragliato, che consigliò la pubblicazione dei libri di segnalazione. [6] I nuovi segnali furono immensamente utili a Nelson a Trafalgar per sviluppare in segreto le tattiche della marina. Popham dimostrò che McArthur, il suo critico e rivale, si sbagliava; I libri di Popham furono stampati più volte dopo la battaglia.[7] Spedizione nel Mar Rosso All’inizio del 1801 Popham portò diversi reggimenti al Capo di Buona Speranza. Quindi imbarcò il 22esimo e il 61esimo reggimento di fanteria e la guarnigione sui suoi trasporti e avrebbe dovuto partire il 28 febbraio per una spedizione segreta. All’epoca si pensava che sarebbe salpato per attaccare le colonie spagnole nel Río de la Plata . [8] Invece, Popham salpò per il Mar Rosso per sostenere la spedizione del generale Baird in Egitto per aiutare il generale Ralph Abercromby a espellere i francesi da lì. Il 23 maggio 1801 prelevò dalla tesoreria di Cuvera 6.000 dollari spagnoli per le navi di Sua Maestà durante la spedizione mentre lei si trovava sulle strade di Judda . [9] Il 14 giugno 1802 il trasporto Calcutta naufragò sulla costa egiziana nel Mar Rosso. Trasportava 331 uomini dell’80 ° reggimento di fanteria e 79 seguaci indiani nativi. Romney arrivò il giorno successivo, così come due trasporti. Solo Romney è riuscita a far uscire le sue barche, ma sono riuscite a salvare e portare a riva tutti gli uomini tranne sette che erano morti nel tentativo di raggiungere la riva. Popham, a Romney , lasciò la HMS Duchess of York per recuperare tutto ciò che poteva essere recuperato e poi salpò per Suez da dove inviò la HMS Wilhelmina a raccogliere le truppe il 15 e riportarle in India. [10] Spedizione nel Río de la Plata Incaricato dal primo ministro Pitt nel 1805 di studiare i piani militari proposti dal rivoluzionario venezuelano Francisco de Miranda al governo britannico, Popham convinse poi le autorità che, poiché le colonie spagnole erano scontente, sarebbe stato facile promuovere una rivolta a Buenos Aires. . [4] Dopo aver collaborato con Sir David Baird nel recupero della stazione del Capo di Buona Speranza dagli olandesi nel gennaio 1806, [11] guidò l’ invasione britannica del Río de la Platasu Buenos Aires dalla brigata di 1500 uomini del generale Beresford con il suo squadrone. Oltre 100 uomini morirono di malattia lasciando 1400 soldati indeboliti al loro arrivo; ma i coloni spagnoli, sebbene scontenti, non erano disposti ad accettare il dominio britannico. Insorsero contro i soldati sbarcati e li fecero prigionieri. Le navi di Popham bombardarono la cittadella presa, ma fu richiamato e censurato da una corte marziale per aver lasciato la sua stazione. [12] Nonostante il suo imbarazzo, la City di Londra gli conferì una spada d’onore per i suoi sforzi volti ad “”aprire nuovi mercati””, e la sentenza gli fece un danno limitato. [3] Dalla Spagna alla stazione del Nord America Nel 1806 Popham fu nominato stalliere di camera del duca di Gloucester. Con un collaboratore, John Goodhew, pubblicò un codice generale dei segnali per l’uso della marina di Sua Maestà , in cui c’erano solo dodici bandiere raddoppiate per far sì che fossero usate ventiquattro bandiere e nessun numero. La variazione è stata fornita da un ciondolo e sono state apportate modifiche alla chiave per mantenere la segretezza. Ma il sistema originale di Popham offriva all’Ammiragliato un’enorme varietà di segnali da inviare interpolati da tabelle con segnati i luoghi di tutto il mondo. Quello di Popham era complesso e sofisticato per l’epoca, ma limitato da un alfabeto biforcato. [13] Nel 1807 Lord Gambier lo nominò capitano della flotta per la seconda spedizione di Copenaghen . [4] Nel 1809 passò al comando della HMS Venerable , che continuò a comandare con successo contro i francesi in Spagna. [14] Le istruzioni di Popham erano di uso generale nel 1812 in tutta la Royal Navy. Ma c’erano dei dubbiosi, come un grande ammiraglio scettico, Sir George Berkeley, che si rifiutò di usare i segnali e non riuscì a capirne il punto. [15] Nel 1812 e nel 1813 fu di stanza sulla costa settentrionale della Spagna dove lavorò con i guerriglieri spagnoli per tormentare con successo le truppe francesi e assaltare le fortezze francesi sui Paesi Baschi .costa mentre Wellington avanzava attraverso la Spagna. [4] Fu promosso contrammiraglio nel 1814 e nominato Cavaliere Comandante dell’Ordine del Bagno nel 1815. [16] Ciò fu coronato da un dono personale del Principe Reggente al Cavaliere Comandante dell’Ordine Reale Guelfo nel 1818. [4] Servì come comandante in capo della stazione Jamaica dal 1817 al 1820. [17] Parlamento Popham fu membro del Parlamento (MP) per Yarmouth dal 1804 al 1806, per Shaftesbury dal 1806 al 1807 e per Ipswich dal 1807 al 1812. Morte ed eredità Morì a Cheltenham l’11 settembre 1820 all’età di 57 anni, lasciando una famiglia numerosa. Fu sepolto il 16 settembre nel cimitero di St Michael and All Angels a Sunninghill, Berkshire , vicino a casa sua, Titness Park . Sua moglie morì a Bath nel 1866 all’età di 94 anni . Popham era uno dei marinai più scientifici del suo tempo. Svolse un lavoro di rilevamento molto utile e fu l’autore del codice che utilizzava le bandiere di segnalazione adottate dall’Ammiragliato nel 1803 e utilizzate per molti anni. [3] Questi erano usati soprattutto per il segnale “” L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere “”. Una notevole opposizione all’adozione del codice da parte dell’Ammiragliato fu presentata dagli ammiragli Hood e St Vincent. Al Primo Lord Sir John Laughton sono bastate solo 29 parole per respingere quel codice adottato dall’ammiraglio Nelson. Fu solo nel 1816 che i pregiudizi contro la precedente corte marziale di Popham furono messi da parte e la brillantezza del sistema fu pienamente riconosciuta. [19]”,”QMIN-090-FSL” “POPKIN Richard H.”,”Storia dello scetticismo. (Tit.orig.: History of the Skepticism)”,”Richard H. POPKIN considerato uno dei massimi studiosi americani di filosofia moderna è professore emerito presso la Washington University a St. Louis e professore aggiunto di storia e filosofia presso l’UCLA. E’ direttore fondatore dell’International Archives of the History of Idea e presidente del Journal of the History of Philosophy. Per le opere v. 4° cop.”,”FILx-416″ “POPKIN Jeremy D.”,”Haiti. Storia di una rivoluzione.”,”Jeremy Popkin illustra con chiarezza i concitati eventi della Rivoluzione haitiana dalla rivolta degli schiavi nella colonia francese di Saint-Domingue nel 1791, con l’affermazione del leader Toussaint Louverture, alla Dichiarazione di indipendenza nel 1804 al suo consolidamento nei successivi decenni. Jeremy D. Popkin insegna Storia alla University of Kentucky e ha scritto ‘Facing Racial Revolution. Eyewitness Accounts of the Haitian Insurrection’ (2007), ‘You Are All Free. The Haitian Revolution and the Abolition of Slavery’ (2010), ‘A New World Begins. The History of the French Revolution’ (2019). “”La lunga lotta cominciata con la doppia insurrezione degli schiavi e dei liberi di colore dell’agosto 1791 era infine culminata nella creazione di uno stato indipendente guidato da neri. Ma nel 1805 il futuro di Haiti restava sospeso nell’incertezza”” (pag 184) “”Toussaint Louverture era in un certo senso destinato a diventare la figura più importante di Saint-Domingue, ma le insurrezioni rivoluzionarie del periodo 1791-93 fecero emergere anche degli altri leader influenti. Pierre Pinchinat, leader libero di colore che era stato protagonista delle trattative sui concordati con i monarchci bianchi del 1791-92, passò dalla parte dei repubblicani alla fine del 1792 e continuò a esercitare una forte influenza tra i membri di tale gruppo. A partire dal 1792 fu tuttavia messo in ombra da André Rigaud, comandante dell’esercito libero di colore della Provincia sud. Operando in maniera autonoma dal generale Laveaux, che si trovava nel Nord, Rigaud riuscì a impedire alle forze britanniche a Port-au-Prince di riunirsi con quelle di stanza nella Grand’Anse, all’estremità occidentale della penisola meridionale. (…)”” (pag 98-99)”,”AMLx-195″ “POPPER Karl R.”,”La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti. Volume 2.”,”POPPER (Vienna 1902, Kenley 1994) è considerato il maggior filosofo della scienza del XX secolo.”,”TEOC-124″ “POPPER Karl R.”,”La società aperta e i suoi nemici. Platone totalitario. Volume 1.”,”POPPER (Vienna 1902, Kenley 1994) è considerato il maggior filosofo della scienza del XX secolo.”,”TEOC-128″ “POPPER Karl R.”,”Contro Marx.”,”””Le simpatie marxiste del giovane Popper. In più di una delle sue opere, POPPER ha affermato di essere stato, sia pur per pochi mesi e durante la sua giovinezza, un convinto comunista.”” (dall’ introduzione) POPPER (Vienna 1902- Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. “”Non aveva forse Marx stesso messo in ridicolo un seguace di Comte che lo aveva criticato nella ‘Revue Positiviste’ perché non si preoccupava di programmi pratici? “”La ‘Revue Positiviste’, aveva sprezzantemente replicato Marx, mi rimprovera, da una parte, di aver trattato metafisicamente l’economia, dall’altra parte – indovinate un po’ – di essermi limitato a una scomposizione puramente critica del dato, invece di prescrivere ricette (comtiane?) per l’osteria del futuro”””” [Karl R. Popper, Contro Marx, 2000] (pag 93)”,”TEOC-155″ “POPPER Karl R.”,”Un universo di propensioni. (Tit.orig.: A World of Propensities)”,”POPPER Karl R. è nato a Vienna nel 1902 dove ha vissuto e studiato fino al periodo dell’ occupazione nazista. Dopo aver insegnato per anni in una università della Nuova Zelanda, è tornato in Europa alla fine della seconda guerra mondiale come professore di logica e metodologia scientifica alla LSE London School of Economics dove è rimasto fino al 1969. Tra le sue opere ‘Un argomento per l’ indeterminismo’ (1982), ‘Logica della scoperta scientifica’ (1935). “”Il futuro è aperto. Ed è particolarmente ovvio che nel caso dell’ evoluzione della vita il futuro fu sempre aperto. E’ chiaro che nell’ evoluzione della vita ci furono possibilità quasi infinite. Ma esse furono possibilità largamente esclusive: così la maggior parte dei passi evolutivi erano scelte esclusive che distruggevano molte possibilità. Di conseguenza, solo relativamente poche propensioni poterono realizzarsi. Nondimeno la varietà di quelle realizzatesi è stupefacente. Io credo che si sia trattato di un processo in cui si sono fusi sia accidenti che preferenze, preferenze degli organismi per certe possibilità: gli organismi erano in cerca di un mondo migliore. E le possibilità preferite erano, in verità attraenti.”” (pag 33)”,”SCIx-204″ “POPPER Karl R.”,”Dopo ‘La società aperta’.”,”””E in che modo questi nemici (Storicismo -il mito del destino, collettivismo, antirazionalismo, ndr) sono collegati con i nomi di Platone, di Hegel e di Marx? In che modo questi tre uomini possono essere definiti come “”falsi profeti?””, la cui influenza è pericolosa? Nel mio libro ho cercato di dimostrare dettagliatamente che le idee del fascismo derivano tutte da Hegel. Nessuno dei miei critici ha risposto a questa accusa. Ma se Hegel è condannato, deve crollare anche una parte considerevole del marxismo: non la sua accusa dell’ingiustizia della società, né la sua insistenza sulla nostra responsabilità per i mali e le sofferenze sociali, ma il suo lato profetico e la sua pretesa di essere scientifico.”” (pag 277)”,”TEOS-215″ “POPPER Karl R.”,”Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica.”,”POPPER Karl R. nato a Vienna nel 1902 e morto in Inghilterra nel 1994, professore emerito alla London School of Economics and Political Science LSE, membro della Royal Society, dell’Institut de France, dell’Accademia italiana dei Lincei.”,”TEOP-282″ “POPPER Karl R.”,”Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica.”,”POPPER Karl R. nato a Vienna nel 1902 e morto in Inghilterra nel 1994, professore emerito alla London School of Economics and Political Science LSE, membro della Royal Society, dell’Institut de France, dell’Accademia italiana dei Lincei.”,”TEOP-283″ “POPPER Karl R.”,”Il mito della cornice. Difesa della razionalità e della scienza.”,”Karl R. Popper (Vienna 1902 – Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. Nelle nostre edizioni sono apparse numerose sue opere tra cui ricordiamo. Conoscenza oggettiva, La società aperta e i suoi nemici, La ricerca non ha fine, L’io e il suo cervello, Alla ricerca di un mondo migliore, Verso una teoria evoluzionistica della conoscenza, Tre saggi sulla mente umana, Lo scopo della scienza, La scienza e i suoi nemici. Popper ha affermato di essere stato, nella primavera del 1919, un convinto marxista. Questo durò pochissimo, a diciassette anni – ha scritto popper – ero diventato antimarxista. Mi ero reso conto del carattere dogmatico del credo e della sua incredibile arroganza intellettuale.”,”SCIx-182-FL” “POPPER Karl R., a cura di Arne F. PETERSEN Jorgen MEJER, edizione italiana a cura di Fabio MINAZZI”,”Il mondo di Parmenide. Alla scoperta della filosofia presocratica.”,”Karl R. Popper (Vienna 1902 – Londra 1994) è stato il più importante filosofo della scienza del XX secolo. Nelle nostre edizioni sono apparse numerose sue opere tra cui ricordiamo. Conoscenza oggettiva, La società aperta e i suoi nemici, La ricerca non ha fine, L’io e il suo cervello, Alla ricerca di un mondo migliore, Verso una teoria evoluzionistica della conoscenza, Tre saggi sulla mente umana, Lo scopo della scienza, La scienza e i suoi nemici. Popper ha affermato di essere stato, nella primavera del 1919, un convinto marxista. Questo durò pochissimo, a diciassette anni – ha scritto popper – ero diventato antimarxista. Mi ero reso conto del carattere dogmatico del credo e della sua incredibile arroganza intellettuale. Arne F. Petersen, che ha raccolto e curato i saggi qui pubblicati, è docente nell’Università di Copenhagen. Fabio Minazzi, traduttore, curatore e prefatore dell’edizione italiana, è autore di una importante monografia su Popper.”,”FILx-109-FL” “POPPER Karl R.”,”Congetture e confutazioni. Lo sviluppo della conoscenza scientifica.”,”La dialettica dopo Hegel. Queste osservazioni valgono in modo particolare per il “”materialismo dialettico”” sviluppato da Marx (pag 563-573)”,”SCIx-180-FRR” “POPPINO Rollie E.”,”International Communism in Latin America. A History of the Movement, 1917-1963.”,”All’interno del capitolo II, ‘The Role of the Communist Parties’ si fa un po’ di storia delle origini dei vari partiti comunisti del continente sudamericano (da pag 55-95 Rollie E. Poppino è professore di storia latino-americana nell’Università di California (Davis). Ha svolto incarichi governativi come ‘Intelligence Research Specialist’ presso il dipartimento di stato americano (1954-1961).”,”MALx-062″ “PORCARI Luigi”,”Così si resisteva.”,”PORCARI Luigi nato a Parma nel 1905, iscritto nel 1924 alla Federazione giovanile comunista, conobbe GRAMSCI, nel 1927 venne arrestato e condannato tra tribunale speciale a 12 anni. Dopo dieci anni di carcere riprese l’ attività politica e più tardi svolse attività di organizzazione nella resistenza.”,”ITAR-026″ “PORCARO Mimmo”,”I difficili inizi di Karl Marx. Contro chi e per che cosa leggere “”Il Capitale”” oggi.”,”Mimmo PORCARO è nato a Napoli nel 1953. Laureato in filosofia vive e lavora a Torino dove è impegnato in una riflessione sui temi del marxismo, leninismo, movimento operaio. E’ membro del ‘Centro studi di Materialismo Storico’. Sta preparando un lavoro sul pensiero di Althusser (1986).”,”TEOC-511″ “PORCELLI Vito a cura; testo di Claude DELMAS e confronti antologici da K. CLAUSEWITZ P. MARAVIGNA J.S. HUXLEY V. MATHIEU R. MONDOLFO R. DAHRENDORF K. MARX F. ENGELS N. LENIN R. LUXEMBURG E. BERNSTEIN M. PELLICANI L. MAGRI H. MARCUSE V. TITONE M. DUVERGER H. ARENDT E.V. WALTER U. SPIRITO A. GRAMSCI J. CHESNEAUX E. COLLOTTI PISCHEL R. TABER G. LUKACS K. JASPERS S. MALDINI F. FORNARI A. GORZ L. BASSO”,”La guerra rivoluzionaria.”,”confronti antologici da K. CLAUSEWITZ P. MARAVIGNA J.S. HUXLEY V. MATHIEU R. MONDOLFO R. DAHRENDORF K. MARX F. ENGELS N. LENIN R. LUXEMBURG E. BERNSTEIN M. PELLICANI L. MAGRI H. MARCUSE V. TITONE M. DUVERGER H. ARENDT E.V. WALTER U. SPIRITO A. GRAMSCI J. CHESNEAUX E. COLLOTTI PISCHEL R. TABER G. LUKACS K. JASPERS S. MALDINI F. FORNARI A. GORZ L. BASSO”,”TEMx-011″ “PORCELLI Vito a cura; testo di BOURGIN Georges RIMBERT Pierre; confronti antologici da R. MONDOLFO V. PARETO Arturo LABRIOLA E. PACI E. DURKHEIM A. LANZILLO A. GRAMSCI W. SOMBART J. PROUDHON K. MARX F. ENGELS E. BERNSTEIN R. MARRIS”,”Il socialismo.”,”””(…) L’uomo può trovare significato nella vita, per breve e pericolosa che sia, soltanto dedicandosi alla società”” (pag 11) [Einstein in ‘Perché il socialismo’ (1949)] Si tratta di un volumetto della serie francese ‘Que sais-je?’ della PUF. Marx dalla ‘Miseria della filosofia’ “”(…) La borghesia inizia con un proletariato che è un resto del proletariato dei tempi feudali. Nel corso del suo sviluppo storico, la borghesia svolge necessariamente il suo carattere antagonistico, che all’inizio si trova ad essere più o meno dissimulato, non esistendo che allo stato latente. A misura che la borghesia si sviluppa, si sviluppa anche nel suo seno un nuovo proletariato moderno; si sviluppa una lotta fra la classe proletaria e la classe borghese, lotta che, prima di essere sentita dalle due parti, individuata, valutata, compresa, ammessa e proclamata ad alta voce, non si manifesta all’inizio che attraverso conflitti parziali e momentanei, attraverso episodi di sovversivismo. D’altra parte, se tutti i membri della moderna borghesia hanno i medesimi interessi in quanto formano una classe contrapposta a un’altra, hanno però interessi opposti, antagonistici, in tanto in quanto si trovino gli uni di fronte agli altri. Questa opposizione di interessi deriva dalle condizioni economiche della loro vita borghese. Di giorno in giorno diventa dunque più chiaro che i rapporti di produzione, entro i quali si muove la borghesia, non hanno un carattere unico, semplice, bensì una carattere duplice; che negli stessi rapporti entro i quali si produce la ricchezza, si produce altresì la miseria; che entro gli stessi rapporti nei quali si ha sviluppo di forze produttive, si sviluppa anche una forza produttiva di repressione; che questi rapporti producono la ‘ricchezza borghese’, ossia la ricchezza della classe borghese, solo a patto di annientare continuamente la ricchezza dei membri che integrano questa classe, e a patto di dar vita a un proletariato ancora crescente. Più il carattere antagonistico viene messo in luce, più gli economisti, i rappresentanti scientifici della produzione borghese, si imbrogliano con le loro stesse teorie; e nascono diverse scuole. Abbiamo così gli economisti ‘fatalisti’, che nella loro teoria sono indifferenti a ciò che essi chiamano gli inconvenienti della produzione borghese, esattamente nella stessa misura in cui lo sono, nella pratica, i borghesi, quando si trovano di fronte alle sofferenze dei proletari, che pur li aiutano ad acquistar le loro ricchezze. In questa scuola fatalista vi sono i classici e i romantici. I classici, come Adam Smith e Ricardo, rappresentano una borghesia che, lottando contro i resti della società feudale, non opera che per epurare i rapporti economici dai residui feudali, per aumentare le forze produttive e dare un nuovo respiro all’industria e al commercio. Il proletariato che partecipa a questa lotta, assorbito in questo lavoro febbrile, non ha che le sofferenze accidentali, passeggere, che esso stesso considera come tali. Gli economisti come Adam Smith e Ricardo, che sono gli storici di quest’epoca, non hanno altra missione se non quella di dimostrare come la ricchezza si acquisti entro i rapporti di produzione borghesi, di formulare in secondo luogo questi rapporti in categorie e in leggi, di dimostrare infine quanto questo leggi, queste categorie, siano, per la produzione delle ricchezze, superiori alle leggi e alle categorie della società feudale. La miseria, ai loro occhi, non è che il dolore che accompagna ogni parto, nella natura come nell’industria”” [K. Marx, ‘La miseria della filosofia. Risposta alla «Filosofia della miseria» del signor Proudhon’, Edizioni Rinascita, Roma, 1949, pp. 98-99] [(in) ‘Il socialismo’, a cura di Vito Porcelli’, Messina-Firenze, 1974] (pag 168-169-170)”,”SOCx-264″ “PORCHNEV Boris”,”La science leniniste de la revolution et la psychologie sociale.”,”Lenin e la controrivoluzione. “”La vittoria sarà degli sfruttati, scrive Lenin poco dopo l’ Ottobre, perché essi hanno per loro la via, la forza del numero, la forza della massa, le fonti inesauribili dell’ abnegazione, dell’ ideale, dell’ onestà di quello che si chiama ‘popolo semplice’, degli operai e dei contadini che si alzano, che si svegliano per edificare un mondo nuovo e le cui riserve di energia e di talento sono gigantesche. La vittoria è a loro””. (…) “”per quanto grandi siano in certi ambienti l’ indignazione e la rivolta, si sviluppa in seno alle masse popolari un processo di creazione e di accumulazione di energia, di disciplina, che ci darà la forza di resistere a tutti questi colpi””. (pag 73)”,”LENS-148″ “PORCHNEV Boris F.”,”Lotte contadine e urbane nel grand siècle. (Tit.orig.: Les soulèvements populaires en France au XVIIe siècle)”,”Boris Federovic PORCHNEV nato nel 1905 iniziò la sua attività scientifica e l’insegnamento nel 1929 a Rostov sul Don. Nel 1941 ottenne il dottorato in scienze storiche. Nel 1943 passò all’ Università di Mosca. Ha ottenuto una laurea honoris causa nel 1957 in Francia (Clermont-Ferrand). Ha partecipato all’ attività dell’ Accademia delle Scienze dell’ URSS. Le origini agrarie della Fronda. “”Lo studio dei movimenti contadini alla vigilia della Fronda ci spiega la base reale e profonda sulla quale era montato l’ intero edificio della lotta politica, reso complicato dalla presenza di partiti, gruppi, corporazioni e istituzioni. Ci restano da chiarire le origini specifiche delle relazioni tra le masse contadine e la nobiltà durante la Fronda. Abbiamo già assistito a fenomeni isolati, in cui i nobili incoraggiavano la lotta antifiscale dei contadini o si facevano interpreti delle loro richieste presso l’ autorità locale””. (pag 132) Intepretazione scientifica della Fronda. “”Sappiamo già che le sollevazioni popolari avevano un carattere di spontaneismo, e che il loro successo dipendeva dai dirigenti. Se la borghesia si fosse messa alla testa di questo enorme moto sul piano nazionale, ci troveremmo di fronte ad una enorme rivoluzione borghese.”” (pag 317) Lettere di Marx ed Engels a Nicolas (Daniels) ed. russa, 1908, pag 65 (pag 51)”,”FRAA-062″ “PORCHNEV Boris Fëdorovic”,”Lotte contadine e urbane nel “”Grand Siècle””.”,”Boris Fëdorovic Porchnev. Si è occupato attivamente della storia moderna dei paesi dell’Europa occidentale, affermandosi come specialista del XVII secolo. Oltre all’opera che qui rieditiamo ha pubblicato vari altri lavori, tra i quali: Sollevamenti contadini in Francia ai tempi di Colbert, La repubblica inglese, la Fronda francese e la pace di Westfalia, Gustavo-Adolfo e la preparazione della guerra di Smolensk, La seconda Fronda e la repubblica inglese, e la sua relazione all’XI Congresso Internazionale di Scienze Storiche sui Rapporti tra Europa occidentale ed orientale all’epoca della guerra dei trent’anni, Si è interessato anche alla storia delle idee solcialiste e ha esaminato alcuni aspetti storici dell’opera marxiana, Si è poi dedicato in modo particolare a ricerche di carattere metodologico e ha sviluppato lo studio del ruolo e della funzione delle masse e della lotta delle classi nello svolgimento storico.”,”STOS-011-FL” “PORCHNEV Boris Fëdorovic”,”Lotte contadine e urbane nel “”Grand Siècle””.”,”Boris Fëdorovic Porchnev. Si è occupato attivamente della storia moderna dei paesi dell’Europa occidentale, affermandosi come specialista del XVII secolo. Oltre all’opera che qui rieditiamo ha pubblicato vari altri lavori, tra i quali: Sollevamenti contadini in Francia ai tempi di Colbert, La repubblica inglese, la Fronda francese e la pace di Westfalia, Gustavo-Adolfo e la preparazione della guerra di Smolensk, La seconda Fronda e la repubblica inglese, e la sua relazione all’XI Congresso Internazionale di Scienze Storiche sui Rapporti tra Europa occidentale ed orientale all’epoca della guerra dei trent’anni, Si è interessato anche alla storia delle idee solcialiste e ha esaminato alcuni aspetti storici dell’opera marxiana, Si è poi dedicato in modo particolare a ricerche di carattere metodologico e ha sviluppato lo studio del ruolo e della funzione delle masse e della lotta delle classi nello svolgimento storico. “”La tattica delle sollevazioni plebee fu abbastanza varia: talvolta erano le campane a stormo a dare il segnale. In generale si cominciava col fare giustizia degli agenti del fisco e degli odiosi «gabellieri». In seguito si saccheggiavano gli uffici del fisco e si distruggevano tutte le carte, le liste delle imposte e tutti i beni mobili. Parimenti si saccheggiavano le case private degli ufficiali fiscali, degli impiegati del municipio e dei magistrati, talvolta anche quelle dei borghesi agiati. Ma le fonti ufficiali non indicano mai né furti né brigantaggio, mentre le fonti private, come la cronaca di Malebesse a Agen e altre, insistono sull’usurpazione di beni privati e sulle minacce di saccheggio. … finire (pag 270-271)”,”FOLx-001-FV” “PORCIANI Angela TAMBURINI Francesco”,”Il Fondo Pietro Gori. Opere, libri e cimeli.”,”””E’ per questo motivo che venne organizzata a Roma, con un grande sforzo diplomatico, dal 24 novembre al 21 dicembre 1898, la ‘Conferenza Internazionale per la Difesa Sociale contro gli Anarchici’, a cui parteciparono venti Paesi europei rappresentati da Ministri plenipotenziari, Capi di polizia, giuristi al fine di combattere l’anarchismo in tutte le sue manifestazioin attraverso un sistema di difesa comune. La Conferenza non passò inosservata presso l’opinione pubblica, sebbene si svolgesse a porte chiuse e nel più grande segreto. Anche Pietro Gori, in quel periodo a Buenos Aires dove vi aveva fondato la rivista scientifica “”Criminologia Moderna”” avrà modo di occuparsene, proprio dalle pagine di questa rivista.”” (pag 5)”,”ANAx-268″ “PORCIANI Ilaria RAPHAEL Lutz a cura; collaborazione di Robert D. ANDERSON Alexandr V. ANTOSHCHENKO Olaf BLASCHKE Stefano BOTTONI Ulf BRUNNBAUER Javier CASTRO-IBASETA Jerzy CENTKOWSKI Gabriele B. CLEMENS Synne CORELL Charles DALLI Valentina DUKA Ferdan ERGUT Mariano ESTEBAN DE VEGA Gudrun EXNER Joana GASPAR DE FREITAS Ewald FRIE Hakan GUNNERIUSSON Pertti HAAPALA G. HALDANARSON I. HERRMANN A. HUDEK M. KAARNINEN Nicola LABANCA Renata LATANA Mauro MORETTI Serge NOIRET Francesca SOFIA Marcello VERGA e altri”,”Atlas of European Historiography. The Making of a Profession, 1800-2005.”,”Collaborazione di Robert D. ANDERSON Alexandr V. ANTOSHCHENKO Olaf BLASCHKE Stefano BOTTONI Ulf BRUNNBAUER Javier CASTRO-IBASETA Jerzy CENTKOWSKI Gabriele B. CLEMENS Synne CORELL Charles DALLI Valentina DUKA Ferdan ERGUT Mariano ESTEBAN DE VEGA Gudrun EXNER Joana GASPAR DE FREITAS Ewald FRIE Hakan GUNNERIUSSON Pertti HAAPALA G. HALDANARSON I. HERRMANN A. HUDEK M. KAARNINEN Nicola LABANCA Renata LATANA Mauro MORETTI Serge NOIRET Francesca SOFIA Marcello VERGA e altri Pag 50: Europa Ovest e Est: gli anni del boom della storiografia e del numero degli storici (1928-2005): 1928 (Accademie delle scienze, istituti di ricerca, università college ecc.) (176+322+21+816= 1355) ; 2005 (1670+5732+823+11456=18711 ) Nella cronologia si cita l’anno di nascita dei vari istituti”,”STOx-145″ “PORCIATTI Anna Maria”,”Dall’ Impero Ottomano alla nuova Turchia. Cronache e storia.”,”PORCIATTI Anna Maria laureata in scienze matematiche poi in architettura e quindi in scienze politiche è docente presso la Facoltà di Architettura dell’ Ateneo fiorentino. “”Come è già stato osservato, le Potenze dell’ Intesa, sicure della vittoria, facevano i loro piani di spartizione dell’ Impero Ottomano mentre la guerra era ancora in corso; col trattato del 1916, la Russia aveva ottenuto la promessa di poter prendere possesso di tutta l’ Armenia orientale, lasciando alla Francia tre vilayet dell’ Armenia occidentale e tutta la Cilicia. Dopo l’ armistizio di Mudros, l’ Armenia aveva subito proclamato la propria indipendenza (…). I Turchi non potevano certamente essere d’ accordo ed argomentavano che gli Armeni vivevano sparsi sul loro territorio e non costituivano un’ entità etnica definita (…)””. (pag 158)”,”TURx-020″ “PORCÙ Stefano”,”Nonno chi erano i partigiani? (“”Nino””: balilla, avanguardista, partigiano).”,”Stefano Porcù, nato a Genova il 29 marzo 1925, partigiano combattente.”,”ITAR-321″ “PORETSKI Elisabeth K.”,”I nostri. Vita e morte di un agente sovietico. Con uno scritto di Lev Trotsky.”,”Il 17 luglio 1937 Ignacij S. PORETSKI (alias Ignace REISS o Ludwig), membro di spicco dei servizi di informazione sovietici da oltre dieci anni, indirizzò al CC del Partito Comunista dell’URSS una lettera in cui denunciava i crimini di STALIN e proclamava la sua ferma intenzione di rompere con lo stalinismo a favore del socialismo autentico, leninista e internazionalista. Un mese dopo veniva assassinato vicino a Losanna da agenti del NKVD. In questo libro, la compagna di PORETSKI (1898-1978) rievoca i suoi ricordi facendo rivivere intorno a Ludwig i compagni e gli amici più stretti, originari come lui di una piccola cittadina galiziana e che, al pari di Ludwig, caddero vittime dello stalinismo.”,”RUSS-004″ “PORISINI Giorgio a cura, scritti di Attilio CABIATI Riccardo BACHI Luigi EINAUDI Pietro GRIFONE Alberto CARACCIOLO Renzo PACI”,”Il capitalismo italiano nella prima guerra mondiale.”,”””La supremazia della banca sull’ industria si afferma definitivamente. Nel 1914 la situazione delle principali Banche non è brillante; il crollo di Borsa le colpisce rudemente; i loro portafogli si sgonfiano. Lo Stato le aiuta con la moratoria, ma le perdite su titoli sono insanabili. Il Banco di Roma deve più che dimezzare il capitale (da 200 a 75). Alla fine del 1914 per alleggerire la loro posizione lo Stato crea il Consorzio Sovvenzioni su Valori Industriali (CSVI) con 22 milioni di capitale, sottoscritto, more solito, dalla Banca d’ Italia, dal Banco di Napoli e di Sicilia, dalla Cassa di Risparmio di Milano, dal Monte dei Paschi e dall’ Istituto San Paolo di Torino, che intraprendono così anch’essi, tramite lo Stato, la funzione di sostenitori dell’ Alta Banca. Il CSVI accorda sovvenzioni prendendo in pegno titoli; i mezzi glieli dà la Banca d’ Italia (risconto), la quale è spinta perciò ad allargare la circolazione. L’ inflazione bellica ha la sua data di nascita in questa azione di salvataggio operata dal CSVI, progenitore del famoso Istituto di Liquidazione, ora IRI. Piccolo inizio di grandi cose.”” (pag 112, Pietro Grifone).”,”ITAE-087″ “PORRO Nicola a cura”,”Foglio finanziario. Istruzioni per l’uso.”,”Nicola Porro (Roma 27/09/1969) è un giornalista, saggista e autore televisivo italiano, vicedirettore del il Giornale e conduttore di programmi televisivi.”,”ECOT-265-FL” “PORTA Pier Luigi a cura; saggi di Angelo MOIOLI Daniela PARISI Pier Luigi PORTA Claudia ROTONDI Marianna CAVAZZA ROSSI Pier Angelo TONINELLI Luigi TREZZI Claudio PAVESE Giandomenico PILUSOI”,”Milano e la cultura economica nel XX secolo. I. Gli anni 1890-1920.”,”Saggi di Angelo MOIOLI Daniela PARISI Pier Luigi PORTA Claudia ROTONDI Marianna CAVAZZA ROSSI Pier Angelo TONINELLI Luigi TREZZI Claudio PAVESE Giandomenico PILUSO “”Tali concetti si ritrovano nella descrizione dell’andamento di un ciclo produttivo, su cui si innesta la «teoria del tempo di rigiro» di Marx (…)”” (pag 243) (Marx anche a pag 244, 251n, 289)”,”ITAS-219″ “PORTA Carlo, a cura di Carla GUARISCO”,”Le poesie. Volume primo.”,”Carlo Porta (1775-1821) visse in un periodo particolarmente travagliato della storia milanese, fra Rivoluzione, dominazione napoleonica, Restaurazione e primi sintomi di una rivolta nazionale. Impegnato nella battaglia per un nuova letteratura, egli può conisderarsi il maestro e l’iniziatore del romanticismo realista in Italia.”,”VARx-003-FSD” “PORTA Carlo, a cura di Carla GUARISCO”,”Le poesie. Volume secondo.”,”Carlo Porta (1775-1821) visse in un periodo particolarmente travagliato della storia milanese, fra Rivoluzione, dominazione napoleonica, Restaurazione e primi sintomi di una rivolta nazionale. Impegnato nella battaglia per un nuova letteratura, egli può conisderarsi il maestro e l’iniziatore del romanticismo realista in Italia.”,”VARx-004-FSD” “PORTA Carlo, a cura di Dante ISELLA”,”Le lettere di Carlo Porta e degli amici della cameretta.”,”Carlo Porta (1775-1821) è considerato il più importante poeta del dialetto milanese. Ecco alcuni dettagli sulla sua vita: Origini e Formazione: Nato a Milano il 15 giugno 1775, da una famiglia borghese. Studiò al Seminario di Milano, ma poi intraprese la carriera impiegatizia su richiesta del padre, cassiere generale della Tesoreria. Opere e Impegno Politico: Nel 1804-1805, curò una traduzione in milanese della Divina Commedia di Dante Alighieri. Nel 1810, pubblicò il ‘Brindes de Meneghin all’Ostaria’ scritto per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa d’Austria. Le sue opere si suddividono in tre filoni: contro le superstizioni religiose, ritratti di popolani milanesi e sonetti politici. Morte e Eredità: Morì a Milano a causa di un attacco di gotta nel 1821. La sua produzione poetica continua a essere apprezzata per la sua ricchezza di immaginazione e il suo impegno sociale (f. copilot)”,”BIOx-045-FSD” “PORTAL Roger”,”Gli slavi. Popoli e nazioni dall’VIII al XX secolo.”,”L’autore, professore alla Sorbona, allarga in questo volume, lo sguardo dela storiografia tradizionale ad una storia di lunga durata delle civiltà slave che è insieme una storia della civiltà materiale, storia sociale, storia politica e storia delle opere culturali.”,”EURC-001-FC” “PORTE Remy”,”La mobilisation industrielle “”premier front”” de la Grande Guerre?”,”Il tenente colonnello PORTE ha compiuto una prima parte della sua carriera nell’arma delle Trasmissioni, entrando nel 1998 nel corpo degli ufficiali esperti. E’ titolare di un diploma di scienze politiche, di un DEA di diritto pubblico, ed è dottore in storia. Lavora (direttore di ricerca) presso il dipartimento dell’esercito Service historique de la Defense. Ha scritto varie opere sulla prima guerra mondiale. “”Adest Alaricus Trepidam Romam obsidet, turbat, irrumpit.”””,”QMIP-062″ “PORTELLI Alessandro”,”Canzone politica e cultura popolare in America. Il mito di Woody Guthrie.”,”PORTELLI Alessandro (Roma 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’ Università La Sapienza di Roma. E’ autore di saggi sulla cultura popolare e la letteratura americana. Dirige la rivista di studi americani ‘Acòma’. Le divisioni nella classe operaia americana. Il proletariato nero. “”Il caso dei lavoratori afro-americani è lampante. Fino dal tempo della schiavitù, essi servivano non solo per quello che producevano, a anche per tenere costantemente basso il costo della forza-lavoro bianca. I bianchi poveri “”white trash””, non trovavano lavoro in piantagioni già fornite di schiavi. Gli artigiani e gli operai erano sottoposti alla concorrenza di schiavi il cui lavoro costaa evidentemente molto meno, e il cui salario finiva spesso tutto intero nelle tasche dei padroni. Tra le cause del razzismo diffuso tra gli strati popolari del Sud non va sottovalutata questa tradizionale concorrenza per salari e posti di lavoro che la borghesia amministrava in modo da contrapporre fra loro i diversi settori di forza-lavoro.”” (pag 100)”,”MUSx-181″ “PORTELLI Alessandro”,”Canzone politica e cultura popolare in America. Il mito di Woody Guthrie.”,”PORTELLI Alessandro (Roma, 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’ Università La Sapienza di Roma. E’ autore di numerosi saggi su cultura popolare e letteratura americana, pubblicati presso diversi editori. Dirige la rivista di studi americani ‘Acòma’. “”Un altro grande sciopero tessile diretto dall’ IWW avvenne a Paterson, in New Jersey nel 1913. A 15 miglia da New York, Paterson era il centro dell’ anarchismo italiano negli Stati Uniti, la città da cui era partito Gaetano Bresci per andare a uccidere Umberto I. Lo sciopero coinvolse praticamente l’ intera città, in cui 73.000 abitanti su 123.000 lavoravano nelle fabbriche tessili. La lotta partì in risposta a un aumento dei ritmi di lavoro, che portava da due a quattro il numero dei telai affidati a ciascun operaio. La mancanza di fondi per sostenere lo sciopero e la violenta repressione accompagnata da intimidazioni e arresti di massa impedirono di ripetere a Paterson il successo di Lawrence. Tuttavia, questa lotta produsse un importante esperimento di cultura operaia e di comunicazione di classe, con la messa in scena del Paterson Pageant, una rappresentazione di teatro di massa in cui gli scioperanti stessi cercarono di informare New York della loro lotta. Organizzato da John Reed, un giornalista rivoluzionario che avrebbe poi scritto una popolare storia della Rivoluzione sovietica, il Paterson Pageant fece rivivere sulla scena la vita di fabbrica, l’ inizio della lotta, l’ evacuazione dei bambini (ancora più massiccia che a Lawrence), le assemblee, le manifestazioni. Circa mille operai rappresentarono la morte e i funerali dei loro compagni uccisi dalla polizia, le aggressioni della Guardia nazionale, la fame e le sofferenze che accompagnavano lo sciopero. Elizabeth Gurley Flynn, Big Bill Haywood presero la parola per spiegarne le ragioni e gli obiettivi e per collegarlo allo scontro di classe in atto in tutto il paese.”” (pag 130)”,”MUSx-182″ “PORTELLI Alessandro”,”Biografia di una città. Storia e racconto: Terni, 1830-1985.”,”Alessandro Portelli, nato a Roma nel 1942, insegna letteratura anglo-americana presso l’Università di Roma. Si occupa di cultura popolare e dirige la rivista ‘I giorni cantati’ (1985). Ha pubblicato tra l’altro: ‘La canzone popolare in America’ (1975), ‘Bianchi e neri nella letteratura americana’ (1977), ‘Il re nascosto. Saggio su Washington Irving (1979) e in collaborazione con Renato Oliva, ‘Conrad: l’imperialismo imperfetto’ (1973)”,”ITAS-005-FP” “PORTELLI Hugues”,”Gramsci e la questione religiosa.”,”””La formula della religione “”affare privato”” è di origine liberale e non propria della filosofia della praxis”” (Gramsci, Quaderni del Carcere) (in apertura) Gramsci: marxismo volgare e marxismo puro (critica a Bucharin). “”Il risultato di questa combinazione è la comparsa nel seno del marxismo, di un «marxismo volgare» che assume nelle masse un carattere deterministico e superstizioso e che ha col marxismo «puro» gli stessi rapporti che il cattolicesimo popolare ha con la teologia: «È certo che dalla filosofia della prassi si è formata una corrente deteriore, che può essere considerata in rapporto alla concezione dei fondatori della dottrina come il cattolicesimo popolare in rapporto quello teologico o degli intellettuali: come il cattolicesimo popolare può essere tradotto nei termini del paganesimo, o di religioni inferiori al cattolicesimo per le superstizioni e le stregonerie da cui erano o sono dominate, così la filosofia della prassi deteriore può essere tradotta in termini “”teologici”” o trascendentali» (37). Questo sviluppo era prevedibile ed in un primo tempo presenta anche un carattere positivo: la concorrenza con la religione cattolica all’interno delle classi subalterne (e ciò che del resto la Chiesa ha ben compreso quando ha basato fin dall’inizio la sua strategia sulla lotta contro la penetrazione socialista fra le masse cattoliche) (38). Ma questa fase ora deve finire e il marxismo popolare deve avvicinarsi a quello di Marx. È per questo motivo che Gramsci nei ‘Quaderni’ attacca violentemente il «Manuale popolare di sociologia marxista» di Boukharin (39). Un libro di questo genere, ritiene, tende a perpetuare il marxismo volgare perché non si pone la questione della critica del senso comune. Ma soprattutto, ripetendo gli errori meccanicisti della socialdemocrazia, esso dimostra la permanenza di questa concezione all’interno del partiti comunisti (…)”” (pag 209) [Hugues Portelli, Gramsci e la questione religiosa, G. Mazzotta editore, Milano, 1976] [(37) Q II, pp. 1291-1292; (38) Secondo Gramsci questo pericolo è destinato ad accrescersi con lo sviluppo dell’alleanza fra il proletariato e le masse contadine cattoliche. Tutta la strategia rivoluzionaria predicata da Gramsci si fonda del resto su questa ipotesi; (39) N. Bucharin, ‘La teoria del materialismo storico. Manuale popolare di sociologia marxista’]”,”GRAS-163″ “PORTER Bernard”,”Empire and superempire. Britain, America and the World.”,” PORTER Bernard è professore emerito di storia, University of Newcastle upon Tyne. Ha scritto ‘The Lion’s Share (1975) e ‘The Absent-Minded Imperialists’ (2004).”,”RAIx-218″ “PORTER Cathy”,”Larissa Reisner.”,”PORTER Cathy (1947) ha scritto pure ‘Fathers and Daughters: Russian Women in the Revolution’, ‘Alexandra Kollontai: A Biography’. Larissa Reisner (1894-1926) ha scritto i libri: ‘Afghanistan’, ‘Hamburg at the Barricades’, ‘The Front. Late summer’, ‘Coal, Iron and Living People’. Scriverà articoli per ‘Izvestiya’ e ‘Red Paper'”,”RIRB-111″ “PORTER Andrew, contributi di Susan BAYLY Peter BURROUGHS P.J. CAIN Raewyn DALZIEL Donald DENOON David FITZPATRICK E.H.H. GREEN Marjory HARPER Gad HEUMAN Alan KNIGHT Robert KUBICEK Martin LYNN T.C. MCCASKIE Jhon M. MACKENZIE Ged MARTIN Robin J. MOORE Colin NEWBURY David NORTHRUP Avner OFFER Jürgen OSTERHAMMEL Christopher SAUNDERS Afaf Lutfi AL-SAYYID-MARSOT Iain R. SMITH Robert STAFFORD A.J. STOCKWELL B.R. TOMLINSON D.A. WASHBROOK Marivic WYNDHAM”,”The Nineteenth Century. Vol. III.”,”Susan Bayly is Fellow, Tutor, and College Lecturer, Christ’s College, Cambridge University. Peter Burroughs is former Professor of History at Dalhousie University. P.J. Cain is Research Professor at Sheffield Hallam University. Raewin Dalziel is Professor of New Zealand History at the University of Auckland. Donald Denoon was formerly Professor of History at the University of Papua New Guinea and is Professor at the Australian National University. David Fitzpatrick is Fellow of Magdalen, Oxford. Marjory Harper is Lecturer in History at the University of Aberdeen. Gad Heuman is Reader in the Department of History at the University of Warwick. Alan Knight FRA is Professor of the History of Latin America University of Oxford and Fellow of St Antony’s College. Robert Kubicek is Professor of History at the University of British Columbia. Martin Lynn is Senior Lecturer in Modern History at the Queen’s University, Belfast. T.C. McCaskie is Reader in Asante History at the Centre of West African Studies, University of Birmingham. John M. MacKenzie is Professor of Imperial History at Lancaster University and Series Editor of Studies in Imperialism. Ged martin is Professor of Canadian Studies at the University of Edinburgh. Robin J. Moore FAHA, is Professor of History at the Flinders University of South Australia. Colin Newbury is former Lecturer in Commonwealth History, University of Oxford, and Vice-Principal of Linacre College. David Northrup is Professor of History at Boston College. Avner Offer is Reader in Recent Social and Economic History at the University of Oxford and a Professorial Fellow of Nuffield College. Jürgen Osterhammel a former Research Fellow at the German Historical Institute in London, is Professor at the University of Konstanz. Andrew Porter is Rhodes Professor of Imperial History at King’s College, London. Christopher Saunders is Associate professor of History at the University of Cape Town. Afaf Lutfi Al-Sayyid-Marsot is Professor of History at the University of California, Los Angeles. Iain R. Smith is Senior Lecturer in History at the University of Warwick. Robert Stafford is an Honorary Fellow History and Philosophy of Science Department, University of Melbourne, Australia. A.J. Stockwell is Professor of Imperial and Commonwealth History at Royal Holloway College, University of London. B.R. Tomilinson is Professor of Economic History at the Unifersity of Strathclyde. D.A. Washbrook is Reader in Modern South Asian History and Fellow of St Antony’s College, Oxford. Marvic Wyndham is a Visiting Fellow in the Research School of Pacific and Asian Studies, Australian National University, and teaches Australian cultural history. Foreword, Preface, Introduction, List of Maps, List of Figures, List of Tables, List of Contributors, Abbreviations and Location of Manuscript Sources, Cronology, Notes, Index, The Oxford History of the British Empire,”,”UKIx-020-FL” “PORTES Jacques”,”Gli Stati Uniti padroni del mondo?”,”PORTES è professore di storia del Nord America, responsabile del dottorato di storia all’Università Paris VIII Vincennes Saint-Denis. Gli investimenti diretti americani. I capitali americani vengono investiti in tutto il mondo, e anche quando il valore assoluto a cui ammontano è basso, in zone poco sviluppate come l’ Oceania o l’ Africa tali somme possono avere un’ influenza notevole. Gli agenti di Wall Street e le imprese, tuttavia, che non investono il proprio denaro animati da principi filantropici, privilegiano le zone in cui si prevedono maggiori rendimenti, vale a dire le regioni più ricche come il Canada o l’ Europa, dove confluisce più della metà degli investimenti diretti statunitensi. Il recente incremento degli investimenti in America Latina è la conseguenza della prospettiva di creazione di una zona di libero scambio continentale, mentre i capitali diretti nella zona asiatica riflettono il potenziale di crescita di questa regione.”” Percentuale degli investimenti statunitensi diretti all’ estero (cifre in miliardi di dollari (1999)): in Europa (51.5%; 582) in America Latina (19.7%; 223) in Asia (13%; 146) in Canada (10%; 112) in Oceania (3.5%; 40) in Africa (1.3%; 15) in Medio Oriente (1%; 11) (pag 92-93)”,”USAP-062″ “PORTINARO Pier Paolo”,”Il realismo politico.”,”Pier Paolo PORTINARO (Torino, 1953) ha insegnato nelle Università di Freiburg i. B. e Mainz. Attualmente insegna filosofia politica presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’ Università di Torino. Il libro è dedicato ‘a Norberto Bobbio maestro di ‘realismo dal volto umano’, nel novantesimo compleanno’. La collana Politica è diretta da Massimo L. SALVADORI e Francesco TUCCARI.”,”TEOP-105″ “PORTINARO Pier Paolo”,”Il labirinto delle istituzioni nella storia europea.”,”Pier Paolo Portinaro ha insegnato nelle Università di Freiburg i.B., Mainz, Pisa ed è attualmente professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Torino. É stato borsista della Alexander-von-Humboldt Stiftung ed è socio dell’Accademia delle Scienze di Torino. Tra i suoi libri: Il realismo politico e Il principio disperazione.”,”EURx-086-FL” “PORTINARO Pier Paolo”,”Stato.”,”Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha pubblicato ‘Il terzo. Una figura della politica’ (1986) e ‘Interesse nazionale e interesse globale’ (1996) (Angeli). “”Nella dottrina costituzionale che si origina dalle rivoluzioni – per la quale la costituzione è un che di fatto, non di cresciuto nella storia per progressivi mutamenti evolutivi – si manifesta l’altra matrice assolutistica del costituzionalismo moderno. Senza la teoria della sovranità, il pensiero moderno non sarebbe potuto accedere neppure alla nozione di potere costituente: lo prova con evidenza che non si potrebbe desiderare maggiore il laboratorio della Rivoluzione francese”” (pag 109)”,”TEOP-013-FMB” “PORTINARO Pier Paolo, collaborazione di Marzia PONSO; testi di MACHIAVELLI BODIN RICHELIEU HOBBES LOCKE ROUSSEAU KANT ROBESPIERRE FICHTE MÜLLER HEGEL MARX STEIN SPENCER TREITSCHKE WEBER KELSEN SCHMITT GENTILE HELLER GRASMCI OAKESHOTT ARENDT FOUCAULT”,”Stato.”,”PORTINARO Pier Paolo, collaborazione di Marzia PONSO; testi di MACHIAVELLI BODIN RICHELIEU HOBBES LOCKE ROUSSEAU KANT ROBESPIERRE FICHTE MÜLLER HEGEL MARX STEIN SPENCER TREITSCHKE WEBER KELSEN SCHMITT GENTILE HELLER GRASMCI OAKESHOTT ARENDT FOUCAULT Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino. Ha pubblicato ‘Il realismo politico’ (1999). “”Nella sua opera Marx prende le mosse dalla critica del sistema giuridico-politico hegeliano per approdare, attraverso la concezione materialistica della storia, alla critica dell’economia politica. nello scritto ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (1843) egli radicalizza l’opposizione di società civile e Stato, smaschera la classe particolare dietro la finzione della classe generale, la realtà del potere dietro la forma ideologica del diritto. La mistificazione operata da Hegel a fini politici consiste nel far derivare istituzioni e fatti concreti da categorie e universali astratti, entificati a soggetti generali della storia. Lo Stato, ridotto a «sviluppo dell’idea», perde la propria realtà determinata e, come prodotto logico-necessario della Ragione, viene assolutizzato: anziché dedurre da principi generali la forma ideale di Stato, Hegel legittima a livello teorico una realtà empirica concreta come lo Stato prussiano. In polemica con il teologo Bruno Bauer, Marx argomenta, nel saggio ‘La questione ebraica’ (1843), come la domanda di ‘emancipazione civile e politica’ degli ebrei ponga non solo il problema generale del rapporto tra religione e Stato, in quanto lo Stato che presuppone un’identità religiosa non è ancora uno Stato vero, cioè uno Stato emancipato, ma anche il problema del rapporto tra emancipazione politica ed emancipazione umana, che rimanda alla fondamentale ‘scissione tra Stato politico e società civile’. Marx, in aperta polemica con il liberalismo classico, riconosce che l’emancipazione politica è un progresso solo parziale, in quanto, limitandosi a sancire un’eguaglianza giuridico-formale, prescinde dall’esistenza di strutture sociali sostanzialmente ingiuste. L’emancipazione umana presuppone al contrario il superamento del conflitto tra interesse generale e interesse privato, perché dietro all’universalismo dell’eguaglianza giuridica si nasconde il particolarismo della società civile, con il suo egoistico ‘bellum omnium contra omnes’. Con la scissione dell’uomo in ‘bourgeois’ e ‘citoyen’ l’emancipazione politica è giunta al suo compimento nel senso che non può dare altri frutti; per l’emancipazione umana occorre rivoluzionare i rapporti sociali di produzione. Sviluppando la critica dell’intellettualismo di matrice hegeliana, Marx (in collaborazione con l’amico Friedrich Engels) elabora a partire dalla ‘Ideologia tedesca’ (1846) la ‘concezione materialistica della storia’, per la quale idee, teorie e forme giuridiche sono un «prodotto sociale», derivante dalle «condizioni materiali di vita». Conseguentemente , lo Stato è ‘sovrastruttura’, armatura giuridico-politica di un certo assetto dei rapporti di produzione. Per questa ragione la dinamica della transizione dal modo di produzione capitalistico a quello socialistico porta, oltre che all’abolizione delle classi e della proprietà privata, anche all’estinzione dello Stato. Lo Stato, come ordinamento coercitivo, è necessario solo alla conservazione dello sfruttamento capitalistico e quindi è destinato a scomparire con l’instaurazione del socialismo”” (pag 83-84) [Karl Löwith, a cura, ‘La sinistra hegeliana’, Laterza, 1966, pp. 406-7 (‘La questione ebraica’), (in) Pier Paolo Portinaro, ‘Stato’, Laterza, Roma Bari, 2004]”,”TEOP-041-FMB” “PORTIS Larry, collaborazione di René PASSEVANT”,”IWW. Le syndicalisme révolutionnaire aux Etats-Unis.”,”‘One Big Union of All the Workers’ Libro dedicato alla memoria di René LEFEUVRE “”I successi riportati dalle lotte per la libertà di parola attirarono verso gli IWW una gran parte della manodopera migrante di solito sottomessa e sfruttata dai proprietari e dai padroni. Il pericolo di questa tattica esemplare di lotta e d’ informazione non sfuggì alla classe capitalista. L’ ampiezza del movimento sindacalista, che aveva rapidamente trascinato tutti gli scontenti, appariva come l’ istigatore di una solidariatà di classe tra questi lavoratori isolati e facili a manipolare in ragione delle loro condizioni di lavoro””. (pag 102)”,”MUSx-173″ “PORTIS Larry, collaborazione di René PASSEVANT”,”IWW. Le syndicalisme révolutionnaire aux Etats-Unis.”,”‘One Big Union of All the Workers’ Libro dedicato alla memoria di René LEFEUVRE Preambolo Costituzione IWW 1908 Chicago “”La missione storica della classe operaia è di sopprimere il capitalismo. L’ esercito dei produttori deve essere organizzato non solo per la lotta quotidiana contro i capitalisti, ma anche per prendere in mano la produzione quando il capitalismo sarà stato rovesciato. Organizzandoci attraverso le industrie, formiamo la struttura della nuova società all’ interno stesso dell’ antica.”” (4° di copertina)”,”MOIx-024″ “PORZIO Domenico a cura; scritti di S. KIERKEGAARD F. HEBBEL R. WAGNER I.S. TURGENEV W. WHITMAN C. BAUDELAIRE F.M. DOSTOEVSKIJ J.E. RENAN C. DE-COSTER H. IBSEN L.N. TOLSTOI E. DICKINSON G. GEZELLE G. CARDUCCI T. HARDY E. ZOLA A. FOGAZZARO A. FRANCE G.M. HOPKINS F. W. NIETZSCHE P. VERLAINE L. BLOY E. DE-AMICIS H. SIENKIEWICZ J.P. JACOBSEN A. GRAF J.A. STRINDBERG E. DE-MARCHI A. ORIANI V.S. SOLOVIEV A. RIMBAUD O. WILDE G. PASCOLI G.B. SHAW H. SUDERMANN C.E. DE FOUCAULD S. LAGERLOF F. THOMPSON A.P. CECHOV W. VON POLENZ G. HAUPTMANN G. D’ANNUNZIO A. PANZINI A.D. SERTILLANGES VIVEKANANDA M. DE UNAMUNO R. HUCH R. KIPLING W.B. YEATS B. CROCE V.I. IVANOV L. PIRANDELLO R. DARIO P. CLAUDEL S. GEORGE M. GORKIJ F. JAMMES E. DE-CASTRO M.K. GANDHI A. GIDE G. DELEDDA V.J. BRJUSOV C. PEGUY G. KEITH H. VON HOFMANNSTHAL A. MACHADO A. GATTI H. GHEON T. MANN R.M. RILKE K. ADAM M. JACOB G. VON LE-FORT H. HESSE H. CAROSSA A. DOBLIN A. MIEGEL G. MIRO’ A. BELYJ A.A. BLOK R. MUSIL G. PAPINI P. THEILHARD-DE-CHARDIN E. ZOLLI I. ZOLLER J. JOYCE J. MARITAIN S. UNDSET G. GOZZANO F. KAFKA LOU-TSEN-TSIANG A. SIKELIANOS T. VARUJAN R. GUARDINI N. KAZANTZAKIS C. REBORA F. MAURIAC K. BARTH E. BLOCH”,”Incontri e scontri col Cristo. I.”,”Scritti di S. KIERKEGAARD F. HEBBEL R. WAGNER I.S. TURGENEV W. WHITMAN C. BAUDELAIRE F.M. DOSTOEVSKIJ J.E. RENAN C. DE-COSTER H. IBSEN L.N. TOLSTOI E. DICKINSON G. GEZELLE G. CARDUCCI T. HARDY E. ZOLA A. FOGAZZARO A. FRANCE G.M. HOPKINS F. W. NIETZSCHE P. VERLAINE L. BLOY E. DE-AMICIS H. SIENKIEWICZ J.P. JACOBSEN A. GRAF J.A. STRINDBERG E. DE-MARCHI A. ORIANI V.S. SOLOVIEV A. RIMBAUD O. WILDE G. PASCOLI G.B. SHAW H. SUDERMANN C.E. DE FOUCAULD S. LAGERLOF F. THOMPSON A.P. CECHOV W. VON POLENZ G. HAUPTMANN G. D’ANNUNZIO A. PANZINI A.D. SERTILLANGES VIVEKANANDA M. DE UNAMUNO R. HUCH R. KIPLING W.B. YEATS B. CROCE V.I. IVANOV L. PIRANDELLO R. DARIO P. CLAUDEL S. GEORGE M. GORKIJ F. JAMMES E. DE-CASTRO M.K. GANDHI A. GIDE G. DELEDDA V.J. BRJUSOV C. PEGUY G. KEITH H. VON HOFMANNSTHAL A. MACHADO A. GATTI H. GHEON T. MANN R.M. RILKE K. ADAM M. JACOB G. VON LE-FORT H. HESSE H. CAROSSA A. DOBLIN A. MIEGEL G. MIRO’ A. BELYJ A.A. BLOK R. MUSIL G. PAPINI P. THEILHARD-DE-CHARDIN E. ZOLLI I. ZOLLER J. JOYCE J. MARITAIN S. UNDSET G. GOZZANO F. KAFKA LOU-TSEN-TSIANG A. SIKELIANOS T. VARUJAN R. GUARDINI N. KAZANTZAKIS C. REBORA F. MAURIAC K. BARTH E. BLOCH”,”RELC-212″ “PORZIO Domenico a cura; scritti di C. ANGELINI B. CENDRARS G. TRAKL A. ACHMATOVA G. BERNANOS G. BORSI T. S. ELIOT R. GOMEZ DE LA SERNA T.E. LAWRENCE K. MANSFIELD E. O’NEILL F. PESSOA G. UNGARETTI G. MISTRAL P. MAZZOLARI B.L. PASTERNAK G. RICCIOTTI F. WERFEL R. BACCHELLI M. BULGAKOV P. LAGERKVIST L. PAN-NUNG N. SACHS W. BERGENGRUEN A. STORNI I. BABEL A. HUXLEY J. TURWIM S. ESENIN E. JUNGER G.B. ANGIOLETTI A.J. CRONIN E. MONTALE B. BRECHT M. DE-GHELDERODE E. HEMINGWAY C. BETOCCHI J.L. BORGES E. LANGGÄSSER B. MARSHALL M. ACHARD J. GREEN S. QUASIMODO H. DANIEL-ROPS P.H. SIMON G. GREENE C.A. PUGET P. BOST S. ANDRES S. BECKETT D. BONHOFFER D. BUZZATI D. DE-ROUGEMONT L.S. SENGHOR W.H. AUDEN G. PIOVENE E. VITTORINI M. WALTARI H. CAMARA S. WEIL D. FABBRI C. BO P. DI-DONATO M. FRISCH A. CAMUS G. CESBRON R. GARAUDY V. SERENI D. THOMAS G. BERTO T. MERTON G. SAVIANE D.M. TUROLDO Y. NAGAYO L. SANTUCCI A.J. SOLZENICYN A. PERRINI J.D. SALINGER R. BRADBURY A. ROMANO’ W. BORCHERT F. DÜRRENMATT C. MONTEROSSO M. QUOIST E. BALDUCCI J. KEROUAC P.P. PASOLINI B. BEHAN I. DREWITZ L. MILANI F. PASQUALINO A. SALA G. TESTORI E. FABIANI J. CAU G. CRISTINI A. SCHWARZ-BART T. GUNN ANONIMO TEDESCO C. TORRES V. VIELSKI A. BEVILACQUA R. CROVI J. STEFANOV”,”Incontri e scontri col Cristo. II.”,”pag 507 Scritti di C. ANGELINI B. CENDRARS G. TRAKL A. ACHMATOVA G. BERNANOS G. BORSI T. S. ELIOT R. GOMEZ DE LA SERNA T.E. LAWRENCE K. MANSFIELD E. O’NEILL F. PESSOA G. UNGARETTI G. MISTRAL P. MAZZOLARI B.L. PASTERNAK G. RICCIOTTI F. WERFEL R. BACCHELLI M. BULGAKOV P. LAGERKVIST L. PAN-NUNG N. SACHS W. BERGENGRUEN A. STORNI I. BABEL A. HUXLEY J. TURWIM S. ESENIN E. JUNGER G.B. ANGIOLETTI A.J. CRONIN E. MONTALE B. BRECHT M. DE-GHELDERODE E. HEMINGWAY C. BETOCCHI J.L. BORGES E. LANGGÄSSER B. MARSHALL M. ACHARD J. GREEN S. QUASIMODO H. DANIEL-ROPS P.H. SIMON G. GREENE C.A. PUGET P. BOST S. ANDRES S. BECKETT D. BONHOFFER D. BUZZATI D. DE-ROUGEMONT L.S. SENGHOR W.H. AUDEN G. PIOVENE E. VITTORINI M. WALTARI H. CAMARA S. WEIL D. FABBRI C. BO P. DI-DONATO M. FRISCH A. CAMUS G. CESBRON R. GARAUDY V. SERENI D. THOMAS G. BERTO T. MERTON G. SAVIANE D.M. TUROLDO Y. NAGAYO L. SANTUCCI A.J. SOLZENICYN A. PERRINI J.D. SALINGER R. BRADBURY A. ROMANO’ W. BORCHERT F. DÜRRENMATT C. MONTEROSSO M. QUOIST E. BALDUCCI J. KEROUAC P.P. PASOLINI B. BEHAN I. DREWITZ L. MILANI F. PASQUALINO A. SALA G. TESTORI E. FABIANI J. CAU G. CRISTINI A. SCHWARZ-BART T. GUNN ANONIMO TEDESCO C. TORRES V. VIELSKI A. BEVILACQUA R. CROVI J. STEFANOV”,”RELC-213″ “PORZIO Domenico”,”Primi Piani.”,”Omaggio di Tino Albertocchi Nato a Taranto (1921) da famiglia napoletana, D. Porzio si è laureato in medicina a Milano e qui ha iniziato il suo apprendistato giornalistico e letterario. Ha diretto da giovane riviste e case editrici con Oreste del Buono e Marco Valsecchi (Edizioni di Uomo). E’ stato redattore e inviato di settimanali e critico letterario.”,”BIOx-302″ “PORZIO Domenico a cura, scritti di ADORNO ANABATTISTI BONHÖFFER BRECHT BRUNO BÜCHNER CAMPANELLA CHAMFORT DARWIN MARX ENGELS LENIN TROTSKY FANON ERASMO GALILEI GANDHI GESU’ GRAMSCI LESSING MACHIAVELLI MANN MARCUSE MARTIN LUTERO MONTESQUIEU MORE MORO ORWELL PROUDHON ROUSSEAU SAINT-JUST SARTRE SAVONAROLA SOCRATE STIRNER SWIFT TACITO VOLTAIRE ZOLA WRIGHT”,”La provocazione.”,”«La provocazione, ovvero ogni rivoluzione», afferma Camus «per essere creatrice non può fare a meno di una norma morale e metafisica che equilibri il delirio storico; ed è pura follia estendere il giusto disprezzo che essa prova per la morale mistificatrice presente nella società che contesta, verso ogni rivendicazione morale» (dalla prefazione) I grandi interpreti del dissenso “”I pionieri della libertà umana culturale, scientifica e religiosa sono sempre stati non-conformisti. In ogni causa che riguardi il progresso dell’ umanità, concedete sempre la vostra fiducia ai non-conformisti”” (Martin Luther King) (in apertura)”,”TEOS-141-FF” “PORZIO Mario a cura, contributi di Vittorio SANTORO Marilena RISPOLI FARINA Andrea PISANI MASSAMORMILE Massimo Saverio GIANNINI”,”La legge bancaria. Note e documenti sulla sua «storia segreta»”,”Mario Porzio, ordinario di Diritto e legislazione bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli, si dedica da molti anni allo studio dei problemi del credito. Andrea Pisani Massamormile, assistente ordinario di Diritto commerciale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli, è autore di studi in materia di società finanziarie. Vittorio Santoro, incaricato di Legislazione su banche, borsa e risparmi nell’Università della Calabria, ha pubblicato lavori in materia di riforma della S.p.A. di cooperative e di consorzi bancari. Marilena Rispoli Farina contrattista di Diritto commerciale presso la Facoltà di Economia e commercio di Napoli. Massimo Saverio Giannini, dopo aver insegnato diritto amministrativo nelle Università di Sassari, Perugia e Pisa, dal 1959 è docente della stessa materia nell’Università di Roma.”,”ITAE-154-FL” “POSADAS J.”,”Gli insegnamenti della Polonia per il progresso socialista dell’ umanità. Selezione di articoli 1970-1981.”,”POSADAS nacque in Argentina nel 1912 ed è morto in Europa nel 1981. Dirigente politico trotskista ha scritto varie opere. Ha lasciato la IV Internazionale per far nascere la IV Internazionale posadista’.”,”POLx-018″ “POSITANO-DE-VINCENTIIS Fiammetta”,”Incrociatori per il Sol Levante. Un ingegnere italiano da Genova a Tokyo durante la guerra russo-giapponese.”,”Fiammetta P.D.V. è nata a Milano nel 1921 e ha viaggiato per 126 paesi.”,”QMIx-001-FFS” “POSNER Michael V. WOOLF Stuart.J.”,”L’impresa pubblica nell’esperienza italiana.”,”Michael Posner è nato a Londra nel 1931 e si è laureato in economia ad Oxford, professore di economia al Pembroke College di Cambridge. Stuart Woolf è nato a Londra nel 1936 e si è laureato in storia a Oxford. Ha insegnato Storia moderna al Pembroke College di Cambridge dal 1961 al 1965 e in seguito professore di Storia italiana all’ Università di Reading.”,”ITAE-002-FAP” “POSPIELOV P. EVGRAFOV V. ZEVIN V. ILICEV L. KONSTANTINOV F. KOSULNIKOV A. LIOVINA Z. OBICKIN G. FEDOSIEIEV P. a cura”,”Vladimir Ilic Lenin.”,”Gruppo Sapronov. “”Dal 29 marzo al 5 aprile 1920 si tenne il IX Congresso del partito. Nel rapporto di attività del Comitato centrale Lenin richiamò l’ attenzione dei delegati sui problemi di ordine economico. Egli criticò a fondo il gruppo antipartito del “”centralismo democratico”” di Sapronov, Osinski e altri, che aveva attaccato la linea del Comitato centrale e respinto la decisione del governo di introdurre il principio dell’ unità di comando nella produzione. Egli dimostrò che questo gruppo, pur definendosi demagogicamente gruppo del “”centralismo democratico””, in realtà non dava un’intepretazione marxista, bolscevica dei principi del centralismo democratico. Il congresso respinse la mozione dei “”centralisti democratici”” e nella risoluzione sui ‘Compiti urgenti dell’ edificazione economica’ sancì le tesi leniniste sulle forme e sui metodi di direzione dell’ economia””. (pag 498)”,”LENS-173″ “POSSENTI Vittorio FORNARI Giuseppe POLKINGHORNE John BORRMANS Maurice FORTE Bruno LARAS Giuseppe ALICI Luigi CAMPODONICO Angelo RICONDA Giuseppe RUGGENINI Mario DAVINI Simonella KIERKEGAARD Soren”,”Il monoteismo.”,”Contiene una intervista a Joseph Ratzinger e un testo di Kierkegaard”,”RELx-074″ “POSTAN Michael M.”,”Storia economica d’Europa, 1945-1964.”,”Mutamento nel campo dell’industria e nel commercio ma pure nel campo della forza-lavoro, del mondo del lavoro: occupazione aumenta meno del reddito nazionale, formazione di una ‘nuova classe operaia’, processo di imborghesimento dei lavoratori ecc. (pag 329-) capitolo: ‘I dipendenti'”,”EURE-003-FV” “POSTAN Michael M.”,”Storia e scienze sociali. Scritti di metodo.”,”M.M. Postan nato nel 1899 ha insegnato Storia economica a Cambridge, alla Sorbona e in alcune università americane.”,”ECOS-034″ “POSTEL-VINAY Karoline”,”Corée au coeur de la nouvelle Asie.”,”POSTEL-VINAY Karoline è ricercatrice presso il CERII – Fondation nationale des Sciences politiques, specialista dell’ Asia centrale e delle relazioni internazionali.”,”ASIx-048″ “POSTEL-VINAY Karoline”,”Le Japon et la nouvelle Asie.”,”POSTEL-VINAY Karoline è dottore in scienze politiche e laureata dell’ INALCO. Ha pubblicato ‘La révolution silencieuse du Japon’, Calmann-Levy, 1994. Si occupa di Giappone e Asia del Nord Est.”,”JAPx-083″ “POSTGATE R.W.”,”The Workers’ International.”,”POSTGATE R.W. Le conferenze di Zimmerwald e Kienthal, 1915-1916. “”These parties and groups at last arranged an unofficial conference in Switzerland, at Zimmerwald, in the September of 1915. From this Zimmerwald Congress arose, eventually, the Third International. (…) The Zimmerwald Conference reassembled (with more or less the same personnel) at Kienthal, in April, 1916 (British Delegates were not able to attend either Conference). By this time the movement was growing in strength. There seemed no reason that the war should ever stop. And with the growth of anti-war feeling, the latent divisions in the anti-war camp began to show themselves. The hand of Lenin begins to be visible. He had failed to turn Zimmerwald into anything but a Pacifist congress. But there is an undercurrent of Bolshevism in the resolutions of Kienthal: in the light of after events we can see clear indications of the coming of the Third International. I cannot do better than quote R. Palme Dutt (‘The Two Internationals, Allen und Unwin, page 8)”” (pag 6-7)”,”INTx-052″ “POSTGATE Raymond W.”,”Karl Marx.”,”ex libris di Bernard Lewis. POSTGATE Raymond W. (nato nel 1896, Cambridge, figlio di un Tory, professore a Cambridge. Ha scritto come primo libro più importante ‘Bolshevik Theory’ (1920) raccomandato da Lenin. Ha lavorato al Daily Herald. Ed è stato direttore dell’organo ufficiale comunista della Grande Bretagna. Ha dato le dimissioni dal Communist Party nel 1923. Ha lavorato nello staff dell’Enciclopedia Britannica’. “”The value of labour-power itself is not fixed: it changes with the prices of necessities, with variations in the cost of training, and with physiological differences. Its relations to surplus value extracted also vary. When other factors (hours, intensity of labour) are constant and productiveness varies, the surplus value and labour-power vary in opposite directions. The value of labour-power goes down and surplus value goes up when productiveness increases. When the intensity of labour varies, the value of labour-power increases as it is used up more quickly in a given time. When the length of the working day is varied, the value of labour falls relatively to the surplus value produced. And so on. The formula for discovering surplus value given in the older economists is thus incorrect. Marx’s formula briefly expressed is: the excess of Unpaid over Paid Labour. Capital is thus essentially the command of unpaid labour. (…) The laws of time wages, as has already been suggested, correspond to the laws governing the relative value of labour-power and of surplus value. There are, however, certain peculiarities to be noted: for example, when a man is paid by very short time intervals he may never even produce his own subsistence. If he is employed by the hour, for instance, he may be employed in the total so few hours that he never can produce his own necessities, though surplus value has been extracted from him”” (pag 69-70) [Raymond W. Postgate, Karl Marx, 1933]”,”MADS-653″ “POSTGATE R.W.”,”The Bolshevik Theory.”,”R.W. Postgate, sometime scholar of St John’s College, Oxford In appendice: – Il manifesto del 1° primo congresso della Terza Internazionale firmato da Lenin Zinoviev Trotsky Rakovsky Platten (marzo 1919) (da pag 175) – Le 22 tesi di Lenin presentate al primo congresso della Terza IC – La Terza Internazionale e gli IWW (scritto di Zinoviev, appello del Comitato esecutivo della Terza Internazionale di Mosca), gennaio 1920″,”INTT-319″ “POSTIGLIONE Anacleto”,”La schiavitù nella società e nella cultura antica. Attraverso le testimonianze degli scrittori greci e latini.”,”Anacleto POSTIGLIONE, ordinario di lingue e letterature classiche, ha pubblicato, oltre a varie raccolte di autori latini (1976), Pagani e cristiani, Romani e barbari nella crisi del mondo antico da Cicerone a Senaca (1990). Agostino: La schiavitù è conseguenza del peccato. (La città di Dio, XIX, 15) “”E’ evidente, infatti, che la condizione della schiavitù è stata imposta giustamente al peccatore. Perciò in nessun luogo delle Sacre Scritture leggiamo la parola “”schiavo””, prima che il giusto Noè con tale appellativo punisse il peccato del figlio. Questo nome, pertanto, lo meritò la colpa non la natura””. (pag 229)”,”CONx-117″ “POTEL Jean-Yves a cura”,”Gdansk, la mémoire ouvrière, 1970-1980.”,”POTEL è collaboratore della rivista L’ Alternative. Dello stesso autore: ‘Scènes de grèves en Pologne’, Stock, 1981, e in collaborazione con Alain BROSSAT, ‘Antimilitarisme et Révolution’, 2 voll UGE 10/18, 1976 e 1977. “”Mundek Hulz reprend le porte-voix: – Nous organisons un comité de grève. Il aura son siège à la maison de la culture de Dalmor, rue Polska. Dans votre entreprise, choisissez des délégués qui feront partie du comité. Après avoir délibéré, le comité décidera de la marche à suivre. Soudain, des cris montent de l’ entrée de la place: “”L’ armée, voilà l’ armée!””. De là où je suis monté, je vois une unité de la marine bloquer la rue qui mène à Dalmor. C’est la consternation générale. Le Barbu du chantier tente d’imposer le calme. Quelqu’un s’exclame:”” L’ armée est avec nous!””, mais dans l’ ensemble les manifestants son énervés par la présence des militaires. Nous avancons, après avoir appelè les ouvriers du chantier Commune de Paris à s’y rendre avec nous. – Eh Tadek, crois-tu qu’ils vont nous laisser passer?, me demande Biernacki, un copain de l’ atelier M. – Ils ne tireront pas. D’ailleurs, regarde combien il sont. Trop peu nombreux, à mon avis, pour nous arrêter. Et puis le sentiment de notre force nous donne de l’ assurance. Oui, je sais. C’est difficile de l’ expliquer aujourd’hui, mais nous étions calmes, sûrs de nous.”” (pag 75-76)”,”MEOx-074″ “POTEL Jean-Yves”,”Scènes de grèves en Pologne.”,”Nato in Francia, nel 1948, Potel è specialista dell’Europa centrale, giornalista e scrittore. Ha insegnato all’Università Paris VIII.”,”MEOx-086″ “POTIER Jean-Pierre”,”Lectures italiennes de Marx. Les conflits d’interprétation chez les économistes et les philosophes, 1883-1983.”,”POTIER Jean-Pierre nato nel 1949 (Rhône), è docteur d’Etat en Sciences Economiques et de gestion’ nell’Università di Lione II. Fa parte dell’ Institut des Etudes Economiques de Lyon. Gramsci critico di Bucharin sul terreno del materialismo storico. (pag 235-237) “”Un troisième représentant du déterminisme mécanique est Nicolas Boukharine, dont l’approche générale du marxisme a déjà fait l’objet de remarques caustiques. Sur le terrain du “”matérialisme historique”” comme science, les ‘Cahiers de prison’ [Gramsci, ndr] contiennent là encore des allusions critiques sur le livre du théoricien russe. Pour les apprécier, il convient de rappeler quelque peu les thèses développées dans la ‘Théorie du matérialisme historique’ (1921). D’après l’auteur, toute société en tant que “”système”” entretient des rapports avec son “”milieu extérieur””, la nature. L’évolution de ce “”système”” dépend des changements dans les rapports avec le “”milieu”” qui concernent le travail humain, et donc le processus de la reproduction sociale. Il déclare: “”L’indice matériel précis des rapports entre la societé et la nature est donné par le système des moyens sociaux de travail, c’est-à-dire par la technique d’une société déterminée. Dans cette technique s’expriment les forces productives matérielles de la société et la productivité du travail social”” (84). La “”technique sociale”” représente l’indice de l’équilibre nécessairement “”instable””, “”‘externe'””, qui s’instaure entre la nature et la société. En effet, dans le cadre de la “”reproduction élargie””, l’équilibre va se rompre pour se rétablir ensuite à un niveau supérieur. La “”technique sociale”” ou “”système des instruments de travail””, identifiée chez Boukharine aux “”forces productives matérielles””, détermine la “”base”” ou la “”structure économique”” de la société, formée par l’ensemble des rapports de production, et donc des rapports entre les classes sociales. Il existe entre la “”technique sociale”” et la “”structure économique”” un “”équilibre instable””, “”‘interne'””, cette fois, remis en cause par une relation de conflit décisive, puisqu’elle aboutira à la révolution. Parallèlement, un autre équilibre instable et “”interne”” s’instaure entre la “”structure économique”” et les superstructures, et propose une analyse originale. De même que dans la société toute entière, on trouve dans cette sphère trois éléments: les “”choses””, les “”hommes””, les “”idées”” (85). En effet, on peut dégager trois niveaux: – des objets matériels, des “”techniques””, des instruments de travail. Pour l’appareil d’Etat, il s’agit des canons, des bureaux…; pour la science, il s’agit des instruments de laboratoire, des livres…; enfin, pour les arts, on peut mentionner les instruments de musique. – des “”organisations””, des “”rapports entre les hommes””. On trouve ici l’appareil d’Etat, les partis politiques, les syndicats, mais aussi les organisations scientifiques, artistiques, et religieuses. – des “”combinaisons d’idées””. Elles peuvent être non systématisées ou systématisées. Non systématisées; confuses, elles représentent la “”psychologie sociale”” ou les idées dites “”courantes””. Systématisées, elles forment la “”structure idéologique””, composée d’une part de “”système d’idées”” et d’autre part de règles de conduites (morale). Les “”idéologies”” peuvent être baptisées “”cristallisations de psychologie sociale””: la philosophie, l’art, la religion, la science et même le langage. Toutefois, Boukharine tente de faire coïncider, au moins partiellement, cette conception de l'””idéologie”” avec le premier sens de Marx, entendu comme “”conscience fausse”” (86). Il va introduire dans ce but des développements sur le “”mode de répresentation”” comme reflet du “”mode de production”” dominant au sein de la “”structure économique””, en se référant notamment à la théorie du fétichisme des marchandises proposée au Livre 1er du ‘Capital’ (87). Dans son analyse la “”technique sociale”” détermine la “”structure économique””, mais aussi la “”technique des superstructures””. La “”structure économique””, quant à elle, détermine les “”organisations”” et les “”combinaisons d’ideés””. Cependant, l’auteur admet l'””influence en retour”” des superstructures sur la “”structure””, et d’une manière générale l’interaction des causes et des effets. Il entend se démarquer de tout fatalisme et rejette la “”théorie des facteurs”” selon laquelle “”il n’existe que l’économie””, et tout le reste n’est que futilités”” (pag 235-238) [Jean-Pierre Potier, Lectures italiennes de Marx. Les conflits d’interprétation chez les économistes et les philosophes, 1883-1983, 1986] [(85) ‘La théorie du matérialisme historique, 1971, p. 136-137, 159, 219-220. Voir aussi le Supplément “”Brèves remarques sur le problème de la théorie du matérialisme historique”” (1923), op.cit., p. 346; Notamment pp. 238-240; (87) Op. cit, pp. 250-255 et “”Brèves remarques””, pp. 347-348]”,”TEOC-629″ “POTIER Jean-Pierre”,”Piero Sraffa. Biografia.”,”Jean-Pierre Potier (1949) è docente alla facoltà di scienze economiche dell’Università di Lione.”,”BIOx-018-FL” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di S. BAKHRUSCIN E. KOSMINSKI V. SERGHEIEV S. SKAZKIN”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo.”,”””E’ ben noto al’ attaccamento di Teodorico alle forme politiche romane. Questo barbaro che non sapeva nemmeno scrivere il proprio nome si circondò di dotti e statisti romani, affidò ai romani tutta l’ amministrazione e la diplomazia. La situazione internazionale del regno ostrogoto era difficile””. (pag 126)”,”RAIx-143″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. EFIMOV V. KHVOSTOV A. NAROCNITSKI E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo.”,”””Nonostante le allettanti promesse di Slydel, l’ imperatore negò l’ immediato riconoscimento della Confederazione e si limitò a promettere un aiuto segreto per la costruzione di navi da guerra. Il colloquio ebbe così termine. Ma, verso la metà di luglio 1862, in un periodo in cui i nordisti subivano gravi sconfitte al fronte, Napoleone III inviò all’ ambasciatore Thouvenel un telegramma del seguente tenore: “”Chiedete al governo inglese se non ritenga che sia venuto il momento di riconoscere il sud.”” Senonché alla Camera dei comuni la proposta venne respinta per l’ opposizione di Palmerston. Il governo inglese attendeva l’ esito finale delle ostilità, aiutando nel frattempo i confederati. Il 29 luglio 1862, l’ incrociatore sudista Alabama, costruito in un cantiere di Liverpool, salpò dall’ Inghilterra, nonostante le proteste dell’ ambasciatore americano e col consenso del governo inglese””. (pag 256)”,”RAIx-144″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di V. KHVOSTOV I. MINTS”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume terzo.”,”””Nei primi giorni del conflitto, gli Stati Uniti, seguendo l’ esempio inglese, avevamo appoggiato il Giappone. Il governo americano aveva avvertito la Francia e la Germania che, se si fossero schierate a fianco della Russia, gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra al fianco del Giappone. Roosevelt riteneva che una guerra di lunga durata avrebbe esaurito i due belligeranti e sperava che, anche dopo il conflitto, in Estremo Oriente l’ antagonismo fra i due paesi sarebbe continuato. Il suo appoggio al Giappone era determinato appunto da questa prospettiva che, a suo avviso, era nell’ interesse degli Stati Uniti. Ma un eccessivo rafforzamento del Giappone non rientrava nei calcoli del presidente americano””. (pag 301)”,”RAIx-145″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di N. KOLCIANOVSKI I. MINTS A. PANKRATOVA E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto.”,”””Noi abbiamo dichiarato fin dall’ inizio- scriveva Lenin – che approvavamo Genova e ne accettavamo l’ idea; abbiamo perfettamente compreso, e non lo abbiamo nascosto, che ci recavamo alla conferenza come commercianti, perché ci è assolutamente necessario il commercio con i paesi capitalistici… e perché volevamo discutere in modo più equo e vantaggioso le condizioni politiche di questo commercio. Tutto qui””. (pag 251)”,”RAIx-146″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. PANKRATOVA”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quinto.”,”””Da parte sua anche il governo turco cercava di assicurarsi l’ appoggio britannico contro la crescente minaccia dell’ aggressione italiana. Non a caso Mussolini avvertiva che “”i suoi sguardi erano rivolti verso oriente””. L’ Italia si armava febbrilmente.”” (pag 244)”,”RAIx-147″ “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di S. BAKHRUSCIN E. KOSMINSKI V. SERGHEIEV S. SKAZKIN”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo.”,”‘La forza viene rappresentata come fondamento del diritto’ “”Già nel secolo XV la necessità dell’unificazione statale diviene così evidente che la “”ragion di stato”” incomincia a considerarsi come criterio supremo della politica. Questa “”ragion di Stato”” rappresenta in ultima analisi l’interesse della classe dominante nel suo insieme. Ma essa viene eretta a “”bene pubblico””, che deve essere assicurato dallo Stato, se necessario, anche con la violenza. Tutti i mezzi sono leciti per assicurare il “”bene pubblico””. La religione cessa di assolvere una funzione importante e la politica stessa si rende ormai sempre più autonoma dalla morale. “”…A partire da Machiavelli, Hobbes, Spinoza, Bodin, ecc., ecc., dice Marx nell”Ideologia tedesca’ – nell’epoca moderna, per non parlare degli autori più antichi, la forza viene rappresentata come fondamento del diritto; per tal modo l’analisi teorica della politica viene emancipata dalla morale…””. Machiavelli per primo, e forse con maggior coerenza, enunciò queste nuove concezioni relative allo Stato e alla politica”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume primo, 1956] (pag 243-244) pag 243-244 (già in marx-karl, mettere in chiaro in Archiv)”,”TEOP-006-FV” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di A. EFIMOV V. KHVOSTOV A. NAROCNITSKI E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo.”,”””A partire dalla metà di novembre del 1830 il governo inglese fu presieduto da Grey, lord Palmerston ebbe la direzione degli affari esteri. Da allora sino alla sua morte avvenuta nel 1865 Palmerston, ora come “”segretario di Stato”” per gli affari esteri, ora come primo ministro, ora come segretario di Stato per gli affari interni, o infine come esponente dell’opposizione esercitò una profonda influenza sulla politica estera dell’Inghilterra. Karl Marx ha così definito Palmerston: “”‘Tory’ di origine, egli seppe tuttavia introdurre nella direzione degli affari esteri tutto quel groviglio di menzogne che costituisce la quintessenza della politica dei ‘whigs’. Egli sa magnificamente combinare la fraseologia democratica con le concezioni oligarchiche, sa dissimulare bene la pacifica politica mercantile della borghesia dietro il fiero linguaggio dell’aristocratico inglese del vecchio regime; egli sa fingere l’attacco, quando in realtà acconsente, e la difensiva, quando in realtà tradisce; sa astutamente risparmiare un nemico apparente e condurre alla disperazione l’alleato di oggi; nel momento decisivo di un conflitto sa schierarsi con il più forte contro il più debole e possiede l’arte di lanciare frasi audaci, altisonanti mentre fugge davanti al nemico. Alcuni lo accusano di essere venduto alla Russia, altri sospettano di lui un “”carbonaro”” (1). Marx seguì attentamente l’attività di Palmerston. Egli non credeva alla sincerità dell’atteggiamento ostile di Palmerston verso la Russia di Nicola e per un certo periodo considerò con serietà le affermazioni di un pubblicista esaltato Urquhart, secondo il quale Palmerston era venduto alla Russia”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume secondo, 1956] (pag 188-189) [(1) K. Marx, Lord Palmerston, in K. Marx F. Engels, Opere complete, op.cit., v. IX, pp. 488-489] Pag 188-189 (già in marx-karl, mettere in chiaro in Archiv)”,”TEOP-007-FV” “POTIOMKIN Vladimir, collaborazione di N. KOLCIANOVSKI I. MINTS A. PANKRATOVA E. TARLE'”,”Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto.”,”””Gli storici della democrazia hanno qualche volta paragonato la Conferenza di Versailles al Congresso di Vienna. E in effetti molte somiglianze esteriori esistono tra i due congressi. Anzitutto per la loro durata. Anche a Versailles, come a Vienna, si ballò molto e si lavorò poco. Le sedute furono spesso interrotte dall’annuncio di nuove esplosioni rivoluzionarie in Europa. Gli scopi stessi della Società delle nazioni erano affini a quelli della Santa Alleanza: si riducevano, in sostanza, a proteggere dalla rivoluzione il nuovo sistema di relazioni internazionali. Ma, in effetti, la pace di Versailles ricordava piuttosto la pace di Francoforte. Per Versailles sono pienamente valide le parole pronunciate da Marx a proposito di Francoforte: “”E’ il mezzo più sicuro per trasformare … la guerra in una ‘istituzione europea’… E’ il mezzo infallibile per trasformare la futura pace in un semplice armistizio…”” (1). La pace di Versailles non faceva che inasprire per molto tempo i contrasti tra vincitori e vinti. Essa provocava una immensa trasmigrazione di popolazioni, di fronte a cui sarebbero impallidite le più grandi migrazioni di popoli del passato. La Romania espelleva oltre 300.000 persone dalla Bessarabia. Più di 500.000 lasciavano la Macedonia e la Dobrugia. I tedeschi evacuavano l’Alta Slesia. Centinaia di migliaia di ungheresi venivano cacciati dai territori assegnati alla Romania, alla Jugoslavia e alla Cecoslovacchia. 7.500.000 ucraini venivano suddivisi tra la Polonia, la Romania e la Cecoslovacchia.”” [Vladimir Potiomkin, Storia della diplomazia (Istoria Diplomatii). Volume quarto, 1956] [(1) K. Marx e F. Engels, Opere, v. XXVI p. 68, ed. russa] (pag 87-88) (già in Marx mettere in Archiv)”,”TEOP-009-FV” “POTOK Chaim”,”Io sono l’argilla.”,”Chaim Potok, scrittore di origini ebraiche, è nato a New York nel 1929. Nomitato rabbino, ha servito come cappellano miitare durante la guerra di Corea.”,”VARx-056-FRR” “POTTER George Richard a cura, saggi di Denys HAY H.C. DARBY H. BARON R. AUBENAS R. WEISS R. WITTKOWER L.D. ETTLINGER E. FRANKFORT H.W. LAWTON R.G.D. LAFFAN C.A.J. ARMSTRONG J.R. HALE R. DOUCET J.M. BATISTA I ROCA Cecilia M. ADY C.A. MACARTNEY V.J. PARRY H.V. LIVERMORE E.E. RICH”,”Storia del mondo moderno. Volume I. Il Rinascimento (1493-1520).”,”saggi di ELTON Friedrich LÜTGE S.T. BINDOFF E.G. RUPP Ernest A. PAYNE N.K. ANDERSEN Ernst BIZER R.R. BETTS F.C. SPOONER D. CANTIMORI O.H. EVENNETT H.G. KOENIGSBERGER Denys HAY A.R. HALL R.R. BETTS J.R. HALE V.J. PARRY J.L.I. FENNELL J.H. PARRY I.A. MACGREGOR”,”STOU-001-FMP” “POTTHOFF Heinrich MILLER Susanne”,”Kleine Geschichte der SPD, 1848-2002.”,”Saggi di POTTHOFF Heinrich (1938-) MILLER Susanne (1915-)”,”GERV-064″ “POTTIER Claude a cura; saggi, comunicazioni, interventi di Matteo STERI Eleonora FIORANI Eros BARONE Ferdinando VIDONI Claude POTTIER Giuseppe AMATA Renata ABBIATI Domenico SAVIO Franco MOLFESE Aldo SERAFINI”,”Friedrich Engels (1820-1895). Un esempio da seguire, un pensiero da usare. Atti del convegno nazionale di studi. Gallarate, 13 maggio 1995.”,”Saggi, comunicazioni, interventi di Matteo STERI Eleonora FIORANI Eros BARONE Ferdinando VIDONI Claude POTTIER Giuseppe AMATA Renata ABBIATI Domenico SAVIO Franco MOLFESE Aldo SERAFINI Eros BARONE è presidente del CISE “”Tu sai che: 1) a tutto io arrivo con ritardo e che: 2) io seguo sempre le tue orme””. (Lettera di Marx ad Engels, 4 luglio 1864) “”Suppongo … a giudicare … dal tuo carattere, che tu insisterai di più sulle premesse che sulle conseguenze””. (Lettera di Engels a Marx, 17 marzo 1845) “”Insomma, visto che ormai quasi non si può parlare della prospettiva storica prescindendo dal linguaggio della teoria dell’evoluzione, Engels sceglie di far riferimento “”per comodità di argomentazione”” alla categoria della lotta per l’esistenza, ma in un modo che anziché, mettere in ombra la lotta di classe, vi si connetta dialetticamente. (…)”” (pag 63) “”Conclude perciò Engels, sempre in questa lettera a Lavrov: ‘La lotta per la vita non può allora consistere che in questo: che la classe produttrice (cioè quella dei lavoratori) sottragga la direzione della produzione e della ripartizione dei beni dalle mani della classe a cui era affidata fino al presente ma che ne è diventata incapace; e ciò è precisamente la rivoluzione socialista””””. (pag 64)”,”MAES-076″ “POTTINGER SAAB Ann”,”The Origins of the Crimean Alliance.”,”Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RAIx-032-FL” “POTUT Georges”,”La Banque de France du franc de Germinal au Crédit contrôlé.”,” La Banca di Francia negli anni della crisi del 1929 e della grande depressione. “”Les effets de la crise mondiale se sont fait sentire plus tardivement en France. Ils n’en ont pas été finalement moins sensible mais dissimulés par l’importance de notre encaisse qui continue de grossir et permet à notre Banque centrale d’observer les règles de la solidarité internationale et de fournir des crédits de réescompte à diverses banques d’émission étrangeres, soit directement, soit par l’entremise de la jeune Banque des Réglements internationaux. La Grande-Bretagne reçoit notamment de notre part une aide importante pour remédier aux difficultés éprouvées par la livre sterling. La Reichsbank, elle aussi, bénéficie de notre concours tandis que l’Institut d’émission, instruit par les enseignements de la crise, s’efforce de liquider ses avoirs en devises. Il se libère des ses actifs en sterling en le cédant à l’Etat pour le remboursement d’un emprunt contracté sur le marché de Londres. Le sens des courants de capitaux s’inverse durant l’année 1933 et notre balance des comptes devient déficitaire. le ciel, peu à peu, se couvre. Les nations ont tendance à se replier sur elles-mêmes. La France s’efforce d’assainir ses finances par une discipline rigoureuse de déflation fort mal accueillie par les Français qui, à toute éventualité, ont tendance maintenant à se livrer à la thésaurisation et à transformer leur épargne en or ou même en devises plutôt que de l’investir”” (pag 174)”,”FRAE-052″ “POUCHEPADASS Jacques”,”L’ Inde au XX siecle.”,”POUCHEPADASS Jacques ha soggiornato a lungo in India ed è vicino a questo paese per tradizione familiare e per avervi soggiornato a lungo. Ha insegnato storia dell’ India moderna all’ Università Paris VII e ha condotto ricerche di storia rurale indiana presso il Centre d’ Etudes de l’ Inde et de l’ Asie du Sud dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes (VI Section). La percentuale della popolazione urbana dell’ India era pari al 10% nel 1901 e al 13% nel 1941, una delle più basse del mondo. Nella prima parte del secolo XX la grande maggioranza della popolazione vive ancora nei 730 mila villaggi (dato del 1901). L’ impero delle Indie nel 1901 aveva 285 milioni di abitanti che nel 1941 diventarono 389 con un incremento del 33.6%!”,”INDx-042″ “POUCHKINE A.S. (PUSKIN), a cura di Hubert JUIN”,”Pouchkine. (Puskin)”,”Aleksandr Sergeevic Puskin (Mosca, 6 giugno 1799 – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837), è stato un poeta, scrittore e drammaturgo russo. In filologia egli è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori espressioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti, russi e non. (wikip)”,”RUSx-153″ “POUGET Emile PATAUD Emile a cura”,”Comment nous ferons la Revolution. Roman d’ anticipation sociale publié en 1909.”,”Gli autori, POUGET e PATAUD, erano due dirigenti molto noti della CGT. Il romanzo pubblicato nel 1909 racconta lo scoppio della rivoluzione. Il leader della sinistra all’ Assemblea, che somiglia a Jean JAURES, saluta gli scioperanti e riconosce che il potere passa ormai dal parlamento nelle mani del Comitato di sciopero. La produzione è riorganizzata, la vita cambia…”,”MFRx-189″ “POUGET Emile, a cura di Roger LANGLAIS”,”Le père peinard.”,”Emile POUGET (1860-1931), autore di pamphlets, è reso celebre da ‘Le Père peinard’ che, alla fine del XIX secolo, trovò un’ ampia udienza. Combattente infaticabile, pioniere del sindacalismo rivoluzionario e figura significativa del movimento anarchico francese, sarà, dal 1901 al 1908, Segretario Aggiunto della CGT, rappresentante della tendenza anarco-sindacalista e redattore capo della ‘La Voix du Peuple’. Venne costretto alle dimissioni dopo la presa del potere della Confederazione da parte dei riformisti contro i quali non cesserà di lottare. Roger LANGLAIS ha realizzato l’ edizione critica di questo libro che vuole collegare al pensiero libertario e alla sua evoluzione attuale. Ha partecipato alle attività del gruppo ‘Pour une critique révolutionnaire”” che ha pubblicato tra l’altro ‘Fin de l’ ère chrètienne’.”,”MFRx-202″ “POUGET Emile”,”La Confederation Generale du Travail (1910). Suivi de Le Parti du Travail.”,”Il partito e lo Stato. “”Si può pensare che la condanna di Lenin delle tesi dell’ Opposizione operaia derivasse dallo stesso presupposto ideologico che esigeva che lo Stato detto proletario, ovvero, in applicazione del principio di sostituzione, l’ apparato economico centrale seduto a Mosca, organizzasse la produzione; questa presa in mano da parte dello Stato, può essere che pensasse Lenin, era la condizione sine qua non della sua futura sparizione – mentre la proposta di Scliapnikov e Kollontai riprendeva uno dei principi dell’ anarcosindacalismo. Anche dopo il suo primo attacco, quando ritorna agli affari negli ultimi mesi del 1922, Lenin non rimette in discussione la sua visione politica, benché cominci a rendersi conto “”con stupore del progresso dell’ arbitrio burocratico, in particolare nell’ affare della Georgia, di cui Stalin era responsabile”” (nota: fonte J. Julliard, op.cit). (pag 116) Il primato dell’ intellettuale. “”Esiste quindi una filiazione tra le posizioni di Marx, quelle di Kautsky e il partito “”sostituzionista”” di Lenin. I comunisti di Marx non rivendicano, “”sul resto del proletariato, il vantaggio di una intelligenza chiara delle condizioni della marcia e dei fini generali del movimento proletario”” e, tra essi, non c’è questa categoria di intellettuali borghesi che “”a forza di lavoro si sono elevati fino all’ intelligenza teorica dell’ insieme del movimento storico””? (fonte Michel Collinet, La Tragedie du marxisme, le citazioni di Marx sono tratte dal Manifesto).”” (pag 117)”,”MFRx-255″ “POUGET Emile, a cura di G. CHAMAYOU e M. TRICLOT”,”Le sabotage.”,”””Se essi si rifiutano anche di discutere le nostre richieste, ebbene, possiamo mettere in pratica il ‘Go Canny’ – la tattica di ‘travaillons à la douce’, attendendo che ci si ascolti. Ecco chiaramente definito il Go Canny, il sabotaggio: “”A cattivo salario, cattivo lavoro””.”” (pag 22) “”E’ il caso del cittadino Jaures che, per condannare il sabotaggio, ha plausa quest’ etica, creata ad uso dei capitalisti. In una discussione aperta in Parlamento sul sindacalismo, l’ 11 maggio 1907, dichiarava: ‘Ah! Se si tratta di propaganda sistematica, metodica di sabotaggio, al rischio di essere tacciati da voi di ottimismo (…) non credo che essa andrà molto lontano. Essa ripugna ad ogni essere, a tutte le tendenze dell’ operaio (…)””. (pag 42) “”L’ ostruzionismo. L’ ostruzionismo è un procedimento di sabotaggio a rovescio che consiste nell’ applicare con meticolosità i regolamenti (…)””. (pag 77) Vita di Emile Pouget. (pag 107-108)”,”MFRx-273″ “POUILLE Jordan”,”Le tigre et le moucheron. Sur les traces de Chinois indociles.”,”[‘Il Leone e il Moscerino’, favola di Esopo è stato poi ripresa da Jean de La Fontaine] Contiene il capitolo: 10. ‘Les petites mains d’Apple’ sulle condizioni di vita e lavoro dei giovani operai e operaie di Foxconn (periferia di Shenzhen), dalla vita robotizzata (pag 161-175) Jean Pouille, journaliste francais, a ouvert le Bureau de la vie à Pékin, en 2008, peu après les jeux Olympiques. Egalement correspondant de Médiapart, du ‘Soir’ et du ‘Temps’, il a été finaliste du prix Albert-Londres 2014. “”Lei et moi avons donc pris le train pour Pixian, dans la banlieue de Chengdu, province du Sichaun. Danone y met en bouteilles son eau Robust. Intel y fabrique ses processeurs de PC. Et Foxconn y assemble douze millions d’iPads par trimestre, soit les deux tiers de sa production totale, répartis entre huit ateliers et cinquante lignes de production superposées sur un périmètre de 4 kilomètres carrés. Ici, ni bordels tapageurs ni karaokés clinquants, encore moins de réclames lumineuses, d’atelier de téléphones contrefaits ou d’églises évangélistes. les ouvriers évoluent en silence dans ue ville-usine aseptisée. Des routes rectilignes relient les ateliers massifs A, B et C aux portes des dortoirs 1, 2 ou 3. Dans cette cité radieuse, construite en soixante-quinze jours à la place de quatorze villages démolis pour la circonstance, seuls circulent les camions de marchandises et les bus à ouvriers, surveillés par d’innombrables radars automatiques. les nouveaux ateliers n’ont rien de révolutionnaires. D’austères bâtisses blanches percées de petites fenêtres teintées qui s’étalent le long de deux avenues rectilignes aux noms évocateurs: Tian Shen lu, «Ciel Victoire», et Tian Run lu, «Ciel Profit». Pas de filet anti-suicide à l’horizon. Du moins, pas encore. Les cent vingt mille fabricants d’iPads dorment dans la Résidence de la Jeunesse joyeuse. Des dortoirs de dix-huit étages, cernés de caméras et barbelés, avec cantines, supermarchés sans bières ni alcools, cybercafés, distributeurs de billets de toutes banques, tables de ping-pong et terrains de badminton [volant, ndr]. Chaque chambrée héberge six à huit personnes – pour un loyer mensuel par lit de 110 yuans – et dispose d’une salle d’eau avec toilettes et cabine de douche. Pour économiser du temps et de l’énergie aux travailleurs, leur linge est récupéré par une entreprise de nettoyage. Chaque cybercafé est identique et offre une décoration soignée, l’air conditionné, de larges fauteuils. Les ordinateurs affichent le logo Foxconn en fond d’écran. Le prix de la connexion double au-delà d’une heure afin que les ouvriers ne s’y attardent pas”” (pag 173-174)”,”MCIx-029″ “POULAIN Martine a cura; saggi di Pascal ORY Graham Keith BARNETT Therese KLEINDIENST Alban DAUMAS Francois CHAPON Laure LEVEILLE’ Bruno DELMAS Viviane EZRATTY Marie KUHLMANN Daniel LINDENBERG Bertrand CALENGE Yves ALIX e Michel P. SCHMITT Helene RICHARD Marguerite-Marie BURGER Pierre-Yves DUCHEMIN Denis PALLIER Arlette BOULOGNE Daniel RENOULT Jacqueline GASCUEL Guy SAEZ Jean-Michel SALAUN Anne-Marie CHARTIER Michel MELOT Hervé LE-CROSNIER Bernadette SEIBEL Brigitte GUYOT Anne-Marie BERTRAND Bertrand CALENGE Francoise CHAPRON Alain GLEYZE Pierre-Yves DUCHEMIN Gerald GRUNBERG Maurice B. LINE Henri-Jean MARTIN e altri”,”Histoire des bibliotheques francaises. Les bibliotheques au XXe siecle, 1914-1990.”,”Saggi di Pascal ORY, Graham Keith BARNETT, Therese KLEINDIENST, Alban DAUMAS, Francois CHAPON, Laure LEVEILLE’, Bruno DELMAS, Viviane EZRATTY, Marie KUHLMANN, Daniel LINDENBERG, Bertrand CALENGE, Yves ALIX e Michel P. SCHMITT, Helene RICHARD, Marguerite-Marie BURGER, Pierre-Yves DUCHEMIN, Denis PALLIER, Arlette BOULOGNE, Daniel RENOULT, Jacqueline GASCUEL, Guy SAEZ, Jean-Michel SALAUN, Anne-Marie CHARTIER, Michel MELOT, Hervé LE-CROSNIER, Bernadette SEIBEL, Brigitte GUYOT, Anne-Marie BERTRAND, Bertrand CALENGE, Francoise CHAPRON, Alain GLEYZE, Pierre-Yves DUCHEMIN, Gerald GRUNBERG, Maurice B. LINE, Henri-Jean MARTIN e altri. POULAIN è Conservateur des bibliotheques, Redattice in capo del ‘Bulletin des bibliotheques de France'”,”ARCx-004″ “POULANTZAS Nicos a cura; collaborazione di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Jacques SALLOIS Jean-Marie VINCENT”,”La crise de l’ Etat.”,”Collaborazione di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Jacques SALLOIS Jean-Marie VINCENT. Contiene in particolare i saggi di Jean-Pierre DELILEZ ‘Les rapports de la crise de l’ Etat et de l’ internationalisation: un revelateur’ e di Alain JOXE ‘Atlantisme et crise de l’ Etat europeen: la crisi militaire’.”,”TEOP-039″ “POULANTZAS Nicos”,”Les classes sociales dans le capitalisme aujourd’hui.”,”Nicos POULANTZAS è nato ad Atene nel 1936 e si è installato in Francia dal 1960. E’ stato maitres de conference di sociologia all’Università di Paris VIII e incaricato d’insegnamento all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”TEOS-066″ “POULANTZAS Nicos a cura; saggi di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Nicos POULANTZAS Jacques SALLOIS Jean Marie VINCENT”,”La crise de l’ Etat.”,”Saggi di Suzanne de BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Manuel CASTELLS Dominique CHARVET Michel CRETIN Jean-Pierre DELILEZ Renaud DULONG Joachim HIRSCH Alain JOXE Nicos POULANTZAS Jacques SALLOIS Jean Marie VINCENT. Contiene il saggio di Alain JOXE ‘Atlantisme et crise de l’ Etat europeen: la crisi militaire”””,”TEOC-184″ “POULANTZAS Nicos”,”La crise des dictatures. Portugal, Grèce, Espagne.”,”Associazioni industriali per la trattativa. “”Questa differenza nella politica della borghesia interna è dovuta, tuttavia, al fatto che, concentrata nel settore industriale e non disponendo delle possibilità che hanno le società multinazionali di delocalizzare rapidamente il peso della produzione da un paese all’ altro, è colpita in pieno dall’ agitazione selvaggia severa in questo settore. Di fronte all’ impotenza dei regimi dittatoriali a contenere con la repressione questa agitazione, la borghesia interna si è sempre più spostata verso il riconoscimento del fatto sindacale, alfine di disporre di “”interlocutori validi”” e rappresentativi in un processo di soluzioni negoziate e concertate dei suoi conflitti con la classe operaia. La dimostrazione patente è stata fatta in Spagna con l’ atteggiamento di una parte del padronato spagnolo di fronte all’ esperienza delle commissioni operaie in Spagna; con l’ atteggiamento dell’ Unione degli industriali greci a favore di un progetto di “”democratizzazione”” dei sindacati ufficiali del regime; con l’ atteggiamento di una parte del padronato portoghese (…)””. (pag 57)”,”EURx-186″ “POULANTZAS Nicos”,”Pouvoir politique et classes sociales.”,”””A partire da queste considerazioni, si può tentare di proporre un concetto di potere: si designerà per potere ‘la capacità di una classe sociale di realizzare i suoi interessi obiettivi specifici’. Questo concetto non procede senza difficoltà, nella misura, più particolarmente, in cui si introduce il concetto di “”interessi””: si sa però l’ importanza di questo concetto in Marx e Lenin, la concezione marxista delle classi e del potere essendo legata a quella degli “”interessi di classe””. Importa tuttavia situare molto brevemente questa definizione del potere in rapporto a qualche altra, che ha avuto una ripercussione importante nella teoria politica: 1. Essa si distingue dalla definizione di Lasswell (…). 2. La definizione del potere che propongo si distingue da quella di M. Weber (…) 3. La definizione proposta si distingue da quella di T. Parsons, (…).”””,”TEOC-406″ “POULANTZAS Nicos”,”Poder politico y clases sociales en el estado capitalista.”,”POULANTZAS è un ricercatore del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS). Concetto di blocco di potere, egemonia e periodizzazione di una formazione: le analisi politiche di Marx. “”Questo concetto di blocco di potere, che non è usato espressamente da Marx o Engels, ‘indica così l’ unità contradditoria particolare delle classi o frazioni di classe dominanti, nella loro legazione con una forma particolare di Stato capitalista.”” (pag 302-303) Questione tempi dominio della borghesia. Nota 9. “”Engels nos describe las consecuencias concretas de esa situación en los términos siguientes: “”Parece que sea una ley del desenvolvimiento histórico, que la burguesía no pueda, en ningún país de Europa, apoderarse del poter político – al menos durante un tiempo bastante prolongado – de la misma manera exclusiva que la aristocracia feudal en la Edad Media “” (Socialismo utópico y socialismo científico, prefacio de la edición inglesa, 1892) (…).”” Poulantzas prosegue la nota citando un altro brano di Engels (prefazione alla Guerra dei contadini) sullo stesso tenore. (pag 302)”,”TEOP-313″ “POULANTZAS Nicos”,”Potere politico e classi sociali.”,”POULANTZAS Nicos “”(…) Marx distingue chiaramente la lotta economica – che appare essa stessa scissa in due livelli – dalla lotta politica di classe e sembra ammettere l’esistenza delle classi pienamente costituite solo a livello della lotta politica. Per ciò che concerne la lotta economica tra gli agenti della produzione, tra capitalisti e operai, Marx dice che non si tratta, in questo caso, di lotta di classe e, per ciò che concerne la lotta economica sindacale, parla di “”classe in sé””; egli sembra riservare lo statuto di classe per sé, di classe “”in quanto tale””, solo alla lotta politica. Il primo punto, concernente la lotta economica, degli “”individui”” agenti della produzione, può essere facilmente chiarito. Solo nelle opere politiche anteriori al ‘Capitale’ – particolarmente nella ‘Miseria della filosofia’ e nel ‘Manifesto del partito comunista’ – Marx considera la loro lotta come non derivante da rapporti di classe. Si tratta quindi di un periodo in cui Marx non aveva ancora elaborato interamente la sua problematica originale e in cui le conseguenze dell’antropologia economica del periodo giovanile si facevano ancora sentire. Ora, sappiamo con sicurezza dal ‘Capitale’, più particolarmente dal terzo libro, che i rapporti tra individui-agenti della produzione, ossia tra capitalista e operaio salariato così come appaiono nel primo libro o nelle opere politiche in questione, sono fin d’ora rapporti di classe: gli agenti della produzione sono supporti di strutture. Il problema è però più difficile per ciò che concerne la distinzione tra la lotta economica sindacale e la lotta politica. La distinzione, stabilita da Marx con una terminologia hegeliana nella ‘Miseria della filosofia’ del 1847, tra la “”classe in sé”” e la “”classe per sé””, resta un problema ‘costante’ nelle sue opere politiche. Perché Marx sembra ammettere costantemente l’esistenza di una classe “”in quanto tale”” solo sul piano politico, come è evidente nelle sue ‘ulteriori’ analisi politiche sul proletariato, che esiste come classe solo se è organizzato in un partito autonomo (1), e nelle sue analisi sui contadini parcellari? Ecco quello che bisogna spiegare. Se non si dimentica che questi testi politici, che arrivano fino al 1881, sono anche una riflessione sulle classi in un modo di produzione “”puro””, si vede che i diversi livelli di analisi dei rapporti sociali, dati da Marx come momenti della genesi storica, devono essere considerati ‘qui’ come un ‘processo teorico’ di costruzione del ‘concetto’ di classe”” (pag 85-86) [Nicos Poulantzas, Potere politico e classi sociali, 1971] [(1) Fra i tanti esempi che si possono portare, citiamo il primo paragrafo dell’articolo 7a degli statuti provvisori della I Internazionale, redatti da Marx nel 1866: “”Nella sua lotta contro il potere unificato delle classi possidenti il proletariato può agire come classe solo organizzandosi in partito politico autonomo (…)”” (Marx-Engels, Opere scelte, p. 766); e il seguente passo della lettera a Bolte del 29 novembre 1871: “”Ma d’altra parte ogni movimento in cui la classe operaia si oppone come ‘classe’ [cors. di Marx] alle classi dominanti (…) è un ‘political movement'”” (Ibidem, p. 943). Possiamo chiarire in questo contesto l’ambiguità della formulazione più volte ripetuta da Marx, secondo la quale ogni lotta di classe – delle classi in quanto tali – è una lotta politica]”,”TEOC-635″ “POULANTZAS Nicos”,”Fascismo y dictadura. La Tercera Internacional frente al fascismo.”,”POULANTZAS Nicos Posizione di Trotsky. Errore comune di analisi del Comintern e di Trotsky. “”Significativa a este respecto es por lo demás la posición de Trotski (9). A la vez que criticaba de manera pertinente las posiciones del V Congreso del Komintern, que pasaban por alto la etapa de estabilización diagnosticando una etapa ofensiva del proletariado, repite por su cuenta el error del IV Congreso, identificando etapa de estabilización y etapa de defensiva del movimiento obrero. En cuanto a la caracterización del período que sigue, marcado por los comienzos del proceso de fascistización, y para el cual precisamente este diagnóstico es exacto, comete Trotski los mismos errores que el Komintern: el cierre del periodo de “”estabilización-defensiva reflujo del movimiento obrero”” significaría una exacta inversión de las cosas, y así una ofensiva de la classe obrera. También para Trotski, que en esto va con el Komintern, el fascismo “”es una respuesta de la burguesia en el momento en que un peligro immediato amenaza las bases de su régimen… el fascismo es un estado de guerra civil contra el proletariado que se insurrecciona””. Esta ‘afinidad’ entre Trotski y el Komintern se debe, así como se habia sugerido, a su economismo común”” (10). (pag 83) (9) ‘L’Internationale communiste après Lénine’, pp. 178-220 (10) Se trata aqui de una sugerencia, y no de una ‘demostración’: el problema es demasiado importante para que pueda ser aqui objeto de un análisis profundo. (…)”,”INTT-290″ “POULANTZAS Nicos, a cura di Pier Aldo ROVATTI”,”Classi sociali e capitalismo oggi.”,” Capitolo 2. Lavoro produttivo e lavoro non produttivo: nuova piccola borghesia e classe operaia (pag 181-) “”In Marx la determinazione del lavoro produttivo nella sua distinzione con il lavoro improduttivo è una questione particolarmente difficile: egli progettava d’affrontarla nel IV volume del ‘Capitale’ e non l’ha mai esposta in modo sistematico. Nel ‘Capitale’ si trovano analisi sparse, ma esse sono soprattutto sviluppate in testi che lo stesso Marx non ha pubblicato, principalmente nelle ‘Teorie sul plusvalore’, nei ‘Fondamenti della critica dell’economia politica’ (Grundrisse) e nel ‘Capitolo VI inedito’ del ‘Capitale’. E’ evidente che per ricostruire una coerenza di tutte queste analisi occorre situarle nel contesto complessivo dell’opera di Marx e delle sue tappe: molti studiosi vi si sono già dedicati anche se la ricerca e la discussione in proposito restano ancora aperte. Da parte mia, mi limiterò solo a indicare alcune linee generali delle analisi di Marx (2). (…) In un dato modo di produzione è dunque produttivo il lavoro che determina ‘il rapporto di sfruttamento dominante in questo modo di produzione’: quello che per un modo di produzione è produttivo può non esserlo per un altro. Di conseguenza, nel modo di produzione capitalistico, produttivo è il lavoro che produce direttamente plusvalore, che valorizza il capitale e si scambia con esso: «Il risultato del processo di produzione capitalistico non è né un semplice prodotto (valore d’uso) né merce, cioè valore d’uso che ha un determinato valore di scambio. Il suo risultato, il suo prodotto, è la creazione del plusvalore per il capitale (…) poiché ciò che vuole produrre il capitale in quanto capitale (quindi il capitalista in quanto capitalista) non è né valore d’uso destinato immediatamente al consumo personale, né merce destinata ad essere prima trasformata in denaro e successivamente in valore d’uso. Il suo scopo è l’arricchimento, la valorizzazione del valore, l’accrescimento di questo, dunque la conservazione del valore esistente e la creazione di plusvalore. E questo prodotto specifico del processo di produzione capitalistico il capitale lo ottiene solo nello scambio col lavoro, il quale si chiama per questo lavoro produttivo» (5). Vedremo subito come in Marx questa definizione di lavoro produttivo (capitalistico) non sia la sola, il che solleva importanti problemi: ‘per il momento diciamo solamente che essa basta a Marx per tracciare le frontiere essenziali della classe operaia’. Così, ad esempio, non è il lavoro che dipende dalla sfera di ‘circolazione’ del capitale o che contribuisce alla ‘realizzazione’ del plusvalore: i salariati del settore commerciale, della pubblicità, del ‘marketing’, della contabilità, i bancari, gli assicuratori, ecc. non producono plusvalore e non fanno parte della classe operaia (lavoro produttivo). Solo ‘il capitale produttivo’ produce plusvalore. In particolare: «il capitale commerciale non è altro se non il capitale che funziona nella sfera di circolazione. Il processo di circolazione è una fase del processo di riproduzione. Ma nel processo di circolazione non viene creato alcun valore, quindi alcun plusvalore». Così: «Il commerciante, come semplice agente di circolazione, non producendo né valore né plusvalore (…) neppure i lavoratori commerciali da lui occupati nelle medesime funzioni possono produrre per lui del plusvalore immediato» (6). Per il capitalista individuale questi lavoratori salariati sono fonte di profitto. Ma dal punto di vista del ‘capitale sociale’ e della sua riproduzione, il profitto del capitale commerciale e bancario non è la risultante di un processo che crea valore, ma di un ‘trasferimento del plusvalore’ creato dal capitale produttivo: questi lavoratori salariati si limitano a contribuire alla ripartizione della massa del plusvalore tra le frazioni del capitale, in conformità ai saggi medi di profitto. Naturalmente, essi sono a loro volta degli ‘sfruttati’, il loro salario corrisponde alla riproduzione della loro forza lavoro: «contribuiscono a ridurre i costi di realizzazione del plusvalore, compiendo una parte di lavoro non retribuito» e si vedono dunque estorcere del pluslavoro, ma non sono direttamente sfruttati sotto il rapporto di sfruttamento capitalistico dominante, quello della formazione del plusvalore. Il loro lavoro si scambia con il capitale variabile solo per il capitalista individuale, mentre, dal punto di vista del ciclo complessivo del capitale sociale e della sua riproduzione, la loro retribuzione rappresenta una spesa improduttiva del capitale, e fa parte dei ‘faux frais’ [spese accessorie, ndr] della produzione capitalistica”” (pag 182-183) [(2) Sullo stesso tema segnalo anche il notevole articolo di E. Terray, «Prolétaire, salarié, travailleur productif», in ‘Contradictions’, n. 2, luglio-settembre 1972; M. Freyssenet, ‘Les rapports de production: travail improductif’, maggio 1971, ciclostilato del Centre de sociologie urbaine; il n. 10 (Travail et Emploi) di ‘Critiques d’économie politique’, in particolare gli articoli di P. Salama e C. Colliot-Thélène; M. Mauke, ‘Die Klassentheorie von Marx und Engels, 1970 (trad. it., Jaca Book, Milano, 1971); M. Tronti, ‘Operai e capitale’, 1972; (5) ‘Il Capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1968, vol. I, pp. 555 e 558; (5) Il Capitale, cit., vol. I, pp. 555 e 558); (6) Il Capitale, cit., vol. III, pp. 336 e 352; vol. II, p. 117; (7) Il Capitale, cit., vol. III, p. 353 e sgg.]”,”TEOS-001-FGB” “POULANTZAS Nicos”,”Fascisme et dictature. La troisième internationale face au fascisme.”,”‘- Nicos Poulantzas (1936–1979) è stato un influente sociologo e filosofo politico greco, naturalizzato francese, noto per i suoi contributi alla teoria marxista dello Stato e alla riflessione sul potere nelle società capitaliste. – Profilo e formazione Nato ad Atene nel 1936, studiò legge in Grecia prima di trasferirsi in Francia nel 1960. Completò un dottorato in filosofia del diritto con una tesi sulla rinascita del diritto naturale in Germania. Fu docente di sociologia all’Università di Parigi VIII dal 1968 fino alla sua morte. – Opere principali Potere politico e classi sociali (1968): analisi strutturalista del ruolo dello Stato nelle società capitaliste. Le classi nel capitalismo attuale (1975): esplorazione della stratificazione sociale contemporanea. Fascismo e dittatura (1970): studio storico-politico dei regimi autoritari europei. Lo Stato, il potere, il socialismo (1978): riflessione sulla transizione verso il socialismo democratico. – Idee chiave Criticò l’idea marxista strumentalista dello Stato come semplice strumento della classe dominante. Propose il concetto di ‘autonomia relativa dello Stato’, che pur favorendo il capitalismo, non è completamente controllato dalla classe capitalista. Influenzato da Althusser e Gramsci, sottolineò il ruolo del consenso e dell’egemonia culturale nella stabilità del sistema capitalistico2. -Vita personale e morte Sposato con la scrittrice Annie Leclerc, ebbe una figlia. Morì tragicamente nel 1979 a Parigi, suicidandosi all’età di 43 anni. Poulantzas rimane una figura centrale nel pensiero politico contemporaneo, soprattutto per chi studia le dinamiche tra Stato, potere e classi sociali.’ (fonte Copilot)”,”INTT-002-FPB” “POUNDS Norman J.G., a cura Berardo CORI”,”Manuale di geografia politica. Volume secondo. Geografia dei rapporti internazionali.”,”POUNDS è nato in Inghilterra nel 1912 e ha studiato alle Università di Cambridge e Londra. E’ studioso di geografia storica e politica.”,”ASGx-021″ “POURSIN Jean-Marie DUPUY Gabriel”,”Malthus.”,”Jean-marie Poursin è nato nel 1926. Ha studiato Diritto, Scienze politiche, e Demografia all’Università di Parigi. Ha collaborato con Geoges Bataille. Gabriel Dupuy è nato nel 1942.- Dopo aver frequentato l’Ecole Centrale, ha studiato Scienze economiche e Sociologia. 1766 13 febbraio: nascita di Thomas Robert Malthus (familiarmente chiamato Robert) nella casa di famiglia The Rookery, vicino a Dorking, nel Surrey, sesto figlio, secondo dei maschi di Daniel e Henriette Malthus. 1776-1782 Don Robert come il suo maestro ama chiamarlo, diviene allievo di Richard Graves, parroco di Claverton vicino a Bath. 1793 giugno, a 27 anni è nominato Fellow del Jesus College. 1834 29 dicembre un attacco improvviso lo porta alla morte. Malthus è sepolto nell’Abbazia di Bath.”,”BIOx-063-FL” “POUTHAS Charles H.”,”Democraties et capitalisme (1848-1860).”,”POUTHAS ha insegnato presso la Facoltà di Lettere a Parigi.”,”RAIx-117″ “POWER Eileen”,”Vita nel Medioevo. Il contadino il viaggiatore la badessa la donna di casa il mercante il fabbricante di panno.”,”Eileen POWER (1899-1940) formatasi ad Oxford e Cambridge, insegnò storia economica all’ Università di Londra. Autrice di numerosi studi di storia medievale, ebbe una parte di primo piano nella redazione della monumentale Cambridge Economic History of Europe.”,”STOS-072″ “POWER Samantha”,”Voci dall’inferno. L’america e l’era del genocidio.”,”Direttore esecutivo del Carr Center for Human Rights Policy all’Università di Harvard, saggista e attivista per i diritti umani, Samantha Power ha vinto con questo libro il National Book Critics Circe e il premio Pulitzer.”,”TEMx-073″ “POWER Eileen”,”Vita nel Medioevo. Il contadino, il viaggiatore, la badessa, la donna di casa, il mercante, il fabbricante di panno.”,”Eileen Power (1899-1940) formatasi ad Oxford e Cambridge, insegnò storia economica all’Università di Londra. Autrice di numerosi studi di storia medievale, ebbe una parte di primo piano nella redazione della monumentale Cambridge Economic History of Europe.”,”STMED-002-FGB” “POWERS Thomas”,”La guerra di Heisenberg. La storia segreta dell’atomica nazista.”,”Thomas Powers (New York 1940, giornalista esperto di intelligence, ha lavorato a Roma come corrispondente prima per il ‘Daily American’ e poi per UPI. Ha scritto su varie testate giornalistiche e ha pubblicato il volume ‘The Man Who Kept the Secrets. Richard Helmes and the Cia’. Stefania Maurizi giornalista e scrittrice scrive per il Fatto Quotidiano La bomba americana e la ‘macchina a uranio’ tedesca. “”Ci furono molti altri commenti dello stesso tenore prima che lo shock si smorzasse, ma per Goudsmit l’ultima goccia deve essere stata un’osservazione di von Weizsäcker, dopo una mattinata trascorsa a divorare i primi articoli comparsi sui giornali a proposito di Hiroshima e la bomba. Von Weizsäcker disse a Max von Laue di essere certo che ci sarebbe voluto molto tempo, secondo il riassunto di Rittner, prima di «poter chiarire la loro posizione agli occhi dei compatrioti». Ma alla fine, stando a von Weizsäcker , le cose avrebbero poutto apparire assai diverse. Da ciò che leggeva sui giornali, von Weizsäcker concluse che gli Alleati non erano ancora riuscita a costruire un reattore funzionante, proprio là dove i tedeschi avevano compiuto i loro massimi progressi. Allora, von Weizsäcker si dilungò sull’Interpretazione degli eventi già proposta da Wirtz. «Nella storia resterà scritto che gli americani e gli inglesi hanno creato la bomba e che, nello stesso tempo, i tedeschi, sotto il regime di Hitler, hanno prodotto una macchina funzionante. In altre parole, lo sviluppo pacifico della macchina a uranio è avvenuto in Germania sotto il regime di Hitler, mentre gli americani e gli inglesi creavano questa spaventosa arma da guerra» (43). Ma, ovviamente, la storia non ha registrato nulla del genere. Von Weizsäcker sbagliava sulla mancata costruzione da parte degli Alleati, ma quanto al resto aveva assolutamente ragione: dopo il giugno 1942, gli scienzati tedeschi lavorarono alla ‘Uranmaschine’, mentre gli Alleati produssero la bomba usata per uccidere parecchie centinaia di migliaia di giapponesi …. finire (pag 566-567)”,”QMIS-364″ “POZZANI Silvio a cura, scritti di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Aldo ANIASI Riccardo BAUER Alberto BELLA Enzo BELLI NICOLETTI Adriano BUZZATI TRAVERSO Arturo COLOMBO Eugenio FAIELLA e Giuseppe TAROZZI Giorgio GALLI Guido MONFREDI Luigi RODELLI Bruno SEGRE e Raffaele MAZZOLETTI Enzo SPALTRO”,”Il paese come se.”,”La meglio società “”Non va dimenticato che Croce ebbe il suo grande momento durante il ventennio fascista, quando la cultura italiana, per mancanza di libertà, era entrata in quella fase di involuzione, che non è ancora conclusa, e quello rimane il suo merito più grande; ciò non toglie, tuttavia, rilievo al fatto che si è trattato di una difesa di posizioni già raggiunte, e non di una esplorazione di nuove. Il fascismo obbligò al conformismo, e il malanno invece che spazzato dal vento della libertà riconquistata pare continui a dare le sue manifestazioni più cospicue. In un modo certamente impreveduto e impensato dai più, cioè non soltanto con atti esteriori, ma anche con un adeguamento interiore tale da influenzare un libero e autonomo svolgimento del pensiero. Ci è accaduto di leggere su una rivista straniera di cultura il passo che segue: «Viviamo in un’epoca scientifica e antimetafisica in cui i dogmi, le immagini e i precetti religiosi hanno perduto gran parte del loro potere». Si badi che non è un’impostazione polemica, ma una constatazione di fatto sugli aspetti della nostra epoca, quali appaiono da un osservatore inglese. Ebbene, su una rivista italiana la stessa constatazione sarebbe per prima cosa esposta in forma contorta e accompagnata da riserve e sottintesi. Ma il punto non è questo, giacché, affinché una cultura fiorisca, bisogna che affondi le radici nella sua epoca e non si illuda di succhiare l”humus’ di tempi trascorsi. Quel che manca alla nostra cultura nell’epoca attuale è proprio il riconoscimento dell’esigenza di una cultura scientifica e antimetafisica coerente ai grandi sviluppi della civiltà con la corrispondente concentrazione per quel verso dei maggiori interessi e delle più impegnative ricerche, al di fuori della finzione di una sopravvivenza di valori da tutti ritenuti fittizi. E’ questa mancanza di coraggio e di impegno che conferisce alla cultura italiana un colore grigio e che nasconde e umilia uomini e istituti. Ed è in questo colore grigio che si affermano le attenzioni conformistiche di due opposti poli teolocizzanti, quello cattolico e quello comunista (Pci, ndr). Alla superficie tutti vogliono avere le carte in regola dell’accademismo, giacché tutti fanno mostra di scientificismo (ciò che nella pagina vuol dire che le note occupano una parte maggiore del testo) ma pochi sono coloro che dipanano con fedeltà e con efficacia il filo del pensiero. Non ci sono poi riscontri per gli anticonformismi tipici, per l’antiaccademismo di un Croce, di un Rensi, di un Tilgher, di un Gobetti. Tutta gente, adesso, a modo, tutta degna, come cantava Trilussa, di frequentare «la più meglio società»”” [Silvio Pozzani, ‘Il paese come se’, Lerici, Milano, 1961′ (pag 16-17)] notizie biografiche su Silvio Pozzani “”In qualità di consulente, specie quando Francesco Forte accresce i propri impegni universitari o se ne va negli Stati Uniti, viene in redazione Silvio Pozzani, che ho già conosciuto come direttore ed editore del “”Mercurio””, amico di Pietra, antifascista (era in Giustizia e Libertà, poi socialista), buon conoscitore di cose economiche, inserito nel giro classicamente riformista di Milano, fra l’Umanitaria di Riccardo Bauer e le efficienti aziende municipalizzate (di cui Pozzani è o sarà amministratore). E’ un veronese grande e grosso, laico inveterato, ogni tanto gli scappa l’imprecazione: “”dio canòto””, curiosissima. A quegli stessi ambienti appartengono altri collaboratori, come l’economista agrario Aldo Pagani, docente a Milano, alla Statale, romagnolo di Alfonsine (…)”” [Vittorio Emiliani, ‘Orfani e bastardi: Milano e l’Italia viste dal “”Giorno””‘, Donzelli editore, Roma, 2009 pag 321 Sul libro di Emiliani: [Tra le principali fucine culturali che hanno segnato la storia del Novecento italiano, un posto d’onore spetta senz’altro al quotidiano milanese che a metà degli anni cinquanta ha segnato una svolta nel giornalismo nazionale: “”Il Giorno””. Fondato a Milano nel 1956, il quotidiano voluto da Enrico Mattei, presidente dell’Eni, si presentò sin da subito come “”rivoluzionario”” tanto nella grafica che nei contenuti. Il successo e la capacità di penetrazione dell’opinione pubblica furono immediati, specie fra le giovani generazioni. E tra i giornalisti più rappresentativi del “”Giorno””, si formò e poi affermò Vittorio Emiliani, che dopo più di trent’anni ne ripercorre in queste pagine la storia ricca di retroscena e di personaggi romanzeschi; dapprima l’ascesa, con Gaetano Baldacci, poi con Italo Pietra, in parallelo con il primo “”miracolo italiano””, con la svolta di centro-sinistra e con il ruolo strategico dell’industria di Stato. E poi la storia amarissima dello stravolgimento e del declino della testata a partire dal 1972, con la direzione di Gaetano Afeltra; sono gli anni della lotta tenace, prolungata, dei redattori per salvare qualità e originalità del quotidiano, lasciato impoverire da un’impresa pubblica sempre più soggetta ai partiti di governo e sempre meno innovativa, e sono anche gli anni della diaspora di firme e talenti. Ne viene fuori una sorta di romanzo storico di un ventennio, lo spaccato conflittuale di un’Italia allora ricca di slancio, di speranza] [Vittorio Emiliani, entrato nel giornalismo negli anni cinquanta con «Il Mondo» di Pannunzio e «L’Espresso» di Benedetti, ha lavorato al «Giorno» dal 1960 al 1974 e in seguito al «Messaggero», di cui è stato direttore tra il 1979 e il 1987. Autore di inchieste, editorialista, consigliere della Rai, ha pubblicato numerosi libri di denuncia, memoria e politica]”,”ITAS-198″ “POZZANI Silvio”,”Giovanni Agnelli, primo industriale dell’automobile.”,”””In una parte di questo volume si parla del mito di Torino costruito nei primi anni venti da ‘La Stampa’ di Frassati e dalla ‘Rivoluzione Liberale’ di Gobetti: una città dove la lotta per la libertà e per la dignità dell’individuo si combatteva anche esprimendo nuoe forme di produzioe e nuovi rapporti sociali. Era un mito animato da tanti eroii: da Giolitti come da Frassati, da Gobetti come da Gramsci, dalla Fiat come dalla Alleanza Cooperativa, da Agnelli come da Gualino, dagli operai della Fiat come dai gruppi intellettuali di ‘francisants’. Eravamo giovani allora e c’era gran bisogno d’agganciare agli esempi una voltà disperata di anticonformismo e di attivismo. Poi, portato a Torino dagli eventi della vita, l’Autore ha potuto avere prova dalla propria esperienza di quanto poderose fossero le energie che nutrirono quel mito, di quanto profondo fosse il segno lasciato da esperienze tanto contrastanti: per questo la Resistenza a Torino ebbe aspetti e valori singolari. (…) Questo detto, suonerebbe retorico dedicare la presente fatica agli eroi della Resistenza piemontese: umano l’Autore spera, invece, che suoni voler ricordare coloro fra di essi con cui ebbe più intima dimestichezza: le care e indimenticabili figure di Fred Florio, Duccio Galimberti, Livio Pittau”” (S.P.) [in ‘Dedica’ che apre il libro di Silvio Pozzani, ‘Giovanni Agnelli, primo industriale dell’automobile’, Casa editrice Nuova Mercurio, Milano, 1962] (pag 7-8) La crisi del 1907 fu superata dalla Fiat con un’operazione finanziaria gravosa che coinvolse gli azionisti. L’operazione trovò l’appoggio della Comit, la Banca commerciale italiana che in quel tempo aveva i caratteri della banca mista, banca di credito ordinario e di credito mobiliare (pag 84) “”Di nuovo, di vero c’era in Italia questa fabbrica che per prima adottava i mezzi moderni di organizzazione e di produzione come una legge ineluttabile di sopravvivenza in un mondo che a quella si andava adeguando. Abbiamo, del resto, già constatato nei precedenti capitoli che un diverso sistema di produzione, ossia ancora prevalentemente basato sull’opera dell’uomo, con le capacità professionali singole di lavorazione della materia (l’eccellente tornitore al posto del tornio automatico) non consentiva che risultati di prevalente carattere artigianale, contrastava con le esigenze della produzione in serie, e con ciò, in un ambito internazionale, metteva lo stabilimento che ancora praticava quei metodi nei viottoli marginali. Perciò l’importanza dell’opera dell’Agnelli e dei suoi collaboratori – tra i quali già emergeva Vittorio Valletta – era di essere arrivati, in quei sistemi e soprattutto a quegli impegni di produzione. Ed era la vecchia mentalità italiana a parlare per bocca di Giovanni Ansaldo (che pur aveva nel sangue l’eredità di uno dei primi capitani d’industria dell’Italia cavouriana) di «deserto della grande industria e della grande città» e a richiamarsi alle abitudini precapitalistiche e cattoliche. Invece il dilemma storico era di una stupefacente semplicità: o si entrava nel «deserto della grande industria» e si accettavano le dimensioni della grande città, e si poteva speraer e contare di vivere degnametne in una esperienza di uomini moderni, oppure ci si abbandonava alla pigrizia delle abitudini pre-capitalistiche e cattoliche, e si rimaneva in una condizione di precapitailsmo, non più possibile, non più consentita dallo sviluppo che si era verificato nella dimensione delle città e nella struttura dei bisogni delle masse. Abbiamo più sopra accennato alla relativa facilità di critica delle impostazioni del Gobetti e del Gramsci, e questo perché essi teorizzavano su una esperienza di natura capitalistica e di moderna organizzazione per la produzione di massa. Allora, a proposito di codesti sviluppi, si poteva giustificatamente, come fece il Gobetti, parlare di americanismo; in seguito si è trattato di modi e di forme di produzione che si sono diffusi ovunque, nella stessa Russia sovietica. E forse uno dei paradossi più grossi di codesto sviluppo è che una fabrica taylorizzata o americana sia stata introdotta ed organizzata in Russia dagli uomini dell’Agnelli, quando hanno costruito ed organizzato una fabbrica di cuscinetti a sfere sull’esempio della RIV, creatura di Agnelli”” (pag 127-129) controllare e inserire”,”ECOG-074″ “POZZANI Silvio”,”L’economia italiana: situazioni e problemi.”,”””C’è un brano del ‘Manifesto del partito comunista’ di Carlo Marx e Federico Engels – ed è opportuno ricordare che è del 1848 – che descrive, con singolare efficacia quella serie di modificazioni nel loro globale contesto economico e sociale. «La società moderna borghese, nata sulle rovine di quella feudale, non ha tolto di mezzo gli attriti di classe; creò nuove classi, nuove condizioni di oppressione e nuove forme di lotta in luogo delle antiche. L’epoca nostra, che è epoca di borghesia, si distingue tuttavia per una semplificazione nella lotta di classe. Tutta la società si scinde sempre più in due vasti campi nemici, in due classi ostili l’una all’altra: la Borghesia e il Proletariato. I servi del medioevo si mutarono in abitatori dei primi borghi, e dai borghigiani presero sviluppo i primi elementi della borghesia. La scoperta dell’America e la circumnavigazione dell’Africa offrirono un nuovo campo d’azione all’adolescente borghesia. Il mercato delle Indie orientali e della China, la colonizzazione dell’America, i traffici delle colonie, l’aumento dei mezzi di scambio e soprattutto delle merci, diedero un impulso sin allora sconosciuto ai commerci, alla navigazione, all’industria, favorendo, nella cadente società feudale il rapido sviluppo di elementi rivoluzionari. Infatti, il sistema produttivo dell’industria feudale o corporativa ormai non bastava più ai crescenti bisogni dei mercati nuovi. Sorse la manifattura. Sorse un ceto medio industriale che rovesciò le maestranze; la divisione del lavoro per corporazioni scomparve davanti alla divisione del lavoro nelle singole officine. Intanto i mercati continuavano ad ingrandire e i bisogni a crescere. Tant’è che presto anche la manifattura non bastava più. D’un tratto il vapore e le macchine rivoluzionarono la produzione industriale. Alla manifattura succedette la grande industria moderna; al ceto medio industriale succedettero i borghesi milionari, capitani di eserciti industriali. La grande industria aperse il mercato mondiale, già preparato dalla scoperta dell’America. Il mercato mondiale diede al commercio, alla navigazione e alla viabilità continentale un immenso sviluppo, il quale a sua volta provocò l’espandersi dell’industria; la borghesia, sviluppandosi proporzionalmente colle industrie, coi commerci, colla navigazione e colle ferrovie crebbe, aumentando i suoi capitali e lasciando nel retroscena le classi sopravvissute al medioevo» (2). In altri termini si può dire che lo sviluppo economico dell’epoca moderna è stato realizzato attraverso quel particolare ordinamento o quella particolare forma dell’economia che ha determinato l’affermazione della classe imprenditoriale borghese e il prevalere del capitale. Spiegava sul finire dell”800 Antonio Labriola: «La società borghese è sorta dalla società corporativa e feudale, e ne è sorta lottando, e rivoluzionando ciò che aveva dinanzi a sé, per impossessarsi degli strumenti e dei mezzi della produzione, i quali tutti poi culminano nella formazione, nell’allargamento, e nella riproduzione e moltiplicazione del capitale» (3). (…) In questa struttura economica composita come si presentano le unità economiche operative? «La borghesia», scriveva Marx, «tende sempre più a farla finita con lo sparpagliamento dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, accentrando in poche mani la proprietà e i mezzi di produzione». La forma è indubbiamente efficace, ma l’esperienza medesima della Russia sovietica e delle democrazie popolari non sta ad insegnare che l’agglomeramento della popolazione e l’accentramento dei mezzi di produzione sono il risultato del progresso tecnico, ossia per dirla ancora con Marx, «di una serie di sconvolgimenti nei modi di produzione e di scambio»?”” [Silvio Pozzani, ‘L’economia italiana: situazioni e problemi’, Milano, 1961] [(2) Carlo Marx e Federico Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’, in ‘Politica ed economia’, vol. XII della Nuova Collana di Economisti, Utet, Torino, 1934, pag. 58; (3) Antonio Labriola, ‘In memoria del manifesto dei comunisti’, in ‘Politica ed economia’, cit., pag. 14] (pag 6-7, 13) Gli effetti economici e sociali «di una serie di sconvolgimenti nei modi di produzione e di scambio»”,”ITAE-366″ “POZZANI Silvio”,”L’economia italiana: situazioni e problemi.”,”‘Assai probabilmente accanto alle infrastrutture materiali bisognerebbe creare quelle spirituali e morali, allargare la prospettiva mentale di quello popolazioni (Mezzogiorno, ndr), guarirle dall’innegabile complesso di inferiorità di cui soffrono, togliere la cappa dei molti pregiudizi, impedire che siano i più volonterosi e i più capaci ad andarsene. Ma anche per queste cose ci si trova sempre di fronte ai soliti circoli viziosi. Manca l’occasione economica e perciò è scarso lo spirito di iniziativa, e perciò sfugge l’occasione economica. Per mutamenti più profondi Marx parlò di «un rovesciamento della prassi», di certo un rovesciamento di abitudini e di concezioni appare essenziale anche in queste regioni in cui i vincoli del passato e quelli della miseria hanno più che tenaci resistenze. Tuttavia, assurdo sarebbe chiedere che ciò avvenga attraverso la preventiva persuasione, c’è bisogno di fatti concreti per sviluppare la molla della azione. I fatti concreti dovevano e potevano essere la creazione delle infrastrutture, ma pare che non basti. Allora bisogna andare più a fondo, e ciò potrebbe essere fatto mediante una collegata e razionale azione degli organi locali con un accertamento alla base delle esistenti risorse materiali e con una prima catalogazione di quelle umane; occorrerà spingere la nascita di fattori altrove spontanei, ossia l’associazione, il rischio, e così via’ (pag 483) [cap. ‘Gli squilibri regionali’]”,”ITAE-041-FP” “POZZAR Vittorio”,”La corrente sindacale cristiana (1944-1948).”,”La CISL Confederazione italiana sindacati dei lavoratori nasce nel 1950. Fondo RC “”Il PCI, da sempre e particolarmente in quel periodo (soprattutto dopo l’ arrivo in Italia di Togliatti), ricercava a tutti i costi intese unitarie su tutti i piani con le altre correnti politiche o ideologiche, nella convinzione di poter così meglio pervenire alla conquista del potere, approfittando della maggiore intraprendenza dell’ attivismo disciplinato dei propri militanti. In questo quadro l’ unità sindacale acquistava per i comunisti un rilievo di primaria importanza.”” (pag 53) Dichiarazione della corrente sindacale democratica-cristiana. (1944) “”(…) Viene tuttavia prevista la via dei tentativi arbitrali “”ledendo lo sciopero inevitabilmente interessi collettivi o di terzi”” ed il referendum obbligatorio tra gli iscritti.”” (pag 46-47)”,”MITT-238″ “POZZATO Maria Pia a cura; saggi di BIANCHI Cinzia CAVICCHIOLI Sandra LACALLE ZALDUENDO Maria R. LOZANO MIRALLES Helena MIRANDA Claudia POZZATO Maria Pia PSAKI Regina”,”L’idea deforme. Interpretazioni esoteriche di Dante.”,”Contiene il capitolo 2: Maria R. Lacalle Zalduendo, Il Dante eretico, rivoluzionario e socialista di Eugène Aroux (pag 79-106)”,”STMED-040-FSD” “POZZI Regina”,”Hippolyte Taine. Scienze umane e politica nell’ Ottocento.”,”POZZI Regina è docente di storia moderna all’ Università di Pisa. Si è dedicata in prevalenza alla storia francese dell’ Ottocento, approfondendo i temi della storia delle idee e dei gruppi intellettuali. Autrice di numerosi saggi in riviste italiane e straniere, ha pubblicato vari volumi (vedi retrocopertina). H. TAINE (1828-1893)”,”FRAD-027″ “POZZI Regina”,”Gli intellettuali e il potere. Aspetti della cultura francese dell’Ottocento.”,”Regina Pozzi (1940) insegna storia moderna nelal facoltà di lettere dell’Università di Pisa. Autrice del volume ‘Scuola e società nel dibattito sull’istruzione pubblica in Francia, 1830-1850’ (Firenze, 1969) ha curato la prima edizione italiana della ‘Storia della civiltà in Francia’ di F. Guizot (Torino, 1974).”,”FRAD-088″ “POZZI-CAVALLO Lorenza”,”Luigi Cavallo. Dalla Stella Rossa alla rivolta operaia di Berlino.”,”‘La vraie passion du XXe siècle, c’est la servitude’, Albert Camus, ‘L’homme révolté, (II, 637) (in apertura) ‘Luigi Cavallo avrebbe dedicato questo libro ai compagni d’infanzia e di lotta Giorgio Diena e Silvia Pons scomparsi prematuramente, a Giorgio Latis, fucilato dai nazifascisti a Reaglie alla Liberazione di Torino, a Iska Joffe, partigiano comunista deceduto in un Gulag sovietico nel 1950; al compagno di partito e amico Amedeo Ugolini, rappresentante del Pci nel Cln regionale piemontese’ (in apertura) Lorenza Pozzi Cavallo nata nel 1940, ha conseguito i suoi studi in GranBretagna e in Francia. Competente in problemi di politica internazionale, ha redatto per organismi internazionali numerose relazioni di analisi comparativa di documentazione e fonti con particolare riguardo al blocco ex sovietico. Dal 1974 ha affiancato Luigi Cavallo nelle ricerche e negli studi collaborando all’Ueo, Ocde, CoCom e ad Istituti di difesa. Dal ‘Capitolo 12. Stella Rossa e il professor Luraghi’. “”Dalla fusione delle Edizioni di Cultura sociale, dirette da Roberto Bonchio, e dalle Edizioni Rinascita, volute da Togliatti nel 1946, a cui Valentino Gerratana fu uno di principali collaboratori, nel 1953 nacquero le Editori Riuniti che, nel 1954, commissionarono a Raimondo Luraghi, giovane professore di storia nei Licei – poi docente all’Università di Genova e di Storia americana alla Luiss di Roma – il libro ‘Il Movimento operaio torinese durante la Resistenza’. Alle mie osservazioni (lettera del 29 marzo 2010) in merito alle pagine dedicate a Stella Rossa, Luraghi replicava: “”sarà forse bene che io le delinei sommariamente la “”storia”” di tale libro. Esso mi fu commissionato dagli Editori Riuniti, la casa editrice del Partito Comunista italiano; ed io, nella mia ingenuità di ragazzo, credetti che essi, rivolgendosi a me, volessero una seria, imparziale e scientifica analisi storica dei fatti, in ogni caso, tale era il metodo di lavoro, congeniale con quella vocazione di storico che fu mia sin dalla prima giovinezza. Mi ingannavo gravemente: ciò che essi volevano era un libello politico inteso ad accreditare la “”verità”” ufficiale del partito. Veniamo invece alla prima parte che mi riguarda direttamente in quanto consiste in realtà in quella che a me sembra un’aspra requisitoria contro lacune o tesi ritenute errate, da lei riscontrate nel mio libro ‘Il movimento operaio torinese durante la Resistenza’ (nelle pagine dedicate a Stella Rossa). Devo anzitutto precisare che al tempo della pubblicazione di tale opera la mia firma non era per nulla “”autorevole””: io ero poco più che un ragazzo che stava muovendo i primi incerti passi sul difficile cammino della professione di storico. Ed a tale proposito ritengo che il Suo approccio a tale mio libro parta da premesse che a me appaiono errate: (…) che ella lo affronti come se si trattasse di un “”pamphlet”” politico: mentre esso ha voluto essere – ed è stato – un primo tentativo di analisi storica spassionata e critica, di un cruciale periodo della nostra vicenda. Come tale, esso è stato ed un’opera pionieristica; ha inteso cioè aprire una strada all’analisi scientifica dei fatti (…)”” (pag 385)”,”MITC-156″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Michael BUCKMILLER, Oskar NEGT, Gian Enrico RUSCONI, Michael WOLFF, Heinz BRÜGGEMANN, Paul MATTICK, Giacomo MARRAMAO”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 1. Über Karl Korsch. Außerdem: Anarchismus-Bibliographie Stichwort ‘Stamokap’ Rezensionen Hinweise.”,”saggi di Michael BUCKMILLER, Oskar NEGT, Gian Enrico RUSCONI, Michael WOLFF, Heinz BRÜGGEMANN, Paul MATTICK, Giacomo MARRAMAO”,”TEOC-145″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Sven PAPCKE Jürgen HENTZE Luigi CORTESI Tony CLIFF”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 2. Marxistische Revolutionstheorien.”,”saggi di Sven PAPCKE Jürgen HENTZE Luigi CORTESI Tony CLIFF Michael BUCKMILLER G. LANGKAU Cajo BRENDEL”,”TEOC-146″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Georges HAUPT Enzo COLLOTTI Annette JOST Hans Manfred BOCK Sven PAPCKE Peter KÜHNE Helmut DAHMER Enzo MODUGNO e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 3. Die Linke in der Sozialdemokratie. Außerdem: Diskussionen, Archiv, Aufsätze, Bibliographie, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Georges HAUPT Enzo COLLOTTI Annette JOST Hans Manfred BOCK Sven PAPCKE Peter KÜHNE Helmut DAHMER Enzo MODUGNO”,”TEOC-147″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Ursula SCHMIEDERER Volkhard BRANDES Annette LEPPERT-FÖGEN Helmut DAHMER Christian RIECHERS Gabriella M. BONACCHI Paul FRÖLICH Alexander SCHAPIRO Jaap KLOOSTERMAN Sven PAPCKE Paul MATTICK Friedrich EBERLE Helmut REINICKE Moishe POSTONE”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 4. Faschismus und Kapitalismus. Außerdem: Archiv, Dokumente, Aufsätze, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Ursula SCHMIEDERER Volkhard BRANDES Annette LEPPERT-FÖGEN Helmut DAHMER Christian RIECHERS Gabriella M. BONACCHI Paul FRÖLICH Alexander SCHAPIRO Jaap KLOOSTERMAN Sven PAPCKE Paul MATTICK Friedrich EBERLE Helmut REINICKE Moishe POSTONE”,”TEOC-148″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Rainer ROTERMUNDT Ursula SCHMIEDERER Helmut BEKER-PANITZ Ludolfo PARAMIO Ulysses SANTAMARIA Alain MANVILLE Annette JOST Sven PAPCKE Christian RIECHERS Hans Manfred BOCK Dieter SCHULZ Theo PINKUS e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 5. Kritik des Leninismus. Außerdem: Diskussion, Archiv, Dokumente, Bibliographien, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Rainer ROTERMUNDT Ursula SCHMIEDERER Helmut BEKER-PANITZ Ludolfo PARAMIO Ulysses SANTAMARIA Alain MANVILLE Annette JOST Sven PAPCKE Christian RIECHERS Hans Manfred BOCK Dieter SCHULZ Theo PINKUS e altri”,”TEOC-149″ “POZZOLI Claudio a cura; saggi di Ursula SCHMIEDERER Doris NOLLE Wolfgang STROHMEYER Elizabeth JONES Paul MATTICK Wolfgang RIELAND Theo PINKUS Karl-Heinz SAHMEL e altri”,”Jahrbuch Arbeiterbewegung. Band 6. Grenzen gewerkschaftlicher Politik. Außerdem: Dokumente, Ausäftze, Bibliographien, Literaturberichte, Rezensionen, Hinweise.”,”saggi di Ursula SCHMIEDERER Doris NOLLE Wolfgang STROHMEYER Elizabeth JONES Paul MATTICK Wolfgang RIELAND Theo PINKUS Karl-Heinz SAHMEL e altri”,”TEOC-150″ “POZZOLI Claudio a cura; scritti di COGOY Mario DEUTSCHMAN Cristoph HERMANIN Federico MARRAMAO Giacomo POZZOLI Claudio SWEEZY Paul M.”,”Il comunismo difficile. I comunisti dei consigli e la teoria marxiana dell’accumulazione e delle crisi.”,”libro dedicato a Paul Mattick “”Una grande epoca storica non muore mai tanto rapidamente quanto i suoi tendono a sperare e forse anche devono sperare per poterla colpire con il dovuto vigore””. Franz Mehring “”Entro l’ambito definito nei suoi termini fondamentali dalla teoria della crisi Korsch distingueva tra due ‘atteggiamenti’, corrispondenti a due diversi modi di considerare la meccanica catastrofica dello sviluppo: l’atteggiamento ‘soggettivistico’, corrispondente alla versione socialdemocratica ufficiale (“”die offizielle sozialdemokratische Krisentheorie””, come Korsch la chiama), proprio di teorici come Hilferding, Bernstein, Lederer, Tarnow e Naphtali; l’atteggiamento ‘oggettivistico’, rappresentato dalla ‘Zusammenbruchstheorie’ “”classica”” di Rosa Luxemburg, Fritz Sternberg e Henryk Grossmann. L’atteggiamento soggettivistico ritiene di poter superare la crisi nell’ambito del sistema capitalistico, con l’ausilio di un “”cartello generale”” (il ‘Generalkartell’ di Hilferding) e con una regolamentazione del rapporto capitale lavoro salariato. A questa teoria di Hilferding si rifanno per Korsch non solo i socialdemocratici ma anche – in quanto anch’essi teorici soggettivistici della crisi – i programmatori e pianificatori economici operanti nell’Unione Sovietica o bolscevichi in genere””. (pag 69)”,”TEOC-483″ “POZZOLINI Alberto a cura; scritti di F. CHABOD G. PROCACCI R. ROMEO G. CANDELORO C. PISACANE A. COSTA S.F. ROMANO G. MANACORDA A. SOBOUL A. CARACCIOLO R. DEL-CARRIA A. ROMANO E. RAGIONIERI F. ENGELS S. SERENI P. SPRIANO R. MORANDI S. MERLI P. ALATRI F. DELLA PERUTA N. ROSSELLI L. CORTESI E.J. HOBSBAWM”,”Le origini del movimento operaio e contadino in Italia.”,”Scritti di F. CHABOD G. PROCACCI R. ROMEO G. CANDELORO C. PISACANE A. COSTA S.F. ROMANO G. MANACORDA A. SOBOUL A. CARACCIOLO R. DEL-CARRIA A. ROMANO E. RAGIONIERI F. ENGELS S. SERENI P. SPRIANO R. MORANDI S. MERLI P. ALATRI F. DELLA PERUTA N. ROSSELLI L. CORTESI E.J. HOBSBAWM. Alberto POZZOLINI vive a Milano dove insegna italiano nelle scuole superiori. E’ studioso del movimento operaio. “”Mazzini chiama Marx uomo d’ ingegno… dissolvente, di tempra dominatrice ecc. forse perché Marx ha saputo molto ben dissolvere la cabala ordita da Mazzini a danno dell’ Internazionale, dominando talmente la mal dissimulata libidine di autorità del vecchio cospiratore, si di (sic) renderlo per sempre innocuo all’ Associazione.”” (pag 106, Engels, Sulla partecipazione di Mazzini alla fondazione dell’ Internazionale, 1871)”,”MITS-227″ “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha veramente detto Gramsci.”,”‘Se negli anni della guerra Gramsci ha iniziato il discorso politico fondamentale della sua vita ed ha delineato il contrasto storico tra la classe borghese e quella proletaria, è negli anni immediatamente successivi, sulle colonne dell”Avanti!’ e soprattutto de ‘L’Ordine Nuovo’, che egli continuerà la ricerca con ben altra lucidità e incisività. La borghesia italiana, egli scriverà, ha realizzato, sviluppandosi, il principio dell’unità nazionale, ma è anche responsabile di aver scatenato quella guerra civile che depreca tanto, a parole. «Perché guerra civile significa appunto urto tra due poteri che si disputano a mano armata il governo dello Stato, urto che si verifica, non in campo aperto tra due eserciti ben distinti, schierati regolarmente, ma nel seno stesso della società». Prima del 1859 era la classe borghese ad avere interessi unitari dal punto di vista economico e politico. Sessanta anni dopo, l’Italia è ancora nelle condizioni psicologiche che precedettero il ’59: ma non è più la classe borghese a guidare e a volere la lotta per l’unità. «Oggi la classe ‘nazionale’ è il proletariato, è la moltitudine degli operai e contadini, dei lavoratori italiani, che non possono permettere il disgregamento della nazione, perché la unità dello Stato è la forma dell’organizzazione di produzione e di scambio costruito sul lavoro italiano, è il patrimonio di ricchezza sociale che i proletari vogliono portare nell’Internazionale comunista. Solo lo Stato proletario, la dittatura proletaria, può oggi arrestare il processo di dissoluzione dell’unità nazionale, perché è l’unico potere reale che possa costringere i borghesi faziosi a non turbare l’ordine pubblico, imponendo loro di lavorare, se vogliono mangiare». In questo caso, ogni distinzione tra dittatura e democrazia diviene puramente teorica: ogni regime borghese è caratterizzato, se è per questo, dall’equilibrio tra due grandi forze politiche, anzi tra i due partiti parlamentari che le rappresentano, quello conservatore (che rappresenta i proprietari terrieri) e quello democratico (che rappresenta il capitale industriale). Ma la distinzione è troppo sottile perché, sia nel caso che lo Stato italiano sia uno Stato poliziesco, sia nel caso opposto, di una repubblica liberale democratica, «la classe operaia avrebbe ed ha un solo dovere nei suoi confronti: rovesciarlo». Gramsci mette in guardia il proletariato da un pericolo, quello della presenza della piccola borghesia nel suo seno, proprio come accade per la classe borghese. La vanità, l’ambizione internazionale, il non saper capire esattamente quali siano le forze storiche che dominano la vita del mondo, il non saper vedere quale debba essere il proprio posto e la propria funzione: tutto questo fa sì che molti proletari diventino piccolo borghesi ed indeboliscano oggettivamente il proletariato nella sua lotta. E lo indeboliscono proprio nel momento culminante della lotta: la borghesia, nel dopoguerra, «è diventata più feroce e patriottica ora che ha messo in salvo la sua pelle e i suoi quattrini»’ (pag 50-51)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GRAS-127&#8243; “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha veramente detto Gramsci.”,”Alberto Pozzolini si è laureato presso l’Università di Pisa con una tesi sul teatro egiziano antico e insegna, oggi (1970) a Milano. “”Gramsci è consapevole delle forze ideologiche schierate normalmente a favore della borghesia e sa quanto sia difficile rompere, per il dirigente socialista o comunista, la crosta dei luoghi comuni che la classe borghese ha saputo stendere, da sempre, in forma egemonica, sulla scuola, sulla cultura, sul pensiero di tutto lo Stato, per far credere che i propri ideali siano rivestiti di valori assoluti e non legati, da ragioni storiche e di classe, alla conservazione dei propri privilegi e del proprio potere. «Bisogna educare il proletariato», è il ritornello dei suoi scritti giovanili. Ma non basta. Per la conquista del potere, perché la classe operaia sia veramente preparata, occorre anche che «le sirene della perdizione» vengano imbavagliate, vengano messe in condizione di non parlare, di non nuocere: «Fino a quando il proletariato non comprenda tutto il popolo, e non sia immunizzato, bisogna che esso almeno pensi a gettare sulla società borghese la rete del proprio controllo, per imprigionarla». D’altra parte, la conquista del potere può passare per vie infinite, imprevedibili, non preventivabili. Lo aveva già affermato, con tutta la forza del suo linguaggio paradossale, quando la rivoluzione bolscevica era stata osannata come una rivoluzione compiuta contro Marx e contro le sue teorie. La conquista del potere può avvenire in modi che il ‘marxista filologo’ non riesce nemmeno a comprendere e far propri, tanto meno a prevedere. Perché «la storia reale non accetta ipotesi di svolgimento degli avvenimenti, altro che come indizi che possono servire per dare un indirizzo possibilmente sicuro all’azione pratica: e i rivoluzionari osservano la storia reale, non il gioco dei partiti, osservano la dialettica delle forze reali economiche, non i pii desideri e le trepidazioni delle mosche cocchiere». Bisogna infrangere gli schemi precostituiti e adeguarsi alla mutevole e complessa vita reale”” (pag 82-83) [Alberto Pozzolini, ‘Che cosa ha veramente detto Gramsci’, Roma, 1968] (pag 82-83)”,”GRAS-128″ “POZZOLINI Alberto”,”Che cosa ha ‘veramente’ detto Togliatti.”,”Alberto Pozzolini si è laureato presso l’Università di Pisa con una tesi sul teatro egiziano antico e insegna, oggi (1970) a Milano.”,”PCIx-465″ “PRADELLA Lucia”,”L’attualità del ‘Capitale’. Accumulazione e impoverimento nel capitalismo globale.”,”PRADELLA Lucia ha studiato filosofia e scienze sociali a Venezia, Berlino, Londra. E’ dottoranda in Scienze filosofiche all’Università di Napoli Federico II e a Paris X Nanterre. Ha contribuito all’edizione storico-critica delle opere di Marx e Engels, Mega, e svolge una ricerca su Marx e la mondializzazione sulla base di questa edizione. La stratificazione del proletariato. “”All’epoca, l’opinione corrente era che, se le comunicazioni con l’Irlanda fossero state potenziate quanto quelle all’interno dell’Inghilterra, si sarebbe imposta un’equiparazione delle condizioni dei lavoratori dei due paesi (Collinson Black R.D., Economic Thought and the Irish Question, 1976). Secondo Marx, le conseguenze più gravi di questi processi non erano tanto quelle di carattere “”materiale””, ma consistevano nella divisione che la borghesia cercava di creare nel proletariato, fomentando tra i lavoratori inglesi sentimenti di paura, ostilità e razzismo contro quelli immigrati. Questi sentimenti trovavano terreno nella competizione al ribasso che si trovavano involontariamente a esercitare i lavoratori irlandesi, i quali, d’altra parte, vedevano in quelli inglesi i complici del dominio coloniale sul proprio paese. L’operaio inglese, “”rispetto all’operaio irlandese, si sente membro della nazione dominante e si trasforma così in un suo strumento che gli aristocratici e i capitalisti del suo paese usano contro l’Irlanda, rafforzando in questo modo il dominio nei suoi stessi confronti. Egli si culla nei pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro il lavoratore irlandese. Il suo atteggiamento è molto simile a quello dei bianchi poveri nei confronti dei negri nei vecchi stati schiavistici degli Stati Uniti. L’irlandese gli restituisce tutto ciò con gli interessi. Egli vede infatti nel lavoratore inglese sia il complice che lo strumento stupiido del dominio inglese in Irlanda. Questo antagonismo è artificialmente mantenuto dalla stampa, dai pulpiti e dai fumetti; in breve da tutti gli strumenti di cui dispongono le classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese malgrado la sua organizzazione. E’ il segreto che permette ai capitalisti di mantenere il potere. E questi ultimi lo sanno molto bene”” (Lettera di Marx a Sigfrid Meyer e August Vogt del 9 aprile 1870, in Marx Engels, Sull’Irlanda, cit, p. 358)”” [Lucia Pradella, L’attualità del ‘Capitale’. Accumulazione e impoverimento nel capitalismo globale,. 2010] (pag 246-247)”,”MADS-605″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale. 2. L’ Internationale dans la guerre (1940-1946).”,”””Le but de l’ imperialisme americain, ce n’est pas seulement de briser le mouvement revolutionnaire mondial, c’est, par les methodes de la penetration economique, de la pression diplomatique et politique, de restaurer en URSS la domination du capitalisme. La liquidation du mouvement ouvrier dans le monde prepare pour lui la liquidation de l’ Etat ouvrier russe. En brisant le mouvement communiste international, Staline ouvre la voie à la liquidation de l’ economie collectiviste en URSS par le capitalisme.”” (pag 150)”,”TROS-085″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale (manifestes, theses, resolutions). 3. Bouleversements et crises de l’ après-guerre (1946-1950).”,”””I gruppi dirigenti dei partiti staliniani in Germania (SED all’ Est, KPD all’ Ovest) non sono altro che gli strumenti della burocrazia sovietica. (…) Tuttavia, essendo dato che il KPD è il solo partito che si oppone in maggior misura alle potenze occidentali d’ occupazione e alla borghesia tedesca, esso cristallizza, in una certa misura, la combattività delle masse. Allo stesso tempo, gode ancora del prestigio della sua politica di lotta di classe dei tempi passati. Ma il suo gruppo dirigente, come quello della SED, obbedisce esclusivamente agli ordini del Cremlino. Per i dirigenti del KPD, appoggiare o no le rivendicazioni operaie è unicamente una questione di tattica politica di cui gli interessi della burocrazia sovietica sono il solo fattore determinante””. (pag 320-321)”,”TROS-103″ “PRAGER Rodolphe a cura”,”Les congres de la quatrieme internationale (manifestes, theses, resolutions). 4. Menace de la troisieme guerre mondiale et tournant politique (1950-1952).”,”””Non tracciamo una croce sulla rivoluzione jugoslava. Lo stato operaio sussiste ancora. La tradizione delle lotte dei partigiani vive ancora nella coscienza delle masse, le misure progressive prese dopo il 1948 possono avere una loro propria logica con la quale i dirigenti jugoslavi possono ancora avere a che fare.”” (pag 277)”,”TROS-104″ “PRAGER Rodolphe”,”Quelques regards sur l’ histoire du mouvement trotskyste.”,”””Liberato dalla prigione in seguito a un bombardamento della Luftwaffe e rientrato a Parigi alla metà di luglio, Prager si dedica a riannodare i contatti con i militanti dispersi che stanno ritornando, poco a poco, e vi perviene, principalmente grazie all’ aiuto di Jeanne Martin, che non aveva voluto lasciare la capitale, e a Jacques Birgeras (detto Bruno). Una nuova direzione si mette in opera, in agosto, con Rodolfo Prager, Roger Foirier (Rolando), Jacques Grinblat (Privas) e Henri Molinier (Testu), il solo fuggito dei dirigenti “”storici””. La notizia ci mette un po’ di tempo ad arrivare nel Midi, e a maggior ragione a Londra ove si era in ansia per le sorti dei numerosi compagni mobilitati. Per tentare di migliorare i collegamenti, il gruppo di Londra decide, da ottobre, l’ invio di Raymond Molinier in Portogallo.”” (pag 31)”,”TROS-161″ “PRAHALAD C,K.”,”La fortuna alla base della piramide. Sconfiggere la povertà e realizzare profitti.”,”28″,”ECOT-354″ “PRANDI Alfonso a cura, scritti di Federico CHABOD Jean DELUMEAU Hans BARON Viktor LAZAREV Delio CANTIMORI Ernest F. JACOB Denys HAY Paul O. KRISTELLER Garret MATTINGLY Earl ROSENTHAL Wallace K. FERGUSON Harcourt BROWN”,”Interpretazioni del Rinascimento.”,”Scritti di Federico CHABOD Jean DELUMEAU Hans BARON Viktor LAZAREV Delio CANTIMORI Ernest F. JACOB Denys HAY Paul O. KRISTELLER Garret MATTINGLY Earl ROSENTHAL Wallace K. FERGUSON Harcourt BROWN. “”E come letterati e artisti del Rinascimento hanno, essi stessi, pienamente avvertito lo stacco fra il loro mondo e quello precedente, così anche il Machiavelli ha piena coscienza della sua sostanziale, formidabile “”novità””: lo dice con estrema chiarezza, in quel cap. 15 del Principe dove – fu giustamente osservato – si ha veramente la sensazione di entrare in un mondo nuovo.”” (pag 53)”,”STOx-082″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione. Organizzazione storia e futuri sviluppi del movimento cooperativo.”,”PRANDINI Onelio (Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue. “”Ecco dunque il ruolo dei poteri pubblici e dei partiti. Se si riconosce il movimento cooperativo come forza di trasformazione della soceità e dell’ economia in senso democratico, e più precisamente come centro di diffusione della capacità dei lavoratori, dei consumatori, dei cittadini di mettersi insieme per risolvere in modo autonomo ed efficiente i loro problemi, (…). Anche da parte del sindacato e dei partiti più vicini al movimento operaio, per la verità, l’impegno a favore dello sviluppo cooperativo non è stato finora particolarmente intenso. Si è preferito il più delle volte puntare sullo scontro o sul dialogo con la proprietà pubblica o privata delle aziende (…)””. (pag 108-109)”,”ITAE-153″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione. A che serve, come si crea, come si organizza una cooperativa. Dall’Ottocento ai futuri sviluppi.”,”PRANDINI Onelio (Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue.”,”ECOS-003″ “PRANDINI Onelio”,”La cooperazione.”,”Onelio Prandini (Castelnuovo di Rangone, Modena, 1937) è presidente della Lega nazionale cooperative e mutue.”,”ITAS-076-FL” “PRANZETTI Luisa a cura”,”L’America violata. Antologia della Conquista.”,”Luisa Pranzetti, assistente di Letteratura ispano-americana presso l’Università di Roma. “”Oggi, Padre, entra con me in questa casa. Ti mostrerò le lettere, il tormento del mio popolo, e del perseguitato. Ti mostrerò le antiche sofferenze”” (P. Neruda, Canto general, trad. di D. Puccini, Milano, 1970) (in apertura)”,”AMLx-001-FFS” “PRASCA Maria Teresa”,”Tendenze alla ricomposizione di un mercato unico mondiale.”,”””(…) Lenin fin dai primi anni di esistenza dello Stato sovietico, poneva la questione dello sviluppo dei rapporti economici e commerciali con il mondo capitalistico partendo dall’ipotesi che il mercato mondiale sarebbe rimasto unico fino a quando lo Stato sovietico non fosse uscito dal suo accerchiamento-isolamento, nonché dalla consapevolezza, come attesta l’elaborazione in ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ e in altri scritti, che con la rivoluzione d’Ottobre si era aperto un processo inarrestabile di mutamenti che avrebbe messo sempre più in crisi l’egemonia dell’imperialismo nel mondo. «Oggi due campi avversi, pienamente consapevoli, stanno l’uno di fronte all’altro nel mondo intero» (1), scriveva Lenin, il quale rilevava anche la circostanza che «noi esistiamo nella catena degli Stati capitalistici, come un anello dell’economia mondiale» (2)”” (pag 64) [(1) V.I. Lenin, ‘Opere Complete’, v. 30, Editori Riuniti, 1967, p. 407; (2) V.I. Lenin, ‘Opere’ (in russo), Mosca, 1936, v. XXVI, p. 461] [Maria Teresa Prasca, ‘Tendenze alla ricomposizione di un mercato unico mondiale’, Critica marxista, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1972; pag 64-77] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ECOI-005-FGB”
“PRASHAD Vijay”,”Fat Cats & Running Dogs. The Enron Stage of Capitalism.”,”L’autore è Professore associato e Direttore di studi internazionali presso l’Università Trinity College.”,”USAE-002-FP”
“PRAT José”,”La burguesía y el proletariado (apuntes sobre la lucha sindical).”,” I rapporti tra sindacalismo rivoluzionario, socialismo, anarchismo. “”Los sindicalistos franceses sostienen que “”el Sindicalismo se basta a sí mismo””. Juan Grave les objeta, viendo el peligro que señala Malatesta y dada la escasa consciencia de clase de la masa obrera, que para que así sea “”es necesario que el Sindicato se vaya poniendo a la altura de las ideas que deben desarrollarse, que se transforme a medida que se modifique la mentalidad de los que lo componen””. El consejo es excelente. (…) Luis Fabbri aconseja a los obreros socialistas-legalitarios y a los socialistas-anarquistas que tomen una parte activa en el movimiento sindicalista y lo apoyen con su acción de los partidos socialistas y con sus criticas lo orienten. Cree que presentemente los partidos socialistas no pueden desaparecer, porque responden a una necesidad del momento. En cambio, el sindicalista Enrique Leone ve un peligro para el Sindicalismo en el unilateralismo de los partidos socialista de Estado y socialista-anarquista, y cree que el Sindicalismo está destinado a absorber la doctrina y la acción de estos partidos ‘unificándolos’, y a reivindicar el título de Sindicalismo socialista. Si así fuere, cosa que dudamos, el peligro entrevisto por Grave y malatesta tal vez desapareciere; pero sucederá asi? El tiempo ha de decirlo”” (pag 152-153)”,”MSPx-072″
“PRATI Massimo”,”Rivoluzione inglese. Paradigma della modernità.”,”””In una rivoluzione, quando l’incessante accumulo dei secoli esplode in una eruzione vulcanica, le fiamme meteoriche e le lingue di fuoco che si formano al di sopra sono un caos privo di significato e si prestano a capricci infiniti, ed a romanticismi, a meno che l’osservatore non le veda come proiezioni del sottosuolo dal quale provengono”” (C.L.R. James, ‘The Black Jacobins’) (in apertura) Massimo Prati si è laurato all’Università di Genova in ‘Comunicazione interculturale’. Ha proseguito gli studi in Linguistica nella stessa università, nell’ambito del DEA in English Literature al St Claire’s College-Oxford. È inotlre formatore e insegnante nel College Aiglon. E’ autore di altre opere. “”Molti storici concordano nel ritenere i ‘Levellers’ il primo partito politico della storia moderna. Si tratta di un’organizzazione con un programma politico, un gruppo dirigente, un organo di stampa e una rete di militanti e simpatizzanti (10.000 circa), dotato persino di gadget (ribbons) e colori sociali (seagreen). Nel gruppo dirigente le figure di spicco erano almeno tre: Richard Overton, William Walwyn, John Lilburne. Per quanto riguarda il primo, della fase di vita precedente alla Rivoluzione inglese si sa poco, o meglio si sa che visse a lungo nella comunità di rifugiati inglesi di Amsterdam. Richard Overton comunque puà essere considerato uno dei teorici del partito. Un suo libro del 1643, intitolato ‘Man’s Mortality’, avanzava dubbi sull’immortalità dell’anima, e scandalizzò i suoi contemporanei non meno di quanto avessero fatto i pamphlet di Milton sul divorzio. (…) Ma il teorico probabilmente più importante fu William Walwyn. Egli fu un uomo di formazione umanista (le sue lettura andavano da Seneca e Plutarco a Montaigne) che si propose di sconfiggere le concezioni dogmatiche dei movimenti religiosi più intolleranti (in particolare l’idea calvinista della predestinazione alla dannazione) e che, oltre ad essere un leader popolare, aveva anche doti di gran polemista. (…) Dei tre suddetti dirigenti, l’uomo d’azione era sicuramente John Lilburne, soprannominato “”‘Freeborn’ John”” dai suoi sostenitori londinesi. Già prima dello scoppio della rivoluzione, nel 1637, era stato arrestato per avere partecipato alla pubblicazione di testi critici nei confronti dei vescovi e delle istituzioni. Egli partecipò alla guerra civile, con il grado di Capitano, schierandosi con l’esercito repubblicano, e rinunciò, in ragione del suo idealismo, a promettenti proposte di carriera. (…) La petizione di favore di Lilburne raccolse 10.000 firme, e portò alla sua liberazione ottenuta il 2 agosto 1648. (…) Un altro gruppo interessante, questo numericamente minoritario fu quello dei ‘Diggers’. Ma, a mio parere, l’esiguità del loro numero non giustifica il fatto che quasi sempre siano stati liquidati in modo sbrigativo dagli studiosi in materia. (…) Il gruppo dei Diggers era stato fondato da William Everard, che aveva servito nel ‘New Model Army’ ed era stato congedato per il suo radicalismo (5). Ma il leader passato alla storia è Gerrard Winstanley, teorico di levatura, caratterizzato da un forte pensiero radicale, che sviluppa una critica al commercio e alla proprietà privata come fonti di conflitti e sfruttamento, e propone un progetto di società alternativa, con caratteristiche che anticipano l’idea di comunismo così come si è venuta configurandosi nella storia del pensiero moderno: «La pratica della compra e vendita pertanto suscitò ed ancora oggi suscita malcontento e guerre, che hanno tormentato a sufficienza l’umanità. E le nazioni del mondo non impareranno mai a trasformare le loro spade in vomeri e le loro lance in falcetti, e non smetteranno di farsi la guerra finché quest’espediente truffaldino di comprare e vendere non sarà gettato tra i rifiuti del potere regale (…) nessuno uomo può arricchirsi, se non grazie al so lavoro o di lavoro di altri uomini che lo aiutano» (6). E nella parte finale dello stesso libro aggiunge: «Ci saranno magazzini dappertutto, sia in campagna che in città: lì saranno portati i prodotti della terra e i prodotti degli artigiani, e dal magazzino saranno consegnati alle singole famiglie e a ciascuno per il proprio uso e secondo i bisogni» (7). Winstanley fu autore di numerosi pamphlet. (…) La vicenda dei ‘Diggers è dunque interessante per due ordini di motivi. Da un punto di vista pratico, le loro esperienze di comunità autogestite nel periodo della Rivoluzione inglese, quantunque rare e isolate, prefigurano fenomeni che, su più vasta scala, si presenteranno in processi storici successivi (penso alle collettività agricole nella Spagna del 1936). Il secondo aspetto interessante è che tale esperienza pratica si accompagna all’elaborazione teorica di Winstanley, con tratti di forte originalità nel caso della critica al sistema allora vigente, e con interessanti formulazioni dei concetti di proprietà privata e di religione che saranno sviluppate più organicamente e sistematicamente da Rousseau, da Proudhon e da Marx nei secoli seguenti”” (pag 161-169) Massimo Prati, ‘Rivoluzione inglese. Paradigma della modernità’, Mimesis edizioni, Milano, 2020 Sull’identità di William Everard ci sono versioni contrastanti. La più accreditata e diffusa è quella che fa di Everard un soldato in congedo, ma per altri storici si tratterebbe di un religioso. È possibile anche che sia stato l’uno e l’altro in periodi diversi della sua vita; (6) G. Winstanley, ‘Il Piano della Legge della Libertà’ a cura di D. Bianchi, Claudiana, Torino, 1992, p. 106-107; (7) Ibid. p. 207]”,”UKIR-055″
“PRATO Ledo”,”Sviluppo del capitale ed emigrazione in Europa. La Francia.”,”PRADO, nato a San Severo (Foggia, 1948) ha collaborato per 2 anni all’ ISSOCO, svolgendo ricerche sulla Q dell’ immigrazione e sulla struttura del mercato del lavoro. Svolge attività sindacale e collabora a varie riviste.”,”FRAS-013″
“PRATO Giuseppe”,”Gli italiani in Inghilterra. Uno sguardo al passato.”,”””La legislazione locale non è del tutto estranea a questo fenomeno [all’azione assimilatrice degli immigrati nella nuova patria, ndr], per noi assai deplorevole. Solo dal 1870-72 data infatti la riforma liberale per cui lo straniero residente in Inghilterra fu parificato al cittadino nell’esercizio di tutti i diritti civili. Prima d’allora egli soffriva di molte limitazioni, principalissimo il divieto di acquistare proprietà immobiliari; e di tale esclusione perdurano tuttora a danno nostro le conseguenze nel fatto che ben pochi fra gli italiani i quali godettero posizione agiata prima della riforma legislativa, poterono conservare la nazionalità d’origine. L’agevolezza grandissima introdotta poi all’acquisto della naturalità inglese, la quale, specialmente per l’esenzione dal servizio militare,offre all’emigrante un immediato e positivo vantaggio, continua ed aumenta di anno in anno la tendenza a mutar cittadinanza e rende sempre più esiguo il numero dei figli di italiani agiati che, giunti all’età maggiore, optino per la patria d’origine, come loro concede la legge”” (pag 21-22)”,”UKIx-001-FB”
“PRATOLINI Vasco”,”Il quartiere.”,”PRATOLINI Vasco”,”VARx-432″
“PRATOLINI Vasco”,”Metello. Una storia italiana. I.”,”Metello Salani, orfano di madre e con il padre morto in un incidente di lavoro, viene affidato a una famiglia di contadini a Rincine, nei pressi di Firenze. La sua infanzia è relativamente felice fino a quando la famiglia di contadini è costretta ad emigrare in Belgio. Metello, un muratore socialista, vive esperienze umane, amorose e politiche dal 1875 al 1902. Il romanzo esplora temi come l’educazione dei sentimenti, la lotta per la vita, l’amicizia, l’amore, il lavoro e la solidarietà (copil.) Vasco Pratolini nacque il 19 ottobre 1913 a Firenze, nel quartiere popolare di via de’ Magazzini, da una famiglia operaia. I suoi genitori erano Ugo Pratolini, commesso nel negozio di colori e articoli da disegno, e Nella Casati, sarta. Durante la sua vita, Pratolini lavorò in vari mestieri, tra cui garzone di bottega, venditore ambulante e barista. La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Nel mondo letterario, fu influenzato dalla rivista Solaria e dai movimenti cattolici francesizzanti. Grazie all’amicizia con il pittore Ottone Rosai, Pratolini entrò nel mondo della letteratura. È considerato uno dei principali esponenti del neorealismo italiano e fu nominato tre volte per il Premio Nobel per la Letteratura123. (copil.) La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Vicino alle posizioni della sinistra e del PCI, partecipò alla Resistenza negli anni più duri per l’Italia. Vasco Pratolini morì a Roma il 12 gennaio 1991 all’età di 77 anni”,”VARx-061-FSD”
“PRATOLINI Vasco”,”Cronache di poveri amanti.”,”Cronache di poveri amanti, scritto da Vasco Pratolini, è un romanzo corale ambientato nella Firenze del 1925 e 1926. Le vicende ruotano attorno agli abitanti di via del Corno, una zona popolare tra Palazzo Vecchio e Santa Croce. Questi ‘cornacchiai’ vivono in condizioni umilissime e affrontano gli sconvolgimenti causati dall’affermazione del fascismo. Nel romanzo, si intrecciano storie d’amore, politica e povertà, creando un quadro vivido della vita quotidiana in quel periodo (copil.) Vasco Pratolini nacque il 19 ottobre 1913 a Firenze, nel quartiere popolare di via de’ Magazzini, da una famiglia operaia. I suoi genitori erano Ugo Pratolini, commesso nel negozio di colori e articoli da disegno, e Nella Casati, sarta. Durante la sua vita, Pratolini lavorò in vari mestieri, tra cui garzone di bottega, venditore ambulante e barista. La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Nel mondo letterario, fu influenzato dalla rivista Solaria e dai movimenti cattolici francesizzanti. Grazie all’amicizia con il pittore Ottone Rosai, Pratolini entrò nel mondo della letteratura. È considerato uno dei principali esponenti del neorealismo italiano e fu nominato tre volte per il Premio Nobel per la Letteratura123. (copil.) La sua passione per i libri lo portò a migliorare la sua formazione culturale, nonostante gli studi irregolari. Vicino alle posizioni della sinistra e del PCI, partecipò alla Resistenza negli anni più duri per l’Italia. Vasco Pratolini morì a Roma il 12 gennaio 1991 all’età di 77 anni”,”VARx-062-FSD”
“PRATOLONGO Giorgio”,”«Noi conosciamo i sistemi di Hitler». Il ghetto di Varsavia e l’insurrezione del 1943: voci e volti di una rivolta antifascista.”,”Giorgio Pratolongo, nato a Genova nel 1976, ha frequentato l’Accademia ‘Ligustica’ di Belle Arti. Lavora principalmente con la penna biro. Ha esposto il suoi lavori in una mostra a Clermont-Ferrand “”Noi conosciamo i sistemi di Hitler: omicidio, persecuzioni e rapine”” (da un documento del movimento giovanile ebraico Hashomer Hatzair, 1942) Marek Edelman: militante del Bund, viene nominato comandante in seconda della Zob. Insieme a Mordechaj Anielewicz fu uno degli organizzatori della rivolta nonché l’unico comandante che sopravvisse alal guerra. Decide di rimanere in Polonia, il paese in cui era nato nel 1919 e dove, fino alla sua morte, 2 ottobre 2009, continuò a lottare contro ogni forma di fascismo (pag 66)”,”POLx-060″
“PRATT Fletcher”,”Storia della guerra nel Pacifico. La flotta USA contro il Giappone.”,”Libro dedicato all’Ammiraglio Chester W. Nimitz. Nimitz. “”Il lavoro che aveva avuto inizio negli oscuri ultimi giorni del 1941 era ormai praticamente compiuto. La flotta era ricostruita. Il progresso materiale della Marina degli Stati Uniti durante la guerra è stato reso noto più volte, con dati statistici e grafici illustrativi. Quello che invece è generalmente sfuggito all’attenzione è il miglioramento morale e tecnico, di non minore portata, verificatosi dai giorni in cui un ufficiale, guardando alle notizie pubblicate su Pearl Harbor, osservava: «Una cosa simile non avrebbe mai potuto accadere alla Flotta dell’Atlantico!», e un giornale argentino poteva scrivere: «La Marina inglese sa far bene il suo dovere, la tedesca è piena di decisione e di slancio, e quella americana… è fotogenica». Di questo cambiamento, per quanto riguarda la Flotta del Pacifico, si deve far merito a Chester W. Nimitz, così come sarebbe stato lui il responsabile se il cambiamento non fosse avvenuto. (…) Ma, quel che più importa, è mutato nell’Ammiraglio il modo di trattare e di comportarsi. …. finire (pag 55-58)”,”QMIS-021-FGB”
“PRATTICO Franco”,”Nel Corno d’Africa. Eritrea ed Etiopia tra cronaca e storia.”,”Franco Prattico è stato redattore e inviato speciale di quotidiani e settimanali (Unità, Vie Nuove, Paese Sera, Panorama, Repubblica). Attualmente si occupa di scienza e società nelle pagine culturali di Repubblica.”,”AFRx-114″
“PRAUSSELLO Franco”,”Le vicende monetarie internazionali, 1944-1977. Il punto e le interpretazioni la bibliografia.”,”1. Il sistema dei pagamenti internazionali. Il fondo monetario internazionale, FMI e gli accordi di Bretton Woods. La crisi del gold-exchange standard. I pagamenti internazionali negli anni 1970. 2. La moneta europea. Il Mercato comune e la crisi economica e monetaria internazionale. Caratteri e presupposti dell’unione monetaria. Il piano Werner e la riduzione dei margini di oscillazione fra le monete comunitarie. Per un rilancio dell’unione economica e monetaria. Saggio bibliografico. A. Aspetti economici e di potere del sistema dei pagamenti internazionali (PI). 1. introduzione alla problematica del P.I. B. SÖDERSTEN, E. SCHNEIDER, G. BASEVI. 2. i regimi monetari e i sistemi dei tassi di cambio. R. ZANELETTI, A. JOVANE. 3. Moneta e potere nel contesto”,”ECOI-001″
“PRAWER S.S.”,”Karl Marx and World Literature.”,”PRAWER S.S. Lavoro produttivo improduttivo (pag 310) citazione: “”How this may apply to literature Marx explains in a passage which transfers the ‘silk-worm’ image from Goethe’s ‘Torquato Tasso’ (see above, p. 160) to an episode from the life of John Milton: ‘The same sort of work can be ‘productive’ or ‘unproductive. Milton, for instance, ‘who did the ‘Paradise Lost’ for £ 5′, was un ‘unproductive’ worker. The writer, however, who turns out factory hack-work for his book-seller, is a ‘productive worker’. Milton produced ‘Paradise Lost’ for the same reason as that which makes the silk-worm produce silk. It was an activity wholly natural to him. He later sold the product for £ 5. But the cultural proletarian in Leipzig who churns out books (such as compendia of economics, for instance) under the direction of his book-dealer, is a ‘productive worker’; for his product is from the first subordinated to capital and intended only to utilize capital. A singer who sells her singing on her own initiative, is an ‘unproductive worker’. But if the same singer is engaged by an entrepreneur who lets her sing to make money for him, then she is a ‘productive worker’: for then she produces capital.”” (TM I-MEW XXVI (i), 377). This is the logic of Adam Smith’s definition of ‘productive’ and ‘unproductive’, which Marx links with Hegel’s ‘cunning of reason’ (how ubiquitous Hegel in in Marx’s work right up to the end!) and wittily extends even to ‘crime’: ‘A philosopher produces ideas, a poet poems, a parson sermons, a professor compendia, etc. A criminal produces crime… The criminal produces…art too, ‘belles-lettres’, novels, and even tragedies: witness not only Müllner’s ‘Guilt’ [Die Schuld] and Schiller’s ‘The Robbers’, but also ‘Oedipus’ and ‘Richard III’…”” (TM I – MEW XXVI (i), 363-4).”” [S.S. Prawer, Karl Marx and World Literature, 1978] (pag 310)”,”MADS-577″
“PRAWER Siegbert S.”,”La biblioteca di Marx. Le presenze vive e reali della letteratura nelle pagine di Marx: dalle Mille e una notte a Cervantes, dal conte Ugolino a Shylock, da Robinson Crusoe a Balzac, a Dickens.”,”Siegbert Salomon Prawer, MA PhD LittD DLitt FBA (born 15 February 1925 in Cologne, Germany; died 5 April 2012 in Oxford, England) was Taylor Professor of the German Language and Literature at the University of Oxford. 1976: Karl Marx and World Literature. Oxford: Clarendon Press”,”MADS-030-FF”
“PRAWER Siegbert S.”,”La biblioteca di Marx. Le presenze vive e reali della letteratura nelle pagine di Marx: dalle Mille e una notte a Cervantes, dal conte Ugolino a Shylock, da Robinson Crusoe a Balzac, a Dickens.”,”””Sono cittadino del mondo”” (Marx a Paul Lafargue) (in apertura) “”In un brano sulla filosofia di Kant [dell’Ideologia tedesca, ndr], Marx e Engels mettono alla prova vari termini collegati al concetto di «rispecchiare» e «corrispondere»: «La situazione in Germania alla fine del secolo passato si rispecchia completamente [spiegelt sich vollständig ab] nella ‘Critica della ragion pratica’ di Kant… Questa buona volontà di Kant corrisponde completamente [entspricht vollständig] all’impotenza, all’oppressione e alla miseria dei borghesi tedeschi…» (2). Lo stesso brano prosegue definendo Kant «encomiastico portavoce» [beschönigender Wortführer] della borghesia tedesca, denuncia la sua presunta ignoranza del modo in cui le idee sono condizionate e determinate [bedingt, bestimmt] dai rapporti materiali di produzione, e parla della «espressione [Ausdruck] teorica degli interessi reali» (i quali ultimi sono economici e determinati dalla classe dominante). Non sorprende che ‘L’ideologia tedesca’ tratti non soltanto dei «completi riflessi» del genere ora illustrato, ma anche delle distorsioni che tali riflessi possono comportare. Le ideologie sono definite «riflessi diffusi» ed «echi» del «processo reale di vita». Nelle ideologie, gli uomini e le condizioni della loro vita «appaiono capovolti, come in una camera oscura». Tali distorsioni e capovolgimenti possono essere spiegati con il riferimento al «processo storico della vita» degli uomini aus ihrem historischen Lebensprozess. È stato osservato, tuttavia, che le immagini di «rispecchiamento» e «riflesso» che hanno una parte così importante nella teoria marxista successiva non sono applicate ‘direttamente’ alla letteratura in nessuna opera in cui Marx avesse una parte rilevante (4). È sempre nell”Ideologia tedesca’ che Marx e Engels rivelano per la prima volta il loro celebrato modello della «base» e della «sovrastruttura». È qui che parlano dell’«organizzazione sociale sviluppantesi immediatamente dalla produzione e dagli scambi, la quale forma in tutti i tempi la base [die Basis] dello Stato e di ogni altra sovrastruttura [Superstruktur] idealistica», e deplorano lo sviluppo del capitalismo che risolve tutto in puri rapporti monetari e distrugge così «per i proletari tutti i rapporti naturali e tradizionali, per esempio i rapporti familiari e politici, insieme con tutta la loro sovrastruttura [Uberbau] ideologica» (5)”” (pag 113-114) [S.S. Prawer, ‘La biblioteca di Marx’, Garzanti, Milano, 1978] [(2) Mew III, 176-177 (OC V, 187-188; (3) MEW III, 26-27 (OC V, 22-23); (4) Cfr. V. Karusicky, ‘Widerspiegelungstheorie und Strukturalismus. Zur Entstehunggeschichte und Kritik der marxistisch-leninistischen Aestetik’, München, 1973; (4) MEW III, 36, 356 (OC V, 75, 383)]”,”MADS-018-FGB”
“PRECLIN Edmond RENOUVIN Pierre a cura”,”Textes et documents d’histoire. IV. L’époque contemporaine (1871-1914).”,”E. Preclin professore alla Facoltà di lettere dell’Università di Besançon. Pierre Renouvin, professore alla Sorbona di Parigi. Nella bibliografia sulla Rivoluzione russa del 1905 si cita il volume: ‘Histoire du Mouvement Révolutionnaire en Russie 1790-1894’ di Bienstock, J.W., Edité par Payot & Cie Paris (1920)”,”RAIx-360″
“PREDA Daniela LEVI Guido a cura; saggi di Bianca MONTALE Danilo VENERUSO Adele MAIELLO Piero GRAGLIA Cinzia ROGNONI VERCELLI Guido LEVI Daniela PREDA Giovanni B. VARNIER Giorgio GRIMALDI Lara PICCARDO; testimonianze di Renzo BACCINO Antonio CELLE Amedeo MORTARA Raimondo RICCI Carlo RUSSO Lorenzo VIALE Enrico BERIO Franco BORACHIA Renzo BRUNETTI Giacomo CROCE Carlo DA-MOLO Duccio GRASSI Sandro CAPITANIO Franco PRAUSSELLO Giuliano CARLINI Antonio LONGO”,”L’ europeismo in Liguria. Dal Risorgimento alla nascita dell’ Europa comunitaria.”,”Collana ‘Storia del federalismo e dell’ integrazione europea’ del Centro di ricerca sull’ integrazione europea diretta da Giulio GUDERZO. Comitato scientifico: Gaetano ARFE’ Ariane LANDUYT Lucio LEVI Luigi V. MAJOCCHI Sergio PISTONE Xenio TOSCANI Antonio VARSORI Danilo VENERUSO Giovanni VIGO Luigi ZANZI. Daniela PREDA ha curato la prima parte del volume (pag 7-237) e Guido LEVI la seconda parte (pag 239-473). Saggi di Bianca MONTALE Danilo VENERUSO Adele MAIELLO Piero GRAGLIA Cinzia ROGNONI VERCELLI Guido LEVI Daniela PREDA Giovanni B. VARNIER Giorgio GRIMALDI Lara PICCARDO Testimonianze di Renzo BACCINO Antonio CELLE Amedeo MORTARA Raimondo RICCI Carlo RUSSO Lorenzo VIALE Enrico BERIO Franco BORACHIA Renzo BRUNETTI Giacomo CROCE Carlo DA-MOLO Duccio GRASSI Sandro CAPITANIO Franco PRAUSSELLO Giuliano CARLINI Antonio LONGO Daniela PREDA è docente di storia e politica dell’ integrazione europea e Cattedra europea Jean Monnet presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Genova. Tra le sue pubblicazioni ‘Storia di una speranza. La battaglia per la CED e la federazione europea (1950-1952)’ (1990), ‘Sulla soglia dell’ Unione. La vicende della Comunità politica europea (1952-54)’ (1994) e altro (v. 4° copertina). Guido LEVI , dottore di ricerca in ‘Storia del federalismo e dell’ unità europea’ è attualmente assegnista di ricerca presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Genova. Ha scritto ‘L’ origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’ Europa, 1943-1950′ (2000).”,”ITAB-173″
“PREDA Daniela ROGNONI VERCELLI Cinzia a cura; saggi di Guido BERSELLINI Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Antonella BRAGA M. Elisabetta TONIZZI Guido LEVI Danilo VENERUSO Andrea RAGUSA Cinzia ROGNONI VERCELLI Fabio ZUCCA Arturo COLOMBO, testimonianze di Lucia BOLIS Raimondo RICCI Umberto SERAFINI Luigi SANTUCCI Giacomo CROCE BERMONDI Alberto CABELLA Paolo VITTORELLI Enzo GUIZZI Alessandro CORTESE DE-BOSIS”,”Dalla Resistenza all’ Europa. Il mondo di Luciano Bolis.”,”Saggi di Guido BERSELLINI Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Antonella BRAGA M. Elisabetta TONIZZI Guido LEVI Danilo VENERUSO Andrea RAGUSA Cinzia ROGNONI VERCELLI Fabio ZUCCA Arturo COLOMBO, testimonianze di Lucia BOLIS Raimondo RICCI Umberto SERAFINI Luigi SANTUCCI Giacomo CROCE BERMONDI Alberto CABELLA Paolo VITTORELLI Enzo GUIZZI Alessandro CORTESE DE-BOSIS “”Sin dagli inizi, il suo europeismo si coniugò saldamente con l’ atlantismo, pur evitando qualsiasi sovrapposizione delle due componenti, e ricevette alimento da un’ articolata disanima storica. Accanto alle influenze cattoliche, non ultima quella di Maritain, dai suoi scritti di quel periodo, in cui sono frequenti i richiami alla necessità di superare il “”dogma”” dello Stato sovrano assoluto così come una lettura della seconda guerra in termini di tentativo di unificazione continentale sotto l’ egemonia tedesca, sembra di evincere – ma si tratta di ipotesi ancora da verificare – un’ influenza diretta e non trascurabile del pensiero di Einaudi””. (pag 179-180) Esiste una Fondazione Europea Luciano Bolis (v. 4° copertina)”,”ITAR-074″
“PREDA Daniela”,”Storia di una speranza. La battaglia per la CED e la Federazione Europea nelle carte della Delegazione italiana (1950-1952).”,”Daniela Preda è nata a Pavia nel 1960. Laureata in Lettere, è borsista del Dottorato di ricerca in Storia del federalismo e dell’unità europea organizzato dalle università di Pavia, Torino, Firenze e Genova.”,”EURx-131-FL”
“PRÉDAL René”,”Cinema: cent’anni di storia.”,”René Prèdal è docente di storia del cinema all’Università di Caen (Francia). È autore del monumentale ‘Le Cinéma français depuis 1945’, Nathan, 1991 e di numerosi saggi.”,”VARx-157-FV”
“PREIS Art”,”Labor’s Giant Step. The First Twenty Years of the CIO: 1936-1955.”,”PREIS Art (nato nel 1911) è stato per lungo tempo giornalista del settimanale socialista the ‘Militant’. Come legader della Lucas County Unemployed League ha parteipato nel 1934 al Toledo Auto-Lite strike. Ha aiutato l’ ascesa del CIO. Come membro dell’ American Workers Party guidato da A.J. MUSTE, ha partecipato nel 1934 alla fusione con la Communist League of America, predecessore del Socialist Workers Party. E più tardi ha lavorato per anni nel National Committee della SWP. Ha scritto altri due libri (v. notizie sull’ autore). “”That function was defined at the dawn of the modern trade union movement by Friedrich Engels, Karl Marx’s colleague and co-thinker. In a letter he wrote in March 1875, Engels spole forcefully of the need for “”the organization of the working class as a class by means of the trade unions. And that is a very essential point, for this is the real class organization of the proletariat, in which it carries on its daily struggle with capital…””. Elsewhere Engels wrote: “”The very existence of Trades Unions is proof sufficient of the fact: if they are not made to fight against the encroachments of capital, what are they made for?…””.”” (pag 13) “”I principali capi della Cio erano collaborazionisti di classe fino al midollo. Cercavano la “”coesistenza pacifica”” tra capitale predatore e lavoro sfruttato – tra ladri e derubati.”” (pag 79)”,”MUSx-200″
“PREIS Art”,”Labor’s Giant Step. The First Twenty Years of the CIO: 1936-1955.”,”Art Preis, born in 1911, was a longtime staff writer for the socialist newsweekly, the Militant. In 1933 he helped found the Lucas County Unemployed League in Toledo, Ohio. As a leader of that organization he took part in the 1934 Toledo Auto-Lite strike, which together with strikes that year by truck drives in Minneapolis and longshoremen in San Francisco, helped pave the way for the rise of the Congress of Industrial Organizations (CIO). Preis was an active participant in dozens of labor battles during the 1930s. As a member of the American Workers Party led by A.J. Muste, Preis participated in its 1934 fusion with the Communist League of America, predecessor of the Socialist Workers Party, and later served many years on the National Committee of the SWP. He was also a contributor to the International Socialist Review and the author of Jobs for All! A Fighting Program for Labor and America’s Permanent Depression: The Truth about Unemployment. Art Preis’s death in December 1964. Preface, About the author, A note on sources and acknowledgments, Index,”,”MUSx-014-FL”
“PREISWERK Roy PERROT Dominique”,”Ethnocentrisme et Histoire. L’Afrique, l’Amérique indienne et l’Asie dans les manuels occidentaux.”,”Dominique Perrot e Roy Preswerk hanno lavorato insieme dal 1971 su uno dei problemi dell’etnocentrismo nell’insegnamento. Hanno collaborato all’inchiesta IRFED-UNESCO-FAO.”,”TEOS-002-FFS”
“PRELOT Marcel”,”L’évolution politique du socialisme français, 1789-1934.”,”PRELOT Marcel Professore dell’Università di Strasburgo Libro dedicato alla memoria di Adéodat Boissard e Marius Gonin fondatori delle settimane sociali in Francia. Matthieu Basile, dettto Jules Guesde (pag 81) “”Matthieu Basile, dit Jules Guesde, ne dominera jamais tout le socialisme français, mais il aura, en plusieurs occasions décisives, l’âpre satisfaction de lui imposer ses vues et ses voies”” (pag 81) Les considérants (pag 92-94) “”A l’oeuvre commune, Karl Marx fournit les ‘considérants’. Engels les déclare dans une lettre à Bernstein, “”un chef d’oeuvre d’argumentation saisissante, explicable aux masses en peu de mots et d’une concision qui l’étonne lui-même (1)””. Par contre, le programme électoral proprement dit est établi par Guesde, l’auteur du ‘Capital’ ayant déclaré que les Français, portant la responsabilité de l’action, devaient avoir aussi celle de la rédaction. Les ‘considérants’ valent encore d’être intégralement reproduits. Ils déclarent: “”Que l’émancipation de la classe productive est celle de tous les être humains sans distinction de sexe ni de race; “”Que le producteurs ne sauraient être libres qu’autant qu’ils seront en possession des moyens de production (terre, usines, navires, banques, crédits, etc); “”Qu’il n’y a que deux formes sous lesquelles les moyens de production peuvent leur appartenir: “”1° la forme individuelle qui n’a jamais existé à l’état de fait général et qui est éliminée de plus en plus par le progrès industriel, “”2° la forme collective dont les éléments matériels et intellectuels sont constitués par le développement même de la classe capitaliste; “”Que cette appropriation collective ne peut sortir que de l’action révolutionnaire de la classe productive – ou prolétariat – organisée en parti politique distinct; “”Qu’une pareille organisation doit être poursuivie par tous les moyens dont dispose le prolétariat, y compris le suffrage universel, transformé ainsi d’instrument du duperie qu’il a été jusqu’ici, en instrument d’émancipation””. Quant au programme électoral, il comporte des revendications politiques et économiques. Les premières sont formulées en quatre articles: 1° abolition des restrictions aux libertés de press, de réunion, d’association de travail; 2° suppression du budget des Cultes et retour à la nation des biens des corporations religieuses; 3° armement général du peuple; 4° autonomie administrative de la commune. Les reformes économiques sont énumérées en dix articles: 1° repos hebdomadaire et journée de huit heures, interdiction du travail des enfants, journée de six heures de 14-18 ans; 2° et 3° salaire minimum et égal pour les deux sexes 4° et 5° mise à la charge de la societé des enfants à instruire scientifiquement et techniquement, des vieillards et des invalides du travail; 6° gestion exclusivement ouvrière des caisses de secours mutuel et de prévoyance; 7° responsabilité patronale en cas d’accidents; 8° collaboration au règlement d’atelier, interdiction des pénalités pécuniaires; 9° revision des contrats ayant aliéné la propriété publique (banques, chemins de fer, mines, etc.), gestion par les travailleurs des ateliers de l’Etat: 10° abolition des impôts indirects, impôt progressif sur les revenus au-dessus de 3.000 francs, suppression de l’héritage en ligne collatérale, limitation à 20.000 francs de l’héritage en ligne directe (2). Approuvé d’abord à Paris en juillet, par l”Union du Centre’, le texte londonien devient au Havre, en novembre 1880, la charte doctrinale du ‘Parti ouvrier français’. Comme le prolétariat allemand, à Gotha, quelques années plus tôt, les travailleurs français semblent avoir définitivement trouvé le cadre et le programme de leur action politique”” [Marcel Prelot, L’évolution politique du socialisme français, 1789-1934, 1939] [(1) Lettres inédites de Frédéric Engels (Mouvement socialiste, 1er novembre 1900); (2) Les revendications concernant les vieillards et les invalides du travail, ainsi que la suppression de l’héritage, ont été ajoutées au Congrès du Centre, Guesde s’était opposé en vain à la seconde adjonction, qu’il estimait “”peu scientifique””] (pag 92-94)”,”MFRx-353″
“PRENANT Marcel”,”Darwin.”,”PRENANT Marcel è stato professore alla Sorbona.”,”SCIx-123″
“PREOBRAJENSKY Eugène”,”Dalla NEP al socialismo.”,”Eugène Preobrajensky è uno dei quattro o cinque teorici di rilievo che la rivoluzione socialista russa dell’Ottobre 1917 ha prodotto. Come lui, Lenin, Trotsky, Bukharin, si sono trovati a dover affrontare una situazione completamente nuova nella storia economica e sociale. Preobrajensky, nato nel 1886, è stato giustiziato senza processo nel corso degli anni 1936 o 1937. Egli era stato segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista russo e membro dell’Accademia Comunista. La sua opera principale, ‘La Nuova Economica’, elaborava una teoria della dinamica economica socialista nel momento in cui la NEP produceva i suoi pieni effetti e cominciava a lasciar intravedere le sue contraddizioni.”,”RIRO-135-FL”
“PREOBRAZENSKIJ Eugenj (PREOBRAJENSKY)”,”La nuova Economica.”,”””Bucharin e Prebrajensky, che, nel 1919, avevano compilato il testo classico degli anni venti l”Abc del comunismo’ (nel quale, tra l’altro, si sosteneva l”economia del comunismo di guerra’), si trovano oggi, a sette anni di distanza, ferocemente in contrasto. Il 1927, anno della pubblicazione della ‘Nuova economica’, vede l’enorme influenza di Bucharin nel passaggio da Lenin a Stalin; egli riempe il vuoto (1924-1928) tra la fine del primo e l’ascesa del secondo. Precisandosi sempre più la sua posizione, definita da Stalin come “”deviazionismo di destra”” (Bucharin, Rykov, Tomsky e i filosofi meccanicisti), il 1928 sarà l’anno per lui fatale: Stalin lancia il suo attacco all”ala destra’ ed espelle Bucharin; dieci anni dopo lo manderà a morte. Prebrajensky, assimilato alla cosiddetta “”deviazione di sinistra””, farà la stessa fine. Ma più che la loro triste storia personale ci interessa qui vedere l’effettiva differenza delle loro impostazioni. Preobrajensky, la sinistra, propendeva per un’industrializzazione accelerata e per una intensa accumulazione; Bucharin era per uno sviluppo più equilibrato. Bucharin parlava di “”dittatura democratica del proletariato e dei contadini””, voleva una specie di compromesso o di alleanza con le enormi masse contadine; voleva che l’offerta industriale fosse adeguata alla domanda agricola. Prebrajensky, che vede l’aumento (favorito dalla Nep) dei piccoli proprietari terrieri in una paese a maggioranza contadina (nel quale si tenta una rapida industrializzazione) parla invece di “”tributo”” da prelevare ai contadini per l’industrializzazione: egli identifica, a questo scopo, il settore socialista con l’industria e il settore mercantile e capitalista con l’agricoltura””. (pag 7, nota di edizione) “”Cominciano dalla nozione di rendita assoluta. La fonte della rendita assoluta è la parte del plusvalore creato dagli operai salariati nell’agricoltura capitalistica che è legata nella sua origine a una più bassa composizione organica del capitale agricolo e non partecipa al processo di livellamento del tasso di profitto di tutta la produzione capitalistica. Questa parte del plusvalore è ‘sequestrata’, secondo l’espressione di Marx, dai possessori dei terreni, col che non resta ai fittavoli capitalisti che il profitto medio abituale del capitale investito nel lavoro della terra. E’ perfettamente evidente che, indipendentemente anche dalla nazionalizzazione della terra, non può esistere rendita assoluta là dove non esiste agricoltura capitalistica, perché in questo caso i rapporti di produzione e di distribuzione, solo in presenza dei quali la rendita fondiaria assoluta può in generale esistere, mancano. Da questo punto di vista, come anche per la comprensione corretta della categoria della rendita differenziale, il seguente brano, tratto dalle note preliminari di Marx all’analisi della rendita fondiaria è molto importante: “”Così, partiamo dall’ipotesi che l’agricoltura, come l’industria manifatturiera sia soggetta al modo capitalistico di produzione, vale a dire che essa sia praticata da capitalisti che non si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti se non per il settore in cui sono impiegati il loro capitale e il lavoro salariato da questo messo in movimento. Dal nostro punto di vista il fittavolo produce grano, ecc., come il fabbricante produce filati o macchine. L’ipotesi secondo cui il modo capitalistico di produzione ha invaso l’agricoltura, sottintende che esso domina tutte le sfere della produzione e della società borghese e di conseguenza esistono anche, nel loro pieno sviluppo, le condizioni di questo modo di produzione e cioè: la libera concorrenza dei capitali, la possibilità di trasferirli da una sfera di produzione all’altra, un livello unico del profitto medio, ecc.”” (‘Il Capitale’, Libro III, seconda parte, p.154, trad. Stepanov). E’ evidente che da noi si trovano a fatica queste premesse di cui parla Marx e in particolare quella per cui il modo capitalistico di produzione domina “”tutte le sfere della produzione””. Questo brano di Marx è completamente applicabile anche alla categoria della rendita differenziale, che Marx spiega sempre come rendita fondiaria ‘capitalistica’. Se l’origine della rendita assoluta è il plusvalore supplementare dell’agricoltura capitalistica, la fonte della rendita differenziale, come di ogni profitto supplementare nell’industria, è il fondo generale di plusvalore di tutta la società capitalistica nel suo insieme: ma la ‘distribuzione’ di questa rendita, ‘i titoli che danno diritto ad essa’, dipendono dalla proprietà privata di terre di ‘fertilità diversa’. Ciò significa che la rendita differenziale non trae la propria origine dalla terra, cosa che Marx ripete costantemente, ma dalla fonte generale di ogni plusvalore; tra la sua origine dalla terra solo il diritto del proprietario di questo o quel terreno a fertilità diversa, a una data parte di questo plusvalore””. [E. Preobrajensky, La nuova Economica, 1971] (pag 240-241)”,”RUSU-230″
“PREOBRAZENSKIJ Eugenj (PREOBRAJENSKY)”,”La nuova Economica.”,”””Cominciano dalla nozione di rendita assoluta. La fonte della rendita assoluta è la parte del plusvalore creato dagli operai salariati nell’agricoltura capitalistica che è legata nella sua origine a una più bassa composizione organica del capitale agricolo e non partecipa al processo di livellamento del tasso di profitto di tutta la produzione capitalistica. Questa parte del plusvalore è ‘sequestrata’, secondo l’espressione di Marx, dai possessori dei terreni, col che non resta ai fittavoli capitalisti che il profitto medio abituale del capitale investito nel lavoro della terra. E’ perfettamente evidente che, indipendentemente anche dalla nazionalizzazione della terra, non può esistere rendita assoluta là dove non esiste agricoltura capitalistica, perché in questo caso i rapporti di produzione e di distribuzione, solo in presenza dei quali la rendita fondiaria assoluta può in generale esistere, mancano. Da questo punto di vista, come anche per la comprensione corretta della categoria della rendita differenziale, il seguente brano, tratto dalle note preliminari di Marx all’analisi della rendita fondiaria è molto importante: “”Così, partiamo dall’ipotesi che l’agricoltura, come l’industria manifatturiera sia soggetta al modo capitalistico di produzione, vale a dire che essa sia praticata da capitalisti che non si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti se non per il settore in cui sono impiegati il loro capitale e il lavoro salariato da questo messo in movimento. Dal nostro punto di vista il fittavolo produce grano, ecc., come il fabbricante produce filati o macchine. L’ipotesi secondo cui il modo capitalistico di produzione ha invaso l’agricoltura, sottintende che esso domina tutte le sfere della produzione e della società borghese e di conseguenza esistono anche, nel loro pieno sviluppo, le condizioni di questo modo di produzione e cioè: la libera concorrenza dei capitali, la possibilità di trasferirli da una sfera di produzione all’altra, un livello unico del profitto medio, ecc.”” (‘Il Capitale’, Libro III, seconda parte, p.154, trad. Stepanov). E’ evidente che da noi si trovano a fatica queste premesse di cui parla Marx e in particolare quella per cui il modo capitalistico di produzione domina “”tutte le sfere della produzione””. Questo brano di Marx è completamente applicabile anche alla categoria della rendita differenziale, che Marx spiega sempre come rendita fondiaria ‘capitalistica’. Se l’origine della rendita assoluta è il plusvalore supplementare dell’agricoltura capitalistica, la fonte della rendita differenziale, come di ogni profitto supplementare nell’industria, è il fondo generale di plusvalore di tutta la società capitalistica nel suo insieme: ma la ‘distribuzione’ di questa rendita, ‘i titoli che danno diritto ad essa’, dipendono dalla proprietà privata di terre di ‘fertilità diversa’. Ciò significa che la rendita differenziale non trae la propria origine dalla terra, cosa che Marx ripete costantemente, ma dalla fonte generale di ogni plusvalore; tra la sua origine dalla terra solo il diritto del proprietario di questo o quel terreno a fertilità diversa, a una data parte di questo plusvalore””. [E. Preobrajensky, La nuova Economica, 1971] (pag 240-241)”,”TEOC-011-FPA”
“PREOBRAZHENSKY E.A., a cura di Donald A. FILTZER”,”The Crisis of Soviet Industrialization. Selected Essays.”,”Libro dedicato alla memoria di Isaac Deutscher”,”RIRO-349″
“PREOBRAZHENSKY E.A.; a cura di Richard B. DAY e Mikhail M. GORINOV”,”The Preobrazhensky Papers. Archival Documents and Materials. Volume I: 1886-1920.”,”Contiene alcune pagine di memorie di Ya. M. Sverdlov (pag 13-22 e pag 263-265) Yakov Sverdlov Yakov Mikhailovich Sverdlov (Russian 3 June 1885 -– 16 March 1919) known by pseudonyms “”Andrei””, “”Mikhalych””, “”Max””, “”Smirnov””, “”Permyakov””; was a Bolshevik party administrator and chairman of the All-Russian Central Executive Committee. (vedi wikip nome russo)”,”RIRB-159″
“PREOBRAZHENSKY Evgenii Alekseevich, a cura di Donald A. FILTZER”,”The Crisis of Soviet Industrialization. Selected Essays.”,”Evgeny A. Preobrazhensky (1886-1937) was the son of a priest and one of the leading political and intellectual figures to emerge from the Bolshevik Revolution. He was Trotsky’s economic adviser and one of the major Soviet economists. This book brings together key contributions of Preobrazhensky in three fields – the nature of capitalist crisis, an economic analysis of the USSR, and the more general question of the nature of socialism. Preobrazhensky has provided a consistent theory of disproportionality as an explanation of crisis which is unrivalled both in its logic and the depth of the analysis. No Marxist debate can now leave out of account this seminal contribution to the theory of crisis. Donald A. Filtzer, the editor, is Honorary Research Fellow at the Centre for Russian and East European Studies, University of Birmingham. After graduating from Wesleyan University, Connecticut, in history and economics, he worked for a number of years in the natural sciences. In 1973 he went to the Institute of Soviet and European Studies, University of Glasgow, where he obtained a Ph.D. for his work on Preobrazhensky. Acknowledgments, Introduction by Donald A. FILTZER, Editor’s Notes, About the Editor, Economic Notes, A Select Bibliography of Preobrazhensky’s Works,”,”RUSU-085-FL”
“PREPARATA Franco YEH Raymond T.”,”Introduzione alle strutture discrete.”,”Franco Preparata si è laureato in ingegneria all’Università di Roma nel 1959 e dal 1965 è professore di ingegneria elettrotecnica all’Università dell’Illinois. Raymond T. Yeh ha conseguito il dottorato di ricerca in scienza dei calcolatori all’Università dell’Illinois nel 1966 e dal 1969 è professore associato all’Università del Texas.”,”SCIx-271-FL”
“PREPOSIET Jean”,”Storia dell’ anarchismo.”,”L’A ringrazia il gruppo libertario di Besancon che ha messo a disposizione la propria biblioteca. PREPOSIET Jean è storico della filosofia e studioso del pensiero di Spinoza. Ha pubblicato ‘La profanation du monde. Destin de l’ Occident’ (Kimé, 2000) Pëtr Nikitic Tkacëv (1844-1886). (Tkachev) “”Come figura di teorico della rivoluzione, nel concerto rivoluzionario degli anni ’70 dell’ Ottocento, un posto particolare spetta a Tkacëv. Oppositore dei populisti, fu lui a diffondere la conoscenza di Marx in Russia. Nel 1875-1876, pubblicò all’ estero la rivista “”Nabat”” (“”Campana a stormo””). Come Blanqui, non essendo democratico, egli confidava più sull’ attività avanguardista di alcune minoranze attive che sul popolo. Analogamente,Tkacëv giudicava un errore il principio anarchico della distruzione dello Stato dopo la rivoluzione: su questo tema, il suo punto di vista coincideva con quello dei marxisti. Dal momento che, nelle società contemporanee, e specialmente in Russia, il potere dello Stato concentra nelle proprie mani tutta la forza materiale, una rivoluzione effettiva potrà compiersi soltanto a una condizione, ovvero la conquista del potere statale da parte dei rivoluzionari. La rivoluzione consiste perciò nell’ impadronirsi del potere per trasformare “”lo Stato conservatore in uno Stato rivoluzionario””. Nel 1878, scrive che i rivoluzionari devono abbandonare “”al più presto ogni utopia federativa, tornando alla vecchia organizzazione centralizzata, più volte provata. In essa è la forza, in essa sta la salvezza””. Nell’ inverno 1868-1869, Tkacëv, insieme a Necaev, redasse un “”Programma di azioni rivoluzionarie”” per il comitato di San Pietroburgo. E’ autore di un manifesto intitolato “”Alla società”” e ha forse ispirato il ‘Catechismo del rivoluzionario’. Alla fine del 1873, Tkacëv abbandonò la Russia per andare a vivere a Parigi, dove morì nel 1886, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita in manicomio””. (pag 389)”,”ANAx-256″
“PRESCOTT William H.”,”La conquista del Messico. La distruzione del grande impero di Montezuma e la crudele epopea dei Conquistadores spagnoli.”,”William Hickling PRESCOTT nacque a Salem nel 1796. Discendente di illustri casati inglesi già impegnati nelle imprese d’America, minacciato di completa cecità fin dagli anni degli studi universitari, fu costretta ad abbandonare l’idea di vita avventurosa dei suoi avi per dedicarsi completamente alla ricostruzione documentaria di vasti affreschi storici. Morì a Boston nel 1859.”,”AMLx-007″
“PRESCOTT William H.”,”La conquista del Perù. La storia del grandioso impero degli Incas e del suo drammatico tramonto sotto le armi di Pizarro.”,”Dall’introduzione: “”La cecità era un male assoluto? (per l’A ndr) I poeti, da Omero a Milton, non avevano dimostrato che l’esser privi della vista giovava all’invenzione letteraria? La cecità acuiva la sensibilità, l’indagine minuziosa, la perfezione della ricerca. “”Fece fare agli orecchi il lavoro degli occhi””; si addestrò a fissare nella memoria frasi, paragrafi, capitoli interi, prima di scrivere una sola parola.”””,”AMLx-008″
“PRESCOTT William H.”,”History of the Conquest of Peru.”,”Dall’introduzione: “”La cecità era un male assoluto? (per l’A ndr) I poeti, da Omero a Milton, non avevano dimostrato che l’esser privi della vista giovava all’invenzione letteraria? La cecità acuiva la sensibilità, l’indagine minuziosa, la perfezione della ricerca. “”Fece fare agli orecchi il lavoro degli occhi””; si addestrò a fissare nella memoria frasi, paragrafi, capitoli interi, prima di scrivere una sola parola.”””,”AMLx-001-FSD”
“PRESSAT Roland”,”Population.”,”PRESSAT Roland è un matematico che ha studiato per vent’anni i fenomeni demografici. Ha lavorato all’Istituto di studi demografici di Parigi”,”DEMx-059″
“PRESSER Jacob”,”La notte dei Girondini.”,”Homo homini homo L’autore ritiene importante chiarire che alcune cose in questo racconto sono state prese dalla realtà (pag 18) “”Uno degli aspetti più terrificanti nella macchina infernale dei campi di concentramento nazisti è stato senz’altro l’utilizzazione e lo sfruttamento per fini distruttivi di un certo ‘odio di sé’ ebraico, di cui già nell’Ottocento dà testimonianza tutta una serie di pubblicazioni entiebree ad opera di ebrei”” (risvolto di copertina) ‘…per salvarsi dalla persecuzione il giovane protagonista ebreo, professore, decide di farsi internare anche lui a Westerbork ma in una posizione di comando che lo obblica all’orrendo compito di amministrare le vittime…’ ‘la ‘tortura per mezzo della speranza’ è il più beffardo e atroce trucco dei nazisti per mantenere l’ordine nei campi’ (risvolto di copertina)”,”EBRx-067″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”La revisione speculativa del marxismo e le ultime ricerche sul Croce.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: Ernesto RAGIONIERI, Alle origini del marxismo della Seconda internazionale: III. Kautsky ed Engels, KAUS-…; ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO IV N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1966 “”Si apre, con gli studi del Croce, sul materialismo storico, la lunga serie delle rielaborazioni del sistema crociano, nel corso delle quali la categoria dell’economico, tende a differenziarsi sempre pià dal ‘significato’ che ha in Marx, e nondimento sembra che essa, viceversa, si avvii progressivamente ad occupare una ‘posizione’ relativa (nel complesso delle attività umane) in qualche maniera paragonabile a quella che occupa in Marx”” (!!!) (pag 299)”,”CROx-031″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Sulle origini dello Stato in Engels.”,”””Riferendosi alla formula con la quale Engels, nell’Antidühring, preconizza che il “”governo sulle persone”” sarà alfine sostituito dalla “”amministrazione delle cose””, Kelsen (1) crede di poter obiettare che, poiché le “”cose”” saranno sempre amministrate da “”persone””, la direzione dei processi produttivi, peraltro destinati a divenire sempre più complessi, non potrà prescindere dal governo sulle persone. L’obiezione ha un valore apparente e capzioso. Essa non tiene conto che, per Marx, già nella formazione economico-sociale capitalistica non sussistono più, a rigor di termini, “”rapporti di dipendenza personale”” (ossia forme di governo sulle persone), essendo subentrata “”l’indipendenza personale fondata sulla dipendenza relativamente alle cose””: dove le “”cose”” sono insieme cose e generalizzati rapporti sociali di produzione. Ed ecco la risposta che vanifica l’obiezione di Kelsen conferendole, nel contempo, il solo senso plausibile: il governo sulle cose sarà il governo che gli uomini potranno finalmente esercitare sui loro ‘rapporti sociali di produzione'”” (pag 71) [Giuseppe Prestipino, Sulle origini dello Stato in Engels, (in) ‘Critica marxista’, n° 6, novembre-dicembre 1970] [(1) H. Kelsen, La teoria comunista del diritto, tr. it 1956 p. 75. Una critica al Kelsen da un punto di vista marxista si trova in U. Cerroni, Marx e il diritto moderno, 1962, pp. 121 e segg., e in V. Gerratana ‘Democrazia e Stato di diritto’, in ‘Società’, n. 6, 1961]”,”MAES-129″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’.”,”Divisione del lavoro tra Marx ed Engels (pag 78-79) “”Più equanime è certamente S. Timpanaro quando, accennando alla “”divisione del lavoro”” tra i due fondatori del socialismo scientifico, osserva: “”Toccò ad Engels, in un certo senso, la parte più ingrata, perché egli dovette – come più tardi Lenin in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ – occuparsi di argomenti in cui non era specialista, e, dopo la morte di Marx, poté farlo solo nei ritagli di tempo lasciatigli dall’immane lavoro di riordinamento e pubblicazione del ‘Capitale’ e dai compiti politici e organizzativi sempre più vasti”” (34). L’osservazione trova riscontro, in effetti, nelle lettere dello stesso Engels a Laura Marx, non solo in quella del 17 dicembre 1894, nella quale si fa cenno al sovraccarico di lavoro che su di lui pesava, specie a causa del riordinamento delle parti incompiute del ‘Capitale’ (35), ma soprattutto in quella del 13 giugno 1891, nella quale, riferendosi alla quarte edizione de ‘L’origine della famiglia’, licenziata in quei giorni, Engels scrive di aver dovuto “”leggere tutta la letteratura relativa all’argomento”” (cosa che, “”entre nous””, confessa di non aver fatto quando scrisse il libro, dato alle stampe per la prima volta nel 1884). Ho constatato nondimeno, egli aggiunge, di avere “”indovinato con sufficiente esattezza il contenuto di tutti i libri che non avevo letto; ho avuto più fortuna di quanta ne meritassi”” (36). Quanto alle fonti, ben più serie di quelle che Kelsen ricerca nel giusnaturalismo, possiamo considerare quelle che scaturiscono dalle concezioni darwinistiche; particolarmente in questa opera, esse conferiscono alla concezione engelsiana della dialettica una dimensione più integrale, dalla quale non potrebbe in nessun caso essere esclusa la natura, intesa come “”processo di adattamento biologico”” (37). Resta, in ogni caso, dunque, l’attualità de ‘L’origine della famiglia’, proprio alla luce delle più recenti e più avanzate teorizzazioni etnologiche che oggi conducono un ricercatore come Lévi-Strauss a porsi esplicitamente il problema ‘filosofico’ di una dialettica tra natura e cultura, tra natura e società (36)”” [Giuseppe Prestipino, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’] [(in) Critica marxista, anno 8, n° 5 settembre-ottobre 1970] [‘(34) S. Timpanaro, “”Engels, materialismo, “”libero arbitrio””, (in) Quaderni piacentini, n° 39 nov. 1969, p. 92; (35) F. Engels, Paul e Laura Lafargue, Correspondance, v. III, 1891-1895, Editions Sociales, 1959, p. 376; (36) Ivi, p. 63; (37) Cfr. N. Badaloni, Scienza e filosofia in Engels e Lenin’, (in) ‘Lenin teorico e dirigente rivoluzionario’, cit.. Sull’influenza che Engels, da un lato e il darwinismo, dall’altro, esercitarono sul marxismo teorico della Seconda Internazionale, cfr. E. Ragionieri, Il marxismo e l’Internazionale, Studi di storia del marxismo, Roma, Editori Riuniti, 1968 e S. Morawski, ‘Le riflessioni estetiche di Karl Kautsky’, in ‘Rivista di estetica, n. 3, 1968’] (pag 78-79) Questione scienza come forza produttiva. “”Non è vero che Marx identifichi la scienza con la logica del capitale, né che identifichi la scienza con le “”macchine”” di cui il capitale si serve. Nel linguaggio di Marx, solo “”l’impiego (‘Anwendung’) tecnologico della scienza”” (81) ricade interamente entro il piano della dinamica delle forze produttive e diviene quindi, a un certo punto, appannaggio esclusivo del capitale. Altrove Marx parla di “”applicazione (‘Anwendung’) tecnologica delle scienze naturali”” (82), e di “”applicazione della scienza alla produzione”” (83), mentre l'””invenzione””, e non la ‘scoperta’, egli tratta alla stregua di una “”attività economica”” (84). Ma c’è di più: per Marx, l'””‘accumulazione’ della scienza e dell’abilità… ‘si presenta (erscheint) ‘perciò come’ proprietà del capitale”” (85) e la stessa scienza “”‘si presenta’, nelle macchine, come una scienza altrui, esterna all’operaio”” (86). E ancora: “”la trasformazione del processo lavorativo semplice in un processo scientifico che sottomette le forze naturali… si presenta come carattere proprio del ‘capitale fisso’ di fronte al lavoro vivo…”” (87); e così via. Che le stesse macchine (e, a maggior ragione, la scienza) non si identifichino col capitale è detto peraltro esplicitamente in questi termini: “”Ma se il capitale giunge a darsi la sua figura adeguata come valore d’uso all’interno del processo di produzione soltanto nelle macchine…, ciò non significa affatto che questo valore d’uso – le macchine in se stesse – sia capitale, o che il loro esistere come macchine si identifichi col loro esistere come capitale…Le macchine non perderebbero il loro valore d’uso quando cessassero di essere capitale”” (88). Se queste cautele di Marx hanno un significato e un valore più generali, allora, anche quando Marx tratta della scienza come di una “”forza immediatamente produttiva””, è necessario intendere questa, ed altre consimili, come espressioni ellittiche nelle quali è sempre sottinteso che l”applicazione’ della scienza diviene una “”forza immediatamente produttiva”” e che, per effetto di quella applicazione, la stessa scienza ‘si presenta come’ una “”forza immediatamente produttiva””: una precisazione, questa, non priva di implicazioni pratiche (ad es. nel campo politico-sociale), se è vero che dal concetto di una scienza come “”forza immediatamente produttiva”” talvolta si fa discendere il corollario di una condizione operaia acquisita incondizionatamente, ormai, dai lavoratori della scienza: non solo dai tecnici, ma dai ricercatori e dagli stessi studenti”” [Giuseppe Prestipino, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’] [(in) Critica marxista, anno 8, n° 5 settembre-ottobre 1970] [(82) ‘Lineamenti fondamentali’, v. II, p. 394; (83) Ivi, p. 399: quasi a precisare il precedente e più generico “”tutte le scienze sono catturate al servizio del capitale”” (ibidem); (84) Ibidem (nell’orignale tedesco cit., p. 519 “”Die Erfindung wird dann ein Geschäft””); (85) Ivi p. 392; (86) Ivi p. 393; (87) Ivi p. 395; (88) Ivi, p. 394. E K. Marx, Il Capitale: Libro I capitolo VI inedito cit, p. 57 (sulla “”applicazione”” della scienza); p. 89: la scienza “”come prodotto intellettuale generale dell’evoluzione sociale ‘appare’ essa stessa come direttamente incorporata al capitale (e la sua ‘applicazione’ in quanto scienza al processo di produzione materiale ‘appare’ come distinta dal sapere e dalle capacità del singolo operaio)”” (il corsivo è nostro). E cfr. a p. 91 (le forze naturali e la scienza “”‘appaiono’ – dovunque entrino nel processo lavorativo – come ‘incorporate’ al capitale. … La scienza realizzata appare di fronte agli opera come ‘capitale’. In realtà, al cospetto del lavoro tutta questa applicazione – fondata sul ‘lavoro associato’ – della scienza, delle forze della natura e dei prodotti del lavoro in grandi masse non appare se non come ‘mezzo di sfruttamento del lavoro’, come mezzo per appropriarsi pluslavoro, e quindi come ‘forza’ appartenente in sé al capitale””)] ( pag 97-98)”,”MAES-130″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Per una antropologia filosofica. Proposte di metodo e di lessico.”,”Giuseppe Prestipino insegna Filosofia della storia nell’Università di Siena ed è autore di numerosi saggi composti lungo l’arco di un trentennio. Lavoro e conoscenza nell’arte, Natura e società, La controversia estetica nel marxismo, Da Gramsci a Marx – Il blocco logico-storico. “”Nelle ‘Theorien’, Marx attribuisce all’operaio un ragionamento immaginario, rivolto all’imprenditore capitalista: i tuoi fusi sarebbero condannati ad arrugginire se io non li mettessi in azione; dunque anche il «lavoro» dei tuoi fusi è ricompreso nel mio lavoro e solo il mio lavoro è creatore di valore (23). Potrebbe quell’operaio ripetere lo stesso discorso dopo aver osservato le prestazioni di un automatismo «illuminato», tra i molti che la scienza mette oggi a disposizione dell’industria? Il Marx dei ‘Grundrisse’ è, forse piò di quello del ‘Capitale’, disponibile alla comprensione della portata innovativa delle nuove tecnologie. Non la caduta del saggio di profitto per l’incremento relativo della parte costante del capitale, ma la crescita del plusvalore corrispondente al plusprodotto del nuovo tecnolavoro getta in crisi il sistema di produzione basato sul valore di scambio, e quindi la legge marxiana del valore-lavoro (del valore prodotto da lavoro manuale semplice e astratto). La scienza, in quanto scienza incorporata nell’industria (cioè in quanto tecnologia), è la nuova forza produttiva fondamentale. Essa tende a subordinare e, al limite, a sostituire tutte le altre forze produttive che, nella storica concretezza del nuovo modo di produzione, sono eredità o sopravvivenza dei modi di produzione precedenti. Nella polarità interna anzidetta, il plustecnovalore è il valore aggiunto specificamente prodotto dalla tecnologia scientifica; più propriamente, esso è dato dal prevedibile ammontare dei risultati reiterabili anche in futuro mediante quella data tecnologia scientifica, o per i suoi ulteriori impieghi ‘possibili’, in considerazione del fatto che un apparato scientifico-tecnologico ideale è (assai più dei nostri personali «talenti» umani) portatore di informazioni trasmissibili e rinnovabili con un basso consumo energetico: ossia è un «operatore di alta qualifica» ingaggiato (come lo schiavo meccanico di Aristotele) in una sola vota e per tutta la sua vita. Per contro, il valore di produttività generale (cui spetta, nell’opposizione interna, l’implicazione preminente) è il valore dei beni prodotti quale risulta dai ‘costi reali’ che la produzione tecnologica degli stessi beni ha complessivamente richiesto alla collettività in senso lato (come suoi oneri passati e presenti, soprattutto, ma anche come vincoli riversati sul suo futuro). Per la diversa proiezione del plustecnovalore (verso il producibile, in futuro) e del valore di produttività generale (sul già prodotto e sul suo costo accertato, specie nel tempo trascorso), questa opposizione interna ha una configurazione paragonabile a quella che abbiamo osservato nell’opposizione interna al precedente modo di produzione delle forze del lavoro diviso, tra plusvalore di scambio e valore di scambio. Una differenza sta in ciò: nel nuovo concetto di costi reali (sociali), il lavoro manuale non è la «voce» principale e anzi tende verso dimensioni trascurabili. E’ vero che, per gli ultimi sviluppi della rivoluzione tecnologica, le macchine non comportano più, necessariamente (come riteneva Marx), costi crescenti con la crescita delle tecnologie e con l’avanzare delle innovazioni, e anzi (sul modello delle apparecchiature microelettroniche) lasciano prevedere un loro costo decrescente (24): cosicché – nella prima fase che stiamo attraversando – sembra che ce il costo del lavoro torni a figurare come il più oneroso per l’impresa. Ma il costo del lavoro manuale residuo è sempre di più sopraffatto, in prospettiva, da altre «voci», computabili all’interno e all’esterno dei luoghi di produzione in senso stretto e derivanti dai complessi coinvolgimenti, che la produzione tecnologica suole provocare, di altre attività umane (scienza, istruzione, ecc.) e di altre risorse umane (salute, ambiente, ecc.) (pag 120-121-122) [Giuseppe Prestipino, ‘Per una antropologia filosofica. Proposte di metodo e di lessico’, Napoli, 1984][(23) Cfr. K. Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, v. I., Roma, 1974, p. 272; (24) Cfr. V. Comito, “”Nuove tecnologie, struttura sociale e occupazione””, in ‘Critica marxista’, 1982, n. 5, p. 17] TEOC-067-FL”,”TEOC-067-FL”
“PRESTIPINO Giuseppe”,”La dialettica materialistica e le categorie della prassi.”,”Ex libris Mario Dal Pra “”Il marxismo identifica storicamente la divisione del lavoro con la divisione della società in classi e gruppi antagonistici. L’identificazione è giusta perché la divisione del lavoro ha la sua radice nella stessa contrapposizione tra lavoro materiale e lavoro intellettuale: la prima articolazione e specificazione che l’elaborazione scientifica introduce nelle attività produttive umane è precisamente quella tra chi produce e chi “”elabora”” la produzione, ossia tra i lavoratori e la loro direzione tecnica la quale deriva la propria funzione dirigente precisamente dal fatto che sa ciò che i lavoratori non sanno e che li dirige e ammaestra nel loro fare. Se le cose si fermassero a questo punto, non ci sarebbe antagonismo, non ci sarebbe vero conflitto di classe. Senonché abbiamo visto che nel lavoro intellettuale, sin dal suo iniziale distacco dalla produzione, è insita una vocazione di fuga per la tangente, ossia di isolamento e di conseguente chiusura aristocratica, che equivale ad un rifiuto del necessario ricambio materiale e sostanziale con la realtà del lavoro, che si configura, nell’artista ancora legato comunque alla ricerca, come gioco inventivo, come raffinamento artigianale ecc., ma si configura, nel suo corrispettivo sociale e nel suo significato di classe, come ben altro: come ‘ozio’, come non già elaborazione ma soltanto ‘godimento’ dei prodotti di ‘lusso’ e quindi come sfruttamento e oppressione sociale. Le forze materiali della società fanno periodicamente giustizia di questa alienazione sociale mediante la rescissione ‘rivoluzionaria’ delle sopravvivenze parassitarie di una antecedente funzione dirigente trasformatasi in ‘proprietà’ inerte e incalzano incessantemente le formazioni aristocratiche allo scopo di reintegrare nel circolo del processo produttivo il solo lavoro intellettuale economicamente e socialmente valido e, nello stesso tempo, allo scopo di elevare al godimento dei beni più pregiati e raffinati tutta la massa dei produttori. Si realizza così, nella lotta sociale, la progressiva integrazione tra il lavoro materiale e il lavoro intellettuale, nella misura in cui il primo partecipa sempre di più delle prerogative che originariamente si ritenevano esclusive del secondo, le assorbe e le assimila”” [Giuseppe Prestipino, La dialettica materialistica e le categorie della prassi, Messina-Firenze, 1957] (pag 70-71)”,”FILx-502″
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Realismo e Utopia. In memoria di Lukács e Bloch.”,”Giuseppe Prestipino insegna Filosofia della storia nell’Università di Siena ed è autore di numerosi saggi composti lungo l’arco di un trentennio. Lavoro e conoscenza nell’arte, Natura e società, La controversia estetica nel marxismo, Da Gramsci a Marx – Il blocco logico-storico. Presidente del Centro per la Filosofia italiana.”,”TEOC-094-FL”
“PRESTIPINO Giuseppe; ALBERGAMO Francesco; SPORTELLI Silvano; GERRATANA Valentino”,”Il marxismo nella «Storia» di Geymonat (Prestipino; La «Storia del pensiero filosofico e scientifico» di Ludovico Geymonat (Albergamo); Marx ed Engels sul feudalesimo (Sportelli); Per una corretta lettura di Labriola (Gerratana).”,”A proposito del monoteismo del popolo ebraico (vol. I, p. 21) l’affermazione del Geymonat va inetgrata conun accenno al primitivo politeismo degli ebrei (v. pure Donini, Lineamenti di storia delle religioni (Il giudaismo preromano)) (Albergamo, pag 212) A proposito dell’ evoluzione del pensiero di Marx ed Engels sul feudalesimo v. (S. Sportelli, p. 217) Una lettura corretta di Antonio Labriola deve privilegiare come fonte principale i suoi scritti teorici, a cominciare dai saggi sulla concezione materialistica della storia (Gerratana, p. 252)”,”MAES-002-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; SANTARELLI Enzo”,”La revisione speculativa del marxismo e le ultime ricerche del Croce (Prestipino); L’interpretazione del fascismo nell’Italia postfascista (Santarelli).”,” Gramsci aveva notato che “”la dipendenza intellettuale del Sorel dal Croce è stata più grande di cià che prima potesse pensarsi”” (A. Gramsci, op. cit., p. 176) (Il materialismo storico e la filosofia di B. Croce, Einaudi, 1948, 1966) (pag 301) Bibliografia: citato nel saggio di Prestipino: – UN INTELLETTUALE FRA LENIN E CROCE (a proposito di Gramsci) Giampiero Carocci Belfagor Vol. 3, No. 4 (31 LUGLIO 1948), pp. 435-445 (11 pages) Published by: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.”,”STOx-003-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; LA-GRASSA Gianfranco; CALABI Lorenzo; AFANASIEV Vladlen; MARX Karl”,”Concetto logico e concetto storico di «formazione economico-sociale» (Prestipino); Modo di produzione, rapporti di produzione e formazione economico-sociale (La-Grassa); In margine al «problema della trasformazione»: il metodo storico-logico in Smith e Marx (Calabi); Ricardo e l’economia borghese contemporanea (Afanas’ev); Un manoscritto inedito di Marx contro List (Marx).”,”Prestipino: Engels ha frainteso Marx )a proposito del dibattito sulla ‘formazione economico-sociale’)? (pag 54) “”Dopo la pubblicazione del terzo Libro del ‘Capitale’, però, la “”scuola di Marx”” si trova di nuovo sollecitata ad intervenire nella discussione. Essa interviene, questa volta, con Engels, più correttivamente che polemicamente: ilproblema che le si pone sembra essere, infatti, soprattutto quello di integrare il testo di Marx, perché gli interlocutori diretti meritevoli di considerazione sono Werner Sombart e Conrad Schmidt – “”l’illustre Loria mi è servito qui solo come esemplare divertente di economista volgare”” (36) -; e quanto a Sombart “”è la prima volta cone un professore d’università tedesco riesce a vedere, negli scritti di Marx, più o meno quello che Marx ha effettivamente detto, fino a dichiarare che la critica del sistema marxista non può consistere in una confutazione- ‘della quale si incarichi pure l’attivista politico’ – ma in un ulteriore sviluppo del sistema stesso”” (37)”” [da ‘In margine al «problema della trasformazione»: il metodo storico-logico in Smith e Marx’ (Calabi)] [(36) F. Engels “”Considerazioni supplementari al terzo Libro del Capitale””, cit., p. 34; (37) Ivi, p. 33] Marx: … il signor List distingue l’economia politica tradizionale secondo lui cosmopolitica, dalla sua, nazionale e politica, per il fatto che l’una poggia sui valori di scambio e l’altra sulle forze produttive… (pag 198)”,”MADS-009-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe; BADALONI Nicola”,”Il marxismo militante di Emilio Sereni (Prestipino); Sulla dialettica materialistica della «liberazione» (Badaloni).”,”‘Si addice a Sereni, al suo concetto di libertà, quel che Engels scriveva di Marx in una lettera del 1884 a Lafargue: egli rifiuterebbe d’esser elogiato come assertore ed apostolo di un «ideale». Il concetto della libertà non è l’«ideale» della libertà (…)’ (pag XII)”,”TEOC-019-FB”
“PRESTIPINO Giuseppe GEYMONAT Ludovico TAGLIAGAMBE Silvano PETRUCCIOLI Sandro TARSITANI Carlo CERMIGNANI Bruno SELLERI Franco BELLONE Enrico GIORELLO Giulio GIACOMINI Ugo SOMENZI Vittorio GRAZIOSI Franco DI-SIENA Giuseppe VENTURINI Riccardo, scritti di”,”Sul marxismo e le scienze.”,”Documenti. Dai “”manoscritti matematici”” di K. Marx. Presentazione di Lucio LOMBARDO RADICE; K. Marx ‘Sul concetto di funzione derivata’ (pag 273-286) “”Si tratta (…) di una questione relativa ai ‘fondamenti’ del calcolo differenziale, considerato nel suo sviluppo storico, «cominciando dal metodo mistico di Newton e Leibniz, passando poi al metodo razionalistico di d’Alembert e di Eulero e concludendo con il metodo rigorosamente algebrico del Lagrange (che purtuttavia parte dalla medesima originaria concezione fondamentale di Newton-Leibniz)». Abbiamo citato un altro passo della lettera di Marx ad Engels del 22 novembre 1882; passo che oggi ci viene ben chiarito dalla pubblicazione nel volume dei ‘Manoscritti matematici’, di ampie note di Marx sul «corso dello sviluppo storico» del calcolo infinitesimale (op. cit. p. 164, sgg.). Non intendiamo qui appesantire il commento illustrando le varie fasi elencate da Marx nella lettera ad Engels. Ci limiteremo alle prime righe dello scritto, dalle quali risulta chiaramente perché Marx parla, a proposito di Newton-Leibniz (senza fare, come sua Engels, differenza tra i due a favore del dialettico Leibniz contro l’empirista Newton), di «calcolo differenziale mistico» (…) Marx rovescia la fondazione: derivate e differenziali non sono entità («sostanze» di tipo metafisico) di per sè esistenti, bensì ‘simboli di operazioni’, e pertanto vengono definiti ‘operatoriamente’. Non c’è dubbio che la impostazione di Marx si colloca su di una grande via di pensiero moderna (Albert Einstein, Norbert Wiener) che è quella della ‘definizione operativa’; che, in particolare, nel caso di una funzione polinomiale il “”metodo algebrico”” di Marx apre la via a sviluppi matematici importanti (ai quali certo Marx non poteva pensare, per quel che concerne i loro contenuti), cioè a una definizione operativo-formale della derivata di una funzione polinomiale a coefficienti in un campo qualunque, definizione del tutto indipendente dalle considerazioni di continuità e di limite che caratterizzano le funzioni di variabile reale. Non c’è dubbio, più in generale, che Marx dedica tanta attenzione e tanto sforzo di pensiero negli ultimi anni della sua vita alla fondazione del calcolo infinitesimale, perché trova in esso un argomento decisivo contro una interpretazione metafisico-mistica della legge dialettica della negazione della negazione. (…) Un’ultima considerazione, di carattere più generale. I ‘Manoscritti matematici di Marx ci danno un’indicazione metodologica validissima sul rapporto scienza-filosofia. Marx certo non “”giocava”” colla matematica; nelle lettere sui differenziali, ci sono anche la questione egiziana o problemi di economia politica. Egli riteneva essenziale andare in profondità, nella questione della ‘fondazione’ del calcolo differenziale, perché intuiva che quella era la via per chiarire la legge (generalissima) della “”negazione della negazione””, per “”pensare meglio”” non solo localmente ma globalmente”” (pag 275-277) [presentazione di Lucio Lombardo Radice ‘Dai “”manoscritti matematici”” di K. Marx’, ‘Documenti’; (in) ‘Sul marxismo e le scienze’, Critica marxista, quaderni, n. 6, supplemento al n. 4, 1972]”,”TEOC-193-FF”
“PRESTIPINO Giuseppe; ALBERGAMO Francesco; SPORTELLI Silvano; GERRATANA Valentino”,”Il marxismo nella «Storia» di Geymonat (Prestipino); La «Storia del pensiero filosofico e scientifico» di Ludovico Geymonat (Albergamo); Marx ed Engels sul feudalesimo (Sportelli); Per una corretta lettura di Labriola. (Precisazioni e rettifiche).”,”Marx ed Engels sul feudalesimo. “”[Nel modo di produzione feudale, ndr] [il] valore d’uso prevale quindi sul valore di scambio (78). Lo sviluppo del commercio e della circolazione monetaria costituisce infatti il «solvente» del sistema feudale, a partire dal momento in cui quest’ultimo entra in crisi a causa delle sue contraddizioni interne. Il feudalesimo è dunque visto da Marx, conformemente alla concezione materialistica della storia, non tanto o non semplicemente come una istituzione politica, ma come una formazione economica-sociale basata su un ben determinato modo di produzione: il servaggio. E questo intende dire Marx quando scrive: «La specifica forma economica, in cui il pluslavoro non pagato è succhiato ai produttori diretti, determina il rapporto di signoria e servitù, come esso è originato dalla produzione stessa e da parte sua reagisce su di essa in modo determinante. Ma su ciò si fonda l’intera configurazione della comunità economica che sorge dai rapporti di produzione stessi, e con ciò insieme la sua specifica forma politica» (79). L’elemento centrale del feudalesimo, ciò che lo definisce, non è dunque il rapporto giuridico tra vassallo e signore, o un qualunque altro elemento sovrastrutturale, ma, per esprimerci con Dobb, il «rapporto tra il produttore diretto (artigiano in una bottega o contadino nelle campagne) e il suo superiore immediato o il suo signore, e [il] contenuto economico-sociale dell’obbligazione che lega l’uno all’altro» (80). Con ciò si viene a stabilire una equivalenza tra feudalesimo e servaggio, – peraltro esplicitamente dichiarata da Dobb (81), – che può presentare qualche difficoltà. E questo è uno dei punti problematici della concezione marxista del feudalesimo. Sweezy, in occasione di una famosa polemica, considerò la posizione di Dobb «insufficiente» in quanto il servaggio non identifica un ‘sistema’ di produzione cioè una formazione economico-sociale nella sua totalità, e «troppo generale» in quanto «’qualche’ servaggio può esistere in sistemi che sono chiaramente non feudali». «Anche come relazione dominante di produzione – aggiunge Sweezy – il servaggio è stato associato in tempi differenti e in differenti regioni con differenti forme di organizzazione economica» (82). Il discorso di Sweezy è avvalorato da una nota lettera di Engels a Marx del 22 dicembre 1882. Scrive Engels: «Mi fa piacere constatare che per quanto riguarda la storia del servaggio “”concordiamo””, come si dice con stile affaristico. Certamente il servaggio e il regime di prestazioni non sono una forma specificamente medioevale e feudale, l’abbiamo ovunque o quasi laddove i conquistatori fanno coltivare la terra a loro profitto dagli antichi abitanti – nella Tessaglia, per esempio, molto presto. Ciò ha disorientato perfino me e molti altri nelle indagini sul servaggio medioevale; era troppo bello fondarlo semplicemente sulla conquista, ciò rendeva la cosa tanto facile e semplice. Vedi fra gli altri Thierry» (83). Sembra che ciò sia in contraddizione col principio marxista della corrispondenza tra la base economica e istituzioni sovrastrutturali (…). Ma la posizione di Marx è in realtà molto più articolata e meno schematica di quanto talvolta si vuol far credere. È vero che, nello stesso capitolo 47° del Libro III del ‘Capitale’, egli afferma il principio della corrispondenza, scrivendo «È sempre il rapporto diretto tra i proprietari delle condizioni di produzione e i produttori diretti – un rapporto la cui forma ogni volta corrisponde sempre naturalmente ad un grado di sviluppo determinato dei modi in cui si attua il lavoro e quindi della sua forza produttiva sociale – in cui noi troviamo l’intimo arcano, il fondamento nascosto di tutta la costruzione sociale e quindi anche della forma politica del rapporto di sovranità e dipendenza, in breve della forma specifica dello Stato in quel momento». Ma, ben consapevole della complessità della questione, subito dopo aggiunge: «Ciò non impedisce che la medesima base economica – medesima per ciò che riguarda le condizioni principali – possa manifestarsi in infinite variazioni e gradazioni, dovute a numerose e diverse circostanze empiriche, condizioni naturali, rapporti di razza, influenze storiche che agiscono dall’esterno, ecc.: variazioni e gradazioni che possono essere comprese soltanto mediante un’analisi di queste circostanze empiriche date» (85)”” (pag 237-239) [Silvano Sportelli, ‘Marx ed Engels sul feudalesimo’, (in) Critica marxista, Roma, n. 5, settembre-ottobre 1973] [(78) Non si deve pensare a un’assenza completa di transazioni monetari. Ma, come osserva P. Sweezy (‘The Transition from Feudalism to Capitalism’, cit., pp. 2-3), i mercati sono per la maggior parte locali e il commercio a lunga distanza è troppo debole per potere «giocare un ruolo determinante negli scopi e nei metodi di produzione»; (79) K. Marx, ‘Il Capitale’, vol. III, cit., pp. 902-903; (80) M. Dobb, ‘Problemi di storia del capitalismo’, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 53; (81) «Pertanto, feudalesimo equivarrà virtualmente a ciò che si intende in genere per ‘servaggio’ (Ivi, p. 53); (82) P. Sweezy, op. cit., p. 1; (83) Carteggio Marx-Engels, cit., vol. VI, p. 418; (85) K. Marx, ‘Il capitale’, vol. III, cit., p. 903]”,”TEOC-016-FGB”
“PRESTIPINO Giuseppe; MASSARI Oreste”,”Un libro su Engels (Prestipino); L’uomo e i miti della tecnica (Massari)”,”‘L’autrice, allieva di Geymonat, unisce una informazione esauriente, anche sotto l’aspetto bibliografico, ad una vivace carica polemica contro i detrattori occidentali di Engels’ (pag 197) ‘Ma nel marxismo “”occidentale”” si insinuano altre deformazioni per l’opposta tendenza a caratterizzare il materialismo storico in relazione al solo ‘metodo’, un metodo universalmente valido…’ (idem) ‘Per ciò che concerne il metodo del ‘Capitale’ e, quello della scienza in genere, l’autrice si schiera con coloro che privilegiano il procedimento “”dall’astratto al concreto”” (p. 63) e la funzione dell’ idea-ipotesi (considerando con Engels, l’attitudine contraria come illusoria infatuazione empiristica: p. 181)’ (idem) Il filosofo russo Evald Ilenkov (ILENKOV) conosciuto in Italia per ‘La dialettica dell’astratto e del concreto nel Capitale di Marx’ (Feltrinelli), pubblica un altro volume a cura di I. Ambrogio, Editori Riuniti, 1971: ‘L’uomo e i miti della tecnica’ (sul tema della rivoluzione tecnica-scientifica, e sul rapporto dell’uomo con la tecnica) (pag 200) (rec di Oreste Massari) Milanotoday (21.3.2021) E’morta a Milano la filosofa Eleonora Fiorani. Aveva 78 anni. La notizia della sua morte, a funerali avvenuti lo scorso 12 marzo, è stata divulgata dal sito Artslife. Fiorani, nata a Milano nel 1942, ha insegnato per più di trent’anni innovazione dei linguaggi e sociologia dell’innovazione alla scuola di arti visive dello Ied di Milano ed è stata anche docente alla Scuola del design del Politecnico. Laureata in filosofia con Ludovico Geymonat nel 1968, ha contribuito a fondare la rivista “”Che fare”” con il marito Francesco Leonetti, ma anche Enzo Mari e Arnaldo Pomodoro. Nei primi lavori ha approfondito la figura di Engels. E’ stata responsabile scientifico per il settore moda della Triennale di Milano curando varie esposizioni tra il 2015 e il 018, come “”Textile vivant. Nuovo vocabolario della moda italiana”” e “”Rick Owens. Subhuman Inhuman Superhuman””. Negli anni ’70 ha diretto la casa editrice Lavoro Liberato col marito, poi è stata animatrice della casa editrice Lupetti con la quale ha pubblicato numerosi titoli, da “”Il mondo degli oggetti”” (2001) a “”Grammatica della comunicazione”” (2006), da “”La pelle del design”” (2010) a “”Geografie dell’abitare”” (2012). Tra i suoi ultimi lavori sul territorio milanese, la mostra diffusa “”Fantasmi del Novecento””, curata assieme a Maria Fratelli e Mariella Brenna, che nel 2019 ha coinvolto numerose realtà culturali milanesi, tra cui il Casva e la Casa Museo Boschi di Stefano.”,”MAES-009-FGB”
“PRESTIPINO Giuseppe”,”Il nuovo contesto mondiale e le riforme in un solo paese.”,”Prestipino: – Disinganno teoria marxista, Marx Engels, previsione errata passaggio in ‘tempi brevi’ da rivoluzione borghese a quella proletaria – Centralità operaia in declino Cita libro di Richard N. Hunt ‘The Political Ideas of Marx and Engels’, I e II. 1975 (I. Marxism and Totalitarian Democracy, 1818-1850′, II. ‘Classical Marxism, 1850-1895’)”,”TEOC-033-FGB”
“PRESTON Paul a cura di Saverio TUTINO; saggi di saggi di Herbert Rutledge SOUTHWORTH M.G. GARCIA Norman COOPER Joan ESTEBAN Eduardo SEVILLA-GUZMAN Paul PRESTON Sheelagh ELLWOOD Salvador GINER John Llewelyn HOLLYMAN Norman L. JONES”,”Le basi autoritarie della Spagna democratica.”,”Saggi di Herbert Rutledge SOUTHWORTH, M.G. GARCIA, Norman COOPER, Joan ESTEBAN, Eduardo SEVILLA-GUZMAN, Paul PRESTON, Sheelagh ELLWOOD (La classe operaia sotto il regime di FRANCO), Salvador GINER, John Llewelyn HOLLYMAN, Norman L. JONES.”,”SPAx-008″
“PRESTON Paul”,”Francisco Franco. La lunga vita del Caudillo.”,”Paul PRESTON (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics (LSE). Dal 1975 al 1991 è stato lettore all’Univ di Reading e poi Prof al Queen Mary College dell’Univ di Londra. Noto sia in UK che in SP come commentatore alla radio e TV di vicende spagnole, è autore di articoli di argomento storico, politico e musicale per quotidiani e periodici dei due paesi. Trla le sue opere tradotte in molte lingue, ricordo: -The Coming of the Spanish Civil War, 1978 -The Triumph of Democracy in Spain, 1986 -The Spanish Civil War 1936-1939, 1986 -The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th Century Spain, 1990.”,”SPAx-001″
“PRESTON Paul”,”La guerra civile spagnola 1936 – 1939.”,”Paul PRESTON (Liverpool 1946) insegna Storia internazionale alla London School of Economics (LSE). Esperto di vicende spagnole è molto noto, in Inghilterra e in Spagna, come commentatore politico alla radio e alla TV e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Tra le sue opere: -The Coming of the Spanish Civil War (1978) -The Triumph of Democracy in Spain (1986) -The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th Century Spain (1990) -Francisco Franco, 1995″,”MSPG-047″
“PRESTON Paul”,”Le tre Spagne del ’36. La guerra civile spagnola attraverso i suoi protagonisti.”,”PRESTON è uno dei massimi esperti di storia della Spagna contemporanea e in particolare della guerra civile spagnola. Insegna presso la LSE storia contemporanea. “”La repressione del PSOE e della UGT seguita alla sconfitta della sinistra nelle Asturie fu feroce: Largo Caballero ne dedusse che era necessario adottare una linea più “”bolscevica””, mentre al contrario Prieto consolidò l’ idea che la sinistra dovesse cercare di riacquistare il potere con la legalità. Di conseguenza, per tutto il corso del 1935 Prieto metterà la considerevole influenza e autorità che aveva all’ interno del movimento socialista al servizio degli sforzi di Azaña di ricostruire la coalizione elettorale della sinistra del 1931″”. (pag 284)”,”MSPG-109″
“PRESTON Julia DILLON Samuel”,”Opening Mexico. The Making of a Democracy.”,”PRESTON Julia e DILLON Samuel sono stati corrispondenti dal Messico per il New York Times dal 1995 al 2000. Hanno fatto parte del team che ha vinto il Premio Pulitzer 1998 per le corrispondenze internazionali. “”Per consolidare la sua leadership, Salinas fece varie mosse ardite all’ inizio del suo mandato. La più sorprendente fu l’ arresto, nel gennaio 1989, di Joaquin Hernandez Galicia, il boss del sindacato dei lavoratori del petrolio, che era conosciuto come La Quina. La Quina era un saldatore che era cresciuto dentro il sindacato di 200 mila iscritti che rappresentava i lavoratori della Petróleos Mexicanos, il monopolio petrolifero di stato conosciuto come Pemex. Nel 1988, dopo ventiquattro anni di leadership sindacale, tenne solo una posizione formale nella gerarchia (capo del comitato lavori sociali), ma ognuno sapeva che egli era l’ uomo più importante. Era chiamato il “”leader morale”” del sindacato, un termine fortemente improprio, dato che la moralità non era sicuramente un elemento del suo stile manageriale””. (pag 191)”,”AMLx-055″
“PRESTON Paul”,”Franco, “”caudillo de España””.”,”PRESTON Paul (Liverpool 1946) ha studiato all’ Università di Oxford ed ora è professore universitaro di storia internazionale presso la LSE (London School of Economics). E’ un esperto di storia contemporanea spagnola, autore di un volume di storia della guerra civile ‘La guerra civile spagnola’. “”All’ inizio dell’ estate del 1940, l’ entrata in guerra della Spagna si considerava con più entusiasmo a Madrid che a Berlino. Era evidente che Franco, Serrano Suñer e pure Beigbeder aspiravano a partecipare una volta terminata la parte peggiore del conflitto, ma prima della ripartizione del bottino. Senza difficoltà, i tedeschi avevano disdegnato semplicemente le sue offerte. A settembre, sicuro di una imminente vittoria tedesca sull’ Inghilterra, Franco si affrettò ad inviare Serrano Suñer a Berlino per stabilire le condizioni in cui la Spagna sarebbe stata rappresentanta al tavolo della conferenza finale.”” (pag 469)”,”SPAx-064″
“PRESTON Paul”,”La destrucción de la democracia en España. Reacción, Reforma y Revolución en la Segunda República.”,”PRESTON Paul (1946, a Liverpool) studia storia moderna ad Oxford. La sua tesi di laurea fornisce la base a questo libro. Attualmente (1978) è professore al Queen mary College, Università di Londra. La 2° repubblica. Largo Caballero al ministero del lavoro. Besteiro, i socialisti e gli anarchici. “”Los resultados de las elecciones supusieron una amarga decepción para los socialistas, que sólo obutvieron 58 escaños. Diversos factores contribuyeron a la derrota. No puede subestimarse la eficacia de la campaña de propaganda de las derechas. (…) Sin embargo, las dos razones principales de los pobres resultados obtenidos por la izquierda fueron la fragmentación electoral y la oposición de los anarquistas. Puesto que los socialistas se negaron a aliarse con los republicanos, fue necesario el doble de votos socialistas para conseguir un diputato que de votos de derechas. (…) En 1931, a pesar del apoliticismo de la CNT, muchos anarquistas habían votado por los candidatos republicanos. Ahora, o votaron por los radicales o se abstuvieron. El porcentaje nacional de abstenciones fue de 32 por 100; en las zonas de influencia anarquista fue mucho más alto. En Barcelona, Zaragoza, Huesca y Tarragona fue alrededor del 40 por 100, y en Sevilla, Cádiz y Málaga, más del 45 por 100.”” (pag 155-156)”,”SPAx-090″
“PRESTON Richard A. WISE Sydney F.”,”Storia sociale della guerra.”,”Volume dedicato dagli autori alla memoria del loro collaboratore Herman O. Werner morto nel 1966 (già dell’Accademia navale degli Stati Uniti, e insegnante e studioso) “”La rivoluzione industriale incise non solo sulla tattica ma anche sulla strategia, principalmente attraverso il perfezionamento dei trasporti.”” (pag 297) Prima guerra mondiale “”Nel 1914 Schlieffen era morto e il controllo della macchina militare tedesca era stato affidato a un nipote del grande von Moltke, che aveva sostituito una rigida pianificazione a una strategia fatta di invenzioni. Moltke, temendo che un’invasione francese in Lorena potesse tagliare le sue comunicazioni e che le ferrovie potessero non sostenere adeguatamente il suo attacco nel settore destro, rafforzò il suo centro. La rapida avanzata delle grandi armate tedesche provocò una confusione e una perdita di collegamenti che lo stato maggiore non era in grado di prevedere e di superare; un’offensiva russa venuta molto tempo prima del previsto costrinse inoltre von Moltke a ritirare divisioni dal fronte occidentale per usarle contro i russi. L’intenzione tedesca di ripetere Canne sul fronte occidentale non andò perciò a buon fine, l’invasione tedesca fu arrestata nella battaglia della Marna nel settembre 1914 e gli invasori si ritirarono sull’Aisne dove si trincerarono per combattere una lunga guerra. L’insuccesso del piano Schlieffen modificato fu la causa immediata di una grande situazione di stasi, destinata a durare più di quattro anni, sul fronte occidentale; ma la causa vera del ristagno fu il fatto che gli sviluppi tecnici avevano condotto a un predominio della difesa e non erano ancora stati adattati all’offensiva. Questo fatto fu evidente soprattutto sul fronte occidentale, dove entrambe le parti poterono concentrare il loro massimo sforzo e dove una sconfitta sarebbe stata decisiva. La grande rete ferroviaria che copriva quest’area industriale fittamente popolata, e che era stata costruita con un occhio al commercio e uno a esigenze della strategia, consentiva di ammassare rapidamente grandi eserciti alla frontiera a poche ore di distanza dalla mobilitazione generale. Una nuova invenzione, il motore a benzina, rese possibile il trasporto di rifornimenti di munizioni e viveri dalle stazioni ferroviarie all’esteso schieramento di truppe dalla Svizzera al Mare del Nord. (…) La tattica sul fronte occidentale si ridusse ad assalti suicidi di fanteria in formazioni che, se teoricamente erano in ordine sparso, erano talvolta così fitte da identificarsi quasi con le linee a stretto contatto del Settencento, anche se prive della rigidità proveniente dall’addestramento”” (pag 324-325)”,”QMIx-015-FL”
“PRESTON Paul”,”La guerra civile spagnola. Reazione, rivoluzione, vendetta.”,”Paul Preston (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics. Esperto di vicende spagnole è molto noto, in inghilterra e in Spagna, come commentatore politico e musicale alla radio, alla televisione e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Nel 1986 è stato nominato Commendador de la Orden de Mérito Civil da re Juan Carlos per il suo contributo alla cultura spagnola. Fra le sue opere ricordiamo: The Coming of the Spanish Civil War, The Triumph of Democracy in Spain, The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th-Century Spain, biografia di Francisco Franco e Colombe di guerra. Traduzione di Carla Lazzari, prefazione, introduzione: La guerra civile settant’anni dopo, epilogo, i protagonisti della guerra civile spagnola, elenco delle abbreviazioni, glossario, bibliografia, indice dei nomi, cartina, Oscar Storia Mondadori.”,”MSPG-019-FL”
“PRESTON Paul”,”Francisco Franco. La lunga vita del Caudillo.”,”Paul Preston (Liverpool 1946) insegna storia internazionale alla London School of Economics. Esperto di vicende spagnole è molto noto, in inghilterra e in Spagna, come commentatore politico e musicale alla radio, alla televisione e sui più importanti quotidiani e periodici di entrambi i paesi. Nel 1986 è stato nominato Commendador de la Orden de Mérito Civil da re Juan Carlos per il suo contributo alla cultura spagnola. Fra le sue opere ricordiamo: The Coming of the Spanish Civil War, The Triumph of Democracy in Spain, The Politics of Revenge: Fascism and the Military in 20th-Century Spain, biografia di Francisco Franco e Colombe di guerra.”,”SPAx-011-FL”
“PRESTON Paul”,”The Spanish Holocaust. Inquisition and Extermination in Twentieth-Century Spain.”,”Paul Preston storico esperto della Spagna del XX secolo, autore di biografie (Franco) e di opere di storia della guerra civile spagnola, è professore emerito alla London School of Economics di Londra. Repressione franchista nel dopoguerra: capitolo 13: ‘No Reconciliation: Trials, Executions, Prisons (pag 474-517) “”Families were violently separated and those who protested were beaten or shot. The women and children were transferred to Alicante, where they were kept for a month packed into a cinema with little food and without facilities for washing or changing their babies. The men – including boys from the age of twelve – were taken either to the bullring in Alicante or to a large field outside the town, the Campo de los Almendros, so called because it was an orchard of almond trees (34). As the prisoners were marched to the improvised concentration camp, they passed substantial numbers of corpses of men who had benne shot ‘while trying to escape’. One commented, ‘Soon, we’ll envy the dead’. They were stripped of valuables and their jackets and coats by the Francoist troops (35). …. finire (pag 480-481)”,”MSPG-284″
“PRESTON Richard A., WISE Sydney F., WERNER Herman O.”,”Men in Arms. A History of Warfare and Its Interrelationships with Western Society.”,”PRESTON R.: ha insegnato Storia all’Università di Toronto e allo University College di Cardiff nel Galles, prima della Seconda guerra mondiale, quando prestò servizio nella RAF. Nel 1948 fu nominato professore di Storia presso il Royal Military College del Canada, dove istituì il corso sul quale si basa questo libro. Autore di testi di scienza e storia militare. WISE S.: prestò servizio nella RCAF (“”RAF”” canadese) durante la Seconda guerra mondiale. Insegnò Storia al Royal Military College. Specializzato negli aspetti militari e politici della Rivoluzione americana. WERNER H.: professore di Storia presso l’Accademia navale degli Stati Uniti. Comandante della riserva navale degli Stati Uniti. Specializzato in Storia navale. <> [Traduz. d. r. pag 1-2-3 dell’Introduzione degli Autori].”,”QMIx-204-FSL”
“PRESTON Richard A. WISE Sydney F.”,”Storia sociale della guerra.”,”«(…) ma lo studio della storia militare è stato troppo spesso condotto come se la guerra avesse avuto sempre un’esistenza indipendente. La grandissima maggioranza di coloro che si sono occupati dello studio della guerra sono stati guidati da un interesse professionale; (…) l’attenzione sul racconto di campagne militari (…). ma lo studio (…) richiede conoscenze di fondo che includono non solo la storia dello sviluppo degli armamenti e dell’organizzazione degli eserciti, ma anche la storia politica, economica e sociale. (…) ricerche sui mutamenti sociali e tecnici che hanno influito (sulla guerra)» (pag 11, 12) «(…) Gli eventi del 1848-1849 dimostrarono in modo conclusivo che gli effettivi militari esistenti erano in grado di soffocare i rozzi sforzi militari di entusiasti dilettanti, ma subito dopo la metà del secolo una serie di guerre rivelò che il vecchio ordine stava dileguando rapidamente. (…) Dopo l’energica repressione delle rivolte del 1848, (…) se taluni operai ordirono in segreto complotti tendenti alla sovversione, la maggior parte di essi cercarono infine una soluzione alle loro richieste nei sindacati industriali. Un graduale aumento della prosperità generale smussò gli spigoli più acuti del conflitto di classe. (…) I primi conflitti tra grandi potenze che infransero la lunga pace ottocentesca, (…) furono principalmente guerre limitate di tipo pre= rivoluzionario. La prima di queste guerre, quella combattuta in Crimea contro la Russia dall’Inghilterra, dalla Francia, dalla Turchia e dal Piemonte, fu causata dalla disintegrazione dell’Impero ottomano, che aveva lasciato un vuoto di potere nel Vicino Oriente. Essa fu talvolta definita una “”guerra non necessaria”” perchè il pretesto all’intervento anglo-francese, l’invasione russa dei Balcani, era stato rimosso prima dell’inizio dei combattimenti. La guerra continuò perché l’opinione pubblica in Inghilterra e in Francia era stata infiammata e non si sarebbe placata senza spargimenti di sangue.» (pag 254).”,”QMIx-228-FSL”
“PRESTWICH Michael”,”Armies and Warfare in the Middle Ages. The English Experience.”,”Michael Prestwich storico inglese nato il 30 gennaio 1943 specialista nella storia dell’Inghilterra medievale, con attenzione al regno di Edoardo I d’Inghilterra. Ex professore di storia alla Durham University e capo del dipartimentodi storia fino al 2007. Storia degli eserciti militari medievali differenti da quelli moderni per l’assenza dei reggimenti e per l’ inesistenza della carriera per gli ufficiali e ferma non permanente. Presenza però di strategia ed intelligenza militare.”,”QMIx-053-FSL”
“PRETEROSSI Geminello a cura; saggi di Remo BODEI Carlo GALLI Francesco REMOTTI Vincenzo FERRONE Francesco MARGIOTTA BROGLIO Tullio DE-MAURO Claudio MAGRIS Pietro SCOPPOLA Andrea RICCARDI Khaled Fouad ALLAM Anna FOA Ida DOMINIJANNI Umberto VERONESI”,”Le ragioni dei laici.”,”Geminello Preterossi insegna Diritti dell’uomo e Filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno. È autore, tra l’altro, di “”I luoghi della politica. Figure istituzionali della Filosofia del diritto hegeliana’ (Milano, 1992), ‘Autorità’ (Bologna, 2002) e per i tipi Laterza ‘Carl Schmitt e la tradizione moderna’ (1996) e ‘L’occidente contro se stesso’ (2004). ‘La legittimità del pensiero laico, la sua fisionomia culturale, l’autonomia e l’esistenza stessa delle ragioni dei laici sono ridiventate oggetto di contesa e terreno di scontro. In questo libro, le idee e i principi con cui l’uomo moderno ha costruito la sua libertà’ Secolarizzazione e religioni nel XXI secolo “”Un mese dopo gli attentati dell’11 settembre, in un discorso su fede e ragione alla Fiera del Libro di Francoforte (1), Jurgen Habermas individuò nell’esplosione in forme diverse dal passato della tensione tra società secolare e religione l’effetto più dirompente del crollo delle Torri gemelle”” (pag 165, Ida Dominijanni) [(1) J. Habermas, ‘Fede e ragione’, in ‘Micromega’, 5, 2001]”,”TEOS-001-FSD”
“PRETEROSSI Geminello”,”Carl Schmitt e la tradizione moderna.”,”””C’è sempre regolarmente una fede, una visione del mondo, un’idea, insomma una volontà, e compito della ragione è di discuterla, di dimostrarla”” (Thomas Mann, ‘La montagna incantata’) (in apertura) Geminello Preterossi (Grosseto, 1966) si è perfezionato negli studi filosofici-politici alla Scuola Normale di Pisa. Si è occupato di idealismo e dottrina dello Stato tedesca tra Ottocento e Novecento pubblicando il volume ‘I luoghi della politica. Figure istituzionali della Filosofia del diritto hegeliana’ (Milano, 1992). Svolge attività di ricerca per l’ Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Napoli e la Fondazione Basso di Roma. Il primato della politica estera (da pag 85-) Schmitt e Kelsen. Primato dell’ordinamento statale vs pluralismo paritario, visione cosmopolitica volta a giuridizzare le relazioni internazionali, diritti umani e istituzioni sovranazionali “”Kelsen si sforza di tradurre in logica giuridica quei principi cosmopolitici propri dell’Illuminismo, rispetto a cui il modo di costruire giuspubblicisticamente la relazione tra gli Stati era, per ragioni intrinseche, costitutive, estremamente refrattario. Infatti, Kelsen deve proporsi l’arduo e veramente innovativo compito di sciogliere il dogma della sovranità impenetrabile degli Stati, del pluralismo paritario delle fonti ultime del diritto, in nome di un sistema complessivo e monistico di coordinazione di principi; esso legherebbe senza soluzione di continuità quanto veniva unificato nel centro di imputazione fittiziamente inteso come «Stato-persona» ad una comunità più ampia, universale, configurata in un’ordinamento giuridico che autorizza ‘limitandole’ le competenze statali. Schmitt, in fondo nel suo ‘Begriff’, è come se si limitasse a riproporre, seppure in un quadro abilmente originale dal punto di vista della proposta epistemologica, quella tradizione del «primato dell’ordinamento statale» che Kelsen si era ripromesso di sovvertire con la propria opera”” (pag 98-99)”,”DIRx-060″
“PRETI Domenico”,”Economia e istituzioni nello Stato fascista.”,”PRETI Domenico è nato a Firenze dove vie e lavora, nel 1943. Insegna storia economica nella facoltà di economia dell’ Università di Modena. E’ autore di saggi che coprono un arco temporale dal ‘700 al periodo fascista.”,”ITAF-098″
“PRETI Giulio”,”Storia del pensiero scientifico.”,”Nato a Pavia nel 1911, PRETI si è laureato in filosofia seguendo i corsi di Antonio BANFI a Milano. Collaborò a ‘Studi filosofici’, insegnò all’ Universià pavese e poi a Fireze. E’ morto a Djerba in Tunisia nel 1972. “”In Leonardo da Vinci (1452-1519) troviamo una prima confusa intuizione del concetto moderno di scienza. Egli, che fu il primo ingegnere dell’ Età moderna (e, a quanto pare, il primo a portare ufficialmente e legalmente questo titolo), è in generale (ma non sempre) mosso da esigenze tecniche all’ indagine di svariatissimi problemi di scienza della natura. In quest’ opera utilizza molto materiale che gli proviene dal basso Medioevo. Conosce e annota, per esempio, i testi di Buridano, di Alberto di Sassonia, della scuola de ponderibus: ma – e qui sta la differenza tra i pensatori medievali e quello rinascimentale – egli non muove più dal generico empirismo dei terministi scolastici, bensì da un deciso orientamento sperimentalistico, per il quale la “”sperienzia”” è divenuta ricerca attiva ed operativa, un progettare e lavorare con macchine e strumetni per produrre gli effetti previsti e correggere le previsioni mediante gli effetti realmente conseguiti. Secondo la sua concezione, la scienza si basa su due fondamenti, entrambi essenziali ed ineliminabili: l’ esperienza e la ragione. “”Sapienzia è discepola della sperienzia””; “”intendi ragione e non ti bisogna sperienzia””.”” (pag 135)”,”FILx-348″
“PRETI Luigi”,”Giovinezza, giovinezza.”,”Storia della generazione del GUF nel decennio che va dalla guerra etiopica alla fine della guerra mondiale. “”A un mese di distanza dall’ armistizio Giulio e Giordano dovettero riconoscere di aver sbagliato. Ormai era chiaro che gli alleati non avevano fretta di risalire la penisola, nonostante la loro schiacciante superiorità militare. Era inutile affaticarsi il cervello per penetrare le ragioni di questa esasperante strategia: occorreva piuttosto adeguarsi alla nuova situazione. I fascisti, intanto, avevano ripreso fiato. Il ventisette settembre aveva parlato alla radio italiana Rodolfo Graziani, comandante in capo delle nuove forze armate. (…)””. (pag 279)”,”ITAR-101″
“PRETI Luigi”,”I miti dell’ impero e della razza nell’ Italia degli anni ’30.”,”””Che il manifesto della razza non fosse un’idea partorita dal cervello dei cosiddetti scienziati era sin troppo evidente in un’ Italia dove nulla si faceva senza autorizzazione superiore. Ma si volle far seguire la pubblicazione di questo documento da una manifestazione pubblica, che può considerarsi come inaugurale del razzismo fascista. Alla manifestazione del 26 luglio 1938 partecipò il segretario del partito, Achille Starace, il quale passò poi ai giornali un comunicato, uscito certamente dalla penna di Mussolini (tanto più che Starace era senz’altro incapace di scrivere una qualsiasi cosa un po’ impegnativa). Dice il comunicato: “”Alla riunione il segretario del partito, mentre ha elogiato la precisione e la concisione delle tesi, ha ricordato che il fascismo fa da 16 anni praticamente una politica razzista, che consiste – attraverso l’ azione delle istituzioin del regime – nel realizzare un continuo miglioramento quantitativo e qualitativo della razza. Il segretario del partito ha soggiunto che il duce parecchie volte – nei suoi scritti e discorsi – ha accennato alla “”razza”” italiana, quale appartenente al gruppo cosiddetto degli indoeuropei””. “”Dopo aver detto delle leggi razziali nei territori dell’impero, il comunicato conclude: “”Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni dovunque e anche in Italia come una “”razza”” diversa e superiore alle altre; ed è notorio che malgrado la politica tollerante del regime gli ebrei hanno in ogni nazione costituito – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’ antifascismo.”””” (pag 61-62)”,”ITAF-227″
“PRETI Luigi”,”Giovinezza, giovinezza.”,”Luigi Preti nato a Ferrara il 23/10/1914, frequentò gli studi classici e si laureò nel 1936 in giurisprudenza all’università della città natale. Successivamente conseguì anche la laurea in lettere presso l’università di Bologna. nel periodo degli studi universitari partecipò con impegno all’attività dei GUF (Gruppi universitari fascisti), che egli poi avrebbe descritto nelle pagine del romanzo che qui presentiamo. Tra la fine del 1938 e l’inizio del 1939, ribellatosi alla politica razziale di Mussolini e all’occupazione nazista della Cecoslovacchia, Luigi Preti maturò la sua crisi politico-spirituale e passò all’antifascismo. Dopo l’8 settembre partecipò all’attività clandestina. Immediatamente dopo la liberazione di Ferrara fu nominato segretario provinciale del PSI. Il 2 giugno fu eletto deputato alla Costituente per il PSI.”,”ITAF-018-FL”
“PRETI Luigi”,”Impero fascista, africani ed ebrei.”,”Gli ebrei in Italia: 9800 famiglie negli elenchi per cognome (pag 167) L’atteggiamento della Chiesa di fronte al razzismo italiano (pag 123-126) “”Anche nella curia vaticana, dove lo stesso Farinacci aveva qualche fidato amico e informatore, v’erano prelati, che non avrebbero avuto difficoltà a dare il proprio consenso a una politica antisemita in Italia, purché non fosse fondata sul razzismo biologico e purché non toccasse gli ebrei convertitisi al cattolicesimo. In questo senso appariva orientata la rivista dei padri gesuiti, «La Civiltà cattolica». Questo periodico giustificava l’antisemitismo, partendo dalla considerazione che «gli ebrei medesimi anno richiamato in ogni tempo e richiamano tuttora su di sé le giuste avversioni dei popoli coi loro soprusi troppo frequenti e con l’odio verso Cristo medesimo, la sua religione e la sua Chiesa». «La Civiltà cattolica» fiancheggiò talmente, fin dal 1937, la campagna antisemita, che Farinacci le riconobbe pubblicamente (28 agosto 1938) il merito di «aver saputo impostare fascisticamente il problema della razza avanti lettera». Non molto diverso – già nell’estate 1938 – era l’atteggiamento della rivista «Vita e pensiero» dell’Università Cattolica di Milano. Il rettore dell’Università e ispiratore della rivista, padre Agostino Gemelli, appoggiò tutte le fasi della campagna antisemita di Mussolini; e il 9 maggio 1939 arriverà a dichiarare in una conferenza che è giunto il momento in cui si attua «quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé e per la quale va ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una patria, mentre le conseguenze dell’orribile delitto lo perseguitano ovunque e in ogni tempo». Non riteniamo che ci sia bisogno di altre citazioni per dimostrare che alla vigilia della seconda guerra mondiale una certa parte del mondo ecclesiastico vedeva di buon grado il ritorno a quelle non dure ma inique discriminazioni antiebraiche, che l’Europa aveva conosciuto fino all’inizio del secolo XIX, e che la rivoluzione liberale aveva spazzato via. Appena si ebbe la convinzione che Mussolini ripudiava il razzismo biologico di marca tedesca, ma si orientava verso l’antisemitismo vecchio stile, il padre gesuita Brucculeri, interpretando il pensiero degli ambienti cattolici retrivi, scrisse su «L’Avvenire d’Italia» del 17 luglio 1938: «Come in altri problemi, anche in questo della razza il genio italiano dimostra il suo innato equilibrio, il senso dell’oggettività, la cristiana intuizione del vero rifuggente da ogni compromesso con l’irrazionalismo, che si spaccia sotto le denominazioni vaporose di mito e mistica». Egli aggiungeva trionfalmente che il razzismo italiano aveva il grande merito di non «batter la strada dell’alemanno che aveva come caposcuola il Rosenberg». finire (pag 124-126)”,”ITAF-361″
“PRETI Luigi”,”Un ebreo nel fascismo. Romanzo.”,”‘E’ la seconda volta dopo ‘Giovinezza-Giovinezza’ che l’autore si propone di scrivere storia attraverso un romanzo, nella convinzione che questa forma di narrazione può integrarsi con quella storiografica’ (dalla prefazione) Luigi Preti (Ferrara, 1914-2009) laureato in giurisprudenza e lettere, avvocato e politico, deputato (PSDI) e più volte ministro, scrittore, storico.”,”ITAF-360″
“PRETI Giulio”,”Saggi filosofici. Volume I. Empirismo logico, epistemologia e logica.”,”Contiene tra gli altri i capitoli: – XIII – Materialismo storico e teoria dell’evoluzione (pag 377-) – XV – Scienza e tecnica (pag 437-) -XVI – «La crisi delle scienze europee» di Husserl (pag 449-) “”La tecnica costituisce il momento della ‘verità fattuale’ della scienza. Già Galileo, teorizzando il metodo scientifico, aveva messo in evidenza come il metodo ‘compositivo’ costituisse un momento essenziale nel processo della verificazione scientifica. Il metodo compositivo è appunto quello che verifica le ipotesi scientifiche mediante esperimenti (…)”” (pag 441)”,”FILx-268-FF”
“PRETI Giulio”,”Saggi filosofici. Volume II. Storia della logica e storiografia filosofica.”,”””Abbandoniamo i residui di platonismo in Hegel, accogliamo le istanze empiristiche, ed avremo il ‘materialismo storico’ di Marx: dico di Marx, ma dovrei dire di molti filosofi contemporanei (…)”” (pag 239)”,”FILx-268-B-FF”
“PRETI Domenico”,”Uno stato sociale senza riforme. Previdenza, fisco e sanità nell’Italia repubblicana.”,”- Una diga per il contenimento del movimento operaio “”L’esigenza politica di allargare e consolidare la fascia dei ceti medi attraverso un processo di terziarizzazione fortemente orientato verso la crescita del lavoro autonomo e della burocrazia statale e parastatale si è peraltro sposata, a partire grosso modo dalla metà degli anni sessanta, con una politica economica tendente a liberare reddito privato per indirizzare la domanda, che era stata in Italia sempre bassa, verso il comparto più moderno e trainante dell’industria italiana, quello che produceva beni di consumo durevoli per i mercati esteri più ricchi. Da questa politica di incoraggiamento alla “”distorsione dei consumi””, tale settore seppe trarre indubbi vantaggi, sia negli anni del boom economico che in quelli successivi, quando incominciarono a presentarsi i problemi connessi alle fluttuazioni cicliche della domanda internazionale (1). Questa politica “”della terziarizzazione degradata, adoperata per modificare la dinamica tra le classi e per consolidare il blocco dominante”” (2), che ha funzionato anche come ammortizzatore sociale per superare le crisi e le ristrutturazioni industriali degli anni settanta e ottanta (3, ha probabilmente rappresentato uno dei condizionamenti più gravi che hanno impedito all’Italia di muovere con un passo ragionevolmente spedito sulla strada della modernizzazione. Va inoltre sottolineato che, a partire dal 1964, la fine del boom economico apre nel paese una crisi dell’accumulazione capitalistica che da quel momento in poi diventerà il grande problema dell’economia italiana”” (pag 12) [(1) Sulla questione si rimanda alle osservazioni tuttora valide di Augusto Graziani, in ‘L’economia italiana, 1945-1970’, Bologna, Il Mulino, 1972; (2) Giuseppe Tamburrano, ‘L’iceberg democristiano’, Milano, Sugar, 1974, p. 52; (3) A questo riguardo basterà ricordare che dal 1981 al 1987 l’industria ha espulso 1.050.000 addetti, realizzando un incremento della produttività del 23 per cento circa e un altrettanto forte aumento dei profitti. Cfr. Gianni Corbi, ‘Quando lo stato chiude gli occhi’, La Repubblica, 24 giugno 1987]”,”ITAS-224″
“PRETI Alberto a cura; scritti di Guido QUAZZA Giorgio AMENDOLA Palmiro TOGLIATTI Giampiero CAROCCI Sergio COTTA Enzo COLLOTTI Winston CHURCHILL Claudio PAVONE Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Frederick W. DEAKIN Valerio CASTRONOVO Massimo ILARDI Antonio GIBELLI Francesco RENDA Aldo AGOSTI Paride RUGAFIORI Renato ROMAGNOLI Massimo LEGNANI, testimonianza di Teresa CIRIO”,”Italia, 1943-1945. La resistenza.”,”Guido QUAZZA Giorgio AMENDOLA Palmiro TOGLIATTI Giampiero CAROCCI Sergio COTTA Enzo COLLOTTI Winston CHURCHILL Claudio PAVONE Giorgio ROCHAT Pietro SCOPPOLA Frederick W. DEAKIN Valerio CASTRONOVO Massimo ILARDI Antonio GIBELLI Francesco RENDA Aldo AGOSTI Paride RUGAFIORI Renato ROMAGNOLI Massimo LEGNANI Tra i vari saggi si possono segnalare – Sergio Cotta, Miti e storiografia della Resistenza – Enzo Collotti, I caratteri della Resistenza europea e i rapporti con gli Alleati – Antonio Gibelli, Le lotte operaie dell’inverno 1943-44: la questione dell’autonomia – Paride Rugafiori, Comitati di liberazione aziendali e Consigli di gestione a Genova nell’immediato dopoguerra – Renato Romagnoli, Guerriglia in città: la vita del gappista Secondo E. Collotti in Germania c’è stato un movimento di fronda e non di resistenza. “”Quando noi parliamo di Resistenza in Europa e intediamo generalmente il fenomeno di massa che sfocia nella Resistenza armata, dobbiamo escludere da questo tipo di considerazione la Germania. Dobbiamo escludere la Germania perché la situazione tedesca dopo il 1933 si profila in termini notevolmente diversi da quello che sarà il processo generale comune al resto d’Europa. Intanto bisogna tener conto che nel 1933 il movimento operaio tedesco subisce una sconfitta totale, in seguito alla quale è letteralmente decimato dalla persecuzione. Sono decine di migliaia i caduti del movimento operaio tedesco. Il regime terroristico in Germania è qualcosa di molto più serio del regime terroristico in Italia, non lascia spazio né di carattere politico né di carattere personale alla rinascita o alla nascita di un forte movimento clandestino. Se teniamo poi conto che il 1933 arriva al termine di una autentica guerra civile all’interno del movimento operaio tedesco, non possiamo parlare in Germania dell’esistenza delle premesse della Resistenza come movimento di massa. Ciò, anche per le conseguenze della guerra, dato che il richiamo patriottico agitato dal regime nazista per coprire le sue mire imperialistiche fece indubbiamente presa sul popolo tedesco e fu un freno possente contro lo sviluppo di movimenti o di elementi di Resistenza. Comunque l’unico simbolo della Resistenza tedesca che viene in genere celebrato, cioè l’attentato anti-hitleriano del 20 luglio 1944, evidentemente rimane al di fuori della considerazione dei movimenti di Reistenza così come noi li intendiamo per il resto d’Europa, perché va considerato piuttosto come un momento, se volete il momento culminante, della fronda all’interno dello stesso regime nazista. Cioè è l’estremo tentativo dell’opposizione conservatrice a vari livelli, a livello militare, a livello dell’amministrazione, a livello diplomatico, di salvare il salvabile di fronte all’imminente sconfitta militare del Terzo Reich e quindi di liquidare gli aspetti più esteriormente terroristici del regime nazista, di liquidare Hitler senza smantellare sostanzialmente quelle che erano le strutture portanti dell’imperialismo nazista. Di qui il tentativo di arrivare a una pace separata con gli occidentali per continuare la resistenza a oltranza sul fronte orientale. Mi pare che questo elemento di carattere internazionale sia più che sufficiente per qualificare in maniera precisa anche rispetto agli altri movimenti di Resistenza in Europa quella che è la collocazione del movimento di fronda in Germania’ (pag 97-98 ) [Enzo Collotti, I caratteri della Resistenza europea e i rapporti con gli Alleati]”,”ITAR-338″
“PRÉVAN Guy”,”Péret Benjamin révolutionnaire permanent.”,”PRÉVAN Guy, poeta, polemista a tempo parziale e refrattario a tempo pieno, già militante trotskista e più tardi curatore dei tre ultimi tomi delle ‘Oeuvres completes’ di Péret. In Brasile. “”À Rio de Janeiro, la résultante de ces affrontements, de ces luttes internes et externes sera d’abord, début 1930, la formation du Groupe communiste Lénine (GCL), lequel s’organise autour d’une cellule d’ouvriers du Livre du journal ‘O Paiz’. Le 8 mai 1930, premier numéro de ‘A Luta de classes’, publication du GCL. Bientôt ce groupuscule va s’agrandir du fait que le rejoignent de jeunes militants de São Paulo ayant fait l’économie d’un passage par le PCB. Un tel apport donne une impulsion et suffisamment confiance au GCL pour qu’il décide de se constituer en Ligue communiste (opposition). C’est le 21 janvier 1931 (sept ans jour pour jour après la mort de Lénine) que le GCL choisissait d’adopter ce nouveau nom et, dans le même temps, de s’affilier a l’Opposition de gauche internationale, issue de la conférence du 6 avril précédent, à Paris. Parmi les fondateurs de cette Ligue: Aristides Lobo, Joao Matheus, Manuel Medeiros, Mario Pedrosa, Benjamin Péret, Salvador Pintandes et Livio Xavier”” (pag 26-27) Il 29 agosto 1934, dopo vive discussioni i trotskisti avevano deciso di aderire alla SFIO: essi vi costituirono il Gruppo bolscevico-leninista e molto presto presero il controllo delle ‘Jeunesses socialistes de la Seine’. Un anno più tardi 26 di loro, giovani e meno giovani vengono buttati fuori. (pag 39-40) Peret aderisce al POI (pag 40) Nel 1948 Peret (Gruppo spagnolo del Messico) firma due documenti contro la direzione della Quarta Internazionale assieme a Natalia Sedova-Trotsky, G. Munis. (pag 72) Al Gruppo spagnolo si unisce la tendenza Pennetier-Gallienne (PCI e POC italiani) diretta da Romano Mangano. (pag 72) 1952. Grave crisi nella 4° Internazionale in Francia (tendenza Lambert, maggioritaria vs tendenza Pierre Frank sostenuta dal segretariato internazionale diretto da Michel Raptis detto Pablo, preconizzante l’ entrismo nel PCF (pag 74) 1959 Poco prima di morire Peret stava prendendo accordi per la traduzione e pubblicazione del libro di Munis (Jalones de derrota) in Francia. (pag 89)”,”TROS-254″
“PREVE Costanzo”,”Commemorare Marx. Un’analisi della congiuntura teorica presente attraverso gli scritti italiani su centenario marxiano, 1883-1993.”,”Altro saggio della rivista: -Gianfranco LA-GRASSA, Alcune ipotesi di sviluppo del marxismo”,”MADS-136″
“PREVE Costanzo”,”Storia critica del marxismo. Dalla nascita di Karl Marx alla dissoluzione del comunismo storico novecentesco.”,”PREVE Costanzo (1943) a studiato scienze politiche filosofia e neoellenistica nelle università di Torino, Parigi e Atene. E’ autore di numerosi volumi e saggi di argomento filosofico, pubblicati in Italia e all’ estero. Ha scritto la Introduzione alla nuova edizione dei due volumi di G. ANDERS ‘L’uomo antiquato’ ed il saggio ‘Marx inattuale’. “”Negli ultimi anni di vita Marx cominciò ad interessarsi attivamente di antropologia e di etnologia. Certo continuò a studiare le tabelle statistiche dell’ agricoltura russa e turca, ma alcuni segnali biografici ci fanno pensare che la sua testa fosse ormai altrove. Non si tratta di lutti familiari o delle declinanti condizioni di salute. Ci deve essere certamente qualcosa d’ altro. Lawrence Krader, che ha studiato analiticamente gli interessi etnologici dell’ultimo Marx, li ricollega direttamente alla sua giovanile teoria dell’ alienazione sia alla sua lettura e interpretazione di Darwin e del darwinismo. Marx legge Morgan, Maine e Kovalevskij, classici dell’ etnologia del suo tempo, perché sente il bisogno di inserire la sua teoria dello sfruttamento e della possibile emancipazione in un quadro storico più ampio e appunto meno “”economicistico””. (…) Era questo un lavoro impossibile per un uomo malato, che sarebbe morto a soli sessantacinque anni di età. L’arte è lunga e la vita è breve. Il destino “”economico”” di Marx era stato tracciato. Nella ‘Critica al Programma di Gotha’ del 1875, vero e proprio testamento teorico scritto di Marx, egli mette in guardia dalle interpretazioni economicistiche e lavoristiche del suo pensiero maniacalmente centrate sulla teoria del valore, ma si vede che non crede neppure lui nel buon esito di questa messa in guardia, perché si congeda per sempre dal suo lettore con un motto latino, e cioè ‘Dixi et salvavi animam meam””. Ho detto e mi sono salvato (almeno) l’anima. (…)”” [Costanzo Preve, Storia critica del marxismo. Dalla nascita di Karl Marx alla dissoluzione del comunismo storico novecentesco, Edizioni La Città del Sole, Napoli, 2007] (pag 125)”,”TEOC-401″
“PREVE Costanzo”,”Un elogio della filosofia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), autore di numerosi saggi e libri sulla filosofia, sul marxismo, sulla storia del movimento operaio e comunista. Presso le Edizioni Punto Rosso, oltre a saggi apparsi in libri collettanei, sono stati pubblicati due opuscoli in collaborazione con Gianfranco La-Grassa: Il teatro dell’assurdo e Una teoria nuova per una diversa strategia politica.”,”TEOC-051-FL”
“PREVE Costanzo”,”Ideologia italiana. Saggio sulla storia delle idee marxiste in Italia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOC-052-FL”
“PREVE Costanzo”,”Ripensare Marx. Filosofia, Idealismo, Materialismo.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”MADS-022-FL”
“PREVE Costanzo”,”La passione durevole.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984).”,”TEOC-056-FL”
“PREVE Costanzo”,”Elogio del comunitarismo.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), autore di numerosi saggi e libri sulla filosofia, sul marxismo, sulla storia del movimento operaio e comunista. Presso le Edizioni Punto Rosso, oltre a saggi apparsi in libri collettanei, sono stati pubblicati due opuscoli in collaborazione con Gianfranco La-Grassa: Il teatro dell’assurdo e Una teoria nuova per una diversa strategia politica.”,”TEOS-029-FL”
“PREVE Costanzo”,”Il popolo al potere. Il problema della democrazia nei suoi aspetti storici e filosofici.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOP-042-FL”
“PREVE Marco SANSA Ferruccio”,”Il partito del cemento.”,”Marco Preve vive a Genova dove lavora alla redazione di ‘Repubblica’ e si occupa di cronaca giudiziaria. F. Sansa vive a Genova e ha collaborato a ‘Repubblica’. Dal 2007 è inviato del Secolo XIX.”,”LIGU-118″
“PREVE Costanzo”,”Il tempo della ricerca, saggio sul moderno il post-moderno e la fine della storia.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984). Tra le sue opere: La filosofia imperfetta, La teoria in pezzi, La passione durevole, Il filo di Arianna, Il convitato di pietra, saggi su Marxismo e Nichilismo, Marxismo e Universalismo, L’assalto al cielo su marxismo e individualismo.”,”TEOC-083-FL”
“PREVE Costanzo”,”L’ideocrazia imperiale americana. Una resistenza possibile.”,”Costanzo Preve (Valenza Po 1943), ha studiato scienze politiche, filosofia e greco a Torino, Parigi e Atene. Ha partecipato fin dagli anni Sessanta a movimenti culturali e politici di opposizione. Si occupa in particolare di marxismo e di filosofia francese e tedesca. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su giornali e riviste italiane e straniere. La sua opera principale è uno studio su Bloch e Lukács intitolato La filosofia imperfetta (Milano, 1984).”,”USAP-017-FL”
“PREVELAKIS Georges”,”I Balcani.”,”PREVELAKIS insegna alla Sorbona e all’ Institut d’etudes politiques di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: -Geopolitique de la Grece. 1997″,”EURC-008″
“PRÉVÉLAKIS Georges”,”I Balcani.”,”Georges Prévélakis insegna alla Sorbona e all’Institut d’études politiques di Parigi. Tra le sue pubblicazioni: Géopolitique de la Grèce.”,”EURC-038-FL”
“PREVERT Jacques, a cura di Gian Domenico GIAGNI”,”Poesie.”,”””La poesia di Prévert è sempre partita da un appiglio polemico. Una lotta ad oltranza al conformismo più deleterio””. (pag XII) “”La ‘rivolta’ prevertiana cade spesso in una formula di anarchia che fa gridare allo scandalo. L’ anarchia di Prévert non ha limiti: sconfina imperturbabilmente nel regno della bestemmia e dell’ ingiuria, dell’ accusa spietata e dell’ insofferenza. E’ la voce del cittadino che protesta, non nel senso qualunquistico, filtrata attraverso l’intelligenza e la cultura””. (pag XV) “”Ora la guerra è finita e il vecchio generale è morto è morto nel suo letto morto della sua bella morte ed io son vivo e questo è quel che conta / buonasera buonanotte buon appetito mio generale.”” (pag 13) Scena familiare (guerra) (pag 37) (…) “”Lo sforzo umano porta un cinto erniario / e le cicatrici delle lotte intraprese dalla classe operaia contro un mondo assurdo e senza leggi / Lo sforzo umano non possiede una vera casa / esso ha l’ odore del proprio lavoro ed è intaccato ai polmoni il suo salario è magro e così i suoi figli lavora come un negro e il negro lavora come lui Lo sforzo umano non ha il savoir-vivre / Lo sforzo umano non ha l’ età della ragione / Lo sforzo umano ha l’ età delle caserme / l’ età dei bagni penali e delle prigioni / (…) (pag 39) “”Questo amore così violento così fragile così tenero così disperato (…) (pag 45) “”Ora la guerra è finita e il vecchio generale è morto è morto nel suo letto morto della sua bella morte ed io son vivo e questo è quel che conta / buonasera buonanotte buon appetito mio generale.”” (pag 13) Scena familiare (guerra) (pag 37) (…) “”Lo sforzo umano porta un cinto erniario / e le cicatrici delle lotte intraprese dalla classe operaia contro un mondo assurdo e senza leggi / Lo sforzo umano non possiede una vera casa / esso ha l’ odore del proprio lavoro ed è intaccato ai polmoni il suo salario è magro e così i suoi figli lavora come un negro e il negro lavora come lui Lo sforzo umano non ha il savoir-vivre / Lo sforzo umano non ha l’ età della ragione / Lo sforzo umano ha l’ età delle caserme / l’ età dei bagni penali e delle prigioni / (…) (pag 39) “”Questo amore così violento così fragile così tenero così disperato (…) (pag 45)”,”VARx-215″
“PREVOST Anton Francesco, a cura di Marisa ZINI”,”Manon Lescaut.”,”Scrittore francese dallo spirito psicologo e moralista, Antoine-Francois PREVOST (1697-1763) scrisse più di 100 libri, di erudizione e di narrativa. “”Il problema della responsabilità umana è visto qui alla maniera giansenistica, come negazione di ogni libertà dei propri atti””. (pag 15, introduzione) “”Ma nel frattempo il nostro cattivo genio lavorava alla nostra perdita”” (pag 165) “”Perché non siamo nati l’ uno e l’ altro colle qualità conformi alla nostra miseria? Abbiamo avuto in dono ingegno, gusto, sensibilità. Ahimè, che triste uso ne facciamo? mentre tante anime basse e degne della nostra sorte godono di tutti i favori della fortuna.”” (pag 171)”,”VARx-144″
“PREVOST André”,”L’ utopie de Thomas More. Présentation texte original, apparat critique exégèse traduction et notes.”,”PREVOST André Docteur en lettres, en théologie, professeur à la Faculté libre des Lettres et Sciences humaine de Lille. A Thomas More per i cinquecento anni dalla nascita. Abolizione del denaro. “”Une analyse plus pénetrante de la nature du développement de la société utopienne révèle en outre que l’ auteur des institutions n’a pas craint de rompre avec les lois traditionnelles de l’ économie: les Utopiens récusent l’ aspect financier des échanges. C’est au prix de ce renoncement et de cette gageure que leur économie franchit un palier, bouleverse les données classiques du problème et fait naître une ‘micro-société’ où le don gratuit et le partage remplacent, dans la distribution des biens, les signes monétaires. C’est pour avoir franchi ce seuil que la société utopienne entre dfans une atmosphère de ferveur affective, qui stimule les énergies et l’ activité productrice de tous: personne ne se refuse au travail même si la loi l’ en exempte. La productivité est telle que six heures de labeur suffisent et que les excédents permettent des distributions gratuites aux pauvres des pays voisins. Le développent cependant ne se limite pas au domaine des biens utiles. Grâce à l’approt d’ importants ouvrages de l’ Antiquité, l’élite intellectuelle utopienne réussit à assimiler en quelques années l’ essentiel de la philosophie grecque.”” (pag LXXXV)”,”SOCU-145″
“PREZIOSI Ernesto”,”Piccola storia di una grande associazione. L’ Azione Cattolica in Italia.”,”In collaborazione con l’ Istituto per la storia dell’ Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia ‘Paolo VI’. ‘Afascismo’ di AC. “”L’avvenuta conciliazione non elimina le difficoltà esistenti tra AC e regime; l’intolleranza del regime per ciò che è fuori dalla sua trama organizzativa si sviluppa gradualmente: dopo i partiti e i sindacati (Partito Popolare e sindacati bianchi compresi), la cancellazione tocca alle opere economiche e anche a quelle giovanili per l’educazione sportiva: l’Azione Cattolica con i suoi circoli e le sue associazioni rimane l’unica realtà extraregime con riconosciuta autonomia. Nella primavera del ’31 viene scatenata una campagna di stampa contro l’Azione Cattolica: i pretesti sono offerti dalla nascita delle “”sezioni professionali”” quali sezioni di categoria delle organizzazioni di AC (che il regime definisce “”sindacati mascherati””), dal discorso di Pio XI in cui si annuncia l’enciclica Quadragesimo anno, a quarant’anni dalla Rerum novarum e dalla convocazione dell’Assemblea Generale dell’Associazione Cattolica, i cui risultati vengono presentait dalla stampa fascista come “”proclami di guerra””.”” (pag 99)”,”RELC-223″
“PREZIOSI Anna Maria”,”Borghesia e fascismo in Friuli negli anni 1920-1922.”,”PREZIOSI Anna Maria “”Le violenze non furono il frutto di un piano preciso, bensì il riflesso di una serie di episodi violenti verificatisi anzitutto a Trieste e Monfalcone”” (pag 68)”,”ITAF-285″
“PREZIOSO Stéfanie, a cura; antologia di scritti di Karl LIEBKNECHT LENIN ROSMER TROTSKY SERGE (RETIF) PANNEKOEK JAURES BOURNE DEMARTIAL KOLLONTAI LUXEMBURG EASTMAN GRAMSCI DEBS GOLDMAN MEHRING REED TREVES SASSOON BRION ZETKIN PANKHURST HAMILTON ADELMI MAURICIUS CONNOLLY DU-BOIS GRIMKE’ LI-DAZHAO WIEGER M.N. ROY SAFAROV BABA DIARRA (SENGHOR) ROULE MAGON TZARA KRAUS DEBS ORFANOS (POULIOPOULOS)”,”Contre la guerre 14-18. Résistances mondiales et révolution sociale.”,”Altre opere curate da S. Prezioso: – L’Heure des brasiers. Violence et révolution au XXe siècle, a cura di S.P. e David Chevrolet, Editions d’En Bas, Lausanne, 2011 .- Marc Toussaint, La Lingotière. La longue marche d’un compagnon dans une France en crise (1929-1945), Editions du Bout de la rue, Vanves, 2010 – Tant pis si la lutte est creuelle. Volontaires internationaux contre Franco, a cura di S.P., Jean Batou, Ami-Jacques Rapin, Syllepse, Paris, 2008 Contiene tra l’altro un articolo di G.I. Safarov (1891-1942) “”L’orient et la révolution!’, Bulletin communiste, n. 17, 28 aprile 1921 Scritti di KARL LIEBKNECHT LENIN ROSMER TROTSKY SERGE (RETIF) PANNEKOEK JAURES BOURNE DEMARTIAL KOLLONTAI LUXEMBURG EASTMAN GRAMSCI DEBS GOLDMAN MEHRING REED TREVES SASSOON BRION ZETKIN PANKHURST HAMILTON ADELMI MAURICIUS CONNOLLY DU-BOIS GRIMKE’ LI-DAZHAO WIEGER M.N. ROY SAFAROV BABA DIARRA (SENGHOR) ROULE MAGON TZARA KRAUS DEBS ORFANOS (POULIOPOULOS)”,”INTT-355″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Quattro scoperte. Croce. Papini. Mussolini. Amendola.”,”Gli scritti risalgono rispettivamente al 1909, 1915 e 1924, 1927, 1925. PREZZOLINI scrisse il pezzo su AMENDOLA per sfida quando l’ editore FormigginI gli propose di scrivere un profilo su MUSSOLINI per i suoi ‘Medaglioni’. Egli accettò a patto che Formiggini ne pubblicasse anche uno su AMENDOLA, allora capo dell’ opposizione costituzionale antifascista. “”Croce era un aristocratico della cultura (…). Ciò che detestava in Mussolini era il maestro elementare che sfogliava i libri (…). (…) per me Croce fu sempre antidemocratico, anche se fece concessioni al momento politico”” (pag 54) “”Mussolini potrebbe appartenere o aver appartenuto ad altri partiti. (…) Dove non lo si può concepire è nel partito liberale. La sua mentalità politica è intransigente ed attiva, interventista e illiberale sempre. Potrebbe adottare altri credi, mai le norme liberali, che esigono una certa corrosione della coltura sul carattere, una specie di docile riconoscimento delle correnti e delle forze sociali, un’ accettazione del diritto altrui a tentare le proprie esperienze”” (…) (pag 170)”,”ITAD-033″
“PREZZOLINI Giuseppe a cura”,”Gobetti & La Voce.”,”Come la ‘Storia di un’ amicizia’ raccolse il carteggio tra PAPINI e PREZZOLINI, questo volume può chiamarsi ‘Storia di un’ amicizia’, ma stavolta tra GOBETTI e PREZZOLINI dal loro incontro in Firenze nel 1919 fino alla morte del primo a Parigi nel 1926. GOBETTI aveva letto con simpatia ‘La Voce’ (la rivista fiorentina forse più significativa dei primi due decenni del secolo XX), anzi cercò di continuarne la tradizione con le sue tre riviste ‘Energie nuove’, ‘La Rivoluzione liberale’, ‘Il Baretti’. Ma cresciuto politicamente si trovò in contrasto con PREZZOLINI che era diventato suo collaboratore. Il volume raccoglie tutto quello che fu pubblicato dai due amici e poi avversari riguardo al loro rapporto (anche epistolari) e alla loro polemica. “”Caro Prezzolini, Poiché Gramsci è molto occupato ho pensato che potrei raccogliere io in un volumetto per la “”Voce”” i suoi articoli più importanti sui Consigli di fabbrica””. Se vuoi vi apporrò anche una prefazione-presentazione. Già ne ho parlato a lui: acconsente. Scrivemene dunque. Tuo affez. Piero Gobetti”” (14 maggio 1921) (pag 42)”,”ITAD-043″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino.”,”””Gli uomini non si distinguono in bianchi, in neri e in gialli, in pellirose, in pellidoro, in mulatti, in ariani, in mongolici, in tedeschi, in francesi, in papuasi, in indocinesi, in taitiani, non si classificano in pescecani e in poeti, in gente di fede e in gente di spirito, in mangiatori e in mangiati, in cattedratici e in bancari, in furbi e in fessi come nel mio Codice della vita italiana, o in ricchi e poveri, …, o in vincitori ed in vinti…; ma in cinque categorie, più kantiane di quelle del filosofo tedesco: e cioè gli uomini che ridono in ah, in uomini che ridono in eh, in uomini che ridono in ho, in uomini che ridono in uh, ed in uomini che ridono come Nicolò Machiavelli. Il nostro Nicolò apparteneva alla razza degli uomini che ridono in ih. Il suo riso era facciale e non ventrale. Era un riso di testa, d’ ingegno, di spirito, d’ idea.”” (pag 5) “”Gl’ Italiani dirigevano la politica, e pagavano altri per fare la guerra. Erano troppo intelligenti per picchiarsi tra loro. Con i commerci acquistavan denari, con i denari compravano i capitani, con i capitani avevano i soldati, e con questi conducevano guerre, assedi, devastazioni. Ma siccome anche i capitani erano intelligenti, avevano presto imparato che più lunga era la guerra, più lunga era la condotta. Come della cause dagli avvocati, così delle guerre si poteva dire dai capitani: “”Finché la pende, la rende””.”” (pag 54) Palle e posti. “”Nell’ Italia di cui parliamo, cambiar politica voleva dire cambiare posti, governo rosso voleva dir posti a’ rossi, e governo nero posti à’ neri. Salivano su i Panciatichi, e tutti gli impiegati s’ impanciatichiavano fino al donzello portalettere; succedevano i Cancellieri, e tutta la città s’ incancellieriva fino alla guardia del dazio.”” (pag 126)”,”BIOx-074″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Diario, 1942-1968.”,”‘Vita intima’ testo del 1903, opera prima di Giuseppe PREZZOLINI (nato nel 1882) era un diario. Per lui il diario è una forma privilegiata del suo lavoro di scrittore. Il 1° volume dei diari (Diario 1900-1941) è stato pubblicato nel 1978. Lo scenario ideale del 2° volume è New York dove Prezzolini ha vissuto e ha lavorato da esule. A fine diario lo ritroviamo esule a Lugano. Prezzolini ‘anarchico’ singolare ha studiato l’ Italia da lontano. “”16 luglio 1951. Ieri sera condussi i Bosco – simpatici tutti e due– al ballo dei negri (detto Savoy!) in Harlem. Unica novità che trovai: donne bianche che ballavano con negri. O forse ero in ritardo. Scritto una lunga lettera a mia moglie e le ho spiegato che sono pazzo. Secondo gli psichiatri, molte malattie mentali non altro sono che “”rifugi”” che alcuni si fanno quando sono stati inibiti, oppure non sono riusciti: vittime dunque di una sconfitta, o di una prigionia. E le ho detto che in fondo sono un collezionista di fallimenti: come editore, come autore, come professore, come italiano, come americano, come giornalista… Mi misi a scrivere un elenco di tutti i miei fallimenti; finivo con quello fatto con Dio e con il Diavolo. Nemmeno il Diavolo mi ha voluto. 25 luglio 1951 Forse divento folle, perché mi permetto di sognare a occhi aperti e faccio i conti di quello che sarebbe necessario che io avessi per vivere liberamente. La ricchezza è libertà. Per esempio che cosa farei se avessi un reddito di $ 100.000. Ma il buffo incomincia quando, guardando bene, la cifra, per quanto astronomica, non basterebbe mai. (…)””. (pag 174)”,”ITAB-162″
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino.”,”””Gli uomini non si distinguono in bianchi, in neri e in gialli, in pellirose, in pellidoro, in mulatti, in ariani, in mongolici, in tedeschi, in francesi, in papuasi, in indocinesi, in taitiani, non si classificano in pescecani e in poeti, in gente di fede e in gente di spirito, in mangiatori e in mangiati, in cattedratici e in bancari, in furbi e in fessi come nel mio Codice della vita italiana, o in ricchi e poveri, …, o in vincitori ed in vinti…; ma in cinque categorie, più kantiane di quelle del filosofo tedesco: e cioè gli uomini che ridono in ah, in uomini che ridono in eh, in uomini che ridono in ho, in uomini che ridono in uh, ed in uomini che ridono come Nicolò Machiavelli. Il nostro Nicolò apparteneva alla razza degli uomini che ridono in ih. Il suo riso era facciale e non ventrale. Era un riso di testa, d’ ingegno, di spirito, d’ idea.”” (pag 5) “”Gl’ Italiani dirigevano la politica, e pagavano altri per fare la guerra. Erano troppo intelligenti per picchiarsi tra loro. Con i commerci acquistavan denari, con i denari compravano i capitani, con i capitani avevano i soldati, e con questi conducevano guerre, assedi, devastazioni. Ma siccome anche i capitani erano intelligenti, avevano presto imparato che più lunga era la guerra, più lunga era la condotta. Come della cause dagli avvocati, così delle guerre si poteva dire dai capitani: “”Finché la pende, la rende””.”” (pag 54) Palle e posti. “”Nell’ Italia di cui parliamo, cambiar politica voleva dire cambiare posti, governo rosso voleva dir posti a’ rossi, e governo nero posti à’ neri. Salivano su i Panciatichi, e tutti gli impiegati s’ impanciatichiavano fino al donzello portalettere; succedevano i Cancellieri, e tutta la città s’ incancellieriva fino alla guardia del dazio.”” (pag 126)”,”TEOP-001-FER”
“PREZZOLINI Giuseppe”,”Diario, 1900-1941.”,”””Giuseppe Prezzolini è nato a Perugia il 27 gennaio 1882 da genitori sensi. Frequentò la scuola pubblica, ma se ne stancò alle soglie della licenza liceale. La biblioteca paterna fu la sua università, assieme all’amicizia fiorentina di Giovanni Papini. Aperto a tutti i campi della cultura, alle novità, alle scoperte, è un autodidatta: diventò capitano di fanteria durante la guerra senza essere prima soldato, professore d’Univerità (nella Columbia University di New York) senza diplomi scolastici, cap di un ufficio della Società delle Nazioni in Parigi senza aver mai fatto l’impiegato. Dopo l’ultima guerra mondiale fu promosso da professore a corrispondente di quotidiani italiani, pur non essendo mai passato per una redazione. Nella storia della letteratura italiana ha innanzitutto un posto per aver fondato «La Voce» alla fine del 1908. Vi fece collaborare quasi tutti i migliori ingegni d’allora. Ha pubblicato più di settanta libri, insegnando la chiarezza e il rifiuto di qualsi sclerosi mentale. (…)”” (dal risvolto di copertina) “”Conosciuta ben a fondo e continuamente sentendo la vanità e la miseria della vita e la mala natura degli uomini, non volendo o non sapendo o non avendo coraggio, o anche col coraggio non avendo la forza di disperarsene, e di venire agli estremi contro la necessità e contro se stesso, e contro gli altri che sarebbe sempre ugualmente incorreggibili: volendo o dovendo pur vivere e rassegnarsi e cedere alla natura delle cose; continuare in una vita che si disprezza, convivere e conversar con uomini che si conoscono per tristi e da nulla: il più savio partito è quello di ridere indistintamente e abitualmente d’ogni cosa e d’ognuno incominciando da sé medesimo”” (dal ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani’) (in apertura) ‘Amor di conoscenza’ (in apertura) Alcuni commenti di Prezzolini a proposito della Seconda guerra mondiale. “”9 febbraio 1941. Notizia bombardamento Genova che sarebbe incredibile se altre cose incredibili non fossero accadute. Passaron per tutto il Tirreno sotto il naso della flotta e dell’aviazione italiane. Nel ‘Mare nostrum!'”” (pag 660) “”30 marzo 1941. Passato un mese aspettando, con notizie sempre peggiori dell’Italia. Roosevelt cerca di farsi dichiarare la guerra, e ci riescirà in un modo o nell’altro”” (pag 663) “”9 aprile 1941. Meravigliosa vittoria dei Tedeschi in Grecia ed in Cirenaica. Ci volevano loro. La figura dell’Italia diventa peggiore per il confronto. Giornalisti americani espulsi dall’Italia raccontano cose, pur troppo credibili, del disordine, della leggerezza, della impreparazione dei capi italiani. Anche il fascismo è una burletta. Sempre la stessa storia di Caporetto. La classe dirigente italiana non ha imparato nulla”” (pag 663) “”24 aprile 1941. La vittoria (dei Tedeschi) esalta gl’Italiani (almeno dalle notizie che arrivano). Capisco la gioia, ma le rodomontate son pericolose e ridicole. Se l’Italia fosse stata anche mediocremente preparata, si capisce che avrebbe potuto arrivar in Egitto. Non è colpa proprio del fascismo perché ci son i precedenti di Lissa, di Adua, di Custoza, di Caporetto, dovuti sempre alle stesse ragioni. La vittoria non guadagnata è più pericolosa di quelle guadagnate”” (pag 663) “”28 maggio 1941. (…) Se dentro quest’estate l’Inghilterra non è vinta, la guerra durerà ancora degli anni (…)”” (pag 666) “”19 giugno. 1941. (…) Il popolo italiano è un popolo martire, ma non un popolo eroico. Soffre, patisce, cioè, come schiavo. Grandissimo nella capacità di soffrire. Padroni di caa e di fuori lo calpestano. Non ha l’iniziativa delle proprie pene. Mi diverto a leggere i comunicati italiani, dove l’aviazione ‘colpisce’, e quelli tedeschi dove l’aviazione tedesca ‘affonda’”” (pag 667) “”25 giugno 1941. Impensata guerra di Hitler alla Russia e confusione degli animi qui. Ora la Finlandia, che combatté la Russia, è una nemica… Se Hitler vince la Russia, riesce a fare l’Europa. Generalmente si crede che la Russia sarà sconfitta presto. Per me significa intanto prolungamento della lotta. Più s’allarga e più dura. Che abisso sarà il mondo dopo questa guerra. Se vince Hitler che schiavitù di popoli. Avrà avuto ragione Mussolini appiccicandosi a Hitler?”” (pag 668) “”24 agosto 1941. (…) La Germania anche se vince in Russia, non può toccare l’America. Ma anche l’America, se la Germania vince in Russia ed organizza l’Europa, non potrà toccar la Germania. Tutto dipende dalla possibilità che la Germnia riesca a formare un continente europeo-asiatico. I programmi dei dittatori totalitari e democratici son ugualmente messianici, assoluti, giocan tutto per tutto, senza possibilità di compromessi e quindi conducono a una guerra lunga, forse paludosa, un imputridire delle condizioni”” (pag 670) “”30 settembre 1941. Si chiude il mese senza nulla di decisivo. Non si sa dove inclini la bilancia della guerra. Terribile effetto mi fan le notizie del razionamento del pane in Italia. La razione del soldato è di 700 grammi e il falciatore era solito averne un chilo. Il popolo in Italia spesso non ha che pane. Come dureranno? E, se non resistono, da chi avranno il pane?”” (pag 672) “”16 ottobre 1941. I miei sentimenti sono liberali, il mio giudizio fascista e la mia azione neutra. Resultato: disgusto di me stesso. Calma stagnante. (pag 673) “”8 novembre 1941. Se vincon gli Americani non torno in Italia perché considerato fascista; se vince la Germania non ci torno perché diventato cittadino americano. Ho chiuso in garage morto l’automobile. Ho serntito dire: i Russi non sanno vivere ma sanno morire, gl’Italiani sanno vivere ma non morire. Mosca è sempre in possesso dei Russi, che bisogna ammirare”” (pag 673) “”7 dicembre 1941. La radio interruppe la ‘Lucia di Lammermoor’ per dar notizia dell’attacco aereo dei Giapponesi. Par fatto apposta per fornire al presidente l’unanimità degil Americani. Potrebbe anche esser un trucco. Con Roosevelt non si sa mai. Se i Giapponesi l’han fatto davvero, debbon sentirsi più sicuri di quello che io credo che siano; perché dubito che sian capaci di far guerra da quattro parti: Cina, Russia, Inghilterra, America, e per mare e per terra. Vedremo. (…)”” (pag 674)”,”BIOx-398″
“PRIBRAM Karl”,”Storia del pensiero economico. Volume primo. Nascita di una disciplina, 1200-1800.”,”PRIBRAM Karl nacque a Praga nel 1877. Laureatosi in giurisprudenza, approfondì gli studi economici a Berlino e a Vienna. Nel 1933 lasciò l’ Europa per gli Stati Uniti dove alternò periodi di studio e insegnamenti in commissioni ed enti statali. Morì a Washington nel 1973. Locke e la teoria del valore. “”La tradizione era abbastanza forte da impedire alla maggioranza dei mercantilisti di scartare del tutto quell’ idea. Nei ‘Due trattati sul governo (1690) John Locke vi fece esplicitamente riferimento, affermando “”il valore intrinseco delle cose (…) dipende soltanto dalla loro utilità per la vita dell’ uomo””. Egli si servì di quel concetto per spiegare le condizioni dello “”stato di natura”” che si supponeva fosse esistito prima della società civile. Ma, influenzato forse dalla distinzione tracciata dalla tarda Scolastica fra valore intrisneco e valore di scambio dei beni, egli affermò che, dopo l’ introduzione della moneta come mezzo generale di scambio, il valore intrinseco di un bene aveva cessato di essere determinato, come per l’ innanzi, dall’ utilità della classe alla quale essa apparteneva. Stando all’ “”esperienza””, affermò Locke, il valore dei beni era evidentemente condizionato dalla quantità di lavoro impiegato nella loro produzione. Pertanto egli collegò una qualità misurabile dei beni a un processo appartenente alla loro storia passata e affermò che novantanove centesimi del valore delle cose utili sono nella maggiorparte dei casi dovuti interamente al lavoro””. (pag 143-144)”,”ECOT-118″
“PRICE John”,”Il movimento sindacale in Inghilterra.”,”Alla fine del 1944 in Inghilterra c’erano 946 Trade Unions con un totale di 8 milioni di organizzati, oltre un milione dei quali facevano parte della TGWU (Transport and General Workers’ Union). Altre vaste organizzazioni erano la AEU (Amalgamated Engineering Union) (800 mila), la NUGM (National Union of General and Municipal Workers (650), la NUM (National Union of Mineworkers) (600), la NUR (National Union of Railwaymen) (400) ecc. Titolo originale ‘Trade Unions'”,”MUKx-049″
“PRICE Morgan Philips, a cura di Tania ROSE”,”Dispatches from the Weimar Republic. Versailles and German Fascism.”,”PRICE, era un inviato del Guardian, ma lavorò anche per il Daily Herald e il New York Herald Tribune. Scrisse una decina di libri tra cui ‘Dispatches from the Revolution: Russia 1916-18’ pubblicato da Pluto Press nel 1997. Tania ROSE è la figlia che si è dedicata alla ricerca storica. Gli scritti di questo volume risalgono agli anni 1919-1923.”,”GERG-040″
“PRICE Willard”,”Japan and the Son of Heaven.”,”””Ma la grande difficoltà è che i giapponesi sono essenzialmente un popolo non religioso, senza gusto per la metafisica e la filosofia di ogni sorta. Essi non hanno mai prodotto un grande filosofo. Essi hanno indiscriminatamente attinto al pensiero di Confucio, Mencius (1), Buddha, Gesù, Herbert Spencer, Nietzche, e Karl Marx. E questo prestito è stato superficiale. I concetti profondi di questi pensatori sono stati lasciati intoccati””. (pag 50)”,”JAPx-055″
“PRICE Simon”,”Le religioni dei greci.”,”PRICE è fellow e tutor al Lady Margaret Hall di Oxford. Ha pubblicato ‘Rituals of Power. The Roman Imperial Cult in Asia Minor’ (1984) e con altri i due volumi di ‘Religions of Rome’ (1998). Opinione. “”Platone si servì della legge ateniese (che riguardava sia le azioni che le opinioni) come modello per formulare la sua legge sull’empietà, che aveva una portata assai più ampia e si fondava sul pressupposto che le offese contro gli dei fossero la conseguenza di false opinioni su di essi: “”Nessuno che, in sintonia con la legge, creda all’esistenza degli dei potrà mai in coscienza compiere un’azione empia o pronunciare una frase irrispettosa. E se pure ciò dovesse avvenire, certo capiterebbe a seguito di una di queste tre circostanze: o perché non si lascia convincere da quello che ho detto; o, in secondo luogo, perché pur ammettendo l’esistenza degli dei, li considera come non interessati agli uomini; oppure, come terza ipotesi, perché è convinto che con qualche offerta e preghiera non sia poi così difficile placarli e tenerseli buoni (10.885b).”” La conseguente legge contro l’empietà fa di Platone il primo pensatore politico a sostenere che le questioni di opinione possono costituire dei crimini””. (pag 172)”,”STAx-187″
“PRICE Richard”,”Rassegna delle principali questioni della morale. Testo inglese a fronte.”,”Dalla cronologia: – 1770. I suoi studi su questioni demografiche e attuariali dimostrano l’insostenibilità finanziaria degli schemi di previdenza sociale allora sviluppati, dovuta all’inesattezza delle statistiche di mortalità su cui si fondavano. Diviene consigliere tecnico della ‘Society for Equitable Assurances, fondata nel 1762 una delle primissime società di mutuo soccorso britanniche. – 1772. Collabora a definire una proposta di legge per l’introduzione di un sistema pensionistico nazionale esteso all’intera popolazione, approvata dalla Camera dei Comuni, la legge viene però bocciata dai Lords”,”TEOP-260″
“PRICE M. Philips”,”Russia Through the Centuries. The Historical Background of the U.S.S.R.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia.”,”RUSx-011-FL”
“PRICE M. Philips”,”Germany in Transition.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Indice. Parte I. La rivoluzione tedesca. – Le cause storiche della disfatta tedesca; – Il ruolo della Socialdemocrazia nella Rivoluzione di Novembre; – Il periodo “”Noske”” della rivoluzione tedesca; – La costituzione di Weimar, valori e limiti. (…) Parte IV. Il socialismo tedesco e le interpretazioni di Marx. – Prime fasi della Socialdemocrazia tedesca e l’ascesa del revisionismo; – Rosa Luxemburg e i “”centristi””; – Il movimento comunista in Germania”,”MGER-007-FL”
“PRICE M. Philips”,”Through the Iron-Laced Curtain. A Record of a Journey through the Balkans in 1946.”,”The refusal of Marshal Tito to accept the ‘party line’ from Moscow is the most significat event that has taken place in recent times behind the Iron Curtain. It shows that the Curtain is not so solid as was supposed. How big then are the holes in it? Have the Balkan Slavs got an outlook of their own, separate from that of the Eastern Slavs? These questions are dealt with by the Author in this book which describes a journey he made through the Balkans after the war. The author has had long experience of Eastern Europe, extending over 35 years and knows enough of the languages there to dispense with an interpreter and form his own conclusions. In these pages he discusses how far we can expect to be able to work with the Balkan Slavs in the reconstruction of Europe and what are the limitations to co-operation with them.”,”EURC-014-FL”
“PRICE M. Philips”,”Russia, Red or White. A Record of a visit to Russia after Twenty-Seven Years.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries.”,”RUSU-016-FL”
“PRICE M. Philips”,”My Reminiscences of the Russian Revolution.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Preface, Appendix: Declaration of the Rights of the Working and Exploited Peoples, Map of Russia showing agrarian conditions before Revolution, Diagram of Soviet System, Index,”,”RIRO-086-FL”
“PRICE M. Philips”,”The Diplomatic History of the War. Including a Diary of Negotiations and Events in the Different Capitals, the Texts of the Official Documents of the Various Governments, the Public Speeches in the European Parliaments, an Account of the Military Preparations of the Countries Concerned and Original Matter.”,”M. Philips Price, M. A. Trinity College, Cambridge. Introductory Narrative of Events, Table of Contents of Correspondence laid before Parliament, List of Principal Persons mentioned in the Correspondence, showing their official positions, Appendices, Preface to Second Edition,”,”QMIP-027-FL”
“PRICE M. Philips”,”War & Revolution in Asiatic Russia.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia.”,”RIRO-131-FL”
“PRICE M. Philips”,”Siberia.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Preface, Listo of Illustrations, List of Maps, Index, A Selection of Books Published by Methuen and Co. LTD., London da pag 1 a pag 30,”,”RUSx-110-FL”
“PRICE M. Philips”,”The Economic Problems of Europe. Pre-War and After.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. Foreword by The Right Hon. Sidney Webb, Author’s Preface, tabelle, Index,”,”EURE-031-FL”
“PRICE M. Philips”,”America after Sixty Years. The Travel Diaries of Two Generations of Englishmen.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Preface, Foto the Authors, Contiene dedica autore”,”BIOx-014-FL”
“PRICE M. Philips”,”A History of Turkey. From Empire to Republic.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Preface, Introduction, Illustrations, Map of Turkey, Index,”,”TURx-008-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”Dispatches From the Weimar Republic. Versailles and German Fascism.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Acknowledgements, List of Illustrations, Chronology, Note, Introduction, Epitaph, Biographical Notes, Notes, Bibliography, Maps, Index,”,”GERG-006-FL”
“PRICE Morgan Philips, a cura di Tania ROSE”,”Dispatches From the Revolution. Russia 1915-1918.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Acknowledgements, Foreword by Eric HOBSBAWM, Introduction, Notes on Russian Political Parties, Epilogue, Biographical Notes, Notes and References, Bibliography, map, Index,”,”RIRx-106-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”My Three Revolutions. Russia Germany Britain, 1917-1969.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Preface, Illustrations, Maps, Notes, Index,”,”BIOx-022-FL”
“PRICE Morgan Philips”,”Russia Forty Years On. An account of a visit to Russia and Germany in the autumn of 1959.”,”Former Correspondent of the Manchester Guardian in Russia, author of Reminiscences of the Russian Revolution, Russia through the Centuries. Author of The Diplomatic History of the War, War and Revolution in Asiatic Russia. M. Philips Price has travelled extensively in the East and Middle East, especially Turkey. Mr Philips Price, who was for over twenty-six years a member of the house of Commons, and was earlier a foreign correspondent for the old Manchester guardian and Daily Herald, can truly claim to have lived through three revolutions. Preface, Illustrations, Appendix, Index,”,”RUSU-129-FL”
“PRICE John”,”Il movimento sindacale in Inghilterra.”,”””Nella loro “”History of Trade Unionism””, i Webbs definiscono una Trade Unions (T.U.) come «una associazione permanente di salariati avente lo scopo di migliorare le condizioni della vita lavorativa»; ma, come abbiamo visto, le ‘Trade Unions’ non si interessano più solamente delle condizioni di lavoro dei propri iscritti, bensì anche delle loro condizioni di vita in genere. I delegati alle riunioni annuali del Congresso rappresentano direttamente più di 6 milioni di lavoratori dell’industria e dell’agricoltura, appartenenti alle varie Unions affiliate”” (pag 51) “”Il diritto di sciopero fu riconosciuto dal Parlamento nel 1875, benché fossero state imposte numerose restrizioni circa il modo in cui lo si poteva esercitare. Già in base ad una precedente legge del 1871, «uno sciopero è legale, ma qualsiasi azione commessa in conseguenza dello sciopero è criminale». La legge del 1875 sancì la legittimità piena delle Trade Unions, completandola col riconoscimento legale dei loro metodi. Il ‘Trade Disputes Act’ del 1896 permise espressamente ilmetodo del ‘picketing’ e della persuasione pacifica allo sciopero. Il ‘Trade Disputes and Trade Unions Act’ del 1927, che fu approvato dopo lo sciopero generale del 1926, limitò gli scioperi di solidarietà (“”Sympathetic strikes””) e pose delle restrizioni per il ‘picketing’ e per le persuasioni, ma non abolì il diritto di sciopero. Tale legge, però, fu revocata da un successivo ‘Trade Disputes and Trade Unions Act del 1946″” (pag 14)”,”MUKx-002-FGB”
“PRICE Huw”,”Time’s Arrow & Archimedes’ Point. New Directions for the Physics of Time.”,”””Times flies lile an arrow; fruit flies like a banana””, Marx (in apertura)”,”SCIx-065-FRR”
“PRIEST Graham”,”Logic. A Very Short Introduction.”,”Graham Priest is Professor of Philosophy at the University of Queensland. He has also held positions at the University of Western Australia. Preface, List of Illustrations, A Little History and Some Further reading, Glossary, Problems, Bibliography, General index, Index of Names, A Very Short Introduction 29,”,”FILx-100-FL”
“PRIETO Fernando”,”Apuntes historicos del movimiento obrero español.”,” Il movimento degli scioperi in Catalogna e Andalusia. “”Nel febbraio 1912 ci fu uno sciopero generale a Barcellona per solidarietà con i metallurgici, che erano scesi in sciopero per rivendicare la giornata di nove ore. Lo sciopero paralizzò la città e si estese a Sans, Sabadell, Tarrasa, Tarragona e Reus. Si dichiarò lo stato di guerra e le truppe attaccarono gli scioperanti, generando violenti scontri: 40 morti e più di 200 feriti. Il PSOE non volle appoggiare lo sciopero e impedì che questo si estendesse a Madrid, nelle Asturie e Vizcaya. Questo atteggiamento meritò gravi rimproveri da parte di alcuni leaders stranieri della Seconda Internazionale: quando ci sono operai in sciopero e operai morti a causa della forza pubblica – dicevano -, un socialista deve stare con loro di tutto cuore. Sembra che la ragione di fondo dell’ astensione socialista fu che lo sciopero catalano era diretto dagli anarchici.”” (pag 56-57)”,”MSPx-058″
“PRIETO Indalecio”,”De Mi Vida. Recuedos, estampas, siluetas, sombras.”,”Wikip: Indalecio Prieto Tuero (Oviedo, 30 aprile 1883 – Città del Messico, 11 febbraio 1962) è stato un politico spagnolo, figura di punta del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) prima e durante la Seconda repubblica spagnola. Biografia [modifica] Indalecio perse il padre quando aveva sei anni; sua madre lo trasferì a Bilbao nel 1891. Iniziò a guadagnare dei soldi vendendo giornali in strada; ottenne quindi un lavoro come stenografo al quotidiano La Voz de Vizcaya. In seguito divenne redattore e poi giornalista presso il quotidiano rivale, El Liberal, dove compì l’intera carriera fino a diventarne direttore e proprietario. Nel 1899 si iscrisse al PSOE. La sua professione di giornalista lo portò a essere una delle figure di spicco del socialismo nei Paesi Baschi nel primo decennio del Novecento. La neutralità della Spagna durante la Prima guerra mondiale giovò molto all’industria e al commercio spagnoli, senza che però ne beneficiassero i salari dei lavoratori. Questo comportò un periodo di instabilità sociale, culminato il 13 agosto 1917 in uno sciopero generale a carattere rivoluzionario. Per timore che in Spagna si ripetesse quanto successo poco prima in Russia (dove si era tra la rivoluzione di febbraio e quella d’Ottobre), i militari repressero duramente lo sciopero e i membri del comitato di sciopero furono arrestati a Madrid. Coinvolto egli stesso nell’organizzazione dello sciopero, Prieto si rifugiò in Francia per evitare l’arresto; tornò in patria nell’aprile del 1918, dopo essere stato eletto deputato. Molto critico verso il governo e l’esercito durante la Guerra del Rif (1919-1926), si batté con forza al Parlamento dopo la disfatta di Annual del 1921, e denunciò il probabile, ma non provato, coinvolgimento del re nell’imprudente azione militare del generale Fernández Silvestre che portò alla disfatta. Si oppose alla linea sostenuta da Francisco Largo Caballero di parziale collaborazione con la dittatura di Miguel Primo de Rivera; ebbe aspri scontri con entrambi. Nell’agosto del 1930 partecipò di propria iniziativa, nonostante l’opposizione del segretario del PSOE Julian Besteiro, al Patto di San Sebastián, che dava vita a una vasta coalizione di partiti repubblicani desiderosi di porre fine alla monarchia spagnola. In questa occasione fu appoggiato dalla corrente di Largo Caballero, che pensava che la caduta della monarchia fosse necessaria perché il socialismo potesse raggiungere il potere. Il 14 aprile 1931 fu proclamata la Seconda Repubblica Spagnola; Prieto fu nominato ministro delle Finanze nel governo provvisorio presieduto da Niceto Alcalá-Zamora. Fu in seguito ministro dei lavori pubblici nel governo di Manuel Azaña, tra il 1931 e il 1933; in questo ruolo continuò e ampliò la politica di costruzione di centrali idroelettriche iniziata sotto la dittatura di Primo de Rivera, oltre a sostenere un ambizioso piano di infrastrutture a Madrid, come la nuova stazione ferroviaria di Chamartin e il tunnel sotto Madrid che la collega alla stazione di Atocha; la maggior parte di queste opere furono portate a termine solo dopo la guerra civile. Al contrario di Largo Caballero, si oppose allo sciopero generale e al tentativo di insurrezione nelle Asturie nell’ottobre 1934; nonostante ciò si rifugiò nuovamente in Francia per evitare possibili noie giudiziarie. Globalmente, si può dire che fino all’instaurazione della repubblica Prieto avev mantenuto una linea più “”dura”” di quella di Largo Caballero, ma da questo momento in poi fu considerato come l’esponente principale dell’ala in qualche modo moderata, contrapposta all’ala massimalista di Largo Caballero. All’inizio della guerra civile nel settembre 1936, dopo la caduta di Talavera de la Reina, Largo Caballero divenne capo del governo e Prieto ministro della Marina e dell’Aviazione. Dopo gli eventi di Barcellona tra il 3 e l’8 maggio 1937, quando i comunisti e le forze governative cercarono di prendere il controllo del POUM trotzkista e del sindacato anarchico CNT, al governo di Largo Caballero succedette quello di Juan Negrín, in cui Prieto era ministro della Difesa, sebbene egli stesso in privato riconosceva che la guerra non poteva essere vinta poiché i repubblicani non erano riusciti ad ottenere l’appoggio delle democrazie come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Durante la sua permanenza al ministero, gli aiuti sovietici per via marittima rimasero praticamente bloccati a causa degli attacchi dei sottomarini italiani, e la frontiera con la Francia rimase chiusa. Dopo le sconfitte sul fronte nord nell’ottobre 1937, presentò le dimissioni che furono però respinte. Lasciò il governo nel marzo 1938, dopo la sconfitta sul fronte di Aragona, in seguito a un sempre più forte attrito con i comunisti. Si ritirò dalla politica attiva per il resto della guerra, andando in esilio volontario in Messico. Nel 1945, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, partecipò al tentativo di formare un governo repubblicano in esilio, sperando di raggiungere un accordo con l’opposizione monarchica a Franco, a capo della Spagna dalla fine della guerra civile, per riportare la democrazia. Il fallimento di questo tentativo lo portò al ritiro definitivo dalla scena politica. In Messico scrisse diversi libri, tra i quali: Palabras al viento (Parole al vento, 1942), Discursos en América (Discorsi in America, 1944) e alla fine della sua vita Cartas a un escultor: pequeños detalles de grandes sucesos (Lettere a uno scultore: piccoli dettagli per grandi eventi 1962).”,”MSPx-103″
“PRIMAKOV Evghenij KIRPICENKO Vadim a cura; saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV”,”KGB. La vera storia dei servizi segreti russi. 1. Dalle origini alla Rivoluzione di Ottobre. Titolo originale: ‘Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio'”,”Saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV. “”La sottovalutazione del Giappone fu un errore gravido di conseguenze negative. Già negli anni Novanta del XIX secolo cominciò un brusco taglio delle spese per lo spionaggio, e le già scarse somme che erano stanziate per le necessità dei servizi furono disperse tra le regioni militari; anche la scelta della Turchia come obiettivo principale si rivelò errata. La stanchezza con cui si succedevano le interminabili guerre russo-turche nel corso del XIX secolo impedì di trarre conclusioni corrette e tempestive sulla situazione strategica realmente delineatasi ai confini dell’ impero. Dell’ amministrazione dei servizi in Estremo Oriente (Cina, Corea, Giappone) si occupava il sesto ufficio del settimo dipartimento dello stato maggiore. Non si può dire che qui fosse riservata poca attenzione al Giappone; ma le caratteristiche di questo paese presentavano grosse difficoltà per l’ organizzazione del lavoro di spionaggio. Gli ufficiali dello stato giapponese, fanaticamente fedeli al “”divino mikado””, si rifiutavano di prestarsi a una qualsiasi forma di collaborazionismo con i rappresentanti dei servizi speciali esteri. Mancando fonti segrete affidabili d’ informazioni, bisognava affidarsi alle notizie frammentarie della stampa e di altre fonti ufficiali. Anche qui l’ insuccesso era in agguato: la maggioranza delle pubblicazioni periodiche in Giappone conteneva disinformazione abilmente selezionata per indurre in errore il lettore. Per di più, gli agenti segreti russi assegnati al Giappone non padroneggiavano la lingua, e i traduttori locali con cui avevano a che fare erano sovente informatori del controspionaggio giapponese””. (pag 265)”,”RUST-099″
“PRIMAKOV Evgueni”,”Au Coeur du pouvoir. Mémoires politiques.”,”PRIMAKOV E. Dono di Tino Albertocchi “”Vladimir Poutin avait occupé une série de postes relativement modestes, notamment au sein du Service de renseignements extérieurs (SVR), que je dirigeai sans jamais le rencontrer, ni entendre parler de lui. Plus tard, il travailla quelques années à la mairie de Saint-Pétersbourg, puis au sein de l’administration du Kremlin, avant de devenir directeur du FSB et d’entamer sa fulgurante ascension jusqu’aux postes de chef du gouvernement et, enfin, de Président. Rien dans ses états de service ne permettait ‘a priori’ de le considerer comme un homme politique”” (pag 15) “”Etait-il cependant capable de s’affranchir du milieu auquel il devait son ascension? Je refusais de croire aux insinuations de certains médias, selon lesquels Poutine était dépendant des oligarques, et je ne doutais pas que ce fût un homme honnête. Son honnêteté même ne l’obligerait-elle pas à tenir ses promesses, à supposer qu’il en ait fait, face à ceux qui avaient soutenu sa candidature? Peu à peu, mes craintes se dissipèrent. Les médias russes s’abîmèrent en conjectures, cherchant à deviner si Poutine s’appuirerait sur ses anciens collègues de la mairie de Saint-Pétersbourg, ou sur les service secrets. Mais nul, pas même se déctracteurs, n’osa affirmer qu’il s’appuyait sur la “”Famille””.”” (pag 16-17)”,”RUSx-173″
“PRIMAKOV Evghenij KIRPICENKO Vadim a cura; saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV”,”KGB. La vera storia dei servizi segreti russi. 1. Dalle origini alla Rivoluzione di Ottobre.”,”Saggi di N.A. ERMAKOV O.K. IVANOV A.N. IZKOV G.A. ORLOV V.I. SAVEL’EV V.K. TOLSTIKOV. Titolo originale: ‘Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio'”,”RUSx-001-FMP”
“PRIMICERJ Giulio”,”1918. Cronaca di una disfatta. Testi e documenti austriaci sul crollo militare dell’Impero asburgico.”,”PRIMICERJ Giulio nato a Tripoli (1925) sottotenente nel 1945, percorre la carriera militare al comando di reparti alpini e in incarichi di stato maggiore. Dopo aver frequentato la scuola di guerra della Bundeswehr, dal 1969 diviene addetto militare alle ambasciate di Bonn e dell’Aja. Lasciato il servizio attivo col grado di generale di diviione e stabiitosi a Trieste si dedica allo studio dei testi austriaci e tedeschi sulle due guerre mondiali. Ha tradotto il ‘Diario di guerra del Comando supremo della Wehrmacht 1939-41’ e l’opera di Berendt sulle attività informative dell’Africa Korps. Contiene il paragrafo: ‘La rivoluzione in Ungheria’ (pag 214- Gli ammutinamenti. “”Fra le 18 e le 18,45 il Comando supremo invia al ministero della guerra e ai ministeri della difesa austriaco e ungherese una relazione molto particolareggiata, scrivendo fra l’altro: “”…Siamo veramente prossimi al crollo dell’esercito… L’agitazione si è estesa a tutti i gruppi nazionali. Le truppe ungheresi sono concordi nel voler combattere esclusivamente per la propria patria e si richiamano in proposito ai diescorsi dei rappresentanti del governo e del popolo riportati dai giornali. Gli slavi, nella maggior parte dei casi, vogliono un loro stato indipendente e non hanno alcun interesse a combattere sul fronte balcanico per la difesa dell’Ungheria. Risulta che a tutt’oggi si siano ammutinate le seguenti unità: (…)””. (pag 194) “”L’impero è in frantumi. Da Budapest arrivano nelle retrovie del gruppo di armate Kövess e nelle zone dove operano unità del gruppo di armate Mackensen schiere di “”congedati”” da Béla Linder, completamente ubriachi e ancora armati, che cominciano a saccheggiare depositi, convogli ferroviari e i carriaggi, insultano e percuotono singoli ufficiali e si mescolano ai reparti ancora efficienti. In qualche località si riesce ancora a disperdere queste bande, ma il loro esempio non tarda a essere seguito.”” (pag 231)”,”QMIP-117″
“PRINI Pietro”,”La filosofia cattolica italiana del Novecento.”,”Giovanni Papini nato a Firenze il 9/1/1881 morto nella stessa città l’8/7/1956. Ha fondato e diretto insieme con Ardengo Soffici, ‘Lacerba’ che ha segnato la sua adesione al futurismo. Le altre opere: Il pragmatismo, Sant’Agostino, Il diavolo, Spia del mondo, La felicità dell’infelice, Dante vivo, è stato professore all’università di Bologna dove insegnerà per un anno. Nel 1937 pubblicò una Storia della letteratura italiana. Ernesto Buonaiuti nacque a Roma il 24/6/1881 e vi morì il 20/4/1946. Sacerdote, insegnante di Storia della Chiesa nella facoltà teologica del Pontificio Seminario Romano. Agostino Gemelli, francescano è nato a Milano il 18/1/1878 ed ivi morì il 15/7/1959. Discepolo a Pavia di Camillo Golgi, si laureò in medicina. Fu tra i fondadori della Rivista della filosofia neoscolastica nel 1909 e poi con L. Necchi e F. Olgiati della rivista Vita e pensiero, e dell’università Cattolica Sacro Cuore a Milano nel 1919, della quale riconosciuta dallo Stato nel 1924, fu rettore fino alla morte. Francesco Olgiati è nato a Busto Arsizio (Varese) il 1/1/1886 ed è morto a Milano il 21/5/1962, sacerdote, fondò con Gemelli e Vito l’Università cattolica del Sacro Cuore, insegnandovi diverse discipline filosofiche, tra le quali le Istituzioni di filosofia del diritto. Gustavo Bontadini è nato a Milano il 27/3/1903 e ivi morto nell’aprile 1990. Nel 1949 vince la cattedra di Filosofia teoretica dell’Università di Pavia, da dove passa a quella dell’Università cattolica di Milano nel 1951. Vincenzo La-Via nato a Nicosia (Enna) il 28/1/1895 è morto a S.Gregorio (Catania) il 31/7/1982. Allievo di Varisco e di Gentile, fu professore ordinario di Filosofia teoretica nell’Università di Messina, dove fondò e diresse la rivista Teoresi. Carlo Mazzantini, nato a Reconquista (Argentina) il 25/11/1895, è morto a Torino il 10/8/1971. É stato ordinario di Storia della filosofia dal 1949 nell’Università di Genova e dal 1959 in quella di Torino, le sue opere: Spinoza e il teismo tradizionale, Eraclito, Marco Aurelio, L’etica di Kant e l’etica di Schopenhauer, La filosofia nel filosofare umano, Storia del pensiero antico. Luigi Stefanini è nato a Treviso il 3/11/1891 ed è morto a Padova il 16/1/1956. Nel 1936 conseguì la cattedra di Filosofia teoretica nell’Università di messina, dove insegnò pedagogia. Fu tra i fondadori del Centro di studi filosofici di Gallarate. Michele Federico Sciacca è nato a Giarre (Catania) il 18/7/1908 e morto a Genova il 24/2/1975. Laureatosi in filosofia sotto la guida dell’Aliotta con una tesi su Tommaso Reid, fu chiamato all’Università di Pavia nel 1938 a coprirvi la cattedra di Storia della filosofia, succedendo ad Adolfo Levi, dimesso per ragioni razziali. Dal 1947 terrà la cattedra di filosofia nella Università di Genova. Fu condirettore per qualche anno della rivista ‘Logos’ fondata dall’Aliotta. Nel 1946 fondò a Genova il Giornale di Metafisica. Giuseppe Capograssi, nato a Sulmona (L’Aquila) il 21/3/1889 morto a Roma 23/4/1956. Tenne la cattedra di Filosofia del diritto successivamente nelle Università di Sassari, Macerata, Padova, Napoli e Roma. La sua opera più vasta ed organica: Il problema della scienza del diritto. Pietro Prini è professore emerito di Storia della filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, dove ha fondato la Scuola di perfezionamento in filosofia. Tra le sue opere ricordiamo: Gabriel Marcel e la metodologia dell’inverificabile. Storia dell’esistenzialismo fa Kierkegaard a oggi, L’ambiguità dell’essere, Il cristiano e il potere.”,”RELC-018-FL”
“PRINZ ZU LÖWENSTEIN Hubertus”,”Breve historia del imperialismo rojo. (Tit.orig.: Der Rote Imperialismus)”,”L’A Principe di LOWENSTEIN nato nel 1906 vicino a Kufstein, divenne dottore in diritto nel 1931. Scrisse su Berliner Tageblatt e Vossische Zeitung articoli contro l’ ascesa del nazionalismo e del comunismo sovietico. In molte conferenze denunciò le intenzioni antitedesche del Piano Morgenthau. Nel 1946 ritornò in Germania dove organizzò la sezione tedesca della Unione Caritas. Venne eletto nel 1953 al Bundestag ove si occupò di questioni di politica estera. “”L’ ‘impero’ sovietico, che oggi si estende dai fiumi Elba e Weser fino al mar del Giappone, sorse dal Principato di Mosca, fondato intorno al 1300, ovvero, in un’ epoca in cui l’ apogeo del Sacro Romano Impero Germanico – che riuniva la cristianità in Occidente – era già rimasto indietro. La data che segnala la fine dell’ Impero Romano d’ Oriente è l’ anno 1453; la sua resistenza secolare contro l’ avanzata dei turchi fu spezzata con la caduta di Costantinopoli. Il grande principe di Mosca, Ivan III, contrasse matrimonio con Zoe, nipote di Costantino XI, ultimo imperatore d’ Oriente. Da questo momento il fiorente Principato di Mosca si considerò erede dell’ Impero Romano d’ Oriente, tanto sul terreno politico come su quello religioso. Ivan III si costituì come “”zar di tutte le Russie”” e la sua capitale, Mosca, nella “”terza Roma””. (pag 15) KPD e nazismo. “”Fino al 1933 vigeva in Germania un patto tra i comunisti e i nazionalsocialisti, spinto dal mutuo terrore. Questo patto si evidenziava ogni volta che i radicali di destra o sinistra si univano contro il governo o contro qualche progetto dei governativi. Si ebbero pure degli scioperi in comune, tra cui il più celebre fu quello dei trasporti berlinesi, nel 1932 e il “”plebiscito”” del 9 agosto 1931 contro il governo democratico prussiano. Il trionfo di questo plebiscito non avrebbe portato ai comunisti il potere, ma a Hitler, però esso fu pianificato. Dimitri Manuilski, allora specialista dei problemi tedeschi dentro al Comintern (…)””. (pag 23)”,”RUST-114″
“PRIPSTEIN POSUSNEY Marsha”,”Labor and the State in Egypt. Workers, Unions, and Economic Restructuring.”,”PRIPSTEIN POSUSNEY M. è professore assistente di politica al Bryant College. “”L’ interferenza del governo nel processo di selezione della leadership sindacale continuò, e di fatto prese forme nuove e più estese. Nel luglio 1963, nel corso della preparazione delle elezioni sindacali del 1963-64, fu emanata una legge che richiedeva che tutti i candidati per la carica di funzionari del sindacato dovevano essere membri della ASU (1). Questa legge dava ai funzionari ASU il potere di tener fuori dalle funzioni sindacali coloro che non gradivano negando loro l’ iscrizione alla ASU.”” (pag 76) (1) Arab Socialist Union”,”MVOx-004″
“PRITTIE Terence”,”Des Allemands contre Hitler.”,”Ulbricht esecutore senza scrupoli dei piani staliniani. (pag 233) Gruppo Rote Kapelle (pag 236) (Orchestra Rossa) (pag 239)”,”GERR-030″
“PRIVITERA Francesco”,”La transizione continua. L’Europa Centro-Orientale tra rinnovamento e conservazione (1989-1994).”,”La transizione dal comunismo al post-comunismo che ha coinvolto i paesi dell’Est – e im maniera differente anche quelli occidentali – si sta rivelando come una delle grandi ‘virate’ della Storia e influenzerà a lungo i destini dell’Umanità. Francesco Privitera, dell’Università di Bologna e del Network Internazionale Europe and the Balkans, è coautore del volume L’Europa orientale e la rinascita dei nazionalismi. Ha pubblicato diversi saggi di storia della Jugoslavia e sull’URSS nella Seconda Guerra Mondiale.”,”EURC-047-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Il mondo arabo e l’ aggressione italiana all’ Etiopia. (in)”,”Altri ‘Studi e documenti’: -Alfredo SALSANO, Politica ed economia nell’ Encyclopedie -Giuseppe PALETTA Giorgio PEREGO, Organizzazione operaia e innovazioni tecnologiche. La Lega gasisti di Milano, 1900-1915 -Luigi TOMASSINI, Intervento dello Stato e politica salariale durante la 1° GM -Fabio BETTANIN, La formazione dei processi decisionali nel PCUS -Karel KAPLAN, La crisi cecoslovacca, 1953-1956 -Giulio SAPELLI, Per la storia comparata delle imprese industriali e bancarie. Ipotesi di lavoro -Francesco BENVENUTI, La circolare di Antonov-Ovseenko del dicembre 1923 -Gianni ISOLA, Bibliografia degli scritti di Giuseppe Berti con un saggio introduttivo ‘Giuseppe Berti fra memoria e storia’.”,”ANNx-022″
“PROCACCI Giuliano”,”Le Internazionali e l’ aggressione fascista all’ Etiopia. (in)”,”Altri documenti: -Lettres et documents d’Ersilio Ambrogi (1922-1936), par Anne METTEWIE-MORELLI”,”ANNx-018″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia degli italiani.”,”PROCACCI ha ricoperto la carica di storia moderna e poi di storia contemporanea nelle Univ di Cagliari e Firenze. Attualmente insegna storia contemporanea all’Univ La Sapienza di Roma. Tra le sue opere: -Studi sulla fortuna di Machiavelli. ISTITUTO STORICO ITALIANO. 1965 -La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX. EDITORI RIUNITI. 1970 -Il partito comunista in Unione sovietica. LATERZA. 1974 -Il socialismo internazionale e la guerra d’Etiopia. ER. 1978 -Dalla parte dell’ Etiopia. L’aggressione italiana all’Etiopia vista dai movimenti colonialisti in Asia, Africa, America. FELTRINELLI. 1984 – Premi Nobel della pace e guerre mondiali. FELTRINELLI. 1988″,”ITAG-0070″
“PROCACCI Giuliano”,”Il socialismo internazionale e la guerra d’ Etiopia.”,”L’ aggressione fascista all’ Europa può essere considerata come l’ inizio di quella reazione a catena che si concluse con lo scoppio della 2° GM. Su questa iniziativa militare italiana e sulle sue possibili conseguenze (sanzioni) furono diverse le posizioni assunte dai vari partiti aderenti all’ Internazionale socialista e soprattutto dal partito laburista inglese e dal partito socialista francese. La vicenda fu anche il primo banco di prova della politica del fronte popolare e antifascista lanciata dal VII Congresso del Comintern. Giuliano PROCACCI (1926) insegna all’ Università di Firenze. Tra le sue opere: ‘Studi sulla fortuna di Machiavelli’ (1965), ‘Storia degli italiani’ (1973). Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’ età contemporanea ha dedicato ‘La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX’ (1970) e ‘Il partito nell’ Unione Sovietica, 1917-1945′ (1974).”,”ITAF-071″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia del XX secolo.”,”Giuliano PROCACCI è professore di storia contemporanea presso l’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: – Classi sociali e monarchia assoluta in Francia (EINAUDI, 1956) – La lotta di classe in Italia agli inizi del XX secolo (EDITORI RIUNITI, 1970) – Premi Nobel della pace e guerre mondiali (FELTRINELLI, 1989) – Machiavelli nella cultura europea dell’ età moderna (LATERZA, 1995).”,”RAIx-076″
“PROCACCI Giuliano”,”Storia degli italiani.”,”PROCACCI è nato ad Assisi nel 1926, ha partecipato alla resistenza nel Bellunese e ha studiato all’ Università di Firenze con Carlo MORANDI e all’ Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico CHABOD. Ha iniziato la sua attività di ricercatore a Parigi presso il Centre National de la recherche scientifique e l’ha proseguita a Milano presso l’ Istituto Feltrinelli e, dal 1958 al 1965, a Roma presso l’ Istituto Storico italiano. Attualmente è ordinario di storia moderna all’ Università di Firenze. Ha scritto ‘Studi sulla fortuna di Machiavelli’ (ISTITUTO STORICO ITALIANO. 1965).”,”ITAG-041″
“PROCACCI Giuliano”,”Il partito nell’ Unione Sovietica 1917-1945.”,”Giuliano PROCACCI (1926) ha studiato all’ Università di Firenze con Carlo MORANDI e all’ Istituto per gli Studi Storici di Napoli con Federico CHABOD. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre nationale de la recherche scientifique, a Milano per l’ Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’ Istituto storico italiano a Roma.”,”PARx-023″
“PROCACCI Giuliano a cura, testi di L. TROTSKY N. BUCHARIN G. ZINOVIEV J. STALIN”,”Staline contre Trotsky. 1924: la révolution permanente et le socialisme en un seul pays.”,”E’ la traduzione dell’ opera italiana (Editori Riuniti 1963) ‘La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo’. Il libro riporta i testi del grande dibattito all’ interno del partito bolscevico seguito alla morte di Lenin (1924). Da questa data al XIV Congresso del partito (1926) Stalin rafforzerà definitivamente le sue posizioni. Le due questioni centrali dibattute sono quelle affrontate in questo volume. “”In Lenin, non c’è niente, o quasi niente, che non possa essere “”estratto”” dal marxismo. E’ in questo senso che Lenin si è molte volte mostrato l’ allievo di Marx. Non c’è Lenin senza Marx. Tuttavia, adesso non possiamo più parlare di marxismo senza Lenin. Le prime “”parti integranti”” del marxismo sono personificate principalmente da Marx, allo stesso modo che le nuove “”parti integranti”” complementari sono personificate soprattutto da Lenin. Senza Lenin, oggi non si ha più marxismo, come non c’è più senza lo stesso Marx. Marx senza Lenin non è più Marx nella totalità; Marx più Lenin questo è adesso la totalità del marxismo””. (pag 120, Zinoviev)”,”RIRO-265″
“PROCACCI Giuliano”,”Classi sociali e monarchia assoluta nella Francia della prima metà del secolo XVI.”,”””Nel complesso della Guienna, da Saintes a Nérac, ad Agen, a Sainte Foy, le classi sociali più umili, delle città e delle campagne, gli artigiani, i contadini, la popolazione delle isole ci è apparsa dunque largamente e profondamente influenzata dalle nuove idee. E’ certo che nelle parole dei predicatori come lo Hamelin, il Ramasseur e altri, essi avvertivano una religiosità più sollecita delle miserie del povero, vedevano schiudersi la speranza di uno Stato migliore, di una società più equa, di un rinnovamento. Rinnovamento che, in tutte le eresie medievali, si configurava come il ritorno a un tempo passato e felice, a una Chiesa originaria senza decimatori e prelati nutriti di lavoro contadino, a un villaggio di eguali senza la protervia del ricco, dell’ accaparratore di terre, del feudatario, a una “”commune”” senza consoli corrotti, senza ufficiali rapaci, senza angherie e senza fiscalismo. Che la predicazione protestante trovasse larga udienza tra le masse del “”peuple menu”” delle città e delle campagne non significa peraltro che la Riforma in Guienna abbia carattere esclusivamente popolare (…)””. (pag 199-200)”,”FRAA-060″
“PROCACCI Giuliano”,”Dalla parte dell’ Etiopia. L’ aggressione italiana vista dai movimenti anticolonialisti d’ Asia, d’ Africa, d’ America.”,”Jean Ralaimongo e il giornale ‘L’ Opinion’. “”Una rubrica fissa del giornale è dedicata a stigmatizzare il “”regime hitlérien”” di cui erano vittime i prigionieri politici nell’ isola e il nome di Ralaimongo veniva spesso associato a quello di Thälmann. Antifascista nel Madagascar, “”L’ Opinion”” lo era però anche in Francia (…). Gli accordi Laval-Mussolini del gennaio chiamavano però in causa le responsabilità della Francia e a questo argomento era dedicato un lungo editoriale di Ravoahangy. La tesi in esso sostenuta era che la Francia si era umiliata inviando il suo ministro degli Esteri a “”mendicare le grazie dell’ Italia fascista””, quando invece sarebbe spettato all’ Italia di ringraziare Parigi per l’ aiuto fornitole durante la prima guerra mondiale che aveva “”salvato l’ Italia dall’ invasione””.”” (pag 178-180) Posizione sinistra europea ed extraeuropea su guerra etiopia (pag 252)”,”ITAF-230″
“PROCACCI Giuliano”,”Le elezioni del 1874 e l’opposizione meridionale.”,”PROCACCI G. Contiene il capitolo: ‘I cattolici e le urne’ (pag 110-121) “”Non è nostro compito in questa sede, dove ci occupiamo principalmente di un episodio di lotta politica, occuparci in maniera particolare del problema del carattere e della natura dello Stato italiano. Tanto più che, soprattutto per quanto concerne il rapporto tra tale Stato e il Mezzogiorno, si tratta di temi e di problemi che la grande corrente liberale di studi meridionali che si riassume nel nome di Giustino Fortunato prima, e, più recentemente e con nuova consapevolezza, il pensiero marxista (dalla celebre lettera di Engels (1) a Turati, a Labriola, a Gramsci) hanno reso largamente familiari e dibattuti.”” [(1) La lettera di Engels a Turati del 26 gennaio 1894 è stata pubblicata in ‘Lenin, Sul Movimento Operaio italiano’, Roma, 1949, pp. 195-97] [Giuliano Procacci, Le elezioni del 1874 e l’opposizione meridionale, 1956] (pag 46) “”Il Ferrara – come è noto – militava anch’egli nell’opposizione; liberista ad oltranza egli aveva recentemente disapprovato la legge Finali-Minghetti sull’unificazione del diritto di emissione. Nel Congresso delle Camere di commercio del 1869 tenutosi a Genova egli aveva sostenuto la necessità di una politica fiscale più blanda; lo Stato, anche in questo settore, doveva limitare il suo intervento e lasciar fare alla iniziativa dei produttori. Esso stesso, alla lunga, ne avrebbe beneficiato. A veder più a fondo in questo suo antiministerialismo e liberismo ad oltranza ci aiuta la lettura di un opuscolo che egli pubblicò nel 1871 sulla questione del macinato””. (pag 64)”,”ITAA-138″
“PROCACCI Giuliano TROTSKY Leone BUCHARIN Nicolai ZINOVIEV Grigori”,”El gran debate (1924-1926). I. La revolucion permanente.”,”””Todo esto, naturalmente, a título de ilustración, de ejemplo de cómo en los momentos actuales no se puede ser fiel al marxismo, a la revolución, ‘sin considerar la insurrección como un arte'”” (Lenin, vol XIV-2, p. 140) (pag 68) Lenin tratta della questione agraria e dei contadini a livello mondiale (Zinoviev, p. 153) Gran parte del saggio di Zinoviev ‘Il leninismo’ verte sulla critica della Teoria della rivoluzione permanente di Parvus Trotsky (ne ‘Il leninismo’ (pag 156-) Dove fu esposta in modo preciso la teoria della rivoluzione permanente? Nella prefazione di Parvus all’opuscolo di Trotsky ‘Antes del 9 enero’ (Prima del 9 gennaio) (1905), e in una serie di articoli del ‘Nachalo’ (1905), in alcuni articoli di Trotsky raccolti in ‘1905’. E in alcune passaggi del libro di Parvus (Russia e la Rivoluzione, Il socialismo e la rivoluzione sociale, La socialdemocrazia e il parlamentarismo, La carta dei sindacati e della socialdemocrazia nella rivoluzione sociale, ecc’). Ma il più importante è la prefazione di Parvus all’opuscolo di Trotsky del 1905. Zinoviev afferma che Trotsky parla di Parvus riconoscendolo come proprio maestro (pag 161). La teoria della rivoluzione permamente appartiene in gran parte a Parvus come riconosce lo stesso Trotsky (pag 162). La corrente Trotsky-Parvus non comprende come necessaria la questione della nazione oppressa. Non comprende la trasformazione della rivoluzione democratico borghese in rivoluzione socialista. (pag 175) “”No hay duda, pues, que la teoría de la revolución permanente pertenece en gran parte a Parvus, como afirma el propio Trotski. Antes de analizar el mencionado pasaje de Parvus, conviene recordar lo que dijimos acerca de la “”revolución permanente”” de Marx. La misma es la generalización de la experiencia de varias revoluciones en Occidente y la indicación de la línea general ascendente de la revolución proletaria en el curso de decenas de años. La misma contiene, en germen, la teoría de la transformación de la revolución democrático-burguesa en revolución socialista, teoría ulteriormente desarrollada por Lenin. En Parvus y Trotski, como veremos, se trata de otra cosa: se trata de una valoración de las fuerzas motrices de la revolución en Rusia, valoración, por otra parte, profundamente errónea. ‘En vez de basarse en un análisis exacto para evaluar de un modo concreto las fuerzas de clase de un país, Parvus y Trotski hacen un análisis que ellos cubren con la fórmula de Marx, la cual tiene un significado histórico-filosófico general”” [Grigori Zinoviev, El leninismo] [in Giuliano Procacci, Leon Trotsky, Nicolai Bucharin, G. Zinoviev, ‘El gran debate (1924-1926). I. La revolucion permanente’, 1975] (pag 161-162) (pag 145-146)”,”TROS-225″
“PROCACCI Giovanna TOMASSINI Luigi a cura, saggi di J.L. ROBERT J.M. WINTER J. HORNE M.H. GEYER B. UNFRIED G. MELE B. BIANCHI L. TOMASSINI L. VENTURINI N. LABANCA”,”Studi recenti sulla prima guerra mondiale.”,”Saggi di J.L. ROBERT J.M. WINTER J. HORNE M.H. GEYER B. UNFRIED G. MELE B. BIANCHI L. TOMASSINI L. VENTURINI N. LABANCA Contiene il saggio: di Giannarita MELE, Prima guerra mondiale e classe operaia in Russia. Alcune tendenze della storiografia contemporanea (pag 679-692) “”Sul nesso tematico guerra-classe operaia – rivoluzione (…) la produzione russa e sovietica degli anni Venti rappresenta una vera e propria miniera, ponendosi alcune domande cui ancora oggi la ricerca storica tenta di dare delle risposte. Basterebbe anche soltanto scorrere i titoli pubblicati in queli anni – alla metà del decennio, o in occasione del decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre – (opere di storici, di leader politici non solo bolscevichi ma anche socialisti rivoluzionari e menscevichi, interventi e memorie di operai), per avere la netta percezione del pluralismo presente anche nella storiografia degli anni della Nep (…). Sempre in quegli anni vengono pubblicate raccolte di lettere di soldati dal fronte, note di vita nelle trincee, memorie di ufficiali, appunti di corrispondenti di guerra, relazioni della Croce rossa sui prigionieri, persino diari dei disertori. Ne esce un’immagine viva d’una Russia a dominanza rurale che per la prima volta si muove, si mischia, soffre e viene piano piano trasformata dalla “”quotidianità”” della vita al fronte, diventando pacifista più per necessità che per convinzione politica. E dietro i pensieri dei combattenti si insinua man mano il germe della rivolta. Come esempio citiamo la raccolta introdotta da una prefazione dello storico M.N. Pokrovskij, che si intitola ‘Soldatskie pis’ma 1917 goda’ (Lettere di Soldati, 1917), Mosca-Leningrado 1927. Tutto ciò potrebbe costituire una fonte ricchissima per una storia della mentalità e dell’opinione dei combattenti. Come tutto il resto della produzione culturale, anche questi filoni di ricerca storica vengono disseccati con l’affermazione dello stalinismo (…)”” pag 691 [Giannarita Mele, Prima guerra mondiale e classe operaia in Russia. Alcune tendenze della storiografia contemporanea]”,”QMIP-099″
“PROCACCI Giovanna a cura; saggi di Maria Luisa PESANTE Giovanna PROCACCI Paola CARUCCI Luigi TOMASSINI Bruno BEZZA Luciano SEGRETO Bruna BIANCHI Alessandro CAMARDA Adriana LAY Simonetta ORTAGGI Santo PELI Paride RUGAFIORI Duccio BIGAZZI Renato COVINO Giampaolo GALLO Vittorio FOA Renato MONTELEONE Patrizia DOGLIANI”,”Stato e classe operaia in Italia durante la Prima guerra mondiale.”,”Libro frutto del convegno ‘Stato e classe operaia in Italia durante la Prima guerra mondiale’ svoltosi a Rimini nell’autunno 1982. Collaborazione di due Istituti storici della resistenza. Operai civili, donne e operai militari. “”Fino al 1917 infatti i ritmi di incremento per gli operai civili risultano essere nettamente più sostenuti rispetto a quelli degli operai militari. La situazione si modifica con i primi del 1917. Infatti in primo luogo si cominciano ad assumere le donne, la cui presenza si triplicherà nel corso di un anno e mezzo. In secondo luogo la crescita degli operai militari diverrà più sostenuta. Questa crescita impetuosa delle donne e più moderata, ma pur sempre significativa, degli operai militari e la diminuzione relativa degli operai civili sono spiegabili, per un verso, con la continua richiesta di manodopera da parte dell’industria degli armamenti, di fronte ad un mercato lavoro sempre più rigido, dall’altro dallo svolgimento e dagli esiti delle vicende belliche. Negli anni 1917-18 si concentra infatti il 41% dei licenziamenti degli operai borghesi contro il 14% del 1915-16; sempre negli anni finali vengono effettuati il 75% dei licenziamenti per servizio militare che riguardano soprattutto gli operai delle classi comprese tra il 1892 e il 1900. Per altro verso invece l’80.3% degli operai militari nel 1917 ha più di 30 anni, quota destinata a crescere nel 1918 raggiungendo l’82.3%. In altri termini gli operai più giovani vengono mandati al fronte, nel mercato locale non si trovano sufficienti rimpiazzi e quindi vengono sostituiti da operai di classi d’età più anziane e ormai inabili alle fatiche di guerra, oppure da manodopera femminile. Non è casuale infatti che l’età media degli straordinari passi dai 25 anni del 1915 ai 28 del 1918. Ugualmente cresce l’età media dei militari: dai 25 anni degli ammessi nel 1915, ai 35 di quelli del 1917, ai 36 di quelli del 1918. I militari fra i 20 e i 30 anni calano dal 70.1% del 1915, al 59.2% del 1916 fino al 17.7% del 1918. Per quanto riguarda le donne, se l’età media passa dai 27 anni del 1917 ai 33 del 1918 – a causa dell’aumento delle classi d’età sopra i 35 anni il cui peso subisce nel biennio un incremento del 4.7% – tuttavia nel 1918 il 51.3% della forza lavoro ha meno di 25 anni”” (pag 296-297) (saggio di Renato Covino e di Giampaolo Gallo, La forza lavoro della fabbrica d’armi di Terni durante la prima guerra mondiale)”,”QMIP-188″
“PROCACCI Giovanna”,”Dalla rassegnazione alla rivolta. Mentalità e comportamenti popolari nella grande guerra.”,”In ricordo di Simonetta Ortaggi Giovanna Procacci insegna storia contemporanea all’Università di Modena. E’ studiosa di storia sociale, politica e delle mentalità. Sulla prima guerra mondiale ha curato il volume ‘Stato e classe operaia in Italia durante la prima guerra mondiale’ (1983). Ha pubblicato numerosi saggi tra cui ‘Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra. Con una raccolta di lettere inedite’ (1993) e ‘L’Italia nella Grande guerra’, in ‘Storia d’Italia, 4. Guerre e fascismo, a cura di G. Sabbatucci e V. Vidotto, Laterza, 1997. Fa parte del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre, Péronne, Somme. Crisi politica inverno 1916 1917 e interventismo di sinistra (pag 255) “”Diversi come origini ideologiche e come percorso politico, ma trovatisi affiancati durante la campagna per l’entrata in guerra, gli interventisti di sinistra – sia “”democratici”” (essenzialmente socialriformisti e repubblicani) – erano venuti costituendo durante il conflitto un movimento unitario, caratterizzato da posizioni comuni riguardo alla politica interna e all’ordine pubblico: posizioni che si riassumevano nella richiesta di una limitazione delle libertà costituzionali al fine di arginare il dissenso (2). Il cemento ideologico che teneva fra loro unite tali correnti era essenzialmente l’antisocialismo – sotto l’aspetto della difesa della guerra contro il “”tradimento”” dei “”nemici interni”” – e si esprimeva attraverso un richiamo costante all’esperienza del maggio 1915 e all’unità fra tutti i gruppi che avevano intensamente voluto la guerra. La polemica contro il governo e i “”nemici interni””, era infatti iniziata nei giorni dell’intervento ed era stata stimolata dagli esiti incerti del conflitto e dall’accrescersi dell’opposizione politica e popolare. Era poi proseguita in un continuo crescendo, diventando particolarmente accesa nei momenti in cui il parlamento riapriva i battenti. Da atteggiamenti di parossismo antisocialista non furono immuni neppure gli interventisti democratici (3)”” (pag 255) (2) Sull’argomento, cfr., tra gli altri, L. Salvatorelli, Nazionalfascismo, Torino, 1977, pp. 22, 25-26; V.E. Orlando, Memorie, 1915-1919, a cura di R. Mosca, Milano, 1960, pp, 14, 49 (3) Nel dicembre 1916 Bissolati, che già nel discorso di Cremona dell’ottobre aveva attaccato violentemente i socialisti e aveva reclamato provvedimenti di polizia contro di essi, dicharava a Malagodi: “”L'””Avanti!”” avrebbe dovuto essere soppresso ai primi giorni, ma Salandra non lo fece, sempre per la sua illusione della guerra rapidamente vittoriosa; oggi, la soppressione sarebbe una faccenda più clamorosa”” (O. Malagodi, Conversazioni della guerra, 1914-1919, a cura di B. Vigezzi, Milano-Napoli, 1960, p. 96). Per le posizioni della stampa democratica alla fine del 1916, v. ad es. E. Ciccotti, in ‘Il messaggero’, 25 dic. 1916; ‘Appello alla Direzione del Partito Socialista Riformista. Ai compagni on. Bissolati, Bonomi e Canepa membri del Governo. “”Per la Vittoria””, in “”Il popolo d’Italia””, 8 gennaio 1917; ‘I difensori di Orlando e la politica interna’, in “”L’iniziativa’, 13 gennaio 1917; ‘L’unità’, ‘I deputati e la guerra’, in ‘L’unità’, 26 gennaio 1917. L’articolo de ‘L’unità’ – nel quale si leggeva che “”il problema concreto e vitale del momento attuale non è il ritorno alla retta tradizione parlamentare: è vincere e fare una buona pace. Primum vivere deinde… tornare a Cavour”” – era in risposta polemica a un articolo di A. Frassati su ‘La stampa’ del 20-21 gennaio (‘Torniamo a Cavour’), nel quale il direttore del giornale giolittiano aveva denunciato esplicitamente per la prima volta la campagna intervistista contro il Parlamento, e aveva riconosciuto nei socialisti i principali tutori della carta costituzionale. Sulla polemica v. anche “”L’u.””, ‘Solaro, Frassati, Crispolti’, in ‘L’unità’, 16 marzo 1917″” (pag 255-256) Wikip: Il Partito Socialista Riformista Italiano si formò dopo l’espulsione di iscritti al Partito Socialista Italiano. Il partito nasce nel 1912 su iniziativa di Leonida Bissolati, che diventerà ministro nel 1916. Tra i fondatori si trova Gino Piva, per il quale «il Socialismo non è rivoluzionario né riformista; è quello che il suo tempo lo fa (…) Il Socialismo (pertanto) non può avere apriorismi: esso deve operare come può nell’ambiente in cui vive». Prima dell’entrata in guerra dell’Italia il partito osteggia l’atteggiamento interventista, mentre poi, con la dichiarazione di guerra, seppur critico con l’intervento, lo appoggia per senso patriottico. Alle elezioni del 1913 prese il 3,9% dei voti; alle elezioni del 1919 l’1,5%. Quel che restava del partito fu riorganizzato da Ivanoe Bonomi e aggregato con democratici autonomi e demosociali dissidenti il 10 febbraio 1924 nella Lega Democratica Nazionale, ma senza particolari fortune[1], considerato anche il consolidarsi, contemporaneamente, del regime fascista, scosso solo temporaneamente dagli effetti del delitto Matteotti. I Congresso nazionale – Roma, 15-17 dicembre 1912 II Congresso nazionale – Roma, 15-16 aprile 1917 Politici ed iscritti Nicola Badaloni, Agostino Berenini, Alfredo Bertesi, Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini, Leone Caetani, Giuseppe Canepa, Pompeo Ciotti, Giuseppe De Felice Giuffrida, Arnaldo Dello Sbarba, Aurelio Drago, Giuseppe Giulietti, Arturo Labriola, Luigi Musini, Quirino Nofri, Francesco Paoloni, Gino Piva, Guido Podrecca, Giuseppe Romualdi, Attilio Susi, Achille Tiraboschi, Virgilio Vercelloni, Carlo Visconti Venosta, Adolfo Zerboglio.”,”QMIP-199″
“PROCACCI Giovanna”,”Governare la povertà. La società liberale e la nascita della questione sociale.”,” Giovanna Procacci è ricercatrice di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Milano, dove insegna Storia del pensiero sociologico.”,”TEOS-028-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca.”,”Al centro della prima parte del saggio di Procacci c’è la critica storiografica all’opera del Cole (G.D.H. Cole, The Second International, Macmillan, 1956, vol I) “”La tendenza a ravvisare nel revisionismo il “”nocciolo”” ideologico della Socialdemocrazia tedesca si accompagna nell’opera del Cole ad una abbastanza evidente sottovalutazione degli altri orientamenti ideali ed indirizzi di pensiero operanti in seno ad essa nel periodo della II Internazionale”” (pag 113) Tesi Procacci su influenza di Engels su Bernstein (e il revisionismo)! (pag 129-130) Critiche a Gay e apprezzamenti per il lavoro di Schorske (pag 131-132) Studio del concetto di centrismo (Kautsky, Ledebour): Erich Matthias e E. Schorske (pag 133-134) “”Gli è che la considerazione del revisionismo come un ‘sistema’ impedisce al Gay di misurarne la più vera qualità di fenomeno politico e gli fa vedere astratte distinzioni, là dove invece vi sono pratiche convergenze. Malgrado però questa sua errata impostazione (…) il Gay ha tuttavia in una certa misura avvertito che il revisionismo era qualcosa di più di una dottrina politica. Egli si è perciò posto, sia pure in forma alquanto marginale, il problema del suo rilievo politico e della sua fondazione oggettiva. A questa esigenza vorrebbe supplire in particolare l’elenco delle ragioni storiche per cui – come suona il titolo del capitolo – “”se non ci fosse stato un Bernstein, sarebbe occorso inventarlo””. Tali ragioni sono però indicate in modo sommario e generico richiamando l’attenzione del lettore sulla particolare congiuntura economica degli anni che videro l’affermarsi del revisionismo, sul carattere di organizzazione di massa (con conseguenti modificazioni della sua composizione sociale) assunto dal Partito Socialdemocratico dopo l’abrogazione delle leggi eccezionali e sulle nuove e più grandi dimensioni del movimento sindacale (44). Si tratta però, come si è detto, di indicazioni assai generiche, né del resto molto nuove. Osservazioni assai più acute ed un’analisi più dettagliata in questo senso noi troviamo invece nello studio dello Schorke. Difatti questo lavoro, in ragione appunto del suo carattere più generale e della sua maggiore articolazione storica, finisce per affermarsi una consapevolezza assai più chiara del ruolo e della posizione che nel complesso della Socialdemocrazia tedesca ebbero le correnti revisioniste come fenomeno politico. Ché anzi, per lo Schorske, la storia della SPD dal 1905 in poi è, per una parte notevole, contrassegnata dalla progressiva affermazione di dette correnti nel Partito: dopo il periodo rivoluzionario del 1905-1907 e la sconfitta elettorale del 1907, si apre un periodo, identificabile negli anni 1906-1909, nel corso del quale la destra viene sempre più consolidando le proprie posizioni all’interno del Partito. La pratica liquidazione del movimento giovanile con il suo antimilitarismo e la sempre maggiore influenza acquistata dai Sindacati (aspetti entrambi cui lo Schorske dedica pagine assai documentate ed interessanti) vanno di pari passo con il processo di formazione e di rafforzamento di un quadro dirigente e di una burocrazia di partito tendenzialmente revisionista. Anche la successiva crisi rivoluzionaria del 1909-1910, il cui principale episodio fu la battaglia per la democratizzazione del suffragio in Prussia, si chiuse con una sostanziale vittoria dell’ala moderata. Il Congresso di Magdeburgo del 1910 fu – come osserva lo Schorske – “”l’ultimo in cui la difesa contro il revisionismo fu il punto principale all’ordine del giorno””. D’ora in poi “”le divergenze teoriche tra centristi e revisionisti saranno superate dalla comune difesa di una pratica gradualista contro la pressione dei radicali di sinistra”” (45)”” [(44) Peter Gay, ‘The Dilemma of Democratic Socialism. Eduard Bernstein’s Challenge to Marx, NY, Columbia Univ. Press, 1955, p. 99-119; (45) C.E. Schorske, Germa Social Democracy, 1905-1917. The Development of the Great Schism’, Harvard Univ. Press, Cambridge, 1955, p.195] [Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, saggio in Annali Feltrinelli, Milano, 1958] Lenin (pag 139-140) “”Sorgono a questo punto problemi di grande complessità: in che misura, ad esempio, i socialisti tedeschi giunsero alla coscienza dei reali termini in cui si poneva in Germania la questione del rapporto tra fase democratico-borghese e fase socialista della rivoluzione? In che misura la chiarificazione teorica e pratica di questo rapporto permise o non permise una politica nei confronti delle masse contadine e, in particolare, dei lavoratori agricoli ad est dell’Elba? E in che misura il movimento operaio e sindacale tedesco seppe comprendere in tempo le profonde modificazioni che lo sviluppo economico-industriale del paese aveva determinato nella composizione organica della classe operaia, nei rapporti di questa con il resto della popolazione laboriosa ed adeguarsi a questa situazione nuova? E infine in che misura il movimento operaio e socialista in Germania seppe superare l’iniziale fase economico -corporativa per divenire un movimento a carattere nazionale? Sono questi problemi cui una risposta può esser data soltanto partendo dall’esame della situazione oggettiva e commisurando a questa il giudizio sull’azione politica della Socialdemocrazia tedesca nelle sue varie correnti. E’ questo un problema ed un’esigenza che non data da ieri. Già negli scritti di Lenin attorno al 1915 si accenna al problema della necessità di compiere una ricerca “”dell’origine storica, delle condizioni, del significato e della forza della tendenza socialsciovinista”” (67). Sarebbe interessante approfondire in che misura Lenin abbia portato avanti egli stesso questo lavoro di ricerca della ‘origine storica’ e delle ‘condizioni’ che resero possibile il 4 agosto. La nostra impressione è che in Lenin il problema rimanga più accennato che svolto: le indicazioni vanno accolte come tali e non va prestato ad esse un valore di assiomi che Lenin stesso era ben lungi dal dar loro. Spesso dei giudizi relativi alla storia della Socialdemocrazia tedesca che oggi siamo indotti ad attribuire a Lenin, sono invece il frutto di una sistemazione e di una interpretazione successive. Un posto importante in questo lavoro di sistemazione dei giudizi leninisti sulla storia della Socialdemocrazia tedesca nel periodo della II Internazionale spetta certamente al lavoro di Zinoviev del 1924, ‘Der Krieg und die Krise des Sozialismus’, nel quale, per la prima volta, viene affrontato in forma sistematica il problema della ‘crisi’ del socialismo internazionale venuta alla luce clamorosamente il 4 agosto. L’opera era concepita e svolta in uno spirito e secondo un metodo notevolmente diverso da quello di Lenin: là dove questi, come si è visto, parlava di ‘origini’ e di ‘condizioni’, Zinoviev invece parlava di ‘cause’ (68) ed alla ricerca delle ‘cause’ dedicava il grosso della sua fatica. Al posto di una ricostruzione storica di un determinato processo in tutti i suoi aspetti e lungo tutto il suo svolgimento, si aveva così una enumerazione sociologica di varie ‘cause’. La crisi del socialismo risultava la combinazione di vari fattori, dalla burocratizzazione dell’apparato politico e sindacale al peso che i ‘compagni di strada’ piccolo-borghesi (Mitlaüfer) avevano acquistato nella determinazione della politica di partito, all’esistenza ed alla rilevanza politica dell”aristocrazia operaia’. E’ interessante notare come nella individuazione e nella descrizione di questi fattori (ed in particolare del concetto di aristocrazia operaia) lo Zinoviev combinasse indicazioni e spunti già presenti in Lenin con argomentazioni ed analisi a carattere sociologico. Vengono ampiamente utilizzati i lavori del Michels sulla struttura organizzativa e la sociologia dei partiti socialisti e, in particolare, della Socialdemocrazia tedesca. La stessa teoria dell”aristocrazia operaia’ quale ce la presenta lo Zinoviev, risulta una combinazione di indicazioni tratte da Lenin con argomentazioni e ‘prove’ a carattere sociologico tratte prevalentemente dal Michels (69)’ (pag 139-140) [Giuliano Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, saggio in Annali Feltrinelli, Milano, 1958] [(67) Lenin, La guerra imperialista, Roma, Rinascita, 1950, p. 92; (68) G. Zinoviev (Sinowjew), ‘Der Krieg und die Krise des Sozialismus’, Wien, 1924, p. 528; (69) Ibid., p. 523 e sgg.]”,”INTS-051″
“PROCACCI Giuliano a cura”,”L’Internazionale comunista dal I al VII Congresso, 1919-1935.”,”Bibliografia. Le riviste della Terza Internazionale tra il 1919 e il 1920 (pag 288) e anni seguenti con date di inizio e fine pubblicazione”,”INTT-294″
“PROCACCI Giuliano”,”La memoria controversa. Revisionismi, nazionalismi e fondamentalismi nei manuali di storia.”,”[‘A giudizio di Erik Hobsbawm i movimenti nazionalisti che si svilupparono in Europa a partire dalla data approssimativa del 1880 si differenziano da quello che egli definisce come «nazionalismo dell’epoca liberale» per alcuni tratti distintivi. In primo luogo per l’abbandono di quello che lo stesso Hobsbawm definisce come il «principio della taglia minima», in base al quale l’accesso alla sovranità e all’indipendenza era considerato legittimo e auspicabile solo per quei paesi quali l’Italia, la Germania nei quali esso si realizzasse mediante l’unificazione di stati regionali preesistenti ed affini per lingua e tradizioni o come la Polonia e l’Ungheria che possedessero un’adeguata estensione territoriale e un comune e ricco retaggio culturale, insomma una propria identità storica accertata (1). Era questo il criterio cui si attenne il principale teorico del nazionalismo liberale, Giuseppe Mazzini, il quale, come rileva Hobsbawm, non annoverava l’Irlanda tra le nazioni candidate all’indipendenza della sua Giovane Europa per non parlare di altre «nazionalità» che non raggiungevano la «soglia minima» (2) e di quelle che Engels definirà «geschichtlose Nationen». Un secondo tratto distintivo del nazionalismo degli ultimi decenni del secolo XIX consiste, sempre a giudizio di Hobsbawm, nel fatto che il concetto herderiano di nazione come comunità basata sulla lingua e sull’etnia viene gradualmente prevalendo su quello di nazione come cittadinanza fondata su valori condivisi proprio della tradizione rivoluzionaria francese, della nazione come «plebiscito di tutti i giorni» (3). Ciò comportava tra l’altro il graduale abbandono del criterio della soglia minima. E fu appunto su questa base etnica e linguistica, peraltro in alcuni casi approssimativa, che, come è noto, al termine della prima guerra mondiale si costituì in Europa una serie di nuovi stati ed è su questa base che dopo la seconda guerra mondiale il principio dell’autodeterminazione così inteso trovò applicazione, anche se in maniera ancor più approssimativa, nel mondo coloniale e nel caso per molti aspetti eccezionale dello stato di Israele. Ed è ancora su questa stessa base etnica e linguistica che dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e lo smembramento della Jugoslavia sono nati sul territorio dell’Eurasia una ventina di nuovi stati, ciascuno dei quali alla ricerca della propria identità e della propria storia. E’ evidente che il problema della costruzione, se non dell’invenzione, di una identità nazionale si pone in termini di particolare acutezza ed urgenza quanto più labile ne sia il contenuto e quanto più recente è l’acquisizione dell’indipendenza o anche la rivendicazione della medesima. In certi casi tale processo segue anzi e non precede l’acquisizione dell’indipendenza e della dimensione statuale’ (pag 17-18)] [(1) E.J. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi dal 1780. Programma, mito, realtà’, Torino, 1991, p. 120; (2) Ivi, p. 36; (3) Ivi, p. 120]”,”STOx-254″
“PROCACCI Giovanna; MANACORDA Gastone”,”Gli interventisti di sinistra, la rivoluzione di febbraio e la politica interna italiana nel 1917 (Studi e documenti) (Giovanna Procacci); Il movimento operaio italiano tra biografia e storia (Rassegna bibliografica) (Gastone Manacorda).”,”Manacorda dice a proposito della bibliografia dei volumi dell’opera Dizionario del movimento operaio italiano di Detti e Andreucci: “”E’ da lodare l’immane fatica cui si è sottoposto Gianni Isola redigendo la “”Bibliografia generale””, utilissima appendice al ‘Dizionario’ che elenca tutte le opere citate nei testi e nelle bibliografie particolari, correggendo anche qualche perdonabile svista”” (pag 115)”,”MITS-443″
“PROCACCI Giuliano, a cura; lettere di Antonio LABRIOLA”,”Antonio Labriola e la revisione del marxismo attraverso l’epistolario con Bernstein e con Kautsky (1895-1904).”,”””L’amicizia epistolare tra il Labriola e il Bernstein superò, per così dire, la prova del fuoco in occasione dell’attacco assai aspro del quale il Bernstein stesso fu oggetto sulle colonne della ‘Neue Zeit’ per parte di Plechanov. Il Labriola solidarizzò pienamente con il suo corrispondente ed espresse la sua disapprovazione nei confronti dell’articolo del Plechanov scrivendone sia a Kautsky, direttore della ‘Neue Zeit’, sia al Bernstein. L’argomentazione sulla quale egli basò tale sua presa di posizione ideale, è interessante. (…) Si presti attenzione alla data dell’ultima lettera al Bernstein qui citata: nel novembre 1898 il Congresso di Stoccarda, nel corso del quale le tesi del Bernstein erano state respinte dal partito socialdemocratico tedesco, era già avvenuto e anzi ad esso ed alla “”sconfessione”” del Bernstein il Labriola fa esplicito riferimento. Ancora a questa data dunque il Labriola mostrava di considerare con simpatia la posizione del Bernstein e di comprendere la validità della sua istanza critica. Gli è che – come precisava al Croce in una lettera di pochi giorni successiva a quella del Bernstein testé citata – egli riteneva che altra cosa fosse il revisionismo del Masaryk, degli Andler, di Sorel e del Croce stesso, di coloro insomma “”che stanno fuori della cosa””, che discutevano del marxismo con il distacco del “”letterato”” ed altra cosa “”più seria, ossia reale”” quello di Bernstein, il vecchio “”compagno””, allievo di Engels e già direttore del ‘Sozialdemokrat’. Nella stessa lettera il Labriola annunciava al Croce la prossima pubblicazione per parte di Bernstein di “”un libro su ciò che ora è ‘valido’ nel marxismo”” (7). Ma fu proprio questo libro, che il Labriola mostrava di attendere con ansia, a determinare l’incrinatura e, in definitiva, la rottura di un’amicizia intellettuale che si era venuta sempre più intensificando, negli ultimi anni. Dal carteggio con Kautsky e con Bernstein risulta infatti con ogni evidenza che la pubblicazione delle ‘Voraussetzungen’ () e la reclamizzazione, se ci è lecito il termine, che di esse fu fatta in Francia pe opera del Sorel (con il quale il Labriola avava già rotto in precedenza) e del Merlino in Italia a determinare un nuovo corso nei rapporti tra il Labriola e il Bernstein. A poco a poco il contrasto manifestatosi tra i due nei primi giorni del 1899 si fa sempre più acuto sino a divenire una rottura pressoché definitiva, quale ci attesta la importante lettera del Labriola al Bernstein in data del 20 maggio 1899, che è del resto pressoché contemporanea alla recensione che il Labriola pubblicò alle ‘Voraussetzungen’ sul ‘Mouvement Socialiste’ del Lagardelle (8). Sia in forma privata che in forma pubblica il Labriola esprimeva il suo aperto dissenso da colui la cui azione – come scriveva a Kautsky in data 5 aprile 1899 – sino a pochi mesi prima aveva giudicata utile e feconda. L’impressione – e non certo infondata – è quella di un brusco ‘revirement’, più simile a una reazione passionale che a un meditato ripensamento. La passione del “”rivoluzionario”” avrebbe preso il sopravvento sul “”critico”” e sul “”filosofo””. Né mancano gli elementi a convalidare questa tesi. Nell’epistolario con Kautsky il lettore troverà riprodotti, talvolta con espressioni identiche dal punto di vista letterale, quegli accenni a un “”complotto internazionale”” dal quale la polemica sulla “”crisi del marxismo”” avrebbe preso origine ed i cui principali responsabili sarebbero stati il Sorel e il Merlino, che già conosceva dagli estratti di lettere pubblicati dal Croce; accenni che testimoniano più nel senso di una reazione passionale e personale che in quello di un ragionato dissenso di idee”” (pag 267-268) [(7) ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (B. Croce) p. 304; (8) La traduzione italiana di tale lettera trovasi in A. Labriola, ‘Democrazia e socialismo in Italia’, a cura di L. Cafagna, Milano, 1954, pp. 85 sgg.; () E. Bernstein, ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bari, 1974, ndr] “”Il criticismo di Labriola veniva dunque accentuandosi”” (1898) (pag 267) “”La pezza d’appoggio più importante per dimostrare la inconsistenza della affermazione fatta dal Croce circa l'””abbandono”” pratico del marxismo da parte del Labriola dopo il 1900 è costituita però da cosiddetto quarto saggio”” (pag 274)”,”LABD-108″
“PROCACCI Giuliano”,”Il Partito nell’Unione Sovietica 1917-1945.”,”Giuliano Procacci (1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX.”,”RUST-051-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Storia del XX secolo.”,”Giuliano Procacci (1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX.”,”STOx-064-FL”
“PROCACCI Giovanna”,”Governare la povertà. La società liberale e la nascita della questione sociale.”,”Giovanna Procacci è ricercatrice di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Milano, dove insegna Storia del pensiero sociologico. Contiene: L’ interpretazione della miseria (Il ‘tableau’ della miseria, Povertà e pauperismo, Diseguaglianze o differenze) (Buret, Marbeu, Cherbuliez) (pag 161-182)”,”ECOS-015″
“PROCACCI Giuliano (relatore), candidato …”,”La sinistra comunista dai Fronti popolari alla Resistenza.”,”In bibliografia: – Aldo Agosti (a cura di) La stagione dei fronti popolari Cappelli, Bologna 1989 Indice Aldo Agosti, Introduzione Marek Waldenberg, I fronti popolari nel quadro delle concezioni marxiste della politica Enzo Collotti, Il dibattito sull’unità d’azione e sul fronte popolare nell’Internazionale Operaia Socialista Aldo Agosti, La linea “Dimitrov” nell’Internazionale Comunista 1934-39 Giuliano Procacci, Congressi della pace e guerra di Spagna Il caso francese Serge Wolikow, Le forme politiche del fronte popolare francese Giorgio Caredda, La politica economica e sociale del governo Blum Danielle Tartakowsky, Il fronte popolare e la vita quotidiana dei francesi: una rivoluzione culturale? Patrizia Dogliani, Informazione di massa e fotogiornalismo del fronte popolare francese: una lettura delle riviste: “Vu” e “Regards” Il caso spagnolo Marta Bizcarrondo, La struttura del fronte popolare in Spagna 1934-36 Santos Juliá, Strategia comune e lotta per l’egemonia: forza e debolezza del fronte popolare durante la guerra civile Antonio Elorza, Le strategie rivoluzionarie e il fronte popolare durante la guerra civile spagnola Ricard Vinyes, “Frontepopulismo” o fronte popolare? La repressione del 1934 e i movimenti sociali in Catalogna Esperienze internazionali Miloš Hájek e Hana Mejdrová, I tentativi di fronte popolare in Cecoslovacchia (1934-1938) Radzislawa Gortat, Un’occasione non sfruttata? Sulle cause del fallimento del fronte popolare in Polonia negli anni trenta Janos Jemnitz, Aspetti del dibattito politico sul fronte popolare in Ungheria e in altri paesi dell’Europa orientale Claudio Natoli, I comunisti italiani negli anni trenta: dalla “svolta” ai fronti popolari Luciano Marrocu, I laburisti inglesi e il fronte popolare Malcom Sylvers, Roosevelt, i sindacati e il Partito Comunista: un fronte popolare americano? Maria Rosaria Stabili, Il fronte popolare in Cile: partecipazione democratica o rifondazione oligarchica? Manuel Plana, Un’esperienza atipica: riforme e politica di massa in Messico durante il governo di Lázaro Cárdenas (1934-1940) Elenco delle abbreviazioni Scheda Il volume rappresenta il primo quadro d’insieme complessivo di fronti popolari degli anni ’30 che venga pubblicato in Italia. Frutto del convegno internazionale di studi promosso nel maggio 1988 a Parma dall’Istituto Gramsci emiliano, i saggi qui pubblicati uniscono all’informazione essenziale sugli avvenimenti un’attenzione critica per i problemi politici e teorici, in un confronto ora diretto ora implicito con la storiografia. La loro caratteristica comune è di intendere i fronti popolari non solo come un fenomeno politico, ma come la risultante di un clima sociale e culturale, che viene indagato nei suoi vari aspetti. I fronti popolari vengono così a costituire una “stagione” della lotta politica che dura più a lungo di quanto normalmente si pensi, e che fa sentire la sua influenza in una molteplicità di direzioni e di dimensioni, anche fuori Europa.”,”MITC-146″
“PROCACCI Giuliano”,”Appunti sugli statuti del Pci dopo la Liberazione.”,”‘Nel suo scritto sul centralismo democratico pubblicato dal Mulino (maggio-giugno 1978), Salvatore Sechi osserva che “”bisognerebbe studiare analiticamente i mutamenti avvuti dopo il 1945 nello statuto del Pci e determinare le ragioni per cui si sentì il bisogno di farlo”” (p.449)’ (pag 69)”,”PCIx-007-FGB”
“PROCACCI Giuliano”,”Machiavelli nella cultura europea dell’età moderna.”,”Giuliano Procacci (Assisi, 1926) ha studiato all’Università di Firenze con Carlo Morandi e all’Istituto per gli studi storici di Napoli con Federico Chabod. Ha svolto attività di ricerca a Parigi presso il Centre national de la recherche scientifique, a Milano per l’Istituto Feltrinelli, e dal 1958 al 1965 presso l’Istituto storico italiano a Roma. Alla storia del movimento operaio e del socialismo nell’età contemporanea ha dedicato varie opere, fra cui ricordiamo La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX. Insegna Storia contemporanea nell’Università La Sapienza di Roma.”,”TEOP-104-FL”
“PROCACCI Giovanna”,”Soldati e prigionieri italiani nella Grande guerra. Con una raccolta di lettere inedite.”,”Giovanna Procacci insegna Storia sociale contemporanea presso l’Università di Modena. É autrice di studi di storia sulla classe operaia e di storia della mentalità.”,”QMIP-039-FL”
“PROCACCI Giuliano”,”Niccolò Machiavelli.”,”””Il problema della milizia rinvia dunque al problema dello Stato. Ma noi sappiamo già che il Machiavelli non si pone problemi astratti e che, quando egli affronta il problema dello «Stato», è alla realtà italiana che il suo pensiero è essenzialmente rivolto. Non deve perciò sorprenderci se nella chiusa dell’ ‘Arte della guerra’, egli, come già nel ‘Principe’, torni a concentrare la propria attenzione alle cose italiane. È possibile che quell’occasione, che non si è presentata a Fabrizio Colonna, si presenti a lui o ad altri per l’avvenire? Si può legittimamente sperare che si realizzino nella penisola, o in una parte di essa, quelle condizioni politiche che costituiscono il presupposto dell’auspicata riforma militare? La risposta che Fabrizio Colonna dà nella conclusione del dialogo a questi interrogativi volge alla negazione. In Italia – egli argomenta – non tratta di «saper governare un esercito fatto» ma di «farlo». Con i mercenari ciò non è possibile perché in siffatta «materia» (ancora la terminologia del ‘Principe’) non si può «imprimere alcuna buona forma». Ma non lo si può neppure con gli italiani perché, come soldati, essi sono divenuti il «vituperio del mondo». Di ciò «i populi non ne hanno colpa, ma si bene i prìncipi loro», con la loro «ignavia» (…)”” (pag 31) [Giuliano Procacci, ‘Niccolò Machiavelli’, Utet, Torino, 1969] [nota: “”(….) La sosta di Fabrizio a Firenze, nel settembre 1516 (il capitano tornava a Roma dopo la conclusione della guerra franco-spagnola in Lombardia), e una sua visita agli Orti Oricellari, allora già frequentati da M., danno spunto alla scelta di fare del condottiero il protagonista dei dialoghi sull’Arte della guerra e il portavoce del pensiero militare dell’ex Segretario. Qui la figura del C. storico emerge solo in controluce, per accenni indiretti, ma in luoghi ‘rilevanti’ del trattato: è Cosimo Rucellai a rivolgerglisi osservando come «nella guerra, la quale è l’arte vostra e in quella che voi siete giudicato eccellente, non si vede che voi abbiate usato alcuno termine antico, o che a quegli alcuna similitudine renda» (I 36); il C. machiavelliano risponde dapprima negando di avere esercitato la guerra come professione (il che contraddice la realtà storica, ma è qui funzionale all’argomentazione a favore di un esercito ‘civile’): ‘E perché voi allegasti me, io voglio essemplificare sopra di me; e dico non aver mai usata la guerra per arte, perché l’arte mia è governare i miei sudditi e defendergli e, per potergli defendere, amare la pace e saper fare la guerra. E il mio re non tanto mi premia e stima per intendermi io della guerra, quanto per sapere io ancora consigliarlo nella pace (I 108-09)’. Più storicamente fondata la risposta che giunge nell’ultimo libro, laddove il condottiero evidenzia l’impossibilità per lui, nelle sue condizioni di subalternità e scarso potere personale, di tentare di attuare un simile trasferimento al presente degli antichi ordini. (…)”” [f. Treccani, ‘Colonna, Fabrizio’, Bibliografia: F. Petrucci, Colonna Fabrizio, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, 28° vol., Roma 1982]”,”TEOP-020-FMB”
“PROCHASSON Christophe”,”Les intellectuels le socialisme et la guerre,”,”L’A è nato nel 1959. Agregé d’histoire, è Maitre de conferences all’Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales (EHESS). “”””C’est une chose étrange, constatait Génold, que tous ces aristocrates de la Pensée aient consenti à quitter leurs tours d’ivoire pour se mêler à la “”plèbe immonde et forcenée’ et réchauffer le sentiment national de leurs lyriques déclamations ou de leur spécieuse argumentation””. Un peu partout, en Europe et aux Etats-Unis, fleurirent, dans la plus pure tradition dreyfusienne, des manifestes d’intellectuels. Les Allemands furent les premiers à s’engager sur le front de cette guerre culturelle. En octobre 1914, ils furent 93 à publier un long manifeste baptisé “”Appel aux nations civilisées”” et perfidement reproduit dans ‘La Guerre sociale’. L’outrance et le nationalisme, qui en trahissaient la nutre profondément politique, provoquèrent des ripostes de la même encre en France et à l’étranger. (…) En France, l’intelligentsia socialiste n’eut pas seule l’initiative d’une réplique sous forme de pétition. Les réseaux (revues, institutions post- et parascolaires, groupes d’étudiants, etc.) démantelés durant les premiers mois de guerre et donc incapables d’assurer la logistique nécessaire à son lancement, il fallut attendre quelques mois. Ainsi, quand plusieurs artistes, proches du mouvement socialiste, acceptèrent de signer le “”Mémoire des Cent””, intitulé ‘Les Allemands destructeurs de Cathétrales et de Trésors du Passé’, celui-ci fut diffusé en 1915 par la maison Hachette. Ces cent intellectuels étaient bien loin de constituer un tout homogène. (…) Le Manifeste des 93 suscita surtout, dans la presse socialiste, maintes réactions individuelles, parfois féroces. (…) Marcel Cachin, qui détenait depuis 1912 une place clé dans ‘L’Humanité’, fut le porte-parole des socialistes auprès des 93 intellectuels allemands: “”Mais ce qui est le dernier scandale et peut-être le plus grand, c’est le factum signé récemment par le savants et les intellectuels d’outre-Rhin, pour tenter de justifier leur gouvernement, leur diplomatie et leur état-major. Économistes, juristes, physiciens, chimistes, philosophes, artistes les plus éminents et hier encore les plus respectés, les Wundt, les Haeckel, les Hauptmann, les Ostwald, les Roentgen, les Liebermann, tous ces hommes ont singé sans rougir un papier qu’on leur a présenté et où s’étaient les mensonges les plus évidents et les plus grossiers. (…)””. (…) Gustave Hervé, dans ‘La Guerre sociale’, et Georges Pioch, dans ‘Les Hommes du Jour’, furent encore plus clairs. Les premier établissait un parallèle entre l’attitude des intellectuels français au cours de l’affaire Dreyfus et celle des intellectuels allemands après le viol de la neutralité blege et le bombardement de Louvain. Georges Pioch s’engagea dans des comparaisons plus prosaïques: “”Bêtes, ils le sont plus même que les très sales mais très saints cochons, qui, eux, au moins, grognent, mordent et mangent mais ne commentent point leurs fonctions. (…)”””” (pag 114-115-116)”,”MFRx-049″
“PROCHASSON Christophe”,”Saint Simon ou l’ anti-Marx.”,”PROCHASSON Christophe è professore all’ EHESS (Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales). Ha pubblicato ‘Les intellectues, le socialisme et la guerre 1900-1938’ (SEUIL) e ‘Les intellectuels et le socialisme’ (PLON). “”La scienza prima di tutto, dappertutto e sempre. Saint-Simon si interessa di scienza.”” (pag 99) “”L’ importazione della legge di Newton nel dominio delle scienze umane è uno dei cammini che caratterizza al meglio il ricorso alla scienza nell’ opera di Saint-Simon. Il suo uso è fondamentalmente metaforico e analogico, alla maniera di altri pensatori del suo tempo affascinati dalla legge sulla gravitazione universale (…)””. (pag 100) “”La cultura scientifica di Saint-Simon fu soprattutto orale.”” (pag 100) “”Saint-Simon non accorda meno spazio nei suoi scritti alla scienza e agli scienziati dell’ organizzazione sociale del futuro. In un testo tardivo (1820), proclama altamente e nettamente: “”Oggi, le decisioni scientifiche sono le sole che abbiano il potere di produrre una credenza universale”” (pag 101)”,”SOCU-135″
“PRODI Giorgio”,”La storia naturale della logica.”,”PRODI Giorgio dirige attualmente l’Istituto di Cancerologia dell’Università di Bologna, ricoprendo la cattedra di oncologia sperimentale. Collabora a varie riviste (Il Mulino, ecc.) e coltiva interessi letterari. Ha pubblicato ‘La scienza, il potere, la critica’ (Il Mulino, 1974), ‘Basi materiali della significazione’ (Bompiani, 1977).”,”SCIx-299″
“PRODI Romano, a cura di Carlo e Norberto VALENTINI.”,”Prodi. La mia Italia. Il nuovo leader parla di sé e propone le «medicine» per guarire il Paese.”,”””In Emilia, corre un detto: “”Reggian testa quadra””. Sull’interpretazione da dare a quel “”quadra”” ci sono due ‘scuole di pensiero’: la prima gli attribuiva un significato dispregiativo, testa dura, senza fantasia, ottusa; la seconda, invece, un senso positivo, di cervello quadrato, che non perde mai di vista la realtà e punta dritto al sodo”” (pag 9)”,”ITAP-231″
“PRODI Romano”,”Un’idea dell’Europa.”,”Romano Prodi ha insegnato per venticinque anni Economia e politica industriale all’Università di Bologna. Ministro dell’Industria, per due volte presidente dell’IRI, è stato Presidente del consiglio dei ministri dal maggio 1996 all’ottobre 1998. Nel 1995 ha pubblicato con il Mulino Il capitalismo ben temperato e con Donzelli L’Italia che vogliamo.”,”EURx-048-FL”
“PRODI Paolo”,”Settimo non rubare. Furto e mercato nella storia dell’Occidente.”,”Paolo Prodi è professore emerito dell’Università di Bologna e presidente della Giunta centrale per gli studi storici.”,”ECOS-002-FSD”
“PRODI Paolo”,”Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto.”,”Paolo Prodi insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell’Occidente’ (1992).”,”DIRx-002-FSD”
“PRODI Giovanni”,”Analisi matematica.”,”Giovanni Prodi (Scandiano 28/07/1925 – Pisa 29/01/2010) è stato un matematico italiano, noto, oltre che per i suoi risultati sulle equazioni differenziali alle derivate parziali e in analisi non lineare, anche per le sue nmolteplici attività riguardanti la didattica della matematica.”,”SCIx-311-FL”
“PRODI Paolo”,”Una storia della giustizia. Dal pluralismo dei fori al moderno dualismo tra coscienza e diritto.”,”Paolo Prodi insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionale dell’Occidente’ (1992). ‘L’etica protestante. Il problema del rapporto tra diritto e morale non poteva non coinvolgere in profondità anche tutte le Chiese e tutti i movimenti nati dalla Riforma’ (pag 350)”,”DIRx-062″
“PROKOPOVIC Sergej N.”,”Storia economica dell’ URSS.”,”Già prima della rivoluzione del 1917 PROKOPOVIC si era affermato come uno dei più stimati economisti russi e aveva dato ai suoi studi di statistica un chiaro orientamento sociale. Combatté l’aristocrazia zarista che riteneva responsabile dell’arretratezza sociale e politica militando nei movimenti socialisti ‘Narodnaja Volja’ e ‘Libertà del lavoro’. Finì in carcere e compromise la sua carriera scientifica. Nel 1917 partecipò alla rivoluzione e fu ministro dell’industria e commercio nel governo provvisorio. Venne poi in contrasto con i bolscevichi e LENIN polemizzò con lui nei suoi scritti. Lasciò la Russia e prima a Berlino poi a Praga e a Ginevra si dedicò allo studio dell’economia sovietica. Raccolse per anni documenti e giudice imparziale degli avvenimenti.”,”RUSU-014″
“PROLES Charles”,”Raoul Rigault. La préfecture de police sous la Commune. Les otages.”,”Opinione di Blanqui. (pag 15-20) “”””In Raoul Rigault, disse Blanqui gravemente, l’ uomo non è che un ragazzino; ma il commissario è un uomo con un naso prezioso. Tutto è luce in questo ragazzo””. Disse ancora: “”Rigault è una vocazione; è nato prefetto di polizia””.”” (pag 18) “”Certo, occorre rammaricarsi della procedura imperialista seguida contro i giornali da Raoul Rigault, ma occorre anche constatare che Versailles non tollerava assolutamente giornali comunardi (communalistes, ndr). Perché Parigi avrebbe dovuto tollerare che Versailles arrivasse a cospirare sotto la maschera del giornalista.”” (pag 55)”,”MFRC-097″
“PRONTERA Angelo a cura; scritti di G.A. ROGGERONE E. POULAT L. LE-GUILLOU P. BYRNE J. VIARD W. RABI A. PRONTERA J. CHABOT J. BASTAIRE J.M. ALBERTINI J.F. DURAND”,”Per un’idea di popolo e di democrazia.”,”Contiene il testo di J. M. Albertini: Emile Ollivier, un difensore della classe operaia”,”TEOS-004-FMB”
“PROPP Vladimir Ja.”,”I canti popolari russi.”,”””Tutta la vita del soldato è accompagnata dal canto. Durante il reclutamento gli addii erano accompagnati da nenie di lamento, che non sono da includere fra le canzoni soldatesche vere e proprie, perché la recluta non le cantava mai, né lo poteva. Per pesante che fosse il servizio, la recluta capiva la necessità della coscrizione. A cantare il lamento erano le donne: la madre, la sorella, la moglie, la fidanzata. Lamenti nati da un’amara esperienza , che non si limitavano ad esprimere afflizione ma descrivevano la vita del soldato: il peso del servizio, il crudo trattamento, gli orrori della battaglia; tutte cose che le donne apprendevano dai soldati stessi. Tali descrizioni costituiscono un materiale prezioso. Si ricordano le parole di Lenin: «Che cosa splendida! Quale ricchezza di materiale sulle torture degli zar, specialmente Nicola I, permettevano venissero inflitte ai soldati E quelle torture, in qual possente maniera si sono riflesse nei racconti e nelle canzoni popolari» (1). Lenin sottolineava in particolare il profondo significato storico delle canzoni; ma ne apprezzava anche la forma poetica, come si vede dalle memorie di Dem’jan Bednyj. Anche se il contenuto dei lamenti non corrispondeva più alla realtà, la loro forma popolare poteva essere utilizzata per creare canzoni adatte ai nuovi tempi. Scrive Dem’jan Bednyj: «Bisognava vedere quale vivo interesse Vladimir Il’ic manifestò per il libro di Barsov (2). Me l’aveva preso in prestito, e non me lo restituiva. Una volta che c’incontrammo mi disse. “”Quello stato d’animo lacrimoso, abulico, antibellico può e deve secondo me, essere superato: alla vecchia canzoni bisogna contrapporne una nuova. Un nuovo contenuto va immesso nella consueta forma popolare””»”” (pag 44-45) [Vlamir Ja. Propp, ‘I canti popolari russi’, Einaudi, Torino, 1976] [( 1) S.M. Budënnyj, Boec-grazdanin (Il soldato-cittadino), Moskva, 1933, p. 16; (2) Si tratta del libro di E.V. Barsov, Pricitanija severnogo Kraja (I lamenti nelle regioni settentrionali), 3 voll. Moskva, 1872-78. Il secondo volume costituisce i lamenti delle reclute] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”RUSx-004-FSD”
“PROSPERI Adriano VIOLA Paolo”,”Dalla Rivoluzione inglese alla rivoluzione francese. Storia moderna e contemporanea. Volume secondo.”,”Adriano PROSPERI (Cerredo Guidi Firenze 1939) insegna Storia moderna all’ Università di Pisa. Tra le sue opere nel catalogo Einaudi ‘Tribunali della coscienza. Inquisitori confessori missionari’ (1996). Paolo VIOLA (Roma, 1948) insegna storia moderna alla Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Palermo.”,”STOU-028″
“PROSPERI Adriano”,”Il seme dell’intolleranza. Ebrei, eretici, selvaggi: Granada 1492.”,”Alla memoria di Armando Saitta PROSPERI Adriano studioso della cultura e della vita religiosa della prima età moderna, insegna storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ‘Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari’ (Torino, 1996). “”Come abbiamo detto, il caso spagnolo è particolarmente significativo perché mostra la tendenza a trasformare la differenza ebraica da religiosa in naturale appena l’ebreo si battezzava e diventava cristiano. All’editto reale spagnolo del 1492 si dovette il tentativo più radicale di risolvere il problema: con l’imposizione del battesimo la barriera della differenza religiosa veniva cancellata, l’ebreo diventava cristiano. Ebbene, come abbiamo visto, da quel tentativo di dare una soluzione definitiva al problema doveva risultare un esito del tutto imprevisto: la barriera rimase ma subì una metamorfosi, diventando collettiva ed ereditaria da religiosa e individuale e passando dalla cultura alla natura. E da lì doveva nascere un incrudimento della persecuzione. Gli stessi ingredienti dell’antisemitismo iberico dovevano ripresentarsi in Europa a partire dalla fine del Settecento: l’idea del complotto ebraico come congiura di un nemico interno attecchì in una società nella guale era stata chiusa l’epoca dei ghetti e gli ebrei erano stati liberati – “”emancipati”” – da tutte le limitazioni dei diritti individuali fino ad allora imposti. Se in Spagna si era cancellata la differenza ebraica imponendo il battesimo, nell’Europa della Rivoluzione francese si apriva la porta alla cancellazione di goni differenza tra gli uomini con l’affermazione del principio di uguaglianza, fondato sulla comune appartenenza alla stessa specie umana. Ma proprio da lì doveva partire un’evoluzione dell’antisemitismo che si basò su ingredienti molto simili a quelli antichi: l’idea del complotto contro la società e l’affermazione della incancellabile differenza di sangue della razza ebraica”” (pag 123)”,”EBRx-051″
“PROSPERI Adriano”,”Lutero. Gli anni della fede e della libertà.”,”Adriano Prosperi (1939) è professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha al suo attivo numerose opere tra cui ‘Il concilio di Trento: una introduzione storica’ (2001) e ‘La vocazione’ (2016). » ‘Alla critica di Karl Marx – Lutero che sostituisce all’obbedienza per devozione l’obbedienza per convinzione – ha fatto seguito la denunzia degli esiti diseducativi e spoliticizzanti del luteranesimo nella storia e nella cultura tedesca: un ‘topos’ che ha conosciuto testimonianze non obliabili. Non ultima la celebre accusa di Theodor Mommsen alla Germania come Paese dove non esiste il cittadino ma il suddito: «un Paese dove il singolo … non trascende il servizio nei ranghi e il feticismo politico»’ (pag 5, premessa); Erasmo e Lutero. ‘Ma proprio mentre da più parti si cominciava a costituire un fronte antiscolastico e antiromano che riconosceva come capi ideali Erasmo e Lutero e si sforzava di favorirne l’alleanza, Erasmo sembrava deciso a ritrarsi in tutti i modi dalla battaglia. Le ragioni della sua ritrosia sono state esplorate da una sterminata letteratura storica, saggistica e biografica. Segno che una certa idea della Riforma guardando con favore a tutto quanto sembrava muoversi sotto il segno della libertà e dell’autodeterminazione dell’uomo, ha trovato incomprensibile che non ci fosse subito un’aperta alleanza tra i due uomini simbolo come Lutero ed Erasmo. E, con un occhio attento a quello che sarebbe accaduto in seguito con il divorzio fra i due, si è affacciata l’idea di una differenza sostanziale tra i loro percorsi: da un lato l’assunzione delle fonti cristiane come documenti e monumenti di una moralità non dissimile da quella delle vette del pensiero pagano, dall’altro la ricerca di una risposta al terrore del giudizio del Dio biblico; la prima via parlava al cuore dell’élite umanistica, la seconda – ha scritto Marx – sostituiva alla servitù fondata sulla devozione la servitù fondata sulla convinzione (14). E si possono rintracciare ragioni di dissidio anche in un’insuperabile divergenza di carattere e di stile, oltre che di convinzioni e di consapevoli strategie personali’ (pag 290); ‘Quanto a Lutero, i giudizi dei posteri hanno variamente interpretato quegli anni e quei suoi scritti. Con la nascita della concezione della storia come lotta di classe, un celebre scritto di Friedrich Engels che ha aperto la via a un’intera tradizione, lesse quegli eventi come la scissione tra una Riforma borghese e una variante popolare e contadina pronta a coglierne l’idea di libertà evangelica come impulso a sciogliere le sue catene’ (pag 523)] [(14) «Lutero, in verità, vinse la servitù per ‘devozione’ mettendo al suo posto la servitù per ‘convinzione’» (‘Per la critica alla filosofia del diritto di Hegel. Introduzione’, trad.it. in Karl Marx e Friedrich Engels, ‘Opere’, Roma, Editori Riuniti, 1972-1991, vol. 3, p. 198)]”,”RELP-065″
“PROSPERI Adriano”,”Il Concilio di Trento: una introduzione storica.”,”Adriano Prosperi è docente di Storia moderna all’Università di Pisa.”,”RELC-073-FL”
“PROSPERO Michele”,”I sistemi politici europei.”,”Michele Prospero è ricercatore nella facoltà di sociologia dell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato: La politica postclassica, Il nuovo inizio, Nostalgia della grande politica, La democrazia mediata, Sistemi politici e storia, Politica e vita buona, Sinistra e cambiamento istituzionale, In questa collana ha pubblicato Il pensiero politico della destra.”,”EURx-024-FL”
“PROSPERO Michele”,”Ottobre 1917. La rivoluzione pacifista di Lenin.”,” Michele Prospero insegna filosofia politica e Scienza politica nella Facoltà di scienze politiche, sociologia e comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza. Dirige la rivista Democrazia e diritto. E’ editorialista del Manifesto. Ha pubblicato: ‘Il partito politico (2012), ‘Hans Kelsen’ (2013), ‘La scienza politica di Gramsci’ (2016). “”Non si spiega l’Ottobre senza il disordine rappresentato dalla guerra. Con la banale violenza di massa per risolvere le sue contraddizioni economiche, «il sano capitalismo ha portato nei paesi più liberi al massacro mondiale» (29). E’ Lenin stesso a ricondurre il trionfo rosso alla «speciale congiuntura internazionale». Le potenze imperiali in guerra tra loro «non avevano tempo di occuparsi di noi» (30). E per questo collega il suo successo bolscevico «al fatto che si era momentaneamente inceppata la macchina destinata a muoversi contro di noi come il treno muove contro una carriola e la fa in pezzi» (31). La carriola fu in grado di resistere all’urto del treno per un irripetibile intreccio di contingenze, che consentirono un tempestivo colpo di mano in una periferia della vecchia Europa. Con la guerra, come effetto della crisi della prima età della globalizzazione dei mercati, si spezza il nesso tra le lotte per le riforme e consolidamento degli istituti liberali. Cambia la fase storico-politica, e dinanzi al fenomeno nuovo dell’imperialismo o «politica coloniale mondiale» per Lenin sono «obbligatorie le forme illegali di agitazione e di organizzazione nei periodi di crisi» (32). Trasformare la guerra tra Stati per la spartizione delle risorse in una guerra tra classi contro i ceti dominanti di ciascun paese diventa la ricetta di Lenin per scardinare la rete internazionale di dipendenza dal capitale”” (pag 15) “”Miracolo di organizzazione proletaria”” (pag 17) Nelle sue «Lettere da lontano» Lenin guarda con disincanto gli eventi, vi coglie «combinazioni inattese e originali» sul piano politico, ma ritiene impossibile che il governo provvisorio risponda alle questioni più urgenti («il grosso grumo di sangue» della guerra, anzitutto). La guerra, questo è lo scoglio che spinge ad andare oltre il riformismo di febbraio, conservatore nella politica estera e incapace di arrestare l’anarchia nei territori e la radicalizzazione della ribellione spontanea. La trincea infrange il «fugace umore di ottimismo e unità nazionale» (37) seguito alla ondata di liberalizzazione del potere. Anche Lenin ritiene che «la Russia è ora il paese più libero, più avanzato del mondo» (38). Ma, per impedire che la componente operaia della rivolta risulti subalterna e omologata alle esigenze del repubblicanesimo borghese, propone di combattere il «politicantismo» guerrafondaio di Kerenski che, con la sua retorica costituzionale, «funge da balalaica per ingannare gli operai» (39). Per conservare l’autonomia politica operaia, Lenin scavalca la questione istituzionale e fa della terra, della guerra e della pace il discrimine principale. Perciò denuncia le velleità di Kerenski (ministro e poi capo di governo a luglio) di edificare una «monarchia bonapartista plebiscitaria» per sorreggere la volontà del governo di proseguire la guerra al servizio del capitale. Con un «miracolo di organizzazione proletaria» è possibile spingere la rivoluzione verso una seconda tappa che archivi la stagione effimera del liberalismo e delle fughe deteriori verso un ribellismo distruttivo”” (pag 16-17); “”Un assioma della politica è per Lenin che «la questione principale di ogni rivoluzione è la questione del potere» (101). Non è possibile lasciare postazioni vuote. La considerazione dei rapporti di forza è il solo metro con il quale Lenin è disposto a risolvere le sue incertezze teoriche”” (pag 32) Note: (28) Lenin, v. XXXIII, p. 40; (29) Lenin, v. XXIX, p. 19; (30) Lenin, v. XXVII, p. 57; (31) Ivi, p. 58; (32) Lenin, v. XXI, p. 24; (37) S.A. Smith, ‘The Russian Revolution’, Oxford, 2002, p. 14; (38) Lenin, v. XXXVI, p. 319; (39) Lenin, v. XXIII, p. 305; (101) Lenin, v. XXVI, p. 348; (263) Lenin, v. XXVI, p. 341 Lenin realista e teorico una volta al potere (pag 51) “”Non le persone ma i partiti fanno la rivoluzione “”, scrive Lenin (263) (pag 67) inserire”,”LENS-309″
“PROSPERO Michele”,”Il pensiero politico della destra.”,”Michele Prospero è studioso di scienza e politica e autore delle seguenti opere: La politica postclassica, Il nuovo inizio, Nostalgia della grande politica, La democrazia mediata, Sistemi politici e storia.”,”TEOP-075-FL”
“PROST Antoine”,”Histoire de l’ enseignement en France, 1800-1967.”,”””La monarchie de Juillet apparaît alors comme une premiére apogée de l’ Université. Ses adversaires ont été mis en déroute en 1830; le nouveau pouvoir, libéral, fait confiance au corps enseignant, et le roi Louis-Philippe avait mis ses fils au lycée Henri IV.”” (pag 27) “”In una prima fase, il motore essenziale del progresso della scolarizzazione è la fondazione di nuove scuole. (…)””. (pag 97) Ineguaglianze geografiche della scolarizzazione (pag 104) La rivoluzione dei metodi di insegnamento (scrittura, lettura, calcolo e altre materie) (pag 119)”,”FRAV-107″
“PROST Antoine”,”Autour du Front Populaire. Aspects du mouvement social au XXe siécle..”,”PROST Antoine è professore emerito di storia contemporanea all’Università Paris I Panthéon Sorbonne. E’ autore di molte opere tra cui ‘Penser la Grande Guerre’ in collaborazione con Jay WINTER. Appendice: Tabelle iscritti sindacali CGT 1918-1938 (pag 319) “”Les communistes, en plein essor disposent de jeunes militants prêts à s’investire dans le travail syndical, et qu’ils forment, tandis que la relève, chez les ex-confédérés, est difficile. Les communistes ont d’autre part conservé leur hebdomadaire syndical. ‘La vie ouvriere’, qui répond aux attentes des syndiqués mieux que la presse confédérale un peu désuète. Alors que le quotidien de la CGT, ‘Le Peuple’, qui ne s’est pas renouvelé, compte 18000 abonnés en juin 1938, ‘La Vie ouvrière’, qui tirait à 16000 exemplaires avant juin 1936, tire à 260000 en juin 1937. Quant a ‘Syndicats’, son anticommunisme résolu le fait apparaître pour ce qu’il est: l’ organe d’une tendance. Les tentatives de la direction confédérale pour substituer à ces deux périodiques un unique hebdomadaire de la CGT, ‘Messidor’, se heurtent au refus de ‘La Vie ouvrière’, et son lancement retardé plusierus fois intervient trop tard (mars 1938) pour porter des fruits””. (pag 166)”,”MFRx-284″
“PROTO Mario”,”I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano.”,”PROTO Mario insegna storia delle dottrine politiche e sociologia generale nell’Università di Lecce. Ha pubblicato numerosi volumi di interesse storico politico e sociologico. Ha curato l’edizione critica di vari testi (Montesquieu, Rousseau, Doria, Turati, Engels, Durkheim ecc.). Il capitolo ‘Violenza ed economia nella Bismarckzeit teoria della violenza’ è dedicato ad Engels (Teoria della violenza nell’Antiduhring e al saggio ‘Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco’ (pag 49-65) Engels (pag 51-54) “”Presumibilmente nell’inverno di circa dieci anni dopo [la stesura dell’Antidühring, ndr], Engels si dedicò alla stesura di un saggio che avrebbe voluto pubblicare come aggiunta ad un’edizione separata dei tre capitoli della “”Teoria della violenza”” . Ma, pervaso dall’urgenza di portare a compimento il lavoro di riordino del III volume del Capitale, non fece in tempo a terminare questo suo saggio. Esso apparve per la prima volta solo nel febbraio-marzo 1896, sulla rivista socialdemocratica tedesca “”Die Neue Zeit”” curato da E. Bernstein, il quale lo ripartì in cinque paragrafi e gli dette il titolo che porta attualmente: “”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco””. Nel periodo in cui Engels si dedicava alla stesura del presente saggio, la Germania aveva da pochi anni attuato la propria unificazione. La costituzione del Reich tedesco, avvenuta nel 1871 a seguito della vittoria della Prussia sulla Francia, aveva premiato l’abilità politica di Bismarck. Il cancelliere tedesco aveva tenuto fede al suo progetto – annunciato già un decennio prima dinanzi alla commissione del bilancio del Parlamento prussiano – di voler risolvere i problemi della Confederazione “”non con discorsi né con voti di maggioranza (…) bensì col ferro e col fuoco””. Subito dopo si era apprestato a consolidare la propria supremazia all’interno del nuovo stato unito non facendo segreto delle proprie simpatie, né esitando a palesare ostilità verso ogni focolaio reazionario che minasse l’autorità acquisita. Da un lato Bismarck mantenne infatti inalterati per la sua stessa appartenenza a quella classe, i privilegi degli Junker prussiani; dall’altra attuò una serie di misure repressive volte a scoraggiare l’iniziativa dei partiti non conformi alla sua linea politica. Tra il 1872 e il 1875 Bismarck si fece promotore del Kulturkampf, una serie di misure anticattoliche volte a scoraggiare l’attività politica del clero, le quali, col tempo, furono messe da parte per fronteggiare le nuove insidiose iniziative dei socialdemocratici, che nel 1875 avevano dato vita al Partito Socialdemocratico Tedesco. “”Violenza ed economia nella formazione del nuovo impero tedesco”” nasce esattamente in questo clima di persecuzioni al partito di cui Engels stesso faceva parte; le leggi antisocialiste erano solo la punta di un iceberg gigantesco che rappresentava la violenta linea politica seguita dal cancelliere tedesco e che raggiunse l’apice della brutalità con la vittoria sulla Francia del 1871″” [Mario Proto, I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano, 2005] (pag 51-52) “”Inoltre il pericolo di una guerra mondiale aleggiava in Europa: le manovre politiche di Bismarck avevano irrimediabilmente aizzato sospetti e diffidenze tra gli Stati. In quel periodo Engels pubblicò una serie di articoli sul “”Vorwärts””, dal titolo “”Può l’Europa disarmare?””, che comparvero nel febbraio e nel marzo del 1893, mentre il Parlamento tedesco discuteva il bilancio delle forze armate. La sua era una posizione assolutamente controcorrente e rivoluzionaria. Nell’opera propone una graduale riduzione del periodo di ferma, sino alla totale estinzione dell’esercito regolare, sostituito dalle milizie popolari, i cui soldati avrebbero ricevuto un’educazione militare già nelle scuole, in tenera età. Inoltre, poichè la Prussia aveva cominciato la corsa agli armamenti sarebbe stato opportuno che l’iniziativa per il disarmo fosse presa dalla Germania. Si legge nella Prefazione alla prima edizione [dell’Antidühring]: “”(…) c’è voluto un anno per potermi decidere, trascurando altri lavori, e prendere questa gatta da pelare. Era proprio una faccenda che, una volta affrontata, doveva essere portata fino in fondo. E non era solo molto spiacevole, ma anche molto grossa. La nuova teoria socialista si presentava l’ultimo frutto pratico di un nuovo sistema filosofico. Si trattava quindi di esaminarla in connessione con questo sistema e, di conseguenza, di esaminare il sistema stesso: si trattava di seguire Dühring in quel vasto campo in cui egli trattava di tutte le cose possibili e di altre ancora””. Engels non aveva ancora idea di quali rilevanti conseguenze sarebbero sopraggiunte dopo la pubblicazione di quell’opera. L’Antidühring aveva convertito tutta la socialdemocrazia dell’Europa continentale al marxismo. (Cfr. Gustav Mayer, Friedrich Engels, La vita e l’opera, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1969, pag. 238). Già nella seconda edizione (1885), Engels manifesta il suo stupore dinanzi al successo della sua opera (“”Non mi aspettavo che il seguente scritto dovesse uscire in una nuova edizione””). E, nella terza (1894) si dirà: “”pienamente soddisfatto della diffusione che, dal tempo dell’edizione precedente, hanno avuto le idee rappresentate in questo libro nella pubblica coscienza degli studiosi e della classe operaia e, invero, in tutti i paesi civili del mondo””.”” (pag 53-54) [Mario Proto, I due imperi. Ideologie della guerra tra modello prussiano e neoconservatorismo americano, 2005]”,”QMIx-216″
“PROTTI Daniele”,”Cronache di “”nuova sinistra””. Dal Psiup a Democrazia Proletaria.”,”Daniele PROTTI, mantovano di nascita ma fiorentino d’ adozione, ha partecipato al movimento studentesco dell’ Università Cattolica di Milano nel 1967-1968, e quindi alle lotte della Comunità dell’ Isolotto di Firenze. Militante della sinistra Psiup è stato tra i fondatori del Partito di Unità Proletaria e successivamente del Pdup per il comunismo. Direttore della rivista Unità Proletaria, per due anni ha diretto il Quotidiano dei Lavoratori, al quale attualmente collabora come inviato.”,”ITAC-046″
“PROTTI Daniele BIDUSSA David JESURUM Stefano BEDINI Carlo GORRESIO Vittorio CANCOGNI Manlio BOCCA Giorgio MONICELLI Mino FEJTO François BIAGI Enzo MIELI Renato TRIONFERA Renzo MONTESI Libero NICHOLS Peter BERTI Paolo FINI Massimo ONGARO Alberto GEROSA Guido INCERTI Corrado OTTOLENGHI Sandro GIGLIO Tommaso SANTINI Aldo VENE’ Gian Franco BERTI Paolo LAZZARO Claudio MAZZINI Giancarlo VOLTERRA Mauro VALENTINI Giovanni PETRUCCI Pietro RINALDI Claudio FLORES D’ARCAIS Paolo NIRENSTEIN Fiamma PALOMBELLI Barbara SANTILLI Luciano NONNO Pasquale ANDREOTTI GiuliO MARCENARO Andrea PROTTI Daniele MANCONI Luigi VERTONE Saverio PERNA Giancarlo FASSINO Piero ZINCONE Giuliano ZURLO Stefano IRDI Luigi”,”Il fattore K. I comunisti italiani da Togliatti a D’Alema.”,”‘Quando il Migliore vendette alla Cia i segreti del comunismo. Per mezzo miliardo consegnò il rapporto Krusciov agli americani’ (pag 79-81) (articolo di Corrado Incerti)”,”PCIx-500″
“PROUDHON P.J.”,”La Pornocrazia.”,”Nell’introduzione Francesco VALORI (traduttore) sottolinea che se pure la dottrina di PROUDHON sia antifemminista ha tuttavia il merito di aver fissato alcuni punti fermi necessari al buon ordine della famiglia e della società.”,”PROD-001″
“PROUDHON P.G.”,”La guerra e la pace. Pagine scelte con una introduzione. A cura di Piero Jahier.”,”Secondo il curatore, PROUDHON (1809-1865) come storico esaltò la guerra madre di civiltà, come profeta dell’umanità unificata retrocesse la guerra alla barbarie.”,”PROD-005″
“PROUDHON P.G. a cura di Giulio PIERANGELI”,”La capacità politica delle classi operaie.”,”Nella dedica di P. egli parla di protesta elettorale con la scheda bianca.”,”PROD-006″
“PROUDHON Pierre Joseph”,”Commentaires sur les memoires de Fouché. Suivis du parallele entre Napoleon et Wellington. Manuscrits inedits publies par Clement Rochel.”,”Nel settembre 1824, le cosiddette ‘Memoires de Joseph Fouché’ ministro della Police Generale (LE-ROUGE. PARIS. 1824, 2 volumi in 8°) furono pubblicate a Parigi. Dopo QUERARD e BARBIER, queste memorie furono redatte da A. de BEAUCHAMP con l’aiuto delle note fornite da Louis-Pascal JULLIAN. Sia BEAUCHAMP che JULLIAN erano agenti di FOUCHE’ e quindi ben informati. L’introduzione fornisce dei due un profilo biografico. PROUDHON studiando quest’opera si rese conto della sua importanza anche se capì che esse non erano vere ma verosimili.”,”PROD-008″
“PROUDHON P.J.”,”La Pornocrazia o le donne nei tempi moderni.”,”PROUDHON, nasce a Besancon nel 1809. Dapprima tipografo, quindi titolare di una pensione accademica che gli consente di studiare a Parigi, viene eletto deputato all’Assemblea nazionale nel 1848. Condannato due volte alla reclusione, esule dal 1858 al 1862 in Belgio, morirà a Parigi nel 1865.”,”PROD-010″
“PROUDHON Pierre Joseph”,”Lettres choisies et annotées par Daniel Halevy et Louis Guilloux. Avec une preface de Sainte-Beuve.”,”Contiene lettera a MICHELET sulla ‘Storia della rivoluzione francese’.”,”PROD-015″
“PROUDHON P.J.”,”Oeuvres completes de P.J. Proudhon. Nouvelle editions publiée avec des Notes et Documents inedits.”,”Contiene: -Philosophie du Progres. Introduction et Notes par T.H. RUYSSEN -La Justice poursuivie par l’Eglise. Introduction de Jules L. PUECH”,”PROD-021″
“PROUDHON P.J.”,”Oeuvres completes de P.J. Proudhon. Nouvelle editions publiée avec des Notes et Documents inedits. Sous la direction de MM. C. BOUGLE’ et H. MOYSSET”,”Contiene: -Les Confessions d’un Revolutionnaire pour servir à l’Histoire de la Revolution de Fevrier. Introduction Appendices et Notes de Daniel HALEVY. L’ appendice contiene uno scambio di lettere tra PROUDHON e MARX (1846) (in particolare sull’ organizzazione di una corrispondenza socialista tra operai tedeschi, francesi e inglesi che superi i limiti della nazionalità)”,”PROD-022″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”La questione sociale.”,”PROUDHON (Besancon 1809- Paris 1865) erudito autodidatta, pensatore e polemista, scrittore brillante viene considerato in questo volume come il maggiore scrittore politico dell’ Ottocento francese, il vero padre del socialismo d’oltr’alpe.”,”PROD-025″
“PROUDHON P.J.”,”La guerre et la paix. Recherches sur le principe et la constitution du droit des gens. Tome premier.”,”””Il generale Jomini, dopo aver raccontato con l’ ammirazione di un soldato la campagna d’ Italia del 1796-1797, riportato alla realtà dallo stato di cose in presenza del quale egli scriveva, si lascia scappare questa rivelazione: “”La cause generali decidono del destino degli imperi, e danno alle vittorie dei risultati più o meno importanti”” “”. (pag 374)”,”PROD-034″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura Umberto CERRONI”,”Che cos’è la proprietà? O ricerche sul principio del diritto e del governo. Prima memoria (1840).”,”””Non nasconderò che, al di fuori della proprietà e della comunità, nessuno ha mai concepito un’altra possibile forma di società: è a questo deplorevole errore che si deve la sopravvivenza della proprietà. Gli inconvenienti della comunità sono talmente evidenti chei critici non hanno mai dovuto impiegare molta eloquenza per disgustarne gli uomini. L’ irreparabilità delle sue ingiustizie, la violenza ch’essa fa alle simpatie e alle antipatie, il gioco di ferro che impone alla volontà, la tortura morale in cui mantiene la coscienza, l’ atonia in cui fa cadere la società, e per dire tutto, infine, l’ uniformità beata e stupida con la quale incatena la personalità libera, attiva, ragionatrice, ribelle dell’ uomo, hanno fatto insorgere il buon senso generale e condannato irrevocabilmente la comunità””. (pag 266)”,”PROD-037″
“PROUDHON P.J.”,”De la capacité politique des classes ouvrieres; Du principe fèdératif et de la nécessité de reconstituer le parti de la révolution.”,”””M. Berryer è partigiano della monarchia costituzionale: non ci sono dubbi. Solo che, mentre Thiers dichiara di non tenere per una dinastia piuttosto che per un’altra, e di subordinare il suo allineamento all’ adozione della sua massima favorita: “”Il re regna ma non governa””, M. Berryer considera la legittimità dinastica essenziale alla Costituzione, cosa che porta a una massima diametralmente opposta a quella di Thiers: “”Il re regna e governa””””. (pag 258)”,”PROD-038″
“PROUDHON P.G.”,”Scritti sulla rivoluzione italiana. Scelta, traduzione e prefazione di Agostino Lanzillo.”,”Contro Garibaldi: “”Tuttavia esisteva nel Medio-Evo, io non saprei in questo momento dire a quale epoca, una specie di reame ligure, che andava dalla Spagna alla Francia, fino alle vicinanze dell’ Italia e la di cui capitale era Montpellier. Era un ultimo sforzo della nazionalità ligure. Ma poiché i liguri sono stati da due secoli radiati dalla carta degli Stati, ne consegue che gli uomini di questa razza abbiano il diritto di fare e disfare i reami, di parlare in nome di nazionalità straniere, di cancellare arbitrariamente queste, dare l’ impero a quelle, resistere al progresso naturale della civiltà, sovvertire la politica e la storia?”” (pag 102) Sui rapporti Italia-Francia: “”In politica, i nostri nemici, sono i nostri vicini; questo assioma è tanto sicuro che neppure uno di Machiavelli”” (pag 40)”,”PROD-039″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura di Günther HILLMANN”,”Bekenntnisse eines Revolutionärs um zur Geschichtsschereibung der Februarrevolution beizutragen.”,”””Was eine Gesellschaft ohne eine politische Verfassung bestehen? Was wollen wir and die Stelle einer politischen Verfassung setzen? Diese Fragen nehme ich mir vor zu lösen; (…)”” (pag 129, Die Verfassung) (Può esistere una società senza una costituzione politica? Che cosa vogliamo noi mettere in una costituzione politica? Queste questioni mi propongo di risolvere) (appr.)”,”PROD-040″
“PROUDHON P.J.”,”Du principe fédératif. Et de la nécessité de reconstituer le parti de la révolution. Si les traités de 1815 on cessé d’ exister. Actes du futur congrés.”,”””La Chiesa, indipendentemente dal suo dogma, è madre di tutta l’ autorità e unità. E’ per questa unità che essa è divenuta, per così dire, la capitale del misticismo””. (pag 120) “”La federazione, al contrario, è libertà per eccellenza, pluralità, divisione, governo di sé per sé. La sua massima è il diritto, non certo dato dalla Chiesa, interprete del cielo, o definito dal principe, rappresentante della Divinità e braccio del santo-padre; ma determinato per libero contratto””. (pag 121)”,”PROD-041″
“PROUDHON P.J., a cura di Carlos DIAZ”,”Propiedad y federacion.”,”Forza-lavoro collettiva. “”Il capitalista, si dice, ha pagato le ‘giornate’ ai suoi operai. Per parlare con esattezza, si deve dire che il capitalista ha pagato tante giornate quanti operai ha impiegato giornalmente, che non è la stessa cosa. Perché questa forza immensa che risulta dalla convergenza e dalla simultaneità degli sforzi dei lavoratori non l’ ha pagata. Duecento operai hanno posto in qualche ora l’ obelisco di Luqsor sulla sua base. Si può immaginare che lo avrebbe fatto un solo uomo in duecento giorni?””. (pag 79)”,”PROD-042″
“PROUDHON P.G.”,”Che cos’è la proprietà? Critica della teoria di Proudhon. Sulla proprietà.”,”””Qualunque sia dunque la capacità di un uomo, quando questa capacità è creata, egli non si appartiene più: simile alla materia che una mano industriosa foggia, egli aveva la facoltà di divenire, la società l’ha fatto essere.”” (pag 41)”,”PROD-043″
“PROUDHON P.G.”,”Psicologia della Rivoluzione.”,”Mandato imperativo. “”Che le nostre giovani reclute se lo mettano bene in testa: il socialismo è l’ opposto del governalismo. Questo è una cosa vecchia quanto il proverbio: “”tra padrone e servitore nessuna società””. Noi vogliamo al lato del suffragio universale, come conseguenza di questo suffragio, l’ applicazione del mandato imperativo. Questo ripugna agli occhi degli uomini politici: ciò vuol dire che ai loro occhi il popolo, quando rielegge dei rappresentanti, non si procura dei mandatari, ma si spoglia di tutta la sua sovranità!… Sicuramente quello lì non è socialismo, né democrazia.”” (pag 41)”,”PROD-044″
“PROUDHON P.J.”,”Les confessions d’un révolutionnaire pour servir a l’ histoire de la révolution de février.”,” “”Louis Blanc aveva avuto l’ onore della reazione del 17 marzo; Ledru-Rollin ebbe l’ onore della reazione del 16 aprile. Tanto il primo era stato deciso nell’ opporsi alla dittatura vera o presunta di Blanqui, tanto il secondo lo era stato nella sua opposizione alla dittatura di Louis Blanc. Il 16 aprile, Ledru-Rollin non era né socialista né comunista; egli faceva beffe delle teorie dei suoi colleghi. Delegato del popolo al ministero dell’ interno, responsabile dell’ ordine e della libertà davanti al paese, incaricato di difendere tutti gli interessi, non poteva vedere nella manifestazione del 16 aprile che un tentativo di usurpazione: egli resistette. Chi oserebbe condannarlo? A colpo sicuro non Louis Blanc. Il 16 aprila, come il 17 marzo, fu nondimeno uno scacco per la Rivoluzione; perché ogni attacco al potere allo scopo di servirsene per violentare gli istinti di un paese, che questo attacco sia o non sia seguito da successo, è uno scacco al progresso, una caduta. Louis Blanc aveva la speranza di far trionfare, attraverso il colpo di Stato e l’ autorità dittatoriale, un sistema di riforme economiche (…)””. (pag 83-84)”,”PROD-046″
“PROUDHON P.J.”,”Manuel du spéculateur a la bourse.”,” La Borsa. “”‘Le temps est de l’ argent’, dicono gli inglesi. La durata di una commandita non è per così dire, che una forma di apprezzamento del suo valore. Una società si costituisce con il capitale di … e per una durata di …, ecco l’ affare. La cifra del capitale, aggiunta a quella della durata, costituisce il valore reale dell’ impresa. Una volta stabilita, essa tenderà a ciò che sarà necessario, o che giudicherà utile ai suoi interessi: la fissazione di un termine, ordinato dalla legge, non significa altre cose. La divisione del lavoro, il cui effetto più notevole e il meno previsto è stato di far fare causa comune alle industrie; la moltiplicità delle imprese, notamente per quello che concerne i lavori pubblici; lo sviluppo della meccanica, che riduce quasi a niente la produzione individuale, e l’ immensa circolazione che ne è stata il seguito: tutte queste cause hanno fatto subire alla proprietà, al consumo, allo stato dei cittadini, delle modificazioni tanto profonde quanto variate, di cui la Borsa è diventata l’ espressione e l’ eco. Sotto l’ azione di cause irresistibili, un capitalista esperto non investe più i suoi capitali, con un atto speciale, individuale, nominativo, e per un lungo tempo, tra le mani di un prestatore unico. Sa che, per la creazione incessante di valore nuovo, per la proporzionalità variabile dei prodotti, per le oscillazioni della politica, la sua fortuna è sottomessa alle chances perpetue degli alti e bassi; e nella previsione di questa eventualità, si mette, per quanto è possibile, ad impegnare i suoi capitali, ovvero muoverli, distribuirli, e all’ occorrenza realizzare, secondo la convenienza dei suoi interessi””. (pag 71)”,”PROD-048″
“PROUDHON P.J.”,”La proprietà.”,”””La grande proprietà, infatti, richiedendo per il suo funzionamento, personale direttamente dipendente e salariato, oppure il sistema dell’ affitto – due surrogati del servaggio feudale – costa di più e produce di meno. Dunque, impartite l’ educazione alle masse, istruite i contadini, ispirate a tutti il senso della loro dignità, insegnate loro a rendersi conto del loro potere e dei loro diritti: ben presto vedrete diminuire i lavoratori domestici e i salariati, trasformarsi le condizioni d’ affitto e gradatamente le proprietà ridursi all’ estensione media, che può essere sfruttata da una famiglia di contadini forte per braccia, intelligenza e coesione.”” (pag 121)”,”PROD-049″
“PROUDHON Pierre-Joseph, a cura di Bernard VOYENNE”,”Mémoires sur ma vie.”,”Ex giornalista poi professore al Centre de formation et de perfectionnement des journalistes e all’ Institut francais de presse dell’ Université de Paris, autore di una dozzina di opere, B. VOYENNE è attualmente (1983) professore incaricato all’ Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales. Scheda sul rapporto Marx e Proudhon. (pag 61) “”Il credito era dunque gratuito! Il principio realizzato, le conseguenze si svolgevano all’ infinito.”” (pag 88) “”La Banca del popolo, dando l’ esempio di iniziativa popolare, sia per il governo che per l’ economia pubblica, ormai identificata in una stessa sintesi, diveniva dunque allo stesso tempo, per il proletariato, principio e strumento di emancipazione: essa creava la liberà politica e industriale. E come ogni filosofia, ogni religione è l’ espressione metafisica o simbolica dell’ economia sociale, la Banca del popolo, cambiando la base materiale della società, preludeva alla rivoluzione filosofica e religiosa: è così almeno che l’ avevevano concepita i fondatori. (…)”” (pag 89) “”La donna è stata data all’ uomo per servirgli d’ ausiliario: Faciamus ei adjuntorium simile sibi, dice la Genesi.”” (pag 104) “”A forza di preoccupazioni politiche abbiamo perso di vista l’ economia sociale”” (pag 109)”,”PROD-050″
“PROUDHON P.J., a cura di Giuseppe SANTONASTASO”,”La schiavitù dell’ uomo.”,”Il diritto di occupazione al posto del diritto di proprietà. “”Viene così annullata la definizione romana della proprietà. Il ‘diritto d’ usare e d’ abusare’, immoralità nata dalla violenza, la più mostruosa pretesa che le leggi civili abbiano mai sanzionato. L’ uomo riceve il suo usufrutto dalle mani della società, che sola possiede in via permanente: l’ individuo passa, la società non muore mai. Che profondo disgusto vince il mio animo, a dover discutere verità così banali! Son queste, dunque, le cose di cui noi oggi dubitiamo? Bisognerà ancora una volta armarsi per farle trionfare, e solo la forza, in mancanza della ragione, potrà introdurle nelle nostre leggi?””. (pag 66)”,”PROD-052″
“PROUDHON Giambattista Vittore a cura di Giuseppe CIOTTI”,”Opere di Proudhon. Vol. I. Trattato del Dominio di Proprietà. Della distinzione dei beni in relazione al dominio privato. Edizione aumentata nel Belgio del confronto dell’ opera coi trattati dei signori Hennequin, Chavot, Duranton, Toullier, Merlin, Rolland de Villargers, Demante, Boileux, Zacharia, Deleurie, Fed. Taulier, Championniere e Rigaud, Favard de Langlade, O. Leclercq, Petit, ecc. ecc.”,”PROUDHON Giambattista Vittore nasce a Chanans cantone di Vercelli (Francia) nel 1758, decano della facoltàdi diritto di Digione membro corrispondente dell’ Istituto reale di Francia e dell’ Accademia delle scienze e arti e belle lettere di Digione e Besanzone. Dell’occupazione che ha luogo altrimenti che pel fatto di guerra. “”Così, per attenersi ai principi del dritto naturale, la prima regola che governa questa materia, si è, che la cosa che non appartiene ancora ad alcuno, debbe restare acquistata di tutta proprietà al primo individuo che viene a prenderla o ad impadronirsene per rendersene possessore, e padrone.”” (339. pag 290)”,”DIRx-012″
“PROUDHON P.J.”,”Idée génerale de la révolution au XIX° siècle. (Choix d’études sur la pratique révolutionnaire et industrielle)”,”Voul l’avez dit: ‘La République est au-dessus du suffrage universel’. Si vous comprenez la formule, vous ne désavouerez pas le commentaire: ‘La Révolution est au-dessus de la République’. (in chiusura) Contro Louis Blanc. “”A cet égard, une grave responsabilité pèsera dans l’histoire sur Louis Blanc. C’est lui qui, au Luxembourg, avec son logogriphe ‘Egalité – Fraternité – Liberté’, avec ses abraxas ‘De chacun… A chacun…’ a commencé cette opposition misérable de l’ideologie aux idees et soulevé contre le socialisme le sens commun. Il s’est cru l’abeille de la révolution, in n’en a été que la cigale. Puisse-t-il enfin, après avoir empoisonné les ouvriers de ses formules absurdes, apporter à la cause du prolétariat, tombee un jour d’erreur en ses debiles mains, l’obole de son abstention et de son silence!””. (pag 101)”,”PROD-056″
“PROUDHON P.J.”,”General Idea of the Revolution in the Nineteenth Century.”,”Proudhon, 1809-1865 Assorbimento del Governo da parte degli organismi economici (pag 240)”,”PROD-058″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”La révolution sociale démontrée par le coup d’état du 2 décembre.”,”pag 136 illeggibile, mancanze nel testo”,”PROD-069″
“PROUDHON P.J.”,”Les femmelins. Les grandes figures romantiques. J.J. Rousseau – Béranger – Lamartine – Madame Roland – Madame De Stael – Madame Necker de Saussure – George Sand.”,”PROUDHON P.J. “”Proudhon, résumant ces idées où se manifeste le caractère éminemment social de la littérature, écrivait notamment: “”Celui qui écrit pour les autres, de même qu’il est tenu de parler leur propre langue et de la leur parler mieux qu’ils ne feraient eux-mêmes, doit aussi leur révéler leurs idées, leurs sentiments, leurs passions, leurs moeurs, tout ce qu’ils sentent dans la confusion de leur pensée et qu’ils sont incapables d’exprimer et de définir”” (La Justice dans la Révolution et dans l’Eglise’, t. III, p. 347, Edition Flammarion)”” (introduzione) (pag 6)”,”PROD-077″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”Contro l’Unità d’Italia. Articoli scelti.”,”Titoli originali ‘La fédération et l’unité en Italie’, ‘Mazzini et l’unité italienne’, Garibaldi et l’unité italienne’, ‘Nouvelles observations sur l’unité italienne’ “”Se l’internazionalismo è caratteristica fondamentale del socialismo scientifico del XIX secolo, la “”federazione”” rappresenta invece per Proudhon la conclusione della teorizzazione di un nuovo ordine economico-sociale: è il termine ultimo del processo di spontanea organizzazione e integrazione dei gruppi sociali minori in forme più articolate e federative. Lo Stato che ha la sua ragion d’essere nella centralizzazione deve essere sostituito da una organizzazione federale, costituita dalle città che hanno comuni interessi e che su queste basi stipulano un contratto di associazione federativa. All’Europa degli Stati, di «Re e Imperatori», Proudhon opponeva l’Europa di «Comuni e città». Sebbene Proudhon fosse convinto che la borghesia avesse esaurito la propria funzione storica, non mancò tuttavia di richiamare l’attenzione degli operai sul fatto che una vera riforma della società è possibile solamente mediante una forma di collaborazione, fra la media borghesia – pur sempre con capacità imprenditoriale – e il proletariato”” (pag 16-17) (introduzione) L’introduzione è di due storici esperti del Risorgimento. Antonello Biagini è professore ordinario di Storia dell’Europa Orientale e prorettore per la Cooperazione e i Rapporti Internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza. Consulente dal 1971 dell’Ufficio Storico dell’Esercito, ha curato la pubblicazione di numerosi documenti dello Stato Maggiore Esercito. Componente della Commissione Nazionale di Storia Militare, è stato presidente della Società Italiana di Storia Militare.”,”PROD-082″
“PROUDHON P.J.”,”La fédération et l’unité en Italie.”,”””Non ho mai creduto all’unità d’Italia; dal punto di vista dei principi, come da quello della pratica e delle transizioni, l’ho sempre rifiutato. Potrei citare a sostegno della mia opinione gli uomini più onorevoli e intelligenti d’Italia: il rimpianto Montanelli, che ho avuto l’onore di conoscere; Ferrari, il dotto storico, e l’ottimo generale Ulloa, entrambi annoverati tra i miei amici. Tali nomi basterebbero a proteggermi dal rimprovero dell’originalità. Ma non ho nemmeno bisogno di queste alte garanzie: la stragrande maggioranza degli italiani, se ben informato, sono federalisti, e non hanno mai visto nell’unità altro che una macchina rivoluzionaria. Dopo il Trattato di Villafranca, sono rimasto convinto che la stampa democratica, insistendo sulla riunificazione di tutta l’Italia nelle mani di Vittorio Emanuele, fosse sulla strada sbagliata; che il vantaggio che ci si era promessi da questa manovra non avrebbe compensato gli inconvenienti, che si trattava di ignorare il principio delle rivoluzioni moderne e di mettersi, per raffinatezza della politica, fuori dalla politica reale, ostacolare il progresso distorcendo l’idea di nazionalità, compromettere la pace dell’Europa senza giovare alla libertà dei popoli, e fomentare tra Italia e Francia un pericoloso antagonismo, utile solo ai terzi stranieri. Tuttavia, iniziato il movimento di unificazione, ho sentito la necessità di tacere, limitandomi a esprimere di volta in volta, nei libri, i miei dubbi sulla buona riuscita dell’impresa. I popoli, come gli individui, sono soggetti all’infatuazione da cui possono essere curati solo dalle mortificazioni dell’esperienza””; “”Je n’ai jamais cru à l’unité de l’Italie; au point de vue des principes, comme à celui de la pratique et des transitions, je l’ai toujours repoussée. Je pourrais citer à l’appui de mon opinion les hommes les plus honorables et les plus intelligents de l’Italie: le tant regretté Montanelli, que j’ai eu l’honneur de connaitre; Ferrari, le savant historien, et l’excellent général Ulloa, que je compte tous deux au nombre de mes amis. De tels noms suffiraient pour me mettre à l’abri du reproche d’originalité. Mais je n’ai pas même besoin de ces hautes garanties: l’immense majorité des Italiens, si je sui bien renseigné, est fédéraliste, et n’a jamais vu dans l’unité qu’une machine révolutionnaire. Après le traité de Villafranca, je sui demeuré convaincu que la presse démocratique, en insistant pour la réunion de l’Italie tout entière aux mains de Victor-Emmanuel, faisait fausse route; que l’avantage qu’on se promettait de cette manoeuvre n’en compenserait pas les inconvénients, que c’était méconnaître le principe des révolutions modernes et se placer, par raffinement de politique, hors la vraie politique, entraver le progrès en dénaturant l’idée de nationalité, compromettre la paix de l’Europe sans profit pour la liberté des peuples, et soulever entre l’Italie et la France un antagonisme dangereux, utile seulement aux tiers étrangers. Toutefois, le mouvement d’unification commencé, je crus devoir garder le silence, me bornant à exprimer de loin en loin, dans les livres, mes doutes sur le succès de l’entreprise. Les peuples, comme les individus, sont sujets à des engouements dont il ne guérissent que par les mortifications de l’experience. (…)”” (pag 5-6)”,”PROD-083″
“PROUDHON Pierre-Joseph”,”Contro l’Unità d’Italia. Articoli scelti.”,”Titoli originali ‘La fédération et l’unité en Italie’, ‘Mazzini et l’unité italienne’, Garibaldi et l’unité italienne’, ‘Nouvelles observations sur l’unité italienne’ Dono di Mario Caprini”,”PROD-002-FGB”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. I”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-108-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. II.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-109-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. III.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-110-FL”
“PROUST Marcel”,”Alla ricerca del tempo perduto. Vol. IV.”,”Il 18/01/1871, a Auteuil, nella casa del prozio materno Louis Weil al n. 96 di rue La Fontaine, nasce Marcel Proust. La sua salute malferma comincia presto a mettere in apprensione la madre, che vi scorge un effetto delle ansie e delle ristrettezze patite in quei mesi terribili. Nel 1873 i Proust si stabiliscono in un quartiereborghese sorto dagli sventramenti del barone Haussmann. Nel 1881 tornando alla casa di Auteuil dopo una passeggiata nel Bois de Boulogne, Marcel ha un forte attacco di asma, malattia da cui non guarirà mai e che finirà col trasformare tutta la sua vita in una specie di perenne convalescenza interrotta da ripetute crisi. Mel 1882 Marcel s’iscrove al Liceo Condorcet, vicino alla sua abitazione. Nel 1885 il dottor Proust, prodigatosi durante l’epidemia di colera a Tolone e autore di un importante scritto sull’argomento, ottiene la cattedra di Igiene alla Facoltà di Medicina. Nel 1888 alla ripresa scolastica autunnale, i corsi di filosofia sono condotti dal professor Alphonse Darlu, che esercita un profondo influsso sul suo allievo. Da lui Proust impara a disprezzare il materialismo e il positivismo e a rivalutare uno spiritualismo idealista temperato di razionalismo. Nel 1890 Marcel si iscrive, contemporaneamente, alla Facoltà di Legge e a quella di Scienze Politiche. Nel 1908 comincia a scrivere A la ricerca del tempo perduto. Il 18 novembre 1922 muore e viene sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.”,”VARx-111-FL”
“PROVERA Emanuela”,”Dentro l’Opus Dei. Come funziona la milizia di Dio.”,”Emanuela Provera, cattolica, vive a Milano. Dal 1986 al 2000 numeraria dell’Opera, ha collaborato con Ferruccio Pinotti al libro ‘Opus Dei Segreta’ (Bur, Rizzoli, 2006), offrendo la sua testimonianza personale. ‘Il libro verità degli ex numerari italiani’ “”Ben prima di chiedere l'””ammissione”” il candidato “”pita””, nel senso che entra lentamente in una relazione di forte dipendenza con i luoghi e le persone della Prelatura, al punto da ricevere indicazioni sul tempo da dedicare allo studio, sull’ora alla quale deve puntare la sveglia al mattino, su cosa raccontare o non raccontare ai propri genitori, su quali persone frequentare e quali invece lasciar perdere, su quali capi di abbigliamento, oggetti personali, materiali di studio o di lavoro da acquistare”” (pag 73)”,”RELC-410″
“PROVVEDI Anna”,”Lo sviluppo delle teorie politiche di Herman Gorter: 1901-1914.”,”””Nella storiografia internazionale sul movimento operaio lo studio del contributo teorico offerto da Herma Gorter è legato quasi esclusivamente al dibattito che nel corso degli anni Venti lo vede scontrarsi con Lenin, a fianco della Kommunistische Arbeiter-Partei Deutschlands (KAPD, ndr), sui problemi dell’organizzazione e della tattica del proletariato rivoluzionario (1). … finire (pag 301-302)”,”TEOC-017-FGB”
“PRÜFER Guntram”,”Historia de las comunicaciones.”,”Marzo 1935 primo programma televisivo in Germania. “”Il fisico Karolus costruì nel 1928 un apparecchio che presentò nel 1930. L’ immagine era però molto confusa. Il 22 marzo 1935 si trasmise in Germania il primo programma di televisione. Senza dubbio, la tecnica non era però perfetta. Nel 1938 si abbandonò il disco di Nipkow per adottare il tubo di Braun, che il russo Zworykin aveva cercato di utilizzare in America per un apparecchio già apprezzabile””. (pag 361)”,”EDIx-044″
“PRUZZO Piero”,”La Sivori una sala storica a Genova. Da tempio della musica a centro polifunzionale.”,”Piero Pruzzo (Genova, 1927) giornalista e critico cinematografico, ha lavorato per Il Lavoro e il Secolo XIX.”,”LIGU-006-FER”
“PRYOR Frederic L.”,”The Red and the Green. The Rise and Fall of Collectivized Agriculture in Marxist Regimes.”,”Frederic L. Pryor is Professor of Economics at Swarthmore College. Among his many works is Public Expenditures in Communist and Capitalist Nations. List of Maps, Tables, and Diagrams, Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Appendixes, Research Notes: A. Classification of Marxist Regimes, B. Tests of the Marxist Theory of Agricultural Development, C. The Vertical Structure of Agriculture in Market Economies, D. Managerial Decision-Making on State and Collective Farms, E. The Terms of Trade between Agriculture and Other Sectors, F. Four Short Case Studies of Agricultural Reform, G. Labor Supply and Compensation on Collective Farms; A Model, Statistical Notes: A.B.C.D.E.F. Data Sources for Tables in Chapter 1,3,4,5,7,8, G. Data Sources for Tables in Research Note B, Bibliography, Name Index, Country and Subject Index,”,”RUSU-108-FL”
“PUCKOV Pavel”,”Le religioni nel mondo d’ oggi.”,”””Nella Cina vera e propria sono diffuse attualmente tre religioni principali: il confucianesimo, il taoismo e il buddismo. Un fenomeno specifico, tipico della Cina, è il policonfessionalismo, il fatto cioè che una medesima persona possa seguire i culti di due o anche di tre religioni, E’ naturale che in tali circostanze, e per di più in mancanza di una classificazione religiosa nell’ ambito del censimento della popolazione, sia molto difficile stabilire la consistenza numerica dei seguaci delle varie religioni. In maniera molto approssimativa il numero dei fedeli delle tre principali religioni della Cina si può valutare come segue (nell’ intero territorio cinese): 350 milioni di confuciani, oltre 100 milioni di buddisti e 50 milioni di taoisti. Il confucianesimo e il taoismo sono diffusi quasi esclusivamente fra i cinesi, mentre il buddismo è praticato anche da una parte dei coreani (che seguono la tendenza mahayana), da molti popoli di lingua tibetana e mongola (lamaismo), dai thai e da varie altre popolazioni della Cina meridionale (theravada).”” (pag 133-134)”,”RELx-039″
“PUDDINGTON Arch”,”Lane Kirkland. Champion of American labor.”,”PUDDINGTON Arch Vice Presidente per la Ricerca alla Freedom House, ha scritto su questioni politiche per vari giornali (Washington Post, Wall Street Journal, Commentary). E’ autore di un paio di libri. Vive a New York. Gli operai non vogliono votare per i candidati alle elezioni politiche sponsorizzati dai sindacati. “”He recalled the ALF-CIO’s campaign to thwart George Wallace in his effort to win over blue-collar workers as a heroic chapter in labor’s political history. The anti-Wallace drive had been organized in a few weeks; in 1982, Kirkland had two years to marshal his forces against Ronald Reagan. Kirkland was also influenced by his experiences during the 1980 election, when as the newly elected AFL-CIO president he had engaged in some plant-gate campaigning for President Carter. At a factory in Washington state, a worker told Kirkland, who had just handed him a Carter leaflet, that he “”wouldn’t vote for that SOB if he was the last man on earth””. “”Put that brother down as undecided””, Kirkland quipped. In fact, Kirkland was disturbed to find that many local union officials wouldn’t support AFL-CIO-endorsed candidates out of fear that their plant-floor credibility would suffer. The lesson, for Kirkland, was that it mattered little if labor had the most technically sophisticated political machine if the rank and file simply rejected labor’s candidates. He was determined that in 1984 there would be no repeat of the Carter experience”” (pag 137)”,”MUSx-303″
“PUDER Martin CASTORIADIS Cornelius RITTERSPORN Gabor T. BONGIOVANNI Bruno BERTI Nico GUERIN Daniel SCHWARZ Arturo AVRICH Paul CARCHIA Gianni, saggi di”,”Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia).”,”‘Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia)’ Nei vari saggi si critica ll’autoritarismo di Marx ed Engels e si mettono in cattiva luce le loro posizioni nello scontro marxismo – anarchismo dell’epoca della prima internazionale Guerin riporta un brano di Marx-Engels in cui dopo l’esito negativo della rivoluzione del 1848 e l’esperienza del 1793 parlano di ‘terrorismo rivoluzionario’ (pag 265)”,”ANAx-372″
“PUDER Martin CASTORIADIS Cornelius RITTERSPORN Gabor T. BONGIOVANNI Bruno BERTI Nico GUERIN Daniel SCHWARZ Arturo AVRICH Paul CARCHIA Gianni, saggi di”,”Il marxismo da pensiero radicale a pensiero istituzionale. II. Marx ed Engels come pensatori conservatori (Puder) – Socialismo e società libertaria (Castoriadis) – Lo stato in lotta con se stesso. Tensioni sociali e conflitti politici in Urss 1936-1938 (Rittersporn) – Il destino della burocrazia e la dissoluzione del trockismo (Bongiovanni) – Marxismo e anarchismo nella Prima Internazionale: il significato di uno scontro (Berti) – Marx ed Engels militanti (Guérin) – Una filosofia trasformatrice della vita (Schwarz) – Nestor Mackno (Avrich) – Sulla logica della riflessione (Carchia).”,”Collettivo redazionale: Domenco R. Carosso, Piero Flecchia, Arturo Schwarz”,”TEOC-710″
“PUECH Henri-Charles a cura”,”Storia delle religioni. Vol 5. Slavi, Balti, Germani e Celti. 7. Il cristianesimo delle origini. 9. L’ Islam. 13. Religione vedica e induismo. 14. Buddhismo indiano e jainismo. 15. Tibet e Sud-Est asiatico. 16. La Cina e la Corea. 17. Il Giappone. VII. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Altri volumi disponibili: 5. Slavi, Balti, Germani e Celti. 7. Il cristianesimo delle origini. 9. L’ Islam. 13. Religione vedica e induismo. 14. Buddhismo indiano e jainismo. 15. Tibet e Sud-Est asiatico. 16. La Cina e la Corea. 17. Il Giappone. VII. Colonialismo e neocolonialismo.”,”RELx-006″
“PUECH Henri-Charles a cura saggi di Weston LA-BARRE, Roger BASTIDE, Egon SCHADEN, Justus M. VAN-DER-KROEF, O.L. BURRIDGE, Claude WAUTIER, George BALANDIER Michel MESLIN”,”Storia delle religioni. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Henri-Charles PUECH è nato a Montpellier nel 1902. Si è formato alla Sorbona, dove ha svolto anche attività didattica. Professore di storia delle religioni al College de France, membro dell’ Academie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha ricoperto per 15 anni, fino al 1965, la carica di VP della International Association for Study of History of Religions. Tra le sue opere: -Le treité contre les Bogomiles de Cosmas le Pretre -Le Manicheisme: son fondateur, sa doctrine”,”RELP-029″
“PUECH Henri Charles, collaborazione di André BAREAU Anne-Marie BLONDEAU Colette CAILLAT Anne-Marie ESNOUL Pierre-Bernard LAFONT Nguyen TRAN HUAN Jean VARENNE”,”Storia delle religioni. IV. India Tibet e Sud-Est Asiatico.”,”Collaborazione di André BAREAU Anne-Marie BLONDEAU Colette CAILLAT Anne-Marie ESNOUL Pierre-Bernard LAFONT Nguyen TRAN HUAN Jean VARENNE”,”RELx-027″
“PUECH Henri Charles; collaborazione di Jean DORESSE Toufic FAHD Kurt RUDOLPH”,”Storia delle religioni. II. Giudaismo cristianesimo e islam. Tomo secondo”,”Collaborazione di Jean DORESSE Toufic FAHD Kurt RUDOLPH.”,”RELx-028″
“PUECH Henri Charles; collaborazione di Olivier CLEMENT Antoine FAIVRE René GUENNOU Serge HUTIN Jacques LE GOFF Jules LEROY André ROUX Jean SEGUY Richard STAUFFER René TAVENEAUX”,”Storia delle religioni. III. Il cristianesimo da Costantino a Giovanni XXIII.”,”Collaborazione di Olivier CLEMENT Antoine FAIVRE René GUENNOU Serge HUTIN Jacques LE GOFF Jules LEROY André ROUX Jean SEGUY Richard STAUFFER René TAVENEAUX.”,”RELx-029″
“PUECH Henri-Charles a cura saggi di Weston LA-BARRE, Roger BASTIDE, Egon SCHADEN, Justus M. VAN-DER-KROEF, O.L. BURRIDGE, Claude WAUTIER, George BALANDIER Michel MESLIN”,”Storia delle religioni. Colonialismo e neocolonialismo.”,”Henri-Charles PUECH è nato a Montpellier nel 1902. Si è formato alla Sorbona, dove ha svolto anche attività didattica. Professore di storia delle religioni al College de France, membro dell’ Academie des Inscriptions et Belles-Lettres, ha ricoperto per 15 anni, fino al 1965, la carica di VP della International Association for Study of History of Religions. Tra le sue opere: -Le treité contre les Bogomiles de Cosmas le Pretre -Le Manicheisme: son fondateur, sa doctrine “”Una serie di movimenti religiosi tennero dietro, in modo drammatico e assolutamente puntuale, allo spostamento sempre più ad ovest della frontiera del “”Destino Evidente””. (Queste due parole sono state usate per la prima volta da un giornalista, O’Sullivan, nel 1845, in un articolo che profetizzava “”il compiersi del nostro destino evidente, di occupare l’intero continente assegnatoci dalla Provvidenza, per il libero sviluppo di milioni di nostri concittadini, il cui numero aumenta ogni anno””. Gli espansionisti americani degli anni Quaranta se ne impadronirono per legittimare la propria aspirazione ad estendere le frontiere degli Stati Uniti fino al Pacifico).”” (pag 4)”,”RELx-042″
“PUECH Henri-Charles a cura; saggi di Toufic FAHD Alessandro BAUSANI”,”Storia dell’ islamismo. (Tit.orig.: Histoire des Religions. Vol II)”,”””La fiaccola del sunnismo passò successivamente agli Ayyubidi, che proseguirono la politica di raggruppamento, pur contrastando l’ avanzata del hanbalismo, che, malgrado il grande favore di cui godeva presso gli ultimi califfi abbasidi, non riuscì a soppiantare l’ ash’arismo. La presa di Bagdad da parte dei Mongoli nel 1258 inferse un duro colpo alla preminenza del hanbalismo nel centro politico dell’ isla e determinç la creazione di altri grandi centri intellettuali in cui l’ ash’arismo, grazie allo shafi’ismo e a volte al malikismo e grazie anche all’ alleanza con il maturidismo, i cui seguaci si reclutavano tra i hanafiti, è riuscito ad affermarsi e poi a diventare dottrina ufficiale, dai Mamelucchi fino agli Ottomani. Grandi teologi ash’ariti di questo periodo hanno contribuito efficacemente a formulare la dottrina insegnata dal sunnismo fino ai nostri giorni. Vanno citati, in particolare, i nomi di al-Igi (m. 1355), autore di una professione di fede e di un trattato di teologia dogmatica che godono di grande prestigio fino al giorno d’oggi, i Subki, soprattutto Taqi ad-Din (m. 1355), che si rese celebre per la polemica contro il neo-hanbalita Ibn Taymiyya e il figlio Tag ad-Din (m. 1370), che scrisse la storia dello shafiismo e dell’ asharismo nei suoi Tabaqat ash Shafiiyya; Ibn Khaldun (m. 1406), la cui opera è profondamente segnata dalla sua formazione di giurista e di teologo; al-Maqrizi (m. 1442) (…) e infine, as-Suyuti (m. 1505), la cui abbondante produzione, volta alla volgarizzazione delle conoscenze religiose e storiche sull’ islam, ha notevolmente contribuito al diffondersi delle teologia dogmatica.”” (pag 112-113)”,”RELx-045″
“PUFENDORF Samuel, Baron de”,”Les devoirs de l’ homme et du citoien, tels qu’ils lui font prescrits par la loi naturelle.”,”Samuel PUFENDORD (1632-94) storico e giurista tedesco, professore a Heidelberg e a Lund, consigliere di re Federico Guglielmo di Prussia, autore tra l’ altro di ‘De jure naturali et gentium’, fu uno dei maggiori esponenti del giusnaturalismo. Doveri dell’ uomo e del cittadino. In particolare, doveri degli schiavi e dei servitori. “”La persona stessa di questi Schiavi fatti per diritto di Guerra, come anche di quelli che si acquistano, è considerata, secondo l’ uso e le idee ricevute, appartenente in proprio al Padrone in maniera tale che egli può alienarli in favore di chi a lui sembra buono, e considerandoli alla stessa stregua degli altri beni. I diritti sacri dell’ Umanità spingono tuttavia un Padrone a non dimenticare mai che il suo Schiavo è Uomo come lui; e di conseguenza a non usare a suo riguardo come si fa disponendo degli altri beni, ch’egli consuma e distrugge a suo piacere. Anche se vuole vendere uno Schiavo, o disfarsene in qualche altra maniera; non deve farlo, con la gaiezza nel cuore o senza che l’ abbia meritato, farlo passare sotto il potere di qualche Padrone, se si ha ragione di credere che sarà trattato in modo inumano””. (pag 315-316) Anche i figli di padre schiavo e madre schiava si trovano in condizioni di schiavitù. (La madre non ha niente di proprio e i suoi figli non possono essere nutriti e mantenuti che attraverso i beni del Padrone…) (pag 317)”,”TEOP-198″
“PUGGELLI Sergio”,”Militanza di base. La metamorfosi della sinistra tra anfitrioni e camaleonti.”,”Sergio Puggelli psicologo, psicoterapeuta, è stato per due legislature consigliere comunale DS a Prato.”,”PCIx-467″
“PUGH O’MARA Margaret”,”Cities of Knowledge. Cold War Science and the Search for the Next Silicon Valley.”,”PUGH O’MARA Margaret insegna storia alla Stanford University. Forte impatto della Seconda guerra mondiale sulla regione di San Francisco. Una regione incrementa il suo reddito e la sua popolazione grazie alla guerra. (pag 103) “”The Second World War had a profound and lasting impact on the San Francisco region. Always a military hub, the Bay Area became a center of wartime production. War workers poured into San Francisco, Oakland, and the surrounding counties. Richmond, an industrial suburb of the East Bay, became known as the hometown of “”Rosie the Riveter””, the iconic figure representing the millions of women who came to work in the factories. Between 1940 and 1947, the nine-county region surrounding the San Francisco Bay become home to 676,000 more people, 330,000 more jobs, and $ 2.5 billion more in annual income (18). The per capita wealth of the region reached the highest level in the nation. Between 1940 and 1945, individual incomes increased by 66 percent (19). As in other parts of California, rapid residential suburbanization accompanied the population boom”” (pag 103)”,”USAE-097″
“PUGLIELLI Edoardo”,”La formazione integrale in Karl Marx.”,”Eduardo Puglielli è ricercatore tdB di Storia della Pedagogia presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. “”Gli individui devono appropriarsi la totalità delle forze produttive esistenti”” (Marx Engels, L’ideologia tedesca, 1845-46) (in apertura) “”Ogni cosa oggi sembra portare in se stessa la sua contraddizione. Macchine dotate del meraviglioso potere di ridurre e potenziare il lavoro umano, fanno morire l’uomo di fame e lo ammazzano di lavoro… finire (Karl Marx, Discorso per l’anniversario di ‘The People’s Paper’ (1856) (in apertura) Proposta di Marx fatta propria dalla Prima Internazionale: “” Marx (…) delinea in modo più esplicito la sua concezione dell’istruzione: “”Per istruzione noi intendiamo tre cose: Prima: istruzione intellettuale (geistige Erziehung – Bildungs). Seconda: educazione fisica (körperliche Erzieung – Ausbildung), quale viene impartita nelle scuole di ginnastica attraverso gli esercizi militari). Terza: formazione politecnica (politechnische Ausbildung – Erziehung), che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. Con la suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo d’istruzione spirituale, ginnica e politecnica (…). L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spiritual, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia al di sopra delle classi superiori e medie (202)””. Questa proposta di Marx viene fatta propria dalla Prima internazionale, e rappresenta quindi il primo documento ufficiale del proletariato moderno sull’istruzione. Pe la sua sostanza, essa è rapportabile al ‘Manifesto’, del quale rende più espliciti gli elementi socialisti: abolizione della forma odierna del lavoro di fabbrica dei fanciulli e unione di istruzione e lavoro produttivo. Quanto ai tre momenti in cui Marx articola l’istruzione – intellettuale, fisica, politecnica – si può osservare che istruzione intellettuale e formazione politecnica sono considerate come due cose diverse: la formazione politecnica non assorbe, non sostituisce l’istruzione intellettuale. La formazione politecnica, inoltre, prevede un suo aspetto teorico (non sostitutivo di ogni formazione intellettuale) ed uno pratico, «l’uno e l’altro volti ad abbracciare, ‘onnilateralmente’, i fondamenti scientifici di tutti i processi di produzione e gli aspetti pratici di tutti i mestieri» (203). La preoccupazione di Engels del 1847 di far seguire ai giovani l’intero sistema della produzione è così ripresa e collocata in un programma politico più generale di lotta allo sfruttamento capitalistico e ai fini di un potenziamento dei saperi e delle competenze dei lavoratori in vista dell’autodeterminazione politica e produttiva”” [pag 102-3] [Edoardo Puglielli, ‘La formazione integrale in Karl Marx’, Edizioni Ets, Pisa, 2023] [(202) K. Marx, ‘Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni’ (1866), in M.A. Manacorda, Marx e l’educazione’, p. 112; (203) M.A. Manacorda, ‘Marx e l’educazione’, cit., p. 198]”,”MADS-820″
“PUGLIELLI Edoardo, scritti di Luigi META”,”Luigi Meta. Vita di un rivoluzionario. Con raccolta di scritti, 1939-1942.”,”Edoardo Puglielli è ricercatore di Storia della Pedagogia e dell’educazione presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. Per la Collana di Studi Storici dell’Istituto Abruzzese per la Storia della Resistneza e dell’Italia contemporanea ha pubblicato una vita di Umberto Postiglione (2019). Luigi Meta (Italia 1883-Boston 1943) è stato per mezzo secolo dirigente del movimento socialista, sindacale , anarchico e antifascista in Italia, Francia, Stati Uniti. Punto di riferimento durante il Biennio Rosso e poi nella cospirazione antifascista clandestina, sul finire degli anni Trenta ripara a Parigi dove fa parte dell’Associazione ex-combattenti pacifisti, si avvicina al Movimento Giustizia e Libertà (GL ), ha contatti con il ‘Nuovo Avanti’ e frequenta il Comitato anarchico Pro-Spagna di Parigi, e poi va negli Usa dove diventa segretario politico della sezione di Boston della Mazzini Society e collabora con le redazioni di ‘Il Martello’, ‘Il risveglio’, ‘L’Adunata dei Refrattari’, ‘La Controcorrente’, ‘Nazioni Unite’. Indice In direzione ostinata e contraria: un antifascista irregolare tra l’Abruzzo e l’America di Enzo Fimiani Introduzione all’edizione di Gaetano Arfé Luigi Meta Vita di un rivoluzionario Capitolo I Radici, emigrazione, guerra Capitolo II Biennio rosso Capitolo III Le organizzazioni proletarie e rivoluzionarie attive a Pratola Peligna Capitolo IV Lo sciopero antifascista dell’agosto 1922 Capitolo V L’opposizione clandestina Capitolo VI L’esilio: Francia e Stati Uniti d’America Il bacio che non ti diedi di Ego Spartaco Meta Luigi Meta Raccolta di scritti 1939-1942 Raccolta di scritti 1939-1942 Bibliografia Indice dei nomi”,”ANAx-479″
“PUGLIESE Stanislao G.”,”Carlo Rosselli. Socialismo eretico ed esule antifascista, 1899-1937.”,”PUGLIESE Stanislao G. è professore di storia alla Hofsra University (Hempstead, NY). Si occupa di storia intellettuale e culturale dell’ Europa moderna. Il libro contiene il paragrafo ‘L’ incontro con Trotsky’ (pag 160) dove si parla del tentativo di ROSSELLI (1933) di formare un’ alleanza con TROTSKY tentando di convincere quest’ultimo a collaborare con i “”Quaderni di Giustizia e Libertà’. Il PCI stalinista prese spunto da ciò per accusare durante il corso degli anni 1930 ROSSELLI e compagni di essere ‘trotskisti’. ROSSELLI scrisse a T. a fine 1933, T. rispose dichiarandosi disposto a incontrare R. (maggio 1934) (R. ricordò a T. che Rivoluzione Liberale di GOBETTI aveva appoggiato la rivoluzione russa). T. manifestò riserve su GL una volta abbattuto il fascismo.”,”ITAD-032″
“PUGLIESE Daniele PUGLIESE Orazio a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. IV. 1964-1975.”,”””Noi pensiamo che esistono le condizioni per lottare con successo contro la politica di Nenni, contro l’ unificazione socialdemocratica, contro gli obiettivi che essa si propone e i pericoli che essa comporta. Forze importanti all’ interno dello stesso PSI respingono questa prospettiva, come dimostra la ferma battaglia della nuova sinistra, del gruppo lombardiano, della Federazione giovanile socialista, e come dimostrano il disagio e le reazioni di una parte della stessa maggioranza autonista, nonché i tanti militanti e lavoratori di orientamento socialista. La socialdemocratizzazione di una parte del partito socialista si inquadra in processi più vasti. Non si può infatti negare che lo sviluppo monopolistico e l’ attuale blocco di potere abbiano i mezzi per legare e integrare gruppi di lavoratori e di ceto medio, facendo anche leva sulle forme nuove di organizzazione della produzione e del lavoro e su fenomeni di sfiducia e di demoralizzazione politica. Tali processi devono essere, da noi, attentamente studiati e controllati, e adeguatamente combattuti.”” (pag 42, L. Longo)”,”PCIx-190″
“PUGLIESE Daniele PUGLIESE Orazio a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. V. 1976-1984.”,”””Un’altra locuzione a cui si ricorre troppo spesso a proposito è quella di “”società civile””. Un compagno è giunto a scrivere che bisogna occuparsi più attentamente non solo della società civile , ma delle fabbriche. Ma sa, questo compagno, che Marx per società civile intendeva anche e proprio il complesso delle relazioni sociali che hanno la loro base nel modo di produzione? Un altro esempio: si stia attenti a spiegare bene che cosa intendiamo noi quando giustamente poniamo l’ obiettivo del superamento dello “”stato assistenziale””, giacché se ci si limita ad adoperare questa formula genericamente, c’è il rischio che si pensi che noi proponiamo di abolire le pensioni in tanti paesi del Mezzogiorno. Siamo dunque di fronte a linguaggi politici che rivelano difetti lacune di formazione culturale e anche distorsioni nell’ indirizzo politico, e che possono portare a un distacco dalla realtà e a far perdere il rapporto vivo con le grandi masse popolari. Ecco perché parlavo di astrattezza, che è la negazione di ciò che per Lenin era l’ essenza stessa del metodo del marxismo: “”l’ analisi concreta delle situazioni concrete””. Sentite cosa scriveva Marx nel suo noto saggio polemico Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon (come vedete anche noi ci occupiamo di Proudhon): “”Nello stesso modo in cui, a forza di astrazione, abbiamo trasformato ogni cosa in categoria logica, così è sufficiente fare astrazione da ogni carattere distintivo dei differenti movimenti per arrivare al movimento allo stato astratto, al movimento puramente formale, alla formula puramente logica del movimento””. Così, nota ancora Marx, si comportano i metafisici “”i quali, facendo queste astrazioni, si immaginano di fare dell’ analisi, e che a misura che si staccano sempre più dagli oggetti, s’ immagina di avvicinarsi a loro fino al punto di penetrarli””.”” (pag 73) (Berlinguer)”,”PCIx-191″
“PUGLIESE Enrico”,”L’ Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne.”,”PUGLIESE Enrico docente di sociologia del lavoro nell’ Università di Napoli è attualmente direttore dell’ Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR. Ha scritto ‘Sociologia della disoccupazione’ (1993). Jus soli e jus sanguinis. “”Due sono i modi principali per l’ ottenimetno della cittadinanza giuridica (nazionalità): lo ‘jus soli’ e lo ‘jus sanguinis’. Il primo, il diritto di suolo, implica che si ha la cittadinanza giuridica di un determinato paese per essere nati nel suo territorio; il secondo, il diritto di sangue, significa che si è titolari del diritto di cittadinanza per nascita, per essere figli o discendenti dei cittadini di un determinato paese. Alla base di questi orientamenti stanno, oltre che fattori di ordine culturale e politico, anche motivazioni di ordine democrafico. Così la Francia, cronicamente sottopopolata già nel secolo scorso, ha fatto massiccio ricorso alla mano d’opera straniera, alla quale ha riconosciuto la possibilità di accesso alla cittadinanza giuridica con notevole facilità. E a questa disponibilità a concedere la cittadinanza (con i vantaggi e gli obblighi connessi) ha corrisposto fino a tempi molto recenti una politica migratoria molto aperta e tendente a favorire la stabilizzazione degli immigrati. La Germania per converso, paese di emigrazione fino agli ultimi decenni dell’Ottocento, è diventta definitivamente paese di immigrazione solo nel corso degli ultimi anni Cinquanta per effetto del grande sviluppo economico postbellico. Ma la politica migratoria di questo paese, come abbiamo visto, si è sempre fondata sull’ assunto che -ove possibile- l’immigrazione di stranieri dovesse essere temporanea e che gli immigrati dovessero trattenersi per un periodo amche molto prolungato, ma nella prospettiva di un ritorno al paese di provenienza. Per quel che riguarda l’ Italia, il modello di accesso alla cittadinanza giuridica è sempre stato quello tedesco dello ‘jus sanguinis’, corretto naturalmente per alcune eccezioni. Solo la legislazione più recente ha posto in essere delle possibilità di accesso di tipo diverso, soprattutto legate alla lunghezza della permanenza nel paese.”” (pag 96-97)”,”ITAS-125″
“PULETTI Ruggero”,”Giuseppe Romita e la democrazia socialista (1900-1945).”,”Ruggero PULETTI è nato in Umbria nel 1924 e lavora a Perugia. Laureato in filosofia, insegna storia della letteratura italiana al Corso Superiore dell’Università italiana per stranieri. Ha pubblicato varie opere. “”Nur der sic Freiheit wie das Leben, Der täglich sie erobern muss””. W. Goethe. “”Giuseppe Romita rievoca così quei momenti drammatici: “”Alla fine del luglio 1921 Mosca concretò espressamente la sua richiesta di espulsione dei riformisti; solo la pronta accettazione dell’ultimatum costituiva la premessa indispensabile per l’accettazione del partito in seno alla Terza Internazionale. Lazzari, Maffi, Riboldi, “”i pellegrini di Mosca””, partirono per la capitale della Russia allo scopo di sostenervi le ragioni del partito socialista; ma il 3° Congresso respinse il ricorso e, confermando la necessità dell’espulsione dei riformisti, invitò i socialisti italiani a fondersi con i comunisti””. (pag 149) Capitolo quarto: La marcia su Roma. Romita a Mosca e i rapporti con l’Internazionale. Dal delitto Matteotti all’inizio della dittatura (pag 153) “”Il gruppo dirigente russo giudica severamente la linea Bordiga e alimenta così la prima frattura nel gruppo dirigente del partito comunista. Il 9 novembre viene nominata una commissione ristretta con l’incarico preciso di tenere i contatti con la delegazione del PSI: ne fanno parte Zinoviev, Trotsky, Radek, Clara Zetkin e il bulgaro Katatkceff. Trotsky ha una preminente importanza in seno alla commissione, accanto a Zinoviev e a Bucharin. Ma i rapporti tra i due gruppi italiani sono così deteriorati che le due delegazioni a Mosca mancano di qualsiasi contatto””. (pag 166)”,”MITS-382″
“PULITANO’ Francesca SIGNORINI Roberto”,”Cicerone. L’ultimo difensore della Repubblica.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Francesca Pulitanò è professoressa di Diritto romano presso l’Università Statale di Milano Roberto Signorini è dottore di ricerca in Diritto romano e diritti dell’antichità. “”L’uccisione di Cicerone ha le caratteristiche di un delitto di Stato, compiuto nella cornice “”legale”” delle liste di proscrizione. Le motivazioni profonde sono politiche, strategiche, ma anche personali. In tale contesto Antonio è colpevole, in senso lato (…)”” (pag 141)”,”STAx-362″
“PULLARA Giovanni”,”Un socialista di nome Benito.”,”Paragrafo: Il governo arma i fascisti? (pag 99-102) La non belligeranza italiana del ’39-40 (pag 181-185) La dichiarazione di guerra del 1940 (pag 185-188) “”Lo stesso giorno dell’inizio della guerra bombe francesi furono sganciate sull’importante nodo ferroviario di Rho e su altre località dell’Italia. Si trattava più che altro di un gesto dimostrativo. Poi sembrò subentrare una vera e propria pace di fatto su tutta la penisola. Parecchi mesi più tardi le ostilità in Africa Orientale incominciarono a ricordare agli italiani che il Paese era pur sempre in stato di guerra. Non tardò molto a farsi pericolosa per gli Italiani dell’Africa Orientale la situazione militare e con relativa e rapidità e facilità si giunse alla perdita della Etiopia, che tanti entusiasmi aveva desatato all’epoca della conquista dell’imper negussita. L’ulteriore peggioramento della situazione portò la guerra ai confini della Libia. La caduta di Bardia fece una enorme impressione in tutti gli strati della popolazione italiana, una impressione di gran lunga maggiore di quella suscitata dallo sbarco anglo-americano a Gela. Era un mito che crollava: il mito della nostra potenza militare. La perdita dell’Etiopioa era facile spiegarla con l’impossibilità di rifornire i difensori dell’Impero. Altrettanto non si poteva fare con la caduta di Bardia. Le vittorie e le sconfitte incominciarono a segnare la vita italiana del tempo con una alternanza spasmodica. L’occupazione della Jugoslavia e la conseguente proclamazione del Regno di Croazia, la cui corona fu idealmente cinta da un principe sabaudo del ramo Savoia-Aosta, Aimone, sotto il nome di Tomislao, non convinse nessuno e meno di ognuno l’interessato neo-re. L’impresa contro la Grecia – voluta ed organizzata da Ciano, che pensava di risoverla con una passeggiata militare, per gli accordi già intervenuti con lo stato maggiore ellenico, con dolorosa sorpresa di Mussolini, che visse in quell’occasione momenti terribili, e diede, con il suo viaggio al fronte greco-albanese, la misura di qualità non comuni, rese necessario l’aiuto tedesco ed il conseguente fatale differimento dell’inizio delle operazioni militari tedesche contro la Russia – fu di preludio alla svolta fatale degli anni susseguenti. L’infelice conclusione delle operazioni militari al fronte russo diedero un colpo duro alla fiduciosa attesa degli italiani, che ancora speravano nella conclusione positiva del conflitto. I bombardamenti aerei, gli infelici scontri navali, le perdite dure di naviglio mercantile ed infine la sfortunata conclusione della guerra in Africa settentrionale portarono il morale delle truppe e della popolazione civile a quote tanto basse da potersi chiamare ormai rassegnazione alla sconfitta. Tra il regime e la popolazione c’era ormai un vuoto incolmabile, dato dalla piena sfiducia della generalità dei cittadini in ordine alla conclusione della guerra”” (pag 185-187) Giovanni Pullara, giornalista, collaboratore per oltre cinquant’anni di giornali e riviste di ispirazione cattolica. Militante attivo nelle file del Partito Popolare italiano sin dal 1921, ha partecipato alle iniziative dei cattolici antifascisti di Milano. Giovanni Gronchi, Giuseppe Brusasca, Achille Grand,Stefano Jacini lo ebbero al fianco nella redazione del programma della Democrazia Cristiana nel 1942, dopo essere stato, nel 1926, nel Comitato Centrale dell’ Associazione per il Controllo Democratico con Filippo Turati, Giovanni Amendola, Carlo Sforza, Meuccio Ruini, ecc.”,”ITAF-381″
“PULVIRENTI Chiara Maria”,”L’Europa e l’isola. Genesi del manifesto di Ventotene.”,”Chiara Maria Pulvirenti è nata a Catania enl 1984. È dottoranda in Storia contemporanea presso il Dipartimento Analisi dei Processi Politici, Sociali e Istituzionali della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. È laureata in Storia contemporanea e diplomata alla Scuola Superiore di Catania per la formazione di eccellenza. Avventura intellettuale e politica di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, un percorso intellettuale, politico, esistenziale che condusse alla stesura del Manifesto di Ventotene. La complessità del pensiero federalista e la vicenda umana che portò alla sua elaborazione in chiave europeista negli anni dei totalitarismi e della nuova “”guerra civile europea””.”,”ITAD-008-FSD”
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”PUN NGAI è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. THOMPSON a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. “”I dormitori di fabbrica furono introdotti per la prima volta in Cina su scala limitata all’inizio del secolo scorso. In una ricerca sui lavoratori del cotone e della seta in Tianjin dal 1900 agli anni ’40, Geil Hershatter osserva che i dormitori furono introdotti dalle compagnie di proprietà straniera per ridurre i costi della forza-lavoro attraverso la sua femminilizzazione e l’uso di lavoratrici provenienti dalle aree rurali (Hershatter, 1986, pp. 165-166); uno studio analogo condotto da Emily Honig (1986, p. 106) slle lavoratrici del cotone a Shanghai negli anni ’30 del secolo scorso sottolinea inoltre che gli imprenditori assumevano dei criminali per sorvegliare i dormitori e scortare le operaie. A partire dal 1978 una caratteristica degli impianti industriali a capitale straniero in Cina è stata l’alloggiamento dei lavoratori migranti in dormitori annessi o vicini al recinto della fabbrica, in modo che i quadri di queste compagnie potessero esercitare un controllo eccezionale sulla forza-lavoro. In un regime di lavoro basato sui dormitori i giorni lavoratori possono estendersi per assecondare le esigenze della produzione, il che permette un utilizzo flessibile e un prolungamento del tempo di lavoro, nonché una maggiore ampiezza del controllo sulla giornata lavorativa e anche sul tempo di non lavoro degli operai. Nei dormitori gli operai – già uniti tra loro secondo linee che riguardano il genere, la provenienza, la parentela e l’etnica – si trovano collegati a una rete più vasta, tanto interna quanto esterna all’ambiente di lavoro. Per sfuggire al controllo disciplinare dei dormitori forniti dalla fabbrica alcuni tra gli operai meglio pagati prendono in affitto delle sistemazioni temporanee nelle comunità vicine alle loro fabbriche (…)”” [Chris King-Chi Chan e Pun Ngai, La formazione di una nuova classe operaia? Una ricerca sulla conflittualità dei lavoratori migranti] (pag 26-27)”,”MCIx-050″
“PUN Ngai”,”Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace.”,”””Dagongmei, the working daughter, is a newly embodied social identity emerging in contemporary China, produced to meet the changing socio-economic relations fo the country and the needs of capital”” (pag 109) Pun Ngai è professore assistente nella ‘Division of Social Science ‘ alla Hong Kong University of Science and Technology. Essa ha scritto (assieme ad altro autore) il saggio ‘Remaking Citizenship’ per il volume collettaneo ‘Hong Kong: Community, Nation, and the Global City’.”,”MCIx-061″
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”Pun Ngai è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. Thompson a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. “”La crisi finanziaria del 2008 ha condotto l’economia mondiale a un nuovo stadio. Mentre i paesi dell’occidente capitalistico ne hanno sofferto gravemente, sembra invece che la Cina ne esca come uno dei pochi paesi in grado di resistere allo tsunami economico. E’ convinzione generale che questa capacità provenga dalla forza dello stato, il quale ha rimodellato il ruolo della Cina nella divisione internazionale del lavoro, mostrando nel contempo di saper riprendere lo sviluppo economico sul versante interno. Tuttavia il nostro studio sulle politiche del lavoro e sulle lotte dei lavoratori contesta una simile convinzione”” (pag 101) (‘Il ruolo dello Stato, le politiche lavorative e le lotte operaie’, di Pun Ngai, Chris King-Chi Chan e Jenny Chan)”,”CINE-003-FV”
“PUN NGAI, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO; saggi di PUN NGAI Chris e KING-CHI CHAN, PUN NGAI e LU HUILIN, PUN NGAIChris SMITH, PUN NGAI Chris KING-CHI CHAN e Jenny CHAN, PUN NGAI e Jenny CHAN”,”Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti.”,”PUN NGAI è professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e vicedirettore del Social Service Research Center di Pechino. Ha ottenuto il PhD presso la SOAS a Londra, 1998. Si è occupato di studi sociali cinesi innervandoli con le tematiche elaborate dalla ‘social history’ fondata da Edward P. THOMPSON a partire dagli anni ’60. Ha pubblicato ‘Made in China. Women Factory Workers in a Global Workplace’, Duke Univ. press, 2005. L’assenza dello stato nella difesa dei diritti dei lavoratori in lotta. (pag 116)”,”MCIx-005-FV”
“PUNCUH Dino a cura; saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico.”,”Saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”LIGU-025″
“PUNCUH Dino a cura, saggi di Vito PIERGIOVANNI Roberta BRACCIA Maura FORTUNATI Riccardo FERRANTE Carlo BITOSSI Calogero FARINELLA Bianca MONTALE Giuseppe FELLONI Valeria POLONIO Adele MAIELLO Fausta FRANCHINI GUELFI Mirella PASINI”,”Storia della cultura ligure. 1.”,” All’interno del saggio di Adele Maiello: – Dalla solidarietà di mestiere o di luogo alla solidarietà di classe – Mutalismo, resistenza, cooperazione: la creazione di un “”modello associativo riformista ligure – I lavoratori del porto di Genova (pag 388) – I lavoratori metallurgici (pag 391) – Forme di solidarietà di classe (pag 392)”,”LIGU-155″
“PUNCUH Dino, a cura; scritti di Antonino MASTRUZZO Luisa ZAGNI Maria Franca BARONI Danilo VENERUSO Mario AMELOTTI Laura BALLETTO Ottavio BANTI Giorgio BARBARIA Fausta FRANCHINI GUELFI Elana BELLOMO Carlo BITOSSI Marco BOLOGNA Marta CALLERI Maria CANNATARO Mario CAPASSO Fulvio CERVINI Riccardo DELLEPIANE Paolo GIACOMONE PIANA Armando DI-RAIMONDO Corinna DRAGO Giuseppe FELLONI Gian Giacomo FISSORE Maria Rosa FORMENTIN Donatella FRIOLI Silvano GAVIGLIO Ada GROSSI Sandra MACHIAVELLO Rodolfo SAVELLI Dino PUNCUH”,”Studi in memoria di Giorgio Costamagna. I.”,”scritti di Dino PUNCUH Antonino MASTRUZZO Luisa ZAGNI Maria Franca BARONI Danilo VENERUSO Mario AMELOTTI Laura BALLETTO Ottavio BANTI Giorgio BARBARIA Fausta FRANCHINI GUELFI Elana BELLOMO Carlo BITOSSI Marco BOLOGNA Marta CALLERI Maria CANNATARO Mario CAPASSO Fulvio CERVINI Riccardo DELLEPIANE Paolo GIACOMONE PIANA Armando DI-RAIMONDO Corinna DRAGO Giuseppe FELLONI Gian Giacomo FISSORE Maria Rosa FORMENTIN Donatella FRIOLI Silvano GAVIGLIO Ada GROSSI Sandra MACHIAVELLO Rodolfo SAVELLI Dino PUNCUH”,”LIGU-004-FSD”
“PUNCUH Dino, a cura; scritti di Roberto MORESCO Maria Rosa MORETTI Giovanni MUTO Giovana NICOLAJ Angelo NICOLINI Antonio OLIVIERI Giuseppe ORESTE Giovanni PETTI BALBI Vito PIERGIOVANNI Marco POZZA Ausilia ROCCATAGLIATA Annalisa ROSSI Antonella ROVERE Eleonora SALOMONE Anna SALONE Lorenzo SINISI Giovanni Battista VERNIER Luisa ZAGNI Stefano ZAMPONI”,”Studi in memoria di Giorgio Costamagna. II.”,”scritti di Roberto MORESCO Maria Rosa MORETTI Giovanni MUTO Giovana NICOLAJ Angelo NICOLINI Antonio OLIVIERI Giuseppe ORESTE Giovanni PETTI BALBI Vito PIERGIOVANNI Marco POZZA Ausilia ROCCATAGLIATA Annalisa ROSSI Antonella ROVERE Eleonora SALOMONE Anna SALONE Lorenzo SINISI Giovanni Battista VERNIER Luisa ZAGNI Stefano ZAMPONI”,”LIGU-005-FSD”
“PUNCUH Dino a cura; saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”Storia di Genova. Mediterraneo, Europa, Atlantico.”,”Saggi di Massimo QUAINI Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Valeria POLONIO Giovanna PETTI BALBI Arturo PACINI Carlo BITOSSI Giovanni ASSERETO Danilo VENERUSO”,”LIGU-010-FSD”
“PUNNETT R.M.; BERTA Giuseppe”,”Il governo ombra di Sua Maestà: evoluzione e ruolo attuale (Punnett); La socialdemocrazia imperfetta (Berta).”,”L’articolo di Punnett è tratto da V. Herman – J.E. Alt, Cabinet Studies: a reader’, London, 1975 Dall’articolo di Berta: Cancellazione della matrice operaia. “”Il 1959 costituì per il Labour l’anno della svolta mancata, di una Bad Godesberg tentata e non riuscita. Anche Gaitskell, al pari dei socialdemocratici tedeschi, aveva in mente di fare del dibattito sul programma un “”punto di non ritorno”” nella storia del partito, trasformando definitivamente il Labour Party in un partito di governo che aderiva totalmente al sistema istituzionale e al regime di economia mista. Più specificamente ancora, intendeva cancellare la matrice operaia del laburismo, convertendolo in un partito progressista, esclusivamente parlamentare”””,”UKIx-002-FGB”
“PUN-NGAI CHAN Jenny SELDEN Mark, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO”,”Morire per un iPhone. La Apple, la Foxconn e la lotta degli operai cinesi.”,”””Condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione. La più impressionante catena di suicidi e di auto-annientamento in fabbrica nella storia del capitalismo post-bellico. Negli scorsi 25 anni, più di 150 milioni di giovani migranti si sono mossi dalle campagne verso le periferie industriali della Cina. Per dimensioni e rapidità, una migrazione senza precedenti. Su imposizione dei giganti dell’industria globale, ossia dei committenti che hanno stretto accordi con fornitori cinesi, i lavoratori affrontano orari, ritmi di lavoro e condizioni di vita che non concedono respiro. Sono in particolare i grandi marchi dell’elettronica che attingono al lavoro vivo di queste persone, con l’obiettivo di lanciare sul mercato nuovi prodotti a getto continuo. Qui si mette a fuoco il caso più eclatante: il legame della committente statunitense Apple con la cinese Foxconn. Entrambe hanno fondato le proprie fortune sul regime di fabbrica-dormitorio, destinato a lasciare tracce profonde nella società cinese e nel resto del mondo. Questo libro è il risultato di ricerche sulle vite e sulle aspirazioni dei migranti cinesi inurbati che lavorano per la Foxconn, e ancor più per la Apple, sulle lotte di giovani diventati adulti in fretta che raccontano in prima persona la loro situazione, cercando di rompere il loro isolamento sociale. Una corsa all’industria che non risparmia la durezza della catena di montaggio neppure a molti studenti tirocinanti degli istituti tecnici”” (retrocopertina)”,”CONx-269″
“PUNTERVOLD Michele STANG Emilio”,”Testimonianze sullo sviluppo della Rivoluzione russa.”,”Il libretto riporta sei corrispondenze apparse nella Frankfurter Zeitung (18 e 25 maggio, 5 e 15 e 22 giugno, 5 luglio) riassumenti da Stoccolma i risultati delle osservazioni fatte direttamente in Russia (su programmi, decreti, leggi, resoconti dei Congressi, scritti e discorsi di uomini che guidano la rivoluzione). Gli autori sono due norvegesi: PUNTERVOLD e STANG, il primo socialista riformista, il secondo VP del partito socialista norvegese appartiene alla maggioranza della sinistra. Ambedue si trattennero in Russia per cinque settimane.”,”RIRO-142″
“PUNTERVOLD Michele STANG Emilio”,”Testimonianze sullo sviluppo della Rivoluzione russa.”,”Il libretto riporta sei corrispondenze apparse nella Frankfurter Zeitung (18 e 25 maggio, 5 e 15 e 22 giugno, 5 luglio) riassumenti da Stoccolma i risultati delle osservazioni fatte direttamente in Russia (su programmi, decreti, leggi, resoconti dei Congressi, scritti e discorsi di uomini che guidano la rivoluzione). Gli autori sono due norvegesi: PUNTERVOLD e STANG, il primo socialista riformista, il secondo VP del partito socialista norvegese appartiene alla maggioranza della sinistra. Ambedue si trattennero in Russia per cinque settimane.”,”RIRO-205″
“PUNZO Maurizio”,”Socialisti e radicali a Milano. Cinque anni di amministrazione democratica (1899-1904).”,”Con le elezioni comunali del 1899, Milano rispose alla sanguinosa repressione del maggio 1898 dando la maggioranza alla lista dell’ Unione dei partiti popolari, formata da socialisti, radicali e repubblicani. Per TURATI e il suo gruppo raccolto intorno alla ‘Critica Sociale’ l’ accordo con la democrazia radicale e repubblicana non rappresentava un fatto episodico, ma era l’ elemento centrale della nuova strategia del partito socialista, che si sarebbe imposta a livello nazionale nelle elezioni politiche del giugno1900 e sarebbe stata sanzionata dal Congresso socialista di Roma nel settembre 1900.”,”MITS-198″
“PUNZO Luigi a cura; saggi di Stefano POGGI Gabriele GIANNANTONI Filippo MAGNINI Giuseppe LISSA Maria DONZELLI Antonello GIUGLIANO Mario AGRIMI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Alessandro SAVORELLI Beatrice CENTI Edoardo MASSIMILLA Rossella BONITO OLIVA Maurizio MARTIRANO Nicola SICILIANI DE CUMIS Luigi PUNZO Corrado OCONE Dino FIOROT Paolo BONETTI Gian Mario BRAVO Franco SBARBERI”,”Antonio Labriola filosofo e politico.”,”Saggi di Stefano POGGI Gabriele GIANNANTONI Filippo MAGNINI Giuseppe LISSA Maria DONZELLI Antonello GIUGLIANO Mario AGRIMI Giuseppe CACCIATORE Stefano MICCOLIS Alessandro SAVORELLI Beatrice CENTI Edoardo MASSIMILLA Rossella BONITO OLIVA Maurizio MARTIRANO Nicola SICILIANI DE CUMIS Luigi PUNZO Corrado OCONE Dino FIOROT Paolo BONETTI Gian Mario BRAVO Franco SBARBERI”,”LABD-071″
“PUNZO Maurizio”,”L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo.”,”Maurizio Punzo insegna storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Si è dedicato in particolare allo studio del pensiero e dell’opera di Filippo Turati. Rapporti Turati-Cavallotti. La scomparsa di Cavallotti ucciso in duello il 6 marzo 1898 priva l’estrema sinistra del suo capo (pag 91) Molte citazioni e manca la bibliografia”,”MITS-419″
“PUNZO Maurizio”,”La politica delle cose. Filippo Turati e il socialismo milanese, 1883-1914.”,”Comitato scientifico: Maurizio PUNZO, Leopoldo NUTI, Alain BELTRAN, Patrizia LANDI Mario Punzo ha indirizzato i propri studi alla storia del socialismo italiano e soprattutto all’esperienza riformista di Emilio Caldara e di Filippo Turati, di cui ha pubblicato una parte significativa dei Carteggi. Fra le sue opere più recenti: ‘L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo (2011), Engels e i socialisti italiani (pag 68-69-70) “”E mentre svolgevano il proprio compito di promotori della lotta di classe, i socialisti erano chiamati altresì ad assumere un ruolo di supplenza nei confronti della Democrazia, che aveva abdicato dai propri ideali e dalla propria specifica funzione politica, ed erigersi a difensori delle libertà statutarie conculcate dal governo. Il giudizio negativo nei confronti dell’Estrema Sinistra, lungi dall’attenuarsi diveniva ancora più netto: «Intanto tutti i partiti borghesi, che già furono popolari, e parvero baluardo al dispotismo, si stanno liquidando con velocità accelerata. L’Estrema Sinistra che, in altri tempi, di fronte agli eccessi attuali, avrebbe mandato in Sicilia i suoi migliori, si limita ora a giostrare di timide proteste e di innocenti interpellanze. Cavallotti, già arcangelo pellegrino contro il colera, ora non si muove; quest’altra pestilenza non lo tange. Colajanni fa salamelecchi al Lavriano e collabora seco; da Crispi, cui conferma la sua tenace fiducia, supplica la scarcerazione di alcuni amici personali, socialisti contemplativi, e un arbitrio e un dispotismo soltanto un po’ meno feroci» (26). Ma questo giudizio lapidario sull’Estrema Sinistra era tutt’altro che privo di dubbi e di contraddizioni, se si considera che sul numero successivo della «Critica Sociale» apparve, con un’introduzione di Turati e della Kuliscioff (27), la lettera con cui Federico Engels consigliava ai socialisti di appoggiare, pur mantenendo la propria autonomia, la rivoluzione antifeudale e potenzialmente repubblicana che si intravedeva all’orizzonte come risposta della borghesia più avanzata alla reazione crispina (28). Il parere di Engels era stato sollecitato direttamente dalla Kuliscioff che, senza attenuare minimamente il giudizio negativo sulla Democrazia, aveva prospettato al più illustre rappresentante del socialismo internazionale l’alternativa tra due possibili scelte politiche: seguendo la prima, prospettata dai «dottrinari» e dagli «immobilisti», i socialisti sarebbero stati alla finestra, senza prendere parte agli eventi, mentre adottando la seconda avrebbero dovuto aderire alle agitazioni in corso, che avrebbero forse portato anche alla proclamazione della repubblica. Quest’ultima soluzione, implicitamente suggerita a Engels, era da lui completamente condivisa: nella sua risposta considerava infatti possibile un rivolgimento politico, o addirittura rivoluzionario, ad opera della piccola e media borghesia esasperata, appoggiata dai contadini. Si sarebbe potuto quindi costituire un governo di repubblicani «convertiti», che avrebbe consentito di ottenere il suffragio universale e altre importanti riforme, e persino la repubblica, un obiettivo che però – bisognava non scordarlo – non rappresentava per i socialisti la loro ultima meta. Vi era tuttavia nella lettera di Engels un passaggio che Turati e la Kuliscioff, palesemente soddisfatti della risposta ricevuta, evitavano di considerare, pur essendo tutt’altro che secondario: per Engels i repubblicani «convertiti», erano evidentemente i radicali, indicati del resto come «i Cavallotti e compagnia» ed i socialisti avrebbero commesso «il più grande degli errori» se di fronte ai partiti «affini» si fossero limitati «a una critica puramente negativa». E concludeva scrivendo «Potrà arrivare il momento nel quale fosse dover nostre di cooperare con essi in modo positivo. Quando sarà questo momento?» (29)”” [Maurizio Punzo, ‘La politica delle cose. Filippo Turati e il socialismo milanese, 1883-1914’, Milano, 2017] [(26) F. Turati, ‘La borghesia abdica’, ‘Critica sociale’, n. IV, n. 2, 16 gennaio 1894, pp. 20-21; (27) Noi, ‘La nostra tattica’, vi, n. 3, 1° febbraio 1894, pp. 34-35. Il testo originario della lettera di Engels, in francese, si trova in ‘Filippo Turati e i corrispondenti stranieri. Lettere 1883-1932’, a cura di D. Rava, Piero Lacaita, Manduria, 1995, pp. 86-90. Ivi la lettera della Kuliscioff, con la postilla di Turati, di cui quella di Engels costituiva la risposta (pp. 84-86); (28) F. Engels, ‘La futura rivoluzione italiana e il partito socialista’, Londra, 26 gennaio 1894, in “”Critica Sociale””, a. IV, n. 3, 1° febbraio 1894, pp. 35-36; (29) Ibid.] (pag 68-70)”,”MITS-456″
“PUNZO Maurizio”,”Un Barbarossa a Palazzo Marino. Emilio Caldara e la giunta socialista (1914-1920).”,”Maurizio Punzo insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di socialismo itaiano e soprattutto del pensiero e l’opera di Filippo Turati. Ha pubblicato ‘L’esercizio e le riforme. Filippo Turati e il socialismo’ (2011) e con Carlo Tognoli ‘Parlando di socialismo’ (2013). Sentimento patriottico di Caldara e dei suoi assessori manifestatosi pienamente all’indomani della rotta di Caporetto. Turati giudicava tremendamente reale il rischio di Milano invasa dall’esercito austro-tedesco. Se l’invasione – scriveva alla Kuliscioff – si fosse estesa o completata nel Trentino, minacciando Milano, egli sarebbe ripartito subito da Roma: “”Qui prevale l’idea che i deputati debbano stare nei loro luoghi”” (pag 255)”,”MITT-407″
“PUNZO Luigi, a cura; saggi di Giuseppe CAMBIANO Nicola SICILIANI-DE-CUMIS Carla DE-PASCALE Fortunato Maria CACCIATORE Pasquale GUARAGNELLA Rita MEDICI Alberto NAVER Marzio ZANANTONI Luigi PUNZO”,”Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume I. Parte I. L’opera di Labriola.”,”Alla memoria di Antonio Santucci “”Scrivendo a Friedrich Engels da Roma già il 28 ottobre 1892, Labriola sosteneva che in Italia «Il radicalismo è quasi del tutto esautorato. Non ci sono più partiti, e tutto s’inchina al governo esistente o a quello che verrà. In uno e medesimo collegio ci sono due, tre candidati ministeriali. Le influenze, le raccomandazioni, i voti si negoziano sfacciatamente. Oltre il governo e suoi agenti, oltre le banche, le ferrovie e le società di navigazione, oltre le camorre e la Massoneria, ci sono i proconsoli (P.E. Crispi, Zanardelli, ecc.) sussidiatori o sussidiati di tutte quelle altre belle cose». Il dato più scandaloso, secondo Labriola, è che non vi sia «in tutto ciò nulla di ipocrita o di misterioso. Tutto si sa e tutto si confessa sfacciatamente». Era, infatti, noto a tutti che l’appoggio di Crispi al ministero era condizionato al rinnovo della convenzione con la società generale di navigazione Florio, situata a Palermo, che ricambiava Crispi con quella che oggi si chiamerebbe una tangente di 50.000 Lire all’anno, distribuita fra una cinquantina di deputati. Continua Labriola: «Tutto il mondo sa che la Banca Romana è un ammasso di cambiali inesigibili e di conti correnti che non corrono. In questo morbo universale di corruzione rimangono travolti repubblicani e socialisti (…)». Un Labriola amareggiato per la connotazione negativa assunta dalla parola ‘socialista’ precisa, infine, che «in tutte queste cose i proletari non entrano per la semplice ragione che essi non sono in ballo e non ne sanno nulla. Ma tutte queste cose risapute da tutti, gettano il discredito sul socialismo, rendono sospetto il nome di socialista ed aumentano il sentimento di disgusto e di scetticismo» (6)”” (pag 126-127) [Pasquale Guaragnella, ‘Politica e umorismo. In margine alle lettere di Antonio Labriola a Engels] [(in) Luigi Punzo, a cura, ‘Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume I. Parte I. L’opera di Labriola’, Edizioni dell’Università degli Studi di Cassino, 2006] [(6) A. Labriola, ‘Carteggio’, III, 1890-1895, S. Miccolis [cur.], Napoli 2003, nr. 1247, 268-271]”,”LABD-122″
“PUNZO Luigi, a cura; saggi di Giuseppe LISSA Giovanni MASTROIANNI Gian Mario BRAVO Luigi CORTESI Michele MAGGI Guido LIGUORI Paolo FAVILLI Gian Piero ORSELLO”,”Antonio Labriola. Celebrazioni del centenario della morte. Atti del Convegno di studi, Cassino 7-8-9 ottobre 2004. Volume II. Parte II. La fortuna di Labriola: la politica.”,” In particolare due saggi: Gian Mario Bravo, ‘Labriola e i dirigenti del socialismo europeo’ (pag 317-338) Luigi Cortesi ‘Antonio Labriola politico. Il ’98, il ritorno all’Italia e la ‘questione coloniale’ (pag 339-380 Richiamando il concetto di avanguardia, (Labriola) aggiunse: “”Ritengo imprescindibili due cose: che il proletariato deve essere diretto da chi capisce, e che capire bisogna aver preso coscienza delle forze politiche della storia”” (13)”””,”LABD-123″
“PUNZO Mario”,”Dalla Liberazione a Palazzo Barberini. Storia del Partito Socialista Italiano dalla ricostruzione alla scissione del 1947.”,”‘Ha quindi torto Valdo Magnani quando afferma (4) che il nuovo patto (di unità d’azione Psip Pci settembre 1946, ndr) era strutturato in modo da affidare al Pci una sorta di diritto di veto, dato che prevedeva il deferimento alla Giunta centrale di tutte le questioni controverse’ (pag 297) (4) Oreste Lizzadri, Il socialismo italiano dal frontismo al centro sinistra, op.cit”,”ITAP-254″
“PUOTI Basilio”,”Lettere a Raffaele Masi 1841-1846.”,”Basilio Puoti (1782-1849) letterato e filologo, sostenitore della dottrina del purismo, scrisse tra l’altro ‘Le regole elementari della lingua italiana’ (1833) e ‘Lezioni di eloquenza e letteratura’ (1836).”,”ITAB-011-FMB”
“PUPO Raoul”,”Trieste ’45.”,”PUPO Raoul insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Si occupa di storia della politica estera italiana, del confine orientale italiano, delle occupazioni italiane nei Balcani e degli spostamenti forzati di popolazioni in Europa nel Novecento. “”Nel corso dell’autunno e dell’inverno il Pci ha applicato puntualmente gli accordi Togliatti-Kardelj dell’ottobre 1944. Si è industriato a favorire l’occupazione della Venezia Giulia da parte delle truppe jugoslave vuoi attraverso il comportamento dei comunisti italinai nelle province di confine, vuoi con l’intensa propaganda compiuta sulla stampa italiana, vuoi – non da ultimo – collaborando attivamente alla criminalizzazione del Cln di Trieste. Anche gli jugoslavi hanno fatto la loro parte, considerando gli italiani come una minoranza nazionale legittima e non, come i tedeschi, una comunità globalmente da espellere: di conseguenza, hanno inserito i comunisti italiani negli organi dirigenti dell’OF (Fronte di liberazione sloveno, ndr), lo stesso faranno con i poteri popolari.”” (pag 189)”,”ITQM-171″
“PUPO Spartaco”,”Il vero Camus è realista e mediterraneo.”,”””Nel 1950 interviene pubblicamente nel dibattito tra Palmiro Togliatti e Ignazio Silone, di cui è amico, in merito alla rottura dello scrittore italiano col Pci in nome delle ragioni della libertà. Nel 1951, infine, esce il suo saggio filosofico ‘L’uomo in rivolta’ che segna la rottura tra lui e Jean-Paul Sartre. “”Fu – ha raccontato sua figlia – un vero scandalo, fu accusato di essere di fatto un alleato della destra. Molti si allontanarono da lui. Solo alcuni amici gli rimasero vicini, come Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone””. Il primo gli restò vicino fino alla fine e lo fece collaborare sin dal 1956 alla rivista ‘Tempo Presente’, in nome della comune avversione per il pensiero ideologico: “”La cultura non è il terreno – diceva – della verità, ma della disputa intorno alla verità…””. Nel 1953, alla notizia della rivolta anticomunista di Berlino, Camus prende posizione a favore delle ragioni degli insorti. Tra il 1955 e il 1956 Camus collabora poi al settimanale L’Express con una lunga serie di articoli sulla guerra civile algerina scoppiata nel 1954″” (pag 18)”,”VARx-523″
“PUPO Raoul”,”Adriatico amarissimo. Una lunga storia di violenza.”,”””L’Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”” (Predrag Matvejevic) (in apertura) Raoul Pupo ha insegnato a lungo Storia contemporanea presso l’Università di Trieste. Si occupa di storia della politica estera italiana, della frontiera adriatica, delle occupazioni italiane nei Balcani e degli spostamenti forzati di popolazioni in Europa nel Novecento. La strage di Lipa (Seconda seconda guerra mondiale (pag 147-148) “”L’elenco di rastrellamenti, razzie, incendi di paesi, fucilazioni di massa, esecuzioni di ostaggi, impiccagioni “”esemplari”” con esibizione delle vittime, stupri e torture è troppo lungo da percorrere, e non vi è quasi comunità locale, fra le tante della regione, che non abbia nella sua memoria una ferita da lamentare. Alcuni episodi però hanno avuto e mantengono tuttora un’eco più larga, per le loro dimensioni e la loro efferatezza. Il triste primato spetta al villaggio di Lipa, in provincia di Fiume, nei pressi della rotabile Trieste-Fiume e della linea ferroviaria Fiume-Postumia, oggetto entrambe di frequenti attacchi partigiani. Alla fine di aprile del 1944 i nazisti decidono di fare piazza pulita nella zona con un’operazione su vasta scala condotta da reparti germanici e italiani. Nell’occasione, il 30 aprile scoppia una scaramuccia nella località di Rupa, in cui cadono alcuni militari tedeschi. Subito dopo parte la rappresaglia, che si concentra sul vicino paese di Lipa: una colonna tedesca accompagnata da un paio di ufficiali italiani occupa l’abitato uccidendo tutte le persone incontrate per la strada. I superstiti – come al solito, donne, vecchi e bambini, perché gli uomini stanno con i partigiani – vengono incolonnati, apparentemente per venir condotti alla deportazione; arrivati però all’ultima casa del villaggio, vengono ammassati all’interno e poi trucidati tutti con bombe a mano e baionette. L’edificio viene poi dato alle fiamme, seguito dal resto del paese. Le vittime sono 280, fra cui tre bambine di meno di un anno (34). Lipa è un posto sperduto e le dimensioni dell’eccidio si percepiscono bene solo a guerra finita, anche perché i tedeschi hanno cercato di coprire le tracce e i tesitmoni sono solo un paio. Completamente di versa è la situazione di Trieste, dove i nazisti adottano entrambe le strategie, quella dell’esibizione della morte e quella del suo nascondimento. La politica del terrore è la scelta compiuta per tentare di controbilanciare l’effetto di alcuni attentati così clamorosi, da mettere pubblicamente in discussione l’efficacia del controllo del territrio da parte delle autorità occupanti”” (pag 147-148)”,”EURC-145″
“PURKAYASTHA Probir KOSHY Ninan BHADRAKUMAR M.K.”,”Uncle Sam’s Nuclear Cabin.”,”Euro 15.0 pag 85 membri CSTO (Collective Security Treaty Organization) pag 82 83 Shanghai Cooperation Organizazion (SCO) NSG Nuclear Supply Group (pag 64) NMD (National Missile Defence)”,”INDx-096″
“PUSCHNERAT Tânia”,”Clara Zetkin: Bürgerlichkeit und Marxismus. Eine Biographie.”,”Clara ZETKIN socialdemocratica e poi comunista (1857-1933) “”April 1921: Zetkins zweiter Disziplinbruch. Nach der vernichtenden “”Märzaktion”” der KPD 1921 ging Zetkin in einem Brief an Lenin erneut auf das Problem der Bildung kommunistischer Parteinen ein.”” (pag 256) Aprile 1921: la seconda rottura della disciplina da parte della Zetkin. Dopo la fallita “”azione di Marzo”” del KPD, nel 1921, la Zetkin ha nuovamente sollevato il problema della formazione dei comunisti in una lettera a Lenin””. (pag 256) “”Zetkin hielt Lenin für neutral und (irrtümlicherweise) für nicht involviert in die Märzaktion. Sie erwartete von ihm eine Bereinigung der deutschen Parteiprobleme. Ihr Vertrauen auf die Autorität des großen Führers in Moscau rührte auch aus der Tatsache, dass Lenin mit der Exekutive formal nichts zu tun hatte.”” (pag 257) “”La Zetkin considerava Lenin come neutrale e (erroneamente) non coinvolto nell’ Azione di Marzo. Ella si aspettava da parte sua un chiarimento del problema del partito tedesco. La sua fiducia nell’ autorità del grande capo di Mosca venne scossa per il fatto che Lenin nell’ Esecutivo non fece nulla di esplicito””. (pag 257)”,”RIRB-077″
“PUSCKIN Alessandro (PUSKIN), a cura della Duchessa D’ANDRIA”,”Boris Godunov e altri racconti.”,”””Nel 1820 per alcuni suoi scritti politici e specialmente licenziosi rischiò di essere mandato in Siberia, ma il castigo si limitò a un esilio nelle province del Sud, esilio benefico per il suo genio, perché l’ allontanamento da Pietroburgo e la tranquilla vita provinciale trasformarono il giovane scrittore, e il suo ozio fu fecondo di una vena schietta e magnifica poesia. Sono degli anni fra il 20 e il 24 il Prigioniero del Caucaso, gli Zingari, la Fontana di Bakcissarai e i primi canti di Eugenio Onieghin.”” (pag 8, introduzione) “”Nell’ esilio di Mikhailovskoe, Pusckin s’immerse nella lettura di Shakespeare. Lontano dalla capitale, gli giunse l’ eco della tragedia dei Decembristi, molti dei quali erano suoi parenti o amici, e questa catastrofe influì sul suo spirito e contribuì a maturarlo. Fu allora che concepì il Boris Godunov, innamoratosi delle vecchie leggende russe, sentendo tutto il fascino di quella poesia primitiva che è come il profumo della steppa.”” (pag 9) “”(…) nella sua breve vita, si dissetò a tutte le fonti e avrebbe potuto dire con verità: ‘Humani nihil a me alienum puto’.”” (pag 14) “”Si, stagli a credere! Quando mai i principi si affaticano! E qual’è la sua fatica? Cacciar la volpe e la lepre, banchettare, dar noia ai vicini, e chiacchierar con voi altre, povere sciocche. Si! proprio s’affatica! bisogna compatirlo!”” (pag 198-199)”,”VARx-211″
“PUSKIN Aleksandr S.”,”Poesie.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Eridano Bazzarelli, docente per lungo tempo all’Università Statale di Milano, è uno dei maggiori slavisti italiani. Ha curato per BUR, con traduzioni e introduzioni, innumerevoli opere dei massimi autori russi: Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Esenin, Puskin, Blok, Cechov, Gogol’, Lermontov, Afanas’ev.”,”RUSx-058-FL”
“PUSKIN Aleksandr S.”,”Romanzi e racconti.”,”All’interno del volume: – In negro di Pietro il Grande – La figlia del capitano – Storia della rivolta di Pugacev e altro…”,”RUSx-009-FV”
“PUSKIN S. Aleksandr, a cura di Pia PERA”,”Evgenij Onegin. Romanzo in versi.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Pia Pera ha tradotto l’Arciprete Avvakum, nadezda Durova, Herzen, le fiabe russe proibite raccolte da Afanas’ev, Dobycin, Lermontov e la corrispondenza fra Ivan il Terribile e il Principe Kurbskij. É autrice di La bellezza dell’asino e Diario di Lo.”,”RUSx-214-FL”
“PUSKIN Aleksandr S., a cura di Eridano BAZZARELLI”,”Poesie.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Eridano Bazzarelli, docente per lungo tempo all’Università Statale di Milano, è uno dei maggiori slavisti italiani. Ha curato per BUR, con traduzioni e introduzioni, innumerevoli opere dei massimi autori russi: Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Esenin, Puskin, Blok, Cechov, Gogol’, Lermontov, Afanas’ev.”,”RUSx-224-FL”
“PUSKIN Aleksandr A., a cura di Clara STRADA JANOVIC”,”Boris Godunov.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Clara strada janovic ha tradotto opere di propp, Bachtin, Cechov. É autore di studi critici sui Dodici di Blok, sulla teoria del folclore di Propp, sul Giardino dei ciliegi di Cechov. Vittorio Strada è autore di vari libri sulla storia della cultura e della letteratura russa. É fondatore e direttore della rivista internazionale Rossija/Russia.”,”RUSx-225-FL”
“PUSKIN Aleksandr S., a cura di Pia PERA”,”Evgenij Onegin. Romanzo in versi.”,”Nato a Mosca nel 1799 e morto a Pietroburgo nel 1837, l’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Pia Pera ha tradotto l’Arciprete Avvakum, nadezda Durova, Herzen, le fiabe russe proibite raccolte da Afanas’ev, Dobycin, Lermontov e la corrispondenza fra Ivan il Terribile e il Principe Kurbskij. É autrice di La bellezza dell’asino e Diario di Lo.”,”RUSx-226-FL”
“PUSKIN Aleksandr Sergeevic, a cura di Paolo NORI”,”Umili prose. I racconti di Belkin. La donna di picche. Kirdzali. La figlia del capitano.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Considerato uno dei massimi poeti della Russia del XIX secolo e il padre della moderna letteratura russa, fu autore di liriche, poemi, favole, romanzi, racconti, drammi e saggi. Nato a Mosca nel 1799 da una povera famiglia aristocratica. Puskin morì per difendere l’onore della moglie in un duello con il barone francese Georges D’Anthès, a Pitroburgo nel 1837. Paolo Nori è nato nel 1963.”,”RUSx-242-FL”
“PUSKIN Aleksandr Sergeevic, a cura di Eridano BAZZARELLI Giovanna SPENDEL”,”Opere.”,”L’opera di Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837) comprende i generi più diversi: il teatro, il romanzo in versi, i poemi e i poemetti, la prosa critica e lirica. Considerato uno dei massimi poeti della Russia del XIX secolo e il padre della moderna letteratura russa, fu autore di liriche, poemi, favole, romanzi, racconti, drammi e saggi. Nato a Mosca nel 1799 da una povera famiglia aristocratica. Puskin morì per difendere l’onore della moglie in un duello con il barone francese Georges D’Anthès, a Pitroburgo nel 1837.”,”VARx-176-FL”
“PUSKIN Alessandro S.”,”La figlia del capitano.”,”Proverbio ‘Voce di popolo / Onda del mare’ (pag 181) Proverbio: ‘Serba l’onore sin dalla giovinezza’ (pag 9) Puskin dapprima poeta e più tardi scrittore in prosa. “”Nato nel 1799, Puskin ebbe una vita movimentata perché il suo carattere irrequieto lo mise più volte in contrasto con le autorità governative che, a varie riprese, lo relegarono in diverse località. Letterariamente questo gli giovò: paesaggi e vicende storiche dei luoghi dove si recava arricchirono il suo bagaglio artistico. Fu verso l’anno 1830 che cominciò a scrivere di prosa, (…) Quando nel gennaio 1837 Alessandro Puskin morì in seguito a una ferita ricevuta in duello, anche la produzione in prosa era più che sufficiente per indicare in Puskin il primo grande scrittore russo. (…) Il Puskin nel 1832 si era dedicato a una storia di Pietro il Grande su fonti d’archivio: l’opera non fu realizzata, ma la sua preparazione ebbe come frutti una ‘Storia della rivolta di Pugacjov’ e il romanzo qui tradotto, ambientato nei luoghi e nei tempi di quella rivolta (…)”” (pag 6-7) (introduzione)”,”VARx-073-FGB”
“PUTNAM Hilary, edizione italiana a cura di Salvatore VECA”,”Ragione, verità e storia.”,”Filosofo e matematico, professore a Harvard, Hilary PUTNAM (Chicago, 1926) ha dato contributi fondamentali a molte correnti del pensiero contemporaneo (scienza cognitiva, percezione, ragionamento, linguaggio ecc.). Il suo principale apporto al linguaggio è la cosiddetta teoria del riferimento diretto, strettamente intrecciata alla tesi filosofica del realismo “”metafisico”” secondo cui “”il mondo consiste in una totalità determinata di oggetti indipendenti dalla mente””. Con questo libro (Ragione, verità e storia) PUTNAM ha abbandonato questa posizione a favore di un realismo interno secondo il quale ogni domanda sul mondo ha senso solo all’interno di una teoria. Altre opere: ‘La sfida del realismo’ (1991), ‘Il pragmatismo: una questione aperta’ (1992), ‘Filosofia della logica’ (1975), ‘Verità e etica’ (1982), Mente, linguaggio e realtà (1987). “”In opposizione a tutto quanto abbiamo finora osservato, Karl Popper ha ripetutamente sostenuto che c’è un metodo scientifico distintivo, che lo si può asserire e che ci si dovrebbe fidare soltanto di esso per scoprire la natura del mondo. Popper ritiene, tuttavia, che vi siano nozioni di razionalità che sono più ampie della razionalità scientifica e che esse si applichino alle decisioni etiche. Secondo la concezione di Popper, illustrata nel suo influente libro Logica della scoperta scientifica (Logik der Forschung) e in opere successive, il metodo scientifico consisterebbe nell’ avanzare teorie “”altamente falsificabili””, cioè teorie che implicano predizioni rischiose. Procediamo poi a sottoporre tutte queste teorie a prove, sino a che ne sopravviva soltanto una. Quest’ ultima viene quindi provvisoriamente accettata, mentre si ripete l’ intera procedura. Poiché l’ eliminazione progressiva di tutte le teorie tranne una si effettua su basi deduttive – una teoria, infatti, viene abbandonata quando si scopre che da essa deriva una predizione che è definitivamente falsificata – Popper sostiene che non è affatto necessario ricorrere al teoria di Bayes, né all’ esame dei gradi di sostegno. Un problema con la teoria di Popper è che è assolutamente impossibile sottoporre a prova tutte le teorie strettamente falsificabili.”” (pag 211)”,”FILx-278″
“PUTNAM Hilary”,”Rappresentazione e realtà.”,”Hilary Putnam (Chicago 1926) è dal 1956 docente di Filosofia alla Harvard University e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica.”,”FILx-119-FL”
“PUTNAM Hilary, edizione italiana a cura di Salvatore VECA”,”Ragione, verità e storia.”,”H. Putnam è dal 1965 professore di filosofia a Harvard e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica. Il Saggiatore ha già pubblicato ‘Verità e etica’.”,”FILx-290-FRR”
“PUTNAM Hilary”,”Mente, corpo, mondo.”,”Hilary Putnam (Chicago 1926) è dal 1956 docente di Filosofia alla Harvard University e dal 1976 Walter Beverly Pearson Professor di Matematica e logica matematica.”,”FILx-146-FL”
“PUTNAM Robert D. BAYNE Nicholas”,”Sovrani ma interdipendenti. I vertici dei sette principali paesi industrializzati.”,”Robert D. Putnam è direttore del Dipartimento di Government dell’Università di Harvard e membro del Center of International Affairs della stessa Università. Nicholas Bayne, membro del corpo diplomatico britannico, è attualmente rappresentante per il Regno Unito nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).”,”ECOI-176-FL”
“PYATNIZKAYA Julia, a cura di Victor ZASLAVSKY”,”Diario della moglie di un bolscevico.”,”Moglie di Osip PIATNIZKI, Julia Sokolova Pyatnizkaya proveniva da una famiglia di piccola nobiltà della provincia russa. Aderì giovanissima al partito bolscevico e poco più che ventenne sposò uno dei massimi dirigenti da cui ebbe due figli. Dopo l’ arresto del marito per opera della NKVD nel 1938 sarà pure lei internata in un gulag dove morirà nel 1940. (pag 23 128) “”Il rancore verso Pyatnizky è forte. Si è sempre lesinato tutto e ha dato i suoi figli in pasto a quella gente che si è rubata i soldi e tutto il resto, ma che gente è, In mano a chi siamo? Che terribile arbitrio, e tutti hanno paura. Sto impazzendo di nuovo: ma che dico, che dico?”” (pag 23) “”Non avevamo mai preso niente di altri, vivevamo in modo molto modesto. Pyatnizky scriveva, io lavoravo, lui lavorava… Non penso che la moglie del giovane collaboratore del Nkvd lavori, né che lui sia in grado di scrivere. Da dove hanno preso tutta questa roba? Pensavo prima che tutta la roba confiscata finisse allo stato e invece, una buona parte, le cose di maggior valore, vanno ai collaboratori del Nkvd. Che cosa c’è di nuovo in queste persone, in questi tempi?…”” (pag 128)”,”RUSS-149″
“PYATNIZKAYA Julia, a cura di Victor ZASLAVSKY”,”Diario della moglie di un bolscevico.”,”Julia Sokolova Pyatnizkaya nacque alla fine dell’Ottocento in una famiglia della piccola nobiltà della provincia russa. Aderì giovanissima al partito bolscevico, e poco più che ventenne, ne sposò uno dei massimi dirigenti, Osip PYATNIZKY, da cui ebbe due figli. Dopo l’arresto del marito da parte del Nkvd, nel 1938 sarà a sua volta internata nel lager di Karaganda, in Kazakistan, dove morirà nel novembre del 1940. Vctor Zaslavsky, studioso di storia del comunismo e dell’ex URSS, è docente di sociologia politica all’Università Luiss di Roma. Ha insegnato in diverse università in Russia, Canada e Stati Uniti. Tra i suoi libri in italiano: Storia del sistema sovietico, L’ascesa, la stabilità, il crollo; Togliatti e Stalin, il Pci e la politica estera staliniana negli archivi di mosca, Il massacro di Katyn, Il crimine e la menzogna. Il diario di Julia Pyatnizkaya è una delle rarissime testimonianze dirette di quel periodo della storia sovietica chiamato il ‘Grande Terrore’, al culmine del quale, tra l’agosto 1937 e il novembre 1938, furono fucilate, sulla base delle sentenze dei tribunali, e cioè nella piena legalità staliniana, circa settecentomila persone, mentre almeno altre trecentomila morirono per le torture durante gli interrogatori.”,”RIRB-014-FL”